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Resoconto d'Aula della Seduta n. 15 di mercoledì 18 ottobre 2006
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   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


   RINALDI,  segretario,  dà  lettura del  processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non sorgendo osservazioni,  si  intende
  approvato.

                               Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico  che  l'onorevole  Gucciardi  ha   chiesto
  congedo per la seduta odierna.

   L'Assemblea ne prende atto.

                 Risposta scritta ad interrogazione

   PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata dall'Assessore  alla
  Famiglia, la risposta scritta alla seguente interrogazione:

   numero  401   Riqualificazione del quartiere  Ragala,  sito  nel
  Comune di Nicolosi (CT) , dell'onorevole Fleres.

   Avverto  che le stessa sarà pubblicata in allegato, al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

            Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  stati  presentati  i  seguenti
  disegni di legge:

    Disciplina  della  professione  di  educatore  professionale  e
  istituzione    del    relativo   albo    professionale     (399),
  dall'onorevole Scoma  in data  17 ottobre  2006;

    Istituzione  della Consulta delle elette della Sicilia   (400),
  dall'onorevole Scoma  in data  17 ottobre  2006;

    Finanziamento  per l'acquisto e la corresponsione  gratuita  di
  integratori   proteici  a  favore  di  malati  di   sindrome   di
  immunodeficienza  acquisita (AIDS)  (401),  dall'onorevole  Scoma
  in data  17 ottobre  2006;

    Norme  per  la regolamentazione dell'attività del terapista  di
  riabilitazione-fisioterapista   e   il   sostegno   del   settore
  riabilitativo  (402),, dall'onorevole Scoma  in data  17  ottobre
  2006;

    Norme   per  la  valorizzazione  professionale  del   personale
  ausiliario  delle aziende unità sanitarie locali e delle  aziende
  ospedaliere siciliane  (403),  dall'onorevole Scoma  in data   17
  ottobre  2006;

    Norme  per  il prepensionamento di genitori di disabili  gravi
  (404),  dagli onorevoli Aulicino e Galvagno in data   17  ottobre
  2006.

   Avverto,  ai  sensi dell'articolo 127, comma 9  del  Regolamento
  interno,  che nel corso della seduta potrà procedersi a votazioni
  mediante sistema elettronico.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


         Determinazione della data di discussione di mozioni

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  punto  II  dell'ordine  del  giorno:
  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83,  lettera
  d), e 153 del Regolamento interno, delle seguenti mozioni:

   numero    95   «Interventi    presso    l'azienda    ospedaliera
  'Sant'antonio  Abate'  di Trapani per impedire  la  chiusura  del
  reparto   di   Chirurgia  pediatrica»,  degli   onorevoli   Oddo;
  Cracolici;  Speziale; Apprendi; Calanna; Cantafia; De Benedictis;
  Di    Benedetto;   Di   Guardo;  Panarello;  Panepinto;  Termine;
  Villari; Zago; Zappulla.
   Presentata il 10/10/06

   numero  97  «Iniziative  urgenti al  fine  di  intensificare  le
  misure  di  sicurezza antiterrorismo in Sicilia», degli onorevoli
  Pagano; Leanza Edoardo; Cascio; Gonfalone.
   Presentata il 11/10/06

   numero 99 «Istituzione presso l'AORNAS 'Garibaldi, S. Luigi,  S.
  Curro-Ascoli  Tomaselli' di Catania di un centro  per  lo  studio
  delle  differenziazioni  delle cellule staminali  adulte ,  degli
  onorevoli Fleres; Cimino; Turano; Savona; Confalone.
   Presentata il 11/10/06

   numero  100  «Interventi  per  la  salvaguardia  della  sede  di
  Acireale      (CT)   della   Scuola  superiore   della   pubblica
  Amministrazione»,  degli  onorevoli  Fleres;  Turano;  Confalone;
  Cimino; Savona.
   Presentata il 11/10/06.

   Ne do lettura:
                         «L'Assemblea regionale siciliana

   Considerato che:

   la    Chirurgia   pediatrica   presso   l'azienda    ospedaliera
  'Sant'Antonio  Abate'  di Trapani è stata  istituita  agli  inizi
  degli anni 80;

   l'organico  medico  è  composto da 5  specialisti  in  chirurgia
  pediatrica e un direttore;

   la  divisione  dispone di 7 posti-letto ordinari  e  3  in  Day-
  Hospital (DH);

   la  Chirurgia  pediatrica è unica nella provincia di  Trapani  e
  come   tale  è  un  punto  di  riferimento  essenziale   per   le
  problematiche chirurgiche dell'età pediatrica;

   come  si può evincere dai dati statistici, i pazienti provengono
  da  tutta la provincia di Trapani e oltre e negli anni si è avuto
  un progressivo
   aumento    dei    ricoveri    ordinari     (l'Indice
   occupazionale  (I.O.) ricoveri per il 2005 era dello  81,21  per
  cento - minimo da raggiungere:75 per cento
   -  mentre nel primo semestre 2006 è stato dell'83,91 per  cento)
  e  di quelli in DH (l'I. O. per il 2005 è stato del 142 per cento
  mentre  per  il primo semestre 2006 è stato di 162,42 per  cento)
  per  un  totale di ricoveri ordinari nel 2005 di 868 e di 400  in
  DH;   il  bilancio  2004  portava  un  margine  di  contribuzione
  (contributo in positivo) di 350.000 e gli interventi per il  2005
  sono  stati 500 di cui il 13 per cento per urgenze; quindi  negli
  ultimi  quattro anni gli obiettivi aziendali sono stati raggiunti
  al 100 per cento;

   Visto che:

   l'attività  chirurgica della Divisione di  Chirurgia  pediatrica
  si  distingue  radicalmente  da  quella  praticata  in  Chirurgia
  generale sia per tipologia di interventi, sia, evidentemente, per
  fascia di età;

   detta  chirurgia è particolarmente complessa in quanto abbraccia
  più branche (chirurgia del prematuro, del neonato e del lattante,
  urologia,  chirurgia addominale, toracica, plastica) ed  assicura
  ovviamente le urgenze;

   la  chirurgia  pediatrica  all'interno dell'azienda  ospedaliera
  'Sant'Antonio  Abate'  di  Trapani  fa  parte  del   Dipartimento
  chirurgico,  in  quanto  in  tutta la  provincia,  pur  esistendo
  numerose  divisioni  di  pediatria, non  esiste  un  dipartimento
  materno infantile a cui sarebbe logico appartenere;

   l'appartenenza   della  Chirurgia  pediatrica  al   dipartimento
  chirurgico ingenera degli equivoci in quanto fa ritenere a chi  e
  poco  attento  che il chirurgo pediatra è un chirurgo  che  opera
  adulti 'piccoli'.

   sulla scorta di quanto esposto sin qui, sembra inverosimile  che
  si  possa  chiudere un reparto di chirurgia pediatrica con  grave
  disagio   per  la  popolazione  che,  per  avere  una  consulenza
  specialistica,  si  vedrebbe costretta  a  recarsi  presso  altro
  centro distante almeno cento chilometri;

   ciò  comporterebbe ovviamente notevoli disagi  per  i  familiari
  dei   piccoli   pazienti,  in  quanto  le   urgenze   chirurgiche
  pediatriche  non  potranno essere più assicurate dall'ospedale  e
  quindi  dovranno  essere trasferite presso  altro  centro  con  i
  rischi e le conseguenze che ciò comporta;

   le  eventuali  ipotesi di associare, qualora fosse  ragionevole,
  la  Chirurgia  pediatrica  a qualsiasi  altra  branca  chirurgica
  sarebbe  una  grave regressione da un punto di vista  civile,  in
  quanto si tornerebbe indietro di circa quarant'anni, epoca in cui
  la  chirurgia  del  bambino veniva assicurata impropriamente  dai
  chirurghi dell'adulto;

   un  eventuale accorpamento con la Chirurgia generale  causerebbe
  un'inevitabile commistione tra le problematiche del bambino e del
  lattante con quelle degli adulti e degli anziani, prima fra tutte
  l'obbligo  dell'ospedalizzazione  abbinata  del  bambino  con  la
  madre;

   Constatato  che  la  direzione aziendale intende  utilizzare  il
  personale medico e infermieristico della chirurgia pediatrica per
  sopperire  alle  carenze della Chirurgia  generale,  senza  tener
  conto   che   i   chirurghi   pediatrici  dovrebbero   affrontare
  problematiche  tipiche della chirurgia dell'adulto,  delle  quali
  non  hanno  alcuna  competenza  e  che  comunque     non     sono
  compatibili     con  la specializzazione in chirurgia pediatrica;
  i  chirurghi  generali,  in  una  situazione  di  turnazione,  si
  troverebbero ad affrontare delle patologie infantili di  cui  non
  hanno specifica competenza;

   Considerato   che   tutto   ciò,   dopo   ventisette   anni   di
  riconoscimenti e di qualificazione, porterebbe ad un' inevitabile
  fine  dell'attività  chirurgica  pediatrica  nella  provincia  di
  Trapani,

                  Impegna il Governo della Regione

   a rivedere l'inopportuna e irragionevole scelta;

   ad   intervenire   nei   confronti   del   vertice   ospedaliero
  dell'azienda  'Sant' Antonio Abate' di Trapani  per  impedire  la
  chiusura del reparto di Chirurgia pediatrica.» (95);

                     «L'Assemblea regionale siciliana

   Premesso che:

   nei  giorni  scorsi è scattata a Milano un'importante operazione
  antiterroristica italo-elvetica, (in realtà sono stati  coinvolti
  i servizi segreti di diversi paesi) che ha portato all'arresto di
  un  gruppo di algerini sospettati di appartenere al GSPC  (Gruppo
  salafita per la predicazione e il combattimento) che, di recente,
  è ufficialmente entrato a far parte di Al Quaida;

   questi  arresti, se da una parte costituiscono  la  risposta  ad
  una  settimana  in  cui Al Quaida, parlando  della  necessità  di
  punire   Papa   Benedetto  XVI,  ha  moltiplicato  i  riferimenti
  all'Italia  e  in particolare all'uso di terroristi algerini  per
  colpire  il  nostro Paese, dall'altra costituiscono un campanello
  d'allarme molto serio;

   Constatato che:

   in  un  recente  video, Al Zawahiri, numero due  di  Al  Quaida,
  oltre   alle   minacce  contro  il  Santo   Padre,   ha   diffuso
  dichiarazioni  del nuovo capo del GSPC (Gruppo  Salafita  per  la
  predicazione  e  il combattimento), elencando  quali  teatri  del
  jihad  globale  la  Francia, l'Italia e i villaggi  turistici  in
  Egitto e nel Sinai (frequentati da italiani);

   la   grande  maggioranza  dei  terroristi  algerini  non  è  più
  reclutata in Algeria ma nell'emigrazione in Italia ed in  Francia
  ;

   Ritenuto che la Sicilia, per la sua posizione geografica  e  per
  l'attività  politica  ed  economica  svolta  negli  ultimi  anni,
  rappresenta un vero e proprio ponte ideale tra mondo cattolico  e
  mondo islamico ed è evidentemente tra le zone più a rischio,

                  Impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire presso il Governo centrale affinché non  vengano
  sottovalutate le recenti minacce rivolte al nostro Paese  e  alla
  Santa  Sede  ed,  in particolare, vengano adottate  straordinarie
  misure  di  sicurezza al fine di intensificare  le  difese  e  la
  vigilanza  della  Sicilia, punto di primo sbarco dei  terroristi,
  spesso travestiti da clandestini.» (97);

                     «L'Assemblea regionale siciliana

   Considerata   l'attività  di  ricerca  e  la  ricca   produzione
  scientifica  mondiale inerente alla multipotenzialità terapeutica
  delle cellule staminali adulte;

   Considerato  che  in atto non sono state individuate  in  alcuna
  delle  ASL  di  Catania strutture di studio e  di  ricerca  sulle
  cellule staminali adulte;

   Vista:

   l'esperienza   maturata   ed  il  riconoscimento   dell'attività
  scientifica  prodotta  dal Dipartimento  di  Scienze  biomediche,
  sezione di Endocrinologia, Andrologia e della Riproduzione  umana
  nel campo della differenziazione delle cellule staminali;

   altresì,  la  rilevante  ricaduta che lo  studio  delle  cellule
  staminali ha sulla tutela della salute dei cittadini,

                  Impegna il Governo della Regione
                                  e
                      l'assessore per la Sanità

   ad  istituire  presso la AORNAS 'Garibaldi, San Luigi,  S.Currò-
  Ascoli Tomaselli' nel Dipartimento di Scienze biomediche, sezione
  di  Endocrinologia,  Andrologia e della  Riproduzione  umana,  un
  Centro per lo studio delle differenziazioni, di cellule staminali
  adulte.» (99);

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   Premesso che:

   a   seguito  del  protocollo  d'intesa  tra  la  Presidenza  del
  Consiglio dei Ministri e la Presidenza della Regione, con Decreto
  del Presidente del Consiglio dei Ministri del 2 dicembre 1987,  è
  stata  istituita la sede di Acireale della Scuola superiore della
  pubblica Amministrazione;

   in  attuazione del decreto istitutivo, la Scuola realizza  corsi
  di  formazione  e  aggiornamento professionale per  il  personale
  delle Amministrazioni statali della Regione siciliana, dei comuni
  e di altri enti presenti sul territorio della Regione;

   ai  sensi  dell'art. 2 del citato D.P.C.M. la  Regione,  per  il
  tramite  del  Comune  di  Acireale, fornisce  gratuitamente  alla
  suddetta  Scuola tutti i locali e le attrezzature, l'onere  delle
  spese  generali  di  funzionamento e  delle  eventuali  spese  di
  manutenzione ordinaria e straordinaria;

   l'art.  42  del Decreto legge n. 262 del 3 ottobre 2006  prevede
  la   soppressione   della   Scuola   superiore   della   pubblica
  Amministrazione,

                 Impegna il Presidente della Regione

   ad  attivarsi  presso il Governo centrale  per  di  ottenere  la
  soppressione dell'art. 42 del Decreto legge n. 262 del 3  ottobre
  2006,  al fine di salvaguardare la sede di Acireale della  Scuola
  superiore della pubblica Amministrazione.» (100).

   Onorevoli  colleghi,  avverto che la data di  discussione  delle
  predette   mozioni,  è  demandata,  secondo  consuetudine,   alla
  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari.

      Seguito della discussione del documento di programmazione
            economico-finanziaria per gli anni 2007-2011

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  si  passa   al   punto   III
  dell'ordine  del giorno: Seguito della discussione del  documento
  di programmazione economico-finanziaria per gli anni 2007-2011.

   Avverto   che,  ai  sensi  dell'articolo  100,  comma   4,   del
  Regolamento interno, i deputati iscritti a parlare che non  siano
  presenti in Aula quando è il loro turno decadono dal diritto alla
  parola.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Laccoto.
   Ne ha facoltà.

