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Resoconto d'Aula della Seduta n. 19 di martedì 24 ottobre 2006
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   Presidenza del presidente Miccichè


    PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che del processo verbale
  della seduta precedente, sarà data lettura nella seduta successiva.

            Commemorazione dell'onorevole Michelangelo Russo

    PRESIDENTE.    L'ordine    del   giorno   reca:    Commemorazione
  dell'onorevole Michelangelo Russo.
    Onorevoli colleghi, senatore Macaluso, martedì 3 ottobre  2006  è
  morto,   all'età  di  75  anni,  l'onorevole  Michelangelo   Russo,
  esponente  di rilievo del partito Comunista, prima, e  del  Partito
  dei  Democratici di Sinistra, poi; protagonista della vita politica
  siciliana,  deputato regionale in quattro legislature -  una  delle
  quali  lo  vide anche Presidente dell'Assemblea - e senatore  della
  Repubblica dal 1992 al 1994.
    Non  sono certo io la persona più adatta a ripercorrere le  molte
  tappe  della sua lunga ed appassionata militanza politica. Ho  solo
  il  ricordo  di  un  suo concittadino che narra di  quando,  appena
  quindicenne, inseguiva a piedi un signore a cavallo per parlare  di
  politica.   Quel  signore  era  Accursio  Miraglia,  altro   grande
  politico, figlio della sua stessa Sciacca. Ho avuto però la fortuna
  di frequentarlo per alcuni anni, quelli precedenti la sua malattia,
  in  un periodo in cui il nostro incontro rischiava di essere quello
  tra  i  rappresentanti di un partito mafioso e di un uomo criticato
  tanto  aspramente  quanto  ingiustamente  anche  dai  settori   più
  radicali  e  massimalisti  del  suo stesso  partito.  Un  uomo  che
  ricercava  il  dialogo  e  non  l' inciucio   con  le  altre  forze
  politiche;  un uomo che, come tanti altri, non considerava  la  via
  giudiziaria al comunismo uno strumento adatto a risolvere,  ma,  al
  contrario, un motivo della crisi della politica di allora.
    Ho  conosciuto un uomo capace di grande riflessione e  di  grande
  serenità;  un  uomo che lavorava soltanto per ciò in cui  realmente
  credeva; un uomo con cui discutere, che dava e non chiedeva.
    Recentemente ho letto alcuni interventi che Michelangelo fece  in
  quest'Aula  parlamentare  e  in  essi  ho  avvertito  l'eco   delle
  battaglie sociali, battaglie a favore e a fianco dei lavoratori; ho
  avvertito  la  consapevolezza di un compito difficile:  quello  del
  riscatto civile ed economico, di una prospettiva di sviluppo per la
  nostra terra di Sicilia.
  Ritengo,   con   sincera  convinzione,  di  potere  annoverare   il
  Presidente Russo tra i grandi uomini politici siciliani, per la sua
  rettitudine, per la sua voglia di dialogo e di mediazione,  per  la
  sua capacità di comprensione delle dinamiche sociali e dei processi
  storici.
  Cara  signora Sara, onorevoli colleghi, senatore Macaluso,  con  la
  morte  di  Michelangelo  Russo  scompare  un  grande  e  innovatore
  politico siciliano.
    L'Assemblea regionale si inchina alla memoria di questo  illustre
  figlio  della  Sicilia  che tanta parte ha avuto  nel  processo  di
  affermazione   e   di   consolidamento  delle  nostre   istituzioni
  democratiche.
    Esprimendo  e  rinnovando ora alla famiglia  ed  al  partito  dei
  Democratici  di  Sinistra  un sentimento di  cordoglio  profondo  e
  sincero da parte mia, dei colleghi deputati e di tutto il personale
  di  questo  Parlamento e nel cedere la parola al senatore  Emanuele
  Macaluso,  permettetemi di augurarmi che la  mia  Presidenza  possa
  essere  ricordata per quelle stesse caratteristiche  di  efficacia,
  imparzialità  ed  alto  profilo  istituzionale  che  segnarono   la
  Presidenza del mio amico Michelangelo.

    Do la parola al senatore Emanuele Macaluso.

