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Resoconto d'Aula della Seduta n. 6 di venerdì 21 luglio 2006
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   Presidenza del presidente MICCICHE'


   RINALDI,  segretario,  dà  lettura del  processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non sorgendo osservazioni,  si  intende
  approvato.

    PRESIDENTE  Avverto, ai sensi dell'articolo 127,  comma  9  del
  Regolamento interno, che nel corso della seduta potrà  procedersi
  a votazioni mediante sistema elettronico.

      Comunicazione di autorizzazione di costituzione di gruppo
                            parlamentare

    PRESIDENTE  Comunico che il Consiglio di Presidenza,  riunitosi
  il  20  luglio 2006, ha autorizzato, ai sensi dell'art. 23, comma
  3,   del   Regolamento  interno,  la  costituzione   del   gruppo
  parlamentare  denominato   Uniti per la Sicilia   composta  dagli
  onorevoli   Armando   Aulicino,  Antonio   Parrinello,   Maurizio
  Ballistreri e Salvatore La Manna.

   Il decreto sarà successivamente comunicato all'Assemblea.

  Richiesta di rinvio della elezione delle Commissioni parlamentari

    DI MAURO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    DI  MAURO. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per una
  questione  che credo sia importante ai fini della regolarità  dei
  lavori dell'Aula.
   In   qualità  di  Capogruppo  avevo  ricevuto  una  lettera   di
  sollecitazione della trasmissione dei nominativi dei parlamentari
  da  designare  alle  Commissioni secondo un prospetto  di  alcuni
  giorni or sono.
     Ho  saputo  ieri  che  ci  sono state alcune  modifiche  nella
  indicazione dei nominativi dei parlamentari da designare  per  le
  Commissioni.
   Poiché gli uffici questa mattina mi hanno fatto avere  la  nuova
  bozza  così  come  modificata, chiedo di  rinviare  al   fine  di
  consentirmi di riunire il mio Gruppo parlamentare ed  avviare  le
  consultazioni    per   la  designazione  dei   componenti   delle
  Commissioni.

     PRESIDENTE   Onorevole  Di Mauro,  le  chiedo  di  specificare
  meglio la sua proposta.

    DI  MAURO .  Signor Presidente, chiedo il rinvio  del  punto  I
  dell'ordine  del giorno al fine di essere messo nella  condizione
  di  riunire  il Gruppo  per una nuova attribuzione dei  seggi  in
  seno alle Commissioni.

     PRESIDENTE  Onorevole Di Mauro, la pregherei di specificare  i
  tempi di tale rinvio.

    DI  MAURO .  Signor  Presidente, chiedo di rinviare  l'elezione
  delle  Commissioni  dopo  che il Presidente  della  Regione  avrà
  esposto il suo programma di Governo.

     PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi,  innanzitutto  ringrazio  il
  Presidente della Regione, onorevole Cuffaro, di essere presente e
  preciso  che  per  la designazione dei  deputati alle  rispettive
  Commissioni  di  merito  siamo già al terzo rinvio.  Sto  facendo
  tutti  gli  sforzi  possibili  per  dare   credibilità  a  questa
  Assemblea,  ma  nel  fare ciò devo essere  coadiuvato  anche  dai
  Gruppi parlamentari.
   Ritengo  né  credibile,  né corretto nei confronti  degli  altri
  deputati e dell'Assemblea intera che ancora non si sia trovato un
  accordo  sulla  composizione  delle Commissioni  da  parte  della
  maggioranza. Mi trovo nella condizione di non potere fare un atto
  di  imperio  perché non avendo i nomi dei deputati  da  insediare
  nelle Commissioni non si può procedere alla votazione.  Pertanto,
  poiché  il Gruppo parlamentare Movimento per l'autonomia  non  ha
  proceduto  alla designazione dei deputati per le Commissioni,  mi
  trovo costretto a rinviare il punto I dell'ordine del giorno alla
  seduta  di  martedì  prossimo con l'immediato insediamento  delle
  Commissioni.
   Non  posso,  altresì,  non stigmatizzare il comportamento  della
  maggioranza  - e di questo me ne dispaccio - di un gruppo  di  54
  deputati  e  di  quattro partiti che per trovare l'accordo  anche
  sulle  segreterie e sulle vicepresidenze delle Commissioni stanno
  bloccando i lavori di quest'Aula.
   Vi  chiedo,  pertanto,  di  sentire il  peso  di  essere  classe
  dirigente  di  questa  regione.  Queste  situazioni  mettono   in
  imbarazzo  questa  Presidenza, ma anche tutta  l'Assemblea  e  la
  regione  intera,  quindi  mi  auguro  che  non  abbiano   più   a
  verificarsi.  Non  credo,  purtroppo,  che  essendoci   soluzione
  alternativa valga la pena aprire un  dibattito sull'argomento.
   Sospendo  la seduta per venti minuti, avvertendo che  riprenderà
  alle  ore 11.00 con la comunicazione del programma di Governo  da
  parte del Presidente della Regione.

   (La seduta, sospesa alle ore 10.40, è ripresa alle ore  11.02)

   La seduta è ripresa.

    PRESIDENTE    Onorevoli colleghi, prima di dare  la  parola  al
  Presidente  Cuffaro  per  la  presentazione  del  Governo  e   la
  comunicazione  del  suo  programma,  propongo  di  sospendere  la
  seduta  per  mezz'ora  alla fine dell'intervento  del  Presidente
  della  Regione,   per  consentire una pausa  di  riflessione  sul
  programma  prima di tornare in Aula dove ascolteremo i presidenti
  di  tutti  i  gruppi parlamentari, così come è  stato  deciso  in
  Conferenza  dei  presidenti dei gruppi parlamentari.  Gli  stessi
  potranno   parlare  per  dieci,  quindici  minuti   al   massimo;
  valuteremo la loro bravura nel gestire  il tempo in modo  da  non
  rischiare di fare tardi.


   Presidenza del presidente MICCICHE'


                       Sull'ordine dei lavori

    AULICINO  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    AULICINO    Signor   Presidente,  dopo  le  dichiarazioni   del
  Presidente  della Regione, ritengo  saggio consentire  ai  gruppi
  parlamentari  una  riflessione che non sia di  mezz'ora,   perché
  credo   che   la    valutazione  di  merito  delle  comunicazioni
  presupponga  un  approfondimento rigoroso e serio all'interno  di
  ciascun gruppo.
   La proposta potrebbe essere quella di ascoltare il Presidente  e
  le  sue  dichiarazioni e successivamente rinviare  a  martedì  la
  seduta   per  consentire  ai  gruppi  parlamentari  di  esprimere
  consapevolmente  il  proprio punto di vista sul  contenuto  delle
  dichiarazioni.

    PRESIDENTE   Grazie  onorevole  Aulicino,  ma  spero   che   il
  Presidente della Regione non debba dire cose terribili da   dover
  stare  tre  giorni a rifletterci, per cui credo che  la  mezz'ora
  possa bastare; se poi nei tre giorni, compreso il fine settimana,
  ci fossero delle riflessioni che vengono fuori magari le scrivete
  e  vi  risponderà  per iscritto, dobbiamo cominciare  ad  evitare
  questa  vecchia  abitudine  di  continuare  a  rinviare.  Martedì
  mattina dobbiamo votare ed insediare le commissioni parlamentari,
  nella  giornata  di  oggi,  invece,  chiudiamo  le  dichiarazioni
  programmatiche del Presidente Cuffaro.

    CINTOLA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CINTOLA   Signor Presidente, onorevoli colleghi, non intervengo
  su  quanto è già stato oggetto di una discussione iniziale  e  in
  ordine  alla quale il Presidente ha rinviato a martedì, argomento
  che  non  investe  in ogni caso problemi di maggioranza;    siamo
  arrivati ad un mero disguido di perdere dei numeri accanto a  dei
  nomi,  una  questione che può anche essere ridicola, ma  che  non
  investe la maggioranza.
   Intendo,    comunque,    andare     oltre    le    dichiarazioni
  programmatiche,   già    ampiamente  annunziate   alla   Sicilia,
  considerato che il Presidente della Regione va in lizza con altri
  componenti  in  base ad un programma,  ma che  si  sia  stabilito
  nella  conferenza  dei  presidenti dei gruppi  parlamentari,  che
  questi  parlino  dieci  minuti  per  gruppo  sulle  dichiarazioni
  programmatiche,   lo  ritengo  un   volere   tappare   la   bocca
  all'Assemblea.
   Se   questo  è  quanto  stato   stabilito,   dico  che  non  c'è
  Regolamento che tenga.
   Su   un  atto  così  importante,  quali  sono  le  dichiarazioni
  programmatiche  del  Presidente della Regione,  non  accetto  una
  chiusura  a  riccio  dei presidenti dei gruppi  parlamentari  che
  intervengono solo per dieci minuti.
   Capisco  che  la  sinistra ormai sa che c'è un  Regolamento  che
  qualche  volta li gratifica e, quindi, possono anche stare  zitti
  sull'argomento; personalmente, però, al riguardo  intendo riporre
  le cose nel proprio alveo.
   E'   impossibile  che  su  un  dibattito  del  genere  si  possa
  limitare  il  numero  e  il tempo degli interventi,  su  un  atto
  fondante col quale ci si presenta in Assemblea
   Se  è  così, mi si dica che in Assemblea vige una dittatura,  se
  l'Assemblea non ha più un Regolamento sul quale poggiare  le  sue
  basi,   vuol dire che ci sarà la legge  occhio per occhio,  dente
  per dente .
   Personalmente,  non  so  su cosa basare la  nostra  presenza  in
  Aula: se serve solo per alzare le mani, non sono disponibile

    PRESIDENTE  Onorevole Cintola, ovviamente quanto da  lei  detto
  non  è  un  problema  che  riguarda  la  Presidenza   ma  il  suo
  capogruppo.  Per  me  lei  si può fare  dare  il  posto  dal  suo
  capogruppo  e  intervenire, personalmente non ho problemi,  basta
  che intervenga un deputato per gruppo, così come è stabilito.
   Ha  facoltà  di  parlare l'onorevole Cuffaro,  Presidente  della
  Regione.


   Presidenza del presidente MICCICHE'


   Comunicazione del programma di Governo da parte del Presidente
                            della Regione

    CUFFARO    presidente   della   Regione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi  e  colleghe, desidero partecipare  a  questo
  Parlamento,  che  proprio tra poco meno di un  anno  celebrerà  i
  sessant'anni  della  sua  prima  seduta,  i  sentimenti   e   gli
  intendimenti più profondi che animano l'avvio  del nuovo  mandato
  presidenziale conferitomi dai siciliani.
   Il  voto  del  28  maggio ha consegnato  al  Presidente  e  alla
  coalizione  che  lo sostiene la responsabilità  di  governare  la
  Sicilia  sulla  base di un programma politico già noto  nei  suoi
  contenuti.
   Questo programma è racchiuso nel testo distribuito perché  possa
  essere  idealmente  letto  insieme  alle  dichiarazioni  che   mi
  appresto  a pronunciare e che costituiscono, quindi, soltanto  la
  sintesi  di  queste direttrici e mi scuso sin da adesso  con  gli
  onorevoli  colleghi  se nella copertina del testo  del  programma
  risulta  un  errore  grafico del tipografo  che  ha  scritto  XVI
  legislatura piuttosto che XIV legislatura.
   E'  stato  soltanto  un  errore  di  stampa  perché  all'interno
  troverete la giusta dizione.

    SPEZIALE  E' un auspicio.

    CUFFARO   presidente  della Regione.  Nessun  auspicio  perché,
  come  voi  sapete, abbiamo inserito opportunamente nel  testo  di
  Statuto,  che  è stato approvato e che torneremo ad approvare,  e
  che personalmente ritengo  giusto, che non si possa essere eletto
  Presidente della Regione  per più di due mandati parlamentari.

    SPEZIALE   Gli  altri  assessori non ci credono  ora  che  sono
  assessori?

    CUFFARO   presidente  della Regione. Ci crederanno.
   Questa  legislatura si apre a conclusione di  una  intensa  fase
  politica  scandita da numerose consultazioni elettorali nazionali
  e  locali, che hanno avuto termine con il referendum del 28 e del
  29 giugno.
   L'esito di quest'ultimo segna un punto di non ritorno per  tutta
  la politica nazionale e forse non solo per essa.
   La  palla  è tornata al centro del campo e adesso tocca  proprio
  alla  politica  riprendere  in mano la  partita,  facendo  tesoro
  dell'esperienza  vissuta  e degli eventuali  errori  commessi  da
  entrambe le parti.
   Tuttavia,  il  compito  che  ci attende  non  riguarda  solo  le
  responsabilità della politica, a questa spetta infatti il  sapere
  promuovere  e guidare il processo di coinvolgimento di  tutte  le
  forze  e  di  tutti i soggetti sociali in grado  di  dare  quello
  specifico contributo e quella densità al dibattito in corso.
   Proprio  la  recente campagna referendaria ha visto l'affermarsi
  sulla  scena  di soggetti non esplicitamente politici  che  hanno
  tentato  un  confronto  nel  merito  delle  questioni  oltre   lo
  schieramento destra-sinistra.
   Bisogna  saper  dar  credito a quanti hanno ancora  a  cuore  le
  sorti del Paese, cominciando a dar loro ascolto, magari favorendo
  le opportune condizioni per determinare quell'avanzamento sociale
  e  civile  che  l'Italia  reclama e che è  condizione  prima  per
  svolgere un ruolo da protagonisti in Europa e nel Mediterraneo.
   Tutti sono pronti a ripetere che occorre partire dal popolo,  ma
  forse è proprio questa dimensione popolare che stenta ad emergere
  e ad essere pienamente riconosciuta nel suo ruolo propulsivo.
   Mentre  questo  popolo  continua a  produrre  e  a  credere  nel
  futuro,  ad  educare le nuove generazioni e ad avere  cura  degli
  anziani,  ad essere accogliente con gli stranieri e solidale  con
  chi  soffre,  la  politica non fa tutto ciò che è necessario  per
  sostenere la vita quotidiana della gente.
   Questa continua a vivere e a sperare, sperare nel futuro con  un
  impegno costante che viene dal basso, dalla stima dell'uomo e fra
  gli  uomini,  dalla  convinzione che è  possibile  contribuire  a
  costruire  un  bene  comune nella cui realizzazione  l'altro  può
  essere compagno proprio a partire dalla sua identità e dalla  sua
  tradizione.
   Il  compito  della  politica  non  è  quello  di  dispensare   o
  promettere  felicità,  ma quello di ascoltare  e  valorizzare  la
  grande  ricchezza che proviene da questi soggetti sociali,  primo
  fra  tutti  la  famiglia, che continuano con impegno  a  produrre
  opere  e iniziative, aggregazioni e progetti, che proprio  perché
  nascono  dal  basso  sono  ampiamente condivisi  e  convintamente
  sostenuti.
   Mi  riferisco ai tanti  che continuano a rischiare nell'impresa,
  nei  servizi,  nella formazione e nell'educazione  delle  giovani
  generazioni.
     Al  dibattito del dopo referendum è mancata anche  la  voce  e
  l'esperienza delle autonomie locali, tanto invocate nella  teoria
  quanto ignorate nella pratica.
   Non  basta  stabilire  nella Costituzione la  pari  dignità  fra
  Comuni,  Province e Regioni se ad essa, alla loro  storia  che  è
  consolidata  esperienza,  non  si  riconosce  la  possibilità  di
  incidere su un argomento così importante.
   Il  passaggio referendario ci insegna ancora una volta  che  gli
  italiani  hanno molto da dire su temi così importanti,  anche  se
  sono  stati  costretti ad esprimersi, apponendo o  rifiutando  di
  apporre un segno a matita su una scheda elettorale.
   Occorre  ripartire da una nuova fase, che la si voglia  chiamare
  costituente  o  meno  poco importa, in grado di  aggiungere  alle
  istanze  della  politica  quelle  del  confronto  tra  la   gente
  attraverso tutte le forme della rappresentanza che essa sa darsi,
  tra queste anche quella del governo del territorio ove molti temi
  storicamente hanno trovato sintesi ed espressione.
   Questa  nuova fase deve trovare subito un luogo e delle modalità
  espressive,   frutto   della   rappresentanza   democratica   ove
  proseguire, non avviare, il dibattito portato avanti e trovare in
  tempi   certi   un  nuovo  punto  di  equilibrio  in   un   testo
  costituzionale  certo non perfetto, ma comunque  più  moderno  ed
  adeguato alla situazione attuale.
   Come anche il Capo dello Stato ha ricordato nell'incontro del  5
  luglio  scorso con i Presidenti delle Regioni, credo che  ci  sia
   materia di riflessione per tutti .
   Il  suo  suggerimento di puntare  su priorità che possono essere
  condivise nella ricerca di soluzioni e che ottengono un più largo
  consenso  è un punto di ripartenza necessario.
   Di  questi  orientamenti intendo farmi promotore, a partire  dai
  luoghi  istituzionali deputati al confronto tra le Regioni,  così
  come  credo  che questo Parlamento sia chiamato  a  dare  il  suo
  indispensabile apporto nelle sedi e nelle forme ritenute proprie,
  riaffermando  il senso profondo di quell'esperienza autonomistica
  che  vide  la  luce 60 anni fa e che ancora oggi è  in  grado  di
  offrire suggerimenti e giudizi a tutta la nazione.
   La  XIII  legislatura appena conclusa sarà ricordata  certamente
  per  essere riuscita ad approvare per la prima volta una  riforma
  organica dello Statuto.
   Il  frutto di quell'impegno, cui hanno concorso tutti i deputati
  e  che ha trovato in quest'Aula un'ampia convergenza, deve essere
  assunto  come  snodo  essenziale  di  un  ulteriore  percorso  di
  risolutivo   approfondimento  da  parte   di   tutte   le   forze
  dell'Assemblea.
   Negli  ultimi  tempi il dibattito sull'autonomia  regionale  ha,
  infatti,   subito  un'accelerazione,  frutto  del   concorso   di
  molteplici fattori d'ordine politico e culturale.
   Si   è  fatta  strada,  anche  sul  piano  della  rappresentanza
  parlamentare,  una rinnovata e più attuale sensibilità  sul  tema
  delle  autonomie regionali, secondo una concezione che non  nasce
  dalla  contrapposizione verso il potere centrale ma, come  Sturzo
  ci  ha insegnato, dall'unità con lo Stato centrale che ha bisogno
  dell'esperienza  delle  autonomie  locali  per  un  servizio  più
  prossimo e perciò più vicino ai cittadini.
   Questa  stessa concezione dell'autonomia fu anche il  contributo
  più   qualificante  e  significativo  che  pensatori  e  politici
  siciliani, laici e cattolici, seppero offrire alla redazione  del
  testo della nostra Costituzione.
   Tra costoro va certamente ricordato Gaetano Martino che così  si
  espresse  all'Assemblea Costituente nel  giugno  del  1947:   Noi
  siamo  tra  coloro  che vogliono l'autonomia  della  Sicilia,  ma
  abbiamo   voluto   questa   autonomia   perché   siamo   convinti
  regionalisti e non già per mero egoismo isolano. Siamo, prima che
  siciliani, italiani e vogliamo che se l'autonomia è un bene  essa
  sia un bene per tutta l'Italia, perché fermamente crediamo che un
  effettivo autogoverno locale sarà fondamento di democrazia,  sarà
  strumento  efficiente  di libertà, sarà  cemento  e  garanzia  di
  quella  unità  della patria che non è minacciata dall'ordinamento
  regionale  dello  Stato,  mentre è stata  ed  è  compromessa  per
  l'eccessiva centralizzazione dell'ordinamento attuale .
   Come  sono  attuali queste parole, signor Presidente e onorevoli
  colleghi   La  nostra  autonomia  intende  affermare  il  bisogno
  semplice  e  realizzabile  di  ricomporre  una  unità  non   solo
  attraverso  l'esercizio  completo delle  funzioni  legislative  e
  dell'amministrazione,  ma  anche concorrendo  alla  ricostruzione
  negoziata di una unità del molteplice, di una centralità che  non
  è lontananza o abbandono e neppure pretesa di esclusività.
   La  legislazione  è  nulla senza una buona  amministrazione,  la
  politica  è  inefficace quando pretende di porsi  come  orizzonte
  esclusivo della società, l'autonomia è vuota senza la politica  e
  la società.
   L'uso   corretto  dell'autonomia  resta,  dunque,  lo  strumento
  principe  per favorire una crescita non solo materiale, ma  anche
  morale e culturale delle nostre comunità.
   Non  vogliamo rincorrere posizioni speciali per avere in  cambio
  poteri   effimeri.  Si  tratta,  piuttosto,  di  offrire   sbocco
  istituzionale   ad   una  identità  e  ad  una   tradizione   che
  consideriamo bagaglio essenziale per raccogliere le sfide che  ci
  pone   il   presente.   Solo   così  il   valore   costituzionale
  dell'autonomia non sarà tradito.
   Circa  il  percorso da seguire, ribadisco, come è stato  da  più
  parti  sollecitato,  l'opportunità di partire  dal  testo  varato
  nella  precedente  legislatura  per  introdurre  quegli  elementi
  migliorativi che quest'Aula vorrà apportarvi.
   In  questo  Parlamento è stato fatto un ottimo lavoro  che  deve
  essere portato celermente a compimento con il massimo di consenso
  possibile.
   Si   offre   un'opportunità  storica  che  non  dobbiamo   farci
  sfuggire,  anzi,  non  possiamo mancare. Questa  XIV  legislatura
  potrà e dovrà essere ricordata come quella dell'entrata in vigore
  del nuovo Statuto regionale.
   Possono  essere  da guida in questo cammino  le  parole  che  De
  Gasperi pronunziò in una fase storica molto delicata della nostra
  nazione,  ove  molti  elementi sembrano  essere  coincidenti  con
  quella che oggi stiamo vivendo.
   Diceva  De  Gasperi:  Vorrei dire ai partiti:  non  imprechiamo,
  non  accaniamoci tra vinti e vincitori: uno solo è l'artefice del
  proprio   destino,  il  popolo  italiano  che,  se  meriterà   la
  benedizione  di Dio, creerà con la costituente una repubblica  di
  tutti,   una  repubblica che si difende da sé, ma non perseguita;
  una  democrazia equilibrata nei suoi poteri, fondata sul  lavoro,
  ma  giusta  verso tutte le classi sociali; riformatrice,  ma  non
  sopraffattrice  e,  soprattutto, rispettosa della  libertà  della
  persona, dei comuni e delle regioni.
     Ecco, dobbiamo saperci riappropriare della consapevolezza  che
  siamo  noi gli artefici del nostro destino, i siciliani hanno  le
  potenzialità e le risorse per conseguire questo risultato.
   Spetta  a  noi politici e governanti mettere in moto la capacità
  di  saperli sostenere e guidare, senza pretendere di dare loro la
  felicità come qualcuno continua ad affermare, ma consapevoli  che
  la  nostra  specifica responsabilità non può  essere  delegata  a
  nessuno.  Ben sappiamo che saremo giudicati sull'uso  che  avremo
  saputo fare di questa responsabilità.
   La   legislatura   che   prende  avvio   oggi   è   la   seconda
  dall'emanazione della legge costituzionale sull'elezione  diretta
  del  Presidente  della Regione che ha introdotto una  sostanziale
  rivisitazione   dei   rapporti  tra   l'esecutivo   regionale   e
  l'Assemblea.
   I  cinque anni appena trascorsi sono stati esaltanti proprio per
  l'insieme  delle  novità  introdotte,  anche  se  non  è  mancata
  un'inevitabile  dose  di  fatica  nel  confronto  con  aspetti  e
  situazioni  del  tutto  innovativi  a  cui,  credo,   Governo   e
  Parlamento  hanno saputo corrispondere con qualità  ed  efficacia
  della propria attività.
   Non  va  ignorato  che vi è stata una certa  difficoltà  proprio
  nella ricerca di questo nuovo equilibrio.
   L'esperienza  pregressa ci sarà di aiuto per avviare  da  subito
  un  maggiore  raccordo tra l'attività svolta  in  Aula  e  quella
  portata  avanti  dal  Governo.  Nella  comune  consapevolezza  di
  rendere,  ciascuno nelle proprie sfere di competenza, il medesimo
  servizio alla Sicilia ed ai siciliani.
   Più  volte ho avuto modo di insistere sulla necessità che questo
  raccordo  si  svolga  in capo ad una figura che  eserciti  questo
  compito  con  continuità  e coerenza in forza  di  uno  specifico
  incarico ricevuto da tutto il Governo.
   Ringrazio   il   Presidente  di  questa   Assemblea,   onorevole
  Micciché,  per  le parole usate nel corso dell'intervento  svolto
  dopo  la  sua  elezione e per l'autorevole ruolo  che  certamente
  eserciterà   per  accrescere  il  profilo  di   piena   e   leale
  cooperazione tra le diverse funzioni dell'istituzione regionale.
   Questo  tema  apre  alla più ampia questione della  riforma  dei
  ruoli  e  delle competenze da distribuire in una logica nuova  ed
  aggiornata in capo a tutti i rami dell'amministrazione.
   Come   ho   già   anticipato,  essa  rappresenta  un   obiettivo
  qualificante per questo Governo, un banco di prova   di  assoluta
  priorità  sul  quale intende misurarsi sia al  suo  interno,  sia
  nella  capacità  di  trovare il massimo  consenso  possibile  con
  l'opposizione,    trattandosi   di   temi   inerenti    l'assetto
  istituzionale.
   Nel  mio  programma  di Governo ho dedicato ampio  spazio  anche
  all'esame  di  queste  tematiche che,  insieme  ad  altre,  credo
  concorrano a determinare il concetto di bene comune. Questo ne  è
  un esempio concreto ed immediato. Non è possibile frapporre altri
  indugi  alla  trattazione di una questione tanto radicale  quanto
  urgente,  compresa  e  condivisa  da  tutti  i  siciliani  e  che
  necessita  di  essere portata a compimento ad  inizio  di  questa
  legislatura.
   Sappiamo  che il suo esito finale non sarà né perfetto né  forse
  unanimemente  condiviso, ma ciò non significa ulteriori  ritardi.
  Non   giustifico  ulteriori  ritardi  o  di  prese  di  posizione
  contingentemente    comprensibili,   ma   nel    lungo    periodo
  ingiustificabili.
   Si  tratta di affrontare e dare vita ad una breve fase di lavoro
  che  ponga  le fondamenta degli aggiornati assetti amministrativi
  della nostra Regione nei prossimi anni.
   Quale  personale  contributo all'attività di questo  Parlamento,
  intendo  farmi  promotore  di  un'altra  iniziativa  che  giudico
  fondamentale: la costituzione di un intergruppo parlamentare  che
  raccolga  esponenti della maggioranza e dell'opposizione  attorno
  al  tema  della sussidiarietà, come è già accaduto nel Parlamento
  nazionale nel corso della passata legislatura.
   Questa  proposta  nasce dalla positiva esperienza  consumata  da
  numerosi  parlamentari  nazionali di  entrambi  gli  schieramenti
  nella precedente legislatura e riavviata nell'attuale che attorno
  al  tema  sussidiarietà  sono  riusciti  a  coagulare  iniziative
  politiche  e  legislative  di rilievo corrispondenti  ai  bisogni
  reali della gente.
   La  sussidiarietà non può essere considerata come appannaggio  o
  prerogativa di una sola parte politica, come è giustamente emerso
  dai discorsi di insediamento dei Presidenti di Camera e Senato e,
  proprio per questo, deve diventare patrimonio condiviso di  tutta
  la politica siciliana.
   Più  volte  ho  ripetuto la frase di Sturzo  La  Sicilia  al  di
  sopra dei partiti . Essa torna prepotentemente d'attualità in una
  fase  in cui sembra che i reali interessi del meridione non siano
  compatibili con quelli dello sviluppo dell'intera nazione.
   Sappiamo bene che non è così. Non vi è sviluppo del Paese  senza
  sviluppo di ogni sua parte, a partire dal meridione.
   Questo interesse che per noi è quello di tutti i siciliani,  può
  vederci   dialetticamente  contrapposti  nelle   idee   e   nelle
  soluzioni, ma non di certo nella comune azione volta a  procedere
  sulla strada che sia dello sviluppo che abbiamo fin qui percorso.
   Tutto  ciò è stato oggetto dell'incontro tra i Presidenti  delle
  regioni meridionali, i  segretari nazionali di CGIL, CISL e UIL e
  il  presidente  di Confindustria dello scorso  12  luglio  che  è
  sinteticamente  espresso in queste parole  poste  all'inizio  del
  documento   finale  fatto  dai  presidenti  delle   regioni   del
  meridione:  Per tutti noi,  il sud rappresenta una priorità della
  politica  economica nazionale: rappresenta una  opportunità,  una
  potenzialità,  un  serbatoio di crescita di cui  può  beneficiare
  l'intero Paese. Noi chiediamo che, per il nuovo Governo,  il  Sud
  rappresenti   una  priorità,  un'opportunità,  una   potenzialità
  dell'Italia intera.
      Della   precedente  esperienza  di  Governo,   intendo   fare
  riferimento  ad un aspetto, certamente quello più qualificante  e
  significativo,  la  lotta  alla  mafia.  Più  volte,   anche   in
  quest'Aula, ho affermato il netto ripudio che abbiamo manifestato
  nei confronti di un virus sempre più difficile da individuare nel
  corpo  sano della nostra società, perché sempre mutevole e sempre
  più  pronto  a  confondersi con gli aspetti vitali  della  stessa
  società.  Agli  eccezionali successi conseguiti di recente  dalle
  Forze  dell'ordine e dalla Magistratura, cui va tutta  la  nostra
  stima  e  il  nostro  sostegno, sta  facendo  adesso  seguito  un
  certosino  lavoro  di  conoscenza  di  soggetti,  metodologie   e
  strumenti di cui essa si serve per giungere ai suoi scopi.
   Sempre  più emerge questa recente tendenza di infiltrarsi  nelle
  nostre  strutture amministrative ed economiche, nel tentativo  di
  condizionarne   il   funzionamento.   Tutto   ciò   mi   convince
  dell'assoluta rilevanza che assume la scelta di combattere questa
  battaglia   sul  terreno  della  trasparenza  degli   atti,   dei
  procedimenti, ma soprattutto, anche delle idee.
   Non   basta  affermare  e  declamare  il  ripudio  della  logica
  mafiosa,  come tutti, con maggiore possibilità, siamo  portati  a
  fare.  Alle parole occorre fare seguire i fatti, tutti  i  fatti,
  anche  quelli  meno clamorosi, ma forse proprio  per  questo  più
  duraturi e più incisivi.
   Ciò   deve   pienamente  affermarsi  in  un  modello   culturale
  alternativo che sappia essere convincente per la sua  alterità  e
  non sia soggetto ai ricatti.
   Abbiamo  voluto,  a  conclusione dell'azione  di  Governo  della
  precedente    legislatura,   pubblicare   i   più   significativi
  provvedimenti, portati a compimento in questi anni, in un  volume
  dal  titolo   Il nostro no alla mafia  che vi ho fatto pervenire,
  al  fine di rendere noto nello specifico il contenuto del  lavoro
  fin qui prodotto e di quello che ancora ci attende.
   Più  volte, ho illustrato i provvedimenti più eclatanti  e  noti
  che lì sono riportati. Questa volta, mi permetto di richiamare la
  vostra   attenzione   sulla   quantità   di   risorse   impegnate
  dall'Assessorato ai beni culturali e alla Pubblica istruzione per
  tutte  le  attività  formative  a  sostegno  dei  progetti  sulla
  legalità, portati avanti nelle nostre scuole. Anche da una rapida
  scorsa,  si può vedere quanto abbiamo speso e in quali territori.
  Mi  torna  alla mente una frase di un grande siciliano,  Gesualdo
  Bufalino, che su questo tema affermò:  Per sconfiggere la mafia è
  necessario  un esercito di insegnanti . E' vero, ed è sempre  più
  vero   Ed  è per questo che vogliamo sostenere tutto ciò  che  la
  scuola propone in tal senso.