         LACCOTO  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  siamo  in
  un'Aula  semivuota  e consentitemi di dire, con  disagio,  stiamo
  cercando  di  dibattere  su  questo Documento  di  programmazione
  economico-finanziaria.
        C'è da dire che, rispetto al testo del documento presentato
  dal   Governo,  sono  state necessarie più  integrazioni  e,  tra
  l'altro, come è stato anche  rilevato  nel dibattito di ieri,  si
  è  verificata una cosa stranissima e cioè che, nella relazione di
  maggioranza  della Commissione Bilancio, si è certamente  puntato
  il  dito  su  alcune piaghe,  e infine anche nella  relazione  di
  minoranza.
        E'  inutile  nascondere che la situazione  economica  della
  Regione  siciliana è disastrosa; al di là dei  vari  messaggi  di
  natura  mediale,  sappiamo oramai che questa  Regione  è  in  una
  situazione veramente catastrofica.
        Per  passare  ad alcuni punti del DPEF, e prendendo  spunto
  anche  da  alcune  considerazioni fatte sia  dalla  relazione  di
  maggioranza   che   dalla   relazione   di   minoranza,   bisogna
  puntualizzare alcuni aspetti.
   A  mio  avviso, in questo documento, peraltro ormai  superato  -
  perché forse è già stata presentata la Finanziaria, in cui per il
  2007  il  Direttore  del  Bilancio  pone  alcuni  accenti,  molto
  drastici  su alcuni tagli che devono essere fatti, e si punta  il
  dito  sugli  enti regionali di finanza derivata,  su  quelli  che
  possono essere i tagli per la sanità, su quelli che devono essere
  i  tagli di alcune spese correnti -,  manca il taglio principale,
  quello  relativo  alle  spese correnti,  che  sono  quelle  degli
  assessorati regionali.
       Non è concepibile, per esempio,  prevedere un taglio per gli
  enti  locali  del  10 per cento, laddove non si opera  un  taglio
  anche  a quelle che sono le spese superflue della Regione.
       Dice  il Direttore del Bilancio che bisogna finirla  con  le
  spese relative, per esempio,  a manifestazioni, cioè con le spese
  non  obbligatorie,  ma io credo che occorra puntualizzare  alcuni
  aspetti.
       Oggi,  infatti, vi è una situazione particolare  degli  enti
  locali.  Essi  vivono  una sofferenza,  una  sofferenza  che  tra
  l'altro  nel  DPEF  viene  toccata solo  superficialmente.  E  al
  riguardo voglio portare un esempio: l'anno scorso, in quest'Aula,
  dissi  molto chiaramente che quelle somme degli enti locali,  che
  sono  spese  obbligatorie, venivano prelevate da un finanziamento
  virtuale dello Stato che, a dimostrazione di quella che  è  stata
  la  decisione  di  Tremonti, simmetricamente, dava  alla  Regione
  siciliana  ulteriori  finanziamenti,  in  cambio  -  però  -   di
  ulteriori  prestazioni da parte della stessa Sicilia e che  oggi,
  invece,  sono  rese  dallo Stato; si è quindi  vanificata  quella
  speranza di spesa in più.
   Ebbene,  dicevo,  alcune  spese  obbligatorie  -  principalmente
  quelle  degli Enti locali - sono state coperte da questo virtuale
  finanziamento,  nonostante, già allora, alcuni deputati  avessero
  allertato  il Governo su quello che poteva essere un fatto  molto
  increscioso.
   Oggi,  gli  enti  locali  vivono un  dramma:  non  solo  mancano
  trecento   milioni  di  euro  per  la  copertura  del  fabbisogno
  ordinario,  ma ciò che è più grave è che dal fondo per  gli  enti
  locali  sono  stati prelevati cinquanta milioni per il  fondo  di
  rotazione per gli ATO. Una cosa incredibile
   Questi  ATO,  infatti, di cui parlerò più  avanti,  non  possono
  gravare su quello che è il finanziamento per gli enti locali, già
  di  per  sé  molto  povero.  Ebbene, vengono  tolti  altri  venti
  milioni,   l'uno   per  cento  della  spesa  prevista,   per   la
  stabilizzazione   negli   enti   locali.   Mi    chiedo:    quale
  stabilizzazione  può essere fatta oggi dagli enti  locali?  Nella
  relazione di maggioranza di ieri, della II Commissione, si faceva
  cenno all'abolizione degli ATO.
   Ebbene,   vorrei   parlare  di  questi  ATO   che,   in   fondo,
  rappresentano  un fatto gravissimo che rispecchia l'andamento  di
  questa    nostra   Sicilia.   Sono   stati   istituiti,   tramite
  commissariamento,  quindi sono stati imposti ai  comuni,  27  ATO
  Rifiuti,   che  hanno  comportato  un  deficit,  una  spesa,   un
  disservizio, e non hanno portato alcun miglioramento.  Altro  che
   Ambiti  Territoriali Ottimali   Li possiamo chiamare Ambiti  per
  il disastro ecologico e il disservizio totale
   E  in queste condizioni, si vuol far pagare agli enti locali  lo
  scotto  di  avere  accettato  quei commissariamenti  imposti  dal
  Commissario regionale
   Oggi,  per  i  cittadini  siciliani,   parlare  di  ATO  Rifiuti
  significa parlare del disservizio totale e, in queste condizioni,
  la  relazione di maggioranza faceva cenno, dicevo, all'abolizione
  degli ATO.
   Ritengo  personalmente che, su questo punto,  bisogna  battersi,
  perché   oggi   questi  ATO,  in  queste  condizioni,   senza   i
  termovalorizzatori,  senza le stazioni di trasferenza,  senza  le
  stazioni  ecologiche, non possono rappresentare  l'ottimo ,  anzi
  rappresentano un disservizio enorme.
   E,   allora,   sono   favorevole   affinché   venga   effettuata
  l'abolizione  degli  ATO,  facendo  però  una  distinzione.   Non
  possiamo  certamente affidarli alle Province, enti che in  alcuni
  casi  - come per esempio nella gestione degli ATO idrici -  hanno
  rappresentato  tutto  il  loro  limite.  Ritengo  che  in  queste
  condizioni, fino a quando non sarà operativo il Piano dei rifiuti
  regionali, nel senso che saranno già istituiti e resi funzionanti
  i  termovalorizzatori,  le stazioni di trasferenza  e  altro,  si
  debba  passare  ai  Consorzi  dei Comuni,  perché  attraverso  la
  gestione,  con  personale  tecnico e  amministrativo  degli  enti
  locali,   si  possa  ritornare  a  una  gestione  che  abbia   le
  caratteristiche  di  efficienza, economicità  e,  quindi,  ad  un
  servizio immediato  alle popolazioni.
   Altro  capitolo  riguarda  certamente  il  problema  degli   ATO
  idrici.
   Vi  è, ormai, un movimento culturale, di associazioni, a livello
  di  tutti gli enti locali, nella maggior parte di essi, che porta
  a dire che gli ATO idrici non possono essere affidati, in termini
  di  gestione,  ai  privati,  bensì al  pubblico,  attraverso  una
  gestione che può essere anch'essa consortile.
   Sono  alcuni aspetti, come anche questi relativi ai Consorzi  di
  bonifica,   che   giustamente  vengono  rappresentati   come   un
   duplicato .
   Vi  è,  altresì,   il capitolo della famiglia, che  naturalmente
  può  e deve essere, in un certo senso, un capitolo sociale e deve
  avere anche una prospettiva concreta.
   Credo  che  in  questo  DPEF non vi è una prospettiva  seria  di
  quella  che  è  la  reale situazione finanziaria  della  Regione.
  Allora,   dobbiamo  cercare  di  arrivare  a  tagliare  i   fondi
  superflui,  i  fondi di alcuni progetti di legge che  sono  stati
  elaborati con una certa superficialità, in un momento in cui  non
  si capiva la gravità economica della Regione.
   Alcune   considerazioni   vanno   anche   fatte   rispetto    ai
  trasferimenti  che vengono fatti, senza tenere in  considerazione
  le effettive capacità finanziarie della Regione.
   Sono  stati illusi i forestali, con legge elettorale, sono stati
  illusi i precari, con legge elettorale, ma oggi dobbiamo avere il
  coraggio  di  dire che talune cose possono essere  fatte,  talune
  altre non possono esserlo
   Si  parla  di  quelle che sono le prospettive, anche  dei  fondi
  comunitari  europei. Ebbene, credo che anche  su  questo  aspetto
  vada  fatta  una  riflessione. Forse la politica  ha  abdicato  a
  quelle che erano le sue funzioni. L'aver lasciato molto spesso ai
  burocrati  la gestione di questi fondi ha creato un vuoto  e  ha,
  tra l'altro, determinato un limite di spesa rispetto a quelle che
  potevano costituire, piuttosto, alcune risorse, forse le  uniche,
  in termini di investimento per la Regione siciliana.
   Andiamo  a  quelle che sono le prospettive dei fondi  comunitari
  2007-2013.  Credo che bisogna avere il coraggio  di  operare  una
  riflessione,  attraverso la Commissione Europea,  la  Commissione
  Bilancio,   per  tagliare  alcune  misure  e  incidere,   invece,
  concentrando le risorse dei fondi comunitari  2007-2013 su misure
  urgenti per la Sicilia.
   Dobbiamo farla questa considerazione, anche perché credo  che  i
  fondi comunitari saranno gli unici spendibili in Sicilia, da  qui
  a  molto  tempo.  Il risanamento della Regione non  può  avvenire
  attraverso le  promozioni a pioggia' dei superburocrati.
   Bisogna  ritornare  a  fare politica  e  credo  che,  anche  noi
  dell'opposizione, dobbiamo operare una riflessione  sul  tipo  di
  opposizione che bisogna fare, oltre a quella che deve essere  una
  politica di rigore del Governo.
   L'altro  giorno  ho detto in Aula al Presidente  della  Regione,
  onorevole  Cuffaro,  che le condizioni di oggi  non  possono  più
  permettere  di  fare  leggi demagogiche e  promesse  demagogiche
  Ecco,  questo risultato del DPEF, questo dibattito in  Aula,  può
  avere  un  senso,  se da questo si comprende che  bisogna  andare
  avanti  nei  cinque anni di fronte a noi, in questa  legislatura,
  con il coraggio di dire che in alcune leggi abbiamo sbagliato; ed
  abbiamo  sbagliato  in  alcune  leggi  di  spesa  dove  vi   sono
  elargizioni di spesa a pioggia. Solo così riusciremo a  rimettere
  in sesto il bilancio della Regione siciliana.
   Nel  commento  alla finanziaria di quest'anno  il  Direttore  al
  Bilancio paventa un altro rischio: a Sicilia è fuori dal patto di
  stabilità.  E questo, viene detto, creerà problemi anche  per  le
  agenzie  di rating che certamente non daranno fiducia finanziaria
  alla Regione.
   Tutto  ciò  necessita di una riflessione seria e  serena.  Siamo
  all'inizio  della legislatura e, lo leggo sui giornali,  oggi  si
  dibatte  sul fatto che una forza della maggioranza va  contro  il
  Governo dicendo che non sono state fatte le leggi di priorità; ma
  credo  che  prima di arrivare a qualsiasi legge di spesa  occorra
  vedere  l'esatta  situazione finanziaria della  Regione   Non  si
  possono  fare  leggi  di spesa a partire dai quattro  assessorati
  junior, a partire dai deputati supplenti, in una situazione  così
  critica.   Dobbiamo  cercare  tutti  puntare  ad   una   maggiore
  credibilità   finanziaria  di  questa  Regione  e  non   lasciare
  perpetrare  un  disastro economico  Disastro  economico  di  cui,
  spero, noi deputati non saremo complici.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne  ha
  facoltà.