    MACALUSO,   ex  senatore  della  Repubblica.  Signor  Presidente,
  onorevoli colleghi, vi chiamo, appunto,  onorevoli colleghi  perché
  con emozione parlo da questa tribuna dalla quale tenni il mio primo
  discorso esattamente cinquantacinque anni addietro.
    Ritorno  in  un'occasione  certamente  triste  ma  significativa,
  perché,  ricordando Michelangelo Russo, possiamo  riflettere  sulla
  storia stessa di questa nostra terra.
    L'onorevole Russo, come ha ricordato un momento fa il Presidente,
  è stato un comunista migliorista prima e un democratico di sinistra
  poi, dopo la svolta del 1989, ma fu soprattutto - e questo mi preme
  sottolinearlo - un uomo delle istituzioni, un autonomista convinto,
  un  siciliano  che  amò la sua terra e che, per la  sua  rinascita,
  combatté  con  vigore,  ma anche con la forza  della  ragione.  Per
  questo  motivo, ha fatto bene il Presidente a ricordarlo in  questa
  Assemblea,  che  lo  vide,  per  tanti  anni,  protagonista  e  suo
  Presidente.
    Vi ringrazio per avermi dato l'occasione di ricordarlo proprio in
  questa sede, quella che per il suo rapporto straordinario che  ebbe
  con  le  istituzioni  e l'autonomia l'onorevole Russo  privilegiava
  soprattutto,  rispetto anche al Partito; egli pose  le  istituzioni
  prima  del  Partito;  per questo ritengo  che  sia  un  uomo  delle
  istituzioni.
    La  nostra  riunione,  ricordando l'onorevole  Russo,  può  anche
  essere  un'occasione  per una comune riflessione  sulla  formazione
  della  classe dirigente siciliana nel dopoguerra, non  soltanto  di
  quella  espressione  della sinistra, ma tutta, nel  suo  complesso.
  Questo  è un punto decisivo della formazione dell'autonomia,  della
  Regione ed è un problema aperto ancora oggi; non possono vivere  le
  istituzioni  democratiche  senza una classe  dirigente  adeguata  a
  farle procedere lungo la via del suo sviluppo e della democrazia.
    Non  è certo questa la sede per una riflessione compiuta, ma  una
  notazione va subito fatta.
    La vecchia classe dirigente siciliana era essenzialmente espressa
  dall'aristocrazia e da grandi professionisti che con quella  classe
  avevano  un  rapporto  di  interessi  ed  un'assonanza  soprattutto
  culturale;  facevano parte dello stesso ceto, in definitiva.  Penso
  al  Di  Rudinì,  allo stesso Crispi, a Vittorio  Emanuele  Orlando,
  grandi  mediatori - anche come uomini di governo -  fra  la  classe
  proprietaria  siciliana  e la borghesia industriale  del  Nord,  ma
  anche  mediatori  fra  la  Sicilia nel suo  complesso  e  lo  Stato
  unitario.
    I  grandi partiti di massa, nel primo dopoguerra, rompono  quello
  schema,  ed  a  farlo sono soprattutto il Partito Popolare  di  Don
  Luigi  Sturzo e il Partito Socialista, ma anche l'introduzione  del
  sistema  proporzionale  diede  un  duro  colpo  alle   aggregazioni
  politico-mafiose , come le chiamava il vecchio Napoleone Colajanni.
  Perché  i  grandi  partiti di massa? Non  perché  rispetto  a  quel
  sistema  non  vi fosse stata un'opposizione, c'era stata,  infatti,
  una  grande  lotta,  basti  ricordare  i  fasci  siciliani  (ed  il
  personale  politico  che  espressero)  poi  repressi  tra  la  fine
  dell'Ottocento  ed  i  primi  del Novecento,  ma  anche  le  grandi
  individualità siciliane. Una per tutte - come ricordavo poc'anzi  -
  Napoleone  Colajanni,  il quale, ai primi del  Novecento,  sostenne
  grandi  battaglie, non soltanto come parlamentare ma come studioso,
  contro le consorterie, per rinnovare la classe dirigente, contro il
  giolittismo  ed  il  modo  in cui il giolittismo  si  esprimeva  in
  Sicilia.
    Ebbene,  in  quel  dopoguerra,  il  processo  politico   cui   ho
  accennato, che reintroduce una grande partecipazione di massa nella
  vita politica, si accentua in forme, nuove e coinvolge la sinistra,
