Presidenza del presidente Lo Porto
ACIERNO, segretario f.f., dà lettura del processo verbale delle
sedute numeri 88 e 89 del 15 ottobre 2002, che, non sorgendo
osservazioni, si intendono approvati.
MISSIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono in missione, per ragioni del loro
ufficio, l'onorevole Salvatore Fleres dal 16 al 19 ottobre 2002;
l'onorevole Giuseppe Catania il 16 ottobre 2002; l'onorevole Angelo
Paffumi dal 23 al 27 ottobre 2002.
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni con richiesta di risposta scritta:
N. 837 - Provvedimenti per eliminare la discarica abusiva
lungo la strada statale 385 Caltagirone-Catania.
- Assessore Enti Locali
- Assessore Agricoltura
- Assessore Territorio
Firmatari:
Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio
N. 838 - Realizzazione del Museo Multimediale nel Comune
di Nicolosi (CT).
- Presidente Regione
- Assessore Enti Locali
- Assessore Turismo
- Assessore Beni Culturali
Firmatari:
Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco
N. 839 - Rispetto delle percentuali previste dal decreto
Ronchi in materia di raccolta differenziata dei rifiuti
solidi urbani, da parte del Comune di Nicolosi (CT).
- Assessore Enti Locali
- Assessore Territorio
Firmatari:
Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco
N. 840 - Determinazioni dirigenziali relative alle
assunzioni a tempo determinato nei mesi di aprile e maggio
2002, da parte del Comune di Nicolosi (CT).
- Assessore Enti Locali
- Assessore Bilancio
Firmatari:
Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco
N. 841 - Notizie sullo stato delle pratiche per
l'affidamento al Coni della Piscina comunale di Nicolosi
(CT).
- Assessore Enti Locali
- Assessore Lavori Pubblici
Firmatari:
Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco
N. 842 - Notizie sulla gestione del Centro Congressi sito
in via Calvario a Nicolosi (CT).
- Assessore Enti Locali
Firmatari:
Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco
N. 843 - Informazioni sulla gestione del Centro diurno per
anziani del Comune di Nicolosi (CT).
- Assessore Enti Locali
Firmatari:
Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco
N. 844 - Interventi a sostegno dei lavoratori della ex
'Nuova Intesa' di Gagliano Castelferrato (EN).
- Presidente Regione
- Assessore Lavoro
Firmatario:
Tumino Carmelo
N. 845 - Regolarizzazione delle spettanze dovute ai
farmacisti dalle A.S.L..
- Presidente Regione
- Assessore Sanità
Firmatari:
Ioppolo Giovanni; Virzi' Gioacchino; Infurna Giuseppe
N. 846 - Notizie circa il decreto dell'Assessore per la
cooperazione in materia di corsi abilitanti all'esercizio di
attività commerciali nel settore alimentare.
- Presidente Regione
- Assessore Cooperazione
Firmatari:
Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Maurici Giuseppe; Scoma
Francesco.
ANNUNZIO DI INTERPELLANZA
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata dall'onorevole
Moschetto l'interpellanza n. 64 "Notizie circa l'affidamento dei
servizi di nettezza urbana presso il Comune di Fiumefreddo (CT)".
- Assessore Territorio
Presidenza del presidente Lo Porto
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI
PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e
153 del Regolamento interno, delle seguenti mozioni:
N. 169 "Iniziative a tutela del Banco di Sicilia, in seguito
all'avvenuta fusione con Banca di Roma", degli onorevoli Ferro
Giovanni; Raiti Salvatore; Miccichè Calogero; Morinello
Salvatore; Forgione Francesco; Barbagallo Giovanni; Ortisi
Egidio; Capodicasa Angelo; Speziale Calogero;
N. 170 "Interventi per consentire l'apertura alle
manifestazioni sportive automobilistiche della strada provinciale
92, Nicolosi - Etna", degli onorevoli Fleres Salvatore; Garofalo
Ottavio; Catania Franco; Maurici Giuseppe; Catania Giuseppe; Scoma
Francesco;
N. 171 "Interventi per l'introduzione nell'ordinamento
nazionale del reato di tortura", degli onorevoli Fleres Salvatore;
Catania Giuseppe; Garofalo Ottavio; Maurici Giuseppe; Mercadante
Giovanni; Catania Franco; Scoma Francesco;
N. 172 "Interventi per l'adeguamento dei punteggi attribuiti
per l'abilitazione e l'idoneità all'insegnamento conseguite alla
SSIS, alle direttive comunitarie 89/48 e 92/51 CEE", degli onorevoli
Fleres Salvatore; Catania Giuseppe; Maurici Giuseppe; Garofalo
Ottavio;
N. 173 "Opportune iniziative economico-finanziarie per
fronteggiare la grave crisi che interessa l'economia siciliana",
degli onorevoli Speziale Calogero; Barbagallo Giovanni; Ortisi
Egidio; Ferro Giovanni; Forgione Francesco.
Ne do lettura:
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- con l'art. 56 della legge regionale n. 2 del 26
marzo 2002 sono stati sanciti i criteri fondamentali
dell'assunzione della partecipazione azionaria della
Regione siciliana nella ormai costituita holding
'Capitalia spa', in sostituzione della
partecipazione azionaria nel Banco di Sicilia
prevista dalla legge regionale n. 39 del 1991,
abrogata dal comma 8 dell'articolo menzionato;
- la fusione del Banco di Sicilia con Banca di Roma
nella Capitalia spa ha decretato l'assunzione di
impegni che prevedevano la tutela dei livelli
occupazionali e il mantenimento del collegamento tra
il Banco di Sicilia ed il territorio;
- era stata sancita la conservazione sull'intero
territorio nazionale, da parte del Banco di Sicilia,
dei presidii economicamente e storicamente
rilevanti;
considerato che:
- è destinato alla chiusura un terzo delle filiali che
si trovano al di là dello stretto di Messina;
- la presenza del Banco di Sicilia, che prima era
assicurata in 12 regioni, 29 province e 39 comuni,
si ridurrà a 8 regioni, 9 province e 9 comuni;
- l'Istituto di credito siciliano scomparirà
dall'Umbria, dalla Basilicata, dalle Marche e dal
Trentino;
- si prevede una riduzione dell'organico per un numero
non inferiore a 700 unità;
ritenuto che:
- il Banco di Sicilia perderà presidii economicamente
e storicamente rilevanti, con gravi ripercussioni
sul livello occupazionale e sulle capacità
competitive dell'Istituto di credito;
- sono state disattese le linee guida ed i principi
che hanno giustificato l'operazione che ha portato
all'assunzione della partecipazione azionaria nella
holding Banca di Roma in sostituzione della
partecipazione azionaria nel Banco di Sicilia;
preso atto che:
- era facilmente prevedibile che l'operazione di
fusione non fosse altro che un'iniziativa volta a
tappare i buchi di Banca di Roma;
- la Regione siciliana ha perso in questa operazione
diverse centinaia di miliardi delle vecchie lire,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire affinché il Banco di Sicilia, già
fortemente penalizzato dalla fusione con Banca di
Roma, non continui a perdere parte del suo
patrimonio finanziario, competitivo e di risorse
umane, impegnando i vertici dell'Istituto di credito
al rispetto degli accordi presi in sede di
costituzione della Capitalia spa;
- a provvedere alla nomina del consigliere di nomina
regionale che deve essere coinvolto in ogni
decisione che modifica gli assetti economico
patrimoniali dell'Istituto di credito. (169)
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- dopo diversi anni di sospensione, l'Amministrazione
della Provincia regionale di Catania ha ripreso
l'organizzazione della storica gara automobilistica
Nicolosi-Etna, manifestazione seguita da decine di
migliaia di sportivi e non, che si recano alle
pendici del vulcano, lungo il percorso di gara, per