   SPEZIALE. Anche nelle scuole private, magari

   CUFFARO,  presidente  della Regione.  In  tutte  le  scuole   La
  nostra responsabilità non si ferma nelle azioni di contrasto,  ma
  anche  in  quelle  di promozione di una pratica positiva,  che  è
  l'unica  in  grado di convincere, soprattutto i giovani,  che  la
  mafia  può  essere sconfitta. Le celebrazioni in onore  di  Paolo
  Borsellino  dell'altro ieri ci hanno ancora una  volta  ricordato
  che il sacrificio e la morte non sono vani, quando sono posti  al
  servizio di valori così fondamentali.
   Da  più  parti, in questi mesi, si è fatto appello ad una  sorta
  di  emergenza  educativa,  che  va ben  oltre  le  responsabilità
  istituzionali  del  nostro  sistema scolastico.  In  molti  hanno
  evidenziato  come  oggi sia in crisi la stessa  capacità  di  una
  generazione di educare quella che segue. Il rifiuto di  qualunque
  tipo  di  legame porta le nuove generazioni a ritenere di potersi
  concepire  da  sole, senza alcun contesto a cui fare riferimento.
  Proprio  per questo motivo, la politica deve sostenere,  in  ogni
  modo,  quanti  nella società sono ancora capaci di  generare  una
  creatività  ed  una  gratuità, in grado  di  divenire  patrimonio
  condiviso da tutti.
   Compito  della politica, anche a livello regionale, deve  essere
  la   valorizzazione  di  soggetti  sociali,  a  cominciare  dalla
  famiglia  e  i  tentativi  che  nascono  dal  basso,  creando  le
  condizioni  per  cui  chi  ha ideali ed  esperienze  positive  da
  trasmettere, sia in grado di farlo e sia aiutato a farlo, sia nel
  dare  risposte  ai  bisogni  delle persone,  sia  assumendosi  il
  rischio  di impresa. Tutto ciò assume una forte connotazione  per
  la nostra Regione, proprio perché la lotta alla mafia deve essere
  accompagnata   da  azioni  politiche  concrete,   in   grado   di
  prosciugare, innanzitutto nelle coscienze, quel brodo di  cultura
  grazie a cui prolifica.
   In  questo  quadro, meriterebbero di essere interamente  rilette
  le  parole  che il compianto Piersanti Mattarella pronunciò  qui,
  proprio  in  quest'Aula, il 20 novembre del  1979,  in  occasione
  della discussione delle mozioni e delle interpellanze sullo stato
  dell'ordine pubblico in Sicilia e sulla lotta alla mafia.
   Vi  prego  di  notare  la  data, fu  il  suo  ultimo  intervento
  organico  in  Assemblea, prima che la sua vita fosse tragicamente
  spezzata da lì a qualche settimana.
   Fece  un accorato e puntiglioso elenco delle tante iniziative  e
  delle  tante  scelte operate nella gestione amministrativa  della
  Regione siciliana, molte delle quali di assoluta attualità;  poi,
  concluse  con queste parole:  Tutte queste cose abbiamo  compiuto
  in  questo tempo che non possono essere, certamente, appannate  o
  cancellate   da   giudizi  di  parte,  perché   costituiscono   e
  continueranno  a  costituire momento e  modo  caratterizzante  di
  essere  del  Governo  della  Regione, della  sua  amministrazione
  centrale,   della  sua  realtà  periferica.  Queste   scelte   di
  principio,  concernenti il decentramento, la  programmazione,  la
  pubblicità  degli  atti, la collegialità delle decisioni,  devono
  rimanere  elemento  caratterizzante dei modi  del  Governo  della
  Regione,  per contribuire a battere un fenomeno così vasto,  così
  insidioso, così pieno di incognite e così capace di mobilità .
   La  rilettura  di  quel discorso mi ha indotto ad  avanzare  una
  proposta  che,  la prima volta, intendo comunicare proprio  oggi:
  ricordare  l'impegno di Mattarella ed il suo  sacrificio  ogni  6
  gennaio,  con un'annuale iniziativa per comunicare le  azioni  di
  contrasto  alla  mafia   prodotte dal  Governo  nei  dodici  mesi
  precedenti.
   Mattarella intese affermare un principio, più volte ribadito  in
  tutti questi anni: il primo contrasto alla mafia nasce dall'unità
  di quanti la vogliono combattere; la prima alleata della mafia  è
  la nostra decisione; abbiamo ed avremo mille motivi per esprimere
  le  nostre diversità politiche, culturali, ideologiche, questo  è
  il   sale   della   democrazia  e,  certamente,  non   intendiamo
  rinunciarvi, ma non possiamo permetterci di presentarci divisi di
  fronte  a gente che, ormai inequivocabilmente, ha deciso di  fare
  un   uso  quanto  mai  indiscriminato  anche  degli  schieramenti
  politici.
   La  mafia  si  annida lì dove trova possibilità di sviluppare  i
  suoi  obiettivi: ogni partito, ogni amministrazione, ogni ufficio
  è  buono,  se  lì  non si scontra, da subito,  con  persone,  con
  procedimenti che ne impediscano il proliferare.
   Compito della politica è sostenere ogni azione positiva  che  ne
  contrasti      concretamente      la      mentalità;      compito
  dell'amministrazione è garantire processi che ne  impediscano  lo
  sviluppo e ne colpiscano ogni tentativo.
   Il  mio  Governo intende sostenere questo compito della politica
  e  diffondere  questa concezione dell'amministrazione,  con  ogni
  mezzo e in ogni circostanza.
   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,  come  ho  anticipato
  all'inizio,  passo  brevemente ad evidenziare solo  alcune  linee
  strategiche   sulle   quali  intende   muoversi   o   dovrà   più
  esplicitamente concretizzarsi l'azione politica del mio Governo.
   Il  quadro  economico nel quale si inserisce l'azione di  questo
  Governo  è  stato,  anche  di recente, ampiamente  illustrato  ed
  analizzato  sia  dai  nostri uffici regionali  preposti  che  dai
  numerosi  enti  ed istituti di ricerca; è emerso un  contesto  in
  positiva  evoluzione che, pur dovendo ancora  recuperare  pesanti
  ritardi  del  passato,  ha  posto in essere  azioni  opportune  e
  coerenti, in grado di aggredire una situazione complessiva ancora
  difficile,  soprattutto sul versante del lavoro:  esso,  infatti,
  continua a non essere sufficiente, soprattutto in alcuni  settori
  strategici.
   V'è,  però, un dato oggettivo da cui partire: l'aumento costante
  del  nostro  P.I.L.  regionale.  Il  Prodotto  interno  lordo   è
  certamente  il dato econometrico cui tutti fanno riferimento  per
  giudicare lo stato di salute di ogni economia.
   La  recente presentazione del rapporto SVIMEZ ha riaffermato che
  la  Sicilia è l'unica regione del Meridione che ha, negli  ultimi
  anni, un tasso positivo che si è attestato su un significativo  +
  2,8  per cento: vuol dire che l'azienda Sicilia è un'azienda  che
  lavora, che produce e che crea ricchezza.
   Certo,  tale  ricchezza  non è ancora sufficiente  per  tutti  i
  siciliani, ed è per questo che occorre incrementarla, utilizzando
  tutti  gli strumenti. Ma  possiamo dire che partiamo da un  fatto
  certo e consolidato che, come più volte ho detto, non è merito di
  questo  Governo,  non è merito del mio Governo,  ma  di  tutti  i
  Siciliani  che, da anni, vi contribuiscono con il loro impegno  e
  con i loro sacrifici.
   Anche   il   più  recente  ed  analitico   Rapporto   Excelsior
  dell'Unioncamere, presentato proprio martedì 11 luglio  scorso  a
  Roma,  prevede per la Sicilia un saldo positivo nell'occupazione,
  equivalente  ad un +1,6 per cento rispetto al 2005. Il  dato  più
  interessante  è  l'aumento  prevedibile  nella  piccola  impresa,
  anziché  nella  grande. I settori trainanti sono  l'edilizia,  il
  commercio,  l'agricoltura  e  il  turismo.  Come  si  vede,   una
  descrizione  molto vicina al nostro sistema produttivo  regionale
  che,  pertanto, dovrà essere sostenuto da una politica di governo
  in grado di assecondare queste previsioni.
   Come   ho  anticipato,  è  già  allo  studio  un  pacchetto   di
  interventi  legislativi, alcuni già intravisti  nella  precedente
  attività  di Governo, altri assolutamente nuovi, con cui vogliamo
  aggredire il fenomeno, in tutti i suoi principali aspetti.  Così,
  ai    disegni   di   legge   della   passata   legislatura,   che
  ripresenteremo,  in  tema  di aree di  sviluppo  industriale,  di
  formazione professionale, vogliamo aggiungere una serie di  norme
  per promuovere e tutelare, contemporaneamente, lavoro e sviluppo,
  che  tengano  conto  in  modo specifico della  nostra  situazione
  particolare  e  della tendenza del mercato  del  lavoro  e  dello
  sviluppo economico.
   Ed  è  proprio  guardando  a  questi disegni  di  legge,  signor
  Presidente, che le chiedo che questi stessi provvedimenti possano
  essere  discussi ed approvati da questo Parlamento entro la  fine
  del seguente anno.
   La   relazione   sulla   situazione  economica   della   Regione
  siciliana,  che  tra  pochi  giorni  sarà  presentata  ai   sensi
  dell'articolo 3 della legge regionale n. 47 del 1977, a noi tutti
  ci   conforta  ulteriormente,  proprio  sul  dato  occupazionale,
  costantemente in crescita in tutti questi anni.
   Per  ultimo,  in ordine di tempo, il Rapporto DISTE,  presentato
  martedì scorso dal Centro Curella, in cui hanno partecipato anche
  autorevoli  parlamentari  di  questo  Parlamento  ed  il   nostro
  Assessore per il bilancio. Anch'esso, evidenzia un trend positivo
  di cui non enumero, per brevità, i dati numerici.
   Dalle  indicazioni  del  rapporto  dell'Unioncamere,  emerge  la
  tendenza del mercato verso contratti a tempo indeterminato, verso
  il  contratto di apprendistato, mentre si stabilizza la quota dei
  contratti  part-time  e  a progetto. Sono  queste,  alcune  delle
  scelte    che   intendiamo   sostenere,   unitamente    ad    una
  razionalizzazione  del  sostegno alle  aziende,  senza  la  quale
  continueremo ad incentivare tutto ed il contrario di tutto, senza
  alcuna scelta strategica.
   Per  una  felice  circostanza,  l'avvio  della  XIV  legislatura
  coincide con la nuova fase di programmazione dei fondi comunitari
  e  le  conseguenti politiche di coesione per il  2007/2013.  Tale
  opportunità ci carica di una grande responsabilità, ulteriormente
  aumentata dal fatto che le previsioni delle somme disponibili  ci
  dicono   che   esse  saranno  superiori  a  quelle  del   periodo
  precedente.
   I  dati  in nostro possesso e le proiezioni che i nostri  Uffici
  hanno   già  compiuto,  ci  portano  a  ritenere  che  le   somme
  complessivamente utilizzabili potrebbero ammontare, alla fine,  a
  circa  14  miliardi  di  euro, quasi  il  doppio  di  quelle  del
  precedente periodo 2000/2006.
   Non  essendo  ancora concluso l'iter negoziato, sia  per  quanto
  attiene  alla distribuzione tra le Regioni meridionali,  sia  per
  quanto   riguarda  la  quota  del  cofinanziamento   del  Governo
  nazionale,  non possiamo avere certezza di questo dato definitivo
  dal quale, comunque, non ci dovremmo discostare di molto.
   Occorre  intervenire  su due aspetti importantissimi.  Il  primo
  riguarda il negoziato con il Governo centrale, nel quale dobbiamo
  con  forza  rivendicare,  nella ripartizione  delle  risorse  per
  l'Obiettivo Convergenza, la quota indispensabile per l'attuazione
  delle  nostre politiche regionali. Il secondo riguarda la  nostra
  responsabilità amministrativa e di governo.
   Chiediamo  innanzitutto, alle forze produttive e  sociali  della
  nostra  Isola, di adoperarsi per continuare - di più e  meglio  -
  nell'attività  di  progettazione e  gestione  delle  risorse  del
  territorio, che hanno fatto finora, della Sicilia, la Regione con
  il  più  alto tasso di progettazione dal basso e di utilizzazione
  degli strumenti della programmazione negoziata di tutta Italia.
   Oggi,   per  la  prima  volta, si parla  di  una  programmazione
  unitaria  tra  Fondi strutturali, cioè il Fondo Europeo  Sviluppo
  Regionale, il FESR, e il Fondo Sociale Europeo (FSE), ed il Fondo
  Aree Sottoutilizzate (FAS), nel cui ambito vale la pena ricordare
  sono  stati  finora sottoscritti tutti gli Accordi  di  Programma
  Quadro che interessano la nostra Regione.
   Il  Governo  nazionale si sta impegnando in  una  programmazione
  settennale delle risorse del Fondo Aree Sottoutilizzate, che darà
  un  respiro  indubbiamente più alto alla capacità  programmatoria
  della nostra Regione.
   Per  potere cogliere al meglio questa opportunità, tenendo anche
  conto della contemporanea programmazione del Fondo Europeo Pesca,
  del Fondo Europeo Sviluppo Rurale, nonché delle risorse ordinarie
  che,  a  qualunque  titolo, arriveranno per i  prossimi  7  anni,
  occorre  -  da subito - un notevole sforzo di coordinamento,  per
  evitare che la grande disponibilità finanziaria sia vanificata da
  una dispersione sul territorio poco oculata e priva di raccordo e
  di programmazione.
   Questo  compito attiene, innanzitutto, al Governo regionale  che
  dovrà  svolgerlo  in  un rapporto sempre più  qualificato  con  i
  soggetti economici e sociali che vivono ed operano nei territori.
  Il successo della  strategia di Lisbona , cardine della strategia
  europea per il 2007/2013,  è la via per consolidare ed accelerare
  i  progressi degli ultimi anni, coinvolgendo gli attori locali  a
  tutti   i   livelli   del  processo  per   la   competitività   e
  l'innovazione:   dallo   sviluppo   di   imprese   innovative   e
  concorrenziali,  all'apporto attivo  di  tutta  l'Amministrazione
  regionale e degli Enti locali.
   Per  rendere più diretto, tempestivo ed efficace l'effetto della
   strategia  di  Lisbona , utilizzeremo il già  costituito  Tavolo
  tecnico  interassessoriale  e  promuoveremo  apposite  forme   di
  concertazione  operativa  e sinergica  fra  Regione,  Province  e
  Comuni,  valorizzando  il  più possibile  il  Consiglio  Regione-
  Autonomie locali.
   In  particolare, punto focale della strategia di Lisbona sarà la
  realizzazione della  Società della Conoscenza , perché  ci  possa
  consentire  di fermare l'esodo dei nostri giovani migliori  e  di
  farci  restituire quelli che, negli anni passati, sono andati  ad
  alimentare  lo  sviluppo delle Regioni più  ricche.  Proprio  per
  incentivare la permanenza dei nostri giovani in Sicilia,  abbiamo
  sostenuto   con   convinzione  la  nascita  di   due   importanti
  iniziative, che sono grandi iniziative per la ricerca: la RIMED e
  l'IRBM,  già  finanziati dalla Finanziaria del 2005  dello  Stato
  che,   grazie ad importanti e qualificate sinergie,  e  non  solo
  italiane, daranno luogo ad importanti Centri di ricerca nel campo
  delle biotecnologie.
   Il   nostro  obiettivo  primario  sarà  coniugare  le  politiche
  d'istruzione, ricerca e innovazione, nell'ambito di una  politica
  più  complessiva,  nazionale  e  regionale,  per  ricollocare  la
  Sicilia  e  il Mezzogiorno nel nuovo sistema produttivo mondiale,
  con particolare riferimento, alla nostra area del Mediterraneo.
   Si  tratta  di un'occasione storica che non vogliamo vanificare,
  ritornando a logiche gestionali che ci siamo lasciati alle spalle
  e  per  le quali non nutriamo alcun rimpianto. In questo  quadro,
  vanno  collocati  gli impegni già dettagliatamente  indicati  nel
  programma di Governo, che quindi non enumero, ma che assumono  un
  valore strategico, soprattutto nei settori dei trasporti e  delle
  infrastrutture,  per  continuare l'impegno  che  abbiamo  portato
  avanti già nel precedente Governo.
   Il  Governo della passata legislatura ha certamente prodotto una
  accelerazione  delle  politiche di welfare,  come  credo  non  si
  ricordava da tempo. Non è mio intendimento ritornare sulle scelte
  operate,  quanto riconfermare che si tratta adesso di partire  da
  esse per consolidare una prassi totalmente innovativa che sta già
  cominciando a dare i primi risultati di merito.
   Un  moderno  sistema di welfare, deve infatti creare solidarietà
  tra  le persone e contribuisce a rimuovere e prevenire condizioni
  che  oggi  vengono  indicate tra le cause di possibili  stati  di
  povertà. Esso, pertanto, è uno dei fattori che misura il grado di
  sviluppo  di  una  società.  La nostra  azione  di  Governo  deve
  muoversi lungo tre direttrici.
   La  pianificazione degli interventi che, partendo da quello  che
  già esiste, valorizzi e consolidi le esperienze positive in atto,
  rivedendo, contemporaneamente, quelle esperienze che non si  sono
  dimostrate  capaci di risultati concreti e verificabili  rispetto
  agli  obiettivi  indicati;  il miglioramento  delle  sinergie  di
  governance  tra livello regionale e livello territoriale,  specie
  per  ciò che riguarda l'integrazione socio-sanitaria dei processi
  e  degli  interventi; il miglioramento della qualità  complessiva
  del sistema. E ciò si può realizzare coinvolgendo i vari soggetti
  del    sistema,   sollecitandone   la   responsabilità   sociale;
  accrescendo e migliorando la capacità di partnership; realizzando
  un  sistema di accreditamento con linee guida e criteri chiari  e
  definiti.
   Il  nostro obiettivo deve essere il consolidamento di un privato
  sociale,  in  grado  di  confrontarsi  costruttivamente  con   la
  Pubblica  Amministrazione: la creazione di un sistema di  welfare
  di  qualità, fondato sull'equilibrio integrato pubblico e privato
  che  sia  anche  no  profit. Capace, dunque,  di  efficienza,  di
  produrre  valore  sociale e non solo costi, di  dare  servizi  di
  qualità con processi di qualità.
   L'Amministrazione  deve  essere, per contro,  il  garante  della
  qualità,  fissando  le regole del sistema e intervenendo  laddove
  l'iniziativa   privata  non  può  o  non  sa  intervenire.   Deve
  considerare, stimare e sostenere la capacità dei soggetti sociali
  di operare per il bene loro e di tutta la comunità. In tal senso,
  è decisivo lo sviluppo dell'Impresa Sociale, come soggetto attivo
  e  protagonista  di  un sistema di welfare moderno,  fondato  non
  sulla carità di Stato, ma su una diffusa responsabilità sociale.
   Sul  tema  delle  infrastrutture,  il  programma  di  Governo  è
  oltremodo dettagliato e preciso. Intendiamo proseguire  lungo  le
  due  direttrici  di  marcia che ci siamo già  dati:  chiedere  al
  Governo nazionale il rispetto degli impegni, facendo in  modo che
  a  questi settori si destinino le risorse nazionali e non  quelle
  derivate  dall'Unione  Europea, ed aggiungere  a  queste,  quelle
  nostre   che   possiamo   trarre  dal  bilancio   regionale,   in
  applicazione   del   principio  già   attuato   nel   quinquennio
  precedente: scegliere di scegliere.
   Speriamo,  in questo, di avere come buone compagne di strada  le
  otto  regioni meridionali con cui, nel recente incontro di  Roma,
  abbiamo  condiviso la necessità di dotare tutto il  Meridione  di
  una  rete di infrastrutture adeguate alle scadenze più urgenti  e
  condivise, appunto, con i governi e le popolazioni locali. Ma  il
  problema  dei trasporti va visto in un'ottica europea, ed  è  per
  questo  che  vi dedicherò una specifica attenzione,  nella  parte
  finale delle mie dichiarazioni programmatiche.
   Sul  delicato tema della sanità, riaffermo quanto già  contenuto
  nel  programma  di  Governo, aggiungendo che intendiamo  fino  in
  fondo  svolgere  il  nostro ruolo e le nostre  prerogative,  come
  finora  abbiamo fatto, anche aggiungendo risorse nostre a  quelle
  che potrebbero venirci meno da Roma.
   Gli  interventi urgenti che abbiamo predisposto,  a  seguito  di
  una  sfortunata  sequenza  di casi di  malasanità ,  accaduti  di
  recente,  ci  hanno  consentito di mettere a punto  significativi
  percorsi dai quali attendiamo ulteriori e positivi riscontri.  La
  società  siciliana  necessita,  forse  con  più  urgenza  che  in
  passato,   di   una  più  rigida  e  complessa  razionalizzazione
  dell'intero sistema.
   Fra  le  iniziative  messe in campo più di  recente,  annettiamo
  molta  importanza alla Tessera Sanitaria che abbiamo  voluto  che
  fosse  anche  Carta  Regionale dei Servizi.  Essa  consentirà  di
  ottenere certificati, sia anagrafici che di altro genere,  presso
  tutti gli uffici comunali, provinciali e regionali. Si tratta,  a
  tutti  gli  effetti, di un collegamento diretto  con  gli  uffici
  pubblici  siciliani  che  renderà  più  facile  il  rapporto  tra
  cittadini e pubblica amministrazione.
   Altro  binario  privilegiato  dei  nostri  interventi  sarà   la
  modernizzazione delle nuove strutture ospedaliere, continuando il
  lavoro  già iniziato, e procedendo sulla realizzazione dei  nuovi
  tre Centri di Eccellenza sanitaria.
   Il  settore agro-alimentare continua ad essere trainante per  la
  nostra  economia  e,  proprio per questo, non possiamo  adagiarci
  sugli  allori,  perché di fronte alle ricorrenti  ed  inevitabili
  crisi che colpiscono questo o quel settore, come pur di recente è
  accaduto,   occorre  un  intervento  pronto   ed   incisivo   che
  salvaguardi  il  reddito  di produttori  e  lavoratori,  ma  che,
  soprattutto,  incida in modo reale sui nodi più  profondi  di  un
  sistema,  ove  la concorrenza di mercati esteri  ci  costringe  a
  tenere livelli di sempre maggiore qualità ed efficienza.
   In     quest'ottica,    occorre    sottolineare    il    momento
  particolarmente importante in cui ci troviamo. L'attuazione della
  riforma    della    Politica   Agricola   Comunitaria   apporterà
  significative novità nei criteri di sostegno e valorizzazione  da
  dare  alle  aziende più competitive, come abbiamo già esplicitato
  nel  testo  del Programma che vi è stato consegnato. Inoltre,  la
  fase  di avvio dei Fondi Comunitari, per la prima volta, vede  le
  risorse  dedicate  allo sviluppo rurale, al di  fuori  dei  Fondi
  strutturali,  con  l'attuazione del Fondo  Unico  dello  sviluppo
  rurale.
   Il  segreto  della nostra agricoltura è la qualità:  la  scelta,
  già intrapresa, di sostenere, con politiche sempre più selettive,
  con  aiuti mirati e verificati per fare affermare professionalità
  giovani e qualificate, si sta rilevando la migliore.
   In   questi   ultimi   cinque   anni,   abbiamo   impresso   una
  significativa  accelerazione  alla   modernizzazione  del  nostro
  sistema   turistico   che   soffriva,   innanzitutto,    di    un
  sottodimensionamento dei servizi, incapace di  fargli  tenere  le
  giuste  posizioni  sul mercato nazionale ed  internazionale.  Per
  questo   motivo,   il  primo  impegno  mantenuto   è   stato   il
  significativo aumento dei posti letto.
   Adesso,  occorre qualificare l'offerta, sapendo  che  essa  deve
  sempre   più  diversificarsi  in  molteplici  direzioni.  Bisogna
  partire  da  un  raccordo più stretto con i Beni  culturali,  con
  l'Agricoltura  e  con tanti altri rami dell'Amministrazione,  che
  possono contribuire all'affermazione di quella nozione moderna di
  turismo che fa della qualità il suo punto di forza.
   Abbiamo  più volte ribadito che la nostra specificità  siciliana
  può  essere  racchiusa in quel concetto di  turismo  relazionale
  che  intende  offrire  una  qualità di prodotto,  frutto  di  una
  pluralità  di interventi e di servizi di cui la nostra Regione  è
  certamente  ricca.  Qualità non significa   nicchia   o   élite ,
  significa  capacità di tessere relazioni non con anonimi  utenti,
  ma  con persone precise che hanno consapevolmente fatto la scelta
  di venire in Sicilia, perché da noi intendono - magari riposare -
  ma, al tempo stesso, conoscere e comprendere luoghi e persone non
  rinvenibili altrove.
   Ma  questo  non vuol dire abbandonare le altre piste di  lavoro,
