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Resoconto d'Aula della Seduta n. 92 di mercoledì 23 ottobre 2002
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   Presidenza del presidente Lo Porto


     BURGARETTA APARO ,  segretario,  dà  lettura del processo verbale
  della seduta  precedente  che,  non sorgendo osservazioni, s'intende
  approvato.


   Presidenza del presidente Lo Porto


                      PER RICHIAMO AL REGOLAMENTO

     ACIERNO. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO.  Signor Presidente,  la ringrazio perché - probabilmente
  anche grazie al contributo, forse  un  po'  noioso,  che io cerco di
  dare all'inizio di ogni  seduta - oggi abbiamo iniziato con anticipo
  rispetto al ritardo  che  normalmente,  ormai, caratterizza l'inizio
  dei lavori di quest'Aula.  L'Aula, infatti, era convocata per le ore
  17.00, invece abbiamo aperto la seduta alle ore 17.30.
       Signor Presidente, ancora oggi, pur avendo aspettato per trenta
  minuti, né  il Governo  né  la  Commissione  preposta  all'esame del
  disegno di legge all'ordine del giorno di quest' Aula, sono presenti
  ai lavori della nostra seduta.
       La invito, pertanto, a  fare  rispettare  i  deputati di questa
  Assemblea regionale  e ad iniziare la seduta all'ora di convocazione
  prevista dall'ordine del giorno; quanto meno, si inizi la seduta per
  poi  rinviarla  per   assenza   del   Governo  e  della  Commissione
  legislativa competente.

    PRESIDENTE.  Onorevole Acierno, prendo atto delle sue osservazioni
  che, in linea di principio, condivido.
       Intanto, possiamo proseguire con la lettura delle comunicazioni
  per le quali  non  è  obbligatoria  la  presenza del Governo o della
  Commissione.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    COMUNICAZIONE DI IMPUGNATIVA DA PARTE DEL COMMISSARIO DELLO STATO

     PRESIDENTE.  Comunico che  il  Commissario  dello  Stato  per  la
  Regione siciliana, con ricorso del 23 ottobre 2002, ha impugnato gli
  articoli  9,  12  e 15  del  disegno  di  legge  n.  298.3  I  Norme
  stralciate/A "Disposizioni urgenti nei settori dell'artigianato, del
  commercio,   della    cooperazione   e   della   pesca",   approvato
  dall'Assemblea il 15 ottobre, per violazione: dell'articolo 81 Cost.
  (articoli 9  e  12);  degli  articoli  3,  97  e 117, secondo comma,
  lettera o) Cost.  e  degli  artt.  14 e 17, lettera f) dello Statuto
  speciale (articolo 15).

            COMUNICAZIONE DELLE ASSENZE E DELLE SOSTITUZIONI
              ALLE RIUNIONI DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI

     PRESIDENTE. Comunico le  assenze  e  sostituzioni  alle  riunioni
  delle Commissioni parlamentari:

                       ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   Assenze
   Riunione del 22.10.02: GAROFALO-GALLETTI-MICCICHE'

                    CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   Assenze
   Riunione del 22.10.02: LEANZA N.-CATANIA F.

   Sostituzioni
   Riunione del 22.10.02: FRATELLO sostituito da SAVARINO
                          GIAMBRONE    "       " CONFALONE

                     SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   Assenze
   Riunione del 22.10.02: CRISTAUDO.

                        ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI

     PRESIDENTE. Invito il  deputato  segretario  a dare lettura delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

     BURGARETTA APARO , segretario:

            N.   854  -  Interventi  per  sbloccare  l'attuazione  del
          Contratto d'area di Messina.
            - Presidente Regione
            - Assessore Territorio
            - Assessore Industria
            ***
          Panarello Filippo

                                ----------------

            N.  855  -  Notizie  in  merito  allo  stato  della  linea
          ferroviaria 'Circumetnea'.
            - Presidente Regione
            - Assessore Turismo
            ***
          Raiti    Salvatore;  Morinello  Salvatore;  Ferro  Giovanni;
          Miccichè Calogero; Spampinato  Giuseppe;  Villari  Giovanni;
          Barbagallo Giovanni

                                ----------------

            N. 856 - Ispezione amministrativa presso l'E.A.O.S.S..
            - Presidente Regione
            ***
          Ferro Giovanni; Speziale Calogero

                                ----------------

     PRESIDENTE. Le  interrogazioni  ora  annunziate  saranno iscritte
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
       Invito   il  deputato   segretario   a   dare   lettura   delle
  interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.

     BURGARETTA APARO , segretario:

            N. 853 - Adozione di una circolare  esplicativa  circa  le
          modalità di attuazione della recente legge  regionale  sugli
          appalti.
            - Assessore Lavori Pubblici
            ***
          Giannopolo Domenico

                                ----------------

            N. 857 - Notizie in ordine all'applicazione del  contratto
          collettivo regionale di lavoro ai  dipendenti  dell'ESA,  ai
          sensi della legge regionale n. 10 del 2000.
            - Presidente Regione
            - Assessore Presidenza
            - Assessore Agricoltura
            ***
          Sanzeri Salvatore; Amendolia Antonino

     PRESIDENTE. Le  interrogazioni  ora  annunziate sono state già
  inviate al Governo.


   Presidenza del presidente Lo Porto


            DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE

     PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
  ai sensi e per  gli  effetti  degli  articoli  83,  lettera  d)  del
  Regolamento interno, della  mozione  n.  174  "Interventi  presso il
  Governo  nazionale   per   il   finanziamento  degli  incentivi  per
  l'autoimprenditorialità",   degli   onorevoli  Barbagallo  Giovanni;
  Genovese   Francantonio;   Gurrieri   Sebastiano;   Tumino  Carmelo;
  Vitrano Gaspare;  Zangara Andrea.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     BURGARETTA APARO , segretario:

                     L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

     CONSIDERATO che:

            - la società Sviluppo Italia è l'agenzia nazionale per
              lo  sviluppo  economico   ed   imprenditoriale   del
              Mezzogiorno  ed opera per  favorire  nuove  attività
              produttive,   creare    occupazione    e    attrarre
              investimenti;

            - con  decreto 185/2000 è stata  affidata  a  Sviluppo
              Italia la gestione delle forme di incentivazione che
              fanno riferimento alle leggi  236/93, 95/93, 608/96,
              135/97 e 448/98 e quindi la  gestione  dei fondi per
              l'autoimprenditorialità e per il prestito d'onore;

            - mentre nel caso del  prestito  d'onore l'istruttoria
              per la concessione dei finanziamenti  si  svolge  in
              maniera relativamente rapida per  la  esiguità delle
              somme   erogate,   nel   caso    dei    fondi    per
              l'autoimprenditorialità è richiesto  un  lungo  iter
              procedimentale che si articola in  due distinte fasi
              che, spesso, si dipanano lungo tre/quattro anni;

            - infatti, è prevista una prima  fase  di valutazione,
              detta F1, sulla fattibilità del  progetto al termine
              della quale il CdA di  Sviluppo  Italia  esprime  il
              proprio parere; la fase successiva,  F2, riguarda la
              progettazione esecutiva e dura in media due anni;

            - in questa fase, ai fini  della  positiva conclusione
              della pratica, Sviluppo Italia richiede di procedere
              con i primi investimenti che  in alcuni casi possono
              arrivare sino al 50% del valore del progetto; ciò al
              fine  di  valutare  la serietà e l'affidabilità  dei
              richiedenti  e la capacità  futura  dell'azienda  di
              gestirsi con efficacia ed efficienza;

            - pertanto, gli aspiranti  imprenditori  si  espongono
              personalmente a livello finanziario  prima ancora di
              avere la certezza di ottenere  gli incentivi e senza
              potere avviare, nel frattempo, l'attività;

            - terminata la fase della  progettazione esecutiva, il
              progetto è finalmente concluso e si passa alla firma
              del  contratto  e alla  materiale  erogazione  delle
              somme;

            - ciò  almeno  teoricamente, perché  nella  realtà  la
              società  Sviluppo  Italia si  trova  attualmente  in
              stato di profonda crisi a  causa  della  mancanza di
              fondi     necessari     per     il     finanziamento
              dell'autoimprenditorialità;

            - il  Ministro dell'Economia ha  infatti  disposto  il
              blocco di qualsiasi ulteriore impegno finanziario da
              parte di Sviluppo Italia

            - a  causa di ciò, decine  di  progetti  sono  rimasti
              fermi   alla  fase  antecedente   alla   firma   del
              contratto, con il blocco di qualunque attività;

            - i danni derivanti  dalla  situazione  sopradescritta
              sono incalcolabili: a non voler parlare dei posti di
              lavoro  che  si  sarebbero  creati   se  le  imprese
              avessero cominciato a lavorare,  basti  pensare alle
              ingenti  esposizioni  debitorie   cui   sono   stati
              costretti i candidati per rendere  credibile il loro
              progetto  imprenditoriale:  persone  che,  in  molti
              casi,   hanno    abbandonato   precedenti   attività
              lavorative  per  dedicarsi  a   tempo   pieno   alla
              realizzazione del loro progetto, con un dispendio di
              risorse non solo economiche;

            - le iniziative imprenditoriali  che  fruiscono  degli
              incentivi in parola, infatti,  comportano un impegno
              di risorse finanziarie ed  umane  non  indifferenti,
              considerato  che si tratta di  investimenti  che  si
              aggirano intorno al milione di euro  e  che  per  la
              loro realizzazione richiedono un know-how di livello
              elevato;

            - ciò  si scontra con la  particolare  situazione  del
              Meridione d'Italia dove gli ostacoli  da superare si
              sono maggiori che altrove (basti  pensare, ed è solo
              un esempio, all'accesso al credito);

     RITENUTO che:

            - la crisi attuale è dovuta da  una  parte  al mancato
              rimpinguamento  delle  casse di  Sviluppo  Italia  e
              dall'altro ad una gestione sbagliata degli incentivi
              affidati all'agenzia;

            - infatti,  non  si  è  stati  in  grado  di  valutare
              separatamente il fabbisogno per  i progetti relativi
              all'autoimprenditorialità  e   quelli   relativi  al
              prestito d'onore;

            - questi ultimi, proprio  per  il minore ammontare del
              tetto di spesa,  hanno  viaggiato ad una velocità di
              gran lunga  superiore,  portando  al  prosciugamento
              delle risorse disponibili a tutto danno dei progetti
              di maggiore rilievo economico;

            - numerose sono le aziende siciliane  che,  esperito e
              concluso il lungo iter richiesto  per  l'accesso  ai
              finanziamenti, attendono solo la firma del contratto
              con Sviluppo Italia e l'erogazione delle somme,

                      IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

              a  farsi   promotore   di  un'iniziativa  forte  nei
              confronti  del  Governo  nazionale  e  del  Ministro
              dell'Economia  affinché   si  proceda  ad  un  nuovo
              finanziamento degli  incentivi  previsti dalle leggi
              in vigore e gestiti dalla Società Sviluppo Italia."
              (174)

                                  BARBAGALLO - GENOVESE - GURRIERI -
                                  TUMINO - VITRANO - ZANGARA

     PRESIDENTE. Dispongo che la mozione predetta venga demandata alla
  Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari  perché  se  ne
  determini la data di discussione.

