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Resoconto d'Aula della Seduta n. 80 di giovedì 02 agosto 2007
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   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


    PARLAVECCHIO  segretario f.f., dà lettura dei processi  verbali
  delle sedute numero 77, numero 78 e numero 79 dell'1 agosto  2007
  che, non sorgendo osservazioni, si intendono  approvati.

                               Congedo

    PRESIDENTE  Comunico che l'onorevole Calanna è in  congedo  per
  l'odierna seduta.
   L'Assemblea ne prende atto.

            Annunzio di presentazione di disegni di legge

    PRESIDENTE   Comunico  che  sono stati  presentati  i  seguenti
  disegni di legge:

   -    Norme   per   la  promozione  dello  sviluppo   sostenibile
  attraverso  l'impiego delle fonti energetiche rinnovabili  ed  il
  contenimento  degli  sprechi  idrici  negli  edifici  pubblici  e
  privati  (648)
   presentato   dagli  onorevoli  Laccoto,  Barbagallo,   Galvagno,
  Gucciardi, Mattarella, Manzullo, Rinaldi, Tumino, Zangara in data
  1 agosto 2007

   -    Interventi   per  favorire  lo  sviluppo   della   mobilità
  ciclistica  come  mezzo  di  trasporto  alternativo  all'uso  dei
  veicoli a motore ai fini della salvaguardia dell'ambiente e dello
  sviluppo turistico dei territori attraversati  (649)
   presentato dall'onorevole  Rinaldi in data 1 agosto 2007

     Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                       Commissioni legislative

    PRESIDENTE   Comunico  che i seguenti  disegni  di  legge  sono
  stati inviati alle competenti Commissioni legislative:

                     AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   - Interventi per il risanamento ambientale   (645)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 1 agosto 2007

                            SANITA' (VI)

   - Norme  a  sostegno  dell'attività del coordinamento  regionale
  dell'Associazione     nazionale privi della visti  e  ipovedenti
  (647)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 1 agosto 2007

                Comunicazione di richiesta di parere

    PRESIDENTE  Comunico la seguente richiesta di parere  pervenuta
  dal  Governo  e  trasmessa alla compente Commissione  legislativa
   Affari Istituzionali  (I):

   - Iacp di Ragusa. Nomina presidente, vicepresidente e componente
  del consiglio di amministrazione  (n. 66/I)
  -pervenuta in data 31 luglio 2007
   inviata in data 1 agosto 2007

                     Annunzio di interrogazioni

    PRESIDENTE   Comunico  che sono state  presentate  le  seguenti
  interrogazioni:

   - con richiesta di risposta orale:

       numero  1258  -  Iniziative per tutelare  la  Val  di  Noto,
  patrimonio dell'Umanità.
   -Presidente Regione
  -Assessore Beni Culturali
  -Firmatari: Cristaldi Nicolò; Caputo Salvino; Currenti Carmelo;
  Falzone Dario; Granata Giancarlo; Incardona Carmelo; Pogliese
  Salvatore; Stancanelli Raffaele

  -numero 1260 - Iniziative per fronteggiare l'emergenza incendi.
  -Presidente Regione
  -Assessore Agricoltura
  -Firmatario: Pogliese Salvatore

   Le  interrogazioni testè annunziate saranno iscritte  all'ordine
  del giorno per essere svolte al loro turno.

   - con richiesta di risposta scritta:

  -numero 1259 - Provvedimenti per limitare il fenomeno dei debiti
     fuori bilancio da parte degli enti locali siciliani.
  -Presidente Regione
  -Assessore Famiglia
  -Firmatario: Barbagallo Giovanni

  -numero  1261   -   Provvedimenti  per  la  prevenzione   della
     talassemia e l'assistenza agli ammalati.
  -Presidente Regione
  -Assessore Sanità
  -Firmatario: Barbagallo Giovanni

   Le   interrogazioni  testé  annunziate  saranno   trasmesse   al
  Governo.

                      Annunzio di interpellanze

    PRESIDENTE   Comunica  che sono state  presentate  le  seguenti
  interpellanze:

  -numero  48  -  Chiarimenti sui criteri adottati dal Comune  di
     Palermo in merito all'annullamento della delibera della giunta
     comunale  n. 737/2000 ed all'errata applicazione  di  quanto
     disposto dal Decreto del Presidente della Regione del 24/07/2002
     n. 342.
  - Presidente Regione
  -Assessore Famiglia
  -Firmatario: Dina Antonino

  -numero   49   -   Azzeramento  del  Consiglio  d'Amministrazione
   dell'ATO ME 2 e commissariamento dello stesso.
  -- Presidente Regione
  -Firmatario: Rinaldi Francesco

   Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che il  Governo
  abbia  dichiarato di respingere le interpellanze  o  abbia  fatto
  conoscere  il  giorno in cui intende trattarle, le  interpellanze
  stesse  saranno iscritte all'ordine del giorno per essere  svolte
  al loro turno.

   Ai  sensi  dell'articolo 127,  comma 9, del Regolamento interno,
  do  il  preavviso  di  trenta  minuti  al  fine  delle  eventuali
  votazioni  mediante procedimento elettronico che  dovessero  aver
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del  numero
  legale  (art.  85) ovvero la domanda di scrutinio nominale  o  di
  scrutinio   segreto   (art.   127)   sono   effettuate   mediante
  procedimento elettronico.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


           Seguito della discussione del disegno di legge
    «Norme in materia di ineleggibilità e di incompatibilità dei
                         deputati regionali»
      (nn. 519-5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - I
                              Stralcio)

    PRESIDENTE   Si  passa  al  punto II  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Onorevoli  colleghi, considerato che  per  le  ore  12.00  della
  giornata   odierna   era  stato  fissato  il   termine   per   la
  presentazione  degli emendamenti ai disegni  di  legge  posti  ai
  numeri  1),  2),  3), 4) e 5) del secondo punto  dell'ordine  del
  giorno,  si  passa al disegno di legge posto al numero  6)  dello
  stesso punto dell'ordine del giorno.
   Non  essendo  presente  il Presidente della  Regione,  si  passa
  all'esame   del   disegno  di  legge:   Norme   in   materia   di
  ineleggibilità e di incompatibilità dei deputati regionali   (nn.
  519-5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - I  Stralcio),
  posto al numero 7).
   Invito  la  I  Commissione  a  prendere  posto  al  banco  delle
  Commissioni.
   Ricordo  che  si  era già votato il passaggio   all'esame  degli
  articoli  e  che la discussione generale era stata   rinviata  in
  sede di discussione dell'articolo 1.
   Dichiaro, quindi, aperta la discussione generale.

    CRISTALDI  presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRISTALDI   presidente della Commissione.  Onorevoli  colleghi,
  questo  disegno  di  legge  intende fare  applicare  al  deputato
  regionale  il regime vigente per il parlamentare nazionale  ed  è
  questa la ragione che ha portato la Commissione a procedere  allo
  stralcio.  Si  tratta, quindi, di un semplice  trasferimento  del
  regime   vigente  presso  il  Parlamento  nazionale   in   quello
  regionale.
   E'   corretto  dichiararlo  perché  in  futuro  potrebbe  essere
  necessario leggere fra i verbali.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


                       Sull'ordine dei lavori

    ORTISI  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ORTISI    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  prima   di
  cominciare  i  lavori  d'Aula, si ha necessità  di  conoscere  il
  quadro  di insieme che si prospetta, perché dalla modulazione  di
  esso potremmo dedurre anche l'atteggiamento in Aula.
   Se  i  lavori corrisponderanno all'applicazione concreta e  allo
  sviluppo  di  quanto concordato nella Conferenza dei Capi  Gruppo
  dedurremo  un determinato atteggiamento; se invece, come  succede
  da undici anni in quest'Aula, non sapremo quando saremo costretti
  a  compensare la vergogna che proviamo nel percepire lo stipendio
  senza  lavorare  con  una  performance  fisica  muscolare,  anti-
  ipnotica che riesce a farci sentire felici per due giorni  e  due
  notti,  assumeremo un altro atteggiamento: chiederemo  il  numero
  legale e, quindi, il rinvio dei lavori alla prossima settimana.
   Non  so se la Presidenza è in grado di rassicurare sui tempi dei
  lavori  d'Aula o se ritiene di convocare una ulteriore Conferenza
  dei Capi Gruppo per razionalizzare i lavori alla luce anche dello
  sviluppo anomalo e contraddittorio dei lavori svoltisi nel   suk
  della  Commissione Bilancio dove  ottanta persone, non so a quale
  titolo,  si  intrecciavano nei colloqui, negli ammiccamenti,  nei
  segnali  e   nei bisogni fisiologici in quella stanza senza  aria
  condizionata.

    PRESIDENTE   Onorevole Ortisi, all'ordine del giorno  sono  già
  stati  iscritti  undici disegni di legge per i quali è stata  già
  votato  il   passaggio all'esame degli  articoli  e  la  relativa
  discussione generale è stata spostata all'esame dell'articolo 1.
   Ricordo  che  per  i  primi  cinque disegni  di  leggi  inseriti
  all'ordine   del   giorno  è  stato  dato  il  termine   per   la
  presentazione degli emendamenti entro le ore dodici  dell'odierna
  giornata  e,  quindi, non saranno accolti in Aula emendamenti  in
  contrasto con il Regolamento.
   Pertanto,  questa  Presidenza intende  operare  rispettando  gli
  impegni  presi all'unanimità nella Conferenza dei Presidenti  dei
  gruppi parlamentari.

    ORTISI  Vorrei conoscere i tempi

    PRESIDENTE   Abbiamo  stabilito di iniziare  alle  undici  fino
  alle  quattordici e continuare nel pomeriggio, ovviamente  devono
  essere tempi umani e razionali.

    BALLISTRERI  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    BALLISTRERI  Signor Presidente, credo che l'ordine  dei  lavori
  sia  un elemento di serietà di un Parlamento e vi è il dovere  di
  essere estremamente seri e rigorosi con l'opinione pubblica.
   Mi  si deve spiegare come sia possibile affrontare un ordine del
  giorno in questo modo, con  continue manipolazioni. Non è un modo
  corretto di procedere.

    PRESIDENTE  Onorevole Ballistreri, se lei prima di  intervenire
  fosse  stato  attento  a quanto è stato detto  in  Aula,  avrebbe
  sentito  che la Presidenza ha rinviato la discussione  dei  primi
  cinque  disegni di legge perché non è scaduto il termine  per  la
  presentazione degli emendamenti fissato per le ore 12.00 di oggi.

    BALLISTRERI  Privilegiando alcuni punti all'ordine del  giorno,
  signor Presidente, ed è chiaro il modo politico di andare avanti.
   Le   chiedo,   tuttavia,  di  promuovere  una   Conferenza   dei
  Presidenti dei gruppi parlamentari sull'ordine dei lavori.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


   Riprende  la discussione del disegno di legge nn. 519-5-14-15-
         193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - I  Stralcio

    PRESIDENTE  Dichiaro chiusa la discussione generale.  Si  passa
  all'articolo 1. Ne do lettura:

                             «Articolo 1
   Regime di eleggibilità e compatibilità previsto per i deputati
                              regionali

   1.  L'articolo 8 della legge regionale 20 marzo 1951,  n.  29  e
  successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:

    Art. 8. - 1. Non sono eleggibili a deputato regionale:

   a) i presidenti e gli assessori delle province regionali;

   b)   i  sindaci  e  gli  assessori  dei  comuni,  compresi   nel
  territorio  della Regione, con popolazione superiore  a  20  mila
  abitanti,   secondo  i  dati  ufficiali  dell'ultimo   censimento
  generale della popolazione;

   c) il Commissario dello Stato per la Regione siciliana;

   d)   il  segretario  generale  della  presidenza  della  Regione
  siciliana,  i dirigenti di strutture di massima dimensione  e  di
  dimensione  intermedia, i dirigenti preposti ad  uffici  speciali
  temporanei  dell'Amministrazione regionale e di enti  soggetti  a
  vigilanza   e/o  controllo  della  Regione,  nonché  i  direttori
  generali di agenzie regionali;

   e)  i capi di gabinetto e degli uffici di diretta collaborazione
  nonché  i  segretari particolari dei Ministri, dei  viceministri,
  dei sottosegretari di Stato, del Presidente della Regione e degli
  Assessori regionali;

   f)   i  capi  di  dipartimento  ed  i  segretari  generali   dei
  Ministeri,  i direttori generali delle agenzie statali  nonché  i
  dirigenti preposti ad uffici di livello dirigenziale generale  di
  amministrazioni statali che operano nella Regione;

   g)  i  prefetti, i viceprefetti della Repubblica ed i funzionari
  di pubblica sicurezza;

   h)  il  capo  ed  il  vicecapo della  polizia  e  gli  ispettori
  generali di pubblica sicurezza;

   i)  gli  ufficiali  generali  e  gli  ammiragli,  gli  ufficiali
  superiori delle Forze armate dello Stato se esercitano il comando
  in Sicilia;

   j)  i  funzionari dirigenti delle cancellerie e  segreterie  del
  Consiglio  di giustizia amministrativa per la Regione  siciliana,
  delle Corti d'appello e dei tribunali della Sicilia;

   k)  i  componenti  dei comitati, commissioni  ed  organismi  che
  esprimono    pareri    obbligatori   su    atti    amministrativi
  dell'Amministrazione regionale;

   l)  i  direttori  generali,  i  direttori  amministrativi  e   i
  direttori  sanitari delle aziende unità sanitarie  locali,  delle
  aziende  ospedaliere  e  delle aziende policlinico  universitarie
  esistenti nel territorio della Regione, nonché gli amministratori
  straordinari  delle suddette aziende. Anche nel caso  di  cui  ai
  commi 2 e 3, i direttori generali, i direttori amministrativi e i
  direttori  sanitari  suddetti, non sono  eleggibili  nei  collegi
  elettorali  in  cui  sia ricompreso, in  tutto  o  in  parte,  il
  territorio  dell'azienda presso la quale  abbiano  esercitato  le
  proprie  funzioni in un periodo compreso nei sei mesi antecedenti
  alla   data   di  accettazione  della  candidatura.  I  direttori
  generali,  i  direttori  amministrativi e  i  direttori  sanitari
  suddetti  che  sono stati candidati e che non sono stati  eletti,
  non  possono  esercitare per un periodo di cinque  anni  le  loro
  funzioni  in aziende comprese, in tutto o in parte, nel  collegio
  elettorale in cui gli stessi erano candidati.

   2.  Le  cause  di  ineleggibilità di cui al comma  1  non  hanno
  effetto   se   le   funzioni  esercitate  siano  cessate   almeno
  centottanta  giorni prima del compimento di un quinquennio  dalla
  data della precedente elezione regionale.

   3.   Per   cessazione  dalle  funzioni  si  intende  l'effettiva
  astensione   da   ogni   atto  inerente  all'ufficio   rivestito,
  preceduta,  nei casi previsti alle lettere a) e b)  del  comma  1
  dalla formale presentazione delle dimissioni; e negli altri casi,
  dal  trasferimento,  dalla  revoca dell'incarico  o  del  comando
  ovvero dal collocamento in aspettativa.

   4.  L'accettazione della candidatura comporta in  ogni  caso  la
  decadenza dalle cariche di cui al comma 1, lettera a) e b).

   5.  Sono  ineleggibili,  salvo che  si  trovino  in  aspettativa
  all'atto   di   accettazione  della  candidatura,  i  magistrati,
  compresi  quelli onorari ed esclusi quelli in servizio presso  le
  giurisdizioni superiori, nonché i membri del Consiglio di  Stato,
  del   Consiglio  di  giustizia  amministrativa  per  la   Regione
  siciliana   e  dei  tribunali  amministrativi  regionali,   nelle
  circoscrizioni elettorali sottoposte, in tutto o in  parte,  alla
  giurisdizione degli uffici ai quali si sono trovati  assegnati  o
  presso  i  quali hanno esercitato le loro funzioni in un  periodo
  compreso  nei sei mesi antecedenti la data di accettazione  della
  candidatura. Sono altresì ineleggibili, salvo che si  trovino  in
  aspettativa   all'atto  di  accettazione  della  candidatura,   i
  magistrati  che  abbiano esercitato le loro  funzioni  presso  le
  sezioni  della  Corte dei conti nella Regione  siciliana,  in  un
  periodo compreso nei sei mesi antecedenti la data di accettazione
  della candidatura.'

   2.  L'articolo 9 della legge regionale 20 marzo 1951,  n.  29  e
  successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:

    Art.   9.  -  1.  I  diplomatici,  i  consoli,  i  viceconsoli,
  eccettuati  gli onorari, ed in generale gli ufficiali, retribuiti
  o  no,  addetti  alle ambasciate, legazioni e  consolati  esteri,
  tanto  residenti in Italia quanto all'estero, non possono  essere
  eletti all'Assemblea regionale siciliana sebbene abbiano ottenuto
  il  permesso  dal Governo nazionale di accettare l'ufficio  senza
  perdere la nazionalità. Questa causa di ineleggibilità si estende
  a tutti coloro che abbiano impiego da Governi esteri.'

   3.  L'articolo 10 della legge regionale 20 marzo 1951, n.  29  e
  successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:

    Art. 10. - 1. Non sono eleggibili inoltre:

   a)  coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali,
  amministratori  e  dirigenti  di società  o  di  imprese  private
  risultino  vincolati con lo Stato o con la Regione per  contratti
  di  opere  o  di  somministrazione,  oppure  per  concessioni   o
  autorizzazioni   amministrative,  che  importino   l'obbligo   di
  adempimenti   specifici,  l'osservanza  di   norme   generali   o
  particolari  protettive  del pubblico interesse,  alle  quali  la
  concessione o l'autorizzazione è sottoposta;

   b)  i  rappresentanti, amministratori e dirigenti di società  ed
  imprese  volte al profitto di privati, che godano di  contributi,
  concorsi,  sussidi  o  garanzie da  parte  dello  Stato  o  della
  Regione;

   c)  i  consulenti legali e amministrativi che prestino  in  modo
  permanente  l'opera loro alle persone, società e imprese  di  cui
  alle  lettere  a) e b), vincolate allo Stato o alla  Regione  nei
  modi di cui sopra;

   d)   i   presidenti  dei  comitati,  regionali  e   provinciali,
  dell'INPS;

   e)  i  legali  rappresentanti ed i dirigenti delle società  alle
  quali la Regione partecipa;

   f)   gli   amministratori  ed  i  dipendenti  con  funzioni   di
  rappresentanza o con poteri di organizzazione o coordinamento del
  personale,  di  istituti,  consorzi,  aziende,  agenzie  ed  enti
  dipendenti  dalla  regione  ovvero soggetti  alla  sua  tutela  o
  vigilanza;

   g)  i  legali  rappresentanti  ed i  dirigenti  delle  strutture
  convenzionate con la Regione, di cui agli articoli 43 e 44  della
  legge 23 dicembre 1978, n. 833.

   2.  Le  cause  di ineleggibilità previste dal presente  articolo
  non  sono  applicabili a coloro che, in conseguenza di dimissioni
  od altra causa, siano effettivamente cessati dalle loro funzioni,
  ai  sensi  dell'articolo 8, comma 3, almeno novanta giorni  prima
  del  compimento  di  un quinquennio dalla data  delle  precedenti
  elezioni regionali.'

   4.  Dopo il Capo II del Titolo II della legge regionale 20 marzo
  1951, n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, aggiungere il
  seguente:

    Capo  III  - Delle incompatibilità - Art. 10 ter.  -  1.  Ferme
  restando  le cause di incompatibilità previste nella Costituzione
  e  nello  Statuto speciale della Regione siciliana, l'ufficio  di
  deputato  regionale  è incompatibile con l'ufficio  di  Ministro,
  viceministro, sottosegretario di Stato, componente di Governi  di
  altre regioni, componente del Consiglio nazionale dell'economia e
  del   lavoro,   componente   di   organismi   internazionali    o
  sopranazionali.

   2.  I  deputati regionali non possono ricoprire cariche o uffici
  di  qualsiasi  specie  in  enti  pubblici  o  privati,  istituti,
  consorzi, aziende, agenzie, enti dipendenti dalla Regione  ovvero
  soggetti  alla sua tutela o vigilanza, per nomina o  designazione
  del Governo regionale o di organi dell'Amministrazione regionale.

   3.  Sono  escluse dal divieto di cui al comma 2  le  cariche  in
  enti  culturali, assistenziali, di culto, nonché quelle conferite
  nelle  università  degli  studi o negli  istituti  di  istruzione
  superiore   a   seguito  di  designazione  elettiva   dei   corpi
  accademici, fermo restando le disposizioni dell'articolo 1  della
  legge regionale 30 dicembre 1965, n. 44.

   4.  Sono  parimenti escluse dal divieto di cui  al  comma  2  le
  nomine  compiute dal Governo regionale, in base a norma di legge,
  su designazione delle organizzazioni di categoria.

   Art.  10  quater. - 1. Fuori dei casi previsti nell'articolo  10
  ter, comma 2, i deputati regionali non possono ricoprire cariche,
  né    esercitare   funzioni   di   amministratore,    presidente,
  liquidatore, sindaco o revisore, direttore generale  o  centrale,
  consulente  legale  o amministrativo con contratto  di  carattere
  continuativo:

   a)  in  associazioni,  enti, società o  imprese  che  gestiscano
  servizi  di qualunque genere per conto della Regione  o  di  enti
  regionali,  o ai quali la Regione contribuisca in via  ordinaria,
  direttamente o indirettamente;

   b)  in  enti, istituti, agenzie o aziende sottoposti a tutela  o
  vigilanza della Regione;

   c)  in  istituti  bancari o in società che abbiano,  come  scopo
  prevalente,  l'esercizio  di attività finanziarie,  operanti  nel
  territorio della Regione.

   2.  Si  applicano  alle  incompatibilità previste  al  comma  1,
  lettere  a)  e b), le esclusioni indicate nell'articolo  10  ter,
  comma 3.

   Art.  10  quinquies.  -  1.  I deputati  regionali  non  possono
  assumere  il  patrocinio professionale, né  in  qualsiasi  forma,
  prestare   assistenza  o  consulenza  ad  imprese  di   carattere
  finanziario  od economico in loro vertenze o rapporti  di  affari
  con la Regione.

   2.  Non può ricoprire la carica di deputato regionale colui che,
  nel  corso  del  mandato, viene a trovarsi in una  condizione  di
  ineleggibilità prevista agli articoli 8, lettere k) e   l),  9  e
  10.

   Art.  10 sexies. - 1. I deputati regionali per i quali esista  o
  si   determini,   nel   corso   del   mandato,   qualcuna   delle
  incompatibilità  previste nella Costituzione,  nello  statuto,  e
  negli  articoli del presente capo debbono, nel termine di  trenta
  giorni   dall'insediamento  o,  nel   caso   di   incompatibilità
  sopravvenuta,  dall'inizio dell'esercizio delle funzioni,  optare
  fra le cariche che ricoprono ed il mandato ricevuto, determinando
  la  cessazione dell'incompatibilità stessa. Scaduto tale  termine
  senza  che  l'opzione sia stata esercitata, s'intendono  decaduti
  dalla carica di  deputato.

   2.   I   dipendenti   dello   Stato   e   di   altre   pubbliche
  amministrazioni, nonché i dipendenti degli enti  ed  istituti  di
  diritto  pubblico,  sottoposti alla vigilanza  dello  Stato,  che
  siano eletti deputati regionali, debbono chiedere, nel termine di
  dieci  giorni dall'insediamento a pena di decadenza  dal  mandato
  parlamentare,  di essere collocati in aspettativa  per  tutta  la
  durata  del mandato medesimo. Analogo obbligo sussiste  a  carico
  dei  deputati  regionali  che, dopo l'elezione,  accedano  ad  un
  impiego  presso uno degli enti di cui al presente comma; in  tale
  ultimo  caso  il termine di dieci giorni decorre  dalla  data  di
  assunzione in servizio.

   3.   I   dipendenti   della  Regione  e   di   altre   pubbliche
  amministrazioni  nonché i dipendenti degli enti  ed  istituti  di
  diritto  pubblico, consorzi, aziende ed agenzie dipendenti  dalla
  Regione ovvero sottoposti alla sua tutela o vigilanza, che  siano
  eletti   deputati   regionali,  sono   collocati   d'ufficio   in
  aspettativa  per  tutta la durata del mandato parlamentare.  Tale
  disposizione  opera  anche  per i deputati  regionali  che,  dopo
  l'elezione, accedano ad un impiego presso uno degli enti  di  cui
  al presente comma.

   4.  I  deputati regionali che, durante l'esercizio del  mandato,
  siano   chiamati,  in  quanto  soggetti  esterni  alla   Pubblica
  amministrazione,  a  svolgere  la  propria  attività  in  base  a
  contratti di natura privatistica, nei casi di cui all'articolo 8,
  lettere  d), e) e f), non possono esercitare le funzioni relative
  a detti incarichi per tutta la durata del mandato.

   5.  L'articolo 2 della legge regionale 30 dicembre 1965, n.  44,
  e successive modifiche ed integrazioni,  è così sostituito:

    Art.  2.  -  1.  I dipendenti dello Stato e di altre  pubbliche
  amministrazioni, nonché i dipendenti degli enti  ed  istituti  di
  diritto  pubblico,  sottoposti alla vigilanza  dello  Stato,  che
  siano eletti deputati regionali, debbono chiedere, nel termine di
  dieci  giorni dall'insediamento a pena di decadenza  dal  mandato
  parlamentare,  di essere collocati in aspettativa  per  tutta  la
  durata  del mandato medesimo. Analogo obbligo sussiste  a  carico
  dei  deputati  regionali  che, dopo l'elezione,  accedano  ad  un
  impiego  presso uno degli enti di cui al presente comma; in  tale
  ultimo  caso  il termine di dieci giorni decorre  dalla  data  di
  assunzione in servizio.

   2.   I   dipendenti   della  Regione  e   di   altre   pubbliche
  amministrazioni  nonché i dipendenti degli enti  ed  istituti  di
  diritto  pubblico, consorzi, aziende ed agenzie dipendenti  dalla
  Regione ovvero sottoposti alla sua tutela o vigilanza, che  siano
  eletti   deputati   regionali,  sono   collocati   d'ufficio   in
  aspettativa  per  tutta la durata del mandato parlamentare.  Tale
  disposizione  opera  anche  per i deputati  regionali  che,  dopo
  l'elezione, accedano ad un impiego presso uno degli enti  di  cui
  al presente comma.'

   6. Sono abrogati:

   a) l'articolo 62 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29;

   b) l'articolo 5 della legge regionale 26 agosto 1992, n. 7;

   c) l'articolo 13 della legge regionale 20 giugno 1997, n. 19;

   d) l'articolo 1 della legge regionale 9 dicembre 2004, n. 16;

   e)  l'articolo  33,  comma 2, della legge regionale  3  dicembre
  1991, n. 44.»

   Comunico che sono stati  presentati i seguenti emendamenti:

   - emendamento 1.1,
   - emendamento 1.3,
   - emendamento 1.2.

   Si passa agli emendamenti 1.3 e 1.2 di identico contenuto.

    ORTISI   Signor Presidente, per evitare equivoci,  dichiaro  di
  iscrivermi a parlare su ogni argomento.

    ANTINORO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ANTINORO   Signor  Presidente, il senso di  questo  emendamento
  presentato   da   tutto   il   nostro  gruppo   parlamentare,   e
  personalmente parlo in nome del capogruppo che non è presente, fa
  riferimento  alla  nostra  idea  sulla  politica  come    impegno
  quotidiano e questo vale sia per il deputato regionale che per  i
  sindaci  e  per tutti coloro che  nel territorio, con  l'elezione
  diretta,  devono assumere un impegno costante e continuo rispetto
  ai temi di una popolazione che ha bisogno di riposte.
   Comprendo  le ragioni della  I Commissione circa il ragionamento
  in   merito  alla  normativa  nazionale  e  alla  opportunità  di
  uniformarsi   alla  stessa,  ma,  avendo  una  potestà   autonoma
  rispetto  a  questi  temi  e per l'importanza  della  figura  dei
  sindaci,   riteniamo  utile  immaginare  una  idea   di   impegno
  esclusivo,  globale  rispetto ad una  popolazione  piuttosto  che
  immaginare un limite dei 20 mila abitanti, che di per  sé  è   un
  impegno  gravoso  perché si tratta di un comune che  richiede  un
  impegno costante e,quindi, sarebbe molto più logico.
   Come  gruppo  parlamentare - a Gibilmanna, nell'incontro  con  i
  vertici del partito protrattosi per  due giorni qualche settimana
  fa - abbiamo assunto l'impegno sulla incompatibilità assoluta tra
  il  ruolo  di deputato regionale e di sindaco ed abbiamo ritenuto
  di  dovere  presentare questo emendamento, insieme con gli  altri
  colleghi  parlamentari  del  nostro gruppo,  perché  vorremmo  un
  sindaco  che  si  dedicasse  unicamente  ed  esclusivamente  alla
  popolazione  che  lo ha eletto, e un deputato  regionale  che  si
  dedicasse   esclusivamente   ed   unicamente   alla   popolazione
  provinciale  che lo va ad eleggere; continuare a  sovrapporre  le
  due  funzioni  con  una  sorta  di  mezzo  servizio  nell'uno   e
  nell'altra  funzione significherebbe, secondo noi,  distrarre  il
  soggetto  eletto  come  sindaco o il  soggetto  che  da  deputato
  dovrebbe  fare il sindaco in modo dannoso per la popolazione  che
  dovrebbe andare ad amministrare.
   Quindi,  il  senso di questo emendamento è quello  di  definire,
  una  volta  e  per tutte, gli impegni che chi viene  eletto  deve
  assumere  nei  confronti della popolazione. C'è solo  un  piccolo
  errore  nella formulazione dell'emendamento, poiché è chiaro  che
  si   intende   sindaci  e  assessori  dei  comuni  compresi   nel
  territorio della Regione , ma questo e un piccolo refuso  che  in
  sede di coordinamento tecnico si potrà correggere.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Ortisi.  Ne  ha
  facoltà.

    ORTISI   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che  in
  questo  caso  non  ci siano scuole di pensiero  riconducibili  ad
  aeree valoriali o ad aree di appartenenza partitica; credo che le
  nostre   posizioni   dipendano   soprattutto   dalle   esperienze
  direttamente  maturate,  per  cui  non  sarà  difficile   trovare
  deputati    della   medesima   formazione   politica   esprimenti
  comportamenti e convinzioni diversificate.
   Personalmente,  la  penso  come  l'onorevole  Antinoro,   avendo
  sperimentato    direttamente   la    difficoltà    di    svolgere
  contemporaneamente  il ruolo di sindaco in  una  cittadina  e  il
  ruolo  di  deputato; qualche volta comporta sacrifici  fisici  e,
  comunque,  non  rende lucidi gli interventi, non  voglio  parlare
  della   lobby  dei sindaci , cui fa riferimento qualche  collega,
  non  è questo che mi interessa, voglio parlare oggettivamente del
  fatto  che  si  svolge difficilmente in maniera  conciliabile  il
  ruolo  che  entrambe  le  cariche impongono,  tanto  é  vero  che
  qualcuno  di noi si è candidato a sindaco pensando di  dimettersi
  se  eletto  deputato,  visto il ruolo meno significante che  oggi
  l'Assemblea assegna al deputato perché, per la stessa motivazione
  per  la  quale,   in una cittadina, il sindaco, la  giunta  o  il
  dirigente,  per  la parte gestionale, assumono, prevaricando,  il
  ruolo  dei  consiglieri comunali. La medesima  cosa  avviene,  in
  questo  Parlamento, come fatto strutturale, non come fatto legato
  alla volontà politica o etica di chi governa.
   Il  governatore, la Giunta e i dirigenti hanno, ormai,  assunto,
  strutturalmente, un atteggiamento prevaricatore, non come volontà
  ma di fatto perché è la legge che impone questo rispetto al ruolo
  dei deputati regionali. E' per questa ragione che, personalmente,
  voterò a favore degli emendamenti 1.3 e  1.2.
   Aggiungo  che, pregiudiziale, sarà però il discorso cui  abbiamo
  fatto riferimento, nel nostro intervento, sull'ordine dei lavori.
  Riunite  i  deputati  perché, fino  a  quando  non  ci  metteremo
  d'accordo  sull'ordine  dei  lavori, personalmente,  chiederò  ad
  altri  quattro  colleghi  di invocare il  riferimento  al  numero
  legale   fino,   a   quando  quest'Aula  non   sarà   praticabile
  razionalmente.

    LACCOTO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LACCOTO   Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  penso  che,
  già,  per  sei mesi, quest'Assemblea non abbia legiferato;  siamo
  arrivati  alle  notti di agosto per tentare di  approvare  undici
  leggi e, tra l'altro, c'è anche molta confusione.
   Il  Presidente  Cristalli, poc'anzi, faceva  riferimento  ad  un
  recepimento  delle  norme per i deputati  nazionali  rispetto  ai
  deputati  regionali.  La  verità è che  vi  sono  dei  tentativi,
  dall'una  e  dall'altra parte, contrastanti rispetto  alle  norme
  previste  per i deputati nazionali, con emendamenti che vanno  in
  posizione  totalmente opposta, nel senso che  alcuni  emendamenti
  tendono  a portare a quarantamila abitanti il limite legato  alle
  cause  di  incompatibilità o di ineleggibilità, ovvero di  creare
  incompatibilità assolute tra deputato, sindaci o assessori.
   Penso  che  dovrebbe  esserci una linea. Una  cosa  è  se  si  è
  d'accordo  su  quella  che  può  essere  la  linea  del  deputato
  nazionale; altra cosa è che non si può tentare di fare delle cose
  completamente  diverse, nel senso di portare in Aula,  in  questa
  legge e in questo momento, frettolosamente, qualcosa che riguarda
  una  incompatibilità  assoluta  o,  d'altro  canto,  elevare   la
  popolazione  da ventimila a quarantamila abitanti  per  l'aspetto
  relativo alla incompatibilità.
   Le  opzioni, quindi, sono due: o si dà una linea, nel  senso  di
  poter davvero, sic et simpliciter, recepire quella che è la norma
  rispetto ai deputati nazionali o, diversamente, questa norma.
   Signor   Presidente, sono tra coloro che cercano di  intervenire
  sugli  argomenti che creeranno confusione, certamente, e che  non
  aiutano,  sicuramente,  l'iter  parlamentare  confuso  di  queste
  giornate.
   Lo  ripeto, signor Presidente, ci dobbiamo dare una linea. Se la
  linea  è  quella  di recepire le norme, così  come  ha  detto  il
  relatore, a livello di deputato nazionale, rispetto a quello  che
  è  il  deputato regionale, allora, vi sarebbe un senso e potremmo
  seguire, con linearità, un percorso.
   Altra  cosa  sarebbe, invece, procedere  attraverso  emendamenti
  che  sono all'opposto: alcuni mirano all'incompatibilità assoluta
  tra  sindaci  ed  assessori, nella Regione siciliana;  altri   ad
  elevare  l'incompatibilità o l'ineleggibilità ai comuni  entro  i
  quarantamila abitanti.
   Ritengo,  pertanto, che dobbiamo darci una linea;  diversamente,
  nostro   malgrado,  in  questa  confusione  che   regna,   saremo
  costretti, per ogni articolo trattato, a chiedere la verifica del
  numero legale e ad intervenire.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

       CRACOLICI   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo
  l'Aula  abbia  scelto di portare avanti questo disegno  di  legge
  stralcio  perché  questo provvedimento può  avere  una  procedura
  speciale e particolare.
   La  ragione  sta  - così come già affermato dal  relatore  -  in
  questa dimensione procedurale che  fa di questo un testo di legge
  particolare.
   Preannuncio,  in  questa  sede, che  il  nostro  intendimento  è
  quello  di separare la funzione parlamentare - così come  risulta
  già  separata,  ad  esempio, nel caso dell'elezione  diretta  del
  presidente e dei sindaci - dalla funzione amministrativa   per  i
  comuni.
   Il Gruppo parlamentare  DS , pertanto, sostiene l'emendamento  e
  gli  emendamenti - ho visto che anche i colleghi  dell'UDC  hanno
  presentato,  a  tal proposito, questo emendamento -  e  sostiene,
  inoltre, la tesi della ineleggibilità per i sindaci, i presidenti
  di  provincia e gli assessori dei comuni fino a 20 mila abitanti,
  cioè  non  soltanto  per  i sindaci dei comuni  fino  a  20  mila
  abitanti, ma i sindaci, i presidenti di provincia e gli assessori
  dei comuni fino a 20 mila abitanti.
   Preannuncio,  quindi,  la  presentazione  di  un  subemendamento
  modificativo  all'emendamento  a firma  dell'onorevole  Zago  che
  precisa  la  ineleggibilità relativa a  queste  tre  fattispecie,
  oltre  a  quelle  già  previste  dal  disegno  di  legge  da  noi
  condiviso.

    CASCIO  relatore. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE   Ne ha facoltà.

    CASCIO    relatore.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,
  rivolgo un appello all'Aula e, quindi, anche a lei, nella qualità
  di  Presidente  del Gruppo parlamentare  DS : la volontà  che  la
  Commissione ha esplicitato nel volere stralciare questa norma dal
  contesto  dell'altra norma elettorale era dovuta  al  fatto  che,
  essendo  la  norma  elettorale  suscettibile  di  referendum,  se
  approvata  all'interno di quel contesto, poteva subire lo  stesso
  tipo di procedura, così come previsto dalla legge.
   La   ratio   di   questa  norma  stralcio   sulle   regole   che
  regolamentano  il  regime  di eleggibilità  e  compatibilità  dei
  deputati  con le cariche amministrative  è esattamente quella  di
  allinearci, in maniera pedissequa, al regime di compatibilità  ed
  incompatibilità che vige al di là dello Stretto.
   Con   questa  norma,  vogliamo  equiparare  le  prerogative  dei
  deputati  regionali alle prerogative, in termini di compatibilità
  ed eleggibilità, dei deputati nazionali.
   Mi  permetto di dire che questa norma, così come prevista  dalla
  Commissione - quindi, senza emendamenti, blindata - è una  norma,
  in  qualche  modo, condivisa anche dall'Istituto del  Commissario
  dello Stato.
   Onorevole  Cracolici, qualunque altro tipo di norma e  qualsiasi
  altro  tipo di emendamento modificativo rispetto al testo esitato
  dalla  Commissione rischierebbe di rendere nullo il lavoro  della
  Commissione stessa.
   Mi  permetto  di  chiedere  ai  colleghi  della  maggioranza  di
  ritirare gli emendamenti presentati e formulo la stessa richiesta
  ai  colleghi dell'opposizione. Nel caso in cui questo ritiro  non
  dovesse  avvenire,  preannuncio, fin d'ora, il  parere  contrario
  della Commissione.
   Il  rischio è che qualunque tipo di modifica rispetto  al  testo
  blindato,  esitato  dalla  Commissione,  potrebbe  inficiare   il
  percorso di questa norma.
   Rivolgo,   dunque,  l'appello  a  tutti  i  colleghi   -   anche
  all'onorevole Cracolici che sta predisponendo il subemendamento -
  di evitare la presentazione dello stesso.

    ZAGO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ZAGO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, i due stralci  di
  riforma   della  legge  elettorale  costituiscono  un  contributo
  importante  nella definizione delle regole elettorali da  seguire
  nella nostra Regione.
   Si  tratta  - mi riferisco ad entrambi gli stralci - di  disegni
  di  legge  che  considero minimalisti, nel senso  che  affrontano
  alcune  questioni condivisibili ma rifuggono da  altri  nodi  che
  pure dovrebbero essere sciolti.
   L'aspetto  più  evidente  riguarda lo sbarramento  che  abbiamo,
  concordemente,  affermato di volere rinviare  ad  altra  data  e,
  quindi, alla sessione autunnale; mi riferisco però anche ad altri
  aspetti che, forse, sono ancora più importanti.
     L'aspetto principale al quale faccio riferimento è  una  sorta
  di  integrazione  della legge relativa all'elezione  diretta  del
  sindaco.  L'Assemblea regionale, infatti,  prima  in  Italia,  al
  tempo, fece scuola, costituendo un precedente; quella riforma  ha
  portato a risultati positivi ma, come dimostrato in questi  anni,
  fu una riforma a metà, nel senso che intervenne sui meccanismi di
  elezione del sindaco - mi riferisco all'elezione diretta - ma non
  intervenne  su  quello  che viene inteso  come  l'equilibrio  dei
  poteri,  il  discorso  sui  pesi e i  contrappesi,  tra  sindaco,
  giunta, consiglio comunale.
   Da  questo  punto  di  vista, si ebbe una lacuna  da  parte  del
  legislatore  e, in questi anni, abbiamo visto  come  la  funzione
  del  sindaco  sia  stata sempre più accentratrice  e  lesiva  dei
  poteri  che  non solo e non tanto la giunta ma anche  i  consigli
  comunali avevano.
   Auspico   che,   insieme   allo  sbarramento,   nella   sessione
  autunnale, sia trattato anche il problema dell'equilibrio  tra  i
  poteri,  tra il sindaco e il consiglio comunale. Dico  ciò  anche
  perché,  contemporaneamente,  è  venuto  fuori  il  problema  dei
  controlli  negli  enti locali, nel senso che  la  legge  relativa
  all'elezione  diretta  del  sindaco è  stata  accompagnata  dalla
  soppressione degli organi di controllo.
   Mi  riferisco, intanto, alla vecchia Commissione provinciale  di
  controllo  e,  poi, ai CO.RE.CO  e, come se ciò non bastasse,  si
  ricorderà  la nomina del segretario comunale che, in  precedenza,
  era nominato dalla  Prefettura, in nome e per conto del Ministero
  dell'Interno e che, invece, adesso, come i colleghi  sanno  bene,
  viene nominato dal sindaco.
   Siamo  passati da un eccesso all'altro: prima, da  un  controllo
  asfissiante    e    burocratico,   eccessivamente    penalizzante
  dell'attività  di  sindaci,  giunte,  consigli  comunali;   oggi,
  invece, siamo arrivati a qualcosa di totalmente opposto.
   Credo che, anche su questo tema, faremmo bene ad intervenire.
   Per  carità,  non  sono innamorato dei vecchi  controlli  ma  un
  ragionamento su cosa far rientrare nei controlli, sul  fatto  che
  debbano  esserci  o meno e su quale funzione,  in  questo  senso,
  potrebbe  svolgere il consiglio comunale, forse è bene,  prima  o
  poi, farlo.
   Questo   disegno  di  legge,  tuttavia,  affronta  alcuni   nodi
  importanti che ho condiviso, compresa l'equiparazione, per quanto
  riguarda l'eleggibilità

    PRESIDENTE   Onorevole  Zago, la invito  a  concludere  il  suo
  intervento.

    ZAGO  Signor Presidente, le chiedo di derogare sul tempo a  mia
  disposizione.
        di   adeguare   lo   status,   per   quanto   riguarda   le
  incompatibilità,  del deputato regionale a  quelle  del  deputato
  nazionale.
   Ciò  non  è  in contrasto con l'emendamento a mia firma  perché,
  intanto, per evitare confusione, è bene che sia effettuata questa
  equiparazione: ciò che è possibile per il parlamentare  nazionale
  deve esserlo anche per quello regionale.
   Credo  però  che  siano  maturi i tempi  per  stabilire  e  fare
  chiarezza,  anche  da  questo punto di vista,  sulla  separazione
  delle cariche, ad esempio, tra sindaci, presidenti delle province
  e deputato regionale.
     Il  nostro è un grande Paese, una grande democrazia  e  questo
  grande  Paese,  questa  grande democrazia  potranno  svilupparsi,
  crescere,  vivere meglio se vi sarà una classe dirigente  il  più
  ampiamente diffusa.
   Non  concentrare cariche su una sola persona serve  ad  ampliare
  la  classe  dirigente;  serve  a permettere  a  più  soggetti  di
  svolgere  un ruolo di crescita nella società democratica;  serve,
  insomma,  a coinvolgere, nella gestione della cosa pubblica,  più
  soggetti;   serve   ad  ampliare  il  raggio  delle   istituzioni
  pubbliche.
   Ecco  perché penso, al di là del fatto etico - per carità,  pure
  importante -, della sovrapposizione o, se volete, dei costi della
  politica,  che sia importante procedere allo  sdoppiamento  delle
  cariche,  per evitare che vi siano concentrazioni su  una  stessa
  persona, per raggiungere, quindi, una partecipazione più ampia  e
  per avere una formazione di classe dirigente.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


                               Congedi

    PRESIDENTE  Comunico che hanno chiesto congedo, per  oggi,  gli
  onorevoli: Adamo, Fleres, Scoma e Confalone,
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


     Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
    «Norme in materia di ineleggibilità e di incompatibilità dei
  deputati regionali» (nn. 519-5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-
                      600-625 /A - I Stralcio)

    ODDO Antonino . Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE   Ne ha facoltà.

    ODDO  Antonino .  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il
  Gruppo  parlamentare  Uniti per la Sicilia , condivide lo spirito
  dell'emendamento illustrato dall'onorevole Antinoro.
   Riteniamo  che uno dei tanti problemi, uno dei tanti mali  della
  politica  in  Sicilia, ma anche nel resto del Paese,  sia  questo
  della  sommatoria, sulla stessa persona, di più cariche.  E'  uno
  dei  motivi per cui i cittadini si sono staccati, via via  sempre
  più,  dalla politica; il vedere sommarsi, in una stessa  persona,
  due,  tre,  quattro,  talvolta cinque  cariche  pubbliche,  senza
  escludere   poi   le  cariche  di  partito  ha  incrementato   la
  disaffezione dei cittadini dalla politica.
   I  sindaci, peraltro, hanno da anni, nella normativa  in  vigore
  in  questa  cosiddetta  seconda Repubblica , assommato  a  sé  un
  eccesso di poteri nei confronti del consiglio comunale.
   Uno  degli aspetti che questo disegno di legge, a nostro avviso,
  non  affronta è anche quello della riqualificazione del ruolo dei
  consigli comunali.
   Nella   seconda  Repubblica , nei  consigli  comunali,  è  stata
  fatta  un'operazione molto semplice: sono stati ridotti i  poteri
  in  cambio di un aumento dello stipendio per i consigli comunali.
  Ciò ha portato ad una dequalificazione dei consigli comunali e ad
  un  accentramento delle funzioni e dei poteri nei  confronti  dei
  primi  cittadini.  Se  a  questi ultimi  attribuissimo  anche  la
  possibilità   di  fare  i  parlamentari,  sarebbe  evidente   che
  creeremmo dei piccoli uomini forti nelle singole realtà.
   Crediamo  che lo spirito di questo emendamento, quello  cioè  di
  separare,  in  maniera  netta,  il  ruolo  parlamentare   e   del
  legislatore, in particolare, da quello dell'esercizio del  potere
  amministrativo proprio dei primi cittadini, sia condivisibile.
   Siamo  favorevoli,  quindi, alla totale incompatibilità  fra  la
  figura del sindaco da 0 abitanti, per intenderci,  da quella  del
  parlamentare.  Soltanto  in  subordine,  condividiamo  il   testo
  originario  presentato  in  Aula dalla  Commissione  che  prevede
  l'estensione della incompatibilità per i comuni fino  a  40  mila
  abitanti.
   Vi  sono  altre  ipotesi  che  si  fanno  spazio  fra  i  banchi
  dell'Aula  e cioè di soluzioni che manterrebbero lo statuts  quo,
  quello della incompatibilità soltanto fino a 20 mila abitanti fra
  i  sindaci  dei  comuni. Questa ipotesi si sostanzierebbe  in  un
  arretramento  rispetto al lavoro svolto dalla  Commissione.  Ciò,
  evidentemente,  non  trova  la nostra condivisione  e,  anzi,  ci
  riserviamo  di  chiedere  il  voto  segreto  qualora  emergessero
  soluzioni  che,  a  nostro  parere,  andassero  in  direzione  di
  mantenere il potere della cosiddetta  lobby dei sindaci .

    MAIRA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    MAIRA   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  mi  accingo  a
  chiedere  una  breve  sospensione dei  lavori  d'Aula  e  intendo
  motivarne il perché.
   Salvo  tema di smentita, i lavori della I Commissione  su  tutto
  il  corpo  delle leggi che incidono direttamente o indirettamente
  sul  regime elettorale delle autonomie locali è andato avanti con
  una  condivisione  di massima di tutti i Gruppi rappresentati  in
  Assemblea;   questa condivisione di massima, tranne  che  su  due
  punti,  è stata raggiunta anche per gli emendamenti che non  sono
  stati trattati in Commissione.
   Ciò  si  evince  dalla  verbalizzazione  delle  discussioni   in
  Commissione  e  gli  stessi  emendamenti,  depositati  prima   in
  Commissione  e adesso in Aula, sono, in gran parte, condivisi  da
  tutti  i  Gruppi,  tranne i due emendamenti che hanno  creato  la
  concitazione  finale  della  discussione  della   legge   e   che
  riguardano  lo sbarramento e l'elevazione a 15 mila abitanti  del
  sistema maggioritario.
   Se  questa promessa è vera, credo che se sospendessimo i  lavori
  potremmo ritrovare un punto di incontro senza bisogno di ritirare
  gli  emendamenti, laddove c'era condivisione, sia da parte  della
  maggioranza sia da parte dell'opposizione.
   Naturalmente, non formulo tale richiesta a titolo  personale  ma
  a nome del Gruppo dell'UDC.

    TUMINO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    TUMINO   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  comprendo  che
  un  sindaco, anche di un piccolo Comune, candidandosi alla carica
  di deputato regionale, possa anche utilizzare il potere che gli è
  proprio per la carica che, in quel momento, ricopre, anche a fini
  elettorali.
   Non  escludo cioè che vi sia una posizione di vantaggio rispetto
  agli altri candidati, per cui mi sembra del tutto normale pensare
  ad  una  forma di ineleggibilità di un sindaco in carica per  una
  qualunque altra carica elettiva.
   Esiste,  invece, una norma che consente che ciò avvenga  per  un
  principio  - credo - di conservazione del potere, nel  senso  che
  coloro   che,  in  qualche  maniera,  costituiscono   il   corpus
  dell'attività politica di una nazione, di una Regione,  fanno  in
  modo  di  creare condizioni favorevoli affinchè si  mantenga  una
  posizione esistente, una posizione di potere.
   Onorevoli  colleghi,  a me sembra che sia improprio,  sul  piano
  del  principio, il mantenimento di questa norma. Non è  tanto  il
  fatto  che  uno  può avere la  fregola , oggi, di  candidarsi  da
  deputato a sindaco o, domani, da sindaco a deputato.
   Comprendo  che, sul piano personale, ciò possa essere anche,  se
  la  norma  esiste, un fatto di coscienza personale  -  io  stesso
  penso che farei l'uno e l'altro se ciò fosse nei miei desideri  -
  ma  io,  in  quanto  legislatore, vi chiedo di riflettere  su  un
  principio  generale che è quello di mettere tutti  i  concorrenti
  per   una   carica  elettiva  sullo  stesso  piano   e,   quindi,
  sostanzialmente, di impedire a chi detiene cariche pubbliche,  di
  non  potere, in assoluto, utilizzare, eventualmente,  il  proprio
  potere per modificare la regolarità della corsa.
   Questa  è  la  ragione per cui condivido la tesi di  coloro  che
  vogliono una ineleggibilità alla carica di deputato per qualunque
  sindaco di qualunque paese.

