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Resoconto d'Aula della Seduta n. 90 di mercoledì 16 ottobre 2002
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   Presidenza del presidente Lo Porto


     ACIERNO, segretario f.f.,  dà  lettura del processo verbale delle
  sedute  numeri  88 e 89  del  15  ottobre  2002, che,  non  sorgendo
  osservazioni, si intendono approvati.

                               MISSIONI

     PRESIDENTE. Comunico che  sono  in missione, per ragioni del loro
  ufficio, l'onorevole Salvatore  Fleres  dal  16  al 19 ottobre 2002;
  l'onorevole Giuseppe  Catania il 16 ottobre 2002; l'onorevole Angelo
  Paffumi dal 23 al 27 ottobre 2002.

                         ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta scritta:

            N. 837 - Provvedimenti per eliminare la discarica  abusiva
          lungo la strada statale 385 Caltagirone-Catania.
            - Assessore Enti Locali
            - Assessore Agricoltura
            - Assessore Territorio
            Firmatari:
            Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio

            N. 838 - Realizzazione del Museo Multimediale  nel  Comune
          di Nicolosi (CT).
            - Presidente Regione
            - Assessore Enti Locali
            - Assessore Turismo
            - Assessore Beni Culturali
            Firmatari:
           Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco

            N. 839 - Rispetto delle percentuali previste  dal  decreto
          Ronchi in materia  di  raccolta  differenziata  dei  rifiuti
          solidi urbani, da parte del Comune di Nicolosi (CT).
            - Assessore Enti Locali
            - Assessore Territorio
            Firmatari:
            Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco

            N.    840  -  Determinazioni  dirigenziali  relative  alle
          assunzioni a tempo determinato nei mesi di aprile  e  maggio
          2002, da parte del Comune di Nicolosi (CT).
            - Assessore Enti Locali
            - Assessore Bilancio
            Firmatari:
            Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco

            N.     841  -  Notizie  sullo  stato  delle  pratiche  per
          l'affidamento al Coni della  Piscina  comunale  di  Nicolosi
          (CT).
            - Assessore Enti Locali
            - Assessore Lavori Pubblici
            Firmatari:
            Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco

            N. 842 - Notizie sulla gestione del Centro Congressi  sito
          in via Calvario a Nicolosi (CT).
            - Assessore Enti Locali
            Firmatari:
            Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco

            N. 843 - Informazioni sulla gestione del Centro diurno per
          anziani del Comune di Nicolosi (CT).
            - Assessore Enti Locali
            Firmatari:
            Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Catania Franco

            N. 844 - Interventi a sostegno  dei  lavoratori  della  ex
          'Nuova Intesa' di Gagliano Castelferrato (EN).
            - Presidente Regione
            - Assessore Lavoro
            Firmatario:
            Tumino Carmelo

            N.  845  -  Regolarizzazione  delle  spettanze  dovute  ai
          farmacisti dalle A.S.L..
            - Presidente Regione
            - Assessore Sanità
            Firmatari:
            Ioppolo Giovanni; Virzi' Gioacchino; Infurna Giuseppe

            N. 846 - Notizie circa il decreto  dell'Assessore  per  la
          cooperazione in materia di corsi abilitanti all'esercizio di
          attività commerciali nel settore alimentare.
            - Presidente Regione
            - Assessore Cooperazione
            Firmatari:
            Fleres Salvatore; Garofalo Ottavio; Maurici Giuseppe;  Scoma
            Francesco.

                        ANNUNZIO DI INTERPELLANZA

     PRESIDENTE.  Comunico  che  è   stata  presentata  dall'onorevole
  Moschetto l'interpellanza n.  64 "Notizie  circa  l'affidamento  dei
  servizi di nettezza urbana presso il Comune di Fiumefreddo (CT)".
   - Assessore Territorio


   Presidenza del presidente Lo Porto


           DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONI

     PRESIDENTE.  Si  passa  al  punto  II   dell'ordine  del  giorno:
  Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d)  e
  153 del Regolamento interno, delle seguenti mozioni:

       N. 169 "Iniziative a tutela del Banco  di  Sicilia,  in seguito
  all'avvenuta  fusione  con  Banca di Roma",  degli  onorevoli  Ferro
  Giovanni;    Raiti   Salvatore;    Miccichè    Calogero;   Morinello
  Salvatore;    Forgione  Francesco;   Barbagallo   Giovanni;   Ortisi
  Egidio;  Capodicasa Angelo;  Speziale Calogero;

       N.    170    "Interventi   per   consentire   l'apertura   alle
  manifestazioni  sportive  automobilistiche  della strada provinciale
  92, Nicolosi  -  Etna",  degli onorevoli Fleres Salvatore;  Garofalo
  Ottavio;  Catania Franco;  Maurici Giuseppe; Catania Giuseppe; Scoma
  Francesco;

       N.   171  "Interventi   per   l'introduzione   nell'ordinamento
  nazionale del reato di tortura", degli  onorevoli  Fleres Salvatore;
  Catania Giuseppe;  Garofalo Ottavio;  Maurici  Giuseppe;  Mercadante
  Giovanni;  Catania Franco;  Scoma Francesco;

       N.  172 "Interventi per l'adeguamento  dei  punteggi attribuiti
  per  l'abilitazione e l'idoneità  all'insegnamento  conseguite  alla
  SSIS, alle direttive comunitarie 89/48 e 92/51 CEE", degli onorevoli
  Fleres  Salvatore;   Catania Giuseppe;  Maurici  Giuseppe;  Garofalo
  Ottavio;

       N.   173  "Opportune   iniziative   economico-finanziarie   per
  fronteggiare  la grave crisi che  interessa  l'economia  siciliana",
  degli  onorevoli  Speziale  Calogero;  Barbagallo  Giovanni;  Ortisi
  Egidio;  Ferro Giovanni;  Forgione Francesco.

       Ne do lettura:

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO che:

            - con  l'art.  56  della  legge  regionale n. 2 del 26
              marzo 2002 sono stati sanciti i criteri fondamentali
              dell'assunzione della partecipazione azionaria della
              Regione  siciliana  nella  ormai  costituita holding
              'Capitalia     spa',     in    sostituzione    della
              partecipazione   azionaria   nel  Banco  di  Sicilia
              prevista  dalla  legge  regionale  n.  39  del 1991,
              abrogata dal comma 8 dell'articolo menzionato;

            - la fusione del Banco di  Sicilia  con  Banca di Roma
              nella Capitalia spa  ha  decretato  l'assunzione  di
              impegni  che  prevedevano   la  tutela  dei  livelli
              occupazionali e il mantenimento del collegamento tra
              il Banco di Sicilia ed il territorio;

            - era   stata  sancita  la  conservazione  sull'intero
              territorio nazionale, da parte del Banco di Sicilia,
              dei    presidii    economicamente   e   storicamente
              rilevanti;

     considerato che:

            - è destinato alla chiusura un terzo delle filiali che
              si trovano al di là dello stretto di Messina;

            - la  presenza  del  Banco  di  Sicilia, che prima era
              assicurata  in  12 regioni, 29 province e 39 comuni,
              si ridurrà a 8 regioni, 9 province e 9 comuni;

            - l'Istituto    di    credito   siciliano   scomparirà
              dall'Umbria,  dalla  Basilicata,  dalle Marche e dal
              Trentino;

            - si prevede una riduzione dell'organico per un numero
              non inferiore a 700 unità;

     ritenuto che:

            - il Banco di  Sicilia perderà presidii economicamente
              e storicamente  rilevanti,  con  gravi ripercussioni
              sul   livello   occupazionale   e   sulle   capacità
              competitive dell'Istituto di credito;

            - sono state disattese le  linee  guida  ed i principi
              che hanno giustificato  l'operazione  che ha portato
              all'assunzione della  partecipazione azionaria nella
              holding  Banca  di   Roma   in   sostituzione  della
              partecipazione azionaria nel Banco di Sicilia;

     preso atto che:

            - era   facilmente  prevedibile  che  l'operazione  di
              fusione  non  fosse  altro che un'iniziativa volta a
              tappare i buchi di Banca di Roma;

            - la  Regione  siciliana ha perso in questa operazione
              diverse centinaia di miliardi delle vecchie lire,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

            - ad  intervenire  affinché  il  Banco di Sicilia, già
              fortemente penalizzato dalla  fusione  con  Banca di
              Roma,  non  continui  a   perdere   parte   del  suo
              patrimonio finanziario,  competitivo  e  di  risorse
              umane, impegnando i vertici dell'Istituto di credito
              al  rispetto  degli  accordi   presi   in   sede  di
              costituzione della Capitalia spa;

