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Resoconto d'Aula della Seduta n. 11 di mercoledì 23 luglio 2008
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   Presidenza del vicepresidente Formica


   LEANZA  EDOARDO,  segretario, dà lettura  del  processo  verbale
  della  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si
  intende approvato.

                               Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che gli onorevoli  D'Agostino  e  Forzese
  hanno chiesto congedo per il  24 luglio  2008.
   L'Assemblea ne prende atto.

            Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  stati  presentati  i  seguenti
  disegni di legge:

   «Norme  per  il riordino e la semplificazione della legislazione
  regionale»  (numero  144)  a  firma  degli  onorevoli  Gucciardi,
  Barbagallo,  Galvagno, Ammatuna, Fiorenza, Oddo,  Ferrara,  Lupo,
  Vitrano, in data 22 luglio 2008;

     «Interventi  a  sostegno  degli enti locali,  di  cooperative,
  associazioni  onlus e comunità di recupero, assegnatari  di  beni
  confiscati»   (numero  145),  presentato  dagli  onorevoli  Oddo,
  Cracolici,  Gucciardi,  Ammatuna,  Fiorenza,  Faraone,   Ferrara,
  Apprendi,  De Benedictis, Picciolo, Di Benedetto, Lupo, Donegani,
  Marziano,   Panepinto,   Panarello,  Raia,   Laccoto,   Speziale,
  Marinello, Termine, Vitrano, in data 23 luglio 2008.

     Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
                       Commissione legislativa

   PRESIDENTE. Comunico che il seguente  disegno di  legge è  stato
  inviato,  in  data 23 luglio 2008,  alla Commissione  legislativa
   Attività produttive  (III):

   «Modifiche  all'articolo  27 della legge  regionale  6  febbraio
  2008, n. 1» (numero 143);
   di iniziativa parlamentare.

      Comunicazione di apposizione di firma a disegni di legge

   PRESIDENTE.  Comunico  che  l'onorevole  Fiorenza,  in  data  22
  luglio   2008, ha chiesto di apporre la propria firma al  disegno
  di  legge  numero  140   Norme  per la  razionalizzazione  ed  il
  riordino del servizio sanitario regionale .
   Comunico  che l'onorevole Campagna, in data 22 luglio  2008,  ha
  chiesto  di  apporre la propria firma al disegno di legge  numero
  138   Istituzione del ruolo degli Ispettori del lavoro. Norme per
  il contrasto al lavoro irregolare .
   L'Assemblea ne prende atto.

                     Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il  deputato  segretario  a  dare   lettura
  dell'interrogazione con richiesta di risposta orale presentata.

   LEANZA EDOARDO, segretario:
   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per  la  famiglia,
  le politiche sociali e le autonomie locali premesso che:

   la  Regione  siciliana  con  legge  regionale  20  del  1999  ha
  previsto  il  risarcimento dei danni in favore delle vittime  dei
  delitti   di  tipo  mafioso,  prevedendo  misure  di   tutela   e
  solidarietà,  integrando per molti aspetti la  normativa  statale
  esistente;

   il  Governo  nazionale, a tal fine, ha previsto la  costituzione
  di  un'apposita  commissione consultiva,  chiamata  ad  esprimere
  pareri circa lo status di vittime innocenti della mafia;

   il  parere della commissione è propedeutico e indispensabile per
  l'ottenimento  o  la negazione dello status di vittime  innocenti
  della mafia;

   accade  però  che  la predetta commissione, nonostante  ripetuti
  interventi,  si  astiene dal formulare i pareri  per  le  istanze
  presentate  dalla  Regione siciliana, in virtù  delle  competenze
  previste dalla legge regionale 20 del 1999;

   considerato    che    in   virtù   di   questi   incomprensibili
  comportamenti, le istanze presentate dalla Regione siciliana  non
  vengono trattate, anzi, vengono restituite;

   per sapere:

   quali provvedimenti intendano adottare in merito;

   se  il  Presidente  della  Regione non  ritenga  di  intervenire
  presso  il  Ministero dell'interno, al fine di  ottenere  che  la
  commissione  consultiva  esprima  pareri  anche  per  le  istanze
  presentate dalla Regione siciliana.» (65)

         (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                             CAPUTO

   PRESIDENTE.   L'interrogazione  ora  annunziata  sarà   iscritta
  all'ordine del giorno per essere svolta al suo turno.
   Invito     il    deputato    segretario    a    dare     lettura
  dell'interrogazione con richiesta di risposta scritta presentata.

   LEANZA EDOARDO, segretario:

   «Al  Presidente  della Regione, e all'Assessore per  la  sanità,
  premesso che:

   dal  2005  nell'  ATO  Palermo  4 la  società  d'ambito  COINRES
  gestisce il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi
  urbani,  in  esecuzione delle ordinanze del commissario  delegato
  per  l'emergenza  rifiuti che hanno approvato sia  lo  schema  di
  deliberazione-tipo  dei consigli comunali  per  il  trasferimento
  diretto e senza gara del servizio di igiene ambientale alle varie
  società d'ambito, che lo statuto-tipo che regola la vita di  tali
  società d'ambito;

   il  territorio  dell'ATO Palermo 4 è costituito  dai  comuni  di
  Alia,   Altavilla,   Milizia,  Bagheria,   Baucina,   Bolognetta,
  Campofelice  di  Fitalia, Casteldaccia,  Castronovo  di  Sicilia,
  Cefalà   Diana,  Ciminna,  Ficarazzi,  Godrano,  Lercara  Freddi,
  Marineo,   Mezzojuso,  Misilmeri,  Roccapalumba,  Santa   Flavia,
  Ventimiglia di Sicilia, Vicari, Villabate, e Villafrati;

   i  sopra  elencati  comuni hanno contratto  complessivamente  un
  debito di oltre 12 milioni di euro nei confronti dell'ATO Palermo
  4  COINRES,  debito che a causa della sua rilevanza impedisce  il
  regolare  funzionamento  contabile-amministrativo,  gestionale  e
  logistico  della  struttura  del  COINRES,  causando  il  mancato
  pagamento  degli stipendi dei lavoratori, la mancata  gestione  e
  manutenzione  dei mezzi preposti alla raccolta  e  trasporto  dei
  rifiuti  presso  le discariche e, in molti casi, la  mancanza  di
  raccolta dei rifiuti solidi urbani per lunghi periodi nei  comuni
  facenti parte dell'ATO Palermo 4;

   questa  situazione  sta  creando a  molti  dei  comuni  dell'ATO
  Palermo 4 gravi disagi e problemi di ordine pubblico, con episodi
  di  guerriglia  urbana  e di roghi ampiamente  documentati  dalla
  stampa  locale, episodi che necessitano di continui interventi  e
  di esaustivi monitoraggi da parte delle forze dell'ordine;

   l'Agenzia  regionale  dei rifiuti e delle  acque  ha  inviato  i
  commissari  ad  acta  per  il recupero dei  crediti  vantati  dal
  COINRES  nella  maggior parte dei comuni morosi,  i  quali  hanno
  riscontrato  e  riscontrano grandi difficoltà  nella  riscossione
  delle somme dovute;

   per sapere:

   quali  iniziative  intenda assumere, - anche  in  considerazione
  della  grave emergenza sociale e di rischio per l'ordine pubblico
  -  per  assicurare  il regolare funzionamento del  COINRES  dando
  chiarimenti  ai  comuni circa il rispetto degli  accordi  scritti
  stipulati tra enti locali e società d'ambito;

   se  non  ritenga indispensabile adottare tutti gli atti -  anche
  normativi  -  necessari per consentire ai funzionari dell'Agenzia
  regionale  dei  rifiuti  e delle acque di  recuperare  i  crediti
  vantati  dal  COINRES e ripristinare la funzionalità economica  e
  gestionale del consorzio.» (64)

                                                             ARICO'

   PRESIDENTE.  L'interrogazione, ora annunziata, sarà  inviata  al
  Governo.

                      Annunzio di interpellanza

   PRESIDENTE.  Invito il deputato segretario a dare lettura  della
  interpellanza presentata.

   LEANZA EDOARDO, segretario:

   «Al  Presidente  della Regione ed all'Assessore per  la  sanità,
  premesso che:

   per  favorire  il risanamento ed il reintegro degli  allevamenti
  zootecnici  colpiti, tra l'altro, da brucellosi,  il  legislatore
  regionale  introdusse  con la legge 5  giugno  1989,  n.  12,  ad
  integrazione  delle vigenti disposizioni nazionali,  un'indennità
  integrativa  a  favore dei proprietari di capi  abbattuti  perché
  affetti da tali gravi malattie infettive, a parziale ristoro  dei
  danni subiti, stanziando all'uopo, 7 miliardi delle vecchie  lire
  per il 1989 e 6 per ognuno dei successivi anni 1990 e 1991;

   tale  indennità,  adeguata  annualmente  dall'Assessore  per  la
  sanità nella stessa misura di incremento disposta dalla normativa
  statale in materia, è stata successivamente reintrodotta  con  la
  legge  regionale n. 28 del 1995, estendendone il  beneficio  agli
  abbattimenti relativi agli anni 1993-1994-1995 ed in tal caso  le
  somme stanziate ammontavano a 16 miliardi delle vecchie lire;

   infine,  la legge regionale n. 19 del 2005 estese tale beneficio
  ai  proprietari  dei capi abbattuti nel periodo compreso  tra  il
  2000 ed il 2006, autorizzando una spesa complessiva di 20 milioni
  di euro;

   considerato  che  dal  1997  ad oggi non  risulta  essere  stata
  corrisposta  alcuna  indennità per le  finalità  anzidette  e  le
  numerose, legittime istanze inoltrate dai proprietari danneggiati
  all'Ispettorato  regionale  veterinario  dell'Assessorato   della
  sanità  non  hanno avuto alcun positivo riscontro,  evidenziando,
  anzi,  l'inesistenza di somme da erogare ai  sensi  delle  citate
  leggi;

   preso atto che:

   numerosi  allevatori, in particolare della provincia di Catania,
  creditori dell'indennità integrativa in forza delle citate  leggi
  regionali, in ragione del grave pregiudizio da essi subito, hanno
  ritenuto   di   ricorrere   all'autorità  giudiziaria   ordinaria
  ottenendo, tramite decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo,
  il   pagamento   delle   somme  da  parte   dell'Azienda   U.S.L.
  territorialmente competente;

   risulta   superfluo  riferire  in  questa  sede  degli  evidenti
  disagi,  non  solo di natura economica, conseguenti  alle  azioni
  legali intraprese dagli allevatori danneggiati per qualcosa  che,
  è bene ricordare, sarebbe loro spettato di diritto;

   per conoscere:

   le  ragioni  dell'inosservanza  del  citato  dettato  normativo,
  circa  l'erogazione dell'indennità integrativa volta al  parziale
  ristoro degli allevatori i cui capi siano stati colpiti da  gravi
  forme di zoonosi;

   l'effettivo  e  concreto impiego delle somme  di  anno  in  anno
  stanziate   dalle  citate  leggi  regionali,  la   cui   finalità
  risulterebbe in tal modo disattesa;

   quali  urgenti iniziative intenda intraprendere a  favore  degli
  allevatori  danneggiati, in ordine alle  loro  legittime  pretese
  economiche.» (9)

                                                           D'ANTONI

   PRESIDENTE.  Trascorsi  tre giorni dall'odierno  annunzio  senza
  che il Governo abbia dichiarato di respingere le interpellanze  o
  abbia  fatto  conoscere  il giorno in cui intende  trattarle,  le
  interpellanze stesse saranno iscritte all'ordine del  giorno  per
  essere svolte al loro turno.

                         Annunzio di mozioni
   PRESIDENTE.  Invito il deputato segretario a dare lettura  delle
  mozioni presentate.

   LEANZA EDOARDO, segretario:

   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso   che  il  Parlamento  europeo  ha  fatto  proprio   il
  pacchetto di misure per fare fronte alla crisi del caro gasolio e
  ai   suoi   riflessi   sulle   attività   di   pesca,   ponendolo
  all'attenzione del Consiglio dei ministri;

   ricordato  che  le  misure  tendono a  promuovere  l'adeguamento
  della  flotta  da pesca dell'UE alle conseguenze  economiche  del
  caro  gasolio  attraverso gli aiuti FEP per l'arresto  temporaneo
  della   pesca,  misure  di  ristrutturazione  delle  flotte   per
  abbatterne  i  consumi  e  misure per la riduzione  delle  flotte
  stesse  attraverso  il  disarmo  parziale  e  la  costruzione  di
  imbarcazioni  più piccole per rimpiazzare il 25%  della  capacità
  demolita;

   visti   inoltre   l'incremento  dell'intensità  dell'aiuto   per
  equipaggiamento   che  riduce  il  consumo  di   carburante,   le
  consulenze  relative ad aspetti energetici e di ristrutturazione,
  l'estensione,   tra  i  beneficiari  ammissibili,   anche   degli
  operatori di terra e le ulteriori misure per aumentare il  valore
  aggiunto  dei  prodotti ittici, l'incremento del  de  minimis  da
  30.000  euro  a 100.000 per impresa e degli anticipi  agli  Stati
  membri   per   facilitare  l'utilizzo  dei   fondi   FEP   e   la
  riprogrammazione dei piani operativi nazionali;

   considerato  il  decreto-legge  n.  114  adottato  dal   Governo
  nazionale  il  3 luglio 2008 per regolare il fermo  temporaneo  e
  definitivo in rapporto all'urgenza indotta dallo stato  di  crisi
  del settore della pesca;

   considerato  ancora  che  la Sicilia partecipa  all'assegnazione
  dei  finanziamenti  italiani  del  Fondo  europeo  per  la  pesca
  previsti per l'area convergenza con euro 112.989,76 pari  al  50%
  dei fondi disponibili,

                  impegna il Governo della Regione

   a  intervenire in favore dei vari sistemi di pesca non  previsti
  nel decreto-legge 114/2008 del Governo nazionale disciplinando  i
  periodi  di  arresto temporaneo mediante un'adeguata  e  puntuale
  predisposizione dei piani di gestione locale (di cui  all'asse  3
  del FEP);

   all'urgente predisposizione di misure di fiscalità di  vantaggio
  per  i  settori produttivi della    filiera dell'alimentazione  e
  per  l'abbattimento  dei costi energetici in  considerazione  del
  fatto  che  in Sicilia (Gela ed Augusta) si raffina il 40%  della
  produzione nazionale di idrocarburi;

   a  utilizzare  i finanziamenti per l'area convergenza  assegnati
  alla  Sicilia,  così come previsto nelle tabelle FEP  nei  cinque
  assi d'intervento;

   a  procedere  al  rifinanziamento dell'articolo 84  della  legge
  regionale  numero  17/2004 attraverso  la  modifica  del  periodo
  temporale indicato nel comma 1;

   a  predisporre con l'industria cantieristica siciliana programmi
  per la più conveniente utilizzazione delle misure UE previste per
  la  demolizione,  riconversione  e  ammodernamento  della  flotta
  peschereccia nel nostro Paese;

   a  potenziare  il  monitoraggio del mercato  e  dei  prezzi  per
  sviluppare adeguati strumenti di analisi della catena del  valore
  e dei prezzi;

   a  predisporre un piano di interventi utili a favorire  l'unione
  delle organizzazione di produttori e le associazioni di marketing
  locali   per  potenziare  la  posizione  di  contrattazione   dei
  pescatori  nei  confronti dell'industria  di  lavorazione  e  dei
  distributori;

   a   promuovere   le   iniziative  per  la   qualità   attraverso
  l'etichettatura   e   migliori  sistemi   di   trasporto   e   di
  lavorazione.» (18)

                   MARINELLO-CRACOLICI-AMMATUNA-APPRENDI-BARBAGALLO
                        BONOMO-DE BENEDICTIS-DI BENEDETTO-DI GUARDO
                       DI GIACOMO-DONEGANI-FARAONE-FERRARA-FIORENZA
                           GALVAGNO-GUCCIARDI-LACCOTO-LUPO-MARZIANO
                    ODDO-PANARELLO-PANEPINTO-PICCIOLO-RAIA-RINALDI-
                                           SPEZIALE-TERMINE-VITRANO

   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   il  Governo nazionale ha inserito, nella manovra di bilancio, la
  previsione  di  ulteriori 796 tagli di personale  docente  e  non
  docente  nelle  scuole siciliane da attuarsi nel mese  di  luglio
  c.a.;

   questi  796  sono da aggiungersi ai 1.544 tagli  già  effettuati
  nei mesi precedenti, sempre nelle scuole siciliane di ogni ordine
  e grado;

   considerato che:

   i  suddetti  tagli  di  personale  non  seguono  alcun  criterio
  proporzionale rispetto alla diminuzione di alunni e di classi  in
  Sicilia,   tenuto  conto  che,  secondo  i  dati  divulgati   dal
  dipartimento  regionale della pubblica istruzione,  nel  prossimo
  anno  scolastico  2008/2009, a fronte di un decremento  di  circa
  40.000  alunni, sono previsti tagli per 2 mila e  521  unità  tra
  docenti   e   personale  ATA,  da  aggiungere   alle   precedenti
  decurtazioni  di  posti di lavoro attuati dal precedente  Governo
  nazionale di centro-sinistra;

   questa  avulsa  volontà di risolvere il deficit  della  pubblica
  istruzione   nazionale   tagliando   posti   di   lavoro,   tarpa
  definitivamente  le  ali  a  centinaia  e  centinaia  di  precari
  siciliani  della  scuola  che credevano  e  speravano  di  essere
  immessi quest'anno nei ruoli definitivi;

   tenuto  conto  che  da anni si parla di una  riforma  del  mondo
  scolastico  mirante soprattutto ad una maggiore razionalizzazione
  dei  costi  che,  per il 97 per cento, riguardano  i  salari  del
  personale. Ma ciò non può e non deve inficiare l'obiettivo finale
  del  mondo  didattico,  cioè la formazione culturale,  tecnica  e
  scientifica dei giovani. La diminuzione del personale  scolastico
  effettuata  senza quei criteri logici che sono  alla  base  delle
  necessità formative dei giovani, oltre ad una perdita consistente
  di  posti di lavoro in Sicilia, può portare solo alla nascita  di
  una  scuola  priva di quei principi educativi e selettivi  tipici
  delle culture occidentali;

   visto  che il Presidente della Regione ha già attivato tutte  le
  iniziative  atte  a bloccare questa emorragia di  docenti  e  non
  docenti nelle scuole siciliane,

           esprime solidarietà al Presidente della Regione
                                  e
     invita il Governo della Regione a proseguire la sua azione

   in  questa vertenza che vede la Sicilia contrapposta al  Governo
  nazionale a tutela di migliaia di posti di lavoro e in nome della
  propria   autonomia   decisionale  nel   campo   della   pubblica
  istruzione. (19)

                                      VINCIULLO -MARROCCO -CURRENTI
                                            ARICO'-FALCONE- FORMICA
                                             BUZZANCA-SCILLA-CAPUTO
                                                 BOSCO- TORREGROSSA

   PRESIDENTE.  Avverto  che  le mozioni testé  annunziate  saranno
  iscritte all'ordine del giorno della seduta successiva perché  se
  ne determini la data di discussione.

   Ai  sensi  dell'articolo 127,  comma 9 del Regolamento  interno,
  do  il  preavviso  di  trenta  minuti  al  fine  delle  eventuali
  votazioni  mediante procedimento elettronico che  dovessero  aver
  luogo nel corso della seduta.
   Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del  numero
  legale  (art.  85) ovvero la domanda di scrutinio nominale  o  di
  scrutinio   segreto   (art.   127)   sono   effettuate   mediante
  procedimento elettronico.


   Presidenza del vicepresidente Formica


         Determinazione della data di discussione di mozioni

    PRESIDENTE   Si  passa  al  punto II  dell'ordine  del  giorno:
  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83,  lettera
  d),  e  153  del  Regolamento  interno,  delle  mozioni   n.   16
   Interventi straordinari tesi a fronteggiare la crisi nel settore
  vitivinicolo.  Riconoscimento della zona del Calatino  Sud-Simeto
  all'interno dell'area colpita dalla peronospora , degli onorevoli
  Falcone, Caputo, Currenti, Scilla e Vinciullo e n. 17  Interventi
  di  protezione  civile di cui all'ordinanza  del  Presidente  del
  Consiglio  dei  Ministri n. 3340/04, recepita con  Direttiva  del
  Presidente  della  Regione  n.  42 dell'8  novembre  2004,  volti
  all'indennizzo dei danni ai privati della provincia di  Enna  per
  l'alluvione   dell'ottobre   2003 ,  degli   onorevoli   Falcone,
  Currenti, Scilla, Vinciullo e Leanza Edoardo.
   Ne do lettura:

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso  che, con deliberazione della Giunta regionale  n.  432
  del   18.10.2007,   relativa   alla   richiesta   di   intervento
  straordinario per la crisi del settore vitivinicolo  da  avanzare
  al Governo nazionale, nell'individuazione delle zone da garantire
  è  stata  esclusa  la provincia di Catania e specificatamente  la
  zona  del Calatino Sud-Simeto, confinante con la zona di  Ragusa,
  regolarmente inserita tra le zone colpite dalla peronospora;

   considerato  che  nel Calatino Sud-Simeto  si  produce  il  vino
  cerasuolo di Vittoria DOCG;

   preso  atto che i vigneti ricadenti nella suddetta zona calatina
  hanno subito dalla peronospora un danno superiore al 60 per cento
  della produzione;

   considerato,   altresì,  che  il  cerasuolo  di  Vittoria   DOCG
  garantito   è   l'unico  nel  Meridione  d'Italia  e  rappresenta
  un'importante risorsa per l'economia del contesto interessato,

                  impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire al fine di modificare la deliberazione di Giunta
  di   Governo,   inserendo,  tra  le  zone  colpite  dalla   crisi
  vitivinicola e precisamente dalla peronospora, il territorio  del
  Calatino Sud-Simeto, immotivatamente escluso dalla perimetrazione
  delle  zone a cui riconoscere il diritto dei benefici di  legge.»
  (16)

                  «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che nell'ottobre del 2003, precisamente tra il 15 e  il
  18,  in  Sicilia si é verificato un grave evento alluvionale  nei
  territori  di  Catania,  Caltanissetta ed  Enna  che  ha  causato
  notevoli danni alle strutture ed infrastrutture pubbliche, nonché
  al  patrimonio dei privati, soprattutto, ma non soltanto, a varie
  aziende agricole;

   considerato  che  il  Governo  regionale,  su  ferma   richiesta
  dell'amministrazione   provinciale   di   Catania,    ha    prima
  riconosciuto  lo  stato di emergenza e dopo  inoltrato  richiesta
  perché   il   Governo   nazionale   emanasse   un   provvedimento
  contingibile ed urgente per gli interventi di protezione civile;

   preso atto che:

   il  Governo nazionale ha emanato l'ordinanza del Presidente  del
  Consiglio dei ministri n. 3340/04, recepita dal Governo regionale
  con  direttiva del Presidente della Regione n. 42 dell'8 novembre
  2004,  con  la  quale,  oltre  a  prevedere  vari  interventi  di
  ricostruzione  per  le infrastrutture pubbliche,  si  prevedevano
  indennizzi  per  le  aziende  dei private  colpite  dal  fenomeno
  calamitoso;

   malgrado  i privati della provincia di Catania siano  stati  già
  da  molto tempo indennizzati, ciò non è avvenuto per quelli della
  provincia  di  Enna,  nonostante  le  varie  istanze  debitamente
  istruite  siano state inoltrate presso il dipartimento  regionale
  di protezione civile,

                  impegna il Governo della Regione

   a  sollecitare  ogni  utile intervento  presso  il  dipartimento
  regionale  di  protezione  civile al fine  di  erogare  i  dovuti
  indennizzi  a  tutti coloro che, colpiti dagli eventi  calamitosi
  dell'ottobre  2003, a distanza di circa cinque  anni,  non  hanno
  ancora trovato ristoro per i gravissimi danni subiti.» (17)

   Onorevoli  colleghi,  dispongo che la mozione  testé  annunziata
  venga   demandata  alla  Conferenza  dei  Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari perché ne determini la data di discussione.


   Presidenza del vicepresidente Formica


           Comunicazioni del Governo sul tema della sanità

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  punto III  dell'ordine  del  giorno:
   Comunicazioni  del Governo sul tema della sanità .  Informo  che
  sono  aperte le iscrizioni a parlare e che ogni intervento  potrà
  avere la durata massima di 15 minuti.
   Ha  facoltà di parlare l'Assessore per la sanità per rendere  le
  comunicazioni.