    CRACOLICI  Signor Presidente, onorevoli colleghi, non  nascondo
  che stiamo celebrando un altro rito, tanto più che discutiamo  di
  un  DPEF  annunciato con propositi anche imponenti ed  importanti
  considerato  che il Governo, che secondo me non ha neanche  letto
  il DPF che poi ha approvato, proponeva questo DPEF come strumento
  che  guardava  all'intera  legislatura  e  non  ad  un  esercizio
  finanziario,     né   alla   mera   attività    pluriennale    di
  programmazione della spesa nell'ambito della Regione.
   Quindi,  propositi  importanti. Insomma è il  manifesto  con  il
  quale  il  presidente  Cuffaro si presenta a  questo  Parlamento,
  quello  reale, quello concreto, cioè i propositi di  Governo  dei
  prossimi cinque anni.
   Sarebbe banale dire che la montagna più che un topolino  non  ha
  partorito neanche una zanzara, in quanto siamo in presenza di  un
  DPEF  che,  sostanzialmente, è un esercizio teorico scevro  dalle
  scelte   che   poi  si  dovranno  fare  e  soprattutto   separato
  dall'attività reale di legiferazione, di indicazione sulle  leggi
  da fare a partire dalla finanziaria; non a caso stiamo discutendo
  di  un  DPEF  con  la  finanziaria che è  stata  depositata  alla
  Segreteria Generale di questo Parlamento.
   Devo  riconoscere  che  c'è  stato  uno  sforzo,  da  parte  dei
  colleghi della maggioranza, in Commissione Bilancio per far sìche
  questo passaggio non fosse un semplice momento burocratico.  Però
  vorrei che valutaste, voi più che noi, il fatto che questo sforzo
  nulla  ha a che fare con la reale attività, considerato che anche
  alcune  considerazioni che sono state proposte in Commissione  da
  parte dei colleghi di maggioranza sono state definite stucchevoli
  da  parte  del Governo stesso. Quindi, stiamo recitando, facciamo
  questa  bella  sceneggiata  2,  dopo  quella  di  qualche  giorno
  addietro,  per adempiere ad un obbligo formale che invece  doveva
  essere un obbligo sostanziale.
   Signor   Presidente,   onorevole   Assessore,    ormai   abbiamo
  funzionari  di  questa Regione, dirigenti, coloro  che  hanno  la
  gestione  ordinaria,  che  si  battono  per  comunicarci   questa
  disperata  situazione finanziaria. Di contro abbiamo  un  Governo
  che  tende  a rassicurare l'opinione pubblica dicendo  che  basta
  qualche  taglio, basta ridurre del 10 per cento  le  spese  degli
  Assessorati, basta fare insomma una operazione aritmetica  -  uno
  più uno fa due - e i problemi si risolvono.
   C'è  qui uno scarto tra chi ci dice, in qualche modo, che  siamo
  in una situazione pesante non solo per l'oggi, ma ogni giorno che
  passa  ci  mangiamo  il domani e questo domani  che  ci  mangiamo
  incide sull'oggi. Quindi è una condizione drammatica.
   Ricordava  l'onorevole  Laccoto  l'affermazione  che   fanno   i
  funzionari nel dire  guardate che prescindere dai limiti  imposti
  dal patto di stabilità non è soltanto un atto di scortesia ma  ha
  un  effetto  sul  rating,  quindi sugli  interessi  che  paghiamo
  sull'indebitamento esistente .
   Vorrei  ricordare un dato per tutti: con questa manovra  diciamo
  che  non  ci  indebiteremo  e contemporaneamente  annunciamo  che
  apriremo  una linea di credito per cofinanziare il POR 2007-2013;
  da  un  lato  sosteniamo  che  non ci sarà  nuovo  indebitamento,
  dall'altro lato siamo costretti - ciò che è un atto d'obbligo - a
  cofinanziare i fondi che arriveranno dall'Unione europea e  dallo
  Stato,  aprendo  una  linea di credito. Quindi  è  un  meccanismo
  devastante e tortuoso, ma la cosa peggiore che fa questo DPEF,  e
  che  poi fa anche la finanziaria, è che non ha la minima idea  di
  che  cosa fare nei prossimi cinque anni per lo sviluppo di questa
  Isola.
   E   il  presidente  Cuffaro  in  questi  giorni  ha  assunto  un
  atteggiamento  da  rissa  - atteggiamento  tipico  di  chi  è  in
  difficoltà  e,  infatti,   si trova in difficoltà  nell'ordinaria
  amministrazione  e in difficoltà nel progetto  da  indicare  alla
  Sicilia  -  e  la conseguenza è quella di  ammuinare', cioè  fare
  confusione;  e,  pertanto,  è in rissa con il governo  nazionale,
  con  il  quale ha cioè cercato  questa contrapposizione che  ogni
  giorno  che  passa appare assolutamente priva di ogni fondamento.
  Ma,  al di là di tutto, quello che preoccupa maggiormente  è  che
  l'assenza  di un progetto di sviluppo sia coniugata  ad  un'altra
  idea,  cioè quella che sia il bilancio della Regione  a  fare  lo
  sviluppo in questa Isola. Idea, questa, altro che sovietica   C'è
  un'idea  di una Regione centrica dove il modello di bilancio  che
  definiremo  sarà  esclusivamente  quello  da  cui  dipenderà   la
  possibilità  di  far partire l'economia e lo sviluppo  di  questa
  Isola.
   Si  fa  polemica sul fatto che vengono trasferite, con la  legge
  finanziaria  dello  Stato, risorse importanti  direttamente  alle
  imprese  ed  ai  lavoratori, mi riferisco al  credito  d'imposta,
  all'abbattimento  del cinquanta per cento degli investimenti  per
  le  piccole,  medie  e  grandi imprese,  mi  riferisco  al  cuneo
  fiscale,  cioè  la  possibilità che le imprese riducano  il  loro
  costo   del   lavoro  per  una  parte  ed  un'altra  parte   vada
  direttamente ai lavoratori; in questo caso abbiamo un  Presidente
  della  Regione  che subito si preoccupa; ma questo quanto  incide
  sulle casse della Regione?
   Personalmente,  mi  preoccuperei  su  come  siamo  in  grado  di
  sviluppare e promuovere ricchezze in questa Isola, di  creare  le
  condizioni perché i cittadini possano consumare di più e  meglio,
  perché  riparta l'economia del consumo, riparta l'economia  degli
  investimenti, insomma riparte l'economia.
   Allora,  cosa nasconde una concezione  bilancio centrica'  della
  Regione?  Nasconde  il fatto che,  anche per  i  prossimi  cinque
  anni,  si  persegua  un'idea inerziale, tendenziale,  di  modello
  della  Regione  che  in  questi anni si è sviluppata  e  che  per
  stanchezza, quasi, andrà avanti anche per i prossimi anni.
   Tutto  ciò  sta  determinando  una condizione  finanziaria,  del
  bilancio  della  Regione  e  dell'economia  della  nostra  Isola,
  alquanto  disperata.  Quando  si dice  che  avremo  un  disavanzo
  tendenziale  di 2,4 miliardi di euro, per il 2006,  si  dice  una
  verità  che  non  è vera, perché come è noto -  come  dicono  gli
  stessi funzionari che stanno predisponendo gli atti finanziari -,
  stiamo  prevedendo un disavanzo tendenziale, sottostimando alcune
  spese  che  sappiano  essere,  di  fatto,  obbligatorie,  ma  che
  consideriamo   non  obbligate.  Quindi,  facciamo  un   esercizio
  teorico,  faccio  un  esempio  relativamente  ai  forestali:  noi
  sottostiamo una spesa per i forestali sapendo che formalmente non
  è  obbligatoria, ma sostanzialmente lo è. Facciamo, pertanto, una
  duplice   operazione:  tagliamo,  in  maniera  cartacea,   alcune
  previsioni, e malgrado ciò abbiamo un disavanzo tendenziale che è
  il doppio dell'anno precedente. Questo è il dato.
   Quando  diciamo che c'è un disavanzo tendenziale di 2,4 miliardi
  di  euro,  lo facciamo nascondendo, ad esempio, che sono previsti
  gli  aumenti contrattuali per i dipendenti della Regione,  per  i
  dirigenti  della  Regione,  con i  quali  è  stata  sottoscritta,
  qualche giorno fa, un'ipotesi di accordo da parte dell'ARAN -  ed
  io  non  ho mai visto contratti che prevedono di risparmiare  sul
  contratto precedente, a questo ancora non siamo arrivati -, però,
  malgrado questo, il Governo dice che la spesa per il personale  e
  per  i  pensionati di questa Regione diminuirà rispetto  all'anno
  precedente.
   Pertanto,  a  meno che in questa Regione non vi sia Mago  Zurlì,
  credo  che  siamo in presenza di un falso, un falso  chiaro,  che
  dimostra che le previsioni finanziarie si costruiscono più  sulla
  necessità  di  fare  quadrare  il cerchio  -  che  com'è  noto  è
  un'operazione  impossibile da un punto  di  vista  scientifico  e
  matematico  -;  c'è un'arte di quadratura del cerchio  che  è  la
  prerogativa  sostanziale  attraverso  la  quale  si   fanno   gli
  strumenti finanziari e di programmazione economica.
   Quindi,  un DPEF che, sostanzialmente, sul piano finanziario  ci
  dice  che c'è una situazione disperata, non ci dà le soluzioni  e
  non ci indica ricette per la situazione disperata.
   Ma,  guardate,  questo non è frutto di una scarsa  applicazione.
  In  realtà, questo Governo non ha in mente un'idea di riforma  di
  questa  Regione. E' questo il vero limite. Non ha  in  mente,  ad
  esempio  sulla sanità o sulla macchina regionale o  nel  rapporto
  fra Regione e autonomie locali, quale modello di regione dobbiamo
  costruire.  Perché  noi siamo la Regione delle  duplicazioni,  la
  Regione  dove tutto si aggiunge, nulla si sostituisce  in  questa
  Regione.  Non si mette una cosa al posto di un'altra, si aggiunge
  una  cosa ad una cosa che c'era prima, la quale spesso non  serve
  più,  come  non  servono,  a  volte,  neanche  le  cose  che   si
  aggiungono. Però c'è quest'idea dell'aggiunta.
   Quando  manca un'idea di riforma strutturale, non si  affrontano
  nodi a servizio della nostra economia.
   Siamo  in  presenza di dati sostanziali. Ieri  si  è  tenuta  al
  CERISDI  un'assemblea promossa dall'ANCI. Stamattina ho letto  le
  dichiarazioni  dell'onorevole Caputo, il quale ha sostanzialmente
  insultato  l'assessore Colianni, affermando che  deve  dimettersi
  perché  non capisce nulla, se ho tradotto bene giornalisticamente
  ciò  che  è stato detto. Mi risulta che i sindaci hanno insultato
  l'assessore  dicendo  che  non sa di che  cosa  parla,  pertanto,
  ritengo  che  siamo in presenza di una babele  di  linguaggi,  di
  proposte, di idee.
   Bene,  il  Governo regionale sulla vicenda dei rifiuti fa  finta
  di  non  capire. Ci sono troppi ATO in Sicilia? Questi  ATO  sono
  serviti a decuplicare i costi e non gli introiti? Noi abbiamo  la
  capacità soltanto di aumentare i costi qualunque cosa facciamo in
  questa nostra terra.
   C'è  un'idea, una soluzione che viene indicata? Guardate, quando
  si  parla degli ATO, si parla del bilancio delle famiglie, che  è
  ciò  che ci deve importare forse più dello stesso bilancio  della
  Regione.
   Quando  si triplica il costo della TARSU a fronte di una  scarsa
  qualità   complessiva  del  sistema  della   raccolta   e   dello
  smaltimento,  si sta determinando uno scarto sempre più  evidente
  tra  la  coscienza  dei  cittadini  e  la  condizione  reale  del
  servizio.  Ma questo non è un tema che interessa questo  Governo,
  tanto   basta  dare  517  mila  euro  di  contratto  al   manager
  dell'agenzia per i rifiuti e ci siamo messi la coscienza a posto
  I  contratti vergognosi che vengono fatti in questa Regione  sono
  un'offesa alla povertà.
   Oppure, si fa finta di non capire che siamo in presenza  di  una
  centuplicazione di luoghi, di finanziamento indiretto del sistema
  politico  largo (comitati, organismi, collegi). Mi chiedo  se  ci
  sia  un'idea  di risparmio, cioè se siamo in grado di  dire  alla
  Sicilia che pensiamo di mettere i conti a posto risparmiando, per
  quel  che ci riguarda, a partire dai costi della politica, quindi
  organismi  inutili, gettoni ed indennità  che vengono  pagati  in
  maniera  vergognosa. Ma da un lato si continua a far  proliferare
  questo  sistema e dall'altro lato si dice che dobbiamo operare  i
  tagli, non si capisce dove, anzi sì, in quanto dobbiamo mettere i
  ticket.
   Anche  il  Presidente di questo Governo Pinocchio -  ho  sentito
  che  oggi  l'onorevole  Cuffaro ha detto Pinocchio  all'onorevole
  Borsellino,  anche  se ritengo che, qualora ci  fosse  un  premio
  denominato  Pinocchio,  il presidente Totò  Cuffaro  non  avrebbe
  concorrenti  in  Sicilia -, ha dichiarato che all'indomani  della
  presentazione  della finanziaria nazionale  che  mette  i  ticket
  sulla  sanità - come se in Sicilia i ticket non ci fossero -  noi
  non  metteremo  nuovi  ticket. Ebbene,  nella  finanziaria  hanno
  previsto  i  ticket sulla ricetta, quindi nascondono  persino  le
  cose  che  scrivono. Mettiamo i ticket ma di contro  la  politica
  continua  a  costare  l'ira di Dio, non  ci  sono  risorse  dello
  sviluppo, reddito di imposta, cofinanziamento delle aree urbane.
   Assessore  Lo  Porto,  sa  che nella  legislazione  nazionale  è
  previsto  il  cofinanziamento  per  le  zone  franche  urbane?  O
  prevediamo   di   cofinanziare  l'intervento,   oppure   possiamo
  continuare a dire propagandisticamente che siamo dell'idea che la
  Sicilia  diventi zona franca; si investe per realizzare  le  zone
  franche  e  dobbiamo  mettere  risorse  del  bilancio  di  questa
  Regione se vogliamo realizzarle.
   Concludo, con un'ultima vicenda, quella della sanità.
   Guardate,  tra le tante cose, anche interessanti, che ieri  sono
  state  dette dal Presidente della Commissione Bilancio,  che  non
  vedo  in  Aula, ce n'è una molto grave: a pagina 23 del resoconto
  parlamentare  stamattina ho letto che la Commissione,  nella  sua
  maggioranza,  indica come una delle soluzione  possibili  per  la
  crisi  dei  costi  del sistema sanitario quella  di  favorire  la
  gestione  privatistica  che comporta  minori  costi   rispetto  a
  quelli  della  sanità  pubblica.  Sostanzialmente,  traduco,   la
  maggioranza  della  Commissione Bilancio propone di  privatizzare
  tutta   la   sanità  perché  costa  di  meno.  Questo   è   stato
  sostanzialmente detto.
   Ora,  anche  qui,  al di là dell'ideologismo stupido  di  questa
  discussione,  vorrei  ricordare che in questa  terra  non  esiste
  sanità privata, tutta la sanità è pubblica, anche quella privata,
  compreso  la  SISE,  che  è diventata una pietra  dello  scandalo
  siciliano, in un momento nel quale in questa terra c'è  la  gente
  costretta ad emigrare, ci sono situazioni in cui chi ci lavora  è
  costretto  a lavorare 30 ore,  - neanche con un normale contratto
  di lavoro -, si fanno 200 assunzioni, vergognosamente clientelari
  -  il  Governo non parla, quindi, presumo che i nominativi  degli
  assunti  siano stati indicati in gran parte dallo stesso  Governo
  regionale  -,  da  parte di una società partecipata  dalla  Croce
  Rossa  a  cui  è  stato  affidato  un  servizio  attraverso   una
  convenzione  e mai attraverso una gara. A tal proposito,  abbiamo
  presentato un ordine del giorno con il quale chiediamo che il  31
  dicembre si rescinda il rapporto con la SISE e si faccia la gara.
   Basta con questi notabili nominati dalla politica che fanno  gli
  imprenditori con i soldi pubblici
   Ci  si  misuri  nel mercato vero, libero,  dove si  ragiona  per
  efficacia  industriale  dei progetti che si  portano  avanti,  si
  ragiona  per  ottimizzare la spesa e per renderlo  efficiente  ed
  efficace.
   Signor Presidente, in questi anni non si è voluto affrontare  un
  nodo  che  non  è ideologico ma è affaristico; mentre  la  sanità
  peggiora  come  qualità complessiva, si continua  a  favorire  in
  questa  Regione  il  sistema  privatistico  di  alcune  famiglie,
  comprese quelle di parlamentari di questa Regione.
   Questo  è  il punto: molto spesso la rappresentanza parlamentare
  in questa Aula non è finalizzata all'interesse pubblico, ma  alla
  tutela  di  interessi  privati  di  gruppi  familiari  che  hanno
  interessi specifici nella sanità.
   Questo  Governo è in grado di essere libero, di fare  scelte  di
  libertà a partire dalla cancellazione di quei 500 posti letto che
  avete regalato alla riabilitazione privata in Sicilia?
   Allora,   dimostrate  che  volete  assumere  con  coraggio   una
  politica  di risanamento e di sviluppo, cancellando le vergognose
  opere clientelari che state realizzando e che avete realizzato.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola.  Ne  ha
  facoltà.