    TURANO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    TURANO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei  che  la
  Presidenza  seguisse  il mio ragionamento  perché  ho  un  dubbio
  interpretativo.
   All'articolo  1,  vengono  definiti  i  soggetti  che  non  sono
  eleggibili.
   Al  comma  2, viene stabilito che i medesimi soggetti si  devono
  dimettere 180 giorni prima.
   Al   comma   3,  viene  definita  la  procedura  della   formale
  presentazione delle dimissioni.
   Al  comma  4  viene  detto che l'accettazione della  candidatura
  comporta,  in  ogni caso, la decadenza dalle cariche  di  cui  al
  comma 1, lettera  a) e b).
   A  me, sembra che il comma 4 sia in palese contraddizione con  i
  comma  1,  2  e  3, tranne che il comma 4 non abbia una  finalità
  diversa che non so spiegare e che non so capire, considerato  che
  non si tratta neanche dell'allineamento alla legge nazionale.
   Vorrei,  signor  Presidente, che su questo punto si  riflettesse
  tecnicamente   per  capire  qual  è  il  percorso  che   vogliamo
  individuare,  al  fine di permettere poi ad  ognuno  di  fare  le
  proprie valutazioni politiche.

    PRESIDENTE   A  conclusione  degli  interventi,  pregherei   la
  Commissione  di  fornire le spiegazioni richieste  dall'onorevole
  Turano.

    DI MAURO. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    DI  MAURO. Signor Presidente, credo che il disegno di legge  in
  discussione  -  riguardante  materia elettorale e oggetto  di  un
  dibattito abbastanza serrato, non solo in Commissione, ma  tra  i
  partiti, nell'opinione pubblica e sulla stampa - non possa essere
  affrontato  dall'Aula  in maniera confusa e  senza  un'attenzione
  adeguata.
   Una  legge  così  importante, che intende dare  una  indicazione
  legislativa  ad  un sistema elettorale, che deve in  questo  caso
  riguardare  l'elezione a deputato regionale  e  quindi  interessa
  l'Aula e soprattutto i parlamentari che sono qui dentro, non  può
  essere  approvata  con  questo grado di  confusione,  di  scontro
  rispetto a quello che ci siamo detti.
   A  questo punto non so dove siamo arrivati, vorrei chiedere  una
  sospensione di un quarto d'ora per una riunione con i  Capigruppo
  per  capire qual è lo stato della proposta di legge e capire come
  andare avanti e cosa dobbiamo fare questa mattina.

    PRESIDENTE   Comunico che sono chiuse le iscrizioni  a  parlare
  sugli emendamenti.
     Onorevole  Di  Mauro, vorrei far presente che sul  disegno  di
  legge  al nostro esame sono stati presentati due emendamenti  sui
  quali l'Assemblea è intervenuta copiosamente, pertanto, se c'è la
  richiesta  di  accantonamento va bene, ma se la  sua  non  è  una
  richiesta  di accantonamento, è stato già chiarito, e l'onorevole
  Cristaldi   mi  ha  chiesto  la  parola  per  fornire   ulteriori
  chiarimenti  sui  dubbi  formulati dal  l'onorevole  Turano,  poi
  ciascuno si determini come ritiene opportuno motivando la propria
  votazione,  non  so  cosa  possa  stabilire  una  Conferenza  dei
  Capigruppo o riunione di Gruppo su  un testo che è chiarissimo  e
  che presenta soltanto due emendamenti.

    CRISTALDI  presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRISTALDI    Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,   credo
  l'onorevole  Cascio, in qualità di relatore, abbia  dato  in  più
  passaggi chiarimenti innanzittutto sulla filosofia del disegno di
  legge. Vale la pena di precisare una cosa che, probabilmente, non
  è  stata detta chiaramente: questo disegno di legge altro non  fa
  che  confermare il dettato delle leggi regionali integrandolo con
  le  disposizioni  vigenti  per  i parlamentari  nazionali,  nella
  logica,  quindi, dell'allineamento del normativa vigente  per  il
  deputato regionale a quella del deputato nazionale.
   Ogni  cosa che qui si enuncia - con tutto il rispetto del merito
  -   secondo   me   non   può  essere  presa   in   considerazione
  dall'Assemblea se si sposa la filosofia dell'allineamento; non si
  tratta  di dire di no al contenuto di un emendaaemnto perché  non
  se  ne condivide il merito, si tratta di dire  no soltanto perché
  altrimenti si altera lo spirito dello stesso disegno di legge.
   In  Commissione,  lo stralcio è stato considerato  non  soltanto
  perché  vi  è  la procedura prevista dallo Statuto siciliano  che
  ricordava  poc'anzi l'onorevole Cracolici, ma anche perché  si  è
  voluto,  in  certo senso, blindare il contenuto  del  disegno  di
  legge per le ragioni sopradette.
   In  relazione  a  quanto  affermato dall'onorevole  Turano,  che
  fanno  riferimento al punto 4 del  comma 1 dell'articolo 1,  dove
  si  dice:  l'accettazione della candidatura comporta in ogni caso
  la  decadenza delle cariche di cui al comma 1, lettera a) e  b) ,
  significa  questo: siccome il sindaco dei comuni superiori  a  20
  mila  abitanti che intende candidarsi a deputato deve  dimettersi
  180  giorni prima della fine del suo mandato, che cosa  ne  viene
  fuori?  Per una serie di fatti anche imprevedibili, spesse volte,
  per  esempio  faccio  riferimento alle  elezioni  anticipate,  un
  sindaco  non  può sapere che ci saranno elezioni anticipate,  non
  può  saperlo e, comunque vada, ci sono stati tutta una  serie  di
  contenziosi  che  hanno portato al pronunciamento  del  TAR,  dei
  gradi successivi circa il fatto che doveva dimettersi ovvero  non
  doveva dimmettersi. Cosa sostiene dunque il legislatore? Comunque
  vada,  siccome dovevi dimetterti, per evitare questioni  e  anche
  ricorsi,  sappi  che  qualora  dovessi  rivestire  la  carica  di
  sindaco e ti candidi a deputato, a prescindere da tutto il resto,
  sappi  che  appena ti candidi a deputato, così come  avviene  per
  colui  che  si dimette 180 giorni prima, tu non sei più  sindaco.
  Ciò elimina, taglia la testa al toro, vale a dire siamo di fronte
  ad  una  chiarificazione, ad una specificazione.  Per  evitare  -
  ripeto  -  che nascano contenziosi, ricorsi al  TAR,  CGA,  Corte
  Costituzionale. Vogliamo finalmente mettere ordine alla materia.
   Pertanto,  questo ulteriore punto 4, operante nella legislazione
  vigente,  viene confermato appunto perché elimina  ogni  equivoco
  interpretativo, al di là di tutte le ragioni per chi come sindaco
  dei  comuni superiori a 20 mila abitanti si candidi a deputato  e
  da   quel  momento  la  semplice  firma  dell'accettazione  della
  candidatura comporta anche la decadenza da sindaco. Ciò significa
  che  non  potrà  essere più sindaco così come non  potrà  esserlo
  colui che si dimette per candidarsi.
   Si  tratta  dunque  della  stessa normativa  vigente  a  livello
  nazionale,  avvocato Turano. Si lasci servire non da  me  che  ho
  studiato cemento armato ma da una serie di illustri giuristi  che
  abbiamo interpellato per esporre le loro tesi; si fidi dei nostri
  uffici  che hanno lavorato con molta serietà da questo  punto  di
  vista.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


    TURANO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    TURANO    Signor  Presidente,  figuriamoci  se  non   mi   fido
  dell'autorevolezza del Presidente Cristaldi e della  preparazione
  degli uffici
   Signor  Presidente, non ho consultato la legge che  riguarda  le
  incompatibilità o il regime dell'ineleggibilità, però  a  memoria
  ricordo  bene che l'allineamento che vorremmo fare non rispecchia
  quello che è scritto nel comma 4.
   Ci  sono  autorevoli colleghi che sono stati anche  parlamentari
  nazionali  e sanno bene, perché sono abbastanza anziani,  che  in
  caso di scioglimento anticipato del Parlamento nazionale le cause
  di  ineleggibilità  si  trasformano in causa  di  incompatibilità
  qualora  entro  7 giorni dall'indizione dei comizi elettorali,  e
  quindi  dalla conseguente pubblicazione sulla Gazzetta  ufficiale
  del  decreto  del  Presidente della Repubblica  che  scioglie  le
  Camere, si cessa dalle funzioni.
   Se  ci  dobbiamo  allineare alla normativa  nazionale,  dobbiamo
  quindi  scrivere un'ipotesi di questo tipo. Al contrario,  stiamo
  scrivendo una cosa che è molto diversa: stiamo scrivendo cioè che
  le  funzioni si possono esercitare fino alla data di accettazione
  della candidatura che viene fatta 25 giorni prima dall'elezione e
  non  70 giorni prima dallo scioglimento, così come previsto dalla
  normativa nazionale.
   Dal   momento  che  in  Sicilia  tali  eventualità  si   possono
  verificare soltanto in casi che riguardano il Presidente,  chiedo
  di  parametrare il comma 4 al dettato normativo nazionale in tema
  di  scioglimento  anticipato, e non inserire  procedure  nuove  e
  diverse.
   Alla   luce   di  questa  considerazione  e  avendo   finalmente
  individuato  di  cosa  stiamo parlando, le chiedo  di  sospendere
  l'Aula per due minuti per darmi il tempo di subemendare il  comma
  4  ed  allinearlo alla disciplina nazionale, perché così  come  è
  scritto  non  rispecchia l'allineamento alla normativa  nazionale
  che si vuole dare.

    PRESIDENTE   Onorevle  Turano,  lei  avrebbe  dovuto   scrivere
  l'emendamento al testo entro i termini di legge.
     Pongo  in  votazione gli emendamenti 1.3, a firma Antinoro  ed
  altri e 1.2, a firma Antinoro ed altri, di identico contenuto.

    DI MAURO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    DI  MAURO. Signor Presidente, rispetto agli emendamenti  1.3  e
  1.2  noi,  come  Movimento  per l'Autonomia, annunciamo  il  voto
  contrario  perché  riteniamo che il dettato  dell'articolo  1  di
  questa legge, sia tutto sommato, un dettato che dà la possibilità
  anche ai sindaci dei piccolissimi centri di potersi candidare.
   Un'operazione  che  tende ad estraneizzare qualsiasi  iniziativa
  politica  da  parte  dei sindaci, dei rappresentanti  degli  enti
  locali  per  creare una sorta di casta nel parlamento,  di  posto
  dove non si può arrivare perché chi aspira o diventa sindaco  non
  ha  assolutamente  la possibilità di partecipare  a  un  tipo  di
  elezione come quella di parlamentare regionale, la riteniamo  una
  preclusione inaccettabile.

    ANTINORO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà

    ANTINORO    Signor  Presidente,  premettendo  la   volontà   di
  mantenere   l'emendamento in vita, specifico nuovamente  che  nel
  testo originario dell'emendamento vi era un errore avendo scritto
   cassare  da  compresi  a  popolazione ,  siccome  il  sostantivo
  popolazione è scritto due volte, la volontà di chi l'ha  scritto,
  cioè  la mia e dei colleghi che hanno firmato, deve essere intesa
  come    compresi  nel  territorio della  regione ,  lo  dico  per
  evitare che ci possano essere equivoci.

    PRESIDENTE    Onorevole   Antinoro,  invece   di   dichiararlo,
  presenti un subemendamento.

    LACCOTO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LACCOTO   Signor  Presidente,  sono  contrario  all'emendamento
  presentato e a tutti gli altri perché mi pare l'intesa era che il
  testo  dovesse  andare in Aula avanti così come licenziato  dalla
  Commissione.
   Tra  l'altro, siccome non mi sento di appartenere ad una  casta,
  dove  siamo  tutti intoccabili, facciamo furore solo  perché  nei
  piccoli  comuni  possono esserci esperienze di tipo  diverso  che
  possono  arricchire molte volte anche l'esperienza amministrativa
  di  cui credo si abbia bisogno, rispetto a quello che avviene, io
  sono totalmente contrario agli emendamenti modificativi.
   Penso   sia  giusto  andare  avanti  come  è  stato   fatto   in
  Commissione  con  un  testo allineato alla  normativa  nazionale,
  perché non avrebbe senso cercare di portare avanti questo disegno
  di  legge  in  queste condizioni o peggio in ordine  sparso  dove
  ognuno,  ogni  volta, si risveglia e cerca di  far  elevare  alla
  soglia    di   quarantamila,  quelle  che  sono   le   cause   di
  ineleggibilità o incompatibilità.

    AULICINO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   AULICINO.  Signror  Presidente, onorevoli colleghi,  sono  molto
  sorpreso  del  fatto che ci sia una sorta di difesa dei  principi
  della  libera concorrenza per arrivare ad occupare  i  seggi  nei
  parlamenti.
   In  un  Paese  blindato  in cui il parlamento  nazionale  -  per
  ammissione di tutti e anche di quelli che hanno fatto la legge  -
  è  confezionato con una predeterminazione, a questo punto sia per
  quelli  che  hanno  criticato quella legge, sia  per  quelli  che
  l'hanno  criticata  dopo averla fatta, con una  predeterminazione
  vergognosa,  per  cui  le caste, e ci sono autorevoli  scrittori,
  analisti che hanno riflettuto nell'ultimo periodo sulle caste che
  si  perpetuano e i gruppi dirigenti dei partiti confezionano  nei
  laboratori  della politica i deputati e i senatori, assistiamo  -
  ripeto  - nel Paese a livello nazionale e regionale quindi questo
  discorso vale per la maggioranza e l'opposizione per evitare  che
  qualcuno  abbia la puzza al naso e si senta troppo raffinato  per
  essere  vero,  in  questo  momento sostenere  che  bisogna  quasi
  moralizzare  i  percorsi  e fare in modo  che  chi  sostiene  una
  verifica  elettorale  abbia  gli stessi  strumenti  degli  altri,
  quando  sappiamo che per confezionare il Parlamento  nazionale  è
  sufficiente  a  dare  a  cena con il segretario  di  partito  per
  trovarsi  deputati e senatori; ora questo Parlamento siciliano  è
  alla ricerca delle verità, delle verità smarrite, ve lo dice  uno
  che  avendo cercato la verità e non avendola trovata, ogni  tanto
  si   sorprende  del  fatto  che  tanti  parlamentari  di  diversa
  estrazione,  che  questa  è  una legge che  trasversalmente  crea
  problemi  un  po'  a  tutti, si sorprenda  del  fatto  che  tanti
  parlamentari  siano presi dal desiderio di affermare  principi  e
  percorsi trasparenti.
   Ma  che  volete  che interessi alla gente se un  sindaco  di  un
  comune  di  tremila  abitanti si candidi alle  regionali,  quando
  quegli  stessi cittadini hanno avuto offerta la scheda elettorale
  con  la ratifica delle decisioni ai vertici e quando le dinamiche
  di   formazione   dei  gruppi  dirigenti  nei  partiti   politici
  rispondono  alle logiche del  porcellum  in modo volgare,  questo
  vale  per la destra, la sinistra e per il centro, ma di che  cosa
  parliamo? Noi vogliamo qualificare il nostro messaggio, il nostro
  profilo progettuale, ma qui chi ha il diritto da sinistra, destra
  e  centro  di  fare  lezioni di stile e di moralità  agli  altri,
  quando  sappiamo che ciascuno a casa sua fà cose volgari a turno,
  nel  senso che è sufficiente attendere un po' di tempo per capire
  che  ciascuno  perpetua il proprio potere  e  propone  sempre  se
  stesso?
   E  concludo, signor Presidente. E'chiaro che la mia premessa  mi
  porta a definire questa battaglia per far sì che i percorsi siano
  trasparenti  e  puliti una battaglia non dico inutile  ma  quasi.
  Certo,  è  che  una  cosa  è fare in modo  che  si  candidi  alle
  regionali un sindaco di un comune di 20 mila abitanti, altra cosa
  è che si candidi alle regionali un sindaco di un comune di 70-100
  mila  abitanti, perché comprendete che il bacino di utenza  e  la
  capacità  di  intercettazione del  consenso  di  un  sindaco  che
  amministra   un   territorio  più   vasto   è   chiaramente   più
  preoccupante.
   Pertanto,   io sarei dell'avviso che prescindendo dagli  scenari
  nazionali cui ho fatto riferimento, così per passaggio, si  possa
  in  qualche modo evitare che un sindaco potente di un comune  con
  70  mila  abitanti  in  un territorio in cui  chiaramente  questo
  sarebbe un privilegio rispetto al candidato che non ha la  stessa
  sponda  amministrativa, senza strumenti o rispetto al sindaco  di
  un  comune  piccolo  che nessuno conosce, è  chiaro  che  la  mia
  personale posizione, che prescinde dallo schieramento al quale ho
  aderito,  però mi sono consultato e concordo pienamente  che  gli
  emendamenti di cui parliamo sono troppi belli per essere  veri  e
  quindi sono contrario.

    LEANZA   NICOLA,  vicepresidente  della  Regione.   Chiedo   di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LEANZA   NICOLA,   vicepresidente  della   Regione.   Onorevoli
  colleghi, parlo non nella veste di Vicepresidente della  Regione,
  perché  è  giusto che una legge elettorale la faccia  l'Aula,  ma
  vorrei invitare per primo l'onorevole Cracolici a ricordarsi  che
  noi avevamo approvato questo disegno di legge puntando molto alla
  equiparazione a livello nazionale perché abbiamo detto vediamo di
  collegarci  a  livello nazionale, quello che  stiamo  facendo  in
  questo  momento  ci  discosta dalla norma nazionale.  I  deputati
  nazionali   possono candidarsi e fare i sindaci fino a  ventimila
  abitanti,  se  non  sbaglio, e quindi non vedo per  quale  motivo
  dobbiamo ancora una volta essere il Parlamento che si autodifende
  ad oltranza.
   Ritengo  dunque  che  se vogliamo approvare questa  legge  sulla
  incompatibilità, mi sembra ragionevole uniformarsi alla normativa
  nazionale, cosa che avevamo detto in tutte le salse, in  tutti  i
  momenti, in tutti gli incontri che abbiamo fatto.
   Altrimenti,  vedete, passa il messaggio che in qualche  modo  si
  voglia limitare la partecipazione.
   Poco  fa lo dicevano gli onorevoli Aulicino e Laccoto: i sindaci
  non  sono persone estranee, sono persone che si misurano con  una
  realtà, che si candidano, che vengono elette. Non vedo per  quale
  motivo  non  dobbiamo  dare  l'opportunità  di  arrivare  ad  una
  candidatura  alla classe dirigente che si forma  sul  territorio,
  che si forma risolvendo i problemi delle persone, che si forma  a
  contatto con la gente e poi magari diventare incompatibili.

    PRESIDENTE  Onorevole Turano, esiste un sistema nei  parlamenti
  per  opporsi.  Presentare emendamenti e  farli  votare.  Non  c'è
  bisogno   di   discutere  in  Aula  senza  aver  presentato   gli
  emendamenti.  La prego di far continuare il Vicepresidente  della
  Regione.

    LEANZA   NICOLA,   vicepresidente  della   Regione.   Onorevoli
  colleghi,  una  pausa  di  riflessione è necessaria.  Non  voglio
  accantonamenti. Non possiamo incominciare con gli accantonamenti.
  Un  ritorno ad alcuni, no dico patti - vi chiedo scusa -  accordi
  che  si erano fatti che almeno in questa legge si uniformava  sic
  et  simpliciter rispetto alla legge nazionale, questo  lo  vorrei
  ricordare  ai  Presidenti  dei Gruppi parlamentari,  al  relatore
  della legge, al Presidente della Commissione, che in quella  sede
  avevamo assunto degli impegni.
   Dopodiché  la mia impressione è che ci stiamo ancora  una  volta
  autodifendendo.  Vedete  quando poi  passeremo  all'altro  punto,
  quello  dei  costi della politica, anche la rischiamo di  restare
  fermi  sulle  nostre  posizioni e agli altri chiederemo  di  fare
  sacrifici.
   Abbiamo fatto un patto, vi prego di volerlo mantenere, l'Aula  è
  libera  di  presentare  tutti  gli emendamenti  che  vuole,  però
  onorevoli Capigruppo, ci si  era impegnati  su questa linea  e  i
  Capigruppo avrebbero garantito che quest'accordo fosse mantenuto.
   Altrimenti,  per  carità, ognuno può cambiare opinione,  però  è
  una cosa diversa rispetto alle cose che ci eravamo detti.

    CRISTALDI  presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRISTALDI   presidente  della Commissione.  Signor  Presidente,
  non  vorrei  che  si presentasse una tiritera. La Commissione  ha
  dichiarato  esattamente quello che ha dichiarato lei:  intendiamo
  allineare  la legislazione nazionale in guisa tale  che  ciò  che
  succede per il deputato regionale valga per il deputato nazionale
  e viceversa, naturalmente.
   Ci  siamo limitati, come Commissione, a prendere atto del regime
  vigente per i parlamentari regionali e l'abbiamo integrato con le
  disposizioni  nazionali. Questa è la linea della  Commissione.  E
  credo  sia anche la linea della maggioranza. Non si può  impedire
  al  singolo  deputato  di presentare un emendamento.  Mi  risulta
  esserci l'accordo fra i Capigruppo per evitare che questo disegno
  di legge sia sconvolto.
   Ribadisco ulteriormente che il punto in questione, il  punto  4,
  altro  non è che l'esatta trasposizione di quello che prevede  il
  testo   unico   nazionale  in  materia.  Non  abbiamo   inventato
  assolutamente nulla.

    PRESIDENTE   Ma  non  è  in discussione,  onorevole  Cristaldi,
  perché non c'è alcun emendamento in proposito.

    CRISTALDI   presidente  della  Commissione.  Bene,  ma  siccome
  sembra essere oggetto di chissà quali innovazioni, questo è.  Per
  cui  i  singoli  deputati  che presentano  emendamenti  hanno  il
  diritto  di presentarli, hanno il diritto di chiedere  che  siano
  votati.  Per  quanto  riguarda  la Commissione  c'è  il  perfetto
  allineamento  all'accordo che è stato preso.  Mi  risulta  che  i
  Capigruppo sono allineati su questa posizione.
   Dopodiché andremo a vedere.

    TUMINO  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    TUMINO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è perché  i
  partiti  a  livello nazionale decidono chi deve rappresentare  il
  popolo  e quindi c'è un'operazione di sottrazione di potestà  del
  popolo,  non  è perché si afferma il  porcellum' alla  Calderoli,
  che   questo  Parlamento  deve  trovare  una  sua  coerenza   con
  l'indicazione  nazionale ovvero una ipotesi di modifica  di  tale
  percorso.  Né  tanto meno può venire incontro ad  un'esigenza  di
  conformità  di  un indirizzo politico dei gruppi parlamentari  di
  appartenenza, perché in questo caso non si gioca nessun  tipo  di
  problema delicato, importante sul piano della politica, si  gioca
  un  problema di opportunità o meno rispetto ad una qualificazione
  della figura del candidato alla deputazione regionale
      Noi  nelle  norme  di  incompatibilità  e  di  ineleggibilità
  abbiamo   amministratori,   abbiamo   direttori   amministrativi,
  sanitari,  abbiamo magistrati per i quali c'è una incompatibilità
  prevista,  c'è  una  ineleggibilità  prevista,  se  non  c'è   la
  dimissione  sei  mesi prima. Anche il sindaco di  un  comune  può
  concorrere,  purchè  si dimetta sei mesi  prima.   Nessuno  vuole
  eliminare  diritti  che  diritti di tutti.   E'  un  problema  di
  opportunità  così come si prevede che un direttore amministrativo
  o  un  magistrato  siccome può avere una situazione  di  partenza
  diversa,  può correre anche il rischio, nonostante la  sua  buona
  fede,  di  vedere la sua attività in quel momento  deteriorata  o
  deformata   da  un'ottica  elettoralistica,  allora  si   prevede
  l'ineleggibilità.
     Io  non capisco, quindi il problema non è assolutamente perché
  noi  vogliamo modificare gli accordi, essere contro i patti,  per
  carità  di  Dio.  Credo che i nostri gruppi hanno determinato  un
  percorso  e  su  questo percorso ci ritroviamo tutti.   Ma  sulle
  norme in sé, sulle questioni singole rispetto cui c'è sicuramente
  una  diversità di opinione non credo sia opportuno  ricorrere  ad
  un  appello  alla  identità  e  quindi  ad  un  appello  a  dover
  rispettare  un accordo sottoscritto dai capigruppo. Quell'accordo
  rimane  e  resta sottoscritto ed io mi adeguo, ma sicuramente  su
  una  norma  di questo tipo non c'è nessun ordine di scuderia  che
  possa valere.

    CRACOLICI   Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE   Ne ha facoltà.

    CRACOLICI    Signor Presidente, ribadisco un principio  che  mi
  vede  in  maniera  difforme rispetto alle argomentazioni  che  ha
  usato   il  governo,  perché  considero  il  tema  che  ha  posto
  l'onorevole Leanza nascere da un equivoco di fondo.
     Qui  non  è in discussione il diritto di elettorato  attivo  e
  passivo di qualunque  cittadino residente - e io mi auguro  anche
  non residente - nel territorio della Sicilia.  Qui stiamo ponendo
  un'altra   questione,  in  particolare  con  l'elezione   diretta
  introdotta dal legislatore con la legge n. 7 del 1992.
     La  funzione di sindaco è un patto, è un rapporto diretto  tra
  il  sindaco  e  la  cittadinanza.  L'esercizio  dell'attività  di
  sindaco  non  può  che essere un esercizio esclusivo  proprio  in
  virtù del fatto che l'elezione diretta costituisce un patto e  un
  rapporto  bilaterale.  Allora, prevedere  una  norma  in  cui  in
  qualche  modo,  consentitemi di dire, si evita di  utilizzare  la
  carica  e  l'esercizio della funzione di sindaco  attribuita  con
  l'elezione  diretta alla funzione elettorale, io lo considero  un
  atto  di separazione e, permettetemi di dire, di riduzione  anche
  dei costi della politica.
   Pertanto,  non c'è una casta che si vuole difendere, semmai  c'è
  una   maniera   trasparente   di  esercitare   le   funzioni   di
  rappresentanza  rispetto  alle  funzioni  di  Governo.  Condivido
  l'emendamento dell'onorevole Antinoro e dei colleghi che  l'hanno
  sottoscritto  e aggiungo a quando detto dall'onorevole  Cristaldi
  che  il  punto  4  dell'articolo 1 pensavo fosse  un  refuso  ma,
  invece, ho capito che non lo è.
   Al  di là del fatto che  l'emendamento Antinoro venga approvato,
  l'articolo 1 al punto a) recita:  I Presidenti di Provincia e gli
  assessori provinciali sono ineleggibili .
   Il  punto  b)  recita invece:  I sindaci ad oggi, tranne  quelli
  sopra i 20 mila abitanti e gli assessori  .
   Il  punto  4  recita:   Coloro che accettano  la  candidatura  a
  deputato  (cioè  non si sono dimessi nei 180  giorni,  così  come
  prevede  la  legge) decadono (hanno superato il periodo  previsto
  per  non far scattare l'ineleggibilità. In questo caso coloro che
  superano i 180 giorni e si candidano, decadono dalla carica,  che
  stanno  esercitando, di sindaco o di assessore  o  di  presidente
  della provincia).
   E' un modo per aggirare il punto a e il punto b.

   CRISTALDI. C'è scritto  in ogni caso'.

   CRACOLICI.  Mi permetto di suggerire una modifica e la  proporrò
  come  tale  in  attesa  del voto dell'emendamento  dell'onorevole
  Antinoro.
   Qualora  dovesse  esser bocciato l'emendamento Antinoro,  allora
  si  capisce  il  punto 4 esclusivamente alla lettera  b)  perché,
  comunque, non può essere applicato alla lettera a).
   Se   c'è  l'ineleggibilità,  non  ci  possono  essere  sanatorie
  successive.
   Chiedo  all'onorevole Presidente, qualora dovesse essere  votato
  favorevolmente   l'emendamento   dell'onorevole   Antinoro,    di
  dichiarare   improponibile  il  punto   4   perché   sarebbe   in
  contraddizione  con  la  lettera a e la  lettera  b  che  prevede
  l'ineleggibilità.
   Se non sono stato chiaro, formalizzo un emendamento.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, lei è stato molto  chiaro,  la
  sua  interpretazione  mi  sembra un po' estensiva,  extra  legem.
  Quando  si dice  in ogni caso' vuol dire che decade da sindaco  o
  da presidente della provincia ed è anche ineleggibile.
   Se  vogliamo lasciare agli atti questa interpretazione, i lavori
  parlamentari  fanno  testo. Se la dovessimo intendere  come  dice
  lei,  mi  rendo conto che sarebbe una scappatoia perché non  sono
  180  giorni ma non è questa la ratio; in ogni caso vuol dire  che
  decade da sindaco o da presidente della provincia e se poi  viene
  eletto è anche ineleggibile.
   Mi  rendo  conto,  onorevole Cracolici,  che  lei  ha  posto  un
  problema  e  quindi dobbiamo trovare una soluzione  anche  con  i
  lavori parlamentari.

   CRISTALDI, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRISTALDI,  presidente  della  Commissione.  Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi,  più volte abbiamo cercato  di  spiegare  lo
  spirito di questo disegno di legge, ma si vuol far finta  di  non
  capire.
   Siccome anche noi non siamo nati ieri, prendiamo atto di  quello
  che si sta verificando. Abbiamo esplicitamente dichiarato che  la
  modificazione, anche di una sola virgola, altera  lo  spirito  di
  ciò  che abbiamo deciso e che è stato condiviso all'interno della
  Commissione.
   L'eventuale  approvazione  dell'emendamento  Antinoro   comporta
  l'immediata impugnativa da parte del Commissario dello Stato  per
  violazione della Carta costituzionale.
   Se  voi volete essere splendidi e fare i furbastri, è una  cosa,
  se,  invece,  volete essere persone serie, come  lo  siete  state
  finora,  siate  coerenti ed in linea. Allora  si  può  anche  non
  condividere questo allineamento, non succede nulla,  si  alza  il
  capogruppo  dell'UDC, dice che non lo condivide  e  ne  prendiamo
  atto, è una scelta politica, ma che si debba trovare l'escamotage
  per  fare  finta  di essere d'accordo e trovare tra  l'altro  una
  spalla,  credo in assoluta buona fede, dei DS su questa  vicenda,
  però  trovare una spalla in questo, comporta una scelta  politica
  delicata.
   Abbiamo  pieno rispetto, intanto del Governo, della  maggioranza
  e  siamo allineati: se il disegno di legge non si può fare non si
  farà.  Però,  non condividiamo che si debba fare  il  disegno  di
  legge  creando  dei  problemi  all'Aula  e  dando   chissà  quale
  sensazione,  tutti si diventa giuristi, professori  universitari.
  Anche  noi non siamo nati ieri da questo punto di vista,  qualche
  libro  l'abbiamo  letto e interpretiamo che questo  tentativo  di
   biblificare' la legge è per affossarla.
   Non  c'è bisogno di fare tutto questo, non c'è bisogno che passi
  un emendamento in contrasto con lo spirito che noi abbiamo detto;
  basta che un capogruppo di maggioranza dichiari su questo che non
  intende fare la legge e noi non la faremo.
   Non  c'è  alcun  motivo  di fare imboscate,  di  far  cadere  in
  tranelli la stessa Assemblea. Signor Presidente,  si abbia  pieno
  rispetto   dell'Assemblea,   del  lavoro  che   abbiamo   svolto.
  Condividiamo  nel merito molti degli interventi,  però  riteniamo
  che  vadano  fuori  lo spirito di ciò che è stato  concordato  in
  commissione e che è nella logica delle cose.
   Ciascun  parlamentare deve sapere, poi si  atteggi  come  creda,
  ciascun   parlamentare  sappia  che  la  modifica,  tra   l'altro
  sostanziale,  che interverrebbe con l'emendamento  dell'onorevole
  Antinoro,  comporterebbe  non  più l'allineamento  tra  i  regimi
  regionale e nazionale, comporterebbe una innovazione su cui posso
  dirvi  ci  sarebbero seri dubbi di costituzionalità. Fidatevi  di
  uno  che  non  si  intende di questo, che ha in qualche  maniera,
  però,  nel  tempo avuto il tempo di studiare, di  informarsi,  di
  consultarsi.
   Onorevole   Antinoro,  lei  deve  sapere  che  se   fa   passare
  quest'emendamento,  il  rispetto del  Parlamento  è  sovrano,  lo
  spirito finisce, la legge è inapplicabile.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


                       Sull'ordine dei lavori

    DI MAURO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    DI  MAURO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che,
  come  più  volte  è emerso durante i lavori della commissione  ed
  anche  dal  dibattito, quando si parla di questioni  relative  al
  sistema elettorale sorgono sempre problemi.
   Su  questa  legge  che tutti ritenevano, comunque,  abbordabile,
  sulla  quale  si diceva che l'Assemblea non avrebbe avuto  alcuna
  osservazione da fare, purtroppo, si contravviene a quello che era
  stato l'impegno da parte di tutti di portare avanti un disegno di
  legge così come era stato impostato.
   Addirittura,  c'era stato un impegno preciso  che  non  dovevano
  essere  presentati emendamenti e credo che non sia cosa da  poco,
  perché  o qui, oggi, iniziamo a lavorare rispettando gli  impegni
  assunti oppure non ci siamo, per quanto ci riguarda ovviamente.
   Le  rinnovo  l'invito di sospendere i lavori per fare  il  punto
  della  situazione,  ci  confrontiamo e poi decidiamo  quello  che
  dobbiamo fare, perché noi come Movimento per l'Autonomia possiamo
  benissimo  uscire dall'Aula: vi fate la legge,  fate  quello  che
  ritenete  opportuno,  ritenete che per candidarsi  occorra  avere
  superato   almeno   cinquant'anni,  fate  quello   che   ritenete
  opportuno

    CINTOLA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CINTOLA    Signor  Presidente, onorevoli colleghi,   penso  che
  stiamo dicendo tutti le stesse cose, sia il Presidente Cristaldi,
  che è già intervenuto, sia l'onorevole Antinoro che ha svolto  il
  suo  intervento;  diciamo  le stesse  cose  ma  non  riusciamo  a
  catalizzarle  per potere addivenire ad un'unica volontà.  Non  ci
  sono volontà differenziate.
   Riconosco   l'intellettualità,  la  moralità  e  la  correttezza
  dell'onorevole  Cracolici sull'argomento. In Aula  veniamo  anche
  per  dirimere  posizioni lessicali, di scrittura e di  volontà  a
  seguito della scrittura o di una possibile riscrittura. Se stiamo
  dicendo  con  chiarezza  che  i  sindaci  non  possono  diventare
  deputati,  non si possono candidare  e quindi si devono dimettere
  180  giorni  prima,  è  una  cosa che è  acclarata  e  che  tutti
  ritengono sia giusta. Se al quarto comma poi viene detto che, nel
  caso in cui si candidano, decadono immediatamente da deputati,  è
  un'altra cosa, è normale, si norma egualmente la stessa cosa.
   Se  l'onorevole  Antinoro  nel suo emendamento  dice  che  tutta
  questa vicenda abbisogna di un correttivo, di una specificazione,
  netta e precisa non per salvaguardare al deputato la poltrona  in
  contrasto con il sindaco che si va a candidare, ma perché finisca
  come  in  Aula  in  dieci  anni  abbiamo  trovato  e  visto,   la
  consorteria  delle  sindacatore, che diventano  più  sindaci  che
  deputati  a  difendere più un orticello che la complessità  della
  Regione siciliana, io non ci trovo niente di strano se al  quarto
  comma  viene  aggiunta  la frase  nel caso  in  cui  ci  sia  uno
  scioglimento anticipato dell'Assemblea .
   In   quel   momento  tutto  diventa  di  una  normalità   unica,
  l'emendamento  può essere benissimo  ritirato  purché  al  quarto
  comma,  senza  che con questo si infici nulla, si  scriva  che  i
  dieci  giorni di cui si parla vengono nel momento in cui c'è  una
  possibilità di elezione anticipata dell'Assemblea.
   Non  è stato scritto perché l'Assemblea regionale siciliana  per
  sciogliersi nel passato aveva bisogno di tanto di quel tempo  che
  finiva la legislatura, quindi non c'era da prevedere una elezione
  anticipata.  Con il nuovo sistema elettorale e con un  presidente
  che  si può dimettere in qualsivoglia momento è chiaro che ci può
  essere  anche  qui  lo scioglimento anticipato  dell'Assemblea  e
  questo non verrebbe normato.
   A  questo  punto  il  volere  indicare   da  parte  degli  amici
  dell'MPA   di  sospendere  perché non si  deve  per  una  virgola
  modificare  il  testo,  neppure una  virgola,  io  penso  che  se
  modifichiamo  un  punto  e virgola che stia  a  rappresentare  le
  stesse   cose  che  eccelsamente  e  senza  volere  fare   nessun
   pistolotto   ad alcuno, il Presidente Cristaldi ha  espresso,  a
  nome dell'intera Commissione che ci rappresenta e che non può non
  rappresentarci, io dico: che ci vuole a modificare  di  una  sola
  virgola  e scrivere al comma 4  nel caso in cui  c'è una elezione
  anticipata . ?  Certo, equivale ad un fatto nazionale che  se  ci
  dovesse essere l'elezione anticipata entro i dieci giorni  Non ci
  vuole nulla ad aggiungerlo.
   Perché  non  si  può fare questo senza bisogno  di  sospensioni,
  senza bisogno di andare a gridare allo scandalo perché chissà che
  cosa si sta modificando?
   Presidente Cristaldi, io riconosco la sua capacità, non  da  ora
  ma  da  sempre, anche quando la contrastavo, ma debbo  dirle  che
  oggi  non volere aggiungere questa frase, un  commetto  da niente
   nel  caso di elezioni anticipate i dieci giorni  , mi  pare  che
  assolva  alla volontà della Commissione, alla volontà  del  primo
  proponente  dell'emendamento, che io  ho  sottoscritto  e  che  è
  chiaro  che  ritireremmo immediatamente se si aggiungesse  quella
  frase,  un  pistolotto' di due righi in cui si dice  nel caso  di
  elezioni anticipate entra in vigore il comma 4 .

   PRESIDENTE.  Onorevole Cintola, il tempo a  sua  disposizione  è
  scaduto.

   CINTOLA.  In  queste  condizioni non ci sarebbe  bisogno  né  di
  rinvio né di altro e credo che l'Aula non potrebbe non apprezzare
  questa  aggiunta che risolverebbe i problemi e, quindi,  in  quel
  caso, annunzierei il mio voto favorevole.

   DINA. Chiedo di parlare sulla richiesta di sospensione.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA.  Signor Presidente, sulla richiesta di sospensione che  mi
  accingo a proporre

   PRESIDENTE.  No, la proposta già è stata fatta,  lei  deve  solo
  dichiararsi favorevole o contrario.

   DINA. Mi dichiaro a favore della sospensione.

   PRESIDENTE.  Già  ha  parlato contro la sospensione  l'onorevole
  Cintola, lei è favorevole, dopodiché la porremo in votazione.

   DINA. No, non mi sembra che abbia parlato contro...

   PRESIDENTE.  Ha  parlato  contro  la  sospensione,   lei  si   è
  espresso a favore,  uno a favore ed uno contro.

   DINA.   Al   di  là  delle  contrapposizioni  che  si   vogliono
  innescare

   CRISTALDI,  presidente  della  Commissione.   Se  si   accordano
  dieci minuti di sospensione, non c'è bisogno di votare.

   DINA.  Ritengo  che  ci sia una libera interpretazione  rispetto
  alla  posizione dell'onorevole Cintola che cercava di  conciliare
  due  posizioni: quella aderente al testo nazionale  e  quella  di
  apportare  qualche singola modifica che, sicuramente, verrebbe  a
  stravolgere  l'impostazione complessiva, ma che  tiene  conto  di
  volontà  che  vanno maturando; ed è in questa considerazione  che
  ritengo che un momento di sospensione possa consentire ai  Gruppi
  parlamentari, ai Capigruppo, di fare chiarezza e di andare avanti
  in questo senso.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, poiché abbiamo un  problema  al
  sistema  di  votazione  elettronica che deve  essere  verificato,
  utilizziamo questa richiesta di sospensione  per risolvere sia il
  problema tecnico che quello politico.
   Pertanto, la seduta è sospesa per dieci minuti.

      (La seduta, sospesa alle ore 12.47, è ripresa alle 13.23)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


   Riprende la discussione del disegno di legge nn. nn. 519-5-14-
       15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - I  Stralcio

    ANTINORO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ANTINORO  Signor Presidente, onorevoli colleghi, pur  rimanendo
  convinto  della  giustezza delle ragioni che mi avevano  portato,
  insieme  ad altri colleghi del Gruppo, a formulare l'emendamento,
  nello  spirito  che chi ricopre una carica deve  il  suo  impegno
  unicamente, esclusivamente  e sempre a quella carica, considerata
  la  riunione  che  si  è appena conclusa e considerato  anche  un
  ragionamento interno al nostro Gruppo parlamentare,  annuncio  il
  ritiro dell'emendamento che mi vede come primo firmatario.
   Tutto  ciò,  nello  spirito  di  maggioranza  e  per  consentire
  all'Aula di produrre le leggi che tanti siciliani aspettano.

    PRESIDENTE  L'Assemblea ne prende atto.

    DINA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    DINA   Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo  precisare
  che  il  Gruppo Unione dei democratici cristiani e di  centro  ha
  scelto  di andare avanti su questo disegno di legge ed ha  voluto
  privilegiare il senso degli accordi e l'importanza della legge  a
  qualche valutazione diversa. E' una scelta consapevole, fatta dal
  mio Gruppo che si è riunito.
   Annuncio, pertanto, il ritiro dell'emendamento 1.2,  di
  cui sono firmatario.

    PRESIDENTE    Onorevoli  colleghi,  sentite  le  dichiarazioni,
  comunico che gli emendamenti 1.2 e 1.3 sono ritirati.
   L'Assemblea ne prende atto.
    Il subemendamento 1.1.1 decade.
   Si  passa  all'emendamento 1.4, a firma  dell'onorevole
  Cascio.
   Lo  pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                                           (E' approvato)

   Pongo in votazione l'articolo 1, nel testo risultante.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                                           (E' approvato)

   L'emendamento  A.1,  a  firma  dell'onorevole  Zago,  è
  precluso.
   Si passa all'emendamento A2, a firma del Governo.
   Poiché il disegno di legge sull'incompatibilità è sottoposto  ai
  termini  per  il   referendum, è opportuno che l'emendamento  sia
  discusso  in  sede di esame del disegno di legge  numero  519  ed
  altri, secondo stralcio.
   Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
   Si passa all'articolo 2.
   Ne do lettura:

                                          «Articolo  2

   1.  La  presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
  osservare come legge della Regione.»

    COLIANNI  assessore per la Famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie   locali.   Signor  Presidente,   onorevoli   colleghi,
  assolutamente rispettoso di quelli che sono stati i lavori  della
  Commissione,  non  voglio  esimermi  dall'esprimere  un  giudizio
  personale  assolutamente negativo su quello che si sta facendo  e
  lo faccio  .

    PRESIDENTE    Onorevole  Assessore,   quando  ci   saranno   le
  dichiarazioni di voto potrà intervenire.

    COLIANNI  assessore per la Famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie locali. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare già
  prima,  ma  hanno parlato altri parlamentari e  non  mi  è  stato
  consentito

    PRESIDENTE    Onorevole  Assessore,   quando   passeremo   alle
  dichiarazioni di voto, le darò la parola.
   Pongo  in  votazione l'emendamento appena illustrato.  Chi  è
  favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Pongo  in votazione l'articolo, nel testo risultante.  Chi  è
  favorevole  resti seduto, chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Onorevoli colleghi, la votazione finale del disegno di  legge
  avrà luogo successivamente.
   La seduta è sospesa.

       (La seduta, sospesa alle ore 13.32, è ripresa alle ore
                               13.46)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


     Seguito della discussione del disegno di legge «Nuove norme
      per l'elezione e la composizione dei consigli comunali e
   provinciali e delle relative giunte» (nn. 519-5-14-15-193-315-
            396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio)

    PRESIDENTE   Si  passa  al  seguito  della  discussione  del
  disegno di legge  Nuove norme per l'elezione e la composizione
  dei  consigli comunali e provinciali e delle relative  giunte
  (nn.  519-5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A  -  II
  Stralcio) posto al numero 8).
   La Commissione è già insediata nel banco delle Commissioni.
   Ricordo  che la discussione si era interrotta dopo il  passaggio
  all'esame   degli   articoli.  Pertanto,   dichiaro   aperta   la
  discussione generale.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  il  disegno
  di  legge  che  stiamo per trattare, come è  noto,  ha  avuto  un
  travaglio particolarmente complesso e difficile, con un dibattito
  a  mezzo  stampa e con momenti molto aspri di confronto  politico
  tra  le  forze  presenti in Parlamento, ma anche con  chi  non  è
  presente nel nostro Parlamento.
   Ricordo  che  già  nella  scorsa legislatura  si  è  avviato  il
  percorso  di  riforma dei meccanismi elettorali a  partire  dalla
  legge  elettorale per l'elezione del Parlamento e del  Presidente
  della Regione in Sicilia e già in quella sede si era definito  un
  secondo  titolo  di  quella  legge che disciplinava  le  modalità
  elettorali anche per gli enti locali della Sicilia.
   A  seguito delle procedure speciali previste per  il rinnovo del
  Parlamento  siciliano, che come è noto era una legge  che  poteva
  essere  sottoposta  a  referendum  di  natura  confermativa,   il
  Commissario  dello  Stato  rigettò il  provvedimento  varato  dal
  Parlamento  costringendolo a separare gli atti,  distinguendo  il
  titolo   I   come  provvedimento  riguardante  il   rinnovo   del
  Parlamento regionale e in Aula venne fatta un'ulteriore pausa  di
  riflessione relativamente alla parte II che fu stralciata  e  mai
  più approvata.
   Questa  legislatura  rinnova il tema delle  modalità  elettorali
  per gli enti locali considerato da larga parte del mondo politico
  siciliano  una delle priorità da affrontare con una  riforma  che
  abbia differenti obiettivi.
   Non   tutto  si  può  racchiudere  nel  problema  che  ha  tanto
  appassionato il dibattito, ovvero nell'introduzione di una soglia
  di sbarramento che, da parte nostra, è stata sempre considerata e
  viene  ancora  considerata una necessità non di una parte  contro
  un'altra  parte  politica,  ma  un  antidoto  alla  degenerazione
  intervenuta  nella  vita  politica delle  amministrazioni  locali
  avendo  osservato,  negli ultimi anni, non  tanto  una  battaglia
  democratica su opzioni programmatiche diverse  nella  vita  delle
  comunità,  ma  una  sfida tra  le persone e tra gruppi  familiari
  attraverso  la  proliferazione di decine e decine  di  liste  nel
  momento elettorale dei comuni.
   Siamo  arrivati  al punto in cui l'elemento dello  sbarramento,
  per  noi  un tema assai importante, ha costituito un momento  di
  divisione.  Ragione per la quale la Commissione, con  il  nostro
  consenso,  ha  ritenuto opportuno fare lo stralcio  rispetto  al
  testo  predisposto  dal  relatore in un  primo  momento  e,  con
  l'accordo  della gran parte del mondo politico rappresentato  in
  questo  Parlamento, portare in Aula solo la parte di quel  testo
  che  prevedeva oltre lo sbarramento anche l'estensione ai comuni
  fino  a 15 mila abitanti delle modalità elettorali oggi previste
  per i comuni sotto i 10 mila abitanti.
   Consideriamo il testo arrivato in Aula un passo avanti,  perché
  non  c'è  dubbio che rappresenti  la principale novità e  voglio
  qui   ribadirlo  anche  perché  questo  Parlamento  deve  essere
  orgoglioso  delle  innovazioni che è in grado di  produrre  così
  come  è  stato  in altri momenti della storia di  questa  nostra
  Terra,  mi riferisco, ad esempio, all'introduzione dell'elezione
  diretta  del  sindaco che fu fatta in Sicilia ancor prima  della
  legge nazionale.
   Con  questa  legge  abbiamo introdotto una  novità  importante,
  ovvero  l'avvio  del  riconoscimento della democrazia  paritaria
  come  valore costitutivo del nostro modo di fare le leggi  e  di
  riconoscere la differenza di genere, ovvero il fatto che  in  un
  terzo  delle amministrazioni che andranno a comporsi  a  seguito
  dell'approvazione   di   questa  legge  sarà   obbligatoriamente
  previsto  un genere diverso rispetto all'altro, augurandoci  che
  un  terzo prima o poi sarà solo di uomini e due terzi di  donne,
  intanto ci accontenteremo di  un terzo  fatto di sole donne.
   Inoltre, insieme a questo provvedimento consideriamo importante
  l'introduzione  del metodo D'Hondt come metodo  di  assegnazione
  dei  collegi, così come è previsto per gli enti locali comunali,
  anche  per le province regionali; un grande tema che in  qualche
  modo va a semplificare il quadro politico.
   Voglio   infine   porre   un'altra   questione,   come   gruppo
  parlamentare  Democratici  di  sinistra,  assieme   alla   legge
  elettorale,  avevamo presentato un testo di legge riguardante  i
  cosiddetti  costi della politica .
   In  questo  disegno di legge esitato dalla Commissione  i  temi
  riguardanti la riduzione dei costi della politica hanno trovato,
  in questa prima fase, accoglimento nel testo.
   Riteniamo,  e  lo voglio dire perché a nessuno  sia  consentito
  fare  facile  demagogia,  che così  come  sarà  disciplinata  la
  riduzione dei costi della politica - e non solo monetari -,  con
  una  riduzione, spero condivisa, del 10 per cento delle  attuali
  indennità per gli enti locali, allo stesso modo quest'Aula  deve
  assumersi   un  impegno altrettanto autonomo,  ma  eguale  nella
  misura  della   riduzione  agli  enti  locali,  riguardante   la
  riduzione delle indennità dei parlamentari e degli esponenti  di
  giunta del governo di questa Regione.
   Lo faremo con apposito ordine del giorno poiché non si può fare
  per  legge  in quanto, come è noto, l'indennità dei parlamentari
  regionali  è disciplinata dal Consiglio di Presidenza attraverso
  l'aggancio al sistema previsto per i senatori della Repubblica.
   Tuttavia,  al di là delle indennità, credo importante riportare
  nella nostra regione una dimensione accettabile del numero degli
  amministratori.
   Negli   ultimi   sei  anni  anche  a  causa  della   cosiddetta
  delegificazione,  del trasferimento agli enti locali  attraverso
  gli  statuti  della disciplina della materia, siamo passati,  in
  quasi tutti i comuni siciliani e nelle province regionali, ad un
  numero  di assessori che mediamente è il doppio rispetto  a  sei
  anni fa.
   Ritengo  che in una città come Palermo avere quindici o  sedici
  assessori,   con  tutti  i  problemi  che  vi  sono  e  con   le
  competenze più ampie, rispetto ad una Regione che ne ha solo  12
  assessori,  è  la  dimostrazione di quale sia  stato  l'elemento
  degenerativo  dell'aumento del numero dei componenti   e  quindi
  dell'aumento del costo della politica.
   Mi  auguro che questo Parlamento possa mettere un punto e possa
  dare  rigore  all'esercizio dell'attività politica senza  cedere
  alle  facile  e demagogiche campagne sull'anti-politica  e  come
  gruppo parlamentare Democratici di sinistra, penso di parlare  a
  nome  di  tutto il centro sinistra, sosteniamo che  la  politica
  deve   essere  da  esempio nei confronti dei  cittadini,  ma  la
  democrazia  ha  bisogno della politica, coloro  che  pensano  di
  abbattere  la  politica,  in  realtà  pensano  di  abbattere  la
  democrazia  e  noi certamente ci opporremo sempre  ad  una  idea
  della democrazia senza politica e senza partiti, ma é necessario
  che  i  partiti  e la politica possano essere un esempio  per  i
  cittadini   come    luogo  di  rigore   e   luogo   di   serietà
  nell'esercizio delle attività pubbliche.

