Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
PARLAVECCHIO segretario f.f., dà lettura dei processi verbali
delle sedute numero 77, numero 78 e numero 79 dell'1 agosto 2007
che, non sorgendo osservazioni, si intendono approvati.
Congedo
PRESIDENTE Comunico che l'onorevole Calanna è in congedo per
l'odierna seduta.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE Comunico che sono stati presentati i seguenti
disegni di legge:
- Norme per la promozione dello sviluppo sostenibile
attraverso l'impiego delle fonti energetiche rinnovabili ed il
contenimento degli sprechi idrici negli edifici pubblici e
privati (648)
presentato dagli onorevoli Laccoto, Barbagallo, Galvagno,
Gucciardi, Mattarella, Manzullo, Rinaldi, Tumino, Zangara in data
1 agosto 2007
- Interventi per favorire lo sviluppo della mobilità
ciclistica come mezzo di trasporto alternativo all'uso dei
veicoli a motore ai fini della salvaguardia dell'ambiente e dello
sviluppo turistico dei territori attraversati (649)
presentato dall'onorevole Rinaldi in data 1 agosto 2007
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE Comunico che i seguenti disegni di legge sono
stati inviati alle competenti Commissioni legislative:
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- Interventi per il risanamento ambientale (645)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 1 agosto 2007
SANITA' (VI)
- Norme a sostegno dell'attività del coordinamento regionale
dell'Associazione nazionale privi della visti e ipovedenti
(647)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 1 agosto 2007
Comunicazione di richiesta di parere
PRESIDENTE Comunico la seguente richiesta di parere pervenuta
dal Governo e trasmessa alla compente Commissione legislativa
Affari Istituzionali (I):
- Iacp di Ragusa. Nomina presidente, vicepresidente e componente
del consiglio di amministrazione (n. 66/I)
-pervenuta in data 31 luglio 2007
inviata in data 1 agosto 2007
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE Comunico che sono state presentate le seguenti
interrogazioni:
- con richiesta di risposta orale:
numero 1258 - Iniziative per tutelare la Val di Noto,
patrimonio dell'Umanità.
-Presidente Regione
-Assessore Beni Culturali
-Firmatari: Cristaldi Nicolò; Caputo Salvino; Currenti Carmelo;
Falzone Dario; Granata Giancarlo; Incardona Carmelo; Pogliese
Salvatore; Stancanelli Raffaele
-numero 1260 - Iniziative per fronteggiare l'emergenza incendi.
-Presidente Regione
-Assessore Agricoltura
-Firmatario: Pogliese Salvatore
Le interrogazioni testè annunziate saranno iscritte all'ordine
del giorno per essere svolte al loro turno.
- con richiesta di risposta scritta:
-numero 1259 - Provvedimenti per limitare il fenomeno dei debiti
fuori bilancio da parte degli enti locali siciliani.
-Presidente Regione
-Assessore Famiglia
-Firmatario: Barbagallo Giovanni
-numero 1261 - Provvedimenti per la prevenzione della
talassemia e l'assistenza agli ammalati.
-Presidente Regione
-Assessore Sanità
-Firmatario: Barbagallo Giovanni
Le interrogazioni testé annunziate saranno trasmesse al
Governo.
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE Comunica che sono state presentate le seguenti
interpellanze:
-numero 48 - Chiarimenti sui criteri adottati dal Comune di
Palermo in merito all'annullamento della delibera della giunta
comunale n. 737/2000 ed all'errata applicazione di quanto
disposto dal Decreto del Presidente della Regione del 24/07/2002
n. 342.
- Presidente Regione
-Assessore Famiglia
-Firmatario: Dina Antonino
-numero 49 - Azzeramento del Consiglio d'Amministrazione
dell'ATO ME 2 e commissariamento dello stesso.
-- Presidente Regione
-Firmatario: Rinaldi Francesco
Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che il Governo
abbia dichiarato di respingere le interpellanze o abbia fatto
conoscere il giorno in cui intende trattarle, le interpellanze
stesse saranno iscritte all'ordine del giorno per essere svolte
al loro turno.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,
do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero aver
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante
procedimento elettronico.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Seguito della discussione del disegno di legge
«Norme in materia di ineleggibilità e di incompatibilità dei
deputati regionali»
(nn. 519-5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - I
Stralcio)
PRESIDENTE Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Onorevoli colleghi, considerato che per le ore 12.00 della
giornata odierna era stato fissato il termine per la
presentazione degli emendamenti ai disegni di legge posti ai
numeri 1), 2), 3), 4) e 5) del secondo punto dell'ordine del
giorno, si passa al disegno di legge posto al numero 6) dello
stesso punto dell'ordine del giorno.
Non essendo presente il Presidente della Regione, si passa
all'esame del disegno di legge: Norme in materia di
ineleggibilità e di incompatibilità dei deputati regionali (nn.
519-5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - I Stralcio),
posto al numero 7).
Invito la I Commissione a prendere posto al banco delle
Commissioni.
Ricordo che si era già votato il passaggio all'esame degli
articoli e che la discussione generale era stata rinviata in
sede di discussione dell'articolo 1.
Dichiaro, quindi, aperta la discussione generale.
CRISTALDI presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRISTALDI presidente della Commissione. Onorevoli colleghi,
questo disegno di legge intende fare applicare al deputato
regionale il regime vigente per il parlamentare nazionale ed è
questa la ragione che ha portato la Commissione a procedere allo
stralcio. Si tratta, quindi, di un semplice trasferimento del
regime vigente presso il Parlamento nazionale in quello
regionale.
E' corretto dichiararlo perché in futuro potrebbe essere
necessario leggere fra i verbali.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Sull'ordine dei lavori
ORTISI Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di
cominciare i lavori d'Aula, si ha necessità di conoscere il
quadro di insieme che si prospetta, perché dalla modulazione di
esso potremmo dedurre anche l'atteggiamento in Aula.
Se i lavori corrisponderanno all'applicazione concreta e allo
sviluppo di quanto concordato nella Conferenza dei Capi Gruppo
dedurremo un determinato atteggiamento; se invece, come succede
da undici anni in quest'Aula, non sapremo quando saremo costretti
a compensare la vergogna che proviamo nel percepire lo stipendio
senza lavorare con una performance fisica muscolare, anti-
ipnotica che riesce a farci sentire felici per due giorni e due
notti, assumeremo un altro atteggiamento: chiederemo il numero
legale e, quindi, il rinvio dei lavori alla prossima settimana.
Non so se la Presidenza è in grado di rassicurare sui tempi dei
lavori d'Aula o se ritiene di convocare una ulteriore Conferenza
dei Capi Gruppo per razionalizzare i lavori alla luce anche dello
sviluppo anomalo e contraddittorio dei lavori svoltisi nel suk
della Commissione Bilancio dove ottanta persone, non so a quale
titolo, si intrecciavano nei colloqui, negli ammiccamenti, nei
segnali e nei bisogni fisiologici in quella stanza senza aria
condizionata.
PRESIDENTE Onorevole Ortisi, all'ordine del giorno sono già
stati iscritti undici disegni di legge per i quali è stata già
votato il passaggio all'esame degli articoli e la relativa
discussione generale è stata spostata all'esame dell'articolo 1.
Ricordo che per i primi cinque disegni di leggi inseriti
all'ordine del giorno è stato dato il termine per la
presentazione degli emendamenti entro le ore dodici dell'odierna
giornata e, quindi, non saranno accolti in Aula emendamenti in
contrasto con il Regolamento.
Pertanto, questa Presidenza intende operare rispettando gli
impegni presi all'unanimità nella Conferenza dei Presidenti dei
gruppi parlamentari.
ORTISI Vorrei conoscere i tempi
PRESIDENTE Abbiamo stabilito di iniziare alle undici fino
alle quattordici e continuare nel pomeriggio, ovviamente devono
essere tempi umani e razionali.
BALLISTRERI Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
BALLISTRERI Signor Presidente, credo che l'ordine dei lavori
sia un elemento di serietà di un Parlamento e vi è il dovere di
essere estremamente seri e rigorosi con l'opinione pubblica.
Mi si deve spiegare come sia possibile affrontare un ordine del
giorno in questo modo, con continue manipolazioni. Non è un modo
corretto di procedere.
PRESIDENTE Onorevole Ballistreri, se lei prima di intervenire
fosse stato attento a quanto è stato detto in Aula, avrebbe
sentito che la Presidenza ha rinviato la discussione dei primi
cinque disegni di legge perché non è scaduto il termine per la
presentazione degli emendamenti fissato per le ore 12.00 di oggi.
BALLISTRERI Privilegiando alcuni punti all'ordine del giorno,
signor Presidente, ed è chiaro il modo politico di andare avanti.
Le chiedo, tuttavia, di promuovere una Conferenza dei
Presidenti dei gruppi parlamentari sull'ordine dei lavori.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Riprende la discussione del disegno di legge nn. 519-5-14-15-
193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - I Stralcio
PRESIDENTE Dichiaro chiusa la discussione generale. Si passa
all'articolo 1. Ne do lettura:
«Articolo 1
Regime di eleggibilità e compatibilità previsto per i deputati
regionali
1. L'articolo 8 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e
successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:
Art. 8. - 1. Non sono eleggibili a deputato regionale:
a) i presidenti e gli assessori delle province regionali;
b) i sindaci e gli assessori dei comuni, compresi nel
territorio della Regione, con popolazione superiore a 20 mila
abitanti, secondo i dati ufficiali dell'ultimo censimento
generale della popolazione;
c) il Commissario dello Stato per la Regione siciliana;
d) il segretario generale della presidenza della Regione
siciliana, i dirigenti di strutture di massima dimensione e di
dimensione intermedia, i dirigenti preposti ad uffici speciali
temporanei dell'Amministrazione regionale e di enti soggetti a
vigilanza e/o controllo della Regione, nonché i direttori
generali di agenzie regionali;
e) i capi di gabinetto e degli uffici di diretta collaborazione
nonché i segretari particolari dei Ministri, dei viceministri,
dei sottosegretari di Stato, del Presidente della Regione e degli
Assessori regionali;
f) i capi di dipartimento ed i segretari generali dei
Ministeri, i direttori generali delle agenzie statali nonché i
dirigenti preposti ad uffici di livello dirigenziale generale di
amministrazioni statali che operano nella Regione;
g) i prefetti, i viceprefetti della Repubblica ed i funzionari
di pubblica sicurezza;
h) il capo ed il vicecapo della polizia e gli ispettori
generali di pubblica sicurezza;
i) gli ufficiali generali e gli ammiragli, gli ufficiali
superiori delle Forze armate dello Stato se esercitano il comando
in Sicilia;
j) i funzionari dirigenti delle cancellerie e segreterie del
Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana,
delle Corti d'appello e dei tribunali della Sicilia;
k) i componenti dei comitati, commissioni ed organismi che
esprimono pareri obbligatori su atti amministrativi
dell'Amministrazione regionale;
l) i direttori generali, i direttori amministrativi e i
direttori sanitari delle aziende unità sanitarie locali, delle
aziende ospedaliere e delle aziende policlinico universitarie
esistenti nel territorio della Regione, nonché gli amministratori
straordinari delle suddette aziende. Anche nel caso di cui ai
commi 2 e 3, i direttori generali, i direttori amministrativi e i
direttori sanitari suddetti, non sono eleggibili nei collegi
elettorali in cui sia ricompreso, in tutto o in parte, il
territorio dell'azienda presso la quale abbiano esercitato le
proprie funzioni in un periodo compreso nei sei mesi antecedenti
alla data di accettazione della candidatura. I direttori
generali, i direttori amministrativi e i direttori sanitari
suddetti che sono stati candidati e che non sono stati eletti,
non possono esercitare per un periodo di cinque anni le loro
funzioni in aziende comprese, in tutto o in parte, nel collegio
elettorale in cui gli stessi erano candidati.
2. Le cause di ineleggibilità di cui al comma 1 non hanno
effetto se le funzioni esercitate siano cessate almeno
centottanta giorni prima del compimento di un quinquennio dalla
data della precedente elezione regionale.
3. Per cessazione dalle funzioni si intende l'effettiva
astensione da ogni atto inerente all'ufficio rivestito,
preceduta, nei casi previsti alle lettere a) e b) del comma 1
dalla formale presentazione delle dimissioni; e negli altri casi,
dal trasferimento, dalla revoca dell'incarico o del comando
ovvero dal collocamento in aspettativa.
4. L'accettazione della candidatura comporta in ogni caso la
decadenza dalle cariche di cui al comma 1, lettera a) e b).
5. Sono ineleggibili, salvo che si trovino in aspettativa
all'atto di accettazione della candidatura, i magistrati,
compresi quelli onorari ed esclusi quelli in servizio presso le
giurisdizioni superiori, nonché i membri del Consiglio di Stato,
del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione
siciliana e dei tribunali amministrativi regionali, nelle
circoscrizioni elettorali sottoposte, in tutto o in parte, alla
giurisdizione degli uffici ai quali si sono trovati assegnati o
presso i quali hanno esercitato le loro funzioni in un periodo
compreso nei sei mesi antecedenti la data di accettazione della
candidatura. Sono altresì ineleggibili, salvo che si trovino in
aspettativa all'atto di accettazione della candidatura, i
magistrati che abbiano esercitato le loro funzioni presso le
sezioni della Corte dei conti nella Regione siciliana, in un
periodo compreso nei sei mesi antecedenti la data di accettazione
della candidatura.'
2. L'articolo 9 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e
successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:
Art. 9. - 1. I diplomatici, i consoli, i viceconsoli,
eccettuati gli onorari, ed in generale gli ufficiali, retribuiti
o no, addetti alle ambasciate, legazioni e consolati esteri,
tanto residenti in Italia quanto all'estero, non possono essere
eletti all'Assemblea regionale siciliana sebbene abbiano ottenuto
il permesso dal Governo nazionale di accettare l'ufficio senza
perdere la nazionalità. Questa causa di ineleggibilità si estende
a tutti coloro che abbiano impiego da Governi esteri.'
3. L'articolo 10 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29 e
successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:
Art. 10. - 1. Non sono eleggibili inoltre:
a) coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali,
amministratori e dirigenti di società o di imprese private
risultino vincolati con lo Stato o con la Regione per contratti
di opere o di somministrazione, oppure per concessioni o
autorizzazioni amministrative, che importino l'obbligo di
adempimenti specifici, l'osservanza di norme generali o
particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la
concessione o l'autorizzazione è sottoposta;
b) i rappresentanti, amministratori e dirigenti di società ed
imprese volte al profitto di privati, che godano di contributi,
concorsi, sussidi o garanzie da parte dello Stato o della
Regione;
c) i consulenti legali e amministrativi che prestino in modo
permanente l'opera loro alle persone, società e imprese di cui
alle lettere a) e b), vincolate allo Stato o alla Regione nei
modi di cui sopra;
d) i presidenti dei comitati, regionali e provinciali,
dell'INPS;
e) i legali rappresentanti ed i dirigenti delle società alle
quali la Regione partecipa;
f) gli amministratori ed i dipendenti con funzioni di
rappresentanza o con poteri di organizzazione o coordinamento del
personale, di istituti, consorzi, aziende, agenzie ed enti
dipendenti dalla regione ovvero soggetti alla sua tutela o
vigilanza;
g) i legali rappresentanti ed i dirigenti delle strutture
convenzionate con la Regione, di cui agli articoli 43 e 44 della
legge 23 dicembre 1978, n. 833.
2. Le cause di ineleggibilità previste dal presente articolo
non sono applicabili a coloro che, in conseguenza di dimissioni
od altra causa, siano effettivamente cessati dalle loro funzioni,
ai sensi dell'articolo 8, comma 3, almeno novanta giorni prima
del compimento di un quinquennio dalla data delle precedenti
elezioni regionali.'
4. Dopo il Capo II del Titolo II della legge regionale 20 marzo
1951, n. 29 e successive modifiche ed integrazioni, aggiungere il
seguente:
Capo III - Delle incompatibilità - Art. 10 ter. - 1. Ferme
restando le cause di incompatibilità previste nella Costituzione
e nello Statuto speciale della Regione siciliana, l'ufficio di
deputato regionale è incompatibile con l'ufficio di Ministro,
viceministro, sottosegretario di Stato, componente di Governi di
altre regioni, componente del Consiglio nazionale dell'economia e
del lavoro, componente di organismi internazionali o
sopranazionali.
2. I deputati regionali non possono ricoprire cariche o uffici
di qualsiasi specie in enti pubblici o privati, istituti,
consorzi, aziende, agenzie, enti dipendenti dalla Regione ovvero
soggetti alla sua tutela o vigilanza, per nomina o designazione
del Governo regionale o di organi dell'Amministrazione regionale.
3. Sono escluse dal divieto di cui al comma 2 le cariche in
enti culturali, assistenziali, di culto, nonché quelle conferite
nelle università degli studi o negli istituti di istruzione
superiore a seguito di designazione elettiva dei corpi
accademici, fermo restando le disposizioni dell'articolo 1 della
legge regionale 30 dicembre 1965, n. 44.
4. Sono parimenti escluse dal divieto di cui al comma 2 le
nomine compiute dal Governo regionale, in base a norma di legge,
su designazione delle organizzazioni di categoria.
Art. 10 quater. - 1. Fuori dei casi previsti nell'articolo 10
ter, comma 2, i deputati regionali non possono ricoprire cariche,
né esercitare funzioni di amministratore, presidente,
liquidatore, sindaco o revisore, direttore generale o centrale,
consulente legale o amministrativo con contratto di carattere
continuativo:
a) in associazioni, enti, società o imprese che gestiscano
servizi di qualunque genere per conto della Regione o di enti
regionali, o ai quali la Regione contribuisca in via ordinaria,
direttamente o indirettamente;
b) in enti, istituti, agenzie o aziende sottoposti a tutela o
vigilanza della Regione;
c) in istituti bancari o in società che abbiano, come scopo
prevalente, l'esercizio di attività finanziarie, operanti nel
territorio della Regione.
2. Si applicano alle incompatibilità previste al comma 1,
lettere a) e b), le esclusioni indicate nell'articolo 10 ter,
comma 3.
Art. 10 quinquies. - 1. I deputati regionali non possono
assumere il patrocinio professionale, né in qualsiasi forma,
prestare assistenza o consulenza ad imprese di carattere
finanziario od economico in loro vertenze o rapporti di affari
con la Regione.
2. Non può ricoprire la carica di deputato regionale colui che,
nel corso del mandato, viene a trovarsi in una condizione di
ineleggibilità prevista agli articoli 8, lettere k) e l), 9 e
10.
Art. 10 sexies. - 1. I deputati regionali per i quali esista o
si determini, nel corso del mandato, qualcuna delle
incompatibilità previste nella Costituzione, nello statuto, e
negli articoli del presente capo debbono, nel termine di trenta
giorni dall'insediamento o, nel caso di incompatibilità
sopravvenuta, dall'inizio dell'esercizio delle funzioni, optare
fra le cariche che ricoprono ed il mandato ricevuto, determinando
la cessazione dell'incompatibilità stessa. Scaduto tale termine
senza che l'opzione sia stata esercitata, s'intendono decaduti
dalla carica di deputato.
2. I dipendenti dello Stato e di altre pubbliche
amministrazioni, nonché i dipendenti degli enti ed istituti di
diritto pubblico, sottoposti alla vigilanza dello Stato, che
siano eletti deputati regionali, debbono chiedere, nel termine di
dieci giorni dall'insediamento a pena di decadenza dal mandato
parlamentare, di essere collocati in aspettativa per tutta la
durata del mandato medesimo. Analogo obbligo sussiste a carico
dei deputati regionali che, dopo l'elezione, accedano ad un
impiego presso uno degli enti di cui al presente comma; in tale
ultimo caso il termine di dieci giorni decorre dalla data di
assunzione in servizio.
3. I dipendenti della Regione e di altre pubbliche
amministrazioni nonché i dipendenti degli enti ed istituti di
diritto pubblico, consorzi, aziende ed agenzie dipendenti dalla
Regione ovvero sottoposti alla sua tutela o vigilanza, che siano
eletti deputati regionali, sono collocati d'ufficio in
aspettativa per tutta la durata del mandato parlamentare. Tale
disposizione opera anche per i deputati regionali che, dopo
l'elezione, accedano ad un impiego presso uno degli enti di cui
al presente comma.
4. I deputati regionali che, durante l'esercizio del mandato,
siano chiamati, in quanto soggetti esterni alla Pubblica
amministrazione, a svolgere la propria attività in base a
contratti di natura privatistica, nei casi di cui all'articolo 8,
lettere d), e) e f), non possono esercitare le funzioni relative
a detti incarichi per tutta la durata del mandato.
5. L'articolo 2 della legge regionale 30 dicembre 1965, n. 44,
e successive modifiche ed integrazioni, è così sostituito:
Art. 2. - 1. I dipendenti dello Stato e di altre pubbliche
amministrazioni, nonché i dipendenti degli enti ed istituti di
diritto pubblico, sottoposti alla vigilanza dello Stato, che
siano eletti deputati regionali, debbono chiedere, nel termine di
dieci giorni dall'insediamento a pena di decadenza dal mandato
parlamentare, di essere collocati in aspettativa per tutta la
durata del mandato medesimo. Analogo obbligo sussiste a carico
dei deputati regionali che, dopo l'elezione, accedano ad un
impiego presso uno degli enti di cui al presente comma; in tale
ultimo caso il termine di dieci giorni decorre dalla data di
assunzione in servizio.
2. I dipendenti della Regione e di altre pubbliche
amministrazioni nonché i dipendenti degli enti ed istituti di
diritto pubblico, consorzi, aziende ed agenzie dipendenti dalla
Regione ovvero sottoposti alla sua tutela o vigilanza, che siano
eletti deputati regionali, sono collocati d'ufficio in
aspettativa per tutta la durata del mandato parlamentare. Tale
disposizione opera anche per i deputati regionali che, dopo
l'elezione, accedano ad un impiego presso uno degli enti di cui
al presente comma.'
6. Sono abrogati:
a) l'articolo 62 della legge regionale 20 marzo 1951, n. 29;
b) l'articolo 5 della legge regionale 26 agosto 1992, n. 7;
c) l'articolo 13 della legge regionale 20 giugno 1997, n. 19;
d) l'articolo 1 della legge regionale 9 dicembre 2004, n. 16;
e) l'articolo 33, comma 2, della legge regionale 3 dicembre
1991, n. 44.»
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- emendamento 1.1,
- emendamento 1.3,
- emendamento 1.2.
Si passa agli emendamenti 1.3 e 1.2 di identico contenuto.
ORTISI Signor Presidente, per evitare equivoci, dichiaro di
iscrivermi a parlare su ogni argomento.
ANTINORO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ANTINORO Signor Presidente, il senso di questo emendamento
presentato da tutto il nostro gruppo parlamentare, e
personalmente parlo in nome del capogruppo che non è presente, fa
riferimento alla nostra idea sulla politica come impegno
quotidiano e questo vale sia per il deputato regionale che per i
sindaci e per tutti coloro che nel territorio, con l'elezione
diretta, devono assumere un impegno costante e continuo rispetto
ai temi di una popolazione che ha bisogno di riposte.
Comprendo le ragioni della I Commissione circa il ragionamento
in merito alla normativa nazionale e alla opportunità di
uniformarsi alla stessa, ma, avendo una potestà autonoma
rispetto a questi temi e per l'importanza della figura dei
sindaci, riteniamo utile immaginare una idea di impegno
esclusivo, globale rispetto ad una popolazione piuttosto che
immaginare un limite dei 20 mila abitanti, che di per sé è un
impegno gravoso perché si tratta di un comune che richiede un
impegno costante e,quindi, sarebbe molto più logico.
Come gruppo parlamentare - a Gibilmanna, nell'incontro con i
vertici del partito protrattosi per due giorni qualche settimana
fa - abbiamo assunto l'impegno sulla incompatibilità assoluta tra
il ruolo di deputato regionale e di sindaco ed abbiamo ritenuto
di dovere presentare questo emendamento, insieme con gli altri
colleghi parlamentari del nostro gruppo, perché vorremmo un
sindaco che si dedicasse unicamente ed esclusivamente alla
popolazione che lo ha eletto, e un deputato regionale che si
dedicasse esclusivamente ed unicamente alla popolazione
provinciale che lo va ad eleggere; continuare a sovrapporre le
due funzioni con una sorta di mezzo servizio nell'uno e
nell'altra funzione significherebbe, secondo noi, distrarre il
soggetto eletto come sindaco o il soggetto che da deputato
dovrebbe fare il sindaco in modo dannoso per la popolazione che
dovrebbe andare ad amministrare.
Quindi, il senso di questo emendamento è quello di definire,
una volta e per tutte, gli impegni che chi viene eletto deve
assumere nei confronti della popolazione. C'è solo un piccolo
errore nella formulazione dell'emendamento, poiché è chiaro che
si intende sindaci e assessori dei comuni compresi nel
territorio della Regione , ma questo e un piccolo refuso che in
sede di coordinamento tecnico si potrà correggere.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Ortisi. Ne ha
facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che in
questo caso non ci siano scuole di pensiero riconducibili ad
aeree valoriali o ad aree di appartenenza partitica; credo che le
nostre posizioni dipendano soprattutto dalle esperienze
direttamente maturate, per cui non sarà difficile trovare
deputati della medesima formazione politica esprimenti
comportamenti e convinzioni diversificate.
Personalmente, la penso come l'onorevole Antinoro, avendo
sperimentato direttamente la difficoltà di svolgere
contemporaneamente il ruolo di sindaco in una cittadina e il
ruolo di deputato; qualche volta comporta sacrifici fisici e,
comunque, non rende lucidi gli interventi, non voglio parlare
della lobby dei sindaci , cui fa riferimento qualche collega,
non è questo che mi interessa, voglio parlare oggettivamente del
fatto che si svolge difficilmente in maniera conciliabile il
ruolo che entrambe le cariche impongono, tanto é vero che
qualcuno di noi si è candidato a sindaco pensando di dimettersi
se eletto deputato, visto il ruolo meno significante che oggi
l'Assemblea assegna al deputato perché, per la stessa motivazione
per la quale, in una cittadina, il sindaco, la giunta o il
dirigente, per la parte gestionale, assumono, prevaricando, il
ruolo dei consiglieri comunali. La medesima cosa avviene, in
questo Parlamento, come fatto strutturale, non come fatto legato
alla volontà politica o etica di chi governa.
Il governatore, la Giunta e i dirigenti hanno, ormai, assunto,
strutturalmente, un atteggiamento prevaricatore, non come volontà
ma di fatto perché è la legge che impone questo rispetto al ruolo
dei deputati regionali. E' per questa ragione che, personalmente,
voterò a favore degli emendamenti 1.3 e 1.2.
Aggiungo che, pregiudiziale, sarà però il discorso cui abbiamo
fatto riferimento, nel nostro intervento, sull'ordine dei lavori.
Riunite i deputati perché, fino a quando non ci metteremo
d'accordo sull'ordine dei lavori, personalmente, chiederò ad
altri quattro colleghi di invocare il riferimento al numero
legale fino, a quando quest'Aula non sarà praticabile
razionalmente.
LACCOTO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LACCOTO Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che,
già, per sei mesi, quest'Assemblea non abbia legiferato; siamo
arrivati alle notti di agosto per tentare di approvare undici
leggi e, tra l'altro, c'è anche molta confusione.
Il Presidente Cristalli, poc'anzi, faceva riferimento ad un
recepimento delle norme per i deputati nazionali rispetto ai
deputati regionali. La verità è che vi sono dei tentativi,
dall'una e dall'altra parte, contrastanti rispetto alle norme
previste per i deputati nazionali, con emendamenti che vanno in
posizione totalmente opposta, nel senso che alcuni emendamenti
tendono a portare a quarantamila abitanti il limite legato alle
cause di incompatibilità o di ineleggibilità, ovvero di creare
incompatibilità assolute tra deputato, sindaci o assessori.
Penso che dovrebbe esserci una linea. Una cosa è se si è
d'accordo su quella che può essere la linea del deputato
nazionale; altra cosa è che non si può tentare di fare delle cose
completamente diverse, nel senso di portare in Aula, in questa
legge e in questo momento, frettolosamente, qualcosa che riguarda
una incompatibilità assoluta o, d'altro canto, elevare la
popolazione da ventimila a quarantamila abitanti per l'aspetto
relativo alla incompatibilità.
Le opzioni, quindi, sono due: o si dà una linea, nel senso di
poter davvero, sic et simpliciter, recepire quella che è la norma
rispetto ai deputati nazionali o, diversamente, questa norma.
Signor Presidente, sono tra coloro che cercano di intervenire
sugli argomenti che creeranno confusione, certamente, e che non
aiutano, sicuramente, l'iter parlamentare confuso di queste
giornate.
Lo ripeto, signor Presidente, ci dobbiamo dare una linea. Se la
linea è quella di recepire le norme, così come ha detto il
relatore, a livello di deputato nazionale, rispetto a quello che
è il deputato regionale, allora, vi sarebbe un senso e potremmo
seguire, con linearità, un percorso.
Altra cosa sarebbe, invece, procedere attraverso emendamenti
che sono all'opposto: alcuni mirano all'incompatibilità assoluta
tra sindaci ed assessori, nella Regione siciliana; altri ad
elevare l'incompatibilità o l'ineleggibilità ai comuni entro i
quarantamila abitanti.
Ritengo, pertanto, che dobbiamo darci una linea; diversamente,
nostro malgrado, in questa confusione che regna, saremo
costretti, per ogni articolo trattato, a chiedere la verifica del
numero legale e ad intervenire.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo
l'Aula abbia scelto di portare avanti questo disegno di legge
stralcio perché questo provvedimento può avere una procedura
speciale e particolare.
La ragione sta - così come già affermato dal relatore - in
questa dimensione procedurale che fa di questo un testo di legge
particolare.
Preannuncio, in questa sede, che il nostro intendimento è
quello di separare la funzione parlamentare - così come risulta
già separata, ad esempio, nel caso dell'elezione diretta del
presidente e dei sindaci - dalla funzione amministrativa per i
comuni.
Il Gruppo parlamentare DS , pertanto, sostiene l'emendamento e
gli emendamenti - ho visto che anche i colleghi dell'UDC hanno
presentato, a tal proposito, questo emendamento - e sostiene,
inoltre, la tesi della ineleggibilità per i sindaci, i presidenti
di provincia e gli assessori dei comuni fino a 20 mila abitanti,
cioè non soltanto per i sindaci dei comuni fino a 20 mila
abitanti, ma i sindaci, i presidenti di provincia e gli assessori
dei comuni fino a 20 mila abitanti.
Preannuncio, quindi, la presentazione di un subemendamento
modificativo all'emendamento a firma dell'onorevole Zago che
precisa la ineleggibilità relativa a queste tre fattispecie,
oltre a quelle già previste dal disegno di legge da noi
condiviso.
CASCIO relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CASCIO relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
rivolgo un appello all'Aula e, quindi, anche a lei, nella qualità
di Presidente del Gruppo parlamentare DS : la volontà che la
Commissione ha esplicitato nel volere stralciare questa norma dal
contesto dell'altra norma elettorale era dovuta al fatto che,
essendo la norma elettorale suscettibile di referendum, se
approvata all'interno di quel contesto, poteva subire lo stesso
tipo di procedura, così come previsto dalla legge.
La ratio di questa norma stralcio sulle regole che
regolamentano il regime di eleggibilità e compatibilità dei
deputati con le cariche amministrative è esattamente quella di
allinearci, in maniera pedissequa, al regime di compatibilità ed
incompatibilità che vige al di là dello Stretto.
Con questa norma, vogliamo equiparare le prerogative dei
deputati regionali alle prerogative, in termini di compatibilità
ed eleggibilità, dei deputati nazionali.
Mi permetto di dire che questa norma, così come prevista dalla
Commissione - quindi, senza emendamenti, blindata - è una norma,
in qualche modo, condivisa anche dall'Istituto del Commissario
dello Stato.
Onorevole Cracolici, qualunque altro tipo di norma e qualsiasi
altro tipo di emendamento modificativo rispetto al testo esitato
dalla Commissione rischierebbe di rendere nullo il lavoro della
Commissione stessa.
Mi permetto di chiedere ai colleghi della maggioranza di
ritirare gli emendamenti presentati e formulo la stessa richiesta
ai colleghi dell'opposizione. Nel caso in cui questo ritiro non
dovesse avvenire, preannuncio, fin d'ora, il parere contrario
della Commissione.
Il rischio è che qualunque tipo di modifica rispetto al testo
blindato, esitato dalla Commissione, potrebbe inficiare il
percorso di questa norma.
Rivolgo, dunque, l'appello a tutti i colleghi - anche
all'onorevole Cracolici che sta predisponendo il subemendamento -
di evitare la presentazione dello stesso.
ZAGO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ZAGO Signor Presidente, onorevoli colleghi, i due stralci di
riforma della legge elettorale costituiscono un contributo
importante nella definizione delle regole elettorali da seguire
nella nostra Regione.
Si tratta - mi riferisco ad entrambi gli stralci - di disegni
di legge che considero minimalisti, nel senso che affrontano
alcune questioni condivisibili ma rifuggono da altri nodi che
pure dovrebbero essere sciolti.
L'aspetto più evidente riguarda lo sbarramento che abbiamo,
concordemente, affermato di volere rinviare ad altra data e,
quindi, alla sessione autunnale; mi riferisco però anche ad altri
aspetti che, forse, sono ancora più importanti.
L'aspetto principale al quale faccio riferimento è una sorta
di integrazione della legge relativa all'elezione diretta del
sindaco. L'Assemblea regionale, infatti, prima in Italia, al
tempo, fece scuola, costituendo un precedente; quella riforma ha
portato a risultati positivi ma, come dimostrato in questi anni,
fu una riforma a metà, nel senso che intervenne sui meccanismi di
elezione del sindaco - mi riferisco all'elezione diretta - ma non
intervenne su quello che viene inteso come l'equilibrio dei
poteri, il discorso sui pesi e i contrappesi, tra sindaco,
giunta, consiglio comunale.
Da questo punto di vista, si ebbe una lacuna da parte del
legislatore e, in questi anni, abbiamo visto come la funzione
del sindaco sia stata sempre più accentratrice e lesiva dei
poteri che non solo e non tanto la giunta ma anche i consigli
comunali avevano.
Auspico che, insieme allo sbarramento, nella sessione
autunnale, sia trattato anche il problema dell'equilibrio tra i
poteri, tra il sindaco e il consiglio comunale. Dico ciò anche
perché, contemporaneamente, è venuto fuori il problema dei
controlli negli enti locali, nel senso che la legge relativa
all'elezione diretta del sindaco è stata accompagnata dalla
soppressione degli organi di controllo.
Mi riferisco, intanto, alla vecchia Commissione provinciale di
controllo e, poi, ai CO.RE.CO e, come se ciò non bastasse, si
ricorderà la nomina del segretario comunale che, in precedenza,
era nominato dalla Prefettura, in nome e per conto del Ministero
dell'Interno e che, invece, adesso, come i colleghi sanno bene,
viene nominato dal sindaco.
Siamo passati da un eccesso all'altro: prima, da un controllo
asfissiante e burocratico, eccessivamente penalizzante
dell'attività di sindaci, giunte, consigli comunali; oggi,
invece, siamo arrivati a qualcosa di totalmente opposto.
Credo che, anche su questo tema, faremmo bene ad intervenire.
Per carità, non sono innamorato dei vecchi controlli ma un
ragionamento su cosa far rientrare nei controlli, sul fatto che
debbano esserci o meno e su quale funzione, in questo senso,
potrebbe svolgere il consiglio comunale, forse è bene, prima o
poi, farlo.
Questo disegno di legge, tuttavia, affronta alcuni nodi
importanti che ho condiviso, compresa l'equiparazione, per quanto
riguarda l'eleggibilità
PRESIDENTE Onorevole Zago, la invito a concludere il suo
intervento.
ZAGO Signor Presidente, le chiedo di derogare sul tempo a mia
disposizione.
di adeguare lo status, per quanto riguarda le
incompatibilità, del deputato regionale a quelle del deputato
nazionale.
Ciò non è in contrasto con l'emendamento a mia firma perché,
intanto, per evitare confusione, è bene che sia effettuata questa
equiparazione: ciò che è possibile per il parlamentare nazionale
deve esserlo anche per quello regionale.
Credo però che siano maturi i tempi per stabilire e fare
chiarezza, anche da questo punto di vista, sulla separazione
delle cariche, ad esempio, tra sindaci, presidenti delle province
e deputato regionale.
Il nostro è un grande Paese, una grande democrazia e questo
grande Paese, questa grande democrazia potranno svilupparsi,
crescere, vivere meglio se vi sarà una classe dirigente il più
ampiamente diffusa.
Non concentrare cariche su una sola persona serve ad ampliare
la classe dirigente; serve a permettere a più soggetti di
svolgere un ruolo di crescita nella società democratica; serve,
insomma, a coinvolgere, nella gestione della cosa pubblica, più
soggetti; serve ad ampliare il raggio delle istituzioni
pubbliche.
Ecco perché penso, al di là del fatto etico - per carità, pure
importante -, della sovrapposizione o, se volete, dei costi della
politica, che sia importante procedere allo sdoppiamento delle
cariche, per evitare che vi siano concentrazioni su una stessa
persona, per raggiungere, quindi, una partecipazione più ampia e
per avere una formazione di classe dirigente.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Congedi
PRESIDENTE Comunico che hanno chiesto congedo, per oggi, gli
onorevoli: Adamo, Fleres, Scoma e Confalone,
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
«Norme in materia di ineleggibilità e di incompatibilità dei
deputati regionali» (nn. 519-5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-
600-625 /A - I Stralcio)
ODDO Antonino . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ODDO Antonino . Signor Presidente, onorevoli colleghi, il
Gruppo parlamentare Uniti per la Sicilia , condivide lo spirito
dell'emendamento illustrato dall'onorevole Antinoro.
Riteniamo che uno dei tanti problemi, uno dei tanti mali della
politica in Sicilia, ma anche nel resto del Paese, sia questo
della sommatoria, sulla stessa persona, di più cariche. E' uno
dei motivi per cui i cittadini si sono staccati, via via sempre
più, dalla politica; il vedere sommarsi, in una stessa persona,
due, tre, quattro, talvolta cinque cariche pubbliche, senza
escludere poi le cariche di partito ha incrementato la
disaffezione dei cittadini dalla politica.
I sindaci, peraltro, hanno da anni, nella normativa in vigore
in questa cosiddetta seconda Repubblica , assommato a sé un
eccesso di poteri nei confronti del consiglio comunale.
Uno degli aspetti che questo disegno di legge, a nostro avviso,
non affronta è anche quello della riqualificazione del ruolo dei
consigli comunali.
Nella seconda Repubblica , nei consigli comunali, è stata
fatta un'operazione molto semplice: sono stati ridotti i poteri
in cambio di un aumento dello stipendio per i consigli comunali.
Ciò ha portato ad una dequalificazione dei consigli comunali e ad
un accentramento delle funzioni e dei poteri nei confronti dei
primi cittadini. Se a questi ultimi attribuissimo anche la
possibilità di fare i parlamentari, sarebbe evidente che
creeremmo dei piccoli uomini forti nelle singole realtà.
Crediamo che lo spirito di questo emendamento, quello cioè di
separare, in maniera netta, il ruolo parlamentare e del
legislatore, in particolare, da quello dell'esercizio del potere
amministrativo proprio dei primi cittadini, sia condivisibile.
Siamo favorevoli, quindi, alla totale incompatibilità fra la
figura del sindaco da 0 abitanti, per intenderci, da quella del
parlamentare. Soltanto in subordine, condividiamo il testo
originario presentato in Aula dalla Commissione che prevede
l'estensione della incompatibilità per i comuni fino a 40 mila
abitanti.
Vi sono altre ipotesi che si fanno spazio fra i banchi
dell'Aula e cioè di soluzioni che manterrebbero lo statuts quo,
quello della incompatibilità soltanto fino a 20 mila abitanti fra
i sindaci dei comuni. Questa ipotesi si sostanzierebbe in un
arretramento rispetto al lavoro svolto dalla Commissione. Ciò,
evidentemente, non trova la nostra condivisione e, anzi, ci
riserviamo di chiedere il voto segreto qualora emergessero
soluzioni che, a nostro parere, andassero in direzione di
mantenere il potere della cosiddetta lobby dei sindaci .
MAIRA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
MAIRA Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi accingo a
chiedere una breve sospensione dei lavori d'Aula e intendo
motivarne il perché.
Salvo tema di smentita, i lavori della I Commissione su tutto
il corpo delle leggi che incidono direttamente o indirettamente
sul regime elettorale delle autonomie locali è andato avanti con
una condivisione di massima di tutti i Gruppi rappresentati in
Assemblea; questa condivisione di massima, tranne che su due
punti, è stata raggiunta anche per gli emendamenti che non sono
stati trattati in Commissione.
Ciò si evince dalla verbalizzazione delle discussioni in
Commissione e gli stessi emendamenti, depositati prima in
Commissione e adesso in Aula, sono, in gran parte, condivisi da
tutti i Gruppi, tranne i due emendamenti che hanno creato la
concitazione finale della discussione della legge e che
riguardano lo sbarramento e l'elevazione a 15 mila abitanti del
sistema maggioritario.
Se questa promessa è vera, credo che se sospendessimo i lavori
potremmo ritrovare un punto di incontro senza bisogno di ritirare
gli emendamenti, laddove c'era condivisione, sia da parte della
maggioranza sia da parte dell'opposizione.
Naturalmente, non formulo tale richiesta a titolo personale ma
a nome del Gruppo dell'UDC.
TUMINO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
TUMINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, comprendo che
un sindaco, anche di un piccolo Comune, candidandosi alla carica
di deputato regionale, possa anche utilizzare il potere che gli è
proprio per la carica che, in quel momento, ricopre, anche a fini
elettorali.
Non escludo cioè che vi sia una posizione di vantaggio rispetto
agli altri candidati, per cui mi sembra del tutto normale pensare
ad una forma di ineleggibilità di un sindaco in carica per una
qualunque altra carica elettiva.
Esiste, invece, una norma che consente che ciò avvenga per un
principio - credo - di conservazione del potere, nel senso che
coloro che, in qualche maniera, costituiscono il corpus
dell'attività politica di una nazione, di una Regione, fanno in
modo di creare condizioni favorevoli affinchè si mantenga una
posizione esistente, una posizione di potere.
Onorevoli colleghi, a me sembra che sia improprio, sul piano
del principio, il mantenimento di questa norma. Non è tanto il
fatto che uno può avere la fregola , oggi, di candidarsi da
deputato a sindaco o, domani, da sindaco a deputato.