   RUSSO,  assessore  per  la sanità. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  ho ricevuto la delega assessoriale alla  sanità  il  7
  giugno  scorso,  appena  un  mese e mezzo  addietro;  periodo  di
  lavoro,  questo,  intenso,  ma soprattutto  proficuo  durante  il
  quale,  grazie anche al confronto con gli operatori del  settore,
  ho  acquisito  sufficienti informazioni per sapere cosa  dobbiamo
  fare e dove dobbiamo andare.
   Mi  è   molto  chiaro che al centro del sistema  sanitario  deve
  tornare  ad esserci il cittadino, anzi la persona umana, che  non
  solo deve essere curata, ma dobbiamo prendercene  cura.
   Pertanto,  ribadisco con decisione, in quest'Aula, che  l'intera
  azione  politica del mio assessorato sarà orientata a  realizzare
  questo interesse esclusivamente e con pienezza, tanto più  che  è
  tutelato dall'articolo 32 della nostra Costituzione che  pone  la
  salute  come  diritto  fondamentale dell'individuo  ed  interesse
  della collettività.
   Ritengo  ancora  necessaria una premessa sul  metodo,  sul  come
  agire  e poiché si tratta di realizzare un fondamentale interesse
  pubblico, esso deve essere perseguito nella massima trasparenza.
   Ciò  significa, da un lato, rischiarare alcune zone  opache  del
  sistema  che,  nel  tempo,  sono  diventate  terreno  fertile  di
  interessi  clientelari  e  di intrecci  affaristici,  politici  e
  mafiosi,   come   hanno   dimostrato  le  indagini   giudiziarie;
  dall'altro,  significa dare conto, pubblicamente,  delle  ragioni
  che stanno dietro alle scelte da compiere.
   In    quest'ottica   stiamo   progettando   una    comunicazione
  finalizzata  ad  assicurare  conoscenza,  partecipazione  e,   se
  possibile, anche condivisione nel rapporto con i cittadini e  con
  gli operatori.
   Trasparenza, infatti, vuol dire anche avere capacità di  dialogo
  e  di  ascolto,  presupposto  fondamentale  per  riattivare  quel
  rapporto  di  fiducia  necessario tra  istituzione  e  cittadini,
  società, governi locali, associazioni, operatori, forze sindacali
  con cui bisogna avere uno stabile e permanente confronto.
   Trasparenza  significa, infine, avere rispetto delle  norme  che
  sono,  di regola, la sintesi dell'interesse comune e se  le norme
  non  sono più ritenute adeguate o non rispondenti al bene  comune
  sarà   mio  preciso  impegno  proporre  i  necessari  cambiamenti
  attraverso le opportune iniziative, anche legislative.
   L'obiettivo  condiviso deve essere quello di disporre  di  poche
  norme,  ma  chiare  e  semplici, anche per corrispondere  ad  una
  precisa   esigenza   degli   operatori   del   settore.   Dunque,
  innanzitutto, trasparenza e legalità.
   Ci  sono  quattro   R  su cui intendo fondare questo  mio  nuovo
  impegno: regole, rigore, risultati,  responsabilità.
   Le  regole sono quelle che consentono di selezionare, fissare  e
  stabilire  il  regime  giuridico entro  cui  agire,  affinché  il
  modello   funzioni   secondo  un  preciso  ordine   razionale   e
  programmato.
   Il   rigore,  qualitativo  e  quantitativo,  per  l'applicazione
  inflessibile  delle azioni concordate, per raggiungere  risultati
  di  natura  economico-finanziaria e  per  l'ottimizzazione  delle
  risorse umane e materiali.
   I  risultati  sono  gli  esiti, i fatti  concreti  dell'attività
  politica  e  amministrativa programmata e condivisa che  dovranno
  misurare l'impegno e l'efficacia della mia attività.
   La  responsabilità,  a cominciare dalla mia  di  assessore  che,
  sebbene  estraneo  al  mondo  della  politica,  vuole  rispondere
  politicamente delle decisioni assunte dinanzi a questa  Assemblea
  ed all'opinione pubblica.
   Tutti  quelli  che  esercitano  un  potere  all'interno  di  una
  struttura  pubblica sono sottoposti ad una responsabilità  e  non
  sempre   in   passato  il  potere  è  stato  coniugato   con   la
  responsabilità; chi  non è in grado di esercitare  questo  potere
  nell'interesse  dei cittadini deve mettersi  da  parte  o  essere
  messo da parte.
   Va   da  sé  che  la  scelta  degli  uomini,  cui  affidare   il
  funzionamento  di un sistema in termini di efficienza,  efficacia
  ed  economicità, deve essere fondata esclusivamente sul  criterio
  della  capacità  e  del  merito, con un  sistema  trasparente  di
  valutazione che preveda anche criteri premiali.
   Il   concetto  di  responsabilità  va  correlato  a  quello  del
  controllo che, innanzitutto, deve partire dal basso e cioè  dagli
  utenti chiamati a pretendere il rispetto dei propri diritti ed  a
  denunciare  incapacità, arretratezze ed abusi.  Orecchie  attente
  recepiranno  queste indicazioni con l'obiettivo di dare  puntuali
  risposte al cittadino.
   Al   controllo   diffuso  deve  unirsi  quello   strutturale   e
  strutturato,  costituito dagli strumenti e  dalle  iniziative  di
  verifica  e  di analisi dei dati della gestione del  corretto  ed
  appropriato   esercizio  dei  poteri  che  il  mio   assessorato,
  direttamente o indirettamente, metterà da subito in campo.
   Non   è   più  tollerabile,  infatti,  che  la  Sicilia   offra,
  mediamente,  prestazioni meno adeguate  rispetto  a  molte  altre
  regioni  del nostro Paese. Ed è evidente che il problema non  sta
  nella quantità delle risorse, ma nella qualità dei risultati.
   Lo  scorso  anno  sono  stati spesi, nel  settore  della  sanità
  siciliana, oltre 8 miliardi e mezzo di euro, una cifra enorme che
  non  ha prodotto la giusta qualità, ed ecco, dunque, che si torna
  al metodo, al come agire.
   Si  vuole  qualificare  la spesa, far sì  che  gli  unici  tagli
  autentici  siano quelli degli sprechi; orientare la  spesa  sulla
  strada dell'efficienza e della legalità è, semplicemente, fare il
  nostro dovere ed  è quanto ci viene chiesto dai cittadini.
   Quanto   al   dove  dobbiamo  andare,  bisogna  premettere   che
  l'innovazione tecnologica, scientifica, l'evoluzione demografica,
  sociale ed epidemiologica richiedono un nuovo approccio sui  temi
  dell'assistenza sociale e sanitaria.
   Il  concetto  semplice, ma al tempo stesso  rivoluzionario,  che
  deve  guidarci è quello del fabbisogno sanitario che,  nel  corso
  degli anni, si è via via modificato.
   Esso  richiede,  dunque, nuove funzioni sanitarie:  ad  esempio,
  l'ospedale  che  ha  rappresentato  per decenni,  da  sempre,  la
  principale  risposta  al  bisogno di salute  del  cittadino  deve
  caratterizzarsi come una struttura organizzata per la fase  acuta
  della  malattia,  mentre  necessitano  strutture  alternative   e
  diversificate  a vari livelli, a partire da quello  territoriale.
  Così facendo potremmo diminuire i posti letto ospedalieri ad alto
  costo, rendendo prestazioni appropriate ed a costi contenuti.
   Ciò  comporta  la necessità di riconvertire parte delle  risorse
  umane, professionali, tecnologiche ed edilizie per lo sviluppo di
  nuove   funzioni;  significa,  cioè,  razionalizzare   l'offerta,
  tenendo  conto  che  la diminuzione delle risorse  economiche  ci
  costringe  ad  un  uso più corretto della spesa  ed  a  ricercare
  costantemente il giusto equilibrio tra economicità ed equità, tra
  controllo  della  spesa, aspettative e sistemi  di  valori  della
  nostra società.
   In  altre  parole, l'obiettivo non è - come è stato  scritto  da
  qualche giornale - fare tagli indiscriminati o a pioggia e non  è
  certamente  quello  di  limitare  l'assistenza  sanitaria,  ma  è
  eliminare  sprechi,  duplicati, ripetizioni  e  ritardi,  insomma
  riorganizzare  il  sistema, riqualificare la spesa,  integrare  i
  servizi.
   Tra  il  diritto  costituzionale alla salute  e  la  progressiva
  diminuzione  delle risorse si collocano una serie di domande  che
  richiedono  precise risposte politiche e soluzioni  che  assumono
  anche  una  precisa  valenza etica: quali  e  quante  prestazioni
  garantire;  quando, come e dove distribuire le risorse sanitarie;
  a chi distribuire e con quali priorità; chi finanzia, chi eroga e
  chi controlla in quali misure e con quali modalità.
   Torniamo,  dunque, al fabbisogno. In questo momento  storico  la
  domanda  è  molto  diversificata,  è  sociale  e  sanitaria,   di
  benessere  e  di  salute, di prevenzione e di riabilitazione,  ma
  anche di qualità della vita e, purtroppo, di qualità della morte.
   Per  valutare adeguatamente questa domanda di bisogno è decisivo
  potere   disporre  di  strumenti  informativi   e   di   adeguate
  professionalità  che consentano l'acquisizione, la  conoscenza  e
  l'apprezzamento dei dati.
   Per  ribaltare le vecchie, antieconomiche logiche sulle quali  è
  imperniato  il nostro sistema sanitario è necessario, in  primis,
  analizzare   il   percorso  della   malattia  ed   i   fabbisogni
  corrispondenti  in  tutte  le sue fasi  al  fine  di  ricostruire
  l'intero processo clinico-assistenziale, prima e dopo le fasi  di
  ospedalizzazione;  così  facendo,  potremo  determinare   sia  il
  corretto  rapporto tra bisogno di assistenza e risorse consumate,
  che la giusta integrazione tra strutture e funzioni ospedaliere e
  territoriali.
   Volendo,   brevemente,   schematizzare   un'offerta   razionale,
  efficace,  efficiente  ed  economica la  stessa  potrebbe  essere
  riprogettata  nelle  seguenti  fasi:  la  fase  territoriale   di
  educazione  alla  salute e della prevenzione, della  medicina  di
  base  e  continuità assistenziale, e della medicina specialistica
  con  tutto  ciò  che  essa comporta a livello  organizzativo  sul
  territorio.
   Questa    prima   fase,   decisiva,   organizzata   a    livello
  distrettuale,  costituirà  il  necessario  filtro   al   ricovero
  ospedaliero: la fase ospedaliera, e cioè la gestione  della  fase
  acuta  o  della riacutizzazione della malattia per  la  quale  si
  rende  necessaria la possibilità del ricovero in ospedale,  e  la
  fase  territoriale,  di  assistenza post  acuzie,  di  assistenza
  riabilitativa,  dell'assistenza geriatrica e dell'assistenza  con
  riguardo alla salute mentale.
   Tale   approccio   innovativo  consente  l'eliminazione   o   la
  riduzione di alcune attività in favore di altre più appropriate e
  meno costose.
   Sarà    imprescindibile   la   formazione    degli    operatori,
  l'integrazione   delle  differenti  fasi  del  percorso   clinico
  assistenziale,  ripensare  il sistema  delle  aziende  sanitarie,
  costituire  una  rete integrata di attori e di organizzazioni  di
  servizi per la persona e sulla persona - penso ai trasporti, alla
  scuola,  alle  imprese, al volontariato privato e  sociale,  alle
  istituzioni  pubbliche  -  per  creare  le  giuste  sinergie  per
  rispondere al meglio alla varietà e alla variabilità dei  bisogni
  da soddisfare.
   In  conclusione,  le  strutture devono  essere  funzionali  alle
  attività  ed  alle  prestazioni che  realmente  sono  necessarie.
  Sappiamo  bene  che le strutture sono anche elementi  su  cui  si
  aggregano  legittimi interessi sociali, economici e politici.  E'
  giusto  tenerne conto, ma essi non possono e non devono prevalere
  sui superiori interessi assistenziali e riorganizzativi.
   Se   vogliamo,   davvero,   raggiungere   il   tanto   auspicato
  miglioramento    del   sistema   è   necessaria,    innanzitutto.
  l'assunzione  di  un  atteggiamento etico di  sacrificio  per  il
  raggiungimento  di  importanti  risultati  per  la  collettività,
  abbandonando  rendite  di  posizione, comportamenti  corporativi,
  vecchie incrostazioni di potere sia nel pubblico che nel privato.
   Su  cosa  fare per raggiungere questi obiettivi, la  risposta  è
  compiutamente definita nel Piano di rientro, di riorganizzazione,
  di  riqualificazione e di individuazione degli interventi per  il
  perseguimento  del riequilibrio economico del Servizio  sanitario
  regionale, accordo sottoscritto tra il Ministro della salute,  il
  Ministro  dell'economia e delle finanze ed  il  Presidente  della
  Regione il 31 luglio dello scorso anno.
   E'  bene  ricordare  che  con delibera della  Giunta  regionale,
  numero  312 dell'1 agosto 2007, testualmente  l'Assessore per  la
  sanità  è stato incaricato di dare esecuzione all'accordo  ed  al
  Piano  relativo  e di provvedere all'attuazione  delle  misure  e
  degli  interventi contenuti in tale atto valevole per il triennio
  2007-2009  e che il patto deriva da precise disposizioni di leggi
  finanziarie  dello  Stato  per  le  regioni  che  presentano   un
  disavanzo e costituisce norma cogente per la nostra Regione.
   Il   Piano   prevede  azioni  combinate  tra  loro,   volte   ad
  assicurare,   da  un  lato,  economie  strutturali  sul   sistema
  sanitario siciliano, dall'altro, attraverso investimenti  mirati,
  a  riqualificare  l'assistenza sanitaria con  forme  di  attività
  sanitarie  meno costose ed invasive verso l'utente ammalato,  che
  presentano, comunque, un costo sociale.
   In  particolare, gli obiettivi generali del Piano prevedono  una
  riduzione  consistente dell'assistenza sanitario-ospedaliera  per
  acuti   e,   contestualmente,   un  potenziamento   dell'attività
  sanitaria pubblica domiciliare di riabilitazione, sia ospedaliera
  che territoriale, dell'assistenza residenziale per lungodegenti e
  di quella specialistica.
   Venendo   ai  duri  numeri  del  Piano,  occorre  immediatamente
  rimarcare questo aspetto: sono i numeri, quelli decisivi, che  ci
  danno  il  senso dell'importanza delle azioni che  devono  essere
  portate  a compimento, esattamente, nei ristrettissimi tempi  che
  il Piano medesimo ci impone.
   Innanzitutto,  l'adozione di tutte le misure di  Piano  previste
  nel  triennio  2007-2009  consentono di intervenire  sulle  cause
  strutturali che ogni anno determinano il deficit di bilancio che,
  dal 2004 in poi, hanno inciso, in media, per un ammontare pari al
  10 per cento della spesa complessiva.
   In  altri  termini,  abbiamo  speso  e  continuiamo  a  spendere
  mediamente, ogni anno, circa 1.600 miliardi delle vecchie lire in
  più  rispetto  alle  risorse disponibili pari  a  circa  16  mila
  miliardi annui.
   Rispettando  rigorosamente  il  Piano,  si  va  a  suturare   la
  profonda  ferita  del sistema che fa disperdere  risorse  vitali,
  raggiungendo  l'equilibrio  economico-finanziario  che  consente,
  finalmente,  di  rimettere  in  sesto  questo   gigante  malato ,
  attivando energie economiche per nuovi investimenti.
   Di  contro, il mancato rispetto del Piano non solo cronicizza la
  patologia,  ma  avvia  il  sistema verso il  definitivo  collasso
  poiché  comporterebbe il mancato incasso di circa 895 milioni  di
  euro  che lo Stato ci deve a saldo delle quote annuali del  Fondo
  sanitario,  a partire dal 2003; il mancato incasso di  altri  418
  milioni  di  euro  quale contributo dello Stato per  ripianare  i
  deficit  della sanità delle regioni in difficoltà; la revoca  del
  finanziamento di circa di 512 milioni di euro per gli anni  2006-
  2009  che lo Stato ha messo a disposizione in un apposito  fondo,
  detto il  fondino' per le regioni sottoposte al Piano di rientro;
  l'impossibilità  di  contrarre  il  mutuo  trentennale  a   tasso
  agevolato  garantito dallo Stato sino a 2 mila e 800 milioni  per
  pagare i debiti contratti dalle Aziende sanitarie.
   Infine,  ma  non  in  ultimo,  il  mancato  rispetto  del  Piano
  determina l'arrivo di un Commissario e l'imposizione di ulteriori
  oneri fiscali per il cittadino.
   Tutti  dovremmo  sopportare l'ulteriore aumento dell'addizionale
  dell'Irpef  e  dell'Irap, oltre i livelli massimi previsti  dalla
  legislazione  vigente  fino all'integrale copertura  dei  mancati
  obiettivi.
   Peraltro,    non   arrivano   buone   notizie   dal    Ministero
  dell'economia  che,  purtroppo, ha  stimato,  rispetto  a  quanto
  previsto  dal  Piano, un gettito derivante dalla manovra  fiscale
  regionale    già   in   atto,   cioè   l'aumento   dell'Irap    e
  dell'addizionale  Irpef,  inferiore alla  somma  stimata  in  100
  milioni di euro, ciò significa un peggioramento del risultato del
  2007   con   conseguente  necessità  di  garantire   un'ulteriore
  copertura finanziaria aggiuntiva con nuove misure da attuare  nel
  corrente anno.
   Si  tratta,  dunque, di un preciso obbligo morale, prima  ancora
  che  politico-giuridico,  al quale non intendo  sottrarmi  e  che
  traccia  un percorso obbligato a carico della Regione finalizzato
  alla  riorganizzazione  e  alla riqualificazione  di  un  sistema
  sanitario più snello, integrato ed efficiente.
   Il  Piano di rientro è, dunque, da considerarsi un documento  di
  programmazione  straordinaria che  acquista  un  significato  ben
  oltre  la  semplice definizione di  misure di contenimento  della
  spesa , essendo, invece, uno strumento di riordino strutturale  e
  di  ridefinizione complessiva dei ruoli tra i diversi attori  del
  sistema  sanitario: il Governo, la Regione, le Aziende sanitarie,
  gli  erogatori  privati,  gli  Enti locali,  gli  altri  soggetti
  pubblici e privati.
   Esso  ha  una missione ed una visione tanto più forte  se  viene
  concepito  come  patto  tra  i  diversi  attori,  patto  che  non
  esaurisce  la  sua funzione al termine della scadenza  e  il  cui
  contenuto  è  il risanamento, lo sviluppo, il riequilibrio  e  la
  modernizzazione del sistema sanitario siciliano.
   Alcuni  dati sui campi verso i quali incidono le azione previste
  dal  Piano: l'assistenza farmaceutica. La spesa farmaceutica,  in
  Sicilia,  aveva  raggiunto  livelli  superiori  alle  percentuali
  indicate  dalla  normativa  nazionale. I  provvedimenti  adottati
  (ticket, uso dei  generici', distribuzione diretta dei farmaci ad
  alto  costo) hanno già prodotto una riduzione intorno  al  3  per
  cento  della  spesa farmaceutica complessiva,  anche  se  bisogna
  porre   particolare   attenzione   alla   spesa   relativa   alla
  farmaceutica  ospedaliera non facilmente comprimibile  se  non  a
  scapito della qualità dell'assistenza.
   Sulla  base  dei dati di consuntivo 2007, la spesa  farmaceutica
  convenzionata ed ospedaliera ammonta complessivamente a circa 1,5
  miliardi  di  euro pari al 17,31 per cento della spesa  sanitaria
  complessiva  ed  al  19  per  cento  circa  del  Fondo  sanitario
  regionale.
   Gli  interventi in corso di attuazione o in via di  definizione,
  implementazione  dei controlli sugli esenti ticket,  integrazione
  del   sistema   di  rilevazione  dei  dati  delle   prescrizioni,
  definizione  di  percorsi diagnostico-terapeutici,  revisione  ed
  aggiornamento del prontuario terapeutico ospedaliero territoriale
  regionale,  sistemi  incentivanti per gli addetti  ai  controlli,
  hanno  già  consentito  il  raggiungimento  del  tetto  di  spesa
  programmato  dal Piano, mentre siamo nelle condizioni  di  potere
  conseguire  l'ulteriore obiettivo, posto  dalla  finanziaria  del
  2007, del 16,4 per cento del Fondo sanitario.
   Con  riguardo alla specialistica convenzionata esterna  occorre,
  intanto,  precisare che essa comprende le branche  a  visita,  la
  radiologia,  i  laboratori  di analisi,  la  fisiochinesiterapia,
  l'emodialisi,  e  questo  comparto, nel  2007,  ha  inciso  sulla
  complessiva  spesa  nella misura del 6  per  cento  circa  avendo
  fatturato, le 1.556 strutture convenzionate, quasi 520 milioni di
  euro.
   Le  azioni  previste  dal Piano tendono ad una  rideterminazione
  degli  aggregati di spesa e dei relativi budget con una riduzione
  media del 10, 11, 12 per cento rispetto al tetto di spesa fissato
  per il periodo 2004-2006.
   In  atto,  è in corso la trattativa con le categorie interessate
  relativamente  alla  determinazione degli  aggregati.  Sono  allo
  studio  interventi relativi alla riorganizzazione della rete  dei
  laboratori  e  delle radiologie tenuto conto della tecnologia  in
  atto  operante presso le strutture pubbliche, all'attivazione  di
  controlli  sull'appropriatezza prescrittiva, alla verifica  degli
  esenti  ticket  nonché  all'adeguamento delle  tariffe  a  quelle
  nazionali.
   Un  altro comparto preso in considerazione nel Piano riguarda  i
  servizi  sanitari di emergenza ed il 118. Secondo  il  Piano,  il
  costo  complessivo del servizio di emergenza è fissato  in  quasi
  178  milioni  di euro comprendente la convenzione  con  la  Croce
  Rossa   Italiana  (97,5  milioni),  medici  ed  infermieri  (54,7
  milioni),  elisoccorso (22 milioni), telefonia (3,6 milioni).
   In  ordine alla riorganizzazione di questi servizi sono previste
  azioni  che comportano la riduzione annuale del 3 per cento,  già
  applicato  lo  scorso anno,  ed è in corso di applicazione  anche
  per  il  corrente  anno  della convenzione  con  la  Croce  Rossa
  Italiana, nonché la riduzione del numero delle ambulanze.
   E'   stato   adottato,   come  ben  sapete,   un   provvedimento
  amministrativo  di proroga, stante la scadenza della  convenzione
  il   30  giugno 2008, essendomi insediato - lo ribadisco -  il  7
  giugno, mentre è in corso di adozione la predisposizione  di  una
  commissione composta da responsabili locali ed esperti  di  altre
  Regioni per la revisione del sistema di emergenza-urgenza al fine
  di   renderlo  rispondente, quantitativamente e qualitativamente,
  alle esigenze del territorio ed ai costi mediamente esistenti  in
  altre realtà regionali.
   Altro   ramo  fondamentale  interessato  dal  Piano   è   quello
  concernente   l'assistenza  ospedaliera   pubblica   e   privata.
  L'attuale  sistema  ospedaliero pubblico  consta  di  17  aziende
  ospedaliere  e  50 presìdi ospedalieri territoriali,  alcuni  dei
  quali con un numero di posti letto inferiori a 120.
   Questi  ultimi sono oggetto di ripetute e pressanti osservazioni
  da parte degli organi ministeriali. E' assolutamente necessario -
  e,  in  tal  senso,  stiamo  elaborando  i  criteri  e  la  mappa
  territoriale  -  procedere  ad  accorpamenti,  trasformazioni  e,
  conseguentemente,   a   riduzioni  del   numero   delle   aziende
  ospedaliere.
   La  prevista  riduzione dei posti letto, sia  per  le  strutture
  pubbliche  che per quelle private, avverrà sulla base di  criteri
  oggettivi condivisi relativi al numero di prestazioni effettuate,
  ad  indici  di  occupazione  dei  posti  letto,  agli  indici  di
  appropriatezza delle prestazioni.
   Nella  determinazione  globale dei posti  letto  sono  anche  da
  considerare   quelli   previsti  per   le   aziende   ospedaliere
  universitarie.
   Il  Piano prevedeva, per l'anno 2007, una riduzione di 782 posti
  letto, tra aziende pubbliche e case di cure; per il biennio 2008-
  2009  un'ulteriore riduzione di 1.791 posti letto per  acuti  con
  contestuale  attivazione di complessivi  2.809  posti  letto  per
  riabilitazione e lunga degenza.
   I  costi sostenuti nell'anno 2007 per l'ospedalità privata,  ivi
  comprese    le    strutture   a   gestione   diretta,    incidono
  complessivamente  per circa l'8 per cento sulla  spesa  sanitaria
  complessiva, per un importo pari a 677 milioni.
   In  particolare,   i  costi dell'assistenza ospedaliera  erogata
  dalle 61 case di cura private ammontano a 369 milioni di euro.
   Sul  piano  organizzativo, si ritiene  che  possano  ipotizzarsi
  modelli   operativi   per   settori  di  intervento:   geriatria,
  riabilitazione, gestione R.S.A. e case famiglia, salute  mentale,
  interventi  sulle  commissioni invalidi  civili,  sulla  medicina
  legale  e  fiscale, in modo da assicurare, da un  lato,  uniformi
  livelli   di   assistenza   in  tutte  le  aziende  territoriali,
  dall'altro economie di scala derivanti dalla standardizzazione di
  procedure e di utilizzo di personale.
   Questa è l'imponente dimensione dello sforzo e dell'impegno  che
  ci  vengono  richiesti per centrare l'obiettivo di una  sanità  a
  dimensione   dei   bisogni  del  cittadino.  Tutto   ciò   grava,
  certamente,  sulle  spalle dell'Assessore che volentieri  intende
  condividere  questo  gravoso  fardello  con  tutti   coloro   che
  condivideranno strategie e metodi di intervento.
   Il  tema, dunque, non è quello del  si può fare , ma quello, ben
  più  radicale,  di  kantiana memoria, del    si  deve  fare .  Si
  tratta, allora, di maturare la piena consapevolezza di un preciso
  dovere  politico  ed  etico  che non  può  che  essere  affidato,
  innanzitutto, al senso di responsabilità di ciascuno di noi.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   signor
  Assessore,   lei  mi  dà  l'impressione di  una  persona  perbene
  catapultata  in  una  situazione  un  pò  particolare,  come   un
  extraterrestre   che  dovrebbe risanare  una  parte  della  terra
  afflitta - ahimé  - da un male incurabile.
   Non  penso che il dibattito in Aula sulla sanità sia pro  forma,
  ma  ritengo  che debba vedere impegnate tutte le forze  politiche
  poiché si sta parlando del male che affligge questa Regione.
   Parlare  di  8  miliardi e mezzo di euro  (spesa  sanitaria  del
  2007),   parlare di 1 miliardo e 600 milioni di euro,  il  debito
  accumulato  rispetto a quello che è il Fondo sanitario nazionale,
  certamente è un problema che non può essere trascurato.
   Ritengo,  comunque,  che  la sua relazione  -  in  alcune  parti
  apprezzabile, in altre molto fredda, forse, fatta di  numeri  che
  le  vengono  elargiti  - abbia bisogno di alcuni  approfondimenti
  rispetto  anche  all'inizio dell'attività del Governo  in  questo
  campo.
   Personalmente,   non sono fra coloro che sostiene,  a  qualsiasi
  costo,  di lasciare tutte le guardie mediche o che bisogna  stare
  contro  l'Assessore perché ha predisposto il taglio delle guardie
  mediche.
   A  tal  proposito,  ritengo  che alcune  guardie  mediche  vanno
  lasciate ed altre tolte, tuttavia mi si consenta un'osservazione,
  già  fatta in Commissione, sull'applicazione di una legge che  ha
  imposto  dei  termini  precisi  per  l'accreditamento  di  alcune
  strutture convenzionate, tra le quali alcune cliniche.
   Mi  chiedo,  infatti,  come  mai  lei  -  a  cui  diamo  fiducia
  aprioristicamente perché nessuno è contro le linee di  intervento
  -  non  abbia  fatto  riferimento specifico alla  legge  e  abbia
  lasciato  le  convenzioni  a  quelle cliniche  private  che,  per
  propria  mancanza, non si sono accreditate nei  termini  previsti
  dalla legge
   Avremmo  dato  un  segnale  forte,  un segnale  verso  l'esterno
  sostenendo  che nella sanità non vi sono coloro che, a  qualsiasi
  costo,  devono  essere preservati perché protetti, probabilmente,
  da questo o da quel partito o soggetto politico.
   Questo  è un fatto importantissimo su cui riflettere perché  per
  dare  credibilità ad un'azione di risanamento,  ad  un'azione  di
  riqualificazione, bisogna sicuramente partire laddove il problema
  è  più  astruso  e  avremmo dato così un segnale  di  equità,  di
  fermezza, ma anche di applicazione delle leggi varate.
   Questo  mio  intervento  mi  crea molto  tormento  per  un'altra
  ragione:   il  suo  Governo  ha  presentato  in  Commissione   un
  provvedimento  di legge tendente alla proroga del  servizio  118,
  già validato dal Governo regionale, e avrebbe dovuto portarlo  in
  Aula per la relativa discussione. Mi chiedo, quindi, come mai ciò
  non  sia avvenuto, considerato che esiste una norma in tal senso,
  che è  perentoria e non può essere derogata.
   Ho  posto  in Commissione un'altra problematica:  se i direttori
  generali hanno ritardato nel fare le previsioni fuori il  termine
  stabilito  dalla  legge  non potevano rimanere  lì,  ma  andavano
  rimossi.
   Inoltre,  assessore,  voglio  dirle  che  la  credibilità  della
  sanità e della sua riforma passano principalmente attraverso  gli
  uomini.
   Signor  Assessore,  c'è una norma nel nostro Piano  di  rientro,
  già  dall'anno scorso, che stabiliva che i direttori generali che
  sforavano rispetto al budget previsto dovevano essere rimossi.
   Lei  conosce i motivi per cui  non vengono rimossi il  Direttore
  generale  dell'ASL  3  di  Catania o  di  altre  sedi   che,  per
  relazione  anche  della  Corte  dei  Conti,  hanno  sforato  tali
  obiettivi?
   Signor  Assessore,  ho  fiducia in  lei,  però,  le  devo  dire,
  onestamente,  che  credo  che lei sia qui  catapultato  a  pagare
  prezzi che altri, in prima persona, non vogliono pagare
   Credo  fermamente  che l'azione politica di questo  Governo  non
  possa  essere  sommariamente lasciata a    bagnomaria'.  Vi  sono
  delle  situazioni  della sanità che hanno  bisogno  di  un'azione
  sinergica,  non solo del Governo, ma di tutte le forze politiche,
  partitiche che esistono in Aula, altrimenti, senza consenso,  non
  si  potrà ottenere quella riforma e quella riqualificazione della
  sanità  che  è  necessaria e che sta procurando gravissimi  danni
  alla Sicilia.
   Parto  da  alcuni  presupposti. In Sicilia,  grazie  forse  alla
  debolezza  politica  della  nostra Regione,  paghiamo  un  prezzo
  troppo alto: paghiamo l'Irpef e l'Irap più alte di tutte le parti
  d'Italia.
   Il  nostro Presidente della Regione che, naturalmente, ha sempre
  portato avanti l'istituto autonomistico, cosa pensa delle  nostre
  imprese - forse il Presidente è distratto, ma sarebbe  importante
  la  sua  attenzione  -  costrette, non solo in  condizioni  molto
  aggravate rispetto ad altre imprese del Nord, a pagare l'Irpef  e
  l'Irap con  qualche punto in più  rispetto ai colleghi del Nord?
   In  questa situazione, non riusciremo a dare un impulso a questa
  nostra  Sicilia.  Quando l'imprenditoria  è  costretta  a  pagare
  questi  prezzi,  non vi è economia e, quindi, non  vi  è  ripresa
  economica ed occupazione.
   Bisogna  partire  da  qui  La sanità è un costo  sociale  enorme
  che, certamente, dobbiamo affrontare in qualche maniera.
   Sono  tra  coloro che ritengono che questa Regione, tra  le  più
  povere,  doveva avere un aiuto maggiore da parte dello Stato.
   Oggi,  leggo  dichiarazioni di un deputato,  l'onorevole  Angelo
  Lombardo,  che  critica  il  Governo  nazionale  per  non   avere
  accettato un ordine del giorno di alcuni deputati.
   Onorevole  Presidente,  non possiamo  fare  nello  stesso  tempo
  opposizione e maggioranza, dobbiamo deciderci, onorevole  Leanza,
  lei che è capogruppo, mi comprende
   Se  dobbiamo fare la battaglia contro i poteri forti  del  Nord,
  dobbiamo  farla  tutti  insieme e dobbiamo  farla  nelle  singole
  occasioni ed in ogni momento;  non possiamo, da una parte, essere
  maggioranza e, dall'altra parte, fare l'opposizione.
   Qui,   sta  avvenendo  questo   Ed  allora,  dobbiamo  rientrare
  nell'alveo di quelle che sono le determinazioni serie.
   Fino   a   qualche  tempo  fa,  si  accusava   il   Governo   di
  centrosinistra di avere fatto un Piano e di avere dato una  certa
  percentuale rispetto alla Sicilia.
   Oggi,  abbiamo un Governo regionale e nazionale di  centrodestra
  e quindi perché non si mette sul tappeto tutta la forza, se vi è,
  di  questo Governo per ottenere percentuali inferiori rispetto  a
  quelle che sono state
   Sono  convinto,  signor Assessore, che il Piano di  rientro  non
  sia un dogma a cui bisogna necessariamente attenersi. Il Piano  è
  una  linea  guida  per  quanto riguarda la spesa  sanitaria  che,
  sicuramente,  deve  essere limitata; ma le spese  possono  essere
  limitate  laddove,  come  dice lei,   vi  sono  gli  sprechi,  le
  insufficienze da parte delle AUSL e dove non vi è programmazione.
   Signor   Assessore,   penso   che   la   sanità   possa   essere
  riqualificata se partiamo da una programmazione seria dei bisogni
  dei cittadini, dei bisogni dei nostri malati, per poi adeguare la
  nostra struttura ai reali bisogni.
   Le  voglio fare un esempio. Lei è stato in Commissione   Sanità'
  a  sentire molte audizioni e tra queste ve ne era una riguardante
  la  riabilitazione ed è venuto fuori  che per la  riabilitazione,
  per  la residenza sanitaria assistita, in Sicilia, con un decreto
  del  Direttore  generale, vengono attribuiti 70 milioni  di  euro
  alla  provincia di Catania e 70 milioni di euro distribuiti   per
  tutte  le  altre  province(14 milioni a  Messina,  16  milioni  a
  Palermo e così via).
   Mi  chiedo,  quindi,  se  nella  provincia  di  Catania  vi  sia
  un'epidemia  e quindi vengono attribuite oltre il  50  per  cento
  delle  somme  per  la riabilitazione rispetto a  tutte  le  altre
  province della Sicilia ovvero,  effettivamente, non vi è un  dato
  su quelle che sono le possibilità di riabilitazione.
   Basterebbe  partire da una indagine conoscitiva: si calcola  che
  in  Sicilia vi sia circa il 10 per cento delle persone che  hanno
  bisogno e che non sono in condizioni di normalità.
   Ad  esempio,  nella  provincia di Foggia, la AUSL n. 3  ha fatto
  una   indagine   partendo   dai    bisogni   delle   associazioni
  sull'handicap.
   Sarebbe  un primo passo svolgere un'indagine su circa  500  mila
  di  persone  che  hanno  bisogno o  che  hanno  qualche  deficit,
  coinvolgendo  i  medici in Sicilia, dando loro  un  incentivo  di
  circa  quattro euro per ogni test svolto dai medici,  spenderemmo
  alla fine due milioni di euro, ma avremmo  una situazione precisa
  circa le condizioni della riabilitazione in Sicilia
   L'altro  passo, signor Assessore, che credo sia stato trascurato
  nella  relazione  -  mi si consenta - riguarda la  trasformazione
  della  nostra  struttura sanitaria che non può  essere  solamente
  struttura  ospedaliera. Dobbiamo privilegiare  la  struttura  del
  territorio,  la medicina preventiva sul territorio, che è  quella
  che  ci  consente di risparmiare sull'ospedalità che tanto  costa
  alla nostra Regione.
   Vi  è  uno studio, a livello nazionale, che prevedeva,  già  nel
  2006, un esubero di circa 250 mila ricoveri impropri che per  600
  euro cadauno fa una spesa di circa  150 milioni di euro.
   Basterebbe  iniziare una riforma seria sulle strutture,  ma  per
  fare questo,  Assessore, lei non potrà avere tirata la giacca  da
  questo  o  da quel patron. Lei dovrebbe andare avanti  rimuovendo
  quei  direttori generali che non sono in grado di portare  avanti
  una  vera programmazione sanitaria e che privano le Aziende delle
  strutture di prima necessità: medicinali ed altri arnesi di prima
  necessità.
   A   tal  proposito,  abbiamo  sentito  tante  testimonianze   in
  Commissione  Sanità' circa gli arredamenti milionari,  il  numero
  dei  segretari  e  l'affidamento a  terzi  di  alcuni  servizi  e
  convenzioni.
   Signor  Assessore,  la sua credibilità può, sicuramente,  essere
  messa alla prova se lei - così come ha accettato di riformare  la
  sanità  con tagli che ritengo discutibili nella parte iniziale  -
  facesse  un  Piano  al di sopra delle parti e non  tenere  alcune
  situazioni che nel tempo si sono incancrenite.
   Lei   ha   fatto  riferimento  alla   trasparenza,   ad   alcuni
  collegamenti con affari mafiosi rispetto a quelli che sono  stati
  i  processi,  le notizie giornalistiche ed altro, ma  per  potere
  fare fino in fondo un'azione di trasparenza, occorre che lei,  al
  di là delle singole posizioni, faccia un affondo  e se gli uomini
  che  ha  a disposizione non sono in grado di seguirlo,  bisognerà
  iniziare dalla rimozione degli stessi, al di là dall'appartenenza
  a questo o a quel padrino politico.
     Solo  attraverso  gli  uomini si  potranno  realizzare  quelle
  operazioni utili ai tagli, ma soprattutto per la riqualificazione
  del sistema sanitario regionale.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi.  Ne  ha
  facoltà.

