Presidenza del presidente Lo Porto
PRESIDENTE Avverto che del verbale della seduta precedente sarà
data lettura nella seduta successiva.
COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE IN ORDINE ALLA GRAVE
CRISI DETERMINATASI ALLA FIAT AUTO
PRESIDENTE Si passa al I punto dell'ordine del giorno:
'Comunicazioni del Presidente della Regione in ordine alla grave
situazione determinatasi alla Fiat Auto'.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Cuffaro, per rendere le
comunicazioni.
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, il dibattito sul problema della grave crisi dell'auto e,
quindi, per quanto riguarda la Sicilia, dello stabilimento Fiat di
Termini Imerese è certamente un dibattito che ritengo opportuno
fare, anche e sicuramente per la qualità degli spunti che esso potrà
dare, spunti utili per l'iniziativa del Governo ma, mi auguro, anche
per un'iniziativa complessiva che il Parlamento siciliano vorrà
prendere.
E' intenzione del Governo, infatti, chiedere con forza a questo
Parlamento di votare, alla fine del dibattito, un ordine del giorno
possibilmente unitario che possa dare al Governo più incisività alla
sua azione e maggiore prestigio al ruolo che ritiene di dovere
svolgere.
Il problema dello stabilimento Fiat di Termini Imerese, che in
questi giorni è esploso nella sua acutezza, è un problema che, in
qualche modo, avvertivamo già da qualche mese. I sintomi di ciò che
stava per succedere li avevamo già colti e, devo dire, che erano
anche stati segnalati al Governo da autorevoli componenti di questo
Parlamento.
La crisi della Fiat è complessiva, ma coinvolge lo
stabilimento di Termini Imerese in una maniera ancora più drastica e
forte di quanto non accada per gli altri stabilimenti nel Paese. E
ciò soprattutto perché il piano industriale della Fiat, che adesso
tutti conosciamo perché è stato esposto nei suoi più piccoli
particolari, oltre che la cassa integrazione di parecchi dipendenti
negli altri stabilimenti (complessivamente 8.100 dipendenti)
prevede, purtroppo, la chiusura dello stabilimento di Termini
Imerese con la cassa integrazione a zero ore di tutti i dipendenti.
Quindi, non si ipotizza neanche la possibilità che lo stabilimento
possa tornare ad essere produttivo, anche se la Fiat in proposito
non ha mai dichiarato di volerlo definitivamente chiudere, ma ha
annunciato che potrebbe chiudersi soltanto per un anno in attesa di
condizioni di mercato che ne consentano la riapertura.
E' chiaro che noi non possiamo essere soddisfatti di questa
scelta che la Fiat ha adottato attraverso il piano industriale.
Sotto questo punto di vista, ciò che è successo in questi giorni -
l'avere posto in questi giorni con forza la questione dell'ulteriore
sviluppo dell'attività produttiva dello stabilimento Fiat, l'avere
avuto e l'avere maturato la convinzione che parlare di riconversione
o, peggio ancora, parlare di possibilità di ripresa dello
stabilimento, annunciando una cassa integrazione - significa avere
la consapevolezza che qui si sta cominciando, da parte di Fiat, a
dismettere e che ciò potrebbe essere l'inizio di una definitiva
scelta di interrompere la produzione di auto a Termini Imerese.
Bene hanno fatto i lavoratori della Fiat a prendere coscienza
di questo problema; bene hanno fatto tutte le forze politiche
indistintamente a prendere anch'esse consapevolezza ed a costruire
un'ipotesi di lotta comune insieme con tutti gli operai della Fiat.
In questi giorni lo stabilimento Fiat di Termini Imerese è
stato al centro dell'attenzione di tutti i partiti politici, è stato
al centro di tutta una serie di impegni che il Governo ha preso con
le forze sindacali, con i capigruppo di questo Parlamento, con i
segretari dei partiti di questo Parlamento.
Ciò - ritengo - lascia ben sperare che finalmente in Sicilia,
su una tematica di così grande importanza, si mettano da parte le
motivazioni di partito per far prevalere una forte motivazione
politica: la difesa non soltanto dei posti di lavoro, che è già di
per sé motivo dello stare insieme e dell'impegno della politica, ma
la difesa di un progetto di sviluppo che il Governo della Regione,
ma spero anche il Parlamento, considera tutt'altro che tramontato.
All'area di Termini Imerese si è data una vocazione
industriale; sarebbe veramente strano oggi immaginare, se il più
grande gruppo industriale italiano scegliesse di chiudere, che si
avviasse una inesorabile scelta che altri gruppi industriali
potrebbero cominciare a seguire.
Dunque, è essenziale da parte nostra difendere lo stabilimento
di Termini Imerese, difenderne con forza lo sviluppo, affinché
continui a produrre auto, sia potenziato, sia rinnovato, se é il
caso (ma queste sono delle scelte che dovrà adottare il gruppo
Fiat), ma affinché continui ad essere uno stabilimento che produca.
Avete anche assistito in questi giorni a prese di posizione di
autorevoli leader politici che attorno allo stabilimento Fiat stanno
facendo quadrato. Non possiamo che salutare ciò come iniziative che
ci aiutano, come Governo della Regione, a portare avanti un impegno
ed un programma che, come ho annunciato sin dal primo giorno della
crisi incontrando capigruppo e tutti i sindacati della Fiat,
vorremmo costruire insieme con i tecnici e, soprattutto, insieme con
i rappresentanti dei lavoratori.
Qui nessuno ha la bacchetta magica o la soluzione a portata di
mano. Ci rendiamo conto che una cosa è sedersi attorno ad un tavolo
con un gruppo quale, ad esempio, l'ENI, che è statale, dove
l'interlocuzione del Governo è più forte, altra cosa ben diversa è
aprire e portare avanti un'interlocuzione con un gruppo privato,
anche se in questi anni ha beneficiato di moltissime risorse
pubbliche, qual è la Fiat.
Bisogna avere la capacità di costruire un programma e di porre
alla Fiat alcune riflessioni ed alcune scelte programmatiche che
inducano lo stesso gruppo a rivedere il piano industriale.
In tal senso il Governo regionale, sin dalle prime battute,
dopo avere incontrato sindacati, capigruppo e lavoratori - come è
giusto che sia, ma credo che in proposito ci sia già un
coinvolgimento perché la crisi del gruppo Fiat coinvolge l'intero
Paese -, ha ritenuto di dovere coinvolgere il Governo nazionale.
Sin dalle prime giornate della crisi, abbiamo incontrato i
ministri siciliani presenti nel Governo nazionale, abbiamo
incontrato il ministro Marzano; ho personalmente incontro anche il
Presidente del Consiglio, per sottoporre la drammaticità della
questione di Termini Imerese che già, per la verità, era di gran
lunga attenzionata, perché i mass-media e le televisioni hanno dato
per fortuna notizie dettagliate.
Abbiamo anche incontrato, qualche giorno fa, il Direttore
commerciale e il Direttore del personale della Fiat. Un incontro che
ritengo assolutamente interlocutorio, perché non è certamente il
Direttore commerciale della Fiat che avrebbe potuto darci le
soluzioni.
Domenica, come mi ha riferito anche il Presidente del
Consiglio, si è svolto un lunghissimo colloquio-incontro, tra il
Ministro Tremonti e il sottosegretario alla Presidenza, e i vertici
della Fiat. A questi vertici, il Governo nazionale e la Presidenza
del Consiglio ha voluto rappresentare con forza l'interesse che il
Governo nazionale ha nel non chiudere nessuno degli stabilimenti del
gruppo Fiat, a cominciare dallo stabilimento di Termini Imerese.
Il Governo nazionale ha anche manifestato un'ipotesi di
collaborazione per costruire o, comunque, per condividere un
programma che metta la Fiat nelle condizioni di potere rivedere il
proprio piano industriale.
Le ipotesi su cui stanno lavorando sono più di una, ma non è
assolutamente esclusa la possibilità che il Governo nazionale - così
come avete letto sui giornali - scelga di poter partecipare
concretamente al rilancio del gruppo Fiat con una presenza dentro la
società.
