Presidenza del vicepresidente Formica
LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale
della seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si
intende approvato.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli D'Agostino e Forzese
hanno chiesto congedo per il 24 luglio 2008.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti
disegni di legge:
«Norme per il riordino e la semplificazione della legislazione
regionale» (numero 144) a firma degli onorevoli Gucciardi,
Barbagallo, Galvagno, Ammatuna, Fiorenza, Oddo, Ferrara, Lupo,
Vitrano, in data 22 luglio 2008;
«Interventi a sostegno degli enti locali, di cooperative,
associazioni onlus e comunità di recupero, assegnatari di beni
confiscati» (numero 145), presentato dagli onorevoli Oddo,
Cracolici, Gucciardi, Ammatuna, Fiorenza, Faraone, Ferrara,
Apprendi, De Benedictis, Picciolo, Di Benedetto, Lupo, Donegani,
Marziano, Panepinto, Panarello, Raia, Laccoto, Speziale,
Marinello, Termine, Vitrano, in data 23 luglio 2008.
Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
Commissione legislativa
PRESIDENTE. Comunico che il seguente disegno di legge è stato
inviato, in data 23 luglio 2008, alla Commissione legislativa
Attività produttive (III):
«Modifiche all'articolo 27 della legge regionale 6 febbraio
2008, n. 1» (numero 143);
di iniziativa parlamentare.
Comunicazione di apposizione di firma a disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Fiorenza, in data 22
luglio 2008, ha chiesto di apporre la propria firma al disegno
di legge numero 140 Norme per la razionalizzazione ed il
riordino del servizio sanitario regionale .
Comunico che l'onorevole Campagna, in data 22 luglio 2008, ha
chiesto di apporre la propria firma al disegno di legge numero
138 Istituzione del ruolo degli Ispettori del lavoro. Norme per
il contrasto al lavoro irregolare .
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura
dell'interrogazione con richiesta di risposta orale presentata.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,
le politiche sociali e le autonomie locali premesso che:
la Regione siciliana con legge regionale 20 del 1999 ha
previsto il risarcimento dei danni in favore delle vittime dei
delitti di tipo mafioso, prevedendo misure di tutela e
solidarietà, integrando per molti aspetti la normativa statale
esistente;
il Governo nazionale, a tal fine, ha previsto la costituzione
di un'apposita commissione consultiva, chiamata ad esprimere
pareri circa lo status di vittime innocenti della mafia;
il parere della commissione è propedeutico e indispensabile per
l'ottenimento o la negazione dello status di vittime innocenti
della mafia;
accade però che la predetta commissione, nonostante ripetuti
interventi, si astiene dal formulare i pareri per le istanze
presentate dalla Regione siciliana, in virtù delle competenze
previste dalla legge regionale 20 del 1999;
considerato che in virtù di questi incomprensibili
comportamenti, le istanze presentate dalla Regione siciliana non
vengono trattate, anzi, vengono restituite;
per sapere:
quali provvedimenti intendano adottare in merito;
se il Presidente della Regione non ritenga di intervenire
presso il Ministero dell'interno, al fine di ottenere che la
commissione consultiva esprima pareri anche per le istanze
presentate dalla Regione siciliana.» (65)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
CAPUTO
PRESIDENTE. L'interrogazione ora annunziata sarà iscritta
all'ordine del giorno per essere svolta al suo turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura
dell'interrogazione con richiesta di risposta scritta presentata.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«Al Presidente della Regione, e all'Assessore per la sanità,
premesso che:
dal 2005 nell' ATO Palermo 4 la società d'ambito COINRES
gestisce il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi
urbani, in esecuzione delle ordinanze del commissario delegato
per l'emergenza rifiuti che hanno approvato sia lo schema di
deliberazione-tipo dei consigli comunali per il trasferimento
diretto e senza gara del servizio di igiene ambientale alle varie
società d'ambito, che lo statuto-tipo che regola la vita di tali
società d'ambito;
il territorio dell'ATO Palermo 4 è costituito dai comuni di
Alia, Altavilla, Milizia, Bagheria, Baucina, Bolognetta,
Campofelice di Fitalia, Casteldaccia, Castronovo di Sicilia,
Cefalà Diana, Ciminna, Ficarazzi, Godrano, Lercara Freddi,
Marineo, Mezzojuso, Misilmeri, Roccapalumba, Santa Flavia,
Ventimiglia di Sicilia, Vicari, Villabate, e Villafrati;
i sopra elencati comuni hanno contratto complessivamente un
debito di oltre 12 milioni di euro nei confronti dell'ATO Palermo
4 COINRES, debito che a causa della sua rilevanza impedisce il
regolare funzionamento contabile-amministrativo, gestionale e
logistico della struttura del COINRES, causando il mancato
pagamento degli stipendi dei lavoratori, la mancata gestione e
manutenzione dei mezzi preposti alla raccolta e trasporto dei
rifiuti presso le discariche e, in molti casi, la mancanza di
raccolta dei rifiuti solidi urbani per lunghi periodi nei comuni
facenti parte dell'ATO Palermo 4;
questa situazione sta creando a molti dei comuni dell'ATO
Palermo 4 gravi disagi e problemi di ordine pubblico, con episodi
di guerriglia urbana e di roghi ampiamente documentati dalla
stampa locale, episodi che necessitano di continui interventi e
di esaustivi monitoraggi da parte delle forze dell'ordine;
l'Agenzia regionale dei rifiuti e delle acque ha inviato i
commissari ad acta per il recupero dei crediti vantati dal
COINRES nella maggior parte dei comuni morosi, i quali hanno
riscontrato e riscontrano grandi difficoltà nella riscossione
delle somme dovute;
per sapere:
quali iniziative intenda assumere, - anche in considerazione
della grave emergenza sociale e di rischio per l'ordine pubblico
- per assicurare il regolare funzionamento del COINRES dando
chiarimenti ai comuni circa il rispetto degli accordi scritti
stipulati tra enti locali e società d'ambito;
se non ritenga indispensabile adottare tutti gli atti - anche
normativi - necessari per consentire ai funzionari dell'Agenzia
regionale dei rifiuti e delle acque di recuperare i crediti
vantati dal COINRES e ripristinare la funzionalità economica e
gestionale del consorzio.» (64)
ARICO'
PRESIDENTE. L'interrogazione, ora annunziata, sarà inviata al
Governo.
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura della
interpellanza presentata.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«Al Presidente della Regione ed all'Assessore per la sanità,
premesso che:
per favorire il risanamento ed il reintegro degli allevamenti
zootecnici colpiti, tra l'altro, da brucellosi, il legislatore
regionale introdusse con la legge 5 giugno 1989, n. 12, ad
integrazione delle vigenti disposizioni nazionali, un'indennità
integrativa a favore dei proprietari di capi abbattuti perché
affetti da tali gravi malattie infettive, a parziale ristoro dei
danni subiti, stanziando all'uopo, 7 miliardi delle vecchie lire
per il 1989 e 6 per ognuno dei successivi anni 1990 e 1991;
tale indennità, adeguata annualmente dall'Assessore per la
sanità nella stessa misura di incremento disposta dalla normativa
statale in materia, è stata successivamente reintrodotta con la
legge regionale n. 28 del 1995, estendendone il beneficio agli
abbattimenti relativi agli anni 1993-1994-1995 ed in tal caso le
somme stanziate ammontavano a 16 miliardi delle vecchie lire;
infine, la legge regionale n. 19 del 2005 estese tale beneficio
ai proprietari dei capi abbattuti nel periodo compreso tra il
2000 ed il 2006, autorizzando una spesa complessiva di 20 milioni
di euro;
considerato che dal 1997 ad oggi non risulta essere stata
corrisposta alcuna indennità per le finalità anzidette e le
numerose, legittime istanze inoltrate dai proprietari danneggiati
all'Ispettorato regionale veterinario dell'Assessorato della
sanità non hanno avuto alcun positivo riscontro, evidenziando,
anzi, l'inesistenza di somme da erogare ai sensi delle citate
leggi;
preso atto che:
numerosi allevatori, in particolare della provincia di Catania,
creditori dell'indennità integrativa in forza delle citate leggi
regionali, in ragione del grave pregiudizio da essi subito, hanno
ritenuto di ricorrere all'autorità giudiziaria ordinaria
ottenendo, tramite decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo,
il pagamento delle somme da parte dell'Azienda U.S.L.
territorialmente competente;
risulta superfluo riferire in questa sede degli evidenti
disagi, non solo di natura economica, conseguenti alle azioni
legali intraprese dagli allevatori danneggiati per qualcosa che,
è bene ricordare, sarebbe loro spettato di diritto;
per conoscere:
le ragioni dell'inosservanza del citato dettato normativo,
circa l'erogazione dell'indennità integrativa volta al parziale
ristoro degli allevatori i cui capi siano stati colpiti da gravi
forme di zoonosi;
l'effettivo e concreto impiego delle somme di anno in anno
stanziate dalle citate leggi regionali, la cui finalità
risulterebbe in tal modo disattesa;
quali urgenti iniziative intenda intraprendere a favore degli
allevatori danneggiati, in ordine alle loro legittime pretese
economiche.» (9)
D'ANTONI
PRESIDENTE. Trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza
che il Governo abbia dichiarato di respingere le interpellanze o
abbia fatto conoscere il giorno in cui intende trattarle, le
interpellanze stesse saranno iscritte all'ordine del giorno per
essere svolte al loro turno.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
mozioni presentate.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che il Parlamento europeo ha fatto proprio il
pacchetto di misure per fare fronte alla crisi del caro gasolio e
ai suoi riflessi sulle attività di pesca, ponendolo
all'attenzione del Consiglio dei ministri;
ricordato che le misure tendono a promuovere l'adeguamento
della flotta da pesca dell'UE alle conseguenze economiche del
caro gasolio attraverso gli aiuti FEP per l'arresto temporaneo
della pesca, misure di ristrutturazione delle flotte per
abbatterne i consumi e misure per la riduzione delle flotte
stesse attraverso il disarmo parziale e la costruzione di
imbarcazioni più piccole per rimpiazzare il 25% della capacità
demolita;
visti inoltre l'incremento dell'intensità dell'aiuto per
equipaggiamento che riduce il consumo di carburante, le
consulenze relative ad aspetti energetici e di ristrutturazione,
l'estensione, tra i beneficiari ammissibili, anche degli
operatori di terra e le ulteriori misure per aumentare il valore
aggiunto dei prodotti ittici, l'incremento del de minimis da
30.000 euro a 100.000 per impresa e degli anticipi agli Stati
membri per facilitare l'utilizzo dei fondi FEP e la
riprogrammazione dei piani operativi nazionali;
considerato il decreto-legge n. 114 adottato dal Governo
nazionale il 3 luglio 2008 per regolare il fermo temporaneo e
definitivo in rapporto all'urgenza indotta dallo stato di crisi
del settore della pesca;
considerato ancora che la Sicilia partecipa all'assegnazione
dei finanziamenti italiani del Fondo europeo per la pesca
previsti per l'area convergenza con euro 112.989,76 pari al 50%
dei fondi disponibili,
impegna il Governo della Regione
a intervenire in favore dei vari sistemi di pesca non previsti
nel decreto-legge 114/2008 del Governo nazionale disciplinando i
periodi di arresto temporaneo mediante un'adeguata e puntuale
predisposizione dei piani di gestione locale (di cui all'asse 3
del FEP);
all'urgente predisposizione di misure di fiscalità di vantaggio
per i settori produttivi della filiera dell'alimentazione e
per l'abbattimento dei costi energetici in considerazione del
fatto che in Sicilia (Gela ed Augusta) si raffina il 40% della
produzione nazionale di idrocarburi;
a utilizzare i finanziamenti per l'area convergenza assegnati
alla Sicilia, così come previsto nelle tabelle FEP nei cinque
assi d'intervento;
a procedere al rifinanziamento dell'articolo 84 della legge
regionale numero 17/2004 attraverso la modifica del periodo
temporale indicato nel comma 1;
a predisporre con l'industria cantieristica siciliana programmi
per la più conveniente utilizzazione delle misure UE previste per
la demolizione, riconversione e ammodernamento della flotta
peschereccia nel nostro Paese;
a potenziare il monitoraggio del mercato e dei prezzi per
sviluppare adeguati strumenti di analisi della catena del valore
e dei prezzi;
a predisporre un piano di interventi utili a favorire l'unione
delle organizzazione di produttori e le associazioni di marketing
locali per potenziare la posizione di contrattazione dei
pescatori nei confronti dell'industria di lavorazione e dei
distributori;
a promuovere le iniziative per la qualità attraverso
l'etichettatura e migliori sistemi di trasporto e di
lavorazione.» (18)
MARINELLO-CRACOLICI-AMMATUNA-APPRENDI-BARBAGALLO
BONOMO-DE BENEDICTIS-DI BENEDETTO-DI GUARDO
DI GIACOMO-DONEGANI-FARAONE-FERRARA-FIORENZA
GALVAGNO-GUCCIARDI-LACCOTO-LUPO-MARZIANO
ODDO-PANARELLO-PANEPINTO-PICCIOLO-RAIA-RINALDI-
SPEZIALE-TERMINE-VITRANO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il Governo nazionale ha inserito, nella manovra di bilancio, la
previsione di ulteriori 796 tagli di personale docente e non
docente nelle scuole siciliane da attuarsi nel mese di luglio
c.a.;
questi 796 sono da aggiungersi ai 1.544 tagli già effettuati
nei mesi precedenti, sempre nelle scuole siciliane di ogni ordine
e grado;
considerato che:
i suddetti tagli di personale non seguono alcun criterio
proporzionale rispetto alla diminuzione di alunni e di classi in
Sicilia, tenuto conto che, secondo i dati divulgati dal
dipartimento regionale della pubblica istruzione, nel prossimo
anno scolastico 2008/2009, a fronte di un decremento di circa
40.000 alunni, sono previsti tagli per 2 mila e 521 unità tra
docenti e personale ATA, da aggiungere alle precedenti
decurtazioni di posti di lavoro attuati dal precedente Governo
nazionale di centro-sinistra;
questa avulsa volontà di risolvere il deficit della pubblica
istruzione nazionale tagliando posti di lavoro, tarpa
definitivamente le ali a centinaia e centinaia di precari
siciliani della scuola che credevano e speravano di essere
immessi quest'anno nei ruoli definitivi;
tenuto conto che da anni si parla di una riforma del mondo
scolastico mirante soprattutto ad una maggiore razionalizzazione
dei costi che, per il 97 per cento, riguardano i salari del
personale. Ma ciò non può e non deve inficiare l'obiettivo finale
del mondo didattico, cioè la formazione culturale, tecnica e
scientifica dei giovani. La diminuzione del personale scolastico
effettuata senza quei criteri logici che sono alla base delle
necessità formative dei giovani, oltre ad una perdita consistente
di posti di lavoro in Sicilia, può portare solo alla nascita di
una scuola priva di quei principi educativi e selettivi tipici
delle culture occidentali;
visto che il Presidente della Regione ha già attivato tutte le
iniziative atte a bloccare questa emorragia di docenti e non
docenti nelle scuole siciliane,
esprime solidarietà al Presidente della Regione
e
invita il Governo della Regione a proseguire la sua azione
in questa vertenza che vede la Sicilia contrapposta al Governo
nazionale a tutela di migliaia di posti di lavoro e in nome della
propria autonomia decisionale nel campo della pubblica
istruzione. (19)
VINCIULLO -MARROCCO -CURRENTI
ARICO'-FALCONE- FORMICA
BUZZANCA-SCILLA-CAPUTO
BOSCO- TORREGROSSA
PRESIDENTE. Avverto che le mozioni testé annunziate saranno
iscritte all'ordine del giorno della seduta successiva perché se
ne determini la data di discussione.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9 del Regolamento interno,
do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero aver
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante
procedimento elettronico.
Presidenza del vicepresidente Formica
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera
d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni n. 16
Interventi straordinari tesi a fronteggiare la crisi nel settore
vitivinicolo. Riconoscimento della zona del Calatino Sud-Simeto
all'interno dell'area colpita dalla peronospora , degli onorevoli
Falcone, Caputo, Currenti, Scilla e Vinciullo e n. 17 Interventi
di protezione civile di cui all'ordinanza del Presidente del
Consiglio dei Ministri n. 3340/04, recepita con Direttiva del
Presidente della Regione n. 42 dell'8 novembre 2004, volti
all'indennizzo dei danni ai privati della provincia di Enna per
l'alluvione dell'ottobre 2003 , degli onorevoli Falcone,
Currenti, Scilla, Vinciullo e Leanza Edoardo.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che, con deliberazione della Giunta regionale n. 432
del 18.10.2007, relativa alla richiesta di intervento
straordinario per la crisi del settore vitivinicolo da avanzare
al Governo nazionale, nell'individuazione delle zone da garantire
è stata esclusa la provincia di Catania e specificatamente la
zona del Calatino Sud-Simeto, confinante con la zona di Ragusa,
regolarmente inserita tra le zone colpite dalla peronospora;
considerato che nel Calatino Sud-Simeto si produce il vino
cerasuolo di Vittoria DOCG;
preso atto che i vigneti ricadenti nella suddetta zona calatina
hanno subito dalla peronospora un danno superiore al 60 per cento
della produzione;
considerato, altresì, che il cerasuolo di Vittoria DOCG
garantito è l'unico nel Meridione d'Italia e rappresenta
un'importante risorsa per l'economia del contesto interessato,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire al fine di modificare la deliberazione di Giunta
di Governo, inserendo, tra le zone colpite dalla crisi
vitivinicola e precisamente dalla peronospora, il territorio del
Calatino Sud-Simeto, immotivatamente escluso dalla perimetrazione
delle zone a cui riconoscere il diritto dei benefici di legge.»
(16)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che nell'ottobre del 2003, precisamente tra il 15 e il
18, in Sicilia si é verificato un grave evento alluvionale nei
territori di Catania, Caltanissetta ed Enna che ha causato
notevoli danni alle strutture ed infrastrutture pubbliche, nonché
al patrimonio dei privati, soprattutto, ma non soltanto, a varie
aziende agricole;
considerato che il Governo regionale, su ferma richiesta
dell'amministrazione provinciale di Catania, ha prima
riconosciuto lo stato di emergenza e dopo inoltrato richiesta
perché il Governo nazionale emanasse un provvedimento
contingibile ed urgente per gli interventi di protezione civile;
preso atto che:
il Governo nazionale ha emanato l'ordinanza del Presidente del
Consiglio dei ministri n. 3340/04, recepita dal Governo regionale
con direttiva del Presidente della Regione n. 42 dell'8 novembre
2004, con la quale, oltre a prevedere vari interventi di
ricostruzione per le infrastrutture pubbliche, si prevedevano
indennizzi per le aziende dei private colpite dal fenomeno
calamitoso;
malgrado i privati della provincia di Catania siano stati già
da molto tempo indennizzati, ciò non è avvenuto per quelli della
provincia di Enna, nonostante le varie istanze debitamente
istruite siano state inoltrate presso il dipartimento regionale
di protezione civile,
impegna il Governo della Regione
a sollecitare ogni utile intervento presso il dipartimento
regionale di protezione civile al fine di erogare i dovuti
indennizzi a tutti coloro che, colpiti dagli eventi calamitosi
dell'ottobre 2003, a distanza di circa cinque anni, non hanno
ancora trovato ristoro per i gravissimi danni subiti.» (17)
Onorevoli colleghi, dispongo che la mozione testé annunziata
venga demandata alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari perché ne determini la data di discussione.
Presidenza del vicepresidente Formica
Comunicazioni del Governo sul tema della sanità
PRESIDENTE. Si passa al punto III dell'ordine del giorno:
Comunicazioni del Governo sul tema della sanità . Informo che
sono aperte le iscrizioni a parlare e che ogni intervento potrà
avere la durata massima di 15 minuti.
Ha facoltà di parlare l'Assessore per la sanità per rendere le
comunicazioni.
RUSSO, assessore per la sanità. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, ho ricevuto la delega assessoriale alla sanità il 7
giugno scorso, appena un mese e mezzo addietro; periodo di
lavoro, questo, intenso, ma soprattutto proficuo durante il
quale, grazie anche al confronto con gli operatori del settore,
ho acquisito sufficienti informazioni per sapere cosa dobbiamo
fare e dove dobbiamo andare.
Mi è molto chiaro che al centro del sistema sanitario deve
tornare ad esserci il cittadino, anzi la persona umana, che non
solo deve essere curata, ma dobbiamo prendercene cura.
Pertanto, ribadisco con decisione, in quest'Aula, che l'intera
azione politica del mio assessorato sarà orientata a realizzare
questo interesse esclusivamente e con pienezza, tanto più che è
tutelato dall'articolo 32 della nostra Costituzione che pone la
salute come diritto fondamentale dell'individuo ed interesse
della collettività.
Ritengo ancora necessaria una premessa sul metodo, sul come
agire e poiché si tratta di realizzare un fondamentale interesse
pubblico, esso deve essere perseguito nella massima trasparenza.
Ciò significa, da un lato, rischiarare alcune zone opache del
sistema che, nel tempo, sono diventate terreno fertile di
interessi clientelari e di intrecci affaristici, politici e
mafiosi, come hanno dimostrato le indagini giudiziarie;
dall'altro, significa dare conto, pubblicamente, delle ragioni
che stanno dietro alle scelte da compiere.
In quest'ottica stiamo progettando una comunicazione
finalizzata ad assicurare conoscenza, partecipazione e, se
possibile, anche condivisione nel rapporto con i cittadini e con
gli operatori.
Trasparenza, infatti, vuol dire anche avere capacità di dialogo
e di ascolto, presupposto fondamentale per riattivare quel
rapporto di fiducia necessario tra istituzione e cittadini,
società, governi locali, associazioni, operatori, forze sindacali
con cui bisogna avere uno stabile e permanente confronto.
Trasparenza significa, infine, avere rispetto delle norme che
sono, di regola, la sintesi dell'interesse comune e se le norme
non sono più ritenute adeguate o non rispondenti al bene comune
sarà mio preciso impegno proporre i necessari cambiamenti
attraverso le opportune iniziative, anche legislative.
L'obiettivo condiviso deve essere quello di disporre di poche
norme, ma chiare e semplici, anche per corrispondere ad una
precisa esigenza degli operatori del settore. Dunque,
innanzitutto, trasparenza e legalità.
Ci sono quattro R su cui intendo fondare questo mio nuovo
impegno: regole, rigore, risultati, responsabilità.
Le regole sono quelle che consentono di selezionare, fissare e
stabilire il regime giuridico entro cui agire, affinché il
modello funzioni secondo un preciso ordine razionale e
programmato.
Il rigore, qualitativo e quantitativo, per l'applicazione
inflessibile delle azioni concordate, per raggiungere risultati
di natura economico-finanziaria e per l'ottimizzazione delle
risorse umane e materiali.
I risultati sono gli esiti, i fatti concreti dell'attività
politica e amministrativa programmata e condivisa che dovranno
misurare l'impegno e l'efficacia della mia attività.
La responsabilità, a cominciare dalla mia di assessore che,
sebbene estraneo al mondo della politica, vuole rispondere
politicamente delle decisioni assunte dinanzi a questa Assemblea
ed all'opinione pubblica.
Tutti quelli che esercitano un potere all'interno di una
struttura pubblica sono sottoposti ad una responsabilità e non
sempre in passato il potere è stato coniugato con la
responsabilità; chi non è in grado di esercitare questo potere
nell'interesse dei cittadini deve mettersi da parte o essere
messo da parte.