   GUCCIARDI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  onorevole
  Presidente,  Assessore, in questo dibattito  d'Aula,  che  vorrei
  definire propedeutico ad un percorso amministrativo e di governo,
  abbiamo ascoltato con attenzione l'analisi dell'assessore e,  per
  la  prima volta,  in quest'Aula, ho sentito trattare il  tema  da
  parte di un esponente di governo con un  taglio' che tanti di noi
  nel  passato,  nella  scorsa legislatura in particolare,  abbiamo
  provato a dare.
      Ho   sentito  parlare  di  efficienza  e  di  efficacia,   di
  riqualificazione della spesa, di regole, di rigore, di  risultati
  e  di responsabilità.
   Probabilmente,  non  siamo  stati  presi  sul  serio  quando  in
  quest'Aula,  parecchi mesi fa, abbiamo indicato un  percorso  che
  qualunque governo avrebbe avuto il dovere di perseguire.
   Vorrei  dire, proprio per queste ragioni, che mi sembra  che  la
  prima  diagnosi  possa  essere accettabile  e  vorrei  ricordare,
  proprio per non cadere più negli  errori del passato,  che  nella
  seduta infausta del 18 aprile del 2007, quando quest'Aula approvò
  quel  disegno  di  legge  che  poi  sarebbe  diventato  la  legge
  regionale   numero 12 del 2007, tanti di noi hanno  trattato  con
  questo   profilo   i  temi  della  sanità,    e   abbiamo   posto
  all'attenzione  dell'Assessore  e del  Governo  il  problema  che
  davvero  riteniamo il fulcro di quelle che sono eventuali terapie
  degne  di  questo nome per questo grande malato che è  la  sanità
  siciliana, e cioè il decreto legislativo numero 502 del  1992,  e
  successive  modifiche ed integrazioni, che in questa Regione  non
  ha ancora trovato piena attuazione.
   Infatti,  in   Sicilia non esiste un vero sistema di  controlli,
  atteso  che dopo la riforma che ha aziendalizzato la sanità,  che
  l'ha  trasformata  in  sistema aziendale  a  gestione  economico-
  patrimoniale, non è stato introdotto alcun  sistema di  controllo
  degno  di questo nome. Probabilmente quando si parla di controlli
  c'è una sorta di intolleranza, perché  ci si riferisce, con grave
  errore, ad un sistema di controllo statico che apparteneva ad una
  vecchia concezione della  pubblica Amministrazione.
   Assessore,  questa sera lei ha parlato di controllo di  gestione
  e  sulla  gestione, sono esattamente questi i temi che  ci  hanno
  fatto discutere nei mesi scorsi, inutilmente, per il  risanamento
  del  sistema  sanitario  regionale senza  poi  trovare  risultati
  accettabili.
   In  questa  regione,  lo  dicevo anche  in  quella  seduta,  non
  esiste  un  sistema  di  controllo sulla gestione  delle  aziende
  sanitarie   degni  di  questo nome,  e  dicevo  in  quella  sede,
  all'assessore  pro-tempore,   che l'assessorato  regionale  della
  sanità   non  è  culturalmente,   e  lo  dico  con  rispetto,   e
  professionalmente  attrezzato  per  esercitare  questo  tipo   di
  controllo.
   Quindi,  in  quella  sede  tornavo  a  chiedere  il  riordino  -
  insieme  ad altri deputati - delle norme sui controlli, senza  le
  quali, dicevo,  ci saremmo ritrovati tra qualche mese, a distanza
  di  poco  più  di un anno, a parlare di spesa fuori controllo  in
  questa Aula.
   Ed  in   questo  senso sostengo  che anche la  requisitoria  del
  Procuratore   generale  della  Corte  dei  conti   sull'esercizio
  finanziario  2007, in fondo, dà ragione a quanto stiamo dicendo.
   Il  Procuratore generale riconosce che la legge regionale numero
  2  del  2007,  articolo 24, finanziaria del 2007,  ha  introdotto
  alcuni interventi legislativi che definisce positivi e cioè  -  e
  questo  Assessore   è  il vero dramma della nostra  sanità  -  la
  riduzione   del  3  per  cento  rispetto  al  2005  della   spesa
  dell'acquisizione di beni e servizi, del 50 per cento delle spese
  per  consulenze,  escluse  quelle a  carattere  assistenziale  o,
  comunque,  ridotte  del  10 per cento (questa  è  la  norma   che
  l'opposizione  ha  proposto  ed  io  stesso  sono   stato   primo
  firmatario di questa norma che è stata approvata all'unanimità da
  quest'Aula  con il parere favorevole del Governo),  la  riduzione
  della spesa per l'assistenza ospedaliera, la decadenza automatica
  dei   direttori  generali,  come  ricordava  il  collega  Laccoto
  poc'anzi.
   C'è   da   chiedersi,  dice  il  Procuratore  generale,   signor
  Assessore,  se  le  coordinate programmatiche e normative,  sopra
  sommariamente  delineate, abbiano prodotto,  come  sarebbe  stato
  normale  in  un  normale  sistema,  una  riduzione  della   spesa
  sanitaria  nel  2007;  ma   il  Procuratore  generale  dice   che
  purtroppo la risposta è negativa.
     La  spesa  è  aumentata,  come ricordava  lei  stesso,  signor
  Assessore,  di  oltre  un miliardo di euro  tra  un  esercizio  e
  l'altro,    nonostante    il    Parlamento    abbia    introdotto
  nell'ordinamento  regionale norme che  tendono  a   ridurre  tale
  spesa.
   Se  le  norme  esistono  è evidente che  qualcosa  a  valle  non
  funziona   Non è immaginabile che esista una norma che riduca  le
  consulenze,  la spesa ospedaliera,  il numero del personale delle
  Aziende   sanitarie   locali   e   nonostante   questo   vediamo,
  continuamente, una spesa fuori controllo, a dismisura  fuori  dal
  controllo degli organismi
   Allora chiesi,  e adesso  torno a chiederlo all'Assessore che  è
  all'inizio del suo mandato, se ad oggi - e la risposta me la sono
  già  data  - la Regione svolge il controllo sulla gestione  delle
  aziende  sanitarie, se ne verifica l'efficienza, cioè il rapporto
  tra  le  risorse  impiegate  e gli obiettivi  conseguiti;  se  ne
  verifica   l'efficacia,  cioè  il  rapporto  tra  gli   obiettivi
  prefissati  che la Regione prefissa e quelli raggiunti;  se  sono
  stati individuati ad oggi, signor Assessore, degli indicatori  di
  qualità  adeguati;  se  sono  stati  individuati  degli  adeguati
  indicatori  di  rendimento,  per verificare  il  rapporto  tra  i
  fattori della produzione che lei attribuirà tra qualche mese alle
  aziende  sanitarie  della  Regione ed i  risultati  del  processo
  produttivo che le aziende sanitarie della nostra Regione  debbono
  produrre.
   Io   credo  -   perché  purtroppo  si  evince  anche  dalla  sua
  relazione  -  che  nulla  di  tutto questo  esista  nella  nostra
  Regione   Per cui quando il Procuratore generale scrive  le  cose
  che  ho appena riferito, dà il segno di quello che è la patologia
  di  questo   gigante  ammalato , come lo ha definito  lei  questa
  sera.
     Il  sistema è privo, signor Assessore, di quel meccanismo  che
  qualifica e tiene sotto controllo la spesa
   Anche  la  riqualificazione della spesa - per la prima volta  ho
  avuto modo di ascoltare questa sera - non basta a ridurla, non  è
  sufficiente  e non serve  E dunque, gli obiettivi  del  Piano  di
  contenimento,  signor Assessore, vanno certamente perseguiti,  ma
  senza  un  intervento anche legislativo, strutturale,  preciso  e
  puntuale, credo che le aziende sanitarie continueranno a produrre
  spesa in esubero, duplicazioni e sprechi.
   Come   lei   stasera   ha  ricordato,  senza   un   sistema   di
  riqualificazione  della spesa i tagli produrrebbero  soltanto  un
  triste  abbassamento dei livelli di assistenza sanitaria che  già
  in questa Regione, per certi aspetti, è insopportabile.
   Per   questa  ragione  io  stesso,  il  mio  Gruppo,  ci   siamo
  attrezzati   ed   abbiamo  prodotto  delle  proposte   che   sono
  esattamente  quello che un parlamentare, un deputato  deve  fare:
  predisporre disegni di legge al Parlamento che tendano a  sanare,
  appunto,  quelle che lei stesso stasera ha indicato come  i  mali
  della sanità della nostra Regione.
   L'istituzione  della Conferenza permanente per la programmazione
  sanitaria  e  socio-sanitaria regionale non è un  elemento  della
  nostra fantasia, è previsto da una legge dello Stato, ma   non  è
  stata  mai realizzata in questa Regione. Dalla entrata in  vigore
  della  legge numero  241 del 1990, quando è stato introdotto,  in
  questa  Regione,  il controllo partecipativo, nessuno  in  questa
  Regione  lo ha mai trattato; per questa ragione abbiamo  proposto
  l'istituzione  dei comitati consultivi aziendali  composti  dagli
  operatori  e  dai  pazienti i quali possono davvero  svolgere  un
  controllo partecipativo sulla gestione della sanità nella  nostra
  Regione.
   Abbiamo  proposto una modifica degli ambiti territoriali  perché
  questo,  certamente, produce dei danni alle province più piccole.
  E  questo Parlamento, nell'agosto dello scorso anno, ha approvato
  all'unanimità  un  ordine  del  giorno  che  spingeva  verso   il
  riequilibrio  dei  posti letto su base provinciale  e  non  sulla
  base  di  un   bacino di utenza  che vede penalizzate le  piccole
  province  cui   si deve  assicurare, comunque,  l'autosufficienza
  dei servizi sanitari.
   Abbiamo  previsto la possibilità di individuare degli indicatori
  che  diano  il  livello, l'asticella per il dissesto  finanziario
  delle aziende sanitarie, con la possibilità, per il Governo della
  Regione,  di intervenire con un piano di riequilibrio  economico-
  finanziario delle aziende dissestate, con le norme in materia  di
  razionalizzazione  della  spesa  e   l'istituzione   dell'Agenzia
  regionale per i controlli e così via.
   Non  voglio  farla  lunga,  voglio solo ricordare,  infine,  una
  norma  che  dà  la  possibilità al Presidente  della  Regione  di
  presentare  ogni  anno  in questa Aula un  disegno  di  legge  di
  semplificazione della normativa regionale.
   Anche  questo,  Assessore, lei mi insegna,  è  applicazione  del
  principio della trasparenza di un ordinamento giuridico   Dunque,
  pur  dalla mia posizione di parlamentare di opposizione a  questo
  Governo, sarò pronto, come è nel mio stile, nella mia educazione,
  nella  mia formazione, a riconoscere ogni risultato che lei  avrà
  contribuito  a  far  raggiungere  al  nostro  Servizio  sanitario
  regionale.
   Lei,  Assessore,  ha  la capacità, la forza  morale,  la  giusta
  determinazione per riformare questo sistema profondamente malato.
  Le  chiedo,  però,  di  risanare il sistema  senza  intaccare  il
  diritto  alla salute del cittadino, senza intaccare quel  diritto
  consacrato  dall'art. 32 della Costituzione che lei, stasera,  in
  apertura  del  suo intervento ha ricordato, senza  penalizzare  i
  livelli essenziali di assistenza  che nella nostra Regione   sono
  pesantemente  intaccati,   senza esitare  quando  la  palude  del
  sistema   di  potere,   costruito  sulla  salute  dei   cittadini
  siciliani,  probabilmente, potranno e le renderanno difficile  il
  cammino.
   Per  questo  Assessore, lei stasera riceve  gli auguri  di  buon
  lavoro da un deputato dell'opposizione.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis.  Ne
  ha facoltà.