            - a  provvedere  alla nomina del consigliere di nomina
              regionale   che   deve   essere  coinvolto  in  ogni
              decisione   che   modifica   gli  assetti  economico
              patrimoniali dell'Istituto di credito.  (169)

                         L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO che:

            - dopo diversi  anni di sospensione, l'Amministrazione
              della Provincia  regionale  di  Catania  ha  ripreso
              l'organizzazione  della storica gara automobilistica
              Nicolosi-Etna, manifestazione  seguita  da decine di
              migliaia  di sportivi e  non,  che  si  recano  alle
              pendici del vulcano, lungo  il percorso di gara, per
              seguire l'ascesa delle auto;

            - l'Ente Parco  dell'Etna  non consente lo svolgimento
              della manifestazione  nelle  zone  A-B-C  del  Parco
              attraversate dalla  strada provinciale 92, adducendo
              a giustificazione di  tale decisione che il rumore e
              gli  scarichi   emessi  dalle  autovetture  in  gara
              arrecano grave  danno  all'ecosistema,  limitando di
              fatto  la  manifestazione  e  privandola  di  tratti
              altamente tecnici  e  spettacolari,  oltre  che  del
              riconoscimento di gara internazionale;

            - quotidianamente  centinaia  di auto e moto si recano
              sulle zone sommitali  del  vulcano  lungo  la stessa
              strada provinciale 92;  il  sabato  e la domenica il
              flusso veicolare supera  le migliaia di unità, senza
              che  l'Ente  parco  intervenga  in  alcun  modo  per
              disciplinare  o regolamentare l'accesso, dimostrando
              in  tal   senso  l'infondatezza  delle  ragioni  del
              diniego allo svolgimento della gara nelle zone A-B-C
              del Parco dell'Etna;

                       IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              a porre in essere gli opportuni interventi, anche in
              deroga alle norme  del  Parco  dell'Etna, al fine di
              consentire   lo   svolgimento  delle  manifestazioni
              sportive lungo il tracciato della strada provinciale
              92,  consentendo   così   alla  Corsa  dell'Etna  di
              acquisire,   come   merita,   il   rango   di   gara
              automobilistica internazionale.  (170)

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO che:

            - i  numerosi  fatti  di  cronaca mostrano in tutta la
              loro drammaticità  immagini  di  uomini sottoposti a
              restrizione    della    libertà,    brutalmente   ed
              immotivatamente picchiati e torturati, sia sul piano
              fisico, sia sul piano psicologico;

            - ad  oggi  nell'ordinamento  nazionale  non esiste il
              reato  di  tortura e pertanto nel sistema penale non
              esiste  una  norma  specifica per punire il suddetto
              reato;

            - nel  diritto internazionale tale reato è individuato
              e  definito  dall'art.  1  della  Convenzione  delle
              Nazioni  Unite  contro  la  tortura, ed altre pene o
              trattamenti    crudeli,   disumani   o   degradanti,
              approvata  dall'Assemblea  Generale  il  10 dicembre
              1984   e  ratificata  dall'Italia  con  la  legge  3
              novembre  1988,  n. 498, all'art. 7, comma 2, nonché
              dallo  Statuto  della  Corte  penale internazionale,
              adottato  a  Roma  il  7  luglio  1998  e ratificato
              dall'Italia con la legge 12 luglio 1999, n. 232,

                      IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

              affinché  si adoperi presso il Governo nazionale per
              l'introduzione nell'ordinamento del nostro Paese del
              reato di tortura. (171)

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     PREMESSO che:

            - da  anni,  con  riforme  di   settore,   i   Governi
              succedutisi alla guida del Paese  hanno  tentato  il
              riordino della pubblica Istruzione  e  l'inserimento
              in ruolo del personale docente e non docente;

            - nelle   more   delle   riforme,   tra   il   mancato
              espletamento dei concorsi per  l'abilitazione  e  la
              mancanza di norme chiare, si è creata  una fascia di
              docenti  precari,  i quali pur  avendo  superato  il
              concorso   abilitante  e   malgrado   l'insegnamento
              effettuato con incarichi annuali, oggi sono superati
              in   graduatoria   dai   docenti    che   conseguono
              l'abilitazione  e l'idoneità  all'insegnamento  alla
              SSIS;

            - la sperequazione di cui sopra viene perpetrata anche
              in  danno dei  cittadini   dell'Unione  Europea  che
              intendono  far  valere in  Italia  l'abilitazione  e
              l'idoneità    all'insegnamento     conseguite    nei
              rispettivi Paesi;

            - infatti  il  Ministero  della   Pubblica  Istruzione
              riconosce   loro   in  conformità   alle   direttive
              comunitarie 89/48 e 92/51 CEE, 24  punti,  mentre ne
              riconosce 66 agli abitanti SSIS,

                       IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
                                E IN PARTICOLARE
                 L'ASSESSORE PER I BENI CULTURALI, AMBIENTALI E
                           PER LA PUBBLICA ISTRUZIONE

              ad intervenire presso il  Governo nazionale affinché
              anche gli abilitati alla SSIS  sia  riconosciuto  il
              punteggio previsto dalla direttive comunitarie 89/48
              e 92/51 CEE.  (172)

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     ASSUNTA la  gravità  della  situazione  economica  e  sociale
              dell'economia nazionale, e  in  particolar  modo del
              mezzogiorno, entro  cui le prospettive dell'economia
              siciliana appaiono drammatiche per la crisi dei poli
              petroliferi, per il drastico ridimensionamento della
              Fiat, per la  precarietà  finanziaria di tanta parte
              dell'impresa siciliana, e  infine  per  la  lunga  e
              complessa crisi  della nostra agricoltura colpita da
              siccità e  degli  allevamenti  stremati dalle misure
              sanitarie necessarie  a  contenere  la diffusione di
              BSE e del morbo della 'lingua blu';

     PRESO ATTO  della  valutazione  d'outlook  della  società  di
              rating  Moody's  che   ha  considerato  negative  le
              prospettive  dell'economia  siciliana,  definita  di
              'fragile profilo', e  che intravede un peggioramento
              della situazione di bilancio dovuto, innanzitutto, a
              un crescente deficit della spesa sanitaria;

     VALUTATE con attenzione le motivazioni addotte da Moody's per
              tale giudizio e  secondo  le quali 'il peggioramento
              dell'economia locale è di particolare rilievo perché
              si realizza in una  regione  autonoma, in cui il 70%
              delle  entrate   deriva   direttamente   da  risorse
              proprie, le  quali  sono  correlate  alla situazione
              economica.   Di   conseguenza,   ogni  rallentamento
              dell'economia  locale  ha  un  impatto  diretto  sul
              bilancio regionale';

     CONSIDERATO che i  sostanziali  tagli  previsti dalla manovra
              economica nazionale colpiscono la Sicilia in maniera
              grave al punto  da  allarmare  lo  stesso Presidente
              della  Regione  che,   pure,   inizialmente  si  era
              espresso    positivamente    verso    il   documento
              finanziario del Governo nazionale;

     VALUTATA la necessità di  non  deprimere  l'economia locale e
              anzi di  garantire  flussi finanziari indispensabili
              per  attrezzare   il   territorio,   migliorarne  le
              funzioni  di  sistema  a  vantaggio  delle  attività
              produttive  locali,  garantire  le  risorse  per  un
              minimo circuito finanziario  e per tutte le attività
              di assistenza rivolte  al  sostegno degli strati più
              deboli della popolazione  e  al concorso nella spesa
              per     servizi    che    altrimenti    graverebbero
              integralmente sugli scarni bilanci familiari,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              - a predisporre per l'esame dell'aula, entro il mese
              di ottobre,  l'assestamento  del bilancio (esercizio
              2002) che preveda,  innanzitutto,  le  certezze  del
              trasferimento agli enti  locali  di  Euro 49 milioni
              per le province e di  euro 139 milioni per i comuni,
              a valere sul fondo  che  era stato decurtato di pari
              importo in sede di previsione;

              -  ad  anticipare   la   manovra   economica   e  la
              definizione dei criteri  e  delle  valutazioni a cui
              intende ancorare le  proposte  per  il bilancio 2003
              della   Regione,   aggiornando   le   cifre   troppo
              ottimistiche poste a base del DPEF e correggendo sia
              le sovrastime di  entrate  tributarie che le voci di
              spesa, adeguandole ai  nuovi  parametri  e  ai tagli
              previsti dal Governo nazionale;