Va da sé che la scelta degli uomini, cui affidare il
funzionamento di un sistema in termini di efficienza, efficacia
ed economicità, deve essere fondata esclusivamente sul criterio
della capacità e del merito, con un sistema trasparente di
valutazione che preveda anche criteri premiali.
Il concetto di responsabilità va correlato a quello del
controllo che, innanzitutto, deve partire dal basso e cioè dagli
utenti chiamati a pretendere il rispetto dei propri diritti ed a
denunciare incapacità, arretratezze ed abusi. Orecchie attente
recepiranno queste indicazioni con l'obiettivo di dare puntuali
risposte al cittadino.
Al controllo diffuso deve unirsi quello strutturale e
strutturato, costituito dagli strumenti e dalle iniziative di
verifica e di analisi dei dati della gestione del corretto ed
appropriato esercizio dei poteri che il mio assessorato,
direttamente o indirettamente, metterà da subito in campo.
Non è più tollerabile, infatti, che la Sicilia offra,
mediamente, prestazioni meno adeguate rispetto a molte altre
regioni del nostro Paese. Ed è evidente che il problema non sta
nella quantità delle risorse, ma nella qualità dei risultati.
Lo scorso anno sono stati spesi, nel settore della sanità
siciliana, oltre 8 miliardi e mezzo di euro, una cifra enorme che
non ha prodotto la giusta qualità, ed ecco, dunque, che si torna
al metodo, al come agire.
Si vuole qualificare la spesa, far sì che gli unici tagli
autentici siano quelli degli sprechi; orientare la spesa sulla
strada dell'efficienza e della legalità è, semplicemente, fare il
nostro dovere ed è quanto ci viene chiesto dai cittadini.
Quanto al dove dobbiamo andare, bisogna premettere che
l'innovazione tecnologica, scientifica, l'evoluzione demografica,
sociale ed epidemiologica richiedono un nuovo approccio sui temi
dell'assistenza sociale e sanitaria.
Il concetto semplice, ma al tempo stesso rivoluzionario, che
deve guidarci è quello del fabbisogno sanitario che, nel corso
degli anni, si è via via modificato.
Esso richiede, dunque, nuove funzioni sanitarie: ad esempio,
l'ospedale che ha rappresentato per decenni, da sempre, la
principale risposta al bisogno di salute del cittadino deve
caratterizzarsi come una struttura organizzata per la fase acuta
della malattia, mentre necessitano strutture alternative e
diversificate a vari livelli, a partire da quello territoriale.
Così facendo potremmo diminuire i posti letto ospedalieri ad alto
costo, rendendo prestazioni appropriate ed a costi contenuti.
Ciò comporta la necessità di riconvertire parte delle risorse
umane, professionali, tecnologiche ed edilizie per lo sviluppo di
nuove funzioni; significa, cioè, razionalizzare l'offerta,
tenendo conto che la diminuzione delle risorse economiche ci
costringe ad un uso più corretto della spesa ed a ricercare
costantemente il giusto equilibrio tra economicità ed equità, tra
controllo della spesa, aspettative e sistemi di valori della
nostra società.
In altre parole, l'obiettivo non è - come è stato scritto da
qualche giornale - fare tagli indiscriminati o a pioggia e non è
certamente quello di limitare l'assistenza sanitaria, ma è
eliminare sprechi, duplicati, ripetizioni e ritardi, insomma
riorganizzare il sistema, riqualificare la spesa, integrare i
servizi.
Tra il diritto costituzionale alla salute e la progressiva
diminuzione delle risorse si collocano una serie di domande che
richiedono precise risposte politiche e soluzioni che assumono
anche una precisa valenza etica: quali e quante prestazioni
garantire; quando, come e dove distribuire le risorse sanitarie;
a chi distribuire e con quali priorità; chi finanzia, chi eroga e
chi controlla in quali misure e con quali modalità.
Torniamo, dunque, al fabbisogno. In questo momento storico la
domanda è molto diversificata, è sociale e sanitaria, di
benessere e di salute, di prevenzione e di riabilitazione, ma
anche di qualità della vita e, purtroppo, di qualità della morte.
Per valutare adeguatamente questa domanda di bisogno è decisivo
potere disporre di strumenti informativi e di adeguate
professionalità che consentano l'acquisizione, la conoscenza e
l'apprezzamento dei dati.
Per ribaltare le vecchie, antieconomiche logiche sulle quali è
imperniato il nostro sistema sanitario è necessario, in primis,
analizzare il percorso della malattia ed i fabbisogni
corrispondenti in tutte le sue fasi al fine di ricostruire
l'intero processo clinico-assistenziale, prima e dopo le fasi di
ospedalizzazione; così facendo, potremo determinare sia il
corretto rapporto tra bisogno di assistenza e risorse consumate,
che la giusta integrazione tra strutture e funzioni ospedaliere e
territoriali.
Volendo, brevemente, schematizzare un'offerta razionale,
efficace, efficiente ed economica la stessa potrebbe essere
riprogettata nelle seguenti fasi: la fase territoriale di
educazione alla salute e della prevenzione, della medicina di
base e continuità assistenziale, e della medicina specialistica
con tutto ciò che essa comporta a livello organizzativo sul
territorio.
Questa prima fase, decisiva, organizzata a livello
distrettuale, costituirà il necessario filtro al ricovero
ospedaliero: la fase ospedaliera, e cioè la gestione della fase
acuta o della riacutizzazione della malattia per la quale si
rende necessaria la possibilità del ricovero in ospedale, e la
fase territoriale, di assistenza post acuzie, di assistenza
riabilitativa, dell'assistenza geriatrica e dell'assistenza con
riguardo alla salute mentale.
Tale approccio innovativo consente l'eliminazione o la
riduzione di alcune attività in favore di altre più appropriate e
meno costose.
Sarà imprescindibile la formazione degli operatori,
l'integrazione delle differenti fasi del percorso clinico
assistenziale, ripensare il sistema delle aziende sanitarie,
costituire una rete integrata di attori e di organizzazioni di
servizi per la persona e sulla persona - penso ai trasporti, alla
scuola, alle imprese, al volontariato privato e sociale, alle
istituzioni pubbliche - per creare le giuste sinergie per
rispondere al meglio alla varietà e alla variabilità dei bisogni
da soddisfare.
In conclusione, le strutture devono essere funzionali alle
attività ed alle prestazioni che realmente sono necessarie.
Sappiamo bene che le strutture sono anche elementi su cui si
aggregano legittimi interessi sociali, economici e politici. E'
giusto tenerne conto, ma essi non possono e non devono prevalere
sui superiori interessi assistenziali e riorganizzativi.
Se vogliamo, davvero, raggiungere il tanto auspicato
miglioramento del sistema è necessaria, innanzitutto.
l'assunzione di un atteggiamento etico di sacrificio per il
raggiungimento di importanti risultati per la collettività,
abbandonando rendite di posizione, comportamenti corporativi,
vecchie incrostazioni di potere sia nel pubblico che nel privato.
Su cosa fare per raggiungere questi obiettivi, la risposta è
compiutamente definita nel Piano di rientro, di riorganizzazione,
di riqualificazione e di individuazione degli interventi per il
perseguimento del riequilibrio economico del Servizio sanitario
regionale, accordo sottoscritto tra il Ministro della salute, il
Ministro dell'economia e delle finanze ed il Presidente della
Regione il 31 luglio dello scorso anno.
E' bene ricordare che con delibera della Giunta regionale,
numero 312 dell'1 agosto 2007, testualmente l'Assessore per la
sanità è stato incaricato di dare esecuzione all'accordo ed al
Piano relativo e di provvedere all'attuazione delle misure e
degli interventi contenuti in tale atto valevole per il triennio
2007-2009 e che il patto deriva da precise disposizioni di leggi
finanziarie dello Stato per le regioni che presentano un
disavanzo e costituisce norma cogente per la nostra Regione.
Il Piano prevede azioni combinate tra loro, volte ad
assicurare, da un lato, economie strutturali sul sistema
sanitario siciliano, dall'altro, attraverso investimenti mirati,
a riqualificare l'assistenza sanitaria con forme di attività
sanitarie meno costose ed invasive verso l'utente ammalato, che
presentano, comunque, un costo sociale.
In particolare, gli obiettivi generali del Piano prevedono una
riduzione consistente dell'assistenza sanitario-ospedaliera per
acuti e, contestualmente, un potenziamento dell'attività
sanitaria pubblica domiciliare di riabilitazione, sia ospedaliera
che territoriale, dell'assistenza residenziale per lungodegenti e
di quella specialistica.
Venendo ai duri numeri del Piano, occorre immediatamente
rimarcare questo aspetto: sono i numeri, quelli decisivi, che ci
danno il senso dell'importanza delle azioni che devono essere
portate a compimento, esattamente, nei ristrettissimi tempi che
il Piano medesimo ci impone.
Innanzitutto, l'adozione di tutte le misure di Piano previste
nel triennio 2007-2009 consentono di intervenire sulle cause
strutturali che ogni anno determinano il deficit di bilancio che,
dal 2004 in poi, hanno inciso, in media, per un ammontare pari al
10 per cento della spesa complessiva.
In altri termini, abbiamo speso e continuiamo a spendere
mediamente, ogni anno, circa 1.600 miliardi delle vecchie lire in
più rispetto alle risorse disponibili pari a circa 16 mila
miliardi annui.
Rispettando rigorosamente il Piano, si va a suturare la
profonda ferita del sistema che fa disperdere risorse vitali,
raggiungendo l'equilibrio economico-finanziario che consente,
finalmente, di rimettere in sesto questo gigante malato ,
attivando energie economiche per nuovi investimenti.
Di contro, il mancato rispetto del Piano non solo cronicizza la
patologia, ma avvia il sistema verso il definitivo collasso
poiché comporterebbe il mancato incasso di circa 895 milioni di
euro che lo Stato ci deve a saldo delle quote annuali del Fondo
sanitario, a partire dal 2003; il mancato incasso di altri 418
milioni di euro quale contributo dello Stato per ripianare i
deficit della sanità delle regioni in difficoltà; la revoca del
finanziamento di circa di 512 milioni di euro per gli anni 2006-
2009 che lo Stato ha messo a disposizione in un apposito fondo,
detto il fondino' per le regioni sottoposte al Piano di rientro;
l'impossibilità di contrarre il mutuo trentennale a tasso
agevolato garantito dallo Stato sino a 2 mila e 800 milioni per
pagare i debiti contratti dalle Aziende sanitarie.
Infine, ma non in ultimo, il mancato rispetto del Piano
determina l'arrivo di un Commissario e l'imposizione di ulteriori
oneri fiscali per il cittadino.
Tutti dovremmo sopportare l'ulteriore aumento dell'addizionale
dell'Irpef e dell'Irap, oltre i livelli massimi previsti dalla
legislazione vigente fino all'integrale copertura dei mancati
obiettivi.
Peraltro, non arrivano buone notizie dal Ministero
dell'economia che, purtroppo, ha stimato, rispetto a quanto
previsto dal Piano, un gettito derivante dalla manovra fiscale
regionale già in atto, cioè l'aumento dell'Irap e
dell'addizionale Irpef, inferiore alla somma stimata in 100
milioni di euro, ciò significa un peggioramento del risultato del
2007 con conseguente necessità di garantire un'ulteriore
copertura finanziaria aggiuntiva con nuove misure da attuare nel
corrente anno.
Si tratta, dunque, di un preciso obbligo morale, prima ancora
che politico-giuridico, al quale non intendo sottrarmi e che
traccia un percorso obbligato a carico della Regione finalizzato
alla riorganizzazione e alla riqualificazione di un sistema
sanitario più snello, integrato ed efficiente.
Il Piano di rientro è, dunque, da considerarsi un documento di
programmazione straordinaria che acquista un significato ben
oltre la semplice definizione di misure di contenimento della
spesa , essendo, invece, uno strumento di riordino strutturale e
di ridefinizione complessiva dei ruoli tra i diversi attori del
sistema sanitario: il Governo, la Regione, le Aziende sanitarie,
gli erogatori privati, gli Enti locali, gli altri soggetti
pubblici e privati.
Esso ha una missione ed una visione tanto più forte se viene
concepito come patto tra i diversi attori, patto che non
esaurisce la sua funzione al termine della scadenza e il cui
contenuto è il risanamento, lo sviluppo, il riequilibrio e la
modernizzazione del sistema sanitario siciliano.
Alcuni dati sui campi verso i quali incidono le azione previste
dal Piano: l'assistenza farmaceutica. La spesa farmaceutica, in
Sicilia, aveva raggiunto livelli superiori alle percentuali
indicate dalla normativa nazionale. I provvedimenti adottati
(ticket, uso dei generici', distribuzione diretta dei farmaci ad
alto costo) hanno già prodotto una riduzione intorno al 3 per
cento della spesa farmaceutica complessiva, anche se bisogna
porre particolare attenzione alla spesa relativa alla
farmaceutica ospedaliera non facilmente comprimibile se non a
scapito della qualità dell'assistenza.
Sulla base dei dati di consuntivo 2007, la spesa farmaceutica
convenzionata ed ospedaliera ammonta complessivamente a circa 1,5
miliardi di euro pari al 17,31 per cento della spesa sanitaria
complessiva ed al 19 per cento circa del Fondo sanitario
regionale.
Gli interventi in corso di attuazione o in via di definizione,
implementazione dei controlli sugli esenti ticket, integrazione
del sistema di rilevazione dei dati delle prescrizioni,
definizione di percorsi diagnostico-terapeutici, revisione ed
aggiornamento del prontuario terapeutico ospedaliero territoriale
regionale, sistemi incentivanti per gli addetti ai controlli,
hanno già consentito il raggiungimento del tetto di spesa
programmato dal Piano, mentre siamo nelle condizioni di potere
conseguire l'ulteriore obiettivo, posto dalla finanziaria del
2007, del 16,4 per cento del Fondo sanitario.
Con riguardo alla specialistica convenzionata esterna occorre,
intanto, precisare che essa comprende le branche a visita, la
radiologia, i laboratori di analisi, la fisiochinesiterapia,
l'emodialisi, e questo comparto, nel 2007, ha inciso sulla
complessiva spesa nella misura del 6 per cento circa avendo
fatturato, le 1.556 strutture convenzionate, quasi 520 milioni di
euro.
Le azioni previste dal Piano tendono ad una rideterminazione
degli aggregati di spesa e dei relativi budget con una riduzione
media del 10, 11, 12 per cento rispetto al tetto di spesa fissato
per il periodo 2004-2006.
In atto, è in corso la trattativa con le categorie interessate
relativamente alla determinazione degli aggregati. Sono allo
studio interventi relativi alla riorganizzazione della rete dei
laboratori e delle radiologie tenuto conto della tecnologia in
atto operante presso le strutture pubbliche, all'attivazione di
controlli sull'appropriatezza prescrittiva, alla verifica degli
esenti ticket nonché all'adeguamento delle tariffe a quelle
nazionali.
Un altro comparto preso in considerazione nel Piano riguarda i
servizi sanitari di emergenza ed il 118. Secondo il Piano, il
costo complessivo del servizio di emergenza è fissato in quasi
178 milioni di euro comprendente la convenzione con la Croce
Rossa Italiana (97,5 milioni), medici ed infermieri (54,7
milioni), elisoccorso (22 milioni), telefonia (3,6 milioni).
In ordine alla riorganizzazione di questi servizi sono previste
azioni che comportano la riduzione annuale del 3 per cento, già
applicato lo scorso anno, ed è in corso di applicazione anche
per il corrente anno della convenzione con la Croce Rossa
Italiana, nonché la riduzione del numero delle ambulanze.
E' stato adottato, come ben sapete, un provvedimento
amministrativo di proroga, stante la scadenza della convenzione
il 30 giugno 2008, essendomi insediato - lo ribadisco - il 7
giugno, mentre è in corso di adozione la predisposizione di una
commissione composta da responsabili locali ed esperti di altre
Regioni per la revisione del sistema di emergenza-urgenza al fine
di renderlo rispondente, quantitativamente e qualitativamente,
alle esigenze del territorio ed ai costi mediamente esistenti in
altre realtà regionali.
Altro ramo fondamentale interessato dal Piano è quello
concernente l'assistenza ospedaliera pubblica e privata.
L'attuale sistema ospedaliero pubblico consta di 17 aziende
ospedaliere e 50 presìdi ospedalieri territoriali, alcuni dei
quali con un numero di posti letto inferiori a 120.
Questi ultimi sono oggetto di ripetute e pressanti osservazioni
da parte degli organi ministeriali. E' assolutamente necessario -
e, in tal senso, stiamo elaborando i criteri e la mappa
territoriale - procedere ad accorpamenti, trasformazioni e,
conseguentemente, a riduzioni del numero delle aziende
ospedaliere.
La prevista riduzione dei posti letto, sia per le strutture
pubbliche che per quelle private, avverrà sulla base di criteri
oggettivi condivisi relativi al numero di prestazioni effettuate,
ad indici di occupazione dei posti letto, agli indici di
appropriatezza delle prestazioni.
Nella determinazione globale dei posti letto sono anche da
considerare quelli previsti per le aziende ospedaliere
universitarie.
Il Piano prevedeva, per l'anno 2007, una riduzione di 782 posti
letto, tra aziende pubbliche e case di cure; per il biennio 2008-
2009 un'ulteriore riduzione di 1.791 posti letto per acuti con
contestuale attivazione di complessivi 2.809 posti letto per
riabilitazione e lunga degenza.
I costi sostenuti nell'anno 2007 per l'ospedalità privata, ivi
comprese le strutture a gestione diretta, incidono
complessivamente per circa l'8 per cento sulla spesa sanitaria
complessiva, per un importo pari a 677 milioni.
In particolare, i costi dell'assistenza ospedaliera erogata
dalle 61 case di cura private ammontano a 369 milioni di euro.
Sul piano organizzativo, si ritiene che possano ipotizzarsi
modelli operativi per settori di intervento: geriatria,
riabilitazione, gestione R.S.A. e case famiglia, salute mentale,
interventi sulle commissioni invalidi civili, sulla medicina
legale e fiscale, in modo da assicurare, da un lato, uniformi
livelli di assistenza in tutte le aziende territoriali,
dall'altro economie di scala derivanti dalla standardizzazione di
procedure e di utilizzo di personale.
Questa è l'imponente dimensione dello sforzo e dell'impegno che
ci vengono richiesti per centrare l'obiettivo di una sanità a
dimensione dei bisogni del cittadino. Tutto ciò grava,
certamente, sulle spalle dell'Assessore che volentieri intende
condividere questo gravoso fardello con tutti coloro che
condivideranno strategie e metodi di intervento.
Il tema, dunque, non è quello del si può fare , ma quello, ben
più radicale, di kantiana memoria, del si deve fare . Si
tratta, allora, di maturare la piena consapevolezza di un preciso
dovere politico ed etico che non può che essere affidato,
innanzitutto, al senso di responsabilità di ciascuno di noi.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor
Assessore, lei mi dà l'impressione di una persona perbene
catapultata in una situazione un pò particolare, come un
extraterrestre che dovrebbe risanare una parte della terra
afflitta - ahimé - da un male incurabile.
Non penso che il dibattito in Aula sulla sanità sia pro forma,
ma ritengo che debba vedere impegnate tutte le forze politiche
poiché si sta parlando del male che affligge questa Regione.
Parlare di 8 miliardi e mezzo di euro (spesa sanitaria del
2007), parlare di 1 miliardo e 600 milioni di euro, il debito
accumulato rispetto a quello che è il Fondo sanitario nazionale,
certamente è un problema che non può essere trascurato.
Ritengo, comunque, che la sua relazione - in alcune parti
apprezzabile, in altre molto fredda, forse, fatta di numeri che
le vengono elargiti - abbia bisogno di alcuni approfondimenti
rispetto anche all'inizio dell'attività del Governo in questo
campo.
Personalmente, non sono fra coloro che sostiene, a qualsiasi
costo, di lasciare tutte le guardie mediche o che bisogna stare
contro l'Assessore perché ha predisposto il taglio delle guardie
mediche.
A tal proposito, ritengo che alcune guardie mediche vanno
lasciate ed altre tolte, tuttavia mi si consenta un'osservazione,
già fatta in Commissione, sull'applicazione di una legge che ha
imposto dei termini precisi per l'accreditamento di alcune
strutture convenzionate, tra le quali alcune cliniche.
Mi chiedo, infatti, come mai lei - a cui diamo fiducia
aprioristicamente perché nessuno è contro le linee di intervento
- non abbia fatto riferimento specifico alla legge e abbia
lasciato le convenzioni a quelle cliniche private che, per
propria mancanza, non si sono accreditate nei termini previsti
dalla legge
Avremmo dato un segnale forte, un segnale verso l'esterno
sostenendo che nella sanità non vi sono coloro che, a qualsiasi
costo, devono essere preservati perché protetti, probabilmente,
da questo o da quel partito o soggetto politico.
Questo è un fatto importantissimo su cui riflettere perché per
dare credibilità ad un'azione di risanamento, ad un'azione di
riqualificazione, bisogna sicuramente partire laddove il problema
è più astruso e avremmo dato così un segnale di equità, di
fermezza, ma anche di applicazione delle leggi varate.
Questo mio intervento mi crea molto tormento per un'altra
ragione: il suo Governo ha presentato in Commissione un
provvedimento di legge tendente alla proroga del servizio 118,
già validato dal Governo regionale, e avrebbe dovuto portarlo in
Aula per la relativa discussione. Mi chiedo, quindi, come mai ciò
non sia avvenuto, considerato che esiste una norma in tal senso,
che è perentoria e non può essere derogata.
Ho posto in Commissione un'altra problematica: se i direttori
generali hanno ritardato nel fare le previsioni fuori il termine
stabilito dalla legge non potevano rimanere lì, ma andavano
rimossi.
Inoltre, assessore, voglio dirle che la credibilità della
sanità e della sua riforma passano principalmente attraverso gli
uomini.
Signor Assessore, c'è una norma nel nostro Piano di rientro,
già dall'anno scorso, che stabiliva che i direttori generali che
sforavano rispetto al budget previsto dovevano essere rimossi.
Lei conosce i motivi per cui non vengono rimossi il Direttore
generale dell'ASL 3 di Catania o di altre sedi che, per
relazione anche della Corte dei Conti, hanno sforato tali
obiettivi?
Signor Assessore, ho fiducia in lei, però, le devo dire,
onestamente, che credo che lei sia qui catapultato a pagare
prezzi che altri, in prima persona, non vogliono pagare
Credo fermamente che l'azione politica di questo Governo non
possa essere sommariamente lasciata a bagnomaria'. Vi sono
delle situazioni della sanità che hanno bisogno di un'azione
sinergica, non solo del Governo, ma di tutte le forze politiche,
partitiche che esistono in Aula, altrimenti, senza consenso, non
si potrà ottenere quella riforma e quella riqualificazione della
sanità che è necessaria e che sta procurando gravissimi danni
alla Sicilia.
Parto da alcuni presupposti. In Sicilia, grazie forse alla
debolezza politica della nostra Regione, paghiamo un prezzo
troppo alto: paghiamo l'Irpef e l'Irap più alte di tutte le parti
d'Italia.
