Resoconti delle sedute d'Aula Banche dati

Risultati di ricerca

Titolo

Resoconto d'Aula della Seduta n. 89 di martedì 15 ottobre 2002
  • Versione PDF
  • Versione Testuale
                                        

   Presidenza del presidente Lo Porto


     PRESIDENTE   Avverto che del verbale della seduta precedente sarà
  data lettura nella seduta successiva.

    COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA  REGIONE  IN  ORDINE ALLA GRAVE
    CRISI DETERMINATASI ALLA FIAT AUTO

     PRESIDENTE    Si   passa  al  I  punto  dell'ordine  del  giorno:
  'Comunicazioni  del  Presidente  della  Regione in ordine alla grave
  situazione determinatasi alla Fiat Auto'.
       Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Cuffaro,  per rendere le
  comunicazioni.

     CUFFARO  presidente della  Regione.  Signor Presidente, onorevoli
  colleghi, il dibattito sul  problema  della grave crisi dell'auto e,
  quindi, per quanto riguarda  la  Sicilia, dello stabilimento Fiat di
  Termini Imerese è  certamente  un  dibattito  che  ritengo opportuno
  fare, anche e sicuramente per la qualità degli spunti che esso potrà
  dare, spunti utili per l'iniziativa del Governo ma, mi auguro, anche
  per un'iniziativa complessiva  che  il  Parlamento  siciliano  vorrà
  prendere.
       E' intenzione del Governo, infatti, chiedere con forza a questo
  Parlamento di votare, alla fine  del dibattito, un ordine del giorno
  possibilmente unitario che possa dare al Governo più incisività alla
  sua azione e maggiore prestigio  al  ruolo  che  ritiene  di  dovere
  svolgere.
       Il problema dello stabilimento  Fiat di Termini Imerese, che in
  questi giorni è  esploso nella  sua  acutezza, è un problema che, in
  qualche modo, avvertivamo già da  qualche mese. I sintomi di ciò che
  stava per succedere li avevamo  già  colti  e,  devo dire, che erano
  anche stati segnalati al  Governo da autorevoli componenti di questo
  Parlamento.
       La  crisi  della  Fiat   è   complessiva,   ma   coinvolge   lo
  stabilimento di Termini Imerese in una maniera ancora più drastica e
  forte di quanto non accada  per gli altri stabilimenti nel Paese.  E
  ciò soprattutto perché il  piano  industriale della Fiat, che adesso
  tutti  conosciamo perché  è  stato  esposto  nei  suoi  più  piccoli
  particolari, oltre che la  cassa integrazione di parecchi dipendenti
  negli  altri   stabilimenti   (complessivamente   8.100  dipendenti)
  prevede,  purtroppo,  la  chiusura  dello  stabilimento  di  Termini
  Imerese con la cassa integrazione a zero ore  di tutti i dipendenti.
  Quindi, non si ipotizza  neanche  la possibilità che lo stabilimento
  possa tornare ad essere produttivo,  anche  se  la Fiat in proposito
  non ha mai dichiarato  di  volerlo  definitivamente  chiudere, ma ha
  annunciato che potrebbe chiudersi soltanto  per un anno in attesa di
  condizioni di mercato che ne consentano la riapertura.
       E' chiaro che noi  non  possiamo  essere  soddisfatti di questa
  scelta che la Fiat  ha  adottato  attraverso  il  piano industriale.
  Sotto  questo  punto di vista, ciò che è successo in questi giorni -
  l'avere posto in questi giorni con forza la questione dell'ulteriore
  sviluppo  dell'attività  produttiva dello stabilimento Fiat, l'avere
  avuto e l'avere maturato la convinzione che parlare di riconversione
  o,   peggio   ancora,   parlare  di  possibilità  di  ripresa  dello
  stabilimento,  annunciando  una cassa integrazione - significa avere
  la  consapevolezza  che  qui si sta cominciando, da parte di Fiat, a
  dismettere  e  che  ciò  potrebbe  essere l'inizio di una definitiva
  scelta di interrompere la produzione di auto a Termini Imerese.
       Bene hanno  fatto  i lavoratori della Fiat a prendere coscienza
  di questo  problema;  bene  hanno  fatto  tutte  le  forze politiche
  indistintamente  a  prendere anch'esse consapevolezza ed a costruire
  un'ipotesi di lotta comune insieme con tutti gli operai della Fiat.
       In questi  giorni  lo  stabilimento  Fiat  di Termini Imerese è
  stato al centro dell'attenzione di tutti i partiti politici, è stato
  al centro di tutta una serie di  impegni che il Governo ha preso con
  le forze sindacali, con i  capigruppo  di  questo  Parlamento, con i
  segretari dei partiti di questo Parlamento.
       Ciò  -  ritengo - lascia ben sperare che finalmente in Sicilia,
  su  una  tematica  di così grande importanza, si mettano da parte le
  motivazioni  di  partito  per  far  prevalere  una forte motivazione
  politica:  la  difesa non soltanto dei posti di lavoro, che è già di
  per sé  motivo dello stare insieme e dell'impegno della politica, ma
  la  difesa  di un progetto di sviluppo che il Governo della Regione,
  ma spero anche il Parlamento, considera tutt'altro che tramontato.
       All'area  di  Termini  Imerese   si   è   data   una  vocazione
  industriale;  sarebbe veramente strano  oggi  immaginare,  se il più
  grande gruppo industriale italiano  scegliesse  di  chiudere, che si
  avviasse  una  inesorabile   scelta  che  altri  gruppi  industriali
  potrebbero cominciare a seguire.
       Dunque, è  essenziale da parte nostra difendere lo stabilimento
  di Termini  Imerese,  difenderne  con  forza  lo  sviluppo, affinché
  continui a produrre auto, sia  potenziato,  sia  rinnovato,  se é il
  caso (ma queste sono delle  scelte  che  dovrà  adottare  il  gruppo
  Fiat), ma affinché continui ad essere uno stabilimento che produca.
       Avete anche  assistito in questi giorni a prese di posizione di
  autorevoli leader politici che attorno allo stabilimento Fiat stanno
  facendo quadrato.  Non possiamo che salutare ciò come iniziative che
  ci aiutano,  come Governo della Regione, a portare avanti un impegno
  ed un programma  che,  come ho annunciato sin dal primo giorno della
  crisi  incontrando  capigruppo  e  tutti  i  sindacati  della  Fiat,
  vorremmo costruire insieme con i tecnici e, soprattutto, insieme con
  i rappresentanti dei lavoratori.
       Qui nessuno ha  la bacchetta magica o la soluzione a portata di
  mano. Ci rendiamo  conto che una cosa è sedersi attorno ad un tavolo
  con un  gruppo  quale,  ad  esempio,  l'ENI,  che  è  statale,  dove
  l'interlocuzione del  Governo  è più forte, altra cosa ben diversa è
  aprire e  portare  avanti  un'interlocuzione  con un gruppo privato,
  anche se  in  questi  anni  ha  beneficiato  di  moltissime  risorse
  pubbliche, qual  è la Fiat.
       Bisogna avere  la capacità di costruire un programma e di porre
  alla Fiat  alcune  riflessioni  ed  alcune scelte programmatiche che
  inducano lo stesso gruppo a rivedere il piano industriale.
       In tal  senso  il  Governo  regionale, sin dalle prime battute,
  dopo avere incontrato sindacati,  capigruppo  e  lavoratori - come è
  giusto  che  sia,  ma  credo   che   in  proposito  ci  sia  già  un
  coinvolgimento perché  la crisi  del  gruppo Fiat coinvolge l'intero
  Paese -, ha ritenuto di dovere coinvolgere il Governo nazionale.
       Sin dalle prime giornate  della  crisi,  abbiamo  incontrato  i
  ministri  siciliani  presenti   nel   Governo   nazionale,   abbiamo
  incontrato il ministro Marzano;  ho  personalmente incontro anche il
  Presidente  del Consiglio,  per  sottoporre  la  drammaticità  della
  questione di Termini Imerese che  già,  per  la  verità, era di gran