seguire l'ascesa delle auto;
- l'Ente Parco dell'Etna non consente lo svolgimento
della manifestazione nelle zone A-B-C del Parco
attraversate dalla strada provinciale 92, adducendo
a giustificazione di tale decisione che il rumore e
gli scarichi emessi dalle autovetture in gara
arrecano grave danno all'ecosistema, limitando di
fatto la manifestazione e privandola di tratti
altamente tecnici e spettacolari, oltre che del
riconoscimento di gara internazionale;
- quotidianamente centinaia di auto e moto si recano
sulle zone sommitali del vulcano lungo la stessa
strada provinciale 92; il sabato e la domenica il
flusso veicolare supera le migliaia di unità, senza
che l'Ente parco intervenga in alcun modo per
disciplinare o regolamentare l'accesso, dimostrando
in tal senso l'infondatezza delle ragioni del
diniego allo svolgimento della gara nelle zone A-B-C
del Parco dell'Etna;
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a porre in essere gli opportuni interventi, anche in
deroga alle norme del Parco dell'Etna, al fine di
consentire lo svolgimento delle manifestazioni
sportive lungo il tracciato della strada provinciale
92, consentendo così alla Corsa dell'Etna di
acquisire, come merita, il rango di gara
automobilistica internazionale. (170)
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- i numerosi fatti di cronaca mostrano in tutta la
loro drammaticità immagini di uomini sottoposti a
restrizione della libertà, brutalmente ed
immotivatamente picchiati e torturati, sia sul piano
fisico, sia sul piano psicologico;
- ad oggi nell'ordinamento nazionale non esiste il
reato di tortura e pertanto nel sistema penale non
esiste una norma specifica per punire il suddetto
reato;
- nel diritto internazionale tale reato è individuato
e definito dall'art. 1 della Convenzione delle
Nazioni Unite contro la tortura, ed altre pene o
trattamenti crudeli, disumani o degradanti,
approvata dall'Assemblea Generale il 10 dicembre
1984 e ratificata dall'Italia con la legge 3
novembre 1988, n. 498, all'art. 7, comma 2, nonché
dallo Statuto della Corte penale internazionale,
adottato a Roma il 7 luglio 1998 e ratificato
dall'Italia con la legge 12 luglio 1999, n. 232,
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
affinché si adoperi presso il Governo nazionale per
l'introduzione nell'ordinamento del nostro Paese del
reato di tortura. (171)
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- da anni, con riforme di settore, i Governi
succedutisi alla guida del Paese hanno tentato il
riordino della pubblica Istruzione e l'inserimento
in ruolo del personale docente e non docente;
- nelle more delle riforme, tra il mancato
espletamento dei concorsi per l'abilitazione e la
mancanza di norme chiare, si è creata una fascia di
docenti precari, i quali pur avendo superato il
concorso abilitante e malgrado l'insegnamento
effettuato con incarichi annuali, oggi sono superati
in graduatoria dai docenti che conseguono
l'abilitazione e l'idoneità all'insegnamento alla
SSIS;
- la sperequazione di cui sopra viene perpetrata anche
in danno dei cittadini dell'Unione Europea che
intendono far valere in Italia l'abilitazione e
l'idoneità all'insegnamento conseguite nei
rispettivi Paesi;
- infatti il Ministero della Pubblica Istruzione
riconosce loro in conformità alle direttive
comunitarie 89/48 e 92/51 CEE, 24 punti, mentre ne
riconosce 66 agli abitanti SSIS,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
E IN PARTICOLARE
L'ASSESSORE PER I BENI CULTURALI, AMBIENTALI E
PER LA PUBBLICA ISTRUZIONE
ad intervenire presso il Governo nazionale affinché
anche gli abilitati alla SSIS sia riconosciuto il
punteggio previsto dalla direttive comunitarie 89/48
e 92/51 CEE. (172)
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
ASSUNTA la gravità della situazione economica e sociale
dell'economia nazionale, e in particolar modo del
mezzogiorno, entro cui le prospettive dell'economia
siciliana appaiono drammatiche per la crisi dei poli
petroliferi, per il drastico ridimensionamento della
Fiat, per la precarietà finanziaria di tanta parte
dell'impresa siciliana, e infine per la lunga e
complessa crisi della nostra agricoltura colpita da
siccità e degli allevamenti stremati dalle misure
sanitarie necessarie a contenere la diffusione di
BSE e del morbo della 'lingua blu';
PRESO ATTO della valutazione d'outlook della società di
rating Moody's che ha considerato negative le
prospettive dell'economia siciliana, definita di
'fragile profilo', e che intravede un peggioramento
della situazione di bilancio dovuto, innanzitutto, a
un crescente deficit della spesa sanitaria;
VALUTATE con attenzione le motivazioni addotte da Moody's per
tale giudizio e secondo le quali 'il peggioramento
dell'economia locale è di particolare rilievo perché
si realizza in una regione autonoma, in cui il 70%
delle entrate deriva direttamente da risorse
proprie, le quali sono correlate alla situazione
economica. Di conseguenza, ogni rallentamento
dell'economia locale ha un impatto diretto sul
bilancio regionale';
CONSIDERATO che i sostanziali tagli previsti dalla manovra
economica nazionale colpiscono la Sicilia in maniera
grave al punto da allarmare lo stesso Presidente
della Regione che, pure, inizialmente si era
espresso positivamente verso il documento
finanziario del Governo nazionale;
VALUTATA la necessità di non deprimere l'economia locale e
anzi di garantire flussi finanziari indispensabili
per attrezzare il territorio, migliorarne le
funzioni di sistema a vantaggio delle attività
produttive locali, garantire le risorse per un
minimo circuito finanziario e per tutte le attività
di assistenza rivolte al sostegno degli strati più
deboli della popolazione e al concorso nella spesa
per servizi che altrimenti graverebbero
integralmente sugli scarni bilanci familiari,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a predisporre per l'esame dell'aula, entro il mese
di ottobre, l'assestamento del bilancio (esercizio
2002) che preveda, innanzitutto, le certezze del
trasferimento agli enti locali di Euro 49 milioni
per le province e di euro 139 milioni per i comuni,
a valere sul fondo che era stato decurtato di pari
importo in sede di previsione;
- ad anticipare la manovra economica e la
definizione dei criteri e delle valutazioni a cui
intende ancorare le proposte per il bilancio 2003
della Regione, aggiornando le cifre troppo
ottimistiche poste a base del DPEF e correggendo sia
le sovrastime di entrate tributarie che le voci di
spesa, adeguandole ai nuovi parametri e ai tagli
previsti dal Governo nazionale;
- a ripristinare per l'esercizio 2003 i fondi a
disposizione delle Province e dei Comuni per
garantire il livello dei servizi, la corretta e
puntuale predisposizione dei bilanci, ed evitando il
ricorso al meccanismo di rivalsa sulle tasse locali
(ICI, immondizia e acqua);
- a ripristinare una programmazione triennale delle
risorse destinate agli enti locali per assicurare
certezza nei riferimenti finanziari, chiarezza nei
criteri di assegnazione e automaticità nei
meccanismi di erogazione;
- a provvedere alla definizione di un testo di legge
per la ripartizione di alcune entrate tributarie
direttamente ai comuni, in attuazione del principio
costituzionale di devoluzione fiscale. (173)
Dispongo che le mozioni testé lette vengano demandate alla
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perchè se ne
determini la data di discussione.