Altri colloqui continuavano oggi e continueranno nei prossimi
giorni. Abbiamo concordato con la Presidenza del Consiglio -
l'ultima telefonata è stata con il Sottosegretario alla Presidenza
qualche ora fa - che ci sarà un incontro, alla presenza del Governo
regionale e delle rappresentanze regionali, appena avranno
concordato, o appena si potrà lavorare su un documento di
programmazione che cominci concretamente a dare possibilità di
dialogo tra la Fiat e il Governo nazionale.
Le ipotesi, quindi, sono parecchie: non è esclusa neanche la
possibilità di creare una società in cui ci siano anche, oltre che
alla Generalmotors, un gruppo bancario e la stessa presenza dello
Stato.
Ma, al di là di questo, credo che il Governo regionale, e
l'intero Parlamento, se mi sarà consentito, debbano, in qualche
modo, fare la loro parte fino in fondo. Ci rendiamo conto che lo
scacchiere sul quale si sta giocando è uno scacchiere più
complessivo; così come ho voluto dire con forza questa mattina al
Presidente Ghigo, non credo che questo problema si possa risolvere
portando avanti o declarando strani diritti di cittadinanza o di
regionalità. Noi ci rendiamo conto che il problema Fiat è un
problema che attraversa l'intero Paese; in atto sono in crisi Arese,
Termini Imerese, la stessa Mirafiori, Cassino, Pomigliano; potrebbe
entrare in crisi, da qui a qualche mese, Menfi. Quindi, va fatto un
ragionamento che coinvolga tutte le regioni e che le coinvolga in un
progetto dove il Governo del Paese sia partecipe.
Io stesso mi ero permesso di lanciare la possibilità di
costruire un contratto di programma, un accordo di programma con
tutte le regioni; voleva essere una iniziativa che mirasse a
riaprire un dialogo con la Fiat. Non so se questo è certamente
l'obiettivo più importante, l'obiettivo che può avere più successo,
ma voleva essere una iniziativa che avevo preso, assieme alle altre
regioni presenti a Bruxelles, per dire che non vorremmo star fermi
ma che desideriamo far partire una iniziative che dia la possibilità
al gruppo Fiat di rimettere in discussione il proprio piano
industriale su questa valutazione: che, certamente, a partire da
Termini Imerese, si rilanci lo stabilimento, anche su una nuova
catena di produzione di auto; una catena che guardi ad un possibile
mercato che nel Mediterraneo potrebbe crescere.
Ho detto, personalmente, al Presidente: "C'è una possibilità
nuova di far partire una catena di distribuzione". Perché no?
Potrebbe essere, per esempio, la nuova macchina ad idrogeno che
ormai le case automobilistiche lanciano come idea di mercato oltre
il 2010. Noi potremmo, in atto, potenziare lo sviluppo dello
stabilimento Fiat e cominciare a sviluppare anche la ricerca perché
si possano fare, in Sicilia, le nuove macchine.
E' un'idea di uno che tenta di portare un contributo, così come
l'ho voluta lanciare ai sindacati e agli altri che ci stanno
aiutando; ma l'iniziativa del Governo tende ad avere quanti più
contributi possibili per tentare concretamente di poter partecipare
alla soluzione di un problema.
Ci si rende conto che non è un problema di facile soluzione
E' un problema di difficile soluzione soprattutto perché la
Fiat versa in una crisi profonda e che, certamente, è una crisi che
coinvolge l'intero assetto strutturale dell'azienda. Una crisi che
rischia, purtroppo, di coinvolgere il nostro già debole sistema del
lavoro: oltre 1.800 dipendenti della Fiat, e ce ne sono almeno altri
2.000 o 2.500 che lavorano nell'indotto.
Quindi, ci si rende conto della drammaticità e della difficoltà
in cui verremmo a trovarci, con un tasso di disoccupazione alto che,
per la verità, dà segnali di miglioramento. Il Sud, a partire da
quest'anno, ha dato seri segnali di diminuzione del tasso di
disoccupazione. Ma trovarci di fronte ad un problema così grave ci
costringerebbe aa una rincorsa, mentre noi, invece, avremmo bisogno
di programmare con più serenità.
Per questo motivo saluto questo dibattito parlamentare nel
senso che auspico la possibilità che questo Parlamento possa dare al
Governo un ordine del giorno che, votato all'unanimità, lo metta in
condizione, anche di avere delle linee guida, se riuscirà questo
Parlamento a votare un ordine del giorno unanimemente che impegni
non soltanto per la salvaguardia del posto di lavoro, ma anche per
un progetto di sviluppo industriale e del lavoro sul quale il
Governo regionale sta puntando.
Chiederò, signor Presidente, alla fine di questo dibattito, che
possa esserci, in tal senso, un ordine del giorno, che se il
Parlamento mi vorrà autorizzare, potrò portare domani all'assemblea
dei lavoratori Fiat che è stata indetta per le ore 13.30, dove,
oltre a portare il contributo del Governo, se mi sarà concesso,
vorrei anche portare il contributo di questo Parlamento: e se il
Parlamento volesse anche indicare le linee guida e le linee di
indirizzo che il Governo deve seguire, questo Governo sarà ben
felice di poterle fare proprie e di poterle portare sul tavolo della
discussione e dell'impegno programmatico.
Confidando nella capacità che avrà questo Parlamento di
sviluppare il tema e di dare utili consigli, io ringrazio, ancora
una volta, il Presidente dell'Assemblea per avere voluto concedere
questo dibattito in un momento difficile ed il supporto del
Parlamento, di questo autorevole Parlamento, a quello che potrà e
dovrà essere nei prossimi giorni l'indirizzo e l'impegno del
Governo.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, Presidente della Regione,
annuncio che questa sera non faremo certo mancare la volontà del
Parlamento siciliano, che speriamo possa essere unanime, non
soltanto nel fare una semplice battaglia di rivendicazione, nei
confronti di un gruppo industriale o nei confronti del Governo
nazionale affinché lo stabilimento della Fiat di Temini Imerese non
chiuda, ma anche perché vorremmo cogliere questa occasione per
provare a fare una valutazione, un ragionamento che, in qualche
modo, ci prepari rispetto allo scenario che io considero molto
preoccupante; vorrei evitare che facessimo un dibattito per la
storia perché credo che il Parlamento abbia l'obbligo di
raccogliere quello che viene chiesto in queste ore, in questi
giorni, non solo dai lavoratori di Termini Imerese, dalle famiglie,
dalla città di Termini, da quel comprensorio, ma - permettetemi di
dire - da una opinione pubblica che in Sicilia, come nel resto del
Paese, è fortemente scossa da quello che sta avvenendo.
Vorrei fare una prima considerazione: non c'è dubbio che
questa crisi dichiarata e, in qualche modo, drammaticamente esplosa
con l'annunzio del piano industriale da parte della Fiat, ci porta
dinanzi ad una crisi del Paese. La Fiat non è una industria
qualunque, la Fiat rappresenta la storia economica di questo Paese:
l'automobile, per gli effetti che essa ha nell'economia più
complessiva, ha un effetto su tutto il sistema industriale del
nostro Paese e della nostra Regione.
Possiamo dire che siamo dinanzi ad un processo che può
definirsi di declino del nostro Paese, di un declino che è esploso
drammaticamente attorno alla vicenda Fiat ma che esplode ogni giorno
per il fatto che il nostro Paese sta vivendo una fase di recessione
economica dove emerge con drammaticità l'inesistenza di una politica
industriale degna di questo nome, di una politica che aiuti il
sistema Paese, il sistema Italia dentro il quadro di una economia
fortemente competitiva dove non c'è più il modello del passato, che
ha fatto forse la fortuna di diverse imprese, di diversi
imprenditori, che si fondava sul principio che la svalutazione della
lira era l'elemento su cui si valutava poi la capacità di
conquistare mercati da parte del sistema imprenditoriale italiano.
E tutto questo sta facendo emergere anche la fragilità di un sistema
Paese, ripeto, con effetti devastanti per la nostra Regione; e però
al di là di questa valutazione generale, mi permetto di sottolineare
due aspetti di questa discussione che credo dobbiamo affrontare per
quello che sono.
Noi abbiamo un primo aspetto che riguarda, onorevole Presidente
della Regione, il 2 dicembre: il 2 dicembre 1.800 lavoratori,
dipendenti diretti della Fiat Auto S.p.A., saranno posti in cassa
integrazione a zero ore; altri 400 dipendenti delle società del
gruppo Fiat che operano all'interno dello stabilimento Fiat di
Termini Imerese saranno anch'essi posti in cassa integrazione a zero
ore; ci sono oltre un migliaio di lavoratori dell'indotto che non
saranno posti neanche in cassa integrazione a zero ore.
