Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
RINALDI, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Gucciardi ha chiesto
congedo per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Risposta scritta ad interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata dall'Assessore alla
Famiglia, la risposta scritta alla seguente interrogazione:
numero 401 Riqualificazione del quartiere Ragala, sito nel
Comune di Nicolosi (CT) , dell'onorevole Fleres.
Avverto che le stessa sarà pubblicata in allegato, al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti
disegni di legge:
Disciplina della professione di educatore professionale e
istituzione del relativo albo professionale (399),
dall'onorevole Scoma in data 17 ottobre 2006;
Istituzione della Consulta delle elette della Sicilia (400),
dall'onorevole Scoma in data 17 ottobre 2006;
Finanziamento per l'acquisto e la corresponsione gratuita di
integratori proteici a favore di malati di sindrome di
immunodeficienza acquisita (AIDS) (401), dall'onorevole Scoma
in data 17 ottobre 2006;
Norme per la regolamentazione dell'attività del terapista di
riabilitazione-fisioterapista e il sostegno del settore
riabilitativo (402),, dall'onorevole Scoma in data 17 ottobre
2006;
Norme per la valorizzazione professionale del personale
ausiliario delle aziende unità sanitarie locali e delle aziende
ospedaliere siciliane (403), dall'onorevole Scoma in data 17
ottobre 2006;
Norme per il prepensionamento di genitori di disabili gravi
(404), dagli onorevoli Aulicino e Galvagno in data 17 ottobre
2006.
Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9 del Regolamento
interno, che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
mediante sistema elettronico.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, delle seguenti mozioni:
numero 95 «Interventi presso l'azienda ospedaliera
'Sant'antonio Abate' di Trapani per impedire la chiusura del
reparto di Chirurgia pediatrica», degli onorevoli Oddo;
Cracolici; Speziale; Apprendi; Calanna; Cantafia; De Benedictis;
Di Benedetto; Di Guardo; Panarello; Panepinto; Termine;
Villari; Zago; Zappulla.
Presentata il 10/10/06
numero 97 «Iniziative urgenti al fine di intensificare le
misure di sicurezza antiterrorismo in Sicilia», degli onorevoli
Pagano; Leanza Edoardo; Cascio; Gonfalone.
Presentata il 11/10/06
numero 99 «Istituzione presso l'AORNAS 'Garibaldi, S. Luigi, S.
Curro-Ascoli Tomaselli' di Catania di un centro per lo studio
delle differenziazioni delle cellule staminali adulte , degli
onorevoli Fleres; Cimino; Turano; Savona; Confalone.
Presentata il 11/10/06
numero 100 «Interventi per la salvaguardia della sede di
Acireale (CT) della Scuola superiore della pubblica
Amministrazione», degli onorevoli Fleres; Turano; Confalone;
Cimino; Savona.
Presentata il 11/10/06.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
Considerato che:
la Chirurgia pediatrica presso l'azienda ospedaliera
'Sant'Antonio Abate' di Trapani è stata istituita agli inizi
degli anni 80;
l'organico medico è composto da 5 specialisti in chirurgia
pediatrica e un direttore;
la divisione dispone di 7 posti-letto ordinari e 3 in Day-
Hospital (DH);
la Chirurgia pediatrica è unica nella provincia di Trapani e
come tale è un punto di riferimento essenziale per le
problematiche chirurgiche dell'età pediatrica;
come si può evincere dai dati statistici, i pazienti provengono
da tutta la provincia di Trapani e oltre e negli anni si è avuto
un progressivo
aumento dei ricoveri ordinari (l'Indice
occupazionale (I.O.) ricoveri per il 2005 era dello 81,21 per
cento - minimo da raggiungere:75 per cento
- mentre nel primo semestre 2006 è stato dell'83,91 per cento)
e di quelli in DH (l'I. O. per il 2005 è stato del 142 per cento
mentre per il primo semestre 2006 è stato di 162,42 per cento)
per un totale di ricoveri ordinari nel 2005 di 868 e di 400 in
DH; il bilancio 2004 portava un margine di contribuzione
(contributo in positivo) di 350.000 e gli interventi per il 2005
sono stati 500 di cui il 13 per cento per urgenze; quindi negli
ultimi quattro anni gli obiettivi aziendali sono stati raggiunti
al 100 per cento;
Visto che:
l'attività chirurgica della Divisione di Chirurgia pediatrica
si distingue radicalmente da quella praticata in Chirurgia
generale sia per tipologia di interventi, sia, evidentemente, per
fascia di età;
detta chirurgia è particolarmente complessa in quanto abbraccia
più branche (chirurgia del prematuro, del neonato e del lattante,
urologia, chirurgia addominale, toracica, plastica) ed assicura
ovviamente le urgenze;
la chirurgia pediatrica all'interno dell'azienda ospedaliera
'Sant'Antonio Abate' di Trapani fa parte del Dipartimento
chirurgico, in quanto in tutta la provincia, pur esistendo
numerose divisioni di pediatria, non esiste un dipartimento
materno infantile a cui sarebbe logico appartenere;
l'appartenenza della Chirurgia pediatrica al dipartimento
chirurgico ingenera degli equivoci in quanto fa ritenere a chi e
poco attento che il chirurgo pediatra è un chirurgo che opera
adulti 'piccoli'.
sulla scorta di quanto esposto sin qui, sembra inverosimile che
si possa chiudere un reparto di chirurgia pediatrica con grave
disagio per la popolazione che, per avere una consulenza
specialistica, si vedrebbe costretta a recarsi presso altro
centro distante almeno cento chilometri;
ciò comporterebbe ovviamente notevoli disagi per i familiari
dei piccoli pazienti, in quanto le urgenze chirurgiche
pediatriche non potranno essere più assicurate dall'ospedale e
quindi dovranno essere trasferite presso altro centro con i
rischi e le conseguenze che ciò comporta;
le eventuali ipotesi di associare, qualora fosse ragionevole,
la Chirurgia pediatrica a qualsiasi altra branca chirurgica
sarebbe una grave regressione da un punto di vista civile, in
quanto si tornerebbe indietro di circa quarant'anni, epoca in cui
la chirurgia del bambino veniva assicurata impropriamente dai
chirurghi dell'adulto;
un eventuale accorpamento con la Chirurgia generale causerebbe
un'inevitabile commistione tra le problematiche del bambino e del
lattante con quelle degli adulti e degli anziani, prima fra tutte
l'obbligo dell'ospedalizzazione abbinata del bambino con la
madre;
Constatato che la direzione aziendale intende utilizzare il
personale medico e infermieristico della chirurgia pediatrica per
sopperire alle carenze della Chirurgia generale, senza tener
conto che i chirurghi pediatrici dovrebbero affrontare
problematiche tipiche della chirurgia dell'adulto, delle quali
non hanno alcuna competenza e che comunque non sono
compatibili con la specializzazione in chirurgia pediatrica;
i chirurghi generali, in una situazione di turnazione, si
troverebbero ad affrontare delle patologie infantili di cui non
hanno specifica competenza;
Considerato che tutto ciò, dopo ventisette anni di
riconoscimenti e di qualificazione, porterebbe ad un' inevitabile
fine dell'attività chirurgica pediatrica nella provincia di
Trapani,
Impegna il Governo della Regione
a rivedere l'inopportuna e irragionevole scelta;
ad intervenire nei confronti del vertice ospedaliero
dell'azienda 'Sant' Antonio Abate' di Trapani per impedire la
chiusura del reparto di Chirurgia pediatrica.» (95);
«L'Assemblea regionale siciliana
Premesso che:
nei giorni scorsi è scattata a Milano un'importante operazione
antiterroristica italo-elvetica, (in realtà sono stati coinvolti
i servizi segreti di diversi paesi) che ha portato all'arresto di
un gruppo di algerini sospettati di appartenere al GSPC (Gruppo
salafita per la predicazione e il combattimento) che, di recente,
è ufficialmente entrato a far parte di Al Quaida;
questi arresti, se da una parte costituiscono la risposta ad
una settimana in cui Al Quaida, parlando della necessità di
punire Papa Benedetto XVI, ha moltiplicato i riferimenti
all'Italia e in particolare all'uso di terroristi algerini per
colpire il nostro Paese, dall'altra costituiscono un campanello
d'allarme molto serio;
Constatato che:
in un recente video, Al Zawahiri, numero due di Al Quaida,
oltre alle minacce contro il Santo Padre, ha diffuso
dichiarazioni del nuovo capo del GSPC (Gruppo Salafita per la
predicazione e il combattimento), elencando quali teatri del
jihad globale la Francia, l'Italia e i villaggi turistici in
Egitto e nel Sinai (frequentati da italiani);
la grande maggioranza dei terroristi algerini non è più
reclutata in Algeria ma nell'emigrazione in Italia ed in Francia
;
Ritenuto che la Sicilia, per la sua posizione geografica e per
l'attività politica ed economica svolta negli ultimi anni,
rappresenta un vero e proprio ponte ideale tra mondo cattolico e
mondo islamico ed è evidentemente tra le zone più a rischio,
Impegna il Governo della Regione
ad intervenire presso il Governo centrale affinché non vengano
sottovalutate le recenti minacce rivolte al nostro Paese e alla
Santa Sede ed, in particolare, vengano adottate straordinarie
misure di sicurezza al fine di intensificare le difese e la
vigilanza della Sicilia, punto di primo sbarco dei terroristi,
spesso travestiti da clandestini.» (97);
«L'Assemblea regionale siciliana
Considerata l'attività di ricerca e la ricca produzione
scientifica mondiale inerente alla multipotenzialità terapeutica
delle cellule staminali adulte;
Considerato che in atto non sono state individuate in alcuna
delle ASL di Catania strutture di studio e di ricerca sulle
cellule staminali adulte;
Vista:
l'esperienza maturata ed il riconoscimento dell'attività
scientifica prodotta dal Dipartimento di Scienze biomediche,
sezione di Endocrinologia, Andrologia e della Riproduzione umana
nel campo della differenziazione delle cellule staminali;
altresì, la rilevante ricaduta che lo studio delle cellule
staminali ha sulla tutela della salute dei cittadini,
Impegna il Governo della Regione
e
l'assessore per la Sanità
ad istituire presso la AORNAS 'Garibaldi, San Luigi, S.Currò-
Ascoli Tomaselli' nel Dipartimento di Scienze biomediche, sezione
di Endocrinologia, Andrologia e della Riproduzione umana, un
Centro per lo studio delle differenziazioni, di cellule staminali
adulte.» (99);
«L'Assemblea regionale siciliana
Premesso che:
a seguito del protocollo d'intesa tra la Presidenza del
Consiglio dei Ministri e la Presidenza della Regione, con Decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 dicembre 1987, è
stata istituita la sede di Acireale della Scuola superiore della
pubblica Amministrazione;
in attuazione del decreto istitutivo, la Scuola realizza corsi
di formazione e aggiornamento professionale per il personale
delle Amministrazioni statali della Regione siciliana, dei comuni
e di altri enti presenti sul territorio della Regione;
ai sensi dell'art. 2 del citato D.P.C.M. la Regione, per il
tramite del Comune di Acireale, fornisce gratuitamente alla
suddetta Scuola tutti i locali e le attrezzature, l'onere delle
spese generali di funzionamento e delle eventuali spese di
manutenzione ordinaria e straordinaria;
l'art. 42 del Decreto legge n. 262 del 3 ottobre 2006 prevede
la soppressione della Scuola superiore della pubblica
Amministrazione,
Impegna il Presidente della Regione
ad attivarsi presso il Governo centrale per di ottenere la
soppressione dell'art. 42 del Decreto legge n. 262 del 3 ottobre
2006, al fine di salvaguardare la sede di Acireale della Scuola
superiore della pubblica Amministrazione.» (100).
Onorevoli colleghi, avverto che la data di discussione delle
predette mozioni, è demandata, secondo consuetudine, alla
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.
Seguito della discussione del documento di programmazione
economico-finanziaria per gli anni 2007-2011
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al punto III
dell'ordine del giorno: Seguito della discussione del documento
di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2007-2011.
Avverto che, ai sensi dell'articolo 100, comma 4, del
Regolamento interno, i deputati iscritti a parlare che non siano
presenti in Aula quando è il loro turno decadono dal diritto alla
parola.
E' iscritto a parlare l'onorevole Laccoto.
Ne ha facoltà.
LACCOTO Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo in
un'Aula semivuota e consentitemi di dire, con disagio, stiamo
cercando di dibattere su questo Documento di programmazione
economico-finanziaria.
C'è da dire che, rispetto al testo del documento presentato
dal Governo, sono state necessarie più integrazioni e, tra
l'altro, come è stato anche rilevato nel dibattito di ieri, si
è verificata una cosa stranissima e cioè che, nella relazione di
maggioranza della Commissione Bilancio, si è certamente puntato
il dito su alcune piaghe, e infine anche nella relazione di
minoranza.