  il  centro  ed anche la destra (penso alla Sicilia, penso  anche  a
  questa  Assemblea e ho un ricordo straordinario anche del personale
  politico e del modo di fare politica di tante persone della destra)
  in un processo politico del tutto nuovo.
    Tre  sono stati, a mio avviso, i fattori di quel cambiamento:  la
  presenza  di grandi partiti nazionali anche in Sicilia, e questo  è
  un  fatto nuovo per la nostra terra; la grande lotta contadina  che
  sconvolge   gli   assetti  proprietari  e  semifeudali   ereditati;
  l'autonomia siciliana.
    Questi  fattori sono intrecciati tra loro. Infatti, la lotta  per
  il  rinnovamento dell'assetto proprietario ebbe in questa  sede  un
  momento  essenziale  con  la legge di riforma  agraria  votata  nel
  dicembre del 1950; in questa sede si è formata una classe dirigente
  che veniva, appunto, dai partiti nazionali, che era stata coinvolta
  nel  rinnovamento sociale della Regione e che aveva  una  vocazione
  fortemente autonomista.
    Ecco in quale situazione vedo ed, a mio avviso, bisogna collocare
  la  figura di Michelangelo Russo. Egli è stato, infatti, una -  non
  la  sola,  certo - ma una delle espressioni di quella realtà  nuova
  che si andava determinando nel dopoguerra.
    Il   Presidente   dell'Assemblea  poc'anzi   ha   ricordato   che
  Michelangelo Russo ha mosso i suoi primi passi nella vita  politica
  e  nella  lotta  sociale a Sciacca, la città dove segretario  della
  Camera  del  Lavoro e dirigente del Movimento contadino  era  stato
  Accursio  Miraglia  e  prima, nell'immediato  dopoguerra,  Domenico
  Cuffaro,   il   quale   fu   deputato   della   prima   Legislatura
  dell'Assemblea regionale e firmatario di una legge con la quale  si
  corrispondeva un assegno minimo - tremila lire - ai braccianti,  ai
  lavoratori che non avevano alcuna assicurazione sociale.
    In  Sicilia, vi erano moltissime persone che non avevano nulla ed
  il  primo  atto,  uno  dei primi atti posti  in  essere  da  questa
  Assemblea  fu  quello di ricordarsi di quei vecchi  lavoratori  che
  avevano  dato  tanto alla loro terra non ricevendo in cambio  alcun
  riconoscimento.  Veniva  da  Sciacca  anche  Domenico  Cuffaro,  ma
  Michelangelo Russo visse il dramma dell'intreccio della  lotta  per
  la  terra  e  la  lotta  alla  mafia,  un  dramma  che  in  Sicilia
  significherà più di 40 dirigenti sindacali uccisi, che significherà
  la strage di Portella della Ginestra.
    Accursio Miraglia fu ucciso nei primi del gennaio del 1947  e  la
  strage di Portella della Ginestra avvenne il primo maggio del 1947;
  il  20  aprile vi furono le prime elezioni regionali siciliane  per
  dare vita a questa Assemblea autonomistica.
    Quelli   sono   momenti  che  bisogna  sempre  tenere   presenti;
  l'autonomia   nasce  in  un  momento  di  travaglio  profondo,   di
  lacerazioni  straordinarie e anche di gravi fatti che vanno  sempre
  ricordati.
    Michelangelo Russo fece la sua prima esperienza a Sciacca, poi ad
  Agrigento, nella Camera del Lavoro e, successivamente, nel  Partito
  Comunista. Lo ricordo perché in quegli anni, immediatamente dopo la
  fine della guerra, fui nominato segretario regionale della CGIL  (e
  lo  fui  per  tanti  anni, fino al 1956) e  in  seguito  segretario
  regionale  del PCI. Con Michelangelo Russo sia nel sindacato  prima
  che nel Partito Comunista dopo ho avuto un rapporto molto forte (fu
  anche mio vicesegretario regionale nel 1967) ed è per questo che ho
  un  ricordo  molto  pregnante  della  sua  personalità,  della  sua
  intelligenza, del suo coraggio, della sua correttezza e  della  sua
  grande onestà politica.
    Ecco  dove  nasce  la sua formazione. Nasce dal grande  movimento
  degli zolfatari, perchè lui è nella provincia di Agrigento e il suo
  migliorismo, che poi gli sarà rinfacciato e rimproverato  come  una