  lunga attenzionata, perché  i mass-media e le televisioni hanno dato
  per fortuna notizie dettagliate.
       Abbiamo anche  incontrato,  qualche  giorno  fa,  il  Direttore
  commerciale e il Direttore del personale della Fiat. Un incontro che
  ritengo assolutamente  interlocutorio,  perché  non  è certamente il
  Direttore  commerciale  della  Fiat  che  avrebbe  potuto  darci  le
  soluzioni.
       Domenica,  come   mi   ha  riferito  anche  il  Presidente  del
  Consiglio, si è svolto  un  lunghissimo  colloquio-incontro,  tra il
  Ministro Tremonti e il  sottosegretario alla Presidenza, e i vertici
  della Fiat.  A questi vertici,  il Governo nazionale e la Presidenza
  del Consiglio ha voluto  rappresentare  con forza l'interesse che il
  Governo nazionale ha nel non chiudere nessuno degli stabilimenti del
  gruppo Fiat, a cominciare dallo stabilimento di Termini Imerese.
       Il  Governo   nazionale  ha  anche  manifestato  un'ipotesi  di
  collaborazione  per   costruire   o,  comunque, per  condividere  un
  programma che metta la Fiat  nelle  condizioni di potere rivedere il
  proprio piano industriale.
       Le ipotesi su cui  stanno  lavorando  sono più di una, ma non è
  assolutamente esclusa la possibilità che il Governo nazionale - così
  come  avete  letto  sui  giornali  -  scelga  di  poter  partecipare
  concretamente al rilancio del gruppo Fiat con una presenza dentro la
  società.
       Altri  colloqui  continuavano oggi e continueranno nei prossimi
  giorni.  Abbiamo  concordato  con  la  Presidenza  del  Consiglio  -
  l'ultima  telefonata  è stata con il Sottosegretario alla Presidenza
  qualche  ora fa - che ci sarà un incontro, alla presenza del Governo
  regionale   e   delle   rappresentanze   regionali,  appena  avranno
  concordato,   o   appena  si  potrà  lavorare  su  un  documento  di
  programmazione  che  cominci  concretamente  a  dare  possibilità di
  dialogo tra la Fiat e il Governo nazionale.
       Le ipotesi, quindi, sono  parecchie:  non  è esclusa neanche la
  possibilità di creare una società  in  cui ci siano anche, oltre che
  alla Generalmotors, un gruppo  bancario  e  la stessa presenza dello
  Stato.
       Ma, al di là di  questo,  credo  che  il  Governo  regionale, e
  l'intero Parlamento, se mi  sarà  consentito,  debbano,  in  qualche
  modo, fare la loro parte fino  in  fondo.  Ci  rendiamo conto che lo
  scacchiere  sul  quale  si   sta   giocando  è  uno  scacchiere  più
  complessivo; così come ho voluto  dire  con  forza questa mattina al
  Presidente Ghigo, non credo  che  questo problema si possa risolvere
  portando avanti o declarando  strani  diritti  di  cittadinanza o di
  regionalità.   Noi ci rendiamo conto  che  il  problema  Fiat  è  un
  problema che attraversa l'intero Paese; in atto sono in crisi Arese,
  Termini Imerese, la  stessa Mirafiori, Cassino, Pomigliano; potrebbe
  entrare in crisi, da qui a qualche mese, Menfi.  Quindi, va fatto un
  ragionamento che coinvolga tutte le regioni e che le coinvolga in un
  progetto dove il Governo del Paese sia partecipe.
       Io  stesso  mi ero  permesso  di  lanciare  la  possibilità  di
  costruire un contratto di  programma,  un  accordo  di programma con
  tutte  le  regioni; voleva  essere  una  iniziativa  che  mirasse  a
  riaprire un dialogo con la  Fiat.  Non  so  se  questo  è certamente
  l'obiettivo più importante, l'obiettivo  che può avere più successo,
  ma voleva essere una iniziativa  che avevo preso, assieme alle altre
  regioni presenti a Bruxelles, per  dire  che non vorremmo star fermi
  ma che desideriamo far partire una iniziative che dia la possibilità
  al  gruppo  Fiat  di  rimettere  in  discussione  il  proprio  piano
  industriale su questa valutazione:  che,  certamente,  a  partire da
  Termini Imerese, si rilanci  lo  stabilimento,  anche  su  una nuova
  catena di produzione di auto;  una catena che guardi ad un possibile
  mercato  che  nel   Mediterraneo   potrebbe   crescere.
       Ho detto, personalmente,  al  Presidente:  "C'è una possibilità
  nuova  di far partire  una  catena  di  distribuzione".  Perché  no?
  Potrebbe essere, per esempio,  la  nuova  macchina  ad  idrogeno che
  ormai le case automobilistiche  lanciano  come idea di mercato oltre
  il  2010.  Noi potremmo,  in  atto,  potenziare  lo  sviluppo  dello
  stabilimento Fiat e cominciare  a sviluppare anche la ricerca perché
  si possano fare, in Sicilia, le nuove macchine.
       E' un'idea di uno che tenta di portare un contributo, così come
  l'ho  voluta  lanciare  ai  sindacati e agli  altri  che  ci  stanno
  aiutando; ma l'iniziativa del  Governo  tende  ad  avere  quanti più
  contributi possibili per  tentare concretamente di poter partecipare
  alla soluzione di un problema.
       Ci si rende conto che non è un problema di facile soluzione
       E' un problema di  difficile  soluzione  soprattutto  perché la
  Fiat versa in una crisi profonda  e che, certamente, è una crisi che
  coinvolge l'intero assetto  strutturale dell'azienda.  Una crisi che
  rischia, purtroppo, di coinvolgere  il nostro già debole sistema del
  lavoro: oltre 1.800 dipendenti della Fiat, e ce ne sono almeno altri
  2.000 o 2.500 che lavorano nell'indotto.
       Quindi, ci si rende conto della drammaticità e della difficoltà
  in cui verremmo a trovarci, con un tasso di disoccupazione alto che,
  per la verità, dà segnali  di  miglioramento.  Il  Sud, a partire da
  quest'anno,  ha  dato seri  segnali  di  diminuzione  del  tasso  di
  disoccupazione. Ma trovarci di fronte  ad  un problema così grave ci
  costringerebbe aa una rincorsa,  mentre noi, invece, avremmo bisogno
  di programmare con più serenità.
       Per questo motivo  saluto  questo  dibattito  parlamentare  nel
  senso che auspico la possibilità che questo Parlamento possa dare al
  Governo un ordine del giorno  che, votato all'unanimità, lo metta in
  condizione, anche di avere  delle  linee  guida,  se riuscirà questo
  Parlamento a votare un  ordine  del  giorno unanimemente che impegni
  non soltanto per la salvaguardia  del  posto di lavoro, ma anche per
  un  progetto di sviluppo industriale  e  del  lavoro  sul  quale  il
  Governo regionale sta puntando.
       Chiederò, signor Presidente, alla fine di questo dibattito, che
  possa  esserci, in tal senso,  un  ordine  del  giorno,  che  se  il
  Parlamento mi vorrà  autorizzare, potrò portare domani all'assemblea
  dei lavoratori Fiat che è  stata  indetta  per  le  ore 13.30, dove,
  oltre a portare il contributo  del  Governo,  se  mi  sarà concesso,
  vorrei anche portare il contributo  di  questo  Parlamento:  e se il
  Parlamento volesse anche indicare le  linee  guida  e  le  linee  di
  indirizzo che il Governo  deve  seguire,  questo  Governo  sarà  ben
  felice di poterle fare proprie e di poterle portare sul tavolo della
  discussione e dell'impegno programmatico.
       Confidando  nella   capacità  che  avrà  questo  Parlamento  di
  sviluppare il tema  e  di  dare utili consigli, io ringrazio, ancora
  una volta,  il  Presidente dell'Assemblea per avere voluto concedere
  questo  dibattito  in  un  momento  difficile  ed  il  supporto  del
  Parlamento, di questo autorevole  Parlamento, a  quello  che potrà e
  dovrà  essere  nei  prossimi  giorni  l'indirizzo  e  l'impegno  del
  Governo.