  primo   fra   tutte  la  destagionalizzazione    e   il   turismo
  congressuale che sono l'arma vincente, in un mercato  sempre  più
  agguerrito e globalizzato.
   Signor  Presidente,  colleghe  e colleghi,  il  quinquennio  che
  iniziamo,   vedrà   cambiamenti  nel   contesto   internazionale,
  all'interno  dei quali la Sicilia gioca la partita  decisiva  del
  suo  ruolo  e  del  suo sviluppo. Per questo  motivo,  ho  inteso
  dedicare   a   questo  tema  la  parte  finale  di   queste   mie
  dichiarazioni.
   E'  facile prevedere che l'Unione Europea diverrà, nei  prossimi
  anni,   assai  più  periferizzata  e  policentrica,  come  giusta
  conseguenza  del  grande allargamento che c'è in  corso.  La  più
  vasta delle periferie, quella euromediterranea, sarà anche la più
  popolosa,  superando  l'Est, compresa  la  Russia,  e  costituirà
  un'unica zona di libero scambio.
   Si  attueranno,  dal  primo  gennaio 2007,  le  nuove  politiche
  europee  di coesione, di ricerca, agricole e di sviluppo  rurale,
  dei trasporti, dell'energia, di frontalierità  e di vicinato.  Si
  riprenderà  e si completerà l'iter di approvazione  di  un  nuovo
  Trattato   costituzionale.  Il  processo  avviato  dal  Consiglio
  europeo  di  Lisbona nel 2000, e rilanciato nel  2005,  per  fare
  dell'Europa l'area più competitiva del mondo, produrrà crescita e
  occupazione attraverso l'innovazione.
   Nel  2011,  lo scenario intorno alla Sicilia, sarà completamente
  mutato  e, in vista di questo mutamento, abbiamo due possibilità,
  quella  di  subire  i cambiamenti, illudendosi forse  di  poterli
  evitare e rimanendo una bolla isolata in una area circostante che
  cresce  e ci scavalca, oppure - come io penso - quella di  essere
  protagonisti, determinandoli e guidandoli con una proposta  e  un
  modello,   da  realizzare  di  concerto  con  le  altre   Regioni
  meridionali italiane e gli altri popoli uniti dal Mediterraneo.
   Intendo confermare e precisare, in questa autorevole sede,  tale
  progetto  e  chiedere, innanzitutto a voi, e a tutti i Siciliani,
  di contribuire a realizzarlo insieme, e certamente entro il 2011.
  L'obiettivo sarà raggiungibile nei tempi richiesti, solo se tutte
  le  politiche, i programmi e le  relative risorse, non solo della
  Regione, ma di tutti i soggetti che devono contribuirvi, verranno
  riposizionati ed orientati nel medesimo progetto.
   Va  proposta concretamente all'Unione Europea  una via siciliana
  e    mediterranea   allo   sviluppo,   all'innovazione   e   alla
  competitività,  fondata  sulla  ricchezza  dei  valori   positivi
  presenti  nella nostra cultura, di cui si avverte il  bisogno  in
  Europa e nel mondo, per restituire la globalizzazione al servizio
  dell'uomo.
   Vogliamo  raggiungere  un obiettivo ambizioso,  ma  alla  nostra
  portata: attrezzarci per ricevere la delega europea ad essere  il
  perno  centrale su cui fare ruotare la crescita dell'intera  area
  mediterranea.
   La  scelta  di  essere  fino in fondo  euromediterranei ,  nella
  cultura,   nelle  regole,  nel  livello  dei  servize   e   delle
  infrastrutture è irrinunciabile ed irreversibile,  tanto  da  non
  consentirci esitazioni nel trovare anche le vie più autonome  per
  attuarla.  La nuova governance che si sta realizzando  in  Europa
  mostra,  infatti, sempre più l'incapacità degli stati accentrati,
  nati  nel diciannovesimo secolo, ad adeguarsi alle evoluzioni  ed
  alle dimensioni della società e della vita di oggi.
   L'unificazione   europea   ha   messo   fine   alle   sanguinose
  conseguenze  della esasperazione di questi Stati-Nazione,  ma  il
  centralismo  burocratico allontana ancora  i  cittadini  e  viene
  impedita  la  mediazione  ravvicinata dei  soggetti  regionali  e
  locali  rispetto  alle politiche europee. Per questo  l'Europa  è
  rimasta  priva del consenso democratico necessario a compiere  il
  definitivo salto di qualità verso l'integrazione politica.
   Per  dare  impulso dal basso alla travagliata ripresa di  questo
  processo,  bruscamente interrotto dall'esito  dei  referendum  in
  Francia  e in Olanda, riuniremo in Sicilia nel novembre  2007  le
  oltre   settanta  regioni  europee  a  potere  legislativo,   per
  confrontare le esperienze e far convergere le volontà, anche alla
  luce dei più recenti sviluppi dell'autonomia catalana.
   Il  primo strumento da mettere in campo è un sistema di prelievo
  fiscale  più vantaggioso per imprese e cittadini. In un  decennio
  questo  gap dovrà essere tuttavia colmato, sia pur con uno sforzo
  straordinario di Regione, Stato e Unione Europea, attirando  così
  un contributo crescente e determinante di capitale privato.
   Questo   va   assistito  da  Organismi  agenziali   locali   che
  alleggeriscano  ed accelerino le procedure per i finanziamenti  e
  le  allocazioni,  anche a seguito di apposita normativa.  Occorre
  una  significativa riduzione delle aliquote di tassazione per  le
  imprese operanti nei territori dov'è minore il valore dei servizi
  pubblici erogati rispetto a quello di altre aree del paese.
   Le  aliquote di tassazione dovranno, pertanto, essere  diminuite
  di un valore corrispondente al minore valore dei servizi pubblici
  erogati  ed  ai disagi strutturali permanenti, come l'insularità,
  la  montagnosità, la sismicità e la vulcanicità.  Dall'esperienza
  francese  delle Zone Franche Urbane, possiamo mutuare i caratteri
  delle    agevolazioni   ritenute   compatibili   dalle   autorità
  comunitarie,  attuando agevolazioni fiscali per l'inserimento  di
  imprese  in ambito urbano, circoscrivendo nel tempo la  fruizione
  dei  benefici, delimitando i soggetti beneficiari,  i  siti  dove
  istituire   dette   zone   ed   i  vantaggi   fiscali   collegati
  all'insediamento di nuove imprese.
   Al  fine  di  rafforzare la qualità degli  interventi  di  dette
  aree, un'apposita sede di concertazione tra amministratori locali
  e   rappresentanze   delle  imprese  e   dei   lavoratori   dovrà
  accompagnare  l'azione  di tali agevolazioni,  unitamente  ad  un
  rafforzamento   degli   interventi  per   contrastare   eventuali
  tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata.
   La  Sicilia  ha  bisogno  di un grande  programma  integrato  di
  politica  urbana,  articolato su base pluriennale  per  i  centri
  storici,  le  periferie e le città medie, in  grado  di  attivare
  processi di sviluppo sostenibile che consentano ai sistemi urbani
  di  proporsi  come  motori  per  lo sviluppo  regionale.  Analoga
  attenzione  meritano le zone interne - i due terzi del territorio
  regionale - sulle quali confluiranno fra gli altri i fondi per lo
  sviluppo rurale, ma anche alcuni grandi progetti strategici euro-
  mediterranei,  come  quello  che  avvia  il  turismo  relazionale
  integrato,  capaci  di  valorizzare persone,  risorse,  valori  e
  gusti.
   Alle   risorse   disponibili  nell'ambito  della  programmazione
  integrata  dei  fondi  regionali e  comunitari  dovrà,  pertanto,
  aggiungersi  una  consistente  dotazione  di  risorse  nazionali,
  reintroducendo ed incrementando significativamente la riserva per
  le  aree urbane nell'ambito dei fondi FAS per mezzo degli Accordi
  di  Programma Quadro, rafforzando la regia regionale e  favorendo
  il coinvolgimento di tutti gli attori della scena territoriale.
   Nei  nuovi orientamenti dell'Unione Europea sugli aiuti di Stato
  a  finalità  regionale, che mobilitano risorse doppie  delle  pur
  ingenti somme erogate con fondi strutturali, oltre 300 milioni di
  euro,  è stata introdotta una nuova forma di aiuto per promuovere
  la costituzione di nuove imprese e per sostenere la fase di start
  up  delle  piccole imprese nelle aree assistite.  La  Commissione
  potrà così approvare regimi che prevedono aiuti fino ad un totale
  di  2  milioni  di  euro  per le nuove  piccole  imprese  che  si
  insediano nelle regioni ammissibili alla deroga 87.3.a, che  sono
  le Regioni a basso tenore di vita e con una grave disoccupazione.
   Proporremo, infine, l'individuazione di parametri favorevoli  ai
  territori  meridionali nella sperimentazione  di  una  tassazione
  concordataria  di  distretto. Utilizzando  l'opportunità  offerta
  nella   legge   finanziaria  2006,  che  consente  alle   imprese
  appartenenti ai distretti produttivi di optare ad una  tassazione
  di  gruppo, si possono utilizzare parametri oggettivi che tengano
  conto delle diseconomie dei territori meridionali per determinare
  livelli di tassazione differenziata, a vantaggio del Mezzogiorno.
  Per  tale  motivo, chiederemo che almeno un distretto  produttivo
  siciliano  venga inserito nella sperimentazione di  tale  misura,
  nel momento in cui essa verrà ufficialmente adottata.
   In  quest'area,  dove è nata e da cui si è  diffusa  la  civiltà
  umana,  si gioca infatti una partita decisiva per la stabilità  e
  la  pace  del  mondo. Negli ultimi dieci anni, e soprattutto  dal
  2001,  i  Paesi che circondano il Mediterraneo, dal Marocco  alla
  Siria, il Mar Nero orientale, dall'Azerbaigian all'Armenia,  alla
  Georgia  ed  il Mar Rosso, Arabia, Emirati ed altri Paesi,  hanno
  fatto  registrare tassi di crescita assai più elevati  di  quelli
  europei: si sta sviluppando un'area di forte sviluppo economico e
  demografico  intorno  a noi, che siamo i naturali  mediatori  del
  loro rapporto con l'Europa ed i beneficiari di questa crescita  a
  certe condizioni.
   Nel   quinquennio  che  ci  attende  intendiamo  diventare   più
  attrattivi in tutti i sensi. Non è solo un'opportunità economica:
  è  la grande occasione per costruire un modello mediterraneo, che
  accetta  ed  applica le regole della competizione  internazionale
  nel  rispetto  della  persona,  della  famiglia,  della  comunità
  locale, del territorio.
   Sono  i  valori fondanti della storia comune, delle  tradizioni,
  delle  religioni, ma che vanno coniugati con un'innovazione,  una
  competitività,  una  crescita  non  fine  a  se  stessa.  C'è  la
  possibilità di vivere e progredire secondo un modello nostro, non
  più  imposto, ma del quale ha bisogno anche l'Europa ed il  resto
  del  mondo. Si può riprendere la missione mediterranea di fornire
  le soluzioni avanzate e durature per la vita, come è accaduto per
  l'uso  dell'acqua,  la  navigazione e la pesca,  l'organizzazione
  delle  città  e  della  democrazia, l'arte  e  la  cultura,  cioè
  l'intelligenza a servizio dell'uomo.
   Per  riconquistare  questa  centralità  occorre  dotarsi  di  un
  moderno  sistema  di trasporti e di comunicazioni.  Innanzitutto,
  con   l'Europa,  rivendicando  con  decisiva  determinazione   il
  completamento  del  corridoio I  Berlino-Palermo,  del  quale  fa
  parte   inscindibile   la  madre  di  tutte   le   infrastrutture
  innovative,  il  ponte  sullo  stretto  di  Messina,  dal   quale
  discendono  l'alta  velocità  e l'alta  capacità  ferroviaria  in
  Sicilia  ed  in  Calabria  ed il collegamento  ferrato  di  tutto
  l'entroterra  europeo  con  i porti siciliani,  trasformati  così
  nelle   porte  d'Europa  sulla  rotta  delle  grandi  navi  porta
  containers che pendolano tra Cina, India e Americhe.
   Il   ponte del Mediterraneo , consentitemi di chiamarlo così, fa
  inoltre  avanzare  di 300 chilometri la sponda europea  verso  la
  sponda  africana  di  un  mare che vuole unire  e  non  dividere,
  facilitando  il collegamento trasversale del Maghreb con  l'altra
  grande  area in espansione, quella balcanica. Il ponte è talmente
  essenziale  ed  irrinunciabile che se ne deve  prevedere  la  sua
  realizzazione prescindendo - anche in forza della legge Bassanini
  -  dalla  volontà contraria del Governo nazionale, convinti  come
  siamo  della sua autosufficienza finanziaria e certi che  l'altra
  sponda,  fortemente  interessata,  la  Calabria,  non  si  tirerà
  indietro  e  che l'Italia non vorrà negarci anche  questo  vitale
   diritto di passaggio .
   Con  ciò  non vogliamo negare l'importanza delle autostrade  del
  mare,  o di un più moderno sistema aeroportuale siciliano che  va
  completato gettando le basi di un grande sistema aeroportuale sud-
  europeo.
   Nell'ambito   della  politica  di  connettività   e   prossimità
  dell'Unione Europea nell'area mediterranea, l'attivazione  di  un
  corridoio    mediterraneo   internodale   est-ovest    denominato
   Corridoio Meridiano  sarà in grado di alimentare la creazione di
  un'armatura  mediterranea di riqualificazione delle  risorse,  di
  sviluppo delle accessibilità e delle economie di promozione delle
  eccellenze,  in  grado di agire nella fase che caratterizzerà  la
  programmazione dei fondi strutturali 2007-2013.
   Il  processo di Barcellona ha confermato nei mesi scorsi con  la
  celebrazione  del  suo decennale la caduta  di  attenzione  e  di
  tensione  dell'Europa rispetto alla questione mediterranea.  Essa
  va rilanciata ad iniziativa delle regioni, più vicine ed efficaci
  nell'indispensabile  coinvolgimento  della  società  civile   nel
  processo  di  avvicinamento  ed  integrazione,  con  partenariati
  operativi da sostituire agli inutili protocolli bilaterali e  con
  la  piena  responsabilizzazione, anche finanziaria,  dei  partner
  della  sponda  sud  in luogo degli inefficaci  aiuti  a  pioggia
  tradizionali.
   I  cinque  punti  fissati nel novembre scorso a  Barcellona  dai
  Capi  di  stato  e  di governo euro-mediterranei  vanno  tuttavia
  attuati, così come va completata la realizzazione degli strumenti
  essenziali   di   integrazione,  aggiungendo  all'Assemblea   dei
  parlamenti il Comitato delle Regioni, alla Fondazione  Anna  Lind
  per  il dialogo interculturale, la rete che collega gli organismi
  culturali delle due sponde.
   L'appuntamento  con la banca di sviluppo, fissato  per  la  fine
  del  2006,  dovrà  vederne la realizzazione  immediata,  dopo  il
  positivo   collaudo   della  sezione  FEMIT   -   Fondo   Europeo
  Mediterraneo ed Investimento e Partenariato della BEI.  Riteniamo
  fondata  e legittima l'aspettativa di ospitarla in Sicilia,  così
  come  va  realizzato,  con sede nell'area,  l'Osservatorio  delle
  migrazioni.
   A  tutto  questo la Regione siciliana sta contribuendo non  solo
  con l'attività dei suoi Uffici, ma anche sostenendo il COPPEM  ed
  avviando l'apposita agenzia voluta con legge dell'Assemblea.
   Non  potrà esserci stabilità e sviluppo nel Mediterraneo se  non
  si  consoliderà in modo definitivo la pace tra tutti i popoli. Lo
  scontro  di  questi  giorni in Medio Oriente che  ha  assunto  le
  connotazioni di uno scontro bellico, deve svegliare l'Europa,  la
  comunità internazionale, ciascuno di noi, sull'inderogabilità  di
  un processo che non scambi la mancanza di conflitti materiali con
  la pace duratura.
   Perché  tanta  difficoltà nel far comprendere  tale  semplice  e
  fondamentale  principio? Ritengo vi sia  un  dato  certo  da  cui
  partire:  non  può  esserci pace senza una democrazia  vissuta  e
  consolidata.  Questa si è affermata, se pur  a  prezzo  di  gravi
  lotte,  nello  stato  di  Israele la cui incolumità  è  messa  in
  discussione, purtroppo, da un regime terroristico che  pur  si  è
  affermato  con gli strumenti della democrazia formale. In  questo
  punto è lo snodo di ogni vicenda: non è possibile riconoscere  il
  valore della democrazia solo nei suoi risvolti procedurali.
   La  storia  ci  insegna che un sistema dispotico può  affermarsi
  anche con un voto popolare. La democrazia non è tale se non mette
  radici, se non diviene sistema consolidato di governo, se  non  è
  acquisita   dalla   popolazione   come   patrimonio   comune    e
  insostituibile  per  ogni  cittadino.  In  Medio  Oriente  questa
  concezione   di   democrazia,  per  noi  occidentali   ampiamente
  condivisa,  non è ancora patrimonio diffuso tra le popolazioni  e
  ciò provoca inesorabilmente e periodicamente rigurgiti di guerra,
  peraltro  puntualmente pagati da civili inermi, sempre più  privi
  di  sbocco perché fondate sul manifesto presupposto di non  voler
  riconoscere  l'esistenza dell'altro, quando  non  addirittura  di
  volerne il totale annientamento.
   Affermare  che vi deve essere spazio e posto per  due  popoli  e
  due  Stati  vuol  dire che in entrambi deve potersi  affermare  e
  consolidare la stessa concezione di democrazia. Senza  democrazia
  non vi sarà mai pace. A questo compito, un minuto dopo aver fatto
  tacere le armi, tutti possiamo e dobbiamo contribuire soprattutto
  noi  popoli mediterranei figli della stessa storia e legati dalla
  stessa cultura.
   La  nostra  disponibilità ad ospitare in Sicilia  le  trattative
  per  il  processo di pace nasce innanzitutto dal  contributo  che
  possiamo  dare  per la nostra millenaria tradizione  di  pacifica
  convivenza tra i popoli. I popoli che oggi si combattono in Medio
  Oriente  da noi vivono e convivono da secoli a dimostrazione  che
  per  essi è possibile che scoppi la pace, a condizione che  possa
  mettere radici profonde e stabili, poste sul saldo terreno  della
  democrazia  e  irrigate dalla continua esperienza della  pacifica
  convivenza.
   Non  potrà  esserci  tuttavia pace,  stabilità  e  sviluppo  nel
  Mediterraneo se non si porrà mente e mano seriamente a  risolvere
  alla  radice  il fenomeno migratorio, cioè portando  lo  sviluppo
  nelle  regioni da cui provengono i giovani che tentano - e spesso
  purtroppo  non  vi  riescono  - ad  approdare  ad  una  esistenza
  dignitosa sulle nostre coste.
   Siamo  stati particolarmente insistenti su questo tema e abbiamo
  ottenuto  i  primi  risultati con lo  stanziamento  aggiunto  dal
  Parlamento europeo al bilancio dell'Unione europea. Ma  è  troppo
  poco  nella generale insensibilità che fa affrontare la terribile
  questione  nella vita di milioni di persone solo  in  termini  di
  contabilità delle necessità di manodopera delle imprese:  occorre
  anche  in  questo  una  spinta dal basso, dalle  Regioni,  perché
  affrontino  concretamente e più da vicino un problema  drammatico
  che  non  può  toccare solo chi riceve questi  disperati,  ma  va
  considerato un problema prioritario europeo.
   Continueremo  a fare la nostra parte, anche con la  costituzione
  in   Sicilia  di  una  apposita  struttura  in  partenariato  con
  l'Agenzia delle Nazioni Unite per l'assistenza alle iniziative di
  sviluppo  in  quelle  regioni nell'ambito del programma  Appoggio
  alle reti territoriali per la governance dello sviluppo (ART). In
  collaborazione   con   alcune  altre  Regioni   europee,   stiamo
  predisponendo i primi moduli del piano Marshall a sostegno  dello
  sviluppo,  che  presenteremo il 27  ottobre  a  Madrid,  dove  il
  Comitato  delle  regioni  dell'Unione  europea  ha  chiesto  alla
  Sicilia   di   fare  da  relatrice  sul  tema  delle   migrazioni
  mediterranee.
   Consentitemi,  infine,  una  sottolineatura  sulla  chiave   del
  successo      delle     nostre     politiche     di     sviluppo:
  l'internazionalizzazione.  Le  siciliane  e   i   siciliani   non
  rivolgono  più le spalle al mare, come notava Leonardo  Sciascia,
  ma  è  ancora  troppo lento e poco diffuso il processo  che  deve
  portare  non  solo  i  nostri giovani, ma soprattutto  le  classi
  dirigenti  dei vari settori, i soggetti pubblici e le imprese,  a
  guardare  lontano  e  a raccogliere la sfida  delle  competizione
  internazionale.
   Contribuiremo non solo con gli specifici progetti  già  avviati,
  ma  soprattutto con una trasversalità dell'internazionalizzazione
  su  tutte  le  politiche,  del  tutto  analoghe  a  quelle  della
  strategia  di  Lisbona per la competitività ed  affidata  ad  una
  apposita agenzia.
   Non vogliamo solo affermare il  made in sicily' nell'economia  e
  sui  mercati, ma attirare nuovi investimenti per portare un nuovo
  contributo   della   Sicilia  allo  sviluppo  del   mediterraneo,
  dell'Europa e del mondo.
   Care  colleghe e cari colleghi, si avverte in Europa e nel mondo
  una forte domanda di valori, modelli, metodi di cui la Sicilia  è
  giacimento,  custode  e  portatrice:  rispondiamo  generosamente,
  consapevoli  del  ruolo  e  della  responsabilità  che  ci  viene
  attribuita, ringraziando il Signore per averci colmato di  questi
  doni  che ci ha dato non solo perché ne fruissimo, ma soprattutto
  perché  li  si  possa diffondere come valori comuni  e  portanti,
  talvolta alternativi, della nuova società europea.
   La  posta  in gioco è alta, non c'è in ballo appena la  conferma
  della  linea politica che ha governato negli ultimi cinque  anni.
  C'è in ballo il nostro futuro e quello dei nostri figli.
   C'è  da sostenere le speranze dei siciliani che lavorano già per
  un  riscatto  di  questa  terra che passa contemporaneamente  dal
  rifiuto  della  mafia e dal quotidiano impegno per  renderla  più
  bella e più accogliente, più sviluppata e solidale.
   C'è  da  sostenere la operosità dei siciliani che  continuano  a
  produrre  reddito  e  occupazione, malgrado  il  trend  economico
  continui ad essere in salita e la tentazione di andare a lavorare
  altrove  è sempre più forte.
   C'è  da  sostenere la testimonianza dei siciliani che  qui  come
  all'estero  danno  prova di laboriosità e di  inventiva  in  ogni
  campo dell'agire umano, producendo opere economiche e sociali che
  rendono loro valore e merito.
   E'  per  questo,  cari colleghi, che ieri ho depositato  le  mie
  dimissioni  da  senatore  al  Senato  della  Repubblica.  Non  ho
  aspettato  il  tempo che la norma mi consentiva, ho voluto  farle
  coincidere  con le mie dichiarazioni programmatiche, proprio  per
  ribadire con forza che qui bisogna utilizzare tutto il tempo  che
  abbiamo  per  continuare  a lavorare,  a  sacrificarci  per  fare
  crescere questa terra. Ed ho voluto che coincidessero proprio con
  queste  dichiarazioni programmatiche perché da qui ricomincia  il
  nostro lavoro, e quando dico nostro penso ad un lavoro che  tutti
  insieme,  guardando  ad un obiettivo di crescita,  che  è  quello
  della Sicilia, dobbiamo fare.
   A  questi siciliani la politica di questo Governo vuole dare  in
  questi  prossimi  cinque  anni una  risposta  di  speranza  e  di
  certezze.  In  un bel libro che raccoglie 365 pensieri  di  saggi
  dell'Africa,  che  mi  ha  regalato l'assessore  Lagalla,  ne  ho
  trovato  uno  particolarmente bello che voglio  consegnarvi  alla
  fine  del  mio intervento:  Per impegnare la battaglia quotidiana
  con   se  stessi  e  vincere,  ci  vogliono  un  progetto  forte,
  un'ambizione  forte,  una  passione  forte.  Un  buon  mezzo  per
  cavarsela è la sfida, lanciata a se stessi e al mondo .
   Signor  Presidente, onorevoli colleghe e colleghi,  la  sfida  è
  lanciata, a noi il compito di vincerla, con umiltà e con la forte
  convinzione di farcela. E' necessario che i siciliani  siano  più
  fiduciosi in se stessi e nelle risorse di cui sono dotati  e  noi
  tutti dobbiamo aiutarli nell'incentivare questa consapevolezza.
   Con  questi  auspici  e invocando la materna  benedizione  della
  Madonna, Maria Mater Siciliae, cui abbiamo affidato la Sicilia in
  questi   anni  e  alla  quale  intendiamo  nel  prossimo  ottobre
  riaffidare  le speranze e il futuro dei siciliani, auguro  a  noi
  tutti  di servire degnamente questo splendido popolo di cui siamo
  figli e cui siamo orgogliosi di appartenere.