     BALDARI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BALDARI.  Signor   Presidente,   intervengo  per  informare  che,
  nel  corso  della  mattinata, la quinta Commissione ha provveduto al
  previsto  approfondimento  dei  numerosi  emendamenti  presentati al
  disegno  di  legge numeri 271-341/A "Interventi per l'attuazione del
  diritto allo studio universitario in Sicilia".

     PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi,  per  assenza  del  Governo   la
  seduta è sospesa e riprenderà alle ore 18.30.

      (La seduta, sospesa alle ore 17.40, è ripresa alle ore 18.42)


   Presidenza del presidente Lo Porto


                                MISSIONE

     PRESIDENTE.  Comunico  che  l'onorevole Carmelo  Incardona  è  in
  missione per ragioni del suo ufficio per il 23 ottobre 2002.

       Onorevoli  colleghi,  avendo  dato  lettura   nel  corso  delle
  comunicazioni  del  provvedimento  di   impugnativa  effettuato  dal
  Commissario dello Stato su tre articoli  della  delibera legislativa
  precedentemente  approvata, comunico l'ordine  del  giorno  n.  150,
  degli onorevoli Acierno, Zago, Raiti,  Miccichè e Leanza Edoardo. Ne
  do lettura:

   "PROMULGAZIONE SENZA LE PARTI IMPUGNATE DELLA DELIBERA LEGISLATIVA
     RECANTE 'DISPOSIZIONI URGENTI NEI SETTORI DELL'ARTIGIANATO, DEL
       COMMERCIO, DELLA COOPERAZIONE E DELLA PESCA' APPROVATA DALLA
                ASSEMBLEA NELLA SEDUTA DEL 15 OTTOBRE 2002

                       L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

    PREMESSO che la  Corte  Costituzionale, nella sentenza n.  205
           del 1996, ha ancora una volta ribadito il principio che
           la promulgazione parziale  di  una  legge  da parte del
           Presidente  della   Regione   ha  come  conseguenza  la
           consumazione del potere di promulgazione da parte dello
           stesso Presidente,  provocando  la caducazione di tutte
           le norme non promulgate;

      CONSIDERATO che:

          -  la legge approvata dall'Assemblea regionale siciliana
          nella  seduta del 15 ottobre 2002, recante 'Disposizioni
          urgenti  nei  settori  dell'artigianato,  del commercio,
          della cooperazione  e della pesca' è stata impugnata dal
          Commissario dello  Stato  in  modo  parziale  e  che, in
          pendenza  del  giudizio,  non  può  essere integralmente
          promulgata;

          - non  può  negarsi all'Assemblea regionale siciliana il
          potere di valutare se e in quale misura la promulgazione
          parziale sia suscettibile di alterare il contenuto della
          legge, e se  sia  comunque opportuno che tale contenuto,
          formalmente   unitario   all'origine,  venga  scisso  in
          disposizioni   autonome   ed   immesso  nell'ordinamento
          regionale per una parte soltanto;

          - la citata sentenza della Corte n.  205/96 ha affermato
          il principio  che,  a seguito dell'impugnazione parziale
          della legge  regionale,  il Presidente della Regione può
          essere vincolato,  riguardo  al tipo di promulgazione da
          porre in  essere,  non  solo  con 'delibere legislative'
          (abrogativa l'una  e  riapprovativa  l'altra),  ma anche
          mediante atti  di  indirizzo  espliciti (mozioni, ordini
          del giorno);

          - occorre  conciliare  l'esigenza che la legge, ancorché
          impugnata    dal    Commissario   dello   Stato,   venga
          urgentemente  promulgata,  sia  pure  parzialmente,  dal
          Presidente della Regione, con l'altra che discende dalla
          convinzione  che   sulle   norme   impugnate   la  Corte
          Costituzionale debba pronunciarsi nel merito,

                      IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE

          - a promulgare,  con  l'omissione delle parti impugnate,
          la  legge  approvata  dall'Assemblea regionale siciliana
          nella seduta del 15 ottobre 2002". (150)

      Lo pongo in votazione.

      Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)


   Presidenza del presidente Lo Porto


   SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N.271-341 'INTERVENTI
    PER L'ATTUAZIONE DEL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO IN SICILIA'

     PRESIDENTE.  Si  passa  al  punto  III  dell'ordine  del  giorno:
  Seguito  della  discussione  del  disegno  di  legge  nn.  271-341/A
  "Interventi per l'attuazione del diritto  allo  studio universitario
  in Sicilia".

    Invito il deputato segretario a dare lettura dell'articolo 1.

     BURGARETTA APARO, segretario:

                                 "Art. 1.
                            Finalità e obiettivi

          1. In attuazione degli articoli 3 e  34 della Costituzione
       e ai sensi degli  articoli  14 lettera r), 17 lettera d) e 20
       dello Statuto, del decreto del Presidente della Repubblica 14
       maggio 1985,  n.  246 e della legge costituzionale 18 ottobre
       2001, n. 3, la Regione esercita le proprie attribuzioni nella
       materia del  diritto  agli  studi  universitari,  al  fine di
       contribuire  al  loro  potenziamento  e  massima  diffusione,
       nonchè al  fine di rimuovere gli ostacoli di ordine economico
       e sociale  che di fatto limitano l'eguaglianza nell'accesso e
       nella frequenza dei corsi, e in particolare per consentire ai
       capaci e  meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere
       i gradi più alti degli studi.

          2.  Al  fine  di  rendere effettivo il diritto allo studio
       universitario  gli  interventi  in materia  sono  rivolti  in
       particolare a:

          a)  informare  e  orientare  gli  studenti  in ordine alla
       scelta  dei  corsi di studio universitari e degli altri corsi
       di  istruzione  superiore, anche in relazione alla situazione
       occupazionale,  assumendo  ogni  iniziativa  per favorire gli
       sbocchi professionali;

          b) agevolare l'accesso e la frequenza  dei  predetti corsi
       di istruzione superiore, con particolare riguardo ai capaci e
       meritevoli privi  di mezzi, rimuovendo gli ostacoli di ordine
       economico,  sociale  e  strutturale che determinano lo scarso
       rendimento  e  l'abbandono,  anche  al  fine  di  favorire lo
       sviluppo di una solida coscienza civile e professionale;

          c)   sostenere   le   Università   nell'organizzazione   e
       nell'erogazione dei propri servizi, in  modo  da  potenziarne
       l'efficacia,  predisponendo   altresì,   mediante   opportune
       intese, i servizi  necessari  per  agevolare l'organizzazione
       della didattica a distanza;

          d) promuovere  e  sostenere  lo  svolgimento  di  attività
       culturali,  sportive  e  ricreative  destinate agli studenti,
       favorendo una piena integrazione della comunità universitaria
       con la comunità civile;

          e)  favorire  la  mobilità  studentesca e  lo  scambio  di
       esperienze tra le diverse realtà  formative,  con particolare
       riguardo  ai  programmi  di  mobilità internazionale per ogni
       livello di studi;

          f) rendere effettiva, mediante sostegni economici, sussidi
       didattici  appropriati  e  interventi  strutturali  volti  al
       superamento delle barriere architettoniche, la possibilità di
       accesso all'istruzione superiore delle persone  disabili e la
       loro piena integrazione".

     LIOTTA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, considerato che il
  dibattito generale non vi è stato  sostanzialmente,  mi  appresto  a
  svolgere alcune considerazioni di carattere  generale che riguardano
  un po' tutti gli emendamenti presentati dal mio Gruppo.
       Quella che vorrebbe presentarsi come una  legge di riordino del
  settore del  diritto allo studio universitario in Sicilia, in realtà
  si presenta come una legge delega.
       Noi ci stiamo apprestando, onorevoli colleghi, a promulgare una
  legge  che si configura come una legge delega,  che  non  entra  nel
  merito   dei   problemi,   delle   problematiche,   delle  tematiche
  riguardanti  il  diritto  allo  studio universitario;  non entra nel
  merito  della  programmazione,  della realizzazione dei servizi, dei
  servizi  mensa,  dei  servizi  abitativi, dei trasporti, dei servizi
  sussidiari  per  handicap  e  quant'altro. Non riguarda tutte queste
  materie;   si   limita   semplicemente   a   rassegnare  una  delega
  all'assessore, il  quale provvederà poi, a suo tempo, non disturbato
  da questo  Parlamento, a  fare la vera legge sul diritto allo studio
  universitario.
       Certo, questo è un modo di procedere  sbagliato.  Ma sempre più
  questo Parlamento dovrà abituarsi a prendere  in  esame  proposte  e
  disegni di legge che, di fatto, sono delle leggi delega.
       Si tratta di capire se questo  Parlamento  si vuole espropriare
  della propria facoltà, del proprio ruolo di intervento nel dibattito
  sulle  dinamiche e sulle tematiche fondamentali  che  riguardano  il
  diritto  allo studio, oppure se vuole entrare  nel  merito.  Poi  si
  faccia una legge di destra o di  sinistra.  Ovviamente,  quest' Aula
  ha maggioranze nette, esplicite: non è tanto questo  che è in gioco;
  ciò che è in gioco è il fatto che quest' Aula finisce ormai col fare
  leggi  senza entrare nel merito dei temi  affrontati.  Questo  è  il
  dato reale: che è una pessima legge.
       Certamente  non si possono fare leggi  troppo  rigide;  se  una
  legge  dovesse  entrare  in  una  tematica   troppo   in  profondità
  irrigidirebbe la norma a tal punto che  poi  risulterebbe, mutate le
  condizioni, molto difficile individuare le modifiche opportune.
       Io  capisco  che  occorra  intervenire   su  alcune  specifiche
  questioni  con  norme  regolamentari;  è abbastanza  ovvio  che  ciò
  avvenga.  Allora, fra i due estremi, quello su cui si è attestato il
  Governo con questo disegno di legge, e l'altro,  di una norma troppo
  rigida che entri in profondità, noi pensiamo  che il Governo avrebbe
  potuto porsi  nel mezzo scegliendo la strada di individuare soltanto
  alcuni temi, sviscerarli, affrontarli e svilupparli.
       Di fatto, non è questo il percorso  che ha voluto intraprendere
  l'assessore; ha scelto un altro percorso.  Quindi ci apprestiamo, in
  sostanza, ad approvare una pessima legge.  Pessima  anche  per altri
  motivi, anche nel  merito  di quel poco che è stato fatto - dico con
  tutto lo  sforzo - in Commissione. Ammetto che c'è stato uno sforzo,
  lo ammetto,  per  quel  poco  che  ho  contribuito  ai  lavori della
  Commissione. Lì  si è lavorato per migliorare questa legge, ma non è
  un maquillage  all'interno  della Commissione che può fare di questa
  legge  uno  strumento  valido  per  programmare interventi e gestire
  l'erogazione dei  servizi  per il diritto allo studio.
       Ecco, stiamo  approvando  una  legge  che, in alcune sue parti,
  entrerà in  vigore  fra  undici  anni  Io capisco che possiamo avere
  lungimiranza  quando  prevediamo  i  nostri  interventi legislativi;
  tuttavia,   prevedere   che   alcuni  strumenti  normativi  che  noi
  introduciamo entrino,  di  fatto,  in  vigore fra undici anni, ce ne
  corre.

