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Resoconto d'Aula della Seduta n. 115 di martedì 13 ottobre 2009
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, avverto che del processo  verbale
  sarà data lettura nella seduta successiva.

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                          Congedi e missioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono in congedo per la  presente  seduta
  gli  onorevoli: De Benedictis, Panepinto e Scoma per  oggi;  Corona
  dal 13 al 15 ottobre 2009.

   Comunico,  altresì, che  sono in missione, per  ragioni  del  loro
  ufficio,  gli onorevoli: Scoma, dal 14 al 21 ottobre 2009; Vitrano,
  dal 12 al 13 ottobre e dal 3 al 10 novembre 2009.

   L'Assemblea ne prende atto.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  mozioni:

   numero  152 «Iniziative a seguito dell'evento alluvionale  dell'1
  ottobre  2009  che  ha  interessato i comuni di  Messina,  Scaletta
  Zanclea  e  Itala»,  degli  onorevoli  De  Luca,  Musotto,  Romano,
  Minardo,  D'Antoni, D'Agostino e Federico, presentata il 7  ottobre
  2009;

   numero 153 «Mancata attuazione degli articoli 35 e 36 della  legge
  finanziaria regionale n. 6 del 2009 riguardanti interventi  per  la
  formazione  della  gente di mare e misure urgenti  per  l'emergenza
  sociale»,  degli  onorevoli Ammatuna, Rinaldi,  Gucciardi,  Bonomo,
  Fiorenza, Barbagallo, Ferrara, Galvagno, Laccoto, Lupo, Mattarella,
  Picciolo e Vitrano, presentata il 9 ottobre 2009;

   numero  154  «Istituzione  di  una  Commissione  parlamentare   di
  inchiesta   per   l'individuazione  di   eventuali   responsabilità
  strutturali  e organizzative su quanto accaduto negli  ospedali  S.
  Stefano di Mazzarino e Sant'Elia di Caltanissetta tra il 20 e il 21
  agosto  2009»,  degli onorevoli Caputo, Leontini, Mancuso,  Limoli,
  Corona e Bosco, presentata il 12 ottobre 2009.
   Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   l'evento alluvionale di giovedì 1  ottobre 2009 che ha colpito  la
  città  di  Messina  ed i comuni della riviera ionica  (da  Scaletta
  Zanclea  a  S. Alessio Siculo, con particolare gravità i comuni  di
  Scaletta  Zanclea,  Itala e Messina Sud, ha causato  la  caduta  di
  circa  300  mm/2,5h di pioggia (trecento millimetri di pioggia  per
  unità  di  superficie in due ore e mezza) mentre nel solo  mese  di
  ottobre la piovosità media nell'area in questione è sempre stata di
  circa 700 mm;

   tale evento atmosferico era stato preceduto da altri consimili  di
  media  intensità, nel medesimo territorio, nei mesi  di  ottobre  e
  dicembre  2007  e  2008  e nel mese di settembre  2009,  provocando
  notevoli e sostanziali danni alle infrastrutture presenti (chiusura
  della 'A18' e della strada statale 114);

   lo stesso evento per la sua portata, è da ritenersi di eccezionale
  intensità,   e  non  è  paragonabile  a  quelli  già   verificatisi
  precedentemente,  pur se sono stati ingenti i conseguenti  danni  a
  beni immobili ed infrastrutturali (si ricorda la chiusura della  SS
  114 per un lungo periodo sia nel 2007 che nel 2008);

   pur  se  inquadrabile come evento eccezionale, è stato  anticipato
  dai   predetti   accadimenti  del  2007  e  2008,  confermando   la
  complessiva   mutazione  climatica  delle  aree  del  Mediterraneo,
  paragonabili sempre più a quelle tropicali;

   a tali eventi, ed a tali 'piogge di progetto', ci si deve riferire
  per   la   riprogrammazione,  progettazione  ed  esecuzione   degli
  interventi  di  mitigazione del rischio idrogeologico  al  fine  di
  determinare  i  nuovi parametri di sicurezza sia dei corsi  d'acqua
  che  della  dissestabilità  potenziale  delle  aree  ricadenti  nel
  territorio della Regione;

   la  causa-effetto precipitazione/innesco frana non è  direttamente
  connessa  ed immediata se viene effettuata una corretta prevenzione
  e manutenzione del territorio;

   nella  Regione siciliana i piani di intervento di difesa del suolo
  sono ormai vigenti dal 2004 e per le aree in questione, Messina Sud
  -  Zona ionica (comuni da Scaletta Zanclea a S. Alessio Siculo)  si
  stava procedendo alla loro revisione ed aggiornamento;

   in particolare, i comuni di Messina e Scaletta Zanclea, come tutti
  quelli  dei bacini in corso di aggiornamento (per la Sicilia  nord-
  orientale  tutti  quelli ricadenti tra Capo  Peloro  e  la  Fiumara
  d'Agrò),  a seguito della richiesta (luglio 2008) di revisione  del
  Piano  per l'assetto idrogeologico (PAI), da parte dell'Assessorato
  regionale  Territorio  e  ambiente,  hanno  prodotto,  nei  termini
  richiesti,  tutto l'occorrente e il necessario per l'individuazione
  dei  potenziali  nuovi  rischi (studi, segnalazioni  e  quant'altro
  utile alla perimetrazione delle aree a pericolosità e rischio molto
  elevato, sia geomorfologico che idraulico);

   tali  segnalazioni sono state seguite da sopralluoghi  di  tecnici
  del  Servizio  4 'Difesa del suolo' del Dipartimento  territorio  e
  ambiente  (DTA), dell'Assessorato regionale territorio  e  ambiente
  (A.R.T.A.),  servizio deputato alla redazione del  PAI,  che  hanno
  condiviso le priorità individuate dai comuni;

