Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che del processo verbale
sarà data lettura nella seduta successiva.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi e missioni
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo per la presente seduta
gli onorevoli: De Benedictis, Panepinto e Scoma per oggi; Corona
dal 13 al 15 ottobre 2009.
Comunico, altresì, che sono in missione, per ragioni del loro
ufficio, gli onorevoli: Scoma, dal 14 al 21 ottobre 2009; Vitrano,
dal 12 al 13 ottobre e dal 3 al 10 novembre 2009.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
numero 152 «Iniziative a seguito dell'evento alluvionale dell'1
ottobre 2009 che ha interessato i comuni di Messina, Scaletta
Zanclea e Itala», degli onorevoli De Luca, Musotto, Romano,
Minardo, D'Antoni, D'Agostino e Federico, presentata il 7 ottobre
2009;
numero 153 «Mancata attuazione degli articoli 35 e 36 della legge
finanziaria regionale n. 6 del 2009 riguardanti interventi per la
formazione della gente di mare e misure urgenti per l'emergenza
sociale», degli onorevoli Ammatuna, Rinaldi, Gucciardi, Bonomo,
Fiorenza, Barbagallo, Ferrara, Galvagno, Laccoto, Lupo, Mattarella,
Picciolo e Vitrano, presentata il 9 ottobre 2009;
numero 154 «Istituzione di una Commissione parlamentare di
inchiesta per l'individuazione di eventuali responsabilità
strutturali e organizzative su quanto accaduto negli ospedali S.
Stefano di Mazzarino e Sant'Elia di Caltanissetta tra il 20 e il 21
agosto 2009», degli onorevoli Caputo, Leontini, Mancuso, Limoli,
Corona e Bosco, presentata il 12 ottobre 2009.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
l'evento alluvionale di giovedì 1 ottobre 2009 che ha colpito la
città di Messina ed i comuni della riviera ionica (da Scaletta
Zanclea a S. Alessio Siculo, con particolare gravità i comuni di
Scaletta Zanclea, Itala e Messina Sud, ha causato la caduta di
circa 300 mm/2,5h di pioggia (trecento millimetri di pioggia per
unità di superficie in due ore e mezza) mentre nel solo mese di
ottobre la piovosità media nell'area in questione è sempre stata di
circa 700 mm;
tale evento atmosferico era stato preceduto da altri consimili di
media intensità, nel medesimo territorio, nei mesi di ottobre e
dicembre 2007 e 2008 e nel mese di settembre 2009, provocando
notevoli e sostanziali danni alle infrastrutture presenti (chiusura
della 'A18' e della strada statale 114);
lo stesso evento per la sua portata, è da ritenersi di eccezionale
intensità, e non è paragonabile a quelli già verificatisi
precedentemente, pur se sono stati ingenti i conseguenti danni a
beni immobili ed infrastrutturali (si ricorda la chiusura della SS
114 per un lungo periodo sia nel 2007 che nel 2008);
pur se inquadrabile come evento eccezionale, è stato anticipato
dai predetti accadimenti del 2007 e 2008, confermando la
complessiva mutazione climatica delle aree del Mediterraneo,
paragonabili sempre più a quelle tropicali;
a tali eventi, ed a tali 'piogge di progetto', ci si deve riferire
per la riprogrammazione, progettazione ed esecuzione degli
interventi di mitigazione del rischio idrogeologico al fine di
determinare i nuovi parametri di sicurezza sia dei corsi d'acqua
che della dissestabilità potenziale delle aree ricadenti nel
territorio della Regione;
la causa-effetto precipitazione/innesco frana non è direttamente
connessa ed immediata se viene effettuata una corretta prevenzione
e manutenzione del territorio;
nella Regione siciliana i piani di intervento di difesa del suolo
sono ormai vigenti dal 2004 e per le aree in questione, Messina Sud
- Zona ionica (comuni da Scaletta Zanclea a S. Alessio Siculo) si
stava procedendo alla loro revisione ed aggiornamento;
in particolare, i comuni di Messina e Scaletta Zanclea, come tutti
quelli dei bacini in corso di aggiornamento (per la Sicilia nord-
orientale tutti quelli ricadenti tra Capo Peloro e la Fiumara
d'Agrò), a seguito della richiesta (luglio 2008) di revisione del
Piano per l'assetto idrogeologico (PAI), da parte dell'Assessorato
regionale Territorio e ambiente, hanno prodotto, nei termini
richiesti, tutto l'occorrente e il necessario per l'individuazione
dei potenziali nuovi rischi (studi, segnalazioni e quant'altro
utile alla perimetrazione delle aree a pericolosità e rischio molto
elevato, sia geomorfologico che idraulico);
tali segnalazioni sono state seguite da sopralluoghi di tecnici
del Servizio 4 'Difesa del suolo' del Dipartimento territorio e
ambiente (DTA), dell'Assessorato regionale territorio e ambiente
(A.R.T.A.), servizio deputato alla redazione del PAI, che hanno
condiviso le priorità individuate dai comuni;
a seguito di tali segnalazioni e sopralluoghi non si è provveduto
alla riprogrammazione, pianificazione ed esecuzione degli
interventi ritenuti necessari alla mitigazione del rischio
idrogeologico nei territori di Messina Sud, Itala e Scaletta
Zanclea, in quanto il PAI aggiornato non è stato ancora decretato;
le cause del dissesto idrogeologico dell'1 ottobre 2009 nei comuni
di Scaletta Zanclea, Itala e Messina Sud non sembrano essere
collegate a fenomeni di abusivismo edilizio e/o di pianificazioni
urbanistiche selvagge, in quanto, a Scaletta Zanclea si è staccata
una porzione di versante all'interno del bacino idrografico
retrostante il centro abitato non interessato da interventi
edilizi, mentre ad Itala e Messina Sud le unità abitative
interessate dal dissesto idrogeologico risalgono in gran parte a
centinaia di anni fa,
impegna il Governo della Regione
1) a verificare se le pianificazioni urbanistiche delle zone
interessate dagli eventi alluvionali del 2008, ed in particolare di
quelli dell'1 ottobre 2009, contenessero i più elementari princìpi
di compatibilità geomorfologica o se le stesse pianificazioni
risalgano a quando la legislazione non richiedeva tali verifiche
(come esempio, a Scaletta Zanclea, la ferrovia sbarra quasi
totalmente l'asta fluviale rispetto all'urbanistica preesistente e
comunque alla pre-legislazione geomorfologica di compatibilità, ex
art 13 legge n. 64 del 1974). In particolare, a verificare se le
attuali connotazioni geomorfologiche ed idrogeologiche locali
risultino compatibili rispetto alle vigenti pianificazioni
urbanistiche locali, tenuto conto anche della sequenza cronologica
degli interventi già realizzati ed autorizzati (con particolare
attenzione ai piani urbanistici infrastrutturali risalenti a
periodi pre-regolamentati da legislazione urbanistico-
geomorfologica);
2) a verificare se l'aggiornamento del PAI sia stato effettuato in
funzione delle numerose emergenze evidenziate formalmente dagli
enti locali;
3) a rivedere i parametri di calcolo delle aree a rischio frane ed
esondazione in quanto l'attuale metodologia di calcolo del grado di
rischio e dei relativi gradi di priorità non tiene conto, come
peraltro evidenziato più volte dal Dipartimento regionale della
Protezione civile (DRPC) delle situazioni di rischio indotte da
frane a monte di bacini, anche distanti da centri abitati, o che
interessano vie di fuga. (Attualmente, infatti, la metodologia
applicata è riferibile ad una diretta causa/effetto connessa alle
sole condizioni locali di dissesto e non alla corretta
programmazione a scala di bacino: tale metodologia non risulta
pertanto utile per un efficace riequilibrio dei versanti dei bacini
sottesi alle aste fluviali, lungo le quali, come nella maggior
parte dei casi riferibili alla provincia di Messina, sono ubicati i
centri abitati);
4) a finanziare gli interventi in maniera programmata ed a scala
di bacino oltre che di singolo intervento (la programmazione del
singolo intervento, specialmente relativa ad interventi di
regolarizzazione dei corsi d'acqua, non risponde alle esigenze di
una corretta progettazione idrogeologica. In tale condizione, gli
interventi non possono esautorare le previsioni a scala di bacino
in funzione di una dissestabilità potenziale che potrebbe essere
ricondotta anche a chilometri rispetto all'ubicazione degli
elementi a rischio. Tale fattore risulta di fondamentale importanza
per la corretta pianificazione economica e geografica degli
interventi);
5) a verificare se l'attuale previsione economica per la difesa
del suolo è sostenibile in funzione della metodologia di redazione
del PAI, tenuto conto della spesa necessaria al raggiungimento
degli obiettivi ivi programmati;
6) a monitorare gli interventi già finanziati dal POR 2000-2006 e
dagli altri programmi di finanziamento e ad evidenziare le
discrasie tra la pianificazione del PAI ed i risultati ottenuti;
7) a rimodulare la gestione tecnica ed economica dei programmi di
finanziamento definiti dagli enti e/o istituzioni a carattere
sovracomunale, non escludendo i comuni. (La corretta pianificazione
degli interventi non può escludere gli enti locali e gli studi da
essi prodotti in quanto gli stessi, su scala locale e di bacino,
approfonditi puntualmente e aggiornati in tempo reale in funzione
di eventi e/o precipitazioni di particolare intensità, sono di
fondamentale utilità all'individuazione di quelle aree a rischio o
a pericolosità tali da necessitare di interventi urgenti ed
indifferibili. Tale situazione si riscontra, ad esempio, dalla
documentazione prodotta dai comuni di Scaletta Zanclea e Messina
per l'aggiornamento del PAI, non ancora decretato, nel quale tutte
le aree oggi interessate dagli eventi alluvionali erano state
oggetto di segnalazioni e perimetrazione come a rischio molto
elevato);
8) a rivedere le priorità individuate con i fondi FAS e
comunitari, al fine di destinare maggiori risorse per la
mitigazione del rischio idrogeologico;
9) a disporre la ricognizione delle risorse economiche impegnate
ma non ancora spese (si ipotizzano oltre 4 miliardi di euro) dei
vari accordi di programma quadro (APQ), che, pur prevedendo la
realizzazione di importanti opere infrastrutturali, richiedono
un'improcrastinabile rimodulazione dagli appositi tavoli tecnici
Stato-Regione;
10) a varare, con le risorse regionali ed extra-regionali,
individuate a seguito delle predette ricognizioni, un piano
straordinario per mitigare il rischio idrogeologico dell'intero
territorio siciliano;
11) a verificare se, considerato che all'epoca della realizzazione
dell'autostrada Messina-Catania non esistevano le procedure
ambientali che obbligavano a misure preventive di mitigazione o di
compensazione del danno arrecato, sia possibile prevedere come
misure di compensazione, quali ad esempio quelle scaturenti dalla
realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, interventi di
sistemazione idrogeologica dei bacini della provincia di Messina,
considerato che la realizzazione dell'autostrada A18 ha prodotto un
danno irreparabile al sistema idrico ed idrogeologico della fascia
nord-orientale della Sicilia;
12) ad avviare un'immediata verifica tecnico - amministrativa dei
risultati prodotti dagli interventi realizzati negli ultimi 10 anni
a sostegno della programmazione futura;
13) a nominare, nell'ambito dei dipartimenti competenti,
un'apposita commissione d'indagine che approfondisca le reali cause
che hanno provocato il gravissimo evento dell'1 ottobre 2009;
14) a pubblicizzare le conseguenti conclusioni della predetta
commissione d'indagine, al fine di contrastare gli attacchi
mediatici che in questi giorni hanno mortificato ulteriormente la
Regione siciliana e gli amministratori locali;
15) a predisporre e presentare urgentemente un apposito disegno di
legge che introduca nuove regole per la redazione del piano
regionale per l'assetto idrogeologico e che individui un percorso
derogatorio, anche relativamente agli iter autorizzativi, per la
realizzazione degli interventi finalizzati alla mitigazione del
rischio idrogeologico». (152)
DE LUCA-MUSOTTO-ROMANO-MINARDO-D'ANTONI-D'AGOSTINO-FEDERICO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la legge finanziaria regionale 14 maggio 2009, n. 6, prevede,
all'articolo 35, interventi per la formazione della gente di mare
al fine di favorire l'avviamento al lavoro nel settore marittimo e
garantire la sicurezza, come previsto dalle norme
dell'International Maritime Organization (IMO);
ai sensi della predetta norma, l'Assessore regionale per il
lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione avrebbe dovuto adottare, entro trenta giorni dalla
relativa entrata in vigore, un atto di indirizzo per definire:
'a) i criteri di individuazione, attraverso bandi di gara a
evidenza pubblica, degli enti o degli istituti, tra quelli
riconosciuti ed autorizzati dal Ministero dei trasporti,
Dipartimento della navigazione marittima e acque interne, come
previsto dalle norme internazionali, definite STCW78/95 STANDARD',
e dalla circolare n. 10/SM del 4 gennaio 2007 Ministero dei
trasporti e dal decreto legislativo dell'8 marzo 2005, n. 52 per le
persone a mobilità ridotta (PMR) per l'addestramento e la tenuta
della certificazione ai fini della formazione del personale
marittimo;
b) la programmazione dei percorsi di addestramento e della
formazione ai fini dell'applicabilità dei requisiti obbligatori
minimi previsti per il personale che presta servizio su navi
battenti bandiera italiana e straniera che effettuano viaggi
nazionali ed internazionali;
c) le modalità di individuazione dei soggetti beneficiari del
buono formativo residenti da almeno tre anni nella Regione e
iscritti al collocamento marittimo della stessa, per la frequenza
dei corsi teorico-pratici';
la l.r. n. 6 del 2009 prevede, inoltre, all'articolo 36, misure
urgenti per l'emergenza sociale allo scopo di alleviare la pesante
situazione di crisi che colpisce le fasce più deboli della
popolazione;
in tale direzione l'Assessore regionale per il lavoro, la
previdenza sociale, la formazione professionale e l'emigrazione
veniva autorizzato a finanziare, negli anni 2009 e 2010 'interventi
straordinari aventi ad oggetto la realizzazione di progetti per
l'esecuzione o la manutenzione straordinaria di opere di pubblica
utilità appartenenti al demanio o al patrimonio dei comuni della
Regione, da realizzarsi mediante l'impiego dei lavoratori che
abbiano presentato al Centro per l'impiego competente per
territorio la dichiarazione di disponibilità di cui al decreto
legislativo 21 aprile 2000, n. 181, come modificato dal decreto
legislativo 19 dicembre 2002, n. 297';
entro 30 giorni dalla pubblicazione della l.r. n. 6 del 2009
l'Assessore regionale per il lavoro, la previdenza sociale, la
formazione professionale e l'emigrazione avrebbe dovuto emanare
apposita direttiva volta a stabilire i tempi e le modalità per la
presentazione delle istanze di finanziamento;
considerato che:
nonostante siano già trascorsi oltre quattro mesi dall'entrata in
vigore della l.r. 14 maggio 2009, n. 6, l'Assessore regionale per
il lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione non ha ancora adottato l'atto di indirizzo previsto
all'art. 35, nè la apposita direttiva, prevista all'art. 36 per
stabilire i tempi e le modalità per la presentazione delle istanze
di finanziamento, atti entrambi da emanarsi entro trenta giorni
dalla sua pubblicazione della citata l.r. n. 6 del 2009,
impegna il Governo della Regione e per esso
l'Assessore per il lavoro, la previdenza sociale, la formazione
professionale e l'emigrazione
ad attivarsi immediatamente:
per l'adozione dell'atto di indirizzo previsto dall'art. 35 della
legge regionale del 14 maggio 2009, n. 6; per l'emanazione della
direttiva di cui al comma 11 dell'art. 36, per stabilire i tempi e
le modalità per la presentazione delle istanze di finanziamento,
secondo quanto prescritto dalla legge e non ancora attuato».
AMMATUNA-RINALDI-GUCCIARDI- BONOMO-FIORENZA-BARBAGALLO- FERRARA-
GALVAGNO-LACCOTO-LUPO-MATTARELLA-PICCIOLO-VITRANO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
lo scorso mese di agosto, con precisione nella notte tra il 20 ed
il 21, si è verificato un gravissimo episodio che ha sollevato
l'attenzione sullo stato di sicurezza ed efficienza delle strutture
sanitarie siciliane;
in particolare, il decesso del giovane Filippo Li Gambi, di
venticinque anni, che dall'ospedale di Mazzarino è stato trasferito
a quello di Caltanissetta in quanto la prima struttura non era
adeguata per il tipo di urgenza ed emergenza medica, ha evidenziato
una preoccupante situazione di carenze sia strutturali che
organizzative dei presidi ospedalieri siciliani;
tale situazione determina un grave allarme di pericolo e alto
rischio per la salute dei cittadini;
considerato che:
la situazione impone una rigorosa e attenta verifica dell'attuale
sistema sanitario che viene assicurato ai siciliani;
occorre tutelare e garantire il diritto alla salute dei cittadini
attraverso un sistema ispirato a criteri di efficienza e sicurezza;
ritenuto che:
l'attuale sistema sanitario, basato su un indiscriminato ed
illogico criterio di tagli e soppressione di ospedali, può essere
gravemente lesivo del diritto alla salute;
in Sicilia vi sono altre strutture ospedaliere che presentano le
stesse condizioni di altissimo rischio dell'ospedale di Mazzarino;
ritenuto, altresì, che il mancato rinnovo dei contratti ed il
blocco degli incarichi al personale sanitario presso numerose aree
di emergenza siciliane sono privi dei requisiti di funzionalità e
sicurezza;
ritenuto, infine, che la carenza di efficienza e sicurezza degli
ospedali mette in serio pericolo e a rischio l'incolumità dei
cittadini con lesione del diritto alla salute,
impegna il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana
a costituire, ai sensi degli articoli 29 e 29 ter del Regolamento
interno, una Commissione di inchiesta sugli errori in campo
sanitario al fine di:
1) verificare ed accertare la presenza e la sussistenza dei
requisiti strutturali ed organizzativi dei presidi di Mazzarino e
Caltanissetta;
2) verificare la sussistenza dei requisiti di efficienza e
sicurezza delle strutture ospedaliere siciliane per la tutela del
diritto alla salute dei cittadini;
3) individuare interventi urgenti finalizzati alla tutela del
diritto alla salute dei cittadini». (154)
CAPUTO-LEONTINI-MANCUSO-LIMOLI-CORONA-BOSCO
Onorevoli colleghi, comunico che per le rimanenti comunicazioni di
cui all'articolo 83 del Regolamento interno, si rimanda al
fascicolo già distribuito e disponibile sui banchi dell'Aula
parlamentare.
L'Assemblea ne prende atto.
Copia delle predette comunicazioni è allegata al resoconto
stenografico della presente seduta.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Comunicazioni del Presidente della Regione sugli eventi
alluvionali nella provincia di Messina
PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno:
Comunicazioni del Presidente della Regione sugli eventi alluvionali
nella provincia di Messina.
Onorevoli colleghi, comunico che a seguito di richiesta di questa
Presidenza, la redazione RAI siciliana ha disposto la trasmissione
in diretta del dibattito riguardante gli eventi calamitosi che si
sono verificati nella provincia di Messina.
Esprimo, pertanto, anche a nome dell'Assemblea tutta, il più vivo
ringraziamento nei confronti della sede regionale della RAI e dei
suoi responsabili per la sensibilità dimostrata dinanzi alla
drammaticità degli eventi stessi.
Poiché il tempo previsto per la diretta televisiva è di 50 minuti
a partire dalle ore 17.05, darò la parola al Governo per rendere le
comunicazioni e ai Gruppi parlamentari sulla base degli accordi
intervenuti, in maniera tale da assicurare par condicio' a tutte
le forze politiche rappresentate in Assemblea, in applicazione del
disposto dell'articolo 133 bis del Regolamento interno
dell'Assemblea regionale siciliana.
Invito, dunque, tutti gli oratori ad attenersi rigorosamente al
rispetto dei tempi loro assegnati, al fine di assicurare un
ordinato andamento del dibattito.
L'Assemblea ne prende atto.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione, onorevole
Lombardo, per rendere le comunicazioni sugli eventi alluvionali
nella provincia di Messina.
Ricordo che il tempo assegnatole è di quindici minuti.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, cercherò di contenere il mio intervento nell'ambito del
tempo che lei mi ha assegnato. Spero di riuscirci, altrimenti
cercherò di ridurre le ultime cose che devo dire, ma non è escluso
che riesca anche in un tempo più breve. Anche perché devo dire che
la Protezione civile, i Lavori pubblici, il Territorio e l'ambiente
faranno pervenire tutta una serie di dati e di elementi che
riguardano queste amministrazioni della Regione in ordine ai Piani
di Assetto Idrogeologico (PAI), gli interventi effettuati in questi
anni, anche perché ritengo opportuno che si abbiano dati precisi ed
elementi certi sui quali ovviamente basare le proprie valutazioni.
Mi limito, se così si può dire, a parlare, per come mi è stato
richiesto, alla Presidenza ed all'Assemblea di quanto è avvenuto e
di quelle che sono le prospettive che abbiamo dinanzi per quanto
riguarda il drammatico evento calamitoso di giovedì sera, 1
ottobre, e venerdì mattina, che ha interessato i comuni di Messina,
Scaletta e Itala.
Sappiamo bene che, parlando di Messina, ci riferiamo in maniera
particolare a diverse frazioni del comune di Messina: Giampilieri,
Molino, Altolia, Briga, Pezzolo e Santa Margherita.
Sappiamo bene che, nel tardo pomeriggio di giovedì 1 ottobre, si
è verificata una pioggia alluvionale di intensità inusitata ed
inimmaginabile e abbiamo potuto accorgerci, sin da subito, sin
dalla stessa notte, ma, dall'indomani, da quando la pioggia
alluvionale è cessata, ci siamo resi conto che si era verificato un
disastro ambientale gravissimo; che valanghe di fango per centinaia
e migliaia di metri cubici si erano abbattute non soltanto sui
centri abitati - di cui un momento fa parlavo - e che molte
abitazioni sono state investite, travolte ed inghiottite da queste
valanghe di fango; che, con certezza, 28 vite sono state falciate e
che otto sono ancora i dispersi e certamente non è possibile
sperare di poterli trovare in vita, se si tratta di persone che si
trovavano lì, in quei comuni ed in quei territori; che molte decine
di feriti sono stati ricoverati e che ne permangono venti circa
negli ospedali, in particolare della città di Messina.
I danni hanno interessato l'intero territorio; hanno investito e
interrotto, per parecchie ore, tutti i sistemi di trasporto:
ferroviario, stradale e autostradale.
Sappiamo bene che millecinquecento cittadini sono stati costretti
a lasciare le loro abitazioni; un migliaio ricoverati, riparati
presso strutture turistico-alberghiere; cinquecento hanno lasciato
le abitazioni trovando autonomamente un alloggio presso famiglie.
La pioggia è durata complessivamente cinque ore circa; quella di
maggiore intensità - parliamo di giovedì 1 ottobre - dalle ore
17.00 alle 20.00.
Immediatamente, dalla stessa sera, alle ore 21.00, 22.00, si è
attivata una cabina organizzativa di regia - se vogliamo - presso
la città di Messina, presso la Prefettura di Messina. E sui luoghi,
da subito dopo le ore 20.00, sono intervenuti con i loro mezzi, per
come hanno potuto, centinaia e centinaia di volontari, uomini della
Protezione civile nazionale e regionale, Vigili del fuoco, uomini
di tutte le Forze dell'ordine, dell'Esercito, della Croce Rossa,
della nostra Forestale, che è intervenuta immediatamente. Ribadisco
- e lo sottolineo - soprattutto centinaia e centinaia di volontari.
In nottata é intervenuto il nostro Dirigente della Protezione
civile. L'Assessore alla Protezione civile è stato presente nella
tarda mattinata, ma dopo essere intervenuto da Roma, sin dalle
prime ore.
Sento di dovere ringraziare qui, pubblicamente, per quello che ha
dato, per quello che fa e per l'impegno straordinario che ha
profuso in quelle ore ma, contemporaneamente, non ha trascurato
altri territori che sono oggetto di intervento da parte del Governo
nazionale, il sottosegretario alla Protezione civile, Guido
Bertolaso.
Si tratta di un evento che i tecnici definiscono essere
particolarissimamente intenso.
Un evento la cui localizzazione e la cui intensità non erano
sicuramente prevedibili anche se, in verità, la Protezione civile
che coordina tutto il sistema di rilevamento delle perturbazioni
(quella di cui parliamo era una situazione depressionaria che
proveniva dalle Baleari), sin dal 30 settembre aveva avvisato sulle
condizioni meteorologiche particolarmente avverse e aveva previsto
che, dal pomeriggio dell'1 ottobre, in quell'area ci sarebbe stato,
per 24-36 ore, un fenomeno temporalesco particolarmente intenso.
E devo dire che l'attenzione, la sorveglianza veniva comunicata,
per il giusto grado di allarme, alle amministrazioni interessate, a
tutte le amministrazioni locali, ma anche alle altre
amministrazioni strettamente connesse con la Protezione civile
nazionale.