SPEZIALE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevemente soltanto per chiederle di valutare la possibilità che in
tempi rapidi l'Assemblea possa discutere la mozione numero 173
riguardante le iniziative economiche-finanziarie da adottare per
fronteggiare la grave crisi che interessa l'economia siciliana. Io
ritengo fondamentale questa discussione per evitare che, come é
successo l'anno scorso, la Sicilia arrivi in ritardo ad affrontare
questioni delicatissime che saranno poi affrontate nel Parlamento
nazionale e che avranno una refluenza sulle politiche regionali.
Pertanto, mi permetto di sollecitare la rapida discussione
della mozione numero 173.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, condivido la sua premura.
Sarà mia cura informare il Governo tempestivamente, affinchè possa
stabilire una data ravvicinata della discussione della mozione.
Presidenza del presidente Lo Porto
SEGUITO DEL DIBATTITO SULLE COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE
IN ORDINE ALLA GRAVE SITUAZIONE DETERMINATASI ALLA FIAT AUTO
PRESIDENTE. Si passa al punto III all'ordine del giorno: Seguito
del dibattito sulle comunicazioni del Presidente della Regione in
ordine alla grave situazione determinatasi alla Fiat Auto.
Comunico che é stato presentato un ordine del giorno unitario
di tutte le forze politiche qui rappresentate, che offre una serie
di proposte per il superamento della crisi dell'impianto
automobilistico di Termini Imerese. Apprezzate queste circostanze,
dichiarerei, se naturalmente gli interessati sono d'accordo,
decadute le iscrizioni a parlare di ieri, e aprirei una nuova
discussione sull'ordine del giorno 149 testé presentato.
L'ordine del giorno reca le firme di tutti i rappresentanti dei
Gruppi parlamentari, e di ciò non posso che compiacermi.
Credo questa una grande manifestazione di unità dell'Assemblea
regionale siciliana nei confronti di una emergenza sociale molto
grave; ve ne sono grato sul piano istituzionale e me ne compiaccio
sul piano politico perché questa é una di quelle volte in cui
possiamo affermare che la Sicilia ritrova coscienza dei propri
angosciosi problemi.
Do lettura dell'ordine del giorno n. 149: "Iniziative volte a
scongiurare la chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese",
a firma degli onorevoli, D'Antoni, Forgione, Leontini, Speziale,
Ortisi, Granata, Acierno ed altri.
"L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- il settore auto è un settore manifatturiero strategico da
cui l'Italia non può uscire;
CONSIDERATO CHE
- il piano industriale, presentato nei giorni scorsi dalla
FIAT alle parti sociali, prevede in tutto il territorio
italiano il taglio di 8.000 posti di lavoro ed in
particolare la CIG a zero ore per dodici mesi per i 1.800
lavoratori dello stabilimento di Termini Imerese;
- il piano presentato non è un progetto industriale di
rilancio, bensì un graduale ma sostanziale abbandono del
settore automobilistico;
- la fabbrica FIAT di Termini Imerese ha rappresentato un
riferimento importante per diverse province e occupa un
indotto di migliaia di unità;
- l'indotto è rappresentato da piccole e medie aziende che
hanno effettuato grandi investimenti e che sarebbero
destinati a riconvertirsi;
TENUTO CONTO CHE:
- la drammatica vicenda FIAT ha suscitato un moto popolare di
grande solidarietà di tutta la comunità siciliana
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad attivarsi in tutte le sedi per impedire la chiusura dello
stabilimento FIAT di Termini Imerese e per giungere ad una
positiva soluzione che rilanci il ruolo dell'industria
siciliana;
- a farsi portavoce presso il Governo nazionale del rischio
concreto che la chiusura dello stabilimento di Termini
Imerese rappresenterebbe un danno irreversibile per
l'economia di tutta la Sicilia;
- ad intervenire con il Governo nazionale affinchè eserciti il
proprio peso politico per dire a FIAT che il piano
industriale è inaccettabile e va totalmente modificato;
- a chiedere al Governo nazionale l'istituzione di un tavolo
di confronto tra Governo nazionale, Governi delle regioni
interessate, FIAT ed organizzazioni sindacali per discutere
il nuovo piano industriale, che in ogni caso dovrà prevedere
la continuità produttiva senza le interruzioni previste per
il 2 dicembre prossimo;
- a sostenere che il piano dovrà contenere uno sviluppo del
settore adeguato ai livelli di produzione delle altre
aziende internazionali;
- ad affermare che lo stesso piano dovrà considerare lo
stabilimento di Termini Imerese non ultimo territorio
dell'impero, ma avamposto per i mercati del Mediterraneo e
dovrà prevedere per Termini Imerese una produzione autonoma
e completa, un numero maggiore di auto prodotte e/o nuove
linee di produzione;
- a rifiutare ogni ipotesi di scambio tra la chiusura dello
stabilimento siciliano e forme diverse di ammortizzatori
sociali o di mobilità dei lavoratori verso altre possibili
attività da insediare o rilanciare nell'area industriale in
sostituzione;
- a chiedere al Governo nazionale di intervenire con un piano
finanziario che preveda un assetto azionario equilibrato e
di garanzia per tutti e che confermi un ruolo fondamentale
per il Sud a partire da Termini Imerese;
- a chiedere al Governo nazionale che, a fronte di un nuovo
piano industriale di rilancio, ci sia una partecipazione
pubblica;
- a rilanciare una politica di investimenti pubblici privati
nel Mezzogiorno e in particolare in Sicilia.
D'ANTONI . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ANTONI . Signor Presidente, lei ha già sottolineato, nel
comunicare l'ordine del giorno 149, il valore politico di questo
documento. L'avere trovato da parte di tutti i gruppi parlamentari
una posizione comune su di un tema estremamente delicato, per certi
versi, drammatico, come quello che stiamo vivendo, penso costituisca
un atto di grande valore politico.