   a  seguito di tali segnalazioni e sopralluoghi non si è provveduto
  alla   riprogrammazione,   pianificazione   ed   esecuzione   degli
  interventi   ritenuti  necessari  alla  mitigazione   del   rischio
  idrogeologico  nei  territori  di Messina  Sud,  Itala  e  Scaletta
  Zanclea, in quanto il PAI aggiornato non è stato ancora decretato;

   le cause del dissesto idrogeologico dell'1 ottobre 2009 nei comuni
  di  Scaletta  Zanclea,  Itala e Messina  Sud  non  sembrano  essere
  collegate  a  fenomeni di abusivismo edilizio e/o di pianificazioni
  urbanistiche selvagge, in quanto, a Scaletta Zanclea si è  staccata
  una   porzione  di  versante  all'interno  del  bacino  idrografico
  retrostante  il  centro  abitato  non  interessato  da   interventi
  edilizi,   mentre  ad  Itala  e  Messina  Sud  le  unità  abitative
  interessate  dal dissesto idrogeologico risalgono in gran  parte  a
  centinaia di anni fa,

                   impegna il Governo della Regione

   1)  a  verificare  se  le pianificazioni urbanistiche  delle  zone
  interessate dagli eventi alluvionali del 2008, ed in particolare di
  quelli  dell'1 ottobre 2009, contenessero i più elementari princìpi
  di  compatibilità  geomorfologica o  se  le  stesse  pianificazioni
  risalgano  a  quando la legislazione non richiedeva tali  verifiche
  (come  esempio,  a  Scaletta  Zanclea,  la  ferrovia  sbarra  quasi
  totalmente l'asta fluviale rispetto all'urbanistica preesistente  e
  comunque alla pre-legislazione geomorfologica di compatibilità,  ex
  art  13 legge n. 64 del 1974). In particolare, a verificare  se  le
  attuali  connotazioni  geomorfologiche   ed  idrogeologiche  locali
  risultino   compatibili   rispetto  alle   vigenti   pianificazioni
  urbanistiche locali, tenuto conto anche della sequenza  cronologica
  degli  interventi  già realizzati ed autorizzati  (con  particolare
  attenzione  ai  piani  urbanistici  infrastrutturali  risalenti   a
  periodi    pre-regolamentati    da     legislazione    urbanistico-
  geomorfologica);

   2) a verificare se l'aggiornamento del PAI sia stato effettuato in
  funzione  delle  numerose emergenze evidenziate  formalmente  dagli
  enti locali;

   3) a rivedere i parametri di calcolo delle aree a rischio frane ed
  esondazione in quanto l'attuale metodologia di calcolo del grado di
  rischio  e  dei  relativi gradi di priorità non tiene  conto,  come
  peraltro  evidenziato  più volte dal Dipartimento  regionale  della
  Protezione  civile  (DRPC) delle situazioni di rischio  indotte  da
  frane  a monte di bacini, anche distanti da centri abitati,  o  che
  interessano  vie  di  fuga. (Attualmente, infatti,  la  metodologia
  applicata  è riferibile ad una diretta causa/effetto connessa  alle
  sole   condizioni   locali  di  dissesto  e   non   alla   corretta
  programmazione  a  scala  di bacino: tale metodologia  non  risulta
  pertanto utile per un efficace riequilibrio dei versanti dei bacini
  sottesi  alle  aste  fluviali, lungo le quali, come  nella  maggior
  parte dei casi riferibili alla provincia di Messina, sono ubicati i
  centri abitati);

   4)  a  finanziare gli interventi in maniera programmata ed a scala
  di  bacino  oltre che di singolo intervento (la programmazione  del
  singolo   intervento,  specialmente  relativa  ad   interventi   di
  regolarizzazione dei corsi d'acqua, non risponde alle  esigenze  di
  una  corretta progettazione idrogeologica. In tale condizione,  gli
  interventi non possono esautorare le previsioni a scala  di  bacino
  in  funzione  di una dissestabilità potenziale che potrebbe  essere
  ricondotta   anche  a  chilometri  rispetto  all'ubicazione   degli
  elementi a rischio. Tale fattore risulta di fondamentale importanza
  per   la  corretta  pianificazione  economica  e  geografica  degli
  interventi);

   5)  a  verificare se l'attuale previsione economica per la  difesa
  del  suolo è sostenibile in funzione della metodologia di redazione
  del  PAI,  tenuto  conto della spesa necessaria  al  raggiungimento
  degli obiettivi ivi programmati;

   6) a monitorare gli interventi già finanziati dal POR 2000-2006  e
  dagli  altri  programmi  di  finanziamento  e  ad  evidenziare   le
  discrasie tra la pianificazione del PAI ed i risultati ottenuti;

   7)  a rimodulare la gestione tecnica ed economica dei programmi di
  finanziamento  definiti  dagli enti  e/o  istituzioni  a  carattere
  sovracomunale, non escludendo i comuni. (La corretta pianificazione
  degli  interventi non può escludere gli enti locali e gli studi  da
  essi  prodotti in quanto gli stessi, su scala locale e  di  bacino,
  approfonditi puntualmente e aggiornati in tempo reale  in  funzione
  di  eventi  e/o  precipitazioni di particolare intensità,  sono  di
  fondamentale utilità all'individuazione di quelle aree a rischio  o
  a  pericolosità  tali  da  necessitare  di  interventi  urgenti  ed
  indifferibili.  Tale  situazione si riscontra,  ad  esempio,  dalla
  documentazione  prodotta dai comuni di Scaletta Zanclea  e  Messina
  per  l'aggiornamento del PAI, non ancora decretato, nel quale tutte
  le  aree  oggi  interessate dagli eventi  alluvionali  erano  state
  oggetto  di  segnalazioni e perimetrazione  come  a  rischio  molto
  elevato);