Tengo a dire, a proposito di localizzazione e di intensità -
traggo dalla relazione svolta al Senato del sottosegretario
Bertolaso - che localizzazione esatta non se ne poteva avere. Per
la verità, l'allarme circa questa perturbazione ha interessato la
Calabria, la Basilicata, la Sicilia; ha interessato anche la Puglia
e un po' la Campania e, per la verità, il giorno precedente - il 30
settembre, credo - nel nostro territorio, provincia di Trapani e
provincia di Palermo - dove, come sappiamo, c'è un'area, un
territorio particolarmente a rischio che è stato oggetto di un
intervento da parte della nostra Protezione civile - certamente non
si poteva prevedere che la localizzazione potesse essere quella.
Se si fosse previsto, i sindaci avrebbero dovuto disporre
l'evacuazione. Ma non era assolutamente prevedibile che fosse in
quel comune né è pensabile che i sindaci potessero provvedere a
disporre l'adozione di tale provvedimento per un territorio che
poteva essere molto ma molto più ampio e che, l'anno precedente,
abbiamo saputo essere, invece - abbiamo visto e toccato con mano -
quello della fascia nord, della fascia tirrenica della stessa
provincia di Messina.
Leggo che, in quanto ad intensità ed a frequenza, a continuità -
perché si è trattato di un temporale praticamente senza
interruzioni - i 220 millimetri di pioggia sono caduti in tre ore,
con uno strascico per cinque-sei ore e che, per quanto riguarda il
rapporto intensità/tempo, un fenomeno del genere, statisticamente,
è previsto possa capitare ogni 300-600 anni.
E' un'area particolarmente a rischio, nella quale la pericolosità
del sistema geologico e del sistema idraulico, come vedremo, è
particolarmente elevata, e che è stata interessata da fatti
analoghi anche un paio di anni fa.
Il 2007 è stato l'anno in cui è stato dichiarato lo stato di
emergenza; tutta la fascia ionica della provincia di Messina è
stata interessata, credo da Giardini fino alla stessa Messina. La
nostra Protezione civile regionale è stata, nella persona del suo
Dirigente, incaricata come deputata a provvedere alla rimozione
delle condizioni di emergenza e, a fronte di una previsione di
investimento minimo di 140 milioni, ha potuto disporre di 3 milioni
di euro, di cui 930 mila destinati ad un'opera che ancora non era
iniziata, proprio nel territorio di Giampilieri, in maniera
particolare.
Il gruppo di lavoro, alle ore 20.00, alle 21.00 circa, ha
cominciato ad operare per cercare di rendere agibili e percorribili
le strade; verso le 22.00, le 23.00, le 24.00 sono intervenute le
notizie, invece, che riguardavano la perdita di tante vite e,
quindi, le dimensioni apocalittiche del disastro del quale
parliamo.
Più di duemila operatori hanno lavorato, con oltre cinquecento
mezzi e ancora continuano a lavorare anche per ripulire, per
liberare le strade e i letti dei torrenti di quanto le frane, gli
smottamenti hanno determinato.
Cosa ha contribuito a determinare l'evento, oltre a questo evento
alluvionale straordinario?
Sicuramente, i versanti ripidissimi delle colline sovrastanti i
centri abitati. Il fatto che siano state abbandonate le campagne
che erano coltivate, che erano terrazzate, e questi lavori
certamente bloccavano le frane mentre consentivano il decorso delle
acque.
Parliamo di abusivismo. Credo che di abusivo da quelle parti - ma
ce ne rendiamo conto, pur non essendo dei tecnici o degli esperti,
e queste nostre valutazioni saranno convalidate da chi di
competenza -, basta percorrere la Catania-Messina per rendercene
conto, ce n'è tanto.
Però devo dire che le case toccate dalla frana e in cui si sono
verificati i morti, nella gran parte dei casi erano abitazioni che
risalgono anche a due secoli fa e che certamente non sono state,
comunque, costruite negli ultimi cinquant'anni.
A proposito di questi fattori, vediamo che una di queste foto è
apparsa su tutti i giornali: lungo quello che era il letto, il
greto di torrenti, fiumare, una volta grandissimo e poi
rimpicciolitosi e di cui abbiamo perso la dimensione naturale in
questi 50 anni di siccità, sono state costruite case e interi
palazzi. Si tratta di un'area - quella della Sicilia orientale -
della quale conosciamo il rischio idrogeologico; ne abbiamo toccato
con mano, per così dire, i fatti. Si tratta di un'area - se
evochiamo Messina o tutta la Sicilia orientale - ad altissimo
rischio sismico.
Certamente l'abuso che si è fatto del territorio disegna, al di là
dell'evento dell'1 ottobre, drammatico e irreparabile, una
condizione, un'ipotesi ed una prospettiva sicuramente complicata e
difficile.
Abbiamo deliberato in Giunta, il 3 ottobre, per una verifica
amministrativa, uno stanziamento straordinario; il coordinamento di
Protezione civile, Genio Civile, Sovrintendenza e relativi
assessori, affidato all'assessore messinese, onorevole Beninati;
leggi o provvedimenti contro l'abusivismo; rinaturalizzazione,
parola che sta scritta tra i capitoli di investimento del PAR FAS
ultimo; lavoro per integrare componenti delle famiglie che hanno
perso la vita, da assicurare a qualcuno degli eredi; collaborazione
con la Magistratura, attraverso quella verifica amministrativa alla
quale compete, con tutto rispetto, per questo tentativo di
giudicare ciascuno gli altri, l'ultima parola sulle responsabilità
e sui responsabili.
E' del 10 ottobre l'ordinanza di protezione civile che individua,
come da prassi, nel Presidente della Regione il Commissario
delegato per l'emergenza; che individua nel sindaco di Messina il
soggetto attuatore cui attribuire specifici compiti, eventualmente
insieme ad altri, fino a tre soggetti; che gli interventi possano
avere carattere di indifferibilità, urgenza e pubblica utilità; che
si devono rimuovere i rischi per evitare il ripetersi di analoghi
eventi; che bisogna provvedere a riassettare idrogeologicamente il
territorio; che devono operare in sinergia l'Ufficio della Regione
e dello Stato; che ci si adoperi per accertare i danni per
individuare, perimetrandole, le abitazioni da evacuare per
ricostruire, se possibile, o utilizzare eventualmente appartamenti
già esistenti.
Ci sono ipotesi diverse, ma dobbiamo scegliere il da farsi.
Rinaturalizzare, cercando di ricreare il sottobosco e il bosco in
quelle colline: la zona sovrastante Giampilieri, vedendola quasi in
verticale, è complicato che possa ospitare alberi di alto fusto.
Ma credo che vi siano altre ipotesi che i tecnici ci potranno
fornire.
Non v'è dubbio che la messa in sicurezza di questi centri è al
primo posto della nostra attenzione. E, poi, tutto il territorio
regionale interessato da 32.000 fatti franosi, per come censiti nel
nostro PAI, 17.000 aree a rischio idraulico e 18.000 a rischio
idrogeologico. Signor Presidente, concludo dicendo che ci devono
indurre a cambiare una mentalità che non può riguardare né il
Governo regionale né i sindaci ma tutti i cittadini siciliani
affinché si adoperino per invertire una tendenza che poi porta ai
fatti di cui ci siamo occupati.
La ringrazio e vi ringrazio.
PRESIDENTE. Per una richiesta di cambio consensuale tra il Gruppo
dell'UDC e il Gruppo del PDL, ha chiesto di parlare l'onorevole
Ardizzone. Ne ha facoltà.
L'onorevole Ardizzone ha cinque minuti di tempo, trascorsi i quali
riprenderà il normale ordine e seguirà, pertanto, l'intervento
dell'onorevole Cracolici.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io parto da dove
ha lasciato il Presidente della Regione, quando ricordava che le
mappe e gli studi di settore ci dicono che ben 31.800 sono le frane
censite, non a Messina ma in Sicilia; almeno 21.500 sono gli
edifici e le infrastrutture a rischio frana ed altri 3.000 a
rischio idraulico.
Allora mi chiedo e vi chiedo: ma era necessario che ci fosse
l'alluvione dell'1 ottobre 2009 per ricordarci che il 70 per cento
del territorio siciliano è ad alto rischio idrogeologico?
Probabilmente, diciamo un po' di mea culpa'.
A nulla sono servite le denunce di questi anni, che abbiamo letto
sui giornali; a nulla sono servite le denunce delle stesse
associazioni ambientaliste. Sta di fatto però che a tutt'oggi, ad
esempio, nella mia provincia, come per tante altre zone della
Sicilia, non vi è un Piano di Assetto Idrogeologico aggiornato,
infatti risulta fermo al 2006.
Oggi, apprendiamo che, dal 2006 al 2009, le zone a rischio molto
elevato R4', a Messina sono passate da 21 a 45, a Scaletta da 7 a
16. Nonostante questi dati, però, si continua a costruire per
l'assenza di Piani regionali.
Lo stesso dicasi per i Piani paesaggistici; manca la definitiva
approvazione per la provincia di Caltanissetta, onorevole Maira, e
di parte di quella di Messina, i territori più a rischio
idrogeologico in Sicilia.
Intanto, perché non dirlo? In assenza di questi Piani, speculatori
senza scrupoli continuano a violentare le colline che da Taormina
portano fino a Capo Peloro.
Onorevole Presidente, di questa inadempienza ed omissioni - ce lo
dobbiamo dire chiaramente ad ogni livello - non possono farne le
spese i cittadini di quei centri collinari che sono impropriamente
assunti alla cronaca nazionale, anche per alcune errate
dichiarazioni, come responsabili di un abusivismo che, proprio in
quei villaggi, nei villaggi collinari messinesi, è molto contenuto
se non addirittura inesistente.
Si è strumentalizzata la vicenda di Giampilieri, dove non c'è
assolutamente abusivismo, per condannare l'intera Isola, come se
questa fosse incapace di uscire dalla atavica superficialità con
cui si sono trattati gli argomenti della tutela e salvaguardia del
bene più prezioso: il nostro territorio.
Inoltre, non hanno giovato all'interesse della Sicilia - diciamo
pure questo - alcune esternazioni e rimpalli di responsabilità né
riteniamo, da siciliani - lo voglio sottolineare - profondamente
legati alla nostra Terra, che le comunità possano essere
trapiantate in altri territori, come è avvenuto in Abruzzo. Non è
possibile, sarebbe una scelta antropologicamente grave.
Onorevole Presidente, anzi signor Commissario, gli annunciati
finanziamenti vengano spesi immediatamente per la messa in
sicurezza di quelle colline messinesi a rischio, per salvaguardare
gli antichi villaggi che rappresentano per ricchezza, tradizioni,
storia e cultura, una peculiarità positiva della città dello
Stretto, dove sono gli stessi cittadini a non volere e, quindi, a
non praticare l'abusivismo.
Signor Governatore, ho ascoltato la sua relazione. Ma, dopo questa
vicenda, quello che occorre è orgoglio, ma orgoglio vero, non
quello proclamato, azione ma azione vera e non quella annunziata,
coraggio ma coraggio da siciliani, coraggio vero e non quello
sussurrato. Cosa significa?
Lei ha fatto bene a parlare di rimboschimento, di
rinaturalizzazione.
Rinaturalizziamo le colline. Bisogna farlo; non basta gridare.
Liberiamo i torrenti dal cemento. E' sotto gli occhi di tutti,
onorevole Presidente, soprattutto nella nostra provincia.
Bisogna avere il coraggio di fare tutte queste cose.
Onorevole Presidente della Regione, così come i cittadini di
Giampilieri - mi dispiace dirlo e lo faccio con amarezza - prenda
anche lei consapevolezza che, dall'1 ottobre 2009, il Ponte sullo
Stretto, dico purtroppo, non è più la priorità dei siciliani.
Metta in sicurezza tutto il territorio siciliano e poi ne
riparliamo.
A lei, Presidente dell'Assemblea, spetta il compito più arduo,
quello di agevolare un disegno di legge che, prendendo spunto dalle
vicende messinesi, consenta a tutte le città siciliane di
salvaguardare il proprio territorio con strumenti adeguati; si
obblighi la Regione siciliana ad esitare i Piani di Assetto
Idrogeologico e quelli paesaggistici; si autorizzino i Comuni a non
rilasciare concessioni in mancanza di Piani di Assetto
Idrogeologico e di Piani paesaggistici aggiornati, sospendendo, ove
necessario, quelli in corso per non ritrovarci domani nella
paradossale situazione di opere realizzate su zone a rischio per le
persone.
Dopo una serie di analisi e di ricognizioni - e ho completato -,
nel rispetto della legge Galasso , si autorizzi la Protezione
Civile alla demolizione di opere, strutture e manufatti realizzati
ai margini o sugli alvei dei torrenti per garantire a tutti
sicurezza, tranquillità e serenità.
Dovremmo essere consapevoli, signor Presidente, che sono scelte
coraggiose che lei, sono sicuro, saprà fare e che ci renderanno
più fieri ed orgogliosi agli occhi delle future generazioni.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
Onorevole Cracolici, le ricordo che ha disposizione nove minuti e
la prego di attenersi al tempo assegnato.
CRACOLICI. Signor Presidente, Presidente della Regione, onorevoli
colleghi, abbiamo voluto questo dibattito e questo incontro di oggi
pomeriggio perché credo che, oggi, non dobbiamo soltanto ricordare
e avere notizie e informazioni sulle attività svolte dal Governo e
dall'Amministrazione regionale nelle ore in cui c'è stato il
disastro nella provincia di Messina e in alcuni comuni
dell'hinterland ma avere la consapevolezza di fare questo dibattito
senza retorica e senza lacrime di coccodrillo.
Signor Presidente, il problema non sono le perturbazioni. Ci
possono essere anche entità di piogge che, forse, si presentano una
volta ogni 300 anni. Però noi, che non abbiamo il tempo di vivere
300 anni, sappiamo che la Sicilia, anche con una leggera
pioggerellina, è una terra a rischio, a rischio frane, a rischio
alluvioni; a rischio perché gli eventi atmosferici trovano terreno
fertile per la debolezza delle nostre colline, delle nostre città e
delle nostre coste.
Noi possiamo raccontare le attività svolte nel pieno
dell'emergenza a Giampilieri, come nelle altre frazioni e villaggi,
ma dobbiamo anche dire ai siciliani cosa è stato fatto per evitare
che la Sicilia sia una terra a rischio.
Il paradosso è che risorse se ne sono impegnate: soltanto tra il
2000 e il 2006, oltre 380 milioni di euro sono stati utilizzati
nella nostra Regione attraverso i Fondi europei; 380 milioni di
euro per le opere di consolidamento e per la messa a rischio del
nostro suolo e sottosuolo.
A questo si aggiunge che, nel corso dell'anno scorso, il Governo
nazionale ha destinato alla Sicilia 106 milioni di euro, i
cosiddetti fondi ex ponte', quelli che dovevano servire per il
ponte sullo Stretto e sono stati previsti dal Ministero
dell'Ambiente per le attività di messa in sicurezza delle nostre
città, delle nostre coste e delle nostre colline.
In questa vicenda c'è un paradosso: nella richiesta fatta al
Ministero, proprio Giampilieri era tra i territori individuati come
zona su cui fare un intervento per la messa in sicurezza di quella
maledetta collina. E proprio il Governo nazionale, nel finanziare
gli interventi, ha eliminato Giampilieri, forse non considerandolo
degno di rischio o forse perché il potere di contrattazione fra la
politica nazionale e i singoli amministratori non è stato tanto
forte da considerare Giampilieri, come altri territori della nostra
Regione, degno di essere finanziato.
Quindi, ad oggi, abbiamo circa cinquecento milioni di euro che
sono stati utilizzati soltanto negli ultimi sei anni. Cosa si è
fatto? Come si è intervenuti? Come si è speso? A questo si
aggiungeranno gli oltre cinquanta milioni di euro che rischiamo di
perdere, onorevole Presidente.
Solo per il primo biennio 2007-2008 il nuovo POR, la nuova
programmazione comunitaria 2007-2013, prevede l'utilizzo di
cinquanta milioni di euro per le attività di messa in sicurezza dei
nostri suoli. Siamo ormai a fine 2009. Noi rischiamo di perdere
sicuramente la prima annualità perché il 2007, come lei sa, deve
essere speso e rendicontato entro il dicembre 2009.
Ecco perché, onorevole Presidente, non basta prendersela con la
perturbazione.
C'è un problema che riguarda la politica, l'amministrazione;
ripeto, qui nessuno vuole addossare responsabilità a qualcuno.
Certo, c'è anche il caso, ma non può essere soltanto il caso a
farci dire che è successa una disgrazia. Il caso a volte si
presenta perché c'è la mano dell'uomo, non quella che dice il
sottosegretario Bertolaso.
Lei, Presidente, ha ringraziato il sottosegretario Bertolaso e,
personalmente, lo ringrazio anch'io per le sue attività, per le
azioni e per l'impegno che mette in tutte le tragedie italiane.
Però credo che uno degli errori, forse comunicativi, che il
sottosegretario Bertolaso ha fatto in questa vicenda è attribuire
la vicenda di Giampilieri e dell'hinterland messinese
all'abusivismo.
Lei stesso, onorevole Presidente, ha parlato di zone dove esistono
case che sono state travolte e che erano state costruite oltre
duecento anni fa. Pertanto rischiamo anche qui di far passare
l'abusivismo come la scorciatoia anche del disimpegno e l'abbiamo
vista tutta questa vicenda in questa tragedia. C'è stato anche un
atteggiamento dei media e dell'opinione pubblica nazionale, che
emblematicamente ha avuto l'epilogo nel minuto di silenzio nei
campi di calcio, ma che è soltanto l'emblema di un atteggiamento,
quasi di una responsabilità dei siciliani per quello che succede in
Sicilia.
Lo dico non per alimentare sentimenti sicilianisti stupidi e
bigotti, ma perché non può essere la giustificazione
dell'abusivismo a nascondere anche la responsabilità
dell'amministrazione e delle amministrazioni - comuni, province e
regione - nel fare fino in fondo il proprio dovere.
Onorevole Presidente, noi nella finanziaria 2009, proprio su
Giampilieri e sulla zona ionica, su nostra battaglia parlamentare,
avevamo previsto un milione e mezzo di euro, cinquecentomila euro
in Commissione ed un milione di euro in Aula.
Ebbene, mi risulta che, ad oggi, una parte di quelle risorse non
sia stata ancora impegnata.
C'è uno scarto, quindi, tra l'azione di programmazione e di
indirizzo e l'azione amministrativa. Non risolviamo la questione
soltanto affrontando, dopo un'emergenza, anche ripensamenti come la
scelta - che condivido - di fermarci anche sul tema del Piano casa.
Personalmente, condivido questa scelta, però mi pongo un quesito:
se non ci fosse stata la tragedia, il suo Governo avrebbe
realizzato quel Piano casa - che prevedeva anche un emendamento del
suo stesso Governo - per estendere alle abitazioni abusive in corso
di sanatoria la possibilità di aumentare cubatura e cemento nelle
nostre città? Ecco perché non dobbiamo versare lacrime di
coccodrillo.
Credo che la politica abbia il dovere di fornire parole certe ai
siciliani: come mettiamo in sicurezza la Sicilia, quale è il piano
di sicurezza.
Lei, onorevole Presidente, oggi è Commissario per l'emergenza
messinese, ma è anche il Presidente della Regione e ha il dovere di
sentirsi Commissario per la sicurezza in Sicilia, di agire come se
fosse il Commissario non nei poteri, ma nella funzione e nella
priorità che dà all'azione del suo Governo nel mettere in sicurezza
la nostra Regione, altrimenti recitiamo tutti.
Qualche giorno fa, siamo stati a piangere i morti nella Cattedrale
di Messina. Fra qualche giorno si spegneranno i fari e le luci dei
media e dimenticheremo, come spesso dimentichiamo, tutte le
tragedie.
Noi vogliamo che il suo Governo e questo Parlamento assumano il
tema della sicurezza e del riassetto idrogeologico come una
priorità. Meno cemento significa meno sanatorie e meno leggi che
favoriscono l'estensione, di fatto, di sanatorie e significa
assumere come priorità il recupero e il riassetto del nostro
territorio, perché la vita di una persona vale più di qualunque
cosa e dobbiamo fare in modo di non piangere più morti per
un'alluvione o per una perturbazione che, magari, arriverà una
volta ogni trecento anni, ma non possiamo permetterci di piangere i
morti in qualunque momento della nostra vita.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cracolici, anche per avere
rispettato i tempi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Musotto. Ne ha facoltà.
Onorevoli colleghi dopo interverrà il Gruppo del PDL che ha deciso
di dividere il tempo a propria disposizione fra due oratori:
l'onorevole Buzzanca e l'onorevole Leontini.
MUSOTTO. Signor Presidente, Presidente della Regione, Assessori,
onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto esprimere a nome del Gruppo
che mi onoro di rappresentare il nostro cordoglio più vivo e più
sentito ai familiari dei messinesi che hanno perduto i loro
parenti, i loro figli, i loro fratelli, i loro padri.
Vorrei esprimere anche la solidarietà ai sindaci della zona che
tanto si sono impegnati in questa tragica vicenda che è accaduta
sul territorio siciliano ed un ringraziamento a tutti gli uomini,
ai volontari ed a tutti gli uomini delle Forze dell'Ordine, della
Protezione Civile che si sono prodigati oltre ogni limite umano per
recare aiuto alle popolazioni che sono state investite da questo
gravissimo evento.
Mi pare anche corretto sottolineare che si tratta di un evento
straordinario, non è sfuggito a nessuno. Finito il momento
dell'emozione, della reazione, della rabbia occorre indubbiamente
non dimenticare il dolore, soprattutto della gente che ha
abbandonato il proprio focolare, le case dove hanno vissuto per
tantissimi anni e che è stata sradicata da un contesto familiare ed
umano cui era particolarmente legata, ma occorre naturalmente
reagire.
Il problema della responsabilità individuale è un problema che non
riguarda questa Assemblea regionale. Ma, indubbiamente, c'è un
sistema che non ha funzionato, un sistema che negli anni ha
prorogato delle attività, ha messo in atto dei programmi, dei
progetti, delle attività amministrative che certamente non sono
stati sufficienti a salvaguardare da questa disgrazia il territorio
e le popolazioni che ivi vi abitano. Occorre reagire, è un momento
importante.
Personalmente, tutte le volte che assisto a queste manifestazioni
di dolore e di cordoglio dove ci sono questi alti personaggi della
Chiesa che, giustamente, rivolgono invettive pesanti a chi ha
amministrato, a chi si vuole indicare come responsabile e poi c'è
un applauso corale, ritengo siano dei fatti momentanei perché, in
fondo, la classe dirigente viene eletta democraticamente dalle
stesse popolazioni che poi applaudono.
Oggi, occorre indubbiamente intervenire; c'è un sistema che non ha
funzionato.
Si è parlato spesso e si parla di abusivismo, c'è stato o non c'è
stato; ma indubbiamente le nostre popolazioni soffrono di un
disagio, non abbiamo strumenti urbanistici certi e sicuri per
sapere come e dove bisogna costruire.
Il sistema dei piani regolatori è certamente antiquato: su circa
400 comuni della nostra terra di Sicilia, pochi o forse anche la
metà hanno un piano regolatore, ma dal momento dell'incarico della
redazione al momento in cui vengono adottati i piani passano più di
sei o sette anni, decine di anni. Si tratta di piani regolatori che
non hanno alcuna sintonia con il contesto in cui devono operare,
sono sovradimensionati rispetto ai paesi che si pensava dovessero
ampliarsi, dovessero aumentare la propria popolazione, soprattutto
nelle zone interne, soprattutto nelle zone dove il dissesto
idrogeologico si è ulteriormente aggravato per l'abbandono
dell'agricoltura.
Sono dei piani che non hanno più alcuna ragione di essere.
Quindi, occorre anche lì una normativa adeguata alle esigenze, un
velocizzare, accelerare questa certezza delle norme urbanistiche
perché il cittadino sappia finalmente come e dove può costruire,
anche per evitare che possano aggregarsi, che possano sussistere
nuclei in cui la burocrazia si può innestare con momenti di
lentezza particolare.
C'è un problema di competenze. Quanti enti, quanti assessori,
quanti enti locali hanno competenza sul territorio? Ci sono i
comuni, ci sono le province, c'è la Regione con i suoi vari
assessorati, dalla Protezione civile all'Agricoltura, al Territorio
e Ambiente. Ci sono le province che hanno uno strumento colossale,
il Piano territoriale provinciale, che non può mai attuarsi perché,
se attuato, sarebbe un fatto di programmazione, di previsione e
andrebbe in deroga ai piani regolatori, e non potrà mai avere il
consenso dei singoli rappresentanti dei comuni, in particolar modo
dei sindaci. Quindi c'è un sistema che va adeguato, c'è anche un
sistema culturale.
Qui si sono ricordati i gravi misfatti perpetrati ai danni del
nostro territorio.
Vorrei ricordarne uno per tutti: negli anni '80 con una scellerata
politica del territorio si cementificarono i fiumi e i torrenti.