              - a ripristinare per  l'esercizio  2003  i  fondi  a
              disposizione  delle  Province   e   dei  Comuni  per
              garantire il livello  dei  servizi,  la  corretta  e
              puntuale predisposizione dei bilanci, ed evitando il
              ricorso al meccanismo  di rivalsa sulle tasse locali
              (ICI, immondizia e acqua);

              - a ripristinare  una programmazione triennale delle
              risorse destinate agli  enti  locali  per assicurare
              certezza nei  riferimenti  finanziari, chiarezza nei
              criteri   di   assegnazione   e   automaticità   nei
              meccanismi di erogazione;

              - a provvedere alla definizione di un testo di legge
              per la ripartizione  di  alcune  entrate  tributarie
              direttamente ai comuni,  in attuazione del principio
              costituzionale di devoluzione fiscale. (173)

       Dispongo che le  mozioni  testé  lette  vengano  demandate alla
  Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari  perchè  se  ne
  determini la data di discussione.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  brevemente soltanto per  chiederle di valutare la possibilità che in
  tempi rapidi  l'Assemblea  possa  discutere  la  mozione  numero 173
  riguardante  le  iniziative  economiche-finanziarie  da adottare per
  fronteggiare la  grave crisi che interessa l'economia siciliana.  Io
  ritengo fondamentale  questa  discussione  per  evitare  che, come é
  successo l'anno scorso,  la  Sicilia arrivi in ritardo ad affrontare
  questioni delicatissime  che  saranno  poi affrontate nel Parlamento
  nazionale e che avranno una refluenza sulle politiche regionali.
       Pertanto, mi permetto  di  sollecitare  la  rapida  discussione
  della mozione numero 173.

     PRESIDENTE.   Onorevole   Speziale,  condivido  la  sua  premura.
  Sarà mia  cura  informare il Governo tempestivamente, affinchè possa
  stabilire una data ravvicinata della discussione della mozione.


   Presidenza del presidente Lo Porto


  SEGUITO DEL DIBATTITO SULLE COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE
  IN ORDINE ALLA GRAVE SITUAZIONE DETERMINATASI ALLA FIAT AUTO

     PRESIDENTE. Si passa al punto III all'ordine  del giorno: Seguito
  del dibattito sulle comunicazioni del Presidente  della  Regione  in
  ordine alla  grave situazione determinatasi alla Fiat Auto.
       Comunico che é  stato  presentato un ordine del giorno unitario
  di tutte le  forze  politiche qui rappresentate, che offre una serie
  di  proposte   per   il   superamento   della   crisi  dell'impianto
  automobilistico  di Termini Imerese.  Apprezzate queste circostanze,
  dichiarerei,   se   naturalmente  gli  interessati  sono  d'accordo,
  decadute le iscrizioni  a  parlare  di  ieri,  e  aprirei  una nuova
  discussione sull'ordine del giorno 149 testé  presentato.
       L'ordine del giorno reca le firme di tutti i rappresentanti dei
  Gruppi parlamentari, e di  ciò  non  posso  che  compiacermi.
       Credo questa  una grande manifestazione di unità dell'Assemblea
  regionale siciliana  nei  confronti  di  una emergenza sociale molto
  grave; ve ne  sono  grato sul piano istituzionale e me ne compiaccio
  sul piano politico  perché  questa  é  una  di  quelle  volte in cui
  possiamo affermare  che  la  Sicilia  ritrova  coscienza  dei propri
  angosciosi problemi.
       Do lettura dell'ordine  del  giorno n. 149: "Iniziative volte a
  scongiurare la chiusura dello stabilimento Fiat di Termini Imerese",
  a firma  degli  onorevoli,  D'Antoni,  Forgione, Leontini, Speziale,
  Ortisi, Granata, Acierno ed altri.

                      "L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

   PREMESSO che:

        - il  settore  auto  è un settore manifatturiero strategico da
          cui l'Italia non può uscire;

           CONSIDERATO CHE

        - il  piano  industriale, presentato nei giorni  scorsi  dalla
          FIAT  alle  parti  sociali, prevede in tutto  il  territorio
          italiano  il  taglio  di  8.000  posti  di  lavoro   ed   in
          particolare  la CIG a zero ore per dodici mesi per  i  1.800
          lavoratori dello stabilimento di Termini Imerese;

        - il  piano  presentato  non  è  un  progetto  industriale  di
          rilancio,  bensì  un graduale ma sostanziale  abbandono  del
          settore automobilistico;

        - la fabbrica  FIAT  di  Termini  Imerese  ha rappresentato un
          riferimento  importante  per  diverse  province  e occupa un
          indotto di migliaia di unità;

        - l'indotto  è  rappresentato da piccole e medie  aziende  che
          hanno  effettuato  grandi  investimenti  e   che   sarebbero
          destinati a riconvertirsi;

             TENUTO CONTO CHE:

        - la drammatica vicenda FIAT ha suscitato un moto  popolare di
          grande solidarietà di tutta la comunità siciliana

                     IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

        - ad attivarsi in tutte le sedi per impedire la chiusura dello
          stabilimento FIAT di Termini Imerese e per giungere  ad  una
          positiva  soluzione  che  rilanci  il  ruolo  dell'industria
          siciliana;

        - a  farsi portavoce presso il Governo nazionale  del  rischio
          concreto  che  la  chiusura  dello stabilimento  di  Termini
          Imerese   rappresenterebbe   un  danno   irreversibile   per
          l'economia di tutta la Sicilia;

        - ad intervenire con il Governo nazionale affinchè eserciti il
          proprio  peso  politico  per  dire  a  FIAT  che   il  piano
          industriale è inaccettabile e va totalmente modificato;

        - a chiedere al Governo nazionale l'istituzione di  un  tavolo
          di  confronto tra Governo nazionale, Governi  delle  regioni
          interessate, FIAT ed organizzazioni sindacali  per discutere
          il nuovo piano industriale, che in ogni caso dovrà prevedere
          la continuità produttiva senza le interruzioni  previste per
          il 2 dicembre prossimo;

        - a  sostenere che il piano dovrà contenere uno  sviluppo  del
          settore  adeguato  ai  livelli  di  produzione  delle  altre
          aziende internazionali;

        - ad  affermare  che  lo  stesso  piano dovrà  considerare  lo
          stabilimento  di  Termini  Imerese  non   ultimo  territorio
          dell'impero, ma avamposto per i mercati del  Mediterraneo  e
          dovrà prevedere per Termini Imerese una  produzione autonoma
          e  completa, un numero maggiore di auto prodotte  e/o  nuove
          linee di produzione;

        - a  rifiutare ogni ipotesi di scambio tra la  chiusura  dello
          stabilimento  siciliano  e forme diverse  di  ammortizzatori
          sociali o di mobilità dei lavoratori verso  altre  possibili
          attività da insediare o rilanciare nell'area  industriale in
          sostituzione;

        - a chiedere al Governo nazionale di intervenire con  un piano
          finanziario che preveda un assetto azionario  equilibrato  e
          di garanzia per tutti e che confermi un  ruolo  fondamentale
          per il Sud a partire da Termini Imerese;

        - a  chiedere al Governo nazionale che, a fronte di  un  nuovo
          piano  industriale  di rilancio, ci sia  una  partecipazione
          pubblica;

        - a rilanciare una politica di investimenti  pubblici  privati
          nel Mezzogiorno e in particolare in Sicilia.

