Presidenza del presidente Lo Porto
BURGARETTA APARO , segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, s'intende
approvato.
Presidenza del presidente Lo Porto
PER RICHIAMO AL REGOLAMENTO
ACIERNO. Chiedo di parlare per richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, la ringrazio perché - probabilmente
anche grazie al contributo, forse un po' noioso, che io cerco di
dare all'inizio di ogni seduta - oggi abbiamo iniziato con anticipo
rispetto al ritardo che normalmente, ormai, caratterizza l'inizio
dei lavori di quest'Aula. L'Aula, infatti, era convocata per le ore
17.00, invece abbiamo aperto la seduta alle ore 17.30.
Signor Presidente, ancora oggi, pur avendo aspettato per trenta
minuti, né il Governo né la Commissione preposta all'esame del
disegno di legge all'ordine del giorno di quest' Aula, sono presenti
ai lavori della nostra seduta.
La invito, pertanto, a fare rispettare i deputati di questa
Assemblea regionale e ad iniziare la seduta all'ora di convocazione
prevista dall'ordine del giorno; quanto meno, si inizi la seduta per
poi rinviarla per assenza del Governo e della Commissione
legislativa competente.
PRESIDENTE. Onorevole Acierno, prendo atto delle sue osservazioni
che, in linea di principio, condivido.
Intanto, possiamo proseguire con la lettura delle comunicazioni
per le quali non è obbligatoria la presenza del Governo o della
Commissione.
Presidenza del presidente Lo Porto
COMUNICAZIONE DI IMPUGNATIVA DA PARTE DEL COMMISSARIO DELLO STATO
PRESIDENTE. Comunico che il Commissario dello Stato per la
Regione siciliana, con ricorso del 23 ottobre 2002, ha impugnato gli
articoli 9, 12 e 15 del disegno di legge n. 298.3 I Norme
stralciate/A "Disposizioni urgenti nei settori dell'artigianato, del
commercio, della cooperazione e della pesca", approvato
dall'Assemblea il 15 ottobre, per violazione: dell'articolo 81 Cost.
(articoli 9 e 12); degli articoli 3, 97 e 117, secondo comma,
lettera o) Cost. e degli artt. 14 e 17, lettera f) dello Statuto
speciale (articolo 15).
COMUNICAZIONE DELLE ASSENZE E DELLE SOSTITUZIONI
ALLE RIUNIONI DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI
PRESIDENTE. Comunico le assenze e sostituzioni alle riunioni
delle Commissioni parlamentari:
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
Assenze
Riunione del 22.10.02: GAROFALO-GALLETTI-MICCICHE'
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
Assenze
Riunione del 22.10.02: LEANZA N.-CATANIA F.
Sostituzioni
Riunione del 22.10.02: FRATELLO sostituito da SAVARINO
GIAMBRONE " " CONFALONE
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
Assenze
Riunione del 22.10.02: CRISTAUDO.
ANNUNZIO DI INTERROGAZIONI
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
BURGARETTA APARO , segretario:
N. 854 - Interventi per sbloccare l'attuazione del
Contratto d'area di Messina.
- Presidente Regione
- Assessore Territorio
- Assessore Industria
***
Panarello Filippo
----------------
N. 855 - Notizie in merito allo stato della linea
ferroviaria 'Circumetnea'.
- Presidente Regione
- Assessore Turismo
***
Raiti Salvatore; Morinello Salvatore; Ferro Giovanni;
Miccichè Calogero; Spampinato Giuseppe; Villari Giovanni;
Barbagallo Giovanni
----------------
N. 856 - Ispezione amministrativa presso l'E.A.O.S.S..
- Presidente Regione
***
Ferro Giovanni; Speziale Calogero
----------------
PRESIDENTE. Le interrogazioni ora annunziate saranno iscritte
all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.
BURGARETTA APARO , segretario:
N. 853 - Adozione di una circolare esplicativa circa le
modalità di attuazione della recente legge regionale sugli
appalti.
- Assessore Lavori Pubblici
***
Giannopolo Domenico
----------------
N. 857 - Notizie in ordine all'applicazione del contratto
collettivo regionale di lavoro ai dipendenti dell'ESA, ai
sensi della legge regionale n. 10 del 2000.
- Presidente Regione
- Assessore Presidenza
- Assessore Agricoltura
***
Sanzeri Salvatore; Amendolia Antonino
PRESIDENTE. Le interrogazioni ora annunziate sono state già
inviate al Governo.
Presidenza del presidente Lo Porto
DETERMINAZIONE DELLA DATA DI DISCUSSIONE DI MOZIONE
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) del
Regolamento interno, della mozione n. 174 "Interventi presso il
Governo nazionale per il finanziamento degli incentivi per
l'autoimprenditorialità", degli onorevoli Barbagallo Giovanni;
Genovese Francantonio; Gurrieri Sebastiano; Tumino Carmelo;
Vitrano Gaspare; Zangara Andrea.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
BURGARETTA APARO , segretario:
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
CONSIDERATO che:
- la società Sviluppo Italia è l'agenzia nazionale per
lo sviluppo economico ed imprenditoriale del
Mezzogiorno ed opera per favorire nuove attività
produttive, creare occupazione e attrarre
investimenti;
- con decreto 185/2000 è stata affidata a Sviluppo
Italia la gestione delle forme di incentivazione che
fanno riferimento alle leggi 236/93, 95/93, 608/96,
135/97 e 448/98 e quindi la gestione dei fondi per
l'autoimprenditorialità e per il prestito d'onore;
- mentre nel caso del prestito d'onore l'istruttoria
per la concessione dei finanziamenti si svolge in
maniera relativamente rapida per la esiguità delle
somme erogate, nel caso dei fondi per
l'autoimprenditorialità è richiesto un lungo iter
procedimentale che si articola in due distinte fasi
che, spesso, si dipanano lungo tre/quattro anni;
- infatti, è prevista una prima fase di valutazione,
detta F1, sulla fattibilità del progetto al termine
della quale il CdA di Sviluppo Italia esprime il
proprio parere; la fase successiva, F2, riguarda la
progettazione esecutiva e dura in media due anni;
- in questa fase, ai fini della positiva conclusione
della pratica, Sviluppo Italia richiede di procedere
con i primi investimenti che in alcuni casi possono
arrivare sino al 50% del valore del progetto; ciò al
fine di valutare la serietà e l'affidabilità dei
richiedenti e la capacità futura dell'azienda di
gestirsi con efficacia ed efficienza;
- pertanto, gli aspiranti imprenditori si espongono
personalmente a livello finanziario prima ancora di
avere la certezza di ottenere gli incentivi e senza
potere avviare, nel frattempo, l'attività;
- terminata la fase della progettazione esecutiva, il
progetto è finalmente concluso e si passa alla firma
del contratto e alla materiale erogazione delle
somme;
- ciò almeno teoricamente, perché nella realtà la
società Sviluppo Italia si trova attualmente in
stato di profonda crisi a causa della mancanza di
fondi necessari per il finanziamento
dell'autoimprenditorialità;
- il Ministro dell'Economia ha infatti disposto il
blocco di qualsiasi ulteriore impegno finanziario da
parte di Sviluppo Italia
- a causa di ciò, decine di progetti sono rimasti
fermi alla fase antecedente alla firma del
contratto, con il blocco di qualunque attività;
- i danni derivanti dalla situazione sopradescritta
sono incalcolabili: a non voler parlare dei posti di
lavoro che si sarebbero creati se le imprese
avessero cominciato a lavorare, basti pensare alle
ingenti esposizioni debitorie cui sono stati
costretti i candidati per rendere credibile il loro
progetto imprenditoriale: persone che, in molti
casi, hanno abbandonato precedenti attività
lavorative per dedicarsi a tempo pieno alla
realizzazione del loro progetto, con un dispendio di
risorse non solo economiche;
- le iniziative imprenditoriali che fruiscono degli
incentivi in parola, infatti, comportano un impegno
di risorse finanziarie ed umane non indifferenti,
considerato che si tratta di investimenti che si
aggirano intorno al milione di euro e che per la
loro realizzazione richiedono un know-how di livello
elevato;
- ciò si scontra con la particolare situazione del
Meridione d'Italia dove gli ostacoli da superare si
sono maggiori che altrove (basti pensare, ed è solo
un esempio, all'accesso al credito);
RITENUTO che:
- la crisi attuale è dovuta da una parte al mancato
rimpinguamento delle casse di Sviluppo Italia e
dall'altro ad una gestione sbagliata degli incentivi
affidati all'agenzia;
- infatti, non si è stati in grado di valutare
separatamente il fabbisogno per i progetti relativi
all'autoimprenditorialità e quelli relativi al
prestito d'onore;
- questi ultimi, proprio per il minore ammontare del
tetto di spesa, hanno viaggiato ad una velocità di
gran lunga superiore, portando al prosciugamento
delle risorse disponibili a tutto danno dei progetti
di maggiore rilievo economico;
- numerose sono le aziende siciliane che, esperito e
concluso il lungo iter richiesto per l'accesso ai
finanziamenti, attendono solo la firma del contratto
con Sviluppo Italia e l'erogazione delle somme,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
a farsi promotore di un'iniziativa forte nei
confronti del Governo nazionale e del Ministro
dell'Economia affinché si proceda ad un nuovo
finanziamento degli incentivi previsti dalle leggi
in vigore e gestiti dalla Società Sviluppo Italia."