Con la canalizzazione delle acque è stato perpetrato uno dei danni
peggiori al nostro territorio e, quindi, in maniera innaturale sono
stati deturpati, cambiati, stracambiati, interi territori dal punto
di vista faunistico e floreale. E lì si è andati fino in fondo
creando pure dei danni alla costa, dove l'acqua arrivava con le
canalette che erano state create.
Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. Abbiamo un'occasione
fondamentale: il Presidente della Regione è Commissario per questa
zona e certamente noi siamo convinti che il Governo metterà in
opera tutte le soluzioni per dare conforto, per ricostituire, ma
soprattutto per costruire.
E' un'occasione anche per questa Aula, per questa Assemblea, per
tutti i colleghi per dare un'innovazione, una riforma, una
riorganizzazione, una sintesi alle varie competenze e per poter
finalmente dare una risposta a tutti i siciliani nel cui animo c'è
un profondo amore per questa Terra, ma soprattutto una profonda
volontà perché questa Terra venga trasferita alle future
generazioni nelle condizioni ideali che la natura ci ha donato.
Grazie.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Buzzanca. Ne ha
facoltà.
Onorevole Buzzanca, il tempo a sua disposizione è la metà del
tempo previsto per il PDL; quindi, cinque minuti lei e cinque
minuti l'onorevole Leontini.
BUZZANCA. Signor Presidente dell'Assemblea, onorevole Presidente
della Regione, onorevoli colleghi, certo il tempo a disposizione è
veramente molto breve e io cercherò di esprimere compiutamente il
mio pensiero puntualizzando alcuni dati che ritengo molto
importanti.
Dopo il 25 ottobre 2007 la Presidenza del Consiglio dei Ministri,
allora Presidente Romano Prodi, individuò nell'ingegnere Salvatore
Cocina il Commissario straordinario che doveva occuparsi
dell'emergenza a Messina e lungo la fascia ionica.
Dotò quel Commissario di tre milioni di euro più quattro milioni a
valere sui fondi CIPE.
Questo è il dato ed in quel momento quella ordinanza chiarì qual
era il motivo di quel disastro che, per fortuna, in quella
occasione, non causò vittime. Era il dissesto idrogeologico.
Fino ad oggi nessuna somma è stata spesa a Messina e qui non
voglio attribuire colpe e responsabilità ad alcuno.
Certo, ci rincresce il gioco al rimpallo al quale si è assistito
in questi anni tra competenze diverse del Genio Civile o del
Commissario straordinario. E queste andranno chiarite nelle sedi
più opportune ed è anche compito del Presidente della Regione
approfondire tali aspetti.
Credo, comunque, che noi dobbiamo farlo, lo dobbiamo fare al più
presto per rendere giustizia ai nostri morti e per evitare quelle
speculazioni, quello sciacallaggio che in questi giorni, purtroppo,
abbiamo supinamente subìto, senza difese vere, senza posizioni vere
nei confronti di stampa, ma anche di autorevoli esponenti politici
che hanno voluto attribuire all'abusivismo edilizio la causa di
questa sciagura. Così non è
Molti lo hanno detto e certamente io non voglio ribadirlo.
Ma il sistema non ha funzionato neanche per quello che riguarda i
bollettini meteo, caro Presidente. E questo non lo dico io, lo dice
il dottore Guido Bertolaso, lo dice alla Camera dei Deputati nel
corso della sua audizione, quando afferma al riguardo - poi
consegnerò questo atto -, va sottolineato che all'atto
dell'emissione dei messaggi - 30 settembre 2009 - nessun modello
meteorologico operativo a livello nazionale, a livello europeo, a
livello mondiale mostrava, comunque, segnali di precipitazioni
significative nell'area del messinese .
Al Comune di Messina è giunto un allerta meteo che diceva che per
le prossime ventiquattro ore - ed è giunto esattamente alle ore
18.00 del 30 settembre - ci sarebbe stata criticità ordinaria,
allerta, pre-allerta e invitava i comuni, i sindaci, l'assessore
alla Protezione civile, ove c'è, il funzionario, ad allertarsi
perché si doveva mettere in moto il meccanismo dell'informazione
nel caso in cui ci fosse stata pioggia. Ebbene, così non è stato.
Noi abbiamo ricevuto il secondo messaggio dalla Protezione civile
soltanto alle ore 19.00 dell'1 ottobre, quando eravamo in piena
crisi.
Allora qualcosa non funziona.
E' chiaro che questo tipo di previsione, come bene ha detto il
Presidente, che interessa 2.500 chilometri quadrati di territorio,
non può funzionare. Bisogna ricorrere a quel meccanismo a maglie
strette; bisogna cioè realmente interessarsi dei problemi di
prevenzione.
Se così non è, é chiaro che noi, non intendo noi sindaci, non
intendo noi amministratori locali, noi parlamentari, intendo noi
cittadini, siamo abbandonati al nostro destino.
Allora, invertiamo questa rotta. Facciamo in modo che da qui in
avanti si possa essere più sicuri all'interno delle proprie
abitazioni. Cerchiamo, attraverso l'opera che dovrà svolgere il
Commissario avvalendosi di chi riterrà più opportuno, di fare in
modo che gli sfollati tornino presto nelle proprie abitazioni, non
sradicando ma avendo ben chiaro un punto: che sulla sicurezza a
nessuno è dato discutere, a nessuno è dato fare scelte che possano
essere in qualche maniera populistiche.
Dobbiamo invertire questa tendenza.
Il 27 agosto del 2008 - e concludo - ho mandato una nota
attraverso la quale chiedevo all'Assessorato competente
l'inserimento nel PAI della zona di Giampilieri; nel marzo 2009 ho
scritto un'ulteriore nota attraverso la quale chiedevo fondi per 11
milioni.
La risposta è stata: non disponiamo di fondi . E' chiaro che
questo è tutto.
Signor Presidente, le consegno questi documenti perché restino
agli atti e mi riservo di intervenire perché questa Assemblea deve
conoscere ciò che è successo a Messina, perché quel che è successo
a Messina e a Scaletta, purtroppo, può accadere nel 70 per cento di
lembo di territorio siciliano. E non possiamo consentire che ciò
avvenga.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci associamo alle
espressioni di cordoglio che i colleghi che ci hanno preceduto
hanno manifestato nei confronti delle comunità colpite dalla
gravissima calamità occorsa, giovedì 1 ottobre 2009, alle località
della provincia di Messina, così gravemente afflitte dall'evento
franoso e dall'alluvione.
Utilizziamo i nostri pochi minuti a disposizione per fare delle
riflessioni dovute, importanti, perché quando sono in ballo le vite
umane credo che la demagogia e le coperture servano a poco,
soprattutto se non fanno riferimento ad iniziative che, nel corso
del tempo, si è mancato di intraprendere.
Il sindaco Buzzanca ha fatto riferimento alle richieste ed alle
sollecitazioni avanzate dalla sua Amministrazione. Personalmente,
allego al mio intervento dei documenti e li trasmetterò
all'attenzione del Presidente della Regione che, molto
probabilmente, li conosce meglio di me.
In epoca successiva ad un evento già pesante per la zona del
Messinese, occorso nel 2007, erano state avanzate alcune proposte
che, utilizzando la legge numero 286 del 2006, cioè la finanziaria
del 2006, all'articolo 2, prevedevano di utilizzare le somme ex
Fintecna S.p.A., cioè ex ponte, per interventi a difesa del
territorio dal rischio idrogeologico.
In data 29 ottobre 2008, protocollo numero 3393, il Governo della
Regione siciliana, con l'Assessore per il territorio e l'ambiente,
formula una proposta e la trasmette al Ministero dell'Ambiente.
Tale proposta, all'articolo 2, comma 92, per un totale complessivo
di 106.050.000,00 euro, comprendeva diversi interventi nella
provincia di Messina e, in particolare, per Giampilieri un milione
di euro per interventi di opere di mitigazione del rischio
idrogeologico nel centro abitato di Giampilieri, città più
fortemente colpita dall'evento del quale stiamo, oggi, ricordando
le disastrose conseguenze.
Successivamente tale proposta è stata modificata; ma è stata
modificata d'intesa, concordemente, tra la Regione siciliana e il
Ministero dell'Ambiente.
Il 19 novembre 2008, protocollo numero 3738, la proposta viene
rimodulata, vengono modificati alcuni interventi e gli importi di
alcuni interventi vengono ridotti, di altri vengono aumentati. Non
si conosce il criterio di tali modifiche. Resta confermato
l'intervento per Giampilieri di un milione di euro per la
realizzazione dei lavori relativi ad opere di mitigazione del
rischio idrogeologico.
Successivamente, in data 27 novembre 2008, viene stipulato e
firmato un decreto dal Ministero, con l'intesa della Regione, e c'è
l'allegato sottoscritto dal Governo regionale, con la firma
dell'assessore, nel quale, per quanto riguarda la provincia di
Messina viene arbitrariamente eliminata tutta una serie di
interventi, e cioè:
-Messina, Castell'Umberto: consolidamento centro abitato, piazzale
Cala, in località Sfaranda, 1.000.000,00 di euro: cancellato;
-Messina, Limina: opere di mitigazione rischio idrogeologico, a
nord del centro abitato e Chiesa di S. Filippo 1.000.000,00 di
euro: cancellato;
-Messina, Mazzarrà Sant'Andrea: consolidamento versanti lungo la
statale 185, contrada Giannicola, 1.500.000,00 di euro: cancellato;
-Messina, Giampilieri, opere di mitigazione del rischio
idrogeologico del centro abitato di Giampilieri, 1.000.000,00 di
euro: cancellato;
-Messina, Motta-Calastra mitigazione rischio idrogeologico centro
abitato, 800 mila euro: cancellato;
-Messina, Sant'Alessio Siculo, completamento opere di difesa
costiera, 650 mila euro: cancellato;
-Messina, Savoca lavori di consolidamento a protezione del
castello, del museo, della chiesa di San Michele e della strada
comunale, 475 mila euro: cancellato.
Cioè, d'intesa, ultimo comma della narrativa del decreto
sottoscritto dai ministri con la Regione siciliana, vengono
cancellati tutti gli interventi relativi alla tutela dal rischio
idrogeologico del territorio di Messina
Oggi, dire che l'assessore Beninati si è impegnato, è superfluo,
d'altronde l'assessore Beninati, messinese, non poteva che
ereditare la necessità di impegnarsi dopo la disastrosa lacuna di
chi lo aveva preceduto. Ma oggi non si può venire qui a dire che
gli impegni di oggi possono servire a mitigare dal rischio
idrogeologico, ma politico, amministrativo e di governo di una
inefficienza nella programmazione che sicuramente la dice lunga.
Non si può, con la propaganda, coprire l'assenza di programmazione,
peraltro sollecitata, richiesta e pretesa, perché - lo diceva
l'onorevole Buzzanca ma lo hanno detto tutti i sindaci - dopo
l'evento del 2007, il Governo della Regione era stato messo in
allerta, al Governo della Regione avevano chiesto interventi, il
Governo della Regione li aveva previsti. Successivamente ha
concordato con il Ministero dell'Ambiente un impegno diverso,
elusivo, soppressivo, totalmente modificativo degli impegni assunti
con la Pubblica Amministrazione del messinese. Questo la dice
lunga.
Direi che siamo tutti pronti a combattere contro l'abusivismo e
siamo tutti pronti ad individuarne le cause. Ma quando le cause
risiedono in noi stessi, forse sarebbe meglio stendere un velo
pietoso o forse sarebbe meglio rassegnare una riflessione
definitiva al Governo per evitare che questa disamministrazione
continui.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Adamo. Ne ha
facoltà.
Le ricordo che ha tre minuti di tempo.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dramma che ha
colpito Messina, i lutti, le perdite che i nostri concittadini
dovranno affrontare per tutta la vita non possono essere utilizzati
né per una assoluzione o autoassoluzione generale della classe
politica né per attacchi più o meno strumentali.
Credo, invece, che dovremmo tutti assieme renderci conto, non è
possibile isolare una fetta di cattiva amministrazione dal resto
dell'Amministrazione siciliana di questi anni, molti di noi stanno
vicini a questo Governo proprio per i segnali di cambiamento che
sta dando.
Semmai chiediamo al Governo segnali più forti e più decisi.
Ritengo che uno degli elementi più tristi di questo dramma sia
l'incapacità che, in questo momento, i siciliani hanno perfino di
comunicare con il resto dell'Italia, e non parlo della Lega o di
piccoli gruppi leghisti.
E' la prima volta che, dopo un dramma del genere, non c'è una
raccolta di firme, non c'è una forte solidarietà da parte della
Nazione italiana nei confronti della Sicilia, perché veniamo
individuati tutti noi - comprese le vittime - come colpevoli,
colpevoli di abusivismo.
Non riusciamo a comunicare al resto d'Italia che Giampilieri è un
comune che esiste da più di cento anni. Ma i noccioleti attorno a
Giampilieri, i terreni coltivati, le fiumare cementificate, queste
certamente sono opere di cattiva amministrazione di cui tutti noi
dobbiamo rispondere, rispetto alle quali tutti noi dobbiamo
attrezzarci a cambiare.
Io non so come è andata a Messina, non so se per distruggere i
noccioleti sono stati utilizzati fondi europei. Posso dire che
nella mia provincia, la provincia di Trapani, la provincia più
vitata d'Europa, in questo momento i soldi arrivano per dismettere
l'agricoltura, i soldi arrivano per tagliare i vigneti.
Sono felice che oggi non sia qui l'assessore Cimino perché so che
è a Bruxelles per invertire questa tendenza, per cambiare la
politica agraria fatta in questi anni, perché l'elenco degli errori
del passato lo possiamo fare tutti.
Allora, quello che ci deve contraddistinguere è, invece, la
capacità di cambiamento, una capacità di cambiamento che noi
vediamo in questo Governo e che vorremmo sostenere.
E, allora, vorrei chiedere all'Assessore per i lavori pubblici e
al Presidente della Regione - credo che quest'Assemblea non abbia
mai discusso una volta il Piano triennale delle opere pubbliche,
credo che questo non sia mai avvenuto - di avere un elenco, nei
prossimi mesi, nelle prossime settimane, degli interventi che il
Governo intende realizzare non soltanto per conoscere gli
interventi ma, soprattutto, i tempi di realizzazione delle opere
perché tante volte si esprime la volontà politica in una serie di
opere, di impegni e di progetti ma, poi, questa volontà politica,
troppo spesso, in Sicilia è assolutamente incapace di trasformarsi
in concrete opere pubbliche.
Questo potrebbe essere un metodo di cambiamento e potrebbe aiutare
l'Assemblea e tutti noi a valutare la capacità del Governo di voler
cambiare e di passare, finalmente, ad una buona e razionale
amministrazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Laccoto. Ne ha
facoltà.
Siamo già negli interventi liberi, quindi, chi volesse, può
iscriversi a parlare.
Desidero ricordare all'Assemblea che l'Ufficio di Presidenza di
questo Parlamento, la settimana scorsa, ha deliberato un contributo
per i familiari delle vittime della tragedia della provincia di
Messina.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, spero che questo
dibattito, anche senza le luci della diretta, porti veramente a
qualche fattore positivo nei riguardi di una popolazione che,
certamente, ha subìto un forte trauma, ma soprattutto cerchi di
cambiare tendenza rispetto a quelle che sono le programmazioni che
devono avere la Regione e lo Stato con Enti che non si
sovrappongono o si confondono fra le diverse competenze.
A mio avviso, da questo dibattito occorre riuscire a comprendere
qual è la via di svolta a cui deve dare inizio, da questo momento,
sia il Governo sia la Regione.
La speranza è una: che finalmente alle parole seguano i fatti.
Significa che bisogna dare tempi certi per la programmazione delle
somme da spendere, tempi certi, contingentati, per quelli che
devono essere gli interventi, che bisogna scegliere quale deve
essere il luogo della ricostruzione attraverso anche il riesumare
quelli che sono stati i numerosi progetti pagati, sicuramente
profumatamente, rispetto a quelli che sono stati, nel tempo, i
progetti per il dissesto idrogeologico.
Questo dibattito risente sempre delle divisioni all'interno della
maggioranza.
Io credo che qui, questa sera, bisogna affrontare concretamente un
problema serio, la difesa del suolo in Sicilia.
Vi faccio un esempio: l'anno scorso, nella finanziaria del 2008,
se voi ricordate, a febbraio, abbiamo fatto una lunga battaglia, ho
presentato un emendamento per l'alluvione che era avvenuta nella
costa tirrenica della provincia di Messina.
Bene, ad oggi, nessun centesimo è stato speso in quella zona,
nessun centesimo è stato finanziato.
Poi, avvengono fatti gravi; avviene, per esempio, che le somme
stanziate dal Ministero dell'Ambiente, senza progetti esecutivi,
sono ancora lì, sono state assegnate ai Comuni e non spese. E
questo è ancora un fatto grave.
Avviene una confusione di programmazione tra quella che è la
programmazione regionale e i fondi che provengono dal Ministero
dell'Ambiente. Vi è una duplicazione di competenze tra Genio
Civile, Protezione civile, Sovrintendenza, Comuni, Province, che
certamente non serve a semplificare la procedura amministrativa.
Penso, allora, con il Governo che oggi è presente in Aula, con il
Presidente della Regione e con gli altri Assessori e con l'Aula, in
un momento in cui noi dovremmo sentirci tutti commossi per un fatto
che oggi è capitato a Messina ma poteva capitare in qualsiasi altra
parte della Sicilia, dobbiamo mettere mano ad una svolta di
semplificazione burocratica che porti a snellire queste procedure
una volta per tutte. Non è possibile avere una programmazione che,
nel tempo, dura anche cinque-sei anni, prima di poter arrivare a
spendere effettivamente delle somme.
Bisogna, allora, individuare innanzitutto quali sono i mezzi; che
finalmente lo Stato si ricordi che esiste anche la Sicilia, ma che
esiste veramente, non attraverso i 20, 40, 60 milioni ma attraverso
quella che deve essere una svolta anche nei finanziamenti
necessari.
Mi si dice che i fondi FAS su cui puntava la Sicilia per avere
immediatamente la possibilità di spendere per la difesa del suolo
verranno dati come cassa nel 2011.
Noi chiediamo a tutto il Parlamento, signor Presidente della
Regione, che, considerati gli eventi eccezionali che vi sono stati
a Messina (ma che potrebbero verificarsi in altre parti), venga
anticipata immediatamente la disponibilità dei fondi FAS. E questo
è il primo punto.
Secondo punto: occorre fare un tavolo di regia unico, non è solo
un fatto politico ma anche di gestione tecnica, di quella che deve
essere la gestione del territorio in Sicilia: una gestione unica
che veda insieme Enti locali, Regione, Stato, Protezione Civile,
Province, per fare un piano unico per la protezione del nostro
suolo. Questo è il fatto più importante.
Per quanto riguarda le popolazioni della provincia di Messina, vi
dico che il silenzio da parte dei cittadini e dei parenti delle
vittime durante la cerimonia nel Duomo di Messina e le parole,
anche dure e gravi, di Monsignor La Piana, dovrebbero farci
riflettere, dovrebbero fare riflettere questo Parlamento, questo
Governo e penso che, invece delle parole, debbano seguire, oggi, i
fatti.
Vedete qual è il problema? La preoccupazione è che, passata
l'attenzione da parte dei mass media, vi sia una disattenzione
generale. Credo sia stato richiamato in Aula il volere, a qualsiasi
costo, diminuire la portata di questa tragedia; una tragedia che
sicuramente poteva essere evitata; una tragedia che, al di là dei
fatti, dell'eccezionale ondata di maltempo, poteva essere prevista.
Non è bello dividersi tra le polemiche, tra coloro che dicono voi
avete questa colpa o quest'altra colpa . Oggi è importante e
opportuno che si trovi una via per potere veramente dare una svolta
a questa regione. E la svolta deve essere fatta, signor Presidente
della Regione, con una semplice richiesta: snellire le procedure
burocratiche e di spesa. Non è concepibile che alcuni comuni
debbano essere costretti a presentare progetti esecutivi per la
difesa del suolo e altri, con fondi nazionali, debbano, con
semplice richiesta, avere i finanziamenti.
Non ha più senso intervenire con finanziamenti a pioggia ma
bisogna programmarli in un contesto serio.
Sono stati fatti i piani sul dissesto idrogeologico in tutti gli
ambiti. Oggi, bisogna cercare di attivare una spesa, ma non con
somme parziali dividendo cinquecentomila, un milione a questo Ente,
all'altro Ente o all'altro Comune, perché non serve e a risolvere i
problemi; bisogna, invece, dare i finanziamenti che servano, una
volta per tutte, a risolvere il problema.
Onorevole Presidente della Regione, fra un anno i cittadini ci
chiederanno conto degli interventi fatti e, credo che, al momento
della commozione, al momento delle parole, debbano seguire oggi i
fatti concreti che i cittadini chiedono e che noi dobbiamo dare.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Incardona. Ne ha
facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo pensato ad
un intervento di tipo diverso perché immaginavo che il dibattito in
quest'Aula si orientasse verso l'affermazione di un principio che,
però, ancora una volta, viene dimenticato dalle istituzioni e da
questo importante Parlamento.
Qui ancora non sento discutere sul problema principale che attende
una risposta, ossia quello che i siciliani si attendono di sapere:
di chi è la responsabilità di quanto è successo? Era un evento
evitabile, era un evento che si poteva evitare se ci fosse stata un
po' più di attenzione.
Qual è l'attività svolta dagli organi competenti? Qual è
l'attività svolta all'indomani di quella relazione che è stata
depositata dalla Protezione civile? Qual è l'attività che è stata
svolta dagli organi di Protezione civile? Qual è l'attività che è
stata svolta dagli organi amministrativi che avevano il dovere di
controllare che quella attività venisse effettivamente svolta, per
evitare questa strage, per evitare questo disastro, per evitare che
queste famiglie piangessero i loro morti, per evitare che queste
vite venissero spezzate?
Non ho sentito ancora parole di vero cordoglio, di vera
commozione. Evidentemente il fatto lo si vive con troppo distacco
In quella zona ci sono state delle vittime, ci sono stati dei
morti, dei bambini che hanno perso la vita. Tutto ciò dovrebbe fare
riflettere veramente, dovrebbe imporre a ciascuno di noi la
domanda: di chi è la responsabilità? Che cosa si sarebbe dovuto
fare? Chi avrebbe dovuto farlo?
Poco fa, l'onorevole Leontini denunciava una serie di mancati
finanziamenti di opere che, invece, erano necessarie.
Allora mi chiedo: dove erano coloro i quali dovevano vigilare?
Dov'era il sindaco di Messina quando queste somme venivano
strappate a questi interventi?
Dove erano coloro i quali erano tenuti a vigilare affinché queste
opere venissero realizzate?
Dove erano tutti coloro che avrebbero avuto il dovere di
controllare, di intervenire presso gli organi anche dello Stato,
presso l'Assessorato regionale? Di cosa si occupavano?
A cosa pensavano quando queste somme venivano sottratte, le somme
che sarebbero servite a salvare la vita a tutte quelle vittime? E
dove sono i soldi che sono stati stanziati?
La stampa nazionale e quella regionale hanno ridicolizzato ancora
una volta l'Amministrazione regionale, la Sicilia, perché le somme
destinate a certi interventi non sono state utilizzate per questo
ma sono state distratte, sono state portate altrove.
Io dico che in questo caso la Magistratura deve fare un'azione che
già ha intrapreso con grande coraggio, con grande attenzione perché
- secondo me - è anche ipotizzabile non solo la colpa ma
addirittura il dolo eventuale, tenuto conto della relazione che già
era stata depositata.
La Magistratura, però, non basta. Qui non sono d'accordo,
onorevole Musotto: anche noi abbiamo il dovere, come Regione, come
Assemblea, di fare in modo che le responsabilità vengano
individuate. Per questi motivi, con un'interrogazione ho chiesto
all'assessore Chinnici di occuparsi di promuovere un'ispezione
amministrativa affinché l'azione della Regione, l'azione
amministrativa venga affiancata a quella della Magistratura, perché
il principio di legalità, il bene della legalità è un bene prezioso
che appartiene a tutti, appartiene innanzitutto a tutte le
istituzioni. E il grado di legalità che può essere raggiunto é
tanto maggiore quanto maggiore è l'impegno di ciascuna istituzione
e di ciascun cittadino al raggiungimento del bene comune che è la
legalità.
Anche noi come Regione dobbiamo fare in modo che emergano le
responsabilità. Anche noi dobbiamo affiancare con una ispezione
amministrativa l'azione della Magistratura perché, altrimenti, non
daremo giustizia a tutte quelle morti, altrimenti non avremo fatto
fino in fondo il nostro dovere, altrimenti non avremo portato
quella ondata di novità che diciamo tutti di volere portare
allorché non avremo affermato il principio della responsabilità.