     D'ANTONI . Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     D'ANTONI .  Signor  Presidente,  lei  ha  già  sottolineato,  nel
  comunicare l'ordine del giorno  149,  il  valore  politico di questo
  documento. L'avere trovato da  parte  di tutti i gruppi parlamentari
  una posizione comune su di  un tema estremamente delicato, per certi
  versi, drammatico, come quello che stiamo vivendo, penso costituisca
  un atto di grande valore politico.
       A questo documento  ha  lavorato  in  maniera  determinante  il
  Governo, attraverso l'assessore  Noé;  penso  che  su  una questione
  così  delicata vedere il  Governo  e  tutti  i  gruppi  parlamentari
  impegnati su una posizione  comune  sia un elemento di forte impatto
  politico.
       Il documento si commenta  da  solo, quindi non impiegherò molto
  tempo nell'illustrarlo; esso  mi  pare  chiaro,  esplicito, e forte.
  Mi sembra superfluo ripercorrere  le  fasi  storiche  che  ci  hanno
  condotto alla situazione  attuale,  ma  anche  illustrare  la  parte
  propositiva del documento stesso.
       E' chiaro  a tutti che siamo nel mezzo di una crisi pesante che
  non riguarda esclusivamente  uno  stabilimento,  quello  di  Termini
  Imerese, ma riguarda l'intero settore italiano dell'auto. Non a caso
  l'ordine del giorno parte  dalla  considerazione che per noi, per la
  Sicilia, per l'Assemblea  regionale  siciliana,  l'Italia  non  deve
  dismettere  il  settore   dell'automobile,  perché   questo   è   il
  presupposto su cui poi noi facciamo tutti i ragionamenti riguardanti
  la Sicilia.
       Infatti,  se  questo  presupposto  venisse meno, tutto il resto
  rischierebbe di essere vano o demagogico.
       Sarebbe utile qui  fare  una  ricostruzione, capire gli errori;
  ieri sera c'è stato questo  tentativo,  si è fatto questo sforzo. Io
  tuttavia penso che  sarebbe  abbastanza  sterile farlo, anche perché
  sull'argomento  'chi è  senza  peccato,  scagli  la  prima  pietra';
  infatti, chi per un motivo,  chi  per  un  altro  in  questa vicenda
  abbiamo tutti delle responsabilità  come Paese, a partire dagli anni
  '50 a seguire negli anni successivi.
       Basta leggere l'intervista  che  ieri  ha  rilasciato Romiti ad
  una testata nazionale per  rendersi  conto di come quest'ultima fase
  della  vicenda  Fiat  sia   incredibile   agli  occhi  degli  stessi
  protagonisti.  Quindi, se è  incredibile agli stessi protagonisti, è
  veramente difficile che sia credibile per altri che comunque l'hanno
  seguita dall'esterno e non dall'interno.
       Tuttavia, io penso che  la  Regione con questo documento faccia
  un salto di qualità importante, perché  non siamo  di  fronte ad una
  vicenda sterile, di rivendicazione  piagnona,  ma siamo di fronte ad
  un'assunzione piena di responsabilità.
       Noi  diciamo,  per tutto quello che è avvenuto: a) l'Italia non
  deve  uscire dal  settore  dell'automobile;  b)  in  questo  quadro,
  bisogna  riscrivere  il  piano  industriale  della  Fiat;  c)  nella
  riscrittura  del  piano  industriale  della  Fiat,  bisogna  che  lo
  stabilimento di Termini Imerese  resti  aperto e continui a produrre
  automobili.
       Dobbiamo evitare attentamente  di  cadere  in  trappola (in cui
  anche in buona fede rischiamo di cadere) richiedendo, ad esempio, un
  contratto di programma sul modello Manfredonia.
       Il  contratto  di programma sul modello Manfredonia sarebbe per
  Termini  Imerese  esiziale nella fase attuale perché significherebbe
  prendere atto della chiusura;  come  è  successo  a  Manfredonia, si
  chiude l'Enichem e si riparte con un contratto di programma.
       Noi dobbiamo sostenere  (il  documento lo dice chiaramente) che
  lo  stabilimento non deve  essere  chiuso,  che  deve  continuare  a
  produrre  automobili, che,  nell'ambito  di  questa  certezza,  deve
  essere prevista la continuitàoltre la  data  del  2  dicembre - data
  prevista dal piano attuale per  la  messa  in  cassa integrazione di
  tutti i lavoratori di Termini Imerese  -  e che tutti gli interventi
  devono essere aggiuntivi, non  alternativi.  Mi  pare che questa non
  sia una posizione demagogica, ma  sia  quanto  di  meno noi possiamo
  fare in un rapporto corretto  tra le questioni di politica economica
  nazionale,  nel  rapporto Nord-Sud,  per  un  impegno  vero  per  lo
  sviluppo e il rilancio delle aree deboli del nostro Paese.
       In tutto questo entriamo  nel  merito,  ci  assumiamo le nostre
  responsabilità compreso, come  è  scritto  chiaramente  nella  parte
  finale del documento,  un eventuale intervento pubblico nel capitale
  azionario della Fiat.
       Avremo  altre occasioni per parlare di questa vicenda, ma penso
  che si è chiusa veramente una fase.
       Abbiamo  avuto  la fase dell'intervento pubblico purchè sia; la
  fase del  pensiero  unico  della  fine degli anni ottanta e gli anni
  novanta in cui comunque il pubblico  era  un  disastro  e  in cui il
  privato  aveva  sempre  ragione;  oggi  entriamo  in  una  fase  più
  realistica in cui il  problema  pubblico-privato  deve  diventare un
  problema   più   serio    riguardo   agli   interessi   del   Paese,
  all'equilibrio, all'efficienza, al rapporto  tra  questo e le scelte
  forti di politica economica e sociale che un Paese deve fare.
       Penso che questa sia  la  vera  svolta  di questi anni duemila;
  penso, altresì, che nei  prossimi  dieci  anni  assisteremo a questo
  dibattito importante che già  si  è  riaperto  perfino  negli  Stati
  Uniti, se pensiamo che  Bush, dopo l'11 settembre, ha dovuto salvare
  le  compagnie  aeree   statunitensi   con  un  massiccio  intervento
  pubblico.
       Evitiamo,  quindi,  di  fare  noi  problemi  di  principio  tra
  pubblicisti  e  privatisti,  tra liberisti e non liberisti, entriamo
  più in  una  logica vera di un rapporto corretto tra Stato e mercato
  in cui l'intervento pubblico  sia  presente  anche  per  evitare  le
  distorsioni  che un  trionfo  del  mercato  non  sempre  controllato
  produce, a giudicare dall'intervento  di  ieri del Governatore della
  Banca  d'Italia.   Egli  ha  detto  due  cose;  primo:  l'intervento
  pubblico non è, in quanto  tale,  da  demonizzare;  secondo:  che  i
  conti della Fiat persino a lui, che aveva le banche per controllare,
  (non parla un esterno ma una  persona  che  aveva  gli strumenti per
  controllare) non risultano del tutto chiari.
       Siamo,  quindi,  in  una  fase  nella  quale  o  si  riesce  ad
  intervenire  e  a  controllare,  oppure  le conseguenze economiche e
  sociali si scaricano, come  sempre  avviene,  sulla parte debole del
  Paese,  e, all'interno della parte  debole, su  quella  che  più  ne
  sopporta le conseguenze stesse,  come,  in  questo  caso,  l'area di
  Termini, i lavoratori, l'intera comunità termitana.
       Detto   ciò,   penso   che  sia  corretto,  come  noi  facciamo
  nell'ordine   del   giorno,   impegnare  il  Governo  della  Regione
  siciliana,  che  si  è dichiarato disponibile ad un'azione seria nei
  prossimi  giorni  che  saranno  decisivi  nei  confronti del Governo
  nazionale e del Gruppo Fiat.
       Il Governo nazionale si è dato  venti giorni di tempo e ha dato
  venti  giorni  di  tempo  al Gruppo Fiat per riscrivere il piano; la
  Regione  è  in  campo  con una posizione chiara che deriva da questo
  documento,  e  dunque,  potrà  battersi  in  tutte  le sedi affinché
  queste   linee   passino   in  maniera  chiara  ed  esplicita  nella
  riformulazione del piano.
       Noi  dobbiamo essere impegnati a dare il nostro contributo, non
  escludendo  nulla,  come  facciamo in questa fase generica, rispetto
  all'assetto azionario purchè ci sia quella garanzia.
       Un'ultima considerazione, signor Presidente.
       Credo  che  vada  sottolineato  lo  spirito 'termitano' che sta
  influenzando  l'intera  regione.  Finalmente,  su  una  vicenda come
  questa,  c'è  una  vera  mobilitazione  popolare.  Abbiamo  visto in
  queste  giornate  non  soltanto  l'impegno  dei  leader  nazionali e
  regionali,  dei deputati di tutti gli schieramenti politici, abbiamo
  visto qualcosa di più:  si è creata una comunità,  si  è  creata una
  coesione  importantissima:  dal cardinale De Giorgi, che domenica ha
  usato  parole forti commentando questa vicenda, all'insieme di tutta
  la comunità termitana, innanzitutto, palermitana e siciliana.
       Io credo che l'Assemblea debba saper  cogliere  questo aspetto,
  proprio nel rapporto corretto che ci deve  essere  tra maggioranza e
  opposizione, che non viene cancellato mai, perchè  quello  fa  parte
  dell'assetto   democratico.   Ma  credo  anche  che  sia  importante
  sottolineare  che  su  vicende come questa, che riguardano interessi
  forti  della  Sicilia, ci sia questa mobilitazione popolare e questo
  documento,  votato  appunto, come io spero, all'unanimità, stante le
  firme  di tutti i capigruppo, è il segnale corrispondente dell'unità
  politica a fronte di una mobilitazione unitaria popolare.