Il nostro Presidente della Regione che, naturalmente, ha sempre
portato avanti l'istituto autonomistico, cosa pensa delle nostre
imprese - forse il Presidente è distratto, ma sarebbe importante
la sua attenzione - costrette, non solo in condizioni molto
aggravate rispetto ad altre imprese del Nord, a pagare l'Irpef e
l'Irap con qualche punto in più rispetto ai colleghi del Nord?
In questa situazione, non riusciremo a dare un impulso a questa
nostra Sicilia. Quando l'imprenditoria è costretta a pagare
questi prezzi, non vi è economia e, quindi, non vi è ripresa
economica ed occupazione.
Bisogna partire da qui La sanità è un costo sociale enorme
che, certamente, dobbiamo affrontare in qualche maniera.
Sono tra coloro che ritengono che questa Regione, tra le più
povere, doveva avere un aiuto maggiore da parte dello Stato.
Oggi, leggo dichiarazioni di un deputato, l'onorevole Angelo
Lombardo, che critica il Governo nazionale per non avere
accettato un ordine del giorno di alcuni deputati.
Onorevole Presidente, non possiamo fare nello stesso tempo
opposizione e maggioranza, dobbiamo deciderci, onorevole Leanza,
lei che è capogruppo, mi comprende
Se dobbiamo fare la battaglia contro i poteri forti del Nord,
dobbiamo farla tutti insieme e dobbiamo farla nelle singole
occasioni ed in ogni momento; non possiamo, da una parte, essere
maggioranza e, dall'altra parte, fare l'opposizione.
Qui, sta avvenendo questo Ed allora, dobbiamo rientrare
nell'alveo di quelle che sono le determinazioni serie.
Fino a qualche tempo fa, si accusava il Governo di
centrosinistra di avere fatto un Piano e di avere dato una certa
percentuale rispetto alla Sicilia.
Oggi, abbiamo un Governo regionale e nazionale di centrodestra
e quindi perché non si mette sul tappeto tutta la forza, se vi è,
di questo Governo per ottenere percentuali inferiori rispetto a
quelle che sono state
Sono convinto, signor Assessore, che il Piano di rientro non
sia un dogma a cui bisogna necessariamente attenersi. Il Piano è
una linea guida per quanto riguarda la spesa sanitaria che,
sicuramente, deve essere limitata; ma le spese possono essere
limitate laddove, come dice lei, vi sono gli sprechi, le
insufficienze da parte delle AUSL e dove non vi è programmazione.
Signor Assessore, penso che la sanità possa essere
riqualificata se partiamo da una programmazione seria dei bisogni
dei cittadini, dei bisogni dei nostri malati, per poi adeguare la
nostra struttura ai reali bisogni.
Le voglio fare un esempio. Lei è stato in Commissione Sanità'
a sentire molte audizioni e tra queste ve ne era una riguardante
la riabilitazione ed è venuto fuori che per la riabilitazione,
per la residenza sanitaria assistita, in Sicilia, con un decreto
del Direttore generale, vengono attribuiti 70 milioni di euro
alla provincia di Catania e 70 milioni di euro distribuiti per
tutte le altre province(14 milioni a Messina, 16 milioni a
Palermo e così via).
Mi chiedo, quindi, se nella provincia di Catania vi sia
un'epidemia e quindi vengono attribuite oltre il 50 per cento
delle somme per la riabilitazione rispetto a tutte le altre
province della Sicilia ovvero, effettivamente, non vi è un dato
su quelle che sono le possibilità di riabilitazione.
Basterebbe partire da una indagine conoscitiva: si calcola che
in Sicilia vi sia circa il 10 per cento delle persone che hanno
bisogno e che non sono in condizioni di normalità.
Ad esempio, nella provincia di Foggia, la AUSL n. 3 ha fatto
una indagine partendo dai bisogni delle associazioni
sull'handicap.
Sarebbe un primo passo svolgere un'indagine su circa 500 mila
di persone che hanno bisogno o che hanno qualche deficit,
coinvolgendo i medici in Sicilia, dando loro un incentivo di
circa quattro euro per ogni test svolto dai medici, spenderemmo
alla fine due milioni di euro, ma avremmo una situazione precisa
circa le condizioni della riabilitazione in Sicilia
L'altro passo, signor Assessore, che credo sia stato trascurato
nella relazione - mi si consenta - riguarda la trasformazione
della nostra struttura sanitaria che non può essere solamente
struttura ospedaliera. Dobbiamo privilegiare la struttura del
territorio, la medicina preventiva sul territorio, che è quella
che ci consente di risparmiare sull'ospedalità che tanto costa
alla nostra Regione.
Vi è uno studio, a livello nazionale, che prevedeva, già nel
2006, un esubero di circa 250 mila ricoveri impropri che per 600
euro cadauno fa una spesa di circa 150 milioni di euro.
Basterebbe iniziare una riforma seria sulle strutture, ma per
fare questo, Assessore, lei non potrà avere tirata la giacca da
questo o da quel patron. Lei dovrebbe andare avanti rimuovendo
quei direttori generali che non sono in grado di portare avanti
una vera programmazione sanitaria e che privano le Aziende delle
strutture di prima necessità: medicinali ed altri arnesi di prima
necessità.
A tal proposito, abbiamo sentito tante testimonianze in
Commissione Sanità' circa gli arredamenti milionari, il numero
dei segretari e l'affidamento a terzi di alcuni servizi e
convenzioni.
Signor Assessore, la sua credibilità può, sicuramente, essere
messa alla prova se lei - così come ha accettato di riformare la
sanità con tagli che ritengo discutibili nella parte iniziale -
facesse un Piano al di sopra delle parti e non tenere alcune
situazioni che nel tempo si sono incancrenite.
Lei ha fatto riferimento alla trasparenza, ad alcuni
collegamenti con affari mafiosi rispetto a quelli che sono stati
i processi, le notizie giornalistiche ed altro, ma per potere
fare fino in fondo un'azione di trasparenza, occorre che lei, al
di là delle singole posizioni, faccia un affondo e se gli uomini
che ha a disposizione non sono in grado di seguirlo, bisognerà
iniziare dalla rimozione degli stessi, al di là dall'appartenenza
a questo o a quel padrino politico.
Solo attraverso gli uomini si potranno realizzare quelle
operazioni utili ai tagli, ma soprattutto per la riqualificazione
del sistema sanitario regionale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gucciardi. Ne ha
facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente, Assessore, in questo dibattito d'Aula, che vorrei
definire propedeutico ad un percorso amministrativo e di governo,
abbiamo ascoltato con attenzione l'analisi dell'assessore e, per
la prima volta, in quest'Aula, ho sentito trattare il tema da
parte di un esponente di governo con un taglio' che tanti di noi
nel passato, nella scorsa legislatura in particolare, abbiamo
provato a dare.
Ho sentito parlare di efficienza e di efficacia, di
riqualificazione della spesa, di regole, di rigore, di risultati
e di responsabilità.
Probabilmente, non siamo stati presi sul serio quando in
quest'Aula, parecchi mesi fa, abbiamo indicato un percorso che
qualunque governo avrebbe avuto il dovere di perseguire.
Vorrei dire, proprio per queste ragioni, che mi sembra che la
prima diagnosi possa essere accettabile e vorrei ricordare,
proprio per non cadere più negli errori del passato, che nella
seduta infausta del 18 aprile del 2007, quando quest'Aula approvò
quel disegno di legge che poi sarebbe diventato la legge
regionale numero 12 del 2007, tanti di noi hanno trattato con
questo profilo i temi della sanità, e abbiamo posto
all'attenzione dell'Assessore e del Governo il problema che
davvero riteniamo il fulcro di quelle che sono eventuali terapie
degne di questo nome per questo grande malato che è la sanità
siciliana, e cioè il decreto legislativo numero 502 del 1992, e
successive modifiche ed integrazioni, che in questa Regione non
ha ancora trovato piena attuazione.
Infatti, in Sicilia non esiste un vero sistema di controlli,
atteso che dopo la riforma che ha aziendalizzato la sanità, che
l'ha trasformata in sistema aziendale a gestione economico-
patrimoniale, non è stato introdotto alcun sistema di controllo
degno di questo nome. Probabilmente quando si parla di controlli
c'è una sorta di intolleranza, perché ci si riferisce, con grave
errore, ad un sistema di controllo statico che apparteneva ad una
vecchia concezione della pubblica Amministrazione.
Assessore, questa sera lei ha parlato di controllo di gestione
e sulla gestione, sono esattamente questi i temi che ci hanno
fatto discutere nei mesi scorsi, inutilmente, per il risanamento
del sistema sanitario regionale senza poi trovare risultati
accettabili.
In questa regione, lo dicevo anche in quella seduta, non
esiste un sistema di controllo sulla gestione delle aziende
sanitarie degni di questo nome, e dicevo in quella sede,
all'assessore pro-tempore, che l'assessorato regionale della
sanità non è culturalmente, e lo dico con rispetto, e
professionalmente attrezzato per esercitare questo tipo di
controllo.
Quindi, in quella sede tornavo a chiedere il riordino -
insieme ad altri deputati - delle norme sui controlli, senza le
quali, dicevo, ci saremmo ritrovati tra qualche mese, a distanza
di poco più di un anno, a parlare di spesa fuori controllo in
questa Aula.
Ed in questo senso sostengo che anche la requisitoria del
Procuratore generale della Corte dei conti sull'esercizio
finanziario 2007, in fondo, dà ragione a quanto stiamo dicendo.
Il Procuratore generale riconosce che la legge regionale numero
2 del 2007, articolo 24, finanziaria del 2007, ha introdotto
alcuni interventi legislativi che definisce positivi e cioè - e
questo Assessore è il vero dramma della nostra sanità - la
riduzione del 3 per cento rispetto al 2005 della spesa
dell'acquisizione di beni e servizi, del 50 per cento delle spese
per consulenze, escluse quelle a carattere assistenziale o,
comunque, ridotte del 10 per cento (questa è la norma che
l'opposizione ha proposto ed io stesso sono stato primo
firmatario di questa norma che è stata approvata all'unanimità da
quest'Aula con il parere favorevole del Governo), la riduzione
della spesa per l'assistenza ospedaliera, la decadenza automatica
dei direttori generali, come ricordava il collega Laccoto
poc'anzi.
C'è da chiedersi, dice il Procuratore generale, signor
Assessore, se le coordinate programmatiche e normative, sopra
sommariamente delineate, abbiano prodotto, come sarebbe stato
normale in un normale sistema, una riduzione della spesa
sanitaria nel 2007; ma il Procuratore generale dice che
purtroppo la risposta è negativa.
La spesa è aumentata, come ricordava lei stesso, signor
Assessore, di oltre un miliardo di euro tra un esercizio e
l'altro, nonostante il Parlamento abbia introdotto
nell'ordinamento regionale norme che tendono a ridurre tale
spesa.
Se le norme esistono è evidente che qualcosa a valle non
funziona Non è immaginabile che esista una norma che riduca le
consulenze, la spesa ospedaliera, il numero del personale delle
Aziende sanitarie locali e nonostante questo vediamo,
continuamente, una spesa fuori controllo, a dismisura fuori dal
controllo degli organismi
Allora chiesi, e adesso torno a chiederlo all'Assessore che è
all'inizio del suo mandato, se ad oggi - e la risposta me la sono
già data - la Regione svolge il controllo sulla gestione delle
aziende sanitarie, se ne verifica l'efficienza, cioè il rapporto
tra le risorse impiegate e gli obiettivi conseguiti; se ne
verifica l'efficacia, cioè il rapporto tra gli obiettivi
prefissati che la Regione prefissa e quelli raggiunti; se sono
stati individuati ad oggi, signor Assessore, degli indicatori di
qualità adeguati; se sono stati individuati degli adeguati
indicatori di rendimento, per verificare il rapporto tra i
fattori della produzione che lei attribuirà tra qualche mese alle
aziende sanitarie della Regione ed i risultati del processo
produttivo che le aziende sanitarie della nostra Regione debbono
produrre.
Io credo - perché purtroppo si evince anche dalla sua
relazione - che nulla di tutto questo esista nella nostra
Regione Per cui quando il Procuratore generale scrive le cose
che ho appena riferito, dà il segno di quello che è la patologia
di questo gigante ammalato , come lo ha definito lei questa
sera.
Il sistema è privo, signor Assessore, di quel meccanismo che
qualifica e tiene sotto controllo la spesa
Anche la riqualificazione della spesa - per la prima volta ho
avuto modo di ascoltare questa sera - non basta a ridurla, non è
sufficiente e non serve E dunque, gli obiettivi del Piano di
contenimento, signor Assessore, vanno certamente perseguiti, ma
senza un intervento anche legislativo, strutturale, preciso e
puntuale, credo che le aziende sanitarie continueranno a produrre
spesa in esubero, duplicazioni e sprechi.
Come lei stasera ha ricordato, senza un sistema di
riqualificazione della spesa i tagli produrrebbero soltanto un
triste abbassamento dei livelli di assistenza sanitaria che già
in questa Regione, per certi aspetti, è insopportabile.
Per questa ragione io stesso, il mio Gruppo, ci siamo
attrezzati ed abbiamo prodotto delle proposte che sono
esattamente quello che un parlamentare, un deputato deve fare:
predisporre disegni di legge al Parlamento che tendano a sanare,
appunto, quelle che lei stesso stasera ha indicato come i mali
della sanità della nostra Regione.
L'istituzione della Conferenza permanente per la programmazione
sanitaria e socio-sanitaria regionale non è un elemento della
nostra fantasia, è previsto da una legge dello Stato, ma non è
stata mai realizzata in questa Regione. Dalla entrata in vigore
della legge numero 241 del 1990, quando è stato introdotto, in
questa Regione, il controllo partecipativo, nessuno in questa
Regione lo ha mai trattato; per questa ragione abbiamo proposto
l'istituzione dei comitati consultivi aziendali composti dagli
operatori e dai pazienti i quali possono davvero svolgere un
controllo partecipativo sulla gestione della sanità nella nostra
Regione.
Abbiamo proposto una modifica degli ambiti territoriali perché
questo, certamente, produce dei danni alle province più piccole.
E questo Parlamento, nell'agosto dello scorso anno, ha approvato
all'unanimità un ordine del giorno che spingeva verso il
riequilibrio dei posti letto su base provinciale e non sulla
base di un bacino di utenza che vede penalizzate le piccole
province cui si deve assicurare, comunque, l'autosufficienza
dei servizi sanitari.
Abbiamo previsto la possibilità di individuare degli indicatori
che diano il livello, l'asticella per il dissesto finanziario
delle aziende sanitarie, con la possibilità, per il Governo della
Regione, di intervenire con un piano di riequilibrio economico-
finanziario delle aziende dissestate, con le norme in materia di
razionalizzazione della spesa e l'istituzione dell'Agenzia
regionale per i controlli e così via.
Non voglio farla lunga, voglio solo ricordare, infine, una
norma che dà la possibilità al Presidente della Regione di
presentare ogni anno in questa Aula un disegno di legge di
semplificazione della normativa regionale.
Anche questo, Assessore, lei mi insegna, è applicazione del
principio della trasparenza di un ordinamento giuridico Dunque,
pur dalla mia posizione di parlamentare di opposizione a questo
Governo, sarò pronto, come è nel mio stile, nella mia educazione,
nella mia formazione, a riconoscere ogni risultato che lei avrà
contribuito a far raggiungere al nostro Servizio sanitario
regionale.
Lei, Assessore, ha la capacità, la forza morale, la giusta
determinazione per riformare questo sistema profondamente malato.
Le chiedo, però, di risanare il sistema senza intaccare il
diritto alla salute del cittadino, senza intaccare quel diritto
consacrato dall'art. 32 della Costituzione che lei, stasera, in
apertura del suo intervento ha ricordato, senza penalizzare i
livelli essenziali di assistenza che nella nostra Regione sono
pesantemente intaccati, senza esitare quando la palude del
sistema di potere, costruito sulla salute dei cittadini
siciliani, probabilmente, potranno e le renderanno difficile il
cammino.
Per questo Assessore, lei stasera riceve gli auguri di buon
lavoro da un deputato dell'opposizione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne
ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
constato, con disappunto, come un argomento così critico, così
cruciale per le nostre sorti, per i siciliani, per il nostro
ordinamento veda, in questo momento, la presenza dell'Assessore
e, poco prima, del Presidente della Regione.
In altre circostanze, per altri disegni di legge, per molto
meno, l'intero Governo si è precipitato in Aula a sostenere
questo o quel provvedimento quando c'è stato da distribuire
contributi e ciò lo vedrete in occasione delle leggi omnibus che,
inevitabilmente, anche questa volta ci saranno.
Qui è tale la condivisione, il senso di responsabilità, la
partecipazione a questo dramma della sanità che, in questo
momento, stiamo parlando ad un Assessore lasciato solo
Certamente, l'Assessore può vantare una presa di posizione
fortissima, quindi un supporto della Giunta che gli ha
riconosciuto e gli ha dato via libera, non diverso, immagino, da
quello che qualche giorno prima aveva avuto per il disegno di
legge sul 118', salvo poi constatare che una cosa è la Giunta e
un'altra cosa è la maggioranza
Signor Assessore, mi chiedo perché stiamo tenendo questo
dibattito, non è il dibattito che prelude all'approvazione o
all'esame di un disegno di legge. Mi domando, quindi, quale possa
esserne il senso. Credo che abbia soltanto una possibilità: non
essere vano ed è quello di istituire una sorta di patto fra il
Governo e il Parlamento.
Siamo in una fase di avvio, di ennesimo lancio di un progetto
di risanamento del nostro sistema sanitario regionale ed il senso
della sua presenza, e di tutti noi, qui può essere soltanto
questo. Vediamo se possono esserci le condizioni per cui il
Governo propone ed ha una collaborazione da parte del Parlamento
in una strada che è difficile per tutti.
Per tale motivo mi chiedo quale possa essere il senso del mio,
anzi, del nostro intervento e lo spiego subito.
Il titolo di questo intervento che le faccio e che faccio, non
a titolo personale, ma a titolo del nostro Gruppo, è il seguente:
da parte nostra c'è tutta la collaborazione a sostenere un
progetto di risanamento, di contenimento della spesa e di
riqualificazione. Cito il titolo del cosiddetto Piano di
rientro che va nella direzione di un miglioramento dei servizi a
costi più contenuti per la sanità e per i nostri cittadini.
Se questo è il tema - e questa è una dichiarazione che attende
di trovare riscontro - dobbiamo constatare che nel suo intervento
manca questo raffronto.
Assessore, ovviamente non faccio venir meno l'apprezzamento e
la fiducia nei suoi confronti e la considerazione del fatto che
come lei ha detto, riveste questa carica dal 7 giugno 2008, però
dobbiamo dirle che le sue parole non sono, quasi per nulla,
differenti da quelle di chi l'ha preceduta in questo ruolo e che
sono state pronunciate un anno fa - la invito, oltre, a
documentarsi con i suoi uffici, a leggere i resoconti
parlamentari - parole che hanno prodotto l'esito che si ritrova.
Ci si sarebbe aspettati - ed io mi auguro che nella sua
replica questo giunga - qualcosa di più preciso, di più
stringente, perché ancora siamo alla buona volontà. Abbiamo preso
atto che l'Assessore ha fatto una dichiarazione di buona volontà,
ma adesso vediamo come tutto ciò verrà tradotto.
Siamo abbastanza preoccupati per tutto questo e ci spieghiamo,
con una certa perplessità, perché qualche ora fa l'onorevole
Saverio Romano, finalmente, ha fatto una dichiarazione rilassata,
ha tirato un sospiro di sollievo e plaude l'Assessore che
dichiara di volersi attenere, nel suo operato, in stretta
continuità a quanto fatto dal governo Cuffaro.
Assessore, se è questa la situazione, siamo contenti per voi:
avete salvato la faccia, ma avete perduto il Piano sanitario
regionale; se così fosse, se l'onorevole Romano si accontentasse
di questa dichiarazione, della continuità dell'operato
dell'assessore Russo con quello del governo Cuffaro e
dell'assessore Lagalla, tutto ciò porterà alla distruzione di
ogni speranza di risanamento della sanità in Sicilia
Non voglio fare differenze tra un Governo e l'altro, ma voi
avete una continuità nella responsabilità politica che dobbiamo
giudicare: ciò che quel Governo ha prodotto è la distruzione
fino a questo momento.
Onorevoli colleghi, voglio leggervi alcuni passi importanti,
avete conosciuto la relazione sul Rendiconto generale della
Regione siciliana che la Corte dei conti ha prodotto a giugno
sulla scorta della documentazione fotografata a marzo di
quest'anno e dava un giudizio pesantissimo dello stato di
attuazione del piano di rientro.
Nel maggio di quest'anno, successivamente a quella relazione
della Corte dei conti, il tavolo tecnico congiunto per la
verifica degli adempimenti regionali, quindi Ministero della
salute, Ministero dell'economia e delle finanze e Comitato
permanente per la verifica dei livelli essenziali di assistenza,
si pronunciava nel seguente modo: «Il tavolo ed il Comitato hanno
dichiarato il gravissimo ritardo nell'avvio del Piano di rientro
sia in termini temporali sia con riferimento al merito delle
strutture adottate. Hanno, pertanto, valutato il persistere delle
condizioni di inadempienza ovvero di ritardo ovvero di
incongruenza dei contenuti programmatori e gestionali in base
alle quali non poteva essere espresso un giudizio favorevole.
Conseguentemente, hanno constatato che la situazione di forte
problematicità caratterizzante il contesto socio-sanitario
regionale sono rimaste non adeguatamente affrontate e controllate
e, pertanto, hanno valutato che il Piano di rientro non poteva
considerarsi operativamente avviato ».
Segue tutta una circostanziata disamina di atti che porta alla
constatazione che le procedure di avvio del commissariamento
hanno avuto inizio perché esse prevedono, a norma del comma 174
dell'articolo 1, della legge 311/2004, che, constatata la mancata
verifica dei livelli di attuazione del Piano di rientro, il
Presidente del Consiglio dei Ministri compie una diffida nei
confronti del Presidente della Regione.
Con lettera del Presidente del Consiglio dei ministri del 7
maggio 2008 si è provveduto ad allarmare la Regione e a
diffidarla, poiché è stato accertato il forte livello di
inadempienza e la criticità della situazione.
In più, l'ulteriore dilazione dei termini di verifica al luglio
del 2008 , per motivi derivanti dal comprensibile attuale
insediamento del Governo regionale - e noi sappiamo che sono
scivolati ad ottobre - fanno esprimere al Comitato il giudizio
di un anno di mancata manovra.
Siamo di fronte ad un anno di mancata manovra e l'onorevole
Romano è contento perché l'Assessore in carica ha detto che
opererà in continuità con il governo Cuffaro Ma siamo degli
irresponsabili? Penso che questo Parlamento non si possa
permettere di esserlo.
Assessore, abbiamo assistito allo stracciamento di vesti in
questi anni, a tutto campo, a 360 gradi, il Gruppo di Alleanza
nazionale che reclamava la Commissione di indagine per la
verifica dell'operato dei direttori generali, le forze della
maggioranza che gridavano allo scandalo, a fronte di tutto questo
Qteatro', la situazione è rimasta quella che è, anzi è
peggiorata
Dovete sapere che il livello di spesa, certificato nel conto
economico, al IV trimestre 2007, registra una spesa di 34 milioni
di euro in più rispetto al livello programmato del 2007 e, a
fronte di tutto questo, siamo in una situazione di esatto
immobilismo.