E ancora, penso che il Presidente della Regione, come Commissario
per gli eventi di Messina, dovrà venire qui periodicamente a
relazionare a questo Parlamento, che ha il compito di vigilare
affinché fatti simili non accadano più, affinché non ci siano altri
morti da piangere, affinché altre famiglie non vivano il dramma che
hanno vissuto. Non basta, quindi, soltanto dire ciò che occorre sul
piano generico, altrimenti avremo buttato, ancora una volta, fumo
negli occhi ai siciliani se non affrontiamo il problema vero, se
non diamo le risposte vere e concrete.
Io suggerisco a tutti coloro che hanno delle responsabilità di
meditare; ognuno di loro pensi alle proprie personali
determinazioni da assumere perché le responsabilità che hanno sono
veramente gravi, hanno 28 vittime sulla coscienza e altre nove
ancora da trovare.
PRESIDENTE. E iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Ne ha
facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente dell'Assemblea, signor Presidente
della Regione, onorevoli colleghi, già una settimana fa avevo
rappresentato in quest'Aula le ragioni che dovrebbero indurre dopo
questa vicenda la Regione, lo Stato e tutte le istituzioni a dare
una risposta seria, concreta e tempestiva agli abitanti di
Giampilieri e delle altre frazioni del comune di Messina e del
comune di Scaletta, che sono stati colpiti tragicamente dall'evento
dell'1 ottobre.
Alcuni colleghi qui, stasera, hanno riproposto le inadempienze, i
conflitti di competenza, le sottovalutazioni, che hanno determinato
nei miei concittadini il convincimento che, dopo l'evento
alluvionale del 25 ottobre 2007, fossero stati abbandonati dalle
istituzioni e che questo abbandono avesse concorso - ha concorso -
ad aggravare gli effetti dell'alluvione dell'1 ottobre 2009.
Non riproporrò in questa sede - e chiederei al Presidente della
Regione di leggersi il resoconto stenografico della seduta
precedente - i punti che avevo rappresentato una settimana fa, né
voglio segnalare responsabilità o esprimere giudizi o, peggio
ancora, cercare capri espiatori.
Penso, però, che le vicende che si sono svolte, onorevole
Presidente della Regione, visto che lei adesso è stato nominato
commissario, tutto quello che è successo da due anni a questa
parte, obbliga tutti coloro che hanno responsabilità in questa
vicenda, a partire dal Commissario, ad agire con efficienza e con
tempestività.
Non può succedere che le risorse da destinare ad un evento di
questo genere siano risorse striminzite, non può succedere che le
risorse impegnate non vengano tempestivamente utilizzate.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, io appartengo ad una
tradizione politico-culturale che nel corso dei decenni trascorsi
ha denunciato con grande evidenza gli abusi sul territorio, i
processi di cementificazione che hanno deturpato o ferito il
territorio della Sicilia a partire dalle sue città. Voglio
ricordare Mario Alicata e la sua battaglia dopo la frana di
Agrigento, voglio ricordare Pio La Torre e la sua battaglia contro
il sacco di Palermo , voglio ricordare Pancrazio De Pasquale,
grande messinese, e la sua battaglia per evitare una espansione
urbanistica incontrollata sulle colline della città di Messina.
Dico queste cose perché sono ben consapevole che, nel corso dei
decenni, in Sicilia, rispetto al tema importante, cruciale, della
tutela e della valorizzazione del territorio, non tutti hanno
compreso l'importanza di questa battaglia e non tutti hanno fatto
il loro dovere.
Proprio per questo, invito ad una riflessione anche la stampa
siciliana e nazionale su quello che effettivamente emerge dalla
tragedia di Giampilieri e di Scaletta Zanclea.
Su Giampilieri si è detto. Giampilieri, Molino e Altolia, vorrei
ricordare al Presidente della Regione e a tutta l'Aula, sono tre
paesi che adesso sono stati colpiti nella parte che è rimasta
sostanzialmente intatta dal punto di vista urbanistico, da
centinaia di anni a questa parte.
Vorrei ricordare che questi tre villaggi del Comune di Messina non
furono toccati dal terremoto del 1908 né furono toccati dai
bombardamenti del 1945. Anzi, in questi villaggi furono
generosamente ospitati gli sfollati dalla città che, invece, erano
stati travolti dal terremoto del 1908 e dai bombardamenti del 1943-
45.
Quell'impianto è rimasto sostanzialmente intatto, tranne qualche
imbruttimento dovuto alla ricostruzione di vecchi edifici che,
probabilmente, sono stati peggiorati dal punto di vista estetico,
ma quello che è avvenuto è il risultato essenzialmente
dell'abbandono delle colline, delle coltivazioni e, quindi, del
dissesto idrogeologico del bacino del torrente Giampilieri.
Naturalmente questa non è una giustificazione ma, anzi, è una
sollecitazione nei confronti delle istituzioni pubbliche ad
intervenire perché quello non è un terreno sul quale si può fare
carico al privato di risolvere il problema.
Su questo terreno si deve esercitare eminentemente l'intervento
pubblico e quello che non è stato fatto fino ad ora, signor
Presidente della Regione e signor Commissario all'emergenza, va
fatto adesso perché nei confronti di coloro che vogliono tornare a
Giampilieri - e voglio rassicurare il sindaco Buzzanca - io non
asseconderò nessun tipo di populismo per mia cultura e perché
conosco quelle persone, le loro sofferenze e so che la demagogia e
il populismo non li aiuta.
Però chiedo al Presidente della Regione e al sindaco Buzzanca di
far procedere contestualmente all'assistenza agli sfollati, alla
possibilità di dare loro un alloggio dignitoso, ancorché
transitorio, la verifica sulle condizioni della montagna e gli
interventi conseguenti. Perché se si dovesse, signor Presidente
della Regione - e lo dico al collega Buzzanca nella qualità di
sindaco di Messina e all'assessore Beninati che conosce molto bene
la situazione -, accedere all'idea che i centri collinari, siccome
le opere di prevenzione e di messa in sicurezza sono molto costose
e si dovesse, in qualche maniera, spopolare, io vorrei ricordare a
me stesso, innanzitutto, che nel solo comune di Messina esistono
oltre trenta frazioni collinari e nell'intera provincia di Messina
esistono almeno cento centri abitati collinari fra comuni e
frazioni di comuni.
La vicenda di Giampilieri, in termini tragici, è paradigmatica di
una condizione più generale del Comune di Messina, della Provincia
di Messina e dell'intera Regione siciliana.
Spero che sia altrettanto paradigmatico il modo in cui il
Commissario si muoverà per prevenire ulteriori problemi e,
soprattutto, per assicurare a quella popolazione così tragicamente
colpita l'assistenza necessaria e anche l'assicurazione di un
futuro rientro nelle loro abitazioni in condizioni di sicurezza.
La vicenda di Scaletta pone a tutti noi, ma in particolare a chi
governa la Regione siciliana e non solo al Commissario, un problema
ancora più complesso: il Presidente della Regione ha ricordato quel
palazzone che è apparso in televisione ripetutamente come un mostro
costruito alla foce di un vecchio torrente.
Vorrei ricordare sommessamente al Presidente della Regione e a
tutta l'Aula che attorno a quel presunto mostro c'erano numerose
abitazioni meno recenti, che sono state tutte spazzate via, e lì si
sono determinati i numerosi morti di Scaletta Zanclea.
Bene, lì il problema non è di evitare ulteriori costruzioni. Ma
siccome, come a Scaletta, in tanti altri centri costieri si è
costruito nel corso dei secoli, non solo degli anni, in quella
maniera, anche lì il problema si affronta e si risolve, non solo in
termini di rispetto delle regole, ma di messa in sicurezza dei
torrenti, delle coste e delle colline che, se franeranno,
determineranno disastri come quello dell'1 ottobre che abbiamo alle
spalle.
Concludo, signor Presidente, chiedendo al Commissario - lo
scriveremo anche nel nostro ordine del giorno - che sia disponibile
ad informare il Parlamento periodicamente, perché credo che il
Parlamento abbia tutto l'interesse che questa vicenda veda, da
parte della Regione e di tutte le sue istituzioni, un impegno
straordinario per venire incontro ai bisogni di quelle popolazioni
e per realizzare al più presto possibile la ricostruzione in quelle
zone in condizioni di sicurezza per gli abitanti di Giampilieri,
delle frazioni vicine e del comune di Scaletta Zanclea.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Luca. Ne ha
facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, stiamo affrontando un dibattito che rischia di
non indirizzarci su delle soluzioni che sono indispensabili, mi
permetto di sottolineare. Sono state citate cause e sono state
anche avviate delle riflessioni.
Credo che, vivendo anche il territorio, mi permetto di
sottolineare che non possiamo, da questo punto di vista, ritenerci
soddisfatti da una semplice analisi e da una riflessione che non
affronta alla radice il problema di cui stiamo parlando. E non mi
riferisco soltanto alla terribile vicenda dell'1 ottobre. Già in
altre occasioni il nostro territorio ha dato segni d'allarme, in
modo particolare il 25 ottobre 2007 quando, come è stato ricordato,
vi è stato un allarme molto forte nella riviera ionica.
Ebbene, rispetto a quell'evento, rispetto a quella data, non solo
ci sono stati interventi sommari, ma non è stata delineata una vera
strategia, ed è questo l'aspetto che voglio affrontare questa sera.
Ritengo che sia intanto indispensabile verificare se le
pianificazioni urbanistiche delle zone interessate dagli eventi
alluvionali del 2008, e in particolare anche quelle interessate
dall'alluvione dell'1 ottobre 2009, contenevano i più elementari
principi di compatibilità geomorfologica o se le stesse
pianificazioni risalgono a quando la legislazione non richiedeva
tali verifiche, come ad esempio a Scaletta Zanclea, dove la
ferrovia sbarra quasi totalmente l'asta fluviale e nessuno ne
parla, rispetto all'urbanistica preesistente e comunque rispetto
alla legislazione geomorfologica di compatibilità, ex articolo 13
della legge 64 del 1974.
Non è pensabile, onorevoli colleghi, che si continui a citare il
famoso palazzo Pagliuca, o palazzo rosa, utilizzato come simbolo
del nostro abusivismo, e non si parli invece della ferrovia che a
Scaletta Zanclea ha esattamente uno sbocco di due metri di
larghezza per due metri di altezza che sbarra l'intera comunità di
Scaletta Zanclea e che, guarda caso, proprio dove si è verificata
la sciagura, è stato totalmente superato dalle valanghe.
Allora dobbiamo dire realmente come stanno le cose. Il comune di
Scaletta Zanclea è stretto a mare dalla ferrovia, a monte
dall'autostrada. Non è pensabile che, da questo punto di vista, si
costruiscano strumentalmente e vergognosamente - mi permetto di
dire - una serie di accuse e ancora non ci si renda conto che
alcuni simboli non possono assolutamente essere considerati tali
perché il nostro territorio, in modo particolare la riviera ionica,
è stato già falcidiato molti decenni fa nella realizzazione delle
opere pubbliche. Questa è la verità
E allora, cosa possono fare i sindaci da questo punto di vista,
che si trovano stretti a monte e a valle? Come deve vivere la
comunità questo dramma?
Rispetto a questa vicenda noi dobbiamo fare una riflessione
approfondita e credo che sia importante, onorevoli colleghi,
rivedere i parametri di calcolo delle aree a rischio frane ed
esondazione, in quanto l'attuale metodologia di calcolo di grado di
rischio e dei relativi gradi di priorità non tiene conto - come
peraltro evidenziato più volte dal Dipartimento regionale della
Protezione civile - delle situazioni a rischio indotte da frane a
monte di bacini, anche distanti da centri abitati o che interessano
vie di fuga.
Attualmente, infatti, la metodologia applicata è riferibile ad una
diretta causa effetto inquadrabile a sole condizioni locali di
dissesto e non alla corretta programmazione a scala di bacino. Tale
metodologia non risulta, pertanto, utile per un efficace
riequilibrio dei versanti dei bacini sottesi alle aste fluviali
lungo i quali, come nelle maggior parte dei casi riferibili alla
provincia di Messina, sono ubicati centri abitati.
Voglio ricordare che la zona da dove è partita la frana, in modo
particolare a Scaletta Zanclea, non risultava neanche censita dal
PAI e bisogna anche chiarire i gradi di pericolosità ed i rischi
per quanto riguarda poi l'individuazione dei finanziamenti:
sicuramente il meccanismo va rivisto, perché si fa riferimento
esclusivamente alle distanze rispetto al centro abitato.
Ebbene i fatti dimostrano - cito ancora il comune di Scaletta
Zanclea - che anche ad un chilometro di distanza si può verificare
il dissesto, mettendo a rischio una comunità e quindi, da questo
punto di vista, c'è qualcosa che non va nel criterio di calcolo di
queste priorità e di conseguenza va rivista la normativa. Questo è
l'altro tema che il Governo deve sicuramente affrontare, perché non
è sufficiente dire che ci sono dei piani, perché il PAI, che ormai
è superato da due anni rispetto a quando è stato approvato, è ora
in corso di aggiornamento.
Non è pensabile che noi possiamo consegnare l'incolumità dei
nostri cittadini semplicemente ad uno strumento che si aggiorna con
un sistema farraginoso, lungo, e che, nello stesso tempo non è
sicuramente efficace per individuare le vere cause mortali, come in
questo caso, che sono poi la conseguenza di un clima che cambia -
di questo dobbiamo prenderne atto - e che mette a repentaglio la
nostra zona. Sembra, infatti, che nella riviera ionica si siano
concentrati in questi anni una serie di eventi atmosferici
importanti, e pare che stia diventando permanente una situazione
atmosferica particolare che ormai espone il nostro territorio a
continue sciagure.
Bisogna cambiare questo sistema e, da questo punto di vista, è
fondamentale affrontare un tema serio in termini definitivi. E'
questo che il Governo deve fare, e non solo per quello che è
successo l'1 ottobre, ma per dare una risposta seria e concreta
alle comunità della Sicilia.
Bisogna rivedere il sistema di realizzazione di queste opere sia
per quanto riguarda le autorizzazioni, sia per quanto riguarda gli
incarichi. Se un territorio viene dichiarato a rischio elevato, che
può mettere in pericolo vite umane, non è pensabile che per
realizzare il progetto, per appaltare le opere e, quindi, per
rimuovere la causa di morte passino due o tre anni.
Bisogna stabilire, una volta per tutte, una corsia preferenziale
per questi progetti, e bisogna farlo con grande serietà.
Ci vuole un regime derogatorio e il Governo deve prenderne atto e
stabilire, una volta per tutte, che per le opere che riguardano
l'incolumità dei cittadini non possono passare inutilmente anni,
perché spesso noi assistiamo ad uno scontro di competenze a livello
territoriale e la nostra vita è anche messa nelle mani di soggetti
che, vergognosamente, si fanno i dispetti sul territorio: e ne
potremmo enunciare tanti
Allora, bisogna dire, una volta per tutte, la verità: questo
sistema non funziona e bisogna correggerlo.
Poi, c'è un altro aspetto che emerge da questo dibattito. Quando
sento parlare di trecento, quattrocento milioni di euro spesi in
questi sei anni, di cosa stiamo parlando? Cosa sono trecento
milioni di euro rispetto ad una previsione di circa cinque
miliardi, indispensabili per fare fronte a quelle che sono le zone
R4 P1, cioè alle zone di alto rischio?
E' necessario che il Governo si faccia carico di questo dibattito
e, successivamente, di fare un piano straordinario per l'intervento
idrogeologico al fine di fare fronte a questa emergenza, trovando
le risorse tra i fondi attualmente impegnati e non ancora spesi.
La settimana scorsa il Direttore della programmazione, in
Commissione Bilancio, ha parlato di diciannove miliardi della
vecchia programmazione, i fondi FAS 2000-2006, gli APQ; la maggior
parte risulta impegnata per opere individuate dieci anni fa e non
ancora spesa.
Se la politica non ha la capacità di capire che le priorità
cambiano di giorno in giorno e che quindi le priorità vanno
riprogrammate - anche gli APQ, perché questo è possibile - allora
noi non daremo una risposta seria al territorio.
Ho presentato un ordine del giorno con il quale chiedo, da questo
punto di vista, che ci sia un sostegno chiaro da parte del Governo,
il quale provveda a convocare tavoli tecnici per rivedere le
priorità degli ultimi anni. La mia non è una questione strumentale,
nessuno vuole smentire qualcuno. E' normale che la politica deve
saper dare quelle risposte ai cambiamenti del territorio.
Diversamente, stiamo dibattendo di una guerra tra poveri perché
quando si parla di sessanta, ottanta, cento milioni di euro, tali
cifre bastano semplicemente per far fronte al pronto intervento.
Chiedo che venga definita, una volta per tutte, oltre ad una
procedura derogatoria, un piano straordinario per l'assetto
idrogeologico e che le risorse vengano individuate nelle
programmazioni precedenti perché, se non sono state spese, fino ad
oggi, ci sarà qualche motivo.
Ed allora rinunciamo a qualche opera, pur importante, rinunciamo a
delle infrastrutture che sono state ritenute importanti, per la
cosa più importante che la politica deve difendere: la vita umana.
E allora questa può essere la risposta immediata alla Sicilia
Questo non è un ragionamento fatto sulla scorta semplicemente del
pathos di ciò che si è verificato l'1 ottobre 2009. Questa è,
semplicemente, la valutazione di chi amministra il territorio, di
chi lo vive e di chi sa che, alla fin fine, al di là dei nostri
buoni propositi, ci vuole definitivamente un percorso serio per
fare fronte a queste emergenze. E un percorso serio richiede un
sostegno economico consistente, perché non bastano le cifre
previste nei programmi comunitari, né quelle che sono state
previste dal Ministero, se noi vogliamo far fronte seriamente a
questo piano.
Concludo ricordando che noi stiamo pagando il prezzo di venti,
trent'anni di scelte politiche sbagliate sul comparto agricolo e
forestale. Non dimentichiamolo Perché se il territorio, oggi,
reagisce in questo modo, franando e aprendo torrenti dove 200 anni
fa non c'erano, è perché, a monte, la politica, purtroppo, non ha
funzionato.
La nostra politica riferita al territorio è stata un fallimento
E' indispensabile che si riveda anche questo, perché non possiamo
fare piani di intervento straordinario soltanto per sopperire alle
emergenze che, ad oggi, si sono riscontrate e che hanno creato
vittime. Bisogna rivedere questa strategia in modo tale da evitare,
in gran parte, le vere cause di questi fenomeni. E le vere cause
non sono semplicemente, ormai, un censimento formale del rischio e,
quindi, un intervento per risolvere quel rischio: la causa è quella
di individuare la vera strategia di risanamento del territorio che
passa per questi interventi, ma passa anche per una politica seria,
diversa, nel settore del comparto agricolo e forestale.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Formica. Ne ha
facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio iniziare il
mio discorso con il rammarico vero e le condoglianze vere per
questa sfortunata parte della provincia di Messina, per tutte le
vittime e per i disagi che le famiglie hanno avuto a causa di
questo evento calamitoso.
Voglio ringraziare anche quasi tutti i colleghi che finora si sono
succeduti negli interventi per avere dimostrato la loro solidarietà
nei confronti della popolazione messinese, anche per i toni che
hanno usato.
Non posso, però, esimermi dal fare alcune considerazioni sulla
sfortuna che ha questa città perché, già col terremoto del 1908,
nelle ore e nei giorni successivi, c'era stata una grande
sottovalutazione di quella che era stata la distruzione che aveva
interessato Messina e Reggio Calabria.
Solo molti giorni dopo, il Governo nazionale si è accorto appieno
della gravità dell'evento e solo molti giorni dopo sono cominciati
ad affluire i primi aiuti. Ed ancora una volta, in quella
occasione, si è dovuto ringraziare l'opera dei tanti volenterosi,
dei tanti volontari che, a mani nude, hanno cercato di portare
soccorso alla popolazione che aveva subìto quell'immane disastro.
La storia tragicamente si ripete
Noi abbiamo assistito, anche per questo evento, allo stesso
teatrino, allo stesso vergognoso tentativo, posto in essere da
parte di esponenti delle istituzioni, di reti pubbliche, di
giornalisti che, a livello nazionale, hanno cercato in tutti i modi
prima di minimizzare e poi, soprattutto, di addossare la
responsabilità dell'evento, di quanto è accaduto, ai Messinesi.
Questo stato di fatto deve cessare, e deve cessare con una
battaglia vera a difesa degli interessi della Sicilia, di un
sicilianismo vero e non solo di discorsi di facciata. E un
sicilianismo vero non può tollerare che venga mistificata la
realtà; perché, mentre le immagini della catastrofe scorrevano sui
teleschermi, contemporaneamente abbiamo assistito ai commenti dei
giornalisti che - a fronte di quelle case vecchie di centinaia di
anni, a fronte delle immagini che testimoniavano di impianti
paesaggistici nei villaggi a monte, che sono stati poi quelli
maggiormente interessati dalle distruzioni e che erano gli stessi
impianti da secoli, con le stesse costruzioni da secoli - in
diretta accusavano la Sicilia, i siciliani, le amministrazioni, di
non avere tutelato il paesaggio a causa dell'abusivismo. Questo
significa prendere in giro; significa, ancora una volta, lavarsene
le mani cercando di scaricare su altri le colpe e le responsabilità
dei mancati interventi.
E sì E arriviamo alla nota dolente. Leggo in questi giorni degli
interventi fatti dal Presidente del Consiglio Berlusconi, che
prontamente si è attivato e ha stanziato delle risorse; leggo della
nomina del Governatore Lombardo a Commissario per le emergenze,
della nomina poi dei soggetti attuatori. Leggo dello stanziamento
dei primi 60 milioni di euro.
Ma, come sottolineava qualcuno, qui non siamo in presenza di
interventi da 60, 80, 100 o 200 milioni di euro. Siamo in presenza
di un mancato intervento trentennale da parte dello Stato nei
confronti del Sud e della Sicilia in particolare, e mi rivolgo a
lei, Presidente Lombardo, perché, a parte la battaglia verbale nei
confronti del Governo, abbia la consapevolezza vera che una
battaglia vera non può dimenticare che noi soffriamo di un mancato
intervento nei confronti del Meridione che parte da lontano, da
molto lontano, e parte con le stesse mosse, con gli stessi
tentativi, con le stesse armi che sono state messe in campo da
sempre e che stanno per essere messe in campo ancora oggi. E quali
sono?
Sono quelle di avere, prima attraverso la Cassa per il Mezzogiorno
e, successivamente, con i fondi europei e con i FAS, non già
destinato risorse aggiuntive, aggiuntive al Meridione, per far sì
che il Meridione potesse superare il gap che lo divide dal resto
d'Italia, ma avere trasformato prima la Cassa per il Mezzogiorno,
poi i fondi POR e i fondi FAS come risorse sostitutive, cosa che
stanno cercando di mettere in campo anche oggi, quando si dice che
bisognerà utilizzare i fondi POR per intervenire a modificare le
condizioni di dissesto idrogeologico che attanagliano il nostro
territorio.
Se noi usiamo i fondi POR per costruire le opere che servono a
tutela del territorio e per salvaguardarci dal disastro
idrogeologico, significa che non potremo utilizzare quelle risorse
per lo sviluppo, significa che continueremo a derubare la Sicilia
delle uniche risorse previste per cercare di colmare la differenza
infrastrutturale che ci separa dal resto d'Italia, significa ancora
una volta prendere in giro i Siciliani.
E, allora, finiamola, per favore, di prenderci in giro, finiamola
con le discussioni volte a rivendicare una presunta battaglia
meridionalistica e cominciamo a portare avanti le battaglie vere.
Altro che battaglia sui fondi FAS
Il Presidente Lombardo ha portato avanti una grande battaglia sui
fondi FAS, ma possiamo dimenticare che i fondi FAS 2000-2006 erano
quasi 14 miliardi di euro e adesso sono 4 miliardi di euro, e per
giunta non spendibili?
Cerchiamo di difendere realmente gli interessi della nostra Isola,
cerchiamo di non farci sottrarre risorse, cerchiamo di farci
allocare le risorse non in maniera sostitutiva ma in maniera
aggiuntiva, cerchiamo di snellire tutte le procedure - e sottolineo
tutte - evitando i ritardi, i lacci e laccioli che hanno impedito
di spendere i soldi e poniamo mano a quella programmazione
dell'urbanistica regionale che, da sola e solo quella, può porre
rimedio agli eventuali guasti, anche enormi, che hanno afflitto
negli anni il nostro territorio.
Se non si pone mano realmente, seriamente, alla riforma
urbanistica e dei piani regolatori noi non risolveremo mai il
problema. Se dobbiamo aspettare 10, 15, a volte 20 anni o più per
l'approvazione di uno strumento urbanistico, quello strumento
urbanistico, quando arriva è, nella migliore delle ipotesi, ormai
obsoleto e, nella peggiore delle ipotesi, è lo strumento
urbanistico mancante che ha consentito, poi, gli abusi di
necessità. Perché, anche qui, bisogna discernere tra gli abusi
edilizi di natura speculativa e l'abuso edilizio commesso da un
padre di famiglia che, non potendosi costruire l'abitazione per sé
o per i propri figli, perché manca la strumentazione urbanistica
che gli consenta di farlo, è costretto a farlo abusivamente, e poi
si rincorrono le lacrime di coccodrillo.