     PRESIDENTE  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
  facoltà.

     CRACOLICI    Signor   Presidente,   Presidente   della   Regione,
  annuncio che questa sera  non  faremo  certo  mancare la volontà del
  Parlamento  siciliano,   che  speriamo  possa  essere  unanime,  non
  soltanto nel  fare  una  semplice  battaglia  di rivendicazione, nei
  confronti di  un  gruppo  industriale  o  nei  confronti del Governo
  nazionale affinché  lo stabilimento della Fiat di Temini Imerese non
  chiuda, ma  anche  perché  vorremmo  cogliere  questa  occasione per
  provare a  fare  una  valutazione,  un  ragionamento che, in qualche
  modo, ci  prepari  rispetto  allo  scenario  che  io considero molto
  preoccupante;  vorrei  evitare  che  facessimo  un  dibattito per la
  storia  perché   credo   che   il   Parlamento  abbia  l'obbligo  di
  raccogliere quello  che  viene  chiesto  in  queste  ore,  in questi
  giorni, non  solo dai lavoratori di Termini Imerese, dalle famiglie,
  dalla città di  Termini,  da quel comprensorio, ma - permettetemi di
  dire - da una  opinione  pubblica che in Sicilia, come nel resto del
  Paese, è fortemente scossa da quello che sta avvenendo.
       Vorrei  fare una  prima  considerazione:  non  c'è  dubbio  che
  questa crisi dichiarata  e, in qualche modo, drammaticamente esplosa
  con l'annunzio del piano  industriale  da parte della Fiat, ci porta
  dinanzi  ad una crisi  del  Paese.  La  Fiat  non  è  una  industria
  qualunque, la  Fiat rappresenta la storia economica di questo Paese:
  l'automobile,  per   gli  effetti  che  essa  ha  nell'economia  più
  complessiva, ha  un  effetto  su  tutto  il  sistema industriale del
  nostro Paese e della nostra Regione.
       Possiamo  dire  che  siamo  dinanzi  ad  un  processo  che  può
  definirsi di declino  del  nostro Paese, di un declino che è esploso
  drammaticamente attorno alla vicenda Fiat ma che esplode ogni giorno
  per il fatto che  il nostro Paese sta vivendo una fase di recessione
  economica dove emerge con drammaticità l'inesistenza di una politica
  industriale degna di  questo  nome,  di  una  politica  che aiuti il
  sistema Paese, il  sistema  Italia  dentro il quadro di una economia
  fortemente competitiva dove  non c'è più il modello del passato, che
  ha  fatto   forse   la   fortuna  di  diverse  imprese,  di  diversi
  imprenditori, che si fondava sul principio che la svalutazione della
  lira  era  l'elemento   su  cui  si  valutava  poi  la  capacità  di
  conquistare mercati  da  parte del sistema imprenditoriale italiano.
  E tutto questo sta facendo emergere anche la fragilità di un sistema
  Paese, ripeto, con effetti devastanti per la nostra Regione;  e però
  al di là di questa valutazione generale, mi permetto di sottolineare
  due aspetti  di questa discussione che credo dobbiamo affrontare per
  quello che sono.
       Noi abbiamo un primo aspetto che riguarda, onorevole Presidente
  della Regione,  il  2  dicembre:  il  2  dicembre  1.800 lavoratori,
  dipendenti diretti  della  Fiat  Auto S.p.A., saranno posti in cassa
  integrazione a  zero  ore;  altri  400  dipendenti delle società del
  gruppo Fiat  che  operano  all'interno  dello  stabilimento  Fiat di
  Termini Imerese saranno anch'essi posti in cassa integrazione a zero
  ore; ci sono  oltre  un  migliaio di lavoratori dell'indotto che non
  saranno posti neanche in cassa integrazione a zero ore.
       Di  questo  dobbiamo  parlare:  noi avremo una situazione nella
  quale  persino  la  drammaticità  della crisi Fiat, di quello che si
  annuncia  essere  la  paventata  chiusura  dello  stabilimento, avrà
  effetti  diversificati  sui lavoratori, per cui ci sarà un gruppo di
  lavoratori  che  avrà  alcuni  strumenti  previsti  dalla legge come
  ammortizzatori  sociali,  altri gruppi di lavoratori che non avranno
  null'altro  se  non  le  tredici  settimane  di  cassa  integrazione
  ordinaria previste dalla legislazione.
       Abbiamo  questo  primo  problema  che riguarda il 2 dicembre e,
  quindi, il primo problema, caro Presidente, è come siamo in grado di
  determinarci rapidamente,  perché  è  evidente  che per la questione
  Fiat, e per tutto  ciò  che sta implicando la crisi della Fiat Auto,
  non è  prevedibile  la soluzione o una possibile soluzione nell'arco
  di meno di  quaranta giorni che ci separa dall'avvio delle procedure
  che sostanzialmente liquidano lo stabilimento di Termini Imerese.
       Quindi,  vorrei  provare  a distinguere i due fatti, un aspetto
  che  riguarda un'urgenza e un'emergenza, un aspetto che riguarda più
  in  generale  quali  sono  le  azioni  che questo Parlamento, questo
  Governo  è  in  grado  di  determinare  per  consentire  nella scala
  nazionale  e  non  ragionando  secondo la logica dello 'spezzatino',
  secondo  la logica che 'ognuno si difende la sua fabbrichetta', come
  ha fatto il Presidente Ghigo ieri sul Corriere della Sera, ma in una
  logica  nazionale come difendiamo nel sistema-Paese la produzione di
  auto.
       E' un aspetto importantissimo che però non va messo insieme con
  l'altro aspetto e allora noi dobbiamo qui decidere che azioni, al di
  là della  retorica della solidarietà, quali azioni questo Parlamento
  e questo Governo  sono  in grado di promuovere rispetto a questi due
  problemi.
       Credo che  la  prima  cosa che bisogna dire, con nettezza e con
  forza da  parte  del  Presidente  della Regione e da parte di questo
  Parlamento, è  che  non  è  accettabile  in ogni caso una ipotesi di
  ridimensionamento  del  gruppo  Fiat  Auto  che  passi  e  parta dal
  presupposto di non redistribuire sull'intero territorio nazionale il
  peso di questi esuberi annunciati.
       Non è  accettabile  che  passi  l'ipotesi  che ha presentato la
  Fiat, e che  mi  permetto  umilmente  di aver conosciuto qualche ora
  prima  che   venisse   annunciato   quel  piano  -  lo  voglio  dire
  all'assessore per  l'industria  della nostra Regione: qualche giorno
  prima il Parlamento siciliano, all'unanimità, forse non ci si è resi
  conto di quello  che  abbiamo  fatto,  aveva approvato un ordine del
  giorno con il  quale  si  segnalava  al Governo quello che stava per
  succedere. E  invece  fino  alla  sera prima dell'annuncio del piano
  industriale del  gruppo Fiat ho sentito l'Assessore per l'industria,
  in un incontro  al  comune di Termini Imerese, che cercava di essere
  ottimista nel  pensare  o  nell'immaginare che, comunque, al Governo
  non spettava  commentare  se non dopo la presentazione ufficiale del
  piano industriale del gruppo Fiat.
       Io  credo  che  quello sia stato un errore di sottovalutazione,
  non che  avremmo  cambiato  il corso della storia, ma non c'è dubbio
  che  questo  Governo,  lo  voglio  dire  con  molta nettezza, signor
  Presidente, è apparso totalmente impreparato e incapace di prevedere
  quello che stava succedendo. Questo Governo, il suo Governo
       Non  per  spirito  di  polemica,  signor Presidente, non voglio
  polemizzare, non la voglio buttare in politica, non vorrei che fosse
  equivocato  il senso della mia dichiarazione. Lo dico perché non c'è
  dubbio  che  su  questa  vicenda  abbiamo registrato, e io spero non
  dobbiamo  più  registrare,  un  atteggiamento di non comprensione di
  quello che stava e sta  per  succedere e succederà, se non saremo in
  grado di mettere in  moto  un'azione  che  provi a cambiare il piano
  industriale della Fiat.
       E'  chiaro che noi possiamo arzigogolare quanto vogliamo ma c'è
  un dato  che  in  queste  ore è il dato centrale, come la politica -
  perché  è  chiaro che ormai la vicenda è tutta diventata una vicenda
  istituzionale e politica - sia in grado di modificare immediatamente
  la  prospettiva  del piano industriale che ha presentato la Fiat che
  prevede  la  chiusura  di  fatto,  anche  se  come ricordava lei non
  esplicitata, ma di fatto prevede la chiusura dello stabilimento Fiat
  di Termini Imerese.
       Devo dire che in queste ore  sento  che su questo ancora non ci
  siamo. Penso che nessuno di noi potrà mai dire che siamo d'accordo a
  chiudere  lo stabilimento di Termini Imerese, non è questo il punto
  Il  punto  è  come  evitare che dal 2 dicembre l'intero stabilimento
  della  Fiat  di  Termini  Imerese  non  avrà più alcun lavoratore in
  produzione.
       La seconda questione è,  caro  Presidente,  come  agiremo anche
  rispetto al futuro, se saremo  in  grado  di  determinare il futuro.
  Voglio dirlo con molta nettezza,  anche  in  queste ore credo che il
  Governo  nazionale abbia fatto bene ad assumere un'iniziativa.
       Tutti  noi  siamo grandi e vaccinati.  L'onorevole D'Antoni più
  di noi, avendo avuto relazioni sindacali; credo che anche il Governo
  oltre che le organizzazioni sindacali fossero a conoscenza di quello
  che si  stava  per  consumare  già  prima  dell'annuncio  del  piano
  industriale del  gruppo  Fiat.  Certamente,  non sono tra quelli che
  pensa che il Governo nazionale abbia saputo cosa si stava preparando
  per il  nostro  Paese all'indomani della presentazione ufficiale del
  piano industriale.
       Non  c'è dubbio che se  il  Governo  ha  ritenuto  di  prendere
  un'iniziativa dopo, forse è dovuto  al  fatto che non aveva previsto
  una  reazione popolare, come quella  che  c'è  stata  a  partire  da
  Termini  Imerese,  ma forse soprattutto a Termini Imerese. Credo che
  anche  questo  lo dobbiamo mettere nei libri di storia: per la prima
  volta la crisi Fiat, la vertenza Fiat non ha come epicentro sociale,
  logistico  e  geografico Torino e il nord del Paese, ma per la prima
  volta l'epicentro del  momento  più alto di conflitto, rispetto alle
  scelte annunciate dal Gruppo  Fiat, è  arrivato  da  una  città  del
  Mezzogiorno, da Termini Imerese.
       Questo  ci  deve  dire  qualcosa.
       Forse il Governo  non  aveva  previsto  in  qualche modo questa
  reazione, questa mobilitazione popolare che vi è stata?
       E però voglio  dire, con la stessa franchezza con la quale dico
  che il Governo  ha  fatto  bene  a  prendere l'iniziativa: credo che
  bisogna anche  essere  quantomeno  sorpresi  e  stupiti non solo del
  fatto che l'avvio delle trattative col più grande gruppo industriale
  italiano si facciano  a casa di Berlusconi, ma questo passi pure, ma
  si facciano, caro  Presidente,  col  Ministro  del  Tesoro e non col
  Ministro dell'Industria. Questo la dice lunga.
       Dove rischiamo di andare a parare?
       La  dice  lunga  sul  fatto  che  la  crisi Fiat più che essere
  vissuta come una  crisi  industriale  del  nostro Paese, che attiene
  all'aspetto centrale della  vita  economica  del nostro Paese, viene
  considerata una crisi da gestire in maniera finanziaria.
       E qui non ci siamo, signor Presidente, non ci siamo.
       Ecco  perché  dico  che  abbiamo  sì,  bisogno di unanimità, di
  unità, abbiamo bisogno di un'azione politica forte della Sicilia, ma
  un'azione politica che,  in qualche modo, rimetta sulla corretta via
  l'azione, il ruolo che  il  Governo nazionale deve svolgere in tutta
  questa vicenda.
       Non c'è dubbio, infatti,  che  c'è una vicenda che attiene agli
  assetti proprietari della Fiat,  perché  una  cosa  è certa: la Fiat
  Auto, quella che abbiamo  conosciuto,  non c'è più.  Non c'è più. Il
  Gruppo industriale che  abbiamo  conosciuto  per tutti i nostri anni
  della nostra vita, che ha  fatto  le  auto  e  ha  fatto  la  storia
  d'Italia, non c'è più.
       Non c'è dubbio che  oggi  c'è  un  grande tema che riguarda gli
  assetti proprietari e che  riguarda anche il ruolo di vigilanza e di
  garanzia, ancor prima che  la partecipazione diretta, ma un ruolo di
  vigilanza e di garanzia che il Governo nazionale deve svolgere nella
  prospettiva di mantenere l'industria dell'auto nel nostro Paese come
  industria a capitale nazionale.
       Ma  c'è  la necessità di fare una scelta industriale. E allora,
  signor Presidente, e  concludo,  noi abbiamo delle proposte da poter
  avanzare.  A Termini Imerese, da  un  lato si annuncia la CIG a zero
  ore dal 2 settembre,  dall'altro lato lo stesso Gruppo Fiat annuncia
  la produzione della  Small  negli stabilimenti polacchi. Insomma, si
  dismette la Fiat  600  come  linea  di produzione, per realizzare la
  Small in Polonia.
       La Small è un'autovettura  a  due posti, perché  la Fiat si sta
  avviando anche alla produzione di questa auto.
       Voglio avanzare una proposta concreta:  c'è una possibilità che
  non riguarda soltanto il  fatto  di  ripartire  la  CIG  in tutto il
  territorio  nazionale  per   tutti  gli  stabilimenti  Fiat,  ma  di
  consentire immediatamente una linea di sviluppo allo stabilimento di
  Termini Imerese, una linea  di  produzione  e  anche  una  linea  di
  innovazione.  Infatti, una cosa  è chiara: la Fiat in tutte le salse
  ha annunciato che  un  giorno  forse  Termini  riaprirà  ma riaprirà
  soltanto nella previsione  di continuare a costruire e realizzare la
  Fiat Punto che, come è a tutti noto, non è un'autovettura che ha più
  un grande mercato.
       Allora, noi non  solo  dobbiamo fare una battaglia che riguarda
  il 2 dicembre e  che  riguarda  l'oggi,  i  quaranta  giorni  che ci
  separano da qui  al 2 dicembre, ma dobbiamo portare avanti un'azione
  politica, un'azione  istituzionale che consenta che Termini Imerese,
  non solo non  debba  chiudere  a parole, ma debba svolgere un'azione
  concreta anche  mettendo  in moto competenze, conoscenze, sapere che
  possano portare in qualche modo, sul piano politico e istituzionale,
  a  una  proposta  concreta  con  cui  confrontarsi  con  il  Governo
  nazionale e con il gruppo Fiat Auto.

