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Resoconto d'Aula della Seduta n. 95 di mercoledì 30 ottobre 2002
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   Presidenza del presidente Lo Porto


     PRESIDENTE.   Avverto  che  del  processo  verbale  della  seduta
  precedente sarà data lettura nella seduta successiva.
       Onorevoli colleghi,  comunico  che  sono  stati  presentati due
  ordini del giorno sui fatti sismici verificatisi nel Catanese.
       Ne do lettura:

    -  n.   151  "Iniziative  di  sostegno  ai  cittadini  interessati
    dall'eruzione dell'Etna", dell'onorevole Nicotra;

                       L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

   PREMESSO che:

    -   la   grave  situazione  determinata  dall'improvvisa  eruzione
    dell'Etna sta segnando  momenti  di  assoluto panico e terrore tra
    gli abitanti della provincia di Catania, in particolare nella zona
    di Linguaglossa ove  ancora  oggi incombe il reale pericolo che la
    colata lavica raggiunga il centro abitato;

    - ancora più grave per i danni riportati è quanto verificatosi nel
    territorio dei comuni di Santa Venerina e Acireale a seguito delle
    scosse sismiche che hanno determinato la paralisi assoluta di ogni
    attività pubblica e privata,

                     IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

    -  ad  avviare   con   ogni   mezzo  possibile  in  suo  possesso,
    un'iniziativa presso  il  Governo  nazionale  tale da consentire a
    tutte le attività economiche e commerciali, d'ottenere una proroga
    sui termini di scadenza  di  pagamento di ogni natura e che dia ai
    cittadini la  possibilità  di beneficiare della stessa proroga per
    ciò che concerne il pagamento delle utenze e dei tributi." (151)

                                                    NICOTRA

       Onorevoli   colleghi,   chiedo   all'Assemblea   di   approvare
  all'unanimità  questo   documento  aggiungendo  da  parte  mia  ogni
  possibile misura in  più  rispetto alla semplice proroga dei termini
  di scadenza così  come  proposta  da  questo  documento,  perché  le
  condizioni delle popolazioni  sono  così disperate che richiedono la
  solidarietà di tutta la Nazione e il pronto intervento del Governo.
       Di identico contenuto è l'ordine del giorno n.  155 "Interventi
  urgenti per fronteggiare la grave situazione determinatasi a seguito
  dell'attività eruttiva  dell'Etna  e  degli  eventi  tellurici nella
  zona", degli  onorevoli  Raiti,  Ferro,  Orlando,  Nicotra, Villari,
  Spampinato, Amendolia, Ortisi, Gurrieri, Ioppolo e Zangara.
       Ne do lettura:

                       L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

   PREMESSO che:

    - il  giorno  28  ottobre, preceduta da scosse sismiche, è ripresa
    violentemente l'attività eruttiva dell'Etna;

    -   l'attività  vulcanica,  accompagnata  da  violente  scosse  di
    terremoto, oltre a mettere in allarme la popolazione, sta causando
    forti danni all'economia, al patrimonio boschivo ed alle cose, sia
    nei paesi  vicini alle nuove bocche vulcaniche, come Linguaglossa,
    sia dei paesi distanti e della città di Catania;

    - ad  essere  danneggiata  è  stata  la  gran parte delle attività
    economiche   di   Linguaglossa,  sia  turistiche  quali  alberghi,
    ristoranti e  negozi, sia agricole, infatti sono andati distrutti,
    ad oggi, circa  400  Ha di bosco della pineta "Ragabo", centro del
    Parco dell'Etna,  polmone  verde  della  Sicilia,  una  tra le più
    imponenti pinete d'Europa;

    - è andata distrutta la stazione sciistica internazionale di Piano
    Provenzana con tutte le strutture accessorie;

    - gli eventi tellurici hanno danneggiato gravemente le città di S.
    Venerina,   Acireale,   Zafferana,   Milo,  Giarre,  Linguaglossa,
    Castiglione di Sicilia, Piedimonte Etneo, Randazzo, etc.;

    - solo nella  città  di  S.  Venerina ci sono un migliaio di senza
    tetto;

    CONSIDERATO CHE:

    - gli  imprenditori  hanno  ricevuto un ennesimo colpo durissimo e
    molte famiglie hanno perso la loro unica forma di sostentamento;

    - molti cittadini della zona colpita dal sisma hanno perso la loro
    casa;

    - le  attività  produttive  ed agricole della provincia di Catania
    hanno subito un colpo durissimo,

                     IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

    - a  intervenire  immediatamente  presso  il  Governo  nazionale e
    presso l'Unione  europea  affinché  venga riconosciuto lo stato di
    calamità  naturale utilizzando gli strumenti finanziari idonei per
    evitare il collasso economico dell'economia locale della provincia
    di Catania;

    - ad intervenire in proprio ed anche presso il Governo nazionale e
    la  Commissione  europea  per  attivare,  urgentemente,  tutte  le
    risorse  disponibili  per  fronteggiare la disastrosa situazione e
    per   ricostruire   il   tessuto  socio-economico  non  appena  si
    fermeranno i fenomeni calamitosi." (155)

       Anche per questo  ordine  del  giorno sollecito il voto unanime
  dell'Assemblea.
       Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 151.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 155.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)


   Presidenza del presidente Lo Porto


    DISCUSSIONE  DEL  DISEGNO  DI  LEGGE  "NORMA  PER  LA  PROROGA  DI
    CONTRATTI PER L'ATTIVITÀ DI CATALOGAZIONE" (509/A)

     PRESIDENTE.  Si   passa  al  II  punto  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
       Si procede con  la  discussione  del  disegno di legge n. 509/A
  "Norma per la proroga di contratti per l'attività di catalogazione".
       Invito i componenti  la V Commissione a prendere posto al banco
  delle commissioni.
       Ha facoltà  di  parlare  il  relatore,  onorevole Antinoro, per
  svolgere la relazione.

     ANTINORO, presidente  della Commissione e relatore. Mi rimetto al
  testo della relazione scritta.

     PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

     GRANATA, assessore per  i  beni  culturali  e ambientali e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     Granata, assessore per  i  beni  culturali  e ambientali e per la
  pubblica   istruzione.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,
  innanzitutto devo  ringraziare  per  la sensibilità dimostrata dalla
  Presidenza  dell'Assemblea   regionale   siciliana   e  da  tutti  i
  capigruppo che  rappresentano  il Parlamento della Regione siciliana
  che hanno  consentito  un  iter  procedurale  particolare  a  questo
  disegno di legge che,  di  fatto, non è un semplice disegno di legge
  di   proroga    di    un   segmento   di   professionalità   interno
  all'amministrazione dei beni culturali della Regione siciliana.
       Questo  disegno  di  legge  serve  sostanzialmente a garantire,
  attraverso un  intervento  coperto  interamente  con  fondi ordinari
  residui dell'Assessorato dei Beni culturali, la prosecuzione di quel
  prezioso rapporto  e  di  quel  prezioso  apporto di professionalità
  all'Amministrazione dei  beni  culturali  dei lavoratori ex articolo
  111 (più  comunemente  intesi  come 'catalogatori'), che svolgono un
  ruolo  di   catalogazione   dei  beni  culturali.  Ruolo  più  volte
  sottolineato dalle  più  importanti  e prestigiose organizzazioni ed
  organismi legati  all'organizzazione dei beni culturali stessi, come
  essenziale al  fine  della  conoscenza,  della valorizzazione, della
  fruizione  e  soprattutto  della  tutela  del  patrimonio  culturale
  siciliano e regionale.
       Tutti i parlamentari,  soprattutto  coloro  i quali sono da più
  tempo all'interno  di  questo  Parlamento,  hanno  potuto apprezzare
  l'apporto  che  questi  professionisti hanno dato all'organizzazione
  del sistema  dei  beni  culturali siciliani: un apporto univocamente
  riconosciuto. E posso  dire,  senza  paura  di  essere smentito, che
  questo provvedimento  riguardante  i  lavoratori  ex  articolo  111,
  importante segmento  di professionalità, è l'unico provvedimento che
  ha  sempre  ottenuto   l'unanimità  da  parte  del  Parlamento,  sia
  relativamente a  provvedimenti  legislativi che hanno caratterizzato
  la tormentata storia  di questo drappello di lavoratori, sia il loro
  riconoscimento  come   essenziali   per  la  funzione  che  svolgono
  all'interno delle Sovrintendenze.
       Non è un caso,  non  è un fatto casuale, ma è un riconoscimento
  implicito che  le  forze  politiche  e  parlamentari  che  conoscono
  l'organizzazione del sistema hanno attribuito a questo settore.
       Proverò a spiegare  all'  Aula,  per  rispetto  del  Parlamento
  stesso, un tema  che  deve essere chiaro, ma evidentemente purtroppo
  non interessa tutti, ne  prendo  atto,  però io ho il dovere di dare
  tale  chiarimento   per   rispetto   nei  confronti  del  Presidente
  dell'Assemblea, dei gruppi  parlamentari  e  dei loro presidenti che
  hanno fortemente voluto questo intervento.
       Non  è un  intervento  -  e  potrebbe  già  essere  considerato
  importante per questo  -  che, attraverso una rimodulazione di fondi
  interni all'Assessorato  beni  culturali,  assicuri  una  continuità
  retributiva  ad  un   servizio   essenziale   per  la  tutela  e  la
  valorizzazione dei  beni  culturali;  è un provvedimento essenziale,
  anzi propedeutico ad un progetto più ampio, inserito all'interno del
  complemento di  programmazione,  che consentirà di utilizzare questi
  lavoratori,    questi    professionisti,    questo    segmento    di
  professionalità  in   quella   essenziale   opera  di  catalogazione
  propedeutica alla tutela  ed alla fruizione, alla valorizzazione del
  patrimonio culturale della Regione siciliana.
       Perché   tutto   questo?   Perché  così  come  è  formulato  il
  complemento  di  programmazione, questa  categoria di soggetti viene
  oggettivamente individuata  per  la  professionalità  e  può  essere
  salvaguardata perché  utile.
       Pertanto,  non  è  un  procedimento  né  assistenziale,  né  di
  prosecuzione di  precariato,  ma  è  utile  alla  Regione e per esso
  si utilizzano fondi  europei.
       Se a ciò aggiungiamo che questo provvedimento è sostanzialmente
  propedeutico alla prosecuzione del rapporto di lavoro, che è a costo
  zero per la  Regione,  perché  ciò  che  oggi  anticipiamo  con  una
  partita di giro  sarà restituito dalla Comunità Europea attraverso i
  fondi di Agenda  2000  alla  Regione siciliana, ci rendiamo conto di
  un'altra  delle  motivazioni  per  cui  questo  provvedimento  viene
  richiesto  e  sostenuto   con   l'urgenza  che  questo  comporta  al
  Parlamento.
       Voglio anche andare oltre, e questo interessa quei parlamentari
  che hanno avuto e stanno avendo la bontà di ascoltare le motivazioni
  del provvedimento. Io  credo,  signor Presidente - glielo dico fuori
  dalla metafora del ragionamento sul disegno di legge - che ci sia un
  fatto di civiltà  all'interno di un Parlamento, lo voglio dire anche
  se qualcuno potrebbe  rispondermi  che  dico la parola più sbagliata
  nel momento meno adatto, perchè voglio trovare consenso. Ma non è un
  fatto  personale  nè   è   mosso   da  motivazioni  individuali:  ho
  riconosciuto politicamente che i catalogatori sono patrimonio comune
  della Regione siciliana.
       Scusate, trovo inaccettabile che  un  Parlamento possa lavorare
  in  queste condizioni: non  è  pensabile,  infatti,  l'utilizzo  dei
  telefoni cellulari all'interno di un'Aula parlamentare.
       Quindi,  aperta  e  chiusa  questa  parentesi  che   forse   mi
  alienerà ulteriormente qualche  simpatia, tale è   la mia volontà di
  intervento, così come  è  stata dichiarata in sede di Conferenza dei
  capigruppo.

     PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi invito a consentire al Governo
  di concludere l'intervento. Prego, assessore Granata.

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali e ambientali e per la
  pubblica  istruzione.  Grazie, signor  Presidente.
       Dicevo che  questo intervento introduttivo serve innanzitutto a
  sgombrare il campo da  una  motivazione  che non è nè pretestuosa nè
  portata all'ultimo momento all'attenzione del Parlamento che, con la
  scusa  dell'urgenza,  riesce  a  carpire  una  procedura  accelerata
  rispetto alla prassi parlamentare.
       Questa procedura è  dovuta,  ed è richiesta dalla particolarità
  della questione.  E'  utile, propedeutica ed è condizione essenziale
  non soltanto per  la  prosecuzione  del rapporto di lavoro di questi
  lavoratori, ma anche  per  la prospettiva del progetto.
       Allo stesso  tempo,  dico  ufficialmente, e concludo su questo,
  che  questa  procedura  così  come  codificata  è  il  progetto  che
  interessa    il    complemento    di    programmazione,    interessa
  esclusivamente, se il  Parlamento  riterrà  e  il Governo ritiene, e
  comunque come  formulata questa proroga e questa procedura interessa
  i lavoratori ex  articolo  111.  Esco  dalla  metafora  e  chiarisco
  collettivamente  in   un   dibattito   parlamentare  ciò  che  si  è
  vociferato.  Il   complemento   di   programmazione   individua   la
  possibilità di  finanziare  attività  di  catalogazione per seicento
  unità.
       Queste seicento unità, così come individuate dal complemento di
  programmazione,  sono  un  numero  maggiore  rispetto  alla  attuale
  consistenza del gruppo dei lavoratori ex articolo 111.

     SPEZIALE. Quanti sono?

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali e ambientali e per la
  pubblica istruzione. Il  numero  preciso  non  lo conosco, ma quelli
  attualmente in servizio sono tra  450 e 460.

     SPEZIALE. Sono 442.

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali e ambientali e per la
  pubblica istruzione.  Saranno  442;  non  ho motivo di  contraddirla
  sul numero.
       Ciò che  conta  è  che  sono  quelli attualmente in servizio ex
  articolo  111, quindi  non  è  un  dato  qualsiasi  che  può  essere
  stravolto  perchè  è   il   dato  che  risulta  dall'organico  delle
  Soprintendenze, dai rapporti di lavoro che questi soggetti hanno con
  le  nuove  Soprintendenze  della  Regione  siciliana.  Saranno  442,
  saranno 448, saranno 453. Sono gli ex articolo 111.
       Questo progetto è propedeutico al loro inserimento nel progetto
  che poi abbiamo presentato e che con i fondi europei garantirà per i
  prossimi quattro anni la catalogazione dei beni culturali.
       Il Parlamento, non  il Governo, può, anzi lo chiedo io, seguire
  due strade:  o dire  al  Governo,  se tutti sono interessati, che il
  progetto presentato viene finalizzato alla sola contrattualizzazione
  per i quattro anni dei  442  o  448  ex articolo 111; o può dire che
  viene autorizzato  per questo drappello di lavoratori oggettivamente
  individuati, e che per  la  misura  che  colmano  i  600  può essere
  individuata una procedura  di  evidenza  pubblica con il possesso di
  alcuni  requisiti,  che   poi   danno   accesso   a   un   tipo   di
  contrattualizzazione diversa rispetto  agli ex articolo 111, che può
  essere quella di contratto di prestazione d'opera occasionale.
       Sono due strade che  vedono entrambe favorevole il Governo, nel
  senso che il Governo non  ha  nè  la necessità nè l'intenzione nè il
  progetto nè il  programma  nè tantomeno il sotterfugio di volere far
  passare con questa  norma,  una  norma che, in prospettiva, allarghi
  questo numero di lavoratori.  Anzi,  dirò  di più.  Il Governo ha la
  possibilità concreta, oggettiva  e dimostrabile che questo numero di
  lavoratori anziché  aumentare, per la prima volta nella storia di un
  segmento seppur  nobile  e  professionalizzato  di  precariato, sarà
  numericamente minore. Infatti, i circa 450 ex articolo 111 iniziali,
  nel  corso  dei  prossimi  due,  tre,  quattro  anni,  via  via  che
  scorreranno le graduatorie  del  concorso dei beni culturali, dove è
  riservata loro una quota  di  riserva del 28 - 30%, si ridurranno ad
  un numero di gran lunga inferiore.
       Perché ho voluto dire tutto questo?
       Perché  è  circolata  insistentemente, nel  Parlamento e tra le
  forze  politiche,  la  voce  che  questa  procedura accelerata fosse
  propedeutica  ad  agevolare un procedimento di allargamento degli ex
  art. 111 con altri soggetti. Nulla di tutto questo
       Vi dico ancora di  più.  Se il Parlamento nella sua sovranità -
  il Governo non è tenuto a fare questo, ma certamente il Parlamento è
  sovrano anche nelle scelte del Governo ed io credo a questa forma di
  concertazione fra Governo  e  Parlamento - riterrà con un ordine del
  giorno di voler  blindare agli ex articolo 111 anche la prosecuzione
  dell'attività di  catalogazione,  voterò  con  parere  favorevole  e
  blinderò questo agli ex articolo 111.
       Tutto  questo  per  dire  che  l'unico  interesse  politico del
  Parlamento, della  Commissione  che  ha  seguito in modo puntuale ed
  approfondito la  questione  e  del Governo, è quello di garantire la
  possibilità per la  Regione  di continuare ad avvalersi a costo zero
  di importanti professionalità  -  in alcuni casi fondamentali per la
  stessa vita delle Sovrintendenze - e allo stesso modo di un servizio
  che, per chi non  lo  sapesse  o  per  chi  lo  considerasse come un
  termine  vago, è  propedeutico  a  qualsiasi  attività  legata  alla
  valorizzazione  e  alla   tutela  dei  beni  culturali.  Non  esiste
  valorizzazione nè tutela se  non  si  sa  cosa  si possiede, dove si
  possiede, come si possiede e come può essere organizzato.
       Senza questi lavoratori, noi  non siamo in grado di fare questo
  tipo di  operazione. Dovremmo ricorrere ad esterni, a privati, a non
  so cos'altro, per potere fare questo tipo di servizio.
       Per questo motivo ringrazio sentitamente il Parlamento, tutti i
  parlamentari. Sento di  dover dire che stasera siete molto numerosi,
  è un bel segnale sopratutto per quei parlamentari della provincia di
  Catania che avrebbero  il diritto, anche sul piano morale, di essere
  presenti in altri  luoghi  e  invece  sono   qui presenti. Questo va
  sottolineato e sopratutto  va  sottolineata  la volontà da parte del
  Governo di avere voluto  chiarire  gli  intendimenti che non sono nè
  ultimativi, onorevole  Speziale,  nè di pressione, nè di sotterfugio
  da parte del Governo nei confronti del Parlamento su questo segmento
  di lavoratori  che  sempre,  tutti  insieme,  abbiamo  difeso perché
  convinti  che  sono  utili  alla  gestione  pubblica  della  cultura
  siciliana.

     PRESIDENTE.   Comunico  che  è  stato  presentato  dall'onorevole
  Giannopolo   l'ordine   del  giorno  n.  153:  "Procedura  selettiva
  pubblica  nel  reclutamento del personale addetto alla catalogazione
  dei beni culturali". Ne do lettura:

   PREMESSO che:

        - il Complemento  di  programmazione  P.O.R. Sicilia 2000-2006
          all'Asse  risorse  culturali  prevede  la  misura  2.1.2.  -
          Sistemazione e  divulgazione  delle  conoscenze articolata a
          sua volta nelle azioni A, B, C e D;

   RILEVATO in particolare che l'Azienda A della misura 2.1.2. prevede
           la stipula di 600 contratti di diritto privato con soggetti
           dalle  "liste   di   disoccupazione",   per  l'attività  di
           catalogazioone finalizzata  alla realizzazione del Catalogo
           unico  informatizzato regionale  e  che  tale  attività  va
           ricollegata a sua volta  a  quelle  svolte  in  passato  in
           attuazione delle leggi  41/85, articolo 15, legge regionale
           25/93, art. 111, legge 160/88;

   ATTESO che il cronogramma dell'Azione A prevede il reclutamento del
           personale /in numero di  600)  in  diverse fasi e che nelle
           intenzioni del governo  il personale utilizzato ex art. 111
           della l.r. 25/93 dovrebbe essere inquadrato, anche in forza
           dell'accordo con le  organizzazioni  sindacali  in  data 18
           luglio  e  1    agosto   2002,   con  contratto  di  lavoro
           subordinato di diritto privato al quale applicare il regime
           contrattuale   previsto   dal   CCNL   sottoscritto   dalla
           Federculture;

   RITENUTO che nel condividere  la  previsione del rapporto di lavoro
           subordinato  e   allo   scopo   di   renderla  applicabile,
           andrebbero  tuttavia  richiamate  le  disposizioni  di  cui
           all'art. 35 comma 1, punto a)  e  comma 3 e di cui all'art.
           36 del decreto legislativo  n.  165  del  30 marzo 2001, al
           quale  deve fare  riferimento  la  Regione  siciliana,  che
           individuano procedure  selettive pubbliche nel reclutamento
           del personale per  contratti  di lavoro a tempo determinato
           quali quelli in questione;

   RITENUTO altresì   che    le   procedure   di   evidenza   pubblica
           nell'affidamento a terzi di incarichi e funzioni volte alla
           attuazione di progetti comunitari non sono derogabili e che
           semmai andrebbe  concertata  con  l'attività comunitaria di
           sorveglianza,  l'individuazione   di   quei  requisiti  che
           possano meglio  contribuire  ad  attivare l'obiettivo della
           realizzazione del Catalogo  Unico  dei Beni culturali dando
           ad  esempio  priorità,   nel   contesto  di  una  procedura
           selettiva pubblica, a coloro  i quali in passato sono stati
           impegnati in attività  di  catalogazione  in  rapporto  con
           pubbliche amministrazioni;

   TENUTO CONTO, inoltre, che  va  comunque  definita  la  platea  dei
           soggetti ex art.  111  l.r.  25/93  quale quella risultante
           anche a seguito  della  definizione del contenzioso davanti
           agli organi giurisdizionali amministrativi,

                     IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

        - a definire il progetto  relativo  alla misura 2.1.2 Azione A
          del Complemento di  programmazione POR Sicilia prevedendo la
          procedura selettiva  pubblica nel reclutamento del personale
          pari a 600 unità  per  la  stipula  del contratto di diritto
          privato  di  lavoro  subordinato  individuando  altresì  nel
          personale ex art. 111,  l.r.  25/93 che aveva già svolto per
          conto    dell'amministrazione    regionale   l'attività   di
          catalogazione o di  altro  personale  che  aveva svolto tale
          attività o per  conto di altre amministrazioni, una priorità
          in termini di  punteggio nella definizione della graduatoria
          dalla quale dovrà  attingersi fino alla copertura del numero
          di unità necessarie o in caso di successivo scorrimento;

        - ad applicare la proroga della utilizzazione dei catalogatori
          a  quei  soggetti   ai   quali  sono  stati  riconosciuti  i
          requisiti. (153)

                                                    GIANNOPOLO

     GIANNOPOLO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GIANNOPOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
  dire  che  il disegno di legge in questione è quanto mai opportuno e
  condivisibile nella sostanza, anche se giunge tardivamente. Infatti,
  che la scadenza fosse quella del 31 ottobre 2002 era noto da tempo e
  che il complemento di  programmazione  fosse stato approvato e messo
  in funzione da mesi, da anni,  da  qualche  anno  era  anche noto da
  tempo.
       Quindi,  a  me pare questo un modo di  procedere  che  dovrebbe
  essere eliminato dalla prassi di un Governo regionale che ha davanti
  a se' tutti gli strumenti per fare, invece, una programmazione certa
  e per evitare che il Parlamento sia costretto a rincorrere le date.
       Vorrei persino dire che il disegno di  legge  poteva  benissimo
  essere discusso anche a fine sessione estiva  poiché  l'argomento fu
  affrontato in sede di confronto con le organizzazioni sindacali e fu
  dato avvio alla stesura  del  progetto  previsto dall'azione A della
  misura 2.1.2 del Complemento  di  programmazione.  Nel corso di tale
  incontro con le organizzazioni sindacali, tenutosi il 18 luglio 2002
  e  l'1  agosto 2002, fu  stabilito  il  principio  che  il  Governo,
  l'Assessore che ha firmato, si impegnava a garantire il contratto di
  lavoro di diritto privato  di  tipo  subordinato  nella prosecuzione
  dell'attività di catalogazione.
       Vorrei, quindi, che fosse evidenziato il fatto  che il Governo,
  da  questo  punto  di  vista,  non sta offrendo  di  sé  un'immagine
  positiva, nel senso della capacità di programmazione, della capacità
  di indirizzare gli eventi in termini più sereni, più specifici.
       In  secondo  luogo,  mi  preme  dire  che  è  vero  che  stiamo
  impegnando risorse sul  bilancio  regionale,  e  segnatamente  sulla
  rubrica Beni culturali, e so benissimo che esiste l'intenzione - non
  solo su queste somme, ma anche  su  altre che riguardano la spesa in
  materia di beni culturali, compatibile  con  le  misure  del  POR  -
  essendo tutte somme che  possono  essere  rendicontate  all'  Unione
  Europea e, quindi, rimborsate alla  Regione come anche ad altri enti
  sottoposti a controllo e  vigilanza...  Però,  vorrei  qui  dire che
  l'attività di catalogazione svolta sino  ad  ora è carente in alcune
  parti, che sono le  parti  fondamentali  previste dalla misura 2.1.2
  del Complemento di programmazione.
       Gradirei  che l'Assessore mi ascoltasse perché  vorrei  evitare
  che  si dicesse tra sei mesi  che  non era stato  chiaro. Il Governo
  regionale  può  presentare   queste   somme   a  rendicontazione  se
  garantisce l'attività di catalogazione negli stessi termini in cui è
  previsto nella misura 2.1.2.
       Chiedo all'Assessore se si sente di affermare che l'attività di
  catalogazione  svolta sino ad  ora  è  perfettamente  compatibile  o
  prevedibile  con quella della  misura  2.1.2.  A  me,  infatti,  non
  risulta che sia così e, quindi,  o  si  pone riparo subito a questo,
  altrimenti sono somme che  non  vedremo  mai  a  rendicontazione  e,
  quindi,  rimborsabili.  Questa è  la  prima  questione.
       La seconda questione riguarda  il  fatto  che il Complemento di
  programmazione prevede la stipula di contratti di diritto privato.
       Vorrei ricordare all'Assessore e a tutti quanti  che la dizione
  "contratti di diritto privato" di per sé individua  solo  una  parte
  della fattispecie, perché  contratti  di diritto privato ormai, come
  l'Assessore dovrebbe sapere, sono  tutti  i contratti della pubblica
  Amministrazione.
       Bisognerebbe aggiungere se si tratta di  contratti  di  diritto
  privato riferiti al lavoro subordinato o al  lavoro autonomo, perché
  se noi lo riferiamo al  lavoro  subordinato  -  e  l'Assessore  si é
  impegnato  con  le   organizzazioni  sindacali  a  concepire  questo
  contratto di diritto privato come lavoro subordinato a cui applicare
  non più il contratto dei  metalmeccanici,  come  é stato fino ad ora
  per i catalogatori, ma ad applicare il nuovo contratto, quello della
  Federculture, che è quello  più confacente, più consono alla materia
  -, se la fattispecie, il  contratto  di  lavoro  di  diritto privato
  subordinato e parlando di una fattispecie di affidamento di funzioni
  che  discendono non solo  da  regolamenti  comunitari  ma  anche  da
  risorse comunitarie, dovremmo tutti  sapere che la evidenza pubblica
  non solo è una prerogativa ma un obbligo.
       C'è di più: la evidenza pubblica per il  contratto  di  diritto
  privato di lavoro subordinato, la Regione siciliana  è  obbligata  a
  farlo con procedure selettive  di  evidenza  pubblica, come recitano
  gli articoli 35 e 36 del decreto legislativo numero 165 del 30 marzo
  2001. Infatti, il contratto  di  lavoro  autonomo,  cui si riferisce
  l'Assessore, che è quello che può essere dato legittimamente intuitu
  personae non per le regole  comunitarie  ma per le regole statali, é
  fissato  solo  dall'articolo 7.  Ma  lì  parliamo  di  contratto  di
  collaborazione.
       Io credo che l'Assessore e il Governo si  stiano  apprestando -
  lo dico per evitare di fare  errori  e  per  correggere  le cose per
  tempo  -  a fare una  grande  confusione  che  si  ripercuoterà  sui
  catalogatori.
       Allora,  se  il  Governo  sceglie  il   contratto   di   lavoro
  subordinato  così  come é  giusto che sia, perché  io  condivido  il
  protocollo con le organizzazioni  sindacali  stipulato a luglio e ad
  agosto  e  condivido  anche   la   previsione   del  Complemento  di
  programmazione, l'Assessore farebbe  bene  a  sottoporre  all'Unione
  Europea una procedura  selettiva  di  evidenza  pubblica, stabilendo
  semmai  il  principio  che   i  catalogatori,  poiché  hanno  svolto
  attività presso l' Amministrazione regionale, hanno una priorità.
       Ma  questo è garanzia anche  per  la  restante  parte  dei  158
  successivi.  Infatti,  se  noi   facciamo  una  graduatoria  ed  una
  procedura selettiva pubblica, ci saranno  anche  non  solo  i  442 -
  Assessore, sono 442 e non 452,  perché  il  CGA  di recente ha detto
  che dieci non avevano i requisiti -...

     CINTOLA. E allora?