E' tempo di finirla
Io avevo presentato una proposta di riforma urbanistica molto
dettagliata e completa nel novembre del 2001. Siamo nel 2009 ed è
ancora lettera morta.
Quanti altri morti dobbiamo ancora piangere per ottenere,
finalmente, una strumentazione idonea per prevenire e che consenta,
in base a questa programmazione, di battere i pugni veramente e
realmente sul tavolo nazionale perché, altrimenti, rischiamo di
fare demagogia restando fermi al palo e non utilizzando neppure le
risorse che abbiamo.
Presidenza del Vicepresidente Formica
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Romano. Ne ha
facoltà.
ROMANO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, oggi pensavo che dovesse essere una giornata di
cordoglio, una giornata nella quale, tutti insieme, rivolgere un
pensiero alle vittime, ma anche aiutando il Governo e il
Commissario per l'emergenza onorevole Lombardo a trovare un
indirizzo di programma.
Ho la sensazione, e me ne vergogno, che questa stia diventando una
verifica, uno scontro, un riportare su questo terreno e su questo
tema, argomenti diversi che impegnano le pagine dei giornali da
diversi giorni e che non hanno niente a che vedere sia con le
vittime di Messina, sia col tema che oggi è posto all'ordine del
giorno e che fa seguito ad una relazione dettagliata sulla quale mi
ritrovo pienamente con il Presidente della Regione, e che ringrazio
per essere stato a Messina, da messinese, in tutti questi giorni
assieme agli Assessori, che non hanno mancato un solo attimo di
essere presenti sia presso l'unità di crisi sia tra i messinesi.
E allora, i morti di Messina non possono diventare una verifica e
non devono diventare uno scontro.
Io ho superato - assieme ai tanti messinesi che eravamo in prima
fila in questi giorni - e respinto la superficialità ed anche la
cultura antimeridionalista con cui i giornali e la stampa hanno
trattato l'argomento; dico superficialità e cultura
antimeridionalista, là dove si sono dette le cose più nefaste, più
folli. Su RAI 1 qualcuno ha detto che i fondi strutturali per il
dissesto idrogeologico li spendevamo per le sagre o che i soldi
erano scomparsi e qualcuno se li era messi in tasca.
Ma non hanno neanche idea di che cosa stiamo parlando
Rispetto a questo, condividendo le tantissime cose giuste,
vergognandomi di alcuni interventi che ripropongono un tema diverso
da quello che è oggi, mi permetto di dire al Commissario e
Presidente della Regione che noi dobbiamo costruire sul suo impegno
e sulla sua presenza a Messina un modello. E' una grande verifica
della responsabilità che il Governo, la Chiesa, le Istituzioni le
hanno messo sulle spalle, Presidente Lombardo
Noi possiamo costruire con questo mandato un modello nuovo, per
costruire un modo nuovo di integrarsi tra territorio, cultura,
ambiente, infrastrutture e sviluppo; perché questo deve essere il
pensiero di ricostruire un'area vasta, sindaco Buzzanca, come
quella che è stata colpita da quel maledetto temporale che si è
concentrato per sei ore dentro un bicchiere.
Dobbiamo costruire un modello nuovo per dimostrare a noi stessi,
ai siciliani e agli italiani tutti, che siamo in grado di costruire
un modello territoriale che metta assieme l'uomo, l'ambiente, il
territorio e la casa.
Ci sono alcune questioni centrali che dobbiamo sottolineare,
Presidente Lombardo, e lo dico a lei nella qualità di Commissario,
non me ne voglia il Presidente dell'Assemblea: i piani regolatori
della Sicilia sono abusivi, non sono abusive le case Ci sono piani
regolatori vecchi, obsoleti, sovradimensionati nel rapporto
abitanti/vani, che non hanno la dimensione di un carattere reale. E
sono i piani regolatori abusivi che costringono i cittadini a
realizzare la propria casa laddove il piano regolatore impone.
E' più semplice fare la cortesia, spesso, con i piani regolatori,
e questo è un dato: non fa consenso l'ambiente, non fa consenso la
tutela del territorio, può fare consenso rilasciare una
concessione.
Questo è un dato politico ineluttabile di una cultura non solo
meridionale, ma che è tutta intrinseca a chi ha e vive in una
realtà difficile e povera come questa.
La seconda questione che pongo è quella delle competenze, o meglio
il contrasto di competenze sul territorio.
Mi sono permesso di contare il numero degli enti che hanno
competenze sul dissesto o sulla tutela del territorio, sul PAI o su
tutto questo ampio tema che stiamo trattando e sono riuscito ad
arrivare, assessore Beninati, a ben 23 enti territoriali, tra
provincia, comuni, enti sovraterritoriali, regioni e ministeri. E'
chiaro, quindi, che giochiamo al balletto delle responsabilità,
perché con 23 giocatori in campo, la palla si può passare a
chiunque e il gioco è dovunque.
Ultima questione che mi preme sottolineare è quella della cultura
della protezione civile.
E' una cultura che da noi arriva in grande ritardo. Una legge
vecchia del 1998 che ha la funzione ma che non è stata permeata di
fatti culturali, di comunicazioni e di formazioni in nessuna parte
della Sicilia.
Messina aveva fatto alcune cose di grande pregio, riconosciute da
tutti, ma che non avevano avuto la dimensione di un fatto
culturale, quindi di conoscenza.
Tengo a precisare che nel Piano casa, in discussione in sede di
Commissione, il sottoscritto, sentito il Presidente Lombardo, aveva
presentato un emendamento. E non è affatto vero che il Governo
aveva presentato un'iniziativa per premiare chi aveva costruito
una casa abusiva.
Il Presidente Lombardo mi ha spinto a presentare
quell'emendamento, che credo sia contrassegnato dal numero A.22,
che elimina del tutto la premialità del Piano casa per coloro i
quali hanno avuto case in concessione.
Allora, tornando al tema, io penso che il Piano casa possa essere
un'occasione per rivedere, per ripensare seriamente a tutto questo.
Se ci dobbiamo prendere qualche giorno in più, facciamolo pure,
onorevole assessore Beninati.
Ripensare ai piani del territorio, con tutto quanto è stato detto
sul PAI, che probabilmente rispondono a fenomeni meteorologici
diversi e ad una lettura del territorio cartografica e non reale.
Ripensare ai piani regolatori che devono avere tempi e modalità
molto più veloci e che devono tenere conto del reale fabbisogno dei
cittadini. In Sicilia abbiamo 3,2 vani per abitante, a Milano ne
hanno 1,7. Questo è un dato straordinariamente diverso - capisco i
costi, capisco tutto -, però non credo che una famiglia di 4-5
persone abbia bisogno di venti/venticinque vani per vivere.
Ultimo tema, già accennato, ma su cui mi voglio brevemente
soffermare, è quello riguardante i tempi degli appalti, delle
procedure degli appalti sia per le cose ordinarie - in Sicilia non
c'è più niente di ordinario - sia per quelle straordinarie. I tempi
devono essere più brevi.
Dobbiamo rimettere mano a questa norma, onorevole Beninati, che
tende a semplificare le procedure perché basta che due autorevoli
dirigenti della Regione non hanno voglia di vedersi e di non
approvarsi in Conferenza di servizio - e mi riferisco a Giampilieri
- che il progetto ritarda di anni. Non è possibile che sulla pelle
dei cittadini si paghi un prezzo di simpatia o di antipatia di
dirigenti. Questo è il modello che dobbiamo costruire.
Io sarò al tuo fianco, Presidente Lombardo, in questo impegnativo
lavoro di cui ti sei preso carico; impegno straordinario che sarà
supportato da tanti messinesi, da tanti siciliani, per rendere
possibile la realizzazione di questo modello nuovo che può partire
da Giampilieri, ma che può essere esportabile in tutto il resto
della Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Greco. Ne ha
facoltà.
GRECO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
Assessori, colleghi, siamo qui per discutere e dibattere su un
evento drammatico che ha spezzato vite intere ed intere famiglie,
che ha distrutto percorsi di vita inesorabilmente non
recuperabili.
Penso che sia inaccettabile che la politica, la nostra politica,
non si occupi prima di questi catastrofici eventi, ma si limiti a
prendere atto in modo postumo del numero delle vittime.
Anche questa volta tutti cercano altrove di individuare le
responsabilità.
Basta con la falsa solidarietà e basta con lo sciacallaggio
politico-istituzionale
Non è più tempo per la bassa politica Non è tempo di utilizzare
argomenti così drammatici per colpire gli avversari politici. E' il
momento dell'unità per evitare nuovi funerali.
I veri responsabili del disastro di Messina siamo noi E' la
classe politica, tutta, che purtroppo è stata disattenta in merito
alla cura del nostro territorio.
Diciamocelo chiaramente: non è nostro compito curare il territorio
dove abitiamo? Non è compito della classe politica programmare i
giusti interventi sul territorio?
E' inaccettabile pensare che vi siano dipartimenti, assessorati,
unità organizzative, preposti alla salvaguardia del territorio che,
inermi, assistono, dopo, al lavorare per il prima.
Risorse distratte, spostate altrove, progetti non approvati o non
esaminati da una burocrazia silenziosa corresponsabile di una
politica sbagliata.
Basta Dico, basta Dobbiamo avere la forza, la dignità di
cambiare rotta.
La politica, almeno la nostra, con forza e coraggio cambi rotta e
intervenga attraverso azioni coraggiose di prevenzione.
Quando avremo il coraggio di assumerci il fallimento di una
programmazione del territorio, che deve avere come obiettivo non il
consenso di qualcuno, ma la sicurezza dei tanti cittadini che
abitano nella splendida terra? Basta con la gestione delle
emergenze, se pur doverosa; le emergenze devono essere ad ogni
costo evitate con una sana programmazione che faccia prevenzione.
In questi giorni ho ascoltato con attenzione il sindaco di
Messina, a cui confermo la mia solidarietà personale con preghiera
di estenderla ai suoi concittadini, e ho sentito che ribadiva che
su Giampilieri e sugli altri centri non vi è una responsabilità da
ricercare nelle costruzioni abusive, così come indegnamente è stato
fatto trapelare. Lì, su quel territorio, vi è una responsabilità
più grande, lì si è dimostrato che a non funzionare sono i piani
regolatori che, invece di programmare il territorio, sono diventati
utili strumenti di speculazione edilizia.
Mi chiedo e vi chiedo: quanti altri piani regolatori
legittimamente classificano zone edificabili zone che invece sono a
rischio?
Quanti strumenti urbanistici approvati dai nostri consigli
comunali diventeranno invece facili strumenti per creare le pre-
condizioni di una nuova catastrofe?
Signor Presidente, oggi quest'Aula deve avere la forza di
intervenire mettendo sotto esame tutti i piani regolatori
dell'Isola, si verifichi con urgenza se gli stessi sono stati
adottati nel rispetto delle più severe norme di tutela
idrogeologica del territorio.
Non vogliamo partecipare a nuovi funerali di Stato. Ognuno sia
partecipe e corresponsabile della salvaguardia delle vite umane dei
nostri concittadini attraverso la cura del territorio.
Signor Presidente, questo problema era già stato sollevato da me
attraverso una interrogazione parlamentare - esattamente la numero
479 del 5 marzo -, con la quale facevo notare che era quanto mai
necessario procedere alla istituzione dei presìdi territoriali
idraulici e dei presìdi territoriali idrogeologici, formati da
figure professionali di elevata specializzazione e professionalità.
Mi limitavo, in quella circostanza, a chiedere l'applicazione di
una norma già esistente; ma ad oggi, dopo ben 223 giorni, non ho
ancora avuto una risposta.
Oggi, più di prima, appare ancora più utile e necessario
attivarli. Come spesso è accaduto, continua tuttora ad accadere che
alcuni sindaci affidano, loro malgrado, in assenza di personale
tecnico specializzato, a personale non qualificato il compito di
monitoraggio e sorveglianza di eventi calamitosi, determinando così
una situazione di maggiore rischio legata alla incapacità di
valutazione di un fenomeno e fornendo, talvolta, ai centri della
Protezione civile regionali informazioni incomplete, inesatte e
talvolta errate, che inducono in gravi errori i centri di emergenza
regionale.
Forse, signor Presidente della Regione, è giunto il momento che
l'Assessorato del Territorio scoperchi la pentola e si attivi a
revisionare i piani regolatori e a fare una mappatura completa dei
rischi del nostro territorio.
Non possiamo più ritrovarci in quest'Aula per analizzare il motivo
di una catastrofe.
Signor Presidente della Regione, oggi più che mai serve la sua
opera affinché, così come ha fatto per la sanità, si chiuda con il
passato anche in questo settore e si volti pagina.
Servono nuove politiche, servono nuovi interventi coraggiosi.
Siamo certi che lei e la sua maggioranza sapranno essere attenti
operatori del cambiamento.
Missione e congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Cordaro è in missione, per
motivi istituzionali, dall'11 al 17 ottobre 2009.
Comunico, altresì, che ha chiesto congedo per la seduta di oggi
l'onorevole Lupo.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende il dibattito sulle comunicazioni del Presidente della
Regione
sugli eventi alluvionali nella provincia di Messina
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha
facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente della Regione, signori della Giunta,
onorevoli colleghi, innanzitutto desidero ringraziare il Presidente
della Regione per la sensibilità dimostrata nell'informare l'Aula
su quelli che sono e saranno gli impegni del Governo in relazione a
quanto è accaduto a Messina.
Chi ha avuto modo di essere lì presente il giorno dei funerali e
chi invece li ha potuti vedere in televisione per impegni
istituzionali ha visto una cosa molto importante. Ha visto che, al
di là delle parole che noi abbiamo detto e diremo in quest'Aula e
di quello che si scriverà o si farà, dagli schermi delle telecamere
presenti a Messina è emersa la forte rabbia dei cittadini nei
confronti delle istituzioni. Queste sono già state condannate dai
cittadini, e non sull'onda di un fatto emotivo dettato dalla
disperazione e dal dolore, ma anche dalla consapevolezza per
volontà popolare e per chi vive in quei posti e per chi ha avuto
perdite e lutti in quei posti, che le istituzioni non hanno fatto
tutto il possibile per garantire la sicurezza dei cittadini.
E non mi riferisco soltanto alle autorità locali che hanno la
responsabilità della gestione del territorio, ma mi riferisco
principalmente a scelte irresponsabili di chi negli ultimi periodi
ha guidato e gestito l'assessorato regionale del territorio e
dell'ambiente, perché indubbiamente ha posto in essere una politica
che ha privato i territori a rischio delle risorse necessarie per
garantire gli interventi di salvaguardia.
Chi ha avuto modo di accedere ai decreti e agli allegati relativi
all'utilizzo delle somme per interventi di somma urgenza, di
consolidamento e di messa in sicurezza delle aree a rischio
siciliane, si rende conto di quante decisioni scellerate sono state
adottate da chi aveva il dovere di selezionare gli interventi di
messa in sicurezza delle aree a rischio.
Su tutto si può fare politica, su tutto si può fare anche attività
di destinazione di risorse sul territorio, ma non certamente su
quello che riguarda gli interventi per garantire la pubblica
incolumità. Chi va a leggere l'elenco degli interventi destinati
all'assessorato del territorio, cari colleghi e Presidente della
Regione, si rende conto che sono state destinate somme per comuni e
per isole che nulla hanno a che vedere con le aree dove poi sono
veramente esplosi quei drammatici eventi che hanno determinato la
distruzione di intere frazioni della città di Messina.
Giampilieri, non ce lo siamo inventato all'ultimo minuto; era un
allarme lanciato, tant'è che il Ministero, di concerto con il
Presidente della Regione, aveva individuato fra le aree a rischio
anche quella parte del territorio di Messina.
Gli ultimi assessori per il territorio, e parlo degli ultimi mesi
di gestione di quegli assessorati, hanno destinato risorse
importanti in aree dove probabilmente non c'era bisogno di farlo.
E, allora, il dolore, il cordoglio, la solidarietà non possono per
un momento fare dimenticare l'assunzione delle responsabilità e
sono convinto che la Magistratura saprà colmare le responsabilità e
i vuoti e le scelleratezze della politica.
Io credo che oggi si debba andare oltre all'attività, naturalmente
doverosa, di ricerca delle responsabilità, perché ci sono atti
amministrativi che hanno determinato l'elevazione dei livelli di
insicurezza del territorio e ci sono state risorse che sono state
destinate ad aree per le quali non c'era quel rischio elevatissimo
che invece su Messina si è verificato ed era, è e sarà ancora
prevedibile. Ma a questo punto io credo, mi auguro e sono convinto
che con l'individuazione del Presidente della Regione quale
Commissario straordinario - e mi auguro che anche il sindaco di
Messina sia coinvolto nella programmazione degli interventi da
realizzare -, che il Presidente della Regione saprà e dovrà colmare
responsabilità passate, ma dovrà anche sanzionare responsabilità
amministrative e gestionali passate.
Qui il problema è ricostruire quelle frazioni, ricostruire quel
territorio, ridare dignità a quel territorio ferito, mortificato,
umiliato. L'ha fatto - e ne condivido l'intervento - il
vicepresidente di questo Parlamento, l'onorevole Formica, quando ha
detto: Non commettiamo l'errore di distogliere risorse destinate
agli investimenti per andare a ricostruire le zone distrutte dal
terremoto'.
L'intelligenza, l'autorevolezza e la capacità di un Governo si
vede qui; lo spartiacque tra l'ordinaria e la straordinaria
amministrazione di un Governo sta nell'individuare quelle risorse
che sono tali e indispensabili per ricostruire le zone distrutte
senza privare la Sicilia di una vocazione e di una capacità di
investimento.
Io credo che il Governo della Regione abbia il dovere di
impegnarsi nel chiedere al Governo di questa Nazione e alla
Comunità europea di destinare risorse senza sottrarle ad una
Sicilia che ancora aspetta i bandi comunitari, che ancora aspetta
la programmazione europea, che ancora aspetta occasioni di
sviluppo, di occupazione e di crescita economica.
Signor Presidente, il monito che deve uscire da questa Assemblea
non è soltanto il ricercare responsabilità - e, credo, onorevoli
colleghi, che faremmo un torto a quelle vittime e ai sopravvissuti
se andassimo a ricercarle - nei piani regolatori, nei piani di
recupero, nell'abusivismo edilizio. Questi sono scempi già
consegnati alla storia di questa Sicilia.
Noi dobbiamo andare ad individuare le vere responsabilità che sono
quelle che quando un Governo individua attraverso il Genio Civile,
la Protezione Civile, i sindaci, ed ha individuato - perché sono
state individuate - le aree veramente a rischio, le famose R4,
bene, io mi chiedo perché, se sono state individuate, le somme sono
state destinate ad altre aree?
Qui è la vera responsabilità, qui è l'azione doverosamente forte
e rigorosa della politica che deve intervenire E il Presidente
della Regione sono certo che lo farà, ha il dovere e il rigore
dell'azione della politica e se lo farà - e sono convinto che lo
farà - avrà accanto il Parlamento. Egli dovrà individuare le
responsabilità; dovrà capire perché le risorse sono finite dove non
dovevano finire; dovrà capire perché non sono andate dove dovevano
andare.
Finiamola di ricercare la responsabilità nei piani regolatori,
nell'abusivismo, nei sindaci, nei consigli comunali Questo ha solo
l'effetto di allontanare le responsabilità, di diluire le
responsabilità, di allontanare da coloro che hanno la
responsabilità la colpa vera di quanto è successo. Le somme che
dovevano servire per quelle aree sono state destinate per motivi
politici, ed io voglio dire anche clientelari, in altre aree dove
non ce n'era bisogno. Basta guardare i comuni di residenza per
capire chi ha voluto che le somme andassero in quei comuni, e non
andassero a Messina.
Questo è un Parlamento che, aldilà dei partiti, dei colori, delle
idee e dell'appartenenza, ha un solo vero compito, onorevole
Presidente della Regione, quello di andare a perseguire le
responsabilità, di andare a sanzionare le colpe, di andare a capire
perché queste persone, perché questi assessori hanno la
responsabilità morale di un disastro che era annunciato.
Allora, io chiedo al Commissario straordinario per la
ricostruzione di Messina, che è il Presidente di questa Regione, di
agire e dare giustizia a quanti sono scomparsi, a quanti oggi sono
senza casa per colpe che sono sì della natura, ma che sono pure
della politica, perché ha agito in maniera irresponsabile con
omissioni e con una gestione irresponsabile delle risorse
pubbliche.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Marrocco. Ne ha
facoltà.
MARROCCO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, quante parole sono state spese in quest'Aula
oggi. Lo dico anche con un pizzico di rammarico perché all'inizio
della seduta, caro Presidente della Regione, pensavo che fosse
altro il clima, pensavo che fosse altro l'obiettivo, pensavo che
fosse più alto l'obiettivo. E lo dico, ripeto e sottolineo, con
molto rammarico perché davanti al cordoglio che questa Aula, che
questo Parlamento doveva offrire alle famiglie messinesi, si è
persa l'ennesima occasione, l'occasione di riflettere, forse di
parlare di meno, di cercare le vere responsabilità, non nei
j'accuse facili, facilissimi, che rientrano in un modo di fare che
appartiene, perdonatemi, ad un vecchio modo di fare la politica, e
lo dico anche da giovane esponente di questo Parlamento.
E' troppo facile accusare, è molto più difficile riflettere sulle
proprie responsabilità, sulle responsabilità di una classe
dirigente che, in decenni e decenni, ha caratterizzato questo
territorio per l'inefficienza di cui oggi si caratterizza. Senza
diffidenza di sorta, senza differenza di colore politico, ma ahimè
con la caratterizzazione di un interesse privato nelle scelte
politiche.
E allora è triste, è triste dovere ancora una volta, in un momento
difficile, sottolineare invece che si è persa l'ennesima occasione.
Caro Presidente, sarò breve perché altro dovrebbe essere il nostro
ruolo, dovrebbe essere quello non di gridare ai sette venti le
responsabilità di questo o di quello, perché questo risponde forse
a logiche diverse rispetto a quelli che invece dovrebbero essere i
nostri obiettivi di parlamentari.
Penso, invece, che il nostro ruolo oggi sia quello che ci ha
consegnato il popolo siciliano di invertire una tendenza, di
mettere in atto una rivoluzione culturale nel nostro Paese, che non
appartiene, attenzione, alla Sicilia, ma che appartiene a tutta
l'Italia perché i fatti che, in qualche modo, hanno caratterizzato
la storia dei disastri idrogeologici del nostro Paese non
appartengono solo alla Sicilia, ma a tutta l'Italia.
Ciò significa che vi è stata e, purtroppo, vi sarà, ahimè, la
constatazione di un continuo proliferare di scelte che tutto hanno
fatto piuttosto che pensare al bene comune.
Allora questo dovrebbe essere, signor Presidente della Regione, il
giorno della riflessione, il giorno della ricerca di un senso di
responsabilità comune che ci veda uniti, che ci faccia fare squadra
rispetto alle emergenze.
Signor Presidente, forse abbiamo perso l'ennesima occasione. Ma
siccome da cattolico cristiano penso che la speranza è sempre
l'ultima a morire e che la fede fa parte della nostra vita
quotidiana, penso anche che il nostro ruolo non si esaurisce qui,
in questa Aula, ma invece si caratterizza per l'esempio alto che
ognuno di noi deve dare nella vita quotidiana.
Allora, se rivoluzione culturale ci deve essere per invertire le
inefficienze, facciamo in modo che dal più piccolo e importante
ganglio della nostra amministrazione sino ad arrivare alle più alte
sfere delle nostre istituzioni, tutti facciano il loro dovere.
Questo penso debba essere il nostro obiettivo e null'altro, a
questo ispiriamo le nostre scelte.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Picciolo. Ne ha
facoltà.
PICCIOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, parto dalle
parole conclusive dell'onorevole Marrocco. Sì, è giusto dare
speranza, dare speranza ai cittadini, dare speranza ai messinesi,
alle vittime di questa tragedia che ha visto coinvolte tutte le
istituzioni ai massimi livelli a dare solidarietà. Probabilmente,
la riflessione che può completare questo pensiero, se me lo
consente l'onorevole Marrocco, é: Basta con una Sicilia fatta di
solidarietà .
Oggi abbiamo bisogno davvero di invertire la rotta, di cambiare la
rotta dando un impulso nuovo alla nostra Terra, un impulso fatto di
comportamenti consequenziali.
Nessuno potrà ridare alle famiglie il sorriso di una persona cara.
Nessuno potrà togliere a noi - lo dico personalmente - il senso di
colpa che tutte le sere da quando è successo questo fatto - e non è
retorica - mi porta ad avere dei sonni non più tranquilli.
E' vero, io avevo presentato atti ispettivi parlamentari nel
gennaio 2009 all'assessore per il territorio, proprio relativi a
Giampilieri, relativi a Scaletta, relativi al dissesto
idrogeologico, facendo una mia proposta che è rimasta inascoltata.