A questo documento ha lavorato in maniera determinante il
Governo, attraverso l'assessore Noé; penso che su una questione
così delicata vedere il Governo e tutti i gruppi parlamentari
impegnati su una posizione comune sia un elemento di forte impatto
politico.
Il documento si commenta da solo, quindi non impiegherò molto
tempo nell'illustrarlo; esso mi pare chiaro, esplicito, e forte.
Mi sembra superfluo ripercorrere le fasi storiche che ci hanno
condotto alla situazione attuale, ma anche illustrare la parte
propositiva del documento stesso.
E' chiaro a tutti che siamo nel mezzo di una crisi pesante che
non riguarda esclusivamente uno stabilimento, quello di Termini
Imerese, ma riguarda l'intero settore italiano dell'auto. Non a caso
l'ordine del giorno parte dalla considerazione che per noi, per la
Sicilia, per l'Assemblea regionale siciliana, l'Italia non deve
dismettere il settore dell'automobile, perché questo è il
presupposto su cui poi noi facciamo tutti i ragionamenti riguardanti
la Sicilia.
Infatti, se questo presupposto venisse meno, tutto il resto
rischierebbe di essere vano o demagogico.
Sarebbe utile qui fare una ricostruzione, capire gli errori;
ieri sera c'è stato questo tentativo, si è fatto questo sforzo. Io
tuttavia penso che sarebbe abbastanza sterile farlo, anche perché
sull'argomento 'chi è senza peccato, scagli la prima pietra';
infatti, chi per un motivo, chi per un altro in questa vicenda
abbiamo tutti delle responsabilità come Paese, a partire dagli anni
'50 a seguire negli anni successivi.
Basta leggere l'intervista che ieri ha rilasciato Romiti ad
una testata nazionale per rendersi conto di come quest'ultima fase
della vicenda Fiat sia incredibile agli occhi degli stessi
protagonisti. Quindi, se è incredibile agli stessi protagonisti, è
veramente difficile che sia credibile per altri che comunque l'hanno
seguita dall'esterno e non dall'interno.
Tuttavia, io penso che la Regione con questo documento faccia
un salto di qualità importante, perché non siamo di fronte ad una
vicenda sterile, di rivendicazione piagnona, ma siamo di fronte ad
un'assunzione piena di responsabilità.
Noi diciamo, per tutto quello che è avvenuto: a) l'Italia non
deve uscire dal settore dell'automobile; b) in questo quadro,
bisogna riscrivere il piano industriale della Fiat; c) nella
riscrittura del piano industriale della Fiat, bisogna che lo
stabilimento di Termini Imerese resti aperto e continui a produrre
automobili.
Dobbiamo evitare attentamente di cadere in trappola (in cui
anche in buona fede rischiamo di cadere) richiedendo, ad esempio, un
contratto di programma sul modello Manfredonia.
Il contratto di programma sul modello Manfredonia sarebbe per
Termini Imerese esiziale nella fase attuale perché significherebbe
prendere atto della chiusura; come è successo a Manfredonia, si
chiude l'Enichem e si riparte con un contratto di programma.
Noi dobbiamo sostenere (il documento lo dice chiaramente) che
lo stabilimento non deve essere chiuso, che deve continuare a
produrre automobili, che, nell'ambito di questa certezza, deve
essere prevista la continuitàoltre la data del 2 dicembre - data
prevista dal piano attuale per la messa in cassa integrazione di
tutti i lavoratori di Termini Imerese - e che tutti gli interventi
devono essere aggiuntivi, non alternativi. Mi pare che questa non
sia una posizione demagogica, ma sia quanto di meno noi possiamo
fare in un rapporto corretto tra le questioni di politica economica
nazionale, nel rapporto Nord-Sud, per un impegno vero per lo
sviluppo e il rilancio delle aree deboli del nostro Paese.
In tutto questo entriamo nel merito, ci assumiamo le nostre
responsabilità compreso, come è scritto chiaramente nella parte
finale del documento, un eventuale intervento pubblico nel capitale
azionario della Fiat.
Avremo altre occasioni per parlare di questa vicenda, ma penso
che si è chiusa veramente una fase.
Abbiamo avuto la fase dell'intervento pubblico purchè sia; la
fase del pensiero unico della fine degli anni ottanta e gli anni
novanta in cui comunque il pubblico era un disastro e in cui il
privato aveva sempre ragione; oggi entriamo in una fase più
realistica in cui il problema pubblico-privato deve diventare un
problema più serio riguardo agli interessi del Paese,
all'equilibrio, all'efficienza, al rapporto tra questo e le scelte
forti di politica economica e sociale che un Paese deve fare.
Penso che questa sia la vera svolta di questi anni duemila;
penso, altresì, che nei prossimi dieci anni assisteremo a questo
dibattito importante che già si è riaperto perfino negli Stati
Uniti, se pensiamo che Bush, dopo l'11 settembre, ha dovuto salvare
le compagnie aeree statunitensi con un massiccio intervento
pubblico.
Evitiamo, quindi, di fare noi problemi di principio tra
pubblicisti e privatisti, tra liberisti e non liberisti, entriamo
più in una logica vera di un rapporto corretto tra Stato e mercato
in cui l'intervento pubblico sia presente anche per evitare le
distorsioni che un trionfo del mercato non sempre controllato
produce, a giudicare dall'intervento di ieri del Governatore della
Banca d'Italia. Egli ha detto due cose; primo: l'intervento
pubblico non è, in quanto tale, da demonizzare; secondo: che i
conti della Fiat persino a lui, che aveva le banche per controllare,
(non parla un esterno ma una persona che aveva gli strumenti per
controllare) non risultano del tutto chiari.
Siamo, quindi, in una fase nella quale o si riesce ad
intervenire e a controllare, oppure le conseguenze economiche e
sociali si scaricano, come sempre avviene, sulla parte debole del
Paese, e, all'interno della parte debole, su quella che più ne
sopporta le conseguenze stesse, come, in questo caso, l'area di
Termini, i lavoratori, l'intera comunità termitana.
Detto ciò, penso che sia corretto, come noi facciamo
nell'ordine del giorno, impegnare il Governo della Regione
siciliana, che si è dichiarato disponibile ad un'azione seria nei
prossimi giorni che saranno decisivi nei confronti del Governo
nazionale e del Gruppo Fiat.
Il Governo nazionale si è dato venti giorni di tempo e ha dato
venti giorni di tempo al Gruppo Fiat per riscrivere il piano; la
Regione è in campo con una posizione chiara che deriva da questo
documento, e dunque, potrà battersi in tutte le sedi affinché
queste linee passino in maniera chiara ed esplicita nella
riformulazione del piano.
Noi dobbiamo essere impegnati a dare il nostro contributo, non
escludendo nulla, come facciamo in questa fase generica, rispetto
all'assetto azionario purchè ci sia quella garanzia.
Un'ultima considerazione, signor Presidente.