      DE   BENEDICTIS.   Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,
  constato,  con disappunto, come  un argomento così critico,  così
  cruciale  per  le nostre sorti, per i siciliani,  per  il  nostro
  ordinamento  veda, in questo momento, la presenza  dell'Assessore
  e, poco prima, del Presidente della Regione.
   In  altre  circostanze, per altri disegni di  legge,  per  molto
  meno,  l'intero  Governo si è precipitato  in  Aula  a  sostenere
  questo  o  quel  provvedimento quando c'è  stato  da  distribuire
  contributi e ciò lo vedrete in occasione delle leggi omnibus che,
  inevitabilmente, anche questa volta ci saranno.
   Qui  è  tale  la  condivisione, il senso di  responsabilità,  la
  partecipazione  a  questo  dramma della  sanità  che,  in  questo
  momento,   stiamo  parlando  ad  un  Assessore   lasciato   solo
  Certamente,  l'Assessore  può  vantare  una  presa  di  posizione
  fortissima,  quindi  un  supporto  della  Giunta   che   gli   ha
  riconosciuto e gli ha dato via libera, non diverso, immagino,  da
  quello  che  qualche giorno prima aveva avuto per il  disegno  di
  legge sul  118', salvo poi constatare che una cosa è la Giunta  e
  un'altra cosa è la maggioranza
   Signor   Assessore,  mi  chiedo  perché  stiamo  tenendo  questo
  dibattito,  non  è  il dibattito che prelude  all'approvazione  o
  all'esame di un disegno di legge. Mi domando, quindi, quale possa
  esserne  il senso. Credo che abbia soltanto una possibilità:  non
  essere  vano ed è quello di istituire una sorta di patto  fra  il
  Governo e il Parlamento.
   Siamo  in  una fase di avvio, di ennesimo lancio di un  progetto
  di risanamento del nostro sistema sanitario regionale ed il senso
  della  sua  presenza,  e di tutti noi, qui  può  essere  soltanto
  questo.  Vediamo  se  possono esserci le condizioni  per  cui  il
  Governo propone ed ha una collaborazione  da parte del Parlamento
  in una strada che è difficile per tutti.
   Per  tale motivo mi chiedo quale possa essere il senso del  mio,
  anzi, del nostro intervento  e lo spiego subito.
     Il titolo di questo intervento che le faccio e che faccio, non
  a titolo personale, ma a titolo del nostro Gruppo, è il seguente:
  da  parte  nostra  c'è  tutta la collaborazione  a  sostenere  un
  progetto  di  risanamento,  di  contenimento  della  spesa  e  di
  riqualificazione.  Cito  il  titolo  del  cosiddetto   Piano   di
  rientro  che va nella direzione di un miglioramento dei servizi a
  costi più contenuti per la sanità e per i nostri cittadini.
   Se  questo è il tema - e questa è una dichiarazione che  attende
  di trovare riscontro - dobbiamo constatare che nel suo intervento
  manca questo raffronto.
   Assessore,  ovviamente non faccio venir meno  l'apprezzamento  e
  la  fiducia nei suoi confronti e la considerazione del fatto  che
  come  lei ha detto, riveste questa carica dal 7 giugno 2008, però
  dobbiamo  dirle  che  le sue parole non sono,  quasi  per  nulla,
  differenti da quelle di chi l'ha preceduta in questo ruolo e  che
  sono  state  pronunciate  un anno  fa  -  la  invito,  oltre,   a
  documentarsi   con   i  suoi  uffici,  a  leggere   i   resoconti
  parlamentari -  parole che hanno prodotto l'esito che si ritrova.
   Ci  si  sarebbe  aspettati  -  ed io mi  auguro  che  nella  sua
  replica  questo  giunga  -  qualcosa  di  più  preciso,  di   più
  stringente, perché ancora siamo alla buona volontà. Abbiamo preso
  atto che l'Assessore ha fatto una dichiarazione di buona volontà,
  ma adesso vediamo come tutto ciò verrà tradotto.
   Siamo  abbastanza preoccupati per tutto questo e ci  spieghiamo,
  con  una  certa  perplessità, perché qualche ora  fa  l'onorevole
  Saverio Romano, finalmente, ha fatto una dichiarazione rilassata,
  ha  tirato  un  sospiro  di  sollievo e  plaude  l'Assessore  che
  dichiara  di  volersi  attenere,  nel  suo  operato,  in  stretta
  continuità a quanto fatto dal governo Cuffaro.
   Assessore,  se è questa la situazione, siamo contenti  per  voi:
  avete  salvato  la  faccia, ma avete perduto il  Piano  sanitario
  regionale;  se così fosse, se l'onorevole Romano si accontentasse
  di    questa   dichiarazione,   della   continuità   dell'operato
  dell'assessore   Russo   con  quello  del   governo   Cuffaro   e
  dell'assessore  Lagalla, tutto ciò porterà  alla  distruzione  di
  ogni speranza di risanamento della sanità in Sicilia
   Non  voglio  fare  differenze tra un Governo e l'altro,  ma  voi
  avete  una continuità nella responsabilità politica che  dobbiamo
  giudicare:  ciò   che quel Governo ha prodotto è  la  distruzione
  fino a questo momento.
   Onorevoli  colleghi,  voglio leggervi alcuni  passi  importanti,
  avete  conosciuto  la  relazione sul  Rendiconto  generale  della
  Regione  siciliana  che la Corte dei conti ha prodotto  a  giugno
  sulla   scorta  della  documentazione  fotografata  a  marzo   di
  quest'anno  e  dava  un  giudizio  pesantissimo  dello  stato  di
  attuazione del piano di rientro.
   Nel  maggio  di  quest'anno, successivamente a quella  relazione
  della  Corte  dei  conti,  il tavolo  tecnico  congiunto  per  la
  verifica  degli  adempimenti regionali,  quindi  Ministero  della
  salute,  Ministero  dell'economia e  delle  finanze  e   Comitato
  permanente  per la verifica dei livelli essenziali di assistenza,
  si pronunciava nel seguente modo: «Il tavolo ed il Comitato hanno
  dichiarato il gravissimo ritardo nell'avvio del Piano di  rientro
  sia  in  termini  temporali sia con riferimento al  merito  delle
  strutture adottate. Hanno, pertanto, valutato il persistere delle
  condizioni   di   inadempienza  ovvero  di  ritardo   ovvero   di
  incongruenza  dei  contenuti programmatori e gestionali  in  base
  alle quali non poteva essere espresso un giudizio favorevole.
   Conseguentemente,  hanno constatato che la situazione  di  forte
  problematicità   caratterizzante  il   contesto   socio-sanitario
  regionale sono rimaste non adeguatamente affrontate e controllate
  e,  pertanto, hanno valutato che il Piano di rientro  non  poteva
  considerarsi operativamente avviato ».
   Segue  tutta una circostanziata disamina di atti che porta  alla
  constatazione  che  le  procedure di avvio  del  commissariamento
  hanno  avuto inizio perché esse prevedono, a norma del comma  174
  dell'articolo 1, della legge 311/2004, che, constatata la mancata
  verifica  dei  livelli  di attuazione del Piano  di  rientro,  il
  Presidente  del  Consiglio dei Ministri compie  una  diffida  nei
  confronti del Presidente della Regione.
   Con  lettera  del Presidente del Consiglio dei  ministri  del  7
  maggio  2008  si  è  provveduto  ad  allarmare  la  Regione  e  a
  diffidarla,  poiché  è  stato  accertato  il  forte  livello   di
  inadempienza e la criticità della situazione.
   In  più, l'ulteriore dilazione dei termini di verifica al luglio
  del  2008   ,  per  motivi  derivanti dal  comprensibile  attuale
  insediamento  del  Governo regionale  - e noi sappiamo  che  sono
  scivolati  ad ottobre -  fanno esprimere al Comitato il  giudizio
  di un anno di mancata manovra.
   Siamo  di  fronte  ad un anno di mancata manovra  e  l'onorevole
  Romano  è  contento  perché l'Assessore in carica  ha  detto  che
  opererà  in  continuità con il governo Cuffaro   Ma  siamo  degli
  irresponsabili?  Penso  che  questo  Parlamento  non   si   possa
  permettere di esserlo.
   Assessore,  abbiamo assistito allo  stracciamento di  vesti   in
  questi  anni, a tutto campo, a 360 gradi, il Gruppo  di  Alleanza
  nazionale  che  reclamava  la  Commissione  di  indagine  per  la
  verifica  dell'operato  dei direttori generali,  le  forze  della
  maggioranza che gridavano allo scandalo, a fronte di tutto questo
  Qteatro',  la  situazione  è  rimasta  quella  che  è,   anzi   è
  peggiorata
   Dovete  sapere  che il livello di spesa, certificato  nel  conto
  economico, al IV trimestre 2007, registra una spesa di 34 milioni
  di  euro  in più rispetto al livello programmato del  2007  e,  a
  fronte  di  tutto  questo,  siamo in  una  situazione  di  esatto
  immobilismo.
   Non  possiamo riprendere da lì; non possiamo rischiare,  come  è
  stato  fatto  in questi anni, di trasformare questa Aula  in  una
  sorta di bancomat.
   L'Assessore  lo  ha detto che non basta, come è stato  fatto  la
  scorsa volta, chiamare il Parlamento a rifondere le spese per  la
  totale  assenza di fondi e di capacità di gestione che ha portato
  al   disavanzo   registrato  negli  anni   passati   e,   quindi,
  all'innalzamento dell'aliquota Irpef e dell'addizionale  Irap  ai
  livelli più alti praticati in questo Paese.
   Vi   viene  annunciato,  onorevoli  della  maggioranza,  che  il
  Parlamento  sarà chiamato ancora una volta a questa  funzione  di
  bancomat  e cioè ad innalzare Irpef ed Irap ai livelli  ulteriori
  oltre quelli massimi previsti oggi dalla legge in Italia
   Se  questa  è  la  continuità, penso che c'è da vergognarsi   In
  ogni caso, penso, Assessore, che questa è la speranza della parte
  che  ha  espresso  l'approvazione nei suoi confronti  e  che  lei
  voglia  deluderli,  che  lei non voglia fare  come  ha  fatto  il
  governo  Cuffaro  Abbiamo la speranza che questa  intesa  sia  di
  facciata,   forse,  come  dire,  se  ne  svantaggerà  la   vostra
  coalizione, ma una volta tanto ne potrebbe beneficiare la  nostra
  Regione.
     Nutro la speranza che non sia come l'onorevole Romano spera  e
  che,  quindi, sia differente.  Lei assessore sostiene che  i  120
  posti  letto di un ospedale sono tali da non garantire il livello
  di  salute,  ma  è  il  Ministero che lo ha detto  ed  è  oggetto
  continuo  di  osservazione e di richiami da  parte  dello  stesso
  Ministero  e, quindi, non dica le cose in questo modo, altrimenti
  dà  l'impressione  che  se  dobbiamo rifunzionalizzare  i  nostri
  ospedali  e  riconvertire  quelli a bassa  complessità  per  dare
  maggiore  qualità e garanzia di salute ai cittadini non è  perché
  ne  siete  convinti, ma  perché è il Ministero che ve lo  impone,
  così  come  avete  detto  per  un  anno  ed  io  posso  riportare
  testualmente  le parole di Cuffaro e dell'Assessore Lagalla:   Il
  Piano  di  rientro  non lo volevamo noi, ma   l'aveva  voluto  il
  Ministro .
   Allora  era  in carica il ministro Turco ed i conti tornavano  e
  questi  cattivi,  che  volevano imporre una  migliore  sanità  in
  Sicilia,  potevano essere messi all'indice   Ma se  questa  è  la
  continuità,  voi  non  riuscirete a  portare  avanti  le  riforme
  perché ci vuole una convinzione politica che noi abbiamo, ma  che
  deve diventare diffusa.
   La   rifunzionalizzazione  dell'ospedale  è  necessaria   e  non
  perché  lo  impone  il Piano di rientro, per fortuna  per  queste
  riforme è prevista anche una dotazione finanziaria aggiuntiva che
  rende  possibile  e  conveniente lo stesso Piano,  almeno  questo
  prevedeva la finanziaria del Governo  Prodi.
   Adesso,  però,  mi  pare di capire che il ministro  Tremonti  si
  stia  rimangiando tutto e forse salterà ogni cosa  Ma  questo  lo
  vedremo con buona pace di  Orlando e Rinaldo'
     Dobbiamo  capire che queste cose sono necessarie,  così  come,
  Assessore,   se   lei   vuole   veramente   procedere   ad    una
  riorganizzazione del sistema  118' non può presentare un  disegno
  di  legge  che  prevede  la proroga di sei  mesi  rinnovabili  di
  ulteriori  sei; deve prospettare un disegno di legge che  preveda
  una  proroga  di  due-tre mesi, ma non di  un  anno,  perché  ciò
  sconfesserebbe  le  reali  intenzioni  ed  è  questo  che   forse
  l'onorevole Romano voleva dire,  e a noi non piace, così come non
  ci  piace questa ostinazione ad interpretare il Piano di  rientro
  con una ossessione di tagli percentuali uguali per tutti
     Se voi pensate che si possa tagliare in uguale percentuale per
  tutte le realtà, dovete sapere che già oggi esiste uno squilibrio
  gravissimo  tra  realtà territoriali, fra branche specialistiche,
  fra settori della medicina pubblica e privata.
     Pensare  di  tagliare  in tutti i settori   allo  stesso  modo
  significa mettere in ginocchio quelle realtà che hanno avuto poco
  negli  anni  precedenti e mantenere i privilegi di  chi,  invece,
  nella sanità pubblica, come in quella privata, ha avuto di più.
   Le  faccio  un  esempio  per tutti. Il  personale  di  ruolo  in
  servizio nella sanità pubblica ha una media di 9,5 unità per 1000
  abitanti sull'intero territorio regionale.
   Abbiamo  analizzato  le  province  ed  alcune,  come  quella  di
  Catania, hanno una percentuale che si attesta al 10,3,  quella di
  Enna  si attesta al 12, quella di Messina si attesta al 10,2,  ed
  altre,   come  quella  di Siracusa, hanno il  7,7  per  unità  di
  personale, per mille abitanti, e quella di Agrigento  che  ha  il
  7,4 per  unità di personale per mille abitanti.
   Se   voi   abbassate  ovunque  allo  stesso  modo,  mettete   in
  ginocchio la sanità pubblica delle  province che oggi si  trovano
  in  condizioni  di  svantaggio e rendete, forse,  tollerabili  le
  realtà più dotate.
   Sono  tagli  che, se non si modifica il sistema, non produrranno
  nemmeno il risparmio previsto. Dobbiamo immaginare che insieme ad
  un taglio ci sia una riforma del sistema della  rete ospedaliera;
  non  ha  senso  tagliare  i  posti  letto  dello  stesso  reparto
  mantenendo  identiche le posizioni dei reparti e  degli  ospedali
  perché  così  non si risparmia, ma si hanno soltanto  meno  posti
  letto,  cioè  meno servizi all'utenza; non si ha miglioramento  e
  nemmeno risparmio.
   C'è  bisogno di una riforma complessiva, di una riforma - e qui,
  rimando alle cose che sono state dette da chi mi ha preceduto, ma
  che  potranno  essere dette successivamente - che  noi  ci  siamo
  accreditati di proporre.
   La  riforma del sistema sanitario regionale passa attraverso una
  riorganizzazione   del   sistema   delle   Aziende,    attraverso
  l'introduzione  dell'Agenzia sanitaria regionale, attraverso  una
  riorganizzazione  del  sistema del 118, attraverso  l'istituzione
  del    Centro   unitario   di   prenotazione,   attraverso    una
  reingegnerizzazione  della macchina e attraverso - e  questo  non
  ha bisogno di alcuna legge e su questo le chiediamo di essere più
  chiaro  ed  esplicito - due cose fondamentali:  la  rimodulazione
  della  rete  ospedaliera e la elaborazione  ed  approvazione  del
  Piano sanitario regionale. Senza questi due elementi, non abbiamo
  alcuna guida.
   C'è  molta  buona  volontà  alla  quale  possiamo  associare  la
  nostra,  ma non c'è alcuna possibilità di uscire dalla situazione
  in cui ci troviamo.
   Assessore,  la  nostra intenzione è di essere al fianco  di  chi
  vuole veramente uscire da questo baratro e, quindi, al fianco suo
  se  c'è questa intenzione  e spero che non sia  affatto la stessa
  intenzione di chi l'ha preceduta.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza sarebbe  orientata
  a  chiudere il dibattito intorno alle ore 20.30. Dichiaro  chiuse
  le  iscrizioni  a parlare. Tuttavia, ricordo che vi  sono  ancora
  otto deputati iscritti a parlare, oltre la replica dell'Assessore
  e del Presidente della Regione, qualora intenda intervenire.
   Pertanto, al fine di consentire la chiusura dei lavori entro  le
  ore  20.30  o,  al massimo, alle ore 20.45, invito gli  onorevoli
  colleghi a non sforare i tempi previsti per gli interventi.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha facoltà.

   CAPUTO.  Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  assessore  Russo, onorevoli colleghi, associo  i  miei  auguri  a
  quelli  dei  colleghi  che  mi hanno  preceduto,  glieli  ho  già
  formulati  quando  si è presentato in Aula e glieli  formulo  nel
  corso  del  suo cammino di Assessore con una delega  estremamente
  complessa,  ma  anche prestigiosa e qualificante che  -  come  ha
  detto l'onorevole Presidente della Regione - le è stata assegnata
  proprio per tenere lontani i partiti dalla sanità.
   Ho  ascoltato il dibattito con rispetto e, partendo  dalla  alta
  considerazione  che  ha  avuto  il Presidente  della  Regione  ad
  affidarle  la  delega,  condivido il fatto  di  tenere  fuori  la
  sanità  dalla  pressione dei partiti perché, in un  settore  così
  delicato riguardante  la vita dei cittadini - come lei stesso  ha
  detto  - la responsabilità per la gestione del risanamento e  per
  evitare  il  commissariamento è solo sua; le  staremo  vicini  in
  questo  percorso,  anche se devo dire che  la  sua  relazione  ha
  suscitato  in  me,  ma credo anche nell'intero Parlamento,  molto
  interesse,  ma merita anche qualche considerazione.
   Lei  ha  usato quattro  R  per dare un'idea concreta, tangibile,
  della  sua  strategia  di  risanamento  della  sanità  siciliana:
  rigore, razionalità, responsabilità, regola.
   Mi  permetterei  di  aggiungere   una  quinta   R ,  quella  dei
  rinnovamenti e di evitare un'altra  R , quella della ragioneria o
  del concetto.
   Rigore,  regola,  responsabilità  e  risultato  ed  io   ne   ho
  aggiunta,  col permesso dell'assessore, una quinta che  è  quella
  del  rinnovamento, cioè di una inversione della  strategia  della
  gestione della sanità in Sicilia ed  evitare un'altra  R , quella
  della ragioneria.
   Non  si  può  analizzare, infatti, la sanità in Sicilia  con  un
  concetto esclusivamente ragionieristico, ma bisogna usare la   R
  per   il  rigore,  per  le  regole,  per  la  responsabilità  del
  rinnovamento  e  per  una  visione di  Governo  della  sanità  in
  Sicilia.
   Assessore,  nelle  mie  parole  non  deve  leggere  o  ascoltare
  ostilità,   anzi,    apprezzo  il  suo  lavoro   e   mi   auguro,
  nell'interesse della Sicilia, che il suo lavoro serva veramente a
  rinnovare  la  sanità  in Sicilia, ad avvicinarla  ai  cittadini,
  evitando  gli sprechi e mettendo insieme un mondo che,  oggi,  in
  questo  momento, è in  profondo conflitto con le linee di governo
  di questa Sicilia.
   Oggi,  tutte le categorie legate alla sanità - dico tutte, dagli
  ospedali  pubblici ai privati, dai convenzionati, dai farmacisti,
  dai  laboratori di analisi - sono in guerra contro questo Governo
  e  non  condividono, in questo momento, le scelte operate da  chi
  rappresenta,  con delega, il settore della sanità all'interno  di
  questo Governo.
   Assessore Russo, ho ascoltato, con la dovuta attenzione, ma  ero
  anche  aiutato dalla memoria, le percentuali ed i numeri che  lei
  ha  rassegnato  a questa prestigiosa Aula per quanto  riguarda  i
  parametri sanitari, i risultati ottenuti, le percentuali.
   Posso  dirle che, in termini di memoria, non si discostano dalle
  ultime  relazioni  che  abbiamo sentito in quest'Aula  per  bocca
  degli  ultimi  assessori  che hanno rappresentato  la  sanità  in
  Sicilia,   almeno  degli  ultimi  tre  nella  storia  di   questo
  Parlamento e degli ultimi governi della Regione.
   Ecco   perché  le  dico  e  le  chiedo  con  forza  la   R    di
  rinnovamento.  Così come ha richiamato alla Kantiana  memoria  il
   si  deve  fare , le chiedo di dare a questa politica  sanitaria,
  innanzitutto, una politica della dignità di governo perché   deve
  dire all'Aula la linea di governo della sanità in Sicilia che non
  può  essere  quella  della elencazione delle  percentuali  perché
  quelle attengono ai funzionari.
   Lei  è  un Assessore prestigioso di questo Governo, un Assessore
  prestigioso  di  un  Governo prestigioso, di  altissimo  profilo,
  quindi,  le  chiediamo  e le chiedo di fornire  non  soltanto  le
  percentuali,  ma  la  linea di Governo della sanità  in  Sicilia.
  Questo  è ciò che le chiede la politica non dei partiti,  ma  del
  Parlamento; questo è ciò che le chiedono i siciliani.
   Voglio capire -parlo a titolo personale - quale sia la strategia
  del Governo in tema di sanità, che non può essere solo quella dei
  tagli,  non sono orizzontali bensì a colpi di forbice.
   Basta  guardare le percentuali, se guardiamo la relazione che  è
  stata  data al Parlamento, se guardiamo dal 2004 al 2006, periodo
  che coincide con un certo Governo della Regione e con la gestione
  della  sanità di un certo assessore di quel Governo, ci  rendiamo
  conto  che i livelli di massima esposizione della spesa sanitaria
  sono  arrivati, dal 2004 al 2006, da 7 miliardi e 491 milioni  di
  euro a 8 miliardi e 494 milioni circa.
   In  un  certo  periodo della gestione della sanità  in  Sicilia,
  abbiamo toccato il livello più alto dell'esposizione della  spesa
  sanitaria  Ecco perché le dico che le saremo vicini, proprio  per
  dimostrarle   l'attenzione,  la  stima  ed  anche  la   vicinanza
  politica,  perché lei fa parte di un Governo amico che abbiamo  e
  che  ho  sostenuto,  che ho votato e che  ho  fatto  votare,  con
  l'aiuto del Parlamento deve dare un'inversione di tendenza  nella
  sanità.
   Lei,  nella  vita, fa un mestiere particolare che  è  quello  di
  esercitare  la giustizia e di applicare le leggi in Sicilia,  una
  professione  appassionante che ha incarnato nel modo migliore,  a
  rischio personale,  ed io lo so, e questo le fa onore.
   Non  comprendo, però, come si possa portare un disegno di  legge
  che prevede la proroga di un servizio utilissimo in Sicilia,   ma
  che ha avuto alcune deviazioni e deformazioni nel corso della sua
  applicazione  originaria e che la stessa Corte dei  Conti  ed   i
  magistrati contabili di questa Sicilia hanno stigmatizzato usando
  termini pesantissimi  che rasentano il codice penale.
   Mi  sarei  aspettato, anche se lei ha l'attenuante  di  essersi
  insediato  pochissimo  tempo fa, che  proprio  per  il  giudizio
  fortemente negativo da parte dei magistrati contabili  di questa
  Sicilia,  non venisse  portata in Aula una proroga di  un  anno,
  ma,  forse, per settimane, il tempo necessario per rinnovare  un
  servizio  che  anche lo stesso Presidente della Croce  Rossa  ha
  fortemente  stigmatizzato - ed è un paradosso - con  la  lettera
  che è stata consegnata in Commissione  Sanità'.
   Ci  muoviamo su un servizio importante che costa 178 milioni di
  euro  alla  Sicilia, compresi 3 milioni  di euro di telefonia  e
  che è oggetto di fortissimi attacchi non da parte di un partito,
  ma  da  parte  dei  magistrati  della  Corte  dei  Conti,  dove,
  addirittura,  si  parla  di  300 assunzioni  fatte  in  campagna
  elettorale. Ho sentito anche questo in Commissione  Sanità'
   Le  dico,  quindi,  Assessore   -  e  lo  chiedo  anche  a  lei,
  onorevole  Presidente della Regione - che non si può  pensare  di
  bilanciare  le  spese sanitarie o evitare il commissariamento  da
  parte dello Stato chiudendo le guardie mediche perché lì non  c'è
  risparmio e i medici non vanno licenziati, ma vanno, sicuramente,
  riconvertiti  in altri settori. Certamente, non c'è un  risparmio
  in  termini  di forza lavoro, non c'è un costo perché la  maggior
  parte delle guardie mediche è ospitata in locali comunali.
   In  ogni  caso,  però,  non abbiamo assistito  ad  una  chiusura
  orizzontale  delle  guardie  mediche  in  Sicilia,   ma   abbiamo
  assistito  ad una chiusura localizzata di alcune guardie  mediche
  in alcune  province della Sicilia ed alcune sono rimaste indenne.
   Nessuno  pensi  che  stia  facendo  un  attacco  al  Governo   o
  all'Assessore per la sanità o stia facendo opposizione  a  questo
  Governo,   sto  cercando, modestamente, di dare un  contributo  a
  questo Governo e di dare dei suggerimenti -  mi auguro preziosi -
  all'assessore Russo e sono certo che, se pertinenti, ne  farà  il
  giusto uso del pensiero di chi vi sta parlando.
   Credo,  infatti,  che, oggi, la sanità così  come  prevista  dal
  Governo,   che  certamente  ha  le  idee  chiare  sulla  politica
  sanitaria  in  Sicilia,  debba essere improntata  sul  risparmio,
  sulla  riduzione dei costi eccessivi, sulla riduzione  dei  posti
  letti  eccessivi, sul  miglioramento della qualità  del  servizio
  sanitario  in Sicilia, sull'innalzamento dei livelli  di  qualità
  del  servizio  sanitario in Sicilia; deve essere oggettiva,   non
  deve  essere  a  carattere territoriale e deve avere  come  unico
  obiettivo la salute dei cittadini.
   Le  chiedo questo, Assessore, e le auguro anch'io, assieme  agli
  altri,  con  assoluta sincerità, un buon lavoro, un  lavoro  che,
  temo,  vada  al  di  là,  nonostante il suo  impegno,  delle  sue
  capacità  e  della sua professionalità non in questo settore,  ma
  una  professionalità che le ha consentito di essere  una  persona
  che  per professione deve conoscere tutto ed occuparsi di  tutto.
  Si dice che il giudice è perito peritorum.
   La  invito  a  lavorare  con lo stesso impegno,  ad  evitare  il
  commisariamento della Regione, a ripianare i costi della sanità.
   Anch'io  ho  letto  sull'Ansa  la dichiarazione  del  segretario
  regionale dell'UDC, onorevole Romano, il quale ha detto di  avere
  trovato una completa coincidenza fra la sua visione della  sanità
  e quella del precedente Governo. Non so se devo essere contento o
  preoccuparmi, ma considerato  che quello sia quello che questo  è
  un  governo  amico e ritengo di dover essere contento perché  c'è
  un'affinità di vedute che, sicuramente, ci porteranno ad  evitare
  il  commissariamento, ad effettuare un vero Piano di  rientro,  a
  dare una migliore sanità ai cittadini e ad evitare di fare scelte
  localizzate  che  possono sembrare più  una  premialità  che  una
  strategia di governo.
   Buon  lavoro,  assessore Russo, da parte nostra e  mia  avrà  la
  massima  collaborazione, però, mi creda, non  sono  assolutamente
  convinto,  non certamente del suo lavoro e del suo  impegno,  che
  l'azione  portata avanti, in questo momento, da  questo  Governo,
  con   gli  stretti  limiti  che  sono  stati  imposti,  ci  possa
  consentire  di uscire da una situazione difficile e,  ancora  una
  volta, se mi permette, le suggerisco una maggiore attenzione  sul
  Servizio  del  118 che nasce come servizio di emergenza,  ma,  in
  questo momento, sta diventando qualcosa di diverso da un servizio
  di  emergenza  e sono certo che ha letto e riletto i suggerimenti
  dei   suoi  colleghi  magistrati  contabili  che  hanno  espresso
  preoccupazioni gravissime su quella che è una deviazione di  quel
  servizio.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Colianni.  Ne  ha
  facoltà.

   COLIANNI.   Signor   Presidente,   sarò  breve   quanto   basta,
  onorevole  Presidente  della Regione, assessore  per  la  sanità,
  onorevoli colleghi, penso che oggi ci si debba  interrogare su un
  problema  che ritengo fondamentale: se in quest'Aula  si  ritiene
  ancora  di doverci dividere  su problemi, oserei dire, di  casta,
  di  lobby  o,  peggio ancora, di quel politicismo  che  porta  al
  tentativo  di cooptare l'umore emotivo di parte della popolazione
  o,  se riteniamo, invece, di essere una classe dirigente che,  su
  un  tema così importante, così significativo, ritiene  di dare un
  contributo   fortemente   costruttivo  a  questo   difficilissimo
  percorso che si è ormai avviato.
   Sono  convinto  che il dibattito in quest'Aula è importante,  ma
  sono  profondamente  convinto che se lei  non  cercherà  anche  i
  rapporti  con  la  gente,  se lei non aprirà,  in  periferia,  un
  rapporto forte con le AA.SS.LL, con gli operatori del settore, se
  non saremo capaci come classe dirigente di aprire un rapporto con
  la  gente,  rischieremo di essere soltanto rigorosi  e  severi  e
  rischieremo di perdere il collegamento con la gente.
   Il  problema  della  sanità è un problema  epocale.  Ho  sentito
  parlare  alcuni  colleghi  adducendo un  tema  piuttosto  che  un
  altro, un errore piuttosto che un altro.
   Il  suo  predecessore è stato un ottimo assessore per la sanità.
  Ho avuto il piacere di parlare e di collaborare con lui e ritengo
  necessario, in questa forte richiesta di svolta epocale,  qualche
  cambiamento negli aspetti di strutturazione di competenza.
   Sono  personalmente convinto che debba tornare il primato  della
  politica; sono convinto che gli indirizzi della politica  debbano
  diventare  numeri e dati tecnici e non piuttosto i  dati  tecnici
  numeri.
   Non  sono molto appassionato al dibattito sul contenimento, sono
  più  appassionato al dibattito sulla qualificazione della sanità.
  Vorrei  ricordare a me stesso e poi ai colleghi  che il  tema  di
  cui  stiamo discutendo sta portando ad un progressivo e  continuo
  aumento  della speranza di vita della popolazione, ad un  aumento
  costante  dell invecchiamento consequenziale della popolazione  e
  questo comporta una popolazione sempre più pluripatologica e tale
  tipo  di  popolazione che non può insistere su una visione  della
  sanità che è una visione potentemente ospedalocentrica.
   Se  non ci rendiamo conto che non si va da nessuna parte se  non
  facciamo  una  riflessione sul viraggio  della  sanità  verso  le
  politiche   sociali,  se  non  ci  rendiamo  conto  che   occorre
  affrontare  la  modernità e i nuovi incalzanti  ed  inarrestabili
  bisogni  della  popolazione che chiede sempre  nuova  e  migliore
  qualità della vita, avremo un bel tagliare, avremo un bel fare  i
  ragionieri della sanità.
   A  mio  modo  di vedere, invece, dovremmo pensare  a  sistemi  e
  modelli  diversi.  Penso  che, oggi,  dovremmo  riflettere  sugli
  aspetti  legati  alla domiciliarizzazione dei pazienti;  dovremmo
  riflettere sulla alfabetizzazione dei cittadini alla salute, cioè
  dare  competenza, consapevolezza ai cittadini che  passano  dalle
  acuzie  ospedaliere alle post-acuzie o agli aspetti riabilitativi
  domiciliari; dovremmo pensare, Assessore, alla integrazione socio-
  sanitaria.
   La  invito  a  ritornare  insieme, all'Assessore  per  gli  enti
  locali  e le politiche sociali, al tavolo socio-sanitario  perché
  oggi  viviamo situazioni di ospedalizzazioni che sono spesso  più
  legate  alla  solitudine, che sono più legate alla incapacità  di
  fare  fronte alla propria patologia, alla mancanza di un adeguato
  care  giver istituzionale e di uno care giver familiare  adeguato
  che  porta  ricoveri  impropri piuttosto che immaginare  di  fare
  tagli ragionieristici.
   Abbiamo    bisogno    di   utilizzare    la    telemedicina    e
  l'informatizzazione;  abbiamo bisogno  di  una  nuova  formazione
  professionale; abbiamo bisogno di ridare fiato ad enti intermedi.
   Mi  chiedo cosa facciamo di queste IPAB se le lasciamo morire  e
  non  le  inseriamo all'interno di  processi virtuosi di  recupero
  della  salute  della gente e non della sanità. Che cosa  e  quale
  speranza avremo se considereremo ancora l'alzheimer o le  demenze
  senili  o  se  utilizzeremo  ancora  i consultori  familiari,  le
  depressioni  come  patologie  sanitarie  e  non  come   patologie
  sociali.
   Penso  che  la  vera scommessa, Assessore,  sia il  nuovo  Piano
  socio-sanitario.
   Oggi,  siamo qui a darle la più grande delle solidarietà  perché
  sappiamo quanto sia difficile il cammino ed i tempi sono talmente
  risibili  e  stretti che nessuno di noi potrà mai  dirle  di  non
  portare avanti ciò che è stato condiviso nella precedente Giunta.
  Oggi,  però, abbiamo la necessità di avviare una fase vera  della
  trasformazione della medicina e della sanità.
   Sono  convinto  che occorre ritornare ad un dialogo,  a  livello
  territoriale,  tra  una sanità ed i comuni che  non  parlano.  E'
  impossibile  immaginare che la sanità, da  sola,  ce  la  faccia,
  senza  pensare  che  esistono i Distretti  socio-sanitari,  senza
  pensare che i nostri direttori delle AA.SS.LL non dialogano con i
  nostri  sindaci, senza pensare che non si spendono  i  soldi  dei
  Piani di zona, senza pensare che la sanità deve avere una visione
  nella  quale  un  centro  distrettuale deve  avere  competenze  e
  consapevolezza  di  tutti  i  servizi  sociali  e  sanitari   nel
  territorio e deve, avendo una visione di insieme,  indirizzare il
  paziente verso i sentieri della cura necessaria.
   Ma  sappiamo che oggi, in Sicilia,  vi sono persone  che  hanno,
  nello   stesso   tempo,    assistenza   domiciliare,   assistenza
  domiciliare integrata, buono socio-sanitario e possibilmente sono
  anche ricoverati presso strutture sanitarie o socio-sanitarie.
   E  allora  abbiamo la necessità di ridisegnare  il  sistema,  di
  fare  in  modo  che l'assistenza domiciliare non  sia  ripetitiva
  rispetto  all'assistenza domiciliare integrata. E non si  capisce
  perché  l'occhio  destro  non debba vedere  l'occhio  sinistro  e
  perché  i   finanziamenti  del Comune vengono  clonati,  poi,  da
  ulteriori finanziamenti della sanità.
   Non  so  se  il  problema è che vi è un  gigante  malato  o  se,
  invece,   è  l'incapacità  del  sistema  della  politica  a  dare
  risposte  alla modernità e ai nuovi bisogni della  gente  ed   ai
  nuovi bisogni sociali.
   Noi  dobbiamo assicurare due cose essenziali e la prima riguarda
  l'emergenza, e questa  deve essere data a tutti  Non è  possibile
  che  dopo  l'emanazione di una sua circolare ci  siano  direttori
  generali  che  non la esitino nella maniera giusta e  corretta  e
  anziché chiudere guardie mediche in alcuni territori coperti,  la
  chiudono  in  comuni come Sperlinga, in comuni come Roccafiorita,
  in  comuni che sono dimenticati persino da Dio e si trovano senza
  avere   un   medico  di  base.   Dobbiamo  assicurare   a   tutti
  l'emergenza
   L'altra  cosa  che  dobbiamo assicurare è   l'urgenza:  dobbiamo
  assicurare  a tutti i cittadini una buona e tempestiva  diagnosi,
  una  buona  medicina  interna che, attraverso  le  strumentazioni
  adeguate,  possa  dare ai cittadini una certa e sicura  diagnosi;
  dopodiché,  amici  miei, nessuno di noi può pensare  ad  ospedali
  ripetitivi,  chirurgie e ostetricie ovunque.
   Abbiamo  bisogno, inoltre, dei poli di eccellenza; se  la  gente
  oggi  va  a  Milano piuttosto che a Parigi, perché  non  dovrebbe
  spostarsi di trenta chilometri o di dieci chilometri pur di avere
  la migliore chirurgia o la migliore ostetricia?
   E'  il  modello  che va cambiato, che va totalmente  rimesso  in
  essere. E, aldilà delle polemiche che potrebbero essere facili in
  quest'Aula, le dico che siamo con lei e siamo convinti conoscendo
  il suo rigore, soprattutto etico e professionale, e abbiamo colto
  il  motivo  per cui il Presidente della Regione abbia  voluto  un
  uomo come lei a guidare la sanità in Sicilia.
   Siamo  qui  per  esserle vicini politicamente per il  contributo
  che  potremo  darle come gruppo parlamentare e per le professioni
  di  ciascuno di noi, ma abbiamo bisogno anche di un assessore che
  dialoghi con la gente - so che lei ha cominciato a farlo e voglia
  farlo  -  che venga in periferia a discutere insieme ai deputati,
  insieme   ai  sindaci,  un  cambiamento  che  altrimenti  sarebbe
  assolutamente insopportabile.
   Penso  che quest'Aula oggi debba dire al suo Assessore di andare
  avanti con il nostro sostegno in questo gravoso impegno.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare  l'onorevole  Lupo.  Ne  ha
  facoltà.