Comprendo che, sul piano personale, ciò possa essere anche, se
la norma esiste, un fatto di coscienza personale - io stesso
penso che farei l'uno e l'altro se ciò fosse nei miei desideri -
ma io, in quanto legislatore, vi chiedo di riflettere su un
principio generale che è quello di mettere tutti i concorrenti
per una carica elettiva sullo stesso piano e, quindi,
sostanzialmente, di impedire a chi detiene cariche pubbliche, di
non potere, in assoluto, utilizzare, eventualmente, il proprio
potere per modificare la regolarità della corsa.
Questa è la ragione per cui condivido la tesi di coloro che
vogliono una ineleggibilità alla carica di deputato per qualunque
sindaco di qualunque paese.
TURANO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
TURANO Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei che la
Presidenza seguisse il mio ragionamento perché ho un dubbio
interpretativo.
All'articolo 1, vengono definiti i soggetti che non sono
eleggibili.
Al comma 2, viene stabilito che i medesimi soggetti si devono
dimettere 180 giorni prima.
Al comma 3, viene definita la procedura della formale
presentazione delle dimissioni.
Al comma 4 viene detto che l'accettazione della candidatura
comporta, in ogni caso, la decadenza dalle cariche di cui al
comma 1, lettera a) e b).
A me, sembra che il comma 4 sia in palese contraddizione con i
comma 1, 2 e 3, tranne che il comma 4 non abbia una finalità
diversa che non so spiegare e che non so capire, considerato che
non si tratta neanche dell'allineamento alla legge nazionale.
Vorrei, signor Presidente, che su questo punto si riflettesse
tecnicamente per capire qual è il percorso che vogliamo
individuare, al fine di permettere poi ad ognuno di fare le
proprie valutazioni politiche.
PRESIDENTE A conclusione degli interventi, pregherei la
Commissione di fornire le spiegazioni richieste dall'onorevole
Turano.
DI MAURO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, credo che il disegno di legge in
discussione - riguardante materia elettorale e oggetto di un
dibattito abbastanza serrato, non solo in Commissione, ma tra i
partiti, nell'opinione pubblica e sulla stampa - non possa essere
affrontato dall'Aula in maniera confusa e senza un'attenzione
adeguata.
Una legge così importante, che intende dare una indicazione
legislativa ad un sistema elettorale, che deve in questo caso
riguardare l'elezione a deputato regionale e quindi interessa
l'Aula e soprattutto i parlamentari che sono qui dentro, non può
essere approvata con questo grado di confusione, di scontro
rispetto a quello che ci siamo detti.
A questo punto non so dove siamo arrivati, vorrei chiedere una
sospensione di un quarto d'ora per una riunione con i Capigruppo
per capire qual è lo stato della proposta di legge e capire come
andare avanti e cosa dobbiamo fare questa mattina.
PRESIDENTE Comunico che sono chiuse le iscrizioni a parlare
sugli emendamenti.
Onorevole Di Mauro, vorrei far presente che sul disegno di
legge al nostro esame sono stati presentati due emendamenti sui
quali l'Assemblea è intervenuta copiosamente, pertanto, se c'è la
richiesta di accantonamento va bene, ma se la sua non è una
richiesta di accantonamento, è stato già chiarito, e l'onorevole
Cristaldi mi ha chiesto la parola per fornire ulteriori
chiarimenti sui dubbi formulati dal l'onorevole Turano, poi
ciascuno si determini come ritiene opportuno motivando la propria
votazione, non so cosa possa stabilire una Conferenza dei
Capigruppo o riunione di Gruppo su un testo che è chiarissimo e
che presenta soltanto due emendamenti.
CRISTALDI presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRISTALDI Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo
l'onorevole Cascio, in qualità di relatore, abbia dato in più
passaggi chiarimenti innanzittutto sulla filosofia del disegno di
legge. Vale la pena di precisare una cosa che, probabilmente, non
è stata detta chiaramente: questo disegno di legge altro non fa
che confermare il dettato delle leggi regionali integrandolo con
le disposizioni vigenti per i parlamentari nazionali, nella
logica, quindi, dell'allineamento del normativa vigente per il
deputato regionale a quella del deputato nazionale.
Ogni cosa che qui si enuncia - con tutto il rispetto del merito
- secondo me non può essere presa in considerazione
dall'Assemblea se si sposa la filosofia dell'allineamento; non si
tratta di dire di no al contenuto di un emendaaemnto perché non
se ne condivide il merito, si tratta di dire no soltanto perché
altrimenti si altera lo spirito dello stesso disegno di legge.
In Commissione, lo stralcio è stato considerato non soltanto
perché vi è la procedura prevista dallo Statuto siciliano che
ricordava poc'anzi l'onorevole Cracolici, ma anche perché si è
voluto, in certo senso, blindare il contenuto del disegno di
legge per le ragioni sopradette.
In relazione a quanto affermato dall'onorevole Turano, che
fanno riferimento al punto 4 del comma 1 dell'articolo 1, dove
si dice: l'accettazione della candidatura comporta in ogni caso
la decadenza delle cariche di cui al comma 1, lettera a) e b) ,
significa questo: siccome il sindaco dei comuni superiori a 20
mila abitanti che intende candidarsi a deputato deve dimettersi
180 giorni prima della fine del suo mandato, che cosa ne viene
fuori? Per una serie di fatti anche imprevedibili, spesse volte,
per esempio faccio riferimento alle elezioni anticipate, un
sindaco non può sapere che ci saranno elezioni anticipate, non
può saperlo e, comunque vada, ci sono stati tutta una serie di
contenziosi che hanno portato al pronunciamento del TAR, dei
gradi successivi circa il fatto che doveva dimettersi ovvero non
doveva dimmettersi. Cosa sostiene dunque il legislatore? Comunque
vada, siccome dovevi dimetterti, per evitare questioni e anche
ricorsi, sappi che qualora dovessi rivestire la carica di
sindaco e ti candidi a deputato, a prescindere da tutto il resto,
sappi che appena ti candidi a deputato, così come avviene per
colui che si dimette 180 giorni prima, tu non sei più sindaco.
Ciò elimina, taglia la testa al toro, vale a dire siamo di fronte
ad una chiarificazione, ad una specificazione. Per evitare -
ripeto - che nascano contenziosi, ricorsi al TAR, CGA, Corte
Costituzionale. Vogliamo finalmente mettere ordine alla materia.
Pertanto, questo ulteriore punto 4, operante nella legislazione
vigente, viene confermato appunto perché elimina ogni equivoco
interpretativo, al di là di tutte le ragioni per chi come sindaco
dei comuni superiori a 20 mila abitanti si candidi a deputato e
da quel momento la semplice firma dell'accettazione della
candidatura comporta anche la decadenza da sindaco. Ciò significa
che non potrà essere più sindaco così come non potrà esserlo
colui che si dimette per candidarsi.
Si tratta dunque della stessa normativa vigente a livello
nazionale, avvocato Turano. Si lasci servire non da me che ho
studiato cemento armato ma da una serie di illustri giuristi che
abbiamo interpellato per esporre le loro tesi; si fidi dei nostri
uffici che hanno lavorato con molta serietà da questo punto di
vista.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
TURANO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
TURANO Signor Presidente, figuriamoci se non mi fido
dell'autorevolezza del Presidente Cristaldi e della preparazione
degli uffici
Signor Presidente, non ho consultato la legge che riguarda le
incompatibilità o il regime dell'ineleggibilità, però a memoria
ricordo bene che l'allineamento che vorremmo fare non rispecchia
quello che è scritto nel comma 4.
Ci sono autorevoli colleghi che sono stati anche parlamentari
nazionali e sanno bene, perché sono abbastanza anziani, che in
caso di scioglimento anticipato del Parlamento nazionale le cause
di ineleggibilità si trasformano in causa di incompatibilità
qualora entro 7 giorni dall'indizione dei comizi elettorali, e
quindi dalla conseguente pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale
del decreto del Presidente della Repubblica che scioglie le
Camere, si cessa dalle funzioni.
Se ci dobbiamo allineare alla normativa nazionale, dobbiamo
quindi scrivere un'ipotesi di questo tipo. Al contrario, stiamo
scrivendo una cosa che è molto diversa: stiamo scrivendo cioè che
le funzioni si possono esercitare fino alla data di accettazione
della candidatura che viene fatta 25 giorni prima dall'elezione e
non 70 giorni prima dallo scioglimento, così come previsto dalla
normativa nazionale.
Dal momento che in Sicilia tali eventualità si possono
verificare soltanto in casi che riguardano il Presidente, chiedo
di parametrare il comma 4 al dettato normativo nazionale in tema
di scioglimento anticipato, e non inserire procedure nuove e
diverse.
Alla luce di questa considerazione e avendo finalmente
individuato di cosa stiamo parlando, le chiedo di sospendere
l'Aula per due minuti per darmi il tempo di subemendare il comma
4 ed allinearlo alla disciplina nazionale, perché così come è
scritto non rispecchia l'allineamento alla normativa nazionale
che si vuole dare.
PRESIDENTE Onorevle Turano, lei avrebbe dovuto scrivere
l'emendamento al testo entro i termini di legge.
Pongo in votazione gli emendamenti 1.3, a firma Antinoro ed
altri e 1.2, a firma Antinoro ed altri, di identico contenuto.
DI MAURO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, rispetto agli emendamenti 1.3 e
1.2 noi, come Movimento per l'Autonomia, annunciamo il voto
contrario perché riteniamo che il dettato dell'articolo 1 di
questa legge, sia tutto sommato, un dettato che dà la possibilità
anche ai sindaci dei piccolissimi centri di potersi candidare.
Un'operazione che tende ad estraneizzare qualsiasi iniziativa
politica da parte dei sindaci, dei rappresentanti degli enti
locali per creare una sorta di casta nel parlamento, di posto
dove non si può arrivare perché chi aspira o diventa sindaco non
ha assolutamente la possibilità di partecipare a un tipo di
elezione come quella di parlamentare regionale, la riteniamo una
preclusione inaccettabile.
ANTINORO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà
ANTINORO Signor Presidente, premettendo la volontà di
mantenere l'emendamento in vita, specifico nuovamente che nel
testo originario dell'emendamento vi era un errore avendo scritto
cassare da compresi a popolazione , siccome il sostantivo
popolazione è scritto due volte, la volontà di chi l'ha scritto,
cioè la mia e dei colleghi che hanno firmato, deve essere intesa
come compresi nel territorio della regione , lo dico per
evitare che ci possano essere equivoci.
PRESIDENTE Onorevole Antinoro, invece di dichiararlo,
presenti un subemendamento.
LACCOTO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LACCOTO Signor Presidente, sono contrario all'emendamento
presentato e a tutti gli altri perché mi pare l'intesa era che il
testo dovesse andare in Aula avanti così come licenziato dalla
Commissione.
Tra l'altro, siccome non mi sento di appartenere ad una casta,
dove siamo tutti intoccabili, facciamo furore solo perché nei
piccoli comuni possono esserci esperienze di tipo diverso che
possono arricchire molte volte anche l'esperienza amministrativa
di cui credo si abbia bisogno, rispetto a quello che avviene, io
sono totalmente contrario agli emendamenti modificativi.
Penso sia giusto andare avanti come è stato fatto in
Commissione con un testo allineato alla normativa nazionale,
perché non avrebbe senso cercare di portare avanti questo disegno
di legge in queste condizioni o peggio in ordine sparso dove
ognuno, ogni volta, si risveglia e cerca di far elevare alla
soglia di quarantamila, quelle che sono le cause di
ineleggibilità o incompatibilità.
AULICINO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
AULICINO. Signror Presidente, onorevoli colleghi, sono molto
sorpreso del fatto che ci sia una sorta di difesa dei principi
della libera concorrenza per arrivare ad occupare i seggi nei
parlamenti.
In un Paese blindato in cui il parlamento nazionale - per
ammissione di tutti e anche di quelli che hanno fatto la legge -
è confezionato con una predeterminazione, a questo punto sia per
quelli che hanno criticato quella legge, sia per quelli che
l'hanno criticata dopo averla fatta, con una predeterminazione
vergognosa, per cui le caste, e ci sono autorevoli scrittori,
analisti che hanno riflettuto nell'ultimo periodo sulle caste che
si perpetuano e i gruppi dirigenti dei partiti confezionano nei
laboratori della politica i deputati e i senatori, assistiamo -
ripeto - nel Paese a livello nazionale e regionale quindi questo
discorso vale per la maggioranza e l'opposizione per evitare che
qualcuno abbia la puzza al naso e si senta troppo raffinato per
essere vero, in questo momento sostenere che bisogna quasi
moralizzare i percorsi e fare in modo che chi sostiene una
verifica elettorale abbia gli stessi strumenti degli altri,
quando sappiamo che per confezionare il Parlamento nazionale è
sufficiente a dare a cena con il segretario di partito per
trovarsi deputati e senatori; ora questo Parlamento siciliano è
alla ricerca delle verità, delle verità smarrite, ve lo dice uno
che avendo cercato la verità e non avendola trovata, ogni tanto
si sorprende del fatto che tanti parlamentari di diversa
estrazione, che questa è una legge che trasversalmente crea
problemi un po' a tutti, si sorprenda del fatto che tanti
parlamentari siano presi dal desiderio di affermare principi e
percorsi trasparenti.
Ma che volete che interessi alla gente se un sindaco di un
comune di tremila abitanti si candidi alle regionali, quando
quegli stessi cittadini hanno avuto offerta la scheda elettorale
con la ratifica delle decisioni ai vertici e quando le dinamiche
di formazione dei gruppi dirigenti nei partiti politici
rispondono alle logiche del porcellum in modo volgare, questo
vale per la destra, la sinistra e per il centro, ma di che cosa
parliamo? Noi vogliamo qualificare il nostro messaggio, il nostro
profilo progettuale, ma qui chi ha il diritto da sinistra, destra
e centro di fare lezioni di stile e di moralità agli altri,
quando sappiamo che ciascuno a casa sua fà cose volgari a turno,
nel senso che è sufficiente attendere un po' di tempo per capire
che ciascuno perpetua il proprio potere e propone sempre se
stesso?
E concludo, signor Presidente. E'chiaro che la mia premessa mi
porta a definire questa battaglia per far sì che i percorsi siano
trasparenti e puliti una battaglia non dico inutile ma quasi.
Certo, è che una cosa è fare in modo che si candidi alle
regionali un sindaco di un comune di 20 mila abitanti, altra cosa
è che si candidi alle regionali un sindaco di un comune di 70-100
mila abitanti, perché comprendete che il bacino di utenza e la
capacità di intercettazione del consenso di un sindaco che
amministra un territorio più vasto è chiaramente più
preoccupante.
Pertanto, io sarei dell'avviso che prescindendo dagli scenari
nazionali cui ho fatto riferimento, così per passaggio, si possa
in qualche modo evitare che un sindaco potente di un comune con
70 mila abitanti in un territorio in cui chiaramente questo
sarebbe un privilegio rispetto al candidato che non ha la stessa
sponda amministrativa, senza strumenti o rispetto al sindaco di
un comune piccolo che nessuno conosce, è chiaro che la mia
personale posizione, che prescinde dallo schieramento al quale ho
aderito, però mi sono consultato e concordo pienamente che gli
emendamenti di cui parliamo sono troppi belli per essere veri e
quindi sono contrario.
LEANZA NICOLA, vicepresidente della Regione. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA, vicepresidente della Regione. Onorevoli
colleghi, parlo non nella veste di Vicepresidente della Regione,
perché è giusto che una legge elettorale la faccia l'Aula, ma
vorrei invitare per primo l'onorevole Cracolici a ricordarsi che
noi avevamo approvato questo disegno di legge puntando molto alla
equiparazione a livello nazionale perché abbiamo detto vediamo di
collegarci a livello nazionale, quello che stiamo facendo in
questo momento ci discosta dalla norma nazionale. I deputati
nazionali possono candidarsi e fare i sindaci fino a ventimila
abitanti, se non sbaglio, e quindi non vedo per quale motivo
dobbiamo ancora una volta essere il Parlamento che si autodifende
ad oltranza.
Ritengo dunque che se vogliamo approvare questa legge sulla
incompatibilità, mi sembra ragionevole uniformarsi alla normativa
nazionale, cosa che avevamo detto in tutte le salse, in tutti i
momenti, in tutti gli incontri che abbiamo fatto.
Altrimenti, vedete, passa il messaggio che in qualche modo si
voglia limitare la partecipazione.
Poco fa lo dicevano gli onorevoli Aulicino e Laccoto: i sindaci
non sono persone estranee, sono persone che si misurano con una
realtà, che si candidano, che vengono elette. Non vedo per quale
motivo non dobbiamo dare l'opportunità di arrivare ad una
candidatura alla classe dirigente che si forma sul territorio,
che si forma risolvendo i problemi delle persone, che si forma a
contatto con la gente e poi magari diventare incompatibili.
PRESIDENTE Onorevole Turano, esiste un sistema nei parlamenti
per opporsi. Presentare emendamenti e farli votare. Non c'è
bisogno di discutere in Aula senza aver presentato gli
emendamenti. La prego di far continuare il Vicepresidente della
Regione.
LEANZA NICOLA, vicepresidente della Regione. Onorevoli
colleghi, una pausa di riflessione è necessaria. Non voglio
accantonamenti. Non possiamo incominciare con gli accantonamenti.
Un ritorno ad alcuni, no dico patti - vi chiedo scusa - accordi
che si erano fatti che almeno in questa legge si uniformava sic
et simpliciter rispetto alla legge nazionale, questo lo vorrei
ricordare ai Presidenti dei Gruppi parlamentari, al relatore
della legge, al Presidente della Commissione, che in quella sede
avevamo assunto degli impegni.
Dopodiché la mia impressione è che ci stiamo ancora una volta
autodifendendo. Vedete quando poi passeremo all'altro punto,
quello dei costi della politica, anche la rischiamo di restare
fermi sulle nostre posizioni e agli altri chiederemo di fare
sacrifici.
Abbiamo fatto un patto, vi prego di volerlo mantenere, l'Aula è
libera di presentare tutti gli emendamenti che vuole, però
onorevoli Capigruppo, ci si era impegnati su questa linea e i
Capigruppo avrebbero garantito che quest'accordo fosse mantenuto.
Altrimenti, per carità, ognuno può cambiare opinione, però è
una cosa diversa rispetto alle cose che ci eravamo detti.
CRISTALDI presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRISTALDI presidente della Commissione. Signor Presidente,
non vorrei che si presentasse una tiritera. La Commissione ha
dichiarato esattamente quello che ha dichiarato lei: intendiamo
allineare la legislazione nazionale in guisa tale che ciò che
succede per il deputato regionale valga per il deputato nazionale
e viceversa, naturalmente.
Ci siamo limitati, come Commissione, a prendere atto del regime
vigente per i parlamentari regionali e l'abbiamo integrato con le
disposizioni nazionali. Questa è la linea della Commissione. E
credo sia anche la linea della maggioranza. Non si può impedire
al singolo deputato di presentare un emendamento. Mi risulta
esserci l'accordo fra i Capigruppo per evitare che questo disegno
di legge sia sconvolto.
Ribadisco ulteriormente che il punto in questione, il punto 4,
altro non è che l'esatta trasposizione di quello che prevede il
testo unico nazionale in materia. Non abbiamo inventato
assolutamente nulla.
PRESIDENTE Ma non è in discussione, onorevole Cristaldi,
perché non c'è alcun emendamento in proposito.
CRISTALDI presidente della Commissione. Bene, ma siccome
sembra essere oggetto di chissà quali innovazioni, questo è. Per
cui i singoli deputati che presentano emendamenti hanno il
diritto di presentarli, hanno il diritto di chiedere che siano
votati. Per quanto riguarda la Commissione c'è il perfetto
allineamento all'accordo che è stato preso. Mi risulta che i
Capigruppo sono allineati su questa posizione.
Dopodiché andremo a vedere.
TUMINO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
TUMINO Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è perché i
partiti a livello nazionale decidono chi deve rappresentare il
popolo e quindi c'è un'operazione di sottrazione di potestà del
popolo, non è perché si afferma il porcellum' alla Calderoli,
che questo Parlamento deve trovare una sua coerenza con
l'indicazione nazionale ovvero una ipotesi di modifica di tale
percorso. Né tanto meno può venire incontro ad un'esigenza di
conformità di un indirizzo politico dei gruppi parlamentari di
appartenenza, perché in questo caso non si gioca nessun tipo di
problema delicato, importante sul piano della politica, si gioca
un problema di opportunità o meno rispetto ad una qualificazione
della figura del candidato alla deputazione regionale
Noi nelle norme di incompatibilità e di ineleggibilità
abbiamo amministratori, abbiamo direttori amministrativi,
sanitari, abbiamo magistrati per i quali c'è una incompatibilità
prevista, c'è una ineleggibilità prevista, se non c'è la
dimissione sei mesi prima. Anche il sindaco di un comune può
concorrere, purchè si dimetta sei mesi prima. Nessuno vuole
eliminare diritti che diritti di tutti. E' un problema di
opportunità così come si prevede che un direttore amministrativo
o un magistrato siccome può avere una situazione di partenza
diversa, può correre anche il rischio, nonostante la sua buona
fede, di vedere la sua attività in quel momento deteriorata o
deformata da un'ottica elettoralistica, allora si prevede
l'ineleggibilità.
Io non capisco, quindi il problema non è assolutamente perché
noi vogliamo modificare gli accordi, essere contro i patti, per
carità di Dio. Credo che i nostri gruppi hanno determinato un
percorso e su questo percorso ci ritroviamo tutti. Ma sulle
norme in sé, sulle questioni singole rispetto cui c'è sicuramente
una diversità di opinione non credo sia opportuno ricorrere ad
un appello alla identità e quindi ad un appello a dover
rispettare un accordo sottoscritto dai capigruppo. Quell'accordo
rimane e resta sottoscritto ed io mi adeguo, ma sicuramente su
una norma di questo tipo non c'è nessun ordine di scuderia che
possa valere.
CRACOLICI Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, ribadisco un principio che mi
vede in maniera difforme rispetto alle argomentazioni che ha
usato il governo, perché considero il tema che ha posto
l'onorevole Leanza nascere da un equivoco di fondo.
Qui non è in discussione il diritto di elettorato attivo e
passivo di qualunque cittadino residente - e io mi auguro anche
non residente - nel territorio della Sicilia. Qui stiamo ponendo
un'altra questione, in particolare con l'elezione diretta
introdotta dal legislatore con la legge n. 7 del 1992.
La funzione di sindaco è un patto, è un rapporto diretto tra
il sindaco e la cittadinanza. L'esercizio dell'attività di
sindaco non può che essere un esercizio esclusivo proprio in
virtù del fatto che l'elezione diretta costituisce un patto e un
rapporto bilaterale. Allora, prevedere una norma in cui in
qualche modo, consentitemi di dire, si evita di utilizzare la
carica e l'esercizio della funzione di sindaco attribuita con
l'elezione diretta alla funzione elettorale, io lo considero un
atto di separazione e, permettetemi di dire, di riduzione anche
dei costi della politica.
Pertanto, non c'è una casta che si vuole difendere, semmai c'è
una maniera trasparente di esercitare le funzioni di
rappresentanza rispetto alle funzioni di Governo. Condivido
l'emendamento dell'onorevole Antinoro e dei colleghi che l'hanno
sottoscritto e aggiungo a quando detto dall'onorevole Cristaldi
che il punto 4 dell'articolo 1 pensavo fosse un refuso ma,
invece, ho capito che non lo è.
Al di là del fatto che l'emendamento Antinoro venga approvato,
l'articolo 1 al punto a) recita: I Presidenti di Provincia e gli
assessori provinciali sono ineleggibili .
Il punto b) recita invece: I sindaci ad oggi, tranne quelli
sopra i 20 mila abitanti e gli assessori .
Il punto 4 recita: Coloro che accettano la candidatura a
deputato (cioè non si sono dimessi nei 180 giorni, così come
prevede la legge) decadono (hanno superato il periodo previsto
per non far scattare l'ineleggibilità. In questo caso coloro che
superano i 180 giorni e si candidano, decadono dalla carica, che
stanno esercitando, di sindaco o di assessore o di presidente
della provincia).
E' un modo per aggirare il punto a e il punto b.
CRISTALDI. C'è scritto in ogni caso'.
CRACOLICI. Mi permetto di suggerire una modifica e la proporrò
come tale in attesa del voto dell'emendamento dell'onorevole
Antinoro.
Qualora dovesse esser bocciato l'emendamento Antinoro, allora
si capisce il punto 4 esclusivamente alla lettera b) perché,
comunque, non può essere applicato alla lettera a).
Se c'è l'ineleggibilità, non ci possono essere sanatorie
successive.
Chiedo all'onorevole Presidente, qualora dovesse essere votato
favorevolmente l'emendamento dell'onorevole Antinoro, di
dichiarare improponibile il punto 4 perché sarebbe in
contraddizione con la lettera a e la lettera b che prevede
l'ineleggibilità.
Se non sono stato chiaro, formalizzo un emendamento.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, lei è stato molto chiaro, la
sua interpretazione mi sembra un po' estensiva, extra legem.
Quando si dice in ogni caso' vuol dire che decade da sindaco o
da presidente della provincia ed è anche ineleggibile.
Se vogliamo lasciare agli atti questa interpretazione, i lavori
parlamentari fanno testo. Se la dovessimo intendere come dice
lei, mi rendo conto che sarebbe una scappatoia perché non sono
180 giorni ma non è questa la ratio; in ogni caso vuol dire che
decade da sindaco o da presidente della provincia e se poi viene
eletto è anche ineleggibile.
Mi rendo conto, onorevole Cracolici, che lei ha posto un
problema e quindi dobbiamo trovare una soluzione anche con i
lavori parlamentari.
CRISTALDI, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISTALDI, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, più volte abbiamo cercato di spiegare lo
spirito di questo disegno di legge, ma si vuol far finta di non
capire.
Siccome anche noi non siamo nati ieri, prendiamo atto di quello
che si sta verificando. Abbiamo esplicitamente dichiarato che la
modificazione, anche di una sola virgola, altera lo spirito di
ciò che abbiamo deciso e che è stato condiviso all'interno della
Commissione.
L'eventuale approvazione dell'emendamento Antinoro comporta
l'immediata impugnativa da parte del Commissario dello Stato per
violazione della Carta costituzionale.
Se voi volete essere splendidi e fare i furbastri, è una cosa,
se, invece, volete essere persone serie, come lo siete state
finora, siate coerenti ed in linea. Allora si può anche non
condividere questo allineamento, non succede nulla, si alza il
capogruppo dell'UDC, dice che non lo condivide e ne prendiamo
atto, è una scelta politica, ma che si debba trovare l'escamotage
per fare finta di essere d'accordo e trovare tra l'altro una
spalla, credo in assoluta buona fede, dei DS su questa vicenda,
però trovare una spalla in questo, comporta una scelta politica
delicata.
Abbiamo pieno rispetto, intanto del Governo, della maggioranza
e siamo allineati: se il disegno di legge non si può fare non si
farà. Però, non condividiamo che si debba fare il disegno di
legge creando dei problemi all'Aula e dando chissà quale
sensazione, tutti si diventa giuristi, professori universitari.
Anche noi non siamo nati ieri da questo punto di vista, qualche
libro l'abbiamo letto e interpretiamo che questo tentativo di
biblificare' la legge è per affossarla.
Non c'è bisogno di fare tutto questo, non c'è bisogno che passi
un emendamento in contrasto con lo spirito che noi abbiamo detto;
basta che un capogruppo di maggioranza dichiari su questo che non
intende fare la legge e noi non la faremo.
Non c'è alcun motivo di fare imboscate, di far cadere in
tranelli la stessa Assemblea. Signor Presidente, si abbia pieno
rispetto dell'Assemblea, del lavoro che abbiamo svolto.
Condividiamo nel merito molti degli interventi, però riteniamo
che vadano fuori lo spirito di ciò che è stato concordato in
commissione e che è nella logica delle cose.
Ciascun parlamentare deve sapere, poi si atteggi come creda,
ciascun parlamentare sappia che la modifica, tra l'altro
sostanziale, che interverrebbe con l'emendamento dell'onorevole
Antinoro, comporterebbe non più l'allineamento tra i regimi
regionale e nazionale, comporterebbe una innovazione su cui posso
dirvi ci sarebbero seri dubbi di costituzionalità. Fidatevi di
uno che non si intende di questo, che ha in qualche maniera,
però, nel tempo avuto il tempo di studiare, di informarsi, di
consultarsi.
Onorevole Antinoro, lei deve sapere che se fa passare
quest'emendamento, il rispetto del Parlamento è sovrano, lo
spirito finisce, la legge è inapplicabile.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Sull'ordine dei lavori
DI MAURO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che,
come più volte è emerso durante i lavori della commissione ed
anche dal dibattito, quando si parla di questioni relative al
sistema elettorale sorgono sempre problemi.
Su questa legge che tutti ritenevano, comunque, abbordabile,
sulla quale si diceva che l'Assemblea non avrebbe avuto alcuna
osservazione da fare, purtroppo, si contravviene a quello che era
stato l'impegno da parte di tutti di portare avanti un disegno di
legge così come era stato impostato.
Addirittura, c'era stato un impegno preciso che non dovevano
essere presentati emendamenti e credo che non sia cosa da poco,
perché o qui, oggi, iniziamo a lavorare rispettando gli impegni
assunti oppure non ci siamo, per quanto ci riguarda ovviamente.
Le rinnovo l'invito di sospendere i lavori per fare il punto
della situazione, ci confrontiamo e poi decidiamo quello che
dobbiamo fare, perché noi come Movimento per l'Autonomia possiamo
benissimo uscire dall'Aula: vi fate la legge, fate quello che
ritenete opportuno, ritenete che per candidarsi occorra avere
superato almeno cinquant'anni, fate quello che ritenete
opportuno
CINTOLA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CINTOLA Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che
stiamo dicendo tutti le stesse cose, sia il Presidente Cristaldi,
che è già intervenuto, sia l'onorevole Antinoro che ha svolto il
suo intervento; diciamo le stesse cose ma non riusciamo a
catalizzarle per potere addivenire ad un'unica volontà. Non ci
sono volontà differenziate.
Riconosco l'intellettualità, la moralità e la correttezza
dell'onorevole Cracolici sull'argomento. In Aula veniamo anche
per dirimere posizioni lessicali, di scrittura e di volontà a
seguito della scrittura o di una possibile riscrittura. Se stiamo
dicendo con chiarezza che i sindaci non possono diventare
deputati, non si possono candidare e quindi si devono dimettere
180 giorni prima, è una cosa che è acclarata e che tutti
ritengono sia giusta. Se al quarto comma poi viene detto che, nel
caso in cui si candidano, decadono immediatamente da deputati, è
un'altra cosa, è normale, si norma egualmente la stessa cosa.
Se l'onorevole Antinoro nel suo emendamento dice che tutta
questa vicenda abbisogna di un correttivo, di una specificazione,
netta e precisa non per salvaguardare al deputato la poltrona in
contrasto con il sindaco che si va a candidare, ma perché finisca
come in Aula in dieci anni abbiamo trovato e visto, la
consorteria delle sindacatore, che diventano più sindaci che
deputati a difendere più un orticello che la complessità della
Regione siciliana, io non ci trovo niente di strano se al quarto
comma viene aggiunta la frase nel caso in cui ci sia uno
scioglimento anticipato dell'Assemblea .
In quel momento tutto diventa di una normalità unica,
l'emendamento può essere benissimo ritirato purché al quarto
comma, senza che con questo si infici nulla, si scriva che i
dieci giorni di cui si parla vengono nel momento in cui c'è una
possibilità di elezione anticipata dell'Assemblea.
Non è stato scritto perché l'Assemblea regionale siciliana per
sciogliersi nel passato aveva bisogno di tanto di quel tempo che
finiva la legislatura, quindi non c'era da prevedere una elezione
anticipata. Con il nuovo sistema elettorale e con un presidente
che si può dimettere in qualsivoglia momento è chiaro che ci può
essere anche qui lo scioglimento anticipato dell'Assemblea e
questo non verrebbe normato.
A questo punto il volere indicare da parte degli amici
dell'MPA di sospendere perché non si deve per una virgola
modificare il testo, neppure una virgola, io penso che se
modifichiamo un punto e virgola che stia a rappresentare le
stesse cose che eccelsamente e senza volere fare nessun
pistolotto ad alcuno, il Presidente Cristaldi ha espresso, a
nome dell'intera Commissione che ci rappresenta e che non può non
rappresentarci, io dico: che ci vuole a modificare di una sola
virgola e scrivere al comma 4 nel caso in cui c'è una elezione
anticipata . ? Certo, equivale ad un fatto nazionale che se ci
dovesse essere l'elezione anticipata entro i dieci giorni Non ci
vuole nulla ad aggiungerlo.
Perché non si può fare questo senza bisogno di sospensioni,
senza bisogno di andare a gridare allo scandalo perché chissà che
cosa si sta modificando?
Presidente Cristaldi, io riconosco la sua capacità, non da ora
ma da sempre, anche quando la contrastavo, ma debbo dirle che
oggi non volere aggiungere questa frase, un commetto da niente
nel caso di elezioni anticipate i dieci giorni , mi pare che
assolva alla volontà della Commissione, alla volontà del primo
proponente dell'emendamento, che io ho sottoscritto e che è
chiaro che ritireremmo immediatamente se si aggiungesse quella
frase, un pistolotto' di due righi in cui si dice nel caso di
elezioni anticipate entra in vigore il comma 4 .
PRESIDENTE. Onorevole Cintola, il tempo a sua disposizione è
scaduto.
CINTOLA. In queste condizioni non ci sarebbe bisogno né di
rinvio né di altro e credo che l'Aula non potrebbe non apprezzare
questa aggiunta che risolverebbe i problemi e, quindi, in quel
caso, annunzierei il mio voto favorevole.
DINA. Chiedo di parlare sulla richiesta di sospensione.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA. Signor Presidente, sulla richiesta di sospensione che mi
accingo a proporre
PRESIDENTE. No, la proposta già è stata fatta, lei deve solo
dichiararsi favorevole o contrario.
DINA. Mi dichiaro a favore della sospensione.
PRESIDENTE. Già ha parlato contro la sospensione l'onorevole
Cintola, lei è favorevole, dopodiché la porremo in votazione.
DINA. No, non mi sembra che abbia parlato contro...
PRESIDENTE. Ha parlato contro la sospensione, lei si è
espresso a favore, uno a favore ed uno contro.
DINA. Al di là delle contrapposizioni che si vogliono
innescare
CRISTALDI, presidente della Commissione. Se si accordano
dieci minuti di sospensione, non c'è bisogno di votare.
DINA. Ritengo che ci sia una libera interpretazione rispetto
alla posizione dell'onorevole Cintola che cercava di conciliare
due posizioni: quella aderente al testo nazionale e quella di
apportare qualche singola modifica che, sicuramente, verrebbe a
stravolgere l'impostazione complessiva, ma che tiene conto di
volontà che vanno maturando; ed è in questa considerazione che
ritengo che un momento di sospensione possa consentire ai Gruppi
parlamentari, ai Capigruppo, di fare chiarezza e di andare avanti
in questo senso.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, poiché abbiamo un problema al
sistema di votazione elettronica che deve essere verificato,
utilizziamo questa richiesta di sospensione per risolvere sia il
problema tecnico che quello politico.
Pertanto, la seduta è sospesa per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 12.47, è ripresa alle 13.23)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Riprende la discussione del disegno di legge nn. nn. 519-5-14-
15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - I Stralcio
ANTINORO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ANTINORO Signor Presidente, onorevoli colleghi, pur rimanendo
convinto della giustezza delle ragioni che mi avevano portato,
insieme ad altri colleghi del Gruppo, a formulare l'emendamento,
nello spirito che chi ricopre una carica deve il suo impegno
unicamente, esclusivamente e sempre a quella carica, considerata
la riunione che si è appena conclusa e considerato anche un
ragionamento interno al nostro Gruppo parlamentare, annuncio il
ritiro dell'emendamento che mi vede come primo firmatario.
Tutto ciò, nello spirito di maggioranza e per consentire
all'Aula di produrre le leggi che tanti siciliani aspettano.
PRESIDENTE L'Assemblea ne prende atto.
DINA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DINA Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo precisare
che il Gruppo Unione dei democratici cristiani e di centro ha
scelto di andare avanti su questo disegno di legge ed ha voluto
privilegiare il senso degli accordi e l'importanza della legge a
qualche valutazione diversa. E' una scelta consapevole, fatta dal
mio Gruppo che si è riunito.
Annuncio, pertanto, il ritiro dell'emendamento 1.2, di
cui sono firmatario.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, sentite le dichiarazioni,
comunico che gli emendamenti 1.2 e 1.3 sono ritirati.
L'Assemblea ne prende atto.
Il subemendamento 1.1.1 decade.
Si passa all'emendamento 1.4, a firma dell'onorevole
Cascio.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 1, nel testo risultante.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
L'emendamento A.1, a firma dell'onorevole Zago, è
precluso.
Si passa all'emendamento A2, a firma del Governo.
Poiché il disegno di legge sull'incompatibilità è sottoposto ai
termini per il referendum, è opportuno che l'emendamento sia
discusso in sede di esame del disegno di legge numero 519 ed
altri, secondo stralcio.
Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
Si passa all'articolo 2.
Ne do lettura:
«Articolo 2
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione.»
COLIANNI assessore per la Famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
assolutamente rispettoso di quelli che sono stati i lavori della
Commissione, non voglio esimermi dall'esprimere un giudizio
personale assolutamente negativo su quello che si sta facendo e
lo faccio .
PRESIDENTE Onorevole Assessore, quando ci saranno le
dichiarazioni di voto potrà intervenire.
COLIANNI assessore per la Famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Signor Presidente, avevo chiesto di parlare già
prima, ma hanno parlato altri parlamentari e non mi è stato
consentito
PRESIDENTE Onorevole Assessore, quando passeremo alle
dichiarazioni di voto, le darò la parola.
Pongo in votazione l'emendamento appena illustrato. Chi è
favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, la votazione finale del disegno di legge
avrà luogo successivamente.
La seduta è sospesa.
(La seduta, sospesa alle ore 13.32, è ripresa alle ore
13.46)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Seguito della discussione del disegno di legge «Nuove norme
per l'elezione e la composizione dei consigli comunali e
provinciali e delle relative giunte» (nn. 519-5-14-15-193-315-
396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio)
PRESIDENTE Si passa al seguito della discussione del
disegno di legge Nuove norme per l'elezione e la composizione
dei consigli comunali e provinciali e delle relative giunte
(nn. 519-5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - II
Stralcio) posto al numero 8).
La Commissione è già insediata nel banco delle Commissioni.
Ricordo che la discussione si era interrotta dopo il passaggio
all'esame degli articoli. Pertanto, dichiaro aperta la
discussione generale.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, il disegno
di legge che stiamo per trattare, come è noto, ha avuto un
travaglio particolarmente complesso e difficile, con un dibattito
a mezzo stampa e con momenti molto aspri di confronto politico
tra le forze presenti in Parlamento, ma anche con chi non è
presente nel nostro Parlamento.
Ricordo che già nella scorsa legislatura si è avviato il
percorso di riforma dei meccanismi elettorali a partire dalla
legge elettorale per l'elezione del Parlamento e del Presidente
della Regione in Sicilia e già in quella sede si era definito un
secondo titolo di quella legge che disciplinava le modalità
elettorali anche per gli enti locali della Sicilia.
A seguito delle procedure speciali previste per il rinnovo del
Parlamento siciliano, che come è noto era una legge che poteva
essere sottoposta a referendum di natura confermativa, il
Commissario dello Stato rigettò il provvedimento varato dal
Parlamento costringendolo a separare gli atti, distinguendo il
titolo I come provvedimento riguardante il rinnovo del
Parlamento regionale e in Aula venne fatta un'ulteriore pausa di
riflessione relativamente alla parte II che fu stralciata e mai
più approvata.
Questa legislatura rinnova il tema delle modalità elettorali
per gli enti locali considerato da larga parte del mondo politico
siciliano una delle priorità da affrontare con una riforma che
abbia differenti obiettivi.
Non tutto si può racchiudere nel problema che ha tanto
appassionato il dibattito, ovvero nell'introduzione di una soglia
di sbarramento che, da parte nostra, è stata sempre considerata e
viene ancora considerata una necessità non di una parte contro
un'altra parte politica, ma un antidoto alla degenerazione
intervenuta nella vita politica delle amministrazioni locali
avendo osservato, negli ultimi anni, non tanto una battaglia
democratica su opzioni programmatiche diverse nella vita delle
comunità, ma una sfida tra le persone e tra gruppi familiari
attraverso la proliferazione di decine e decine di liste nel
momento elettorale dei comuni.
Siamo arrivati al punto in cui l'elemento dello sbarramento,
per noi un tema assai importante, ha costituito un momento di
divisione. Ragione per la quale la Commissione, con il nostro
consenso, ha ritenuto opportuno fare lo stralcio rispetto al
testo predisposto dal relatore in un primo momento e, con
l'accordo della gran parte del mondo politico rappresentato in
questo Parlamento, portare in Aula solo la parte di quel testo
che prevedeva oltre lo sbarramento anche l'estensione ai comuni
fino a 15 mila abitanti delle modalità elettorali oggi previste
per i comuni sotto i 10 mila abitanti.
Consideriamo il testo arrivato in Aula un passo avanti, perché
non c'è dubbio che rappresenti la principale novità e voglio
qui ribadirlo anche perché questo Parlamento deve essere
orgoglioso delle innovazioni che è in grado di produrre così
come è stato in altri momenti della storia di questa nostra
Terra, mi riferisco, ad esempio, all'introduzione dell'elezione
diretta del sindaco che fu fatta in Sicilia ancor prima della
legge nazionale.
Con questa legge abbiamo introdotto una novità importante,
ovvero l'avvio del riconoscimento della democrazia paritaria
come valore costitutivo del nostro modo di fare le leggi e di
riconoscere la differenza di genere, ovvero il fatto che in un
terzo delle amministrazioni che andranno a comporsi a seguito
dell'approvazione di questa legge sarà obbligatoriamente
previsto un genere diverso rispetto all'altro, augurandoci che
un terzo prima o poi sarà solo di uomini e due terzi di donne,
intanto ci accontenteremo di un terzo fatto di sole donne.
Inoltre, insieme a questo provvedimento consideriamo importante
l'introduzione del metodo D'Hondt come metodo di assegnazione
dei collegi, così come è previsto per gli enti locali comunali,
anche per le province regionali; un grande tema che in qualche
modo va a semplificare il quadro politico.
Voglio infine porre un'altra questione, come gruppo
parlamentare Democratici di sinistra, assieme alla legge
elettorale, avevamo presentato un testo di legge riguardante i
cosiddetti costi della politica .
In questo disegno di legge esitato dalla Commissione i temi
riguardanti la riduzione dei costi della politica hanno trovato,
in questa prima fase, accoglimento nel testo.