Credo che vada sottolineato lo spirito 'termitano' che sta
influenzando l'intera regione. Finalmente, su una vicenda come
questa, c'è una vera mobilitazione popolare. Abbiamo visto in
queste giornate non soltanto l'impegno dei leader nazionali e
regionali, dei deputati di tutti gli schieramenti politici, abbiamo
visto qualcosa di più: si è creata una comunità, si è creata una
coesione importantissima: dal cardinale De Giorgi, che domenica ha
usato parole forti commentando questa vicenda, all'insieme di tutta
la comunità termitana, innanzitutto, palermitana e siciliana.
Io credo che l'Assemblea debba saper cogliere questo aspetto,
proprio nel rapporto corretto che ci deve essere tra maggioranza e
opposizione, che non viene cancellato mai, perchè quello fa parte
dell'assetto democratico. Ma credo anche che sia importante
sottolineare che su vicende come questa, che riguardano interessi
forti della Sicilia, ci sia questa mobilitazione popolare e questo
documento, votato appunto, come io spero, all'unanimità, stante le
firme di tutti i capigruppo, è il segnale corrispondente dell'unità
politica a fronte di una mobilitazione unitaria popolare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha
facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
per sottolineare l'importanza dell'ordine del giorno, ma anche della
convergenza unitaria che si realizza attorno a questo ordine del
giorno e quindi attorno a questa vicenda.
Noi dobbiamo sapere che questa vicenda ha scosso le coscienze
dei siciliani; certo, l'epicentro è Termini, è Palermo, ma tuttavia
avvertiamo che tutto il popolo siciliano è rimasto coinvolto,
colpito da questa preannunciata chiusura, da questo preannunziato
disimpegno della Sicilia da parte di un grande gruppo industriale.
Onorevoli colleghi, io appartengo ad una realtà, quale quella
vicina a Termini Imerese, al Termitano, che sin dagli anni '70
considerò l'arrivo della Fiat a Termini Imerese, in quel lembo di
mare accarezzato dagli orti e dalle colture intensive, come un segno
della modernità, della progressione civile di quelle popolazioni
come un segno che qualche cosa si era rimesso in movimento, e questa
sensazione l'hanno avuta in tanti. Io trovo in ciò il motivo della
mobilitazione della popolazione di Termini Imerese, della comunità
del Termitano. Infatti, qui non c'è in discussione un'azienda e
nemmeno i 1.800 posti di lavoro; c'è in discussione qualche cosa di
più, c'è in discussione il futuro, la prospettiva.
All'epoca, la Fiat, la realizzazione dell'autostrada
Palermo-Catania erano due grandi eventi coincidenti che diedero
l'impressione che si potesse cambiare pagina; poi per chi militava
nei partiti della sinistra, per noi di sinistra significò anche la
possibilità che una nuova idea dello sviluppo democratico di queste
comunità potesse determinarsi con la costituzione di un nucleo di
classe operaia, il quale avrebbe alimentato il conflitto democratico
e quindi il progresso democratico delle nostre popolazioni.
Ecco perchè adesso quella gente è colpita e si mobilita, e noi
dovremmo sapere che dietro i nostri gesti, anche quelli di questo
Parlamento regionale, di questo Governo regionale, ci deve essere un
senso di responsabilità, un'etica della responsabilità verso questo
sentire profondo, non solo di quegli operai, delle loro famiglie ma
anche di quelle comunità.
Penso, quindi, che il Governo regionale dovrebbe far valere
l'ordine del giorno numero 149 in tutte le sedi, dovrebbe vantare il
fatto che attorno a questa posizione si realizza una unità forte,
chiara, netta su un obiettivo che tutti rivendichiamo.
Ribadisco anche che - l'ho detto ieri in Commissione - il
Governo regionale deve stare attento a non delegare troppo al
Presidente del Consiglio dei Ministri. Lo dico benevolmente, perché
il Presidente del Consiglio dei Ministri, purtroppo, appartiene a
questa anomalia italiana, appartiene anche alla storia di queste
famiglie del capitalismo italiano, tutto casereccio, che pure si
sono combattute.
Pertanto, invito il centrodestra siciliano a stare molto
attento in questo passaggio della vita politica nazionale, in questo
passaggio cruciale della crisi della Fiat e delle sue possibili
soluzioni.
In secondo luogo, penso che dobbiamo in concreto avanzare la
proposta che lo stabilimento di Termini Imerese, anche se a regime
ridotto, deve continuare la sua produzione così come è detto,
denunciando il fatto che la Fiat, per ottimizzare i costi, satura
gli impianti di Mirafiori, spostando, sottraendo almeno trecento
autovetture al giorno alla produzione termitana; evidentemente non
può continuare con meno di duecento automobili di produzione,
altrimenti andrebbe sotto regime.
Questo noi dobbiamo denunciarlo chiaramente per garantire la
continuità produttiva dello stabilimento di Termini Imerese.
Dobbiamo rifiutare - lo condivido - l'idea del contratto d'area per
Termini Imerese, così come diceva l'onorevole D'Antoni, e lo dico
perché, forse un po' ingenuamente, anche i sindaci del comprensorio
- ma non solo quelli - parlano di un documento a firma di sessanta
sindaci della provincia di Palermo in cui chiedono la stipula di un
contratto d'area.
Voglio precisare che sono nettamente contrario al contratto
d'area a Termini Imerese; i contratti d'area si fanno per sancire,
partono da un punto: gli stabilimenti chiudono, si capisce cosa si
deve fare dopo.
Questo è un assunto e un presupposto che noi non possiamo
accettare Noi chiediamo che il Governo nazionale e il Governo
regionale si impegnino a costruire una ipotesi di contratto di
programma che è una delle ipotesi negoziali che veda la presenza di
parti pubbliche e parti private per rilanciare quello stabilimento.
Questo sì
Da tale punto di vista, invito il Governo regionale a cogliere
l'occasione della vicenda Fiat per ripensare seriamente, in un
confronto aperto con le forze sociali, imprenditoriali, culturali e
politiche di questa Regione, ad una nuova politica industriale per
la Sicilia dove anche lo strumento del contratto di programma e
della negoziazione degli investimenti in Sicilia con il Governo
nazionale possa essere uno dei punti forti.
Infine, per quanto riguarda la posizione della Generalmotors,
invito sopratutto la sinistra, oltre alle altre forze politiche, a
considerare gli effetti devastanti di un certo tipo di
globalizzazione.
FORGIONE. Noi siamo con il movimento 'No-global'
GIANNOPOLO. Se la Generalmotors acquista il ramo auto della Fiat,
il Presidente della Regione siciliana o il sindaco di Scillato con
chi discuterà quando la Generalmotors chiuderà definitivamente lo
stabilimento di Termini Imerese? La Generalmotors, infatti, fa
sapere che una grande multinazionale non discute con gli Stati
perché essa, come tutte le grandi multinazionali, basa il suo
presupposto sull'annientamento dell'idea di Stato, non di un confine
istituzionale, ma di un confine democratico.
