Presidenza del presidente Lo Porto
PRESIDENTE. Avverto che del processo verbale della seduta
precedente sarà data lettura nella seduta successiva.
Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati due
ordini del giorno sui fatti sismici verificatisi nel Catanese.
Ne do lettura:
- n. 151 "Iniziative di sostegno ai cittadini interessati
dall'eruzione dell'Etna", dell'onorevole Nicotra;
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- la grave situazione determinata dall'improvvisa eruzione
dell'Etna sta segnando momenti di assoluto panico e terrore tra
gli abitanti della provincia di Catania, in particolare nella zona
di Linguaglossa ove ancora oggi incombe il reale pericolo che la
colata lavica raggiunga il centro abitato;
- ancora più grave per i danni riportati è quanto verificatosi nel
territorio dei comuni di Santa Venerina e Acireale a seguito delle
scosse sismiche che hanno determinato la paralisi assoluta di ogni
attività pubblica e privata,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad avviare con ogni mezzo possibile in suo possesso,
un'iniziativa presso il Governo nazionale tale da consentire a
tutte le attività economiche e commerciali, d'ottenere una proroga
sui termini di scadenza di pagamento di ogni natura e che dia ai
cittadini la possibilità di beneficiare della stessa proroga per
ciò che concerne il pagamento delle utenze e dei tributi." (151)
NICOTRA
Onorevoli colleghi, chiedo all'Assemblea di approvare
all'unanimità questo documento aggiungendo da parte mia ogni
possibile misura in più rispetto alla semplice proroga dei termini
di scadenza così come proposta da questo documento, perché le
condizioni delle popolazioni sono così disperate che richiedono la
solidarietà di tutta la Nazione e il pronto intervento del Governo.
Di identico contenuto è l'ordine del giorno n. 155 "Interventi
urgenti per fronteggiare la grave situazione determinatasi a seguito
dell'attività eruttiva dell'Etna e degli eventi tellurici nella
zona", degli onorevoli Raiti, Ferro, Orlando, Nicotra, Villari,
Spampinato, Amendolia, Ortisi, Gurrieri, Ioppolo e Zangara.
Ne do lettura:
L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- il giorno 28 ottobre, preceduta da scosse sismiche, è ripresa
violentemente l'attività eruttiva dell'Etna;
- l'attività vulcanica, accompagnata da violente scosse di
terremoto, oltre a mettere in allarme la popolazione, sta causando
forti danni all'economia, al patrimonio boschivo ed alle cose, sia
nei paesi vicini alle nuove bocche vulcaniche, come Linguaglossa,
sia dei paesi distanti e della città di Catania;
- ad essere danneggiata è stata la gran parte delle attività
economiche di Linguaglossa, sia turistiche quali alberghi,
ristoranti e negozi, sia agricole, infatti sono andati distrutti,
ad oggi, circa 400 Ha di bosco della pineta "Ragabo", centro del
Parco dell'Etna, polmone verde della Sicilia, una tra le più
imponenti pinete d'Europa;
- è andata distrutta la stazione sciistica internazionale di Piano
Provenzana con tutte le strutture accessorie;
- gli eventi tellurici hanno danneggiato gravemente le città di S.
Venerina, Acireale, Zafferana, Milo, Giarre, Linguaglossa,
Castiglione di Sicilia, Piedimonte Etneo, Randazzo, etc.;
- solo nella città di S. Venerina ci sono un migliaio di senza
tetto;
CONSIDERATO CHE:
- gli imprenditori hanno ricevuto un ennesimo colpo durissimo e
molte famiglie hanno perso la loro unica forma di sostentamento;
- molti cittadini della zona colpita dal sisma hanno perso la loro
casa;
- le attività produttive ed agricole della provincia di Catania
hanno subito un colpo durissimo,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a intervenire immediatamente presso il Governo nazionale e
presso l'Unione europea affinché venga riconosciuto lo stato di
calamità naturale utilizzando gli strumenti finanziari idonei per
evitare il collasso economico dell'economia locale della provincia
di Catania;
- ad intervenire in proprio ed anche presso il Governo nazionale e
la Commissione europea per attivare, urgentemente, tutte le
risorse disponibili per fronteggiare la disastrosa situazione e
per ricostruire il tessuto socio-economico non appena si
fermeranno i fenomeni calamitosi." (155)
Anche per questo ordine del giorno sollecito il voto unanime
dell'Assemblea.
Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 151.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 155.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Lo Porto
DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "NORMA PER LA PROROGA DI
CONTRATTI PER L'ATTIVITÀ DI CATALOGAZIONE" (509/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con la discussione del disegno di legge n. 509/A
"Norma per la proroga di contratti per l'attività di catalogazione".
Invito i componenti la V Commissione a prendere posto al banco
delle commissioni.
Ha facoltà di parlare il relatore, onorevole Antinoro, per
svolgere la relazione.
ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Mi rimetto al
testo della relazione scritta.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
GRANATA, assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Granata, assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
innanzitutto devo ringraziare per la sensibilità dimostrata dalla
Presidenza dell'Assemblea regionale siciliana e da tutti i
capigruppo che rappresentano il Parlamento della Regione siciliana
che hanno consentito un iter procedurale particolare a questo
disegno di legge che, di fatto, non è un semplice disegno di legge
di proroga di un segmento di professionalità interno
all'amministrazione dei beni culturali della Regione siciliana.
Questo disegno di legge serve sostanzialmente a garantire,
attraverso un intervento coperto interamente con fondi ordinari
residui dell'Assessorato dei Beni culturali, la prosecuzione di quel
prezioso rapporto e di quel prezioso apporto di professionalità
all'Amministrazione dei beni culturali dei lavoratori ex articolo
111 (più comunemente intesi come 'catalogatori'), che svolgono un
ruolo di catalogazione dei beni culturali. Ruolo più volte
sottolineato dalle più importanti e prestigiose organizzazioni ed
organismi legati all'organizzazione dei beni culturali stessi, come
essenziale al fine della conoscenza, della valorizzazione, della
fruizione e soprattutto della tutela del patrimonio culturale
siciliano e regionale.
Tutti i parlamentari, soprattutto coloro i quali sono da più
tempo all'interno di questo Parlamento, hanno potuto apprezzare
l'apporto che questi professionisti hanno dato all'organizzazione
del sistema dei beni culturali siciliani: un apporto univocamente
riconosciuto. E posso dire, senza paura di essere smentito, che
questo provvedimento riguardante i lavoratori ex articolo 111,
importante segmento di professionalità, è l'unico provvedimento che
ha sempre ottenuto l'unanimità da parte del Parlamento, sia
relativamente a provvedimenti legislativi che hanno caratterizzato
la tormentata storia di questo drappello di lavoratori, sia il loro
riconoscimento come essenziali per la funzione che svolgono
all'interno delle Sovrintendenze.
Non è un caso, non è un fatto casuale, ma è un riconoscimento
implicito che le forze politiche e parlamentari che conoscono
l'organizzazione del sistema hanno attribuito a questo settore.
Proverò a spiegare all' Aula, per rispetto del Parlamento
stesso, un tema che deve essere chiaro, ma evidentemente purtroppo
non interessa tutti, ne prendo atto, però io ho il dovere di dare
tale chiarimento per rispetto nei confronti del Presidente
dell'Assemblea, dei gruppi parlamentari e dei loro presidenti che
hanno fortemente voluto questo intervento.
Non è un intervento - e potrebbe già essere considerato
importante per questo - che, attraverso una rimodulazione di fondi
interni all'Assessorato beni culturali, assicuri una continuità
retributiva ad un servizio essenziale per la tutela e la
valorizzazione dei beni culturali; è un provvedimento essenziale,
anzi propedeutico ad un progetto più ampio, inserito all'interno del
complemento di programmazione, che consentirà di utilizzare questi
lavoratori, questi professionisti, questo segmento di
professionalità in quella essenziale opera di catalogazione
propedeutica alla tutela ed alla fruizione, alla valorizzazione del
patrimonio culturale della Regione siciliana.
Perché tutto questo? Perché così come è formulato il
complemento di programmazione, questa categoria di soggetti viene
oggettivamente individuata per la professionalità e può essere
salvaguardata perché utile.
Pertanto, non è un procedimento né assistenziale, né di
prosecuzione di precariato, ma è utile alla Regione e per esso
si utilizzano fondi europei.
Se a ciò aggiungiamo che questo provvedimento è sostanzialmente
propedeutico alla prosecuzione del rapporto di lavoro, che è a costo
zero per la Regione, perché ciò che oggi anticipiamo con una
partita di giro sarà restituito dalla Comunità Europea attraverso i
fondi di Agenda 2000 alla Regione siciliana, ci rendiamo conto di
un'altra delle motivazioni per cui questo provvedimento viene
richiesto e sostenuto con l'urgenza che questo comporta al
Parlamento.
Voglio anche andare oltre, e questo interessa quei parlamentari
che hanno avuto e stanno avendo la bontà di ascoltare le motivazioni
del provvedimento. Io credo, signor Presidente - glielo dico fuori
dalla metafora del ragionamento sul disegno di legge - che ci sia un
fatto di civiltà all'interno di un Parlamento, lo voglio dire anche
se qualcuno potrebbe rispondermi che dico la parola più sbagliata
nel momento meno adatto, perchè voglio trovare consenso. Ma non è un
fatto personale nè è mosso da motivazioni individuali: ho
riconosciuto politicamente che i catalogatori sono patrimonio comune
della Regione siciliana.
Scusate, trovo inaccettabile che un Parlamento possa lavorare
in queste condizioni: non è pensabile, infatti, l'utilizzo dei
telefoni cellulari all'interno di un'Aula parlamentare.
Quindi, aperta e chiusa questa parentesi che forse mi
alienerà ulteriormente qualche simpatia, tale è la mia volontà di
intervento, così come è stata dichiarata in sede di Conferenza dei
capigruppo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi invito a consentire al Governo
di concludere l'intervento. Prego, assessore Granata.
GRANATA, assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione. Grazie, signor Presidente.
Dicevo che questo intervento introduttivo serve innanzitutto a
sgombrare il campo da una motivazione che non è nè pretestuosa nè
portata all'ultimo momento all'attenzione del Parlamento che, con la
scusa dell'urgenza, riesce a carpire una procedura accelerata
rispetto alla prassi parlamentare.
Questa procedura è dovuta, ed è richiesta dalla particolarità
della questione. E' utile, propedeutica ed è condizione essenziale
non soltanto per la prosecuzione del rapporto di lavoro di questi
lavoratori, ma anche per la prospettiva del progetto.
Allo stesso tempo, dico ufficialmente, e concludo su questo,
che questa procedura così come codificata è il progetto che
interessa il complemento di programmazione, interessa
esclusivamente, se il Parlamento riterrà e il Governo ritiene, e
comunque come formulata questa proroga e questa procedura interessa
i lavoratori ex articolo 111. Esco dalla metafora e chiarisco
collettivamente in un dibattito parlamentare ciò che si è
vociferato. Il complemento di programmazione individua la
possibilità di finanziare attività di catalogazione per seicento
unità.
Queste seicento unità, così come individuate dal complemento di
programmazione, sono un numero maggiore rispetto alla attuale
consistenza del gruppo dei lavoratori ex articolo 111.
SPEZIALE. Quanti sono?
GRANATA, assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione. Il numero preciso non lo conosco, ma quelli
attualmente in servizio sono tra 450 e 460.
SPEZIALE. Sono 442.
GRANATA, assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione. Saranno 442; non ho motivo di contraddirla
sul numero.
Ciò che conta è che sono quelli attualmente in servizio ex
articolo 111, quindi non è un dato qualsiasi che può essere
stravolto perchè è il dato che risulta dall'organico delle
Soprintendenze, dai rapporti di lavoro che questi soggetti hanno con
le nuove Soprintendenze della Regione siciliana. Saranno 442,
saranno 448, saranno 453. Sono gli ex articolo 111.
Questo progetto è propedeutico al loro inserimento nel progetto
che poi abbiamo presentato e che con i fondi europei garantirà per i
prossimi quattro anni la catalogazione dei beni culturali.
Il Parlamento, non il Governo, può, anzi lo chiedo io, seguire
due strade: o dire al Governo, se tutti sono interessati, che il
progetto presentato viene finalizzato alla sola contrattualizzazione
per i quattro anni dei 442 o 448 ex articolo 111; o può dire che
viene autorizzato per questo drappello di lavoratori oggettivamente
individuati, e che per la misura che colmano i 600 può essere
individuata una procedura di evidenza pubblica con il possesso di
alcuni requisiti, che poi danno accesso a un tipo di
contrattualizzazione diversa rispetto agli ex articolo 111, che può
essere quella di contratto di prestazione d'opera occasionale.
Sono due strade che vedono entrambe favorevole il Governo, nel
senso che il Governo non ha nè la necessità nè l'intenzione nè il
progetto nè il programma nè tantomeno il sotterfugio di volere far
passare con questa norma, una norma che, in prospettiva, allarghi
questo numero di lavoratori. Anzi, dirò di più. Il Governo ha la
possibilità concreta, oggettiva e dimostrabile che questo numero di
lavoratori anziché aumentare, per la prima volta nella storia di un
segmento seppur nobile e professionalizzato di precariato, sarà
numericamente minore. Infatti, i circa 450 ex articolo 111 iniziali,
nel corso dei prossimi due, tre, quattro anni, via via che
scorreranno le graduatorie del concorso dei beni culturali, dove è
riservata loro una quota di riserva del 28 - 30%, si ridurranno ad
un numero di gran lunga inferiore.
Perché ho voluto dire tutto questo?
Perché è circolata insistentemente, nel Parlamento e tra le
forze politiche, la voce che questa procedura accelerata fosse
propedeutica ad agevolare un procedimento di allargamento degli ex
art. 111 con altri soggetti. Nulla di tutto questo
Vi dico ancora di più. Se il Parlamento nella sua sovranità -
il Governo non è tenuto a fare questo, ma certamente il Parlamento è
sovrano anche nelle scelte del Governo ed io credo a questa forma di
concertazione fra Governo e Parlamento - riterrà con un ordine del
giorno di voler blindare agli ex articolo 111 anche la prosecuzione
dell'attività di catalogazione, voterò con parere favorevole e
blinderò questo agli ex articolo 111.
Tutto questo per dire che l'unico interesse politico del
Parlamento, della Commissione che ha seguito in modo puntuale ed
approfondito la questione e del Governo, è quello di garantire la
possibilità per la Regione di continuare ad avvalersi a costo zero
di importanti professionalità - in alcuni casi fondamentali per la
stessa vita delle Sovrintendenze - e allo stesso modo di un servizio
che, per chi non lo sapesse o per chi lo considerasse come un
termine vago, è propedeutico a qualsiasi attività legata alla
valorizzazione e alla tutela dei beni culturali. Non esiste
valorizzazione nè tutela se non si sa cosa si possiede, dove si
possiede, come si possiede e come può essere organizzato.
Senza questi lavoratori, noi non siamo in grado di fare questo
tipo di operazione. Dovremmo ricorrere ad esterni, a privati, a non
so cos'altro, per potere fare questo tipo di servizio.
Per questo motivo ringrazio sentitamente il Parlamento, tutti i
parlamentari. Sento di dover dire che stasera siete molto numerosi,
è un bel segnale sopratutto per quei parlamentari della provincia di
Catania che avrebbero il diritto, anche sul piano morale, di essere
presenti in altri luoghi e invece sono qui presenti. Questo va
sottolineato e sopratutto va sottolineata la volontà da parte del
Governo di avere voluto chiarire gli intendimenti che non sono nè
ultimativi, onorevole Speziale, nè di pressione, nè di sotterfugio
da parte del Governo nei confronti del Parlamento su questo segmento
di lavoratori che sempre, tutti insieme, abbiamo difeso perché
convinti che sono utili alla gestione pubblica della cultura
siciliana.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dall'onorevole
Giannopolo l'ordine del giorno n. 153: "Procedura selettiva
pubblica nel reclutamento del personale addetto alla catalogazione
dei beni culturali". Ne do lettura:
PREMESSO che:
- il Complemento di programmazione P.O.R. Sicilia 2000-2006
all'Asse risorse culturali prevede la misura 2.1.2. -
Sistemazione e divulgazione delle conoscenze articolata a
sua volta nelle azioni A, B, C e D;
RILEVATO in particolare che l'Azienda A della misura 2.1.2. prevede
la stipula di 600 contratti di diritto privato con soggetti
dalle "liste di disoccupazione", per l'attività di
catalogazioone finalizzata alla realizzazione del Catalogo
unico informatizzato regionale e che tale attività va
ricollegata a sua volta a quelle svolte in passato in
attuazione delle leggi 41/85, articolo 15, legge regionale
25/93, art. 111, legge 160/88;
ATTESO che il cronogramma dell'Azione A prevede il reclutamento del
personale /in numero di 600) in diverse fasi e che nelle
intenzioni del governo il personale utilizzato ex art. 111
della l.r. 25/93 dovrebbe essere inquadrato, anche in forza
dell'accordo con le organizzazioni sindacali in data 18
luglio e 1 agosto 2002, con contratto di lavoro
subordinato di diritto privato al quale applicare il regime
contrattuale previsto dal CCNL sottoscritto dalla
Federculture;
RITENUTO che nel condividere la previsione del rapporto di lavoro
subordinato e allo scopo di renderla applicabile,
andrebbero tuttavia richiamate le disposizioni di cui
all'art. 35 comma 1, punto a) e comma 3 e di cui all'art.
36 del decreto legislativo n. 165 del 30 marzo 2001, al
quale deve fare riferimento la Regione siciliana, che
individuano procedure selettive pubbliche nel reclutamento
del personale per contratti di lavoro a tempo determinato
quali quelli in questione;
RITENUTO altresì che le procedure di evidenza pubblica
nell'affidamento a terzi di incarichi e funzioni volte alla
attuazione di progetti comunitari non sono derogabili e che
semmai andrebbe concertata con l'attività comunitaria di
sorveglianza, l'individuazione di quei requisiti che
possano meglio contribuire ad attivare l'obiettivo della
realizzazione del Catalogo Unico dei Beni culturali dando
ad esempio priorità, nel contesto di una procedura
selettiva pubblica, a coloro i quali in passato sono stati
impegnati in attività di catalogazione in rapporto con
pubbliche amministrazioni;
TENUTO CONTO, inoltre, che va comunque definita la platea dei
soggetti ex art. 111 l.r. 25/93 quale quella risultante
anche a seguito della definizione del contenzioso davanti
agli organi giurisdizionali amministrativi,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a definire il progetto relativo alla misura 2.1.2 Azione A
del Complemento di programmazione POR Sicilia prevedendo la
procedura selettiva pubblica nel reclutamento del personale
pari a 600 unità per la stipula del contratto di diritto
privato di lavoro subordinato individuando altresì nel
personale ex art. 111, l.r. 25/93 che aveva già svolto per
conto dell'amministrazione regionale l'attività di
catalogazione o di altro personale che aveva svolto tale
attività o per conto di altre amministrazioni, una priorità
in termini di punteggio nella definizione della graduatoria
dalla quale dovrà attingersi fino alla copertura del numero
di unità necessarie o in caso di successivo scorrimento;
- ad applicare la proroga della utilizzazione dei catalogatori
a quei soggetti ai quali sono stati riconosciuti i
requisiti. (153)
GIANNOPOLO
GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
dire che il disegno di legge in questione è quanto mai opportuno e
condivisibile nella sostanza, anche se giunge tardivamente. Infatti,
che la scadenza fosse quella del 31 ottobre 2002 era noto da tempo e
che il complemento di programmazione fosse stato approvato e messo
in funzione da mesi, da anni, da qualche anno era anche noto da
tempo.
Quindi, a me pare questo un modo di procedere che dovrebbe
essere eliminato dalla prassi di un Governo regionale che ha davanti
a se' tutti gli strumenti per fare, invece, una programmazione certa
e per evitare che il Parlamento sia costretto a rincorrere le date.
Vorrei persino dire che il disegno di legge poteva benissimo
essere discusso anche a fine sessione estiva poiché l'argomento fu
affrontato in sede di confronto con le organizzazioni sindacali e fu
dato avvio alla stesura del progetto previsto dall'azione A della
misura 2.1.2 del Complemento di programmazione. Nel corso di tale
incontro con le organizzazioni sindacali, tenutosi il 18 luglio 2002
e l'1 agosto 2002, fu stabilito il principio che il Governo,
l'Assessore che ha firmato, si impegnava a garantire il contratto di
lavoro di diritto privato di tipo subordinato nella prosecuzione
dell'attività di catalogazione.
Vorrei, quindi, che fosse evidenziato il fatto che il Governo,
da questo punto di vista, non sta offrendo di sé un'immagine
positiva, nel senso della capacità di programmazione, della capacità
di indirizzare gli eventi in termini più sereni, più specifici.
In secondo luogo, mi preme dire che è vero che stiamo
impegnando risorse sul bilancio regionale, e segnatamente sulla
rubrica Beni culturali, e so benissimo che esiste l'intenzione - non
solo su queste somme, ma anche su altre che riguardano la spesa in
materia di beni culturali, compatibile con le misure del POR -
essendo tutte somme che possono essere rendicontate all' Unione
Europea e, quindi, rimborsate alla Regione come anche ad altri enti
sottoposti a controllo e vigilanza... Però, vorrei qui dire che
l'attività di catalogazione svolta sino ad ora è carente in alcune
parti, che sono le parti fondamentali previste dalla misura 2.1.2
del Complemento di programmazione.
Gradirei che l'Assessore mi ascoltasse perché vorrei evitare
che si dicesse tra sei mesi che non era stato chiaro. Il Governo
regionale può presentare queste somme a rendicontazione se
garantisce l'attività di catalogazione negli stessi termini in cui è
previsto nella misura 2.1.2.
Chiedo all'Assessore se si sente di affermare che l'attività di
catalogazione svolta sino ad ora è perfettamente compatibile o
prevedibile con quella della misura 2.1.2. A me, infatti, non
risulta che sia così e, quindi, o si pone riparo subito a questo,
altrimenti sono somme che non vedremo mai a rendicontazione e,
quindi, rimborsabili. Questa è la prima questione.
La seconda questione riguarda il fatto che il Complemento di
programmazione prevede la stipula di contratti di diritto privato.
Vorrei ricordare all'Assessore e a tutti quanti che la dizione
"contratti di diritto privato" di per sé individua solo una parte
della fattispecie, perché contratti di diritto privato ormai, come
l'Assessore dovrebbe sapere, sono tutti i contratti della pubblica
Amministrazione.
Bisognerebbe aggiungere se si tratta di contratti di diritto
privato riferiti al lavoro subordinato o al lavoro autonomo, perché
se noi lo riferiamo al lavoro subordinato - e l'Assessore si é
impegnato con le organizzazioni sindacali a concepire questo
contratto di diritto privato come lavoro subordinato a cui applicare
non più il contratto dei metalmeccanici, come é stato fino ad ora
per i catalogatori, ma ad applicare il nuovo contratto, quello della
Federculture, che è quello più confacente, più consono alla materia
-, se la fattispecie, il contratto di lavoro di diritto privato
subordinato e parlando di una fattispecie di affidamento di funzioni
che discendono non solo da regolamenti comunitari ma anche da
risorse comunitarie, dovremmo tutti sapere che la evidenza pubblica
non solo è una prerogativa ma un obbligo.
C'è di più: la evidenza pubblica per il contratto di diritto
privato di lavoro subordinato, la Regione siciliana è obbligata a
farlo con procedure selettive di evidenza pubblica, come recitano
gli articoli 35 e 36 del decreto legislativo numero 165 del 30 marzo
2001. Infatti, il contratto di lavoro autonomo, cui si riferisce
l'Assessore, che è quello che può essere dato legittimamente intuitu
personae non per le regole comunitarie ma per le regole statali, é
fissato solo dall'articolo 7. Ma lì parliamo di contratto di
collaborazione.
Io credo che l'Assessore e il Governo si stiano apprestando -
lo dico per evitare di fare errori e per correggere le cose per
tempo - a fare una grande confusione che si ripercuoterà sui
catalogatori.
Allora, se il Governo sceglie il contratto di lavoro
subordinato così come é giusto che sia, perché io condivido il
protocollo con le organizzazioni sindacali stipulato a luglio e ad
agosto e condivido anche la previsione del Complemento di
programmazione, l'Assessore farebbe bene a sottoporre all'Unione
Europea una procedura selettiva di evidenza pubblica, stabilendo
semmai il principio che i catalogatori, poiché hanno svolto
attività presso l' Amministrazione regionale, hanno una priorità.
Ma questo è garanzia anche per la restante parte dei 158
successivi. Infatti, se noi facciamo una graduatoria ed una
procedura selettiva pubblica, ci saranno anche non solo i 442 -
Assessore, sono 442 e non 452, perché il CGA di recente ha detto
che dieci non avevano i requisiti -...
CINTOLA. E allora?
GIANNOPOLO. Onorevole Cintola, allora è bene che lo si dica, è
bene che lo sappia anche lei che sono 442 e non 452. Dopodiché, i
158 per arrivare a 600, saranno inseriti in una graduatoria che si
potrà scorrere perché dei 442 catalogatori, fatti i concorsi nel
ruolo tecnico dei Beni culturali, alcuni vinceranno il concorso,
libereranno questi posti e così scorrerà la graduatoria.