     CRISAFULLI. Noi lavoriamo per essere qui fra undici anni

     LIOTTA. Naturalmente, ma siccome le istituzioni  hanno  un  ruolo
  extrapersonale, l'assessore sta lavorando per i futuri governi.
       Io non credo che possa avvenire,  Presidente della Commissione,
  perché  sulla nomina a direttore generale  degli  enti regionali per
  il diritto allo studio, in Commissione stamattina si è introdotto un
  anno  di  fase transitoria; dopodichè la  prima  applicazione  della
  legge dovrebbe vedere la nomina da  parte  dell'assessore. Pertanto,
  non  la  procedura  dei  concorsi, a meno  che, ovviamente, altra  è
  l'intenzione   del   legislatore   e   abbiamo   compreso   male  la
  interpretazione di questa norma. Mi riferisco all'articolo 14, comma
  1, lettera  c).  La  prima  applicazione  prevede la nomina da parte
  dell'assessore,  e   siccome   la  nomina  dura  cinque  anni  ed  è
  rinnovabile una  volta,  cinque  più  cinque fanno dieci, più uno di
  fase di transizione ...

     ANTINORO, presidente della commissione e relatore.  Ora ho capito
  gli undici anni cui lei accennava poc'anzi.

     LIOTTA  ....   ecco, gli undici  anni  significano  semplicemente
  questo: noi stiamo introducendo un criterio  oggettivo per la nomina
  dei  direttori  generali, cioè quello dei  concorsi  sulla  base  di
  criteri; concorsi pubblici che potranno,  potrebbero  espletarsi fra
  undici anni.
       A me sembra che ci sia troppa  lungimiranza  in questa materia.
  Si tratta di una legge quindi che  non vuole entrare nel merito, una
  legge che, per quel poco che norma, si configura come un processo di
  accentramento nelle mani dell'assessore.
       Quella commissione regionale per il diritto allo studio che era
  stata pensata  in  un  nostro  disegno di legge, peraltro usato come
  canovaccio per  costruire  questo  disegno  di  legge, come il reale
  strumento  programmatorio,  come il reale strumento di coordinamento
  degli interventi  e  della programmazione dei servizi per il diritto
  allo studio in tutta la Sicilia, in tutti gli enti regionali; quella
  commissione  nelle  mani  dell'assessore,  nelle  pieghe  di  questo
  disegno di  legge  si riduce semplicemente a mero organo consultivo,
  che si riunisce  una  volta  ogni  sei  mesi  se va bene, che ha una
  funzione soltanto opzionale  per esprimere pareri su regolamenti, ma
  che non alcuna funzione di programma, di intervento.
       Qualcuno  l'ha  detto  questa  mattina  in  Commissione:  forse
  dovremmo avere il coraggio di non  farli  questi  organi collegiali,
  perché  se  poi  l'organo  che  accentra  tutti  i poteri, quello di
  vigilanza,   di   coordinamento,   di  controllo  e  quant'altro,  è
  l'assessore,   questo  Governo  deve  avere  il  coraggio  di  dirlo
  esplicitamente;  non  c'è  alcun  bisogno  di  istituire, nessuno ci
  obbliga ad  istituire  la  commissione regionale per il diritto allo
  studio.
       Io sono perché  la commissione regionale  per  il  diritto allo
  studio ci sia, ma essa deve essere riempita di contenuti, deve avere
  un   significato  preciso,  un  potere  di   programmazione   e   di
  coordinamento rispetto agli enti regionali territoriali. Altrimenti,
  se dobbiamo costruire un contenitore vuoto,  che  serve soltanto per
  dare  il  contentino a qualcuno per far  parte  di  una  commissione
  consultiva,  credo  che  meglio  faremmo  a  non  istituirla  questa
  commissione regionale per il diritto allo studio.
       Avremmo voluto entrare nel merito di alcune questioni, ma non è
  stato possibile perché  sono state  espunte  in partenza dal disegno
  di  legge;  non se ne può  parlare:  è  materia  regolamentare,  già
  questo è stato deciso, per cui se ne occuperà l'assessore.
       Avremmo voluto vedere se, per esempio, è giusto che soltanto il
  venti per cento del patrimonio entri nel conto del reddito corretto,
  che è  il  parametro di cui si servono le università per individuare
  l'indice  della  condizione  economica,  cioè  quel parametro con il
  quale  gli studenti universitari vengono distribuiti in cinque fasce
  e sulla  base  del  quale  viene valutato poi il contributo che ogni
  studente deve spendere.
       Avremmo voluto entrare nel merito, avremmo voluto verificare se
  è giusto o  meno. E,  visto  che si fa una legge di riordino, questo
  Parlamento se  lo  dovrebbe  chiedere:  è  giusto o non è giusto che
  soltanto il  venti  per  cento  del  patrimonio  entri  nel  reddito
  corretto che  poi  permette  di  calcolare l'ICI? Noi avremmo voluto
  discuterne, noi  avremmo voluto che il patrimonio pesasse di più nel
  calcolo del reddito corretto delle famiglie.  Non è possibile farlo
  Non è possibile perché questa sarà materia regolamentare.
       Capisco  che  alcuni  parametri   percentuali   possono  essere
  suscettibili di  modifiche che, se non fossero affidate alla materia
  regolamentare,  appunto,  implicherebbero difficilissimi, complicati
  interventi  di  legge.  E  quindi  comprendo  come  alcune  materie,
  soprattutto  il fissare alcune aliquote, possono essere di difficile
  attuazione.  Ma i princìpi? Potevamo intervenire su questo?
       E in quell'articolo 3, laddove questo  disegno  di  legge  che,
  forse in  maniera maldestra, è stato ripreso dal disegno di legge da
  noi presentato?  Perché  le tracce  dell'origine  delle cose, seppur
  fossili, rimangono sempre.
       Allora,  in  questo disegno di legge,  all'articolo  3,  signor
  Presidente  della Commissione, c'è scritto che  le  graduatorie  per
  l'attribuzione delle borse di studio devono  essere fatte sulla base
  del reddito, dell'ammontare e della natura del reddito.
       Ma io  lo  so cosa vuol dire 'della natura e dell'ammontare del
  reddito'.  Perché  in  quel  disegno di legge aveva un senso, perché
  noi, e  c'è  un  nostro  emendamento  in  tal  senso,  proponiamo un
  abbattimento  del  reddito corretto delle famiglie quando il reddito
  proviene da lavoro dipendente.
       Allora, fatto  cento il reddito dei lavoratori autonomi e cento
  il reddito  dei  lavoratori  dipendenti, per  noi  quel reddito pesa
  sessanta, quaranta  in meno.  L'ho detto in premessa: sto facendo un
  ragionamento  complessivo  su  tutti  gli  emendamenti; lasciatemelo
  fare, tanto non vi porto via molto tempo
       Noi  di  questo non ne possiamo  discutere  perché  mentre  nel
  disegno  di  legge  di  cui  lei   è   relatore,   presidente  della
  Commissione, c'è scritto che la graduatoria  deve essere fatta sulla
  base  della  natura e dell'ammontare del  reddito,  in  nessun'altra
  parte del disegno di legge è chiarito. Che  cosa  significa?  Che la
  graduatoria  viene  fatta  sulla  base  della  natura  del  reddito.
  Significa  che  redditi  pari  per l'ammontare  possono  essere  poi
  distinti sulla  base della natura del reddito.  Questo significa che
  lei guadagna  cento, un altro guadagna cento, ma quei cento non sono
  confrontabili fra  loro perché  la natura di quei redditi è diversa.
  Noi   di   questo  avremmo  potuto  parlare.  I  nostri  emendamenti
  avrebbero  voluto entrare nel merito,  ma  non  è  possibile  perché
  tutta questa materia è demandata al regolamento.
       Avremmo  voluto  che  quest'Aula  si  occupasse della tassa sul
  diritto allo studio: la tassa che pagano tutti gli studenti,  uguale
  per   tutti,   sia  che  questi  studenti  appartengano  a  famiglie
  miliardarie, sia  che  appartengano  a  famiglie  che  non  hanno le
  capacità di  mantenere  agli  studi  i propri figli. Tutti pagano la
  stessa tassa
       Non   credo   che   questo  sia   un   principio   democratico;
  l'appiattimento  di  tutti  sullo  stesso livello,  la  mancanza  di
  modulazione  non  è un principio democratico.  Allora,  forse  sarei
  stato  anche  disponibile a discutere della  modulazione  di  questa
  tassa  per  il  diritto  allo  studio se  mi  fosse  stato  concesso
  discuterne in quest'Aula.
       Per  parlare  di  modulazione sulla base  del  reddito,  dovrei
  sapere,   innanzitutto,   come   è    distribuita   la   popolazione
  universitaria nelle fasce di reddito. Nessuno in  quest'Aula sa o si
  è chiesto qual è la distribuzione  della  popolazione  universitaria
  nelle  fasce  di  reddito.   Non  lo  sa  nessuno:  l'ho  verificato
  stamattina  in  Commissione;   non lo sanno  neanche  i  funzionari.
  Nessuno  in  questa Regione sa come  è  distribuita  la  popolazione
  universitaria nelle varie fasce di reddito.  E  qualsiasi intervento
  per  modulare  una tassa rispetto alle  fasce  di  reddito  dovrebbe
  partire dalla conoscenza di questo semplice dato.
       Aumentare  per  i redditi più alti questo  tipo  di  tassa  può
  significare aumentare il numero di borse di  studio  che  mettiamo a
  disposizione   degli  studenti  meno   abbienti?   Può   significare
  realmente  introdurre  quel  principio  solidaristico  che  dovrebbe
  informare una legge che vuol  essere una legge  per  il diritto allo
  studio?
       Allora avremmo dovuto discutere di tutte queste cose.  E invece
  nei vari articoli che ci apprestiamo  ad affrontare, noi discuteremo
  di ben altro.
       Noi discuteremo delle quote di partecipazione di una componente
  universitaria alla commissione regionale per il diritto allo studio,
  sapendo peraltro che quelle quote di  partecipazione non avranno mai
  alcun significato.
       Ecco  perché  facciamo  una legge pessima.  Perché  con  questa
  legge,  di fatto, si  sono  espropriate  le  università  e  le  loro
  strutture decentrate,  di alcune capacità trasferendole direttamente
  all'Assessore; si é  voluto introdurre alcuni principi che snaturano
  la  concezione solidaristica  del  servizio  universitario  fino  ad
  arrivare alla stravagante  introduzione  di  quel  principio per cui
  tutti, anche gli studenti che sono iscritti alle università private,
  partecipano dei servizi a  sostegno  del  diritto allo studio.  Si é
  detto, a giustificazione  di  quella che doveva sembrare palesemente
  una contraddizione, qual é  quello  studente  che  ha  i  soldi  per
  pagarsi  la retta di  un'università  privata  e  che,  poi,  é  così
  bisognoso da avere necessità, contemporaneamente, dei servizi mensa,
  dei servizi abitativi o  dei servizi trasporto o quant'altro.  Mi si
  fa  osservare che  può  accadere  che  alcune  università  accettino
  straordinariamente dei nullatenenti  per  meriti  altissimi.  Ma, in
  quel caso, le università che lo  fanno,  -  se  il  modello è quello
  americano - le università  private  assicurano  tutti  i servizi; ma
  sono casi rari.
       E,  allora,  che   cosa  si  é  voluto  introdurre?  Qual é  il
  principio   che   si   é   voluto   introdurre?   E'   un  principio
  contraddittorio:   l'equiparazione   delle   università   legalmente
  riconosciute,  che   rilasciano   un  titolo  universitario  con  le
  università pubbliche,  statali.  Il modello é  sempre più un sistema
  universitario  americano lontano da noi;  ma, state attenti, lontano
  dalla cultura europea e non dalla cultura di sinistra.
       Il sistema americano  non  appartiene alla cultura europea.  Ho
  avuto la  ventura di andare ad Harvard ed ho chiesto quanto costasse
  mantenere un  ragazzo all'università ad Harvard. Mi è stato risposto
  che vi sono  rette  che variano, a seconda del reddito, anche lì, ma
  occorrono circa  20/25  mila  dollari  l'anno, (per  noi  sono cifre
  iperboliche).  Questa  é  la  risposta  che  mi  é  stata  data  dai
  funzionari di  Harvard, i quali, però, hanno avvertito il bisogno di
  aggiungere che  un certo numero di posti ogni anno viene riservato a
  studenti  che   abbiano   meriti  altissimi  ma  che  non  hanno  la
  possibilità di  mantenersi.
       A parte il  fatto  che i meriti in quel tipo di società possono
  significare   essere   un   piccolo   genio  dell'ingegneria,  della
  matematica  o  dell'astrofisica  ovvero  un  campione  di football o
  baseball, c'é  un  altro  elemento  che  ci  allontana moltissimo da
  quella  cultura:  noi abbiamo improntato il nostro sistema formativo
  universitario  ad  un principio solidaristico;  loro, no. Sapete che
  cosa   prevede,   in   quel   caso,   la   regolamentazione  interna
  dell'università   di   Harvard?   Prevede   che   gli  studenti  che
  usufruiscono di queste speciali borse di studio, in quanto non hanno
  un reddito  che  consenta  loro  l'iscrizione  ma hanno alti meriti,
  comincino  a restituire all'amministrazione delle università la loro
  borsa, o  qualcosa di simile, direte voi, al nostro prestito d'onore
  (ma non  c'entra  assolutamente  niente),  non  dopo  che  si  siano
  laureati,  dopo  che, magari, si siano affermati come professionisti
  ed   abbiano   cominciato   a   guadagnare   che  sarebbe  una  cosa
  comprensibile  per  la  nostra  cultura  europea, no,  sapete  come?
  Servendo a  mensa i loro colleghi universitari, spazzando le latrine
  dell'università.  Loro,  cioè,  restituiscono una parte del prestito
  d'onore -  potremmo  chiamarlo  così  per assimilarlo a qualcosa che
  esiste in  Italia  -  restituiscono  una  parte di quei soldi con un
  servizio che,  in  quel caso, é  umiliante; umiliante non perché  il
  lavoro lo sia, perché  il lavoro non é  mai umiliante, ma perché, in
  quel caso, introduce un principio classista fortemente umiliante che
  nella cultura europea non c'é.  Non vorrei che a suon di regolamenti
  ci spingessimo troppo verso quel tipo di cultura.