Non possiamo riprendere da lì; non possiamo rischiare, come è
stato fatto in questi anni, di trasformare questa Aula in una
sorta di bancomat.
L'Assessore lo ha detto che non basta, come è stato fatto la
scorsa volta, chiamare il Parlamento a rifondere le spese per la
totale assenza di fondi e di capacità di gestione che ha portato
al disavanzo registrato negli anni passati e, quindi,
all'innalzamento dell'aliquota Irpef e dell'addizionale Irap ai
livelli più alti praticati in questo Paese.
Vi viene annunciato, onorevoli della maggioranza, che il
Parlamento sarà chiamato ancora una volta a questa funzione di
bancomat e cioè ad innalzare Irpef ed Irap ai livelli ulteriori
oltre quelli massimi previsti oggi dalla legge in Italia
Se questa è la continuità, penso che c'è da vergognarsi In
ogni caso, penso, Assessore, che questa è la speranza della parte
che ha espresso l'approvazione nei suoi confronti e che lei
voglia deluderli, che lei non voglia fare come ha fatto il
governo Cuffaro Abbiamo la speranza che questa intesa sia di
facciata, forse, come dire, se ne svantaggerà la vostra
coalizione, ma una volta tanto ne potrebbe beneficiare la nostra
Regione.
Nutro la speranza che non sia come l'onorevole Romano spera e
che, quindi, sia differente. Lei assessore sostiene che i 120
posti letto di un ospedale sono tali da non garantire il livello
di salute, ma è il Ministero che lo ha detto ed è oggetto
continuo di osservazione e di richiami da parte dello stesso
Ministero e, quindi, non dica le cose in questo modo, altrimenti
dà l'impressione che se dobbiamo rifunzionalizzare i nostri
ospedali e riconvertire quelli a bassa complessità per dare
maggiore qualità e garanzia di salute ai cittadini non è perché
ne siete convinti, ma perché è il Ministero che ve lo impone,
così come avete detto per un anno ed io posso riportare
testualmente le parole di Cuffaro e dell'Assessore Lagalla: Il
Piano di rientro non lo volevamo noi, ma l'aveva voluto il
Ministro .
Allora era in carica il ministro Turco ed i conti tornavano e
questi cattivi, che volevano imporre una migliore sanità in
Sicilia, potevano essere messi all'indice Ma se questa è la
continuità, voi non riuscirete a portare avanti le riforme
perché ci vuole una convinzione politica che noi abbiamo, ma che
deve diventare diffusa.
La rifunzionalizzazione dell'ospedale è necessaria e non
perché lo impone il Piano di rientro, per fortuna per queste
riforme è prevista anche una dotazione finanziaria aggiuntiva che
rende possibile e conveniente lo stesso Piano, almeno questo
prevedeva la finanziaria del Governo Prodi.
Adesso, però, mi pare di capire che il ministro Tremonti si
stia rimangiando tutto e forse salterà ogni cosa Ma questo lo
vedremo con buona pace di Orlando e Rinaldo'
Dobbiamo capire che queste cose sono necessarie, così come,
Assessore, se lei vuole veramente procedere ad una
riorganizzazione del sistema 118' non può presentare un disegno
di legge che prevede la proroga di sei mesi rinnovabili di
ulteriori sei; deve prospettare un disegno di legge che preveda
una proroga di due-tre mesi, ma non di un anno, perché ciò
sconfesserebbe le reali intenzioni ed è questo che forse
l'onorevole Romano voleva dire, e a noi non piace, così come non
ci piace questa ostinazione ad interpretare il Piano di rientro
con una ossessione di tagli percentuali uguali per tutti
Se voi pensate che si possa tagliare in uguale percentuale per
tutte le realtà, dovete sapere che già oggi esiste uno squilibrio
gravissimo tra realtà territoriali, fra branche specialistiche,
fra settori della medicina pubblica e privata.
Pensare di tagliare in tutti i settori allo stesso modo
significa mettere in ginocchio quelle realtà che hanno avuto poco
negli anni precedenti e mantenere i privilegi di chi, invece,
nella sanità pubblica, come in quella privata, ha avuto di più.
Le faccio un esempio per tutti. Il personale di ruolo in
servizio nella sanità pubblica ha una media di 9,5 unità per 1000
abitanti sull'intero territorio regionale.
Abbiamo analizzato le province ed alcune, come quella di
Catania, hanno una percentuale che si attesta al 10,3, quella di
Enna si attesta al 12, quella di Messina si attesta al 10,2, ed
altre, come quella di Siracusa, hanno il 7,7 per unità di
personale, per mille abitanti, e quella di Agrigento che ha il
7,4 per unità di personale per mille abitanti.
Se voi abbassate ovunque allo stesso modo, mettete in
ginocchio la sanità pubblica delle province che oggi si trovano
in condizioni di svantaggio e rendete, forse, tollerabili le
realtà più dotate.
Sono tagli che, se non si modifica il sistema, non produrranno
nemmeno il risparmio previsto. Dobbiamo immaginare che insieme ad
un taglio ci sia una riforma del sistema della rete ospedaliera;
non ha senso tagliare i posti letto dello stesso reparto
mantenendo identiche le posizioni dei reparti e degli ospedali
perché così non si risparmia, ma si hanno soltanto meno posti
letto, cioè meno servizi all'utenza; non si ha miglioramento e
nemmeno risparmio.
C'è bisogno di una riforma complessiva, di una riforma - e qui,
rimando alle cose che sono state dette da chi mi ha preceduto, ma
che potranno essere dette successivamente - che noi ci siamo
accreditati di proporre.
La riforma del sistema sanitario regionale passa attraverso una
riorganizzazione del sistema delle Aziende, attraverso
l'introduzione dell'Agenzia sanitaria regionale, attraverso una
riorganizzazione del sistema del 118, attraverso l'istituzione
del Centro unitario di prenotazione, attraverso una
reingegnerizzazione della macchina e attraverso - e questo non
ha bisogno di alcuna legge e su questo le chiediamo di essere più
chiaro ed esplicito - due cose fondamentali: la rimodulazione
della rete ospedaliera e la elaborazione ed approvazione del
Piano sanitario regionale. Senza questi due elementi, non abbiamo
alcuna guida.
C'è molta buona volontà alla quale possiamo associare la
nostra, ma non c'è alcuna possibilità di uscire dalla situazione
in cui ci troviamo.
Assessore, la nostra intenzione è di essere al fianco di chi
vuole veramente uscire da questo baratro e, quindi, al fianco suo
se c'è questa intenzione e spero che non sia affatto la stessa
intenzione di chi l'ha preceduta.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza sarebbe orientata
a chiudere il dibattito intorno alle ore 20.30. Dichiaro chiuse
le iscrizioni a parlare. Tuttavia, ricordo che vi sono ancora
otto deputati iscritti a parlare, oltre la replica dell'Assessore
e del Presidente della Regione, qualora intenda intervenire.
Pertanto, al fine di consentire la chiusura dei lavori entro le
ore 20.30 o, al massimo, alle ore 20.45, invito gli onorevoli
colleghi a non sforare i tempi previsti per gli interventi.
E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
assessore Russo, onorevoli colleghi, associo i miei auguri a
quelli dei colleghi che mi hanno preceduto, glieli ho già
formulati quando si è presentato in Aula e glieli formulo nel
corso del suo cammino di Assessore con una delega estremamente
complessa, ma anche prestigiosa e qualificante che - come ha
detto l'onorevole Presidente della Regione - le è stata assegnata
proprio per tenere lontani i partiti dalla sanità.
Ho ascoltato il dibattito con rispetto e, partendo dalla alta
considerazione che ha avuto il Presidente della Regione ad
affidarle la delega, condivido il fatto di tenere fuori la
sanità dalla pressione dei partiti perché, in un settore così
delicato riguardante la vita dei cittadini - come lei stesso ha
detto - la responsabilità per la gestione del risanamento e per
evitare il commissariamento è solo sua; le staremo vicini in
questo percorso, anche se devo dire che la sua relazione ha
suscitato in me, ma credo anche nell'intero Parlamento, molto
interesse, ma merita anche qualche considerazione.
Lei ha usato quattro R per dare un'idea concreta, tangibile,
della sua strategia di risanamento della sanità siciliana:
rigore, razionalità, responsabilità, regola.
Mi permetterei di aggiungere una quinta R , quella dei
rinnovamenti e di evitare un'altra R , quella della ragioneria o
del concetto.
Rigore, regola, responsabilità e risultato ed io ne ho
aggiunta, col permesso dell'assessore, una quinta che è quella
del rinnovamento, cioè di una inversione della strategia della
gestione della sanità in Sicilia ed evitare un'altra R , quella
della ragioneria.
Non si può analizzare, infatti, la sanità in Sicilia con un
concetto esclusivamente ragionieristico, ma bisogna usare la R
per il rigore, per le regole, per la responsabilità del
rinnovamento e per una visione di Governo della sanità in
Sicilia.
Assessore, nelle mie parole non deve leggere o ascoltare
ostilità, anzi, apprezzo il suo lavoro e mi auguro,
nell'interesse della Sicilia, che il suo lavoro serva veramente a
rinnovare la sanità in Sicilia, ad avvicinarla ai cittadini,
evitando gli sprechi e mettendo insieme un mondo che, oggi, in
questo momento, è in profondo conflitto con le linee di governo
di questa Sicilia.
Oggi, tutte le categorie legate alla sanità - dico tutte, dagli
ospedali pubblici ai privati, dai convenzionati, dai farmacisti,
dai laboratori di analisi - sono in guerra contro questo Governo
e non condividono, in questo momento, le scelte operate da chi
rappresenta, con delega, il settore della sanità all'interno di
questo Governo.
Assessore Russo, ho ascoltato, con la dovuta attenzione, ma ero
anche aiutato dalla memoria, le percentuali ed i numeri che lei
ha rassegnato a questa prestigiosa Aula per quanto riguarda i
parametri sanitari, i risultati ottenuti, le percentuali.
Posso dirle che, in termini di memoria, non si discostano dalle
ultime relazioni che abbiamo sentito in quest'Aula per bocca
degli ultimi assessori che hanno rappresentato la sanità in
Sicilia, almeno degli ultimi tre nella storia di questo
Parlamento e degli ultimi governi della Regione.
Ecco perché le dico e le chiedo con forza la R di
rinnovamento. Così come ha richiamato alla Kantiana memoria il
si deve fare , le chiedo di dare a questa politica sanitaria,
innanzitutto, una politica della dignità di governo perché deve
dire all'Aula la linea di governo della sanità in Sicilia che non
può essere quella della elencazione delle percentuali perché
quelle attengono ai funzionari.
Lei è un Assessore prestigioso di questo Governo, un Assessore
prestigioso di un Governo prestigioso, di altissimo profilo,
quindi, le chiediamo e le chiedo di fornire non soltanto le
percentuali, ma la linea di Governo della sanità in Sicilia.
Questo è ciò che le chiede la politica non dei partiti, ma del
Parlamento; questo è ciò che le chiedono i siciliani.
Voglio capire -parlo a titolo personale - quale sia la strategia
del Governo in tema di sanità, che non può essere solo quella dei
tagli, non sono orizzontali bensì a colpi di forbice.
Basta guardare le percentuali, se guardiamo la relazione che è
stata data al Parlamento, se guardiamo dal 2004 al 2006, periodo
che coincide con un certo Governo della Regione e con la gestione
della sanità di un certo assessore di quel Governo, ci rendiamo
conto che i livelli di massima esposizione della spesa sanitaria
sono arrivati, dal 2004 al 2006, da 7 miliardi e 491 milioni di
euro a 8 miliardi e 494 milioni circa.
In un certo periodo della gestione della sanità in Sicilia,
abbiamo toccato il livello più alto dell'esposizione della spesa
sanitaria Ecco perché le dico che le saremo vicini, proprio per
dimostrarle l'attenzione, la stima ed anche la vicinanza
politica, perché lei fa parte di un Governo amico che abbiamo e
che ho sostenuto, che ho votato e che ho fatto votare, con
l'aiuto del Parlamento deve dare un'inversione di tendenza nella
sanità.
Lei, nella vita, fa un mestiere particolare che è quello di
esercitare la giustizia e di applicare le leggi in Sicilia, una
professione appassionante che ha incarnato nel modo migliore, a
rischio personale, ed io lo so, e questo le fa onore.
Non comprendo, però, come si possa portare un disegno di legge
che prevede la proroga di un servizio utilissimo in Sicilia, ma
che ha avuto alcune deviazioni e deformazioni nel corso della sua
applicazione originaria e che la stessa Corte dei Conti ed i
magistrati contabili di questa Sicilia hanno stigmatizzato usando
termini pesantissimi che rasentano il codice penale.
Mi sarei aspettato, anche se lei ha l'attenuante di essersi
insediato pochissimo tempo fa, che proprio per il giudizio
fortemente negativo da parte dei magistrati contabili di questa
Sicilia, non venisse portata in Aula una proroga di un anno,
ma, forse, per settimane, il tempo necessario per rinnovare un
servizio che anche lo stesso Presidente della Croce Rossa ha
fortemente stigmatizzato - ed è un paradosso - con la lettera
che è stata consegnata in Commissione Sanità'.
Ci muoviamo su un servizio importante che costa 178 milioni di
euro alla Sicilia, compresi 3 milioni di euro di telefonia e
che è oggetto di fortissimi attacchi non da parte di un partito,
ma da parte dei magistrati della Corte dei Conti, dove,
addirittura, si parla di 300 assunzioni fatte in campagna
elettorale. Ho sentito anche questo in Commissione Sanità'
Le dico, quindi, Assessore - e lo chiedo anche a lei,
onorevole Presidente della Regione - che non si può pensare di
bilanciare le spese sanitarie o evitare il commissariamento da
parte dello Stato chiudendo le guardie mediche perché lì non c'è
risparmio e i medici non vanno licenziati, ma vanno, sicuramente,
riconvertiti in altri settori. Certamente, non c'è un risparmio
in termini di forza lavoro, non c'è un costo perché la maggior
parte delle guardie mediche è ospitata in locali comunali.
In ogni caso, però, non abbiamo assistito ad una chiusura
orizzontale delle guardie mediche in Sicilia, ma abbiamo
assistito ad una chiusura localizzata di alcune guardie mediche
in alcune province della Sicilia ed alcune sono rimaste indenne.
Nessuno pensi che stia facendo un attacco al Governo o
all'Assessore per la sanità o stia facendo opposizione a questo
Governo, sto cercando, modestamente, di dare un contributo a
questo Governo e di dare dei suggerimenti - mi auguro preziosi -
all'assessore Russo e sono certo che, se pertinenti, ne farà il
giusto uso del pensiero di chi vi sta parlando.
Credo, infatti, che, oggi, la sanità così come prevista dal
Governo, che certamente ha le idee chiare sulla politica
sanitaria in Sicilia, debba essere improntata sul risparmio,
sulla riduzione dei costi eccessivi, sulla riduzione dei posti
letti eccessivi, sul miglioramento della qualità del servizio
sanitario in Sicilia, sull'innalzamento dei livelli di qualità
del servizio sanitario in Sicilia; deve essere oggettiva, non
deve essere a carattere territoriale e deve avere come unico
obiettivo la salute dei cittadini.
Le chiedo questo, Assessore, e le auguro anch'io, assieme agli
altri, con assoluta sincerità, un buon lavoro, un lavoro che,
temo, vada al di là, nonostante il suo impegno, delle sue
capacità e della sua professionalità non in questo settore, ma
una professionalità che le ha consentito di essere una persona
che per professione deve conoscere tutto ed occuparsi di tutto.
Si dice che il giudice è perito peritorum.
La invito a lavorare con lo stesso impegno, ad evitare il
commisariamento della Regione, a ripianare i costi della sanità.
Anch'io ho letto sull'Ansa la dichiarazione del segretario
regionale dell'UDC, onorevole Romano, il quale ha detto di avere
trovato una completa coincidenza fra la sua visione della sanità
e quella del precedente Governo. Non so se devo essere contento o
preoccuparmi, ma considerato che quello sia quello che questo è
un governo amico e ritengo di dover essere contento perché c'è
un'affinità di vedute che, sicuramente, ci porteranno ad evitare
il commissariamento, ad effettuare un vero Piano di rientro, a
dare una migliore sanità ai cittadini e ad evitare di fare scelte
localizzate che possono sembrare più una premialità che una
strategia di governo.
Buon lavoro, assessore Russo, da parte nostra e mia avrà la
massima collaborazione, però, mi creda, non sono assolutamente
convinto, non certamente del suo lavoro e del suo impegno, che
l'azione portata avanti, in questo momento, da questo Governo,
con gli stretti limiti che sono stati imposti, ci possa
consentire di uscire da una situazione difficile e, ancora una
volta, se mi permette, le suggerisco una maggiore attenzione sul
Servizio del 118 che nasce come servizio di emergenza, ma, in
questo momento, sta diventando qualcosa di diverso da un servizio
di emergenza e sono certo che ha letto e riletto i suggerimenti
dei suoi colleghi magistrati contabili che hanno espresso
preoccupazioni gravissime su quella che è una deviazione di quel
servizio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Colianni. Ne ha
facoltà.
COLIANNI. Signor Presidente, sarò breve quanto basta,
onorevole Presidente della Regione, assessore per la sanità,
onorevoli colleghi, penso che oggi ci si debba interrogare su un
problema che ritengo fondamentale: se in quest'Aula si ritiene
ancora di doverci dividere su problemi, oserei dire, di casta,
di lobby o, peggio ancora, di quel politicismo che porta al
tentativo di cooptare l'umore emotivo di parte della popolazione
o, se riteniamo, invece, di essere una classe dirigente che, su
un tema così importante, così significativo, ritiene di dare un
contributo fortemente costruttivo a questo difficilissimo
percorso che si è ormai avviato.
Sono convinto che il dibattito in quest'Aula è importante, ma
sono profondamente convinto che se lei non cercherà anche i
rapporti con la gente, se lei non aprirà, in periferia, un
rapporto forte con le AA.SS.LL, con gli operatori del settore, se
non saremo capaci come classe dirigente di aprire un rapporto con
la gente, rischieremo di essere soltanto rigorosi e severi e
rischieremo di perdere il collegamento con la gente.
Il problema della sanità è un problema epocale. Ho sentito
parlare alcuni colleghi adducendo un tema piuttosto che un
altro, un errore piuttosto che un altro.
Il suo predecessore è stato un ottimo assessore per la sanità.
Ho avuto il piacere di parlare e di collaborare con lui e ritengo
necessario, in questa forte richiesta di svolta epocale, qualche
cambiamento negli aspetti di strutturazione di competenza.
Sono personalmente convinto che debba tornare il primato della
politica; sono convinto che gli indirizzi della politica debbano
diventare numeri e dati tecnici e non piuttosto i dati tecnici
numeri.
Non sono molto appassionato al dibattito sul contenimento, sono
più appassionato al dibattito sulla qualificazione della sanità.
Vorrei ricordare a me stesso e poi ai colleghi che il tema di
cui stiamo discutendo sta portando ad un progressivo e continuo
aumento della speranza di vita della popolazione, ad un aumento
costante dell invecchiamento consequenziale della popolazione e
questo comporta una popolazione sempre più pluripatologica e tale
tipo di popolazione che non può insistere su una visione della
sanità che è una visione potentemente ospedalocentrica.
Se non ci rendiamo conto che non si va da nessuna parte se non
facciamo una riflessione sul viraggio della sanità verso le
politiche sociali, se non ci rendiamo conto che occorre
affrontare la modernità e i nuovi incalzanti ed inarrestabili
bisogni della popolazione che chiede sempre nuova e migliore
qualità della vita, avremo un bel tagliare, avremo un bel fare i
ragionieri della sanità.
A mio modo di vedere, invece, dovremmo pensare a sistemi e
modelli diversi. Penso che, oggi, dovremmo riflettere sugli
aspetti legati alla domiciliarizzazione dei pazienti; dovremmo
riflettere sulla alfabetizzazione dei cittadini alla salute, cioè
dare competenza, consapevolezza ai cittadini che passano dalle
acuzie ospedaliere alle post-acuzie o agli aspetti riabilitativi
domiciliari; dovremmo pensare, Assessore, alla integrazione socio-
sanitaria.
La invito a ritornare insieme, all'Assessore per gli enti
locali e le politiche sociali, al tavolo socio-sanitario perché
oggi viviamo situazioni di ospedalizzazioni che sono spesso più
legate alla solitudine, che sono più legate alla incapacità di
fare fronte alla propria patologia, alla mancanza di un adeguato
care giver istituzionale e di uno care giver familiare adeguato
che porta ricoveri impropri piuttosto che immaginare di fare
tagli ragionieristici.
Abbiamo bisogno di utilizzare la telemedicina e
l'informatizzazione; abbiamo bisogno di una nuova formazione
professionale; abbiamo bisogno di ridare fiato ad enti intermedi.
Mi chiedo cosa facciamo di queste IPAB se le lasciamo morire e
non le inseriamo all'interno di processi virtuosi di recupero
della salute della gente e non della sanità. Che cosa e quale
speranza avremo se considereremo ancora l'alzheimer o le demenze
senili o se utilizzeremo ancora i consultori familiari, le
depressioni come patologie sanitarie e non come patologie
sociali.
Penso che la vera scommessa, Assessore, sia il nuovo Piano
socio-sanitario.
Oggi, siamo qui a darle la più grande delle solidarietà perché
sappiamo quanto sia difficile il cammino ed i tempi sono talmente
risibili e stretti che nessuno di noi potrà mai dirle di non
portare avanti ciò che è stato condiviso nella precedente Giunta.
Oggi, però, abbiamo la necessità di avviare una fase vera della
trasformazione della medicina e della sanità.
Sono convinto che occorre ritornare ad un dialogo, a livello
territoriale, tra una sanità ed i comuni che non parlano. E'
impossibile immaginare che la sanità, da sola, ce la faccia,
senza pensare che esistono i Distretti socio-sanitari, senza
pensare che i nostri direttori delle AA.SS.LL non dialogano con i
nostri sindaci, senza pensare che non si spendono i soldi dei
Piani di zona, senza pensare che la sanità deve avere una visione
nella quale un centro distrettuale deve avere competenze e
consapevolezza di tutti i servizi sociali e sanitari nel
territorio e deve, avendo una visione di insieme, indirizzare il
paziente verso i sentieri della cura necessaria.
Ma sappiamo che oggi, in Sicilia, vi sono persone che hanno,
nello stesso tempo, assistenza domiciliare, assistenza
domiciliare integrata, buono socio-sanitario e possibilmente sono
anche ricoverati presso strutture sanitarie o socio-sanitarie.
E allora abbiamo la necessità di ridisegnare il sistema, di
fare in modo che l'assistenza domiciliare non sia ripetitiva
rispetto all'assistenza domiciliare integrata. E non si capisce
perché l'occhio destro non debba vedere l'occhio sinistro e
perché i finanziamenti del Comune vengono clonati, poi, da
ulteriori finanziamenti della sanità.
Non so se il problema è che vi è un gigante malato o se,
invece, è l'incapacità del sistema della politica a dare
risposte alla modernità e ai nuovi bisogni della gente ed ai
nuovi bisogni sociali.