(174)
BARBAGALLO - GENOVESE - GURRIERI -
TUMINO - VITRANO - ZANGARA
PRESIDENTE. Dispongo che la mozione predetta venga demandata alla
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari perché se ne
determini la data di discussione.
BALDARI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BALDARI. Signor Presidente, intervengo per informare che,
nel corso della mattinata, la quinta Commissione ha provveduto al
previsto approfondimento dei numerosi emendamenti presentati al
disegno di legge numeri 271-341/A "Interventi per l'attuazione del
diritto allo studio universitario in Sicilia".
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per assenza del Governo la
seduta è sospesa e riprenderà alle ore 18.30.
(La seduta, sospesa alle ore 17.40, è ripresa alle ore 18.42)
Presidenza del presidente Lo Porto
MISSIONE
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Carmelo Incardona è in
missione per ragioni del suo ufficio per il 23 ottobre 2002.
Onorevoli colleghi, avendo dato lettura nel corso delle
comunicazioni del provvedimento di impugnativa effettuato dal
Commissario dello Stato su tre articoli della delibera legislativa
precedentemente approvata, comunico l'ordine del giorno n. 150,
degli onorevoli Acierno, Zago, Raiti, Miccichè e Leanza Edoardo. Ne
do lettura:
"PROMULGAZIONE SENZA LE PARTI IMPUGNATE DELLA DELIBERA LEGISLATIVA
RECANTE 'DISPOSIZIONI URGENTI NEI SETTORI DELL'ARTIGIANATO, DEL
COMMERCIO, DELLA COOPERAZIONE E DELLA PESCA' APPROVATA DALLA
ASSEMBLEA NELLA SEDUTA DEL 15 OTTOBRE 2002
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che la Corte Costituzionale, nella sentenza n. 205
del 1996, ha ancora una volta ribadito il principio che
la promulgazione parziale di una legge da parte del
Presidente della Regione ha come conseguenza la
consumazione del potere di promulgazione da parte dello
stesso Presidente, provocando la caducazione di tutte
le norme non promulgate;
CONSIDERATO che:
- la legge approvata dall'Assemblea regionale siciliana
nella seduta del 15 ottobre 2002, recante 'Disposizioni
urgenti nei settori dell'artigianato, del commercio,
della cooperazione e della pesca' è stata impugnata dal
Commissario dello Stato in modo parziale e che, in
pendenza del giudizio, non può essere integralmente
promulgata;
- non può negarsi all'Assemblea regionale siciliana il
potere di valutare se e in quale misura la promulgazione
parziale sia suscettibile di alterare il contenuto della
legge, e se sia comunque opportuno che tale contenuto,
formalmente unitario all'origine, venga scisso in
disposizioni autonome ed immesso nell'ordinamento
regionale per una parte soltanto;
- la citata sentenza della Corte n. 205/96 ha affermato
il principio che, a seguito dell'impugnazione parziale
della legge regionale, il Presidente della Regione può
essere vincolato, riguardo al tipo di promulgazione da
porre in essere, non solo con 'delibere legislative'
(abrogativa l'una e riapprovativa l'altra), ma anche
mediante atti di indirizzo espliciti (mozioni, ordini
del giorno);
- occorre conciliare l'esigenza che la legge, ancorché
impugnata dal Commissario dello Stato, venga
urgentemente promulgata, sia pure parzialmente, dal
Presidente della Regione, con l'altra che discende dalla
convinzione che sulle norme impugnate la Corte
Costituzionale debba pronunciarsi nel merito,
IMPEGNA IL PRESIDENTE DELLA REGIONE
- a promulgare, con l'omissione delle parti impugnate,
la legge approvata dall'Assemblea regionale siciliana
nella seduta del 15 ottobre 2002". (150)
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Lo Porto
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE N.271-341 'INTERVENTI
PER L'ATTUAZIONE DEL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO IN SICILIA'
PRESIDENTE. Si passa al punto III dell'ordine del giorno:
Seguito della discussione del disegno di legge nn. 271-341/A
"Interventi per l'attuazione del diritto allo studio universitario
in Sicilia".
Invito il deputato segretario a dare lettura dell'articolo 1.
BURGARETTA APARO, segretario:
"Art. 1.
Finalità e obiettivi
1. In attuazione degli articoli 3 e 34 della Costituzione
e ai sensi degli articoli 14 lettera r), 17 lettera d) e 20
dello Statuto, del decreto del Presidente della Repubblica 14
maggio 1985, n. 246 e della legge costituzionale 18 ottobre
2001, n. 3, la Regione esercita le proprie attribuzioni nella
materia del diritto agli studi universitari, al fine di
contribuire al loro potenziamento e massima diffusione,
nonchè al fine di rimuovere gli ostacoli di ordine economico
e sociale che di fatto limitano l'eguaglianza nell'accesso e
nella frequenza dei corsi, e in particolare per consentire ai
capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, di raggiungere
i gradi più alti degli studi.
2. Al fine di rendere effettivo il diritto allo studio
universitario gli interventi in materia sono rivolti in
particolare a:
a) informare e orientare gli studenti in ordine alla
scelta dei corsi di studio universitari e degli altri corsi
di istruzione superiore, anche in relazione alla situazione
occupazionale, assumendo ogni iniziativa per favorire gli
sbocchi professionali;
b) agevolare l'accesso e la frequenza dei predetti corsi
di istruzione superiore, con particolare riguardo ai capaci e
meritevoli privi di mezzi, rimuovendo gli ostacoli di ordine
economico, sociale e strutturale che determinano lo scarso
rendimento e l'abbandono, anche al fine di favorire lo
sviluppo di una solida coscienza civile e professionale;
c) sostenere le Università nell'organizzazione e
nell'erogazione dei propri servizi, in modo da potenziarne
l'efficacia, predisponendo altresì, mediante opportune
intese, i servizi necessari per agevolare l'organizzazione
della didattica a distanza;
d) promuovere e sostenere lo svolgimento di attività
culturali, sportive e ricreative destinate agli studenti,
favorendo una piena integrazione della comunità universitaria
con la comunità civile;
e) favorire la mobilità studentesca e lo scambio di
esperienze tra le diverse realtà formative, con particolare
riguardo ai programmi di mobilità internazionale per ogni
livello di studi;
f) rendere effettiva, mediante sostegni economici, sussidi
didattici appropriati e interventi strutturali volti al
superamento delle barriere architettoniche, la possibilità di
accesso all'istruzione superiore delle persone disabili e la
loro piena integrazione".
LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, considerato che il
dibattito generale non vi è stato sostanzialmente, mi appresto a
svolgere alcune considerazioni di carattere generale che riguardano
un po' tutti gli emendamenti presentati dal mio Gruppo.
Quella che vorrebbe presentarsi come una legge di riordino del
settore del diritto allo studio universitario in Sicilia, in realtà
si presenta come una legge delega.
Noi ci stiamo apprestando, onorevoli colleghi, a promulgare una
legge che si configura come una legge delega, che non entra nel
merito dei problemi, delle problematiche, delle tematiche
riguardanti il diritto allo studio universitario; non entra nel
merito della programmazione, della realizzazione dei servizi, dei
servizi mensa, dei servizi abitativi, dei trasporti, dei servizi
sussidiari per handicap e quant'altro. Non riguarda tutte queste
materie; si limita semplicemente a rassegnare una delega
all'assessore, il quale provvederà poi, a suo tempo, non disturbato
da questo Parlamento, a fare la vera legge sul diritto allo studio
universitario.
Certo, questo è un modo di procedere sbagliato. Ma sempre più
questo Parlamento dovrà abituarsi a prendere in esame proposte e
disegni di legge che, di fatto, sono delle leggi delega.
Si tratta di capire se questo Parlamento si vuole espropriare
della propria facoltà, del proprio ruolo di intervento nel dibattito
sulle dinamiche e sulle tematiche fondamentali che riguardano il
diritto allo studio, oppure se vuole entrare nel merito. Poi si
faccia una legge di destra o di sinistra. Ovviamente, quest' Aula
ha maggioranze nette, esplicite: non è tanto questo che è in gioco;
ciò che è in gioco è il fatto che quest' Aula finisce ormai col fare
leggi senza entrare nel merito dei temi affrontati. Questo è il
dato reale: che è una pessima legge.
Certamente non si possono fare leggi troppo rigide; se una
legge dovesse entrare in una tematica troppo in profondità
irrigidirebbe la norma a tal punto che poi risulterebbe, mutate le
condizioni, molto difficile individuare le modifiche opportune.
Io capisco che occorra intervenire su alcune specifiche
questioni con norme regolamentari; è abbastanza ovvio che ciò
avvenga. Allora, fra i due estremi, quello su cui si è attestato il
Governo con questo disegno di legge, e l'altro, di una norma troppo
rigida che entri in profondità, noi pensiamo che il Governo avrebbe
potuto porsi nel mezzo scegliendo la strada di individuare soltanto
alcuni temi, sviscerarli, affrontarli e svilupparli.