    PRESIDENTE   Sono  iscritti  nella  discussione  generale  gli
  onorevoli Laccoto, Maira e Di Mauro.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Laccoto.

    LACCOTO   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,    stiamo
  affrontando  forse  con troppa fretta un tema  molto  importante
  rispetto  a  quella  che è la riforma elettorale  o  rispetto  a
  quelle   che   sono  le  aspettative  di  tanti  amministratori,
  consiglieri comunali, ma anche di cittadini.
   Credo  che sarebbe stato giusto arrivare in Aula con  un  testo
  unico  sugli  Enti  locali anche perché vi é  molta  confusione,
  questa legge elettorale é divenuta dinamica attraverso norme che
  vengano  approvate di anno in anno e che a volte sconvolgano  le
  impostazioni generali sull'ordinamento degli enti locali.
   Sulla  legge  esitata dalla Commissione, al di là dell'esigenza
  di chiarire alcuni aspetti contenuti negli emendamenti, credo vi
  sia  la responsabilità di guardare con molta obiettività  e  con
  molta  serenità gli aspetti degli enti locali. Non  si  esclude,
  caro   Presidente,   che  qui  vi  sia  un  problema   scaturito
  dall'entrata in vigore del Titolo V, un problema di  imposizione
  agli  enti locali di alcune norme che non possano essere imposte
  se non con un recepimento autonomo e non obbligatorio attraverso
  lo Statuto.
   Credo  che  la  norma generale positiva sia quella  di  elevare
  finalmente  a due terzi quel premio di maggioranza  rispetto  ai
  comuni  che avevano anche una composizione di sette e  cinque  e
  che molte volte creava anche sicuramente una instabilità.
   Non  condivido,  a priori, quelli che possono essere  i  numeri
  buttati  a  caso  circa la diminuzione dei consiglieri  o  degli
  assessori,   non  credo  che sulla rappresentanza  dei  consigli
  comunali  debba porsi il problema dell'aumento dei  costi  della
  politica.
   Personalmente ho fatto alcune battaglie sostenendo che gli alti
  costi  della  politica non possono essere  attribuiti  a  quelli
  sostenuti per i consiglieri comunali, ma sono quelli che vengono
  fatti  in  questo Palazzo o nel Governo regionale o  negli  enti
  locali  dove vi sono una miriade di consulenti, una  miriade  di
  enti  inutili; il tutto comporta una miriade di sprechi rispetto
  a  quelli  che  dovrebbero  essere i  canoni  dell'efficienza  e
  dell'economicità.
   Andiamo  a  puntare il dito sempre sugli sprechi delle indennità
  dei consiglieri e il valore astratto e obiettivo non è quello, ma
  tutto  ciò che non è dato  vedere e che  non abbiamo il  coraggio
  di combattere.
   L'esempio  proviene anche da questa Assemblea: vi sono  numerosi
  sprechi  riguardanti  auto  che vengono  assegnate  e  aumentate,
  numero  di  consulenti aumentato rispetto a  quelli  che  sono  i
  budget   dei   gabinetti  degli  assessori  regionali   o   della
  Presidenza,  che  hanno costi notevolmente maggiori  rispetto  ai
  costi teorici e minimi dei consiglieri comunali.
   Non   possiamo  fare  demagogia  bella  e  buona   Se   vogliamo
  veramente  fare  un  affondo sui costi della  politica,  dobbiamo
  avere  il coraggio di andare a fondo sugli sprechi, iniziando  da
  questo  Palazzo e non già parlando della diminuzione dei seggi  o
  di quella dell'indennità.
   Rispetto  a  ciò, vedo come elementi positivi alcuni  punti  ma,
  certamente,  non  credo  che  si possa  andare  a  cuor  leggero,
  semplificando, in queste giornate di caldo afoso, delle leggi che
  avrebbero  avuto bisogno di un attento esame dal punto  di  vista
  tecnico.
   Cito  un esempio: spero che venga recepita un'altra legge. Negli
  enti  locali,  oggi, esiste una disparità rispetto a  comuni  che
  hanno  recepito la norma nazionale di contenimento della spesa  e
  che  non si avvalgono più della Commissione edilizia rispetto  ad
  altri che , invece, si avvalgono della Commissione edilizia ma vi
  sono  delle  norme  che   impongono che i pareri  siano  espressi
  ancora dalla Commissione edilizia.
   Ecco  perché  vi  è la necessità di confrontarsi,  di  andare  a
  fondo,  con un ordinamento degli enti locali che possa, di fatto,
  dare un testo unico valido.

    PRESIDENTE   Onorevoli colleghi, considerato che sono  iscritti
  a  parlare gli onorevoli Maira, Speziale e Di Mauro, avverto che,
  conclusa la discussione generale sull'articolo 1, sospenderemo la
  seduta.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha facoltà.

    MAIRA   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  è  fin  troppo
  noto,  anche  per  il  grande e diffuso  dibattito  emerso  dalle
  cronache  dei giornali e dagli altri mass media, che l'attenzione
  della  politica  regionale  si è concentrata,  in  questi  ultimi
  tempi, su questo disegno di legge.
   In  verità,  l'attenzione  è nata con un  raggio  di  attenzione
  ancora  maggiore  perché, in questo disegno  di  legge,  è  stata
  individuata  l'ipotesi di una nuova normativa che incidesse,  per
  un  verso,  sui  sistemi elettorali di elezione  delle  autonomie
  locali  e,  per un altro verso, sulla risistemazione  all'interno
  degli organismi degli enti locali - un bilanciamento, quindi, tra
  i  poteri degli enti locali, tra sindaco, giunta e consigli -  e,
  per  un  altro  verso ancora, un tema di grande attualità  che  è
  quello della riduzione del costo della politica.
   In  verità,  nel corso del dibattito, seppure una prima  ipotesi
  riusciva   a   conciliare   queste  tre  esigenze,   sopravvenute
  difficoltà  o  necessità di chiarimento di natura politica  hanno
  fatto  sì  che  il  disegno di legge venisse  esitato  nella  sua
  formulazione  definitiva  dalla  Commissione,  in   una   maniera
  alquanto  ridotta, lasciando da parte alcuni spunti  che  avevano
  coinvolto l'interessamento della Commissione o, quanto meno,  per
  quel che riguarda l'UDC, in maniera principale, avevano coinvolto
  l'interesse del partito dell'UDC che, addirittura, si  era  speso
  in  una tre giorni di seminario per individuare, sulle tre  linee
  prima  dette, il pensiero e la volontà politica ed amministrativa
  dell'UDC.
   Le  vicende  per le quali si è interrotto il dialogo complessivo
  in  Commissione sono note.  Non ritengo - non è il momento e  non
  ne  vedo  l'opportunità  - di riprendere  polemiche  sterili  che
  continuerebbero a dividerci.
   Comprendo l'impegno - la discussione di oggi e su un disegno  di
  legge da approvare alla ripresa post-feriale dell'Assemblea -  di
  riprendere  tutti  gli  argomenti rimasti in  sospeso,  tutti  di
  grandissima importanza.
   Per   quel   che  riguarda  l'UDC,  ne  voglio  citare  quattro,
  essenziali  per  una  rivisitazione moderna dei  comuni  e  delle
  province siciliane.
   Il  primo  aspetto riguarda l'eliminazione della incompatibilità
  tra  consiglieri comunali e provinciali e membri di  giunta.   Ci
  siamo accorti che -  non è soltanto un giudizio espresso dall'UDC
  ma  era,  nel  dibattito in Commissione, un  giudizio  di  natura
  generale - che era venuto il momento di consentire nuovamente  ai
  consiglieri comunali e provinciali di poter ricoprire  la  carica
  di assessori per creare quel maggiore collegamento tra consigli e
  amministrazioni  attive  che, in questo momento,  obiettivamente,
  non c'è.
       Avevamo   anche  individuato  alcuni  profili  che  incidono
  enormemente  sui costi della politica e sono d'accordo  con  chi,
  poc'anzi,  ha detto che i costi della politica non  si  creano  a
  danno della partecipazione democratica, della gestione degli enti
  locali  con  la riduzione dei numeri dei consiglieri  comunali  e
  provinciali  e, forse, nemmeno con la riduzione del numero  degli
  assessori.
   La  partecipazione  democratica dei  cittadini  va,  certamente,
  incrementata  e  non vanno istituiti degli organi collegiali  che
  diventano fatti di famiglia.
   Le  cittadinanze  hanno il diritto di esprimersi  nei  consigli;
  non  dico  che  dobbiamo  riportare  il  numero  dei  consiglieri
  comunali e provinciali in atto prima della riforma in discussione
  ma, certamente, vanno mantenuti per quello che sono oggi.
   Tra   i   costi  della  politica,  però,  come  accertato  anche
  dall'esperienza comune e giornaliera di chi come me, ma non  sono
  il  solo  in quest'Assemblea, svolgere le funzioni di consigliere
  comunale,  c'è certamente il prendere atto che è abitudine  degli
  enti locali siciliani far cumulare ai segretari generali anche la
  carica  di  direttori generali.  Ciò comporta  un  raddoppio  dei
  costi  immotivato,  visto  che le funzioni  sono  sostanzialmente
  identiche  e vengono svolte dalla stessa persona che  cumula  due
  incarichi.
   E'  necessario,  quindi, procedere all'abolizione  della  figura
  dei direttori generali per gli enti locali della Sicilia.
     Dico  ciò  non  soltanto  per quanto riguarda  un  aspetto  di
  contenimento della spesa ma anche un sistema di razionalizzazione
  della gestione degli enti.
   Passo  al  secondo aspetto: la questione relativa  al  difensore
  civico.

    PRESIDENTE    Onorevole Maira, il tempo a  sua  disposizione  è
  già scaduto.

    MAIRA   Signor  Presidente,  mi  permetto,  sommessamente,   di
  ricordare  che,  in  questa materia, si  applica  l'ultimo  comma
  dell'articolo 103 e, quindi, non c'è limite di tempo.

    PRESIDENTE  La invito a concludere il suo intervento così  come
  ho fatto con i colleghi che hanno preso la parola prima di lei.

    MAIRA    Concludo, signor Presidente.  Vale il sistema che  non
  c'è limite di tempo.
   Dicevo,  facendo riferimento al secondo aspetto  -  relativo  al
  difensore civico -, che è  indubbio che l'esperienza ci  tramanda
  la  sensazione che i difensori civici non abbiano alcuna  utilità
  negli  enti  locali, soprattutto per quelli di  medie  e  piccole
  dimensioni.
     Possiamo accedere alla teoria di mantenere i difensori  civici
  per  le tre città metropolitane ma, certamente, un comune di  15,
  18  o 10 mila abitanti, come avviene oggi, che abbia il difensore
  civico, è uno sperpero di danaro pubblico e, quindi, saremmo  per
  la necessità di abolire la figura del difensore civico.
   Il  terzo  aspetto riguarda le circoscrizioni. A tal  proposito,
  l'UDC ritiene che abbiano un senso per le città metropolitane; il
  fatto  che vi siano però dei comuni di piccole e medie dimensioni
  che  sperperino  non  solo  il danaro ma  anche  le  energie  dei
  consiglieri comunali per istituire mini circoscrizioni, riteniamo
  sia sbagliato e riteniamo, altresì, che vada rivista, non tanto e
  non  solo per quanto riguarda l'incidenza dei costi ma,  anche  e
  soprattutto,  per  quanto riguarda la moderna  gestibilità  degli
  enti locali.
   Su  questi  e  su  altri  punti  che,  di  volta  in  volta,  ci
  riserviamo di affrontare in sede di discussione dell'articolato e
  degli  emendamenti, l'UDC dichiara, intanto, di essere  d'accordo
  con lo stralcio in discussione, oggi, in Aula, fermo restando che
  lo consideriamo stralcio da integrare, nel corso dei lavori o con
  altro  provvedimento legislativo ad hoc che  riguardi  anche  una
  diversa  ripartizione delle competenze tra organi  istituzionali,
  dei consigli comunali e delle province.
   Di  volta in volta, esprimeremo il nostro parere sull'articolato
  del disegno di  legge e anche in sede di votazione finale.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale.  Ne ha
  facoltà.

    SPEZIALE   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo
  perché il dibattito ha scatenato un equivoco. La Commissione non
  ha  affrontato il tema della riduzione dei costi della politica.
  E'  partita, invece, con un testo organico di riforma elettorale
  circa la situazione degli enti locali e puntava all'obiettivo di
  evitare  che,  nei  comuni  e  nelle  province,  vi  fosse   una
  frammentazione  della rappresentanza che finiva con  l'avere  un
  risvolto  anche  di  carattere  etico  nella  formazione  e  nel
  funzionamento degli organi.
   L'obiettivo  principale che mi ha spinto - e  che  penso  abbia
  spinto anche altri colleghi della Commissione - ad intervenire è
  quello  di  evitare  la vergogna alla quale  hanno  assistito  i
  siciliani;  mi  riferisco alle 41 liste a  Messina,  alle  41  a
  Catania, alle 24 liste nella mia città (24 liste nella mia città
  perché la parte politica che ha stilato più liste è la mia parte
  politica).
   Tutto  ciò  ha ridotto i margini di funzionamento del  rapporto
  tra  organi  e  democrazia che ha permesso di  far  diventare  i
  consigli  comunali luogo di mercimonio vero e  proprio,  in  cui
  ognuno  era  rappresentante  di  se  stesso  e  veniva  meno  il
  principio   dell'etica  della  responsabilità,  della   risposta
  generale.
   Il  disegno di legge ha una sua funzione etica nella  sua  fase
  iniziale;  poi,  i  contrasti politici l'hanno  affievolita;  la
  posizione di forze politiche presenti nel Governo hanno  evitato
  che si affrontasse questo tema fortemente sentito dai siciliani.
   A  tal  proposito, ricordo a quest'Aula - che spesso non  è  in
  sintonia  con l'orientamento popolare - che, quando fu approvata
  la  legge  elettorale  regionale con lo sbarramento  al  5%,  fu
  promosso il referendum e tutti i partiti, dal mio fino  a  Forza
  Italia e all'UDC, si schierarono per il no al referendum.
   I  cittadini, invece, si espressero liberamente, confermando lo
  sbarramento del 5%.
   La  recente  raccolta  delle  firme  per  la  legge  elettorale
  dimostra  come  sia fortemente avvertita, da parte dell'opinione
  pubblica, l'esigenza di una semplificazione della rappresentanza
  che  aiuti  il  funzionamento degli organi e, quindi,  aiuti  la
  possibilità  di accelerare le decisioni, aiuti il  funzionamento
  della democrazia. Tra gli elementi che si trovano oggi al centro
  del  dibattito non vi è soltanto il costo della politica  ma  il
  funzionamento  della  democrazia  in  sé,  aspetto   che   oggi,
  l'attuale    legge  elettorale,  in  qualche  modo,   tende   ad
  inficiare.
   Siamo   stati  mossi,  dunque,  da  questa  premessa.  In  corso
  d'opera, è intervenuto il tema dei costi della politica.
   Vorrei  ricordare a tutti i colleghi che sollevano problemi  che
  è intervenuto un accordo nazionale tra l'ANCI e il Governo che si
  trova  al  di sopra della soglia stabilita della riduzione  della
  rappresentanza.
   Ciò che oggi viene inserito nel disegno di legge è parecchio  al
  di  sotto  di quanto l'ANCI nazionale, che rappresenta  i  comuni
  italiani, ha concordato con il Governo in termini di riduzione di
  consiglieri comunali e di componenti della Giunta.
   La  proposta che mi permetto di avanzare al Governo ed  all'Aula
  è  la seguente: essendo stata affrontata, in modo molto parziale,
  la questione relativa ai costi della politica, dovremmo approvare
  un ordine del giorno perché, successivamente, il Parlamento torni
  sull'argomento  e  ci adeguiamo all'accordo  nazionale  che  sarà
  sottoscritto tra l'ANCI ed il Governo, considerato che l'ANCI non
  rappresenta una parte dei comuni ma  i comuni della Sicilia.
   Il disegno di legge, quindi, è monco.
   Ragioni  politiche ci hanno spinto a portarlo in Aula. Sono  tra
  coloro che hanno spinto, in modo particolare, affinché il disegno
  di  legge potesse approdare in Aula - l'ho fatto per una semplice
  ragione:  non  perché  volessi alimentare lo scontro  all'interno
  della  maggioranza ma perché, all'interno delle regole, vi  fosse
  un  accordo  di  carattere  generale -  e  so  perfettamente  che
  l'obiettivo  principale che avevamo stabilito  era  quello  dello
  sbarramento  al  5  per  cento, di portare il  maggioritario  nei
  comuni oltre i diecimila abitanti - la mia posizione la conoscono
  tutti,  è quella di estenderlo - non è stato raggiunto da  questa
  legge.
   E,  tuttavia, chi ritiene, in questo modo, di avere raggiunto un
  risultato  non è in sintonia con l'orientamento del Paese  perché
  se,  nel mese di settembre, non dovessimo ritornare attorno  alla
  questione,    al    nesso   funzionamento    della    democrazia,
  rappresentanza  della  democrazia che è  un  tema  avvertito  dai
  cittadini italiani, per quanto mi riguarda, promuoverò un disegno
  di  legge  di  iniziativa popolare per raccogliere  centinaia  di
  migliaia   di  firme  sul  tema  dello  sbarramento,   fortemente
  avvertito da parte dell'opinione pubblica.
   Per  quanto  riguarda  il  merito  del  disegno  di  legge,   la
  Commissione ha fatto un buon lavoro. In  Commissione, come  tutti
  sanno - la stampa ne ha parlato - sono stati raggiunti livelli di
  scontro  e, a volte, diciamo che si è rischiato anche lo  scontro
  fisico,   segno   che    l'argomento  appassionava;   segno   che
  l'argomento  era  talmente appassionante  che  determinava  anche
  momenti di normale scontro all'interno della Commissione.
   Tuttavia,   il   testo  esitato  dalla  Commissione,   comunque,
  parzialmente risponde alle esigenze iniziali. Avere introdotto il
  metodo  D'Hondt, a livello provinciale, di fatto,  introduce,  di
  per   sé,  uno  sbarramento  perché,  giustamente,  si  dice  che
  favorisce i partiti più forti.
   Non  è  così;   favorisce la rappresentanza perché,  se  dovesse
  succedere,  come  è  successo nella  mia provincia,  che  il  mio
  partito  prende 25.600 voti con l'attuale legge e  prende  cinque
  consiglieri perché il quoziente è di 5.000 voti ed un partito  ne
  prende 800 e prende un consigliere, vedete qual è la sproporzione
  della  rappresentanza. Un consigliere viene rappresentato da  800
  voti, l'altro consigliere viene rappresentato, invece, da 5.000 e
  più voti.
   Vi  renderete  conto, quindi, che, in realtà, l'attuale  sistema
  non  risponde al principio della rappresentanza in base  ai  voti
  all'interno dell'organo.
   A  mio  avviso,  quindi,  abbiamo fatto bene  ad  introdurre  il
  metodo  D'Hondt. Sostengo che anche l'aggiudicazione  interna  ai
  partiti, così come è prevista, risponde a questo criterio.
   La   vicenda  che  riguarda  la  percentuale  non  mi  convince,
  tuttavia,  non ne faccio una bandiera; non tenere conto  -  e  lo
  dico  qui,  in  questo  Parlamento  che  già  nello  Statuto   ha
  introdotto  una norma rivoluzionaria e lo dico alle colleghe  che
  sono  assenti  - che, nel corso del dibattito in Commissione,  su
  mia   sollecitazione,  grazie  alla  sensibilità  del  Presidente
  Cristaldi, è stato tradotto in emendamento un fatto che,  secondo
  me,  è  rivoluzionario,  moderno, che risponde ad un  bisogno  di
  modernità della Sicilia:  la Giunta deve essere composta   almeno
  per  un  terzo di donne e di uomini, nessuno dei due generi  deve
  superare i due terzi. Ritengo sia il punto cardine più importante
  che abbiamo introdotto nella legislazione.
      Come  avvenuto  con  la  legge  numero  7  del  1992,  quando
  l'Assemblea regionale siciliana introdusse l'elezione diretta dei
  sindaco e, successivamente, tutti gli altri si sono adeguati alla
  nostra norma, anche in questa occasione, vi posso assicurare che,
  dopo  che  l'Aula  avrà  approvato  il  testo,  dopo  che  avremo
  introdotto  questa  norma, la stessa sarà mutuata  e  copiata  in
  tutta  Italia. Essa ha il valore di una rivoluzione reale, perché
  riconosce un diritto di rappresentanza  ad una parte importante e
  favorisce  così,  sulla base di una coerenza  costituzionale,  il
  diritto  delle  donne  a partecipare alle  decisioni  della  vita
  politica.
     Per  il  resto, il testo affronta parzialmente  l'ustione  del
  costo  della  politica.  Non è nella sua  ambizione  affrontarla.
  Penso  che dobbiamo farlo separatamente e non gradisco la persona
  che  afferma  siccome non affronta o affronta in modo inadeguato,
  insufficiente le questioni che attengono ai costi della politica,
  i  problemi che riguardano i costi della politica hanno carattere
  generale  e vanno affrontati con un testo a parte .
   Questo  testo  affrontava altre questioni  che  riguardavano  il
  funzionamento della democrazia nel nostro sistema.
     Per  cui, signor Presidente, penso che il testo, così  come  è
  stato concordato, sia un buon testo.
   Mi  dicono  che,   nella  Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari,   sono  stati  raggiunti  accordi  che  tendono  ad
  allineare  la nostra normativa in materia di indennità  a  quella
  nazionale e anche questo mi pare giusto.
   Personalmente,  signor Presidente, per evitare  che  ogni  volta
  sulle   vicende  che  riguardano  le  indennità  dei  consiglieri
  comunali, dei consiglieri provinciali e degli amministratori,  in
  quest'Aula,  vi  sia  sempre  una discussione  interminabile,  mi
  permetto di suggerire una norma dinamica che tende a recepire gli
  accordi  nazionali tradotti in legge, che tende  a  recepirli  in
  modo dinamico.
   Se,  nel  mese  di  settembre, il sindaco di Firenze  concluderà
  l'accordo con il Governo sulla riduzione dei costi della politica
  negli enti locali, dobbiamo, automaticamente, recepirlo.
   Non  possiamo tornare ad utilizzare la nostra autonomia in  modo
  strumentale per incidere in modo diverso come abbiamo  fatto  nel
  passato.
   Tutti   devono   ricordare  che  i  consiglieri  comunali,   gli
  assessori, gli amministratori in Sicilia vengono pagati un po' di
  più  che  nelle  altre  regioni.  Abbiamo  utilizzato  la  nostra
  specialità  per  aumentare la spesa che va in  quella  direzione.
  Penso, invece, che dovremmo allinearci.
     Signor  Presidente,  spero, quindi, che il  disegno  di  legge
  venga immediatamente approvato.
   Un  segnale  al  Governo.  Del  Governo  abbiamo  apprezzato  la
  tenacia  con  la  quale ha combattuto una  battaglia  da  vero  e
  proprio  giapponese.  Mi  complimento  con  l'Assessore  Colianni
  perché,  in Commissione, è stato davvero tenace;  adesso che  c'è
  un  accordo e che l'accordo ha riguardato tutti i partiti,  però,
  cerchiamo   di  accelerare  i  lavori  d'Aula  e  di   concludere
  rapidamente l'approvazione del testo.

    PRESIDENTE  E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro.  Ne  ha
  facoltà.

    DI  MAURO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  una  parte
  dell'intervento dell'onorevole Speziale mi ricorda  un  tempo  in
  cui,   nel  1992,  ero  deputato  nazionale.  Era  un  clima   di
  antipolitica,  di una forte sollecitazione da parte dell'opinione
  pubblica,  della stampa nazionale, per cui bisognava cambiare  la
  legge nazionale.
      Ricorderà  l'onorevole  Maira  che,  a  quel  tempo,  eravamo
  colleghi  e  abbiamo  criticato la  legge  dell'onorevole  Sergio
  Mattarella.  A quel tempo, però, è stata approvata  e  anche  con
  ampio  margine da parte del Parlamento perché si voleva  comunque
  dare   una  risposta  al  clima  di  antipolitica,  dell'opinione
  pubblica che sollecitava un sistema elettorale diverso da  quello
  proporzionale.
   A   distanza  di   anni,  mi  sono  ricreduto  perché  la  legge
  elettorale  della  scorsa  legislatura,  operata  dal  Parlamento
  nazionale  certamente è un obbrobrio - come riconosce  lo  stesso
  relatore  -  e  fa  rivalutare  la  legge  dell'onorevole  Sergio
  Mattarella.  Ciò  mi  porta a fare una  riflessione  e  cioè  che
  nessuno  ha il dono della verità allorquando si parla di  sistema
  elettorale.
   Ed  è  chiaro che, per quanto ci riguarda, i  sistemi elettorali
  vanno  condivisi.  Pertanto,   nulla  deve  meravigliarci  se  in
  Commissione  ci  sono stati contrasti, ci sono state  divergenze,
  diversi  passaggi  del testo della legge che era  all'ordine  del
  giorno non sono stati condivisi.
   Una  cosa  è  certa:  la  stessa legge  nazionale,  approvata  a
  proposito  di sistema elettorale, è sul punto di essere cambiata.
  Anche  in quel caso, il dibattito è incerto; il dibattito,  certe
  volte,  è  confuso  e, a tutt'oggi, non c'è un disegno  di  legge
  organico che affronti la materia.
   Voglio,  quindi,  rappresentare che se c'è  stato  un  dibattito
  nell'ambito  della Commissione, se c'è stato un  dibattito  anche
  per  quello che è apparso minimale nella stampa, tuttavia,  è  un
  modo  anche  di potersi confrontare nel tentativo  di predisporre
  un  disegno di legge che sia ampiamente condiviso e che sia anche
  rappresentativo delle realtà.
   L'idea  di  volere  trasferire  il  sistema  elettorale  per  le
  elezioni all'Assemblea regionale siciliana nei Consigli comunali,
  da  parte nostra, è stata non solo non condivisa ma - mi permetto
  di  dire  -  osteggiata  con forza perché  riteniamo  essenziale,
  almeno a livello di Consiglio comunale, di Consiglio provinciale,
  il consentire il diritto di tribuno.
   Non  è assolutamente pensabile che ci sia, in Italia, un sistema
  elettorale per cui al Parlamento nazionale non vi è un sistema di
  competizione; per l'elezione all'Assemblea regionale ci sono  due
  tipi  di sbarramento, uno regionale e uno provinciale, e volevamo
  anche immettere nel meccanismo del sistema elettorale locale  uno
  sbarramento che, di fatto, mette  chi vuole partecipare alla vita
  politica sganciato dal sistema del Partito, da parte.
   Riteniamo  che,  su questo punto, non si possa  derogare.  Siamo
  dell'avviso che già ciò che è stato previsto in questo disegno di
  legge,  a  proposito di sbarramento, che, per certi versi,  è  un
  danno delle minoranze, sia il sistema d'Hondt.
   Lo  abbiamo   accettato con sacrificio perché  lo  consideriamo,
  comunque, una sorta di risposta a chi vuole uno sbarramento del 5
  per  cento,  né  meno  del 4 per cento  e,  da  parte  nostra,  è
  condiviso  ma  riteniamo che il sistema d'Hondt sia assolutamente
  condiviso.
   Riteniamo   che  questo  sia  il  disegno  di  legge   vero   di
  quest'Assemblea,  con  tutta  la  nostra  difficoltà  a  portarlo
  avanti, a metterlo quest'oggi in discussione perché ci sono  cose
  che  ci sembrano davvero ultronee.
   Non  è  possibile  pensare  che la  riduzione  dei  costi  della
  politica   sia  da  mettere  in  relazione,  ad  esempio,    alla
  diminuzione  del  numero dei consiglieri comunali  o,  come  dice
  addirittura   l'onorevole  Maira,  con   la   diminuzione   degli
  assessori.  Sono cose che certamente, se possono essere  indicate
  così  in  linea generale, ci mettono nelle condizioni, sul  piano
  politico,  se  vogliamo  parlare di  riduzione  dei  costi  della
  politica, di  fare ben altri ragionamenti.
   Ed  allora,  signor Presidente,  siamo per una sorta  di  libera
  partecipazione  alla vita politica, quanto meno a quella  locale;
  siamo  perché  rispettiamo, come Movimento  per  l'Autonomia,  il
  sistema dei Partiti ma riteniamo che ciascuno di noi debba  avere
  l'idea  della possibilità della partecipazione; qualunque ipotesi
  indicata  di sbarramento, infatti, mette una difficoltà  seria  a
  chi  vuole  aspirare ad un seggio in rappresentanza  del  proprio
  territorio o dei propri interessi politici.
   Torniamo alla questione essenziale. L'indicazione dei due  terzi
  con   un   terzo  come  maggioranza  e  minoranza   nei   sistemi
  maggioritari  ci vede d'accordo; ci vede d'accordo anche,  in  un
  certo  senso, con difficoltà, con disappunto, una sorta di metodo
  d'Hondt.
   Siamo   certamente  contrari  alla  riduzione  dei   consiglieri
  comunali e ricordo all'Assemblea - per quei pochi che ci  sono  -
  che,  in fondo, già nella Finanziaria, avevamo operato  una sorta
  di diminuzione dell'indennità dei consiglieri comunali.
      Vorrei dunque rivolgere al presidente Cristaldi una sorta  di
  appello:  nella finanziaria abbiamo già diminuito il compenso  ai
  consiglieri  comunali,  una  ulteriore  decurtazione  della  loro
  indennità non sarebbe da parte dei componenti di questa Assemblea
  assolutamente giustificabile.

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la  discussione
  generale.

                               Congedo

    PRESIDENTE  Comunico che l'onorevole Galvagno è in congedo  per
  l'odierna seduta. L'Assemblea ne prende atto.

    Riprende la discussione del disegno di legge nn. 519-5-14-15-
         193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio

    PRESIDENTE   Informo che tutti gli emendamenti  aggiuntivi  dal
  7.1  all'A.11,  secondo quanto deliberato  dalla  Conferenza  dei
  presidenti dei gruppi parlamentari,  sono inammissibili.

   Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa  e riprenderà  alle  ore
  15.30.

    La seduta,  sospesa alle ore 14.32, è ripresa alle ore 15.42

   La seduta è ripresa.

    PRESIDENTE   Onorevoli colleghi, si riprende  dall'articolo  1.
  Non ci sono emendamenti.
   Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto, chi è
  contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
                             «Articolo 2
       Divieto di collegamento con ulteriori liste in caso di
                            ballottaggio

   1.   Al  comma  6  dell'articolo  3  della  legge  regionale  15
  settembre  1997,  n. 35 e successive modifiche  ed  integrazioni,
  sono  abrogati  il  secondo ed il terzo periodo, rispettivamente,
  dalle parole  I candidati ammessi' alle parole  nel primo turno.'
  e  dalle parole  Tutte le dichiarazioni' alle parole  delle liste
  interessate.'

   2.  Il  comma 5 dell'articolo 9 della legge regionale 26  agosto
  1992, n. 7 e successive modifiche ed integrazioni, è abrogato.

   3.   Al  comma  5  dell'articolo  6  della  legge  regionale  15
  settembre  1997,  n. 35 e successive modifiche  ed  integrazioni,
  sono  abrogati  il  secondo ed il terzo periodo, rispettivamente,
  dalle  parole  I candidati ammessi' alle parole  ove siano  state
  presentate.' e dalle parole  La dichiarazione' alle parole  delle
  liste interessate.'

   4.  Il comma 5 dell'articolo 5 della legge regionale 1 settembre
  1993, n. 26 e successive modifiche ed integrazioni, è abrogato.»

   E'  stato  presentato  l'emendamento 2.1 a firma  dell'onorevole
  Gucciardi. Poiché l'onorevole Gucciardi non è presente  in  Aula,
  l'emendamento decade.
   Pongo  in votazione l'articolo 2. Chi è favorevole resti seduto,
  chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

                 PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MICCICHE'

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, si passa all'articolo 3. Ne  do
  lettura:

                            «Articolo  3
                 Composizione dei consigli comunali

   1.  L'articolo  43  dell'Ordinamento amministrativo  degli  enti
  locali  di  cui al decreto legislativo presidenziale  29  ottobre
  1955, n. 6, approvato con legge regionale 15 marzo 1963, n. 16  e
  successive modifiche ed integrazioni, è così sostituito:

                             Articolo 43
    1. Il consiglio comunale è composto di:

   a) quarantacinque membri nei comuni con popolazione superiore  a
  500.000 abitanti;

   b)  quaranta  membri  nei  comuni con  popolazione  superiore  a
  250.000 abitanti;

   c)  trentasei  membri  nei  comuni con popolazione  superiore  a
  100.000 abitanti;

   d)  ventisette  membri  nei comuni con popolazione  superiore  a
  30.000  abitanti  o che, pur avendo popolazione inferiore,  siano
  capoluoghi di provincia;

   e)  diciotto  membri  nei  comuni con  popolazione  superiore  a
  15.000 abitanti;

   f)  dodici membri nei comuni con popolazione superiore  a  3.000
  abitanti;

   g) nove membri negli altri comuni.'

   2.   Le  disposizioni  del  comma  1  trovano  applicazione   in
  relazione  al primo rinnovo del consiglio successivo  all'entrata
  in vigore della presente legge.»

   E'  stato  presentato  l'emendamento 3.2 a firma  dell'onorevole
  Gucciardi  che  è  dichiarato decaduto per assenza  del  deputato
  dall'Aula.
   E'  stato  presentato  l'emendamento 3.5 a firma  dell'onorevole
  Antinoro.

    ANTINORO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ANTINORO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, il presidente
  della   prima   Commissione,  onorevole   Cristaldi,   mi   aveva
  preannunciato,   nella   sua  qualità,   un   emendamento   della
  Commissione  che prevedeva una cosa simile a quella che  propongo
  io.  Essendo  giunti  all'esame  del  mio  emendamento,  desidero
  esternare qualche riflessione su quello che prevede il disegno di
  legge se dovesse essere approvato nel testo così formulato e,  in
  particolare, sulla riduzione del numero dei consiglieri comunali,
  provinciali eccetera.
   In  questo  ultimo periodo, attraverso gli organi di stampa,  da
  parte  di qualche esponente politico di livello nazionale o anche
  regionale,  si è fatta demagogia, a mio avviso, sui  costi  della
  politica  che  di per sé certamente incidono sulla  collettività,
  ma  probabilmente qualche volta dimentichiamo di ricordare che  i
  costi  della  politica  potrebbero  e  dovrebbero  servire   alla
  collettività;    forse,  tutt'al  più,   la   politica   dovrebbe
  esercitare un ruolo ancora più incisivo rispetto a quello che non
  ha fatto - a mio modesto avviso - negli ultimi anni.
   Tuttavia,  immaginare che andiamo a risparmiare sui costi  della
  politica  riducendo  il  numero dei consiglieri,  credo  che  sia
  demagogico, assolutamente inutile ed elimineremmo il  diritto  di
  rappresentanza di chi invece vuole partecipare alla vita pubblica
  dei consigli comunali, provinciali etc.
   Per  tale  ragione  ho voluto formulare questo  emendamento  che
  credo sia abbastanza condiviso e mi auguro che si riparta da  una
  politica  più  alta  per  poterla fare funzionare  al  meglio  ed
  evitare  di  proporre  norme  demagogica  e  qualunquistiche  che
  finirebbero soltanto col ridurre il diritto di rappresentanza  di
  chi vuole candidarsi.

   CASCIO, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CASCIO,  relatore.   Signor Presidente,   queste  considerazioni
  svolte dall'onorevole Antinoro sono le considerazioni che abbiamo
  svolto in Conferenza dei capigruppo.
   In   quella   sede  c'eravamo  ripromessi  di  presentare   come
  relatore,    come   commissione,   un   emendamento   soppressivo
  dell'articolo  3, ma essendoci un emendamento analogo  presentato
  dall'onorevole  Gucciardi, dall'onorevole  Antinoro  e  un  altro
  dall'onorevole Di Mauro, diamo parere favorevole agli emendamenti
  presentati e quindi siamo favorevoli all'abolizione dell'articolo
  3.

   CRACOLICI.  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, vorrei sottolineare  un  aspetto.
  Capisco   che  per  gli  effetti  che  produce  ed  è  certamente
  condivisibile il fatto che non può essere la riduzione di qualche
  consigliere comunale a determinare o meno i maggiori o  i  minori
  costi  della politica perché la democrazia è un valore e non  può
  avere  elementi  di  quantità per i quali si determina  un  costo
  maggiore o minore.
   Però,  onorevoli  colleghi, in queste  ore,  in  questi  giorni,
  l'ANCI nazionale, l'UBI nazionale, il consiglio delle regioni per
  le  regioni  a statuto ordinario nazionale hanno sottoscritto  un
  accordo con il Governo nazionale per gli aspetti che attengono  i
  consigli  comunali, provinciali e regionali di tutte  le  regioni
  italiane,  tenuto conto che già una modifica che era intervenuta,
  ad  esempio,  sulle indennità, per quanto attiene alle  indennità
  dei  consigli regionali, cioè una norma varata con la finanziaria
  2005,   è  stata  dichiarata  incostituzionale  su  ricorso   del
  Consiglio regionale della Campania, perché il consiglio regionale
  della Campania ha eccepito rispetto alle competenze dello Stato a
  seguito  della  riforma  del titolo V.   Ma  comunque,  siamo  in
  presenza  di  un disegno organico che è stato presentato  qualche
  giorno  fa  al  Consiglio dei ministri e che  sarà  ufficialmente
  varato  dopo  la  negoziazione degli organi di rappresentanza  di
  comuni,  regioni  e  province, che prevede  una  riduzione  degli
  organi.
   Colleghi, io non mi strappo i capelli, però voi pensate che  noi
  facciamo una norma in Sicilia che ha effetti anche sui cosiddetti
  costi   della  politica  e  la  facciamo  probabilmente   qualche
  settimana prima di quella che sarà la norma nazionale varata  dal
  Parlamento nazionale, e il Parlamento nazionale riduce gli organi
  in  tutti  i consigli comunali italiani e noi in Sicilia facciamo
  finta di non capire?
   Io  credo che la riduzione del 10 per cento  non modifica né  in
  bene  né  in  male, non pregiudica la funzionalità  degli  organi
  consentitemi  di dire che si applica ai consigli che  andranno  a
  rinnovo.
   Mantenere  questo  segnale  in  linea  con  la  fase  che  si  è
  sviluppata  nel  nostro Paese, ritengo sia  un  atto  in  cui  la
  Regione Sicilia non si estranea al processo politico in atto  nel
  Paese.
   Consiglierei  ai colleghi di mantenere il testo  così  come  era
  emendato dalla Commissione.

    PRESIDENTE   Pongo  in  votazione  l'emendamento  3.5.  Chi   è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

    PRESIDENTE  Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:

                             «Articolo 4
          Indennità dei consiglieri comunali, provinciali e
                          circoscrizionali

   1.  All'articolo 19 della legge regionale 23 dicembre  2000,  n.
  30  e  successive  modifiche ed integrazioni, sono  apportate  le
  seguenti modifiche:

   a)  al  comma  1  le  parole  e dei gettoni  di  presenza'  sono
  soppresse;

   b)  al comma 1, lettera c), le parole  che hanno optato per tale
  indennità' sono soppresse;

   c) il comma 4 è così sostituito:

    4.   I  consiglieri  comunali  e provinciali  hanno  diritto  a
  percepire,  nei  limiti fissati dal presente  Capo,  un'indennità
  mensile  di funzione il cui importo non può superare  il  20  per
  cento dell'indennità massima prevista per il rispettivo sindaco o
  presidente, in base al regolamento di cui al comma 1.';

   d)  al  comma  5, il primo periodo, dalle parole  Le  indennità'
  alle  parole   di  giunta  e  di  consiglio.'  è  sostituito  dal
  seguente:   Le  indennità, determinate  ai  sensi  del  comma  1,
  possono   essere   incrementate   o   diminuite   con   delibera,
  rispettivamente, di giunta e di consiglio, entro i limiti fissati
  dalla legge.';

   e)  al  comma  6  le  parole  e dei gettoni  di  presenza'  sono
  soppresse;

   f)  al  comma  7,  il primo periodo dalle parole  I  regolamenti
  degli  enti'  alle  parole  pari o minori oneri  finanziari.'   è
  abrogato;

   g)   al   comma  10,  le  parole   ai  quali  viene  corrisposta
  l'indennità  di  funzione  prevista  dal  presente   Capo'   sono
  soppresse.

   2.  Entro  novanta giorni dall'entrata in vigore della  presente
  legge,  il  Presidente della Regione adegua alle disposizioni  di
  cui  al comma 1, il regolamento di cui all'articolo 19, comma  1,
  della  legge  regionale  23 dicembre  2000,  n.  30,  secondo  le
  modalità ivi indicate.

   3.  Sono  abrogati l'articolo 3, comma 1, e l'articolo  5  della
  legge  regionale 24 giugno 1986, n. 31 e successive modifiche  ed
  integrazioni.

    PRESIDENTE   Comunico che all'articolo  4  è  stato  presentato
  l'emendamento 4.7.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  su  questo
  articolo  c'era  un'intesa in Commissione cioè  che  in  Aula  si
  sarebbe fatto un approfondimento perché le modalità con le  quali
  è  uscito  l'articolo ha determinato un paradosso, in nome  della
  riduzione dei costi della politica, in alcuni casi aumenteranno.
   C'era  un'intesa  della  Commissione a modificare  il  testo  in
  Aula.
   Rispetto   all'emendamento   presentato   dal   relatore,    che
  interviene  sullo  stato  di cose esistenti  e  non  modifica  le
  modalità, così come era, invece, in un primo momento trasformando
  tutto  in  indennità. Si mantiene l'attuale sistema,  gettone  ed
  indennità.
   C'è  una  novità  che è data dalla modalità di  determinare  una
  riduzione secondo una media.
   Suggerirei,  per  la  semplicità di tutti,  dell'Assemblea,  dei
  Comuni e di tutti gli Enti, di produrre due effetti immediati:  o
  stabiliamo  che rispetto all'attuale valore delle  indennità,  si
  opera  una  riduzione percentuale fissa, per cui per le indennità
  in atto vigenti, si riduce di una percentuale X.
   Questa  sarebbe  una cosa trasparente, chiara, nessuno  dovrebbe
  fare studi di matematica né semplice né applicata.
   Oppure,  e  lo suggerirei per evitare di dare l'impressione  che
  la  Sicilia sia una zona franca, di applicare le indennità per  i
  Consigli  comunali, Consigli provinciali, sindaci, presidenti  di
  provincia   e  assessori,  le  norme,  la  267  e  le  successive
  modificazioni, compresi i decreti che danno attuazione alla 267 e
  le successive modificazioni.
   La  novità  in  cosa consiste?  Il decreto ministeriale  che  dà
  attuazione  alla  267,  successivamente è  stato  modificato  con
  legge, cioè i compensi sono stati modificati da legge, per ultimo
  dalla  legge  finanziaria  2005, che ha  ridotto  i  compensi  in
  Italia,  diciamo  nel  continente, del 10 per  cento  rispetto  a
  quelli vigenti.
   Quindi,   suggerirei   di  varare  una   norma   cosiddetta   di
  applicazione dinamica delle modifiche che interverranno nel resto
  del  Paese  per le indennità, perché stabilire noi  un  indennità
  specifica per il territorio siciliano si presta sempre  a  quegli
  elementi di specialità discutibile che si determinano ogni  volta
  che si fanno cose particolari.
   Per  cui  io  suggerisco due ipotesi: in uno  ho  presentato  un
  emendamento  che  sostanzialmente  dice  applichiamo   la   legge
  nazionale;   l'altro  se  si  conviene  si  può   presentare   un
  emendamento,  forse  c'è, non lo so se  c'è,  ma  può  essere  il
  Governo o la commissione a presentare un emendamento, che  riduca
  sic et simpliciter l'attuale indennità di un ics percento.
   Stabiliamo la percentuale e andiamo avanti.

    CRISTALDI  presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRISTALDI   presidente  della Commissione.  Signor  Presidente,
  onorevoli colleghi, non vorrei che si ingenerasse una confusione,
  quello che è stato predisposto dal relatore è un emendamento  che
  recepisce  le  preoccupazioni che  sono  state  espresse  da  più
  parlamentari, ma soprattutto dall'onorevole Cracolici.
   L'emendamento  dice che il gettone di presenza  e  le  indennità
  sono ridotte del 10 per cento.
   Basterebbe  questo a dire che c'è una riduzione dei costi  della
  politica,  almeno per quanto riguarda questa piccola parte  della
  politica.
   Però.  Onorevole  Cracolici,  io posso  ridurre  il  gettone  di
  presenza  e aumentare il numero delle sedute, cosicché io  riduco
  il  gettone di presenza da 150 euro a 100 euro, siccome  dobbiamo
  superare  quella cifra, anziché fare venti sedute fra commissioni
  ed  aula  in  un  mese, decidiamo di farne trenta  e  addirittura
  otterremmo  l'effetto contrario che anziché diminuire  il  costo,
  addirittura  si aumenta, perché per ogni cosa si trova  l'inganno
  come suol dirsi.
   Ma  la  filosofia dell'emendamento predisposto  dal  relatore  è
  proprio questa: ridurre il gettone di presenza o l'indennità dove
  c'è l'indennità.
   Tutto  il  resto  è  elemento  che  si  introduce  nell'articolo
  soltanto per evitare che appunto si faccia quello a cui ho  fatto
  riferimento  io,   cioè da un lato si diminuisce  il  gettone  di
  presenza,  dall'altro si consente di raddoppiare il numero  delle
  sedute di commissione e di consiglio.
   Allora,  fermo restando che il principio è quello di ridurre  il
  costo  della  politica,  non  di  ridurre  il  gettone  in  sé  e
  consentire  di fare più sedute; fatto questo, abbiamo  dovuto  in
  qualche   maniera   trovare  una  formula   che   non   apparisse
  sconvolgente  -  come  è apparsa la prima stesura  dell'articolo,
  nella  sede  della  stessa Commissione, dove coloro  che  abbiamo
  sostenuto alcune tesi siamo stati intesi  come gli affamatori dei
  consiglieri comunali e provinciali.
   Noi  non vogliamo assolutamente sconvolgere nulla, vogliamo però
  avviare un  certo processo e con tale emendamento si recepisce il
  contenimento della spesa pubblica e,  tramite la politica, si  dà
  un segnale a tutti  gli altri.
   Abbiamo  stabilito un limite massimo per l'aggancio  alla  media
  perché  può verificarsi,  facendo come riferimento un solo  mese,
  che  il  consiglio  comunale abbia tenuto poche  sedute  e  poche
  commissioni,  per  una serie di ragioni, ed un altro  mese  avere
  avuto   più  sedute  da qui l'esigenza di  individuare  un  tetto
  massimo  non  per  individuare quanto  dobbiamo  dargli,  ma  per
  individuare un tetto massimo attraverso la media che  si  ottiene
  utilizzando gli ultimi sei mesi.
   Ma   questo  non  perché  sia  un  elemento  che  deve   servire
  all'ufficio  per  dare  l'indennità o per pagare  il  gettone  di
  presenza, ma perché va fissato un tetto massimo.
   Attenzione,  non siamo noi che lo stabiliamo, non è  che  domani
  mattina  approvando questo articolo di legge,  lo  deve  fare  il
  consiglio  comunale e provinciale. Noi sosteniamo che i  consigli
  comunali  e  provinciali  si devono riunire,  devono  deliberare,
  devono fissare procedure, tenendo conto di questi vincoli fissati
  con legge.
   Questo  perché non vorremmo nemmeno che si scatenasse una  sorta
  di  usurpazione  di  potere  autonomo  dei  consigli  comunali  e
  provinciali;   ci limitiamo, con questo articolo,  a  fissare  un
  tetto  massimo  e  a ridurre il gettone di presenza  del  10  per
  cento.
   Certo,  un consiglio comunale potrebbe voler ridurre non del  10
  ma del 20 per cento, non lo impediamo, chi volesse portare avanti
  una tesi del genere in consiglio comunale potrebbe farlo.
   Sembra un meccanismo farraginoso, ma è semplicissimo se si legge
  attentamente  l'emendamento  perché  la  questione  del   calcolo
  relativa  alla  media dei semestri è necessaria  per  fissare  il
  tetto massimo.