Riteniamo, e lo voglio dire perché a nessuno sia consentito
fare facile demagogia, che così come sarà disciplinata la
riduzione dei costi della politica - e non solo monetari -, con
una riduzione, spero condivisa, del 10 per cento delle attuali
indennità per gli enti locali, allo stesso modo quest'Aula deve
assumersi un impegno altrettanto autonomo, ma eguale nella
misura della riduzione agli enti locali, riguardante la
riduzione delle indennità dei parlamentari e degli esponenti di
giunta del governo di questa Regione.
Lo faremo con apposito ordine del giorno poiché non si può fare
per legge in quanto, come è noto, l'indennità dei parlamentari
regionali è disciplinata dal Consiglio di Presidenza attraverso
l'aggancio al sistema previsto per i senatori della Repubblica.
Tuttavia, al di là delle indennità, credo importante riportare
nella nostra regione una dimensione accettabile del numero degli
amministratori.
Negli ultimi sei anni anche a causa della cosiddetta
delegificazione, del trasferimento agli enti locali attraverso
gli statuti della disciplina della materia, siamo passati, in
quasi tutti i comuni siciliani e nelle province regionali, ad un
numero di assessori che mediamente è il doppio rispetto a sei
anni fa.
Ritengo che in una città come Palermo avere quindici o sedici
assessori, con tutti i problemi che vi sono e con le
competenze più ampie, rispetto ad una Regione che ne ha solo 12
assessori, è la dimostrazione di quale sia stato l'elemento
degenerativo dell'aumento del numero dei componenti e quindi
dell'aumento del costo della politica.
Mi auguro che questo Parlamento possa mettere un punto e possa
dare rigore all'esercizio dell'attività politica senza cedere
alle facile e demagogiche campagne sull'anti-politica e come
gruppo parlamentare Democratici di sinistra, penso di parlare a
nome di tutto il centro sinistra, sosteniamo che la politica
deve essere da esempio nei confronti dei cittadini, ma la
democrazia ha bisogno della politica, coloro che pensano di
abbattere la politica, in realtà pensano di abbattere la
democrazia e noi certamente ci opporremo sempre ad una idea
della democrazia senza politica e senza partiti, ma é necessario
che i partiti e la politica possano essere un esempio per i
cittadini come luogo di rigore e luogo di serietà
nell'esercizio delle attività pubbliche.
PRESIDENTE Sono iscritti nella discussione generale gli
onorevoli Laccoto, Maira e Di Mauro.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Laccoto.
LACCOTO Signor Presidente, onorevoli colleghi, stiamo
affrontando forse con troppa fretta un tema molto importante
rispetto a quella che è la riforma elettorale o rispetto a
quelle che sono le aspettative di tanti amministratori,
consiglieri comunali, ma anche di cittadini.
Credo che sarebbe stato giusto arrivare in Aula con un testo
unico sugli Enti locali anche perché vi é molta confusione,
questa legge elettorale é divenuta dinamica attraverso norme che
vengano approvate di anno in anno e che a volte sconvolgano le
impostazioni generali sull'ordinamento degli enti locali.
Sulla legge esitata dalla Commissione, al di là dell'esigenza
di chiarire alcuni aspetti contenuti negli emendamenti, credo vi
sia la responsabilità di guardare con molta obiettività e con
molta serenità gli aspetti degli enti locali. Non si esclude,
caro Presidente, che qui vi sia un problema scaturito
dall'entrata in vigore del Titolo V, un problema di imposizione
agli enti locali di alcune norme che non possano essere imposte
se non con un recepimento autonomo e non obbligatorio attraverso
lo Statuto.
Credo che la norma generale positiva sia quella di elevare
finalmente a due terzi quel premio di maggioranza rispetto ai
comuni che avevano anche una composizione di sette e cinque e
che molte volte creava anche sicuramente una instabilità.
Non condivido, a priori, quelli che possono essere i numeri
buttati a caso circa la diminuzione dei consiglieri o degli
assessori, non credo che sulla rappresentanza dei consigli
comunali debba porsi il problema dell'aumento dei costi della
politica.
Personalmente ho fatto alcune battaglie sostenendo che gli alti
costi della politica non possono essere attribuiti a quelli
sostenuti per i consiglieri comunali, ma sono quelli che vengono
fatti in questo Palazzo o nel Governo regionale o negli enti
locali dove vi sono una miriade di consulenti, una miriade di
enti inutili; il tutto comporta una miriade di sprechi rispetto
a quelli che dovrebbero essere i canoni dell'efficienza e
dell'economicità.
Andiamo a puntare il dito sempre sugli sprechi delle indennità
dei consiglieri e il valore astratto e obiettivo non è quello, ma
tutto ciò che non è dato vedere e che non abbiamo il coraggio
di combattere.
L'esempio proviene anche da questa Assemblea: vi sono numerosi
sprechi riguardanti auto che vengono assegnate e aumentate,
numero di consulenti aumentato rispetto a quelli che sono i
budget dei gabinetti degli assessori regionali o della
Presidenza, che hanno costi notevolmente maggiori rispetto ai
costi teorici e minimi dei consiglieri comunali.
Non possiamo fare demagogia bella e buona Se vogliamo
veramente fare un affondo sui costi della politica, dobbiamo
avere il coraggio di andare a fondo sugli sprechi, iniziando da
questo Palazzo e non già parlando della diminuzione dei seggi o
di quella dell'indennità.
Rispetto a ciò, vedo come elementi positivi alcuni punti ma,
certamente, non credo che si possa andare a cuor leggero,
semplificando, in queste giornate di caldo afoso, delle leggi che
avrebbero avuto bisogno di un attento esame dal punto di vista
tecnico.
Cito un esempio: spero che venga recepita un'altra legge. Negli
enti locali, oggi, esiste una disparità rispetto a comuni che
hanno recepito la norma nazionale di contenimento della spesa e
che non si avvalgono più della Commissione edilizia rispetto ad
altri che , invece, si avvalgono della Commissione edilizia ma vi
sono delle norme che impongono che i pareri siano espressi
ancora dalla Commissione edilizia.
Ecco perché vi è la necessità di confrontarsi, di andare a
fondo, con un ordinamento degli enti locali che possa, di fatto,
dare un testo unico valido.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, considerato che sono iscritti
a parlare gli onorevoli Maira, Speziale e Di Mauro, avverto che,
conclusa la discussione generale sull'articolo 1, sospenderemo la
seduta.
E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha facoltà.
MAIRA Signor Presidente, onorevoli colleghi, è fin troppo
noto, anche per il grande e diffuso dibattito emerso dalle
cronache dei giornali e dagli altri mass media, che l'attenzione
della politica regionale si è concentrata, in questi ultimi
tempi, su questo disegno di legge.
In verità, l'attenzione è nata con un raggio di attenzione
ancora maggiore perché, in questo disegno di legge, è stata
individuata l'ipotesi di una nuova normativa che incidesse, per
un verso, sui sistemi elettorali di elezione delle autonomie
locali e, per un altro verso, sulla risistemazione all'interno
degli organismi degli enti locali - un bilanciamento, quindi, tra
i poteri degli enti locali, tra sindaco, giunta e consigli - e,
per un altro verso ancora, un tema di grande attualità che è
quello della riduzione del costo della politica.
In verità, nel corso del dibattito, seppure una prima ipotesi
riusciva a conciliare queste tre esigenze, sopravvenute
difficoltà o necessità di chiarimento di natura politica hanno
fatto sì che il disegno di legge venisse esitato nella sua
formulazione definitiva dalla Commissione, in una maniera
alquanto ridotta, lasciando da parte alcuni spunti che avevano
coinvolto l'interessamento della Commissione o, quanto meno, per
quel che riguarda l'UDC, in maniera principale, avevano coinvolto
l'interesse del partito dell'UDC che, addirittura, si era speso
in una tre giorni di seminario per individuare, sulle tre linee
prima dette, il pensiero e la volontà politica ed amministrativa
dell'UDC.
Le vicende per le quali si è interrotto il dialogo complessivo
in Commissione sono note. Non ritengo - non è il momento e non
ne vedo l'opportunità - di riprendere polemiche sterili che
continuerebbero a dividerci.
Comprendo l'impegno - la discussione di oggi e su un disegno di
legge da approvare alla ripresa post-feriale dell'Assemblea - di
riprendere tutti gli argomenti rimasti in sospeso, tutti di
grandissima importanza.
Per quel che riguarda l'UDC, ne voglio citare quattro,
essenziali per una rivisitazione moderna dei comuni e delle
province siciliane.
Il primo aspetto riguarda l'eliminazione della incompatibilità
tra consiglieri comunali e provinciali e membri di giunta. Ci
siamo accorti che - non è soltanto un giudizio espresso dall'UDC
ma era, nel dibattito in Commissione, un giudizio di natura
generale - che era venuto il momento di consentire nuovamente ai
consiglieri comunali e provinciali di poter ricoprire la carica
di assessori per creare quel maggiore collegamento tra consigli e
amministrazioni attive che, in questo momento, obiettivamente,
non c'è.
Avevamo anche individuato alcuni profili che incidono
enormemente sui costi della politica e sono d'accordo con chi,
poc'anzi, ha detto che i costi della politica non si creano a
danno della partecipazione democratica, della gestione degli enti
locali con la riduzione dei numeri dei consiglieri comunali e
provinciali e, forse, nemmeno con la riduzione del numero degli
assessori.
La partecipazione democratica dei cittadini va, certamente,
incrementata e non vanno istituiti degli organi collegiali che
diventano fatti di famiglia.
Le cittadinanze hanno il diritto di esprimersi nei consigli;
non dico che dobbiamo riportare il numero dei consiglieri
comunali e provinciali in atto prima della riforma in discussione
ma, certamente, vanno mantenuti per quello che sono oggi.
Tra i costi della politica, però, come accertato anche
dall'esperienza comune e giornaliera di chi come me, ma non sono
il solo in quest'Assemblea, svolgere le funzioni di consigliere
comunale, c'è certamente il prendere atto che è abitudine degli
enti locali siciliani far cumulare ai segretari generali anche la
carica di direttori generali. Ciò comporta un raddoppio dei
costi immotivato, visto che le funzioni sono sostanzialmente
identiche e vengono svolte dalla stessa persona che cumula due
incarichi.
E' necessario, quindi, procedere all'abolizione della figura
dei direttori generali per gli enti locali della Sicilia.
Dico ciò non soltanto per quanto riguarda un aspetto di
contenimento della spesa ma anche un sistema di razionalizzazione
della gestione degli enti.
Passo al secondo aspetto: la questione relativa al difensore
civico.
PRESIDENTE Onorevole Maira, il tempo a sua disposizione è
già scaduto.
MAIRA Signor Presidente, mi permetto, sommessamente, di
ricordare che, in questa materia, si applica l'ultimo comma
dell'articolo 103 e, quindi, non c'è limite di tempo.
PRESIDENTE La invito a concludere il suo intervento così come
ho fatto con i colleghi che hanno preso la parola prima di lei.
MAIRA Concludo, signor Presidente. Vale il sistema che non
c'è limite di tempo.
Dicevo, facendo riferimento al secondo aspetto - relativo al
difensore civico -, che è indubbio che l'esperienza ci tramanda
la sensazione che i difensori civici non abbiano alcuna utilità
negli enti locali, soprattutto per quelli di medie e piccole
dimensioni.
Possiamo accedere alla teoria di mantenere i difensori civici
per le tre città metropolitane ma, certamente, un comune di 15,
18 o 10 mila abitanti, come avviene oggi, che abbia il difensore
civico, è uno sperpero di danaro pubblico e, quindi, saremmo per
la necessità di abolire la figura del difensore civico.
Il terzo aspetto riguarda le circoscrizioni. A tal proposito,
l'UDC ritiene che abbiano un senso per le città metropolitane; il
fatto che vi siano però dei comuni di piccole e medie dimensioni
che sperperino non solo il danaro ma anche le energie dei
consiglieri comunali per istituire mini circoscrizioni, riteniamo
sia sbagliato e riteniamo, altresì, che vada rivista, non tanto e
non solo per quanto riguarda l'incidenza dei costi ma, anche e
soprattutto, per quanto riguarda la moderna gestibilità degli
enti locali.
Su questi e su altri punti che, di volta in volta, ci
riserviamo di affrontare in sede di discussione dell'articolato e
degli emendamenti, l'UDC dichiara, intanto, di essere d'accordo
con lo stralcio in discussione, oggi, in Aula, fermo restando che
lo consideriamo stralcio da integrare, nel corso dei lavori o con
altro provvedimento legislativo ad hoc che riguardi anche una
diversa ripartizione delle competenze tra organi istituzionali,
dei consigli comunali e delle province.
Di volta in volta, esprimeremo il nostro parere sull'articolato
del disegno di legge e anche in sede di votazione finale.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Speziale. Ne ha
facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
perché il dibattito ha scatenato un equivoco. La Commissione non
ha affrontato il tema della riduzione dei costi della politica.
E' partita, invece, con un testo organico di riforma elettorale
circa la situazione degli enti locali e puntava all'obiettivo di
evitare che, nei comuni e nelle province, vi fosse una
frammentazione della rappresentanza che finiva con l'avere un
risvolto anche di carattere etico nella formazione e nel
funzionamento degli organi.
L'obiettivo principale che mi ha spinto - e che penso abbia
spinto anche altri colleghi della Commissione - ad intervenire è
quello di evitare la vergogna alla quale hanno assistito i
siciliani; mi riferisco alle 41 liste a Messina, alle 41 a
Catania, alle 24 liste nella mia città (24 liste nella mia città
perché la parte politica che ha stilato più liste è la mia parte
politica).
Tutto ciò ha ridotto i margini di funzionamento del rapporto
tra organi e democrazia che ha permesso di far diventare i
consigli comunali luogo di mercimonio vero e proprio, in cui
ognuno era rappresentante di se stesso e veniva meno il
principio dell'etica della responsabilità, della risposta
generale.
Il disegno di legge ha una sua funzione etica nella sua fase
iniziale; poi, i contrasti politici l'hanno affievolita; la
posizione di forze politiche presenti nel Governo hanno evitato
che si affrontasse questo tema fortemente sentito dai siciliani.
A tal proposito, ricordo a quest'Aula - che spesso non è in
sintonia con l'orientamento popolare - che, quando fu approvata
la legge elettorale regionale con lo sbarramento al 5%, fu
promosso il referendum e tutti i partiti, dal mio fino a Forza
Italia e all'UDC, si schierarono per il no al referendum.
I cittadini, invece, si espressero liberamente, confermando lo
sbarramento del 5%.
La recente raccolta delle firme per la legge elettorale
dimostra come sia fortemente avvertita, da parte dell'opinione
pubblica, l'esigenza di una semplificazione della rappresentanza
che aiuti il funzionamento degli organi e, quindi, aiuti la
possibilità di accelerare le decisioni, aiuti il funzionamento
della democrazia. Tra gli elementi che si trovano oggi al centro
del dibattito non vi è soltanto il costo della politica ma il
funzionamento della democrazia in sé, aspetto che oggi,
l'attuale legge elettorale, in qualche modo, tende ad
inficiare.
Siamo stati mossi, dunque, da questa premessa. In corso
d'opera, è intervenuto il tema dei costi della politica.
Vorrei ricordare a tutti i colleghi che sollevano problemi che
è intervenuto un accordo nazionale tra l'ANCI e il Governo che si
trova al di sopra della soglia stabilita della riduzione della
rappresentanza.
Ciò che oggi viene inserito nel disegno di legge è parecchio al
di sotto di quanto l'ANCI nazionale, che rappresenta i comuni
italiani, ha concordato con il Governo in termini di riduzione di
consiglieri comunali e di componenti della Giunta.
La proposta che mi permetto di avanzare al Governo ed all'Aula
è la seguente: essendo stata affrontata, in modo molto parziale,
la questione relativa ai costi della politica, dovremmo approvare
un ordine del giorno perché, successivamente, il Parlamento torni
sull'argomento e ci adeguiamo all'accordo nazionale che sarà
sottoscritto tra l'ANCI ed il Governo, considerato che l'ANCI non
rappresenta una parte dei comuni ma i comuni della Sicilia.
Il disegno di legge, quindi, è monco.
Ragioni politiche ci hanno spinto a portarlo in Aula. Sono tra
coloro che hanno spinto, in modo particolare, affinché il disegno
di legge potesse approdare in Aula - l'ho fatto per una semplice
ragione: non perché volessi alimentare lo scontro all'interno
della maggioranza ma perché, all'interno delle regole, vi fosse
un accordo di carattere generale - e so perfettamente che
l'obiettivo principale che avevamo stabilito era quello dello
sbarramento al 5 per cento, di portare il maggioritario nei
comuni oltre i diecimila abitanti - la mia posizione la conoscono
tutti, è quella di estenderlo - non è stato raggiunto da questa
legge.
E, tuttavia, chi ritiene, in questo modo, di avere raggiunto un
risultato non è in sintonia con l'orientamento del Paese perché
se, nel mese di settembre, non dovessimo ritornare attorno alla
questione, al nesso funzionamento della democrazia,
rappresentanza della democrazia che è un tema avvertito dai
cittadini italiani, per quanto mi riguarda, promuoverò un disegno
di legge di iniziativa popolare per raccogliere centinaia di
migliaia di firme sul tema dello sbarramento, fortemente
avvertito da parte dell'opinione pubblica.
Per quanto riguarda il merito del disegno di legge, la
Commissione ha fatto un buon lavoro. In Commissione, come tutti
sanno - la stampa ne ha parlato - sono stati raggiunti livelli di
scontro e, a volte, diciamo che si è rischiato anche lo scontro
fisico, segno che l'argomento appassionava; segno che
l'argomento era talmente appassionante che determinava anche
momenti di normale scontro all'interno della Commissione.
Tuttavia, il testo esitato dalla Commissione, comunque,
parzialmente risponde alle esigenze iniziali. Avere introdotto il
metodo D'Hondt, a livello provinciale, di fatto, introduce, di
per sé, uno sbarramento perché, giustamente, si dice che
favorisce i partiti più forti.
Non è così; favorisce la rappresentanza perché, se dovesse
succedere, come è successo nella mia provincia, che il mio
partito prende 25.600 voti con l'attuale legge e prende cinque
consiglieri perché il quoziente è di 5.000 voti ed un partito ne
prende 800 e prende un consigliere, vedete qual è la sproporzione
della rappresentanza. Un consigliere viene rappresentato da 800
voti, l'altro consigliere viene rappresentato, invece, da 5.000 e
più voti.
Vi renderete conto, quindi, che, in realtà, l'attuale sistema
non risponde al principio della rappresentanza in base ai voti
all'interno dell'organo.
A mio avviso, quindi, abbiamo fatto bene ad introdurre il
metodo D'Hondt. Sostengo che anche l'aggiudicazione interna ai
partiti, così come è prevista, risponde a questo criterio.
La vicenda che riguarda la percentuale non mi convince,
tuttavia, non ne faccio una bandiera; non tenere conto - e lo
dico qui, in questo Parlamento che già nello Statuto ha
introdotto una norma rivoluzionaria e lo dico alle colleghe che
sono assenti - che, nel corso del dibattito in Commissione, su
mia sollecitazione, grazie alla sensibilità del Presidente
Cristaldi, è stato tradotto in emendamento un fatto che, secondo
me, è rivoluzionario, moderno, che risponde ad un bisogno di
modernità della Sicilia: la Giunta deve essere composta almeno
per un terzo di donne e di uomini, nessuno dei due generi deve
superare i due terzi. Ritengo sia il punto cardine più importante
che abbiamo introdotto nella legislazione.
Come avvenuto con la legge numero 7 del 1992, quando
l'Assemblea regionale siciliana introdusse l'elezione diretta dei
sindaco e, successivamente, tutti gli altri si sono adeguati alla
nostra norma, anche in questa occasione, vi posso assicurare che,
dopo che l'Aula avrà approvato il testo, dopo che avremo
introdotto questa norma, la stessa sarà mutuata e copiata in
tutta Italia. Essa ha il valore di una rivoluzione reale, perché
riconosce un diritto di rappresentanza ad una parte importante e
favorisce così, sulla base di una coerenza costituzionale, il
diritto delle donne a partecipare alle decisioni della vita
politica.
Per il resto, il testo affronta parzialmente l'ustione del
costo della politica. Non è nella sua ambizione affrontarla.
Penso che dobbiamo farlo separatamente e non gradisco la persona
che afferma siccome non affronta o affronta in modo inadeguato,
insufficiente le questioni che attengono ai costi della politica,
i problemi che riguardano i costi della politica hanno carattere
generale e vanno affrontati con un testo a parte .
Questo testo affrontava altre questioni che riguardavano il
funzionamento della democrazia nel nostro sistema.
Per cui, signor Presidente, penso che il testo, così come è
stato concordato, sia un buon testo.
Mi dicono che, nella Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari, sono stati raggiunti accordi che tendono ad
allineare la nostra normativa in materia di indennità a quella
nazionale e anche questo mi pare giusto.
Personalmente, signor Presidente, per evitare che ogni volta
sulle vicende che riguardano le indennità dei consiglieri
comunali, dei consiglieri provinciali e degli amministratori, in
quest'Aula, vi sia sempre una discussione interminabile, mi
permetto di suggerire una norma dinamica che tende a recepire gli
accordi nazionali tradotti in legge, che tende a recepirli in
modo dinamico.
Se, nel mese di settembre, il sindaco di Firenze concluderà
l'accordo con il Governo sulla riduzione dei costi della politica
negli enti locali, dobbiamo, automaticamente, recepirlo.
Non possiamo tornare ad utilizzare la nostra autonomia in modo
strumentale per incidere in modo diverso come abbiamo fatto nel
passato.
Tutti devono ricordare che i consiglieri comunali, gli
assessori, gli amministratori in Sicilia vengono pagati un po' di
più che nelle altre regioni. Abbiamo utilizzato la nostra
specialità per aumentare la spesa che va in quella direzione.
Penso, invece, che dovremmo allinearci.
Signor Presidente, spero, quindi, che il disegno di legge
venga immediatamente approvato.
Un segnale al Governo. Del Governo abbiamo apprezzato la
tenacia con la quale ha combattuto una battaglia da vero e
proprio giapponese. Mi complimento con l'Assessore Colianni
perché, in Commissione, è stato davvero tenace; adesso che c'è
un accordo e che l'accordo ha riguardato tutti i partiti, però,
cerchiamo di accelerare i lavori d'Aula e di concludere
rapidamente l'approvazione del testo.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Di Mauro. Ne ha
facoltà.
DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, una parte
dell'intervento dell'onorevole Speziale mi ricorda un tempo in
cui, nel 1992, ero deputato nazionale. Era un clima di
antipolitica, di una forte sollecitazione da parte dell'opinione
pubblica, della stampa nazionale, per cui bisognava cambiare la
legge nazionale.
Ricorderà l'onorevole Maira che, a quel tempo, eravamo
colleghi e abbiamo criticato la legge dell'onorevole Sergio
Mattarella. A quel tempo, però, è stata approvata e anche con
ampio margine da parte del Parlamento perché si voleva comunque
dare una risposta al clima di antipolitica, dell'opinione
pubblica che sollecitava un sistema elettorale diverso da quello
proporzionale.
A distanza di anni, mi sono ricreduto perché la legge
elettorale della scorsa legislatura, operata dal Parlamento
nazionale certamente è un obbrobrio - come riconosce lo stesso
relatore - e fa rivalutare la legge dell'onorevole Sergio
Mattarella. Ciò mi porta a fare una riflessione e cioè che
nessuno ha il dono della verità allorquando si parla di sistema
elettorale.
Ed è chiaro che, per quanto ci riguarda, i sistemi elettorali
vanno condivisi. Pertanto, nulla deve meravigliarci se in
Commissione ci sono stati contrasti, ci sono state divergenze,
diversi passaggi del testo della legge che era all'ordine del
giorno non sono stati condivisi.
Una cosa è certa: la stessa legge nazionale, approvata a
proposito di sistema elettorale, è sul punto di essere cambiata.
Anche in quel caso, il dibattito è incerto; il dibattito, certe
volte, è confuso e, a tutt'oggi, non c'è un disegno di legge
organico che affronti la materia.
Voglio, quindi, rappresentare che se c'è stato un dibattito
nell'ambito della Commissione, se c'è stato un dibattito anche
per quello che è apparso minimale nella stampa, tuttavia, è un
modo anche di potersi confrontare nel tentativo di predisporre
un disegno di legge che sia ampiamente condiviso e che sia anche
rappresentativo delle realtà.
L'idea di volere trasferire il sistema elettorale per le
elezioni all'Assemblea regionale siciliana nei Consigli comunali,
da parte nostra, è stata non solo non condivisa ma - mi permetto
di dire - osteggiata con forza perché riteniamo essenziale,
almeno a livello di Consiglio comunale, di Consiglio provinciale,
il consentire il diritto di tribuno.
Non è assolutamente pensabile che ci sia, in Italia, un sistema
elettorale per cui al Parlamento nazionale non vi è un sistema di
competizione; per l'elezione all'Assemblea regionale ci sono due
tipi di sbarramento, uno regionale e uno provinciale, e volevamo
anche immettere nel meccanismo del sistema elettorale locale uno
sbarramento che, di fatto, mette chi vuole partecipare alla vita
politica sganciato dal sistema del Partito, da parte.
Riteniamo che, su questo punto, non si possa derogare. Siamo
dell'avviso che già ciò che è stato previsto in questo disegno di
legge, a proposito di sbarramento, che, per certi versi, è un
danno delle minoranze, sia il sistema d'Hondt.
Lo abbiamo accettato con sacrificio perché lo consideriamo,
comunque, una sorta di risposta a chi vuole uno sbarramento del 5
per cento, né meno del 4 per cento e, da parte nostra, è
condiviso ma riteniamo che il sistema d'Hondt sia assolutamente
condiviso.
Riteniamo che questo sia il disegno di legge vero di
quest'Assemblea, con tutta la nostra difficoltà a portarlo
avanti, a metterlo quest'oggi in discussione perché ci sono cose
che ci sembrano davvero ultronee.
Non è possibile pensare che la riduzione dei costi della
politica sia da mettere in relazione, ad esempio, alla
diminuzione del numero dei consiglieri comunali o, come dice
addirittura l'onorevole Maira, con la diminuzione degli
assessori. Sono cose che certamente, se possono essere indicate
così in linea generale, ci mettono nelle condizioni, sul piano
politico, se vogliamo parlare di riduzione dei costi della
politica, di fare ben altri ragionamenti.
Ed allora, signor Presidente, siamo per una sorta di libera
partecipazione alla vita politica, quanto meno a quella locale;
siamo perché rispettiamo, come Movimento per l'Autonomia, il
sistema dei Partiti ma riteniamo che ciascuno di noi debba avere
l'idea della possibilità della partecipazione; qualunque ipotesi
indicata di sbarramento, infatti, mette una difficoltà seria a
chi vuole aspirare ad un seggio in rappresentanza del proprio
territorio o dei propri interessi politici.
Torniamo alla questione essenziale. L'indicazione dei due terzi
con un terzo come maggioranza e minoranza nei sistemi
maggioritari ci vede d'accordo; ci vede d'accordo anche, in un
certo senso, con difficoltà, con disappunto, una sorta di metodo
d'Hondt.
Siamo certamente contrari alla riduzione dei consiglieri
comunali e ricordo all'Assemblea - per quei pochi che ci sono -
che, in fondo, già nella Finanziaria, avevamo operato una sorta
di diminuzione dell'indennità dei consiglieri comunali.
Vorrei dunque rivolgere al presidente Cristaldi una sorta di
appello: nella finanziaria abbiamo già diminuito il compenso ai
consiglieri comunali, una ulteriore decurtazione della loro
indennità non sarebbe da parte dei componenti di questa Assemblea
assolutamente giustificabile.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, dichiaro chiusa la discussione
generale.
Congedo
PRESIDENTE Comunico che l'onorevole Galvagno è in congedo per
l'odierna seduta. L'Assemblea ne prende atto.
Riprende la discussione del disegno di legge nn. 519-5-14-15-
193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio
PRESIDENTE Informo che tutti gli emendamenti aggiuntivi dal
7.1 all'A.11, secondo quanto deliberato dalla Conferenza dei
presidenti dei gruppi parlamentari, sono inammissibili.
Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa e riprenderà alle ore
15.30.
La seduta, sospesa alle ore 14.32, è ripresa alle ore 15.42
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, si riprende dall'articolo 1.
Non ci sono emendamenti.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto, chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
«Articolo 2
Divieto di collegamento con ulteriori liste in caso di
ballottaggio
1. Al comma 6 dell'articolo 3 della legge regionale 15
settembre 1997, n. 35 e successive modifiche ed integrazioni,
sono abrogati il secondo ed il terzo periodo, rispettivamente,
dalle parole I candidati ammessi' alle parole nel primo turno.'
e dalle parole Tutte le dichiarazioni' alle parole delle liste
interessate.'
2. Il comma 5 dell'articolo 9 della legge regionale 26 agosto
1992, n. 7 e successive modifiche ed integrazioni, è abrogato.
3. Al comma 5 dell'articolo 6 della legge regionale 15
settembre 1997, n. 35 e successive modifiche ed integrazioni,
sono abrogati il secondo ed il terzo periodo, rispettivamente,
dalle parole I candidati ammessi' alle parole ove siano state
presentate.' e dalle parole La dichiarazione' alle parole delle
liste interessate.'
4. Il comma 5 dell'articolo 5 della legge regionale 1 settembre
1993, n. 26 e successive modifiche ed integrazioni, è abrogato.»
E' stato presentato l'emendamento 2.1 a firma dell'onorevole
Gucciardi. Poiché l'onorevole Gucciardi non è presente in Aula,
l'emendamento decade.
Pongo in votazione l'articolo 2. Chi è favorevole resti seduto,
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MICCICHE'
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, si passa all'articolo 3. Ne do
lettura:
«Articolo 3
Composizione dei consigli comunali
1. L'articolo 43 dell'Ordinamento amministrativo degli enti
locali di cui al decreto legislativo presidenziale 29 ottobre
1955, n. 6, approvato con legge regionale 15 marzo 1963, n. 16 e
successive modifiche ed integrazioni, è così sostituito:
Articolo 43
1. Il consiglio comunale è composto di:
a) quarantacinque membri nei comuni con popolazione superiore a
500.000 abitanti;
b) quaranta membri nei comuni con popolazione superiore a
250.000 abitanti;
c) trentasei membri nei comuni con popolazione superiore a
100.000 abitanti;
d) ventisette membri nei comuni con popolazione superiore a
30.000 abitanti o che, pur avendo popolazione inferiore, siano
capoluoghi di provincia;
e) diciotto membri nei comuni con popolazione superiore a
15.000 abitanti;
f) dodici membri nei comuni con popolazione superiore a 3.000
abitanti;
g) nove membri negli altri comuni.'
2. Le disposizioni del comma 1 trovano applicazione in
relazione al primo rinnovo del consiglio successivo all'entrata
in vigore della presente legge.»
E' stato presentato l'emendamento 3.2 a firma dell'onorevole
Gucciardi che è dichiarato decaduto per assenza del deputato
dall'Aula.
E' stato presentato l'emendamento 3.5 a firma dell'onorevole
Antinoro.
ANTINORO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ANTINORO Signor Presidente, onorevoli colleghi, il presidente
della prima Commissione, onorevole Cristaldi, mi aveva
preannunciato, nella sua qualità, un emendamento della
Commissione che prevedeva una cosa simile a quella che propongo
io. Essendo giunti all'esame del mio emendamento, desidero
esternare qualche riflessione su quello che prevede il disegno di
legge se dovesse essere approvato nel testo così formulato e, in
particolare, sulla riduzione del numero dei consiglieri comunali,
provinciali eccetera.
In questo ultimo periodo, attraverso gli organi di stampa, da
parte di qualche esponente politico di livello nazionale o anche
regionale, si è fatta demagogia, a mio avviso, sui costi della
politica che di per sé certamente incidono sulla collettività,
ma probabilmente qualche volta dimentichiamo di ricordare che i
costi della politica potrebbero e dovrebbero servire alla
collettività; forse, tutt'al più, la politica dovrebbe
esercitare un ruolo ancora più incisivo rispetto a quello che non
ha fatto - a mio modesto avviso - negli ultimi anni.
Tuttavia, immaginare che andiamo a risparmiare sui costi della
politica riducendo il numero dei consiglieri, credo che sia
demagogico, assolutamente inutile ed elimineremmo il diritto di
rappresentanza di chi invece vuole partecipare alla vita pubblica
dei consigli comunali, provinciali etc.
Per tale ragione ho voluto formulare questo emendamento che
credo sia abbastanza condiviso e mi auguro che si riparta da una
politica più alta per poterla fare funzionare al meglio ed
evitare di proporre norme demagogica e qualunquistiche che
finirebbero soltanto col ridurre il diritto di rappresentanza di
chi vuole candidarsi.
CASCIO, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CASCIO, relatore. Signor Presidente, queste considerazioni
svolte dall'onorevole Antinoro sono le considerazioni che abbiamo
svolto in Conferenza dei capigruppo.
In quella sede c'eravamo ripromessi di presentare come
relatore, come commissione, un emendamento soppressivo
dell'articolo 3, ma essendoci un emendamento analogo presentato
dall'onorevole Gucciardi, dall'onorevole Antinoro e un altro
dall'onorevole Di Mauro, diamo parere favorevole agli emendamenti
presentati e quindi siamo favorevoli all'abolizione dell'articolo
3.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, vorrei sottolineare un aspetto.
Capisco che per gli effetti che produce ed è certamente
condivisibile il fatto che non può essere la riduzione di qualche
consigliere comunale a determinare o meno i maggiori o i minori
costi della politica perché la democrazia è un valore e non può
avere elementi di quantità per i quali si determina un costo
maggiore o minore.
Però, onorevoli colleghi, in queste ore, in questi giorni,
l'ANCI nazionale, l'UBI nazionale, il consiglio delle regioni per
le regioni a statuto ordinario nazionale hanno sottoscritto un
accordo con il Governo nazionale per gli aspetti che attengono i
consigli comunali, provinciali e regionali di tutte le regioni
italiane, tenuto conto che già una modifica che era intervenuta,
ad esempio, sulle indennità, per quanto attiene alle indennità
dei consigli regionali, cioè una norma varata con la finanziaria
2005, è stata dichiarata incostituzionale su ricorso del
Consiglio regionale della Campania, perché il consiglio regionale
della Campania ha eccepito rispetto alle competenze dello Stato a
seguito della riforma del titolo V. Ma comunque, siamo in
presenza di un disegno organico che è stato presentato qualche
giorno fa al Consiglio dei ministri e che sarà ufficialmente
varato dopo la negoziazione degli organi di rappresentanza di
comuni, regioni e province, che prevede una riduzione degli
organi.
Colleghi, io non mi strappo i capelli, però voi pensate che noi
facciamo una norma in Sicilia che ha effetti anche sui cosiddetti
costi della politica e la facciamo probabilmente qualche
settimana prima di quella che sarà la norma nazionale varata dal
Parlamento nazionale, e il Parlamento nazionale riduce gli organi
in tutti i consigli comunali italiani e noi in Sicilia facciamo
finta di non capire?
Io credo che la riduzione del 10 per cento non modifica né in
bene né in male, non pregiudica la funzionalità degli organi
consentitemi di dire che si applica ai consigli che andranno a
rinnovo.
Mantenere questo segnale in linea con la fase che si è
sviluppata nel nostro Paese, ritengo sia un atto in cui la
Regione Sicilia non si estranea al processo politico in atto nel
Paese.
Consiglierei ai colleghi di mantenere il testo così come era
emendato dalla Commissione.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 3.5. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:
«Articolo 4
Indennità dei consiglieri comunali, provinciali e
circoscrizionali
1. All'articolo 19 della legge regionale 23 dicembre 2000, n.
30 e successive modifiche ed integrazioni, sono apportate le
seguenti modifiche:
a) al comma 1 le parole e dei gettoni di presenza' sono
soppresse;
b) al comma 1, lettera c), le parole che hanno optato per tale
indennità' sono soppresse;
c) il comma 4 è così sostituito:
4. I consiglieri comunali e provinciali hanno diritto a
percepire, nei limiti fissati dal presente Capo, un'indennità
mensile di funzione il cui importo non può superare il 20 per
cento dell'indennità massima prevista per il rispettivo sindaco o
presidente, in base al regolamento di cui al comma 1.';
d) al comma 5, il primo periodo, dalle parole Le indennità'
alle parole di giunta e di consiglio.' è sostituito dal
seguente: Le indennità, determinate ai sensi del comma 1,
possono essere incrementate o diminuite con delibera,
rispettivamente, di giunta e di consiglio, entro i limiti fissati
dalla legge.';
e) al comma 6 le parole e dei gettoni di presenza' sono
soppresse;
f) al comma 7, il primo periodo dalle parole I regolamenti
degli enti' alle parole pari o minori oneri finanziari.' è
abrogato;
g) al comma 10, le parole ai quali viene corrisposta
l'indennità di funzione prevista dal presente Capo' sono
soppresse.
2. Entro novanta giorni dall'entrata in vigore della presente
legge, il Presidente della Regione adegua alle disposizioni di
cui al comma 1, il regolamento di cui all'articolo 19, comma 1,
della legge regionale 23 dicembre 2000, n. 30, secondo le
modalità ivi indicate.
3. Sono abrogati l'articolo 3, comma 1, e l'articolo 5 della
legge regionale 24 giugno 1986, n. 31 e successive modifiche ed
integrazioni.
PRESIDENTE Comunico che all'articolo 4 è stato presentato
l'emendamento 4.7.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, su questo
articolo c'era un'intesa in Commissione cioè che in Aula si
sarebbe fatto un approfondimento perché le modalità con le quali
è uscito l'articolo ha determinato un paradosso, in nome della
riduzione dei costi della politica, in alcuni casi aumenteranno.
C'era un'intesa della Commissione a modificare il testo in
Aula.
Rispetto all'emendamento presentato dal relatore, che
interviene sullo stato di cose esistenti e non modifica le
modalità, così come era, invece, in un primo momento trasformando
tutto in indennità. Si mantiene l'attuale sistema, gettone ed
indennità.
C'è una novità che è data dalla modalità di determinare una
riduzione secondo una media.
Suggerirei, per la semplicità di tutti, dell'Assemblea, dei
Comuni e di tutti gli Enti, di produrre due effetti immediati: o
stabiliamo che rispetto all'attuale valore delle indennità, si
opera una riduzione percentuale fissa, per cui per le indennità
in atto vigenti, si riduce di una percentuale X.
Questa sarebbe una cosa trasparente, chiara, nessuno dovrebbe
fare studi di matematica né semplice né applicata.
Oppure, e lo suggerirei per evitare di dare l'impressione che
la Sicilia sia una zona franca, di applicare le indennità per i
Consigli comunali, Consigli provinciali, sindaci, presidenti di
provincia e assessori, le norme, la 267 e le successive
modificazioni, compresi i decreti che danno attuazione alla 267 e
le successive modificazioni.
La novità in cosa consiste? Il decreto ministeriale che dà
attuazione alla 267, successivamente è stato modificato con
legge, cioè i compensi sono stati modificati da legge, per ultimo
dalla legge finanziaria 2005, che ha ridotto i compensi in
Italia, diciamo nel continente, del 10 per cento rispetto a
quelli vigenti.
Quindi, suggerirei di varare una norma cosiddetta di
applicazione dinamica delle modifiche che interverranno nel resto
del Paese per le indennità, perché stabilire noi un indennità
specifica per il territorio siciliano si presta sempre a quegli
elementi di specialità discutibile che si determinano ogni volta
che si fanno cose particolari.
Per cui io suggerisco due ipotesi: in uno ho presentato un
emendamento che sostanzialmente dice applichiamo la legge
nazionale; l'altro se si conviene si può presentare un
emendamento, forse c'è, non lo so se c'è, ma può essere il
Governo o la commissione a presentare un emendamento, che riduca
sic et simpliciter l'attuale indennità di un ics percento.
Stabiliamo la percentuale e andiamo avanti.
CRISTALDI presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRISTALDI presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, non vorrei che si ingenerasse una confusione,
quello che è stato predisposto dal relatore è un emendamento che
recepisce le preoccupazioni che sono state espresse da più
parlamentari, ma soprattutto dall'onorevole Cracolici.
L'emendamento dice che il gettone di presenza e le indennità
sono ridotte del 10 per cento.
Basterebbe questo a dire che c'è una riduzione dei costi della
politica, almeno per quanto riguarda questa piccola parte della
politica.
Però. Onorevole Cracolici, io posso ridurre il gettone di
presenza e aumentare il numero delle sedute, cosicché io riduco
il gettone di presenza da 150 euro a 100 euro, siccome dobbiamo
superare quella cifra, anziché fare venti sedute fra commissioni
ed aula in un mese, decidiamo di farne trenta e addirittura
otterremmo l'effetto contrario che anziché diminuire il costo,
addirittura si aumenta, perché per ogni cosa si trova l'inganno
come suol dirsi.
Ma la filosofia dell'emendamento predisposto dal relatore è
proprio questa: ridurre il gettone di presenza o l'indennità dove
c'è l'indennità.
Tutto il resto è elemento che si introduce nell'articolo
soltanto per evitare che appunto si faccia quello a cui ho fatto
riferimento io, cioè da un lato si diminuisce il gettone di
presenza, dall'altro si consente di raddoppiare il numero delle
sedute di commissione e di consiglio.
Allora, fermo restando che il principio è quello di ridurre il
costo della politica, non di ridurre il gettone in sé e
consentire di fare più sedute; fatto questo, abbiamo dovuto in
qualche maniera trovare una formula che non apparisse
sconvolgente - come è apparsa la prima stesura dell'articolo,
nella sede della stessa Commissione, dove coloro che abbiamo
sostenuto alcune tesi siamo stati intesi come gli affamatori dei
consiglieri comunali e provinciali.
Noi non vogliamo assolutamente sconvolgere nulla, vogliamo però
avviare un certo processo e con tale emendamento si recepisce il
contenimento della spesa pubblica e, tramite la politica, si dà
un segnale a tutti gli altri.
Abbiamo stabilito un limite massimo per l'aggancio alla media
perché può verificarsi, facendo come riferimento un solo mese,
che il consiglio comunale abbia tenuto poche sedute e poche
commissioni, per una serie di ragioni, ed un altro mese avere
avuto più sedute da qui l'esigenza di individuare un tetto
massimo non per individuare quanto dobbiamo dargli, ma per
individuare un tetto massimo attraverso la media che si ottiene
utilizzando gli ultimi sei mesi.
Ma questo non perché sia un elemento che deve servire
all'ufficio per dare l'indennità o per pagare il gettone di
presenza, ma perché va fissato un tetto massimo.
Attenzione, non siamo noi che lo stabiliamo, non è che domani
mattina approvando questo articolo di legge, lo deve fare il
consiglio comunale e provinciale. Noi sosteniamo che i consigli
comunali e provinciali si devono riunire, devono deliberare,
devono fissare procedure, tenendo conto di questi vincoli fissati
con legge.