Di fatto, non è questo il percorso che ha voluto intraprendere
l'assessore; ha scelto un altro percorso. Quindi ci apprestiamo, in
sostanza, ad approvare una pessima legge. Pessima anche per altri
motivi, anche nel merito di quel poco che è stato fatto - dico con
tutto lo sforzo - in Commissione. Ammetto che c'è stato uno sforzo,
lo ammetto, per quel poco che ho contribuito ai lavori della
Commissione. Lì si è lavorato per migliorare questa legge, ma non è
un maquillage all'interno della Commissione che può fare di questa
legge uno strumento valido per programmare interventi e gestire
l'erogazione dei servizi per il diritto allo studio.
Ecco, stiamo approvando una legge che, in alcune sue parti,
entrerà in vigore fra undici anni Io capisco che possiamo avere
lungimiranza quando prevediamo i nostri interventi legislativi;
tuttavia, prevedere che alcuni strumenti normativi che noi
introduciamo entrino, di fatto, in vigore fra undici anni, ce ne
corre.
CRISAFULLI. Noi lavoriamo per essere qui fra undici anni
LIOTTA. Naturalmente, ma siccome le istituzioni hanno un ruolo
extrapersonale, l'assessore sta lavorando per i futuri governi.
Io non credo che possa avvenire, Presidente della Commissione,
perché sulla nomina a direttore generale degli enti regionali per
il diritto allo studio, in Commissione stamattina si è introdotto un
anno di fase transitoria; dopodichè la prima applicazione della
legge dovrebbe vedere la nomina da parte dell'assessore. Pertanto,
non la procedura dei concorsi, a meno che, ovviamente, altra è
l'intenzione del legislatore e abbiamo compreso male la
interpretazione di questa norma. Mi riferisco all'articolo 14, comma
1, lettera c). La prima applicazione prevede la nomina da parte
dell'assessore, e siccome la nomina dura cinque anni ed è
rinnovabile una volta, cinque più cinque fanno dieci, più uno di
fase di transizione ...
ANTINORO, presidente della commissione e relatore. Ora ho capito
gli undici anni cui lei accennava poc'anzi.
LIOTTA .... ecco, gli undici anni significano semplicemente
questo: noi stiamo introducendo un criterio oggettivo per la nomina
dei direttori generali, cioè quello dei concorsi sulla base di
criteri; concorsi pubblici che potranno, potrebbero espletarsi fra
undici anni.
A me sembra che ci sia troppa lungimiranza in questa materia.
Si tratta di una legge quindi che non vuole entrare nel merito, una
legge che, per quel poco che norma, si configura come un processo di
accentramento nelle mani dell'assessore.
Quella commissione regionale per il diritto allo studio che era
stata pensata in un nostro disegno di legge, peraltro usato come
canovaccio per costruire questo disegno di legge, come il reale
strumento programmatorio, come il reale strumento di coordinamento
degli interventi e della programmazione dei servizi per il diritto
allo studio in tutta la Sicilia, in tutti gli enti regionali; quella
commissione nelle mani dell'assessore, nelle pieghe di questo
disegno di legge si riduce semplicemente a mero organo consultivo,
che si riunisce una volta ogni sei mesi se va bene, che ha una
funzione soltanto opzionale per esprimere pareri su regolamenti, ma
che non alcuna funzione di programma, di intervento.
Qualcuno l'ha detto questa mattina in Commissione: forse
dovremmo avere il coraggio di non farli questi organi collegiali,
perché se poi l'organo che accentra tutti i poteri, quello di
vigilanza, di coordinamento, di controllo e quant'altro, è
l'assessore, questo Governo deve avere il coraggio di dirlo
esplicitamente; non c'è alcun bisogno di istituire, nessuno ci
obbliga ad istituire la commissione regionale per il diritto allo
studio.
Io sono perché la commissione regionale per il diritto allo
studio ci sia, ma essa deve essere riempita di contenuti, deve avere
un significato preciso, un potere di programmazione e di
coordinamento rispetto agli enti regionali territoriali. Altrimenti,
se dobbiamo costruire un contenitore vuoto, che serve soltanto per
dare il contentino a qualcuno per far parte di una commissione
consultiva, credo che meglio faremmo a non istituirla questa
commissione regionale per il diritto allo studio.
Avremmo voluto entrare nel merito di alcune questioni, ma non è
stato possibile perché sono state espunte in partenza dal disegno
di legge; non se ne può parlare: è materia regolamentare, già
questo è stato deciso, per cui se ne occuperà l'assessore.
Avremmo voluto vedere se, per esempio, è giusto che soltanto il
venti per cento del patrimonio entri nel conto del reddito corretto,
che è il parametro di cui si servono le università per individuare
l'indice della condizione economica, cioè quel parametro con il
quale gli studenti universitari vengono distribuiti in cinque fasce
e sulla base del quale viene valutato poi il contributo che ogni
studente deve spendere.
Avremmo voluto entrare nel merito, avremmo voluto verificare se
è giusto o meno. E, visto che si fa una legge di riordino, questo
Parlamento se lo dovrebbe chiedere: è giusto o non è giusto che
soltanto il venti per cento del patrimonio entri nel reddito
corretto che poi permette di calcolare l'ICI? Noi avremmo voluto
discuterne, noi avremmo voluto che il patrimonio pesasse di più nel
calcolo del reddito corretto delle famiglie. Non è possibile farlo
Non è possibile perché questa sarà materia regolamentare.
Capisco che alcuni parametri percentuali possono essere
suscettibili di modifiche che, se non fossero affidate alla materia
regolamentare, appunto, implicherebbero difficilissimi, complicati
interventi di legge. E quindi comprendo come alcune materie,
soprattutto il fissare alcune aliquote, possono essere di difficile
attuazione. Ma i princìpi? Potevamo intervenire su questo?
E in quell'articolo 3, laddove questo disegno di legge che,
forse in maniera maldestra, è stato ripreso dal disegno di legge da
noi presentato? Perché le tracce dell'origine delle cose, seppur
fossili, rimangono sempre.
Allora, in questo disegno di legge, all'articolo 3, signor
Presidente della Commissione, c'è scritto che le graduatorie per
l'attribuzione delle borse di studio devono essere fatte sulla base
del reddito, dell'ammontare e della natura del reddito.
Ma io lo so cosa vuol dire 'della natura e dell'ammontare del
reddito'. Perché in quel disegno di legge aveva un senso, perché
noi, e c'è un nostro emendamento in tal senso, proponiamo un
abbattimento del reddito corretto delle famiglie quando il reddito
proviene da lavoro dipendente.
Allora, fatto cento il reddito dei lavoratori autonomi e cento
il reddito dei lavoratori dipendenti, per noi quel reddito pesa
sessanta, quaranta in meno. L'ho detto in premessa: sto facendo un
ragionamento complessivo su tutti gli emendamenti; lasciatemelo
fare, tanto non vi porto via molto tempo
Noi di questo non ne possiamo discutere perché mentre nel
disegno di legge di cui lei è relatore, presidente della
Commissione, c'è scritto che la graduatoria deve essere fatta sulla
base della natura e dell'ammontare del reddito, in nessun'altra
parte del disegno di legge è chiarito. Che cosa significa? Che la
graduatoria viene fatta sulla base della natura del reddito.
Significa che redditi pari per l'ammontare possono essere poi
distinti sulla base della natura del reddito. Questo significa che
lei guadagna cento, un altro guadagna cento, ma quei cento non sono
confrontabili fra loro perché la natura di quei redditi è diversa.
Noi di questo avremmo potuto parlare. I nostri emendamenti
avrebbero voluto entrare nel merito, ma non è possibile perché
tutta questa materia è demandata al regolamento.
Avremmo voluto che quest'Aula si occupasse della tassa sul
diritto allo studio: la tassa che pagano tutti gli studenti, uguale
per tutti, sia che questi studenti appartengano a famiglie
miliardarie, sia che appartengano a famiglie che non hanno le
capacità di mantenere agli studi i propri figli. Tutti pagano la
stessa tassa
Non credo che questo sia un principio democratico;
l'appiattimento di tutti sullo stesso livello, la mancanza di
modulazione non è un principio democratico. Allora, forse sarei
stato anche disponibile a discutere della modulazione di questa
tassa per il diritto allo studio se mi fosse stato concesso
discuterne in quest'Aula.
Per parlare di modulazione sulla base del reddito, dovrei
sapere, innanzitutto, come è distribuita la popolazione
universitaria nelle fasce di reddito. Nessuno in quest'Aula sa o si
è chiesto qual è la distribuzione della popolazione universitaria
nelle fasce di reddito. Non lo sa nessuno: l'ho verificato
stamattina in Commissione; non lo sanno neanche i funzionari.
Nessuno in questa Regione sa come è distribuita la popolazione
universitaria nelle varie fasce di reddito. E qualsiasi intervento
per modulare una tassa rispetto alle fasce di reddito dovrebbe
partire dalla conoscenza di questo semplice dato.
Aumentare per i redditi più alti questo tipo di tassa può
significare aumentare il numero di borse di studio che mettiamo a
disposizione degli studenti meno abbienti? Può significare
realmente introdurre quel principio solidaristico che dovrebbe
informare una legge che vuol essere una legge per il diritto allo
studio?