E' inutile nascondere che la situazione economica della
Regione siciliana è disastrosa; al di là dei vari messaggi di
natura mediale, sappiamo oramai che questa Regione è in una
situazione veramente catastrofica.
Per passare ad alcuni punti del DPEF, e prendendo spunto
anche da alcune considerazioni fatte sia dalla relazione di
maggioranza che dalla relazione di minoranza, bisogna
puntualizzare alcuni aspetti.
A mio avviso, in questo documento, peraltro ormai superato -
perché forse è già stata presentata la Finanziaria, in cui per il
2007 il Direttore del Bilancio pone alcuni accenti, molto
drastici su alcuni tagli che devono essere fatti, e si punta il
dito sugli enti regionali di finanza derivata, su quelli che
possono essere i tagli per la sanità, su quelli che devono essere
i tagli di alcune spese correnti -, manca il taglio principale,
quello relativo alle spese correnti, che sono quelle degli
assessorati regionali.
Non è concepibile, per esempio, prevedere un taglio per gli
enti locali del 10 per cento, laddove non si opera un taglio
anche a quelle che sono le spese superflue della Regione.
Dice il Direttore del Bilancio che bisogna finirla con le
spese relative, per esempio, a manifestazioni, cioè con le spese
non obbligatorie, ma io credo che occorra puntualizzare alcuni
aspetti.
Oggi, infatti, vi è una situazione particolare degli enti
locali. Essi vivono una sofferenza, una sofferenza che tra
l'altro nel DPEF viene toccata solo superficialmente. E al
riguardo voglio portare un esempio: l'anno scorso, in quest'Aula,
dissi molto chiaramente che quelle somme degli enti locali, che
sono spese obbligatorie, venivano prelevate da un finanziamento
virtuale dello Stato che, a dimostrazione di quella che è stata
la decisione di Tremonti, simmetricamente, dava alla Regione
siciliana ulteriori finanziamenti, in cambio - però - di
ulteriori prestazioni da parte della stessa Sicilia e che oggi,
invece, sono rese dallo Stato; si è quindi vanificata quella
speranza di spesa in più.
Ebbene, dicevo, alcune spese obbligatorie - principalmente
quelle degli Enti locali - sono state coperte da questo virtuale
finanziamento, nonostante, già allora, alcuni deputati avessero
allertato il Governo su quello che poteva essere un fatto molto
increscioso.
Oggi, gli enti locali vivono un dramma: non solo mancano
trecento milioni di euro per la copertura del fabbisogno
ordinario, ma ciò che è più grave è che dal fondo per gli enti
locali sono stati prelevati cinquanta milioni per il fondo di
rotazione per gli ATO. Una cosa incredibile
Questi ATO, infatti, di cui parlerò più avanti, non possono
gravare su quello che è il finanziamento per gli enti locali, già
di per sé molto povero. Ebbene, vengono tolti altri venti
milioni, l'uno per cento della spesa prevista, per la
stabilizzazione negli enti locali. Mi chiedo: quale
stabilizzazione può essere fatta oggi dagli enti locali? Nella
relazione di maggioranza di ieri, della II Commissione, si faceva
cenno all'abolizione degli ATO.
Ebbene, vorrei parlare di questi ATO che, in fondo,
rappresentano un fatto gravissimo che rispecchia l'andamento di
questa nostra Sicilia. Sono stati istituiti, tramite
commissariamento, quindi sono stati imposti ai comuni, 27 ATO
Rifiuti, che hanno comportato un deficit, una spesa, un
disservizio, e non hanno portato alcun miglioramento. Altro che
Ambiti Territoriali Ottimali Li possiamo chiamare Ambiti per
il disastro ecologico e il disservizio totale
E in queste condizioni, si vuol far pagare agli enti locali lo
scotto di avere accettato quei commissariamenti imposti dal
Commissario regionale
Oggi, per i cittadini siciliani, parlare di ATO Rifiuti
significa parlare del disservizio totale e, in queste condizioni,
la relazione di maggioranza faceva cenno, dicevo, all'abolizione
degli ATO.
Ritengo personalmente che, su questo punto, bisogna battersi,
perché oggi questi ATO, in queste condizioni, senza i
termovalorizzatori, senza le stazioni di trasferenza, senza le
stazioni ecologiche, non possono rappresentare l'ottimo , anzi
rappresentano un disservizio enorme.
E, allora, sono favorevole affinché venga effettuata
l'abolizione degli ATO, facendo però una distinzione. Non
possiamo certamente affidarli alle Province, enti che in alcuni
casi - come per esempio nella gestione degli ATO idrici - hanno
rappresentato tutto il loro limite. Ritengo che in queste
condizioni, fino a quando non sarà operativo il Piano dei rifiuti
regionali, nel senso che saranno già istituiti e resi funzionanti
i termovalorizzatori, le stazioni di trasferenza e altro, si
debba passare ai Consorzi dei Comuni, perché attraverso la
gestione, con personale tecnico e amministrativo degli enti
locali, si possa ritornare a una gestione che abbia le
caratteristiche di efficienza, economicità e, quindi, ad un
servizio immediato alle popolazioni.
Altro capitolo riguarda certamente il problema degli ATO
idrici.
Vi è, ormai, un movimento culturale, di associazioni, a livello
di tutti gli enti locali, nella maggior parte di essi, che porta
a dire che gli ATO idrici non possono essere affidati, in termini
di gestione, ai privati, bensì al pubblico, attraverso una
gestione che può essere anch'essa consortile.
Sono alcuni aspetti, come anche questi relativi ai Consorzi di
bonifica, che giustamente vengono rappresentati come un
duplicato .
Vi è, altresì, il capitolo della famiglia, che naturalmente
può e deve essere, in un certo senso, un capitolo sociale e deve
avere anche una prospettiva concreta.
Credo che in questo DPEF non vi è una prospettiva seria di
quella che è la reale situazione finanziaria della Regione.
Allora, dobbiamo cercare di arrivare a tagliare i fondi
superflui, i fondi di alcuni progetti di legge che sono stati
elaborati con una certa superficialità, in un momento in cui non
si capiva la gravità economica della Regione.
Alcune considerazioni vanno anche fatte rispetto ai
trasferimenti che vengono fatti, senza tenere in considerazione
le effettive capacità finanziarie della Regione.
Sono stati illusi i forestali, con legge elettorale, sono stati
illusi i precari, con legge elettorale, ma oggi dobbiamo avere il
coraggio di dire che talune cose possono essere fatte, talune
altre non possono esserlo
Si parla di quelle che sono le prospettive, anche dei fondi
comunitari europei. Ebbene, credo che anche su questo aspetto
vada fatta una riflessione. Forse la politica ha abdicato a
quelle che erano le sue funzioni. L'aver lasciato molto spesso ai
burocrati la gestione di questi fondi ha creato un vuoto e ha,
tra l'altro, determinato un limite di spesa rispetto a quelle che
potevano costituire, piuttosto, alcune risorse, forse le uniche,
in termini di investimento per la Regione siciliana.
Andiamo a quelle che sono le prospettive dei fondi comunitari
2007-2013. Credo che bisogna avere il coraggio di operare una
riflessione, attraverso la Commissione Europea, la Commissione
Bilancio, per tagliare alcune misure e incidere, invece,
concentrando le risorse dei fondi comunitari 2007-2013 su misure
urgenti per la Sicilia.
Dobbiamo farla questa considerazione, anche perché credo che i
fondi comunitari saranno gli unici spendibili in Sicilia, da qui
a molto tempo. Il risanamento della Regione non può avvenire
attraverso le promozioni a pioggia' dei superburocrati.
Bisogna ritornare a fare politica e credo che, anche noi
dell'opposizione, dobbiamo operare una riflessione sul tipo di
opposizione che bisogna fare, oltre a quella che deve essere una
politica di rigore del Governo.
L'altro giorno ho detto in Aula al Presidente della Regione,
onorevole Cuffaro, che le condizioni di oggi non possono più
permettere di fare leggi demagogiche e promesse demagogiche
Ecco, questo risultato del DPEF, questo dibattito in Aula, può
avere un senso, se da questo si comprende che bisogna andare
avanti nei cinque anni di fronte a noi, in questa legislatura,
con il coraggio di dire che in alcune leggi abbiamo sbagliato; ed
abbiamo sbagliato in alcune leggi di spesa dove vi sono
elargizioni di spesa a pioggia. Solo così riusciremo a rimettere
in sesto il bilancio della Regione siciliana.
Nel commento alla finanziaria di quest'anno il Direttore al
Bilancio paventa un altro rischio: a Sicilia è fuori dal patto di
stabilità. E questo, viene detto, creerà problemi anche per le
agenzie di rating che certamente non daranno fiducia finanziaria
alla Regione.
Tutto ciò necessita di una riflessione seria e serena. Siamo
all'inizio della legislatura e, lo leggo sui giornali, oggi si
dibatte sul fatto che una forza della maggioranza va contro il
Governo dicendo che non sono state fatte le leggi di priorità; ma
credo che prima di arrivare a qualsiasi legge di spesa occorra
vedere l'esatta situazione finanziaria della Regione Non si
possono fare leggi di spesa a partire dai quattro assessorati
junior, a partire dai deputati supplenti, in una situazione così
critica. Dobbiamo cercare tutti puntare ad una maggiore
credibilità finanziaria di questa Regione e non lasciare
perpetrare un disastro economico Disastro economico di cui,
spero, noi deputati non saremo complici.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, non nascondo
che stiamo celebrando un altro rito, tanto più che discutiamo di
un DPEF annunciato con propositi anche imponenti ed importanti
considerato che il Governo, che secondo me non ha neanche letto
il DPF che poi ha approvato, proponeva questo DPEF come strumento
che guardava all'intera legislatura e non ad un esercizio
finanziario, né alla mera attività pluriennale di
programmazione della spesa nell'ambito della Regione.
Quindi, propositi importanti. Insomma è il manifesto con il
quale il presidente Cuffaro si presenta a questo Parlamento,
quello reale, quello concreto, cioè i propositi di Governo dei
prossimi cinque anni.
Sarebbe banale dire che la montagna più che un topolino non ha
partorito neanche una zanzara, in quanto siamo in presenza di un
DPEF che, sostanzialmente, è un esercizio teorico scevro dalle
scelte che poi si dovranno fare e soprattutto separato
dall'attività reale di legiferazione, di indicazione sulle leggi
da fare a partire dalla finanziaria; non a caso stiamo discutendo
di un DPEF con la finanziaria che è stata depositata alla
Segreteria Generale di questo Parlamento.
Devo riconoscere che c'è stato uno sforzo, da parte dei
colleghi della maggioranza, in Commissione Bilancio per far sìche
questo passaggio non fosse un semplice momento burocratico. Però
vorrei che valutaste, voi più che noi, il fatto che questo sforzo
nulla ha a che fare con la reale attività, considerato che anche
alcune considerazioni che sono state proposte in Commissione da
parte dei colleghi di maggioranza sono state definite stucchevoli
da parte del Governo stesso. Quindi, stiamo recitando, facciamo
questa bella sceneggiata 2, dopo quella di qualche giorno
addietro, per adempiere ad un obbligo formale che invece doveva
essere un obbligo sostanziale.
Signor Presidente, onorevole Assessore, ormai abbiamo
funzionari di questa Regione, dirigenti, coloro che hanno la
gestione ordinaria, che si battono per comunicarci questa
disperata situazione finanziaria. Di contro abbiamo un Governo
che tende a rassicurare l'opinione pubblica dicendo che basta
qualche taglio, basta ridurre del 10 per cento le spese degli
Assessorati, basta fare insomma una operazione aritmetica - uno
più uno fa due - e i problemi si risolvono.
C'è qui uno scarto tra chi ci dice, in qualche modo, che siamo
in una situazione pesante non solo per l'oggi, ma ogni giorno che
passa ci mangiamo il domani e questo domani che ci mangiamo
incide sull'oggi. Quindi è una condizione drammatica.
Ricordava l'onorevole Laccoto l'affermazione che fanno i
funzionari nel dire guardate che prescindere dai limiti imposti
dal patto di stabilità non è soltanto un atto di scortesia ma ha
un effetto sul rating, quindi sugli interessi che paghiamo
sull'indebitamento esistente .
Vorrei ricordare un dato per tutti: con questa manovra diciamo
che non ci indebiteremo e contemporaneamente annunciamo che
apriremo una linea di credito per cofinanziare il POR 2007-2013;
da un lato sosteniamo che non ci sarà nuovo indebitamento,
dall'altro lato siamo costretti - ciò che è un atto d'obbligo - a
cofinanziare i fondi che arriveranno dall'Unione europea e dallo
Stato, aprendo una linea di credito. Quindi è un meccanismo
devastante e tortuoso, ma la cosa peggiore che fa questo DPEF, e
che poi fa anche la finanziaria, è che non ha la minima idea di
che cosa fare nei prossimi cinque anni per lo sviluppo di questa
Isola.