Stiamo attenti, perché è una cosa giusta la capacità di
misurarsi con i mercati internazionali; ma dobbiamo stare attenti
anche al fatto che o questa vicenda cammina con la globalizzazione
dei diritti, delle sedi politiche e democratiche; altrimenti, sarà
la fine perché torneremmo al Medioevo, torneremmo al fatto che i
diritti delle persone saranno negati perché le grandi
multinazionali andranno laddove ci sono meno diritti da far valere.
Su questo punto vorrei che noi assumessimo maggiore
consapevolezza: la vicenda Fiat e ciò che accade nel suo rapporto
con la Generalmotors o con un'altra grande multinazionale, ci deve
insegnare tante cose. L'economia, se non è accompagnata dalla
democrazia, prima o dopo ci farà tornare indietro.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ripeterò qui,
stancamente, i termini della problematica cui è dedicata l'odierna
seduta, anche perché sono stati ben sviscerati dai colleghi.
Nel merito, constaterò soltanto che la trasversalità e la
molteplicità di proposte che abbiamo ascoltato in questi giorni
significano tre cose: innanzitutto che, in ordine generale,
l'ancoraggio alle ideologie tradizionali mostra la corda, anche in
questa occasione, perché incapace di suggerire alle nuove realtà
teorie macroeconomiche cui aggregare proposte risolutive a problemi
concreti; in secondo luogo, il problema è con ogni evidenza sentito
dall'opinione pubblica come gravissimo e foriero di travolgere, di
travalicare, anzi, verso processi economici e sociali ben più estesi
di quelli d'area; in terzo luogo, l'unanimismo di intenti rischia
di essere solo velleitario fino a quando non si misurerà con altri
enti e istituzioni assenti in questi giorni dal dibattito a Termini
Imerese. In tale contesto si inquadra il ruolo della Regione.
Noi diciamo no al massimalismo verbale, del quale abbiamo
tracce in questi giorni. Siamo tutti d'accordo a salvare i posti di
lavoro, a imporre ad un interlocutore con il quale non abbiamo
rapporti diretti chissà quali soluzioni miracolistiche. Siamo anche
contrari a un ruolo di impegno diretto della Regione, intanto perché
la Regione siciliana finanziariamente non è il Land della Bassa
Sassonia; e poi anche per un fatto di coerenza con la politica
economica che tutto il Parlamento, dalla legislatura passata, ha
intrapreso con il governi di centrosinistra e di centrodestra che
vanno verso la dismissione degli enti economici, avendo stabilito
che la stagione imprenditoriale della Regione siciliana è finita.
Diciamo sì, invece, al ruolo minimale che la Regione...
PRESIDENTE. Ora abbiamo instaurato l'economia della
professoressa Alessi.
ORTISI. E' un'altra dimensione, signor Presidente; noi pensiamo
che un ridimensionamento del ruolo della Regione non sia una
deminutio capitis, ma uno strumento attraverso il quale possiamo
davvero svolgere un ruolo, minimale probabilmente, ma concreto.
Allora, la Regione si intesti un'azione di pressione politica
nel cui indirizzo vanno e la posizione dell'onorevole Nicolosi, e
cioè 'non voteremo la finanziaria fino a quando non si risolve il
problema di Termini Imerese', e l'ordine del giorno che
all'unanimità oggi voteremo.
Diciamo anche che il Governo deve svolgere un ruolo forte di
interlocuzione attiva in ogni fase della contrattazione, della
presentazione del piano industriale, tenendo conto di tre cose: a)
che il problema è nazionale e su tutto il territorio nazionale vanno
spalmati eventualmente i sacrifici; b) che siamo stufi
dell'andamento 'cornuto' della politica industriale nel nostro
Paese, per cui gli utili vanno sempre a me e le perdite ed i
sacrifici sempre a te; c) che la Sicilia non può in eterno vivere
nel ricatto occupazionale, perché questo ci paragona agli scudi
umani che tanto rimproveriamo a Saddam Hussein. Infatti, ogni volta
che c'è un attacco ci si trincera con gli scudi umani
dell'occupazione per cui bisogna tornare indietro, non operare
secondo le leggi del mercato, intervenire a fondo perduto a favore
di chi ricco è e più ricco diventa, perché nel Sud e nella Sicilia
viviamo il dramma degli scudi umani, cioè dei lavoratori che si
mettono davanti, 'state attenti perché se non mi aiutate a fondo
perduto ed a verso unico io vi licenzio il mondo '.
Lo sapevano tutti della crisi della Fiat e di ciò che sarebbe
avvenuto; in questo contesto, dunque, ridimensioniamo, ma rendiamo
più credibile il nostro ruolo. Ed in questo contesto, signor
Presidente, si inseriva la nostra proposta di minimalismo solidale
che magari giocava sul paradosso di una riunione del Parlamento
siciliano davanti ai cancelli della fabbrica; proposta che poteva,
come la Presidenza intelligentemente ha suggerito, essere modulata
in altra maniera, anche come partecipazione dei deputati ad un fondo
di solidarietà a chi organizza forme di lotta alle quali noi
dobbiamo partecipare, lotta che sarà molto più lunga e molto meno
lineare di quanto certi unanimismi, cui applaudiamo purché non
siano velleitari e non ci illudano, proprio potrebbero fare pensare.
PRESIDENTE. Onorevole Ortisi, in merito all'ultima sua
perorazione mi consenta una risposta brevissima.
Lei ha fatto una proposta formalizzata con una lettera alla
quale la Presidenza non può, però, sentirsi vincolata, a parte che
si tratta di convincersi della giustezza della stessa - e io sono
convinto che sia giusta - poiché occorre una decisione politica
sull'organismo che dovrà recarsi a Termini in rappresentanza
dell'Assemblea regionale siciliana: si era ipotizzata la Commissione
Attività produttive allargata ai Capigruppo, qualora questi ultimi
volessero andare.
Si è pensato pure a delle sottoscrizioni, ed anche su questo la
Presidenza è d'accordo e disponibile. A tal fine invito i gruppi
parlamentari ad elaborare un documento formale che consenta di
procedere, perché se questa rimane soltanto una perorazione la
Presidenza non è nelle condizioni di poter operare.
ORTISI. D'accordo, signor Presidente.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io intervengo
intanto per dichiarare la mia soddisfazione per il documento che
oggi l'Aula si appresta, in maniera unitaria, a votare ed a
sottoscrivere.
Voglio partire da una considerazione citando le parole
dell'onorevole D'Antoni - che siano mutati i tempi della
consapevolezza politica circa l'andamento dell'economia si evince
anche e soprattutto dalle parole usate nell'ordine del giorno -;
diceva l'onorevole D'Antoni, giustamente, che l'Italia, quinta o
sesta potenza del mondo, non può permettersi di uscire da un settore
strategico qual è quello dell'auto perché ciò significa il declino,
significa la fuoriuscita dal novero dei Paesi industrializzati,
significa abbandonare quella possibilità che hanno pochi Paesi di
usufruire di una ricaduta tecnica, scientifica, applicativa e
industriale che è la diretta conseguenza della ricerca in questo
settore importantissimo.