Allora avremmo dovuto discutere di tutte queste cose. E invece
nei vari articoli che ci apprestiamo ad affrontare, noi discuteremo
di ben altro.
Noi discuteremo delle quote di partecipazione di una componente
universitaria alla commissione regionale per il diritto allo studio,
sapendo peraltro che quelle quote di partecipazione non avranno mai
alcun significato.
Ecco perché facciamo una legge pessima. Perché con questa
legge, di fatto, si sono espropriate le università e le loro
strutture decentrate, di alcune capacità trasferendole direttamente
all'Assessore; si é voluto introdurre alcuni principi che snaturano
la concezione solidaristica del servizio universitario fino ad
arrivare alla stravagante introduzione di quel principio per cui
tutti, anche gli studenti che sono iscritti alle università private,
partecipano dei servizi a sostegno del diritto allo studio. Si é
detto, a giustificazione di quella che doveva sembrare palesemente
una contraddizione, qual é quello studente che ha i soldi per
pagarsi la retta di un'università privata e che, poi, é così
bisognoso da avere necessità, contemporaneamente, dei servizi mensa,
dei servizi abitativi o dei servizi trasporto o quant'altro. Mi si
fa osservare che può accadere che alcune università accettino
straordinariamente dei nullatenenti per meriti altissimi. Ma, in
quel caso, le università che lo fanno, - se il modello è quello
americano - le università private assicurano tutti i servizi; ma
sono casi rari.
E, allora, che cosa si é voluto introdurre? Qual é il
principio che si é voluto introdurre? E' un principio
contraddittorio: l'equiparazione delle università legalmente
riconosciute, che rilasciano un titolo universitario con le
università pubbliche, statali. Il modello é sempre più un sistema
universitario americano lontano da noi; ma, state attenti, lontano
dalla cultura europea e non dalla cultura di sinistra.
Il sistema americano non appartiene alla cultura europea. Ho
avuto la ventura di andare ad Harvard ed ho chiesto quanto costasse
mantenere un ragazzo all'università ad Harvard. Mi è stato risposto
che vi sono rette che variano, a seconda del reddito, anche lì, ma
occorrono circa 20/25 mila dollari l'anno, (per noi sono cifre
iperboliche). Questa é la risposta che mi é stata data dai
funzionari di Harvard, i quali, però, hanno avvertito il bisogno di
aggiungere che un certo numero di posti ogni anno viene riservato a
studenti che abbiano meriti altissimi ma che non hanno la
possibilità di mantenersi.
A parte il fatto che i meriti in quel tipo di società possono
significare essere un piccolo genio dell'ingegneria, della
matematica o dell'astrofisica ovvero un campione di football o
baseball, c'é un altro elemento che ci allontana moltissimo da
quella cultura: noi abbiamo improntato il nostro sistema formativo
universitario ad un principio solidaristico; loro, no. Sapete che
cosa prevede, in quel caso, la regolamentazione interna
dell'università di Harvard? Prevede che gli studenti che
usufruiscono di queste speciali borse di studio, in quanto non hanno
un reddito che consenta loro l'iscrizione ma hanno alti meriti,
comincino a restituire all'amministrazione delle università la loro
borsa, o qualcosa di simile, direte voi, al nostro prestito d'onore
(ma non c'entra assolutamente niente), non dopo che si siano
laureati, dopo che, magari, si siano affermati come professionisti
ed abbiano cominciato a guadagnare che sarebbe una cosa
comprensibile per la nostra cultura europea, no, sapete come?
Servendo a mensa i loro colleghi universitari, spazzando le latrine
dell'università. Loro, cioè, restituiscono una parte del prestito
d'onore - potremmo chiamarlo così per assimilarlo a qualcosa che
esiste in Italia - restituiscono una parte di quei soldi con un
servizio che, in quel caso, é umiliante; umiliante non perché il
lavoro lo sia, perché il lavoro non é mai umiliante, ma perché, in
quel caso, introduce un principio classista fortemente umiliante che
nella cultura europea non c'é. Non vorrei che a suon di regolamenti
ci spingessimo troppo verso quel tipo di cultura.
ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole Liotta (è 'Speedy
Gonzales' nel chiedere la parola, l'avrei voluta chiedere io prima
di lui) ha svolto quasi un intervento da relatore di minoranza.
Non leggerò la relazione di accompagnamento al disegno di
legge, anche perché abbiamo già superato questa fase procedurale,
però desidero svolgere alcune considerazioni.
All'inizio di questa legislatura abbiamo guardato all'interno
degli archivi della Commissione V e i disegni di legge sul diritto
allo studio (i disegni di legge depositati erano sul diritto allo
studio sia universitario che non) datavano 1986, cioè X Legislatura.
Mi sono incuriosito e ho letto la relazione di quel testo di legge
che recitava testualmente: 'E' necessario che questo disegno di
legge venga approvato dall'Assemblea perché è inammissibile che la
Sicilia sia una delle pochissime regioni a non avere una normativa
sul diritto allo studio'. Cioè nel 1986, ormai alcuni anni fa, si
poneva questo problema.
Abbiamo iniziato come Commissione un lavoro proficuo, un lavoro
che poi alla fine ha portato all'approvazione all'unanimità di
questo disegno di legge; quindi con una condivisione di tutti gli
aspetti, con una condivisione di tutti i ragionamenti che
all'interno della V Commissione sono stati svolti compiutamente da
tutte le forze politiche. Abbiamo, non potevamo fare diversamente,
ascoltato le autorità accademiche, le Opere Universitarie e,
soprattutto, abbiamo ascoltato gli studenti, con una audizione che
abbiamo dovuto tenere in Sala Gialla, perché erano numerosi gli
studenti i quali non riuscivano ad essere contenuti all'interno
della sede naturale della V Commissione. E abbiamo ascoltato più di
altri gli studenti proprio perché volevamo verificare e
confrontarci con questi ultimi per capire, da loro, quali fossero le
vere esigenze delle Opere Universitarie.
Devo dire che quei contributi, sia delle autorità accademiche
sia delle Opere Universitarie, ma soprattutto degli studenti ci sono
serviti tantissimo nel lavoro che poi la Commissione ha svolto,
tanto è vero che la stragrande maggioranza di quei suggerimenti è
stata accolta sia dalla Commissione che dal Governo, il quale ha
dimostrato grande sensibilità nel portare avanti, insieme con la
Commissione, questo disegno di legge, che non è una brutta copia di
quello presentato dalla minoranza, onorevole Liotta. Noi abbiamo
cercato di prendere il meglio del testo del disegno di legge
presentato dal Governo in questa legislatura e di quello presentato
dall'opposizione di cui è primo firmatario l'onorevole Villari.
Il testo al nostro esame viene fuori da un ulteriore lavorio
della Commissione a cui lei ha partecipato, la quale non ha inteso
fare una legge ideologica, di appartenenza; ha cercato soltanto di
fare una legge che possa dare, finalmente, alle Università siciliane
e agli studenti siciliani uno strumento che è atteso dal 1985.
Allora, io dico che l'ottimo è nemico del buono; dico che tutto
è migliorabile, che tutto può essere ulteriormente arricchito, che
possiamo apportare in Aula ulteriori migliorie, ma sono convinto che
questo sia il testo migliore che oggi con le attuali risorse
finanziarie potevamo approvare. E' chiaro, infatti, che se avessimo
avuto una disponibilità finanziaria maggiore, le idee non sarebbero
mancate, nè alla maggioranza nè all'opposizione all'interno della
Commissione.
Certamente, non mancano nemmeno a quest'Aula e, quindi, questo
testo si potrebbe arricchire di chi sa quante altre idee innovative.
Però, rifiuto l'idea che, poiché è migliorabile, allora dobbiamo
censurarlo a tutti i costi, perché censurandolo, probabilmente,
finiremo per non approvarlo. Io dico che questo disegno di legge,
poiché è sostanzialmente di iniziativa di tutti i parlamentari, noi,
oggi, come Assemblea regionale siciliana, abbiamo il dovere di
approvarlo, abbiamo il dovere di dare alla Sicilia una legge che
attende da oltre sedici anni.
Non ultimo, ricordo il parere del Senato accademico che è stato
espresso su questa legge, parere che è stato inviato al Presidente
della Regione, all'Assessore, al Presidente dell'Assemblea, a tutti
i componenti della V Commissione legislativa, in cui, nei confronti
del testo esitato dalla Commissione, sono stati espressi
apprezzamenti di grande valore.
Capisco che ognuno di noi debba fare la sua parte all'interno
dell'Aula, mi rendo conto che ci sono posizioni politiche
ideologiche che debbono essere mantenute; però vorrei evitare, una
volta tanto, la facile demagogia ed evitare che la demagogia stessa
possa oscurare la necessità di una regione, delle università
siciliane e degli studenti siciliani di avere finalmente una legge
sul diritto allo studio universitario che, se dovesse tardare
ancora, procurerebbe più guasti che benefici alla popolazione
universitaria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha
facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non parlerò
molto, ma dico subito che è importante che l'Assemblea regionale
siciliana vari finalmente una legge sul diritto allo studio
universitario. In questo senso noi ci siamo atteggiati nell'attuale
legislatura, ma anche nella precedente, presentando una nostra
autonoma iniziativa legislativa molto articolata, che, tuttavia,
affrontava il tema del diritto allo studio nella sua complessità:
da quello scolastico a quello universitario.
