Presidenza del presidente Miccichè
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che del processo verbale
della seduta precedente, sarà data lettura nella seduta successiva.
Commemorazione dell'onorevole Michelangelo Russo
PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca: Commemorazione
dell'onorevole Michelangelo Russo.
Onorevoli colleghi, senatore Macaluso, martedì 3 ottobre 2006 è
morto, all'età di 75 anni, l'onorevole Michelangelo Russo,
esponente di rilievo del partito Comunista, prima, e del Partito
dei Democratici di Sinistra, poi; protagonista della vita politica
siciliana, deputato regionale in quattro legislature - una delle
quali lo vide anche Presidente dell'Assemblea - e senatore della
Repubblica dal 1992 al 1994.
Non sono certo io la persona più adatta a ripercorrere le molte
tappe della sua lunga ed appassionata militanza politica. Ho solo
il ricordo di un suo concittadino che narra di quando, appena
quindicenne, inseguiva a piedi un signore a cavallo per parlare di
politica. Quel signore era Accursio Miraglia, altro grande
politico, figlio della sua stessa Sciacca. Ho avuto però la fortuna
di frequentarlo per alcuni anni, quelli precedenti la sua malattia,
in un periodo in cui il nostro incontro rischiava di essere quello
tra i rappresentanti di un partito mafioso e di un uomo criticato
tanto aspramente quanto ingiustamente anche dai settori più
radicali e massimalisti del suo stesso partito. Un uomo che
ricercava il dialogo e non l' inciucio con le altre forze
politiche; un uomo che, come tanti altri, non considerava la via
giudiziaria al comunismo uno strumento adatto a risolvere, ma, al
contrario, un motivo della crisi della politica di allora.
Ho conosciuto un uomo capace di grande riflessione e di grande
serenità; un uomo che lavorava soltanto per ciò in cui realmente
credeva; un uomo con cui discutere, che dava e non chiedeva.
Recentemente ho letto alcuni interventi che Michelangelo fece in
quest'Aula parlamentare e in essi ho avvertito l'eco delle
battaglie sociali, battaglie a favore e a fianco dei lavoratori; ho
avvertito la consapevolezza di un compito difficile: quello del
riscatto civile ed economico, di una prospettiva di sviluppo per la
nostra terra di Sicilia.
Ritengo, con sincera convinzione, di potere annoverare il
Presidente Russo tra i grandi uomini politici siciliani, per la sua
rettitudine, per la sua voglia di dialogo e di mediazione, per la
sua capacità di comprensione delle dinamiche sociali e dei processi
storici.
Cara signora Sara, onorevoli colleghi, senatore Macaluso, con la
morte di Michelangelo Russo scompare un grande e innovatore
politico siciliano.
L'Assemblea regionale si inchina alla memoria di questo illustre
figlio della Sicilia che tanta parte ha avuto nel processo di
affermazione e di consolidamento delle nostre istituzioni
democratiche.
Esprimendo e rinnovando ora alla famiglia ed al partito dei
Democratici di Sinistra un sentimento di cordoglio profondo e
sincero da parte mia, dei colleghi deputati e di tutto il personale
di questo Parlamento e nel cedere la parola al senatore Emanuele
Macaluso, permettetemi di augurarmi che la mia Presidenza possa
essere ricordata per quelle stesse caratteristiche di efficacia,
imparzialità ed alto profilo istituzionale che segnarono la
Presidenza del mio amico Michelangelo.
Do la parola al senatore Emanuele Macaluso.
MACALUSO, ex senatore della Repubblica. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, vi chiamo, appunto, onorevoli colleghi perché
con emozione parlo da questa tribuna dalla quale tenni il mio primo
discorso esattamente cinquantacinque anni addietro.
Ritorno in un'occasione certamente triste ma significativa,
perché, ricordando Michelangelo Russo, possiamo riflettere sulla
storia stessa di questa nostra terra.
L'onorevole Russo, come ha ricordato un momento fa il Presidente,
è stato un comunista migliorista prima e un democratico di sinistra
poi, dopo la svolta del 1989, ma fu soprattutto - e questo mi preme
sottolinearlo - un uomo delle istituzioni, un autonomista convinto,
un siciliano che amò la sua terra e che, per la sua rinascita,
combatté con vigore, ma anche con la forza della ragione. Per
questo motivo, ha fatto bene il Presidente a ricordarlo in questa
Assemblea, che lo vide, per tanti anni, protagonista e suo
Presidente.
