Presidenza del presidente MICCICHE'
RINALDI, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE Avverto, ai sensi dell'articolo 127, comma 9 del
Regolamento interno, che nel corso della seduta potrà procedersi
a votazioni mediante sistema elettronico.
Comunicazione di autorizzazione di costituzione di gruppo
parlamentare
PRESIDENTE Comunico che il Consiglio di Presidenza, riunitosi
il 20 luglio 2006, ha autorizzato, ai sensi dell'art. 23, comma
3, del Regolamento interno, la costituzione del gruppo
parlamentare denominato Uniti per la Sicilia composta dagli
onorevoli Armando Aulicino, Antonio Parrinello, Maurizio
Ballistreri e Salvatore La Manna.
Il decreto sarà successivamente comunicato all'Assemblea.
Richiesta di rinvio della elezione delle Commissioni parlamentari
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, ho chiesto di intervenire per una
questione che credo sia importante ai fini della regolarità dei
lavori dell'Aula.
In qualità di Capogruppo avevo ricevuto una lettera di
sollecitazione della trasmissione dei nominativi dei parlamentari
da designare alle Commissioni secondo un prospetto di alcuni
giorni or sono.
Ho saputo ieri che ci sono state alcune modifiche nella
indicazione dei nominativi dei parlamentari da designare per le
Commissioni.
Poiché gli uffici questa mattina mi hanno fatto avere la nuova
bozza così come modificata, chiedo di rinviare al fine di
consentirmi di riunire il mio Gruppo parlamentare ed avviare le
consultazioni per la designazione dei componenti delle
Commissioni.
PRESIDENTE Onorevole Di Mauro, le chiedo di specificare
meglio la sua proposta.
DI MAURO . Signor Presidente, chiedo il rinvio del punto I
dell'ordine del giorno al fine di essere messo nella condizione
di riunire il Gruppo per una nuova attribuzione dei seggi in
seno alle Commissioni.
PRESIDENTE Onorevole Di Mauro, la pregherei di specificare i
tempi di tale rinvio.
DI MAURO . Signor Presidente, chiedo di rinviare l'elezione
delle Commissioni dopo che il Presidente della Regione avrà
esposto il suo programma di Governo.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, innanzitutto ringrazio il
Presidente della Regione, onorevole Cuffaro, di essere presente e
preciso che per la designazione dei deputati alle rispettive
Commissioni di merito siamo già al terzo rinvio. Sto facendo
tutti gli sforzi possibili per dare credibilità a questa
Assemblea, ma nel fare ciò devo essere coadiuvato anche dai
Gruppi parlamentari.
Ritengo né credibile, né corretto nei confronti degli altri
deputati e dell'Assemblea intera che ancora non si sia trovato un
accordo sulla composizione delle Commissioni da parte della
maggioranza. Mi trovo nella condizione di non potere fare un atto
di imperio perché non avendo i nomi dei deputati da insediare
nelle Commissioni non si può procedere alla votazione. Pertanto,
poiché il Gruppo parlamentare Movimento per l'autonomia non ha
proceduto alla designazione dei deputati per le Commissioni, mi
trovo costretto a rinviare il punto I dell'ordine del giorno alla
seduta di martedì prossimo con l'immediato insediamento delle
Commissioni.
Non posso, altresì, non stigmatizzare il comportamento della
maggioranza - e di questo me ne dispaccio - di un gruppo di 54
deputati e di quattro partiti che per trovare l'accordo anche
sulle segreterie e sulle vicepresidenze delle Commissioni stanno
bloccando i lavori di quest'Aula.
Vi chiedo, pertanto, di sentire il peso di essere classe
dirigente di questa regione. Queste situazioni mettono in
imbarazzo questa Presidenza, ma anche tutta l'Assemblea e la
regione intera, quindi mi auguro che non abbiano più a
verificarsi. Non credo, purtroppo, che essendoci soluzione
alternativa valga la pena aprire un dibattito sull'argomento.
Sospendo la seduta per venti minuti, avvertendo che riprenderà
alle ore 11.00 con la comunicazione del programma di Governo da
parte del Presidente della Regione.
(La seduta, sospesa alle ore 10.40, è ripresa alle ore 11.02)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, prima di dare la parola al
Presidente Cuffaro per la presentazione del Governo e la
comunicazione del suo programma, propongo di sospendere la
seduta per mezz'ora alla fine dell'intervento del Presidente
della Regione, per consentire una pausa di riflessione sul
programma prima di tornare in Aula dove ascolteremo i presidenti
di tutti i gruppi parlamentari, così come è stato deciso in
Conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari. Gli stessi
potranno parlare per dieci, quindici minuti al massimo;
valuteremo la loro bravura nel gestire il tempo in modo da non
rischiare di fare tardi.
Presidenza del presidente MICCICHE'
Sull'ordine dei lavori
AULICINO Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
AULICINO Signor Presidente, dopo le dichiarazioni del
Presidente della Regione, ritengo saggio consentire ai gruppi
parlamentari una riflessione che non sia di mezz'ora, perché
credo che la valutazione di merito delle comunicazioni
presupponga un approfondimento rigoroso e serio all'interno di
ciascun gruppo.
La proposta potrebbe essere quella di ascoltare il Presidente e
le sue dichiarazioni e successivamente rinviare a martedì la
seduta per consentire ai gruppi parlamentari di esprimere
consapevolmente il proprio punto di vista sul contenuto delle
dichiarazioni.
PRESIDENTE Grazie onorevole Aulicino, ma spero che il
Presidente della Regione non debba dire cose terribili da dover
stare tre giorni a rifletterci, per cui credo che la mezz'ora
possa bastare; se poi nei tre giorni, compreso il fine settimana,
ci fossero delle riflessioni che vengono fuori magari le scrivete
e vi risponderà per iscritto, dobbiamo cominciare ad evitare
questa vecchia abitudine di continuare a rinviare. Martedì
mattina dobbiamo votare ed insediare le commissioni parlamentari,
nella giornata di oggi, invece, chiudiamo le dichiarazioni
programmatiche del Presidente Cuffaro.
CINTOLA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CINTOLA Signor Presidente, onorevoli colleghi, non intervengo
su quanto è già stato oggetto di una discussione iniziale e in
ordine alla quale il Presidente ha rinviato a martedì, argomento
che non investe in ogni caso problemi di maggioranza; siamo
arrivati ad un mero disguido di perdere dei numeri accanto a dei
nomi, una questione che può anche essere ridicola, ma che non
investe la maggioranza.
Intendo, comunque, andare oltre le dichiarazioni
programmatiche, già ampiamente annunziate alla Sicilia,
considerato che il Presidente della Regione va in lizza con altri
componenti in base ad un programma, ma che si sia stabilito
nella conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari, che
questi parlino dieci minuti per gruppo sulle dichiarazioni
programmatiche, lo ritengo un volere tappare la bocca
all'Assemblea.
Se questo è quanto stato stabilito, dico che non c'è
Regolamento che tenga.
Su un atto così importante, quali sono le dichiarazioni
programmatiche del Presidente della Regione, non accetto una
chiusura a riccio dei presidenti dei gruppi parlamentari che
intervengono solo per dieci minuti.
Capisco che la sinistra ormai sa che c'è un Regolamento che
qualche volta li gratifica e, quindi, possono anche stare zitti
sull'argomento; personalmente, però, al riguardo intendo riporre
le cose nel proprio alveo.
E' impossibile che su un dibattito del genere si possa
limitare il numero e il tempo degli interventi, su un atto
fondante col quale ci si presenta in Assemblea
Se è così, mi si dica che in Assemblea vige una dittatura, se
l'Assemblea non ha più un Regolamento sul quale poggiare le sue
basi, vuol dire che ci sarà la legge occhio per occhio, dente
per dente .
Personalmente, non so su cosa basare la nostra presenza in
Aula: se serve solo per alzare le mani, non sono disponibile
PRESIDENTE Onorevole Cintola, ovviamente quanto da lei detto
non è un problema che riguarda la Presidenza ma il suo
capogruppo. Per me lei si può fare dare il posto dal suo
capogruppo e intervenire, personalmente non ho problemi, basta
che intervenga un deputato per gruppo, così come è stabilito.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Cuffaro, Presidente della
Regione.
Presidenza del presidente MICCICHE'
Comunicazione del programma di Governo da parte del Presidente
della Regione
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi e colleghe, desidero partecipare a questo
Parlamento, che proprio tra poco meno di un anno celebrerà i
sessant'anni della sua prima seduta, i sentimenti e gli
intendimenti più profondi che animano l'avvio del nuovo mandato
presidenziale conferitomi dai siciliani.
Il voto del 28 maggio ha consegnato al Presidente e alla
coalizione che lo sostiene la responsabilità di governare la
Sicilia sulla base di un programma politico già noto nei suoi
contenuti.
Questo programma è racchiuso nel testo distribuito perché possa
essere idealmente letto insieme alle dichiarazioni che mi
appresto a pronunciare e che costituiscono, quindi, soltanto la
sintesi di queste direttrici e mi scuso sin da adesso con gli
onorevoli colleghi se nella copertina del testo del programma
risulta un errore grafico del tipografo che ha scritto XVI
legislatura piuttosto che XIV legislatura.
E' stato soltanto un errore di stampa perché all'interno
troverete la giusta dizione.
SPEZIALE E' un auspicio.
CUFFARO presidente della Regione. Nessun auspicio perché,
come voi sapete, abbiamo inserito opportunamente nel testo di
Statuto, che è stato approvato e che torneremo ad approvare, e
che personalmente ritengo giusto, che non si possa essere eletto
Presidente della Regione per più di due mandati parlamentari.
SPEZIALE Gli altri assessori non ci credono ora che sono
assessori?
CUFFARO presidente della Regione. Ci crederanno.
Questa legislatura si apre a conclusione di una intensa fase
politica scandita da numerose consultazioni elettorali nazionali
e locali, che hanno avuto termine con il referendum del 28 e del
29 giugno.
L'esito di quest'ultimo segna un punto di non ritorno per tutta
la politica nazionale e forse non solo per essa.
La palla è tornata al centro del campo e adesso tocca proprio
alla politica riprendere in mano la partita, facendo tesoro
dell'esperienza vissuta e degli eventuali errori commessi da
entrambe le parti.
Tuttavia, il compito che ci attende non riguarda solo le
responsabilità della politica, a questa spetta infatti il sapere
promuovere e guidare il processo di coinvolgimento di tutte le
forze e di tutti i soggetti sociali in grado di dare quello
specifico contributo e quella densità al dibattito in corso.
Proprio la recente campagna referendaria ha visto l'affermarsi
sulla scena di soggetti non esplicitamente politici che hanno
tentato un confronto nel merito delle questioni oltre lo
schieramento destra-sinistra.
Bisogna saper dar credito a quanti hanno ancora a cuore le
sorti del Paese, cominciando a dar loro ascolto, magari favorendo
le opportune condizioni per determinare quell'avanzamento sociale
e civile che l'Italia reclama e che è condizione prima per
svolgere un ruolo da protagonisti in Europa e nel Mediterraneo.
Tutti sono pronti a ripetere che occorre partire dal popolo, ma
forse è proprio questa dimensione popolare che stenta ad emergere
e ad essere pienamente riconosciuta nel suo ruolo propulsivo.
Mentre questo popolo continua a produrre e a credere nel
futuro, ad educare le nuove generazioni e ad avere cura degli
anziani, ad essere accogliente con gli stranieri e solidale con
chi soffre, la politica non fa tutto ciò che è necessario per
sostenere la vita quotidiana della gente.
Questa continua a vivere e a sperare, sperare nel futuro con un
impegno costante che viene dal basso, dalla stima dell'uomo e fra
gli uomini, dalla convinzione che è possibile contribuire a
costruire un bene comune nella cui realizzazione l'altro può
essere compagno proprio a partire dalla sua identità e dalla sua
tradizione.
Il compito della politica non è quello di dispensare o
promettere felicità, ma quello di ascoltare e valorizzare la
grande ricchezza che proviene da questi soggetti sociali, primo
fra tutti la famiglia, che continuano con impegno a produrre
opere e iniziative, aggregazioni e progetti, che proprio perché
nascono dal basso sono ampiamente condivisi e convintamente
sostenuti.
Mi riferisco ai tanti che continuano a rischiare nell'impresa,
nei servizi, nella formazione e nell'educazione delle giovani
generazioni.
Al dibattito del dopo referendum è mancata anche la voce e
l'esperienza delle autonomie locali, tanto invocate nella teoria
quanto ignorate nella pratica.
Non basta stabilire nella Costituzione la pari dignità fra
Comuni, Province e Regioni se ad essa, alla loro storia che è
consolidata esperienza, non si riconosce la possibilità di
incidere su un argomento così importante.
Il passaggio referendario ci insegna ancora una volta che gli
italiani hanno molto da dire su temi così importanti, anche se
sono stati costretti ad esprimersi, apponendo o rifiutando di
apporre un segno a matita su una scheda elettorale.
Occorre ripartire da una nuova fase, che la si voglia chiamare
costituente o meno poco importa, in grado di aggiungere alle
istanze della politica quelle del confronto tra la gente
attraverso tutte le forme della rappresentanza che essa sa darsi,
tra queste anche quella del governo del territorio ove molti temi
storicamente hanno trovato sintesi ed espressione.
Questa nuova fase deve trovare subito un luogo e delle modalità
espressive, frutto della rappresentanza democratica ove
proseguire, non avviare, il dibattito portato avanti e trovare in
tempi certi un nuovo punto di equilibrio in un testo
costituzionale certo non perfetto, ma comunque più moderno ed
adeguato alla situazione attuale.
Come anche il Capo dello Stato ha ricordato nell'incontro del 5
luglio scorso con i Presidenti delle Regioni, credo che ci sia
materia di riflessione per tutti .
Il suo suggerimento di puntare su priorità che possono essere
condivise nella ricerca di soluzioni e che ottengono un più largo
consenso è un punto di ripartenza necessario.
Di questi orientamenti intendo farmi promotore, a partire dai
luoghi istituzionali deputati al confronto tra le Regioni, così
come credo che questo Parlamento sia chiamato a dare il suo
indispensabile apporto nelle sedi e nelle forme ritenute proprie,
riaffermando il senso profondo di quell'esperienza autonomistica
che vide la luce 60 anni fa e che ancora oggi è in grado di
offrire suggerimenti e giudizi a tutta la nazione.
La XIII legislatura appena conclusa sarà ricordata certamente
per essere riuscita ad approvare per la prima volta una riforma
organica dello Statuto.
Il frutto di quell'impegno, cui hanno concorso tutti i deputati
e che ha trovato in quest'Aula un'ampia convergenza, deve essere
assunto come snodo essenziale di un ulteriore percorso di
risolutivo approfondimento da parte di tutte le forze
dell'Assemblea.
Negli ultimi tempi il dibattito sull'autonomia regionale ha,
infatti, subito un'accelerazione, frutto del concorso di
molteplici fattori d'ordine politico e culturale.
Si è fatta strada, anche sul piano della rappresentanza
parlamentare, una rinnovata e più attuale sensibilità sul tema
delle autonomie regionali, secondo una concezione che non nasce
dalla contrapposizione verso il potere centrale ma, come Sturzo
ci ha insegnato, dall'unità con lo Stato centrale che ha bisogno
dell'esperienza delle autonomie locali per un servizio più
prossimo e perciò più vicino ai cittadini.
Questa stessa concezione dell'autonomia fu anche il contributo
più qualificante e significativo che pensatori e politici
siciliani, laici e cattolici, seppero offrire alla redazione del
testo della nostra Costituzione.
Tra costoro va certamente ricordato Gaetano Martino che così si
espresse all'Assemblea Costituente nel giugno del 1947: Noi
siamo tra coloro che vogliono l'autonomia della Sicilia, ma
abbiamo voluto questa autonomia perché siamo convinti
regionalisti e non già per mero egoismo isolano. Siamo, prima che
siciliani, italiani e vogliamo che se l'autonomia è un bene essa
sia un bene per tutta l'Italia, perché fermamente crediamo che un
effettivo autogoverno locale sarà fondamento di democrazia, sarà
strumento efficiente di libertà, sarà cemento e garanzia di
quella unità della patria che non è minacciata dall'ordinamento
regionale dello Stato, mentre è stata ed è compromessa per
l'eccessiva centralizzazione dell'ordinamento attuale .
Come sono attuali queste parole, signor Presidente e onorevoli
colleghi La nostra autonomia intende affermare il bisogno
semplice e realizzabile di ricomporre una unità non solo
attraverso l'esercizio completo delle funzioni legislative e
dell'amministrazione, ma anche concorrendo alla ricostruzione
negoziata di una unità del molteplice, di una centralità che non
è lontananza o abbandono e neppure pretesa di esclusività.
La legislazione è nulla senza una buona amministrazione, la
politica è inefficace quando pretende di porsi come orizzonte
esclusivo della società, l'autonomia è vuota senza la politica e
la società.
L'uso corretto dell'autonomia resta, dunque, lo strumento
principe per favorire una crescita non solo materiale, ma anche
morale e culturale delle nostre comunità.
Non vogliamo rincorrere posizioni speciali per avere in cambio
poteri effimeri. Si tratta, piuttosto, di offrire sbocco
istituzionale ad una identità e ad una tradizione che
consideriamo bagaglio essenziale per raccogliere le sfide che ci
pone il presente. Solo così il valore costituzionale
dell'autonomia non sarà tradito.
Circa il percorso da seguire, ribadisco, come è stato da più
parti sollecitato, l'opportunità di partire dal testo varato
nella precedente legislatura per introdurre quegli elementi
migliorativi che quest'Aula vorrà apportarvi.
In questo Parlamento è stato fatto un ottimo lavoro che deve
essere portato celermente a compimento con il massimo di consenso
possibile.
Si offre un'opportunità storica che non dobbiamo farci
sfuggire, anzi, non possiamo mancare. Questa XIV legislatura
potrà e dovrà essere ricordata come quella dell'entrata in vigore
del nuovo Statuto regionale.
Possono essere da guida in questo cammino le parole che De
Gasperi pronunziò in una fase storica molto delicata della nostra
nazione, ove molti elementi sembrano essere coincidenti con
quella che oggi stiamo vivendo.
Diceva De Gasperi: Vorrei dire ai partiti: non imprechiamo,
non accaniamoci tra vinti e vincitori: uno solo è l'artefice del
proprio destino, il popolo italiano che, se meriterà la
benedizione di Dio, creerà con la costituente una repubblica di
tutti, una repubblica che si difende da sé, ma non perseguita;
una democrazia equilibrata nei suoi poteri, fondata sul lavoro,
ma giusta verso tutte le classi sociali; riformatrice, ma non
sopraffattrice e, soprattutto, rispettosa della libertà della
persona, dei comuni e delle regioni.
Ecco, dobbiamo saperci riappropriare della consapevolezza che
siamo noi gli artefici del nostro destino, i siciliani hanno le
potenzialità e le risorse per conseguire questo risultato.
Spetta a noi politici e governanti mettere in moto la capacità
di saperli sostenere e guidare, senza pretendere di dare loro la
felicità come qualcuno continua ad affermare, ma consapevoli che
la nostra specifica responsabilità non può essere delegata a
nessuno. Ben sappiamo che saremo giudicati sull'uso che avremo
saputo fare di questa responsabilità.
La legislatura che prende avvio oggi è la seconda
dall'emanazione della legge costituzionale sull'elezione diretta
del Presidente della Regione che ha introdotto una sostanziale
rivisitazione dei rapporti tra l'esecutivo regionale e
l'Assemblea.
I cinque anni appena trascorsi sono stati esaltanti proprio per
l'insieme delle novità introdotte, anche se non è mancata
un'inevitabile dose di fatica nel confronto con aspetti e
situazioni del tutto innovativi a cui, credo, Governo e
Parlamento hanno saputo corrispondere con qualità ed efficacia
della propria attività.
Non va ignorato che vi è stata una certa difficoltà proprio
nella ricerca di questo nuovo equilibrio.
L'esperienza pregressa ci sarà di aiuto per avviare da subito
un maggiore raccordo tra l'attività svolta in Aula e quella
portata avanti dal Governo. Nella comune consapevolezza di
rendere, ciascuno nelle proprie sfere di competenza, il medesimo
servizio alla Sicilia ed ai siciliani.
Più volte ho avuto modo di insistere sulla necessità che questo
raccordo si svolga in capo ad una figura che eserciti questo
compito con continuità e coerenza in forza di uno specifico
incarico ricevuto da tutto il Governo.
Ringrazio il Presidente di questa Assemblea, onorevole
Micciché, per le parole usate nel corso dell'intervento svolto
dopo la sua elezione e per l'autorevole ruolo che certamente
eserciterà per accrescere il profilo di piena e leale
cooperazione tra le diverse funzioni dell'istituzione regionale.
Questo tema apre alla più ampia questione della riforma dei
ruoli e delle competenze da distribuire in una logica nuova ed
aggiornata in capo a tutti i rami dell'amministrazione.
Come ho già anticipato, essa rappresenta un obiettivo
qualificante per questo Governo, un banco di prova di assoluta
priorità sul quale intende misurarsi sia al suo interno, sia
nella capacità di trovare il massimo consenso possibile con
l'opposizione, trattandosi di temi inerenti l'assetto
istituzionale.
Nel mio programma di Governo ho dedicato ampio spazio anche
all'esame di queste tematiche che, insieme ad altre, credo
concorrano a determinare il concetto di bene comune. Questo ne è
un esempio concreto ed immediato. Non è possibile frapporre altri
indugi alla trattazione di una questione tanto radicale quanto
urgente, compresa e condivisa da tutti i siciliani e che
necessita di essere portata a compimento ad inizio di questa
legislatura.
Sappiamo che il suo esito finale non sarà né perfetto né forse
unanimemente condiviso, ma ciò non significa ulteriori ritardi.
Non giustifico ulteriori ritardi o di prese di posizione
contingentemente comprensibili, ma nel lungo periodo
ingiustificabili.
Si tratta di affrontare e dare vita ad una breve fase di lavoro
che ponga le fondamenta degli aggiornati assetti amministrativi
della nostra Regione nei prossimi anni.
Quale personale contributo all'attività di questo Parlamento,
intendo farmi promotore di un'altra iniziativa che giudico
fondamentale: la costituzione di un intergruppo parlamentare che
raccolga esponenti della maggioranza e dell'opposizione attorno
al tema della sussidiarietà, come è già accaduto nel Parlamento
nazionale nel corso della passata legislatura.