Noi avremmo preferito una politica di interventi più organica;
siamo convinti che il Parlamento regionale debba varare la legge, ma
non qualsiasi legge, non qualsiasi legge che possa far correre il
rischio di vanificare lo stesso risultato che, formalmente, potremmo
considerare raggiunto.
Dunque, dobbiamo preoccuparci, nel corso dell'esame
dell'articolato e degli emendamenti, di fare uno sforzo
significativo affinché possa venir fuori alla fine un testo che
metta assieme esigenze di maggiore autonomia del mondo universitario
accademico e amministrativo che studentesco. Un testo che chiarisca
quanto più possibile aspetti in ordine al contenuto del diritto allo
studio universitario che si deve garantire in termini di servizi;
che chiarisca meglio la problematica che nel corso degli ultimi anni
si è affacciata: quella del decentramento delle università nel
territorio siciliano e di come governiamo questo processo. Un
processo che, a mio avviso, da un lato ha grandi aspetti positivi,
ma, dall'altro, contiene in potenza rischi in ordine alla qualità,
alla uniformità, alla forza, anche, della crescita del sapere
universitario complessivamente nella nostra Regione, alla qualità
della stessa offerta formativa universitaria, che bisogna quanto più
possibile legare a un discorso di qualità piuttosto che a un
discorso di quantità che può nuocere.
Così come vorremmo che fossero definitivamente accantonati i
tentativi che qua e là emergono dall'impostazione del disegno di
legge in ordine ad una visione centralistica che accentra tutto
nelle mani dell'Assessorato, della Regione, gli aspetti in ordine
alla definizione degli indirizzi, delle politiche, ma anche degli
aspetti gestionali che, a nostro avviso, andrebbero decentrati.
Esiste poi il tema - e noi lo riproponiamo in tutta la sua
interezza, anche se comprendiamo che nell'economia del testo la
questione non ha la stessa dirompenza che poteva avere in altri
testi di legge già esaminati di recente, penso a quello sul buono
scuola - del ruolo delle università private nella nostra Regione.
Dico subito che noi siamo contrari ad un intervento regionale che
riguardi gli studenti che frequentano le università cosiddette
private.
Vorrei dire che se nel sistema nazionale di istruzione
scolastica, parlo del sistema che giunge fino alla scuola media
superiore, abbiamo avuto la novità della legge n. 62 del 2000 sulla
parità scolastica, non disponiamo di una eguale cornice di regole e
di definizione di confini, a livello nazionale, in ordine al sistema
universitario.
L'unico diritto che noi riconosciamo agli studenti delle
università private è quello di partecipare alla distribuzione dei
benefici derivanti dalla tassa regionale per il diritto allo studio
universitario; infatti, non può esserci un sistema per cui gli
studenti delle università legalmente riconosciute pagando la tassa
non abbiano in cambio un minimo di servizi, quantomeno quelli che
discendono, per disposizione legislativa nazionale, dai proventi
della tassa regionale: le borse di studio e i prestiti d'onore. Noi
poi con un emendamento aggiungiamo anche gli studenti disabili.
Insistiamo, quindi, su questa parte e soprattutto vorremmo che
fosse garantita, in un quadro di cornice programmatoria e di ruolo
della Regione, comunque di vigilanza e di controllo, una relativa
autonomia alle università nella organizzazione della vita e della
gestione degli Enti, del mondo universitario complessivamente
inteso: quindi, le questioni legate alla nomina del presidente, del
consiglio di amministrazione, del direttore.
Più in generale, noi chiediamo alla maggioranza un
atteggiamento aperto; se questo ci sarà, noi contribuiremo a fare
in modo che la Regione si doti di una legge nella quale tutti
possano riconoscersi, innanzitutto coloro che ne dovranno
beneficiare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Villari. Ne ha
facoltà.
VILLARI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi limiterò ad
soltanto alcune osservazioni in merito a questo importante disegno
di legge, in quanto già alcune valutazioni sono state svolte
dall'onorevole Giannopolo.
Desidero riprendere alcune questioni che ritengo centrali
rispetto a tutto il dibattito ed anche all'attenzione che si è
determinata attorno a questo provvedimento che oggi iniziamo a
discutere.
La prima considerazione riguarda la circostanza, per noi non
indifferente, di avere recuperato, anche con il contributo
dell'opposizione - e qui non entro nel merito, dico soltanto che
discutiamo della legge per il diritto allo studio universitario - un
ritardo di oltre quindici anni; la Regione siciliana era rimasta
l'unica senza una legge per il diritto allo studio.
Noi, diceva il collega Giannopolo, avremmo preferito, e questo
era anche il senso del nostro disegno di legge n. 341, una legge
organica sul diritto allo studio.
Le vicende parlamentari e la espressa volontà del Governo,
contenuta anche nelle dichiarazioni programmatiche dello stesso, di
volere addivenire ad una legge sul buono scuola ha un po' snaturato
quello che noi ritenevamo dovesse essere il percorso
politico-legislativo ed istituzionale rispetto ad un testo che
poteva contenere in generale norme per il diritto allo studio in
Sicilia.
Per cui ci siamo ritrovati con una legge sul buono scuola che,
se così posso esprimermi, contiene alcuni elementi sul diritto allo
studio ed ora con un disegno di legge, che rappresenta uno stralcio
rispetto a quello che noi ritenevamo dovesse essere invece un testo
organico riguardante il diritto allo studio universitario.
In che senso abbiamo dato il nostro contributo? Nel senso che
in V Commissione, dopo tutta una serie di audizioni che ha coinvolto
più soggetti (questo va detto per quello che in realtà abbiamo
fatto) dai rettori delle università, ai presidenti delle opere, agli
studenti, tanti altri soggetti che ci hanno spinto ad andare avanti
affinché venisse esitata una legge per il diritto allo studio, il
nostro ruolo, come Democratici di sinistra e, mi permetto di dire,
come centrosinistra, è stato improntato alla volontà di andare
avanti, affinché non si interrompesse un cammino: quello di andare
verso il varo di una legge per il diritto allo studio che finalmente
dotasse la Sicilia, ultima regione rimasta, di questo importante
strumento.
Pur tuttavia abbiamo votato come centrosinistra - e lo voglio
dire perché non mi piace nascondermi - affinché la Commissione
esitasse il testo in discussione, che, voglio ancora ribadirlo, non
era e non è il nostro testo.
Il nostro disegno di legge, il n. 341, era altra cosa, era un
testo organico sul diritto allo studio, tuttavia abbiamo voluto dare
un segnale affinché si facesse presto, affinché non si continuasse
in Sicilia in un dibattito che rischiava veramente di rappresentare
un handicap politico ed istituzionale per tutta la regione, per
tutto il Parlamento: quello di continuare a discutere di una legge
sul diritto allo studio che non arrivava mai.
E noi ci siamo voluti assumere una responsabilità, per la quale
qualcuno ci ha mosso qualche critica, pure giustificata, rispetto ad
alcune norme di merito; abbiamo voluto che si andasse avanti pur
sapendo che quella non era la nostra legge, pur sapendo che quella
legge andava in alcuni aspetti andava profondamente modificata.
E nel merito così ci siamo mossi, per esempio chiedendo
l'abrogazione del comma 4 dell'articolo 2, laddove si fa riferimento
alle università non statali, in quanto ritenevamo che quella fosse
una norma sbagliata. Fino a stamattina durante il lavoro di
scrematura degli emendamenti, alla Commissione, alla quale questo
Parlamento ha dato mandato per accelerare i lavori, abbiamo
ulteriormente ribadito quello che ritenevamo giusto come
opposizione: cioè fare in modo che questa legge si rivolgesse alle
università statali.
Tuttavia, questo Parlamento è sovrano, la maggioranza è
maggioranza e decide anche sulla base di un voto; ognuno si assume
le proprie responsabilità.
Noi riteniamo che vi siano dei nodi politici irrisolti in
questo provvedimento. Uno di questi nodi è l'aspetto finanziario.
Certo, l'avere previsto per il 2002 venti milioni di euro, quindi
quaranta miliardi delle vecchie lire, non è cosa irrilevante, ma
voglio sinceramente augurarmi che per il 2003 vi siano disponibilità
finanziarie significative che consentano alle vecchie Opere
universitarie, oggi Enti regionali per il diritto allo studio,
di intervenire non soltanto per erogare, utilizzando tra l'altro
i fondi statali e la tassa regionale che pagano gli studenti, le
borse di studio e i prestiti d'onore, ma che consentano agli enti
che noi nel nostro testo per il diritto allo studio avremmo voluto
fossero aziende - che lo siano - impinguando dovutamente gli
appositi capitoli, siano nelle condizioni non soltanto di erogare i
prestiti d'onore e le borse di studio, ma di erogare tutta una serie
di servizi che rendano effettivamente questa legge una legge
proiettata verso l'Europa ed il Mediterraneo.