Questo perché non vorremmo nemmeno che si scatenasse una sorta
di usurpazione di potere autonomo dei consigli comunali e
provinciali; ci limitiamo, con questo articolo, a fissare un
tetto massimo e a ridurre il gettone di presenza del 10 per
cento.
Certo, un consiglio comunale potrebbe voler ridurre non del 10
ma del 20 per cento, non lo impediamo, chi volesse portare avanti
una tesi del genere in consiglio comunale potrebbe farlo.
Sembra un meccanismo farraginoso, ma è semplicissimo se si legge
attentamente l'emendamento perché la questione del calcolo
relativa alla media dei semestri è necessaria per fissare il
tetto massimo.
LACCOTO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LACCOTO Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la
materia sia molto delicata anche dal punto di vista tecnico.
Capisco lo sforzo fatto dal relatore, però voglio ricordare che
molti comuni si sono ridotti le indennità e i gettoni di
presenza, altri non l'hanno fatto e con questa norma degli
ultimi sei mesi', andremmo a penalizzare coloro che già hanno
praticamente effettuato la diminuzione perché hanno ritenuto
valida la norma nazionale, mentre altri comuni non l'hanno
ritenuta valida e non hanno apportato questa diminuzione.
Intanto, su questa materia, secondo me, si sta discutendo con
molta improvvisazione, anche perché ci sono diverse norme di
questo tipo e le spese che ci scandalizzano non sono quelle del
numero maggiore dei comuni, bensì le spese dei comuni superiori
a 30 mila abitanti che si applicano le indennità e poi fanno le
commissioni, sospendendo il consiglio comunale per ritornare in
commissione.
A mio avviso, andava trovato un sistema, da parte degli uffici
degli assessorati, che garantisse veramente la funzionalità degli
enti e dei consigli comunali senza penalizzare proprio quei
consigli comunali che invece funzionano e che, oggi, con una
norma degli ultimi sei mesi' andremmo a penalizzare.
Tra l'altro, capisco lo sforzo che c'è stato, ma è di difficile
applicazione perchè poi diventa un problema aritmetico di
difficile soluzione.
Quindi si applica la norma sic et simpliciter' del 10 per
cento, ma con appositi correttivi per quei comuni o per quei
consigli comunali che, certamente, facendo i furbi cercano di
arrivare ad indennità particolarmente esose e non penalizzare,
invece, quei consigli comunali che, magari, hanno i 20, 25, 30
euro di indennità a consiglio comunale.
Ritengo, quindi, che tale norma non sia di facile comprensione,
né tecnicamente applicabile.
PANEPINTO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PANEPINTO Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarebbe
stato interessante, Presidente della I Commissione, avere dei
dati sul risultato che si raggiungerebbe sia con il testo
dell'articolo 4 sia con l'emendamento, perché ho l'impressione
che il risultato della prima formulazione dell'articolo 4
comporterà l'aumento delle indennità perché una cosa è il 20 per
cento per un comune di 30 mila abitanti, altra cosa è in un
comune di 3-4 mila abitanti.
Per quanto riguarda l'emendamento 4.7, non credo che questo
possa essere una soluzione ad un problema che, probabilmente, si
sta ingigantendo più del necessario, perché ritengo che la
questione non si basa sulle indennità ai consiglieri comunali.
Vi sono due tipologie di consigli comunali: una tipologia
riguarda i comuni inferiori a 10 mila abitanti dove il
consigliere comunale mette di tasca la quota relativa all'IRPEF e
si parla di indennità che si aggirano sui 35-40 euro con 10-11
consigli comunali l'anno; l'altra riguarda quei comuni in cui è
possibile costituire - e sono state istituite - le commissioni,
con una simultaneità, nella stessa giornata, di consigli
comunali e di riunioni di commissione.
CRACOLICI Non si può prendere più di un gettone.
PANEPINTO Però bisogna sostituire la questione
dell'indennità, perché fino a quando c'è la possibilità
dell'indennità di funzione e si sostituisce il gettone di
presenza con questa indennità la questione cambia.
Ritengo, peraltro, che con l'introduzione dell'opzione
semestrale pagheranno quelli che già, con molta diligenza, hanno
provveduto a diminuirsi il gettone di presenza.
Mi chiedo, però, come potrà essere valutato il semestre dei
consigli comunali sciolti. Reputo, quindi, non idonea la proposta
e che vada trovato un meccanismo senza mortificare l'autonomia
statutaria degli enti locali, perché non credo che lì si andrà a
risolvere il problema dei costi della politica.
Tenendo conto, per esempio, che in Italia, da Reggio Calabria
in su, fino a 15 mila abitanti il sindaco presiede il consiglio
comunale, qui abbiamo il presidente del consiglio; non esiste in
altra parte d'Italia la figura del vice presidente e noi abbiamo
il vice presidente del consiglio.
Ritengo che siamo partiti per fare una cura forte contro la
fame in Africa e ci ritroviamo ad avere trasportato una cura per
il diabete. Mi pare che il risultato che si vuole raggiungere sia
esattamente zero, spariamo con bazooka a piccoli uccelli che non
deturpano assolutamente il contesto generale.
Credo, pertanto, che la norma vada rivisitata e che bisogna
fermarsi poiché i risultati che si raggiungeranno con l'articolo
4 sono esattamente il contrario, anche in termini di immagine, di
quelli che si è pensato di raggiungere.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, comprendo lo
sforzo comune da parte di tutti i colleghi perché si affronti
questo argomento.
Personalmente, in Commissione, come sanno già il Presidente e
il relatore, più volte ho sostenuto una tesi che non ha trovato,
purtroppo, ascolto, ma che voglio riproporre anche alla luce del
fatto che in questo momento è in corso, a livello nazionale,
l'accordo tra l'ANCI e il Governo nazionale e il contenuto di
quell'accordo diventerà il contenuto di un decreto legislativo.
Pertanto, se noi oggi legiferiamo su tale materia - con il 10
per cento, con il 5 per cento piuttosto che con qualsiasi altra
norma -, successivamente dovremo ritornare sulla stessa materia
per recepire l'accordo che sarà fatto in materia di riduzione
dei costi della politica, di indennità di carica dei consiglieri
comunali, provinciali, sindaci e assessori.
Mi permetto di suggerire, e in questo l'emendamento del collega
Di Mauro e l'emendamento del collega Cracolici colgono nel segno,
di valutare - da parte della Commissione - l'opportunità di
esitare una norma che allinei la normativa regionale a quella
nazionale insenso dinamico, vale a dire che ogni qualvolta si
modifichi il quadro normativo nazionale, in materia di indennità
di enti locali, sindaci, assessori e consiglieri comunali e di
circoscrizione, automaticamente la norma ha una ricaduta anche
nel territorio regionale.
Ciò permetterebbe di andare al di là dei calcoli del 10 per
cento, del 5 per cento, perché fra l'altro si interviene in una
materia che è contrattuale, perché in questo momento la
contrattazione la sta facendo l'ANCI con il Governo (delegata a
contrattare la materia è l'ANCI), quindi noi non faremmo altro
che recepire automaticamente gli accordi sottoscritti dai
comuni e dal Governo.
Pertanto, invito il Presidente della commissione ed il relatore
a valutare l'opportunità di accogliere l'emendamento sottoscritto
dall'onorevole Di Mauro e dall'onorevole Cracolici che ci allinea
adesso e per il futuro.
PRESIDENTE Saluto il Presidente della Regione, onorevole
Cuffaro. E' iscritto a parlare l'onorevole Stancanelli. Ne ha
facoltà.
STANCANELLI Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
ascoltato con attenzione quanto detto dal Presidente onorevole
Cristaldi e mi rendo conto della ratio con cui è stato redatto
l'emendamento 4.7, non vorrei che, per quei ragionamenti fatti in
relazione alla diminuzione del gettone di presenza e all'aumento
delle sedute, non si raggiungesse il risultato che si vuole.
Penso che si debba razionalizzare la materia e si potrebbe
fare riferimento alla legislazione nazionale e questo
taglierebbe la testa al toro, tanto più che vi è una
contrattazione tra l'ANCI e i comuni e, quindi, non
c'entrerebbe neanche l'Assemblea regionale ed eviteremmo
quell'aspetto moralistico che è stato sottolineato e cioè che il
Parlamento siciliano legifera in relazione ad altri e non
legifera in relazione a se stesso; anche se questo non è vero,
signor Presidente, perché l'Assemblea regionale non ha competenza
in materia, ha competenza il Consiglio di presidenza che ha già
provveduto alla decurtazione del 10 per cento, questo anche per
chiarire gli aspetti.
O noi scegliamo questa via che ritengo la più razionale poiché
ci mette al riparo dalle critiche che qui sono state sollevate,
oppure facciamo una norma che esprima chiaramente la riduzione
del 10 per cento, almeno il 10 per cento, tenendo anche conto che
ci sono stati consigli comunali che sono stati già solerti e che
hanno fatto la riduzione che abbiamo fatto noi come Assemblea
regionale del 10 per cento.
Bisogna trovare un accordo sull'emendamento 4.7 di cui capisco
e condivido la ratio, però sostanzialmente bisogna vedere cosa
produrrà oltre i calcoli matematici che si possono fare e siccome
la media non è in relazione al singolo consigliere, ma in
relazione al consiglio comunale, agli assessori e alle indennità,
noi avremo, comune per comune, indennità diverse in Sicilia e ciò
renderebbe la norma irrazionale in relazione anche alla riduzione
dei costi e alla razionalità che si vuole dare a questi gettoni
e a queste indennità
Quindi, se il Presidente della Commissione ed il relatore sono
favorevoli, o ci mettiamo d'accordo per il riferimento alla
normativa nazionale, che ritengo la più equa, che toglie - lo
ripeto e lo sottolineo - al Parlamento siciliano anche quella
responsabilità morale di cui si è parlato, perché si fa
riferimento ad una norma dinamica che si rifà agli accordi
dell'ANCI, che è l'associazione dei comuni e tra questi anche
quelli siciliani, e salvaguardare coloro che hanno già fatto
la riduzione, oppure facciamo una norma strettissima, riduzione
del 10 per cento salvaguardando quelli che già l'hanno fatta.
Questa è la mia proposta, se c'è un accordo su questo senso
possiamo anche scrivere l'emendamento, se ci attardiamo a
conteggi di metodo e di altro tipo, ritengo che l'obiettivo
giusto che il Presidente Cristaldi vuole raggiungere alla fine
non sarà raggiunto.
DI MAURO . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DI MAURO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, a proposito
di questo articolo 4 vorrei ritornare un po' indietro nel tempo,
a quando è stata approvata una norma che stabiliva la cosiddetta
riduzione dei compensi agli amministratori locali - credo che
fosse nella scorsa finanziaria - in ordine al 10 del cento.
L'assessore regionale alla famiglia doveva predisporre il
provvedimento e a sua volta il Presidente della regione doveva
emanare un decreto che consentisse la diminuzione dei compensi
agli amministratori comunali.
E' ovvio intanto che questa è una norma che riguarda i centri
da 30-40 mila abitanti in su, perché credo che i centri più
piccoli hanno compensi irrisori e che spesso anche gli stessi
consiglieri comunali rinunciano allo stesso compenso.
Credo che questo decreto non sia stato emesso dall'Assessore e
dal Presidente della Regione perché si sono rivolti all'ufficio
legislativo per un parere e si è ancora in attesa di una
definizione in adempimento alla normativa della finanziaria.
Dobbiamo anche ritenere, in osservazione a questa norma - e non
voglio che su questo argomento ci siano sorrisi - che a
differenza di quanto facciamo noi, che ogni volta siamo solerti
ad adeguarci l'indennità rispetto agli aumenti che vengono
previsti dalla normativa nazionale, i consiglieri comunali non
hanno avuto nessuno aumento ISTAT, che credo sia una differenza
di circa l'11 per cento.
Se noi intendiamo togliere questo ulteriore 10 per cento al 10
per cento che già abbiamo previsto in sede di finanziaria, credo
che noi opereremmo una sorta di diminuzione che è di gran lunga
superiore a quella che forse in questa sala pensiamo di potere
fare.
Chiedo pertanto un momento di riflessione e vorrei
soprattutto che il Presidente e l'assessore agli enti locali
definisse intanto la questione del 10 per cento previsto dalla
finanziaria, perché se ci si trova nella fase della decretazione
non credo che questa ulteriore riduzione possa essere consentita
dall'Assemblea.
CUFFARO presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente, desidero
soltanto chiedere alla Presidenza e all'Aula la cortesia di
sospendere la discussione in corso e passare alla legge sui
lavori pubblici, per la quale dovrò presenziare io stante
l'assenza dell'assessore, e considerato che dovrò tornare a Roma
per un ulteriore incontro con il Governo nazionale.
PRESIDENTE Non sorgendo obiezioni a tal proposito da parte
dell'Aula, propongo di terminare l'esame dell'articolo 4 e
successivamente invertire l'ordine dei lavori per riprendere la
legge sugli appalti.
Non sorgendo osservazioni, resta stabilito in tal senso.
CINTOLA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CINTOLA Signor Presidente onorevoli colleghi, a me pare che
cada a fagiolo la richiesta del Presidente della Regione di
prelevare il disegno di legge sui lavori pubblici ed accantonare
quello in esame e ciò per dare la possibilità di una ulteriore
riflessione sull'argomento dato che la questione è delicata ed
importante.
Potrei esprimere il mio parere personale, che è quello di non
toccare nulla sulle indennità o gettoni di presenza dei
consiglieri comunali in Sicilia, ma mi adeguo alla volontà della
maggioranza e dell'intera Aula.
Direi, a questo punto, piuttosto che correre frettolosamente
verso una votazione che ancora non sappiamo come vada
sostanziata in termini di maggioranza assai qualificata per
questo argomento, assai qualificata perché questa è una legge che
lo qualifica, di accantonare per passare all'esame del disegno
di legge sui lavori pubblici.
PRESIDENTE Chiedo al relatore del disegno di legge se è
d'accordo con la proposta dell'onorevole Cintola.
CASCIO relatore. Signor Presidente, credo sia la cosa
migliore anche perché sull'articolo 4 si svilupperà un dibattito
che impegnerà un certo tempo.
Seguito del disegno di legge «Modifiche ed integrazioni alla
legge 11 febbraio 1994, n. 109, come introdotta dalla legge
regionale 2 agosto 2002, n. 7, recante norme in materia di lavori
pubblici. Norme in materia di concessione di acque pubbliche.
Revisione dei prezzi dei ateriali da costruzione. Proroga termini
in materia di edilizia agevolata-convenzionata. Disposizioni in
materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nei
cantieri» (nn. 611-603/A)
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, si sospende l'esame
dell'articolo 4 e della legge numero 519 sul metodo elettorale e
si passa al disegno di legge «Modifiche ed integrazioni alla
legge 11 febbraio 1994, n. 109, come introdotta dalla legge
regionale 2 agosto 2002, n. 7, recante norme in materia di lavori
pubblici. Norme in materia di concessione di acque pubbliche.
Revisione dei prezzi dei materiali da costruzione. Proroga
termini in materia di edilizia agevolata-convenzionata.
Disposizioni in materia di tutela della salute e sicurezza dei
lavoratori nei cantieri» (nn. 611-603/A), posto al punto 6) del
secondo punto dell'ordine del giorno.
Invito la IV Commissione a prendere posto al banco delle
commissioni.
E' già stato votato il passaggio all'esame degli articoli e la
discussione generale è stata rinviata alla discussione
dell'articolo 1.
Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:
«Articolo 1
Modifiche ed integrazioni alla legge 11 febbraio 1994, n. 109,
come
introdotta dalla legge regionale 2 agosto 2002, n. 7
e successive modifiche ed integrazioni
1. Al comma 28 dell'articolo 4 della legge 11 febbraio 1994, n.
109, come introdotto dall'articolo 3 della legge regionale 2
agosto 2002, n. 7 e successive modifiche e integrazioni,
sostituire le parole Dipartimento regionale lavori pubblici' con
le parole Ufficio speciale osservatorio regionale dei lavori
pubblici'.
2. All'articolo 7 ter della legge 11 febbraio 1994, n. 109,
come introdotto dall'articolo 5 della legge regionale 2 agosto
2002, n. 7 e successive modifiche e integrazioni, sono apportate
le seguenti modifiche:
a) il comma 3 è così sostituito:
3. L'Ufficio costituisce struttura intermedia dell'Ispettorato
tecnico dell'Assessorato regionale dei lavori pubblici ed è
articolato in servizi.';
b) dopo il comma 12 aggiungere il seguente:
12 bis. Con provvedimento dell'Ispettore generale
dell'Ispettorato tecnico dell'Assessorato regionale dei lavori
pubblici sono nominati i dirigenti preposti alle segreterie
tecnico-amministrative ed il personale da assegnare.';
c) al comma 15, primo periodo, dopo le parole due anni' sono
aggiunte le parole ed in caso di prima nomina detto termine può
essere prorogato di ulteriori anni due.';
d) al comma 15, ultimo periodo, dopo le parole della
commissione' sono aggiunte le parole , fatto salvo quanto
disposto al primo periodo,';
e) al comma 16 dopo le parole amministrazioni di provenienza' è
aggiunto il seguente periodo: Ai componenti le commissioni,
dipendenti dell'Amministrazione regionale, a decorrere dall'anno
2008, in luogo dell'indennità annua lorda è corrisposto, fermo
restando il disposto di cui al comma 1, dell'articolo 36 del
decreto del Presidente della Regione 22 giugno 2001, n. 10 e
successive modifiche ed integrazioni, il trattamento economico
accessorio di cui alle lettere d) ed e) dell'articolo 35 del
medesimo decreto presidenziale, per importo complessivo
equivalente all'indennità di cui all'articolo 2, comma secondo,
del decreto del Presidente della Regione 14 gennaio 2005, n. 1.'.
3. Il comma 17 dell'articolo 17 della legge 11 febbraio 1994,
n. 109, come introdotto dall'articolo 11 della legge regionale 2
agosto 2002, n. 7 e successive modifiche e integrazioni, è
sostituito dal seguente:
17. Nel caso in cui il valore delle attività di progettazione e
direzione lavori superi complessivamente la soglia di
applicazione della direttiva comunitaria in materia,
l'affidamento diretto della direzione dei lavori al progettista è
consentito soltanto ove espressamente previsto dal bando di gara
della progettazione.'
4. Dopo il comma 17 dell'articolo 17 della legge 11 febbraio
1994, n. 109, come introdotto dall'articolo 11 della legge
regionale 2 agosto 2002, n. 7 e successive modifiche e
integrazioni, è aggiunto il seguente:
'17 bis. Per le opere degli enti ecclesiastici, il responsabile
unico del procedimento è nominato tra i dipendenti degli enti
ecclesiastici stessi aventi i requisiti di legge, e solo in caso
di dichiarata assenza, dagli enti locali attuatori.'
5. Al comma 1 dell'articolo 17 bis della legge 11 febbraio
1994, n. 109, come introdotto dall'articolo 12 della legge
regionale 2 agosto 2002, n. 7 e successive modifiche e
integrazioni, le parole rubrica Ispettorato tecnico lavori
pubblici sono sostituite con le parole
rubrica Dipartimento regionale dei lavori pubblici
6. Il comma 1 bis dell'articolo 18 della legge 11 febbraio
1994, n. 109, come introdotto dall'articolo 12 della legge
regionale 19 maggio 2003, n. 7 e successive modifiche e
integrazioni, è così sostituito:
1 bis. Nell'importo dei progetti relativi ad opere marittime e
portuali e ad interventi sugli immobili demaniali in uso o di
proprietà regionale, finanziati dalla Regione, redatti dagli
organismi ed uffici di cui alla lettera c) del comma 1
dell'articolo 17 e dagli uffici tecnici delle stazioni
appaltanti, è previsto, tra le somme a disposizione
dell'amministrazione:
a) l'aliquota fino all'1 per cento sull'importo dei lavori a
base d'asta che viene utilizzata per indennità di missione e di
viaggio, per rilievi ed attrezzature, per spese di funzionamento
e di gestione ivi comprese le spese postali, telefoniche,
telegrafiche e per la riproduzione di elaborati progettuali.
Qualora gli interventi progettuali siano localizzati nelle isole
minori, la predetta aliquota può essere maggiorata fino al 100
per cento;
b) l'importo delle prestazioni di lavoro straordinario del
personale addetto all'assistenza in cantiere;
c) l'importo delle attrezzature per l'attività del responsabile
del procedimento.'.
7. Al comma 12 bis dell'articolo 19 della legge 11 febbraio
1994, n. 109, come introdotto dall'articolo 1, comma 12, della
legge regionale 29 novembre 2005, n. 16, le parole dell'ultimo
periodo per quattro mesi' sono sostituite con le parole per tre
mesi'.
8. Il comma 1 dell'articolo 21 della legge 11 febbraio 1994, n.
109, come introdotto dall'articolo 17 della legge regionale 2
agosto 2002, n. 7 e successive modifiche e integrazioni, è
sostituito dal seguente:
1. L'aggiudicazione degli appalti mediante pubblico incanto è
effettuata di norma con il criterio del prezzo più basso
inferiore a quello posto a base di gara, determinato, per tutti i
contratti, sia a corpo che a misura, che a corpo e misura,
mediante offerta espressa in cifra percentuale di ribasso, con 4
cifre decimali, sull'importo complessivo a base d'asta, da
applicare uniformemente a tutto l'elenco prezzi posto a base di
gara. Non si terrà conto delle cifre decimali successive alla
quarta.'
9. Al comma 1 bis dell'articolo 21 della legge 11 febbraio
1994, n. 109, come introdotto dall'articolo 17 della legge
regionale 2 agosto 2002, n. 7 e successive modifiche e
integrazioni, le parole da Relativamente ai soli appalti ' alla
fine del comma sono sostituite dalle
seguenti: Relativamente ai soli appalti di lavori
pubblici di valore inferiore alla soglia comunitaria,
l'amministrazione interessata aggiudica l'appalto
all'offerta, espresse in cifre percentuali di ribasso, che
risulta pari, o in mancanza, che più si avvicina per difetto alla
media aritmetica dei ribassi individuata con le modalità di cui
ai commi 1 bis 1 e 1 bis 2. Le medie sono calcolate sino alla
quarta cifra decimale, arrotondata alla unità superiore qualora
la quinta cifra decimale sia pari o superiore a cinque'.
10. Dopo il comma 1 bis dell'articolo 21 della legge 11
febbraio 1994, n. 109, come introdotto dall'articolo 17 della
legge regionale 2 agosto 2002, n. 7 e successive modifiche e
integrazioni, aggiungere i seguenti:
1 bis 1. La commissione aggiudicatrice dopo la fase di
ammissione delle offerte, in pubblica seduta, ai soli fini della
determinazione della media di riferimento, procede ad escludere
fittiziamente il 50 per cento delle offerte ammesse. A tal fine,
sorteggia un numero intero da 11 a 40; il numero sorteggiato
costituisce la percentuale relativa al numero delle offerte di
minor ribasso; la differenza tra 50 ed il numero sorteggiato
costituisce la percentuale relativa al numero delle offerte di
maggior ribasso. I numeri delle offerte da eliminare
fittiziamente, corrispondenti a tali percentuali, sono
determinati senza tenere conto di eventuali cifre decimali. Tale
procedura non è esercitabile qualora il numero di offerte valide
risulti inferiore a cinque.
1 bis 2. La commissione aggiudicatrice calcola la media
aritmetica delle offerte che restano dopo l'operazione di
esclusione fittizia di cui al comma 1 bis 1: se il numero
sorteggiato è compreso tra 11 e 25, l'aggiudicazione viene
effettuata all'offerta che risulti pari o che, in mancanza, più
si avvicini per difetto alla media come sopra determinata,
incrementata dello scarto medio aritmetico delle offerte di
maggior ribasso rimaste dopo le operazioni di esclusione
fittizia. Se il numero sorteggiato risulta compreso tra 26 e 40
non si dà luogo all'incremento della media del ribasso.
1 bis 3. Ove si sia in presenza di più aggiudicatari con
offerte uguali, si procede esclusivamente al sorteggio del primo
e del secondo aggiudicatario, escludendo qualsiasi altro sistema
di scelta. Il sorteggio deve essere effettuato, in seduta
pubblica, entro dieci giorni dalla data di apertura delle offerte
economiche ed il presidente di gara ne dà tempestivo preavviso,
esclusivamente a mezzo telefax, a tutti i soggetti interessati al
sorteggio.
1 bis 4. Nel caso di presentazione alla gara di più offerte
aventi identico ribasso, l'esclusione fittizia delle offerte, ai
sensi del comma 1 bis 1, non può essere superiore in termini
numerici al 50 per cento delle offerte presentate, non rilevando
a tal fine l'ipotesi in cui le offerte presentino un identico
ribasso e si collochino a cavallo delle due soglie di esclusione.
Essendo fittizia l'esclusione del 50 per cento delle offerte
ammesse per la formazione della media, tutte le offerte ammesse
concorrono alle successive fasi di aggiudicazione della gara.
1 bis 5. Per le procedure di gara di competenza dell'ufficio
regionale per l'espletamento di gare d'appalto, di cui
all'articolo 7 ter della legge 11 febbraio 1994, n. 109,
introdotto dall'articolo 5 della legge regionale 2 agosto 2002,
n. 7 e successive modifiche e integrazioni, la sub commissione
per la verifica delle offerte anomale, di cui all'articolo 9 del
regolamento approvato con decreto del Presidente della Regione 14
gennaio 2005, n. 1, è integrata con un dirigente dei servizi
dell'ispettorato tecnico dell'Assessorato regionale dei lavori
pubblici, designato dall'ispettore generale dello stesso
ispettorato. Per la predetta attività, con decreto dell'Assessore
regionale per i lavori pubblici, su proposta dell'ispettore
generale dell'ispettorato tecnico, sono determinati i compensi da
corrispondere ai dirigenti dell'ispettorato tecnico
dell'Assessorato regionale dei lavori pubblici, da inserire nel
quadro economico del progetto tra le somme a disposizione della
stazione appaltante.
1 bis 6. Il responsabile unico del procedimento, di cui
all'articolo 7, comma l, della legge 11 febbraio 1994 n. 109,
come introdotto dall'articolo 4 della legge regionale 2 agosto
2002, n. 7 e successive modifiche e integrazioni, può essere
audito dalla sub commissione per la verifica delle offerte
anomale, prevista dall'art. 9 del regolamento, approvato con
decreto del Presidente della Regione 14 gennaio 2005, n. l'.
11. Sono fatti salvi i bandi già pubblicati alla data di
entrata in vigore della presente legge.»
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei che
l'assessore ai lavori pubblici mi ascoltasse, tanto più che si
sta procedendo con una novità procedurale secondo la quale una
delega conferita, che non è sostituibile se non revocata, possa
essere rappresentata dal Presidente della Regione.
CUFFARO presidente della Regione. Il Presidente non dà
deleghe, propone l'assessore al ramo.
CRACOLICI Appunto nel momento in cui l'ha proposto ha
conferito un incarico specifico.
PRESIDENTE Credo che l'obiezione dell'onorevole Cracolici sia
superabile.
CRACOLICI Superabile sì, non superata.
PRESIDENTE Ritengo che il Presidente della Regione sia il
miglior interlocutore su qualsiasi legge. Lei, onorevole
Cracolici, entri nel merito della legge. Grazie.
CRACOLICI Mi auguro che anche gli assessori al ramo possano
essere persone che parlino con competenza delle questioni che
trattiamo.
Detto questo, mi limito ad un tema particolare di questo
disegno di legge, quello che più degli altri suscita un
dibattito, ovvero le modifiche al metodo di aggiudicazione.
Si vuole intervenire con una norma che sostanzialmente
stabilisce di allargare ulteriormente la dimensione e la
specificazione di un'offerta di ribasso per le gare sottosoglia
nel territorio siciliano, cioè introduciamo il quarto valore
decimale oltre la virgola, cioè gli appalti saranno specificati
da una differenza decimillesimale e credo che siamo l'unica
Regione, forse al mondo, che utilizza un sistema in cui si
aggiudicherà un appalto sulla base di un x,1111x.
CUFFARO presidente della Regione. Faccia una proposta
alternativa
CRACOLICI Lei conosce bene l'alternativa, onorevole
Presidente, perché era quella introdotta dalla legge 7 del 2002,
che ha sostanzialmente introdotto in Sicilia, come nel resto
d'Italia, il sistema di aggiudicazione che vige da Bolzano a
Reggio Calabria.
Noi abbiamo voluto modificare, nel 2005, quella legge fatta
dallo scorso Parlamento, sia la legge 7 che la legge 16, con il
risultato che quella legge doveva semplificare, aiutare il
sistema e invece siamo costretti ad intervenire ed aggiungo che
fra sei mesi torneremo ad intervenire perché in Sicilia le gare
non si fanno più con un ribasso, si fanno ormai con un valore
medio, cioè tutte le imprese non hanno convenienza neanche a
ribassare o a rialzare perché il sistema che abbiamo creato se
qualcuno si permette di abbassare o di alzare qualche centesimo
dopo la virgola in più rispetto al valore medio viene escluso per
legge e, quindi, si determina una condizione che è veramente
paradossale, ed in Sicilia le gare si fanno così: si guardano le
ultime Gazzette Ufficiali per capire quale è la tendenza media e
sulla base del valore medio tutto le offerte si fanno a 7, 201,
7,202
CUFFARO presidente della Regione. I miei ricordi mi dicono
tutt'altra cosa, l'avete voluta voi questa legge.
PRESIDENTE Onorevole Presidente della Regione, non si sente
ciò che lei dice senza microfono per cui i dialoghi tra voi due
non vanno ripresi nel resoconto stenografico.
CRACOLICI Il resoconto stenografico riporta anche le battute
fuori microfono. Lo stenografo è l'unico che sente anche senza
microfono.
PRESIDENTE Pensi che ci si sta adeguando ad un nuovo sistema
che riconoscerà anche la voce, quindi abituiamoci a fare le cose
secondo le regole.
CRACOLICI Voglio soltanto far rilevare al Presidente della
Regione che ha un ricordo non corretto perché, com'è noto in
questa Aula, il sottoscritto e il Gruppo parlamentare dei
Democratici di Sinistra, nella scorsa legislatura hanno votato
contro la modifica perché favorevole al sistema di aggiudicazione
che si era introdotto e si potevano apportare lì dei correttivi,
abbiamo cambiato completamente il risultato e siamo oggi al
valore medio.
Allora io credo, onorevole Presidente, che sia qui in campo una
questione: si sta modificando il sistema nazionale europeo, a mio
avviso stiamo rischiando in Sicilia una procedura di inflazione
legata al fatto che qui le gare non rispondono più ad un
sistema competitivo tra imprese, tanto più che ormai si affidano
solo col sorteggio.
Si è innescato un meccanismo nel quale, comunque, saremo
chiamati a modificare questa benedetta o maledetta, a seconda dei
punti di vista, legge sui lavori pubblici sotto soglia.
Penso che la scelta proposta oggi dal Governo di fare questa
specificazione per superare il sorteggio, per cercare di superare
i problemi amministrativi che nel frattempo si sono determinati,
sia una cura palliativa e come si sa le cure palliative non
risolvono non curano e quindi non credo che risolveremo il
problema.
Mi auguro che dopo questa discussione, al di là del sistema che
poi si sarà trovato, non ci strappiamo le vesti per questa legge,
dato che non va a modificare, sostanzialmente, una legge che
consideravo sbagliata due anni fa e continuo a considerarla tale,
oggi.
Pertanto, mi auguro che alla luce del fallimento di questa
legge, il Governo proponga, seriamente, un sistema di
aggiudicazione, a mio avviso, come nel resto d'Italia, e in ogni
caso un sistema di aggiudicazione che consenta che una gara sia
davvero tale.
Un'ultima cosa e concludo. Con la legge 7 avevamo, finalmente,
avviato il percorso delle stazioni uniche appaltanti', che
stanno cominciando ad attivarsi. Credo sia avvenuto anche alla
luce dell'esperienza che fin qui abbiamo fatto; il tempo di
valutare serenamente e seriamente ciò che non è potuto avvenire
cinque anni fa, quando fu fatta la legge 7, cioè quello di
prevedere una soglia più bassa per trasferire alle stazioni
uniche appaltanti, gli appalti. Noi presenteremo un ordine del
giorno - perché non c'è bisogno di alcuna legge, può essere
fatto con un provvedimento del Governo stesso - per chiedere che
gli appalti con importi superiori ai cinquecentomila euro vadano
assegnati automaticamente alle stazioni uniche provinciali e/o
regionali, a secondo gli enti di appartenenza.
PRESIDENTE E iscritto a parlare l'onorevole Laccoto. Ne ha
facoltà.
LACCOTO Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la
norma più che dal Presidente della Regione, che si trova in Aula
a sostituire l'assessore al ramo, l'abbiano scritta gli uffici,
e la cosa più negativa è la burocratizzazione delle norme.
Signor Presidente, approfitto della sua presenza per fare
alcune semplici considerazioni. Noi andiamo incontro a quelli che
saranno i finanziamenti per il periodo 2007-2013. Con questo
sistema non ci sarà gara che non verrà bloccata dal TAR o dal
CGA con un percorso di almeno un anno.
Questa è la media di aggiudicazione di tutti i Comuni. Altro
punto: si tratta di osservazioni che credo sia giusto recepire se
vogliamo snellire le procedure.
Vi sono alcuni problemi per gli incarichi in Sicilia. La norma
che ha tolto l'incarico fiduciario sostituendola con la
trattativa privata, ha provocato, anche in sede di incarichi
relativi ai Fondi 2000/2006, dei blocchi anche per ricorsi al
TAR e al CGA.
Andiamo alle stazioni appaltanti. Al di là di quella che è la
soglia per la gestione delle stazioni appaltanti, il risultato è
che oggi molti Comuni stanno perdendo i finanziamenti europei
perché le stazioni appaltanti, in media, in questa fase,
impiegano da tre a sei mesi per svolgere una sola gara.
Signor Presidente, penso che questo sia un fatto importante. Io
non sono abituato in questo caso a fare polemiche, ma credo solo
di potere dare un contributo per cercare di semplificare alcune
storture che questa legge sui lavori pubblici o sugli incarichi
professionali o sulle stazioni appaltanti, certamente, non cerca
di risolvere.
Noi abbiamo bisogno di procedure snelle e certe che non
provochino ricorsi sistematici al TAR o al CGA che finiscono per
bloccare la spesa pubblica in Sicilia.
Da un'indagine nazionale, forse voi lo sapete, la Sicilia ha
diminuito gli appalti del sessanta per cento. Gli incarichi, con
la norma che abbiamo recepito sic et simpliciter, sotto la soglia
nazionale, vengono anch'essi bloccati dai ricorsi.
Abbiamo il problema delle stazioni appaltanti che deve essere,
in ogni caso, risolto perché la verità è che nelle stazioni
appaltanti, sono stati inviati i funzionari che non hanno idea di
cosa sia una gara d'appalto. Questa è la situazione oggi in
Sicilia, al di là del voler insistere su una modifica di legge
che, certamente, non risolve il problema degli appalti in Sicilia
o degli incarichi professionali o delle stazioni appaltanti.
Ho visto che tutte le associazioni, dall'Anci ad altre, non
sono soddisfatte di questo sistema. Posso dire che da ieri voi
sapete che c'è la nuova norma sulla sicurezza degli appalti in
Italia che certamente crea un'altra condizione perché questa,
così come è stato determinato a livello nazionale, modifica
alcune norme; la norma che noi approveremo questa sera, se
dovessimo approvarla, è già anacronistica rispetto alla norma
nazionale.
Il mio suggerimento, signor Presidente, è questo: cerchiamo di
approntare un Testo unico, semplificando queste norme e dando la
possibilità di spendere celermente le somme stanziate in Sicilia.
Qualsiasi ritardo può essere dannoso; stiamo già perdendo alcun
finanziamenti che scadono a giugno 2008, per la stazione
appaltante o perché non si sono riuscite ad espletare le gare.
Cogliamo, quindi, l'occasione per approvare norme snelle.
PARLAVECCHIO relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PARLAVECCHIO relatore. Signor Presidente, intervengo
semplicemente per chiarire alcuni punti sulle motivazioni che
hanno portato questa norma in Aula.
L'anno scorso abbiamo avvertito, in Sicilia, l'esigenza di
intervenire per quanto riguarda il settore dei lavori pubblici e
soprattutto quel settore. (Puntualizzo che la norma vale sotto
la soglia comunitaria, quindi cinquemilioniseicentomila euro
circa, quindi noi lavoriamo sotto soglia). Su questa norma
abbiamo notato, tempo addietro, che tutti i ribassi d'asta che
venivano effettuati con la precedente legge sia in Sicilia ma
anche in Italia, salivano di giorno in giorno, al punto che siamo
arrivati a ribassi d'asta dell'ordine del 25- 30 per cento. Per
non parlare poi dei ribassi d'asta legati alle opere marittime
che andavano oltre il 40 per cento. Abbiamo ritenuto, proprio
perché sollecitati da una parte, ma anche perché crediamo che i
lavori pubblici debbano essere svolti in maniera autonoma dalle
imprese che vogliono svolgere la propria attività d'impresa in
maniera libera, di attuare un articolo di legge e quindi un
disegno di legge e quindi una legge che consentisse alle imprese
di potere operare con ribassi d'asta di un certo tipo, che
potessero essere garanzia per tutti gli imprenditori che vogliono
operare nella nostra isola.
Questo l'abbiamo ottenuto con una norma che, al contrario di
quello che si è detto qui, ha funzionato perché ha consentito,
attraverso il cosiddetto taglio delle ali', la possibilità di
evitare le cordate e, in secondo luogo - ma ancora più importante
- ci ha consentito di distinguerci dalla norma nazionale che
portava i ribassi a quel livello, ma soprattutto ci ha consentito
di avere ribassi che oggi oscillano intorno al 7 per cento.
Per quanto riguarda il problema delle stazioni appaltanti
volevo sottolineare che con un decreto di qualche mese fa sono
state raddoppiate nei territori con maggiori gare - e sono
quelle di Catania, Palermo e Messina - proprio per accelerare le
procedure delle stazioni appaltanti che oggi lavorano con una
media di trecento gare l'anno. Ritengo, quindi, che sia una media
non indifferente. Certo è che il sistema ha prodotto un
riequilibrio del ragionamento perché le stazioni appaltanti hanno
sostituito più di 450 stazioni appaltanti rappresentate da
comuni ed enti locali.
Per il disegno di legge in esame vogliamo semplicemente
operare una correzione dato che oggi effettivamente in molte gare
siamo pervenuti alla decisione di assegnare l'appalto dopo
sorteggio. Questa è la ratio della norma. Noi vogliamo correggere
quell'articolo introducendo un'ulteriore variabile in modo tale
da non avere più un'articolazione di questo tipo.
Per tutto il resto, per quanto riguarda questo specifico
settore, il disegno di legge recepisce e chiarisce ancora di più
quelle che sono le indicazioni della precedente norma approvata
e che ha prodotto i propri risultati.
PRESIDENTE Vorrei ricordare a tutti i colleghi che in questa
fase non è possibile presentare emendamenti ma soltanto eventuali
subemendamenti. Dico ciò perché la Presidenza sta ricevendo una
serie di emendamenti che possono essere presentati, in questa
fase, solo dal Governo o dalla Commissione per eventuali
riscritture.
Vi prego di non presentarne altri che dichiarerei, comunque,
inammissibili.
E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
ascoltato le parole dell'onorevole Parlavecchio e ricordo bene
che lui era assessore al ramo quando la norma che stiamo
modificando o che ci accingeremo a modificare è stata varata.
Onorevole Presidente Cuffaro, io credo di poter avere titolo per
affermare, avendo in quell'occasione votato favorevolmente quella
norma, che le cose che mi sto accingendo a dire sono
nell'interesse - ritengo - dell'andamento della buona
amministrazione, dei lavori pubblici e anche degli imprenditori
che quella norma vollero.
Il risultato che abbiamo sotto gli occhi è quello di avere
istituito un meccanismo di aggiudicazione di gara che non ha più
la caratteristica di una gara, perché ha proprio totalmente
eliminato la possibilità di gareggiare per l'aggiudicazione dei
lavori pubblici. Talchè, come sapete bene, le gare si
aggiudicano, per pura fortuna, dovendo concorrere sulla base di
un decimale che si approssima, comunque, nell'ordine delle tre
cifre.
Onorevole Parlavecchio, noi dobbiamo dire una cosa e dobbiamo
dirla con chiarezza anche a quei colleghi che, probabilmente, non
hanno sufficiente dimestichezza: Presidente, quando si immagina
un meccanismo di aggiudicazione si ha l'illusione che, combinando
le parole o immaginando che tipo di effetto può avere il
meccanismo che stiamo andando a determinare, che si c'entra
l'obiettivo.
Questo Parlamento, questa illusione l'ha avuta molto volte,
l'abbiamo avuta anche l'ultima volta che abbiamo approvato questa
legge. Accade, poi, che l'effettiva resa, l'effettivo risultato
di quel meccanismo, lo si può conoscere solamente nel tempo,
giocandolo più spesso, come uso dire. Perché c'è l'elemento che
non è scritto, ma che è determinante: la variante che conta e che
modifica l'effetto, che è quello dei concorrenti, che, in buona
fede, semplicemente con il legittimo interesse obiettivo di
vincere quella gara, orientano l'offerta che finisce per
convergere in una direzione. Questo è l'effetto nascosto, ma
sistematicamente dimostratosi di tutti i meccanismi. Allora, non
era prevedibile, assessore Parlavecchio, o comunque non era stato
previsto che quella norma che oggi discutiamo arrivasse a questo
risultato, ma la dimostrazione è che quella norma era sbagliata,
tant'è che oggi ci stiamo accingendo a correggerla. Era sbagliata
perché non ha completamente eluso il meccanismo possibile di
aggiudicazione attraverso gara. Poi ha dato anche esito ad un
altro effetto, che io qui mi limito a registrare, senza
attribuirgli qui una negatività, per forza: in questo momento si
aggiudicano al 7 per cento, che sono comunque i ribassi
inferiori rispetto alla media nazionale. Giudicherete voi se è
giusto, o se è sbagliato. Evidentemente ognuno - come dire - cura
i propri interessi, ma in campo nazionale è possibile aggiudicare
gare con ribassi più alti e conseguenti risparmi per
l'amministrazione pubblica. Ma non è questo l'aspetto che mi
preoccupa, perché io sono tra quelli convinti che i ribassi
oltre il 20 per cento sono perniciosi per la Pubblica
Amministrazione e per la buona risultanza dei lavori ed
assolutamente insostenibili per gli imprenditori, quindi, non
gioisco di fronte a simili ribassi, al contrario molto alti.