    CINTOLA   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  è  un  DPEF
  diverso da quello che abbiamo tante volte ricevuto in Aula.
   Ritengo  estremamente importante pensare che  il  traguardo  dei
  cinque   anni  consenta  ed  abbia  consentito  alla  Commissione
  Bilancio  di  fare  un lavoro approfondito, serio  e  per  niente
  accondiscendente  alle  indicazioni  governative,   perché  si  è
  tenuto  conto  più  degli interessi generali  della  Sicilia  che
  dell'appartenenza ad una maggioranza.
   Rivolgo un appello anche all'opposizione,  alla minoranza,  cioè
  di  svelenire  alcune  intemperanze per  far  vedere  che  l'Aula
  esiste e che i rappresentanti del popolo, in Aula, intendono fare
  la loro parte fino in fondo.
   Questa  mattina in Aula vedo un solo assessore del Governo,  gli
  altri fanno i tecnici o i politici, ma di fatto non sono in Aula,
  forse  non  ritengono  che  il DPEF sia  un  documento  serio  ed
  importante. E non è  una questione numerica  Oggi l'Aula,  per la
  prima  volta  dopo i giorni che ne hanno contraddistinto  il  non
  lavoro di questi quattro/cinque mesi, ha cominciato a capire  che
  forse  è inutile essere presenti; invece non è così perché alcune
  cose importanti sono state dette e vengono dette.
   Condivido  quasi  interamente quanto detto ieri  dal  Presidente
  della  Commissione Bilancio nella relazione, che giustamente  non
  può  essere  considerata  come relazione  di  maggioranza  avendo
  tenuto  conto  di tutto ciò che in Commissione Bilancio  è  stato
  detto  e  fatto. E purtroppo a  quella riunione della Commissione
  Bilancio   alla  quale  purtroppo  non  ha  partecipato  il  capo
  dell'opposizione, onorevole Borsellino, che forse avrebbe  potuto
  avere,  in  quell'occasione,   un  punto  di  riferimento  ed  un
  colloquio  forte  ed incisivo per comprendere  le  ragioni  della
  maggioranza  e  della  minoranza. Il  fatto  che  non  sia  stata
  presente non è un fatto positivo.
   Vorrei   riferire  subito  le   mie  impressioni  personali   al
  riguardo. Onorevole Cracolici, l'ho ascoltata e per certi  o  per
  molti  versi  posso anche condividere le cose che ha detto,  però
  bisogna  che quest'Aula faccia un esame di coscienza  per  quello
  che  è  stata  nei  cinque anni precedenti e per  i  cinque  anni
  ancora.
   Le  leggi omnibus vengono fuori dall'Aula non dai governi, né di
  maggioranza né di opposizione, derivano dalla volontà dell'Aula e
  l'Aula  ha  determinato in tal senso un destino negativo  per  la
  Sicilia  quando  abbiamo fatto leggi omnibus  con  un  assessore,
  chiamato   assessore signor no' - penso ai medici della  medicina
  del  servizio -, nonostante questo Assessore avesse detto che non
  c'era  copertura finanziaria. Nonostante ciò, l'Aula ha approvato
  ugualmente l'emendamento (un emendamento di appena 54/55  milioni
  di  euro  l'anno  per i 700 assunti alle medicina del  servizio).
  Nessuno,  in  quell'occasione  si  è  alzato  per  dire  che   se
  l'Assessore  al  bilancio  affermava  che  non  c'era   copertura
  finanziaria, non si sarebbe dovuto votare; ebbene,  si  è  votato
  ugualmente.

    CRACOLICI   Da quindici anni li tenevate precari

    CINTOLA   Onorevole Cracolici, non mi faccia pentire  di  avere
  detto  che  condivido  parte  delle sue  osservazioni,   dobbiamo
  tenere conto del fatto che l'Aula ha commesso degli errori  e  li
  ha  perpetrati  al di là di qualunque maggioranza   ci  fosse  al
  Governo.
   Elenco,  con  estrema celerità, le cose che ritengo  necessarie.
  E'  necessario  che  la tabella H), quella  dei  contributi,  sia
  annullata,  che  si  decurti del 10 o del 20 per  cento  l'intera
  somma,  che  il  Governo  faccia un  piano,  che  la  Commissione
  competente  osservi  e  dia il parere  su  quel  piano  e  che  i
  contributi  vengano dati a chi, realisticamente, presenta  azioni
  di  programmi,  di  lavori fatti nell'anno  precedente  e  faccia
  capire  che il contributo è dovuto e necessario. Mi riferisco  al
  Teatro  Bellini di Catania e al teatro Massimo di Palermo.  Se  è
  giusto  dare  il contributo ai teatri siciliani perché  vivano  e
  sopravvivono,  è pure giusto che i teatri siciliani facciano  una
  politica  della lesina e non la politica delle assunzioni  facili
  e  delle  spese macroscopiche; allora, si chiuda la vertenza  per
  avere  per  forza  tanto dalla Regione, perché questo  è  scritto
  nella tabella H) e si azzeri, invece, in quella tabella H), tutto
  ciò  che viene dato a tutti, affinché il Governo e la Commissione
  competente  siano  impegnati  a  dare  tanto  quanto  si  ritiene
  necessario  dare a chi ha tentato di fare il proprio dovere  fino
  in fondo:
   Ritengo, inoltre, necessario che vengano aboliti i consorzi   di
  bonifica, immediatamente, e si dia uno stop  definitivo a  questi
  commissari  cialtroni,  incapaci di reggere  quello  che  debbono
  reggere  e  capaci  solo di spendere oltre quello che viene  loro
  affidato.   E'   necessario  che  gli  ATO  siano  ridimensionati
  notevolmente; non è possibile avere 27 o 30 ATO in Sicilia, se ne
  facciano  uno o due per provincia, si chiuda quest'altra vertenza
  che  sta  servendo  solo  a fare assunzioni clientelari  e  spese
  inutili,  gli  sprechi  non  si trovano,  onorevole  Assessore  e
  onorevoli  colleghi,  riducendo  il  10  per  cento.  Capisco  la
  difficoltà dell'Assessore per il bilancio,  lo sono stato e  sono
  felice di esserne uscito.

    CRACOLICI  Non è certo che sia felice, onorevole Cintola.

    CINTOLA   E,  invece, lo dico con la certezza massima   Non  si
  può  ridurre del 10 per cento perché questa non è programmazione;
  comprendo  l'Assessore  e  il  funzionario  dell'Assessorato  che
  vengono  aggrediti dagli altri colleghi, però ritengo che  questa
  non sia la soluzione, dobbiamo togliere gli sprechi dove ci sono,
  annullare  gli  sprechi  ed  evitare poi  che  il  Vicepresidente
  dell'Assemblea  dica  che  i  suoi soldi  non  si  toccano.  Sono
  soddisfatto,    invece,   della   lodevole    circolare,    fatta
  dall'onorevole  Lo  Porto, nella quale si  dice  di  bloccare  la
  spesa;  la  stessa notte, lo stesso Vicepresidente è  riuscito  a
  fare  tutti  i decreti necessari per impegnare la spesa,  ed  era
  felice in quanto non si era toccato un soldo della sua rubrica.
   Il  ragionamento della Regione siciliana riguardo alle  priorità
  da  rispettare  come patto prioritario per leggi ed atteggiamenti
  nei  confronti della Sicilia non può essere quello del  furbo  di
  notte e spendaccione di giorno   Questo non serve a nessuno ed  a
  niente, oltre ad essere inqualificabile.
   Se a ciò aggiungo che ancora gli enti provinciali del turismo  -
  abrogati  con  legge  sette,  otto anni  fa  -  ancora  vivono  e
  continuano a progredire negli sprechi e nell'assurda valutazione,
  dico  che c'è tanto materiale perché si possa, in questa  Aula  -
  non  solo  con il PDEF che stiamo esaminando, ma con quella   che
  sarà la legge di variazione di bilancio e la legge di finanziaria
  e  di  bilancio  -  fare il proprio dovere fino in  fondo,  senza
  doverci colpevolizzare a distanza ideologica, ma dovendo guardare
  nel  concreto  cosa  siamo capaci di fare;  migliorare  cose  che
  possono  essere portate all'attenzione dell'Aula  come  fatti  di
  necessità e di urgenza.
   Purtroppo mi sono reso conto di aver firmato, insieme  ad  altri
  colleghi, un ordine del giorno, poi approvato dall'Assemblea, che
  riguardava i lavoratori forestali, ma durante la sua lettura mi è
  sfuggito  un  rigo, o probabilmente è stato aggiunto in  seguito.
  L'ordine  del  giorno prevedeva che chiunque fosse stato  assunto
  nel 2005, per qualsiasi periodo, possa fare il  cinquantunista  o
  il   settantottista ,  senza sapere che, a  monte,  non  é  stato
  previsto alcun finanziamento a copertura di quelle due leggi, più
  o meno nobili.
   Se  poi  mi  accorgo che tra i componenti del  Governo  c'é  chi
  guarda ai rigassificatori in un modo e chi presenta mozioni  come
  se  facesse parte dell'opposizione e non avesse da svolgere,  con
  tre  assessori presenti in Giunta, un ruolo all'interno di questo
  Governo, allora dobbiamo stare veramente molto attenti a ciò  che
  viene  sprigionato da singole posizioni che, pur  di  primeggiare
  sulle  pagine dei quotidiani, contestano se stessi e le cose  che
  loro stessi hanno portato in Aula.
   Questo  DPEF  arriva  in  Aula dopo essere  stato  esaminato  ed
  approvato dalla Giunta, eppure, in Commissione Bilancio,  abbiamo
  dovuto  discutere  -  non ho ben capito tutta l'evoluzione  della
  vicenda  -  un  allegato riguardante il tema  dell'ambiente.  Non
  comprendo  la ragione per cui, quello che poteva essere stabilito
  con  una  circolare, deve diventare un allegato al DPEF. Però  mi
  rendo conto che questo ha fatto conquistare il primo o il secondo
  rigo  sui giornali e, fin tanto che parleremo per la stampa,  non
  avremo parlato per la Sicilia, questo è chiaro
   Se  il nostro incontro non può essere un incontro propositivo  e
  costruttivo,   senza  che  si  cominci  a   dire   che   i   capi
  dell'opposizione  li  troviamo nella maggioranza,  allora  dovrei
  dire  che nell'opposizione ci sono gli affezionati di turno,  che
  riescono  ad essere succubi del Governo pur di avere un posticino
  al  sole  -  cosa  che  si è verificata -, o qualche  assunzione.
  Ritengo che le tredici assunzioni fatte dall'Assemblea, che hanno
  interessato  i  collaboratori degli Uffici di  Presidenza,  siano
  ignobili e contro qualsiasi indicazione relativa alla diminuzione
  della spesa. Erano già stati stabilizzati i tredici collaboratori
  del  passato  Consiglio  di  Presidenza  e  gli  stessi  potevano
  collaborare   anche   con  il  nuovo  Consiglio   di   Presidenza
  dell'Assemblea,  piuttosto che introdurre  altre  tredici  figure
  che,  alla  fine  della legislatura, ancora una  volta,  verranno
  anch'esse stabilizzate. Perché in questo modo, da stabilizzati in
  stabilizzati,  cresceranno anche le spese  affidate  al  bilancio
  dell'Assemblea.
   E  devo  dire  che  in Aula si sente la mancanza  dell'onorevole
  Capodicasa, e me ne accorgo ancora una volta  Manca un  punto  di
  riferimento  certo,  una persona che in Aula sappia  starci  come
  sapeva starci lui, che sapeva essere capo anche dell'opposizione,
  duro  -  se  volete -, ma concettualmente e serenamente attaccato
  agli interessi della Sicilia.
   Altro   che   cominciare   ad  individuare   nella   maggioranza
  l'incapacità  di essere maggioranza. Vogliamo essere maggioranza,
  ma   non  maggioranza  succube  dell'ultimo  o  del  primo  degli
  assessori che ha studiato per fare il tecnico e non più  per fare
  il politico.
   Onorevole  Assessore per il Bilancio, ritengo  che  qualcosa  in
  più    dobbiamo    dirla    sulla    valorizzazione    e    sulla
  commercializzazione dei beni patrimoniali della  Regione,  perché
  da  lì possono venire le risorse necessarie per lo sviluppo della
  nostra Sicilia.
   C'è   una   ulteriore  sollecitazione  affinché   l'avvio   alla
  valorizzazione  e  commercializzazione dei  beni  immobili  della
  Sicilia possa dare quel ristoro necessario che ci viene meno  dal
  Governo  nazionale. Perché è chiaro, senza infingimenti  e  senza
  barricate,   che   la  finanziaria  nazionale   sta   decapitando
  fortemente   gli   interessi   della   Sicilia   -    e    questo
  indipendentemente dagli incontri conviviali tra massimi esponenti
  dell'opposizione,   della   sinistra,   con   il    Governo    di
  centrosinistra  in  Italia - e il risultato  è  ovvio,  scontato,
  misero e non significativo.
   Per  quanto  riguarda  il problema della  sanità,  comprendo  le
  intenzioni  che sono state profferite e professate dall'assessore
  al  ramo,  professore  Lagalla,  che  in  tante  parti  riesco  a
  condividere, ma ritengo che bisogna essere più incisivi.
   Fintanto  che,  ora  posso  dirlo  con  certezza,  il  costo  di
  gestione  della  sanità  non  sarà  affidato  all'Assessorato  al
  Bilancio  piuttosto  che all'Assessorato  alla  Sanità,  noi  non
  vedremo  la  luce. Questo, da assessore al Bilancio,  non  potevo
  dirlo,  perché sarebbe stato come voler accrescere il mio potere,
  ma  ne  soffrivo  insieme ai funzionari e  ai  massimi  dirigenti
  dell'assessorato;  il  significato  della  parola    potere    in
  Sicilia,  per  quanto riguarda il Governo e  gli  Assessorati  in
  genere, è scemato dal momento in cui non c'è più un centesimo  da
  porre  in  condizione  di  discrezionale,  o  non  discrezionale,
  valutazione per lo sviluppo della Sicilia.
   Ritengo  che  questo è un fatto che deve essere  modificato,  ed
  anche  con  forza, e lei, assessore Lo Porto, non  ha  la  stessa
  prerogativa  dell'essere  - come lo era Cintola  -  l'affezionato
  numero  uno o numero due del Presidente Cuffaro, per  cui  può  e
  deve chiedere che all'assessorato al Bilancio venga ricondotta la
  politica  del costo della sanità che, con la  struttura di  altri
  vertici - e mi riferisco principalmente alla dottoressa Bitetti -
  , ci è costata molto cara.
   Per  la  prima volta ho sentito dire a qualcuno di stare attenti
  a  ciò  che  faranno  le  agenzie di ratting  nei  confronti  del
  bilancio  della Regione. Vorrei ricordare che quando  eravamo  in
  positivo nessuno ha ritenuto di dover fare queste precisazioni, e
  adesso  che temiamo di dirigerci verso il meno diciamo  di  stare
  attenti.  Abbiamo  registrato  una positività  con  una  gestione
  oculata, per quanto possibile, che ha migliorato notevolmente  la
  presenza  della  Sicilia  nel  mondo  economico.  Adesso  ce   ne
  preoccupiamo, dopo tutte le leggi omnibus che sono  state  fatte,
  dopo  aver  dato contributi a tutti, persino 50 mila euro  per  i
  carrettini siciliani di Catania e 20 mila euro per gli abusivi di
  Palermo affinché potessero fare la lotta al Comune.
   Signor   Presidente,  onorevole  Assessore,  onorevoli  colleghi
  concludo  dicendo  che c'è la possibilità di  fare  un  salto  di
  qualità  se  quest'Aula lo vuole veramente. E se  lo  vuole,  non
  parliamo di  pinocchiate  ma di cose serie. E aggiungo che se c'è
  una persona che ha lavorato seriamente per la Sicilia, insieme al
  suo   Governo  e  ad  una  coalizione,  è  stato  sicuramente  il
  Presidente Cuffaro, e lo dimostra quanto ha saputo fare  fino  ad
  oggi e quanto noi dobbiamo aiutarlo a continuare  fare ancora per
  l'avvenire.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Cantafia.  Ne  ha
  facoltà.