Noi vogliamo fare in modo che le nostre università, gli
studenti ai quali è rivolta questa legge, non dimentichiamolo mai,
gli studenti siano messi nelle condizioni di avere al pari degli
studenti delle altre regioni italiane, tutti i servizi necessari per
potere svolgere il loro importante ruolo in quanto cittadini,
dirigenti della società di domani.
Penso - e concludo - che questa legge può essere migliorata in
Aula, così come in qualche modo abbiamo tentato di fare in
Commissione, dove, devo dire onestamente, qualche passettino in
avanti si è fatto questa mattina, anche se su aspetti marginali.
Penso che il Parlamento sia nelle condizioni, se lo vuole, i gruppi
parlamentari sia di maggioranza che di opposizione possano
apportare ulteriori miglioramenti a questa legge, affinché si faccia
ancora qualche passo in avanti, affinché questa legge consenta
finalmente di dare una risposta alle attese degli studenti
universitari siciliani e del mondo accademico.
Abbiamo anche tenuto conto dei suggerimenti del Senato
Accademico di Palermo e dell'Opera universitaria di Catania; però
ritengo che al di là di questo, che è pure importante, uno sforzo
debba ancora essere fatto in questa sede, perché tutto è
migliorabile, a partire da alcuni nodi che non sono stati risolti.
Tutto è migliorabile, c'è la possibilità di farlo; in particolare mi
riferisco all'aspetto finanziario. Mi auguro che con i
finanziamenti del 2003 si riesca effettivamente a dotare la legge di
risorse finanziarie tali da rendere i servizi agli studenti servizi
effettivi, diffusi e che diano risposta non solo alle province sedi
di ateneo (Catania, Messina e Palermo) ma anche alle altre province
che non sono sede di ateneo, dove anche lì, è possibile intervenire,
come in qualche modo si è cercato di fare per mettere tutti gli
studenti nelle condizioni di svolgere con la massima dignità la loro
importante funzione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Tumino. Ne ha
facoltà.
TUMINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stato un impegno
notevole quello con cui la Commissione ha lavorato su questo disegno
di legge. Impegno che è cominciato con l'audizione di tutte le
componenti interessate al provvedimento ed è proseguito con uno
studio che è andato oltre le logiche di schieramento ed oltre
qualunque forma di ideologismo preconcetto.
Abbiamo lavorato per migliorare il testo di legge, in un
atteggiamento costruttivo, tendente a rispondere ad esigenze vere,
urgenti degli studenti dei nostri territori.
Il testo elaborato dalla Commissione è stato approvato
all'unanimità; e questo già la dice lunga sul senso del lavoro che
è stato fatto.
Tuttavia, in questi due giorni in cui la Commissione ha operato
per verificare quali potevano essere gli emendamenti da ritirare,
quali quelli da approvare, da mandare avanti, sono emerse alcune
linee di tendenza che vorrei sottolineare, in particolare per la
parte riguardante il mio Gruppo parlamentare di riferimento, cioè La
Margherita.
Anzitutto c'è un problema di equilibrare una tendenza, presente
nel disegno di legge, a delegare all'assessore regionale tutte le
competenze più caratteristiche, rendendo le stesse competenze più
diffuse a livello di organi presenti in questa Istituzione.
Mi riferisco in particolare alla Commissione regionale ed agli
enti regionali e, specificamente, coinvolgendo le competenze della
Commissione legislativa e del Comitato di controllo.
Un tentativo, quindi, di equilibrare gli interventi e le
competenze.
Un'altra linea di comportamento è stata quella di accentuare,
di accrescere la presenza democratica, cioè la presenza di coloro
che vivono l'esperienza universitaria, o come utenti o come
operatori, in tutti gli organismi.
Un'altra linea su cui ci siamo mossi è stata quella di
accentuare i sistemi di controllo sull'applicazione della stessa
legge.
Sono stati seguiti alcuni filoni rispetto ai quali
l'atteggiamento del Governo è stato molto attento ed, in molti casi
- almeno a parole, vedremo stasera se alle parole seguiranno i
fatti - il Governo è stato consenziente ad accoglierli. In
particolare, laddove si è voluto che la Commissione regionale, da
organo meramente consultivo, propositivo in senso lato, potesse
diventare un organo che detta indicazioni circa le piante organiche,
circa l'organizzazione degli enti regionali, venendosi così a
caratterizzare in una forma meno di consulenza e più di
progettualità, di indicazione.
Noi, questa sera o domani - non so se stasera riusciremo ad
esaminare tutta la normativa - vedremo fin dove arriva la
disponibilità del Governo ad accogliere le varie proposte che sono
venute dall'opposizione, ed in particolare dal Gruppo parlamentare
La Margherita, perché questa legge prevede, in atto, una serie di
cose che vanno modificate.
Questa stessa legge, mi riferisco al Presidente Lo Porto,
ancora una volta manca del testo delle norme di riferimento.Signor
Presidente, io glielo chiesi in maniera informale, adesso glielo
chiedo in modo formale: credo sia doveroso, quando si prepara un
testo per l'esame dell'Aula, che vengano riportate le norme di
riferimento, in maniera che la lettura avvenga più semplicemente e
con più chiarezza.
PRESIDENTE. Vorrei accertarlo anch'io, perché é stato un
impegno cui ho il dovere di attendere.
Eccolo qua, onorevole, mi dispiace, accerti prima di lanciare
giudizi affrettati.
TUMINO. Signor Presidente, le chiedo scusa, non sapevo che fosse
stato predisposto. Chiedo scusa a lei ma anche agli Uffici, perché
evidentemente hanno svolto il loro lavoro. Chiedo scusa. Apprezzo
e dò atto e ringrazio.
La posizione della Margherita è quindi di grande
collaborazione, disponibilità, ma, in atto, attende le risposte del
Governo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, denunziamo
intanto, anche in questa occasione, il limite dell' organicità del
provvedimento, che avremmo potuto esaminare con una migliore
disposizione d'animo se avesse seguito un iter contrario rispetto a
quello che si è predisposto, cioè se si fosse organizzato un
dibattito sul diritto allo studio e poi sul diritto allo studio
universitario e sul buono scuola, invece stiamo
raffazzonando.
Pur tuttavia rispetto al provvedimento del buono scuola, che fu
presentato come disegno di legge del Governo e della maggioranza,
che, se pure emendato, non raggiunse la sufficienza della
corresponsabilità, il provvedimento che stiamo esaminando questa
sera si presenta - lo diceva il Presidente della Commissione -
fondamentalmente come provvedimento "bipartisan", come un
provvedimento d'Aula, per cui ci predisponiamo ad affrontarlo - come
diceva giustamente il collega Tumino - con altro atteggiamento.
Tuttavia il lavoro della Commissione, da applaudire, un lavoro
svolto con grande responsabilità e con grande capacità di
approfondimento, che coniugava due disegni di legge, uno
dell'opposizione e uno della maggioranza, ha bisogno, secondo noi,
in Aula, di un'ulteriore serie di passaggi che permettano anche a
noi di sentirlo come proprio.
Il collega Tumino, per esempio, giustamente faceva riferimento
all' eccessivo accentramento che identifichiamo, soprattutto nei
passaggi degli articoli 13, 14 e 15. Bisognerebbe intervenire in
senso sussidiario; il termine sussidiaretà nel provvedimento è una
volta soltanto mentovato e quasi mai attuato.
Bisognerebbe riconsiderare l'edilizia universitaria, l'articolo
3 comma m); riconsiderare, con un atteggiamento più disponibile da
parte del Governo, il discorso delle università non statali,
correggere le incongruenze dell'articolo 5, ai commi 3a), 3b) e
4b). Ci soffermeremo puntualmente quando ci arriveremo.
Bisognerebbe chiarire il rapporto procedurale tra conto
consuntivo e bilancio preventivo e piani annuali; agli articoli 18 e
25, chiederemo perché non adeguarsi alla normativa che riguarda gli
enti locali, andare meglio ad approfondire l'aspetto finanziario
della legge.
Attendiamo, dunque, il dipanarsi del dibattito nell'Aula, nella
speranza che il provvedimento legislativo, frutto del buon lavoro
della Commissione, possa essere ulteriormente migliorato ed alla
fine licenziato come legge di iniziativa parlamentare che permetta
anche al nostro Parlamento di recuperare il ruolo di programmazione,
a medio e lungo termine, che gli è congruo.
PRESIDENTE. Avverto che l'ultimo iscritto a parlare è l'onorevole
Spampinato e che da questo momento le iscrizione a parlare sono
chiuse.
E' iscritto a parlare l'onorevole Savarino. Ne ha facoltà.
SAVARINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi era mia
intenzione, oggi, che si discute in Aula su una norma, un disegno di
legge sul diritto allo studio, innanzitutto esprimere qual è la
posizione del Gruppo parlamentare UDC e rivolgere un plauso all'
impegno della V Commissione e del Governo, in sintonia con tutte le
forze politiche.