     ANTINORO,  presidente  della  Commissione  e  relatore. Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ANTINORO,   presidente   della  Commissione  e  relatore.  Signor
  Presidente,   onorevoli   colleghi,  l'onorevole  Liotta (è  'Speedy
  Gonzales' nel  chiedere  la parola, l'avrei voluta chiedere io prima
  di lui) ha svolto quasi un intervento da relatore di minoranza.
       Non  leggerò  la  relazione  di  accompagnamento  al disegno di
  legge,  anche  perché  abbiamo già superato questa fase procedurale,
  però desidero svolgere alcune considerazioni.
       All'inizio  di  questa legislatura abbiamo guardato all'interno
  degli archivi  della  Commissione V e i disegni di legge sul diritto
  allo studio  (i  disegni  di legge depositati erano sul diritto allo
  studio sia universitario che non) datavano 1986, cioè X Legislatura.
  Mi sono incuriosito  e  ho letto la relazione di quel testo di legge
  che  recitava  testualmente:  'E'  necessario  che questo disegno di
  legge  venga approvato dall'Assemblea perché  è inammissibile che la
  Sicilia sia  una  delle pochissime regioni a non avere una normativa
  sul diritto  allo  studio'.  Cioè nel 1986, ormai alcuni anni fa, si
  poneva questo problema.
       Abbiamo iniziato come Commissione un lavoro proficuo, un lavoro
  che  poi  alla  fine  ha  portato  all'approvazione all'unanimità di
  questo disegno  di  legge;  quindi con una condivisione di tutti gli
  aspetti,   con   una   condivisione  di  tutti  i  ragionamenti  che
  all'interno  della  V Commissione sono stati svolti compiutamente da
  tutte le forze politiche.   Abbiamo, non potevamo fare diversamente,
  ascoltato   le  autorità  accademiche,  le  Opere  Universitarie  e,
  soprattutto,  abbiamo  ascoltato gli studenti, con una audizione che
  abbiamo dovuto  tenere  in  Sala  Gialla, perché  erano numerosi gli
  studenti  i  quali  non  riuscivano  ad essere contenuti all'interno
  della sede  naturale della V Commissione. E abbiamo ascoltato più di
  altri   gli   studenti   proprio   perché   volevamo   verificare  e
  confrontarci con questi ultimi per capire, da loro, quali fossero le
  vere esigenze delle Opere Universitarie.
       Devo  dire  che quei contributi, sia delle autorità accademiche
  sia delle Opere Universitarie, ma soprattutto degli studenti ci sono
  serviti tantissimo nel lavoro  che  poi  la  Commissione  ha svolto,
  tanto è vero che la  stragrande  maggioranza  di quei suggerimenti è
  stata accolta sia dalla Commissione  che  dal  Governo,  il quale ha
  dimostrato grande sensibilità nel  portare  avanti,  insieme  con la
  Commissione, questo disegno di legge,  che non è una brutta copia di
  quello presentato dalla  minoranza,  onorevole  Liotta.  Noi abbiamo
  cercato  di  prendere il meglio  del  testo  del  disegno  di  legge
  presentato dal Governo in  questa legislatura e di quello presentato
  dall'opposizione di cui è primo firmatario l'onorevole Villari.
       Il testo  al  nostro esame  viene fuori da un ulteriore lavorio
  della Commissione  a  cui lei ha partecipato, la quale non ha inteso
  fare una  legge  ideologica, di appartenenza; ha cercato soltanto di
  fare una legge che possa dare, finalmente, alle Università siciliane
  e agli studenti siciliani uno strumento che è atteso dal 1985.
       Allora, io dico che l'ottimo è nemico del buono; dico che tutto
  è  migliorabile,  che tutto può essere ulteriormente arricchito, che
  possiamo apportare in Aula ulteriori migliorie, ma sono convinto che
  questo sia  il  testo  migliore  che  oggi  con  le  attuali risorse
  finanziarie potevamo approvare.  E' chiaro, infatti, che se avessimo
  avuto  una disponibilità finanziaria maggiore, le idee non sarebbero
  mancate,  nè  alla  maggioranza nè all'opposizione all'interno della
  Commissione.
       Certamente,  non mancano nemmeno a quest'Aula e, quindi, questo
  testo si potrebbe arricchire di chi sa quante altre idee innovative.
  Però,  rifiuto  l'idea  che, poiché  è migliorabile, allora dobbiamo
  censurarlo  a  tutti  i  costi,  perché censurandolo, probabilmente,
  finiremo per  non  approvarlo.  Io dico che questo disegno di legge,
  poiché è sostanzialmente di iniziativa di tutti i parlamentari, noi,
  oggi,  come Assemblea regionale  siciliana,  abbiamo  il  dovere  di
  approvarlo, abbiamo il dovere di  dare  alla  Sicilia  una legge che
  attende da oltre sedici anni.
       Non ultimo, ricordo il parere del Senato accademico che è stato
  espresso  su  questa legge, parere che è stato inviato al Presidente
  della  Regione, all'Assessore, al Presidente dell'Assemblea, a tutti
  i componenti  della V Commissione legislativa, in cui, nei confronti
  del   testo   esitato   dalla   Commissione,   sono  stati  espressi
  apprezzamenti di grande valore.
       Capisco che  ognuno  di noi debba fare la sua parte all'interno
  dell'Aula,   mi   rendo   conto  che  ci  sono  posizioni  politiche
  ideologiche  che  debbono essere mantenute; però vorrei evitare, una
  volta tanto,  la facile demagogia ed evitare che la demagogia stessa
  possa  oscurare  la  necessità  di  una  regione,  delle  università
  siciliane e  degli  studenti siciliani di avere finalmente una legge
  sul  diritto  allo  studio  universitario   che,  se dovesse tardare
  ancora,  procurerebbe  più  guasti  che  benefici  alla  popolazione
  universitaria.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha
  facoltà.