   LUPO.  Signor  Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  Assessore, onorevoli colleghi, cercherò  di limitare il tempo del
  mio intervento.
   Ho  ascoltato le dichiarazioni programmatiche, linee  guida  del
  nuovo  Assessore per la sanità che possono rappresentare  davvero
  un  momento  di  discontinuità positivo  rispetto  all'azione  di
  governo  degli ultimi anni, azione che sicuramente non ha aiutato
  la  sanità  della  Regione siciliana a  migliorare  e  ad  andare
  incontro alle esigenze dei cittadini.
   Credo,  e  spero soprattutto, che di fatto questa  discontinuità
  possa essere riscontrabile in fatti concreti, politici e anche di
  natura  gestionale, riguardanti proprio l'azione di  governo  per
  quanto riguarda il servizio sanitario della nostra Regione.
   Sicuramente  parole come trasparenza, legalità sono  importanti,
  sono concetti forti, ma non possono rimanere soltanto parole.  Il
  nostro impegno, anche come Partito Democratico, sarà orientato  a
  dare  sostanza,  contenuti politici, contenuti veri  che  possono
  tradursi in fatti,  che possano tradurre parole e concetti  tanto
  importanti come trasparenza e legalità; concetti e fatti  di  cui
  la  sanità  siciliana  ha  molto,  molto  bisogno  nell'interesse
  generale della collettività dei cittadini di questa Regione.
   Credo  sia  estremamente importante riuscire anche a  coniugare,
  nei  fatti,  potere e responsabilità e  responsabilità  significa
  che chi sbaglia, in mala fede, deve pagare e ciò comporta che   i
  manager  delle aziende sanitarie che hanno contribuito a  portare
  le aziende sanitarie al dissesto devono pagare.
   Finora  non  abbiamo  riscontrato  nei  fatti  una  vera  azione
  sanzionatoria  tale da potere rappresentare un  argine  verso  il
  cattivo governo delle aziende sanitarie della nostra Regione.
   Impegniamoci, l'Assessorato s'impegni, il Governo della  regione
  siciliana  s'impegni a far sì che potere e responsabilità  vadano
  di  pari passo nell'azione politica, nell'azione di governo anche
  delle nostre aziende sanitarie.
   Tutto  questo deve perseguire obiettivi concreti che non possono
  essere  rappresentati dai tagli ai diritti. Siamo  disponibili  a
  sentir parlare di efficienza, di riorganizzazione, di tagli  agli
  sprechi,  di  tagli  alle  consulenze  inutilmente  costose   che
  affliggono la sanità siciliana e che rappresentano un costo per i
  cittadini  costretti  anche a pagare odiosi  ticket,  magari  per
  mantenere  inutili  consulenze,  ma  i  tagli  non  possono   mai
  riguardare il diritto alla salute che è un diritto  primario  dei
  cittadini della nostra Regione.
   Va  messa  in atto ogni azione utile, intelligente, equilibrata,
  concertata,    finalizzata   per   evitare   il    rischio    del
  commissariamento,  che  personalmente  lo  ritengo   estremamente
  negativo  per  la nostra Regione, per i cittadini siciliani  che,
  invece, hanno diritto alla tutela della salute, per le tasche dei
  cittadini  siciliani  già  alleggerite  da  un'Irap  troppo  alta
  proprio  a causa dell'elevato costo e degli sprechi della  sanità
  siciliana.
   Credo  che  le proposte di legge del Partito Democratico  vadano
  in  questa direzione, nella  direzione giusta; bisognerà attivare
  anche delle novità di rilievo che non possono più attendere come,
  ad esempio, le unità di valutazione geriatria o dare realmente, a
  tutti   i   cittadini   che   ne  hanno   bisogno,   il   diritto
  dell'assistenza domiciliare integrata, a partire da  un  uso  più
  attento  e  razionale dei fondi della legge  numero  328,  troppo
  spesso  inutilizzati  in molti dei comuni della  nostra  Regione,
  pure  a  causa  di  una  difficoltà  concreta  di  dialogo  e  di
  collaborazione  tra  l'Assessorato della sanità  e  l'Assessorato
  della  famiglia, entrambi competenti in parte per lo  svolgimento
  di questo servizio.
   Mi  auguro  che  in  questo possa esserci un  cambio  di  marcia
  nell'azione  di  questo nuovo Governo ed è  ciò  che  chiedono  i
  nostri  cittadini siciliani. Vanno attivate le aree  territoriali
  di riabilitazione; istituito il centro di accettazione unificata.
   Dobbiamo  fare di tutto per eliminare le inutili code che  molto
  spesso  sono  il  vero  primo incubo degli  anziani  costretti  a
  rivolgersi  alle strutture sanitarie pubbliche facendo estenuanti
  ed insopportabili attese.
   Dobbiamo   anche  evitare  l'incubo  delle  code   nei    Pronto
  soccorsi  ormai quasi inagibili, infrequentabili, dove nessuno di
  noi  sicuramente si augura di doversi recare perché  speriamo  di
  non  dover stare mai male, ma dove purtroppo molti cittadini sono
  costretti a recarsi e dove è insopportabile che l'ammalato  debba
  fare  lunghe ed interminabili code soltanto per cause legate alla
  disorganizzazione del servizio, alla cattiva organizzazione delle
  risorse umane e delle risorse economiche.
   Tutto  questo può e deve produrre, in un breve lasso  di  tempo,
  anche  effetti positivi. Citavamo la piaga dei ticket;  la  gente
  vuole  capire, a volte è anche disponibile a pagare, ma  pretende
  un servizio di qualità che, invece, non vede. E'inaccettabile che
  si  possa  chiedere  un corrispettivo per un  servizio  sanitario
  assolutamente inadeguato.
   E'  necessario  altresì procedere all'integrazione  del  sistema
  dei presìdi territoriali con l'emergenza, con le guardie mediche,
  con i servizi del 118.
   Riguardo  a  quest'ultimo punto, ritengo che servano  interventi
  strutturali  di riorganizzazione radicale del servizio  che  deve
  essere assolutamente garantito e migliorato e, da questo punto di
  vista, reputo non più accettabili inutili proroghe di convenzione
  che, invece, non vanno in questa direzione.
   Penso,  inoltre,  che bisogna cominciare a limitare  l'ingerenza
  inutile  del potere politico sulle scelte gestionali: la politica
  deve fare la sua parte, non amministrare le aziende. Deve esserci
  una  separazione  netta  fra  l'azione  politica  di  governo   e
  l'attività  gestionale  delle aziende:  il  controllore  non  può
  essere  anche  il controllato e questo risponde ad  una  corretta
  separazione  dei  poteri,  fermando  la  deriva  finanziariamente
  dispendiosa  e  politicamente degradante della lottizzazione  dei
  direttori  generali, di cui troppo spesso si legge  sulla  stampa
  gettando discredito sulla nostra Regione.
   E'   necessario   procedere  alla  razionalizzazione   ed   alla
  compressione  della spesa sanitaria, soprattutto  -  diceva  bene
  l'onorevole Gucciardi - con l'introduzione di un adeguato sistema
  di  controlli  di cui la Regione non può più fare  a  meno  nella
  gestione delle aziende sanitarie.
   Razionalizzazione complessiva del Servizio sanitario  regionale,
  quindi, attraverso un efficiente sistema di controlli di gestione
  e  sulla  gestione, che funga da sbarramento vero,  reale,  forte
  agli  sprechi,  agli  eccessi  di  spesa,  alle  diseconomie   di
  gestione, alle clientele troppo spesso presenti e che tende ad un
  aumento effettivo della qualità del governo clinico delle aziende
  sanitarie.
   Conseguimento  di  obiettivi  possibili  anche  attraverso   una
  corretta programmazione, la razionalizzazione, il controllo della
  gestione  delle aziende, di ricerca, di innovazioni assolutamente
  necessarie  per le nostre aziende sanitarie, nonché il  controllo
  partecipativo anche dei cittadini, anche degli operatori.
   Della   sua   relazione,  onorevole  assessore,  ho   apprezzato
  particolarmente  il  riferimento al controllo  partecipativo  dei
  cittadini,  che  devono certo sì pretendere i  loro  diritti,  ma
  devono  assolutamente sapere che  questo Governo ha il dovere  di
  assicurare loro il rispetto di questi diritti.
   E'  necessario ridefinire gli ambiti territoriali  del  servizio
  sanitario regionale, lo diceva anche l'onorevole De Benedictis  e
  non  mi  dilungo su questo, ipotizzando un riassetto  complessivo
  delle  aziende sanitarie e, una volta e per tutte,  nel  caso  di
  dissesto   delle  aziende  sanitarie  rimuovere  i  manager   che
  colpevolmente abbiano contribuito al dissesto stesso.
   E'    indispensabile    il   meccanismo   istituzionale    della
  semplificazione normativa in materia sanitaria e mi  auguro  che,
  da   questo  punto  di  vista,  la  nuova  Commissione   per   la
  semplificazione  legislativa possa  dare  un  contributo  in  tal
  senso.
     Auspico, infine, che il dibattito di questa sera possa davvero
  rappresentare un passo avanti, un tassello nel lungo cammino, nel
  percorso   impegnativo,   serio   che   dobbiamo   fare   insieme
  nell'interesse generale dei cittadini di questa Regione verso  il
  riordino del servizio sanitario regionale.
   Concludendo,   signor  Assessore,  credo  sia  interesse   anche
  dell'opposizione, per quanto mi riguarda, svolgere sul tema della
  sanità  un'azione politica di opposizione seria, forte  tutte  le
  volte che sarà necessario, senza sconti, ma sempre costruttiva  e
  mai pregiudizievole e che valuterà i fatti e il merito dei fatti,
  coscienti  come  siamo che dobbiamo lavorare per  raggiungere  un
  unico  obiettivo  fondamentale che  è  quello  della  salute  dei
  cittadini di questa Regione. Grazie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Scilla.  Ne  ha
  facoltà.

   SCILLA.  Onorevole  Presidente della Regione, signor  Presidente
  dell'Assemblea, onorevoli colleghi, sarò brevissimo, telegrafico,
  ritengo  tuttavia doveroso intervenire su un tema così importante
  dalla cui risoluzione dipenderà il futuro della nostra terra.
   Sono  un  parlamentare del Popolo della Libertà e come  tale  mi
  sembra  opportuno, in questa fase, non esprimere  alcun  giudizio
  sull'attività dell'Assessore o sull'azione di Governo considerato
  che  sono  passati  solo  due mesi da  quando  l'Assessore  si  è
  insediato e penso che bisogna giudicare l'azione del Governo  sui
  fatti e non su concetti demagogici.
   Ho  sentito  tanti interventi, una serie di numeri, ragionamenti
  che  oramai  si  sentono da tanti anni.  Penso  sia  arrivato  il
  momento  di  dare risposte concrete che vadano verso  l'interesse
  dei  siciliani. Capisco che sull'Assessore Russo  ci  sono  tante
  aspettative perché è un personaggio di un certo rilievo,  ma  non
  è  un  extraterrestre, è un uomo come tutti noi e come  tale   ha
  bisogno  di  capire, di valutare  e per fare ciò gli occorre  del
  tempo prima di esprimere  giudizi.
   Assessore,   con  modestia,   le  vorrei  dare  qualche  piccolo
  consiglio, se mi posso permettere, secondo il mio punto di vista.
     Se  realmente si vuole cambiare, secondo me non basta cambiare
  l'Assessore  o  il  Governo;  L'apparato  burocratico  e  tecnico
  dell'Assessorato  è  fatto sempre dagli stessi  soggetti.  Se  la
  spesa sanitaria è arrivata, dal 2001 al 2007, a quasi 8.700  mila
  euro,   con  un  incremento  di  più  di  2  milioni   di   euro,
  evidentemente c'è una responsabilità della politica, ma  ci  sarà
  pure   una   responsabilità  dell'apparato  tecnico  dirigenziale
  interno all'Assessorato.
   Ritengo  necessario intervenire su questo punto, non è una  cosa
  di  poco  conto,  andiamo  a  vedere  chi  sono  i  soggetti  che
  tecnicamente  e burocraticamente hanno gestito la sanità da molti
  anni,  personalmente non conosco tali soggetti, ma secondo  me  è
  su questo versante che bisogna intervenire.
   Un  altro aspetto che mi permetto di suggerire è quello di avere
  assoluto  rispetto,  sia  lei che tutto  il  Governo,  di  questo
  Parlamento, tanto più che lo stesso è composto da soggetti eletti
  direttamente dal popolo  Pertanto, qualsiasi tipo di riforma,  di
  novità,  di  cambiamento non può passare a colpi di  decreto,  ma
  bisogna  fare  una  costante azione  di  verifica  con  le  forze
  parlamentari che, ribadisco, rappresentano i territori.
   Se  si  verifica, come si è verificato, che all'interno  di  una
  Commissione   non  venga  votata  una  sua  proposta,   bisognerà
  riflettere   piuttosto   che   reagire   con   un   provvedimento
  amministrativo; bisognerà tenere conto di forze politiche come il
  PDL  e l'UDC, che rappresentano un terzo del Parlamento regionale
  e,  pertanto,   bisogna avere  anche un certo rispetto  politico-
  istituzionale  dei  ruoli.  D'altra parte,   tutti  vogliamo  che
  realmente  la  sanità venga cambiata, tutti vogliamo  che  questo
  male venga realisticamente debellato.
   Concludo,  signor  Presidente, con un'ultima  considerazione.  A
  mio  avviso,  bisogna   potenziare la  sanità  pubblica,  bisogna
  potenziare  gli ospedali e dare meno denaro pubblico alla  sanità
  privata, che spesso diventa momento di politica clientelare e  di
  pochissimi momenti favorevoli per i cittadini siciliani.
   Grazie, signor Presidente.

   PRESIDENTE.  Grazie onorevole Scilla, anche per  avere  limitato
  il suo intervento.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Lenza Nicola. Ne ha facoltà.