Questa proposta nasce dalla positiva esperienza consumata da
numerosi parlamentari nazionali di entrambi gli schieramenti
nella precedente legislatura e riavviata nell'attuale che attorno
al tema sussidiarietà sono riusciti a coagulare iniziative
politiche e legislative di rilievo corrispondenti ai bisogni
reali della gente.
La sussidiarietà non può essere considerata come appannaggio o
prerogativa di una sola parte politica, come è giustamente emerso
dai discorsi di insediamento dei Presidenti di Camera e Senato e,
proprio per questo, deve diventare patrimonio condiviso di tutta
la politica siciliana.
Più volte ho ripetuto la frase di Sturzo La Sicilia al di
sopra dei partiti . Essa torna prepotentemente d'attualità in una
fase in cui sembra che i reali interessi del meridione non siano
compatibili con quelli dello sviluppo dell'intera nazione.
Sappiamo bene che non è così. Non vi è sviluppo del Paese senza
sviluppo di ogni sua parte, a partire dal meridione.
Questo interesse che per noi è quello di tutti i siciliani, può
vederci dialetticamente contrapposti nelle idee e nelle
soluzioni, ma non di certo nella comune azione volta a procedere
sulla strada che sia dello sviluppo che abbiamo fin qui percorso.
Tutto ciò è stato oggetto dell'incontro tra i Presidenti delle
regioni meridionali, i segretari nazionali di CGIL, CISL e UIL e
il presidente di Confindustria dello scorso 12 luglio che è
sinteticamente espresso in queste parole poste all'inizio del
documento finale fatto dai presidenti delle regioni del
meridione: Per tutti noi, il sud rappresenta una priorità della
politica economica nazionale: rappresenta una opportunità, una
potenzialità, un serbatoio di crescita di cui può beneficiare
l'intero Paese. Noi chiediamo che, per il nuovo Governo, il Sud
rappresenti una priorità, un'opportunità, una potenzialità
dell'Italia intera.
Della precedente esperienza di Governo, intendo fare
riferimento ad un aspetto, certamente quello più qualificante e
significativo, la lotta alla mafia. Più volte, anche in
quest'Aula, ho affermato il netto ripudio che abbiamo manifestato
nei confronti di un virus sempre più difficile da individuare nel
corpo sano della nostra società, perché sempre mutevole e sempre
più pronto a confondersi con gli aspetti vitali della stessa
società. Agli eccezionali successi conseguiti di recente dalle
Forze dell'ordine e dalla Magistratura, cui va tutta la nostra
stima e il nostro sostegno, sta facendo adesso seguito un
certosino lavoro di conoscenza di soggetti, metodologie e
strumenti di cui essa si serve per giungere ai suoi scopi.
Sempre più emerge questa recente tendenza di infiltrarsi nelle
nostre strutture amministrative ed economiche, nel tentativo di
condizionarne il funzionamento. Tutto ciò mi convince
dell'assoluta rilevanza che assume la scelta di combattere questa
battaglia sul terreno della trasparenza degli atti, dei
procedimenti, ma soprattutto, anche delle idee.
Non basta affermare e declamare il ripudio della logica
mafiosa, come tutti, con maggiore possibilità, siamo portati a
fare. Alle parole occorre fare seguire i fatti, tutti i fatti,
anche quelli meno clamorosi, ma forse proprio per questo più
duraturi e più incisivi.
Ciò deve pienamente affermarsi in un modello culturale
alternativo che sappia essere convincente per la sua alterità e
non sia soggetto ai ricatti.
Abbiamo voluto, a conclusione dell'azione di Governo della
precedente legislatura, pubblicare i più significativi
provvedimenti, portati a compimento in questi anni, in un volume
dal titolo Il nostro no alla mafia che vi ho fatto pervenire,
al fine di rendere noto nello specifico il contenuto del lavoro
fin qui prodotto e di quello che ancora ci attende.
Più volte, ho illustrato i provvedimenti più eclatanti e noti
che lì sono riportati. Questa volta, mi permetto di richiamare la
vostra attenzione sulla quantità di risorse impegnate
dall'Assessorato ai beni culturali e alla Pubblica istruzione per
tutte le attività formative a sostegno dei progetti sulla
legalità, portati avanti nelle nostre scuole. Anche da una rapida
scorsa, si può vedere quanto abbiamo speso e in quali territori.
Mi torna alla mente una frase di un grande siciliano, Gesualdo
Bufalino, che su questo tema affermò: Per sconfiggere la mafia è
necessario un esercito di insegnanti . E' vero, ed è sempre più
vero Ed è per questo che vogliamo sostenere tutto ciò che la
scuola propone in tal senso.
SPEZIALE. Anche nelle scuole private, magari
CUFFARO, presidente della Regione. In tutte le scuole La
nostra responsabilità non si ferma nelle azioni di contrasto, ma
anche in quelle di promozione di una pratica positiva, che è
l'unica in grado di convincere, soprattutto i giovani, che la
mafia può essere sconfitta. Le celebrazioni in onore di Paolo
Borsellino dell'altro ieri ci hanno ancora una volta ricordato
che il sacrificio e la morte non sono vani, quando sono posti al
servizio di valori così fondamentali.
Da più parti, in questi mesi, si è fatto appello ad una sorta
di emergenza educativa, che va ben oltre le responsabilità
istituzionali del nostro sistema scolastico. In molti hanno
evidenziato come oggi sia in crisi la stessa capacità di una
generazione di educare quella che segue. Il rifiuto di qualunque
tipo di legame porta le nuove generazioni a ritenere di potersi
concepire da sole, senza alcun contesto a cui fare riferimento.
Proprio per questo motivo, la politica deve sostenere, in ogni
modo, quanti nella società sono ancora capaci di generare una
creatività ed una gratuità, in grado di divenire patrimonio
condiviso da tutti.
Compito della politica, anche a livello regionale, deve essere
la valorizzazione di soggetti sociali, a cominciare dalla
famiglia e i tentativi che nascono dal basso, creando le
condizioni per cui chi ha ideali ed esperienze positive da
trasmettere, sia in grado di farlo e sia aiutato a farlo, sia nel
dare risposte ai bisogni delle persone, sia assumendosi il
rischio di impresa. Tutto ciò assume una forte connotazione per
la nostra Regione, proprio perché la lotta alla mafia deve essere
accompagnata da azioni politiche concrete, in grado di
prosciugare, innanzitutto nelle coscienze, quel brodo di cultura
grazie a cui prolifica.
In questo quadro, meriterebbero di essere interamente rilette
le parole che il compianto Piersanti Mattarella pronunciò qui,
proprio in quest'Aula, il 20 novembre del 1979, in occasione
della discussione delle mozioni e delle interpellanze sullo stato
dell'ordine pubblico in Sicilia e sulla lotta alla mafia.
Vi prego di notare la data, fu il suo ultimo intervento
organico in Assemblea, prima che la sua vita fosse tragicamente
spezzata da lì a qualche settimana.
Fece un accorato e puntiglioso elenco delle tante iniziative e
delle tante scelte operate nella gestione amministrativa della
Regione siciliana, molte delle quali di assoluta attualità; poi,
concluse con queste parole: Tutte queste cose abbiamo compiuto
in questo tempo che non possono essere, certamente, appannate o
cancellate da giudizi di parte, perché costituiscono e
continueranno a costituire momento e modo caratterizzante di
essere del Governo della Regione, della sua amministrazione
centrale, della sua realtà periferica. Queste scelte di
principio, concernenti il decentramento, la programmazione, la
pubblicità degli atti, la collegialità delle decisioni, devono
rimanere elemento caratterizzante dei modi del Governo della
Regione, per contribuire a battere un fenomeno così vasto, così
insidioso, così pieno di incognite e così capace di mobilità .
La rilettura di quel discorso mi ha indotto ad avanzare una
proposta che, la prima volta, intendo comunicare proprio oggi:
ricordare l'impegno di Mattarella ed il suo sacrificio ogni 6
gennaio, con un'annuale iniziativa per comunicare le azioni di
contrasto alla mafia prodotte dal Governo nei dodici mesi
precedenti.
Mattarella intese affermare un principio, più volte ribadito in
tutti questi anni: il primo contrasto alla mafia nasce dall'unità
di quanti la vogliono combattere; la prima alleata della mafia è
la nostra decisione; abbiamo ed avremo mille motivi per esprimere
le nostre diversità politiche, culturali, ideologiche, questo è
il sale della democrazia e, certamente, non intendiamo
rinunciarvi, ma non possiamo permetterci di presentarci divisi di
fronte a gente che, ormai inequivocabilmente, ha deciso di fare
un uso quanto mai indiscriminato anche degli schieramenti
politici.
La mafia si annida lì dove trova possibilità di sviluppare i
suoi obiettivi: ogni partito, ogni amministrazione, ogni ufficio
è buono, se lì non si scontra, da subito, con persone, con
procedimenti che ne impediscano il proliferare.
Compito della politica è sostenere ogni azione positiva che ne
contrasti concretamente la mentalità; compito
dell'amministrazione è garantire processi che ne impediscano lo
sviluppo e ne colpiscano ogni tentativo.
Il mio Governo intende sostenere questo compito della politica
e diffondere questa concezione dell'amministrazione, con ogni
mezzo e in ogni circostanza.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, come ho anticipato
all'inizio, passo brevemente ad evidenziare solo alcune linee
strategiche sulle quali intende muoversi o dovrà più
esplicitamente concretizzarsi l'azione politica del mio Governo.
Il quadro economico nel quale si inserisce l'azione di questo
Governo è stato, anche di recente, ampiamente illustrato ed
analizzato sia dai nostri uffici regionali preposti che dai
numerosi enti ed istituti di ricerca; è emerso un contesto in
positiva evoluzione che, pur dovendo ancora recuperare pesanti
ritardi del passato, ha posto in essere azioni opportune e
coerenti, in grado di aggredire una situazione complessiva ancora
difficile, soprattutto sul versante del lavoro: esso, infatti,
continua a non essere sufficiente, soprattutto in alcuni settori
strategici.
V'è, però, un dato oggettivo da cui partire: l'aumento costante
del nostro P.I.L. regionale. Il Prodotto interno lordo è
certamente il dato econometrico cui tutti fanno riferimento per
giudicare lo stato di salute di ogni economia.
La recente presentazione del rapporto SVIMEZ ha riaffermato che
la Sicilia è l'unica regione del Meridione che ha, negli ultimi
anni, un tasso positivo che si è attestato su un significativo +
2,8 per cento: vuol dire che l'azienda Sicilia è un'azienda che
lavora, che produce e che crea ricchezza.
Certo, tale ricchezza non è ancora sufficiente per tutti i
siciliani, ed è per questo che occorre incrementarla, utilizzando
tutti gli strumenti. Ma possiamo dire che partiamo da un fatto
certo e consolidato che, come più volte ho detto, non è merito di
questo Governo, non è merito del mio Governo, ma di tutti i
Siciliani che, da anni, vi contribuiscono con il loro impegno e
con i loro sacrifici.
Anche il più recente ed analitico Rapporto Excelsior
dell'Unioncamere, presentato proprio martedì 11 luglio scorso a
Roma, prevede per la Sicilia un saldo positivo nell'occupazione,
equivalente ad un +1,6 per cento rispetto al 2005. Il dato più
interessante è l'aumento prevedibile nella piccola impresa,
anziché nella grande. I settori trainanti sono l'edilizia, il
commercio, l'agricoltura e il turismo. Come si vede, una
descrizione molto vicina al nostro sistema produttivo regionale
che, pertanto, dovrà essere sostenuto da una politica di governo
in grado di assecondare queste previsioni.
Come ho anticipato, è già allo studio un pacchetto di
interventi legislativi, alcuni già intravisti nella precedente
attività di Governo, altri assolutamente nuovi, con cui vogliamo
aggredire il fenomeno, in tutti i suoi principali aspetti. Così,
ai disegni di legge della passata legislatura, che
ripresenteremo, in tema di aree di sviluppo industriale, di
formazione professionale, vogliamo aggiungere una serie di norme
per promuovere e tutelare, contemporaneamente, lavoro e sviluppo,
che tengano conto in modo specifico della nostra situazione
particolare e della tendenza del mercato del lavoro e dello
sviluppo economico.
Ed è proprio guardando a questi disegni di legge, signor
Presidente, che le chiedo che questi stessi provvedimenti possano
essere discussi ed approvati da questo Parlamento entro la fine
del seguente anno.
La relazione sulla situazione economica della Regione
siciliana, che tra pochi giorni sarà presentata ai sensi
dell'articolo 3 della legge regionale n. 47 del 1977, a noi tutti
ci conforta ulteriormente, proprio sul dato occupazionale,
costantemente in crescita in tutti questi anni.
Per ultimo, in ordine di tempo, il Rapporto DISTE, presentato
martedì scorso dal Centro Curella, in cui hanno partecipato anche
autorevoli parlamentari di questo Parlamento ed il nostro
Assessore per il bilancio. Anch'esso, evidenzia un trend positivo
di cui non enumero, per brevità, i dati numerici.
Dalle indicazioni del rapporto dell'Unioncamere, emerge la
tendenza del mercato verso contratti a tempo indeterminato, verso
il contratto di apprendistato, mentre si stabilizza la quota dei
contratti part-time e a progetto. Sono queste, alcune delle
scelte che intendiamo sostenere, unitamente ad una
razionalizzazione del sostegno alle aziende, senza la quale
continueremo ad incentivare tutto ed il contrario di tutto, senza
alcuna scelta strategica.
Per una felice circostanza, l'avvio della XIV legislatura
coincide con la nuova fase di programmazione dei fondi comunitari
e le conseguenti politiche di coesione per il 2007/2013. Tale
opportunità ci carica di una grande responsabilità, ulteriormente
aumentata dal fatto che le previsioni delle somme disponibili ci
dicono che esse saranno superiori a quelle del periodo
precedente.
I dati in nostro possesso e le proiezioni che i nostri Uffici
hanno già compiuto, ci portano a ritenere che le somme
complessivamente utilizzabili potrebbero ammontare, alla fine, a
circa 14 miliardi di euro, quasi il doppio di quelle del
precedente periodo 2000/2006.
Non essendo ancora concluso l'iter negoziato, sia per quanto
attiene alla distribuzione tra le Regioni meridionali, sia per
quanto riguarda la quota del cofinanziamento del Governo
nazionale, non possiamo avere certezza di questo dato definitivo
dal quale, comunque, non ci dovremmo discostare di molto.
Occorre intervenire su due aspetti importantissimi. Il primo
riguarda il negoziato con il Governo centrale, nel quale dobbiamo
con forza rivendicare, nella ripartizione delle risorse per
l'Obiettivo Convergenza, la quota indispensabile per l'attuazione
delle nostre politiche regionali. Il secondo riguarda la nostra
responsabilità amministrativa e di governo.
Chiediamo innanzitutto, alle forze produttive e sociali della
nostra Isola, di adoperarsi per continuare - di più e meglio -
nell'attività di progettazione e gestione delle risorse del
territorio, che hanno fatto finora, della Sicilia, la Regione con
il più alto tasso di progettazione dal basso e di utilizzazione
degli strumenti della programmazione negoziata di tutta Italia.
Oggi, per la prima volta, si parla di una programmazione
unitaria tra Fondi strutturali, cioè il Fondo Europeo Sviluppo
Regionale, il FESR, e il Fondo Sociale Europeo (FSE), ed il Fondo
Aree Sottoutilizzate (FAS), nel cui ambito vale la pena ricordare
sono stati finora sottoscritti tutti gli Accordi di Programma
Quadro che interessano la nostra Regione.
Il Governo nazionale si sta impegnando in una programmazione
settennale delle risorse del Fondo Aree Sottoutilizzate, che darà
un respiro indubbiamente più alto alla capacità programmatoria
della nostra Regione.
Per potere cogliere al meglio questa opportunità, tenendo anche
conto della contemporanea programmazione del Fondo Europeo Pesca,
del Fondo Europeo Sviluppo Rurale, nonché delle risorse ordinarie
che, a qualunque titolo, arriveranno per i prossimi 7 anni,
occorre - da subito - un notevole sforzo di coordinamento, per
evitare che la grande disponibilità finanziaria sia vanificata da
una dispersione sul territorio poco oculata e priva di raccordo e
di programmazione.
Questo compito attiene, innanzitutto, al Governo regionale che
dovrà svolgerlo in un rapporto sempre più qualificato con i
soggetti economici e sociali che vivono ed operano nei territori.
Il successo della strategia di Lisbona , cardine della strategia
europea per il 2007/2013, è la via per consolidare ed accelerare
i progressi degli ultimi anni, coinvolgendo gli attori locali a
tutti i livelli del processo per la competitività e
l'innovazione: dallo sviluppo di imprese innovative e
concorrenziali, all'apporto attivo di tutta l'Amministrazione
regionale e degli Enti locali.
Per rendere più diretto, tempestivo ed efficace l'effetto della
strategia di Lisbona , utilizzeremo il già costituito Tavolo
tecnico interassessoriale e promuoveremo apposite forme di
concertazione operativa e sinergica fra Regione, Province e
Comuni, valorizzando il più possibile il Consiglio Regione-
Autonomie locali.
In particolare, punto focale della strategia di Lisbona sarà la
realizzazione della Società della Conoscenza , perché ci possa
consentire di fermare l'esodo dei nostri giovani migliori e di
farci restituire quelli che, negli anni passati, sono andati ad
alimentare lo sviluppo delle Regioni più ricche. Proprio per
incentivare la permanenza dei nostri giovani in Sicilia, abbiamo
sostenuto con convinzione la nascita di due importanti
iniziative, che sono grandi iniziative per la ricerca: la RIMED e
l'IRBM, già finanziati dalla Finanziaria del 2005 dello Stato
che, grazie ad importanti e qualificate sinergie, e non solo
italiane, daranno luogo ad importanti Centri di ricerca nel campo
delle biotecnologie.
Il nostro obiettivo primario sarà coniugare le politiche
d'istruzione, ricerca e innovazione, nell'ambito di una politica
più complessiva, nazionale e regionale, per ricollocare la
Sicilia e il Mezzogiorno nel nuovo sistema produttivo mondiale,
con particolare riferimento, alla nostra area del Mediterraneo.
Si tratta di un'occasione storica che non vogliamo vanificare,
ritornando a logiche gestionali che ci siamo lasciati alle spalle
e per le quali non nutriamo alcun rimpianto. In questo quadro,
vanno collocati gli impegni già dettagliatamente indicati nel
programma di Governo, che quindi non enumero, ma che assumono un
valore strategico, soprattutto nei settori dei trasporti e delle
infrastrutture, per continuare l'impegno che abbiamo portato
avanti già nel precedente Governo.
Il Governo della passata legislatura ha certamente prodotto una
accelerazione delle politiche di welfare, come credo non si
ricordava da tempo. Non è mio intendimento ritornare sulle scelte
operate, quanto riconfermare che si tratta adesso di partire da
esse per consolidare una prassi totalmente innovativa che sta già
cominciando a dare i primi risultati di merito.
Un moderno sistema di welfare, deve infatti creare solidarietà
tra le persone e contribuisce a rimuovere e prevenire condizioni
che oggi vengono indicate tra le cause di possibili stati di
povertà. Esso, pertanto, è uno dei fattori che misura il grado di
sviluppo di una società. La nostra azione di Governo deve
muoversi lungo tre direttrici.
La pianificazione degli interventi che, partendo da quello che
già esiste, valorizzi e consolidi le esperienze positive in atto,
rivedendo, contemporaneamente, quelle esperienze che non si sono
dimostrate capaci di risultati concreti e verificabili rispetto
agli obiettivi indicati; il miglioramento delle sinergie di
governance tra livello regionale e livello territoriale, specie
per ciò che riguarda l'integrazione socio-sanitaria dei processi
e degli interventi; il miglioramento della qualità complessiva
del sistema. E ciò si può realizzare coinvolgendo i vari soggetti
del sistema, sollecitandone la responsabilità sociale;
accrescendo e migliorando la capacità di partnership; realizzando
un sistema di accreditamento con linee guida e criteri chiari e
definiti.
Il nostro obiettivo deve essere il consolidamento di un privato
sociale, in grado di confrontarsi costruttivamente con la
Pubblica Amministrazione: la creazione di un sistema di welfare
di qualità, fondato sull'equilibrio integrato pubblico e privato
che sia anche no profit. Capace, dunque, di efficienza, di
produrre valore sociale e non solo costi, di dare servizi di
qualità con processi di qualità.
L'Amministrazione deve essere, per contro, il garante della
qualità, fissando le regole del sistema e intervenendo laddove
l'iniziativa privata non può o non sa intervenire. Deve
considerare, stimare e sostenere la capacità dei soggetti sociali
di operare per il bene loro e di tutta la comunità. In tal senso,
è decisivo lo sviluppo dell'Impresa Sociale, come soggetto attivo
e protagonista di un sistema di welfare moderno, fondato non
sulla carità di Stato, ma su una diffusa responsabilità sociale.
Sul tema delle infrastrutture, il programma di Governo è
oltremodo dettagliato e preciso. Intendiamo proseguire lungo le
due direttrici di marcia che ci siamo già dati: chiedere al
Governo nazionale il rispetto degli impegni, facendo in modo che
a questi settori si destinino le risorse nazionali e non quelle
derivate dall'Unione Europea, ed aggiungere a queste, quelle
nostre che possiamo trarre dal bilancio regionale, in
applicazione del principio già attuato nel quinquennio
precedente: scegliere di scegliere.
Speriamo, in questo, di avere come buone compagne di strada le
otto regioni meridionali con cui, nel recente incontro di Roma,
abbiamo condiviso la necessità di dotare tutto il Meridione di
una rete di infrastrutture adeguate alle scadenze più urgenti e
condivise, appunto, con i governi e le popolazioni locali. Ma il
problema dei trasporti va visto in un'ottica europea, ed è per
questo che vi dedicherò una specifica attenzione, nella parte
finale delle mie dichiarazioni programmatiche.
Sul delicato tema della sanità, riaffermo quanto già contenuto
nel programma di Governo, aggiungendo che intendiamo fino in
fondo svolgere il nostro ruolo e le nostre prerogative, come
finora abbiamo fatto, anche aggiungendo risorse nostre a quelle
che potrebbero venirci meno da Roma.