   8)  a  rivedere  le  priorità  individuate  con  i  fondi  FAS   e
  comunitari,   al  fine  di  destinare  maggiori  risorse   per   la
  mitigazione del rischio idrogeologico;

   9)  a  disporre la ricognizione delle risorse economiche impegnate
  ma  non  ancora spese (si ipotizzano oltre 4 miliardi di euro)  dei
  vari  accordi  di  programma quadro (APQ), che, pur  prevedendo  la
  realizzazione  di  importanti  opere  infrastrutturali,  richiedono
  un'improcrastinabile  rimodulazione dagli appositi  tavoli  tecnici
  Stato-Regione;

   10)  a  varare,  con  le  risorse  regionali  ed  extra-regionali,
  individuate  a  seguito  delle  predette  ricognizioni,  un   piano
  straordinario  per  mitigare il rischio  idrogeologico  dell'intero
  territorio siciliano;

   11) a verificare se, considerato che all'epoca della realizzazione
  dell'autostrada   Messina-Catania  non  esistevano   le   procedure
  ambientali che obbligavano a misure preventive di mitigazione o  di
  compensazione  del  danno  arrecato, sia possibile  prevedere  come
  misure  di compensazione, quali ad esempio quelle scaturenti  dalla
  realizzazione  del  Ponte sullo Stretto di Messina,  interventi  di
  sistemazione idrogeologica dei bacini della provincia  di  Messina,
  considerato che la realizzazione dell'autostrada A18 ha prodotto un
  danno  irreparabile al sistema idrico ed idrogeologico della fascia
  nord-orientale della Sicilia;

   12)  ad avviare un'immediata verifica tecnico - amministrativa dei
  risultati prodotti dagli interventi realizzati negli ultimi 10 anni
  a sostegno della programmazione futura;

   13)   a   nominare,   nell'ambito  dei  dipartimenti   competenti,
  un'apposita commissione d'indagine che approfondisca le reali cause
  che hanno provocato il gravissimo evento dell'1 ottobre 2009;

   14)  a  pubblicizzare  le conseguenti conclusioni  della  predetta
  commissione  d'indagine,  al  fine  di  contrastare  gli   attacchi
  mediatici  che in questi giorni hanno mortificato ulteriormente  la
  Regione siciliana e gli amministratori locali;

   15) a predisporre e presentare urgentemente un apposito disegno di
  legge  che  introduca  nuove  regole per  la  redazione  del  piano
  regionale  per l'assetto idrogeologico e che individui un  percorso
  derogatorio,  anche relativamente agli iter autorizzativi,  per  la
  realizzazione  degli  interventi finalizzati alla  mitigazione  del
  rischio idrogeologico». (152)

         DE LUCA-MUSOTTO-ROMANO-MINARDO-D'ANTONI-D'AGOSTINO-FEDERICO

                        «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  legge  finanziaria regionale 14 maggio 2009,  n.  6,  prevede,
  all'articolo 35, interventi per la formazione della gente  di  mare
  al fine di favorire l'avviamento al lavoro nel settore marittimo  e
  garantire    la    sicurezza,    come    previsto    dalle    norme
  dell'International Maritime Organization (IMO);

   ai  sensi  della  predetta  norma, l'Assessore  regionale  per  il
  lavoro,  la  previdenza  sociale,  la  formazione  professionale  e
  l'emigrazione  avrebbe dovuto adottare, entro trenta  giorni  dalla
  relativa entrata in vigore, un atto di indirizzo per definire:

   'a)  i  criteri  di individuazione, attraverso  bandi  di  gara  a
  evidenza  pubblica,  degli  enti  o  degli  istituti,  tra   quelli
  riconosciuti   ed   autorizzati  dal   Ministero   dei   trasporti,
  Dipartimento  della  navigazione marittima e  acque  interne,  come
  previsto  dalle norme internazionali, definite STCW78/95 STANDARD',
  e  dalla  circolare  n.  10/SM  del 4 gennaio  2007  Ministero  dei
  trasporti e dal decreto legislativo dell'8 marzo 2005, n. 52 per le
  persone  a  mobilità ridotta (PMR) per l'addestramento e la  tenuta
  della   certificazione  ai  fini  della  formazione  del  personale
  marittimo;

   b)  la  programmazione  dei  percorsi  di  addestramento  e  della
  formazione  ai  fini  dell'applicabilità dei requisiti  obbligatori
  minimi  previsti  per  il  personale che presta  servizio  su  navi
  battenti  bandiera  italiana  e  straniera  che  effettuano  viaggi
  nazionali ed internazionali;

   c)  le  modalità  di individuazione dei soggetti  beneficiari  del
  buono  formativo  residenti da almeno  tre  anni  nella  Regione  e
  iscritti  al collocamento marittimo della stessa, per la  frequenza
  dei corsi teorico-pratici';

   la  l.r.  n. 6 del 2009 prevede, inoltre, all'articolo 36,  misure
  urgenti  per l'emergenza sociale allo scopo di alleviare la pesante
  situazione  di  crisi  che  colpisce  le  fasce  più  deboli  della
  popolazione;

   in   tale  direzione  l'Assessore  regionale  per  il  lavoro,  la
  previdenza  sociale,  la formazione professionale  e  l'emigrazione
  veniva autorizzato a finanziare, negli anni 2009 e 2010 'interventi
  straordinari  aventi ad oggetto la realizzazione  di  progetti  per
  l'esecuzione o la manutenzione straordinaria di opere  di  pubblica
  utilità  appartenenti al demanio o al patrimonio dei  comuni  della
  Regione,  da  realizzarsi  mediante l'impiego  dei  lavoratori  che
  abbiano   presentato  al  Centro  per  l'impiego   competente   per
  territorio  la  dichiarazione di disponibilità di  cui  al  decreto
  legislativo  21  aprile 2000, n. 181, come modificato  dal  decreto
  legislativo 19 dicembre 2002, n. 297';