E il presidente Cuffaro in questi giorni ha assunto un
atteggiamento da rissa - atteggiamento tipico di chi è in
difficoltà e, infatti, si trova in difficoltà nell'ordinaria
amministrazione e in difficoltà nel progetto da indicare alla
Sicilia - e la conseguenza è quella di ammuinare', cioè fare
confusione; e, pertanto, è in rissa con il governo nazionale,
con il quale ha cioè cercato questa contrapposizione che ogni
giorno che passa appare assolutamente priva di ogni fondamento.
Ma, al di là di tutto, quello che preoccupa maggiormente è che
l'assenza di un progetto di sviluppo sia coniugata ad un'altra
idea, cioè quella che sia il bilancio della Regione a fare lo
sviluppo in questa Isola. Idea, questa, altro che sovietica C'è
un'idea di una Regione centrica dove il modello di bilancio che
definiremo sarà esclusivamente quello da cui dipenderà la
possibilità di far partire l'economia e lo sviluppo di questa
Isola.
Si fa polemica sul fatto che vengono trasferite, con la legge
finanziaria dello Stato, risorse importanti direttamente alle
imprese ed ai lavoratori, mi riferisco al credito d'imposta,
all'abbattimento del cinquanta per cento degli investimenti per
le piccole, medie e grandi imprese, mi riferisco al cuneo
fiscale, cioè la possibilità che le imprese riducano il loro
costo del lavoro per una parte ed un'altra parte vada
direttamente ai lavoratori; in questo caso abbiamo un Presidente
della Regione che subito si preoccupa; ma questo quanto incide
sulle casse della Regione?
Personalmente, mi preoccuperei su come siamo in grado di
sviluppare e promuovere ricchezze in questa Isola, di creare le
condizioni perché i cittadini possano consumare di più e meglio,
perché riparta l'economia del consumo, riparta l'economia degli
investimenti, insomma riparte l'economia.
Allora, cosa nasconde una concezione bilancio centrica' della
Regione? Nasconde il fatto che, anche per i prossimi cinque
anni, si persegua un'idea inerziale, tendenziale, di modello
della Regione che in questi anni si è sviluppata e che per
stanchezza, quasi, andrà avanti anche per i prossimi anni.
Tutto ciò sta determinando una condizione finanziaria, del
bilancio della Regione e dell'economia della nostra Isola,
alquanto disperata. Quando si dice che avremo un disavanzo
tendenziale di 2,4 miliardi di euro, per il 2006, si dice una
verità che non è vera, perché come è noto - come dicono gli
stessi funzionari che stanno predisponendo gli atti finanziari -,
stiamo prevedendo un disavanzo tendenziale, sottostimando alcune
spese che sappiano essere, di fatto, obbligatorie, ma che
consideriamo non obbligate. Quindi, facciamo un esercizio
teorico, faccio un esempio relativamente ai forestali: noi
sottostiamo una spesa per i forestali sapendo che formalmente non
è obbligatoria, ma sostanzialmente lo è. Facciamo, pertanto, una
duplice operazione: tagliamo, in maniera cartacea, alcune
previsioni, e malgrado ciò abbiamo un disavanzo tendenziale che è
il doppio dell'anno precedente. Questo è il dato.
Quando diciamo che c'è un disavanzo tendenziale di 2,4 miliardi
di euro, lo facciamo nascondendo, ad esempio, che sono previsti
gli aumenti contrattuali per i dipendenti della Regione, per i
dirigenti della Regione, con i quali è stata sottoscritta,
qualche giorno fa, un'ipotesi di accordo da parte dell'ARAN - ed
io non ho mai visto contratti che prevedono di risparmiare sul
contratto precedente, a questo ancora non siamo arrivati -, però,
malgrado questo, il Governo dice che la spesa per il personale e
per i pensionati di questa Regione diminuirà rispetto all'anno
precedente.
Pertanto, a meno che in questa Regione non vi sia Mago Zurlì,
credo che siamo in presenza di un falso, un falso chiaro, che
dimostra che le previsioni finanziarie si costruiscono più sulla
necessità di fare quadrare il cerchio - che com'è noto è
un'operazione impossibile da un punto di vista scientifico e
matematico -; c'è un'arte di quadratura del cerchio che è la
prerogativa sostanziale attraverso la quale si fanno gli
strumenti finanziari e di programmazione economica.
Quindi, un DPEF che, sostanzialmente, sul piano finanziario ci
dice che c'è una situazione disperata, non ci dà le soluzioni e
non ci indica ricette per la situazione disperata.
Ma, guardate, questo non è frutto di una scarsa applicazione.
In realtà, questo Governo non ha in mente un'idea di riforma di
questa Regione. E' questo il vero limite. Non ha in mente, ad
esempio sulla sanità o sulla macchina regionale o nel rapporto
fra Regione e autonomie locali, quale modello di regione dobbiamo
costruire. Perché noi siamo la Regione delle duplicazioni, la
Regione dove tutto si aggiunge, nulla si sostituisce in questa
Regione. Non si mette una cosa al posto di un'altra, si aggiunge
una cosa ad una cosa che c'era prima, la quale spesso non serve
più, come non servono, a volte, neanche le cose che si
aggiungono. Però c'è quest'idea dell'aggiunta.
Quando manca un'idea di riforma strutturale, non si affrontano
nodi a servizio della nostra economia.
Siamo in presenza di dati sostanziali. Ieri si è tenuta al
CERISDI un'assemblea promossa dall'ANCI. Stamattina ho letto le
dichiarazioni dell'onorevole Caputo, il quale ha sostanzialmente
insultato l'assessore Colianni, affermando che deve dimettersi
perché non capisce nulla, se ho tradotto bene giornalisticamente
ciò che è stato detto. Mi risulta che i sindaci hanno insultato
l'assessore dicendo che non sa di che cosa parla, pertanto,
ritengo che siamo in presenza di una babele di linguaggi, di
proposte, di idee.
Bene, il Governo regionale sulla vicenda dei rifiuti fa finta
di non capire. Ci sono troppi ATO in Sicilia? Questi ATO sono
serviti a decuplicare i costi e non gli introiti? Noi abbiamo la
capacità soltanto di aumentare i costi qualunque cosa facciamo in
questa nostra terra.
C'è un'idea, una soluzione che viene indicata? Guardate, quando
si parla degli ATO, si parla del bilancio delle famiglie, che è
ciò che ci deve importare forse più dello stesso bilancio della
Regione.
Quando si triplica il costo della TARSU a fronte di una scarsa
qualità complessiva del sistema della raccolta e dello
smaltimento, si sta determinando uno scarto sempre più evidente
tra la coscienza dei cittadini e la condizione reale del
servizio. Ma questo non è un tema che interessa questo Governo,
tanto basta dare 517 mila euro di contratto al manager
dell'agenzia per i rifiuti e ci siamo messi la coscienza a posto
I contratti vergognosi che vengono fatti in questa Regione sono
un'offesa alla povertà.
Oppure, si fa finta di non capire che siamo in presenza di una
centuplicazione di luoghi, di finanziamento indiretto del sistema
politico largo (comitati, organismi, collegi). Mi chiedo se ci
sia un'idea di risparmio, cioè se siamo in grado di dire alla
Sicilia che pensiamo di mettere i conti a posto risparmiando, per
quel che ci riguarda, a partire dai costi della politica, quindi
organismi inutili, gettoni ed indennità che vengono pagati in
maniera vergognosa. Ma da un lato si continua a far proliferare
questo sistema e dall'altro lato si dice che dobbiamo operare i
tagli, non si capisce dove, anzi sì, in quanto dobbiamo mettere i
ticket.
Anche il Presidente di questo Governo Pinocchio - ho sentito
che oggi l'onorevole Cuffaro ha detto Pinocchio all'onorevole
Borsellino, anche se ritengo che, qualora ci fosse un premio
denominato Pinocchio, il presidente Totò Cuffaro non avrebbe
concorrenti in Sicilia -, ha dichiarato che all'indomani della
presentazione della finanziaria nazionale che mette i ticket
sulla sanità - come se in Sicilia i ticket non ci fossero - noi
non metteremo nuovi ticket. Ebbene, nella finanziaria hanno
previsto i ticket sulla ricetta, quindi nascondono persino le
cose che scrivono. Mettiamo i ticket ma di contro la politica
continua a costare l'ira di Dio, non ci sono risorse dello
sviluppo, reddito di imposta, cofinanziamento delle aree urbane.
Assessore Lo Porto, sa che nella legislazione nazionale è
previsto il cofinanziamento per le zone franche urbane? O
prevediamo di cofinanziare l'intervento, oppure possiamo
continuare a dire propagandisticamente che siamo dell'idea che la
Sicilia diventi zona franca; si investe per realizzare le zone
franche e dobbiamo mettere risorse del bilancio di questa
Regione se vogliamo realizzarle.
Concludo, con un'ultima vicenda, quella della sanità.
Guardate, tra le tante cose, anche interessanti, che ieri sono
state dette dal Presidente della Commissione Bilancio, che non
vedo in Aula, ce n'è una molto grave: a pagina 23 del resoconto
parlamentare stamattina ho letto che la Commissione, nella sua
maggioranza, indica come una delle soluzione possibili per la
crisi dei costi del sistema sanitario quella di favorire la
gestione privatistica che comporta minori costi rispetto a
quelli della sanità pubblica. Sostanzialmente, traduco, la
maggioranza della Commissione Bilancio propone di privatizzare
tutta la sanità perché costa di meno. Questo è stato
sostanzialmente detto.
Ora, anche qui, al di là dell'ideologismo stupido di questa
discussione, vorrei ricordare che in questa terra non esiste
sanità privata, tutta la sanità è pubblica, anche quella privata,
compreso la SISE, che è diventata una pietra dello scandalo
siciliano, in un momento nel quale in questa terra c'è la gente
costretta ad emigrare, ci sono situazioni in cui chi ci lavora è
costretto a lavorare 30 ore, - neanche con un normale contratto
di lavoro -, si fanno 200 assunzioni, vergognosamente clientelari
- il Governo non parla, quindi, presumo che i nominativi degli
assunti siano stati indicati in gran parte dallo stesso Governo
regionale -, da parte di una società partecipata dalla Croce
Rossa a cui è stato affidato un servizio attraverso una
convenzione e mai attraverso una gara. A tal proposito, abbiamo
presentato un ordine del giorno con il quale chiediamo che il 31
dicembre si rescinda il rapporto con la SISE e si faccia la gara.
Basta con questi notabili nominati dalla politica che fanno gli
imprenditori con i soldi pubblici
Ci si misuri nel mercato vero, libero, dove si ragiona per
efficacia industriale dei progetti che si portano avanti, si
ragiona per ottimizzare la spesa e per renderlo efficiente ed
efficace.
Signor Presidente, in questi anni non si è voluto affrontare un
nodo che non è ideologico ma è affaristico; mentre la sanità
peggiora come qualità complessiva, si continua a favorire in
questa Regione il sistema privatistico di alcune famiglie,
comprese quelle di parlamentari di questa Regione.
Questo è il punto: molto spesso la rappresentanza parlamentare
in questa Aula non è finalizzata all'interesse pubblico, ma alla
tutela di interessi privati di gruppi familiari che hanno
interessi specifici nella sanità.
Questo Governo è in grado di essere libero, di fare scelte di
libertà a partire dalla cancellazione di quei 500 posti letto che
avete regalato alla riabilitazione privata in Sicilia?
Allora, dimostrate che volete assumere con coraggio una
politica di risanamento e di sviluppo, cancellando le vergognose
opere clientelari che state realizzando e che avete realizzato.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
facoltà.
CINTOLA Signor Presidente, onorevoli colleghi, è un DPEF
diverso da quello che abbiamo tante volte ricevuto in Aula.
Ritengo estremamente importante pensare che il traguardo dei
cinque anni consenta ed abbia consentito alla Commissione
Bilancio di fare un lavoro approfondito, serio e per niente
accondiscendente alle indicazioni governative, perché si è
tenuto conto più degli interessi generali della Sicilia che
dell'appartenenza ad una maggioranza.
Rivolgo un appello anche all'opposizione, alla minoranza, cioè
di svelenire alcune intemperanze per far vedere che l'Aula
esiste e che i rappresentanti del popolo, in Aula, intendono fare
la loro parte fino in fondo.
Questa mattina in Aula vedo un solo assessore del Governo, gli
altri fanno i tecnici o i politici, ma di fatto non sono in Aula,
forse non ritengono che il DPEF sia un documento serio ed
importante. E non è una questione numerica Oggi l'Aula, per la
prima volta dopo i giorni che ne hanno contraddistinto il non
lavoro di questi quattro/cinque mesi, ha cominciato a capire che
forse è inutile essere presenti; invece non è così perché alcune
cose importanti sono state dette e vengono dette.