                             (Applausi)

   PRESIDENTE. Grazie signor Presidente della Regione. Prima  della
  sospensione  di trenta minuti, a beneficio di tutti  i  colleghi,
  essendo la prima volta che un Governo è composto da tanti  membri
  esterni  all'Assemblea, la pregherei di presentare il suo Governo
  e, quindi, tutti i suoi assessori.

   CUFFARO, presidente della Regione. Grazie signor Presidente.  Vi
  presento  gli  assessori del nuovo Governo  Regionale:  onorevole
  Leanza,  assessore per i Beni culturali e la pubblica istruzione;
  onorevole  Misuraca,  assessore  regionale  per  il  Turismo,  le
  comunicazioni e i trasporti; onorevole Lo Porto, assessore per il
  Bilancio  e  le  finanze;  professoressa Candurra, assessore  per
  l'Industria;   onorevole  Scalia,  assessore   per   il   Lavoro,
  previdenza sociale, la formazione professionale, l'emigrazione  e
  l'immigrazione;  professore La Via, assessore per l'Agricoltura e
  foreste;  dottoressa Consoli, assessore per  i  Lavori  pubblici;
  dottore  Torrisi,  assessore preposto alla Presidenza;  onorevole
  Beninati,   assessore   per  la  Cooperazione,   il    commercio,
  l'artigianato  e la pesca; professore Lagalla, assessore  per  la
  Sanità;  avvocato  Interrante,  assessore  per  il  Territorio  e
  l'ambiente; dottore Paolo Colianni, assessore per la Famiglia, le
  politiche sociali e le autonomie locali.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, sospendo la seduta,  avvertendo
  che riprenderà alle ore 13.00.

          (La seduta, sospesa alle ore 12.30, è ripresa alle  ore
      13.04)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente MICCICHE'

   Presidenza del vicepresidente SPEZIALE


     PRESIDENTE    Comunico  che  sono  iscritti  a   parlare   gli
  onorevoli  Barbagallo, Formica, Ballistreri, Di Mauro, Cracolici,
  Cascio, Borsellino e Dina.
   Onorevoli  colleghi, prima di aprire il dibattito sul  programma
  di  Governo, desidero confermare quanto già comunicato all'inizio
  di  questa  seduta e deciso  con i  capigruppo  nel  corso  delle
  dichiarazioni  del  Presidente della Regione. A  conclusione  dei
  lavori  odierni, l'Aula sarà rinviata a martedì 25  luglio  2006,
  alle  ore  16.00,  con  all'ordine del  giorno  l'elezione  delle
  Commissioni  parlamentari  e immediatamente  dopo  l'insediamento
  delle stesse.

    CRACOLICI  Forse.

    PRESIDENTE   No forse, ma sicuro.

    CRACOLICI   Sicuro no, signor Presidente, perché  ieri  la  sua
  presidenza ha dichiarato che oggi avremmo proceduto alla elezione
  dei  componenti delle Commissioni, e questo risulta dal resoconto
  stenografico della seduta.

     PRESIDENTE   Onorevole Cracolici, la prego di  avere  rispetto
  per  la Presidenza. Io non mi smentisco mai; ho soltanto studiato
  il  Regolamento in proposito e purtroppo ci sono delle  regole  a
  cui non si può derogare, nonostante gli impegni che si assumono.
     Infatti  l'articolo 62 bis dispone: «L'Assemblea procede  alla
  elezione delle Commissioni (...).
      A   tal   fine   il  Presidente,  sentiti  i   vicepresidenti
  dell'Assemblea,  determina,   in  modo  da  rispecchiare  il  più
  possibile  in  ciascuna  commissione la  proporzione  dei  gruppi
  parlamentari, il numero dei seggi spettanti a ciascuno di  questi
  nelle  singole  commissioni. Indi comunica detta ripartizione  ai
  gruppi stessi, invitandoli  a designare i nominativi relativi  ai
  seggi  a  ciascuno di essi attribuiti nelle singole  commissioni.
  Sulla  base di tali designazioni, il Presidente compila le  liste
  (...)».
   Se   non  recitasse   sulla  base  di  tali  designazioni',   il
  Presidente avrebbe fatto votare stamattina.

    ODDO  Ma c'è un termine o si va ad oltranza?

     PRESIDENTE    E'  evidente che questa  come  altre  parti  del
  Regolamento,  a mio avviso, vanno cambiate proprio perché  non  è
  previsto  alcun termine nel Regolamento così come non è  prevista
  alcuna sanzione.
   E'  evidente che questa Presidenza martedì prossimo insedierà le
  Commissioni a costo di venir meno al disposto regolamentare e  se
  sarà necessario convocherò la Commissione per il Regolamento  per
  una  interpretazione diversa da quella che appare o comunque  per
  una  modifica. Su questo mi impegno personalmente.  L'impegno che
  la  Presidenza ha preso ieri non è venuto meno per inottemperanza
  della  stessa,  ma  semplicemente perchè il  Regolamento  non  lo
  consente.
   Onorevole  Cracolici, la invito quindi a non dubitare mai  della

  serietà di questa Presidenza.
   Considerata la presenza del Presidente della Regione,  onorevole
  Cuffaro, riprendiamo i nostri lavori.
   Comunico al Presidente della Regione che le abitudini di  questa
  Assemblea  sono  cambiate  e  che le sedute  cominciano  con  una
  puntualità  assoluta. Abbiamo approfittato della sua assenza  per
  chiarire  con l'onorevole Cracolici, con il quale è sempre  molto
  piacevole interloquire, però, per il futuro, pregherei anche lei,
  onorevole  Presidente  della  Regione  e  tutto  il  Governo   di
  rispettare le nuove abitudini di questa Assemblea. Approfitto  di
  questo dialogo - più che dialogo forse sarebbe meglio parlare  di
  monologo  comunque  era riferito al Presidente  della  Regione  -
  proprio in funzione di queste nuove abitudini dell'Assemblea che,
  in  parte sono nuove abitudini, in parte sono cambiamenti  dovuti
  anche  al  nuovo  sistema elettorale che consente  al  Presidente
  della  Regione  una  stabilità, per fortuna, di  governo,  quindi
  abbiamo abbandonato la vecchia abitudine di  quest'Assemblea  che
  viveva più di operazioni politiche che di attività legislativa.
   Vorrei  ancora  ricordare a lei e all'intero  Governo  che  tali
  regole  dovranno,  in  questa legislatura,  essere  assolutamente
  rispettate  e  saranno, quanto prima, oggetto di una mia  lettera
  che  invierò  a  lei  personalmente e a tutti  i  componenti  del
  Governo.
   Questa   Presidenza  ritiene  che  vi  siano   alcune   priorità
  sostanziali  quali:  la verifica semestrale  dell'attuazione  del
  programma  di Governo, verifica  che sarà oggetto di un dibattito
  d'Aula;   la   piena  e  congrua  collaborazione  all'istruttoria
  legislativa,  sia  nelle Commissioni che in Aula.  Intendo  dire,
  onorevole  Presidente,  che  questo  Governo  dovrà,  in  maniera
  assoluta  e   puntualissima, rispettare  la  presenza  che  viene
  richiesta  nelle  Commissioni, questo certamente   nell'interesse
  dello  stesso  Governo,  ma  comunque nell'interesse  dell'intero
  Parlamento  ed  ovviamente tale presenza  deve  essere  garantita
  anche  in  Aula;   la predisposizione delle schede  tecniche  sui
  disegni  di legge di iniziativa governativa, senza le  quali  non
  potranno  essere  considerate ricevibili gli  stessi  disegni  di
  legge  che vengono presentati; e il puntuale rispetto dei termini
  regolamentari nelle risposte relative all'attività ispettiva  dei
  parlamentari,   vale  a  dire  in  tema  di   interrogazioni   ed
  interpellanze.
     E'  ovvio  che, di contro, quest'Assemblea e questa Presidenza
  si  impegnano  con il Governo a garantire una corsia  e  un  iter
  privilegiato   nella   programmazione  dei  lavori   parlamentari
  relativi  all'attuazione del programma di governo per cui  questa
  Presidenza  garantirà  al  Presidente della  Regione  ed  al  suo
  Governo  l'aiuto  massimo perché le leggi relative  al  programma
  votato  dai  siciliani  abbiano  un  iter  veloce  e  con  minori
  interruzioni possibili.
   Intendo  ribadire  il  fatto che è fondamentale  ristabilire  un
  riequilibrio serio di poteri tra il legislativo e l'esecutivo  e,
  quindi,  la pregherei di fare in modo che lei e i suoi  assessori
  osservino   in   modo   puntuale  le  regole  di  quest'Assemblea
  relative, appunto, ai rapporti tra l'Assemblea ed il Governo.
   La  ringrazio  e le faccio un mondo di auguri. Sono  sicuro  che
  questo  è un Governo ben fatto, anche se lo conosco poco,  perché
  ho  assoluta  fiducia nelle sue scelte. Saluto, pertanto,   tutti
  gli  assessori,  specialmente gli assessori non parlamentari  che
  entrano in quest'Aula per la prima volta, e mi auguro che  questo
  Governo  abbia veramente la possibilità di realizzare il  proprio
  programma,  ovviamente pur nel confronto con   l'opposizione  che
  avrà  diritto  di  fare tutto ciò che riterrà  opportuno  e  avrà
  diritto  di  tentare, perché è una regola della democrazia,   che
  possa  realizzarsi l'alternanza in Sicilia, come  è  avvenuto  in
  altre  parti del nostro Paese. La ringrazio ancora, e  auguri  di
  buon lavoro.
   L'ultimo  piccolo  appunto,  signor  Presidente  della  Regione:
  avete  già come Governo tanto da fare che sarebbe meglio lasciare
  gli intergruppi parlamentari come prerogativa dell'Assemblea. Per
  quanto riguarda poi la sua proposta, l'accogliamo con grandissimo
  interesse  e  lavoreremo  perchè,  comunque,  anche  questo   suo
  desiderio venga attuato. Grazie ancora.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
   Ricordo  che  il  tempo  a disposizione è  di   dieci,  quindici
  minuti.   Eviterò   di  essere  fiscale,  onorevole   Barbagallo,
  quantomeno   inizialmente,  ma  per  il  buon   proseguimento   e
  nell'interesse  dei  lavori  d'Aula,  vi  chiedo   di   attenervi
  scrupolosamente al tempo concessovi.

     BARBAGALLO   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  ringrazio
  il  Presidente,  sono  convinto che questo  dibattito  non  potrà
  esaurire  né  le  idee  né  le proposte dell'opposizione  e  sono
  fiducioso del nuovo ruolo che il Presidente vuole dare  a  questa
  Assemblea,  a  questo Parlamento, che è quello di un espletamento
  pieno  delle  proprie  prerogative sul piano  dell'indirizzo  nei
  confronti  del Governo e quindi non mancheranno le  occasioni  in
  futuro  perché vi siano altri momenti di confronto sui  contenuti
  programmatici.
   Io  inizio  da  due  affermazioni che sono fondamentali  per  la
  nostra  Regione  e  che,  in  qualche modo,  sono  state  riprese
  nell'intervento dell'onorevole Cuffaro.
   Il  Presidente ha parlato di una educazione al bene  comune.  In
  Sicilia,  purtroppo,  Presidente,  la  politica  viene  percepita
  sempre  meno,  forse più che altrove, come impegno  per  il  bene
  comune.
   In  questi anni noi abbiamo visto una logica che è quella  dello
  scambio,  della cultura dei favori, di mediazioni che sono  state
  realizzate  sempre  al più basso livello; gli interessi  generali
  non  sempre  sono stati al primo posto nell'agenda  politica  del
  Governo,  però, è giusto che ci sia un'educazione al bene  comune
  partendo  da  una condizione essenziale che lei ha ricordato  nel
  suo  intervento  ed è quella di una centralità  del  ruolo  della
  scuola e della questione educativa.
   Allora noi dobbiamo intervenire in questa legislatura, non  solo
  per  una  vera legge sul diritto allo studio perché la legge  che
  abbiamo  fatto nella scorsa legislatura è diventata la legge  sul
  buono scuola, con tutti i limiti anche da parte di chi, come  me,
  condivide  l'idea di un pluralismo scolastico e della libertà  di
  educazione;  dobbiamo esercitare una verifica  ed  una  vigilanza
  maggiore sulle scuole non statali e sulle scuole paritarie perché
  mi  risulta che, ancora, molte scuole non statali, non rispettano
  i  contratti  e sono diventate soltanto il luogo per ottenere  il
  punteggio    anche   quando   alcune   organizzazioni    adottano
  provvedimenti di dubbia legittimità...

    PRESIDENTE   Onorevole Barbagallo, le chiedo scusa,  poiché  la
  seduta  è andata avanti più del tempo previsto ed io avevo  preso
  un  appuntamento  al  quale non posso  mancare,  chiedo  scusa  e
  garantendo  che  non si tratta di mancanza di rispetto  nei  suoi
  confronti, né ovviamente di quelli del Presidente della Regione e
  del suo Governo, devo andare via.
   Cedo   la   Presidenza  all'onorevole  Speziale   e   approfitto
  dell'occasione  per  fare i miei migliori  auguri  anche  a  lui,
  perché è la prima volta che siede su questo scranno. Chiedo scusa
  per averla interrotta.

               PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPEZIALE

    BARBAGALLO   Dicevo  che  la questione  educativa  è  centrale.
  Quindi   sul   problema  dell'educazione,  della   formazione   e
  dell'istruzione dobbiamo ritornare anche tentando - il presidente
  Cuffaro  so  che  è  d'accordo - un accorpamento  migliore  delle
  deleghe,  quella  della formazione professionale potrebbe  essere
  senz'altro abbinata anche alla pubblica istruzione.
   La  educazione  al  bene comune passa anche  dai  comportamenti,
  dallo  stile,  io direi,  anche dei rappresentanti istituzionali.
  Pertanto, anche noi dovremo essere molto rigorosi sul piano delle
  nostre attività.
   Un'altra  cosa fondamentale che ha detto il Presidente,  ma  che
  in  qualche  modo,  in  questi anni,  è  diventata  soltanto  una
  esclamazione  di  principio, è quella che  dobbiamo  liberare  la
  Sicilia   dalla   mafia.   Nessuno  può  essere   contro   questa
  affermazione.
   Ma  c'è  una mafia che riguarda la criminalità e c'è  una  mafia
  che  riguarda  anche  i  privilegi,  gli  arbitri,  lo  stile  di
  gestione, le lottizzazioni partitocratiche esasperate, tutta  una
  serie  di  pratiche  ancora redditizie  che,  comunque,  lanciano
  messaggi negativi sul piano anche educativo e dei nostri giovani.
   Per  liberare  la  Sicilia dalla mafia -  e  cito  un  esponente
  politico   cui  io  e  il  Presidente siamo  sicuramente  legati,
  Piersanti  Mattarella  -  occorre  costruire  una  Sicilia  delle
   carte in regola , una Sicilia che per essere interlocutore forte
  nei  confronti  dello  Stato  e  dell'Europa  ha  bisogno  di  un
  supplemento  di  rigore  e  di  intransigenza  nei  comportamenti
  pubblici  e  privati. Senza una stagione delle carte  in  regola,
  infatti,  noi non saremo in condizione di dire che in Sicilia  si
  sta realizzando una svolta in termini di cultura della legalità.
   Tralascio  il ruolo della Commissione Antimafia ma concordo  con
  coloro che pensano ad una rivisitazione della legge e quindi alla
  possibilità  che la Commissione regionale antimafia  possa  avere
  maggiori strumenti e maggiori mezzi.
   La  Sicilia vive oggi una stagione difficilissima segnata da una
  crisi di identità e di progettualità che minaccia di diventare di
  lungo  periodo  e  che  sta incidendo profondamente  nel  tessuto
  sociale,  prima  ancora  che  nel  sistema  produttivo.  C'è  una
  assuefazione  anche  di  molteplici realtà  associative  che  nel
  passato hanno dimostrato maggiore vivacità.
   Manca  un  progetto organico, non si ha un'idea di che cosa  sia
  questa   Regione,   mancano  prospettive  temporali   e   profili
  strategici, si pensa sempre a provvedimenti che danno consenso  a
  breve termine nella rincorsa agli obiettivi immediati, si è perso
  il  senso  del  progetto e senza il recupero di una  cultura  del
  progetto noi non abbiamo una visione chiara della politiche,  che
  come   voi   tutti  sapete,  significa  investire  a  redditività
  differite  e quindi scegliere oggi per avere anche dei  risultati
  domani, anche se a raccogliere questi risultati dovessero  essere
  altri.
   Occorre  fare scelte radicali rompendo il nesso tra il potere  e
  il   consenso.  Se  noi  vogliamo  fare  scelte  serie   dobbiamo
  rinunciare  anche  a  qualche voto. Troppe cose  in  Sicilia  non
  vengono  realizzate  perché alcuni enti sono  diventati  in  gran
  parte strumenti di clientela.
   Non  ci  può  essere sviluppo se non si realizza un processo  di
  trasformazione  culturale,  cioè  il  passaggio  da  una  società
  improntata essenzialmente alla cultura dei favori ad una  civiltà
  della  cittadinanza nella quale ciascuno è consapevole dei propri
  diritti e dei propri doveri.
   La  mancata  percezione del rischio Sicilia è  preoccupante.  Io
  non  credo  che ci sia stato un salto di qualità sul piano  della
  consapevolezza  delle  sfide  che  sono  presenti  nella   nostra
  Regione.  Il  Governo  deve indicare al  più  presto  le  proprie
  priorità,  i  tempi e le modalità di realizzazione del  programma
  presentato agli elettori.
   Il  presidente  Cuffaro ha indicato alcuni  punti  programmatici
  che  ritiene  di  approvare entro la fine dell'anno.  Ha  parlato
  della  formazione professionale, sulla quale siamo  d'accordo,  e
  anche  di qualche provvedimento legislativo significativo. Ma  io
  volevo  una  maggiore  attenzione sui  documenti  contabili,  sui
  documenti finanziari.
   Il  DPEF  deve essere approntato in tempi velocissimi e  non  ci
  possiamo  più  permettere  di  fare un  bilancio  preventivo  con
  entrate  fittizie. Certamente il periodo nel quale,  ad  esempio,
  nel  2004,  il  bilancio  della sanità  veniva  ripianato  con  i
  proventi delle dismissioni regionali è finito.
   Il   Governo,  quindi,  deve  dirci  quali  sono  i   tempi   di
  realizzazione dei vari provvedimenti. E' necessario  entrare  nel
  merito  delle questioni reali, scegliere il modello di  sviluppo.
  Non tutti i modelli di sviluppo sono uguali perché accanto ad  un
  modello  programmatico  c'è  anche  un  modello  ideale,   perché
  attraverso quel modello ideale si capiscono quali sono  i  valori
  che   vogliamo   difendere   e   gli   interessi   che   vogliamo
  salvaguardare.
   Bisogna dare al programma un'anima, dare un contenuto anche  sul
  piano  della  tensione ideale che noi vogliamo  profondere  nelle
  varie problematiche che riguardano la nostra terra.
   Certo,   questo  deve  avvenire  attraverso  un  confronto   con
  l'opposizione e le parti sociali.
   Lei  ha  parlato della sussidiarietà. Io vorrei che questo  tema
  fosse  approfondito. Sono anche d'accordo a creare  l'Intergruppo
  sulla   sussidiarietà  perché  la  sussidiarietà  è   un   valore
  costituzionale  fondamentale che attraversa  trasversalmente  gli
  schieramenti. Pertanto, non c'è qualcuno che possa pretendere  di
  dire  che  per  la sussidarietà altri non lo sono.  Però  bisogna
  mettersi  d'accordo sul ruolo che devono svolgere  le  molteplici
  realtà  dell'associazionismo siciliano che sono fondamentali  per
  un   progetto  di  coesione  che  deve  riguardare   i   soggetti
  istituzionali e anche i soggetti culturali, i soggetti  economici
  e  quelli  sociali perchè anche questi fanno parte di un progetto
  di cambiamento.
   I   fondi   destinati   alla  Sicilia  dal  precedente   Governo
  Berlusconi,  considerato che in questi giorni  sui  giornali  c'è
  stato  un  dibattito  in  ordine alla quantità,  in  ordine  alla
  finalità  di  questi  fondi, secondo  La Margherita'  non  devono
  essere trasferiti altrove.
   Il  problema,  purtroppo,  però,  è  che  non  ci  sono  risorse
  necessarie  nemmeno  per  i  cantieri aperti  dall'Anas  e  dalle
  Ferrovie.  E  quindi noi dobbiamo fare in modo di  completare  le
  opere  iniziate e quindi di insistere nei confronti  del  Governo
  nazionale perchè tutti gli impegni assunti vengano  mantenuti.
   L'autonomia però non è uno slogan, ma un'idea di società che  si
  realizza  attraverso comportamenti istituzionali coerenti.  Nella
  scorsa  legislatura quando venivano  ridotti i fondi del  Governo
  nazionale nei confronti della Sicilia e del Meridione, non  tutti
  quelli che si dichiarano autonomisti hanno avuto un atteggiamento
  di contrasto nei confronti del Governo nazionale.
   L'onorevole  Bossi  ora guarda alla Sicilia  con  interesse,  al
  nostro   Statuto,  parlando  di  una  attualità  della  questione
  meridionale.  Il  problema,  a mio avviso,  è  che  la  questione
  meridionale  ed anche il problema del nord-est non devono  essere
  posti come sono stati posti finora.
   Occorre  pensare  all'Italia  come  ad  un  insieme  di  scenari
  territoriali   diversi  tra  loro,  sui  quali  intervenire   con
  politiche  mirate e differenziate; adottare politiche uguali  per
  situazioni  disuguali  come  è stato  fatto  durante  il  Governo
  Berlusconi  significa  non volere ridurre  gli  enormi  squilibri
  sociali  esistenti tra il nord e il sud. Noi dobbiamo  pretendere
  così com'è lo spirito solidale della nostra Costituzione che  nei
  confronti   delle   Regioni  in  ritardo  di  sviluppo   ci   sia
  un'attenzione maggiore.
   L'inadeguatezza  delle  infrastrutture  rappresenta   un   grave
  fattore di debolezza per tutto il sistema economico siciliano. Ma
  non  bisogna  guardare soltanto alle grandi opere;  è  necessario
  affrontare i sistemi logistici locali. La realtà autostradale  va
  migliorata  anche nelle zone di maggiore marginalità  geografica.
  Penso  alla  Ragusa-Catania;  non parlo  del  fatto  che  con  la
  ferrovia  da  Catania a Palermo impieghiamo 5 o  6  ore;  l'altra
  arteria  di  grande  interesse,  non  solo  dal  punto  di  vista
  economico,  ma anche dal punto di vista dello sviluppo  turistico
  di un territorio straordinariamente ricco di risorse.
   I   quattro   aeroporti  siciliani  vanno   sostenuti   con   un
  miglioramento  dell'intera rete stradale e  ferroviaria  e  vanno
  sostenuti  anche con una politica che riguarda i  porti  non  per
  creare  nuovi organismi, ma per potenziare i porti esistenti.  Io
  penso  alle  problematiche legate, guardando il  mio  collega  di
  Gruppo, alle condizioni difficili nelle quali opera il Comune  di
  Pozzallo, non solo perchè il sistema aeroportuale di Pozzallo  ha
  bisogno  di  un  completamento ma anche per  altre  problematiche
  delle quali parlerò subito dopo.
   Il  Mediterraneo  può diventare, o il luogo del conflitto,  come
  appare  in questo periodo, o il laboratorio per sperimentare  una
  possibilità  di  collaborazione di differenti visioni  del  mondo
  sulle  quali potere praticare un modello di pacifica  e  duratura
  convivenza.
   Il  2010  sta  arrivando e nonostante la rivista  dell'Assemblea
  regionale,  si chiami  Euromediterraneo', la Sicilia è  in  coda,
  non  solo per quanto riguarda gli scambi commerciali ma anche  le
  iniziative  culturali. Una bella iniziativa, Presidente  Cuffaro,
  istituzionale sulla pace in questo periodo potrebbe  assumere  un
  rilievo  internazionale ed  anche una riflessione sulla  politica
  degli immigrati.
   Noi  siamo  per l'accoglienza, anche delle diversità, perchè  la
  Sicilia  è  stata  crogiolo di civiltà,  e  quindi  non  vogliamo
  dimenticare questo grande sentimento di accoglienza. Il  problema
  dell'immigrazione clandestina va affrontato in termini più decisi
  non soltanto nelle rivendicazioni che dobbiamo fare nei confronti
  del  Governo  nazionale ma anche per ciò che  possiamo  fare  per
  affievolire le difficoltà.  Ad esempio, Pozzallo ed altri  comuni
  hanno sbarchi di clandestini che continuano in maniera esasperata
  e incessante.
   Per  il lavoro delle prossime settimane noi proponiamo in  primo
  luogo la riforma dello Statuto. Il nuovo Statuto, purtroppo,  non
  è  entrato in vigore perché è stato approvato soltanto alla  fine
  della scorsa legislatura.
   Siamo  pronti  ad accettare anche la proposta di  trasmettere  a
  Roma  così  com'è  lo  Statuto  che  abbiamo  votato  in  maniera
  bipartisan.  Se  qualcuno la pensa in maniera  diversa,  possiamo
  anche  fare  delle  modifiche in tempi  brevi  nella  Commissione
   Affari istituzionali , che può diventare la Commissione  che  ha
  un'interlocuzione con la Commissione  Affari costituzionali   del
  Senato e della Camera che - come voi sapete - sono presiedute  da
  due  parlamentari eletti in Sicilia. Però, se poi prevale  l'idea
  della  formazione della Commissione speciale per lo  Statuto,  mi
  auguro sia un'idea a termine, perché il lavoro fatto nella scorsa
  legislatura va sicuramente preservato e può essere migliorato.
   E'  necessario un impegno particolare per le politiche  sociali,
  con  specifico  riferimento al miglioramento  della  legge  sulla
  famiglia, agli interventi per gli enti locali, alle politiche per
  il lavoro stabile.
   Quando  io  parlo  del  miglioramento  delle  politiche  per  la
  famiglia  penso  al  fatto  che la  legge  n.  328  non  è  stata
  pienamente  applicata  in  Sicilia perché  non  è  stata  nemmeno
  recepita.  Abbiamo  operato  con  interpretazioni  e  decreti  e,
  quindi,  mi  auguro che il nuovo Assessore ponga  mano  a  questo
  settore  per  riequilibrare una situazione di  grande  interesse,
  soprattutto per i cittadini più deboli.
   Occorre  recepire  la  normativa nazionale  per  la  difesa  del
  suolo. Il nostro territorio è la risorsa maggiore e anche le cose
  che  sembrano negative potrebbero essere trasformate in  risorse.
  Penso  al rischio idrogeologico, ai terremoti, alle frane che  la
  Lombardia  non  si  può  permettere  ma  che,  se  ben   gestite,
  potrebbero diventare anche un elemento di sviluppo per la  nostra
  Regione  e per il Meridione. L'Etna, ad esempio, è un laboratorio
  di  straordinario interesse scientifico mondiale e   quindi,  una
  legge   che  valorizzi  l'Etna  in  maniera  completa  per  farla
  diventare    patrimonio   mondiale   dell'UNESCO   non    sarebbe
  un'occasione  sprecata. L'acqua in Sicilia resta un  problema  e,
  quindi,  dobbiamo  pensare all'istituzione  o  di  una  authority
  regionale per le acque che sia al tempo stesso struttura tecnico-
  operativa e di programmazione, oppure  cercare di intervenire per
  quanto  riguarda  il  completamento delle dighe  in  maniera  più
  veloce ed efficiente.
   E'  importante  approvare anche la riforma - come  ha  detto  il
  Presidente - della formazione professionale, del trasporto locale
  (siamo  una delle poche regioni che non ha la legge sul trasporto
  locale),  del settore forestale. A tal proposito, va  rivista  la
  legge che abbiamo fatto alla fine della legislatura in quanto non
  è esaustiva degli interessi del mondo agricolo e forestale.
   Un  impegno straordinario deve essere espresso per la definitiva
  stabilizzazione di tutti i precari. Noi ci troviamo con una legge
  che  ha stabilizzato i lavoratori precari degli enti locali a  24
  ore  e  i   lavoratori precari della Regione a  36  ore.  Abbiamo
  creato  ingiustizie  e questa stessa legge della  stabilizzazione
  dei  precari  negli  enti  locali non è  facilmente  applicabile.
  Dobbiamo, dunque,  rivedere questa legge per renderla organica  e
  per mettere fine a tutto il precariato.
   Io  credo  che le difficoltà dipenderanno molto dal dialogo  che
  si  instaurerà tra maggioranza ed opposizione. Noi non siamo  per
  un'opposizione  totalmente  antagonista.  Vogliamo  un  confronto
  serio  sui  contenuti,  sulle cose da  fare  e  sui  problemi  da
  risolvere.  Non siamo contro nessuno; siamo per la Sicilia,  però
  dobbiamo  essere in condizione, nella distinzione dei  ruoli,  di
  poter esprimere il nostro parere.
   Mi  auguro  che  si  apra anche una stagione  nuova  di  cultura
  istituzionale  nella quale entrambi gli schieramenti  privilegino
  gli interessi generali al di là della logica che ci può essere in
  ciascuno.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Formica.  Ne  ha
  facoltà.