    CANTAFIA   Signor  Presidente, onorevole  Assessore,  onorevoli
  colleghi, c'è un'immagine che mi è venuta alla mente leggendo  il
  DPEF  presentato dal Governo Cuffaro, ed è quella descritta dalla
  poesia  di  Arnaldo Fucinato ripresa poi da una nota  canzone  di
  Franco Battiato. La poesia si intitola  Ode a Venezia' e descrive
  l'alba che sorge su una Venezia,  alla fine della rivoluzione del
   48, vinta dalla peste e assediata dagli austriaci. Il poeta così
  sintetizza la situazione:  il morbo infuria, il pan ci manca, sul
  ponte sventola bandiera bianca'.
   Ecco,  ritengo  che  questo DPEF sia la  dichiarazione  di  resa
  incondizionata, la bandiera bianca issata al sottosviluppo,  alla
  fame  e,  perché  no,  anche alla mafia: insomma,  la  rassegnata
  azione  che  accetta la marginalità della Sicilia come condizione
  incurabile.
   E'  incredibile  come, mentre nella nostra  Regione  si  declama
  un'autonomia  orgogliosa, quella del   facciamo  da  soli'  e  il
  Presidente   Cuffaro  aspira  ad  essere  una   sorta   di   capo
  dell'opposizione al Governo di Roma, si possa poi - al momento di
  passare   dalle  declamazioni  oratorie,  intrise  ancora   delle
  verbosità elettorali, ai fatti -, partorire un'idea della Sicilia
  semplicemente al traino delle congiunture economiche nazionali ed
  internazionali.
   Io  sono  tra  coloro  che assegna al  DPEF  un  ruolo  ben  più
  importante  di  quello che gli assegna la politica siciliana,  la
  stampa  e,  fin  qui,  purtroppo  anche  quest'Aula.  Si  dà  per
  scontato,  infatti, che si tratti di una esercitazione  retorica,
  di  un  compitino da fare svogliatamente perché senza  voto,  una
  tesina  dove  inanellare  dati  e cifre  scopiazzati  qua  e  là,
  descrivere qualche buona intenzione e magari spararla grossa  con
  qualche mirabolante promessa.
   Questo  documento  è,  o  dovrebbe  essere,  il  più  importante
  documento di questa legislatura, che traduce formalmente,  o  che
  dovrebbe tradurre, il programma di chi ha vinto le elezioni ed  è
  al  governo della Sicilia. Vorrei ricordare a me stesso,  invece,
  che  il  primo atto politico formale dopo le elezioni è purtroppo
  la  sintesi  perfetta di quelle che saranno le  linee  guida  del
  Governo per l'intera legislatura.
   Come dice la relazione della Commissione Bilancio, si tratta  di
  un  DPEF  che  si  accontenta di registrare le  difficoltà  della
  Sicilia,  che sottovaluta queste difficoltà, e non si  fa  carico
  del cambiamento di rotta necessario; guarda lo stato comatoso  in
  cui  è  ridotto  il bilancio della Regione e si volta  dall'altra
  parte;  si preoccupa di nascondere il disastro con qualche trucco
  contabile, con la speranza di qualche aiuto esterno, che non  c'è
  e  non  potrà  esserci fino a quando il Governo  Prodi  non  avrà
  annullato  i  guasti  e i danni che al bilancio  nazionale  hanno
  fatto la coppia Berlusconi-Tremonti.
   In  estrema sintesi, questo DPEF non è solo senz'anima, come  lo
  ha definito la Commissione Bilancio, ma è purtroppo senza futuro,
  cioè  senza una scommessa per cambiare questo difficile  presente
  con un futuro migliore.
   Onorevoli  colleghi,  la  Sicilia non vive  solo  una  solitaria
  congiuntura sfavorevole. Infatti, come è costretto a scrivere  il
  relatore  del  DPEF, l'economia mondiale tira, così  come  quella
  europea, mentre quella italiana, e ancor di più quella siciliana,
  non   solo   arranca  ma  perde  contatto.  L'economia  siciliana
  assomiglia a quel ciclista che ha sempre meno forza nelle gambe e
  vede allontanarsi il gruppo: ce la mette tutta, ma va piano e gli
  altri lo distaccano inesorabilmente lasciandolo solo indietro.
   La  nostra  economia è senza punti di forza,  perché  la  nostra
  Regione  ha  una  economia  vecchia che  non  è  stata  e  non  è
  attraversata  sensibilmente da fenomeni di  modernizzazione,  che
  invece  stanno  attraversando il mondo.  Non  è  solo  il  nostro
  sistema  infrastrutturale  interno  ad  essere  antiquato,  lo  è
  purtroppo,  ancor  di  più, quello che ci collega  al  resto  del
  mondo:  i  nostri aeroporti, ma soprattutto i nostri porti,  sono
  obsoleti e inadatti alla concorrenza nella nostra stessa area.
   Ed  in  tutto  questo  il  DPEF continua  a  non  scegliere  una
  missione   chiara   nello   scenario   internazionale   e   nella
  globalizzazione.
   Si  ripete,  in  maniera petulante, che il nostro  futuro  è  il
  turismo,  ma  si  dimentica  che la  Sicilia  è  una  regione  di
  venticinquemila chilometri quadrati, di oltre cinque  milioni  di
  abitanti, e che non è quindi possibile confidare nel turismo come
  unico  sostegno del nostro sistema economico, specie  se  non  si
  cambia   radicalmente  l'impostazione  delle   nostre   politiche
  turistiche. Si fugge dalla verità, che è rappresentata dal  fatto
  che la presenza turistica in Sicilia è pari a quella di Malta, ma
  non sono pari a Malta né la superficie, né gli abitanti.
   Questo è il momento delle grandi scelte, perché è all'inizio  di
  una  legislatura  che si possono fare programmi ambiziosi,  tanto
  nei   riguardi   del  risanamento  del  bilancio,  quanto   negli
  interventi  strutturali, affinché si possa dispiegarli  in  tempi
  ragionevolmente  lunghi e possano dare effetti dentro  lo  spazio
  temporale della stessa legislatura.
   Quali  sono  le scelte che mancano e che sono sottovalutate  nel
  DPEF?
   Premesso   che   condivido  una  parte  della  relazione   della
  Commissione  Bilancio, e soprattutto l'intervento  dell'onorevole
  Oddo,  vi noto comunque una prima  sottovalutazione, ed è  quella
  relativa  al  ruolo del fenomeno mafioso e criminale  che  incide
  come  handicap  economico  nella  realtà  siciliana.  Tutti   gli
  economisti e gli istituti di ricerca economica assegnano a questo
  fenomeno la responsabilità di perdita di competitività del nostro
  sistema, e di quello di gran parte del sud, stimabile in un danno
  alla crescita di alcuni punti percentuali del PIL, per la Sicilia
  valutato  attorno  al  5  per cento.  Badate,  non  mi  riferisco
  all'azione  deterrente  che  la  presenza  della  mafia  ha   nei
  confronti degli imprenditori stranieri, che determina infatti  in
  Sicilia,  già  per conto suo, l'assenza di qualunque investimento
  estero, ma alla perdita di competitività dovuta all'infiltrazione
  mafiosa, tanto nella pubblica amministrazione quanto nel  sistema
  delle imprese e, naturalmente, al danno provocato dalla mafia con
  il racket del pizzo e dell'usura.
   Bene,  se  si  vuole fare crescere di qualche punto percentuale,
  non di qualche decimale, il PIL siciliano, come si può rinunciare
  alla ricchezza e allo sviluppo sottratto dalla mafia?
   Ad  essere  semplicistici, basterebbe anche un terzo di  quel  5
  per  cento che ho citato per fare brillare di uno strepitoso  2,5
  per cento la crescita del PIL siciliano. Non vi è quindi solo,  e
  basterebbe  naturalmente,  il  dovere  morale  e  civile  di  una
  battaglia  alla  mafia e alla criminalità, ma vi è  anche  quello
  decisivo  che  la nostra crescita è condizionata  fortemente  dal
  fenomeno mafioso.
   Invece  il  DPEF  di questo non fa cenno, quasi che  invece  del
  DPEF  siciliano ci si stia occupando di quello del Trentino o  di
  quello della Finlandia, ed è troppo poco qualche attenzione  allo
  sportello unico per le imprese, alla questione del credito,  alla
  trasparenza amministrativa. La variabile mafia va compresa tra le
  macro variabili del sistema economico siciliano e va trattata  di
  conseguenza.
   La   seconda   sottolineatura   che   vorrei   fare   è   quella
  sull'ambiente. Viene detto ripetutamente nel DPEF che puntiamo al
  turismo e alla funzione dei beni culturali, ebbene, non sono solo
  le  nostre  coste che hanno bisogno di risanamento e di  politica
  ambientale. Dobbiamo immediatamente porci il problema delle  aree
  interne.  Sbaglia,  infatti, chi crede che solo l'antropizzazione
  danneggi l'ambiente: sono fattori di degrado, anche di incuria  e
  l'abbandono delle aree precedentemente antropizzate.
   C'è  nel Governo la consapevolezza che le decisioni assunte  dal
  WTO  e  quelle assunte dalla UE sulle politiche agricole  avranno
  effetti pesanti sul nostro ambiente interno?
   Ricordo  brevemente che queste decisioni hanno  già  modificato,
  ed  alla  fine interromperanno, i regimi di aiuti all'agricoltura
  in  generale, e alla coltivazione cerealicola in particolare. Che
  fine  faranno i milioni di ettari coltivati a grano nelle  nostre
  zone  interne?  Il  loro destino, se non si interviene,  è  prima
  l'inaridimento e poi la desertificazione. La conseguenza di ciò è
  la  trasformazione negativa del nostro ambiente  e  della  nostra
  economia. Se oggi dai nostri Paesi si va via, tra qualche anno si
  fuggirà.  Dobbiamo,  per  evitare ciò, sostenere  ancora  di  più
  l'intuizione che vi è nella legge 14 sulla forestazione. Dobbiamo
  puntare,  usando le risorse comunitarie, a destinare  il  30  per
  cento del territorio a superficie boscata, non come politiche  di
  assistenza,  ma come scommessa indifferibile per la  salvaguardia
  del territorio e dell'economia siciliana.
   E'  deprimente  vedere  poi  come nel  DPEF  viene  trattato  il
  capitolo   della   ricerca  scientifica  e   tecnologica,   della
  istruzione    e,   più   in   generale,   della   formazione    e
  dell'innovazione.  E' questa la vera grande possibilità  da  dare
  alla  Sicilia. Noi possiamo saltare lo Iato che ci  divide  dalla
  modernizzazione  del  resto  del mondo  se,  approfittando  delle
  risorse comunitarie, investiamo copiosamente nella ricerca, nella
  formazione   superiore  e  nella  innovazione   tecnologica.   La
  Commissione UE, la relazione della Commissione Bilancio e di  più
  la  relazione dell'onorevole Oddo, indicano questa strada,  e  va
  condiviso  l'obiettivo di assegnare alla ricerca, alla formazione
  e  all'innovazione una somma delle risorse comunitarie pari all'1
  per cento del PIL siciliano.
   Badate,  non  si tratta di assegnare risorse solo agli  enti  di
  ricerca  e  alle  università, ma di incentivare  le  imprese  che
  scelgono  l'insediamento di attività industriali e di servizi  ad
  alto  tasso di innovazione tecnologica e a forte valore  aggiunto
  di ricerca. Insomma, fare della Sicilia il luogo di eccellenza di
  quel  Mediterraneo di cui ambiamo a diventare,  non  solo  centro
  geometrico, ma spero anche centro sociale, politico ed economico.
   Dobbiamo puntare al fatto che le nostre università diventino  le
  più  accoglienti e le più ricercate del Mediterraneo,  condizione
  per  far  crescere qui, insieme, le classi dirigenti di  tutti  i
  Paesi  che  si  affacciano  alla  sponda  sud  del  Mediterraneo.
  Facciamo  dell'arabo  la  lingua più nota  in  Sicilia,  insomma,
  scriviamo nel DPEF non i nostri vagheggiamenti, ma i nostri sogni
  possibili.  L'utopia  è  il  sogno  impossibile,  è  l'Isola  che
  vorremmo raggiungere e che ci fa arrivare, muovendoci, se non  ad
  Utopia ad Agathotopia. Sognare il mondo perfetto per costruire il
  miglior  mondo  possibile:  questo è quello  che  dobbiamo  fare.
  Dobbiamo   passare  dalla  nostra  caratteristica   aristocratica
  indolenza  ad  una civile dinamicità, se vogliamo  che  i  nostri
  figli vivano qui e ci vivano bene.
   Infine,  oggi  sta avvenendo un fatto rilevante: la  maggioranza
  che  sostiene il Governo ha descritto l'eclitticità del DPEF.  E,
  seppure  per opportunità politica, ne ha stemperato probabilmente
  il   giudizio  negativo,  ma  lo  ha  certamente  indicato   come
  insufficiente. Ritengo che ciò sia dovuto alla volontà di  ridare
  valore  all'istituzione  parlamentare,  e  io  spero  anche  alla
  consapevolezza  che  non è bene dire sì  alle  cose  sbagliate  o
  insufficienti,  anche se provengono dalla propria  parte.  E'  lo
  spirito   giusto  che  ci  vuole  per  puntare  ad  un  traguardo
  ambizioso.
   Vi  è una scadenza, forse felicemente o tragicamente conclusiva:
  la  redazione del POR siciliano per i prossimi anni. Quella  sarà
  la prova decisiva per sapere se vi è ancora in Sicilia una classe
  dirigente  politica che pensa adeguatamente al nostro futuro.  Il
  Parlamento   siciliano   si   deve   fare   carico   di    quella
  programmazione, degli atti di indirizzo e di controllo. Considero
  per questo rilevante il passaggio del documento della Commissione
  Bilancio, dove si rivendicano, per il Parlamento e i suoi organi,
  queste funzioni.
   Si  faccia  presto  una  norma che  riequilibri  i  compiti  del
  Governo e del Parlamento sull'utilizzazione dei fondi comunitari.
  Può sembrare una piccola cosa; può essere, invece, l'avvio di una
  strategia di cambiamento e di ricerca delle grandi scelte  comuni
  che possono essere condivise dalle classi dirigenti siciliane.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panepinto.  Ne  ha
  facoltà.

   PANEPINTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  sono  molto
  vicino  all'assessore Lo Porto, che paragono  all'ultimo  parente
  del defunto che partecipa alla veglia funebre fino alla fine.
   Ritengo  che  questo  DPEF sia nato male,  sia  stato  costruito
  malissimo,  sia  stato  oggetto di insofferenza  da  parte  dello
  stesso  Governo  che si è ritrovato a doverlo modificare  in  più
  occasioni, sia con il documento annunciato dall'assessore Lagalla
  - che in alcuni momenti mi ricorda Bush, e poi dirò perché -, sia
  con   le   intemperanze  di  un  giovane  parlamentare  dell'MPA,
  l'onorevole  De Luca, che ha costretto l'Assessore  Interlandi  a
  presentare un documento aggiuntivo al DPEF.
   Credo  che i tempi e i modi dimostrino sostanzialmente  che  non
  c'è  alcun  interesse  da  parte del  Governo  ad  immaginare  il
  documento  di  programmazione economica  e  finanziaria  come  il
  documento  di prospettiva di questi cinque anni, ma c'è  solo  la
  necessità  di  chiudere la partita finanziaria nel  migliore  dei
  modi.
   L'onorevole  Cintola  certamente potrà  dire  che  poi,  con  un
   inciucio   finale  in  Aula,  ognuno  aggiungerà  qualche  cosa,
  qualcuno  farà  l'opposizione, qualcun altro la  maggioranza,  ma
  alla fine saremo tutti felici e contenti.
   Nel  DPEF  non  c'è  nessun collegamento  tra  le  necessità  di
  carattere  finanziario e il bisogno di speranza che arriva  dalla
  nostra  Regione. Francamente pensavo, considerato che lo  Statuto
  prevede  per  il  Presidente  del  Regione  un  massimo  di   due
  legislature,  che  questa diventasse una legislatura  importante,
  perché c'è un trattato di Lisbona da rispettare, perché credo che
  nella  classe  politica  siciliana esista  l'orgoglio  di  essere
  classe dirigente di una  nazione  qual è la Sicilia.
   L'onorevole   assessore  al  Bilancio,   nel   dibattito   sulla
  finanziaria  nazionale ha concluso inneggiando a  questo  bisogno
  del  Mezzogiorno di essere all'opposizione, a questo  bisogno  di
  riscatto, ma debbo dire che in questo documento di programmazione
  economica e finanziaria non c'è nulla che abbia a coniugarsi  con
  gli  interessi dei siciliani. E quando parlo degli interessi  dei
  siciliani  mi  riferisco ai disoccupati, ai deboli,  ma  anche  a
  quelle categorie che, nel bene o nel male, rappresentano la parte
  produttiva   della   Sicilia.  Non   c'è   nulla   che   riguarda
  l'imprenditoria,  non  c'è  nulla - lo diceva  anche  l'onorevole
  Cracolici   per  collegarsi  all'articolo  21  della  finanziaria
  nazionale  -  sulla perimetrazione delle aree urbane svantaggiate
  né sulla tipologia di  eventuali interventi.
   Nella  relazione  di maggioranza si legge che è  necessario,  su
  sollecitazione della Commissione Europea, riprendere e bonificare
  per  alcuni  versi il cammino sulla programmazione negoziata,  ma
  anche in questo caso, oltre una foto sbiadita dell'esistente, nel
  DPEF non c'è assolutamente nulla.
   Di  fatto  il DPEF mostra uno scontro dove a vincere è  comunque
  un  sistema  che vede il precariato come fonte di guadagno,  come
  fonte  di  occupazione, anche se per pochi mesi; è  la  sconfitta
  definitiva di un'idea di sviluppo perché non c'è nulla sulle aree
  interne,  non c'è nulla che riprenda la programmazione  negoziata
  e,  cosa  ancor più grave, c'è la smentita di quello che è  stato
  annunciato come un fatto importante nella precedente legislatura:
  i  distretti  produttivi. L'articolo 57  della  legge  17  ed  un
  successivo decreto dell'assessore per la cooperazione  del  marzo
  di  quest'anno, annunciavano il cosiddetto patto di distretto,  e
  di tutto questo nel DPEF non c'è nulla. Eppure, nel marzo scorso,
  questa  fu presentata come la grande occasione per razionalizzare
  le  filiere  nei territori, per poter essere competitivi  con  le
  altre  regioni  dell'Europa, per creare  nuova  occupazione,  per
  sostenere le imprenditorie delle vocazioni nei territori.
   Nel  DPEF  manca  qualunque  riferimento  alla  possibilità   di
  accesso al credito: in Sicilia, il costo medio non è 7,50  perché
  appena il piccolo imprenditore va in scopertura, si passa al  14,
  15  per  cento, e vi posso garantire che il Banco di Sicilia,  su
  richiesta  dei  legali, già rimborsa perché si  sta  parlando  di
  tassi usurai.
   Non  mi  voglio  dilungare  ancora  perché  il  mio  capogruppo,
  onorevole Cracolici,  ha già detto molto, e l'onorevole  Cantafia
  ha puntualizzato alcuni punti.
   Ho  avuto  modo  di  leggere  l'intervista  del  Presidente  del
  Consiglio  spagnolo, pubblicata sul Corriere della sera,  in  cui
  affermava che la Spagna supererà l'Italia per quanto riguarda  le
  grandi  potenze  mondiali, così come ha superato già  il  Canada.
  Personalmente   ritengo che, probabilmente, una causa  di  ciò  è
  questo  ritardo  gravissimo della Sicilia, l'inadeguatezza  degli
  strumenti. Non c'è rigore, non si pensa assolutamente di rivedere
  i   meccanismi  perversi  del  costo  della  politica:  ci   sono
  vicepresidenti  di Consigli comunali di Comuni con  300  abitanti
  che  ottengono risorse in base ad un decreto del Presidente della
  Regione del 19 dicembre del 2002; la politica ormai è intesa come
  una   ridistribuzione  in  indennità:  analizzare  lo  stato   di
  avanzamento  di  una discarica pubblica è oggetto  di  indennità;
  questo  è  quanto  è  stato detto sugli ATO,  non  sappiamo  cosa
  succederà sugli ATO idrici.
     In  questo  vostro  documento manca  l'idea  di  tagliare  gli
  sprechi  e  gli abusi, c'è solo questo taglio netto  del  10  per
  cento senza l'idea della qualificazione della spesa.
   Per  quanto  riguarda  il capitolo sullo sviluppo,  sulla  nuova
  occupazione,   manca   l'idea   di   far   nascere   una   classe
  imprenditoriale,  di  sostenerla,  di  darle  gli  strumenti  per
  crescere, perché vi è  questo enorme mostro che è la sanità e  su
  questa  materia, detto senza parafrasare, vorrei anche dire   che
  il  professore  Lagalla,  con tutto il rispetto,  mi  ricorda  il
  presidente   degli  Stati  Uniti  d'America,  Bush,  perché   per
  razionalizzare  le  spese  -  il primo  bombardamento  con  aerei
  enormi   -   chiude  l'ospedale di Palazzo Adriano,  come  se  la
  questione  della  sanità siciliana si allocasse nella  piazza  di
  «Nuovo  Cinema Paradiso», a Palazzo Adriano; oppure  chiudere  le
  guardie  mediche dei piccoli comuni, la cui spesa  complessiva  è
  circa  di  8  milioni di euro. Sarebbe interessante conoscere  la
  relazione sui costi reali delle convenzioni in Sicilia, provincia
  per provincia, onorevole assessore, se ne faccia  carico.
   E'   necessario,   alla  fine,  capire  perché  abbiamo   questo
  tendenziale disavanzo, che è in continua crescita, e non  sono  i
  200  milioni  di  euro  che  lo Stato sta  negando  alla  Regione
  siciliana, ma è la quantità complessiva di spesa che va a  finire
  nel  pubblico, non dando servizi di qualità, e arricchendo  pochi
  nel  settore  privato,  perché  questo  è  il  risultato  finale,
  affinché questo Parlamento non debba discutere esattamente con  i
  numeri di questa sanità privata.
   Se  la sanità non rappresentasse il grosso handicap del bilancio
  della  Regione  nessuno oggi ne farebbe oggetto di riferimento;si
  deve  chiaramente aprire un capitolo in tal senso e la  filosofia
  complessiva  dell'impostazione di questo DPEF, della finanziaria,
  del  bilancio da parte del  Governo sarà quella di un personaggio
  di  Alan  Ford, chiamato Superciuk - è una lettura di sinistra -,
  che era un Robin Hood al contrario, rubava ai poveri per dare  ai
  ricchi.
   Voi  state  continuando con la chiusura delle  guardie  mediche,
  con  il    bombardamento  dell'ospedale di Palazzo  Adriano,  una
  struttura  che dà risposta ad un'area interna. Il primo  atto  di
  razionalizzazione  delle  risorse  sulla  finanza   è  quello  di
  chiudere  l'ospedale di Palazzo Adriano, di chiudere  la  guardia
  medica  di  Sant'Angelo Muxaro, di chiudere la guardia medica  ad
  Alessandria della Rocca e le guardie mediche dei  piccoli  comuni
  della provincia di Messina
   Questa  è  la grande novità portata dall'Assessore alla  sanità,
  perché  sul  documento,  allegato al DPEF,  ci  sono  soli  buoni
  propositi  che  sono stati smentiti immediatamente  dallo  stesso
  Assessore,  nella  seduta  della   Commissione  sugli  impegni  a
  chiudere alcuni passaggi.
   Onorevole  Assessore,  questa per il DEPF è una veglia  funebre,
  perché è un documento già morto, siamo avanti, non siete stati in
  grado di rispettare nemmeno i tempi, come ha scritto la Corte dei
  Conti.
   Ha   detto   bene  l'onorevole  Oddo  quando,  non  condividendo
  chiaramente  la relazione di maggioranza, ha espresso  l'idea  di
  chiudere le strutture cosiddette pubbliche e visto che non si  fa
  la  fila  nelle strutture private si affida tutto il servizio  ai
  privati.
   Naturalmente,   nel  documento  di  programmazione   è   scritto
  ovviamente  con  toni diversi da questa mia iperbole  finale,  ma
  sicuramente c'è.
   Credo  che  oggi,  peraltro siamo anche in pochi,  si  consumerà
  questo passaggio parlamentare, questa ritualità, considerato  che
  avete  dichiarato  che  l'atto di programmazione  generale  è  la
  cosiddetta    annunciazione'  di   una   stagione   nuova   della
  razionalizzazione della spesa, della qualificazione  della  spesa
  pubblica, del rigore.
   Personalmente,   penso   che  questi  cinque   anni,   onorevole
  Assessore, che è qui in rappresentanza del Governo, saranno  anni
  in  cui  si  aumenterà la povertà dei poveri e la  ricchezza  dei
  ricchi.

    PRESIDENTE   E' iscritta a parlare l'onorevole  Borsellino.  Ne
  ha facoltà.

    BORSELLINO    Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,   sono
  abituata  ad ascoltare molto e a trarre le conclusioni da  quello
  che  ascolto e osservo per poi improntare la mia azione,  le  mie
  decisioni  a  quella  che è l'osservazione e  la  conoscenza  dei
  fatti.
   Devo  dire  che  ho  ascoltato  ed  osservato  molto,  anche   e
  soprattutto  in questa seduta ed in quella di ieri, e considerato
  che non mi piace ripetere quanto già detto, perché mi sembrerebbe
  far  perdere tempo ad un Parlamento che sicuramente ha  questioni
  ben  più  importanti da affrontare, citerò soltanto alcuni  punti
  che sono stati, peraltro, ribaditi.
   Mi  sembra,  anzi  sono  certa, e non  voglio  procedere  con  i
  paragoni e le similitudini che oggi mi sembra abbondino,  che  il
  Presidente Cuffaro ed il Governo si prendano se non  altro  gioco
  di  questo  Parlamento  e  lo ritengo una  mancanza  di  rispetto
  grande,  perché avere già depositato la legge finanziaria  quando
  ancora il DPEF non era ancora arrivato in Aula, credo  che riduca
  tutto  questo  ad  una  sorta di gioco che non  ha  assolutamente
  nessuna finalità.
   Ma  non  è  soltanto questo, è anche il fatto di avere ascoltato
  ieri  una  relazione della Commissione Bilancio  sulla  quale  si
  parlava  di  maggioranza e di minoranza  e  non  di  opposizione,
  perché  c'erano alcune considerazioni sicuramente  molto  chiare,
  amare,  severe, devo dire, su quello che è il lavoro  presentato,
  segno  che  la  stessa  maggioranza non  può  condividere  quanto
  scritto su questo documento.
   Il  Presidente Cuffaro oggi, bontà sua, tornando ai paragoni, mi
  definisce Pinocchio, forse perché  ieri avevo definito il Gatto e
  la  Volpe lo stesso Presidente Cuffaro e l'onorevole Lombardo che
  facevano una sorta di sceneggiata: uno faceva arrivare i  rifiuti
  e l'altro si opponeva a che sbarcassero.
   Però  il paragone con Pinocchio presuppone che si parli di bugie
  e   personalmente  le  bugie  del  Presidente  Cuffaro  le  avevo
  denunciate durante la campagna elettorale, proprio perché dal mio
  stare  ad ascoltare, dalla mia osservazione della realtà  mi  ero
  resa  conto  che quanto diceva della Sicilia, di  una  Terra  che
  all'atto pratico non esisteva, erano soltanto delle bugie,  delle
  bugie elettorali.
   Va  bene  che  si  dicano  delle bugie elettorali,  ma  che   si
  continui a farlo anche dopo che l'azione di Governo sia iniziata,
  mi   sembra   veramente  irresponsabile,  ingeneroso,   ingiusto,
  colpevole nei confronti dei siciliani, soprattutto di quelli  che
  l'hanno votato e che hanno creduto a tutto questo.
   Non  sto  lì  ad  elencare tutti i punti   che  sono  stati  già
  ampliamente trattati: il PIL considerato in crescita, i  disastri
  degli  ATO  idrico  e rifiuti, il piano energetico  mancante,  la
  spesa   sanitaria   che  trovo  assolutamente  fuori   controllo,
  trascinando  in  giù tutta l'economia siciliana senza  che  venga
  previsto  nulla di concreto, se non ancora una volta, non  voglio
  definirle  bugie, ma ipotesi questa volta, ma non  credo  che  si
  possa ragionare soltanto sulle ipotesi quando queste non hanno un
  fondamento chiaro.
   Il  mio  è  un brevissimo intervento proprio perché  non  voglio
  rubare  tempo a questo Parlamento, molti peraltro hanno molto  da
  fare  e  sono  da  un'altra parte. E anche  questo  disamore  nei
  confronti dell'Assemblea e di questo dibattito mostra come questo
  sia  stato  soltanto un rituale vuoto ed io di questo mi  ritengo
  veramente profondamente offesa perché non si può giocare così con
  il  futuro della Sicilia,  di una terra che si trova già  in  una
  situazione gravissima  dalla  quale non si riesce assolutamente a
  venire a capo. E certo il metodo non può e non deve essere quello
  del  Presidente  Cuffaro di trovare un capro  espiatorio  su  cui
  riversare tutte le colpe di quanto non va in Sicilia.
   Forse  dimentica che nei cinque anni di governo  precedente,  in
  questa Sicilia, c'era lui a presiederlo e a Roma un governo a lui
  amico,  il governo Berlusconi; adesso, nel giro di tre  mesi,  le
  colpe  vengono  gettate  sul governo nazionale  e  il  Presidente
  Cuffaro si fa paladino di tutte le richieste della Sicilia.