Di questo dobbiamo parlare: noi avremo una situazione nella
quale persino la drammaticità della crisi Fiat, di quello che si
annuncia essere la paventata chiusura dello stabilimento, avrà
effetti diversificati sui lavoratori, per cui ci sarà un gruppo di
lavoratori che avrà alcuni strumenti previsti dalla legge come
ammortizzatori sociali, altri gruppi di lavoratori che non avranno
null'altro se non le tredici settimane di cassa integrazione
ordinaria previste dalla legislazione.
Abbiamo questo primo problema che riguarda il 2 dicembre e,
quindi, il primo problema, caro Presidente, è come siamo in grado di
determinarci rapidamente, perché è evidente che per la questione
Fiat, e per tutto ciò che sta implicando la crisi della Fiat Auto,
non è prevedibile la soluzione o una possibile soluzione nell'arco
di meno di quaranta giorni che ci separa dall'avvio delle procedure
che sostanzialmente liquidano lo stabilimento di Termini Imerese.
Quindi, vorrei provare a distinguere i due fatti, un aspetto
che riguarda un'urgenza e un'emergenza, un aspetto che riguarda più
in generale quali sono le azioni che questo Parlamento, questo
Governo è in grado di determinare per consentire nella scala
nazionale e non ragionando secondo la logica dello 'spezzatino',
secondo la logica che 'ognuno si difende la sua fabbrichetta', come
ha fatto il Presidente Ghigo ieri sul Corriere della Sera, ma in una
logica nazionale come difendiamo nel sistema-Paese la produzione di
auto.
E' un aspetto importantissimo che però non va messo insieme con
l'altro aspetto e allora noi dobbiamo qui decidere che azioni, al di
là della retorica della solidarietà, quali azioni questo Parlamento
e questo Governo sono in grado di promuovere rispetto a questi due
problemi.
Credo che la prima cosa che bisogna dire, con nettezza e con
forza da parte del Presidente della Regione e da parte di questo
Parlamento, è che non è accettabile in ogni caso una ipotesi di
ridimensionamento del gruppo Fiat Auto che passi e parta dal
presupposto di non redistribuire sull'intero territorio nazionale il
peso di questi esuberi annunciati.
Non è accettabile che passi l'ipotesi che ha presentato la
Fiat, e che mi permetto umilmente di aver conosciuto qualche ora
prima che venisse annunciato quel piano - lo voglio dire
all'assessore per l'industria della nostra Regione: qualche giorno
prima il Parlamento siciliano, all'unanimità, forse non ci si è resi
conto di quello che abbiamo fatto, aveva approvato un ordine del
giorno con il quale si segnalava al Governo quello che stava per
succedere. E invece fino alla sera prima dell'annuncio del piano
industriale del gruppo Fiat ho sentito l'Assessore per l'industria,
in un incontro al comune di Termini Imerese, che cercava di essere
ottimista nel pensare o nell'immaginare che, comunque, al Governo
non spettava commentare se non dopo la presentazione ufficiale del
piano industriale del gruppo Fiat.
Io credo che quello sia stato un errore di sottovalutazione,
non che avremmo cambiato il corso della storia, ma non c'è dubbio
che questo Governo, lo voglio dire con molta nettezza, signor
Presidente, è apparso totalmente impreparato e incapace di prevedere
quello che stava succedendo. Questo Governo, il suo Governo
Non per spirito di polemica, signor Presidente, non voglio
polemizzare, non la voglio buttare in politica, non vorrei che fosse
equivocato il senso della mia dichiarazione. Lo dico perché non c'è
dubbio che su questa vicenda abbiamo registrato, e io spero non
dobbiamo più registrare, un atteggiamento di non comprensione di
quello che stava e sta per succedere e succederà, se non saremo in
grado di mettere in moto un'azione che provi a cambiare il piano
industriale della Fiat.
E' chiaro che noi possiamo arzigogolare quanto vogliamo ma c'è
un dato che in queste ore è il dato centrale, come la politica -
perché è chiaro che ormai la vicenda è tutta diventata una vicenda
istituzionale e politica - sia in grado di modificare immediatamente
la prospettiva del piano industriale che ha presentato la Fiat che
prevede la chiusura di fatto, anche se come ricordava lei non
esplicitata, ma di fatto prevede la chiusura dello stabilimento Fiat
di Termini Imerese.
Devo dire che in queste ore sento che su questo ancora non ci
siamo. Penso che nessuno di noi potrà mai dire che siamo d'accordo a
chiudere lo stabilimento di Termini Imerese, non è questo il punto
Il punto è come evitare che dal 2 dicembre l'intero stabilimento
della Fiat di Termini Imerese non avrà più alcun lavoratore in
produzione.
La seconda questione è, caro Presidente, come agiremo anche
rispetto al futuro, se saremo in grado di determinare il futuro.
Voglio dirlo con molta nettezza, anche in queste ore credo che il
Governo nazionale abbia fatto bene ad assumere un'iniziativa.
Tutti noi siamo grandi e vaccinati. L'onorevole D'Antoni più
di noi, avendo avuto relazioni sindacali; credo che anche il Governo
oltre che le organizzazioni sindacali fossero a conoscenza di quello
che si stava per consumare già prima dell'annuncio del piano
industriale del gruppo Fiat. Certamente, non sono tra quelli che
pensa che il Governo nazionale abbia saputo cosa si stava preparando
per il nostro Paese all'indomani della presentazione ufficiale del
piano industriale.
Non c'è dubbio che se il Governo ha ritenuto di prendere
un'iniziativa dopo, forse è dovuto al fatto che non aveva previsto
una reazione popolare, come quella che c'è stata a partire da
Termini Imerese, ma forse soprattutto a Termini Imerese. Credo che
anche questo lo dobbiamo mettere nei libri di storia: per la prima
volta la crisi Fiat, la vertenza Fiat non ha come epicentro sociale,
logistico e geografico Torino e il nord del Paese, ma per la prima
volta l'epicentro del momento più alto di conflitto, rispetto alle
scelte annunciate dal Gruppo Fiat, è arrivato da una città del
Mezzogiorno, da Termini Imerese.
Questo ci deve dire qualcosa.
Forse il Governo non aveva previsto in qualche modo questa
reazione, questa mobilitazione popolare che vi è stata?
E però voglio dire, con la stessa franchezza con la quale dico
che il Governo ha fatto bene a prendere l'iniziativa: credo che
bisogna anche essere quantomeno sorpresi e stupiti non solo del
fatto che l'avvio delle trattative col più grande gruppo industriale
italiano si facciano a casa di Berlusconi, ma questo passi pure, ma
si facciano, caro Presidente, col Ministro del Tesoro e non col
Ministro dell'Industria. Questo la dice lunga.
Dove rischiamo di andare a parare?
La dice lunga sul fatto che la crisi Fiat più che essere
vissuta come una crisi industriale del nostro Paese, che attiene
all'aspetto centrale della vita economica del nostro Paese, viene
considerata una crisi da gestire in maniera finanziaria.
E qui non ci siamo, signor Presidente, non ci siamo.
Ecco perché dico che abbiamo sì, bisogno di unanimità, di
unità, abbiamo bisogno di un'azione politica forte della Sicilia, ma
un'azione politica che, in qualche modo, rimetta sulla corretta via
l'azione, il ruolo che il Governo nazionale deve svolgere in tutta
questa vicenda.
Non c'è dubbio, infatti, che c'è una vicenda che attiene agli
assetti proprietari della Fiat, perché una cosa è certa: la Fiat
Auto, quella che abbiamo conosciuto, non c'è più. Non c'è più. Il
Gruppo industriale che abbiamo conosciuto per tutti i nostri anni
della nostra vita, che ha fatto le auto e ha fatto la storia
d'Italia, non c'è più.
Non c'è dubbio che oggi c'è un grande tema che riguarda gli
assetti proprietari e che riguarda anche il ruolo di vigilanza e di
garanzia, ancor prima che la partecipazione diretta, ma un ruolo di
vigilanza e di garanzia che il Governo nazionale deve svolgere nella
prospettiva di mantenere l'industria dell'auto nel nostro Paese come
industria a capitale nazionale.