Gli interventi urgenti che abbiamo predisposto, a seguito di
una sfortunata sequenza di casi di malasanità , accaduti di
recente, ci hanno consentito di mettere a punto significativi
percorsi dai quali attendiamo ulteriori e positivi riscontri. La
società siciliana necessita, forse con più urgenza che in
passato, di una più rigida e complessa razionalizzazione
dell'intero sistema.
Fra le iniziative messe in campo più di recente, annettiamo
molta importanza alla Tessera Sanitaria che abbiamo voluto che
fosse anche Carta Regionale dei Servizi. Essa consentirà di
ottenere certificati, sia anagrafici che di altro genere, presso
tutti gli uffici comunali, provinciali e regionali. Si tratta, a
tutti gli effetti, di un collegamento diretto con gli uffici
pubblici siciliani che renderà più facile il rapporto tra
cittadini e pubblica amministrazione.
Altro binario privilegiato dei nostri interventi sarà la
modernizzazione delle nuove strutture ospedaliere, continuando il
lavoro già iniziato, e procedendo sulla realizzazione dei nuovi
tre Centri di Eccellenza sanitaria.
Il settore agro-alimentare continua ad essere trainante per la
nostra economia e, proprio per questo, non possiamo adagiarci
sugli allori, perché di fronte alle ricorrenti ed inevitabili
crisi che colpiscono questo o quel settore, come pur di recente è
accaduto, occorre un intervento pronto ed incisivo che
salvaguardi il reddito di produttori e lavoratori, ma che,
soprattutto, incida in modo reale sui nodi più profondi di un
sistema, ove la concorrenza di mercati esteri ci costringe a
tenere livelli di sempre maggiore qualità ed efficienza.
In quest'ottica, occorre sottolineare il momento
particolarmente importante in cui ci troviamo. L'attuazione della
riforma della Politica Agricola Comunitaria apporterà
significative novità nei criteri di sostegno e valorizzazione da
dare alle aziende più competitive, come abbiamo già esplicitato
nel testo del Programma che vi è stato consegnato. Inoltre, la
fase di avvio dei Fondi Comunitari, per la prima volta, vede le
risorse dedicate allo sviluppo rurale, al di fuori dei Fondi
strutturali, con l'attuazione del Fondo Unico dello sviluppo
rurale.
Il segreto della nostra agricoltura è la qualità: la scelta,
già intrapresa, di sostenere, con politiche sempre più selettive,
con aiuti mirati e verificati per fare affermare professionalità
giovani e qualificate, si sta rilevando la migliore.
In questi ultimi cinque anni, abbiamo impresso una
significativa accelerazione alla modernizzazione del nostro
sistema turistico che soffriva, innanzitutto, di un
sottodimensionamento dei servizi, incapace di fargli tenere le
giuste posizioni sul mercato nazionale ed internazionale. Per
questo motivo, il primo impegno mantenuto è stato il
significativo aumento dei posti letto.
Adesso, occorre qualificare l'offerta, sapendo che essa deve
sempre più diversificarsi in molteplici direzioni. Bisogna
partire da un raccordo più stretto con i Beni culturali, con
l'Agricoltura e con tanti altri rami dell'Amministrazione, che
possono contribuire all'affermazione di quella nozione moderna di
turismo che fa della qualità il suo punto di forza.
Abbiamo più volte ribadito che la nostra specificità siciliana
può essere racchiusa in quel concetto di turismo relazionale
che intende offrire una qualità di prodotto, frutto di una
pluralità di interventi e di servizi di cui la nostra Regione è
certamente ricca. Qualità non significa nicchia o élite ,
significa capacità di tessere relazioni non con anonimi utenti,
ma con persone precise che hanno consapevolmente fatto la scelta
di venire in Sicilia, perché da noi intendono - magari riposare -
ma, al tempo stesso, conoscere e comprendere luoghi e persone non
rinvenibili altrove.
Ma questo non vuol dire abbandonare le altre piste di lavoro,
primo fra tutte la destagionalizzazione e il turismo
congressuale che sono l'arma vincente, in un mercato sempre più
agguerrito e globalizzato.
Signor Presidente, colleghe e colleghi, il quinquennio che
iniziamo, vedrà cambiamenti nel contesto internazionale,
all'interno dei quali la Sicilia gioca la partita decisiva del
suo ruolo e del suo sviluppo. Per questo motivo, ho inteso
dedicare a questo tema la parte finale di queste mie
dichiarazioni.
E' facile prevedere che l'Unione Europea diverrà, nei prossimi
anni, assai più periferizzata e policentrica, come giusta
conseguenza del grande allargamento che c'è in corso. La più
vasta delle periferie, quella euromediterranea, sarà anche la più
popolosa, superando l'Est, compresa la Russia, e costituirà
un'unica zona di libero scambio.
Si attueranno, dal primo gennaio 2007, le nuove politiche
europee di coesione, di ricerca, agricole e di sviluppo rurale,
dei trasporti, dell'energia, di frontalierità e di vicinato. Si
riprenderà e si completerà l'iter di approvazione di un nuovo
Trattato costituzionale. Il processo avviato dal Consiglio
europeo di Lisbona nel 2000, e rilanciato nel 2005, per fare
dell'Europa l'area più competitiva del mondo, produrrà crescita e
occupazione attraverso l'innovazione.
Nel 2011, lo scenario intorno alla Sicilia, sarà completamente
mutato e, in vista di questo mutamento, abbiamo due possibilità,
quella di subire i cambiamenti, illudendosi forse di poterli
evitare e rimanendo una bolla isolata in una area circostante che
cresce e ci scavalca, oppure - come io penso - quella di essere
protagonisti, determinandoli e guidandoli con una proposta e un
modello, da realizzare di concerto con le altre Regioni
meridionali italiane e gli altri popoli uniti dal Mediterraneo.
Intendo confermare e precisare, in questa autorevole sede, tale
progetto e chiedere, innanzitutto a voi, e a tutti i Siciliani,
di contribuire a realizzarlo insieme, e certamente entro il 2011.
L'obiettivo sarà raggiungibile nei tempi richiesti, solo se tutte
le politiche, i programmi e le relative risorse, non solo della
Regione, ma di tutti i soggetti che devono contribuirvi, verranno
riposizionati ed orientati nel medesimo progetto.
Va proposta concretamente all'Unione Europea una via siciliana
e mediterranea allo sviluppo, all'innovazione e alla
competitività, fondata sulla ricchezza dei valori positivi
presenti nella nostra cultura, di cui si avverte il bisogno in
Europa e nel mondo, per restituire la globalizzazione al servizio
dell'uomo.
Vogliamo raggiungere un obiettivo ambizioso, ma alla nostra
portata: attrezzarci per ricevere la delega europea ad essere il
perno centrale su cui fare ruotare la crescita dell'intera area
mediterranea.
La scelta di essere fino in fondo euromediterranei , nella
cultura, nelle regole, nel livello dei servize e delle
infrastrutture è irrinunciabile ed irreversibile, tanto da non
consentirci esitazioni nel trovare anche le vie più autonome per
attuarla. La nuova governance che si sta realizzando in Europa
mostra, infatti, sempre più l'incapacità degli stati accentrati,
nati nel diciannovesimo secolo, ad adeguarsi alle evoluzioni ed
alle dimensioni della società e della vita di oggi.
L'unificazione europea ha messo fine alle sanguinose
conseguenze della esasperazione di questi Stati-Nazione, ma il
centralismo burocratico allontana ancora i cittadini e viene
impedita la mediazione ravvicinata dei soggetti regionali e
locali rispetto alle politiche europee. Per questo l'Europa è
rimasta priva del consenso democratico necessario a compiere il
definitivo salto di qualità verso l'integrazione politica.
Per dare impulso dal basso alla travagliata ripresa di questo
processo, bruscamente interrotto dall'esito dei referendum in
Francia e in Olanda, riuniremo in Sicilia nel novembre 2007 le
oltre settanta regioni europee a potere legislativo, per
confrontare le esperienze e far convergere le volontà, anche alla
luce dei più recenti sviluppi dell'autonomia catalana.
Il primo strumento da mettere in campo è un sistema di prelievo
fiscale più vantaggioso per imprese e cittadini. In un decennio
questo gap dovrà essere tuttavia colmato, sia pur con uno sforzo
straordinario di Regione, Stato e Unione Europea, attirando così
un contributo crescente e determinante di capitale privato.
Questo va assistito da Organismi agenziali locali che
alleggeriscano ed accelerino le procedure per i finanziamenti e
le allocazioni, anche a seguito di apposita normativa. Occorre
una significativa riduzione delle aliquote di tassazione per le
imprese operanti nei territori dov'è minore il valore dei servizi
pubblici erogati rispetto a quello di altre aree del paese.
Le aliquote di tassazione dovranno, pertanto, essere diminuite
di un valore corrispondente al minore valore dei servizi pubblici
erogati ed ai disagi strutturali permanenti, come l'insularità,
la montagnosità, la sismicità e la vulcanicità. Dall'esperienza
francese delle Zone Franche Urbane, possiamo mutuare i caratteri
delle agevolazioni ritenute compatibili dalle autorità
comunitarie, attuando agevolazioni fiscali per l'inserimento di
imprese in ambito urbano, circoscrivendo nel tempo la fruizione
dei benefici, delimitando i soggetti beneficiari, i siti dove
istituire dette zone ed i vantaggi fiscali collegati
all'insediamento di nuove imprese.
Al fine di rafforzare la qualità degli interventi di dette
aree, un'apposita sede di concertazione tra amministratori locali
e rappresentanze delle imprese e dei lavoratori dovrà
accompagnare l'azione di tali agevolazioni, unitamente ad un
rafforzamento degli interventi per contrastare eventuali
tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata.
La Sicilia ha bisogno di un grande programma integrato di
politica urbana, articolato su base pluriennale per i centri
storici, le periferie e le città medie, in grado di attivare
processi di sviluppo sostenibile che consentano ai sistemi urbani
di proporsi come motori per lo sviluppo regionale. Analoga
attenzione meritano le zone interne - i due terzi del territorio
regionale - sulle quali confluiranno fra gli altri i fondi per lo
sviluppo rurale, ma anche alcuni grandi progetti strategici euro-
mediterranei, come quello che avvia il turismo relazionale
integrato, capaci di valorizzare persone, risorse, valori e
gusti.
Alle risorse disponibili nell'ambito della programmazione
integrata dei fondi regionali e comunitari dovrà, pertanto,
aggiungersi una consistente dotazione di risorse nazionali,
reintroducendo ed incrementando significativamente la riserva per
le aree urbane nell'ambito dei fondi FAS per mezzo degli Accordi
di Programma Quadro, rafforzando la regia regionale e favorendo
il coinvolgimento di tutti gli attori della scena territoriale.
Nei nuovi orientamenti dell'Unione Europea sugli aiuti di Stato
a finalità regionale, che mobilitano risorse doppie delle pur
ingenti somme erogate con fondi strutturali, oltre 300 milioni di
euro, è stata introdotta una nuova forma di aiuto per promuovere
la costituzione di nuove imprese e per sostenere la fase di start
up delle piccole imprese nelle aree assistite. La Commissione
potrà così approvare regimi che prevedono aiuti fino ad un totale
di 2 milioni di euro per le nuove piccole imprese che si
insediano nelle regioni ammissibili alla deroga 87.3.a, che sono
le Regioni a basso tenore di vita e con una grave disoccupazione.
Proporremo, infine, l'individuazione di parametri favorevoli ai
territori meridionali nella sperimentazione di una tassazione
concordataria di distretto. Utilizzando l'opportunità offerta
nella legge finanziaria 2006, che consente alle imprese
appartenenti ai distretti produttivi di optare ad una tassazione
di gruppo, si possono utilizzare parametri oggettivi che tengano
conto delle diseconomie dei territori meridionali per determinare
livelli di tassazione differenziata, a vantaggio del Mezzogiorno.
Per tale motivo, chiederemo che almeno un distretto produttivo
siciliano venga inserito nella sperimentazione di tale misura,
nel momento in cui essa verrà ufficialmente adottata.
In quest'area, dove è nata e da cui si è diffusa la civiltà
umana, si gioca infatti una partita decisiva per la stabilità e
la pace del mondo. Negli ultimi dieci anni, e soprattutto dal
2001, i Paesi che circondano il Mediterraneo, dal Marocco alla
Siria, il Mar Nero orientale, dall'Azerbaigian all'Armenia, alla
Georgia ed il Mar Rosso, Arabia, Emirati ed altri Paesi, hanno
fatto registrare tassi di crescita assai più elevati di quelli
europei: si sta sviluppando un'area di forte sviluppo economico e
demografico intorno a noi, che siamo i naturali mediatori del
loro rapporto con l'Europa ed i beneficiari di questa crescita a
certe condizioni.
Nel quinquennio che ci attende intendiamo diventare più
attrattivi in tutti i sensi. Non è solo un'opportunità economica:
è la grande occasione per costruire un modello mediterraneo, che
accetta ed applica le regole della competizione internazionale
nel rispetto della persona, della famiglia, della comunità
locale, del territorio.
Sono i valori fondanti della storia comune, delle tradizioni,
delle religioni, ma che vanno coniugati con un'innovazione, una
competitività, una crescita non fine a se stessa. C'è la
possibilità di vivere e progredire secondo un modello nostro, non
più imposto, ma del quale ha bisogno anche l'Europa ed il resto
del mondo. Si può riprendere la missione mediterranea di fornire
le soluzioni avanzate e durature per la vita, come è accaduto per
l'uso dell'acqua, la navigazione e la pesca, l'organizzazione
delle città e della democrazia, l'arte e la cultura, cioè
l'intelligenza a servizio dell'uomo.
Per riconquistare questa centralità occorre dotarsi di un
moderno sistema di trasporti e di comunicazioni. Innanzitutto,
con l'Europa, rivendicando con decisiva determinazione il
completamento del corridoio I Berlino-Palermo, del quale fa
parte inscindibile la madre di tutte le infrastrutture
innovative, il ponte sullo stretto di Messina, dal quale
discendono l'alta velocità e l'alta capacità ferroviaria in
Sicilia ed in Calabria ed il collegamento ferrato di tutto
l'entroterra europeo con i porti siciliani, trasformati così
nelle porte d'Europa sulla rotta delle grandi navi porta
containers che pendolano tra Cina, India e Americhe.
Il ponte del Mediterraneo , consentitemi di chiamarlo così, fa
inoltre avanzare di 300 chilometri la sponda europea verso la
sponda africana di un mare che vuole unire e non dividere,
facilitando il collegamento trasversale del Maghreb con l'altra
grande area in espansione, quella balcanica. Il ponte è talmente
essenziale ed irrinunciabile che se ne deve prevedere la sua
realizzazione prescindendo - anche in forza della legge Bassanini
- dalla volontà contraria del Governo nazionale, convinti come
siamo della sua autosufficienza finanziaria e certi che l'altra
sponda, fortemente interessata, la Calabria, non si tirerà
indietro e che l'Italia non vorrà negarci anche questo vitale
diritto di passaggio .
Con ciò non vogliamo negare l'importanza delle autostrade del
mare, o di un più moderno sistema aeroportuale siciliano che va
completato gettando le basi di un grande sistema aeroportuale sud-
europeo.
Nell'ambito della politica di connettività e prossimità
dell'Unione Europea nell'area mediterranea, l'attivazione di un
corridoio mediterraneo internodale est-ovest denominato
Corridoio Meridiano sarà in grado di alimentare la creazione di
un'armatura mediterranea di riqualificazione delle risorse, di
sviluppo delle accessibilità e delle economie di promozione delle
eccellenze, in grado di agire nella fase che caratterizzerà la
programmazione dei fondi strutturali 2007-2013.
Il processo di Barcellona ha confermato nei mesi scorsi con la
celebrazione del suo decennale la caduta di attenzione e di
tensione dell'Europa rispetto alla questione mediterranea. Essa
va rilanciata ad iniziativa delle regioni, più vicine ed efficaci
nell'indispensabile coinvolgimento della società civile nel
processo di avvicinamento ed integrazione, con partenariati
operativi da sostituire agli inutili protocolli bilaterali e con
la piena responsabilizzazione, anche finanziaria, dei partner
della sponda sud in luogo degli inefficaci aiuti a pioggia
tradizionali.
I cinque punti fissati nel novembre scorso a Barcellona dai
Capi di stato e di governo euro-mediterranei vanno tuttavia
attuati, così come va completata la realizzazione degli strumenti
essenziali di integrazione, aggiungendo all'Assemblea dei
parlamenti il Comitato delle Regioni, alla Fondazione Anna Lind
per il dialogo interculturale, la rete che collega gli organismi
culturali delle due sponde.
L'appuntamento con la banca di sviluppo, fissato per la fine
del 2006, dovrà vederne la realizzazione immediata, dopo il
positivo collaudo della sezione FEMIT - Fondo Europeo
Mediterraneo ed Investimento e Partenariato della BEI. Riteniamo
fondata e legittima l'aspettativa di ospitarla in Sicilia, così
come va realizzato, con sede nell'area, l'Osservatorio delle
migrazioni.
A tutto questo la Regione siciliana sta contribuendo non solo
con l'attività dei suoi Uffici, ma anche sostenendo il COPPEM ed
avviando l'apposita agenzia voluta con legge dell'Assemblea.
Non potrà esserci stabilità e sviluppo nel Mediterraneo se non
si consoliderà in modo definitivo la pace tra tutti i popoli. Lo
scontro di questi giorni in Medio Oriente che ha assunto le
connotazioni di uno scontro bellico, deve svegliare l'Europa, la
comunità internazionale, ciascuno di noi, sull'inderogabilità di
un processo che non scambi la mancanza di conflitti materiali con
la pace duratura.
Perché tanta difficoltà nel far comprendere tale semplice e
fondamentale principio? Ritengo vi sia un dato certo da cui
partire: non può esserci pace senza una democrazia vissuta e
consolidata. Questa si è affermata, se pur a prezzo di gravi
lotte, nello stato di Israele la cui incolumità è messa in
discussione, purtroppo, da un regime terroristico che pur si è
affermato con gli strumenti della democrazia formale. In questo
punto è lo snodo di ogni vicenda: non è possibile riconoscere il
valore della democrazia solo nei suoi risvolti procedurali.
La storia ci insegna che un sistema dispotico può affermarsi
anche con un voto popolare. La democrazia non è tale se non mette
radici, se non diviene sistema consolidato di governo, se non è
acquisita dalla popolazione come patrimonio comune e
insostituibile per ogni cittadino. In Medio Oriente questa
concezione di democrazia, per noi occidentali ampiamente
condivisa, non è ancora patrimonio diffuso tra le popolazioni e
ciò provoca inesorabilmente e periodicamente rigurgiti di guerra,
peraltro puntualmente pagati da civili inermi, sempre più privi
di sbocco perché fondate sul manifesto presupposto di non voler
riconoscere l'esistenza dell'altro, quando non addirittura di
volerne il totale annientamento.
Affermare che vi deve essere spazio e posto per due popoli e
due Stati vuol dire che in entrambi deve potersi affermare e
consolidare la stessa concezione di democrazia. Senza democrazia
non vi sarà mai pace. A questo compito, un minuto dopo aver fatto
tacere le armi, tutti possiamo e dobbiamo contribuire soprattutto
noi popoli mediterranei figli della stessa storia e legati dalla
stessa cultura.
La nostra disponibilità ad ospitare in Sicilia le trattative
per il processo di pace nasce innanzitutto dal contributo che
possiamo dare per la nostra millenaria tradizione di pacifica
convivenza tra i popoli. I popoli che oggi si combattono in Medio
Oriente da noi vivono e convivono da secoli a dimostrazione che
per essi è possibile che scoppi la pace, a condizione che possa
mettere radici profonde e stabili, poste sul saldo terreno della
democrazia e irrigate dalla continua esperienza della pacifica
convivenza.
Non potrà esserci tuttavia pace, stabilità e sviluppo nel
Mediterraneo se non si porrà mente e mano seriamente a risolvere
alla radice il fenomeno migratorio, cioè portando lo sviluppo
nelle regioni da cui provengono i giovani che tentano - e spesso
purtroppo non vi riescono - ad approdare ad una esistenza
dignitosa sulle nostre coste.
Siamo stati particolarmente insistenti su questo tema e abbiamo
ottenuto i primi risultati con lo stanziamento aggiunto dal
Parlamento europeo al bilancio dell'Unione europea. Ma è troppo
poco nella generale insensibilità che fa affrontare la terribile
questione nella vita di milioni di persone solo in termini di
contabilità delle necessità di manodopera delle imprese: occorre
anche in questo una spinta dal basso, dalle Regioni, perché
affrontino concretamente e più da vicino un problema drammatico
che non può toccare solo chi riceve questi disperati, ma va
considerato un problema prioritario europeo.
Continueremo a fare la nostra parte, anche con la costituzione
in Sicilia di una apposita struttura in partenariato con
l'Agenzia delle Nazioni Unite per l'assistenza alle iniziative di
sviluppo in quelle regioni nell'ambito del programma Appoggio
alle reti territoriali per la governance dello sviluppo (ART). In
collaborazione con alcune altre Regioni europee, stiamo
predisponendo i primi moduli del piano Marshall a sostegno dello
sviluppo, che presenteremo il 27 ottobre a Madrid, dove il
Comitato delle regioni dell'Unione europea ha chiesto alla
Sicilia di fare da relatrice sul tema delle migrazioni
mediterranee.
Consentitemi, infine, una sottolineatura sulla chiave del
successo delle nostre politiche di sviluppo:
l'internazionalizzazione. Le siciliane e i siciliani non
rivolgono più le spalle al mare, come notava Leonardo Sciascia,
ma è ancora troppo lento e poco diffuso il processo che deve
portare non solo i nostri giovani, ma soprattutto le classi
dirigenti dei vari settori, i soggetti pubblici e le imprese, a
guardare lontano e a raccogliere la sfida delle competizione
internazionale.
Contribuiremo non solo con gli specifici progetti già avviati,
ma soprattutto con una trasversalità dell'internazionalizzazione
su tutte le politiche, del tutto analoghe a quelle della
strategia di Lisbona per la competitività ed affidata ad una
apposita agenzia.
Non vogliamo solo affermare il made in sicily' nell'economia e
sui mercati, ma attirare nuovi investimenti per portare un nuovo
contributo della Sicilia allo sviluppo del mediterraneo,
dell'Europa e del mondo.