    FORMICA    Signor   Presidente,  onorevole   Presidente   della
  Regione,  onorevoli colleghi, le dichiarazioni programmatiche  di
  ogni  Governo  rischiano spesso di essere un'occasione  per  dire
  belle   parole,   di   scivolare  senza   lasciare   traccia   e,
  sostanzialmente,   assumere   il  ruolo   dell'atto   necessitato
  obbligato e nulla più.
   E,  invece, le dichiarazioni programmatiche di un Governo  e  di
  questo Governo, in particolare, debbono essere un'occasione  -  e
  sono  state  una occasione, onorevole Presidente -  per  fare  un
  bilancio  su  ciò  che  si  è  fatto nella  legislatura  passata,
  analizzando  cosa  andava  bene e  cosa  non  è  andato  bene,  e
  tracciare sulla scia di questa analisi ciò che conviene fare alla
  luce  dell'esperienza e approfittare al meglio di ciò che è nelle
  possibilità  del  Governo  per  migliorare  le  condizioni  della
  Sicilia.
     Io  non posso non partire da una considerazione. Nella  scorsa
  legislatura  abbiamo segnato in Sicilia certamente  un  punto  di
  svolta  rispetto al passato. Il punto di svolta  a  mio  modo  di
  vedere è stata finalmente - e sottolineo finalmente - la capacità
  di utilizzo dei fondi europei.
   Onorevole  Presidente,  lei  meglio  di  tutti  noi  sa  che  la
  Sicilia,  come  la  maggior parte delle regioni  meridionali,  si
  contraddistingueva per non riuscire mai a spendere i fondi  della
  Comunità  Economica  Europea  e  anche  i  fondi  CIPE,  i  fondi
  nazionali;  da  ciò lascio immaginare a tutti cosa  discendeva  a
  cascata:  la  mancanza di infrastrutture,  la possibilità  per  i
  criminali  di avere sempre nuovi adepti, la mancanza  di  lavoro.
  L'essere   riusciti  nella  passata  legislatura   a   invertire,
  finalmente,  questa  iattura  che  ci  portavamo  addosso  ci  ha
  consentito veramente di arrivare ad un punto di svolta che  si  è
  concretizzato  nel  completamento di  alcune  infrastrutture,  un
  punto  di  svolta che si è concretizzato nell'apertura  di  nuovi
  cantieri,  ma  un  punto di svolta che si  è  concretizzato,  per
  esempio, nella sanità dove finalmente, e soltanto nei cinque anni
  scorsi,  si  è  riusciti a utilizzare i fondi che erano  messi  a
  disposizione  dal POP  94- 99  che mai erano stati  utilizzati  e
  che hanno consentito alla nostra sanità, pur nelle difficoltà che
  comunque  incontra e nelle quali si dibatte, di  fare  un  grande
  salto in avanti.
   L'altro aspetto che ha contraddistinto la legislatura passata  è
  stato    certamente  l'aspetto  riformatore.  Noi  non   possiamo
  dimenticare  che  questo Parlamento nella legislatura  passata  è
  riuscita  a  portare  avanti una serie  di  riforme  che  mai  in
  passato,  almeno  per  quantità, per volume,  per  intensità  per
  importanza,  si eri riusciti a fare: dalla legge elettorale  alla
  legge  sugli appalti, solo per citarne due  che hanno  segnato  e
  contraddistinto questa attività.
   Onorevole  Presidente,  per  il futuro  noi  abbiamo  la  strada
  tracciata  e  la strada tracciata - così come ha annunziato   nel
  suo  programma  - non può prescindere dall'utilizzare  ancora  di
  più  e  ancora  meglio  la  possibilità  -  meglio  ancora  se  è
  accresciuta - di una maggiore quantità di fondi che vengono messi
  a  disposizione  da  parte  della  CEE   per  cercare  finalmente
  eliminare  quel gap che c'è di infrastrutture  e di sviluppo  tra
  la nostra regione e il nord Italia. L'utilizzo di questi fondi  -
  mi  è piaciuto che lo abbia sottolineato nel suo programma -  non
  può  essere  più  previsto con una logica di utilizzo  a  pioggia
  senza una programmazione specifica, senza avere le idee chiare su
  ciò  che si può fare, su ciò che si deve fare, su ciò che è utile
  fare.
     Se  noi riusciamo, onorevole Presidente, in questi cinque anni
  a portare avanti questo programma (voi ci dovete sperare e sapete
  che  sarà  così,  perché ora iniziamo il capitolo  nazionale  che
  affrontate voi), se noi riusciamo ad utilizzare questi fondi  non
  dispersi in mille rivoli ma finalizzati alla realizzazione di  un
  progetto che segua la logica di un programma, noi avremo fatto il
  nostro  dovere, avremo fatto tutto ciò che era nel nostro  potere
  per   dare   risposte  alla  nostra  Regione.  Ed   è   l'aspetto
  fondamentale  su  cui lei ed il suo Governo, ma  noi  tutti  come
  Parlamento   dobbiamo   vigilare  affinché   sia   realizzato   e
  mantenuto.
     Per il resto, rispetto a ciò che è stato detto costantemente e
  cioè  che  la Sicilia era un disastro e invece i dati  dimostrano
  che  la Sicilia è l'unica Regione che è cresciuta in questi anni,
  rispetto  al  fatto che il Governo nazionale abbia destinato  nei
  cinque  anni  passati meno fondi rispetto a prima  alla  Sicilia,
  delle  due  l'una: o hanno ragione Padoa Schioppa e Prodi  quando
  dicono  che la spesa pubblica è aumentata a dismisura  in  questi
  cinque  anni  e quindi non è più sostenibile. Un esempio,  a  tal
  proposito,  è  la sanità dove siamo passati da 62  mila  miliardi
  delle  vecchie lire nel 2001 a 93 mila miliardi nel 2006. Quindi,
  dicevo, delle due l'una: o si dice che il Governo di centrodestra
  ha tagliato la spesa sociale, ha tagliato i fondi, ha tagliato  i
  trasferimenti ed allora non si può dire che la spesa  pubblica  è
  aumentata a dismisura, oppure si prende atto della verità  che  è
  stato,  forse,  l'unico  Governo nella  storia  d'Italia  che  ha
  aumentato  i  fondi per il sud, che ha aumentato i fondi  per  la
  spesa sociale ed ha aumentato comunque i trasferimenti.
   Ed  i  dati,  gli  ultimi  dati anche di  questi  giorni,  fanno
  ragione  di tante, tantissime ingiustizie:  eravamo un  paese  in
  declino ,    eravamo   un  paese  morto ,    eravamo   un   paese
  trapassato ; siamo, invece, un paese che da gennaio è  in  rapida
  crescita  con  l'industria,  con gli ordinativi,  anche  con  gli
  avanzi  di  bilancio. Si parlava del disastro di bilancio,  lì  a
  dimostrare  che  invece c'è stata una grande  ripresa  perché  la
  crisi  di prima non dipendeva dal Governo nazionale ma da fattori
  che tutti conoscono.
     Bene, noi siamo in presenza di un Governo che ha fatto il  suo
  dovere  in  passato, ma saremo vigili affinché tutto ciò  che  il
  Presidente   della  Regione  ha  dichiarato  in  quest'Aula   sia
  mantenuto,    vigileremo  come  Parlamento  e  come   maggioranza
  affinché  i  fondi e affinché tutte le attività del  Governo  sia
  indirizzate verso la realizzazione di un programma e non con  una
  spesa  che invece possa apparire poco avveduta, a pioggia  e  che
  non raggiunge gli obiettivi.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole Ballistreri.  Ne
  ha facoltà.

    BALLISTRERI    Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   le
  dichiarazioni  rese  dal Presidente della Regione  purtroppo,  in
  qualche  misura,  non ci inducono ad un ottimismo  rispetto  alle
  prospettive di un cambiamento di marcia radicale del  Governo  di
  questa  Regione in ordine alle grandi questioni di  scenario  sul
  terreno economico e sociale.
      Abbiamo   ascoltato  petizioni  di  principio,  giaculatorie,
  dichiarazioni che in qualche misura rappresentano il volto di una
  Sicilia  lamentosa e subalterna ripiegata su se stessa,  bella  e
  inerte  l'avrebbe definita Goethe nel suo viaggio in Italia.
     C'è bisogno di ben altro nella nostra Regione; c'è bisogno  di
  ben  altro  per  la nostra Regione. C'è bisogno di  uno  sviluppo
  produttivo, di un lavoro sicuro e non precarizzato quale è quello
  realizzato  nei  cinque  anni passati dal Governo  dell'onorevole
  Cuffaro.  C'è bisogno sì di un popolo, ma di cittadini e  non  di
  sudditi. Un popolo con diritti, con diritti sociali con i diritti
  individuali. C'è bisogno davvero di una seria lotta  alla  mafia,
  alla  grande criminalità organizzata che si realizza non soltanto
  sul  terreno  della  repressione,  ma  anche  sul  terreno  della
  prevenzione e delle regole, delle regole finalizzate al  rispetto
  del sistema normativo.
   In  particolare, mi riferisco alla pubblica amministrazione  che
  non deve essere uno strumento ostativo o addirittura antagonista,
  come  accade spesso o sovente, di opportunità di sviluppo  e  del
  mondo  delle imprese, ma deve essere, al contrario, uno strumento
  che agevoli la vocazione all'intrapresa, assecondi la volontà  di
  investire  nella  nostra regione. Insomma, noi auspichiamo,  come
  gruppo   Uniti per la Sicilia' dentro il centrosinistra,  che  ci
  sia una diversa attenzione delle ragioni del rapporto tra mercato
  e  diritti sociali;  lo definiamo un compromesso riformista, quel
  compromesso che Emanuele Macaluso negli anni '50 sintetizzava, da
  riformista  d'antan,  nell'impegno  di  realizzare  ogni   giorno
  qualcosa per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, per
  far avanzare in loro una coscienza politica più alta.
     Ebbene, su questo terreno, sul terreno delle problematiche dei
  lavoratori,  dei  pensionati, dei giovani, delle  aspettative  di
  riscatto  della  gente di Sicilia, dobbiamo dire  che  non  basta
  citare l'aumento del PIL, questo idola tribus bugiardo utilizzato
  dalle grandi organizzazioni tecnocratiche internazionali, come il
  fondo  monetario,  per giustificare la compressione  dei  diritti
  sociali. C'è bisogno anche qui di ben altro; c'è bisogno  che  il
  reddito  prodotto venga redistribuito sul piano sociale,  che  ci
  siano vere politiche di welfare e non di assistenzialismo, che ci
  sia  una  occupazione  produttiva e  non  legata  all'idea  della
  flessibilità  selvaggia.  Insomma, non c'è bisogno  di  riesumare
  vecchie teorie economiche liberiste, magari temperate da  un  po'
  di compassione, quel conservatorismo compassionevole che ha fatto
  il suo tempo anche oltre Atlantico nell'America di George Bush.
   Ed  allora, la prospettiva euromediterranea certamente, ma  deve
  essere  perseguita davvero, con una forte capacità di  intervento
  politico  su  questo  terreno. Anche qui il nostro  rapporto  con
  l'Europa  è  un rapporto purtroppo subalterno. Tutta la  politica
  europea  è una politica che si è giocata in verità sul  piano  di
  una  visione monetarista; l'Europa di Maastricht è un'Europa  dei
  banchieri  centrali  e  non un'Europa  capace  di  dare  risposte
  all'idea dell'Europa sociale, dei cittadini, quella che auspicava
  Altiero  Spinelli  e  i  grandi  europeisti  e  federalisti   del
  dopoguerra.
   Noi  abbiamo  una  carta davvero importante  che  è  la  cultura
  mediterranea,  una  cultura  in cui  popoli  e  civiltà  si  sono
  incontrati  storicamente, il meticciato si  usa  dire  oggi.  Sì,
  questo   meticciato  si  è  sviluppato  nel  continente  liquido,
  qualcuno  definisce  il Mediterraneo, si  è  sviluppato  in  modo
  particolare in Sicilia, ma noi questa cultura dobbiamo metterla a
  valore,  è una cultura di pace in primo luogo. Penso al terribile
  conflitto  che  sta  sconvolgendo  il  Libano,  questo  conflitto
  interminabile  israelo-plastinese che va risolto proprio  con  la
  capacità   di   mettere  assieme  culture  differenti   che   nel
  Mediterraneo si sono storicamente incontrate per far sì che lì ci
  siano due popoli in due nazioni.
   Allora, la costruzione della prospettiva euromediterranea non  è
  una  parola  ed uno slogan, ma deve essere seriamente  perseguita
  perché  in essa c'è la possibilità di dare una risposta  ai  temi
  dello   sviluppo   dell'economia,  dello  sviluppo   del   lavoro
  produttivo, la zona di libero scambio.
   La  nostra  Regione  deve  essere la piattaforma,  ma  per  fare
  questo non bastano le petizioni di principio, c'è bisogno che  la
  nostra  isola  venga  apprezzata sul piano delle  infrastrutture,
  diventi  davvero una piattaforma logistica, diventi lo  strumento
  attraverso cui l'Europa dei banchieri, di Maastricht che dobbiamo
  cambiare   si   possa  incontrare  con  i  Paesi  del   sud   del
  Mediterraneo.  Questa è la grande sfida su cui è possibile  anche
  un  dialogo tra Governo ed opposizione a patto che si sgombri  il
  campo  da  visioni vecchie e logore dell'intervento economico  in
  chiave  assistenzialistica. Dobbiamo mettere da  parte,  insomma,
  quelle prediche inutile di cui Luigi Einaudi parlava a suo tempo.
   Sulle  altre questioni di merito che il Governo ha portato  qui,
  oggi, in Aula c'è la questione istituzionale. Non vi è dubbio che
  abbiamo l'esigenza al più presto di completare il lavoro circa lo
  Statuto, ma sullo Statuto, posto che c'è la disponibilità di  una
  corsia  preferenziale perchè questo arrivi presto  al  Parlamento
  nazionale, dobbiamo sgomberare il campo anche qui rispetto ad  un
  tema di natura politica.
   Vedo  che strumentalmente sulla pubblicistica nazionale la  Lega
  di  Bossi  e  qualche altro corifeo della Casa delle  Libertà  si
  ingegnano  per  tentare un'equazione impossibile  tra  il  nostro
  Statuto  e  ipotesi di riforma dello Statuto del Lombardo-veneto.
  Su questo dobbiamo essere seri e rigorosi. Lo Statuto siciliano è
  uno  statuto che è già al limite di un federalismo solidale, come
  si  dice oggi e su questo terreno non vanno assecondati cedimenti
  strumentali, non va assecondata l'idea, insomma, che si possa nel
  nostro Paese generalizzare il modello della Catalogna perché é un
  modello  che  è  estraneo alla storia delle  dinamiche  politiche
  istituzionali della nostra nazione.
      Anche  perché,  diciamolo  con  grande  franchezza  onorevole
  Cuffaro,  i  cittadini italiani hanno sgomberato il  campo  dalla
  mala pianta di una devolution mortale per le prospettive del  sud
  e  di  questa regione. Non vogliamo che ciò che è stato  cacciato
  dalla  porta  dal  consenso popolare e  democratico,  in  qualche
  misura  si  tenti  di  farlo rientrale  dalla  finestra  in  modo
  surrettizio.
   Su  questo  deve  svilupparsi un confronto di merito  perché  si
  velocizzino  le procedure per mandare lo Statuto approvato  nella
  scorsa  legislatura  a  Roma ma come strumento  di  tutela  delle
  nostre  prerogative autonomistiche. Questo è il tema fondamentale
  di discussione e di confronto.
      Così   come   credo   si  debba  essere   contrari   a   quel
  presidenzialismo strisciante che ha segnato la XIII  legislatura.
  Non siamo d'accordo su visioni presidenzialiste ancorché ispirate
  ai  poteri  riformati  assegnati al Governo della  Regione  dalla
  legge.
   Il  richiamo che ha fatto il Presidente Micciché alla centralità
  parlamentare  è  un  richiamo che noi  troviamo  corretto,  è  un
  richiamo importante,  noi continuiamo ad essere una Regione ed un
  Paese a struttura parlamentare, è un richiamo fondamentale perché
  il  confronto  possa avvenire qui in quest'Aula. Ed anche  perché
  dobbiamo  evitare un pericolo: vedo che spesso c'è un riferimento
  storico:  il  Parlamento più antico d'Europa, il  Parlamento  dei
  Normanni, non vorremmo che qualcuno si ingegnasse che il richiamo
  sia  al   Parlamento dei baroni  che ratificavano il  volere  del
  sovrano. Non è questo il modello. Dobbiamo far sì che l'Assemblea
  regionale  riacquisti  le funzioni e le  prerogative  storiche  e
  istituzionali sul piano della produzione normativa, in  funzione,
  ovviamente,  di quel bene comune che lei, Presidente Cuffaro,  ha
  richiamato.
   Quindi,  nuova centralità del Parlamento, capacità di produzione
  legislative snella, diretta e immediata.
   Un  occhio  di  riguardo,  ovviamente, per  le  questione  dello
  sviluppo produttivo al cui interno alcuni temi sono assolutamente
  carenti nelle dichiarazioni che lei ha reso. Penso ai problemi di
  un'industria   rinnovata,   di  terza  generazione,   l'industria
  dell'informatica,  dell'elettronica:  nessun  richiamo  a  questi
  temi,  così  come  a quelli di un piano per l'agricoltura  e  per
  l'ambiente.
   Il  Gruppo   Uniti per la Sicilia', che è un gruppo  espressione
  di  forze certo eterogenee ma che culturalmente guardano  ad  una
  visione  di  cambiamento  profondo e  radicale  dell'agire  delle
  modalità  della  politica in questa Regione,  il  Gruppo  che  ho
  l'onore  di  presiedere e che ha supportato la  candidatura  alla
  Presidenza   della  Regione  di  prestigio  dell'onorevole   Rita
  Borsellino, starà impegnato su queste tematiche.
   Non  sarà contrario a sviluppare occasioni di confronto a  patto
  che  il  confronto sia reale e non di facciata e che si  sviluppi
  appunto   dentro  quest'Aula  parlamentare;  ma  sarà   impegnato
  soprattutto  a  sconfiggere una concezione della Sicilia,  quella
  Sicilia  descritta  da  Leonardo Sciascia efficacemente  con  una
  metafora:   Qui  da  noi  in Sicilia  anche  lo  scirocco  è  una
  dimensione  dell'anima .  Noi  siamo  contrari  a  sciroccare   i
  siciliani.  Noi  desideriamo  e  ci  batteremo  per  una  Sicilia
  produttiva,  una  Sicilia  libera  e  solidale,  la  Sicilia  che
  vogliamo, una Sicilia in cui per i giovani ci sia una prospettiva
  di avvenire.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro.  Ne  ha
  facoltà.