Ma c'è la necessità di fare una scelta industriale. E allora,
signor Presidente, e concludo, noi abbiamo delle proposte da poter
avanzare. A Termini Imerese, da un lato si annuncia la CIG a zero
ore dal 2 settembre, dall'altro lato lo stesso Gruppo Fiat annuncia
la produzione della Small negli stabilimenti polacchi. Insomma, si
dismette la Fiat 600 come linea di produzione, per realizzare la
Small in Polonia.
La Small è un'autovettura a due posti, perché la Fiat si sta
avviando anche alla produzione di questa auto.
Voglio avanzare una proposta concreta: c'è una possibilità che
non riguarda soltanto il fatto di ripartire la CIG in tutto il
territorio nazionale per tutti gli stabilimenti Fiat, ma di
consentire immediatamente una linea di sviluppo allo stabilimento di
Termini Imerese, una linea di produzione e anche una linea di
innovazione. Infatti, una cosa è chiara: la Fiat in tutte le salse
ha annunciato che un giorno forse Termini riaprirà ma riaprirà
soltanto nella previsione di continuare a costruire e realizzare la
Fiat Punto che, come è a tutti noto, non è un'autovettura che ha più
un grande mercato.
Allora, noi non solo dobbiamo fare una battaglia che riguarda
il 2 dicembre e che riguarda l'oggi, i quaranta giorni che ci
separano da qui al 2 dicembre, ma dobbiamo portare avanti un'azione
politica, un'azione istituzionale che consenta che Termini Imerese,
non solo non debba chiudere a parole, ma debba svolgere un'azione
concreta anche mettendo in moto competenze, conoscenze, sapere che
possano portare in qualche modo, sul piano politico e istituzionale,
a una proposta concreta con cui confrontarsi con il Governo
nazionale e con il gruppo Fiat Auto.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Forgione. Ne ha
facoltà.
FORGIONE Signor Presidente, onorevoli colleghi io credo che noi
stasera dovremmo provare a fare una discussione non rituale evitando
anche il vezzo della propaganda.
Spero davvero che SICILIAUNO non trasmetta questo dibattito
perchè siamo di fronte ad una vicenda che chiama in gioco non solo
il destino di un'azienda, di un polo industriale - il più grande
polo industriale manifatturiero del Paese -, ma il futuro della
Regione e la dignità di migliaia e migliaia di lavoratrici e di
lavoratori.
Io, a differenza dell'onorevole Cracolici, non credo che siamo
di fronte alla fine dello stabilimento.
Se noi accettassimo quel tipo di filosofia faremmo un pessimo
servizio ai lavoratori che in questo momento devono avviarsi ad una
lotta difficile e dura.
Noi dobbiamo attrezzarci non a come far vendere meglio questo
stabilimento alla famiglia Agnelli, tanto meno a come favorire gli
interessi del padrone di fronte al processo di vendita già avviato.
Non dobbiamo prepararci a dire che siamo disponibili a spalmare
gli esuberi in tutto il gruppo ma dobbiamo respingere questa logica:
dobbiamo favorire e dobbiamo chiedere il blocco di questo piano
industriale e la sua ridiscussione; riconsiderare tutta la
strategia e la politica industriale del gruppo FIAT.
Guai a noi se oggi dessimo mandato al governo della Regione di
chiedere una rispalmatura degli esuberi e un aggiustamento o un
emendamento di questo piano industriale.
Qui c'è l'onorevole D'Antoni e sappiamo bene innanzitutto che
le riconversioni si fanno a fabbrica aperta: io non ho mai visto da
esterno, non da sindacalista, la riconversione di una fabbrica che
avviene a fabbrica chiusa e a stabilimenti chiusi
Quindi, il primo obiettivo del Presidente della Regione è dire
che questi esuberi per noi non ci sono, e non che vanno rispalmati
sull'intero gruppo.
Dobbiamo dire che questo piano industriale così com'è va
bloccato e va riconsiderato e in questo quadro cominciare a fare una
riflessione.
Io vorrei qui svolgere velocemente alcune considerazioni.
Siamo di fronte al fallimento di una intera strategia di
politica industriale della FIAT, una strategia che parte
dall'ottanta. Forse molti di noi non ricordano quella vicenda.
Io ho iniziato a fare politica con il movimento degli studenti,
col movimento per la pace e dentro quella vicenda che tanto mi
faceva incuriosire sulla storia operaia e sulle politiche
industriali. Questa vicenda è l'epilogo della sconfitta operaia
dell'ottanta.
Allora ci furono 23 mila licenziati circa. E lì la FIAT scelse
una politica che era quella di stare sul mercato abbattendo il costo
del lavoro senza favorire, come facevano altre industrie in altre
parti dell'Europa, l'innovazione, la ricerca, altre politiche di
programmazioni pubbliche.
La FIAT è passata da 140 mila operai a 34 mila.
Ma allora a questi signori - chiamiamoli pure padroni -
chiediamo un poco di conti.
La FIAT dal primo gennaio del '77 al 28 febbraio del 2002 ha
ricevuto dallo Stato oltre 6 miliardi e trecentomila ore di cassa
integrazione. E questo è stato fatto in nome del libero mercato
Io li capirei questi padroni che sono sempre così protesi al
libero mercato - alle loro condizioni - senza campare poi però di
soldi pubblici: e la FIAT negli ultimi anni ha ricevuto 238 mila
miliardi di incentivi, compresi quelli della rottamazione fatti dai
governi di centrosinistra. Soldi pubblici che non hanno mai
condizionato quelle politiche industriali; soldi pubblici che non
hanno mai condizionato quelle strategie di politica industriale;
soldi pubblici che non hanno mai inciso sul vincolo e le finalità
dell'intervento dello Stato.
L'intervento dello Stato verso la Fiat c'è stato, ma non ha
avuto alcun vincolo occupazionale, di sviluppo. In altre fasi della
storia del movimento operaio, quando i rapporti di classe (uso
termini antichi) erano diversi, si poteva imporre anche al padrone
un piano di investimenti del Mezzogiorno. Il '68 operaio è stato
questo: c'era una politica capace di interpretare le esigenze di
quei movimenti e di imporre a dei governi una programmazione
pubblica che riequilibrasse il divario tra il Nord e il Sud
vincolando anche l'impresa privata ad un intervento che ha adesso
una finalità sociale nelle aree sottosviluppate.
Perché nasce il '70 ? La Sicilfiat nasce sull'onda di un
movimento che punta ad un Nord e Sud uniti nella lotta, come
dicevano gli operai; puntava ad un riequilibrio sociale del Paese.
Ma in questi anni, questi soldi pubblici di cassa integrazione, di
incentivi, non sono serviti a questo; sono serviti ad aumentare ed
alimentare processi di flessibilizzazione e di precarizzazione del
mercato del lavoro.
Per cui dentro la stessa fabbrica tu oggi non hai un solo
operaio con lo stesso contratto di un altro; e il tuo padrone è più
forte verso le tue condizioni di lavoro. Ti hanno fatto aumentare la
produttività, ti hanno fatto aumentare le ore di straordinario ma
non ti hanno aumentato il salario. Quel salario che doveva servire
all'aumento dei consumi per cui rilanciavi, anche dentro una vecchia
politica dei trasporti, pure il mercato interno dell'auto; e quel
mercato si è inceppato mentre si inceppavano i mercati
internazionali.
La vicenda della Fiat parla del fallimento di tutte le
politiche industriali nel Mezzogiorno, anzi ci interroga su un
fatto: è esistita in questi anni una politica industriale in questo
Paese? Non ora; questo Governo palesemente non ce l'ha. Ma anche
negli anni del centrosinistra è esistita una politica industriale?
O, invece, ci si è affidati solo alle magnifiche e progressive sorti
del mercato e del libero mercato, magari da sostenere.
Perché quando uno va a Termini in questi giorni osserva la
Fiat, ma osserva anche un deserto produttivo; quando si va
nell'area di Carini, si vede un'area di archeologia industriale; a
Gela tra qualche mese vedremo come finirà lo scorporo degli operai
dell'Agip e delle società dell'Agip.