Condivido quasi interamente quanto detto ieri dal Presidente
della Commissione Bilancio nella relazione, che giustamente non
può essere considerata come relazione di maggioranza avendo
tenuto conto di tutto ciò che in Commissione Bilancio è stato
detto e fatto. E purtroppo a quella riunione della Commissione
Bilancio alla quale purtroppo non ha partecipato il capo
dell'opposizione, onorevole Borsellino, che forse avrebbe potuto
avere, in quell'occasione, un punto di riferimento ed un
colloquio forte ed incisivo per comprendere le ragioni della
maggioranza e della minoranza. Il fatto che non sia stata
presente non è un fatto positivo.
Vorrei riferire subito le mie impressioni personali al
riguardo. Onorevole Cracolici, l'ho ascoltata e per certi o per
molti versi posso anche condividere le cose che ha detto, però
bisogna che quest'Aula faccia un esame di coscienza per quello
che è stata nei cinque anni precedenti e per i cinque anni
ancora.
Le leggi omnibus vengono fuori dall'Aula non dai governi, né di
maggioranza né di opposizione, derivano dalla volontà dell'Aula e
l'Aula ha determinato in tal senso un destino negativo per la
Sicilia quando abbiamo fatto leggi omnibus con un assessore,
chiamato assessore signor no' - penso ai medici della medicina
del servizio -, nonostante questo Assessore avesse detto che non
c'era copertura finanziaria. Nonostante ciò, l'Aula ha approvato
ugualmente l'emendamento (un emendamento di appena 54/55 milioni
di euro l'anno per i 700 assunti alle medicina del servizio).
Nessuno, in quell'occasione si è alzato per dire che se
l'Assessore al bilancio affermava che non c'era copertura
finanziaria, non si sarebbe dovuto votare; ebbene, si è votato
ugualmente.
CRACOLICI Da quindici anni li tenevate precari
CINTOLA Onorevole Cracolici, non mi faccia pentire di avere
detto che condivido parte delle sue osservazioni, dobbiamo
tenere conto del fatto che l'Aula ha commesso degli errori e li
ha perpetrati al di là di qualunque maggioranza ci fosse al
Governo.
Elenco, con estrema celerità, le cose che ritengo necessarie.
E' necessario che la tabella H), quella dei contributi, sia
annullata, che si decurti del 10 o del 20 per cento l'intera
somma, che il Governo faccia un piano, che la Commissione
competente osservi e dia il parere su quel piano e che i
contributi vengano dati a chi, realisticamente, presenta azioni
di programmi, di lavori fatti nell'anno precedente e faccia
capire che il contributo è dovuto e necessario. Mi riferisco al
Teatro Bellini di Catania e al teatro Massimo di Palermo. Se è
giusto dare il contributo ai teatri siciliani perché vivano e
sopravvivono, è pure giusto che i teatri siciliani facciano una
politica della lesina e non la politica delle assunzioni facili
e delle spese macroscopiche; allora, si chiuda la vertenza per
avere per forza tanto dalla Regione, perché questo è scritto
nella tabella H) e si azzeri, invece, in quella tabella H), tutto
ciò che viene dato a tutti, affinché il Governo e la Commissione
competente siano impegnati a dare tanto quanto si ritiene
necessario dare a chi ha tentato di fare il proprio dovere fino
in fondo:
Ritengo, inoltre, necessario che vengano aboliti i consorzi di
bonifica, immediatamente, e si dia uno stop definitivo a questi
commissari cialtroni, incapaci di reggere quello che debbono
reggere e capaci solo di spendere oltre quello che viene loro
affidato. E' necessario che gli ATO siano ridimensionati
notevolmente; non è possibile avere 27 o 30 ATO in Sicilia, se ne
facciano uno o due per provincia, si chiuda quest'altra vertenza
che sta servendo solo a fare assunzioni clientelari e spese
inutili, gli sprechi non si trovano, onorevole Assessore e
onorevoli colleghi, riducendo il 10 per cento. Capisco la
difficoltà dell'Assessore per il bilancio, lo sono stato e sono
felice di esserne uscito.
CRACOLICI Non è certo che sia felice, onorevole Cintola.
CINTOLA E, invece, lo dico con la certezza massima Non si
può ridurre del 10 per cento perché questa non è programmazione;
comprendo l'Assessore e il funzionario dell'Assessorato che
vengono aggrediti dagli altri colleghi, però ritengo che questa
non sia la soluzione, dobbiamo togliere gli sprechi dove ci sono,
annullare gli sprechi ed evitare poi che il Vicepresidente
dell'Assemblea dica che i suoi soldi non si toccano. Sono
soddisfatto, invece, della lodevole circolare, fatta
dall'onorevole Lo Porto, nella quale si dice di bloccare la
spesa; la stessa notte, lo stesso Vicepresidente è riuscito a
fare tutti i decreti necessari per impegnare la spesa, ed era
felice in quanto non si era toccato un soldo della sua rubrica.
Il ragionamento della Regione siciliana riguardo alle priorità
da rispettare come patto prioritario per leggi ed atteggiamenti
nei confronti della Sicilia non può essere quello del furbo di
notte e spendaccione di giorno Questo non serve a nessuno ed a
niente, oltre ad essere inqualificabile.
Se a ciò aggiungo che ancora gli enti provinciali del turismo -
abrogati con legge sette, otto anni fa - ancora vivono e
continuano a progredire negli sprechi e nell'assurda valutazione,
dico che c'è tanto materiale perché si possa, in questa Aula -
non solo con il PDEF che stiamo esaminando, ma con quella che
sarà la legge di variazione di bilancio e la legge di finanziaria
e di bilancio - fare il proprio dovere fino in fondo, senza
doverci colpevolizzare a distanza ideologica, ma dovendo guardare
nel concreto cosa siamo capaci di fare; migliorare cose che
possono essere portate all'attenzione dell'Aula come fatti di
necessità e di urgenza.
Purtroppo mi sono reso conto di aver firmato, insieme ad altri
colleghi, un ordine del giorno, poi approvato dall'Assemblea, che
riguardava i lavoratori forestali, ma durante la sua lettura mi è
sfuggito un rigo, o probabilmente è stato aggiunto in seguito.
L'ordine del giorno prevedeva che chiunque fosse stato assunto
nel 2005, per qualsiasi periodo, possa fare il cinquantunista o
il settantottista , senza sapere che, a monte, non é stato
previsto alcun finanziamento a copertura di quelle due leggi, più
o meno nobili.
Se poi mi accorgo che tra i componenti del Governo c'é chi
guarda ai rigassificatori in un modo e chi presenta mozioni come
se facesse parte dell'opposizione e non avesse da svolgere, con
tre assessori presenti in Giunta, un ruolo all'interno di questo
Governo, allora dobbiamo stare veramente molto attenti a ciò che
viene sprigionato da singole posizioni che, pur di primeggiare
sulle pagine dei quotidiani, contestano se stessi e le cose che
loro stessi hanno portato in Aula.
Questo DPEF arriva in Aula dopo essere stato esaminato ed
approvato dalla Giunta, eppure, in Commissione Bilancio, abbiamo
dovuto discutere - non ho ben capito tutta l'evoluzione della
vicenda - un allegato riguardante il tema dell'ambiente. Non
comprendo la ragione per cui, quello che poteva essere stabilito
con una circolare, deve diventare un allegato al DPEF. Però mi
rendo conto che questo ha fatto conquistare il primo o il secondo
rigo sui giornali e, fin tanto che parleremo per la stampa, non
avremo parlato per la Sicilia, questo è chiaro
Se il nostro incontro non può essere un incontro propositivo e
costruttivo, senza che si cominci a dire che i capi
dell'opposizione li troviamo nella maggioranza, allora dovrei
dire che nell'opposizione ci sono gli affezionati di turno, che
riescono ad essere succubi del Governo pur di avere un posticino
al sole - cosa che si è verificata -, o qualche assunzione.
Ritengo che le tredici assunzioni fatte dall'Assemblea, che hanno
interessato i collaboratori degli Uffici di Presidenza, siano
ignobili e contro qualsiasi indicazione relativa alla diminuzione
della spesa. Erano già stati stabilizzati i tredici collaboratori
del passato Consiglio di Presidenza e gli stessi potevano
collaborare anche con il nuovo Consiglio di Presidenza
dell'Assemblea, piuttosto che introdurre altre tredici figure
che, alla fine della legislatura, ancora una volta, verranno
anch'esse stabilizzate. Perché in questo modo, da stabilizzati in
stabilizzati, cresceranno anche le spese affidate al bilancio
dell'Assemblea.
E devo dire che in Aula si sente la mancanza dell'onorevole
Capodicasa, e me ne accorgo ancora una volta Manca un punto di
riferimento certo, una persona che in Aula sappia starci come
sapeva starci lui, che sapeva essere capo anche dell'opposizione,
duro - se volete -, ma concettualmente e serenamente attaccato
agli interessi della Sicilia.
Altro che cominciare ad individuare nella maggioranza
l'incapacità di essere maggioranza. Vogliamo essere maggioranza,
ma non maggioranza succube dell'ultimo o del primo degli
assessori che ha studiato per fare il tecnico e non più per fare
il politico.
Onorevole Assessore per il Bilancio, ritengo che qualcosa in
più dobbiamo dirla sulla valorizzazione e sulla
commercializzazione dei beni patrimoniali della Regione, perché
da lì possono venire le risorse necessarie per lo sviluppo della
nostra Sicilia.
C'è una ulteriore sollecitazione affinché l'avvio alla
valorizzazione e commercializzazione dei beni immobili della
Sicilia possa dare quel ristoro necessario che ci viene meno dal
Governo nazionale. Perché è chiaro, senza infingimenti e senza
barricate, che la finanziaria nazionale sta decapitando
fortemente gli interessi della Sicilia - e questo
indipendentemente dagli incontri conviviali tra massimi esponenti
dell'opposizione, della sinistra, con il Governo di
centrosinistra in Italia - e il risultato è ovvio, scontato,
misero e non significativo.
Per quanto riguarda il problema della sanità, comprendo le
intenzioni che sono state profferite e professate dall'assessore
al ramo, professore Lagalla, che in tante parti riesco a
condividere, ma ritengo che bisogna essere più incisivi.
Fintanto che, ora posso dirlo con certezza, il costo di
gestione della sanità non sarà affidato all'Assessorato al
Bilancio piuttosto che all'Assessorato alla Sanità, noi non
vedremo la luce. Questo, da assessore al Bilancio, non potevo
dirlo, perché sarebbe stato come voler accrescere il mio potere,
ma ne soffrivo insieme ai funzionari e ai massimi dirigenti
dell'assessorato; il significato della parola potere in
Sicilia, per quanto riguarda il Governo e gli Assessorati in
genere, è scemato dal momento in cui non c'è più un centesimo da
porre in condizione di discrezionale, o non discrezionale,
valutazione per lo sviluppo della Sicilia.
Ritengo che questo è un fatto che deve essere modificato, ed
anche con forza, e lei, assessore Lo Porto, non ha la stessa
prerogativa dell'essere - come lo era Cintola - l'affezionato
numero uno o numero due del Presidente Cuffaro, per cui può e
deve chiedere che all'assessorato al Bilancio venga ricondotta la
politica del costo della sanità che, con la struttura di altri
vertici - e mi riferisco principalmente alla dottoressa Bitetti -
, ci è costata molto cara.
Per la prima volta ho sentito dire a qualcuno di stare attenti
a ciò che faranno le agenzie di ratting nei confronti del
bilancio della Regione. Vorrei ricordare che quando eravamo in
positivo nessuno ha ritenuto di dover fare queste precisazioni, e
adesso che temiamo di dirigerci verso il meno diciamo di stare
attenti. Abbiamo registrato una positività con una gestione
oculata, per quanto possibile, che ha migliorato notevolmente la
presenza della Sicilia nel mondo economico. Adesso ce ne
preoccupiamo, dopo tutte le leggi omnibus che sono state fatte,
dopo aver dato contributi a tutti, persino 50 mila euro per i
carrettini siciliani di Catania e 20 mila euro per gli abusivi di
Palermo affinché potessero fare la lotta al Comune.
Signor Presidente, onorevole Assessore, onorevoli colleghi
concludo dicendo che c'è la possibilità di fare un salto di
qualità se quest'Aula lo vuole veramente. E se lo vuole, non
parliamo di pinocchiate ma di cose serie. E aggiungo che se c'è
una persona che ha lavorato seriamente per la Sicilia, insieme al
suo Governo e ad una coalizione, è stato sicuramente il
Presidente Cuffaro, e lo dimostra quanto ha saputo fare fino ad
oggi e quanto noi dobbiamo aiutarlo a continuare fare ancora per
l'avvenire.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Cantafia. Ne ha
facoltà.