     PRESIDENTE. E'  iscritto  a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha
  facoltà.

     GIANNOPOLO.  Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  per sottolineare l'importanza dell'ordine del giorno, ma anche della
  convergenza  unitaria che si realizza attorno a  questo  ordine  del
  giorno e quindi attorno a questa vicenda.
       Noi dobbiamo  sapere  che questa vicenda ha scosso le coscienze
  dei siciliani;  certo, l'epicentro è Termini, è Palermo, ma tuttavia
  avvertiamo  che  tutto  il  popolo siciliano  è  rimasto  coinvolto,
  colpito da questa preannunciata chiusura,  da  questo  preannunziato
  disimpegno della Sicilia da parte di un grande gruppo industriale.
       Onorevoli colleghi, io appartengo ad una  realtà, quale  quella
  vicina  a  Termini Imerese, al Termitano, che  sin  dagli  anni  '70
  considerò l'arrivo della Fiat a Termini Imerese,  in  quel  lembo di
  mare accarezzato dagli orti e dalle colture intensive, come un segno
  della  modernità, della progressione civile  di  quelle  popolazioni
  come un segno che qualche cosa si era rimesso in movimento, e questa
  sensazione l'hanno avuta in tanti.  Io trovo in  ciò il motivo della
  mobilitazione della popolazione di Termini  Imerese,  della comunità
  del  Termitano.  Infatti, qui non c'è in  discussione  un'azienda  e
  nemmeno i 1.800 posti di lavoro; c'è in  discussione qualche cosa di
  più, c'è in discussione il futuro, la prospettiva.
       All'epoca,   la    Fiat,   la   realizzazione   dell'autostrada
  Palermo-Catania  erano  due grandi eventi  coincidenti  che  diedero
  l'impressione che si potesse cambiare pagina; poi  per  chi militava
  nei partiti della sinistra, per noi di  sinistra  significò anche la
  possibilità che una nuova idea dello sviluppo  democratico di queste
  comunità potesse determinarsi con la costituzione di  un  nucleo  di
  classe operaia, il quale avrebbe alimentato il conflitto democratico
  e quindi il progresso democratico delle nostre popolazioni.
       Ecco perchè adesso quella gente è colpita e  si mobilita, e noi
  dovremmo sapere che dietro i nostri gesti, anche  quelli  di  questo
  Parlamento regionale, di questo Governo regionale, ci deve essere un
  senso di responsabilità, un'etica della  responsabilità verso questo
  sentire  profondo, non solo di quegli operai, delle loro famiglie ma
  anche di quelle comunità.
       Penso, quindi, che  il  Governo  regionale  dovrebbe far valere
  l'ordine del giorno numero 149 in tutte le sedi, dovrebbe vantare il
  fatto che attorno a  questa  posizione  si realizza una unità forte,
  chiara, netta su un obiettivo che tutti rivendichiamo.
       Ribadisco anche che -  l'ho  detto  ieri  in  Commissione  - il
  Governo regionale deve  stare  attento  a  non  delegare  troppo  al
  Presidente del Consiglio dei Ministri.  Lo dico benevolmente, perché
  il Presidente del  Consiglio  dei  Ministri, purtroppo, appartiene a
  questa anomalia italiana,  appartiene  anche  alla  storia di queste
  famiglie del capitalismo  italiano,  tutto  casereccio,  che pure si
  sono combattute.
       Pertanto,  invito  il  centrodestra  siciliano  a  stare  molto
  attento in questo passaggio della vita politica nazionale, in questo
  passaggio cruciale della  crisi  della  Fiat  e  delle sue possibili
  soluzioni.
       In secondo luogo,  penso  che  dobbiamo in concreto avanzare la
  proposta che lo stabilimento  di  Termini Imerese, anche se a regime
  ridotto, deve continuare  la  sua  produzione  così  come  è  detto,
  denunciando il fatto che  la  Fiat,  per ottimizzare i costi, satura
  gli impianti  di  Mirafiori,  spostando,  sottraendo almeno trecento
  autovetture al  giorno  alla produzione termitana; evidentemente non
  può  continuare con  meno  di  duecento  automobili  di  produzione,
  altrimenti andrebbe sotto regime.
       Questo noi  dobbiamo  denunciarlo  chiaramente per garantire la
  continuità  produttiva   dello   stabilimento  di  Termini  Imerese.
  Dobbiamo rifiutare - lo  condivido - l'idea del contratto d'area per
  Termini Imerese, così  come  diceva  l'onorevole D'Antoni, e lo dico
  perché, forse un  po' ingenuamente, anche i sindaci del comprensorio
  - ma non solo quelli  -  parlano di un documento a firma di sessanta
  sindaci della provincia di  Palermo in cui chiedono la stipula di un
  contratto d'area.
       Voglio precisare  che  sono  nettamente  contrario al contratto
  d'area a Termini Imerese;  i  contratti d'area si fanno per sancire,
  partono da un punto:  gli  stabilimenti chiudono, si capisce cosa si
  deve fare dopo.
       Questo è un  assunto  e  un  presupposto  che  noi non possiamo
  accettare  Noi  chiediamo  che  il  Governo  nazionale e il  Governo
  regionale si impegnino  a  costruire  una  ipotesi  di  contratto di
  programma che è una  delle ipotesi negoziali che veda la presenza di
  parti pubbliche e  parti private per rilanciare quello stabilimento.
  Questo sì
       Da tale punto di  vista, invito il Governo regionale a cogliere
  l'occasione della vicenda  Fiat  per  ripensare  seriamente,  in  un
  confronto aperto con  le forze sociali, imprenditoriali, culturali e
  politiche di questa  Regione,  ad una nuova politica industriale per
  la Sicilia dove anche  lo  strumento  del  contratto  di programma e
  della negoziazione degli  investimenti  in  Sicilia  con  il Governo
  nazionale possa essere uno dei punti forti.
       Infine, per  quanto  riguarda la posizione della Generalmotors,
  invito sopratutto la  sinistra,  oltre alle altre forze politiche, a
  considerare  gli  effetti   devastanti   di   un   certo   tipo   di
  globalizzazione.

     FORGIONE. Noi siamo con il movimento 'No-global'

     GIANNOPOLO. Se la Generalmotors acquista il ramo auto della Fiat,
  il Presidente della Regione  siciliana  o il sindaco di Scillato con
  chi discuterà  quando  la  Generalmotors chiuderà definitivamente lo
  stabilimento di  Termini  Imerese?  La  Generalmotors,  infatti,  fa
  sapere che una  grande  multinazionale  non  discute  con  gli Stati
  perché essa, come  tutte  le  grandi  multinazionali,  basa  il  suo
  presupposto sull'annientamento dell'idea di Stato, non di un confine
  istituzionale, ma di un confine democratico.
       Stiamo  attenti,  perché  è  una  cosa  giusta  la  capacità di
  misurarsi  con  i mercati internazionali;  ma dobbiamo stare attenti
  anche  al  fatto che o questa vicenda cammina con la globalizzazione
  dei  diritti,  delle sedi politiche e democratiche; altrimenti, sarà
  la  fine  perché  torneremmo  al Medioevo, torneremmo al fatto che i
  diritti    delle   persone   saranno   negati   perché   le   grandi
  multinazionali andranno laddove ci sono meno diritti da far valere.
       Su  questo   punto   vorrei   che   noi   assumessimo  maggiore
  consapevolezza: la vicenda Fiat  e  ciò  che accade nel suo rapporto
  con la Generalmotors  o  con un'altra grande multinazionale, ci deve
  insegnare  tante cose.  L'economia,  se  non  è  accompagnata  dalla
  democrazia, prima o dopo ci farà tornare indietro.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Ortisi. Ne ha
  facoltà.