     GIANNOPOLO. Onorevole Cintola, allora è bene che lo  si  dica,  è
  bene che lo sappia anche lei che  sono  442  e non 452. Dopodiché, i
  158 per arrivare a 600,  saranno  inseriti in una graduatoria che si
  potrà scorrere perché dei  442  catalogatori,  fatti  i concorsi nel
  ruolo tecnico dei Beni  culturali,  alcuni  vinceranno  il concorso,
  libereranno questi posti e così scorrerà la graduatoria.
       Pertanto, onorevole Assessore, invito a valutare  con esattezza
  le questioni che abbiamo di fronte, ed in tal senso ho presentato un
  ordine del giorno che impegna  il  Governo  a  svolgere le procedure
  subito, ad attivare subito  le procedure selettive pubbliche, perché
  ho l'impressione che a questa  condizione  forse  non ci sia neanche
  bisogno del parere dell'Unione  Europea.  Ma  tale  parere noi siamo
  costretti  a  chiederlo perché  si  voleva  fare  cosa  diversa.  E,
  giustamente, poiché si muta il Complemento di programmazione, poiché
  si vuole derogare a regole comunitarie, si deve andare a chiedere il
  permesso.
       Se noi facciamo tutto  secondo  ciò  che è previsto dal decreto
  legislativo,  dal   regolamento   comunitario,  dal  complemento  di
  programmazione,  non abbiamo  bisogno  di  chiedere  il  permesso  a
  nessuno. Lo possiamo fare subito.

     CINTOLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me sembrava che
  la riunione dei capigruppo  di  oggi  avesse  fatto un passo avanti,
  fortemente avanti, e  che  il Governo, sulla richiesta dell'evidenza
  pubblica per tutti  coloro  i  quali  nel  progetto debbono entrare,
  oltre i catalogatori  di cui parliamo, abbia assunto precisi impegni
  e abbia, quindi, dato  già  la  definizione  al  problema che stiamo
  trattando.
       A me pare  che  l'onorevole Giannopolo nel suo intervento abbia
  detto cose che possono  essere  giuste, e  sono  giuste, se le mette
  dentro il fatto che  tutti  insieme abbiamo deciso di fare un ordine
  del giorno, firmato da tutti i capigruppo, da far votare in Aula...

                             (Brusìo in Aula)

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali  ed ambientali e per la
  pubblica istruzione. Ma  è  possibile continuare in questo modo? Qui
  ragioniamo di questioni complicate

     CINTOLA.    Signor   Presidente,   noi   stiamo   preparando   il
  Regolamento.

     PRESIDENTE. Speriamo presto

     CINTOLA.  Credo  che  il  primo  punto  che  affideremo  al nuovo
  Regolamento sarà quello che i telefonini si tengono a casa e che non
  possono stare aperti mentre si è in Aula.

     PRESIDENTE. Onorevole Cintola, si attenga all'argomento.

     CINTOLA. E' difficile, signor Presidente, perché  debbo alzare la
  voce e poi mi accorgo che disturbo i colleghi e, quindi, posso anche
  fermarmi.
       Poi  non  ci  possiamo  lamentare  quando  si commettono errori
  d'Aula  che provengono anche dal fatto che diamo scarsa attenzione a
  regolamenti,  a  procedure,  per  cui  io  ritengo che non ci sia un
  dibattito  di  contrapposizione  tra maggioranza e minoranza. C'è la
  volontà di andare a scrivere insieme l'ordine del giorno che impegni
  il Governo a rispettare regole di trasparenza e di evidenza pubblica
  forti in modo da poter evitare quel sospetto che si vuole insinuare:
  che il  Governo  faccia  450 o 442 - ecco, accolgo anche quanto dice
  l'onorevole Giannopolo  -  sono  442 e non 452, e che il resto venga
  collegato  solo  ad  un  potere  dell'Esecutivo  che assume parenti,
  amici,   segretari   di   sezione,  consiglieri  comunali,  deputati
  'trombati'.  Li  abbiamo  pure  assunti  e  non  è  successo nessuno
  scandalo.
       Abbiamo detto  che  era normale e giusto che per tutti ci fosse
  lo spazio  per  avere  un  posto  di  lavoro  e  che  non ci fossero
  preclusioni specifiche nei confronti di qualcuno.
       Allora, di buzzo  buono,  mettiamoci a lavorare, intanto che si
  va  a  votare  la legge, siamo in numero sufficiente per potere dire
  una  parola  definitiva  su una legge che consenta al bilancio della
  Regione  siciliana  di  snellire 400 stipendi per dieci anni. E' una
  assurdità sulla quale non si può cavillare.
       Comprendo   l'atteggiamento   serio,   sobrio,   dell'onorevole
  Giannopolo, che considero uno dei deputati più attenti, anche quando
  va oltre  il  suo  stesso  potere  di firma. Ma arriviamo al dunque:
  avevamo cominciato con l'essere considerati un'Assemblea di un certo
  tipo, anche  con  alcuni accorgimenti seri che dall'esterno ci hanno
  dato sulle leggi che abbiamo fatto, che non sono 'inciuci', che sono
  passate anche con l'apporto forte, vero, sostanziale della minoranza
  che ha lavorato perché la Sicilia decolli.
       Ebbene, ora siamo alla  presenza  di un  fatto che è immediato,
  che, purtroppo, non  può  essere  più affrontato. Se perdiamo ancora
  tempo, abbiamo  chiuso   Ed  io  dico  che  non  c'è  né  Governo né
  maggioranza che tenga.
       C'è la  necessità che in due minuti questa legge venga fatta  E
  che ci sia l'atteggiamento forte di un ordine del giorno che impegni
  il  Governo  a  quella  trasparenza, a quella evidenza pubblica alla
  quale lei  si appella e ci siamo appellati tutti insieme. Non c'è un
  primo che  ha  firmato  un  ordine  del  giorno.  Ci  sono  tutti  i
  capigruppo  che  firmeranno  quell'ordine  del  giorno, con i dovuti
  accorgimenti, in maniera tale che sia plausibile.
       Non cominciamo a mettere le  mani avanti in questi momenti e  a
  dire se Comunità o non  Comunità,  perché  nel momento stesso in cui
  facciamo  questi  discorsi,  noi  rischiamo di perdere questi soldi,
  perché   sarà  l'Europa  a  dire  all'onorevole  Giannopolo  che  ha
  ragione.  Ma quando avrà dato ragione all'onorevole Giannopolo, avrà
  dato  torto  a  400  stipendi  per dieci anni che saranno ancora sul
  'groppone' del bilancio della Regione siciliana.
       Rivolgo  questo  appello  con  umiltà.  Sto registrando che non
  sempre abbiamo  un  Governo  puntuale.
       Ieri  sera  ne  abbiamo vista un'altra in Commissione Bilancio.
  E' vero,  ci  sono  delle  cose che debbono essere oleate in termini
  differenti, ma  quando c'è in ballo l'interesse generale della gente
  e del  bilancio della Regione siciliana, io dico:  mettiamo da parte
  l'ideologia, andiamo  a  concretizzare  i  fatti  che  ci portano ad
  essere  uniti,  scriviamo  l'ordine  del giorno, diamo un bel voto a
  questa  legge e diciamo che, almeno oggi, questa Assemblea si merita
  gli stipendi che prendiamo.

     TURANO. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     TURANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di essere
  breve  perché  oggi,  tutto  sommato, diciamolo, viene consumata una
  violenza  ai  danni  dei  parlamentari  che vogliono fare soltanto i
  parlamentari,   che   vengono  in  questa  Aula,  che  rappresentano
  interessi  legittimi  di  parte della popolazione siciliana e che si
  trovano  costretti  a  rincorrere,  'ad  horas' direi, provvedimenti
  importanti  su cui poi l'appello al buon senso, alla ragionevolezza,
  alla  disponibilità di ogni singola persona, porta al sacrificio del
  mandato  parlamentare  che  un  deputato  ha  ricevuto  per trattare
  argomenti di questa importanza.
       L' onorevole Cintola fa appello al buon senso e credo che tutta
  l'Aula  lo  raccolga. Ma quando l'onorevole Giannopolo evidenzia che
  un  provvedimento  di  questo  tipo  arriva l'ultimo giorno, dice la
  verità  Ed io lo so che l'assessore Granata spesso arriva all'ultimo
  minuto, quando non arriva.
       E però, perché un provvedimento di questo tipo arriva oggi, non
  dico che lo vogliamo capire,  perché delle due l'una: o il Governo è
  in buona fede, come io  credo  che  sia, e porta un provvedimento in
  Aula un  po'  tardi,  o  lo  fa  per qualche fine che certamente non
  appartiene a questo Governo, non appartiene a questo Presidente, non
  appartiene a questo Assessore.
       Ma, io, da parlamentare,  che  cosa devo fare per esercitare un
  mio legittimo diritto, che è quello di capire la legge, di emendarla
  se la ritengo emendabile e di sottoporre al voto dei colleghi quello
  che è giusto che un parlamentare faccia?
       Oggi  non  lo  posso  fare,  non  lo voglio fare ed intervengo,
  assessore  Granata  vorrei che lei mi seguisse, perché siccome lei è
  attento nel rimproverare...

     GRANATA, assessore per i  beni  culturali  ed ambientali e per la
  pubblica istruzione. La sto seguendo con attenzione.

     TURANO. Grazie, onorevole assessore.  Dicevo, un provvedimento di
  questo  tipo,  oggi,  lo  possiamo  prendere  così  come arriva, non
  possiamo intervenire. Non possiamo fare null'altro che osservare. E,
  devo  dire,  non  è  un  problema di minoranza o di maggioranza. Una
  volta  ogni  tanto  la  minoranza  è  riuscita,  con  l'aiuto  della
  minoranza si sono fatte le leggi, anche questa per certi versi è una
  cosa sulla quale dobbiamo riflettere, perché  quando la minoranza ha
  fatto  le  leggi in maniera costruttiva ha condizionato le leggi. Ma
  questo  fa  parte  di  un  altro  ragionamento  che  poi ognuno farà
  all'interno dei propri Gruppi.
       Ora, io dico una  cosa  importante. Oggi abbiamo due strumenti:
  una legge che  dobbiamo  approvare  tout court,  così  com'è,  senza
  alcuna possibilità e un  ordine  del  giorno  che, purtroppo, non  è
  emendabile.  La legge  emendabile non la possiamo emendare, l'ordine
  del giorno non emendabile lo dobbiamo accettare.
       Un altro ancora, e  prima  che  lo  si presenti vorrei chiedere
  all'onorevole Cintola di  farmelo  leggere.  Io, per esempio, volevo
  intervenire per rappresentare  una  necessità  di alcuni ragazzi che
  hanno lavorato per la  Regione  siciliana nel 1994, forse prima, con
  un contratto con  una  società,  l'Exsus,  finanziata  con lo stesso
  progetto.
       Sul tavolo dell'assessore c'è una nota a firma del responsabile
  dell'Ufficio, la dottoressa Perino, che dice che per un mero refuso,
  quando fu fatta  la  relazione,  furono  inseriti quelli del Barocco
  1-3, intendendo dire 1, 2  e  3  e,  invece,  di  fatto,  quelli del
  Barocco  2  che non sono stati scritti, sono stati esclusi.
       Allora,  io mi chiedo: questi ragazzi che hanno lavorato per la
  pubblica   Amministrazione,   che  non  sono  entrati  a  far  parte
  dell'articolo  111 della legge numero 25 del 1993, che hanno reso lo
  stesso  servizio,  sono  tra i ragazzi che rientrano nel progetto di
  catalogazione  presentato  tempo  fa  dall'Assessore  e  che prevede
  l'assunzione  di  600 unità, ivi compresi i 400 che già lavorano per
  la Regione o no?
       Tecnicamente non ho alcuno strumento per farlo, posso fare solo
  appello al  buonsenso  dell'Assessore  affinché  raccolga questa mia
  disponibilità nel fare  camminare  la  legge,  affinché  raccolga la
  richiesta  che  sto   facendo  per  darmi  una  risposta  prima  del
  completamento dei lavori d'Aula.  E  non  è  un modo in cui dobbiamo
  procedere, perché  diversamente  costituisce  pregiudiziale e se una
  pregiudiziale,  seppur  morale,  viene  posta, è  una  pregiudiziale
  pesante. Perché  se qua i provvedimenti arrivano, di volta in volta,
  all'ultimo  minuto, senza che si possano emendare, io sono costretto
  a combattere o con la coscienza di parlamentare che vuole affrontare
  un problema  o  con  la  coscienza  di  un  uomo  che non vuole fare
  licenziare persone.
       Vorrei che la  Presidenza  dell'Assemblea,  che  mi  ha seguito
  attentamente, facesse buon uso  di  quello  che  ho  detto  e  nella
  programmazione dei lavori evitasse che questo si ripetesse.

     PAPANIA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     PAPANIA.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, gli interventi
  che  si  sono   fin  qui  svolti,  riguardano  più  la  formulazione
  dell'ordine del giorno che  non  il  testo della legge. Qui siamo in
  presenza  di una  legge  che  bisogna  approvare  per  prorogare  un
  rapporto di lavoro che è  in  itinere  e poi siamo anche in presenza
  delle  dichiarazioni  che   ha   fatto  l'assessore  Granata  e  che
  riguardano il futuro di questi o di altri catalogatori e dell'ordine
  del giorno che è stato presentato.
       I  gruppi  della  Margherita, senz'altro, riguardo al testo del
  disegno di legge   sono  disponibili  a farlo andare avanti. Vorrei,
  però, precisare all'assessore  alcune  cose.
       La prima è questa: se nel testo è scritto che vengono prorogati
  i contratti tuttora esistenti  e  se  questi  contratti sono, se non
  ricordo male, contratti  di  diritto privato; lo status giuridico di
  questi lavoratori al  31 dicembre sarà di 'lavoratori occupati'.
       Se  l'azione  2   prevede  l'inserimento  di  600  catalogatori
  iscritti nelle liste  di  disoccupazione,  come  faranno  questi, in
  costanza di rapporto  di lavoro, a considerarsi disoccupati? Quindi,
  probabilmente, la formulazione  dell'  articolo 1 dovrebbe prevedere
  questo aggancio, oppure  lo  dovrebbe prevedere il testo dell'ordine
  del giorno.
       Io la inviterei a riflettere  su  ciò  perché  non  è  un  dato
  secondario rispetto ai suoi programmi, perché se questi risultassero
  occupati  al  momento   dell'attivazione   delle  procedure  di  cui
  all'azione 2, non  potrebbero  essere  quei  seicento iscritti nelle
  liste di disoccupazione che lei prevede nell'azione 2.
       La   seconda  questione  che  poneva  in  evidenza  l'onorevole
  Giannopolo  e  che  è  estremamente corretta, è questa: le procedure
  selettive  debbono  essere  fatte  perché così prevedono le leggi in
  vigore.  Si  potrebbe  ovviare  a  procedure  selettive  su tutta la
  platea  esclusivamente  facendosi  dare  il parere dalla Commissione
  regionale  all'impiego,  che  può  dare  priorità  in  una procedura
  selettiva  a  questi  lavoratori.  E,  perciò,  facendo un bando che
  preveda  la  priorità  per  questi  lavoratori,  non  in  termini di
  punteggio  come  è  definito  nell'ordine  del giorno dell'onorevole
  Giannopolo,  ma  in termini generali, cioè la priorità all'accesso a
  quella  procedura  e, successivamente, l'insieme delle procedure che
  di  seguito  consentiranno  ad  altri lavoratori, o allo slittamento
  della graduatoria ove vi fossero posti vacanti, di venire fuori.
       Perciò, nel dare la  nostra  disponibilità  a  procedere con il
  disegno di legge, la  pregherei  di porre molta attenzione su questi
  due punti, che non sono secondari nemmeno rispetto ai suoi progetti.

     PRESIDENTE.  Ha facoltà di  parlare  l'  assessore Granata per la
  replica.

     GRANATA,  assessore  per  i beni culturali ed ambientali e per la
  pubblica  istruzione.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  la
  replica è soprattutto un ringraziamento al Parlamento che ha voluto,
  in modo costruttivo, sottolineare alcuni aspetti che sono frutto, in
  questo  momento,  di  considerazione  da  parte  del Governo, ma non
  soltanto in questo momento di dibattito parlamentare.
       Ad esempio, quando nell'ordine  del  giorno, così  come è stato
  presentato da parte  dell'onorevole Giannopolo, e credo sottoscritto
  e condiviso da molti  altri  deputati, si parla di una concertazione
  con l'utilità comunitaria  di  sorveglianza per l'individuazione dei
  requisiti che possono  meglio  contribuire  ad  attivare l'obiettivo
  della  realizzazione del  catalogo  unico  dei  beni  culturali,  si
  sottolinea  opportunamente una prassi di continua concertazione che,
  proprio  in  questi  giorni,  in  questi  mesi,  stiamo seguendo per
  addivenire ad una formulazione definitiva del progetto. Formulazione
  che  tenga  conto   anche   di   quei  rilievi,  sottolineati  anche
  dall'onorevole Papania e che sono tipici di chi, da assessore per il
  lavoro si è  confrontato  con  alcune problematiche, particolarmente
  fondate, che sono oggetto di approfondimento in questa direzione.
       Devo anche dire che sui tempi - voglio chiarirlo non a scopo di
  alibi  ma  per  fare  un po' la cronistoria di questo procedimento -
  questa  misura,  la  2.1.2  "sistemizzazione  e  divulgazione  delle
  conoscenze" articolata, a sua volta, nelle azioni A, B, C e D, ha al
  suo interno una misura  propedeutica  che è quella, bandita nei mesi
  di  gennaio, febbraio, con  la  quale  si  è,  attraverso  una  gara
  d'appalto che ha avuto  i  suoi  tempi,  assicurato il contenuto del
  'contenitore'.
       Se prima la Regione non attribuiva, attraverso gara di pubblica
  evidenza, la possibilità di predisporre gli strumenti per effettuare
  l'attività  di catalogazione, non poteva pensare di proporre con una
  scheda l'attivazione del progetto di catalogazione.
       Quindi, i tempi in  certo senso sono stati condizionati, e devo
  ringraziare l'Istituto centrale  del  catalogo  che  ha attivato una
  procedura non urgente, ma  urgentissima,  lavorando per tutti i mesi
  di luglio, agosto  e  settembre  per  addivenire parallelamente alla
  definizione  della  gara  che consente gli strumenti - chiariamoci -
  dentro   i   quali   inserire   i   dati   della   catalogazione  e,
  sostanzialmente, dotare  tutte  le  Sovrintendenze  delle  strutture
  informatiche consentendo di fare la catalogazione con metodi moderni
  ed  efficienti  e,  parallelamente,  far partire questo progetto che
  necessariamente  aveva  quel passaggio propedeutico come motivazione
  forte;  non  poteva neanche essere presentata la scheda del progetto
  se  prima  non  ci  dotavamo,  attraverso  le  procedure di evidenza
  pubblica, di quel supporto.
       Quindi, non è facile  gestire tutto questo, specie quando ci si
  misura con gli uffici, con  problematiche del tutto nuove, per certi
  versi innovative. Né è  stato  facile,  perché  le  cose  dette  sia
  dall'onorevole   Speziale   che   dall'onorevole   Giannopolo   sono
  assolutamente vere  per  quanto  riguarda l'attività precedentemente
  svolta da questo personale. La  verità  è che questo personale ha sì
  svolto compiti di catalogazione,  ma  ha  anche  svolto  compiti  di
  supplenza    rispetto     alle    carenze    enormi    dell'organico
  dell'Assessorato Beni culturali  della Regione siciliana e molti dei
  progetti, della capacità di proposizione, anche di tenere aperti gli
  uffici delle Sovrintendenze si  è  retta  su  questo  personale, che
  comunque ha svolto,  per  nostra  fortuna, catalogazione che abbiamo
  dovuto  poi  giustificare  attraverso  le  schede  di  catalogazione
  prodotte per ottenere quel  consuntivo  di  spesa  che  poi riavremo
  dalla  Comunità  europea.  Su  questo  è  in  corso  una  procedura,
  attraverso  gli  uffici   che   sovrintendono   al   Complemento  di
  programmazione, che sono la base di uno sforzo continuo da parte del
  Governo, considerato che ci  rendiamo  conto  del dato strategico di
  questa attività.
       Ferme restando  le  questioni  sollevate,  anche  quelle  poste
  dall'onorevole Turano, al  di  là del discorso singolo dei progetti,
  da parte del Governo  c'è la volontà di circoscrivere all'interno di
  questa misura tutte quelle professionalità che hanno lavorato e che,
  certamente - come lei ha sottolineato - per un mero errore materiale
  non possono essere cancellate  e bandite.
       Tuttavia, non per  fare il difensore dell'onorevole Giannopolo,
  devo dire che  nella  stessa  formulazione  dell'ordine  del giorno,
  qualora restasse questo, è  già  inserito  tutto  ciò.  Infatti,  se
  abbiamo avuto la bontà di  leggerlo,  quando  alla fine si dice "che
  aveva già svolto per conto dell'amministrazione regionale l'attività
  di catalogazione o di altro personale che aveva svolto tale attività
  per conto di altre  amministrazioni,  una  priorità  in  termini  di
  punteggio ..." si allarga in  un  certo  qual modo la possibilità di
  individuazione a quei soggetti  che  pure  hanno  svolto attività di
  catalogazione e che,  per  motivazioni  diverse,  sono  stati tenuti
  separati dal gruppo ex articolo 111.
       Mi sembra  essere  questa  la motivazione forte dell'ordine del
  giorno, che,  tra  l'altro,  appare  assolutamente  rassicurante per
  tutte le posizioni  in chiave di trasparenza e legalità. Infatti, da
  una parte si dice  "il contingente dell'ex.  art.  111" - mi pare di
  capire - e, dall'altra,  si  dice  che tutto quel personale che ha i
  requisiti (primo punto,  ovviamente) e (punto secondo) che ha svolto
  quell'attività  pur  con  modalità  difformi rispetto ai soggetti ex
  art.  111  ha  una  priorità  nei punteggi che poi fanno accedere ad
  un'eventuale integrazione a 600 degli ex art.  111, che sono la base
  della quale partiamo;  integrazione che comunque si svolgerà secondo
  una procedura di pubblica evidenza.
       Fermo restando  che  la  volontà  sovrana  del  Parlamento  può
  articolare l'ordine  del  giorno  come  meglio  crede, per quanto mi
  riguarda questo  ordine  del  giorno  oggettivamente rappresenta una
  buona  base  di  discussione;  deve  essere  condiviso  dalle  forze
  politiche, ragionato, ma esso è certamente un ordine del giorno - ne
  do  atto a  chi  lo  ha  presentato  -  scritto  con  grande  onestà
  intellettuale.
       E'  una   buona  base  di  partenza  perché  sintetizza  alcuni
  problemi - voglio  ribadirlo  -  sui quali le forze politiche devono
  confrontarsi per stabilire  se  esso è la base ovvero se va emendato
  per avere forza  nei  confronti non del Governo affinchè lo accetti,
  ma per avere  forza  nei  confronti  del  fine cui tende; è' chiaro,
  però,  che  esso  deve  essere  approvato  dal  Parlamento  in  modo
  concorde, così come è stato sottolineato dall'onorevole Cintola.
       Sulla normativa  registro  un  consenso, come dire, dovuto alla
  unanime    condivisione   del   progetto   di   salvaguardia   della
  professionalità   e   anche   di   quell'aspetto   intelligentemente
  sottolineato dall'onorevole  Cintola,  che  sembra un dato meramente
  quantitativo, ma così non  è;  infatti, non  è che tutti i giorni si
  riesca  ad   individuare   un   meccanismo   per   cui  un  segmento
  professionale  che  serve  all'Amministrazione  venga  pagato  dalla
  Comunità europea. E' un'applicazione di 'Agenda 2000', una di quelle
  che dovremmo riuscire ad amplificare e a svolgere.
       Dunque, in ciò  il  dibattito  conferma la volontà e la qualità
  dello spirito  con  cui  il  Parlamento  affronta  l'argomento, e di
  questo vi ringrazio.

     PRESIDENTE. Non avendo  alcun  altro deputato chiesto di parlare,
  dichiaro chiusa la  discussione  generale.  Pongo  in  votazione  il
  passaggio all'esame degli articoli.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:

                                "Art. 1

          1.  Nelle  more  della  definizione  delle  procedure  per
       l'attivazione dei  contratti di diritto privato da stipularsi
       con  il  personale  addetto,  già  utilizzato  in  precedenti
       campagne o  attività  di catalogazione, previsti dalla misura
       2.02  del  complemento  di  programmazione  del  POR  Sicilia
       2000-2006, i contratti stipulati dall'Assessore regionale per
       i beni  culturali  ed ambientali e per la pubblica istruzione
       ai sensi  della  legge  regionale  27  aprile  1999,  n.  9 e
       successive  modifiche  ed integrazioni sono prorogati fino al
       31 dicembre 2002."

       Lo pongo in  votazione.  Chi  è  favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:

                                "Art. 2

          1.  Per  le  finalità di cui all'articolo 1 è autorizzata,
       per  l'esercizio finanziario 2002, l'ulteriore spesa di 2.200
       migliaia di euro (U.P.B.  9.3.1.1.2, capitolo 376549).

          2.  All'onere  di  cui  al  comma  1  si  fa  fronte,  per
       l'esercizio  finanziario  2002, quanto a 500 migliaia di euro
       con   riduzione   della   spesa   autorizzata   dal  comma  2
       dell'articolo  130 della legge regionale 26 marzo 2002, n.  2
       (U.P.B.  9.3.2.6.3,  capitolo  776401), quanto a 517 migliaia
       di euro mediante  riduzione  delle  assegnazioni  di cui alla
       tabella H della medesima legge regionale 26 marzo 2002, n.  2
       (U.P.B.   9.3.2.6.3 -  capitolo  776402)  e  quanto  a  1.183
       migliaia  di   euro   mediante   riduzione   di  parte  delle
       disponibilità delle seguenti unità previsionali di base e per
       l'importo a fianco di ciascuna di esse indicato:

       - U.P.B. 9.3.2.6.3 - 846 migliaia   di euro (Capitolo 776003
         - 603 migliaia di euro e capitolo 776039 - 243 migliaia di
         euro);

       - U.P.B.   9.3.2.6.99  -  337  migliaia  di  euro  (capitolo
         776403)."

       Lo pongo in  votazione.  Chi  è  favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:

                                 "Art. 3.

          1.   La presente  legge  sarà  pubblicata  nella  Gazzetta
       ufficiale  della  Regione  siciliana  ed entrerà in vigore il
       giorno stesso della sua pubblicazione.

          2. E' fatto obbligo a  chiunque  spetti di osservarla e di
       farla osservare come legge della Regione."

       Lo pongo in  votazione.  Chi  è  favorevole resti seduto; chi è
  contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Pongo in   votazione   la   delega   alla   Presidenza  per  il
  coordinamento formale  del  disegno di legge. Chi è favorevole resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvata)

       La seduta è sospesa.

      (La seduta, sospesa alle ore 19.09, è ripresa alle ore 19.10)

       La seduta è ripresa.
       Comunico che  è stato presentato dall'onorevole Turano l'ordine
  del  giorno   n.   153   bis    "Procedura  selettiva  pubblica  nel
  reclutamento del  personale  addetto  alla  catalogazione  dei  beni
  culturali". Ne do lettura:

                     ""L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

   PREMESSO che:

        - il Complemento  di  programmazione  P.O.R. Sicilia 2000-2006
          all'Asse  risorse  culturali  prevede  la  misura  2.1.2.  -
          Sistemazione e  divulgazione  delle  conoscenze articolata a
          sua volta nelle azioni A, B, C e D;

   RILEVATO in particolare che l'Azienda A della misura 2.1.2. prevede
           la stipula di 600 contratti di diritto privato con soggetti
           dalle  "liste   di   disoccupazione",   per  l'attività  di
           catalogazione  finalizzata  alla realizzazione del Catalogo
           unico informatizzato  regionale  e  che  tale  attività  va
           ricollegata a  sua  volta  a  quelle  svolte  in passato in
           attuazione delle  leggi 41/85, articolo 15, legge regionale
           25/93, art. 111, legge 160/88;

   ATTESO che il cronogramma dell'Azione A prevede il reclutamento del
           personale /in numero di  600)  in  diverse fasi e che nelle
           intenzioni del governo  il personale utilizzato ex art. 111
           della l.r. 25/93 dovrebbe essere inquadrato, anche in forza
           dell'accordo con le  organizzazioni  sindacali  in  data 18
           luglio  e  1    agosto   2002,   con  contratto  di  lavoro
           subordinato di diritto privato al quale applicare il regime
           contrattuale   previsto   dal   CCNL   sottoscritto   dalla
           Federculture;

   RITENUTO che nel condividere  la  previsione del rapporto di lavoro
           subordinato  e   allo   scopo   di   renderla  applicabile,
           andrebbero  tuttavia  richiamate  le  disposizioni  di  cui
           all'art. 35 comma 1, punto a)  e  comma 3 e di cui all'art.
           36 del decreto legislativo  n.  165  del  30 marzo 2001, al
           quale  deve fare  riferimento  la  Regione  siciliana,  che
           individuano procedure  selettive pubbliche nel reclutamento
           del personale per  contratti  di lavoro a tempo determinato
           quali quelli in questione;

   RITENUTO altresì   che    le   procedure   di   evidenza   pubblica
           nell'affidamento a terzi di incarichi e funzioni volte alla
           attuazione di progetti comunitari non sono derogabili e che
           semmai andrebbe  concertata  con  l'attività comunitaria di
           sorveglianza,  l'individuazione   di   quei  requisiti  che
           possano meglio  contribuire  ad  attivare l'obiettivo della
           realizzazione del Catalogo  Unico  dei Beni culturali dando
           ad  esempio  priorità,   nel   contesto  di  una  procedura
           selettiva pubblica, a coloro  i quali in passato sono stati
           impegnati in attività  di  catalogazione  in  rapporto  con
           pubbliche amministrazioni;

   TENUTO CONTO, inoltre, che  va  comunque  definita  la  platea  dei
           soggetti ex art.  111  l.r.  25/93  quale quella risultante
           anche a seguito  della  definizione del contenzioso davanti
           agli organi giurisdizionali amministrativi,

                     IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

        - a definire il progetto  relativo  alla misura 2.1.2 Azione A
          del Complemento di  programmazione POR Sicilia prevedendo la
          procedura selettiva  pubblica nel reclutamento del personale
          pari a 600 unità  per  la  stipula  del contratto di diritto
          privato  di   lavoro   subordinato  individuando  inoltre  i
          soggetti  che  hanno   già   lavorato  per  il  progetto  di
          rilevazione  per il  recupero  del  barocco  siciliano  c.d.
          Barocco 2 ex lettera E)  del  D.L. 7 settembre 1987, n. 371,
          convertito con modificazione  nella legge 29 ottobre 1987 n.
          449 e altresì nel personale ex art. 111 l.r. 25/93 che aveva
          già  svolto   per   conto   dell'amministrazione   regionale
          l'attività di catalogazione  o  di altro personale che aveva
          svolto tale attività per conto di altre amministrazioni, una
          priorità in termini  di  punteggio  nella  definizione della
          graduatoria dalla quale dovrà attingersi fino alla copertura
          del numero di unità  necessarie  o  in  caso  di  successivo
          scorrimento;

        - ad applicare la proroga della utilizzazione dei catalogatori
          a  quei  soggetti   ai   quali  sono  stati  riconosciuti  i
          requisiti." (n. 153 bis)

       La seduta è sospesa.