Ma qui stiamo per commettere, Presidente Cuffaro, un errore e
nessuno ci può dire che così non è perché ci stiamo avventurando
verso un nuovo meccanismo di aggiudicazione di gara e nessuno di
noi ha certezza che questo risolva i problemi, anzi, ho il
sospetto che possa danneggiare gli imprenditori - se volete
sapere -. E la dimostrazione di quanto affermo sta nel testo
presentato dal Governo che, da un lato, tende a modificare il
meccanismo sperando di eludere l'empasse cui si è ricorso e,
dall'altro, introduce la quarta cifra decimale, che vuol dire
che ci fidiamo così poco della capacità di questo sistema
modificato, di uscire dalle secche di questa concentrazione,
tutta in un punto, che abbiamo bisogno di sperare che,
aggiungendo una quarta cifra decimale, possiamo aggiudicare
meglio la gara. E' la dimostrazione che non crediamo noi stessi
nel meccanismo che stiamo producendo.
Allora, concludo, io credo che
PRESIDENTE Concluda, onorevole, perché ha superato il tempo a
sua disposizione già abbondantemente.
DE BENEDICTIS. Io lo so che può apparire tecnica la
motivazione, però, siccome altre volte ci siamo trovati e ci
troveremo a dire che avremmo sbagliato, io credo che due cose non
possiamo fare: andare a testa bassa e farlo ad agosto.
Noi abbiamo il tempo per fare una modifica di questa legge in
un momento successivo dopo attenta riflessione, farlo ad agosto,
adesso e pensare di risolvere il problema delle gare in questo
periodo estivo è totalmente inutile.
Credo che un momento di riflessione aiuti tutti ed è possibile
fare delle sperimentazioni, delle simulazioni su questo
meccanismo avendo maggiore certezza che non stiamo commettendo
errori che già abbiamo commesso, in perfetta buona fede.
Quindi, io mi appello al Governo perché sospenda questa
orientamento onde evitare, al Parlamento, di trovarsi a
modificare ogni anno le proprie determinazioni.
PRESIDENTE E' iscritto a parlare l'onorevole Incardona. Ne
ha facoltà.
INCARDONA Signor Presidente, onorevole Presidente della
Regione, onorevoli colleghi la materia che noi oggi stiamo
trattando qui, in quest'Aula, è particolarmente delicata e lo è
in una Regione che ha conosciuto un fenomeno, quello mafioso, che
si è sempre annidato nella materia, appunto, dell'aggiudicazione
degli appalti.
Modificare ad ogni piè sospinto' la norma sugli appalti dà un
ulteriore segnale, secondo me negativo, per cui la proposta che
faccio - e mi riallaccio a quello che ha detto, poca fa, il
collega De Benedictis - è quella appunto di sospendere e valutare
la opportunità di agganciare la normativa regionale a quella
nazionale per evitare che questa Regione possa essere, ancora una
volta, attaccata ed accusata di votare delle norme che sono
particolarmente confacenti a quelli che sono gli interessi
illeciti.
Perché non adeguarci? Perché non evitare che venga il Vigna
di turno, con tutto il rispetto per quello che rappresenta, ma
che, tuttavia, qualche volta ha lanciato delle accuse, a mio
avviso, ingiustificate anche contro la politica e contro la
Pubblica Amministrazione in generale, perché nell'ambito della
politica e della Pubblica Amministrazione siciliana c'è il
marcio, c'è stato il marcio ma c'è stato anche il bene, ci sono
stati anche coloro che hanno difeso la legalità, coloro che hanno
difeso la Pubblica Amministrazione, coloro che hanno difeso gli
interessi collettivi.
La proposta che, secondo me, questo Parlamento deve fare è
quella di approvare una norma di rinvio per adeguare la
legislazione regionale a quella nazionale ed evitare che ogni
volta si debba tornare a modificare questa legge, ed evitare che
la Sicilia possa essere accusata che la politica siciliana possa
continuare ad essere accusata di favorire interessi illegali.
Finiamola
La Sicilia ha bisogno, signor Presidente e onorevoli colleghi,
non solo di cambiare il proprio stemma, non solo di cambiare la
propria immagine, ma ha bisogno anche di cambiare rotta su alcuni
argomenti importanti.
Proprio questo è un argomento fondamentale per cui bisogna che
alla Sicilia, alla politica siciliana, a questa Assemblea venga
riconosciuto che si vuole adeguare ad una normativa che viene
considerata, sul piano nazionale, efficace ed in qualche modo
impermeabile alle infiltrazioni mafiose.
Adeguiamoci alla normativa nazionale, evitiamo di tornare a
legiferare ogni piè sospinto e quindi, per una volta, così come
detto sulle norme per le elezioni - perché anche lì questa
Assemblea è stata troppo spessa accusata di varare delle norme
che sono volute per creare nuovi privilegi a favore della
deputazione regionale - su questi due argomenti che sono appunto
le norme che riguardano gli eventuali privilegi' della
deputazione regionale e le norme sugli appalti, adeguiamoci alla
normativa nazionale.
Per quanto riguarda il regime di ineleggibilità e della
incompatibilità dei deputati regionali adeguarli al regime
nazionale e così valga anche per la legge sugli appalti.
La legge sugli appalti va votata con una semplice norma di
rinvio alla normativa nazionale; si possa così scrivere
finalmente la parola fine' alle accuse che ci vengono rivolte
dalla politica nazionale e da tutta la burocrazia e, soprattutto,
da quella parte della magistratura giustizialista che molto
spesso ci accusa tutti ingiustificatamente.
CUFFARO presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, noi abbiamo purtroppo un'urgenza che è
diventata emergenza. Perché da qualche mese - hanno ragione gli
onorevoli colleghi che sono intervenuti -, individuato il
meccanismo di aggiudicazione di gara, le imprese,
spontaneamente, si dividono in fasce dove ognuno si va a
collocare in quella che ritengono debba essere la media e finisce
che poi 10-15 imprese che beccano la media giusta ci sono, e non
si può farne a meno perché sono tante le imprese che partecipano.
Ci troviamo, in questo momento, in una situazione paradossale:
acceleriamo le procedure perché le stazioni appaltanti stanno
cominciando a funzionare e funzionano, e però non riusciamo ad
aggiudicare le gare perché chi vince la gara sono 7-8-10 imprese
che hanno tutte lo stesso ribasso.
C'è da dire però, onorevole De Benedictis, che questa legge -
che è perfezionabile -, questo sistema di legge che è
perfezionabile, un risultato l'ha ottenuto: non ci sono più
aggiudicazioni di gara al 30 per cento di ribasso, che è una
anomalia. Perché quando si aggiudicavano le gare con il 30 per
cento di ribasso, non si aggiudicavano mai a chi faceva il
ribasso maggiore. Perché con il sistema delle anomalie la
commissione veniva ad avere un potere che andava al di sopra del
ribasso, perché al di là del ribasso poi c'erano gli anomali, e
finivano col decidere loro quale doveva essere l'impresa
aggiudicataria.
Il nuovo sistema l'ha eliminato. Adesso abbiamo un problema. Ci
sono troppe imprese che si posizionano allo stesso punteggio.
Questo meccanismo che stiamo introducendo, che lascia il sistema
per com'è, aggiungendo un ulteriore decimale, da 3 a 4, renderà
la probabilità che ci siano imprese che abbiano lo stesso ribasso
uno su mille, pertanto aggiudicheremo le gare.
Questo è quello che stiamo facendo. Adesso io non entro nella
scelta che questo Parlamento se vuole può fare, e se vogliamo
possiamo riflettere e rivedere l'intera impalcatura di
aggiudicazione. Oggi abbiamo molti lavori che sono stati
appaltati e bloccati perché non riusciamo ad aggiudicarli. E
questo abbiamo il bisogno di farlo soprattutto perché il TAR di
Palermo, due giorni fa, con una sentenza ha stabilito, per chi
ricorreva, su questa vicenda che il sistema dell'aggiudicazione
a tre cifre diventa incostituzionale e quindi dobbiamo cambiarlo.
E' un'ulteriore aggiunta ma ce ne eravamo già accorti da soli
che non funzionava.
Quindi, sblocchiamo i tanti lavori fermi; dopo di ciò
vogliamo ragionare su una ipotesi di ulteriore modifica, abbiamo
tempo di rifletterci e di farla, ma per noi oggi è importante che
questo articolo venga approvato per sbloccare quei lavori
aggiudicati con lo stesso ribasso a molte più imprese.
PRESIDENTE Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
dagli onorevoli Galvagno, Gucciardi e Barbagallo: 1.4, 1.5,
1.7, 1.6, 1.3, 1.11, 1.8, 1.9;
dall'onorevole Parlavecchio: 1.13 e 1.10;
dall'onorevole Barbagallo: 1.2;
dall'onorevole Ballistreri: 1.12;
dagli onorevoli Falzone, Stancanelli e Granata: 1.1.
dagli onorevoli Di Mauro ed altri: subemendamento 1.3.1.
dagli onorevoli Tumino ed altri: subemendamento 1.10.1.
PRESIDENTE Si passa all'esame dell'emendamento 1.4, a firma
degli onorevoli Calcagno, Gucciardi e Barbagallo. Lo pongo in
votazione.
Il parere della Commissione?
PARLAVECCHIO relatore. Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CUFFARO presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi;
chi è contrario resti seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE Onorevoli colleghi vi invito a non soffermarvi al
banco del Governo, ciò toglie ogni possibilità di ascolto agli
assessori.
Si passa all'emendamento 1.5, a firma degli onorevoli Galvagno,
Gucciardi, Barbagallo.
GUCCIARDI Chiedo di illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
GUCCIARDI Signor Presidente, onorevoli colleghi,
l'emendamento 1.5 è un po' la modifica dell'emendamento 1.4 che
intendeva sopprimere l'impossibilità di ruotare per altri due
anni i componenti delle sezioni e i funzionari preposti alle
segreterie, per cui in un contesto così complesso e delicato,
quale è quello delle commissioni aggiudicatici degli appalti, si
ritiene che le incrostazioni che si possono determinare in questo
settore così delicato dovrebbero essere evitate. Quindi, noi
riteniamo con questo emendamento di ridurre al minimo la
possibilità di prorogare la presenza di segretari, di funzionari
all'interno delle commissioni.
Per questa ragione abbiamo proposto, prima, l'emendamento
soppressivo, che è stato bocciato dall'Aula, e poi questo
emendamento che riduce ad un anno la possibilità di proroga per i
funzionari.
Crediamo che non ci sia assolutamente la necessità di questa
ulteriore proroga; riteniamo che gli uffici siano assolutamente
nella disponibilità di potere offrire personale a queste
strutture; riteniamo, altresì, che non possiamo parlare di
trasparenza, di impossibilità di incrostazioni o di rendere
impermeabile il sistema alle infiltrazioni anche criminali o,
comunque, del malaffare e della mafia, se poi consentiamo che in
questi uffici si possa rimanere per un numero considerevole di
anni.
Ogni accorgimento, evidentemente, va nella direzione che noi
riteniamo più corretta e più giusta, per questo insistiamo
affinché questo emendamento venga approvato dall'Aula, per fare
in modo che non ci sia una permanenza, in questi uffici complessi
e delicati, maggiore del periodo necessario e previsto dalla
legge vigente.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 1.5. Il parere
della Commissione?
PARLAVECCHIO relatore. Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CUFFARO presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi;
chi è contrario resti seduto.
(Non è approvato)
PRESIDENTE Si passa all'emendamento 1.13, a firma del
relatore.
PARLAVECCHIO relatore. Signor Presidente, intervengo
semplicemente per dire che con questo emendamento si intende
integrare nella commissione di gara della sezione centrale un
ulteriore componente che sarebbe un assistente delle segreterie
tecniche, semplicemente questo.
CRACOLICI C'è la copertura finanziaria?
PARLAVECCHIO Non c'è bisogno in quanto è già coperta dal
punto di vista finanziario.
CUFFARO presidente della Regione. E' ritirato.
PRESIDENTE Si passa all'emendamento 1.2, a firma Barbagallo
e Ortisi.
TUMINO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
TUMINO Signor Presidente, il comma 17 bis, associato al
comma 4, prevede che per le opere degli enti ecclesiastici il
responsabile unico del procedimento è nominato tra i dipendenti
degli enti ecclesiastici stessi. Ma non è previsto da parte di
chi è nominato. Pertanto, l'onorevole Barbagallo ha fatto un
emendamento con il quale prevede che a nominare sia il parroco
della chiesa dove avviene, io credo che più che il parroco debba
essere il Vescovo. Tanti monumenti non fanno parte di parrocchie
in senso stretto perciò credo sia questo il senso
dell'emendamento, cioè individuare l'ente che dovrebbe nominare.
DI BENEDICTIS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DI BENEDICTS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non ho
partecipato ai lavori della quarta Commissione di cui peraltro
non sono componente, però vorrei avere un chiarimento e una
rassicurazione sulla effettiva legittimità e praticabilità di
questa norma. Parlo della norma così come è stata scritta nel
testo presentato in Aula non dell'emendamento perché si
attribuisce ad una figura che non ha rapporti di responsabilità
nei confronti dell'amministrazione, una responsabilità che
impropriamente in capo all'amministrazione stessa sia di ordine
amministrativo che di ordine contabile e di ordine legale. Vorrei
pertanto che il Parlamento fosse rassicurato sulla praticabilità
di questa norma che, a prima lettura, sembra alquanto bizzarra.
ARDIZZONE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ARDIZZONE Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ho
partecipato ai lavori della quarta commissione; questo peraltro
era stato un emendamento condiviso da tutti e soprattutto dagli
uffici, poiché nel corso degli anni la Regione siciliana ha
provveduto a finanziare la ristrutturazione di diverse parrocchie
e si è potuto constatare soprattutto nei grandi comuni che
spesso le procedure si bloccavano perché non veniva nominato il
responsabile del procedimento, tant'è che allorquando era
assessore pro-tempore proprio l'onorevole Parlavecchio, si
chiedeva l'autorizzazione alla Regione siciliana di poter
nominare un responsabile del procedimento che non è altro che
quello che doveva organizzare tutte le procedure.
Dice bene quindi l'onorevole De Benedictis. Nel caso in cui
invece venisse introdotto l'emendamento dell'onorevole
Barbagallo, si darebbe la facoltà al parroco, e questo
obiettivamente è una forzatura e consentitemi di dire che è pura
demagogia perché nell'articolo esitato dalla commissione, sugli
enti ecclesiastici, noni è previsto un ufficio tecnico. Noi
parliamo delle curie: e dove sono le curie dotate di un ufficio
tecnico? E' chiaro che in questo caso si fa riferimento all'ente
committente che praticamente è la provincia o il comune, ma non
può essere certamente il parroco. La norma quindi è di una
chiarezza unica e serve a snellire le procedure.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, sto facendo un attimo
verificare agli Uffici per dichiarare l'eventuale ammissibilità.
STANCANELLI Signor Presidente, io comprendo perfettamente la
ratio che ispira l'emendamento, sono però d'accordo con quanto
detto dall'onorevole Tumino.
Gli enti ecclesiastici possono essere rappresentati legalmente
non soltanto dal parroco perché possono essere imputati anche ad
altre persone, per esempio alla Curia, come diceva l'onorevole
Ardizzone. Quindi, dobbiamo fare riferimento al rappresentante
legale degli enti ecclesiastici che è contemplato
dall'ordinamento giuridico italiano e che ha assoluta vigenza.
Non mi scandalizzo se è il parroco il rappresentate legale
perché il parroco, secondo l'ordinamento italiano, è il
rappresentante legale della parrocchia, il vescovo è il
rappresentate legale della Curia; se noi diciamo parroco
limitiamo e non troviamo poi la possibilità di attuare questa
norma per gli enti ecclesiastici che non appartengono alle
parrocchie, se noi diciamo rappresentanti legali degli enti
ecclesiastici abbiamo risolto il problema.
Pertanto, presenterò al riguardo un subemendamento dove si
sostituisce la parola parroco' alle parole rappresentante
legale'.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, la norma così come esitata
dalla Commissione, parla di nomina, ma non da chi dovrà essere
nominato. E' ovvio, però, che dovrà essere nominato dai
rappresentanti legali della Curia. Pertanto, personalmente
consiglierei di ritirare l'emendamento in quanto non credo sia
possibile porlo in votazione.
La leggiamo come una piccola provocazione del Presidente
Barbagallo.
PARLAVECCHIO relatore . Chiedo di parlare.
PRESIDENTE . Ne ha facoltà
PARLAVECCHIO relatore. Vorrei aggiungere semplicemente una
cosa. La norma prevede espressamente quali sono gli enti che
devono nominare i RUP e ritengo, se non ricordo male, che il
parroco responsabile non sia una delle figure che per legge
possono nominare i RUP. Noi non l'avevamo indicato proprio per
evitare tutto quello che era successo in precedenza e cioè che
l'assessorato regionale dei lavori pubblici si occupasse anche
della nomina dei RUP, comune per comune. Proprio per evitare ciò,
per quanto riguarda le chiese e per accelerare le procedure,
abbiamo previsto nel disegno di legge che siano le Curie, poichè
hanno uffici tecnici, a nominare sostanzialmente i RUP. In questo
modo si snellirebbe il lavoro sia della Regione che dei Comuni,
ma sostanzialmente avremmo ottenuto questo tipo di risultato.
Affidare la responsabilità al parroco ritengo non sia lo scopo
della norma.
PRESIDENTE Ne chiedo il ritiro perché non credo che noi si
possa decidere se debba essere il parroco responsabile peraltro
entrando nel merito di un altro ordinamento. Quindi non c'è
dubbio poi che cosa fare.
ORTISI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà
ORTISI Intervengo solo perché il senso dell'emendamento
presentato dal Presidente del mio Gruppo intanto tiene conto di
un fatto reale e cioè che esistono nel territorio tantissimi
casi di contenzioso che bloccano i lavori, uno anche nella mia
cittadina.
L'onorevole proponente individuava i parroci perchè tentava di
dare, come dire, una scossa a un altro ordinamento, cercando di
introdurre il principio di sussidiarietà anche all'interno
dell'ordinamento ecclesiastico. E quindi il fatto che un parroco
potesse esprimere visto che per potere delegato può esprimerlo,
non è incostituzionale per niente, perché la delega esiste e
allora può esistere che in un altro ordinamento dal basso si
intervenga su argomenti che si conoscono anche meglio e che si
possono seguire.
Io penso che il Presidente del mio Gruppo avesse questa
intenzione.
PRESIDENTE Onorevole Ortisi, lo ritira?
ORTISI No, lo mantengo.
PRESIDENTE Bisognava dichiararlo inammissibile già prima.
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
PARLAVECCHO vicepresidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CUFFARO presidente della regione. Contrario.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 1.2. Chi è
favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 1.7 a firma degli onorevoli Galvagno,
Gucciardi e Barbagallo.
GUCCIARDI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
GUCCIARDI Signor Presidente, onorevoli colleghi, si è detto
nella discussione generale e da più parti, che su temi così
complessi e ancor più complessi per una terra difficile e
complicata come la nostra, occorrerebbe una maggiore riflessione,
una ponderazione di quelli che sono i temi principali che
introducono regole in un settore che nella nostra regione è
oggetto di forte aggressione da parte dei poteri criminali.
E allora, se è vero come è vero che probabilmente, come dire,
le modifiche che sono state apportate nel passato hanno reso
possibile uno svolgimento più equilibrato e corretto delle gare
pubbliche, io dico che pur prendendo per buona la necessità di
intervenire per le anomalie che nel tempo si sono determinate,
però invito a riflettere il Parlamento sulla necessità di
comprendere perché per un Parlamento che è intervenuto in materia
nel 2002, nel 2003, nel 2005 e oggi ancora una volta, perché
queste regole continuano a non funzionare, a diventare molto
presto superate, anacronistiche, ad essere in qualche modo
insufficienti per consentire che l'istituto della gara pubblica,
l'istituto della gara abbia la funzione che la Costituzione e
l'ordinamento attribuisce loro, la libertà di impresa, la par
condicio tra imprese concorrenti.
Per questa ragione siamo molto perplessi sulla valenza, sulla
efficacia delle norme proposte e credo che esse siano state
valutate troppo frettolosamente e troppo frettolosamente
probabilmente portate all'esame del parlamento.
Da qui l'esigenza, lo sforzo che i gruppi parlamentari, i
singoli parlamentari hanno fatto per portare in qualche modo un
correttivo positivo e propositivo a un tema così delicato e
complesso.
Ciò che è stato detto da altri, e concludo, mi trova
perfettamente d'accordo; credo che il codice sugli appalti, il
decreto legislativo 163 del 2006 che ha avuto, peraltro,
dall'entrata in vigore ad oggi, due ulteriori interventi
legislativi correttivi di cui uno entrato in vigore proprio
qualche giorno fa, richiederebbe alla nostra Regione e a questo
Parlamento una riflessione: è stato già detto da altri, in questa
materia, proprio perché le norme che il Parlamento regionale ha
varato si sono trovate in difficoltà dopo appena pochi anni o
pochi mesi, addirittura, dall'applicazione non sia il caso di
riferirci a norme varate dal Parlamento, peraltro con decreti
legislativi e quindi con alla base leggi delega che vedono il
Parlamento nazionale in posizione assolutamente bipartisan.
Siccome si tratta di regole che attengono ad aspetti molto
delicati, ripeto, e complessi della civile convivenza e del
tessuto democratico della nostra Regione, io credo che bisogna
approfondire tali temi con un rinvio esplicito al decreto
legislativo 163 del 2006 e al DPR 54 del 1999 e quindi comunque
all'apparato normativo dello stato in materia.
Per questa ragione, confermando il mio voto contro le norme che
sono state proposte in materia di aggiudicazione in questa sede,
ritiro il mio emendamento che pur mirava a modificare tali norme
e lo stesso dirò anche per l'emendamento successivo che con le
stesse identiche motivazioni ho testè espresso.
PRESIDENTE. L'assemblea prende atto del ritiro dell'emendamento
anche di quello successivo.
Si passa all'esame dell'emendamento 1.3. Comunico che allo
stesso è stato presentato un subemendamento a firma degli
onorevoli Di Mauro, Ruggirello, Giannuso, e un altro di identico
contenuto a firma degli onorevoli Caputo ed altri.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io intanto
ringrazio il Presidente della Regione per avermi fornito il
parere del TAR. Credo tuttavia che il parere del TAR ci dica
delle cose un po' più pesanti e più profonde rispetto alle
questioni che noi pensiamo di risolvere con l'ulteriore valore
decimale introdotto. Esso ci dice che il sistema del sorteggio
per l'esclusione della cosiddetta fascia, soglia di ribasso
ovvero il 50% delle buste, contesta la legittimità costituzionale
ma propone la contestazione alla Corte costituzionale alla luce
di un meccanismo che non funziona, credo che così come abbiamo
detto all'inizio, il tema che abbiamo di fronte che questo
sistema pur nelle migliori intenzioni sta producendo problemi
anche di ordine costituzionale.
In più, il subemendamento presentato dai colleghi, a mio
avviso, pur se capisco le ragioni di chi lo propone, non credo
possa aiutare la funzionalità del sistema. E perché? Perché
sostanzialmente il nuovo sistema che ci viene proposto dal
Governo con questo disegno di legge introduce due novità: il
valore decimillesimale, cioè la quarta cifra oltre la virgola, e
in più che per i ribassi per le offerte sorteggiate dal numero
1124 si possa ottenere nella soglia di aggiudicazione, fatta
l'esclusione del 50% delle offerte. La soglia di aggiudicazione
non sarà data dal valore medio esclusivamente dettato dalla somma
aritmetica delle offerte rimaste in gara, ma dal valore medio
aggiunto alla somma dello scarto aritmetico tra la media e le
buste rimaste in gara, questo è il sistema che ci viene proposto.
Adesso può darsi che mi sfugga qualcosa sul piano tecnico, sto
andando a memoria, però non capisco l'emendamento che propongono
i colleghi, mentre capisco questo del Governo che cerca di
inserire in un sistema dove il ribasso non c'è più, ma ormai
l'attribuzione è sul valore medio; almeno su questo siamo
d'accordo onorevole Parlavecchio? Cioè il sistema in Sicilia non
è più sul ribasso, è sul valore medio, si sa quale è la media di
aggiudicazione. Il sistema che si sta cercando di introdurre con
la proposta che fa il Governo è di dire di renderlo in qualche
modo un po' più improbabile e aumentare, se è possibile, un po'
più la soglia di ribasso.
Io ho detto a chi mi ha interrogato in tal senso, il risultato
che otterremo, quale sarà? Siccome adesso ci si differenzierà sul
decimillesimale, la somma dei decimillesimali di scarto dal
valore medio di aggiudicazione se ci saranno tantissime offerte
rimaste in gara, alla fine ci sarà qualche centesimale in più,
rispetto al valore medio di aggiudicazione.
Detta in maniera semplice, se il valore medio di aggiudicazione
sarà 7,2328, con la somma degli scarti tra la media e le buste
rimaste in gara, invece di 7,2328, arriveremmo a 7,2349, cioè
aumenterà dello 0,011 la somma rispetto alla media.
Ormai i calcoli si fanno tutti con i computer, quindi non è
certamente un problema matematico, però introdurre questo
elemento anche al ribasso, mi pare obiettivamente esagerato.
Proprio perché questo sistema al ribasso, cosa vuole intendere e
dire? Vuole intendere e dire che il valore medio non è più
neanche un valore medio di aggiudicazione, perché c'è un
ulteriore sconto, nel caso in cui passasse l'emendamento dei
colleghi, che tende ad abbassare il valore medio di
aggiudicazione.
Credo oltretutto che qualche problema sul piano del profilo non
so se costituzionale, ma quanto meno della logica legislativa ce
lo pone.
Chiedo pertatno ai colleghi di volerlo ritirare. Non che il
problema sia risolto con la proposta che fa il Governo, perché
rimaniamo nel campo della fantasia legislativa, in questo
momento, ma il sistema che addirittura ci propongono i colleghi
che hanno presentato questo subemendamento, a mio avviso, tende
in qualche modo a far sì che si dica che in Sicilia le gare non
si fanno più al ribasso, ma soltanto con l'alchimia matematica.
PARLAVECCHIO relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PARLAVECCHIO relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
vorrei chiarire semplicemente una cosa e cioè quando abbiamo
fatto la legge 16, abbiamo fatto un distinguo sulla norma
nazionale. Io vi ricordo che la norma nazionale taglia il 10 per
cento delle ali, consentendo quindi forme di ribasso molto
diverse fra di loro. Quando, invece, per evitare il fenomeno
delle cordate, abbiamo tagliato il cinquanta per cento delle ali,
abbiamo provocato una compressione dei ribassi.
Questo cosa ha prodotto? Che ci si avvicinasse a quello che
dice lei, onorevole Cracolici, e cioè 7,1, 7,12 7,13, 7,15, ma
questo è normale, secondo la legge 16.
Intanto e faccio una parentesi, la sentenza del TAR, parla di
una incostituzionalità ipotetica del sorteggio finale, e dice che
non si può fare un sorteggio e tanto vale lo facciamo prima
Ora, questo articolo che abbiamo inserito, perché il nocciolo
della legge è qui, in quello che stiamo discutendo, perché tutto
il resto è semplicemente chiarimento normativo alla legge 16.
Per essere chiari, stiamo dicendo con questo testo cosa sta
facendo la stazione appaltante, dall'inizio alla fine e siccome
abbiamo avuto un parere dell'ufficio legislativo e legale che ha
messo in difficoltà le stazioni appaltanti, proprio perché su
questo fenomeno del trascinamento, stiamo chiarendo che il 50 per
cento del taglio delle ali è un taglio fittizio e cioè che noi
tagliamo il 50 per cento delle imprese, non si va a trascinamento
e, quindi, escludendo tutte le atre imprese.
Quello che noi vogliamo fare è questo e cioè snocciolare
ulteriormente quelle che sono le forme di aggiudicazione, nel
senso che adesso siamo fermi a quella forma di aggiudicazione del
7,12, chiamiamola così, e allora, noi diciamo che con il disegno
di legge che abbiamo presentato, introduciamo ulteriore
variabilità che è data dallo scarto medio, per intenderci,
sommiamo il numero delle offerte rimaste, le dividiamo per il
numero delle imprese, otteniamo la media e questa poi andrà ad
aggiungersi a quello che sostanzialmente è il problema del
ribasso. Lo scarto lo abbiamo definito.
Se dovesse passare questo disegno di legge noi avremmo uno
scarto anche in quelle piccolissime percentuali che il taglio
delle ali' produce, non è dato dalle offerte che le imprese
presentano, ma è dato dal disegno di legge che abbiamo approvato
come legge 16. Questo ci consentirebbe di apportare via via una
logica di leggero aumento dell'aggiudicazione, quindi tenderemmo
a salire.
E' chiaro che tutto questo non si può ipotizzare a seconda di
un modello perché bisogna capire chi fa la gara, che testa ha chi
fa la gara, quali sono il numero delle imprese, quindi noi non
possiamo fare uno schema su cu potere contare, ci vorrebbe un po'
più di tempo.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, vorrei capire se c'è
possibilità che l'emendamento sia ritirato. Ma siccome
l'onorevole Di Mauro mi fa cenno di no, prima di dargli la
parola, ho bisogno di sospendere per cinque minuti perché gli
uffici, essendo i sub-emendamenti sostitutivi e invece
l'emendamento è aggiuntivo, hanno bisogno di capire quali effetti
si produrrebbero nel caso in cui l'emendamento fosse votato
favorevolmente.
La seduta è sospesa per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17.26, è ripresa alle ore 17.50)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, dopo una consultazione con gli uffici, con
alcuni tecnici e anche una telefonata che si sta cercando di fare
al Commissario dello Stato, chiederei di accantonare
l'emendamento; andiamo avanti, in attesa di ricevere qualche
notizia più precisa perché il pericolo che gli uffici rilevano è
che, poi, nell'effettiva attuazione della legge, se dovesse
essere approvato, questo subemendamento potrebbe creare dei
problemi.
Se, pertanto, come è stato richiesto, non vi sarà il ritiro
dell'emendamento, ne parleremo dopo. Intanto, lo consideriamo
accantonato e procediamo con il disegno di legge; poi, lo
esamineremo, tra circa mezz'ora, giusto il tempo per avere dei
risultati più precisi.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Sull'ordine dei lavori
CINTOLA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, all'ordine del
giorno, vi sono undici disegni di legge e, da ieri, stiamo
lavorando sia in Commissione sia in Aula. Comprendo che, dopo un
anno di ferie, adesso vi sono otto giorni di lavoro.
PRESIDENTE. Io non sono ancora andato in ferie.
CINTOLA. Vorrei capire quando intendiamo concludere, se ci sarà
una seduta notturna, se arriveremo al 10 di agosto, come ha
previsto la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, e
quando rientreremo dalle ferie; è necessario un minimo di
attenzione perchè non si possa e non si debba bivaccare, anche
stando ad attendere, a volte, ritardi che possono essere superati
con la buona volontà da parte dei colleghi che hanno la
necessità da parte loro, signor Presidente, di indirizzare
l'Assemblea avendo cose certe, date e momenti certi, per potere
svolgere il lavoro, così come la Presidenza lo richiede, anche
con la seduta notturna se dobbiamo chiudere e c'è la volontà di
chiudere in nottata tutti i disegni di legge, oppure, quanto
meno, ci si dica: arriveremo al 10 di agosto, riprenderemo l'1 o
il 2 settembre, in modo da capire quali sono i diritti e i
doveri. Non vorrei, infatti, che finisse come diceva la buonanima
di mia mamma: di iornu unni vogghiu e, poi, di sira sprau
l'ogghiu .
PRESIDENTE. Onorevole Cintola, come lei sa, già, questa
Presidenza ha dato un ordine diverso perché, di notte, non si
lavora e questa è una regola che ormai credo sia un fatto
acquisito, salvo che per situazioni assolutamente di emergenza
che il Governo dovesse, in qualche maniera, proporre e che verrà
valutata.
Per quanto riguarda la certezza dei lavori, se potessi ottenere
- sarà oggetto di prossimo ragionamento anche in Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari - il contingentamento dei
tempi per ogni disegno di legge che si propone, allora, saremmo
tutti in grado di dare delle certezze assolute sui tempi; questo
ancora non siamo riusciti ad ottenerlo ma spero di riuscirvi in
futuro.
Per quanto ci riguarda, intanto, la Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari, ha stabilito un programma dei lavori che
va regolarmente avanti, quello che prevede l'esame dei disegni
di legge che sono, attualmente, alla nostra attenzione e una
probabile chiusura della sessione il 10 agosto.
Se ci dovessero essere delle novità o se si renderà necessario
apportare delle modifiche, riunirò la Conferenza dei Presidenti
dei Gruppi parlamentari per una nuova valutazione del programma.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Riprende l'esame del disegno di legge nn. 611-603/A
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento 1.11, a firma degli
onorevoli Galvagno, Gucciardi e Barbagallo.
GALVAGNO Lo ritiro.
PRESIDENTE L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 1.10 a firma del relatore del disegno
di legge, onorevole Parlavecchio.
PARLAVECCHIO relatore. Lo ritiro.
PRESIDENTE L'Assemblea ne prende atto.
Gli emendamenti 1.8 e 1.9, a firma degli onorevoli Galvagno,
Gucciardi e Barbagallo, sono dichiarati inammissibili.
Si passa all'emendamento 1.12, a firma dell'onorevole
Ballistreri.
BALLISTRERI Lo mantengo.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Il parere della
Commissione?
VILLARI vicepresidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CUFFARO presidente della Regione. Contrario.
PRESIDENTE Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 1.1, a firma degli onorevoli Falzone,
Stancanelli, Granata.
CRACOLICI C'è la copertura finanziaria?
PRESIDENTE E' dichiarato inammissibile perché non c'è la
copertura finanziaria.
L'articolo 1 è accantonato.
Si passa all'esame dell'articolo 2. Ne do lettura:
«Articolo 2
Norme in materia di concessione di acque pubbliche
1. Le concessioni di derivazione di acque pubbliche, per gli
usi civili, assentite dall'Assessorato regionale dei lavori
pubblici, ai sensi del testo unico sulle acque ed impianti
elettrici, approvato con il regio decreto 11 dicembre 1933, n.
1775, dopo l'avviamento del servizio idrico integrato di cui al
decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive modifiche
e integrazioni, sono accordate:
a) alle autorità d'ambito territoriale ottimale, per quanto
riguarda le utenze di pertinenza dei relativi ambiti territoriali
ottimali, nell'interesse dei comuni destinatari della risorsa,
anche su proposta del soggetto gestore, in quanto dotate di
personalità giuridica pubblica;
b) all'Agenzia regionale per i rifiuti e le acque, quale
autorità di regolazione dei servizi idrici ed in quanto dotata di
personalità giuridica pubblica, per quanto riguarda le risorse di
pertinenza del sovrambito.
2. I soggetti privati, proprietari di impianti acquedottistici
e titolari di concessione di derivazione acque, fornitori di
pubblico servizio, sono legittimati a proseguire le derivazioni
in atto, sino alla scadenza della relativa concessione e comunque
per un periodo non superiore a cinque anni dalla data di entrata
in vigore della presente legge anche per quelle che prevedono una
scadenza successiva e comunque assoggettati alla vigilanza e
controllo da parte dell'autorità d'ambito, nelle forme previste
dalle norme vigenti.
3. Alla scadenza delle concessioni di cui al comma 2, le stesse
sono trasferite ai soggetti pubblici di cui al comma 1.
4. L'articolo 70 della legge regionale 27 aprile 1999, n. 10 e
successive modifiche ed integrazioni, è sostituito dal seguente:
Art. 70 - 1. Nelle more dell'adozione organica della disciplina
in materia di acque pubbliche, le licenze di attingimento, di cui
all'articolo 56, del testo unico approvato con il regio decreto
11 dicembre 1933, n. 1775, si intendono annualmente rinnovate, su
richiesta dell'interessato e previo versamento del canone annuo,
dal Genio civile competente e salvo diverso avviso di
quest'ultimo da esprimere entro trenta giorni, per un periodo non
superiore a tre anni'».
5. Il termine non superiore a tre anni, di cui al comma 4,
decorre dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Comunico che, all'articolo 2, sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
-dall'onorevole Villari:
emendamento 2.2;
- dagli onorevoli Pugliese, Caputo e Falzone:
emendamento 2.1;
-dagli onorevoli Regina ed altri:
emendamento 2.3;
-dagli onorevoli Caputo ed altri:
subemendamento 2.1.1 e 2.4.
CUFFARO, presidente della Regione. Il Governo ritira l'articolo
2, considerato che, alcune, persone che hanno effettuato uno
studio sereno mi hanno spiegato che c'è qualche problema e il
Governo non vuole creare problemi.
Vorrei ritirarlo in attesa di studiarlo meglio insieme per poi
riproporlo in un'occasione in cui facciamo gli interessi dei
siciliani.
PRESIDENTE. E' una grande dimostrazione di buona fede e di
coraggio da parte del Presidente della Regione.
VILLARI, vicepresidente della Commissione. Chiedo di parlare
per illustrare l'emendamento 2.2..
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VILLARI, vicepresidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, intanto volevo ringraziare il Governo per
questo gesto che volevo motivare. Lo dico perché l'Aula e i
rappresentanti del Governo lo sappiano: in Commissione, questo
articolo è stato analizzato in modo approfondito.
Le questioni sono di varia natura: una attiene alla
contraddittorietà tra questa norma e il dettato del codice
civile; poi, vi è l'impreparazione del sistema pubblico rispetto
alla gestione delle derivazioni idriche; l'altra questione,
riguarda la separazione fra la concessione e la proprietà dei
sistemi di gestione delle acque; l'altra ancora è quella della
necessità ravvisata dalla Commissione di audire i soggetti
gestori privati per evitare un contenzioso enorme proprio per il
conflitto che una norma di questa natura aprirebbe con i soggetti
gestori, motivo per cui ritenevo chiarire questo aspetto, anche
perché l'assessore Consoli aveva già dichiarato, in Commissione,
la sua volontà di ritornare su questo argomento e predisporre,
come ha ora riconfermato il Presidente della Regione, di tornare
su questo aspetto per legiferare in modo organico ed attento,
come merita una materia di questa natura.
PRESIDENTE. Propongo di votare l'emendamento dell'onorevole
Villari che sopprime l'articolo 2 perché, in questo modo,
seguiamo maggiormente le procedure regolamentari piuttosto che il
ritiro da parte del Governo.
Pongo in votazione il mantenimento dell'articolo 2.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Pertanto, l'articolo 2 è soppresso.
Abbiamo avuto informazioni che, per quanto un minimo di cose le
complica però non crea problemi effettivi tecnici di attuazione,
l'emendamento che avevamo accantonato, relativo all'articolo 1;
considerato ciò, a questo punto, sono nelle condizioni di porre
in votazione, con maggiore serenità, il subemendamento 1.3.1.
Il parere della Commissione?
PARLAVECCHIO relatore. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
CUFFARO presidente della regione. Mi rimetto all'Aula.
STANCANELLI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
STANCANELLI Chiedo di apporre la mia firma al subemendamento
1.3.1, anche perché, alla luce dello studio effettuato, anche
dopo la sospensione, si evidenzia che questo particolare tipo di
procedimento, ben illustrato dall'onorevole Cracolici, in cui non
mi avventuro perché non riesco a capirlo dal punto di vista
matematico, però porta alla conclusione di una maggiore
trasparenza. Ecco perché ritengo che questo ci possa
tranquillizzare, anche per le perplessità manifestate dagli
uffici.
Chiedo, quindi, lo ripeto, di potere apporre la mia firma e
preannuncio il mio voto favorevole.
DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, come gruppo DS,
annunciamo il nostro voto contrario e non perché, nel merito,
non può accadere, questo porti un miglioramento, ma perché
obiettivamente per casi che abbiamo verificato, il
Parlamento, in questo momento, non può essere assolutamente
certo che ciò accada.
Abbiamo già peccato di presunzione, in altre circostanze,
per lo stesso motivo, cioè per dare fiducia a chi ha creduto
di farci fare una cosa giusta.
A nostro avviso, stiamo per ripetere lo stesso errore,
forse, in buonafede ma comunque non ci vogliamo rendere parte
di questo errore. Per questo motivo, quindi, preannunciamo il
nostro voto contrario.
PRESIDENTE Se ci dovessero essere eventuali incoerenze,
dal punto di vista successivo, prima del voto finale,
eventualmente, ci faremo carico, in base al 217, di farlo
presente. Intanto, però, votiamolo.
Pongo in votazione l'emendamento 1.3.1. Chi è favorevole si
alzi; chi è contrario resti seduto.
(E' approvato)
PAGANO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PAGANO Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
soltanto per ricordare che un gruppo di deputati di Forza
Italia ha lavorato alla stesura.
PRESIDENTE Comunico che il subemendamento 1.3.1, che è stato
appena votato favorevolmente, risulta integrativo
dell'emendamento 1.3 che, quindi, secondo gli uffici potrebbe
essere approvato anch'esso, se l'Aula lo giudicasse
favorevolmente; lo pongo, comunque, in votazione però chiederei
al relatore se è d'accordo.
PARLAVECCHIO relatore. Signor Presidente mi può spiegare
tecnicamente cosa stiamo dicendo?
PRESIDENTE Vorrei capire se, secondo la Commissione e secondo
il Governo, l'emendamento 1.3 è da considerare integrativo del
subemendamento già approvato o è decaduto perché, nel momento in
cui sarà approvato, se dovesse essere sostitutivo di quello, è
chiaro che non lo potremmo votare; se è, quindi, integrativo lo
possiamo votare, altrimenti no. Agli uffici risulterebbe la
possibilità che sia integrativo.
PARLAVECCHIO relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
PARLAVECCHIO relatore, Signor Presidente, onorevoli colleghi,
è un ulteriore fattispecie, quindi, non è integrativo; per quanto
riguarda la Commissione, non è integrativo.
PRESIDENTE L'ulteriore fattispecie che significa?
E' votabile o è in contraddizione con quello che è stato votato
prima.
PARLAVECCHIO relatore. Per quanto riguarda la Commissione,
questa è un'altra fattispecie.
PRESIDENTE E' integrativo, quindi, non si annullano a
vicenda.
PARLAVECCHIO relatore. Non si annullano a vicenda.
PRESIDENTE E' possibile, quindi, votarlo, secondo la
Commissione.
STANCANELLI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
STANCANELLI Signor Presidente, onorevoli colleghi, poco fa,
avevo chiesto di apporre la mia firma all'emendamento 1.3.1 per
le motivazioni che ho addotto e la ringrazio per avermi permesso
di apporre la firma.
Tuttavia, per quanto riguarda il secondo emendamento, è chiaro
che, poiché fa riferimento ad un numero diverso, dobbiamo, in
sede di coordinamento, valutare come fare.
Lo votiamo, pertanto, e lo coordiniamo perché non sono in
contrasto ma possono essere integrati. Non vorremmo che,
attraverso delle votazioni non concordate, si arrivasse poi ad un
testo che non è quello cha ha ispirato i firmatari.