     PRESIDENTE  E' iscritto a parlare  l'onorevole  Forgione.  Ne  ha
  facoltà.

     FORGIONE  Signor Presidente, onorevoli colleghi  io credo che noi
  stasera dovremmo provare a fare una discussione non rituale evitando
  anche il vezzo della propaganda.
       Spero  davvero  che  SICILIAUNO  non trasmetta questo dibattito
  perchè siamo  di  fronte ad una vicenda che chiama in gioco non solo
  il destino di  un'azienda,  di  un  polo industriale - il più grande
  polo industriale  manifatturiero  del  Paese  -,  ma il futuro della
  Regione e la  dignità  di  migliaia  e  migliaia di lavoratrici e di
  lavoratori.
       Io, a  differenza dell'onorevole Cracolici, non credo che siamo
  di fronte alla fine dello stabilimento.
       Se  noi  accettassimo quel tipo di filosofia faremmo un pessimo
  servizio ai  lavoratori che in questo momento devono avviarsi ad una
  lotta difficile  e dura.
       Noi dobbiamo attrezzarci  non  a come far vendere meglio questo
  stabilimento alla famiglia  Agnelli, tanto  meno a come favorire gli
  interessi del padrone di fronte al processo di vendita già avviato.
       Non dobbiamo prepararci a dire che siamo disponibili a spalmare
  gli esuberi in tutto il gruppo ma dobbiamo respingere questa logica:
  dobbiamo favorire e  dobbiamo  chiedere  il  blocco  di questo piano
  industriale   e   la   sua  ridiscussione;  riconsiderare  tutta  la
  strategia e la politica industriale del gruppo FIAT.
       Guai a noi  se oggi dessimo mandato al governo della Regione di
  chiedere una  rispalmatura  degli  esuberi  e  un aggiustamento o un
  emendamento di questo piano industriale.
       Qui  c'è  l'onorevole D'Antoni e sappiamo bene innanzitutto che
  le riconversioni si  fanno a fabbrica aperta: io non ho mai visto da
  esterno, non  da  sindacalista, la riconversione di una fabbrica che
  avviene a fabbrica chiusa e a stabilimenti chiusi
       Quindi, il  primo obiettivo del Presidente della Regione è dire
  che questi esuberi  per  noi non ci sono, e non che vanno rispalmati
  sull'intero gruppo.
       Dobbiamo dire  che  questo  piano  industriale  così  com'è  va
  bloccato e va riconsiderato e in questo quadro cominciare a fare una
  riflessione.
       Io vorrei qui svolgere velocemente alcune considerazioni.
       Siamo  di  fronte  al  fallimento  di  una  intera strategia di
  politica   industriale   della   FIAT,   una   strategia  che  parte
  dall'ottanta. Forse molti di noi non  ricordano quella vicenda.
       Io ho iniziato a fare politica con il movimento degli studenti,
  col movimento  per  la  pace  e  dentro  quella vicenda che tanto mi
  faceva   incuriosire   sulla   storia   operaia  e  sulle  politiche
  industriali.  Questa  vicenda  è  l'epilogo  della sconfitta operaia
  dell'ottanta.
       Allora ci furono 23 mila licenziati circa.  E lì la FIAT scelse
  una politica che era quella di stare sul mercato abbattendo il costo
  del lavoro  senza  favorire,  come facevano altre industrie in altre
  parti  dell'Europa,  l'innovazione,  la  ricerca, altre politiche di
  programmazioni pubbliche.
       La FIAT è passata da 140 mila operai  a 34 mila.
       Ma allora  a  questi  signori  -  chiamiamoli  pure  padroni  -
  chiediamo un poco di conti.
       La FIAT dal primo gennaio del '77 al  28   febbraio del 2002 ha
  ricevuto dallo Stato oltre 6 miliardi  e  trecentomila  ore di cassa
  integrazione. E questo è stato fatto in nome del libero mercato
       Io li  capirei  questi  padroni che sono sempre così protesi al
  libero  mercato - alle  loro  condizioni - senza campare poi però di
  soldi pubblici: e  la  FIAT  negli  ultimi anni ha ricevuto 238 mila
  miliardi di  incentivi, compresi quelli della rottamazione fatti dai
  governi  di   centrosinistra.  Soldi  pubblici  che  non  hanno  mai
  condizionato  quelle  politiche  industriali; soldi pubblici che non
  hanno  mai  condizionato  quelle  strategie di politica industriale;
  soldi pubblici che  non  hanno  mai inciso sul vincolo e le finalità
  dell'intervento dello Stato.
       L'intervento dello Stato verso la Fiat c'è  stato,  ma  non  ha
  avuto alcun vincolo occupazionale, di sviluppo.  In altre fasi della
  storia del  movimento  operaio,  quando  i  rapporti  di classe (uso
  termini antichi)  erano  diversi, si poteva imporre anche al padrone
  un piano di  investimenti  del  Mezzogiorno.  Il '68 operaio è stato
  questo:  c'era  una  politica  capace di interpretare le esigenze di
  quei movimenti  e  di  imporre  a  dei  governi  una  programmazione
  pubblica  che riequilibrasse  il  divario  tra  il  Nord  e  il  Sud
  vincolando anche  l'impresa  privata  ad un intervento che ha adesso
  una finalità  sociale  nelle  aree  sottosviluppate.
       Perché nasce il  '70  ?  La  Sicilfiat  nasce  sull'onda  di un
  movimento che punta  ad  un  Nord  e  Sud  uniti  nella  lotta, come
  dicevano gli  operai;  puntava ad un riequilibrio sociale del Paese.
  Ma in questi  anni,  questi soldi pubblici di cassa integrazione, di
  incentivi, non sono  serviti a questo;  sono serviti ad aumentare ed
  alimentare  processi  di flessibilizzazione e di precarizzazione del
  mercato del lavoro.
       Per  cui  dentro  la stessa fabbrica tu oggi  non hai  un  solo
  operaio con lo stesso contratto di un altro;  e il tuo padrone è più
  forte verso le tue condizioni di lavoro. Ti hanno fatto aumentare la
  produttività, ti hanno  fatto  aumentare  le ore di straordinario ma
  non ti hanno aumentato  il  salario. Quel salario che doveva servire
  all'aumento dei consumi per cui rilanciavi, anche dentro una vecchia
  politica dei  trasporti,  pure  il mercato interno dell'auto; e quel
  mercato  si   è   inceppato   mentre   si   inceppavano   i  mercati
  internazionali.
       La  vicenda  della  Fiat  parla  del  fallimento  di  tutte  le
  politiche industriali nel  Mezzogiorno,  anzi  ci  interroga  su  un
  fatto:  è esistita in questi anni una politica industriale in questo
  Paese?  Non ora; questo  Governo  palesemente  non ce l'ha. Ma anche
  negli anni del  centrosinistra  è esistita una politica industriale?
  O, invece, ci si è affidati solo alle magnifiche e progressive sorti
  del mercato e  del  libero  mercato,  magari da sostenere.
       Perché  quando uno  va  a  Termini  in questi giorni osserva la
  Fiat,  ma   osserva  anche  un  deserto  produttivo;  quando  si  va
  nell'area di  Carini, si vede un'area di archeologia industriale;  a
  Gela tra qualche  mese  vedremo come finirà lo scorporo degli operai
  dell'Agip e delle società dell'Agip.
       Eppure le politiche di dismissione dei grandi gruppi pubblici e
  privati  nel Mezzogiorno e in Sicilia  sono  state  accompagnate  da
  tutti  i governi nazionali di qualunque  colore  politico:  Ulivo  e
  Destra. Perché di questo ci parla la Fincantieri, di questo ci parla
  il gruppo Breda-Ansaldo, di questo ci parlano  tutti  i  processi di
  privatizzazione.  Quando  sono  stati  avviati hanno considerato nel
  Mezzogiorno i siti produttivi dei rami secchi.
       Allora serve  un'altra  politica.  La  vicenda  di Sicilfiat ci
  parla  di   questo:   è   possibile   una   politica  che  fa  della
  programmazione la leva di un nuovo sviluppo? Noi crediamo di sì.
       Umberto  Agnelli   ieri   ha   dichiarato    che  questo  piano
  industriale non si tocca   perché  è  quello  che gli chiede General
  Motors. Non lo  possono  toccare, altrimenti salta quel disegno
       Noi dobbiamo  respingere  questo  disegno, ma non basta dire la
  Fiat di  Termini va salvaguardata, bisogna mettere in discussione la
  filosofia di quel piano industriale, il ragionamento e le logiche di
  mercato che  stanno  dietro  quel  piano industriale.
       Chi può farlo  questo?  Un padrone, una famiglia  - la famiglia
  Agnelli - che  ha  per  anni  ottenuto  quelle  risorse  dallo Stato
  aumentando i  propri  profitti  e  indebolendo  il tessuto sociale e
  produttivo del suo Gruppo?  No  Lo può fare solo un intervento dello
  Stato  che  cominci  a  discutere  anche  a  partire  dagli  assetti
  proprietari, dei vincoli da inserire in un processo di vendita.
       Non    stiamo    proponendo    la    nazionalizzazione   e   la
  "sovietizzazione"  della  Fiat, stiamo facendo una proposta (direbbe
  il  mio   compagno   di  partito,  Liotta),  di  tipo  classicamente
  social-democratico, oppure  - volete ancora di più ? - classicamente
  ispirato a  quella  grande  politica  di  un settore del solidarismo
  cattolico che  aveva,  rispetto al Mezzogiorno, uomini come Saraceno
  o, rispetto alle politiche industriali, uomini come Mattei