Eppure le politiche di dismissione dei grandi gruppi pubblici e
privati nel Mezzogiorno e in Sicilia sono state accompagnate da
tutti i governi nazionali di qualunque colore politico: Ulivo e
Destra. Perché di questo ci parla la Fincantieri, di questo ci parla
il gruppo Breda-Ansaldo, di questo ci parlano tutti i processi di
privatizzazione. Quando sono stati avviati hanno considerato nel
Mezzogiorno i siti produttivi dei rami secchi.
Allora serve un'altra politica. La vicenda di Sicilfiat ci
parla di questo: è possibile una politica che fa della
programmazione la leva di un nuovo sviluppo? Noi crediamo di sì.
Umberto Agnelli ieri ha dichiarato che questo piano
industriale non si tocca perché è quello che gli chiede General
Motors. Non lo possono toccare, altrimenti salta quel disegno
Noi dobbiamo respingere questo disegno, ma non basta dire la
Fiat di Termini va salvaguardata, bisogna mettere in discussione la
filosofia di quel piano industriale, il ragionamento e le logiche di
mercato che stanno dietro quel piano industriale.
Chi può farlo questo? Un padrone, una famiglia - la famiglia
Agnelli - che ha per anni ottenuto quelle risorse dallo Stato
aumentando i propri profitti e indebolendo il tessuto sociale e
produttivo del suo Gruppo? No Lo può fare solo un intervento dello
Stato che cominci a discutere anche a partire dagli assetti
proprietari, dei vincoli da inserire in un processo di vendita.
Non stiamo proponendo la nazionalizzazione e la
"sovietizzazione" della Fiat, stiamo facendo una proposta (direbbe
il mio compagno di partito, Liotta), di tipo classicamente
social-democratico, oppure - volete ancora di più ? - classicamente
ispirato a quella grande politica di un settore del solidarismo
cattolico che aveva, rispetto al Mezzogiorno, uomini come Saraceno
o, rispetto alle politiche industriali, uomini come Mattei
CUFFARO presidente della Regione. La chiami Democrazia
cristiana
FORGIONE No
Perché quella politica, onorevole Presidente della Regione,
era ispirata e determinata anche da rapporti sociali e di classe e
da un protagonismo del movimento operaio che si esprimeva nel Paese
attraverso il conflitto e non attraverso la concertazione. E allora
ci vuole un intervento pubblico E questo intervento pubblico deve
farci tenere ferma una barra, onorevole Cuffaro. Lei dovrà anche
inserire il peso della Regione sul tavolo delle trattative
nazionali. Noi non accettiamo nessuno scorporo dello stabilimento
di Termini Imerese
La vicenda di Termini Imerese si risolve assieme a quella di
Arese, a quella di Cassino a quella di Mirafiori e vorrei dire anche
a tutti i sindacati che in questo momento c'é bisogno di una forte
unità di classe. Non bisogna dividere il fronte operaio come
qualcuno fa: questo provocatore del Presidente della Regione
Piemonte, Ghigo, ha teso a dividere il fronte operaio e i lavoratori
rispondendo alla sua logica degli interessi forti e dell'essere lui
'un dipendente' del Gruppo Fiat - un dipendente politico -. E ha
detto ai lavoratori di Mirafiori "sganciatevi da quelli di Termini
Imerese perché la storia politica di Torino é la storia politica
della Fiat", mentre quella di Termini Imerese non é la storia
politica della Fiat; e dobbiamo difendere Torino perché liberandoci
di Termini Imerese, di questo impaccio, noi possiamo difendere
meglio Torino e Torino é la Fiat
Noi dobbiamo respingere tutto questo - e abbiamo apprezzato la
sua presa di posizione - ma respingendo questo noi dobbiamo
respingere altre ipotesi: uno scambio possibile tra ammortizzatori
sociali contro il mantenimento del ruolo di Termini Imerese nel
Gruppo Fiat. Non abbiamo bisogno di ammortizzatori sociali Non
abbiamo bisogno di un contratto d'area - la dico così - dove si
trasforma, via, via, il sito produttivo di Termini Imerese in
produzioni diversificate e magari senza qualità, e non accetteremo
mai uno scambio tra un mega inceneritore e il raddoppio della
centrale Enel di Termini Imerese con il mantenimento di questo
stabilimento.
Noi rifiutiamo la Cassa integrazione a zero ore e la chiusura
dello stabilimento e lo dobbiamo dire chiaramente perché sappiamo
che nessuno stabilimento dopo un anno di chiusura viene riaperto e
la Cassa integrazione a zero ore per un anno, di fatto, é la
chiusura.
E, se ci chiedono "come la Regione può avere un ruolo?",
rispondiamo dicendo che il primo ruolo é quello di fare pressione
sul Governo nazionale perché ci sia un forte intervento pubblico.
Noi la chiamiamo nazionalizzazione e pensiamo alla Renault francese
o alla Volkswagen dove il Land della Bassa Sassonia partecipa
direttamente alla proprietà di quell'azienda.
Finitela una volta per tutte, a destra e a sinistra, col dire
che il pubblico fa tutto schifo Invece é la soluzione di tutti i
problemi: dove il pubblico é gestito rigorosamente senza gli
sperperi del sistema clientelare, il pubblico può servire anche ad
essere competitivi sul mercato.
Quelle aziende vanno bene e sono competitive e rafforzano la
loro espansione produttiva anche in altri paesi; qui, invece, anche
un privato assistito dallo Stato rischia oggi la chiusura e il
fallimento.
E, allora basta con l'apologia e l'ideologia del mercato La
Fiat si deve salvare e noi dobbiamo cominciarle a dare alcune
risposte, onorevole Cracolici. Dobbiamo dire: "Lo stabilimento di
Termini non si chiude ". Questo piano industriale va rifiutato.
Come? L'unica soluzione, se vogliamo essere onesti, é quella di
chiedere allo Stato un intervento pubblico oggi e di vincolare
questo intervento pubblico non solo al mantenimento dell'esistente
ma all'innovazione ed alla ricerca. Perché Termini Imerese può
avere innovazione, ricerca, investimenti che facciano di questo sito
non un sito di servizi, in una riorganizzazione nazionale del
gruppo, ma un sito dove venga mantenuta la sua funzione produttiva.
Non è vero che non si era capito - su questo con l'onorevole
D'Antoni non saremo d'accordo - ma, quando qualche mese fa è stato
firmato da CISL e UIL contro la FIOM un accordo che cominciava a
prevedere i prepensionamenti per alleggerire il gruppo, era chiaro
dove si andava a parare.
Allora è stato giusto rompere con CISL e UIL e non firmare; lo
dico alla FIOM, come oggi dico essere giusto tenere l'unità di
classe e l'unità di tutte le forze sindacali nella difesa di questo
stabilimento.
La Regione può partecipare a questo processo e a questo
intervento pubblico nel suo stabilimento, nello stabilimento di
Termini Imerese.
Ci diranno in molti: ma come, dove prende i soldi questa
Regione colabrodo? Dove sono le risorse? E io qui vorrei chiedere
al Presidente Cuffaro di relazionare, nel tempo necessario, su tutto
lo stato della crisi industriale di questa Regione.
Ma a chi ci chiede dove prendiamo i soldi per partecipare a
questo intervento pubblico io suggerirei al Presidente della Regione
di fare una scelta coraggiosa: finalizziamo i soldi delle entrate
delle dismissioni degli enti economici con una norma che possa
trovare subito la disponibilità del Parlamento e, per quanto ci
riguarda, la disponibilità di Rifondazione comunista. E quindi, già
nella prossima discussione del bilancio della Regione, finalizziamo
tutte le entrate delle dismissioni degli enti economici ad un
intervento di politica industriale che riguardi la FIAT: tra Vini
Corvo, INSICEM ed altri finora già venduti siamo a oltre 300
miliardi, e si è venduto poco. Come sapete noi abbiamo votato
contro - l'unico partito - la privatizzazione degli enti economici,
ma ora diamogli una finalità sociale.
Se ne fate cassa e bilancio quei soldi di quei gioielli di
famiglia dureranno due o tre mesi di assistenza o magari di
finanziamento del precariato; diamogli una finalità produttiva con
una norma: le entrate della dismissione degli enti economici siano
finalizzate a questo intervento.
Vorremmo capire perché il commissario liquidatore li tiene
congelati questi fondi. Perché li tiene congelati? Che funzione
hanno, che produttività stanno avendo?