  macchia, nasce dall'esperienza di quei movimenti, di quelle  lotte,
  dal  rapporto con quei lavoratori che volevano migliorare  la  loro
  condizione  di vita. Se non ricordo male, ancora oggi nella  piazza
  di  Comiso esiste - almeno quando giravo la Sicilia c'era - la Lega
  di  miglioramento dei contadini. Essa aveva un senso: il senso  che
  la  lotta  politica  e  la lotta sociale servono  a  migliorare  le
  condizioni e a diffondere il convincimento che non  sono in vista e
  non  sono comunque auspicabili rivolgimenti traumatici che  possano
  mettere  a  repentaglio non soltanto la vita delle  persone  ma  la
  stessa  democrazia italiana. Questo è stato un grande merito  delle
  forze  politiche  nel dopoguerra: avere trasformato  il  ribellismo
  esistente  (ricordo benissimo ancora nell'immediato  dopoguerra  si
  incendiavano  i  municipi,  si incendiavano  le  esattorie),  avere
  trasformato   quel   movimento  ribellistico   in   un   cosciente,
  consapevole movimento democratico delle masse. Questo  è  stato  un
  grande merito dei grandi partiti di massa anche in Sicilia.
    Come  ha ricordato poc'anzi il Presidente Miccichè, nel corso  di
  quell'esperienza,  di  quella  sua  attività,  Michelangelo   Russo
  approda  all'Assemblea  regionale,  vive  in  questa  sede  la  sua
  attività  politica per quattro legislature, è anche  Presidente  di
  questo Parlamento.
    Quello  fu  un momento significativo della sua vicenda  politica,
  perché  in  Assemblea egli ritrova la possibilità di esprimere  una
  politica  in  cui  il  rapporto  politico  con  le  altre  forze  è
  essenziale   per   le   mediazioni,  anch'esse  indispensabili   in
  democrazia,  per realizzare avanzamenti non soltanto  delle  classi
  lavoratrici, ma avanzamenti complessivi della Sicilia.
    Se  rileggessimo  i  suoi  interventi, se  guardassimo  alla  sua
  attività  nelle  commissioni  legislative  e  in  quest'Aula   come
  Presidente,  ci  renderemmo  conto  di  quale  sia  stata  la   sua
  ispirazione: cercare i momenti di convergenza, i momenti  di  unità
  per  dare  soluzione  ai problemi. La politica,  infatti,  non  può
  essere  soltanto predicazione, non può essere propaganda,  non  può
  ridursi ad una mera declamazione di principi; la politica deve dare
  soluzione  ai  problemi del Paese e quindi, qui, ai problemi  della
  Sicilia. E quando ci si discosta da questo asse non c'è dubbio  che
  la vita politica decade.
    Ebbene,  quel suo modo di essere, quel suo modo di fare politica,
  apprezzati  per tanti anni non soltanto dal partito cui apparteneva
  ma  da  tutte  le  forze  politiche ed anche dagli  elettori,  sono
  considerati un fatto deteriore.
    Il   Presidente  Miccichè,  nel  corso  del  suo  intervento,  ha
  ricordato  alcuni  momenti che io considero  di  grave  involuzione
  della vita democratica siciliana e anche di quella nazionale.
    Noi  abbiamo  avuto due facce della lotta politica e della  lotta
  alla  mafia  in  Sicilia  ed entrambe hanno danneggiato  l'immagine
  della nostra Isola. Mi riferisco ai momenti in cui si diceva che la
  mafia  non esisteva, ai momenti in cui parlare e scrivere la parola
  mafia  era  quasi un reato, in cui c'era una reale  convivenza:  la
  mafia  viene considerata come uno stato di necessità della Sicilia,
  un  qualcosa di cui non si può fare a meno e, anche se riprovevole,
  tuttavia  è  parte  della  nostra storia  e  della  nostra  vicenda
  politica, come un male inestirpabile.
    Ricordo, in proposito, che il giudice Falcone ebbe a dire:  se la
  mafia  è  un  male  umano,  come tutti i  mali  umani,  può  essere
  estirpata .  Quel periodo va ricordato sicuramente  come  una  fase
  negativa della nostra Isola.
    C'è  stata,  poi, un'altra fase: è quella in cui tutto  è  mafia,
  tutto diventa mafia, ogni rapporto politico diventa contagio,  ogni