      (La seduta, sospesa alle ore 19.11, è ripresa alle ore 19.17)

       La seduta è ripresa.

     TURANO. Dichiaro di ritirare l'ordine del giorno 153 bis.

     PRESIDENTE. L'Assemblea  ne  prende  atto.
       Comunico che è  stato presentato l'ordine del giorno numero 153
  ter:  "Procedura  selettiva  pubblica nel reclutamento del personale
  addetto  alla  catalogazione  dei  beni  culturali",  dell'onorevole
  Giannopolo e di  tutti  i  Presidenti dei Gruppi parlamentari.
       Ne do lettura:

                    "L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

   PREMESSO che:

        - il Complemento  di  programmazione  P.O.R. Sicilia 2000-2006
          all'Asse  risorse  culturali  prevede  la  misura  2.1.2.  -
          Sistemazione e  divulgazione  delle  conoscenze articolata a
          sua volta nelle azioni A, B, C e D;

   RILEVATO in particolare che l'Azienda A della misura 2.1.2. prevede
           la stipula di 600 contratti di diritto privato con soggetti
           dalle  "liste   di   disoccupazione",   per  l'attività  di
           catalogazione  finalizzata  alla realizzazione del Catalogo
           unico informatizzato  regionale  e  che  tale  attività  va
           ricollegata a  sua  volta  a  quelle  svolte  in passato in
           attuazione delle  leggi 41/85, articolo 15, legge regionale
           25/93, art. 111, legge 160/88;

   ATTESO che il cronogramma dell'Azione A prevede il reclutamento del
           personale /in numero di  600)  in  diverse fasi e che nelle
           intenzioni del governo  il personale utilizzato ex art. 111
           della l.r. 25/93 dovrebbe essere inquadrato, anche in forza
           dell'accordo con le  organizzazioni  sindacali  in  data 18
           luglio  e  1    agosto   2002,   con  contratto  di  lavoro
           subordinato di diritto privato al quale applicare il regime
           contrattuale   previsto   dal   CCNL   sottoscritto   dalla
           Federculture;

   RITENUTO che nel condividere  la  previsione del rapporto di lavoro
           subordinato  e   allo   scopo   di   renderla  applicabile,
           andrebbero  tuttavia  richiamate  le  disposizioni  di  cui
           all'art. 35 comma 1, punto a)  e  comma 3 e di cui all'art.
           36 del decreto legislativo  n.  165  del  30 marzo 2001, al
           quale  deve fare  riferimento  la  Regione  siciliana,  che
           individuano procedure  selettive pubbliche nel reclutamento
           del personale per  contratti  di lavoro a tempo determinato
           quali quelli in questione;

   RITENUTO altresì   che    le   procedure   di   evidenza   pubblica
           nell'affidamento a terzi di incarichi e funzioni volte alla
           attuazione di progetti comunitari non sono derogabili e che
           semmai andrebbe  concertata  con  l'attività comunitaria di
           sorveglianza,  l'individuazione   di   quei  requisiti  che
           possano meglio  contribuire  ad  attivare l'obiettivo della
           realizzazione del Catalogo  Unico  dei Beni culturali dando
           ad  esempio  priorità,   nel   contesto  di  una  procedura
           selettiva pubblica, a coloro  i quali in passato sono stati
           impegnati in attività  di  catalogazione  in  rapporto  con
           pubbliche amministrazioni,

                     IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

        - a definire il progetto  relativo  alla misura 2.1.2 Azione A
          del Complemento di  programmazione POR Sicilia prevedendo la
          procedura selettiva  pubblica nel reclutamento del personale
          pari a 600 unità  per  la  stipula  del contratto di diritto
          privato  di  lavoro  subordinato  individuando  altresì  nel
          personale ex art. 111,  l.r.  25/93 che aveva già svolto per
          conto    dell'amministrazione    regionale   l'attività   di
          catalogazione o di  altro  personale  che  aveva svolto tale
          attività per  conto della stessa Amministrazione regionale e
          di  altre  amministrazioni,  una  priorità nella definizione
          della graduatoria  dalla  quale  dovrà  attingersi fino alla
          copertura del numero  di  unità  necessarie  o  in  caso  di
          successivo scorrimento;

        - ad applicare la proroga della utilizzazione dei catalogatori
          a  quei  soggetti   ai   quali  sono  stati  riconosciuti  i
          requisiti." (n. 153 ter)

     ACIERNO. Chiedo  di parlare per dichiarazione di voto sull'ordine
  del giorno n. 153 ter.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ACIERNO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  nel  testo
  dell'ordine del  giorno  viene ripresa una parte dell'azione A della
  misura "2.1.2" del Complemento di programmazione che recita "saranno
  prelevati dalle  liste  di  disoccupazione". Allora, soltanto per un
  chiarimento:  o  c'è  un  errore  nella formulazione dell'ordine del
  giorno ovvero, dando  la  proroga  di  due  mesi ai catalogatori, li
  escludiamo di fatto dalla norma di copertura dei fondi europei.
       Desidero questo  chiarimento  per  potere  votare con serenità;
  vorrei, infatti,  evitare  di  esprimere  un  voto  che possa andare
  contro il  diritto  al  lavoro  che  è  sancito  dalla  Costituzione
  italiana e  che  noi, ancora  oggi, in  questa  Regione consideriamo
  precario, visto che  continuiamo  a  garantire lavoro precario e non
  stabile.
       Mi piacerebbe, quando  si  arriverà  al  voto  finale di questo
  disegno di legge,  che l'attuale Governo della Regione prendesse una
  volta per  tutte  delle  posizioni  chiare  rispetto  alla necessità
  dell'occupazione nell'Amministrazione  regionale.
       "L'indispensabilità"  di  quei  soggetti,  più volte richiamata
  dall'Assessore per  i  beni culturali, è contraddetta dalla gestione
  degli  stessi.  Questi  soggetti,  che  derivano  da  una  normativa
  nazionale del  1985,  dovevano  svolgere un importantissimo lavoro a
  termine;  dopodiché  sono  stati  trasformati, per volontà politica,
  in precari.
       Ma, mi chiedo:  è precario un lavoratore che da quasi vent'anni
  svolge il suo lavoro e anche in maniera proficua?
       E'  corretto  continuare  a  mantenere  in  una  situazione  di
  precarietà un  lavoratore  dopo  vent'anni?  Qual  è  la  necessità:
  quella di  risolvere  problemi  contingenti quando si approssima una
  campagna elettorale  per  trovare 500-600 famiglie che dipendono dal
  voto dell'Assemblea?  Questo  è il metodo che dobbiamo continuare ad
  adottare? Credo che  i  problemi  siano  di  altra natura e di altra
  portata e bisogna  avere  il coraggio di affrontarli una volta e per
  tutte.
       Non si aiuta,  non  si  aiuta  mantenendo  una  famiglia  nella
  precarietà;   non   è  questo  l'aiuto  che  dobbiamo  dare
       Invito l'Assessore  a  fornire  una  risposta rispetto al testo
  dell'ordine del  giorno,  che  creerebbe  problemi  seri, se dovesse
  risultare vero ciò che vi è scritto, ma anche, prima del voto finale
  di questo disegno  di  legge,  a  darci un messaggio di tranquillità
  rispetto a quel  diritto-dovere  che  i lavoratori hanno.  Non sono,
  infatti, normative  legate  ad  eventi  straordinari,  quali "Agenda
  2000", che possono garantire la serenità di una famiglia.

     GRANATA, assessore  per  i  beni  culturali e ambientali e per la
  pubblica   istruzione.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,
  desidero rassicurare l'onorevole Acierno e tutti coloro i quali sono
  intervenuti: il  Governo,  non  soltanto in sede di formulazione del
  disegno di legge oggi al nostro esame, ma anche nella considerazione
  positiva  che  ha  dato  sull'ordine  del  giorno,  ha  attentamente
  ponderato  su tutta  una  serie  di  passaggi  e  di  questioni  che
  condivide.
       Stiamo  attuando   una   procedura  che  serve  innanzitutto  a
  garantire la  continuità di un servizio essenziale per l'attività di
  catalogazione della  Regione  siciliana  e,  allo  stesso  tempo, a
  creare le precondizioni  per  cui  una  parte  del  personale di cui
  abbiamo certezza  dei  requisiti  di  professionalità  possa  essere
  preservato  nella  continuità  di  un  servizio,  ma  con  un  nuovo
  contratto che nulla  ha  a che fare con il precedente, che dipendeva
  da  fondi   adesso,  grazie  a  questa  operazione,  recuperati  dal
  bilancio della Regione siciliana.
       Onorevoli  colleghi,  credo   che   ciò   che  ha  sottolineato
  lucidamente l'onorevole Cintola sia stato il passaggio strategico di
  tutta l'operazione:  per  la  prima  volta  si riesce ad attivare un
  meccanismo virtuoso  di  spesa  che  fa  recuperare  fondi  per anni
  pregressi  di   un'attività   utile  alla  Regione  siciliana.
       Sono profondamente  d'accordo  sul  piano  del  merito  e della
  cultura politica  che lei, onorevole Acierno, esprime, sono con lei;
  non potrebbe  essere  altrimenti.  Tuttavia, noi  non diciamo a quei
  lavoratori    che    entreranno    a    far    parte   dell'organico
  dell'Amministrazione  regionale,   noi   diciamo  loro  che  con  un
  contratto a  tempo  determinato  di  diritto  privato, ma dignitoso,
  perché   legato   all'attività   che  realmente  esercitano  (quindi
  contratto  nuovo  Federculture)  svolgeranno  un'attività  non  solo
  utile, anzi essenziale  per la Regione siciliana, ma un'attività per
  la quale la  Regione  siciliana  otterrà due risultati:  di avere un
  servizio  utilissimo   e  di  avere  la  copertura  finanziaria  per
  un'attività a tempo  determinato di un numero importante di soggetti
  professionalmente validi.
       Questo  é  lo  spirito  sia  della  normativa  di  proroga  che
  dell'ordine  del   giorno.
       La   ringrazio,   onorevole   Acierno,   per  queste  ulteriori
  precisazioni che condivido.

     PRESIDENTE. Pongo in  votazione l'ordine del giorno n. 153 ter, a
  firma dell'onorevole  Giannopolo  e  di  tutti  i capigruppo.
       Chi é  favorevole resti seduto; chi é  contrario si alzi.

                             (E' approvato)


   Presidenza del presidente Lo Porto


                                 CONGEDI

     PRESIDENTE. Comunico  che  gli  onorevoli Leanza Nicola e Mancuso
  hanno chiesto congedo per la seduta odierna.
       Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    VOTAZIONE FINALE PER  APPELLO NOMINALE DEL DISEGNO DI LEGGE NUMERO
    509/A "PROROGA  DI  CONTRATTI  PER L'ATTIVITÀ DI CATALOGAZIONE DEI
    BENI CULTURALI"

     PRESIDENTE. Si  procede  con  la  votazione  finale  per  appello
  nominale del disegno  di  legge  n.  509/A "Proroga di contratti per
  l'attività di catalogazione dei beni culturali".

     ORTISI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ORTISI.   Signor   Presidente,   onorevoli  colleghi,  intervengo
  brevemente soltanto perché  i gruppi della Margherita, sull'abbrivio
  delle   dichiarazioni   competenti   dell'onorevole   Papania,   pur
  esprimendo delle  riserve,  non  possono  che  votare  a  favore del
  disegno  di   legge  in  esame.  Tuttavia, stigmatizzano  il  metodo
  "dell'ultimo  minuto",  onorevole  Assessore,  che non condividiamo.
       Stigmatizziamo, altresì,  il  fatto  che,  ancora una volta, la
  maggioranza non è  in  grado  di approvare la legge, pur contando su
  ben 62 deputati.  Non  è  in grado di esprimere 46 deputati autonomi
  rispetto al contributo,  che  non  é  soltanto  di  merito  per  gli
  interventi che hanno  fatto  i  colleghi  del  centrosinistra,  ma é
  anche proprio di  numero:  questa legge, questa ulteriore legge sarà
  approvata per la presenza decisiva dei deputati del centrosinistra.

     PRESIDENTE. Indìco la  votazione  finale per appello nominale del
  disegno di legge n. 509.
       Chiarisco il  significato  del  voto: chi è favorevole risponde
  sì;  chi è  contrario  risponde  no;  chi  si  astiene  dichiara  di
  astenersi.
       Dichiaro aperta la votazione.
       Invito il deputato segretario a procedere all'appello.

     PAFFUMI, segretario, procede al primo ed al secondo appello.

     PRESIDENTE.  Dichiaro  chiusa  la  votazione.
       Invito il deputato segretario a procedere al computo dei voti.

                         RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:

    Presenti e votanti 64

    Maggioranza        33

    Favorevoli         64

                           (L'Assemblea approva)


   Presidenza del presidente Lo Porto


    DISCUSSIONE  DEL  DISEGNO  DI  LEGGE  "DISPOSIZIONI  URGENTI PER I
    LAVORI IN ECONOMIA NEL SETTORE FORESTALE" (502/A)

        PRESIDENTE.   Si   passa   all'esame   del  disegno  di  legge
  "Disposizioni   urgenti   per  i  lavori  in  economia  nel  settore
  forestale",  posto  al  numero  2) del secondo punto dell'ordine del
  giorno.
       Invito i componenti la IV Commissione "Ambiente e territorio" a
  prendere posto al banco delle commissioni.
       Ha facoltà  di  parlare  l'onorevole  Lo  Curto per svolgere la
  relazione.

     LO CURTO , relatore. Mi rimetto al testo della relazione scritta.

     PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

     CASTIGLIONE,  assessore per l'agricoltura e le foreste. Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CASTIGLIONE,  assessore  per  l'agricoltura  e le foreste. Signor
  Presidente, onorevoli  colleghi,  visto  che  il  disegno di legge è
  stato approvato all'unanimità in Commissione, aggiungo semplicemente
  che questo  disegno  di  legge  si  è  reso  necessario  perchè, con
  l'approvazione  della legge sui lavori pubblici, sono state abrogate
  tutte le norme speciali.
       Oggi   sappiamo  che,  di  fatto,  l'Amministrazione  forestale
  effettua    lavori    in    amministrazione   diretta   e,   quindi,
  quell'abrogazione  della norma speciale sui lavori nel settore della
  forestazione impedirebbe  ai propri uffici di redigere progetti e di
  eseguire lavori in economia.
       Con il  presente  disegno  di  legge  si  ripristina la vecchia
  normativa e,  quindi, l'esecuzione di lavori in economia nel settore
  dell'Amministrazione forestale.

     PRESIDENTE.  Invito  i deputati a prendere posto.
       La seduta è sospesa per riportare ordine in Aula.

    (La seduta, sospesa alle ore 19.50, è ripresa alle ore 19.52)

    La seduta è ripresa.
       Invito gli onorevoli deputati a prendere posto.

     CASTIGLIONE. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CASTIGLIONE.  assessore   per  l'agricoltura  e  foreste.  Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi, solo per chiarire che con la legge
  regionale n.  7  sui  lavori  pubblici  di fatto sono state abrogate
  tutte le  norme  speciali  e  quindi  anche  le norme che regolano i
  lavori in economia per l'amministrazione forestale.
       Con  questa  norma  noi  chiediamo  di  ripristinare il vecchio
  regime,     la     vecchia     disciplina;    sostanzialmente    per
  l'amministrazione   forestale   quindi  noi  chiediamo  che  vengano
  eseguiti i lavori in economia e quindi potere assumere.
       Conoscete  lo stato dei lavoratori i "centocinquantunisti", e i
  "cinquantunisti",   altrimenti   noi  dovremmo  applicare  la  legge
  regionale sui lavori pubblici.
       Si  chiede  che  per la progettazione e l'esecuzione dei lavori
  per  l'amministrazione  forestale  permanga  la vecchia disciplina e
  quindi  si   continui  a  lavorare  in  economia  per  i  lavori  in
  amministrazione  forestale  e  quindi  in  amministrazione  diretta;
  questo è il senso del disegno di legge.

     FORMICA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORMICA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,  desidero
  suggerire   al  Governo  che,  per  quanto  siano  condivisibili  le
  motivazioni,  tuttavia  così  come  è  formulato l'emendamento senza
  alcun limite di importo...

     PRESIDENTE. Onorevole Formica, non  si  tratta di un emendamento,
  perché altrimenti avremmo dovuto sospendere per le ventiquattro ore;
  è una riscritturazione, una letterale sostituzione di un testo che è
  apparso poco articolato con  un  altro  che rappresenta l'articolo 1
  come presentato dal Governo.

     FORMICA.  Signor  Presidente,  inviterei  il  Governo  comunque a
  inserire nella riscrittura un limite di importo, altrimenti potrebbe
  verificarsi che appalti  di  importi  miliardari - mi riferisco alle
  vecchie lire - vengano affidati senza una gara di appalto, senza una
  procedura legale. E questo, secondo me, è inaccettabile.

     MICCICHE'. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     MICCICHE'.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, gradirei una
  spiegazione,  pongo un interrogativo all'Assessore: non ho capito se
  la  norma  va ad inibire una situazione riguardante l'assunzione del
  personale.

     CASTIGLIONE,  assessore per l'agricoltura e le foreste. L'attuale
  inibisce; secondo noi va ripristinata come era prima.

     MICCICHE'.  Cioè  questa era la formulazione. Vorrei capire a chi
  era riferito,  cioè  se  era  riferito  ai  lavori in economia nella
  progettazione  perché  di  solito  l'assunzione  del personale viene
  fatta  in   base   ad   un   progetto,  ma  questo  progetto  lo  fa
  l'amministrazione.

     CRISAFULLI. Ora con la nuova legge, purtroppo, non è più così.

     MICCICHE'.  Scusate,  non  avevo  capito  bene,  il  mio  era  un
  interrogativo che adesso è stato chiarito.

     CINTOLA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  comprendo le
  ragioni che  il  Governo  pone a base di questa legge e le comprendo
  meglio   nella  riscrittura  dell'articolo  1  dove  la  facoltà  di
  modificare la  legge  sugli  appalti  che abbiamo votato il 2 agosto
  2002 viene data solo alla Regione e per motivi gravi: sono motivi di
  rimboschimento,  di  rinsaldamento ed opere costruttive connesse, di
  ricostruzione  boschiva,  cioè  siamo  al  livello del Governo della
  Regione siciliana  che  si  pone  un  problema  di non fare una gara
  pubblica ma  di  fare  un  discorso di lavori in economia diretta da
  parte  della Regione stessa utilizzando quelle persone che da sempre
  sono state  utilizzate  e  per  le  quali c'è un'altra normativa che
  impone  determinate  caratteristiche di precedenza, di priorità e di
  riconferma di  coloro  i  quali  un  lavoro  già l'hanno avuto anche
  precario.
       Colgo  l'occasione  per  dire  che  non  possiamo sempre vivere
  momenti di  emergenza  e  di  urgenza,  per  cui riterrei di fare un
  appello forte al Governo affinché  questo precariato anche in questo
  settore possa trovare una locazione differente con norme legislative
  che consentano  di  uscire da quello che io considero sempre un atto
  quasi di prostituzione:  cercare il lavoro a tutti i costi ed averlo
  a tutti i costi, perché  mentre c'è gente che un precariato ce l'ha,
  in Sicilia non è così.
       Pensiamo a  chi un lavoro non l'ha mai avuto perché rincorriamo
  chi bene  o male arriva alle ottocento, alle novecento mila lire, li
  rincorriamo e li teniamo anche in una considerazione che va al di là
  di qualsiasi dire.
       Quando parlo  di  precariato  in genere e non più di quello che
  stiamo  discutendo  perché ormai siamo arrivati alla barzelletta che
  se gli diamo il posto di lavoro continuato e a tempo indeterminato i
  precari non  escono  dal  lavoro  che  non fanno nei lavori che sono
  socialmente inutili e che servono solo a disperdere energia e denaro
  in Sicilia.
       Siamo arrivati  al  punto  che  si  presta  il  lavoro  a tempo
  indeterminato  e  non  ci  vanno  perché sanno che possono lavorare,
  sottolineando un  lavoro  che  non  si  fa vedete quello che succede
  anche con l'AMIA a Palermo.
       Per cui,  volevo  pregare  e  invitare  il  Governo,  che mi fa
  modificare,  e con sofferenza debbo dire - una norma e meno male che
  me la fa modificare solo  per  un  fatto  del  Governo regionale - a
  tentare di porre  in essere tutti gli strumenti possibili, onorevole
  assessore, perchè si  possa  sanare,  magari  a scaglioni, dal tempo
  cosidetto determinato e  del  lavoro  ai  cinquantunisti perchè sono
  cinquantunisti ai centunisti perchè sono centunisti, una piaga che è
  notevole, che è assurda  e  che  è  senza  significato logico per la
  povera gente, per quella che non ha mai lavorato.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Raiti.  Ne ha
  facoltà.

     RAITI.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   onorevole
  assessore, sottolineo  ancora  una  volta  che occorre un po' più di
  attenzione quando  in  quest'Aula  si propongono disegni di legge; a
  me, infatti, è  stato  proposto un disegno di legge, il 502/A, e poi
  un  successivo  emendamento  di  riscrittura,  e  meno  male  Quando
  affrontiamo un disegno di legge credo sia necessario prestare grande
  attenzione perchè  non  si  commettano gli errori così come successo
  nelle sedute ultime scorse.
       La presentazione di questi due articoli sostanzialmente diversi
  non è solo  una  riscrittura  dell'articolo, in quanto mi sembra che
  anche  nella  sostanza   tra  l'articolo  del  disegno  di  legge  e
  l'articolo di riscrittura vi sia una sostanziale diversità.
       Innanzitutto, vorrei  sapere  dal  Governo  se  questa  norma è
  applicata   soltanto   ai   lavori   che   dovrebbero  essere  fatti
  dall'amministrazione  forestale  e  non agli enti locali perchè sono
  due cose diverse  e  nell'articolo  1  si  parla di enti locali e di
  amministrazione forestale.
       Mi dice ora l'onorevole Cintola che gli enti locali non ci sono
  più; ma ritengo   che  la  modifica di questo è una problematica non
  indifferente: basta  cambiare  una  norma, una virgola, un articolo,
  poi  vediamo   gli   effetti  che  questo  produce  sulla  normativa
  esistente. Quindi, bisognerebbe prestare maggiore attenzione.
       Mi  sorge,  inoltre, un'altra perplessità. Noi abbiamo lavorato
  intensamente tre mesi sia in Commissione "Ambiente e Territorio" per
  approvare la  normativa  dei lavori pubblici, sia in Aula con grande
  fatica da  parte  di  tutti  i  componenti  della Commissione nonchè
  dell'Aula per  approvare  un testo, una normativa che era complessa;
  abbiamo, però, dato organicità a quella materia.
       Non è possibile che nell'arco di  due, tre  mesi siano proposte
  delle  modifiche  che  sostanzialmente stravolgono l'impianto di una
  costruzione complessa quale era la norma sugli appalti.
       Altra perplessità che mi sorge è che questo articolo, così come
  formulato dal  Governo,  non prevede alcun tetto di regolamentazione
  di questo tipo  di lavori.  E' una norma assolutamente generica, non
  comprende un tetto minimo  nè un tetto massimo di spesa, nè fornisce
  indicazioni chiare e  certe  per  cui  questo tipo di lavori debbono
  essere fatti con un  minino  di trasparenza, di legalità e con norme
  che garantiscano  il  buon andamento e l'imparzialità della pubblica
  amministrazione, visto che spendiamo soldi dell'erario.
       A questi appunti che ho appena mosso, ne aggiungo un altro che,
  se mi consente  l'Aula,  ritengo sia politicamente un po' più grave,
  se vi può essere  una  scala  di  gravità  rispetto alle cose che ho
  detto già enormemente gravi.
       Nell'ottobre  dello  scorso anno, mi riferisco alla Commissione
  "Ambiente e Territorio" e poi ai lavori d'Aula, abbiamo approvato un
  disegno di  legge che prevedeva la rimodulazione e il rimpinguamento
  dei fondi,  pari  a  82  miliardi delle vecchie lire, che andavano a
  sopperire   alle   esigenze   della  conclusione  dei  progetti  dei
  cinquantunisti e centunisti.
       In  quell'occasione  l'onorevole Assessore ha garantito a tutti
  noi che  quella  sarebbe stata l'ultima norma parziale. Ci era stato
  garantito che  a  gennaio di quest'anno si sarebbe proposto un testo
  complessivo di  riorganizzazione  della  materia  per  porre  fine a
  questi lavori precari  a  tempo  parziale con ragionamenti che vanno
  sempre a susseguirsi  all'ultima ora, ponendo uno stato di emergenza
  costante, per andare ad affrontare problematiche che, alla fine, non
  risolvono il problema complessivamente.
       Nell'ottobre  dell'anno scorso in sede di Commissione, in dieci
  minuti,  abbiamo  dato  parere  favorevole;  il  giorno dopo abbiamo
  approvato la norma all'unanimità.
       Oggi, ad  un  anno  e più di distanza da quelle determinazioni,
  siamo allo  stesso punto dell'anno scorso. Sono passati tredici mesi
  senza che  sia  accaduto  nulla;  non vi è una norma complessiva che
  disciplini la  materia. Siamo di nuovo in uno stato di emergenza. Ci
  si ripropone  una  norma che modifica una legge di tre mesi addietro
  senza   stabilire  alcun  criterio,  alcuna  determinazione,  alcuna
  regolamentazione  che  possa garantirci la certezza che questa norma
  dà    il    buon   andamento   e   l'imparzialità   della   pubblica
  amministrazione,   così   come,   peraltro,   previsto  dalle  norme
  costituzionali.
       Manifesto  tutte  queste  perplessità perché vorrei avere delle
  spiegazioni,   delle   assicurazioni   dal  Governo  e  capire  come
  affrontare la materia e poter esprimere un voto finale.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Crisafulli. Ne ha
  facoltà.

     CRISAFULLI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  onorevole
  presidente   della   Commissione,  credo  sia  doveroso  mettere  il
  Parlamento   nella  condizione  di  comprendere  un  aspetto  che  è
  particolarissimo,  altrimenti corriamo il rischio di discutere della
  materia come se stessimo affrontando una specifica della legge sugli
  appalti.
       A luglio, quando votammo la legge sugli appalti, introducemmo -
  secondo me  e  secondo  il  Governo  -  una  strozzatura in tutta la
  procedura,  equiparando  le  attività  in  economia  della  pubblica
  amministrazione    della   Regione   ad   un   qualunque   servizio,
  sottoponendo, quindi, qualunque finanziamento a gara.
       Per capire  l'effetto   vorrei che tutti voi aveste chiaro che,
  se manteniamo  inalterata  la  norma  votata  a  luglio, le prossime
  chiamate, a  cui  presumo  tutti o quasi tutti sono interessati, che
  l'Amministrazione forestale farà presso i Collocamenti per garantire
  il turno  di lavoro finale dell'ultimo periodo, non si potranno fare
  perché  le  perizie  che sono state predisposte dall'amministrazione
  dovranno essere pubblicate e messe in gara.
       Come  funzionava  l'amministrazione  sino  a luglio? Gli uffici
  periferici facevano le perizie, le sottoponevano all'Amministrazione
  regionale, quest'ultima  le  approvava e stanziava il finanziamento,
  consentendo all'amministrazione  la  gestione  diretta, con i propri
  capisquadra, con i propri capicantiere, con i propri servizi.
       Se non  è chiaro questo, noi commettiamo un ulteriore svarione.
  Sono  convinto  che  gli  onorevoli  colleghi,  avendo chiaro questo
  aspetto, non  hanno  motivo  di opporsi al ripristino di ciò che era
  fino a luglio, perché così ha funzionato.
       Noi  dobbiamo  capire  che  l'amministrazione  diretta  è  cosa
  diversa dai  servizi  dati all'esterno. All'esterno non si dà nulla
  E'  proprio   per   evitare   l'esterno   che   si   torna   ad   un
  meccanismo  che  consente  l'amministrazione  diretta.
       Mi  sono  permesso  di  dare  questi  elementi  di  valutazione
  all'Aula, perché  altrimenti  si corre il rischio di non comprendere
  la filosofia  di  questo ragionamento.
       Pertanto,  annunzio sin d'ora che sono favorevole alla modifica
  presentata  dal Governo, mi riferisco all'emendamento di riscrittura
  al testo  che  ci  è  stato proposto, perché  quel testo non l'avrei
  potuto condividere.  Con  questa  visione, annunzio sin d'ora il mio
  voto favorevole.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Giannopolo. Ne ha
  facoltà.