   entro  30  giorni dalla pubblicazione della l.r.  n.  6  del  2009
  l'Assessore  regionale  per il lavoro, la  previdenza  sociale,  la
  formazione  professionale e l'emigrazione  avrebbe  dovuto  emanare
  apposita direttiva volta a stabilire i tempi e le modalità  per  la
  presentazione delle istanze di finanziamento;

   considerato che:

   nonostante siano già trascorsi oltre quattro mesi dall'entrata  in
  vigore  della l.r. 14 maggio 2009, n. 6, l'Assessore regionale  per
  il  lavoro,  la  previdenza sociale, la formazione professionale  e
  l'emigrazione  non ha ancora adottato l'atto di indirizzo  previsto
  all'art.  35,  nè la apposita direttiva, prevista all'art.  36  per
  stabilire i tempi e le modalità per la presentazione delle  istanze
  di  finanziamento,  atti entrambi da emanarsi entro  trenta  giorni
  dalla sua pubblicazione della citata l.r. n. 6 del 2009,

              impegna il Governo della Regione e per esso
    l'Assessore per il lavoro, la previdenza sociale, la formazione
                     professionale e l'emigrazione

   ad attivarsi immediatamente:

   per  l'adozione dell'atto di indirizzo previsto dall'art. 35 della
  legge  regionale  del 14 maggio 2009, n. 6; per l'emanazione  della
  direttiva di cui al comma 11 dell'art. 36, per stabilire i tempi  e
  le  modalità  per la presentazione delle istanze di  finanziamento,
  secondo quanto prescritto dalla legge e non ancora attuato».

     AMMATUNA-RINALDI-GUCCIARDI- BONOMO-FIORENZA-BARBAGALLO- FERRARA-
                    GALVAGNO-LACCOTO-LUPO-MATTARELLA-PICCIOLO-VITRANO

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   lo  scorso mese di agosto, con precisione nella notte tra il 20 ed
  il  21,  si  è  verificato un gravissimo episodio che ha  sollevato
  l'attenzione sullo stato di sicurezza ed efficienza delle strutture
  sanitarie siciliane;

   in  particolare,  il  decesso del giovane  Filippo  Li  Gambi,  di
  venticinque anni, che dall'ospedale di Mazzarino è stato trasferito
  a  quello  di  Caltanissetta in quanto la prima struttura  non  era
  adeguata per il tipo di urgenza ed emergenza medica, ha evidenziato
  una   preoccupante  situazione  di  carenze  sia  strutturali   che
  organizzative dei presidi ospedalieri siciliani;

   tale  situazione  determina un grave allarme di  pericolo  e  alto
  rischio per la salute dei cittadini;

   considerato che:

   la  situazione impone una rigorosa e attenta verifica dell'attuale
  sistema sanitario che viene assicurato ai siciliani;

   occorre  tutelare e garantire il diritto alla salute dei cittadini
  attraverso un sistema ispirato a criteri di efficienza e sicurezza;

   ritenuto che:

   l'attuale  sistema  sanitario,  basato  su  un  indiscriminato  ed
  illogico  criterio di tagli e soppressione di ospedali, può  essere
  gravemente lesivo del diritto alla salute;

   in  Sicilia vi sono altre strutture ospedaliere che presentano  le
  stesse condizioni di altissimo rischio dell'ospedale di Mazzarino;

   ritenuto,  altresì,  che il mancato rinnovo dei  contratti  ed  il
  blocco degli incarichi al personale sanitario presso numerose  aree
  di  emergenza siciliane sono privi dei requisiti di funzionalità  e
  sicurezza;

   ritenuto,  infine, che la carenza di efficienza e sicurezza  degli
  ospedali  mette  in  serio  pericolo e a rischio  l'incolumità  dei
  cittadini con lesione del diritto alla salute,

       impegna il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana

   a  costituire, ai sensi degli articoli 29 e 29 ter del Regolamento
  interno,  una  Commissione  di  inchiesta  sugli  errori  in  campo
  sanitario al fine di:

   1)  verificare  ed  accertare la presenza  e  la  sussistenza  dei
  requisiti  strutturali ed organizzativi dei presidi di Mazzarino  e
  Caltanissetta;

   2)  verificare  la  sussistenza  dei  requisiti  di  efficienza  e
  sicurezza  delle strutture ospedaliere siciliane per la tutela  del
  diritto alla salute dei cittadini;

   3)  individuare  interventi urgenti finalizzati  alla  tutela  del
  diritto alla salute dei cittadini». (154)

                          CAPUTO-LEONTINI-MANCUSO-LIMOLI-CORONA-BOSCO

   Onorevoli colleghi, comunico che per le rimanenti comunicazioni di
  cui  all'articolo  83  del  Regolamento  interno,  si  rimanda   al
  fascicolo  già  distribuito  e  disponibile  sui  banchi  dell'Aula
  parlamentare.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Copia   delle  predette  comunicazioni  è  allegata  al  resoconto
  stenografico della presente seduta.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


        Comunicazioni del Presidente della Regione sugli eventi
                  alluvionali nella provincia di Messina