     ORTISI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ripeterò qui,
  stancamente,  i  termini della problematica cui è dedicata l'odierna
  seduta, anche perché  sono stati ben sviscerati dai colleghi.
       Nel  merito, constaterò    soltanto  che  la trasversalità e la
  molteplicità  di  proposte  che  abbiamo  ascoltato in questi giorni
  significano  tre   cose:   innanzitutto  che,  in  ordine  generale,
  l'ancoraggio alle ideologie  tradizionali  mostra la corda, anche in
  questa occasione, perché  incapace  di  suggerire  alle nuove realtà
  teorie macroeconomiche  cui aggregare proposte risolutive a problemi
  concreti; in secondo luogo, il  problema è con ogni evidenza sentito
  dall'opinione pubblica come  gravissimo  e foriero di travolgere, di
  travalicare, anzi, verso processi economici e sociali ben più estesi
  di quelli d'area;  in  terzo  luogo, l'unanimismo di intenti rischia
  di essere  solo  velleitario fino a quando non si misurerà con altri
  enti  e istituzioni assenti in questi giorni dal dibattito a Termini
  Imerese.  In tale contesto si inquadra il ruolo della Regione.
       Noi  diciamo  no  al  massimalismo  verbale,  del quale abbiamo
  tracce in questi giorni.  Siamo tutti d'accordo a salvare i posti di
  lavoro, a imporre ad  un  interlocutore  con  il  quale  non abbiamo
  rapporti diretti  chissà quali soluzioni miracolistiche. Siamo anche
  contrari a un ruolo di impegno diretto della Regione, intanto perché
  la  Regione  siciliana  finanziariamente  non  è il Land della Bassa
  Sassonia;  e  poi  anche  per  un  fatto di coerenza con la politica
  economica  che  tutto  il  Parlamento, dalla legislatura passata, ha
  intrapreso  con  il  governi di centrosinistra e di centrodestra che
  vanno  verso  la  dismissione degli enti economici, avendo stabilito
  che  la  stagione  imprenditoriale della Regione siciliana è finita.
  Diciamo sì, invece, al ruolo minimale che la Regione...

     PRESIDENTE.    Ora    abbiamo    instaurato    l'economia   della
  professoressa Alessi.

     ORTISI. E'  un'altra  dimensione, signor Presidente; noi pensiamo
  che  un ridimensionamento  del  ruolo  della  Regione  non  sia  una
  deminutio capitis, ma  uno  strumento  attraverso  il quale possiamo
  davvero svolgere  un  ruolo,  minimale  probabilmente,  ma concreto.
       Allora, la Regione  si  intesti un'azione di pressione politica
  nel cui indirizzo  vanno  e  la posizione dell'onorevole Nicolosi, e
  cioè 'non voteremo la  finanziaria  fino  a quando non si risolve il
  problema  di  Termini   Imerese',   e   l'ordine   del   giorno  che
  all'unanimità  oggi  voteremo.
       Diciamo  anche  che  il Governo deve svolgere un ruolo forte di
  interlocuzione  attiva  in  ogni  fase  della  contrattazione, della
  presentazione  del piano industriale, tenendo conto di tre cose:  a)
  che il problema è nazionale e su tutto il territorio nazionale vanno
  spalmati   eventualmente   i   sacrifici;   b)   che   siamo   stufi
  dell'andamento  'cornuto'  della  politica  industriale  nel  nostro
  Paese,  per  cui  gli  utili  vanno  sempre  a  me e le perdite ed i
  sacrifici  sempre  a te;  c) che la Sicilia non può in eterno vivere
  nel  ricatto  occupazionale,  perché  questo  ci paragona agli scudi
  umani  che tanto rimproveriamo a Saddam Hussein. Infatti, ogni volta
  che   c'è   un   attacco   ci   si  trincera  con  gli  scudi  umani
  dell'occupazione  per  cui  bisogna  tornare  indietro,  non operare
  secondo  le  leggi del mercato, intervenire a fondo perduto a favore
  di  chi  ricco è e più ricco diventa, perché nel Sud e nella Sicilia
  viviamo  il  dramma  degli  scudi  umani, cioè dei lavoratori che si
  mettono  davanti,  'state  attenti perché  se non mi aiutate a fondo
  perduto ed a verso unico io vi licenzio il mondo '.
       Lo sapevano tutti della  crisi  della Fiat e di ciò che sarebbe
  avvenuto; in  questo  contesto, dunque, ridimensioniamo, ma rendiamo
  più  credibile il  nostro  ruolo.  Ed  in  questo  contesto,  signor
  Presidente, si inseriva  la  nostra proposta di minimalismo solidale
  che magari giocava  sul  paradosso  di  una  riunione del Parlamento
  siciliano davanti ai  cancelli  della fabbrica; proposta che poteva,
  come la  Presidenza  intelligentemente ha suggerito, essere modulata
  in altra maniera, anche come partecipazione dei deputati ad un fondo
  di  solidarietà a chi  organizza  forme  di  lotta  alle  quali  noi
  dobbiamo partecipare, lotta che  sarà  molto  più lunga e molto meno
  lineare di quanto  certi  unanimismi,  cui  applaudiamo   purché non
  siano velleitari e non ci illudano, proprio potrebbero fare pensare.

     PRESIDENTE.   Onorevole   Ortisi,   in   merito   all'ultima  sua
  perorazione mi consenta  una  risposta  brevissima.
       Lei  ha  fatto  una  proposta formalizzata con una lettera alla
  quale  la  Presidenza non può, però, sentirsi vincolata, a parte che
  si  tratta  di  convincersi della giustezza della stessa - e io sono
  convinto  che  sia  giusta  -  poiché occorre una decisione politica
  sull'organismo   che  dovrà  recarsi  a  Termini  in  rappresentanza
  dell'Assemblea regionale siciliana: si era ipotizzata la Commissione
  Attività  produttive  allargata ai Capigruppo, qualora questi ultimi
  volessero andare.
       Si è pensato pure a delle sottoscrizioni, ed anche su questo la
  Presidenza è d'accordo e  disponibile.  A  tal  fine invito i gruppi
  parlamentari ad elaborare  un  documento  formale  che  consenta  di
  procedere, perché se  questa  rimane  soltanto  una  perorazione  la
  Presidenza non è nelle condizioni di poter operare.

     ORTISI. D'accordo, signor Presidente.