    LACCOTO   Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LACCOTO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo  che  la
  materia  sia  molto  delicata anche dal punto di  vista  tecnico.
  Capisco lo sforzo  fatto dal relatore, però voglio ricordare  che
  molti  comuni  si  sono  ridotti le  indennità  e  i  gettoni  di
  presenza,  altri  non  l'hanno fatto e con  questa  norma   degli
  ultimi  sei  mesi', andremmo a penalizzare coloro che  già  hanno
  praticamente  effettuato  la diminuzione  perché  hanno  ritenuto
  valida  la  norma  nazionale, mentre  altri  comuni  non  l'hanno
  ritenuta valida e non hanno apportato questa diminuzione.
   Intanto,  su  questa materia, secondo me, si sta discutendo  con
  molta  improvvisazione, anche perché ci  sono  diverse  norme  di
  questo tipo e le spese che ci scandalizzano  non sono quelle  del
  numero  maggiore dei comuni, bensì le spese dei  comuni superiori
  a  30 mila abitanti che si applicano le indennità e poi fanno  le
  commissioni,  sospendendo il consiglio comunale per ritornare  in
  commissione.
   A  mio  avviso, andava trovato un sistema, da parte degli uffici
  degli assessorati, che garantisse veramente la funzionalità degli
  enti  e  dei  consigli  comunali senza penalizzare  proprio  quei
  consigli  comunali  che invece funzionano e che,  oggi,  con  una
  norma  degli ultimi sei mesi' andremmo a penalizzare.
   Tra l'altro, capisco lo sforzo che c'è stato,  ma è di difficile
  applicazione  perchè  poi  diventa  un  problema  aritmetico   di
  difficile soluzione.
   Quindi  si  applica  la norma  sic et simpliciter'  del  10  per
  cento,  ma  con appositi correttivi per quei comuni  o  per  quei
  consigli  comunali che, certamente, facendo i  furbi  cercano  di
  arrivare  ad  indennità particolarmente esose e non  penalizzare,
  invece,  quei consigli comunali che, magari, hanno i 20,  25,  30
  euro di indennità a consiglio comunale.
   Ritengo,  quindi, che tale norma non sia di facile comprensione,
  né tecnicamente applicabile.

    PANEPINTO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PANEPINTO   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   sarebbe
  stato  interessante,  Presidente della I Commissione,  avere  dei
  dati  sul  risultato  che  si raggiungerebbe  sia  con  il  testo
  dell'articolo  4  sia con l'emendamento, perché ho  l'impressione
  che  il  risultato  della  prima  formulazione  dell'articolo   4
  comporterà l'aumento delle indennità perché una cosa è il 20  per
  cento  per   un comune di 30 mila abitanti, altra cosa  è  in  un
  comune di 3-4 mila abitanti.
   Per  quanto  riguarda l'emendamento 4.7, non  credo  che  questo
  possa essere una soluzione ad un problema che, probabilmente,  si
  sta  ingigantendo  più  del necessario,  perché  ritengo  che  la
  questione non si basa sulle indennità ai consiglieri comunali.
   Vi  sono  due  tipologie  di consigli  comunali:  una  tipologia
  riguarda   i  comuni  inferiori  a  10  mila  abitanti  dove   il
  consigliere comunale mette di tasca la quota relativa all'IRPEF e
  si  parla  di indennità che si aggirano sui 35-40 euro con  10-11
  consigli comunali l'anno; l'altra riguarda quei comuni in cui   è
  possibile  costituire - e sono state istituite - le  commissioni,
  con   una  simultaneità,   nella stessa  giornata,   di  consigli
  comunali e di riunioni di commissione.

    CRACOLICI  Non si può prendere più di un gettone.

    PANEPINTO     Però    bisogna    sostituire    la     questione
  dell'indennità,   perché  fino  a  quando  c'è   la   possibilità
  dell'indennità  di  funzione  e  si  sostituisce  il  gettone  di
  presenza con questa indennità la questione cambia.
   Ritengo,   peraltro,   che   con   l'introduzione   dell'opzione
  semestrale pagheranno quelli che già, con molta diligenza,  hanno
  provveduto a diminuirsi il gettone di presenza.
   Mi  chiedo,  però, come potrà essere valutato  il  semestre  dei
  consigli comunali sciolti. Reputo, quindi, non idonea la proposta
  e  che  vada  trovato un meccanismo senza mortificare l'autonomia
  statutaria degli enti locali, perché non credo che lì si andrà  a
  risolvere il problema dei costi della politica.
   Tenendo  conto,  per esempio, che in Italia, da Reggio  Calabria
  in  su,  fino a 15 mila abitanti il sindaco presiede il consiglio
  comunale, qui abbiamo il presidente del consiglio; non esiste  in
  altra  parte d'Italia la figura del vice presidente e noi abbiamo
  il vice presidente del consiglio.
   Ritengo  che  siamo partiti per fare una cura  forte  contro  la
  fame in Africa e ci ritroviamo ad avere trasportato una cura  per
  il diabete. Mi pare che il risultato che si vuole raggiungere sia
  esattamente zero, spariamo con bazooka a piccoli uccelli che  non
  deturpano assolutamente il contesto generale.
   Credo,  pertanto,  che la norma vada rivisitata  e  che  bisogna
  fermarsi poiché  i risultati che si raggiungeranno con l'articolo
  4 sono esattamente il contrario, anche in termini di immagine, di
  quelli che si è pensato di raggiungere.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor Presidente, onorevoli colleghi, comprendo  lo
  sforzo  comune  da parte di tutti i colleghi perché  si  affronti
  questo argomento.
   Personalmente,  in Commissione, come sanno già il  Presidente  e
  il  relatore, più volte ho sostenuto una tesi che non ha trovato,
  purtroppo, ascolto, ma che voglio riproporre anche alla luce  del
  fatto  che  in  questo momento è in corso, a  livello  nazionale,
  l'accordo  tra l'ANCI  e il Governo nazionale e il  contenuto  di
  quell'accordo  diventerà il contenuto di un decreto  legislativo.
  Pertanto,  se noi oggi legiferiamo su tale materia  - con  il  10
  per  cento, con il 5 per cento piuttosto che con qualsiasi  altra
  norma  -, successivamente dovremo ritornare sulla stessa  materia
  per   recepire  l'accordo che sarà fatto in materia di  riduzione
  dei  costi della politica, di indennità di carica dei consiglieri
  comunali, provinciali, sindaci e assessori.
   Mi  permetto di suggerire, e in questo l'emendamento del collega
  Di Mauro e l'emendamento del collega Cracolici colgono nel segno,
  di  valutare  -  da  parte della Commissione -  l'opportunità  di
  esitare  una  norma che allinei la normativa regionale  a  quella
  nazionale  insenso  dinamico, vale a dire che ogni  qualvolta  si
  modifichi  il quadro normativo nazionale, in materia di indennità
  di  enti locali, sindaci,  assessori e consiglieri comunali e  di
  circoscrizione,  automaticamente la norma ha una  ricaduta  anche
  nel territorio regionale.
   Ciò  permetterebbe  di andare al di là dei calcoli  del  10  per
  cento, del  5 per cento,  perché fra l'altro si interviene in una
  materia   che  è  contrattuale,  perché  in  questo  momento   la
  contrattazione  la sta facendo l'ANCI con il Governo (delegata  a
  contrattare  la materia è l'ANCI), quindi noi non  faremmo  altro
  che  recepire  automaticamente    gli  accordi  sottoscritti  dai
  comuni e dal Governo.
   Pertanto, invito il Presidente della commissione ed il  relatore
  a valutare l'opportunità di accogliere l'emendamento sottoscritto
  dall'onorevole Di Mauro e dall'onorevole Cracolici che ci allinea
  adesso e per il futuro.

    PRESIDENTE   Saluto  il  Presidente  della  Regione,  onorevole
  Cuffaro.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Stancanelli.  Ne  ha
  facoltà.

    STANCANELLI    Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   ho
  ascoltato  con  attenzione quanto detto dal Presidente  onorevole
  Cristaldi  e  mi rendo conto della ratio con cui è stato  redatto
  l'emendamento 4.7, non vorrei che, per quei ragionamenti fatti in
  relazione  alla diminuzione del gettone di presenza e all'aumento
  delle sedute, non si raggiungesse il risultato che si vuole.
   Penso  che   si  debba razionalizzare la materia e  si  potrebbe
  fare   riferimento    alla  legislazione   nazionale   e   questo
  taglierebbe  la  testa  al  toro,  tanto  più  che   vi   è   una
  contrattazione   tra   l'ANCI  e   i  comuni   e,   quindi,   non
  c'entrerebbe   neanche   l'Assemblea  regionale   ed   eviteremmo
  quell'aspetto moralistico che è stato sottolineato e cioè che  il
  Parlamento  siciliano  legifera in  relazione   ad  altri  e  non
  legifera  in relazione a se stesso; anche se questo non  è  vero,
  signor Presidente, perché l'Assemblea regionale non ha competenza
  in  materia, ha competenza il Consiglio di presidenza che ha  già
  provveduto alla decurtazione del 10 per cento, questo  anche  per
  chiarire gli aspetti.
   O  noi  scegliamo questa via che ritengo la più razionale poiché
  ci  mette  al riparo dalle critiche che qui sono state sollevate,
  oppure  facciamo una norma che esprima chiaramente  la  riduzione
  del 10 per cento, almeno il 10 per cento, tenendo anche conto che
  ci  sono stati consigli comunali che sono stati già solerti e che
  hanno  fatto  la  riduzione che abbiamo fatto noi come  Assemblea
  regionale del 10 per cento.
   Bisogna  trovare un accordo sull'emendamento 4.7 di cui  capisco
  e  condivido  la ratio, però sostanzialmente bisogna vedere  cosa
  produrrà oltre i calcoli matematici che si possono fare e siccome
  la  media  non  è  in  relazione al singolo consigliere,   ma  in
  relazione al consiglio comunale, agli assessori e alle indennità,
  noi avremo, comune per comune, indennità diverse in Sicilia e ciò
  renderebbe la norma irrazionale in relazione anche alla riduzione
  dei  costi e alla razionalità che si vuole dare a questi  gettoni
  e a queste indennità
   Quindi,  se il Presidente della Commissione ed il relatore  sono
  favorevoli,  o  ci  mettiamo d'accordo per  il  riferimento  alla
  normativa  nazionale, che ritengo la più equa, che  toglie  -  lo
  ripeto  e  lo  sottolineo - al Parlamento siciliano anche  quella
  responsabilità   morale   di  cui si  è  parlato,  perché  si  fa
  riferimento  ad   una  norma dinamica che si  rifà  agli  accordi
  dell'ANCI,  che  è l'associazione dei comuni e tra  questi  anche
  quelli   siciliani,  e salvaguardare  coloro che hanno già  fatto
  la  riduzione,  oppure facciamo una norma strettissima, riduzione
  del 10 per cento salvaguardando quelli che già l'hanno fatta.
   Questa  è  la  mia proposta, se c'è un accordo su  questo  senso
  possiamo  anche  scrivere  l'emendamento,  se  ci  attardiamo   a
  conteggi  di  metodo  e di altro tipo,  ritengo  che  l'obiettivo
  giusto  che il Presidente Cristaldi vuole raggiungere  alla  fine
  non sarà raggiunto.

    DI MAURO . Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    DI  MAURO .  Signor Presidente, onorevoli colleghi, a proposito
  di  questo articolo 4 vorrei ritornare un po' indietro nel tempo,
  a quando è stata  approvata una norma che stabiliva la cosiddetta
  riduzione  dei compensi agli amministratori locali  -  credo  che
  fosse  nella  scorsa finanziaria - in ordine  al  10  del  cento.
  L'assessore   regionale  alla  famiglia  doveva  predisporre   il
  provvedimento  e a sua volta il Presidente della  regione  doveva
  emanare  un  decreto che consentisse la diminuzione dei  compensi
  agli amministratori comunali.
     E'  ovvio intanto che questa è una norma che riguarda i centri
  da  30-40  mila abitanti in su, perché credo  che  i  centri  più
  piccoli  hanno  compensi irrisori e che spesso anche  gli  stessi
  consiglieri comunali rinunciano allo stesso compenso.
   Credo  che questo decreto non sia stato emesso dall'Assessore  e
  dal  Presidente della Regione  perché si sono rivolti all'ufficio
  legislativo  per  un  parere e si è   ancora  in  attesa  di  una
  definizione in adempimento alla normativa della finanziaria.
   Dobbiamo anche ritenere, in osservazione a questa norma - e  non
  voglio  che  su  questo  argomento  ci  siano  sorrisi  -  che  a
  differenza  di quanto facciamo noi, che ogni volta siamo  solerti
  ad  adeguarci  l'indennità  rispetto  agli  aumenti  che  vengono
  previsti  dalla normativa nazionale, i consiglieri  comunali  non
  hanno  avuto nessuno aumento ISTAT, che credo sia una  differenza
  di circa l'11 per cento.
   Se  noi intendiamo togliere questo ulteriore 10 per cento al  10
  per  cento che già abbiamo previsto in sede di finanziaria, credo
  che  noi opereremmo una sorta di diminuzione che è di gran  lunga
  superiore  a quella che forse in questa sala pensiamo  di  potere
  fare.
   Chiedo   pertanto   un    momento  di  riflessione   e    vorrei
  soprattutto  che  il Presidente e l'assessore  agli  enti  locali
  definisse  intanto la questione del 10 per cento  previsto  dalla
  finanziaria,  perché se ci si trova nella fase della decretazione
  non  credo che questa ulteriore riduzione possa essere consentita
  dall'Assemblea.

    CUFFARO  presidente della Regione. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CUFFARO  presidente della Regione. Signor Presidente,  desidero
  soltanto  chiedere  alla  Presidenza e all'Aula  la  cortesia  di
  sospendere  la  discussione in corso  e passare alla   legge  sui
  lavori  pubblici,  per  la  quale  dovrò  presenziare  io  stante
  l'assenza dell'assessore, e considerato che dovrò tornare a  Roma
  per un ulteriore incontro con il Governo nazionale.

    PRESIDENTE   Non  sorgendo obiezioni a tal proposito  da  parte
  dell'Aula,  propongo  di  terminare  l'esame  dell'articolo  4  e
  successivamente invertire l'ordine dei lavori per  riprendere  la
  legge sugli appalti.
   Non sorgendo osservazioni, resta stabilito in tal senso.

    CINTOLA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CINTOLA   Signor Presidente onorevoli colleghi, a me  pare  che
  cada  a  fagiolo  la richiesta del Presidente  della  Regione  di
  prelevare  il disegno di legge sui lavori pubblici ed accantonare
  quello  in  esame e ciò per  dare la possibilità di una ulteriore
  riflessione  sull'argomento dato che la questione è  delicata  ed
  importante.
   Potrei  esprimere il mio parere personale, che è quello  di  non
  toccare   nulla  sulle  indennità  o  gettoni  di  presenza   dei
  consiglieri comunali in Sicilia, ma mi adeguo alla volontà  della
  maggioranza e dell'intera Aula.
   Direi,  a  questo  punto, piuttosto che correre  frettolosamente
  verso   una   votazione  che  ancora  non  sappiamo   come   vada
  sostanziata  in  termini  di maggioranza  assai  qualificata  per
  questo argomento, assai qualificata perché questa è una legge che
  lo  qualifica, di accantonare  per passare all'esame del  disegno
  di legge sui lavori pubblici.

    PRESIDENTE   Chiedo  al relatore del  disegno  di  legge  se  è
  d'accordo con la  proposta dell'onorevole Cintola.

    CASCIO   relatore.  Signor  Presidente,   credo  sia  la   cosa
  migliore  anche perché sull'articolo 4 si svilupperà un dibattito
  che impegnerà un certo tempo.

    Seguito del disegno di legge «Modifiche ed integrazioni alla
     legge 11 febbraio 1994, n. 109, come introdotta dalla legge
  regionale 2 agosto 2002, n. 7, recante norme in materia di lavori
    pubblici. Norme in materia di concessione di acque pubbliche.
  Revisione dei prezzi dei ateriali da costruzione. Proroga termini
   in materia di edilizia agevolata-convenzionata. Disposizioni in
    materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei
                      cantieri» (nn. 611-603/A)

    PRESIDENTE     Onorevoli   colleghi,   si   sospende    l'esame
  dell'articolo 4 e della legge numero 519 sul metodo elettorale  e
  si  passa  al  disegno di legge  «Modifiche ed integrazioni  alla
  legge  11  febbraio  1994, n. 109, come  introdotta  dalla  legge
  regionale 2 agosto 2002, n. 7, recante norme in materia di lavori
  pubblici.  Norme  in materia di concessione di  acque  pubbliche.
  Revisione  dei  prezzi  dei  materiali  da  costruzione.  Proroga
  termini   in   materia   di   edilizia   agevolata-convenzionata.
  Disposizioni  in materia di tutela della salute e  sicurezza  dei
  lavoratori nei cantieri» (nn. 611-603/A), posto al punto 6)   del
  secondo punto dell'ordine del giorno.
   Invito  la  IV  Commissione  a prendere  posto  al  banco  delle
  commissioni.
   E'  già stato votato il passaggio all'esame degli articoli e  la
  discussione   generale   è   stata  rinviata   alla   discussione
  dell'articolo 1.
   Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:

                            «Articolo  1
   Modifiche ed integrazioni alla legge 11 febbraio 1994, n. 109,
                                come
        introdotta dalla legge regionale 2 agosto 2002, n. 7
               e successive modifiche ed integrazioni

   1.  Al comma 28 dell'articolo 4 della legge 11 febbraio 1994, n.
  109,  come  introdotto dall'articolo 3 della  legge  regionale  2
  agosto   2002,  n.  7  e  successive  modifiche  e  integrazioni,
  sostituire le parole Dipartimento regionale lavori pubblici'  con
  le  parole  Ufficio  speciale osservatorio regionale  dei  lavori
  pubblici'.

   2.  All'articolo  7 ter della legge 11 febbraio  1994,  n.  109,
  come  introdotto dall'articolo 5 della legge regionale  2  agosto
  2002,  n. 7 e successive modifiche e integrazioni, sono apportate
  le seguenti modifiche:

   a) il comma 3 è così sostituito:

   3.  L'Ufficio  costituisce struttura intermedia dell'Ispettorato
  tecnico  dell'Assessorato  regionale dei  lavori  pubblici  ed  è
  articolato in servizi.';

   b) dopo il comma 12 aggiungere il seguente:

   12    bis.    Con    provvedimento    dell'Ispettore    generale
  dell'Ispettorato  tecnico dell'Assessorato regionale  dei  lavori
  pubblici  sono  nominati  i  dirigenti preposti  alle  segreterie
  tecnico-amministrative ed il personale da assegnare.';

   c)  al  comma 15, primo periodo, dopo le parole due  anni'  sono
  aggiunte  le parole ed in caso di prima nomina detto termine  può
  essere prorogato di ulteriori anni due.';

   d)   al   comma  15,  ultimo  periodo,  dopo  le  parole   della
  commissione'  sono  aggiunte  le  parole  ,  fatto  salvo  quanto
  disposto al primo periodo,';

   e) al comma 16 dopo le parole amministrazioni di provenienza'  è
  aggiunto  il  seguente  periodo: Ai  componenti  le  commissioni,
  dipendenti dell'Amministrazione regionale, a decorrere  dall'anno
  2008,  in  luogo dell'indennità annua lorda è corrisposto,  fermo
  restando  il  disposto  di cui al comma 1, dell'articolo  36  del
  decreto  del  Presidente della Regione 22 giugno 2001,  n.  10  e
  successive  modifiche  ed integrazioni, il trattamento  economico
  accessorio  di  cui  alle lettere d) ed e) dell'articolo  35  del
  medesimo   decreto   presidenziale,   per   importo   complessivo
  equivalente  all'indennità di cui all'articolo 2, comma  secondo,
  del decreto del Presidente della Regione 14 gennaio 2005, n. 1.'.

   3.  Il  comma 17 dell'articolo 17 della legge 11 febbraio  1994,
  n. 109, come introdotto dall'articolo 11 della legge regionale  2
  agosto  2002,  n.  7  e successive modifiche  e  integrazioni,  è
  sostituito dal seguente:

   17. Nel caso in cui il valore delle attività di progettazione  e
  direzione   lavori   superi   complessivamente   la   soglia   di
  applicazione    della   direttiva   comunitaria    in    materia,
  l'affidamento diretto della direzione dei lavori al progettista è
  consentito soltanto ove espressamente previsto dal bando di  gara
  della progettazione.'

   4.  Dopo  il  comma 17 dell'articolo 17 della legge 11  febbraio
  1994,  n.  109,  come  introdotto dall'articolo  11  della  legge
  regionale   2  agosto  2002,  n.  7  e  successive  modifiche   e
  integrazioni, è aggiunto il seguente:

   '17  bis. Per le opere degli enti ecclesiastici, il responsabile
  unico  del  procedimento è nominato tra i dipendenti  degli  enti
  ecclesiastici stessi aventi i requisiti di legge, e solo in  caso
  di dichiarata assenza, dagli enti locali attuatori.'

   5.  Al  comma  1  dell'articolo 17 bis della legge  11  febbraio
  1994,  n.  109,  come  introdotto dall'articolo  12  della  legge
  regionale   2  agosto  2002,  n.  7  e  successive  modifiche   e
  integrazioni,  le  parole  rubrica  Ispettorato  tecnico   lavori
  pubblici sono sostituite con le parole
   rubrica Dipartimento regionale dei lavori pubblici

   6.  Il  comma  1  bis dell'articolo 18 della legge  11  febbraio
  1994,  n.  109,  come  introdotto dall'articolo  12  della  legge
  regionale  19  maggio  2003,  n.  7  e  successive  modifiche   e
  integrazioni, è così sostituito:

   1  bis. Nell'importo dei progetti relativi ad opere marittime  e
  portuali  e ad interventi sugli immobili demaniali in  uso  o  di
  proprietà  regionale,  finanziati dalla  Regione,  redatti  dagli
  organismi  ed  uffici  di  cui  alla  lettera  c)  del  comma   1
  dell'articolo   17   e  dagli  uffici  tecnici   delle   stazioni
  appaltanti,   è   previsto,   tra   le   somme   a   disposizione
  dell'amministrazione:

   a)  l'aliquota fino all'1 per cento sull'importo  dei  lavori  a
  base  d'asta che viene utilizzata per indennità di missione e  di
  viaggio,  per rilievi ed attrezzature, per spese di funzionamento
  e  di  gestione  ivi  comprese  le  spese  postali,  telefoniche,
  telegrafiche  e  per  la  riproduzione di elaborati  progettuali.
  Qualora gli interventi progettuali siano localizzati nelle  isole
  minori,  la predetta aliquota può essere maggiorata fino  al  100
  per cento;

   b)  l'importo  delle  prestazioni di  lavoro  straordinario  del
  personale addetto all'assistenza in cantiere;

   c)  l'importo delle attrezzature per l'attività del responsabile
  del procedimento.'.

   7.  Al  comma  12 bis dell'articolo 19 della legge  11  febbraio
  1994,  n.  109, come introdotto dall'articolo 1, comma 12,  della
  legge  regionale  29 novembre 2005, n. 16, le parole  dell'ultimo
  periodo  per quattro mesi' sono sostituite con le parole per  tre
  mesi'.

   8.  Il comma 1 dell'articolo 21 della legge 11 febbraio 1994, n.
  109,  come  introdotto dall'articolo 17 della legge  regionale  2
  agosto  2002,  n.  7  e successive modifiche  e  integrazioni,  è
  sostituito dal seguente:

   1.  L'aggiudicazione degli appalti mediante pubblico  incanto  è
  effettuata  di  norma  con  il  criterio  del  prezzo  più  basso
  inferiore a quello posto a base di gara, determinato, per tutti i
  contratti,  sia  a  corpo che a misura, che  a  corpo  e  misura,
  mediante offerta espressa in cifra percentuale di ribasso, con  4
  cifre  decimali,  sull'importo  complessivo  a  base  d'asta,  da
  applicare uniformemente a tutto l'elenco prezzi posto a  base  di
  gara.  Non  si  terrà conto delle cifre decimali successive  alla
  quarta.'

   9.  Al  comma  1  bis dell'articolo 21 della legge  11  febbraio
  1994,  n.  109,  come  introdotto dall'articolo  17  della  legge
  regionale   2  agosto  2002,  n.  7  e  successive  modifiche   e
  integrazioni, le parole da Relativamente ai soli appalti  '  alla
  fine del comma sono sostituite dalle
   seguenti:     Relativamente  ai  soli  appalti   di   lavori
   pubblici di valore inferiore alla soglia comunitaria,
   l'amministrazione     interessata    aggiudica     l'appalto
   all'offerta,  espresse  in  cifre percentuali  di  ribasso,  che
  risulta pari, o in mancanza, che più si avvicina per difetto alla
  media  aritmetica dei ribassi individuata con le modalità di  cui
  ai  commi  1 bis 1 e 1 bis 2. Le medie sono calcolate  sino  alla
  quarta  cifra decimale, arrotondata alla unità superiore  qualora
  la quinta cifra decimale sia pari o superiore a cinque'.

   10.  Dopo  il  comma  1  bis dell'articolo  21  della  legge  11
  febbraio  1994,  n. 109, come introdotto dall'articolo  17  della
  legge  regionale  2  agosto 2002, n. 7 e successive  modifiche  e
  integrazioni, aggiungere i seguenti:

   1   bis  1.  La  commissione  aggiudicatrice  dopo  la  fase  di
  ammissione delle offerte, in pubblica seduta, ai soli fini  della
  determinazione della media di riferimento, procede  ad  escludere
  fittiziamente il 50 per cento delle offerte ammesse. A tal  fine,
  sorteggia  un  numero  intero da 11 a 40; il  numero  sorteggiato
  costituisce  la percentuale relativa al numero delle  offerte  di
  minor  ribasso;  la  differenza tra 50 ed il  numero  sorteggiato
  costituisce  la percentuale relativa al numero delle  offerte  di
  maggior   ribasso.   I   numeri  delle   offerte   da   eliminare
  fittiziamente,   corrispondenti   a   tali   percentuali,    sono
  determinati senza tenere conto di eventuali cifre decimali.  Tale
  procedura non è esercitabile qualora il numero di offerte  valide
  risulti inferiore a cinque.

   1   bis  2.  La  commissione  aggiudicatrice  calcola  la  media
  aritmetica  delle  offerte  che  restano  dopo  l'operazione   di
  esclusione  fittizia  di cui al comma  1  bis  1:  se  il  numero
  sorteggiato  è  compreso  tra  11 e  25,  l'aggiudicazione  viene
  effettuata  all'offerta che risulti pari o che, in mancanza,  più
  si  avvicini  per  difetto  alla media  come  sopra  determinata,
  incrementata  dello  scarto  medio aritmetico  delle  offerte  di
  maggior   ribasso  rimaste  dopo  le  operazioni  di   esclusione
  fittizia. Se il numero sorteggiato risulta compreso tra 26  e  40
  non si dà luogo all'incremento della media del ribasso.

   1  bis  3.  Ove  si  sia  in presenza di più  aggiudicatari  con
  offerte uguali, si procede esclusivamente al sorteggio del  primo
  e  del secondo aggiudicatario, escludendo qualsiasi altro sistema
  di  scelta.  Il  sorteggio  deve  essere  effettuato,  in  seduta
  pubblica, entro dieci giorni dalla data di apertura delle offerte
  economiche  ed il presidente di gara ne dà tempestivo  preavviso,
  esclusivamente a mezzo telefax, a tutti i soggetti interessati al
  sorteggio.

   1  bis  4.  Nel caso di presentazione alla gara di  più  offerte
  aventi identico ribasso, l'esclusione fittizia delle offerte,  ai
  sensi  del  comma  1 bis 1, non può essere superiore  in  termini
  numerici  al 50 per cento delle offerte presentate, non rilevando
  a  tal  fine  l'ipotesi in cui le offerte presentino un  identico
  ribasso e si collochino a cavallo delle due soglie di esclusione.
  Essendo  fittizia  l'esclusione del 50 per  cento  delle  offerte
  ammesse  per la formazione della media, tutte le offerte  ammesse
  concorrono alle successive fasi di aggiudicazione della gara.

   1  bis  5.  Per  le procedure di gara di competenza dell'ufficio
  regionale   per   l'espletamento  di  gare  d'appalto,   di   cui
  all'articolo  7  ter  della  legge  11  febbraio  1994,  n.  109,
  introdotto  dall'articolo 5 della legge regionale 2 agosto  2002,
  n.  7  e  successive modifiche e integrazioni, la sub commissione
  per  la verifica delle offerte anomale, di cui all'articolo 9 del
  regolamento approvato con decreto del Presidente della Regione 14
  gennaio  2005,  n.  1, è integrata con un dirigente  dei  servizi
  dell'ispettorato  tecnico dell'Assessorato regionale  dei  lavori
  pubblici,   designato   dall'ispettore  generale   dello   stesso
  ispettorato. Per la predetta attività, con decreto dell'Assessore
  regionale  per  i  lavori  pubblici, su  proposta  dell'ispettore
  generale dell'ispettorato tecnico, sono determinati i compensi da
  corrispondere     ai    dirigenti    dell'ispettorato     tecnico
  dell'Assessorato regionale dei lavori pubblici, da  inserire  nel
  quadro  economico del progetto tra le somme a disposizione  della
  stazione appaltante.

   1  bis  6.  Il  responsabile  unico  del  procedimento,  di  cui
  all'articolo  7, comma l, della legge 11 febbraio  1994  n.  109,
  come  introdotto dall'articolo 4 della legge regionale  2  agosto
  2002,  n.  7  e successive modifiche e integrazioni,  può  essere
  audito  dalla  sub  commissione per  la  verifica  delle  offerte
  anomale,  prevista  dall'art. 9 del  regolamento,  approvato  con
  decreto del Presidente della Regione 14 gennaio 2005, n. l'.

   11.  Sono  fatti  salvi  i  bandi già pubblicati  alla  data  di
  entrata in vigore della presente legge.»

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI  Signor Presidente, onorevoli colleghi,   vorrei  che
  l'assessore ai lavori pubblici mi ascoltasse, tanto più  che   si
  sta   procedendo con una novità procedurale secondo la quale  una
  delega  conferita, che non è sostituibile se non revocata,  possa
  essere rappresentata dal Presidente della Regione.

    CUFFARO   presidente  della  Regione.  Il  Presidente  non   dà
  deleghe, propone l'assessore al ramo.

    CRACOLICI   Appunto  nel  momento  in  cui  l'ha  proposto   ha
  conferito un incarico specifico.

    PRESIDENTE  Credo che l'obiezione dell'onorevole Cracolici  sia
  superabile.

    CRACOLICI  Superabile sì, non superata.

    PRESIDENTE   Ritengo  che il Presidente della  Regione  sia  il
  miglior   interlocutore  su  qualsiasi  legge.   Lei,   onorevole
  Cracolici, entri nel merito della legge. Grazie.

    CRACOLICI   Mi auguro che anche gli assessori al  ramo  possano
  essere  persone  che parlino con competenza delle  questioni  che
  trattiamo.
   Detto  questo,  mi  limito  ad un  tema  particolare  di  questo
  disegno  di  legge,  quello  che  più  degli  altri  suscita   un
  dibattito, ovvero le modifiche al metodo di aggiudicazione.
   Si   vuole   intervenire  con  una  norma  che   sostanzialmente
  stabilisce  di  allargare  ulteriormente  la  dimensione   e   la
  specificazione  di un'offerta di ribasso per le gare  sottosoglia
  nel  territorio  siciliano, cioè introduciamo  il  quarto  valore
  decimale  oltre la virgola, cioè gli appalti saranno  specificati
  da  una  differenza  decimillesimale e credo  che  siamo  l'unica
  Regione,  forse  al  mondo, che utilizza un  sistema  in  cui  si
  aggiudicherà un appalto sulla base di un x,1111x.

    CUFFARO    presidente  della  Regione.  Faccia   una   proposta
  alternativa

    CRACOLICI    Lei   conosce   bene   l'alternativa,    onorevole
  Presidente, perché era quella introdotta dalla legge 7 del  2002,
  che  ha  sostanzialmente introdotto in Sicilia,  come  nel  resto
  d'Italia,  il  sistema di aggiudicazione che vige  da  Bolzano  a
  Reggio Calabria.
   Noi  abbiamo  voluto modificare, nel 2005, quella  legge   fatta
  dallo  scorso Parlamento, sia la legge 7 che la legge 16, con  il
  risultato  che  quella  legge  doveva  semplificare,  aiutare  il
  sistema e invece  siamo costretti ad intervenire ed aggiungo  che
  fra  sei mesi torneremo ad intervenire perché in Sicilia le  gare
  non  si  fanno più con un ribasso, si fanno ormai con  un  valore
  medio,  cioè  tutte  le imprese non hanno convenienza  neanche  a
  ribassare  o a rialzare perché il sistema che abbiamo  creato  se
  qualcuno  si permette di abbassare o di alzare qualche  centesimo
  dopo la virgola in più rispetto al valore medio viene escluso per
  legge  e,  quindi, si determina una condizione  che  è  veramente
  paradossale, ed in Sicilia le gare si fanno così: si guardano  le
  ultime Gazzette Ufficiali per capire quale è la tendenza media  e
  sulla  base del valore medio tutto le offerte si fanno a 7,  201,
  7,202

    CUFFARO   presidente della Regione. I miei  ricordi  mi  dicono
  tutt'altra cosa, l'avete voluta voi questa legge.

    PRESIDENTE   Onorevole Presidente della Regione, non  si  sente
  ciò  che lei dice senza microfono per cui i dialoghi tra voi  due
  non vanno ripresi nel resoconto stenografico.

    CRACOLICI  Il resoconto stenografico riporta anche  le  battute
  fuori  microfono. Lo stenografo è l'unico che sente  anche  senza
  microfono.

      PRESIDENTE  Pensi che ci si sta adeguando ad un nuovo sistema
  che  riconoscerà anche la voce, quindi abituiamoci a fare le cose
  secondo le regole.

    CRACOLICI   Voglio  soltanto far rilevare al  Presidente  della
  Regione  che  ha un ricordo non corretto perché,  com'è  noto  in
  questa  Aula,  il  sottoscritto  e  il  Gruppo  parlamentare  dei
  Democratici  di Sinistra, nella scorsa legislatura  hanno  votato
  contro la modifica perché favorevole al sistema di aggiudicazione
  che  si era introdotto e si potevano apportare lì dei correttivi,
  abbiamo  cambiato completamente il risultato  e   siamo  oggi  al
  valore medio.
   Allora io credo, onorevole Presidente, che sia qui in campo  una
  questione: si sta modificando il sistema nazionale europeo, a mio
  avviso  stiamo rischiando in Sicilia una procedura di  inflazione
  legata  al  fatto  che  qui le gare non  rispondono  più  ad   un
  sistema  competitivo tra imprese, tanto più che ormai si affidano
  solo col sorteggio.
   Si  è  innescato  un  meccanismo  nel  quale,  comunque,  saremo
  chiamati a modificare questa benedetta o maledetta, a seconda dei
  punti di vista, legge sui lavori pubblici sotto soglia.
   Penso  che  la scelta  proposta oggi dal Governo di fare  questa
  specificazione per superare il sorteggio, per cercare di superare
  i  problemi amministrativi che nel frattempo si sono determinati,
  sia   una  cura  palliativa e come si sa le cure  palliative  non
  risolvono   non  curano e quindi  non credo  che  risolveremo  il
  problema.
   Mi  auguro che dopo questa discussione, al di là del sistema che
  poi si sarà trovato, non ci strappiamo le vesti per questa legge,
  dato  che   non va a modificare, sostanzialmente, una  legge  che
  consideravo sbagliata due anni fa e continuo a considerarla tale,
  oggi.
   Pertanto,  mi  auguro  che alla luce del  fallimento  di  questa
  legge,   il   Governo  proponga,  seriamente,   un   sistema   di
  aggiudicazione, a mio avviso, come nel resto d'Italia,  e in ogni
  caso  un sistema di aggiudicazione che consenta che una gara  sia
  davvero tale.
   Un'ultima  cosa e concludo. Con la  legge 7 avevamo, finalmente,
  avviato  il  percorso  delle  stazioni  uniche  appaltanti',  che
  stanno  cominciando ad attivarsi. Credo  sia avvenuto anche  alla
  luce  dell'esperienza che fin qui abbiamo  fatto;   il  tempo  di
  valutare  serenamente e seriamente ciò che non è potuto  avvenire
  cinque  anni  fa,  quando fu fatta la legge  7,  cioè  quello  di
  prevedere  una  soglia  più  bassa per trasferire  alle  stazioni
  uniche  appaltanti, gli appalti. Noi presenteremo un  ordine  del
  giorno  -  perché non c'è bisogno di alcuna  legge,   può  essere
  fatto con un provvedimento del Governo stesso -  per chiedere che
  gli appalti con importi superiori ai  cinquecentomila euro vadano
  assegnati  automaticamente alle stazioni uniche  provinciali  e/o
  regionali, a secondo gli enti di appartenenza.

    PRESIDENTE   E  iscritto a parlare l'onorevole Laccoto.  Ne  ha
  facoltà.

    LACCOTO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo  che  la
  norma più che dal Presidente della Regione,  che si trova in Aula
  a  sostituire l'assessore al ramo, l'abbiano scritta gli  uffici,
  e la cosa più negativa è la burocratizzazione delle norme.
   Signor  Presidente,  approfitto  della  sua  presenza  per  fare
  alcune semplici considerazioni. Noi andiamo incontro a quelli che
  saranno  i  finanziamenti per il periodo  2007-2013.  Con  questo
  sistema  non ci sarà gara che non verrà bloccata dal  TAR  o  dal
  CGA con un percorso di almeno un anno.
   Questa  è  la  media di aggiudicazione di tutti i Comuni.  Altro
  punto: si tratta di osservazioni che credo sia giusto recepire se
  vogliamo snellire le procedure.
   Vi  sono alcuni problemi per gli incarichi in Sicilia. La  norma
  che   ha   tolto  l'incarico  fiduciario  sostituendola  con   la
  trattativa  privata, ha provocato,  anche in  sede  di  incarichi
  relativi  ai  Fondi 2000/2006, dei blocchi anche per  ricorsi  al
  TAR e al CGA.
   Andiamo  alle stazioni appaltanti. Al di là di quella che  è  la
  soglia per la gestione delle stazioni appaltanti, il risultato  è
  che  oggi  molti  Comuni stanno perdendo i finanziamenti  europei
  perché  le  stazioni  appaltanti,  in  media,  in  questa   fase,
  impiegano  da tre  a sei mesi per svolgere una sola gara.
   Signor Presidente, penso che questo sia un fatto importante.  Io
  non  sono abituato in questo caso a fare polemiche, ma credo solo
  di  potere dare un contributo per cercare di semplificare  alcune
  storture  che questa legge sui lavori pubblici o sugli  incarichi
  professionali o sulle stazioni appaltanti, certamente, non  cerca
  di risolvere.
   Noi  abbiamo  bisogno  di  procedure  snelle  e  certe  che  non
  provochino  ricorsi sistematici al TAR o al CGA che finiscono per
  bloccare la spesa pubblica in  Sicilia.
   Da  un'indagine nazionale, forse voi lo sapete,  la  Sicilia  ha
  diminuito gli appalti del sessanta per cento. Gli incarichi,  con
  la norma che abbiamo recepito sic et simpliciter, sotto la soglia
  nazionale, vengono anch'essi bloccati dai ricorsi.
   Abbiamo  il problema delle stazioni appaltanti che deve  essere,
  in  ogni  caso,  risolto perché la verità è  che  nelle  stazioni
  appaltanti, sono stati inviati i funzionari che non hanno idea di
  cosa  sia  una  gara  d'appalto. Questa è la situazione  oggi  in
  Sicilia,  al di là del voler insistere su una modifica  di  legge
  che, certamente, non risolve il problema degli appalti in Sicilia
  o degli incarichi professionali o delle stazioni appaltanti.
   Ho  visto  che  tutte le associazioni, dall'Anci ad  altre,  non
  sono  soddisfatte di questo sistema. Posso dire che da  ieri  voi
  sapete  che  c'è la nuova norma sulla sicurezza degli appalti  in
  Italia  che  certamente crea un'altra condizione  perché  questa,
  così  come  è  stato  determinato a livello  nazionale,  modifica
  alcune  norme;   la norma  che noi approveremo  questa  sera,  se
  dovessimo  approvarla, è già anacronistica  rispetto  alla  norma
  nazionale.
   Il  mio suggerimento, signor Presidente, è questo: cerchiamo  di
  approntare un Testo unico, semplificando queste norme e dando  la
  possibilità di spendere celermente le somme stanziate in Sicilia.
  Qualsiasi ritardo può essere dannoso;  stiamo già perdendo  alcun
  finanziamenti  che  scadono  a  giugno  2008,  per  la   stazione
  appaltante  o perché non si sono riuscite ad espletare  le  gare.
  Cogliamo, quindi,  l'occasione per approvare  norme snelle.

    PARLAVECCHIO  relatore. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PARLAVECCHIO     relatore.   Signor   Presidente,    intervengo
  semplicemente  per  chiarire alcuni punti sulle  motivazioni  che
  hanno portato questa norma in Aula.
   L'anno  scorso  abbiamo  avvertito, in  Sicilia,  l'esigenza  di
  intervenire per quanto riguarda il settore dei  lavori pubblici e
  soprattutto  quel settore. (Puntualizzo che la norma  vale  sotto
  la  soglia  comunitaria,  quindi  cinquemilioniseicentomila  euro
  circa,  quindi  noi  lavoriamo sotto  soglia).  Su  questa  norma
  abbiamo  notato, tempo addietro, che tutti i ribassi  d'asta  che
  venivano  effettuati con la precedente legge sia  in  Sicilia  ma
  anche in Italia, salivano di giorno in giorno, al punto che siamo
  arrivati  a ribassi d'asta dell'ordine del 25- 30 per cento.  Per
  non  parlare  poi dei ribassi d'asta legati alle opere  marittime
  che  andavano  oltre il 40 per cento. Abbiamo  ritenuto,  proprio
  perché sollecitati da una parte, ma anche perché crediamo  che  i
  lavori  pubblici debbano essere svolti in maniera autonoma  dalle
  imprese  che  vogliono svolgere la propria attività d'impresa  in
  maniera  libera,  di attuare un articolo di  legge  e  quindi  un
  disegno  di legge e quindi una legge che consentisse alle imprese
  di  potere  operare  con ribassi d'asta di  un  certo  tipo,  che
  potessero essere garanzia per tutti gli imprenditori che vogliono
  operare nella nostra isola.
   Questo  l'abbiamo ottenuto con una norma che,  al  contrario  di
  quello  che  si è detto qui, ha funzionato perché ha  consentito,
  attraverso  il cosiddetto  taglio delle ali',  la possibilità  di
  evitare le cordate e, in secondo luogo - ma ancora più importante
  -   ci ha consentito di distinguerci dalla   norma nazionale  che
  portava i ribassi a quel livello, ma soprattutto ci ha consentito
  di avere  ribassi che oggi oscillano intorno al 7 per cento.
   Per  quanto  riguarda  il  problema  delle  stazioni  appaltanti
  volevo  sottolineare che con un decreto  di qualche mese fa  sono
  state  raddoppiate  nei territori con  maggiori  gare  -  e  sono
  quelle di Catania, Palermo e Messina - proprio per accelerare  le
  procedure  delle  stazioni appaltanti che oggi lavorano  con  una
  media di trecento gare l'anno. Ritengo, quindi, che sia una media
  non  indifferente.  Certo  è  che  il  sistema  ha  prodotto   un
  riequilibrio del ragionamento perché le stazioni appaltanti hanno
  sostituito  più  di  450  stazioni  appaltanti  rappresentate  da
  comuni ed enti locali.
   Per  il  disegno  di  legge  in  esame   vogliamo  semplicemente
  operare una correzione dato che oggi effettivamente in molte gare
  siamo  pervenuti  alla  decisione  di  assegnare  l'appalto  dopo
  sorteggio. Questa è la ratio della norma. Noi vogliamo correggere
  quell'articolo introducendo un'ulteriore variabile in  modo  tale
  da non avere più un'articolazione di questo tipo.
   Per  tutto  il  resto,  per  quanto  riguarda  questo  specifico
  settore, il disegno di legge  recepisce e chiarisce ancora di più
  quelle  che sono le indicazioni della precedente norma  approvata
  e che ha prodotto i propri risultati.

    PRESIDENTE  Vorrei ricordare a tutti i colleghi che  in  questa
  fase non è possibile presentare emendamenti ma soltanto eventuali
  subemendamenti. Dico ciò  perché la Presidenza sta ricevendo  una
  serie  di  emendamenti che possono essere  presentati, in  questa
  fase,   solo  dal  Governo  o  dalla Commissione  per   eventuali
  riscritture.
   Vi  prego  di non presentarne altri che  dichiarerei,  comunque,
  inammissibili.
   E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha facoltà.

    DE  BENEDICTIS.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   ho
  ascoltato  le  parole dell'onorevole Parlavecchio e ricordo  bene
  che  lui  era  assessore  al  ramo quando  la  norma  che  stiamo
  modificando  o  che ci accingeremo a modificare è  stata  varata.
  Onorevole Presidente Cuffaro, io credo di poter avere titolo  per
  affermare, avendo in quell'occasione votato favorevolmente quella
  norma,   che  le  cose  che  mi  sto  accingendo  a   dire   sono
  nell'interesse   -   ritengo   -   dell'andamento   della   buona
  amministrazione,  dei lavori pubblici e anche degli  imprenditori
  che quella norma vollero.
   Il  risultato  che  abbiamo sotto gli occhi è  quello  di  avere
  istituito un meccanismo di aggiudicazione di gara che non ha  più
  la  caratteristica  di  una gara, perché  ha  proprio  totalmente
  eliminato  la possibilità di gareggiare per l'aggiudicazione  dei
  lavori   pubblici.  Talchè,  come  sapete  bene,   le   gare   si
  aggiudicano,  per pura fortuna, dovendo concorrere sulla base  di
  un  decimale che si approssima, comunque, nell'ordine  delle  tre
  cifre.
   Onorevole  Parlavecchio, noi dobbiamo dire una cosa  e  dobbiamo
  dirla con chiarezza anche a quei colleghi che, probabilmente, non
  hanno  sufficiente dimestichezza: Presidente, quando si  immagina
  un meccanismo di aggiudicazione si ha l'illusione che, combinando
  le  parole  o  immaginando  che tipo  di  effetto  può  avere  il
  meccanismo  che  stiamo  andando a determinare,  che  si  c'entra
  l'obiettivo.
   Questo  Parlamento,  questa illusione l'ha  avuta  molto  volte,
  l'abbiamo avuta anche l'ultima volta che abbiamo approvato questa
  legge.  Accade, poi, che l'effettiva resa, l'effettivo  risultato
  di  quel  meccanismo,  lo si può conoscere solamente  nel  tempo,
  giocandolo  più spesso, come uso dire. Perché c'è l'elemento  che
  non è scritto, ma che è determinante: la variante che conta e che
  modifica l'effetto,  che è quello dei concorrenti, che, in  buona
  fede,  semplicemente  con  il legittimo  interesse  obiettivo  di
  vincere   quella  gara,  orientano  l'offerta  che  finisce   per
  convergere  in  una direzione. Questo è  l'effetto  nascosto,  ma
  sistematicamente dimostratosi di tutti i meccanismi. Allora,  non
  era prevedibile, assessore Parlavecchio, o comunque non era stato
  previsto che quella norma che oggi discutiamo arrivasse a  questo
  risultato,  ma la dimostrazione è che quella norma era sbagliata,
  tant'è che oggi ci stiamo accingendo a correggerla. Era sbagliata
  perché  non  ha  completamente eluso il meccanismo  possibile  di
  aggiudicazione  attraverso gara. Poi ha dato anche  esito  ad  un
  altro  effetto,  che  io  qui  mi  limito   a  registrare,  senza
  attribuirgli qui una negatività, per forza: in questo momento  si
  aggiudicano  al  7  per  cento,   che  sono  comunque  i  ribassi
  inferiori rispetto alla media  nazionale. Giudicherete voi  se  è
  giusto, o se è sbagliato. Evidentemente ognuno - come dire - cura
  i propri interessi, ma in campo nazionale è possibile aggiudicare
  gare   con   ribassi   più  alti  e  conseguenti   risparmi   per
  l'amministrazione  pubblica. Ma non è  questo  l'aspetto  che  mi
  preoccupa,  perché  io sono tra quelli convinti  che  i   ribassi
  oltre   il   20  per  cento  sono  perniciosi  per  la   Pubblica
  Amministrazione  e  per  la  buona  risultanza  dei   lavori   ed
  assolutamente  insostenibili per gli  imprenditori,  quindi,  non
  gioisco di fronte a simili ribassi, al contrario molto alti.
   Ma  qui  stiamo per commettere, Presidente Cuffaro, un errore  e
  nessuno  ci può dire che così non è perché ci stiamo avventurando
  verso un nuovo meccanismo di aggiudicazione di gara e nessuno  di
  noi  ha  certezza  che questo  risolva i problemi,  anzi,  ho  il
  sospetto  che  possa  danneggiare gli imprenditori  -  se  volete
  sapere  -.  E  la dimostrazione di quanto affermo sta  nel  testo
  presentato   dal Governo che, da un lato, tende a  modificare  il
  meccanismo  sperando di eludere  l'empasse  cui si è  ricorso  e,
  dall'altro,  introduce la quarta cifra decimale,  che  vuol  dire
  che  ci  fidiamo  così  poco  della capacità  di  questo  sistema
  modificato,  di  uscire  dalle secche di  questa  concentrazione,
  tutta   in  un  punto,  che  abbiamo  bisogno  di  sperare   che,
  aggiungendo  una  quarta  cifra  decimale,  possiamo  aggiudicare
  meglio  la gara.  E' la dimostrazione che non crediamo noi stessi
  nel meccanismo che stiamo producendo.
   Allora, concludo, io credo che

    PRESIDENTE  Concluda, onorevole, perché ha superato il tempo  a
  sua disposizione  già abbondantemente.