     GIANNOPOLO.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, non intendo
  aggiungere  nulla di più rispetto alle argomentazioni dell'onorevole
  Crisafulli.
       Voglio   sottolineare  l'urgenza  di  questa  norma  anche  con
  riferimento agli  Enti  locali,  e  spiego  perché.
       Forse i  colleghi  parlamentari  non sanno, ma non è un crimine
  non saperlo,  gli  interventi  in materia di forestazione, così come
  descritti  da  questo  emendamento di riscrittura dell'articolo, sia
  con il Piano Operativo Plurifondo 1994/1999 che con il POR 2000/2006
  possono  anche  essere  espletati  non  solo dall'Azienda forestale,
  ma anche  dagli  Enti  locali,  dalle  Provincie e pure dai privati.
  Accade che gli Enti locali, sia con il POP 1994/1999, che con Agenda
  2000 siano  stati  già  beneficiari di finanziamenti che non possono
  essere adesso  attivati  perché  i progetti erano stati concepiti in
  amministrazione   diretta   e   non  in  appalto  semplicemente  che
  sbordavano l'importo  di  200 mila euro. Perché fino a 200 mila euro
  era possibile  fare  lavori  in  economia,  con la norma che abbiamo
  approvato con la legge sugli appalti.
       Sicché la  spesa  di  Agenda  2000  con  riferimento  agli Enti
  locali,   non   può   essere   attivata  e  neanche  quella  passata
  rendicontata per via dell'operazione di collaudo.
       Voglio dire  ciò  perché  coglie  un  esigenza che poneva anche
  l'onorevole  Cintola nel suo ragionamento, quando diceva: "ma perché
  devono  lavorare sempre gli stessi?". Allora, con questo emendamento
  si dà  risposta  anche  all'esigenza  che prima ha posto l'onorevole
  Cintola.  Infatti,  le  assunzioni  che  l'ente  locale  fa  tramite
  ufficio di collocamento non avvengono sull'articolo 49, ma avvengono
  sulla graduatoria  dei  braccianti  agricoli, cioè di coloro i quali
  fino ad ora  non  sono stati avviati con la legge 16.  Dunque, non è
  vero che  questo  serve a far lavorare sempre gli stessi.
       Colgo   l'occasione   per   porre  all'onorevole  Assessore  la
  questione  relativa  agli  avviamenti.
       Gli  avviamenti,  almeno  quelli  dell'ultimo  periodo,  perché
  ormai siamo  abituati  così  ma in effetti gli avviamenti dovrebbero
  essere fatti  molto  prima,  non  è  possibile farli non solo perché
  c'era questa  norma  che  impediva  in quanto portava il tetto a 200
  mila euro  per  i  lavori  in  economia, ma perché  le disponibilità
  finanziarie del bilancio della Regione, allo stato attuale non hanno
  consentito  nella  maggior  parte  delle provincie della Sicilia, il
  completamento delle giornate lavorative sia a quelli delle fasce che
  a quelli  dell'articolo  49, tranne che in alcune provincie dove gli
  avviamenti sono  stati  fatti  per  quindici giorni: vuoi perché  il
  limite di  perizia  era  imposto  dalla legge in vigore, vuoi per la
  disponibilità  finanziaria  limitata.
       La questione che io pongo al Governo riguarda l'assestamento di
  bilancio, il  settore della forestale, gli enti locali, la sanità ed
  i trasporti ed  io  ritengo che il Governo debba dirci una volta per
  tutte quando  intende portare in Aula l'assestamento di bilancio per
  dare risposte  ai tanti problemi che sono ancora aperti nella nostra
  Regione.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  l'onorevole  Incardona. Ne ha
  facoltà.

     INCARDONA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo
  sull'emendamento  di  riscrittura  dell'articolo  1  presentato  dal
  Governo.
       Intanto, mi  sento  di poter dire che condivido le osservazioni
  che sono  state fatte sin qui, ma vorrei che soffermassimo la nostra
  attenzione sulla  espressione usata al primo comma laddove è scritto
  "i lavori  di  rimboschimento...",  e  alla fine "...e delle riserve
  naturali  sono, di norma, realizzati in economia". L'espressione "di
  norma", se  mantenuta  nella  legge, potrebbe consentire che si vada
  anche non in economia e, quindi, che i lavori vengano eseguiti anche
  non in  economia.
       Tenuto conto  che in Sicilia abbiamo il corpo forestale, tenuto
  conto che  anche  gli enti territoriali intervengono per i lavori di
  rimboschimento, tenuto  conto  che  c'é  del personale che lavora in
  questo settore, a mio avviso sarebbe opportuno che si sopprimesse la
  dizione "di  norma".
       Propongo,  pertanto,  che  il  testo  venga  emendato  cassando
  l'espressione "di norma".

     PRESIDENTE.   La  prego  onorevole  Incardona,  non  parliamo  di
  emendamenti perché  siamo in sede di discussione generale

     INCARDONA.  Scusi,  signor Presidente. Ribadisco il mio pensiero:
  tenuto conto  che  in  Sicilia c'é  un corpo forestale, tenuto conto
  che anche  gli  enti  hanno  del  personale,  tenuto conto che anche
  laddove  gestiscono  i  privati le associazioni hanno del personale,
  noi a  mio  avviso  dovremmo, come dettato normativo, con legge dire
  che questi lavori  vengono svolti in economia e quindi da ciò poi ne
  consegue  che  naturalmente si deve prescindere dal limite contenuto
  dal comma 6 dell'articolo 24 della legge n.  109 come recepito dalla
  legge 7 agosto 2002.
       Solo se sopprimessimo la dizione "di norma" le osservazioni che
  sono state fatte assumerebbero un significato.

     BENINATI, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     BENINATI,   presidente   della  Commissione.  Signor  Presidente,
  onorevoli colleghi,  vorrei  cercare  per quello che posso di fugare
  qualche perplessità.
       Nella giornata  di  ieri noi abbiamo esitato con urgenza questo
  articolato.  Devo  dire  che  in  effetti  l'articolo  esitato dalla
  Commissione dice  ciò  che  poi  si  é  riscritto  ora  da parte del
  Governo, non dice cose differenti.  E' accaduto che l'articolato che
  è stato  esitato  per  l'Aula, effettivamente, non era ben chiaro in
  quanto si  manteneva  in  vita  una  legge  che, in effetti, avevamo
  abrogato, quindi aveva una forma, di fatto, non piacevole.
       Nella mattinata  di  oggi  si  è  cercato  di  riscriverlo e di
  consegnarlo anche al Governo in una formulazione più corretta.
       Il   Governo  non  ha  fatto  altro,  per  essere  chiari,  che
  riscrivere  l'articolo che oggi è vigente, che anzi era vigente fino
  a prima che fosse approvata la legge sugli appalti.
       Do prova  di  ciò  leggendo  il  testo  integrato che era prima
  vigente  (addirittura,  nella  finanziaria, la legge n.  6 del 2001,
  abbiamo fatto una ulteriore modifica):  'I lavori di rimboschimento,
  rinsaldamento    e   opere   costruite  connesse  di  ricostituzione
  boschive,  gli  interventi di prevenzione, repressione degli incendi
  boschivi  e  gli  interventi  colturali  e  manutentori ivi compresi
  quelli per  la  gestione  dei  demani,  dei  vivai forestali e delle
  riserve naturali,  sono  di  norma  realizzati  in  economia  sia in
  amministrazione diretta che mediante cottimo'.
       Il comma 2 così recitava: "Per l'esecuzione dei suddetti lavori
  ed interventi  in amministrazione diretta si prescinde dal limite di
  importo previsto  dall'articolo  12,  comma 2, della legge 8 gennaio
  1996, n. 4".
       Quali erano  i limiti di quella legge? Altro non erano che quei
  limiti che  qui sono stati riscritti e  che invece adesso sono nella
  legge sugli appalti all'articolo 24, che erano i 200 mila euro per i
  lavori a trattativa privata.
       Quindi, non  abbiamo  fatto  altro  che  riscriverlo, in  primo
  luogo collegato  con  la  legge  sugli  appalti  e  in secondo luogo
  ricopiando quello che era vigente fino a prima della legge.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole Formica. Ne ha
  facoltà.

     FORMICA.   Signor   Presidente,  mi  dichiaro  soddisfatto  delle
  delucidazioni fornite dal Presidente della Commissione.

     PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Oddo.  Ne  ha
  facoltà.

     ODDO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non  voglio  in
  assoluto  ripetere  cose  già  dette, anche perché credo che tutti i
  deputati presenti  abbiano  ben chiaro cosa ill Governo intende fare
  con  l'emendamento,  cosa intende proporre e quali sono le finalità.
  Quindi, non  mi  atterrò  a questioni assolutamente legate a tecnica
  legislativa, non  è questo il problema. Credo che il problema sia un
  altro e non so sia il caso di aprire stasera una  discussione in tal
  senso.
       Noi sappiamo bene come lavorano in questo campo gli operai, sia
  cinquantunisti,  sia  centunisti. Sappiamo bene come vengono diretti
  determinati lavori  che  riguardano  i  nostri  boschi  e  il nostro
  territorio non  solo  demaniale  ma,  anche e soprattutto, il nostro
  territorio coperto da superficie boscata.
       Sappiamo  quali sono anche i limiti di questi lavori e sappiamo
  quali sono i rischi.
       Ora,  senza essere più realisti del re, noi ci troviamo dinanzi
  ad una situazione che anno dopo anno sarà sempre più seria. E questo
  lo sappiamo tutti.
       E' ovvio  che  si  spera,  da  parte di una opposizione che non
  vuole stare  a guardare, che ci sia una maggioranza e un Governo che
  comincino  a  mettere  mano  seriamente,  qualcuno potrebbe dire 'Ma
  perché  l'opposizione  non  può  proporre anche in questo campo così
  difficile un  disegno  di  legge specifico?' Certo, ma mi pare ovvio
  che la  maggioranza  ed il Governo debbano preoccuparsi per primi di
  cercare di superare questo stato di cose e di cercare soprattutto di
  ottimizzare questi interventi, perché spesso essi non sono legati ad
  una  visione  organica di sistemazione del suolo, di rimboschimento,
  di tutto ciò che, evidentemente, noi sappiamo.
       Ed allora,  o cominciamo a discutere di questo, caro assessore,
  e cominciamo  seriamente  a  dire che nel corso di cinque-dieci anni
  noi non  possiamo  più  reggere,  anche rispetto a questo sistema, e
  cominciamo a  fare  uno  sforzo,  il  Governo  più  degli  altri, la
  maggioranza  più  dell'opposizione  per  proporre,  seriamente,  una
  riforma di  tutto  il  comparto, oppure ci stiamo prendendo in giro.
  Il problema  non è come è scritto l'emendamento o cosa c'era scritto
  prima. Cosa  c'era  scritto prima, sinceramente, è grave, perché c'è
  un   pressappochismo   nella   scrittura   dell'articolo   1  che  è
  assolutamente  serio.  Mi  dispiace,  Presidente,  non  so se questo
  coinvolga anche la Commissione.

     IOPPOLO. Abbiamo copiato una norma che era stata scritta male

     ODDO. Non  solo: abbiamo  copiato una norma che era stata scritta
  prima della legge  n.  7   senza capire che cosa la legge n. 7 aveva
  fatto
       Per quanto concerne gli Enti locali, onorevole Presidente della
  Commissione, mi  consenta,  è  così  Comunque, non è questo il tema,
  non mi pare che la sostanza della discussione sia questa.
       La sostanza della discussione è che l'Assessore, vicepresidente
  di questa Regione, credo che questa sera debba anche garantire a noi
  tutti  che  per  quanto  concerne la pianificazione degli interventi
  legati ai  vari  cantieri,  e  sappiamo di cosa stiamo discutendo, è
  inutile  che lo specifichiamo, ha fatto bene l'onorevole Crisafulli,
  lucidamente, ad  elencare  come  vanno  le  cose per quanto concerne
  anche   i  lavori  forestali.
       Credo, dunque, che l'assessore Castiglione  questa sera  debba,
  certo  per  quello  che   rappresenta  l'impegno  assunto  in  Aula,
  garantire  un  intervento   per   quanto  concerne  gli  Ispettorati
  forestali della Regione  siciliana,  affinché  gli  interventi siano
  mirati, anche e soprattutto,  a  fare  lavorare  quegli  operai.  E'
  questo il problema, perché  in Sicilia  quello  è  uno sbocco che ha
  rappresentato  un ammortizzatore  sociale,  una  spesa  sociale  che
  dobbiamo superare, e bisogna vedere in che modo dobbiamo farlo.
       Ognuno faccia il proprio ruolo, svolga la propria funzione, non
  faccia maggioranza che si fa opposizione a se stessa; altrimenti non
  si capisce più nulla.  C'è una grande confusione, in alcuni momenti,
  ascoltando gli  interventi, veramente, ci  si confonde.
       Vediamo in  che  misura  possiamo  dare  un  segnale preciso al
  popolo  siciliano, ai tanti disoccupati, e ci sono disgraziatamente,
  nel dire che quei lavori diventano più produttivi, servono realmente
  ai nostri boschi, servono  realmente  al  nostro territorio, servono
  anche a dare al bosco una  visione  più  produttiva  e,  quindi,  un
  patrimonio da sfruttare, da utilizzare per come si deve, altrimenti,
  non avremo fatto nulla.  Stiamo,  così  stancamente,  ripetendo  una
  norma che permetterà a tanti operai  di fare 51 giorni o 101 giorni.
  Ma, con molta sincerità e schiettezza, credo che, tutto sommato, non
  abbiamo detto, invece, ciò che  ognuno  di noi pensa e, soprattutto,
  quello che è il dovere  dell'opposizione:  di  dare, anche da questo
  punto di vista, uno stimolo al Governo e alla maggioranza.

     CASTIGLIONE,  assessore per l'agricoltura e le foreste. Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CASTIGLIONE,  assessore  per  l'agricoltura  e le foreste. Signor
  Presidente, visti  gli  spunti  positivi  che  ci  sono da parte del
  Parlamento regionale, ritengo che si possa anche tenere una sessione
  apposita  sul  tema  della  forestazione,  considerato  che investe,
  intanto, grandi risorse pubbliche. Infatti, noi investiamo circa 400
  miliardi l'anno, e  certamente investe una larga fascia della nostra
  popolazione.

     SPEZIALE.   400   miliardi   l'anno   solo   per   il  personale,
  complessivamente sono molti di più

     CASTIGLIONE,  assessore  per  l'agricoltura e le foreste. Investe
  una   larga   fascia   della   popolazione,  a  nessuno  sfugge  che
  complessivamente  sono  impiegati  circa  50.000  uomini nel settore
  della forestazione. Ed a vario titolo, con i deputati, c'è stata una
  lunghissima  discussione. Sono interlocuzioni varie perché il tema è
  di larga risonanza sociale.  Io vorrei fare solo alcune riflessioni.
       Diceva bene l'onorevole Raiti  -  nella discussione che abbiamo
  avuto sulle variazioni di  bilancio  l'anno  scorso, allorquando per
  completare l'articolo 49, quindi i cosiddetti "cinquantunisti" - che
  occorrevano  82  miliardi.  Quest'anno  il  Governo  si  appresta  a
  chiedere una variazione del bilancio  per 30 miliardi, vuol dire che
  qualcosa è successo quest'anno.  Qualcosa il Governo l'ha inventata.
  Qualche operazione, qualche politica se l'è data.
       Ed allora io vorrei ripercorrere, perché  il tema, chiaramente,
  non è quello di stasera, però vorrei........

     PRESIDENTE.  Onorevole  Castiglione,  non è una precisazione, lei
  sta svolgendo l'intervento conclusivo del Governo.
       E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha facoltà.

     DE   BENEDICTIS .  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  nel
  merito concordo  con  l'emendamento  presentato,  quindi  intervengo
  solamente per una questione formale, un suggerimento che mi permetto
  di  rassegnare   al   Governo,   perché   competente   all'eventuale
  correzione.
       Noi abbiamo contezza di come per tutti gli operatori la miriade
  di  norme  che  il  legislatore  regionale  dissemina  comporta  una
  difficoltà anche  nell'intelligenza  della  norma  stessa,  nel loro
  reperimento.  Poichè  il problema nasce in seno a una distrazione, a
  una superficialità  compiuta  nell'approvazione  della  legge  7 del
  2002, riterrei di suggerire che l'articolo possa essere inteso quale
  comma aggiuntivo all'articolo  24  della  legge  109,  come recepito
  dalla legge 7 del  2002,  mantenendo intatta la sostanza.
       Quindi potrebbe leggersi così:  all'articolo 24 della legge 109
  del  1994  e  successive  modificazioni,  come  recepita  con  legge
  regionale 7 del 2002,  è  aggiunto  il  seguente  comma  6 bis per i
  lavori di rimboschimento e così via.

     PRESIDENTE. Lei  non può introdurre elementi emendativi in questa
  fase della discussione; nè  poteva  farlo  prima.
       Il discorso si  può  rinviare  in  sede  di  coordinamento come
  correzione formale del testo,  ma  la  prego di non insistere per il
  cambiamento del testo, perché  non  è  possibile.  Me lo proponga in
  sede di coordinamento.

     DE BENEDICTIS .  Io  mi sono permesso di suggerire all'attenzione
  del Governo; faccia  le  sue  valutazioni,  ne  tragga  vantaggio  o
  meno...

     PRESIDENTE.   Il   Governo   è   favorevole    alle  osservazioni
  dell'onorevole De Benedictis come coordinamento del testo?

     CASTIGLIONE, assessore  per l'agricoltura e le foreste. Sul piano
  della tecnica legislativa il Governo è d'accordo.

     PRESIDENTE. Il  Governo è favorevole. Se cortesemente il testo lo
  vuole passare  agli  uffici, onorevole  De  Benedictis, svolgeremo i
  dovuti passi per potere coordinare nel senso da lei voluto.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Villari. Ne ha facoltà.

     VILLARI. Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, intervengo solo
  per dire che la  riscrittura  dell'articolo  1 del disegno di legge,
  rende chiari -  peraltro  l'aveva  fatto  nel  suo  intervento anche
  l'onorevole Crisafulli prima - gli intendimenti del Governo rispetto
  ad una necessità  legislativa  a  fronte di alcune limitazioni poste
  dalla legge 7 da  noi  votata qualche mese fa.
       Quindi, personalmente, la condivido,  ma pongo - ed è questo il
  senso del mio intervento  -  un  problema  anche  di tempi.  Lo dico
  non solo per la  norma  in  sé  che  il  Governo  propone, ma perché
  abbiamo  l'esigenza  di  avviare  rapidamente  tutta  una  serie  di
  attività.
       Sono fra quelli che  pensano  che  il  lavoro forestale non sia
  inutile ed improduttivo.  Io  sono  tra  quelli che la pensano così.
  Perchè poi, anche  in  quest'Aula (i colleghi mi perdoneranno, parlo
  di me per non parlare  degli  altri) a seconda di dove ci si fissa -
  se così si può dire  - ci sono cose che sono inutili, improduttive e
  parziali,  se  non  assistenziali,  cose  che,  per  altri  aspetti,
  se ci conviene un'altra teoria, divengono assolutamente produttive e
  indispensabili.
       Siccome dobbiamo  trovare un accordo, ritengo che il lavoro dei
  forestali   in   Sicilia,   i   cinquantunisti,   i   centunisti,  i
  centocinquantunisti,  in  generale,  svolgano un'attività produttiva
  importante.
       Se c'è un'esigenza  di razionalizzare questo settore, nel senso
  di rendere ancora  più  produttiva  quest'attività, si faccia, lo si
  faccia organicamente. Intanto,  però,  mettiamo  in  questa  fase il
  Governo - in  questo  caso  con l'emendamento qui presentato - nelle
  condizioni di operare,  perchè,  vorrei  ricordare,  un  ordine  del
  giorno, che peraltro io  ho  presentato  e  sul quale ho parlato con
  l'Assessore, che riguarda  attualmente  i  cinquantunisti  - che non
  sono assistiti, ma lavoratori che svolgono un lavoro produttivo - ci
  pone un problema:  se  questi  lavoratori,  entro  il 31 dicembre di
  quest'anno, non svolgeranno le cinquantuno giornate non potranno più
  accedere ai benefici della cosiddetta disoccupazione agricola.
       Pongo, quindi, anche  un problema di produttività dei lavori di
  quest'Aula ancor più  che  di  produttività  di  altre  attività che
  stanno al di fuori di quest'Aula.

     PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore per l'agricoltura e
  le foreste per la replica.

     CASTIGLIONE, assessore  per  l'agricoltura  e  le foreste. Signor
  Presidente, onorevoli colleghi,  prendo  la parola per promettere lo
  impegno del Governo  ad  una  considerazione su tutta l'attività del
  settore forestale.
       L'anno scorso avevamo  impegnato  a fine anno, nelle variazioni
  di  bilancio,  82  miliardi.  Quest'anno  il  Governo  chiederà  una
  variazione di 30  miliardi. Ciò significa che quest'anno qualcosa di
  positivo si è  prodotta,  che una razionalizzazione della spesa si è
  fatta e, se è  vero  come  è  vero,  che  già da quest'anno verranno
  utilizzati i fondi  del  P.O.R.,  del Piano operativo regionale, per
  l'attività di rimboschimento,  di  forestazione,  se  è vero, come è
  vero, che stiamo  utilizzando  anche  parte  dei fondi dell'attività
  della legge sulla montagna, vuol  dire che il Governo si è prodigato
  per fare altro, per  ricercare  risorse  al di là del bilancio della
  Regione.
       Io vorrei ricordare  - e sono d'accordo con l'onorevole Villari
  - che stamattina  per l'emergenza Etna abbiamo chiamato i cosiddetti
  cinquantunisti, perchè abbiamo  messo  in  campo  i  lavoratori  del
  settore della prevenzione boschiva.
       E se, quest'anno,  il  patrimonio  boschivo,  se gli incendi si
  sono ridotti del 70 per cento rispetto agli anni precedenti è perchè
  c'è stata  un'attività  di  prevenzione,  perchè  abbiamo utilizzato
  anche nel tempo  i  cosiddetti  cinquantunisti,  i  centunisti  e  i
  centocinquantunisti.
       Bisogna uscire fuori  dalla  metafora e cominciare a descrivere
  questa come un'attività che  in  larga  parte per il passato è stata
  assistenziale, ma che  oggi  comincia  ad  avere  anche  una visione
  produttiva, per cui oggi ci sono anche risultati positivi.
       Debbo dire che  nelle  emergenze tutto il corpo forestale della
  Regione - colgo l'occasione  per darvi merito - con i propri uomini,
  con i propri dirigenti ed  anche  con i propri operai e con i propri
  operai precari, si è prodigata.
       Quindi, il tema  è  assolutamente  interessante.  Il Governo si
  impegna a procedere  alle  variazioni di bilancio per coprire questa
  fascia di fine anno, a reperire le altre risorse ma, soprattutto, ad
  avviare alcuni tavoli  nazionali,  già  in parte avviati, per quanto
  riguarda il tema delle risorse nazionali, con il Ministero e l'INPS,
  per poter fare  afferire  alle casse regionali risorse nazionali ma,
  soprattutto, si è  impegnato  anche  ad utilizzare risorse del piano
  nazionale  sulla   prevenzione   degli  incendi.  Quindi,  dall'anno
  prossimo alcune risorse  del  Piano  nazionale  il Governo regionale
  sarà nelle condizioni di poterle attivare.
       Una strategia complessiva, dunque, il  Governo  se l'è data. Mi
  piacerebbe  che  questa  potesse  diventare  anche  un'occasione  di
  ampio dibattito su un  tema  molto  caro:  quello  della  tutela del
  patrimonio naturale e  boschivo ma, soprattutto, anche di tutela dei
  nostri lavoratori che, per  la  verità,  sono  persone che voi tutti
  conoscete - come li  conosco io - fortemente attaccate al patrimonio
  boschivo e naturale, che  in  larga parte hanno svolto l'attività di
  prevenzione, per cui oggi tutti abbiamo il pregio di aver ridotto in
  larghissima parte gli  incendi  e  di  aver riqualificato l'attività
  forestale.
       Per quanto riguarda  la  norma,  noi  riscriveremo  il  vecchio
  testo.  Questo, forse  è  una  forzatura  e  ripristina  una vecchia
  maniera di procedere, ma  soprattutto,  come è stato detto, mette in
  condizione  di  poter   eseguire   i   lavori   per  l'attività  dei
  cinquantunisti.
       Accolgo    l'iniziativa   dell'onorevole   De   Benedictis   di
  coordinamento e, soprattutto,  ritengo  che  venga  mutata  anche la
  soglia comunitaria perchè  andiamo  oltre con i lavori in esecuzione
  diretta dell'Amministrazione  forestale.  Oggi  è arrivata anche una
  direttiva - per  tranquillizzare  tutti  - da parte dell'attività di
  vigilanza  dei  lavori   pubblici   che, proprio  per  i  lavori  di
  rimboschimento e di  forestazione,  chiede  alle  regioni di potersi
  attivare sotto soglia comunitaria per lavorare con il regolamento in
  economia; quindi  un  ulteriore  rafforzamento  della  posizione del
  Governo  e di una  posizione  che, in  larga  parte, questo  Governo
  condivide.

     PRESIDENTE. Dichiaro chiusa  la  discussione  generale.  Pongo in
  votazione il passaggio all'esame degli articoli.
       Chi è favorevole resti seduto;  chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Si passa all'articolo 1.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     PAFFUMI, segretario:

                                " Art. 1.

          1.  All'amministrazione   forestale  e  agli  enti  locali
       continua ad applicarsi  il  comma  1  dell'articolo  64 della
       legge 6 aprile 1996,  n.  16,  così come modificato dal comma
       33 dell'articolo 56  della  legge regionale 3 maggio 2001, n.
       6, per lavori  in  amministrazione  diretta  di  importo  non
       superiore alla soglia comunitaria."

     PRESIDENTE.   Dò lettura  dell'emendamento  1.2,  presentato  dal
  Governo, di riscrittura dell'articolo 1:

                               " Art. 1
       I lavori  di  rimboschimento, rinsaldamento e opere costruttive
  connesse, di  ricostituzione boschiva, gli interventi di prevenzione
  e repressione degli  incendi  boschivi  e gli interventi colturali e
  manutentori ivi compresi quelli per la gestione dei demani dei vivai
  forestali e delle  riserve  naturali  sono,  di norma, realizzati in
  economia.
       Per  l'esecuzione   dei   suddetti   lavori  ed  interventi  in
  amministrazione diretta si  prescinde dal limite di importo previsto
  dal comma 6 dell'articolo 24 della legge 109 del 1994, come recepito
  dalla legge regionale 2 agosto 2002, n. 7.".

     RAITI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     RAITI. Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ho  seguito con
  attenzione  il dibattito che  si  è  svolto,  dal  quale  traggo  le
  conclusioni  che,  tra  l'altro,  erano  quelle  che  paventavo  nel
  ragionamento che ho sviluppato durante la discussione generale.
       Mi pare chiaro,  assolutamente,  che,  con questa norma, stiamo
  contravvenendo innanzitutto  agli  impegni  politici  presi  da lei,
  onorevole assessore,  durante il dibattito dell'ottobre scorso, come
  da lei accennato;  ma  in  ogni caso stiamo entrando in un alveo che
  ancora una volta non  ci  da  una  politica della gestione di questi
  lavori seria, produttiva,  come tra l'altro dovrebbe fare un Governo
  liberale di cui  la  Casa della libertà dovrebbe essere espressione.
       Se le alleanze e  le  direttive politiche hanno un senso, anche
  in questa materia  devono averlo, sopratutto in questa materia;  noi
  stiamo facendo una norma  mediante  la quale stiamo creando di nuovo
  un precariato dell'emergenza  che  non  può essere consentito in una
  regione dove il  precariato  è  una  cosa  assolutamente diffusa, al
  quale bisogna porre nuovamente mano con serietà.
       Non   c'è    dubbio   che   l'attività   di   prevenzione,   di
  rimboschimento, di  rinsaldamento  delle  opere  costruttive,  è  un
  attività seria, che deve essere fatta, i cui i frutti sono sotto gli
  occhi di tutti.
       Non c'è dubbio  che  l'attività  del corpo forestale, per molti
  versi, è positiva, ed io  ho  avuto  modo di riscontrarlo ancora una
  volta  oggi,  quotidianamente,  anche  stamattina  nell'attività  di
  emergenza sull'Etna; ma questo  non vuol dire che possiamo aprire le
  maglie ad un ragionamento  che  non  ci consente di porre freno, con
  serietà, limite e disciplina,  ad un'azione che prevede delle spese,
  dei soldi di bilancio  della  Regione;  e  noi  tutti sappiamo a che
  punto  siamo  perché   si   prevede   una   variazione  di  bilancio
  consistente,   ci   sono   difficoltà   a   chiudere   il   bilancio
  dell'Assemblea regionale  a  seguito della finanziaria nazionale.
       In un contesto  di  questo  tipo,  con  i disoccupati imminenti
  della Sicilfiat, non possiamo  aprire le maglie con questa legge che
  invece va in  tutt'altra  direzione, quando sarebbe opportuno porre,
  finalmente con serietà,  la  disciplina  di  questa materia.
       Io non vedo come non  si  possa, dopo  anni che si va avanti in
  questo modo, fare un inventario preciso di quello che serve per fare
  fronte a questa attività,  assumiamo  i  lavoratori  che ci sono, se
  servono - 100, 200,  300  lavoratori  -  a  tempo  indeterminato, li
  passiamo al corpo  forestale  e  faranno  questi lavori con serietà,
  costantemente tutto l'anno.  Poi,  per i casi eccezionali e urgenti,
  ci  sono le  norme  del  collocamento  ordinario  che  prevedono  di
  tamponare la situazione.
       Se noi invece  andiamo  avanti  di  questo  passo faremo sempre
  ulteriore  precariato,  andremmo  poi  a  spendere  ulteriori  soldi
  sull'emergenza  per   garantire  ai  lavoratori,  che  stanno  nella
  speranza  di  concludere  le  loro  giornate  lavorative  all'ultimo
  dell'anno, di  fare  lavori  che  non  possono  essere  fatti,  come
  probabilmente si  prospetta.
       Adesso, per chiudere  i  "cinquantunisti"  le  loro giornate di
  lavoro, li dobbiamo assumere,  con  molta probabilità, - se questo è
  l'orientamento del legislatore - nel mese di novembre e dicembre per
  fare servizio antincendio; non  capisco dove, per fare cosa, ci sarà
  la neve sui Nebrodi,  sull'Etna, ci saranno tutta una serie di altre
  conseguenze che non è altro che ........