CANTAFIA Signor Presidente, onorevole Assessore, onorevoli
colleghi, c'è un'immagine che mi è venuta alla mente leggendo il
DPEF presentato dal Governo Cuffaro, ed è quella descritta dalla
poesia di Arnaldo Fucinato ripresa poi da una nota canzone di
Franco Battiato. La poesia si intitola Ode a Venezia' e descrive
l'alba che sorge su una Venezia, alla fine della rivoluzione del
48, vinta dalla peste e assediata dagli austriaci. Il poeta così
sintetizza la situazione: il morbo infuria, il pan ci manca, sul
ponte sventola bandiera bianca'.
Ecco, ritengo che questo DPEF sia la dichiarazione di resa
incondizionata, la bandiera bianca issata al sottosviluppo, alla
fame e, perché no, anche alla mafia: insomma, la rassegnata
azione che accetta la marginalità della Sicilia come condizione
incurabile.
E' incredibile come, mentre nella nostra Regione si declama
un'autonomia orgogliosa, quella del facciamo da soli' e il
Presidente Cuffaro aspira ad essere una sorta di capo
dell'opposizione al Governo di Roma, si possa poi - al momento di
passare dalle declamazioni oratorie, intrise ancora delle
verbosità elettorali, ai fatti -, partorire un'idea della Sicilia
semplicemente al traino delle congiunture economiche nazionali ed
internazionali.
Io sono tra coloro che assegna al DPEF un ruolo ben più
importante di quello che gli assegna la politica siciliana, la
stampa e, fin qui, purtroppo anche quest'Aula. Si dà per
scontato, infatti, che si tratti di una esercitazione retorica,
di un compitino da fare svogliatamente perché senza voto, una
tesina dove inanellare dati e cifre scopiazzati qua e là,
descrivere qualche buona intenzione e magari spararla grossa con
qualche mirabolante promessa.
Questo documento è, o dovrebbe essere, il più importante
documento di questa legislatura, che traduce formalmente, o che
dovrebbe tradurre, il programma di chi ha vinto le elezioni ed è
al governo della Sicilia. Vorrei ricordare a me stesso, invece,
che il primo atto politico formale dopo le elezioni è purtroppo
la sintesi perfetta di quelle che saranno le linee guida del
Governo per l'intera legislatura.
Come dice la relazione della Commissione Bilancio, si tratta di
un DPEF che si accontenta di registrare le difficoltà della
Sicilia, che sottovaluta queste difficoltà, e non si fa carico
del cambiamento di rotta necessario; guarda lo stato comatoso in
cui è ridotto il bilancio della Regione e si volta dall'altra
parte; si preoccupa di nascondere il disastro con qualche trucco
contabile, con la speranza di qualche aiuto esterno, che non c'è
e non potrà esserci fino a quando il Governo Prodi non avrà
annullato i guasti e i danni che al bilancio nazionale hanno
fatto la coppia Berlusconi-Tremonti.
In estrema sintesi, questo DPEF non è solo senz'anima, come lo
ha definito la Commissione Bilancio, ma è purtroppo senza futuro,
cioè senza una scommessa per cambiare questo difficile presente
con un futuro migliore.
Onorevoli colleghi, la Sicilia non vive solo una solitaria
congiuntura sfavorevole. Infatti, come è costretto a scrivere il
relatore del DPEF, l'economia mondiale tira, così come quella
europea, mentre quella italiana, e ancor di più quella siciliana,
non solo arranca ma perde contatto. L'economia siciliana
assomiglia a quel ciclista che ha sempre meno forza nelle gambe e
vede allontanarsi il gruppo: ce la mette tutta, ma va piano e gli
altri lo distaccano inesorabilmente lasciandolo solo indietro.
La nostra economia è senza punti di forza, perché la nostra
Regione ha una economia vecchia che non è stata e non è
attraversata sensibilmente da fenomeni di modernizzazione, che
invece stanno attraversando il mondo. Non è solo il nostro
sistema infrastrutturale interno ad essere antiquato, lo è
purtroppo, ancor di più, quello che ci collega al resto del
mondo: i nostri aeroporti, ma soprattutto i nostri porti, sono
obsoleti e inadatti alla concorrenza nella nostra stessa area.
Ed in tutto questo il DPEF continua a non scegliere una
missione chiara nello scenario internazionale e nella
globalizzazione.
Si ripete, in maniera petulante, che il nostro futuro è il
turismo, ma si dimentica che la Sicilia è una regione di
venticinquemila chilometri quadrati, di oltre cinque milioni di
abitanti, e che non è quindi possibile confidare nel turismo come
unico sostegno del nostro sistema economico, specie se non si
cambia radicalmente l'impostazione delle nostre politiche
turistiche. Si fugge dalla verità, che è rappresentata dal fatto
che la presenza turistica in Sicilia è pari a quella di Malta, ma
non sono pari a Malta né la superficie, né gli abitanti.
Questo è il momento delle grandi scelte, perché è all'inizio di
una legislatura che si possono fare programmi ambiziosi, tanto
nei riguardi del risanamento del bilancio, quanto negli
interventi strutturali, affinché si possa dispiegarli in tempi
ragionevolmente lunghi e possano dare effetti dentro lo spazio
temporale della stessa legislatura.
Quali sono le scelte che mancano e che sono sottovalutate nel
DPEF?
Premesso che condivido una parte della relazione della
Commissione Bilancio, e soprattutto l'intervento dell'onorevole
Oddo, vi noto comunque una prima sottovalutazione, ed è quella
relativa al ruolo del fenomeno mafioso e criminale che incide
come handicap economico nella realtà siciliana. Tutti gli
economisti e gli istituti di ricerca economica assegnano a questo
fenomeno la responsabilità di perdita di competitività del nostro
sistema, e di quello di gran parte del sud, stimabile in un danno
alla crescita di alcuni punti percentuali del PIL, per la Sicilia
valutato attorno al 5 per cento. Badate, non mi riferisco
all'azione deterrente che la presenza della mafia ha nei
confronti degli imprenditori stranieri, che determina infatti in
Sicilia, già per conto suo, l'assenza di qualunque investimento
estero, ma alla perdita di competitività dovuta all'infiltrazione
mafiosa, tanto nella pubblica amministrazione quanto nel sistema
delle imprese e, naturalmente, al danno provocato dalla mafia con
il racket del pizzo e dell'usura.
Bene, se si vuole fare crescere di qualche punto percentuale,
non di qualche decimale, il PIL siciliano, come si può rinunciare
alla ricchezza e allo sviluppo sottratto dalla mafia?
Ad essere semplicistici, basterebbe anche un terzo di quel 5
per cento che ho citato per fare brillare di uno strepitoso 2,5
per cento la crescita del PIL siciliano. Non vi è quindi solo, e
basterebbe naturalmente, il dovere morale e civile di una
battaglia alla mafia e alla criminalità, ma vi è anche quello
decisivo che la nostra crescita è condizionata fortemente dal
fenomeno mafioso.
Invece il DPEF di questo non fa cenno, quasi che invece del
DPEF siciliano ci si stia occupando di quello del Trentino o di
quello della Finlandia, ed è troppo poco qualche attenzione allo
sportello unico per le imprese, alla questione del credito, alla
trasparenza amministrativa. La variabile mafia va compresa tra le
macro variabili del sistema economico siciliano e va trattata di
conseguenza.
La seconda sottolineatura che vorrei fare è quella
sull'ambiente. Viene detto ripetutamente nel DPEF che puntiamo al
turismo e alla funzione dei beni culturali, ebbene, non sono solo
le nostre coste che hanno bisogno di risanamento e di politica
ambientale. Dobbiamo immediatamente porci il problema delle aree
interne. Sbaglia, infatti, chi crede che solo l'antropizzazione
danneggi l'ambiente: sono fattori di degrado, anche di incuria e
l'abbandono delle aree precedentemente antropizzate.
C'è nel Governo la consapevolezza che le decisioni assunte dal
WTO e quelle assunte dalla UE sulle politiche agricole avranno
effetti pesanti sul nostro ambiente interno?
Ricordo brevemente che queste decisioni hanno già modificato,
ed alla fine interromperanno, i regimi di aiuti all'agricoltura
in generale, e alla coltivazione cerealicola in particolare. Che
fine faranno i milioni di ettari coltivati a grano nelle nostre
zone interne? Il loro destino, se non si interviene, è prima
l'inaridimento e poi la desertificazione. La conseguenza di ciò è
la trasformazione negativa del nostro ambiente e della nostra
economia. Se oggi dai nostri Paesi si va via, tra qualche anno si
fuggirà. Dobbiamo, per evitare ciò, sostenere ancora di più
l'intuizione che vi è nella legge 14 sulla forestazione. Dobbiamo
puntare, usando le risorse comunitarie, a destinare il 30 per
cento del territorio a superficie boscata, non come politiche di
assistenza, ma come scommessa indifferibile per la salvaguardia
del territorio e dell'economia siciliana.
E' deprimente vedere poi come nel DPEF viene trattato il
capitolo della ricerca scientifica e tecnologica, della
istruzione e, più in generale, della formazione e
dell'innovazione. E' questa la vera grande possibilità da dare
alla Sicilia. Noi possiamo saltare lo Iato che ci divide dalla
modernizzazione del resto del mondo se, approfittando delle
risorse comunitarie, investiamo copiosamente nella ricerca, nella
formazione superiore e nella innovazione tecnologica. La
Commissione UE, la relazione della Commissione Bilancio e di più
la relazione dell'onorevole Oddo, indicano questa strada, e va
condiviso l'obiettivo di assegnare alla ricerca, alla formazione
e all'innovazione una somma delle risorse comunitarie pari all'1
per cento del PIL siciliano.
Badate, non si tratta di assegnare risorse solo agli enti di
ricerca e alle università, ma di incentivare le imprese che
scelgono l'insediamento di attività industriali e di servizi ad
alto tasso di innovazione tecnologica e a forte valore aggiunto
di ricerca. Insomma, fare della Sicilia il luogo di eccellenza di
quel Mediterraneo di cui ambiamo a diventare, non solo centro
geometrico, ma spero anche centro sociale, politico ed economico.
Dobbiamo puntare al fatto che le nostre università diventino le
più accoglienti e le più ricercate del Mediterraneo, condizione
per far crescere qui, insieme, le classi dirigenti di tutti i
Paesi che si affacciano alla sponda sud del Mediterraneo.
Facciamo dell'arabo la lingua più nota in Sicilia, insomma,
scriviamo nel DPEF non i nostri vagheggiamenti, ma i nostri sogni
possibili. L'utopia è il sogno impossibile, è l'Isola che
vorremmo raggiungere e che ci fa arrivare, muovendoci, se non ad
Utopia ad Agathotopia. Sognare il mondo perfetto per costruire il
miglior mondo possibile: questo è quello che dobbiamo fare.
Dobbiamo passare dalla nostra caratteristica aristocratica
indolenza ad una civile dinamicità, se vogliamo che i nostri
figli vivano qui e ci vivano bene.
Infine, oggi sta avvenendo un fatto rilevante: la maggioranza
che sostiene il Governo ha descritto l'eclitticità del DPEF. E,
seppure per opportunità politica, ne ha stemperato probabilmente
il giudizio negativo, ma lo ha certamente indicato come
insufficiente. Ritengo che ciò sia dovuto alla volontà di ridare
valore all'istituzione parlamentare, e io spero anche alla
consapevolezza che non è bene dire sì alle cose sbagliate o
insufficienti, anche se provengono dalla propria parte. E' lo
spirito giusto che ci vuole per puntare ad un traguardo
ambizioso.
Vi è una scadenza, forse felicemente o tragicamente conclusiva:
la redazione del POR siciliano per i prossimi anni. Quella sarà
la prova decisiva per sapere se vi è ancora in Sicilia una classe
dirigente politica che pensa adeguatamente al nostro futuro. Il
Parlamento siciliano si deve fare carico di quella
programmazione, degli atti di indirizzo e di controllo. Considero
per questo rilevante il passaggio del documento della Commissione
Bilancio, dove si rivendicano, per il Parlamento e i suoi organi,
queste funzioni.
Si faccia presto una norma che riequilibri i compiti del
Governo e del Parlamento sull'utilizzazione dei fondi comunitari.
Può sembrare una piccola cosa; può essere, invece, l'avvio di una
strategia di cambiamento e di ricerca delle grandi scelte comuni
che possono essere condivise dalle classi dirigenti siciliane.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panepinto. Ne ha
facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono molto
vicino all'assessore Lo Porto, che paragono all'ultimo parente
del defunto che partecipa alla veglia funebre fino alla fine.