                 Presidenza del Presidente Micciche'

   Credo  che questo sia un atteggiamento irresponsabile, che  vada
  assolutamente  sanzionato e mi rendo  conto  che  sia  stato  già
  sanzionato nella relazione svolta ieri   e, mi permetto  di  dire
  anche di più, in alcuni degli interventi fatti oggi in quest'Aula
  da parte di esponenti della maggioranza.
     Ritengo che si debba prendere atto con forza tanto più che  ne
  vale  la  dignità  di questo Parlamento e della nostra  Terra  in
  genere,  noi come siciliani dovremmo indignarci davanti  a  tutto
  questo e non lo sappiamo fare.
   Ieri,  noi  esponenti del centrosinistra abbiamo  dichiarato  di
  volere   l'abrogazione  della  Commissione  Antimafia,   la   sua
  cancellazione.
   Non  è  un  atto sterile, è una presa di coscienza forte  poiché
  tale Commissione è stata svuotata del suo ruolo e del suo compito
  nella  scorsa  legislatura e rischia  di  essere  così  anche  in
  questa, considerato che non è stata apportata alcuna modifica.
   Credo  che questo metodo di governo che il Presidente Cuffaro  e
  i suoi collaboratori hanno attuato nella scorsa legislatura e che
  adesso dichiarano  e mostrano chiaramente di voler portare avanti
  allo  stesso  modo sia assolutamente negativo e sia assolutamente
  inaccettabile.

    FORMICA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    FORMICA   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  ho  ascoltato
  gli   oratori  che  sono   intervenuti  a  proposito  di   questo
  documento, il DPEF, che da alcuni è ritenuto la madre di tutte le
  leggi,  di tutti i buoni propositi, a maggior ragione che  questo
  documento   riguarda un quinquennio e  non la sola programmazione
  della prossima annualità; mentre da altri è ritenuto, come spesso
  è  avvenuto  in  passato,  quasi una  mera  formalità  che  viene
  presentata come un fastidioso obbligo, ma alla quale poi  non  si
  dà  alcun  peso  e alcuna importanza e che, comunque,  viene  poi
  assolutamente  disatteso  sia a livello regionale  che  nazionale
  nella  fase  vera  e propria della stesura e della  presentazione
  della legge finanziaria.
   Probabilmente  la  verità sta nel mezzo  e,  cioè,   il  DPEF  è
  certamente   un  documento  di  programmazione  finanziaria   che
  rappresenta le linee guida a cui si deve attenere la  manovra  di
  bilancio e la finanziaria del Governo proprio perché esso  dà  le
  direttive  sugli  obiettivi che il Governo  della  regione  vuole
  raggiungere.
   In  Sicilia, onorevoli colleghi, assistiamo, ormai da almeno due
  decenni, a grandi grida di allarme che riguardano lo stato  delle
  finanze  della  nostra  Regione, la paventata  insolvibilità,  lo
  spreco  delle risorse che costantemente guidano l'azione di  ogni
  Governo,  la possibilità che i nostri conti oggi o domani  vadano
  in crack.
   La   verità  è  un'altra,  onorevoli  colleghi,  seppure  ci  si
  lamenta  costantemente,  poi,   in  occasione  di   ogni  manovra
  finanziaria,  di  ogni legge di bilancio, di ogni  variazioni  di
  bilancio,  in  quest'Aula - ed è pure comprensibile -   i singoli
  deputati, nel rappresentare gli interessi del territorio  in  cui
  sono  stati  eletti, pur rigorosissimi  per ciò che riguarda  gli
  altri,  dimenticano lo stesso rigore quando si tratta di  portare
  avanti i propri interessi o gli interessi dei propri elettori,  a
  cui devono dare conto, peraltro,  del proprio mandato. Ebbene, in
  questa  Aula  si  disattende  costantemente  ogni  proposito   di
  risanamento   che   riguarda  i  vari  settori   della   pubblica
  Amministrazione.
   Quando  parliamo di questi settori non possiamo dimenticare  che
  il deficit  con il quale ci siamo confrontati riguarda un deficit
  di  bilancio  che  è di 2,4 miliardi di euro  e   di  questi  1,2
  miliardi di euro sono rappresentati dal settore della sanità.
   A  tal fine, vorrei intervenire a proposito dei contributi delle
  opposizioni considerato che la sanità non è un settore qualsiasi,
  non  è l'amministrazione della vendita delle patate piuttosto che
  dei  motorini,  non lo chiamerei nemmeno settore  in  quanto   la
  sanità  è  l'indice  della civiltà di  un  Paese;  infatti,   per
  misurare  se  siamo in un Paese civile e sviluppato,  anche  alla
  luce  di ciò che accade nel mondo,  l'indice determinante è  dato
  dalla   cura   e  dall'attenzione che uno Stato  può  offrire  al
  cittadino.
   La  sanità non è certamente un settore per procurare entrate, ma
  spese,  uscite e  proprio da queste  si misura appunto la civiltà
  del  Governo, di una Regione, di uno Stato, della società in  cui
  viviamo.
   Quindi,   analizziamo  questo  settore  che  rappresenta,   come
  abbiamo  visto,  la  metà  dell'intero  deficit  di  bilancio  e,
  risanando  o cercando di porre rimedio in questa area cruciale  e
  vitale, certamente risaneremo il bilancio della Regione.
   Analizziamo,  pertanto,  le cause di  questo  buco.  La  Sicilia
  spende più delle altre regioni italiane? No, semmai  spende  meno
  come quota pro-capite rispetto alle altre regioni italiane, forse
  spende male.
   Su  questo,  personalmente, non ho  dubbio  alcuno,  esso  è  un
  settore  che ha bisogno di essere rivisitato. Eppure,  anche  per
  esso  spesso  sento di propositi perseguiti sia  da  colleghi  di
  maggioranza che da colleghi di opposizione che  stridono con  una
  analisi reale della situazione.
   Quando   si  sostiene,  come  è  avvenuto  nella  relazione   di
  maggioranza, di affidare la sanità ai privati perché costa  meno,
  si  dovrebbe  dire  anche cosa ne facciamo  degli  operatori  che
  attualmente  lavorano  nella sanità pubblica;  si  dovrebbe  dire
  anche  cosa  succede  ai costi una volta affidata  la  sanità  ai
  privati, perché questi stessi costi sono lungi dal diminuire,  ma
  sono triplicati o, addirittura, quadruplicati rispetto   al costo
  pro-capite che avviene in Italia.
   Gli  Stati Uniti ne sono un esempio, vi é una sanità che  è  per
  gran   parte  privata,  ma  il  costo  pro-capite  è   di   oltre
  quattromila  euro pro-capite a fronte di un costo in Sicilia,  in
  Italia, intorno a mille duecento euro pro-capite, quindi siamo in
  presenza di un costo che è quattro volte superiore.
   Si  sostiene, per quanto riguarda la  sanità, che in Sicilia  ci
  sono troppi privati; è vero, ma si deve dire contestualmente  che
  il  costo  complessivo del peso dei privati sul budget  totale  è
  possibilmente inferiore a quello di regioni nelle quali  ci  sono
  meno privati convenzionati, ma il costo è sempre uguale.
   Piuttosto   si   dovrebbe  dire  che  bisogna  riorganizzare   e
  razionalizzare l'apporto dei privati alla sanità, non  certo  per
  diminuire  il costo dei privati, perché come abbiamo  visto  sono
  meno  del  10  per  cento del budget totale, ma  per  offrire  un
  migliore  servizio  al  cittadino e  tutto  ciò  non  implica  un
  risparmio della spesa, semmai implica una migliore erogazione dei
  servizi.
   Il   vero   problema   è  un  altro.  Si   sono   fatte   alcune
  manifestazioni contro il Governo nazionale - che   condivido  per
  alcune  decisioni prese dal Governo nazionale, non solo oggi,  ma
  anche  in  passato  -,  ma  non si è fatta  l'unica  vera  grande
  manifestazione  di  tutta  la  Sicilia  rispetto  alle  decisioni
  assunte  dai  vari Governi nazionali a partire  dal  1996  e  che
  rappresentano la causa unica del buco della sanità, e  mentre  le
  altre Regioni - vorrei che i colleghi stessero attenti a ciò  che
  dico  - hanno una compartecipazione della spesa sanitaria intorno
  al   30   per   cento,  in  Sicilia,  dal  1996,  questa   stessa
  compartecipazione è stata portata al 42,5 per cento, ed è intento
  dell'ultima  Finanziaria  del Governo nazionale  di  portarla  da
  subito al 45 per cento per poi andare al 47 l'anno prossimo e  al
  50 nel 2009.
   Tutto  ciò a fronte di un bilancio della Regione siciliana  che,
  per quanto riguarda la Sanità, è di 16 mila miliardi, a pagare 12
  o 15 punti in più su sedicimila miliardi, sono per un verso circa
  2.400 miliardi.
   Come  vedete è il gap che sopportiamo nella Sanità è quello  che
  trascina  con sé il deficit di bilancio della nostra  Regione  e,
  badate bene, queste sono risorse che vengono sottratte agli altri
  capitoli, per esempio agli investimenti,  è  il cane che si morde
  la  coda   ed  è  la  soluzione a tutti  i  quesiti,  a  tutti  i
  propositi, a tutte le critiche che vengono fatte di volta  di  in
  volta al bilancio, alla finanziaria e al DPEF.
   Se  non ci convinciamo che è interesse di tutti i siciliani,  di
  qualsiasi  colore politico, fare questa battaglia  perché  é  una
  battaglia vera, giusta e sacrosanta, se non riusciamo a  vincerla
  non  avremo  i fondi per gli investimenti, per le infrastrutture,
  saremo  costretti, prima o poi, a tagliare i servizi agli utenti,
  a diminuire i fondi per la sanità, con tutto ciò che ne consegue.
   Quindi, è vero che ci sono gli sprechi, nessuno lo nega,  e  non
  da  ora, come è vero  che bisogna razionalizzare, come è vero che
  alcune  decisioni  prese negli anni e da tutti  i  Governi  hanno
  portato ad un aggravio di spesa in tutti i settori,  come è  vero
  che  ci  sono  contributi  che probabilmente  non  devono  essere
  elargiti;   ma siamo in presenza di dettagli rispetto al  bubbone
  principale   E  se non se ne ha  consapevolezza  nessuna  manovra
  finanziaria può porvi rimedio, non c'è DPEF che possa  portare  i
  conti  in ordine, non c'é finanziaria e non c'é Governo che possa
  ristabilire  un  clima di fiducia nella possibilità  di  sviluppo
  della nostra Regione perché senza risorse finanziarie non ci  può
  essere sviluppo

    LO  PORTO , assessore per il bilancio e le finanze.  Chiedo  di
  parlare.

    PRESIDENTE   Onorevoli colleghi,  considerato  che  i  numerosi
  ordini  del  giorno  pervenuti in sede di  discussione  del  DPEF
  richiedono una attenta valutazione, ritengo opportuno,  ai  sensi
  dell'articolo  7  del  Regolamento  interno,  dopo   la   replica
  dell'onorevole Lo Porto, assessore per il bilancio e le  finanze,
  sospendere la seduta e convocare la Conferenza dei Presidenti dei
  Gruppi parlamentari per organizzazione la prosecuzione dei lavori
  d'Aula.
   Ha  facoltà  di parlare l'onorevole Lo Porto, assessore  per  il
  bilancio e le finanze.

    LO  PORTO ,   assessore per il bilancio e  le  finanze.  Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, come avete visto, e  come  molti
  colleghi  hanno ricordato, ho seguito con puntualità e attenzione
  il dibattito sul Dpef. dopo averlo seguito in sede di Commissione
  Bilancio.
   Qualcuno  ha  detto  che è la prima volta che  si  dedica  tanta
  attenzione e tanto tempo al Documento di programmazione economica
  finanziaria,   adducendo   alla  circostanza    un   merito   che
  probabilmente è puramente occasionale
   Personalmente,   ricordo   i  cinque   anni   della   precedente
  legislatura  nel  corso  dei   quali  questo  documento  è  stato
  interpretato  e  gestito esattamente, come alcuni  di  voi  hanno
  rilevato, in modo rituale.
   Qualche  volta  ho  anche  avuto  occasione  di  seguire  alcuni
  dibattiti, riguardanti il Dpef,  presso la Camera dei Deputati  e
  anche  lì si verificava un analogo fenomeno, era sempre ritenuto,
  cioè,   un  documento secondario rispetto ai documenti  economici
  veri  e  propri  quali  il bilancio e la  finanziaria.  E  poiché
  l'avere dedicato tanto tempo, tanta attenzione e tanto impegno  è
  stato  da  tutti  salutato con interesse e io, nell'associarmi  a
  tale  apprezzamento  di interesse, dico che il  grande  dibattito
  sulla politica economica siciliana è finalmente cominciato
   Attenzione,   però,  a  non  perdere  di  vista  la   differenza
  sostanziale  tra  il  Dpef  e gli altri documenti  economici   La
  differenza deve rimanere, così prevede la legge e così prevede la
  logica  politica,  esso  è  e deve   rimanere  la  guida  per  la
  predisposizione dei veri e propri documenti economici che sono  e
  rimangono  bilancio e finanziaria, perché se si  perde  di  vista
  questo  concetto,  questa linea logica  e si  coglie  l'occasione
  per  trasformare  il  dibattito sul Dpef in  un  dibattito  sulla
  complessiva  economia siciliana, si commette un  errore,  seppure
  personalmente  saluto con gioia un eventuale  dibattito  di  tale
  natura.  Sarebbe  un errore di metodo ed è un  errore  di  merito
  perché  il  Dpef  è una guida, è una indicazione  alla  quale  il
  Parlamento si deve indirizzare  e vedremo in che termini,  perché
  ancora, sebbene depositati presso la Segreteria Generale,  i  due
  documenti  economici non sono a nostra conoscenza, né abbiamo  in
  questa fase l'opportunità di discuterli.
   Ma  la verità è che il dibattito verte unicamente su questo. Per
  chi ha letto i due documenti,  probabilmente, come spesso accade,
  tanti  di  noi non li hanno letti, tali documenti economici  sono
  stati  interpretati in modo diverso a seconda dello  schieramento
  di appartenenza.
   Questo  è  un  errore perché, se il documento  deve  essere  una
  linea di indirizzo o una guida per la riproposizione dei progetti
  economici,  dobbiamo tenere conto di questo e di questo  dobbiamo
  parlare.
   Il  documento di programmazione economico-finanziaria presentato
  dal Governo non ha altra ambizione che questa.
   E'  stato  integrato, è ci si è domandati  cosa faremo adesso  a
  livello di bilancio e di finanziaria,  quando il quadro economico
  in   cui   li  discuteremo  è  quello  che  voi  stessi,   tutti,
  maggioranza e   minoranza, avete indicato. Un quadro estremamente
  critico sul piano della liquidità di cassa.
   Vedremo  se  ci  sono suggerimenti,   possibilità,    soluzioni,
  progetti,  ma lo vedremo in seno al dibattito sul bilancio  e  la
  finanziaria  perché qualcuno ha voluto, giustamente, forzare  una
  sorta  di  radicamento  nel territorio. La logica  del  documento
  economico e finanziario sicilianoè quella di forzare un percorso,
  esso  vuole  essere una guida di proposizione  di  finanziaria  e
  bilancio,   qualcuno  ha detto persino  la Sicilia  è  un'Isola',
  quasi che l'economia siciliana sia un'isola rispetto all'economia
  nazionale e probabilmente rispetto all'economia europea.
   Questo  documento  -  e non è escluso che stia  proprio  in  ciò
  una delle ragioni di tanto interesse -  si discute in un contesto
  nazionale  ed  internazionale  particolare.  Non  è  vero,   come
  qualcuno  ha sostenuto, che l'Europa va bene; l'Italia arranca  e
  la Sicilia è al carro di questi momenti economici particolarmente
  critici.  Non  è  vero che l'Europa va bene  L'Europa  va  meglio
  dell'Italia,  ma  è    cosa diversa  dall'andar  bene.  L'Europa,
  rispetto  alle grandi economie evolute, come quella  americana  e
  come  quelle asiatiche, va male perché ci sono indici di prodotto
  interno lordo a due cifre in particolari zone del mondo, ci  sono
  indici  di crescita continui nella grande economia americana  che
  poi  notoriamente fa da traino di tutte le economie più  evolute,
  soprattutto occidentali.
   Trascurare le difficoltà oggettive che si vivono in Sicilia,  si
  vivono in Italia, si vivono in Europa, significa non tenere conto
  della  criticità di questo documento che si colloca perfettamente
  nel  contesto regionale, nazionale ed internazionale.
   Voglio  dire,    in questo contesto si può pure,  per  amore  di
  polemica   o   per   interesse  legittimo  della   logica   degli
  schieramenti  politici,  definire  Cuffaro  un   Pinocchio',  per
  carità
   Ma  quando  il  dibattito deve scendere,  onorevole  Borsellino,
  sulla concretezza........