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  punto  II  dell'ordine  del   giorno:
  Comunicazioni del Presidente della Regione sugli eventi alluvionali
  nella provincia di Messina.
   Onorevoli colleghi, comunico che a seguito di richiesta di  questa
  Presidenza,  la redazione RAI siciliana ha disposto la trasmissione
  in  diretta del dibattito riguardante gli eventi calamitosi che  si
  sono verificati nella provincia di Messina.
   Esprimo, pertanto, anche a nome dell'Assemblea tutta, il più  vivo
  ringraziamento nei confronti della sede regionale della RAI  e  dei
  suoi  responsabili  per  la  sensibilità  dimostrata  dinanzi  alla
  drammaticità degli eventi stessi.
   Poiché  il tempo previsto per la diretta televisiva è di 50 minuti
  a partire dalle ore 17.05, darò la parola al Governo per rendere le
  comunicazioni  e  ai Gruppi parlamentari sulla base  degli  accordi
  intervenuti, in maniera tale da assicurare  par condicio'  a  tutte
  le  forze politiche rappresentate in Assemblea, in applicazione del
  disposto   dell'articolo   133   bis   del   Regolamento    interno
  dell'Assemblea regionale siciliana.
   Invito,  dunque,  tutti gli oratori ad attenersi rigorosamente  al
  rispetto  dei  tempi  loro  assegnati, al  fine  di  assicurare  un
  ordinato andamento del dibattito.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Ha  facoltà  di  parlare  il Presidente della  Regione,  onorevole
  Lombardo,  per  rendere le comunicazioni sugli  eventi  alluvionali
  nella provincia di Messina.
   Ricordo che il tempo assegnatole è di quindici minuti.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  cercherò di contenere il mio intervento nell'ambito  del
  tempo  che  lei  mi  ha  assegnato. Spero di riuscirci,  altrimenti
  cercherò di ridurre le ultime cose che devo dire, ma non è  escluso
  che  riesca anche in un tempo più breve. Anche perché devo dire che
  la Protezione civile, i Lavori pubblici, il Territorio e l'ambiente
  faranno  pervenire  tutta  una serie di  dati  e  di  elementi  che
  riguardano queste amministrazioni della Regione in ordine ai  Piani
  di Assetto Idrogeologico (PAI), gli interventi effettuati in questi
  anni, anche perché ritengo opportuno che si abbiano dati precisi ed
  elementi certi sui quali ovviamente basare le proprie valutazioni.
   Mi  limito,  se così si può dire, a parlare, per come mi  è  stato
  richiesto, alla Presidenza ed all'Assemblea di quanto è avvenuto  e
  di  quelle  che sono le prospettive che abbiamo dinanzi per  quanto
  riguarda  il  drammatico  evento  calamitoso  di  giovedì  sera,  1
  ottobre, e venerdì mattina, che ha interessato i comuni di Messina,
  Scaletta e Itala.
   Sappiamo  bene che, parlando di Messina, ci riferiamo  in  maniera
  particolare  a diverse frazioni del comune di Messina: Giampilieri,
  Molino, Altolia, Briga, Pezzolo e Santa Margherita.
   Sappiamo bene che, nel tardo pomeriggio di giovedì 1  ottobre,  si
  è  verificata  una  pioggia alluvionale di intensità  inusitata  ed
  inimmaginabile  e  abbiamo potuto accorgerci, sin  da  subito,  sin
  dalla  stessa  notte,  ma,  dall'indomani,  da  quando  la  pioggia
  alluvionale è cessata, ci siamo resi conto che si era verificato un
  disastro ambientale gravissimo; che valanghe di fango per centinaia
  e  migliaia  di  metri cubici si erano abbattute non  soltanto  sui
  centri  abitati  -  di  cui un momento fa parlavo  -  e  che  molte
  abitazioni sono state investite, travolte ed inghiottite da  queste
  valanghe di fango; che, con certezza, 28 vite sono state falciate e
  che  otto  sono  ancora  i dispersi e certamente  non  è  possibile
  sperare di poterli trovare in vita, se si tratta di persone che  si
  trovavano lì, in quei comuni ed in quei territori; che molte decine
  di  feriti  sono stati ricoverati e che ne permangono  venti  circa
  negli ospedali, in particolare della città di Messina.
   I  danni hanno interessato l'intero territorio; hanno investito  e
  interrotto,  per  parecchie  ore, tutti  i  sistemi  di  trasporto:
  ferroviario, stradale e autostradale.
   Sappiamo  bene che millecinquecento cittadini sono stati costretti
  a  lasciare  le  loro abitazioni; un migliaio ricoverati,  riparati
  presso  strutture turistico-alberghiere; cinquecento hanno lasciato
  le abitazioni trovando autonomamente un alloggio presso famiglie.
   La  pioggia è durata complessivamente cinque ore circa; quella  di
  maggiore  intensità  - parliamo di giovedì 1 ottobre  -  dalle  ore
  17.00 alle 20.00.
   Immediatamente,  dalla stessa sera, alle ore 21.00,  22.00,  si  è
  attivata  una cabina organizzativa di regia - se vogliamo -  presso
  la città di Messina, presso la Prefettura di Messina. E sui luoghi,