Pertanto, onorevole Assessore, invito a valutare con esattezza
le questioni che abbiamo di fronte, ed in tal senso ho presentato un
ordine del giorno che impegna il Governo a svolgere le procedure
subito, ad attivare subito le procedure selettive pubbliche, perché
ho l'impressione che a questa condizione forse non ci sia neanche
bisogno del parere dell'Unione Europea. Ma tale parere noi siamo
costretti a chiederlo perché si voleva fare cosa diversa. E,
giustamente, poiché si muta il Complemento di programmazione, poiché
si vuole derogare a regole comunitarie, si deve andare a chiedere il
permesso.
Se noi facciamo tutto secondo ciò che è previsto dal decreto
legislativo, dal regolamento comunitario, dal complemento di
programmazione, non abbiamo bisogno di chiedere il permesso a
nessuno. Lo possiamo fare subito.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me sembrava che
la riunione dei capigruppo di oggi avesse fatto un passo avanti,
fortemente avanti, e che il Governo, sulla richiesta dell'evidenza
pubblica per tutti coloro i quali nel progetto debbono entrare,
oltre i catalogatori di cui parliamo, abbia assunto precisi impegni
e abbia, quindi, dato già la definizione al problema che stiamo
trattando.
A me pare che l'onorevole Giannopolo nel suo intervento abbia
detto cose che possono essere giuste, e sono giuste, se le mette
dentro il fatto che tutti insieme abbiamo deciso di fare un ordine
del giorno, firmato da tutti i capigruppo, da far votare in Aula...
(Brusìo in Aula)
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Ma è possibile continuare in questo modo? Qui
ragioniamo di questioni complicate
CINTOLA. Signor Presidente, noi stiamo preparando il
Regolamento.
PRESIDENTE. Speriamo presto
CINTOLA. Credo che il primo punto che affideremo al nuovo
Regolamento sarà quello che i telefonini si tengono a casa e che non
possono stare aperti mentre si è in Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Cintola, si attenga all'argomento.
CINTOLA. E' difficile, signor Presidente, perché debbo alzare la
voce e poi mi accorgo che disturbo i colleghi e, quindi, posso anche
fermarmi.
Poi non ci possiamo lamentare quando si commettono errori
d'Aula che provengono anche dal fatto che diamo scarsa attenzione a
regolamenti, a procedure, per cui io ritengo che non ci sia un
dibattito di contrapposizione tra maggioranza e minoranza. C'è la
volontà di andare a scrivere insieme l'ordine del giorno che impegni
il Governo a rispettare regole di trasparenza e di evidenza pubblica
forti in modo da poter evitare quel sospetto che si vuole insinuare:
che il Governo faccia 450 o 442 - ecco, accolgo anche quanto dice
l'onorevole Giannopolo - sono 442 e non 452, e che il resto venga
collegato solo ad un potere dell'Esecutivo che assume parenti,
amici, segretari di sezione, consiglieri comunali, deputati
'trombati'. Li abbiamo pure assunti e non è successo nessuno
scandalo.
Abbiamo detto che era normale e giusto che per tutti ci fosse
lo spazio per avere un posto di lavoro e che non ci fossero
preclusioni specifiche nei confronti di qualcuno.
Allora, di buzzo buono, mettiamoci a lavorare, intanto che si
va a votare la legge, siamo in numero sufficiente per potere dire
una parola definitiva su una legge che consenta al bilancio della
Regione siciliana di snellire 400 stipendi per dieci anni. E' una
assurdità sulla quale non si può cavillare.
Comprendo l'atteggiamento serio, sobrio, dell'onorevole
Giannopolo, che considero uno dei deputati più attenti, anche quando
va oltre il suo stesso potere di firma. Ma arriviamo al dunque:
avevamo cominciato con l'essere considerati un'Assemblea di un certo
tipo, anche con alcuni accorgimenti seri che dall'esterno ci hanno
dato sulle leggi che abbiamo fatto, che non sono 'inciuci', che sono
passate anche con l'apporto forte, vero, sostanziale della minoranza
che ha lavorato perché la Sicilia decolli.
Ebbene, ora siamo alla presenza di un fatto che è immediato,
che, purtroppo, non può essere più affrontato. Se perdiamo ancora
tempo, abbiamo chiuso Ed io dico che non c'è né Governo né
maggioranza che tenga.
C'è la necessità che in due minuti questa legge venga fatta E
che ci sia l'atteggiamento forte di un ordine del giorno che impegni
il Governo a quella trasparenza, a quella evidenza pubblica alla
quale lei si appella e ci siamo appellati tutti insieme. Non c'è un
primo che ha firmato un ordine del giorno. Ci sono tutti i
capigruppo che firmeranno quell'ordine del giorno, con i dovuti
accorgimenti, in maniera tale che sia plausibile.
Non cominciamo a mettere le mani avanti in questi momenti e a
dire se Comunità o non Comunità, perché nel momento stesso in cui
facciamo questi discorsi, noi rischiamo di perdere questi soldi,
perché sarà l'Europa a dire all'onorevole Giannopolo che ha
ragione. Ma quando avrà dato ragione all'onorevole Giannopolo, avrà
dato torto a 400 stipendi per dieci anni che saranno ancora sul
'groppone' del bilancio della Regione siciliana.
Rivolgo questo appello con umiltà. Sto registrando che non
sempre abbiamo un Governo puntuale.
Ieri sera ne abbiamo vista un'altra in Commissione Bilancio.
E' vero, ci sono delle cose che debbono essere oleate in termini
differenti, ma quando c'è in ballo l'interesse generale della gente
e del bilancio della Regione siciliana, io dico: mettiamo da parte
l'ideologia, andiamo a concretizzare i fatti che ci portano ad
essere uniti, scriviamo l'ordine del giorno, diamo un bel voto a
questa legge e diciamo che, almeno oggi, questa Assemblea si merita
gli stipendi che prendiamo.
TURANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di essere
breve perché oggi, tutto sommato, diciamolo, viene consumata una
violenza ai danni dei parlamentari che vogliono fare soltanto i
parlamentari, che vengono in questa Aula, che rappresentano
interessi legittimi di parte della popolazione siciliana e che si
trovano costretti a rincorrere, 'ad horas' direi, provvedimenti
importanti su cui poi l'appello al buon senso, alla ragionevolezza,
alla disponibilità di ogni singola persona, porta al sacrificio del
mandato parlamentare che un deputato ha ricevuto per trattare
argomenti di questa importanza.
L' onorevole Cintola fa appello al buon senso e credo che tutta
l'Aula lo raccolga. Ma quando l'onorevole Giannopolo evidenzia che
un provvedimento di questo tipo arriva l'ultimo giorno, dice la
verità Ed io lo so che l'assessore Granata spesso arriva all'ultimo
minuto, quando non arriva.
E però, perché un provvedimento di questo tipo arriva oggi, non
dico che lo vogliamo capire, perché delle due l'una: o il Governo è
in buona fede, come io credo che sia, e porta un provvedimento in
Aula un po' tardi, o lo fa per qualche fine che certamente non
appartiene a questo Governo, non appartiene a questo Presidente, non
appartiene a questo Assessore.
Ma, io, da parlamentare, che cosa devo fare per esercitare un
mio legittimo diritto, che è quello di capire la legge, di emendarla
se la ritengo emendabile e di sottoporre al voto dei colleghi quello
che è giusto che un parlamentare faccia?
Oggi non lo posso fare, non lo voglio fare ed intervengo,
assessore Granata vorrei che lei mi seguisse, perché siccome lei è
attento nel rimproverare...
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. La sto seguendo con attenzione.
TURANO. Grazie, onorevole assessore. Dicevo, un provvedimento di
questo tipo, oggi, lo possiamo prendere così come arriva, non
possiamo intervenire. Non possiamo fare null'altro che osservare. E,
devo dire, non è un problema di minoranza o di maggioranza. Una
volta ogni tanto la minoranza è riuscita, con l'aiuto della
minoranza si sono fatte le leggi, anche questa per certi versi è una
cosa sulla quale dobbiamo riflettere, perché quando la minoranza ha
fatto le leggi in maniera costruttiva ha condizionato le leggi. Ma
questo fa parte di un altro ragionamento che poi ognuno farà
all'interno dei propri Gruppi.
Ora, io dico una cosa importante. Oggi abbiamo due strumenti:
una legge che dobbiamo approvare tout court, così com'è, senza
alcuna possibilità e un ordine del giorno che, purtroppo, non è
emendabile. La legge emendabile non la possiamo emendare, l'ordine
del giorno non emendabile lo dobbiamo accettare.
Un altro ancora, e prima che lo si presenti vorrei chiedere
all'onorevole Cintola di farmelo leggere. Io, per esempio, volevo
intervenire per rappresentare una necessità di alcuni ragazzi che
hanno lavorato per la Regione siciliana nel 1994, forse prima, con
un contratto con una società, l'Exsus, finanziata con lo stesso
progetto.
Sul tavolo dell'assessore c'è una nota a firma del responsabile
dell'Ufficio, la dottoressa Perino, che dice che per un mero refuso,
quando fu fatta la relazione, furono inseriti quelli del Barocco
1-3, intendendo dire 1, 2 e 3 e, invece, di fatto, quelli del
Barocco 2 che non sono stati scritti, sono stati esclusi.
Allora, io mi chiedo: questi ragazzi che hanno lavorato per la
pubblica Amministrazione, che non sono entrati a far parte
dell'articolo 111 della legge numero 25 del 1993, che hanno reso lo
stesso servizio, sono tra i ragazzi che rientrano nel progetto di
catalogazione presentato tempo fa dall'Assessore e che prevede
l'assunzione di 600 unità, ivi compresi i 400 che già lavorano per
la Regione o no?
Tecnicamente non ho alcuno strumento per farlo, posso fare solo
appello al buonsenso dell'Assessore affinché raccolga questa mia
disponibilità nel fare camminare la legge, affinché raccolga la
richiesta che sto facendo per darmi una risposta prima del
completamento dei lavori d'Aula. E non è un modo in cui dobbiamo
procedere, perché diversamente costituisce pregiudiziale e se una
pregiudiziale, seppur morale, viene posta, è una pregiudiziale
pesante. Perché se qua i provvedimenti arrivano, di volta in volta,
all'ultimo minuto, senza che si possano emendare, io sono costretto
a combattere o con la coscienza di parlamentare che vuole affrontare
un problema o con la coscienza di un uomo che non vuole fare
licenziare persone.
Vorrei che la Presidenza dell'Assemblea, che mi ha seguito
attentamente, facesse buon uso di quello che ho detto e nella
programmazione dei lavori evitasse che questo si ripetesse.
PAPANIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PAPANIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gli interventi
che si sono fin qui svolti, riguardano più la formulazione
dell'ordine del giorno che non il testo della legge. Qui siamo in
presenza di una legge che bisogna approvare per prorogare un
rapporto di lavoro che è in itinere e poi siamo anche in presenza
delle dichiarazioni che ha fatto l'assessore Granata e che
riguardano il futuro di questi o di altri catalogatori e dell'ordine
del giorno che è stato presentato.
I gruppi della Margherita, senz'altro, riguardo al testo del
disegno di legge sono disponibili a farlo andare avanti. Vorrei,
però, precisare all'assessore alcune cose.
La prima è questa: se nel testo è scritto che vengono prorogati
i contratti tuttora esistenti e se questi contratti sono, se non
ricordo male, contratti di diritto privato; lo status giuridico di
questi lavoratori al 31 dicembre sarà di 'lavoratori occupati'.
Se l'azione 2 prevede l'inserimento di 600 catalogatori
iscritti nelle liste di disoccupazione, come faranno questi, in
costanza di rapporto di lavoro, a considerarsi disoccupati? Quindi,
probabilmente, la formulazione dell' articolo 1 dovrebbe prevedere
questo aggancio, oppure lo dovrebbe prevedere il testo dell'ordine
del giorno.
Io la inviterei a riflettere su ciò perché non è un dato
secondario rispetto ai suoi programmi, perché se questi risultassero
occupati al momento dell'attivazione delle procedure di cui
all'azione 2, non potrebbero essere quei seicento iscritti nelle
liste di disoccupazione che lei prevede nell'azione 2.
La seconda questione che poneva in evidenza l'onorevole
Giannopolo e che è estremamente corretta, è questa: le procedure
selettive debbono essere fatte perché così prevedono le leggi in
vigore. Si potrebbe ovviare a procedure selettive su tutta la
platea esclusivamente facendosi dare il parere dalla Commissione
regionale all'impiego, che può dare priorità in una procedura
selettiva a questi lavoratori. E, perciò, facendo un bando che
preveda la priorità per questi lavoratori, non in termini di
punteggio come è definito nell'ordine del giorno dell'onorevole
Giannopolo, ma in termini generali, cioè la priorità all'accesso a
quella procedura e, successivamente, l'insieme delle procedure che
di seguito consentiranno ad altri lavoratori, o allo slittamento
della graduatoria ove vi fossero posti vacanti, di venire fuori.
Perciò, nel dare la nostra disponibilità a procedere con il
disegno di legge, la pregherei di porre molta attenzione su questi
due punti, che non sono secondari nemmeno rispetto ai suoi progetti.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l' assessore Granata per la
replica.
GRANATA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la
replica è soprattutto un ringraziamento al Parlamento che ha voluto,
in modo costruttivo, sottolineare alcuni aspetti che sono frutto, in
questo momento, di considerazione da parte del Governo, ma non
soltanto in questo momento di dibattito parlamentare.
Ad esempio, quando nell'ordine del giorno, così come è stato
presentato da parte dell'onorevole Giannopolo, e credo sottoscritto
e condiviso da molti altri deputati, si parla di una concertazione
con l'utilità comunitaria di sorveglianza per l'individuazione dei
requisiti che possono meglio contribuire ad attivare l'obiettivo
della realizzazione del catalogo unico dei beni culturali, si
sottolinea opportunamente una prassi di continua concertazione che,
proprio in questi giorni, in questi mesi, stiamo seguendo per
addivenire ad una formulazione definitiva del progetto. Formulazione
che tenga conto anche di quei rilievi, sottolineati anche
dall'onorevole Papania e che sono tipici di chi, da assessore per il
lavoro si è confrontato con alcune problematiche, particolarmente
fondate, che sono oggetto di approfondimento in questa direzione.
Devo anche dire che sui tempi - voglio chiarirlo non a scopo di
alibi ma per fare un po' la cronistoria di questo procedimento -
questa misura, la 2.1.2 "sistemizzazione e divulgazione delle
conoscenze" articolata, a sua volta, nelle azioni A, B, C e D, ha al
suo interno una misura propedeutica che è quella, bandita nei mesi
di gennaio, febbraio, con la quale si è, attraverso una gara
d'appalto che ha avuto i suoi tempi, assicurato il contenuto del
'contenitore'.
Se prima la Regione non attribuiva, attraverso gara di pubblica
evidenza, la possibilità di predisporre gli strumenti per effettuare
l'attività di catalogazione, non poteva pensare di proporre con una
scheda l'attivazione del progetto di catalogazione.
Quindi, i tempi in certo senso sono stati condizionati, e devo
ringraziare l'Istituto centrale del catalogo che ha attivato una
procedura non urgente, ma urgentissima, lavorando per tutti i mesi
di luglio, agosto e settembre per addivenire parallelamente alla
definizione della gara che consente gli strumenti - chiariamoci -
dentro i quali inserire i dati della catalogazione e,
sostanzialmente, dotare tutte le Sovrintendenze delle strutture
informatiche consentendo di fare la catalogazione con metodi moderni
ed efficienti e, parallelamente, far partire questo progetto che
necessariamente aveva quel passaggio propedeutico come motivazione
forte; non poteva neanche essere presentata la scheda del progetto
se prima non ci dotavamo, attraverso le procedure di evidenza
pubblica, di quel supporto.
Quindi, non è facile gestire tutto questo, specie quando ci si
misura con gli uffici, con problematiche del tutto nuove, per certi
versi innovative. Né è stato facile, perché le cose dette sia
dall'onorevole Speziale che dall'onorevole Giannopolo sono
assolutamente vere per quanto riguarda l'attività precedentemente
svolta da questo personale. La verità è che questo personale ha sì
svolto compiti di catalogazione, ma ha anche svolto compiti di
supplenza rispetto alle carenze enormi dell'organico
dell'Assessorato Beni culturali della Regione siciliana e molti dei
progetti, della capacità di proposizione, anche di tenere aperti gli
uffici delle Sovrintendenze si è retta su questo personale, che
comunque ha svolto, per nostra fortuna, catalogazione che abbiamo
dovuto poi giustificare attraverso le schede di catalogazione
prodotte per ottenere quel consuntivo di spesa che poi riavremo
dalla Comunità europea. Su questo è in corso una procedura,
attraverso gli uffici che sovrintendono al Complemento di
programmazione, che sono la base di uno sforzo continuo da parte del
Governo, considerato che ci rendiamo conto del dato strategico di
questa attività.
Ferme restando le questioni sollevate, anche quelle poste
dall'onorevole Turano, al di là del discorso singolo dei progetti,
da parte del Governo c'è la volontà di circoscrivere all'interno di
questa misura tutte quelle professionalità che hanno lavorato e che,
certamente - come lei ha sottolineato - per un mero errore materiale
non possono essere cancellate e bandite.
Tuttavia, non per fare il difensore dell'onorevole Giannopolo,
devo dire che nella stessa formulazione dell'ordine del giorno,
qualora restasse questo, è già inserito tutto ciò. Infatti, se
abbiamo avuto la bontà di leggerlo, quando alla fine si dice "che
aveva già svolto per conto dell'amministrazione regionale l'attività
di catalogazione o di altro personale che aveva svolto tale attività
per conto di altre amministrazioni, una priorità in termini di
punteggio ..." si allarga in un certo qual modo la possibilità di
individuazione a quei soggetti che pure hanno svolto attività di
catalogazione e che, per motivazioni diverse, sono stati tenuti
separati dal gruppo ex articolo 111.
Mi sembra essere questa la motivazione forte dell'ordine del
giorno, che, tra l'altro, appare assolutamente rassicurante per
tutte le posizioni in chiave di trasparenza e legalità. Infatti, da
una parte si dice "il contingente dell'ex. art. 111" - mi pare di
capire - e, dall'altra, si dice che tutto quel personale che ha i
requisiti (primo punto, ovviamente) e (punto secondo) che ha svolto
quell'attività pur con modalità difformi rispetto ai soggetti ex
art. 111 ha una priorità nei punteggi che poi fanno accedere ad
un'eventuale integrazione a 600 degli ex art. 111, che sono la base
della quale partiamo; integrazione che comunque si svolgerà secondo
una procedura di pubblica evidenza.
Fermo restando che la volontà sovrana del Parlamento può
articolare l'ordine del giorno come meglio crede, per quanto mi
riguarda questo ordine del giorno oggettivamente rappresenta una
buona base di discussione; deve essere condiviso dalle forze
politiche, ragionato, ma esso è certamente un ordine del giorno - ne
do atto a chi lo ha presentato - scritto con grande onestà
intellettuale.
E' una buona base di partenza perché sintetizza alcuni
problemi - voglio ribadirlo - sui quali le forze politiche devono
confrontarsi per stabilire se esso è la base ovvero se va emendato
per avere forza nei confronti non del Governo affinchè lo accetti,
ma per avere forza nei confronti del fine cui tende; è' chiaro,
però, che esso deve essere approvato dal Parlamento in modo
concorde, così come è stato sottolineato dall'onorevole Cintola.
Sulla normativa registro un consenso, come dire, dovuto alla
unanime condivisione del progetto di salvaguardia della
professionalità e anche di quell'aspetto intelligentemente
sottolineato dall'onorevole Cintola, che sembra un dato meramente
quantitativo, ma così non è; infatti, non è che tutti i giorni si
riesca ad individuare un meccanismo per cui un segmento
professionale che serve all'Amministrazione venga pagato dalla
Comunità europea. E' un'applicazione di 'Agenda 2000', una di quelle
che dovremmo riuscire ad amplificare e a svolgere.
Dunque, in ciò il dibattito conferma la volontà e la qualità
dello spirito con cui il Parlamento affronta l'argomento, e di
questo vi ringrazio.
PRESIDENTE. Non avendo alcun altro deputato chiesto di parlare,
dichiaro chiusa la discussione generale. Pongo in votazione il
passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:
"Art. 1
1. Nelle more della definizione delle procedure per
l'attivazione dei contratti di diritto privato da stipularsi
con il personale addetto, già utilizzato in precedenti
campagne o attività di catalogazione, previsti dalla misura
2.02 del complemento di programmazione del POR Sicilia
2000-2006, i contratti stipulati dall'Assessore regionale per
i beni culturali ed ambientali e per la pubblica istruzione
ai sensi della legge regionale 27 aprile 1999, n. 9 e
successive modifiche ed integrazioni sono prorogati fino al
31 dicembre 2002."
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
"Art. 2
1. Per le finalità di cui all'articolo 1 è autorizzata,
per l'esercizio finanziario 2002, l'ulteriore spesa di 2.200
migliaia di euro (U.P.B. 9.3.1.1.2, capitolo 376549).
2. All'onere di cui al comma 1 si fa fronte, per
l'esercizio finanziario 2002, quanto a 500 migliaia di euro
con riduzione della spesa autorizzata dal comma 2
dell'articolo 130 della legge regionale 26 marzo 2002, n. 2
(U.P.B. 9.3.2.6.3, capitolo 776401), quanto a 517 migliaia
di euro mediante riduzione delle assegnazioni di cui alla
tabella H della medesima legge regionale 26 marzo 2002, n. 2
(U.P.B. 9.3.2.6.3 - capitolo 776402) e quanto a 1.183
migliaia di euro mediante riduzione di parte delle
disponibilità delle seguenti unità previsionali di base e per
l'importo a fianco di ciascuna di esse indicato:
- U.P.B. 9.3.2.6.3 - 846 migliaia di euro (Capitolo 776003
- 603 migliaia di euro e capitolo 776039 - 243 migliaia di
euro);
- U.P.B. 9.3.2.6.99 - 337 migliaia di euro (capitolo
776403)."
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
"Art. 3.
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta
ufficiale della Regione siciliana ed entrerà in vigore il
giorno stesso della sua pubblicazione.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di
farla osservare come legge della Regione."
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione la delega alla Presidenza per il
coordinamento formale del disegno di legge. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 19.09, è ripresa alle ore 19.10)
La seduta è ripresa.
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Turano l'ordine
del giorno n. 153 bis "Procedura selettiva pubblica nel
reclutamento del personale addetto alla catalogazione dei beni
culturali". Ne do lettura:
""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- il Complemento di programmazione P.O.R. Sicilia 2000-2006
all'Asse risorse culturali prevede la misura 2.1.2. -
Sistemazione e divulgazione delle conoscenze articolata a
sua volta nelle azioni A, B, C e D;
RILEVATO in particolare che l'Azienda A della misura 2.1.2. prevede
la stipula di 600 contratti di diritto privato con soggetti
dalle "liste di disoccupazione", per l'attività di
catalogazione finalizzata alla realizzazione del Catalogo
unico informatizzato regionale e che tale attività va
ricollegata a sua volta a quelle svolte in passato in
attuazione delle leggi 41/85, articolo 15, legge regionale
25/93, art. 111, legge 160/88;
ATTESO che il cronogramma dell'Azione A prevede il reclutamento del
personale /in numero di 600) in diverse fasi e che nelle
intenzioni del governo il personale utilizzato ex art. 111
della l.r. 25/93 dovrebbe essere inquadrato, anche in forza
dell'accordo con le organizzazioni sindacali in data 18
luglio e 1 agosto 2002, con contratto di lavoro
subordinato di diritto privato al quale applicare il regime
contrattuale previsto dal CCNL sottoscritto dalla
Federculture;
RITENUTO che nel condividere la previsione del rapporto di lavoro
subordinato e allo scopo di renderla applicabile,
andrebbero tuttavia richiamate le disposizioni di cui
all'art. 35 comma 1, punto a) e comma 3 e di cui all'art.
36 del decreto legislativo n. 165 del 30 marzo 2001, al
quale deve fare riferimento la Regione siciliana, che
individuano procedure selettive pubbliche nel reclutamento
del personale per contratti di lavoro a tempo determinato
quali quelli in questione;
RITENUTO altresì che le procedure di evidenza pubblica
nell'affidamento a terzi di incarichi e funzioni volte alla
attuazione di progetti comunitari non sono derogabili e che
semmai andrebbe concertata con l'attività comunitaria di
sorveglianza, l'individuazione di quei requisiti che
possano meglio contribuire ad attivare l'obiettivo della
realizzazione del Catalogo Unico dei Beni culturali dando
ad esempio priorità, nel contesto di una procedura
selettiva pubblica, a coloro i quali in passato sono stati
impegnati in attività di catalogazione in rapporto con
pubbliche amministrazioni;
TENUTO CONTO, inoltre, che va comunque definita la platea dei
soggetti ex art. 111 l.r. 25/93 quale quella risultante
anche a seguito della definizione del contenzioso davanti
agli organi giurisdizionali amministrativi,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a definire il progetto relativo alla misura 2.1.2 Azione A
del Complemento di programmazione POR Sicilia prevedendo la
procedura selettiva pubblica nel reclutamento del personale
pari a 600 unità per la stipula del contratto di diritto
privato di lavoro subordinato individuando inoltre i
soggetti che hanno già lavorato per il progetto di
rilevazione per il recupero del barocco siciliano c.d.