Quindi non è un problema di Termini Imerese.
Ed io mi compiaccio molto che il Parlamento siciliano abbia
colto questo grande significato, al di là delle 'fesserie' che
qualche Governatore di turno va dicendo in giro: "rinchiudiamoci
nella ridotta di Torino, rinchiudiamoci in una tana che così ci
salviamo". Questo signore forse non ha capito, e così quelli che la
pensano come lui, che da almeno vent' anni esiste il problema
dell'auto. E questo problema dell'auto, soprattutto, e della Fiat in
particolare, è iniziato subito dopo la prima crisi petrolifera,
quando la famiglia Agnelli ha abbandonato, non ha più creduto nel
settore dell'automobile. E, anziché fare come hanno fatto altri
grandi produttori mondiali, cioè aumentare, moltiplicare gli
investimenti nel settore dell'auto per migliorare il prodotto, ha
deciso di diversificare gli investimenti del suo gruppo sottraendo
risorse all'innovazione tecnologica; di fatto, quindi, ponendosi in
una posizione di marginalità nel mercato globale della produzione
dell'auto che ha, poi, portato alle conseguenze che conosciamo.
Io oserei dire con una frase forte che la Fiat è morta
venticinque anni fa quando ha deciso di non credere più in questo
settore. E questa è una risposta che do a coloro i quali si
scandalizzano che il Governo di una Nazione forte si debba
interessare - e come se si deve interessare - di un settore
primario che consente anche il benessere di cui godiamo nel nostro
Paese. A quei falsi moralisti che si scandalizzano voglio ricordare
che la Francia lo fa con la Renault, che è una industria di Stato;
voglio ricordare che la Germania, allorquando, alcuni anni fa, la
Volkswagen doveva licenziare decine di migliaia di lavoratori, è
intervenuta pesantemente per aiutare il settore.
Certo ci sono modi e modi perché i soldi pubblici vengano
usati.
Finora la Fiat è stata una industria di Stato di proprietà di
un privato, tant'è che è nata pure la barzelletta relativa alla
socializzazione delle perdite ed alla massimalizzazione di introito
dei profitti.
La Fiat ha avuto qualcosa come 200.000 miliardi in questi
ultimi venticinque anni, 200.000 miliardi; altro che industria di
Stato E' stata la peggiore industria di Stato, una industria di
Stato che è stata, a volte, parte dello Stato stesso.
Si ricorderà, infatti, l'esperienza del ministro Agnelli che,
fra l'altro, ha svenduto le produzioni ortofrutticole del Meridione
d'Italia in cambio della vendita di trattori al Marocco, oppure in
cambio della vendita di trattori alla Slovenia, il giorno dopo che è
diventata ministro, mentre precedentemente esisteva un veto della
Comunità economica europea a che la Slovenia potesse entrare
nell'Europa unita fino a quando non avesse risolto il contenzioso
con l'Italia. Il giorno dopo che Susanna Agnelli è diventata
ministro, questo veto da parte dell'Italia è venuto meno e poi
abbiamo scoperto che, per esempio, si dovevano fornire dei trattori.
Quindi, finiamola con questa concezione moralistica del
capitalismo perché il capitalismo non è stato quello della Fiat. La
Fiat non è mai stata una industria privata, è stata sempre una
industria sovvenzionata con fortissimi aiuti dello Stato.
Cosa fare? Questo ordine del giorno lo dice chiaramente e da
mandato al Governo e a tutto il Parlamento siciliano, da più forza
al Governo della nostra Regione nel momento in cui prevede delle
condizioni da porre perché ci siano gli aiuti di Stato. Le
condizioni sono che occorre un rilancio delle attività produttive
della Fiat che passi per Termini Imerese, che passi per la
rifunzionalizzazione produttiva nel settore dell'auto a Termini
Imerese, altrimenti non ci sarebbe più sviluppo possibile per questa
terra. Chiediamo altresì che ci siano ulteriori investimenti, sia
pubblici che privati, favoriti dal Governo. Poi si vedrà qual è il
cammino da seguire.
Intanto, fuoriesca la Generalmotors. Io l'avevo detto in tempi
non sospetti, sette giorni fa, che era il nemico di Termini Imerese,
la soluzione peggiore per la Fiat. La Generalmotors - che produce
auto dello stesso target della Fiat, che ha già in Europa l'Opel,
con gravi problemi di ristrutturazione, di tagli del personale - non
avrebbe fatto altro che tagliare subito Termini Imerese e anche
altri stabilimenti Fiat in Italia, proprio perché producendo lo
stesso tipo di autoveicoli vuole solo massimizzare al massimo e
razionalizzare il rapporto costi-benefici della produzione per
eliminare le perdite.
Quindi, ben venga la soluzione della partecipazione dello
Stato, anche in via transitoria, per risanare l'Azienda e per
consentire alla Fiat di restare tale, di restare in Italia e di fare
con calma le alleanze possibili, come ha fatto la Francia, che ha
favorito, tramite Renault, l'acquisizione di Nissan.
Oggi Renault, dopo l'acquisizione, avvenuta tre anni fa, della
Nissan giapponese, è un colosso in Europa; è un colosso che guadagna
soldi; è un colosso che non teme più la concorrenza di nessuno; che
non ha paura di essere aggredito da nessuno e che ha davanti a sé un
periodo di prosperità assicurato.
Noi chiediamo che venga fatto lo stesso per la Fiat.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Acierno. Ne ha
facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non v'è dubbio
che essere giunti ad un documento unitario è sicuramente una grande
vittoria di tutto il popolo siciliano che oggi si celebra nell'Aula
di questo Parlamento. E, come sempre, la solidarietà dei siciliani
arriva puntuale a difendere quei sacrosanti diritti sanciti dalla
Costituzione italiana che recita che 'il nostro Paese è fondato sul
lavoro'. E di lavoro e solo di lavoro, ancora oggi, vive il
cittadino italiano; però le vicende di questi giorni ed il documento
che ci apprestiamo ad approvare fanno emergere un problema
drammatico, che è sicuramente figlio della politica economica che si
è portata avanti nel nostro Paese negli ultimi cinquant'anni.
Purtroppo, la necessità della grande industria, che in un Paese
progredito come è l'Italia svolge un ruolo sicuramente
indispensabile e necessario, a volte - come è il caso di Termini
Imerese - crea delle implicazioni di carattere sociale estremamente
gravi.
E' impensabile pensare che, se un gruppo industriale entra in
crisi - ed in un momento storico di globalizzazione è anche
possibile e succede -, un intero territorio rischi il crack
economico; perché la verità è questa.
Se dovesse, malauguratamente, chiudere lo stabilimento di
Termini Imerese il danno economico di un intero territorio non è
ripagabile da nessun governo, da nessuna forza politica, da nessun
impegno.
Allora è vero che noi dobbiamo difendere il lavoro, ma dobbiamo
anche prendere coscienza di quello che sta succedendo.