   DI   MAURO.   Signor  Presidente,  onorevole  Presidente   della
  Regione,  credo che l'odierna seduta sia una seduta da inquadrare
  in   un   contesto  certamente  diverso  rispetto  alle   normali
  convocazioni  del Parlamento, perché se é vero che il  Presidente
  candidato della Regione, onorevole Cuffaro, ha vinto le  elezioni
  le  ha  vinto  ovviamente per un programma che è stato  condiviso
  dall'elettorato, tuttavia ha ritenuto in questo contesto,  di  un
  Parlamento  che  certamente vuole approfondire alcuni  argomenti,
  incontrare  e  spiegare, meglio ancora fare in modo  che  ci  sia
  anche un sereno dibattito in questo Parlamento su quelle che sono
  le sue dichiarazioni programmatiche e sul suo programma.
   E'  chiaro  che  in  questo  senso  il  Governatore  ha  un  suo
  programma  e  lo intende portare avanti. Tuttavia, credo  ci  sia
  anche  il modo di potere interloquire con l'istituzione e  potere
  anche  fare le proprie riflessioni sulle cose che possono  venire
  fuori da questo dibattito.
   E'  un dibattito breve che certamente sarà utile all'istituzione
  come  elemento  anche di riflessione ed elemento  di  valutazione
  delle dichiarazioni programmatiche.
   Credo  che  questo  Governo non si misurerà dagli  atti  che  la
  Giunta di Governo formulerà, ma si manifesterà certamente per  le
  leggi che questo Parlamento approverà, per le leggi che anche  il
  Governo  della  Regione porterà in quest'Aula, che il  Parlamento
  con  la  sua  maggioranza condividerà. Sarà questo  il  metro  di
  valutazione della capacità di questo Governo di potere  esprimere
  la  sua  azione politica e di poter fare in modo che  il  Governo
  lavori per la Sicilia.
   Lei  sa,  onorevole  Presidente della  Regione,  che  sin  dalla
  costituzione  del Gruppo del Movimento per l'autonomia,  avvenuto
  lo  scorso anno, abbiamo manifestato un forte indirizzo verso  la
  sua  persona.  Come diceva poc'anzi nel corso delle dichiarazioni
  programmatiche, bisogna porre la Sicilia al di sopra di qualsiasi
  interesse,  al  di  sopra degli interessi che ci  possono  essere
  anche di carattere politico che provengono da Roma perché lei sin
  dal  primo  momento  ha  dato le garanzie che  il  Movimento  per
  l'autonomia richiedeva.
   Abbiamo   condiviso  la  sua  candidatura,  l'abbiamo   sposata,
  abbiamo illustrato il suo programma e credo che siamo stati anche
  determinanti  in  una  campagna elettorale difficile,  complicata
  che, tutto sommato, ha dato il risultato sperato.
   Su  questo  argomento, a proposito delle cose  da  fare,  vorrei
  dare   un  modesto  contributo, qualche  considerazione,  qualche
  riflessione affinché questo Governo si possa attivare rispetto ad
  alcune cose importanti.
   Lei,  onorevole  Presidente  della Regione,  ha  parlato  di  un
  argomento che è il massimo del ragionamento politico che ci  sarà
  in  questa legislatura: i ponti strutturali. A tal proposito,  ho
  da  lamentare certamente la macchinosità e l'estrema  complessità
  degli  strumenti  che  sono  stati  posti  in  essere  la  scorsa
  legislatura proprio per l'utilizzo dei fondi strutturali.
   Diversi  sono  stati  i  passaggi:  dal  Quadro  comunitario  di
  sostegno, dal POR, dal Complemento di programmazione e da  misure
  e  sottomisure, ma credo che il vero elemento che va rivisto  sia
  quello  del  pensare al finanziamento della singola opera  e  non
  inserire  la singola opera in un contesto diverso che sia  quello
  di  filiera.  Che  senso ha pensare ad intervenire  a  finanziare
  un'opera  quando non c'è un contesto entro il quale si  inserisce
  quell'opera?  Per  esempio, finanziare  un'impresa  di  carattere
  alberghiero per la fascia turistica della città di Agrigento dove
  risiedo ritengo possa servire a proporre al turista, in una città
  in  cui  solitamente ci si reca per visitare i siti archeologici,
  ulteriori proposte di intrattenimento.
   Chiedo,  pertanto,  che  nella prossima  programmazione  possano
  essere  inseriti i concetti di partnership con imprese del  nord,
  inserire  concetti  di filiera perché si passi dal  finanziamento
  delle  singole opere, avulse da un contesto più generale,  ad  un
  esame più complesso, alla possibilità che la Regione individui le
  filiere e nell'ambito di queste si facciano i bandi per avere  un
  organigramma di sviluppo del territorio.
   Vorrei  sottolineare, inoltre, l'esigenza  forte  del  Movimento
  per  l'autonomia  a proposito della modifica dello  Statuto.  Noi
  ribadiamo il nostro impegno in tal senso, pur consapevoli che non
  si tratta di una questione da affrontare nell'immediato.
   Crediamo  fermamente nell'esigenza di dare vita alla Commissione
  per  la  modifica  dello Statuto non soltanto  per  integrare  il
  lavoro  preziosissimo svolto nel corso della passata legislatura,
  ma devono essere portati avanti anche i regolamenti attuativi che
  debbono  servire,  secondo me, a riformare veramente  la  Regione
  siciliana.
   Quindi,  da  parte nostra, signor Presidente, chiediamo  di  non
  avere fretta su questo argomento, chiediamo un approfondimento  -
  lo  dico anche a lei come Governatore -  non c'è motivo di  avere
  fretta, signor Presidente.
   Altro  argomento sul quale mi piace intervenire è la  cosiddetta
  area  di  libero  scambio. Lei sa che nel nostro  programma,  che
  consta essenzialmente di cinque punti, abbiamo dato un'importanza
  notevole  a  tale vicenda perché, come diceva prima  il  collega,
  crediamo  che  la Sicilia possa essere veramente una  piattaforma
  per  la commercializzazione dei prodotti che arrivano dalla Fiera
  del  Nord  o  anche dall'Asia, ma, a sua volta,  possiamo  creare
  industrie in Sicilia per la trasformazione, ma certamente abbiamo
  la  necessità  di  agganciare il discorso  della  filiera  ad  un
  ragionamento politico di forte impegno infrastrutturale.
   Non  vedo, in questo senso, da parte del Governo nazionale,  dai
  primi  segnali  che  arrivano, un impegno di attenzione  politica
  verso  la  Sicilia,  per esempio non vedo  ministri  del  Governo
  nazionale.
   Ritengo  che  ci  troveremmo, in questi ultimi cinque  anni,  ad
  uno  sforzo  notevole  da fare e che noi  stessi  dobbiamo  fare,
  tenendo  conto che proprio il capitolo delle fonti strutturali  è
  l'unica fonte per  attingere finanziamenti.
   Un  altro  concetto  è  quello della burocrazia.  Abbiamo  fatto
  notevoli passi avanti rispetto a vent'anni or sono, ma ancora  ci
  sono  sacche,  non  dico  di resistenza,  ma  comunque  di  forti
  contraddizioni interne.
   L'altro  giorno, per esempio, dicevo all'assessore alla  sanità,
  incontrandoci  per  caso  che  l'azienda  AUSL  di  Agrigento  ha
  trasmesso, dalla fine del 2005, l'atto aziendale.
   Mi  creda,  nonostante le forti sollecitazioni dell'assessore  e
  sue,  signor  Presidente della Regione,  ancora  su  questo  atto
  aziendale,  importante  per  la vita amministrativa  dell'azienda
  ospedaliera,     non   si   hanno   notizie   precise,    nemmeno
  interlocutorie.
   E'   giacente  negli  uffici  dell'assessorato  in   attesa   di
  chiarimenti da un dirigente all'altro e, certamente,  questo  non
  fa  altro  che  bloccare la vita dell'Azienda ospedaliera  in  un
  momento in cui bisogna avere forte attenzione per la sanità,  non
  solo  per  i  casi  di  mala sanità,  ma  anche   per  una  buona
  amministrazione affinché possa essere organizzata al suo  interno
  con i dirigenti, con i funzionari e con quant'altro.
   Qualche  altra  battuta in ordine alla questione  dell'ambiente.
  Credo che dobbiamo avere la capacità di portare avanti il disegno
  di legge sui piani regolatori della scorsa legislatura.
   Siamo  assolutamente d'accordo sia per quanto riguarda  i  piani
  infrastrutturali, sia per i piani di attuazione che devono essere
  fatti dai Comuni.
   Riteniamo che bisogna assolutamente riflettere su quello  che  è
  il  risanamento delle coste perché se questo  vuol dire  risanare
  tutto  ciò  che  si trova dalla battigia fino a  trecento  metri,
  credo   che  difficilmente  potremo  trovarci  d'accordo   perché
  riteniamo   che   questo  può  essere  una   scorciatoia   sanare
  costruzioni  abusive  lungo  la fascia  costiera,  quando  invece
  riteniamo che il risanamento delle coste debba essere trattato in
  un contesto più ampio del territorio.
   Un'ultima   cosa,   signor  Presidente,   riguarda   l'argomento
  principe  del Movimento per l'Autonomia: la cosiddetta  battaglia
  per la fiscalità di vantaggio.
   Non  so  concretamente, in questo momento, dopo l'azione  che  è
  stata  fatta nella competente Commissione europea in ordine  alla
  fiscalizzazione, se sono stati fatti altri passi avanti.
   Però,  signor Presidente,  lei lo ha detto più volte,  lo  disse
  anche    nella   scorsa  legislatura   nelle  sue   dichiarazioni
  programmatiche, dell'importanza strategica che potrebbero avere i
  fondi strutturali agganciate alla fiscalità di vantaggio.
   Dovremmo  misurarci  su  questa battaglia   e  confrontarci  con
  l'Unione europea, con lo stesso Governo nazionale perché dobbiamo
  trovarci nelle condizioni di operare nell'interesse della Sicilia
  ma,  soprattutto, creando le condizioni affinché,  attraverso  il
  superamento  delle  condizioni che hanno  visto,  fino  ad  oggi,
  preoccupazione  in  ordine alla legalità, allo   lo  sfruttamento
  minorile  e al  lavoro nero, si possa utilizzare questo strumento
  di  carattere tecnico, finanziario e che possa essere  l'elemento
  di attrazione per le imprese del nord Italia e anche dell'Europa.
   Su  queste  questioni,  onorevole  Presidente,  le  auguro  buon
  lavoro  con l'auspicio che questo Parlamento possa lavorare  bene
  per   fare  leggi  buone  nell'interesse  della  Sicilia  e   dei
  siciliani.

     PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Cracolici.  Ne
  ha facoltà.

     CRACOLICI   Signor  Presidente,  onorevole  Presidente   della
  Regione,  onorevoli  colleghi, se  posso  esprimere  un  giudizio
  sull'insieme   delle  sue  dichiarazioni  programmatiche   vorrei
  provarlo a definire con una dichiarazione di aggettivi,  con  una
  scarsa  propensione  ad affrontare i sostantivi,  ovvero   quelle
  questioni  di  una Regione che è segnata, come non  mai,  da  una
  sensazione di sfiducia diffusa.
   Anche  qui - lo dico con una battuta - credo che forse siamo  la
  prima  generazione che in cuor nostro pensiamo che il futuro  dei
  nostri  figli  possa  probabilmente essere  peggiore  del  nostro
  presente.
   In  fondo  ciò  che  ha segnato il patto tra  le  generazioni  è
  sempre  stata l'idea del fare i sacrifici per  migliorare la  tua
  vita e consentire ai tuoi figli di stare in un mondo migliore.
   Tutto  questo non avviene solo in Sicilia, ma in questa Regione,
  in qualche modo, le condizioni complessive di un mondo che cambia
  e  che cambia con una tumultuosità molto spesso incomprensibile e
  anche  con una ferocia grave - assistiamo in queste ore  a  fatti
  che  sono  a  pochi chilometri dalle nostre coste -  è  aggravato
  anche da una condizione materiale di difficoltà.
   Ecco  perché,   mi  sarei  aspettato,  nella  sua  dichiarazione
  programmatica,  che  lei  affrontasse e desse  il  senso  di  una
  terapia   d'urto  rispetto  alle  questioni  di  cui  parlano   i
  siciliani: gli agricoltori che non riescono a vendere i prodotti,
  la sanità dove lei, cinque anni fa Presidente, nel presentarsi  a
  quest'Aula ipotizzò, nell'attività del suo Governo, l'idea  e  la
  possibilità di separare domanda e offerta.
   Nei  cinque  anni  del suo Governo,  lei ha fatto  dipendere  la
  domanda dalla quantità di offerta che ha prodotto. Di una sanità,
  comunque,   dove  sono  tanti  i  siciliani  che   continuano   a
  considerare il miglior medico l'aeroporto di Palermo, di  Catania
  o  di  Trapani perché è l'unico luogo dove possono   aspirare  ad
  avere in qualche modo una sanità migliore rispetto a quella  che,
  in  diversi  posti della Sicilia, si propina, malgrado  ci  siano
  anche  punte  di qualità e tanta gente che fa con  onestà  e  con
  grande sacrificio il proprio lavoro.
   Mi  sarei  aspettato  che  lei  ci dicesse  qualche  cosa  sulla
  strategia del suo Governo dopo la fine dell'emergenza rifiuti.

    CUFFARO  presidente della Regione. C'è il programma.

     CRACOLICI     Onorevole  Presidente,  ho  ascoltato   le   sue
  dichiarazioni.

    CUFFARO   presidente  della Regione. Avrei  parlato  per  altre
  dodici ore, non l'ho ritenuto opportuno.

     CRACOLICI    No,  proverò  in  dieci  minuti  a   cercare   di
  identificare quelle priorità che considero importanti.

     CUFFARO  presidente della Regione. Proprio sui rifiuti c'è  un
  programma a parte che lei certamente avrà letto.

     CRACOLICI    Onorevole   Presidente,   domani   i    siciliani
  leggeranno o ascolteranno quello che lei ha detto in questa  Aula
  non quello che ha scritto nel suo programma.
   Ecco  perché,  ripeto,  mi sarei aspettato  una  terapia  d'urto
  rispetto ai problemi.
   Mi  chiedo  che  fine faranno i termovalorizzatori,  quale  sarà
  l'effetto  delle dichiarazioni che qualche giorno fa  sono  state
  fatte   al   Parlamento   nazionale   da   parte   del   Ministro
  dell'Ambiente,  i  temi relativi all'acqua, al fatto  che  ancora
  comuni,  territori della Sicilia continuano a non  avere  l'acqua
  tutti i giorni.
   Cosa   intende  fare  questo  Governo  di  seconda   legislatura
  rispetto ad una difficoltà sempre crescente nella sua capacità di
  reperire risorse al servizio dello sviluppo.
   Noi  fra  qualche  settimana  faremo,   mi  auguro  fra  qualche
  giorno, il DPEF,  fra qualche mese ci confronteremo sul bilancio,
  sulle  risorse  che questa Regione potrà utilizzare  al  servizio
  delle politiche necessarie per fare riprendere questa Isola.
   Però  sappiamo  bene  che anno dopo anno  abbiamo  costruito  un
  bilancio  utilizzando sempre più il sistema  del  falso  in  atto
  pubblico,  nel  senso che sapevano di approvare bilanci  dove  le
  entrate erano false e le uscite erano certe.
   E  questa  è  stata  una pratica che si è sviluppata  e   adesso
  siamo  in  un momento di difficoltà, di collasso. Cosa  facciamo,
  al  di  là  delle  dichiarazioni di principio,  di  una  legalità
  deturpata  da  una mafia che paradossalmente mai come  in  questi
  ultimi anni è stata colpita nei suoi vertici militari, ma  mai  è
  apparsa  così  forte  e potente nelle sue relazioni  politiche  e
  sociali.
   E'  un paradosso  I capi stanno in galera, finalmente dopo  anni
  di  latitanza, ma la capacità di relazione con il  sistema  della
  Sicilia  compreso, e forse molto spesso, la politica, costituisce
  un  momento di alta pericolosità sociale e anche su questo lei dà
  delle  dichiarazioni  di principio del ripudio,  della  mafia  fa
  schifo,  insomma,  al  di  là degli  aggettivi  con  i  quali  ci
  esprimiamo, mi chiedo  cosa facciamo.
   Ho  ascoltato  le  sue parole rileggendo il  suo  intervento  di
  cinque  anni  fa  e  allora  lei indicò a questo  Parlamento  una
  mission alla politica nel suo insieme, maggioranza e opposizione,
  ma innanzitutto alla sua maggioranza ed al suo Governo, di essere
  ambasciatori  della  Sicilia  perché  una  delle  condizioni   di
  successo  della sua compagine governativa e della sua maggioranza
  costituiva  allora  -  e io dico dovrebbe costituire  oggi  -  la
  possibilità  di  fare  uscire la Sicilia da  una  marginalità  di
  immagine che vive fuori dai suoi confini, sia in Italia,  sia  in
  Europa, che nel resto del mondo.
   Possiamo  dire  con  onestà che cinque  anni  dopo  la  politica
  siciliana,  la compagine di governo che ha guidato la Sicilia,  è
  stata tra le peggiori dal punto di vista della rappresentanza  di
  una  immagine diversa e migliore fuori dai confini della Sicilia,
  e su questo c'è una lunga cronaca che potremmo citare.
   Ci   saremmo   aspettati   un  programma  di  governo   di   una
  legislatura  che  sappiamo tra l'altro  essere  differente  dalla
  precedente  che,  invece, nasceva con l'entusiasmo  dell'elezione
  diretta  del  Presidente, di un Governo che sarebbe  durato  fino
  alla  fine  e  che lo avremmo giudicato non per le questioni  che
  avrebbe detto, ma per quanto  avrebbe fatto.
   Oggi  apriamo  questa  XIV legislatura,  al  di  là  del  refuso
  tipografico del suo programma che cita la XVI legislatura, in una
  condizione di incertezza sulla durata di questa legislatura.
   Ho  dichiarato ai giornali che siamo, forse per la prima  volta,
  la  classe  politica che nel suo stato d'animo vive la condizione
  di LSU, cioè di una precarietà nella sua funzione. Una condizione
  d'animo  diversa rispetto a chi si presenta in questo  Parlamento
  annunciando  atti di Governo che diano il senso di un  risveglio,
  di una rinascita, di uno sviluppo complessivo.
   Lei  ha citato dei dati, ricordando i dati dello SVIMEZ, ma come
  lei  sa,  gran parte del nostro successo economico  nel  2005,  è
  dovuto  ad  una  disgrazia internazionale, ovvero  al  fatto  che
  crescendo  il  costo del petrolio aumenta la nostra  capacità  di
  export  siciliano,  essendo  noi la  principale  Regione  che  fa
  raffinazione dei prodotti petroliferi.
   Quindi,  la  nostra  è  una crescita che non  si  fonda  su  una
  economia  reale, altrimenti non capiremmo perché la  crescita  di
  cui  lei  parla è segnata da altri indicatori che lei  non  dice,
  ovvero  dal  fatto  che  si riducono i consumi  in  Sicilia,  che
  aumenta l'indebitamento delle famiglie, dal ricorso alle   banche
  e a coloro che finanziano per potere arrivare alla fine del mese.
   Noi  rispetto a queste questioni, vogliamo provare a  capire,  a
  concentrare  la  nostra attenzione su come mettere  in  movimento
  questa  Sicilia, su come siamo in grado di liberare  risorse  non
  solo  per  finanziare i futuri fondi strutturali, ma per  evitare
  che  il 2006 sia un anno del disimpegno degli interventi previsti
  di Agenda 2000.
   Noi  vorremmo  prima  o  poi conoscere ufficialmente  in  questo
  Parlamento,  avendone  finalmente la  possibilità,  di  avere  un
  confronto  vero su cosa è stata Agenda 2000, su come  sono  state
  utilizzate le risorse.
   La  Fondazione  Curella ha pubblicato ieri il rapporto  che  lei
  Presidente Cuffaro e l'Assessore per il Bilancio avete commentato
  positivamente,  un  rapporto che sostiene che   per  il  2005  la
  crescita del PIL in Sicilia è stata dello 0, 2%.
   Se  malgrado i fondi dell'Agenda 2000 cresciamo solo dello 0'2%,
  mi  chiedo quale sia  la capacità di crescita  di questa  Regione
  con  i  fondi  propri,  a quale modello di  sviluppo  sono  state
  impiegate le risorse di Agenda 2000.
   Ecco  avremmo  voluto  discutere per quale modello  di  sviluppo
  lavorare in questa Regione.
   Queste  dichiarazioni  di preoccupazioni non  sono  soltanto  la
  testimonianza  di  una opposizione che tende  a  rappresentare  i
  fatti  con  negatività,  ma  ho  letto  qualche  giorno  fa,   le
  dichiarazione  del  nuovo Assessore regionale per  l'Agricoltura,
  che sostiene che vi sono tante risorse dei fondi europei previsti
  per l'agricoltura che non riescono ad essere spesi.
   Fa  parte o non fa parte tutto questo dei pericoli di disimpegno
  delle risorse comunitarie a favore della Sicilia?
   Io  ho ascoltato una Sicilia che non c'è o che noi vorremmo  che
  ci  fosse  e su quello potremmo essere anche tutti d'accordo,  ma
  per  avere  la  Sicilia che lei ha sognato  nel  suo  intervento,
  dovremmo provare a costruire la Sicilia con gli occhi aperti.
   Sono  questioni  sulle quali noi intendiamo svolgere  la  nostra
  funzione  non  becera,  non  dei  no ,  ma  un'opposizione  delle
  proposte.
   Noi  proveremo già nelle prossime ore a sfidare il suo  governo,
  il  nuovo  Assessore alla sanità, per dare concretezza  a  quella
  affermazione  di  separare  domanda  e  offerta.  Separiamo   per
  davvero domanda e offerta.
   Nessuno  che  gestisce offerta sanitaria può essere allo  stesso
  tempo  erogatore di prestazione. Separiamo le aziende ospedaliere
  dalla  gestione  del sistema del governo della  sanità,  sia  nel
  settore della prevenzione che nella territorialità.
   Facciamo   in   modo  che  l'integrazione  socio-sanitaria   sia
  effettiva.  Istituiamo  le nuove aziende socio-sanitarie  locali,
  integriamole fisicamente.
   Oggi  c'è  anche  diversità  di competenze  persino  nel  vostro
  governo,  concentrate in due Assessorati distinti, la famiglia  e
  la  sanità,  dimostrano che non c'è integrazione persino  con  il
  centro  di  comando, figuriamoci poi nella capacità effettiva  di
  garantire prestazioni.
   Affrontiamo  i  problemi del mercato del lavoro,  mettendo  mano
  agli strumenti che lo regolano, per esempio la  legge Biagi  e  a
  tal  fine  lei ha annunciato l'intendimento di mettere mano  alla
  legge sull'apprendistato.
   Su  quello  contribuiremo con le nostre idee  e  con  le  nostre
  proposte  perché sentiamo che in questa terra alla precarietà  di
  una  condizione  di  lavoro ed esistenziale  si  è  aggiunta  una
  condizione  di  drammatica  precarietà  di  migliaia  di  giovani
  costretti a guadagnare qualche centinaio di euro al mese,  magari
  in  un call center che è stato scambiato come modello di sviluppo
  vincente del nuovo secolo.
   Su  queste  questioni vogliamo provare a misurarci  con  il  suo
  governo, assieme alle questioni più complessive che riguardano le
  riforme,  a partire dalla riforma dello Statuto.
   Io  ribadisco  anche il nostro impegno a far sì che  lo  Statuto
  abbia  tutta l'accelerazione necessaria perché questa Regione  si
  doti   di  un  nuovo  strumento,  ma  lo  possiamo  fare,  signor
  Presidente,  anche  grazie al fatto che è stato  battuto  il  suo
  disegno politico.
   Lei  era  tra  i  sostenitori di quel referendum che  ipotizzava
  un'altra  Italia,  dove l'autonomia siciliana  sarebbe  stata  un
  orpello  del  passato,  altro che l'Italia delle  autonomie,  era
  un'Italia dei forti contro i deboli.
   Fortunatamente   anche   i  siciliani,   con   una   grandissima
  maggioranza,  hanno impedito che quel disegno,  voluto  sotto  il
  ricatto della Lega, potesse affermarsi.
   Noi  vogliamo  lavorare  per dare autorevolezza  e  prestigio  a
  partire da questa Istituzione.
   In  questi  cinque  anni questo Parlamento è  stato  ridotto  ad
  essere  nel  migliore dei casi un luogo di semplice  approvazione
  dei pochi provvedimenti che il governo ha emanato.
   Questo è un Parlamento che ha avuto una scarsa propensione  alle
  riforme.  Vogliamo  e  ci  batteremo perché questa  possa  essere
  anche  la  legislatura delle riforme, di quelle che servono  alla
  Sicilia,  non di quelle che servono all'opposizione e saranno   i
  prossimi  mesi  a dire se avevamo ragione nel dare  un  giudizio,
  oggi negativo, sulle sue dichiarazioni programmatiche.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Cascio.  Ne  ha
  facoltà.