   LEANZA   NICOLA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   la
  sanità,   più  di  ogni  altro  aspetto   dell'attività  politica
  amministrativa  regionale, rappresenta il luogo  privilegiato  in
  cui  possono rendersi riconoscibili le ragioni ispiratrici  della
  politica, i principi che ne animano le scelte.
   Scelte  ormai  non  più rinviabili, che da  tempo  si  sarebbero
  dovute  affrontare  e  che  ci  interrogano  sulla  necessità  di
  superare  l'attuale  insostenibile contraddizione di  un  sistema
  sanitario  che  ha  costi che non hanno paragone  col  resto  del
  Paese,  ma  con risultati non sempre in linea con le  attese  del
  nostro popolo.
   Gli  ultimi  anni,  sia  pure in modo difforme,  a  seconda  del
  maggiore   o  minore  livello  di  qualità  della  programmazione
  sanitaria che la politica ha saputo esprimere nelle diverse  aree
  della  Regione, hanno registrato  un innalzamento dei livelli  di
  qualità  della nostra sanità, come dimostra il diminuito  ricorso
  dei siciliani ai  viaggi della speranza .
   Questo dato, più che consolarci, deve convincerci ancora di  più
  della  possibilità  e  necessità  di  fare  bene  e  presto,  non
  illudendoci  che il problema sia solo tecnico e  che  ai  tecnici
  possano essere delegate le scelte da compiere.
   Decidere  cosa dare e a chi, cosa togliere e a chi  è,  infatti,
  il contenuto vero della politica. Assessore Russo, è a questo che
  oggi  siamo  chiamati. Lei oggi è chiamato in modo particolare  a
  definire quali obiettivi raggiungere, con chi e da dove prelevare
  le risorse necessarie, cosa tagliare, chi e come penalizzare, chi
  e  come chiamare ad una maggiore partecipazione economica fra gli
  utenti del sistema sanitario. Sono tutte domande alle quali  solo
  la  politica  può  dare  risposte che i  tecnici  successivamente
  debbono attuare, solo attuare.
     Onorevole  De  Benedictis,  con  decreto  dell'assessore  alla
  sanità  del  6 agosto 2007, il professore Roberto La  Galla,   la
  precedente  Giunta regionale, presieduta dall'onorevole  Cuffaro,
  approvava l'accordo attuativo del piano previsto dall'articolo 1,
  comma  180  della 311/2004, cosiddetto  Piano di contenimento  di
  riqualificazione del sistema sanitario 2007-2009 . (Lo dico anche
  all'onorevole Cracolici perché poi mi dice che il piano sanitario
  non è stato fatto.)
   In  quella  data  è  stato fatto il piano di rientro,  l'accordo
  Stato-Regione di cui sopra, siglato dal Presidente della  Regione
  e  dall'Assessore alla sanità del tempo, deriva  da  una  precisa
  disposizione  contenuta  nelle leggi finanziarie  dello  Stato  e
  previste  per le regioni che presentano un disavanzo rispetto  al
  patto di stabilità finanziario Stato- Regione.
   Il  mancato  rispetto dell'accordo  comporta - lo ha  già  detto
  l'Assessore  -  il  potere sostitutivo del Governo  e,  pertanto,
  l'accordo  di  cui sopra rappresenta una norma attuativa  cogente
  per la nostra Regione,  chiamata ad applicarla. Nessuno in questo
  momento  può cambiare il piano di rientro altrimenti  rimette  in
  discussione tutto quanto.
   E'  necessario ed utile premettere quanto sopra per  comprendere
  che dalla firma del predetto accordo è passato un anno durante il
  quale sono stati generati diversi provvedimenti, la maggior parte
  dei  quali  ritenuti non rispondenti ai contenuti  del  piano  di
  rientro  dall'apposita Commissione di verifica interministeriale,
  la Commissione  Massicci'.
   In  definitiva, ad oggi, non si è provveduto ad alcun  risultato
  concreto,  quanto  piuttosto ad un sostanziale,  costante  rinvio
  delle problematiche emerse, col conseguente aggravarsi del quadro
  economico nell'ottica di un programma di recupero e trasferimento
  di  quote  importanti dal sistema nazionale alle  nostre  esauste
  casse regionali.
   Il  mancato  rispetto  delle previsioni  del  piano  di  rientro
  comporta,  ad  oggi,  un  mancato incasso di circa  900  milioni,
  relativo  a  quote di spesa corrente 2003 e seguenti,  nonché  la
  mancata  attivazione di  mutui per circa 2 miliardi e 900 milioni
  di  euro  e  garantiti dallo Stato, nonché circa 400  milioni  di
  contributi  dal  Governo nazionale per il ripiano  dei  disavanzi
  pregressi.
   Forse  una  più paziente, responsabile e disponibile  attenzione
  al   diritto-dovere  di  partecipazione  delle  forze   politiche
  sindacali  di  rappresentanza delle autonomie locali  ci  avrebbe
  messo  oggi in condizione di avere un piano più chiaro forse  nei
  suoi   obiettivi,  più  equo  nei  suoi  tagli,  più  velocemente
  realizzabile  e,  soprattutto,  percepito  come  una  formidabile
  occasione  per dare ai siciliani, con minor costo,  una  migliore
  sanità.
   Il  piano  espone  una  serie articolata di obiettivi  generali,
  specifici ed operativi, alcuni dei quali condivisibili nella loro
  individuazione.  In  alcuni casi risulta,  però,  generico  nella
  soluzione  laddove  indiscriminatamente  si  propongono  tagli  e
  riduzioni senza opportune analisi di contesto, con il rischio  di
   buttare  il  bambino e l'acqua sporca , un po' meno  nella  loro
  declinazione completa.
   Il  piano,  in  alcuni casi, tende a sparare nel  mucchio  e  ad
  individuare tagli, immaginando che questi possano essere  chiesti
  in  maniera  uniforme pur davanti a situazioni del tutto  diverse
  tra  loro,  senza  che sia stato individuato prioritariamente  il
  modello con cui misurare il livello di spesa ottimale.
   E'   questa   la  più  grande  difficoltà  che  ha,  ovviamente,
  l'assessore  Russo;  l'aumento dei costi  del  sistema  sanitario
  regionale,  a  cui  non  è  coinciso un  corrispondente  uniforme
  miglioramento  dei  livelli di assistenza  sanitaria  non  sempre
  adeguata  alle  esigenze  della  popolazione,  si  ritiene  possa
  individuarsi nelle seguenti macro-aree che presentano i punti  di
  maggiore  criticità  del  sistema:  spesa  farmaceutica,  sistema
  convenzionamento   esterno,   laboratori   analisi,   centro   di
  fisiochinesiterapia, radiologia, emodialisi, e via dicendo,  rete
  ospedaliera pubblica e privata, emergenza-urgenza sul 118.
   E'  evidente che la crescita esponenziale della spesa  sanitaria
  deriva  da  fattori  insiti nel sistema e,  quindi,  fisiologici,
  aumenti  derivanti da nuovi contratti di lavoro, investimenti  in
  campo strutturale e tecnologico per consentire il mantenimento di
  standard   di   sicurezza   e  livelli   di   diagnosi   e   cure
  irrinunciabili;  fattori politici non sempre nobili  e  motivati,
  campanilismi, localismi, personalismi; fattori esterni  accertati
  anche con note vicende giudiziarie.
   Con  l'insediamento del nuovo Governo, l'attuale assessore si  è
  trovato  su  un treno in corsa pronto a deragliare,  avendo  come
  conseguenza  la  mancata erogazione di 900  milioni  di  euro  di
  pronta  cassa e la mancata attivazione di mutui per 2 miliardi  e
  800  milioni  di  euro, come abbiamo detto,  con  il  conseguente
  collasso  economico di questa Regione che destina gran parte  del
  proprio  bilancio alla voce  sanità', nonché il commissariamento,
  da  parte  del  Governo  centrale, che  comporta  automaticamente
  l'imposizione di nuove fiscalità ai cittadini.
   La  responsabile  azione  e  relazione  dell'assessore  è  stata
  quella   del   perseguimento   di   un   autentico   risanamento,
  razionalizzando  e ristrutturando il sistema sanitario  regionale
  alla  luce  delle metodologie del moderno welfare, tenendo  anche
  conto di quanto è stato già realizzato in altre realtà in Italia.
   Rispetto  a  quanto  detto dall'onorevole De Benedictis,  volevo
  soltanto  sottolineare che la continuità è nel Piano di  rientro,
  non  nell'attuazione,  perché il Piano di  rientro  non  può  che
  essere  la  continuità poiché è stato sottoscritto dalla  Regione
  siciliana  e  dal  Governo Prodi ed è quello  che  ci  vincola  a
  continuare.
   Ciò  che di importante ha fatto l'assessore Russo è che nel giro
  di  dieci  giorni ha fatto ciò che forse dovevamo fare,  lo  dico
  anche  come  autocritica, considerato che anch'io ho fatto  parte
  del   Governo  Cuffaro,   nel  momento  particolare  che  abbiamo
  vissuto.
   Sono  state  tagliate le guardie mediche, si sta  pensando  alla
  razionalizzazione  del 118, finalmente si sta  parlando  di  dati
  concreti   rispetto   alla  riduzione  della  rete   ospedaliera:
  l'assessore Russo sta attuando, finalmente, il Piano di rientro.
   La  parte politica che rappresento intende utilizzare tale Piano
  come  una  vera  e  propria  opportunità,  assessore  Russo,  per
  razionalizzare  e riqualificare il sistema e per  valorizzare  al
  meglio   tutte   quelle   risorse  professionali,   tecnologiche,
  strutturali  che  sono  presenti e che  in  questi  ultimi  anni,
  soprattutto in alcuni settori, hanno garantito in questa Regione,
  anche   se   a   macchia  di  leopardo ,  soddisfacenti   livelli
  assistenziali.
   In  altre  parole, occorre procedere ad una vera e propria  cura
  dimagrante   dell'attuale  sistema  che  presenta   significativi
  aspetti di patologica ipertrofia in più settori attraverso  anche
  un   più   efficiente   sistema  di  controlli   per   verificare
  l'inappropriatezza,  le discrepanze e gli  abusi,  così  da  fare
  emergere gli atti impropri e consentire la regolare sopravvivenza
  e crescita dei soggetti e di strutture maggiormente virtuose.
   Sono  quattro  i  livelli  che principalmente  costituiscono  le
  macro-aree.
   La   spesa  farmaceutica.  Agire  sul  versante  dei  controlli,
  verifica  di  tutti gli esenti ticket e dei relativi  certificati
  ISE  ed  autocertificazioni; controllo totale di tutte le ricette
  con  relative  prescrizioni, sviluppando un adeguato  sistema  di
  lettura  ottica; applicazione, come in altre Regioni, dell'intesa
  con  i  medici  di  medicina  generale ai  fini  dell'inserimento
  informatico della ricetta; distribuzione diretta dei  farmaci  ad
  alto  costo attraverso le farmacie convenzionate previo specifico
  accordo  con  i farmacisti; distribuzione dei farmaci  del  primo
  ciclo  terapeutico  post-dimissione  ospedaliera  attraverso   le
  farmacie  ospedaliere;  sistemi incentivanti  per  gli  operatori
  addetti al controllo delle ricette.
   Sistema convenzionamento esterno. Occorre guardare in faccia  la
  realtà, in Sicilia esiste il numero di convenzionati esterni  più
  alto di tutte le altre Regioni. Le rimostranze dei professionisti
  di  questo  settore sono sostenute da simulazioni economiche  con
  riferimento a documentazioni e letteratura sanitaria che ipotizza
  modelli  teorici,  ancorché  suggestivi,  non  rapportabili  alla
  realtà siciliana e legati a periodi di  vacche grasse .
   In  altre  parole,  per  portare tale sistema  in  un'ottica  di
  maggiore  razionalità  è  necessario riorganizzare  la  rete  dei
  laboratori delle radiologie, attraverso l'esatta conoscenza delle
  esigenze  di  salute di un determinato territorio; organizzare  i
  controlli  sull'appropriatezza prescrittiva attraverso l'adozione
  di   idonee  linee-guida;  adeguamento  delle  tariffe  a  quelle
  nazionali, così come imposto dalla normativa vigente.
   Rete   ospedaliera  pubblica  e  privata,  altro  settore  molto
  importante.  Premesso  che, in tale settore,  esistono  punti  di
  eccellenza  nel  pubblico  ed in alcune  realtà  private,  queste
  strutture  devono  rappresentare un punto  fermo  di  riferimento
  nella  riorganizzazione della rete ospedaliera  laddove  esistono
  professionalità,  tecnologie  e competenze  di  valore  assoluto,
  riconosciute in campo nazionale ed europeo, evitando  pretestuose
  mortificazioni in nome di un malinteso senso di economicità.
   Occorre   procedere  ad  una  netta  revisione  di  tale   rete,
  prevedendo  per  il pubblico una riduzione mediante  accorpamento
  dei presìdi ospedalieri territoriali viciniori e riconversioni di
  presìdi  ospedalieri con meno di 100 posti letto, attraverso  una
  realistica  simulazione  si potrebbero  ridurre  gli  attuali  67
  presidi   a   38  o  40;  riduzione  delle  aziende  ospedaliere,
  individuando come tali quelli aventi le caratteristiche  previste
  dalla norma del decreto legislativo numero 229 del 1999; rivedere
  i   rapporti   Regione-Università   limitando   i   posti   letto
  dell'azienda  ospedaliera universitaria al limite previsto  dalla
  legge  di  3  posti letto per ogni studente di primo  anno  dalla
  facoltà  di  medicina  e chirurgia,  va poi  definito,  assessore
  Russo,  l'equivoco di due aziende universitarie a  Catania  -  la
  riduzione  dell'azienda ospedaliera, con i metodi di  cui  sopra,
  sarà  congrua e virtuosa, in linea con la normativa e  la  realtà
  nazionale;  riduzione dei posti dell'ospedale privato sulla  base
  di criteri oggettivi  già applicati al pubblico;  eliminazione di
  punti  nascita  con  meno  di 400 parti l'anno;   sussistenza  di
  numeri   posti  solo  se  supportati  da  indici  di  occupazione
  equivalente;  divieto  di  ricovero  di  pazienti  per  patologie
  riferite a discipline non previste in convenzione.
   Sul  privato dobbiamo fare un ragionamento. Non c'è analisi  del
  sistema  sanitario  regionale  siciliano  che  non  evidenzi   il
  patologico   rapporto   con  il  numero  di   strutture   private
  accreditate e certamente sproporzionato, ma non si rende evidente
  che,  in realtà, a fronte di un numero roboante di strutture,  il
  totale  del  fatturato  delle  stesse,  assessore  Russo,  non  è
  proporzionalmente ed ugualmente imbarazzante, a dimostrazione che
  il problema vero del rapporto tra privato e pubblico, in Sicilia,
  non è il numero delle strutture private, ma la qualità della loro
  prestazione,  in  grado di affiancare, laddove  c'è  bisogno,  il
  pubblico nell'erogazione dei servizi.
   E'   come  se  il  privato  siciliano  risentisse  degli  stessi
  problemi  del  pubblico,  una  eccessiva  polverizzazione   delle
  strutture porta con sé una polverizzazione delle risorse che,  se
  concentrate,  potrebbero  determinare significative  economie  di
  scala  e conseguenti possibili investimenti in grado di innalzare
  il  livello  delle prestazioni e determinare una complementarietà
  programmata  della  presenza del privato  nel  sistema  sanitario
  pubblico.
   Occorre, dunque, aprire un tavolo o meglio una vertenza  con  le
  rappresentanze  sindacali di tale settore per  avviare  un  nuovo
  percorso,  partendo dalla consapevolezza che è  finito  il  tempo
  dell'   acchiappa risorse  e che comincia, anche per il  privato,
  quello della razionalità dell'uso delle risorse, del rigore nella
  verifica dell'uso di esse, degli obiettivi di miglioramento della
  capacità  di performance, del paritario rispetto delle condizioni
  che vincolano il pubblico, specie in materia di accreditamento di
  livelli minimi di personale.
   Tavolo  a  cui  sedersi  non rispondendo  alle  loro  richieste,
  interpretando  e disponendo sempre la formulazione di  circolari,
  favorevoli al privato, ma spiegando le esigenze del pubblico  per
  le quali è più intelligente servirsi del privato e concordando le
  modalità di queste prestazioni che debbono essere un affare   per
  tutti  gli attori interessati: la Regione, perché solo con minori
  costi  dà  migliori servizi, il privato perché sviluppa occasioni
  di  reddito ed occupazione,  il cittadino perché vede ampliata  e
  migliorata la gamma dei servizi sanitari.
   Vedremo, assessore Russo, se questo vale anche per i tavoli  con
  tutte  le rappresentanze di categorie, comprese quella dei medici
  di  base. Il Governo saprà esercitare quella leadership forte  ed
  autorevole di cui c'è bisogno nei momenti delle scelte difficili
   Non   emerge  dal  Piano  di  rientro  un'attenta  capacità   di
  individuare  tutti  gli  ambiti e le categorie  che  è  possibile
  chiamare   a   contribuire  per  demolire  la   spesa   sanitaria
  improduttiva  che spesso coincide con sacche di privilegio  e  di
  sprechi. Nulla sembra, per esempio, delinearsi a proposito  della
  medicina  di   base,  che è uno degli attori più  importanti  del
  sistema.
   Il  Piano  di  rientro  dedica, infine,  un  ampio  spazio  alla
  ridefinizione  della rete di emergenza-urgenza. E'  indubbio  che
  questa    componente   risulti   spropositata   nella   dotazione
  quantitativa.
   Occorre  ridefinire  gli  organici  S.U.E.S.  (Servizio  Urgenza
  Emergenza  Sanitario)  e  prevedere  un  assetto  in   grado   di
  assicurare  un servizio più efficiente e rispondente alle  attese
  dell'utenza  e  perché questo accada è assolutamente  prioritario
  superare  l'attuale quadruplicazione delle competenze divise  tra
  medici di pronto soccorso con contratto di lavoro dipendente  con
  le  aziende sanitarie, medici del 118 con contratto di  lavoro  a
  progetto  con  il S.U.E.S., medici della continuità assistenziale
  con  contratto  di lavoro a progetto con le aziende  sanitarie  e
  medici   del  PTE,  senza  che  sia  possibile  attivare   alcune
  integrazioni   ed   economie  di  scala   nell'uso   della   loro
  prestazione.
   Ricondurre  ad  unità  contrattuale  i   medici,  affidando   al
  S.U.E.S.  il solo compito di verificare l'emergenza e, attraverso
  le  risorse  messe a disposizione dalle aziende,  organizzare  la
  risposta,  consentirebbe  un notevole risparmio  di  risorse,  ma
  soprattutto una più efficiente organizzazione dell'intero sistema
  che  potrebbe  contare su quella flessibilità ed integrazione  di
  risorse   che  è  una  delle  scommesse  del  Sistema   sanitario
  regionale.
   Solo  così  sarà  possibile superare la stridente contraddizione
  tra medici di pronto soccorso, che non riescono a far fronte alla
  domanda  di  interventi, e medici dell'emergenza, che trascorrono
  gran parte del proprio tempo nella deprimente attesa di un evento
  che ne giustifichi l'intervento.
   In   tale  settore,  quindi,  occorrerà  procedere  alla  rapida
  definizione  con  la  revisione della convenzione  con  la  Croce
  Rossa,  la  riduzione  delle  ambulanze,  la  ridistribuzione   e
  riqualificazione  del  personale in esubero  ed  allocazione  nei
  presidi ospedalieri del pronto soccorso.
   Il  modello è, ancora una volta, più culturale che organizzativo
  e  si  sono  perse intere legislature per  affrontare, con  tempo
  sufficiente, le necessità del cambiamento; non c'è stata  Regione
  italiana  che,  nell'ultimo decennio, non  abbia  legiferato  per
  cambiare,  aggiustare ed aggiornare il proprio sistema sanitario,
  altrove   sono   state   già  compiute   scelte   coraggiose   di
  programmazione e di governo. Ci si è interrogati sul da farsi, si
  sono tentate soluzioni, si  sono corrette scelte, si è tentato di
  capire  come  fosse possibile, eliminando sprechi e  valorizzando
  potenzialità, dare una sanità migliore a minori costi e spesso ha
  vinto la sfida.
   E'  tempo  che anche in Sicilia si proceda ad una riforma  tanto
  radicale quanto profonda e la voragine finanziaria è il malessere
  degli operatori dei siciliani.
   Nessuno  voleva  bloccare  il  Piano  sanitario  regionale,   ma
  durante  la mia gestione - il  presidente Formica si ricorderà  -
  si  è  rinviato  il Piano sanitario perché non poteva  essere  un
  governo di transizione a fare una scelta così importante.
   Esso   dovrà  confrontarsi,  ancora  una  volta,  sul  principio
  dell'universalità, ma dovrà saperlo coniugare  con  quello  della
  solidarietà  fra i territori e le classi sociali, prevedendo  una
  compartecipazione alla spesa in ragione del proprio reddito.
   E'  ormai  evidente  che dare tutto gratis a tutti  finisce  col
  contraddire  la ragione di equità ispiratrice di tale  filosofia.
  Il  risultato reale è, infatti, una complessiva scadente  qualità
  dei  servizi  cui  i poveri sono costretti a rivolgersi  restando
  sempre   ferma   la  possibilità  per  i  ricchi  di   acquistare
  direttamente  quelli  migliori e più sicuri,  così  la  declamata
  teorica  uniformità di accesso ai servizi finisce col penalizzare
  le classi meno agiate.
   Per  quanto  riguarda  i  Direttori generali,  il  modello,  che
  ancora una volta è più culturale che organizzativo e che   regola
  i  rapporti  tra  l'assessorato,  le strutture periferiche  e  le
  popolazioni   locali,   sembra  caratterizzarsi  per   l'assoluta
  impermeabilità  di  ciascuna di questi tre  livelli  rispetto  ad
  ognuno e degli altri.
   Non  vi sono forme e strumenti di reale verifica dell'azione dei
  direttori  generali  perché mancano obiettivi  reali  e  misurati
  sulle  specifiche realtà e rapportati con gli obiettivi non  solo
  economici,  ma  di  crescita  delle prestazioni  che  la  Regione
  assegna   a   se   stessa;  mancano  parametri   di   valutazione
  dell'operato  dei  direttori  generali  condivisi  ed   uniformi;
  mancano anche strumenti a forme di partecipazione che, per quanto
  non  sia  rinunciabile il principio di aziendalizzazione, possano
  valorizzare  le  capacità  di  lettura   dei  bisogni  e  rendere
  evidente   che  la  gestione  periferica  della  sanità   avviene
  nell'interesse  della  popolazione, sia  pure  nei  limiti  delle
  risorse della programmazione regionale.
   Non  si  tratta di recuperare i vecchi Comitati di gestione,  ma
  di  superare  la funzione,  come viene percepita, di monarca  dei
  direttori  generali per trasformarne il ruolo in   amministratore
  delegato  in  grado  di  mettere insieme e portare  all'unità  le
  indicazioni   programmatiche  della  regione   e   quelle   delle
  popolazioni locali.
   Occorre,  dunque,  affiancare, signor  assessore,  ai  direttori
  generali  un nucleo di orientamento di rappresentanza e  verifica
  che, senza alcun potere di intervento nell'azione amministrativa,
  che  deve  restare  di esclusiva competenza e responsabilità  dei
  direttori, possa fornire loro utili indicazioni e poi verificarne
  la   capacità   di  rispondere  con  efficienza,   efficacia   ed
  economicità agli obiettivi posti dalla Regione nella  domanda  di
  sanità  del territorio. La loro istituzione può anche avvenire  a
  costo  zero,  potendo assorbire ruoli, competenze e  costi  degli
  attuali nuclei di valutazione.
   Di  tale  nuovo  organismo -  vale la pena sottolineare  non  di
  Governo, ma di indirizzo e verifica -  dovrebbero essere chiamati
  a far parte componenti indicati da soggetti terzi, in particolare
  dalla  Regione per garantire il collegamento dei centri aziendali
  con  la partecipazione dell'assessorato, degli enti locali  e  la
  concertazione con le autonomie.
   Non  posso  dare  il contributo sull'idea del  territorio,  però
  volevo  invitare l'assessore Russo ad andare avanti, molto spesso
  in  questa Aula si sono fatti dibattiti sulla sanità, forse anche
  quello di oggi non ha la stessa e la giusta attenzione che merita
  considerato  che tale settore è il punto fondamentale  di  questa
  Regione. Però assessore non molli, vada avanti, è stato scelto  -
  come dicevo l'altro giorno - perché fuori dai partiti, faccia  le
  sue  scelte  con obiettività e con serenità sapendo perfettamente
  di  poter  contare  su tutti i 90 deputati qualora  faccia  delle
  scelte veramente oculari.
   In bocca al lupo

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Maira.  Ne  ha
  facoltà.

   MAIRA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Assessore,
  ho qui degli appunti soltanto per  ricordare alcuni degli aspetti
  più peculiari del punto dell'ordine del giorno, non per leggerli,
  e, quindi, spero di recuperare il tempo che ci ha fatto  perdere
  il collega Leanza Nicola.
   Il  mio  intervento sarà fondato su un presupposto che è  quello
  per  il  quale  l'UDC intende non soltanto partecipare  a  questo
  dibattito,  ma  proporsi in un'azione di forte interessamento  di
  tutto  il   pianeta sanità  con il rigore, la preparazione  e  la
  convinzione di essere una forza politica  di Governo ed  adusa  a
  governare bene.
   Da  questo  punto  di vista intravedo, nel dibattito  di  questa
  sera, un pericolo, in quanto sarebbe estremamente riduttivo se il
  dibattito dovesse prendere la piega - come è avvenuto per  alcuni
  interventi - di tentare di mettere alla corde l'Assessore  Russo,
  piuttosto  che affrontare il risanamento della sanità  che  è  il
  tema che ci interessa, quello che dobbiamo esercitare, praticare,
  perseguire,  ma soltanto per l'aspetto se l'azione dell'Assessore
  Russo è in continuità o in discontinuità al Governo Cuffaro.
   Non  è  questo il tema che dobbiamo affrontare e se lo facessimo
  sbaglieremmo  e sono convinto che non sono queste  le  intenzioni
  dell'Assessore  che,  quindi, vanno  ben  interpretate,  sia  per
  quanto   detto  stasera  in  Aula,  sia  per  quanto   anticipato
  stamattina attraverso un comunicato stampa.
   Lo  ha  detto, tra gli altri,  prima di me l'onorevole Leanza  e
  rapidissimamente voglio ripercorrere anch'io questo aspetto.
   Come  si può parlare di continuità e di discontinuità quando  il
  sistema di continuità amministrativa è il principio base  su  cui
  si  deve  regolare  un  Governo  di  Regione,  come  un  sindaco,
  un'amministrazione comunale, come un presidente  di  provincia  e
  come  una  amministrazione provinciale  che  deve  rispettare  il
  principio  fondamentale  della continuità  amministrativa?   Come
  potrebbe parlarsi di discontinuità quando l'Assessore Russo ci ha
  detto  correttamente  che lui si muove  nell'ambito  di  un  atto
  amministrativo completo e definito qual è la delibera del  luglio
  2007 approvata dal Governo e dal Ministero? E' quello il Piano di
  rientro  Non ce ne sono altri
   Potrà  essere  cattivo,  buono,  meno  buono,  più  cattivo,  ma
  correttamente l'Assessore Russo -  come Governo -  si muove   nel
  rispetto di un atto amministrativo completo e vorrei ricordare  a
  quest'Aula  che tale atto è stato posto all'attenzione di  questo
  Parlamento ed è stato approvato con un ordine del giorno.
   Ed   allora,  parlare  di  continuità  e  discontinuità  è   uno
   sfriculiare ,  consentitemi  il termine  siciliano,  un'attività
  amministrativa e di Governo che si sta muovendo, per  quanto  sta
  avvenendo, nel modo  migliore.
   Sempre per il contributo che il Gruppo parlamentare dell'UDC  ed
  i rappresentanti di Giunta dell'UDC vogliono dare, ci sono alcune
  sottolineature, molto rapide.
   Noi  siamo  in  deficit di spesa sanitaria,  ma  dobbiamo  avere
  l'onestà, a difesa dei interessi della Sicilia, di ricordare  che
  la  partecipazione  dello Stato alla spesa  sanitaria  regionale,
  negli  ultimi anni, è diminuita, infatti, sino a 3-4 anni fa  era
  dell'8,5 per cento, ora è dell'8,2 per cento.
   Cosa  cambia:  lo 0,3 per cento? Non cambierebbe niente  se  non
  parlassimo di grossi numeri e quando parliamo di grossi numeri lo
  0,3  per  cento rientra perfettamente in una quota rilevante  del
  deficit  della  spesa sanitaria che, in questo momento,  vive  la
  Regione siciliana.
   Ci  sono tutta una serie di interpretazioni sulla valenza o meno
  della soppressione di alcune guardie mediche. Personalmente, sono
  convinto  che  sia  l'aspetto minore sul  risparmio  della  spesa
  sanitaria,  ma  se  si deve creare una forma di risparmio,  tanti
  piccoli   risparmi  fanno  il  risparmio  generale  sulla   spesa
  sanitaria.
   Certo,  ha creato tensioni politiche, sociali, ma ci sono  delle
  regole  di  logica  più che di spesa sanitaria  che  giustificano
  l'abolizione di alcune guardie mediche e mi domando dove  sia  lo
  scandalo   dell'abolizione  delle  guardie  mediche  nei   centri
  metropolitani, dove non solo abbiamo dei pronto soccorso che sono
  a disposizione, a volte, molto più delle guardie mediche, ma dove
  addirittura  abbiamo delle guardie mediche che,  per  ragioni  di
  spazi,  sono  inserite  all'interno della struttura  ospedaliera,
  quindi in un regime di pieno doppione.
   E  quindi,  che male c'è ad abolirle, anche se, sono  necessarie
  alcune  correzioni, visto che la guardia medica,  principalmente,
  serve per la  ricettazione', serve perché il malato va lì e si fa
  prescrivere  la ricetta per  comprare i medicinali in farmacia.
   Se  noi  dessimo  ai  pronto soccorso degli  ospedali  anche  la
  possibilità  di  prescrivere le ricette mediche, avremo  in  gran
  parte  risolto  il  problema  della  soppressione  delle  guardie
  mediche,  fermo  restando  che  -  come  sensazione  da  dare  al
  cittadino  sulla  presenza  della  sanità  regionale  -  si  deve
  obbligatoriamente permettere che anche nei piccoli  centri  siano
  salvate  le  guardie mediche, a prescindere dall'incidenza  degli
  interventi annuali che la guardia medica possa fare.
   Posti  letto. Sento parlare spessissimo di questa inflazione  di
  posti  letto che avrebbe la sanità regionale, ma siamo  coscienti
  che  non è così? Perché il parametro ministeriale fissa per mille
  abitanti  3,5 posti letto per le degenze acute ed un posto  letto
  per le lungo degenze.
   Guardate  che il parametro della Regione siciliana, sia  per  il
  pubblico  che  per il privato, è sotto il parametro ministeriale,
  quindi,  da  questo punto di vista, incredibilmente,  la  Regione
  siciliana  sarebbe una regione virtuosa, anche se ciò non  toglie
  che ci siano delle lacune.

   CRACOLICI. L'abbiamo risolto?

   MAIRA.  Non è che l'abbiamo risolto, questa è statistica,   sono
  parametri ministeriali

   CRACOLICI. Faccia l'avvocato, non faccia lo statista

   MAIRA. Non possiamo discutere su dati obiettivi, possiamo  farlo
  sulle  cause,  perché nonostante ci troviamo  entro  i  parametri
  ministeriali   dei  posti  letto,  certamente   ci   sono   delle
  inefficienze  che  vanno  combattute e  dobbiamo  intervenire  su
  queste e  non su un'ulteriore riduzione dei posti letto; infatti,
  più che parlare di questo, credo che, correttamente - ed è questo
  l'apporto che vuole portare avanti il Gruppo dell'UDC - si  debba
  parlare di qualificazione e di rimodulazione dei posti letto.
   Spesa  dei farmaci. E' la cenerentola della spesa sanitaria  che
  vola  in  Sicilia soprattutto per due aspetti: per l'eccesso  dei
  medici  di base e per l'eccesso dei pediatri; sono queste le  due
  voci sulla perdita della sanità che incidono di più sulla spesa e
  bisogna  trovare  dei sistemi - e  mi dispiace  che  non  ci  sia
  l'assessore  Iarda,  che  è  il  tecnico  dell'informatica,   per
  eccellenza, della Pubblica Amministrazione - perché è lì  che  si
  deve  intervenire per ridurre la spesa sanitaria  dei  medici  di
  base  e dei pediatri con un sistema informatico che controlli  la
  spesa della singola prescrizione da quando viene stilata a quando
  viene   sostanzialmente  erogata  con  l'incidenza  quantitativa,
  statistica, e numerica.
   Poco  fa  l'onorevole  Leanza diceva che  vi  è  un  eccesso  di
  convenzionamenti  e  questo  è un motivo  di  crisi  della  spesa
  sanitaria. Personalmente, non sono d'accordo, possibilmente  sarò
  un  bastian contrario', ma non la vedo così.
   Se  è  vero  che in Sicilia abbiamo 1844 unità convenzionate  e,
  quindi, in eccesso rispetto ad esempio a Lombardia e  Piemonte, è
  pur  vero che  nessuno considera che questi convenzionamenti sono
  per  strutture piccolissime,  quasi a regime familiare, mentre  i
  convenzionamenti  della  Lombardia  e  del  Piemonte   sono   per
  megastrutture convenzionate.
   Quindi, sotto l'aspetto dell'incidenza definitiva della   spesa,
  la  spesa  pro-capite  che sosteniamo in Sicilia  è  notevolmente
  inferiore  a  quella che si sostiene nelle altre parti  d'Italia.
  C'è  un  motivo per cui sulla spesa pro-capite la  Sicilia  è  al
  diciannovesimo posto su venti regioni.
   Anche da questo punto di vista, incredibilmente e nonostante  il
  deficit  che  va  risanato con la ricerca e  con  la  lotta  alle
  inefficienze,  la  Sicilia  può essere  considerata  una  Regione
  virtuosa,  perché  come  spesa  pro-capite,  siamo  la  penultima
  regione d'Italia. Dati che sono incontrovertibili, questa  non  è
  politica, è statistica.
   Capisco  che debbo sbrigarmi e quindi salterò molte  cose,  però
  vorrei dire una penultima cosa: c'è la sensazione diffusa che  si
  debba   recuperare  la  spesa  sanitaria  facendo  la  lotta   ai
  convenzionamenti e all'ospedalità privata.
   Certo,  va attuata una forma di controllo pedissequa, pressante,
  però   a   condizione   che   si   riporti   il   dibattito   sui
  convenzionamenti   e   sull'ospedalità   privata   alle   causali
  originarie  per  le  quali si è proceduto ai  convenzionamenti  e
  all'ospedalità privata come fatto d'istituto a livello  nazionale
  riportato nelle regioni.
   I  convenzionamenti sono stati previsti dal decreto  legislativo
  del  1992 come fatto di contenimento della spesa. Vorrei chiedere
  a  un medico-deputato di  quest'Aula: costa di meno una risonanza
  magnetica fatta in regime sostanzialmente di day hospital, in una
  struttura  convenzionata privata, o costa di più in una struttura
  ospedaliera  pubblica  dove  per  fare  la  risonanza   magnetica
  bisogna  stare ricoverato due, tre giorni con una spesa obbligata
  di settecento euro al giorno?
   L'ospedalità  privata  va rivista, controllata,  tutto  ciò  che
  vogliamo,   ma  qualcuno  si  è  chiesto  se  è  più  conveniente
  l'ospedalità pubblica o quella privata sotto l'aspetto dei costi?
  Perché,  l'ospedalità pubblica ha un costo fisso,  lavori  o  non
  lavori, l'ospedalità privata viene pagata per le prestazioni rese
  e  spesso ha prestazioni di qualità superiore al pubblico.
   Personalmente, non sono per l'ospedalità privata, però per  fare
  discorsi  seri, al fine di trovare le soluzioni migliori  per  il
  contenimento della spesa, bisogna fare discorsi di verità.
   Sul  contenimento della spesa l'UDC è d'accordo a  centralizzare
  la  spesa  farmaceutica perché è importante che ci sia  un  unico
  centro di appalto e di fornitura.
   Ogni  Azienda ospedaliera, ogni Asl si sbizzarrisca  con  propri
  capitolati di appalto e di oneri.
   Per  quanto riguarda l'aspetto della centralizzazione dei costi,
  ivi  compresi  i  costi energetici, l'UDC è per  centralizzare  i
  costi di acquisto e, quindi, di spesa.
   Sulla  formazione occorre decidersi e questo è un  problema  che
  riguarda anche la legge sulla formazione che prima o poi  dovremo
  affrontare.
   La   Sicilia non ha più bisogno di pizzaioli, di barbieri  o  di
  parrucchieri, quando abbiamo una formazione medica  e  paramedica
  che  ha  estreme  carenze, pertanto, credo che occorra  investire
  molto in quest'ultima.
   C'è  bisogno  di un'ulteriore scelta. Cosa fare ad  esempio  del
  CEFPAS?  Struttura che è stata creata per la formazione sanitaria
  regionale  e che fa tutt'altro, perché ogni azienda si  organizza
  per la propria formazione?
   Siamo  chiamati a scegliere anche sotto l'aspetto  della  spesa:
  se  affidare  la formazione ai centri universitari ospedalieri  o
  affidarla al CEFPAS?
   Su  queste  cose,  negli anni e anche nei mesi  futuri,  potremo
  contenere la spesa oppure no.
   Ringrazio  l'assessore Russo per la serenità del suo  intervento
  e  per  la  produttività della sua azione e lo  rassicuro  perché
  l'UDC,  sulle linee dell'intervento in Aula dell'assessore,  sarà
  perfettamente  d'accordo e sosterrà l'azione del Governo  con  la
  massima energia.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole De  Luca.  Ne  ha
  facoltà.