Io mi rivolgo al collega D'Antoni perché ha illustrato, a nome
di tutti, questo documento che, come tutti i documenti unitari,
chiaramente deve tenere conto di diverse visioni; ma la sua lunga
esperienza nel sindacato mi porta a fare una riflessione e ad
esprimere un suggerimento, che non vuol essere il suggerimento
dell'ultima ora, perché qualunque documento, anche il migliore, se
viene letto e riletto ancora può anche suscitare la necessità di
qualche contributo.
Io credo che forse abbiamo dimenticato, ma solo nella scrittura
e non nel pensiero, il mantenimento del livello occupazionale.
Allora, in questo nostro documento noi non facciamo altro che
ribadire un principio fondamentale, che non è siciliano, è
nazionale: l'Italia non può rinunciare all'industria
automobilistica, non alla Fiat.
Noi potremmo anche rinunciare alla Fiat ma non all'industria
automobilistica, che significa ricerca, sviluppo e tecnologia
indispensabili per un Paese come il nostro. Ma contemporaneamente
non possiamo rinunciare al livello occupazionale. In questo
documento, forse, abbiamo dimenticato di sancire - ma solo,
ribadisco, nello scrivere e non nel pensarlo - di avere garanzie sul
mantenimento del livello occupazionale. Infatti, mi preoccupa
moltissimo quanto ha dichiarato il Governatore della Banca d'Italia.
Il Governatore Fazio, parlando della crisi della Fiat, si è
vantato - ve lo leggo - vi ruberò alcuni minuti però è importante
riportare esattamente quello che ha detto: "Credo che serva un
contributo da parte di tutti - commentando l'ipotesi di un
intervento pubblico in Fiat Auto -, approvo pienamente le iniziative
che si sono messe in moto ma occorre un piano industriale,
altrimenti rischiamo di perdere tempo, di buttare altri soldi. Se il
settore pubblico può entrare in maniera appropriata non esiste
peccato".
Fin qui nulla da dire, è sacrosanto quanto afferma il
Governatore. Però, poi, aggiunge: "Quando ho salvato il Banco di
Napoli e il Banco di Sicilia, lo feci ad una condizione: imponendo
una riduzione del costo del lavoro e non delle retribuzioni".
Questo la dice lunga sul Governatore Fazio. Per primo, io non
gli riconosco, personalmente, di avere salvato il Banco di Sicilia
perché lui ha disintegrato, distrutto la Cassa di Risparmio per
fare finta di salvare il Banco di Sicilia che salvato non è, perché
l'unica realtà bancaria di quest'Isola non esiste più, ma ha
denunciato il metodo, lui ha garantito i salari e non l'occupazione.
Allora, se questo deve essere il modello da applicare su
Termini Imerese: salvare lo stabilimento riducendo l'occupazione, io
non ci sto, io non mi presto a questa politica. A me non interessa
salvare lo stabilimento, perché non ha importanza se l'industria
automobilistica italiana risieda in Sicilia piuttosto che nelle
Marche o in Veneto.
Quello che a me oggi interessa come siciliano è la salvaguardia
del livello occupazionale: questo deve essere garantito. E' inutile
raccontare ai lavoratori di Termini Imerese che lo stabilimento
rimarrà aperto però lo robotizzeremo per renderlo altamente
produttivo, per cui anziché avere 1.800 occupati diretti e 2.000
indiretti, si avranno 300 occupati diretti e nessuno indiretto
perché produrremo tutto lì dentro.
Se questo deve essere il futuro di Termini Imerese, allora io
dico che sarebbe opportuno che vi fossero contemporaneamente da
parte del Governo nazionale e di quello regionale degli interventi
su quel territorio volti a creare ulteriore momento occupazionale.
Dev'essere un'operazione contemporanea altrimenti il rischio è che
tra cinque anni qualunque miglior piano industriale riduca, come il
modello Banco di Sicilia, solo l'occupazione creando profitto.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore per l'industria
Noé.
NOE', assessore per l'industria. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, il Governo si associa a quanto scritto nell'ordine del
giorno unitario e ringrazia il Parlamento siciliano perché questo
documento rafforza l'opera dell'Esecutivo ma, sicuramente, rafforza
la voce di tutti i siciliani che in questo momento stanno
manifestando la loro rabbia e soprattutto la loro preoccupazione.
Questo Governo, questo Parlamento sono e devono essere impegnati
affinché si possa essere meno sudditi o soggetti a ricatto di
azioni simili da parte della grande impresa.
Il nostro lavoro quotidiano è quello di tentare di trovare le
soluzioni per uno sviluppo più concreto possibile, che spinga
sopratutto in Sicilia il mondo della piccola e media impresa.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 149.
ACIERNO. Signor Presidente, avevo avanzato una proposta
emendativa; speravo che il Governo l'accogliesse.
PRESIDENTE. Onorevole Acierno, alla Presidenza non é pervenuta
nessuna proposta emendativa.
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 149.
Chi é favorevole resti seduto chi é contrario si alzi.
(E' approvato all'unanimità)
Onorevoli colleghi, dichiaro, pertanto, decaduti gli ordini del
giorno numeri 145, 146, 147 e 148, non comunicati.
Presidenza del presidente Lo Porto
DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE NUMERI 271-341/A "INTERVENTI PER
L'ATTUAZIONE DEL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO IN SICILIA"
PRESIDENTE. Si passa al punto IV all'ordine del giorno:
Discussione del disegno di legge nn. 271-341/A "Interventi per
l'attuazione del diritto allo studio universitario in Sicilia".
Invito i componenti la quinta Commissione legislativa a prendere
posto nell'apposito banco. Ha facoltà di parlare l'onorevole
Antinoro, presidente della Commissione e relatore del disegno di
legge, per svolgere la relazione.
ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, mi rimetto al testo della relazione
scritta.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
Non avendo alcun deputato chiesto di parlare, dichiaro chiusa
la discussione generale.
Pongo in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Avverto che il termine per la presentazione degli emendamenti
al disegno di legge è fissato per il pomeriggio di lunedì 21 ottobre
2002.
Presidenza del presidente Lo Porto
Onorevoli colleghi, la seduta é rinviata a martedì, 22 ottobre
2002, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI.
II - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
- "Interventi per l'attuazione del diritto allo studio
universitario in Sicilia" (nn. 271-341/A). (Seguito)
Relatore: on.le Antinoro
III- ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
4 AGOSTO 1978, N. 26.
IV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE
PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
MAGGIO 1981, N. 96.
V - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VI - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
TUTELA DELL'AMBIENTE.
VII ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
VIII ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
AUDIOVISIVA.
X - ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XI - ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
PROVINCIALI SCOLASTICI.
XII- ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER LA
PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XIII- ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI PALERMO.
XIV- ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI CATANIA.
XV - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.
XVI - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO DI
AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.
XVII ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO DI
AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.
XVIII ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO
DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
XIX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ISTITUTO REGIONALE DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE E
AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.
La seduta è tolta alle ore 13.06.
(Licenziato dal Servizio dei Resoconti alle ore 16.00)