    CASCIO   Signor Presidente dell'Assemblea, onorevole Presidente
  della  Regione,  colleghi deputati, il gruppo parlamentare  Forza
  Italia  ha  sostenuto nel passato  e sosterrà il governo  Cuffaro
  anche   nella   XIV  legislatura,  un  governo  che   rappresenta
  certamente  una  continuità  politica  programmatica  con  i  due
  Governi  sempre a giuda Cuffaro della precedente legislatura,  di
  cui  ho  fatto  parte  nella  qualità di  vice  Presidente  della
  Regione.
   Un  governo che certamente ha segnato, malgrado quello che pensa
  il  collega  Cracolici, un netto segnale di discontinuità  con  i
  governi  del passato e che ha segnato decisamente una  inversione
  di tendenza rispetto alla politica attuata in Sicilia nei decenni
  precedenti alla elezione diretta del Presidente della Regione.
   Se  è  vero,  come  è vero, che tutti  gli indicatori  economici
  continuano  a  confermare  che il  Pil  della  Sicilia  cresce  e
  continua a crescere  nonostante nelle altre regioni d'Italia  non
  sia  così; che il tasso di disoccupazione  è stato dimezzato  dal
  precedente  governo nei cinque anni appunto di  governo  Cuffaro;
  così come è stato quasi completato il percorso di stabilizzazione
  dei   cinquantacinquemila   precari  che   abbiamo   trovato   e,
  certamente, non abbiamo creato.
   Questa  azione di innovazione forte del governo della Regione  è
  stata  sempre  affiancata da una lotta costante alla  mafia   che
  abbiamo  voluto fare non soltanto con gli slogan  - che  a  volte
  sono anche essi opportuni e utili -  ma soprattutto con azioni di
  governo e quindi con atti amministrativi concreti.
   Certo  è  vero  che  nei cinque anni, il centro  destra  che  ha
  governato   in   Sicilia  ha  avuto  l'affinità,  l'affetto,   la
  solidarietà, l'aiuto del governo Berlusconi, c'erano tanti  amici
  parlamentari  e sottosegretari, c'era l'onorevole Miccichè,  oggi
  Presidente dell'Assemblea regionale che è stato sempre  a  fianco
  del governo della Regione con atti amministrativi concreti che ci
  hanno  permesso  molto spesso di bussare alle porte  del  Governo
  nazionale e trovare solidarietà, aiuto che soprattutto risorse.
   Oggi  la situazione purtroppo è completamente cambiata,  a  Roma
  non c'è Berlusconi, non c'è più una maggioranza di centro destra,
  soprattutto non c'è più una maggioranza che, almeno ad analizzare
  le  prime  dichiarazione di alcuni esponenti di  questo  governo,
  certamente  non  ha a cuore gli interessi della  Sicilia   e  dei
  siciliani.
   Voglio  fare semplicemente tre esempi di esternazioni  fatte  da
  autorevoli  esponenti  del  governo  nazionale,  che   non   sono
  affermazioni  che  inducono ottimismo da parte non  soltanto  del
  sottoscritto,  ma  credo anche dei siciliani e  mi  riferisco  al
  ponte sullo stretto, ai termovalorizzatori e all'addizionale IRAP
  per coprire il deficit della sanità.
   Sul  ponte  sullo  stretto, probabilmente, si dimentica  che  si
  tratta  di  un  appalto già assegnato e quando si  dibatte  sulla
  fattibilità dell'opera si dimentica molto spesso di parlare della
  reale  utilità del ponte stesso, ma si parla sempre di  copertura
  finanziaria,  dimenticando o non sapendo - che è anche  peggio  -
  che  la  maggior  parte della copertura di questa  opera  sarà  a
  carico  dei privati che poi si riprenderanno questi soldi  con  i
  pedaggi degli anni successivi.
   E'  ancora peggio quando si parla di una impatto ambientale  che
  andrebbe  a modificare le rotte degli uccelli o dei pesci, questo
  è uno degli argomenti che si sostengono.
   O  peggio ancora - e questo mi preoccupa ancora di più -  quando
  si  sostiene che non va fatto il ponte sullo stretto per  puntare
  decisamente sulle autostrade del mare, dimenticando o non sapendo
  che  la  Sicilia è l'unica regione in Europa ad avere una   legge
  che in qualche modo utilizzi le autostrade del mare.
   Nel  precedente  governo,  il  sottoscritto  nella  qualità   di
  assessore  ai  trasporti,   ha  fatto  una  legge  approvata  dal
  Parlamento  quasi all'unanimità che sostanzialmente spinge  nella
  direzione  delle  autostrade del mare, cioè  al  trasporto  delle
  merci  sui tir sulle navi, liberando le autostrade nazionali  dai
  tir e andando ad incidere in maniera economicamente sui costi  di
  trasporti  degli autotrasportatori e, quindi, chi  parla  di  non
  fattibilità  di  questa struttura, puntando  sull'autostrada  del
  mare,  mente  sapendo di mentire o peggio non conosce  la  realtà
  siciliana attuale.
   Per  quanto riguarda l'addizionale IRAP del deficit della sanità
  anche  questo  è  un  falso problema perché, evidentemente  -  mi
  riferisco  al  Ministro dell'Economia - è strano  che  non  abbia
  avuto  le  informazioni adeguate, non conoscendo che  l'Assemblea
  regionale,  nella  scorsa  legislatura,  ha  coperto  il  deficit
  regionale  della sanità del 2005 con una manovra aggiuntiva,  con
  l'approvazione  della legge 19 del 2005, che non  soltanto  è  un
  provvedimento di questo Parlamento, ma, in quanto tale,  reca  la
  sigla  del Commissario dello Stato e, ancora di più, il visto  di
  registrazione della Corte dei conti.
   Non    voglio    parlare    molto    sulla    barzelletta    dei
  termovalorizzatori, perché è, veramente, diventata una  questione
  per  me  ridicola. Non si capisce perché, infatti, in  Sicilia  i
  termovalorizzatori non si debbano fare, dimenticando che parliamo
  di quattro strutture già appaltate, con inizio lavori programmato
  nelle  prossime  settimane; dimenticando che  ormai,  in  Italia,
  esistono 12 grandi termovalorizzatori, beninteso, in Italia,  non
  certo  in  un  altro Paese; dimenticando che, nella sola  Parigi,
  esistono quattro termovalorizzatori, soltanto in un'unica  città,
  quindi,  di  cui uno al centro stesso della città;  dimenticando,
  infine, che nella  rossa  Campania, governata dal centrosinistra,
  guarda  caso,  si sta elaborando un progetto per  il  più  grande
  termovalorizzatore d'Italia che andrebbe a sviluppare una potenza
  e a registrare un impatto ambientale, pari alla somma dei quattro
  termovalorizzatori della Sicilia messi insieme
   Eppure,    sul   termovalorizzatore   della   Campania   nessuno
  interviene  perché,  evidentemente,  l'affinità  politica   copre
  eventuali lacune di natura tecnica o ambientale.
   Allora,  onorevole  Presidente, se il  buongiorno  si  vede  dal
  mattino,  credo che non è un buon giorno e, quindi, la invito  ad
  attrezzarsi,  così come lei sa fare e come ci ha in qualche  modo
  abituati  nei cinque anni precedenti di Governo: anche perché  la
  Sicilia,  per  il  periodo 2007/2013, rimarrà  ancora  una  volta
  Obiettivo 1.
   Per  cui,  per  l'ennesima volta - ma credo sia  l'ultima  -  la
  Sicilia  potrà utilizzare i Fondi strutturali che, per i prossimi
  cinque  anni, saranno qualcosa come 14 miliardi di euro,  se  non
  vado errato.
   Sono  tante  risorse che possono, innanzitutto,  consentirci  di
  completare quel percorso di riforme, ma anche strutturale, che la
  Sicilia,  in questi cinque anni, ha già portato avanti, ma  credo
  che  possano  soprattutto  farci  fare  il  definitivo  salto  di
  qualità,  e  farlo fare soprattutto alle strutture dell'Isola  di
  cui i Siciliani sentono fortemente bisogno.
   Allora,  siamo  ad inizio legislatura, siamo ad inizio  attività
  di   un  nuovo  Governo:  che  ci  siano  delle  contrapposizioni
  ideologiche fa parte della fisiologia della politica,  è  normale
  ed  è  utile che ci sia. Io, però, voglio utilizzare questa prima
  fase  di  legislatura  anche per lanciare, in  qualche  modo,  un
  appello  ai colleghi del centrosinistra di quest'Aula,  ma  anche
  alla  delegazione parlamentare del centrosinistra  che  siede  al
  Parlamento nazionale.
   E  ciò  perché  credo che, al di là delle questioni ideologiche,
  al di là delle contrapposizioni che fanno parte di chi sposa idee
  di  sviluppo, ci si confronti - una volta per tutte - soprattutto
  su  argomenti delicati, avendo come unico interesse il  benessere
  della Sicilia e dei Siciliani.
   Credo  che le contrapposizioni ideologiche vadano utilizzate  su
  alcuni  temi che sono più legati alla famiglia, alla persona,  al
  modello  di sviluppo di società che ognuno di noi vuole,  ma  sul
  benessere  collettivo, penso che bisogna fare -  per  i  prossimi
  cinque  anni - fronte comune, perché la Sicilia rischierebbe,  se
  così  non  fosse, di perdere un treno che passerebbe per l'ultima
  volta
   Utilizzo  questa opportunità, alla prima occasione, per  parlare
  nella  mia  qualità  Capogruppo  di  Forza  Italia,  al  fine  di
  sensibilizzare i colleghi di quest'Aula, ma anche i  parlamentari
  del  centrosinistra  della  delegazione  nazionale,  affinché  si
  sviluppi  un  ragionamento  che abbia  come  unico  interesse  il
  benessere  della  Sicilia  e non certamente  le  contrapposizioni
  ideologiche.
   Da   parte  nostra,  onorevole  Presidente  della  Regione,   le
  confermo l'appoggio per i prossimi cinque anni, l'appoggio leale,
  l'appoggio  incondizionato, così come  è  stato  nella  trascorsa
  legislatura: appoggio politico e umano. Lei sa, infatti,  che  le
  siamo  stati sempre vicini, politicamente, umanamente,  anche  in
  momenti  difficili  della sua vita politica,  come  della  nostra
  Regione.
   Il  nostro  sostegno  è  e sarà sempre leale  e  incondizionato,
  dicevo, ma, allo stesso modo, le chiediamo come partito politico,
  come  Forza  Italia  -  con la stessa fermezza  -  di  essere  il
  collante,  il pilastro della coalizione, così come  è  stato  nei
  cinque  anni precedenti: perché credo che, alla fine, checché  se
  ne  possa  pensare, al di là delle ideologie,  in  questi  cinque
  anni,  un  gran  lavoro  di sviluppo è  stato  fatto  per  questa
  Sicilia.
   E'  stato  fatto  un  gran  lavoro ed i  Siciliani  se  ne  sono
  accorti:  ed  in  questo  gran  lavoro,  molta  parte   è  frutto
  dell'impegno  di  Forza Italia, se è vero  come  è  vero,  che  i
  Siciliani   hanno  non  soltanto  confermato  la   vittoria   del
  centrodestra, ma hanno anche confermato Forza Italia  come  primo
  partito della coalizione.
   Quindi,   con  la  stessa  fermezza,  le  ribadisco,   onorevole
  Presidente,  di  essere sempre con noi, come è  stato  in  questi
  cinque  anni  del passato, leale e, soprattutto, di  considerarci
  sempre una forza propositiva nelle azioni di governo future.
   Le  auguro, pertanto, buon lavoro, e lo auguro alla sua  squadra
  che  è  formata,  peraltro, per otto dodicesimi,  di  esterni  al
  Parlamento, quindi anche una novità politica forte per la  nostra
  Regione.
   La  sfida che abbiamo davanti per i prossimi cinque anni è molto
  ambiziosa,  ma  sono  sicuro che, con  la  passione,  la  lealtà,
  l'onestà  e la trasparenza che abbiamo fin qui utilizzato,  anche
  questa volta, potremo vincere.

    PRESIDENTE   E' iscritta a parlare l'onorevole  Borsellino.  Ne
  ha facoltà.

    BORSELLINO   Signor  Presidente,  onorevole  Presidente   della
  Regione,  onorevoli colleghi, ho ascoltato con attenzione  quanto
  detto  finora, e condivido perfettamente i punti che  sono  stati
  affrontati   e   commentati  dai  Capigruppo  dei   partiti   del
  centrosinistra: si è parlato di sanità, di scuola, di welfare, di
  fondi  europei e di sviluppo, di Statuto e così via; si è parlato
  anche di mafia e di valori.
   Ma  ci  sono delle priorità, delle emergenze frutto dell'operato
  del  passato  Governo e sulle quali, oggi, dal  Presidente  della
  Regione,   non  ho  sentito  risposte  convincenti.  Penso   alla
  questione  del lavoro, all'emigrazione dei giovani, alla  povertà
  che,   in   Sicilia,  ha  raggiunto  livelli  impressionanti   e,
  naturalmente,  penso alla sanità, anzi alla  malasanità .  Penso,
  ancora, al cattivo utilizzo dei fondi strutturali e alla cosa più
  importante, cioè all'assenza di prospettiva, nelle scelte che  il
  Governo ha fatto nella passata legislatura e sulla cui strada  mi
  sembra  che  voglia continuare, peraltro lo aveva  affermato  più
  volte durante la campagna elettorale, quando aveva detto che  non
  era un'altra storia  quella che avrebbe proposto alla Sicilia, ma
  la stessa storia, la solita storia.
   Il  problema di fondo, onorevole Presidente, è creare  futuro  e
  rendere le Istituzioni credibili e penso che questo sia forse  il
  punto  principale. I vari processi in corso su politica e  mafia,
  gli  interessi personali che hanno contraddistinto il suo governo
  e  che  rischiano  di  pesare anche su  questa  legislatura,  non
  rendono questo un percorso facile.
   Si  è  detto tante volte, in questi mesi, sia da destra  che  da
  sinistra,   che  c'è  bisogno  di  una  selezione  della   classe
  dirigente,  ma  la svolta vera è passare dalle parole  ai  fatti,
  dalle  promesse di impegni a scelte chiare. Ma c'è bisogno, anche
  e  soprattutto,  di  politiche trasparenti, di  verità  su  dati,
  cifre,  finanziamenti,  di   un'operazione  verità   anche  sullo
  stesso bilancio regionale.
   Su  tutto  questo,  nella  passata legislatura,  c'è  stata  una
  spessa  coltre di fumo e non sono io a dirlo. Qualche giorno  fa,
  il  neo assessore all'Agricoltura, La Via, ha lanciato l'allarme,
  come  diceva l'onorevole Cracolici, sui milioni di fondi  europei
  rimasti  nel  cassetto. E ciò, mentre per mesi, e  per  tutta  la
  campagna  elettorale,  Lei, onorevole Presidente,  non  ha  fatto
  altro  che  ripetere che tutti i fondi erano stati spesi,  e  che
  anzi  la  Regione siciliana aveva ricevuto anche delle premialità
  per il lavoro svolto.
   Per  mesi,  durante la campagna elettorale, abbiamo spiegato  ai
  Siciliani  che le cose non stavano esattamente in questo  modo  e
  che le premialità, fossero spesso figlie di passaggi burocratici,
  non sempre di fatti concreti.
   Ma  il problema resta: e così, oggi, sindacati, associazioni  di
  categoria,  cooperative dell'agro-industria, chiedono  conto  del
  ritardo  di  tutta  la fase di programmazione  sul  Programma  di
  sviluppo  rurale  2007/2013 che avrebbe dovuto essere  presentato
  entro  giugno  alla Commissione europea; ed il Ministro  Pecoraro
  Scanio non condivide il Piano rifiuti della Regione Siciliana, in
  quanto in contrasto con le direttive europee, prendendo atto  che
  i  provvedimenti  di  autorizzazione per la  realizzazione  degli
  inceneritori sono stati rilasciati dal Gabinetto del Ministro, in
  contrasto con le indicazioni dei tecnici del Ministero stesso.
   E  le  cose  non  vanno  meglio neanche con  la  privatizzazione
  dell'acqua e gli ATO, con i ritardi nell'affidamento del servizio
  e le anomalie nelle gare.
   Senza  verità,  senza  regole,  onorevole  Presidente,  non  può
  esserci  nessun  vero progetto di rilancio dell'Isola  e  non  si
  possono  neppure  creare  le sinergie  necessarie  per  un  reale
  cambiamento.  E' un problema di metodo oltre che di  merito.  Nel
  merito,  ogni Governo difende il proprio operato; nel metodo,  un
  Governo  degno  di  questo nome, deve offrire la  possibilità  di
  partecipazione  alla  cosa pubblica e  deve  consentire  ad  ogni
  Istituto  della  nostra  democrazia di  fare  il  lavoro  di  sua
  competenza.  Tanto  al Parlamento che deve  legiferare,  come  al
  sindacato, alle categorie datoriali, agli industriali,  al  mondo
  dell'associazionismo  che,  sulle questioni  economiche  e  sulle
  scelte di Governo, devono potersi esprimere.
   Il  tema della concertazione non può essere un optional  come  è
  stato  negli  ultimi cinque anni. Sulle grandi promesse,  il  suo
  Governo è stato latitante. Penso all'impegno economico, garantito
  e  poi evaporato per il rilancio della FIAT e dell'accordo che ne
  è  venuto  fuori, da un elefante, un topolino; se leggo le  cifre
  dell'occupazione, sbandierate per mesi, vedo un grossa  menzogna,
  cifre che non fanno i conti con la realtà e si rifugiano soltanto
  nell'alchimia dei numeri. E così è per il bilancio regionale, con
  cifre di entrata solo parzialmente realizzabili e stanziamenti di
  spesa  legati  al verificarsi di improbabili eventi portatori  di
  risorse.
   Per  il  bilancio di competenza del 2006, le risorse in entrate,
  escluso  quelle vincolate, sono poco meno di 11 milioni di  euro.
  Fondi  che  servono  per  cofinanziare  interventi  comunitari  e
  statali e la spesa sanitaria, oltre che a pagare il personale, le
  spese di funzionamento del Palazzo... e per gli enti locali?  Per
  assicurare i servizi ai cittadini, per migliorare la sanità?
   Il  bluff  del  bilancio si spinge a paradossi  pericolosissimi:
  mancano,  per  esempio, gli accantonamenti, per  719  milioni  di
  euro,  necessari  a ripianare il deficit delle Aziende  sanitarie
  ospedaliere,  ma  anche i 500 milioni di euro per  l'integrazione
  del Fondo delle Autonomie sociali. E ciò perché queste importanti
  riserve  dipendono da risorse ipotetiche che dovrebbero  arrivare
  da  improbabili dismissioni di beni patrimoniali e dal ricorso  a
  rivendicazioni su trasferimenti statali.
   E'  arrivata  invece l'ora di scelte alte, e questo  vale  tanto
  per la politica economica, quanto per le riforme.
   La  riforma  dello  Statuto non può servire solo  a  rivendicare
  contenziosi  economici, deve introdurre princìpi che  favoriscano
  lo  sviluppo.  La questione del precariato non può risolversi  in
  assunzioni a tempo, per assenza di coperture finanziarie e  senza
  condizioni  di lavoro vero, senza uno screening di risorse  e  di
  bisogni. Non si possono rinviare decisioni ed atti, come il Piano
  sanitario  regionale  o  il Piano energetico,  perché  allora  la
  malasanità  ed il blackout, come è accaduto l'altro giorno,  sono
  conseguenze inevitabili
   Ed  è  così  anche  per le infrastrutture: non basta  inaugurare
  un'autostrada  per  avere  risolto  i  problemi  di  collegamento
  dell'Isola, soprattutto se quella sola autostrada funziona ancora
  a corsie alternate. Scelte alte, dicevo, impopolari se è il caso,
  ma  sicuramente  con una prospettiva lunga di  risanamento  e  di
  rilancio  della nostra Isola. Noi eravamo pronti  a  fare  queste
  scelte, così come l'Unione le sta compiendo a livello nazionale.
   Ecco,  il  livello  nazionale.  In  queste  settimane,  dopo  le
  elezioni,  la maggioranza di centrodestra non ha fatto altro  che
  addebitare al Governo nazionale tutti i mali dell'Isola, e lo  ha
  fatto  sapendo invece che, quanto accadeva, era frutto di  scelte
  fatte  dal  passato  Governo, dal Governo Berlusconi,  nella  sua
  Finanziaria. Parlo dell'IRAP, dei tagli all'approvvigionamento di
  acqua alle Isole, alle corse per le isole minori...
   A  Lei, onorevole Presidente, dico che non è tempo di bugie. Non
  è  questo  il tempo di consociativismi di potere per  tutelare  e
  garantire interessi personali.
   E'   tempo   di  fatti.  E  in  questo  tempo,  io,  come   capo
  dell'opposizione, mi sento di dire che vigileremo, creando -  fin
  da subito - un collegamento con il Governo centrale.
   Fin  dall'inizio, ho detto che la nostra sarà un'opposizione  di
  Governo, non saranno dei no, pregiudizialmente contrari  ad  ogni
  iniziativa:    metteremo,   piuttosto,   le    nostre    proposte
  programmatiche  al  servizio di tutti i  Siciliani  e  di  questa
  Assemblea.
   Se  ci saranno scelte da condividere, le condivideremo, anche se
  è  un po' difficile, perché credo che sia diverso proprio il modo
  di  concepire  la  politica,  di concepire  la  vita,  forse,  di
  concepire i valori, probabilmente.
   Ma  dovranno  essere scelte di prospettiva, scelte che  guardino
  al  futuro per costruirlo, per garantire sviluppo e, soprattutto,
  sicurezza per i nostri giovani.
   Così,  se  la riforma delle deleghe deve servire a questo,  noi,
  sicuramente,  la  sosterremo,  ma se  deve  essere  soltanto  una
  scorciatoia  per la maggioranza,  per allargare il  numero  delle
  poltrone,    spegnere   i   malcontenti   interni,   inventandosi
  addirittura  la  figura del deputato supplente,  allora,  noi  la
  contrasteremo
   E   quando   dico   noi   non  mi  riferisco  solo   ai   Gruppi
  parlamentari  dell'Unione,  ma  a  quell'opposizione,  molto  più
  ampia,  che  fuori da questo Palazzo si sta organizzando  e  alla
  quale  noi  daremo  voce.  La voce dell'opposizione  partirà  dai
  cantieri,  luogo di incontro tra società organizzata e  politica,
  luogo  di  elaborazione politica, di consapevolezza, di senso  di
  responsabilità  che permetterà alla società di  essere  veramente
  partecipe dell'attività politica che si svolge dentro i  palazzi,
  così  come  lo  è  stata  nella fase  della  stesura  del  nostro
  programma.
   Se  è  la  prospettiva che manca alla Sicilia, per noi, non  può
  esserci futuro vero senza la valorizzazione dello sviluppo locale
  come  momento  di  crescita,  senza  politica  di  inclusione   e
  partecipazione  al  processo  di  crescita,  senza  una   attenta
  programmazione delle risorse europee.
   Le   risorse   finanziarie   per   avviare   un    nuovo   corso
  dell'economia siciliana ci sono.
   Il  Presidente  della  Regione ha riferito  l'entità  dei  nuovi
  fondi   europei e l'Unione europea questi fondi ce li  aveva  già
  dati, ma noi siamo ancora in Obiettivo 1, perché non hanno creato
  quello  sviluppo che avrebbero dovuto generare. Vorremmo  sapere,
  davvero, quali sono state le modalità di spesa e quali gli ambiti
  in  cui  queste spese sono state effettuate, e perché  non  hanno
  creato sviluppo.
   L'Unione  europea  ha  indicato nel   partenariato   una  regola
  fondamentale   per  la  programmazione  e  l'utilizzo  di  queste
  risorse,  partenariato con le autorità locali e  urbane,  con  le
  parti  economiche  e  sociali,  con  ogni  altro  organismo   che
  rappresenti  la  società.  E  la  stessa  strategia  va   assunta
  nell'ambito  del  Mediterraneo, come  area  di  pace,  di  scambi
  culturali  e  commerciali. Non guardando a queste terre  soltanto
  come un problema, non guardando al Mediterraneo soltanto come  il
  mezzo  per  l'arrivo di tanti disperati che cercano qualcosa,  ma
  come una opportunità, come una risorsa
   L'Europa   di   Lisbona  che  stabilisce   la    Società   delle
  Conoscenze   come  modello  di sviluppo  e  di  Goteberg  che  lo
  inquadra   nell'obiettivo  dello  sviluppo  sostenibile   ci   da
  l'indirizzo.
   I  fondi  europei  per  lo sviluppo e la coesione  ci  danno  le
  risorse  e le regole per puntare alla crescita dell'impresa e  al
  suo  rapporto con la ricerca e l'innovazione, nel rispetto  pieno
  della compatibilità ambientale, secondo un modello di sviluppo in
  cui  la  valorizzazione delle risorse dei territori e la crescita
  dal  basso  dell'economia e lo sviluppo  sociale  significano  il
  pieno  collegamento  della  ricerca  e  dell'innovazione  con  la
  costruzione    della    società    sostenibile    ambientalmente,
  socialmente,  economicamente e culturalmente.  Secondo,  appunto,
  una  strategia di prospettiva, capace di costruire un futuro  per
  l'interesse complessivo della Sicilia e dei Siciliani.  Per  fare
  questo, anche le politiche delle imprese devono essere diverse.
   Siamo  convinti che la ricchezza di impresa è possibile solo  in
  una  società  che promuova il sapere e la ricerca scientifica  in
  tutte  le  sue forme, a partire dalla ricerca di base  e  da  una
  attenzione complessiva al sistema di produzione e di trasmissione
  del  sapere:  scuola  di base, scuola secondaria,  sistema  della
  formazione    professionale,   università,   sistema    dell'alta
  formazione,  sistema  complessivo  della  ricerca,   pubblica   e
  privata,  coniugando innalzamento dei saperi diffusi, base  della
  cittadinanza,  con i saperi rari, alti e con la  frontiera  della
  tecnologia.
   Vede,  onorevole Presidente della Regione, Lei ha detto che  c'è
  una forte domanda di valori nei Siciliani, ed è vero.
   Ma  quale  credibilità, a parte i manifesti, se  la  lotta  alla
  mafia  non  si traduce in gesti quotidiani, in scelte  personali?
  Quale  prospettiva,  vista l'attività del  Governo  nella  scorsa
  legislatura  e  visto, soprattutto, che è la  stessa  storia,  la
  solita storia, quella che lei ci propone?

              (Applausi dai banchi del centrosinistra)

    PRESIDENTE   Ha  chiesto  di parlare l'onorevole  Dina.  Ne  ha
  facoltà.  Comunico frattanto ai colleghi che seguirà  la  replica
  del Presidente della Regione.