     SPEZIALE. E' Berlusconi che porta tutte le emergenze.

     RAITI.  Non  è   altro   che   dare  un  contentino,  fare  degli
  ammortizzatori sociali  che  non producono niente, determinano spese
  improduttive e danneggiano  l'economia  sana;  ci sono infatti molti
  lavoratori che non possono continuare a svolgere la propria attività
  perché si mettono nelle  liste di disoccupazione, con la speranza di
  andare a fare cinquanta  o  cento  giorni, e  poi  lavorano  in nero
  durante il corso dell'anno  e, dato che queste cose noi le sappiamo,
  perché ci viviamo tutti i giorni, credo che una politica seria,  una
  politica complessiva di  risanamento  del  bilancio  e  di ordine di
  questa materia, così complessa ed importante, deve essere fatta.
       Se andiamo avanti di  questo  passo  - lo ripeto - non facciamo
  altro che aumentare  le  spese correnti della Regione, procurando un
  danno notevole  all'erario  regionale, aumentiamo il precariato; non
  facciamo ammortizzatori  sociali  seri,  creiamo  una  cancrena  che
  rischia di diventare sempre più esplosiva e poi non riusciremo più a
  governarla. Per cui, siccome bisogna mettere un freno prima o dopo a
  tale stato di cose, io ritengo che sia giunta l'ora di metterlo. Per
  questo motivo sono assolutamente contrario a questa legge.

     SPEZIALE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE.  Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  volevo
  sottrarmi  alla  tentazione  di  partecipare  al  dibattito  perché,
  ovviamente, condivido la norma, così  come  è  stata  riscritta, che
  riguarda  quindi un intervento  di  emergenza  ed  avevo  atteso  la
  risposta del Governo prima  di  intervenire  perché  penso  che  nel
  settore della forestazione sia stato fatto un buon lavoro.
       Gli operai, come  diceva  il  Governo  ma  come  dicevano anche
  diversi colleghi  parlamentari,  svolgono  una  positiva  azione sia
  nella fase di  prevenzione,  sia  nella  fase  di rimboschimento, il
  corpo  forestale   è   altamente   professionalizzato  e,  tuttavia,
  onorevole Assessore, deve  convenire  con  noi, che le politiche nel
  settore sono  insufficienti, perché  abbiamo una superficie boschiva
  in Sicilia che è tra  le  più  basse  del Paese e che quindi abbiamo
  ancora un potenziale  di  intervento  straordinario nel settore, nel
  senso che abbiamo  possibilità  di  rendere  produttivo  un  settore
  fondamentale, più di quanto abbiamo fatto.
       Io mi sarei aspettato,  onorevole Assessore, che in questa fase
  il  Governo  avrebbe  distinto  le  due  questioni,  alla  luce  del
  dibattito;   una  cosa  è  affrontare  la  necessità  di  riscrivere
  l'emendamento, altra cosa - il Governo deve impegnarsi - è quella di
  mettere mano ad un  riordino  che affronti la questione della tutela
  ambientale e della forestazione  in  Sicilia,  in  modo  tale che si
  possa intervenire  strutturalmente  in  un  settore  così  delicato.
  Malgrado, infatti, le risorse  che  noi  impieghiamo  in  Sicilia  e
  malgrado il fatto che la natura ci ha dotato di boschi straordinari,
  nella nostra Regione,  la  nostra  intensità  boschiva  rispetto  al
  territorio è la più bassa che  ci sia in Italia o tra le più basse e
  non facciamo paragoni rispetto a quella europea.
       Allora, un Governo che  vuole  affrontare  la questione non può
  affrontarla  solo sotto  il  profilo  economico,  deve  affrontarla,
  dicendo: "noi dobbiamo intervenire nel settore".
       Io mi auguro, onorevole  Assessore,  che dopo il mio intervento
  il Governo regionale,  che  consta di una maggioranza straordinaria,
  ci dica entro quanto tempo - tra l'altro l'aveva già promesso l'anno
  scorso - proporrà  un  intervento  di riordino e di ristrutturazione
  nel settore della  forestazione, che  è  fondamentale,  non solo per
  mantenere e potenziare quello  che  c'è, ma per ampliare il settore;
  dobbiamo  ampliare la  superficie  boschiva  in  Sicilia  che  oggi,
  ripeto, è  assolutamente  insufficiente, dobbiamo modificare il modo
  in cui ci rapportiamo  con il bosco, con i vincoli rigidi che spesse
  volte hanno  caratterizzato  l'utilizzo  del bosco, insomma, abbiamo
  bisogno di mettere mano ad una politica di riordino del settore.
       Il Governo, questo, stasera  non  ce l'ha detto. Mi auguro - lo
  ripeto - che dopo  il  mio  intervento  il Governo assuma un impegno
  preciso che entro  tempi ragionevolmente brevi possa portare in Aula
  un  disegno di legge  di  riordino  del  settore  che  abbia  queste
  finalità e questi obiettivi.

     PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione  l'articolo  1  nel  testo  di
  riscrittura.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Vorrei  suggerire   al  Governo  di  considerare  l'ipotesi  di
  cancellare la parola  'di  norma'  in  sede di coordinamento formale
  della legge.

     CASTIGLIONE, assessore per  l'agricoltura  e le foreste. Va bene,
  signor Presidente.

     PRESIDENTE.Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.

       Si passa all'articolo 2.
       Invito il deputato segretario a darne lettura.

     PAFFUMI, segretario:

                                " Art. 2.

          1.   La presente  legge  sarà  pubblicata  nella  Gazzetta
       ufficiale della Regione  siciliana  ed  entrerà  in vigore il
       giorno successivo a quello della sua pubblicazione.

          2. E' fatto obbligo a  chiunque  spetti di osservarla e di
       farla osservare come legge della Regione."

     PRESIDENTE. Lo pongo in votazione.
       Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       Comunica  che sono  stati  presentati  i  seguenti  ordini  del
  giorno:

    - n.  134  "Iniziative  per  avviare  le procedure di vaccinazione
    contro la brucellosi  bovina  ed  ovicaprina",  degli onorevoli Lo
    Curto,  Antinoro,  Cristaudo,  Paffumi,  Rotella,  De  Benedictis,
    Leanza Vincenzo, Sbona, Spampinato e Tumino.

    - n.  154 "Provvedimenti  per  la  permanenza  in servizio sino al
    31.12.02 dei  lavoratori  forestali  'cinquantunisti' di Catania e
    della  altre  provincie",  degli  onorevoli  Villari,  Giannopolo,
    Ioppolo, Rotella, Ferro, Nicotra e Spampinato.

    Ne dò lettura:

                     " L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

   TENUTO conto:

        - del perdurare delle diverse emergenze sanitarie che da tempo
          affliggono il settore zootecnico segnatamente nelle province
          di Enna,  Palermo, Siracusa, Catania, Trapani e Messina dove
          la zootecnica viene praticata in modo estensivo;

   CONSIDERATO che:

        la campagna   di   eradicazione  della  brucellosi  bovina  ed
          ovicaprina così come  fino ad oggi praticata non ha dato gli
          esiti sperati e  di  fatto  ha più che dimezzato nell'ultimo
          quinquennio  il  patrimonio  zootecnico siciliano, con gravi
          ripercussioni su un settore economico certamente fiorente;

   ATTESO che:

        - la  specificità   del  sistema  di  allevamento  con  metodo
          estensivo  e  dell'utilizzo  dei  pascoli  naturali assicura
          qualità e  salubrità  alle  carni  ed  ai  prodotti lattiero
          caseari rispetto ad una produzione sempre più selvaggiamente
          industrializzata;

   PREMESSO che:

        - questa Assemblea in  data  7  marzo  2002  ha  già  adottato
          l'ordine del giorno n. 31 che impegna il Governo ad attivare
          iniziative di sostegno alla zootecnica autoctona;

   VISTA

        - la decisione della Commissione della Comunità Europea del 15
          luglio 2002, n. C(2002) 2592 che autorizza vaccini contro la
          brucellosi bovina  ed  ovicaprina nel quadro della direttiva
          64/432/CEE   del   Consiglio,   che   stabilisce   le  norme
          comunitarie   relative   all'uso   dei   vaccini  contro  la
          brucellosi bovina  ed  ovicaprina  come  ben  specificato al
          punto 4  della sopracitata decisione della Commissione ed al
          successivo articolo 2 della stessa;

   TENUTO CONTO che:

        - per avviare le procedure di vaccinazione occorre ottenere il
          prescritto parere  del Ministro della sanità ed è necessario
          integrare  con  personale  veterinario  gli attuali organici
          delle   aziende   unità   sanitarie  locali  delle  province
          interessate,

                     IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE

        - ad intervenire  presso  il Ministero della salute per quanto
          allo  stesso   di   competenza  e  conseguentemente  a  dare
          attuazione  alle  direttive  contemplate  nella  sopracitata
          decisione della  Comunità europea avviando in tempi brevi la
          prevista campagna di vaccinazione." (134)

                                 LO CURTO - ANTINORO - CRISTAUDO -
                                 PAFFUMI - ROTELLA - DE BENEDICTIS -
                                 LEANZA V. - SBONA - SPAMPINATO -
                                 TUMINO

                     " L'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA

   VISTE le giuste   proteste   sollevate   in   questi  giorni  dalle
           organizzazioni   sindacali    dei    lavoratori   forestali
           Flai-Cgil-Fai-Cisl  e   Uila-Uil,   dalle   amministrazioni
           comunali dei comuni forestati della provincia  di Catania e
           da  migliaia  di  lavoratori,  con  le  quali  si  denuncia
           l'avviamento per soli sei giorni lavorativi deciso dall'Irf
           di   Catania   su    input    dell'Assessorato    regionale
           all'agricoltura e foreste;

   APPURATO che tale decisione mette a rischio  la  possibilità  per i
           lavoratori forestali catanesi fuori fascia (cinquantunisti)
           di  completare  almeno  un  turno  di   lavoro  perché  non
           garantiti fino all'assestamento di bilancio  che la Regione
           dovrà decidere entro il mese di novembre;

   VERIFICATO che tale situazione penalizza  soprattutto  la provincia
           di  Catania che, pur avendo una  superficie  boscata  quasi
           uguale a quella palermitana, e che  registra  un  numero di
           lavoratori  forestali  cinquantunisti  inferiore  a  quelli
           presenti nel territorio palermitano  (1.800  lavoratori nel
           catanese contro gli oltre 4.500  nel  palermitano)  risulta
           essere  l'unica  realtà nella quale  i  lavoratori  vengono
           avviati per soli sei giorni, a  differenza  di Palermo dove
           l'avviamento  è stato predisposto per un  tempo  di  lavoro
           superiore   ai   quindici    giorni,   rimanendo   comunque
           insufficienti le giornate anche per la provincia di Palermo
           e le altre province siciliane, rispetto  alle giuste attese
           dei lavoratori forestali cinquantunisti,

                     IMPEGNA IL GOVERNO DELLA REGIONE
                          E PER ESSO
                 L'ASSESSORE ALL'AGRICOLTURA E FORESTE

        - ad assumere urgenti ed immediate  soluzioni  e provvedimenti
          per  garantire  il  lavoro ai  forestali  cinquantunisti  di
          Catania  e  delle  altre province, per  permettere  loro  di
          restare al lavoro fino al 31  dicembre  2002 senza soluzione
          di continuità, sia per un atto di  equità  e giustizia verso
          questi lavoratori ma anche per evitare  che  nelle  comunità
          interessate  venga messo a rischio  l'ordine  pubblico,  già
          compromesso dalla difficile situazione  sociale  siciliana e
          catanese." (154)

                                     VILLARI-GAROFALO-IOPPOLO-ROTELLA
                                     SPAMPINATO-FERRO-NICOTRA

       Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 134.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvato)

       L'ordine  del  giorno  è   approvato   con  il  voto  contrario
  dell'onorevole Cracolici.
       Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 154.
       Chi è contrario si alzi; chi  è favorevole resti seduto.

                             (E' approvato)

       L'ordine   del  giorno   è   approvato   col   voto   contrario
  dell'onorevole Raiti.

     PRESIDENTE. Onorevoli  colleghi,  desidero sottoporre alla vostra
  attenzione, un problema  di  carattere  formale  che  mi  solleva in
  questo momento l'onorevole De Benedictis.
       Per quanto appaia  semplice  la  cancellazione  di  una parola,
  in sede di  coordinamento, nel caso specifico dell'articolo 1.2, ciò
  provocherebbe un' autentica rivoluzione nella norma.
       E poichè non si  può  cambiare  il  testo:  o  si presenta come
  emendamento e ha bisogno  di quattro firme (per il momento in cui si
  propone), ma vi avverto che si dovrebbe rinviare di ventiquattro ore
  la  seduta  perchè  scatta  la  procedura  dei  termini;  oppure  si
  trasforma in ordine del giorno.

     CASTIGLIONE, assessore per  l'agricoltura  e  le  foreste. Signor
  Presidente vorrei  invitare l'onorevole Incardona ad una riflessione
  perchè, se noi dovessimo  togliere  "di  norma",  di  fatto i lavori
  ùarebbero eseguiti solo in economia.

     PRESIDENTE. Il problema è che come coordinamento non si può fare.

     INCARDONA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     INCARDONA. Signor Presidente, l'articolo 1.2 era stato votato con
  l'intendimento che, in sede di coordinamento, si sarebbe abrogata la
  espressione  "di norma".
       Poco fa forse  non  sono  stato  chiaro.  L'emendamento  che io
  volevo proporre aveva il fine di rivoluzionare la norma stessa.  Non
  si capisce perché  in Sicilia parliamo di "trentamila, quarantamila,
  cinquatamila".  L'altro  giorno,  quando c'è stata la manifestazione
  dei forestali  e segnatamente degli addetti all'antincendio, sentivo
  numeri.....   Non  si   capisce   perché   in  Sicilia  abbiamo  una
  superficie boschiva molto  più ridotta delle altre regioni, abbiamo,
  però, dieci volte  di  più  operatori  forestali, eppure,  quando si
  devono  eseguire lavori,  ad  esempio,  il  rimboschimento  o  altri
  elencati  nella   norma,   si   dovrà   ricorrere   "possibilmente",
  "eventualmente", anche a lavoratori esterni che non c'entrano.
       Tenuto conto che in Sicilia, per le osservazioni che sono state
  fatte in  quest'Aula  da tutti coloro che sono intervenuti, e tenuto
  conto che noi proprio per questi lavori spendiamo un' ingente somma,
  ricorrere e dare  la  possibilità  alla  pubblica Amministrazione, o
  comunque  all'ente   gestore   di  questi  patrimoni,  di  ricorrere
  addirittura  ad  appalti  esterni,  all'esecuzione  dei  lavori  con
  appalti, con attività  esterne,  mi  chiedo  che senso abbia, tenuto
  conto del fatto che  in Sicilia spendiamo già parecchi soldi proprio
  per questi lavori............

     PRESIDENTE. Mi  dispiace  ma  mi  vedo  costretto  a toglierle la
  parola. Lei  non  può  abusare  della mia pazienza per riprendere un
  dibattito che  abbiamo  concluso con un voto. Dovete avere molta più
  considerazione   dei  motivi  che  ispirano  il  mio  comportamento.
  Maggiore rispetto,  se  mi  permettete.  Lei  non  ha  presentato un
  emendamento, non può più presentarlo, l'articolo è stato votato.
       Pongo in  votazione   la   delega   alla   Presidenza   per  il
  coordinamento  formale  del   disegno  di  legge  n.  502/A.
       Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                             (E' approvata)

                                 CONGEDI

     PRESIDENTE. Comunico che  sono pervenute richieste di congedo per
  l'odierna seduta relative  agli  onorevoli  Vicari, Catania Franco e
  D'Aquino.
       Non sorgendo osservazioni, i congedi si intendono accordati.


   Presidenza del presidente Lo Porto


    VOTAZIONE FINALE  DEL  DISEGNO  DI  LEGGE  N.  502/A "DISPOSIZIONI
    URGENTI PER I LAVORI IN ECONOMIA NEL SETTORE FORESTALE".

     PRESIDENTE. Indico la  votazione  finale per appello nominale del
  disegno di legge numero  502/A "Disposizioni urgenti per i lavori in
  economia nel settore forestale".
       Chiarisco il significato del voto.
       Chi è favorevole risponde  sì; chi è contrario risponde no; chi
  si astiene lo dichiara.
       Dichiaro aperta la votazione.
       Invito il deputato segretario a procedere all'appello.

     PAFFUMI, segretario, procede al primo e al secondo appello.

        PRESIDENTE. Dichiaro aperta la votazione.

                        RISULTATO DELLA VOTAZIONE

     PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:

    Presenti e votanti            61

    Maggioranza                   31

    Hanno votato sì               59

    Hanno votato no                2

    Astenuti .................... Nessuno

                          (L'Assemblea approva)


   Presidenza del presidente Lo Porto


    SEGUITO  DELLA  DISCUSSIONE  DEL  DISEGNO DI LEGGE "INTERVENTI PER
    L'ATTUAZIONE  DEL  DIRITTO  ALLO  STUDIO UNIVERSITARIO IN SICILIA"
    (NN. 271-341/A)

     PRESIDENTE. Si passa al  seguito della discussione del disegno di
  legge posto al numero  2) del  secondo punto dell'ordine del giorno:
  'Interventi per l'attuazione  del  diritto allo studio universitario
  in Sicilia' (nn. 271-341/A).
       Invito i componenti la quinta Commissione, 'Cultura, formazione
  e lavoro', a prendere posto nel relativo banco.
       Credo che sia opportuna,  a questo punto, una breve sospensione
  della seduta per potere  coordinare  i  movimenti su un percorso che
  sappiamo tutti essere stato,  almeno  fino ad ora, accidentato e, se
  siete d'accordo, per dare  la possibilità di un maggiore dialogo fra
  di noi.
       Non  sorgendo osservazioni,  la  seduta  è  sospesa  per  dieci
  minuti.

       (La seduta, sospesa alle ore 21.15, è ripresa alle ore 21.35)

    La seduta è ripresa.

     PRESIDENTE. Ricordo che l'esame  del  disegno  di  legge  si  era
  interrotto dopo l'approvazione dell'articolo 2.
       Dovremmo  passare  all'articolo  3,  ma  sull'articolo  2  sono
  scoppiate questioni che hanno  una  valenza  politica  tale  che non
  possono essere ignorate.
       In  realtà, avevo confidato  già  questa  mattina, in  sede  di
  Conferenza  dei  presidenti   dei  gruppi  parlamentari,  nel  breve
  intervallo  che  ho  predisposto  proprio  per  cercare  un'ennesima
  occasione di chiarimento,  di  conciliazione  e di compromesso sulla
  questione.  Non  so,   però,   se  quest'ultima  fase  della  nostra
  discussione ha portato qualche  novità;  qualora  ce  ne  fossero vi
  prego di dirmelo perché  in questo caso io devo procedere nell'esame
  degli articoli, ipotizzando  la possibilità di riprendere l'articolo
  2 qualora, come credo, qualche collega lo dovesse chiedere.


   Presidenza del presidente Lo Porto


                      PER RICHIAMO AL REGOLAMENTO

     SPEZIALE. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     SPEZIALE. Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  mi si scuserà
  perchè intervengo per un  richiamo al Regolamento su una vicenda che
  è  diventata  pubblica,  sulla  quale  la  stampa è intervenuta.  Si
  tratta in parte, secondo me, di un fatto frutto di una condizione di
  difficoltà  in  cui lavora l'Aula ed è una vicenda che - penso sia a
  tutti  i  colleghi noto - ha determinato per la prima volta, secondo
  il mio punto di vista, un vulnus che dovremmo vedere di sanare.
       La vicenda la  voglio riassumere.
       All'articolo 2 della legge  sul  diritto  allo studio era stato
  presentato un emendamento, a firma di diversi colleghi parlamentari,
  che riguardava la soppressione del comma 4.
       Il presidente  di turno, l'onorevole Crisafulli, correttamente,
  ai sensi dell'articolo 116 del Regolamento, ha fatto votare l'Aula.
       L'Aula  si  è espressa sopprimendo il comma 4. A questo comma 4
  erano stati agganciati altri emendamenti modificativi e sostitutivi.
  Va da sè che, non essendo stato approvato il comma 4 del'articolo 2,
  tutti   gli   altri   emendamenti   decadono.   Precisa  giustamente
  l'onorevole    Capodicasa    che   non   sono   preclusi,   decadono
  automaticamente.
       Il  Presidente,  onorevole  Crisafulli,  ha poi fatto votare un
  emendamento  che  era  agganciato al comma 4, a firma dell'onorevole
  Villari.   Un  emendamento  che  la  stampa  ha  descritto  come  la
  reintroduzione  dell'emendamento   precedentemente   soppresso.   In
  verità, debbo dire, dopo attenta  lettura  che,  pur  trattandosi di
  argomento  attinente,  era  di  natura  diversa  rispetto  all'altro
  emendamento soppresso.
       A questo punto si sono determinate due condizioni di violazione
  regolamentare.  La  prima,  e  la  voglio  illustrare  ai  colleghi,
  attiene  al  primo comma dell'articolo 116. Stamattina c'è stata una
  discussione al riguardo in sede di Conferenza dei Capigruppo e molti
  sostenevano  che bisognava partire dagli emendamenti più lontani dal
  testo;   l'articolo   116,   che  regolamenta  la  materia,  prevede
  espressamente che bisogna partire dagli emendamenti soppressivi.
       Il primo comma recita  in  questo modo e per altro coincide con
  l'essere più lontano:  la votazione degli emendamenti deve precedere
  quella  degli  articoli  del  testo proposto.  E procede cominciando
  dagli emendamenti soppressivi per continuare con quelli modificativi
  e  aggiuntivi.

     LEONTINI. Modificativo non è aggiuntivo.

     SPEZIALE.  Dell'emendamento  sostitutivo  non si parla; ma è lana
  caprina  tale  argomentazione   Presidente,  capisco che ormai siamo
  in un consiglio comunale.Me ne rendo conto
       Allora il primo  comma  dell'articolo  116 recita "soppressivi,
  modificativi  e aggiuntivi".  Il fatto  che  non  sia  previsto  dal
  Regolamento l'emendamento sostitutivo,  non  significa che si tratti
  di una carenza regolamentare -  come  qualcuno  ha fatto osservare -
  perchè   ovviamente,   se    viene    approvata    la   soppressione
  dell'emendamento,   non    si    può    successivamente   sostituire
  quell'emendamento  che non esiste  più  perchè  è  stato  soppresso.
  Quindi,  non è necessaria  la  regolamentazione,  è  sufficiente  la
  logica e in questo caso la logica  ci  induce  a dire che non andava
  proposto alcun altro emendamento.
       Il secondo comma dell'articolo 111, Presidente, così recita:
       "2.  Non  possono  proporsi,  sotto  qualsiasi  forma, articoli
  aggiuntivi  o  emendamenti contrastanti con precedenti deliberazioni
  dell'Assemblea...".
       Ovviamente,   se  si  procedesse  in  questo  modo,  approvando
  emendamenti  che  contraddicono quelli precedentemente non approvati
  dall'Aula, si verificherebbe una sorta di schizofrenia legislativa e
  parlamentare alla quale dobbiamo sottrarci al di là del merito.
       Sono  queste  le  due  questioni  che  noi  abbiamo posto e che
  intendiamo porre all'attenzione della Presidenza e dell'Aula. Vorrei
  evitare  che  i  colleghi  parlamentari  fossero tentati di dare una
  lettura  di schieramento e, pertanto, mi sono sforzato stamattina ed
  oggi  di  rappresentare  la  questione  come  un  fatto di carattere
  regolamentare.
       Non vi è una ricetta e non abbiamo nessun precedente in materia
  cui fare riferimento.
       Per la prima volta il Parlamento si trova ad affrontare un tale
  problema  e  noi  pensiamo di doverlo risolvere, signor Presidente.
       Personalmente ho una proposta che ho rappresentato stamattina e
  che  intendo  rappresentare  qui  ai  colleghi parlamentari che è la
  seguente:  l'onorevole  Crisafulli,  presidente  di  turno  in  quel
  momento, ha riconosciuto pubblicamente, e anche stamattina non lo ha
  smentito  quando  io l'ho più volte richiamato, che si è trattato di
  un  errore.  Che  la Presidenza ha, erroneamente, messo in votazione
  emendamenti  che  non  dovevano essere sottoposti al voto dell'Aula.
  L'errore è della Presidenza  di  turno.  La  correzione dell'errore,
  secondo il mio punto di vista, è pertanto della Presidenza.
       La  mia  proposta è evidente:  in applicazione del Regolamento,
  io  ritengo  che  la  Presidenza  debba  dichiarare che le votazioni
  successive   non  si  dovevano  svolgere  e  che,  essendosi  svolte
  impropriamente,  sono  nulle.
       Sorge  una  questione  politica  avendo  qualcuno dato a questa
  nostra  interpretazione  una  valenza  politica, come  se  la  norma
  introdotta  fosse  una norma cardine del disegno di legge.  La norma
  introdotta non è una norma cardine del disegno di legge, è una norma
  secondaria nel testo del disegno di legge.  Non incide profondamente
  nella  struttura  del  disegno  di  legge,  e, quindi, ci può essere
  qualsiasi  altro  momento,  che  non  contraddice  il  secondo comma
  dell'articolo  111,  a  sessione  chiusa,  in  cui  il  Governo  può
  ripresentare una norma attinente a quella materia in qualsiasi altro
  disegno di legge.
       Quindi,  non  è  un  problema  di  merito.  Il  Governo  lo può
  tranquillamente  fare  tra  quindici giorni, in qualsiasi disegno di
  legge.  Il problema è una correzione che stabilisca qui, per evitare
  che passi  il  precedente secondo il quale un voto d'Aula può essere
  espresso  anche  in  violazione  del  Regolamento.  Una  distrazione
  d'Aula  può  essere  tollerata  anche  se riguarda il Regolamento.
  Questa  è  la  questione  che  abbiamo davanti e non è una questione
  secondaria.  Lo  dico  ai colleghi parlamentari alla cui sensibilità
  mi  appello:  non  date  una  lettura, come è avvenuto, di carattere
  politico  alla  questione regolamentare.  Tra l'altro, siccome penso
  che alcuni di voi vorranno ritornare in questo Parlamento - io spero
  di poter fare altro nella  prossima  legislatura  - vorrei ricordare
  che i precedenti, di fatto, quando non vengono poi tradotti in norme
  del Regolamento, diventano prassi e  riferimento anche per altri che
  verranno dopo di noi.  E noi abbiamo il dovere di correggere un tale
  precedente.   La questione sta  tutta  qui,  signor  Presidente:  il
  rispetto del Regolamento, il rispetto  delle regole e la possibilità
  di  non  costituire precedenti  che  noi  riteniamo  pericolosi  per
  l'attività parlamentare.