     CUFFARO   presidente   della   Regione.   La   chiami  Democrazia
  cristiana

     FORGIONE   No
       Perché  quella  politica,  onorevole  Presidente della Regione,
  era ispirata e determinata  anche  da rapporti sociali e di classe e
  da un protagonismo del  movimento operaio che si esprimeva nel Paese
  attraverso il  conflitto e non attraverso la concertazione. E allora
  ci vuole  un  intervento pubblico  E questo intervento pubblico deve
  farci tenere  ferma  una  barra,  onorevole Cuffaro. Lei dovrà anche
  inserire  il   peso   della  Regione  sul  tavolo  delle  trattative
  nazionali.  Noi  non  accettiamo nessuno scorporo dello stabilimento
  di Termini Imerese
       La vicenda di Termini  Imerese  si  risolve assieme a quella di
  Arese, a quella di Cassino a quella di Mirafiori e vorrei dire anche
  a tutti i sindacati che  in questo momento c'é  bisogno di una forte
  unità  di classe.  Non  bisogna  dividere  il  fronte  operaio  come
  qualcuno   fa:  questo  provocatore  del  Presidente  della  Regione
  Piemonte, Ghigo, ha teso a dividere il fronte operaio e i lavoratori
  rispondendo alla  sua logica degli interessi forti e dell'essere lui
  'un dipendente' del  Gruppo  Fiat  - un dipendente politico -.  E ha
  detto ai  lavoratori  di Mirafiori "sganciatevi da quelli di Termini
  Imerese perché  la  storia  politica di Torino é  la storia politica
  della Fiat", mentre  quella  di  Termini  Imerese  non  é  la storia
  politica della Fiat; e dobbiamo difendere Torino perché  liberandoci
  di Termini  Imerese,  di  questo  impaccio,  noi  possiamo difendere
  meglio Torino e  Torino  é  la  Fiat
       Noi dobbiamo  respingere tutto questo - e abbiamo apprezzato la
  sua  presa  di  posizione  -  ma  respingendo  questo  noi  dobbiamo
  respingere  altre ipotesi:  uno scambio possibile tra ammortizzatori
  sociali contro  il  mantenimento  del  ruolo  di Termini Imerese nel
  Gruppo Fiat.  Non  abbiamo  bisogno  di  ammortizzatori sociali  Non
  abbiamo bisogno di  un  contratto  d'area  -  la dico così - dove si
  trasforma, via,  via,  il  sito  produttivo  di  Termini  Imerese in
  produzioni diversificate  e  magari senza qualità, e non accetteremo
  mai uno scambio  tra  un  mega  inceneritore  e  il  raddoppio della
  centrale Enel  di  Termini  Imerese  con  il  mantenimento di questo
  stabilimento.
       Noi rifiutiamo la  Cassa  integrazione a zero ore e la chiusura
  dello stabilimento  e  lo dobbiamo dire chiaramente perché  sappiamo
  che nessuno stabilimento  dopo  un anno di chiusura viene riaperto e
  la Cassa integrazione  a  zero  ore  per  un  anno,  di fatto, é  la
  chiusura.
       E, se ci  chiedono  "come  la  Regione  può  avere  un ruolo?",
  rispondiamo dicendo che  il  primo ruolo é  quello di fare pressione
  sul Governo  nazionale  perché  ci sia un forte intervento pubblico.
  Noi la  chiamiamo nazionalizzazione e pensiamo alla Renault francese
  o alla  Volkswagen  dove  il  Land  della  Bassa  Sassonia partecipa
  direttamente  alla  proprietà  di quell'azienda.
       Finitela una volta  per  tutte, a destra e a sinistra, col dire
  che il pubblico  fa tutto schifo  Invece  é  la soluzione di tutti i
  problemi: dove   il  pubblico  é  gestito  rigorosamente  senza  gli
  sperperi del  sistema  clientelare, il pubblico può servire anche ad
  essere competitivi sul mercato.
       Quelle aziende vanno  bene  e  sono competitive e rafforzano la
  loro espansione produttiva anche in altri paesi;  qui, invece, anche
  un privato assistito dallo  Stato  rischia  oggi  la  chiusura  e il
  fallimento.
       E, allora  basta  con  l'apologia e l'ideologia del mercato  La
  Fiat si deve  salvare  e  noi  dobbiamo  cominciarle  a  dare alcune
  risposte,  onorevole Cracolici.  Dobbiamo dire:  "Lo stabilimento di
  Termini non  si  chiude ".  Questo  piano  industriale va rifiutato.
  Come?  L'unica  soluzione,  se  vogliamo essere onesti, é  quella di
  chiedere allo  Stato  un  intervento  pubblico  oggi  e di vincolare
  questo  intervento  pubblico non solo al mantenimento dell'esistente
  ma all'innovazione  ed  alla  ricerca.  Perché  Termini  Imerese può
  avere innovazione, ricerca, investimenti che facciano di questo sito
  non un  sito  di  servizi,  in  una  riorganizzazione  nazionale del
  gruppo, ma un sito dove venga mantenuta la sua funzione produttiva.
       Non è vero  che  non  si era capito - su questo con l'onorevole
  D'Antoni non saremo  d'accordo  - ma, quando qualche mese fa è stato
  firmato da CISL  e  UIL  contro  la FIOM un accordo che cominciava a
  prevedere i  prepensionamenti  per alleggerire il gruppo, era chiaro
  dove si andava a parare.
       Allora è  stato giusto rompere con CISL e UIL e non firmare; lo
  dico alla FIOM,  come  oggi  dico  essere  giusto  tenere l'unità di
  classe e l'unità  di tutte le forze sindacali nella difesa di questo
  stabilimento.
       La  Regione può  partecipare  a  questo  processo  e  a  questo
  intervento pubblico  nel  suo  stabilimento,  nello  stabilimento di
  Termini Imerese.
       Ci diranno in  molti:  ma  come,  dove  prende  i  soldi questa
  Regione colabrodo? Dove  sono  le risorse?  E io qui vorrei chiedere
  al Presidente Cuffaro di relazionare, nel tempo necessario, su tutto
  lo stato della crisi industriale di questa Regione.
       Ma a chi  ci  chiede  dove  prendiamo i soldi per partecipare a
  questo intervento pubblico io suggerirei al Presidente della Regione
  di fare  una  scelta  coraggiosa: finalizziamo i soldi delle entrate
  delle dismissioni  degli  enti  economici  con  una  norma che possa
  trovare subito  la  disponibilità  del  Parlamento  e, per quanto ci
  riguarda, la  disponibilità di Rifondazione comunista. E quindi, già
  nella  prossima discussione del bilancio della Regione, finalizziamo
  tutte le  entrate  delle  dismissioni  degli  enti  economici  ad un
  intervento di  politica  industriale  che riguardi la FIAT: tra Vini
  Corvo, INSICEM ed  altri  finora  già  venduti  siamo  a  oltre  300
  miliardi, e si  è  venduto  poco.  Come  sapete  noi  abbiamo votato
  contro -  l'unico partito - la privatizzazione degli enti economici,
  ma ora diamogli una finalità sociale.
       Se  ne  fate  cassa  e  bilancio quei soldi di quei gioielli di
  famiglia  dureranno due  o  tre  mesi  di  assistenza  o  magari  di
  finanziamento  del  precariato; diamogli una finalità produttiva con
  una norma:  le  entrate della dismissione degli enti economici siano
  finalizzate a questo intervento.
       Vorremmo  capire  perché  il  commissario  liquidatore li tiene
  congelati questi fondi.  Perché  li  tiene  congelati?  Che funzione
  hanno, che produttività stanno avendo?
       Ci  sono  poi  i soldi delle iniziative industriali, dell'altra
  società,  la  norma  approvata  da  questo  Parlamento recita: "Sono
  trasferiti  al  patrimonio della Regione le partecipazioni azionarie
  non   suscettibili   di   dismissioni".   Possiamo  finalizzare  con
  un'apposita  norma  anche  queste  entrate  a questa operazione. Voi
  sapete  che  ancora  va  privatizzata la Siciliana Gas, la Bacini di
  Palermo, la Sicilvetro.
       Ripeto: vi parla  chi era contrario a questo disegno, ma, visto
  che  abbiamo   deciso   di   chiudere   il  capitolo  della  Regione
  imprenditrice,  diamogli  una  finalità  sociale;  dimostriamo che è
  possibile  un  nuovo  processo  di  reindustrializzazione  di questa
  Regione.
       Io  ho  provato  a  delineare  per  la  mia  parte  politica un
  ragionamento  ed  una  analisi di quanto è avvenuto e di come uscire
  dalla crisi salvaguardando lo stabilimento di Termini Imerese.
       Ecco,  signor  Presidente  della Regione, è agli atti di questo
  Parlamento  un  nostro  ordine del giorno; abbiamo provato a fare un
  ragionamento  oggettivo,  non solo nella ricostruzione della vicenda
  FIAT ma anche nella parte propositiva.
       Siamo  di  fronte ad un passaggio che possiamo definire storico
  per questa Regione. Storico perché la chiusura dello stabilimento di
  Termini  Imerese, anche simbolicamente, non ci parla solo della vita
  di  3.500 lavoratori tra impiegati FIAT, esternalizzati e lavoratori
  dell'indotto, ci parla anche - e in questo senso parla non solo alla
  Sicilia ma  all'intero  Paese - della possibilità per il Mezzogiorno
  di avere  un  futuro produttivo fuori dai vincoli, dall'assistenza e
  dai ricatti della mafia.