Noi dobbiamo assicurare due cose essenziali e la prima riguarda
l'emergenza, e questa deve essere data a tutti Non è possibile
che dopo l'emanazione di una sua circolare ci siano direttori
generali che non la esitino nella maniera giusta e corretta e
anziché chiudere guardie mediche in alcuni territori coperti, la
chiudono in comuni come Sperlinga, in comuni come Roccafiorita,
in comuni che sono dimenticati persino da Dio e si trovano senza
avere un medico di base. Dobbiamo assicurare a tutti
l'emergenza
L'altra cosa che dobbiamo assicurare è l'urgenza: dobbiamo
assicurare a tutti i cittadini una buona e tempestiva diagnosi,
una buona medicina interna che, attraverso le strumentazioni
adeguate, possa dare ai cittadini una certa e sicura diagnosi;
dopodiché, amici miei, nessuno di noi può pensare ad ospedali
ripetitivi, chirurgie e ostetricie ovunque.
Abbiamo bisogno, inoltre, dei poli di eccellenza; se la gente
oggi va a Milano piuttosto che a Parigi, perché non dovrebbe
spostarsi di trenta chilometri o di dieci chilometri pur di avere
la migliore chirurgia o la migliore ostetricia?
E' il modello che va cambiato, che va totalmente rimesso in
essere. E, aldilà delle polemiche che potrebbero essere facili in
quest'Aula, le dico che siamo con lei e siamo convinti conoscendo
il suo rigore, soprattutto etico e professionale, e abbiamo colto
il motivo per cui il Presidente della Regione abbia voluto un
uomo come lei a guidare la sanità in Sicilia.
Siamo qui per esserle vicini politicamente per il contributo
che potremo darle come gruppo parlamentare e per le professioni
di ciascuno di noi, ma abbiamo bisogno anche di un assessore che
dialoghi con la gente - so che lei ha cominciato a farlo e voglia
farlo - che venga in periferia a discutere insieme ai deputati,
insieme ai sindaci, un cambiamento che altrimenti sarebbe
assolutamente insopportabile.
Penso che quest'Aula oggi debba dire al suo Assessore di andare
avanti con il nostro sostegno in questo gravoso impegno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha
facoltà.
LUPO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
Assessore, onorevoli colleghi, cercherò di limitare il tempo del
mio intervento.
Ho ascoltato le dichiarazioni programmatiche, linee guida del
nuovo Assessore per la sanità che possono rappresentare davvero
un momento di discontinuità positivo rispetto all'azione di
governo degli ultimi anni, azione che sicuramente non ha aiutato
la sanità della Regione siciliana a migliorare e ad andare
incontro alle esigenze dei cittadini.
Credo, e spero soprattutto, che di fatto questa discontinuità
possa essere riscontrabile in fatti concreti, politici e anche di
natura gestionale, riguardanti proprio l'azione di governo per
quanto riguarda il servizio sanitario della nostra Regione.
Sicuramente parole come trasparenza, legalità sono importanti,
sono concetti forti, ma non possono rimanere soltanto parole. Il
nostro impegno, anche come Partito Democratico, sarà orientato a
dare sostanza, contenuti politici, contenuti veri che possono
tradursi in fatti, che possano tradurre parole e concetti tanto
importanti come trasparenza e legalità; concetti e fatti di cui
la sanità siciliana ha molto, molto bisogno nell'interesse
generale della collettività dei cittadini di questa Regione.
Credo sia estremamente importante riuscire anche a coniugare,
nei fatti, potere e responsabilità e responsabilità significa
che chi sbaglia, in mala fede, deve pagare e ciò comporta che i
manager delle aziende sanitarie che hanno contribuito a portare
le aziende sanitarie al dissesto devono pagare.
Finora non abbiamo riscontrato nei fatti una vera azione
sanzionatoria tale da potere rappresentare un argine verso il
cattivo governo delle aziende sanitarie della nostra Regione.
Impegniamoci, l'Assessorato s'impegni, il Governo della regione
siciliana s'impegni a far sì che potere e responsabilità vadano
di pari passo nell'azione politica, nell'azione di governo anche
delle nostre aziende sanitarie.
Tutto questo deve perseguire obiettivi concreti che non possono
essere rappresentati dai tagli ai diritti. Siamo disponibili a
sentir parlare di efficienza, di riorganizzazione, di tagli agli
sprechi, di tagli alle consulenze inutilmente costose che
affliggono la sanità siciliana e che rappresentano un costo per i
cittadini costretti anche a pagare odiosi ticket, magari per
mantenere inutili consulenze, ma i tagli non possono mai
riguardare il diritto alla salute che è un diritto primario dei
cittadini della nostra Regione.
Va messa in atto ogni azione utile, intelligente, equilibrata,
concertata, finalizzata per evitare il rischio del
commissariamento, che personalmente lo ritengo estremamente
negativo per la nostra Regione, per i cittadini siciliani che,
invece, hanno diritto alla tutela della salute, per le tasche dei
cittadini siciliani già alleggerite da un'Irap troppo alta
proprio a causa dell'elevato costo e degli sprechi della sanità
siciliana.
Credo che le proposte di legge del Partito Democratico vadano
in questa direzione, nella direzione giusta; bisognerà attivare
anche delle novità di rilievo che non possono più attendere come,
ad esempio, le unità di valutazione geriatria o dare realmente, a
tutti i cittadini che ne hanno bisogno, il diritto
dell'assistenza domiciliare integrata, a partire da un uso più
attento e razionale dei fondi della legge numero 328, troppo
spesso inutilizzati in molti dei comuni della nostra Regione,
pure a causa di una difficoltà concreta di dialogo e di
collaborazione tra l'Assessorato della sanità e l'Assessorato
della famiglia, entrambi competenti in parte per lo svolgimento
di questo servizio.
Mi auguro che in questo possa esserci un cambio di marcia
nell'azione di questo nuovo Governo ed è ciò che chiedono i
nostri cittadini siciliani. Vanno attivate le aree territoriali
di riabilitazione; istituito il centro di accettazione unificata.
Dobbiamo fare di tutto per eliminare le inutili code che molto
spesso sono il vero primo incubo degli anziani costretti a
rivolgersi alle strutture sanitarie pubbliche facendo estenuanti
ed insopportabili attese.
Dobbiamo anche evitare l'incubo delle code nei Pronto
soccorsi ormai quasi inagibili, infrequentabili, dove nessuno di
noi sicuramente si augura di doversi recare perché speriamo di
non dover stare mai male, ma dove purtroppo molti cittadini sono
costretti a recarsi e dove è insopportabile che l'ammalato debba
fare lunghe ed interminabili code soltanto per cause legate alla
disorganizzazione del servizio, alla cattiva organizzazione delle
risorse umane e delle risorse economiche.
Tutto questo può e deve produrre, in un breve lasso di tempo,
anche effetti positivi. Citavamo la piaga dei ticket; la gente
vuole capire, a volte è anche disponibile a pagare, ma pretende
un servizio di qualità che, invece, non vede. E'inaccettabile che
si possa chiedere un corrispettivo per un servizio sanitario
assolutamente inadeguato.
E' necessario altresì procedere all'integrazione del sistema
dei presìdi territoriali con l'emergenza, con le guardie mediche,
con i servizi del 118.
Riguardo a quest'ultimo punto, ritengo che servano interventi
strutturali di riorganizzazione radicale del servizio che deve
essere assolutamente garantito e migliorato e, da questo punto di
vista, reputo non più accettabili inutili proroghe di convenzione
che, invece, non vanno in questa direzione.
Penso, inoltre, che bisogna cominciare a limitare l'ingerenza
inutile del potere politico sulle scelte gestionali: la politica
deve fare la sua parte, non amministrare le aziende. Deve esserci
una separazione netta fra l'azione politica di governo e
l'attività gestionale delle aziende: il controllore non può
essere anche il controllato e questo risponde ad una corretta
separazione dei poteri, fermando la deriva finanziariamente
dispendiosa e politicamente degradante della lottizzazione dei
direttori generali, di cui troppo spesso si legge sulla stampa
gettando discredito sulla nostra Regione.
E' necessario procedere alla razionalizzazione ed alla
compressione della spesa sanitaria, soprattutto - diceva bene
l'onorevole Gucciardi - con l'introduzione di un adeguato sistema
di controlli di cui la Regione non può più fare a meno nella
gestione delle aziende sanitarie.
Razionalizzazione complessiva del Servizio sanitario regionale,
quindi, attraverso un efficiente sistema di controlli di gestione
e sulla gestione, che funga da sbarramento vero, reale, forte
agli sprechi, agli eccessi di spesa, alle diseconomie di
gestione, alle clientele troppo spesso presenti e che tende ad un
aumento effettivo della qualità del governo clinico delle aziende
sanitarie.
Conseguimento di obiettivi possibili anche attraverso una
corretta programmazione, la razionalizzazione, il controllo della
gestione delle aziende, di ricerca, di innovazioni assolutamente
necessarie per le nostre aziende sanitarie, nonché il controllo
partecipativo anche dei cittadini, anche degli operatori.
Della sua relazione, onorevole assessore, ho apprezzato
particolarmente il riferimento al controllo partecipativo dei
cittadini, che devono certo sì pretendere i loro diritti, ma
devono assolutamente sapere che questo Governo ha il dovere di
assicurare loro il rispetto di questi diritti.
E' necessario ridefinire gli ambiti territoriali del servizio
sanitario regionale, lo diceva anche l'onorevole De Benedictis e
non mi dilungo su questo, ipotizzando un riassetto complessivo
delle aziende sanitarie e, una volta e per tutte, nel caso di
dissesto delle aziende sanitarie rimuovere i manager che
colpevolmente abbiano contribuito al dissesto stesso.
E' indispensabile il meccanismo istituzionale della
semplificazione normativa in materia sanitaria e mi auguro che,
da questo punto di vista, la nuova Commissione per la
semplificazione legislativa possa dare un contributo in tal
senso.
Auspico, infine, che il dibattito di questa sera possa davvero
rappresentare un passo avanti, un tassello nel lungo cammino, nel
percorso impegnativo, serio che dobbiamo fare insieme
nell'interesse generale dei cittadini di questa Regione verso il
riordino del servizio sanitario regionale.
Concludendo, signor Assessore, credo sia interesse anche
dell'opposizione, per quanto mi riguarda, svolgere sul tema della
sanità un'azione politica di opposizione seria, forte tutte le
volte che sarà necessario, senza sconti, ma sempre costruttiva e
mai pregiudizievole e che valuterà i fatti e il merito dei fatti,
coscienti come siamo che dobbiamo lavorare per raggiungere un
unico obiettivo fondamentale che è quello della salute dei
cittadini di questa Regione. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scilla. Ne ha
facoltà.
SCILLA. Onorevole Presidente della Regione, signor Presidente
dell'Assemblea, onorevoli colleghi, sarò brevissimo, telegrafico,
ritengo tuttavia doveroso intervenire su un tema così importante
dalla cui risoluzione dipenderà il futuro della nostra terra.
Sono un parlamentare del Popolo della Libertà e come tale mi
sembra opportuno, in questa fase, non esprimere alcun giudizio
sull'attività dell'Assessore o sull'azione di Governo considerato
che sono passati solo due mesi da quando l'Assessore si è
insediato e penso che bisogna giudicare l'azione del Governo sui
fatti e non su concetti demagogici.
Ho sentito tanti interventi, una serie di numeri, ragionamenti
che oramai si sentono da tanti anni. Penso sia arrivato il
momento di dare risposte concrete che vadano verso l'interesse
dei siciliani. Capisco che sull'Assessore Russo ci sono tante
aspettative perché è un personaggio di un certo rilievo, ma non
è un extraterrestre, è un uomo come tutti noi e come tale ha
bisogno di capire, di valutare e per fare ciò gli occorre del
tempo prima di esprimere giudizi.
Assessore, con modestia, le vorrei dare qualche piccolo
consiglio, se mi posso permettere, secondo il mio punto di vista.
Se realmente si vuole cambiare, secondo me non basta cambiare
l'Assessore o il Governo; L'apparato burocratico e tecnico
dell'Assessorato è fatto sempre dagli stessi soggetti. Se la
spesa sanitaria è arrivata, dal 2001 al 2007, a quasi 8.700 mila
euro, con un incremento di più di 2 milioni di euro,
evidentemente c'è una responsabilità della politica, ma ci sarà
pure una responsabilità dell'apparato tecnico dirigenziale
interno all'Assessorato.
Ritengo necessario intervenire su questo punto, non è una cosa
di poco conto, andiamo a vedere chi sono i soggetti che
tecnicamente e burocraticamente hanno gestito la sanità da molti
anni, personalmente non conosco tali soggetti, ma secondo me è
su questo versante che bisogna intervenire.
Un altro aspetto che mi permetto di suggerire è quello di avere
assoluto rispetto, sia lei che tutto il Governo, di questo
Parlamento, tanto più che lo stesso è composto da soggetti eletti
direttamente dal popolo Pertanto, qualsiasi tipo di riforma, di
novità, di cambiamento non può passare a colpi di decreto, ma
bisogna fare una costante azione di verifica con le forze
parlamentari che, ribadisco, rappresentano i territori.
Se si verifica, come si è verificato, che all'interno di una
Commissione non venga votata una sua proposta, bisognerà
riflettere piuttosto che reagire con un provvedimento
amministrativo; bisognerà tenere conto di forze politiche come il
PDL e l'UDC, che rappresentano un terzo del Parlamento regionale
e, pertanto, bisogna avere anche un certo rispetto politico-
istituzionale dei ruoli. D'altra parte, tutti vogliamo che
realmente la sanità venga cambiata, tutti vogliamo che questo
male venga realisticamente debellato.
Concludo, signor Presidente, con un'ultima considerazione. A
mio avviso, bisogna potenziare la sanità pubblica, bisogna
potenziare gli ospedali e dare meno denaro pubblico alla sanità
privata, che spesso diventa momento di politica clientelare e di
pochissimi momenti favorevoli per i cittadini siciliani.
Grazie, signor Presidente.
PRESIDENTE. Grazie onorevole Scilla, anche per avere limitato
il suo intervento.
E' iscritto a parlare l'onorevole Lenza Nicola. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la
sanità, più di ogni altro aspetto dell'attività politica
amministrativa regionale, rappresenta il luogo privilegiato in
cui possono rendersi riconoscibili le ragioni ispiratrici della
politica, i principi che ne animano le scelte.
Scelte ormai non più rinviabili, che da tempo si sarebbero
dovute affrontare e che ci interrogano sulla necessità di
superare l'attuale insostenibile contraddizione di un sistema
sanitario che ha costi che non hanno paragone col resto del
Paese, ma con risultati non sempre in linea con le attese del
nostro popolo.
Gli ultimi anni, sia pure in modo difforme, a seconda del
maggiore o minore livello di qualità della programmazione
sanitaria che la politica ha saputo esprimere nelle diverse aree
della Regione, hanno registrato un innalzamento dei livelli di
qualità della nostra sanità, come dimostra il diminuito ricorso
dei siciliani ai viaggi della speranza .
Questo dato, più che consolarci, deve convincerci ancora di più
della possibilità e necessità di fare bene e presto, non
illudendoci che il problema sia solo tecnico e che ai tecnici
possano essere delegate le scelte da compiere.
Decidere cosa dare e a chi, cosa togliere e a chi è, infatti,
il contenuto vero della politica. Assessore Russo, è a questo che
oggi siamo chiamati. Lei oggi è chiamato in modo particolare a
definire quali obiettivi raggiungere, con chi e da dove prelevare
le risorse necessarie, cosa tagliare, chi e come penalizzare, chi
e come chiamare ad una maggiore partecipazione economica fra gli
utenti del sistema sanitario. Sono tutte domande alle quali solo
la politica può dare risposte che i tecnici successivamente
debbono attuare, solo attuare.
Onorevole De Benedictis, con decreto dell'assessore alla
sanità del 6 agosto 2007, il professore Roberto La Galla, la
precedente Giunta regionale, presieduta dall'onorevole Cuffaro,
approvava l'accordo attuativo del piano previsto dall'articolo 1,
comma 180 della 311/2004, cosiddetto Piano di contenimento di
riqualificazione del sistema sanitario 2007-2009 . (Lo dico anche
all'onorevole Cracolici perché poi mi dice che il piano sanitario
non è stato fatto.)
In quella data è stato fatto il piano di rientro, l'accordo
Stato-Regione di cui sopra, siglato dal Presidente della Regione
e dall'Assessore alla sanità del tempo, deriva da una precisa
disposizione contenuta nelle leggi finanziarie dello Stato e
previste per le regioni che presentano un disavanzo rispetto al
patto di stabilità finanziario Stato- Regione.
Il mancato rispetto dell'accordo comporta - lo ha già detto
l'Assessore - il potere sostitutivo del Governo e, pertanto,
l'accordo di cui sopra rappresenta una norma attuativa cogente
per la nostra Regione, chiamata ad applicarla. Nessuno in questo
momento può cambiare il piano di rientro altrimenti rimette in
discussione tutto quanto.
E' necessario ed utile premettere quanto sopra per comprendere
che dalla firma del predetto accordo è passato un anno durante il
quale sono stati generati diversi provvedimenti, la maggior parte
dei quali ritenuti non rispondenti ai contenuti del piano di
rientro dall'apposita Commissione di verifica interministeriale,
la Commissione Massicci'.
In definitiva, ad oggi, non si è provveduto ad alcun risultato
concreto, quanto piuttosto ad un sostanziale, costante rinvio
delle problematiche emerse, col conseguente aggravarsi del quadro
economico nell'ottica di un programma di recupero e trasferimento
di quote importanti dal sistema nazionale alle nostre esauste
casse regionali.
Il mancato rispetto delle previsioni del piano di rientro
comporta, ad oggi, un mancato incasso di circa 900 milioni,
relativo a quote di spesa corrente 2003 e seguenti, nonché la
mancata attivazione di mutui per circa 2 miliardi e 900 milioni
di euro e garantiti dallo Stato, nonché circa 400 milioni di
contributi dal Governo nazionale per il ripiano dei disavanzi
pregressi.
Forse una più paziente, responsabile e disponibile attenzione
al diritto-dovere di partecipazione delle forze politiche
sindacali di rappresentanza delle autonomie locali ci avrebbe
messo oggi in condizione di avere un piano più chiaro forse nei
suoi obiettivi, più equo nei suoi tagli, più velocemente
realizzabile e, soprattutto, percepito come una formidabile
occasione per dare ai siciliani, con minor costo, una migliore
sanità.
Il piano espone una serie articolata di obiettivi generali,
specifici ed operativi, alcuni dei quali condivisibili nella loro
individuazione. In alcuni casi risulta, però, generico nella
soluzione laddove indiscriminatamente si propongono tagli e
riduzioni senza opportune analisi di contesto, con il rischio di
buttare il bambino e l'acqua sporca , un po' meno nella loro
declinazione completa.
Il piano, in alcuni casi, tende a sparare nel mucchio e ad
individuare tagli, immaginando che questi possano essere chiesti
in maniera uniforme pur davanti a situazioni del tutto diverse
tra loro, senza che sia stato individuato prioritariamente il
modello con cui misurare il livello di spesa ottimale.
E' questa la più grande difficoltà che ha, ovviamente,
l'assessore Russo; l'aumento dei costi del sistema sanitario
regionale, a cui non è coinciso un corrispondente uniforme
miglioramento dei livelli di assistenza sanitaria non sempre
adeguata alle esigenze della popolazione, si ritiene possa
individuarsi nelle seguenti macro-aree che presentano i punti di
maggiore criticità del sistema: spesa farmaceutica, sistema
convenzionamento esterno, laboratori analisi, centro di
fisiochinesiterapia, radiologia, emodialisi, e via dicendo, rete
ospedaliera pubblica e privata, emergenza-urgenza sul 118.
E' evidente che la crescita esponenziale della spesa sanitaria
deriva da fattori insiti nel sistema e, quindi, fisiologici,
aumenti derivanti da nuovi contratti di lavoro, investimenti in
campo strutturale e tecnologico per consentire il mantenimento di
standard di sicurezza e livelli di diagnosi e cure
irrinunciabili; fattori politici non sempre nobili e motivati,
campanilismi, localismi, personalismi; fattori esterni accertati
anche con note vicende giudiziarie.
Con l'insediamento del nuovo Governo, l'attuale assessore si è
trovato su un treno in corsa pronto a deragliare, avendo come
conseguenza la mancata erogazione di 900 milioni di euro di
pronta cassa e la mancata attivazione di mutui per 2 miliardi e
800 milioni di euro, come abbiamo detto, con il conseguente
collasso economico di questa Regione che destina gran parte del
proprio bilancio alla voce sanità', nonché il commissariamento,
da parte del Governo centrale, che comporta automaticamente
l'imposizione di nuove fiscalità ai cittadini.
La responsabile azione e relazione dell'assessore è stata
quella del perseguimento di un autentico risanamento,
razionalizzando e ristrutturando il sistema sanitario regionale
alla luce delle metodologie del moderno welfare, tenendo anche
conto di quanto è stato già realizzato in altre realtà in Italia.
Rispetto a quanto detto dall'onorevole De Benedictis, volevo
soltanto sottolineare che la continuità è nel Piano di rientro,
non nell'attuazione, perché il Piano di rientro non può che
essere la continuità poiché è stato sottoscritto dalla Regione
siciliana e dal Governo Prodi ed è quello che ci vincola a
continuare.
Ciò che di importante ha fatto l'assessore Russo è che nel giro
di dieci giorni ha fatto ciò che forse dovevamo fare, lo dico
anche come autocritica, considerato che anch'io ho fatto parte
del Governo Cuffaro, nel momento particolare che abbiamo
vissuto.
Sono state tagliate le guardie mediche, si sta pensando alla
razionalizzazione del 118, finalmente si sta parlando di dati
concreti rispetto alla riduzione della rete ospedaliera:
l'assessore Russo sta attuando, finalmente, il Piano di rientro.
La parte politica che rappresento intende utilizzare tale Piano
come una vera e propria opportunità, assessore Russo, per
razionalizzare e riqualificare il sistema e per valorizzare al
meglio tutte quelle risorse professionali, tecnologiche,
strutturali che sono presenti e che in questi ultimi anni,
soprattutto in alcuni settori, hanno garantito in questa Regione,
anche se a macchia di leopardo , soddisfacenti livelli
assistenziali.
In altre parole, occorre procedere ad una vera e propria cura
dimagrante dell'attuale sistema che presenta significativi
aspetti di patologica ipertrofia in più settori attraverso anche
un più efficiente sistema di controlli per verificare
l'inappropriatezza, le discrepanze e gli abusi, così da fare
emergere gli atti impropri e consentire la regolare sopravvivenza
e crescita dei soggetti e di strutture maggiormente virtuose.
Sono quattro i livelli che principalmente costituiscono le
macro-aree.
La spesa farmaceutica. Agire sul versante dei controlli,
verifica di tutti gli esenti ticket e dei relativi certificati
ISE ed autocertificazioni; controllo totale di tutte le ricette
con relative prescrizioni, sviluppando un adeguato sistema di
lettura ottica; applicazione, come in altre Regioni, dell'intesa
con i medici di medicina generale ai fini dell'inserimento
informatico della ricetta; distribuzione diretta dei farmaci ad
alto costo attraverso le farmacie convenzionate previo specifico
accordo con i farmacisti; distribuzione dei farmaci del primo
ciclo terapeutico post-dimissione ospedaliera attraverso le
farmacie ospedaliere; sistemi incentivanti per gli operatori
addetti al controllo delle ricette.