    BORSELLINO  E' al contrario

    LO  PORTO   ,  assessore per il bilancio e le  finanze.  E'  al
  contrario, ha ragione, ma c'è di peggio, lei ha citato   il Gatto
  e la Volpe' , non so chi dei due abbia riferito nelle persone dei
  suoi  interlocutori,  a Cuffaro gli diamo  il  ruolo  del  gatto
  Dicevo, quando bisogna scendere nel particolare, nel concreto, le
  scelte economiche, quelle che poi arricchiscono di responsabilità
  l'uomo di governo, naturalmente dobbiamo prescindere dalla  buona
  fede,  dalla  furbizia, dalle verità o dalle bugie e giudicare  i
  fatti per quelli che sono, i documenti.
   La  realtà è che la Sicilia non  presenta indici negativi,  sarà
  per  un caso fortuito della storia, sarà per un effetto indiretto
  dell'economia in questo contesto che   brevemente ho indicato, ma
  la  Sicilia  presenta,  per  fortuna nostra,  indici  decenti  in
  termini  di  occupazione, in termini di prodotto  interno  lordo,
  riguardo  al  quale c'è una grande disquisizione, c'è  un  grande
  dibattito.
   Non  oso  citare  quello che lo Svimez ha dichiarato  come  ente
  preposto  all'esame  e  all'analisi dell'economia  regionale.  Lo
  Svimez,  uno degli istituti di ricerca demoscopica più importanti
  d'Italia   che  si occupa unicamente di Mezzogiorno,  ha  fornito
  dei  risultati e dei dati che fanno della Sicilia  una  terra  in
  crescita  di PIL  di oltre il 2,8 per cento rispetto all'1  netto
  del PIL nazionale, questo è un elemento di conforto.
   I   nostri   uffici  -  la  Regione,  il  Bilancio  -  rifiutano
  l'indicazione   dello   Swimez  che  può  apparire   un   tantino
  ottimistica  e,   se è detta da noi, persino strumentale.  Ma  la
  verità   è   che   i   dati   che  hanno  raccolto   gli   uffici
  dell'Assessorato Bilancio sono questi. Per la Sicilia,  a  prezzi
  costanti, 0,9, a prezzi correnti 2,9. Ripetuto come dato  per  il
  2007  è cresciuto al 3,5 per il 2008, al 3,7 per il 2009. Cioè  a
  dire,  c'è una crescita tendenziale interessante, c'è un  momento
  economico  favorevole.  Bisogna saperne  cogliere  l'occasione  e
  concretizzare,   consolidare,  riempire  davvero   di   risultati
  concreti queste possibilità
   Ma  la  Sicilia,  per fortuna nostra, non è  come  accadeva  nel
  passato  al  carro  negativo  della produzione  e  del  progresso
  italiano;  in questo momento la Sicilia corre, cammina,  respira.
  Non è una Terra rassegnata al proprio sottosviluppo.
   E  allora, qual è la grande novità di questo Documento economico
  e  finanziario? Ripeto,  io non voglio rifuggire, non dico  dalla
  polemica  ma  dalla dialettica intorno ai problemi  concreti.  Li
  avete  tutti  indicati, tutti sottolineati, sono tutti  degni  di
  essere  trattati.  Ma  ne parleremo. Stiamo lavorando,  vi  posso
  assicurare con molto impegno e molta serietà sullo sviluppo di un
  bilancio  per il 2006-2007 e sulla prospettiva di una finanziaria
  che arrivi al 2011. E' un'occasione che   avete sottolineato,  il
  documento ha due peculiarità. una   è che  riguarda un periodo di
  5  anni, l'intera legislatura; il seconda,  del quale nessuno  ha
  parlato,    è  invece l'elemento distintivo di questo  documento:
  la  manovra  correttiva. Dobbiamo correggere  la  manovra  perchè
  abbiamo  trovato  i 1.152 milioni di buco della  sanità,  abbiamo
  trovato  le  conseguenze di una strana applicazione dell'articolo
  37 dello Statuto che crea un vuoto.

    CRACOLICI   Avete  depositato  un  assestamento  dove  non  c'è
  manovra correttiva.

    LO  PORTO, assessore  per il bilancio e le finanze.  Adesso  ci
  arrivo.  C'è  un problema di strana applicazione da  parte  dello
  Sato  dell'articolo  37,  con un contenzioso   arcinoto,  le  cui
  soluzioni   vedremo  in  corso  d'opera.  La  manovra  correttiva
  riguarda,  da  una  parte il disavanzo sanitario,  dall'altra  la
  mancanza  di  fondi per l'intervento nell'ambito  di  quelli  che
  molti  di  voi hanno indicato  essere il problema prioritario  di
  questo documento di programmazione: gli enti locali
   Ci   siamo   preoccupati  di  dare  risposta  per  il  disavanzo
  sanitario,  ci  siamo  riservati di dare  soluzione  al  problema
  relativo  alle conseguenze dell'articolo 37 dello Statuto;  è  un
  documento  condizionato,  caratterizzato  da  queste  due  grandi
  novità, se le vogliamo ignorare, parleremo dei massimi sistemi  -
  di cui dobbiamo pure parlare  ma in altra sede - ,  oggi dobbiamo
  parlare  di  un documento di programmazione economico-finanziaria
  caratterizzato da un disegno strategico pluriennale,  esattamente
  di 5 anni, e da una manovra correttiva legata al fabbisogno degli
  enti locali.
   So  bene   che  questo dibattito -  qualcuno lo ha  detto  e  lo
  ringrazio,  si  tratta dell'onorevole Ammatuna  che  ha  centrato
  l'argomento  ed ha fatto bene a sottolinearlo -     so  bene  che
  questo  documento, questo dibattito, queste scelte   incidono  in
  modo  concreto  sul  destino ed  il  futuro  dei  siciliani,   ci
  collegano  ad  un  contesto  politico unico  nella  storia  della
  Sicilia  o  forse,  se non unico,  uguale a tanti  altri  momenti
  molto lontani nel tempo,  quando la Sicilia  al cospetto di forti
  processi  di aggregazioni continentali rimase indietro   rispetto
  alle altre regioni italiane.
   Mi  riferisco per esempio al grande processo di aggregazione che
  subì  o  di  cui godette l'Italia oltre 160 anni fa:  La  Sicilia
  rimase  fuori  dal  grande  disegno  di  sviluppo  della  nazione
  italiana.  Oggi  assistiamo ad un fenomeno quasi uguale:  c'è  un
  processo  di  aggregazione europea a 25 Stati e una pressione  di
  questo  grande continente di oltre 300 milioni di anime  sul  mar
  Mediterraneo,  dove la natura ha permesso alla  Sicilia di essere
  al centro di questa grande zona geopolitica.
   Ciò  ci  porta alle conseguenze fatali di una Sicilia al  centro
  di   una  zona  di  libero  scambio,  fra  qualche  anno  dovremo
  fronteggiare questa grande occasione storica che può provocare un
  bivio:  o  la  Sicilia rimane alla testa del grande  processo  di
  sviluppo  del Mediterraneo o ne subisce solamente le  conseguenze
  negative,  come accadde oltre 160 anni fa.
   Compete  a noi siciliani, classe dirigente siciliana, compete  a
  noi Parlamento siciliano, Governo regionale, compete alla Sicilia
  impedire  questa seconda beffa e comunque condizionare  nel  modo
  migliore  lo  sviluppo storico di cui dovremmo essere beneficiari
  da qui a qualche anno. So bene che questo dibattito si colloca in
  questo  contesto, so bene che attraversiamo un grande momento  di
  importantissima  storia  che  coinvolge  e  riguarda  la   nostra
  Regione.
   Dico  che  dobbiamo   prendere   coscienza  del   ruolo  che  ci
  attende come siciliani, dobbiamo  capire i pericoli che corre  la
  Sicilia,  dobbiamo   capire  che  soltanto  l'unità  del   popolo
  siciliano  può  permettere alla Sicilia  di  fronteggiare  questo
  grande evento storico.
   Ringrazio  il collega Panepinto per aver ricordato   la    frase
  da  me  pronunziata   in  occasione  del  dibattito  sulla  legge
  finanziaria   nazionale    il  Mezzogiorno  all'opposizione,   la
  Sicilia  all'opposizione ,  perché continuo a credere, al  di  là
  della  logica e degli interessi di schieramento, che   un'  unità
  sostanziale   nell'interesse  della  Sicilia   non   soltanto   è
  auspicabile,  ma è nella logica dei nostri doveri storici

      Richiesta di apposizione di firma alla mozione numero 93

    DE  BENEDICTIS . Signor Presidente, chiedo di parlare ai  sensi
  dell'articolo 83, comma 2 del Regolamento interno.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    DE  BENEDICTIS . Signor Presidente, onorevoli colleghi,  chiedo
  di  apporre  la  mia firma e quella dell'onorevole Zappulla  alla
  mozione n. 93 «Allocazione di una centrale operativa del servizio
   118'   in  provincia  di  Siracusa  ed  integrazione  con  nuove
  postazioni nelle zone non beneficiarie del servizio»

    PRESIDENTE  L'Assemblea ne prende atto.

   Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa.

    (La seduta, sospesa alle ore 12.45, è ripresa alle ore 13.40)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


          PRESIDENTE    Onorevoli  colleghi,  così  come  stabilito
  dalla Conferenza dei  Presidenti dei Gruppi parlamentari, avverto
  che  la  seduta  è rinviata ad oggi, mercoledì 18  ottobre  2006,
  alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:

   I - COMUNICAZIONI

   II  -  SEGUITO DELLA DISCUSSIONE DEL DOCUMENTO DI PROGRAMMAZIONE
  ECONOMICO-FINANZIARIA PER GLI ANNI 2007-2011

   III  -  ESAME  DEL DISEGNO DI LEGGE:  ACCELERAZIONE DELLA  SPESA
  DEL POR SICILIA 2000/2006  (n. 377/A)

   IV  - RICOSTITUZIONE DELLA COMMISSIONE SPECIALE PER LA REVISIONE
  DELLO STATUTO DELLA REGIONE

                  La seduta è tolta alle ore 13.41

                     DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                            Il Direttore
                       Dott. Ignazio La Lumia

   ALLEGATO

   Risposta scritta ad interrogazione

   FLERES - «All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali  e
  le autonomie locali, premesso che:

   l'unica  strada di accesso al quartiere, la via Ragala  Montarso
  (Nicolosi  -  CT), è stretta e pericolosissima, come testimoniato
  da continui incidenti;

   la  zona sud del quartiere, in particolare la via Guardia Ragala
  (in  territorio  di Pedara) a causa dell'incuria e dell'inciviltà
  di pochi è stata trasformata in una discarica non autorizzata;

   in  via  Palermo  la  presenza  del brecciolino  costituisce  un
  pericolo  continuo  e  costante  per  le  automobili  e   per   i
  ciclomotori;

   i  lavori  per  la segnaletica (orizzontale e verticale)  e  per
  l'installazione  dell'impianto  d'illuminazione  non  sono  stati
  completati;

   per sapere quali siano gli interventi che si intendano porre  in
  essere  per  riqualificare il quartiere  Ragala,  nel  comune  di
  Nicolosi (CT).» (401)

   Risposta.   «Con   l'interrogazione   numero   401   l'onorevole
  interrogante,  dopo  avere  evidenziato  le  diverse  cause   che
  impediscono  una comoda e sicura viabilità nel quartiere  Ragala,
  con  particolare riferimento a quelle riguardanti la via  Ragala-
  Montarso   (presenza   di   rifiuti,   pericolosa   presenza   di
  brecciolino,  lavori  per la rete idrica e per  l'impianto  della
  segnaletica  stradale),  via  particolarmente  importante  perché
  costituisce  l'unica possibilità di accesso al quartiere,  chiede
  di   sapere  quali  iniziative  si  intendano  intraprendere  per
  superare lo stato di disagio lamentato.
   Al   riguardo,   va  riferito  che  il  sindaco   di   Nicolosi,
  tempestivamente compulsato, ha fatto sapere che il problema della
  riqualificazione del quartiere Ragala è stato affrontato  con  la
  redazione  di un apposito progetto già presentato alle competenti
  autorità  regionali per il relativo finanziamento. Tale  progetto
  prevede,  tra  l'altro,  anche  l'allargamento  della  strada  in
  questione.
   Per  quanto  attiene alle altre cause di disagio  lamentate,  lo
  stesso  sindaco  ha  fatto  sapere che  essendo  riconducibili  a
  fenomeni  di  malcostume e a fenomeni atmosferici non prevedibili
  né   ovviabili,  sarà  prestata  una  maggiore  attenzione   alla
  tempestività  degli interventi di risanamento  che  tuttavia,  in
  atto, vengono eseguiti con l'impiego di operatori comunali.
   Per  quanto attiene, infine, ai disagi provocati dai  lavori  di
  sistemazione  dell'impianto  di  illuminazione  e  quello   della
  segnaletica stradale lo stesso Sindaco ha assicurato che  si  sta
  provvedendo al loro completamento.
   Tanto in evasione all'atto parlamentare di che trattasi».

                                               L'Assessore COLIANNI