     PRESIDENTE   E'  iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo, ne ha
  facoltà.

                  PRESIDENZA DEL VICE PRESIDENTE FLERES

    BARBAGALLO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, prima di fare
  alcune valutazioni sulle  scelte da compiere e sul ruolo del Governo
  regionale dell'Assemblea -  so  che  si  sta lavorando attorno ad un
  ordine del  giorno  unitario;  mi  sembra  una  cosa  necessaria che
  rafforza  la   posizione  dell'esecutivo  -  è  utile  conoscere  la
  situazione dello  stabilimento  di  Termini Imerese che, com'è noto,
  comincia a produrre  nel  1970,  con  700  addetti,  la  500 'L'. Lo
  stabilimento  si  chiamava  allora, è stato ricordato dall'onorevole
  Forgione, Sicilfiat.
       Nel tempo la  produzione  è  aumentata, e così gli addetti sono
  arrivati a circa  3.500  nella  seconda  metà  degli anni '80 con la
  produzione della Panda.  Negli anni '90 la Fiat fu interessata da un
  contratto d'area  di circa 1200 miliardi con un massiccio intervento
  pubblico che  portò ad una forte ristrutturazione dello stabilimento
  e con la  produzione  della  Punto.  Più  di  recente,  la  Fiat  ha
  utilizzato  diversi  canali  istituzionali  e pubblici, alcune nuove
  leggi che sono state inserite nel mercato del lavoro - basti pensare
  al lavoro  interinale  e ai contratti di formazione. Attualmente gli
  addetti di diretta  dipendenza  della  Fiat  sono circa 1700; poi vi
  sono 400 addetti  delle  ditte  cui la Fiat ha esternalizzato alcuni
  parti  inerenti  la  produzione:  in  pratica  tutti  i  servizi  di
  assistenza e manutenzione.
       Alla Fiat  sono  collegate,  inoltre,  6  aziende  dell'area di
  Termini per un  totale  di circa 300 addetti. Anche numerose aziende
  dell'area di Palermo  e,  perfino  qualcuna di Trapani, con oltre un
  centinaio di operai.
       Va considerato,  infine, l'indotto  non direttamente collegato:
  autotrasportatori, pulizie,  mense,  marittimi,  portuali, con oltre
  centinaia di addetti.
       Si tratta, dunque, di tremila lavoratori e, se vogliamo fare un
  paragone, è  come  se  sparissero all'improvviso, a Torino, circa 50
  mila lavoratori.
       A metà  settembre,  con  l'accordo  sui  prepensionamenti che è
  stato ricordato   ancora  una  volta  dall'onorevole  Forgione, sono
  andate via circa  230  persone,  quasi  il  dieci  per  cento  degli
  addetti.
       Lo stabilimento ha sempre avuto una caratteristica di catena di
  montaggio, dove non  si  producono  i pezzi  ma si assemblano quelli
  prodotti da altre  fabbriche.  Infatti, i motori vengono da Termoli,
  le lastre da  Mirafiori, e così via. L'indotto, paraurti, sedili, si
  è sviluppato da poco  più di un decennio. Per questo lo stabilimento
  è stato definito "polmone",  e  questa è anche una delle cause della
  debolezza dello stabilimento  di  Termini Imerese. Va detto però che
  questo   stabilimento   ha   toccato   vertici   di   qualificazione
  professionale estremamente elevati. Migliaia e migliaia di famiglie,
  in quella realtà,  sono  diventate  operai.
       I lavoratori legati alla produzione della Fiat erano orgogliosi
  di un insediamento  che  faceva  cambiare  anche  la  struttura e la
  natura dello sviluppo economico di quella realtà.
       La Fiat è  stata  -  come  voi certamente ricordate - fucina di
  grandi battaglie  sindacali e di scontri, anche duri, con l'azienda,
  sulla  cultura di  impresa  e  anche  sui  modelli  di  sviluppo  da
  realizzare.
       Le  manifestazioni   di  questi  giorni  hanno  realizzato  una
  massiccia partecipazione  e una grande unità tra le forze sindacali,
  le forze istituzionali  e  le  forze politiche.  Tutta la città si è
  mobilitata  alle  manifestazioni  degli  studenti,  delle  mogli dei
  lavoratori, ad  altri  settori che capiscono che smantellare Termini
  significa   anche  inserire  un  meccanismo  distorto  che  potrebbe
  ulteriormente penalizzare  la  nostra  terra.  C'è  rabbia  e  molta
  angoscia per il futuro
       Ed allora noi dovremmo  anche chiederci: cosa si può fare?
       C'è un  primo ragionamento che investe il discorso che riguarda
  il modello di sviluppo e la differenza che ancora esiste, purtroppo,
  tra il Sud, la Sicilia in particolare, e le aree forti del Paese.
       Sono  sicuro  che l'onorevole D'Antoni svilupperà meglio questo
  concetto, ma non c'è  dubbio - è stato detto tante volte - che non è
  un caso se il  Veneto  e la Lombardia sono tra le più ricche regioni
  d'Europa e la Sicilia e la Calabria tra le più povere.
       C'è   un   problema   che  riguarda  gli  squilibri  sociali  e
  territoriali; è un  problema  culturale che in questi ultimi tempi è
  stato fortemente richiamato  - e io credo messo in discussione - dal
  duo Tremonti-Bossi.
       In Sicilia  abbiamo  un  settore  petrolchimico  che è in forte
  ridimensionamento,  una  cantieristica  navale  quasi  al lumicino o
  inesistente,  la produzione di materiale rotabile è ormai residuale,
  la Pirelli ed altre aziende hanno chiuso.
       La  chiusura  della  Fiat  aggraverebbe,  ulteriormente, questo
  quadro già  abbastanza allarmante.
       Il settore  dell'auto è  un settore difficile, complesso. E' un
  settore  maturo   ma  non  è  un  settore  decotto,  non  si  spiega
  altrimenti  perché  cinque  o  sei aziende automobilistiche mondiali
  stanno benissimo sul  mercato  e  la Fiat invece paga pesanti errori
  sul piano delle strategie industriali.
       E' utile ricordare che nel 2010 si apre l'area euromediterranea
  e c'è  la possibilità, quindi, di un mercato nuovo: uno stabilimento
  in Sicilia  significa,  anche,  utilizzare  il  mercato dei Paesi di
  questo  libero  scambio  euromediterraneo  che  in  questa  fase  è,
  certamente, utilizzato in maniera ridotta.
       Da un lato, quindi, l'allargamento ad Est della Unione europea,
  dall'altro lato  questo sbocco nuovo: se la Sicilia vuole finalmente
  dimostrare   che   può   svolgere   un   ruolo   centrale  nell'area
  euromediterranea deve indicare alcune linee di sviluppo industriale.
       La crisi  della  Fiat viene da lontano e non è facile inserirsi
  nelle dinamiche della crisi del settore industriale italiano che sta
  diventando, sempre più, una  crisi che viene risolta  non attraverso
  il metodo della cultura d'impresa e dell'industria, ma attraverso il
  metodo  degli  operatori  della   finanza.  E  questo  è  molto  più
  pericoloso  Quando la  politica  viene  messa  in subordine rispetto
  all'economia e, soprattutto,  rispetto  alla  finanza,  la  politica
  corre seri rischi perché  non  riesce  più  a  trovare equilibri che
  riguardino il bene di tutti.
       Si  può ipotizzare l'intervento diretto dello Stato nella Fiat?
  Io credo di sì  E' stato detto per la Volkswagen e per altri casi in
  Europa. E non sono, nemmeno, contrario perché si tratta, non solo di
  mantenere un simbolo, un emblema,  ma si tratta di dimostrare che il
  Governo ha a cuore le sorti della Sicilia e del Meridione.
       Sono un po' più scettico sulla partecipazione finanziaria della
  Regione, non  tanto  perché  la  Regione non debba svolgere un ruolo
  propositivo e dinamico in  questa  vicenda  che la vede protagonista
  di una interlocuzione  forte  nei  confronti  del Governo regionale,
  quanto perché non credo  che  il  bilancio  della  Regione  si possa
  permettere di spendere molti  miliardi,  se è vero che l'anno scorso
  abbiamo chiuso il bilancio  con circa 2 miliardi di entrate fittizie
  che poi regolarmente non si sono realizzate.
       Mi pare complicato  fare il bilancio del 2003 e prevedere delle
  risorse.  Forgione  parlava  delle  dismissioni,  finora  ne abbiamo
  realizzate solo due,  ma non ci sono né i tempi né  le disponibilità
  finanziarie per  tentare  un  intervento  diretto della Regione che,
  tuttavia, deve cercare  di  fare  il possibile per svolgere un ruolo
  positivo.
       Dicevo che l'intervento pubblico si può fare: in Italia è stato
  fatto, nel  passato, per  l'Alitalia  e per l'Italsider. Non ci sono
  motivi ostativi,  la  stessa Unione europea ha detto che trovando un
  certo  equilibrio, delle forme interessanti si possono trovare anche
  delle soluzioni.
       Tutto  è  subordinato,  però,  alla  presentazione di un valido
  progetto di  riconversione industriale. Fino a quando noi non avremo
  i termini esatti  del  processo  che  vuole innescare la Fiat, non è
  chiaro su  quali  interventi possiamo essere incisivi. Perché è vero
  quello che ha  detto  il Presidente Cuffaro e quello che hanno detto
  gli altri: che  la  carta  più importante è quella della innovazione
  tecnologica; ma  dobbiamo  anche capire attraverso quale modalità si
  può    realizzare   un   intervento   di   innovazione   tecnologica
  nell'impianto di Termini.
       La  FIAT finora ha avuto solo un'idea, che è quella di vendere,
  perché  probabilmente  i partner che la devono acquistare, la stessa
  General Motors che  detiene  il 20 per cento, così ha stabilito. Ma,
  fino a quando  non si stabilisce, dicevo, un piano serio di sviluppo
  industriale, non ci sono molte strade.
       Termini Imerese  non può chiudere con la cassa integrazione per
  un anno e  poi pensare di riaprire lo stabilimento. Non credo che si
  possa  riaprire   più.  E'  chiaro  che,  se  chiude,  difficilmente
  riaprirà.  Si  deve discutere, com'è stato detto, a fabbrica aperta;
  ci sono notevoli risorse, soprattutto sul piano umano.
       Le  affermazioni  del  Presidente  della  Regione Piemonte sono
  gravissime:  sostenere  che  in  Sicilia bisogna intervenire con gli
  ammortizzatori  sociali  e riconvertire l'aria significa considerare
  la  nostra  terra assolutamente marginale; significa dimenticare non
  solo il contributo dei lavoratori siciliani, ma anche non capire che
  un modello di  sviluppo  che  non  pone  la questione meridionale al
  centro delle linee  di  sviluppo  nazionale è un modello di sviluppo
  sbagliato  e   accredita  l'ipotesi  di  uno  squilibrio  sociale  e
  territoriale  sempre  maggiore.  L'accoppiata Bossi - Tremonti, come
  dicevo, si è già messa in questa direzione.
       Io  non  sono  d'accordo con Forgione: il centro-sinistra aveva
  introdotto  degli  elementi  positivi.  Basti pensare alle modifiche
  apportate  alla  legge  numero  488,  ai tagli operati nei confronti
  delle  regioni  e degli enti locali con la finanziaria nazionale del
  governo  Berlusconi, all'autoimprenditorialità giovanile che è stata
  penalizzata,   alla   riduzione   degli   interventi   per  i  patti
  territoriali e i contratti d'aria.
       Sarebbe  triste  confermare  che  la  Sicilia  viene  vista dal
  centro-destra   esclusivamente   come   un  serbatoio  di  voti.  Il
  sessantuno  a zero, anziché  produrre una maggiore attenzione per il
  Sud, e  la nostra Regione in particolare, sta producendo uno scontro
  anche  interno  alla  stessa  Casa  delle  libertà; Bossi e La Russa
  offendono quella parte politica che più di tutti si è battuta per un
  modello di sviluppo nazionale e solidale.
       Purtroppo gli  statisti che ha espresso la Democrazia cristiana
  non sono più con noi