Cosa ho fatto in questi nove mesi da parlamentare, da politico,
cosa ho fatto nei due anni di presidente della commissione
territorio e ambiente del Comune di Messina? Denunzie e
constatazioni, solo quello e niente più. E forse è questo che manca
a questa nostra terra: l'atto successivo. Siamo sempre pronti, come
diceva bene l'onorevole Marrocco, a schierarci gli uni contro gli
altri armati e mai a guardare le cose che devono unire e che devono
portare questa Terra, Presidente, ad un cambiamento vero, reale, ad
un cambiamento fatto di azioni concrete, di gesti non di
solidarietà ma di prevenzione.
Onorevole Beninati, lei è un grande assessore, una persona
corretta, una persona stimata, un professionista, un ingegnere, lei
oggi ha in mano un assessorato strategico, ha in mano il Genio
Civile, ha in mano la possibilità di dare veramente una spinta
nuova, un impulso nuovo a questa nostra Terra. Lo so che è un
compito gravoso, non facile, perché le risorse sono quelle e sono
poche e sono sempre come la coperta corta, che viene tirata da
tutte le parti.
Ebbene, lei oggi può farlo e lo deve fare per tutta la Sicilia,
perché rappresenta Messina ma rappresenta le altre otto province
che sono anch'esse afflitte da problemi analoghi.
Ebbene, la riflessione che affido a noi tutti è questa:
Presidente, ci aiuti a cambiare la nostra Terra. Lo sta facendo,
avrà sempre noi al suo fianco, indipendentemente dai colori
politici. Tutti saremo al suo fianco.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scilla. Ne ha
facoltà.
SCILLA. Signor Presidente, Presidente della Regione, onorevoli
colleghi, purtroppo quello che si è verificato a Messina non si può
verificare oggi, mentre in America, nel 2010, ci sono famiglie che
andranno a farsi il week-end sulla luna E noi, purtroppo,
registriamo morti che assolutamente le nostre coscienze non possono
tollerare né accettare.
Ma la cosa più grave qual è? Mentre noi qui discutiamo, ognuno fa
il proprio ragionamento, ognuno cerca di vedere la situazione dal
proprio punto di vista, in Sicilia circa il 70 per cento del nostro
territorio è a forte rischio idrogeologico.
Ciò significa che quello che si è verificato in provincia di
Messina, potrebbe verificarsi tranquillamente in moltissime altre
parti della nostra Regione.
Io vengo da Trapani e circa un mese fa abbiamo assistito ad
un'alluvione che ha provocato, fortunatamente non morti, ma
sicuramente ingenti danni economici a settori produttivi
fondamentali, come per esempio quello delle saline della provincia
di Trapani.
E allora, la politica vera, la politica con la p maiuscola, oggi
deve alzare il tono, deve dimostrarsi vera classe dirigente. Non
possiamo fermarci a discorsi speculativi, non possiamo
assolutamente fare demagogia politica.
La politica vera, quella che lavora per la Sicilia e per i
Siciliani, deve studiare, analizzare, sviscerare le problematiche
del nostro territorio per trovare le vere soluzioni.
Oggi abbiamo una possibilità in più: il Presidente della Regione è
stato nominato - ciò è previsto per legge - anche commissario
straordinario. Allora, se il Presidente Lombardo riesce a mettere
in sinergia il suo ruolo di Governatore con il ruolo di Commissario
straordinario, penso che ci siano le condizioni per potere
risolvere davvero le problematiche.
Ciò che non accetto, e lo voglio dire in punta di piedi, è che sui
morti di Messina si faccia speculazione politica, si cerchi di
attuare un regolamento di conti all'interno di partiti o di
coalizioni politiche. Non si può attaccare il Governo Lombardo su
una disgrazia che ha colpito tutta la Sicilia
Essendo alla mia prima esperienza di parlamentare, veramente
chiedo, auspico un'inversione di tendenza che porti la politica ad
interessarsi, per prima cosa, a quelli che sono i veri interessi
dei Siciliani. Non possiamo più permetterci episodi simili, come
quelli di Messina.
Perderebbe l'intera classe dirigente, senza alcuna distinzione di
colore politico.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'onorevole Aricò, ricordo
che nella precedente seduta erano stati presentati i seguenti
ordini del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
- numero 179 «Dichiarazione dello stato di calamità naturale per
la Provincia di Trapani», degli onorevoli Marrocco, Pogliese,
Vinciullo, Scilla, Currenti, Lo Giudice, Torregrossa, Dina,
Falcone, Ferrara, Fiorenza, Gianni, Oddo, Picciolo, Bosco, Caputo,
Aricò, Gucciardi, Campagna e Lo Giudice;
- numero 182 «Dichiarazione dello stato di calamità naturale per
la Provincia di Palermo», degli onorevoli Caputo, Pogliese,
Vinciullo, Falcone, Marrocco e Maira;
- numero 183 «Potenziamento dell'Agenzia regionale per la
protezione dell'ambiente», dell'onorevole Savona.
Comunico, altresì, che sono stati presentati i seguenti ordini del
giorno:
- numero 184 «Iniziative a seguito dell'evento alluvionale dell'1
ottobre 2009 che ha interessato i comuni di Messina, Scaletta
Zanclea e Itala», dell'onorevole De Luca;
- numero 185 «Iniziative per mitigare il rischio idrogeologico
della collina di Vampolieri (CT)», degli onorevoli Nicotra, Fagone
e D'Agostino;
- numero 186 «Iniziative urgenti finalizzate all'attivazione degli
investimenti necessari alla messa in sicurezza dei territori a
rischio idrogeologico in Sicilia», degli onorevoli Cracolici e di
tutti i deputati del Partito Democratico.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
l'evento alluvionale di giovedì 1 ottobre 2009 che ha colpito la
città di Messina ed i comuni della riviera ionica (da Scaletta
Zanclea a S. Alessio Siculo, con particolare gravità i comuni di
Scaletta Zanclea, Itala e Messina Sud), ha causato la caduta di
circa 300 mm/2,5h di pioggia (trecento millimetri di pioggia per
unità di superficie in due ore e mezza) mentre nel solo mese di
ottobre la piovosità media nell'area in questione è sempre stata di
circa 700 mm;
tale evento atmosferico era stato preceduto da altri consimili di
media intensità, nel medesimo territorio, nei mesi di ottobre e
dicembre 2007 e 2008 e nel mese di settembre 2009, provocando
notevoli e sostanziali danni alle infrastrutture presenti (chiusura
della 'A18' e della strada statale 114);
lo stesso evento, per la sua portata, è da ritenersi di
eccezionale intensità, e non è paragonabile a quelli già
verificatisi precedentemente, pur se sono stati ingenti i
conseguenti danni a beni immobili ed infrastrutturali (si ricordi
la chiusura della SS 114 per un lungo periodo sia nel 2007 che nel
2008);
pur se inquadrabile come evento eccezionale, è stato anticipato
dai predetti accadimenti del 2007 e 2008, confermando la
complessiva mutazione climatica delle aree del Mediterraneo,
paragonabili sempre più a quelle tropicali;
a tali eventi, ed a tali 'piogge di progetto', ci si deve riferire
per la riprogrammazione, progettazione ed esecuzione degli
interventi di mitigazione del rischio idrogeologico al fine di
determinare i nuovi parametri di sicurezza sia dei corsi d'acqua
che della dissestabilità potenziale delle aree ricadenti nel
territorio della Regione;
la causa-effetto precipitazione/innesco frana non è direttamente
connessa ed immediata se viene effettuata una corretta prevenzione
e manutenzione del territorio;
nella Regione siciliana i piani di intervento di difesa del suolo
sono ormai vigenti dal 2004 e per le aree in questione, Messina Sud
- Zona ionica (comuni da Scaletta Zanclea a S. Alessio Siculo), si
stava procedendo alla loro revisione ed aggiornamento;
in particolare, i comuni di Messina e Scaletta Zanclea, come tutti
quelli dei bacini in corso di aggiornamento (per la Sicilia nord-
orientale tutti quelli ricadenti tra Capo Peloro e la Fiumara
d'Agrò), a seguito della richiesta (luglio 2008) di revisione del
Piano per l'assetto idrogeologico (PAI), da parte dell'Assessorato
regionale Territorio e ambiente, hanno prodotto, nei termini
richiesti, tutto l'occorrente e il necessario per l'individuazione
dei potenziali nuovi rischi (studi, segnalazioni e quant'altro
utile alla perimetrazione delle aree a pericolosità e rischio molto
elevato, sia geomorfologico che idraulico);
tali segnalazioni sono state seguite da sopralluoghi di tecnici
del Servizio 4 'Difesa del suolo' del Dipartimento territorio e
ambiente (DTA) dell'Assessorato regionale Territorio e ambiente
(A.R.T.A.), servizio deputato alla redazione del PAI, i quali hanno
condiviso le priorità individuate dai comuni;
a seguito di tali segnalazioni e sopralluoghi non si è provveduto
alla riprogrammazione, pianificazione ed esecuzione degli
interventi ritenuti necessari alla mitigazione del rischio
idrogeologico nei territori di Messina Sud, Itala e Scaletta
Zanclea, in quanto il PAI aggiornato non è stato ancora decretato;
le cause del dissesto idrogeologico dell'1 ottobre 2009 nei comuni
di Scaletta Zanclea, Itala e Messina Sud non sembrano essere
collegate a fenomeni di abusivismo edilizio e/o di pianificazioni
urbanistiche selvagge, in quanto a Scaletta Zanclea si è staccata
una porzione di versante all'interno del bacino idrografico
retrostante il centro abitato non interessato da interventi
edilizi, mentre ad Itala e Messina Sud le unità abitative
interessate dal dissesto idrogeologico risalgono in gran parte a
centinaia di anni fa,
impegna il Governo della Regione
1) a verificare se le pianificazioni urbanistiche delle zone
interessate dagli eventi alluvionali del 2008, ed in particolare di
quelli dell'1 ottobre 2009, contenessero i più elementari principi
di compatibilità geomorfologica o se le stesse pianificazioni
risalgano a quando la legislazione non richiedeva tali verifiche
(come esempio, a Scaletta Zanclea, la ferrovia sbarra quasi
totalmente l'asta fluviale rispetto all'urbanistica preesistente e
comunque alla pre-legislazione geomorfologica di compatibilità, ex
art. 13 legge n. 64 del 1974). In particolare, a verificare se le
attuali connotazioni geomorfologiche ed idrogeologiche locali
risultino compatibili rispetto alle vigenti pianificazioni
urbanistiche locali, tenuto conto anche della sequenza cronologica
degli interventi già realizzati ed autorizzati (con particolare
attenzione ai piani urbanistici infrastrutturali risalenti a
periodi pre-regolamentati da legislazione urbanistico-
geomorfologica);
2) a verificare se l'aggiornamento del PAI sia stato effettuato in
funzione delle numerose emergenze evidenziate formalmente dagli
enti locali;
3) a rivedere i parametri di calcolo delle aree a rischio frane ed
esondazione in quanto l'attuale metodologia di calcolo del grado di
rischio e dei relativi gradi di priorità non tiene conto, come
peraltro evidenziato più volte dal Dipartimento regionale della
Protezione civile (DRPC), delle situazioni di rischio indotte da
frane a monte di bacini, anche distanti da centri abitati, o che
interessano vie di fuga. Attualmente, infatti, la metodologia
applicata è riferibile ad una diretta causa/effetto connessa alle
sole condizioni locali di dissesto e non alla corretta
programmazione a scala di bacino: tale metodologia non risulta
pertanto utile per un efficace riequilibrio dei versanti dei bacini
sottesi alle aste fluviali, lungo le quali, come nella maggior
parte dei casi riferibili alla provincia di Messina, sono ubicati i
centri abitati;
4) a finanziare gli interventi in maniera programmata ed a scala
di bacino oltre che di singolo intervento (la programmazione del
singolo intervento, specialmente relativa ad interventi di
regolarizzazione dei corsi d'acqua, non risponde alle esigenze di
una corretta progettazione idrogeologica. In tale condizione, gli
interventi non possono esautorare le previsioni a scala di bacino
in funzione di una dissestabilità potenziale che potrebbe essere
ricondotta anche a chilometri rispetto all'ubicazione degli
elementi a rischio. Tale fattore risulta di fondamentale importanza
per la corretta pianificazione economica e geografica degli
interventi);
5) a verificare se l'attuale previsione economica per la difesa
del suolo sia sostenibile in funzione della metodologia di
redazione del PAI, tenuto conto della spesa necessaria al
raggiungimento degli obiettivi ivi programmati;
6) a monitorare gli interventi già finanziati dal POR 2000-2006 e
dagli altri programmi di finanziamento e ad evidenziare le
discrasie tra la pianificazione del PAI ed i risultati ottenuti;
7) a rimodulare la gestione tecnica ed economica dei programmi di
finanziamento definiti dagli enti e/o istituzioni a carattere
sovracomunale, non escludendo i comuni. La corretta pianificazione
degli interventi non può escludere gli enti locali e gli studi da
essi prodotti in quanto gli stessi, su scala locale e di bacino,
approfonditi puntualmente e aggiornati in tempo reale in funzione
di eventi e/o precipitazioni di particolare intensità, sono di
fondamentale utilità all'individuazione di quelle aree a rischio o
a pericolosità tali da necessitare di interventi urgenti ed
indifferibili. Tale situazione si riscontra, ad esempio, dalla
documentazione prodotta dai comuni di Scaletta Zanclea e Messina
per l'aggiornamento del PAI, non ancora decretato, nel quale tutte
le aree oggi interessate dagli eventi alluvionali erano state
oggetto di segnalazioni e perimetrazione come a rischio molto
elevato;
8) a rivedere le priorità individuate con i fondi FAS e
comunitari, al fine di destinare maggiori risorse per la
mitigazione del rischio idrogeologico;
9) a disporre la ricognizione delle risorse economiche impegnate
ma non ancora spese (si ipotizzano oltre 4 miliardi di euro) dei
vari accordi di programma quadro (APQ), che, pur prevedendo la
realizzazione di importanti opere infrastrutturali, richiedono
un'improcrastinabile rimodulazione dagli appositi tavoli tecnici
Stato-Regione;
10) a varare, con le risorse regionali ed extra-regionali
individuate a seguito delle predette ricognizioni, un piano
straordinario per mitigare il rischio idrogeologico dell'intero
territorio siciliano;
11) a verificare se, considerato che all'epoca della realizzazione
dell'autostrada Messina-Catania non esistevano le procedure
ambientali che obbligavano a misure preventive di mitigazione o di
compensazione del danno arrecato, sia possibile prevedere come
misure di compensazione, quali ad esempio quelle scaturenti dalla
realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, interventi di
sistemazione idrogeologica dei bacini della provincia di Messina,
considerato che la realizzazione dell'autostrada A18 ha prodotto un
danno irreparabile al sistema idrico ed idrogeologico della fascia
nord-orientale della Sicilia;
12) ad avviare un'immediata verifica tecnico - amministrativa dei
risultati prodotti dagli interventi realizzati negli ultimi 10 anni
a sostegno della programmazione futura;
13) a nominare, nell'ambito dei dipartimenti competenti,
un'apposita commissione d'indagine che approfondisca le reali cause
che hanno provocato il gravissimo evento dell'1 ottobre 2009;
14) a pubblicizzare le conseguenti conclusioni della predetta
commissione d'indagine, al fine di contrastare gli attacchi
mediatici che in questi giorni hanno mortificato ulteriormente la
Regione siciliana e gli amministratori locali;
15) a predisporre e presentare urgentemente un apposito disegno di
legge che introduca nuove regole per la redazione del piano
regionale per l'assetto idrogeologico e che individui un percorso
derogatorio, anche relativamente agli iter autorizzativi, per la
realizzazione degli interventi finalizzati alla mitigazione del
rischio idrogeologico». (184)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che le condizioni di dissesto idrogeologico nel quale si
trovano molte zone della Sicilia;
visto che:
tali condizioni hanno provocato negli anni un aumento dei fenomeni
di smottamento, con un crescendo di danni a cose e persone;
il tragico esempio di tali fenomeni che, investendo ampie zone
della provincia di Messina, hanno provocato decine di vittime e
danni incalcolabili al territorio ed ai suoi abitanti;
considerato che tale situazione potrebbe ripetersi anche in altre
zone a rischio della Sicilia;
visto, inoltre, che:
una di queste zone a rischio è la collina di Vampolieri, che
insiste in provincia di Catania, a cavallo tra i comuni di Aci
Catena e Aci Castello;
tale collina è un'area densamente urbanizzata, sulla quale da più
di un decennio sono stati posti in essere interventi di
contenimento del rischio idrogeologico, insufficienti ad eliminare
la situazione di pericolo,
impegna il Governo della Regione
ad attivare tutte le procedure necessarie a monitorare in maniera
puntuale l'area della collina di Vampolieri e avviare tutte le
iniziative atte a mitigare il rischio idrogeologico al quale è
sottoposta questa importante porzione di territorio della provincia
di Catania». (185)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che la tragedia abbattutasi sul territorio della
provincia di Messina impone scelte immediate sul fronte della messa
in sicurezza di tutti i territori a rischio idrogeologico e che
tali interventi non possono più essere dispersi nei rivoli della
spesa corrente, come accaduto sinora;
rilevato che il Governo regionale, se non si fossero verificati i
drammatici eventi alluvionali, avrebbe perseguito nella proposta di
'piano casa' che consentiva anche alle abitazioni abusive in corso
di sanatoria la possibilità di ampliamento della propria cubatura;
considerato che:
in Sicilia sono stati destinati per opere di consolidamento 500
milioni di euro, di cui 380 provenienti da fondi comunitari e 106
quali proventi dei fondi ex-Fintecna, e che non è dato conoscere
quale concreto utilizzo dette somme abbiano avuto per opere di
salvaguardia del territorio nelle aree a rischio idrogeologico;
paradossalmente il Ministero dell'ambiente e della tutela del
territorio e del mare ha cancellato proprio l'area in cui ricade
Giampilieri e le frazioni limitrofe dalla lista degli interventi
previsti per la messa in sicurezza;
occorre rapidamente impegnare le somme del primo biennio 2007/2008
dei fondi strutturali che, altrimenti, se non utilizzate
tempestivamente, rischiano di essere restituite alla Comunità
europea,
impegna il Presidente della Regione
ad attivare rapidamente, e comunque non oltre dicembre 2009, tutte
le procedure necessarie all'impiego dei 50 milioni di euro del
primo biennio 2007/2008 dei fondi strutturali a favore della messa
in sicurezza dei territori a rischio idrogeologico in Sicilia;
nella sua qualità di Commissario per l'emergenza alluvionale, a
riferire periodicamente delle iniziative e degli interventi posti
in essere e finalizzati a contrastare il rischio idrogeologico;
ad assicurare un'efficace assistenza ai cittadini colpiti;
a programmare gli interventi idonei a mettere in sicurezza il
territorio e consentire il rientro degli sfollati nelle loro
abitazioni e la ripresa delle attività economiche e della vita
normale nei centri colpiti dall'alluvione». (186)
Ha facoltà di parlare l'onorevole Aricò.
ARICO'. Signor Presidente, signori membri del Governo, onorevoli
colleghi, siamo qui, oggi, per ricordare la tragedia che c'è stata
nelle scorse settimane. Proprio qualche minuto fa, mi diceva il
nostro amico collega, sindaco di Messina, onorevole Buzzanca, che
le vittime accertate sono salite da 28 a 30 e gli sfollati sono ben
1.500. Devo dire, una catastrofe per la Sicilia; negli ultimi dieci
anni almeno, non ricordo catastrofi simili.
Eppure, siamo forse qui oggi, in questa sede del Parlamento, a
polemizzare su chi aveva responsabilità, su quale assessorato, su
quale dipartimento.
Io sono d'accordo che bisogna trovare i responsabili. Dobbiamo
capire chi ha commesso gli sbagli, dobbiamo capire quali uffici non
hanno assolto al loro dovere.
Qui, il Presidente della Regione ha comunicato che farà di tutto
per cercare di collaborare con gli organi competenti, come la
Magistratura, per cercare di capire e dare il massimo sostegno e
ausilio per scoprire chi aveva le colpe.
Oggi, però, dobbiamo essere qui in fase propositiva, non dobbiamo
accusarci l'un l'altro, non dobbiamo trasformare questa seduta in
una verifica sull'azione di governo.
Dobbiamo, invece, capire e affrontare le problematiche. Dobbiamo
capire, forse levando la parola solidarietà, come diceva il collega
onorevole Picciolo, e dare il massimo sostegno, sicuramente, a
tutti noi e a chi è stato preposto dal nostro Presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi, come commissario di governo, il
Presidente della Regione.
Sono d'accordo. Allora, eliminiamo la parola solidarietà,
incominciamo a pronunciare la parola sostegno e a darlo a questo
Governo.
Dobbiamo capire che governare non significa soltanto oggi. E noi
governiamo, al di là degli schieramenti, di maggioranza ed
opposizione, siamo membri di questo Parlamento e dobbiamo governare
ognuno col proprio ruolo. E, al di là di capire la responsabilità,
che va accertata, dobbiamo capire come risolvere la problematica
che riguarda Messina e non solo.
E' capitato a Messina, come diceva l'onorevole Scilla, è
impensabile che nel 2009 possa succedere una cosa di questo tipo, e
addirittura spazzare via una città, una cittadina, un borgo col
fango. Eppure è capitato Ed è capitato in provincia di Messina.
Poteva succedere in provincia di Catania, potrà capitare in
ciascuna delle nove province siciliane o comunque nel resto
d'Italia.
Dobbiamo capire se è individuato, se c'è una mappa, capire quali
saranno le priorità del Governo, capire quali saranno le priorità
del nostro Commissario, il Presidente della Regione, al quale
dovremo dare il massimo sostegno, anche parlamentare.
Oggi, credo che qui tutti i colleghi che sono intervenuti nel
corso del dibattito hanno proposto che la strada migliore era
quella della programmazione urbana; tutti hanno detto, tutti
concordavano nel dire che forse i piani regolatori ormai erano
obsoleti per far fronte alle richieste di urbanizzazione che questa
Sicilia ha.
Allora, incominciare forse proprio da lì, evitando le polemiche,
evitando che comunque il Parlamento si possa di nuovo scagliare
contro il Governo. Non vorrei che si strumentalizzasse una tragedia
per fare una verifica di questa maggioranza.
Signor Presidente, membri del Governo, spero che da domani, tutti
insieme, accanto al Governo ma, soprattutto, accanto al popolo
siciliano e accanto a quelle famiglie che hanno perso i propri cari
e le proprie abitazioni, si schieri questo Parlamento per un ottimo
e proficuo lavoro. Grazie.
CARONIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARONIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io interverrò
brevemente soltanto per puntualizzare alcuni aspetti che mi sembra
siano emersi dai precedenti interventi.
Io credo che in un momento in cui la Sicilia sprofonda nel fango,
nel momento in cui ancora nel 2010 si muore per un'alluvione sia
importante puntualizzare quello che sarà il futuro.
Ho sentito parlare tanti colleghi di pianificazione del
territorio; il Governo ci dice che sarà attento nel valutare quello
che potrà essere il futuro.
Io credo che tutto questo passa da una politica che immediatamente
vedrà il Governo impegnato.
E dico subito con un aspetto molto preciso a cosa mi riferisco: in
Commissione Bilancio, in questi giorni, avremo a breve una manovra
correttiva che vedrà sicuramente una modifica degli impegni di
spesa, relativamente agli impegni assunti anche nel bilancio e
nella finanziaria precedenti. Mi riferisco ad una legge che è stata
finanziata, dopo tanti anni di letargo, la legge numero 71 del 1978
che riguarda proprio i piani regolatori, o meglio i contributi che
i comuni possono ottenere attraverso la richiesta che viene
inoltrata alla Regione. E la Regione quest'anno, dopo tanti anni,
ha finalmente rifinanziato questa legge con un importo di 2,5
milioni di euro.
Purtroppo, in questi giorni, così come peraltro abbiamo discusso
con l'assessore per il bilancio Di Mauro, le difficoltà economiche
nelle quali la Regione si trova impongono delle scelte che vedono
penalizzato proprio questo tipo di impinguamento.
Ritengo dunque assolutamente necessario che il Governo, proprio
per mantenere una coerenza rispetto a quello che ha detto, debba
non soltanto mantenere il finanziamento, ma anzi proporre nel nuovo
bilancio un'ingente somma che vada proprio destinata a questo tipo
di legge, perché finanziare una legge del genere significa mettere
i comuni nelle condizioni di potere realmente approntare degli
strumenti urbanistici.
Oggi il 60 per cento dei comuni è sfornito di strumenti
urbanistici. Io vi parlo della provincia di Palermo che conosco
meglio: su 82 comuni soltanto 18 comuni hanno il piano regolatore
vigente, altri ce l'hanno scaduto, molti altri hanno soltanto dei
piani di fabbricazione. Tutto questo è inaccettabile in un momento
in cui - ripeto - si muore ancora a causa di questi eventi.
Un altro elemento che vorrei ricordare al Governo, perché in
questi giorni si parla proprio tanto di R4. Ricordiamo che il PAI
viene aggiornato e viene tenuto in vita da lavoratori che,
purtroppo, vivono una condizione di precariato. Si è vissuto un
periodo di sei mesi di vacatio di attività e ciò ha permesso che
molti piani non siano stati aggiornati.