Vi ringrazio per avermi dato l'occasione di ricordarlo proprio in
questa sede, quella che per il suo rapporto straordinario che ebbe
con le istituzioni e l'autonomia l'onorevole Russo privilegiava
soprattutto, rispetto anche al Partito; egli pose le istituzioni
prima del Partito; per questo ritengo che sia un uomo delle
istituzioni.
La nostra riunione, ricordando l'onorevole Russo, può anche
essere un'occasione per una comune riflessione sulla formazione
della classe dirigente siciliana nel dopoguerra, non soltanto di
quella espressione della sinistra, ma tutta, nel suo complesso.
Questo è un punto decisivo della formazione dell'autonomia, della
Regione ed è un problema aperto ancora oggi; non possono vivere le
istituzioni democratiche senza una classe dirigente adeguata a
farle procedere lungo la via del suo sviluppo e della democrazia.
Non è certo questa la sede per una riflessione compiuta, ma una
notazione va subito fatta.
La vecchia classe dirigente siciliana era essenzialmente espressa
dall'aristocrazia e da grandi professionisti che con quella classe
avevano un rapporto di interessi ed un'assonanza soprattutto
culturale; facevano parte dello stesso ceto, in definitiva. Penso
al Di Rudinì, allo stesso Crispi, a Vittorio Emanuele Orlando,
grandi mediatori - anche come uomini di governo - fra la classe
proprietaria siciliana e la borghesia industriale del Nord, ma
anche mediatori fra la Sicilia nel suo complesso e lo Stato
unitario.
I grandi partiti di massa, nel primo dopoguerra, rompono quello
schema, ed a farlo sono soprattutto il Partito Popolare di Don
Luigi Sturzo e il Partito Socialista, ma anche l'introduzione del
sistema proporzionale diede un duro colpo alle aggregazioni
politico-mafiose , come le chiamava il vecchio Napoleone Colajanni.
Perché i grandi partiti di massa? Non perché rispetto a quel
sistema non vi fosse stata un'opposizione, c'era stata, infatti,
una grande lotta, basti ricordare i fasci siciliani (ed il
personale politico che espressero) poi repressi tra la fine
dell'Ottocento ed i primi del Novecento, ma anche le grandi
individualità siciliane. Una per tutte - come ricordavo poc'anzi -
Napoleone Colajanni, il quale, ai primi del Novecento, sostenne
grandi battaglie, non soltanto come parlamentare ma come studioso,
contro le consorterie, per rinnovare la classe dirigente, contro il
giolittismo ed il modo in cui il giolittismo si esprimeva in
Sicilia.
Ebbene, in quel dopoguerra, il processo politico cui ho
accennato, che reintroduce una grande partecipazione di massa nella
vita politica, si accentua in forme, nuove e coinvolge la sinistra,
il centro ed anche la destra (penso alla Sicilia, penso anche a
questa Assemblea e ho un ricordo straordinario anche del personale
politico e del modo di fare politica di tante persone della destra)
in un processo politico del tutto nuovo.
Tre sono stati, a mio avviso, i fattori di quel cambiamento: la
presenza di grandi partiti nazionali anche in Sicilia, e questo è
un fatto nuovo per la nostra terra; la grande lotta contadina che
sconvolge gli assetti proprietari e semifeudali ereditati;
l'autonomia siciliana.
Questi fattori sono intrecciati tra loro. Infatti, la lotta per
il rinnovamento dell'assetto proprietario ebbe in questa sede un
momento essenziale con la legge di riforma agraria votata nel
dicembre del 1950; in questa sede si è formata una classe dirigente
che veniva, appunto, dai partiti nazionali, che era stata coinvolta
nel rinnovamento sociale della Regione e che aveva una vocazione
fortemente autonomista.
Ecco in quale situazione vedo ed, a mio avviso, bisogna collocare
la figura di Michelangelo Russo. Egli è stato, infatti, una - non
la sola, certo - ma una delle espressioni di quella realtà nuova
che si andava determinando nel dopoguerra.
Il Presidente dell'Assemblea poc'anzi ha ricordato che
Michelangelo Russo ha mosso i suoi primi passi nella vita politica
e nella lotta sociale a Sciacca, la città dove segretario della
Camera del Lavoro e dirigente del Movimento contadino era stato
Accursio Miraglia e prima, nell'immediato dopoguerra, Domenico
Cuffaro, il quale fu deputato della prima Legislatura
dell'Assemblea regionale e firmatario di una legge con la quale si
corrispondeva un assegno minimo - tremila lire - ai braccianti, ai
lavoratori che non avevano alcuna assicurazione sociale.