Barocco 2 ex lettera E) del D.L. 7 settembre 1987, n. 371,
convertito con modificazione nella legge 29 ottobre 1987 n.
449 e altresì nel personale ex art. 111 l.r. 25/93 che aveva
già svolto per conto dell'amministrazione regionale
l'attività di catalogazione o di altro personale che aveva
svolto tale attività per conto di altre amministrazioni, una
priorità in termini di punteggio nella definizione della
graduatoria dalla quale dovrà attingersi fino alla copertura
del numero di unità necessarie o in caso di successivo
scorrimento;
- ad applicare la proroga della utilizzazione dei catalogatori
a quei soggetti ai quali sono stati riconosciuti i
requisiti." (n. 153 bis)
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 19.11, è ripresa alle ore 19.17)
La seduta è ripresa.
TURANO. Dichiaro di ritirare l'ordine del giorno 153 bis.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno numero 153
ter: "Procedura selettiva pubblica nel reclutamento del personale
addetto alla catalogazione dei beni culturali", dell'onorevole
Giannopolo e di tutti i Presidenti dei Gruppi parlamentari.
Ne do lettura:
"L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
PREMESSO che:
- il Complemento di programmazione P.O.R. Sicilia 2000-2006
all'Asse risorse culturali prevede la misura 2.1.2. -
Sistemazione e divulgazione delle conoscenze articolata a
sua volta nelle azioni A, B, C e D;
RILEVATO in particolare che l'Azienda A della misura 2.1.2. prevede
la stipula di 600 contratti di diritto privato con soggetti
dalle "liste di disoccupazione", per l'attività di
catalogazione finalizzata alla realizzazione del Catalogo
unico informatizzato regionale e che tale attività va
ricollegata a sua volta a quelle svolte in passato in
attuazione delle leggi 41/85, articolo 15, legge regionale
25/93, art. 111, legge 160/88;
ATTESO che il cronogramma dell'Azione A prevede il reclutamento del
personale /in numero di 600) in diverse fasi e che nelle
intenzioni del governo il personale utilizzato ex art. 111
della l.r. 25/93 dovrebbe essere inquadrato, anche in forza
dell'accordo con le organizzazioni sindacali in data 18
luglio e 1 agosto 2002, con contratto di lavoro
subordinato di diritto privato al quale applicare il regime
contrattuale previsto dal CCNL sottoscritto dalla
Federculture;
RITENUTO che nel condividere la previsione del rapporto di lavoro
subordinato e allo scopo di renderla applicabile,
andrebbero tuttavia richiamate le disposizioni di cui
all'art. 35 comma 1, punto a) e comma 3 e di cui all'art.
36 del decreto legislativo n. 165 del 30 marzo 2001, al
quale deve fare riferimento la Regione siciliana, che
individuano procedure selettive pubbliche nel reclutamento
del personale per contratti di lavoro a tempo determinato
quali quelli in questione;
RITENUTO altresì che le procedure di evidenza pubblica
nell'affidamento a terzi di incarichi e funzioni volte alla
attuazione di progetti comunitari non sono derogabili e che
semmai andrebbe concertata con l'attività comunitaria di
sorveglianza, l'individuazione di quei requisiti che
possano meglio contribuire ad attivare l'obiettivo della
realizzazione del Catalogo Unico dei Beni culturali dando
ad esempio priorità, nel contesto di una procedura
selettiva pubblica, a coloro i quali in passato sono stati
impegnati in attività di catalogazione in rapporto con
pubbliche amministrazioni,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- a definire il progetto relativo alla misura 2.1.2 Azione A
del Complemento di programmazione POR Sicilia prevedendo la
procedura selettiva pubblica nel reclutamento del personale
pari a 600 unità per la stipula del contratto di diritto
privato di lavoro subordinato individuando altresì nel
personale ex art. 111, l.r. 25/93 che aveva già svolto per
conto dell'amministrazione regionale l'attività di
catalogazione o di altro personale che aveva svolto tale
attività per conto della stessa Amministrazione regionale e
di altre amministrazioni, una priorità nella definizione
della graduatoria dalla quale dovrà attingersi fino alla
copertura del numero di unità necessarie o in caso di
successivo scorrimento;
- ad applicare la proroga della utilizzazione dei catalogatori
a quei soggetti ai quali sono stati riconosciuti i
requisiti." (n. 153 ter)
ACIERNO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto sull'ordine
del giorno n. 153 ter.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ACIERNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel testo
dell'ordine del giorno viene ripresa una parte dell'azione A della
misura "2.1.2" del Complemento di programmazione che recita "saranno
prelevati dalle liste di disoccupazione". Allora, soltanto per un
chiarimento: o c'è un errore nella formulazione dell'ordine del
giorno ovvero, dando la proroga di due mesi ai catalogatori, li
escludiamo di fatto dalla norma di copertura dei fondi europei.
Desidero questo chiarimento per potere votare con serenità;
vorrei, infatti, evitare di esprimere un voto che possa andare
contro il diritto al lavoro che è sancito dalla Costituzione
italiana e che noi, ancora oggi, in questa Regione consideriamo
precario, visto che continuiamo a garantire lavoro precario e non
stabile.
Mi piacerebbe, quando si arriverà al voto finale di questo
disegno di legge, che l'attuale Governo della Regione prendesse una
volta per tutte delle posizioni chiare rispetto alla necessità
dell'occupazione nell'Amministrazione regionale.
"L'indispensabilità" di quei soggetti, più volte richiamata
dall'Assessore per i beni culturali, è contraddetta dalla gestione
degli stessi. Questi soggetti, che derivano da una normativa
nazionale del 1985, dovevano svolgere un importantissimo lavoro a
termine; dopodiché sono stati trasformati, per volontà politica,
in precari.
Ma, mi chiedo: è precario un lavoratore che da quasi vent'anni
svolge il suo lavoro e anche in maniera proficua?
E' corretto continuare a mantenere in una situazione di
precarietà un lavoratore dopo vent'anni? Qual è la necessità:
quella di risolvere problemi contingenti quando si approssima una
campagna elettorale per trovare 500-600 famiglie che dipendono dal
voto dell'Assemblea? Questo è il metodo che dobbiamo continuare ad
adottare? Credo che i problemi siano di altra natura e di altra
portata e bisogna avere il coraggio di affrontarli una volta e per
tutte.
Non si aiuta, non si aiuta mantenendo una famiglia nella
precarietà; non è questo l'aiuto che dobbiamo dare
Invito l'Assessore a fornire una risposta rispetto al testo
dell'ordine del giorno, che creerebbe problemi seri, se dovesse
risultare vero ciò che vi è scritto, ma anche, prima del voto finale
di questo disegno di legge, a darci un messaggio di tranquillità
rispetto a quel diritto-dovere che i lavoratori hanno. Non sono,
infatti, normative legate ad eventi straordinari, quali "Agenda
2000", che possono garantire la serenità di una famiglia.
GRANATA, assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
desidero rassicurare l'onorevole Acierno e tutti coloro i quali sono
intervenuti: il Governo, non soltanto in sede di formulazione del
disegno di legge oggi al nostro esame, ma anche nella considerazione
positiva che ha dato sull'ordine del giorno, ha attentamente
ponderato su tutta una serie di passaggi e di questioni che
condivide.
Stiamo attuando una procedura che serve innanzitutto a
garantire la continuità di un servizio essenziale per l'attività di
catalogazione della Regione siciliana e, allo stesso tempo, a
creare le precondizioni per cui una parte del personale di cui
abbiamo certezza dei requisiti di professionalità possa essere
preservato nella continuità di un servizio, ma con un nuovo
contratto che nulla ha a che fare con il precedente, che dipendeva
da fondi adesso, grazie a questa operazione, recuperati dal
bilancio della Regione siciliana.
Onorevoli colleghi, credo che ciò che ha sottolineato
lucidamente l'onorevole Cintola sia stato il passaggio strategico di
tutta l'operazione: per la prima volta si riesce ad attivare un
meccanismo virtuoso di spesa che fa recuperare fondi per anni
pregressi di un'attività utile alla Regione siciliana.
Sono profondamente d'accordo sul piano del merito e della
cultura politica che lei, onorevole Acierno, esprime, sono con lei;
non potrebbe essere altrimenti. Tuttavia, noi non diciamo a quei
lavoratori che entreranno a far parte dell'organico
dell'Amministrazione regionale, noi diciamo loro che con un
contratto a tempo determinato di diritto privato, ma dignitoso,
perché legato all'attività che realmente esercitano (quindi
contratto nuovo Federculture) svolgeranno un'attività non solo
utile, anzi essenziale per la Regione siciliana, ma un'attività per
la quale la Regione siciliana otterrà due risultati: di avere un
servizio utilissimo e di avere la copertura finanziaria per
un'attività a tempo determinato di un numero importante di soggetti
professionalmente validi.
Questo é lo spirito sia della normativa di proroga che
dell'ordine del giorno.
La ringrazio, onorevole Acierno, per queste ulteriori
precisazioni che condivido.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 153 ter, a
firma dell'onorevole Giannopolo e di tutti i capigruppo.
Chi é favorevole resti seduto; chi é contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Lo Porto
CONGEDI
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Leanza Nicola e Mancuso
hanno chiesto congedo per la seduta odierna.
Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.
Presidenza del presidente Lo Porto
VOTAZIONE FINALE PER APPELLO NOMINALE DEL DISEGNO DI LEGGE NUMERO
509/A "PROROGA DI CONTRATTI PER L'ATTIVITÀ DI CATALOGAZIONE DEI
BENI CULTURALI"
PRESIDENTE. Si procede con la votazione finale per appello
nominale del disegno di legge n. 509/A "Proroga di contratti per
l'attività di catalogazione dei beni culturali".
ORTISI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ORTISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevemente soltanto perché i gruppi della Margherita, sull'abbrivio
delle dichiarazioni competenti dell'onorevole Papania, pur
esprimendo delle riserve, non possono che votare a favore del
disegno di legge in esame. Tuttavia, stigmatizzano il metodo
"dell'ultimo minuto", onorevole Assessore, che non condividiamo.
Stigmatizziamo, altresì, il fatto che, ancora una volta, la
maggioranza non è in grado di approvare la legge, pur contando su
ben 62 deputati. Non è in grado di esprimere 46 deputati autonomi
rispetto al contributo, che non é soltanto di merito per gli
interventi che hanno fatto i colleghi del centrosinistra, ma é
anche proprio di numero: questa legge, questa ulteriore legge sarà
approvata per la presenza decisiva dei deputati del centrosinistra.
PRESIDENTE. Indìco la votazione finale per appello nominale del
disegno di legge n. 509.
Chiarisco il significato del voto: chi è favorevole risponde
sì; chi è contrario risponde no; chi si astiene dichiara di
astenersi.
Dichiaro aperta la votazione.
Invito il deputato segretario a procedere all'appello.
PAFFUMI, segretario, procede al primo ed al secondo appello.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Invito il deputato segretario a procedere al computo dei voti.
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
Presenti e votanti 64
Maggioranza 33
Favorevoli 64
(L'Assemblea approva)
Presidenza del presidente Lo Porto
DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "DISPOSIZIONI URGENTI PER I
LAVORI IN ECONOMIA NEL SETTORE FORESTALE" (502/A)
PRESIDENTE. Si passa all'esame del disegno di legge
"Disposizioni urgenti per i lavori in economia nel settore
forestale", posto al numero 2) del secondo punto dell'ordine del
giorno.
Invito i componenti la IV Commissione "Ambiente e territorio" a
prendere posto al banco delle commissioni.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Lo Curto per svolgere la
relazione.
LO CURTO , relatore. Mi rimetto al testo della relazione scritta.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
CASTIGLIONE, assessore per l'agricoltura e le foreste. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE, assessore per l'agricoltura e le foreste. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, visto che il disegno di legge è
stato approvato all'unanimità in Commissione, aggiungo semplicemente
che questo disegno di legge si è reso necessario perchè, con
l'approvazione della legge sui lavori pubblici, sono state abrogate
tutte le norme speciali.
Oggi sappiamo che, di fatto, l'Amministrazione forestale
effettua lavori in amministrazione diretta e, quindi,
quell'abrogazione della norma speciale sui lavori nel settore della
forestazione impedirebbe ai propri uffici di redigere progetti e di
eseguire lavori in economia.
Con il presente disegno di legge si ripristina la vecchia
normativa e, quindi, l'esecuzione di lavori in economia nel settore
dell'Amministrazione forestale.
PRESIDENTE. Invito i deputati a prendere posto.
La seduta è sospesa per riportare ordine in Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 19.50, è ripresa alle ore 19.52)
La seduta è ripresa.
Invito gli onorevoli deputati a prendere posto.
CASTIGLIONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE. assessore per l'agricoltura e foreste. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, solo per chiarire che con la legge
regionale n. 7 sui lavori pubblici di fatto sono state abrogate
tutte le norme speciali e quindi anche le norme che regolano i
lavori in economia per l'amministrazione forestale.
Con questa norma noi chiediamo di ripristinare il vecchio
regime, la vecchia disciplina; sostanzialmente per
l'amministrazione forestale quindi noi chiediamo che vengano
eseguiti i lavori in economia e quindi potere assumere.
Conoscete lo stato dei lavoratori i "centocinquantunisti", e i
"cinquantunisti", altrimenti noi dovremmo applicare la legge
regionale sui lavori pubblici.
Si chiede che per la progettazione e l'esecuzione dei lavori
per l'amministrazione forestale permanga la vecchia disciplina e
quindi si continui a lavorare in economia per i lavori in
amministrazione forestale e quindi in amministrazione diretta;
questo è il senso del disegno di legge.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
suggerire al Governo che, per quanto siano condivisibili le
motivazioni, tuttavia così come è formulato l'emendamento senza
alcun limite di importo...
PRESIDENTE. Onorevole Formica, non si tratta di un emendamento,
perché altrimenti avremmo dovuto sospendere per le ventiquattro ore;
è una riscritturazione, una letterale sostituzione di un testo che è
apparso poco articolato con un altro che rappresenta l'articolo 1
come presentato dal Governo.
FORMICA. Signor Presidente, inviterei il Governo comunque a
inserire nella riscrittura un limite di importo, altrimenti potrebbe
verificarsi che appalti di importi miliardari - mi riferisco alle
vecchie lire - vengano affidati senza una gara di appalto, senza una
procedura legale. E questo, secondo me, è inaccettabile.
MICCICHE'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MICCICHE'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, gradirei una
spiegazione, pongo un interrogativo all'Assessore: non ho capito se
la norma va ad inibire una situazione riguardante l'assunzione del
personale.
CASTIGLIONE, assessore per l'agricoltura e le foreste. L'attuale
inibisce; secondo noi va ripristinata come era prima.
MICCICHE'. Cioè questa era la formulazione. Vorrei capire a chi
era riferito, cioè se era riferito ai lavori in economia nella
progettazione perché di solito l'assunzione del personale viene
fatta in base ad un progetto, ma questo progetto lo fa
l'amministrazione.
CRISAFULLI. Ora con la nuova legge, purtroppo, non è più così.
MICCICHE'. Scusate, non avevo capito bene, il mio era un
interrogativo che adesso è stato chiarito.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, comprendo le
ragioni che il Governo pone a base di questa legge e le comprendo
meglio nella riscrittura dell'articolo 1 dove la facoltà di
modificare la legge sugli appalti che abbiamo votato il 2 agosto
2002 viene data solo alla Regione e per motivi gravi: sono motivi di
rimboschimento, di rinsaldamento ed opere costruttive connesse, di
ricostruzione boschiva, cioè siamo al livello del Governo della
Regione siciliana che si pone un problema di non fare una gara
pubblica ma di fare un discorso di lavori in economia diretta da
parte della Regione stessa utilizzando quelle persone che da sempre
sono state utilizzate e per le quali c'è un'altra normativa che
impone determinate caratteristiche di precedenza, di priorità e di
riconferma di coloro i quali un lavoro già l'hanno avuto anche
precario.
Colgo l'occasione per dire che non possiamo sempre vivere
momenti di emergenza e di urgenza, per cui riterrei di fare un
appello forte al Governo affinché questo precariato anche in questo
settore possa trovare una locazione differente con norme legislative
che consentano di uscire da quello che io considero sempre un atto
quasi di prostituzione: cercare il lavoro a tutti i costi ed averlo
a tutti i costi, perché mentre c'è gente che un precariato ce l'ha,
in Sicilia non è così.
Pensiamo a chi un lavoro non l'ha mai avuto perché rincorriamo
chi bene o male arriva alle ottocento, alle novecento mila lire, li
rincorriamo e li teniamo anche in una considerazione che va al di là
di qualsiasi dire.
Quando parlo di precariato in genere e non più di quello che
stiamo discutendo perché ormai siamo arrivati alla barzelletta che
se gli diamo il posto di lavoro continuato e a tempo indeterminato i
precari non escono dal lavoro che non fanno nei lavori che sono
socialmente inutili e che servono solo a disperdere energia e denaro
in Sicilia.
Siamo arrivati al punto che si presta il lavoro a tempo
indeterminato e non ci vanno perché sanno che possono lavorare,
sottolineando un lavoro che non si fa vedete quello che succede
anche con l'AMIA a Palermo.
Per cui, volevo pregare e invitare il Governo, che mi fa
modificare, e con sofferenza debbo dire - una norma e meno male che
me la fa modificare solo per un fatto del Governo regionale - a
tentare di porre in essere tutti gli strumenti possibili, onorevole
assessore, perchè si possa sanare, magari a scaglioni, dal tempo
cosidetto determinato e del lavoro ai cinquantunisti perchè sono
cinquantunisti ai centunisti perchè sono centunisti, una piaga che è
notevole, che è assurda e che è senza significato logico per la
povera gente, per quella che non ha mai lavorato.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Raiti. Ne ha
facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
assessore, sottolineo ancora una volta che occorre un po' più di
attenzione quando in quest'Aula si propongono disegni di legge; a
me, infatti, è stato proposto un disegno di legge, il 502/A, e poi
un successivo emendamento di riscrittura, e meno male Quando
affrontiamo un disegno di legge credo sia necessario prestare grande
attenzione perchè non si commettano gli errori così come successo
nelle sedute ultime scorse.
La presentazione di questi due articoli sostanzialmente diversi
non è solo una riscrittura dell'articolo, in quanto mi sembra che
anche nella sostanza tra l'articolo del disegno di legge e
l'articolo di riscrittura vi sia una sostanziale diversità.
Innanzitutto, vorrei sapere dal Governo se questa norma è
applicata soltanto ai lavori che dovrebbero essere fatti
dall'amministrazione forestale e non agli enti locali perchè sono
due cose diverse e nell'articolo 1 si parla di enti locali e di
amministrazione forestale.
Mi dice ora l'onorevole Cintola che gli enti locali non ci sono
più; ma ritengo che la modifica di questo è una problematica non
indifferente: basta cambiare una norma, una virgola, un articolo,
poi vediamo gli effetti che questo produce sulla normativa
esistente. Quindi, bisognerebbe prestare maggiore attenzione.
Mi sorge, inoltre, un'altra perplessità. Noi abbiamo lavorato
intensamente tre mesi sia in Commissione "Ambiente e Territorio" per
approvare la normativa dei lavori pubblici, sia in Aula con grande
fatica da parte di tutti i componenti della Commissione nonchè
dell'Aula per approvare un testo, una normativa che era complessa;
abbiamo, però, dato organicità a quella materia.
Non è possibile che nell'arco di due, tre mesi siano proposte
delle modifiche che sostanzialmente stravolgono l'impianto di una
costruzione complessa quale era la norma sugli appalti.
Altra perplessità che mi sorge è che questo articolo, così come
formulato dal Governo, non prevede alcun tetto di regolamentazione
di questo tipo di lavori. E' una norma assolutamente generica, non
comprende un tetto minimo nè un tetto massimo di spesa, nè fornisce
indicazioni chiare e certe per cui questo tipo di lavori debbono
essere fatti con un minino di trasparenza, di legalità e con norme
che garantiscano il buon andamento e l'imparzialità della pubblica
amministrazione, visto che spendiamo soldi dell'erario.
A questi appunti che ho appena mosso, ne aggiungo un altro che,
se mi consente l'Aula, ritengo sia politicamente un po' più grave,
se vi può essere una scala di gravità rispetto alle cose che ho
detto già enormemente gravi.
Nell'ottobre dello scorso anno, mi riferisco alla Commissione
"Ambiente e Territorio" e poi ai lavori d'Aula, abbiamo approvato un
disegno di legge che prevedeva la rimodulazione e il rimpinguamento
dei fondi, pari a 82 miliardi delle vecchie lire, che andavano a
sopperire alle esigenze della conclusione dei progetti dei
cinquantunisti e centunisti.
In quell'occasione l'onorevole Assessore ha garantito a tutti
noi che quella sarebbe stata l'ultima norma parziale. Ci era stato
garantito che a gennaio di quest'anno si sarebbe proposto un testo
complessivo di riorganizzazione della materia per porre fine a
questi lavori precari a tempo parziale con ragionamenti che vanno
sempre a susseguirsi all'ultima ora, ponendo uno stato di emergenza
costante, per andare ad affrontare problematiche che, alla fine, non
risolvono il problema complessivamente.
Nell'ottobre dell'anno scorso in sede di Commissione, in dieci
minuti, abbiamo dato parere favorevole; il giorno dopo abbiamo
approvato la norma all'unanimità.
Oggi, ad un anno e più di distanza da quelle determinazioni,
siamo allo stesso punto dell'anno scorso. Sono passati tredici mesi
senza che sia accaduto nulla; non vi è una norma complessiva che
disciplini la materia. Siamo di nuovo in uno stato di emergenza. Ci
si ripropone una norma che modifica una legge di tre mesi addietro
senza stabilire alcun criterio, alcuna determinazione, alcuna
regolamentazione che possa garantirci la certezza che questa norma
dà il buon andamento e l'imparzialità della pubblica
amministrazione, così come, peraltro, previsto dalle norme
costituzionali.
Manifesto tutte queste perplessità perché vorrei avere delle
spiegazioni, delle assicurazioni dal Governo e capire come
affrontare la materia e poter esprimere un voto finale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Crisafulli. Ne ha
facoltà.
CRISAFULLI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
presidente della Commissione, credo sia doveroso mettere il
Parlamento nella condizione di comprendere un aspetto che è
particolarissimo, altrimenti corriamo il rischio di discutere della
materia come se stessimo affrontando una specifica della legge sugli
appalti.
A luglio, quando votammo la legge sugli appalti, introducemmo -
secondo me e secondo il Governo - una strozzatura in tutta la
procedura, equiparando le attività in economia della pubblica
amministrazione della Regione ad un qualunque servizio,
sottoponendo, quindi, qualunque finanziamento a gara.
Per capire l'effetto vorrei che tutti voi aveste chiaro che,
se manteniamo inalterata la norma votata a luglio, le prossime
chiamate, a cui presumo tutti o quasi tutti sono interessati, che
l'Amministrazione forestale farà presso i Collocamenti per garantire
il turno di lavoro finale dell'ultimo periodo, non si potranno fare
perché le perizie che sono state predisposte dall'amministrazione
dovranno essere pubblicate e messe in gara.
Come funzionava l'amministrazione sino a luglio? Gli uffici
periferici facevano le perizie, le sottoponevano all'Amministrazione
regionale, quest'ultima le approvava e stanziava il finanziamento,
consentendo all'amministrazione la gestione diretta, con i propri
capisquadra, con i propri capicantiere, con i propri servizi.
Se non è chiaro questo, noi commettiamo un ulteriore svarione.
Sono convinto che gli onorevoli colleghi, avendo chiaro questo
aspetto, non hanno motivo di opporsi al ripristino di ciò che era
fino a luglio, perché così ha funzionato.
Noi dobbiamo capire che l'amministrazione diretta è cosa
diversa dai servizi dati all'esterno. All'esterno non si dà nulla
E' proprio per evitare l'esterno che si torna ad un
meccanismo che consente l'amministrazione diretta.
Mi sono permesso di dare questi elementi di valutazione
all'Aula, perché altrimenti si corre il rischio di non comprendere
la filosofia di questo ragionamento.
Pertanto, annunzio sin d'ora che sono favorevole alla modifica
presentata dal Governo, mi riferisco all'emendamento di riscrittura
al testo che ci è stato proposto, perché quel testo non l'avrei
potuto condividere. Con questa visione, annunzio sin d'ora il mio
voto favorevole.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha
facoltà.
GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non intendo
aggiungere nulla di più rispetto alle argomentazioni dell'onorevole
Crisafulli.