Ecco che questo diventa impossibile da credere, ma purtroppo è
anche una delle cause che provoca quello che è successo.
Allora, io credo che nella stesura della nuova finanziaria il
Governo debba essere coerente con quelli che sono stati gli
intendimenti professati e che si impegni a rifinanziare questa
legge in maniera cospicua e, soprattutto, dia stabilità a coloro i
quali si dovranno occupare di aggiornare il PAI, che diventa uno
strumento fondamentale, che chiaramente diventerà la premessa
perchè non si verifichino più episodi del genere. Grazie.
PRESIDENTE. Comunico che all'ordine del giorno numero 184 sono
state aggiunte le firme degli onorevoli Formica e Buzzanca.
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, più che una replica, la mia è una presa d'atto di
valutazioni, talune anche critiche, che sono state fatte nel corso
di interventi che, in fondo, hanno contribuito - credo - ad
arricchire la nostra consapevolezza e a stimolarci nella nostra
azione, con un impegno che ci è stato sollecitato da più parti:
coinvolgere l'Assemblea ed informare, in quanto rappresentante
direttamente eletto dal popolo siciliano, l'Assemblea regionale
siciliana.
In questo, devo dire, i nostri impegni non sono pochi e vale, non
soltanto, ovviamente, per rendere conto di quello che facciamo, ma
per quanto mi riguarda ci sarà di ausilio il fatto che, tra quanti
coopereranno attivamente in prima fila e con grande responsabilità
nell'impegno di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio, c'è
un rappresentante, un esponente di questa Assemblea che è
l'onorevole Buzzanca, il quale potrà contribuire, appunto, perché
periodicamente si informi l'Assemblea di quello che si fa.
Vedete, per quanto riguarda i trascorsi, qui si è fatto
riferimento a piani di investimento finanziati con fondi
strutturali o con fondi del Governo centrale piuttosto che del
Governo regionale. E sinceramente, se vogliamo esaminare
attentamente quello che è successo in questi anni, non credo
l'ultimo scorso, ma forse gli ultimi 30 o 40 anni, l'onorevole
Cracolici parla di 380 milioni - quelli, credo, di fonte europea -,
ma io ho avuto un appunto che, tra fonte europea e fonte nazionale,
fa assommare quasi negli ultimi anni, forse nell'ultimo decennio, a
circa 500 milioni di euro complessivamente i fondi che sono stati
investiti.
CRACOLICI. 496 più 15 milioni di euro.
LOMBARDO, presidente della Regione. Beh, io credo che sia forse il
caso di andare a dare un'occhiata come sono stati investiti questi
fondi.
Se vogliamo essere critici sull'ultimo semestre, sull'ultimo anno,
sulle isole maggiori o minori, sulle passeggiate a mare o su
quant'altro, possiamo anche farlo. Io mi sono informato e, per la
verità, mi risulta che non c'è alcun assenso scritto a nessun piano
che non sia stato condiviso da assessori per il Territorio e
l'ambiente. Certo, bisogna essere più determinati.
Sapeste quante volte, ad esempio, - ve lo dico veramente perché è
la verità - mi è stato chiesto di cancellare la voce
rinaturalizzazione nel piano PAR del FAS ultimo, che sarebbe stata
la condizione perché si sbloccasse immediatamente.
La voce rinaturalizzazione veniva tacciata di indegnità perché
dietro quel termine abbastanza elementare, si sarebbe nascosto il
tentativo mitico' di pagare gli stipendi.
Per carità, mai e poi mai Grazie a Dio abbiamo un bilancio della
Regione così ricco e così pieno di risorse da permetterci il lusso
di non sconfinare né nei fondi FAS, né in nient'altro E' chiaro
che io parlo ironicamente, ovviamente Però, abbiamo tenuto duro; è
stato un braccio di ferro che, finalmente, si è concluso. E,
quindi, non abbiamo mai espresso un'intesa e un assenso, se non
quando si è accertato che questa voce venisse confermata.
Questa è una voce di importanza fondamentale perché, vedete, se
noi diamo un'occhiata - e gli amici, colleghi parlamentari
messinesi conoscono bene il loro territorio, a cominciare dal
Sindaco della città di Messina -, lì c'è poco da usare il cemento.
Cosa dovremmo fare ai piedi di quella falda collinare? Cosa
dovremmo costruire? Un canalone in cemento largo 30 metri e
profondo 50, in maniera tale che tutto il fango che dovesse
scivolare viene poi ad occupare questo manufatto diabolico?
Certamente no.
Li c'è da rinaturalizzare nella speranza che, nel frattempo, non
si ripetano le bombe d'acqua. E se le bombe d'acqua si
verificassero - lo dico con molta franchezza - altrove, in uno di
quei versanti, oggi chiaramente ci sarebbero delle conseguenze poco
piacevoli circa le responsabilità di chi vi parla, ma non avremmo
purtroppo nulla da fare. Così come, devo dire, di quei mitici tre
milioni di euro dei 144 ritenuti indispensabili per fronteggiare
l'emergenza da Giardini fino a Messina, io sfido chiunque a dire
che, per esempio, il versante di Scaletta fosse meno a rischio di
quello di Giampilieri ovvero di uno dei tanti versanti che
incombono su quelle fiumare che, una dietro l'altra, come ben
sapete, da Giardini fino anche alla costa tirrenica partono dai
Nebrodi e finiscono al mare.
Non per volere scagionare o per volere allontanare da me per primo
in quanto Presidente della Regione che, come vi dico sempre, in
qualunque fattispecie, si tratti di quella finanziaria, di quella
occupazionale o quant'altro, mi assumo ogni responsabilità perché è
giusto che sia così, ma perché le condizioni sono quelle
Presidenza del Presidente Cascio
...e perché, con tutto il rispetto e considerate le responsabilità
dei governi regionali, mia, degli amministratori locali, dei
sindaci, che sappiamo bene che, da un canto, sono sollecitati, più
piccoli sono i comuni più difficile è resistere alle pressioni dei
cittadini che devono costruirsi la casa Non c'entra l'abusivismo,
lo sottoscrivo.
Molte delle case sono state costruite più di 50 anni fa, per
esempio a Giampilieri. Ma se noi guardiamo a case non abusive,
sanate, regolarizzate, autorizzate perché forse inserite nei piani
regolatori, ci rendiamo conto che la responsabilità è dovuta ad una
certa mentalità, ad una cittadinanza se vogliamo, e parliamo ai
nostri figli piuttosto che a noi stessi, perché noi siamo cresciuti
in un'era di siccità, durante la quale ritenevamo che ormai i fiumi
o le fiumare non dovessero più riempirsi d'acqua, che le strade a
fondo valle non dovessero essere interessate dalle piene dei
torrenti o dei fiumi, e si è costruito dove non era saggio o non
era opportuno fare questo.
E, quindi, oggi si tratta di far nascere una cultura nuova, una
mentalità nuova, altrimenti poi non c'è barba di sindaco, non c'è
barba di legge regionale che potrà riparare quanto, purtroppo,
ciascuno di noi - cinque milioni, due milioni di siciliani - avrà
fatto
Ho letto l'ordinanza, onorevoli colleghi, e quando dovessimo, come
è giusto che sia, per mettere in sicurezza i cittadini, ad esempio
disporre il trasferimento in altre case, perché alcune vanno
abbattute, ma quelle case sono regolari e si dovesse trattare di
centinaia e centinaia di abitazioni, non parlo del piccolo centro
di Giampilieri soltanto, visto che qui è stata invocata
un'attenzione ovviamente a tutto il territorio regionale, quanti
miliardi di euro ci vorrebbero per risarcire i cittadini a cui si
dice di lasciare una casa per comprarne una nuova o per costruirne
una nuova?
Pertanto, con molta ragionevolezza, con grande buon senso, con
grande coraggio, orgoglio, abnegazione, ho detto, senza chiedere
niente, quanto possiamo fare noi? Sapete, è stata molto utile
l'interlocuzione avuta in sede di Commissione Europea per le
politiche regionali, tre giorni fa, dall'assessore Armao. Credo che
il Direttore generale verrà il giorno 21 a visitare i luoghi del
disastro, anche perché l'Europa ha dato una mano a Dresda, a Praga,
e non vedo perché non dovrebbe darla a noi Si è parlato di
riutilizzo di fondi strutturali non spesi negli anni scorsi.
Onorevoli colleghi, possiamo convogliare - se facciamo un buon
lavoro - una massa finanziaria che ci consentirà ovviamente di
prevenire.
Da questo punto di vista posso assicurare tutti voi che faremo
obiettivamente l'impossibile utilizzando questo piano, di cui si è
detto che é aggiornato continuamente. Ma non so come sia
aggiornato, onorevole Ardizzone, glielo assicuro; è stato
completato dagli uffici dell'Assessorato del territorio e
dell'ambiente nel 2007, poi è stato aggiornato.
Volete che io confessi una mia responsabilità, anche se forse non
sono colpevole?
Mi si dice che talvolta tale aggiornamento viene poi deliberato
dalla Giunta e diventa oggetto di un decreto del Presidente della
Regione, per ridurre la pericolosità, il livello di rischio di
un'area. Talvolta può essere successo che, ad iniziativa dell'ente
proponente, che è quello di base, da declassamenti di questo
genere, finalizzati magari a rendere edificabile un'area, ci possa
essere una di quelle spinte di cui si parlava.
Dobbiamo quindi riprendere questo piano, dobbiamo rivederlo,
dobbiamo essere rigorosissimi, non perché vogliamo fare del male ai
cittadini, ci mancherebbe altro
Una cosa che ci impressiona guardando quei territori - io non li
ho sorvolati in elicottero, preoccupato nel dover usare questo
mezzo-, è vedere come dalle piantine di quelle zone, collocate sul
tavolo grande nella sala antistante Sala d'Ercole, grazie ad un
rilievo aerofotogrammetrico che forse parte da Giardini fino a
Messina, si rileva una fila ininterrotta di case.
Fortunatamente, il Mediterraneo non ha distanze tali dalle coste
egiziane, libiche, tunisine, spagnole o quant'altro, da mettere in
movimento il mare, come avviene in altre parti del pianeta, in cui
i mutamenti climatici hanno determinato gli eventi disastrosi delle
Filippine piuttosto che dell'Indonesia, o del Sud-est asiatico.
Come riparare a tutto questo? Con la collaborazione, con la
partecipazione sicuramente di tutti noi guardando a quello che
abbiamo nei cassetti. Quanti studi sui fiumi, sui fiumiciattoli e
sulle fiumare Basta percorrere la Messina-Catania, come abbiamo
fatto da poco, al ritorno dai funerali, che ci si accorge che nel
bel mezzo di questi fiumi, invasi dalla vegetazione, sono state
costruite abitazioni.
Non vi è dubbio che bisogna riconciliarsi con la natura e
ricostituire, in tutta la loro ampiezza, i greti di quei torrenti
utilizzando tutte le risorse disponibili.
Non servono i fondi destinati alla costruzione del ponte sullo
Stretto di Messina. Facciamo chiarezza su questo una volta per
tutte.
Se siamo contrari al ponte, siamo contrari al ponte sullo Stretto,
chiuso. Ma quando si deve realizzare una infrastruttura con il
sistema del progetto di finanza, l'imprenditore costruisce il ponte
perché nell'arco di 20-30 anni vuole recuperare ciò che ha
investito e con gli interessi. Non possiamo indirizzare
l'investitore a riparare o a prevenire le frane perché da lì
l'imprenditore-investitore non ricava un utile per il suo
investimento. Quindi, questa é una polemica fuor di luogo.
Questa è una cosa che non condivido anche per altre ragioni.
Ci sono, indubbiamente, altre priorità: le fognature, le strade,
etc. che, se messe assieme, non so quante centinaia di migliaia di
euro ci vorrebbero.
Mi dicono che per fare velocemente la tratta ferroviaria Catania-
Palermo e raggiungere le due città nell'arco di un'ora e mezzo,
occorrono tanti soldi quasi quanto per realizzare il ponte sullo
Stretto di Messina Ciò basta per dire: non facciamo niente Tutto
ciò, invece, costituisce una grande sfida, una scommessa che forse
invita tutti noi a cercare di essere più virtuosi, ad avere
territori all'altezza di un'opera di dimensioni tali da dovere fare
i conti anche con quello che dovremmo fare nei prossimi anni.
E' lo stesso spirito di certe scommesse che noi facciamo a
proposito delle Olimpiadi, sulle quali poi si avanzano le solite
polemiche. E perché no? Cosa siamo, il Congo, il Biafra? Non siamo
una regione d'Europa che può essere degna di ospitare le cose più
belle? Con lo stesso spirito con cui siamo stati bacchettati per
avere finanziato in piccola parte il film Baarìa', che ora
concorre per il Premio Oscar, con altrettanto spirito razzistico si
ritiene che la nostra sia una pretesa infondata che non può stare
né in cielo né in terra
Cosa dire quindi? Da parte nostra, credo di parlare anche in nome
e per conto non solo dell'onorevole Buzzanca con il quale dobbiamo
cominciare ad intenderci immediatamente sul da farsi, confidando
nel buon senso di tutti i siciliani e nel Padre Eterno, che ci
aiuti e ci protegga.
Le parole dell'Arcivescovo sono state dure, appropriate; ci
sfidano e ci spingono a muoverci, a non frapporre indugio.
Ma credo che, francamente, per qualche tempo c'é bisogno anche
dell'aiuto di Dio, che io invoco, e certamente non me ne vergogno,
e poi fare tutti fino in fondo la nostra parte.
Io, in collaborazione con quanti dovranno e potranno dare una
mano, ma anche con il Presidente del Consiglio, che mi ha detto che
poi, in corso d'opera, tutte le modifiche che dovremo apportare, le
funzioni che dovremo aggiungere sulle risorse credo che noi non
dobbiamo chiedere elemosine a nessuno, sono d'accordo. Se
impiegheremo bene tutte le risorse che abbiamo e, per carità, tutto
quello che ci può venire che ben venga, ma con le risorse
disponibili faremo fino in fondo il nostro dovere. E ci auguriamo
che questo sia - credo - il modo migliore per onorare la memoria di
questi uomini e donne che hanno perso la vita.
Ho letto di questo Simone Neri - consentitemi di citarvelo e non
voglio fare torto a nessun altro, vi sono stati uomini della Marina
militare -, di cui si racconta che ha salvato diverse vite, forse
otto, e poi ha perso la sua. Perché non cominciamo, signor sindaco
e signori sindaci che mi ascoltate, presenti in quest'Aula e non, a
dedicare, e lo dico anche al sindaco di Palermo, la Piazza
Indipendenza per esempio (per carità, ormai siamo tutti liberi e
indipendenti ), perché non cominciare a dedicare, invece di tanti
nomi, più o meno generici e vaghi, ad intitolare strade e piazze ai
nostri eroi, come questo nostro figlio straordinariamente eroico?
Io credo che per onorare la loro memoria .
(Applausi)
dobbiamo mettere da parte le polemiche, e sino ad oggi ce ne sono
state tante Comincio io stesso a farne a meno. Mi viene fatto
presente, e quindi voglio confrontarmi con voi.
Vedete, in qualità di Commissario per la sicurezza dell'intera
Regione io ce la metto tutta. Vedete, è un'emergenza dovunque
Qui si polemizza sulla Commissione Bilancio. Non ho niente da
nascondere perché, credo che ne sappiate più di me, è complicato
fare quadrare i conti anche dinanzi alle emergenze di ogni giorno:
precari, giovani che hanno contratto mutui e quant'altro. E
l'emergenza tocca ogni ramo del nostro vivere civile: il territorio
come i conti della Regione, come i problemi degli enti locali.
Io, checché se ne dica, sono impegnato sino all'ultimo momento del
mio mandato di Presidente della Regione e, poi, da cittadino a
fare, fin quando Dio vorrà, il mio dovere. Di questo sono pronto a
rendere conto a tutti voi e ad avere da tutti voi, mi rivolgo in
questo senso a tutti gli schieramenti politici, la collaborazione
che, con tutti gli errori che sono pronto a correggere, la Sicilia
merita.
PRESIDENTE. Si passa alla votazione degli ordini del giorno in
precedenza comunicati.
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 179. Il parere del
Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno numero 182.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Il Governo lo accetta come
raccomandazione.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno numero 183. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Mi si dice, da parte dei
colleghi interessati, che l'ARPA è sufficientemente potenziata e se
serve potenziarla di più, assumiamo la raccomandazione certamente
con favore.
PRESIDENTE. Il Governo accetta, quindi, l'ordine del giorno come
raccomandazione.
L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno numero 184. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Mi si dice che può essere
apprezzato positivamente. Il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 185. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Leggo il titolo e, visto che
conosco la situazione della collina di Vampolieri, devo dire che
concordo pienamente a che si attivino le procedure necessarie a
monitorare l'area in maniera puntuale. Il parere è favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 186. Lo pongo in votazione.
Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Si tratta di misure
finalizzate all'azione di investimento e di messa in sicurezza dal
rischio idrogeologico della Sicilia. Attiveremo ulteriormente ogni
misura atta a potenziare le risorse finanziarie necessarie. Il
parere, quindi, è favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Seguito della discussione del disegno di legge «Disposizioni per
agevolare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro» (349/A)
PRESIDENTE. Si passa al III punto all'ordine del giorno: Seguito
della discussione del disegno di legge numero 349/A «Disposizioni
per agevolare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro».
Invito i componenti la V Commissione a prendere posto al banco
alla medesima assegnato.
Onorevoli colleghi, ricordo che l'esame del disegno di legge era
stato sospeso nella seduta numero 112 del 30 settembre 2009, dopo
avere dichiarato aperta la discussione generale.
Non avendo alcun deputato chiesto di parlare, dichiaro chiusa la
discussione generale.
Pongo in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:
«Art. 1.
Stato di disoccupazione
l. Lo stato di disoccupazione del soggetto privo di lavoro che sia
immediatamente disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di una
attività lavorativa è comprovato dalla presentazione
dell'interessato presso il Centro per l'impiego competente nel cui
ambito territoriale si trovi il domicilio del medesimo.
2. Il soggetto interessato, per le finalità delle disposizioni di
legge vigenti in materia di agevolazioni per l'inserimento
lavorativo, presenta al Centro per l'impiego competente una
dichiarazione resa ai sensi del decreto del Presidente della
Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, che attesti:
a) immediata disponibilità allo svolgimento di attività
lavorativa;
b) immediata disponibilità alla partecipazione alle misure di
orientamento, formazione e politiche attive del lavoro proposte dal
Centro per l'impiego competente;
c) eventuale attività lavorativa precedentemente svolta;
d) data dalla quale risulta essere direttamente alla ricerca di
lavoro anche attraverso altri organismi autorizzati o accreditati
ovvero partecipazioni a bandi o concorsi pubblici o privati.
3. I Centri per l'impiego procedono ad erogare ai soggetti di cui
alla presente legge i servizi di cui alle lettere a) e b)
dell'articolo 3 del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181 e di
cui alle leggi vigenti in materia di agevolazioni per l'inserimento
lavorativo.
4. I Centri per l'impiego rilasciano certificazione sullo stato di
disoccupazione e della decorrenza iniziale, per le finalità di cui
alle leggi vigenti in materia di agevolazioni per l'inserimento
lavorativo, anche sulla scorta delle dichiarazioni dei soggetti di
cui al presente articolo e sottopongono le stesse ai controlli
previsti dal decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre
2000, n. 445.
5. I Centri per l'impiego accertano la perdita dello stato di
disoccupazione sulla scorta dei criteri adottati con decreto
dell'Assessore regionale per il lavoro, la previdenza sociale, la
formazione professionale e l'emigrazione, sentita la Commissione
regionale per l'impiego, secondo i principi di cui alle lettere a),
b), c) e d) dell'articolo 4 del decreto legislativo 21 aprile 2000,
n. 181».
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Lentini
l'emendamento 1.1:
«Al comma 5 sostituire le parole accertano la perdita dello con
verificano lo .
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 1, come emendato. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
«Art. 2.
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
«Disposizioni per agevolare l'incontro tra la domanda e l'offerta»
(349/A)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio nominale
del disegno di legge «Disposizioni per agevolare l'incontro tra la
domanda e l'offerta» (349/A).
Indìco la votazione per scrutinio nominale. Chiarisco il
significato del voto: chi vota sì preme il pulsante verde; chi vota
no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il pulsante
bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Ammatuna, Apprendi, Arena, Aricò, Beninati, Buzzanca,
Caronia, Cintola, Colianni, Cracolici, Currenti, D'Agostino
D'Antoni, De Benedictis, De Luca, Di Benedetto, Digiacomo, Di
Mauro, Fagone, Falcone, Faraone, Federico, Fiorenza, Formica,
Forzese, Gianni, Greco, Gucciardi, Incardona, Lentini, Lo Giudice,
Lombardo, Maira, Marinello, Marinese, Marrocco, Marziano, Minardo,
Mineo, Musotto, Oddo, Panarello, Pogliese, Ragusa, Raia, Romano,
Ruggirello, Scilla e Vinciullo.
Sono in congedo: Cordaro, Corona, Lupo, Panepinto, Rinaldi, Scoma
e Vitrano.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 50
Votanti 49
Maggioranza 25
Favorevoli 49
(L'Assemblea approva)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 20 ottobre
2009, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
n. 152 - «Iniziative a seguito dell'evento alluvionale dell'1
ottobre 2009 che ha interessato i comuni di Messina, Scaletta
Zanclea e Itala».
DE LUCA - MUSOTTO - ROMANO - MINARDO - D'ANTONI -D'AGOSTINO -
FEDERICO
n. 153 - «Mancata attuazione degli articoli 35 e 36 della legge
finanziaria regionale n. 6 del 2009 riguardanti interventi per la
formazione della gente di mare e misure urgenti per l'emergenza
sociale».
AMMATUNA - RINALDI - GUCCIARDI - BONOMO - FIORENZA BARBAGALLO -
FERRARA GALVAGNO - LACCOTO - LUPO - MATTARELLA - PICCIOLO - VITRANO
n. 154 - «Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta
per l'individuazione di eventuali responsabilità strutturali e
organizzative su quanto accaduto negli ospedali S. Stefano di
Mazzarino e Sant'Elia di Caltanissetta tra il 20 e il 21 agosto
2009».
CAPUTO - LEONTINI - MANCUSO - LIMOLI - CORONA - BOSCO
III - Comunicazioni del Presidente della Regione sulla situazione
dei rifiuti in Sicilia
La seduta è tolta alle ore 20.06
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
Dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO:
COMUNICAZIONI
Disegni di legge presentati che si comunicano all'Aula:
«Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2010 e bilancio pluriennale per il triennio 2010/2012»
(n. 470)
- di iniziativa governativa, presentato dal Presidente della
Regione (Lombardo) su proposta dell'assessore per il bilancio (Di
Mauro) in data 2 ottobre 2009 e 13 ottobre 2009
«Norme di riforma della formazione professionale» (n. 473)
- di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli
Gucciardi, Ammatuna, Barbagallo, Bonomo, Ferrara, Fiorenza,
Galvagno, Laccoto, Lupo, Rinaldi, Vitrano in data 12 ottobre 2009
«Interventi per favorire la permanenza del personale a tempo
indeterminato nel settore della formazione professionale» (n. 474)
- di iniziativa parlamentare, presentato dall' onorevole Gucciardi
in data 12 ottobre 2009
«Istituzione del ruolo regionale speciale ad esaurimento del
personale addetto alle attività di formazione professionale» (n.
475)
- di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Gucciardi
in data 12 ottobre 2009.
Interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate
«All'Assessore per i beni culturali e ambientali e per la pubblica
istruzione, premesso che:
in data 14 maggio 2008, l'Osservatorio regionale per la qualità
del paesaggio dell'Assessorato Beni culturali e ambientali e
pubblica istruzione della Regione siciliana ha approvato il piano
paesaggistico dell''Ambito 9'- città di Messina e parte della
predetta provincia;
dopo l'esame e l'espressione del parere dell'Osservatorio
regionale, il piano è stato trasmesso alla Soprintendenza per i
beni culturali ed ambientali di Messina con nota prot. 52732 del 23
maggio 2008, perché la stessa provvedesse alla concertazione di cui
all'art. 144 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;
la concertazione con i comuni è iniziata ancora prima della
presentazione all'Osservatorio, durante la fase di redazione del
piano, quando sono state illustrate le metodologie che si stavano
seguendo e gli scopi perseguiti. I principali incontri di quella
prima fase, sono stati:
incontro con i Comuni del 15 aprile 2005;
incontro con i Comuni del 14 giugno 2006;
incontro con l'Azienda delle foreste demaniali del 24 ottobre
2006;
incontro con il comune di Milazzo (ME) del 5 febbraio 2007;
dopo l'esame e l'espressione del parere da parte
dell'Osservatorio, l'Assessorato regionale Beni culturali ha
convocato tutti i comuni interessati dal piano ed i rappresentanti
dell'Amministrazione provinciale di Messina, nelle date del 3, 5 e
8 settembre 2008;
in tali occasioni il piano è stato illustrato dai funzionari
dell'Assessorato e dai responsabili della Soprintendenza ed è stato
discusso con i rappresentanti degli enti intervenuti, ai quali sono
stati consegnati gli elaborati dello stesso, affinché venissero
esaminati dalle singole autorità comunali e provinciali per
eventuali osservazioni;
in data 30 settembre 2008, sono stati nuovamente convocati in
Assessorato tutti i rappresentanti dei comuni interessati dal piano
e dell'amministrazione provinciale;
in tale seduta, alcuni enti hanno presentato osservazioni, mentre
altri hanno richiesto ulteriori incontri separati di
approfondimento, da effettuare a Messina con i funzionari della
Soprintendenza che si occupano del piano; tali ulteriori incontri
si sono svolti: il 3 ottobre 2008 nel comune di Furci Siculo, il 10
ottobre 2008 nel comune di Librizzi, il 30 ottobre 2008 nel comune
di Messina ed il 6 novembre 2008 nella provincia regionale di
Messina;
le osservazioni presentate negli incontri di Palermo e di Messina
sono state ampiamente discusse ed esaminate dalla Soprintendenza,
che ha esposto la propria posizione nel documento riassuntivo prot.