     CINTOLA.  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     CINTOLA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non credo che
  la questione sia di carattere regolamentare e mi dispiace perché non
  mi sembra un dibattito edificante  quello  che facciamo. Perché è di
  poco conto e perché non assolve  e  non  condanna.  E'  vero, signor
  Presidente dei DS? Scusatemi  E' vero.  Ma  il  termine  è uno solo.
  Noi  stasera  abbiamo  votato due  leggi  e  le  abbiamo  votate  in
  dispregio al Regolamento.
       Chiedo  scusa, onorevole Cracolici, abbiamo votato due leggi in
  dispregio  del Regolamento considerato che il Regolamento recita che
  il  disegno  di legge esitato dalla Commissione ha bisogno di 48 ore
  per venire in Aula.
       Che  cosa  avviene se l'Aula  decide di farlo prima?
  Significa  che  unanimemente  supera  il  vincolo regolamentare e fa
  propria l'urgenza e non lo  fa  in  violazione,  lo  fa  d'autorità.
  L'Assemblea è un'autorità che può  superare il Regolamento. Questo è
  avvenuto stasera con i due  disegni  di  legge che abbiamo approvato
  regolarmente perché  nessuno in Aula  si  è appellato al Regolamento
  prima  di votarli.  Per quelle  votazioni  nessuno  si  è  posto  il
  problema regolamentare.
       L'Assemblea all'unanimità - anzi su proposta delle minoranze, e
  con una precisa  puntualizzazione forte dell'onorevole Forgione, che
  era in Aula e ha richiesto la votazione sull'articolo in questione -
  decide di votarlo superando il Regolamento. Ed è articolo gi�� votato
  e definito.
       Pertanto,   il   Regolamento  non  è  stato  vulnerato  né  non
  vulnerato; vulnus o non vulnus.  Che cose difficili  La gente che ci
  ascolta vuole capire:  nessuno  ha travalicato il Regolamento perché
  non è stata avanzata alcuna richiesta alla Presidenza dell'Assemblea
  di dichiarare la decadenza  di  tutti  gli  emendamenti sostitutivi,
  aggiuntivi, modificativi al comma 4. Cioè, se ci fosse stato un solo
  deputato  che  avesse   eccepito  l'improponibilità,  il  Presidente
  l'avrebbe accolta. Ma nessun deputato  ha  chiesto  di  attenersi al
  Regolamento, cioè l'ha voluto superare implicitamente, l'ha votato e
  basta.
       Ecco  perché  abbiamo  detto, e lo ribadisco con forza e con la
  necessaria certezza, che non siamo in errore.  Non voglio che ci sia
  un attrito con la minoranza per tale questione.  Apprendo e apprezzo
  che  il  collega  Speziale abbia detto  che  non  è  la  norma  come
  principio, tant'è che sarebbero  disponibili,  laddove lo si volesse
  introdurre con altra legge, a non fare le barricate.
       Se è veramente così ci poteva essere la possibilità, ma l'avete
  rifiutata  e  continuate  a  rifiutarla, di  un  incontro che poteva
  essere  in  sede  di Regolamento per allargare il problema sul piano
  politico.  Cioè,  un  incontro politico si può fare, si deve fare se
  serve a non rendere asfittico  il  dibattito  e  a  ritrovarsi  muro
  contro  muro,  cosa che non  serve  alla  Sicilia,  non  serve  alla
  maggioranza o alla minoranza.
       Allora, se mi dite che c'è la necessità di un incontro politico
  sono pronto col mio Gruppo  a  tenere  un  incontro  politico  sulla
  questione.   Ma  se  vogliamo   porre   la   questione   in  termini
  regolamentari,  l'Assemblea  è   sovrana,   l'Assemblea   ha  votato
  all'unanimità,  nessuno  ha  richiesto  di  atteggiarsi  in  maniera
  differente e quindi l'articolo in  questione  è  votato; così come è
  votato l'emendamento dell'onorevole  Villari che dignitosamente l'ha
  presentato, che non lo ha ritirato, che  lo  ha  votato,  che  lo ha
  fatto  votare  agli  altri, che  è  diventato  legge  della  Regione
  siciliana.
       Pertanto,  e  concludo,   non  vi  può  essere  interpretazione
  differente se non quella di  avere  approvato  oltre il Regolamento.
  L'Assemblea ha votato quell'articolo, è  già  votato,  è  finito,  è
  chiuso.  C'è  un  discorso  di   ordine  politico?  Sono  pronto  ad
  affrontarlo,  dobbiamo   affrontarlo,   dobbiamo   incontrarci   per
  affrontarlo,  ma  su  un  piano   politico,  non  più  su  un  piano
  regolamentare.
       Sapete - e lo ribadisco per chiudere  -  che questa sera, se un
  deputato  si  fosse alzato per  chiedere  le  48  ore  previste  dal
  Regolamento  non si sarebbe  potuto  proseguire.  Nessuno  ha  detto
  niente, l'Assemblea sovrana supera il Regolamento e, con una propria
  valutazione sull'urgenza e la necessità,  approva  due leggi che non
  si sarebbero potute approvare.  Che  diremo  domani?  Che, visto che
  abbiamo sforato il Regolamento, abbiamo  scherzato? Le due leggi non
  le abbiamo approvate?
       No,   le   abbiamo   fatte    Come   queste   due   leggi  così
  quell'articolo.   Sul   piano  politico  capisco  che  è  necessario
  incontrarsi, discuterne e  parlarne;  però  ciò significa continuare
  senza  minacce  né   ricatti   né   contrapposizioni   né  abbandono
  dell'Aula, né altro perchè non  è  dignitoso.  E'  dignitoso  andare
  avanti con le regole che ci siamo  dati  e  con  l'Assemblea  che  é
  sovrana.
       E dico questo con il  massimo  rispetto  per l'intervento dell'
  onorevole Speziale e per l'intera Assemblea.

     ORTISI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ORTISI.   Signor  Presidente,   onorevoli   colleghi,  l'Aula  ha
  chiaramente in quella seduta famosa  indicato la volontà di bocciare
  il finanziamento alle Università private.  Si deduce, se ce ne fosse
  bisogno,  anche  dalle prese  di  posizione  esternate  dalle  forze
  politiche della maggioranza nei  giorni  successivi, in sedi diverse
  dall'Aula.  Ha chiaramente bocciato  per  la  sua assenza, onorevole
  Leontini, per la sua assenza,  l'ha  chiaramente  bocciato  per  una
  superficiale  ripicca all'interno  della  maggioranza.  Purtroppo  é
  così, é un fatto. Siccome non ho  la  presunzione  di dire la verità
  ascolto sempre tutti perché  apprendo.  Non vorrei essere ascoltato,
  vorrei che mi si desse la possibilità di argomentare.
       Peraltro,  cassato il comma 4 dell'articolo 2, tutto quello che
  ad esso si  aggancia,  decade.  L'emendamento  Villari presuppone un
  destinatario  che  non c'é più  perché  gli  studenti  che  vogliono
  iscriversi alle università  private  non  possono essere destinatari
  del provvedimento a fronte di  tutta una rete di comitati, scadenze,
  rigidità, riconducibili per  le università pubbliche alle università
  medesime e all'Assessorato che  sovrintende  alla  legge sul diritto
  allo studio.
       Negli  articoli  13, 14, 15 in particolare questo é esplicitato
  in   maniera  chiarissima.  Lo  tratteremo  quando  arriveremo  agli
  articoli medesimi.
       Il Presidente Crisafulli riconosca l'errore tecnico:  eviteremo
  una  ferita  al  Regolamento, ma soprattutto al sistema delle regole
  che sovrintendono ai nostri rapporti nel Parlamento.
       Qualche  collega  sosteneva, in particolare l'onorevole Acierno
  stamattina   in   Conferenza   dei   Capigruppo,  nella  fattispecie
  l'anomalia  del  nostro  Regolamento e ne deduceva l'impraticabilità
  dell'appello alla prassi consolidata.
       Ed  invece,  signor  Presidente,  é  proprio  nelle  situazioni
  anomale  che la prassi consolida i comportamenti.  Nel merito, vista
  l'unanimità  o quasi della volontà del Parlamento di consentire alle
  università  private, perché  é  giusto  che  sia  così,  che possano
  accedere  ai  benefici, insieme  vediamo  di  discutere  il modo per
  reintrodurre - non dalla finestra come  si  tende  a fare in maniera
  surrettizia questa sera - la parte del provvedimento che riguarda le
  università  private.  Pigliamoci  qualche  giorno  di  tempo,  siamo
  arrivati alle ore ventidue di oggi,  se  si  chiede il numero legale
  fra  tre  minuti  sapete  che non  c'é  e  non  arriviamo  a  tanto.
  Rivediamoci in sede di Conferenza  dei Capigruppo, magari in maniera
  informale,   senza   lei,    Presidente,   perché   non   é   giusto
  coinvolgerla, e vediamo di darle all'inizio della prossima settimana
  una soluzione concordata che permetta  di  superare  l'impasse ed il
  vicolo  cieco  nel  quale,  ripeto,  una  maggioranza  -  in  quella
  occasione non coesa e soprattutto superficiale - ci ha cacciato.

     PRESIDENTE.   Essendo a livello di  richiamo  al  Regolamento, ho
  ascoltato sia la richiesta  dell'onorevole  Speziale che propone una
  soluzione  drastica  del   problema,  sia  la  proposta  altrettanto
  concreta, ma meno drastica, dell'onorevole Ortisi. Invito i deputati
  che  interverranno  a  rimanere  legati  all'esigenza  di  formulare
  proposte.
       Qualora non si formulino  proposte  precise,  si  discuta sulle
  uniche due che io, sino a questo momento, ho sentito formulare, cioè
  da una parte quella dell'onorevole Speziale...

     CINTOLA. Io non ho parlato

     PRESIDENTE.  Lei,  onorevole  Cintola, si è semplicemente opposto
  alla proposta precedente.

     CINTOLA. Mi sono opposto e ho chiesto un  tavolo  politico  se lo
  vogliono, non un tavolo regolamentare.

     PRESIDENTE. Nessuno ha proposto un tavolo regolamentare, lei si è
  opposto legittimamente. Tenete in considerazione  anche  la proposta
  dell'onorevole   Cintola,  però   formuliamo   proposte,  altrimenti
  dibattiamo sul piano dottrinario su un  Regolamento  che  nei  punti
  controversi conosciamo tutti.

     FORMICA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     FORMICA.   Signor   Presidente,   io   accetto  l'invito  da  lei
  formulato,  non  foss'altro  perché noi stamattina, nella Conferenza
  dei Capigruppo, abbiamo dibattuto per oltre tre ore l'argomento.
       L'argomento in  questione  è  spinoso  e si presta a molteplici
  interpretazioni ma a poche soluzioni.
       Quando l'onorevole Speziale ripetutamente  nel  suo  intervento
  faceva riferimento a questioni di schieramento da  parte  di chi, in
  questo caso la maggioranza, vorrebbe mantenere in piedi il risultato
  di  quel  voto  parlamentare,  a  mio  modo  di  vedere  attribuisce
  erroneamente a chi sostiene questa tesi,  cioè  di mantenere integro
  il voto  dell'Aula,  un  atteggiamento  o,  comunque,  una scelta di
  schieramento.
       E' vero esattamente l'opposto: noi siamo  in  presenza  di  una
  richiesta che viene formulata da  parte  dell'onorevole  Speziale di
  non tenere conto di quello che è  stato  un legittimo pronunciamento
  dell'Aula e di venire incontro a richieste di una parte politica che
  si è vista messa in difficoltà per quello  che  l'Aula  ha  votato e
  chiede  alla  maggioranza,  che invece  propone  il  rispetto  della
  volontà del Parlamento, di soprassedere ad  una visione super partes
  e di rispetto delle regole per venire incontro ad una défaillance di
  quella parte stessa, della opposizione, in questo caso i DS, che non
  avvedendosi di ciò che avveniva in Aula non hanno esercitato ciò che
  il Regolamento espressamente prevede per  tutto  il Parlamento e per
  ogni singolo parlamentare, come diceva l'onorevole Cintola.
       C'è un dato che in questo Parlamento viene sempre rispettato ed
  è proprio il Regolamento.
       Il Regolamento all'articolo 111 recita  che il Presidente ha la
  facoltà,  in  maniera   inappellabile,   di  stabilire  l'ordine  di
  presentazione e di discussione degli emendamenti e, contestualmente,
  ogni parlamentare - e solo contestualmente  -  ha la facoltà che gli
  viene riconosciuta dal Regolamento di  alzare  il dito e di chiedere
  l'annullamento o, comunque, la  modifica  di  quella decisione testé
  presa dalla Presidenza, in quanto contraria al Regolamento.
       Non essendo stato esercitato quel  diritto  in quel momento, si
  chiede oggi veramente di apportare un colpo, forse mortale, a questo
  Regolamento antico, vetusto, contraddittorio, tutto ciò che vogliamo
  ma, comunque, finora rispettato e integro. E, qualora si desse adito
  a questo tipo di richiesta, noi veramente potremmo da domani mattina
  andarcene  e  non  legiferare più,  né  entrare  qui  dentro  perché
  voglio qui ribadire che si  dovrebbe soprassedere a due votazioni di
  quest'Aula:  una sull'emendamento  testé  citato  e  un'altra finale
  sull'articolo 2, così come modificato,  così come emendato.  Ben due
  votazioni,  quindi,  con  le   quali   il   Parlamento  ha  espresso
  chiaramente, inequivocabilmente, la propria volontà.
       Noi non  possiamo  accettare, proprio perché  siamo al di sopra
  delle  parti, questa visione. Altro  è  il  discorso  di  un  tavolo
  politico, che noi accettiamo, o  di  una soluzione politica, che noi
  accettiamo, per le quali  siamo  disponibilissimi a venire incontro,
  ma  soluzione  politica che non  abbia  come  merce  di  scambio  il
  Regolamento.
       Vedete colleghi,  se  noi  oggi  accettassimo  questa  tesi non
  potremmo più fare nessuna finanziaria perché  sappiamo a quale ritmo
  si susseguono le votazioni durante  la  legge finanziaria e la legge
  di assestamento di bilancio, che  spesso  si  protraggono  anche  di
  notte, dovremmo annullare buona parte, metà di quelle votazioni.

     CAPODICASA. Ma che ci viene a dire

     FORMICA. Come che ci viene a  dire?  Onorevole Capodicasa, lei sa
  bene che spesso si susseguono votazioni  per  le quali, a volte, può
  capitare che il Regolamento non venga  rispettato  alla lettera e il
  Regolamento pone il freno. Il Parlamento prevede che ci si alzi e si
  dica  che   è   sbagliato;  quindi   il  Regolamento  dà  l'arma  al
  parlamentare per  difendersi  da  questi  errori. Ma, certamente, il
  rimedio non  può  essere quello di annichilire il Parlamento stesso.
       Pertanto, signor Presidente, la proposta è quella di rispettare
  quel doppio voto  dell'Aula,  di aprire, se é  il caso, un confronto
  politico per  vedere come l'Aula stasera o successivamente quando si
  continuerà, trovi anche il modo,  ma  in  maniera  regolamentare, di
  superare  la questione e di  venire  incontro  alla  richiesta  che,
  secondo  me, certamente non può  essere  quella  di  mortificare  il
  Parlamento.


   Presidenza del presidente Lo Porto


                         SULL'ORDINE DEI LAVORI

     ROTELLA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ROTELLA.  Signor  Presidente,  ho  la  sensazione  che  qui  stia
  accadendo all'incirca quello che é accaduto l'altro giorno nella mia
  città:  arriva la notizia di  un  incidente  vicino il Fondo Gioeni.
  Dopo qualche minuto, signor Presidente,  succede che crolla il Fondo
  Gioeni e dopo qualche minuto ancora si  dice  che  è stato Bin Laden
  che ha compiuto un attentato terroristico.
       Signor Presidente, qui c'è un  problema  di  questo tipo e noi,
  secondo  me sbagliando, lo stiamo  avvitando:  c'è  il  problema  di
  un'interpretazione regolamentare a  cui la Presidenza dell'Assemblea
  ha tutto il diritto e il dovere di dare una risposta.
       Poiché, oramai, il  dibattito  va  avanti  e  si  delineano  le
  posizioni  di  chi,  evidentemente,  ritiene  legittima la votazione
  dell'emendamento e di chi non  la  ritiene  tale,  le chiedo, signor
  Presidente, per accelerare i  lavori, di dare un'interpretazione del
  Regolamento e di procedere assumendosi  la responsabilità che la sua
  Presidenza oggi le consegna.
       Solo così  noi  possiamo  andare  avanti  evitando un dibattito
  assolutamente inutile  che  ci  porterebbe  lontano e non ci farebbe
  affrontare il problema.


   Presidenza del presidente Lo Porto


                       PER RICHIAMO AL REGOLAMENTO

     D'ANTONI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE.  Onorevole D'Antoni, voglio precisare che il richiamo
  al Regolamento, come è  disciplinato  dal  nostro  Regolamento,  non
  permette una discussione quasi generale  di  tutti  i  deputati  che
  chiedono di parlare.  In teoria  dovrebbe  parlare  soltanto  uno  a
  favore ed uno contro.
       Vista,  però,  l'importanza della questione ed il valore che ad
  essa viene politicamente attribuito, non intendo avvalermi di questa
  norma,   perché  sarebbe  troppo  riduttivo  limitarci  a  soli  due
  interventi. Dopo di che o la  Presidenza  decide - tutto sommato con
  un'autorità che, alla  fine,  diventerebbe  estremamente forzata, ai
  limiti dell'arbitrio - oppure  deve  rimettere  tutto all'Aula; cosa
  che non voglio fare perché  so  bene  che su questi argomenti l'Aula
  non va divisa e frantumata, perché  si  tratta sempre, alla fine, di
  interpretazioni del Regolamento e non di fatti politici.
       Neanche,  però,  possiamo  procedere con un dibattito di trenta
  interventi,  per cui l'onorevole D'Antoni, naturalmente, ha il pieno
  diritto  di  svolgere  il  suo  intervento. Non voglio assolutamente
  limitarlo né condizionarlo, ma poiché dopo di lui ci sono altri otto
  interventi, ho  il  diritto-dovere  di  avvalermi dell'articolo 110,
  comma primo, che mi permette di decidere...

     LIOTTA. Ci sono gruppi che vorrebbero essere ascoltati

     PRESIDENTE.  E'  giusto,  onorevole Liotta, ma allora il criterio
  che  posso  seguire,  una volta aperto il varco ad un dibattito così
  ampio, è quello di fare parlare un oratore per Gruppo, ma non tutti.
       Ha facoltà di parlare l'onorevole D'Antoni.

     D'ANTONI. Signor Presidente, intendo agganciarmi alle valutazioni
  che  lei  ha  fatto,  proprio per cercare una via d'uscita da questa
  situazione.
       Ci troviamo di fronte ad una situazione che è stata definita da
  tutti  come  particolare,  con  pochi  precedenti  che  ha  avuto un
  riverbero sugli organi di stampa di cui tutti, cittadini siciliani e
  non  siciliani  abbiamo  letto. Abbiamo sentito che, dopo quanto era
  avvenuto,  gli uffici  dell'Assemblea  ritenevano  quella  votazione
  assolutamente regolare.
       Io sono altrettanto convinto di questo, perché ho sentito altri
  colleghi  che sostengono una tesi un po' particolare: quando si vota
  sì ad un emendamento soppressivo di un  testo,  ma poi se ne vota un
  altro che è diverso da quello  precedente  in  due  punti  forti. E'
  diverso  in quanto si dice  che  l'intervento  nei  confronti  degli
  studenti delle università non statali è quasi facoltativo, perché in
  quell'emendamento c'é  scritto "possono"  ed invece, nel testo c'era
  scritto "è obbligo" e, quindi, c'è una differenza sostanziale. E c'é
  un'altra differenza sostanziale: la questione di legare l'intervento
  al reddito degli studenti, dando  una  visione forte di diritto allo
  studio,  non  nella  distinzione  dell'università,  dell'istituzione
  pubblica o privata o  legalmente  riconosciuta,  ma nella condizione
  dello studente il quale, se ha  un  reddito  basso,  deve  avere  un
  intervento pubblico al di là dell'università che frequenta.
       Queste  sono  cose  assolutamente  diverse dal testo annullato.
  Continuo  a  pensare  che non è un errore. Io che leggo quello che è
  avvenuto,  penso  che  è  stato  bocciato un testo soppressivo di un
  intervento,  così  come era nella legge ed è stato sostituito con un
  testo che dice "possono" ed insieme lega ad un reddito.
       Tutto questo, sappiamo essere il frutto di vicende particolari,
  di una maggioranza  che  non  c'era  e  di  una  opposizione  che ha
  sbagliato. Ma questo  non  c'entra  nulla  rispetto  al fatto che ci
  troviamo di fronte  ad  un testo che è diverso da quello presentato,
  emendato due volte e assolutamente normale.
       Quindi, non  vedo  per quale ragione oggi  dovremmo ammettere -
  secondo  la  tesi  qui  sostenuta  dall'onorevole Speziale - che c'è
  stato  un  errore,  che  questa  Assemblea  ha  sbagliato tutto, dal
  Presidente  a  tutti  quelli che hanno votato e, su questa base, poi
  dire  che, però, dato che la cosa che abbiamo votato è giusta, prima
  o dopo, se la volete ve la fate.
       Se  noi  siamo  in presenza di una interpretazione degli uffici
  che  dicono  che  quella votazione è giusta, penso signor Presidente
  che  noi  possiamo  discutere duemila anni ma non ne usciremo mai se
  non  con  un  mandato, che personalmente propongo.  Non so se questa
  Assemblea sia d'accordo.
       Personalmente  sono  favorevole  a dare al Presidente di questa
  Assemblea un mandato esplicito per trovare, avendo consultato in via
  formale  i  capigruppo  e  tutti  gli  uffici  tecnici, i professori
  universitari  che  vorrà  eventualmente  consultare,  un mandato per
  risolvere questa questione, come un arbitro.
       Poi  comunicherà  in  questa  sede  i  risultati e ci spiegherà
  esattamente  cosa  dobbiamo fare. Le dico che io accetterò qualunque
  cosa che lei qui proporrà.
       Se, invece, altri  deputati  non le danno questo mandato, non è
  risolvibile  né con un colpo di maggioranza né diversamente. Quindi,
  penso  che l'unica via per procedere concretamente - se non vogliamo
  fare pasticci - sia quella  di  affidare  alla Presidenza un mandato
  esplicito perché nei tempi e nei modi che deciderà, ci possa dare la
  soluzione  che ritenga congrua al  Regolamento  e  a  quello  che  è
  successo.
       Io e il mio gruppo  accetteremo  la  decisione perché  crediamo
  che questo sia il modo giusto per non incartarci, per non bloccarci,
  per non fare una discussione che non finisce più.
       Detto  questo,  se  siamo  d'accordo  come  Assemblea su questa
  proposta,  noi  potremmo  continuare sul testo e, nel frattempo, lei
  potrà  fare questa verifica e poi comunicarci la sorte dell'articolo
  2.
       Se  nel  caso  il Parlamento non vorrà, non possiamo costituire
  precedenti  di  nessun  tipo  a  colpi di maggioranza, perché questi
  sarebbero  più  gravi di quelli che abbiamo commesso, la maggioranza
  con l'assenza e l'opposizione con l'incartamento che ha fatto...

     LIOTTA. Con la presenza

     D'ANTONI .  Con la presenza, poiché, proprio perché era presente,
  si  è  incartata   e  noi  non  ci possiamo far nulla perché eravamo
  assenti.  Quindi,  l'unica  via  d'uscita è affidarci all'unica vera
  istituzione  che,  in  questo  caso,  dà  a noi stessi la facoltà di
  tornare  Parlamento, affidarci alla nostra Presidenza, perché dirima
  questa questione.
       C'è  un precedente in queste giornate nel Parlamento nazionale;
  si  è  fatto un errore tecnico su una legge contrastatissima come la
  "Cirami".  La  Presidenza  del  Senato  ha deliberato il suo ritorno
  alla  Camera  per  essere corretta. E dopo che è stato detto questo,
  tutti hanno concordato.
       Così  dobbiamo  fare  noi qui, dare un mandato esplicito perché
  questo  tema  venga  risolto  - sentiti tutti coloro i quali debbono
  essere sentiti - con una precisa formulazione e soluzione.

     LEONTINI. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LEONTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò brevissimo
  perché  concordo  con  quasi  tutte  le  indicazioni che l'onorevole
  D'Antoni ha fornito nel suo intervento. Integro brevemente.
       Abbiamo  ascoltato  la esposizione di diverse posizioni che per
  esigenze  polemiche  hanno  sottoposto  all'attenzione  dell'Aula la
  vicenda  in  modo  completamente diverso.
       E'  simpatica  la  ricostruzione del collega Ortisi il quale ha
  detto  che le responsabilità sono di una maggioranza che quella sera
  non  era  maggioranza  mentre  la  minoranza,  che  quella  sera era
  maggioranza, ha votato il bianco e il nero contemporaneamente, su un
  emendamento che era  sottoscritto da un collega della minoranza, che
  in quella sera era numericamente prevalente.
       Quindi, sicuramente non è  -  se  non  per la parte che attiene
  all'assenza  che  può  avere  significato  di  carattere  diverso  -
  attribuibile, ascrivibile  alle  scelte volontarie, programmatiche e
  consapevoli di questa  maggioranza  il  pasticcio  nel quale ci si è
  trovati, ma che è  sanato, comunque, da un voto dell'Aula: questo lo
  voglio sottolineare a chiare lettere.
       Se dovessimo oggi fare un censimento di tutte le norme che sono
  state   votate  in  Aula  contro  il  Regolamento,  a  dispetto  del
  Regolamento  o  in  difformità alle indicazioni del Regolamento, noi
  sicuramente  dovremmo  cassare  un  buon 50% delle norme che abbiamo
  prodotto o che ha prodotto storicamente quest'Aula.
       Ha detto  poc'anzi  l'onorevole  Cintola  che, proprio stasera,
  abbiamo concordemente votato violando il Regolamento, ma se vogliamo
  comprendere  le   esigenze   anche   di  correttezza  personale  del
  Presidente, che noi  comprendiamo, e di stile, perché quella sera ad
  incarnare la  presidenza  dell'Assemblea regionale siciliana non era
  il Presidente Lo Porto ma il vicepresidente Crisafulli e se vogliamo
  aiutare il Presidente  a  non  prendere  una  posizione che suoni da
  sconfessione immediata e  diretta  di  una  posizione che è erronea,
  l'indicazione del  collega  D'Antoni  potrebbe  essere integrata dal
  fatto che il Presidente  dispone  di  uno strumento che è quello che
  viene per Regolamento  consultato tutte le volte che c'è da dirimere
  una controversia regolamentare: la Commissione per il Regolamento.
       Tale  Commissione  può  essere  aiutata  dai  tecnici di cui il
  Presidente si vuole avvalere, può chiamare tutti i tecnici di questo
  mondo,  potrà  chiamare  gli  uffici. Convochi la Commissione per il
  Regolamento  e, concordemente, dato che le regole valgono per tutti,
  questo Parlamento si atterrà alle indicazioni che la Commissione per
  il Regolamento vorrà fornire.
       Se deciderà  per il rispetto del voto d'Aula andremo avanti per
  il rispetto del voto d'Aula, se deciderà diversamente andremo avanti
  diversamente; sarà  la  Commissione  per il Regolamento, aiutando il
  Presidente, a consentirgli, poi,  di venire in Aula e dire "Questa è
  l'interpretazione regolamentare che l'Aula dovrà rispettare".
       Questa è la proposta che intendo fare e che sicuramente servirà
  all'Aula ad andare avanti e al Presidente a decidere con un criterio
  di stile che noi gli riconosciamo e che ha già anticipato.

     LIOTTA. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     LIOTTA.   Signor  Presidente,  come  era  prevedibile  da  questo
  dibattito non stanno emergendo considerazioni ed indicazioni diverse
  da quelle  che  sono emerse dal dibattito che si è svolto stamattina
  informalmente nella Conferenza dei Capigruppo.
       Comprendo,  ovviamente,   le   ragioni   che  hanno  spinto  il
  Presidente a favorire questo dibattito e, per quanto mi riguarda, lo
  ringrazio per questo,  perché  consente  ai  gruppi,  su una materia
  così delicata,  di  esprimere  ufficialmente la posizione di ciascun
  gruppo e penso che  sia  solo  questa  la ragione che abbia favorito
  il dibattito.
       Io mi  aspettavo,  francamente, dopo il dibattito di stamattina
  di arrivare in  Aula con una determinazione del Presidente già presa
  su questa vicenda e solo da comunicare all'Aula.
       Credo, signor Presidente,  che  sia  necessario dirimere alcune
  questioni:   una riguarda  l'aspetto  regolamentare  della  vicenda.
  L'onorevole Cintola insiste su una  cosa  fondamentale, dice "Non si
  tratta di una questione regolamentare ma di una questione politica".
       Se  noi,  in  qualche  modo,  accogliamo  questa  impostazione,
  qualunque  sede   si   proponga,   per   esempio,   la   Commissione
  per il Regolamento, qualunque sede  venga  proposta  per dirimere la
  questione, sarebbe una sede politica  e  non regolamentare; anche la
  sede  regolamentare a quel punto,  dovendo  obbedire  a  logiche  di
  schieramento, obbedirebbe necessariamente  a  logiche  di  carattere
  politico e non regolamentare.
       Personalmente,  sono   convinto   che,  essendo  una  parte  di
  quest'Aula aderente alla  sua impostazione, qualunque luogo si debba
  scegliere dove questa Assemblea sia chiamata ad esprimere un voto, a
  contarsi su questa vicenda,  quel  luogo  sarà  un  luogo  politico,
  quella  sede  sarà una  sede  politica.  Io  credo,  invece,  signor
  Presidente, che questa  vicenda  debba essere affrontata soltanto ed
  esclusivamente in termini regolamentari.
       Sotto  questo  profilo, le  argomentazioni  che  sono state qui
  prodotte si  distinguono  in due grossi gruppi: c'è chi sostiene che
  la Presidenza  di  turno  non abbia sbagliato a mettere in votazione
  l'emendamento   2.6    perché    l'avere   approvato   l'emendamento
  soppressivo non precludeva né  faceva  decadere il 2.6. C'è, invece,
  chi sostiene che, pur  avendo sbagliato il Presidente nel mettere in
  votazione l'emendamento 2.6,  il  voto  d'Aula  comunque  ha  sanato
  tutto.
       Credo che, per quanto  riguarda la prima di queste fattispecie,
  già l'intervento dell'onorevole  Speziale  abbia  chiarito  come  la
  norma regolamentare, ma anche  la  stessa  logica,  escludono che il
  Presidente  potesse  mettere   ai   voti   l'emendamento  2.6  senza
  contravvenire al Regolamento:  l'emendamento  2.6  è  stato messo in
  votazione contravvenendo chiaramente  al  Regolamento.  Questo  è un
  punto.
       Ma anche laddove si  dice che l'emendamento 2.6 potrebbe essere
  stato  messo in votazione in  maniera  erronea,  tuttavia,  il  voto
  d'Aula ha sanato tutto.  Anche questa posizione contiene un elemento
  pericolosissimo per i lavori  futuri di quest'Aula perché passerebbe
  il principio secondo il quale il  Regolamento  non  esiste  ma si va
  facendo,  si  va  producendo  in  Aula.  Cioè,  ogni  Aula  ed  ogni
  maggioranza sarebbe autorizzata -  e  aggiungiamo  ogni Presidenza -
  a sbagliare ed a contravvenire  al  Regolamento soltanto se avesse i
  numeri in Aula per sostenerla.
       Questo è un principio  aberrante che non può essere inserito in
  questa  Aula perchè è pericolosissimo  per  il  lavori  futuri.  Noi
  dobbiamo necessariamente affidarci a delle  regole  e  credo che non
  potendo dirimere la questione in una sede che sia collegiale, perché
  quella sede assumerebbe  immediatamente delle decisioni di carattere
  politico,  la proposta che  fa  l'onorevole  D'Antoni  rimane  forse
  quella  più  logica:   sia la  Presidenza  a  scegliere  fra  queste
  alternative; poi l'opposizione si  atteggerà come crede. Ritengo che
  non esistano altre soluzioni.
       Voglio aggiungere solo  una  cosa,  signor Presidente, per fare
  chiarezza rispetto agli interventi  che hanno sostenuto la bontà del
  voto sull'emendamento 2.6, dicendo  che  l'opposizione poi ha votato
  unanime l'articolo 2, così  come emendato.
       Semmai la lettura  di quella parte dello stenografico dovrebbe,
  invece, come avviene di  fatto,  sostenere  la  tesi opposta: chi ha
  votato l'articolo 2 riteneva,  in quel momento, di votare l'articolo
  2  senza il comma 4 e senza  l'emendamento  2.6,  in  questo  -  fra
  l'altro - confortato dall'  opinione  della  Presidenza  espressa in
  Aula,  signor  Presidente,  e questo  è  un  fatto  di  una  gravità
  inaudita: io non ho trovato nello stenografico una espressione che è
  stata  pronunciata in Aula dal  Presidente,  che  ha  sostenuto  che
  l'emendamento 2.6 non era stato votato perché precluso. Questa è una
  cosa di una gravità assoluta.