Ritengo che questo DPEF sia nato male, sia stato costruito
malissimo, sia stato oggetto di insofferenza da parte dello
stesso Governo che si è ritrovato a doverlo modificare in più
occasioni, sia con il documento annunciato dall'assessore Lagalla
- che in alcuni momenti mi ricorda Bush, e poi dirò perché -, sia
con le intemperanze di un giovane parlamentare dell'MPA,
l'onorevole De Luca, che ha costretto l'Assessore Interlandi a
presentare un documento aggiuntivo al DPEF.
Credo che i tempi e i modi dimostrino sostanzialmente che non
c'è alcun interesse da parte del Governo ad immaginare il
documento di programmazione economica e finanziaria come il
documento di prospettiva di questi cinque anni, ma c'è solo la
necessità di chiudere la partita finanziaria nel migliore dei
modi.
L'onorevole Cintola certamente potrà dire che poi, con un
inciucio finale in Aula, ognuno aggiungerà qualche cosa,
qualcuno farà l'opposizione, qualcun altro la maggioranza, ma
alla fine saremo tutti felici e contenti.
Nel DPEF non c'è nessun collegamento tra le necessità di
carattere finanziario e il bisogno di speranza che arriva dalla
nostra Regione. Francamente pensavo, considerato che lo Statuto
prevede per il Presidente del Regione un massimo di due
legislature, che questa diventasse una legislatura importante,
perché c'è un trattato di Lisbona da rispettare, perché credo che
nella classe politica siciliana esista l'orgoglio di essere
classe dirigente di una nazione qual è la Sicilia.
L'onorevole assessore al Bilancio, nel dibattito sulla
finanziaria nazionale ha concluso inneggiando a questo bisogno
del Mezzogiorno di essere all'opposizione, a questo bisogno di
riscatto, ma debbo dire che in questo documento di programmazione
economica e finanziaria non c'è nulla che abbia a coniugarsi con
gli interessi dei siciliani. E quando parlo degli interessi dei
siciliani mi riferisco ai disoccupati, ai deboli, ma anche a
quelle categorie che, nel bene o nel male, rappresentano la parte
produttiva della Sicilia. Non c'è nulla che riguarda
l'imprenditoria, non c'è nulla - lo diceva anche l'onorevole
Cracolici per collegarsi all'articolo 21 della finanziaria
nazionale - sulla perimetrazione delle aree urbane svantaggiate
né sulla tipologia di eventuali interventi.
Nella relazione di maggioranza si legge che è necessario, su
sollecitazione della Commissione Europea, riprendere e bonificare
per alcuni versi il cammino sulla programmazione negoziata, ma
anche in questo caso, oltre una foto sbiadita dell'esistente, nel
DPEF non c'è assolutamente nulla.
Di fatto il DPEF mostra uno scontro dove a vincere è comunque
un sistema che vede il precariato come fonte di guadagno, come
fonte di occupazione, anche se per pochi mesi; è la sconfitta
definitiva di un'idea di sviluppo perché non c'è nulla sulle aree
interne, non c'è nulla che riprenda la programmazione negoziata
e, cosa ancor più grave, c'è la smentita di quello che è stato
annunciato come un fatto importante nella precedente legislatura:
i distretti produttivi. L'articolo 57 della legge 17 ed un
successivo decreto dell'assessore per la cooperazione del marzo
di quest'anno, annunciavano il cosiddetto patto di distretto, e
di tutto questo nel DPEF non c'è nulla. Eppure, nel marzo scorso,
questa fu presentata come la grande occasione per razionalizzare
le filiere nei territori, per poter essere competitivi con le
altre regioni dell'Europa, per creare nuova occupazione, per
sostenere le imprenditorie delle vocazioni nei territori.
Nel DPEF manca qualunque riferimento alla possibilità di
accesso al credito: in Sicilia, il costo medio non è 7,50 perché
appena il piccolo imprenditore va in scopertura, si passa al 14,
15 per cento, e vi posso garantire che il Banco di Sicilia, su
richiesta dei legali, già rimborsa perché si sta parlando di
tassi usurai.
Non mi voglio dilungare ancora perché il mio capogruppo,
onorevole Cracolici, ha già detto molto, e l'onorevole Cantafia
ha puntualizzato alcuni punti.
Ho avuto modo di leggere l'intervista del Presidente del
Consiglio spagnolo, pubblicata sul Corriere della sera, in cui
affermava che la Spagna supererà l'Italia per quanto riguarda le
grandi potenze mondiali, così come ha superato già il Canada.
Personalmente ritengo che, probabilmente, una causa di ciò è
questo ritardo gravissimo della Sicilia, l'inadeguatezza degli
strumenti. Non c'è rigore, non si pensa assolutamente di rivedere
i meccanismi perversi del costo della politica: ci sono
vicepresidenti di Consigli comunali di Comuni con 300 abitanti
che ottengono risorse in base ad un decreto del Presidente della
Regione del 19 dicembre del 2002; la politica ormai è intesa come
una ridistribuzione in indennità: analizzare lo stato di
avanzamento di una discarica pubblica è oggetto di indennità;
questo è quanto è stato detto sugli ATO, non sappiamo cosa
succederà sugli ATO idrici.
In questo vostro documento manca l'idea di tagliare gli
sprechi e gli abusi, c'è solo questo taglio netto del 10 per
cento senza l'idea della qualificazione della spesa.
Per quanto riguarda il capitolo sullo sviluppo, sulla nuova
occupazione, manca l'idea di far nascere una classe
imprenditoriale, di sostenerla, di darle gli strumenti per
crescere, perché vi è questo enorme mostro che è la sanità e su
questa materia, detto senza parafrasare, vorrei anche dire che
il professore Lagalla, con tutto il rispetto, mi ricorda il
presidente degli Stati Uniti d'America, Bush, perché per
razionalizzare le spese - il primo bombardamento con aerei
enormi - chiude l'ospedale di Palazzo Adriano, come se la
questione della sanità siciliana si allocasse nella piazza di
«Nuovo Cinema Paradiso», a Palazzo Adriano; oppure chiudere le
guardie mediche dei piccoli comuni, la cui spesa complessiva è
circa di 8 milioni di euro. Sarebbe interessante conoscere la
relazione sui costi reali delle convenzioni in Sicilia, provincia
per provincia, onorevole assessore, se ne faccia carico.
E' necessario, alla fine, capire perché abbiamo questo
tendenziale disavanzo, che è in continua crescita, e non sono i
200 milioni di euro che lo Stato sta negando alla Regione
siciliana, ma è la quantità complessiva di spesa che va a finire
nel pubblico, non dando servizi di qualità, e arricchendo pochi
nel settore privato, perché questo è il risultato finale,
affinché questo Parlamento non debba discutere esattamente con i
numeri di questa sanità privata.
Se la sanità non rappresentasse il grosso handicap del bilancio
della Regione nessuno oggi ne farebbe oggetto di riferimento;si
deve chiaramente aprire un capitolo in tal senso e la filosofia
complessiva dell'impostazione di questo DPEF, della finanziaria,
del bilancio da parte del Governo sarà quella di un personaggio
di Alan Ford, chiamato Superciuk - è una lettura di sinistra -,
che era un Robin Hood al contrario, rubava ai poveri per dare ai
ricchi.
Voi state continuando con la chiusura delle guardie mediche,
con il bombardamento dell'ospedale di Palazzo Adriano, una
struttura che dà risposta ad un'area interna. Il primo atto di
razionalizzazione delle risorse sulla finanza è quello di
chiudere l'ospedale di Palazzo Adriano, di chiudere la guardia
medica di Sant'Angelo Muxaro, di chiudere la guardia medica ad
Alessandria della Rocca e le guardie mediche dei piccoli comuni
della provincia di Messina
Questa è la grande novità portata dall'Assessore alla sanità,
perché sul documento, allegato al DPEF, ci sono soli buoni
propositi che sono stati smentiti immediatamente dallo stesso
Assessore, nella seduta della Commissione sugli impegni a
chiudere alcuni passaggi.
Onorevole Assessore, questa per il DEPF è una veglia funebre,
perché è un documento già morto, siamo avanti, non siete stati in
grado di rispettare nemmeno i tempi, come ha scritto la Corte dei
Conti.
Ha detto bene l'onorevole Oddo quando, non condividendo
chiaramente la relazione di maggioranza, ha espresso l'idea di
chiudere le strutture cosiddette pubbliche e visto che non si fa
la fila nelle strutture private si affida tutto il servizio ai
privati.
Naturalmente, nel documento di programmazione è scritto
ovviamente con toni diversi da questa mia iperbole finale, ma
sicuramente c'è.
Credo che oggi, peraltro siamo anche in pochi, si consumerà
questo passaggio parlamentare, questa ritualità, considerato che
avete dichiarato che l'atto di programmazione generale è la
cosiddetta annunciazione' di una stagione nuova della
razionalizzazione della spesa, della qualificazione della spesa
pubblica, del rigore.
Personalmente, penso che questi cinque anni, onorevole
Assessore, che è qui in rappresentanza del Governo, saranno anni
in cui si aumenterà la povertà dei poveri e la ricchezza dei
ricchi.
PRESIDENTE E' iscritta a parlare l'onorevole Borsellino. Ne
ha facoltà.
BORSELLINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono
abituata ad ascoltare molto e a trarre le conclusioni da quello
che ascolto e osservo per poi improntare la mia azione, le mie
decisioni a quella che è l'osservazione e la conoscenza dei
fatti.
Devo dire che ho ascoltato ed osservato molto, anche e
soprattutto in questa seduta ed in quella di ieri, e considerato
che non mi piace ripetere quanto già detto, perché mi sembrerebbe
far perdere tempo ad un Parlamento che sicuramente ha questioni
ben più importanti da affrontare, citerò soltanto alcuni punti
che sono stati, peraltro, ribaditi.
Mi sembra, anzi sono certa, e non voglio procedere con i
paragoni e le similitudini che oggi mi sembra abbondino, che il
Presidente Cuffaro ed il Governo si prendano se non altro gioco
di questo Parlamento e lo ritengo una mancanza di rispetto
grande, perché avere già depositato la legge finanziaria quando
ancora il DPEF non era ancora arrivato in Aula, credo che riduca
tutto questo ad una sorta di gioco che non ha assolutamente
nessuna finalità.
Ma non è soltanto questo, è anche il fatto di avere ascoltato
ieri una relazione della Commissione Bilancio sulla quale si
parlava di maggioranza e di minoranza e non di opposizione,
perché c'erano alcune considerazioni sicuramente molto chiare,
amare, severe, devo dire, su quello che è il lavoro presentato,
segno che la stessa maggioranza non può condividere quanto
scritto su questo documento.
Il Presidente Cuffaro oggi, bontà sua, tornando ai paragoni, mi
definisce Pinocchio, forse perché ieri avevo definito il Gatto e
la Volpe lo stesso Presidente Cuffaro e l'onorevole Lombardo che
facevano una sorta di sceneggiata: uno faceva arrivare i rifiuti
e l'altro si opponeva a che sbarcassero.
Però il paragone con Pinocchio presuppone che si parli di bugie
e personalmente le bugie del Presidente Cuffaro le avevo
denunciate durante la campagna elettorale, proprio perché dal mio
stare ad ascoltare, dalla mia osservazione della realtà mi ero
resa conto che quanto diceva della Sicilia, di una Terra che
all'atto pratico non esisteva, erano soltanto delle bugie, delle
bugie elettorali.
Va bene che si dicano delle bugie elettorali, ma che si
continui a farlo anche dopo che l'azione di Governo sia iniziata,
mi sembra veramente irresponsabile, ingeneroso, ingiusto,
colpevole nei confronti dei siciliani, soprattutto di quelli che
l'hanno votato e che hanno creduto a tutto questo.
Non sto lì ad elencare tutti i punti che sono stati già
ampliamente trattati: il PIL considerato in crescita, i disastri
degli ATO idrico e rifiuti, il piano energetico mancante, la
spesa sanitaria che trovo assolutamente fuori controllo,
trascinando in giù tutta l'economia siciliana senza che venga
previsto nulla di concreto, se non ancora una volta, non voglio
definirle bugie, ma ipotesi questa volta, ma non credo che si
possa ragionare soltanto sulle ipotesi quando queste non hanno un
fondamento chiaro.
Il mio è un brevissimo intervento proprio perché non voglio
rubare tempo a questo Parlamento, molti peraltro hanno molto da
fare e sono da un'altra parte. E anche questo disamore nei
confronti dell'Assemblea e di questo dibattito mostra come questo
sia stato soltanto un rituale vuoto ed io di questo mi ritengo
veramente profondamente offesa perché non si può giocare così con
il futuro della Sicilia, di una terra che si trova già in una
situazione gravissima dalla quale non si riesce assolutamente a
venire a capo. E certo il metodo non può e non deve essere quello
del Presidente Cuffaro di trovare un capro espiatorio su cui
riversare tutte le colpe di quanto non va in Sicilia.