   DE  LUCA.  Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi,  mi
  permetto  soltanto  una piccola riflessione  di  ordine  generale
  perché, spesso, in questo Parlamento assistiamo al festival delle
  cosiddette ipocrisie.
   Non  è  la prima volta che vedo l'inversione delle parti, non  è
  la  prima volta che vedo anche difendere delle posizioni che  poi
  nella   quotidianità,  in  questo  Parlamento,  vanno  in  totale
  contrasto  con  le  dichiarazioni di principio  che  facciamo  da
  questo banco.
   Questa  riflessione, vorrei farla da giovane siciliano  più  che
  da  parlamentare,  perché ci troviamo dinanzi ad  una  situazione
  paradossale  che non riguarda soltanto la sanità e  questo  è  il
  passaggio più delicato.
   Questo  Parlamento  non  sa e non conosce  la  reale  situazione
  dell'indebitamento complessivo in cui la Regione, oggi, si trova.
   Ciò,  purtroppo,  lo  si evince da una cosa molto  semplice:  il
  Documento  di Programmazione economico-finanziaria della  Regione
  siciliana  non  contempla  l'indebitamento.  Tale  documento  che
  rende,    già    dal   1999,   obbligatoria   la   certificazione
  dell'indebitamento  di  tutti gli enti strumentali,  non  ha  mai
  riportato la reale situazione debitoria.
   Più volte, mi sono trovato, da questo banco, a sostenere che  il
  bilancio  della  Regione sia falso perché nessuno conosce,  oggi,
  quanto  è  il reale indebitamento. E pensare che il Documento  di
  Programmazione economico-finanziaria, nell'ultimo lato, riportava
  circa  2  miliardi e mezzo di euro di indebitamento. Ho sostenuto
  che almeno doveva essere di oltre sei miliardi di euro.
   Ho  presentato,  oggi,  una  mozione che, mi  auguro  quest'Aula
  approvi, proprio per costringere definitivamente a nominare anche
  una  Commissione di tecnici che faccia l'accertamento  definitivo
  dell'indebitamento che c'é presso questi enti strumentali.
   Un  esempio  per tutti: il Consorzio autostradale si dice  abbia
  300-400  milioni di indebitamento. Sfido chiunque  ad  andarlo  a
  cercare nei bilanci che questa Assemblea finora ha approvato.
   Per  esempio,  l'indebitamento dei Consorzi di  bonifica,  sfido
  chiunque a trovarlo nei bilanci sia preventivi che consuntivi che
  questa Assemblea ha finora approvato.
   Allora, questa riflessione ha una natura molto semplice,  quella
  di  assumerci  la responsabilità definitiva di risanare  i  conti
  complessivi della Regione siciliana.
   Oggi,  sul banco dell'imputato c'è la sanità, eppure, la  sanità
  è  stata  campo  di  battaglia,  è  stata  anche  una  cosiddetta
  invasione  di  campo  della  politica,  dobbiamo  ammetterlo;  le
  lottizzazioni  dei  direttori  generali  è  una   storia   e   di
  conseguenza  mi  sembra  anche  da ipocriti  chiedersi  perché  i
  direttori  generali, finora, non sono stati rimossi, perchè  ogni
  direttore generale aveva uno sponsor, e si tratta di sponsor  che
  sicuramente  fanno  riferimento anche a tanti colleghi  che  oggi
  sostengono  una  linea  o lanciano dei segnali  strani  anche  in
  determinati contesti.
   Allora,  l'appello definitivo e concludo, signor  Presidente,  è
  quello  che se questa Regione, oggi, vuole assumere il  ruolo  di
  rivendicare,  nei confronti dello Stato centrale,  l'applicazione
  dell'articolo  37  e  quindi  le royalties  sulla  produzione  di
  idrocarburi,  deve dare, finalmente, un segnale di responsabilità
  perché   tale  segnale  innanzitutto  deve  partire:   a)   dalla
  conoscenza  della nostra reale situazione che, ad  oggi,  nessuno
  conosce;  b)  da una assunzione di responsabilità da parte  della
  politica  rispetto a tutti i settori e non soltanto quello  della
  sanità.
   Su  questo  tema,  e concludo, mi auguro, oltre  e  naturalmente
  quello  che  è l'origine del Piano di risanamento che  non  è  la
  malasanità  in  Sicilia  perché la cosa  poi  anomala  è  questa,
  onorevoli  colleghi,  la causa è sempre  un  problema  di  ordine
  generale  che è quello finanziario. Qui si pone  sul banco  degli
  imputati la sanità per un problema finanziario; allora, sul banco
  degli imputati ci siamo tutti noi, cari colleghi, e ci sono tutti
  i settori dell'azione pubblica regionale.
   Mi  auguro  che  da  questo dibattito  che,  oggi,  riguarda  il
  settore sanitario, si possa invece affrontare definitivamente, in
  questa  Aula,  quella  che è realmente la situazione  deficitaria
  della  Regione  e  quello che probabilmente è un principio  molto
  semplice,  quello  che si chiama  etica in politica',  che  tutti
  dovremmo  conoscere,  soprattutto in questo  momento,  in  cui  i
  siciliani  hanno  scelto  un  Presidente  che  ha  manifestato  e
  manifesta    principi   autonomistici,   perché   significherebbe
  consentirci,  metterci  in condizione di  potere  rivendicare  le
  nostre  prerogative  partendo, comunque,  da  quella  che  è  una
  situazione  di risanamento dei conti complessivi e di  conoscenza
  della nostra situazione economico-finanziaria.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   possiamo
  anche   dire   che  stiamo  facendo  un  dibattito  interessante,
  accademico in molti casi e come tutti i dibattiti che, in qualche
  modo,  rasentano  l'accademia, si  nasconde  un  dato  che  è  la
  cronaca.
   A   metà   luglio,  il  Governo  della  Regione   ha   proceduto
  all'ennesima verifica del Piano di rientro e da questa verifica è
  risultato  che  degli  oltre  95 obiettivi  che  sono  le  misure
  previste  dal  Piano  di  rientro, più  del  90  per  cento  sono
  obiettivi  non  raggiunti e vi è l'assenza di documentazione  che
  comprova che quegli obiettivi  sono stati avviati.
   Si  è  deciso  di  rinviare ad ottobre, però, già  nel  mese  di
  maggio,  quindi,  prima che arrivasse questo  Governo  -  e  dico
  questo Governo e  non  parlo dell'Assessore Russo e poi spiegherò
  perché  -,  in occasione della verifica del Piano di rientro,  il
  Ministero,  dopo  nove mesi in cui si sarebbe dovuto  avviare  ed
  attuare  gran  parte  di quel Piano, ci poneva  non  soltanto  di
  fronte ad un  verità, cioè che il Piano di rientro non era  stato
  nemmeno avviato, ma ci diceva che poiché gran parte delle  misure
  che  dovevano  esser attivate nel corso del 2008, in  quanto  nel
  2007  c'erano i primi avvii, ma nel 2008 c'era la  ciccia',  come
  si suole dire, delle azioni di riforma, non di tagli - parola che
  in  questa Regione da molti anni non viene neanche inserita   nel
  vocabolario,  ma  è stata cancellata -, ebbene, il  Ministero  ci
  diceva   che,   difficilmente,  si  sarebbero  raggiunti   quegli
  obiettivi,  poiché in quasi un anno non si era fatto  nulla,  era
  assai improbabile che nell'arco di qualche mese, sei o sette, che
  ci  separava  dalla  fine  dell'anno 2008,  si  sarebbero  potuti
  raggiungere  le  misure e gli obiettivi contenuti  nel  Piano.  A
  luglio  c'è  stata  una  sorta di tregua per  rinviare  tutto  ad
  ottobre.
   In  gran  parte,  sappiamo perché stiamo  discutendo  di  grandi
  cose.  Ho  sentito, per esempio che poiché, dal  punto  di  vista
  economico,  conviene tenere aperti gli ospedali privati,  dovendo
  essere  coerenti,  dovremmo  chiudere quelli  pubblici.  Infatti,
  bisogna  essere coerenti nelle cose, non si può dire costa  meno,
  perché   il  concetto  del  costo  è  un  concetto  complesso   e
  complicato.
   Il  punto è che siamo a luglio, siamo alla vigilia della vacanze
  di questo Parlamento e sarebbero dovute arrivare, in questa Aula,
  azioni  e  misure  per dare corposità agli obiettivi  di  riforma
  contenuti  nel  Piano di rientro; cito un esempio:  il  Piano  di
  rientro  prevedeva  che entro il 30 giugno 2008  dovevano  essere
  ridotte  le  aziende ospedaliere e sanitarie, cioè doveva  essere
  già approvato entro il 30 giugno 2008.
   Ieri,  abbiamo  presentato  un  disegno  di  legge  -  il  primo
  depositato in questa Assemblea - in cui proponiamo di  portare  a
  18  le  29 Aziende ospedaliere e sanitarie esistenti  in atto  in
  Sicilia.
   Onorevole  Presidente della Regione, questo è  un  Parlamento  e
  per  diminuirle  bisogna presentare  disegni  di  legge,  bisogna
  presentare  strumenti che consentano concretamente al  Parlamento
  di agire.
   Si  è  parlato del 118. Capisco che arrivando l'8 giugno non  si
  può  pensare che il 118 si formasse in una settimana, ma  neanche
  si  può  fare  passare il messaggio che per un anno non  cambierà
  nulla; non si può fare finta di non sapere che la vicenda che  ha
  riguardato  e  che  riguarda  uno  spartiacque  della   battaglia
  politica,  e  io  chiamo non solo politica della battaglia  sulle
  regole  in  questa nostra Regione, riguarda alcuni  provvedimenti
  che sono stati sofferti, mi riferisco al decreto varato nel corso
  dell'anno  2002 che tracciava e dettava le regole entro le  quali
  occorreva  -  lo ricordava il collega Laccoto - che tutti  coloro
  che operavano nel settore della sanità avessero dei requisiti, ma
  siccome  in  Sicilia il tempo è una variabile indipendente  nella
  politica,  qualcuno si era illuso che quella data, il  28  giugno
  2007,  era  solo per gli  stupidi, per i fessi, perché  i  furbi,
  invece,  o  quelli che hanno molto spesso particolare  attenzione
  della politica, potevano andare oltre quella data.
   Ebbene,  anche lì si poteva e si doveva, a mio avviso, scegliere
  di affrontare, come spartiacque tra ciò che c'era prima e ciò che
  si   vuole  fare  ora,  una  politica  di  coraggiosa  opera   di
  innovazione, non è stato fatto ed i segnali di queste  settimane,
  al  di  là  del  babbìo  e lo dico con una espressione dialettale
  che credo sia la più efficace in questo caso, del  babbìo  che si
  è  verificato in queste ore all'interno della stessa maggioranza,
  tra  chi  è portatore dell'interesse del passato - e quindi  deve
  difendere  il Governo Cuffaro - e chi si propone come  innovatore
  e,  quindi,  come  se  ci fosse un tempo, un  anno  zero  da  cui
  ripartire.
   C'e'  un  piccolo incidente di percorso in questo  ragionamento:
  siete  tutti gli stessi  Anche l'assessore Russo fa parte  di  un
  Governo di centrodestra che ha governato ininterrottamente questa
  Regione con l'elezione diretta, dal 2001 ad oggi.
   Quindi,  non  ci  sono   uomini dei miracoli   perché  anche  il
  Governo  Cuffaro  si è presentato con tecnici,  uno  si  chiamava
  Cittadini, l'ultimo si  chiamava Consoli, voi direte, sì, ma  per
  pochi  giorni. Ebbene, no, perché anche in quei giorni sono stati
  emanati  dei  provvedimenti  o meglio non sono  stati  fatti  dei
  provvedimenti  E la tecnica non è neutra in Sicilia.
   E   allora,   siccome  qui  sento  parole   come    non   molli,
  Assessore  ,   vada avanti, Assessore   ,  e ritengo  che  questo
  stato  d'animo che leggo nella maggioranza evidenzi un  malessere
  che  cova  sotto il fuoco tanta rabbia, sento questi appelli,  ad
  appena 40 giorni dall'insediamento dell'assessore Russo,   a  non
  mollare,  ad  andare  avanti,  mi rivolgo  al  Governo  e  quindi
  all'assessore  Russo che fa parte di questo Governo  chiedendogli
  cosa succederà ad ottobre.
   A  questo  punto, devo dire con molta onestà, che credo  che  il
  commissariamento  più  che  temuto  sia  quasi   ricercato.   Noi
  conosciamo,  in  questa Regione, il valore del  commissariamento,
  abbiamo  avuto un commissario che per anni ha gestito l'emergenza
  rifiuti che si chiamava come il Presidente della Regione, non era
  un  omonimo,  era la stessa persona; abbiamo avuto un commissario
  che per anni ha gestito l'emergenza idrica, anche lui non era  un
  omonimo,  era  la  stessa  persona  e  probabilmente,  avremo  un
  commissario alla sanità che si chiamerà come il Presidente  della
  Regione, non essendo anche lui un omonimo, ma la stessa persona.
   Però,  qui  non  stiamo discutendo dell'arrivo del  commissario,
  bensì   degli  effetti  drammatici  sull'economia  della   nostra
  Regione,  perché le conseguenze non saranno solo  che,  comunque,
  non  avendo dato attuazione, ci saranno delle sanzioni sul  piano
  finanziario, ma ci saranno delle conseguenze sui tributi, andremo
  oltre  i  limiti ed i paletti fissati, i massimali  previsti  per
  l'IRAP  e  l'IRPEF sono già al massimo di quanto  previsto  dalla
  norma. Noi Siciliani paghiamo le tasse più alte d'Italia
   So  bene che il settore della sanità è molto complesso e non  ci
  sono ricette né miracoli.
   Ci  vuole molta forza, molta convinzione, molto coraggio  a  non
  guardare in faccia alcuno.
   Il  paradosso  della nostra Regione è che, è  vero  anche  altre
  Regioni  d'Italia  hanno  difficoltà nel settore  sanità,  siamo,
  però,   la   Regione  con la più alta mobilità sanitaria,  ed  il
  paradosso  è  che siamo la  Regione in cui il 70 per cento  delle
  prestazioni  di  chi va fuori dalla Sicilia,  non  sono  di  alta
  complessità,  ma  sono prestazioni di media e bassa  complessità.
  Sono  prestazioni  del  settore dell'oculistica,  dell'ortopedia,
  della  specialistica  cardio-circolatoria,  stiamo  parlando   di
  prestazioni  per le quali c'è un'offerta sanitaria  nella  nostra
  Regione, ma i Siciliani non hanno fiducia
   E  sapete  il  dramma qual è? Che rischia di andare fuori  dalla
  Sicilia soltanto chi se lo può permettere  E la sanità che rimane
  in  Sicilia è quella per i poveracci che, inevitabilmente,  andrà
  sempre indietro.
   Ho  voluto  fare  un  intervento fuori da  questo  atteggiamento
   dell'inizio'.
   Onorevole  Lombardo, lei ha ereditato e ha  preso  il  posto  di
  Salvatore  Cuffaro. Lei era sostenitore di quel Governo.  Il  suo
  Governo,  ed  uno dei suoi esponenti politici, ha  la  più  grave
  responsabilità, in quanto Assessore per la sanità negli anni  nei
  quali ha ricoperto questo incarico, di aver prodotto il più  alto
  disavanzo  nella storia di questa Regione, oltre  2.000  miliardi
  delle vecchie lire.
   Abbiamo  un disavanzo strutturale che va oltre il 15  per  cento
  del monte di finanziamento della nostra Regione.
   L'assessore si chiamava  Giovanni Pistorio.
   Dobbiamo dire le cose come stanno.
   Avete  usato  la  sanità per fare politica. La  sanità  è  stata
  usata  per finanziare le campagne elettorali, per avere medici  e
  dipendenti  a  servizio della cattiva politica.  Non  è  un  caso
  Assessore.  Vada  a  vedere gli anni nei  quali  è  aumentato  il
  deficit:  nel  2006,  anno  in  cui si  è  rinnovata  l'Assemblea
  regionale siciliana ed il Presidente della Regione,  ed il  2008,
  per   questo   rispetto  agli  obiettivi,  siamo  andati   oltre,
  negativamente, in fase di Piano di rientro, non siamo riusciti  a
  risparmiare ed a raggiungere alcun obiettivo prefissato.
   Avete il coraggio di  prendere il toro per le corna ?
   Faccio  un  solo  esempio: un anno fa è venuta  una  commissione
  parlamentare  bicamerale,  guidata  da  un  Presidente  di  Forza
  Italia,  Tommasini.  E'  venuto a  fare  un'ispezione  in  alcuni
  ospedali    palermitani.    Ha    presentato    una    relazione,
  particolarmente  dura,  nei  confronti  dell'azienda  ospedaliera
   Villa  Sofia ,  mi  riferisco a Palermo,  perché  è  l'area  che
  conosco meglio. Quel Presidente, e quella commissione, addebitava
  ai  vertici di quell'azienda la responsabilità dello stato in cui
  si  trovavano  persino  le  cartelle cliniche  negli  scantinati,
  buttate  così in giro. Ebbene, una delle cose che bisognava  fare
  era   quella  di  chiedere  ai  vertici  di  lasciare   la   loro
  responsabilità.  Eppure  si è detto, si  è  annunciato,  ma  sono
  ancora lì
   E  allora, vedete, se la sanità risponde a queste logiche, al di
  là dei  buoni propositi, al di là delle belle parole, oggi prendo
  atto delle ulteriori  buone intenzioni che, ancora una volta,  in
  quest'Aula si stanno manifestando.
   Però,  permettetemi di  dire che poiché sono qui da sette  anni,
  ho  lo  scetticismo legato al tempo in cui sono stato qui dentro.
  Io  più che buone parole vorrei vedere buoni atti, che servano  a
  riqualificare  la sanità, a garantire il diritto universale  alla
  sanità,  a  chiudere dei reparti che servono soltanto ai  primari
  che  sono  stati  nominati e non ai cittadini  che  devono  avere
  garantito il diritto alla salute.
   Allora,   affrontiamo  questi   problemi.   Finiamola   con   la
  retorica:  pubblico o privato. C'è tanto privato di qualità  come
  c'è  tanto  pubblico di qualità. C'è tanto privato che  non  vale
  nulla  e  c'è  tanto pubblico che non vale nulla. Ma  assieme  al
  privato e al pubblico attenzione a quelle zone intermedie
   Concludo  con  un'ultima battuta. Mi ha colpito molto  il  fatto
  che  appena eletto il presidente Schifani, presidente del  Senato
  della  Repubblica,  abbia  citato due esempi  rispetto  ai  quali
  bisognava   intervenire,  che  costituivano  la  metafora   degli
  sprechi: l'Ismett e il 118. Si è dimenticato di parlare  del  San
  Raffaele.  Struttura  importante per quel territorio,  ma  i  cui
  costi   non   corrispondono   alla  qualità   delle   prestazioni
  effettuate. E, siccome quell'ospedale non è nato per le  esigenze
  del territorio, ma è nato per esigenze di una parte politica, che
  si  chiamava  Forza  Italia, e allora stranamente  il  presidente
  Schifani si è ricordato dell'Ismett, si è ricordato del 118,  che
  soltanto  gli stolti possono non vedere la condizione in  cui  è,
  dimenticandosi,  stranamente, della struttura  del  San  Raffaele
  che,  malgrado tutti i tagli e tutti i risparmi in questi anni  è
  fra   le  poche  strutture  dove,  permanentemente,  è  cresciuta
  rispetto all'anno precedente.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare  l'onorevole  Dina.  Ne  ha
  facoltà.

   DINA.  Signor  Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli  colleghi, signori Assessori, avevo ragione a  chiedere
  di  intervenire  dopo l'intervento del collega  Cracolici.  Anche
  perché   vorrei   partire  da  un'affermazione  che   l'onorevole
  Cracolici  ha ribadito: la maggioranza è la stessa, il Governo  è
  lo  stesso,  ma purtroppo anche l'opposizione è la stessa,  forse
  numericamente anche meno. Ma l'atteggiamento, lo stile  è  sempre
  lo  stesso; anche su un tema così importante, qual è quello della
  sanità,  continua  ad  essere quello della  contrapposizione.  La
  contrapposizione   a   tutti  i  costi,  il   voler   individuare
  responsabilità  in  azioni di Governo, in azioni  della  politica
  della  maggioranza che vanno sicuramente storicizzate, che  vanno
  interpretate, che vanno capite, che non possono essere  liquidate
  in  un  giudizio  tout  court  che  non  dà  ragione  dell'esatta
  contestualizzazione dei fatti.
   E'  strano,  intanto, che si sia proceduto  con  un  ordine  del
  giorno che è, a dir poco, singolare e strano:  Comunicazioni  del
  Governo  sul tema della sanità . Sembrerebbe come se  il  Governo
  avesse  chiesto di comunicare, di dare a quest'Aula un  resoconto
  dell'attività  fatta  e,  quindi, si sia  messo  in  moto  questo
  meccanismo  a  livello  di Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari perché il Governo dovesse intervenire in tal senso.
   Ritengo  che  sia stato molto abile l'amico e collega  onorevole
  Cracolici  nel  far  mettere all'ordine  del  giorno  un'esigenza
  dell'opposizione  che il Governo riferisse sulla  sanità,  su  un
  tema  ampio.  Abbiamo assistito ad un dibattito  che,  per  certi
  versi,   è  stato  accademico,  per  altri,  ha  dato  un  valido
  contributo   anche   sulla  prospettiva  di  una   programmazione
  sanitaria  ordinaria che dovrà esserci ed anche un  confronto  su
  quella  programmazione  che,  correttamente,  l'assessore   Russo
  definiva   straordinaria   che è il Piano di  rientro.  Siamo  di
  fronte al ricorso ad un escamotage sul tema della sanità.
   Ritengo   che   quest'Aula  debba  confrontarsi  su   temi   più
  stringenti e più specifici; parlare di sanità in senso lato ha un
  senso  soltanto  se finalizzato e conducente a  provvedimenti,  a
  scelte legislative, a percorsi che faremo.
   Siamo  qua,  abbiamo parlato di sanità, ritengo che parlare  del
  Piano  di rientro sia fondamentale ed importante e che si  tratti
  di  un Piano che è stato pensato in un certo momento specifico in
  cui il disavanzo e il deficit non erano una specificità solamente
  siciliana.
   Tante   regioni,  anche  e  soprattutto  quelle   rosse ,  hanno
  vissuto  un momento di deficit e disavanzo, tant'è che il Governo
  centrale  ha  ritenuto opportuno intervenire, mettere  uno  stop,
  attivare  un  confronto tra le Amministrazioni  regionali  ed  il
  Governo centrale per monitorare le scelte, gli interventi  e  per
  mettere   in   moto   un   meccanismo  di    risanamento   e   di
  riqualificazione della spesa.
   Dobbiamo fare, quindi, tesoro di questa opportunità che, pur  se
  dolorosa,   ci   può  dare  qualche  spinta  in   più   sull'onda
  dell'emergenza,  dell'urgenza,  di  una  irreversibilità  di   un
  processo che è stato iniziato e dal quale non si torna indietro.
   Sul  Piano  di  rientro  c'è stato il  ritardo  ma,  considerato
  quello  che  è successo, cioè elezioni, dimissioni del Presidente
  della  Regione eccetera, è chiaro che il ritardo e la dilatazione
  dei  tempi  si possono ricondurre non ad una volontà   ma  ad  un
  intermezzo, ad un'assenza di Governo; adesso, però,  si  riprende
  il bandolo della matassa.
   Sono  convinto  che  questa  sanità  non  abbia  bisogno  né  di
  arcangeli, né di Terminator ma abbia bisogno di buona  volontà  e
  della  responsabilità di tutti, anche dell'opposizione di  questo
  Parlamento,  per  mettere in moto scelte e meccanismi  che  siano
  condivisi.
   Sono  convinto che questo Piano di rientro senza  il  patto  tra
  gli  attori  che viene sollecitato, rischia anche di  naufragare,
  perché  sarà  difficilmente accettato dalla gente  e  dall'utenza
  complessiva.
   Se,  al contrario, si riesce a mettere in moto un meccanismo  di
  condivisione e di confronto, di apertura del Palazzo agli  altri,
  a  tutti  gli  attori,  ai sindaci, agli attori  del  territorio,
  comprese  le  categorie  interessate, allora  sì,  quel  tipo  di
  intervento  potrà avere la condivisione e potrà essere accettato,
  forse  subito,  ma  sicuramente ci sarà una ragione  in  più  per
  proseguire   insieme.  Il  Piano  di  rientro   è    uno   sforzo
  straordinario sul quale tutti siamo chiamati a pronunciarci.
   Quello  che  non  accetto, onorevole Cracolici, sono  interventi
  specifici;  di  qualcuno  sono a conoscenza  per  averlo  seguito
  direttamente. Su quella visita alla Commissione al Senato  -  lei
  faceva   riferimento  all'onorevole  Tommasini   -   sappia   che
  l'assessorato regionale ha fatto più di un'ispezione, più di  una
  verifica  e  ha  avuto  modo  di  constatare  come  quelle  lievi
  irregolarità  che  riguardavano il reparto  di  ginecologia  sono
  state  rimesse in ordine, poi lo stesso è stato chiuso per  altre
  ragioni,  tutto  ciò  che  riguardava le  contestazioni  puntuali
  limitate,  che  non  imponevano quella scelta drastica  che  lei,
  forse,   memore   di   un   modo  un  po'   connaturato   di   un
  giustizialismo...