     PRESIDENTE. Non ho capito

     LIOTTA. Ripeto, signor Presidente:  io  sono fra quelli che hanno
  votato l'articolo 2, che hanno dato il voto finale.

     PRESIDENTE. In merito  mi risulta il voto all'unanimità.

     LIOTTA. Io sto giustificando la mia votazione. Io mi sarei alzato
  e, in fase di dichiarazione  di voto, avrei votato contro l'articolo
  2 nel voto finale se avessi compreso ...

     PRESIDENTE. Ah, va bene

     LIOTTA. Sì,  ho  aggiunto, però, un'altra  cosa  che  riguarda lo
  stenografico,  e cioè se avessi  compreso  che  nell'articolato  che
  stavamo votando era inserito anche  l'emendamento  2.6.  Sono  stato
  indotto nell'errore anche da dichiarazioni  della Presidenza che non
  ritrovo  nello  stenografico;   questo  ho  detto  poc'anzi,  signor
  Presidente.
       Cioè, sostengo che nel momento in  cui votavo l'articolo 2, ero
  confortato dall'opinione della Presidenza secondo  la  quale non era
  necessario dichiarare il proprio voto  contrario.  Siamo  stati noi,
  anzi a chiedere il voto favorevole  proprio perché  la Presidenza ci
  confortava dicendo "l'emendamento 2.6 e  la  votazione  che  abbiamo
  fatto non sta in piedi in quanto il  comma 4 dell'articolo 2 è stato
  soppresso e, quindi, questa votazione non è valida".
       Questo è quanto sostengo, signor Presidente.  Interpreti questa
  come   versione   autentica   dei   fatti  accaduti  in  Aula;  poi,
  personalmente non ho tema di essere smentito in proposito.

     PRESIDENTE.  Onorevole  Liotta,  mi  consenta,  questi  sono temi
  assai  delicati per potere essere affidati ad una battuta. Non è che
  possiamo  ricorrere  alla  cassetta registrata per sapere cosa abbia
  dichiarato effettivamente il Presidente di turno. Non lo possiamo e,
  se mi permette, non lo dobbiamo fare, perché, invece, a noi conviene
  un'economia  dei  lavori  molto più semplice e molto più schematica;
  questa è, infatti, la condizione per potere sviluppare un proficuo e
  veloce lavoro.
       Se   lei   chiedesse   di   accertare  come  mai  manchi  nello
  stenografico   ufficiale   ciò  che  lei  attribuisce  all'onorevole
  Crisafulli,  io  dovrei,  in  teoria,  ricorrere ad un metodo che mi
  permetta  di  rivedere  ciò  che  è accaduto qui quella sera. Ma qui
  siamo in un'Aula parlamentare (tra poco arriviamo alla moviola), noi
  siamo deputati, non siamo calciatori ...

     LIOTTA. Signor Presidente, io non ho chiesto questo ...

     PRESIDENTE.  Se  i  colleghi avvertono  questa  necessità, se lei
  insiste nel  dire che quello che ha detto l'onorevoli Crisafulli non
  risulta dal resoconto stenografico ...

     LIOTTA. Io insisto a dirlo perché è la verità, signor Presidente.
       Dopodichè la proposta  che  io  ho  fatto, signor Presidente, è
  un'altra: io sono  stato  costretto  a  scendere su questo argomento
  perché altri deputati  in  quest'Aula si sono richiamati al voto del
  mio capogruppo sull'articolo  2.  Quel  voto  è stato dato perché in
  Aula è stata  data  garanzia che l'emendamento 2.6 era decaduto e la
  votazione non era valida.
       Questo è quanto quella sera è avvenuto, signor Presidente.

     PRESIDENTE. Io  le  credo  totalmente; stiamo adducendo argomenti
  che  in realtà ...

     LIOTTA  .. dopodichè la  proposta  che  ho  fatto  è  quella  che
  aderisce alla posizione dell'onorevole D'Antoni.

     PRESIDENTE.   Onorevole  Liotta,  io  sono  intenzionatissimo  ad
  aprire questo  dibattito  il  più  ampio e il più attento possibile,
  però stiamo  attenti a non equivocare questa esigenza che io avverto
  con l'opportunità offerta a qualcuno di intorbidire ancora di più le
  acque,  perché  i  Parlamenti  si  basano  solamente  sui  documenti
  ufficiali e  sono gli stenografi che stabiliscono quello che si dice
  o non si dice, sono i testi ufficiali, non quello che si ricorda.

     SPEZIALE. Io sono  stato  chiamato  da  uno stenografo perché non
  sentono, hanno difficoltà anche loro ...

     PRESIDENTE .. vi prego di non interrompermi ..

     LIOTTA.  Signor  Presidente,  potrebbe  essere  accaduto  che  la
  conversazione  tra  l'onorevole Assessore per la pubblica istruzione
  ed il Presidente di turno non sia stata colta dagli stenografi.
       Signor  Presidente,  io  non  sto  accusando  nessuno  di avere
  contraffatto  lo  stenografico;  lungi  da  me  questa  idea,  ma  è
  possibilissimo   che   la   conversazione   che  è  intervenuta  tra
  l'Assessore ed  il Presidente, che io ho colto, non sia stata colta,
  invece, dagli stenografi.
       Questo è possibile  che  sia accaduto  D'altra parte, io non mi
  sto    aggrappando   a   questa   considerazione   per   intorbidire
  ulteriormente le  acque;  la  mia  proposta  è quella dell'onorevole
  D'Antoni. Sono costretto a fare questa considerazioni perché qualche
  altro  deputato  in  quest'Aula  sostiene  che  noi  avremmo  votato
  all'unanimità l'articolo  2  con  ciò  intendendo che ci fosse anche
  l'emendamento 2.6. Non è così, signor Presidente.
       Dopodichè lo  stenografico  può  sostenere quello che vuole.
       La verità, quella alla quale ho assistito io, è ben altra.

     PRESIDENTE. Tutti  coloro che l'hanno chiesto parleranno. Però io
  avrei voluto accelerare la discussione per accogliere delle proposte
  che  sono   state  fatte  trasversalmente  con  criterio  di  grande
  conciliazione ed opportunità.
       Ma, ripeto, tutti  avete  diritto  a parlare.  L'unica cosa che
  raccomando è  di non sforare i cinque minuti, così come previsto dal
  Regolamento.

     ANTINORO, presidente  della  Commissione  e  relatore.  Chiedo di
  parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     ANTINORO, presidente  della  Commissione  e  relatore. Sarò molto
  breve, signor Presidente,  perché non entrerò neanche nel merito del
  Regolamento in  quanto  tanti  colleghi lo hanno sviscerato e quindi
  significherebbe ripeterci, ripetersi e parlarsi addosso. E credo che
  se stasera  gli studenti universitari, per caso qualcuno di loro  ci
  guardasse al   televisore,  probabilmente  lo spettacolo che stiamo
  dando  non sarebbe certamente edificante.  Non parlo delle strutture
  universitarie, del  corpo docenti e di quant'altro, perché mi voglio
  rivolgere   esclusivamente  agli  studenti  universitari  in  questo
  momento.
       Stamattina siamo  stati  tre  ore in Conferenza dei capigruppo,
  allargata a me in qualità di Presidente della Commissione, e stasera
  stiamo perdendo altre tre  ore  su un dibattito che non capisco, non
  comprendo, non  ho  neanche lontanamente la più pallida idea di cosa
  voglia significare.
       Questo non significa  che  alla fine anch'io non mi assocerò ad
  una delle proposte  che  è  stata  fatta, però vorrei ricordarvi che
  siamo arrivati  all'articolo  2.  Comunque  sia  andata  è andata: è
  andata in un  certo  modo. C'è stato un articolo 2 alla fine votato;
  probabilmente ci  sono  stati,  per errore, strafalcioni da parte di
  chi presiedeva quella sera; e dico che l'errore può capitare a tutti
  e  dico  che  tutti  durante  un'attività  anche  concitata  possono
  sbagliare. Quindi nessuno vuole addebitare colpe a chicchessia.  C'è
  stata anche,  diciamocelo  pure  con  franchezza  da  parte  di  noi
  maggioranza, per  tutta  una serie di motivazioni nel cui merito non
  entro, una mancanza di presenza quella sera che non ha consentito un
  voto più  sereno e più tranquillo. Fatto sta che abbiamo un articolo
  2 votato in un certo modo e ne dobbiamo prendere atto.
       Diceva bene l'onorevole  Formica  ed  io condivido che in tante
  leggi,   finanziaria   compresa,   vi  sono  stati  momenti  in  cui
  probabilmente alcune  cose  si  sono votate, non si sono votate, può
  essere   successo;   l'importante   è   che  gli  errori  quando  si
  commettono, si commettano in assoluta buona fede.
       Credo che se errore  c'è stato, è stato in assoluta buona fede.
  Però, il dato  è  che  abbiamo  un  articolo 2 votato, un articolo 2
  approvato  e  non  possiamo  rimangiarci,  come  diceva  l'onorevole
  Formica poco  fa,  ben  due  votazioni  di  quest'Aula, comunque sia
  andata.
       Poichè su  questo  disegno  di  legge c'è un'attesa notevole da
  parte di  tutto  il  mondo  universitario, ivi compresi gli studenti
  universitari che  credo  debbano essere i primi destinatari di tutti
  gli interventi  che ci accingiamo  a prevedere, e considerato anche,
  avendo  ascoltato, per  esempio, le  parole dell'onorevole Ortisi il
  quale diceva che addirittura lui si trovava - lo ha detto stamattina
  e lo  ha  ripetuto  adesso in Aula - in disaccordo con l'emendamento
  approvato perché  bisogna andare oltre per mettere lo studente nella
  libera  scelta  di immaginare di iscriversi all'università statale o
  a quella legalmente riconosciuta e il diritto allo studio va dato ad
  ambedue le categorie di studenti universitari, vorrei esortare tutti
  a  lasciare  perdere  questo  spettacolo  che  probabilmente  non  è
  edificante.  Credo  che  sul  Regolamento,  come  diceva l'onorevole
  Cintola, non  ci  possiamo  più  tornare  perché  non  è un problema
  regolamentare.
       Non  mi  trova d'accordo la proposta dell'onorevole Leontini di
  riunire la  Commissione  per  il  Regolamento.  Se  dobbiamo fare un
  tavolo   politico   lo   si  faccia  subito,  usciamo  dall'impasse,
  arriviamo  ad  una  soluzione  che politicamente può essere trovata.
  Non facciamo e  non  continuiamo a fare a braccio di ferro e perdere
  sei-sette ore  senza  andare  avanti  sul  disegno di legge che deve
  rimanere  l'unico  obiettivo di quest'Aula per dare finalmente, dopo
  18 anni,  una  legge  sul  diritto  allo  studio alla Sicilia che lo
  attende.
       Io  credo  che perdere  un  minuto  in  più ......
  Onorevole Liotta io ti  ho  ascoltato  con  tanto  interesse e anche
  pazienza, rispetto alle  cose  che  hai  detto;  desidererei  che la
  pazienza,  anche  da   parte   tua,  fosse  portata,  anche, al  mio
  intervento.  Ti ringrazio.
       Allora, gli studenti attendono servizi, ma li attendono tramite
  una legge, perché  se  non facciamo questa legge quei servizi che tu
  reclami non ci arrivano.  E  allora, signor Presidente, è chiaro che
  lei deve dare la parola  a tutti coloro che la chiedono, però se già
  stasera si  stabilisce  un orario, una giornata. La ringrazio per la
  sensibilità  che  lei  sta  dimostrando.  Qualcuno poco fa ricordava
  anche di evitare che il Presidente dell'Assemblea venga coinvolto in
  questo tavolo  politico  per  evitare l'imbarazzo di chi, con la sua
  sensibilità, vuole  cercare che la politica trovi la soluzione se il
  buon senso si riappropria e si ricolloca all'interno della politica.
  Facciamo questo  benedetto  tavolo  politico e vediamo di trovare la
  soluzione. Avendo  chiara pure una cosa, che poco fa credo che abbia
  detto  l'onorevole  Speziale, che questo articolo, così come votato,
  quell'emendamento   così   come   è   arrivato,   non  è,  comunque,
  l'architrave del disegno di legge.  Non sposta e non modifica di una
  virgola quello  che sarà il significato di una legge così importante
  attesa dagli studenti siciliani.

     PRESIDENTE. E' iscritto  a  parlare l'onorevole Capodicasa. Ne ha
  facoltà.

     CAPODICASA. Signor  Presidente, onorevoli colleghi, io vorrei, se
  i  colleghi  prestano  un  minuto  di  attenzione, svolgere  qualche
  brevissima considerazione  sull'argomento,  perché  dal mio punto di
  vista -  e  pregherei  i colleghi di non sottovalutare il caso tanto
  meno la  Presidenza  dell'Assemblea  -  ci  troviamo di fronte a una
  questione  delicata.  Questo  avvio  di  legislatura  a  mio modesto
  avviso ha  visto compiere in uno stato, diciamo un po' confusionale,
  che ha  coinvolto  tutti,  e  quando  dico  tutti intendo dire anche
  singoli  parlamentari,  Gruppi  Parlamentari,  questa situazione che
  dovrebbe indurci  tutti a riflettere sul prosieguo. C'è qualcosa che
  non funziona,  Presidente,  sarà  la  sede; ma se fosse solo la sede
  fisica, dove ci stiamo riunendo, perché  l'Aula è impraticabile, che
  non contribuisce  a dare tono all'attività parlamentare e, quindi, a
  fornire  il contesto fisico ideale all'attività, questa sarebbe pure
  una delle concause. Ma sarebbe questo un motivo a cui appellarsi ove
  nell'anno in  cui  l'Assemblea  ha  lavorato in Sala d'Ercole, tutto
  questo, diciamo,  non  fosse mai successo.  Invece, è successo anche
  in  Sala  d'Ercole.  Abbiamo  avuto,  e  per  ammissione  anche  dei
  colleghi   della   maggioranza    che   sono  intervenuti,  la  tesi
  pericolosissima che qui è stata addotta a sostegno della proposta di
  alcuni  colleghi,  in  particolare  l'onorevole  Formica e poi anche
  l'onorevole  Cintola,  che,  se  dovessimo  procedere secondo l'idea
  avanzata  dall'onorevole  Speziale, correremmo un gravissimo rischio
  che è  quello  di  vedere  cassati,  per decisione della Presidenza,
  tanti articoli, visto il modo in cui  agisce e legifera l'Assemblea.
  Mi sembra  l'argomento  più  grave di tutti, perché  da solo basta a
  descrivere  una  situazione  di  totale,  non  dico  illegalità,  ma
  illegittimità dell'Assemblea.
       Io non condivido ..

     FORMICA. Ma quando mai è accaduto in cinquant'anni

     CAPODICASA. Lo  ha  detto  Leontini, lo hai detto tu. Si dice che
  noi,   ove   accedessimo   a   questa   formulazione,  rischieremmo,
  addirittura è  stato  detto  nelle  nottate  in cui votiamo le norme
  delle finanziarie, votiamo tante e tali di quelle norme in contrasto
  ...

     FORMICA.   Con   la  facoltà  di  ogni  singolo  parlamentare  di
  eccepire.

     CAPODICASA ...  con  la  facoltà  di  eccepire, ma con un mancato
  esercizio  della facoltà di interdire. L'Assemblea comunque legifera
  in uno stato che non è di totale e di aderenza al Regolamento.

     FORMICA. Lo dice il Regolamento.

     CAPODICASA.    Onorevole    Formica,    lei    respinge    questa
  interpretazione con il suo ragionamento, invece io la faccio mia per
  non attribuirla  a  lei.  Ho  abbandonato  l'Aula  nel  corso  della
  discussione  sulla  finanziaria  dell'anno  passato  perchè  avevo e
  continuo ad  avere  un  mio  giudizio  su  come sono andati avanti i
  lavori dell'Aula  nella  nottata,  per  cui  pregherei  per tempo la
  Presidenza e la maggioranza di attrezzarsi ed evitare le nottate che
  ci fanno  fare tanti errori, perchè ovviamente il mio punto di vista
  è che lì  è  stato violato il Regolamento, per cui passano con molta
  facilità  emendamenti di materia estranea all'oggetto dei disegni di
  legge, materia  che  non è passata a volte neanche dalla Commissione
  di merito competente; emendamenti che non hanno la copertura.
       Signor Presidente,  mi appello alla sua alta funzione, che è di
  garanzia di  me  parlamentare,  oltre che del Parlamento, e in virtù
  della quale  dobbiamo  porre  un  freno.  Perchè non c'è in gioco la
  credibilità  dell'onorevole Cintola o dell'onorevole Capodicasa: qui
  l'Assemblea rischia  di scadere nel ridicolo e non c'è cosa peggiore
  del  ridicolo  per  delegittimare  un'Assemblea; possiamo fare anche
  cattive leggi, e  la  gente critica la cattiva legge, ma è una legge
  fatta, però, se si scade nel ridicolo, questo può seppellire.
       Faccio  allora  un  ragionamento:  vedete, se il problema fosse
  stato  di  natura politica, come qualcuno ha accusato l'opposizione,
  l'opposizione il risultato politico esterno lo ha ottenuto: ha messo
  in minoranza  su  un  punto  la maggioranza che in quel momento, per
  ragioni  politiche  interne,  non c'era. Circa il merito l'onorevole
  Speziale ha  detto che l'emendamento approvato non è così devastante
  dal punto  di  vista  finanziario, dal punto di vista dell'incidenza
  sul  totale  degli  studenti,  perchè  gli  studenti che attualmente
  frequentano le  università  private sono pochi e di questi, in virtù
  dell'emendamento   Villari  approvato, sono  pochissimi  quelli  che
  potranno   avere   il   contributo.  Quindi  non  è  questo   Perchè
  politicamente è uscito sulla stampa: la maggioranza é stata messa in
  difficoltà,  c'è  stata  una  divisione,  avete polemizzato tra voi.
  Insomma, quello che c'era da 'raccogliere' da parte dell'opposizione
  è stato raccolto.
       Il punto non è questo, perchè se fosse questo non saremmo qui a
  discutere tanto, il problema è regolamentare e vi dico anche perchè.
  L'onorevole Cintola  ritiene di avere superato il problema, ed anche
  l'onorevole   Formica,   che  poi  è  l'argomento  principale  della
  maggioranza.  E   cioé   che   in   fondo  il  Regolamento  è  nella
  disponibilità   della   maggioranza  dell'Assemblea, o  anche  della
  totalità, ed  io  concordo  perchè l'esperienza dice che l'Assemblea
  all'unanimità,  in  tantissime  occasioni,  per  un tacito accordo -
  quasi una  norma non scritta dal Regolamento, ma da tutti condivisa-
  qualora su  alcuni  punti del Regolamento ci sia un accordo generale
  si può anche derogare al Regolamento.
       Questo è avvenuto sempre
       Ed è avvenuto però, onorevole Cintola ed onorevoli colleghi, vi
  prego di riflettere su questo, quando in discussione erano norme che
  riguardavano la  titolarità di un diritto del singolo deputato, cioè
  norme a tutela del singolo deputato.
       La norma  che  prevede  il  termine delle quarantotto ore è una
  norma a  tutela  del  mio  diritto  di  parlamentare di studiare gli
  emendamenti,  di   avere   il   tempo   di  studiare  il  testo.  Ma
  nell'ordinamento, non  solo  dell'Assemblea ma anche in quello dello
  stato, esiste la regola della cosiddetta rinuncia ai termini.
       Il Commissario  dello  Stato  ha  cinque  giorni  di  tempo per
  esaminare le leggi che noi gli mandiamo, però ha anche la facoltà di
  rinuncia dei termini, cioè anche dopo due giorni può rinunciare agli
  ulteriori tre  giorni necessari perché ha già esaminato il testo per
  favorire una rapida pubblicazione della legge.
       E' nella sua facoltà, a  tutela  del  suo  lavoro  e  della sua
  funzione che quella norma esiste.
       In questo caso la  norma  regolamentare  tutela  la ratio della
  legge. E' il legiferare stesso,  è l'essenza del legiferare perché è
  la norma del Regolamento che dice che l'Assemblea non può deliberare
  su un  argomento in senso contrario a come ha deliberato poco prima.
  E  ciò  non  è  a  tutela  dell'onorevole  Speziale,  dell'onorevole
  Capodicasa,   dell'onorevole  D'Antoni,  ma  a  tutela  della  ratio
  legislativa, a tutela del cittadino che è fruitore di quella norma.
       In questo caso il tacito superamento della norma non può valere
  perché allora  equivarrebbe a dire che questo è un semplice pezzo di
  carta che  a  colpi  di assenso generale noi possiamo modificare. E'
  una cosa ben distinta.
       Stiamo attenti alla sostanza  delle  questioni. Ecco perché noi
  insistiamo, Presidente, che si ponga un rimedio.
       Io capisco l'imbarazzo della  Presidenza  perché  si  trova  di
  fronte al  Presidente  di  turno  il quale dichiara che c'è stato un
  errore. Quindi l'interpretazione nostra legittima: c'è l'errore, non
  c'è,  l'emendamento  sostitutivo,  come  diceva poc'anzi l'onorevole
  Pistorio, è diverso dall'emendamento modificativo. Ma  vorrei sapere
  in quale  parte  del regolamento questo è scritto considerato che il
  Regolamento   parla   di  emendamenti  soppressivi,  modificativi  e
  aggiuntivi;  sostitutivo  è  quando  si  modifica  in  toto,  è  una
  aggiunta, non si trova in nessuna parte del regolamento perché è una
  specificazione del modificativo.
       Ma l'emendamento in questione è collegato al comma 4.
       L'onorevole D'Antoni sostiene  che  l'emendamento  2.6.1 ha una
  sua autonomia, ma non è autonomo  perché  recita: "Il comma 4 è così
  sostituito ..."
       Perché  l'onorevole   Villari   avrebbe   dovuto   firmare   un
  emendamento  abrogativo nel momento  in  cui  aveva  un  emendamento
  totalmente  sostitutivo  del comma 4?  Se l'emendamento avesse avuto
  una  sua  autonomia, l'onorevole  Villari  non  avrebbe  firmato  un
  emendamento abrogativo;  non  ci  sarebbe  stata più la logica della
  firma  di   Villari  sui  due  emendamenti:  quella  è  una  tecnica
  parlamentare  che  usiamo tutti noi dell'opposizione perché  essendo
  chiaro   che   l'emendamento  massimo  non  passa  si  presentano  i
  cosiddetti "emendamenti paracadute".
       Io  capisco la difficoltà  in  cui  ci  stiamo  dibattendo.  La
  difficoltà nasce  dal fatto che il Presidente è chiamato ad assumere
  un'iniziativa su  un punto in cui il Regolamento non gli attribuisce
  formalmente ed esplicitamente un facoltà. Ecco perché  il Presidente
  convoca   la   Conferenza   informale   dei  Presidente  dei  Gruppi
  parlamentari che sarebbe stata illogica se non ci fosse questo punto
  mancante   del   Regolamento:   perché   il   Presidente   ha  delle
  attribuzioni  di  carattere  regolamentare,  e  sono  esplicitamente
  dette.  Le  esercita,  non  le esercita, quindi, é criticabile se le
  esercita in  modo  sbagliato  o  se non le esercita, ma quelle sono;
  sono scritte lì.  Non  c'é  un  punto  dove  si  dice  che ove fosse
  intervenuta  una  deliberazione incongrua il Presidente può cassare;
  c'é però,  e  il  Regolamento  lo prevede, l'articolo 117 che ha due
  commi.  Il  primo  riguarda  le  correzioni di forma:  ove ci sia un
  errore di carattere formale l'Assemblea può correggere; il comma due
  dice:  "sopra  gli  emendamenti  già  approvati", e   questo   é  un
  emendamento già  approvato (quindi non é che il fatto che lo abbiamo
  approvato  possa  sconvolgere)  "che  sembrino inconciliabili con lo
  scopo  dell'oggetto  della  deliberazione  o  con  alcune  delle sue
  disposizioni,  possono proporsi le necessarie rettifiche". E' questo
  il   caso   perché   quella   votazione  é  inconciliabile  con  una
  deliberazione   precedente   di  qualche  secondo  la  deliberazione
  successiva.  E   allora,  il punto qual é? Perché noi non invochiamo
  il 117?  Perché  se  dovessimo invocare il 117 dovremmo essere noi a
  presentarlo e sarebbe troppo semplice.  L'inghippo sta lì perché c'é
  un errore nella procedura che si è prodotta su un punto politico che
  ha visto  la  minoranza  prevalere.  Quindi,  la maggioranza, se gli
  rimetti   nelle   mani  attraverso  un  voto,  la  disponibilità  di
  sanzionare, lo fa.  E, allora, qui esiste una sola cosa:  e cioè che
  l'emendamento  correttivo  ai sensi dell'articolo 117 lo presenti il
  Presidente   dell'Assemblea;   noi  non  lo  presentiamo  perché  la
  maggioranza ce  lo  può respingere e in questo modo, implicitamente,
  finirebbe per  dare  una sanzione  formale ad una violazione che noi
  consideriamo  regolamentare,  consistente.  A  farlo  deve essere il
  Presidente  dell'Assemblea,  alla  luce  di  quanto  dichiarato  dal
  Presidente di  turno,  il  quale ha sostenuto trattarsi di un errore
  perché   avrebbe  dovuto  considerare  l'emendamento  decaduto,  non
  precluso. Infatti la  preclusione é  un giudizio mentre la decadenza
  é  automatica.  Il Regolamento prevede la decadenza dell'emendamento
  e prevede la preclusione  perché sono due cose differenti.

     FORMICA.  C'é stato un solo errore: il mancato esercizio da parte
  dell'opposizione di un diritto.

     CAPODICASA.  Onorevole  Formica,  il  Regolamento  dice  che é la
  Presidenza   che   dichiara   la   proponibilità,   la  decadenza  o
  l'improcedibilità  sull'emendamento. Chiaro? La facoltà del deputato
  di     sollevare    questione    pregiudiziale,    non    dichiarare
  l'improponibilità,  ma sollevare una questione pregiudiziale che poi
  viene rimessa  ai voti dell'Assemblea, é una facoltà che viene dopo.
  L'Assemblea come avete sentito dall'onorevole ...

     FORMICA. Doveva essere riconosciuta subito

     CAPODICASA.  Onorevole  Formica,  il  Regolamento recita così. Se
  vuole  possiamo  approfondire.  Avete  sentito  da illustri colleghi
  (come l'onorevole  Liotta)  che  qui é  sorto un problema e tutti ne
  siamo testimoni.  Signor Presidente, io non aggiungo nulla alle cose
  dette da  alcuni  colleghi  circa  gli  scambi  di  battute  che gli
  stenografi  non  potevano  registrare;  non  c'é  una responsabilità
  dello  stenografico.  Non  potevano  registrare  alcune frasi perché
  non sempre qui si parla come stiamo parlando ora.  A volte avvengono
  scambi   dal   posto   e  loro  sono  impossibilitati  a  coglierli.
  Giustamente   loro   vanno   alle  cose  più  lineari,  non  possono
  trascrivere ogni  battuta  e  registrare ogni respiro che avviene in
  Aula. Ma  questo  problema era stato sollevato.
       Detto questo,  a  mio  giudizio, é  nell'interesse di tutti che
  questa cosa  si sani nel migliore dei modi perché occorre assicurare
  una linearità ai lavori assembleari, altrimenti   dovremmo dedurne e
  dovremmo concludere - questa sarebbe una  cosa,  però  molto grave -
  che qui chi ha il bastone del  comando,  comanda;  tutti  gli  altri
  devono volere adeguarsi.  Nei regimi  parlamentari,  però, come dice
  l'onorevole   Casini,   non    può   funzionare:   nelle   assemblee
  parlamentari, le istituzioni sono di tutti e, quindi, in quanto tali
  devono comprendere le ragioni di  tutti,  nel rispetto delle regole.
  Credo si tratti di un caso del genere.