Voglio sottolineare l'urgenza di questa norma anche con
riferimento agli Enti locali, e spiego perché.
Forse i colleghi parlamentari non sanno, ma non è un crimine
non saperlo, gli interventi in materia di forestazione, così come
descritti da questo emendamento di riscrittura dell'articolo, sia
con il Piano Operativo Plurifondo 1994/1999 che con il POR 2000/2006
possono anche essere espletati non solo dall'Azienda forestale,
ma anche dagli Enti locali, dalle Provincie e pure dai privati.
Accade che gli Enti locali, sia con il POP 1994/1999, che con Agenda
2000 siano stati già beneficiari di finanziamenti che non possono
essere adesso attivati perché i progetti erano stati concepiti in
amministrazione diretta e non in appalto semplicemente che
sbordavano l'importo di 200 mila euro. Perché fino a 200 mila euro
era possibile fare lavori in economia, con la norma che abbiamo
approvato con la legge sugli appalti.
Sicché la spesa di Agenda 2000 con riferimento agli Enti
locali, non può essere attivata e neanche quella passata
rendicontata per via dell'operazione di collaudo.
Voglio dire ciò perché coglie un esigenza che poneva anche
l'onorevole Cintola nel suo ragionamento, quando diceva: "ma perché
devono lavorare sempre gli stessi?". Allora, con questo emendamento
si dà risposta anche all'esigenza che prima ha posto l'onorevole
Cintola. Infatti, le assunzioni che l'ente locale fa tramite
ufficio di collocamento non avvengono sull'articolo 49, ma avvengono
sulla graduatoria dei braccianti agricoli, cioè di coloro i quali
fino ad ora non sono stati avviati con la legge 16. Dunque, non è
vero che questo serve a far lavorare sempre gli stessi.
Colgo l'occasione per porre all'onorevole Assessore la
questione relativa agli avviamenti.
Gli avviamenti, almeno quelli dell'ultimo periodo, perché
ormai siamo abituati così ma in effetti gli avviamenti dovrebbero
essere fatti molto prima, non è possibile farli non solo perché
c'era questa norma che impediva in quanto portava il tetto a 200
mila euro per i lavori in economia, ma perché le disponibilità
finanziarie del bilancio della Regione, allo stato attuale non hanno
consentito nella maggior parte delle provincie della Sicilia, il
completamento delle giornate lavorative sia a quelli delle fasce che
a quelli dell'articolo 49, tranne che in alcune provincie dove gli
avviamenti sono stati fatti per quindici giorni: vuoi perché il
limite di perizia era imposto dalla legge in vigore, vuoi per la
disponibilità finanziaria limitata.
La questione che io pongo al Governo riguarda l'assestamento di
bilancio, il settore della forestale, gli enti locali, la sanità ed
i trasporti ed io ritengo che il Governo debba dirci una volta per
tutte quando intende portare in Aula l'assestamento di bilancio per
dare risposte ai tanti problemi che sono ancora aperti nella nostra
Regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Incardona. Ne ha
facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
sull'emendamento di riscrittura dell'articolo 1 presentato dal
Governo.
Intanto, mi sento di poter dire che condivido le osservazioni
che sono state fatte sin qui, ma vorrei che soffermassimo la nostra
attenzione sulla espressione usata al primo comma laddove è scritto
"i lavori di rimboschimento...", e alla fine "...e delle riserve
naturali sono, di norma, realizzati in economia". L'espressione "di
norma", se mantenuta nella legge, potrebbe consentire che si vada
anche non in economia e, quindi, che i lavori vengano eseguiti anche
non in economia.
Tenuto conto che in Sicilia abbiamo il corpo forestale, tenuto
conto che anche gli enti territoriali intervengono per i lavori di
rimboschimento, tenuto conto che c'é del personale che lavora in
questo settore, a mio avviso sarebbe opportuno che si sopprimesse la
dizione "di norma".
Propongo, pertanto, che il testo venga emendato cassando
l'espressione "di norma".
PRESIDENTE. La prego onorevole Incardona, non parliamo di
emendamenti perché siamo in sede di discussione generale
INCARDONA. Scusi, signor Presidente. Ribadisco il mio pensiero:
tenuto conto che in Sicilia c'é un corpo forestale, tenuto conto
che anche gli enti hanno del personale, tenuto conto che anche
laddove gestiscono i privati le associazioni hanno del personale,
noi a mio avviso dovremmo, come dettato normativo, con legge dire
che questi lavori vengono svolti in economia e quindi da ciò poi ne
consegue che naturalmente si deve prescindere dal limite contenuto
dal comma 6 dell'articolo 24 della legge n. 109 come recepito dalla
legge 7 agosto 2002.
Solo se sopprimessimo la dizione "di norma" le osservazioni che
sono state fatte assumerebbero un significato.
BENINATI, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, vorrei cercare per quello che posso di fugare
qualche perplessità.
Nella giornata di ieri noi abbiamo esitato con urgenza questo
articolato. Devo dire che in effetti l'articolo esitato dalla
Commissione dice ciò che poi si é riscritto ora da parte del
Governo, non dice cose differenti. E' accaduto che l'articolato che
è stato esitato per l'Aula, effettivamente, non era ben chiaro in
quanto si manteneva in vita una legge che, in effetti, avevamo
abrogato, quindi aveva una forma, di fatto, non piacevole.
Nella mattinata di oggi si è cercato di riscriverlo e di
consegnarlo anche al Governo in una formulazione più corretta.
Il Governo non ha fatto altro, per essere chiari, che
riscrivere l'articolo che oggi è vigente, che anzi era vigente fino
a prima che fosse approvata la legge sugli appalti.
Do prova di ciò leggendo il testo integrato che era prima
vigente (addirittura, nella finanziaria, la legge n. 6 del 2001,
abbiamo fatto una ulteriore modifica): 'I lavori di rimboschimento,
rinsaldamento e opere costruite connesse di ricostituzione
boschive, gli interventi di prevenzione, repressione degli incendi
boschivi e gli interventi colturali e manutentori ivi compresi
quelli per la gestione dei demani, dei vivai forestali e delle
riserve naturali, sono di norma realizzati in economia sia in
amministrazione diretta che mediante cottimo'.
Il comma 2 così recitava: "Per l'esecuzione dei suddetti lavori
ed interventi in amministrazione diretta si prescinde dal limite di
importo previsto dall'articolo 12, comma 2, della legge 8 gennaio
1996, n. 4".
Quali erano i limiti di quella legge? Altro non erano che quei
limiti che qui sono stati riscritti e che invece adesso sono nella
legge sugli appalti all'articolo 24, che erano i 200 mila euro per i
lavori a trattativa privata.
Quindi, non abbiamo fatto altro che riscriverlo, in primo
luogo collegato con la legge sugli appalti e in secondo luogo
ricopiando quello che era vigente fino a prima della legge.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, mi dichiaro soddisfatto delle
delucidazioni fornite dal Presidente della Commissione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha
facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio in
assoluto ripetere cose già dette, anche perché credo che tutti i
deputati presenti abbiano ben chiaro cosa ill Governo intende fare
con l'emendamento, cosa intende proporre e quali sono le finalità.
Quindi, non mi atterrò a questioni assolutamente legate a tecnica
legislativa, non è questo il problema. Credo che il problema sia un
altro e non so sia il caso di aprire stasera una discussione in tal
senso.
Noi sappiamo bene come lavorano in questo campo gli operai, sia
cinquantunisti, sia centunisti. Sappiamo bene come vengono diretti
determinati lavori che riguardano i nostri boschi e il nostro
territorio non solo demaniale ma, anche e soprattutto, il nostro
territorio coperto da superficie boscata.
Sappiamo quali sono anche i limiti di questi lavori e sappiamo
quali sono i rischi.
Ora, senza essere più realisti del re, noi ci troviamo dinanzi
ad una situazione che anno dopo anno sarà sempre più seria. E questo
lo sappiamo tutti.
E' ovvio che si spera, da parte di una opposizione che non
vuole stare a guardare, che ci sia una maggioranza e un Governo che
comincino a mettere mano seriamente, qualcuno potrebbe dire 'Ma
perché l'opposizione non può proporre anche in questo campo così
difficile un disegno di legge specifico?' Certo, ma mi pare ovvio
che la maggioranza ed il Governo debbano preoccuparsi per primi di
cercare di superare questo stato di cose e di cercare soprattutto di
ottimizzare questi interventi, perché spesso essi non sono legati ad
una visione organica di sistemazione del suolo, di rimboschimento,
di tutto ciò che, evidentemente, noi sappiamo.
Ed allora, o cominciamo a discutere di questo, caro assessore,
e cominciamo seriamente a dire che nel corso di cinque-dieci anni
noi non possiamo più reggere, anche rispetto a questo sistema, e
cominciamo a fare uno sforzo, il Governo più degli altri, la
maggioranza più dell'opposizione per proporre, seriamente, una
riforma di tutto il comparto, oppure ci stiamo prendendo in giro.
Il problema non è come è scritto l'emendamento o cosa c'era scritto
prima. Cosa c'era scritto prima, sinceramente, è grave, perché c'è
un pressappochismo nella scrittura dell'articolo 1 che è
assolutamente serio. Mi dispiace, Presidente, non so se questo
coinvolga anche la Commissione.
IOPPOLO. Abbiamo copiato una norma che era stata scritta male
ODDO. Non solo: abbiamo copiato una norma che era stata scritta
prima della legge n. 7 senza capire che cosa la legge n. 7 aveva
fatto
Per quanto concerne gli Enti locali, onorevole Presidente della
Commissione, mi consenta, è così Comunque, non è questo il tema,
non mi pare che la sostanza della discussione sia questa.
La sostanza della discussione è che l'Assessore, vicepresidente
di questa Regione, credo che questa sera debba anche garantire a noi
tutti che per quanto concerne la pianificazione degli interventi
legati ai vari cantieri, e sappiamo di cosa stiamo discutendo, è
inutile che lo specifichiamo, ha fatto bene l'onorevole Crisafulli,
lucidamente, ad elencare come vanno le cose per quanto concerne
anche i lavori forestali.
Credo, dunque, che l'assessore Castiglione questa sera debba,
certo per quello che rappresenta l'impegno assunto in Aula,
garantire un intervento per quanto concerne gli Ispettorati
forestali della Regione siciliana, affinché gli interventi siano
mirati, anche e soprattutto, a fare lavorare quegli operai. E'
questo il problema, perché in Sicilia quello è uno sbocco che ha
rappresentato un ammortizzatore sociale, una spesa sociale che
dobbiamo superare, e bisogna vedere in che modo dobbiamo farlo.
Ognuno faccia il proprio ruolo, svolga la propria funzione, non
faccia maggioranza che si fa opposizione a se stessa; altrimenti non
si capisce più nulla. C'è una grande confusione, in alcuni momenti,
ascoltando gli interventi, veramente, ci si confonde.
Vediamo in che misura possiamo dare un segnale preciso al
popolo siciliano, ai tanti disoccupati, e ci sono disgraziatamente,
nel dire che quei lavori diventano più produttivi, servono realmente
ai nostri boschi, servono realmente al nostro territorio, servono
anche a dare al bosco una visione più produttiva e, quindi, un
patrimonio da sfruttare, da utilizzare per come si deve, altrimenti,
non avremo fatto nulla. Stiamo, così stancamente, ripetendo una
norma che permetterà a tanti operai di fare 51 giorni o 101 giorni.
Ma, con molta sincerità e schiettezza, credo che, tutto sommato, non
abbiamo detto, invece, ciò che ognuno di noi pensa e, soprattutto,
quello che è il dovere dell'opposizione: di dare, anche da questo
punto di vista, uno stimolo al Governo e alla maggioranza.
CASTIGLIONE, assessore per l'agricoltura e le foreste. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASTIGLIONE, assessore per l'agricoltura e le foreste. Signor
Presidente, visti gli spunti positivi che ci sono da parte del
Parlamento regionale, ritengo che si possa anche tenere una sessione
apposita sul tema della forestazione, considerato che investe,
intanto, grandi risorse pubbliche. Infatti, noi investiamo circa 400
miliardi l'anno, e certamente investe una larga fascia della nostra
popolazione.
SPEZIALE. 400 miliardi l'anno solo per il personale,
complessivamente sono molti di più
CASTIGLIONE, assessore per l'agricoltura e le foreste. Investe
una larga fascia della popolazione, a nessuno sfugge che
complessivamente sono impiegati circa 50.000 uomini nel settore
della forestazione. Ed a vario titolo, con i deputati, c'è stata una
lunghissima discussione. Sono interlocuzioni varie perché il tema è
di larga risonanza sociale. Io vorrei fare solo alcune riflessioni.
Diceva bene l'onorevole Raiti - nella discussione che abbiamo
avuto sulle variazioni di bilancio l'anno scorso, allorquando per
completare l'articolo 49, quindi i cosiddetti "cinquantunisti" - che
occorrevano 82 miliardi. Quest'anno il Governo si appresta a
chiedere una variazione del bilancio per 30 miliardi, vuol dire che
qualcosa è successo quest'anno. Qualcosa il Governo l'ha inventata.
Qualche operazione, qualche politica se l'è data.
Ed allora io vorrei ripercorrere, perché il tema, chiaramente,
non è quello di stasera, però vorrei........
PRESIDENTE. Onorevole Castiglione, non è una precisazione, lei
sta svolgendo l'intervento conclusivo del Governo.
E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS . Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel
merito concordo con l'emendamento presentato, quindi intervengo
solamente per una questione formale, un suggerimento che mi permetto
di rassegnare al Governo, perché competente all'eventuale
correzione.
Noi abbiamo contezza di come per tutti gli operatori la miriade
di norme che il legislatore regionale dissemina comporta una
difficoltà anche nell'intelligenza della norma stessa, nel loro
reperimento. Poichè il problema nasce in seno a una distrazione, a
una superficialità compiuta nell'approvazione della legge 7 del
2002, riterrei di suggerire che l'articolo possa essere inteso quale
comma aggiuntivo all'articolo 24 della legge 109, come recepito
dalla legge 7 del 2002, mantenendo intatta la sostanza.
Quindi potrebbe leggersi così: all'articolo 24 della legge 109
del 1994 e successive modificazioni, come recepita con legge
regionale 7 del 2002, è aggiunto il seguente comma 6 bis per i
lavori di rimboschimento e così via.
PRESIDENTE. Lei non può introdurre elementi emendativi in questa
fase della discussione; nè poteva farlo prima.
Il discorso si può rinviare in sede di coordinamento come
correzione formale del testo, ma la prego di non insistere per il
cambiamento del testo, perché non è possibile. Me lo proponga in
sede di coordinamento.
DE BENEDICTIS . Io mi sono permesso di suggerire all'attenzione
del Governo; faccia le sue valutazioni, ne tragga vantaggio o
meno...
PRESIDENTE. Il Governo è favorevole alle osservazioni
dell'onorevole De Benedictis come coordinamento del testo?
CASTIGLIONE, assessore per l'agricoltura e le foreste. Sul piano
della tecnica legislativa il Governo è d'accordo.
PRESIDENTE. Il Governo è favorevole. Se cortesemente il testo lo
vuole passare agli uffici, onorevole De Benedictis, svolgeremo i
dovuti passi per potere coordinare nel senso da lei voluto.
E' iscritto a parlare l'onorevole Villari. Ne ha facoltà.
VILLARI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo solo
per dire che la riscrittura dell'articolo 1 del disegno di legge,
rende chiari - peraltro l'aveva fatto nel suo intervento anche
l'onorevole Crisafulli prima - gli intendimenti del Governo rispetto
ad una necessità legislativa a fronte di alcune limitazioni poste
dalla legge 7 da noi votata qualche mese fa.
Quindi, personalmente, la condivido, ma pongo - ed è questo il
senso del mio intervento - un problema anche di tempi. Lo dico
non solo per la norma in sé che il Governo propone, ma perché
abbiamo l'esigenza di avviare rapidamente tutta una serie di
attività.
Sono fra quelli che pensano che il lavoro forestale non sia
inutile ed improduttivo. Io sono tra quelli che la pensano così.
Perchè poi, anche in quest'Aula (i colleghi mi perdoneranno, parlo
di me per non parlare degli altri) a seconda di dove ci si fissa -
se così si può dire - ci sono cose che sono inutili, improduttive e
parziali, se non assistenziali, cose che, per altri aspetti,
se ci conviene un'altra teoria, divengono assolutamente produttive e
indispensabili.
Siccome dobbiamo trovare un accordo, ritengo che il lavoro dei
forestali in Sicilia, i cinquantunisti, i centunisti, i
centocinquantunisti, in generale, svolgano un'attività produttiva
importante.
Se c'è un'esigenza di razionalizzare questo settore, nel senso
di rendere ancora più produttiva quest'attività, si faccia, lo si
faccia organicamente. Intanto, però, mettiamo in questa fase il
Governo - in questo caso con l'emendamento qui presentato - nelle
condizioni di operare, perchè, vorrei ricordare, un ordine del
giorno, che peraltro io ho presentato e sul quale ho parlato con
l'Assessore, che riguarda attualmente i cinquantunisti - che non
sono assistiti, ma lavoratori che svolgono un lavoro produttivo - ci
pone un problema: se questi lavoratori, entro il 31 dicembre di
quest'anno, non svolgeranno le cinquantuno giornate non potranno più
accedere ai benefici della cosiddetta disoccupazione agricola.
Pongo, quindi, anche un problema di produttività dei lavori di
quest'Aula ancor più che di produttività di altre attività che
stanno al di fuori di quest'Aula.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore per l'agricoltura e
le foreste per la replica.
CASTIGLIONE, assessore per l'agricoltura e le foreste. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, prendo la parola per promettere lo
impegno del Governo ad una considerazione su tutta l'attività del
settore forestale.
L'anno scorso avevamo impegnato a fine anno, nelle variazioni
di bilancio, 82 miliardi. Quest'anno il Governo chiederà una
variazione di 30 miliardi. Ciò significa che quest'anno qualcosa di
positivo si è prodotta, che una razionalizzazione della spesa si è
fatta e, se è vero come è vero, che già da quest'anno verranno
utilizzati i fondi del P.O.R., del Piano operativo regionale, per
l'attività di rimboschimento, di forestazione, se è vero, come è
vero, che stiamo utilizzando anche parte dei fondi dell'attività
della legge sulla montagna, vuol dire che il Governo si è prodigato
per fare altro, per ricercare risorse al di là del bilancio della
Regione.
Io vorrei ricordare - e sono d'accordo con l'onorevole Villari
- che stamattina per l'emergenza Etna abbiamo chiamato i cosiddetti
cinquantunisti, perchè abbiamo messo in campo i lavoratori del
settore della prevenzione boschiva.
E se, quest'anno, il patrimonio boschivo, se gli incendi si
sono ridotti del 70 per cento rispetto agli anni precedenti è perchè
c'è stata un'attività di prevenzione, perchè abbiamo utilizzato
anche nel tempo i cosiddetti cinquantunisti, i centunisti e i
centocinquantunisti.
Bisogna uscire fuori dalla metafora e cominciare a descrivere
questa come un'attività che in larga parte per il passato è stata
assistenziale, ma che oggi comincia ad avere anche una visione
produttiva, per cui oggi ci sono anche risultati positivi.
Debbo dire che nelle emergenze tutto il corpo forestale della
Regione - colgo l'occasione per darvi merito - con i propri uomini,
con i propri dirigenti ed anche con i propri operai e con i propri
operai precari, si è prodigata.
Quindi, il tema è assolutamente interessante. Il Governo si
impegna a procedere alle variazioni di bilancio per coprire questa
fascia di fine anno, a reperire le altre risorse ma, soprattutto, ad
avviare alcuni tavoli nazionali, già in parte avviati, per quanto
riguarda il tema delle risorse nazionali, con il Ministero e l'INPS,
per poter fare afferire alle casse regionali risorse nazionali ma,
soprattutto, si è impegnato anche ad utilizzare risorse del piano
nazionale sulla prevenzione degli incendi. Quindi, dall'anno
prossimo alcune risorse del Piano nazionale il Governo regionale
sarà nelle condizioni di poterle attivare.
Una strategia complessiva, dunque, il Governo se l'è data. Mi
piacerebbe che questa potesse diventare anche un'occasione di
ampio dibattito su un tema molto caro: quello della tutela del
patrimonio naturale e boschivo ma, soprattutto, anche di tutela dei
nostri lavoratori che, per la verità, sono persone che voi tutti
conoscete - come li conosco io - fortemente attaccate al patrimonio
boschivo e naturale, che in larga parte hanno svolto l'attività di
prevenzione, per cui oggi tutti abbiamo il pregio di aver ridotto in
larghissima parte gli incendi e di aver riqualificato l'attività
forestale.
Per quanto riguarda la norma, noi riscriveremo il vecchio
testo. Questo, forse è una forzatura e ripristina una vecchia
maniera di procedere, ma soprattutto, come è stato detto, mette in
condizione di poter eseguire i lavori per l'attività dei
cinquantunisti.
Accolgo l'iniziativa dell'onorevole De Benedictis di
coordinamento e, soprattutto, ritengo che venga mutata anche la
soglia comunitaria perchè andiamo oltre con i lavori in esecuzione
diretta dell'Amministrazione forestale. Oggi è arrivata anche una
direttiva - per tranquillizzare tutti - da parte dell'attività di
vigilanza dei lavori pubblici che, proprio per i lavori di
rimboschimento e di forestazione, chiede alle regioni di potersi
attivare sotto soglia comunitaria per lavorare con il regolamento in
economia; quindi un ulteriore rafforzamento della posizione del
Governo e di una posizione che, in larga parte, questo Governo
condivide.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la discussione generale. Pongo in
votazione il passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 1.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
PAFFUMI, segretario:
" Art. 1.
1. All'amministrazione forestale e agli enti locali
continua ad applicarsi il comma 1 dell'articolo 64 della
legge 6 aprile 1996, n. 16, così come modificato dal comma
33 dell'articolo 56 della legge regionale 3 maggio 2001, n.
6, per lavori in amministrazione diretta di importo non
superiore alla soglia comunitaria."
PRESIDENTE. Dò lettura dell'emendamento 1.2, presentato dal
Governo, di riscrittura dell'articolo 1:
" Art. 1
I lavori di rimboschimento, rinsaldamento e opere costruttive
connesse, di ricostituzione boschiva, gli interventi di prevenzione
e repressione degli incendi boschivi e gli interventi colturali e
manutentori ivi compresi quelli per la gestione dei demani dei vivai
forestali e delle riserve naturali sono, di norma, realizzati in
economia.
Per l'esecuzione dei suddetti lavori ed interventi in
amministrazione diretta si prescinde dal limite di importo previsto
dal comma 6 dell'articolo 24 della legge 109 del 1994, come recepito
dalla legge regionale 2 agosto 2002, n. 7.".
RAITI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAITI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho seguito con
attenzione il dibattito che si è svolto, dal quale traggo le
conclusioni che, tra l'altro, erano quelle che paventavo nel
ragionamento che ho sviluppato durante la discussione generale.
Mi pare chiaro, assolutamente, che, con questa norma, stiamo
contravvenendo innanzitutto agli impegni politici presi da lei,
onorevole assessore, durante il dibattito dell'ottobre scorso, come
da lei accennato; ma in ogni caso stiamo entrando in un alveo che
ancora una volta non ci da una politica della gestione di questi
lavori seria, produttiva, come tra l'altro dovrebbe fare un Governo
liberale di cui la Casa della libertà dovrebbe essere espressione.
Se le alleanze e le direttive politiche hanno un senso, anche
in questa materia devono averlo, sopratutto in questa materia; noi
stiamo facendo una norma mediante la quale stiamo creando di nuovo
un precariato dell'emergenza che non può essere consentito in una
regione dove il precariato è una cosa assolutamente diffusa, al
quale bisogna porre nuovamente mano con serietà.
Non c'è dubbio che l'attività di prevenzione, di
rimboschimento, di rinsaldamento delle opere costruttive, è un
attività seria, che deve essere fatta, i cui i frutti sono sotto gli
occhi di tutti.
Non c'è dubbio che l'attività del corpo forestale, per molti
versi, è positiva, ed io ho avuto modo di riscontrarlo ancora una
volta oggi, quotidianamente, anche stamattina nell'attività di
emergenza sull'Etna; ma questo non vuol dire che possiamo aprire le
maglie ad un ragionamento che non ci consente di porre freno, con
serietà, limite e disciplina, ad un'azione che prevede delle spese,
dei soldi di bilancio della Regione; e noi tutti sappiamo a che
punto siamo perché si prevede una variazione di bilancio
consistente, ci sono difficoltà a chiudere il bilancio
dell'Assemblea regionale a seguito della finanziaria nazionale.
In un contesto di questo tipo, con i disoccupati imminenti
della Sicilfiat, non possiamo aprire le maglie con questa legge che
invece va in tutt'altra direzione, quando sarebbe opportuno porre,
finalmente con serietà, la disciplina di questa materia.