     FORMICA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORMICA. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io intervengo
  intanto per dichiarare  la  mia  soddisfazione  per il documento che
  oggi  l'Aula  si appresta,  in  maniera  unitaria,  a  votare  ed  a
  sottoscrivere.
       Voglio  partire   da   una   considerazione   citando le parole
  dell'onorevole  D'Antoni  -   che   siano   mutati   i  tempi  della
  consapevolezza politica  circa  l'andamento  dell'economia si evince
  anche e soprattutto  dalle  parole  usate  nell'ordine del giorno -;
  diceva l'onorevole  D'Antoni,  giustamente,  che  l'Italia, quinta o
  sesta potenza del mondo, non può permettersi di uscire da un settore
  strategico qual è quello dell'auto perché  ciò significa il declino,
  significa la  fuoriuscita  dal  novero  dei  Paesi industrializzati,
  significa abbandonare quella  possibilità  che  hanno pochi Paesi di
  usufruire  di  una  ricaduta  tecnica,  scientifica,  applicativa  e
  industriale che è  la  diretta  conseguenza  della ricerca in questo
  settore importantissimo.
       Quindi non è un problema di Termini Imerese.
       Ed io mi  compiaccio  molto  che  il Parlamento siciliano abbia
  colto questo grande  significato,  al  di  là  delle  'fesserie' che
  qualche Governatore di  turno  va  dicendo  in giro: "rinchiudiamoci
  nella ridotta di Torino,  rinchiudiamoci  in  una  tana  che così ci
  salviamo". Questo signore forse  non ha capito, e così quelli che la
  pensano come lui, che  da  almeno  vent'  anni  esiste  il  problema
  dell'auto. E questo problema dell'auto, soprattutto, e della Fiat in
  particolare, è iniziato  subito  dopo  la  prima  crisi petrolifera,
  quando la famiglia Agnelli  ha  abbandonato,  non ha più creduto nel
  settore dell'automobile. E,  anziché  fare  come  hanno  fatto altri
  grandi  produttori   mondiali,   cioè  aumentare,  moltiplicare  gli
  investimenti nel settore  dell'auto  per  migliorare il prodotto, ha
  deciso di diversificare  gli  investimenti del suo gruppo sottraendo
  risorse all'innovazione  tecnologica; di fatto, quindi, ponendosi in
  una posizione di  marginalità  nel  mercato globale della produzione
  dell'auto che ha, poi, portato alle conseguenze che conosciamo.
       Io  oserei dire con  una  frase  forte  che  la  Fiat  è  morta
  venticinque anni fa quando  ha  deciso  di non credere più in questo
  settore. E questa è  una  risposta  che  do  a  coloro  i  quali  si
  scandalizzano  che  il   Governo  di  una  Nazione  forte  si  debba
  interessare - e come  se  si  deve  interessare   -  di  un  settore
  primario che consente anche  il  benessere di cui godiamo nel nostro
  Paese.  A quei falsi moralisti che si scandalizzano voglio ricordare
  che la Francia lo fa  con  la Renault, che è una industria di Stato;
  voglio ricordare che  la  Germania,  allorquando, alcuni anni fa, la
  Volkswagen doveva licenziare  decine  di  migliaia  di lavoratori, è
  intervenuta pesantemente per aiutare il settore.
       Certo ci sono modi  e  modi  perché  i  soldi  pubblici vengano
  usati.
       Finora la Fiat è stata  una  industria di Stato di proprietà di
  un privato, tant'è che  è  nata  pure  la  barzelletta relativa alla
  socializzazione delle  perdite ed alla massimalizzazione di introito
  dei profitti.
       La Fiat ha avuto  qualcosa  come  200.000  miliardi  in  questi
  ultimi venticinque anni,  200.000  miliardi;  altro che industria di
  Stato  E' stata la  peggiore  industria  di  Stato, una industria di
  Stato che è stata, a volte, parte dello Stato stesso.
       Si ricorderà,  infatti,  l'esperienza del ministro Agnelli che,
  fra l'altro, ha  svenduto le produzioni ortofrutticole del Meridione
  d'Italia in cambio della  vendita  di trattori al Marocco, oppure in
  cambio della vendita di trattori alla Slovenia, il giorno dopo che è
  diventata ministro,  mentre  precedentemente  esisteva un veto della
  Comunità  economica  europea  a  che  la  Slovenia  potesse  entrare
  nell'Europa unita fino  a  quando  non avesse risolto il contenzioso
  con  l'Italia. Il  giorno  dopo  che  Susanna  Agnelli  è  diventata
  ministro, questo veto da  parte  dell'Italia  è  venuto  meno  e poi
  abbiamo scoperto che, per esempio, si dovevano fornire dei trattori.
       Quindi, finiamola   con   questa   concezione  moralistica  del
  capitalismo perché il capitalismo  non è stato quello della Fiat. La
  Fiat non è mai stata  una  industria  privata,  è  stata  sempre una
  industria sovvenzionata con fortissimi aiuti dello Stato.
       Cosa fare? Questo ordine  del  giorno  lo dice chiaramente e da
  mandato al Governo e  a  tutto il Parlamento siciliano, da più forza
  al Governo della nostra  Regione  nel  momento  in cui prevede delle
  condizioni  da  porre  perché  ci  siano  gli  aiuti  di  Stato.  Le
  condizioni sono che  occorre  un  rilancio delle attività produttive
  della  Fiat  che  passi  per  Termini  Imerese,  che  passi  per  la
  rifunzionalizzazione produttiva  nel  settore  dell'auto  a  Termini
  Imerese, altrimenti non ci sarebbe più sviluppo possibile per questa
  terra. Chiediamo altresì  che  ci  siano ulteriori investimenti, sia
  pubblici che privati, favoriti  dal  Governo. Poi si vedrà qual è il
  cammino da seguire.
       Intanto, fuoriesca la  Generalmotors. Io l'avevo detto in tempi
  non sospetti, sette giorni fa, che era il nemico di Termini Imerese,
  la soluzione peggiore per  la  Fiat.  La Generalmotors - che produce
  auto dello stesso target  della  Fiat,  che ha già in Europa l'Opel,
  con gravi problemi di ristrutturazione, di tagli del personale - non
  avrebbe fatto altro  che  tagliare  subito  Termini  Imerese e anche
  altri stabilimenti Fiat  in  Italia,  proprio  perché  producendo lo
  stesso tipo di  autoveicoli  vuole  solo  massimizzare  al massimo e
  razionalizzare  il  rapporto  costi-benefici  della  produzione  per
  eliminare le perdite.
       Quindi,  ben  venga  la  soluzione  della  partecipazione dello
  Stato,  anche  in  via  transitoria,  per  risanare  l'Azienda e per
  consentire alla Fiat di restare tale, di restare in Italia e di fare
  con  calma  le  alleanze possibili, come ha fatto la Francia, che ha
  favorito, tramite Renault, l'acquisizione di Nissan.
       Oggi Renault, dopo  l'acquisizione, avvenuta tre anni fa, della
  Nissan giapponese, è un colosso in Europa; è un colosso che guadagna
  soldi; è un colosso  che non teme più la concorrenza di nessuno; che
  non ha paura di essere aggredito da nessuno e che ha davanti a sé un
  periodo di prosperità assicurato.
       Noi chiediamo che venga fatto lo stesso per la Fiat.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole Acierno. Ne ha
  facoltà.

     ACIERNO.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, non v'è dubbio
  che  essere giunti ad un documento unitario è sicuramente una grande
  vittoria  di tutto il popolo siciliano che oggi si celebra nell'Aula
  di questo Parlamento.  E,  come sempre, la solidarietà dei siciliani
  arriva puntuale a  difendere  quei  sacrosanti diritti sanciti dalla
  Costituzione italiana che recita  che 'il nostro Paese è fondato sul
  lavoro'.  E di lavoro  e  solo  di  lavoro,  ancora  oggi,  vive  il
  cittadino italiano; però le vicende di questi giorni ed il documento
  che  ci  apprestiamo   ad   approvare  fanno  emergere  un  problema
  drammatico, che è sicuramente figlio della politica economica che si
  è portata avanti nel nostro Paese negli ultimi cinquant'anni.
       Purtroppo, la necessità della grande industria, che in un Paese
  progredito   come   è   l'Italia   svolge   un   ruolo   sicuramente
  indispensabile e necessario, a  volte  -  come  è il caso di Termini
  Imerese - crea  delle implicazioni di carattere sociale estremamente
  gravi.
       E' impensabile pensare  che,  se un gruppo industriale entra in
  crisi  -  ed in  un  momento  storico  di  globalizzazione  è  anche
  possibile  e  succede   -, un  intero  territorio  rischi  il  crack
  economico; perché la verità è questa.
       Se  dovesse,  malauguratamente,  chiudere  lo  stabilimento  di
  Termini Imerese il danno  economico  di  un  intero territorio non è
  ripagabile da nessun  governo,  da nessuna forza politica, da nessun
  impegno.
       Allora è vero che noi dobbiamo difendere il lavoro, ma dobbiamo
  anche prendere coscienza di quello che sta succedendo.
       Io  mi rivolgo al collega D'Antoni perché ha illustrato, a nome
  di tutti, questo  documento  che,  come  tutti  i documenti unitari,
  chiaramente deve tenere conto  di  diverse  visioni; ma la sua lunga
  esperienza nel sindacato mi  porta  a  fare  una  riflessione  e  ad
  esprimere un suggerimento,  che  non  vuol  essere  il  suggerimento
  dell'ultima ora, perché  qualunque  documento, anche il migliore, se
  viene letto e riletto  ancora  può  anche  suscitare la necessità di
  qualche contributo.
       Io credo che forse abbiamo dimenticato, ma solo nella scrittura
  e non nel  pensiero,  il  mantenimento  del  livello  occupazionale.
  Allora, in questo  nostro  documento  noi  non  facciamo  altro  che
  ribadire  un  principio   fondamentale,   che  non  è  siciliano,  è
  nazionale:     l'Italia    non    può    rinunciare    all'industria
  automobilistica, non alla  Fiat.
       Noi potremmo anche  rinunciare  alla  Fiat ma non all'industria
  automobilistica,  che   significa  ricerca,  sviluppo  e  tecnologia
  indispensabili per un  Paese  come il nostro.  Ma contemporaneamente
  non  possiamo   rinunciare   al  livello  occupazionale.  In  questo
  documento,  forse,  abbiamo   dimenticato  di  sancire  -  ma  solo,
  ribadisco, nello scrivere e non nel pensarlo - di avere garanzie sul
  mantenimento  del   livello  occupazionale.  Infatti,  mi  preoccupa
  moltissimo quanto ha dichiarato il Governatore della Banca d'Italia.
       Il Governatore Fazio,  parlando  della  crisi  della Fiat, si è
  vantato - ve lo  leggo  -  vi ruberò alcuni minuti però è importante
  riportare esattamente quello  che  ha  detto:  "Credo  che  serva un
  contributo  da  parte   di  tutti  -  commentando  l'ipotesi  di  un
  intervento pubblico in Fiat Auto -, approvo pienamente le iniziative
  che  si  sono  messe  in  moto  ma  occorre  un  piano  industriale,
  altrimenti rischiamo di perdere tempo, di buttare altri soldi. Se il
  settore pubblico può  entrare  in  maniera  appropriata  non  esiste
  peccato".
       Fin  qui  nulla   da  dire,  è  sacrosanto  quanto  afferma  il
  Governatore. Però, poi,  aggiunge:  "Quando  ho  salvato il Banco di
  Napoli e il Banco  di  Sicilia, lo feci ad una condizione: imponendo
  una riduzione del costo del lavoro e non delle retribuzioni".
       Questo la dice lunga  sul Governatore Fazio.  Per primo, io non
  gli riconosco, personalmente,  di  avere salvato il Banco di Sicilia
  perché  lui ha  disintegrato,  distrutto  la  Cassa di Risparmio per
  fare finta di salvare  il Banco di Sicilia che salvato non è, perché
  l'unica  realtà bancaria  di  quest'Isola  non  esiste  più,  ma  ha
  denunciato il metodo, lui ha garantito i salari e non l'occupazione.
       Allora, se questo  deve  essere  il  modello  da  applicare  su
  Termini Imerese: salvare lo stabilimento riducendo l'occupazione, io
  non ci sto, io non  mi  presto a questa politica. A me non interessa
  salvare lo stabilimento,  perché  non  ha  importanza se l'industria
  automobilistica italiana  risieda  in  Sicilia  piuttosto  che nelle
  Marche o in Veneto.
       Quello che a me oggi interessa come siciliano è la salvaguardia
  del livello occupazionale: questo deve essere garantito.  E' inutile
  raccontare ai lavoratori  di  Termini  Imerese  che  lo stabilimento
  rimarrà  aperto   però   lo  robotizzeremo  per  renderlo  altamente
  produttivo, per cui  anziché  avere  1.800  occupati diretti e 2.000
  indiretti, si avranno  300  occupati  diretti  e  nessuno  indiretto
  perché produrremo tutto lì dentro.
       Se questo  deve  essere il futuro di Termini Imerese, allora io
  dico che sarebbe  opportuno  che  vi  fossero  contemporaneamente da
  parte del Governo  nazionale  e di quello regionale degli interventi
  su quel territorio  volti  a creare ulteriore momento occupazionale.
  Dev'essere un'operazione  contemporanea  altrimenti il rischio è che
  tra cinque anni  qualunque miglior piano industriale riduca, come il
  modello Banco di Sicilia, solo l'occupazione creando profitto.