In Sicilia, vi erano moltissime persone che non avevano nulla ed
il primo atto, uno dei primi atti posti in essere da questa
Assemblea fu quello di ricordarsi di quei vecchi lavoratori che
avevano dato tanto alla loro terra non ricevendo in cambio alcun
riconoscimento. Veniva da Sciacca anche Domenico Cuffaro, ma
Michelangelo Russo visse il dramma dell'intreccio della lotta per
la terra e la lotta alla mafia, un dramma che in Sicilia
significherà più di 40 dirigenti sindacali uccisi, che significherà
la strage di Portella della Ginestra.
Accursio Miraglia fu ucciso nei primi del gennaio del 1947 e la
strage di Portella della Ginestra avvenne il primo maggio del 1947;
il 20 aprile vi furono le prime elezioni regionali siciliane per
dare vita a questa Assemblea autonomistica.
Quelli sono momenti che bisogna sempre tenere presenti;
l'autonomia nasce in un momento di travaglio profondo, di
lacerazioni straordinarie e anche di gravi fatti che vanno sempre
ricordati.
Michelangelo Russo fece la sua prima esperienza a Sciacca, poi ad
Agrigento, nella Camera del Lavoro e, successivamente, nel Partito
Comunista. Lo ricordo perché in quegli anni, immediatamente dopo la
fine della guerra, fui nominato segretario regionale della CGIL (e
lo fui per tanti anni, fino al 1956) e in seguito segretario
regionale del PCI. Con Michelangelo Russo sia nel sindacato prima
che nel Partito Comunista dopo ho avuto un rapporto molto forte (fu
anche mio vicesegretario regionale nel 1967) ed è per questo che ho
un ricordo molto pregnante della sua personalità, della sua
intelligenza, del suo coraggio, della sua correttezza e della sua
grande onestà politica.
Ecco dove nasce la sua formazione. Nasce dal grande movimento
degli zolfatari, perchè lui è nella provincia di Agrigento e il suo
migliorismo, che poi gli sarà rinfacciato e rimproverato come una
macchia, nasce dall'esperienza di quei movimenti, di quelle lotte,
dal rapporto con quei lavoratori che volevano migliorare la loro
condizione di vita. Se non ricordo male, ancora oggi nella piazza
di Comiso esiste - almeno quando giravo la Sicilia c'era - la Lega
di miglioramento dei contadini. Essa aveva un senso: il senso che
la lotta politica e la lotta sociale servono a migliorare le
condizioni e a diffondere il convincimento che non sono in vista e
non sono comunque auspicabili rivolgimenti traumatici che possano
mettere a repentaglio non soltanto la vita delle persone ma la
stessa democrazia italiana. Questo è stato un grande merito delle
forze politiche nel dopoguerra: avere trasformato il ribellismo
esistente (ricordo benissimo ancora nell'immediato dopoguerra si
incendiavano i municipi, si incendiavano le esattorie), avere
trasformato quel movimento ribellistico in un cosciente,
consapevole movimento democratico delle masse. Questo è stato un
grande merito dei grandi partiti di massa anche in Sicilia.
Come ha ricordato poc'anzi il Presidente Miccichè, nel corso di
quell'esperienza, di quella sua attività, Michelangelo Russo
approda all'Assemblea regionale, vive in questa sede la sua
attività politica per quattro legislature, è anche Presidente di
questo Parlamento.
Quello fu un momento significativo della sua vicenda politica,
perché in Assemblea egli ritrova la possibilità di esprimere una
politica in cui il rapporto politico con le altre forze è
essenziale per le mediazioni, anch'esse indispensabili in
democrazia, per realizzare avanzamenti non soltanto delle classi
lavoratrici, ma avanzamenti complessivi della Sicilia.
Se rileggessimo i suoi interventi, se guardassimo alla sua
attività nelle commissioni legislative e in quest'Aula come
Presidente, ci renderemmo conto di quale sia stata la sua
ispirazione: cercare i momenti di convergenza, i momenti di unità
per dare soluzione ai problemi. La politica, infatti, non può
essere soltanto predicazione, non può essere propaganda, non può
ridursi ad una mera declamazione di principi; la politica deve dare
soluzione ai problemi del Paese e quindi, qui, ai problemi della
Sicilia. E quando ci si discosta da questo asse non c'è dubbio che
la vita politica decade.
Ebbene, quel suo modo di essere, quel suo modo di fare politica,
apprezzati per tanti anni non soltanto dal partito cui apparteneva
ma da tutte le forze politiche ed anche dagli elettori, sono
considerati un fatto deteriore.