Io non vedo come non si possa, dopo anni che si va avanti in
questo modo, fare un inventario preciso di quello che serve per fare
fronte a questa attività, assumiamo i lavoratori che ci sono, se
servono - 100, 200, 300 lavoratori - a tempo indeterminato, li
passiamo al corpo forestale e faranno questi lavori con serietà,
costantemente tutto l'anno. Poi, per i casi eccezionali e urgenti,
ci sono le norme del collocamento ordinario che prevedono di
tamponare la situazione.
Se noi invece andiamo avanti di questo passo faremo sempre
ulteriore precariato, andremmo poi a spendere ulteriori soldi
sull'emergenza per garantire ai lavoratori, che stanno nella
speranza di concludere le loro giornate lavorative all'ultimo
dell'anno, di fare lavori che non possono essere fatti, come
probabilmente si prospetta.
Adesso, per chiudere i "cinquantunisti" le loro giornate di
lavoro, li dobbiamo assumere, con molta probabilità, - se questo è
l'orientamento del legislatore - nel mese di novembre e dicembre per
fare servizio antincendio; non capisco dove, per fare cosa, ci sarà
la neve sui Nebrodi, sull'Etna, ci saranno tutta una serie di altre
conseguenze che non è altro che ........
SPEZIALE. E' Berlusconi che porta tutte le emergenze.
RAITI. Non è altro che dare un contentino, fare degli
ammortizzatori sociali che non producono niente, determinano spese
improduttive e danneggiano l'economia sana; ci sono infatti molti
lavoratori che non possono continuare a svolgere la propria attività
perché si mettono nelle liste di disoccupazione, con la speranza di
andare a fare cinquanta o cento giorni, e poi lavorano in nero
durante il corso dell'anno e, dato che queste cose noi le sappiamo,
perché ci viviamo tutti i giorni, credo che una politica seria, una
politica complessiva di risanamento del bilancio e di ordine di
questa materia, così complessa ed importante, deve essere fatta.
Se andiamo avanti di questo passo - lo ripeto - non facciamo
altro che aumentare le spese correnti della Regione, procurando un
danno notevole all'erario regionale, aumentiamo il precariato; non
facciamo ammortizzatori sociali seri, creiamo una cancrena che
rischia di diventare sempre più esplosiva e poi non riusciremo più a
governarla. Per cui, siccome bisogna mettere un freno prima o dopo a
tale stato di cose, io ritengo che sia giunta l'ora di metterlo. Per
questo motivo sono assolutamente contrario a questa legge.
SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io volevo
sottrarmi alla tentazione di partecipare al dibattito perché,
ovviamente, condivido la norma, così come è stata riscritta, che
riguarda quindi un intervento di emergenza ed avevo atteso la
risposta del Governo prima di intervenire perché penso che nel
settore della forestazione sia stato fatto un buon lavoro.
Gli operai, come diceva il Governo ma come dicevano anche
diversi colleghi parlamentari, svolgono una positiva azione sia
nella fase di prevenzione, sia nella fase di rimboschimento, il
corpo forestale è altamente professionalizzato e, tuttavia,
onorevole Assessore, deve convenire con noi, che le politiche nel
settore sono insufficienti, perché abbiamo una superficie boschiva
in Sicilia che è tra le più basse del Paese e che quindi abbiamo
ancora un potenziale di intervento straordinario nel settore, nel
senso che abbiamo possibilità di rendere produttivo un settore
fondamentale, più di quanto abbiamo fatto.
Io mi sarei aspettato, onorevole Assessore, che in questa fase
il Governo avrebbe distinto le due questioni, alla luce del
dibattito; una cosa è affrontare la necessità di riscrivere
l'emendamento, altra cosa - il Governo deve impegnarsi - è quella di
mettere mano ad un riordino che affronti la questione della tutela
ambientale e della forestazione in Sicilia, in modo tale che si
possa intervenire strutturalmente in un settore così delicato.
Malgrado, infatti, le risorse che noi impieghiamo in Sicilia e
malgrado il fatto che la natura ci ha dotato di boschi straordinari,
nella nostra Regione, la nostra intensità boschiva rispetto al
territorio è la più bassa che ci sia in Italia o tra le più basse e
non facciamo paragoni rispetto a quella europea.
Allora, un Governo che vuole affrontare la questione non può
affrontarla solo sotto il profilo economico, deve affrontarla,
dicendo: "noi dobbiamo intervenire nel settore".
Io mi auguro, onorevole Assessore, che dopo il mio intervento
il Governo regionale, che consta di una maggioranza straordinaria,
ci dica entro quanto tempo - tra l'altro l'aveva già promesso l'anno
scorso - proporrà un intervento di riordino e di ristrutturazione
nel settore della forestazione, che è fondamentale, non solo per
mantenere e potenziare quello che c'è, ma per ampliare il settore;
dobbiamo ampliare la superficie boschiva in Sicilia che oggi,
ripeto, è assolutamente insufficiente, dobbiamo modificare il modo
in cui ci rapportiamo con il bosco, con i vincoli rigidi che spesse
volte hanno caratterizzato l'utilizzo del bosco, insomma, abbiamo
bisogno di mettere mano ad una politica di riordino del settore.
Il Governo, questo, stasera non ce l'ha detto. Mi auguro - lo
ripeto - che dopo il mio intervento il Governo assuma un impegno
preciso che entro tempi ragionevolmente brevi possa portare in Aula
un disegno di legge di riordino del settore che abbia queste
finalità e questi obiettivi.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'articolo 1 nel testo di
riscrittura.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Vorrei suggerire al Governo di considerare l'ipotesi di
cancellare la parola 'di norma' in sede di coordinamento formale
della legge.
CASTIGLIONE, assessore per l'agricoltura e le foreste. Va bene,
signor Presidente.
PRESIDENTE.Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
Si passa all'articolo 2.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
PAFFUMI, segretario:
" Art. 2.
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta
ufficiale della Regione siciliana ed entrerà in vigore il
giorno successivo a quello della sua pubblicazione.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di
farla osservare come legge della Regione."
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunica che sono stati presentati i seguenti ordini del
giorno:
- n. 134 "Iniziative per avviare le procedure di vaccinazione
contro la brucellosi bovina ed ovicaprina", degli onorevoli Lo
Curto, Antinoro, Cristaudo, Paffumi, Rotella, De Benedictis,
Leanza Vincenzo, Sbona, Spampinato e Tumino.
- n. 154 "Provvedimenti per la permanenza in servizio sino al
31.12.02 dei lavoratori forestali 'cinquantunisti' di Catania e
della altre provincie", degli onorevoli Villari, Giannopolo,
Ioppolo, Rotella, Ferro, Nicotra e Spampinato.
Ne dò lettura:
" L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
TENUTO conto:
- del perdurare delle diverse emergenze sanitarie che da tempo
affliggono il settore zootecnico segnatamente nelle province
di Enna, Palermo, Siracusa, Catania, Trapani e Messina dove
la zootecnica viene praticata in modo estensivo;
CONSIDERATO che:
la campagna di eradicazione della brucellosi bovina ed
ovicaprina così come fino ad oggi praticata non ha dato gli
esiti sperati e di fatto ha più che dimezzato nell'ultimo
quinquennio il patrimonio zootecnico siciliano, con gravi
ripercussioni su un settore economico certamente fiorente;
ATTESO che:
- la specificità del sistema di allevamento con metodo
estensivo e dell'utilizzo dei pascoli naturali assicura
qualità e salubrità alle carni ed ai prodotti lattiero
caseari rispetto ad una produzione sempre più selvaggiamente
industrializzata;
PREMESSO che:
- questa Assemblea in data 7 marzo 2002 ha già adottato
l'ordine del giorno n. 31 che impegna il Governo ad attivare
iniziative di sostegno alla zootecnica autoctona;
VISTA
- la decisione della Commissione della Comunità Europea del 15
luglio 2002, n. C(2002) 2592 che autorizza vaccini contro la
brucellosi bovina ed ovicaprina nel quadro della direttiva
64/432/CEE del Consiglio, che stabilisce le norme
comunitarie relative all'uso dei vaccini contro la
brucellosi bovina ed ovicaprina come ben specificato al
punto 4 della sopracitata decisione della Commissione ed al
successivo articolo 2 della stessa;
TENUTO CONTO che:
- per avviare le procedure di vaccinazione occorre ottenere il
prescritto parere del Ministro della sanità ed è necessario
integrare con personale veterinario gli attuali organici
delle aziende unità sanitarie locali delle province
interessate,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
- ad intervenire presso il Ministero della salute per quanto
allo stesso di competenza e conseguentemente a dare
attuazione alle direttive contemplate nella sopracitata
decisione della Comunità europea avviando in tempi brevi la
prevista campagna di vaccinazione." (134)
LO CURTO - ANTINORO - CRISTAUDO -
PAFFUMI - ROTELLA - DE BENEDICTIS -
LEANZA V. - SBONA - SPAMPINATO -
TUMINO
" L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA
VISTE le giuste proteste sollevate in questi giorni dalle
organizzazioni sindacali dei lavoratori forestali
Flai-Cgil-Fai-Cisl e Uila-Uil, dalle amministrazioni
comunali dei comuni forestati della provincia di Catania e
da migliaia di lavoratori, con le quali si denuncia
l'avviamento per soli sei giorni lavorativi deciso dall'Irf
di Catania su input dell'Assessorato regionale
all'agricoltura e foreste;
APPURATO che tale decisione mette a rischio la possibilità per i
lavoratori forestali catanesi fuori fascia (cinquantunisti)
di completare almeno un turno di lavoro perché non
garantiti fino all'assestamento di bilancio che la Regione
dovrà decidere entro il mese di novembre;
VERIFICATO che tale situazione penalizza soprattutto la provincia
di Catania che, pur avendo una superficie boscata quasi
uguale a quella palermitana, e che registra un numero di
lavoratori forestali cinquantunisti inferiore a quelli
presenti nel territorio palermitano (1.800 lavoratori nel
catanese contro gli oltre 4.500 nel palermitano) risulta
essere l'unica realtà nella quale i lavoratori vengono
avviati per soli sei giorni, a differenza di Palermo dove
l'avviamento è stato predisposto per un tempo di lavoro
superiore ai quindici giorni, rimanendo comunque
insufficienti le giornate anche per la provincia di Palermo
e le altre province siciliane, rispetto alle giuste attese
dei lavoratori forestali cinquantunisti,
IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
E PER ESSO
L'ASSESSORE ALL'AGRICOLTURA E FORESTE
- ad assumere urgenti ed immediate soluzioni e provvedimenti
per garantire il lavoro ai forestali cinquantunisti di
Catania e delle altre province, per permettere loro di
restare al lavoro fino al 31 dicembre 2002 senza soluzione
di continuità, sia per un atto di equità e giustizia verso
questi lavoratori ma anche per evitare che nelle comunità
interessate venga messo a rischio l'ordine pubblico, già
compromesso dalla difficile situazione sociale siciliana e
catanese." (154)
VILLARI-GAROFALO-IOPPOLO-ROTELLA
SPAMPINATO-FERRO-NICOTRA
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 134.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
L'ordine del giorno è approvato con il voto contrario
dell'onorevole Cracolici.
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 154.
Chi è contrario si alzi; chi è favorevole resti seduto.
(E' approvato)
L'ordine del giorno è approvato col voto contrario
dell'onorevole Raiti.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, desidero sottoporre alla vostra
attenzione, un problema di carattere formale che mi solleva in
questo momento l'onorevole De Benedictis.
Per quanto appaia semplice la cancellazione di una parola,
in sede di coordinamento, nel caso specifico dell'articolo 1.2, ciò
provocherebbe un' autentica rivoluzione nella norma.
E poichè non si può cambiare il testo: o si presenta come
emendamento e ha bisogno di quattro firme (per il momento in cui si
propone), ma vi avverto che si dovrebbe rinviare di ventiquattro ore
la seduta perchè scatta la procedura dei termini; oppure si
trasforma in ordine del giorno.
CASTIGLIONE, assessore per l'agricoltura e le foreste. Signor
Presidente vorrei invitare l'onorevole Incardona ad una riflessione
perchè, se noi dovessimo togliere "di norma", di fatto i lavori
ùarebbero eseguiti solo in economia.
PRESIDENTE. Il problema è che come coordinamento non si può fare.
INCARDONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, l'articolo 1.2 era stato votato con
l'intendimento che, in sede di coordinamento, si sarebbe abrogata la
espressione "di norma".
Poco fa forse non sono stato chiaro. L'emendamento che io
volevo proporre aveva il fine di rivoluzionare la norma stessa. Non
si capisce perché in Sicilia parliamo di "trentamila, quarantamila,
cinquatamila". L'altro giorno, quando c'è stata la manifestazione
dei forestali e segnatamente degli addetti all'antincendio, sentivo
numeri..... Non si capisce perché in Sicilia abbiamo una
superficie boschiva molto più ridotta delle altre regioni, abbiamo,
però, dieci volte di più operatori forestali, eppure, quando si
devono eseguire lavori, ad esempio, il rimboschimento o altri
elencati nella norma, si dovrà ricorrere "possibilmente",
"eventualmente", anche a lavoratori esterni che non c'entrano.
Tenuto conto che in Sicilia, per le osservazioni che sono state
fatte in quest'Aula da tutti coloro che sono intervenuti, e tenuto
conto che noi proprio per questi lavori spendiamo un' ingente somma,
ricorrere e dare la possibilità alla pubblica Amministrazione, o
comunque all'ente gestore di questi patrimoni, di ricorrere
addirittura ad appalti esterni, all'esecuzione dei lavori con
appalti, con attività esterne, mi chiedo che senso abbia, tenuto
conto del fatto che in Sicilia spendiamo già parecchi soldi proprio
per questi lavori............
PRESIDENTE. Mi dispiace ma mi vedo costretto a toglierle la
parola. Lei non può abusare della mia pazienza per riprendere un
dibattito che abbiamo concluso con un voto. Dovete avere molta più
considerazione dei motivi che ispirano il mio comportamento.
Maggiore rispetto, se mi permettete. Lei non ha presentato un
emendamento, non può più presentarlo, l'articolo è stato votato.
Pongo in votazione la delega alla Presidenza per il
coordinamento formale del disegno di legge n. 502/A.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
CONGEDI
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute richieste di congedo per
l'odierna seduta relative agli onorevoli Vicari, Catania Franco e
D'Aquino.
Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.
Presidenza del presidente Lo Porto
VOTAZIONE FINALE DEL DISEGNO DI LEGGE N. 502/A "DISPOSIZIONI
URGENTI PER I LAVORI IN ECONOMIA NEL SETTORE FORESTALE".
PRESIDENTE. Indico la votazione finale per appello nominale del
disegno di legge numero 502/A "Disposizioni urgenti per i lavori in
economia nel settore forestale".
Chiarisco il significato del voto.
Chi è favorevole risponde sì; chi è contrario risponde no; chi
si astiene lo dichiara.
Dichiaro aperta la votazione.
Invito il deputato segretario a procedere all'appello.
PAFFUMI, segretario, procede al primo e al secondo appello.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la votazione.
RISULTATO DELLA VOTAZIONE
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
Presenti e votanti 61
Maggioranza 31
Hanno votato sì 59
Hanno votato no 2
Astenuti .................... Nessuno
(L'Assemblea approva)
Presidenza del presidente Lo Porto
SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE "INTERVENTI PER
L'ATTUAZIONE DEL DIRITTO ALLO STUDIO UNIVERSITARIO IN SICILIA"
(NN. 271-341/A)
PRESIDENTE. Si passa al seguito della discussione del disegno di
legge posto al numero 2) del secondo punto dell'ordine del giorno:
'Interventi per l'attuazione del diritto allo studio universitario
in Sicilia' (nn. 271-341/A).
Invito i componenti la quinta Commissione, 'Cultura, formazione
e lavoro', a prendere posto nel relativo banco.
Credo che sia opportuna, a questo punto, una breve sospensione
della seduta per potere coordinare i movimenti su un percorso che
sappiamo tutti essere stato, almeno fino ad ora, accidentato e, se
siete d'accordo, per dare la possibilità di un maggiore dialogo fra
di noi.
Non sorgendo osservazioni, la seduta è sospesa per dieci
minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 21.15, è ripresa alle ore 21.35)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Ricordo che l'esame del disegno di legge si era
interrotto dopo l'approvazione dell'articolo 2.
Dovremmo passare all'articolo 3, ma sull'articolo 2 sono
scoppiate questioni che hanno una valenza politica tale che non
possono essere ignorate.
In realtà, avevo confidato già questa mattina, in sede di
Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari, nel breve
intervallo che ho predisposto proprio per cercare un'ennesima
occasione di chiarimento, di conciliazione e di compromesso sulla
questione. Non so, però, se quest'ultima fase della nostra
discussione ha portato qualche novità; qualora ce ne fossero vi
prego di dirmelo perché in questo caso io devo procedere nell'esame
degli articoli, ipotizzando la possibilità di riprendere l'articolo
2 qualora, come credo, qualche collega lo dovesse chiedere.
Presidenza del presidente Lo Porto
PER RICHIAMO AL REGOLAMENTO
SPEZIALE. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi si scuserà
perchè intervengo per un richiamo al Regolamento su una vicenda che
è diventata pubblica, sulla quale la stampa è intervenuta. Si
tratta in parte, secondo me, di un fatto frutto di una condizione di
difficoltà in cui lavora l'Aula ed è una vicenda che - penso sia a
tutti i colleghi noto - ha determinato per la prima volta, secondo
il mio punto di vista, un vulnus che dovremmo vedere di sanare.
La vicenda la voglio riassumere.
All'articolo 2 della legge sul diritto allo studio era stato
presentato un emendamento, a firma di diversi colleghi parlamentari,
che riguardava la soppressione del comma 4.
Il presidente di turno, l'onorevole Crisafulli, correttamente,
ai sensi dell'articolo 116 del Regolamento, ha fatto votare l'Aula.
L'Aula si è espressa sopprimendo il comma 4. A questo comma 4
erano stati agganciati altri emendamenti modificativi e sostitutivi.
Va da sè che, non essendo stato approvato il comma 4 del'articolo 2,
tutti gli altri emendamenti decadono. Precisa giustamente
l'onorevole Capodicasa che non sono preclusi, decadono
automaticamente.
Il Presidente, onorevole Crisafulli, ha poi fatto votare un
emendamento che era agganciato al comma 4, a firma dell'onorevole
Villari. Un emendamento che la stampa ha descritto come la
reintroduzione dell'emendamento precedentemente soppresso. In
verità, debbo dire, dopo attenta lettura che, pur trattandosi di
argomento attinente, era di natura diversa rispetto all'altro
emendamento soppresso.
A questo punto si sono determinate due condizioni di violazione
regolamentare. La prima, e la voglio illustrare ai colleghi,
attiene al primo comma dell'articolo 116. Stamattina c'è stata una
discussione al riguardo in sede di Conferenza dei Capigruppo e molti
sostenevano che bisognava partire dagli emendamenti più lontani dal
testo; l'articolo 116, che regolamenta la materia, prevede
espressamente che bisogna partire dagli emendamenti soppressivi.
Il primo comma recita in questo modo e per altro coincide con
l'essere più lontano: la votazione degli emendamenti deve precedere
quella degli articoli del testo proposto. E procede cominciando
dagli emendamenti soppressivi per continuare con quelli modificativi
e aggiuntivi.
LEONTINI. Modificativo non è aggiuntivo.
SPEZIALE. Dell'emendamento sostitutivo non si parla; ma è lana
caprina tale argomentazione Presidente, capisco che ormai siamo
in un consiglio comunale.Me ne rendo conto
Allora il primo comma dell'articolo 116 recita "soppressivi,
modificativi e aggiuntivi". Il fatto che non sia previsto dal
Regolamento l'emendamento sostitutivo, non significa che si tratti
di una carenza regolamentare - come qualcuno ha fatto osservare -
perchè ovviamente, se viene approvata la soppressione
dell'emendamento, non si può successivamente sostituire
quell'emendamento che non esiste più perchè è stato soppresso.
Quindi, non è necessaria la regolamentazione, è sufficiente la
logica e in questo caso la logica ci induce a dire che non andava
proposto alcun altro emendamento.
Il secondo comma dell'articolo 111, Presidente, così recita:
"2. Non possono proporsi, sotto qualsiasi forma, articoli
aggiuntivi o emendamenti contrastanti con precedenti deliberazioni
dell'Assemblea...".
Ovviamente, se si procedesse in questo modo, approvando
emendamenti che contraddicono quelli precedentemente non approvati
dall'Aula, si verificherebbe una sorta di schizofrenia legislativa e
parlamentare alla quale dobbiamo sottrarci al di là del merito.
Sono queste le due questioni che noi abbiamo posto e che
intendiamo porre all'attenzione della Presidenza e dell'Aula. Vorrei
evitare che i colleghi parlamentari fossero tentati di dare una
lettura di schieramento e, pertanto, mi sono sforzato stamattina ed
oggi di rappresentare la questione come un fatto di carattere
regolamentare.
Non vi è una ricetta e non abbiamo nessun precedente in materia
cui fare riferimento.
Per la prima volta il Parlamento si trova ad affrontare un tale
problema e noi pensiamo di doverlo risolvere, signor Presidente.
Personalmente ho una proposta che ho rappresentato stamattina e
che intendo rappresentare qui ai colleghi parlamentari che è la
seguente: l'onorevole Crisafulli, presidente di turno in quel
momento, ha riconosciuto pubblicamente, e anche stamattina non lo ha
smentito quando io l'ho più volte richiamato, che si è trattato di
un errore. Che la Presidenza ha, erroneamente, messo in votazione
emendamenti che non dovevano essere sottoposti al voto dell'Aula.
L'errore è della Presidenza di turno. La correzione dell'errore,
secondo il mio punto di vista, è pertanto della Presidenza.
La mia proposta è evidente: in applicazione del Regolamento,
io ritengo che la Presidenza debba dichiarare che le votazioni
successive non si dovevano svolgere e che, essendosi svolte
impropriamente, sono nulle.
Sorge una questione politica avendo qualcuno dato a questa
nostra interpretazione una valenza politica, come se la norma
introdotta fosse una norma cardine del disegno di legge. La norma
introdotta non è una norma cardine del disegno di legge, è una norma
secondaria nel testo del disegno di legge. Non incide profondamente
nella struttura del disegno di legge, e, quindi, ci può essere
qualsiasi altro momento, che non contraddice il secondo comma
dell'articolo 111, a sessione chiusa, in cui il Governo può
ripresentare una norma attinente a quella materia in qualsiasi altro
disegno di legge.
Quindi, non è un problema di merito. Il Governo lo può
tranquillamente fare tra quindici giorni, in qualsiasi disegno di
legge. Il problema è una correzione che stabilisca qui, per evitare
che passi il precedente secondo il quale un voto d'Aula può essere
espresso anche in violazione del Regolamento. Una distrazione
d'Aula può essere tollerata anche se riguarda il Regolamento.
Questa è la questione che abbiamo davanti e non è una questione
secondaria. Lo dico ai colleghi parlamentari alla cui sensibilità
mi appello: non date una lettura, come è avvenuto, di carattere
politico alla questione regolamentare. Tra l'altro, siccome penso
che alcuni di voi vorranno ritornare in questo Parlamento - io spero
di poter fare altro nella prossima legislatura - vorrei ricordare
che i precedenti, di fatto, quando non vengono poi tradotti in norme
del Regolamento, diventano prassi e riferimento anche per altri che
verranno dopo di noi. E noi abbiamo il dovere di correggere un tale
precedente. La questione sta tutta qui, signor Presidente: il
rispetto del Regolamento, il rispetto delle regole e la possibilità
di non costituire precedenti che noi riteniamo pericolosi per
l'attività parlamentare.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non credo che
la questione sia di carattere regolamentare e mi dispiace perché non
mi sembra un dibattito edificante quello che facciamo. Perché è di
poco conto e perché non assolve e non condanna. E' vero, signor
Presidente dei DS? Scusatemi E' vero. Ma il termine è uno solo.
Noi stasera abbiamo votato due leggi e le abbiamo votate in
dispregio al Regolamento.
Chiedo scusa, onorevole Cracolici, abbiamo votato due leggi in
dispregio del Regolamento considerato che il Regolamento recita che
il disegno di legge esitato dalla Commissione ha bisogno di 48 ore
per venire in Aula.
Che cosa avviene se l'Aula decide di farlo prima?
Significa che unanimemente supera il vincolo regolamentare e fa
propria l'urgenza e non lo fa in violazione, lo fa d'autorità.
L'Assemblea è un'autorità che può superare il Regolamento. Questo è
avvenuto stasera con i due disegni di legge che abbiamo approvato
regolarmente perché nessuno in Aula si è appellato al Regolamento
prima di votarli. Per quelle votazioni nessuno si è posto il
problema regolamentare.
L'Assemblea all'unanimità - anzi su proposta delle minoranze, e
con una precisa puntualizzazione forte dell'onorevole Forgione, che
era in Aula e ha richiesto la votazione sull'articolo in questione -
decide di votarlo superando il Regolamento. Ed è articolo gi�� votato
e definito.