    DE   BENEDICTIS.  Io  lo  so  che  può  apparire   tecnica   la
  motivazione,  però,  siccome altre volte ci siamo  trovati  e  ci
  troveremo a dire che avremmo sbagliato, io credo che due cose non
  possiamo fare: andare a testa bassa e farlo ad agosto.
   Noi  abbiamo il tempo per fare una modifica di questa  legge  in
  un  momento successivo dopo attenta riflessione, farlo ad agosto,
  adesso  e  pensare di risolvere il problema delle gare in  questo
  periodo estivo è totalmente inutile.
   Credo  che  un momento di riflessione aiuti tutti ed è possibile
  fare   delle   sperimentazioni,  delle  simulazioni   su   questo
  meccanismo  avendo  maggiore certezza che non stiamo  commettendo
  errori che già abbiamo commesso, in perfetta buona fede.
   Quindi,  io  mi  appello  al  Governo  perché  sospenda   questa
  orientamento  onde   evitare,  al  Parlamento,  di   trovarsi   a
  modificare ogni anno le proprie determinazioni.

    PRESIDENTE   E' iscritto a parlare l'onorevole  Incardona.   Ne
  ha facoltà.

    INCARDONA    Signor  Presidente,  onorevole  Presidente   della
  Regione,  onorevoli  colleghi  la materia  che  noi  oggi  stiamo
  trattando qui, in quest'Aula, è particolarmente delicata e  lo  è
  in una Regione che ha conosciuto un fenomeno, quello mafioso, che
  si  è sempre annidato nella materia, appunto, dell'aggiudicazione
  degli appalti.
   Modificare ad ogni  piè sospinto' la norma sugli appalti  dà  un
  ulteriore  segnale, secondo me negativo, per cui la proposta  che
  faccio  -  e  mi riallaccio a quello che ha detto,  poca  fa,  il
  collega De Benedictis - è quella appunto di sospendere e valutare
  la  opportunità  di  agganciare la normativa regionale  a  quella
  nazionale per evitare che questa Regione possa essere, ancora una
  volta,  attaccata  ed  accusata di votare delle  norme  che  sono
  particolarmente  confacenti  a  quelli  che  sono  gli  interessi
  illeciti.
   Perché  non adeguarci?  Perché non evitare che venga il   Vigna
  di  turno, con tutto il rispetto per quello che rappresenta,   ma
  che,  tuttavia,  qualche volta ha lanciato delle  accuse,  a  mio
  avviso,  ingiustificate anche contro la  politica   e  contro  la
  Pubblica  Amministrazione in generale, perché  nell'ambito  della
  politica   e  della  Pubblica Amministrazione  siciliana  c'è  il
  marcio,  c'è stato il marcio ma c'è stato anche il bene, ci  sono
  stati anche coloro che hanno difeso la legalità, coloro che hanno
  difeso  la Pubblica Amministrazione, coloro che hanno difeso  gli
  interessi collettivi.
   La  proposta  che,  secondo me, questo Parlamento  deve  fare  è
  quella  di  approvare  una  norma  di  rinvio   per  adeguare  la
  legislazione  regionale a quella nazionale ed  evitare  che  ogni
  volta si debba tornare a modificare questa legge, ed evitare  che
  la  Sicilia possa essere accusata che la politica siciliana possa
  continuare ad essere accusata di favorire interessi illegali.
   Finiamola
   La  Sicilia ha bisogno, signor  Presidente e onorevoli colleghi,
  non  solo di cambiare il proprio stemma, non solo di cambiare  la
  propria immagine, ma ha bisogno anche di cambiare rotta su alcuni
  argomenti importanti.
   Proprio  questo è un argomento fondamentale per cui bisogna  che
  alla  Sicilia, alla politica siciliana, a questa Assemblea  venga
  riconosciuto   che si vuole adeguare ad una normativa  che  viene
  considerata,  sul piano nazionale, efficace ed  in  qualche  modo
  impermeabile alle infiltrazioni mafiose.
   Adeguiamoci  alla  normativa nazionale, evitiamo  di  tornare  a
  legiferare ogni piè sospinto e quindi, per una volta,  così  come
  detto  sulle  norme  per  le elezioni - perché  anche  lì  questa
  Assemblea  è  stata troppo spessa accusata di varare delle  norme
  che  sono  volute  per  creare nuovi  privilegi  a  favore  della
  deputazione regionale - su questi due argomenti che sono  appunto
  le   norme   che  riguardano  gli  eventuali   privilegi'   della
  deputazione regionale  e le norme sugli appalti, adeguiamoci alla
  normativa nazionale.
   Per   quanto  riguarda  il  regime  di  ineleggibilità  e  della
  incompatibilità  dei  deputati  regionali  adeguarli  al   regime
  nazionale e così valga anche per la  legge sugli appalti.
   La  legge  sugli  appalti va votata con una  semplice  norma  di
  rinvio   alla  normativa  nazionale;   si  possa  così   scrivere
  finalmente  la  parola  fine' alle accuse che ci vengono  rivolte
  dalla politica nazionale e da tutta la burocrazia e, soprattutto,
  da  quella  parte  della  magistratura giustizialista  che  molto
  spesso ci accusa tutti ingiustificatamente.

    CUFFARO  presidente della Regione. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CUFFARO    presidente   della   Regione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi,  noi  abbiamo  purtroppo  un'urgenza  che  è
  diventata emergenza. Perché da qualche mese -  hanno ragione  gli
  onorevoli  colleghi  che  sono intervenuti  -,    individuato  il
  meccanismo    di   aggiudicazione   di   gara,     le    imprese,
  spontaneamente,  si  dividono  in  fasce  dove  ognuno  si  va  a
  collocare in quella che ritengono debba essere la media e finisce
  che poi 10-15 imprese che beccano la media giusta ci sono,  e non
  si può farne a meno perché sono tante le imprese che partecipano.
   Ci  troviamo,  in questo momento, in una situazione paradossale:
  acceleriamo  le  procedure perché le stazioni  appaltanti  stanno
  cominciando  a funzionare e funzionano, e però non  riusciamo  ad
  aggiudicare le gare perché chi vince la gara sono 7-8-10  imprese
  che hanno tutte lo stesso ribasso.
   C'è  da  dire però, onorevole De Benedictis, che questa legge  -
  che   è   perfezionabile  -,  questo  sistema  di  legge  che   è
  perfezionabile,  un  risultato l'ha ottenuto:  non  ci  sono  più
  aggiudicazioni  di gara al 30 per cento di ribasso,   che  è  una
  anomalia.  Perché quando si aggiudicavano le gare con il  30  per
  cento  di  ribasso,  non si aggiudicavano mai  a  chi  faceva  il
  ribasso  maggiore.  Perché  con  il  sistema  delle  anomalie  la
  commissione veniva ad avere un potere che andava al di sopra  del
  ribasso, perché al di là del ribasso poi c'erano gli anomali,   e
  finivano   col  decidere  loro  quale  doveva  essere   l'impresa
  aggiudicataria.
   Il  nuovo sistema l'ha eliminato. Adesso abbiamo un problema. Ci
  sono  troppe  imprese che si posizionano allo  stesso  punteggio.
  Questo  meccanismo che stiamo introducendo, che lascia il sistema
  per  com'è, aggiungendo un ulteriore decimale, da 3 a 4,  renderà
  la probabilità che ci siano imprese che abbiano lo stesso ribasso
  uno su mille, pertanto aggiudicheremo le gare.
   Questo  è  quello che stiamo facendo. Adesso io non entro  nella
  scelta  che  questo Parlamento se vuole può fare,  e se  vogliamo
  possiamo   riflettere    e  rivedere  l'intera   impalcatura   di
  aggiudicazione.  Oggi  abbiamo  molti  lavori  che   sono   stati
  appaltati  e  bloccati perché non riusciamo  ad  aggiudicarli.  E
  questo  abbiamo il bisogno di farlo soprattutto perché il TAR  di
  Palermo,  due giorni fa, con una sentenza ha stabilito,  per  chi
  ricorreva,   su questa vicenda che il sistema dell'aggiudicazione
  a tre cifre diventa incostituzionale e quindi dobbiamo cambiarlo.
   E'  un'ulteriore aggiunta ma ce ne eravamo già accorti  da  soli
  che non funzionava.
   Quindi,   sblocchiamo   i  tanti  lavori  fermi;   dopo  di  ciò
  vogliamo ragionare su una ipotesi di ulteriore modifica,  abbiamo
  tempo di rifletterci e di farla, ma per noi oggi è importante che
  questo   articolo  venga  approvato  per  sbloccare  quei  lavori
  aggiudicati con lo stesso ribasso a molte più imprese.

    PRESIDENTE   Comunico  che  sono stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti:

   dagli  onorevoli  Galvagno, Gucciardi e  Barbagallo:  1.4,  1.5,
  1.7, 1.6, 1.3, 1.11, 1.8, 1.9;
   dall'onorevole Parlavecchio: 1.13 e 1.10;
   dall'onorevole Barbagallo: 1.2;
   dall'onorevole Ballistreri: 1.12;
   dagli onorevoli Falzone, Stancanelli e Granata: 1.1.
   dagli onorevoli Di Mauro ed altri: subemendamento 1.3.1.
   dagli onorevoli Tumino ed altri: subemendamento 1.10.1.

    PRESIDENTE   Si passa all'esame dell'emendamento 1.4,  a  firma
  degli  onorevoli Calcagno, Gucciardi e Barbagallo.  Lo  pongo  in
  votazione.
   Il parere della Commissione?

    PARLAVECCHIO  relatore. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    CUFFARO  presidente della Regione. Contrario.

    PRESIDENTE   Lo pongo in votazione. Chi è favorevole  si  alzi;
  chi è contrario resti seduto.

                          (Non è approvato)

    PRESIDENTE   Onorevoli colleghi vi invito a non soffermarvi  al
  banco  del  Governo, ciò toglie ogni possibilità di ascolto  agli
  assessori.
   Si  passa all'emendamento 1.5, a firma degli onorevoli Galvagno,
  Gucciardi, Barbagallo.

    GUCCIARDI  Chiedo di illustrare l'emendamento.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    GUCCIARDI      Signor    Presidente,    onorevoli     colleghi,
  l'emendamento 1.5 è un po' la modifica dell'emendamento  1.4  che
  intendeva  sopprimere l'impossibilità di ruotare  per  altri  due
  anni  i  componenti  delle sezioni e i funzionari  preposti  alle
  segreterie,  per  cui in un contesto così complesso  e  delicato,
  quale è quello delle commissioni aggiudicatici degli appalti,  si
  ritiene che le incrostazioni che si possono determinare in questo
  settore  così  delicato dovrebbero essere evitate.  Quindi,   noi
  riteniamo  con  questo  emendamento  di  ridurre  al  minimo   la
  possibilità di prorogare la presenza di segretari, di  funzionari
  all'interno delle commissioni.
   Per  questa  ragione  abbiamo  proposto,  prima,   l'emendamento
  soppressivo,   che  è  stato bocciato  dall'Aula,  e  poi  questo
  emendamento che riduce ad un anno la possibilità di proroga per i
  funzionari.
   Crediamo  che  non ci sia assolutamente la necessità  di  questa
  ulteriore  proroga; riteniamo che gli uffici siano  assolutamente
  nella   disponibilità  di  potere  offrire  personale  a   queste
  strutture;  riteniamo,  altresì,  che  non  possiamo  parlare  di
  trasparenza,  di  impossibilità di  incrostazioni  o  di  rendere
  impermeabile  il  sistema alle infiltrazioni anche  criminali  o,
  comunque,  del malaffare e della mafia, se poi consentiamo che in
  questi  uffici  si possa rimanere per un numero considerevole  di
  anni.
   Ogni  accorgimento, evidentemente, va nella  direzione  che  noi
  riteniamo  più  corretta  e  più giusta,  per  questo  insistiamo
  affinché  questo emendamento venga approvato dall'Aula, per  fare
  in modo che non ci sia una permanenza, in questi uffici complessi
  e  delicati,  maggiore del periodo necessario  e  previsto  dalla
  legge vigente.

    PRESIDENTE    Pongo in votazione l'emendamento 1.5.  Il  parere
  della Commissione?

    PARLAVECCHIO  relatore. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    CUFFARO  presidente della Regione. Contrario.

    PRESIDENTE   Lo pongo in votazione. Chi è favorevole  si  alzi;
  chi è contrario resti seduto.

                          (Non è approvato)

    PRESIDENTE  Si passa all'emendamento 1.13, a firma del
  relatore.

    PARLAVECCHIO     relatore.   Signor   Presidente,    intervengo
  semplicemente  per  dire che con questo emendamento   si  intende
  integrare  nella commissione di gara della sezione  centrale   un
  ulteriore  componente che sarebbe un assistente delle  segreterie
  tecniche, semplicemente questo.

    CRACOLICI  C'è  la copertura finanziaria?

    PARLAVECCHIO   Non c'è bisogno  in quanto  è  già  coperta  dal
  punto di vista finanziario.

    CUFFARO  presidente della Regione. E' ritirato.

    PRESIDENTE   Si passa all'emendamento 1.2,  a firma  Barbagallo
  e Ortisi.

    TUMINO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    TUMINO   Signor  Presidente,  il comma  17  bis,  associato  al
  comma  4,  prevede  che per le opere degli enti ecclesiastici  il
  responsabile  unico del procedimento è nominato tra i  dipendenti
  degli  enti ecclesiastici stessi. Ma non è previsto da  parte  di
  chi  è  nominato. Pertanto, l'onorevole Barbagallo  ha  fatto  un
  emendamento  con il quale prevede che a nominare sia  il  parroco
  della  chiesa dove avviene, io credo che più che il parroco debba
  essere  il Vescovo. Tanti monumenti non fanno parte di parrocchie
  in   senso   stretto   perciò  credo   sia   questo   il    senso
  dell'emendamento, cioè individuare l'ente che dovrebbe nominare.

    DI BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    DI BENEDICTS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non  ho
  partecipato  ai lavori della quarta Commissione di  cui  peraltro
  non  sono  componente,  però vorrei avere un  chiarimento  e  una
  rassicurazione  sulla effettiva legittimità  e  praticabilità  di
  questa  norma.  Parlo della norma così come è stata  scritta  nel
  testo   presentato  in  Aula  non  dell'emendamento   perché   si
  attribuisce  ad  una figura che non ha rapporti di responsabilità
  nei   confronti  dell'amministrazione,  una  responsabilità   che
  impropriamente in capo all'amministrazione stessa sia  di  ordine
  amministrativo che di ordine contabile e di ordine legale. Vorrei
  pertanto  che il Parlamento fosse rassicurato sulla praticabilità
  di questa norma che, a prima lettura, sembra alquanto bizzarra.

    ARDIZZONE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ARDIZZONE   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   io   ho
  partecipato  ai lavori della quarta commissione; questo  peraltro
  era  stato un emendamento condiviso da tutti e soprattutto  dagli
  uffici,  poiché  nel  corso degli anni  la Regione  siciliana  ha
  provveduto a finanziare la ristrutturazione di diverse parrocchie
  e   si  è  potuto  constatare soprattutto nei grandi  comuni  che
  spesso  le procedure si bloccavano perché non veniva nominato  il
  responsabile   del  procedimento,  tant'è  che  allorquando   era
  assessore  pro-tempore   proprio  l'onorevole  Parlavecchio,   si
  chiedeva   l'autorizzazione  alla  Regione  siciliana  di   poter
  nominare  un responsabile del procedimento che non è  altro   che
  quello che doveva organizzare tutte le procedure.
   Dice  bene  quindi l'onorevole De Benedictis. Nel  caso  in  cui
  invece    venisse    introdotto   l'emendamento    dell'onorevole
  Barbagallo,   si  darebbe  la  facoltà  al  parroco,   e   questo
  obiettivamente è una forzatura e consentitemi di dire che è  pura
  demagogia  perché nell'articolo esitato dalla commissione,  sugli
  enti  ecclesiastici,  noni è previsto  un  ufficio  tecnico.  Noi
  parliamo delle curie: e dove  sono le curie dotate di  un ufficio
  tecnico? E' chiaro che in questo caso  si fa riferimento all'ente
  committente che praticamente  è la provincia o il comune,  ma non
  può  essere  certamente  il parroco. La norma  quindi  è  di  una
  chiarezza unica e serve a snellire le procedure.

    PRESIDENTE    Onorevoli  colleghi,  sto   facendo   un   attimo
  verificare agli Uffici per dichiarare l'eventuale ammissibilità.

    STANCANELLI   Signor Presidente, io comprendo perfettamente  la
  ratio  che  ispira l'emendamento, sono però d'accordo con  quanto
  detto dall'onorevole Tumino.
     Gli enti ecclesiastici possono essere rappresentati legalmente
  non soltanto dal parroco perché possono essere imputati anche  ad
  altre  persone,  per esempio alla Curia, come diceva  l'onorevole
  Ardizzone.  Quindi, dobbiamo fare riferimento  al  rappresentante
  legale    degli    enti   ecclesiastici   che    è    contemplato
  dall'ordinamento  giuridico italiano e che ha  assoluta  vigenza.
  Non  mi  scandalizzo  se  è  il parroco il  rappresentate  legale
  perché   il  parroco,  secondo  l'ordinamento  italiano,   è   il
  rappresentante  legale  della  parrocchia,  il   vescovo   è   il
  rappresentate   legale  della  Curia;  se  noi  diciamo   parroco
  limitiamo  e  non troviamo poi la possibilità di  attuare  questa
  norma  per  gli  enti  ecclesiastici che  non  appartengono  alle
  parrocchie,  se  noi  diciamo rappresentanti  legali  degli  enti
  ecclesiastici abbiamo risolto il problema.
   Pertanto,  presenterò  al  riguardo un  subemendamento  dove  si
  sostituisce  la  parola   parroco'  alle  parole   rappresentante
  legale'.

    PRESIDENTE   Onorevoli colleghi, la norma  così   come  esitata
  dalla  Commissione, parla di nomina, ma non da chi  dovrà  essere
  nominato.   E'  ovvio,  però,  che  dovrà  essere  nominato   dai
  rappresentanti   legali  della  Curia.  Pertanto,   personalmente
  consiglierei di ritirare l'emendamento in quanto non   credo  sia
  possibile porlo in votazione.
   La   leggiamo  come  una  piccola  provocazione  del  Presidente
  Barbagallo.

    PARLAVECCHIO  relatore . Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE . Ne ha facoltà

    PARLAVECCHIO   relatore.  Vorrei aggiungere  semplicemente  una
  cosa.  La  norma prevede espressamente quali sono  gli  enti  che
  devono  nominare  i RUP e ritengo, se non ricordo  male,  che  il
  parroco  responsabile  non sia una delle  figure  che  per  legge
  possono  nominare i RUP. Noi non l'avevamo indicato  proprio  per
  evitare  tutto quello che era successo in precedenza e  cioè  che
  l'assessorato  regionale dei lavori pubblici si  occupasse  anche
  della nomina dei RUP, comune per comune. Proprio per evitare ciò,
  per  quanto  riguarda  le chiese e per accelerare  le  procedure,
  abbiamo previsto nel disegno di legge che siano le Curie,  poichè
  hanno uffici tecnici, a nominare sostanzialmente i RUP. In questo
  modo  si  snellirebbe il lavoro sia della Regione che dei Comuni,
  ma  sostanzialmente  avremmo ottenuto questo tipo  di  risultato.
  Affidare  la responsabilità al parroco ritengo non sia  lo  scopo
  della norma.

    PRESIDENTE   Ne chiedo il ritiro perché non credo  che  noi  si
  possa  decidere se debba essere il parroco responsabile  peraltro
  entrando  nel   merito di un altro ordinamento.  Quindi  non  c'è
  dubbio poi che cosa fare.

    ORTISI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà

    ORTISI    Intervengo  solo  perché  il  senso  dell'emendamento
  presentato dal Presidente del mio Gruppo intanto tiene  conto  di
  un  fatto  reale  e  cioè che esistono nel territorio  tantissimi
  casi  di  contenzioso che bloccano i lavori, uno anche nella  mia
  cittadina.
   L'onorevole proponente individuava i parroci perchè  tentava  di
  dare,  come dire, una scossa a un altro ordinamento, cercando  di
  introdurre   il  principio  di  sussidiarietà  anche  all'interno
  dell'ordinamento ecclesiastico. E quindi il fatto che un  parroco
  potesse  esprimere visto che per potere delegato può  esprimerlo,
  non  è  incostituzionale per niente, perché la  delega  esiste  e
  allora  può  esistere che in un altro ordinamento  dal  basso  si
  intervenga su argomenti che si conoscono anche meglio  e  che  si
  possono seguire.
   Io  penso  che  il  Presidente  del  mio  Gruppo  avesse  questa
  intenzione.

    PRESIDENTE  Onorevole Ortisi, lo ritira?

     ORTISI  No, lo mantengo.

    PRESIDENTE  Bisognava dichiararlo inammissibile già prima.
    Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

    PARLAVECCHO  vicepresidente della Commissione. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    CUFFARO  presidente della regione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'emendamento  1.2.   Chi   è
  favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento 1.7 a firma degli onorevoli Galvagno,
  Gucciardi e Barbagallo.

    GUCCIARDI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    GUCCIARDI  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  si  è  detto
  nella  discussione generale e da più parti,  che  su  temi   così
  complessi  e  ancor   più  complessi per una  terra  difficile  e
  complicata come la nostra, occorrerebbe una maggiore riflessione,
  una  ponderazione  di  quelli  che sono  i  temi  principali  che
  introducono  regole  in  un settore che nella  nostra  regione  è
  oggetto di forte aggressione da parte dei poteri criminali.
   E  allora,  se è vero come è vero che probabilmente, come  dire,
  le  modifiche  che  sono state apportate nel passato  hanno  reso
  possibile  uno svolgimento più equilibrato e corretto delle  gare
  pubbliche,  io dico che pur prendendo per buona la  necessità  di
  intervenire  per  le anomalie che nel tempo si sono  determinate,
  però  invito  a  riflettere  il  Parlamento  sulla  necessità  di
  comprendere perché per un Parlamento che è intervenuto in materia
  nel  2002,  nel  2003, nel 2005 e oggi ancora una  volta,  perché
  queste  regole  continuano a non funzionare,  a  diventare  molto
  presto  superate,  anacronistiche,  ad  essere  in  qualche  modo
  insufficienti per consentire che l'istituto della gara  pubblica,
  l'istituto  della  gara abbia la funzione che la  Costituzione  e
  l'ordinamento  attribuisce loro, la libertà di  impresa,  la  par
  condicio tra imprese concorrenti.
   Per  questa  ragione siamo molto perplessi sulla valenza,  sulla
  efficacia  delle  norme proposte e credo  che  esse  siano  state
  valutate   troppo   frettolosamente  e   troppo   frettolosamente
  probabilmente portate all'esame del parlamento.
   Da  qui  l'esigenza,  lo  sforzo che i  gruppi  parlamentari,  i
  singoli  parlamentari hanno fatto per portare in qualche modo  un
  correttivo  positivo  e propositivo a un  tema  così  delicato  e
  complesso.
     Ciò  che  è  stato  detto  da  altri,  e  concludo,  mi  trova
  perfettamente  d'accordo; credo che il codice sugli  appalti,  il
  decreto   legislativo  163  del  2006  che  ha  avuto,  peraltro,
  dall'entrata  in  vigore  ad  oggi,   due  ulteriori   interventi
  legislativi  correttivi  di  cui uno entrato  in  vigore  proprio
  qualche giorno fa, richiederebbe alla nostra Regione e  a  questo
  Parlamento una riflessione: è stato già detto da altri, in questa
  materia,  proprio perché le norme che il Parlamento regionale  ha
  varato  si  sono trovate in difficoltà dopo appena pochi  anni  o
  pochi  mesi, addirittura, dall'applicazione  non sia il  caso  di
  riferirci  a  norme varate dal Parlamento, peraltro  con  decreti
  legislativi  e  quindi con alla base leggi delega che  vedono  il
  Parlamento nazionale in posizione assolutamente bipartisan.
   Siccome  si  tratta  di regole che attengono  ad  aspetti  molto
  delicati,  ripeto,  e  complessi della civile  convivenza  e  del
  tessuto  democratico della nostra Regione, io credo  che  bisogna
  approfondire  tali  temi  con  un  rinvio  esplicito  al  decreto
  legislativo 163 del 2006 e al DPR  54 del 1999 e quindi  comunque
  all'apparato normativo dello stato in materia.
   Per  questa ragione, confermando il mio voto contro le norme che
  sono  state proposte in materia di aggiudicazione in questa sede,
  ritiro il mio emendamento che pur mirava a modificare tali  norme
  e  lo  stesso dirò anche per l'emendamento successivo che con  le
  stesse identiche motivazioni ho testè espresso.

   PRESIDENTE.  L'assemblea prende atto del ritiro dell'emendamento
  anche di quello successivo.
   Si  passa  all'esame  dell'emendamento 1.3.  Comunico  che  allo
  stesso  è  stato  presentato  un  subemendamento  a  firma  degli
  onorevoli Di Mauro, Ruggirello, Giannuso, e un altro di  identico
  contenuto a firma degli onorevoli Caputo ed altri.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  io  intanto
  ringrazio  il  Presidente della Regione  per  avermi  fornito  il
  parere  del  TAR. Credo tuttavia che il parere del  TAR  ci  dica
  delle  cose  un  po'  più  pesanti e più profonde  rispetto  alle
  questioni  che  noi pensiamo di risolvere con l'ulteriore  valore
  decimale  introdotto. Esso ci dice che il sistema  del  sorteggio
  per  l'esclusione  della  cosiddetta fascia,  soglia  di  ribasso
  ovvero il 50% delle buste, contesta la legittimità costituzionale
  ma  propone la contestazione alla Corte costituzionale alla  luce
  di  un  meccanismo che non funziona, credo che così come  abbiamo
  detto  all'inizio,  il  tema che abbiamo  di  fronte  che  questo
  sistema  pur  nelle  migliori intenzioni sta producendo  problemi
  anche di ordine costituzionale.
   In  più,  il  subemendamento  presentato  dai  colleghi,  a  mio
  avviso,  pur se capisco le ragioni di chi lo propone,  non  credo
  possa  aiutare  la  funzionalità del sistema.  E  perché?  Perché
  sostanzialmente  il  nuovo  sistema che  ci  viene  proposto  dal
  Governo  con  questo disegno di legge introduce  due  novità:  il
  valore decimillesimale, cioè la quarta cifra oltre la virgola,  e
  in  più  che per i ribassi per le offerte sorteggiate dal  numero
  1124  si  possa  ottenere nella soglia di  aggiudicazione,  fatta
  l'esclusione  del 50% delle offerte. La soglia di  aggiudicazione
  non sarà data dal valore medio esclusivamente dettato dalla somma
  aritmetica  delle  offerte rimaste in gara, ma dal  valore  medio
  aggiunto  alla somma dello scarto aritmetico tra la  media  e  le
  buste rimaste in gara, questo è il sistema che ci viene proposto.
   Adesso  può darsi che mi sfugga qualcosa sul piano tecnico,  sto
  andando  a memoria, però non capisco l'emendamento che propongono
  i  colleghi,  mentre  capisco questo del  Governo  che  cerca  di
  inserire  in  un sistema dove il ribasso non c'è  più,  ma  ormai
  l'attribuzione  è  sul  valore  medio;  almeno  su  questo  siamo
  d'accordo onorevole Parlavecchio? Cioè il sistema in Sicilia  non
  è  più sul ribasso, è sul valore medio, si sa quale è la media di
  aggiudicazione. Il sistema che si sta cercando di introdurre  con
  la  proposta che fa il Governo è di dire di  renderlo in  qualche
  modo  un po' più improbabile e aumentare, se è possibile, un  po'
  più la soglia di ribasso.
   Io  ho  detto a chi mi ha interrogato in tal senso, il risultato
  che otterremo, quale sarà? Siccome adesso ci si differenzierà sul
  decimillesimale,  la  somma  dei decimillesimali  di  scarto  dal
  valore  medio di aggiudicazione se ci saranno tantissime  offerte
  rimaste  in gara, alla fine ci sarà qualche centesimale  in  più,
  rispetto al valore medio di aggiudicazione.
   Detta  in maniera semplice, se il valore medio di aggiudicazione
  sarà  7,2328, con la somma degli scarti tra la media e  le  buste
  rimaste  in  gara, invece di 7,2328, arriveremmo a  7,2349,  cioè
  aumenterà dello 0,011 la somma rispetto alla media.
   Ormai  i  calcoli si fanno tutti con i computer,  quindi  non  è
  certamente   un  problema  matematico,  però  introdurre   questo
  elemento  anche  al  ribasso, mi pare  obiettivamente  esagerato.
  Proprio perché questo sistema al ribasso, cosa vuole intendere  e
  dire?  Vuole  intendere  e dire che il valore  medio  non  è  più
  neanche  un  valore  medio  di  aggiudicazione,  perché  c'è   un
  ulteriore  sconto,  nel  caso in cui passasse  l'emendamento  dei
  colleghi,   che   tende  ad  abbassare   il   valore   medio   di
  aggiudicazione.
   Credo oltretutto che qualche problema sul piano del profilo  non
  so  se costituzionale, ma quanto meno della logica legislativa ce
  lo pone.
   Chiedo  pertatno  ai colleghi di volerlo ritirare.  Non  che  il
  problema  sia  risolto con la proposta che fa il Governo,  perché
  rimaniamo  nel  campo  della  fantasia  legislativa,  in   questo
  momento,  ma il sistema che addirittura ci propongono i  colleghi
  che  hanno presentato questo subemendamento, a mio avviso,  tende
  in  qualche modo a far sì che si dica che in Sicilia le gare  non
  si fanno più al ribasso, ma soltanto con l'alchimia matematica.

    PARLAVECCHIO  relatore. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PARLAVECCHIO  relatore. Signor Presidente, onorevoli  colleghi,
  vorrei  chiarire  semplicemente una cosa e  cioè  quando  abbiamo
  fatto  la  legge  16,  abbiamo fatto  un  distinguo  sulla  norma
  nazionale. Io vi ricordo che la norma nazionale taglia il 10  per
  cento  delle  ali,  consentendo quindi  forme  di  ribasso  molto
  diverse  fra  di  loro. Quando, invece, per evitare  il  fenomeno
  delle cordate, abbiamo tagliato il cinquanta per cento delle ali,
  abbiamo provocato una compressione dei ribassi.
   Questo  cosa  ha prodotto? Che ci si avvicinasse  a  quello  che
  dice  lei, onorevole Cracolici, e cioè 7,1, 7,12 7,13,  7,15,  ma
  questo è normale, secondo la legge 16.
   Intanto  e faccio una parentesi, la sentenza del TAR,  parla  di
  una incostituzionalità ipotetica del sorteggio finale, e dice che
  non si può fare un sorteggio e tanto vale lo facciamo prima
   Ora,  questo  articolo che abbiamo inserito, perché il  nocciolo
  della  legge è qui, in quello che stiamo discutendo, perché tutto
  il resto è semplicemente chiarimento normativo alla legge 16.
   Per  essere  chiari, stiamo dicendo con questo  testo  cosa  sta
  facendo  la stazione appaltante, dall'inizio alla fine e  siccome
  abbiamo avuto un parere dell'ufficio legislativo e legale che  ha
  messo  in  difficoltà le stazioni appaltanti, proprio  perché  su
  questo fenomeno del trascinamento, stiamo chiarendo che il 50 per
  cento  del taglio delle ali è un taglio fittizio e cioè  che  noi
  tagliamo il 50 per cento delle imprese, non si va a trascinamento
  e, quindi, escludendo tutte le atre imprese.
   Quello  che  noi  vogliamo  fare è  questo  e  cioè  snocciolare
  ulteriormente  quelle  che sono le forme di  aggiudicazione,  nel
  senso che adesso siamo fermi a quella forma di aggiudicazione del
  7,12,  chiamiamola così, e allora, noi diciamo che con il disegno
  di   legge   che   abbiamo  presentato,  introduciamo   ulteriore
  variabilità  che  è  data  dallo scarto  medio,  per  intenderci,
  sommiamo  il  numero delle offerte rimaste, le dividiamo  per  il
  numero  delle imprese, otteniamo la media e questa poi  andrà  ad
  aggiungersi  a  quello  che sostanzialmente  è  il  problema  del
  ribasso. Lo scarto lo abbiamo definito.
   Se  dovesse  passare  questo disegno di legge  noi  avremmo  uno
  scarto  anche in quelle piccolissime percentuali che   il  taglio
  delle  ali'  produce,  non è dato dalle offerte  che  le  imprese
  presentano, ma è dato dal disegno di legge che abbiamo  approvato
  come  legge 16. Questo ci consentirebbe di apportare via via  una
  logica  di leggero aumento dell'aggiudicazione, quindi tenderemmo
  a salire.
   E'  chiaro che tutto questo non si può ipotizzare a  seconda  di
  un modello perché bisogna capire chi fa la gara, che testa ha chi
  fa  la  gara, quali sono il numero delle imprese, quindi noi  non
  possiamo fare uno schema su cu potere contare, ci vorrebbe un po'
  più di tempo.

    PRESIDENTE    Onorevoli  colleghi,   vorrei   capire   se   c'è
  possibilità   che   l'emendamento  sia   ritirato.   Ma   siccome
  l'onorevole  Di  Mauro  mi fa cenno di no,  prima  di  dargli  la
  parola,  ho  bisogno di sospendere per cinque minuti  perché  gli
  uffici,   essendo   i   sub-emendamenti  sostitutivi   e   invece
  l'emendamento è aggiuntivo, hanno bisogno di capire quali effetti
  si  produrrebbero  nel  caso  in cui l'emendamento  fosse  votato
  favorevolmente.
   La seduta è sospesa per cinque minuti.

    (La seduta, sospesa alle ore 17.26, è ripresa alle ore 17.50)

   La seduta è ripresa.

   Onorevoli  colleghi, dopo una consultazione con gli uffici,  con
  alcuni tecnici e anche una telefonata che si sta cercando di fare
  al    Commissario   dello   Stato,   chiederei   di   accantonare
  l'emendamento;  andiamo  avanti, in attesa  di  ricevere  qualche
  notizia più precisa perché il pericolo che gli uffici rilevano  è
  che,  poi,  nell'effettiva attuazione  della  legge,  se  dovesse
  essere  approvato,  questo  subemendamento  potrebbe  creare  dei
  problemi.
   Se,  pertanto,  come è stato richiesto, non vi sarà  il   ritiro
  dell'emendamento,  ne  parleremo dopo. Intanto,  lo  consideriamo
  accantonato  e  procediamo  con il  disegno  di  legge;  poi,  lo
  esamineremo,  tra circa mezz'ora, giusto il tempo per  avere  dei
  risultati più precisi.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


                       Sull'ordine dei lavori

   CINTOLA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CINTOLA. Signor Presidente,  onorevoli colleghi, all'ordine  del
  giorno,  vi  sono  undici disegni di legge  e,  da  ieri,  stiamo
  lavorando sia in Commissione sia in Aula. Comprendo che, dopo  un
  anno di ferie, adesso vi sono otto giorni di lavoro.

   PRESIDENTE. Io non sono ancora andato in ferie.

   CINTOLA. Vorrei capire quando intendiamo concludere, se ci  sarà
  una  seduta  notturna, se arriveremo al 10  di  agosto,  come  ha
  previsto la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari,  e
  quando  rientreremo  dalle  ferie;  è  necessario  un  minimo  di
  attenzione  perchè non si possa e non si debba  bivaccare,  anche
  stando ad attendere, a volte, ritardi che possono essere superati
  con  la  buona  volontà  da  parte dei  colleghi   che  hanno  la
  necessità  da  parte  loro,  signor  Presidente,  di  indirizzare
  l'Assemblea avendo cose certe, date e momenti certi,  per  potere
  svolgere  il  lavoro, così come la Presidenza lo richiede,  anche
  con  la seduta notturna se dobbiamo chiudere e c'è la volontà  di
  chiudere  in  nottata  tutti i disegni di legge,  oppure,  quanto
  meno, ci si dica: arriveremo al 10 di agosto, riprenderemo l'1  o
  il  2   settembre,  in modo da capire quali sono i  diritti  e  i
  doveri. Non vorrei, infatti, che finisse come diceva la buonanima
  di  mia  mamma:    di iornu  unni vogghiu e, poi, di  sira  sprau
  l'ogghiu .

   PRESIDENTE.   Onorevole  Cintola,  come  lei  sa,  già,   questa
  Presidenza  ha  dato un ordine diverso perché, di notte,  non  si
  lavora  e  questa  è  una regola che ormai  credo  sia  un  fatto
  acquisito,  salvo che per situazioni assolutamente  di  emergenza
  che  il Governo dovesse, in qualche maniera, proporre e che verrà
  valutata.
   Per  quanto riguarda la certezza dei lavori, se potessi ottenere
  -  sarà oggetto di prossimo ragionamento anche in Conferenza  dei
  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari - il  contingentamento  dei
  tempi  per ogni disegno di legge che si propone, allora,  saremmo
  tutti  in grado di dare delle certezze assolute sui tempi; questo
  ancora non siamo riusciti ad ottenerlo ma spero di riuscirvi   in
  futuro.
   Per  quanto  ci riguarda, intanto, la Conferenza dei  Presidenti
  dei Gruppi parlamentari, ha stabilito un programma dei lavori che
  va  regolarmente avanti,  quello che prevede l'esame dei  disegni
  di  legge  che  sono, attualmente, alla nostra attenzione  e  una
  probabile chiusura della sessione il 10  agosto.
   Se  ci dovessero essere delle  novità o se si renderà necessario
  apportare  delle modifiche, riunirò la Conferenza dei  Presidenti
  dei Gruppi parlamentari per una nuova valutazione del programma.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


         Riprende l'esame del disegno di legge nn. 611-603/A

   PRESIDENTE.  Si  passa  all'emendamento  1.11,  a  firma   degli
  onorevoli Galvagno, Gucciardi e Barbagallo.

    GALVAGNO  Lo ritiro.

    PRESIDENTE  L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento 1.10 a firma  del relatore del disegno
  di legge, onorevole  Parlavecchio.

    PARLAVECCHIO  relatore. Lo ritiro.

    PRESIDENTE  L'Assemblea ne prende atto.
   Gli  emendamenti  1.8  e 1.9, a firma degli onorevoli  Galvagno,
  Gucciardi e Barbagallo, sono dichiarati inammissibili.
   Si   passa   all'emendamento  1.12,   a   firma   dell'onorevole
  Ballistreri.

    BALLISTRERI  Lo mantengo.

    PRESIDENTE    Lo   pongo   in  votazione.   Il   parere   della
  Commissione?

    VILLARI  vicepresidente della Commissione. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    CUFFARO  presidente della Regione. Contrario.

    PRESIDENTE   Chi  è favorevole si alzi; chi è  contrario  resti
  seduto.

                          (Non è approvato)

   Si  passa  all'emendamento 1.1, a firma degli onorevoli Falzone,
  Stancanelli, Granata.

    CRACOLICI  C'è la copertura finanziaria?

    PRESIDENTE   E'  dichiarato inammissibile  perché  non  c'è  la
  copertura finanziaria.
   L'articolo 1 è accantonato.
   Si passa all'esame dell'articolo 2.   Ne do lettura:

                             «Articolo 2
         Norme in materia di concessione di acque pubbliche

   1.  Le  concessioni di derivazione di acque pubbliche,  per  gli
  usi  civili,  assentite  dall'Assessorato  regionale  dei  lavori
  pubblici,  ai  sensi  del  testo unico sulle  acque  ed  impianti
  elettrici,  approvato con il regio decreto 11 dicembre  1933,  n.
  1775,  dopo l'avviamento del servizio idrico integrato di cui  al
  decreto  legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modifiche
  e integrazioni, sono accordate:

   a)  alle  autorità  d'ambito territoriale ottimale,  per  quanto
  riguarda le utenze di pertinenza dei relativi ambiti territoriali
  ottimali,  nell'interesse dei comuni destinatari  della  risorsa,
  anche  su  proposta  del soggetto gestore, in  quanto  dotate  di
  personalità giuridica pubblica;

   b)  all'Agenzia  regionale  per i  rifiuti  e  le  acque,  quale
  autorità di regolazione dei servizi idrici ed in quanto dotata di
  personalità giuridica pubblica, per quanto riguarda le risorse di
  pertinenza del sovrambito.

   2.  I  soggetti privati, proprietari di impianti acquedottistici
  e  titolari  di  concessione di derivazione acque,  fornitori  di
  pubblico  servizio, sono legittimati a proseguire le  derivazioni
  in atto, sino alla scadenza della relativa concessione e comunque
  per  un periodo non superiore a cinque anni dalla data di entrata
  in vigore della presente legge anche per quelle che prevedono una
  scadenza  successiva  e comunque assoggettati  alla  vigilanza  e
  controllo  da parte dell'autorità d'ambito, nelle forme  previste
  dalle norme vigenti.

   3.  Alla scadenza delle concessioni di cui al comma 2, le stesse
  sono trasferite ai soggetti pubblici di cui al comma 1.

   4.  L'articolo 70 della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10  e
  successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:

   Art.  70 - 1. Nelle more dell'adozione organica della disciplina
  in materia di acque pubbliche, le licenze di attingimento, di cui
  all'articolo  56, del testo unico approvato con il regio  decreto
  11 dicembre 1933, n. 1775, si intendono annualmente rinnovate, su
  richiesta dell'interessato e previo versamento del canone  annuo,
  dal   Genio   civile  competente  e  salvo  diverso   avviso   di
  quest'ultimo da esprimere entro trenta giorni, per un periodo non
  superiore a tre anni'».

   5.  Il  termine  non superiore a tre anni, di cui  al  comma  4,
  decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge.

   Comunico  che, all'articolo 2, sono stati presentati i  seguenti
  emendamenti:

   -dall'onorevole Villari:
   emendamento 2.2;

   -    dagli onorevoli Pugliese, Caputo e Falzone:
   emendamento 2.1;

   -dagli onorevoli Regina ed altri:
   emendamento 2.3;

   -dagli onorevoli Caputo ed altri:
   subemendamento 2.1.1 e 2.4.

   CUFFARO,  presidente della Regione. Il Governo ritira l'articolo
  2,  considerato  che,  alcune, persone che hanno  effettuato  uno
  studio  sereno  mi hanno spiegato che c'è qualche problema  e  il
  Governo non vuole creare problemi.
   Vorrei  ritirarlo in attesa di studiarlo meglio insieme per  poi
  riproporlo  in  un'occasione  in cui facciamo gli  interessi  dei
  siciliani.

   PRESIDENTE.  E'  una grande dimostrazione di  buona  fede  e  di
  coraggio da parte del Presidente della Regione.

   VILLARI,  vicepresidente della Commissione.  Chiedo  di  parlare
  per illustrare l'emendamento 2.2..

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VILLARI,  vicepresidente della Commissione.  Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi, intanto volevo ringraziare  il  Governo  per
  questo  gesto  che  volevo motivare. Lo dico perché  l'Aula  e  i
  rappresentanti  del  Governo lo sappiano: in Commissione,  questo
  articolo è stato analizzato in modo approfondito.
   Le   questioni   sono  di  varia  natura:   una   attiene   alla
  contraddittorietà  tra  questa norma  e  il  dettato  del  codice
  civile;  poi, vi è l'impreparazione del sistema pubblico rispetto
  alla  gestione  delle  derivazioni  idriche;  l'altra  questione,
  riguarda  la  separazione fra la concessione e la  proprietà  dei
  sistemi  di  gestione delle acque; l'altra ancora è quella  della
  necessità  ravvisata  dalla  Commissione  di  audire  i  soggetti
  gestori privati per evitare un contenzioso enorme proprio per  il
  conflitto che una norma di questa natura aprirebbe con i soggetti
  gestori,  motivo per cui ritenevo chiarire questo aspetto,  anche
  perché  l'assessore Consoli aveva già dichiarato, in Commissione,
  la  sua  volontà di ritornare su questo argomento e  predisporre,
  come  ha ora riconfermato il Presidente della Regione, di tornare
  su  questo aspetto per  legiferare in  modo organico ed  attento,
  come merita una materia di questa natura.

   PRESIDENTE.  Propongo  di  votare  l'emendamento  dell'onorevole
  Villari  che  sopprime  l'articolo  2  perché,  in  questo  modo,
  seguiamo maggiormente le procedure regolamentari piuttosto che il
  ritiro da parte del Governo.
   Pongo in votazione il mantenimento dell'articolo 2.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

   Pertanto, l'articolo 2 è soppresso.
   Abbiamo avuto informazioni che, per quanto un minimo di cose  le
  complica  però non crea problemi effettivi tecnici di attuazione,
  l'emendamento  che avevamo accantonato, relativo all'articolo  1;
  considerato ciò,  a questo punto, sono nelle condizioni di  porre
  in votazione, con maggiore serenità, il subemendamento 1.3.1.
   Il parere della Commissione?

    PARLAVECCHIO  relatore. Mi rimetto all'Aula.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    CUFFARO  presidente della regione. Mi rimetto all'Aula.

    STANCANELLI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    STANCANELLI   Chiedo di apporre la mia firma al  subemendamento
  1.3.1,  anche  perché, alla luce dello studio effettuato,   anche
  dopo la sospensione, si evidenzia che questo particolare tipo  di
  procedimento, ben illustrato dall'onorevole Cracolici, in cui non
  mi  avventuro  perché non riesco a capirlo  dal  punto  di  vista
  matematico,   però  porta  alla  conclusione  di   una   maggiore
  trasparenza.   Ecco   perché  ritengo   che   questo   ci   possa
  tranquillizzare,  anche  per  le perplessità   manifestate  dagli
  uffici.
   Chiedo,  quindi, lo ripeto, di potere apporre  la  mia  firma  e
  preannuncio il mio voto favorevole.

    DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    DE   BENEDICTIS.   Signor  Presidente,   come   gruppo   DS,
  annunciamo il nostro voto contrario e non perché, nel  merito,
  non  può  accadere, questo porti un miglioramento,  ma  perché
  obiettivamente   per    casi  che   abbiamo   verificato,   il
  Parlamento,  in  questo momento, non può essere  assolutamente
  certo che ciò accada.
   Abbiamo  già  peccato di presunzione, in  altre  circostanze,
  per  lo  stesso motivo, cioè per dare fiducia a chi ha creduto
  di farci fare una cosa giusta.
   A  nostro  avviso,  stiamo  per ripetere  lo  stesso  errore,
  forse, in buonafede ma comunque non ci vogliamo rendere  parte
  di  questo errore. Per questo motivo, quindi, preannunciamo il
  nostro voto contrario.

    PRESIDENTE   Se  ci  dovessero essere eventuali  incoerenze,
  dal   punto  di  vista  successivo,  prima  del  voto  finale,
  eventualmente,  ci faremo carico, in base  al  217,  di  farlo
  presente. Intanto, però, votiamolo.
   Pongo  in votazione l'emendamento 1.3.1. Chi è favorevole  si
  alzi; chi è contrario resti seduto.

                           (E' approvato)

    PAGANO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PAGANO   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo
  soltanto  per  ricordare che un gruppo di  deputati  di  Forza
  Italia ha lavorato alla stesura.

    PRESIDENTE  Comunico che il subemendamento 1.3.1, che  è  stato
  appena     votato     favorevolmente,     risulta     integrativo
  dell'emendamento  1.3 che, quindi, secondo  gli  uffici  potrebbe
  essere    approvato   anch'esso,   se   l'Aula   lo    giudicasse
  favorevolmente; lo pongo, comunque, in votazione  però  chiederei
  al relatore se è d'accordo.

    PARLAVECCHIO   relatore.  Signor  Presidente  mi  può  spiegare
  tecnicamente cosa stiamo dicendo?

    PRESIDENTE  Vorrei capire se, secondo la Commissione e  secondo
  il  Governo,  l'emendamento 1.3 è da considerare integrativo  del
  subemendamento già approvato o è decaduto perché, nel momento  in
  cui  sarà  approvato, se dovesse essere sostitutivo di quello,  è
  chiaro  che non lo potremmo votare; se è, quindi, integrativo  lo
  possiamo  votare,  altrimenti  no. Agli  uffici  risulterebbe  la
  possibilità che sia integrativo.

    PARLAVECCHIO  relatore. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    PARLAVECCHIO  relatore, Signor Presidente, onorevoli  colleghi,
  è un ulteriore fattispecie, quindi, non è integrativo; per quanto
  riguarda la Commissione, non è integrativo.

    PRESIDENTE  L'ulteriore fattispecie che significa?
   E'  votabile o è in contraddizione con quello che è stato votato
  prima.

    PARLAVECCHIO   relatore.  Per quanto riguarda  la  Commissione,
  questa è un'altra fattispecie.

    PRESIDENTE   E'  integrativo,  quindi,  non  si   annullano   a
  vicenda.

    PARLAVECCHIO  relatore. Non si annullano a vicenda.

    PRESIDENTE    E'   possibile,  quindi,  votarlo,   secondo   la
  Commissione.

    STANCANELLI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    STANCANELLI   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  poco  fa,
  avevo  chiesto di apporre la mia firma all'emendamento 1.3.1  per
  le  motivazioni che ho addotto e la ringrazio per avermi permesso
  di apporre la firma.
   Tuttavia, per quanto riguarda il secondo emendamento,  è  chiaro
  che,  poiché  fa riferimento ad un numero diverso,  dobbiamo,  in
  sede di coordinamento, valutare come fare.
   Lo  votiamo,  pertanto,  e lo coordiniamo  perché  non  sono  in
  contrasto  ma  possono  essere  integrati.  Non   vorremmo   che,
  attraverso delle votazioni non concordate, si arrivasse poi ad un
  testo che non è quello cha ha ispirato i firmatari.