Sistema convenzionamento esterno. Occorre guardare in faccia la
realtà, in Sicilia esiste il numero di convenzionati esterni più
alto di tutte le altre Regioni. Le rimostranze dei professionisti
di questo settore sono sostenute da simulazioni economiche con
riferimento a documentazioni e letteratura sanitaria che ipotizza
modelli teorici, ancorché suggestivi, non rapportabili alla
realtà siciliana e legati a periodi di vacche grasse .
In altre parole, per portare tale sistema in un'ottica di
maggiore razionalità è necessario riorganizzare la rete dei
laboratori delle radiologie, attraverso l'esatta conoscenza delle
esigenze di salute di un determinato territorio; organizzare i
controlli sull'appropriatezza prescrittiva attraverso l'adozione
di idonee linee-guida; adeguamento delle tariffe a quelle
nazionali, così come imposto dalla normativa vigente.
Rete ospedaliera pubblica e privata, altro settore molto
importante. Premesso che, in tale settore, esistono punti di
eccellenza nel pubblico ed in alcune realtà private, queste
strutture devono rappresentare un punto fermo di riferimento
nella riorganizzazione della rete ospedaliera laddove esistono
professionalità, tecnologie e competenze di valore assoluto,
riconosciute in campo nazionale ed europeo, evitando pretestuose
mortificazioni in nome di un malinteso senso di economicità.
Occorre procedere ad una netta revisione di tale rete,
prevedendo per il pubblico una riduzione mediante accorpamento
dei presìdi ospedalieri territoriali viciniori e riconversioni di
presìdi ospedalieri con meno di 100 posti letto, attraverso una
realistica simulazione si potrebbero ridurre gli attuali 67
presidi a 38 o 40; riduzione delle aziende ospedaliere,
individuando come tali quelli aventi le caratteristiche previste
dalla norma del decreto legislativo numero 229 del 1999; rivedere
i rapporti Regione-Università limitando i posti letto
dell'azienda ospedaliera universitaria al limite previsto dalla
legge di 3 posti letto per ogni studente di primo anno dalla
facoltà di medicina e chirurgia, va poi definito, assessore
Russo, l'equivoco di due aziende universitarie a Catania - la
riduzione dell'azienda ospedaliera, con i metodi di cui sopra,
sarà congrua e virtuosa, in linea con la normativa e la realtà
nazionale; riduzione dei posti dell'ospedale privato sulla base
di criteri oggettivi già applicati al pubblico; eliminazione di
punti nascita con meno di 400 parti l'anno; sussistenza di
numeri posti solo se supportati da indici di occupazione
equivalente; divieto di ricovero di pazienti per patologie
riferite a discipline non previste in convenzione.
Sul privato dobbiamo fare un ragionamento. Non c'è analisi del
sistema sanitario regionale siciliano che non evidenzi il
patologico rapporto con il numero di strutture private
accreditate e certamente sproporzionato, ma non si rende evidente
che, in realtà, a fronte di un numero roboante di strutture, il
totale del fatturato delle stesse, assessore Russo, non è
proporzionalmente ed ugualmente imbarazzante, a dimostrazione che
il problema vero del rapporto tra privato e pubblico, in Sicilia,
non è il numero delle strutture private, ma la qualità della loro
prestazione, in grado di affiancare, laddove c'è bisogno, il
pubblico nell'erogazione dei servizi.
E' come se il privato siciliano risentisse degli stessi
problemi del pubblico, una eccessiva polverizzazione delle
strutture porta con sé una polverizzazione delle risorse che, se
concentrate, potrebbero determinare significative economie di
scala e conseguenti possibili investimenti in grado di innalzare
il livello delle prestazioni e determinare una complementarietà
programmata della presenza del privato nel sistema sanitario
pubblico.
Occorre, dunque, aprire un tavolo o meglio una vertenza con le
rappresentanze sindacali di tale settore per avviare un nuovo
percorso, partendo dalla consapevolezza che è finito il tempo
dell' acchiappa risorse e che comincia, anche per il privato,
quello della razionalità dell'uso delle risorse, del rigore nella
verifica dell'uso di esse, degli obiettivi di miglioramento della
capacità di performance, del paritario rispetto delle condizioni
che vincolano il pubblico, specie in materia di accreditamento di
livelli minimi di personale.
Tavolo a cui sedersi non rispondendo alle loro richieste,
interpretando e disponendo sempre la formulazione di circolari,
favorevoli al privato, ma spiegando le esigenze del pubblico per
le quali è più intelligente servirsi del privato e concordando le
modalità di queste prestazioni che debbono essere un affare per
tutti gli attori interessati: la Regione, perché solo con minori
costi dà migliori servizi, il privato perché sviluppa occasioni
di reddito ed occupazione, il cittadino perché vede ampliata e
migliorata la gamma dei servizi sanitari.
Vedremo, assessore Russo, se questo vale anche per i tavoli con
tutte le rappresentanze di categorie, comprese quella dei medici
di base. Il Governo saprà esercitare quella leadership forte ed
autorevole di cui c'è bisogno nei momenti delle scelte difficili
Non emerge dal Piano di rientro un'attenta capacità di
individuare tutti gli ambiti e le categorie che è possibile
chiamare a contribuire per demolire la spesa sanitaria
improduttiva che spesso coincide con sacche di privilegio e di
sprechi. Nulla sembra, per esempio, delinearsi a proposito della
medicina di base, che è uno degli attori più importanti del
sistema.
Il Piano di rientro dedica, infine, un ampio spazio alla
ridefinizione della rete di emergenza-urgenza. E' indubbio che
questa componente risulti spropositata nella dotazione
quantitativa.
Occorre ridefinire gli organici S.U.E.S. (Servizio Urgenza
Emergenza Sanitario) e prevedere un assetto in grado di
assicurare un servizio più efficiente e rispondente alle attese
dell'utenza e perché questo accada è assolutamente prioritario
superare l'attuale quadruplicazione delle competenze divise tra
medici di pronto soccorso con contratto di lavoro dipendente con
le aziende sanitarie, medici del 118 con contratto di lavoro a
progetto con il S.U.E.S., medici della continuità assistenziale
con contratto di lavoro a progetto con le aziende sanitarie e
medici del PTE, senza che sia possibile attivare alcune
integrazioni ed economie di scala nell'uso della loro
prestazione.
Ricondurre ad unità contrattuale i medici, affidando al
S.U.E.S. il solo compito di verificare l'emergenza e, attraverso
le risorse messe a disposizione dalle aziende, organizzare la
risposta, consentirebbe un notevole risparmio di risorse, ma
soprattutto una più efficiente organizzazione dell'intero sistema
che potrebbe contare su quella flessibilità ed integrazione di
risorse che è una delle scommesse del Sistema sanitario
regionale.
Solo così sarà possibile superare la stridente contraddizione
tra medici di pronto soccorso, che non riescono a far fronte alla
domanda di interventi, e medici dell'emergenza, che trascorrono
gran parte del proprio tempo nella deprimente attesa di un evento
che ne giustifichi l'intervento.
In tale settore, quindi, occorrerà procedere alla rapida
definizione con la revisione della convenzione con la Croce
Rossa, la riduzione delle ambulanze, la ridistribuzione e
riqualificazione del personale in esubero ed allocazione nei
presidi ospedalieri del pronto soccorso.
Il modello è, ancora una volta, più culturale che organizzativo
e si sono perse intere legislature per affrontare, con tempo
sufficiente, le necessità del cambiamento; non c'è stata Regione
italiana che, nell'ultimo decennio, non abbia legiferato per
cambiare, aggiustare ed aggiornare il proprio sistema sanitario,
altrove sono state già compiute scelte coraggiose di
programmazione e di governo. Ci si è interrogati sul da farsi, si
sono tentate soluzioni, si sono corrette scelte, si è tentato di
capire come fosse possibile, eliminando sprechi e valorizzando
potenzialità, dare una sanità migliore a minori costi e spesso ha
vinto la sfida.
E' tempo che anche in Sicilia si proceda ad una riforma tanto
radicale quanto profonda e la voragine finanziaria è il malessere
degli operatori dei siciliani.
Nessuno voleva bloccare il Piano sanitario regionale, ma
durante la mia gestione - il presidente Formica si ricorderà -
si è rinviato il Piano sanitario perché non poteva essere un
governo di transizione a fare una scelta così importante.
Esso dovrà confrontarsi, ancora una volta, sul principio
dell'universalità, ma dovrà saperlo coniugare con quello della
solidarietà fra i territori e le classi sociali, prevedendo una
compartecipazione alla spesa in ragione del proprio reddito.
E' ormai evidente che dare tutto gratis a tutti finisce col
contraddire la ragione di equità ispiratrice di tale filosofia.
Il risultato reale è, infatti, una complessiva scadente qualità
dei servizi cui i poveri sono costretti a rivolgersi restando
sempre ferma la possibilità per i ricchi di acquistare
direttamente quelli migliori e più sicuri, così la declamata
teorica uniformità di accesso ai servizi finisce col penalizzare
le classi meno agiate.
Per quanto riguarda i Direttori generali, il modello, che
ancora una volta è più culturale che organizzativo e che regola
i rapporti tra l'assessorato, le strutture periferiche e le
popolazioni locali, sembra caratterizzarsi per l'assoluta
impermeabilità di ciascuna di questi tre livelli rispetto ad
ognuno e degli altri.
Non vi sono forme e strumenti di reale verifica dell'azione dei
direttori generali perché mancano obiettivi reali e misurati
sulle specifiche realtà e rapportati con gli obiettivi non solo
economici, ma di crescita delle prestazioni che la Regione
assegna a se stessa; mancano parametri di valutazione
dell'operato dei direttori generali condivisi ed uniformi;
mancano anche strumenti a forme di partecipazione che, per quanto
non sia rinunciabile il principio di aziendalizzazione, possano
valorizzare le capacità di lettura dei bisogni e rendere
evidente che la gestione periferica della sanità avviene
nell'interesse della popolazione, sia pure nei limiti delle
risorse della programmazione regionale.
Non si tratta di recuperare i vecchi Comitati di gestione, ma
di superare la funzione, come viene percepita, di monarca dei
direttori generali per trasformarne il ruolo in amministratore
delegato in grado di mettere insieme e portare all'unità le
indicazioni programmatiche della regione e quelle delle
popolazioni locali.
Occorre, dunque, affiancare, signor assessore, ai direttori
generali un nucleo di orientamento di rappresentanza e verifica
che, senza alcun potere di intervento nell'azione amministrativa,
che deve restare di esclusiva competenza e responsabilità dei
direttori, possa fornire loro utili indicazioni e poi verificarne
la capacità di rispondere con efficienza, efficacia ed
economicità agli obiettivi posti dalla Regione nella domanda di
sanità del territorio. La loro istituzione può anche avvenire a
costo zero, potendo assorbire ruoli, competenze e costi degli
attuali nuclei di valutazione.
Di tale nuovo organismo - vale la pena sottolineare non di
Governo, ma di indirizzo e verifica - dovrebbero essere chiamati
a far parte componenti indicati da soggetti terzi, in particolare
dalla Regione per garantire il collegamento dei centri aziendali
con la partecipazione dell'assessorato, degli enti locali e la
concertazione con le autonomie.
Non posso dare il contributo sull'idea del territorio, però
volevo invitare l'assessore Russo ad andare avanti, molto spesso
in questa Aula si sono fatti dibattiti sulla sanità, forse anche
quello di oggi non ha la stessa e la giusta attenzione che merita
considerato che tale settore è il punto fondamentale di questa
Regione. Però assessore non molli, vada avanti, è stato scelto -
come dicevo l'altro giorno - perché fuori dai partiti, faccia le
sue scelte con obiettività e con serenità sapendo perfettamente
di poter contare su tutti i 90 deputati qualora faccia delle
scelte veramente oculari.
In bocca al lupo
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha
facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Assessore,
ho qui degli appunti soltanto per ricordare alcuni degli aspetti
più peculiari del punto dell'ordine del giorno, non per leggerli,
e, quindi, spero di recuperare il tempo che ci ha fatto perdere
il collega Leanza Nicola.
Il mio intervento sarà fondato su un presupposto che è quello
per il quale l'UDC intende non soltanto partecipare a questo
dibattito, ma proporsi in un'azione di forte interessamento di
tutto il pianeta sanità con il rigore, la preparazione e la
convinzione di essere una forza politica di Governo ed adusa a
governare bene.
Da questo punto di vista intravedo, nel dibattito di questa
sera, un pericolo, in quanto sarebbe estremamente riduttivo se il
dibattito dovesse prendere la piega - come è avvenuto per alcuni
interventi - di tentare di mettere alla corde l'Assessore Russo,
piuttosto che affrontare il risanamento della sanità che è il
tema che ci interessa, quello che dobbiamo esercitare, praticare,
perseguire, ma soltanto per l'aspetto se l'azione dell'Assessore
Russo è in continuità o in discontinuità al Governo Cuffaro.
Non è questo il tema che dobbiamo affrontare e se lo facessimo
sbaglieremmo e sono convinto che non sono queste le intenzioni
dell'Assessore che, quindi, vanno ben interpretate, sia per
quanto detto stasera in Aula, sia per quanto anticipato
stamattina attraverso un comunicato stampa.
Lo ha detto, tra gli altri, prima di me l'onorevole Leanza e
rapidissimamente voglio ripercorrere anch'io questo aspetto.
Come si può parlare di continuità e di discontinuità quando il
sistema di continuità amministrativa è il principio base su cui
si deve regolare un Governo di Regione, come un sindaco,
un'amministrazione comunale, come un presidente di provincia e
come una amministrazione provinciale che deve rispettare il
principio fondamentale della continuità amministrativa? Come
potrebbe parlarsi di discontinuità quando l'Assessore Russo ci ha
detto correttamente che lui si muove nell'ambito di un atto
amministrativo completo e definito qual è la delibera del luglio
2007 approvata dal Governo e dal Ministero? E' quello il Piano di
rientro Non ce ne sono altri
Potrà essere cattivo, buono, meno buono, più cattivo, ma
correttamente l'Assessore Russo - come Governo - si muove nel
rispetto di un atto amministrativo completo e vorrei ricordare a
quest'Aula che tale atto è stato posto all'attenzione di questo
Parlamento ed è stato approvato con un ordine del giorno.
Ed allora, parlare di continuità e discontinuità è uno
sfriculiare , consentitemi il termine siciliano, un'attività
amministrativa e di Governo che si sta muovendo, per quanto sta
avvenendo, nel modo migliore.
Sempre per il contributo che il Gruppo parlamentare dell'UDC ed
i rappresentanti di Giunta dell'UDC vogliono dare, ci sono alcune
sottolineature, molto rapide.
Noi siamo in deficit di spesa sanitaria, ma dobbiamo avere
l'onestà, a difesa dei interessi della Sicilia, di ricordare che
la partecipazione dello Stato alla spesa sanitaria regionale,
negli ultimi anni, è diminuita, infatti, sino a 3-4 anni fa era
dell'8,5 per cento, ora è dell'8,2 per cento.
Cosa cambia: lo 0,3 per cento? Non cambierebbe niente se non
parlassimo di grossi numeri e quando parliamo di grossi numeri lo
0,3 per cento rientra perfettamente in una quota rilevante del
deficit della spesa sanitaria che, in questo momento, vive la
Regione siciliana.
Ci sono tutta una serie di interpretazioni sulla valenza o meno
della soppressione di alcune guardie mediche. Personalmente, sono
convinto che sia l'aspetto minore sul risparmio della spesa
sanitaria, ma se si deve creare una forma di risparmio, tanti
piccoli risparmi fanno il risparmio generale sulla spesa
sanitaria.
Certo, ha creato tensioni politiche, sociali, ma ci sono delle
regole di logica più che di spesa sanitaria che giustificano
l'abolizione di alcune guardie mediche e mi domando dove sia lo
scandalo dell'abolizione delle guardie mediche nei centri
metropolitani, dove non solo abbiamo dei pronto soccorso che sono
a disposizione, a volte, molto più delle guardie mediche, ma dove
addirittura abbiamo delle guardie mediche che, per ragioni di
spazi, sono inserite all'interno della struttura ospedaliera,
quindi in un regime di pieno doppione.
E quindi, che male c'è ad abolirle, anche se, sono necessarie
alcune correzioni, visto che la guardia medica, principalmente,
serve per la ricettazione', serve perché il malato va lì e si fa
prescrivere la ricetta per comprare i medicinali in farmacia.
Se noi dessimo ai pronto soccorso degli ospedali anche la
possibilità di prescrivere le ricette mediche, avremo in gran
parte risolto il problema della soppressione delle guardie
mediche, fermo restando che - come sensazione da dare al
cittadino sulla presenza della sanità regionale - si deve
obbligatoriamente permettere che anche nei piccoli centri siano
salvate le guardie mediche, a prescindere dall'incidenza degli
interventi annuali che la guardia medica possa fare.
Posti letto. Sento parlare spessissimo di questa inflazione di
posti letto che avrebbe la sanità regionale, ma siamo coscienti
che non è così? Perché il parametro ministeriale fissa per mille
abitanti 3,5 posti letto per le degenze acute ed un posto letto
per le lungo degenze.
Guardate che il parametro della Regione siciliana, sia per il
pubblico che per il privato, è sotto il parametro ministeriale,
quindi, da questo punto di vista, incredibilmente, la Regione
siciliana sarebbe una regione virtuosa, anche se ciò non toglie
che ci siano delle lacune.
CRACOLICI. L'abbiamo risolto?
MAIRA. Non è che l'abbiamo risolto, questa è statistica, sono
parametri ministeriali
CRACOLICI. Faccia l'avvocato, non faccia lo statista
MAIRA. Non possiamo discutere su dati obiettivi, possiamo farlo
sulle cause, perché nonostante ci troviamo entro i parametri
ministeriali dei posti letto, certamente ci sono delle
inefficienze che vanno combattute e dobbiamo intervenire su
queste e non su un'ulteriore riduzione dei posti letto; infatti,
più che parlare di questo, credo che, correttamente - ed è questo
l'apporto che vuole portare avanti il Gruppo dell'UDC - si debba
parlare di qualificazione e di rimodulazione dei posti letto.
Spesa dei farmaci. E' la cenerentola della spesa sanitaria che
vola in Sicilia soprattutto per due aspetti: per l'eccesso dei
medici di base e per l'eccesso dei pediatri; sono queste le due
voci sulla perdita della sanità che incidono di più sulla spesa e
bisogna trovare dei sistemi - e mi dispiace che non ci sia
l'assessore Iarda, che è il tecnico dell'informatica, per
eccellenza, della Pubblica Amministrazione - perché è lì che si
deve intervenire per ridurre la spesa sanitaria dei medici di
base e dei pediatri con un sistema informatico che controlli la
spesa della singola prescrizione da quando viene stilata a quando
viene sostanzialmente erogata con l'incidenza quantitativa,
statistica, e numerica.
Poco fa l'onorevole Leanza diceva che vi è un eccesso di
convenzionamenti e questo è un motivo di crisi della spesa
sanitaria. Personalmente, non sono d'accordo, possibilmente sarò
un bastian contrario', ma non la vedo così.
Se è vero che in Sicilia abbiamo 1844 unità convenzionate e,
quindi, in eccesso rispetto ad esempio a Lombardia e Piemonte, è
pur vero che nessuno considera che questi convenzionamenti sono
per strutture piccolissime, quasi a regime familiare, mentre i
convenzionamenti della Lombardia e del Piemonte sono per
megastrutture convenzionate.
Quindi, sotto l'aspetto dell'incidenza definitiva della spesa,
la spesa pro-capite che sosteniamo in Sicilia è notevolmente
inferiore a quella che si sostiene nelle altre parti d'Italia.
C'è un motivo per cui sulla spesa pro-capite la Sicilia è al
diciannovesimo posto su venti regioni.
Anche da questo punto di vista, incredibilmente e nonostante il
deficit che va risanato con la ricerca e con la lotta alle
inefficienze, la Sicilia può essere considerata una Regione
virtuosa, perché come spesa pro-capite, siamo la penultima
regione d'Italia. Dati che sono incontrovertibili, questa non è
politica, è statistica.
Capisco che debbo sbrigarmi e quindi salterò molte cose, però
vorrei dire una penultima cosa: c'è la sensazione diffusa che si
debba recuperare la spesa sanitaria facendo la lotta ai
convenzionamenti e all'ospedalità privata.
Certo, va attuata una forma di controllo pedissequa, pressante,
però a condizione che si riporti il dibattito sui
convenzionamenti e sull'ospedalità privata alle causali
originarie per le quali si è proceduto ai convenzionamenti e
all'ospedalità privata come fatto d'istituto a livello nazionale
riportato nelle regioni.
I convenzionamenti sono stati previsti dal decreto legislativo
del 1992 come fatto di contenimento della spesa. Vorrei chiedere
a un medico-deputato di quest'Aula: costa di meno una risonanza
magnetica fatta in regime sostanzialmente di day hospital, in una
struttura convenzionata privata, o costa di più in una struttura
ospedaliera pubblica dove per fare la risonanza magnetica
bisogna stare ricoverato due, tre giorni con una spesa obbligata
di settecento euro al giorno?
L'ospedalità privata va rivista, controllata, tutto ciò che
vogliamo, ma qualcuno si è chiesto se è più conveniente
l'ospedalità pubblica o quella privata sotto l'aspetto dei costi?
Perché, l'ospedalità pubblica ha un costo fisso, lavori o non
lavori, l'ospedalità privata viene pagata per le prestazioni rese
e spesso ha prestazioni di qualità superiore al pubblico.
Personalmente, non sono per l'ospedalità privata, però per fare
discorsi seri, al fine di trovare le soluzioni migliori per il
contenimento della spesa, bisogna fare discorsi di verità.
Sul contenimento della spesa l'UDC è d'accordo a centralizzare
la spesa farmaceutica perché è importante che ci sia un unico
centro di appalto e di fornitura.
Ogni Azienda ospedaliera, ogni Asl si sbizzarrisca con propri
capitolati di appalto e di oneri.
Per quanto riguarda l'aspetto della centralizzazione dei costi,
ivi compresi i costi energetici, l'UDC è per centralizzare i
costi di acquisto e, quindi, di spesa.
Sulla formazione occorre decidersi e questo è un problema che
riguarda anche la legge sulla formazione che prima o poi dovremo
affrontare.
La Sicilia non ha più bisogno di pizzaioli, di barbieri o di
parrucchieri, quando abbiamo una formazione medica e paramedica
che ha estreme carenze, pertanto, credo che occorra investire
molto in quest'ultima.
C'è bisogno di un'ulteriore scelta. Cosa fare ad esempio del
CEFPAS? Struttura che è stata creata per la formazione sanitaria
regionale e che fa tutt'altro, perché ogni azienda si organizza
per la propria formazione?
Siamo chiamati a scegliere anche sotto l'aspetto della spesa:
se affidare la formazione ai centri universitari ospedalieri o
affidarla al CEFPAS?
Su queste cose, negli anni e anche nei mesi futuri, potremo
contenere la spesa oppure no.
Ringrazio l'assessore Russo per la serenità del suo intervento
e per la produttività della sua azione e lo rassicuro perché
l'UDC, sulle linee dell'intervento in Aula dell'assessore, sarà
perfettamente d'accordo e sosterrà l'azione del Governo con la
massima energia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Luca. Ne ha
facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, mi
permetto soltanto una piccola riflessione di ordine generale
perché, spesso, in questo Parlamento assistiamo al festival delle
cosiddette ipocrisie.