Pertanto, il Regolamento non è stato vulnerato né non
vulnerato; vulnus o non vulnus. Che cose difficili La gente che ci
ascolta vuole capire: nessuno ha travalicato il Regolamento perché
non è stata avanzata alcuna richiesta alla Presidenza dell'Assemblea
di dichiarare la decadenza di tutti gli emendamenti sostitutivi,
aggiuntivi, modificativi al comma 4. Cioè, se ci fosse stato un solo
deputato che avesse eccepito l'improponibilità, il Presidente
l'avrebbe accolta. Ma nessun deputato ha chiesto di attenersi al
Regolamento, cioè l'ha voluto superare implicitamente, l'ha votato e
basta.
Ecco perché abbiamo detto, e lo ribadisco con forza e con la
necessaria certezza, che non siamo in errore. Non voglio che ci sia
un attrito con la minoranza per tale questione. Apprendo e apprezzo
che il collega Speziale abbia detto che non è la norma come
principio, tant'è che sarebbero disponibili, laddove lo si volesse
introdurre con altra legge, a non fare le barricate.
Se è veramente così ci poteva essere la possibilità, ma l'avete
rifiutata e continuate a rifiutarla, di un incontro che poteva
essere in sede di Regolamento per allargare il problema sul piano
politico. Cioè, un incontro politico si può fare, si deve fare se
serve a non rendere asfittico il dibattito e a ritrovarsi muro
contro muro, cosa che non serve alla Sicilia, non serve alla
maggioranza o alla minoranza.
Allora, se mi dite che c'è la necessità di un incontro politico
sono pronto col mio Gruppo a tenere un incontro politico sulla
questione. Ma se vogliamo porre la questione in termini
regolamentari, l'Assemblea è sovrana, l'Assemblea ha votato
all'unanimità, nessuno ha richiesto di atteggiarsi in maniera
differente e quindi l'articolo in questione è votato; così come è
votato l'emendamento dell'onorevole Villari che dignitosamente l'ha
presentato, che non lo ha ritirato, che lo ha votato, che lo ha
fatto votare agli altri, che è diventato legge della Regione
siciliana.
Pertanto, e concludo, non vi può essere interpretazione
differente se non quella di avere approvato oltre il Regolamento.
L'Assemblea ha votato quell'articolo, è già votato, è finito, è
chiuso. C'è un discorso di ordine politico? Sono pronto ad
affrontarlo, dobbiamo affrontarlo, dobbiamo incontrarci per
affrontarlo, ma su un piano politico, non più su un piano
regolamentare.
Sapete - e lo ribadisco per chiudere - che questa sera, se un
deputato si fosse alzato per chiedere le 48 ore previste dal
Regolamento non si sarebbe potuto proseguire. Nessuno ha detto
niente, l'Assemblea sovrana supera il Regolamento e, con una propria
valutazione sull'urgenza e la necessità, approva due leggi che non
si sarebbero potute approvare. Che diremo domani? Che, visto che
abbiamo sforato il Regolamento, abbiamo scherzato? Le due leggi non
le abbiamo approvate?
No, le abbiamo fatte Come queste due leggi così
quell'articolo. Sul piano politico capisco che è necessario
incontrarsi, discuterne e parlarne; però ciò significa continuare
senza minacce né ricatti né contrapposizioni né abbandono
dell'Aula, né altro perchè non è dignitoso. E' dignitoso andare
avanti con le regole che ci siamo dati e con l'Assemblea che é
sovrana.
E dico questo con il massimo rispetto per l'intervento dell'
onorevole Speziale e per l'intera Assemblea.
ORTISI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ORTISI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'Aula ha
chiaramente in quella seduta famosa indicato la volontà di bocciare
il finanziamento alle Università private. Si deduce, se ce ne fosse
bisogno, anche dalle prese di posizione esternate dalle forze
politiche della maggioranza nei giorni successivi, in sedi diverse
dall'Aula. Ha chiaramente bocciato per la sua assenza, onorevole
Leontini, per la sua assenza, l'ha chiaramente bocciato per una
superficiale ripicca all'interno della maggioranza. Purtroppo é
così, é un fatto. Siccome non ho la presunzione di dire la verità
ascolto sempre tutti perché apprendo. Non vorrei essere ascoltato,
vorrei che mi si desse la possibilità di argomentare.
Peraltro, cassato il comma 4 dell'articolo 2, tutto quello che
ad esso si aggancia, decade. L'emendamento Villari presuppone un
destinatario che non c'é più perché gli studenti che vogliono
iscriversi alle università private non possono essere destinatari
del provvedimento a fronte di tutta una rete di comitati, scadenze,
rigidità, riconducibili per le università pubbliche alle università
medesime e all'Assessorato che sovrintende alla legge sul diritto
allo studio.
Negli articoli 13, 14, 15 in particolare questo é esplicitato
in maniera chiarissima. Lo tratteremo quando arriveremo agli
articoli medesimi.
Il Presidente Crisafulli riconosca l'errore tecnico: eviteremo
una ferita al Regolamento, ma soprattutto al sistema delle regole
che sovrintendono ai nostri rapporti nel Parlamento.
Qualche collega sosteneva, in particolare l'onorevole Acierno
stamattina in Conferenza dei Capigruppo, nella fattispecie
l'anomalia del nostro Regolamento e ne deduceva l'impraticabilità
dell'appello alla prassi consolidata.
Ed invece, signor Presidente, é proprio nelle situazioni
anomale che la prassi consolida i comportamenti. Nel merito, vista
l'unanimità o quasi della volontà del Parlamento di consentire alle
università private, perché é giusto che sia così, che possano
accedere ai benefici, insieme vediamo di discutere il modo per
reintrodurre - non dalla finestra come si tende a fare in maniera
surrettizia questa sera - la parte del provvedimento che riguarda le
università private. Pigliamoci qualche giorno di tempo, siamo
arrivati alle ore ventidue di oggi, se si chiede il numero legale
fra tre minuti sapete che non c'é e non arriviamo a tanto.
Rivediamoci in sede di Conferenza dei Capigruppo, magari in maniera
informale, senza lei, Presidente, perché non é giusto
coinvolgerla, e vediamo di darle all'inizio della prossima settimana
una soluzione concordata che permetta di superare l'impasse ed il
vicolo cieco nel quale, ripeto, una maggioranza - in quella
occasione non coesa e soprattutto superficiale - ci ha cacciato.
PRESIDENTE. Essendo a livello di richiamo al Regolamento, ho
ascoltato sia la richiesta dell'onorevole Speziale che propone una
soluzione drastica del problema, sia la proposta altrettanto
concreta, ma meno drastica, dell'onorevole Ortisi. Invito i deputati
che interverranno a rimanere legati all'esigenza di formulare
proposte.
Qualora non si formulino proposte precise, si discuta sulle
uniche due che io, sino a questo momento, ho sentito formulare, cioè
da una parte quella dell'onorevole Speziale...
CINTOLA. Io non ho parlato
PRESIDENTE. Lei, onorevole Cintola, si è semplicemente opposto
alla proposta precedente.
CINTOLA. Mi sono opposto e ho chiesto un tavolo politico se lo
vogliono, non un tavolo regolamentare.
PRESIDENTE. Nessuno ha proposto un tavolo regolamentare, lei si è
opposto legittimamente. Tenete in considerazione anche la proposta
dell'onorevole Cintola, però formuliamo proposte, altrimenti
dibattiamo sul piano dottrinario su un Regolamento che nei punti
controversi conosciamo tutti.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, io accetto l'invito da lei
formulato, non foss'altro perché noi stamattina, nella Conferenza
dei Capigruppo, abbiamo dibattuto per oltre tre ore l'argomento.
L'argomento in questione è spinoso e si presta a molteplici
interpretazioni ma a poche soluzioni.
Quando l'onorevole Speziale ripetutamente nel suo intervento
faceva riferimento a questioni di schieramento da parte di chi, in
questo caso la maggioranza, vorrebbe mantenere in piedi il risultato
di quel voto parlamentare, a mio modo di vedere attribuisce
erroneamente a chi sostiene questa tesi, cioè di mantenere integro
il voto dell'Aula, un atteggiamento o, comunque, una scelta di
schieramento.
E' vero esattamente l'opposto: noi siamo in presenza di una
richiesta che viene formulata da parte dell'onorevole Speziale di
non tenere conto di quello che è stato un legittimo pronunciamento
dell'Aula e di venire incontro a richieste di una parte politica che
si è vista messa in difficoltà per quello che l'Aula ha votato e
chiede alla maggioranza, che invece propone il rispetto della
volontà del Parlamento, di soprassedere ad una visione super partes
e di rispetto delle regole per venire incontro ad una défaillance di
quella parte stessa, della opposizione, in questo caso i DS, che non
avvedendosi di ciò che avveniva in Aula non hanno esercitato ciò che
il Regolamento espressamente prevede per tutto il Parlamento e per
ogni singolo parlamentare, come diceva l'onorevole Cintola.
C'è un dato che in questo Parlamento viene sempre rispettato ed
è proprio il Regolamento.
Il Regolamento all'articolo 111 recita che il Presidente ha la
facoltà, in maniera inappellabile, di stabilire l'ordine di
presentazione e di discussione degli emendamenti e, contestualmente,
ogni parlamentare - e solo contestualmente - ha la facoltà che gli
viene riconosciuta dal Regolamento di alzare il dito e di chiedere
l'annullamento o, comunque, la modifica di quella decisione testé
presa dalla Presidenza, in quanto contraria al Regolamento.
Non essendo stato esercitato quel diritto in quel momento, si
chiede oggi veramente di apportare un colpo, forse mortale, a questo
Regolamento antico, vetusto, contraddittorio, tutto ciò che vogliamo
ma, comunque, finora rispettato e integro. E, qualora si desse adito
a questo tipo di richiesta, noi veramente potremmo da domani mattina
andarcene e non legiferare più, né entrare qui dentro perché
voglio qui ribadire che si dovrebbe soprassedere a due votazioni di
quest'Aula: una sull'emendamento testé citato e un'altra finale
sull'articolo 2, così come modificato, così come emendato. Ben due
votazioni, quindi, con le quali il Parlamento ha espresso
chiaramente, inequivocabilmente, la propria volontà.
Noi non possiamo accettare, proprio perché siamo al di sopra
delle parti, questa visione. Altro è il discorso di un tavolo
politico, che noi accettiamo, o di una soluzione politica, che noi
accettiamo, per le quali siamo disponibilissimi a venire incontro,
ma soluzione politica che non abbia come merce di scambio il
Regolamento.
Vedete colleghi, se noi oggi accettassimo questa tesi non
potremmo più fare nessuna finanziaria perché sappiamo a quale ritmo
si susseguono le votazioni durante la legge finanziaria e la legge
di assestamento di bilancio, che spesso si protraggono anche di
notte, dovremmo annullare buona parte, metà di quelle votazioni.
CAPODICASA. Ma che ci viene a dire
FORMICA. Come che ci viene a dire? Onorevole Capodicasa, lei sa
bene che spesso si susseguono votazioni per le quali, a volte, può
capitare che il Regolamento non venga rispettato alla lettera e il
Regolamento pone il freno. Il Parlamento prevede che ci si alzi e si
dica che è sbagliato; quindi il Regolamento dà l'arma al
parlamentare per difendersi da questi errori. Ma, certamente, il
rimedio non può essere quello di annichilire il Parlamento stesso.
Pertanto, signor Presidente, la proposta è quella di rispettare
quel doppio voto dell'Aula, di aprire, se é il caso, un confronto
politico per vedere come l'Aula stasera o successivamente quando si
continuerà, trovi anche il modo, ma in maniera regolamentare, di
superare la questione e di venire incontro alla richiesta che,
secondo me, certamente non può essere quella di mortificare il
Parlamento.
Presidenza del presidente Lo Porto
SULL'ORDINE DEI LAVORI
ROTELLA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROTELLA. Signor Presidente, ho la sensazione che qui stia
accadendo all'incirca quello che é accaduto l'altro giorno nella mia
città: arriva la notizia di un incidente vicino il Fondo Gioeni.
Dopo qualche minuto, signor Presidente, succede che crolla il Fondo
Gioeni e dopo qualche minuto ancora si dice che è stato Bin Laden
che ha compiuto un attentato terroristico.
Signor Presidente, qui c'è un problema di questo tipo e noi,
secondo me sbagliando, lo stiamo avvitando: c'è il problema di
un'interpretazione regolamentare a cui la Presidenza dell'Assemblea
ha tutto il diritto e il dovere di dare una risposta.
Poiché, oramai, il dibattito va avanti e si delineano le
posizioni di chi, evidentemente, ritiene legittima la votazione
dell'emendamento e di chi non la ritiene tale, le chiedo, signor
Presidente, per accelerare i lavori, di dare un'interpretazione del
Regolamento e di procedere assumendosi la responsabilità che la sua
Presidenza oggi le consegna.
Solo così noi possiamo andare avanti evitando un dibattito
assolutamente inutile che ci porterebbe lontano e non ci farebbe
affrontare il problema.
Presidenza del presidente Lo Porto
PER RICHIAMO AL REGOLAMENTO
D'ANTONI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole D'Antoni, voglio precisare che il richiamo
al Regolamento, come è disciplinato dal nostro Regolamento, non
permette una discussione quasi generale di tutti i deputati che
chiedono di parlare. In teoria dovrebbe parlare soltanto uno a
favore ed uno contro.
Vista, però, l'importanza della questione ed il valore che ad
essa viene politicamente attribuito, non intendo avvalermi di questa
norma, perché sarebbe troppo riduttivo limitarci a soli due
interventi. Dopo di che o la Presidenza decide - tutto sommato con
un'autorità che, alla fine, diventerebbe estremamente forzata, ai
limiti dell'arbitrio - oppure deve rimettere tutto all'Aula; cosa
che non voglio fare perché so bene che su questi argomenti l'Aula
non va divisa e frantumata, perché si tratta sempre, alla fine, di
interpretazioni del Regolamento e non di fatti politici.
Neanche, però, possiamo procedere con un dibattito di trenta
interventi, per cui l'onorevole D'Antoni, naturalmente, ha il pieno
diritto di svolgere il suo intervento. Non voglio assolutamente
limitarlo né condizionarlo, ma poiché dopo di lui ci sono altri otto
interventi, ho il diritto-dovere di avvalermi dell'articolo 110,
comma primo, che mi permette di decidere...
LIOTTA. Ci sono gruppi che vorrebbero essere ascoltati
PRESIDENTE. E' giusto, onorevole Liotta, ma allora il criterio
che posso seguire, una volta aperto il varco ad un dibattito così
ampio, è quello di fare parlare un oratore per Gruppo, ma non tutti.
Ha facoltà di parlare l'onorevole D'Antoni.
D'ANTONI. Signor Presidente, intendo agganciarmi alle valutazioni
che lei ha fatto, proprio per cercare una via d'uscita da questa
situazione.
Ci troviamo di fronte ad una situazione che è stata definita da
tutti come particolare, con pochi precedenti che ha avuto un
riverbero sugli organi di stampa di cui tutti, cittadini siciliani e
non siciliani abbiamo letto. Abbiamo sentito che, dopo quanto era
avvenuto, gli uffici dell'Assemblea ritenevano quella votazione
assolutamente regolare.
Io sono altrettanto convinto di questo, perché ho sentito altri
colleghi che sostengono una tesi un po' particolare: quando si vota
sì ad un emendamento soppressivo di un testo, ma poi se ne vota un
altro che è diverso da quello precedente in due punti forti. E'
diverso in quanto si dice che l'intervento nei confronti degli
studenti delle università non statali è quasi facoltativo, perché in
quell'emendamento c'é scritto "possono" ed invece, nel testo c'era
scritto "è obbligo" e, quindi, c'è una differenza sostanziale. E c'é
un'altra differenza sostanziale: la questione di legare l'intervento
al reddito degli studenti, dando una visione forte di diritto allo
studio, non nella distinzione dell'università, dell'istituzione
pubblica o privata o legalmente riconosciuta, ma nella condizione
dello studente il quale, se ha un reddito basso, deve avere un
intervento pubblico al di là dell'università che frequenta.
Queste sono cose assolutamente diverse dal testo annullato.
Continuo a pensare che non è un errore. Io che leggo quello che è
avvenuto, penso che è stato bocciato un testo soppressivo di un
intervento, così come era nella legge ed è stato sostituito con un
testo che dice "possono" ed insieme lega ad un reddito.
Tutto questo, sappiamo essere il frutto di vicende particolari,
di una maggioranza che non c'era e di una opposizione che ha
sbagliato. Ma questo non c'entra nulla rispetto al fatto che ci
troviamo di fronte ad un testo che è diverso da quello presentato,
emendato due volte e assolutamente normale.
Quindi, non vedo per quale ragione oggi dovremmo ammettere -
secondo la tesi qui sostenuta dall'onorevole Speziale - che c'è
stato un errore, che questa Assemblea ha sbagliato tutto, dal
Presidente a tutti quelli che hanno votato e, su questa base, poi
dire che, però, dato che la cosa che abbiamo votato è giusta, prima
o dopo, se la volete ve la fate.
Se noi siamo in presenza di una interpretazione degli uffici
che dicono che quella votazione è giusta, penso signor Presidente
che noi possiamo discutere duemila anni ma non ne usciremo mai se
non con un mandato, che personalmente propongo. Non so se questa
Assemblea sia d'accordo.
Personalmente sono favorevole a dare al Presidente di questa
Assemblea un mandato esplicito per trovare, avendo consultato in via
formale i capigruppo e tutti gli uffici tecnici, i professori
universitari che vorrà eventualmente consultare, un mandato per
risolvere questa questione, come un arbitro.
Poi comunicherà in questa sede i risultati e ci spiegherà
esattamente cosa dobbiamo fare. Le dico che io accetterò qualunque
cosa che lei qui proporrà.
Se, invece, altri deputati non le danno questo mandato, non è
risolvibile né con un colpo di maggioranza né diversamente. Quindi,
penso che l'unica via per procedere concretamente - se non vogliamo
fare pasticci - sia quella di affidare alla Presidenza un mandato
esplicito perché nei tempi e nei modi che deciderà, ci possa dare la
soluzione che ritenga congrua al Regolamento e a quello che è
successo.
Io e il mio gruppo accetteremo la decisione perché crediamo
che questo sia il modo giusto per non incartarci, per non bloccarci,
per non fare una discussione che non finisce più.
Detto questo, se siamo d'accordo come Assemblea su questa
proposta, noi potremmo continuare sul testo e, nel frattempo, lei
potrà fare questa verifica e poi comunicarci la sorte dell'articolo
2.
Se nel caso il Parlamento non vorrà, non possiamo costituire
precedenti di nessun tipo a colpi di maggioranza, perché questi
sarebbero più gravi di quelli che abbiamo commesso, la maggioranza
con l'assenza e l'opposizione con l'incartamento che ha fatto...
LIOTTA. Con la presenza
D'ANTONI . Con la presenza, poiché, proprio perché era presente,
si è incartata e noi non ci possiamo far nulla perché eravamo
assenti. Quindi, l'unica via d'uscita è affidarci all'unica vera
istituzione che, in questo caso, dà a noi stessi la facoltà di
tornare Parlamento, affidarci alla nostra Presidenza, perché dirima
questa questione.
C'è un precedente in queste giornate nel Parlamento nazionale;
si è fatto un errore tecnico su una legge contrastatissima come la
"Cirami". La Presidenza del Senato ha deliberato il suo ritorno
alla Camera per essere corretta. E dopo che è stato detto questo,
tutti hanno concordato.
Così dobbiamo fare noi qui, dare un mandato esplicito perché
questo tema venga risolto - sentiti tutti coloro i quali debbono
essere sentiti - con una precisa formulazione e soluzione.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò brevissimo
perché concordo con quasi tutte le indicazioni che l'onorevole
D'Antoni ha fornito nel suo intervento. Integro brevemente.
Abbiamo ascoltato la esposizione di diverse posizioni che per
esigenze polemiche hanno sottoposto all'attenzione dell'Aula la
vicenda in modo completamente diverso.
E' simpatica la ricostruzione del collega Ortisi il quale ha
detto che le responsabilità sono di una maggioranza che quella sera
non era maggioranza mentre la minoranza, che quella sera era
maggioranza, ha votato il bianco e il nero contemporaneamente, su un
emendamento che era sottoscritto da un collega della minoranza, che
in quella sera era numericamente prevalente.
Quindi, sicuramente non è - se non per la parte che attiene
all'assenza che può avere significato di carattere diverso -
attribuibile, ascrivibile alle scelte volontarie, programmatiche e
consapevoli di questa maggioranza il pasticcio nel quale ci si è
trovati, ma che è sanato, comunque, da un voto dell'Aula: questo lo
voglio sottolineare a chiare lettere.
Se dovessimo oggi fare un censimento di tutte le norme che sono
state votate in Aula contro il Regolamento, a dispetto del
Regolamento o in difformità alle indicazioni del Regolamento, noi
sicuramente dovremmo cassare un buon 50% delle norme che abbiamo
prodotto o che ha prodotto storicamente quest'Aula.
Ha detto poc'anzi l'onorevole Cintola che, proprio stasera,
abbiamo concordemente votato violando il Regolamento, ma se vogliamo
comprendere le esigenze anche di correttezza personale del
Presidente, che noi comprendiamo, e di stile, perché quella sera ad
incarnare la presidenza dell'Assemblea regionale siciliana non era
il Presidente Lo Porto ma il vicepresidente Crisafulli e se vogliamo
aiutare il Presidente a non prendere una posizione che suoni da
sconfessione immediata e diretta di una posizione che è erronea,
l'indicazione del collega D'Antoni potrebbe essere integrata dal
fatto che il Presidente dispone di uno strumento che è quello che
viene per Regolamento consultato tutte le volte che c'è da dirimere
una controversia regolamentare: la Commissione per il Regolamento.
Tale Commissione può essere aiutata dai tecnici di cui il
Presidente si vuole avvalere, può chiamare tutti i tecnici di questo
mondo, potrà chiamare gli uffici. Convochi la Commissione per il
Regolamento e, concordemente, dato che le regole valgono per tutti,
questo Parlamento si atterrà alle indicazioni che la Commissione per
il Regolamento vorrà fornire.
Se deciderà per il rispetto del voto d'Aula andremo avanti per
il rispetto del voto d'Aula, se deciderà diversamente andremo avanti
diversamente; sarà la Commissione per il Regolamento, aiutando il
Presidente, a consentirgli, poi, di venire in Aula e dire "Questa è
l'interpretazione regolamentare che l'Aula dovrà rispettare".
Questa è la proposta che intendo fare e che sicuramente servirà
all'Aula ad andare avanti e al Presidente a decidere con un criterio
di stile che noi gli riconosciamo e che ha già anticipato.
LIOTTA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LIOTTA. Signor Presidente, come era prevedibile da questo
dibattito non stanno emergendo considerazioni ed indicazioni diverse
da quelle che sono emerse dal dibattito che si è svolto stamattina
informalmente nella Conferenza dei Capigruppo.
Comprendo, ovviamente, le ragioni che hanno spinto il
Presidente a favorire questo dibattito e, per quanto mi riguarda, lo
ringrazio per questo, perché consente ai gruppi, su una materia
così delicata, di esprimere ufficialmente la posizione di ciascun
gruppo e penso che sia solo questa la ragione che abbia favorito
il dibattito.
Io mi aspettavo, francamente, dopo il dibattito di stamattina
di arrivare in Aula con una determinazione del Presidente già presa
su questa vicenda e solo da comunicare all'Aula.
Credo, signor Presidente, che sia necessario dirimere alcune
questioni: una riguarda l'aspetto regolamentare della vicenda.
L'onorevole Cintola insiste su una cosa fondamentale, dice "Non si
tratta di una questione regolamentare ma di una questione politica".
Se noi, in qualche modo, accogliamo questa impostazione,
qualunque sede si proponga, per esempio, la Commissione
per il Regolamento, qualunque sede venga proposta per dirimere la
questione, sarebbe una sede politica e non regolamentare; anche la
sede regolamentare a quel punto, dovendo obbedire a logiche di
schieramento, obbedirebbe necessariamente a logiche di carattere
politico e non regolamentare.
Personalmente, sono convinto che, essendo una parte di
quest'Aula aderente alla sua impostazione, qualunque luogo si debba
scegliere dove questa Assemblea sia chiamata ad esprimere un voto, a
contarsi su questa vicenda, quel luogo sarà un luogo politico,
quella sede sarà una sede politica. Io credo, invece, signor
Presidente, che questa vicenda debba essere affrontata soltanto ed
esclusivamente in termini regolamentari.
Sotto questo profilo, le argomentazioni che sono state qui
prodotte si distinguono in due grossi gruppi: c'è chi sostiene che
la Presidenza di turno non abbia sbagliato a mettere in votazione
l'emendamento 2.6 perché l'avere approvato l'emendamento
soppressivo non precludeva né faceva decadere il 2.6. C'è, invece,
chi sostiene che, pur avendo sbagliato il Presidente nel mettere in
votazione l'emendamento 2.6, il voto d'Aula comunque ha sanato
tutto.
Credo che, per quanto riguarda la prima di queste fattispecie,
già l'intervento dell'onorevole Speziale abbia chiarito come la
norma regolamentare, ma anche la stessa logica, escludono che il
Presidente potesse mettere ai voti l'emendamento 2.6 senza
contravvenire al Regolamento: l'emendamento 2.6 è stato messo in
votazione contravvenendo chiaramente al Regolamento. Questo è un
punto.