    PRESIDENTE   E'  esattamente l'obiezione che era  stata  posta,
  anche  se gli uffici mi dicono che è votabile, nel senso che  non
  si escludono l'uno con l'altro.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   non   ho
  suggerimenti  da dare ma chiedo soltanto che ci sia  il  rigoroso
  rispetto   del   Regolamento.  L'Aula  ha  testè   approvato   il
  suibemendamento 1.3.1 all'emendamento 1.3; buona regola prescrive
  che si voti adesso l'emendamento, così com'è subemendato, quindi,
  lei  deve  porre in votazione l'emendamento 1.3, come subemendato
  dall'emendamento  1.3.1,  a firma degli  onorevoli  Di  Mauro  ed
  altri.

    PRESIDENTE  La ringrazio per la sua precisazione ma questo  era
  abbastanza  scontato. Quello che ho cercato di capire,  prima  di
  metterlo  in votazione, è, come spesso succede, se, per caso,  un
  subemendamento  non  rende inutile o addirittura  impossibile  la
  votazione  dell'emendamento; sono d'accordo  con  lei,  comunque,
  che  va posto in votazione, anche perché il relatore e il Governo
  sono entrambi favorevoli a questa posizione.

    CUFFARO    presidente   della   Regione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi, una cosa è l'1.3.1 e una cosa  è  l'1.3;  se
  abbiamo votato l'1.3.1 e adesso siamo costretti a votarlo insieme
  all'1.3,  il  Governo  è  assolutamente contrario  perché  cambia
  l'intera filosofia della norma che stiamo approvando.
   Introduciamo il sorteggio che è un'altra cosa.
   Una    cosa   è   il   subemendamento   1.3.1   che   rimodifica
  l'aggiudicazione,  una  cosa  è  votarlo  insieme   all'1.3   che
  introduce  il  sorteggio,  cosa che  non  possiamo  assolutamente
  accettare.
   Pertanto,  o  votiamo solo l'1.3.1 e va bene o,   se  va  votato
  complessivamente, invito l'Aula a bocciarlo, perché  introduciamo
  il sorteggio che è un'altra cosa.

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, il Presidente della  Regione  è
  stato molto chiaro.
   La  verità  è  che  il  subemendamento  1.3.1  aveva  natura  di
  emendamento autonomo, più che di subemendamento.
   Vorrei  capire se il subemendamento ha modificato un emendamento
  su  cui  però c'è una contrarietà, per cui   il parere favorevole
  che era stato dato sul subemendamento era stato dato in quanto  a
  sè  stante,  come sostitutivo, purtroppo, ed ora dobbiamo  capire
  come  uscire da questa situazione. A prescindere dal Regolamento,
  onorevole  Speziale,  qua deve vigere il  buon  senso  e  non  il
  Regolamento.

    VILLARI  Chiedo di parlare.

     PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    VILLARI   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  vorrei  solo
  fare  questa osservazione che spero possa dare un contributo  sul
  piano del chiarimento.
   La  votazione  del  subemendamento, essendo  il  subemendamento,
  come    lei   un   attimo   fa   osservava,   una   modificazione
  dell'emendamento  1.3,  di fatto, sostituisce  quell'emendamento,
  anche  perché  la materia, tra il subemendamento e  l'emendamento
  1.3,  sarebbe una materia in contrasto sul piano del merito;   va
  votato,  quindi,  il subemendamento 1.3.1 che, passando,  farebbe
  decadere, ovviamente, per un contrasto di merito, l'1.3.
   Vorrei,   quindi,   invitarla  a   mettere   in   votazione   il
  subemendamento 1.3.1 e, nel caso in cui passasse,  verrebbe  meno
  l'emendamento 1.3.

    PRESIDENTE   Onorevoli colleghi, considerato il  fatto  che  in
  tanti  chiedete di parlare, il Presidente ha la buona  abitudine,
  prima di prendere delle decisioni, di capire.
   Sospendo, pertanto,  la seduta per dieci minuti.

    (La seduta, sospesa alle ore 18.12, è ripresa alle ore 18.29)

   La seduta è ripresa.

   Onorevoli colleghi, dopo un'analisi del testo della  legge  e
  degli  emendamenti, credo sia necessario soltanto  un  piccolo
  chiarimento che, ora, l'onorevole Speziale, dovrebbe fornirci.
   Infatti  se, di fatto, il sub-emendamento 1.3 è già  previsto
  nel  testo  della  legge c'è soltanto da  chiarire,  onorevole
  Speziale,  se il  Aggiungere dopo il comma 1bis 1 , non  debba
  invece essere  Aggiungere dopo il comma 1bis 3 .
   Se  si  apporta correzione che, mi dicono, può  essere  stato
  soltanto anche un errore allora, se è possibile cambiarlo, non
  ci  sono  più problemi lo possiamo portare tranquillamente  in
  votazione.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE    Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   mi
  permetto  di  suggerire  che non si  tratta  neanche,  lei  ha
  osservato  correttamente, l'emendamento a firma dell'onorevole
  Gucciardi,  mi  pare,  1.3, a firma degli onorevoli  Galvagno,
  Gucciardi ed altri, in realtà tende a modificare il comma 1bis
  3  soltanto  nella parte finale allorquando la Commissione  ha
  previsto,  in  caso  di  offerte  uguali,  di  procedere  alla
  aggiudicazione attraverso il sorteggio del primo e del secondo
  aggiudicatario dopo 10 giorni.
   L'intervento  di  Gucciardi dice:  anziché  dopo  10  giorni,
  nella stessa seduta e non bisogna aspettare 10 giorni; sta qui
  tutta la questione, quindi, non c'è nessun contrasto.  Quindi,
  se nella parte finale del testo 1 bis 3, sostituiamo le parole
   entro  10  giorni'  con  immediatamente'   la  questione  può
  essere   risolta  ed  in questo caso possiamo  proporre  anche
  l'approvazione dell'intero emendamento.

    PRESIDENTE   Quindi,  lo mettiamo in votazione  con  le  parole
   aggiungere dopo il comma 1 bis 3' anziché con le parole  comma 1
  bis  1'  e  poi  in  sede  di coordinamento  formale  gli  uffici
  chiariranno meglio  il tutto.

    ORTISI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ORTISI   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intendo  fare
  un'osservazione di carattere generale. In sede di Conferenza  dei
  Presidenti   dei  gruppi  parlamentari  fu  deciso  un   percorso
  condiviso che ha poi avuto un intoppo, riguardante la sanità,  in
  Commissione  Bilancio, peraltro risolto. Elemento  sostanziale  e
  fondamentale  di  tale accordo era che non  sarebbe  successo  né
  assalto alla diligenza lungo la trattazione delle leggi né  tanto
  meno estemporaneità di interventi.
   A  me  pare  che  questo non stia avvenendo  e  la  prova  è  il
  tentativo arzigogolante di salvare quanto secondo me non  si  può
  salvare  e, comunque, rispetto al quale farò la mia osservazione,
  ma poi mi atterrò a quello che la maggioranza deciderà.
   Avevamo espresso tale preoccupazione stamattina. Nonostante  lei
  abbia  prima  promesso e poi confermato che gli orari  di  lavoro
  saranno gli orari di un Parlamento civile, ci avviamo alle solite
  abitudine  o di fine anno o di fine sessione, quando a fronte  di
  quattro mesi di assoluta assenza avverrà tutto e il contrario  di
  tutto  con  nocumento sicuro e accertato -  in  11  anni  di  mia
  presenza  è sempre avvenuto così - della qualità delle leggi  che
  noi   esprimiamo   rispetto  alle  quali   prevalgono   poi   gli
  emendamenti,  i  subemendamenti, gli  assalti  estemporanei  che,
  purtroppo, cominciano a esserci rispetto allo schema generale  di
  una  disposizione legislativa riguardo alla quale si  può  essere
  favorevoli  o  contrari,  ma sulla quale, in  ogni  caso,  ci  si
  confronta.
   Noi  stiamo avviandoci a non confrontarci sulle leggi e sui loro
  impianti e cominciamo a confrontarci sulle capacità di ognuno  di
  salvare  il  possibile  e  questa è  la  dimostrazione.  Se  così
  avviene, credo che il nostro atteggiamento cambierà in Aula.
   Sullo   specifico   so  soltanto  che,  avendo   votato   questo
  Parlamento  l'emendamento  1.3.1 che è  un  sub  emendamento  che
  deriva  la  sua legittimità dal riferimento all'emendamento  1.3,
  non   c'è   dubbio  alcuno  che  si  debba   procedere  al   voto
  sull'emendamento 1.3.

    PRESIDENTE    Onorevole  Ortisi,  stiamo  facendo   esattamente
  quanto da lei auspicato. Si tratta di una materia molto difficile
  e  per  altro molto tecnica ed  in sede di coordinamento  formale
  vedremo di capire se ci sono dei problemi di tipo tecnico.
   Sono  d'accordo  con  lei per quanto riguarda  il  prosieguo  di
  questi  lavori,  ma  non mi sembra che questo  argomento  sia  un
  argomento  di  assalto alla diligenza, questo è un  argomento  di
  tipo  tecnico  e  mi faccio garante, nei suoi  confronti   e  nei
  confronti  di  tutta l'Aula, ma soprattutto nei  confronti  degli
  accordi  che  sono stati presi in Conferenza dei  Presidenti  dei
  gruppi parlamentari che non ci saranno assalti alla diligenza.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ho  capito
  che il Governo ha cambiato opinione, nel senso che adesso darebbe
  parere favorevole all'emendamento 1.3.

    PRESIDENTE  E' una spiegazione tecnica.

    CRACOLICI   Personalmente   voglio  sottolineare  un   aspetto,
  anche  per procedere con serenità, che il  Governo non può  sulla
  base di chi firma un emendamento decidere il suo parere.
   Chiederei quindi al Governo serenità tecnica, perché prima si  è
  alzato   il   Presidente   della  Regione   affermando   che   se
  l'emendamento   1.3.1  era   inteso  -  e  così   era    -   come
  subemendamento  all'emendamento 1.3, allora  il  Governo  sarebbe
  stato   assolutamente  contrario  all'emendamento  1.3'   facendo
  decadere anche l'emendamento 1.4.
   Ora,  abbiamo  scoperto che l'emendamento 1.3  riduce  di  dieci
  giorni il sorteggio

    PRESIDENTE   Si tratta di una modifica che modifica  il  comma,
  quindi  aveva  ragione  il  Presidente della  Regione  ad  essere
  preoccupato.

    CRACOLICI  Se ha ragione mantenga il parere negativo

    PRESIDENTE  Ora si è chiarita la situazione.

    CRACOLICI   Signor  Presidente,  se  dobbiamo  fare  norme  che
  hanno  una  certa rilevanza, e qui nessuno di noi fa  emendamenti
  per sfasciare le regole, chiedo al Governo di avere serenità e di
  chiedere  agli uffici, prima di esprimere un parere, gli  effetti
  reali  che  produce la norma, perché se andiamo sulla base  della
  firma   è   evidente  che  così  non  si  va  avanti  e   diventa
  insopportabile,   per  chi  non  è  in  maggioranza,   presentare
  emendamenti e vederseli bocciare per dichiarazione nominativa, in
  tal  modo  sarà  difficile nelle prossime ore all'esame di  leggi
  non condivisi, ma fatti con un lavoro di condivisione.

    PRESIDENTE   Pongo in votazione l'emendamento  1.3.  Il  parere
  del Governo?

    CUFFARO  presidente della Regione. Mi rimetto al testo.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    PARLAVECCHIO  relatore della commissione. Mi rimetto al testo.

    PRESIDENTE   Lo  pongo  in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

    PRESIDENTE   Pongo  in  votazione  l'articolo  1,   nel   testo
  risultante.  Chi è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   L'articolo 2 è stato soppresso. Si passa all'esame
  dell'articolo 3. Ne do lettura:

                             «Articolo 3
         Revisione dei prezzi  dei materiali da costruzione

   1.  L'articolo 5 della legge regionale 23 ottobre 1964, n. 22  e
  successive modifiche e integrazioni, è sostituito dal seguente:

    Art.  5  -  1.   L'Assessore regionale per i  lavori  pubblici,
  entro  il 30 giugno di ogni anno,  rileva con proprio decreto  le
  variazioni  percentuali annuali dei singoli prezzi dei  materiali
  da   costruzione  più  significativi   a  mezzo  dell'ispettorato
  tecnico  lavori pubblici, sentita una commissione,  nominata  con
  decreto  dell'Assessore regionale per i lavori pubblici, composta
  da:

   a)     l'ispettore     generale     dell'ispettorato     tecnico
  dell'Assessorato regionale dei lavori pubblici, che la  presiede,
  o un suo delegato;

   b)  il  dirigente generale del dipartimento dei lavori  pubblici
  od un suo delegato;

   c)   l'ispettore  generale  dell'ispettorato  tecnico  regionale
  dell'Assessorato regionale dei lavori pubblici o un suo delegato;

   d)   due  dirigenti  dell'Ispettorato  tecnico  dell'Assessorato
  regionale  dei  lavori pubblici, di cui uno è  il  dirigente  del
  servizio  competente per materia dell'Ispettorato tecnico,  e  da
  due dirigenti dell'Ispettorato tecnico regionale, tutti designati
  dall'Assessore regionale per i lavori pubblici;

   e)  un  rappresentante delle associazioni  dei  costruttori  che
  abbiano  organizzazione a carattere regionale,  rappresentate  in
  sede  nazionale e che stipulano contratti di lavoro  nel  settore
  delle  costruzioni edili, scelto dall'Assessore regionale  per  i
  lavori  pubblici in base ad una terna di soggetti proposta  dalle
  predette associazioni;

   f)   un   rappresentante   delle  associazioni   delle   società
  cooperative,  scelto  dall'Assessore  regionale  per   i   lavori
  pubblici in base ad una terna di soggetti proposta dalle predette
  associazioni;

   g)   un   rappresentante  delle  organizzazioni  sindacali   dei
  lavoratori maggiormente rappresentative, che stipulano  contratti
  di  lavoro nel settore delle costruzioni edili,  in base  ad  una
  terna di soggetti proposta dalle predette organizzazioni;

   h)    un    rappresentante    per   ciascuna   delle   categorie
  professionali  degli ingegneri, degli architetti,  dei  geometri,
  dei  periti  edili,  dei periti industriali, dei  geologi  e  dei
  dottori agronomi e forestali;

   i)  un  docente  universitario  esperto  in  materia  di  lavori
  pubblici,  designato  dall'Assessore  regionale  per   i   lavori
  pubblici.

   2.  Sono  abolite  le  tabelle dei numeri  indice  bimestrali  e
  semestrali  per la revisione dei prezzi di appalto per  le  opere
  pubbliche, di cui all'articolo 5 della legge regionale 23 ottobre
  1964,  n.  22,  e all'articolo 6 della legge regionale  7  agosto
  1990, n. 30.'».

    PRESIDENTE   Lo  pongo  in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'esame dell'articolo 4. Ne do lettura:

                             «Articolo 4
           Disposizioni in materia di tutela della salute
               e sicurezza dei lavoratori nei cantieri

   Nell'Amministrazione   della  Regione  siciliana,   l'attuazione
  delle   disposizioni  previste  dall'articolo  24   del   decreto
  legislativo  19 settembre 1994, n. 626 e successive modifiche  ed
  integrazioni, e dal decreto legislativo 14 agosto 1996,  n.  494,
  come modificato dal decreto legislativo 19 novembre 1999, n. 528,
  nonché  dal  decreto  legislativo  12  aprile  2006,  n.  163   e
  successive   modifiche   e  integrazioni,   per   l'attività   di
  coordinamento  è  di  competenza del Dipartimento  regionale  dei
  lavori  pubblici dell'Assessorato dei lavori pubblici,  che  cura
  anche i rapporti con gli altri enti, con le Regioni, con lo Stato
  e con la Comunità europea.

   Agli  oneri  derivanti  dal  comma 1  si  provvede  mediante  la
  disponibilità  prevista nel capitolo 272513  del  bilancio  della
  Regione.'».

    PRESIDENTE  Onorevoli colleghi, comunico che all'articolo  4  è
  stato  presentato  l'emendamento 4.3,  a  firma  degli  onorevoli
  Apprendi, Cracolici, Villari, Panepinto, Calanna.

    APPRENDI  Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    APPRENDI    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    con
  l'emendamento  4.3, così come con l'emendamento 4.2,  riguardante
  il  tema  della  sicurezza,  si vuole  mettere  al  centro  della
  discussione sugli appalti una problematica che vede ancora  oggi,
  sulle prime pagine della stampa, una emergenza  crescente di  cui
  ciascuno di noi deve farsi carico.
   L'intera  società deve farsi carico non solo a  parole,  ma  con
  atti  completi  della   sicurezza nei posti di  lavoro  facendola
  diventare  una  priorità ed individuando  risorse  aggiuntive  da
  investire   utilizzando   per   le   consulenze   enti   previsti
  dall'articolo 20 della legge n. 626 del 1994.
   L'emendamento  si rende necessario perché, così  come  formulato
  nella  legge, è molto generico, infatti l'articolo 24 della legge
  n.  626  recita testualmente:  Svolgono attività di informazione,
  consulenza  ed assistenza in materia di sicurezza  e  salute  nei
  luoghi  di  lavoro,  in particolare nei confronti  delle  imprese
  artigiane  e  delle  piccole  e medie  imprese  delle  rispettive
  associazioni dei datori di lavoro.'.
   Considerato che si sta trattando la materia di lavori  pubblici,
  si   vuole  specificare  ulteriormente  il  tema  utilizzando  le
  risorse che vengono ad essere risparmiate dal ribasso delle gare.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor Presidente, le chiedo scusa, ma ho  dato  uno
  sguardo  adesso  agli emendamenti ed ho visto  che  l'emendamento
  A37, a mia firma, che andava calato correttamente all'articolo 1,
  è stato invece previsto come  articolo aggiuntivo.
   Mi  riferisco  alla soppressione del  comma 20 dell'articolo  17
  della   legge  109/1994,  così  come  introdotto  dalla   regione
  siciliana.
   Lo  dico qui così vediamo se possiamo recuperarlo con l'articolo
  4,  tanto  più che il comma 20 dell'articolo 17 della  legge  109
  prescrive che nell'affidamento di incarichi professionali ci sono
  i  minimi  tabellari, questa norma è rimasta in vita anche  nello
  Stato,  successivamente come voi sapete è intervenuto il  decreto
  Bersani che deroga anche ai minimi tabellari, per cui nei  comuni
  si   determina  un  contenzioso  nell'applicazione  della   norma
  prevista  dal decreto Bersani o di quanto previsto dal  comma  20
  dell'articolo 17 della legge 109.
   Personalmente,  avevo chiesto di sopprimere il comma  20  e  far
  salvo  in Sicilia il decreto Bersani, per cui chiedo agli  uffici
  se  è possibile introdurre un correttivo inserendolo all'articolo
  4 come comma aggiuntivo.

    PRESIDENTE   In sede di coordinamento formale terremo  presente
  la questione da lei sollevata.
   Pongo in votazione l'emendamento 4.3. Il parere del Governo?

    CUFFARO  presidente della Regione. Favorevole.

    PRESIDENTE  Il parere della Commissione?

    PARLAVECCHIO  relatore della commissione. Favorevole.

    PRESIDENTE   Lo  pongo  in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 4.1.

    STANCANELLI  Lo ritiro.

    PRESIDENTE    L'Assemblea   ne  prende   atto.   Comunico   che
  l'emendamento  4.2 è ritirato.
   Pongo  in  votazione l'articolo 4 nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi,

                           (E' approvato)

    CRACOLICI   La  proposta dell'onorevole Speziale  che  fine  ha
  fatto?

    PRESIDENTE   Si  passa  all'emendamento  A.37.  Il  parere  del
  Governo?

    CUFFARO  presidente della Regione. Favorevole.

    CINTOLA   Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà

    CINTOLA   Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei  capire
  cosa  stiamo  votando, perché se si tratta dell'abolizione  della
  gara  per  gli  incarichi dei comuni agli enti locali  perché  in
  contrasto  con una norma nazionale  stiamo cauti.  Se  si  vuole,
  invece, fare la gare per affidare gli incarichi allora è un'altra
  questione.
   E'  necessario che ognuno di noi sappia cosa si stia votando  in
  questo momento perché non sono chiari, dall'esposizione fatta dal
  collega  Speziale,  i termini reali del problema  al  di  là  dei
  riferimenti  normativi  che  non  riesco  a  guardare  in  questo
  momento,  viceversa  sono  costretto ad  esprimere  il  mio  voto
  contrario senza comprenderne le ragioni.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE  Onorevole Cintola,  il comma 20 bis dell'articolo  17
  della  legge 109 così recita:  per l'affidamento degli  incarichi
  relativi  alle  restanti prestazioni di cui al comma  1,  il  cui
  importo   stimato  sia  inferiore  alla  soglia  comunitaria,   i
  corrispettivi sono determinati facendo riferimento  alla  tariffe
  professionali di appartenenza .
   Il  comma  20 recita:  i corrispettivi determinati in conformità
  al  decreto ministeriale 4 aprile 2001 e,  per quanto in esso non
  previsto,  alla  legge 2 marzo 1949,  n. 143 e sue  modifiche  ed
  integrazioni  eccetera   e   non  si  può  derogare   ai   minimi
  tabellari. E questa è la norma prevista dalla legge 109 del  1994
  recepita  giustamente  in  tutte le  normative  successive  dalla
  Regione siciliana.
   Nel  frattempo  è intervenuto il decreto Bersani che  stabilisce
  che  nei  comuni si proceda attraverso la possibilità di derogare
  anche  alle  tabelle minimi perché si procede sulla base  di  una
  contrattazione.
   Le  due  norme sono in evidente contrasto e chiedo di sopprimere
  una  delle due norme. Ovviamente essendo più conveniente  per  la
  Pubblica  amministrazione  il decreto Bersani, chiedo  che  venga
  soppresso il comma 20 all'articolo 17 delle legge 109.

    CUFFARO  presidente della Regione. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CUFFARO   presidente della Regione. È il 20 o  il  20  bis  che
  vuoi sopprimere perché tu hai letto il 20 bis.

    SPEZIALE  Facevo riferimento al comma  20.

    PRESIDENTE   L'emendamento A.37 dell'onorevole  Speziale  viene
  accantonato.
   Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:

                             «Articolo 5
        Proroga termini per la realizzazione di programmi di
                 edilizia agevolata e convenzionata.

   1.  Fermo  restando quanto previsto dal comma 2 dell'articolo  6
  della  legge  regionale 8 maggio 2007, n. 13, i  termini  per  le
  cooperative  edilizie, previsti nelle graduatorie di  definizione
  dei bandi redatti, ai sensi della legge 11 marzo 1988, n. 67, per
  pervenire  all'inizio dei lavori, relativi alla realizzazione  di
  programmi di edilizia agevolata-convenzionata, sono prorogati  al
  31 dicembre 2008.

   2.  I  termini  per  le  imprese, per pervenire  all'inizio  dei
  lavori,  relativi  alla  realizzazione di programmi  di  edilizia
  agevolataconvenzionata, previsti nelle graduatorie di definizione
  dei bandi redatti ai sensi delle leggi 5 agosto 1978, n. 457,  ed
  11 marzo 1988, n. 67 e della legge regionale 1 settembre 1993, n.
  25, sono prorogati al 31 dicembre 2008.»

   Comunico   che   è   stata  fornita  la  copertura   finanziaria
  all'articolo 4.
   Comunico  che  gli  emendamenti presentati all'articolo  5  sono
  stati ritirati.
   Pongo in votazione l'articolo 5.
   Chi è favorevole resti seduto. Chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

                            «Articolo  6
                          Testo coordinato

   1.  Il  testo  della legge 11 febbraio 1994, n. 109,  coordinato
  con le norme di cui alla presente legge, predisposto dall'Ufficio
  legislativo e legale della Presidenza della Regione, è pubblicato
  nella  Gazzetta  ufficiale  della  Regione  contestualmente  alla
  pubblicazione della presente legge.»

   Pongo  in votazione l'articolo 6. Chi è favorevole resti seduto.
  Chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Comunico  che  gli  emendamenti all'articolo 6 sono  aggiuntivi.
  Sospendo,  quindi,  la  seduta  per  dieci  minuti  al  fine   di
  verificarne l'ammissibilità.

     (La seduta sospesa alle ore 18.54 è ripresa alle ore 19.08)

   La seduta è ripresa.

   Sulla  base  delle dichiarazioni di ammissibilità che  sono  già
  state  dichiarate  precedentemente  dalla  Presidenza,  si  passa
  all'emendamento  A28.  Specifico che  è  considerato  proponibile
  soltanto il primo comma,  onorevole Cascio, e non il secondo.  Se
  non ci sono interventi lo pongo in votazione.
    Il parere della Commissione?

    PARLAVECCHIO  relatore. Favorevole.

    PRESIDENTE Il parere del Governo?

    LEANZA  vicepresidente della Regione. Favorevole.

    PRESIDENTE   Lo  pongo  in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'emendamento A31 a firma dell'onorevole Gianni.
  L'esame sull'ammissibilità è stato già svolto.

    CRACOLICI  Questo emendamento non mi sembra ammissibile.

    GIANNI  L'emendamento a mia firma è ammissibile

    PRESIDENTE   Onorevole Gianni,  lo leggo:  le  aree  attrezzate
  site  nel  comprensorio di Augusta e tutte le opere  su  di  esso
  realizzate,  ricadendo su aree del demanio di Stato, appartengono
  al demanio dello stato . Diciamo che questa è una dichiarazione.

    CRACOLICI   Ma  se  appartengono allo  Stato  cosa  c'entra  la
  Regione siciliana?

    GIANNI   Signor  Presidente, chiedo di parlare  per  illustrare
  l'emendamento a mia firma.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    GIANNI   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  quest'area  si
  trova  nel porto di Augusta. Alcune baracche sono state costruite
  sul demanio dello Stato; se queste baracche non vengono conferite
  al  patrimonio dello Stato, quest'area non è utilizzabile perché,
  essendo  all'interno della competenza dell'Autorità portuale,  di
  fatto,  se non avviene questo, non è più utilizzabile. Quindi,  è
  solo una questione di merito.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI    Chiedo  scusa all'onorevole Gianni,  ma  ribadisco
  che questo emendamento non è legato all'ammissibilità rispetto al
  testo;  non  è  ammissibile  per difetto  di  competenza.  Se  il
  patrimonio è della Regione siciliana, e questo ricade  su un'area
  di  competenza dell'Autorità portuale per la quale in  realtà  la
  stessa  ne ha il possesso, e ricordo ai colleghi  che  l'Autorità
  portuale, è un organismo

    GIANNI  Non può intervenire perché quella è un'area demaniale.

    CRACOLICI   Scusate,  ma forse così  come  è   scritto  è  poco
  chiaro  se una cosa  è dello Stato appartiene allo Stato,  è come
  dire che Biancaneve è con i sette nani.

    PRESIDENTE   Onorevole  Gianni,  poiché  mi  sembra  di   avere
  compreso  e   condivido  la  sua  motivazione,  ma  anche  quella
  sostenuta  dall'onorevole  Cracolici,  possiamo  considerare   la
  riformulazione  dell'emendamento in modo tale  che  possa  essere
  ammissibile  dal punto di vista della competenza? Se non  sorgono
  obiezioni  lo accantoniamo  per provare a riscriverlo secondo  la
  logica  espressa dall'onorevole Cracolici.
   Si  passa  all'emendamento  A  32,  a  firma  dell'onorevole  De
  Benedictis.
   Il parere della Commissione?

    PARLAVECCHIO  relatore. Favorevole.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    LEANZA NICOLA. vicepresidente della Regione. Favorevole.

    PRESIDENTE   Lo  pongo  in votazione. Chi  è  favorevole  resti
  seduto, chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si   passa   all'emendamento  A  37,  a   firma   dell'onorevole
  Speziale, precedentemente accantonato.

   Sospendo la seduta per cinque minuti.

   (La seduta,  sospesa alle ore 19.14,  è ripresa alle ore 19.30)

   La seduta è ripresa.

    STANCANELLI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    STANCANELLI   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei
  intervenire in relazione agli emendamenti aggiuntivi A31 ed  A37,
  tutti e due ritenuti ammissibili dalla Presidenza.
   Per   quanto  riguarda  l'emendamento  A31,  obiettivamente,   è
  espresso  in  maniera  poco chiara. Vorrei  invitare  l'onorevole
  Gianni  a chiarire  il significato dell'emendamento, il cui  dato
  di  fatto  sostanzialmente è questo: sulle opere  realizzate  con
  fondi  regionali nel porto di Augusta, nel terreno  di  proprietà
  dell'autorità portuale, è nato un contenzioso. A chi appartengono
  queste opere? L'autorità portuale ritiene che le appartengano per
  il  principio  dell'accesso  all'autorità  portuale;  la  Regione
  siciliana, ed  in particolare l'Assessorato,  ritiene invece  che
  appartengano alla Regione.
   Per  dirimere  tale  controversia e per  ragionare   in  termini
  concreti,  si  è  pensato  di  fare una  norma  dichiarativa  che
  stabilisca  che appartengano al demanio. Ovviamente, non  potendo
  fare   una   norma  dichiarativa,  il  consiglio  che  io   darei
  all'onorevole Gianni è quello di sub- emendare l'emendamento A.31
  dicendo   che  l'Assessorato dell'industria per  tutte  le  opere
  realizzate  con  fondi  regionali  è  autorizzato  a  trasferirle
  all'autorità portuale . In tal modo si risolverebbe il problema.
     Per  quanto riguarda l'emendamento A.37, intervengo una  volta
  sola  così  evitando di doverlo fare nuovamente,  la  norma  cosa
  prevede  sostanzialmente? Per tutte le tariffe professionali  non
  vi  è  competenza  delle  regioni, la competenza  è  in  capo  al
  Parlamento nazionale per tutti, anche per gli ingegneri
     In  effetti,  in  Sicilia vi è una norma che  ha  recepito  la
  vecchia  normativa  prima della entrata  in  vigore  del  decreto
  Bersani  che indica i minini inderogabili (così era per tutte  le
  professioni); ora i minimi inderogabili non esistono più,  esiste
  questa  norma  che è in contrasto con la norma  nazionale  che  è
  quella che si applica, purtroppo, in tante occasioni. In caso  di
  conferimento  di  incarichi  professionali,  i  Comuni   vogliono
  applicare  il  decreto  Bersani,  mentre  i  professionisti,  tra
  l'altro   anche  gli  avvocati, sostengono la  tesi  che  bisogna
  continuare  ad  applicare  la  normativa  precedente  ritenendola
  tuttora vigente.
   L'emendamento  A.37 chiarisce la vicenda - ed è  anche  un  modo
  per contenere i costi della politica e per evitare che vi possano
  essere dei contenziosi dovuti alla  difficoltà di interpretazione
  della norma -.
   Questo è il senso dell'emendamento A37 per il quale annunzio  il
  mio voto favorevole.

    PRESIDENTE    Per  quanto  riguarda  l'emendamento   A.31,   la
  Presidenza aveva chiesto all'onorevole Gianni di riformularlo; se
  l'onorevole  Gianni l'ha già fatto lo può presentare direttamente
  tanto  il  senso  dell'emendamento  è  stato  chiarito,  dovevamo
  soltanto  superare il problema formale della competenza sollevato
  peraltro dall'onorevole Cracolici.
   Per  quanto  riguarda  l'emendamento A.37, anche in questo  caso
  attendiamo dal Governo un chiarimento per definire i termini  del
  problema.
   Intanto,  vi  leggo  l'emendamento A.31 così  come  riformulato:
   L'amministrazione  regionale è autorizzata  a  cedere  a  titolo
  gratuito  all'autorità portuale di Augusta l'area  attrezzata  di
  Punta  Cugno  di  cui  al comma 2 dell'articolo  11  della  legge
  regionale 20 gennaio 1998 n. 5 .

    ZAPPULLA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ZAPPULLA   Signor Presidente,  nonostante il chiarimento,  reso
  anche da altri deputati oltre che dall'onorevole Gianni, desidero
  esprimere   la   mia   ferma,  garbata  e   cortese   contrarietà
  all'emendamento  A.31. E spiego rapidamente  le  ragioni:  l'area
  attrezzata  di Punto Cugno è stata infrastrutturata   negli  anni
  '90  grazie  a più finanziamenti della Regione siciliana  pari  a
  circa 50 miliardi delle vecchie lire; tale infrastrutturazione  è
  avvenuta  con  i fondi della Regione siciliana per realizzare  in
  quell'area  attrezzata  l'off shore per la grande  carpenteria  e
  per la grande cantieristica. Questa è stata la finalità dell'area
  di  Punto Cugno; poi, circa otto anni fa, avvenne, per un  errore
  commesso dall'Assemblea regionale siciliana, che la proprietà  fu
  delegata  al  Demanio  pubblico marittimo con  il  risultato  che
  quest'ultimo  operava nell'area di Punto Cugno dal  Consorzio  di
  imprese pubbliche e private e poi solo private; ne ha tratto solo
  il beneficio dell'affitto perché è chiaro che il demanio pubblico
  marittimo  non  ha fra i suoi compiti  quello di pensare  ad  una
  politica di sviluppo industriale, ha altri compiti ma non quello.
   Dopodiché,  nella  passata  legislatura,  l'Assemblea  regionale
  siciliana approvò una leggina con cui riportava nell'ambito della
  Regione siciliana la proprietà di quell'area.
   Ciò  premesso,  non  capisco  perché  oggi  dobbiamo  fare  dopo
  quindici  anni esattamente l'operazione opposta.
   Aggiungo  che  nell'Accordo di programma sulla chimica,  siglato
  il  20  dicembre 2005, vi è inserito un capitolo in cui si  parla
  specificamente  dell'area di Punto Cugno e di Marina  di  Melilli
  della  provincia  di  Siracusa per la realizzazione  di  un  polo
  metalmeccanico moderno e avanzato e l'attivazione  di  un  tavolo
  presso  l'Assessorato  regionale  dell'industria  per  sviluppare
  l'area  di  Punto  Cugno,  cioè per individuare  un  progetto  di
  sviluppo.
   Pertanto,  chiedo  all'onorevole  Gianni  di  ritirare  il   suo
  emendamento e di aprire subito un tavolo di confronto  così  come
  peraltro  previsto da quell'Accordo di programma con l'Assessorao
  regionale  dell'industria, con l'autorità portuale di  Augusta  e
  quant'altro.  Quella  è  la  sede  su  cui  si  sviluppano  e  si
  verificano le necessità.  Altrimenti, sinceramente, oggi  così  è
  incomprensibile e sembra un'operazione che non ha alcuna finalità
  e alcun obiettivo se non quello di riportare al demanio pubblico,
  allo  Stato,  la  proprietà  di un'area  su  cui  la  Regione  ha
  investito.
   Queste  sono le ragioni, spero di non avere portato  via  troppo
  tempo.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.  Signor  Presidente, giusto  per  quello  che  ha  detto
  l'onorevole Zappulla - il contratto sulla chimica e quant'altro -
  è  necessario  sbloccare quell'area  per farla diventare  un'area
  importante e un grande polo metalmeccanico e di cantieristica.
   Il  collega  Zappulla sa che per legge istitutiva  dell'autorità
  portuale  l'area appartiene all'autorità portuale,  tutto  quello
  che  c'è  all'interno dell'autorità portuale deve essere  gestito
  dall'autorità portuale.
   Questo  non è possibile perché ci sono opere  realizzate  con  i
  fondi  regionali,  e  ciò,  di fatto, blocca  la  possibilità  di
  utilizzare quest'area.
     Proprio per quello che diceva l'onorevole Zappulla, non  posso
  ritirare  questo emendamento e chiedo alla Presidenza di metterlo
  in votazione.

   PRESIDENTE.  Lo pongo in votazione.  Il parere del Governo?

   LEANZA NICOLA, vicepresidente della regione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   PARLAVECCHIO, relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'emendamento  A31  a   firma
  dell'onorevole  Gianni. Chi è favorevole   resti  seduto,  chi  è
  contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Si passa all'emendamento A 37.

    ARDIZZONE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ARDIZZONE    Signor  Presidente,  questo  è   uno   di   quegli
  emendamenti  fortemente ideologici che non si possono affrontare,
  a  mio  avviso,  in una battuta e peraltro a fine  di  una  legge
  perché  la  considerazione che ha fatto l'onorevole  Stancanelli,
  che  questo  emendamento farebbe chiarezza, è  corretta.  Farebbe
  chiarezza perché probabilmente non si è proceduto, così  come  ha
  fatto  l'Assessorato  della  cooperazione,  a  chiarire  con  una
  circolare  che  il  decreto Bersani non si  applica  in  Sicilia.
  Pertanto,  questo emendamento è fortemente intriso di  ideologia.
  Attenzione,   noi  parliamo  dell'introduzione  tout  court   del
  decreto  Bersani e possiamo pure discutere se è giusta o meno  la
   difesa    delle  categorie  professionali,  mi  riferisco   agli
  ingegneri,  agli  architetti, agli avvocati, ai  notai,  a  tutti
  quelli  che  parlano di minimo inderogabile. E non credo  che  un
  argomento di tale portata possa essere introdotto con un semplice
  emendamento.
   Ritengo  che l'onorevole Speziale è stato bravo, da un punto  di
  vista politico, ad inserire proprio tra gli ultimi emendamenti un
  argomento  così  importante,  che alla  fine,  domani,  darà  una
  sensazione  all'esterno che forse non è quella che vuole  l'Aula,
  ma  su questo è necessario che si apra un dibattito politico.  E'
  chiaro  non  su  questa  legge,  sull'applicabilità  del  decreto
  Bersani  perché  il problema può essere risolto, se  deve  essere
  così,  con una semplice circolare. Noi, però, ci troveremo domani
  con  le varie categorie che chiameranno a responsabilità politica
  i soggetti che in quest'Aula, in un momento di grande difficoltà,
  si   apprestano  a  votare  un  emendamento  del  quale  non  c'è
  l'effettiva cognizione.
   Io  non  sto  dicendo  che l'emendamento a firma  dell'onorevole
  Speziale  non  serve  a fare chiarezza, serve  a  fare  chiarezza
  perché  alla  fine  è  vero che ci sono dei comuni  che  si  sono
  trovati  in difficoltà, nel senso che occorre sapere se  si  deve
  applicare  o  meno il decreto Bersani. Se si applica  il  decreto
  Bersani, io vado a fare la trattativa o la contrattazione con gli
  ingegneri  e  gli architetti;  cosa che io posso fare nell'ambito
  della  mia  coscienza  individuale  e  non  per  il  discorso  di
  appartenere al centrodestra. Potrei pure condividerla  così  come
  ha  fatto  l'onorevole Stancanelli, ma obiettivamente  introdurre
  questo   emendamento   in  questa  legge   ritengo   che   domani
  caratterizzerebbe, da un punto di vista ideologico, il  voto  che
  quest'Aula darebbe su questa legge sugli appalti.
   Quindi stiamo attenti a quello che votiamo.

    CINTOLA  Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CINTOLA    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    devo
  ringraziare  la  Presidenza dell'Assemblea perché  di  tutti  gli
  emendamenti   aggiuntivi  ha  tentato,   io   dico   con   grande
  opportunità,  volontà  e capacità, di non fare  diventare  questa
  legge  una legge omnibus, come eravamo abituati a fare  in  tempi
  precedenti.
   Sono  contento  e plaudo a questa iniziativa perché  ha  ridotto
  gli emendamenti aggiuntivi a tre.
   Voglio  aggiungere  che l'onorevole Speziale  pone  un  problema
  serio. E' un problema che io stesso penso che in questa legge  ha
  poca possibilità di ingresso.
   Penso  che  qui non possiamo saltare la Commissione  di  merito.
  Non  possiamo sottacere che il decreto Bersani è stato osteggiato
  e continua ad essere osteggiato da larghe parti della popolazione
  italiana e anche siciliana. Non possiamo rinunciare all'autonomia
  perché  è  bello  dire che siamo autonomi e poi, quando  dobbiamo
  intervenire, come siamo intervenuti, normando con legge regionale
  esattamente  ciò  di  cui stiamo parlando. Oggi  c'è  il  decreto
  Bersani  e annulliamo la nostra legge? E per quale finalità?  Con
  quale   argomentazione?  Perché  potrebbe   essere   interessante
  saperlo, io concordo pienamente con l'onorevole Ardizzone. E dico
  all'onorevole  Speziale, che oltre ad essere  deputato  di  lungo
  corso  è anche vicepresidente dell'Assemblea, di ritirare il  suo
  emendamento  per  evitare che sia bocciato  mentre  probabilmente
  presentato  in  altro  contesto potrebbe essere  approfondito  ed
  anche   votato   favorevolmente   con   una   leale   e   fattiva
  collaborazione.
   Io  non  capisco  perché del decreto Bersani  dobbiamo  prendere
  architetti, ingegneri e geometri e li consideriamo  bersanizzati'
  in  Sicilia e gli altri invece li abbiamo considerati  o  non  li
  consideriamo affatto.
   Ribadisco  ufficialmente  che, se non  dovesse  essere  ritirato
  l'emendamento, il mio voto è contrario  e lo dico  non  in  virtù
  del contenuto, perché potrei anche condividerlo in altra sede, in
  altro  momento,  ma per il fatto che ci troviamo in  una  materia
  spuria  che  non ha alcun collegamento con la realtà siciliana  e
  che  va  a  contraddire  una circolare dell'assessore  di  questo
  Governo  che  ha  voluto normare diversamente  l'intera  materia,
  quindi  sarebbe una sconfessione anche nei confronti del  Governo
  che  io non mi sento di dare, ecco perché io invito il Governo  a
  dirlo fortemente il suo no se deve dirlo

    LACCOTO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LACCOTO   Signor Presidente, onorevoli colleghi, io  credo  che
  qui  stiamo  trasformando la questione in un problema  ideologico
  che  non  esiste,  il  problema posto  dall'emendamento  a  firma
  dell'onorevole Speziale riguarda oggi un problema  che  i  comuni
  hanno rispetto all'applicabilità o meno del decreto Bersani,  che
  essendo una norma di liberalizzazione si applica in Sicilia.
   E  allora  qual  è il problema che ha creato un contenzioso  nei
  comuni? Ci sono gli ordini degli ingegneri e degli architetti che
  evidentemente  non  vogliono   che  passi  questa  norma  qui  in
  Sicilia,  però voi sapete che oggi i comuni, per potere  dare  un
  incarico, devono avere le somme e impegnare le somme. Mi spiegate
  come possono farlo se non hanno la possibilità di contrattare  al
  ribasso in deroga ai minimi stabiliti da un decreto che è decreto
  di  liberalizzazione  e  che vale in  Sicilia?  Altro  che  norma
  ideologica
   Con  questa  norma non si fa altro che chiudere una  vicenda  di
  contenzioso  e  dare la possibilità ai comuni di creare  progetti
  esecutivi per potere partecipare ai bandi, quindi è una norma non
  ideologica ma è una norma di legge che è già vigente di per sé in
  Sicilia,  questa  norma  chiarisce  finalmente  la  fine  di  una
  interpretazione forzata che alcuni ordini vorrebbero fare.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   io   ho
  conosciuto  nel  1993, quando ho iniziato a fare  il  consigliere
  comunale  a  Palermo, un consigliere comunale  che  era  amico  e
  collega   di  partito  dell'onorevole  Guido  Lo  Porto,   Ettore
  Malpensa.  Dico  il nome perché è un caro amico,  e  racconto  il
  fatto  cui   mi  riferisco:  egli,   durante  una  battaglia   in
  consiglio  comunale, ebbe a dire:  Qui non si  fa  politica    Si
  riferiva  al Consiglio comunale di Palermo.
   Ascoltando  l'onorevole Ardizzone devo  dire  che  ho  avuto  la
  stessa  sensazione,  definendo, come se fosse una  considerazione
  che  lo  fa terrorizzare, il principio secondo il quale si  vuole
  introdurre  una  parte  di un decreto che  riguarda,  questo  sì,
  onorevole Cintola, la legge sugli appalti perché stiamo  parlando
  di  professionisti, quali architetti ed ingegneri per i quali  la
  nostra  legge  che regola le modalità di relazione è  proprio  la
  legge  n. 7 del 2002 e la legge n. 7 che ha recepito la legge  n.
  109  del  1994, ovvero la legge sugli appalti. Nella legge  sugli
  appalti  ci  sono  anche  le questioni  relative  agli  incarichi
  professionali,  quindi  come vede e come  può  verificare  stiamo
  parlando di materia appropriatissima perché stiamo affermando una
  cosa  che  quel terribile comunista di Bersani, in  nome  di  una
  società  costruita  su modelli assolutamente ideologici,  avrebbe
  fatto  una  cosa  particolarmente  ideologica  in  questo  Paese:
  avrebbe  cercato  di  liberalizzare le  professioni,  cercato  di
  derogare  a  quei  lacci e lacciuoli che hanno  fatto  di  questo
  nostro Paese, un Paese di corporazioni che si difendono l'una con
  l'altra.
   E  vedi  che  cosa  terribile  è stata  proposta  dall'onorevole
  Speziale:  cioè consentire alle amministrazioni ed alle  stazioni
  appaltanti di poter utilizzare professionisti, seguendo la stessa
  regola  che  si  utilizza da Reggio Calabria  alla  Val  D'Aosta,
  derogando  ai minimi tariffari previsti da una nostra  legge  che
  non è più prevista in alcuna norma nazionale.
   Se  non  vogliamo scadere nel ridicolo, evitiamo di usare parole
  e  paroloni,  queste sì ideologiche, non vorrei  che  l'onorevole
  Ardizzone  sia  una sorta di ultimo giapponese che  combatte  una
  guerra quando la guerra è finita  Nel senso che il Governo a voce
  del  presidente Cuffaro aveva dichiarato il parere favorevole del
  Governo

    ARDIZZONE  Era il 20 Bis.

    PRESIDENTE      Su questo, se devo fare da garante,  non  posso
  che  dare  ragione  all'onorevole Ardizzone,  nel  senso  che  il
  presidente  Cuffaro  aveva  dichiarato  di  aver  capito  che  il
  riferimento  fosse  ad  un  altro articolo,  ma  qui  abbiamo  il
  vicepresidente  che  dirà qual è il parere del  Governo.  Ma  non
  riprendiamo dichiarazioni che sono state già chiarite durante  la
  seduta precedente.

    CRACOLICI   Io  credo che  il Governo debba dire,  con  onestà,
  che  siccome il decreto Bersani è fatto da un comunista che vuole
   comunistizzare' questo Paese attraverso quel decreto, lo  stesso
  non  si  applica in Sicilia dove, invece, si applicano le  regole
  del  libero mercato e della libera professione. Ditelo in maniera
  chiara,  oppure  evitate questa barzelletta  di  usare  paroloni,
  senza  sapere molto spesso di che cosa si parla, se non il  fatto
  che  questa  norma, alla fine, fa forse risparmiare i Comuni  che
  non hanno neanche una lira, per dare gli incarichi professionali.
   Ma  di cosa stiamo parlando? Io credo che approvare questa norma
  non  è fuori dal contesto, questo sì, abbiamo approvato un minuto
  fa una nota su Punta Cugno che sarà importantissima, ma non credo
  che c'entri molto con gli appalti. Dichiarare che questa norma  è
  fuori   tema,  rispetto  al  fatto  di  liberalizzare  l'attività
  professionale,  in  rapporto  con le Amministrazioni  comunali  è
  simpatica come affermazione, ma è assolutamente falsa nel momento
  in cui stiamo trattando una cosa molto seria.

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi,  a  scanso  di  equivoci,  la
  Presidenza  ha già dichiarato in tema questo articolo,  tanto  da
  averlo reso proponibile.

    BENINATI    assessore  per  la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Signor presidente, onorevoli  colleghi,
  vorrei  solo chiarire una cosa:  finora si è confuso il principio
  della    liberalizzazione,   che   io   per   primo    condivido,
  sull'argomento  con l'assessore al ramo della  cooperazione,  c'è
  stata  una  lunga  riflessione  da parte  dell'assessorato  sulle
  attività,  ma  principalmente  quelle  commerciali,  artigianali
  Tutto   ciò   che  svolge  attività  di  natura  differente   dal
  professionale. E su questo è stata fatta una circolare -  con  il
  parere dell'Ufficio Legislativo e Legale che ho preteso perché  è
  materia  complessa - che nella Regione siciliana - si è  chiarito
  una  volta  per  tutte  - a  tutto ciò che non  è  normato  nella
  Regione siciliana si applica automaticamente il decreto Bersani.
     A  tutto  ciò che nella Regione siciliana ha una sua norma  di
  riferimento il decreto Bersani non si applica. Aggiungo di più  -
  e  me ne dispiace ma è una cosa che penso - il decreto Bersani su
  alcune  materie  è  andato oltre, perché  queste  competenze  dei
  minimi  tariffari non sono di competenza del ministro Bersani  ma
  queste erano competenze del Ministro di Grazia e Giustizia perché
  i  minimi  tariffari  non sono assolutamente per  le  professioni
  normate dall'attività del decreto Bersani. Lei non sa forse che i
  minini tariffari li determina il Ministero di Grazia e Giustizia.
   Quindi,  se il Governo centrale ha confuso le attività  e  tutto
  il  resto, la Regione siciliana su questo ha preso una posizione,
  sul commercio, sull'artigianato, sui farmacisti, su tutto ciò che
  è  normato  dalla  Regione restano le norme regionali,  questa  è
  altra  fattispecie, perché qui si intacca sulle  professioni  che
  sono ben altra cosa.
   Io  invito  anche  il  Governo a fare  una  riflessione,  perché
  abbiamo   espresso,  con  il  parere  dell'Ufficio  legale,   una
  circolare  sull'argomento, e sui minimi tariffari  le  devo  dire
  personalmente  che  il ministro Bersani è  andato  oltre  le  sue
  competenze, perché non era competenza sua entrare nel merito, era
  competenza del ministro di Grazia e Giustizia.

    PRESIDENTE   Signor Assessore, il suo intervento è  in  qualità
  di parlamentare o parla a nome del Governo? Voglio solo capire se
  questo è il parere del Governo.