  verifica  di  una possibilità di soluzione dei problemi  con  altre
  forze politiche diventa un peccato da condannare, da fustigare.
    Ricordo bene quella fase, anche se in quel periodo non ero più in
  Sicilia, per le responsabilità politiche che avevo.
    La   vicenda,   a   mio   avviso,   comincia   dopo   l'uccisione
  dell'onorevole  Pio  La  Torre,  nel  1980.  In  quel  periodo  ero
  direttore dell'Unità (quindi sapevo bene come andavano le  cose  in
  questa  Regione)  ed  è  in  quel periodo  che  nasce  un  Comitato
  antimafia  che  è  più  di un tribunale, perché  il  tribunale  può
  assolvere,  ma  quel  Comitato  giudicava,  bollava  moralmente  le
  persone.
    Una   delle  persone   bollate   da  quel  Comitato  fu  Leonardo
  Sciascia. Rammenterete tutti certamente che quando egli scrisse sul
   Corriere  della  Sera  il suo famoso articolo sui   professionisti
  dell'antimafia    il  Comitato  dichiarò  che  con   quell'articolo
  Leonardo Sciascia si era posto ai margini della vita civile.
    Michelangelo  Russo subì la stessa condanna - lo ricordo  bene  -
  per   una   frase   detta   nel  corso  di  un'intervista.   Quando
  l'intervistatore gli chiese quale fosse il suo giudizio  su  alcuni
  imprenditori,  se  riteneva fossero mafiosi, lui  rispose  con  una
  frase,  che  poteva essere più o meno felice, ma il cui  senso  era
  comunque chiaro:  Non siamo qui per fare l'analisi del sangue .
    Ebbene,  quella  frase  diventò un pretesto  per  condannare  una
  persona  che aveva una storia di grande spessore nella  lotta  alla
  mafia;  veniva  condannata  quella che fu  chiamata,  poi,  la  sua
   vocazione al compromesso , falsificando la storia politica, perché
  qui  siamo  in  una  sede  politica, che  è  l'Assemblea  regionale
  siciliana.  E non mi riferisco a quella che fu chiamata  Operazione
  Milazzo ,  ma  parlo  del 1976, anno in cui  Achille  Occhetto  era
  segretario  del  Partito Comunista e Rosario  Nicoletti  segretario
  della  Democrazia  Cristiana  ed illustre  parlamentare  di  questa
  Assemblea; parlo di quando si fece qui, all'ARS, il patto  di  fine
  legislatura  tra la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista  e
  si  raggiunsero  anche  degli accordi per  il  Comune  di  Palermo,
  ragione  per  cui  Leonardo Sciascia si dimise poi  da  consigliere
  comunale.  Quindi, una politica, giusta o sbagliata che fosse,  che
  era  la politica del PCI nel suo complesso, che interpretava l'idea
  del  compromesso storico di Berlinguer, attuata più o meno bene  in
  questa  regione  (ricordo criticai il modo in  cui  si  attuava  in
  Sicilia), diventò una macchia morale, non una critica politica.
    Ricordo  che  Michelangelo  Russo visse  questa  vicenda,  queste
  accuse,  più o meno palesi, più o meno velate sulla stampa e  mosse
  anche  da uomini del suo stesso Partito oltre che dal Comitato  con
  grande  amarezza  e  con grande tristezza, una  tristezza  che  non
  riuscì  a vincere. Michelangelo Russo era un uomo generoso, gentile
  e  buono, fu incapace di reagire a quel modo di fare politica e  ne
  soffrì fino in fondo.
    Lo  ricordo  anche in questi ultimi anni, tristi  per  lui.  Sono
  andato a trovarlo in una casa di riposo poco prima che spirasse  ed
  è  stata un'esperienza molto amara, molto triste: un uomo che aveva
  combattuto  tanto  per  la  Sicilia  sembrava  ormai  una   persona
  emarginata dal contesto sociale.
    Ringrazio  il  Presidente  per averlo ricordato  e  lo  ringrazio
  doppiamente  per  avermi dato l'occasione non soltanto  di  tornare
  nuovamente  in  quest'Aula, ma di parlare di  una  persona  che  ho
  stimato e voluto bene e che - sono certo - sarà stimato dalle forze
  politiche  che comunque si riconoscono nelle vicende dell'autonomia
  regionale e di questa Assemblea.