  da subito dopo le ore 20.00, sono intervenuti con i loro mezzi, per
  come hanno potuto, centinaia e centinaia di volontari, uomini della
  Protezione  civile nazionale e regionale, Vigili del fuoco,  uomini
  di  tutte  le Forze dell'ordine, dell'Esercito, della Croce  Rossa,
  della nostra Forestale, che è intervenuta immediatamente. Ribadisco
  - e lo sottolineo - soprattutto centinaia e centinaia di volontari.
   In  nottata  é  intervenuto il nostro Dirigente  della  Protezione
  civile.  L'Assessore alla Protezione civile è stato presente  nella
  tarda  mattinata,  ma dopo essere intervenuto da  Roma,  sin  dalle
  prime ore.
   Sento di dovere ringraziare qui, pubblicamente, per quello che  ha
  dato,  per  quello  che  fa e per l'impegno  straordinario  che  ha
  profuso  in  quelle ore ma, contemporaneamente, non  ha  trascurato
  altri territori che sono oggetto di intervento da parte del Governo
  nazionale,   il  sottosegretario  alla  Protezione  civile,   Guido
  Bertolaso.
   Si   tratta  di  un  evento  che  i  tecnici  definiscono   essere
  particolarissimamente intenso.
   Un  evento  la  cui  localizzazione e la cui intensità  non  erano
  sicuramente  prevedibili anche se, in verità, la Protezione  civile
  che  coordina  tutto il sistema di rilevamento delle  perturbazioni
  (quella  di  cui  parliamo  era una situazione  depressionaria  che
  proveniva dalle Baleari), sin dal 30 settembre aveva avvisato sulle
  condizioni meteorologiche particolarmente avverse e aveva  previsto
  che, dal pomeriggio dell'1 ottobre, in quell'area ci sarebbe stato,
  per 24-36 ore, un fenomeno temporalesco particolarmente intenso.
   E  devo  dire che l'attenzione, la sorveglianza veniva comunicata,
  per il giusto grado di allarme, alle amministrazioni interessate, a
  tutte    le   amministrazioni   locali,   ma   anche   alle   altre
  amministrazioni  strettamente connesse  con  la  Protezione  civile
  nazionale.
   Tengo  a  dire,  a proposito di localizzazione e  di  intensità  -
  traggo   dalla  relazione  svolta  al  Senato  del  sottosegretario
  Bertolaso  - che localizzazione esatta non se ne poteva avere.  Per
  la  verità, l'allarme circa questa perturbazione ha interessato  la
  Calabria, la Basilicata, la Sicilia; ha interessato anche la Puglia
  e un po' la Campania e, per la verità, il giorno precedente - il 30
  settembre,  credo - nel nostro territorio, provincia di  Trapani  e
  provincia  di  Palermo  -  dove, come  sappiamo,  c'è  un'area,  un
  territorio  particolarmente a rischio che è  stato  oggetto  di  un
  intervento da parte della nostra Protezione civile - certamente non
  si poteva prevedere che la localizzazione potesse essere quella.
   Se   si  fosse  previsto,  i  sindaci  avrebbero  dovuto  disporre
  l'evacuazione. Ma non era assolutamente prevedibile  che  fosse  in
  quel  comune  né è pensabile che i sindaci potessero  provvedere  a
  disporre  l'adozione di tale provvedimento per  un  territorio  che
  poteva  essere  molto ma molto più ampio e che, l'anno  precedente,
  abbiamo saputo essere, invece - abbiamo visto e toccato con  mano -
  quello  della  fascia  nord, della fascia  tirrenica  della  stessa
  provincia di Messina.
   Leggo  che, in quanto ad intensità ed a frequenza, a continuità  -
  perché   si   è   trattato  di  un  temporale  praticamente   senza
  interruzioni - i 220 millimetri di pioggia sono caduti in tre  ore,
  con uno strascico per cinque-sei ore e che, per quanto riguarda  il
  rapporto  intensità/tempo, un fenomeno del genere, statisticamente,
  è previsto possa capitare ogni 300-600 anni.
   E'  un'area particolarmente a rischio, nella quale la pericolosità
  del  sistema  geologico e del sistema idraulico,  come  vedremo,  è
  particolarmente  elevata,  e  che  è  stata  interessata  da  fatti
  analoghi anche un paio di anni fa.
   Il  2007  è  stato l'anno in cui è stato dichiarato  lo  stato  di
  emergenza;  tutta  la fascia ionica della provincia  di  Messina  è
  stata  interessata, credo da Giardini fino alla stessa Messina.  La
  nostra  Protezione civile regionale è stata, nella persona del  suo
  Dirigente,  incaricata  come deputata a provvedere  alla  rimozione
  delle  condizioni  di emergenza e, a fronte di  una  previsione  di
  investimento minimo di 140 milioni, ha potuto disporre di 3 milioni
  di  euro, di cui 930 mila destinati ad un'opera che ancora non  era
  iniziata,  proprio  nel  territorio  di  Giampilieri,  in   maniera
  particolare.
   Il  gruppo  di  lavoro,  alle  ore 20.00,  alle  21.00  circa,  ha
  cominciato ad operare per cercare di rendere agibili e percorribili
  le  strade; verso le 22.00, le 23.00, le 24.00 sono intervenute  le
  notizie,  invece,  che riguardavano la perdita  di  tante  vite  e,