    DINA   Signor  Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  signori    Assessori,    onorevoli    colleghi,    l'appuntamento
  parlamentare  odierno si presta a qualche momento di  confusione,
  diciamo   anche  di  paradosso.  Lo  stesso  collega,   onorevole
  Cracolici,  che  mi  ha  preceduto, lo ha evidenziato,  perché  è
  strano come non ci si possa confrontare su un programma - che c'è
  e  che  è  stato presentato agli elettori - e si voglia solamente
  discutere delle dichiarazioni.
   Le  dichiarazioni  sono parte di quello stesso programma,  parte
  integrante di un programma che hanno votato gli elettori.
   Il   paradosso  di  questo  dibattito  è  anche  questo,  è   un
  dibattito, infatti, che non ci porta ad un voto di fiducia  sulle
  dichiarazioni  del  Presidente, ma che si  qualifica  sicuramente
  come  importante  per conoscere, in maniera  più  dettagliata  il
  programma, valutarlo, capirne la prospettiva, rifletterci.
   E'  sicuramente un momento assembleare notevole, malgrado questi
  presupposti,  malgrado questo vulnus di fondo.  Il  programma,  i
  Siciliani  lo  conoscono, lo hanno votato, ma hanno votato  anche
  l'operato del Governo, perché un secondo mandato è sicuramente un
  voto  che va ad un Governo che ha operato, che in questi anni  ha
  garantito  stabilità alle Istituzioni, che ha fatto  crescere  la
  nostra Terra. E i dati che vengono forniti non sono fittizi, sono
  degli  indicatori, forse non semplici, sono indicatori complessi,
  che  vanno  analizzati meglio, ma il dato c'é, il  bicchiere  può
  essere visto mezzo vuoto, mezzo pieno. Noi lo vediamo sicuramente
  mezzo pieno, perché così è
   I  dati lo dicono, i dati della SVIMEZ che l'onorevole Cracolici
  contesta,  forse  sono  insufficienti  -  il  2,8%  di  crescita,
  rispetto alle altre regioni, o l'1,6% come trend di occupazione -
  ma i centomila posti di lavoro creati dal precedente Governo sono
  dati certi, il tasso di disoccupazione che passa dal 22% al 16% è
  anch'esso un dato chiaro e certo
   Dico,  rispetto a questo pessimismo cosmico che è voluto entrare
  un  po'  in  quest'Aula,  dove  sicuramente  siamo  convinti  che
  l'analisi  della  nostra Regione non è da  Paradiso ,  ma  non  è
  neanche  da  Inferno , ebbene, questo pessimismo cosmico  non  ci
  aiuta
   Anche   la  condizione  che  il  collega,  onorevole  Cracolici,
  riferisce  in  termini di precarietà, ritengo che vada  superata,
  anche  perché  questa Regione ha stabilizzato  55  mila  precari,
  ritengo  che  stabilizzerà anche questi 90  deputati  e,  quindi,
  possiamo stare tranquilli

    CRACOLICI  La battuta non è efficace

    DINA  No, è molto efficace, perché non vorrei che si inizi  una
  stagione di propalazioni, non è il caso, stiamo iniziando con una
  atmosfera nuova, che vogliamo sia di confronto sereno tra le  due
  parti.
   Non  pensiamo sicuramente di essere depositari della verità,  ma
  sicuramente   non  possiamo  accettare  lezioni   da   parte   di
  chicchessia  su  certi temi, nel senso che, da  parte  di  tutti,
  siamo sereni ed umili nel confrontarci.
   Poi,  le  superiorità antropologiche, non le  accettiamo   Sulla
  lotta alla mafia c'é un lavoro che è stato fatto, che non è stato
  solo uno slogan, ma che ha prodotto anche atti concreti. Le leggi
  sugli  appalti, ne sono un esempio, perché quando i ribassi erano
  dello 0,02% - frutto sicuramente di accordi tra le cordate  -  il
  Governo della passata legislatura, questa stessa maggioranza,  ha
  votato  una  legge  che  ha varato l'istituzione  delle  stazioni
  uniche   appaltanti  e  una  rimodulazione  del   meccanismo   di
  assegnazione  che  ha,  poi,  sicuramente  creato  qualche  altro
  problema,  ma  che ha decisamente superato quel  sistema  che  si
  prestava a discussioni e valutazioni che arrivavano a considerare
  il malaffare.
   Poi,  i  ribassi  sono  schizzati forse  troppo  in  alto,  sono
  arrivati  i  ribassi temerari, e un'ulteriore legge ha consentito
  di  rimettere in sesto il sistema, di rimettere nell'alveo di  un
  mercato sano quel tipo di aggiudicazione.
   Ebbene, siamo convinti che questo, da solo, non basti, ma  anche
  gli  Accordi di Programma Quadro sulla sicurezza e sulla legalità
  sono  un segnale importante. Abbiamo tanti esempi da seguire,  su
  questo siamo tutti convinti e ne siamo consapevoli.
   Per  dirla insieme al giudice Paolo Borsellino, commemorato  due
  giorni  fa  e che ho avuto modo anche di citare in un  comunicato
  stampa, riprendendo le sue parole:  La vera lotta alla mafia  non
  può essere soltanto relegata alla repressione affidata alle Forze
  dell'Ordine e alla Magistratura, invero deve essere un  movimento
  culturale  e  sociale che coinvolga tutti e abitui a  sentire  il
  fresco profumo di libertà che si oppone al gusto del compromesso,
  della contiguità e, quindi, della complicità .
   Ecco,  su  queste  parole  ci  ritroviamo,  siamo  aperti  a  un
  confronto,  che è fatto di percorsi lunghi, percorsi di  crescita
  della  società,  percorsi  in cui, non  solo  una  parte  si  può
  spendere,  ma  dove il processo deve coinvolgere la  società,  in
  tutti  i  suoi  settori, deve coinvolgere  le  Istituzioni,  deve
  coinvolgere la politica. E passi avanti ne sono stati fatti
   All'onorevole  Presidente  della  Regione  desidero  porgere  un
  ringraziamento per tutto quanto è stato fatto per l'articolo  37,
  una difesa di una prerogativa importante del nostro Statuto e che
  è  diventata  attualità: le imprese che hanno sede  legale  fuori
  dalla  Sicilia, ancorché operanti nell'Isola, prima non  pagavano
  le tasse in Sicilia, ora le pagheranno e, quindi, sono state così
  svincolate e messe in circuito, somme importanti che sono servite
  alla  Sicilia  e  ci spiace poi, sottolineare,  come  ci  sia  un
  atteggiamento diverso da parte del Governo nazionale.
   Il  Governo  nazionale  della passata  legislatura,  infatti,  è
  stato  attento a queste richieste, a questa importante  conquista
  che   il   presidente   Cuffaro  ha  saputo  realizzare;   spiace
  sottolineare  che  il Governo Prodi sta sicuramente  mettendo  in
  moto  meccanismi strani, tentando di indebolire l'Isola sul piano
  delle infrastrutture e dei servizi, sui collegamenti che mancano,
  mettendo  in campo anche una politica di prevaricazione  rispetto
  alle  nostre  prerogative  autonomistiche:  penso  all'Irap   che
  vorrebbe  imporre  su  un  disavanzo di  bilancio  che  non  c'è,
  riferito  al 2005, che è stato coperto in Aula con una  legge  di
  bilancio approvata e che, quindi, è una legge che, sicuramente, è
  valida e ha posto le giuste coperture finanziarie per l'esercizio
  considerato, per quel che riguarda i problemi della sanità.
   Ecco,  al  Presidente del Consiglio Prodi, e  ai  suoi  alleati,
  vorrei  ricordare  le  parole  di Don  Luigi  Sturzo  sul  valore
  dell'economia  nazionale:  Le differenze naturali  e  storiche  a
  danno  del  Sud  -  dice  Sturzo -  debbono  essere  attuate  non
  abbassando il livello del Nord, ma elevando il livello  del  Sud;
  il  risanamento  dell'economia nazionale  e  la  rivalorizzazione
  dell'economia  meridionale devono essere alla base  di  un'azione
  concorde fra tutti gli Italiani .
   Ecco,  è  sicuramente questo il giusto rapporto  tra  la  nostra
  Regione  e  lo  Stato  centrale che bisogna  recuperare,  bisogna
  difendere
   Ecco,  questa  difesa del nostro Statuto, che è nella  mani  del
  Governo, ma che è anche nelle nostre mani, diventa una sfida  che
  viene  lanciata  oltre le tante altre che abbiamo  ascoltato  dal
  Presidente.
   Occorre  rilanciare  la  competitività  del   sistema  Sicilia ,
  quale mezzo per sostenere la crescita dei nostri territori.
   Si  è conclusa la fase di Agenda 2000, ci apprestiamo ad entrare
  nel  nuovo  periodo di programmazione 2007/2013 e  quali  sono  i
  punti  importanti  di questo nuovo  Obiettivo convergenza ,  così
  come   è  definito?  Sono  senz'altro:  il  rafforzamento   delle
  politiche   di   coesione  territoriale,  la   promozione   della
  competitività e la crescita dell'occupazione.
   L'impegno  della  maggioranza  e  dell'UDC  sarà  autentico  nel
  sostenere     provvedimenti    che    vanno    nella    direzione
  dell'innovazione; crescere ed essere competitivi vorrà dire nuove
  scelte   ed   interventi   per   sostenere   l'approvvigionamento
  energetico  tramite  fonti  alternative;  aiuti  finanziari  alle
  imprese  e,  soprattutto, a quelle che lavorano ad un sistema  di
  qualità;  occorre,  inoltre,  intervenire  sulla  semplificazione
  burocratica e procedurale, potenziando e creando i nuovi  assetti
  tecnologici   per  i  settori  così  importanti,   quello   agro-
  alimentare, la cantieristica navale; e sono importanti,  altresì,
  le  agevolazioni per le imprese, attraverso il credito  d'imposta
  da finanziare con i fondi comunitari.
   Tutto  questo  lo abbiamo trovato nel programma  del  Presidente
  Cuffaro e lo abbiamo ritenuto molto importante.
   Anche  la  riforma  dell'Amministrazione regionale  è  un  punto
  importante,  un  confronto  su  cui  presto  saremo  chiamati   a
  pronunciarci: è indispensabile riorganizzare le competenze  degli
  Assessorati  e  dei dipartimenti, ma occorrerà anche  intervenire
  per   delegificare,  deregolamentare  e  semplificare  tutta   la
  burocrazia.  Ed  in questa direzione potrebbe muoversi  la  nuova
  Commissione  per  la  delegificazione che  si  sta  valutando  di
  costituire.
   Particolare  attenzione bisognerà rivolgere anche  alle  risorse
  umane  che  abbiamo a disposizione. Dopo il piano di  fuoriuscita
  del  precariato,  che ha risolto sicuramente un annoso  problema,
  anche se ci sono sicuramente sperequazioni - sono circa diecimila
  i  precari  che  aspettano  di essere stabilizzati  -,  bisognerà
  completare il passaggio di coloro che hanno contratti per 24  ore
  settimanali ed eliminare così le differenze che si sono venute  a
  creare  in  questo contesto, con precari di serie A e precari  di
  serie  B.  C'è  ancora  tanto da fare,  ma  adesso  è  importante
  lavorare  su  una  nuova  legge  sull'obbligo  formativo   e   la
  formazione  continua,  quindi anche la riforma  della  formazione
  professionale, che è nell'agenda di questo Governo, la  riteniamo
  importante.
   Il  sostegno più forte deve essere concentrato nel settore delle
  piccole   e   medie  imprese,  sulla  ricerca  e  le  innovazioni
  tecnologiche, che sono i settori strategici in grado di  generare
  nuova occupazione.
   Signor  Presidente  Cuffaro,  il  Gruppo  parlamentare  dell'UDC
  vuole continuare a sostenerla, sia nella difesa dei valori,  come
  quando  nella scorsa legislatura, affrontando la revisione  dello
  Statuto, è stato possibile richiamare l'identità cristiana  della
  nostra  Terra, sia anche nelle politiche di promozione  e  tutela
  della famiglia quale nucleo essenziale della società.
   L'istituzione  dell'Assessorato alla famiglia  ha  rappresentato
  certamente un punto fermo, un punto di forza del passato  Governo
  nella   direzione  del  potenziamento  del  Welfare.   Grazie   a
  provvedimenti  specifici,  come  il  buono  socio-sanitario,   le
  risorse per l'inclusione sociale, il contrasto all'indigenza,  la
  famiglia  è  diventata soggetto attivo della politica  sociale  e
  solidale.
   Sono  convinto  che  il  nostro partito e  l'intera  maggioranza
  saranno  a sostegno del programma del Presidente, e non  potrebbe
  essere  altrimenti,  perché lo hanno sostenuto  già  in  campagna
  elettorale.  Ma voglio esprimere l'auspicio, già fatto  da  tanti
  altri  colleghi ed anche dal nuovo Presidente dell'Assemblea,  di
  rilanciare questa Assemblea in un nuovo protagonismo,  che  possa
  aprire   una   nuova  stagione  dove  assumere  nuove  iniziative
  legislative anche parlamentari, e che non ci sia solo un sostegno
  alle iniziative governative.
   Questo  è  un richiamo che viene fatto fortemente alla politica,
  che   ha   la   necessità  di  collegare  i  partiti  ai   Gruppi
  parlamentari.  Questa  cinghia  di  trasmissione   potrà   essere
  sicuramente  un  momento forte, dove il partito recupera  il  suo
  reale  valore,  quello di essere strumento di partecipazione,  di
  canalizzazione  e  quindi capace di proporre  e  di  tradurre  in
  progettualità le istanze che vengono dalla società. E poi, questo
  collegamento  forte con i Gruppi potrà essere  l'opportunità  per
  far  fiorire  una nuova iniziativa, una nuova stagione  che  veda
  l'Assemblea protagonista.
   E'  questo  l'invito e l'augurio che facciamo,  un  protagonismo
  che non sia sterile, che non sia fine a se stesso, ma che sia  al
  servizio della Sicilia e dei siciliani.
   Pertanto  auguro  al  Presidente, al  suo  Governo  e  a  questo
  Parlamento un buon lavoro, un augurio di buon lavoro che ci serva
  per  stare  insieme, per confrontarci e per pensare al  bene  dei
  siciliani.

    CUFFARO   presidente  della  Regione.  Chiedo  di  parlare  per
  alcune dichiarazioni ulteriori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CUFFARO    presidente   della   Regione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi, intervengo per una brevissima riflessione  e
  per  ringraziare il Parlamento e i Gruppi parlamentari, al di  là
  della  condivisione  delle dichiarazioni  programmatiche  che  ho
  voluto  distribuire,  e che dovevano essere  per  forza  di  cose
  soltanto  semplici  direttrici di quello che è  il  programma  e,
  credo  dai risultati, apprezzato e condiviso dalla maggior  parte
  dei siciliani. L'ho voluto ridare, proprio perché quello fosse il
  tema su cui, non solo discutere, ma sul quale confrontarci in  un
  dibattito  politico  che continuerà e per quel  che  riguarda  la
  maggioranza,   sul  piano  dell'esecutività,  per  cominciare   a
  trasformare  il  programma  in  decisioni,  atti  concreti,  fare
  diventare  il  programma  vita della  politica  perché  a  quello
  vogliamo dare, a partire sin da subito, certamente attuazione.
   Ringrazio  i  parlamentari, li ringrazio per le  loro  prese  di
  posizione. Anch'io non mi sento di condividere alcune riflessioni
  che sono state fatte, certo non entrerò nel merito. Credo che  su
  alcune scelte sia necessario anche dividersi sui percorsi,  forse
  anche incrementare ulteriormente il dibattito, ma non è possibile
  tentare di spiegare ai siciliani che quello che va bene a Torino,
  in  Emilia  Romagna,  in  Toscana, in Campania  non  va  bene  in
  Sicilia.  I  siciliani sono gente normale come tutti  gli  altri;
  abbiamo  forse  il  vezzo di ritenerci migliori  degli  altri  ma
  quanto  meno siamo persone come tutti li altri. Anche noi abbiamo
  diritto ad avere uno smaltimento dei rifiuti adatto a quello  che
  oggi  le innovazioni tecnologiche ci consigliano. Non è possibile
  pensare  che  un Ministro del Governo ritenga che  in  Sicilia  i
  termovalorizzatori non si debbano fare, e lo stesso  Ministro  li
  propugna invece in Campania.
   I  siciliani non capiscono - lo dico a voi -, non lo capirebbero
  neanche  quelli  che  non  hanno votato  nello  specifico  questo
  programma  al quale ho voluto dare risalto, perché abbiamo  fatto
  un'apposita  sezione  per quel che riguarda  lo  smaltimento  dei
  rifiuti. Poi i dati sono dati. Questo è un programma, soprattutto
  sullo  smaltimento  dei  rifiuti, che  è  stato  approvato  dalla
  Commissione europea, e non capisco come qualcuno possa  sostenere
  il  contrario. C'è un voto, c'è la risoluzione. Siamo  una  delle
  poche Regioni che ha avuto approvato il piano di smaltimento  dei
  rifiuti dalla Commissione europea. Almeno quando ci sono dei dati
  riscontrabili,  farei a meno di dire che non è  così,  perché  la
  campagna  elettorale  è finita, e qualcuno  deve  pur  rendersene
  conto.  Siamo  in  una  fase  di  Governo  dell'esecutivo  e  del
  Parlamento che deve legiferare.
   La  campagna elettorale ha dato il suo giudizio. Ha  scelto  una
  coalizione  e ha scelto un Presidente. Pensiamo a come migliorare
  il  programma  che abbiamo messo a disposizione, ma  partendo  da
  quelle  realtà che sono consolidate e che comunque ci sono  state
  riconosciute.  Dire persino che alcune cose  che  ci  sono  state
  riconosciute  ampiamente dall'Unione europea non  sono  così,  mi
  parrebbe   continuare  a  pensare  che  la  campagna   elettorale
  continui. Invece è finita, abbiamo il dovere di lavorare.
   Io  le  capisco  le regole della democrazia e capisco  anche  le
  regole  del dibattito, capisco il ruolo dell'opposizione e quello
  della maggioranza ma, pure nella giustezza delle diversità non si
  può che prendere atto di alcune realtà e quelle sono.
   Che  lo  SVIMEZ abbia dato un rapporto, e che non è un  rapporto
  che si fonda sulla trasformazione del petrolio perché così non è,
  non  ci  potete pure dire che lo SVIMEZ si è messo d'accordo  con
  me?  Non ho questa capacità e neanche questa forza. E ammesso che
  l'avesse fatto lo SVIMEZ, non l'ha fatto l'Unioncamere, che  dice
  le   stesse   cose  sugli  stessi  settori  e  che  dà   i   dati
  sull'occupazione. E, ammesso che l'abbiano fatto tutti e  due,  e
  non  lo  hanno fatto gli altri uffici, sia della Regione che  del
  DISTE, perché negare che c'è in Sicilia un trend positivo?
   Ripeto,  non  è  merito del mio governo, non  è  merito  mio,  è
  esclusivamente merito del sacrificio dei siciliani ed è  ingiusto
  nei  confronti dei siciliani negare questo sviluppo che c'è stato
  perché  è  frutto della loro capacità di impresa, di rischio,  di
  sacrificio, di lavoro. Quando si nega questo, si nega un  diritto
  che  i  siciliani  si sono conquistati in questi anni  lavorando,
  perché l'occupazione, ricordo, è cresciuta.
   I  numeri  sono  testardi  Non è cresciuta l'occupazione  perché
  abbiamo  stabilizzato  50 mila persone,  e  per  quelli  che  non
  abbiamo stabilizzato abbiamo preso impegno che lo faremo - per la
  verità   non  da  soli,  l'avete  detto  anche  voi  in  campagna
  elettorale -.
   Abbiamo  creato occupazione perché l'hanno creata le  piccole  e
  medie  imprese,  che  sono occupazione produttiva;  il  tasso  di
  disoccupazione è sceso perché abbiamo creato 100 mila nuovi posti
  di lavoro in settori specifici.
   Ma  non  per questo ci riteniamo soddisfatti, perché in  Sicilia
  c'è  ancora tanto da fare, c'è ancora tanta gente che ha  bisogno
  di  trovare  un  lavoro, e certamente, per far sì che  ciò  possa
  avvenire, dobbiamo lavorare tutti insieme. Se abbiamo individuato
  un  progetto di bene comune, e se quel progetto di bene comune  è
  la  Sicilia, possiamo dividerci sul percorso, sulle idee  ma  non
  possiamo mai dividerci sul raggiungimento di quell'obiettivo.
   Non  è  possibile  che  ci sia una maggioranza  che  lavori  per
  raggiungere un progetto di bene comune, da tutti riconosciuto,  e
  un'opposizione   che,   perché   opposizione,    intercetti    il
  raggiungimento  di  questo obiettivo. Questa non  è  politica,  è
  un'altra  cosa,  e  io  mi rifiuto di pensare  che  questo  possa
  avvenire in Sicilia.
   Allora,  anche sul piano delle infrastrutture, la maggior  parte
  dei  siciliani ritiene che il ponte sullo Stretto di Messina  sia
  indispensabile.  Rimetterla in discussione da parte  del  governo
  nazionale  non è ammissibile, e se poi viene messo in discussione
  soltanto  da una parte di quel governo che la pensa diversamente,
  non  posso  condividerlo  perché  questa  non  è  la  scelta  dei
  siciliani. E' fuori discussione che il ponte potrebbe essere  uno
  snodo straordinariamente strategico, non soltanto per i trasporti
  ma per altre tante occasioni di crescita della Sicilia.
   Su  questo ho voluto ricordare quanto siano importanti le parole
  di Sturzo:  mettiamo la Sicilia al di sopra dei partiti .
   Questo  progetto  riguarda la Sicilia, e  credo  che  i  partiti
  debbano  avere la capacità di raccogliere quali sono  le  istanze
  che  vengono  dalla gente, quella gente che noi  continueremo  ad
  ascoltare, perché il primo impegno di questo governo sarà  quello
  di  ascoltare quanto i siciliani hanno da dirci, i loro  bisogni,
  le  loro  emozioni. Ed è questo che dirò, come prima  regola,  ai
  dodici assessori del mio governo.
   Non  possiamo demonizzare il rapporto con la gente, questa è  la
  politica, la politica di Sturzo, la politica di De Gasperi -  per
  lanciare dei riferimenti che mi appartengono culturalmente -,  ma
  è anche la politica di tanti leaders della sinistra che su questo
  hanno  fatto  scelte vere assieme alla classe  operaia,  le  vere
  conquiste  che la sinistra ha fatto in questa terra  di  Sicilia,
  per la verità in tempi lontani, tanto lontani.
   Signor  Presidente,  probabilmente su  questo  argomento  -  sul
  quale  sono tornati quasi tutti i colleghi che hanno preso  parte
  al  dibattito  ed  al  quale ho volutamente  dedicare  una  parte
  importante  della  mia  relazione - non  sono  riuscito  a  farmi
  capire.  Vorrei ribadire che questo governo, già nei cinque  anni
  passati  così  come in quelli futuri, ha operato  una  scelta  di
  valori, una scelta di valori veri.
   Cari  colleghi,  per noi la morale non è una regola  perché,  se
  fosse  una regola, a qualcuno potrebbe anche venire la tentazione
  di violarla; per quel che ci riguarda la regola è l'educazione, è
  quello  che  ognuno  di noi ha dentro di se  come  coscienza  che
  matura  tra  i  banchi  di  scuola,  che  porta  come  patrimonio
  personale  perché gli viene dalla propria famiglia, è quello  che
  ogni   giorno   si   sforza  di  rappresentare  culturalmente   e
  idealmente.  E'  questa la morale, e per questo  non  può  essere
  violata.
   Il  valore  al  quale ci richiamiamo, cioè  la  famiglia,  è  un
  valore  che ha tenuto salda questa nostra Terra per oltre duemila
  anni, ed è un valore che non può essere messo in discussione.  Si
  può  accettare  tutto, si possono comprendere e  giustificare  le
  diversità,  ma  la famiglia è quella prevista, prima  ancora  che
  dalla  Costituzione, dal diritto naturale, e se qualcuno  tenterà
  di  metterlo in discussione faremo le barricate, perché su questo
  abbiamo il dovere di giocare tutti noi stessi.
   Ecco,  queste  sono  diversità sulla quale  accetto  di  potermi
  misurare  e  che capisco essere diverse in alcune valutazioni  di
  alcuni  parlamentari del centrosinistra, ma il dibattito politico
  è anche questo.
   Chi  mi conosce sa bene che io giro molto per la nostra Regione,
  signor  Presidente,  e  non vedo una Terra  disperata,  non  vedo
  l'angoscia   che  qualcuno  di  quelli  che  ha   parlato   vuole
  trasmettere, non vedo sudditi, non vedo depressi, vedo  siciliani
  orgogliosi di esserlo, vedo gente orgogliosa dei sacrifici che fa
  per  far  crescere  questa  Terra  e  per  mantenere  la  propria
  famiglia, vedo gente in una continua evoluzione, vedo una Sicilia
  che  riguadagna  la fiducia in se stessa e non sono  così  triste
  come riferito da alcuni colleghi.
   Io  vedo  una  Sicilia  diversa,  forse  probabilmente  vivo  in
  un'altra  Terra ma, ascoltando la gente, mi rendo conto  che  c'è
  gente  fiera, orgogliosa, entusiasta e volitiva nello scommettere
  una  scelta di futuro che ci appartenga, che sia nostra, che  sia
  un  futuro che dipende dalla nostra capacità, dalla nostra voglia
  di farlo.
   Non possono appartenere a questo Parlamento rassegnazioni di  un
  popolo  che  ha  abdicato a costruire la  propria  storia  ed  il
  proprio  futuro,  non  ci  appartiene, non  può  appartenerci  ed
  abbiamo  il  dovere  di continuare a lavorare perché  questo  non
  succeda.
   Ed  è per questo, e concludo, onorevoli colleghi - e mi dispiace
  dover  contraddire l'onorevole Borsellino - che io ho  presentato
  la  mia storia, che sarà pure fatta di tanti errori, ma è la  mia
  storia,  non è un'altra storia e non è la storia di un altro.  Ed
  io   ne  sono  talmente  orgoglioso  che  l'ho  ripresentata   ai
  siciliani,  e  da questi ho avuto di nuovo la possibilità  ed  il
  suffragio per continuare a lavorare.

                             (Applausi)


   Presidenza del vicepresidente Speziale


   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata  a  martedì
  25  luglio  2006,  alle  ore 16.00, con il  seguente  ordine  del
  giorno:

   I  -  ELEZIONE DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE PERMANENTI E  DELLA
  COMMISSIONE  PERMANENTE PER L'ESAME DELLE  QUESTIONI  CONCERNENTI
  L'ATTIVITÀ  DELL'UNIONE  EUROPEA

                  La seduta è tolta alle ore 15.22