Forse dimentica che nei cinque anni di governo precedente, in
questa Sicilia, c'era lui a presiederlo e a Roma un governo a lui
amico, il governo Berlusconi; adesso, nel giro di tre mesi, le
colpe vengono gettate sul governo nazionale e il Presidente
Cuffaro si fa paladino di tutte le richieste della Sicilia.
Presidenza del Presidente Micciche'
Credo che questo sia un atteggiamento irresponsabile, che vada
assolutamente sanzionato e mi rendo conto che sia stato già
sanzionato nella relazione svolta ieri e, mi permetto di dire
anche di più, in alcuni degli interventi fatti oggi in quest'Aula
da parte di esponenti della maggioranza.
Ritengo che si debba prendere atto con forza tanto più che ne
vale la dignità di questo Parlamento e della nostra Terra in
genere, noi come siciliani dovremmo indignarci davanti a tutto
questo e non lo sappiamo fare.
Ieri, noi esponenti del centrosinistra abbiamo dichiarato di
volere l'abrogazione della Commissione Antimafia, la sua
cancellazione.
Non è un atto sterile, è una presa di coscienza forte poiché
tale Commissione è stata svuotata del suo ruolo e del suo compito
nella scorsa legislatura e rischia di essere così anche in
questa, considerato che non è stata apportata alcuna modifica.
Credo che questo metodo di governo che il Presidente Cuffaro e
i suoi collaboratori hanno attuato nella scorsa legislatura e che
adesso dichiarano e mostrano chiaramente di voler portare avanti
allo stesso modo sia assolutamente negativo e sia assolutamente
inaccettabile.
FORMICA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato
gli oratori che sono intervenuti a proposito di questo
documento, il DPEF, che da alcuni è ritenuto la madre di tutte le
leggi, di tutti i buoni propositi, a maggior ragione che questo
documento riguarda un quinquennio e non la sola programmazione
della prossima annualità; mentre da altri è ritenuto, come spesso
è avvenuto in passato, quasi una mera formalità che viene
presentata come un fastidioso obbligo, ma alla quale poi non si
dà alcun peso e alcuna importanza e che, comunque, viene poi
assolutamente disatteso sia a livello regionale che nazionale
nella fase vera e propria della stesura e della presentazione
della legge finanziaria.
Probabilmente la verità sta nel mezzo e, cioè, il DPEF è
certamente un documento di programmazione finanziaria che
rappresenta le linee guida a cui si deve attenere la manovra di
bilancio e la finanziaria del Governo proprio perché esso dà le
direttive sugli obiettivi che il Governo della regione vuole
raggiungere.
In Sicilia, onorevoli colleghi, assistiamo, ormai da almeno due
decenni, a grandi grida di allarme che riguardano lo stato delle
finanze della nostra Regione, la paventata insolvibilità, lo
spreco delle risorse che costantemente guidano l'azione di ogni
Governo, la possibilità che i nostri conti oggi o domani vadano
in crack.
La verità è un'altra, onorevoli colleghi, seppure ci si
lamenta costantemente, poi, in occasione di ogni manovra
finanziaria, di ogni legge di bilancio, di ogni variazioni di
bilancio, in quest'Aula - ed è pure comprensibile - i singoli
deputati, nel rappresentare gli interessi del territorio in cui
sono stati eletti, pur rigorosissimi per ciò che riguarda gli
altri, dimenticano lo stesso rigore quando si tratta di portare
avanti i propri interessi o gli interessi dei propri elettori, a
cui devono dare conto, peraltro, del proprio mandato. Ebbene, in
questa Aula si disattende costantemente ogni proposito di
risanamento che riguarda i vari settori della pubblica
Amministrazione.
Quando parliamo di questi settori non possiamo dimenticare che
il deficit con il quale ci siamo confrontati riguarda un deficit
di bilancio che è di 2,4 miliardi di euro e di questi 1,2
miliardi di euro sono rappresentati dal settore della sanità.
A tal fine, vorrei intervenire a proposito dei contributi delle
opposizioni considerato che la sanità non è un settore qualsiasi,
non è l'amministrazione della vendita delle patate piuttosto che
dei motorini, non lo chiamerei nemmeno settore in quanto la
sanità è l'indice della civiltà di un Paese; infatti, per
misurare se siamo in un Paese civile e sviluppato, anche alla
luce di ciò che accade nel mondo, l'indice determinante è dato
dalla cura e dall'attenzione che uno Stato può offrire al
cittadino.
La sanità non è certamente un settore per procurare entrate, ma
spese, uscite e proprio da queste si misura appunto la civiltà
del Governo, di una Regione, di uno Stato, della società in cui
viviamo.
Quindi, analizziamo questo settore che rappresenta, come
abbiamo visto, la metà dell'intero deficit di bilancio e,
risanando o cercando di porre rimedio in questa area cruciale e
vitale, certamente risaneremo il bilancio della Regione.
Analizziamo, pertanto, le cause di questo buco. La Sicilia
spende più delle altre regioni italiane? No, semmai spende meno
come quota pro-capite rispetto alle altre regioni italiane, forse
spende male.
Su questo, personalmente, non ho dubbio alcuno, esso è un
settore che ha bisogno di essere rivisitato. Eppure, anche per
esso spesso sento di propositi perseguiti sia da colleghi di
maggioranza che da colleghi di opposizione che stridono con una
analisi reale della situazione.
Quando si sostiene, come è avvenuto nella relazione di
maggioranza, di affidare la sanità ai privati perché costa meno,
si dovrebbe dire anche cosa ne facciamo degli operatori che
attualmente lavorano nella sanità pubblica; si dovrebbe dire
anche cosa succede ai costi una volta affidata la sanità ai
privati, perché questi stessi costi sono lungi dal diminuire, ma
sono triplicati o, addirittura, quadruplicati rispetto al costo
pro-capite che avviene in Italia.
Gli Stati Uniti ne sono un esempio, vi é una sanità che è per
gran parte privata, ma il costo pro-capite è di oltre
quattromila euro pro-capite a fronte di un costo in Sicilia, in
Italia, intorno a mille duecento euro pro-capite, quindi siamo in
presenza di un costo che è quattro volte superiore.
Si sostiene, per quanto riguarda la sanità, che in Sicilia ci
sono troppi privati; è vero, ma si deve dire contestualmente che
il costo complessivo del peso dei privati sul budget totale è
possibilmente inferiore a quello di regioni nelle quali ci sono
meno privati convenzionati, ma il costo è sempre uguale.
Piuttosto si dovrebbe dire che bisogna riorganizzare e
razionalizzare l'apporto dei privati alla sanità, non certo per
diminuire il costo dei privati, perché come abbiamo visto sono
meno del 10 per cento del budget totale, ma per offrire un
migliore servizio al cittadino e tutto ciò non implica un
risparmio della spesa, semmai implica una migliore erogazione dei
servizi.
Il vero problema è un altro. Si sono fatte alcune
manifestazioni contro il Governo nazionale - che condivido per
alcune decisioni prese dal Governo nazionale, non solo oggi, ma
anche in passato -, ma non si è fatta l'unica vera grande
manifestazione di tutta la Sicilia rispetto alle decisioni
assunte dai vari Governi nazionali a partire dal 1996 e che
rappresentano la causa unica del buco della sanità, e mentre le
altre Regioni - vorrei che i colleghi stessero attenti a ciò che
dico - hanno una compartecipazione della spesa sanitaria intorno
al 30 per cento, in Sicilia, dal 1996, questa stessa
compartecipazione è stata portata al 42,5 per cento, ed è intento
dell'ultima Finanziaria del Governo nazionale di portarla da
subito al 45 per cento per poi andare al 47 l'anno prossimo e al
50 nel 2009.
Tutto ciò a fronte di un bilancio della Regione siciliana che,
per quanto riguarda la Sanità, è di 16 mila miliardi, a pagare 12
o 15 punti in più su sedicimila miliardi, sono per un verso circa
2.400 miliardi.
Come vedete è il gap che sopportiamo nella Sanità è quello che
trascina con sé il deficit di bilancio della nostra Regione e,
badate bene, queste sono risorse che vengono sottratte agli altri
capitoli, per esempio agli investimenti, è il cane che si morde
la coda ed è la soluzione a tutti i quesiti, a tutti i
propositi, a tutte le critiche che vengono fatte di volta di in
volta al bilancio, alla finanziaria e al DPEF.
Se non ci convinciamo che è interesse di tutti i siciliani, di
qualsiasi colore politico, fare questa battaglia perché é una
battaglia vera, giusta e sacrosanta, se non riusciamo a vincerla
non avremo i fondi per gli investimenti, per le infrastrutture,
saremo costretti, prima o poi, a tagliare i servizi agli utenti,
a diminuire i fondi per la sanità, con tutto ciò che ne consegue.
Quindi, è vero che ci sono gli sprechi, nessuno lo nega, e non
da ora, come è vero che bisogna razionalizzare, come è vero che
alcune decisioni prese negli anni e da tutti i Governi hanno
portato ad un aggravio di spesa in tutti i settori, come è vero
che ci sono contributi che probabilmente non devono essere
elargiti; ma siamo in presenza di dettagli rispetto al bubbone
principale E se non se ne ha consapevolezza nessuna manovra
finanziaria può porvi rimedio, non c'è DPEF che possa portare i
conti in ordine, non c'é finanziaria e non c'é Governo che possa
ristabilire un clima di fiducia nella possibilità di sviluppo
della nostra Regione perché senza risorse finanziarie non ci può
essere sviluppo
LO PORTO , assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, considerato che i numerosi
ordini del giorno pervenuti in sede di discussione del DPEF
richiedono una attenta valutazione, ritengo opportuno, ai sensi
dell'articolo 7 del Regolamento interno, dopo la replica
dell'onorevole Lo Porto, assessore per il bilancio e le finanze,
sospendere la seduta e convocare la Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari per organizzazione la prosecuzione dei lavori
d'Aula.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Lo Porto, assessore per il
bilancio e le finanze.
LO PORTO , assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, come avete visto, e come molti
colleghi hanno ricordato, ho seguito con puntualità e attenzione
il dibattito sul Dpef. dopo averlo seguito in sede di Commissione
Bilancio.
Qualcuno ha detto che è la prima volta che si dedica tanta
attenzione e tanto tempo al Documento di programmazione economica
finanziaria, adducendo alla circostanza un merito che
probabilmente è puramente occasionale
Personalmente, ricordo i cinque anni della precedente
legislatura nel corso dei quali questo documento è stato
interpretato e gestito esattamente, come alcuni di voi hanno
rilevato, in modo rituale.
Qualche volta ho anche avuto occasione di seguire alcuni
dibattiti, riguardanti il Dpef, presso la Camera dei Deputati e
anche lì si verificava un analogo fenomeno, era sempre ritenuto,
cioè, un documento secondario rispetto ai documenti economici
veri e propri quali il bilancio e la finanziaria. E poiché
l'avere dedicato tanto tempo, tanta attenzione e tanto impegno è
stato da tutti salutato con interesse e io, nell'associarmi a
tale apprezzamento di interesse, dico che il grande dibattito
sulla politica economica siciliana è finalmente cominciato
Attenzione, però, a non perdere di vista la differenza
sostanziale tra il Dpef e gli altri documenti economici La
differenza deve rimanere, così prevede la legge e così prevede la
logica politica, esso è e deve rimanere la guida per la
predisposizione dei veri e propri documenti economici che sono e
rimangono bilancio e finanziaria, perché se si perde di vista
questo concetto, questa linea logica e si coglie l'occasione
per trasformare il dibattito sul Dpef in un dibattito sulla
complessiva economia siciliana, si commette un errore, seppure
personalmente saluto con gioia un eventuale dibattito di tale
natura. Sarebbe un errore di metodo ed è un errore di merito
perché il Dpef è una guida, è una indicazione alla quale il
Parlamento si deve indirizzare e vedremo in che termini, perché
ancora, sebbene depositati presso la Segreteria Generale, i due
documenti economici non sono a nostra conoscenza, né abbiamo in
questa fase l'opportunità di discuterli.
Ma la verità è che il dibattito verte unicamente su questo. Per
chi ha letto i due documenti, probabilmente, come spesso accade,
tanti di noi non li hanno letti, tali documenti economici sono
stati interpretati in modo diverso a seconda dello schieramento
di appartenenza.
Questo è un errore perché, se il documento deve essere una
linea di indirizzo o una guida per la riproposizione dei progetti
economici, dobbiamo tenere conto di questo e di questo dobbiamo
parlare.
Il documento di programmazione economico-finanziaria presentato
dal Governo non ha altra ambizione che questa.
E' stato integrato, è ci si è domandati cosa faremo adesso a
livello di bilancio e di finanziaria, quando il quadro economico
in cui li discuteremo è quello che voi stessi, tutti,
maggioranza e minoranza, avete indicato. Un quadro estremamente
critico sul piano della liquidità di cassa.