Non è la prima volta che vedo l'inversione delle parti, non è
la prima volta che vedo anche difendere delle posizioni che poi
nella quotidianità, in questo Parlamento, vanno in totale
contrasto con le dichiarazioni di principio che facciamo da
questo banco.
Questa riflessione, vorrei farla da giovane siciliano più che
da parlamentare, perché ci troviamo dinanzi ad una situazione
paradossale che non riguarda soltanto la sanità e questo è il
passaggio più delicato.
Questo Parlamento non sa e non conosce la reale situazione
dell'indebitamento complessivo in cui la Regione, oggi, si trova.
Ciò, purtroppo, lo si evince da una cosa molto semplice: il
Documento di Programmazione economico-finanziaria della Regione
siciliana non contempla l'indebitamento. Tale documento che
rende, già dal 1999, obbligatoria la certificazione
dell'indebitamento di tutti gli enti strumentali, non ha mai
riportato la reale situazione debitoria.
Più volte, mi sono trovato, da questo banco, a sostenere che il
bilancio della Regione sia falso perché nessuno conosce, oggi,
quanto è il reale indebitamento. E pensare che il Documento di
Programmazione economico-finanziaria, nell'ultimo lato, riportava
circa 2 miliardi e mezzo di euro di indebitamento. Ho sostenuto
che almeno doveva essere di oltre sei miliardi di euro.
Ho presentato, oggi, una mozione che, mi auguro quest'Aula
approvi, proprio per costringere definitivamente a nominare anche
una Commissione di tecnici che faccia l'accertamento definitivo
dell'indebitamento che c'é presso questi enti strumentali.
Un esempio per tutti: il Consorzio autostradale si dice abbia
300-400 milioni di indebitamento. Sfido chiunque ad andarlo a
cercare nei bilanci che questa Assemblea finora ha approvato.
Per esempio, l'indebitamento dei Consorzi di bonifica, sfido
chiunque a trovarlo nei bilanci sia preventivi che consuntivi che
questa Assemblea ha finora approvato.
Allora, questa riflessione ha una natura molto semplice, quella
di assumerci la responsabilità definitiva di risanare i conti
complessivi della Regione siciliana.
Oggi, sul banco dell'imputato c'è la sanità, eppure, la sanità
è stata campo di battaglia, è stata anche una cosiddetta
invasione di campo della politica, dobbiamo ammetterlo; le
lottizzazioni dei direttori generali è una storia e di
conseguenza mi sembra anche da ipocriti chiedersi perché i
direttori generali, finora, non sono stati rimossi, perchè ogni
direttore generale aveva uno sponsor, e si tratta di sponsor che
sicuramente fanno riferimento anche a tanti colleghi che oggi
sostengono una linea o lanciano dei segnali strani anche in
determinati contesti.
Allora, l'appello definitivo e concludo, signor Presidente, è
quello che se questa Regione, oggi, vuole assumere il ruolo di
rivendicare, nei confronti dello Stato centrale, l'applicazione
dell'articolo 37 e quindi le royalties sulla produzione di
idrocarburi, deve dare, finalmente, un segnale di responsabilità
perché tale segnale innanzitutto deve partire: a) dalla
conoscenza della nostra reale situazione che, ad oggi, nessuno
conosce; b) da una assunzione di responsabilità da parte della
politica rispetto a tutti i settori e non soltanto quello della
sanità.
Su questo tema, e concludo, mi auguro, oltre e naturalmente
quello che è l'origine del Piano di risanamento che non è la
malasanità in Sicilia perché la cosa poi anomala è questa,
onorevoli colleghi, la causa è sempre un problema di ordine
generale che è quello finanziario. Qui si pone sul banco degli
imputati la sanità per un problema finanziario; allora, sul banco
degli imputati ci siamo tutti noi, cari colleghi, e ci sono tutti
i settori dell'azione pubblica regionale.
Mi auguro che da questo dibattito che, oggi, riguarda il
settore sanitario, si possa invece affrontare definitivamente, in
questa Aula, quella che è realmente la situazione deficitaria
della Regione e quello che probabilmente è un principio molto
semplice, quello che si chiama etica in politica', che tutti
dovremmo conoscere, soprattutto in questo momento, in cui i
siciliani hanno scelto un Presidente che ha manifestato e
manifesta principi autonomistici, perché significherebbe
consentirci, metterci in condizione di potere rivendicare le
nostre prerogative partendo, comunque, da quella che è una
situazione di risanamento dei conti complessivi e di conoscenza
della nostra situazione economico-finanziaria.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, possiamo
anche dire che stiamo facendo un dibattito interessante,
accademico in molti casi e come tutti i dibattiti che, in qualche
modo, rasentano l'accademia, si nasconde un dato che è la
cronaca.
A metà luglio, il Governo della Regione ha proceduto
all'ennesima verifica del Piano di rientro e da questa verifica è
risultato che degli oltre 95 obiettivi che sono le misure
previste dal Piano di rientro, più del 90 per cento sono
obiettivi non raggiunti e vi è l'assenza di documentazione che
comprova che quegli obiettivi sono stati avviati.
Si è deciso di rinviare ad ottobre, però, già nel mese di
maggio, quindi, prima che arrivasse questo Governo - e dico
questo Governo e non parlo dell'Assessore Russo e poi spiegherò
perché -, in occasione della verifica del Piano di rientro, il
Ministero, dopo nove mesi in cui si sarebbe dovuto avviare ed
attuare gran parte di quel Piano, ci poneva non soltanto di
fronte ad un verità, cioè che il Piano di rientro non era stato
nemmeno avviato, ma ci diceva che poiché gran parte delle misure
che dovevano esser attivate nel corso del 2008, in quanto nel
2007 c'erano i primi avvii, ma nel 2008 c'era la ciccia', come
si suole dire, delle azioni di riforma, non di tagli - parola che
in questa Regione da molti anni non viene neanche inserita nel
vocabolario, ma è stata cancellata -, ebbene, il Ministero ci
diceva che, difficilmente, si sarebbero raggiunti quegli
obiettivi, poiché in quasi un anno non si era fatto nulla, era
assai improbabile che nell'arco di qualche mese, sei o sette, che
ci separava dalla fine dell'anno 2008, si sarebbero potuti
raggiungere le misure e gli obiettivi contenuti nel Piano. A
luglio c'è stata una sorta di tregua per rinviare tutto ad
ottobre.
In gran parte, sappiamo perché stiamo discutendo di grandi
cose. Ho sentito, per esempio che poiché, dal punto di vista
economico, conviene tenere aperti gli ospedali privati, dovendo
essere coerenti, dovremmo chiudere quelli pubblici. Infatti,
bisogna essere coerenti nelle cose, non si può dire costa meno,
perché il concetto del costo è un concetto complesso e
complicato.
Il punto è che siamo a luglio, siamo alla vigilia della vacanze
di questo Parlamento e sarebbero dovute arrivare, in questa Aula,
azioni e misure per dare corposità agli obiettivi di riforma
contenuti nel Piano di rientro; cito un esempio: il Piano di
rientro prevedeva che entro il 30 giugno 2008 dovevano essere
ridotte le aziende ospedaliere e sanitarie, cioè doveva essere
già approvato entro il 30 giugno 2008.
Ieri, abbiamo presentato un disegno di legge - il primo
depositato in questa Assemblea - in cui proponiamo di portare a
18 le 29 Aziende ospedaliere e sanitarie esistenti in atto in
Sicilia.
Onorevole Presidente della Regione, questo è un Parlamento e
per diminuirle bisogna presentare disegni di legge, bisogna
presentare strumenti che consentano concretamente al Parlamento
di agire.
Si è parlato del 118. Capisco che arrivando l'8 giugno non si
può pensare che il 118 si formasse in una settimana, ma neanche
si può fare passare il messaggio che per un anno non cambierà
nulla; non si può fare finta di non sapere che la vicenda che ha
riguardato e che riguarda uno spartiacque della battaglia
politica, e io chiamo non solo politica della battaglia sulle
regole in questa nostra Regione, riguarda alcuni provvedimenti
che sono stati sofferti, mi riferisco al decreto varato nel corso
dell'anno 2002 che tracciava e dettava le regole entro le quali
occorreva - lo ricordava il collega Laccoto - che tutti coloro
che operavano nel settore della sanità avessero dei requisiti, ma
siccome in Sicilia il tempo è una variabile indipendente nella
politica, qualcuno si era illuso che quella data, il 28 giugno
2007, era solo per gli stupidi, per i fessi, perché i furbi,
invece, o quelli che hanno molto spesso particolare attenzione
della politica, potevano andare oltre quella data.
Ebbene, anche lì si poteva e si doveva, a mio avviso, scegliere
di affrontare, come spartiacque tra ciò che c'era prima e ciò che
si vuole fare ora, una politica di coraggiosa opera di
innovazione, non è stato fatto ed i segnali di queste settimane,
al di là del babbìo e lo dico con una espressione dialettale
che credo sia la più efficace in questo caso, del babbìo che si
è verificato in queste ore all'interno della stessa maggioranza,
tra chi è portatore dell'interesse del passato - e quindi deve
difendere il Governo Cuffaro - e chi si propone come innovatore
e, quindi, come se ci fosse un tempo, un anno zero da cui
ripartire.
C'e' un piccolo incidente di percorso in questo ragionamento:
siete tutti gli stessi Anche l'assessore Russo fa parte di un
Governo di centrodestra che ha governato ininterrottamente questa
Regione con l'elezione diretta, dal 2001 ad oggi.
Quindi, non ci sono uomini dei miracoli perché anche il
Governo Cuffaro si è presentato con tecnici, uno si chiamava
Cittadini, l'ultimo si chiamava Consoli, voi direte, sì, ma per
pochi giorni. Ebbene, no, perché anche in quei giorni sono stati
emanati dei provvedimenti o meglio non sono stati fatti dei
provvedimenti E la tecnica non è neutra in Sicilia.
E allora, siccome qui sento parole come non molli,
Assessore , vada avanti, Assessore , e ritengo che questo
stato d'animo che leggo nella maggioranza evidenzi un malessere
che cova sotto il fuoco tanta rabbia, sento questi appelli, ad
appena 40 giorni dall'insediamento dell'assessore Russo, a non
mollare, ad andare avanti, mi rivolgo al Governo e quindi
all'assessore Russo che fa parte di questo Governo chiedendogli
cosa succederà ad ottobre.
A questo punto, devo dire con molta onestà, che credo che il
commissariamento più che temuto sia quasi ricercato. Noi
conosciamo, in questa Regione, il valore del commissariamento,
abbiamo avuto un commissario che per anni ha gestito l'emergenza
rifiuti che si chiamava come il Presidente della Regione, non era
un omonimo, era la stessa persona; abbiamo avuto un commissario
che per anni ha gestito l'emergenza idrica, anche lui non era un
omonimo, era la stessa persona e probabilmente, avremo un
commissario alla sanità che si chiamerà come il Presidente della
Regione, non essendo anche lui un omonimo, ma la stessa persona.
Però, qui non stiamo discutendo dell'arrivo del commissario,
bensì degli effetti drammatici sull'economia della nostra
Regione, perché le conseguenze non saranno solo che, comunque,
non avendo dato attuazione, ci saranno delle sanzioni sul piano
finanziario, ma ci saranno delle conseguenze sui tributi, andremo
oltre i limiti ed i paletti fissati, i massimali previsti per
l'IRAP e l'IRPEF sono già al massimo di quanto previsto dalla
norma. Noi Siciliani paghiamo le tasse più alte d'Italia
So bene che il settore della sanità è molto complesso e non ci
sono ricette né miracoli.
Ci vuole molta forza, molta convinzione, molto coraggio a non
guardare in faccia alcuno.
Il paradosso della nostra Regione è che, è vero anche altre
Regioni d'Italia hanno difficoltà nel settore sanità, siamo,
però, la Regione con la più alta mobilità sanitaria, ed il
paradosso è che siamo la Regione in cui il 70 per cento delle
prestazioni di chi va fuori dalla Sicilia, non sono di alta
complessità, ma sono prestazioni di media e bassa complessità.
Sono prestazioni del settore dell'oculistica, dell'ortopedia,
della specialistica cardio-circolatoria, stiamo parlando di
prestazioni per le quali c'è un'offerta sanitaria nella nostra
Regione, ma i Siciliani non hanno fiducia
E sapete il dramma qual è? Che rischia di andare fuori dalla
Sicilia soltanto chi se lo può permettere E la sanità che rimane
in Sicilia è quella per i poveracci che, inevitabilmente, andrà
sempre indietro.
Ho voluto fare un intervento fuori da questo atteggiamento
dell'inizio'.
Onorevole Lombardo, lei ha ereditato e ha preso il posto di
Salvatore Cuffaro. Lei era sostenitore di quel Governo. Il suo
Governo, ed uno dei suoi esponenti politici, ha la più grave
responsabilità, in quanto Assessore per la sanità negli anni nei
quali ha ricoperto questo incarico, di aver prodotto il più alto
disavanzo nella storia di questa Regione, oltre 2.000 miliardi
delle vecchie lire.
Abbiamo un disavanzo strutturale che va oltre il 15 per cento
del monte di finanziamento della nostra Regione.
L'assessore si chiamava Giovanni Pistorio.
Dobbiamo dire le cose come stanno.
Avete usato la sanità per fare politica. La sanità è stata
usata per finanziare le campagne elettorali, per avere medici e
dipendenti a servizio della cattiva politica. Non è un caso
Assessore. Vada a vedere gli anni nei quali è aumentato il
deficit: nel 2006, anno in cui si è rinnovata l'Assemblea
regionale siciliana ed il Presidente della Regione, ed il 2008,
per questo rispetto agli obiettivi, siamo andati oltre,
negativamente, in fase di Piano di rientro, non siamo riusciti a
risparmiare ed a raggiungere alcun obiettivo prefissato.
Avete il coraggio di prendere il toro per le corna ?
Faccio un solo esempio: un anno fa è venuta una commissione
parlamentare bicamerale, guidata da un Presidente di Forza
Italia, Tommasini. E' venuto a fare un'ispezione in alcuni
ospedali palermitani. Ha presentato una relazione,
particolarmente dura, nei confronti dell'azienda ospedaliera
Villa Sofia , mi riferisco a Palermo, perché è l'area che
conosco meglio. Quel Presidente, e quella commissione, addebitava
ai vertici di quell'azienda la responsabilità dello stato in cui
si trovavano persino le cartelle cliniche negli scantinati,
buttate così in giro. Ebbene, una delle cose che bisognava fare
era quella di chiedere ai vertici di lasciare la loro
responsabilità. Eppure si è detto, si è annunciato, ma sono
ancora lì
E allora, vedete, se la sanità risponde a queste logiche, al di
là dei buoni propositi, al di là delle belle parole, oggi prendo
atto delle ulteriori buone intenzioni che, ancora una volta, in
quest'Aula si stanno manifestando.
Però, permettetemi di dire che poiché sono qui da sette anni,
ho lo scetticismo legato al tempo in cui sono stato qui dentro.
Io più che buone parole vorrei vedere buoni atti, che servano a
riqualificare la sanità, a garantire il diritto universale alla
sanità, a chiudere dei reparti che servono soltanto ai primari
che sono stati nominati e non ai cittadini che devono avere
garantito il diritto alla salute.
Allora, affrontiamo questi problemi. Finiamola con la
retorica: pubblico o privato. C'è tanto privato di qualità come
c'è tanto pubblico di qualità. C'è tanto privato che non vale
nulla e c'è tanto pubblico che non vale nulla. Ma assieme al
privato e al pubblico attenzione a quelle zone intermedie
Concludo con un'ultima battuta. Mi ha colpito molto il fatto
che appena eletto il presidente Schifani, presidente del Senato
della Repubblica, abbia citato due esempi rispetto ai quali
bisognava intervenire, che costituivano la metafora degli
sprechi: l'Ismett e il 118. Si è dimenticato di parlare del San
Raffaele. Struttura importante per quel territorio, ma i cui
costi non corrispondono alla qualità delle prestazioni
effettuate. E, siccome quell'ospedale non è nato per le esigenze
del territorio, ma è nato per esigenze di una parte politica, che
si chiamava Forza Italia, e allora stranamente il presidente
Schifani si è ricordato dell'Ismett, si è ricordato del 118, che
soltanto gli stolti possono non vedere la condizione in cui è,
dimenticandosi, stranamente, della struttura del San Raffaele
che, malgrado tutti i tagli e tutti i risparmi in questi anni è
fra le poche strutture dove, permanentemente, è cresciuta
rispetto all'anno precedente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dina. Ne ha
facoltà.
DINA. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, signori Assessori, avevo ragione a chiedere
di intervenire dopo l'intervento del collega Cracolici. Anche
perché vorrei partire da un'affermazione che l'onorevole
Cracolici ha ribadito: la maggioranza è la stessa, il Governo è
lo stesso, ma purtroppo anche l'opposizione è la stessa, forse
numericamente anche meno. Ma l'atteggiamento, lo stile è sempre
lo stesso; anche su un tema così importante, qual è quello della
sanità, continua ad essere quello della contrapposizione. La
contrapposizione a tutti i costi, il voler individuare
responsabilità in azioni di Governo, in azioni della politica
della maggioranza che vanno sicuramente storicizzate, che vanno
interpretate, che vanno capite, che non possono essere liquidate
in un giudizio tout court che non dà ragione dell'esatta
contestualizzazione dei fatti.
E' strano, intanto, che si sia proceduto con un ordine del
giorno che è, a dir poco, singolare e strano: Comunicazioni del
Governo sul tema della sanità . Sembrerebbe come se il Governo
avesse chiesto di comunicare, di dare a quest'Aula un resoconto
dell'attività fatta e, quindi, si sia messo in moto questo
meccanismo a livello di Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari perché il Governo dovesse intervenire in tal senso.
Ritengo che sia stato molto abile l'amico e collega onorevole
Cracolici nel far mettere all'ordine del giorno un'esigenza
dell'opposizione che il Governo riferisse sulla sanità, su un
tema ampio. Abbiamo assistito ad un dibattito che, per certi
versi, è stato accademico, per altri, ha dato un valido
contributo anche sulla prospettiva di una programmazione
sanitaria ordinaria che dovrà esserci ed anche un confronto su
quella programmazione che, correttamente, l'assessore Russo
definiva straordinaria che è il Piano di rientro. Siamo di
fronte al ricorso ad un escamotage sul tema della sanità.
Ritengo che quest'Aula debba confrontarsi su temi più
stringenti e più specifici; parlare di sanità in senso lato ha un
senso soltanto se finalizzato e conducente a provvedimenti, a
scelte legislative, a percorsi che faremo.
Siamo qua, abbiamo parlato di sanità, ritengo che parlare del
Piano di rientro sia fondamentale ed importante e che si tratti
di un Piano che è stato pensato in un certo momento specifico in
cui il disavanzo e il deficit non erano una specificità solamente
siciliana.
Tante regioni, anche e soprattutto quelle rosse , hanno
vissuto un momento di deficit e disavanzo, tant'è che il Governo
centrale ha ritenuto opportuno intervenire, mettere uno stop,
attivare un confronto tra le Amministrazioni regionali ed il
Governo centrale per monitorare le scelte, gli interventi e per
mettere in moto un meccanismo di risanamento e di
riqualificazione della spesa.
Dobbiamo fare, quindi, tesoro di questa opportunità che, pur se
dolorosa, ci può dare qualche spinta in più sull'onda
dell'emergenza, dell'urgenza, di una irreversibilità di un
processo che è stato iniziato e dal quale non si torna indietro.
Sul Piano di rientro c'è stato il ritardo ma, considerato
quello che è successo, cioè elezioni, dimissioni del Presidente
della Regione eccetera, è chiaro che il ritardo e la dilatazione
dei tempi si possono ricondurre non ad una volontà ma ad un
intermezzo, ad un'assenza di Governo; adesso, però, si riprende
il bandolo della matassa.
Sono convinto che questa sanità non abbia bisogno né di
arcangeli, né di Terminator ma abbia bisogno di buona volontà e
della responsabilità di tutti, anche dell'opposizione di questo
Parlamento, per mettere in moto scelte e meccanismi che siano
condivisi.
Sono convinto che questo Piano di rientro senza il patto tra
gli attori che viene sollecitato, rischia anche di naufragare,
perché sarà difficilmente accettato dalla gente e dall'utenza
complessiva.
Se, al contrario, si riesce a mettere in moto un meccanismo di
condivisione e di confronto, di apertura del Palazzo agli altri,
a tutti gli attori, ai sindaci, agli attori del territorio,
comprese le categorie interessate, allora sì, quel tipo di
intervento potrà avere la condivisione e potrà essere accettato,
forse subito, ma sicuramente ci sarà una ragione in più per
proseguire insieme. Il Piano di rientro è uno sforzo
straordinario sul quale tutti siamo chiamati a pronunciarci.
Quello che non accetto, onorevole Cracolici, sono interventi
specifici; di qualcuno sono a conoscenza per averlo seguito
direttamente. Su quella visita alla Commissione al Senato - lei
faceva riferimento all'onorevole Tommasini - sappia che
l'assessorato regionale ha fatto più di un'ispezione, più di una
verifica e ha avuto modo di constatare come quelle lievi
irregolarità che riguardavano il reparto di ginecologia sono
state rimesse in ordine, poi lo stesso è stato chiuso per altre
ragioni, tutto ciò che riguardava le contestazioni puntuali
limitate, che non imponevano quella scelta drastica che lei,
forse, memore di un modo un po' connaturato di un
giustizialismo...
CRACOLICI. Ma non l'ho chiesto io, l'ha chiesto Tommasini
DINA. Tommasini non ha chiesto la destituzione, possiamo vedere
gli atti e, poi, anche sui conti che lei fa, c'è qualche
difficoltà. Il flusso di migrazione sanitaria è stato invertito,
è stata ridotta la migrazione sanitaria in Sicilia da un po' di
tempo a questa parte. Questo per dire che il Piano di rientro
aveva già iniziato a dare qualche concreto risultato.
Vorrei ricordare ai colleghi parlamentari che nell'ultima
finanziaria abbiamo varato una legge che interveniva sui
brevetti, sui farmaci e questo ha sicuramente comportato quella
riduzione della percentuale di incidenza della spesa farmaceutica
sulla spesa generale del comparto sanità, una riduzione di tre,
forse anche di quattro punti percentuali rispetto al passato e
ritengo che siano numeri significativi ed importanti; era il 13
in tutte le regioni, era il 18 da noi; ci siamo avvicinati alla
percentuale delle altre regioni.
Il Piano di rientro ha subito ritardi, sta producendo i propri
effetti. E' una sfida che abbiamo davanti. Lo scetticismo è
naturale, ma siamo convinti che questo sforzo del Governo, della
maggioranza, ci consentirà di portare a bordo questa iniziativa e
ci consentirà - speriamo entro il mese di ottobre - di porre in
essere tutti quegli adempimenti che sono stati richiesti.
Per quanto attiene tutto il resto ritengo che il Piano
sanitario della nostra Regione, che manca da tanto tempo, è la
strada maestra per riprogrammare, riqualificare e rinnovare un
sistema che non è frutto della scelta di singoli, ma è un sistema
che si è stratificato nel tempo, che va contestualizzato, che va
storicizzato, perché sarebbe semplicistico leggere la presenza di
più strutture in una provincia più che in un'altra, come un fatto
riconducibile ad un anno o a due, tre anni.