     GIANNOPOLO.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, non parlerò
  molto, ma  dico  subito  che  è importante che l'Assemblea regionale
  siciliana   vari  finalmente  una  legge  sul  diritto  allo  studio
  universitario.  In questo senso noi ci siamo atteggiati nell'attuale
  legislatura,  ma anche  nella  precedente,  presentando  una  nostra
  autonoma iniziativa legislativa  molto  articolata,  che,  tuttavia,
  affrontava il tema del  diritto  allo  studio nella sua complessità:
  da quello scolastico a quello universitario.
       Noi  avremmo preferito una politica di interventi più organica;
  siamo convinti che il Parlamento regionale debba varare la legge, ma
  non qualsiasi  legge,  non  qualsiasi legge che possa far correre il
  rischio di vanificare lo stesso risultato che, formalmente, potremmo
  considerare raggiunto.
       Dunque,   dobbiamo    preoccuparci,    nel   corso   dell'esame
  dell'articolato   e  degli   emendamenti,   di   fare   uno   sforzo
  significativo affinché  possa venir  fuori  alla  fine  un testo che
  metta assieme esigenze di maggiore autonomia del mondo universitario
  accademico e amministrativo che  studentesco. Un testo che chiarisca
  quanto più possibile aspetti in ordine al contenuto del diritto allo
  studio universitario che si  deve  garantire  in termini di servizi;
  che chiarisca meglio la problematica che nel corso degli ultimi anni
  si è affacciata:  quella  del  decentramento  delle  università  nel
  territorio  siciliano  e di  come  governiamo  questo  processo.  Un
  processo che, a mio avviso,  da  un lato ha grandi aspetti positivi,
  ma, dall'altro, contiene in  potenza  rischi in ordine alla qualità,
  alla  uniformità,  alla forza,  anche,  della  crescita  del  sapere
  universitario complessivamente nella  nostra  Regione,  alla qualità
  della stessa offerta formativa universitaria, che bisogna quanto più
  possibile  legare  a un discorso  di  qualità  piuttosto  che  a  un
  discorso di quantità che può nuocere.
       Così  come  vorremmo  che fossero definitivamente accantonati i
  tentativi che  qua  e  là  emergono dall'impostazione del disegno di
  legge in  ordine  ad  una  visione  centralistica che accentra tutto
  nelle  mani  dell'Assessorato,  della Regione, gli aspetti in ordine
  alla  definizione  degli  indirizzi, delle politiche, ma anche degli
  aspetti gestionali che, a nostro avviso, andrebbero decentrati.
       Esiste poi  il  tema - e  noi  lo  riproponiamo in tutta la sua
  interezza, anche  se  comprendiamo  che  nell'economia  del testo la
  questione non  ha  la  stessa  dirompenza  che poteva avere in altri
  testi di  legge  già  esaminati di recente, penso a quello sul buono
  scuola -  del  ruolo  delle università private nella nostra Regione.
  Dico subito  che  noi  siamo contrari ad un intervento regionale che
  riguardi  gli  studenti  che  frequentano  le  università cosiddette
  private.
       Vorrei   dire  che  se  nel  sistema  nazionale  di  istruzione
  scolastica, parlo  del  sistema  che  giunge  fino alla scuola media
  superiore, abbiamo  avuto la novità della legge n. 62 del 2000 sulla
  parità scolastica, non  disponiamo di una eguale cornice di regole e
  di definizione di confini, a livello nazionale, in ordine al sistema
  universitario.
       L'unico  diritto  che  noi  riconosciamo  agli  studenti  delle
  università  private  è  quello di partecipare alla distribuzione dei
  benefici derivanti  dalla tassa regionale per il diritto allo studio
  universitario; infatti,  non  può  esserci  un  sistema  per cui gli
  studenti  delle  università legalmente riconosciute pagando la tassa
  non abbiano  in  cambio  un minimo di servizi, quantomeno quelli che
  discendono,  per  disposizione  legislativa  nazionale, dai proventi
  della tassa  regionale: le borse di studio e i prestiti d'onore. Noi
  poi con un emendamento aggiungiamo anche gli studenti disabili.
       Insistiamo,  quindi, su questa parte e soprattutto vorremmo che
  fosse garantita, in  un  quadro di cornice programmatoria e di ruolo
  della Regione, comunque di vigilanza e  di  controllo,  una relativa
  autonomia alle università nella organizzazione  della  vita  e della
  gestione  degli  Enti,  del   mondo  universitario  complessivamente
  inteso: quindi, le questioni legate alla  nomina del presidente, del
  consiglio di amministrazione, del direttore.
       Più   in   generale,   noi   chiediamo   alla   maggioranza  un
  atteggiamento aperto;  se  questo  ci sarà, noi contribuiremo a fare
  in modo che  la  Regione  si  doti  di  una  legge nella quale tutti
  possano   riconoscersi,   innanzitutto   coloro   che   ne  dovranno
  beneficiare.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole Villari. Ne ha
  facoltà.

     VILLARI.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, mi limiterò ad
  soltanto  alcune  osservazioni in merito a questo importante disegno
  di  legge,  in  quanto  già  alcune  valutazioni  sono  state svolte
  dall'onorevole Giannopolo.
       Desidero  riprendere  alcune  questioni  che  ritengo  centrali
  rispetto a  tutto  il  dibattito  ed  anche  all'attenzione che si è
  determinata  attorno  a  questo  provvedimento  che  oggi iniziamo a
  discutere.
       La  prima  considerazione  riguarda la circostanza, per noi non
  indifferente,   di   avere   recuperato,  anche  con  il  contributo
  dell'opposizione -  e  qui  non  entro nel merito, dico soltanto che
  discutiamo della legge per il diritto allo studio universitario - un
  ritardo di  oltre  quindici  anni;  la Regione siciliana era rimasta
  l'unica senza una legge per il diritto allo studio.
       Noi,  diceva il collega Giannopolo, avremmo preferito, e questo
  era anche  il  senso  del  nostro disegno di legge n. 341, una legge
  organica  sul  diritto allo studio.
       Le  vicende  parlamentari  e  la  espressa volontà del Governo,
  contenuta  anche nelle dichiarazioni programmatiche dello stesso, di
  volere addivenire  ad una legge sul buono scuola ha un po' snaturato
  quello    che    noi   ritenevamo   dovesse   essere   il   percorso
  politico-legislativo  ed  istituzionale  rispetto  ad  un  testo che
  poteva contenere  in  generale  norme  per il diritto allo studio in
  Sicilia.
       Per cui  ci siamo ritrovati con una legge sul buono scuola che,
  se  così posso esprimermi, contiene alcuni elementi sul diritto allo
  studio ed  ora con un disegno di legge, che rappresenta uno stralcio
  rispetto a  quello che noi ritenevamo dovesse essere invece un testo
  organico riguardante il diritto allo studio universitario.
       In che  senso  abbiamo dato il nostro contributo? Nel senso che
  in V Commissione, dopo tutta una serie di audizioni che ha coinvolto
  più soggetti  (questo  va  detto  per  quello  che in realtà abbiamo
  fatto) dai rettori delle università, ai presidenti delle opere, agli
  studenti, tanti  altri soggetti che ci hanno spinto ad andare avanti
  affinché  venisse  esitata  una legge per il diritto allo studio, il
  nostro ruolo,  come  Democratici di sinistra e, mi permetto di dire,
  come  centrosinistra,  è  stato  improntato  alla  volontà di andare
  avanti, affinché  non si interrompesse un cammino:  quello di andare
  verso il varo di una legge per il diritto allo studio che finalmente
  dotasse  la  Sicilia,  ultima  regione rimasta, di questo importante
  strumento.
       Pur tuttavia  abbiamo  votato come centrosinistra - e lo voglio
  dire perché  non  mi  piace  nascondermi  -  affinché la Commissione
  esitasse il  testo in discussione, che, voglio ancora ribadirlo, non
  era e non è il nostro testo.
       Il nostro disegno  di legge, il n.  341, era altra cosa, era un
  testo organico sul diritto allo studio, tuttavia abbiamo voluto dare
  un segnale affinché  si facesse presto, affinché  non si continuasse
  in Sicilia  in un dibattito che rischiava veramente di rappresentare
  un handicap  politico  ed  istituzionale  per  tutta la regione, per
  tutto il  Parlamento:  quello di continuare a discutere di una legge
  sul diritto allo studio che non arrivava mai.
       E noi ci siamo voluti assumere una responsabilità, per la quale
  qualcuno ci ha mosso qualche critica, pure giustificata, rispetto ad
  alcune norme  di  merito;  abbiamo  voluto che si andasse avanti pur
  sapendo che  quella  non era la nostra legge, pur sapendo che quella
  legge andava in alcuni aspetti andava profondamente modificata.
       E  nel  merito  così  ci  siamo  mossi,  per  esempio chiedendo
  l'abrogazione del comma 4 dell'articolo 2, laddove si fa riferimento
  alle università  non  statali, in quanto ritenevamo che quella fosse
  una  norma  sbagliata.  Fino  a  stamattina  durante  il  lavoro  di
  scrematura  degli  emendamenti,  alla Commissione, alla quale questo
  Parlamento   ha  dato  mandato  per  accelerare  i  lavori,  abbiamo
  ulteriormente   ribadito   quello   che   ritenevamo   giusto   come
  opposizione: cioè  fare  in modo che questa legge si rivolgesse alle
  università statali.
       Tuttavia,   questo  Parlamento  è  sovrano,  la  maggioranza  è
  maggioranza e decide  anche sulla base di un voto;  ognuno si assume
  le proprie responsabilità.
       Noi riteniamo  che  vi  siano  dei  nodi  politici irrisolti in
  questo  provvedimento.  Uno  di questi nodi è l'aspetto finanziario.
  Certo, l'avere  previsto  per  il 2002 venti milioni di euro, quindi
  quaranta miliardi  delle  vecchie  lire,  non è cosa irrilevante, ma
  voglio sinceramente augurarmi che per il 2003 vi siano disponibilità
  finanziarie   significative   che   consentano  alle  vecchie  Opere
  universitarie,  oggi  Enti  regionali  per  il  diritto allo studio,
  di  intervenire  non  soltanto  per erogare, utilizzando tra l'altro
  i fondi  statali  e  la  tassa regionale che pagano gli studenti, le
  borse di  studio  e  i prestiti d'onore, ma che consentano agli enti
  che noi  nel  nostro testo per il diritto allo studio avremmo voluto
  fossero aziende  -  che  lo  siano  -  impinguando  dovutamente  gli
  appositi capitoli,  siano nelle condizioni non soltanto di erogare i
  prestiti d'onore e le borse di studio, ma di erogare tutta una serie
  di  servizi  che  rendano  effettivamente  questa  legge  una  legge
  proiettata verso l'Europa ed il Mediterraneo.
       Noi vogliamo  fare  in  modo  che  le  nostre  università,  gli
  studenti ai  quali  è rivolta questa legge, non dimentichiamolo mai,
  gli studenti  siano  messi  nelle  condizioni di avere al pari degli
  studenti delle altre regioni italiane, tutti i servizi necessari per
  potere   svolgere   il  loro  importante  ruolo in quanto cittadini,
  dirigenti della società di domani.
       Penso -  e concludo - che questa legge può essere migliorata in
  Aula,  così  come  in  qualche  modo  abbiamo  tentato  di  fare  in
  Commissione,  dove,  devo  dire  onestamente,  qualche passettino in
  avanti si  è  fatto  questa  mattina, anche se su aspetti marginali.
  Penso che  il Parlamento sia nelle condizioni, se lo vuole, i gruppi
  parlamentari   sia   di   maggioranza  che  di  opposizione  possano
  apportare ulteriori miglioramenti a questa legge, affinché si faccia
  ancora  qualche  passo  in  avanti,  affinché  questa legge consenta
  finalmente   di   dare  una  risposta  alle  attese  degli  studenti
  universitari siciliani e del mondo accademico.
       Abbiamo   anche   tenuto  conto  dei  suggerimenti  del  Senato
  Accademico  di  Palermo e dell'Opera universitaria di Catania;  però
  ritengo che al  di  là  di questo, che è pure importante, uno sforzo
  debba  ancora   essere   fatto   in  questa  sede,  perché  tutto  è
  migliorabile, a  partire  da alcuni nodi che non sono stati risolti.
  Tutto è migliorabile, c'è la possibilità di farlo; in particolare mi
  riferisco   all'aspetto   finanziario.   Mi   auguro   che   con   i
  finanziamenti del 2003 si riesca effettivamente a dotare la legge di
  risorse finanziarie  tali da rendere i servizi agli studenti servizi
  effettivi, diffusi  e che diano risposta non solo alle province sedi
  di ateneo  (Catania, Messina e Palermo) ma anche alle altre province
  che non sono sede di ateneo, dove anche lì, è possibile intervenire,
  come in qualche  modo  si  è  cercato  di fare per mettere tutti gli
  studenti nelle condizioni di svolgere con la massima dignità la loro
  importante funzione.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Tumino. Ne ha
  facoltà.

     TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stato un impegno
  notevole quello con cui la Commissione ha lavorato su questo disegno
  di legge.  Impegno  che  è  cominciato  con  l'audizione di tutte le
  componenti interessate  al  provvedimento  ed  è  proseguito con uno
  studio che  è  andato  oltre  le  logiche  di  schieramento ed oltre
  qualunque forma di ideologismo preconcetto.
       Abbiamo lavorato  per  migliorare  il  testo  di  legge,  in un
  atteggiamento  costruttivo, tendente  a rispondere ad esigenze vere,
  urgenti degli studenti dei nostri territori.
       Il  testo  elaborato   dalla   Commissione  è  stato  approvato
  all'unanimità;  e questo già la  dice lunga sul senso del lavoro che
  è stato fatto.
       Tuttavia, in questi due giorni in cui la Commissione ha operato
  per verificare quali  potevano  essere  gli emendamenti da ritirare,
  quali quelli da approvare,  da  mandare  avanti,  sono emerse alcune
  linee di tendenza che  vorrei  sottolineare,  in  particolare per la
  parte riguardante il mio Gruppo parlamentare di riferimento, cioè La
  Margherita.
       Anzitutto c'è un problema di equilibrare una tendenza, presente
  nel disegno di legge,  a  delegare  all'assessore regionale tutte le
  competenze più caratteristiche,  rendendo  le  stesse competenze più
  diffuse a livello di organi presenti in questa Istituzione.
       Mi riferisco in particolare alla Commissione regionale ed agli
  enti regionali e,  specificamente,  coinvolgendo le competenze della
  Commissione legislativa e del Comitato di controllo.
       Un tentativo,  quindi,  di  equilibrare  gli  interventi  e  le
  competenze.
       Un'altra linea  di  comportamento è stata quella di accentuare,
  di accrescere  la  presenza  democratica, cioè la presenza di coloro
  che  vivono   l'esperienza   universitaria, o  come  utenti  o  come
  operatori, in tutti gli organismi.
       Un'altra  linea su  cui  ci  siamo  mossi  è  stata  quella  di
  accentuare  i  sistemi  di  controllo sull'applicazione della stessa
  legge.
       Sono   stati   seguiti   alcuni   filoni   rispetto   ai  quali
  l'atteggiamento del Governo è  stato molto attento ed, in molti casi
  - almeno a parole,  vedremo  stasera  se  alle  parole  seguiranno i
  fatti  -  il  Governo   è  stato  consenziente  ad  accoglierli.  In
  particolare, laddove si è  voluto  che  la Commissione regionale, da
  organo meramente consultivo,  propositivo  in  senso  lato,  potesse
  diventare un organo che detta indicazioni circa le piante organiche,
  circa  l'organizzazione  degli  enti  regionali,  venendosi  così  a
  caratterizzare  in  una  forma   meno   di   consulenza   e  più  di
  progettualità, di indicazione.
       Noi, questa sera  o  domani - non  so  se stasera riusciremo ad
  esaminare  tutta   la   normativa -  vedremo   fin  dove  arriva  la
  disponibilità del  Governo  ad accogliere le varie proposte che sono
  venute dall'opposizione, ed  in  particolare dal Gruppo parlamentare
  La Margherita, perché  questa  legge  prevede, in atto, una serie di
  cose che vanno modificate.
       Questa stessa legge,  mi  riferisco  al  Presidente  Lo  Porto,
  ancora una volta manca  del  testo delle norme di riferimento.Signor
  Presidente, io glielo  chiesi  in  maniera  informale, adesso glielo
  chiedo in modo formale:  credo  sia  doveroso, quando  si prepara un
  testo  per l'esame dell'Aula, che  vengano  riportate  le  norme  di
  riferimento, in maniera che  la  lettura avvenga più semplicemente e
  con più chiarezza.

     PRESIDENTE.   Vorrei  accertarlo   anch'io,  perché  é  stato  un
  impegno cui ho il dovere di attendere.
       Eccolo qua, onorevole, mi  dispiace,  accerti prima di lanciare
  giudizi affrettati.

     TUMINO. Signor Presidente,  le chiedo scusa, non sapevo che fosse
  stato predisposto.  Chiedo scusa  a lei ma anche agli Uffici, perché
  evidentemente hanno svolto  il loro lavoro.  Chiedo scusa.  Apprezzo
  e dò atto e ringrazio.
       La   posizione   della    Margherita   è   quindi   di   grande
  collaborazione, disponibilità, ma, in  atto, attende le risposte del
  Governo.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Ortisi. Ne ha
  facoltà.

     ORTISI.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  denunziamo
  intanto, anche in questa  occasione, il  limite dell' organicità del
  provvedimento, che  avremmo   potuto   esaminare  con  una  migliore
  disposizione d'animo se avesse  seguito un iter contrario rispetto a
  quello  che si è  predisposto,  cioè  se  si  fosse  organizzato  un
  dibattito sul diritto allo  studio  e  poi  sul  diritto allo studio
  universitario    e     sul     buono     scuola,    invece    stiamo
  raffazzonando.
       Pur tuttavia rispetto al provvedimento del buono scuola, che fu
  presentato come disegno di  legge  del  Governo e della maggioranza,
  che, se  pure   emendato,  non   raggiunse   la   sufficienza  della
  corresponsabilità, il  provvedimento  che  stiamo  esaminando questa
  sera si presenta -  lo  diceva  il  Presidente  della  Commissione -
  fondamentalmente   come    provvedimento   "bipartisan",   come   un
  provvedimento d'Aula, per cui ci predisponiamo ad affrontarlo - come
  diceva giustamente il collega Tumino - con altro atteggiamento.
       Tuttavia il lavoro  della Commissione, da applaudire, un lavoro
  svolto con  grande   responsabilità   e   con   grande  capacità  di
  approfondimento,  che  coniugava   due   disegni   di   legge,   uno
  dell'opposizione e uno  della  maggioranza, ha bisogno, secondo noi,
  in Aula, di un'ulteriore  serie  di  passaggi che permettano anche a
  noi  di  sentirlo  come  proprio.
       Il collega Tumino,  per esempio, giustamente faceva riferimento
  all' eccessivo  accentramento  che  identifichiamo, soprattutto  nei
  passaggi degli articoli 13,  14  e  15.  Bisognerebbe intervenire in
  senso sussidiario; il  termine  sussidiaretà nel provvedimento è una
  volta  soltanto  mentovato   e   quasi   mai  attuato.
       Bisognerebbe riconsiderare l'edilizia universitaria, l'articolo
  3 comma m); riconsiderare, con  un  atteggiamento più disponibile da
  parte  del  Governo,  il  discorso  delle  università  non  statali,
  correggere le incongruenze dell'articolo  5,  ai  commi  3a),  3b) e
  4b).    Ci   soffermeremo   puntualmente   quando   ci   arriveremo.
       Bisognerebbe  chiarire   il   rapporto  procedurale  tra  conto
  consuntivo e bilancio preventivo e piani annuali; agli articoli 18 e
  25, chiederemo perché non  adeguarsi alla normativa che riguarda gli
  enti locali, andare  meglio  ad  approfondire  l'aspetto finanziario
  della legge.
       Attendiamo, dunque, il dipanarsi del dibattito nell'Aula, nella
  speranza che il  provvedimento  legislativo,  frutto del buon lavoro
  della Commissione, possa  essere  ulteriormente  migliorato  ed alla
  fine licenziato come  legge  di iniziativa parlamentare che permetta
  anche al nostro Parlamento di recuperare il ruolo di programmazione,
  a medio e lungo termine, che gli è congruo.

     PRESIDENTE. Avverto che l'ultimo iscritto a parlare è l'onorevole
  Spampinato e che da  questo  momento  le  iscrizione  a parlare sono
  chiuse.
       E' iscritto a  parlare  l'onorevole  Savarino.  Ne  ha facoltà.