Vedremo se ci sono suggerimenti, possibilità, soluzioni,
progetti, ma lo vedremo in seno al dibattito sul bilancio e la
finanziaria perché qualcuno ha voluto, giustamente, forzare una
sorta di radicamento nel territorio. La logica del documento
economico e finanziario sicilianoè quella di forzare un percorso,
esso vuole essere una guida di proposizione di finanziaria e
bilancio, qualcuno ha detto persino la Sicilia è un'Isola',
quasi che l'economia siciliana sia un'isola rispetto all'economia
nazionale e probabilmente rispetto all'economia europea.
Questo documento - e non è escluso che stia proprio in ciò
una delle ragioni di tanto interesse - si discute in un contesto
nazionale ed internazionale particolare. Non è vero, come
qualcuno ha sostenuto, che l'Europa va bene; l'Italia arranca e
la Sicilia è al carro di questi momenti economici particolarmente
critici. Non è vero che l'Europa va bene L'Europa va meglio
dell'Italia, ma è cosa diversa dall'andar bene. L'Europa,
rispetto alle grandi economie evolute, come quella americana e
come quelle asiatiche, va male perché ci sono indici di prodotto
interno lordo a due cifre in particolari zone del mondo, ci sono
indici di crescita continui nella grande economia americana che
poi notoriamente fa da traino di tutte le economie più evolute,
soprattutto occidentali.
Trascurare le difficoltà oggettive che si vivono in Sicilia, si
vivono in Italia, si vivono in Europa, significa non tenere conto
della criticità di questo documento che si colloca perfettamente
nel contesto regionale, nazionale ed internazionale.
Voglio dire, in questo contesto si può pure, per amore di
polemica o per interesse legittimo della logica degli
schieramenti politici, definire Cuffaro un Pinocchio', per
carità
Ma quando il dibattito deve scendere, onorevole Borsellino,
sulla concretezza........
BORSELLINO E' al contrario
LO PORTO , assessore per il bilancio e le finanze. E' al
contrario, ha ragione, ma c'è di peggio, lei ha citato il Gatto
e la Volpe' , non so chi dei due abbia riferito nelle persone dei
suoi interlocutori, a Cuffaro gli diamo il ruolo del gatto
Dicevo, quando bisogna scendere nel particolare, nel concreto, le
scelte economiche, quelle che poi arricchiscono di responsabilità
l'uomo di governo, naturalmente dobbiamo prescindere dalla buona
fede, dalla furbizia, dalle verità o dalle bugie e giudicare i
fatti per quelli che sono, i documenti.
La realtà è che la Sicilia non presenta indici negativi, sarà
per un caso fortuito della storia, sarà per un effetto indiretto
dell'economia in questo contesto che brevemente ho indicato, ma
la Sicilia presenta, per fortuna nostra, indici decenti in
termini di occupazione, in termini di prodotto interno lordo,
riguardo al quale c'è una grande disquisizione, c'è un grande
dibattito.
Non oso citare quello che lo Svimez ha dichiarato come ente
preposto all'esame e all'analisi dell'economia regionale. Lo
Svimez, uno degli istituti di ricerca demoscopica più importanti
d'Italia che si occupa unicamente di Mezzogiorno, ha fornito
dei risultati e dei dati che fanno della Sicilia una terra in
crescita di PIL di oltre il 2,8 per cento rispetto all'1 netto
del PIL nazionale, questo è un elemento di conforto.
I nostri uffici - la Regione, il Bilancio - rifiutano
l'indicazione dello Swimez che può apparire un tantino
ottimistica e, se è detta da noi, persino strumentale. Ma la
verità è che i dati che hanno raccolto gli uffici
dell'Assessorato Bilancio sono questi. Per la Sicilia, a prezzi
costanti, 0,9, a prezzi correnti 2,9. Ripetuto come dato per il
2007 è cresciuto al 3,5 per il 2008, al 3,7 per il 2009. Cioè a
dire, c'è una crescita tendenziale interessante, c'è un momento
economico favorevole. Bisogna saperne cogliere l'occasione e
concretizzare, consolidare, riempire davvero di risultati
concreti queste possibilità
Ma la Sicilia, per fortuna nostra, non è come accadeva nel
passato al carro negativo della produzione e del progresso
italiano; in questo momento la Sicilia corre, cammina, respira.
Non è una Terra rassegnata al proprio sottosviluppo.
E allora, qual è la grande novità di questo Documento economico
e finanziario? Ripeto, io non voglio rifuggire, non dico dalla
polemica ma dalla dialettica intorno ai problemi concreti. Li
avete tutti indicati, tutti sottolineati, sono tutti degni di
essere trattati. Ma ne parleremo. Stiamo lavorando, vi posso
assicurare con molto impegno e molta serietà sullo sviluppo di un
bilancio per il 2006-2007 e sulla prospettiva di una finanziaria
che arrivi al 2011. E' un'occasione che avete sottolineato, il
documento ha due peculiarità. una è che riguarda un periodo di
5 anni, l'intera legislatura; il seconda, del quale nessuno ha
parlato, è invece l'elemento distintivo di questo documento:
la manovra correttiva. Dobbiamo correggere la manovra perchè
abbiamo trovato i 1.152 milioni di buco della sanità, abbiamo
trovato le conseguenze di una strana applicazione dell'articolo
37 dello Statuto che crea un vuoto.
CRACOLICI Avete depositato un assestamento dove non c'è
manovra correttiva.
LO PORTO, assessore per il bilancio e le finanze. Adesso ci
arrivo. C'è un problema di strana applicazione da parte dello
Sato dell'articolo 37, con un contenzioso arcinoto, le cui
soluzioni vedremo in corso d'opera. La manovra correttiva
riguarda, da una parte il disavanzo sanitario, dall'altra la
mancanza di fondi per l'intervento nell'ambito di quelli che
molti di voi hanno indicato essere il problema prioritario di
questo documento di programmazione: gli enti locali
Ci siamo preoccupati di dare risposta per il disavanzo
sanitario, ci siamo riservati di dare soluzione al problema
relativo alle conseguenze dell'articolo 37 dello Statuto; è un
documento condizionato, caratterizzato da queste due grandi
novità, se le vogliamo ignorare, parleremo dei massimi sistemi -
di cui dobbiamo pure parlare ma in altra sede - , oggi dobbiamo
parlare di un documento di programmazione economico-finanziaria
caratterizzato da un disegno strategico pluriennale, esattamente
di 5 anni, e da una manovra correttiva legata al fabbisogno degli
enti locali.
So bene che questo dibattito - qualcuno lo ha detto e lo
ringrazio, si tratta dell'onorevole Ammatuna che ha centrato
l'argomento ed ha fatto bene a sottolinearlo - so bene che
questo documento, questo dibattito, queste scelte incidono in
modo concreto sul destino ed il futuro dei siciliani, ci
collegano ad un contesto politico unico nella storia della
Sicilia o forse, se non unico, uguale a tanti altri momenti
molto lontani nel tempo, quando la Sicilia al cospetto di forti
processi di aggregazioni continentali rimase indietro rispetto
alle altre regioni italiane.
Mi riferisco per esempio al grande processo di aggregazione che
subì o di cui godette l'Italia oltre 160 anni fa: La Sicilia
rimase fuori dal grande disegno di sviluppo della nazione
italiana. Oggi assistiamo ad un fenomeno quasi uguale: c'è un
processo di aggregazione europea a 25 Stati e una pressione di
questo grande continente di oltre 300 milioni di anime sul mar
Mediterraneo, dove la natura ha permesso alla Sicilia di essere
al centro di questa grande zona geopolitica.
Ciò ci porta alle conseguenze fatali di una Sicilia al centro
di una zona di libero scambio, fra qualche anno dovremo
fronteggiare questa grande occasione storica che può provocare un
bivio: o la Sicilia rimane alla testa del grande processo di
sviluppo del Mediterraneo o ne subisce solamente le conseguenze
negative, come accadde oltre 160 anni fa.
Compete a noi siciliani, classe dirigente siciliana, compete a
noi Parlamento siciliano, Governo regionale, compete alla Sicilia
impedire questa seconda beffa e comunque condizionare nel modo
migliore lo sviluppo storico di cui dovremmo essere beneficiari
da qui a qualche anno. So bene che questo dibattito si colloca in
questo contesto, so bene che attraversiamo un grande momento di
importantissima storia che coinvolge e riguarda la nostra
Regione.
Dico che dobbiamo prendere coscienza del ruolo che ci
attende come siciliani, dobbiamo capire i pericoli che corre la
Sicilia, dobbiamo capire che soltanto l'unità del popolo
siciliano può permettere alla Sicilia di fronteggiare questo
grande evento storico.
Ringrazio il collega Panepinto per aver ricordato la frase
da me pronunziata in occasione del dibattito sulla legge
finanziaria nazionale il Mezzogiorno all'opposizione, la
Sicilia all'opposizione , perché continuo a credere, al di là
della logica e degli interessi di schieramento, che un' unità
sostanziale nell'interesse della Sicilia non soltanto è
auspicabile, ma è nella logica dei nostri doveri storici
Richiesta di apposizione di firma alla mozione numero 93
DE BENEDICTIS . Signor Presidente, chiedo di parlare ai sensi
dell'articolo 83, comma 2 del Regolamento interno.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS . Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo
di apporre la mia firma e quella dell'onorevole Zappulla alla
mozione n. 93 «Allocazione di una centrale operativa del servizio
118' in provincia di Siracusa ed integrazione con nuove
postazioni nelle zone non beneficiarie del servizio»
PRESIDENTE L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 12.45, è ripresa alle ore 13.40)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, così come stabilito
dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, avverto
che la seduta è rinviata ad oggi, mercoledì 18 ottobre 2006,
alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
I - COMUNICAZIONI
II - SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE
ECONOMICO-FINANZIARIA PER GLI ANNI 2007-2011
III - ESAME DEL DISEGNO DI LEGGE: ACCELERAZIONE DELLA SPESA
DEL POR SICILIA 2000/2006 (n. 377/A)
IV - RICOSTITUZIONE DELLA COMMISSIONE SPECIALE PER LA REVISIONE
DELLO STATUTO DELLA REGIONE
La seduta è tolta alle ore 13.41
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
Il Direttore
Dott. Ignazio La Lumia
ALLEGATO
Risposta scritta ad interrogazione
FLERES - «All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e
le autonomie locali, premesso che:
l'unica strada di accesso al quartiere, la via Ragala Montarso
(Nicolosi - CT), è stretta e pericolosissima, come testimoniato
da continui incidenti;
la zona sud del quartiere, in particolare la via Guardia Ragala
(in territorio di Pedara) a causa dell'incuria e dell'inciviltà
di pochi è stata trasformata in una discarica non autorizzata;
in via Palermo la presenza del brecciolino costituisce un
pericolo continuo e costante per le automobili e per i
ciclomotori;
i lavori per la segnaletica (orizzontale e verticale) e per
l'installazione dell'impianto d'illuminazione non sono stati
completati;
per sapere quali siano gli interventi che si intendano porre in
essere per riqualificare il quartiere Ragala, nel comune di
Nicolosi (CT).» (401)
Risposta. «Con l'interrogazione numero 401 l'onorevole
interrogante, dopo avere evidenziato le diverse cause che
impediscono una comoda e sicura viabilità nel quartiere Ragala,
con particolare riferimento a quelle riguardanti la via Ragala-
Montarso (presenza di rifiuti, pericolosa presenza di
brecciolino, lavori per la rete idrica e per l'impianto della
segnaletica stradale), via particolarmente importante perché
costituisce l'unica possibilità di accesso al quartiere, chiede
di sapere quali iniziative si intendano intraprendere per
superare lo stato di disagio lamentato.
Al riguardo, va riferito che il sindaco di Nicolosi,
tempestivamente compulsato, ha fatto sapere che il problema della
riqualificazione del quartiere Ragala è stato affrontato con la
redazione di un apposito progetto già presentato alle competenti
autorità regionali per il relativo finanziamento. Tale progetto
prevede, tra l'altro, anche l'allargamento della strada in
questione.
Per quanto attiene alle altre cause di disagio lamentate, lo
stesso sindaco ha fatto sapere che essendo riconducibili a
fenomeni di malcostume e a fenomeni atmosferici non prevedibili
né ovviabili, sarà prestata una maggiore attenzione alla
tempestività degli interventi di risanamento che tuttavia, in
atto, vengono eseguiti con l'impiego di operatori comunali.
Per quanto attiene, infine, ai disagi provocati dai lavori di
sistemazione dell'impianto di illuminazione e quello della
segnaletica stradale lo stesso Sindaco ha assicurato che si sta
provvedendo al loro completamento.
Tanto in evasione all'atto parlamentare di che trattasi».
L'Assessore COLIANNI