Il Presidente Miccichè, nel corso del suo intervento, ha
ricordato alcuni momenti che io considero di grave involuzione
della vita democratica siciliana e anche di quella nazionale.
Noi abbiamo avuto due facce della lotta politica e della lotta
alla mafia in Sicilia ed entrambe hanno danneggiato l'immagine
della nostra Isola. Mi riferisco ai momenti in cui si diceva che la
mafia non esisteva, ai momenti in cui parlare e scrivere la parola
mafia era quasi un reato, in cui c'era una reale convivenza: la
mafia viene considerata come uno stato di necessità della Sicilia,
un qualcosa di cui non si può fare a meno e, anche se riprovevole,
tuttavia è parte della nostra storia e della nostra vicenda
politica, come un male inestirpabile.
Ricordo, in proposito, che il giudice Falcone ebbe a dire: se la
mafia è un male umano, come tutti i mali umani, può essere
estirpata . Quel periodo va ricordato sicuramente come una fase
negativa della nostra Isola.
C'è stata, poi, un'altra fase: è quella in cui tutto è mafia,
tutto diventa mafia, ogni rapporto politico diventa contagio, ogni
verifica di una possibilità di soluzione dei problemi con altre
forze politiche diventa un peccato da condannare, da fustigare.
Ricordo bene quella fase, anche se in quel periodo non ero più in
Sicilia, per le responsabilità politiche che avevo.
La vicenda, a mio avviso, comincia dopo l'uccisione
dell'onorevole Pio La Torre, nel 1980. In quel periodo ero
direttore dell'Unità (quindi sapevo bene come andavano le cose in
questa Regione) ed è in quel periodo che nasce un Comitato
antimafia che è più di un tribunale, perché il tribunale può
assolvere, ma quel Comitato giudicava, bollava moralmente le
persone.
Una delle persone bollate da quel Comitato fu Leonardo
Sciascia. Rammenterete tutti certamente che quando egli scrisse sul
Corriere della Sera il suo famoso articolo sui professionisti
dell'antimafia il Comitato dichiarò che con quell'articolo
Leonardo Sciascia si era posto ai margini della vita civile.
Michelangelo Russo subì la stessa condanna - lo ricordo bene -
per una frase detta nel corso di un'intervista. Quando
l'intervistatore gli chiese quale fosse il suo giudizio su alcuni
imprenditori, se riteneva fossero mafiosi, lui rispose con una
frase, che poteva essere più o meno felice, ma il cui senso era
comunque chiaro: Non siamo qui per fare l'analisi del sangue .
Ebbene, quella frase diventò un pretesto per condannare una
persona che aveva una storia di grande spessore nella lotta alla
mafia; veniva condannata quella che fu chiamata, poi, la sua
vocazione al compromesso , falsificando la storia politica, perché
qui siamo in una sede politica, che è l'Assemblea regionale
siciliana. E non mi riferisco a quella che fu chiamata Operazione
Milazzo , ma parlo del 1976, anno in cui Achille Occhetto era
segretario del Partito Comunista e Rosario Nicoletti segretario
della Democrazia Cristiana ed illustre parlamentare di questa
Assemblea; parlo di quando si fece qui, all'ARS, il patto di fine
legislatura tra la Democrazia Cristiana ed il Partito Comunista e
si raggiunsero anche degli accordi per il Comune di Palermo,
ragione per cui Leonardo Sciascia si dimise poi da consigliere
comunale. Quindi, una politica, giusta o sbagliata che fosse, che
era la politica del PCI nel suo complesso, che interpretava l'idea
del compromesso storico di Berlinguer, attuata più o meno bene in
questa regione (ricordo criticai il modo in cui si attuava in
Sicilia), diventò una macchia morale, non una critica politica.
Ricordo che Michelangelo Russo visse questa vicenda, queste
accuse, più o meno palesi, più o meno velate sulla stampa e mosse
anche da uomini del suo stesso Partito oltre che dal Comitato con
grande amarezza e con grande tristezza, una tristezza che non
riuscì a vincere. Michelangelo Russo era un uomo generoso, gentile
e buono, fu incapace di reagire a quel modo di fare politica e ne
soffrì fino in fondo.
Lo ricordo anche in questi ultimi anni, tristi per lui. Sono
andato a trovarlo in una casa di riposo poco prima che spirasse ed
è stata un'esperienza molto amara, molto triste: un uomo che aveva
combattuto tanto per la Sicilia sembrava ormai una persona
emarginata dal contesto sociale.