  quindi,   le  dimensioni  apocalittiche  del  disastro  del   quale
  parliamo.
   Più  di  duemila  operatori hanno lavorato, con oltre  cinquecento
  mezzi  e  ancora  continuano a lavorare  anche  per  ripulire,  per
  liberare  le strade e i letti dei torrenti di quanto le frane,  gli
  smottamenti hanno determinato.
   Cosa  ha contribuito a determinare l'evento, oltre a questo evento
  alluvionale straordinario?
   Sicuramente,  i versanti ripidissimi delle colline  sovrastanti  i
  centri  abitati. Il fatto che siano state abbandonate  le  campagne
  che   erano  coltivate,  che  erano  terrazzate,  e  questi  lavori
  certamente bloccavano le frane mentre consentivano il decorso delle
  acque.
   Parliamo di abusivismo. Credo che di abusivo da quelle parti -  ma
  ce  ne rendiamo conto, pur non essendo dei tecnici o degli esperti,
  e   queste  nostre  valutazioni  saranno  convalidate  da  chi   di
  competenza  -,  basta percorrere la Catania-Messina per  rendercene
  conto, ce n'è tanto.
   Però  devo dire che le case toccate dalla frana e in cui  si  sono
  verificati i morti, nella gran parte dei casi erano abitazioni  che
  risalgono  anche a due secoli fa e che certamente non  sono  state,
  comunque, costruite negli ultimi cinquant'anni.
   A  proposito di questi fattori, vediamo che una di queste  foto  è
  apparsa  su  tutti i giornali: lungo quello che era  il  letto,  il
  greto   di   torrenti,  fiumare,  una  volta  grandissimo   e   poi
  rimpicciolitosi  e di cui abbiamo perso la dimensione  naturale  in
  questi  50  anni  di siccità, sono state costruite  case  e  interi
  palazzi.  Si  tratta di un'area - quella della Sicilia orientale  -
  della quale conosciamo il rischio idrogeologico; ne abbiamo toccato
  con  mano,  per  così  dire, i fatti. Si tratta  di  un'area  -  se
  evochiamo  Messina  o  tutta la Sicilia orientale  -  ad  altissimo
  rischio sismico.
   Certamente l'abuso che si è fatto del territorio disegna, al di là
  dell'evento   dell'1  ottobre,  drammatico  e   irreparabile,   una
  condizione, un'ipotesi ed una prospettiva sicuramente complicata  e
  difficile.
   Abbiamo  deliberato  in  Giunta, il 3 ottobre,  per  una  verifica
  amministrativa, uno stanziamento straordinario; il coordinamento di
  Protezione   civile,  Genio  Civile,  Sovrintendenza   e   relativi
  assessori,  affidato  all'assessore messinese, onorevole  Beninati;
  leggi  o  provvedimenti  contro  l'abusivismo;  rinaturalizzazione,
  parola  che sta scritta tra i capitoli di investimento del PAR  FAS
  ultimo;  lavoro per integrare componenti delle famiglie  che  hanno
  perso la vita, da assicurare a qualcuno degli eredi; collaborazione
  con la Magistratura, attraverso quella verifica amministrativa alla
  quale  compete,  con  tutto  rispetto,  per  questo  tentativo   di
  giudicare  ciascuno gli altri, l'ultima parola sulle responsabilità
  e sui responsabili.
   E'  del 10 ottobre l'ordinanza di protezione civile che individua,
  come  da  prassi,  nel  Presidente  della  Regione  il  Commissario
  delegato  per l'emergenza; che individua nel sindaco di Messina  il
  soggetto  attuatore cui attribuire specifici compiti, eventualmente
  insieme  ad altri, fino a tre soggetti; che gli interventi  possano
  avere carattere di indifferibilità, urgenza e pubblica utilità; che
  si  devono rimuovere i rischi per evitare il ripetersi di  analoghi
  eventi; che bisogna provvedere a riassettare idrogeologicamente  il
  territorio; che devono operare in sinergia l'Ufficio della  Regione
  e  dello  Stato;  che  ci  si adoperi per  accertare  i  danni  per
  individuare,   perimetrandole,  le  abitazioni  da   evacuare   per
  ricostruire,  se possibile, o utilizzare eventualmente appartamenti
  già esistenti.
   Ci sono ipotesi diverse, ma dobbiamo scegliere il da farsi.
   Rinaturalizzare, cercando di ricreare il sottobosco e il bosco  in
  quelle colline: la zona sovrastante Giampilieri, vedendola quasi in
  verticale, è complicato che possa ospitare alberi di alto fusto.
   Ma  credo  che  vi siano altre ipotesi che i tecnici  ci  potranno
  fornire.
   Non  v'è  dubbio che la messa in sicurezza di questi centri  è  al
  primo  posto  della nostra attenzione. E, poi, tutto il  territorio
  regionale interessato da 32.000 fatti franosi, per come censiti nel
  nostro  PAI,  17.000 aree a rischio idraulico e  18.000  a  rischio
  idrogeologico. Signor Presidente, concludo dicendo  che  ci  devono
  indurre  a  cambiare  una mentalità che non può  riguardare  né  il
  Governo  regionale  né  i sindaci ma tutti  i  cittadini  siciliani
  affinché  si adoperino per invertire una tendenza che poi porta  ai
  fatti di cui ci siamo occupati.
   La ringrazio e vi ringrazio.