                          SULL'ORDINE DEI LAVORI

     PRESIDENTE    Onorevoli  colleghi,  giunge  alla  Presidenza  una
  proposta  sull'ordine   dei   lavori  che  prevede  di  interrompere
  momentaneamente il  dibattito,  per  procedere alla votazione finale
  del disegno di  legge  298.3  -  Norme  stralciate  I/A,  e  per poi
  proseguire con  il  dibattito fino all'esaurimento o, eventualmente,
  se si dovesse fare molto tardi, con un aggiornamento a domani.

     GIANNOPOLO  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE  Ne  ha  facoltà. Mi auguro onorevoli colleghi che non
  si apra  un dibattito sulla proposta, cerchiamo di essere sintetici,
  così possiamo andare, anche perché mi dicono che ci sono esigenze da
  parte di  molti  colleghi  di  allontanarsi  per  delle riunioni che
  devono aver luogo.

     GIANNOPOLO   Signor Presidente, intervengo sull'ordine dei lavori
  per  dire che sono d'accordo con la sua proposta, però credo che sia
  stato   sbagliato   mettere   all'ordine   del  giorno  soltanto  le
  comunicazioni del Presidente della Regione, consentendo l'intervento
  di  un deputato per ogni Gruppo, perché su un tema così delicato non
  è  possibile  contingentare i tempi.
       Io  le  chiedo, Presidente, di mettere all'ordine del giorno la
  questione   FIAT   con   tutti   gli   atti,   comprese   mozioni  e
  interrogazioni,  che su tale problema sono stati presentati, in modo
  tale   da   avere  la  possibilità  di  parlare,  perché  non  posso
  assolutamente   accettare  un  contingentamento  dei  tempi  su  una
  questione così fondamentale per la nostra Regione.

     CAPODICASA  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     CAPODICASA   Signor  Presidente, avverto una certa difficoltà del
  Parlamento,  l'avevo  avvertita  anche  nelle  parole del Presidente
  della  Regione,  a  formulare  un'ipotesi conclusiva con la quale la
  Regione  possa  presentarsi al tavolo della trattativa.  Mi pare che
  già  in tre interventi effettuati sono venute delle diverse ipotesi.
  Non  sarebbe  opportuno, signor Presidente - a meno che non serva un
  voto,  ma  io  vorrei  capire  quale  voto,  considerato che vi sono
  diversi ordini del giorno che dicono anche cose un po' diverse l'uno
  dall'altro  -  non  sarebbe opportuno che, se a sospensione si debba
  andare,  per  aggiornare  la seduta a domani, questa sospensione non
  sia  un  po' più lunga per poi il Parlamento tornare a discutere del
  problema alla luce della riunione che si avrà?

     SPEZIALE  C'è l'incontro di Roma

     CUFFARO    presidente   della   Regione.   C'è  un'assemblea  dei
  lavoratori a Termini Imerese domani alla 13.30.

     CAPODICASA    Signor   Presidente,   se  dobbiamo  arrivare  alla
  conclusione  di  questo  dibattito con la votazione di un ordine del
  giorno  di  generica  solidarietà,  i  lavoratori  sanno  che c'è la
  solidarietà  di  ogni  Gruppo  parlamentare,  che c'è la solidarietà
  individualmente  di  ogni  singolo  deputato,  che  il  Governo è in
  movimento, ma se dobbiamo trovare un'ipotesi che ...

     PRESIDENTE   Onorevole Capodicasa, posso interromperla un attimo?
  Può  essere funzionale se l'Aula lo ritiene. Siccome domani pare che
  ci  sia  quest'assemblea dei lavoratori alle 13.30, se noi riteniamo
  di potere esaurire il dibattito tra stasera e domani - ci sono sette
  iscritti  a  parlare  -  allora  si  può arrivare, entro domani alle
  13,30, a votare un ordine del giorno più articolato; ove non dovesse
  essere  possibile,  si potrebbe sdoppiare la questione in due parti:
  un  voto  di  solidarietà  immediata,  che  potremmo votare stasera,
  subito dopo la votazione finale della legge, per ritornare ad aprire
  il  dibattito che riguarda la Fiat subito dopo gli incontri romani e
  ulteriori  eventuali  notizie.  E'  un'ipotesi,  onorevoli colleghi,
  solamente   per  potere  comunque  dare  intanto  una  testimonianza
  dell'Assemblea  regionale  siciliana,  perché  c'è  stata nei giorni
  scorsi   una   testimonianza  di  solidarietà  da  parte  di  gruppi
  parlamentari,  di  partiti,  di  forze  sociali  e politiche, ma non
  dell'Assemblea regionale siciliana.
       Le  lascio  la  parola  onorevole  Capodicasa,  la mia era solo
  un'ipotesi   che   potrebbe  coniugare  le  due  esigenze,  entrambe
  corrette,  quella  di esprimere subito una solidarietà ai lavoratori
  che  domani hanno un'assemblea a Termini Imerese, ma non considerare
  concluso  l'intervento  dell'Assemblea  su  questo tema, rinviandolo
  però  a  quando  esisterà la possibilità di un approfondimento anche
  sulla base delle informazioni che ci derivano dalle questioni che si
  stanno sviluppando in sede romana. E' un'ipotesi

     CAPODICASA   Signor Presidente, la mia impressione è che l'ordine
  del giorno di solidarietà sia del tutto superfluo e anche rischioso,
  perché,  come  si  è  visto anche rispetto alle soluzioni possibili,
  occulterebbe  le  reali differenze anche di impostazione che vi sono
  nell'Assemblea.
       Io  sono dell'avviso che serve una discussione di merito dentro
  la quale ci possono essere anche le diverse opzioni, non è detto che
  poi  si  concluda  tutti  insieme,  ma  farlo oggi, quando ancora la
  discussione  è  tutta da sviluppare, l'incontro di giovedì credo che
  dirà molte cose ...

     PRESIDENTE  Allora dobbiamo spostarla alla prossima settimana?

     CAPODICASA   Dico  che,  se la finalità di questo dibattito è una
  finalità  volta  ad  assicurare  solo  la  solidarietà,  non serve a
  niente;  se  dobbiamo entrare nel merito delle cose, credo che prima
  di giovedì non possiamo entrarci.