Ma anche laddove si dice che l'emendamento 2.6 potrebbe essere
stato messo in votazione in maniera erronea, tuttavia, il voto
d'Aula ha sanato tutto. Anche questa posizione contiene un elemento
pericolosissimo per i lavori futuri di quest'Aula perché passerebbe
il principio secondo il quale il Regolamento non esiste ma si va
facendo, si va producendo in Aula. Cioè, ogni Aula ed ogni
maggioranza sarebbe autorizzata - e aggiungiamo ogni Presidenza -
a sbagliare ed a contravvenire al Regolamento soltanto se avesse i
numeri in Aula per sostenerla.
Questo è un principio aberrante che non può essere inserito in
questa Aula perchè è pericolosissimo per il lavori futuri. Noi
dobbiamo necessariamente affidarci a delle regole e credo che non
potendo dirimere la questione in una sede che sia collegiale, perché
quella sede assumerebbe immediatamente delle decisioni di carattere
politico, la proposta che fa l'onorevole D'Antoni rimane forse
quella più logica: sia la Presidenza a scegliere fra queste
alternative; poi l'opposizione si atteggerà come crede. Ritengo che
non esistano altre soluzioni.
Voglio aggiungere solo una cosa, signor Presidente, per fare
chiarezza rispetto agli interventi che hanno sostenuto la bontà del
voto sull'emendamento 2.6, dicendo che l'opposizione poi ha votato
unanime l'articolo 2, così come emendato.
Semmai la lettura di quella parte dello stenografico dovrebbe,
invece, come avviene di fatto, sostenere la tesi opposta: chi ha
votato l'articolo 2 riteneva, in quel momento, di votare l'articolo
2 senza il comma 4 e senza l'emendamento 2.6, in questo - fra
l'altro - confortato dall' opinione della Presidenza espressa in
Aula, signor Presidente, e questo è un fatto di una gravità
inaudita: io non ho trovato nello stenografico una espressione che è
stata pronunciata in Aula dal Presidente, che ha sostenuto che
l'emendamento 2.6 non era stato votato perché precluso. Questa è una
cosa di una gravità assoluta.
PRESIDENTE. Non ho capito
LIOTTA. Ripeto, signor Presidente: io sono fra quelli che hanno
votato l'articolo 2, che hanno dato il voto finale.
PRESIDENTE. In merito mi risulta il voto all'unanimità.
LIOTTA. Io sto giustificando la mia votazione. Io mi sarei alzato
e, in fase di dichiarazione di voto, avrei votato contro l'articolo
2 nel voto finale se avessi compreso ...
PRESIDENTE. Ah, va bene
LIOTTA. Sì, ho aggiunto, però, un'altra cosa che riguarda lo
stenografico, e cioè se avessi compreso che nell'articolato che
stavamo votando era inserito anche l'emendamento 2.6. Sono stato
indotto nell'errore anche da dichiarazioni della Presidenza che non
ritrovo nello stenografico; questo ho detto poc'anzi, signor
Presidente.
Cioè, sostengo che nel momento in cui votavo l'articolo 2, ero
confortato dall'opinione della Presidenza secondo la quale non era
necessario dichiarare il proprio voto contrario. Siamo stati noi,
anzi a chiedere il voto favorevole proprio perché la Presidenza ci
confortava dicendo "l'emendamento 2.6 e la votazione che abbiamo
fatto non sta in piedi in quanto il comma 4 dell'articolo 2 è stato
soppresso e, quindi, questa votazione non è valida".
Questo è quanto sostengo, signor Presidente. Interpreti questa
come versione autentica dei fatti accaduti in Aula; poi,
personalmente non ho tema di essere smentito in proposito.
PRESIDENTE. Onorevole Liotta, mi consenta, questi sono temi
assai delicati per potere essere affidati ad una battuta. Non è che
possiamo ricorrere alla cassetta registrata per sapere cosa abbia
dichiarato effettivamente il Presidente di turno. Non lo possiamo e,
se mi permette, non lo dobbiamo fare, perché, invece, a noi conviene
un'economia dei lavori molto più semplice e molto più schematica;
questa è, infatti, la condizione per potere sviluppare un proficuo e
veloce lavoro.
Se lei chiedesse di accertare come mai manchi nello
stenografico ufficiale ciò che lei attribuisce all'onorevole
Crisafulli, io dovrei, in teoria, ricorrere ad un metodo che mi
permetta di rivedere ciò che è accaduto qui quella sera. Ma qui
siamo in un'Aula parlamentare (tra poco arriviamo alla moviola), noi
siamo deputati, non siamo calciatori ...
LIOTTA. Signor Presidente, io non ho chiesto questo ...
PRESIDENTE. Se i colleghi avvertono questa necessità, se lei
insiste nel dire che quello che ha detto l'onorevoli Crisafulli non
risulta dal resoconto stenografico ...
LIOTTA. Io insisto a dirlo perché è la verità, signor Presidente.
Dopodichè la proposta che io ho fatto, signor Presidente, è
un'altra: io sono stato costretto a scendere su questo argomento
perché altri deputati in quest'Aula si sono richiamati al voto del
mio capogruppo sull'articolo 2. Quel voto è stato dato perché in
Aula è stata data garanzia che l'emendamento 2.6 era decaduto e la
votazione non era valida.
Questo è quanto quella sera è avvenuto, signor Presidente.
PRESIDENTE. Io le credo totalmente; stiamo adducendo argomenti
che in realtà ...
LIOTTA .. dopodichè la proposta che ho fatto è quella che
aderisce alla posizione dell'onorevole D'Antoni.
PRESIDENTE. Onorevole Liotta, io sono intenzionatissimo ad
aprire questo dibattito il più ampio e il più attento possibile,
però stiamo attenti a non equivocare questa esigenza che io avverto
con l'opportunità offerta a qualcuno di intorbidire ancora di più le
acque, perché i Parlamenti si basano solamente sui documenti
ufficiali e sono gli stenografi che stabiliscono quello che si dice
o non si dice, sono i testi ufficiali, non quello che si ricorda.
SPEZIALE. Io sono stato chiamato da uno stenografo perché non
sentono, hanno difficoltà anche loro ...
PRESIDENTE .. vi prego di non interrompermi ..
LIOTTA. Signor Presidente, potrebbe essere accaduto che la
conversazione tra l'onorevole Assessore per la pubblica istruzione
ed il Presidente di turno non sia stata colta dagli stenografi.
Signor Presidente, io non sto accusando nessuno di avere
contraffatto lo stenografico; lungi da me questa idea, ma è
possibilissimo che la conversazione che è intervenuta tra
l'Assessore ed il Presidente, che io ho colto, non sia stata colta,
invece, dagli stenografi.
Questo è possibile che sia accaduto D'altra parte, io non mi
sto aggrappando a questa considerazione per intorbidire
ulteriormente le acque; la mia proposta è quella dell'onorevole
D'Antoni. Sono costretto a fare questa considerazioni perché qualche
altro deputato in quest'Aula sostiene che noi avremmo votato
all'unanimità l'articolo 2 con ciò intendendo che ci fosse anche
l'emendamento 2.6. Non è così, signor Presidente.
Dopodichè lo stenografico può sostenere quello che vuole.
La verità, quella alla quale ho assistito io, è ben altra.
PRESIDENTE. Tutti coloro che l'hanno chiesto parleranno. Però io
avrei voluto accelerare la discussione per accogliere delle proposte
che sono state fatte trasversalmente con criterio di grande
conciliazione ed opportunità.
Ma, ripeto, tutti avete diritto a parlare. L'unica cosa che
raccomando è di non sforare i cinque minuti, così come previsto dal
Regolamento.
ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ANTINORO, presidente della Commissione e relatore. Sarò molto
breve, signor Presidente, perché non entrerò neanche nel merito del
Regolamento in quanto tanti colleghi lo hanno sviscerato e quindi
significherebbe ripeterci, ripetersi e parlarsi addosso. E credo che
se stasera gli studenti universitari, per caso qualcuno di loro ci
guardasse al televisore, probabilmente lo spettacolo che stiamo
dando non sarebbe certamente edificante. Non parlo delle strutture
universitarie, del corpo docenti e di quant'altro, perché mi voglio
rivolgere esclusivamente agli studenti universitari in questo
momento.
Stamattina siamo stati tre ore in Conferenza dei capigruppo,
allargata a me in qualità di Presidente della Commissione, e stasera
stiamo perdendo altre tre ore su un dibattito che non capisco, non
comprendo, non ho neanche lontanamente la più pallida idea di cosa
voglia significare.
Questo non significa che alla fine anch'io non mi assocerò ad
una delle proposte che è stata fatta, però vorrei ricordarvi che
siamo arrivati all'articolo 2. Comunque sia andata è andata: è
andata in un certo modo. C'è stato un articolo 2 alla fine votato;
probabilmente ci sono stati, per errore, strafalcioni da parte di
chi presiedeva quella sera; e dico che l'errore può capitare a tutti
e dico che tutti durante un'attività anche concitata possono
sbagliare. Quindi nessuno vuole addebitare colpe a chicchessia. C'è
stata anche, diciamocelo pure con franchezza da parte di noi
maggioranza, per tutta una serie di motivazioni nel cui merito non
entro, una mancanza di presenza quella sera che non ha consentito un
voto più sereno e più tranquillo. Fatto sta che abbiamo un articolo
2 votato in un certo modo e ne dobbiamo prendere atto.
Diceva bene l'onorevole Formica ed io condivido che in tante
leggi, finanziaria compresa, vi sono stati momenti in cui
probabilmente alcune cose si sono votate, non si sono votate, può
essere successo; l'importante è che gli errori quando si
commettono, si commettano in assoluta buona fede.
Credo che se errore c'è stato, è stato in assoluta buona fede.
Però, il dato è che abbiamo un articolo 2 votato, un articolo 2
approvato e non possiamo rimangiarci, come diceva l'onorevole
Formica poco fa, ben due votazioni di quest'Aula, comunque sia
andata.
Poichè su questo disegno di legge c'è un'attesa notevole da
parte di tutto il mondo universitario, ivi compresi gli studenti
universitari che credo debbano essere i primi destinatari di tutti
gli interventi che ci accingiamo a prevedere, e considerato anche,
avendo ascoltato, per esempio, le parole dell'onorevole Ortisi il
quale diceva che addirittura lui si trovava - lo ha detto stamattina
e lo ha ripetuto adesso in Aula - in disaccordo con l'emendamento
approvato perché bisogna andare oltre per mettere lo studente nella
libera scelta di immaginare di iscriversi all'università statale o
a quella legalmente riconosciuta e il diritto allo studio va dato ad
ambedue le categorie di studenti universitari, vorrei esortare tutti
a lasciare perdere questo spettacolo che probabilmente non è
edificante. Credo che sul Regolamento, come diceva l'onorevole
Cintola, non ci possiamo più tornare perché non è un problema
regolamentare.
Non mi trova d'accordo la proposta dell'onorevole Leontini di
riunire la Commissione per il Regolamento. Se dobbiamo fare un
tavolo politico lo si faccia subito, usciamo dall'impasse,
arriviamo ad una soluzione che politicamente può essere trovata.
Non facciamo e non continuiamo a fare a braccio di ferro e perdere
sei-sette ore senza andare avanti sul disegno di legge che deve
rimanere l'unico obiettivo di quest'Aula per dare finalmente, dopo
18 anni, una legge sul diritto allo studio alla Sicilia che lo
attende.
Io credo che perdere un minuto in più ......
Onorevole Liotta io ti ho ascoltato con tanto interesse e anche
pazienza, rispetto alle cose che hai detto; desidererei che la
pazienza, anche da parte tua, fosse portata, anche, al mio
intervento. Ti ringrazio.
Allora, gli studenti attendono servizi, ma li attendono tramite
una legge, perché se non facciamo questa legge quei servizi che tu
reclami non ci arrivano. E allora, signor Presidente, è chiaro che
lei deve dare la parola a tutti coloro che la chiedono, però se già
stasera si stabilisce un orario, una giornata. La ringrazio per la
sensibilità che lei sta dimostrando. Qualcuno poco fa ricordava
anche di evitare che il Presidente dell'Assemblea venga coinvolto in
questo tavolo politico per evitare l'imbarazzo di chi, con la sua
sensibilità, vuole cercare che la politica trovi la soluzione se il
buon senso si riappropria e si ricolloca all'interno della politica.
Facciamo questo benedetto tavolo politico e vediamo di trovare la
soluzione. Avendo chiara pure una cosa, che poco fa credo che abbia
detto l'onorevole Speziale, che questo articolo, così come votato,
quell'emendamento così come è arrivato, non è, comunque,
l'architrave del disegno di legge. Non sposta e non modifica di una
virgola quello che sarà il significato di una legge così importante
attesa dagli studenti siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Capodicasa. Ne ha
facoltà.
CAPODICASA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei, se
i colleghi prestano un minuto di attenzione, svolgere qualche
brevissima considerazione sull'argomento, perché dal mio punto di
vista - e pregherei i colleghi di non sottovalutare il caso tanto
meno la Presidenza dell'Assemblea - ci troviamo di fronte a una
questione delicata. Questo avvio di legislatura a mio modesto
avviso ha visto compiere in uno stato, diciamo un po' confusionale,
che ha coinvolto tutti, e quando dico tutti intendo dire anche
singoli parlamentari, Gruppi Parlamentari, questa situazione che
dovrebbe indurci tutti a riflettere sul prosieguo. C'è qualcosa che
non funziona, Presidente, sarà la sede; ma se fosse solo la sede
fisica, dove ci stiamo riunendo, perché l'Aula è impraticabile, che
non contribuisce a dare tono all'attività parlamentare e, quindi, a
fornire il contesto fisico ideale all'attività, questa sarebbe pure
una delle concause. Ma sarebbe questo un motivo a cui appellarsi ove
nell'anno in cui l'Assemblea ha lavorato in Sala d'Ercole, tutto
questo, diciamo, non fosse mai successo. Invece, è successo anche
in Sala d'Ercole. Abbiamo avuto, e per ammissione anche dei
colleghi della maggioranza che sono intervenuti, la tesi
pericolosissima che qui è stata addotta a sostegno della proposta di
alcuni colleghi, in particolare l'onorevole Formica e poi anche
l'onorevole Cintola, che, se dovessimo procedere secondo l'idea
avanzata dall'onorevole Speziale, correremmo un gravissimo rischio
che è quello di vedere cassati, per decisione della Presidenza,
tanti articoli, visto il modo in cui agisce e legifera l'Assemblea.
Mi sembra l'argomento più grave di tutti, perché da solo basta a
descrivere una situazione di totale, non dico illegalità, ma
illegittimità dell'Assemblea.
Io non condivido ..
FORMICA. Ma quando mai è accaduto in cinquant'anni
CAPODICASA. Lo ha detto Leontini, lo hai detto tu. Si dice che
noi, ove accedessimo a questa formulazione, rischieremmo,
addirittura è stato detto nelle nottate in cui votiamo le norme
delle finanziarie, votiamo tante e tali di quelle norme in contrasto
...
FORMICA. Con la facoltà di ogni singolo parlamentare di
eccepire.
CAPODICASA ... con la facoltà di eccepire, ma con un mancato
esercizio della facoltà di interdire. L'Assemblea comunque legifera
in uno stato che non è di totale e di aderenza al Regolamento.
FORMICA. Lo dice il Regolamento.
CAPODICASA. Onorevole Formica, lei respinge questa
interpretazione con il suo ragionamento, invece io la faccio mia per
non attribuirla a lei. Ho abbandonato l'Aula nel corso della
discussione sulla finanziaria dell'anno passato perchè avevo e
continuo ad avere un mio giudizio su come sono andati avanti i
lavori dell'Aula nella nottata, per cui pregherei per tempo la
Presidenza e la maggioranza di attrezzarsi ed evitare le nottate che
ci fanno fare tanti errori, perchè ovviamente il mio punto di vista
è che lì è stato violato il Regolamento, per cui passano con molta
facilità emendamenti di materia estranea all'oggetto dei disegni di
legge, materia che non è passata a volte neanche dalla Commissione
di merito competente; emendamenti che non hanno la copertura.
Signor Presidente, mi appello alla sua alta funzione, che è di
garanzia di me parlamentare, oltre che del Parlamento, e in virtù
della quale dobbiamo porre un freno. Perchè non c'è in gioco la
credibilità dell'onorevole Cintola o dell'onorevole Capodicasa: qui
l'Assemblea rischia di scadere nel ridicolo e non c'è cosa peggiore
del ridicolo per delegittimare un'Assemblea; possiamo fare anche
cattive leggi, e la gente critica la cattiva legge, ma è una legge
fatta, però, se si scade nel ridicolo, questo può seppellire.
Faccio allora un ragionamento: vedete, se il problema fosse
stato di natura politica, come qualcuno ha accusato l'opposizione,
l'opposizione il risultato politico esterno lo ha ottenuto: ha messo
in minoranza su un punto la maggioranza che in quel momento, per
ragioni politiche interne, non c'era. Circa il merito l'onorevole
Speziale ha detto che l'emendamento approvato non è così devastante
dal punto di vista finanziario, dal punto di vista dell'incidenza
sul totale degli studenti, perchè gli studenti che attualmente
frequentano le università private sono pochi e di questi, in virtù
dell'emendamento Villari approvato, sono pochissimi quelli che
potranno avere il contributo. Quindi non è questo Perchè
politicamente è uscito sulla stampa: la maggioranza é stata messa in
difficoltà, c'è stata una divisione, avete polemizzato tra voi.
Insomma, quello che c'era da 'raccogliere' da parte dell'opposizione
è stato raccolto.
Il punto non è questo, perchè se fosse questo non saremmo qui a
discutere tanto, il problema è regolamentare e vi dico anche perchè.
L'onorevole Cintola ritiene di avere superato il problema, ed anche
l'onorevole Formica, che poi è l'argomento principale della
maggioranza. E cioé che in fondo il Regolamento è nella
disponibilità della maggioranza dell'Assemblea, o anche della
totalità, ed io concordo perchè l'esperienza dice che l'Assemblea
all'unanimità, in tantissime occasioni, per un tacito accordo -
quasi una norma non scritta dal Regolamento, ma da tutti condivisa-
qualora su alcuni punti del Regolamento ci sia un accordo generale
si può anche derogare al Regolamento.
Questo è avvenuto sempre
Ed è avvenuto però, onorevole Cintola ed onorevoli colleghi, vi
prego di riflettere su questo, quando in discussione erano norme che
riguardavano la titolarità di un diritto del singolo deputato, cioè
norme a tutela del singolo deputato.
La norma che prevede il termine delle quarantotto ore è una
norma a tutela del mio diritto di parlamentare di studiare gli
emendamenti, di avere il tempo di studiare il testo. Ma
nell'ordinamento, non solo dell'Assemblea ma anche in quello dello
stato, esiste la regola della cosiddetta rinuncia ai termini.
Il Commissario dello Stato ha cinque giorni di tempo per
esaminare le leggi che noi gli mandiamo, però ha anche la facoltà di
rinuncia dei termini, cioè anche dopo due giorni può rinunciare agli
ulteriori tre giorni necessari perché ha già esaminato il testo per
favorire una rapida pubblicazione della legge.
E' nella sua facoltà, a tutela del suo lavoro e della sua
funzione che quella norma esiste.
In questo caso la norma regolamentare tutela la ratio della
legge. E' il legiferare stesso, è l'essenza del legiferare perché è
la norma del Regolamento che dice che l'Assemblea non può deliberare
su un argomento in senso contrario a come ha deliberato poco prima.
E ciò non è a tutela dell'onorevole Speziale, dell'onorevole
Capodicasa, dell'onorevole D'Antoni, ma a tutela della ratio
legislativa, a tutela del cittadino che è fruitore di quella norma.
In questo caso il tacito superamento della norma non può valere
perché allora equivarrebbe a dire che questo è un semplice pezzo di
carta che a colpi di assenso generale noi possiamo modificare. E'
una cosa ben distinta.
Stiamo attenti alla sostanza delle questioni. Ecco perché noi
insistiamo, Presidente, che si ponga un rimedio.
Io capisco l'imbarazzo della Presidenza perché si trova di
fronte al Presidente di turno il quale dichiara che c'è stato un
errore. Quindi l'interpretazione nostra legittima: c'è l'errore, non
c'è, l'emendamento sostitutivo, come diceva poc'anzi l'onorevole
Pistorio, è diverso dall'emendamento modificativo. Ma vorrei sapere
in quale parte del regolamento questo è scritto considerato che il
Regolamento parla di emendamenti soppressivi, modificativi e
aggiuntivi; sostitutivo è quando si modifica in toto, è una
aggiunta, non si trova in nessuna parte del regolamento perché è una
specificazione del modificativo.
Ma l'emendamento in questione è collegato al comma 4.
L'onorevole D'Antoni sostiene che l'emendamento 2.6.1 ha una
sua autonomia, ma non è autonomo perché recita: "Il comma 4 è così
sostituito ..."
Perché l'onorevole Villari avrebbe dovuto firmare un
emendamento abrogativo nel momento in cui aveva un emendamento
totalmente sostitutivo del comma 4? Se l'emendamento avesse avuto
una sua autonomia, l'onorevole Villari non avrebbe firmato un
emendamento abrogativo; non ci sarebbe stata più la logica della
firma di Villari sui due emendamenti: quella è una tecnica
parlamentare che usiamo tutti noi dell'opposizione perché essendo
chiaro che l'emendamento massimo non passa si presentano i
cosiddetti "emendamenti paracadute".
Io capisco la difficoltà in cui ci stiamo dibattendo. La
difficoltà nasce dal fatto che il Presidente è chiamato ad assumere
un'iniziativa su un punto in cui il Regolamento non gli attribuisce
formalmente ed esplicitamente un facoltà. Ecco perché il Presidente
convoca la Conferenza informale dei Presidente dei Gruppi
parlamentari che sarebbe stata illogica se non ci fosse questo punto
mancante del Regolamento: perché il Presidente ha delle
attribuzioni di carattere regolamentare, e sono esplicitamente
dette. Le esercita, non le esercita, quindi, é criticabile se le
esercita in modo sbagliato o se non le esercita, ma quelle sono;
sono scritte lì. Non c'é un punto dove si dice che ove fosse
intervenuta una deliberazione incongrua il Presidente può cassare;
c'é però, e il Regolamento lo prevede, l'articolo 117 che ha due
commi. Il primo riguarda le correzioni di forma: ove ci sia un
errore di carattere formale l'Assemblea può correggere; il comma due
dice: "sopra gli emendamenti già approvati", e questo é un
emendamento già approvato (quindi non é che il fatto che lo abbiamo
approvato possa sconvolgere) "che sembrino inconciliabili con lo
scopo dell'oggetto della deliberazione o con alcune delle sue
disposizioni, possono proporsi le necessarie rettifiche". E' questo
il caso perché quella votazione é inconciliabile con una
deliberazione precedente di qualche secondo la deliberazione
successiva. E allora, il punto qual é? Perché noi non invochiamo
il 117? Perché se dovessimo invocare il 117 dovremmo essere noi a
presentarlo e sarebbe troppo semplice. L'inghippo sta lì perché c'é
un errore nella procedura che si è prodotta su un punto politico che
ha visto la minoranza prevalere. Quindi, la maggioranza, se gli
rimetti nelle mani attraverso un voto, la disponibilità di
sanzionare, lo fa. E, allora, qui esiste una sola cosa: e cioè che
l'emendamento correttivo ai sensi dell'articolo 117 lo presenti il
Presidente dell'Assemblea; noi non lo presentiamo perché la
maggioranza ce lo può respingere e in questo modo, implicitamente,
finirebbe per dare una sanzione formale ad una violazione che noi
consideriamo regolamentare, consistente. A farlo deve essere il
Presidente dell'Assemblea, alla luce di quanto dichiarato dal
Presidente di turno, il quale ha sostenuto trattarsi di un errore
perché avrebbe dovuto considerare l'emendamento decaduto, non
precluso. Infatti la preclusione é un giudizio mentre la decadenza
é automatica. Il Regolamento prevede la decadenza dell'emendamento
e prevede la preclusione perché sono due cose differenti.
FORMICA. C'é stato un solo errore: il mancato esercizio da parte
dell'opposizione di un diritto.
CAPODICASA. Onorevole Formica, il Regolamento dice che é la
Presidenza che dichiara la proponibilità, la decadenza o
l'improcedibilità sull'emendamento. Chiaro? La facoltà del deputato
di sollevare questione pregiudiziale, non dichiarare
l'improponibilità, ma sollevare una questione pregiudiziale che poi
viene rimessa ai voti dell'Assemblea, é una facoltà che viene dopo.
L'Assemblea come avete sentito dall'onorevole ...