                              (Applausi)

    PRESIDENTE.  Ringrazio il senatore Macaluso per avere partecipato
  a questo momento di commemorazione.
    Ha  facoltà di parlare, a nome del Governo regionale, l'onorevole
  Nicola Leanza, assessore per i beni culturali, ambientali e per  la
  pubblica istruzione.

    LEANZA Nicola, assessore per i beni culturali, ambientali  e  per
  la  pubblica  istruzione.  Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,
  ancora una volta ci troviamo in Assemblea a celebrare il ricordo di
  un  figlio  illustre e devoto di questa terra di  Sicilia,  che  ha
  amato  e servito in tanti anni di militanza politica e nella  quale
  ha dato il meglio di sé fin quasi alla morte.
    Rappresenta una fase importante e significativa di questa  storia
  comune; proprio in quest'Aula ha cercato negli anni del suo impegno
  di  deputato siciliano, dal 1967 al 1991, di dare il meglio  di  sé
  svolgendo   con   convinzione,  competenza  e  grande   amore   per
  l'istituzione il ruolo di deputato dell'opposizione, sempre  pronto
  a comprendere le ragioni degli altri e gli interessi della Sicilia.
    Michelangelo  Russo, assieme con Emanuele Macaluso -  lo  abbiamo
  ascoltato  poc'anzi - viene identificato nell'ala  migliorista  del
  suo  partito. Nel 1979 raggiunge lo scranno più alto dell'Assemblea
  regionale   siciliana,  dando  un  contributo   di   equilibrio   e
  moderazione  in  una  fase  molto  convulsa  della  vita   politica
  siciliana e anche del Partito Comunista italiano.
    Di  quegli  anni  va ricordato il suo rapporto  privilegiato  col
  compianto  Piersanti Mattarella, cui lo legava una stima indiscussa
  e  la  comune  passione per un riscatto della Sicilia che  entrambi
  volevano libera dalla mafia e dai ritardi economici.
    Michelangelo  Russo,  proprio in quegli anni,  esprime  i  tratti
  caratteristici di politico dalle grandi capacità di mediazione,  ma
  soprattutto  dimostra  il suo forte ancoraggio  ai  problemi  della
  Sicilia:  il  lavoro,  la  programmazione economica,  l'operatività
  delle  leggi;  tutti temi, sui quali tornava sempre con  competenza
  mista a passione, temi che esprimevano in modo autentico e certo le
  sue origini.
    Ha  sempre  saputo  interagire e legare con le sorti  complessive
  dell'Isola  in  un'ottica nazionale: mai la  Sicilia  fu  vista  in
  contrapposizione,  ma sempre utile e necessaria  allo  sviluppo  di
  tutta la Nazione.
    Altrettanto  decisivo  fu  il suo ruolo nelle  complesse  vicende
  della  storia  del suo partito, soprattutto per il  contributo  che
  seppe  dare alla  svolta della Bolognina , per la quale si  impegnò
  con  assoluta  convinzione incassando anche  qualche  significativa
  incomprensione,  com'è tipico di coloro che  guardano  più  lontano
  degli altri vedendo ciò che gli altri non riescono a vedere.
    Anche  la sua ultima fatica da senatore lo vide in prima  fila  a
  Roma  per far valere le ragioni della Sicilia, in una fase  storica
  certamente  importante,  come  quella  dell'avvio  della  fase   di
   tangentopoli .
    Gli  ultimi  anni  lo  videro impegnato in Sicilia  sui  problemi
  dell'occupazione,   affrontando,  proprio  a   Palazzo   d'Orleans,
  emergenze  di  crisi  aziendali, dove la sua competenza  e  la  sua
  caparbietà dovevano fare i conti con la concretezza delle crisi  di
  settore  e  delle vicende personali di tanti lavoratori che  spesso
  conosceva personalmente.
    L'affrettarsi dei tempi della malattia lo costrinse, anzitempo, a
  lasciare  quell'incarico,  l'ultimo  con  cui  vogliamo  ricordarlo
  proprio  perché svolto a pochi metri da quest'Aula, in  mezzo  alla
  gente che ha amato e servito da politico lucido e coerente.

                               (Applausi)

    PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, la seduta è  rinviata  ad  oggi,
  giovedì 19 ottobre 2006, alle ore 12.00, con il seguente ordine del
  giorno:


   Presidenza del presidente Miccichè


      I   -    Comunicazioni

  II   -   Discussione unificata delle mozioni numeri 13, 74 e 96
  riguardanti il piano energetico regionale e i rigassificatori.

                   La seduta è tolta alle ore 11.20

                      DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
                             il direttore
                        dott. Ignazio La Lumia