     SAVARINO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi  era  mia
  intenzione, oggi, che si discute in Aula su una norma, un disegno di
  legge sul diritto allo  studio,  innanzitutto  esprimere  qual  è la
  posizione del Gruppo parlamentare  UDC  e  rivolgere  un plauso all'
  impegno della V Commissione e  del Governo, in sintonia con tutte le
  forze politiche.
       Un plauso perché  si è  arrivato  alla stipula di un disegno di
  legge  che per la  prima  volta, parlando  di  diritto  allo  studio
  universitario, fa il punto su  un esigenza, che è primaria quando si
  discute di diritto allo studio,  quella di programmare e lo si fa in
  maniera seria, concertata;  si fa una programmazione che tiene conto
  di più esigenze e di più soggetti, non ultime quelle degli studenti.
       E' un  segnale chiaro  di  una  legge  che  con  serietà  vuole
  organizzare, riordinare il  diritto  allo studio, tenendo come punto
  fermo i protagonisti, che  sono gli studenti, e tentando di guardare
  anche al mercato e alle esigenze, perché  di errori se ne sono fatti
  tanti.
       Le gestioni autonome  di  ogni  ateneo  possono paradossalmente
  portare ad una istituzione  programmatica che sia poco omogenea, che
  tenga poco presenti le  esigenze  degli studenti, del mercato. Tutto
  ciò potrebbe trovare  finalmente una soluzione con la programmazione
  attenta che la legge  sul  diritto  allo studio dispone, di concerto
  con la commissione regionale di diritto allo studio.
       Inoltre si è spostato,  si  è  anche  reso operativo, in questo
  disegno  di  legge  sul   diritto   allo  studio,  il  principio  di
  sussidiarietà e si è  tentato  di  avvicinare  il più possibile agli
  studenti i centri decisionali, che  sono  poi  quelli  che conoscono
  meglio le esigenze.
       Forse si potrebbe fare ancora meglio. In Commissione sono stati
  valutati diversi  emendamenti, altri probabilmente verranno valutati
  in Aula. La possibilità  di  arricchire  e  migliorare il disegno di
  legge è ovviamente nella disponibilità del presidente Antinoro, così
  come  anche dell'assessore  Granata  e  sono  sicura  che  qualsiasi
  accorgimento, che possa migliorare in questo senso l'operatività del
  disegno di legge, verrà messo in atto.
       Chiaramente, ci  si   trova  di  fronte  ad  una  disponibilità
  finanziaria che è limitata ad  oggi  a  venti  milioni  di  euro.
       E' chiaro che tutti vorremmo che sul diritto allo studio, sulla
  formazione, sulla ricerca,  vengano  messi più fondi possibili;  che
  sul principio della  premialità  e del merito, insieme all'indigenza
  (quindi che si tenga conto  dei  redditi  più  bassi  e  dei  meriti
  maggiori degli studenti) promuova la formazione.
       I finanziamenti sono limitati. Vorremmo non sentire più dire ad
  un premio Nobel italiano  all'estero  che  vince il premio Nobel per
  ricerche fatte all'estero, che  in  Italia gli mancava il "muro" che
  Raffaello e Michelangelo avevano.
       Di certo noi - e  sono  sicura  sarà  nelle intenzioni future -
  faremo  in modo di  trovare  quante  più  risorse  possibili  perché
  alle  nostre  intelligenze   siciliane   quel  "muro"  possa  essere
  concesso, e magari anche qualche pennello.

     PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato.

     SPAMPINATO.  Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi  dare  un
  giudizio sul disegno di  legge in discussione, in queste condizioni,
  ritengo sia una  cosa  un  po' difficile, particolarmente difficile.
       Difficoltà che nasce  da  una duplice valutazione:  in effetti,
  se il metro di  valutazione fosse esclusivamente il disegno di legge
  presentato  dal  Governo,   il   giudizio   sarebbe  sicuramente  di
  insufficienza,   un   giudizio   negativo,   che   non   arriverebbe
  probabilmente ai toni  severi  espressi dall'onorevole Liotta, ma un
  giudizio complessivamente negativo  che  non soddisferebbe le nostre
  esigenze.
       Giudizio che, comunque,  sicuramente  dovrà  essere modellato a
  partire  da  una  considerazione:  l'apprezzamento,  innanzitutto  -
  Signor Presidente, faccio riferimento  a  lei - della richiesta, del
  percorso  da  lei  indicato   e   da  noi  assecondato,  ovvero  una
  sospensione dei lavori  d'Aula,  un  ritorno  del  provvedimento  in
  Commissione, facendo partecipare  i presentatori di emendamenti.
       Un   giudizio   che   sarà   sicuramente   condizionato   anche
  dall'atteggiamento che, oltre  al  percorso suggerito dal presidente
  Antinoro,  ha  seguito  il  Governo,  nella  persona  dell'assessore
  Granata il quale, in  Commissione,  si  è  reso  disponibile,  senza
  alcun  pregiudizio politico,  partitico,  ad  un  libero  dibattito,
  all'apprezzamento nel merito  degli  emendamenti, a  prescindere  da
  chi li presentasse.
       Condizione questa che, sicuramente, ci  dà  la  possibilità  di
  sospendere quello che  sarebbe  un  giudizio  negativo e verificare,
  alla  fine  del  percorso  legislativo,  se  le  premesse,  che  noi
  consideriamo sicuramente  positive,  verranno  rispettate,  e  poter
  riuscire a ribaltare questa nostra considerazione iniziale.
       C'è da dire, comunque,  che  rimangono, in  questo  momento, le
  considerazioni  fatte,  per   quanto   riguarda   il   Gruppo  della
  Margherita,   dall'onorevole   Ortisi   e   dall'onorevole   Tumino:
  l'insufficienza  rispetto all'edilizia  universitaria,  rispetto  al
  decentramento e alla  sussidiarietà.
       Alcuni punti sono già  stati,  anche su iniziativa dello stesso
  Governo,  rivisti  e   revisionati:   i   diritti   degli   studenti
  handicappati. Esistono poi  delle  perplessità forti, espresse anche
  dalla  presentazione   di   emendamenti  soppressivi, rispetto  alla
  possibilità - così come  diceva  l'onorevole  Giannopolo  -  di  far
  fruire di tutti i servizi,  di  cui  alla  legge  che  ci accingiamo
  ad approvare, anche   le università private.
       Assessore, abbiamo comunque una  perplessità di fondo - torno a
  ripetere, speriamo che  questa  legge venga migliorata dal dibattito
  in Aula - rispetto  alla  sua  capacità finanziaria per l'esecuzione
  dei servizi che essa prevede.
       La perplessità è la seguente, onorevole Assessore:  rispetto al
  vecchio regime, alle  opere  universitarie,  c'è  un  incremento  di
  finanziamento  di  sei   miliardi,   anche  se  il  finanziamento di
  trentaquattro miliardi delle vecchie  lire,  che era previsto per le
  vecchie opere universitarie, oggi è sceso a trenta miliardi.
       Con questa legge, in  ogni  caso,  a  prescindere  anche  dalla
  fruibilità delle università private,  la  platea  di  coloro i quali
  potranno  usufruire  dei  servizi  previsti  si  amplia  in  maniera
  particolare.   E  quindi riuscire  a  capire  se  questa  somma  dei
  quaranta miliardi delle vecchie  lire  sia sufficiente è un tema che
  le poniamo.
       A tal proposito, tra  l'altro,  le  chiediamo  (ne ha accennato
  nel corso di    un  convegno privato) anche delle notizie rispetto a
  cosa   succederà   prima   dell'approvazione   della   legge   circa
  l'introduzione degli enti delle vecchie opere universitarie.
       Lei conosce meglio di  me  la situazione attuale in cui versano
  le  opere  universitarie  in  questo  scorcio di  vigenza.  C'è  una
  condizione  abbastanza  precaria,   ci   sono   servizi   di  mensa,
  soprattutto per quanto riguarda  le  sedi decentrate, che sono stati
  sospesi.   C'è  stato da  parte  sua  un  impegno  a  completare  il
  finanziamento già promosso  per  queste opere universitarie e quindi
  predisporre il riavvio dei servizi.
       Ci farebbe piacere che  anche  da  questo  punto  di  vista, in
  attesa  dell'approvazione  della  nuova  legge  cui  tutti  facciamo
  auspicio, fossimo   rassicurati  rispetto  al  normale funzionamento
  delle vecchie opere universitarie in questo scorcio di vigenza.

     PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Granata.

     GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e la pubblica
  istruzione.  Intervengo  soltanto  sull'ultima parte dell'intervento
  dell'onorevole Spampinato, che  ringrazio  per  la puntualità con la
  quale  ha voluto  sottolineare  alcune  questioni  che,  ovviamente,
  stanno a cuore del Parlamento  così come stanno a cuore del Governo.
  La  mia  risposta   é   telegrafica   perché   il  Presidente  della
  Commissione ha, in modo molto efficace, disegnato quello che é stato
  il percorso di una norma  che  si  attende da moltissimi anni e che,
  grazie al contributo di tutti, soprattutto del lavoro assiduo svolto
  dalla Commissione parlamentare, è a un punto di svolta importante ed
  é  prossimo all'approvazione -  lo  possiamo  dire  - anche grazie a
  quel lavoro intelligente,  di  scrematura, non di consociativismo nè
  di  mediazione  verso  il   basso   che  proprio  in  queste  ultime
  quarantotto ore é  stato fatto dalla Commissione.
       Per  quanto  riguarda  le  questioni  sollevate  dall'onorevole
  Spampinato devo dire che  esiste  in  realtà un'effettiva sofferenza
  per quanto riguarda il  funzionamento  di  quei  servizi  verso  gli
  studenti  cui  sono  preposte  le  opere  universitarie  che  adesso
  muteranno nome e  che  soprattutto adesso avranno un'organizzazione,
  si spera, più moderna e più efficiente.
       E ciò, soprattutto con riferimento a quegli sportelli legati al
  fenomeno del decentramento universitario su cui forse troppo poco si
  é soffermata fino ad  oggi  l'attenzione  del  Parlamento.
       Mi riferisco al fatto  che  le  tre  grandi università storiche
  siciliane sono riuscite ad  attuare  in  questi anni questa politica
  dei "cento fiori". Questa  capacità  di apertura verso il territorio
  attraverso il decentramento universitario organizzato con i consorzi
  ha comportato una  crescita  complessiva  del  tessuto  culturale  e
  sociale  della  Sicilia  perché   é   chiaro   che  lì  dove  arriva
  l'università arriva la  circolazione  delle  idee, arrivano i libri;
  arriva tutta quella capacità di crescita complessiva che proprio per
  l'università rappresenta un  fattore determinante.
       Ma questi servizi spesso hanno avuto dei limiti in questa prima
  fase di avviamento  del  decentramento  stesso, proprio  perché  c'é
  stata una scarsa attenzione economica  -  ecco,  lo voglio dire - da
  parte della Regione  complessivamente  verso questa realtà.
       Nessuno ignora, anche  all'interno della stessa maggioranza, un
  braccio di ferro che si  é  svolto  per  arrivare  a  reperire delle
  somme che, comunque adesso,  hanno  consentito  di  proseguire con i
  servizi essenziali alla  popolazione  universitaria  e, proprio  per
  quanto riguarda la Sicilia  orientale,  cioé  le  sedi decentrate di
  Caltanissetta, di Ragusa, Modica,  di  Caltagirone, che  ha una sede
  decentrata anche se é legata  sempre  ad  un consorzio, di Enna, c'é
  stata  un'insostenibile   situazione  legata  alla  sospensione  del
  servizio mensa per gli studenti  o  ad  una soluzione tampone che si
  era prospettata: cioé che  il  servizio  mensa dovesse essere svolto
  per questi studenti soltanto  nella misura di un pasto giornaliero a
  fronte  dei due pasti  giornalieri,  erogati  dalle  opere  per  gli
  gli studenti residenti nelle sedi principali degli atenei.
       Questa é  una cosa  intollerabile,  non é  un dato quantitativo
  "si mangia una volta o  si mangia due volte " tutti capiscono che si
  va a contraddire  ciò che statutariamente l'opera deve salvaguardare
  e garantire, cioé  l'eguaglianza dei diritti degli studenti, sia che
  si iscrivano in una sede  decentrata,  sia  che  si  iscrivano in un
  ateneo perché altrimenti andiamo a creare una situazione di studenti
  di serie A) e di studenti  di  serie B).
       A questo il Governo, grazie  ad  un percorso che sarà esplicato
  all'articolo  7, con un  proprio  emendamento, é  riuscito  a  porre
  rimedio  perché  distribuiamo  risorse  reperite  all'interno  degli
  stessi capitoli della pubblica  istruzione  su  somme  che  non sono
  attivabili nel breve lasso  di  tempo  che  comporta  questo fine di
  esercizio finanziario.
       Questi servizi, quindi,   ripartiranno dall'1 di novembre al 31
  di ottobre, regolarmente, in  tutte  le sedi decentrate. Per cui  il
  servizio mensa é  assicurato  da  quest'emendamento che comporta una
  possibilità di erogare  tali    servizi.
       Detto questo, quindi,  dopo aver, non rassicurato, ma precisato
  questo punto molto importante, devo sottolineare un dato che è stato
  rilevato, forse, poco:  questa  legge  può  rappresentare un modello
  attraverso  cui,  al   di   là   di   alcune   considerazioni  tutte
  controvertibili - ma non voglio  farlo per non fare opposizione a me
  stesso e al mio Governo da  un  punto  di  vista  temporale - per la
  prima  volta  -  lo  sottolineava  anche  l'onorevole  Ortisi  -  ha
  comportato un metodo  apprezzabile perché  é  stata fatta attraverso
  una vera prassi  di  concertazione con l'università innanzitutto, ma
  con l'università che va  dai  rettori  agli  studenti  passando  dai
  presidenti delle Opere.
       Quindi, è una norma  che  ha  trovato  un  voto  unanime  della
  Commissione proprio perché  è  riuscita a raccogliere e sintetizzare
  quegli stimoli e quei  suggerimenti  di chi nell'università vive dal
  di  dentro  fatti  estremamente  complessi  che  magari  in  un'Aula
  parlamentare, in  una  commissione,  possono  sfuggire; suggerimenti
  che, attraverso il  metodo  della  concertazione, sono  riusciti  ad
  essere sintetizzati in  una  norma  che  poteva senz'altro garantire
  maggiori servizi attraverso  maggiori  risorse  finanziarie, cose di
  cui purtroppo allo stato  non  disponiamo.
       E' certo che l'  impegno  di quaranta miliardi per la copertura
  di questa norma,  con  una  organizzazione  più razionale garantendo
  anche a quelle grandi  realtà  legate al decentramento, quei servizi
  legati all'opera, può funzionare.
       Ci sono tanti interventi paralleli che in questo momento stanno
  partendo - gli onorevoli li  conoscono  -  anche  da  parte di altri
  settori  della   pubblica   amministrazione  regionale.
       Penso,  per   esempio,   all'azione  intelligente  fatta  dagli
  Istituti autonomi case popolari per recuperare alloggi studenteschi,
  proprio sul decentramento, e in alcuni casi recuperando comparti dei
  centri  storici, facendo  così  un'  operazione  anche  di  recupero
  urbanistico di alcune parti abbandonate delle città.
       Quindi  c'è  tutto  un movimento positivo nel merito. Credo che
  questa  norma  serva  a  riorganizzare  il  settore  e soprattutto a
  razionalizzare il decentramento su  un  altro  punto di vista e cioè
  l'esistenza e la compatibilità  dei  consorzi  e  la  loro razionale
  presenza sul territorio.
       Noi abbiamo ritenuto di dover  fissare un principio secondo cui
  i consorzi sul  territorio debbono essere presenti sempre attraverso
  l'unico punto di riferimento  provinciale  per  antonomasia che è la
  Provincia regionale per  evitare  doppioni o peggio triplicazioni di
  consorzi all'interno dei territori  decentrati  e per evitare che ci
  fosse non la politica  dei Cento Fiori, ma la politica dell'anarchia
  e del teorico aumento dell'offerta accademica.
       Quindi le tre  grandi  università storiche siciliane sempre più
  devono  organizzarsi  come   l'Università  della  Sicilia.  Ci  sono
  esperimenti  in  tal  senso  e  ci  sono  all'interno  del  comitato
  regionale universitario questioni  che proprio in questi giorni sono
  affrontate.  Voglio citarne una  per  tutte:  l'  individuazione del
  cosiddetto  politecnico   del  Mediterraneo;  iniziativa  che  anche
  attraverso  fondi  di  Agenda  2000  può  rappresentare  una  grande
  opportunità,  perchè per la  prima  volta  i  tre  Atenei  siciliani
  costituiscono un consorzio per gestire il politecnico che diventa il
  politecnico della Sicilia e non della singola Università.
       Tutto  ciò  è,  poi,   da  collegare  a  rete  in  una  moderna
  organizzazione con le  esperienze  dei  consorzi che garantiscono il
  decentramento e che  devono  ovviamente  rispondere alle domande del
  tessuto sociale, culturale  ed economico del territorio dove vengono
  individuate.
       E' una fase di  grande  crescita  dell'offerta universitaria in
  Sicilia anche da un punto di vista della qualità e razionalizzazione
  delle scelte.  Questa legge  va  in  tale  direzione  e contribuisce
  molto a rendere possibile  questo  percorso.
       E' una legge, non  ho  esitazione a dirlo, di grande importanza
  per il metodo - lo voglio  risottolineare.  Perché  è vero che è una
  legge  proposta  dal   Governo,   ma  anche  proprio  perché  votata
  all'unanimità  dalla   commissione   testimonia  una  vocazione  non
  consociativa, come qualcuno dice, ma che attraverso i metodi esatti,
  come  quelli  della   concertazione,  arriva  a  sintesi  produttive
  soprattutto per i risultati legislativi della nostra comunità

     PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 1.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

              ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNO DI LEGGE

     PRESIDENTE.  Comunica che  è  stato  presentato  dal  Governo  il
  disegno di legge numero 502 "Disposizioni urgenti per i lavori in
           economia nel settore forestale".

           RICHIESTA DI PROCEDURA D'URGENZA PER IL DDL N. 502

     CASTIGLIONE, assessore per l'agricoltura  e le foreste. Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CASTIGLIONE, Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  chiedo la
  procedura  d'urgenza per il  disegno  di  legge  numero  502,  testè
  annunziato.

     GRANATA,  assessore  per  i  beni  culturale  e  ambientali  e la
  pubblica istruzione,. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

           INTERVENTO AI SENSI DELL'ART. 83, COMMA 2, DEL REGOLAMENTO

     GRANATA, assessore  per  i  beni culturali ed ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, assessore  per  i  beni culturali ed ambientali e per la
  pubblica istruzione.  Signor Presidente,  domani  la Giunta valuterà
  un disegno di legge, di un  solo  articolo, necessario per garantire
  la continuità lavorativa e retributiva  ai  lavoratori impegnati nel
  progetto ex articolo 111, catalogazione beni culturali, che sono già
  inseriti  in  un progetto legato  ad  Agenda  2000,  complemento  di
  programmazione, attinente l'attività di  catalogazione,  ma che, per
  piccoli  ritardi  nella  presa  d'atto   da  parte  del  tavolo  del
  complemento di programmazione,  potrebbe  comportare  una gravissima
  interruzione della continuità  retributiva  dei catalogatori stessi,
  nonché  alcune difficoltà con la  Comunità europea per giustificare,
  attraverso  questo  processo,  quel   percorso   che   abbiamo   già
  individuato, quella contrattualizzazione attraverso i fondi europei.
       Quindi,  in  questo  senso,  una  volta approvato dalla Giunta,
  ne chiederemo la procedura d'urgenza, perché  è  un disegno di legge
  su fondi che sono già stati  reperiti  dallo  stesso Assessorato dei
  Beni culturali all'interno dei  propri capitoli - tranquillizziamoci
  tutti -, nè oscurati nè da  utilizzare  per operazioni di variazioni
  di bilancio, quindi con dei  sacrifici  che  l'assessorato  ha fatto
  all'interno - lo ribadisco - dei propri capitoli di bilancio.
       E  ciò per garantire non soltanto  i  due  mesi  di  continuità
  retributiva,  ma  soprattutto,  potendo   inserirsi  nel  meccanismo
  finanziato  dalla  Comunità europea, garantire  a  queste  fasce  di
  professionalità da voi tutti molto  conosciute  e  apprezzate, per i
  prossimi  quattro  anni  la  loro  azione  lavorativa  ed  anche  la
  catalogazione dei beni culturali.

    PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  la  seduta è rinviata a domani,
  giovedì  24 ottobre 2002, alle ore 16.30, con il seguente ordine del
  giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


      I - COMUNICAZIONI.

     II - RICHIESTA DI PROCEDURA D'URGENZA PER IL DISEGNO DI LEGGE:

          "Disposizioni  urgenti  per i lavori in economia nel settore
          forestale" (n. 502).

    III - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

          - "Interventi  per  l'attuazione  del  diritto  allo  studio
          universitario in Sicilia" (nn. 271-341/A) (Seguito)

     IV - ELEZIONE DI QUATTRO  COMPONENTI  DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
          PER LA GESTIONE DEL  FONDO  DI  ROTAZIONE  PER  IL COMMERCIO
          ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON  L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
          4 AGOSTO 1978, N. 26.

      V - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI  DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
          LA  GESTIONE  DEI FONDI  ISTITUITI  PRESSO  L'IRFIS  PER  LE
          PICCOLE E MEDIE IMPRESE,  PREVISTO  DALLA  LEGGE REGIONALE 6
          MAGGIO 1981, N. 96.

     VI - ELEZIONE   DI   NOVE  COMPONENTI  DELLA  CONSULTA  REGIONALE
          DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.

    VII - ELEZIONE  DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
          TUTELA DELL'AMBIENTE.

   VIII - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI  DEL  CONSIGLIO  REGIONALE PER I
          BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.

     IX - ELEZIONE  DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO  REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
          SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.

      X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI  DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER  L'INVENTARIO,  LA  CATALOGAZIONE  E LA
          DOCUMENTAZIONE    GRAFICA,   FOTOGRAFICA,   AEROFOTOGRAFICA,
          AUDIOVISIVA.

     XI - ELEZIONE DI SEI  COMPONENTI  ESPERTI  DEL COMITATO REGIONALE
          PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.

    XII - ELEZIONE  DI  TRE  MEMBRI  DEL  COMITATO  REGIONALE  PER  LA
          PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
          PROVINCIALI SCOLASTICI.

   XIII - ELEZIONE  DI  CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
          LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.

    XIV - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI PALERMO.

     XV - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI CATANIA.

    XVI - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.

   XVII - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.

  XVIII - ELEZIONE  DI TRE  RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.

    XIX - ELEZIONE   DI   UN   COMPONENTE   DEL   COMITATO   DIRETTIVO
          DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.

     XX - ELEZIONE  DI  TRE   COMPONENTI   DEL   CONSIGLIO   DIRETTIVO
          DELL'ISTITUTO  REGIONALE   DI   RICERCA,  SPERIMENTAZIONE  E
          AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.

        La seduta è tolta alle ore 20.01.

       (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 22.45)