FORMICA. Doveva essere riconosciuta subito
CAPODICASA. Onorevole Formica, il Regolamento recita così. Se
vuole possiamo approfondire. Avete sentito da illustri colleghi
(come l'onorevole Liotta) che qui é sorto un problema e tutti ne
siamo testimoni. Signor Presidente, io non aggiungo nulla alle cose
dette da alcuni colleghi circa gli scambi di battute che gli
stenografi non potevano registrare; non c'é una responsabilità
dello stenografico. Non potevano registrare alcune frasi perché
non sempre qui si parla come stiamo parlando ora. A volte avvengono
scambi dal posto e loro sono impossibilitati a coglierli.
Giustamente loro vanno alle cose più lineari, non possono
trascrivere ogni battuta e registrare ogni respiro che avviene in
Aula. Ma questo problema era stato sollevato.
Detto questo, a mio giudizio, é nell'interesse di tutti che
questa cosa si sani nel migliore dei modi perché occorre assicurare
una linearità ai lavori assembleari, altrimenti dovremmo dedurne e
dovremmo concludere - questa sarebbe una cosa, però molto grave -
che qui chi ha il bastone del comando, comanda; tutti gli altri
devono volere adeguarsi. Nei regimi parlamentari, però, come dice
l'onorevole Casini, non può funzionare: nelle assemblee
parlamentari, le istituzioni sono di tutti e, quindi, in quanto tali
devono comprendere le ragioni di tutti, nel rispetto delle regole.
Credo si tratti di un caso del genere.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Spampinato. Ne ha
facoltà.
SPAMPINATO. Signor Presidente, la ringrazio per aver dato la
possibilità all'Aula di dibattere su questo tema. Non credo,
onorevole Antinoro, che sia tempo perso, perché così come ha detto
all'inizio l'onorevole Speziale, si sta decidendo su un fatto di
particolare importanza, a memoria dell'onorevole Speziale che,
sicuramente, é più lunga della mia e di altri deputati. E' la prima
volta che si verifica un caso, la soluzione che oggi prenderemo
potrebbe essere utile in non auspicate situazioni simili.
Lei, signor Presidente, si é rivolto agli studenti
universitari, mi rivolgo anch'io a loro: ritengo che il tempo si
perda quando il Governo non garantisce quel necessario supporto,
così come lei e l'onorevole Granata hanno avuto l'onestà
intellettuale, e questo l'abbiamo apprezzato, di evidenziarlo.
Voglio rifarmi ad un principio di diritto ed é quello che nel
caso in cui bisogna dare un'interpretazione alle norme, bisogna
indagare sulla volontà del legislatore.
Volente o nolente, nella seduta scorsa, il legislatore era
rappresentato dai quindici deputati presenti che sono stati
testimoni, concretamente, di ciò che é successo in quella seduta; e
ancora prima, nel momento in cui essi presentano gli emendamenti.
Non penso si sia evidenziato - lo ha fatto solo per ultimo
l'onorevole Capodicasa - la sequenza logica della presentazione
degli emendamenti dell'onorevole Villari. L'onorevole Villari, come
me ed altri deputati, presenta un emendamento soppressivo,
l'emendamento soppressivo del comma 4, per cui, una volta approvato,
interventi aventi ad oggetto questa legge non sono più riferibili
agli studenti iscritti alle università legalmente riconosciute che
rilasciano titoli di studio avente valore legale, università non
statali. Questo é il fatto. Questa é la volontà del legislatore.
Questa é la volontà del Parlamento siciliano.
L'onorevole Villari aveva presentato, in subordine, un
emendamento che prevedeva, nell'ipotesi in cui - ritengo di
interpretare autenticamente la volontà dell'onorevole Villari -
questo emendamento non fosse stato approvato, avrebbe prospettato
questa subordinata ipotesi che viene meno, venendo meno il
presupposto di fatto - così come ricordava l'onorevole Ortisi - "il
comma 4 é così sostituito".
Signor Presidente, questo é il punto da cui partire: la volontà
del Parlamento siciliano, la volontà del legislatore.
Faccio mie anche le dichiarazioni fatte dall'onorevole Liotta
per dare ulteriore interpretazione della volontà dell'Assemblea che
vota complessivamente l'articolo dopo che il presidente di turno
dichiara che l'emendamento 2.6 era da considerarsi precluso.
Onorevole Cintola, ho utilizzato il suo stesso principio, lei
faceva un parallelismo su quello che è successo poco fa in Aula per
cui noi abbiamo votato due leggi andando al di là del Regolamento.
Noi siamo andati al di là del Regolamento perché c'era una volontà
del Parlamento, una volontà unanime così come è successo nella
seduta scorsa: la volontà del Parlamento era quella di bocciare il
comma 4 dell'articolo 2 e quindi il successivo errore non può
rimettere in gioco una manifesta espressione di volontà del
Parlamento, di quello che era in quel momento il Parlamento
siciliano. Il quale ha espresso con tutta chiarezza un proprio
orientamento, una propria decisione.
Signor Presidente, faccio riferimento a lei nel suo ruolo
istituzionale, ritengo che non sia un problema politico; è un
problema istituzionale ancor prima che regolamentare. Sono vere le
considerazioni fatte dall'onorevole Capodicasa quando dice che noi
abbiamo innanzitutto la necessità di tutelare
l'istituzione-Assemblea regionale siciliana e non cadere nel
ridicolo e quindi modificare con qualche artifizio quella che è una
manifesta volontà dell'Assemblea regionale siciliana.
Ritengo che la strada indicata dall'onorevole Capodicasa sia
quella giusta, e quindi rimettere a lei la decisione e il fare
ricorso all'articolo 117 del nostro Regolamento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il ricorso al Presidente
dell'Assemblea per applicare l'articolo 117 è un invito che io
accolgo ma che non è assolutamente previsto dal Regolamento perché
prima della votazione finale, la Commissione, il Governo, un
deputato possono richiamare l'attenzione dell'Assemblea; lo farei in
qualità di deputato. Io, come deputato sono pronto a farlo. Una
risposta dovrò darla, dovete avere un po' di pazienza. Il
Regolamento è molto più chiaro di quanto noi non immaginiamo.
E' iscritto a parlare l'onorevole Fleres. Ne ha facoltà.
FLERES. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo più che un
intervento per richiamo al Regolamento è un intervento per richiamo
al senso delle istituzioni. Ed è un richiamo in questo senso perché
tutto può fare un Parlamento se ha il senso delle istituzioni tranne
che mischiare procedure a volontà politiche. Le procedure e i
regolamenti servono a tutti, servono al centro, alla destra, alla
sinistra, servono a quanti sono favorevoli ad un passaggio e a
quanti sono contrari. Le volontà politiche sono quelle che si
formano nel momento in cui si esprime un voto.
Se noi tentiamo di accavallare, di sovrapporre le volontà
politiche alle procedure, rischiamo di non avere più procedure certe
e dunque rischiamo che nessuna volontà politica, che si fonda nella
sua espressione su procedure certe, può formarsi perché non si viene
a determinare nessun momento di certezza rispetto ai passaggi che si
vengono a compiere.
Perché ho fatto questa breve premessa?
Perché sono convinto che questa sera noi dobbiamo comportarci
come si comporta la Corte di Cassazione. La Corte di Cassazione non
entra nel merito delle questioni che sono state discusse nell'ambito
di una fase processuale. Entra nel merito dei percorsi, delle regole
e si attiene a questo.
Questa sera, questo Parlamento deve decidere se un emendamento
può considerarsi in vita o no nel momento in cui decade l'appiglio a
cui quell'emendamento è stato presentato.
Questa decisione non può essere assunta da quest' Aula senza
che questa Aula abbia compiuto un passaggio attraverso la
Commissione per il Regolamento. Perché il dibattito che si è svolto
questa sera in quest'Aula ha comunque posto un problema di
validità di quel percorso.
Quel percorso può essere considerato valido.
Pertanto la Commissione per il Regolamento dirà che nel caso in
cui un emendamento viene messo in votazione nonostante l'articolo a
cui quell'emendamento faceva riferimento non è più, allora convalida
il percorso e dice che l'emendamento può essere votato, diventa
giurisprudenza, diventa prassi e quella prassi stabilisce un
percorso che serve per oggi e per domani.
Noi sapremo domani che nel momento in cui l'Aula, per errore o
per accordo politico o perché un Governo non si accorge che manca la
maggioranza e va avanti mentre invece poteva pure fermarsi o per
altro, può considerare valida quella votazione perché l'Aula come
dice l'onorevole Cintola, ed è una tesi comprensibile, è sovrana
sempre, anche quando opera in violazione del Regolamento ovvero
invece il percorso non è valido perché deve essere mutato; questo
percorso deve indicarcelo la Commissione per il Regolamento.
Voglio fare una sperimentazione del caso specifico: allora
mettiamo che la Commissione per il Regolamento renda valido il
percorso e dica, quindi, che un emendamento ancorché decaduto,
perché decade il presupposto del medesimo, se votato comunque è da
considerarsi valido, nulla quaestio, maggioranza e opposizione si
atterranno a quelle che sono le indicazioni perché sono indicazioni
che valgono per oggi e per domani, costituiscono un precedente.
Ma voglio fare l'esempio inverso: mettiamo che la Commissione
per il Regolamento dica che quell'emendamento non può essere
convalidato perché i precedenti, i regolamenti, gli esperti, i
consulenti, costituzionalisti, l'ufficio di segreteria sostengono
che quell'emendamento non può essere convalidato. A quel punto
subentra la volontà politica, ma solo a quel punto può subentrare la
volontà politica che può decidere di riproporre in questa o in altra
sede il medesimo contenuto dell'emendamento considerato non valido e
sottoporre il medesimo all'Aula per un voto che, a quel punto,
dovrebbe avvenire sul piano della regolarità.
Una cosa è certa: quando si manifestano problemi di natura
politica bisognerebbe avere la sensibilità per comprenderli. Se non
li si comprende quei problemi di natura politica, i casi sono due: o
esiste una condizione inespressa che ha prodotto la disattenzione
rispetto alla volontà politica oppure il percorso è stato
assolutamente concertato e nell'uno caso e nell'altro si tratta
certamente di una decisione che ha natura politica, ma allora non
andiamo a disturbare il Regolamento perché in quel caso sì che non
c'entra più, c'entra la volontà politica.
Allora la proposta che mi permetto di fare, signor Presidente,
onorevoli colleghi, è quella che la Presidenza non si assuma la
responsabilità di una decisione e men che meno del ricorso
all'articolo 117 che ha ben altra genesi, ben altro contenuto, ben
altri obiettivi sempre di natura regolamentare, ma che invece
convochi la Commissione per il Regolamento per stasera o per domani
perché la Commissione convalidi o invalidi un percorso.
Nel caso in cui lo convalidi quel percorso diventerà un
precedente e servirà per oggi e per domani e noi sapremo da questo
momento in poi che può accadere che viene posto in votazione un
emendamento, anche se in maniera irrituale, e la votazione dell'Aula
comunque lo rende valido e lo rende ammissibile al testo di una
legge.
Nel caso in cui la medesima Commissione non dovesse convalidare
quel percorso il problema torna a essere di natura politica e dunque
la maggioranza o l'opposizione o il Governo o un singolo deputato o,
nel nostro caso, almeno quattro deputati - se non ricordo male siamo
in una fase in cui servono almeno quattro firme - possono riproporre
il medesimo emendamento, un emendamento di riscrittura, un
emendamento diverso, insomma un testo che comunque condivida o non
condivida quel percorso. Un testo che a quel punto potrebbe,
dovrebbe essere posto alla votazione dell'Aula per una espressione
di natura politica rispetto al contenuto, non certo di natura
regolamentare.
Noi dobbiamo comportarci e dobbiamo fare in modo che questa
Aula si comporti, al momento in cui stiamo discutendo, come si
comporterebbe la Corte di Cassazione che non entra nel merito del
contenuto, nel merito della presenza o della assenza di accordi
politici veri o presunti, della sensibilità o meno di un Governo che
capisce o non capisce quello che sta accadendo in Aula. Noi
dobbiamo soltanto fare in modo che questa Aula si muova sempre sul
piano regolamentare ed anche quando decide di cambiare direzione, e
noi potremmo pure decidere di cambiare direzione, deve sapere però
che la cambiamo per oggi e per domani, fino a quando non verrà
ulteriormente cambiata con una pronunzia adeguata in questa
direzione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi da parte mia ringrazio tutti gli
intervenuti per il contributo che hanno offerto ad una questione
così complessa, astrusa e difficile da risolvere.
Ringrazio anche per avermi dato, almeno alcuni di voi, atto
della tempestività con la quale ho tentato di trovare una
conciliazione sia stamattina che questa sera. Ma al punto in cui
siamo arrivati io intendo esprimere il mio parere di deputato
regionale e di Presidente dell'Assemblea perché ho colto
interessanti spunti da tutti gli interventi, tutti più che
qualificati, sopratutto quello relativo ad un dato obiettivo del
nostro Regolamento che in materia di poteri del Presidente in questa
vicenda è estremamente vago, anzi carente.
Il Presidente non può decidere da solo perché il Regolamento
non lo permette ed offre solamente un percorso strettissimo,
delicato il cui uso deve essere assai, assai responsabile perché
potrebbe provocare precedenti pericolosi per la dignità, per il
livello e la autorità politica dell'Assemblea nel suo complesso.
Parlo dell'articolo 117. E' l'unico percorso che al Presidente è
concesso, naturalmente in qualità di deputato e, sicuramente,
l'unico percorso che è concesso alla Commissione, al Governo, al
deputato per ovviare a determinate carenze dei processi legislativi.
Esso è limitato a determinate circostanze assai delimitate e
precise; condivido l'opinione dell'onorevole Fleres di stare molto
attenti nel ricorrere al 117 per le ragione che ho detto. I
precedenti potrebbero essere esiziali, ma questo è l'unico perché
altri poteri il Presidente non ha se non quello arido e
assolutamente improponibile in questa fase del nostro dibattito
previsto dall'articolo sul richiamo al Regolamento in cui il
Presidente, uditi un oratore a favore e uno contro, può ricorrere
all'Aula per dirimere una questione posta.
Non è possibile che una vicenda del genere si riduca ad un
colpo di alzata di mano. E' un fatto politico essenziale che io non
posso relegare negli stretti limiti di una applicazione fredda,
arida e tutto sommato improduttiva del Regolamento.
Allora, siccome è anche questa una situazione politica dalla
quale dobbiamo uscire per prenderne solennemente atto, io giudico
difficile credere a quanto sosteneva qualcuno della minoranza che la
questione nascesse dalla situazione politica.
L'onorevole Capodicasa ha persino sottolineato quanto paga sia
la minoranza di quello che avrebbe già recuperato, ottenuto,
conquistato. E' verissimo se crede che sia tanto quello che la
minoranza ha conquistato.
Io non lo credo proprio. Io credo, invece, che la natura del
problema sia certamente regolamentare, ma che senza la valenza
politica che ha assunto non avrebbe mai potuto lacerare e dividere
l'Assemblea, come è accaduto. Infatti, se guardiamo nella casistica
degli emendamenti improcedibili o inammissibili, tuttavia ammessi,
discussi ed approvati, avremmo migliaia di esempi che non hanno
prodotto la conseguenza che ha prodotto questo caso, per la semplice
ragione che questo implica valutazioni di carattere politico.
Altrimenti andiamo a guardare la numerosa casistica di errori
compiuti...
CINTOLA. Le baby pensioni.
PRESIDENTE. No, nel corso degli anni, almeno da parte mia,
ritengo facile attestarmi sulla tesi che si tratta di una disputa
politica e che io, in quanto tale, devo sapere affrontare e
risolvere. Perché dal punto di vista regolamentare sostenere, come
qualcuno ha fatto, anche l'onorevole Fleres in questo momento, che
rimettere alla Commissione per il Regolamento la decisione di
convalidare o invalidare il voto...
FLERES. E' una proposta.
PRESIDENTE. Una proposta che non condivido; significherebbe
attribuire alla Commissione per il Regolamento un potere che essa
non ha Essa ha soltanto un potere di interpretazione della norma
regolamentare, non quello di arbitrarsi, di dichiarare valida o non
valida una norma, nel bene o nel male, approvata.
Io non ho difficoltà: rimettiamo pure la questione alla
Commissione per il Regolamento se questo serve a sbloccare la
situazione. Io avverto il bisogno di andare in Commissione per il
Regolamento, ma non tanto per dichiarare valida o invalida una
votazione che c'è stata, e tornerò su questo argomento.
FLERES. E' una procedura.
PRESIDENTE. Ho capito che è una procedura, ma la Commissione per
il Regolamento, a quel punto, fa un deliberato in cui in tre,
quattro o cinque righe disciplina il caso che abbiamo presente,
perché l'articolo 117 da solo non lo disciplina.
Se è per questo sono pronto, domani mattina, ad andare ad
officiare la Commissione per il Regolamento perché colmi questo
vuoto del Regolamento.
La verità è che quando qualcuno dice che non basta che l'Aula
abbia ratificato con il voto perché l'emendamento improponibile si
ritenga presentato e presentabile, è verissimo.
Non può essere un voto, sia pure distratto e confuso come,
purtroppo - onorevole Capodicasa, sono d'accordo - accade in
quest'Aula.
E' colpa di tanti fattori, non soltanto avere cambiato l'Aula,
accadeva anche nella solennità di Sala d'Ercole, secondo il mio
modesto punto di vista. E' colpa di un Regolamento assai, assai
superato da tutti i punti di vista. Ma, ripeto, è questione che
possiamo dibattere quanto vogliamo quando avremo la possibilità di
discutere la riforma del Regolamento. Però il Regolamento attuale un
elemento lo fornisce per impedire che accada questo tipo di errori,
ed è il ricorso alla pregiudiziale che nessuno ha fatto in quella
occasione.
Una volta che non è accaduto e che si verificano tre passaggi:
la mancata obiezione alla ricevibilità dell'emendamento,
l'approvazione dell'emendamento stesso, l'approvazione dell'articolo
2 nel suo complesso e, se mi permette, onorevole Speziale, persino
l'approvazione oggi pomeriggio del verbale della seduta
precedente...
CAPODICASA. Signor Presidente, non ci deve richiamare per
questo.
PRESIDENTE. Io non vi richiamo, sto soltanto valutando che la
cosa è talmente ...
CAPODICASA. Non lo abbiamo voluto fare proprio per evitare di
inasprire gli animi.
PRESIDENTE. Onorevole Capodicasa, non ci siamo capiti, lo stesso
può essere accaduto nella seduta precedente, io non voglio dire che
se l'aveste fatto avreste inasprito gli animi.
Non lo avete fatto, secondo il mio modesto punto di vista,
perché non era il momento e l'argomento non meritava un'obiezione
del processo verbale, per la semplice ragione, onorevole Capodicasa,
che tutti sapevamo che ne avremmo discusso.
CAPODICASA. Era in corso una trattativa. Ha tenuto la Conferenza
dei Capigruppo, sapevamo cosa sarebbe successo.
PRESIDENTE. La prego di non interrompermi, onorevole Capodicasa.
Se non è accaduto non è accaduto, se mi permette unicamente
perché...
CAPODICASA. Questo modo di ragionare è una delle cause.
PRESIDENTE. Non è accaduto unicamente perché sapevate che c'era
tutta la disponibilità mia e tutto lo spazio per parlarne nelle sedi
dove ne abbiamo parlato.
Onorevole Capodicasa, questo lei non me lo può negare perché è
la realtà dei fatti.
SPEZIALE. Signor Presidente, non può negare che c'era di fatto
una trattativa in corso.
PRESIDENTE. Forse non mi so spiegare. Sto cercando di dirvi
esattamente il contrario. Sto cercando di dirvi che se non avete
sollevato la questione a livello di processo verbale, come del resto
avete fatto nella volta precedente in occasione dell'incidente, non
lo avete fatto perché sapevate che c'è una grande disponibilità a
discutere e a decidere, non perché temevamo che si inasprisse il
dibattito. Tutt'altro.
Onorevoli colleghi, alla fine scelgo la via che quasi tutti
avete indicato. L'ha indicata l'onorevole Leontini; l'ha indicata
l'onorevole Fleres; tutto sommato l'ha indicata l'onorevole
D'Antoni; credo di potere dire che anche l'onorevole Ortisi ha
accennato a questa ipotesi e nelle stesse finali considerazioni
dell'onorevole Capodicasa questo richiamo ad un organo, ad un
ordine, ad una decisione la più politicamente corretta è stato
fatto.
E quindi, nel raccoglierlo credo di rappresentare in definitiva
ed in conclusione l'opinione, la più diffusa di questa Assemblea:
convocherò la Commissione per il Regolamento.
Consentitemi, non per rimettere ad essa la decisione che non le
spetta. Per avocare alla Commissione per il Regolamento una
disciplina organica e precisa di questa materia e poiché una
disciplina nuova, una delibera nuova, una norma nuova che disciplini
questa materia non basta a dirimere la questione legata al fatidico
articolo 2, sull'articolo 2 propendo per una tesi e la tesi è
questa.
Il Regolamento ha le carenze che ha. C'è un appiglio ed è il
117. Non ho nessuna difficoltà ad avocare l'applicazione di questo
articolo, naturalmente il secondo comma più che il primo, che parla
di rettifiche.
Qualcuno mi chiedeva garanzie, onorevole Cracolici, io più di
questa garanzia in questa fase non posso dare, più che questa non
posso fornire. Richiamiamo all'articolo 117 le possibili rettifiche
e vediamo cosa accade.
SPEZIALE. E' sufficiente l'impegno con l'Aula che lei presenterà
un emendamento soppressivo.
PRESIDENTE. Io, onorevoli colleghi, ho concluso, ho detto tutto
ciò che avevo da dire. Spero che questa questione si traduca poi in
una 'tempesta in un bicchiere d'acqua' e che il buon senso prevalga.
GRANATA, assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRANATA, assessore per i beni culturali e ambientali e per la
pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per
quanto riguarda il buon senso devo dire che è un po' difficile,
perché più del richiamo, opportuno ed equilibrato del Presidente
dell'Assemblea, annunciato o preannunciato all'articolo 117, alcuni
dei toni del dibattito richiamavano maggiormente alla necessità di
utilizzare il "118" o il "113", secondo le propensioni che ognuno di
noi può avere.
Anche perché, non per entrare nel merito della questione, ma
sostanzialmente è stata una dinamica, da questa mattina, più legata
al significato, oltre che di prospettiva, di una interpretazione o
di un'altra al significato politico che alla cosa hanno dato più
mediaticamente i mezzi di informazione che la cosa in sè possa
rappresentare.
A questo punto, credo che sul disegno di legge ci sia la
possibilità di andare avanti, ma volendo evitare di fare delle
forzature, da un punto di vista dei lavori, io mi rimetto alla
volontà del Presidente dell'Assemblea. Sottopongo quindi alla
valutazione due ipotesi: proseguire i nostri lavori ed approvare
qualche altro articolo e poi rimandare l'approvazione della norma a
quando l'Aula sarà riconvocata, oppure andare direttamente, visto
l'orario e vista la lacerante questione che ha tanto appassionato
gli animi e le volontà, alla seduta di martedì, se è possibile, e
così in modo proficuo arrivare all'approvazione della legge.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, a conclusione dei lavori informo
che gli interessati riceveranno il relativo avviso di convocazione
per le riunioni della Commissione per il Regolamento.
La seduta è rinviata a martedì 5 novembre 2002, alle ore 18.30,
con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Lo Porto
I - COMUNICAZIONI
II - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:
- "Interventi per l'attuazione del diritto allo studio univer-
sitario in Sicilia" (nn. 271-341/A) (Seguito)
Relatore: On.le Antinoro
III - ELEZIONE DI QUATTRO COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
PER LA GESTIONE DEL FONDO DI ROTAZIONE PER IL COMMERCIO
ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART. 9 DELLA LEGGE REGIONALE
4 AGOSTO 1978, N. 26.
IV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO AMMINISTRATIVO PER
LA GESTIONE DEI FONDI ISTITUITI PRESSO L'IRFIS PER LE
PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO DALLA LEGGE REGIONALE 6
MAGGIO 1981, N. 96.
V - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE
DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.
VI - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
TUTELA DELL'AMBIENTE.
VII - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE PER I
BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.
VIII - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE
DEL CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER
LE SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.
IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
CENTRO REGIONALE PER L'INVENTARIO, LA CATALOGAZIONE E LA
DOCUMENTAZIONE GRAFICA, FOTOGRAFICA, AEROFOTOGRAFICA,
AUDIOVISIVA.
X - ELEZIONE DI SEI COMPONENTI ESPERTI DEL COMITATO REGIONALE
PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.
XI - ELEZIONE DI TRE MEMBRI DEL COMITATO REGIONALE PER LA
PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
PROVINCIALI SCOLASTICI.
XII - ELEZIONE DI CINQUE COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.
XIII - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI PALERMO.
XIV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DELLO IACP DI CATANIA.
XV - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.
XVI - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.
XVII - ELEZIONE DI TRE RAPPRESENTANTI DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.
XVIII - ELEZIONE DI UN COMPONENTE DEL COMITATO DIRETTIVO
DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.
XIX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO
DELL'ISTITUTO REGIONALE DI RICERCA, SPERIMENTAZIONE E
AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.
aLa seduta è tolta alle ore 23.33
(Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 2.30 di giovedì 31
ottobre 2002)