Care colleghe e cari colleghi, si avverte in Europa e nel mondo
una forte domanda di valori, modelli, metodi di cui la Sicilia è
giacimento, custode e portatrice: rispondiamo generosamente,
consapevoli del ruolo e della responsabilità che ci viene
attribuita, ringraziando il Signore per averci colmato di questi
doni che ci ha dato non solo perché ne fruissimo, ma soprattutto
perché li si possa diffondere come valori comuni e portanti,
talvolta alternativi, della nuova società europea.
La posta in gioco è alta, non c'è in ballo appena la conferma
della linea politica che ha governato negli ultimi cinque anni.
C'è in ballo il nostro futuro e quello dei nostri figli.
C'è da sostenere le speranze dei siciliani che lavorano già per
un riscatto di questa terra che passa contemporaneamente dal
rifiuto della mafia e dal quotidiano impegno per renderla più
bella e più accogliente, più sviluppata e solidale.
C'è da sostenere la operosità dei siciliani che continuano a
produrre reddito e occupazione, malgrado il trend economico
continui ad essere in salita e la tentazione di andare a lavorare
altrove è sempre più forte.
C'è da sostenere la testimonianza dei siciliani che qui come
all'estero danno prova di laboriosità e di inventiva in ogni
campo dell'agire umano, producendo opere economiche e sociali che
rendono loro valore e merito.
E' per questo, cari colleghi, che ieri ho depositato le mie
dimissioni da senatore al Senato della Repubblica. Non ho
aspettato il tempo che la norma mi consentiva, ho voluto farle
coincidere con le mie dichiarazioni programmatiche, proprio per
ribadire con forza che qui bisogna utilizzare tutto il tempo che
abbiamo per continuare a lavorare, a sacrificarci per fare
crescere questa terra. Ed ho voluto che coincidessero proprio con
queste dichiarazioni programmatiche perché da qui ricomincia il
nostro lavoro, e quando dico nostro penso ad un lavoro che tutti
insieme, guardando ad un obiettivo di crescita, che è quello
della Sicilia, dobbiamo fare.
A questi siciliani la politica di questo Governo vuole dare in
questi prossimi cinque anni una risposta di speranza e di
certezze. In un bel libro che raccoglie 365 pensieri di saggi
dell'Africa, che mi ha regalato l'assessore Lagalla, ne ho
trovato uno particolarmente bello che voglio consegnarvi alla
fine del mio intervento: Per impegnare la battaglia quotidiana
con se stessi e vincere, ci vogliono un progetto forte,
un'ambizione forte, una passione forte. Un buon mezzo per
cavarsela è la sfida, lanciata a se stessi e al mondo .
Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, la sfida è
lanciata, a noi il compito di vincerla, con umiltà e con la forte
convinzione di farcela. E' necessario che i siciliani siano più
fiduciosi in se stessi e nelle risorse di cui sono dotati e noi
tutti dobbiamo aiutarli nell'incentivare questa consapevolezza.
Con questi auspici e invocando la materna benedizione della
Madonna, Maria Mater Siciliae, cui abbiamo affidato la Sicilia in
questi anni e alla quale intendiamo nel prossimo ottobre
riaffidare le speranze e il futuro dei siciliani, auguro a noi
tutti di servire degnamente questo splendido popolo di cui siamo
figli e cui siamo orgogliosi di appartenere.
(Applausi)
PRESIDENTE. Grazie signor Presidente della Regione. Prima della
sospensione di trenta minuti, a beneficio di tutti i colleghi,
essendo la prima volta che un Governo è composto da tanti membri
esterni all'Assemblea, la pregherei di presentare il suo Governo
e, quindi, tutti i suoi assessori.
CUFFARO, presidente della Regione. Grazie signor Presidente. Vi
presento gli assessori del nuovo Governo Regionale: onorevole
Leanza, assessore per i Beni culturali e la pubblica istruzione;
onorevole Misuraca, assessore regionale per il Turismo, le
comunicazioni e i trasporti; onorevole Lo Porto, assessore per il
Bilancio e le finanze; professoressa Candurra, assessore per
l'Industria; onorevole Scalia, assessore per il Lavoro,
previdenza sociale, la formazione professionale, l'emigrazione e
l'immigrazione; professore La Via, assessore per l'Agricoltura e
foreste; dottoressa Consoli, assessore per i Lavori pubblici;
dottore Torrisi, assessore preposto alla Presidenza; onorevole
Beninati, assessore per la Cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca; professore Lagalla, assessore per la
Sanità; avvocato Interrante, assessore per il Territorio e
l'ambiente; dottore Paolo Colianni, assessore per la Famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo la seduta, avvertendo
che riprenderà alle ore 13.00.
(La seduta, sospesa alle ore 12.30, è ripresa alle ore
13.04)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente MICCICHE'
Presidenza del vicepresidente SPEZIALE
PRESIDENTE Comunico che sono iscritti a parlare gli
onorevoli Barbagallo, Formica, Ballistreri, Di Mauro, Cracolici,
Cascio, Borsellino e Dina.
Onorevoli colleghi, prima di aprire il dibattito sul programma
di Governo, desidero confermare quanto già comunicato all'inizio
di questa seduta e deciso con i capigruppo nel corso delle
dichiarazioni del Presidente della Regione. A conclusione dei
lavori odierni, l'Aula sarà rinviata a martedì 25 luglio 2006,
alle ore 16.00, con all'ordine del giorno l'elezione delle
Commissioni parlamentari e immediatamente dopo l'insediamento
delle stesse.
CRACOLICI Forse.
PRESIDENTE No forse, ma sicuro.
CRACOLICI Sicuro no, signor Presidente, perché ieri la sua
presidenza ha dichiarato che oggi avremmo proceduto alla elezione
dei componenti delle Commissioni, e questo risulta dal resoconto
stenografico della seduta.
PRESIDENTE Onorevole Cracolici, la prego di avere rispetto
per la Presidenza. Io non mi smentisco mai; ho soltanto studiato
il Regolamento in proposito e purtroppo ci sono delle regole a
cui non si può derogare, nonostante gli impegni che si assumono.
Infatti l'articolo 62 bis dispone: «L'Assemblea procede alla
elezione delle Commissioni (...).
A tal fine il Presidente, sentiti i vicepresidenti
dell'Assemblea, determina, in modo da rispecchiare il più
possibile in ciascuna commissione la proporzione dei gruppi
parlamentari, il numero dei seggi spettanti a ciascuno di questi
nelle singole commissioni. Indi comunica detta ripartizione ai
gruppi stessi, invitandoli a designare i nominativi relativi ai
seggi a ciascuno di essi attribuiti nelle singole commissioni.
Sulla base di tali designazioni, il Presidente compila le liste
(...)».
Se non recitasse sulla base di tali designazioni', il
Presidente avrebbe fatto votare stamattina.
ODDO Ma c'è un termine o si va ad oltranza?
PRESIDENTE E' evidente che questa come altre parti del
Regolamento, a mio avviso, vanno cambiate proprio perché non è
previsto alcun termine nel Regolamento così come non è prevista
alcuna sanzione.
E' evidente che questa Presidenza martedì prossimo insedierà le
Commissioni a costo di venir meno al disposto regolamentare e se
sarà necessario convocherò la Commissione per il Regolamento per
una interpretazione diversa da quella che appare o comunque per
una modifica. Su questo mi impegno personalmente. L'impegno che
la Presidenza ha preso ieri non è venuto meno per inottemperanza
della stessa, ma semplicemente perchè il Regolamento non lo
consente.
Onorevole Cracolici, la invito quindi a non dubitare mai della
serietà di questa Presidenza.
Considerata la presenza del Presidente della Regione, onorevole
Cuffaro, riprendiamo i nostri lavori.
Comunico al Presidente della Regione che le abitudini di questa
Assemblea sono cambiate e che le sedute cominciano con una
puntualità assoluta. Abbiamo approfittato della sua assenza per
chiarire con l'onorevole Cracolici, con il quale è sempre molto
piacevole interloquire, però, per il futuro, pregherei anche lei,
onorevole Presidente della Regione e tutto il Governo di
rispettare le nuove abitudini di questa Assemblea. Approfitto di
questo dialogo - più che dialogo forse sarebbe meglio parlare di
monologo comunque era riferito al Presidente della Regione -
proprio in funzione di queste nuove abitudini dell'Assemblea che,
in parte sono nuove abitudini, in parte sono cambiamenti dovuti
anche al nuovo sistema elettorale che consente al Presidente
della Regione una stabilità, per fortuna, di governo, quindi
abbiamo abbandonato la vecchia abitudine di quest'Assemblea che
viveva più di operazioni politiche che di attività legislativa.
Vorrei ancora ricordare a lei e all'intero Governo che tali
regole dovranno, in questa legislatura, essere assolutamente
rispettate e saranno, quanto prima, oggetto di una mia lettera
che invierò a lei personalmente e a tutti i componenti del
Governo.
Questa Presidenza ritiene che vi siano alcune priorità
sostanziali quali: la verifica semestrale dell'attuazione del
programma di Governo, verifica che sarà oggetto di un dibattito
d'Aula; la piena e congrua collaborazione all'istruttoria
legislativa, sia nelle Commissioni che in Aula. Intendo dire,
onorevole Presidente, che questo Governo dovrà, in maniera
assoluta e puntualissima, rispettare la presenza che viene
richiesta nelle Commissioni, questo certamente nell'interesse
dello stesso Governo, ma comunque nell'interesse dell'intero
Parlamento ed ovviamente tale presenza deve essere garantita
anche in Aula; la predisposizione delle schede tecniche sui
disegni di legge di iniziativa governativa, senza le quali non
potranno essere considerate ricevibili gli stessi disegni di
legge che vengono presentati; e il puntuale rispetto dei termini
regolamentari nelle risposte relative all'attività ispettiva dei
parlamentari, vale a dire in tema di interrogazioni ed
interpellanze.
E' ovvio che, di contro, quest'Assemblea e questa Presidenza
si impegnano con il Governo a garantire una corsia e un iter
privilegiato nella programmazione dei lavori parlamentari
relativi all'attuazione del programma di governo per cui questa
Presidenza garantirà al Presidente della Regione ed al suo
Governo l'aiuto massimo perché le leggi relative al programma
votato dai siciliani abbiano un iter veloce e con minori
interruzioni possibili.
Intendo ribadire il fatto che è fondamentale ristabilire un
riequilibrio serio di poteri tra il legislativo e l'esecutivo e,
quindi, la pregherei di fare in modo che lei e i suoi assessori
osservino in modo puntuale le regole di quest'Assemblea
relative, appunto, ai rapporti tra l'Assemblea ed il Governo.
La ringrazio e le faccio un mondo di auguri. Sono sicuro che
questo è un Governo ben fatto, anche se lo conosco poco, perché
ho assoluta fiducia nelle sue scelte. Saluto, pertanto, tutti
gli assessori, specialmente gli assessori non parlamentari che
entrano in quest'Aula per la prima volta, e mi auguro che questo
Governo abbia veramente la possibilità di realizzare il proprio
programma, ovviamente pur nel confronto con l'opposizione che
avrà diritto di fare tutto ciò che riterrà opportuno e avrà
diritto di tentare, perché è una regola della democrazia, che
possa realizzarsi l'alternanza in Sicilia, come è avvenuto in
altre parti del nostro Paese. La ringrazio ancora, e auguri di
buon lavoro.
L'ultimo piccolo appunto, signor Presidente della Regione:
avete già come Governo tanto da fare che sarebbe meglio lasciare
gli intergruppi parlamentari come prerogativa dell'Assemblea. Per
quanto riguarda poi la sua proposta, l'accogliamo con grandissimo
interesse e lavoreremo perchè, comunque, anche questo suo
desiderio venga attuato. Grazie ancora.
E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha facoltà.
Ricordo che il tempo a disposizione è di dieci, quindici
minuti. Eviterò di essere fiscale, onorevole Barbagallo,
quantomeno inizialmente, ma per il buon proseguimento e
nell'interesse dei lavori d'Aula, vi chiedo di attenervi
scrupolosamente al tempo concessovi.
BARBAGALLO Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio
il Presidente, sono convinto che questo dibattito non potrà
esaurire né le idee né le proposte dell'opposizione e sono
fiducioso del nuovo ruolo che il Presidente vuole dare a questa
Assemblea, a questo Parlamento, che è quello di un espletamento
pieno delle proprie prerogative sul piano dell'indirizzo nei
confronti del Governo e quindi non mancheranno le occasioni in
futuro perché vi siano altri momenti di confronto sui contenuti
programmatici.
Io inizio da due affermazioni che sono fondamentali per la
nostra Regione e che, in qualche modo, sono state riprese
nell'intervento dell'onorevole Cuffaro.
Il Presidente ha parlato di una educazione al bene comune. In
Sicilia, purtroppo, Presidente, la politica viene percepita
sempre meno, forse più che altrove, come impegno per il bene
comune.
In questi anni noi abbiamo visto una logica che è quella dello
scambio, della cultura dei favori, di mediazioni che sono state
realizzate sempre al più basso livello; gli interessi generali
non sempre sono stati al primo posto nell'agenda politica del
Governo, però, è giusto che ci sia un'educazione al bene comune
partendo da una condizione essenziale che lei ha ricordato nel
suo intervento ed è quella di una centralità del ruolo della
scuola e della questione educativa.
Allora noi dobbiamo intervenire in questa legislatura, non solo
per una vera legge sul diritto allo studio perché la legge che
abbiamo fatto nella scorsa legislatura è diventata la legge sul
buono scuola, con tutti i limiti anche da parte di chi, come me,
condivide l'idea di un pluralismo scolastico e della libertà di
educazione; dobbiamo esercitare una verifica ed una vigilanza
maggiore sulle scuole non statali e sulle scuole paritarie perché
mi risulta che, ancora, molte scuole non statali, non rispettano
i contratti e sono diventate soltanto il luogo per ottenere il
punteggio anche quando alcune organizzazioni adottano
provvedimenti di dubbia legittimità...
PRESIDENTE Onorevole Barbagallo, le chiedo scusa, poiché la
seduta è andata avanti più del tempo previsto ed io avevo preso
un appuntamento al quale non posso mancare, chiedo scusa e
garantendo che non si tratta di mancanza di rispetto nei suoi
confronti, né ovviamente di quelli del Presidente della Regione e
del suo Governo, devo andare via.
Cedo la Presidenza all'onorevole Speziale e approfitto
dell'occasione per fare i miei migliori auguri anche a lui,
perché è la prima volta che siede su questo scranno. Chiedo scusa
per averla interrotta.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SPEZIALE
BARBAGALLO Dicevo che la questione educativa è centrale.
Quindi sul problema dell'educazione, della formazione e
dell'istruzione dobbiamo ritornare anche tentando - il presidente
Cuffaro so che è d'accordo - un accorpamento migliore delle
deleghe, quella della formazione professionale potrebbe essere
senz'altro abbinata anche alla pubblica istruzione.
La educazione al bene comune passa anche dai comportamenti,
dallo stile, io direi, anche dei rappresentanti istituzionali.
Pertanto, anche noi dovremo essere molto rigorosi sul piano delle
nostre attività.
Un'altra cosa fondamentale che ha detto il Presidente, ma che
in qualche modo, in questi anni, è diventata soltanto una
esclamazione di principio, è quella che dobbiamo liberare la
Sicilia dalla mafia. Nessuno può essere contro questa
affermazione.
Ma c'è una mafia che riguarda la criminalità e c'è una mafia
che riguarda anche i privilegi, gli arbitri, lo stile di
gestione, le lottizzazioni partitocratiche esasperate, tutta una
serie di pratiche ancora redditizie che, comunque, lanciano
messaggi negativi sul piano anche educativo e dei nostri giovani.
Per liberare la Sicilia dalla mafia - e cito un esponente
politico cui io e il Presidente siamo sicuramente legati,
Piersanti Mattarella - occorre costruire una Sicilia delle
carte in regola , una Sicilia che per essere interlocutore forte
nei confronti dello Stato e dell'Europa ha bisogno di un
supplemento di rigore e di intransigenza nei comportamenti
pubblici e privati. Senza una stagione delle carte in regola,
infatti, noi non saremo in condizione di dire che in Sicilia si
sta realizzando una svolta in termini di cultura della legalità.
Tralascio il ruolo della Commissione Antimafia ma concordo con
coloro che pensano ad una rivisitazione della legge e quindi alla
possibilità che la Commissione regionale antimafia possa avere
maggiori strumenti e maggiori mezzi.
La Sicilia vive oggi una stagione difficilissima segnata da una
crisi di identità e di progettualità che minaccia di diventare di
lungo periodo e che sta incidendo profondamente nel tessuto
sociale, prima ancora che nel sistema produttivo. C'è una
assuefazione anche di molteplici realtà associative che nel
passato hanno dimostrato maggiore vivacità.
Manca un progetto organico, non si ha un'idea di che cosa sia
questa Regione, mancano prospettive temporali e profili
strategici, si pensa sempre a provvedimenti che danno consenso a
breve termine nella rincorsa agli obiettivi immediati, si è perso
il senso del progetto e senza il recupero di una cultura del
progetto noi non abbiamo una visione chiara della politiche, che
come voi tutti sapete, significa investire a redditività
differite e quindi scegliere oggi per avere anche dei risultati
domani, anche se a raccogliere questi risultati dovessero essere
altri.
Occorre fare scelte radicali rompendo il nesso tra il potere e
il consenso. Se noi vogliamo fare scelte serie dobbiamo
rinunciare anche a qualche voto. Troppe cose in Sicilia non
vengono realizzate perché alcuni enti sono diventati in gran
parte strumenti di clientela.
Non ci può essere sviluppo se non si realizza un processo di
trasformazione culturale, cioè il passaggio da una società
improntata essenzialmente alla cultura dei favori ad una civiltà
della cittadinanza nella quale ciascuno è consapevole dei propri
diritti e dei propri doveri.
La mancata percezione del rischio Sicilia è preoccupante. Io
non credo che ci sia stato un salto di qualità sul piano della
consapevolezza delle sfide che sono presenti nella nostra
Regione. Il Governo deve indicare al più presto le proprie
priorità, i tempi e le modalità di realizzazione del programma
presentato agli elettori.
Il presidente Cuffaro ha indicato alcuni punti programmatici
che ritiene di approvare entro la fine dell'anno. Ha parlato
della formazione professionale, sulla quale siamo d'accordo, e
anche di qualche provvedimento legislativo significativo. Ma io
volevo una maggiore attenzione sui documenti contabili, sui
documenti finanziari.
Il DPEF deve essere approntato in tempi velocissimi e non ci
possiamo più permettere di fare un bilancio preventivo con
entrate fittizie. Certamente il periodo nel quale, ad esempio,
nel 2004, il bilancio della sanità veniva ripianato con i
proventi delle dismissioni regionali è finito.
Il Governo, quindi, deve dirci quali sono i tempi di
realizzazione dei vari provvedimenti. E' necessario entrare nel
merito delle questioni reali, scegliere il modello di sviluppo.
Non tutti i modelli di sviluppo sono uguali perché accanto ad un
modello programmatico c'è anche un modello ideale, perché
attraverso quel modello ideale si capiscono quali sono i valori
che vogliamo difendere e gli interessi che vogliamo
salvaguardare.
Bisogna dare al programma un'anima, dare un contenuto anche sul
piano della tensione ideale che noi vogliamo profondere nelle
varie problematiche che riguardano la nostra terra.
Certo, questo deve avvenire attraverso un confronto con
l'opposizione e le parti sociali.
Lei ha parlato della sussidiarietà. Io vorrei che questo tema
fosse approfondito. Sono anche d'accordo a creare l'Intergruppo
sulla sussidiarietà perché la sussidiarietà è un valore
costituzionale fondamentale che attraversa trasversalmente gli
schieramenti. Pertanto, non c'è qualcuno che possa pretendere di
dire che per la sussidarietà altri non lo sono. Però bisogna
mettersi d'accordo sul ruolo che devono svolgere le molteplici
realtà dell'associazionismo siciliano che sono fondamentali per
un progetto di coesione che deve riguardare i soggetti
istituzionali e anche i soggetti culturali, i soggetti economici
e quelli sociali perchè anche questi fanno parte di un progetto
di cambiamento.
I fondi destinati alla Sicilia dal precedente Governo
Berlusconi, considerato che in questi giorni sui giornali c'è
stato un dibattito in ordine alla quantità, in ordine alla
finalità di questi fondi, secondo La Margherita' non devono
essere trasferiti altrove.
Il problema, purtroppo, però, è che non ci sono risorse
necessarie nemmeno per i cantieri aperti dall'Anas e dalle
Ferrovie. E quindi noi dobbiamo fare in modo di completare le
opere iniziate e quindi di insistere nei confronti del Governo
nazionale perchè tutti gli impegni assunti vengano mantenuti.
L'autonomia però non è uno slogan, ma un'idea di società che si
realizza attraverso comportamenti istituzionali coerenti. Nella
scorsa legislatura quando venivano ridotti i fondi del Governo
nazionale nei confronti della Sicilia e del Meridione, non tutti
quelli che si dichiarano autonomisti hanno avuto un atteggiamento
di contrasto nei confronti del Governo nazionale.
L'onorevole Bossi ora guarda alla Sicilia con interesse, al
nostro Statuto, parlando di una attualità della questione
meridionale. Il problema, a mio avviso, è che la questione
meridionale ed anche il problema del nord-est non devono essere
posti come sono stati posti finora.
Occorre pensare all'Italia come ad un insieme di scenari
territoriali diversi tra loro, sui quali intervenire con
politiche mirate e differenziate; adottare politiche uguali per
situazioni disuguali come è stato fatto durante il Governo
Berlusconi significa non volere ridurre gli enormi squilibri
sociali esistenti tra il nord e il sud. Noi dobbiamo pretendere
così com'è lo spirito solidale della nostra Costituzione che nei
confronti delle Regioni in ritardo di sviluppo ci sia
un'attenzione maggiore.
L'inadeguatezza delle infrastrutture rappresenta un grave
fattore di debolezza per tutto il sistema economico siciliano. Ma
non bisogna guardare soltanto alle grandi opere; è necessario
affrontare i sistemi logistici locali. La realtà autostradale va
migliorata anche nelle zone di maggiore marginalità geografica.
Penso alla Ragusa-Catania; non parlo del fatto che con la
ferrovia da Catania a Palermo impieghiamo 5 o 6 ore; l'altra
arteria di grande interesse, non solo dal punto di vista
economico, ma anche dal punto di vista dello sviluppo turistico
di un territorio straordinariamente ricco di risorse.