Un plauso perché si è arrivato alla stipula di un disegno di
legge che per la prima volta, parlando di diritto allo studio
universitario, fa il punto su un esigenza, che è primaria quando si
discute di diritto allo studio, quella di programmare e lo si fa in
maniera seria, concertata; si fa una programmazione che tiene conto
di più esigenze e di più soggetti, non ultime quelle degli studenti.
E' un segnale chiaro di una legge che con serietà vuole
organizzare, riordinare il diritto allo studio, tenendo come punto
fermo i protagonisti, che sono gli studenti, e tentando di guardare
anche al mercato e alle esigenze, perché di errori se ne sono fatti
tanti.
Le gestioni autonome di ogni ateneo possono paradossalmente
portare ad una istituzione programmatica che sia poco omogenea, che
tenga poco presenti le esigenze degli studenti, del mercato. Tutto
ciò potrebbe trovare finalmente una soluzione con la programmazione
attenta che la legge sul diritto allo studio dispone, di concerto
con la commissione regionale di diritto allo studio.
Inoltre si è spostato, si è anche reso operativo, in questo
disegno di legge sul diritto allo studio, il principio di
sussidiarietà e si è tentato di avvicinare il più possibile agli
studenti i centri decisionali, che sono poi quelli che conoscono
meglio le esigenze.
Forse si potrebbe fare ancora meglio. In Commissione sono stati
valutati diversi emendamenti, altri probabilmente verranno valutati
in Aula. La possibilità di arricchire e migliorare il disegno di
legge è ovviamente nella disponibilità del presidente Antinoro, così
come anche dell'assessore Granata e sono sicura che qualsiasi
accorgimento, che possa migliorare in questo senso l'operatività del
disegno di legge, verrà messo in atto.
Chiaramente, ci si trova di fronte ad una disponibilità
finanziaria che è limitata ad oggi a venti milioni di euro.
E' chiaro che tutti vorremmo che sul diritto allo studio, sulla
formazione, sulla ricerca, vengano messi più fondi possibili; che
sul principio della premialità e del merito, insieme all'indigenza
(quindi che si tenga conto dei redditi più bassi e dei meriti
maggiori degli studenti) promuova la formazione.
I finanziamenti sono limitati. Vorremmo non sentire più dire ad
un premio Nobel italiano all'estero che vince il premio Nobel per
ricerche fatte all'estero, che in Italia gli mancava il "muro" che
Raffaello e Michelangelo avevano.
Di certo noi - e sono sicura sarà nelle intenzioni future -
faremo in modo di trovare quante più risorse possibili perché
alle nostre intelligenze siciliane quel "muro" possa essere
concesso, e magari anche qualche pennello.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato.
SPAMPINATO. Signor Presidente, onorevoli colleghi dare un
giudizio sul disegno di legge in discussione, in queste condizioni,
ritengo sia una cosa un po' difficile, particolarmente difficile.
Difficoltà che nasce da una duplice valutazione: in effetti,
se il metro di valutazione fosse esclusivamente il disegno di legge
presentato dal Governo, il giudizio sarebbe sicuramente di
insufficienza, un giudizio negativo, che non arriverebbe
probabilmente ai toni severi espressi dall'onorevole Liotta, ma un
giudizio complessivamente negativo che non soddisferebbe le nostre
esigenze.
Giudizio che, comunque, sicuramente dovrà essere modellato a
partire da una considerazione: l'apprezzamento, innanzitutto -
Signor Presidente, faccio riferimento a lei - della richiesta, del
percorso da lei indicato e da noi assecondato, ovvero una
sospensione dei lavori d'Aula, un ritorno del provvedimento in
Commissione, facendo partecipare i presentatori di emendamenti.
Un giudizio che sarà sicuramente condizionato anche
dall'atteggiamento che, oltre al percorso suggerito dal presidente
Antinoro, ha seguito il Governo, nella persona dell'assessore
Granata il quale, in Commissione, si è reso disponibile, senza
alcun pregiudizio politico, partitico, ad un libero dibattito,
all'apprezzamento nel merito degli emendamenti, a prescindere da
chi li presentasse.
Condizione questa che, sicuramente, ci dà la possibilità di
sospendere quello che sarebbe un giudizio negativo e verificare,
alla fine del percorso legislativo, se le premesse, che noi
consideriamo sicuramente positive, verranno rispettate, e poter
riuscire a ribaltare questa nostra considerazione iniziale.
C'è da dire, comunque, che rimangono, in questo momento, le
considerazioni fatte, per quanto riguarda il Gruppo della
Margherita, dall'onorevole Ortisi e dall'onorevole Tumino:
l'insufficienza rispetto all'edilizia universitaria, rispetto al
decentramento e alla sussidiarietà.
Alcuni punti sono già stati, anche su iniziativa dello stesso
Governo, rivisti e revisionati: i diritti degli studenti
handicappati. Esistono poi delle perplessità forti, espresse anche
dalla presentazione di emendamenti soppressivi, rispetto alla
possibilità - così come diceva l'onorevole Giannopolo - di far
fruire di tutti i servizi, di cui alla legge che ci accingiamo
ad approvare, anche le università private.
Assessore, abbiamo comunque una perplessità di fondo - torno a
ripetere, speriamo che questa legge venga migliorata dal dibattito
in Aula - rispetto alla sua capacità finanziaria per l'esecuzione
dei servizi che essa prevede.
La perplessità è la seguente, onorevole Assessore: rispetto al
vecchio regime, alle opere universitarie, c'è un incremento di
finanziamento di sei miliardi, anche se il finanziamento di
trentaquattro miliardi delle vecchie lire, che era previsto per le
vecchie opere universitarie, oggi è sceso a trenta miliardi.
Con questa legge, in ogni caso, a prescindere anche dalla
fruibilità delle università private, la platea di coloro i quali
potranno usufruire dei servizi previsti si amplia in maniera
particolare. E quindi riuscire a capire se questa somma dei
quaranta miliardi delle vecchie lire sia sufficiente è un tema che
le poniamo.
A tal proposito, tra l'altro, le chiediamo (ne ha accennato
nel corso di un convegno privato) anche delle notizie rispetto a
cosa succederà prima dell'approvazione della legge circa
l'introduzione degli enti delle vecchie opere universitarie.
Lei conosce meglio di me la situazione attuale in cui versano
le opere universitarie in questo scorcio di vigenza. C'è una
condizione abbastanza precaria, ci sono servizi di mensa,
soprattutto per quanto riguarda le sedi decentrate, che sono stati
sospesi. C'è stato da parte sua un impegno a completare il
finanziamento già promosso per queste opere universitarie e quindi
predisporre il riavvio dei servizi.
Ci farebbe piacere che anche da questo punto di vista, in
attesa dell'approvazione della nuova legge cui tutti facciamo
auspicio, fossimo rassicurati rispetto al normale funzionamento
delle vecchie opere universitarie in questo scorcio di vigenza.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Granata.
GRANATA, assessore per i beni culturali, ambientali e la pubblica
istruzione. Intervengo soltanto sull'ultima parte dell'intervento
dell'onorevole Spampinato, che ringrazio per la puntualità con la
quale ha voluto sottolineare alcune questioni che, ovviamente,
stanno a cuore del Parlamento così come stanno a cuore del Governo.
La mia risposta é telegrafica perché il Presidente della
Commissione ha, in modo molto efficace, disegnato quello che é stato
il percorso di una norma che si attende da moltissimi anni e che,
grazie al contributo di tutti, soprattutto del lavoro assiduo svolto
dalla Commissione parlamentare, è a un punto di svolta importante ed
é prossimo all'approvazione - lo possiamo dire - anche grazie a
quel lavoro intelligente, di scrematura, non di consociativismo nè
di mediazione verso il basso che proprio in queste ultime
quarantotto ore é stato fatto dalla Commissione.
Per quanto riguarda le questioni sollevate dall'onorevole
Spampinato devo dire che esiste in realtà un'effettiva sofferenza
per quanto riguarda il funzionamento di quei servizi verso gli
studenti cui sono preposte le opere universitarie che adesso
muteranno nome e che soprattutto adesso avranno un'organizzazione,
si spera, più moderna e più efficiente.
E ciò, soprattutto con riferimento a quegli sportelli legati al
fenomeno del decentramento universitario su cui forse troppo poco si
é soffermata fino ad oggi l'attenzione del Parlamento.
Mi riferisco al fatto che le tre grandi università storiche
siciliane sono riuscite ad attuare in questi anni questa politica
dei "cento fiori". Questa capacità di apertura verso il territorio
attraverso il decentramento universitario organizzato con i consorzi
ha comportato una crescita complessiva del tessuto culturale e
sociale della Sicilia perché é chiaro che lì dove arriva
l'università arriva la circolazione delle idee, arrivano i libri;
arriva tutta quella capacità di crescita complessiva che proprio per
l'università rappresenta un fattore determinante.
Ma questi servizi spesso hanno avuto dei limiti in questa prima
fase di avviamento del decentramento stesso, proprio perché c'é
stata una scarsa attenzione economica - ecco, lo voglio dire - da
parte della Regione complessivamente verso questa realtà.