C'è una storicità di presenza. Ci sono province che, nel tempo,
non hanno avuto presenza di reparti ospedalieri, non hanno avuto
la presenza di quel privato che - diciamolo chiaramente -
ancorché i luoghi comuni ci portano a definirlo come qualcosa di
estraneo alla sanità pubblica, riteniamo che siamo di fronte ad
un settore che la legge stessa - la 229 e la 502 - individui
come parte integrante del sistema.
C'è una competitività tra pubblico e privato, ma c'è una
integrazione tra pubblico e privato, per cui non va visto come il
nemico da abbattere bensì come un soggetto erogatore di
prestazione, come una offerta di sanità che va come tutta
l'offerta. Anche quella pubblica che presenta tante sacche di
spreco va controllata, va monitorata e rinnovata.
Sono convinto che l'Assessore abbia davanti a sé un grande
compito. Siamo di fronte ad un Assessore che non è un politico,
non è un tecnico, non c'è il Ministero di Grazia e Giustizia da
noi, ma è un esterno - oserei definirlo così - perché tale è.
Sono convinto che lo sforzo che sta facendo è quello di non
essere estraneo . Sta cercando di aprire le porte alla
condivisione, al confronto con le forze politiche e ritengo che
ciò che potrà venir fuori sarà un confronto serio che si dovrà
realizzare su temi concreti.
Una discussione sulla sanità, in senso lato, è stata, forse, un
po' un esercizio accademico, forse anche spunto per recepire
indicazioni per la programmazione futura ed anche un confronto
sullo specifico del Piano di rientro.
Nel futuro ci confronteremo su quella che sarà
l'attualizzazione del Piano di rientro, su tutti quei
provvedimenti che il Governo produrrà per poi pensare a quella
programmazione complessiva dei bisogni di salute, dell'offerta,
della domanda. Su questo devo un po' smentire l'Assessore: non
voglio pensare che l'offerta sanitaria, costruita in questa
Regione, sia il frutto del caso.
A monte di queste scelte ci sono indagini epidemiologiche,
flussi informativi che sono afferiti all'Osservatorio
epidemiologico di questo Assessorato ed in più di un'occasione
anche questo tipo di studi ha guidato le scelte. Da questo
bisogna ripartire per costruire un Piano sanitario che sia sempre
più aderente alla realtà e capace di rispondere ai bisogni di
salute dei nostri territori.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito
chiesto dai colleghi dell'opposizione, dice il collega Cracolici,
rischia di essere accademico se non si attiene ad alcuni fatti
concreti.
In questa occasione, poiché l'Assessore Russo si è insediato
appena un mese fa, buona parte delle riflessioni fatte da chi ha
proposto il dibattito è accademica, perché è come se si volesse
anticipare un processo alle intenzioni o prefigurare intenzioni
negative. Così come un'altra parte delle argomentazioni del
collega Cracolici e di alcuni interventi dei colleghi
dell'opposizione ha dato corso a volontà di strumentalizzazione.
L'Assessore Russo è assessore da un mese, i Piani di rientro in
Italia, stipulati con il Ministero della salute, sono sei,
preceduti da quelle visite guidate dal Senatore Tommasini. Tali
piani di rientro hanno riguardato: il Lazio, 3 anni e mezzo
Centrosinistra; la Campania: 4 anni Centrosinistra; l'Abruzzo:
Centrosinistra; la Puglia: Centrosinistra; la Calabria
Centrosinistra; la Sicilia: Centrodestra. Quindi, prima
argomentazione caratterizzata da strumentalizzazione. Non c'entra
nulla la continuità di cui si parlava perché, nella maggioranza
dei casi, i Piani di rientro sono stati assegnati come compito
alle regioni governate dalla parte che rappresenta il collega
Cracolici; non, quindi, esempio di oculata amministrazione ma,
caso mai, in maniera prevalente, esempio contrario.
Questo dibattito è importante perché le dichiarazioni
programmatiche rese dal Presidente e dall'Assessore cominciano ad
incanalarsi in strumenti di attuazione.
Bisogna prima chiarire un fatto: il dibattito è stato preceduto
da una riunione della commissione nella quale si è verificato un
episodio che è stato anche sottoposto a strumentalizzazione,
infatti, in commissione è stata presentata una proposta di
disegno di legge di proroga del 118 a sei mesi, suscettibili di
ulteriore proroga di altri sei mesi.
Questo disegno di legge da parte mia e da parte del PDL - e non
soltanto del PDL - è stato ritenuto inutile perché il Governo
aveva già agito come doveva agire, cioè con l'atto amministrativo
che garantiva il territorio per quanto riguarda il mantenimento
del servizio.
Ma proprio perché il Governo aveva agito tempestivamente e non
aveva altro strumento se non quello amministrativo, fare ricorso
ad una legge che ci vincolava per un anno al mantenimento dello
stato attuale, significava rischiare di contravvenire agli
obblighi del Piano di rientro, in quanto in esso l'abbattimento
dei costi e la riqualificazione del servizio del 118 sono due
delle indicazioni più importanti.
Questa preoccupazione, fondata sulla necessità di rendere le
attività del Governo e della maggioranza coerenti con le volontà
espresse nel programma, nelle dichiarazioni che il Presidente
della Regione e l'Assessore hanno reso, ha esclusivamente
motivato una posizione di non condivisione del disegno di legge.
E non avremmo nemmeno votato se non avesse insistito l'onorevole
Leanza, che ha voluto trasformare una non convinzione, non
condivisione in un giudizio politico, perché non era un giudizio
complessivo sull'attività del Governo; mi sarei ben guardato dal
trasformare quella posizione in un giudizio complessivo
sull'attività di Governo.
La strumentalizzazione dei titoli è, poi, stata facile. Il
Governo bocciato. Ma che Governo bocciato Si boccia il Governo
quando si impedisce al Governo un'azione di governo. Il Governo
aveva già tempestivamente attuato un'azione perché aveva adottato
lo strumento amministrativo. Noi suggerivamo di non trasformare
il decreto e la delibera di Giunta in legge perché la legge
prevedeva i sei mesi suscettibili di ulteriore proroga.
Sarebbe stato un anno lesivo delle validità, delle indicazioni,
delle anticipazioni che il Governo e la maggioranza avevano già
reso in Aula nel commento al programma. Quindi, abbiamo espresso
una posizione che era esclusivamente finalizzata a sottolineare
questo aspetto.
CRACOLICI. Onorevole Leontini, le è cresciuto il naso
LEONTINI. Si possono leggere i verbali della Commissione.
Completiamo la nostra riflessione dicendo, quindi, che
l'attività del Governo in questa direzione non può essere, da
oggi, giudicata e commentata come se questo Governo esistesse da
cinque anni perché è vero un altro dato.
Bisogna fare in modo - ed io mi fido dell'Assessore, delle sue
caratteristiche e di quello che fino ad oggi ha messo in campo -
che, non soltanto, il rispetto degli adempimenti derivanti
dall'attuazione del Piano di rientro, ma anche le scelte e quindi
la parte del Piano di contenimento che attiene alla
riqualificazione, siano evidenti. Cioè, un conto è l'obbligo che
discende dall'attuazione del Piano di rientro e quindi il
contenimento della spesa che è un dato oggettivo, altro conto
sono i compiti di riqualificazione che presuppongono scelte,
strategie, preferenze, indicazioni, orientamenti, e questo
vogliamo che sia fin d'ora evidente.
Certamente, un disegno di legge di proroga di un anno del 118
sarebbe stata un'indicazione di segno diverso; infatti avrebbe
coinvolto il Parlamento in una scelta inutile e sbagliata, in
quanto ci avrebbe vincolati al mantenimento per un anno di una
spesa che il Ministero ha indicato come abnorme, come esagerata e
il servizio come uno dei servizi caratterizzati dalle peggiori
caratteristiche nel Paese. Ciò, a tal punto che, assieme al Piano
di rientro, il Ministero ha mostrato, in una nota parallela,
un'indicazione virtuosa da emulare, riferita ai costi e alle
qualità del servizio nel Piemonte dove, pur ammontando a novanta
milioni di euro, per un territorio che morfologicamente è
accidentato più della Sicilia, si riescono a dimostrare livelli
di raggiungimento della capillarità del servizio e di efficienza
ed efficacia di gran lunga maggiori.
Questo, sicuramente, è un dato, una necessità. Qual è la
necessità? Dice l'Assessore - ed io lo condivido - nella sua
dichiarazione in premessa: La mia attività di governo deve
essere fondata su due criteri: la valorizzazione
dell'atteggiamento etico e la valorizzazione della capacità e del
merito .
Noi siamo per spingere, aiutare e sostenere l'attività del
Governo in questa direzione, tenendo conto del fatto che in
sanità ci sono due binomi: il binomio pubblico-privato e il
binomio territorio-ospedale. In questo binomio dobbiamo saper
individuare un orientamento, una bussola, una scelta, una
convinzione, un'attività di Governo.
Il disegno di legge non andava attuato, perché lo strumento
amministrativo consente all'Assessore, a settembre, di portare
alla riforma del 118.
Ecco perché, oggi, ritengo di potermi affidare all'Assessore
dicendo che attraverso il solo strumento amministrativo, potrò a
settembre esaminare i contenuti di una riforma sostanziale del
118; così come posso fin d'ora attenermi all'anticipazione resa
questa sera dall'Assessore sulla riforma della rete ospedaliera.
Se non attuassimo da subito queste due grandi voci di impegno:
la riforma della rete ospedaliera e la riforma del 118, non
potremo, da settembre in poi, adempiere ai nostri obblighi, non
soltanto nei confronti del Piano di Governo, ma anche nei
confronti delle nostre volontà programmatiche da maggioranza e da
Governo.
Credo che l'attività di Governo comincerà ad avere una sua
fisionomia ben precisa perché nel binomio pubblico-privato,
territorio-ospedale, interverrà con una scelta ben precisa che è
quella del contenimento associato alla riqualificazione.
Quale può essere la bussola che l'Assessore si è dato e si può
dare nel binomio pubblico-privato?
Contenimento e riqualificazione, con equilibrio sia nel privato
che nel pubblico.
Questo è il dato del programma, questo è il dato che io, come
maggioranza, intendo sostenere e sto sostenendo nell'attività di
Governo.
Quindi, nessuna strumentalizzazione e nessun dato diverso;
certamente, un'attività a sostegno ed a fianco affinché questa
bussola non traligni, non sia alterata.
Se nel binomio tra pubblico e privato non si procede
immediatamente, per esempio, con una riforma sostanziale del 118,
non avremo titoli per poter dire che la fase territoriale di
educazione alla salute e prevenzione relativa alla medicina di
base e alla continuità esistenziale, cioè guardie mediche e
quant'altro e relativa alla medicina specialistica, coi
poliambulatori specialistici, la diagnostica e gli accertamenti
clinico-strumentali, possa essere oggetto di un potenziamento.
Così come non potremo assolutamente potenziare per quanto
riguarda l'altro aspetto dell'assistenza territoriale, cioè
l'assistenza post-acuzie nelle strutture semi residenziali e
residenziali, l'assistenza riabilitativa sia ambulatoriale che
domiciliare, l'assistenza geriatrica ambulatoriale in day
hospital, in r.s.a. o domiciliare, l'assistenza mentale sia
ambulatoriale che in day hospital sia nei centri diurni che nelle
case famiglia, se non mettiamo mano immediatamente ad una riforma
della rete ospedaliera pubblica e privata che assorbe la gran
parte delle risorse destinate alla sanità. Questa è una delle
direttrici di marcia fondamentali.
Se è vero che l'esistenza di centri ospedalieri a distanza di 4
o 5 km in linea d'area l'uno dall'altro determina delle
duplicazioni di divisioni e di reparti e, quindi, una percentuale
abnorme di ricoveri impropri, se non interveniamo immediatamente
su una riforma che non è soltanto, come diceva l'onorevole Maira,
una riduzione dei posti letto, ma è riforma a specializzazione, a
conversione, a soppressione, a chiusura di alcuni ospedali, non
riusciremo a cavare un ragno dal buco.
Questa è una coraggiosa indicazione che già l'Assessore si è
dato. Noi siamo per sostenere questa direzione di marcia. E'
soltanto questo che ci ha ispirato in Commissione a fare in modo
che un disegno di legge non prorogasse di un anno il Servizio
118, ma aiutasse l'Assessore a portare prima in Commissione e
dopo in Aula, a settembre, un disegno di legge riformatore nei
due settori.
Se ancora tra pubblico e privato non dimostriamo la
consapevolezza delle patologie del pubblico e la reale volontà di
riformare queste patologie, una interlocuzione - lo diceva Maira
- con l'assistenza convenzionata, in modo esclusivo, finalizzata
alla riduzione dei budget partendo dalla premessa che il numero
dei laboratori in Sicilia che è così parossisticamente elevato o
una interlocuzione unilaterale con le case di cura, oppure ancora
con tutto ciò che rappresenta il mondo privato non associato ad
una riforma del pubblico, potrebbe in questo momento costituire
un motivo di difficoltà ulteriore perché, determinando una crisi
della diffusione dei laboratori del nostro territorio, che in
questo momento assolvono ad una capillare erogazione di un certo
tipo di assistenza, libererebbe un mercato di prestazioni che,
piuttosto che essere assorbito dalla rimanente parte privata, che
essendo dislocata territorialmente non potrebbe assorbirlo,
rischierebbe di intasare ulteriormente il pubblico il quale è già
intasato di suo e presso il quale ogni unità di prestazione costa
per cinque volte rispetto al laboratorio privato.
Allora, è necessario chiamare l'assistenza convenzionata ad un
sistema di riduzione di contenimento e sacrificale, ma è
necessario farlo cum grano salis, con equilibrio, come diceva
l'Assessore, associando contenimento e riqualificazione anche in
quel settore, associando capacità e merito anche il quel settore,
associando l'atteggiamento etico alla necessità di ridurre le
dispersioni e gli sprechi.
In questo modo l'attività di Governo sarà finalizzata ad
ottenere i risultati che tutti auspichiamo e sarà, non soltanto
rispondente agli obblighi derivanti dai piani stipulati con il
Ministero, ma sarà rispondente agli effettivi bisogni del nostro
territorio.
Noi riteniamo che questa sia la direzione che il Governo voglia
intraprendere e per questo abbiamo espresso quella posizione in
Commissione ed è anche per questo che, oggi, sosteniamo le
dichiarazioni che l'Assessore ha reso e siamo sicuri che già da
settembre saranno operative attraverso strumenti concreti e
sostanziali di riforme.
PRESIDENTE. Abbiamo capito che era l'onorevole Leanza a voler
destabilizzare il Governo Il Governo vuole replicare
RUSSO, assessore per la sanità. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO, assessore per la sanità. Signor Presidente, ritengo di
dovere svolgere qualche breve considerazione che non avrà il
sapore della replica perché credo sia necessario ancora attendere
il compimento di atti precisi, concreti o, quanto meno, vedere
l'effetto dei provvedimenti che pure sono stati adottati.
Quindi, intervengo per rispetto all'Aula, per ringraziare tutti
coloro che hanno voluto dare un contributo ad una missione
titanica - così è stata definita da qualcuno - che mi accingo a
compiere e lo faccio con l'assoluta consapevolezza delle
difficoltà, delle responsabilità che gravano sulle mie spalle, ma
con grande umiltà.
Traggo spunto da taluni interventi e dal senso di questo
dibattito che, mi permetto di dire, è forse un po' troppo
prematuro, e ciò spiegherebbe perché a qualcuno l'esposizione
delle linee programmatiche è apparsa soltanto tale o forse
qualcuno, con una punta di cattiveria, l'ha potuta definire
soltanto discorsi, magari già sentiti.
Eppure non ho parlato dei 52 provvedimenti che sono stati
assunti e che hanno una valenza economica rispetto al Piano o una
valenza politica rispetto all'impegno di tagliare gli sprechi, di
valutare i comportamenti dei direttori generali; alludo al
provvedimento che ho adottato immediatamente dopo avere sentito
dalla Corte dei Conti che c'erano troppe consulenze.
Non posso dire all'Aula quante sono perché ancora aspetto la
risposta da parte dei direttori generali. I giornali dicono che
si tratta di consulenze per otto milioni di euro; aspetto di
conoscere come, quando e chi le ha date per adottare i
provvedimenti conseguenti e vedere se sono in linea con la
normativa nazionale. Forse, è sfuggito a qualcuno che, nel lasso
di trenta giorni - se mi consentite almeno la domenica per la
pace e serenità familiare - in cui mi trovo a ricoprire questo
incarico, è stato adottato un provvedimento importante che
consente, a regime, una riduzione di oltre 20 milioni di euro che
è la distribuzione diretta dei farmaci, ma anche quello della
guardia medica.
Io vengo a fare questo duro lavoro non perché sia il tecnico
della sanità, non lo sono affatto. Io sono stato chiamato qui per
portare anche un metodo che è quello legato alla mia storia
professionale: cioè rispettare le regole e anche la capacità di
saperle fare, di saperle proporre e, infine, di sapere sentire,
ascoltare tutte le ragioni degli altri per poi decidere.
Allora, aspettiamo che maturino le condizioni amministrative
per decidere e poi vedremo quali saranno queste decisioni che
intendo partecipare preventivamente e rispetto alle quali intendo
coinvolgere la Commissione Sanità', che è stata molto attenta,
ma anche quest'Aula. E' ovvio che sulle scelte, che sono
politiche, potranno esserci delle divisioni, come è giusto che
sia; le scelte quelle vere spesso dividono e fanno maturare
consensi, ovviamente.
Capisco che c'è un'aspettativa, capisco che c'è un'ansia di
risultati, ma credo che ci voglia la capacità di saper attendere,
perché il metodo che mi porto postula il rigore dell'analisi. Si
decide dopo aver conosciuto e per conoscere bisogna disporre dei
dati, bisogna conseguirli, bisogna conoscerli a fondo, bisogna
progettare i programmi.
Per esempio, qualcuno ha detto - non in quest'Aula, ma in
occasione del provvedimento sul taglio, doveroso perché imposto
dal Piano delle guardie mediche rispetto alle quali l'Assessore
si è limitato non all'atto di gestione dell'individuazione delle
singole guardie mediche da tagliare nelle singole province, ma si
è limitato a dare, come è nella sua funzione, delle direttive -
che non avevo consultato le comunità locali. Forse, non era il
mio compito, ma forse mancava il luogo istituzionale in cui
attivare quel confronto.
Bene, il metodo mi porta a fare una ricognizione normativa e a
capire che, in effetti, manca la Conferenza permanente per la
programmazione sanitaria e socio-sanitaria che è fondamentale e
si è attivato il tempo necessario per mettere appunto il
provvedimento. Con provvedimento del 21 luglio 2008 ha
anticipato quello che in maniera garbata - e lo ringrazio per
questo - ha detto l'onorevole Gucciardi, per cui arriverà in Aula
questo disegno di legge che sono sicuro, questa volta, la
Commissione Sanità esiterà favorevolmente perché crea lo
strumento per interloquire con le comunità locali.
Colgo che in tutti gli interventi si prescinde da un fattore:
il fattore del tempo. E' il tempo, infatti, che dà il senso alle
cose e - mi permetto di dire - anche la serietà e il rigore alle
cose.
Ho avuto poco tempo, trenta giorni, eppure ho lavorato, se non
rispetto il tempo necessario che dal punto di vista soggettivo di
ciascuno di noi significa appellarsi al valore della pazienza e
della fiducia e si ha l'improvvisazione, il tempo necessario a
maturare i provvedimenti, per esempio, o aspettarne gli effetti.
Altrimenti, il tempo non necessario richiesto viene a trasformare
un'azione in un'azione improvvisata.
Penso che il nostro sistema sanitario abbia vissuto di tante
improvvisazioni, provvedimenti estemporanei, non organici, non
razionali, non all'interno di un disegno che credo di avere
annunciato, oggi, nelle sue linee strategiche.
Dobbiamo valorizzare il territorio perché è l'unico filtro che
impedisce i costi alti dell'ospedalità pubblica o privata.
Stiamo mettendo in campo, con la concertazione necessaria dei
medici di base, un progetto che vive del cosiddetto
poliambulatorio'. Dobbiamo rivalutare la vecchia, buona figura
del medico di famiglia in versione moderna; dobbiamo stimolare
l'associazione dei medici di base che, magari, costituiscono sul
territorio, in ciò incentivati degli ambulatori allargati alla
specialistica, ai laboratori, alla diagnostica e che deve
costituire, in questo progetto che mi è molto chiaro, il front-
office della sanità in cui il cittadino, quello che ha poche
risorse, che ha poche opportunità, non solo venga preso in cura
da un sistema che lo assiste, lo accompagna, lo aiuta a curarsi
in ambulatorio, in day hospital e se è il caso in ospedale e poi
successivamente nella riabilitazione, quella ospedaliera, o
quella domiciliare, o quella sul territorio.
Per fare ciò bisogna progettare e la progettazione l'abbiamo
affidata ai nostri tecnici, ma anche ai tecnici migliori che la
nostra Terra certamente ha, i quali si dovranno confrontare con
tecnici di altre realtà regionali venuti per darci un contributo.
E allora, se volete fatti vi dico che stiamo insediando delle
commissioni, anche se rifuggo da queste ultime perché, a volte,
si traducono in delle perdite di tempo. E ritorna, quindi, il
fattore tempo, fatti che hanno un cronogramma ben preciso. Si
devono esitare dei provvedimenti perché i fatti, poi, devono
tradursi in un provvedimento e sul provvedimento ci sarà poi il
confronto.
Pertanto, vi ringrazio delle indicazioni che avete voluto
darmi, quelle puntali, quelle precise ovviamente, ne farò tesoro,
le riverserò in quello che definisco il mio pensatoio, perché ho
detto che non sono un tecnico della sanità, e in ciò mi farò
assistere dai tecnici, quelli veri, che conoscono bene la realtà.
Ovviamente, non posso che concludere il mio intervento chiedendo
non la fiducia, ma soltanto un po' di pazienza.
PRESIDENTE. Comunico che domani, alle ore 17.00, è convocata la
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari; pertanto, si
renderà necessario lo svolgimento di una seduta tecnica al fine
di comunicare all'Aula le risultanze della predetta Conferenza.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a giovedì, 24 luglio
2008, alle ore 16.30, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Formica
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
numero 18 - «Interventi a sostegno della pesca».
MARINELLO - CRACOLICI - AMMATUNA - APPRENDI -
BARBAGALLO - BONOMO - DE BENEDICTIS - DI
BENEDETTO
DI GUARDO - DIGIACOMO - DONEGANI -
FARAONE - FERRARA FIORENZA - GALVAGNO -
GUCCIARDI - LACCOTO LUPO - MARZIANO - ODDO
- PANARELLO - PANEPINTO - PICCIOLO RAIA -
RINALDI - SPEZIALE - TERMINE - VITRANO
numero 19 - «Iniziative a sostegno dell'azione intrapresa
dal Governo regionale a tutela di numerosi posti
di lavoro nel settore della pubblica istruzione».
VINCIULLO - MARROCCO - CURRENTI - ARICÒ -
FALCONE FORMICA - BUZZANCA - SCILLA - CAPUTO
- TORREGROSSA
III - Elezione di cinque componenti della commissione di
garanzia per la trasparenza, l'imparzialità delle pubbliche
amministrazioni e la verifica delle situazioni
patrimoniali.
La seduta è tolta alle ore 21.40
Licenziato dal Servizio Resoconti alle ore 23.30
DAL SERVIZIO RESOCONTI
Il Direttore
Dott. Eugenio Consoli