PRESIDENTE E' esattamente l'obiezione che era stata posta,
anche se gli uffici mi dicono che è votabile, nel senso che non
si escludono l'uno con l'altro.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho
suggerimenti da dare ma chiedo soltanto che ci sia il rigoroso
rispetto del Regolamento. L'Aula ha testè approvato il
suibemendamento 1.3.1 all'emendamento 1.3; buona regola prescrive
che si voti adesso l'emendamento, così com'è subemendato, quindi,
lei deve porre in votazione l'emendamento 1.3, come subemendato
dall'emendamento 1.3.1, a firma degli onorevoli Di Mauro ed
altri.
PRESIDENTE La ringrazio per la sua precisazione ma questo era
abbastanza scontato. Quello che ho cercato di capire, prima di
metterlo in votazione, è, come spesso succede, se, per caso, un
subemendamento non rende inutile o addirittura impossibile la
votazione dell'emendamento; sono d'accordo con lei, comunque,
che va posto in votazione, anche perché il relatore e il Governo
sono entrambi favorevoli a questa posizione.
CUFFARO presidente della Regione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, una cosa è l'1.3.1 e una cosa è l'1.3; se
abbiamo votato l'1.3.1 e adesso siamo costretti a votarlo insieme
all'1.3, il Governo è assolutamente contrario perché cambia
l'intera filosofia della norma che stiamo approvando.
Introduciamo il sorteggio che è un'altra cosa.
Una cosa è il subemendamento 1.3.1 che rimodifica
l'aggiudicazione, una cosa è votarlo insieme all'1.3 che
introduce il sorteggio, cosa che non possiamo assolutamente
accettare.
Pertanto, o votiamo solo l'1.3.1 e va bene o, se va votato
complessivamente, invito l'Aula a bocciarlo, perché introduciamo
il sorteggio che è un'altra cosa.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, il Presidente della Regione è
stato molto chiaro.
La verità è che il subemendamento 1.3.1 aveva natura di
emendamento autonomo, più che di subemendamento.
Vorrei capire se il subemendamento ha modificato un emendamento
su cui però c'è una contrarietà, per cui il parere favorevole
che era stato dato sul subemendamento era stato dato in quanto a
sè stante, come sostitutivo, purtroppo, ed ora dobbiamo capire
come uscire da questa situazione. A prescindere dal Regolamento,
onorevole Speziale, qua deve vigere il buon senso e non il
Regolamento.
VILLARI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
VILLARI Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei solo
fare questa osservazione che spero possa dare un contributo sul
piano del chiarimento.
La votazione del subemendamento, essendo il subemendamento,
come lei un attimo fa osservava, una modificazione
dell'emendamento 1.3, di fatto, sostituisce quell'emendamento,
anche perché la materia, tra il subemendamento e l'emendamento
1.3, sarebbe una materia in contrasto sul piano del merito; va
votato, quindi, il subemendamento 1.3.1 che, passando, farebbe
decadere, ovviamente, per un contrasto di merito, l'1.3.
Vorrei, quindi, invitarla a mettere in votazione il
subemendamento 1.3.1 e, nel caso in cui passasse, verrebbe meno
l'emendamento 1.3.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, considerato il fatto che in
tanti chiedete di parlare, il Presidente ha la buona abitudine,
prima di prendere delle decisioni, di capire.
Sospendo, pertanto, la seduta per dieci minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 18.12, è ripresa alle ore 18.29)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, dopo un'analisi del testo della legge e
degli emendamenti, credo sia necessario soltanto un piccolo
chiarimento che, ora, l'onorevole Speziale, dovrebbe fornirci.
Infatti se, di fatto, il sub-emendamento 1.3 è già previsto
nel testo della legge c'è soltanto da chiarire, onorevole
Speziale, se il Aggiungere dopo il comma 1bis 1 , non debba
invece essere Aggiungere dopo il comma 1bis 3 .
Se si apporta correzione che, mi dicono, può essere stato
soltanto anche un errore allora, se è possibile cambiarlo, non
ci sono più problemi lo possiamo portare tranquillamente in
votazione.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi
permetto di suggerire che non si tratta neanche, lei ha
osservato correttamente, l'emendamento a firma dell'onorevole
Gucciardi, mi pare, 1.3, a firma degli onorevoli Galvagno,
Gucciardi ed altri, in realtà tende a modificare il comma 1bis
3 soltanto nella parte finale allorquando la Commissione ha
previsto, in caso di offerte uguali, di procedere alla
aggiudicazione attraverso il sorteggio del primo e del secondo
aggiudicatario dopo 10 giorni.
L'intervento di Gucciardi dice: anziché dopo 10 giorni,
nella stessa seduta e non bisogna aspettare 10 giorni; sta qui
tutta la questione, quindi, non c'è nessun contrasto. Quindi,
se nella parte finale del testo 1 bis 3, sostituiamo le parole
entro 10 giorni' con immediatamente' la questione può
essere risolta ed in questo caso possiamo proporre anche
l'approvazione dell'intero emendamento.
PRESIDENTE Quindi, lo mettiamo in votazione con le parole
aggiungere dopo il comma 1 bis 3' anziché con le parole comma 1
bis 1' e poi in sede di coordinamento formale gli uffici
chiariranno meglio il tutto.
ORTISI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, intendo fare
un'osservazione di carattere generale. In sede di Conferenza dei
Presidenti dei gruppi parlamentari fu deciso un percorso
condiviso che ha poi avuto un intoppo, riguardante la sanità, in
Commissione Bilancio, peraltro risolto. Elemento sostanziale e
fondamentale di tale accordo era che non sarebbe successo né
assalto alla diligenza lungo la trattazione delle leggi né tanto
meno estemporaneità di interventi.
A me pare che questo non stia avvenendo e la prova è il
tentativo arzigogolante di salvare quanto secondo me non si può
salvare e, comunque, rispetto al quale farò la mia osservazione,
ma poi mi atterrò a quello che la maggioranza deciderà.
Avevamo espresso tale preoccupazione stamattina. Nonostante lei
abbia prima promesso e poi confermato che gli orari di lavoro
saranno gli orari di un Parlamento civile, ci avviamo alle solite
abitudine o di fine anno o di fine sessione, quando a fronte di
quattro mesi di assoluta assenza avverrà tutto e il contrario di
tutto con nocumento sicuro e accertato - in 11 anni di mia
presenza è sempre avvenuto così - della qualità delle leggi che
noi esprimiamo rispetto alle quali prevalgono poi gli
emendamenti, i subemendamenti, gli assalti estemporanei che,
purtroppo, cominciano a esserci rispetto allo schema generale di
una disposizione legislativa riguardo alla quale si può essere
favorevoli o contrari, ma sulla quale, in ogni caso, ci si
confronta.
Noi stiamo avviandoci a non confrontarci sulle leggi e sui loro
impianti e cominciamo a confrontarci sulle capacità di ognuno di
salvare il possibile e questa è la dimostrazione. Se così
avviene, credo che il nostro atteggiamento cambierà in Aula.
Sullo specifico so soltanto che, avendo votato questo
Parlamento l'emendamento 1.3.1 che è un sub emendamento che
deriva la sua legittimità dal riferimento all'emendamento 1.3,
non c'è dubbio alcuno che si debba procedere al voto
sull'emendamento 1.3.
PRESIDENTE Onorevole Ortisi, stiamo facendo esattamente
quanto da lei auspicato. Si tratta di una materia molto difficile
e per altro molto tecnica ed in sede di coordinamento formale
vedremo di capire se ci sono dei problemi di tipo tecnico.
Sono d'accordo con lei per quanto riguarda il prosieguo di
questi lavori, ma non mi sembra che questo argomento sia un
argomento di assalto alla diligenza, questo è un argomento di
tipo tecnico e mi faccio garante, nei suoi confronti e nei
confronti di tutta l'Aula, ma soprattutto nei confronti degli
accordi che sono stati presi in Conferenza dei Presidenti dei
gruppi parlamentari che non ci saranno assalti alla diligenza.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho capito
che il Governo ha cambiato opinione, nel senso che adesso darebbe
parere favorevole all'emendamento 1.3.
PRESIDENTE E' una spiegazione tecnica.
CRACOLICI Personalmente voglio sottolineare un aspetto,
anche per procedere con serenità, che il Governo non può sulla
base di chi firma un emendamento decidere il suo parere.
Chiederei quindi al Governo serenità tecnica, perché prima si è
alzato il Presidente della Regione affermando che se
l'emendamento 1.3.1 era inteso - e così era - come
subemendamento all'emendamento 1.3, allora il Governo sarebbe
stato assolutamente contrario all'emendamento 1.3' facendo
decadere anche l'emendamento 1.4.
Ora, abbiamo scoperto che l'emendamento 1.3 riduce di dieci
giorni il sorteggio
PRESIDENTE Si tratta di una modifica che modifica il comma,
quindi aveva ragione il Presidente della Regione ad essere
preoccupato.
CRACOLICI Se ha ragione mantenga il parere negativo
PRESIDENTE Ora si è chiarita la situazione.
CRACOLICI Signor Presidente, se dobbiamo fare norme che
hanno una certa rilevanza, e qui nessuno di noi fa emendamenti
per sfasciare le regole, chiedo al Governo di avere serenità e di
chiedere agli uffici, prima di esprimere un parere, gli effetti
reali che produce la norma, perché se andiamo sulla base della
firma è evidente che così non si va avanti e diventa
insopportabile, per chi non è in maggioranza, presentare
emendamenti e vederseli bocciare per dichiarazione nominativa, in
tal modo sarà difficile nelle prossime ore all'esame di leggi
non condivisi, ma fatti con un lavoro di condivisione.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 1.3. Il parere
del Governo?
CUFFARO presidente della Regione. Mi rimetto al testo.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
PARLAVECCHIO relatore della commissione. Mi rimetto al testo.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE Pongo in votazione l'articolo 1, nel testo
risultante. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
L'articolo 2 è stato soppresso. Si passa all'esame
dell'articolo 3. Ne do lettura:
«Articolo 3
Revisione dei prezzi dei materiali da costruzione
1. L'articolo 5 della legge regionale 23 ottobre 1964, n. 22 e
successive modifiche e integrazioni, è sostituito dal seguente:
Art. 5 - 1. L'Assessore regionale per i lavori pubblici,
entro il 30 giugno di ogni anno, rileva con proprio decreto le
variazioni percentuali annuali dei singoli prezzi dei materiali
da costruzione più significativi a mezzo dell'ispettorato
tecnico lavori pubblici, sentita una commissione, nominata con
decreto dell'Assessore regionale per i lavori pubblici, composta
da:
a) l'ispettore generale dell'ispettorato tecnico
dell'Assessorato regionale dei lavori pubblici, che la presiede,
o un suo delegato;
b) il dirigente generale del dipartimento dei lavori pubblici
od un suo delegato;
c) l'ispettore generale dell'ispettorato tecnico regionale
dell'Assessorato regionale dei lavori pubblici o un suo delegato;
d) due dirigenti dell'Ispettorato tecnico dell'Assessorato
regionale dei lavori pubblici, di cui uno è il dirigente del
servizio competente per materia dell'Ispettorato tecnico, e da
due dirigenti dell'Ispettorato tecnico regionale, tutti designati
dall'Assessore regionale per i lavori pubblici;
e) un rappresentante delle associazioni dei costruttori che
abbiano organizzazione a carattere regionale, rappresentate in
sede nazionale e che stipulano contratti di lavoro nel settore
delle costruzioni edili, scelto dall'Assessore regionale per i
lavori pubblici in base ad una terna di soggetti proposta dalle
predette associazioni;
f) un rappresentante delle associazioni delle società
cooperative, scelto dall'Assessore regionale per i lavori
pubblici in base ad una terna di soggetti proposta dalle predette
associazioni;
g) un rappresentante delle organizzazioni sindacali dei
lavoratori maggiormente rappresentative, che stipulano contratti
di lavoro nel settore delle costruzioni edili, in base ad una
terna di soggetti proposta dalle predette organizzazioni;
h) un rappresentante per ciascuna delle categorie
professionali degli ingegneri, degli architetti, dei geometri,
dei periti edili, dei periti industriali, dei geologi e dei
dottori agronomi e forestali;
i) un docente universitario esperto in materia di lavori
pubblici, designato dall'Assessore regionale per i lavori
pubblici.
2. Sono abolite le tabelle dei numeri indice bimestrali e
semestrali per la revisione dei prezzi di appalto per le opere
pubbliche, di cui all'articolo 5 della legge regionale 23 ottobre
1964, n. 22, e all'articolo 6 della legge regionale 7 agosto
1990, n. 30.'».
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'esame dell'articolo 4. Ne do lettura:
«Articolo 4
Disposizioni in materia di tutela della salute
e sicurezza dei lavoratori nei cantieri
Nell'Amministrazione della Regione siciliana, l'attuazione
delle disposizioni previste dall'articolo 24 del decreto
legislativo 19 settembre 1994, n. 626 e successive modifiche ed
integrazioni, e dal decreto legislativo 14 agosto 1996, n. 494,
come modificato dal decreto legislativo 19 novembre 1999, n. 528,
nonché dal decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 e
successive modifiche e integrazioni, per l'attività di
coordinamento è di competenza del Dipartimento regionale dei
lavori pubblici dell'Assessorato dei lavori pubblici, che cura
anche i rapporti con gli altri enti, con le Regioni, con lo Stato
e con la Comunità europea.
Agli oneri derivanti dal comma 1 si provvede mediante la
disponibilità prevista nel capitolo 272513 del bilancio della
Regione.'».
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, comunico che all'articolo 4 è
stato presentato l'emendamento 4.3, a firma degli onorevoli
Apprendi, Cracolici, Villari, Panepinto, Calanna.
APPRENDI Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
APPRENDI Signor Presidente, onorevoli colleghi, con
l'emendamento 4.3, così come con l'emendamento 4.2, riguardante
il tema della sicurezza, si vuole mettere al centro della
discussione sugli appalti una problematica che vede ancora oggi,
sulle prime pagine della stampa, una emergenza crescente di cui
ciascuno di noi deve farsi carico.
L'intera società deve farsi carico non solo a parole, ma con
atti completi della sicurezza nei posti di lavoro facendola
diventare una priorità ed individuando risorse aggiuntive da
investire utilizzando per le consulenze enti previsti
dall'articolo 20 della legge n. 626 del 1994.
L'emendamento si rende necessario perché, così come formulato
nella legge, è molto generico, infatti l'articolo 24 della legge
n. 626 recita testualmente: Svolgono attività di informazione,
consulenza ed assistenza in materia di sicurezza e salute nei
luoghi di lavoro, in particolare nei confronti delle imprese
artigiane e delle piccole e medie imprese delle rispettive
associazioni dei datori di lavoro.'.
Considerato che si sta trattando la materia di lavori pubblici,
si vuole specificare ulteriormente il tema utilizzando le
risorse che vengono ad essere risparmiate dal ribasso delle gare.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, le chiedo scusa, ma ho dato uno
sguardo adesso agli emendamenti ed ho visto che l'emendamento
A37, a mia firma, che andava calato correttamente all'articolo 1,
è stato invece previsto come articolo aggiuntivo.
Mi riferisco alla soppressione del comma 20 dell'articolo 17
della legge 109/1994, così come introdotto dalla regione
siciliana.
Lo dico qui così vediamo se possiamo recuperarlo con l'articolo
4, tanto più che il comma 20 dell'articolo 17 della legge 109
prescrive che nell'affidamento di incarichi professionali ci sono
i minimi tabellari, questa norma è rimasta in vita anche nello
Stato, successivamente come voi sapete è intervenuto il decreto
Bersani che deroga anche ai minimi tabellari, per cui nei comuni
si determina un contenzioso nell'applicazione della norma
prevista dal decreto Bersani o di quanto previsto dal comma 20
dell'articolo 17 della legge 109.
Personalmente, avevo chiesto di sopprimere il comma 20 e far
salvo in Sicilia il decreto Bersani, per cui chiedo agli uffici
se è possibile introdurre un correttivo inserendolo all'articolo
4 come comma aggiuntivo.
PRESIDENTE In sede di coordinamento formale terremo presente
la questione da lei sollevata.
Pongo in votazione l'emendamento 4.3. Il parere del Governo?
CUFFARO presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE Il parere della Commissione?
PARLAVECCHIO relatore della commissione. Favorevole.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 4.1.
STANCANELLI Lo ritiro.
PRESIDENTE L'Assemblea ne prende atto. Comunico che
l'emendamento 4.2 è ritirato.
Pongo in votazione l'articolo 4 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi,
(E' approvato)
CRACOLICI La proposta dell'onorevole Speziale che fine ha
fatto?
PRESIDENTE Si passa all'emendamento A.37. Il parere del
Governo?
CUFFARO presidente della Regione. Favorevole.
CINTOLA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà
CINTOLA Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei capire
cosa stiamo votando, perché se si tratta dell'abolizione della
gara per gli incarichi dei comuni agli enti locali perché in
contrasto con una norma nazionale stiamo cauti. Se si vuole,
invece, fare la gare per affidare gli incarichi allora è un'altra
questione.
E' necessario che ognuno di noi sappia cosa si stia votando in
questo momento perché non sono chiari, dall'esposizione fatta dal
collega Speziale, i termini reali del problema al di là dei
riferimenti normativi che non riesco a guardare in questo
momento, viceversa sono costretto ad esprimere il mio voto
contrario senza comprenderne le ragioni.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Onorevole Cintola, il comma 20 bis dell'articolo 17
della legge 109 così recita: per l'affidamento degli incarichi
relativi alle restanti prestazioni di cui al comma 1, il cui
importo stimato sia inferiore alla soglia comunitaria, i
corrispettivi sono determinati facendo riferimento alla tariffe
professionali di appartenenza .
Il comma 20 recita: i corrispettivi determinati in conformità
al decreto ministeriale 4 aprile 2001 e, per quanto in esso non
previsto, alla legge 2 marzo 1949, n. 143 e sue modifiche ed
integrazioni eccetera e non si può derogare ai minimi
tabellari. E questa è la norma prevista dalla legge 109 del 1994
recepita giustamente in tutte le normative successive dalla
Regione siciliana.
Nel frattempo è intervenuto il decreto Bersani che stabilisce
che nei comuni si proceda attraverso la possibilità di derogare
anche alle tabelle minimi perché si procede sulla base di una
contrattazione.
Le due norme sono in evidente contrasto e chiedo di sopprimere
una delle due norme. Ovviamente essendo più conveniente per la
Pubblica amministrazione il decreto Bersani, chiedo che venga
soppresso il comma 20 all'articolo 17 delle legge 109.
CUFFARO presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CUFFARO presidente della Regione. È il 20 o il 20 bis che
vuoi sopprimere perché tu hai letto il 20 bis.
SPEZIALE Facevo riferimento al comma 20.
PRESIDENTE L'emendamento A.37 dell'onorevole Speziale viene
accantonato.
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:
«Articolo 5
Proroga termini per la realizzazione di programmi di
edilizia agevolata e convenzionata.
1. Fermo restando quanto previsto dal comma 2 dell'articolo 6
della legge regionale 8 maggio 2007, n. 13, i termini per le
cooperative edilizie, previsti nelle graduatorie di definizione
dei bandi redatti, ai sensi della legge 11 marzo 1988, n. 67, per
pervenire all'inizio dei lavori, relativi alla realizzazione di
programmi di edilizia agevolata-convenzionata, sono prorogati al
31 dicembre 2008.
2. I termini per le imprese, per pervenire all'inizio dei
lavori, relativi alla realizzazione di programmi di edilizia
agevolataconvenzionata, previsti nelle graduatorie di definizione
dei bandi redatti ai sensi delle leggi 5 agosto 1978, n. 457, ed
11 marzo 1988, n. 67 e della legge regionale 1 settembre 1993, n.
25, sono prorogati al 31 dicembre 2008.»
Comunico che è stata fornita la copertura finanziaria
all'articolo 4.
Comunico che gli emendamenti presentati all'articolo 5 sono
stati ritirati.
Pongo in votazione l'articolo 5.
Chi è favorevole resti seduto. Chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
«Articolo 6
Testo coordinato
1. Il testo della legge 11 febbraio 1994, n. 109, coordinato
con le norme di cui alla presente legge, predisposto dall'Ufficio
legislativo e legale della Presidenza della Regione, è pubblicato
nella Gazzetta ufficiale della Regione contestualmente alla
pubblicazione della presente legge.»
Pongo in votazione l'articolo 6. Chi è favorevole resti seduto.
Chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che gli emendamenti all'articolo 6 sono aggiuntivi.
Sospendo, quindi, la seduta per dieci minuti al fine di
verificarne l'ammissibilità.
(La seduta sospesa alle ore 18.54 è ripresa alle ore 19.08)
La seduta è ripresa.
Sulla base delle dichiarazioni di ammissibilità che sono già
state dichiarate precedentemente dalla Presidenza, si passa
all'emendamento A28. Specifico che è considerato proponibile
soltanto il primo comma, onorevole Cascio, e non il secondo. Se
non ci sono interventi lo pongo in votazione.
Il parere della Commissione?
PARLAVECCHIO relatore. Favorevole.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
LEANZA vicepresidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento A31 a firma dell'onorevole Gianni.
L'esame sull'ammissibilità è stato già svolto.
CRACOLICI Questo emendamento non mi sembra ammissibile.
GIANNI L'emendamento a mia firma è ammissibile
PRESIDENTE Onorevole Gianni, lo leggo: le aree attrezzate
site nel comprensorio di Augusta e tutte le opere su di esso
realizzate, ricadendo su aree del demanio di Stato, appartengono
al demanio dello stato . Diciamo che questa è una dichiarazione.
CRACOLICI Ma se appartengono allo Stato cosa c'entra la
Regione siciliana?
GIANNI Signor Presidente, chiedo di parlare per illustrare
l'emendamento a mia firma.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
GIANNI Signor Presidente, onorevoli colleghi, quest'area si
trova nel porto di Augusta. Alcune baracche sono state costruite
sul demanio dello Stato; se queste baracche non vengono conferite
al patrimonio dello Stato, quest'area non è utilizzabile perché,
essendo all'interno della competenza dell'Autorità portuale, di
fatto, se non avviene questo, non è più utilizzabile. Quindi, è
solo una questione di merito.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Chiedo scusa all'onorevole Gianni, ma ribadisco
che questo emendamento non è legato all'ammissibilità rispetto al
testo; non è ammissibile per difetto di competenza. Se il
patrimonio è della Regione siciliana, e questo ricade su un'area
di competenza dell'Autorità portuale per la quale in realtà la
stessa ne ha il possesso, e ricordo ai colleghi che l'Autorità
portuale, è un organismo
GIANNI Non può intervenire perché quella è un'area demaniale.
CRACOLICI Scusate, ma forse così come è scritto è poco
chiaro se una cosa è dello Stato appartiene allo Stato, è come
dire che Biancaneve è con i sette nani.
PRESIDENTE Onorevole Gianni, poiché mi sembra di avere
compreso e condivido la sua motivazione, ma anche quella
sostenuta dall'onorevole Cracolici, possiamo considerare la
riformulazione dell'emendamento in modo tale che possa essere
ammissibile dal punto di vista della competenza? Se non sorgono
obiezioni lo accantoniamo per provare a riscriverlo secondo la
logica espressa dall'onorevole Cracolici.
Si passa all'emendamento A 32, a firma dell'onorevole De
Benedictis.
Il parere della Commissione?
PARLAVECCHIO relatore. Favorevole.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
LEANZA NICOLA. vicepresidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti
seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento A 37, a firma dell'onorevole
Speziale, precedentemente accantonato.
Sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 19.14, è ripresa alle ore 19.30)
La seduta è ripresa.
STANCANELLI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
STANCANELLI Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
intervenire in relazione agli emendamenti aggiuntivi A31 ed A37,
tutti e due ritenuti ammissibili dalla Presidenza.
Per quanto riguarda l'emendamento A31, obiettivamente, è
espresso in maniera poco chiara. Vorrei invitare l'onorevole
Gianni a chiarire il significato dell'emendamento, il cui dato
di fatto sostanzialmente è questo: sulle opere realizzate con
fondi regionali nel porto di Augusta, nel terreno di proprietà
dell'autorità portuale, è nato un contenzioso. A chi appartengono
queste opere? L'autorità portuale ritiene che le appartengano per
il principio dell'accesso all'autorità portuale; la Regione
siciliana, ed in particolare l'Assessorato, ritiene invece che
appartengano alla Regione.
Per dirimere tale controversia e per ragionare in termini
concreti, si è pensato di fare una norma dichiarativa che
stabilisca che appartengano al demanio. Ovviamente, non potendo
fare una norma dichiarativa, il consiglio che io darei
all'onorevole Gianni è quello di sub- emendare l'emendamento A.31
dicendo che l'Assessorato dell'industria per tutte le opere
realizzate con fondi regionali è autorizzato a trasferirle
all'autorità portuale . In tal modo si risolverebbe il problema.
Per quanto riguarda l'emendamento A.37, intervengo una volta
sola così evitando di doverlo fare nuovamente, la norma cosa
prevede sostanzialmente? Per tutte le tariffe professionali non
vi è competenza delle regioni, la competenza è in capo al
Parlamento nazionale per tutti, anche per gli ingegneri
In effetti, in Sicilia vi è una norma che ha recepito la
vecchia normativa prima della entrata in vigore del decreto
Bersani che indica i minini inderogabili (così era per tutte le
professioni); ora i minimi inderogabili non esistono più, esiste
questa norma che è in contrasto con la norma nazionale che è
quella che si applica, purtroppo, in tante occasioni. In caso di
conferimento di incarichi professionali, i Comuni vogliono
applicare il decreto Bersani, mentre i professionisti, tra
l'altro anche gli avvocati, sostengono la tesi che bisogna
continuare ad applicare la normativa precedente ritenendola
tuttora vigente.
L'emendamento A.37 chiarisce la vicenda - ed è anche un modo
per contenere i costi della politica e per evitare che vi possano
essere dei contenziosi dovuti alla difficoltà di interpretazione
della norma -.
Questo è il senso dell'emendamento A37 per il quale annunzio il
mio voto favorevole.
PRESIDENTE Per quanto riguarda l'emendamento A.31, la
Presidenza aveva chiesto all'onorevole Gianni di riformularlo; se
l'onorevole Gianni l'ha già fatto lo può presentare direttamente
tanto il senso dell'emendamento è stato chiarito, dovevamo
soltanto superare il problema formale della competenza sollevato
peraltro dall'onorevole Cracolici.
Per quanto riguarda l'emendamento A.37, anche in questo caso
attendiamo dal Governo un chiarimento per definire i termini del
problema.
Intanto, vi leggo l'emendamento A.31 così come riformulato:
L'amministrazione regionale è autorizzata a cedere a titolo
gratuito all'autorità portuale di Augusta l'area attrezzata di
Punta Cugno di cui al comma 2 dell'articolo 11 della legge
regionale 20 gennaio 1998 n. 5 .
ZAPPULLA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ZAPPULLA Signor Presidente, nonostante il chiarimento, reso
anche da altri deputati oltre che dall'onorevole Gianni, desidero
esprimere la mia ferma, garbata e cortese contrarietà
all'emendamento A.31. E spiego rapidamente le ragioni: l'area
attrezzata di Punto Cugno è stata infrastrutturata negli anni
'90 grazie a più finanziamenti della Regione siciliana pari a
circa 50 miliardi delle vecchie lire; tale infrastrutturazione è
avvenuta con i fondi della Regione siciliana per realizzare in
quell'area attrezzata l'off shore per la grande carpenteria e
per la grande cantieristica. Questa è stata la finalità dell'area
di Punto Cugno; poi, circa otto anni fa, avvenne, per un errore
commesso dall'Assemblea regionale siciliana, che la proprietà fu
delegata al Demanio pubblico marittimo con il risultato che
quest'ultimo operava nell'area di Punto Cugno dal Consorzio di
imprese pubbliche e private e poi solo private; ne ha tratto solo
il beneficio dell'affitto perché è chiaro che il demanio pubblico
marittimo non ha fra i suoi compiti quello di pensare ad una
politica di sviluppo industriale, ha altri compiti ma non quello.
Dopodiché, nella passata legislatura, l'Assemblea regionale
siciliana approvò una leggina con cui riportava nell'ambito della
Regione siciliana la proprietà di quell'area.
Ciò premesso, non capisco perché oggi dobbiamo fare dopo
quindici anni esattamente l'operazione opposta.
Aggiungo che nell'Accordo di programma sulla chimica, siglato
il 20 dicembre 2005, vi è inserito un capitolo in cui si parla
specificamente dell'area di Punto Cugno e di Marina di Melilli
della provincia di Siracusa per la realizzazione di un polo
metalmeccanico moderno e avanzato e l'attivazione di un tavolo
presso l'Assessorato regionale dell'industria per sviluppare
l'area di Punto Cugno, cioè per individuare un progetto di
sviluppo.
Pertanto, chiedo all'onorevole Gianni di ritirare il suo
emendamento e di aprire subito un tavolo di confronto così come
peraltro previsto da quell'Accordo di programma con l'Assessorao
regionale dell'industria, con l'autorità portuale di Augusta e
quant'altro. Quella è la sede su cui si sviluppano e si
verificano le necessità. Altrimenti, sinceramente, oggi così è
incomprensibile e sembra un'operazione che non ha alcuna finalità
e alcun obiettivo se non quello di riportare al demanio pubblico,
allo Stato, la proprietà di un'area su cui la Regione ha
investito.
Queste sono le ragioni, spero di non avere portato via troppo
tempo.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, giusto per quello che ha detto
l'onorevole Zappulla - il contratto sulla chimica e quant'altro -
è necessario sbloccare quell'area per farla diventare un'area
importante e un grande polo metalmeccanico e di cantieristica.
Il collega Zappulla sa che per legge istitutiva dell'autorità
portuale l'area appartiene all'autorità portuale, tutto quello
che c'è all'interno dell'autorità portuale deve essere gestito
dall'autorità portuale.
Questo non è possibile perché ci sono opere realizzate con i
fondi regionali, e ciò, di fatto, blocca la possibilità di
utilizzare quest'area.
Proprio per quello che diceva l'onorevole Zappulla, non posso
ritirare questo emendamento e chiedo alla Presidenza di metterlo
in votazione.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
LEANZA NICOLA, vicepresidente della regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
PARLAVECCHIO, relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento A31 a firma
dell'onorevole Gianni. Chi è favorevole resti seduto, chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento A 37.
ARDIZZONE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ARDIZZONE Signor Presidente, questo è uno di quegli
emendamenti fortemente ideologici che non si possono affrontare,
a mio avviso, in una battuta e peraltro a fine di una legge
perché la considerazione che ha fatto l'onorevole Stancanelli,
che questo emendamento farebbe chiarezza, è corretta. Farebbe
chiarezza perché probabilmente non si è proceduto, così come ha
fatto l'Assessorato della cooperazione, a chiarire con una
circolare che il decreto Bersani non si applica in Sicilia.
Pertanto, questo emendamento è fortemente intriso di ideologia.
Attenzione, noi parliamo dell'introduzione tout court del
decreto Bersani e possiamo pure discutere se è giusta o meno la
difesa delle categorie professionali, mi riferisco agli
ingegneri, agli architetti, agli avvocati, ai notai, a tutti
quelli che parlano di minimo inderogabile. E non credo che un
argomento di tale portata possa essere introdotto con un semplice
emendamento.
Ritengo che l'onorevole Speziale è stato bravo, da un punto di
vista politico, ad inserire proprio tra gli ultimi emendamenti un
argomento così importante, che alla fine, domani, darà una
sensazione all'esterno che forse non è quella che vuole l'Aula,
ma su questo è necessario che si apra un dibattito politico. E'
chiaro non su questa legge, sull'applicabilità del decreto
Bersani perché il problema può essere risolto, se deve essere
così, con una semplice circolare. Noi, però, ci troveremo domani
con le varie categorie che chiameranno a responsabilità politica
i soggetti che in quest'Aula, in un momento di grande difficoltà,
si apprestano a votare un emendamento del quale non c'è
l'effettiva cognizione.
Io non sto dicendo che l'emendamento a firma dell'onorevole
Speziale non serve a fare chiarezza, serve a fare chiarezza
perché alla fine è vero che ci sono dei comuni che si sono
trovati in difficoltà, nel senso che occorre sapere se si deve
applicare o meno il decreto Bersani. Se si applica il decreto
Bersani, io vado a fare la trattativa o la contrattazione con gli
ingegneri e gli architetti; cosa che io posso fare nell'ambito
della mia coscienza individuale e non per il discorso di
appartenere al centrodestra. Potrei pure condividerla così come
ha fatto l'onorevole Stancanelli, ma obiettivamente introdurre
questo emendamento in questa legge ritengo che domani
caratterizzerebbe, da un punto di vista ideologico, il voto che
quest'Aula darebbe su questa legge sugli appalti.
Quindi stiamo attenti a quello che votiamo.
CINTOLA Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CINTOLA Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo
ringraziare la Presidenza dell'Assemblea perché di tutti gli
emendamenti aggiuntivi ha tentato, io dico con grande
opportunità, volontà e capacità, di non fare diventare questa
legge una legge omnibus, come eravamo abituati a fare in tempi
precedenti.
Sono contento e plaudo a questa iniziativa perché ha ridotto
gli emendamenti aggiuntivi a tre.
Voglio aggiungere che l'onorevole Speziale pone un problema
serio. E' un problema che io stesso penso che in questa legge ha
poca possibilità di ingresso.
Penso che qui non possiamo saltare la Commissione di merito.
Non possiamo sottacere che il decreto Bersani è stato osteggiato
e continua ad essere osteggiato da larghe parti della popolazione
italiana e anche siciliana. Non possiamo rinunciare all'autonomia
perché è bello dire che siamo autonomi e poi, quando dobbiamo
intervenire, come siamo intervenuti, normando con legge regionale
esattamente ciò di cui stiamo parlando. Oggi c'è il decreto
Bersani e annulliamo la nostra legge? E per quale finalità? Con
quale argomentazione? Perché potrebbe essere interessante
saperlo, io concordo pienamente con l'onorevole Ardizzone. E dico
all'onorevole Speziale, che oltre ad essere deputato di lungo
corso è anche vicepresidente dell'Assemblea, di ritirare il suo
emendamento per evitare che sia bocciato mentre probabilmente
presentato in altro contesto potrebbe essere approfondito ed
anche votato favorevolmente con una leale e fattiva
collaborazione.
Io non capisco perché del decreto Bersani dobbiamo prendere
architetti, ingegneri e geometri e li consideriamo bersanizzati'
in Sicilia e gli altri invece li abbiamo considerati o non li
consideriamo affatto.
Ribadisco ufficialmente che, se non dovesse essere ritirato
l'emendamento, il mio voto è contrario e lo dico non in virtù
del contenuto, perché potrei anche condividerlo in altra sede, in
altro momento, ma per il fatto che ci troviamo in una materia
spuria che non ha alcun collegamento con la realtà siciliana e
che va a contraddire una circolare dell'assessore di questo
Governo che ha voluto normare diversamente l'intera materia,
quindi sarebbe una sconfessione anche nei confronti del Governo
che io non mi sento di dare, ecco perché io invito il Governo a
dirlo fortemente il suo no se deve dirlo
LACCOTO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LACCOTO Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
qui stiamo trasformando la questione in un problema ideologico
che non esiste, il problema posto dall'emendamento a firma
dell'onorevole Speziale riguarda oggi un problema che i comuni
hanno rispetto all'applicabilità o meno del decreto Bersani, che
essendo una norma di liberalizzazione si applica in Sicilia.
E allora qual è il problema che ha creato un contenzioso nei
comuni? Ci sono gli ordini degli ingegneri e degli architetti che
evidentemente non vogliono che passi questa norma qui in
Sicilia, però voi sapete che oggi i comuni, per potere dare un
incarico, devono avere le somme e impegnare le somme. Mi spiegate
come possono farlo se non hanno la possibilità di contrattare al
ribasso in deroga ai minimi stabiliti da un decreto che è decreto
di liberalizzazione e che vale in Sicilia? Altro che norma
ideologica
Con questa norma non si fa altro che chiudere una vicenda di
contenzioso e dare la possibilità ai comuni di creare progetti
esecutivi per potere partecipare ai bandi, quindi è una norma non
ideologica ma è una norma di legge che è già vigente di per sé in
Sicilia, questa norma chiarisce finalmente la fine di una
interpretazione forzata che alcuni ordini vorrebbero fare.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ho
conosciuto nel 1993, quando ho iniziato a fare il consigliere
comunale a Palermo, un consigliere comunale che era amico e
collega di partito dell'onorevole Guido Lo Porto, Ettore
Malpensa. Dico il nome perché è un caro amico, e racconto il
fatto cui mi riferisco: egli, durante una battaglia in
consiglio comunale, ebbe a dire: Qui non si fa politica Si
riferiva al Consiglio comunale di Palermo.
Ascoltando l'onorevole Ardizzone devo dire che ho avuto la
stessa sensazione, definendo, come se fosse una considerazione
che lo fa terrorizzare, il principio secondo il quale si vuole
introdurre una parte di un decreto che riguarda, questo sì,
onorevole Cintola, la legge sugli appalti perché stiamo parlando
di professionisti, quali architetti ed ingegneri per i quali la
nostra legge che regola le modalità di relazione è proprio la
legge n. 7 del 2002 e la legge n. 7 che ha recepito la legge n.
109 del 1994, ovvero la legge sugli appalti. Nella legge sugli
appalti ci sono anche le questioni relative agli incarichi
professionali, quindi come vede e come può verificare stiamo
parlando di materia appropriatissima perché stiamo affermando una
cosa che quel terribile comunista di Bersani, in nome di una
società costruita su modelli assolutamente ideologici, avrebbe
fatto una cosa particolarmente ideologica in questo Paese:
avrebbe cercato di liberalizzare le professioni, cercato di
derogare a quei lacci e lacciuoli che hanno fatto di questo
nostro Paese, un Paese di corporazioni che si difendono l'una con
l'altra.
E vedi che cosa terribile è stata proposta dall'onorevole
Speziale: cioè consentire alle amministrazioni ed alle stazioni
appaltanti di poter utilizzare professionisti, seguendo la stessa
regola che si utilizza da Reggio Calabria alla Val D'Aosta,
derogando ai minimi tariffari previsti da una nostra legge che
non è più prevista in alcuna norma nazionale.
Se non vogliamo scadere nel ridicolo, evitiamo di usare parole
e paroloni, queste sì ideologiche, non vorrei che l'onorevole
Ardizzone sia una sorta di ultimo giapponese che combatte una
guerra quando la guerra è finita Nel senso che il Governo a voce
del presidente Cuffaro aveva dichiarato il parere favorevole del
Governo
ARDIZZONE Era il 20 Bis.
PRESIDENTE Su questo, se devo fare da garante, non posso
che dare ragione all'onorevole Ardizzone, nel senso che il
presidente Cuffaro aveva dichiarato di aver capito che il
riferimento fosse ad un altro articolo, ma qui abbiamo il
vicepresidente che dirà qual è il parere del Governo. Ma non
riprendiamo dichiarazioni che sono state già chiarite durante la
seduta precedente.
CRACOLICI Io credo che il Governo debba dire, con onestà,
che siccome il decreto Bersani è fatto da un comunista che vuole
comunistizzare' questo Paese attraverso quel decreto, lo stesso
non si applica in Sicilia dove, invece, si applicano le regole
del libero mercato e della libera professione. Ditelo in maniera
chiara, oppure evitate questa barzelletta di usare paroloni,
senza sapere molto spesso di che cosa si parla, se non il fatto
che questa norma, alla fine, fa forse risparmiare i Comuni che
non hanno neanche una lira, per dare gli incarichi professionali.
Ma di cosa stiamo parlando? Io credo che approvare questa norma
non è fuori dal contesto, questo sì, abbiamo approvato un minuto
fa una nota su Punta Cugno che sarà importantissima, ma non credo
che c'entri molto con gli appalti. Dichiarare che questa norma è
fuori tema, rispetto al fatto di liberalizzare l'attività
professionale, in rapporto con le Amministrazioni comunali è
simpatica come affermazione, ma è assolutamente falsa nel momento
in cui stiamo trattando una cosa molto seria.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, a scanso di equivoci, la
Presidenza ha già dichiarato in tema questo articolo, tanto da
averlo reso proponibile.
BENINATI assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Signor presidente, onorevoli colleghi,
vorrei solo chiarire una cosa: finora si è confuso il principio
della liberalizzazione, che io per primo condivido,
sull'argomento con l'assessore al ramo della cooperazione, c'è
stata una lunga riflessione da parte dell'assessorato sulle
attività, ma principalmente quelle commerciali, artigianali
Tutto ciò che svolge attività di natura differente dal
professionale. E su questo è stata fatta una circolare - con il
parere dell'Ufficio Legislativo e Legale che ho preteso perché è
materia complessa - che nella Regione siciliana - si è chiarito
una volta per tutte - a tutto ciò che non è normato nella
Regione siciliana si applica automaticamente il decreto Bersani.
A tutto ciò che nella Regione siciliana ha una sua norma di
riferimento il decreto Bersani non si applica. Aggiungo di più -
e me ne dispiace ma è una cosa che penso - il decreto Bersani su
alcune materie è andato oltre, perché queste competenze dei
minimi tariffari non sono di competenza del ministro Bersani ma
queste erano competenze del Ministro di Grazia e Giustizia perché
i minimi tariffari non sono assolutamente per le professioni
normate dall'attività del decreto Bersani. Lei non sa forse che i
minini tariffari li determina il Ministero di Grazia e Giustizia.
Quindi, se il Governo centrale ha confuso le attività e tutto
il resto, la Regione siciliana su questo ha preso una posizione,
sul commercio, sull'artigianato, sui farmacisti, su tutto ciò che
è normato dalla Regione restano le norme regionali, questa è
altra fattispecie, perché qui si intacca sulle professioni che
sono ben altra cosa.
Io invito anche il Governo a fare una riflessione, perché
abbiamo espresso, con il parere dell'Ufficio legale, una
circolare sull'argomento, e sui minimi tariffari le devo dire
personalmente che il ministro Bersani è andato oltre le sue
competenze, perché non era competenza sua entrare nel merito, era
competenza del ministro di Grazia e Giustizia.
PRESIDENTE Signor Assessore, il suo intervento è in qualità
di parlamentare o parla a nome del Governo? Voglio solo capire se
questo è il parere del Governo.
BENINATI assessore per la c ooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Io sono intervenuto come assessore al
ramo che sull'argomento è entrato nel merito e per le competenze
che erano di competenza del ministro Bersani. Sui minimi
tariffari obiettivamente è ben altra cosa. Qui si è detto che
siccome a livello nazionale c'è confusione, i sindaci sanno
benissimo che nella Regione siciliana c'è una norma che regola i
minimi tariffari per le attività professionali. Se poi l'Aula e
chiunque vuole cambiare e andare a stravolgere le regole dei
minimi tariffari di attività professionali che sono ben altra
cosa è una scelta che non c'entra nulla con un obbligo, è una
scelta politica.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, solo per un semplice chiarimento,
non avrei voluto suscitare né un dibattito ideologico né un
dibattito politico, semplicemente avrei voluto esercitare la mia
funzione di parlamentare.