    BENINATI   assessore  per  la c  ooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Io sono intervenuto come  assessore  al
  ramo  che sull'argomento è entrato nel merito e per le competenze
  che   erano  di  competenza  del  ministro  Bersani.  Sui  minimi
  tariffari  obiettivamente è ben altra cosa. Qui si  è  detto  che
  siccome  a  livello  nazionale c'è confusione,  i  sindaci  sanno
  benissimo che nella Regione siciliana c'è una norma che regola  i
  minimi  tariffari per le attività professionali. Se poi l'Aula  e
  chiunque  vuole  cambiare e andare a stravolgere  le  regole  dei
  minimi  tariffari di attività professionali che  sono  ben  altra
  cosa  è  una scelta che non c'entra nulla con un obbligo,  è  una
  scelta politica.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor Presidente, solo per un semplice chiarimento,
  non  avrei  voluto  suscitare né un dibattito  ideologico  né  un
  dibattito politico, semplicemente avrei voluto esercitare la  mia
  funzione di parlamentare.
   Sono  venuti  a  trovarmi alcuni sindaci sia di  centro-sinistra
  che  di centro-destra che mi hanno posto una questione: mi  hanno
  detto  che  c'è  il  rischio  che  nei  comuni  si  sviluppi   un
  contenzioso  perché  c'è  una difficoltà  interpretativa  tra  il
  decreto  Bersani  e  la norma prevista dalla 109.  Chiedo  a  voi
  legislatori di introdurre un elemento di chiarezza per permettere
  ai  comuni, nelle condizioni di maggior vantaggio per la pubblica
  amministrazione - perché noi siamo qui a creare le condizioni  di
  maggior  vantaggio per la pubblica amministrazione  non  per  gli
  ordini professionali, noi non operiamo in ragione degli interessi
  degli ordini, ma in ragione degli interessi pubblici  Questo è il
  mandato   cui  siamo legati, sempre -  e quindi,  in  ossequio  a
  questo  principio elementare, mi hanno chiesto se  era  possibile
  fare  norma  che evitasse contenziosi nei comuni e  chiarisse  un
  conflitto interpretativo.
   Io  mi  sono  permesso di fare una norma, non ero  mosso  né  da
  furore ideologico, né da furore politico, semplicemente ero mosso
  dal mio ruolo di parlamentare.
     Per  cui  vi  chiedo  di  evitare,  in  modo  surrettizio,  di
  alimentare  contrasti,  ma  di aiutare  i  comuni  a  funzionare,
  evitare  che nei comuni si determino contrasti per cui  i  comuni
  poi  sarebbero  costretti  a  dare incarichi  professionali  agli
  avvocati,  andare  in  contenzioso  davanti  al  tribunale,   ciò
  comporterebbe costi aggiuntivi per la politica legati soltanto al
  fatto  che  l'Assemblea regionale siciliana non ha legiferato  in
  modo chiaro.
   La  mia norma semplifica la legiferazione e dice, in modo netto,
  che,  in  Sicilia, si applica,  per quanto riguarda gli incarichi
  pubblici professionali, il decreto Bersani.
   E'  questo  il senso dell'emendamento e chiederei al Governo  di
  esprimere parere favorevole perché mi pare che sia un emendamento
  di buon senso, non ispirato da furore ideologico.

    PRESIDENTE    Lo   pongo  in  votazione.    Il   parere   della
  Commissione?

    PARLAVECCHIO  relatore.  La Commissione si rimette all'Aula.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    LEANZA   Nicola,   Vicepresidente   della   Regione.     Signor
  Presidente,  vorrei  motivare il parere del Governo.  L'onorevole
  Beninati,  poco fa, per conto del Governo - ne aveva, ovviamente,
  tutto  il  diritto  -  ha spiegato come ha fatto  in  qualità  di
  assessore  per il commercio. Il Governo - vorrei ricordarlo  agli
  onorevoli  colleghi  -  ha  presentato  un  ricorso  alla   Corte
  Costituzionale relativamente al decreto Bersani e, rispetto  alle
  cose  che  diceva  poco  fa l'onorevole Cracolici,  con  assoluta
  coerenza,  è contrario affinché l'articolo 37 possa avere  spazio
  in Sicilia.

    CRACOLICI   Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per  scrutinio
  segreto.

        (Si  associano  alla richiesta gli onorevoli  Borsellino,
      Calanna, Cracolici, De Benedictis, Di Benedetto, Panarello,
      Panepinto, Rinaldi, Termine)

        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento A37

     PRESIDENTE   Essendo  la richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,   indìco   la  votazione   per   scrutinio   segreto
  dell'emendamento A37.
   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  segreto:

   Presenti            57
   Votanti         .   56
   Maggioranza         29
   Favorevoli          22
   Contrari            34

                      (L'Assemblea non approva)

     Riprende la discussione del disegno di legge nn. 611-603/A

    PRESIDENTE  Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:

                            «Articolo 7.
                          Entrata in vigore

   1.  La  presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno successivo
  a quello di pubblicazione.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
  osservare come legge della Regione».

   Lo pongo in votazione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                           (E' approvato)


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


   Comunico  che  sono stati presentati i seguenti  ordini
  del giorno:

   numero  164   Obbligo  di trasmissione alle sezioni  provinciali
  dei  bandi di gara d'appalto per lavori con importo a base d'asta
  superiore  a  500  migliaia di euro , degli onorevoli  Cracolici,
  Apprendi, Calanna, De Benedicitis, Di Benedetto, Di Guardo,  Oddo
  Camillo, Panarello, Panepinto, Speziale, Termine, Villari, Zago e
  Zappulla.

   numero  170  Misure per l'espletamento di gare d'appalto per  la
  realizzazione delle fognature nel Comune di Cefalù e  della  rete
  idrica  interna  al centro abitato nel Comune  di  Gangi ,  degli
  onorevoli Cascio e Vicari.

   Si  procede alla votazione dell'ordine del giorno numero 164. Il
  parere del Governo?

    LEANZA   NICOLA,   vice  presidente   della   Regione.
  Favorevole.

    ANTINORO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

   ANTINORO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, al di  là  del
  parere che è stato dato - è abbastanza chiaro per come è spiegato
  ma,  considerato  che si tratta di materia  delicata  e  che  può
  velocizzare  le  procedure delle gare -  chiedo  ai  presentatori
  dell'ordine del giorno di farcelo comprendere ancor di più perché
  può  essere  un  tema  assolutamente favorevole  a  garantire  la
  trasparenza delle gare degli appalti e questo è tema a cui tutti,
  certamente, siamo interessati.
   Considerato  però che le sezioni provinciali,  spesso,  si  sono
  ingolfate  di lavoro, non vorrei che tutto ciò rallentasse,  alla
  fine,   provocando   più  confusione  che  velocizzazione   delle
  procedure e che innescasse meccanismi particolarmente strani.
   Pertanto, sono disponibile a votarlo se, come si suol dire, è
  cosa,  buona e giusta  ma vorrei comprenderlo ancora meglio.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI    Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   quando
  abbiamo  varato la legge numero 7, abbiamo stabilito  una  soglia
  rispetto alla quale tutti gli appalti per un importo di  oltre un
  milione e 250 mila euro andavano alle istituende stazioni  uniche
  appaltanti'.  Il  percorso di costituzione delle stazioni  uniche
  appaltanti è stato travagliato e complesso.
   Adesso,  siamo nella fase in cui sono decollate tutte  le  nuove
  stazioni  più  la  decima, quella  regionale;  oltretutto,  si  è
  determinata una condizione propria - ed è per questo  che  stiamo
  intervenendo  per  norma - che ha finito  per  determinare  anche
  condizioni differenziate di interpretazioni, ad esempio,  per  la
  esclusione delle offerte che avevano la stessa soglia di ribasso;
  lo  stesso  Governo,  poiché la legge numero  7  prevede  che  il
  Governo,  con  successivo decreto, può aumentare  o  ridurre,  vi
  ricordo  che  questa è la norma vigente, la soglia per  conferire
  alle stazioni uniche gli appalti.
   Lo  stesso  Governo, in un colloquio con il sottoscritto  e  con
  l'onorevole Parlavecchio, ha manifestato l'intenzione di  ridurre
  la soglia di conferimento alle stazioni uniche a 500 mila euro.
   Ho  ritenuto  che  la  conclusione  di  questo  dibattito  sulle
  modalità  di gara prevedesse un ordine del giorno che  invita  il
  Governo  a  dare  attuazione a quanto alcuni di  noi,  almeno  il
  sottoscritto,  hanno  già manifestato attraverso  l'assessore  al
  ramo,  cioè  di  voler  abbassare la  soglia,  con  decreto,  per
  consentire  alle  stazioni  uniche, che  hanno  ormai  rodato  il
  sistema,  di poter attuare ma anche velocizzare, le procedure  di
  gara.

    PRESIDENTE  Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 164.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                          (Non è approvato)

   Si passa all'ordine del giorno numero 170.

    SPEZIALE   Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE    Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,   vorrei
  sottolineare che il dispositivo così recita:  impegna il  Governo
  della  Regione  ad  attuare tutte le misure  necessarie  affinché
  siano  urgentemente bandite le gare per l'espletamento nel comune
  di Cefalù e nel comune di Gangi '.
   Scusate,  le competenze   io non so cosa debba dire  la  Regione
  al  comune di Cefalù per espletare la gara. Questa non è  materia
  di pertinenza di un ordine del giorno dell'Aula

   VICARI.  I finanziamenti sono regionali.

   SPEZIALE.    E   allora  si  può  chiedere  che  utilizzino   il
  finanziamento, visto che non lo hanno utilizzato.

   VICARI.  Ma non è colpa nostra.

   SPEZIALE.   Ma la Regione cosa può fare per accelerare  la  gara
  al  comune di Cefalù piuttosto che al comune di Gangi o al comune
  di  vattelapesca'?
   Vorrei  che la Presidenza valutasse con attenzione il  contenuto
  degli  ordini del giorno che vengono presentati all'Aula  e  che,
  eventualmente,  ne  dichiarasse  la  improponibilità.  Questo   è
  sicuramente improponibile.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Speziale, gli ordini  del  giorno  o  le
  raccomandazioni al Governo non si possono considerare proponibili
  o improponibili.
   Stiamo  parlando  di  opere pubbliche. E'  stato  presentato  un
  emendamento con cui si chiede al Governo di attivarsi perché  due
  comuni possano velocizzare gli appalti. Non mi sembra che ci  sia
  niente di grave né niente di improponibile.
   Uno  dei  compiti  dei parlamentari è quello di  sollecitare  il
  Governo su alcune necessità per i cittadini della nostra Regione.
   Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 170.
   Il parere del Governo?

   LEANZA    NICOLA,    vicepresidente   della    Regione.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                           (E' approvato)

   Avverto  che la votazione finale del disegno  di  legge
  avverrà successivamente.
   Onorevoli  colleghi,  dovendomi assentare  per  alcuni  minuti,
  invito l'onorevole Stancanelli a presiedere la seduta d'Aula.

              PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE STANCANELLI


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


     Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
      Nuove norme per l'elezione e la composizione dei consigli
  comunali e provinciali e delle relative giunte  (nn. 519-5-14-15-
        193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, riprende l'esame del disegno  di
  legge   Nuove norme per l'elezione e la composizione dei consigli
  comunali e provinciali e delle relative giunte  (519-5-14-15-193-
  315-396-517-570-584-593-600-625/A -  II  Stralcio),  iscritto  al
  numero  8) del secondo punto dell'ordine del giorno.
   Invito  i componenti la I Commissione  Affari istituzionali ,  a
  prendere posto nel relativo banco.
   Si riprende l'esame dell'articolo 4, in precedenza accantonato.
   Gli emendamenti  4.3 e 4.4 sono ritirati.
   L'Assemblea ne prende atto.

   PRESIDENTE.  Eravamo  giunti  alla discussione  dell'emendamento
  4.7 presentato dal relatore, onorevole Cascio.
   Si  procede  con la discussione dell'emendamento 4.7  presentato
  dal relatore, onorevole Cascio.
   Comunico che è stato presentato, dall'onorevole Cascio,
  l'emendamento 4.7.2.

   CRACOLICI. Signor Presidente, il Governo non c'è.

   PRESIDENTE. C'è il vicepresidente della Regione, onorevole
  Leanza.
   Si passa all'emendamento 4.5. Il parere del Governo?

   LEANZA Nicola, vicepresidente della Regione. E' ritirato.

    PRESIDENTE  L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa al subemendamento 4.7.2, a firma dell'onorevole
  Cascio.

    CASCIO  relatore. Signor Presidente, visto che è molto breve e
  semplice anche da comprendere, se lo leggo, probabilmente, ci
  comprendiamo ed evitiamo di fare mille fotocopie.
   E'  interamente descrittivo dell'emendamento 4.7 e reca:     Per
  esigenza di contenimento della spesa pubblica i consigli comunali
  e  provinciali provvedono alla riduzione delle indennità   e  dei
  gettoni  di  presenza  spettanti ai  consiglieri  in  misura  non
  inferiore al 10 per cento. Il comma due è soppresso .
   Si tratta di un taglio del 10 per cento delle indennità.

    PRESIDENTE   Onorevoli  colleghi,  è  stato  presentato  questo
  subemendamento.  Si può intervenire e si può essere  d'accordo  o
  contrari.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    SPEZIALE   Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido  il
  fatto  che si tratta di una materia delicata. Vi sono stati,  tra
  di  noi, diversi punti di vista, diverse interpretazioni difformi
  però   continuo  ad  insistere  su  una  questione  che   ritengo
  delicatissima: quella relativa all'indennità degli amministratori
  è  materia  contrattuale demandata al rapporto tra  l'ANCI  e  il
  Governo.  Il Governo interviene in materia di contenimento  della
  spesa  della riduzione della indennità - Assessore  Colianni,  la
  invito  a seguire il mio ragionamento - dopo aver siglato accordi
  con  l'ANCI nazionale e i comuni siciliani fanno parte  dell'ANCI
  nazionale.
   Intervenire  in  questa  materia in  modo  difforme  rispetto  a
  quanto  viene  stabilito  dall'ANCI  nazionale  è  un  modo   per
  intervenire  nell'autonomia dell'organizzazione  e,  secondo  me,
  dovremmo, nel modo più assoluto, evitare di fare ciò.
   Onorevole  Cascio,  possiamo fare tutto ma dobbiamo  sapere  che
  c'è  un'autonomia delle componenti sociali di rappresentanza  che
  sigla  accordi e che poi gli stessi vengono tradotti  in  decreti
  legislativi  e,  sulla  base di questi  decreti  legislativi,  si
  determina  poi  la materia e si regolamenta la materia  in  tutta
  Italia.
   Noi,  in  Sicilia,  in  virtù di una  potestà  nostra,  possiamo
  legiferare in difformità e abbiamo legiferato in difformità.
   Mi  rendo  conto, però, che c'è un'Aula disattenta e il  Governo
  distratto  ma  continuo ad insistere sul fatto che la  norma  più
  coerente  rispetto  a  questa  impostazione  è  quella  suggerita
  dall'onorevole Cracolici perché, in questo momento, è  ancora  in
  corso  una  trattativa  tra l'ANCI nazionale  e  il  Governo  per
  definire   un   testo   concordato   di   tagli   da   effettuare
  sull'indennità dei pubblici amministratori.
   Se  permettete,  pertanto,  la norma di  allineamento  a  quella
  nazionale  che  definisce che in Sicilia  si  applichi   in  modo
  dinamico la normativa nazionale,  penso sia la più coerente.
   Apprezzo lo sforzo fatto, il timore dal quale si è partiti e  il
  fatto  che vi sia una reazione tra i consiglieri comunali  perché
  il taglio è eccessivo.
   Non  dobbiamo  stabilire se il taglio è  eccessivo,  è  poco,  è
  grande,  il 10, il 5; non stiamo a contrattare niente ma dobbiamo
  definire  principi normativi  e il principio normativo cardine  è
  quello  che  registriamo sulla base dell'accordo  che  interviene
  fra  gli stessi comuni e il Governo nazionale;  dobbiamo soltanto
  recepire questi accordi.
   Di  volta  in  volta,  non  possiamo convocare  l'Assemblea  per
  recepire quegli accordi; mettiamo una norma dinamica con la quale
  diciamo  che,  in Sicilia, si applicano i decreti legislativi  in
  corso  e, in più quelli che saranno adottati successivamente,  in
  modo  dinamico,  evitando tutti questi emendamenti che ho  visto.
  La  norma  c'è;  l'emendamento è stato presentato  e   chiedo  al
  relatore  - e insisto anche per dare ordine alla legge  -  perché
  venga posto in discussione, anche perché, secondo me, è, rispetto
  a  tutte  le  norme,  quello più distante; l'emendamento  da  cui
  bisogna   partire  è  l'emendamento  -  quello  più  distante   -
  dell'onorevole Cracolici che è quello che rende più  coerente  la
  norma.

    COLIANNI  assessore per la famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie locali. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    COLIANNI  assessore per la famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie   locali.   Signor  Presidente,   onorevoli   colleghi,
  intervengo per chiarire, in questa fase, alcune cose che  ritengo
  assolutamente importanti sul tema.
   La  indennità  degli  amministratori  degli  enti  locali  sono,
  sostanzialmente,  disciplinati  dall'articolo  19   della   legge
  regionale  numero  30  del  2000  che  rimanda  ad  un   apposito
  regolamento il determinarsi degli importi. Questo regolamento  si
  sarebbe   dovuto  rinnovare  ogni  tre  anni  e   ciò   al   fine
  dell'adeguamento della misura minima dell'indennità e dei gettoni
  di  presenza sulla scorta dell'indicizzazione dell'ISTAT relativa
  all'aumento del costo della vita.
   Tale variazione, per il periodo 2001-2007, è bene che i
  parlamentari  sappiano che si attesta circa  all'11  per
  cento.
   Ciò  vuol  dire  che,  ad  oggi,  i consiglieri  comunali  della
  Sicilia  accampano un diritto non esitato, non  evaso,  di  circa
  l'11  per  cento  rispetto a quelle che sono, ad oggi,  le  somme
  erogate.
   E'  importante, altresì, chiarire che, con decreto presidenziale
  numero   19   del   2001,  sono  state  determinate   le   misure
  dell'indennità di funzione e dei gettoni di presenza.
   Ancora  più  importante è il fatto che vi è già una  norma,  una
  legge  estremamente chiara  e, in particolare, con l'articolo  17
  delle legge regionale numero 15 del 2004, è stata attribuita alla
  Presidenza   della  Regione,  su  proposta  dell'assessore   alle
  autonomie  locali,  la  facoltà  di  ridurre  l'indennità   degli
  amministratori locali. Per la verità, detta facoltà, ad oggi, non
  è stata mai esercitata ma esiste una legge specifica, in Sicilia,
  che da questo mandato.
   C'è  da aggiungere che, con l'articolo 1, comma 54, della  legge
  finanziaria nazionale del 23 dicembre 2005, numero 266 sono state
  ridotte  già del 10 per cento tutte le indennità ed i gettoni  di
  presenza  spettanti agli amministratori locali alla data  del  30
  settembre 2005.
   Ci   troviamo di fronte, quindi, da una parte, ad un dovuto  non
  avuto  da parte dei consiglieri dell'11 per cento e di un 10  per
  cento  che,  di  fatto,  viene loro dedotto come  previsto  dalla
  finanziaria nazionale del 23 dicembre 2005.
   L'Assessorato  per  la  famiglia,  le  politiche  sociali  e  le
  autonomie  locali ha già chiesto, con un parere, al  CGA,  quanto
  necessario   in   ordine   all'applicazione   di   questa   norma
  nell'ordinamento siciliano. Il parere è stato reso positivamente.
  Nel    contempo,   la   Corte   Costituzionale   ha    dichiarato
  l'incostituzionalità  del suddetto articolo,  limitatamente  agli
  amministratori regionali, introducendo, tuttavia, un'affermazione
  di  principio  che  ha  indotto  gli  uffici  dell'Assessorato  a
  richiedere  un  parere  integrativo al CGA circa  l'applicabilità
  della  norma  agli amministratori locali siciliani, parere,  allo
  stato, ancora non reso.
   In   sintesi,  possiamo  affermare  due  cose  sulle  quali   va
  assolutamente   presa  una  decisione:  la  prima   riguarda   la
  possibilità di applicazione della riduzione delle indennità  agli
  amministratori  locali  del  10 per cento,  in  base  alla  legge
  finanziaria  nazionale; la seconda è relativa  alla  facoltà  del
  Presidente  della  Regione,  su  mia  proposta,  di  ridurre   le
  indennità degli amministratori locali.
   C'è  un altro ed ultimo aspetto di grandissima importanza e cioè
  che  la  disciplina  dell'indennità degli  amministratori  locali
  nazionali  è  diversa  rispetto alla  normativa  regionale  ed  è
  diversa  soprattutto  per quanto riguarda  la  sua  applicazione,
  visto  che  le fasce di divisione delle popolazioni dei  consigli
  comunali,   a  livello  nazionale,  sono  assolutamente   diverse
  rispetto alle fasce che invece vengono applicate in Sicilia.
   Ciò   creerebbe  una difficoltà di gestione e di  governo  della
  materia  se  noi,  semplicemente, introducessimo  e,  come  dire,
  prendessimo  l'iniziativa di apparigliarci  soltanto  alla  legge
  nazionale.
   Per  queste  ragioni e per il rischio che  corriamo di  chiedere
  ai  consiglieri  comunali  di privarsi dell'11  per  cento  delle
  spettanze  relative all'ISTAT, del 10 per cento della finanziaria
  nazionale,  del 10 per cento che riapplicheremmo,  porteremmo  il
  tutto  ad  una  diminuzione  notevole  di  quanto  i  consiglieri
  comunali dovrebbero percepire e allora ci troviamo di fronte -  e
  concludo  - ad una scelta fondamentale: dare al Presidente  della
  Regione, così come facoltato dalla legge, con un invito condiviso
  da  tutti,  la  facoltà di poter ridurre, in  maniera  condivisa,
  quanto  spettante  ai consiglieri comunali che  potrebbe  essere,
  eventualmente,  gestito all'interno delle  pieghe  del  dovuto  o
  delle  pieghe del dare ai consiglieri comunali oppure  stabilire,
  eventualmente,  una  diminuzione del 10%  ,decidendo,  in  questo
  caso,  di dare poi ai consiglieri comunali quanto spetta  e  cioè
  l'indicizzazione ISTAT.
   Il  problema è più complesso, specialmente per quanto riguarda
  la eventuale sintonia con la legislazione nazionale che, invece,
  porrebbe gravissimi problemi di applicazione.
   Devo  dire  ciò  per dovere perché sono le norme che,  ad  oggi,
  regolano ed i problemi che abbiamo nel governo di questa materia,
  dopodiché,  sentirò  il dibattito ed esprimerò  il  giudizio  del
  Governo che, ovviamente, non può che essere univoco a quello  che
  la  maggioranza ha deciso, che mi auguro poi possa essere la  più
  larga possibile nella considerazione anche dell'opposizione.

   PRESIDENTE.  Signor Assessore, in considerazione  di  quanto  ha
  detto, vi sono degli emendamenti del Governo?

    COLIANNI  assessore per la Famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie  locali.   Ho già detto che mi rimetto  all'Aula  e  mi
  rimetto  soprattutto  a  quello che la maggioranza  deciderà.  Ho
  voluto soltanto dare un'informazione che mi sembrava importante.

    DE LUCA. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    DE  LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo  che  da
  mesi  stiamo sostenendo un dibattito abbastanza simpatico che  ci
  sta  portando  ad  alimentare,  a  contribuire  in  questo  clima
  dell'antipolitica perché parlare della riduzione dei costi  della
  politica  degli altri credo  sia, da questo punto di  vista,  una
  cosa  poco simpatica che non solo ci ha portato a creare un clima
  abbastanza  diffuso  in quello che è un pensiero  generale  della
  nostra  popolazione ma ora ci stiamo mettendo anche contro quelli
  che  sono  gli  amministratori locali per un motivo semplice;  se
  dobbiamo  affrontare, infatti, seriamente questo tema, credo  che
  dovremmo  dare  l'esempio  a  tutti quanti  e  voglio  fare  così
  l'esempio di modesto amministratore che esercito dal 2003  in  un
  piccolo  comune, un comune dove c'erano difficoltà economiche  di
  1200  abitanti  e dove c'erano 5 aree amministrative;  tanto  per
  renderci  conto,  quando parliamo di costi  degli  enti,  5  aree
  amministrative  significa una cosa sproporzionata  rispetto  agli
  abitanti.
   Ebbene,  ho  ridotto le aree amministrative a due  ma  prima  ho
  azzerato, cioè ho rinunciato io all'indennità e così tutta la mia
  giunta.
   Perché ho voluto fare questo esempio?
   L'ho  fatto perché credo che vi sia una questione di  etica  che
  ogni amministratore dovrebbe avere rispetto a quelle che sono  le
  questioni delle finanze locali. Questo era il primo aspetto.
   Passo  al  secondo aspetto e vorrei anche sottolineare  che,  in
  quest'Aula,  non  se ne è discusso. C'è anche  una  questione  di
  sussidiarietà  nei  rapporti e nelle  relazioni  tra  il  Governo
  regionale  e gli enti locali che obiettivamente in ogni occasione
  calpestiamo continuamente.
   Perché?
   Vorrei   ricordare   a   me  stesso  che  le   indennità   degli
  amministratori  locali vengono pagate dai  bilanci  comunali;  di
  conseguenza,  se  la  Regione trasferisce in modo  ordinario  dei
  contributi, se da questo punto di vista l'amministratore locale o
  non  ha  la  sensibilità rispetto alla finanza locale di  ridurre
  eventualmente quelle che sono le proprie indennità perché ritiene
  di  fare  questa  scelta,  perché in ogni  caso   è  responsabile
  quell'amministratore rispetto alla comunità che lo ha eletto.
   Noi   invece  stiamo  anche  usurpando  questo  rapporto,   cari
  colleghi;  probabilmente,  presi dalla  foga  di  fare  lo  scoop
  giornalistico,  ci  siamo  invaghiti  di  un  tema  che  non   ci
  appartiene  e  allora  dovremmo avere l'onestà  intellettuale  di
  affrontarlo  complessivamente partendo  da  noi,  partendo  dalle
  strutture  organizzative  regionali,  partendo  dai  consigli  di
  amministrazione e arrivando poi  anche  alla base perché  abbiamo
  dato  l'esempio  e, quindi, pretendiamo, da parte  di  tutti  gli
  amministratori, un ulteriore esempio.
   Se  passa  questo principio, cari miei, domani  saremo  presi  -
  scusate  il  termine  - a pernacchie dagli amministratori  locali
  perché stiamo facendo un ragionamento, sotto questo profilo,  non
  corretto nei confronti degli amministratori locali.
   E  allora, se questo tema ci appassiona a tal punto, ritengo che
  dovremmo  fare  una  semplice  riflessione;   questo  è   l'altro
  interrogativo:  perché  il  nostro trattamento  è  agganciato  al
  trattamento  del Senato e non possiamo, arrivati a questo  punto,
  agganciare  il trattamento degli amministratori locali  a  quelle
  che sono le norme nazionali?
   Parliamoci  chiaramente  perché   avrò  difficoltà,  domani,   a
  spiegare  a qualche amico amministratore  perché  abbiamo  questo
  parallelismo.   Lo   abbiamo  perché  ci  conviene.   Diciamocelo
  chiaramente in quest'Aula? E l'amministratore no
   Dobbiamo  diventare  i padroni di questa loro  posizione  ma  ci
  sono altri fenomeni che potremmo invece affrontare.
   Perché ritenete congruo che in comuni di cinquemila abitanti  si
  facciano dieci commissioni consiliari, per esempio?
   Non  capite che  domani rischiamo di essere presi in giro  dagli
  amministratori locali.
   Aumenteranno   il  numero  delle  commissioni;   al   posto   di
  istituirne quattro ne faranno otto, al posto di fare una riunione
  al  giorno,  ne  faranno due al giorno e,  alla  fine,  che  cosa
  abbiamo concluso?
   Qual  è  questa riduzione dei costi della politica di cui domani
  ci potremo vantare?
   Non  capisco questo concetto e credo che non lo capisca  neanche
  la gente.
   Da  un   emendamento, ho visto che aggancia, da questo punto  di
  vista,  la  dinamica delle indennità degli amministratori  locali
  alle  dinamiche nazionali. Visto che noi vogliamo, scusatemi,  ho
  letto che c'è un emendamento, da questo punto di vista, e proprio
  per  una  questione  di  parallelismo,  la  nostra  indennità   è
  collegata all'indennità del senato?
   Allora  diamo  questo segnale in questo momento. Quando  poi  ci
  sono   la  serietà e la concretezza nell'affrontare il tema  vero
  della   riduzione  dei  costi  della  politica,  allora,   questo
  Parlamento  dovrà  avere  il coraggio  di  dare  l'esempio  dalla
  struttura regionale a scendere.
   Allora  sì che potremo pretendere tutte le riduzioni del  mondo,
  fermo  restando  un  fatto,  cioè  che  vi  è  un  principio   di
  sussidiarietà  che  stiamo  calpestando  e  c'è  l'altro  aspetto
  relativo  al fatto che le indennità degli amministratori  vengano
  sempre pagate da bilanci comunali e la Regione, su questo, non ha
  alcuna defluenza.

    INCARDONA  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    INCARDONA   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  la  materia
  che stiamo trattando, come diceva poco fa l'onorevole De Luca,  è
  una materia che rischia di farci apparire ridicoli di fronte alla
  Sicilia ed ai siciliani.
   Stiamo  ridicolizzando, ancora una volta, la politica  e  stiamo
  ridicolizzando ancora una volta, quest'Aula.
   L'unica  proposta  dignitosa, per uscire da  questa  empasse,  è
  quella   suggerita   prima   dall'onorevole   Speziale   e    poi
  dall'onorevole De Luca.
   Agganciamoci  alla  normativa  nazionale,  se  è  inapplicabile,
  ancora non abbiamo capito perché

    COLIANNI  assessore per la Famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie locali. Le fasce dei consiglieri comunali sono diverse

    INCARDONA   Approviamo una norma che demanda all'assessorato  e
  al governo di applicare o di varare una norma che sia compatibile
  con la normativa nazionale, in maniera da allineare la situazione
  degli  amministratori locali, in Sicilia, alla  condizione  degli
  amministratori   locali  del  resto  d'Italia;   altrimenti,   la
  politica,  stasera,  qui, ne esce sconfitta  e  l'Assemblea  darà
  un'ulteriore prova di incapacità a governare determinati processi
  e,  soprattutto,  riuscirà ad essere, ancora una volta,  ipocrita
  rispetto agli obiettivi che si vuole proporre.
   A  parte  il  fatto  che  mi  sento di  sottoscrivere  tutte  le
  argomentazioni  che sono state svolte poco fa in modo  egregio  e
  brillante  dall'onorevole De Luca, c'è ancora  una  situazione  e
  ribadisco ancora un concetto che stamattina ho detto.
   Su   due   punti  essenziali,  l'Assemblea  regionale  dovrebbe,
  proprio  per fortificare il principio dell'autonomia, evitare  di
  legiferare e sono: le condizioni della politica in Sicilia  e  la
  legge sugli appalti.
   Questi  sono  due  argomenti che se non  toccati  dall'Assemblea
  darebbero forza e vigore alla politica siciliana e a quest'Aula.
   Questi due  sono gli argomenti su cui la politica nazionale,  la
  pubblica  amministrazione nazionale, su cui  l'opinione  pubblica
  nazionale ci attaccano.
   Evitiamo,  allora,  di legiferare sempre e solamente  su  questi
  argomenti. Pensiamo a quali sono le esigenze vere della  Sicilia.
  Perché  non  parliamo  della  necessità  di  dare  supporto  alle
  imprese? Di vedere quali sono e come sono e come si deve svolgere
  la sanità in Sicilia?
   Perché  non ci occupiamo della legge sullo sviluppo? Perché  non
  vediamo di attrezzarci per fare in modo che la politica sia utile
  alla Sicilia?
   In  quest'Aula  -  sono  alla   seconda  legislatura  -  abbiamo
  dedicato  tantissimo tempo alle norme sugli appalti e alle  norme
  sulle riforme elettorali.
   Occupiamoci    anche    delle   imprese,    quelle    artigiane,
  dell'agricoltura, di tutto il resto per dare un segnale preciso.
   Agganciamo   questi   due  settori  dell'ordinamento   giuridico
  regionale  a quelli nazionali, cosicché diventeremo inattaccabili
  e quindi, credibili.

    CRISTALDI  presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRISTALDI   presidente  della Commissione.  Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi,  la  democrazia  dicono  che  sia  una  cosa
  simpatica  perché ognuno ha il diritto di esprimere  le  opinioni
  che  vuole e purtroppo la democrazia consente a tutti di dire  le
  cose  che vogliono ma obbliga tutti a sentire le cose che non  si
  dovrebbero  sentire.  Essendo presidente  della  Commissione,  ho
  l'obbligo  di  ascoltare gli interventi di tutti e di  dare  peso
  alle cose che si dicono.
   Seguo  sempre con attenzione gli interventi, soprattutto  quando
  sono  dettati  dal cuore e sono convinto che ci  sia  buona  fede
  negli interventi.
   Da  stamattina,  ripetiamo che è inapplicabile  un  articolo  di
  legge  che si limitasse a dire  si applicano in Sicilia le  norme
  nazionali'. Ricordo i tempi in cui - e io sono vecchio in  questo
  Parlamento  -  si  scriveva un articolo e  poi  si  diceva   sono
  abrogate tutte le norme in contrasto con la presente', senza dire
  quali  erano,  cosicché poi non si capiva chi doveva  dire  quali
  erano le norme in contrasto con quelle abrogate - ancora oggi non
  si  capisce  - e poi un pretore di qualche piccolo paese  avrebbe
  detto che cosa era in contrasto o meno.
   Abbiamo   esaminato  la  possibilità  di  applicare   le   norme
  nazionali  con  disattenzione. Il   mio  amico  assessore  voleva
  picchiarmi, politicamente intendo,  ma il problema è un altro. E'
  serio  quello che ha detto l'assessore da questo punto di  vista.
  E'   inapplicabile,  quindi,  va  archiviato,  il  principio   di
  applicare, con una norma di legge che tutto ciò che è previsto  a
  livello nazionale, in Sicilia, non si può fare.
   Abbiamo   una   filosofia,   una  struttura   legislativa,   una
  regolamentazione, un insieme di norme che non possono,  tutto  ad
  un  tratto,  essere  eliminate e sostituite da una  dichiarazione
  generica.
   I  nostri  stessi  uffici  -  e sono uffici  brillanti  -  hanno
  incontrato  difficoltà ad individuare quali  sono  le  norme  che
  disciplinano la materia a livello nazionale. Non solo,  ma  anche
  consultando   segretari   comunali  di   altri   comuni,   questi
  genericamente hanno detto di essersi rifatti  al precedente'. Chi
  può  andare a costruire una cosa del genere?
   Va  quindi  archiviata  questa logica che  abbiamo  sentito  per
  tutto il tempo  si applicano le norme nazionali'. Quali?
   Siccome  mi sono anche stancato di prendere la  stessa indennità
  degli  altri  deputati che vanno al podio e dicono  che  dobbiamo
  fare  questo, ci vogliono gli emendamenti. Siccome ogni  deputato
  prende   la  mia  stessa  indennità,  presenti  l'emendamento   e
  discutiamo dell'emendamento.
   Non si capisce perché e chi lo deve fare.
   Mi  sono  stancato  di scrivere per gli altri cose  che  possono
  essere  scritte  da coloro che prendono la mia stessa  indennità.
  Mettiamo  serietà  alle cose, altrimenti  questo  non  è  più  un
  Parlamento  ma  un gioco. Andiamo in televisione, ci  mettiamo  a
  giocare, scherziamo, dettiamo le norme.
   Basta Chi  pensa  di  ridurre l'indennità dei  parlamentari  non
  deve  chiedere a lei, signor Presidente o a me, presidente  della
  Commissione,  di  fare il disegno di legge. Lo  scriva   Vada  in
  conferenza  dei  capigruppo, pretenda di metterlo all'ordine  del
  giorno, faccia la battaglia che abbiamo fatto noi per giungere  a
  questo momento e glielo approviamo.
   Onorevole  De  Luca,  la sbalordiremo, la stupiremo,  da  questo
  punto di vista. Aspettiamo il suo disegno di legge. A colori.  lo
  presenti e glielo approveremo.
   Abbiamo  presentato più norme, da questo punto di vista; abbiamo
  cercato  di individuare la strada migliore e, alla fine,  abbiamo
  detto  che affermiamo il principio e, onorevole De Luca, lo  dico
  seriamente,  noi non invadiamo la sfera dei consigli  comunali  e
  provinciali  perché   fissiamo un tetto  e  diciamo  ai  consigli
  comunali  e provinciali di pronunciarsi, di deliberare loro  cosa
  vogliono fare.
   Diciamo   che  devono  ribassare  il  gettone  di   presenza   e
  l'indennità  di  almeno il 10 per cento e, poi,  è  il  consiglio
  comunale o provinciale che determina

    DE LUCA. Lo possono fare già.

    CRISTALDI  Lo possono fare e non lo fanno. Noi, invece,  stiamo
  dicendo  che  lo  devono fare.  Questa norma  è  rispettosissima,
  quindi,  dell'apparato legislativo regionale. Signor  Presidente,
  vorrei che non vi fossero più problemi da questo punto di vista.
   La  questione sollevata dall'assessore per gli enti locali circa
  il  fatto che ci sarebbe un articolo di legge, un regolamento che
  deve essere fatto, quindi un potere del Presidente della Regione,
  di  diminuire, il Presidente della Regione, a casa sua,  deciderà
  liberamente che cosa fare.
   Una cosa è certa: vogliamo qui diminuire del 10 per cento.
   Ciascuno, quindi,  resti della propria convinzione, ma si  lasci
  la  possibilità  di capire che cosa si vuole  fare  e,  al  tempo
  stesso,  ci  si  renda conto che la Commissione è rispettosissima
  anche   della  formazione  generica  secondo  la  quale  dovremmo
  applicare   la   normativa  nazionale.  Non  si   può   fare;   è
  inapplicabile  e  non  sappiamo quali  sono  le  norme;  dovremmo
  distruggere tutto l'apparato regionale. Non ci rimane  altro  che
  votare questo emendamento se vogliamo ribassare del 10 per  cento
  l'indennità del gettone di presenza.

    LACCOTO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LACCOTO   Signor  Presidente, signor  assessore  per  gli  enti
  locali,  onorevoli colleghi,  l'argomento che stiamo trattando  è
  davvero  importantissimo.  Ci  ha  portato  via  oltre  un'ora  e
  un'altra ora ce l'ha portata via prima.
   Le   situazioni   sono   queste.   Ho   sentito   la   relazione
  dell'assessore per gli enti locali. Mi sarei aspettato,  dopo  la
  parte tecnica, una proposta del Governo su questa materia.
   Cerchiamo  di  essere imparziali su argomenti dove evidentemente
  stiamo impegnando un'Aula, una delle poche volte, perché si  deve
  arrivare  a  determinate   leggi,  principalmente  quella   della
  incompatibilità o della ineleggibilità, e quindi siamo  costretti
  a  stare  qua,  Poi  c'è il risanamento, ma  perdiamo  tempo  nel
  problema della riduzione dei consiglieri comunali.
   Allora,  signor Presidente della Commissione, esiste un problema
  qua  in Sicilia. Col decreto numero 267 del 2000, veniva prevista
  una  percentuale del 10 per cento in meno rispetto alle indennità
  percepite.  Vi  sono stati alcuni comuni che hanno ritenuto  tale
  decreto  applicabile in Sicilia e l'hanno fatto;  ci  sono  stati
  altri comuni che non hanno ritenuto applicabile questo decreto  e
  non l'hanno fatto.
   Il    problema  è  questo:  se   andiamo  a  scrivere,  sic   et
  simpliciter,  la diminuzione del 10 per cento delle indennità dei
  consiglieri  abbiamo  una norma generica rispetto  a  quanto  già
  fatto.
   C'è  certamente  una  ingiustizia perché  ci  sono  stati  altri
  comuni che non l'hanno fatto o altri che l'hanno fatto.

    PRESIDENTE   Onorevole  Laccoto, per aiutarla:  c'è,  oltre  al
  subemendamento   che  ho  letto,  un  altro  subemendamento   che
  chiarisce questo  il 10 per cento non si applica a chi l'ha fatto
  nell'ultimo triennio . Per aiutarla nell'intervento.

    LACCOTO     Non   sono   un   appassionato   della    riduzione
  dell'indennità  del 10 per cento ai consiglieri comunali,  quando
  in questo stesso Palazzo - e  lo ribadisco - ci sono sperperi per
  milioni  e  milioni  di  euro; quando  si  usano  consulenti  per
  centinaia  e  centinaia  di migliaia di  euro;  quando  si  fanno
  assunzioni  che  non si possono fare, in questo  stesso  Palazzo;
  quando,  in questo stesso Palazzo, si danno le autorizzazioni  ad
  usare  le  macchine  e  le autorizzazioni non  potrebbero  essere
  concesse.
   E  allora, dico, che prima di andare a fare una norma  che,  tra
  l'altro,  creerebbe dei problemi anche di contrasti, bisognerebbe
  fare un risanamento economico da questo stesso Palazzo.
   Se   volete, cito  un'altra circostanza - posso dirvele tutte  -
  e  quello  che è successo, anche in questa Assemblea, rispetto  a
  questa che è la stessa legislatura.
   Ci  sono  enormi costi che farebbero impallidire  i  Consiglieri
  comunali, con una diminuzione del 10%.
   Questo  appassionarsi  a  volere, a qualsiasi  costo,  procedere
  alla  diminuzione dell'indennità dei Consiglieri comunali, a  mio
  avviso,  è un modo per coprire quelle che sono le immoralità  che
  si  fanno  ogni  giorno  in  questa  Assemblea  e  nella  Regione
  siciliana.

    PRESIDENTE  Onorevole Laccoto, abbia rispetto almeno per sé

    LACCOTO  Ho rispetto però, scusatemi, ho rispetto

    PRESIDENTE   Onorevole Laccoto, la invito ad avere  un  po'  di
  rispetto.

    LACCOTO   Allora,   le  dico, che  in  questa   Assemblea,  non
  vengono approvate leggi di semplificazione; vengono fatte  alcune
  norme  quando interessano ad alcuni e non si possono  fare,  così
  come  diceva  il collega, norme generali che darebbero  un  aiuto
  enorme  a  questa Sicilia; si dichiarano, inoltre,  improponibili
  alcuni  emendamenti  che  creerebbero anche  una  semplificazione
  rispetto  a quelle che sono le questioni di carattere generale  e
  ci  impelaghiamo,  qui, in una discussione di ore  ed  ore  sulla
  diminuzione del 10%, guardate bene, ai Consiglieri comunali.
   Non  si  parla di abolire i consulenti; non si parla di  abolire
  il  cumulo dell'indennità o dei gettoni di presenza; non si parla
  di   quell'escamotage   che  riescono  a  fare   alcuni   comuni,
  specialmente superiori a 30 mila abitanti.
   E   allora,    Assessore,    mi  sarei  aspettato  da  lei   una
  proposta,  dal momento che  aveva gli uffici tecnici  per  potere
  dire  che  questa  è  la  proposta. Rimettersi  all'Aula  su  una
  questione  di questo tipo, dove si fa solo demagogia,  credo  che
  non sia affatto giusto, tecnicamente e politicamente.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    ho
  l'impressione che ci siamo, non ci stiamo, ci siamo incartati.
   Chiedo  ai  colleghi di fare una considerazione: questo  disegno
  di legge nasce da una sensazione e da una valutazione politica.
   Il   Paese,   l'opinione  pubblica  guarda  alla  politica   con
  crescente insofferenza.
   Esiste questo problema o no?
   Se  questo  problema non esiste, non dobbiamo fare  nessun  atto
  che  vada  nella direzione di riduzione, di giochi a  chi  arriva
  prima, da dove dobbiamo partire prima.
   Penso che  questo problema esista.
   Credo  che questo stato di insofferenza sia dato dal fatto  che,
  in  questo  Paese, i luoghi della politica, che  non  sono  certo
  soltanto  i luoghi legati alle autonomie locali, siano  troppi  e
  troppa   gente  viva  direttamente  o  indirettamente  attraverso
  trasferimenti prodotti dalla politica.
   In  questo disegno di legge, stiamo affrontando una parte, forse
  minoritaria, del problema perché, certamente, ha ragione chi dice
  che  dovremmo  affrontare  il tema, ad esempio,  delle  autonomie
  locali,  della  proliferazione di consulenze  come  quelle  della
  valutazione sulla qualità della carta igienica; di consulenze, le
  più  disparate, o di esperti con modalità, le più  disparate.  Ci
  sono  disegni  di  legge depositati in quest'Aula  che  prevedono
  alcune modalità, saranno giuste o sbagliate, non lo so, ma  c'era
  l'idea  per  esempio che nessun esperto può essere  a  vita,  gli
  esperti sono nominati quando un'amministrazione ne ha bisogno per
  un procedimento, per un'attività, per un periodo massimo oltre il
  quale non si rinnova.
   Oggi  stiamo  affrontando  il  tema  dei  costi  della  politica
  direttamente  legati al personale politico.  La strada  semplice,
  al  punto in cui siamo, è quella che propone il nuovo emendamento
  della  Commissione rielaborato ossia  10 per cento di quanto  già
  esiste.
   Certo,  c'è  stata  la  riduzione  del  10  per  cento   con  la
  finanziaria  2005 ed anche i deputati regionali  hanno  avuto  la
  stessa  riduzione  nel  2005 e credo  che  anche  i  parlamentari
  regionali, dopo l'approvazione di questa legge, non potranno  non
  ridurre  della  stessa entità le proprie indennità  così  come  i
  Consigli  comunali.  Smettiamola con il  gioco  degli  specchi  e
  dell'ipocrisia.
   C'è  un'altra modalità che va condivisa da un lato, ma va  anche
  spiegata dall'altro lato. Vogliamo usare bene, per una volta,  la
  nostra  specialità? E la nostra  specialità non è fare per  forza
  qualcosa  di  diverso rispetto al continente e non è appropriato,
  aggiungo,  che, proprio in materia di costi della  politica,   in
  Sicilia  ci sia un regime di indennità diverso rispetto al  resto
  del Paese.
   Onorevole  Assessore, ascoltandola mi è venuto in  mente  quando
  sono  arrivato  qui  a  fare  il  deputato  e  cinque  anni   fa,
  all'inizio, c'erano alcuni  provvedimenti ed io sostenevo che non
  potevano  essere  esitati  perché la legge  non  lo  prevedeva  e
  qualcuno  invece sosteneva che le venivano fatte da noi,  qui  in
  Parlamento.
   Quindi, se la legge esitata da  questo Parlamento stabilirà  che
  in  Sicilia  verranno  applicate  le  disposizioni  previste  dal
  decreto   legislativo   267/2000  e   successive   modificazioni,
  intendendo  per  le successive modificazioni non  solo  le  norme
  dirette, ma anche i decreti che hanno definito le indennità e  le
  modalità,  come  dice lei, per stabilire le cosiddette  fasce,  è
  chiaro  che  si sta  abolendo la legge; è chiaro che  se  dovesse
  passare questa norma vuol dire abolire la legge 30, non prima

    COLIANNI  assessore per la Famiglia, le politiche sociali e le
  autonomie  locali.  Sarà  prima,  considerato  che    in  questo
  ambito abbiamo la compensa  speciale.

    CRACOLICI   Onorevole  Assessore,  dire  in  una  legge   della
  Regione che si applica un'altra legge, non vuol dire che  non  si
  applica nulla, significa applicare un'altra legge. Poi potrà dire
  altro,  ma  gli  Uffici  fanno quello  che  le  leggi  di  questo
  Parlamento prevedono.
   Personalmente, mantengo il mio emendamento perché  ci  mette  in
  una  condizione di serenità ovvero di dire che anche  il  Sicilia
  gli  aumenti, le diminuzioni, l'11% non riconosciuto  che  doveva
  essere   riconosciuto,  vivono  il  destino   complessivo   delle
  istituzioni nazionali.
   Credo  che  questo  serva a tutti noi e se non  dovesse  passare
  questa  norma  è chiaro che è meglio istituire la norma  del  10%
  piuttosto che niente.
   Ciò  che  è importante, onorevoli colleghi, è che alla  fine  di
  questo  dibattito  non  succede quanto avvenuto  con  l'Assessore
  Cittadini  quattro anni fa quando nel  mese di  agosto  del  2002
  varò un decreto sulla sanità dal titolo  Decreto taglia spese'; a
  fine  novembre quel decreto,  modificato due volte, produsse  300
  milioni  di euro in più rispetto a quelli che erano gli obiettivi
  di riduzione della spesa.
   Non  vorrei  che, a forza di guardare al 10% di  prima,  all'11%
  del dopo, alla fine si faccia una norma che sancisca più risorse;
  la  politica può decidere tutto, ma non può trasformarsi in farsa
  ed ognuno di noi si deve assumere le responsabilità.
   Onorevole   Cristaldi,  non  ci  appassioniamo  al  lavoro   dei
  tecnici;  se  questo Parlamento decide che anche  in  Sicilia  si
  applicano  le  disposizioni previste  nel  resto  del  Paese  gli
  Uffici, ciadegueremo immediatamente. Se, invece, questa norma non
  dovesse  passare, si stabilirà altro, ma si faccia  qualcosa  che
  la  gente capisca, sia per i consiglieri comunali,  che  per  gli
  amministratori,  aggiungo, perché non stiamo dando   un  giudizio
  sui consiglieri comunali che sono fannulloni e gli amministratori
  che non lo sono. Attenzione a non fare questo errore  Qui il tema
  non  è giudicare la parità del lavoro di ognuno di noi, bensì  di
  andare  incontro  ad  un  sentimento  largo  e  diffuso,  se   lo
  condividiamo, che vede, oggi, la politica messa sotto accusa.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


                       Sull'ordine dei  lavori

    INCARDONA  Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    INCARDONA   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   siccome
  questo  è  un argomento che sta appassionando l'Aula, giustamente
  perché  riguarda  la  condizione della politica  siciliana  e  la
  credibilità  della  stessa e, visto  come  si  è   sviluppato  il
  dibattito,  secondo  me  sarebbe opportuno  che  questo  articolo
  venisse   momentaneamente   accantonato   perché   l'Ufficio   di
  Presidenza possa approfondire una questione molto semplice.
   Personalmente,    ho   fatto   gli   studi    universitari    in
  giurisprudenza ed il mio modesto ricordo è che si chiamano  norme
  di  rinvio  dinamico quelle che prevedono, ove  c'è  una  potestà
  legislativa  di  un  ente,  di inserire nel  proprio  ordinamento
  dinamicamente,   ricevendo  automaticamente   altre   norme   che
  provengono da un altro ordinamento.
   In  questo caso l'ordinamento regionale recepirebbe, in  maniera
  dinamica,  una  norma  dell'ordinamento  statale  e,  quindi,  mi
  permetto  di  suggerire  a questo Ufficio di  accantonare  questo
  articolo  perché  l'Ufficio di Presidenza  possa  approfondire  e
  possa  vedere di studiare un emendamento che possa fare  in  modo
  che questo principio, che mi pare condiviso dalla maggioranza  di
  questo  Parlamento, possa trovare non solo scrittura, ma concreta
  applicazione.
   E'  un  ricordo dei miei studi, non sono sicuro e, a  differenza
  di  qualche  collega, la presunzione se non è una malattia  è  un
  principio  di follia e, siccome, non voglio sembrare presuntuoso,
  mi  rimetto  all'Ufficio e chiedo, però,  che  venga  accantonato
  perché è giusto che si discuta.