     D'ANTONI  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

     D'ANTONI    Signor  Presidente,  penso  che  una  via  intermedia
  potrebbe  essere  la  seguente:  procediamo  con la votazione finale
  della  legge,  rinviamo  il  dibattito e la sua conclusione a domani
  mattina alle undici, per concluderlo con l'approvazione di un ordine
  del  giorno  in  tempo di partecipazione all'assemblea prevista alle
  13.30.  Facciamo  precedere  la  riapertura dei lavori alle 11.00 da
  una  riunione dei presidenti dei Gruppi parlamentari alle 10.00, per
  trovare  un punto di sintesi, se è possibile - e secondo me lo sarà,
  perché  ci sono due o tre questioni che non sono insuperabili, a mio
  giudizio  -  per  fare  una  verifica se i Gruppi sono disponibili a
  votare  un  ordine  del  giorno unitario, sulla base di un testo che
  qualcuno  in  serata  può  preparare e domani mattina alle 10.00 può
  essere verificato.
       Perché  è  importante  che tutto questo si faccia entro domani?
  Perchè  giovedì  c'è  un incontro sindacale, non c'entra nulla che i
  lavoratori   vanno  lì  perchè  c'è  l'incontro  sindacale,  qui  la
  questione  vera  è che il Presidente del Consiglio ha dato alla FIAT
  venti  giorni di tempo per rifare il Piano, quindi è decisivo che la
  Sicilia  sia  in campo, per quello che vale, poco o molto, ma sin da
  domani,  perchè poi nell'elaborazione di questo piano si sappia cosa
  pensa in Governo della Regione siciliana e questa Assemblea.
       Da quel momento  in  poi  seguiremo  ogni giovedì, ogni martedì
  quello  che  succederà,  ma questo passaggio è indispensabile, a mio
  giudizio.  Domani  mattina alle 10.00 i Capigruppo la verificano, se
  è  possibile trovare un punto di sintesi su un testo che in serata o
  il  Governo  o  qualcuno  di noi può preparare e domani presentare a
  questa  riunione, poi si riporta in Aula, si prosegue il dibattito e
  si vota.

     PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi,  poichè la proposta è condivisa
  dai  Presidenti  dei  Gruppi parlamentari, riepilogo l'andamento dei
  lavori:  noi  adesso  procediamo con la votazione finale del disegno
  di legge  che  è  iscritto  all'ordine  del  giorno,  aggiorniamo il
  dibattito a domani  mattina  alle  11.30;  alle  11.00  si terrà una
  riunione dei  presidenti dei Gruppi parlamentari, senza l'intervento
  del Presidente  dell'Assemblea,  perchè  la motivazione mi sembra di
  natura  politica,  non  di  natura  organizzativa,  sull'ordine  dei
  lavori. La riunione  dei  Capigruppo si terrà in Sala Rossa alle ore
  11.00  e  alle  11.30  riprendono  i  lavori  d'Aula.
       Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.


   Presidenza del presidente Lo Porto


                                  CONGEDI

    Comunico  che  sono pervenute richieste di congedo per la presente
  seduta  relative  agli  onorevoli  Catania Franco, D'Aquino, Cascio,
  Pagano, Costa, Mancuso e Leanza Nicola.
       Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    VOTAZIONE  FINALE  DEL  DISEGNO DI LEGGE "DISPOSIZIONI URGENTI NEI
    SETTORI  DELL'ARTIGIANATO,  DEL  COMMERCIO,  DELLA  COOPERAZIONE E
    DELLA PESCA" (N. 298.3 - Norme stralciate I/A

     PRESIDENTE   Si  passa  al  quarto  punto dell'ordine del giorno:
  Votazione  finale  del  disegno  di  legge "Disposizioni urgenti nei
  settori  dell'artigianato, del commercio, della cooperazione e della
  pesca" (n. 298.3 - Norme stralciate I/A).
       Comunico  che  è  stato  presentato  dal  Governo  il  seguente
  emendamento,  ai  sensi  dell'articolo  117 del Regolamento Interno,
  sostitutivo all'emendamento 2.2:
       "Il comma  2  è  così  sostituito: 'Sono fatte salve le istanze
  presentate, ai sensi degli articoli 27 e 28 della legge regionale 18
  febbraio 1986,  n.  3, e successive modifiche ed integrazioni, entro
  il 31 marzo 2002'"
       E' una  correzione  di  natura formale che riguarda un termine,
  che anziché  il  31  dicembre diventa il 31 marzo, perchè il termine
  del 31  dicembre  non  era previsto da nessuna legge, ma solo da una
  circolare e  pertanto va adeguato a quella che è la previsione della
  legge.
       Il parere della Commissione?

     TRICOLI  presidente della Commissione e relatore.  Favorevole.

     PRESIDENTE  Chi è  favorevole  resti  seduto;  chi è contrario si
  alzi.

                             (E' approvato)

       Dichiaro  aperta  la  votazione finale per appello nominale del
  disegno di legge n. 298.3 - Norme stralciate I/A.
       Invito il deputato segretario a procedere all'appello.

     BASILE  segretario, procede al primo e al secondo appello.

                        RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE  Proclamo l'esito della votazione:

    Presenti e votanti .......... 53

    Maggioranza.................. 27

    Hanno votato si ............. 42

    Hanno votato no ............. 11

    Astenuti .................... Nessuno

                          (L'Assemblea approva)

       Onorevoli  colleghi,   pongo   in   votazione  la  delega  alla
  Presidenza per il coordinamento formale del disegno di legge.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvata)

       Onorevoli  colleghi,  così  come  stabilito,  l'Assemblea terrà
  seduta  domani,  mercoledì  16  ottobre  2002 alle ore 11.30, con il
  seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


      I - COMUNICAZIONI.

     II - LETTURA  AI SENSI E  PER  GLI  EFFETTI  DEGLI  ARTICOLI  83,
          LETTERA D), E 153 DEL REGOLAMENTO INTERNO, DELLE MOZIONI:

     N. 169 - Iniziative  a tutela del Banco di Sicilia,in seguito
              all'avvenuta fusione con Banca di Roma.

        Ferro, Raiti, Miccichè, Morinello, Forgione, Barbagallo,
        Ortisi, Capodicasa, Speziale

        Presentata il 3 ottobre 2002.

     N. 170 - Interventi    per    consentire    l'apertura   alle
              manifestazioni   sportive   automobilistiche   della
              strada provinciale 92, Nicolosi - Enna.
        Fleres, Garofalo, Catania F., Maurici, Catania G., Scoma.

        Presentata il 9 ottobre 2002.

     N. 171 - Interventi   per   l'introduzione   nell'ordinamento
              nazionale del reato di tortura.

        Fleres, Catania G., Garofalo, Maurici, Mercadante, Catania F.,
        Scoma.

        Presentata il 9 ottobre 2002.

     N. 172 - Interventi per l'adeguamento dei punteggi attribuiti
              per  l'abilitazione  e  l'idoneità  all'insegnamento
              conseguite  alla  SSIS, alle  direttive  comunitarie
              89/48 e 92/51 CEE.

        Fleres, Catania G., Maurici, Garofalo.

        Presentata il 9 ottobre 2002.

     N. 173 - Opportune   iniziative   economico-finanziarie   per
              fronteggiare la grave crisi che interessa l'economia
              siciliana.

        Speziale, Barbagallo, Ortisi, Ferro, Forgione.

        Presentata l'11 ottobre 2002.

    III - SEGUITO DEL DIBATTITO  SULLE  COMUNICAZIONI  DEL  PRESIDENTE
          DELLA REGIONE IN  ORDINE ALLA GRAVE SITUAZIONE DETERMINATASI
          ALLA FIAT AUTO

     IV - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

          - "Interventi  per  l'attuazione  del  diritto  allo  studio
          universitario in Sicilia" (nn. 271-341/A).
          Relatore: on. Antinoro

      V - ELEZIONE DI  QUATTRO  COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
          PER LA GESTIONE DEL  FONDO  DI  ROTAZIONE  PER  IL COMMERCIO
          ISTITUITO PRESSO L'IRFIS  CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
          4 AGOSTO 1978, N. 26.

     VI - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI  DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
          LA  GESTIONE DEI  FONDI  ISTITUITI  PRESSO  L'IRFIS  PER  LE
          PICCOLE E MEDIE  IMPRESE,  PREVISTO  DALLA LEGGE REGIONALE 6
          MAGGIO 1981, N. 96.

    VII - ELEZIONE  DI   NOVE   COMPONENTI  DELLA  CONSULTA  REGIONALE
          DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.

   VIII - ELEZIONE DI UNDICI  COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
          TUTELA DELL'AMBIENTE.

     IX - ELEZIONE DI NOVE  COMPONENTI  DEL  CONSIGLIO REGIONALE PER I
          BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.

      X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI  DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER LA  PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
          SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.

     XI - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI  DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER  L'INVENTARIO,  LA  CATALOGAZIONE  E LA
          DOCUMENTAZIONE    GRAFICA,   FOTOGRAFICA,   AEROFOTOGRAFICA,
          AUDIOVISIVA.

    XII - ELEZIONE DI SEI  COMPONENTI  ESPERTI  DEL COMITATO REGIONALE
          PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.

   XIII - ELEZIONE  DI  TRE  MEMBRI  DEL  COMITATO  REGIONALE  PER  LA
          PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
          PROVINCIALI SCOLASTICI.

    XIV - ELEZIONE DI CINQUE  COMPONENTI  DELLA CONSULTA REGIONALE PER
          LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.

     XV - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI PALERMO.

    XVI - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI CATANIA.

   XVII - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.

  XVIII - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.

    XIX - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.

     XX - ELEZIONE   DI   UN   COMPONENTE   DEL   COMITATO   DIRETTIVO
          DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.

    XXI - ELEZIONE  DI   TRE   COMPONENTI   DEL   CONSIGLIO  DIRETTIVO
          DELL'ISTITUTO  REGIONALE   DI   RICERCA,  SPERIMENTAZIONE  E
          AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.

    La seduta è tolta alle ore 21,00.

    (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 23.45)