I quattro aeroporti siciliani vanno sostenuti con un
miglioramento dell'intera rete stradale e ferroviaria e vanno
sostenuti anche con una politica che riguarda i porti non per
creare nuovi organismi, ma per potenziare i porti esistenti. Io
penso alle problematiche legate, guardando il mio collega di
Gruppo, alle condizioni difficili nelle quali opera il Comune di
Pozzallo, non solo perchè il sistema aeroportuale di Pozzallo ha
bisogno di un completamento ma anche per altre problematiche
delle quali parlerò subito dopo.
Il Mediterraneo può diventare, o il luogo del conflitto, come
appare in questo periodo, o il laboratorio per sperimentare una
possibilità di collaborazione di differenti visioni del mondo
sulle quali potere praticare un modello di pacifica e duratura
convivenza.
Il 2010 sta arrivando e nonostante la rivista dell'Assemblea
regionale, si chiami Euromediterraneo', la Sicilia è in coda,
non solo per quanto riguarda gli scambi commerciali ma anche le
iniziative culturali. Una bella iniziativa, Presidente Cuffaro,
istituzionale sulla pace in questo periodo potrebbe assumere un
rilievo internazionale ed anche una riflessione sulla politica
degli immigrati.
Noi siamo per l'accoglienza, anche delle diversità, perchè la
Sicilia è stata crogiolo di civiltà, e quindi non vogliamo
dimenticare questo grande sentimento di accoglienza. Il problema
dell'immigrazione clandestina va affrontato in termini più decisi
non soltanto nelle rivendicazioni che dobbiamo fare nei confronti
del Governo nazionale ma anche per ciò che possiamo fare per
affievolire le difficoltà. Ad esempio, Pozzallo ed altri comuni
hanno sbarchi di clandestini che continuano in maniera esasperata
e incessante.
Per il lavoro delle prossime settimane noi proponiamo in primo
luogo la riforma dello Statuto. Il nuovo Statuto, purtroppo, non
è entrato in vigore perché è stato approvato soltanto alla fine
della scorsa legislatura.
Siamo pronti ad accettare anche la proposta di trasmettere a
Roma così com'è lo Statuto che abbiamo votato in maniera
bipartisan. Se qualcuno la pensa in maniera diversa, possiamo
anche fare delle modifiche in tempi brevi nella Commissione
Affari istituzionali , che può diventare la Commissione che ha
un'interlocuzione con la Commissione Affari costituzionali del
Senato e della Camera che - come voi sapete - sono presiedute da
due parlamentari eletti in Sicilia. Però, se poi prevale l'idea
della formazione della Commissione speciale per lo Statuto, mi
auguro sia un'idea a termine, perché il lavoro fatto nella scorsa
legislatura va sicuramente preservato e può essere migliorato.
E' necessario un impegno particolare per le politiche sociali,
con specifico riferimento al miglioramento della legge sulla
famiglia, agli interventi per gli enti locali, alle politiche per
il lavoro stabile.
Quando io parlo del miglioramento delle politiche per la
famiglia penso al fatto che la legge n. 328 non è stata
pienamente applicata in Sicilia perché non è stata nemmeno
recepita. Abbiamo operato con interpretazioni e decreti e,
quindi, mi auguro che il nuovo Assessore ponga mano a questo
settore per riequilibrare una situazione di grande interesse,
soprattutto per i cittadini più deboli.
Occorre recepire la normativa nazionale per la difesa del
suolo. Il nostro territorio è la risorsa maggiore e anche le cose
che sembrano negative potrebbero essere trasformate in risorse.
Penso al rischio idrogeologico, ai terremoti, alle frane che la
Lombardia non si può permettere ma che, se ben gestite,
potrebbero diventare anche un elemento di sviluppo per la nostra
Regione e per il Meridione. L'Etna, ad esempio, è un laboratorio
di straordinario interesse scientifico mondiale e quindi, una
legge che valorizzi l'Etna in maniera completa per farla
diventare patrimonio mondiale dell'UNESCO non sarebbe
un'occasione sprecata. L'acqua in Sicilia resta un problema e,
quindi, dobbiamo pensare all'istituzione o di una authority
regionale per le acque che sia al tempo stesso struttura tecnico-
operativa e di programmazione, oppure cercare di intervenire per
quanto riguarda il completamento delle dighe in maniera più
veloce ed efficiente.
E' importante approvare anche la riforma - come ha detto il
Presidente - della formazione professionale, del trasporto locale
(siamo una delle poche regioni che non ha la legge sul trasporto
locale), del settore forestale. A tal proposito, va rivista la
legge che abbiamo fatto alla fine della legislatura in quanto non
è esaustiva degli interessi del mondo agricolo e forestale.
Un impegno straordinario deve essere espresso per la definitiva
stabilizzazione di tutti i precari. Noi ci troviamo con una legge
che ha stabilizzato i lavoratori precari degli enti locali a 24
ore e i lavoratori precari della Regione a 36 ore. Abbiamo
creato ingiustizie e questa stessa legge della stabilizzazione
dei precari negli enti locali non è facilmente applicabile.
Dobbiamo, dunque, rivedere questa legge per renderla organica e
per mettere fine a tutto il precariato.
Io credo che le difficoltà dipenderanno molto dal dialogo che
si instaurerà tra maggioranza ed opposizione. Noi non siamo per
un'opposizione totalmente antagonista. Vogliamo un confronto
serio sui contenuti, sulle cose da fare e sui problemi da
risolvere. Non siamo contro nessuno; siamo per la Sicilia, però
dobbiamo essere in condizione, nella distinzione dei ruoli, di
poter esprimere il nostro parere.
Mi auguro che si apra anche una stagione nuova di cultura
istituzionale nella quale entrambi gli schieramenti privilegino
gli interessi generali al di là della logica che ci può essere in
ciascuno.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, le dichiarazioni programmatiche di
ogni Governo rischiano spesso di essere un'occasione per dire
belle parole, di scivolare senza lasciare traccia e,
sostanzialmente, assumere il ruolo dell'atto necessitato
obbligato e nulla più.
E, invece, le dichiarazioni programmatiche di un Governo e di
questo Governo, in particolare, debbono essere un'occasione - e
sono state una occasione, onorevole Presidente - per fare un
bilancio su ciò che si è fatto nella legislatura passata,
analizzando cosa andava bene e cosa non è andato bene, e
tracciare sulla scia di questa analisi ciò che conviene fare alla
luce dell'esperienza e approfittare al meglio di ciò che è nelle
possibilità del Governo per migliorare le condizioni della
Sicilia.
Io non posso non partire da una considerazione. Nella scorsa
legislatura abbiamo segnato in Sicilia certamente un punto di
svolta rispetto al passato. Il punto di svolta a mio modo di
vedere è stata finalmente - e sottolineo finalmente - la capacità
di utilizzo dei fondi europei.
Onorevole Presidente, lei meglio di tutti noi sa che la
Sicilia, come la maggior parte delle regioni meridionali, si
contraddistingueva per non riuscire mai a spendere i fondi della
Comunità Economica Europea e anche i fondi CIPE, i fondi
nazionali; da ciò lascio immaginare a tutti cosa discendeva a
cascata: la mancanza di infrastrutture, la possibilità per i
criminali di avere sempre nuovi adepti, la mancanza di lavoro.
L'essere riusciti nella passata legislatura a invertire,
finalmente, questa iattura che ci portavamo addosso ci ha
consentito veramente di arrivare ad un punto di svolta che si è
concretizzato nel completamento di alcune infrastrutture, un
punto di svolta che si è concretizzato nell'apertura di nuovi
cantieri, ma un punto di svolta che si è concretizzato, per
esempio, nella sanità dove finalmente, e soltanto nei cinque anni
scorsi, si è riusciti a utilizzare i fondi che erano messi a
disposizione dal POP 94- 99 che mai erano stati utilizzati e
che hanno consentito alla nostra sanità, pur nelle difficoltà che
comunque incontra e nelle quali si dibatte, di fare un grande
salto in avanti.
L'altro aspetto che ha contraddistinto la legislatura passata è
stato certamente l'aspetto riformatore. Noi non possiamo
dimenticare che questo Parlamento nella legislatura passata è
riuscita a portare avanti una serie di riforme che mai in
passato, almeno per quantità, per volume, per intensità per
importanza, si eri riusciti a fare: dalla legge elettorale alla
legge sugli appalti, solo per citarne due che hanno segnato e
contraddistinto questa attività.
Onorevole Presidente, per il futuro noi abbiamo la strada
tracciata e la strada tracciata - così come ha annunziato nel
suo programma - non può prescindere dall'utilizzare ancora di
più e ancora meglio la possibilità - meglio ancora se è
accresciuta - di una maggiore quantità di fondi che vengono messi
a disposizione da parte della CEE per cercare finalmente
eliminare quel gap che c'è di infrastrutture e di sviluppo tra
la nostra regione e il nord Italia. L'utilizzo di questi fondi -
mi è piaciuto che lo abbia sottolineato nel suo programma - non
può essere più previsto con una logica di utilizzo a pioggia
senza una programmazione specifica, senza avere le idee chiare su
ciò che si può fare, su ciò che si deve fare, su ciò che è utile
fare.
Se noi riusciamo, onorevole Presidente, in questi cinque anni
a portare avanti questo programma (voi ci dovete sperare e sapete
che sarà così, perché ora iniziamo il capitolo nazionale che
affrontate voi), se noi riusciamo ad utilizzare questi fondi non
dispersi in mille rivoli ma finalizzati alla realizzazione di un
progetto che segua la logica di un programma, noi avremo fatto il
nostro dovere, avremo fatto tutto ciò che era nel nostro potere
per dare risposte alla nostra Regione. Ed è l'aspetto
fondamentale su cui lei ed il suo Governo, ma noi tutti come
Parlamento dobbiamo vigilare affinché sia realizzato e
mantenuto.
Per il resto, rispetto a ciò che è stato detto costantemente e
cioè che la Sicilia era un disastro e invece i dati dimostrano
che la Sicilia è l'unica Regione che è cresciuta in questi anni,
rispetto al fatto che il Governo nazionale abbia destinato nei
cinque anni passati meno fondi rispetto a prima alla Sicilia,
delle due l'una: o hanno ragione Padoa Schioppa e Prodi quando
dicono che la spesa pubblica è aumentata a dismisura in questi
cinque anni e quindi non è più sostenibile. Un esempio, a tal
proposito, è la sanità dove siamo passati da 62 mila miliardi
delle vecchie lire nel 2001 a 93 mila miliardi nel 2006. Quindi,
dicevo, delle due l'una: o si dice che il Governo di centrodestra
ha tagliato la spesa sociale, ha tagliato i fondi, ha tagliato i
trasferimenti ed allora non si può dire che la spesa pubblica è
aumentata a dismisura, oppure si prende atto della verità che è
stato, forse, l'unico Governo nella storia d'Italia che ha
aumentato i fondi per il sud, che ha aumentato i fondi per la
spesa sociale ed ha aumentato comunque i trasferimenti.
Ed i dati, gli ultimi dati anche di questi giorni, fanno
ragione di tante, tantissime ingiustizie: eravamo un paese in
declino , eravamo un paese morto , eravamo un paese
trapassato ; siamo, invece, un paese che da gennaio è in rapida
crescita con l'industria, con gli ordinativi, anche con gli
avanzi di bilancio. Si parlava del disastro di bilancio, lì a
dimostrare che invece c'è stata una grande ripresa perché la
crisi di prima non dipendeva dal Governo nazionale ma da fattori
che tutti conoscono.
Bene, noi siamo in presenza di un Governo che ha fatto il suo
dovere in passato, ma saremo vigili affinché tutto ciò che il
Presidente della Regione ha dichiarato in quest'Aula sia
mantenuto, vigileremo come Parlamento e come maggioranza
affinché i fondi e affinché tutte le attività del Governo sia
indirizzate verso la realizzazione di un programma e non con una
spesa che invece possa apparire poco avveduta, a pioggia e che
non raggiunge gli obiettivi.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ballistreri. Ne
ha facoltà.
BALLISTRERI Signor Presidente, onorevoli colleghi, le
dichiarazioni rese dal Presidente della Regione purtroppo, in
qualche misura, non ci inducono ad un ottimismo rispetto alle
prospettive di un cambiamento di marcia radicale del Governo di
questa Regione in ordine alle grandi questioni di scenario sul
terreno economico e sociale.
Abbiamo ascoltato petizioni di principio, giaculatorie,
dichiarazioni che in qualche misura rappresentano il volto di una
Sicilia lamentosa e subalterna ripiegata su se stessa, bella e
inerte l'avrebbe definita Goethe nel suo viaggio in Italia.
C'è bisogno di ben altro nella nostra Regione; c'è bisogno di
ben altro per la nostra Regione. C'è bisogno di uno sviluppo
produttivo, di un lavoro sicuro e non precarizzato quale è quello
realizzato nei cinque anni passati dal Governo dell'onorevole
Cuffaro. C'è bisogno sì di un popolo, ma di cittadini e non di
sudditi. Un popolo con diritti, con diritti sociali con i diritti
individuali. C'è bisogno davvero di una seria lotta alla mafia,
alla grande criminalità organizzata che si realizza non soltanto
sul terreno della repressione, ma anche sul terreno della
prevenzione e delle regole, delle regole finalizzate al rispetto
del sistema normativo.
In particolare, mi riferisco alla pubblica amministrazione che
non deve essere uno strumento ostativo o addirittura antagonista,
come accade spesso o sovente, di opportunità di sviluppo e del
mondo delle imprese, ma deve essere, al contrario, uno strumento
che agevoli la vocazione all'intrapresa, assecondi la volontà di
investire nella nostra regione. Insomma, noi auspichiamo, come
gruppo Uniti per la Sicilia' dentro il centrosinistra, che ci
sia una diversa attenzione delle ragioni del rapporto tra mercato
e diritti sociali; lo definiamo un compromesso riformista, quel
compromesso che Emanuele Macaluso negli anni '50 sintetizzava, da
riformista d'antan, nell'impegno di realizzare ogni giorno
qualcosa per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori, per
far avanzare in loro una coscienza politica più alta.
Ebbene, su questo terreno, sul terreno delle problematiche dei
lavoratori, dei pensionati, dei giovani, delle aspettative di
riscatto della gente di Sicilia, dobbiamo dire che non basta
citare l'aumento del PIL, questo idola tribus bugiardo utilizzato
dalle grandi organizzazioni tecnocratiche internazionali, come il
fondo monetario, per giustificare la compressione dei diritti
sociali. C'è bisogno anche qui di ben altro; c'è bisogno che il
reddito prodotto venga redistribuito sul piano sociale, che ci
siano vere politiche di welfare e non di assistenzialismo, che ci
sia una occupazione produttiva e non legata all'idea della
flessibilità selvaggia. Insomma, non c'è bisogno di riesumare
vecchie teorie economiche liberiste, magari temperate da un po'
di compassione, quel conservatorismo compassionevole che ha fatto
il suo tempo anche oltre Atlantico nell'America di George Bush.
Ed allora, la prospettiva euromediterranea certamente, ma deve
essere perseguita davvero, con una forte capacità di intervento
politico su questo terreno. Anche qui il nostro rapporto con
l'Europa è un rapporto purtroppo subalterno. Tutta la politica
europea è una politica che si è giocata in verità sul piano di
una visione monetarista; l'Europa di Maastricht è un'Europa dei
banchieri centrali e non un'Europa capace di dare risposte
all'idea dell'Europa sociale, dei cittadini, quella che auspicava
Altiero Spinelli e i grandi europeisti e federalisti del
dopoguerra.
Noi abbiamo una carta davvero importante che è la cultura
mediterranea, una cultura in cui popoli e civiltà si sono
incontrati storicamente, il meticciato si usa dire oggi. Sì,
questo meticciato si è sviluppato nel continente liquido,
qualcuno definisce il Mediterraneo, si è sviluppato in modo
particolare in Sicilia, ma noi questa cultura dobbiamo metterla a
valore, è una cultura di pace in primo luogo. Penso al terribile
conflitto che sta sconvolgendo il Libano, questo conflitto
interminabile israelo-plastinese che va risolto proprio con la
capacità di mettere assieme culture differenti che nel
Mediterraneo si sono storicamente incontrate per far sì che lì ci
siano due popoli in due nazioni.
Allora, la costruzione della prospettiva euromediterranea non è
una parola ed uno slogan, ma deve essere seriamente perseguita
perché in essa c'è la possibilità di dare una risposta ai temi
dello sviluppo dell'economia, dello sviluppo del lavoro
produttivo, la zona di libero scambio.
La nostra Regione deve essere la piattaforma, ma per fare
questo non bastano le petizioni di principio, c'è bisogno che la
nostra isola venga apprezzata sul piano delle infrastrutture,
diventi davvero una piattaforma logistica, diventi lo strumento
attraverso cui l'Europa dei banchieri, di Maastricht che dobbiamo
cambiare si possa incontrare con i Paesi del sud del
Mediterraneo. Questa è la grande sfida su cui è possibile anche
un dialogo tra Governo ed opposizione a patto che si sgombri il
campo da visioni vecchie e logore dell'intervento economico in
chiave assistenzialistica. Dobbiamo mettere da parte, insomma,
quelle prediche inutile di cui Luigi Einaudi parlava a suo tempo.
Sulle altre questioni di merito che il Governo ha portato qui,
oggi, in Aula c'è la questione istituzionale. Non vi è dubbio che
abbiamo l'esigenza al più presto di completare il lavoro circa lo
Statuto, ma sullo Statuto, posto che c'è la disponibilità di una
corsia preferenziale perchè questo arrivi presto al Parlamento
nazionale, dobbiamo sgomberare il campo anche qui rispetto ad un
tema di natura politica.
Vedo che strumentalmente sulla pubblicistica nazionale la Lega
di Bossi e qualche altro corifeo della Casa delle Libertà si
ingegnano per tentare un'equazione impossibile tra il nostro
Statuto e ipotesi di riforma dello Statuto del Lombardo-veneto.
Su questo dobbiamo essere seri e rigorosi. Lo Statuto siciliano è
uno statuto che è già al limite di un federalismo solidale, come
si dice oggi e su questo terreno non vanno assecondati cedimenti
strumentali, non va assecondata l'idea, insomma, che si possa nel
nostro Paese generalizzare il modello della Catalogna perché é un
modello che è estraneo alla storia delle dinamiche politiche
istituzionali della nostra nazione.
Anche perché, diciamolo con grande franchezza onorevole
Cuffaro, i cittadini italiani hanno sgomberato il campo dalla
mala pianta di una devolution mortale per le prospettive del sud
e di questa regione. Non vogliamo che ciò che è stato cacciato
dalla porta dal consenso popolare e democratico, in qualche
misura si tenti di farlo rientrale dalla finestra in modo
surrettizio.
Su questo deve svilupparsi un confronto di merito perché si
velocizzino le procedure per mandare lo Statuto approvato nella
scorsa legislatura a Roma ma come strumento di tutela delle
nostre prerogative autonomistiche. Questo è il tema fondamentale
di discussione e di confronto.
Così come credo si debba essere contrari a quel
presidenzialismo strisciante che ha segnato la XIII legislatura.
Non siamo d'accordo su visioni presidenzialiste ancorché ispirate
ai poteri riformati assegnati al Governo della Regione dalla
legge.
Il richiamo che ha fatto il Presidente Micciché alla centralità
parlamentare è un richiamo che noi troviamo corretto, è un
richiamo importante, noi continuiamo ad essere una Regione ed un
Paese a struttura parlamentare, è un richiamo fondamentale perché
il confronto possa avvenire qui in quest'Aula. Ed anche perché
dobbiamo evitare un pericolo: vedo che spesso c'è un riferimento
storico: il Parlamento più antico d'Europa, il Parlamento dei
Normanni, non vorremmo che qualcuno si ingegnasse che il richiamo
sia al Parlamento dei baroni che ratificavano il volere del
sovrano. Non è questo il modello. Dobbiamo far sì che l'Assemblea
regionale riacquisti le funzioni e le prerogative storiche e
istituzionali sul piano della produzione normativa, in funzione,
ovviamente, di quel bene comune che lei, Presidente Cuffaro, ha
richiamato.
Quindi, nuova centralità del Parlamento, capacità di produzione
legislative snella, diretta e immediata.
Un occhio di riguardo, ovviamente, per le questione dello
sviluppo produttivo al cui interno alcuni temi sono assolutamente
carenti nelle dichiarazioni che lei ha reso. Penso ai problemi di
un'industria rinnovata, di terza generazione, l'industria
dell'informatica, dell'elettronica: nessun richiamo a questi
temi, così come a quelli di un piano per l'agricoltura e per
l'ambiente.
Il Gruppo Uniti per la Sicilia', che è un gruppo espressione
di forze certo eterogenee ma che culturalmente guardano ad una
visione di cambiamento profondo e radicale dell'agire delle
modalità della politica in questa Regione, il Gruppo che ho
l'onore di presiedere e che ha supportato la candidatura alla
Presidenza della Regione di prestigio dell'onorevole Rita
Borsellino, starà impegnato su queste tematiche.
Non sarà contrario a sviluppare occasioni di confronto a patto
che il confronto sia reale e non di facciata e che si sviluppi
appunto dentro quest'Aula parlamentare; ma sarà impegnato
soprattutto a sconfiggere una concezione della Sicilia, quella
Sicilia descritta da Leonardo Sciascia efficacemente con una
metafora: Qui da noi in Sicilia anche lo scirocco è una
dimensione dell'anima . Noi siamo contrari a sciroccare i
siciliani. Noi desideriamo e ci batteremo per una Sicilia
produttiva, una Sicilia libera e solidale, la Sicilia che
vogliamo, una Sicilia in cui per i giovani ci sia una prospettiva
di avvenire.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro. Ne ha
facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, credo che l'odierna seduta sia una seduta da inquadrare
in un contesto certamente diverso rispetto alle normali
convocazioni del Parlamento, perché se é vero che il Presidente
candidato della Regione, onorevole Cuffaro, ha vinto le elezioni
le ha vinto ovviamente per un programma che è stato condiviso
dall'elettorato, tuttavia ha ritenuto in questo contesto, di un
Parlamento che certamente vuole approfondire alcuni argomenti,
incontrare e spiegare, meglio ancora fare in modo che ci sia
anche un sereno dibattito in questo Parlamento su quelle che sono
le sue dichiarazioni programmatiche e sul suo programma.