   CRACOLICI. Ma non l'ho chiesto io, l'ha chiesto Tommasini

   DINA.  Tommasini non ha chiesto la destituzione, possiamo vedere
  gli  atti  e,  poi,  anche  sui conti che  lei  fa,  c'è  qualche
  difficoltà. Il flusso di migrazione sanitaria è stato  invertito,
  è   stata ridotta la migrazione sanitaria in Sicilia da un po' di
  tempo  a  questa parte. Questo per dire che il Piano  di  rientro
  aveva già iniziato a dare qualche concreto risultato.
   Vorrei   ricordare  ai  colleghi  parlamentari  che  nell'ultima
  finanziaria   abbiamo  varato  una  legge  che  interveniva   sui
  brevetti,  sui farmaci e questo ha sicuramente comportato  quella
  riduzione della percentuale di incidenza della spesa farmaceutica
  sulla  spesa generale del comparto sanità, una riduzione di  tre,
  forse  anche di quattro punti percentuali rispetto al  passato  e
  ritengo che siano numeri significativi ed importanti; era  il  13
  in  tutte le regioni, era il 18 da noi; ci siamo avvicinati  alla
  percentuale delle altre regioni.
   Il  Piano di rientro ha subito ritardi, sta producendo i  propri
  effetti.  E'  una  sfida che abbiamo davanti.  Lo  scetticismo  è
  naturale, ma siamo convinti che questo sforzo del Governo,  della
  maggioranza, ci consentirà di portare a bordo questa iniziativa e
  ci  consentirà - speriamo entro il mese di ottobre - di porre  in
  essere  tutti quegli adempimenti che sono stati richiesti.
   Per   quanto  attiene  tutto  il  resto  ritengo  che  il  Piano
  sanitario  della nostra Regione, che manca da tanto tempo,  è  la
  strada  maestra per riprogrammare, riqualificare e  rinnovare  un
  sistema che non è frutto della scelta di singoli, ma è un sistema
  che si è stratificato nel tempo, che va contestualizzato, che  va
  storicizzato, perché sarebbe semplicistico leggere la presenza di
  più strutture in una provincia più che in un'altra, come un fatto
  riconducibile ad un anno o a due, tre anni.
   C'è  una storicità di presenza. Ci sono province che, nel tempo,
  non  hanno avuto presenza di reparti ospedalieri, non hanno avuto
  la  presenza  di  quel  privato che  -  diciamolo  chiaramente  -
  ancorché i luoghi comuni ci portano a definirlo come qualcosa  di
  estraneo  alla sanità pubblica, riteniamo che siamo di fronte  ad
  un  settore  che la legge stessa - la 229 e la 502  -   individui
  come parte integrante del sistema.
   C'è  una  competitività  tra pubblico  e  privato,  ma  c'è  una
  integrazione tra pubblico e privato, per cui non va visto come il
  nemico   da  abbattere  bensì  come  un  soggetto  erogatore   di
  prestazione,  come  una  offerta di  sanità  che  va  come  tutta
  l'offerta.  Anche quella pubblica che presenta  tante  sacche  di
  spreco va controllata, va monitorata e rinnovata.
   Sono  convinto  che l'Assessore abbia davanti  a  sé  un  grande
  compito.  Siamo di fronte ad un Assessore che non è un  politico,
  non  è un tecnico, non c'è il Ministero di Grazia e Giustizia  da
  noi,  ma  è un esterno - oserei definirlo così - perché  tale  è.
  Sono  convinto  che lo sforzo che sta facendo  è  quello  di  non
  essere    estraneo .  Sta  cercando  di  aprire  le  porte   alla
  condivisione, al confronto con le forze politiche e  ritengo  che
  ciò  che  potrà venir fuori sarà un confronto serio che si  dovrà
  realizzare su temi concreti.
   Una discussione sulla sanità, in senso lato, è stata, forse,  un
  po'  un  esercizio  accademico, forse anche spunto  per  recepire
  indicazioni  per la programmazione futura ed anche  un  confronto
  sullo specifico del Piano di rientro.
   Nel    futuro    ci   confronteremo   su   quella    che    sarà
  l'attualizzazione   del   Piano  di  rientro,   su   tutti   quei
  provvedimenti  che il Governo produrrà per poi pensare  a  quella
  programmazione  complessiva dei bisogni di salute,  dell'offerta,
  della  domanda.  Su questo devo un po' smentire l'Assessore:  non
  voglio  pensare  che  l'offerta sanitaria,  costruita  in  questa
  Regione, sia il frutto del caso.
   A  monte  di  queste  scelte  ci sono indagini  epidemiologiche,
  flussi    informativi   che   sono   afferiti    all'Osservatorio
  epidemiologico  di questo Assessorato ed in più  di  un'occasione
  anche  questo  tipo  di  studi ha guidato le  scelte.  Da  questo
  bisogna ripartire per costruire un Piano sanitario che sia sempre
  più  aderente  alla realtà e capace di rispondere ai  bisogni  di
  salute dei nostri territori.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  il  dibattito
  chiesto dai colleghi dell'opposizione, dice il collega Cracolici,
  rischia  di  essere accademico se non si attiene ad alcuni  fatti
  concreti.
   In  questa  occasione, poiché l'Assessore Russo si  è  insediato
  appena un mese fa, buona parte delle riflessioni fatte da chi  ha
  proposto  il dibattito è accademica, perché è come se si  volesse
  anticipare  un processo alle intenzioni o prefigurare  intenzioni
  negative.  Così  come  un'altra parte  delle  argomentazioni  del
  collega   Cracolici    e  di  alcuni  interventi   dei   colleghi
  dell'opposizione ha dato corso a volontà di strumentalizzazione.
   L'Assessore Russo è assessore da un mese, i Piani di rientro  in
  Italia,  stipulati  con  il Ministero  della  salute,  sono  sei,
  preceduti  da quelle visite guidate dal Senatore Tommasini.  Tali
  piani  di  rientro hanno riguardato: il Lazio,  3  anni  e  mezzo
  Centrosinistra;  la  Campania: 4 anni Centrosinistra;  l'Abruzzo:
  Centrosinistra;   la   Puglia:   Centrosinistra;   la    Calabria
  Centrosinistra;   la   Sicilia:   Centrodestra.   Quindi,   prima
  argomentazione caratterizzata da strumentalizzazione. Non c'entra
  nulla  la  continuità di cui si parlava perché, nella maggioranza
  dei  casi,  i Piani di rientro sono stati assegnati come  compito
  alle  regioni  governate dalla parte che rappresenta  il  collega
  Cracolici;  non,  quindi, esempio di oculata amministrazione  ma,
  caso mai, in maniera prevalente, esempio contrario.
   Questo   dibattito   è   importante  perché   le   dichiarazioni
  programmatiche rese dal Presidente e dall'Assessore cominciano ad
  incanalarsi in strumenti di attuazione.
   Bisogna  prima chiarire un fatto: il dibattito è stato preceduto
  da  una riunione della commissione nella quale si è verificato un
  episodio  che  è  stato  anche sottoposto a  strumentalizzazione,
  infatti,  in  commissione  è  stata presentata  una  proposta  di
  disegno di legge di proroga del  118  a sei mesi, suscettibili di
  ulteriore proroga di altri sei mesi.
   Questo disegno di legge da parte mia e da parte del PDL - e  non
  soltanto  del  PDL - è stato ritenuto inutile perché  il  Governo
  aveva già agito come doveva agire, cioè con l'atto amministrativo
  che  garantiva il territorio per quanto riguarda il  mantenimento
  del servizio.
   Ma  proprio perché il Governo aveva agito tempestivamente e  non
  aveva  altro strumento se non quello amministrativo, fare ricorso
  ad  una legge che ci vincolava per un anno al mantenimento  dello
  stato  attuale,  significava  rischiare  di  contravvenire   agli
  obblighi  del  Piano di rientro, in quanto in esso l'abbattimento
  dei  costi  e la riqualificazione del servizio del 118  sono  due
  delle indicazioni più importanti.
   Questa  preoccupazione, fondata sulla necessità  di  rendere  le
  attività del Governo e della maggioranza coerenti con le  volontà
  espresse  nel  programma, nelle dichiarazioni che  il  Presidente
  della   Regione  e  l'Assessore  hanno  reso,  ha  esclusivamente
  motivato una posizione di non condivisione del disegno di  legge.
  E  non avremmo nemmeno votato se non avesse insistito l'onorevole
  Leanza,  che  ha  voluto  trasformare una  non  convinzione,  non
  condivisione in un giudizio politico, perché non era un  giudizio
  complessivo sull'attività del Governo; mi sarei ben guardato  dal
  trasformare   quella   posizione  in  un   giudizio   complessivo
  sull'attività di Governo.
   La  strumentalizzazione  dei titoli è,  poi,  stata  facile.  Il
  Governo  bocciato. Ma che Governo bocciato  Si boccia il  Governo
  quando  si impedisce al Governo un'azione di governo. Il  Governo
  aveva già tempestivamente attuato un'azione perché aveva adottato
  lo  strumento amministrativo. Noi suggerivamo di non  trasformare
  il  decreto  e  la  delibera di Giunta in legge perché  la  legge
  prevedeva i sei mesi suscettibili di ulteriore proroga.
   Sarebbe  stato un anno lesivo delle validità, delle indicazioni,
  delle  anticipazioni che il Governo e la maggioranza avevano  già
  reso  in Aula nel commento al programma. Quindi, abbiamo espresso
  una  posizione che era esclusivamente finalizzata a  sottolineare
  questo aspetto.

   CRACOLICI. Onorevole Leontini, le è cresciuto il  naso

   LEONTINI. Si possono leggere i verbali della Commissione.
   Completiamo   la   nostra  riflessione  dicendo,   quindi,   che
  l'attività  del  Governo in questa direzione non può  essere,  da
  oggi, giudicata e commentata come se questo Governo esistesse  da
  cinque anni perché è vero un altro dato.
   Bisogna  fare in modo - ed io mi fido dell'Assessore, delle  sue
  caratteristiche e di quello che fino ad oggi ha messo in campo  -
  che,  non  soltanto,  il  rispetto  degli  adempimenti  derivanti
  dall'attuazione del Piano di rientro, ma anche le scelte e quindi
  la   parte   del   Piano  di  contenimento   che   attiene   alla
  riqualificazione, siano evidenti. Cioè, un conto è l'obbligo  che
  discende  dall'attuazione  del  Piano  di  rientro  e  quindi  il
  contenimento  della  spesa che è un dato oggettivo,  altro  conto
  sono  i  compiti  di  riqualificazione che presuppongono  scelte,
  strategie,  preferenze,  indicazioni,  orientamenti,   e   questo
  vogliamo che sia fin d'ora evidente.
   Certamente,  un disegno di legge di proroga di un anno  del  118
  sarebbe  stata  un'indicazione di segno diverso; infatti  avrebbe
  coinvolto  il  Parlamento in una scelta inutile e  sbagliata,  in
  quanto  ci avrebbe vincolati al mantenimento per un anno  di  una
  spesa che il Ministero ha indicato come abnorme, come esagerata e
  il  servizio  come uno dei servizi caratterizzati dalle  peggiori
  caratteristiche nel Paese. Ciò, a tal punto che, assieme al Piano
  di  rientro,  il  Ministero ha mostrato, in una  nota  parallela,
  un'indicazione  virtuosa da emulare, riferita  ai  costi  e  alle
  qualità  del servizio nel Piemonte dove, pur ammontando a novanta
  milioni  di  euro,  per  un  territorio  che  morfologicamente  è
  accidentato più della Sicilia,  si riescono a dimostrare  livelli
  di  raggiungimento della capillarità del servizio e di efficienza
  ed efficacia di gran lunga maggiori.
   Questo,  sicuramente,  è  un dato,  una  necessità.  Qual  è  la
  necessità?  Dice  l'Assessore - ed io lo condivido  -  nella  sua
  dichiarazione  in  premessa:  La mia  attività  di  governo  deve
  essere    fondata    su    due   criteri:    la    valorizzazione
  dell'atteggiamento etico e la valorizzazione della capacità e del
  merito .
   Noi  siamo  per  spingere,  aiutare e sostenere  l'attività  del
  Governo  in  questa direzione, tenendo conto  del  fatto  che  in
  sanità  ci  sono  due  binomi: il binomio pubblico-privato  e  il
  binomio  territorio-ospedale. In questo  binomio  dobbiamo  saper
  individuare  un  orientamento,  una  bussola,  una  scelta,   una
  convinzione, un'attività di Governo.
   Il  disegno  di  legge non andava attuato, perché  lo  strumento
  amministrativo  consente all'Assessore, a settembre,  di  portare
  alla riforma del 118.
   Ecco  perché,  oggi,  ritengo di potermi affidare  all'Assessore
  dicendo che attraverso il solo strumento amministrativo, potrò  a
  settembre  esaminare i contenuti di una riforma  sostanziale  del
  118;  così come posso fin d'ora attenermi all'anticipazione  resa
  questa sera dall'Assessore sulla riforma della rete ospedaliera.
   Se  non  attuassimo da subito queste due grandi voci di impegno:
  la  riforma  della  rete ospedaliera e la riforma  del  118,  non
  potremo,  da settembre in poi, adempiere ai nostri obblighi,  non
  soltanto  nei  confronti  del Piano  di  Governo,  ma  anche  nei
  confronti delle nostre volontà programmatiche da maggioranza e da
  Governo.
   Credo  che  l'attività di Governo comincerà  ad  avere  una  sua
  fisionomia  ben  precisa  perché  nel  binomio  pubblico-privato,
  territorio-ospedale, interverrà con una scelta ben precisa che  è
  quella del contenimento associato alla riqualificazione.
   Quale  può essere la bussola che l'Assessore si è dato e si  può
  dare nel binomio pubblico-privato?
   Contenimento e riqualificazione, con equilibrio sia nel  privato
  che nel pubblico.
   Questo  è  il dato del programma, questo è il dato che io,  come
  maggioranza, intendo sostenere e sto sostenendo nell'attività  di
  Governo.
   Quindi,  nessuna  strumentalizzazione  e  nessun  dato  diverso;
  certamente,  un'attività a sostegno ed a fianco  affinché  questa
  bussola non traligni, non sia alterata.
   Se   nel   binomio  tra  pubblico  e  privato  non  si   procede
  immediatamente, per esempio, con una riforma sostanziale del 118,
  non  avremo  titoli  per poter dire che la fase  territoriale  di
  educazione  alla salute e prevenzione relativa alla  medicina  di
  base  e  alla  continuità esistenziale, cioè  guardie  mediche  e
  quant'altro   e   relativa  alla  medicina   specialistica,   coi
  poliambulatori  specialistici, la diagnostica e gli  accertamenti
  clinico-strumentali, possa essere oggetto di un potenziamento.
   Così  come  non  potremo  assolutamente  potenziare  per  quanto
  riguarda  l'altro  aspetto  dell'assistenza  territoriale,   cioè
  l'assistenza  post-acuzie  nelle strutture  semi  residenziali  e
  residenziali,  l'assistenza riabilitativa sia  ambulatoriale  che
  domiciliare,   l'assistenza  geriatrica  ambulatoriale   in   day
  hospital,  in  r.s.a.  o  domiciliare, l'assistenza  mentale  sia
  ambulatoriale che in day hospital sia nei centri diurni che nelle
  case famiglia, se non mettiamo mano immediatamente ad una riforma
  della  rete  ospedaliera pubblica e privata che assorbe  la  gran
  parte  delle  risorse destinate alla sanità. Questa è  una  delle
  direttrici di marcia fondamentali.
   Se è vero che l'esistenza di centri ospedalieri a distanza di  4
  o  5   km  in  linea  d'area  l'uno  dall'altro  determina  delle
  duplicazioni di divisioni e di reparti e, quindi, una percentuale
  abnorme  di ricoveri impropri, se non interveniamo immediatamente
  su una riforma che non è soltanto, come diceva l'onorevole Maira,
  una riduzione dei posti letto, ma è riforma a specializzazione, a
  conversione,  a soppressione, a chiusura di alcuni ospedali,  non
  riusciremo a cavare un ragno dal buco.
   Questa  è  una coraggiosa indicazione che già l'Assessore  si  è
  dato.  Noi  siamo per sostenere questa direzione  di  marcia.  E'
  soltanto questo che ci ha ispirato in Commissione a fare in  modo
  che  un  disegno di legge non prorogasse di un anno  il  Servizio
  118,  ma  aiutasse l'Assessore a portare prima in  Commissione  e
  dopo  in  Aula, a settembre, un disegno di legge riformatore  nei
  due settori.
   Se   ancora   tra   pubblico  e  privato  non   dimostriamo   la
  consapevolezza delle patologie del pubblico e la reale volontà di
  riformare queste patologie, una interlocuzione - lo diceva  Maira
  -  con l'assistenza convenzionata, in modo esclusivo, finalizzata
  alla  riduzione dei budget partendo dalla premessa che il  numero
  dei laboratori in Sicilia che è così parossisticamente elevato  o
  una interlocuzione unilaterale con le case di cura, oppure ancora
  con  tutto ciò che rappresenta il mondo privato non associato  ad
  una  riforma del pubblico, potrebbe in questo momento  costituire
  un  motivo di difficoltà ulteriore perché, determinando una crisi
  della  diffusione  dei laboratori del nostro territorio,  che  in
  questo momento assolvono ad una capillare erogazione di un  certo
  tipo  di  assistenza, libererebbe un mercato di prestazioni  che,
  piuttosto che essere assorbito dalla rimanente parte privata, che
  essendo   dislocata  territorialmente  non  potrebbe  assorbirlo,
  rischierebbe di intasare ulteriormente il pubblico il quale è già
  intasato di suo e presso il quale ogni unità di prestazione costa
  per cinque volte rispetto al laboratorio privato.
   Allora, è necessario chiamare l'assistenza convenzionata  ad  un
  sistema  di  riduzione  di  contenimento  e  sacrificale,  ma   è
  necessario  farlo  cum grano salis, con equilibrio,  come  diceva
  l'Assessore, associando contenimento e riqualificazione anche  in
  quel settore, associando capacità e merito anche il quel settore,
  associando  l'atteggiamento etico alla necessità  di  ridurre  le
  dispersioni e gli sprechi.
   In  questo  modo  l'attività  di  Governo  sarà  finalizzata  ad
  ottenere  i risultati che tutti auspichiamo e sarà, non  soltanto
  rispondente  agli obblighi derivanti dai piani stipulati  con  il
  Ministero, ma sarà rispondente agli effettivi bisogni del  nostro
  territorio.
   Noi  riteniamo che questa sia la direzione che il Governo voglia
  intraprendere e per questo abbiamo espresso quella  posizione  in
  Commissione  ed  è  anche  per questo che,  oggi,  sosteniamo  le
  dichiarazioni che l'Assessore ha reso e siamo sicuri che  già  da
  settembre  saranno  operative  attraverso  strumenti  concreti  e
  sostanziali di riforme.

   PRESIDENTE.  Abbiamo capito che era l'onorevole Leanza  a  voler
  destabilizzare il Governo  Il Governo vuole replicare

   RUSSO, assessore  per la sanità. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RUSSO,  assessore per la sanità. Signor Presidente,  ritengo  di
  dovere  svolgere  qualche breve considerazione che  non  avrà  il
  sapore della replica perché credo sia necessario ancora attendere
  il  compimento di atti precisi, concreti o, quanto  meno,  vedere
  l'effetto dei provvedimenti che pure sono stati adottati.
   Quindi, intervengo per rispetto all'Aula, per ringraziare  tutti
  coloro  che  hanno  voluto  dare un contributo  ad  una  missione
  titanica  - così è stata definita da qualcuno - che mi accingo  a
  compiere   e  lo  faccio  con  l'assoluta  consapevolezza   delle
  difficoltà, delle responsabilità che gravano sulle mie spalle, ma
  con grande umiltà.
   Traggo  spunto  da  taluni interventi  e  dal  senso  di  questo
  dibattito  che,  mi  permetto di dire,  è  forse  un  po'  troppo
  prematuro,  e  ciò  spiegherebbe perché a qualcuno  l'esposizione
  delle  linee  programmatiche  è apparsa  soltanto  tale  o  forse
  qualcuno,  con  una  punta di cattiveria,  l'ha  potuta  definire
  soltanto discorsi, magari già sentiti.
   Eppure  non  ho  parlato  dei 52 provvedimenti  che  sono  stati
  assunti e che hanno una valenza economica rispetto al Piano o una
  valenza politica rispetto all'impegno di tagliare gli sprechi, di
  valutare  i  comportamenti  dei  direttori  generali;  alludo  al
  provvedimento  che ho adottato immediatamente dopo avere  sentito
  dalla Corte dei Conti che c'erano troppe consulenze.
   Non  posso  dire all'Aula quante sono perché ancora  aspetto  la
  risposta  da parte dei direttori generali. I giornali dicono  che
  si  tratta  di  consulenze per otto milioni di euro;  aspetto  di
  conoscere  come,  quando  e  chi  le  ha  date  per  adottare   i
  provvedimenti  conseguenti e vedere  se  sono  in  linea  con  la
  normativa nazionale. Forse, è sfuggito a qualcuno che, nel  lasso
  di  trenta  giorni - se mi consentite almeno la domenica  per  la
  pace  e  serenità familiare - in cui mi trovo a ricoprire  questo
  incarico,  è  stato  adottato  un  provvedimento  importante  che
  consente, a regime, una riduzione di oltre 20 milioni di euro che
  è  la  distribuzione diretta dei farmaci, ma anche  quello  della
  guardia medica.
     Io  vengo a fare questo duro lavoro non perché sia il  tecnico
  della sanità, non lo sono affatto. Io sono stato chiamato qui per
  portare  anche  un  metodo che è quello legato  alla  mia  storia
  professionale: cioè rispettare le regole  e anche la capacità  di
  saperle fare, di saperle proporre e,   infine, di sapere sentire,
  ascoltare tutte le ragioni degli altri per poi decidere.
   Allora,  aspettiamo  che  maturino le condizioni  amministrative
  per  decidere  e poi vedremo quali saranno queste decisioni   che
  intendo partecipare preventivamente e rispetto alle quali intendo
  coinvolgere  la Commissione  Sanità', che è stata molto  attenta,
  ma  anche  quest'Aula.  E'  ovvio  che  sulle  scelte,  che  sono
  politiche,  potranno esserci delle divisioni, come è  giusto  che
  sia;  le  scelte  quelle vere spesso dividono  e  fanno  maturare
  consensi, ovviamente.
   Capisco  che  c'è  un'aspettativa, capisco che c'è  un'ansia  di
  risultati, ma credo che ci voglia la capacità di saper attendere,
  perché il metodo che mi porto postula il rigore dell'analisi.  Si
  decide dopo aver conosciuto e per conoscere bisogna disporre  dei
  dati,  bisogna conseguirli, bisogna conoscerli a fondo,   bisogna
  progettare i programmi.
   Per  esempio,  qualcuno  ha detto - non  in  quest'Aula,  ma  in
  occasione  del provvedimento sul taglio, doveroso perché  imposto
  dal  Piano  delle guardie mediche rispetto alle quali l'Assessore
  si  è limitato non all'atto di gestione dell'individuazione delle
  singole guardie mediche da tagliare nelle singole province, ma si
  è  limitato a dare, come è nella sua funzione, delle direttive  -
  che  non avevo consultato le comunità locali. Forse, non  era  il
  mio  compito,  ma  forse mancava il luogo  istituzionale  in  cui
  attivare quel confronto.
     Bene, il metodo mi porta a fare una ricognizione normativa e a
  capire  che,  in effetti, manca la Conferenza permanente  per  la
  programmazione  sanitaria e socio-sanitaria che è fondamentale  e
  si  è  attivato  il  tempo  necessario  per  mettere  appunto  il
  provvedimento.   Con  provvedimento  del  21  luglio   2008    ha
  anticipato  quello che in maniera garbata  - e lo  ringrazio  per
  questo - ha detto l'onorevole Gucciardi, per cui arriverà in Aula
  questo  disegno  di  legge  che sono  sicuro,  questa  volta,  la
  Commissione   Sanità   esiterà  favorevolmente  perché  crea   lo
  strumento per interloquire con le comunità locali.
     Colgo  che in tutti gli interventi si prescinde da un fattore:
  il  fattore del tempo. E' il tempo, infatti, che dà il senso alle
  cose  e - mi permetto di dire - anche la serietà e il rigore alle
  cose.
   Ho  avuto poco tempo, trenta giorni, eppure ho lavorato, se  non
  rispetto il tempo necessario che dal punto di vista soggettivo di
  ciascuno  di noi significa appellarsi al valore della pazienza  e
  della  fiducia e si ha l'improvvisazione, il tempo  necessario  a
  maturare  i provvedimenti, per esempio, o aspettarne gli effetti.
  Altrimenti, il tempo non necessario richiesto viene a trasformare
  un'azione in un'azione improvvisata.
   Penso  che  il nostro sistema sanitario abbia vissuto  di  tante
  improvvisazioni,  provvedimenti estemporanei, non  organici,  non
  razionali,  non  all'interno di un disegno  che  credo  di  avere
  annunciato, oggi, nelle sue linee strategiche.
   Dobbiamo  valorizzare il territorio perché è l'unico filtro  che
  impedisce i costi alti dell'ospedalità pubblica o privata.
   Stiamo  mettendo in campo, con la concertazione  necessaria  dei
  medici   di   base,   un   progetto  che  vive   del   cosiddetto
   poliambulatorio'. Dobbiamo rivalutare la vecchia,  buona  figura
  del  medico  di famiglia in versione moderna; dobbiamo  stimolare
  l'associazione dei medici di base che, magari, costituiscono  sul
  territorio,  in  ciò incentivati degli ambulatori allargati  alla
  specialistica,  ai  laboratori,  alla  diagnostica  e  che   deve
  costituire, in questo progetto che mi è molto chiaro,  il  front-
  office  della  sanità in cui il cittadino, quello  che  ha  poche
  risorse, che ha poche opportunità, non solo venga preso  in  cura
  da  un  sistema che lo assiste, lo accompagna, lo aiuta a curarsi
  in  ambulatorio, in day hospital e se è il caso in ospedale e poi
  successivamente  nella  riabilitazione,  quella  ospedaliera,   o
  quella domiciliare, o quella sul territorio.
   Per  fare  ciò  bisogna progettare e la progettazione  l'abbiamo
  affidata ai nostri tecnici, ma anche ai tecnici migliori  che  la
  nostra Terra certamente ha, i quali  si dovranno confrontare  con
  tecnici di altre realtà regionali venuti per darci un contributo.
   E  allora,  se volete fatti vi dico che stiamo insediando  delle
  commissioni, anche se rifuggo da queste ultime perché,  a  volte,
  si  traducono  in delle perdite di tempo. E ritorna,  quindi,  il
  fattore  tempo,  fatti che hanno un cronogramma ben  preciso.  Si
  devono  esitare  dei  provvedimenti perché i fatti,  poi,  devono
  tradursi in un provvedimento e sul provvedimento ci sarà  poi  il
  confronto.
   Pertanto,  vi  ringrazio  delle  indicazioni  che  avete  voluto
  darmi, quelle puntali, quelle precise ovviamente, ne farò tesoro,
  le  riverserò in quello che definisco il mio pensatoio, perché ho
  detto  che  non sono un tecnico della sanità, e in  ciò  mi  farò
  assistere dai tecnici, quelli veri, che conoscono bene la realtà.
  Ovviamente, non posso che concludere il mio intervento  chiedendo
  non la fiducia, ma soltanto un po' di pazienza.

   PRESIDENTE. Comunico che domani, alle ore 17.00, è convocata  la
  Conferenza  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari; pertanto,  si
  renderà  necessario lo svolgimento di una seduta tecnica al  fine
  di comunicare all'Aula le risultanze della predetta Conferenza.
   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a giovedì,  24  luglio
  2008, alle ore 16.30, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Formica


      I  - Comunicazioni.

   II  - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
  lettera d) e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
     numero 18 - «Interventi a sostegno della pesca».

                   MARINELLO - CRACOLICI - AMMATUNA - APPRENDI -
                   BARBAGALLO - BONOMO - DE BENEDICTIS - DI
                   BENEDETTO
                    DI GUARDO  -  DIGIACOMO -  DONEGANI -
                   FARAONE  -  FERRARA FIORENZA - GALVAGNO -
                   GUCCIARDI - LACCOTO   LUPO - MARZIANO - ODDO
                   - PANARELLO - PANEPINTO - PICCIOLO RAIA -
                   RINALDI - SPEZIALE - TERMINE - VITRANO

     numero 19 -  «Iniziative  a sostegno dell'azione  intrapresa
               dal  Governo regionale a tutela di numerosi  posti
               di lavoro nel settore della pubblica istruzione».

                        VINCIULLO - MARROCCO - CURRENTI - ARICÒ -
                     FALCONE FORMICA - BUZZANCA - SCILLA - CAPUTO
                                                    - TORREGROSSA

       III   -  Elezione di cinque componenti della commissione  di
     garanzia  per  la trasparenza, l'imparzialità delle  pubbliche
     amministrazioni    e    la   verifica     delle     situazioni
     patrimoniali.

                  La seduta è tolta alle ore 21.40

           Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 23.30

                       DAL SERVIZIO RESOCONTI
                            Il Direttore
                        Dott. Eugenio Consoli