Ci sono poi i soldi delle iniziative industriali, dell'altra
società, la norma approvata da questo Parlamento recita: "Sono
trasferiti al patrimonio della Regione le partecipazioni azionarie
non suscettibili di dismissioni". Possiamo finalizzare con
un'apposita norma anche queste entrate a questa operazione. Voi
sapete che ancora va privatizzata la Siciliana Gas, la Bacini di
Palermo, la Sicilvetro.
Ripeto: vi parla chi era contrario a questo disegno, ma, visto
che abbiamo deciso di chiudere il capitolo della Regione
imprenditrice, diamogli una finalità sociale; dimostriamo che è
possibile un nuovo processo di reindustrializzazione di questa
Regione.
Io ho provato a delineare per la mia parte politica un
ragionamento ed una analisi di quanto è avvenuto e di come uscire
dalla crisi salvaguardando lo stabilimento di Termini Imerese.
Ecco, signor Presidente della Regione, è agli atti di questo
Parlamento un nostro ordine del giorno; abbiamo provato a fare un
ragionamento oggettivo, non solo nella ricostruzione della vicenda
FIAT ma anche nella parte propositiva.
Siamo di fronte ad un passaggio che possiamo definire storico
per questa Regione. Storico perché la chiusura dello stabilimento di
Termini Imerese, anche simbolicamente, non ci parla solo della vita
di 3.500 lavoratori tra impiegati FIAT, esternalizzati e lavoratori
dell'indotto, ci parla anche - e in questo senso parla non solo alla
Sicilia ma all'intero Paese - della possibilità per il Mezzogiorno
di avere un futuro produttivo fuori dai vincoli, dall'assistenza e
dai ricatti della mafia.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo, ne ha
facoltà.
PRESIDENZA DEL VICE PRESIDENTE FLERES
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di fare
alcune valutazioni sulle scelte da compiere e sul ruolo del Governo
regionale dell'Assemblea - so che si sta lavorando attorno ad un
ordine del giorno unitario; mi sembra una cosa necessaria che
rafforza la posizione dell'esecutivo - è utile conoscere la
situazione dello stabilimento di Termini Imerese che, com'è noto,
comincia a produrre nel 1970, con 700 addetti, la 500 'L'. Lo
stabilimento si chiamava allora, è stato ricordato dall'onorevole
Forgione, Sicilfiat.
Nel tempo la produzione è aumentata, e così gli addetti sono
arrivati a circa 3.500 nella seconda metà degli anni '80 con la
produzione della Panda. Negli anni '90 la Fiat fu interessata da un
contratto d'area di circa 1200 miliardi con un massiccio intervento
pubblico che portò ad una forte ristrutturazione dello stabilimento
e con la produzione della Punto. Più di recente, la Fiat ha
utilizzato diversi canali istituzionali e pubblici, alcune nuove
leggi che sono state inserite nel mercato del lavoro - basti pensare
al lavoro interinale e ai contratti di formazione. Attualmente gli
addetti di diretta dipendenza della Fiat sono circa 1700; poi vi
sono 400 addetti delle ditte cui la Fiat ha esternalizzato alcuni
parti inerenti la produzione: in pratica tutti i servizi di
assistenza e manutenzione.
Alla Fiat sono collegate, inoltre, 6 aziende dell'area di
Termini per un totale di circa 300 addetti. Anche numerose aziende
dell'area di Palermo e, perfino qualcuna di Trapani, con oltre un
centinaio di operai.
Va considerato, infine, l'indotto non direttamente collegato:
autotrasportatori, pulizie, mense, marittimi, portuali, con oltre
centinaia di addetti.
Si tratta, dunque, di tremila lavoratori e, se vogliamo fare un
paragone, è come se sparissero all'improvviso, a Torino, circa 50
mila lavoratori.
A metà settembre, con l'accordo sui prepensionamenti che è
stato ricordato ancora una volta dall'onorevole Forgione, sono
andate via circa 230 persone, quasi il dieci per cento degli
addetti.
Lo stabilimento ha sempre avuto una caratteristica di catena di
montaggio, dove non si producono i pezzi ma si assemblano quelli
prodotti da altre fabbriche. Infatti, i motori vengono da Termoli,
le lastre da Mirafiori, e così via. L'indotto, paraurti, sedili, si
è sviluppato da poco più di un decennio. Per questo lo stabilimento
è stato definito "polmone", e questa è anche una delle cause della
debolezza dello stabilimento di Termini Imerese. Va detto però che
questo stabilimento ha toccato vertici di qualificazione
professionale estremamente elevati. Migliaia e migliaia di famiglie,
in quella realtà, sono diventate operai.
I lavoratori legati alla produzione della Fiat erano orgogliosi
di un insediamento che faceva cambiare anche la struttura e la
natura dello sviluppo economico di quella realtà.
La Fiat è stata - come voi certamente ricordate - fucina di
grandi battaglie sindacali e di scontri, anche duri, con l'azienda,
sulla cultura di impresa e anche sui modelli di sviluppo da
realizzare.
Le manifestazioni di questi giorni hanno realizzato una
massiccia partecipazione e una grande unità tra le forze sindacali,
le forze istituzionali e le forze politiche. Tutta la città si è
mobilitata alle manifestazioni degli studenti, delle mogli dei
lavoratori, ad altri settori che capiscono che smantellare Termini
significa anche inserire un meccanismo distorto che potrebbe
ulteriormente penalizzare la nostra terra. C'è rabbia e molta
angoscia per il futuro
Ed allora noi dovremmo anche chiederci: cosa si può fare?
C'è un primo ragionamento che investe il discorso che riguarda
il modello di sviluppo e la differenza che ancora esiste, purtroppo,
tra il Sud, la Sicilia in particolare, e le aree forti del Paese.
Sono sicuro che l'onorevole D'Antoni svilupperà meglio questo
concetto, ma non c'è dubbio - è stato detto tante volte - che non è
un caso se il Veneto e la Lombardia sono tra le più ricche regioni
d'Europa e la Sicilia e la Calabria tra le più povere.
C'è un problema che riguarda gli squilibri sociali e
territoriali; è un problema culturale che in questi ultimi tempi è
stato fortemente richiamato - e io credo messo in discussione - dal
duo Tremonti-Bossi.
In Sicilia abbiamo un settore petrolchimico che è in forte
ridimensionamento, una cantieristica navale quasi al lumicino o
inesistente, la produzione di materiale rotabile è ormai residuale,
la Pirelli ed altre aziende hanno chiuso.
La chiusura della Fiat aggraverebbe, ulteriormente, questo
quadro già abbastanza allarmante.
Il settore dell'auto è un settore difficile, complesso. E' un
settore maturo ma non è un settore decotto, non si spiega
altrimenti perché cinque o sei aziende automobilistiche mondiali
stanno benissimo sul mercato e la Fiat invece paga pesanti errori
sul piano delle strategie industriali.
E' utile ricordare che nel 2010 si apre l'area euromediterranea
e c'è la possibilità, quindi, di un mercato nuovo: uno stabilimento
in Sicilia significa, anche, utilizzare il mercato dei Paesi di
questo libero scambio euromediterraneo che in questa fase è,
certamente, utilizzato in maniera ridotta.
Da un lato, quindi, l'allargamento ad Est della Unione europea,
dall'altro lato questo sbocco nuovo: se la Sicilia vuole finalmente
dimostrare che può svolgere un ruolo centrale nell'area
euromediterranea deve indicare alcune linee di sviluppo industriale.
La crisi della Fiat viene da lontano e non è facile inserirsi
nelle dinamiche della crisi del settore industriale italiano che sta
diventando, sempre più, una crisi che viene risolta non attraverso
il metodo della cultura d'impresa e dell'industria, ma attraverso il
metodo degli operatori della finanza. E questo è molto più
pericoloso Quando la politica viene messa in subordine rispetto
all'economia e, soprattutto, rispetto alla finanza, la politica
corre seri rischi perché non riesce più a trovare equilibri che
riguardino il bene di tutti.
Si può ipotizzare l'intervento diretto dello Stato nella Fiat?
Io credo di sì E' stato detto per la Volkswagen e per altri casi in
Europa. E non sono, nemmeno, contrario perché si tratta, non solo di
mantenere un simbolo, un emblema, ma si tratta di dimostrare che il
Governo ha a cuore le sorti della Sicilia e del Meridione.