Sono venuti a trovarmi alcuni sindaci sia di centro-sinistra
che di centro-destra che mi hanno posto una questione: mi hanno
detto che c'è il rischio che nei comuni si sviluppi un
contenzioso perché c'è una difficoltà interpretativa tra il
decreto Bersani e la norma prevista dalla 109. Chiedo a voi
legislatori di introdurre un elemento di chiarezza per permettere
ai comuni, nelle condizioni di maggior vantaggio per la pubblica
amministrazione - perché noi siamo qui a creare le condizioni di
maggior vantaggio per la pubblica amministrazione non per gli
ordini professionali, noi non operiamo in ragione degli interessi
degli ordini, ma in ragione degli interessi pubblici Questo è il
mandato cui siamo legati, sempre - e quindi, in ossequio a
questo principio elementare, mi hanno chiesto se era possibile
fare norma che evitasse contenziosi nei comuni e chiarisse un
conflitto interpretativo.
Io mi sono permesso di fare una norma, non ero mosso né da
furore ideologico, né da furore politico, semplicemente ero mosso
dal mio ruolo di parlamentare.
Per cui vi chiedo di evitare, in modo surrettizio, di
alimentare contrasti, ma di aiutare i comuni a funzionare,
evitare che nei comuni si determino contrasti per cui i comuni
poi sarebbero costretti a dare incarichi professionali agli
avvocati, andare in contenzioso davanti al tribunale, ciò
comporterebbe costi aggiuntivi per la politica legati soltanto al
fatto che l'Assemblea regionale siciliana non ha legiferato in
modo chiaro.
La mia norma semplifica la legiferazione e dice, in modo netto,
che, in Sicilia, si applica, per quanto riguarda gli incarichi
pubblici professionali, il decreto Bersani.
E' questo il senso dell'emendamento e chiederei al Governo di
esprimere parere favorevole perché mi pare che sia un emendamento
di buon senso, non ispirato da furore ideologico.
PRESIDENTE Lo pongo in votazione. Il parere della
Commissione?
PARLAVECCHIO relatore. La Commissione si rimette all'Aula.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
LEANZA Nicola, Vicepresidente della Regione. Signor
Presidente, vorrei motivare il parere del Governo. L'onorevole
Beninati, poco fa, per conto del Governo - ne aveva, ovviamente,
tutto il diritto - ha spiegato come ha fatto in qualità di
assessore per il commercio. Il Governo - vorrei ricordarlo agli
onorevoli colleghi - ha presentato un ricorso alla Corte
Costituzionale relativamente al decreto Bersani e, rispetto alle
cose che diceva poco fa l'onorevole Cracolici, con assoluta
coerenza, è contrario affinché l'articolo 37 possa avere spazio
in Sicilia.
CRACOLICI Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
(Si associano alla richiesta gli onorevoli Borsellino,
Calanna, Cracolici, De Benedictis, Di Benedetto, Panarello,
Panepinto, Rinaldi, Termine)
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento A37
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento A37.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 57
Votanti . 56
Maggioranza 29
Favorevoli 22
Contrari 34
(L'Assemblea non approva)
Riprende la discussione del disegno di legge nn. 611-603/A
PRESIDENTE Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:
«Articolo 7.
Entrata in vigore
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno successivo
a quello di pubblicazione.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione».
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini
del giorno:
numero 164 Obbligo di trasmissione alle sezioni provinciali
dei bandi di gara d'appalto per lavori con importo a base d'asta
superiore a 500 migliaia di euro , degli onorevoli Cracolici,
Apprendi, Calanna, De Benedicitis, Di Benedetto, Di Guardo, Oddo
Camillo, Panarello, Panepinto, Speziale, Termine, Villari, Zago e
Zappulla.
numero 170 Misure per l'espletamento di gare d'appalto per la
realizzazione delle fognature nel Comune di Cefalù e della rete
idrica interna al centro abitato nel Comune di Gangi , degli
onorevoli Cascio e Vicari.
Si procede alla votazione dell'ordine del giorno numero 164. Il
parere del Governo?
LEANZA NICOLA, vice presidente della Regione.
Favorevole.
ANTINORO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ANTINORO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al di là del
parere che è stato dato - è abbastanza chiaro per come è spiegato
ma, considerato che si tratta di materia delicata e che può
velocizzare le procedure delle gare - chiedo ai presentatori
dell'ordine del giorno di farcelo comprendere ancor di più perché
può essere un tema assolutamente favorevole a garantire la
trasparenza delle gare degli appalti e questo è tema a cui tutti,
certamente, siamo interessati.
Considerato però che le sezioni provinciali, spesso, si sono
ingolfate di lavoro, non vorrei che tutto ciò rallentasse, alla
fine, provocando più confusione che velocizzazione delle
procedure e che innescasse meccanismi particolarmente strani.
Pertanto, sono disponibile a votarlo se, come si suol dire, è
cosa, buona e giusta ma vorrei comprenderlo ancora meglio.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando
abbiamo varato la legge numero 7, abbiamo stabilito una soglia
rispetto alla quale tutti gli appalti per un importo di oltre un
milione e 250 mila euro andavano alle istituende stazioni uniche
appaltanti'. Il percorso di costituzione delle stazioni uniche
appaltanti è stato travagliato e complesso.
Adesso, siamo nella fase in cui sono decollate tutte le nuove
stazioni più la decima, quella regionale; oltretutto, si è
determinata una condizione propria - ed è per questo che stiamo
intervenendo per norma - che ha finito per determinare anche
condizioni differenziate di interpretazioni, ad esempio, per la
esclusione delle offerte che avevano la stessa soglia di ribasso;
lo stesso Governo, poiché la legge numero 7 prevede che il
Governo, con successivo decreto, può aumentare o ridurre, vi
ricordo che questa è la norma vigente, la soglia per conferire
alle stazioni uniche gli appalti.
Lo stesso Governo, in un colloquio con il sottoscritto e con
l'onorevole Parlavecchio, ha manifestato l'intenzione di ridurre
la soglia di conferimento alle stazioni uniche a 500 mila euro.
Ho ritenuto che la conclusione di questo dibattito sulle
modalità di gara prevedesse un ordine del giorno che invita il
Governo a dare attuazione a quanto alcuni di noi, almeno il
sottoscritto, hanno già manifestato attraverso l'assessore al
ramo, cioè di voler abbassare la soglia, con decreto, per
consentire alle stazioni uniche, che hanno ormai rodato il
sistema, di poter attuare ma anche velocizzare, le procedure di
gara.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 164.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 170.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
sottolineare che il dispositivo così recita: impegna il Governo
della Regione ad attuare tutte le misure necessarie affinché
siano urgentemente bandite le gare per l'espletamento nel comune
di Cefalù e nel comune di Gangi '.
Scusate, le competenze io non so cosa debba dire la Regione
al comune di Cefalù per espletare la gara. Questa non è materia
di pertinenza di un ordine del giorno dell'Aula
VICARI. I finanziamenti sono regionali.
SPEZIALE. E allora si può chiedere che utilizzino il
finanziamento, visto che non lo hanno utilizzato.
VICARI. Ma non è colpa nostra.
SPEZIALE. Ma la Regione cosa può fare per accelerare la gara
al comune di Cefalù piuttosto che al comune di Gangi o al comune
di vattelapesca'?
Vorrei che la Presidenza valutasse con attenzione il contenuto
degli ordini del giorno che vengono presentati all'Aula e che,
eventualmente, ne dichiarasse la improponibilità. Questo è
sicuramente improponibile.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, gli ordini del giorno o le
raccomandazioni al Governo non si possono considerare proponibili
o improponibili.
Stiamo parlando di opere pubbliche. E' stato presentato un
emendamento con cui si chiede al Governo di attivarsi perché due
comuni possano velocizzare gli appalti. Non mi sembra che ci sia
niente di grave né niente di improponibile.
Uno dei compiti dei parlamentari è quello di sollecitare il
Governo su alcune necessità per i cittadini della nostra Regione.
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 170.
Il parere del Governo?
LEANZA NICOLA, vicepresidente della Regione.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Avverto che la votazione finale del disegno di legge
avverrà successivamente.
Onorevoli colleghi, dovendomi assentare per alcuni minuti,
invito l'onorevole Stancanelli a presiedere la seduta d'Aula.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE STANCANELLI
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
Nuove norme per l'elezione e la composizione dei consigli
comunali e provinciali e delle relative giunte (nn. 519-5-14-15-
193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, riprende l'esame del disegno di
legge Nuove norme per l'elezione e la composizione dei consigli
comunali e provinciali e delle relative giunte (519-5-14-15-193-
315-396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio), iscritto al
numero 8) del secondo punto dell'ordine del giorno.
Invito i componenti la I Commissione Affari istituzionali , a
prendere posto nel relativo banco.
Si riprende l'esame dell'articolo 4, in precedenza accantonato.
Gli emendamenti 4.3 e 4.4 sono ritirati.
L'Assemblea ne prende atto.
PRESIDENTE. Eravamo giunti alla discussione dell'emendamento
4.7 presentato dal relatore, onorevole Cascio.
Si procede con la discussione dell'emendamento 4.7 presentato
dal relatore, onorevole Cascio.
Comunico che è stato presentato, dall'onorevole Cascio,
l'emendamento 4.7.2.
CRACOLICI. Signor Presidente, il Governo non c'è.
PRESIDENTE. C'è il vicepresidente della Regione, onorevole
Leanza.
Si passa all'emendamento 4.5. Il parere del Governo?
LEANZA Nicola, vicepresidente della Regione. E' ritirato.
PRESIDENTE L'Assemblea ne prende atto.
Si passa al subemendamento 4.7.2, a firma dell'onorevole
Cascio.
CASCIO relatore. Signor Presidente, visto che è molto breve e
semplice anche da comprendere, se lo leggo, probabilmente, ci
comprendiamo ed evitiamo di fare mille fotocopie.
E' interamente descrittivo dell'emendamento 4.7 e reca: Per
esigenza di contenimento della spesa pubblica i consigli comunali
e provinciali provvedono alla riduzione delle indennità e dei
gettoni di presenza spettanti ai consiglieri in misura non
inferiore al 10 per cento. Il comma due è soppresso .
Si tratta di un taglio del 10 per cento delle indennità.
PRESIDENTE Onorevoli colleghi, è stato presentato questo
subemendamento. Si può intervenire e si può essere d'accordo o
contrari.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
SPEZIALE Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido il
fatto che si tratta di una materia delicata. Vi sono stati, tra
di noi, diversi punti di vista, diverse interpretazioni difformi
però continuo ad insistere su una questione che ritengo
delicatissima: quella relativa all'indennità degli amministratori
è materia contrattuale demandata al rapporto tra l'ANCI e il
Governo. Il Governo interviene in materia di contenimento della
spesa della riduzione della indennità - Assessore Colianni, la
invito a seguire il mio ragionamento - dopo aver siglato accordi
con l'ANCI nazionale e i comuni siciliani fanno parte dell'ANCI
nazionale.
Intervenire in questa materia in modo difforme rispetto a
quanto viene stabilito dall'ANCI nazionale è un modo per
intervenire nell'autonomia dell'organizzazione e, secondo me,
dovremmo, nel modo più assoluto, evitare di fare ciò.
Onorevole Cascio, possiamo fare tutto ma dobbiamo sapere che
c'è un'autonomia delle componenti sociali di rappresentanza che
sigla accordi e che poi gli stessi vengono tradotti in decreti
legislativi e, sulla base di questi decreti legislativi, si
determina poi la materia e si regolamenta la materia in tutta
Italia.
Noi, in Sicilia, in virtù di una potestà nostra, possiamo
legiferare in difformità e abbiamo legiferato in difformità.
Mi rendo conto, però, che c'è un'Aula disattenta e il Governo
distratto ma continuo ad insistere sul fatto che la norma più
coerente rispetto a questa impostazione è quella suggerita
dall'onorevole Cracolici perché, in questo momento, è ancora in
corso una trattativa tra l'ANCI nazionale e il Governo per
definire un testo concordato di tagli da effettuare
sull'indennità dei pubblici amministratori.
Se permettete, pertanto, la norma di allineamento a quella
nazionale che definisce che in Sicilia si applichi in modo
dinamico la normativa nazionale, penso sia la più coerente.
Apprezzo lo sforzo fatto, il timore dal quale si è partiti e il
fatto che vi sia una reazione tra i consiglieri comunali perché
il taglio è eccessivo.
Non dobbiamo stabilire se il taglio è eccessivo, è poco, è
grande, il 10, il 5; non stiamo a contrattare niente ma dobbiamo
definire principi normativi e il principio normativo cardine è
quello che registriamo sulla base dell'accordo che interviene
fra gli stessi comuni e il Governo nazionale; dobbiamo soltanto
recepire questi accordi.
Di volta in volta, non possiamo convocare l'Assemblea per
recepire quegli accordi; mettiamo una norma dinamica con la quale
diciamo che, in Sicilia, si applicano i decreti legislativi in
corso e, in più quelli che saranno adottati successivamente, in
modo dinamico, evitando tutti questi emendamenti che ho visto.
La norma c'è; l'emendamento è stato presentato e chiedo al
relatore - e insisto anche per dare ordine alla legge - perché
venga posto in discussione, anche perché, secondo me, è, rispetto
a tutte le norme, quello più distante; l'emendamento da cui
bisogna partire è l'emendamento - quello più distante -
dell'onorevole Cracolici che è quello che rende più coerente la
norma.
COLIANNI assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
COLIANNI assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
intervengo per chiarire, in questa fase, alcune cose che ritengo
assolutamente importanti sul tema.
La indennità degli amministratori degli enti locali sono,
sostanzialmente, disciplinati dall'articolo 19 della legge
regionale numero 30 del 2000 che rimanda ad un apposito
regolamento il determinarsi degli importi. Questo regolamento si
sarebbe dovuto rinnovare ogni tre anni e ciò al fine
dell'adeguamento della misura minima dell'indennità e dei gettoni
di presenza sulla scorta dell'indicizzazione dell'ISTAT relativa
all'aumento del costo della vita.
Tale variazione, per il periodo 2001-2007, è bene che i
parlamentari sappiano che si attesta circa all'11 per
cento.
Ciò vuol dire che, ad oggi, i consiglieri comunali della
Sicilia accampano un diritto non esitato, non evaso, di circa
l'11 per cento rispetto a quelle che sono, ad oggi, le somme
erogate.
E' importante, altresì, chiarire che, con decreto presidenziale
numero 19 del 2001, sono state determinate le misure
dell'indennità di funzione e dei gettoni di presenza.
Ancora più importante è il fatto che vi è già una norma, una
legge estremamente chiara e, in particolare, con l'articolo 17
delle legge regionale numero 15 del 2004, è stata attribuita alla
Presidenza della Regione, su proposta dell'assessore alle
autonomie locali, la facoltà di ridurre l'indennità degli
amministratori locali. Per la verità, detta facoltà, ad oggi, non
è stata mai esercitata ma esiste una legge specifica, in Sicilia,
che da questo mandato.
C'è da aggiungere che, con l'articolo 1, comma 54, della legge
finanziaria nazionale del 23 dicembre 2005, numero 266 sono state
ridotte già del 10 per cento tutte le indennità ed i gettoni di
presenza spettanti agli amministratori locali alla data del 30
settembre 2005.
Ci troviamo di fronte, quindi, da una parte, ad un dovuto non
avuto da parte dei consiglieri dell'11 per cento e di un 10 per
cento che, di fatto, viene loro dedotto come previsto dalla
finanziaria nazionale del 23 dicembre 2005.
L'Assessorato per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali ha già chiesto, con un parere, al CGA, quanto
necessario in ordine all'applicazione di questa norma
nell'ordinamento siciliano. Il parere è stato reso positivamente.
Nel contempo, la Corte Costituzionale ha dichiarato
l'incostituzionalità del suddetto articolo, limitatamente agli
amministratori regionali, introducendo, tuttavia, un'affermazione
di principio che ha indotto gli uffici dell'Assessorato a
richiedere un parere integrativo al CGA circa l'applicabilità
della norma agli amministratori locali siciliani, parere, allo
stato, ancora non reso.
In sintesi, possiamo affermare due cose sulle quali va
assolutamente presa una decisione: la prima riguarda la
possibilità di applicazione della riduzione delle indennità agli
amministratori locali del 10 per cento, in base alla legge
finanziaria nazionale; la seconda è relativa alla facoltà del
Presidente della Regione, su mia proposta, di ridurre le
indennità degli amministratori locali.
C'è un altro ed ultimo aspetto di grandissima importanza e cioè
che la disciplina dell'indennità degli amministratori locali
nazionali è diversa rispetto alla normativa regionale ed è
diversa soprattutto per quanto riguarda la sua applicazione,
visto che le fasce di divisione delle popolazioni dei consigli
comunali, a livello nazionale, sono assolutamente diverse
rispetto alle fasce che invece vengono applicate in Sicilia.
Ciò creerebbe una difficoltà di gestione e di governo della
materia se noi, semplicemente, introducessimo e, come dire,
prendessimo l'iniziativa di apparigliarci soltanto alla legge
nazionale.
Per queste ragioni e per il rischio che corriamo di chiedere
ai consiglieri comunali di privarsi dell'11 per cento delle
spettanze relative all'ISTAT, del 10 per cento della finanziaria
nazionale, del 10 per cento che riapplicheremmo, porteremmo il
tutto ad una diminuzione notevole di quanto i consiglieri
comunali dovrebbero percepire e allora ci troviamo di fronte - e
concludo - ad una scelta fondamentale: dare al Presidente della
Regione, così come facoltato dalla legge, con un invito condiviso
da tutti, la facoltà di poter ridurre, in maniera condivisa,
quanto spettante ai consiglieri comunali che potrebbe essere,
eventualmente, gestito all'interno delle pieghe del dovuto o
delle pieghe del dare ai consiglieri comunali oppure stabilire,
eventualmente, una diminuzione del 10% ,decidendo, in questo
caso, di dare poi ai consiglieri comunali quanto spetta e cioè
l'indicizzazione ISTAT.
Il problema è più complesso, specialmente per quanto riguarda
la eventuale sintonia con la legislazione nazionale che, invece,
porrebbe gravissimi problemi di applicazione.
Devo dire ciò per dovere perché sono le norme che, ad oggi,
regolano ed i problemi che abbiamo nel governo di questa materia,
dopodiché, sentirò il dibattito ed esprimerò il giudizio del
Governo che, ovviamente, non può che essere univoco a quello che
la maggioranza ha deciso, che mi auguro poi possa essere la più
larga possibile nella considerazione anche dell'opposizione.
PRESIDENTE. Signor Assessore, in considerazione di quanto ha
detto, vi sono degli emendamenti del Governo?
COLIANNI assessore per la Famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Ho già detto che mi rimetto all'Aula e mi
rimetto soprattutto a quello che la maggioranza deciderà. Ho
voluto soltanto dare un'informazione che mi sembrava importante.
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che da
mesi stiamo sostenendo un dibattito abbastanza simpatico che ci
sta portando ad alimentare, a contribuire in questo clima
dell'antipolitica perché parlare della riduzione dei costi della
politica degli altri credo sia, da questo punto di vista, una
cosa poco simpatica che non solo ci ha portato a creare un clima
abbastanza diffuso in quello che è un pensiero generale della
nostra popolazione ma ora ci stiamo mettendo anche contro quelli
che sono gli amministratori locali per un motivo semplice; se
dobbiamo affrontare, infatti, seriamente questo tema, credo che
dovremmo dare l'esempio a tutti quanti e voglio fare così
l'esempio di modesto amministratore che esercito dal 2003 in un
piccolo comune, un comune dove c'erano difficoltà economiche di
1200 abitanti e dove c'erano 5 aree amministrative; tanto per
renderci conto, quando parliamo di costi degli enti, 5 aree
amministrative significa una cosa sproporzionata rispetto agli
abitanti.
Ebbene, ho ridotto le aree amministrative a due ma prima ho
azzerato, cioè ho rinunciato io all'indennità e così tutta la mia
giunta.
Perché ho voluto fare questo esempio?
L'ho fatto perché credo che vi sia una questione di etica che
ogni amministratore dovrebbe avere rispetto a quelle che sono le
questioni delle finanze locali. Questo era il primo aspetto.
Passo al secondo aspetto e vorrei anche sottolineare che, in
quest'Aula, non se ne è discusso. C'è anche una questione di
sussidiarietà nei rapporti e nelle relazioni tra il Governo
regionale e gli enti locali che obiettivamente in ogni occasione
calpestiamo continuamente.
Perché?
Vorrei ricordare a me stesso che le indennità degli
amministratori locali vengono pagate dai bilanci comunali; di
conseguenza, se la Regione trasferisce in modo ordinario dei
contributi, se da questo punto di vista l'amministratore locale o
non ha la sensibilità rispetto alla finanza locale di ridurre
eventualmente quelle che sono le proprie indennità perché ritiene
di fare questa scelta, perché in ogni caso è responsabile
quell'amministratore rispetto alla comunità che lo ha eletto.
Noi invece stiamo anche usurpando questo rapporto, cari
colleghi; probabilmente, presi dalla foga di fare lo scoop
giornalistico, ci siamo invaghiti di un tema che non ci
appartiene e allora dovremmo avere l'onestà intellettuale di
affrontarlo complessivamente partendo da noi, partendo dalle
strutture organizzative regionali, partendo dai consigli di
amministrazione e arrivando poi anche alla base perché abbiamo
dato l'esempio e, quindi, pretendiamo, da parte di tutti gli
amministratori, un ulteriore esempio.
Se passa questo principio, cari miei, domani saremo presi -
scusate il termine - a pernacchie dagli amministratori locali
perché stiamo facendo un ragionamento, sotto questo profilo, non
corretto nei confronti degli amministratori locali.
E allora, se questo tema ci appassiona a tal punto, ritengo che
dovremmo fare una semplice riflessione; questo è l'altro
interrogativo: perché il nostro trattamento è agganciato al
trattamento del Senato e non possiamo, arrivati a questo punto,
agganciare il trattamento degli amministratori locali a quelle
che sono le norme nazionali?
Parliamoci chiaramente perché avrò difficoltà, domani, a
spiegare a qualche amico amministratore perché abbiamo questo
parallelismo. Lo abbiamo perché ci conviene. Diciamocelo
chiaramente in quest'Aula? E l'amministratore no
Dobbiamo diventare i padroni di questa loro posizione ma ci
sono altri fenomeni che potremmo invece affrontare.
Perché ritenete congruo che in comuni di cinquemila abitanti si
facciano dieci commissioni consiliari, per esempio?
Non capite che domani rischiamo di essere presi in giro dagli
amministratori locali.
Aumenteranno il numero delle commissioni; al posto di
istituirne quattro ne faranno otto, al posto di fare una riunione
al giorno, ne faranno due al giorno e, alla fine, che cosa
abbiamo concluso?
Qual è questa riduzione dei costi della politica di cui domani
ci potremo vantare?
Non capisco questo concetto e credo che non lo capisca neanche
la gente.
Da un emendamento, ho visto che aggancia, da questo punto di
vista, la dinamica delle indennità degli amministratori locali
alle dinamiche nazionali. Visto che noi vogliamo, scusatemi, ho
letto che c'è un emendamento, da questo punto di vista, e proprio
per una questione di parallelismo, la nostra indennità è
collegata all'indennità del senato?
Allora diamo questo segnale in questo momento. Quando poi ci
sono la serietà e la concretezza nell'affrontare il tema vero
della riduzione dei costi della politica, allora, questo
Parlamento dovrà avere il coraggio di dare l'esempio dalla
struttura regionale a scendere.
Allora sì che potremo pretendere tutte le riduzioni del mondo,
fermo restando un fatto, cioè che vi è un principio di
sussidiarietà che stiamo calpestando e c'è l'altro aspetto
relativo al fatto che le indennità degli amministratori vengano
sempre pagate da bilanci comunali e la Regione, su questo, non ha
alcuna defluenza.
INCARDONA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
INCARDONA Signor Presidente, onorevoli colleghi, la materia
che stiamo trattando, come diceva poco fa l'onorevole De Luca, è
una materia che rischia di farci apparire ridicoli di fronte alla
Sicilia ed ai siciliani.
Stiamo ridicolizzando, ancora una volta, la politica e stiamo
ridicolizzando ancora una volta, quest'Aula.
L'unica proposta dignitosa, per uscire da questa empasse, è
quella suggerita prima dall'onorevole Speziale e poi
dall'onorevole De Luca.
Agganciamoci alla normativa nazionale, se è inapplicabile,
ancora non abbiamo capito perché
COLIANNI assessore per la Famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Le fasce dei consiglieri comunali sono diverse
INCARDONA Approviamo una norma che demanda all'assessorato e
al governo di applicare o di varare una norma che sia compatibile
con la normativa nazionale, in maniera da allineare la situazione
degli amministratori locali, in Sicilia, alla condizione degli
amministratori locali del resto d'Italia; altrimenti, la
politica, stasera, qui, ne esce sconfitta e l'Assemblea darà
un'ulteriore prova di incapacità a governare determinati processi
e, soprattutto, riuscirà ad essere, ancora una volta, ipocrita
rispetto agli obiettivi che si vuole proporre.
A parte il fatto che mi sento di sottoscrivere tutte le
argomentazioni che sono state svolte poco fa in modo egregio e
brillante dall'onorevole De Luca, c'è ancora una situazione e
ribadisco ancora un concetto che stamattina ho detto.
Su due punti essenziali, l'Assemblea regionale dovrebbe,
proprio per fortificare il principio dell'autonomia, evitare di
legiferare e sono: le condizioni della politica in Sicilia e la
legge sugli appalti.
Questi sono due argomenti che se non toccati dall'Assemblea
darebbero forza e vigore alla politica siciliana e a quest'Aula.
Questi due sono gli argomenti su cui la politica nazionale, la
pubblica amministrazione nazionale, su cui l'opinione pubblica
nazionale ci attaccano.
Evitiamo, allora, di legiferare sempre e solamente su questi
argomenti. Pensiamo a quali sono le esigenze vere della Sicilia.
Perché non parliamo della necessità di dare supporto alle
imprese? Di vedere quali sono e come sono e come si deve svolgere
la sanità in Sicilia?
Perché non ci occupiamo della legge sullo sviluppo? Perché non
vediamo di attrezzarci per fare in modo che la politica sia utile
alla Sicilia?
In quest'Aula - sono alla seconda legislatura - abbiamo
dedicato tantissimo tempo alle norme sugli appalti e alle norme
sulle riforme elettorali.
Occupiamoci anche delle imprese, quelle artigiane,
dell'agricoltura, di tutto il resto per dare un segnale preciso.
Agganciamo questi due settori dell'ordinamento giuridico
regionale a quelli nazionali, cosicché diventeremo inattaccabili
e quindi, credibili.
CRISTALDI presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRISTALDI presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, la democrazia dicono che sia una cosa
simpatica perché ognuno ha il diritto di esprimere le opinioni
che vuole e purtroppo la democrazia consente a tutti di dire le
cose che vogliono ma obbliga tutti a sentire le cose che non si
dovrebbero sentire. Essendo presidente della Commissione, ho
l'obbligo di ascoltare gli interventi di tutti e di dare peso
alle cose che si dicono.
Seguo sempre con attenzione gli interventi, soprattutto quando
sono dettati dal cuore e sono convinto che ci sia buona fede
negli interventi.
Da stamattina, ripetiamo che è inapplicabile un articolo di
legge che si limitasse a dire si applicano in Sicilia le norme
nazionali'. Ricordo i tempi in cui - e io sono vecchio in questo
Parlamento - si scriveva un articolo e poi si diceva sono
abrogate tutte le norme in contrasto con la presente', senza dire
quali erano, cosicché poi non si capiva chi doveva dire quali
erano le norme in contrasto con quelle abrogate - ancora oggi non
si capisce - e poi un pretore di qualche piccolo paese avrebbe
detto che cosa era in contrasto o meno.
Abbiamo esaminato la possibilità di applicare le norme
nazionali con disattenzione. Il mio amico assessore voleva
picchiarmi, politicamente intendo, ma il problema è un altro. E'
serio quello che ha detto l'assessore da questo punto di vista.
E' inapplicabile, quindi, va archiviato, il principio di
applicare, con una norma di legge che tutto ciò che è previsto a
livello nazionale, in Sicilia, non si può fare.
Abbiamo una filosofia, una struttura legislativa, una
regolamentazione, un insieme di norme che non possono, tutto ad
un tratto, essere eliminate e sostituite da una dichiarazione
generica.
I nostri stessi uffici - e sono uffici brillanti - hanno
incontrato difficoltà ad individuare quali sono le norme che
disciplinano la materia a livello nazionale. Non solo, ma anche
consultando segretari comunali di altri comuni, questi
genericamente hanno detto di essersi rifatti al precedente'. Chi
può andare a costruire una cosa del genere?
Va quindi archiviata questa logica che abbiamo sentito per
tutto il tempo si applicano le norme nazionali'. Quali?
Siccome mi sono anche stancato di prendere la stessa indennità
degli altri deputati che vanno al podio e dicono che dobbiamo
fare questo, ci vogliono gli emendamenti. Siccome ogni deputato
prende la mia stessa indennità, presenti l'emendamento e
discutiamo dell'emendamento.
Non si capisce perché e chi lo deve fare.
Mi sono stancato di scrivere per gli altri cose che possono
essere scritte da coloro che prendono la mia stessa indennità.
Mettiamo serietà alle cose, altrimenti questo non è più un
Parlamento ma un gioco. Andiamo in televisione, ci mettiamo a
giocare, scherziamo, dettiamo le norme.
Basta Chi pensa di ridurre l'indennità dei parlamentari non
deve chiedere a lei, signor Presidente o a me, presidente della
Commissione, di fare il disegno di legge. Lo scriva Vada in
conferenza dei capigruppo, pretenda di metterlo all'ordine del
giorno, faccia la battaglia che abbiamo fatto noi per giungere a
questo momento e glielo approviamo.
Onorevole De Luca, la sbalordiremo, la stupiremo, da questo
punto di vista. Aspettiamo il suo disegno di legge. A colori. lo
presenti e glielo approveremo.
Abbiamo presentato più norme, da questo punto di vista; abbiamo
cercato di individuare la strada migliore e, alla fine, abbiamo
detto che affermiamo il principio e, onorevole De Luca, lo dico
seriamente, noi non invadiamo la sfera dei consigli comunali e
provinciali perché fissiamo un tetto e diciamo ai consigli
comunali e provinciali di pronunciarsi, di deliberare loro cosa
vogliono fare.
Diciamo che devono ribassare il gettone di presenza e
l'indennità di almeno il 10 per cento e, poi, è il consiglio
comunale o provinciale che determina
DE LUCA. Lo possono fare già.
CRISTALDI Lo possono fare e non lo fanno. Noi, invece, stiamo
dicendo che lo devono fare. Questa norma è rispettosissima,
quindi, dell'apparato legislativo regionale. Signor Presidente,
vorrei che non vi fossero più problemi da questo punto di vista.
La questione sollevata dall'assessore per gli enti locali circa
il fatto che ci sarebbe un articolo di legge, un regolamento che
deve essere fatto, quindi un potere del Presidente della Regione,
di diminuire, il Presidente della Regione, a casa sua, deciderà
liberamente che cosa fare.
Una cosa è certa: vogliamo qui diminuire del 10 per cento.
Ciascuno, quindi, resti della propria convinzione, ma si lasci
la possibilità di capire che cosa si vuole fare e, al tempo
stesso, ci si renda conto che la Commissione è rispettosissima
anche della formazione generica secondo la quale dovremmo
applicare la normativa nazionale. Non si può fare; è
inapplicabile e non sappiamo quali sono le norme; dovremmo
distruggere tutto l'apparato regionale. Non ci rimane altro che
votare questo emendamento se vogliamo ribassare del 10 per cento
l'indennità del gettone di presenza.
LACCOTO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LACCOTO Signor Presidente, signor assessore per gli enti
locali, onorevoli colleghi, l'argomento che stiamo trattando è
davvero importantissimo. Ci ha portato via oltre un'ora e
un'altra ora ce l'ha portata via prima.
Le situazioni sono queste. Ho sentito la relazione
dell'assessore per gli enti locali. Mi sarei aspettato, dopo la
parte tecnica, una proposta del Governo su questa materia.
Cerchiamo di essere imparziali su argomenti dove evidentemente
stiamo impegnando un'Aula, una delle poche volte, perché si deve
arrivare a determinate leggi, principalmente quella della
incompatibilità o della ineleggibilità, e quindi siamo costretti
a stare qua, Poi c'è il risanamento, ma perdiamo tempo nel
problema della riduzione dei consiglieri comunali.
Allora, signor Presidente della Commissione, esiste un problema
qua in Sicilia. Col decreto numero 267 del 2000, veniva prevista
una percentuale del 10 per cento in meno rispetto alle indennità
percepite. Vi sono stati alcuni comuni che hanno ritenuto tale
decreto applicabile in Sicilia e l'hanno fatto; ci sono stati
altri comuni che non hanno ritenuto applicabile questo decreto e
non l'hanno fatto.
Il problema è questo: se andiamo a scrivere, sic et
simpliciter, la diminuzione del 10 per cento delle indennità dei
consiglieri abbiamo una norma generica rispetto a quanto già
fatto.
C'è certamente una ingiustizia perché ci sono stati altri
comuni che non l'hanno fatto o altri che l'hanno fatto.
PRESIDENTE Onorevole Laccoto, per aiutarla: c'è, oltre al
subemendamento che ho letto, un altro subemendamento che
chiarisce questo il 10 per cento non si applica a chi l'ha fatto
nell'ultimo triennio . Per aiutarla nell'intervento.
LACCOTO Non sono un appassionato della riduzione
dell'indennità del 10 per cento ai consiglieri comunali, quando
in questo stesso Palazzo - e lo ribadisco - ci sono sperperi per
milioni e milioni di euro; quando si usano consulenti per
centinaia e centinaia di migliaia di euro; quando si fanno
assunzioni che non si possono fare, in questo stesso Palazzo;
quando, in questo stesso Palazzo, si danno le autorizzazioni ad
usare le macchine e le autorizzazioni non potrebbero essere
concesse.
E allora, dico, che prima di andare a fare una norma che, tra
l'altro, creerebbe dei problemi anche di contrasti, bisognerebbe
fare un risanamento economico da questo stesso Palazzo.
Se volete, cito un'altra circostanza - posso dirvele tutte -
e quello che è successo, anche in questa Assemblea, rispetto a
questa che è la stessa legislatura.
Ci sono enormi costi che farebbero impallidire i Consiglieri
comunali, con una diminuzione del 10%.
Questo appassionarsi a volere, a qualsiasi costo, procedere
alla diminuzione dell'indennità dei Consiglieri comunali, a mio
avviso, è un modo per coprire quelle che sono le immoralità che
si fanno ogni giorno in questa Assemblea e nella Regione
siciliana.
PRESIDENTE Onorevole Laccoto, abbia rispetto almeno per sé
LACCOTO Ho rispetto però, scusatemi, ho rispetto
PRESIDENTE Onorevole Laccoto, la invito ad avere un po' di
rispetto.
LACCOTO Allora, le dico, che in questa Assemblea, non
vengono approvate leggi di semplificazione; vengono fatte alcune
norme quando interessano ad alcuni e non si possono fare, così
come diceva il collega, norme generali che darebbero un aiuto
enorme a questa Sicilia; si dichiarano, inoltre, improponibili
alcuni emendamenti che creerebbero anche una semplificazione
rispetto a quelle che sono le questioni di carattere generale e
ci impelaghiamo, qui, in una discussione di ore ed ore sulla
diminuzione del 10%, guardate bene, ai Consiglieri comunali.
Non si parla di abolire i consulenti; non si parla di abolire
il cumulo dell'indennità o dei gettoni di presenza; non si parla
di quell'escamotage che riescono a fare alcuni comuni,
specialmente superiori a 30 mila abitanti.
E allora, Assessore, mi sarei aspettato da lei una
proposta, dal momento che aveva gli uffici tecnici per potere
dire che questa è la proposta. Rimettersi all'Aula su una
questione di questo tipo, dove si fa solo demagogia, credo che
non sia affatto giusto, tecnicamente e politicamente.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
l'impressione che ci siamo, non ci stiamo, ci siamo incartati.
Chiedo ai colleghi di fare una considerazione: questo disegno
di legge nasce da una sensazione e da una valutazione politica.
Il Paese, l'opinione pubblica guarda alla politica con
crescente insofferenza.
Esiste questo problema o no?
Se questo problema non esiste, non dobbiamo fare nessun atto
che vada nella direzione di riduzione, di giochi a chi arriva
prima, da dove dobbiamo partire prima.
Penso che questo problema esista.
Credo che questo stato di insofferenza sia dato dal fatto che,
in questo Paese, i luoghi della politica, che non sono certo
soltanto i luoghi legati alle autonomie locali, siano troppi e
troppa gente viva direttamente o indirettamente attraverso
trasferimenti prodotti dalla politica.
In questo disegno di legge, stiamo affrontando una parte, forse
minoritaria, del problema perché, certamente, ha ragione chi dice
che dovremmo affrontare il tema, ad esempio, delle autonomie
locali, della proliferazione di consulenze come quelle della
valutazione sulla qualità della carta igienica; di consulenze, le
più disparate, o di esperti con modalità, le più disparate. Ci
sono disegni di legge depositati in quest'Aula che prevedono
alcune modalità, saranno giuste o sbagliate, non lo so, ma c'era
l'idea per esempio che nessun esperto può essere a vita, gli
esperti sono nominati quando un'amministrazione ne ha bisogno per
un procedimento, per un'attività, per un periodo massimo oltre il
quale non si rinnova.
Oggi stiamo affrontando il tema dei costi della politica
direttamente legati al personale politico. La strada semplice,
al punto in cui siamo, è quella che propone il nuovo emendamento
della Commissione rielaborato ossia 10 per cento di quanto già
esiste.
Certo, c'è stata la riduzione del 10 per cento con la
finanziaria 2005 ed anche i deputati regionali hanno avuto la
stessa riduzione nel 2005 e credo che anche i parlamentari
regionali, dopo l'approvazione di questa legge, non potranno non
ridurre della stessa entità le proprie indennità così come i
Consigli comunali. Smettiamola con il gioco degli specchi e
dell'ipocrisia.
C'è un'altra modalità che va condivisa da un lato, ma va anche
spiegata dall'altro lato. Vogliamo usare bene, per una volta, la
nostra specialità? E la nostra specialità non è fare per forza
qualcosa di diverso rispetto al continente e non è appropriato,
aggiungo, che, proprio in materia di costi della politica, in
Sicilia ci sia un regime di indennità diverso rispetto al resto
del Paese.
Onorevole Assessore, ascoltandola mi è venuto in mente quando
sono arrivato qui a fare il deputato e cinque anni fa,
all'inizio, c'erano alcuni provvedimenti ed io sostenevo che non
potevano essere esitati perché la legge non lo prevedeva e
qualcuno invece sosteneva che le venivano fatte da noi, qui in
Parlamento.
Quindi, se la legge esitata da questo Parlamento stabilirà che
in Sicilia verranno applicate le disposizioni previste dal
decreto legislativo 267/2000 e successive modificazioni,
intendendo per le successive modificazioni non solo le norme
dirette, ma anche i decreti che hanno definito le indennità e le
modalità, come dice lei, per stabilire le cosiddette fasce, è
chiaro che si sta abolendo la legge; è chiaro che se dovesse
passare questa norma vuol dire abolire la legge 30, non prima
COLIANNI assessore per la Famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Sarà prima, considerato che in questo
ambito abbiamo la compensa speciale.
CRACOLICI Onorevole Assessore, dire in una legge della
Regione che si applica un'altra legge, non vuol dire che non si
applica nulla, significa applicare un'altra legge. Poi potrà dire
altro, ma gli Uffici fanno quello che le leggi di questo
Parlamento prevedono.
Personalmente, mantengo il mio emendamento perché ci mette in
una condizione di serenità ovvero di dire che anche il Sicilia
gli aumenti, le diminuzioni, l'11% non riconosciuto che doveva
essere riconosciuto, vivono il destino complessivo delle
istituzioni nazionali.
Credo che questo serva a tutti noi e se non dovesse passare
questa norma è chiaro che è meglio istituire la norma del 10%
piuttosto che niente.
Ciò che è importante, onorevoli colleghi, è che alla fine di
questo dibattito non succede quanto avvenuto con l'Assessore
Cittadini quattro anni fa quando nel mese di agosto del 2002
varò un decreto sulla sanità dal titolo Decreto taglia spese'; a
fine novembre quel decreto, modificato due volte, produsse 300
milioni di euro in più rispetto a quelli che erano gli obiettivi
di riduzione della spesa.
Non vorrei che, a forza di guardare al 10% di prima, all'11%
del dopo, alla fine si faccia una norma che sancisca più risorse;
la politica può decidere tutto, ma non può trasformarsi in farsa
ed ognuno di noi si deve assumere le responsabilità.
Onorevole Cristaldi, non ci appassioniamo al lavoro dei
tecnici; se questo Parlamento decide che anche in Sicilia si
applicano le disposizioni previste nel resto del Paese gli
Uffici, ciadegueremo immediatamente. Se, invece, questa norma non
dovesse passare, si stabilirà altro, ma si faccia qualcosa che
la gente capisca, sia per i consiglieri comunali, che per gli
amministratori, aggiungo, perché non stiamo dando un giudizio
sui consiglieri comunali che sono fannulloni e gli amministratori
che non lo sono. Attenzione a non fare questo errore Qui il tema
non è giudicare la parità del lavoro di ognuno di noi, bensì di
andare incontro ad un sentimento largo e diffuso, se lo
condividiamo, che vede, oggi, la politica messa sotto accusa.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Sull'ordine dei lavori
INCARDONA Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
INCARDONA Signor Presidente, onorevoli colleghi, siccome
questo è un argomento che sta appassionando l'Aula, giustamente
perché riguarda la condizione della politica siciliana e la
credibilità della stessa e, visto come si è sviluppato il
dibattito, secondo me sarebbe opportuno che questo articolo
venisse momentaneamente accantonato perché l'Ufficio di
Presidenza possa approfondire una questione molto semplice.
Personalmente, ho fatto gli studi universitari in
giurisprudenza ed il mio modesto ricordo è che si chiamano norme
di rinvio dinamico quelle che prevedono, ove c'è una potestà
legislativa di un ente, di inserire nel proprio ordinamento
dinamicamente, ricevendo automaticamente altre norme che
provengono da un altro ordinamento.