     PRESIDENTE. Ha  facoltà  di  parlare  l'assessore per l'industria
  Noé.

     NOE',  assessore  per  l'industria.  Signor Presidente, onorevoli
  colleghi,  il  Governo  si  associa a quanto scritto nell'ordine del
  giorno  unitario  e ringrazia il Parlamento siciliano perché  questo
  documento  rafforza l'opera dell'Esecutivo ma, sicuramente, rafforza
  la   voce  di  tutti  i  siciliani  che  in  questo  momento  stanno
  manifestando  la  loro  rabbia e soprattutto la loro preoccupazione.
  Questo  Governo,  questo  Parlamento  sono e devono essere impegnati
  affinché  si  possa  essere  meno  sudditi  o  soggetti a ricatto di
  azioni simili da parte della grande impresa.
       Il  nostro  lavoro quotidiano è quello di tentare di trovare le
  soluzioni  per  uno  sviluppo  più  concreto  possibile,  che spinga
  sopratutto in Sicilia il mondo della piccola e media impresa.

     PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 149.

     ACIERNO.  Signor   Presidente,   avevo   avanzato   una  proposta
  emendativa; speravo che il Governo l'accogliesse.

     PRESIDENTE. Onorevole Acierno,  alla  Presidenza  non é pervenuta
  nessuna proposta emendativa.
       Pongo  in votazione l'ordine  del  giorno  numero  149.
       Chi é  favorevole resti seduto chi é  contrario si alzi.

                   (E' approvato all'unanimità)

    Onorevoli colleghi, dichiaro,  pertanto,  decaduti  gli ordini del
  giorno numeri 145, 146, 147  e  148, non comunicati.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    DISCUSSIONE DEL DISEGNO  DI LEGGE NUMERI 271-341/A "INTERVENTI PER
    L'ATTUAZIONE DEL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO IN SICILIA"

     PRESIDENTE.  Si  passa   al   punto  IV  all'ordine  del  giorno:
  Discussione del disegno  di  legge  nn.  271-341/A  "Interventi  per
  l'attuazione del diritto  allo  studio  universitario  in  Sicilia".
  Invito i componenti la quinta  Commissione  legislativa  a  prendere
  posto  nell'apposito  banco.  Ha   facoltà  di  parlare  l'onorevole
  Antinoro, presidente della Commissione e  relatore  del  disegno  di
  legge, per svolgere la relazione.

     ANTINORO,  presidente   della   Commissione  e  relatore.  Signor
  Presidente, onorevoli colleghi,  mi rimetto al testo della relazione
  scritta.

     PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
       Non avendo alcun  deputato  chiesto di parlare, dichiaro chiusa
  la discussione generale.
       Pongo in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Avverto che il  termine  per la presentazione degli emendamenti
  al disegno di legge è fissato per il pomeriggio di lunedì 21 ottobre
  2002.


   Presidenza del presidente Lo Porto


       Onorevoli colleghi, la seduta é  rinviata a martedì, 22 ottobre
  2002, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:

      I - COMUNICAZIONI.

      II - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

          - "Interventi  per  l'attuazione  del  diritto  allo  studio
          universitario in Sicilia" (nn. 271-341/A). (Seguito)

          Relatore: on.le Antinoro

      III- ELEZIONE DI  QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
          PER LA GESTIONE  DEL  FONDO  DI  ROTAZIONE  PER IL COMMERCIO
          ISTITUITO PRESSO L'IRFIS  CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
          4 AGOSTO 1978, N. 26.

      IV - ELEZIONE DI  TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
          LA  GESTIONE DEI  FONDI  ISTITUITI  PRESSO  L'IRFIS  PER  LE
          PICCOLE E MEDIE  IMPRESE,  PREVISTO  DALLA LEGGE REGIONALE 6
          MAGGIO 1981, N. 96.

      V -  ELEZIONE  DI   NOVE  COMPONENTI  DELLA  CONSULTA  REGIONALE
          DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.

      VI - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
          TUTELA DELL'AMBIENTE.

      VII ELEZIONE DI NOVE  COMPONENTI  DEL  CONSIGLIO REGIONALE PER I
          BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.

      VIII ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER  LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
          SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.

      IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE  PER  L'INVENTARIO,  LA  CATALOGAZIONE E LA
          DOCUMENTAZIONE    GRAFICA,   FOTOGRAFICA,   AEROFOTOGRAFICA,
          AUDIOVISIVA.

       X - ELEZIONE DI  SEI  COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
          PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.

   XI  - ELEZIONE  DI  TRE   MEMBRI  DEL  COMITATO  REGIONALE  PER  LA
          PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
          PROVINCIALI SCOLASTICI.

    XII- ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER LA
          PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.

     XIII- ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI PALERMO.

      XIV- ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI CATANIA.

      XV - ELEZIONE DI  TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.

  XVI - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO DI
          AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.

    XVII ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO DI
          AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.

     XVIII ELEZIONE  DI   UN   COMPONENTE   DEL   COMITATO   DIRETTIVO
          DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.

     XIX - ELEZIONE  DI   TRE   COMPONENTI   DEL  CONSIGLIO  DIRETTIVO
          DELL'ISTITUTO   REGIONALE   DI  RICERCA,  SPERIMENTAZIONE  E
          AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.

         La seduta è tolta alle ore 13.06.

        (Licenziato dal Servizio dei Resoconti alle ore 16.00)