Sono un po' più scettico sulla partecipazione finanziaria della
Regione, non tanto perché la Regione non debba svolgere un ruolo
propositivo e dinamico in questa vicenda che la vede protagonista
di una interlocuzione forte nei confronti del Governo regionale,
quanto perché non credo che il bilancio della Regione si possa
permettere di spendere molti miliardi, se è vero che l'anno scorso
abbiamo chiuso il bilancio con circa 2 miliardi di entrate fittizie
che poi regolarmente non si sono realizzate.
Mi pare complicato fare il bilancio del 2003 e prevedere delle
risorse. Forgione parlava delle dismissioni, finora ne abbiamo
realizzate solo due, ma non ci sono né i tempi né le disponibilità
finanziarie per tentare un intervento diretto della Regione che,
tuttavia, deve cercare di fare il possibile per svolgere un ruolo
positivo.
Dicevo che l'intervento pubblico si può fare: in Italia è stato
fatto, nel passato, per l'Alitalia e per l'Italsider. Non ci sono
motivi ostativi, la stessa Unione europea ha detto che trovando un
certo equilibrio, delle forme interessanti si possono trovare anche
delle soluzioni.
Tutto è subordinato, però, alla presentazione di un valido
progetto di riconversione industriale. Fino a quando noi non avremo
i termini esatti del processo che vuole innescare la Fiat, non è
chiaro su quali interventi possiamo essere incisivi. Perché è vero
quello che ha detto il Presidente Cuffaro e quello che hanno detto
gli altri: che la carta più importante è quella della innovazione
tecnologica; ma dobbiamo anche capire attraverso quale modalità si
può realizzare un intervento di innovazione tecnologica
nell'impianto di Termini.
La FIAT finora ha avuto solo un'idea, che è quella di vendere,
perché probabilmente i partner che la devono acquistare, la stessa
General Motors che detiene il 20 per cento, così ha stabilito. Ma,
fino a quando non si stabilisce, dicevo, un piano serio di sviluppo
industriale, non ci sono molte strade.
Termini Imerese non può chiudere con la cassa integrazione per
un anno e poi pensare di riaprire lo stabilimento. Non credo che si
possa riaprire più. E' chiaro che, se chiude, difficilmente
riaprirà. Si deve discutere, com'è stato detto, a fabbrica aperta;
ci sono notevoli risorse, soprattutto sul piano umano.
Le affermazioni del Presidente della Regione Piemonte sono
gravissime: sostenere che in Sicilia bisogna intervenire con gli
ammortizzatori sociali e riconvertire l'aria significa considerare
la nostra terra assolutamente marginale; significa dimenticare non
solo il contributo dei lavoratori siciliani, ma anche non capire che
un modello di sviluppo che non pone la questione meridionale al
centro delle linee di sviluppo nazionale è un modello di sviluppo
sbagliato e accredita l'ipotesi di uno squilibrio sociale e
territoriale sempre maggiore. L'accoppiata Bossi - Tremonti, come
dicevo, si è già messa in questa direzione.
Io non sono d'accordo con Forgione: il centro-sinistra aveva
introdotto degli elementi positivi. Basti pensare alle modifiche
apportate alla legge numero 488, ai tagli operati nei confronti
delle regioni e degli enti locali con la finanziaria nazionale del
governo Berlusconi, all'autoimprenditorialità giovanile che è stata
penalizzata, alla riduzione degli interventi per i patti
territoriali e i contratti d'aria.
Sarebbe triste confermare che la Sicilia viene vista dal
centro-destra esclusivamente come un serbatoio di voti. Il
sessantuno a zero, anziché produrre una maggiore attenzione per il
Sud, e la nostra Regione in particolare, sta producendo uno scontro
anche interno alla stessa Casa delle libertà; Bossi e La Russa
offendono quella parte politica che più di tutti si è battuta per un
modello di sviluppo nazionale e solidale.
Purtroppo gli statisti che ha espresso la Democrazia cristiana
non sono più con noi
SULL'ORDINE DEI LAVORI
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, giunge alla Presidenza una
proposta sull'ordine dei lavori che prevede di interrompere
momentaneamente il dibattito, per procedere alla votazione finale
del disegno di legge 298.3 - Norme stralciate I/A, e per poi
proseguire con il dibattito fino all'esaurimento o, eventualmente,
se si dovesse fare molto tardi, con un aggiornamento a domani.
GIANNOPOLO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà. Mi auguro onorevoli colleghi che non
si apra un dibattito sulla proposta, cerchiamo di essere sintetici,
così possiamo andare, anche perché mi dicono che ci sono esigenze da
parte di molti colleghi di allontanarsi per delle riunioni che
devono aver luogo.
GIANNOPOLO Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori
per dire che sono d'accordo con la sua proposta, però credo che sia
stato sbagliato mettere all'ordine del giorno soltanto le
comunicazioni del Presidente della Regione, consentendo l'intervento
di un deputato per ogni Gruppo, perché su un tema così delicato non
è possibile contingentare i tempi.
Io le chiedo, Presidente, di mettere all'ordine del giorno la
questione FIAT con tutti gli atti, comprese mozioni e
interrogazioni, che su tale problema sono stati presentati, in modo
tale da avere la possibilità di parlare, perché non posso
assolutamente accettare un contingentamento dei tempi su una
questione così fondamentale per la nostra Regione.
CAPODICASA Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPODICASA Signor Presidente, avverto una certa difficoltà del
Parlamento, l'avevo avvertita anche nelle parole del Presidente
della Regione, a formulare un'ipotesi conclusiva con la quale la
Regione possa presentarsi al tavolo della trattativa. Mi pare che
già in tre interventi effettuati sono venute delle diverse ipotesi.
Non sarebbe opportuno, signor Presidente - a meno che non serva un
voto, ma io vorrei capire quale voto, considerato che vi sono
diversi ordini del giorno che dicono anche cose un po' diverse l'uno
dall'altro - non sarebbe opportuno che, se a sospensione si debba
andare, per aggiornare la seduta a domani, questa sospensione non
sia un po' più lunga per poi il Parlamento tornare a discutere del
problema alla luce della riunione che si avrà?
SPEZIALE C'è l'incontro di Roma
CUFFARO presidente della Regione. C'è un'assemblea dei
lavoratori a Termini Imerese domani alla 13.30.
CAPODICASA Signor Presidente, se dobbiamo arrivare alla
conclusione di questo dibattito con la votazione di un ordine del
giorno di generica solidarietà, i lavoratori sanno che c'è la
solidarietà di ogni Gruppo parlamentare, che c'è la solidarietà
individualmente di ogni singolo deputato, che il Governo è in
movimento, ma se dobbiamo trovare un'ipotesi che ...
PRESIDENTE Onorevole Capodicasa, posso interromperla un attimo?
Può essere funzionale se l'Aula lo ritiene. Siccome domani pare che
ci sia quest'assemblea dei lavoratori alle 13.30, se noi riteniamo
di potere esaurire il dibattito tra stasera e domani - ci sono sette
iscritti a parlare - allora si può arrivare, entro domani alle
13,30, a votare un ordine del giorno più articolato; ove non dovesse
essere possibile, si potrebbe sdoppiare la questione in due parti:
un voto di solidarietà immediata, che potremmo votare stasera,
subito dopo la votazione finale della legge, per ritornare ad aprire
il dibattito che riguarda la Fiat subito dopo gli incontri romani e
ulteriori eventuali notizie. E' un'ipotesi, onorevoli colleghi,
solamente per potere comunque dare intanto una testimonianza
dell'Assemblea regionale siciliana, perché c'è stata nei giorni
scorsi una testimonianza di solidarietà da parte di gruppi
parlamentari, di partiti, di forze sociali e politiche, ma non
dell'Assemblea regionale siciliana.
Le lascio la parola onorevole Capodicasa, la mia era solo
un'ipotesi che potrebbe coniugare le due esigenze, entrambe
corrette, quella di esprimere subito una solidarietà ai lavoratori
che domani hanno un'assemblea a Termini Imerese, ma non considerare
concluso l'intervento dell'Assemblea su questo tema, rinviandolo
però a quando esisterà la possibilità di un approfondimento anche
sulla base delle informazioni che ci derivano dalle questioni che si
stanno sviluppando in sede romana. E' un'ipotesi
CAPODICASA Signor Presidente, la mia impressione è che l'ordine
del giorno di solidarietà sia del tutto superfluo e anche rischioso,
perché, come si è visto anche rispetto alle soluzioni possibili,
occulterebbe le reali differenze anche di impostazione che vi sono
nell'Assemblea.