     PRESIDENTE. E' iscritto a  parlare  l'onorevole Spampinato. Ne ha
  facoltà.

     SPAMPINATO. Signor Presidente, la  ringrazio  per  aver  dato  la
  possibilità  all'Aula  di  dibattere  su  questo  tema.  Non  credo,
  onorevole Antinoro, che sia tempo  perso,  perché così come ha detto
  all'inizio l'onorevole Speziale, si sta  decidendo  su  un  fatto di
  particolare  importanza,  a  memoria  dell'onorevole  Speziale  che,
  sicuramente, é più lunga della mia e  di altri deputati. E' la prima
  volta che si verifica un  caso,  la  soluzione  che  oggi prenderemo
  potrebbe  essere utile in  non  auspicate  situazioni  simili.
       Lei,   signor   Presidente,   si   é   rivolto   agli  studenti
  universitari, mi  rivolgo  anch'io  a  loro: ritengo che il tempo si
  perda  quando  il  Governo  non garantisce quel necessario supporto,
  così   come   lei   e   l'onorevole  Granata  hanno  avuto  l'onestà
  intellettuale, e questo l'abbiamo apprezzato, di evidenziarlo.
       Voglio  rifarmi  ad un principio di diritto ed é quello che nel
  caso  in  cui  bisogna  dare  un'interpretazione alle norme, bisogna
  indagare sulla volontà del legislatore.
       Volente o nolente, nella  seduta  scorsa,  il  legislatore  era
  rappresentato   dai   quindici  deputati  presenti  che  sono  stati
  testimoni, concretamente,  di ciò che é successo in quella seduta; e
  ancora prima, nel momento in cui essi presentano gli emendamenti.
       Non penso si sia evidenziato -  lo  ha  fatto  solo  per ultimo
  l'onorevole  Capodicasa - la  sequenza  logica  della  presentazione
  degli emendamenti dell'onorevole  Villari. L'onorevole Villari, come
  me  ed  altri  deputati,   presenta   un   emendamento  soppressivo,
  l'emendamento soppressivo del comma 4, per cui, una volta approvato,
  interventi aventi ad oggetto questa  legge  non  sono più riferibili
  agli studenti iscritti alle  università  legalmente riconosciute che
  rilasciano titoli di studio  avente  valore  legale,  università non
  statali. Questo é il fatto.  Questa  é  la  volontà del legislatore.
  Questa é la volontà del Parlamento siciliano.
       L'onorevole   Villari   aveva   presentato,  in  subordine,  un
  emendamento   che  prevedeva,  nell'ipotesi  in  cui  -  ritengo  di
  interpretare  autenticamente  la  volontà  dell'onorevole  Villari -
  questo  emendamento  non  fosse stato approvato, avrebbe prospettato
  questa   subordinata   ipotesi  che  viene  meno,  venendo  meno  il
  presupposto  di fatto - così come ricordava l'onorevole Ortisi - "il
  comma 4 é così sostituito".
       Signor Presidente, questo é il punto da cui partire: la volontà
  del Parlamento siciliano, la volontà del legislatore.
       Faccio mie anche le  dichiarazioni  fatte dall'onorevole Liotta
  per dare ulteriore interpretazione  della volontà dell'Assemblea che
  vota  complessivamente  l'articolo  dopo  che il presidente di turno
  dichiara che l'emendamento 2.6 era da considerarsi precluso.
       Onorevole  Cintola,  ho utilizzato il suo stesso principio, lei
  faceva un parallelismo  su quello che è successo poco fa in Aula per
  cui noi  abbiamo  votato due leggi andando al di là del Regolamento.
  Noi siamo  andati  al di là del Regolamento perché c'era una volontà
  del Parlamento,  una  volontà  unanime  così  come  è successo nella
  seduta scorsa:  la  volontà del Parlamento era quella di bocciare il
  comma  4  dell'articolo  2  e  quindi  il  successivo errore non può
  rimettere   in  gioco  una  manifesta  espressione  di  volontà  del
  Parlamento,  di  quello  che  era  in  quel  momento  il  Parlamento
  siciliano.  Il  quale  ha  espresso  con  tutta chiarezza un proprio
  orientamento, una propria decisione.
       Signor  Presidente, faccio riferimento  a  lei  nel  suo  ruolo
  istituzionale,  ritengo  che non sia  un  problema  politico;  è  un
  problema istituzionale ancor prima  che  regolamentare. Sono vere le
  considerazioni fatte dall'onorevole Capodicasa  quando  dice che noi
  abbiamo     innanzitutto      la      necessità      di     tutelare
  l'istituzione-Assemblea  regionale  siciliana   e   non  cadere  nel
  ridicolo e quindi modificare con  qualche artifizio quella che è una
  manifesta volontà dell'Assemblea regionale siciliana.
       Ritengo che la strada  indicata  dall'onorevole  Capodicasa sia
  quella  giusta,  e  quindi  rimettere  a  lei la decisione e il fare
  ricorso all'articolo 117 del nostro Regolamento.

     PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,   il   ricorso  al  Presidente
  dell'Assemblea  per applicare l'articolo 117  è  un  invito  che  io
  accolgo ma che non è  assolutamente  previsto dal Regolamento perché
  prima  della  votazione  finale,  la  Commissione,  il  Governo,  un
  deputato possono richiamare l'attenzione dell'Assemblea; lo farei in
  qualità di  deputato.  Io,  come  deputato  sono pronto a farlo. Una
  risposta  dovrò  darla,  dovete  avere   un   po'  di  pazienza.  Il
  Regolamento è molto più chiaro di quanto noi non immaginiamo.
       E' iscritto a parlare l'onorevole Fleres. Ne ha facoltà.

     FLERES. Signor Presidente, onorevoli  colleghi, questo più che un
  intervento per richiamo al Regolamento  è un intervento per richiamo
  al senso delle istituzioni. Ed è  un richiamo in questo senso perché
  tutto può fare un Parlamento se ha il senso delle istituzioni tranne
  che  mischiare  procedure a volontà  politiche.  Le  procedure  e  i
  regolamenti servono a tutti, servono  al  centro,  alla destra, alla
  sinistra, servono a quanti sono  favorevoli  ad  un  passaggio  e  a
  quanti  sono  contrari. Le volontà  politiche  sono  quelle  che  si
  formano nel momento in cui si esprime un voto.
       Se  noi tentiamo di  accavallare,  di  sovrapporre  le  volontà
  politiche alle procedure, rischiamo di non avere più procedure certe
  e dunque rischiamo che nessuna  volontà politica, che si fonda nella
  sua espressione su procedure certe, può formarsi perché non si viene
  a determinare nessun momento di certezza rispetto ai passaggi che si
  vengono a compiere.
       Perché ho fatto questa breve premessa?
       Perché sono convinto che  questa  sera noi dobbiamo comportarci
  come si comporta la Corte di  Cassazione. La Corte di Cassazione non
  entra nel merito delle questioni che sono state discusse nell'ambito
  di una fase processuale. Entra nel merito dei percorsi, delle regole
  e si attiene a questo.
       Questa sera, questo Parlamento  deve decidere se un emendamento
  può considerarsi in vita o no nel momento in cui decade l'appiglio a
  cui quell'emendamento è stato presentato.
       Questa decisione non può essere  assunta  da  quest' Aula senza
  che  questa  Aula  abbia   compiuto   un   passaggio  attraverso  la
  Commissione per il Regolamento. Perché  il dibattito che si è svolto
  questa  sera  in  quest'Aula  ha  comunque  posto  un  problema   di
  validità di quel percorso.
       Quel percorso può essere considerato valido.
       Pertanto la Commissione per il Regolamento dirà che nel caso in
  cui un  emendamento viene messo in votazione nonostante l'articolo a
  cui quell'emendamento faceva riferimento non è più, allora convalida
  il percorso e dice che  l'emendamento  può  essere  votato,  diventa
  giurisprudenza,  diventa  prassi   e  quella  prassi  stabilisce  un
  percorso che serve per oggi e per domani.
       Noi  sapremo domani che nel momento in cui l'Aula, per errore o
  per accordo politico o perché un Governo non si accorge che manca la
  maggioranza  e  va  avanti  mentre invece poteva pure fermarsi o per
  altro,  può  considerare  valida quella votazione perché l'Aula come
  dice  l'onorevole  Cintola,  ed  è una tesi comprensibile, è sovrana
  sempre,  anche  quando  opera  in  violazione del Regolamento ovvero
  invece  il  percorso  non è valido perché deve essere mutato; questo
  percorso deve indicarcelo la Commissione per il Regolamento.
       Voglio  fare  una  sperimentazione  del  caso specifico: allora
  mettiamo  che  la  Commissione  per  il  Regolamento renda valido il
  percorso  e  dica,  quindi,  che  un  emendamento ancorché decaduto,
  perché  decade  il presupposto del medesimo, se votato comunque è da
  considerarsi  valido,  nulla  quaestio, maggioranza e opposizione si
  atterranno  a quelle che sono le indicazioni perché sono indicazioni
  che valgono per oggi e per domani, costituiscono un precedente.
       Ma  voglio  fare l'esempio inverso: mettiamo che la Commissione
  per  il  Regolamento  dica  che  quell'emendamento  non  può  essere
  convalidato perché  i precedenti,  i  regolamenti,  gli  esperti,  i
  consulenti, costituzionalisti,  l'ufficio  di  segreteria sostengono
  che  quell'emendamento non può  essere  convalidato.  A  quel  punto
  subentra la volontà politica, ma solo a quel punto può subentrare la
  volontà politica che può decidere di riproporre in questa o in altra
  sede il medesimo contenuto dell'emendamento considerato non valido e
  sottoporre il medesimo all'Aula per  un  voto  che,  a  quel  punto,
  dovrebbe avvenire sul piano della regolarità.
       Una cosa è certa: quando  si  manifestano  problemi  di  natura
  politica bisognerebbe avere la  sensibilità per comprenderli. Se non
  li si comprende quei problemi di natura politica, i casi sono due: o
  esiste una condizione inespressa  che  ha  prodotto la disattenzione
  rispetto  alla  volontà  politica   oppure   il   percorso  è  stato
  assolutamente concertato e nell'uno  caso  e  nell'altro  si  tratta
  certamente di una decisione che  ha  natura  politica, ma allora non
  andiamo a disturbare il Regolamento perché  in  quel caso sì che non
  c'entra più, c'entra la volontà politica.
       Allora  la proposta che mi permetto di fare, signor Presidente,
  onorevoli  colleghi,  è  quella  che  la Presidenza non si assuma la
  responsabilità   di  una  decisione  e  men  che  meno  del  ricorso
  all'articolo  117  che ha ben altra genesi, ben altro contenuto, ben
  altri  obiettivi  sempre  di  natura  regolamentare,  ma  che invece
  convochi  la Commissione per il Regolamento per stasera o per domani
  perché la Commissione convalidi o invalidi un percorso.
       Nel  caso  in  cui  lo  convalidi  quel  percorso  diventerà un
  precedente  e  servirà per oggi e per domani e noi sapremo da questo
  momento  in  poi  che  può  accadere che viene posto in votazione un
  emendamento, anche se in maniera irrituale, e la votazione dell'Aula
  comunque lo rende valido e lo  rende  ammissibile  al  testo  di una
  legge.
       Nel caso in cui la medesima Commissione non dovesse convalidare
  quel percorso il problema torna a essere di natura politica e dunque
  la maggioranza o l'opposizione o il Governo o un singolo deputato o,
  nel nostro caso, almeno quattro deputati - se non ricordo male siamo
  in una fase in cui servono almeno quattro firme - possono riproporre
  il  medesimo  emendamento,   un   emendamento   di  riscrittura,  un
  emendamento diverso, insomma un testo  che  comunque condivida o non
  condivida  quel  percorso.  Un testo  che  a  quel  punto  potrebbe,
  dovrebbe essere posto alla  votazione  dell'Aula per una espressione
  di  natura  politica rispetto al  contenuto,  non  certo  di  natura
  regolamentare.
       Noi dobbiamo  comportarci  e  dobbiamo  fare in modo che questa
  Aula si  comporti,  al  momento  in  cui  stiamo discutendo, come si
  comporterebbe la  Corte  di  Cassazione che non entra nel merito del
  contenuto, nel  merito  della  presenza  o  della assenza di accordi
  politici veri o presunti, della sensibilità o meno di un Governo che
  capisce  o  non  capisce quello  che  sta  accadendo  in  Aula.  Noi
  dobbiamo soltanto fare in modo che  questa  Aula si muova sempre sul
  piano regolamentare ed anche quando  decide di cambiare direzione, e
  noi potremmo pure decidere di  cambiare  direzione, deve sapere però
  che la cambiamo per oggi e per  domani,  fino  a  quando  non  verrà
  ulteriormente  cambiata  con   una   pronunzia  adeguata  in  questa
  direzione.

     PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi da parte mia ringrazio tutti gli
  intervenuti  per  il contributo che hanno offerto ad una   questione
  così  complessa,  astrusa  e difficile da risolvere.
       Ringrazio anche  per  avermi  dato,  almeno alcuni di voi, atto
  della  tempestività   con   la  quale  ho  tentato  di  trovare  una
  conciliazione sia  stamattina  che  questa  sera. Ma al punto in cui
  siamo arrivati  io  intendo  esprimere  il  mio  parere  di deputato
  regionale   e   di   Presidente   dell'Assemblea   perché  ho  colto
  interessanti   spunti   da  tutti  gli  interventi,  tutti  più  che
  qualificati, sopratutto quello relativo  ad  un  dato  obiettivo del
  nostro Regolamento che in materia di poteri del Presidente in questa
  vicenda è estremamente vago, anzi carente.
       Il  Presidente  non  può decidere da solo perché il Regolamento
  non  lo  permette  ed  offre  solamente  un  percorso  strettissimo,
  delicato  il  cui  uso  deve essere assai, assai responsabile perché
  potrebbe  provocare  precedenti  pericolosi  per  la dignità, per il
  livello  e  la  autorità  politica dell'Assemblea nel suo complesso.
  Parlo  dell'articolo  117.  E'  l'unico percorso che al Presidente è
  concesso,  naturalmente  in  qualità  di  deputato  e,  sicuramente,
  l'unico percorso che è concesso  alla  Commissione,  al  Governo, al
  deputato per ovviare a determinate carenze dei processi legislativi.
       Esso  è  limitato  a determinate circostanze assai delimitate e
  precise;  condivido  l'opinione dell'onorevole Fleres di stare molto
  attenti  nel  ricorrere  al  117  per  le  ragione  che  ho detto. I
  precedenti  potrebbero  essere  esiziali, ma questo è l'unico perché
  altri   poteri   il   Presidente  non  ha  se  non  quello  arido  e
  assolutamente  improponibile  in  questa  fase  del nostro dibattito
  previsto  dall'articolo  sul  richiamo  al  Regolamento  in  cui  il
  Presidente, uditi un oratore a  favore  e  uno contro, può ricorrere
  all'Aula per dirimere una questione posta.
       Non  è  possibile  che  una  vicenda del genere si riduca ad un
  colpo  di alzata di mano. E' un fatto politico essenziale che io non
  posso  relegare  negli  stretti  limiti  di una applicazione fredda,
  arida  e tutto sommato improduttiva del Regolamento.
       Allora,  siccome  è  anche questa una situazione politica dalla
  quale  dobbiamo  uscire  per prenderne solennemente atto, io giudico
  difficile credere a quanto sosteneva qualcuno della minoranza che la
  questione nascesse dalla situazione politica.
       L'onorevole  Capodicasa ha persino sottolineato quanto paga sia
  la  minoranza  di  quello  che  avrebbe  già  recuperato,  ottenuto,
  conquistato.  E'  verissimo  se  crede  che  sia tanto quello che la
  minoranza ha conquistato.
       Io non lo credo proprio.  Io  credo,  invece, che la natura del
  problema  sia certamente regolamentare,  ma  che  senza  la  valenza
  politica che ha assunto non  avrebbe  mai potuto lacerare e dividere
  l'Assemblea, come è accaduto.  Infatti, se guardiamo nella casistica
  degli emendamenti improcedibili  o  inammissibili, tuttavia ammessi,
  discussi ed approvati, avremmo migliaia  di  esempi  che  non  hanno
  prodotto la conseguenza che ha prodotto questo caso, per la semplice
  ragione  che  questo  implica  valutazioni  di  carattere  politico.
  Altrimenti andiamo   a guardare  la  numerosa  casistica  di  errori
  compiuti...

     CINTOLA. Le baby pensioni.

     PRESIDENTE. No,  nel  corso  degli  anni,  almeno  da  parte mia,
  ritengo facile  attestarmi  sulla  tesi che si tratta di una disputa
  politica e  che  io,  in  quanto  tale,  devo  sapere  affrontare  e
  risolvere.  Perché  dal punto di vista regolamentare sostenere, come
  qualcuno ha fatto, anche l'onorevole  Fleres  in questo momento, che
  rimettere  alla  Commissione per  il  Regolamento  la  decisione  di
  convalidare o invalidare il voto...

     FLERES. E' una proposta.

     PRESIDENTE.  Una  proposta  che  non  condivido;  significherebbe
  attribuire alla Commissione per il  Regolamento  un  potere che essa
  non ha  Essa ha soltanto  un  potere  di interpretazione della norma
  regolamentare, non quello di arbitrarsi,  di dichiarare valida o non
  valida una norma, nel bene o nel male, approvata.
       Io  non  ho  difficoltà:  rimettiamo  pure  la  questione  alla
  Commissione  per  il Regolamento se  questo  serve  a  sbloccare  la
  situazione. Io avverto il bisogno  di  andare  in Commissione per il
  Regolamento,  ma non tanto per  dichiarare  valida  o  invalida  una
  votazione che c'è stata, e tornerò su questo argomento.

     FLERES. E' una procedura.

     PRESIDENTE.  Ho capito che è una procedura, ma la Commissione per
  il Regolamento,  a  quel  punto,  fa  un  deliberato  in cui in tre,
  quattro o  cinque  righe  disciplina  il  caso che abbiamo presente,
  perché l'articolo 117 da solo non lo disciplina.
       Se  è  per  questo  sono  pronto,  domani mattina, ad andare ad
  officiare  la  Commissione  per  il  Regolamento perché colmi questo
  vuoto del Regolamento.
       La verità è che quando qualcuno  dice  che non basta che l'Aula
  abbia ratificato con il  voto perché  l'emendamento improponibile si
  ritenga presentato e presentabile, è verissimo.
       Non  può  essere  un  voto,  sia pure distratto e confuso come,
  purtroppo  -  onorevole  Capodicasa,  sono  d'accordo  -  accade  in
  quest'Aula.
       E'  colpa di tanti fattori, non soltanto avere cambiato l'Aula,
  accadeva  anche  nella  solennità  di  Sala d'Ercole, secondo il mio
  modesto punto di vista.  E'  colpa  di  un  Regolamento assai, assai
  superato da tutti i punti di  vista.  Ma,  ripeto,  è  questione che
  possiamo dibattere quanto vogliamo  quando  avremo la possibilità di
  discutere la riforma del Regolamento. Però il Regolamento attuale un
  elemento lo fornisce per impedire  che accada questo tipo di errori,
  ed è il ricorso alla pregiudiziale  che  nessuno  ha fatto in quella
  occasione.
       Una volta  che non è accaduto e che si verificano tre passaggi:
  la   mancata    obiezione    alla   ricevibilità   dell'emendamento,
  l'approvazione dell'emendamento stesso, l'approvazione dell'articolo
  2 nel suo complesso e,  se  mi permette, onorevole Speziale, persino
  l'approvazione   oggi   pomeriggio    del   verbale   della   seduta
  precedente...

     CAPODICASA.   Signor  Presidente,  non  ci  deve  richiamare  per
  questo.

     PRESIDENTE.  Io  non  vi  richiamo, sto soltanto valutando che la
  cosa è talmente ...

     CAPODICASA.  Non  lo  abbiamo  voluto fare proprio per evitare di
  inasprire gli animi.

     PRESIDENTE.  Onorevole Capodicasa, non ci siamo capiti, lo stesso
  può  essere accaduto nella seduta precedente, io non voglio dire che
  se  l'aveste fatto avreste inasprito gli animi.
       Non lo  avete  fatto,  secondo  il  mio modesto punto di vista,
  perché non era il momento  e  l'argomento  non meritava un'obiezione
  del processo verbale, per la semplice ragione, onorevole Capodicasa,
  che tutti sapevamo che ne avremmo discusso.

     CAPODICASA. Era  in corso una trattativa. Ha tenuto la Conferenza
  dei  Capigruppo,  sapevamo  cosa  sarebbe  successo.

     PRESIDENTE.  La prego di non interrompermi, onorevole Capodicasa.
  Se non  è  accaduto  non  è  accaduto,  se  mi  permette  unicamente
  perché...

     CAPODICASA. Questo modo di ragionare è una delle cause.

     PRESIDENTE.  Non  è accaduto unicamente perché sapevate che c'era
  tutta la disponibilità mia e tutto lo spazio per parlarne nelle sedi
  dove ne abbiamo parlato.
       Onorevole Capodicasa,  questo lei non me lo può negare perché è
  la realtà dei fatti.

     SPEZIALE. Signor  Presidente,  non  può negare che c'era di fatto
  una trattativa in corso.

     PRESIDENTE. Forse  non  mi  so  spiegare.  Sto  cercando di dirvi
  esattamente il  contrario.  Sto  cercando  di dirvi che se non avete
  sollevato la questione a livello di processo verbale, come del resto
  avete  fatto nella volta precedente in occasione dell'incidente, non
  lo avete  fatto  perché  sapevate che c'è una grande disponibilità a
  discutere e  a  decidere,  non  perché temevamo che si inasprisse il
  dibattito. Tutt'altro.
       Onorevoli colleghi,  alla  fine  scelgo  la via che quasi tutti
  avete  indicato.  L'ha indicata l'onorevole Leontini;  l'ha indicata
  l'onorevole   Fleres;   tutto   sommato  l'ha  indicata  l'onorevole
  D'Antoni; credo  di  potere  dire  che  anche  l'onorevole Ortisi ha
  accennato  a  questa  ipotesi  e  nelle stesse finali considerazioni
  dell'onorevole  Capodicasa  questo  richiamo  ad  un  organo,  ad un
  ordine, ad  una  decisione  la  più  politicamente  corretta è stato
  fatto.
       E quindi, nel raccoglierlo credo di rappresentare in definitiva
  ed in  conclusione  l'opinione,  la più diffusa di questa Assemblea:
  convocherò la Commissione per il Regolamento.
       Consentitemi, non per rimettere ad essa la decisione che non le
  spetta.   Per  avocare  alla  Commissione  per  il  Regolamento  una
  disciplina  organica  e  precisa  di  questa  materia  e poiché  una
  disciplina nuova, una delibera nuova, una norma nuova che disciplini
  questa  materia non basta a dirimere la questione legata al fatidico
  articolo  2,  sull'articolo  2  propendo  per  una  tesi e la tesi è
  questa.
       Il Regolamento ha  le  carenze  che ha. C'è un appiglio ed è il
  117.  Non  ho nessuna difficoltà ad avocare l'applicazione di questo
  articolo, naturalmente  il secondo comma più che il primo, che parla
  di rettifiche.
       Qualcuno  mi  chiedeva garanzie, onorevole Cracolici, io più di
  questa garanzia  in  questa  fase non posso dare, più che questa non
  posso  fornire. Richiamiamo all'articolo 117 le possibili rettifiche
  e vediamo cosa accade.

     SPEZIALE.  E' sufficiente l'impegno con l'Aula che lei presenterà
  un emendamento soppressivo.

     PRESIDENTE. Io, onorevoli  colleghi,  ho concluso, ho detto tutto
  ciò che avevo da dire.  Spero che questa questione si traduca poi in
  una 'tempesta in un bicchiere d'acqua' e che il buon senso prevalga.

     GRANATA, assessore per  i  beni  culturali e ambientali  e per la
  pubblica istruzione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GRANATA, assessore per  i  beni  culturali e ambientali  e per la
  pubblica istruzione.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  per
  quanto riguarda il buon  senso  devo  dire  che  è un po' difficile,
  perché più del  richiamo, opportuno  ed  equilibrato  del Presidente
  dell'Assemblea, annunciato  o preannunciato all'articolo 117, alcuni
  dei toni del  dibattito  richiamavano maggiormente alla necessità di
  utilizzare il "118" o il "113", secondo le propensioni che ognuno di
  noi può avere.
       Anche perché,  non  per  entrare nel merito della questione, ma
  sostanzialmente è  stata una dinamica, da questa mattina, più legata
  al significato, oltre  che  di prospettiva, di una interpretazione o
  di un'altra al significato  politico  che  alla  cosa hanno dato più
  mediaticamente i mezzi di  informazione  che  la  cosa  in  sè possa
  rappresentare.
       A questo punto, credo  che  sul  disegno  di  legge  ci  sia la
  possibilità di andare  avanti,  ma  volendo  evitare  di  fare delle
  forzature, da un punto  di  vista  dei  lavori,  io  mi rimetto alla
  volontà  del   Presidente  dell'Assemblea.  Sottopongo  quindi  alla
  valutazione due ipotesi:  proseguire  i  nostri  lavori ed approvare
  qualche altro articolo  e poi rimandare l'approvazione della norma a
  quando l'Aula  sarà  riconvocata,  oppure andare direttamente, visto
  l'orario e vista  la  lacerante  questione che ha tanto appassionato
  gli animi e le volontà,  alla  seduta  di martedì, se è possibile, e
  così in modo proficuo arrivare all'approvazione della legge.

     PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, a conclusione dei lavori informo
  che gli interessati  riceveranno  il relativo avviso di convocazione
  per le riunioni della Commissione per il Regolamento.
       La seduta è rinviata a martedì 5 novembre 2002, alle ore 18.30,
  con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Lo Porto


      I - COMUNICAZIONI

     II - DISCUSSIONE DEL DISEGNO DI LEGGE:

       - "Interventi per l'attuazione  del diritto allo studio univer-
          sitario in Sicilia" (nn. 271-341/A) (Seguito)

          Relatore: On.le  Antinoro

    III - ELEZIONE DI QUATTRO  COMPONENTI  DEL COMITATO AMMINISTRATIVO
          PER LA GESTIONE DEL FONDO  DI  ROTAZIONE  PER  IL  COMMERCIO
          ISTITUITO PRESSO L'IRFIS CON L'ART.  9 DELLA LEGGE REGIONALE
          4 AGOSTO 1978, N. 26.

     IV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI  DEL  COMITATO AMMINISTRATIVO PER
          LA  GESTIONE  DEI  FONDI ISTITUITI  PRESSO  L'IRFIS  PER  LE
          PICCOLE E MEDIE IMPRESE, PREVISTO  DALLA  LEGGE  REGIONALE 6
          MAGGIO 1981, N. 96.

      V - ELEZIONE  DI  NOVE   COMPONENTI   DELLA  CONSULTA  REGIONALE
          DELL'EMIGRAZIONE E DELL'IMMIGRAZIONE.

     VI - ELEZIONE DI UNDICI COMPONENTI  DEL COMITATO REGIONALE PER LA
          TUTELA DELL'AMBIENTE.

    VII - ELEZIONE DI NOVE COMPONENTI DEL  CONSIGLIO  REGIONALE  PER I
          BENI CULTURALI ED AMBIENTALI.

     VIII - ELEZIONE DI TRE  COMPONENTI  DEL  COMITATO PER LA GESTIONE
          DEL CENTRO REGIONALE PER LA PROGETTAZIONE, IL RESTAURO E PER
          LE SCIENZE NATURALI ED APPLICATE AI BENI CULTURALI.

      IX - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL COMITATO PER LA GESTIONE DEL
          CENTRO REGIONALE PER  L'INVENTARIO,  LA  CATALOGAZIONE  E LA
          DOCUMENTAZIONE    GRAFICA,   FOTOGRAFICA,   AEROFOTOGRAFICA,
          AUDIOVISIVA.

      X - ELEZIONE DI SEI  COMPONENTI  ESPERTI  DEL COMITATO REGIONALE
          PER LA PROGRAMMAZIONE SPORTIVA.

     XI - ELEZIONE  DI  TRE  MEMBRI  DEL  COMITATO  REGIONALE  PER  LA
          PROGRAMMAZIONE SPORTIVA SCELTI TRA I COMPONENTI DEI CONSIGLI
          PROVINCIALI SCOLASTICI.

     XII - ELEZIONE DI CINQUE  COMPONENTI DELLA CONSULTA REGIONALE PER
          LA PREVENZIONE DELLE TOSSICODIPENDENZE.

    XIII - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI PALERMO.

     XIV - ELEZIONE DI TRE COMPONENTI DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
          DELLO IACP DI CATANIA.

     XV - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI PALERMO.

    XVI - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI CATANIA.

   XVII - ELEZIONE DI TRE  RAPPRESENTANTI  DELLA REGIONE NEL CONSIGLIO
          DI AMMINISTRAZIONE DELL'OPERA UNIVERSITARIA DI MESSINA.

     XVIII -  ELEZIONE  DI   UN   COMPONENTE  DEL  COMITATO  DIRETTIVO
          DELL'AZIENDA MEZZI MECCANICI DEL PORTO DI MESSINA.

      XIX -  ELEZIONE  DI   TRE  COMPONENTI  DEL  CONSIGLIO  DIRETTIVO
          DELL'ISTITUTO  REGIONALE   DI   RICERCA,  SPERIMENTAZIONE  E
          AGGIORNAMENTO EDUCATIVI.

       aLa seduta è tolta alle ore 23.33

     (Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 2.30 di giovedì 31
     ottobre 2002)