Ringrazio il Presidente per averlo ricordato e lo ringrazio
doppiamente per avermi dato l'occasione non soltanto di tornare
nuovamente in quest'Aula, ma di parlare di una persona che ho
stimato e voluto bene e che - sono certo - sarà stimato dalle forze
politiche che comunque si riconoscono nelle vicende dell'autonomia
regionale e di questa Assemblea.
(Applausi)
PRESIDENTE. Ringrazio il senatore Macaluso per avere partecipato
a questo momento di commemorazione.
Ha facoltà di parlare, a nome del Governo regionale, l'onorevole
Nicola Leanza, assessore per i beni culturali, ambientali e per la
pubblica istruzione.
LEANZA Nicola, assessore per i beni culturali, ambientali e per
la pubblica istruzione. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
ancora una volta ci troviamo in Assemblea a celebrare il ricordo di
un figlio illustre e devoto di questa terra di Sicilia, che ha
amato e servito in tanti anni di militanza politica e nella quale
ha dato il meglio di sé fin quasi alla morte.
Rappresenta una fase importante e significativa di questa storia
comune; proprio in quest'Aula ha cercato negli anni del suo impegno
di deputato siciliano, dal 1967 al 1991, di dare il meglio di sé
svolgendo con convinzione, competenza e grande amore per
l'istituzione il ruolo di deputato dell'opposizione, sempre pronto
a comprendere le ragioni degli altri e gli interessi della Sicilia.
Michelangelo Russo, assieme con Emanuele Macaluso - lo abbiamo
ascoltato poc'anzi - viene identificato nell'ala migliorista del
suo partito. Nel 1979 raggiunge lo scranno più alto dell'Assemblea
regionale siciliana, dando un contributo di equilibrio e
moderazione in una fase molto convulsa della vita politica
siciliana e anche del Partito Comunista italiano.
Di quegli anni va ricordato il suo rapporto privilegiato col
compianto Piersanti Mattarella, cui lo legava una stima indiscussa
e la comune passione per un riscatto della Sicilia che entrambi
volevano libera dalla mafia e dai ritardi economici.
Michelangelo Russo, proprio in quegli anni, esprime i tratti
caratteristici di politico dalle grandi capacità di mediazione, ma
soprattutto dimostra il suo forte ancoraggio ai problemi della
Sicilia: il lavoro, la programmazione economica, l'operatività
delle leggi; tutti temi, sui quali tornava sempre con competenza
mista a passione, temi che esprimevano in modo autentico e certo le
sue origini.
Ha sempre saputo interagire e legare con le sorti complessive
dell'Isola in un'ottica nazionale: mai la Sicilia fu vista in
contrapposizione, ma sempre utile e necessaria allo sviluppo di
tutta la Nazione.
Altrettanto decisivo fu il suo ruolo nelle complesse vicende
della storia del suo partito, soprattutto per il contributo che
seppe dare alla svolta della Bolognina , per la quale si impegnò
con assoluta convinzione incassando anche qualche significativa
incomprensione, com'è tipico di coloro che guardano più lontano
degli altri vedendo ciò che gli altri non riescono a vedere.
Anche la sua ultima fatica da senatore lo vide in prima fila a
Roma per far valere le ragioni della Sicilia, in una fase storica
certamente importante, come quella dell'avvio della fase di
tangentopoli .
Gli ultimi anni lo videro impegnato in Sicilia sui problemi
dell'occupazione, affrontando, proprio a Palazzo d'Orleans,
emergenze di crisi aziendali, dove la sua competenza e la sua
caparbietà dovevano fare i conti con la concretezza delle crisi di
settore e delle vicende personali di tanti lavoratori che spesso
conosceva personalmente.
L'affrettarsi dei tempi della malattia lo costrinse, anzitempo, a
lasciare quell'incarico, l'ultimo con cui vogliamo ricordarlo
proprio perché svolto a pochi metri da quest'Aula, in mezzo alla
gente che ha amato e servito da politico lucido e coerente.
(Applausi)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata ad oggi,
giovedì 19 ottobre 2006, alle ore 12.00, con il seguente ordine del
giorno:
Presidenza del presidente Miccichè
I - Comunicazioni
II - Discussione unificata delle mozioni numeri 13, 74 e 96
riguardanti il piano energetico regionale e i rigassificatori.
La seduta è tolta alle ore 11.20
DAL SERVIZIO LAVORI D'AULA
il direttore
dott. Ignazio La Lumia