In questo caso l'ordinamento regionale recepirebbe, in maniera
dinamica, una norma dell'ordinamento statale e, quindi, mi
permetto di suggerire a questo Ufficio di accantonare questo
articolo perché l'Ufficio di Presidenza possa approfondire e
possa vedere di studiare un emendamento che possa fare in modo
che questo principio, che mi pare condiviso dalla maggioranza di
questo Parlamento, possa trovare non solo scrittura, ma concreta
applicazione.
E' un ricordo dei miei studi, non sono sicuro e, a differenza
di qualche collega, la presunzione se non è una malattia è un
principio di follia e, siccome, non voglio sembrare presuntuoso,
mi rimetto all'Ufficio e chiedo, però, che venga accantonato
perché è giusto che si discuta.
CAPUTO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CAPUTO Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
stiamo arrivando ad un punto importante di questo disegno di
legge che regola la materia elettorale per i comuni e le province
e credo che sia stato fatto uno sforzo importante che ha tenuto
conto dei costi della politica, ma ha avuto anche un'attenzione
per coloro che sono impegnati attivamente nella politica.
Le chiedo, quindi, signor Presidente, di continuare e di
sottoporre al voto anche l'emendamento perché è fondamentale per
il contenuto della legge.
ORTISI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, credo che stiamo parlando, non più
di un intervento legislativo, ma dei pezzi che rimangono e che
rischiano di affastellarsi, perché bocciato l'articolo 3
l'impianto di quanto era rimasto viene meno e lo spiegherò tra un
minuto.
Se a questo si aggiunge che lo sbarramento al 5% è stato
escluso in partenza, ho l'impressione che ci si accapigli su
frammenti piuttosto che su un disegno di legge.
E, capisco, anche, il tono che sempre diventa isterico quando
non si interviene su qualcosa di organico, ma su suggestioni di
tipo nervoso che derivano dal fatto che i favorevoli o i contrari
non lo sono più ad un disegno di legge, ma, lo sono, a rapporti
di tipo personale.
Ho ascoltato con perplessità alcuni interventi, sui quali non
spreco il mio tempo perché ne ho poco, però, onorevole assessore,
non mi pare che il Presidente della Regione abbia la facoltà di
decurtare o di aumentare compensi, o anche numeri, è il
Parlamento che interviene
COLIANNI, assessore per la Famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali. Solo numeri
ORTISI Il Presidente della Regione può intervenire all'interno
di un provvedimento legislativo.
Ascolti, questo gesto lo fa a casa sua, non a me Non si
permetta più Io non l'ho mai insultata, sto esprimendo la mia
opinione, le castronerie le dice lei, come questa Chiaro Non si
permetta più
Anzi, signor Presidente, siccome il mio interlocutore è lei,
pretendo che quando intervengo, modestamente, esprimendo la mia
opinione, nessuno si permetta di fare gesti snobistici.
Sto, tra l'altro, svolgendo una tesi favorevole alla sua,
quindi, immagini quanto ha capito con questo gesto.
PRESIDENTE Onorevole Ortisi, la prego di continuare perché ha
poco tempo.
ORTISI Signor Presidente, lei mi consentirà, dopo i due
minuti, di completare il concetto.
PRESIDENTE Assessore Colianni, permetta all'onorevole Ortisi
di proseguire il suo intervento. Potrà essere in dissenso con
lei, ma l'onorevole Ortisi ha diritto di parlare.
ORTISI Voglio rispetto, non ascolto. Probabilmente non si sa
la legge sullo sviluppo, perché non la stiamo facendo. Ed anche
questo discorso del collega Incardona, che lei sa quanto stimi,
sull'aggancio dinamico ad una od a più leggi dello Stato che
intervengono in materia, non ha né dal punto di vista politico-
istituzionale né giuridico.
INCARDONA No, giuridico non glielo consento. Sul piano
politico può dire quello che vuole, è una sua opinione, ma
giuridico non glielo consento. Vada a studiare un poco di diritto
costituzionale.
ORTISI Onorevole Incardona, non si faccia mortificare. Io il
diritto costituzionale l'ho sostenuto e mi sto laureando.
PRESIDENTE Onorevole Ortisi, non è un dialogo a due. Lei ha
una capacità di farsi provocare enorme. La prego continui.
ORTISI Lei mi deve consentire di finire. Io mi so difendere,
in ogni caso, ed io voglio sviluppare l'intervento anche se dura
un quarto d'ora.
Può avvenire l'aggancio dinamico, sul piano del principio
costituzionale, ma se ci sono i presupposti giuridici perché
questo avvenga.
Nel caso specifico, il riferimento eventuale non è ad una
legge, come per il discorso degli appalti, ma ad una serie di
norme, sulle quali - la voglio informare - siamo già intervenuti
perché non si può recepire in Sicilia per alcuni settori.
Con la legge 30 del 2000 siamo intervenuti sia sulla legge 267
che sul decreto legislativo 265, qui si tratta di argomenti
dispari fra di loro per cui non è possibile l'automatismo,
giuridicamente è impossibile sul piano costituzionale. Io ho
avuto 30 e lode, onorevole Incardona forse lei ha avuto 18,
quindi la smetta cortesemente.
PRESIDENTE Onorevole Incardona, non mi costringa a
richiamarla all'ordine per la seconda volta. Onorevole Ortisi, la
ringrazio perché riesce anche a sdrammatizzare le situazioni
difficili.
ORTISI La legge nazionale numero 81 del 1993, rispetto alla
quale si vorrebbe sollecitare l'aggancio, copre solo una parte
dell'intervento che qui si propone e non il totum di cui si sta
discutendo; d'altronde perché dovremmo agganciarci al decreto
numero 265, già superato dalla nostra 30, dalla nostra 25 del
2000.
La legge numero 81 del 1993, sul piano politico adesso, nacque
su stimolo della legge numero 7 del 1992 di questo Parlamento,
imitandola maldestramente e se quest'ultima era molto più
coerente, io non c'ero peraltro, della legge numero 81 del 1993
in cui, in alcuni Comuni ancora fino a 15 mila abitanti, il
sindaco e anche il Presidente del Consiglio che è contraddittorio
rispetto all'impianto generale, di tipo decisionista, cui ci si è
riferiti con la 7 del 1992 poi distrutta in parte con la 35 del
1997, credo che sul piano politico questo sarebbe un grandissimo
errore.
Piuttosto credo che la riflessione vada fatta su un altro
aspetto. Considerato che è stato bocciato l'articolo 3, trovo
inutile parlare di decurtazione di compensi perché il problema
oggi, vista la legge elettorale regionale, provinciale e comunale
in cui il potere reale è esercitato dal capo
dell'amministrazione, dalla giunta e dai dirigenti per la parte
gestionale, non è quello di diminuire i compensi, tanto più che
il principio per il quale l'amministratore fa il politico e viene
compensato è pericleo, risale al V secolo a.C. ed è il principio
fondante della democrazia.
Il problema è il numero inutile così pletoricamente espresso,
perché cosa fanno tutti i deputati, sia qui che ovunque, che
svolgono ruoli marginali rispetto all'indirizzo generale che oggi
il legislatore regionale ha dato a tutta l'impostazione
dell'amministrazione, che ci fanno trenta, venti consiglieri,
novanta deputati a vivacchiare tanto spesso quando ne
basterebbero sessanta, quando ne basterebbero anziché trenta
venti, quando in giunta basterebbero molti meno assessori.
Il principio non è decurtare; caro onorevole De Luca Cateno,
il fatto che un sindaco non prenda compenso mi fa ridere, che ci
sia un sindaco o un amministratore che non prende soldi ed è
incompetente, ciò reca un danno alla collettività.
Il problema non è il fatto che venga pagata la persona che
amministra, perché il principio pericleo oggi si è caricato di
un'altra motivazione, il discorso è che la persona non competente
danneggia.
Il principio pericleo oggi è rafforzato dall'esigenza della
competenza; questo è il concetto sul quale bisognerebbe
discutere, non il discorso pietistico, penitenziale per il quale
è bravo quel sindaco o quell'assessore che rinuncia al gettone.
Lei sa che la legge n. 30 del 2000 era un'ottima legge e che fu
il Consiglio comunale di Catania per primo a gestirla in maniera
patologica quando sostituì ai gettoni l'indennità, perché il
principio si basava sul fatto che l'indennità sostituiva la somma
dei gettoni purché l'indennità medesima non superi la somma dei
gettoni, poi loro ipotizzarono trenta riunioni in un mese ed è
ovvio che l'indennità diventava chissà cosa, ma la legge non era
sbagliata.
E il principio per il quale si viene retribuiti permette a
tutti di fare gli amministratori, è un fatto democratico, perché
- ed ha ragione Luciano Canfora quando riduce tutte le regioni ad
oligarchie - non retribuendo chi amministra, chi svolge un ruolo,
chi oggi deve fare il sindaco a tempo pieno, perché sono finiti
gli Settanta, Ottanta, deve essere retribuito, ma devono essere
retribuite meno persone e bisogna trovare gli strumenti perché la
competenza diventi una strettoia.
Svolgerò gli altri aspetti, signor Presidente, sull'ordine dei
lavori.
ANTINORO Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ANTINORO Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il
dibattito sviluppato sulla vicenda dell'indennità, qualunque sarà
la soluzione che troveremo alla fine, non riuscirà mai a
soddisfare tutte le esigenze, perché la vicenda, così come era
stata proposta all'inizio, sulla media mi pare che sia già
scomparso.
Si parla di un abbattimento del dieci per cento che genera una
serie di problematiche e punti di vista diversi.
Rispetto all'intervento dell'onorevole Ortisi, sono d'accordo
per una parte, e cioè che nessuna indennità dovrebbe essere
ridotta, poi la voterò se decideremo di votarla ed andremo a
celebrare l'ennesima ipocrisia e l'ennesimo momento di non so
quale pubblicità all'esterno, di chi deve necessariamente a tutti
i costi risparmiare sulla politica, sui costi della politica
rispetto a comuni dove vi sono consiglieri comunali di comuni di
mille o di due mila o di tre mila abitanti che percepiscono
indennità risibili e noi stiamo andando lì a continuare ad
accanirci su una vicenda per la quale i quotidiani ne parleranno
per i primi due o tre giorni e dopo tre o quattro mesi
ritorneranno a pretendere una riduzione dei costi della politica
continuando a battere gli eventuali dieci, quindici, venti e
trenta per cento.
O quest'Aula e la politica qua rappresentata ritrova l'orgoglio
di dire - come ho detto stamani rispetto ad un'altra motivazione
che comunque si sovrappone - che la politica serve per produrre
atti, per produrre leggi, nei Consigli comunali per approvare le
delibere dei Consigli comunali, e serve per rendere un servizio
ai cittadini e quindi non vi è bisogno di alcuna riduzione,
oppure cancelliamo la politica, cancelliamo le elezioni. Sto
facendo una dichiarazione chiaramente pesante, cancelliamo tutto
quello che c'è da cancellare e pieghiamoci alla logica del fatto
che bisogna ipocritamente venire incontro ad un ragionamento che
spesso i quotidiani ci pongono e quindi dobbiamo essere lì tutti
pronti a dare ragione a chi deve dare la caccia all'untore.
Non sono d'accordo con l'onorevole Ortisi, invece, quando dice
che bisogna ridurre il numero. Infatti, se la Provincia di
Palermo, che fa un milione 300 mila abitanti, deve potere
esprimere un numero congruo di parlamentari presso questa
Assemblea, vuol dire che venti parlamentari sono un numero
congruo proporzionalmente alla popolazione. Questo vale per tutti
i Consigli comunali, i Consigli provinciali, circoscrizionali e
quant'altro.
Semmai è la politica che deve cominciare a produrre atti
concreti per fare in modo che torni la fiducia nella gente. Si
sta probabilmente imboccando una strada, o che la strada sia già
stata imboccata e probabilmente siamo già a metà percorso, per
cui alla fine produrremo un rimedio che sarà peggiore del male,
e, lo dico anche da medico, la terapia che uccide l'ammalato non
viene fatta.
Dopodiché dichiaro fin d'adesso di essere disponibile a votare
in un modo o nell'altro qualunque cosa abbia un minimo di
ragionevolezza nelle scelte.
Il Presidente Cristaldi, insieme con la Commissione, ci
potranno anche illuminare su quanto di ragionevole può essere
proposto, evitiamo però di spararci addosso e di sparare addosso
a chi nel territorio rappresenta la politica, perché ricordatevi
che molti consiglieri comunali e provinciali, per non dire la
totalità di questi, lavora quotidianamente nel territorio e
probabilmente si sentiranno mortificati da una decisione che
l'Assemblea regionale siciliana produrrà sulle loro teste, sulle
loro passioni politiche e su tutto quello che rappresentano nei
loro comuni e nelle loro comunità
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Riprende la discussione del disegno di legge (nn. 519-5-14-15-
193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione dell'emendamento 4.6 a
firma dell'onorevole Cracolici che, essendo assente, dichiaro
decaduto.
DI GUARDO . Dichiaro di fare mio l'emendamento 4.6.
PRESIDENTE L'Assemblea ne prende atto.
Onorevole Di Mauro, l'emendamento 4.2, a sua firma, reca lo
stesso contenuto di quello dell'onorevole Cracolici; manca
soltanto il riferimento agli amministratori.
Se verrà approvato l'emendamento 4.6, il suo, di conseguenza,
sarà dichiarato decaduto.
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
DI MAURO . Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DI MAURO . Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che
il dibattito emerso in Aula abbia ripercorso, per intero, il
confronto o lo scontro avuto in Commissione.
Il confronto dei componenti della Commissione non è stato solo
con riferimento allo sbarramento o legato all'aspetto di
portare il sistema maggioritario da 10 a 15 mila abitanti; il
confronto è stato anche in ordine a quella che definisco
antipolitica ma anche alla questione della sindrome del libro
di Stella.Da quando è stato pubblicato il libro di Antonio
Stella, tutti siamo stati presi dalla necessità di calmierare
quelli che sono - non so come definirli -i ristori o i compensi
di chiunque svolga attività politica.
Credo che l'idea che pervade i cittadini non sia quella di
colpire i compensi dei singoli amministratori o, quanto meno, se
c'è un'idea in questo senso è indirizzata verso gli
amministratori delle grandi città, di quelle che superano un
certo numero di abitanti.
I consiglieri comunali dei centri fino a 15-20 mila abitanti
hanno compensi irrisori, per cui un'eventuale diminuzione dei
loro compensi, non è altro che un aspetto di natura estetica.
Per quanto riguarda i consiglieri comunali o provinciali che
ricevono compensi di un certo tipo, se hanno abusato, come
qualcuno poc'anzi ha fatto rilevare, facendo più di una
Commissione al giorno, certamente, non è colpa della legge
istitutiva dei compensi.
Stasera, abbiamo assistito ad una sorta di dibattito che ha
messo in luce una certa difficoltà da parte dei parlamentari,
quella cioè di rappresentare la classe degli eletti negli enti
locali che lavorano quotidianamente, si confrontano, sostenendo
anche delle spese.
Non è facile spiegare che la loro indennità verrà decurtata
oppure spiegare, nei piccoli paesi dove si tengono le riunioni
del consiglio comunale, una volta o due volte al mese, con un
gettone di presenza di appena 25 euro, che ci sarà una riduzione
di 2,50 euro.
Secondo me, non incidono realmente sui costi della politica.
E' più una questione di facciata che di sostanza. Non risolve
sicuramente i nostri problemi o, quanto meno, quelli legati ai
costi della politica.
Nonostante abbia presentato un emendamento che, anche se ha una
sua logica, non risponde ad un'esigenza che è quella che ci
chiede il territorio, manifesto la mia astensione rispetto a
questo argomento: non voglio agire né in positivo né in
negativo.
Vorrei che l'argomento fosse rinviato ma mi rendo conto che i
lavori dell'Aula debbono proseguire.
Preannuncio, quindi, la mia astensione e, ritengo, anche del
Gruppo parlamentare Movimento per l'Autonomia .
PRESIDENTE Pongo in votazione il subemendamento 4.6.1, a
firma dell'onorevole Speziale.
Il parere della Commissione?
CASCIO relatore. Contrario.
PRESIDENTE Il parere del Governo?
LEANZA NICOLA , vicepresidente della Regione. Mi rimetto
all'Aula.
PRESIDENTE Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
ORTISI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
ORTISI Signor Presidente, onorevoli colleghi, temo che il
risultato del voto - 17 contro 19 -indichi che non c'è il numero
legale.
PRESIDENTE No, onorevole Ortisi, il numero legale si accerta
in altro modo.
Pongo in votazione l'emendamento 4.6, a firma dell'onorevole
Cracolici.
CRACOLICI Signor Presidente, chiedo che la votazione
dell'emendamento 4.6 avvenga per scrutino segreto.
(Gli onorevoli Borsellino, Calanna, De Luca, Di Guardo,
Panarello, Panepinto, Rinaldi, Villari e Zago si associano alla
richiesta)
Votazione per scrutinio segreto dell'emendamento 4.6
PRESIDENTE Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto
dell'emendamento 4.6.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il
pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti e votanti 49
Maggioranza 25
Favorevoli 25
Contrari 23
Astenuti 1
(E' approvato)
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
Riprende l'esame del disegno di legge numeri 519-5-14-
15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio
PRESIDENTE Riprende l'esame del disegno di legge numeri 519-5-
14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio.
L'emendamento 4.2 risulta, pertanto, assorbito.
L'emendamento 4.1 e gli emendamenti 4.7.2.2, 4.7.1, 4.7.2.1 e
4.7 sono superati.
Si passa all'emendamento 4.4, a firma dell'onorevole Cracolici.
CRACOLICI Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo è un
emendamento semplicissimo. In nome sempre dei costi della
politica, in Sicilia, vi sono delle situazioni un po'
paradossali. In particolare, i presidenti di provincia e, in
alcuni casi, anche i sindaci, soprattutto di alcune realtà,
poiché nella carica e nella funzione esercitano pure in altri
enti attività amministrative, percepiscono diverse indennità.
Ritengo sia una cosa seria che nessuno possa percepire più di
una indennità nella funzione che esercita; mi riferisco ai
presidenti di provincia che non possono avere il compenso
relativo alle APIT; mi riferisco ai sindaci.
Credo che, da questo punto di vista, sia un atto di equità. Al
massimo, una indennità per tutti e non possono essere cumulate
indennità per la funzione.
PRESIDENTE Il parere della Commissione sull'emendamento 4.4,
a firma dell'onorevole Cracolici?
CRISTALDI Presidente della Commissione. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRISTALDI Presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, intervengo con tutto il rispetto per
l'onorevole Cracolici che si è scatenato, venendo meno ad un
impegno assunto nel corso di una riunione; questo in politica si
può fare.
Lei ha concordato con noi l'emendamento 4.7.2, presentato dal
relatore, ed ha detto che avrebbe insistito sulla sua posizione
ma prestarsi a certi giochi per fare in modo che l'emendamento si
approvi - perché una cosa è insistere sulla propria posizione
politica, e lei ne ha il pieno diritto, e lei lealmente aveva
detto io insisto su questo', altra cosa è chiedere il voto
segreto, ben sapendo che sarebbe stato scompaginato tutto quello
che era stato organizzato - è una cosa che mi fa riflettere sul
futuro dei rapporti politici in quest'Aula.
Signor Presidente, ciò che si è verificato ha una certa
consistenza. Temo che il futuro del disegno di legge, se non
viene attentamente valutato quanto verificatosi con l'emendamento
a firma dell'onorevole Cracolici, approvato, potrebbe creare
mille problemi.
Le chiedo, quindi, di sospendere la seduta per consentire al
Governo ed alla maggioranza, soprattutto, di verificare cosa
succede e di verificare cosa ne viene fuori, considerato che, in
questa sede, il Governo ha dichiarato la inapplicabilità delle
norme nazionali in una certa maniera.
Non so - lo dico francamente - se quanto approvato sia
applicabile ma una vicenda di questa natura, portata avanti
senza il dovuto approfondimento, con un emendamento che, si dava
per scontato, essere bocciato - perché questo era stato
l'intento - a questo punto, essendo stato votato questo
emendamento, porterà delle ripercussioni.
Signor Presidente, le chiedo di sospendere la seduta e dico
ciò nella qualità di Presidente della Commissione. Chiedo di
sospendere almeno per quanto riguarda il disegno di legge in
questione.
Se si intende andare avanti con un altro disegno di legge, è
un problema che lascio alla Presidenza. Ma questo disegno di
legge penso che debba essere rivisto e rivalutato.
LEANZA Nicola, vicepresidente della Regione. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA, vicepresidente della Regione. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, credo che quanto accaduto poco fa
non vada preso alla leggera. Era un disegno di legge che, per
quanto ci riguarda, non condividevamo ma si era svolto un
dibattito molto articolato, molto serio. Si è discusso seriamente
in questa Aula rispetto ai cosiddetti costi della politica,
rispetto alle competenze, rispetto al ruolo che ognuno di noi
deve avere.
Temo che quanto affermato dall'onorevole Cristaldi e le cose
dette, poco fa, dall'assessore Colianni, in qualche modo, mettano
in grandissima difficoltà gli amministratori locali della
Sicilia, non i deputati regionali ma gli amministratori locali
della Sicilia.
Se volevamo dare una spallata alla democrazia, in qualche modo,
una spallata gliel'abbiamo data; ritengo, infatti, che la
democrazia non abbia un costo, non debba avere costi. Non
dobbiamo risparmiare sulla democrazia.
Oggi, applicando - se mai si applicherà - questa legge,
consegneremo comuni capoluogo, come Enna o Siracusa, a
consiglieri comunali che dovranno percepire forse 600 o 700 euro,
ed ho la sensazione che, da quel momento in poi, la politica
comincerà a perdere colpi e si correrà il rischio che subentrino
la mafia, la corruzione e tante altre cose.
CRISTALDI Allora è meglio che ce ne andiamo tutti a casa.
LEANZA NICOLA, vicepresidente della Regione. Ritengo che
l'accordo, raggiunto faticosamente, per quanto ci riguarda, non
era neanche soddisfacente poiché pensiamo che ridurre il 10% ai
consiglieri comunali o provinciali non possa essere un ridurre i
costi della politica o farci avvicinare all'opinione pubblica.
Ci avviciniamo all'opinione pubblica se facciamo il nostro
dovere, se ognuno di noi da il meglio che può dare.
Su questo emendamento, bisogna riflettere.
Onorevole Cracolici, sull'emendamento 4.4 ci trova d'accordo.
Per quanto mi riguarda, come rappresentante del Governo, penso
che la cumulabilità non sia corretta. Avevamo anche fatto il
patto di non ricorrere al voto segreto proprio perché avevamo
paura di questo. Lo avevo detto alla stampa e lo ribadisco; l'ho
ribadito ai colleghi della maggioranza che bisognava stare
attenti al voto segreto e, invece, ci siamo incappati.
Come rappresentante del Governo ma anche come segretario del
mio partito, dico che non mi sento di continuare l'esame di
questo disegno di legge e, quindi, appoggio la proposta
precedentemente formulata e chiedo la sospensione della seduta.
Chiedo alla maggioranza di fare un po' il punto della
situazione poiché lavorare di sera, essere disattenti, significa
che saranno gli altri a pagare.
Avrei appoggiato e avrei, forse, anche apposto la mia firma
sull'ordine del giorno che prevede di inserire dinamicamente
anche i deputati regionali, di pensare ad una riduzione
automatica. Quello sarebbe stato un fatto serio.
Su questo, quindi, siamo d'accordo. Bisogna tirare un po' le
somme di questa seduta e riaggiornarsi per una riunione di
maggioranza che potrebbe avere luogo anche domani mattina.
SPEZIALE Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Signor Presidente, onorevoli colleghi, vi è una
richiesta da parte del Presidente della I Commissione di
sospensione della seduta. Poiché avevamo concordato che la seduta
in corso sarebbe terminata alle 22.00, sospendere per 10 minuti
non avrebbe senso. Per questo motivo, ritengo, dopo avere dato la
parola sia all'onorevole Speziale che all'onorevole Cracolici che
l'hanno chiesta, opportuno rinviare la seduta a domani e non
sospendere adesso.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Speziale.
SPEZIALE Signor Presidente, aveva aperto la votazione
sull'emendamento a firma Cracolici ed aveva chiesto il parere al
Governo e alla Commissione. Il Governo si era espresso
favorevolmente e l'onorevole Cristaldi aveva chiesto di parlare.
Lei non doveva dare la parola e doveva permettere all'Aula di
esprimere il voto.
Dico ciò perché, altrimenti, dentro un quadro di regole non
rispettate, rischiamo tutti di essere trascinati. Ci saranno
stati tanti precedenti - mi rivolgo al l Presidente, non sto
parlando con l'Assessore - e chiedo che venga rispettata una
procedura su un emendamento sul quale, tra l'altro, il Governo
aveva dato parere favorevole.
Se si vuole utilizzare in modo pretestuoso, così come è nelle
cose, è da due mesi che affermate di non dovere approvare la
legge - ed è chiaro - utilizzate gli argomenti veri.
Siete contro la riforma della politica in Sicilia; ditelo con
onestà. Siete una forza politica che tende ad evitare che si
producano atteggiamenti riformatori ed etici che rispondano al
principio della responsabilità e ciò ha un senso ma dire che
avere equiparato il sistema delle indennità della Sicilia a
quello italiano è un colpo inferto dalla mafia.
LEANZA NICOLA, vicepresidente della Regione. Ho detto un'altra
cosa.
SPEZIALE Non ha collegato il cervello. Quando si parla di
questioni così delicate e si svolgono funzioni di Governo, non
bisogna anteporre i meschini interessi di parte e di partito al
rispetto che si deve al Parlamento e l'Aula ha votato.
Ritengo fuori misura quanto affermato dall'onorevole Cristaldi
quando dice che avevamo dichiarato di non chiedere votazioni per
scrutinio segreto - non so se era stato così e può esserci
un'obiezione che non è dentro le regole - ma quanto detto è fuori
misura e non le è permesso - non lo è né a lei né a qualsiasi
altro uomo di Governo - farlo.
Lo considero un episodio spiacevole che può capitare a tutti
in quest'Aula e mi auguro che domani mattina, dopo una buona
dormita, si riprenda a lavorare sulla legge elettorale;
viceversa, debbo pensare che, strumentalmente, si utilizza tutto
per impedire che la legge vada avanti e che non c'entra niente né
l'equiparazione delle indennità nè quant'altro viene approvato
dall'Aula; ancora permane però un retropensiero da parte del
Governo, cioè impedire che l'Aula si doti di una nuova legge
elettorale.
PRESIDENTE Onorevole Speziale, prima di dare la parola
all'onorevole Cracolici, per rispetto della verità, le volevo
dire che è vero che avevo chiesto il parere e che il medesimo è
stato favorevole; avevo dato la parola all'onorevole Cristaldi
perché esprimesse il parere.
L'onorevole Cristaldi ha fatto altre valutazioni che,
obiettivamente, avendo superato il momento della votazione, mi
hanno fatto dire ciò che ho detto successivamente ma nessuno
vieta che si possa procedere alla votazione.
Avevo annunziato che non avrei sospeso i lavori d'Aula ma che
li avrei rinviati.
CRACOLICI Chiedo di parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
CRACOLICI Signor Presidente, onorevoli colleghi, è chiaro che
siamo pure stanchi e, probabilmente, la tensione ci sta facendo
vedere le cose con occhi che, forse, in altre ore della giornata,
avremmo visto in maniera diversa.
Non vorrei che si ripetesse lo stesso episodio che, qualche ora
fa, si è verificato, a seguito di un emendamento presentato
dall'onorevole Gucciardi ed altri colleghi per i quali è stato
presentato un subemendamento da parte dell'onorevole Di Mauro,
approvato dall'Aula e poi il Governo aveva dichiarato, visto che
l'emendamento Gucciardi rovinava la legge sugli appalti, il
parere contrario per scoprire, successivamente, che la grande
rovina di poco fa era semplicemente il fatto che si riduceva di
10 giorni la gestione di un sorteggio.
Personalmente, ritengo pretestuose le dichiarazioni di chi
afferma che l'equiparazione alla legge nazionale favorisce la
mafia. Auspico che ciò sia dovuto alla stanchezza che ci fa
scivolare il piede dalla frizione e che fa arrivare il piede
nell'acceleratore. Quello che posso dire - e qui lo ribadisco - è
che l'equiparazione dinamica a ciò che prevede la legge nazionale
non fa nessun taglio del 25, del 30, del 40; ho sentito dei
numeri.
Stiamo parlando di alcune funzioni per le quali la disciplina
nazionale non prevede indennità. Mi riferisco, ad esempio, ai
vicepresidenti e non la considero una questione per la quale non
si debba approvare la legge elettorale, qualora i vicepresidenti
dei consigli comunali non ricevessero indennità. Stiamo parlando
comunque di indennità monetarie che sono sostanzialmente,
ribadisco sostanzialmente, uguali a quelle operanti in Sicilia.
Ho difeso questo emendamento in Commissione e, in Aula,
intervenendo, ho cercato di dare il mio contributo al
ragionamento di quest'Aula e non per un pretesto ma per
affermare un principio proprio, in virtù dell'autonomia
riconosciuta agli enti locali e proprio per il grande rispetto
che ho per la funzione politica che si vive negli enti locali,
essendo stato anch'io un esponente di quel ceto politico degli
enti locali, di cui non mi vergogno e mi sento protagonista di
quella stagione, considero importante che le funzioni
indennizzate negli enti locali abbiano lo stesso trattamento in
Val D'Aosta come a Lampedusa, a seconda del numero di abitanti, a
seconda della funzione che si svolge.
Onorevole assessore, lo ribadisco, approviamo leggi e lei fa
parte di un Governo con compiti, anche amministrativi, di dare
attuazione alle leggi varate da questa Regione.
Se la legge prevede che si applicano quelli nazionali, lei
emanerà un decreto, stabilendo che le discipline vigenti da
Reggio Calabria in su si applichino pure in Sicilia, con le
fasce, con i numeri, con le indennità. E' un atto amministrativo.
Voglio ribadire che è evidente che un accordo politico l'ho
fatto, l'ho difeso, mi sono battuto perché questa legge arrivasse
in Aula; un accordo politico l'ho rispettato, discutendo
liberamente, francamente, anche sulle cose non condivisibili, ma
cercando di fare andare avanti l'Aula però un accordo politico
non può essere un cappio messo al collo di nessuno.
Ho difeso principi che ritengo di equità e, in nome di questi,
continuo a pensare che la legge elettorale si debba e si possa
fare, non perché serve a qualcuno ma perché necessita a questa
Regione.
Mi auguro che la notte porti consiglio a tutti. E' evidente
che, domani mattina, valuteremo lo stato dell'arte anche per il
prosieguo dell'Aula di domani e dei prossimi giorni perché è
evidente che una questione tiene l'altra.
LEANZA NICOLA , vicepresidente della Regione. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA , vicepresidente della Regione. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, ovviamente, non volevo dire che,
applicando la legge nazionale, favoriamo la mafia.
Non sono così sprovveduto né tanto meno così poco accorto.
Volevo semplicemente dire che, quando si introdusse il sistema
delle indennità o si aumentarono i gettoni, lo si faceva anche
per evitare a coloro che, magari, erano più deboli di espletare
al massimo livello le loro funzioni con correttezza, moralità e
serietà, come diceva poco fa anche l'onorevole Ortisi, nel senso
che è giusto che una persona che fa il consigliere comunale o il
sindaco o l'assessore possa essere correttamente retribuito, non
enormemente retribuito.
Così come siamo assolutamente convinti che chi fa il
parlamentare seriamente alla fine non è una persona che vive
nell'oro; vive agiatamente ma non vive nell'oro.
Non ho detto, onorevoli colleghi, onorevole Speziale, che per
quanto ci riguarda non si fa la legge. Ritengo, che, a questo
punto, poichè sull'applicazione dinamica, lei sa, onorevole
Speziale, che eravamo quasi tutti d'accordo, eravamo d'accordo
alla Conferenza dei Capigruppo sia la maggioranza che
l'opposizione, ci siamo resi conto, consultando l'Assessorato
alle autonomie locali, che questo diventava di difficile
applicazione. La nostra preoccupazione quando poc'anzi avevamo
chiuso un accordo più semplice, era perché volevamo evitare che
la Sicilia entrasse nel caos.
Poiché questo, per quanto ci riguarda, riteniamo non sia un
grande problema, ritengo, come dice il Presidente Stancanelli,
che possiamo anche completare la votazione di questo articolo e
rinviare i nostri lavori a domani mattina.
PRESIDENTE Pongo in votazione l'emendamento 4.4. Il parere
del Governo è favorevole.
Il parere della Commissione?
CRISTALDI presidente della Commissione. La Commissione si
rimette all'Aula.
PRESIDENTE Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, venerdì 3
agosto 2007, alle ore 10.30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Miccichè
Presidenza del vicepresidente Stancanelli
I - COMUNICAZIONI
II -DISCUSSIONE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) - Nuove norme per l'elezione e la composizione dei
consigli comunali e provinciali e delle relative giunte (nn. 519-
5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-625/A - II Stralcio)
(Seguito)
2) - Interventi in favore delle attività teatrali (nn. 612-
29-364/A) (Seguito)
3) - Interventi in favore del cinema e dell'audiovisivo (n.
613/A) (Seguito)
4) - Modifiche ed integrazioni alla legge regionale 9
ottobre 1998, n. 26, sulla tutela delle minoranze linguistiche
nella regione (n. 426/A) (Seguito)
5) - Assestamento del bilancio della Regione e del bilancio
dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione siciliana per
l'anno finanziario 2007. Copertura del disavanzo del servizio
sanitario regionale relativo all'anno finanziario 2006
(n. 637/A) (Seguito)
6) - Rendiconto generale della Regione siciliana e
dell'Azienda delle foreste demaniali della Regione siciliana per
l'esercizio finanziario 2006 (n. 638/A) (Seguito)
7) - Norme in materia di ristrutturazione delle passività
agrarie (n. 642/A) (Seguito)
8) - Disposizioni finanziarie urgenti in materia di
protezione civile e vigilanza dei siti culturali. Disciplina
comunitaria applicabile in materia di agevolazioni de minimis.
Abrogazione di norme (n. 637/A - Norme stralciate) (Seguito)
9) - Disposizioni in materia di trasporto pubblico locale
(n. 617/A) (Seguito)
III -VOTAZIONE FINALE DEI DISEGNI DI LEGGE:
1) - Norme in materia di ineleggibilità e di
incompatibilità dei deputati regionali (nn. 519-5-14-15-193-
315-396-517-570-584-593-600-625/A - I Stralcio)
2) - Modifiche ed integrazioni alla legge 11 febbraio 1994,
n. 109, come introdotta dalla legge regionale 2 agosto 2002, n.
7, recante norme in materia di lavori pubblici. Norme in materia
di concessione di acque pubbliche. Revisione dei prezzi dei
materiali da costruzione. Proroga termini in materia di edilizia
agevolata-convenzionata. Disposizioni in materia di tutela della
salute e sicurezza dei lavoratori nei cantieri (nn. 611-603/A)
La seduta è tolta alle ore 22.05.
Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 01.15
DAL SERVIZIO RESOCONTI
Il Direttore
Dott. Eugenio Consoli
Assemblea Regionale Siciliana
XIV LEGISLATURA
Seduta n. 80 di giovedì 2 agosto 2007
ALLEGATO:
EMENDAMENTI APPROVATI NEL CORSO DELLA SEDUTA
DISEGNO DI LEGGE NN. 519-5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-
625/A - I STRALCIO NORME IN MATERIA DI INELEGGIBILITà E DI
INCOMPATIBILITà DEI DEPUTATI REGIONALI
-All'articolo 1:
Emendamento 1.4:
Al comma 1, n. 4, prima delle parole l'accettazione della
candidatura , aggiungere le seguenti altre: Fermo restando
quanto previsto dai commi 1, 2 e 3 .
-All'articolo 2:
Emendamento 2.1:
L'articolo 2 è così sostituito:
La presente legge è inserita nella GURS distintamente dalle
altre leggi senza numero d'ordine e senza formula di
promulgazione ai sensi e per gli effetti dell'articolo 1 della
legge regionale 23 ottobre 2001, n. 14.
DISEGNO DI LEGGE NN. 519-5-14-15-193-315-396-517-570-584-593-600-
625/A - II STRALCIO NUOVE NORME PER L'ELEZIONE E LA COMPOSIZIONE
DEI CONSIGLI COMUNALI E PROVINCIALI E DELLE RELATIVE GIUNTE
-All'articolo 3:
Emendamento 3.5:
L'articolo 3 è soppresso.
-All'articolo 4:
Emendamento 4.6:
Sostituire la lettera c) del comma 1 con la seguente:
c) il comma 4 è così sostituito: Le indennità spettanti ai
presidenti di provincia, ai sindaci, agli assessori, ai
consiglieri comunali e provinciali e di circoscrizione sono
quelle previste dall'articolo 82 del Decreto legislativo n.
267/2000 e successive modificazioni .
Emendamento 4.4:
Aggiungere il seguente comma:
4. Il Sindaco e il Presidente della provincia non possono
cumulare alla propria altre indennità di cariche ricoperte per
la funzione .
DISEGNO DI LEGGE NN. 611-603/A MODIFICHE ED INTEGRAZIONI ALLA
LEGGE 11 FEBBRAIO 1994, N. 109, COME INTRODOTTA DALLA LEGGE
REGIONALE 2 AGOSTO 2002, N. 7, RECANTE NORME IN MATERIA DI LAVORI
PUBBLICI. NORME IN MATERIA DI CONCESSIONE DI ACQUE PUBBLICHE.
REVISIONE DEI PREZZI DEI MATERIALI DA COSTRUZIONE. PROROGA
TERMINI IN MATERIA DI EDILIZIA AGEVOLATA-CONVENZIONATA.
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI TUTELA DELLA SALUTE E SICUREZZA DEI
LAVORATORI NEI CANTIERI
-All'articolo 1:
Subemendamento 1.3.1:
Al comma 10 sostituire l'1 bis 2 con il seguente:
1 bis 2. La commissione aggiudicatrice calcola la media
aritmetica delle offerte che restano dopo l'operazione di
esclusione fittizia di cui al comma 1 bis 1: se il numero
sorteggiato è compreso tra 11 e 24, l'aggiudicazione viene
fatta all'offerta che risulta pari o che più si avvicina per
difetto alla media dei ribassi delle offerte rimaste in gara
dopo la procedura di esclusione delle offerte di maggiore e
minore ribasso incrementata dello scarto aritmetico di cui al
presente comma. Se il numero sorteggiato risulta compreso tra
26 e 40, l'anzidetta media viene decrementata dello scarto
aritmetico medio. Se il numero sorteggiato risulta pari a 25
non si procede alla determinazione dello scarto medio
aritmetico e la media di aggiudicazione è quella risultante
dalla media delle offerte rimasta in gara.
Emendamento 1.3:
Al comma 10 sostituire il comma 1 bis 3 con il seguente:
1 bis 3. Ove si sia in presenza di più aggiudicatari con
offerte uguali, si procede esclusivamente al sorteggio del
primo e del secondo aggiudicatario, escludendo qualsiasi altro
sistema di scelta. il sorteggio deve essere effettuato nella
stessa seduta pubblica in cui sono stati individuati più
aggiudicatari con offerte uguali .
-
All'articolo 2:
Emendamento 2.2:
Sopprimere l'articolo 2.
-All'articolo 4:
Emendamento 4.3:
Sostituire il comma 1 con il seguente:
Ai fini della prevenzione e la sicurezza nei cantieri edili
per la realizzazione di opere pubbliche dovrà essere utilizzata
una quota percentuale delle somme corrispondenti ai ribassi
d'asta offerti dalle imprese in fase di aggiudicazione per i
lavori di opere edili appaltati da tutti gli enti pubblici
della Regione siciliana.
L'Assessorato regionale ai lavori pubblici emanerà apposito
decreto attuativo per la individuazione della quota percentuale
da utilizzare dai ribassi d'asta e la tipologia dei servizi che
dovranno essere finanziati da ogni stazione appaltante.
Le stazioni appaltanti dovranno servirsi delle strutture
tecniche degli Enti paritetici per la prevenzione degli
infortuni, l'igiene e l'ambiente di lavori di edilizia,
istituiti ai sensi dell'articolo 20 del decreto legislativo n.
626/1994.
Inoltre, l'Assessorato regionale ai lavori pubblici provvederà
entro tre mesi ad emanare un apposito schema tipo di
convenzione da stipularsi tra ogni ente appaltante e i
corrispondenti enti paritetici territoriali.
EMENDAMENTI AGGIUNTIVI DOPO L'ARTICOLO 6
Emendamento A. 28:
Aggiungere il seguente articolo:
Art - Certificazione del bilancio di esercizio - 1. Le
società di capitali e le società cooperative che intendano
beneficiare a qualsiasi titolo di finanziamenti agevolati e/o
contributi a fondo perduto di importo superiori a euro
100.000,00 nell'ambito del programma operativo regionale per il
periodo 2007-2013, sono tenute a partire dall'esercizio in cui
le società ricevono comunicazione dell'ottenimento delle
provvidenze di cui sopra, e per l'intera durata dell'aiuto a
presentare agli enti concedenti certificazione del bilancio
d'esercizio redatta da società autorizzate ed iscritte all'albo
previsto dal decreto legislativo n. 88 del 27 gennaio 1992 .
Emendamento A.31 (riscrittura):
L'Amministrazione regionale è autorizzata a cedere a titolo
gratuito all'Autorità portuale di Augusta l'area attrezzata di
Punta Cugno di cui al comma 2 dell'articolo 11 della legge
regionale 20 gennaio 1999, n. 5.
Emendamento A.32:
Aggiungere il seguente articolo:
Art - L'articolo 18 ter della legge n. 109 del 1994, come
introdotto dall'articolo 14 della legge regionale 2 agosto 2002
n. 7 e successive modifiche ed integrazioni è sostituito dal
seguente:
Art. 18 ter - Aggiornamento dei prezzi. 1. Entro tre mesi dalla
entrata in vigore di un nuovo prezzario regionale gli enti di
cui alla lettera a) del comma 2 dell'articolo 2, al fine di
evitare rallentamenti e maggiori costi nella esecuzione degli
appalti, possono procedere, senza necessità di aggiornamento
dei relativi prezzi alla indizione della gara per tutti quei
progetti la cui approvazione in linea tecnica ai sensi
dell'articolo 7 bis della presente legge sia intervenuta entro
i tre mesi precedenti l'entrata in vigore del prezzario.
2. Ove non ricorrano le suddette condizioni, gli enti di cui
alla lettera a) del comma 2 dell'articolo 2, nel caso in cui
sia stato pubblicato un nuovo prezzario regionale prima della
indizione della gara devono aggiornare i prezzi dei progetti a
meno di parere motivato negativo del responsabile del
procedimento fondato sull'assenza di significative variazioni
economiche senza necessità di sottoporre gli stessi ad
ulteriori pareri o approvazioni.
3. L'aggiornamento viene effettuato sulla base del prezzario
regionale vigente .