E' chiaro che in questo senso il Governatore ha un suo
programma e lo intende portare avanti. Tuttavia, credo ci sia
anche il modo di potere interloquire con l'istituzione e potere
anche fare le proprie riflessioni sulle cose che possono venire
fuori da questo dibattito.
E' un dibattito breve che certamente sarà utile all'istituzione
come elemento anche di riflessione ed elemento di valutazione
delle dichiarazioni programmatiche.
Credo che questo Governo non si misurerà dagli atti che la
Giunta di Governo formulerà, ma si manifesterà certamente per le
leggi che questo Parlamento approverà, per le leggi che anche il
Governo della Regione porterà in quest'Aula, che il Parlamento
con la sua maggioranza condividerà. Sarà questo il metro di
valutazione della capacità di questo Governo di potere esprimere
la sua azione politica e di poter fare in modo che il Governo
lavori per la Sicilia.
Lei sa, onorevole Presidente della Regione, che sin dalla
costituzione del Gruppo del Movimento per l'autonomia, avvenuto
lo scorso anno, abbiamo manifestato un forte indirizzo verso la
sua persona. Come diceva poc'anzi nel corso delle dichiarazioni
programmatiche, bisogna porre la Sicilia al di sopra di qualsiasi
interesse, al di sopra degli interessi che ci possono essere
anche di carattere politico che provengono da Roma perché lei sin
dal primo momento ha dato le garanzie che il Movimento per
l'autonomia richiedeva.
Abbiamo condiviso la sua candidatura, l'abbiamo sposata,
abbiamo illustrato il suo programma e credo che siamo stati anche
determinanti in una campagna elettorale difficile, complicata
che, tutto sommato, ha dato il risultato sperato.
Su questo argomento, a proposito delle cose da fare, vorrei
dare un modesto contributo, qualche considerazione, qualche
riflessione affinché questo Governo si possa attivare rispetto ad
alcune cose importanti.
Lei, onorevole Presidente della Regione, ha parlato di un
argomento che è il massimo del ragionamento politico che ci sarà
in questa legislatura: i ponti strutturali. A tal proposito, ho
da lamentare certamente la macchinosità e l'estrema complessità
degli strumenti che sono stati posti in essere la scorsa
legislatura proprio per l'utilizzo dei fondi strutturali.
Diversi sono stati i passaggi: dal Quadro comunitario di
sostegno, dal POR, dal Complemento di programmazione e da misure
e sottomisure, ma credo che il vero elemento che va rivisto sia
quello del pensare al finanziamento della singola opera e non
inserire la singola opera in un contesto diverso che sia quello
di filiera. Che senso ha pensare ad intervenire a finanziare
un'opera quando non c'è un contesto entro il quale si inserisce
quell'opera? Per esempio, finanziare un'impresa di carattere
alberghiero per la fascia turistica della città di Agrigento dove
risiedo ritengo possa servire a proporre al turista, in una città
in cui solitamente ci si reca per visitare i siti archeologici,
ulteriori proposte di intrattenimento.
Chiedo, pertanto, che nella prossima programmazione possano
essere inseriti i concetti di partnership con imprese del nord,
inserire concetti di filiera perché si passi dal finanziamento
delle singole opere, avulse da un contesto più generale, ad un
esame più complesso, alla possibilità che la Regione individui le
filiere e nell'ambito di queste si facciano i bandi per avere un
organigramma di sviluppo del territorio.
Vorrei sottolineare, inoltre, l'esigenza forte del Movimento
per l'autonomia a proposito della modifica dello Statuto. Noi
ribadiamo il nostro impegno in tal senso, pur consapevoli che non
si tratta di una questione da affrontare nell'immediato.
Crediamo fermamente nell'esigenza di dare vita alla Commissione
per la modifica dello Statuto non soltanto per integrare il
lavoro preziosissimo svolto nel corso della passata legislatura,
ma devono essere portati avanti anche i regolamenti attuativi che
debbono servire, secondo me, a riformare veramente la Regione
siciliana.
Quindi, da parte nostra, signor Presidente, chiediamo di non
avere fretta su questo argomento, chiediamo un approfondimento -
lo dico anche a lei come Governatore - non c'è motivo di avere
fretta, signor Presidente.
Altro argomento sul quale mi piace intervenire è la cosiddetta
area di libero scambio. Lei sa che nel nostro programma, che
consta essenzialmente di cinque punti, abbiamo dato un'importanza
notevole a tale vicenda perché, come diceva prima il collega,
crediamo che la Sicilia possa essere veramente una piattaforma
per la commercializzazione dei prodotti che arrivano dalla Fiera
del Nord o anche dall'Asia, ma, a sua volta, possiamo creare
industrie in Sicilia per la trasformazione, ma certamente abbiamo
la necessità di agganciare il discorso della filiera ad un
ragionamento politico di forte impegno infrastrutturale.
Non vedo, in questo senso, da parte del Governo nazionale, dai
primi segnali che arrivano, un impegno di attenzione politica
verso la Sicilia, per esempio non vedo ministri del Governo
nazionale.
Ritengo che ci troveremmo, in questi ultimi cinque anni, ad
uno sforzo notevole da fare e che noi stessi dobbiamo fare,
tenendo conto che proprio il capitolo delle fonti strutturali è
l'unica fonte per attingere finanziamenti.
Un altro concetto è quello della burocrazia. Abbiamo fatto
notevoli passi avanti rispetto a vent'anni or sono, ma ancora ci
sono sacche, non dico di resistenza, ma comunque di forti
contraddizioni interne.
L'altro giorno, per esempio, dicevo all'assessore alla sanità,
incontrandoci per caso che l'azienda AUSL di Agrigento ha
trasmesso, dalla fine del 2005, l'atto aziendale.
Mi creda, nonostante le forti sollecitazioni dell'assessore e
sue, signor Presidente della Regione, ancora su questo atto
aziendale, importante per la vita amministrativa dell'azienda
ospedaliera, non si hanno notizie precise, nemmeno
interlocutorie.
E' giacente negli uffici dell'assessorato in attesa di
chiarimenti da un dirigente all'altro e, certamente, questo non
fa altro che bloccare la vita dell'Azienda ospedaliera in un
momento in cui bisogna avere forte attenzione per la sanità, non
solo per i casi di mala sanità, ma anche per una buona
amministrazione affinché possa essere organizzata al suo interno
con i dirigenti, con i funzionari e con quant'altro.
Qualche altra battuta in ordine alla questione dell'ambiente.
Credo che dobbiamo avere la capacità di portare avanti il disegno
di legge sui piani regolatori della scorsa legislatura.
Siamo assolutamente d'accordo sia per quanto riguarda i piani
infrastrutturali, sia per i piani di attuazione che devono essere
fatti dai Comuni.
Riteniamo che bisogna assolutamente riflettere su quello che è
il risanamento delle coste perché se questo vuol dire risanare
tutto ciò che si trova dalla battigia fino a trecento metri,
credo che difficilmente potremo trovarci d'accordo perché
riteniamo che questo può essere una scorciatoia sanare
costruzioni abusive lungo la fascia costiera, quando invece
riteniamo che il risanamento delle coste debba essere trattato in
un contesto più ampio del territorio.
Un'ultima cosa, signor Presidente, riguarda l'argomento
principe del Movimento per l'Autonomia: la cosiddetta battaglia
per la fiscalità di vantaggio.
Non so concretamente, in questo momento, dopo l'azione che è
stata fatta nella competente Commissione europea in ordine alla
fiscalizzazione, se sono stati fatti altri passi avanti.
Però, signor Presidente, lei lo ha detto più volte, lo disse
anche nella scorsa legislatura nelle sue dichiarazioni
programmatiche, dell'importanza strategica che potrebbero avere i
fondi strutturali agganciate alla fiscalità di vantaggio.
Dovremmo misurarci su questa battaglia e confrontarci con
l'Unione europea, con lo stesso Governo nazionale perché dobbiamo
trovarci nelle condizioni di operare nell'interesse della Sicilia
ma, soprattutto, creando le condizioni affinché, attraverso il
superamento delle condizioni che hanno visto, fino ad oggi,
preoccupazione in ordine alla legalità, allo lo sfruttamento
minorile e al lavoro nero, si possa utilizzare questo strumento
di carattere tecnico, finanziario e che possa essere l'elemento
di attrazione per le imprese del nord Italia e anche dell'Europa.
Su queste questioni, onorevole Presidente, le auguro buon
lavoro con l'auspicio che questo Parlamento possa lavorare bene
per fare leggi buone nell'interesse della Sicilia e dei
siciliani.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne
ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, se posso esprimere un giudizio
sull'insieme delle sue dichiarazioni programmatiche vorrei
provarlo a definire con una dichiarazione di aggettivi, con una
scarsa propensione ad affrontare i sostantivi, ovvero quelle
questioni di una Regione che è segnata, come non mai, da una
sensazione di sfiducia diffusa.
Anche qui - lo dico con una battuta - credo che forse siamo la
prima generazione che in cuor nostro pensiamo che il futuro dei
nostri figli possa probabilmente essere peggiore del nostro
presente.
In fondo ciò che ha segnato il patto tra le generazioni è
sempre stata l'idea del fare i sacrifici per migliorare la tua
vita e consentire ai tuoi figli di stare in un mondo migliore.
Tutto questo non avviene solo in Sicilia, ma in questa Regione,
in qualche modo, le condizioni complessive di un mondo che cambia
e che cambia con una tumultuosità molto spesso incomprensibile e
anche con una ferocia grave - assistiamo in queste ore a fatti
che sono a pochi chilometri dalle nostre coste - è aggravato
anche da una condizione materiale di difficoltà.
Ecco perché, mi sarei aspettato, nella sua dichiarazione
programmatica, che lei affrontasse e desse il senso di una
terapia d'urto rispetto alle questioni di cui parlano i
siciliani: gli agricoltori che non riescono a vendere i prodotti,
la sanità dove lei, cinque anni fa Presidente, nel presentarsi a
quest'Aula ipotizzò, nell'attività del suo Governo, l'idea e la
possibilità di separare domanda e offerta.
Nei cinque anni del suo Governo, lei ha fatto dipendere la
domanda dalla quantità di offerta che ha prodotto. Di una sanità,
comunque, dove sono tanti i siciliani che continuano a
considerare il miglior medico l'aeroporto di Palermo, di Catania
o di Trapani perché è l'unico luogo dove possono aspirare ad
avere in qualche modo una sanità migliore rispetto a quella che,
in diversi posti della Sicilia, si propina, malgrado ci siano
anche punte di qualità e tanta gente che fa con onestà e con
grande sacrificio il proprio lavoro.
Mi sarei aspettato che lei ci dicesse qualche cosa sulla
strategia del suo Governo dopo la fine dell'emergenza rifiuti.
CUFFARO presidente della Regione. C'è il programma.
CRACOLICI Onorevole Presidente, ho ascoltato le sue
dichiarazioni.
CUFFARO presidente della Regione. Avrei parlato per altre
dodici ore, non l'ho ritenuto opportuno.
CRACOLICI No, proverò in dieci minuti a cercare di
identificare quelle priorità che considero importanti.
CUFFARO presidente della Regione. Proprio sui rifiuti c'è un
programma a parte che lei certamente avrà letto.
CRACOLICI Onorevole Presidente, domani i siciliani
leggeranno o ascolteranno quello che lei ha detto in questa Aula
non quello che ha scritto nel suo programma.
Ecco perché, ripeto, mi sarei aspettato una terapia d'urto
rispetto ai problemi.
Mi chiedo che fine faranno i termovalorizzatori, quale sarà
l'effetto delle dichiarazioni che qualche giorno fa sono state
fatte al Parlamento nazionale da parte del Ministro
dell'Ambiente, i temi relativi all'acqua, al fatto che ancora
comuni, territori della Sicilia continuano a non avere l'acqua
tutti i giorni.
Cosa intende fare questo Governo di seconda legislatura
rispetto ad una difficoltà sempre crescente nella sua capacità di
reperire risorse al servizio dello sviluppo.
Noi fra qualche settimana faremo, mi auguro fra qualche
giorno, il DPEF, fra qualche mese ci confronteremo sul bilancio,
sulle risorse che questa Regione potrà utilizzare al servizio
delle politiche necessarie per fare riprendere questa Isola.
Però sappiamo bene che anno dopo anno abbiamo costruito un
bilancio utilizzando sempre più il sistema del falso in atto
pubblico, nel senso che sapevano di approvare bilanci dove le
entrate erano false e le uscite erano certe.
E questa è stata una pratica che si è sviluppata e adesso
siamo in un momento di difficoltà, di collasso. Cosa facciamo,
al di là delle dichiarazioni di principio, di una legalità
deturpata da una mafia che paradossalmente mai come in questi
ultimi anni è stata colpita nei suoi vertici militari, ma mai è
apparsa così forte e potente nelle sue relazioni politiche e
sociali.
E' un paradosso I capi stanno in galera, finalmente dopo anni
di latitanza, ma la capacità di relazione con il sistema della
Sicilia compreso, e forse molto spesso, la politica, costituisce
un momento di alta pericolosità sociale e anche su questo lei dà
delle dichiarazioni di principio del ripudio, della mafia fa
schifo, insomma, al di là degli aggettivi con i quali ci
esprimiamo, mi chiedo cosa facciamo.
Ho ascoltato le sue parole rileggendo il suo intervento di
cinque anni fa e allora lei indicò a questo Parlamento una
mission alla politica nel suo insieme, maggioranza e opposizione,
ma innanzitutto alla sua maggioranza ed al suo Governo, di essere
ambasciatori della Sicilia perché una delle condizioni di
successo della sua compagine governativa e della sua maggioranza
costituiva allora - e io dico dovrebbe costituire oggi - la
possibilità di fare uscire la Sicilia da una marginalità di
immagine che vive fuori dai suoi confini, sia in Italia, sia in
Europa, che nel resto del mondo.
Possiamo dire con onestà che cinque anni dopo la politica
siciliana, la compagine di governo che ha guidato la Sicilia, è
stata tra le peggiori dal punto di vista della rappresentanza di
una immagine diversa e migliore fuori dai confini della Sicilia,
e su questo c'è una lunga cronaca che potremmo citare.
Ci saremmo aspettati un programma di governo di una
legislatura che sappiamo tra l'altro essere differente dalla
precedente che, invece, nasceva con l'entusiasmo dell'elezione
diretta del Presidente, di un Governo che sarebbe durato fino
alla fine e che lo avremmo giudicato non per le questioni che
avrebbe detto, ma per quanto avrebbe fatto.
Oggi apriamo questa XIV legislatura, al di là del refuso
tipografico del suo programma che cita la XVI legislatura, in una
condizione di incertezza sulla durata di questa legislatura.
Ho dichiarato ai giornali che siamo, forse per la prima volta,
la classe politica che nel suo stato d'animo vive la condizione
di LSU, cioè di una precarietà nella sua funzione. Una condizione
d'animo diversa rispetto a chi si presenta in questo Parlamento
annunciando atti di Governo che diano il senso di un risveglio,
di una rinascita, di uno sviluppo complessivo.
Lei ha citato dei dati, ricordando i dati dello SVIMEZ, ma come
lei sa, gran parte del nostro successo economico nel 2005, è
dovuto ad una disgrazia internazionale, ovvero al fatto che
crescendo il costo del petrolio aumenta la nostra capacità di
export siciliano, essendo noi la principale Regione che fa
raffinazione dei prodotti petroliferi.
Quindi, la nostra è una crescita che non si fonda su una
economia reale, altrimenti non capiremmo perché la crescita di
cui lei parla è segnata da altri indicatori che lei non dice,
ovvero dal fatto che si riducono i consumi in Sicilia, che
aumenta l'indebitamento delle famiglie, dal ricorso alle banche
e a coloro che finanziano per potere arrivare alla fine del mese.
Noi rispetto a queste questioni, vogliamo provare a capire, a
concentrare la nostra attenzione su come mettere in movimento
questa Sicilia, su come siamo in grado di liberare risorse non
solo per finanziare i futuri fondi strutturali, ma per evitare
che il 2006 sia un anno del disimpegno degli interventi previsti
di Agenda 2000.
Noi vorremmo prima o poi conoscere ufficialmente in questo
Parlamento, avendone finalmente la possibilità, di avere un
confronto vero su cosa è stata Agenda 2000, su come sono state
utilizzate le risorse.
La Fondazione Curella ha pubblicato ieri il rapporto che lei
Presidente Cuffaro e l'Assessore per il Bilancio avete commentato
positivamente, un rapporto che sostiene che per il 2005 la
crescita del PIL in Sicilia è stata dello 0, 2%.
Se malgrado i fondi dell'Agenda 2000 cresciamo solo dello 0'2%,
mi chiedo quale sia la capacità di crescita di questa Regione
con i fondi propri, a quale modello di sviluppo sono state
impiegate le risorse di Agenda 2000.
Ecco avremmo voluto discutere per quale modello di sviluppo
lavorare in questa Regione.
Queste dichiarazioni di preoccupazioni non sono soltanto la
testimonianza di una opposizione che tende a rappresentare i
fatti con negatività, ma ho letto qualche giorno fa, le
dichiarazione del nuovo Assessore regionale per l'Agricoltura,
che sostiene che vi sono tante risorse dei fondi europei previsti
per l'agricoltura che non riescono ad essere spesi.
Fa parte o non fa parte tutto questo dei pericoli di disimpegno
delle risorse comunitarie a favore della Sicilia?
Io ho ascoltato una Sicilia che non c'è o che noi vorremmo che
ci fosse e su quello potremmo essere anche tutti d'accordo, ma
per avere la Sicilia che lei ha sognato nel suo intervento,
dovremmo provare a costruire la Sicilia con gli occhi aperti.
Sono questioni sulle quali noi intendiamo svolgere la nostra
funzione non becera, non dei no , ma un'opposizione delle
proposte.
Noi proveremo già nelle prossime ore a sfidare il suo governo,
il nuovo Assessore alla sanità, per dare concretezza a quella
affermazione di separare domanda e offerta. Separiamo per
davvero domanda e offerta.
Nessuno che gestisce offerta sanitaria può essere allo stesso
tempo erogatore di prestazione. Separiamo le aziende ospedaliere
dalla gestione del sistema del governo della sanità, sia nel
settore della prevenzione che nella territorialità.
Facciamo in modo che l'integrazione socio-sanitaria sia
effettiva. Istituiamo le nuove aziende socio-sanitarie locali,
integriamole fisicamente.
Oggi c'è anche diversità di competenze persino nel vostro
governo, concentrate in due Assessorati distinti, la famiglia e
la sanità, dimostrano che non c'è integrazione persino con il
centro di comando, figuriamoci poi nella capacità effettiva di
garantire prestazioni.
Affrontiamo i problemi del mercato del lavoro, mettendo mano
agli strumenti che lo regolano, per esempio la legge Biagi e a
tal fine lei ha annunciato l'intendimento di mettere mano alla
legge sull'apprendistato.
Su quello contribuiremo con le nostre idee e con le nostre
proposte perché sentiamo che in questa terra alla precarietà di
una condizione di lavoro ed esistenziale si è aggiunta una
condizione di drammatica precarietà di migliaia di giovani
costretti a guadagnare qualche centinaio di euro al mese, magari
in un call center che è stato scambiato come modello di sviluppo
vincente del nuovo secolo.
Su queste questioni vogliamo provare a misurarci con il suo
governo, assieme alle questioni più complessive che riguardano le
riforme, a partire dalla riforma dello Statuto.
Io ribadisco anche il nostro impegno a far sì che lo Statuto
abbia tutta l'accelerazione necessaria perché questa Regione si
doti di un nuovo strumento, ma lo possiamo fare, signor
Presidente, anche grazie al fatto che è stato battuto il suo
disegno politico.
Lei era tra i sostenitori di quel referendum che ipotizzava
un'altra Italia, dove l'autonomia siciliana sarebbe stata un
orpello del passato, altro che l'Italia delle autonomie, era
un'Italia dei forti contro i deboli.
Fortunatamente anche i siciliani, con una grandissima
maggioranza, hanno impedito che quel disegno, voluto sotto il
ricatto della Lega, potesse affermarsi.
Noi vogliamo lavorare per dare autorevolezza e prestigio a
partire da questa Istituzione.
In questi cinque anni questo Parlamento è stato ridotto ad
essere nel migliore dei casi un luogo di semplice approvazione
dei pochi provvedimenti che il governo ha emanato.
Questo è un Parlamento che ha avuto una scarsa propensione alle
riforme. Vogliamo e ci batteremo perché questa possa essere
anche la legislatura delle riforme, di quelle che servono alla
Sicilia, non di quelle che servono all'opposizione e saranno i
prossimi mesi a dire se avevamo ragione nel dare un giudizio,
oggi negativo, sulle sue dichiarazioni programmatiche.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Cascio. Ne ha
facoltà.
CASCIO Signor Presidente dell'Assemblea, onorevole Presidente
della Regione, colleghi deputati, il gruppo parlamentare Forza
Italia ha sostenuto nel passato e sosterrà il governo Cuffaro
anche nella XIV legislatura, un governo che rappresenta
certamente una continuità politica programmatica con i due
Governi sempre a giuda Cuffaro della precedente legislatura, di
cui ho fatto parte nella qualità di vice Presidente della
Regione.
Un governo che certamente ha segnato, malgrado quello che pensa
il collega Cracolici, un netto segnale di discontinuità con i
governi del passato e che ha segnato decisamente una inversione
di tendenza rispetto alla politica attuata in Sicilia nei decenni
precedenti alla elezione diretta del Presidente della Regione.
Se è vero, come è vero, che tutti gli indicatori economici
continuano a confermare che il Pil della Sicilia cresce e
continua a crescere nonostante nelle altre regioni d'Italia non
sia così; che il tasso di disoccupazione è stato dimezzato dal
precedente governo nei cinque anni appunto di governo Cuffaro;
così come è stato quasi completato il percorso di stabilizzazione
dei cinquantacinquemila precari che abbiamo trovato e,
certamente, non abbiamo creato.
Questa azione di innovazione forte del governo della Regione è
stata sempre affiancata da una lotta costante alla mafia che
abbiamo voluto fare non soltanto con gli slogan - che a volte
sono anche essi opportuni e utili - ma soprattutto con azioni di
governo e quindi con atti amministrativi concreti.