Nessuno ignora, anche all'interno della stessa maggioranza, un
braccio di ferro che si é svolto per arrivare a reperire delle
somme che, comunque adesso, hanno consentito di proseguire con i
servizi essenziali alla popolazione universitaria e, proprio per
quanto riguarda la Sicilia orientale, cioé le sedi decentrate di
Caltanissetta, di Ragusa, Modica, di Caltagirone, che ha una sede
decentrata anche se é legata sempre ad un consorzio, di Enna, c'é
stata un'insostenibile situazione legata alla sospensione del
servizio mensa per gli studenti o ad una soluzione tampone che si
era prospettata: cioé che il servizio mensa dovesse essere svolto
per questi studenti soltanto nella misura di un pasto giornaliero a
fronte dei due pasti giornalieri, erogati dalle opere per gli
gli studenti residenti nelle sedi principali degli atenei.
Questa é una cosa intollerabile, non é un dato quantitativo
"si mangia una volta o si mangia due volte " tutti capiscono che si
va a contraddire ciò che statutariamente l'opera deve salvaguardare
e garantire, cioé l'eguaglianza dei diritti degli studenti, sia che
si iscrivano in una sede decentrata, sia che si iscrivano in un
ateneo perché altrimenti andiamo a creare una situazione di studenti
di serie A) e di studenti di serie B).
A questo il Governo, grazie ad un percorso che sarà esplicato
all'articolo 7, con un proprio emendamento, é riuscito a porre
rimedio perché distribuiamo risorse reperite all'interno degli
stessi capitoli della pubblica istruzione su somme che non sono
attivabili nel breve lasso di tempo che comporta questo fine di
esercizio finanziario.
Questi servizi, quindi, ripartiranno dall'1 di novembre al 31
di ottobre, regolarmente, in tutte le sedi decentrate. Per cui il
servizio mensa é assicurato da quest'emendamento che comporta una
possibilità di erogare tali servizi.
Detto questo, quindi, dopo aver, non rassicurato, ma precisato
questo punto molto importante, devo sottolineare un dato che è stato
rilevato, forse, poco: questa legge può rappresentare un modello
attraverso cui, al di là di alcune considerazioni tutte
controvertibili - ma non voglio farlo per non fare opposizione a me
stesso e al mio Governo da un punto di vista temporale - per la
prima volta - lo sottolineava anche l'onorevole Ortisi - ha
comportato un metodo apprezzabile perché é stata fatta attraverso
una vera prassi di concertazione con l'università innanzitutto, ma
con l'università che va dai rettori agli studenti passando dai
presidenti delle Opere.
Quindi, è una norma che ha trovato un voto unanime della
Commissione proprio perché è riuscita a raccogliere e sintetizzare
quegli stimoli e quei suggerimenti di chi nell'università vive dal
di dentro fatti estremamente complessi che magari in un'Aula
parlamentare, in una commissione, possono sfuggire; suggerimenti
che, attraverso il metodo della concertazione, sono riusciti ad
essere sintetizzati in una norma che poteva senz'altro garantire
maggiori servizi attraverso maggiori risorse finanziarie, cose di
cui purtroppo allo stato non disponiamo.
E' certo che l' impegno di quaranta miliardi per la copertura
di questa norma, con una organizzazione più razionale garantendo
anche a quelle grandi realtà legate al decentramento, quei servizi
legati all'opera, può funzionare.
Ci sono tanti interventi paralleli che in questo momento stanno
partendo - gli onorevoli li conoscono - anche da parte di altri
settori della pubblica amministrazione regionale.
Penso, per esempio, all'azione intelligente fatta dagli
Istituti autonomi case popolari per recuperare alloggi studenteschi,
proprio sul decentramento, e in alcuni casi recuperando comparti dei
centri storici, facendo così un' operazione anche di recupero
urbanistico di alcune parti abbandonate delle città.
Quindi c'è tutto un movimento positivo nel merito. Credo che
questa norma serva a riorganizzare il settore e soprattutto a
razionalizzare il decentramento su un altro punto di vista e cioè
l'esistenza e la compatibilità dei consorzi e la loro razionale
presenza sul territorio.
Noi abbiamo ritenuto di dover fissare un principio secondo cui
i consorzi sul territorio debbono essere presenti sempre attraverso
l'unico punto di riferimento provinciale per antonomasia che è la
Provincia regionale per evitare doppioni o peggio triplicazioni di
consorzi all'interno dei territori decentrati e per evitare che ci
fosse non la politica dei Cento Fiori, ma la politica dell'anarchia
e del teorico aumento dell'offerta accademica.
Quindi le tre grandi università storiche siciliane sempre più
devono organizzarsi come l'Università della Sicilia. Ci sono
esperimenti in tal senso e ci sono all'interno del comitato
regionale universitario questioni che proprio in questi giorni sono
affrontate. Voglio citarne una per tutte: l' individuazione del
cosiddetto politecnico del Mediterraneo; iniziativa che anche
attraverso fondi di Agenda 2000 può rappresentare una grande
opportunità, perchè per la prima volta i tre Atenei siciliani
costituiscono un consorzio per gestire il politecnico che diventa il
politecnico della Sicilia e non della singola Università.
Tutto ciò è, poi, da collegare a rete in una moderna
organizzazione con le esperienze dei consorzi che garantiscono il
decentramento e che devono ovviamente rispondere alle domande del
tessuto sociale, culturale ed economico del territorio dove vengono
individuate.
E' una fase di grande crescita dell'offerta universitaria in
Sicilia anche da un punto di vista della qualità e razionalizzazione
delle scelte. Questa legge va in tale direzione e contribuisce
molto a rendere possibile questo percorso.
E' una legge, non ho esitazione a dirlo, di grande importanza
per il metodo - lo voglio risottolineare. Perché è vero che è una
legge proposta dal Governo, ma anche proprio perché votata
all'unanimità dalla commissione testimonia una vocazione non
consociativa, come qualcuno dice, ma che attraverso i metodi esatti,
come quelli della concertazione, arriva a sintesi produttive
soprattutto per i risultati legislativi della nostra comunità
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 1.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
ANNUNZIO DI PRESENTAZIONE DI DISEGNO DI LEGGE
PRESIDENTE. Comunica che è stato presentato dal Governo il
disegno di legge numero 502 "Disposizioni urgenti per i lavori in
economia nel settore forestale".
RICHIESTA DI PROCEDURA D'URGENZA PER IL DDL N. 502
CASTIGLIONE, assessore per l'agricoltura e le foreste. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE, Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo la
procedura d'urgenza per il disegno di legge numero 502, testè
annunziato.
GRANATA, assessore per i beni culturale e ambientali e la
pubblica istruzione,. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INTERVENTO AI SENSI DELL'ART. 83, COMMA 2, DEL REGOLAMENTO
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, domani la Giunta valuterà
un disegno di legge, di un solo articolo, necessario per garantire
la continuità lavorativa e retributiva ai lavoratori impegnati nel
progetto ex articolo 111, catalogazione beni culturali, che sono già
inseriti in un progetto legato ad Agenda 2000, complemento di
programmazione, attinente l'attività di catalogazione, ma che, per
piccoli ritardi nella presa d'atto da parte del tavolo del
complemento di programmazione, potrebbe comportare una gravissima
interruzione della continuità retributiva dei catalogatori stessi,
nonché alcune difficoltà con la Comunità europea per giustificare,
attraverso questo processo, quel percorso che abbiamo già
individuato, quella contrattualizzazione attraverso i fondi europei.
Quindi, in questo senso, una volta approvato dalla Giunta,
ne chiederemo la procedura d'urgenza, perché è un disegno di legge
su fondi che sono già stati reperiti dallo stesso Assessorato dei
Beni culturali all'interno dei propri capitoli - tranquillizziamoci
tutti -, nè oscurati nè da utilizzare per operazioni di variazioni
di bilancio, quindi con dei sacrifici che l'assessorato ha fatto
all'interno - lo ribadisco - dei propri capitoli di bilancio.
E ciò per garantire non soltanto i due mesi di continuità
retributiva, ma soprattutto, potendo inserirsi nel meccanismo
finanziato dalla Comunità europea, garantire a queste fasce di
professionalità da voi tutti molto conosciute e apprezzate, per i
prossimi quattro anni la loro azione lavorativa ed anche la
catalogazione dei beni culturali.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani,
giovedì 24 ottobre 2002, alle ore 16.30, con il seguente ordine del
giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - COMUNICAZIONI.
II - RICHIESTA DI PROCEDURA D'URGENZA PER IL DISEGNO DI LEGGE:
"Disposizioni urgenti per i lavori in economia nel settore
forestale" (n. 502).
III - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
- "Interventi per l'attuazione del diritto allo studio
universitario in Sicilia" (nn. 271-341/A) (Seguito)
IV - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
4 AGOSTO 1978, N. 26.
V - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE
PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
MAGGIO 1981, N. 96.
VI - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VII - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
TUTELA DELL'AMBIENTE.
VIII - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER LE
SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
X - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
AUDIOVISIVA.
XI - ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XII - ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
PROVINCIALI SCOLASTICI.
XIII - ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XIV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI PALERMO.
XV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI CATANIA.
XVI - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.
XVII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.
XVIII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.
XIX - ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO
DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
XX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ISTITUTO REGIONALE DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE E
AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.
La seduta è tolta alle ore 20.01.
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 22.45)