94 del 12 gennaio 2009;
i comuni e la provincia hanno manifestato un elevato grado di
accoglimento del piano paesaggistico dell'Ambito 9, muovendo
rilievi che non incidono sull'essenza primaria del piano;
ritenuto che:
alla data odierna il predetto piano non è stato riesaminato
dall'Osservatorio regionale per la qualità del paesaggio
dell'Assessorato Beni culturali della Regione siciliana, per
verificare gli esiti delle concertazioni;
di conseguenza, il piano paesaggistico non è stato sottoposto alla
firma dei responsabili dell'Assessorato, firma indispensabile per
consentire l'entrata in vigore immediata dello strumento di
salvaguardia del territorio interessato, per poi procedere
all'entrata in vigore definitiva dello stesso;
il grave ritardo nuoce in maniera molto grave alla tutela del
paesaggio a causa della sfrenata urbanizzazione di terreni
pregiati, così come si può riscontrare nelle zone a monte della
panoramica di Messina e sulle colline della zona ionica in
particolare;
le zone citate sono state selvaggiamente urbanizzate, realizzando
seconde case ed alberghi lungo stradelle che non danno alcuna
sicurezza;
non è pensabile restare passivamente inerti di fronte alla
distruzione di interi paesaggi;
per sapere:
quali siano le motivazioni per le quali il piano paesaggistico di
Messina non è stato ancora portato alla definizione completa,
tenendo presente che col trascorrere dei giorni aumentano fenomeni
di distruzione di tutte le aree da difendere, in specie le pendici
e i crinali;
se ed entro quali tempi intenda approvare il piano paesaggistico
dell'Ambito 9-città di Messina, facendo scattare i relativi vincoli
di tutela e salvaguardia». (786)
ARDIZZONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la sanità,
premesso che:
la Regione siciliana è una delle pochissime regioni italiane a non
avere una regolamento che favorisce l'istituzione di cimiteri
destinati alla sepoltura di animali d'affezione;
tali siti, ovviamente, devono rispondere a determinati requisiti
stabiliti da un regolamento attuativo ed avere, comunque, un
riconoscimento ufficiale da parte delle istituzioni, sia regionali
che locali;
considerato che la l.r. 3 luglio 2000, n. 15, che istituiva
l'anagrafe canina, prevedeva, all'articolo 23, la possibilità, da
parte di comuni, singoli o associati, di realizzare cimiteri '(...)
per il seppellimento di animali d'affezione (...) a condizione che
un apposito certificato rilasciato da un medico veterinario escluda
il decesso per malattie trasmissibili all'uomo (...)'. Lo stesso
articolo, al comma 3, recitava 'Il Presidente della Regione adotta
(...) apposito regolamento tipo di gestione dei cimiteri per
animali d'affezione (...)', individuando, quindi, nel Presidente
della Regione il soggetto che avrebbe dovuto istituire un
regolamento istitutivo dei cimiteri per animali d'affezione;
tenuto conto che:
la successiva l.r. 22 dicembre 2005, n. 19, all'art. 25, comma 3,
riprendeva l'ormai annosa questione, citando testualmente che: 'La
Regione siciliana favorisce la realizzazione di cimiteri destinati
alla sepoltura di animali d'affezione. Con successivo
provvedimento, l'Assessore regionale per la sanità disciplina (...)
le modalità per la loro realizzazione';
è evidente che ci si trova davanti ad una legge, la n. 19 del
2005, che entra in palese contrasto con quanto previsto dalla legge
n. 15 del 2000. Difatti, mentre nel 2000 era il Presidente della
Regione che doveva adottare un regolamento di gestione, nel 2005 è
l'Assessore per la sanità che deve provvedere ad emanare tale
provvedimento;
visto che tale conflitto di competenze ha portato esclusivamente
all'assoluto silenzio su tale evidente necessità sociale, negando,
di fatto, a migliaia di siciliani la possibilità di dare una degna
sepoltura ai propri 'amici a due o quattro zampe';
per sapere:
se non ritengano improcrastinabile emanare un provvedimento che
faccia definitivamente chiarezza sulle competenze in materia di
cimiteri destinati alla sepoltura di animali d'affezione;
se non ritengano urgente l'emanazione di un regolamento attuativo
dei cimiteri per animali, istituendo, tra l'altro, un fondo
speciale per contribuire alla realizzazione di dette opere». (787)
POGLIESE-VINCIULLO-MARROCCO-ARICO'-CAPUTO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per il bilancio e le
finanze e all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali, premesso che:
dagli organi di stampa si è appreso che sono state varate dalla
Giunta di Governo regionale le manovre correttive alla finanziaria
regionale per l'anno 2010, tagli che superano il miliardo di euro;
invece di intaccare branche dell'Amministrazione molto 'corpose'
in termini di gestione economica e notoriamente dedite allo sciupìo
delle risorse economiche della Regione, i tagli inseriti nella
suddetta manovra correttiva, sono stati indirizzati contro settori
amministrativi che si rivolgono alle sfere della società civile più
bisognose della presenza delle istituzioni;
difatti, sempre secondo gli organi di stampa, sono stati diminuiti
i fondi per il bonus-figlio, i contributi per le adozioni
internazionali, il bonus socio-sanitario, i sussidi alle opere pie,
gli aiuti alle chiese per gli acquisti degli arredi, i contributi
alle vittime delle estorsioni, alle associazioni antiracket ed alle
vittime della mafia;
considerato che:
tale 'modus operandi' della Giunta regionale ha portato lo stesso
Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie
locali, dottoressa Caterina Chinnici, ad esprimere la propria
cocente delusione, dato che: '(...) i tagli penalizzano la
possibilità di interventi nel campo del sociale';
tali dichiarazioni, oltre a rispondere a sani princìpi di
giustizia sociale, sono apprezzabili ed interamente condivisibili:
dimostrano l'elevata dirittura morale della dott.ssa Chinnici ed
una capacità di critica che esula dal ruolo istituzionale
ricoperto, dimostrando l'amore e l'interesse nei confronti di
migliaia di siciliani che già hanno avuto dalla vita solo disagi ed
afflizioni;
per sapere se non ritengano:
illogico fare pagare alle fasce più deboli della società siciliana
ed alle vittime del fenomeno mafioso i problemi legati alla crisi
di liquidità che investe le casse della Regione, crisi dovuta ad
anni di sperperi e cattiva gestione della 'res' pubblica;
doveroso, nei confronti di migliaia di siciliani, vittime del
disagio sociale, ripristinare i contributi per le fasce più deboli,
puntando, di contro, ad una maggiore razionalizzazione delle spese
nei settori contributivi notoriamente improduttivi e privi di
efficacia;
indispensabile e rispondente a princìpi morali, oltre che di buona
e saggia amministrazione, ripristinare tutte le voci di spesa a
favore dei familiari delle vittime della mafia, che hanno già
pagato un prezzo altissimo in termini di sacrifici personali».
(788)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:
in data 24 agosto, ad Agrigento, dopo ben 50 anni, è stata
riaperta al pubblico la struttura del Palazzo dei Filippini,
restituendo così alla pubblica fruizione uno dei più bei complessi
monumentali cittadini. L'edificio è stato momentaneamente adibito
ad esposizione temporanea delle opere della pinacoteca comunale e
delle collezioni 'Sinatra' e 'Gianbecchina', precedentemente
esposte presso il complesso chiaramontano di Santo Spirito;
rilevato che:
pur nel comune apprezzamento per il riutilizzo del complesso dei
Filippini, nella città sono state sollevate numerose critiche circa
le procedure seguite per l'allestimento e l'adeguamento della
struttura, che sono sfociate in esposti alla magistratura;
alcuni filmati pubblicati su youtube
(www.youtube.com/watch?v=kzFOGASr
pw;www.youtube.com/watch?v=BGonAieb4KA&feature=related) denunciano
palesi, gravi e difficilmente riparabili danni alle preziose opere
esposte (buchi, strappi, ecc.), oltre ad evidenziare insufficienti
misure di sicurezza e salvaguardia che, unite ad un inadeguato
sistema di illuminazione, rischiano di danneggiare ulteriormente le
preziose tele;
la sovrintendente per i beni culturali e ambientali di Agrigento
ha definito il trasferimento delle opere dalla sede di Santo
Spirito a quella dei Filippini come 'operazione illegale oltre che
anticulturale';
la stessa sovrintendente, dopo il sopralluogo effettuato
dall'ufficio presso il museo di Santo Spirito, successivo
all'illecito prelievo dei dipinti, ha dichiarato: 'Emerge uno
scenario desolante: supporti espositivi danneggiati; impianto di
illuminazione smembrato; materiali didattici arbitrariamente
dimessi e trasferiti';
viene ancora denunciato dalla dottoressa Gabriella Costantino che
nel medesimo sopralluogo: 'è stata rilevata anche l'assenza di gran
parte di opere e dipinti, del cui trasferimento e relativa
consistenza questa Soprintendenza non ha certezza alcuna e ciò a
pregiudizio della salvaguardia delle opere stesse in merito a
elenchi identificativi, modalità e precauzioni di imballaggio,
trasporto, funzionari responsabili e copertura assicurativa';
tenuto conto che si ritiene opera egregia l'apertura di nuovi
spazi culturali, purché ciò avvenga salvaguardando adeguatamente
opere di impareggiabile valore artistico, garantendo la sicurezza
delle stesse sia nella fase di trasporto che in quella di
esposizione, non danneggiando strutture già esistenti di grande
pregio storico ed architettonico (quale il Convento di Santo
Spirito del XIII secolo) ed osservando leggi e regolamenti posti a
salvaguardia del patrimonio collettivo;
considerato che:
per consentire l'apertura del complesso dei Filippini sono stati
realizzati gli impianti di riscaldamento, di allarme e antincendio
oltre che opere per l'allestimento della mostra temporanea;
il convento dei Filippini, il complesso di Santo Spirito, nonché
le opere esposte sono sottoposte a tutele e vincoli da parte della
Regione siciliana;
preso atto che, con atto del Consiglio comunale di Agrigento n. 79
del 6 novembre 1954, è stato deliberato l'affidamento sine tempore
allo Stato delle civiche collezioni di proprietà del Comune e che
successivamente, con il DPR n. 1825 del 1961, il DPR n. 635 del
1975, il DPR n. 635 del 1975 e con la l.r. n. 80 del 1977 tutte le
competenze e titolarità statali sui beni di interesse artistico,
storico e archeologico sono transitate dallo Stato alla Regione, e
specificamente in capo all'Assessorato regionale Beni culturali e
ambientali e pubblica istruzione;
in considerazione di quanto detto, appare dubbia, se non
chiaramente inesistente, la titolarità e la disponibilità in capo
al Comune di Agrigento delle collezioni e delle opere trasferite
dal monastero di S. Spirito al convento dei Filippini, per cui, se
così stanno le cose, il Comune di Agrigento ha compiuto
un'appropriazione indebita ed arbitraria di opere su cui
l'Assessorato Beni culturali e ambientali e la pubblica istruzione
aveva ed ha piena titolarità, e non solo compiti di tutela;
per sapere:
se per l'allestimento dello spazio espositivo siano state
rispettate le previste procedure autorizzative e di sicurezza;
quali soggetti abbiano finanziato le opere per la realizzazione
degli impianti presso il convento dei Filippini;
chi abbia progettato l'impianto illumino-tecnico e se esista un
progetto dell'impianto;
chi abbia curato l'allestimento scientifico;
se la struttura espositiva sia provvista di impianto di sicurezza
e di videosorveglianza, in considerazione dell'enorme valore anche
economico delle opere esposte;
chi abbia materialmente eseguito le opere, chi ne sia stato il
committente e quali siano state le procedure seguite per
l'aggiudicazione dei lavori di adeguamento della struttura;
se risponda al vero quanto affermato dalla sovrintendente di
Agrigento circa i danni prodotti al monastero di Santo Spirito, la
non rintracciabilità di numerosi dipinti e l'illegalità della
procedura seguita;
quale ditta abbia effettuato il trasferimento delle opere e il
successivo nuovo allestimento, chi abbia ordinato i relativi lavori
e quale sia stata la procedura seguita;
se la suddetta ditta fosse provvista di certificazione di idoneità
alla esecuzione delle opere;
se il danneggiamento delle numerose opere d'arte fosse avvenuto in
seguito al prelievo e al trasporto o se le stesse fossero,
precedentemente, già compromesse;
se non ritengano di dover disporre un'indagine ispettiva presso il
Comune di Agrigento al fine di accertare, attraverso l'esame degli
atti, la correttezza dell'iter seguito nell'intera vicenda;
se non ritengano di dover disporre un immediato sopralluogo presso
il convento dei Filippini al fine di verificare lo stato di degrado
delle opere d'arte e l'adeguatezza della struttura e delle
soluzioni espositive;
se siano fondate le considerazioni sulla titolarità delle gare e,
in caso affermativo, quali azioni ritengano opportuno mettere in
atto affinché la Regione siciliana riacquisisca beni di grande
valore, indebitamente sottratti, e quali altri atti intendano
compiere a tutela del patrimonio affidato all'Assessorato Beni
culturali affinché non continuino a perpetuarsi azioni di
danneggiamento, incauta custodia e sottrazione illecita». (789)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
DI BENEDETTO
«Al Presidente della Regione, premesso che la disastrosa alluvione
che ha colpito la fascia ionica della provincia di Messina ai primi
di ottobre del corrente anno interviene su comuni che già nel 2007
erano stati colpiti da nubifragi di forte intensità;
ricordato che, a memoria storica, tali zone sono particolarmente
soggette a frane e smottamenti in quanto geologicamente giovani e
tra le più piovose d'Italia;
visto che, secondo notizie riportate dalla stampa, per tali
ragioni, negli ultimi 20 anni trascorsi sarebbero stati stanziati
circa 200 milioni di euro per la messa in sicurezza di tale area;
per sapere:
se risponda al vero che 200 milioni di euro sarebbero stati
stanziati per la messa in sicurezza della zona nuovamente colpita
dai recenti nubifragi;
chi avrebbe speso tali somme, se l'Assessorato alla Presidenza o
la Protezione civile, o entrambi pro quota;
quali progetti siano stati finanziati e dove;
se i fondi siano stati attribuiti attraverso gare di appalto o
secondo procedure di 'somma urgenza';
quali fossero gli obiettivi e quali siano stati i risultati».
(790)
APPRENDI
«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali e all'Assessore per il bilancio e le finanze,
premesso che:
dalle notizie apprese dagli organi di informazione e dai resoconti
del dibattito consiliare che ne è scaturito, la Provincia regionale
di Palermo ha investito, lungo un periodo che va dal 2006 al 2008,
l'ammontare di circa 30 milioni di euro attraverso la società IBS
Forex di Como, nell'ambito dell'investimento di circa 52 milioni di
euro di fondi accantonati dalla precedente amministrazione;
a seguito delle comunicazioni date in Consiglio provinciale dal
Presidente Giovanni Avanti, lo stesso Consiglio votava
l'istituzione di una commissione d'inchiesta formata
prevalentemente da consiglieri esperti in materia bancaria e/o
contabile;
considerato che gli investimenti intrapresi da enti pubblici
devono essere esclusivamente di carattere istituzionale, e cioè
infrastrutture di supporto ai servizi pubblici, immobili da
destinare a pubblici usi, e non devono presentare aspetti
speculativi con conseguente rischio di perdita del capitale, come
avvenuto nel caso della Provincia regionale di Palermo;
ritenuto che potrebbero esserci altri enti locali in Sicilia che
hanno intrapreso investimenti speculativi, e che quindi si rende
necessario un immediato monitoraggio, da parte degli organismi
regionali preposti, al fine di evitarne perdite e/o di controllarne
gli esiti per tempo;
per sapere:
se sia stato attivato un monitoraggio da parte degli Assessorati
in indirizzo per accertare quali enti locali siciliani abbiano
intrapreso investimenti speculativi negli ultimi 5 anni, quali
importi siano stati investiti e l'esito di tali investimenti;
nel caso in cui non sia stato attivato tale monitoraggio, se non
ritengano di attivarlo immediatamente per ottenere i dati sopra
citati;
quali interventi, anche legislativi, intendano intraprendere per
evitare che le pubbliche amministrazioni degli enti locali possano
continuare liberamente ad investire capitali pubblici, a scapito
della collettività, in caso di perdite economiche risultanti dagli
investimenti stessi». (791)
ARICO'
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la sanità,
premesso che da notizie di stampa si evince che in Sicilia
sussistono delle difficoltà nella distribuzione e somministrazione,
da parte delle strutture sanitarie, di un farmaco, il natalizumab,
di importanza vitale per i soggetti colpiti da sclerosi multipla
che, in Sicilia, sono circa 5000, con un incremento di circa 150
nuovi casi all'anno;
considerato che:
tale medicinale, secondo recenti studi europei, riduce il rischio
di progressione sostenuta della disabilità a 6 mesi nel 54% dei
casi, mentre abbassa addirittura del 92% il numero medio delle
lesioni tipiche di questa malattia e del 68% il tasso annuale di
ricadute. Appare evidente che l'uso di tale farmaco evita, per
anni, ad un malato di finire su una sedia a rotelle;
la difficoltà nella somministrazione del farmaco è dovuta
esclusivamente al suo alto costo (circa 1000 euro a fiala) e le
strutture sanitarie preposte a tale compito non hanno i fondi per
anticipare l'acquisto di detto medicinale. Ciò è dovuto al fatto
che le aziende sanitarie dovrebbero rimborsare le somme anticipate
dalle strutture sanitarie, ma questo avviene dopo un lungo periodo
di attesa, sconvolgendo, di fatto, i bilanci già esigui degli
ospedali e delle ex AUSL regionali;
tenuto conto che:
risulta impensabile e moralmente inaccettabile, se la notizia di
stampa fosse confermata, che un farmaco di così vitale importanza
non venga più somministrato ai pazienti solo perché costa troppo e
tutto ciò in una Regione, come la Sicilia, che divora, nel settore
della sanità, più del 50% dell'intero bilancio regionale;
tra l'altro, si verificano casi di assoluta disparità tra
strutture sanitarie regionali che, avendo disponibilità di fondi,
erogano il farmaco, e altre che, non avendo più disponibilità in
bilancio, non riescono più a somministrarlo;
per sapere:
se rispondano al vero le notizie apparse su alcuni organi di
stampa in merito ad una probabile diminuzione, se non addirittura
cessazione, della somministrazione del farmaco natalizumab;
se non ritengano opportuno intervenire affinché vengano
velocizzate le procedure di rimborso, da parte delle ASP, delle
anticipazioni sostenute dalle strutture sanitarie che acquistano
medicinali vitali, anticipando le somme necessarie». (792)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'agricoltura e le
foreste e all'Assessore per la sanità, premesso che:
i frantoiani siciliani, cioè i proprietari dei frantoi dove
vengono lavorate e trasformate le olive per la produzione
dell'olio, sono in stato di agitazione;
la protesta dei frantoiani, ad un mese dall'inizio della raccolta
delle olive, nasce da una legge regionale che, in sostanza,
assimila le acque reflue del lavaggio delle olive ai rifiuti
speciali, che quindi necessitano di procedure particolari per il
loro smaltimento, nonostante che recenti studi abbiano dimostrato
l'assoluta mancanza di materiale inquinante nelle suddette acque;
tenuto conto che lo smaltimento delle acque reflue dei frantoi ha
un costo non indifferente per i frantoiani e, di conseguenza, per i
produttori di olio, e ciò incide in maniera non indifferente in
termini concorrenziali, visto che per le altre regioni italiane
produttrici di olio, per la Spagna e per la Grecia non vi sono
limiti nello smaltimento di dette acque;
considerato che il Governo regionale ha già evidenziato tale
anomalia ma, per un cavillo burocratico, il decreto che modificava
la legge è stato bloccato da un funzionario dell'Assessorato
Sanità;
per sapere se non ritengano necessario, improcrastinabile ed
estremamente urgente emanare un provvedimento che ponga rimedio
definitivamente a questa anomalia, permettendo ai frantoiani e, di
conseguenza, ai produttori siciliani di olio, di eliminare una
discrepanza che li danneggia in maniera esponenziale nei confronti
degli altri produttori nazionali ed esteri, ponendoli nella
condizione di non poter reggere la concorrenza, nonostante le
caratteristiche uniche e non ripetibili dei nostri oli». (793)
VINCIULLO
Le interrogazioni testé annunziate saranno poste all'ordine del
giorno per essere svolte al loro turno.
Interrogazioni con richiesta di
risposta scritta presentate
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
le tragiche conseguenze dell'alluvione che nei giorni scorsi ha
devastato il territorio messinese sono già oggetto di indagine da
parte dell'autorità giudiziaria;
la dinamica degli eventi fa presupporre la sussistenza di
responsabilità ad altro titolo imputabili;
a seguito della precedente alluvione del 2007, la Protezione
civile ha definito il territorio interessato ad 'alto rischio
idrogeologico';
il Comune di Messina aveva piena consapevolezza, come risulta da
una relazione inoltrata alla Procura della Repubblica di Messina,
'dell'esistenza di elementi di criticità' che richiedevano
'interventi strutturali e non per la salvaguardia della
popolazione';
per sapere:
se intendano disporre, con la dovuta urgenza, un'ispezione presso
il Comune di Messina, al fine di accertare:
1) se sia stato istituito e sia in funzione un ufficio per la
difesa del suolo, comunque denominato;
2) a quanto ammontino i fondi destinati al suo funzionamento e
come e se siano stati utilizzati;
3) se sia operativo il piano per la Protezione civile;
4) quali interventi siano stati posti in essere nel periodo che va
dall'alluvione del 2007 al disastro dei giorni scorsi;
5) per quali ragioni la frazione di Giampilieri Superiore (ME) sia
stata esclusa dall'elenco delle zone a rischio idrogeologico a
favore delle quali è stato istituito un apposito fondo dal
Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare;
6) quali iniziative intenda intraprendere il Presidente della
Regione nella veste di 'commissario dell'emergenza', precisandone
le modalità e i tempi di attuazione, nonché in che modo intenda
informare l'Assemblea regionale;
le ragioni per le quali, in conseguenza degli eventi, sia stato
ritirato il 'piano casa' a suo tempo esitato dalla Giunta
regionale». (794)
INCARDONA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali, premesso che il fondo per
le autonomie in favore dei comuni per l'anno 2009 ammonta a 913
milioni di euro;
premesso altresì che da detto fondo, con il decreto dell'Assessore
per la famiglia, n. 675/2009, sono state sottratte importanti somme
a favore di azioni che andrebbero diversamente finanziate, per un
importo pari a 433.114.236,70, con la conseguenza che restano a
disposizione del fondo per i comuni meno di 500 milioni di euro a
fronte dei 913 milioni iniziali;
considerato che mediamente ai comuni siciliani, sulla base delle
disponibilità del fondo per le autonomie, sarà ripartita una somma
decurtata di circa il 10% rispetto alla dotazione dell'anno
precedente, e che questa decurtazione comporterà, per molte
amministrazioni, la soppressione di alcuni servizi già programmati
indispensabili per i cittadini; programmati;
ritenuto gravissimo il danno economico-finanziario che subiranno
centinaia di comuni nell'Isola, afflitti, come sono, da una pesante
crisi che rende sempre più difficile la gestione degli enti locali;
per sapere:
quali provvedimenti urgenti intendano assumere affinché venga
rimodulato lo schema di ripartizione dei fondi a disposizione dei
comuni, considerato che le decurtazioni previste per il 2009 sono
causa di gravissimo deficit per le amministrazioni locali;
in che modo intendano intervenire in favore dei comuni allorché la
suddetta decurtazione provocherà la paralisi nell'erogazione di
servizi sociali essenziali, in massima parte destinati alle fasce
deboli, a fronte di impegni di spesa già programmati in precedenza
dalle medesime amministrazioni». (795)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
D'ASERO
Le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al Governo.