Certo è vero che nei cinque anni, il centro destra che ha
governato in Sicilia ha avuto l'affinità, l'affetto, la
solidarietà, l'aiuto del governo Berlusconi, c'erano tanti amici
parlamentari e sottosegretari, c'era l'onorevole Miccichè, oggi
Presidente dell'Assemblea regionale che è stato sempre a fianco
del governo della Regione con atti amministrativi concreti che ci
hanno permesso molto spesso di bussare alle porte del Governo
nazionale e trovare solidarietà, aiuto che soprattutto risorse.
Oggi la situazione purtroppo è completamente cambiata, a Roma
non c'è Berlusconi, non c'è più una maggioranza di centro destra,
soprattutto non c'è più una maggioranza che, almeno ad analizzare
le prime dichiarazione di alcuni esponenti di questo governo,
certamente non ha a cuore gli interessi della Sicilia e dei
siciliani.
Voglio fare semplicemente tre esempi di esternazioni fatte da
autorevoli esponenti del governo nazionale, che non sono
affermazioni che inducono ottimismo da parte non soltanto del
sottoscritto, ma credo anche dei siciliani e mi riferisco al
ponte sullo stretto, ai termovalorizzatori e all'addizionale IRAP
per coprire il deficit della sanità.
Sul ponte sullo stretto, probabilmente, si dimentica che si
tratta di un appalto già assegnato e quando si dibatte sulla
fattibilità dell'opera si dimentica molto spesso di parlare della
reale utilità del ponte stesso, ma si parla sempre di copertura
finanziaria, dimenticando o non sapendo - che è anche peggio -
che la maggior parte della copertura di questa opera sarà a
carico dei privati che poi si riprenderanno questi soldi con i
pedaggi degli anni successivi.
E' ancora peggio quando si parla di una impatto ambientale che
andrebbe a modificare le rotte degli uccelli o dei pesci, questo
è uno degli argomenti che si sostengono.
O peggio ancora - e questo mi preoccupa ancora di più - quando
si sostiene che non va fatto il ponte sullo stretto per puntare
decisamente sulle autostrade del mare, dimenticando o non sapendo
che la Sicilia è l'unica regione in Europa ad avere una legge
che in qualche modo utilizzi le autostrade del mare.
Nel precedente governo, il sottoscritto nella qualità di
assessore ai trasporti, ha fatto una legge approvata dal
Parlamento quasi all'unanimità che sostanzialmente spinge nella
direzione delle autostrade del mare, cioè al trasporto delle
merci sui tir sulle navi, liberando le autostrade nazionali dai
tir e andando ad incidere in maniera economicamente sui costi di
trasporti degli autotrasportatori e, quindi, chi parla di non
fattibilità di questa struttura, puntando sull'autostrada del
mare, mente sapendo di mentire o peggio non conosce la realtà
siciliana attuale.
Per quanto riguarda l'addizionale IRAP del deficit della sanità
anche questo è un falso problema perché, evidentemente - mi
riferisco al Ministro dell'Economia - è strano che non abbia
avuto le informazioni adeguate, non conoscendo che l'Assemblea
regionale, nella scorsa legislatura, ha coperto il deficit
regionale della sanità del 2005 con una manovra aggiuntiva, con
l'approvazione della legge 19 del 2005, che non soltanto è un
provvedimento di questo Parlamento, ma, in quanto tale, reca la
sigla del Commissario dello Stato e, ancora di più, il visto di
registrazione della Corte dei conti.
Non voglio parlare molto sulla barzelletta dei
termovalorizzatori, perché è, veramente, diventata una questione
per me ridicola. Non si capisce perché, infatti, in Sicilia i
termovalorizzatori non si debbano fare, dimenticando che parliamo
di quattro strutture già appaltate, con inizio lavori programmato
nelle prossime settimane; dimenticando che ormai, in Italia,
esistono 12 grandi termovalorizzatori, beninteso, in Italia, non
certo in un altro Paese; dimenticando che, nella sola Parigi,
esistono quattro termovalorizzatori, soltanto in un'unica città,
quindi, di cui uno al centro stesso della città; dimenticando,
infine, che nella rossa Campania, governata dal centrosinistra,
guarda caso, si sta elaborando un progetto per il più grande
termovalorizzatore d'Italia che andrebbe a sviluppare una potenza
e a registrare un impatto ambientale, pari alla somma dei quattro
termovalorizzatori della Sicilia messi insieme
Eppure, sul termovalorizzatore della Campania nessuno
interviene perché, evidentemente, l'affinità politica copre
eventuali lacune di natura tecnica o ambientale.
Allora, onorevole Presidente, se il buongiorno si vede dal
mattino, credo che non è un buon giorno e, quindi, la invito ad
attrezzarsi, così come lei sa fare e come ci ha in qualche modo
abituati nei cinque anni precedenti di Governo: anche perché la
Sicilia, per il periodo 2007/2013, rimarrà ancora una volta
Obiettivo 1.
Per cui, per l'ennesima volta - ma credo sia l'ultima - la
Sicilia potrà utilizzare i Fondi strutturali che, per i prossimi
cinque anni, saranno qualcosa come 14 miliardi di euro, se non
vado errato.
Sono tante risorse che possono, innanzitutto, consentirci di
completare quel percorso di riforme, ma anche strutturale, che la
Sicilia, in questi cinque anni, ha già portato avanti, ma credo
che possano soprattutto farci fare il definitivo salto di
qualità, e farlo fare soprattutto alle strutture dell'Isola di
cui i Siciliani sentono fortemente bisogno.
Allora, siamo ad inizio legislatura, siamo ad inizio attività
di un nuovo Governo: che ci siano delle contrapposizioni
ideologiche fa parte della fisiologia della politica, è normale
ed è utile che ci sia. Io, però, voglio utilizzare questa prima
fase di legislatura anche per lanciare, in qualche modo, un
appello ai colleghi del centrosinistra di quest'Aula, ma anche
alla delegazione parlamentare del centrosinistra che siede al
Parlamento nazionale.
E ciò perché credo che, al di là delle questioni ideologiche,
al di là delle contrapposizioni che fanno parte di chi sposa idee
di sviluppo, ci si confronti - una volta per tutte - soprattutto
su argomenti delicati, avendo come unico interesse il benessere
della Sicilia e dei Siciliani.
Credo che le contrapposizioni ideologiche vadano utilizzate su
alcuni temi che sono più legati alla famiglia, alla persona, al
modello di sviluppo di società che ognuno di noi vuole, ma sul
benessere collettivo, penso che bisogna fare - per i prossimi
cinque anni - fronte comune, perché la Sicilia rischierebbe, se
così non fosse, di perdere un treno che passerebbe per l'ultima
volta
Utilizzo questa opportunità, alla prima occasione, per parlare
nella mia qualità Capogruppo di Forza Italia, al fine di
sensibilizzare i colleghi di quest'Aula, ma anche i parlamentari
del centrosinistra della delegazione nazionale, affinché si
sviluppi un ragionamento che abbia come unico interesse il
benessere della Sicilia e non certamente le contrapposizioni
ideologiche.
Da parte nostra, onorevole Presidente della Regione, le
confermo l'appoggio per i prossimi cinque anni, l'appoggio leale,
l'appoggio incondizionato, così come è stato nella trascorsa
legislatura: appoggio politico e umano. Lei sa, infatti, che le
siamo stati sempre vicini, politicamente, umanamente, anche in
momenti difficili della sua vita politica, come della nostra
Regione.
Il nostro sostegno è e sarà sempre leale e incondizionato,
dicevo, ma, allo stesso modo, le chiediamo come partito politico,
come Forza Italia - con la stessa fermezza - di essere il
collante, il pilastro della coalizione, così come è stato nei
cinque anni precedenti: perché credo che, alla fine, checché se
ne possa pensare, al di là delle ideologie, in questi cinque
anni, un gran lavoro di sviluppo è stato fatto per questa
Sicilia.
E' stato fatto un gran lavoro ed i Siciliani se ne sono
accorti: ed in questo gran lavoro, molta parte è frutto
dell'impegno di Forza Italia, se è vero come è vero, che i
Siciliani hanno non soltanto confermato la vittoria del
centrodestra, ma hanno anche confermato Forza Italia come primo
partito della coalizione.
Quindi, con la stessa fermezza, le ribadisco, onorevole
Presidente, di essere sempre con noi, come è stato in questi
cinque anni del passato, leale e, soprattutto, di considerarci
sempre una forza propositiva nelle azioni di governo future.
Le auguro, pertanto, buon lavoro, e lo auguro alla sua squadra
che è formata, peraltro, per otto dodicesimi, di esterni al
Parlamento, quindi anche una novità politica forte per la nostra
Regione.
La sfida che abbiamo davanti per i prossimi cinque anni è molto
ambiziosa, ma sono sicuro che, con la passione, la lealtà,
l'onestà e la trasparenza che abbiamo fin qui utilizzato, anche
questa volta, potremo vincere.
PRESIDENTE E' iscritta a parlare l'onorevole Borsellino. Ne
ha facoltà.
BORSELLINO Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi, ho ascoltato con attenzione quanto
detto finora, e condivido perfettamente i punti che sono stati
affrontati e commentati dai Capigruppo dei partiti del
centrosinistra: si è parlato di sanità, di scuola, di welfare, di
fondi europei e di sviluppo, di Statuto e così via; si è parlato
anche di mafia e di valori.
Ma ci sono delle priorità, delle emergenze frutto dell'operato
del passato Governo e sulle quali, oggi, dal Presidente della
Regione, non ho sentito risposte convincenti. Penso alla
questione del lavoro, all'emigrazione dei giovani, alla povertà
che, in Sicilia, ha raggiunto livelli impressionanti e,
naturalmente, penso alla sanità, anzi alla malasanità . Penso,
ancora, al cattivo utilizzo dei fondi strutturali e alla cosa più
importante, cioè all'assenza di prospettiva, nelle scelte che il
Governo ha fatto nella passata legislatura e sulla cui strada mi
sembra che voglia continuare, peraltro lo aveva affermato più
volte durante la campagna elettorale, quando aveva detto che non
era un'altra storia quella che avrebbe proposto alla Sicilia, ma
la stessa storia, la solita storia.
Il problema di fondo, onorevole Presidente, è creare futuro e
rendere le Istituzioni credibili e penso che questo sia forse il
punto principale. I vari processi in corso su politica e mafia,
gli interessi personali che hanno contraddistinto il suo governo
e che rischiano di pesare anche su questa legislatura, non
rendono questo un percorso facile.
Si è detto tante volte, in questi mesi, sia da destra che da
sinistra, che c'è bisogno di una selezione della classe
dirigente, ma la svolta vera è passare dalle parole ai fatti,
dalle promesse di impegni a scelte chiare. Ma c'è bisogno, anche
e soprattutto, di politiche trasparenti, di verità su dati,
cifre, finanziamenti, di un'operazione verità anche sullo
stesso bilancio regionale.
Su tutto questo, nella passata legislatura, c'è stata una
spessa coltre di fumo e non sono io a dirlo. Qualche giorno fa,
il neo assessore all'Agricoltura, La Via, ha lanciato l'allarme,
come diceva l'onorevole Cracolici, sui milioni di fondi europei
rimasti nel cassetto. E ciò, mentre per mesi, e per tutta la
campagna elettorale, Lei, onorevole Presidente, non ha fatto
altro che ripetere che tutti i fondi erano stati spesi, e che
anzi la Regione siciliana aveva ricevuto anche delle premialità
per il lavoro svolto.
Per mesi, durante la campagna elettorale, abbiamo spiegato ai
Siciliani che le cose non stavano esattamente in questo modo e
che le premialità, fossero spesso figlie di passaggi burocratici,
non sempre di fatti concreti.
Ma il problema resta: e così, oggi, sindacati, associazioni di
categoria, cooperative dell'agro-industria, chiedono conto del
ritardo di tutta la fase di programmazione sul Programma di
sviluppo rurale 2007/2013 che avrebbe dovuto essere presentato
entro giugno alla Commissione europea; ed il Ministro Pecoraro
Scanio non condivide il Piano rifiuti della Regione Siciliana, in
quanto in contrasto con le direttive europee, prendendo atto che
i provvedimenti di autorizzazione per la realizzazione degli
inceneritori sono stati rilasciati dal Gabinetto del Ministro, in
contrasto con le indicazioni dei tecnici del Ministero stesso.
E le cose non vanno meglio neanche con la privatizzazione
dell'acqua e gli ATO, con i ritardi nell'affidamento del servizio
e le anomalie nelle gare.
Senza verità, senza regole, onorevole Presidente, non può
esserci nessun vero progetto di rilancio dell'Isola e non si
possono neppure creare le sinergie necessarie per un reale
cambiamento. E' un problema di metodo oltre che di merito. Nel
merito, ogni Governo difende il proprio operato; nel metodo, un
Governo degno di questo nome, deve offrire la possibilità di
partecipazione alla cosa pubblica e deve consentire ad ogni
Istituto della nostra democrazia di fare il lavoro di sua
competenza. Tanto al Parlamento che deve legiferare, come al
sindacato, alle categorie datoriali, agli industriali, al mondo
dell'associazionismo che, sulle questioni economiche e sulle
scelte di Governo, devono potersi esprimere.
Il tema della concertazione non può essere un optional come è
stato negli ultimi cinque anni. Sulle grandi promesse, il suo
Governo è stato latitante. Penso all'impegno economico, garantito
e poi evaporato per il rilancio della FIAT e dell'accordo che ne
è venuto fuori, da un elefante, un topolino; se leggo le cifre
dell'occupazione, sbandierate per mesi, vedo un grossa menzogna,
cifre che non fanno i conti con la realtà e si rifugiano soltanto
nell'alchimia dei numeri. E così è per il bilancio regionale, con
cifre di entrata solo parzialmente realizzabili e stanziamenti di
spesa legati al verificarsi di improbabili eventi portatori di
risorse.
Per il bilancio di competenza del 2006, le risorse in entrate,
escluso quelle vincolate, sono poco meno di 11 milioni di euro.
Fondi che servono per cofinanziare interventi comunitari e
statali e la spesa sanitaria, oltre che a pagare il personale, le
spese di funzionamento del Palazzo... e per gli enti locali? Per
assicurare i servizi ai cittadini, per migliorare la sanità?
Il bluff del bilancio si spinge a paradossi pericolosissimi:
mancano, per esempio, gli accantonamenti, per 719 milioni di
euro, necessari a ripianare il deficit delle Aziende sanitarie
ospedaliere, ma anche i 500 milioni di euro per l'integrazione
del Fondo delle Autonomie sociali. E ciò perché queste importanti
riserve dipendono da risorse ipotetiche che dovrebbero arrivare
da improbabili dismissioni di beni patrimoniali e dal ricorso a
rivendicazioni su trasferimenti statali.
E' arrivata invece l'ora di scelte alte, e questo vale tanto
per la politica economica, quanto per le riforme.
La riforma dello Statuto non può servire solo a rivendicare
contenziosi economici, deve introdurre princìpi che favoriscano
lo sviluppo. La questione del precariato non può risolversi in
assunzioni a tempo, per assenza di coperture finanziarie e senza
condizioni di lavoro vero, senza uno screening di risorse e di
bisogni. Non si possono rinviare decisioni ed atti, come il Piano
sanitario regionale o il Piano energetico, perché allora la
malasanità ed il blackout, come è accaduto l'altro giorno, sono
conseguenze inevitabili
Ed è così anche per le infrastrutture: non basta inaugurare
un'autostrada per avere risolto i problemi di collegamento
dell'Isola, soprattutto se quella sola autostrada funziona ancora
a corsie alternate. Scelte alte, dicevo, impopolari se è il caso,
ma sicuramente con una prospettiva lunga di risanamento e di
rilancio della nostra Isola. Noi eravamo pronti a fare queste
scelte, così come l'Unione le sta compiendo a livello nazionale.
Ecco, il livello nazionale. In queste settimane, dopo le
elezioni, la maggioranza di centrodestra non ha fatto altro che
addebitare al Governo nazionale tutti i mali dell'Isola, e lo ha
fatto sapendo invece che, quanto accadeva, era frutto di scelte
fatte dal passato Governo, dal Governo Berlusconi, nella sua
Finanziaria. Parlo dell'IRAP, dei tagli all'approvvigionamento di
acqua alle Isole, alle corse per le isole minori...
A Lei, onorevole Presidente, dico che non è tempo di bugie. Non
è questo il tempo di consociativismi di potere per tutelare e
garantire interessi personali.
E' tempo di fatti. E in questo tempo, io, come capo
dell'opposizione, mi sento di dire che vigileremo, creando - fin
da subito - un collegamento con il Governo centrale.
Fin dall'inizio, ho detto che la nostra sarà un'opposizione di
Governo, non saranno dei no, pregiudizialmente contrari ad ogni
iniziativa: metteremo, piuttosto, le nostre proposte
programmatiche al servizio di tutti i Siciliani e di questa
Assemblea.
Se ci saranno scelte da condividere, le condivideremo, anche se
è un po' difficile, perché credo che sia diverso proprio il modo
di concepire la politica, di concepire la vita, forse, di
concepire i valori, probabilmente.
Ma dovranno essere scelte di prospettiva, scelte che guardino
al futuro per costruirlo, per garantire sviluppo e, soprattutto,
sicurezza per i nostri giovani.
Così, se la riforma delle deleghe deve servire a questo, noi,
sicuramente, la sosterremo, ma se deve essere soltanto una
scorciatoia per la maggioranza, per allargare il numero delle
poltrone, spegnere i malcontenti interni, inventandosi
addirittura la figura del deputato supplente, allora, noi la
contrasteremo
E quando dico noi non mi riferisco solo ai Gruppi
parlamentari dell'Unione, ma a quell'opposizione, molto più
ampia, che fuori da questo Palazzo si sta organizzando e alla
quale noi daremo voce. La voce dell'opposizione partirà dai
cantieri, luogo di incontro tra società organizzata e politica,
luogo di elaborazione politica, di consapevolezza, di senso di
responsabilità che permetterà alla società di essere veramente
partecipe dell'attività politica che si svolge dentro i palazzi,
così come lo è stata nella fase della stesura del nostro
programma.
Se è la prospettiva che manca alla Sicilia, per noi, non può
esserci futuro vero senza la valorizzazione dello sviluppo locale
come momento di crescita, senza politica di inclusione e
partecipazione al processo di crescita, senza una attenta
programmazione delle risorse europee.
Le risorse finanziarie per avviare un nuovo corso
dell'economia siciliana ci sono.
Il Presidente della Regione ha riferito l'entità dei nuovi
fondi europei e l'Unione europea questi fondi ce li aveva già
dati, ma noi siamo ancora in Obiettivo 1, perché non hanno creato
quello sviluppo che avrebbero dovuto generare. Vorremmo sapere,
davvero, quali sono state le modalità di spesa e quali gli ambiti
in cui queste spese sono state effettuate, e perché non hanno
creato sviluppo.
L'Unione europea ha indicato nel partenariato una regola
fondamentale per la programmazione e l'utilizzo di queste
risorse, partenariato con le autorità locali e urbane, con le
parti economiche e sociali, con ogni altro organismo che
rappresenti la società. E la stessa strategia va assunta
nell'ambito del Mediterraneo, come area di pace, di scambi
culturali e commerciali. Non guardando a queste terre soltanto
come un problema, non guardando al Mediterraneo soltanto come il
mezzo per l'arrivo di tanti disperati che cercano qualcosa, ma
come una opportunità, come una risorsa
L'Europa di Lisbona che stabilisce la Società delle
Conoscenze come modello di sviluppo e di Goteberg che lo
inquadra nell'obiettivo dello sviluppo sostenibile ci da
l'indirizzo.
I fondi europei per lo sviluppo e la coesione ci danno le
risorse e le regole per puntare alla crescita dell'impresa e al
suo rapporto con la ricerca e l'innovazione, nel rispetto pieno
della compatibilità ambientale, secondo un modello di sviluppo in
cui la valorizzazione delle risorse dei territori e la crescita
dal basso dell'economia e lo sviluppo sociale significano il
pieno collegamento della ricerca e dell'innovazione con la
costruzione della società sostenibile ambientalmente,
socialmente, economicamente e culturalmente. Secondo, appunto,
una strategia di prospettiva, capace di costruire un futuro per
l'interesse complessivo della Sicilia e dei Siciliani. Per fare
questo, anche le politiche delle imprese devono essere diverse.
Siamo convinti che la ricchezza di impresa è possibile solo in
una società che promuova il sapere e la ricerca scientifica in
tutte le sue forme, a partire dalla ricerca di base e da una
attenzione complessiva al sistema di produzione e di trasmissione
del sapere: scuola di base, scuola secondaria, sistema della
formazione professionale, università, sistema dell'alta
formazione, sistema complessivo della ricerca, pubblica e
privata, coniugando innalzamento dei saperi diffusi, base della
cittadinanza, con i saperi rari, alti e con la frontiera della
tecnologia.
Vede, onorevole Presidente della Regione, Lei ha detto che c'è
una forte domanda di valori nei Siciliani, ed è vero.
Ma quale credibilità, a parte i manifesti, se la lotta alla
mafia non si traduce in gesti quotidiani, in scelte personali?
Quale prospettiva, vista l'attività del Governo nella scorsa
legislatura e visto, soprattutto, che è la stessa storia, la
solita storia, quella che lei ci propone?
(Applausi dai banchi del centrosinistra)
PRESIDENTE Ha chiesto di parlare l'onorevole Dina. Ne ha
facoltà. Comunico frattanto ai colleghi che seguirà la replica
del Presidente della Regione.
DINA Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
signori Assessori, onorevoli colleghi, l'appuntamento
parlamentare odierno si presta a qualche momento di confusione,
diciamo anche di paradosso. Lo stesso collega, onorevole
Cracolici, che mi ha preceduto, lo ha evidenziato, perché è
strano come non ci si possa confrontare su un programma - che c'è
e che è stato presentato agli elettori - e si voglia solamente
discutere delle dichiarazioni.
Le dichiarazioni sono parte di quello stesso programma, parte
integrante di un programma che hanno votato gli elettori.
Il paradosso di questo dibattito è anche questo, è un
dibattito, infatti, che non ci porta ad un voto di fiducia sulle
dichiarazioni del Presidente, ma che si qualifica sicuramente
come importante per conoscere, in maniera più dettagliata il
programma, valutarlo, capirne la prospettiva, rifletterci.