Io sono dell'avviso che serve una discussione di merito dentro
la quale ci possono essere anche le diverse opzioni, non è detto che
poi si concluda tutti insieme, ma farlo oggi, quando ancora la
discussione è tutta da sviluppare, l'incontro di giovedì credo che
dirà molte cose ...
PRESIDENTE Allora dobbiamo spostarla alla prossima settimana?
CAPODICASA Dico che, se la finalità di questo dibattito è una
finalità volta ad assicurare solo la solidarietà, non serve a
niente; se dobbiamo entrare nel merito delle cose, credo che prima
di giovedì non possiamo entrarci.
D'ANTONI Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
D'ANTONI Signor Presidente, penso che una via intermedia
potrebbe essere la seguente: procediamo con la votazione finale
della legge, rinviamo il dibattito e la sua conclusione a domani
mattina alle undici, per concluderlo con l'approvazione di un ordine
del giorno in tempo di partecipazione all'assemblea prevista alle
13.30. Facciamo precedere la riapertura dei lavori alle 11.00 da
una riunione dei presidenti dei Gruppi parlamentari alle 10.00, per
trovare un punto di sintesi, se è possibile - e secondo me lo sarà,
perché ci sono due o tre questioni che non sono insuperabili, a mio
giudizio - per fare una verifica se i Gruppi sono disponibili a
votare un ordine del giorno unitario, sulla base di un testo che
qualcuno in serata può preparare e domani mattina alle 10.00 può
essere verificato.
Perché è importante che tutto questo si faccia entro domani?
Perchè giovedì c'è un incontro sindacale, non c'entra nulla che i
lavoratori vanno lì perchè c'è l'incontro sindacale, qui la
questione vera è che il Presidente del Consiglio ha dato alla FIAT
venti giorni di tempo per rifare il Piano, quindi è decisivo che la
Sicilia sia in campo, per quello che vale, poco o molto, ma sin da
domani, perchè poi nell'elaborazione di questo piano si sappia cosa
pensa in Governo della Regione siciliana e questa Assemblea.
Da quel momento in poi seguiremo ogni giovedì, ogni martedì
quello che succederà, ma questo passaggio è indispensabile, a mio
giudizio. Domani mattina alle 10.00 i Capigruppo la verificano, se
è possibile trovare un punto di sintesi su un testo che in serata o
il Governo o qualcuno di noi può preparare e domani presentare a
questa riunione, poi si riporta in Aula, si prosegue il dibattito e
si vota.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, poichè la proposta è condivisa
dai Presidenti dei Gruppi parlamentari, riepilogo l'andamento dei
lavori: noi adesso procediamo con la votazione finale del disegno
di legge che è iscritto all'ordine del giorno, aggiorniamo il
dibattito a domani mattina alle 11.30; alle 11.00 si terrà una
riunione dei presidenti dei Gruppi parlamentari, senza l'intervento
del Presidente dell'Assemblea, perchè la motivazione mi sembra di
natura politica, non di natura organizzativa, sull'ordine dei
lavori. La riunione dei Capigruppo si terrà in Sala Rossa alle ore
11.00 e alle 11.30 riprendono i lavori d'Aula.
Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
Presidenza del presidente Lo Porto
CONGEDI
Comunico che sono pervenute richieste di congedo per la presente
seduta relative agli onorevoli Catania Franco, D'Aquino, Cascio,
Pagano, Costa, Mancuso e Leanza Nicola.
Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.
Presidenza del presidente Lo Porto
VOTAZIONE FINALE DEL DISEGNO DI LEGGE "DISPOSIZIONI URGENTI NEI
SETTORI DELL'ARTIGIANATO, DEL COMMERCIO, DELLA COOPERAZIONE E
DELLA PESCA" (N. 298.3 - Norme stralciate I/A
PRESIDENTE Si passa al quarto punto dell'ordine del giorno:
Votazione finale del disegno di legge "Disposizioni urgenti nei
settori dell'artigianato, del commercio, della cooperazione e della
pesca" (n. 298.3 - Norme stralciate I/A).
Comunico che è stato presentato dal Governo il seguente
emendamento, ai sensi dell'articolo 117 del Regolamento Interno,
sostitutivo all'emendamento 2.2:
"Il comma 2 è così sostituito: 'Sono fatte salve le istanze
presentate, ai sensi degli articoli 27 e 28 della legge regionale 18
febbraio 1986, n. 3, e successive modifiche ed integrazioni, entro
il 31 marzo 2002'"
E' una correzione di natura formale che riguarda un termine,
che anziché il 31 dicembre diventa il 31 marzo, perchè il termine
del 31 dicembre non era previsto da nessuna legge, ma solo da una
circolare e pertanto va adeguato a quella che è la previsione della
legge.
Il parere della Commissione?
TRICOLI presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Dichiaro aperta la votazione finale per appello nominale del
disegno di legge n. 298.3 - Norme stralciate I/A.
Invito il deputato segretario a procedere all'appello.
BASILE segretario, procede al primo e al secondo appello.
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione:
Presenti e votanti .......... 53
Maggioranza.................. 27
Hanno votato si ............. 42
Hanno votato no ............. 11
Astenuti .................... Nessuno
(L'Assemblea approva)
Onorevoli colleghi, pongo in votazione la delega alla
Presidenza per il coordinamento formale del disegno di legge.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Onorevoli colleghi, così come stabilito, l'Assemblea terrà
seduta domani, mercoledì 16 ottobre 2002 alle ore 11.30, con il
seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - COMUNICAZIONI.
II - LETTURA AI SENSI E PER GLI EFFETTI DEGLI ARTICOLI 83,
LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:
N. 169 - Iniziative a tutela del Banco di Sicilia,in seguito
all'avvenuta fusione con Banca di Roma.
Ferro, Raiti, Miccichè, Morinello, Forgione, Barbagallo,
Ortisi, Capodicasa, Speziale
Presentata il 3 ottobre 2002.
N. 170 - Interventi per consentire l'apertura alle
manifestazioni sportive automobilistiche della
strada provinciale 92, Nicolosi - Enna.
Fleres, Garofalo, Catania F., Maurici, Catania G., Scoma.
Presentata il 9 ottobre 2002.
N. 171 - Interventi per l'introduzione nell'ordinamento
nazionale del reato di tortura.
Fleres, Catania G., Garofalo, Maurici, Mercadante, Catania F.,
Scoma.
Presentata il 9 ottobre 2002.
N. 172 - Interventi per l'adeguamento dei punteggi attribuiti
per l'abilitazione e l'idoneità all'insegnamento
conseguite alla SSIS, alle direttive comunitarie
89/48 e 92/51 CEE.
Fleres, Catania G., Maurici, Garofalo.
Presentata il 9 ottobre 2002.
N. 173 - Opportune iniziative economico-finanziarie per
fronteggiare la grave crisi che interessa l'economia
siciliana.
Speziale, Barbagallo, Ortisi, Ferro, Forgione.
Presentata l'11 ottobre 2002.
III - SEGUITO DEL DIBATTITO SULLE COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE
DELLA REGIONE IN ORDINE ALLA GRAVE SITUAZIONE DETERMINATASI
ALLA FIAT AUTO
IV - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
- "Interventi per l'attuazione del diritto allo studio
universitario in Sicilia" (nn. 271-341/A).
Relatore: on. Antinoro
V - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
4 AGOSTO 1978, N. 26.
VI - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE
PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
MAGGIO 1981, N. 96.
VII - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VIII - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
TUTELA DELL'AMBIENTE.
IX - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
XI - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
AUDIOVISIVA.
XII - ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XIII - ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
PROVINCIALI SCOLASTICI.
XIV - ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI PALERMO.
XVI - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI CATANIA.
XVII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.
XVIII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.
XIX - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.
XX - ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO
DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
XXI - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ISTITUTO REGIONALE DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE E
AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.
La seduta è tolta alle ore 21,00.
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 23.45)