    CAPUTO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CAPUTO   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   credo  che
  stiamo  arrivando  ad un punto importante di  questo  disegno  di
  legge che regola la materia elettorale per i comuni e le province
  e  credo che sia stato fatto uno sforzo importante che ha  tenuto
  conto  dei  costi della politica, ma ha avuto anche un'attenzione
  per coloro che sono impegnati attivamente nella politica.
   Le  chiedo,  quindi,  signor  Presidente,  di  continuare  e  di
  sottoporre al voto anche l'emendamento perché è fondamentale  per
  il contenuto della legge.

    ORTISI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ORTISI  Signor Presidente, credo che stiamo parlando,  non  più
  di  un  intervento legislativo, ma dei pezzi che rimangono e  che
  rischiano   di   affastellarsi,  perché  bocciato  l'articolo   3
  l'impianto di quanto era rimasto viene meno e lo spiegherò tra un
  minuto.
   Se  a  questo  si aggiunge che lo sbarramento  al  5%   è  stato
  escluso  in  partenza,  ho l'impressione che ci si  accapigli  su
  frammenti piuttosto che su un disegno di legge.
   E,  capisco,  anche, il tono che sempre diventa isterico  quando
  non  si interviene su qualcosa di organico, ma su suggestioni  di
  tipo nervoso che derivano dal fatto che i favorevoli o i contrari
  non  lo  sono più ad un disegno di legge, ma, lo sono, a rapporti
  di tipo personale.
   Ho  ascoltato con perplessità alcuni interventi, sui  quali  non
  spreco il mio tempo perché ne ho poco, però, onorevole assessore,
  non  mi pare che il Presidente della Regione abbia la facoltà  di
  decurtare  o  di  aumentare  compensi,  o  anche  numeri,  è   il
  Parlamento che interviene

   COLIANNI, assessore per la Famiglia, le politiche sociali  e  le
  autonomie locali. Solo numeri

    ORTISI  Il Presidente della Regione può intervenire all'interno
  di un provvedimento legislativo.
   Ascolti,  questo  gesto  lo fa a casa sua,  non  a  me   Non  si
  permetta  più  Io non l'ho mai insultata, sto esprimendo  la  mia
  opinione, le castronerie le dice lei, come questa  Chiaro  Non si
  permetta più
   Anzi,  signor  Presidente, siccome il mio interlocutore  è  lei,
  pretendo che quando intervengo, modestamente, esprimendo  la  mia
  opinione, nessuno si permetta di fare gesti snobistici.
   Sto,  tra  l'altro,  svolgendo una  tesi  favorevole  alla  sua,
  quindi, immagini quanto ha capito con questo gesto.

    PRESIDENTE  Onorevole Ortisi, la prego di continuare perché  ha
  poco tempo.

    ORTISI   Signor  Presidente, lei  mi  consentirà,  dopo  i  due
  minuti, di completare il concetto.

    PRESIDENTE   Assessore Colianni, permetta all'onorevole  Ortisi
  di  proseguire  il suo intervento. Potrà essere in  dissenso  con
  lei, ma l'onorevole Ortisi ha diritto di parlare.

    ORTISI  Voglio rispetto, non ascolto. Probabilmente non  si  sa
  la  legge sullo sviluppo, perché non la stiamo facendo.  Ed anche
  questo  discorso del collega Incardona, che lei sa quanto  stimi,
  sull'aggancio  dinamico ad una od a più  leggi  dello  Stato  che
  intervengono  in materia, non ha né dal punto di vista  politico-
  istituzionale né giuridico.

    INCARDONA   No,  giuridico  non  glielo  consento.  Sul   piano
  politico  può  dire  quello che vuole, è  una  sua  opinione,  ma
  giuridico non glielo consento. Vada a studiare un poco di diritto
  costituzionale.

    ORTISI  Onorevole Incardona, non si faccia mortificare.  Io  il
  diritto costituzionale l'ho sostenuto  e mi sto laureando.

    PRESIDENTE  Onorevole Ortisi, non è un dialogo a  due.  Lei  ha
  una capacità di farsi provocare enorme. La prego continui.

    ORTISI   Lei mi deve consentire di finire. Io mi so  difendere,
  in  ogni caso, ed io voglio sviluppare l'intervento anche se dura
  un quarto d'ora.
   Può  avvenire  l'aggancio  dinamico,  sul  piano  del  principio
  costituzionale,   ma  se ci sono i presupposti  giuridici  perché
  questo avvenga.
   Nel  caso  specifico,  il riferimento eventuale  non  è  ad  una
  legge,  come  per il discorso degli appalti, ma ad una  serie  di
  norme,  sulle quali - la voglio informare - siamo già intervenuti
  perché non si può recepire in Sicilia per alcuni settori.
   Con  la legge 30 del 2000 siamo intervenuti sia sulla legge  267
  che  sul  decreto  legislativo 265, qui si  tratta  di  argomenti
  dispari  fra  di  loro  per  cui non è  possibile  l'automatismo,
  giuridicamente  è  impossibile sul piano  costituzionale.  Io  ho
  avuto  30  e lode, onorevole Incardona forse lei ha avuto     18,
  quindi la smetta cortesemente.

    PRESIDENTE    Onorevole   Incardona,   non   mi   costringa   a
  richiamarla all'ordine per la seconda volta. Onorevole Ortisi, la
  ringrazio  perché  riesce  anche a sdrammatizzare  le  situazioni
  difficili.

    ORTISI   La  legge nazionale numero 81 del 1993, rispetto  alla
  quale  si  vorrebbe sollecitare l'aggancio, copre solo una  parte
  dell'intervento che qui si propone e non il totum di cui  si  sta
  discutendo;  d'altronde  perché dovremmo agganciarci  al  decreto
  numero  265,  già superato dalla nostra 30, dalla nostra  25  del
  2000.
   La  legge numero  81 del 1993, sul piano politico adesso, nacque
  su  stimolo  della legge numero  7 del 1992 di questo Parlamento,
  imitandola  maldestramente  e  se  quest'ultima   era  molto  più
  coerente, io non c'ero peraltro, della legge numero 81  del  1993
  in  cui,  in  alcuni  Comuni ancora fino a 15 mila  abitanti,  il
  sindaco e anche il Presidente del Consiglio che è contraddittorio
  rispetto all'impianto generale, di tipo decisionista, cui ci si è
  riferiti con la 7 del 1992 poi distrutta in parte con la  35  del
  1997,  credo che sul piano politico questo sarebbe un grandissimo
  errore.
   Piuttosto  credo  che  la riflessione vada  fatta  su  un  altro
  aspetto.  Considerato che è stato  bocciato l'articolo  3,  trovo
  inutile  parlare di decurtazione di compensi  perché il  problema
  oggi, vista la legge elettorale regionale, provinciale e comunale
  in    cui    il    potere   reale   è   esercitato    dal    capo
  dell'amministrazione, dalla giunta e dai dirigenti per  la  parte
  gestionale, non è quello di diminuire i compensi, tanto  più  che
  il principio per il quale l'amministratore fa il politico e viene
  compensato è pericleo, risale al V secolo a.C. ed  è il principio
  fondante della democrazia.
   Il  problema è il numero inutile  così pletoricamente  espresso,
  perché  cosa  fanno tutti i deputati, sia qui  che  ovunque,  che
  svolgono ruoli marginali rispetto all'indirizzo generale che oggi
  il   legislatore   regionale  ha  dato  a  tutta   l'impostazione
  dell'amministrazione,  che  ci fanno trenta,  venti  consiglieri,
  novanta   deputati   a  vivacchiare  tanto   spesso   quando   ne
  basterebbero  sessanta,  quando ne  basterebbero  anziché  trenta
  venti, quando in giunta basterebbero molti meno assessori.
   Il   principio non è  decurtare; caro onorevole De Luca  Cateno,
  il fatto che un sindaco non prenda compenso  mi fa ridere, che ci
  sia  un  sindaco o un amministratore che non prende  soldi  ed  è
  incompetente,  ciò reca un danno alla collettività.
   Il  problema  non  è il fatto che venga pagata  la  persona  che
  amministra,  perché il principio pericleo oggi si è  caricato  di
  un'altra motivazione, il discorso è che la persona non competente
  danneggia.
   Il  principio  pericleo  oggi è rafforzato  dall'esigenza  della
  competenza;   questo   è  il  concetto  sul  quale   bisognerebbe
  discutere, non il discorso pietistico, penitenziale per il  quale
  è bravo quel sindaco o quell'assessore che rinuncia al gettone.
   Lei sa che la legge n. 30 del 2000 era un'ottima legge e che  fu
  il  Consiglio comunale di Catania per primo a gestirla in maniera
  patologica  quando  sostituì ai gettoni  l'indennità,  perché  il
  principio si basava sul fatto che l'indennità sostituiva la somma
  dei  gettoni purché l'indennità medesima non superi la somma  dei
  gettoni,  poi loro ipotizzarono trenta riunioni in un mese  ed  è
  ovvio che l'indennità diventava chissà cosa, ma la legge non  era
  sbagliata.
   E  il  principio  per  il quale si viene retribuiti  permette  a
  tutti  di fare gli amministratori, è un fatto democratico, perché
  - ed ha ragione Luciano Canfora quando riduce tutte le regioni ad
  oligarchie - non retribuendo chi amministra, chi svolge un ruolo,
  chi  oggi deve fare il sindaco a tempo pieno, perché sono  finiti
  gli  Settanta, Ottanta, deve essere retribuito, ma devono  essere
  retribuite meno persone e bisogna trovare gli strumenti perché la
  competenza diventi una strettoia.
   Svolgerò  gli altri aspetti, signor Presidente, sull'ordine  dei
  lavori.

    ANTINORO  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ANTINORO  Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo  che  il
  dibattito sviluppato sulla vicenda dell'indennità, qualunque sarà
  la  soluzione  che  troveremo alla  fine,  non   riuscirà  mai  a
  soddisfare  tutte le esigenze, perché la vicenda, così  come  era
  stata  proposta  all'inizio, sulla media  mi  pare  che  sia  già
  scomparso.
   Si  parla di un abbattimento del dieci per cento che genera  una
  serie di problematiche e  punti di vista diversi.
   Rispetto  all'intervento dell'onorevole Ortisi,  sono  d'accordo
  per   una  parte,  e cioè che nessuna indennità  dovrebbe  essere
  ridotta,  poi  la voterò se decideremo di votarla  ed  andremo  a
  celebrare  l'ennesima ipocrisia e  l'ennesimo momento di  non  so
  quale pubblicità all'esterno, di chi deve necessariamente a tutti
  i  costi  risparmiare  sulla politica, sui costi  della  politica
  rispetto a comuni dove vi sono consiglieri comunali di comuni  di
  mille  o  di  due  mila o di tre mila abitanti  che  percepiscono
  indennità  risibili  e  noi stiamo andando  lì  a  continuare  ad
  accanirci  su una vicenda per la quale i quotidiani ne parleranno
  per  i  primi  due  o  tre  giorni e dopo   tre  o  quattro  mesi
  ritorneranno a pretendere una riduzione dei costi della  politica
  continuando  a  battere gli eventuali dieci,  quindici,  venti  e
  trenta per cento.
   O  quest'Aula e la politica qua rappresentata ritrova l'orgoglio
  di  dire - come ho detto stamani rispetto ad un'altra motivazione
  che  comunque si sovrappone - che la politica serve per  produrre
  atti, per produrre leggi, nei Consigli comunali per approvare  le
  delibere  dei Consigli comunali, e serve per rendere un  servizio
  ai  cittadini  e  quindi non vi è bisogno  di  alcuna  riduzione,
  oppure  cancelliamo  la politica, cancelliamo  le  elezioni.  Sto
  facendo una dichiarazione chiaramente pesante, cancelliamo  tutto
  quello che c'è da cancellare e pieghiamoci alla logica del  fatto
  che bisogna  ipocritamente venire incontro ad un ragionamento che
  spesso i quotidiani ci pongono e quindi  dobbiamo essere lì tutti
  pronti a dare ragione a chi deve dare la caccia all'untore.
   Non  sono d'accordo con l'onorevole Ortisi, invece, quando  dice
  che  bisogna  ridurre  il numero. Infatti,  se  la  Provincia  di
  Palermo,  che  fa  un  milione  300 mila  abitanti,  deve  potere
  esprimere  un  numero  congruo  di  parlamentari  presso   questa
  Assemblea,  vuol  dire  che  venti parlamentari  sono  un  numero
  congruo proporzionalmente alla popolazione. Questo vale per tutti
  i  Consigli comunali, i Consigli provinciali, circoscrizionali  e
  quant'altro.
   Semmai  è  la  politica  che  deve cominciare  a  produrre  atti
  concreti  per fare in modo che torni la fiducia nella  gente.  Si
  sta  probabilmente imboccando una strada, o che la strada sia già
  stata  imboccata e probabilmente siamo già a metà  percorso,  per
  cui   alla fine produrremo un rimedio che sarà peggiore del male,
  e,  lo dico anche da medico, la terapia che uccide l'ammalato non
  viene fatta.
   Dopodiché  dichiaro fin d'adesso di essere disponibile a  votare
  in  un  modo  o  nell'altro qualunque cosa  abbia  un  minimo  di
  ragionevolezza nelle scelte.
   Il   Presidente  Cristaldi,  insieme  con  la  Commissione,   ci
  potranno  anche  illuminare su quanto di ragionevole  può  essere
  proposto, evitiamo però di spararci addosso e di sparare  addosso
  a  chi nel territorio rappresenta la politica, perché ricordatevi
  che  molti  consiglieri comunali e provinciali, per non  dire  la
  totalità  di  questi,  lavora quotidianamente  nel  territorio  e
  probabilmente  si  sentiranno mortificati da  una  decisione  che
  l'Assemblea regionale siciliana produrrà sulle loro teste,  sulle
  loro  passioni politiche e su tutto quello che rappresentano  nei
  loro comuni e nelle loro comunità


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


   Riprende la discussione del disegno di legge (nn. 519-5-14-15-
        193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio)

   PRESIDENTE.  Si  passa  alla votazione  dell'emendamento  4.6  a
  firma  dell'onorevole  Cracolici che, essendo  assente,  dichiaro
  decaduto.

    DI GUARDO .  Dichiaro di fare mio l'emendamento 4.6.

    PRESIDENTE  L'Assemblea ne prende atto.
     Onorevole  Di Mauro, l'emendamento 4.2, a sua firma,  reca  lo
  stesso  contenuto  di  quello  dell'onorevole  Cracolici;   manca
  soltanto il riferimento agli amministratori.
   Se  verrà  approvato l'emendamento 4.6, il suo, di  conseguenza,
  sarà dichiarato decaduto.


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


    DI MAURO  . Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    DI  MAURO  . Signor Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che
  il  dibattito  emerso in Aula abbia ripercorso,  per  intero,  il
  confronto o lo scontro avuto in Commissione.
   Il  confronto dei componenti della Commissione non è stato  solo
  con  riferimento  allo  sbarramento  o   legato  all'aspetto   di
  portare  il  sistema maggioritario da 10 a 15 mila  abitanti;  il
  confronto  è  stato  anche  in ordine  a  quella  che   definisco
   antipolitica  ma anche alla questione della sindrome  del  libro
  di  Stella.Da  quando  è stato pubblicato il   libro  di  Antonio
  Stella,  tutti  siamo stati presi dalla necessità di   calmierare
  quelli  che sono - non so come definirli -i ristori o i  compensi
  di chiunque svolga attività politica.
   Credo  che  l'idea  che pervade i cittadini non  sia  quella  di
  colpire i compensi dei singoli amministratori o, quanto meno,  se
  c'è   un'idea   in   questo   senso  è  indirizzata   verso   gli
  amministratori  delle  grandi città, di quelle  che  superano  un
  certo numero di abitanti.
   I  consiglieri  comunali dei centri fino a 15-20  mila  abitanti
  hanno  compensi  irrisori, per cui un'eventuale  diminuzione  dei
  loro compensi, non è altro che un aspetto di natura estetica.
   Per  quanto  riguarda i consiglieri comunali o  provinciali  che
  ricevono  compensi  di  un certo tipo,  se  hanno  abusato,  come
  qualcuno  poc'anzi  ha  fatto  rilevare,  facendo   più  di   una
  Commissione  al  giorno,  certamente, non  è  colpa  della  legge
  istitutiva dei compensi.
   Stasera,  abbiamo  assistito ad una sorta di  dibattito  che  ha
  messo  in  luce  una certa difficoltà da parte dei  parlamentari,
  quella  cioè di rappresentare la classe degli eletti  negli  enti
  locali  che  lavorano quotidianamente, si confrontano, sostenendo
  anche delle  spese.
   Non  è  facile   spiegare che la loro indennità verrà  decurtata
  oppure  spiegare, nei piccoli paesi dove  si tengono le  riunioni
  del   consiglio comunale, una volta o due volte al mese,  con  un
  gettone  di presenza di appena 25 euro, che ci sarà una riduzione
  di 2,50 euro.
   Secondo  me,   non incidono realmente sui costi della  politica.
  E'  più  una questione di facciata che  di sostanza. Non  risolve
  sicuramente  i nostri problemi o, quanto meno, quelli  legati  ai
  costi della politica.
   Nonostante abbia presentato un emendamento che, anche se ha  una
  sua  logica,  non  risponde ad un'esigenza che è  quella  che  ci
  chiede  il  territorio,  manifesto la mia astensione  rispetto  a
  questo  argomento:  non  voglio  agire  né  in  positivo  né   in
  negativo.
   Vorrei  che l'argomento fosse rinviato ma mi rendo conto  che  i
  lavori dell'Aula debbono proseguire.
   Preannuncio,  quindi, la mia astensione e, ritengo,   anche  del
  Gruppo parlamentare  Movimento per l'Autonomia .

    PRESIDENTE   Pongo  in  votazione il  subemendamento  4.6.1,  a
  firma dell'onorevole Speziale.
   Il parere della Commissione?

    CASCIO  relatore. Contrario.

    PRESIDENTE  Il parere del Governo?

    LEANZA  NICOLA ,   vicepresidente  della  Regione.  Mi  rimetto
  all'Aula.

    PRESIDENTE   Chi  è favorevole si alzi; chi è  contrario  resti
  seduto.

                          (Non è approvato)

    ORTISI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    ORTISI   Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  temo  che  il
  risultato del voto - 17 contro 19  -indichi che non c'è il numero
  legale.

    PRESIDENTE  No, onorevole Ortisi, il numero legale  si  accerta
  in altro modo.
   Pongo  in  votazione  l'emendamento 4.6, a firma  dell'onorevole
  Cracolici.

    CRACOLICI    Signor  Presidente,  chiedo   che   la   votazione
  dell'emendamento 4.6 avvenga per  scrutino segreto.

      (Gli onorevoli  Borsellino, Calanna,  De Luca, Di Guardo,
   Panarello, Panepinto, Rinaldi, Villari e Zago si associano alla
                             richiesta)

        Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 4.6

    PRESIDENTE   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a  termini  di
  Regolamento,   indìco   la  votazione   per   scrutinio   segreto
  dell'emendamento 4.6.
   Chiarisco  il  significato  del  voto:  chi  vota  sì  preme  il
  pulsante  verde;  chi  vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                     (Si procede alla votazione)

   Dichiaro chiusa la votazione.

                      Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito della  votazione  per  scrutinio
  segreto:

        Presenti  e votanti   49
        Maggioranza           25
        Favorevoli            25
        Contrari                23
        Astenuti                   1

                           (E' approvato)


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


       Riprende l'esame del disegno di legge numeri  519-5-14-
       15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio

    PRESIDENTE  Riprende l'esame del disegno di legge numeri 519-5-
  14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio.
   L'emendamento 4.2 risulta, pertanto, assorbito.
   L'emendamento 4.1 e gli emendamenti 4.7.2.2,  4.7.1,  4.7.2.1  e
  4.7 sono superati.
   Si passa all'emendamento 4.4, a firma dell'onorevole Cracolici.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI  Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo  è  un
  emendamento  semplicissimo.  In  nome  sempre  dei  costi   della
  politica,   in   Sicilia,  vi  sono  delle  situazioni   un   po'
  paradossali.  In  particolare, i presidenti di  provincia  e,  in
  alcuni  casi,  anche  i sindaci, soprattutto  di  alcune  realtà,
  poiché  nella  carica e nella funzione esercitano pure  in  altri
  enti attività amministrative, percepiscono diverse indennità.
   Ritengo  sia una cosa seria che nessuno possa percepire  più  di
  una   indennità  nella  funzione che esercita;  mi  riferisco  ai
  presidenti  di  provincia  che  non  possono  avere  il  compenso
  relativo alle APIT;  mi riferisco ai sindaci.
   Credo  che, da questo punto di vista, sia un atto di equità.  Al
  massimo,  una  indennità per tutti e non possono essere  cumulate
  indennità per la funzione.

    PRESIDENTE   Il parere della Commissione sull'emendamento  4.4,
  a firma dell'onorevole Cracolici?

    CRISTALDI   Presidente  della Commissione.  Chiedo  di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRISTALDI   Presidente  della Commissione.  Signor  Presidente,
  onorevoli  colleghi,  intervengo   con  tutto  il  rispetto   per
  l'onorevole  Cracolici che si è scatenato,  venendo  meno  ad  un
  impegno  assunto nel corso di una riunione; questo in politica si
  può fare.
   Lei  ha  concordato con noi l'emendamento 4.7.2, presentato  dal
  relatore,  ed ha detto che  avrebbe insistito sulla sua posizione
  ma prestarsi a certi giochi per fare in modo che l'emendamento si
  approvi  -  perché  una cosa è insistere sulla propria  posizione
  politica,  e  lei  ne ha il pieno diritto, e lei lealmente  aveva
  detto   io  insisto  su questo', altra cosa è  chiedere  il  voto
  segreto, ben sapendo che sarebbe stato scompaginato tutto  quello
  che  era stato organizzato - è una cosa che mi fa riflettere  sul
  futuro dei rapporti politici in quest'Aula.
   Signor   Presidente,  ciò   che si è  verificato  ha  una  certa
  consistenza.  Temo che il futuro del disegno  di  legge,  se  non
  viene attentamente valutato quanto verificatosi con l'emendamento
  a  firma  dell'onorevole  Cracolici, approvato,  potrebbe  creare
  mille problemi.
   Le  chiedo,  quindi, di sospendere la seduta per  consentire  al
  Governo  ed  alla  maggioranza, soprattutto, di  verificare  cosa
  succede  e di verificare cosa ne viene fuori, considerato che, in
  questa  sede,  il Governo ha dichiarato la inapplicabilità  delle
  norme nazionali in una certa maniera.
   Non  so  -  lo  dico  francamente -  se  quanto   approvato  sia
  applicabile  ma  una  vicenda di questa  natura,  portata  avanti
  senza il dovuto approfondimento, con un emendamento che, si  dava
  per  scontato,   essere  bocciato  -   perché  questo  era  stato
  l'intento   -  a  questo  punto,  essendo  stato  votato   questo
  emendamento, porterà delle ripercussioni.
   Signor  Presidente, le chiedo di sospendere la  seduta  e   dico
  ciò  nella  qualità di  Presidente della Commissione.  Chiedo  di
  sospendere  almeno  per quanto riguarda il disegno  di  legge  in
  questione.
   Se  si  intende andare avanti con un altro disegno di legge,   è
  un  problema  che  lascio alla Presidenza. Ma questo  disegno  di
  legge penso che debba essere rivisto e rivalutato.

    LEANZA   Nicola,  vicepresidente  della  Regione.   Chiedo   di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LEANZA    NICOLA,   vicepresidente   della   Regione.    Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, credo che quanto accaduto poco fa
  non  vada  preso alla leggera. Era un disegno di legge  che,  per
  quanto  ci  riguarda,  non condividevamo ma  si  era  svolto   un
  dibattito molto articolato, molto serio. Si è discusso seriamente
  in  questa  Aula  rispetto ai cosiddetti  costi  della  politica,
  rispetto  alle  competenze, rispetto al ruolo che ognuno  di  noi
  deve avere.
   Temo  che  quanto affermato dall'onorevole Cristaldi e  le  cose
  dette, poco fa, dall'assessore Colianni, in qualche modo, mettano
  in   grandissima  difficoltà  gli  amministratori  locali   della
  Sicilia,  non  i deputati regionali ma gli amministratori  locali
  della Sicilia.
   Se  volevamo dare una spallata alla democrazia, in qualche modo,
  una  spallata  gliel'abbiamo  data;  ritengo,  infatti,   che  la
  democrazia  non  abbia  un costo, non  debba   avere  costi.  Non
  dobbiamo risparmiare sulla democrazia.
   Oggi,  applicando  -   se  mai  si applicherà  -  questa  legge,
  consegneremo   comuni  capoluogo,  come  Enna   o   Siracusa,   a
  consiglieri comunali che dovranno percepire forse 600 o 700 euro,
  ed   ho  la  sensazione che, da quel momento in poi, la  politica
  comincerà  a perdere colpi e si correrà il rischio che subentrino
  la mafia, la corruzione e tante altre cose.

    CRISTALDI  Allora è meglio che ce ne andiamo tutti a casa.

    LEANZA  NICOLA,  vicepresidente  della  Regione.  Ritengo   che
  l'accordo,  raggiunto faticosamente, per quanto ci riguarda,  non
  era  neanche soddisfacente poiché pensiamo che ridurre il 10%  ai
  consiglieri comunali o provinciali non possa essere  un ridurre i
  costi  della politica  o farci avvicinare all'opinione  pubblica.
  Ci  avviciniamo  all'opinione  pubblica  se  facciamo  il  nostro
  dovere, se ognuno di noi da il meglio che può dare.
    Su questo emendamento, bisogna riflettere.
   Onorevole  Cracolici, sull'emendamento 4.4 ci  trova  d'accordo.
  Per  quanto  mi riguarda, come rappresentante del Governo,  penso
  che  la  cumulabilità non sia corretta. Avevamo  anche  fatto  il
  patto  di  non  ricorrere al voto segreto proprio perché  avevamo
  paura di questo. Lo avevo detto alla  stampa e lo ribadisco; l'ho
  ribadito  ai  colleghi  della  maggioranza  che  bisognava  stare
  attenti al voto segreto e, invece, ci siamo incappati.
   Come  rappresentante  del Governo ma anche come  segretario  del
  mio  partito,  dico  che non mi sento di continuare  l'esame   di
  questo   disegno  di  legge  e,  quindi,  appoggio  la   proposta
  precedentemente formulata e chiedo la sospensione della seduta.
   Chiedo   alla  maggioranza  di  fare  un  po'  il  punto   della
  situazione poiché lavorare di sera, essere disattenti,  significa
  che saranno gli altri a pagare.
   Avrei  appoggiato  e avrei, forse, anche apposto  la  mia  firma
  sull'ordine  del  giorno  che prevede di  inserire  dinamicamente
  anche   i   deputati  regionali,  di  pensare  ad  una  riduzione
  automatica. Quello sarebbe stato un fatto serio.
   Su  questo, quindi, siamo d'accordo. Bisogna tirare  un  po'  le
  somme  di  questa  seduta e riaggiornarsi  per  una  riunione  di
  maggioranza che potrebbe avere luogo anche domani mattina.

    SPEZIALE  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE   Signor Presidente, onorevoli colleghi,  vi  è  una
  richiesta  da  parte  del  Presidente  della  I  Commissione   di
  sospensione della seduta. Poiché avevamo concordato che la seduta
  in  corso sarebbe terminata alle 22.00, sospendere per 10  minuti
  non avrebbe senso. Per questo motivo, ritengo, dopo avere dato la
  parola sia all'onorevole Speziale che all'onorevole Cracolici che
  l'hanno  chiesta, opportuno rinviare la seduta  a  domani  e  non
  sospendere adesso.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Speziale.

    SPEZIALE     Signor  Presidente,  aveva  aperto  la   votazione
  sull'emendamento a firma Cracolici ed  aveva chiesto il parere al
  Governo   e  alla  Commissione.  Il   Governo  si  era   espresso
  favorevolmente e l'onorevole Cristaldi aveva chiesto di  parlare.
  Lei   non  doveva dare la parola e doveva permettere all'Aula  di
  esprimere il voto.
   Dico  ciò  perché, altrimenti, dentro un quadro  di  regole  non
  rispettate,  rischiamo  tutti di essere trascinati.  Ci   saranno
  stati  tanti  precedenti - mi rivolgo al l Presidente,   non  sto
  parlando  con  l'Assessore - e chiedo che  venga  rispettata  una
  procedura  su un emendamento sul quale, tra l'altro,  il  Governo
  aveva dato parere favorevole.
   Se  si  vuole utilizzare in modo pretestuoso, così come è  nelle
  cose,   è  da  due mesi che affermate di non dovere approvare  la
  legge -  ed è chiaro - utilizzate gli argomenti veri.
   Siete  contro la riforma della politica in Sicilia;  ditelo  con
  onestà.  Siete  una forza politica che tende ad  evitare  che  si
  producano  atteggiamenti riformatori ed etici che  rispondano  al
  principio  della responsabilità e ciò ha un senso  ma   dire  che
  avere  equiparato  il  sistema delle indennità  della  Sicilia  a
  quello italiano è un colpo inferto dalla mafia.

    LEANZA  NICOLA, vicepresidente della Regione. Ho detto un'altra
  cosa.

    SPEZIALE   Non  ha collegato il cervello. Quando  si  parla  di
  questioni  così delicate e si svolgono funzioni di  Governo,  non
  bisogna anteporre i meschini interessi di parte e di partito   al
  rispetto che si deve al Parlamento e l'Aula  ha votato.
   Ritengo  fuori misura quanto affermato dall'onorevole  Cristaldi
  quando dice che avevamo dichiarato di non chiedere votazioni  per
  scrutinio  segreto  -  non so se era stato  così  e  può  esserci
  un'obiezione che non è dentro le regole - ma quanto detto è fuori
  misura  e  non le è permesso - non lo è né a lei né  a  qualsiasi
  altro uomo di Governo  - farlo.
   Lo  considero  un episodio spiacevole che può capitare  a  tutti
  in  quest'Aula  e mi auguro che domani mattina,  dopo  una  buona
  dormita,   si   riprenda  a  lavorare  sulla   legge  elettorale;
  viceversa, debbo pensare che, strumentalmente, si utilizza  tutto
  per impedire che la legge vada avanti e che non c'entra niente né
  l'equiparazione  delle indennità nè quant'altro  viene  approvato
  dall'Aula;    ancora permane però un retropensiero da  parte  del
  Governo,  cioè  impedire che l'Aula si doti di  una  nuova  legge
  elettorale.

    PRESIDENTE   Onorevole  Speziale,  prima   di  dare  la  parola
  all'onorevole  Cracolici, per rispetto della  verità,  le  volevo
  dire  che è vero che avevo chiesto il parere e che il medesimo  è
  stato  favorevole;  avevo dato la parola all'onorevole  Cristaldi
  perché esprimesse il parere.
   L'onorevole   Cristaldi   ha  fatto   altre   valutazioni   che,
  obiettivamente,  avendo superato il momento della  votazione,  mi
  hanno  fatto  dire  ciò che ho detto successivamente  ma  nessuno
  vieta che si possa procedere alla  votazione.
   Avevo  annunziato che non avrei sospeso i lavori d'Aula  ma  che
  li avrei rinviati.

    CRACOLICI  Chiedo di parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    CRACOLICI  Signor Presidente, onorevoli colleghi, è chiaro  che
  siamo  pure stanchi e, probabilmente, la tensione ci sta  facendo
  vedere le cose con occhi che, forse, in altre ore della giornata,
  avremmo visto in maniera diversa.
   Non  vorrei che si ripetesse lo stesso episodio che, qualche ora
  fa,  si  è  verificato,  a  seguito di un emendamento  presentato
  dall'onorevole Gucciardi ed altri colleghi per i  quali  è  stato
  presentato  un subemendamento da parte dell'onorevole  Di  Mauro,
  approvato dall'Aula e poi il Governo aveva dichiarato, visto  che
  l'emendamento  Gucciardi  rovinava la  legge  sugli  appalti,  il
  parere  contrario  per  scoprire, successivamente, che la  grande
  rovina  di poco fa era semplicemente il fatto che si riduceva  di
  10 giorni la gestione di un sorteggio.
   Personalmente,  ritengo  pretestuose  le  dichiarazioni  di  chi
  afferma   che  l'equiparazione alla legge nazionale favorisce  la
  mafia.  Auspico  che ciò sia dovuto alla  stanchezza  che  ci  fa
  scivolare  il  piede dalla frizione e che fa  arrivare  il  piede
  nell'acceleratore. Quello che posso dire - e qui lo ribadisco - è
  che l'equiparazione dinamica a ciò che prevede la legge nazionale
  non  fa  nessun  taglio del 25, del 30, del 40;  ho  sentito  dei
  numeri.
   Stiamo  parlando di alcune funzioni per le quali  la  disciplina
  nazionale  non prevede indennità. Mi  riferisco, ad  esempio,  ai
  vicepresidenti e non la considero una questione per la quale  non
  si  debba approvare la legge elettorale, qualora i vicepresidenti
  dei  consigli comunali non ricevessero indennità. Stiamo parlando
  comunque   di   indennità  monetarie  che  sono  sostanzialmente,
  ribadisco sostanzialmente, uguali a quelle operanti in Sicilia.
   Ho   difeso  questo  emendamento  in  Commissione  e,  in  Aula,
  intervenendo,   ho   cercato  di  dare  il  mio   contributo   al
  ragionamento  di  quest'Aula  e  non  per   un  pretesto  ma  per
  affermare   un   principio  proprio,  in   virtù   dell'autonomia
  riconosciuta  agli enti locali e proprio per il  grande  rispetto
  che  ho  per la funzione politica che si vive negli enti  locali,
  essendo  stato  anch'io un esponente di quel ceto politico  degli
  enti  locali,  di cui non mi vergogno e mi sento protagonista  di
  quella   stagione,   considero   importante   che   le   funzioni
  indennizzate  negli enti locali abbiano lo stesso trattamento  in
  Val D'Aosta come a Lampedusa, a seconda del numero di abitanti, a
  seconda della funzione che si svolge.
   Onorevole  assessore, lo ribadisco, approviamo leggi  e  lei  fa
  parte  di un Governo con compiti, anche amministrativi,  di  dare
  attuazione alle leggi varate da questa Regione.
   Se  la  legge  prevede  che si applicano quelli  nazionali,  lei
  emanerà  un  decreto,  stabilendo che le discipline  vigenti   da
  Reggio  Calabria  in  su si applichino pure in  Sicilia,  con  le
  fasce, con i numeri, con le indennità. E' un atto amministrativo.
   Voglio  ribadire che è  evidente che un accordo  politico   l'ho
  fatto, l'ho difeso, mi sono battuto perché questa legge arrivasse
  in   Aula;   un  accordo  politico  l'ho  rispettato,  discutendo
  liberamente, francamente, anche sulle cose non condivisibili,  ma
  cercando  di  fare andare avanti l'Aula però un accordo  politico
  non può essere un cappio messo al collo di nessuno.
   Ho  difeso principi che ritengo di equità e, in nome di  questi,
  continuo  a pensare che la legge elettorale si debba e  si  possa
  fare,  non perché serve a qualcuno ma perché necessita  a  questa
  Regione.
   Mi  auguro  che  la notte porti consiglio a tutti.  E'  evidente
  che,  domani mattina, valuteremo lo stato dell'arte anche per  il
  prosieguo  dell'Aula  di domani e dei prossimi  giorni  perché  è
  evidente che una questione tiene l'altra.

    LEANZA   NICOLA ,  vicepresidente  della  Regione.  Chiedo   di
  parlare.

    PRESIDENTE  Ne ha facoltà.

    LEANZA   NICOLA ,   vicepresidente   della   Regione.    Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, ovviamente, non volevo dire  che,
  applicando la legge nazionale, favoriamo la mafia.
   Non  sono  così  sprovveduto né tanto meno  così  poco  accorto.
  Volevo  semplicemente dire che, quando si introdusse  il  sistema
  delle  indennità o si aumentarono i gettoni, lo si  faceva  anche
  per  evitare a coloro che, magari, erano più deboli di  espletare
  al  massimo livello le loro funzioni con correttezza, moralità  e
  serietà, come diceva poco fa anche l'onorevole Ortisi, nel  senso
  che è giusto che una persona che fa il consigliere comunale o  il
  sindaco o  l'assessore possa essere correttamente retribuito, non
  enormemente retribuito.
   Così   come   siamo  assolutamente  convinti  che  chi   fa   il
  parlamentare  seriamente alla fine non è  una  persona  che  vive
  nell'oro;  vive agiatamente ma non vive nell'oro.
   Non  ho  detto, onorevoli colleghi, onorevole Speziale, che  per
  quanto  ci  riguarda non si fa la legge. Ritengo, che,  a  questo
  punto,  poichè  sull'applicazione  dinamica,  lei  sa,  onorevole
  Speziale,  che  eravamo quasi tutti d'accordo, eravamo  d'accordo
  alla   Conferenza   dei  Capigruppo  sia   la   maggioranza   che
  l'opposizione,  ci  siamo  resi conto, consultando  l'Assessorato
  alle   autonomie  locali,  che  questo  diventava  di   difficile
  applicazione.  La  nostra preoccupazione quando poc'anzi  avevamo
  chiuso  un accordo più semplice, era perché volevamo evitare  che
  la Sicilia entrasse nel caos.
   Poiché  questo,  per quanto ci riguarda, riteniamo  non  sia  un
  grande  problema,  ritengo, come dice il Presidente  Stancanelli,
  che  possiamo anche completare la votazione di questo articolo  e
  rinviare i nostri lavori a domani mattina.

    PRESIDENTE   Pongo in votazione l'emendamento  4.4.  Il  parere
  del Governo è favorevole.
    Il parere della Commissione?

    CRISTALDI   presidente  della Commissione.  La  Commissione  si
  rimette all'Aula.

     PRESIDENTE  Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario  si
  alzi.

                           (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a  domani,  venerdì  3
  agosto 2007, alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Miccichè

   Presidenza del vicepresidente Stancanelli


     I   -     COMUNICAZIONI

  II   -DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
        1)  -   Nuove  norme per l'elezione e la composizione  dei
            consigli comunali e provinciali e delle relative giunte  (nn. 519-
            5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio)
            (Seguito)

   2)  -   Interventi in favore delle attività teatrali  (nn. 612-
  29-364/A) (Seguito)
   3)  -   Interventi in favore del cinema e dell'audiovisivo  (n.
  613/A) (Seguito)
   4)  -   Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 9
  ottobre 1998, n. 26, sulla tutela delle minoranze linguistiche
  nella regione  (n. 426/A) (Seguito)
   5)  -   Assestamento del bilancio della Regione e del bilancio
  dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione siciliana per
  l'anno finanziario 2007. Copertura del disavanzo del servizio
  sanitario regionale relativo all'anno finanziario 2006
  (n. 637/A) (Seguito)
   6)  -   Rendiconto generale della Regione siciliana e
  dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione siciliana per
  l'esercizio finanziario 2006  (n. 638/A) (Seguito)
        7)  -   Norme in materia di ristrutturazione delle passività
            agrarie  (n. 642/A) (Seguito)

         8)   -    Disposizioni finanziarie urgenti in materia  di
            protezione civile e vigilanza dei siti culturali. Disciplina
            comunitaria applicabile in materia di agevolazioni de minimis.
            Abrogazione di norme  (n. 637/A - Norme stralciate) (Seguito)

         9)  -  Disposizioni in materia di trasporto pubblico locale
            (n. 617/A) (Seguito)

     III   -VOTAZIONE FINALE DEI DISEGNI DI LEGGE:

        1)  -    Norme   in   materia  di  ineleggibilità   e   di
            incompatibilità dei deputati regionali     (nn. 519-5-14-15-193-
            315-396-517-570-584-593-600-625/A - I  Stralcio)

        2)  -  Modifiche ed integrazioni alla legge 11 febbraio 1994,
            n. 109, come introdotta dalla legge regionale 2 agosto 2002, n.
            7, recante norme in materia di lavori pubblici. Norme in materia
            di concessione di acque pubbliche. Revisione dei prezzi dei
            materiali da costruzione. Proroga termini in materia di edilizia
            agevolata-convenzionata. Disposizioni in materia di tutela della
            salute e sicurezza dei lavoratori nei cantieri  (nn. 611-603/A)

                  La seduta è tolta alle ore 22.05.

          Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 01.15

                       DAL SERVIZIO RESOCONTI
                            Il Direttore
                        Dott. Eugenio Consoli

                    Assemblea Regionale Siciliana
                           XIV LEGISLATURA

                Seduta n. 80 di giovedì 2 agosto 2007

                              ALLEGATO:

            EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA

  DISEGNO DI LEGGE NN. 519-5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-
  625/A  -  I   STRALCIO  NORME IN MATERIA DI INELEGGIBILITà  E  DI
  INCOMPATIBILITà DEI DEPUTATI REGIONALI

    -All'articolo 1:

   Emendamento 1.4:

  Al  comma  1,  n.  4, prima delle parole  l'accettazione  della
  candidatura ,  aggiungere le seguenti  altre:   Fermo  restando
  quanto previsto dai commi 1, 2  e 3 .

    -All'articolo 2:

   Emendamento 2.1:

  L'articolo 2 è così sostituito:

  La  presente  legge  è inserita nella GURS distintamente  dalle
  altre   leggi  senza  numero  d'ordine  e  senza   formula   di
  promulgazione ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1  della
  legge regionale 23 ottobre 2001, n. 14.

  DISEGNO DI LEGGE NN. 519-5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-
  625/A - II STRALCIO  NUOVE NORME PER L'ELEZIONE E LA COMPOSIZIONE
  DEI CONSIGLI COMUNALI E PROVINCIALI E DELLE RELATIVE GIUNTE

    -All'articolo 3:

   Emendamento 3.5:

  L'articolo 3 è soppresso.

    -All'articolo 4:

   Emendamento 4.6:

  Sostituire la lettera c) del comma 1 con la seguente:

  c)  il  comma  4 è così sostituito:  Le indennità spettanti  ai
  presidenti  di  provincia,  ai  sindaci,  agli  assessori,   ai
  consiglieri  comunali  e provinciali e di  circoscrizione  sono
  quelle  previste  dall'articolo 82 del Decreto  legislativo  n.
  267/2000 e successive modificazioni .

   Emendamento 4.4:

  Aggiungere il seguente comma:

   4.  Il  Sindaco  e il Presidente della provincia  non  possono
  cumulare alla propria altre indennità di cariche ricoperte  per
  la funzione .

  DISEGNO  DI LEGGE NN.  611-603/A  MODIFICHE ED INTEGRAZIONI  ALLA
  LEGGE  11  FEBBRAIO  1994, N. 109, COME  INTRODOTTA  DALLA  LEGGE
  REGIONALE 2 AGOSTO 2002, N. 7, RECANTE NORME IN MATERIA DI LAVORI
  PUBBLICI.  NORME  IN MATERIA DI CONCESSIONE DI  ACQUE  PUBBLICHE.
  REVISIONE  DEI  PREZZI  DEI  MATERIALI  DA  COSTRUZIONE.  PROROGA
  TERMINI   IN   MATERIA   DI   EDILIZIA   AGEVOLATA-CONVENZIONATA.
  DISPOSIZIONI  IN MATERIA DI TUTELA DELLA SALUTE E  SICUREZZA  DEI
  LAVORATORI NEI CANTIERI

    -All'articolo 1:

   Subemendamento 1.3.1:

  Al comma 10 sostituire l'1 bis 2 con il seguente:

   1  bis  2.  La  commissione aggiudicatrice  calcola  la  media
  aritmetica  delle  offerte  che restano  dopo  l'operazione  di
  esclusione  fittizia  di cui al comma 1 bis  1:  se  il  numero
  sorteggiato  è  compreso  tra 11 e 24,  l'aggiudicazione  viene
  fatta  all'offerta che risulta pari o che più si  avvicina  per
  difetto  alla media dei ribassi delle offerte rimaste  in  gara
  dopo  la  procedura di esclusione delle offerte di  maggiore  e
  minore  ribasso incrementata dello scarto aritmetico di cui  al
  presente  comma. Se il numero sorteggiato risulta compreso  tra
  26  e  40,  l'anzidetta media viene decrementata  dello  scarto
  aritmetico medio. Se il numero sorteggiato risulta  pari  a  25
  non   si   procede  alla  determinazione  dello  scarto   medio
  aritmetico  e  la  media di aggiudicazione è quella  risultante
  dalla media delle offerte rimasta in gara.

   Emendamento 1.3:

  Al comma 10 sostituire il comma 1 bis 3 con il seguente:

   1  bis  3.  Ove  si  sia in presenza di più aggiudicatari  con
  offerte  uguali,  si procede esclusivamente  al  sorteggio  del
  primo  e del secondo aggiudicatario, escludendo qualsiasi altro
  sistema  di  scelta. il sorteggio deve essere effettuato  nella
  stessa  seduta  pubblica  in  cui sono  stati  individuati  più
  aggiudicatari con offerte uguali .

    -

      All'articolo 2:

   Emendamento 2.2:

  Sopprimere l'articolo 2.

    -All'articolo  4:

   Emendamento 4.3:

  Sostituire il comma 1 con il seguente:

   Ai  fini  della prevenzione e la sicurezza nei cantieri  edili
  per la realizzazione di opere pubbliche dovrà essere utilizzata
  una  quota  percentuale delle somme corrispondenti  ai  ribassi
  d'asta  offerti dalle imprese in fase di aggiudicazione  per  i
  lavori  di  opere  edili appaltati da tutti gli  enti  pubblici
  della Regione siciliana.

  L'Assessorato  regionale  ai lavori pubblici  emanerà  apposito
  decreto attuativo per la individuazione della quota percentuale
  da utilizzare dai ribassi d'asta e la tipologia dei servizi che
  dovranno essere finanziati da ogni stazione appaltante.

  Le   stazioni  appaltanti  dovranno  servirsi  delle  strutture
  tecniche  degli  Enti  paritetici  per  la  prevenzione   degli
  infortuni,  l'igiene  e  l'ambiente  di  lavori  di   edilizia,
  istituiti ai sensi dell'articolo 20 del decreto legislativo  n.
  626/1994.

   Inoltre, l'Assessorato regionale ai lavori pubblici provvederà
  entro   tre  mesi  ad  emanare  un  apposito  schema  tipo   di
  convenzione  da  stipularsi  tra  ogni  ente  appaltante  e   i
  corrispondenti enti paritetici territoriali.

               EMENDAMENTI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 6

   Emendamento A. 28:

  Aggiungere il seguente articolo:

   Art   -  Certificazione del bilancio  di  esercizio  -  1.  Le
  società  di  capitali  e le società cooperative  che  intendano
  beneficiare  a qualsiasi titolo di finanziamenti agevolati  e/o
  contributi  a  fondo  perduto  di  importo  superiori  a   euro
  100.000,00 nell'ambito del programma operativo regionale per il
  periodo 2007-2013, sono tenute a partire dall'esercizio in  cui
  le   società  ricevono  comunicazione  dell'ottenimento   delle
  provvidenze  di cui sopra, e per l'intera durata  dell'aiuto  a
  presentare  agli  enti concedenti certificazione  del  bilancio
  d'esercizio redatta da società autorizzate ed iscritte all'albo
  previsto dal decreto legislativo n. 88 del 27 gennaio 1992 .

   Emendamento A.31 (riscrittura):

     L'Amministrazione regionale è autorizzata a cedere a  titolo
  gratuito all'Autorità portuale di Augusta l'area attrezzata  di
  Punta  Cugno  di  cui al comma 2 dell'articolo 11  della  legge
  regionale 20 gennaio 1999, n. 5.

   Emendamento A.32:

   Aggiungere il seguente articolo:

   Art   -  L'articolo 18 ter della legge n. 109 del  1994,  come
  introdotto dall'articolo 14 della legge regionale 2 agosto 2002
  n.  7  e successive modifiche ed integrazioni è sostituito  dal
  seguente:

  Art. 18 ter - Aggiornamento dei prezzi. 1. Entro tre mesi dalla
  entrata  in vigore di un nuovo prezzario regionale gli enti  di
  cui  alla  lettera a) del comma 2 dell'articolo 2, al  fine  di
  evitare  rallentamenti e maggiori costi nella esecuzione  degli
  appalti,  possono  procedere, senza necessità di  aggiornamento
  dei  relativi prezzi alla indizione della gara per  tutti  quei
  progetti  la  cui  approvazione  in  linea  tecnica  ai   sensi
  dell'articolo 7 bis della presente legge sia intervenuta  entro
  i tre mesi precedenti l'entrata in vigore del prezzario.

  2.  Ove  non ricorrano le suddette condizioni, gli enti di  cui
  alla  lettera a) del comma 2 dell'articolo 2, nel caso  in  cui
  sia  stato pubblicato un nuovo prezzario regionale prima  della
  indizione della gara devono aggiornare i prezzi dei progetti  a
  meno   di   parere  motivato  negativo  del  responsabile   del
  procedimento  fondato sull'assenza di significative  variazioni
  economiche  senza  necessità  di  sottoporre  gli   stessi   ad
  ulteriori pareri o approvazioni.

  3.  L'aggiornamento viene effettuato sulla base  del  prezzario
  regionale vigente .