E' sicuramente un momento assembleare notevole, malgrado questi
presupposti, malgrado questo vulnus di fondo. Il programma, i
Siciliani lo conoscono, lo hanno votato, ma hanno votato anche
l'operato del Governo, perché un secondo mandato è sicuramente un
voto che va ad un Governo che ha operato, che in questi anni ha
garantito stabilità alle Istituzioni, che ha fatto crescere la
nostra Terra. E i dati che vengono forniti non sono fittizi, sono
degli indicatori, forse non semplici, sono indicatori complessi,
che vanno analizzati meglio, ma il dato c'é, il bicchiere può
essere visto mezzo vuoto, mezzo pieno. Noi lo vediamo sicuramente
mezzo pieno, perché così è
I dati lo dicono, i dati della SVIMEZ che l'onorevole Cracolici
contesta, forse sono insufficienti - il 2,8% di crescita,
rispetto alle altre regioni, o l'1,6% come trend di occupazione -
ma i centomila posti di lavoro creati dal precedente Governo sono
dati certi, il tasso di disoccupazione che passa dal 22% al 16% è
anch'esso un dato chiaro e certo
Dico, rispetto a questo pessimismo cosmico che è voluto entrare
un po' in quest'Aula, dove sicuramente siamo convinti che
l'analisi della nostra Regione non è da Paradiso , ma non è
neanche da Inferno , ebbene, questo pessimismo cosmico non ci
aiuta
Anche la condizione che il collega, onorevole Cracolici,
riferisce in termini di precarietà, ritengo che vada superata,
anche perché questa Regione ha stabilizzato 55 mila precari,
ritengo che stabilizzerà anche questi 90 deputati e, quindi,
possiamo stare tranquilli
CRACOLICI La battuta non è efficace
DINA No, è molto efficace, perché non vorrei che si inizi una
stagione di propalazioni, non è il caso, stiamo iniziando con una
atmosfera nuova, che vogliamo sia di confronto sereno tra le due
parti.
Non pensiamo sicuramente di essere depositari della verità, ma
sicuramente non possiamo accettare lezioni da parte di
chicchessia su certi temi, nel senso che, da parte di tutti,
siamo sereni ed umili nel confrontarci.
Poi, le superiorità antropologiche, non le accettiamo Sulla
lotta alla mafia c'é un lavoro che è stato fatto, che non è stato
solo uno slogan, ma che ha prodotto anche atti concreti. Le leggi
sugli appalti, ne sono un esempio, perché quando i ribassi erano
dello 0,02% - frutto sicuramente di accordi tra le cordate - il
Governo della passata legislatura, questa stessa maggioranza, ha
votato una legge che ha varato l'istituzione delle stazioni
uniche appaltanti e una rimodulazione del meccanismo di
assegnazione che ha, poi, sicuramente creato qualche altro
problema, ma che ha decisamente superato quel sistema che si
prestava a discussioni e valutazioni che arrivavano a considerare
il malaffare.
Poi, i ribassi sono schizzati forse troppo in alto, sono
arrivati i ribassi temerari, e un'ulteriore legge ha consentito
di rimettere in sesto il sistema, di rimettere nell'alveo di un
mercato sano quel tipo di aggiudicazione.
Ebbene, siamo convinti che questo, da solo, non basti, ma anche
gli Accordi di Programma Quadro sulla sicurezza e sulla legalità
sono un segnale importante. Abbiamo tanti esempi da seguire, su
questo siamo tutti convinti e ne siamo consapevoli.
Per dirla insieme al giudice Paolo Borsellino, commemorato due
giorni fa e che ho avuto modo anche di citare in un comunicato
stampa, riprendendo le sue parole: La vera lotta alla mafia non
può essere soltanto relegata alla repressione affidata alle Forze
dell'Ordine e alla Magistratura, invero deve essere un movimento
culturale e sociale che coinvolga tutti e abitui a sentire il
fresco profumo di libertà che si oppone al gusto del compromesso,
della contiguità e, quindi, della complicità .
Ecco, su queste parole ci ritroviamo, siamo aperti a un
confronto, che è fatto di percorsi lunghi, percorsi di crescita
della società, percorsi in cui, non solo una parte si può
spendere, ma dove il processo deve coinvolgere la società, in
tutti i suoi settori, deve coinvolgere le Istituzioni, deve
coinvolgere la politica. E passi avanti ne sono stati fatti
All'onorevole Presidente della Regione desidero porgere un
ringraziamento per tutto quanto è stato fatto per l'articolo 37,
una difesa di una prerogativa importante del nostro Statuto e che
è diventata attualità: le imprese che hanno sede legale fuori
dalla Sicilia, ancorché operanti nell'Isola, prima non pagavano
le tasse in Sicilia, ora le pagheranno e, quindi, sono state così
svincolate e messe in circuito, somme importanti che sono servite
alla Sicilia e ci spiace poi, sottolineare, come ci sia un
atteggiamento diverso da parte del Governo nazionale.
Il Governo nazionale della passata legislatura, infatti, è
stato attento a queste richieste, a questa importante conquista
che il presidente Cuffaro ha saputo realizzare; spiace
sottolineare che il Governo Prodi sta sicuramente mettendo in
moto meccanismi strani, tentando di indebolire l'Isola sul piano
delle infrastrutture e dei servizi, sui collegamenti che mancano,
mettendo in campo anche una politica di prevaricazione rispetto
alle nostre prerogative autonomistiche: penso all'Irap che
vorrebbe imporre su un disavanzo di bilancio che non c'è,
riferito al 2005, che è stato coperto in Aula con una legge di
bilancio approvata e che, quindi, è una legge che, sicuramente, è
valida e ha posto le giuste coperture finanziarie per l'esercizio
considerato, per quel che riguarda i problemi della sanità.
Ecco, al Presidente del Consiglio Prodi, e ai suoi alleati,
vorrei ricordare le parole di Don Luigi Sturzo sul valore
dell'economia nazionale: Le differenze naturali e storiche a
danno del Sud - dice Sturzo - debbono essere attuate non
abbassando il livello del Nord, ma elevando il livello del Sud;
il risanamento dell'economia nazionale e la rivalorizzazione
dell'economia meridionale devono essere alla base di un'azione
concorde fra tutti gli Italiani .
Ecco, è sicuramente questo il giusto rapporto tra la nostra
Regione e lo Stato centrale che bisogna recuperare, bisogna
difendere
Ecco, questa difesa del nostro Statuto, che è nella mani del
Governo, ma che è anche nelle nostre mani, diventa una sfida che
viene lanciata oltre le tante altre che abbiamo ascoltato dal
Presidente.
Occorre rilanciare la competitività del sistema Sicilia ,
quale mezzo per sostenere la crescita dei nostri territori.
Si è conclusa la fase di Agenda 2000, ci apprestiamo ad entrare
nel nuovo periodo di programmazione 2007/2013 e quali sono i
punti importanti di questo nuovo Obiettivo convergenza , così
come è definito? Sono senz'altro: il rafforzamento delle
politiche di coesione territoriale, la promozione della
competitività e la crescita dell'occupazione.
L'impegno della maggioranza e dell'UDC sarà autentico nel
sostenere provvedimenti che vanno nella direzione
dell'innovazione; crescere ed essere competitivi vorrà dire nuove
scelte ed interventi per sostenere l'approvvigionamento
energetico tramite fonti alternative; aiuti finanziari alle
imprese e, soprattutto, a quelle che lavorano ad un sistema di
qualità; occorre, inoltre, intervenire sulla semplificazione
burocratica e procedurale, potenziando e creando i nuovi assetti
tecnologici per i settori così importanti, quello agro-
alimentare, la cantieristica navale; e sono importanti, altresì,
le agevolazioni per le imprese, attraverso il credito d'imposta
da finanziare con i fondi comunitari.
Tutto questo lo abbiamo trovato nel programma del Presidente
Cuffaro e lo abbiamo ritenuto molto importante.
Anche la riforma dell'Amministrazione regionale è un punto
importante, un confronto su cui presto saremo chiamati a
pronunciarci: è indispensabile riorganizzare le competenze degli
Assessorati e dei dipartimenti, ma occorrerà anche intervenire
per delegificare, deregolamentare e semplificare tutta la
burocrazia. Ed in questa direzione potrebbe muoversi la nuova
Commissione per la delegificazione che si sta valutando di
costituire.
Particolare attenzione bisognerà rivolgere anche alle risorse
umane che abbiamo a disposizione. Dopo il piano di fuoriuscita
del precariato, che ha risolto sicuramente un annoso problema,
anche se ci sono sicuramente sperequazioni - sono circa diecimila
i precari che aspettano di essere stabilizzati -, bisognerà
completare il passaggio di coloro che hanno contratti per 24 ore
settimanali ed eliminare così le differenze che si sono venute a
creare in questo contesto, con precari di serie A e precari di
serie B. C'è ancora tanto da fare, ma adesso è importante
lavorare su una nuova legge sull'obbligo formativo e la
formazione continua, quindi anche la riforma della formazione
professionale, che è nell'agenda di questo Governo, la riteniamo
importante.
Il sostegno più forte deve essere concentrato nel settore delle
piccole e medie imprese, sulla ricerca e le innovazioni
tecnologiche, che sono i settori strategici in grado di generare
nuova occupazione.
Signor Presidente Cuffaro, il Gruppo parlamentare dell'UDC
vuole continuare a sostenerla, sia nella difesa dei valori, come
quando nella scorsa legislatura, affrontando la revisione dello
Statuto, è stato possibile richiamare l'identità cristiana della
nostra Terra, sia anche nelle politiche di promozione e tutela
della famiglia quale nucleo essenziale della società.
L'istituzione dell'Assessorato alla famiglia ha rappresentato
certamente un punto fermo, un punto di forza del passato Governo
nella direzione del potenziamento del Welfare. Grazie a
provvedimenti specifici, come il buono socio-sanitario, le
risorse per l'inclusione sociale, il contrasto all'indigenza, la
famiglia è diventata soggetto attivo della politica sociale e
solidale.
Sono convinto che il nostro partito e l'intera maggioranza
saranno a sostegno del programma del Presidente, e non potrebbe
essere altrimenti, perché lo hanno sostenuto già in campagna
elettorale. Ma voglio esprimere l'auspicio, già fatto da tanti
altri colleghi ed anche dal nuovo Presidente dell'Assemblea, di
rilanciare questa Assemblea in un nuovo protagonismo, che possa
aprire una nuova stagione dove assumere nuove iniziative
legislative anche parlamentari, e che non ci sia solo un sostegno
alle iniziative governative.
Questo è un richiamo che viene fatto fortemente alla politica,
che ha la necessità di collegare i partiti ai Gruppi
parlamentari. Questa cinghia di trasmissione potrà essere
sicuramente un momento forte, dove il partito recupera il suo
reale valore, quello di essere strumento di partecipazione, di
canalizzazione e quindi capace di proporre e di tradurre in
progettualità le istanze che vengono dalla società. E poi, questo
collegamento forte con i Gruppi potrà essere l'opportunità per
far fiorire una nuova iniziativa, una nuova stagione che veda
l'Assemblea protagonista.
E' questo l'invito e l'augurio che facciamo, un protagonismo
che non sia sterile, che non sia fine a se stesso, ma che sia al
servizio della Sicilia e dei siciliani.
Pertanto auguro al Presidente, al suo Governo e a questo
Parlamento un buon lavoro, un augurio di buon lavoro che ci serva
per stare insieme, per confrontarci e per pensare al bene dei
siciliani.
CUFFARO presidente della Regione. Chiedo di parlare per
alcune dichiarazioni ulteriori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, intervengo per una brevissima riflessione e
per ringraziare il Parlamento e i Gruppi parlamentari, al di là
della condivisione delle dichiarazioni programmatiche che ho
voluto distribuire, e che dovevano essere per forza di cose
soltanto semplici direttrici di quello che è il programma e,
credo dai risultati, apprezzato e condiviso dalla maggior parte
dei siciliani. L'ho voluto ridare, proprio perché quello fosse il
tema su cui, non solo discutere, ma sul quale confrontarci in un
dibattito politico che continuerà e per quel che riguarda la
maggioranza, sul piano dell'esecutività, per cominciare a
trasformare il programma in decisioni, atti concreti, fare
diventare il programma vita della politica perché a quello
vogliamo dare, a partire sin da subito, certamente attuazione.
Ringrazio i parlamentari, li ringrazio per le loro prese di
posizione. Anch'io non mi sento di condividere alcune riflessioni
che sono state fatte, certo non entrerò nel merito. Credo che su
alcune scelte sia necessario anche dividersi sui percorsi, forse
anche incrementare ulteriormente il dibattito, ma non è possibile
tentare di spiegare ai siciliani che quello che va bene a Torino,
in Emilia Romagna, in Toscana, in Campania non va bene in
Sicilia. I siciliani sono gente normale come tutti gli altri;
abbiamo forse il vezzo di ritenerci migliori degli altri ma
quanto meno siamo persone come tutti li altri. Anche noi abbiamo
diritto ad avere uno smaltimento dei rifiuti adatto a quello che
oggi le innovazioni tecnologiche ci consigliano. Non è possibile
pensare che un Ministro del Governo ritenga che in Sicilia i
termovalorizzatori non si debbano fare, e lo stesso Ministro li
propugna invece in Campania.
I siciliani non capiscono - lo dico a voi -, non lo capirebbero
neanche quelli che non hanno votato nello specifico questo
programma al quale ho voluto dare risalto, perché abbiamo fatto
un'apposita sezione per quel che riguarda lo smaltimento dei
rifiuti. Poi i dati sono dati. Questo è un programma, soprattutto
sullo smaltimento dei rifiuti, che è stato approvato dalla
Commissione europea, e non capisco come qualcuno possa sostenere
il contrario. C'è un voto, c'è la risoluzione. Siamo una delle
poche Regioni che ha avuto approvato il piano di smaltimento dei
rifiuti dalla Commissione europea. Almeno quando ci sono dei dati
riscontrabili, farei a meno di dire che non è così, perché la
campagna elettorale è finita, e qualcuno deve pur rendersene
conto. Siamo in una fase di Governo dell'esecutivo e del
Parlamento che deve legiferare.
La campagna elettorale ha dato il suo giudizio. Ha scelto una
coalizione e ha scelto un Presidente. Pensiamo a come migliorare
il programma che abbiamo messo a disposizione, ma partendo da
quelle realtà che sono consolidate e che comunque ci sono state
riconosciute. Dire persino che alcune cose che ci sono state
riconosciute ampiamente dall'Unione europea non sono così, mi
parrebbe continuare a pensare che la campagna elettorale
continui. Invece è finita, abbiamo il dovere di lavorare.
Io le capisco le regole della democrazia e capisco anche le
regole del dibattito, capisco il ruolo dell'opposizione e quello
della maggioranza ma, pure nella giustezza delle diversità non si
può che prendere atto di alcune realtà e quelle sono.
Che lo SVIMEZ abbia dato un rapporto, e che non è un rapporto
che si fonda sulla trasformazione del petrolio perché così non è,
non ci potete pure dire che lo SVIMEZ si è messo d'accordo con
me? Non ho questa capacità e neanche questa forza. E ammesso che
l'avesse fatto lo SVIMEZ, non l'ha fatto l'Unioncamere, che dice
le stesse cose sugli stessi settori e che dà i dati
sull'occupazione. E, ammesso che l'abbiano fatto tutti e due, e
non lo hanno fatto gli altri uffici, sia della Regione che del
DISTE, perché negare che c'è in Sicilia un trend positivo?
Ripeto, non è merito del mio governo, non è merito mio, è
esclusivamente merito del sacrificio dei siciliani ed è ingiusto
nei confronti dei siciliani negare questo sviluppo che c'è stato
perché è frutto della loro capacità di impresa, di rischio, di
sacrificio, di lavoro. Quando si nega questo, si nega un diritto
che i siciliani si sono conquistati in questi anni lavorando,
perché l'occupazione, ricordo, è cresciuta.
I numeri sono testardi Non è cresciuta l'occupazione perché
abbiamo stabilizzato 50 mila persone, e per quelli che non
abbiamo stabilizzato abbiamo preso impegno che lo faremo - per la
verità non da soli, l'avete detto anche voi in campagna
elettorale -.
Abbiamo creato occupazione perché l'hanno creata le piccole e
medie imprese, che sono occupazione produttiva; il tasso di
disoccupazione è sceso perché abbiamo creato 100 mila nuovi posti
di lavoro in settori specifici.
Ma non per questo ci riteniamo soddisfatti, perché in Sicilia
c'è ancora tanto da fare, c'è ancora tanta gente che ha bisogno
di trovare un lavoro, e certamente, per far sì che ciò possa
avvenire, dobbiamo lavorare tutti insieme. Se abbiamo individuato
un progetto di bene comune, e se quel progetto di bene comune è
la Sicilia, possiamo dividerci sul percorso, sulle idee ma non
possiamo mai dividerci sul raggiungimento di quell'obiettivo.
Non è possibile che ci sia una maggioranza che lavori per
raggiungere un progetto di bene comune, da tutti riconosciuto, e
un'opposizione che, perché opposizione, intercetti il
raggiungimento di questo obiettivo. Questa non è politica, è
un'altra cosa, e io mi rifiuto di pensare che questo possa
avvenire in Sicilia.
Allora, anche sul piano delle infrastrutture, la maggior parte
dei siciliani ritiene che il ponte sullo Stretto di Messina sia
indispensabile. Rimetterla in discussione da parte del governo
nazionale non è ammissibile, e se poi viene messo in discussione
soltanto da una parte di quel governo che la pensa diversamente,
non posso condividerlo perché questa non è la scelta dei
siciliani. E' fuori discussione che il ponte potrebbe essere uno
snodo straordinariamente strategico, non soltanto per i trasporti
ma per altre tante occasioni di crescita della Sicilia.
Su questo ho voluto ricordare quanto siano importanti le parole
di Sturzo: mettiamo la Sicilia al di sopra dei partiti .
Questo progetto riguarda la Sicilia, e credo che i partiti
debbano avere la capacità di raccogliere quali sono le istanze
che vengono dalla gente, quella gente che noi continueremo ad
ascoltare, perché il primo impegno di questo governo sarà quello
di ascoltare quanto i siciliani hanno da dirci, i loro bisogni,
le loro emozioni. Ed è questo che dirò, come prima regola, ai
dodici assessori del mio governo.
Non possiamo demonizzare il rapporto con la gente, questa è la
politica, la politica di Sturzo, la politica di De Gasperi - per
lanciare dei riferimenti che mi appartengono culturalmente -, ma
è anche la politica di tanti leaders della sinistra che su questo
hanno fatto scelte vere assieme alla classe operaia, le vere
conquiste che la sinistra ha fatto in questa terra di Sicilia,
per la verità in tempi lontani, tanto lontani.
Signor Presidente, probabilmente su questo argomento - sul
quale sono tornati quasi tutti i colleghi che hanno preso parte
al dibattito ed al quale ho volutamente dedicare una parte
importante della mia relazione - non sono riuscito a farmi
capire. Vorrei ribadire che questo governo, già nei cinque anni
passati così come in quelli futuri, ha operato una scelta di
valori, una scelta di valori veri.
Cari colleghi, per noi la morale non è una regola perché, se
fosse una regola, a qualcuno potrebbe anche venire la tentazione
di violarla; per quel che ci riguarda la regola è l'educazione, è
quello che ognuno di noi ha dentro di se come coscienza che
matura tra i banchi di scuola, che porta come patrimonio
personale perché gli viene dalla propria famiglia, è quello che
ogni giorno si sforza di rappresentare culturalmente e
idealmente. E' questa la morale, e per questo non può essere
violata.
Il valore al quale ci richiamiamo, cioè la famiglia, è un
valore che ha tenuto salda questa nostra Terra per oltre duemila
anni, ed è un valore che non può essere messo in discussione. Si
può accettare tutto, si possono comprendere e giustificare le
diversità, ma la famiglia è quella prevista, prima ancora che
dalla Costituzione, dal diritto naturale, e se qualcuno tenterà
di metterlo in discussione faremo le barricate, perché su questo
abbiamo il dovere di giocare tutti noi stessi.
Ecco, queste sono diversità sulla quale accetto di potermi
misurare e che capisco essere diverse in alcune valutazioni di
alcuni parlamentari del centrosinistra, ma il dibattito politico
è anche questo.
Chi mi conosce sa bene che io giro molto per la nostra Regione,
signor Presidente, e non vedo una Terra disperata, non vedo
l'angoscia che qualcuno di quelli che ha parlato vuole
trasmettere, non vedo sudditi, non vedo depressi, vedo siciliani
orgogliosi di esserlo, vedo gente orgogliosa dei sacrifici che fa
per far crescere questa Terra e per mantenere la propria
famiglia, vedo gente in una continua evoluzione, vedo una Sicilia
che riguadagna la fiducia in se stessa e non sono così triste
come riferito da alcuni colleghi.
Io vedo una Sicilia diversa, forse probabilmente vivo in
un'altra Terra ma, ascoltando la gente, mi rendo conto che c'è
gente fiera, orgogliosa, entusiasta e volitiva nello scommettere
una scelta di futuro che ci appartenga, che sia nostra, che sia
un futuro che dipende dalla nostra capacità, dalla nostra voglia
di farlo.
Non possono appartenere a questo Parlamento rassegnazioni di un
popolo che ha abdicato a costruire la propria storia ed il
proprio futuro, non ci appartiene, non può appartenerci ed
abbiamo il dovere di continuare a lavorare perché questo non
succeda.
Ed è per questo, e concludo, onorevoli colleghi - e mi dispiace
dover contraddire l'onorevole Borsellino - che io ho presentato
la mia storia, che sarà pure fatta di tanti errori, ma è la mia
storia, non è un'altra storia e non è la storia di un altro. Ed
io ne sono talmente orgoglioso che l'ho ripresentata ai
siciliani, e da questi ho avuto di nuovo la possibilità ed il
suffragio per continuare a lavorare.
(Applausi)
Presidenza del vicepresidente Speziale
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì
25 luglio 2006, alle ore 16.00, con il seguente ordine del
giorno:
I - ELEZIONE DELLE COMMISSIONI LEGISLATIVE PERMANENTI E DELLA
COMMISSIONE PERMANENTE PER L'ESAME DELLE QUESTIONI CONCERNENTI
L'ATTIVITÀ DELL'UNIONE EUROPEA
La seduta è tolta alle ore 15.22