   PRESIDENTE. Per una richiesta di cambio consensuale tra il  Gruppo
  dell'UDC  e  il  Gruppo del PDL, ha chiesto di parlare  l'onorevole
  Ardizzone. Ne ha facoltà.
   L'onorevole Ardizzone ha cinque minuti di tempo, trascorsi i quali
  riprenderà  il  normale  ordine e seguirà,  pertanto,  l'intervento
  dell'onorevole Cracolici.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io parto da dove
  ha  lasciato il Presidente della Regione, quando ricordava  che  le
  mappe e gli studi di settore ci dicono che ben 31.800 sono le frane
  censite,  non  a  Messina  ma in Sicilia; almeno  21.500  sono  gli
  edifici  e  le  infrastrutture a rischio frana  ed  altri  3.000  a
  rischio idraulico.
   Allora  mi  chiedo  e vi chiedo: ma era necessario  che  ci  fosse
  l'alluvione dell'1 ottobre 2009 per ricordarci che il 70 per  cento
  del territorio siciliano è ad alto rischio idrogeologico?
   Probabilmente, diciamo un po' di  mea culpa'.
   A  nulla sono servite le denunce di questi anni, che abbiamo letto
  sui  giornali;  a  nulla  sono  servite  le  denunce  delle  stesse
  associazioni  ambientaliste. Sta di fatto però che a tutt'oggi,  ad
  esempio,  nella  mia  provincia, come per tante  altre  zone  della
  Sicilia,  non  vi  è un Piano di Assetto Idrogeologico  aggiornato,
  infatti risulta fermo al 2006.
   Oggi,  apprendiamo che, dal 2006 al 2009, le zone a rischio  molto
  elevato  R4', a Messina sono passate da 21 a 45, a Scaletta da 7  a
  16.  Nonostante  questi  dati, però, si continua  a  costruire  per
  l'assenza di Piani regionali.
   Lo  stesso  dicasi per i Piani paesaggistici; manca la  definitiva
  approvazione per la provincia di Caltanissetta, onorevole Maira,  e
  di  parte  di  quella  di  Messina,   i  territori  più  a  rischio
  idrogeologico in Sicilia.
   Intanto, perché non dirlo? In assenza di questi Piani, speculatori
  senza  scrupoli continuano a violentare le colline che da  Taormina
  portano fino a Capo Peloro.
   Onorevole Presidente, di questa inadempienza ed omissioni - ce  lo
  dobbiamo  dire chiaramente ad ogni livello - non possono  farne  le
  spese  i cittadini di quei centri collinari che sono impropriamente
  assunti   alla   cronaca  nazionale,  anche   per   alcune   errate
  dichiarazioni, come responsabili di un abusivismo che,  proprio  in
  quei  villaggi, nei villaggi collinari messinesi, è molto contenuto
  se non addirittura inesistente.
   Si  è  strumentalizzata la vicenda di Giampilieri,  dove  non  c'è
  assolutamente  abusivismo, per condannare l'intera Isola,  come  se
  questa  fosse  incapace di uscire dalla atavica superficialità  con
  cui  si sono trattati gli argomenti della tutela e salvaguardia del
  bene più prezioso: il nostro territorio.
   Inoltre,  non hanno giovato all'interesse della Sicilia -  diciamo
  pure  questo - alcune esternazioni e rimpalli di responsabilità  né
  riteniamo,  da  siciliani - lo voglio sottolineare -  profondamente
  legati   alla   nostra  Terra,  che  le  comunità  possano   essere
  trapiantate in altri territori, come è avvenuto in Abruzzo.  Non  è
  possibile, sarebbe una scelta antropologicamente grave.
   Onorevole  Presidente,  anzi  signor Commissario,  gli  annunciati
  finanziamenti  vengano  spesi  immediatamente  per  la   messa   in
  sicurezza  di quelle colline messinesi a rischio, per salvaguardare
  gli  antichi  villaggi che rappresentano per ricchezza, tradizioni,
  storia  e  cultura,  una  peculiarità positiva  della  città  dello
  Stretto,  dove sono gli stessi cittadini a non volere e, quindi,  a
  non praticare l'abusivismo.
   Signor Governatore, ho ascoltato la sua relazione. Ma, dopo questa
  vicenda,  quello  che  occorre è orgoglio, ma  orgoglio  vero,  non
  quello  proclamato, azione ma azione vera e non quella  annunziata,
  coraggio  ma  coraggio da siciliani, coraggio  vero  e  non  quello
  sussurrato. Cosa significa?
   Lei   ha   fatto   bene   a   parlare   di   rimboschimento,    di
  rinaturalizzazione.
   Rinaturalizziamo  le colline. Bisogna farlo;  non  basta  gridare.
  Liberiamo  i  torrenti dal cemento. E' sotto gli  occhi  di  tutti,
  onorevole Presidente, soprattutto nella nostra provincia.
   Bisogna avere il coraggio di fare tutte queste cose.
   Onorevole  Presidente  della Regione, così  come  i  cittadini  di
  Giampilieri - mi dispiace dirlo e lo faccio con amarezza  -  prenda
  anche  lei consapevolezza che, dall'1 ottobre 2009, il Ponte  sullo
  Stretto, dico purtroppo, non è più la priorità dei siciliani.
   Metta  in  sicurezza  tutto  il territorio   siciliano  e  poi  ne
  riparliamo.
   A  lei,  Presidente dell'Assemblea, spetta il compito  più  arduo,
  quello di agevolare un disegno di legge che, prendendo spunto dalle
  vicende   messinesi,  consenta  a  tutte  le  città  siciliane   di
  salvaguardare  il  proprio territorio con  strumenti  adeguati;  si
  obblighi   la  Regione  siciliana ad esitare  i  Piani  di  Assetto
  Idrogeologico e quelli paesaggistici; si autorizzino i Comuni a non
  rilasciare   concessioni   in  mancanza   di   Piani   di   Assetto
  Idrogeologico e di Piani paesaggistici aggiornati, sospendendo, ove
  necessario,  quelli  in  corso  per  non  ritrovarci  domani  nella
  paradossale situazione di opere realizzate su zone a rischio per le
  persone.
   Dopo  una serie di analisi e di ricognizioni - e ho completato  -,
  nel  rispetto  della  legge  Galasso , si autorizzi  la  Protezione
  Civile  alla demolizione di opere, strutture e manufatti realizzati
  ai  margini  o  sugli  alvei dei torrenti  per  garantire  a  tutti
  sicurezza, tranquillità e serenità.
   Dovremmo  essere consapevoli, signor Presidente, che  sono  scelte
  coraggiose  che lei, sono sicuro, saprà fare e che   ci  renderanno
  più fieri ed orgogliosi agli occhi delle future generazioni.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.
   Onorevole Cracolici, le ricordo che ha disposizione nove minuti  e
  la prego di attenersi al tempo assegnato.

   CRACOLICI. Signor Presidente, Presidente della Regione,  onorevoli
  colleghi, abbiamo voluto questo dibattito e questo incontro di oggi
  pomeriggio perché credo che, oggi, non dobbiamo soltanto  ricordare
  e  avere notizie e informazioni sulle attività svolte dal Governo e
  dall'Amministrazione  regionale nelle  ore  in  cui  c'è  stato  il
  disastro   nella   provincia  di  Messina  e   in   alcuni   comuni
  dell'hinterland ma avere la consapevolezza di fare questo dibattito
  senza retorica e senza lacrime di coccodrillo.
   Signor  Presidente,  il  problema non sono  le  perturbazioni.  Ci
  possono essere anche entità di piogge che, forse, si presentano una
  volta  ogni 300 anni. Però noi, che non abbiamo il tempo di  vivere
  300   anni,  sappiamo  che  la  Sicilia,  anche  con  una   leggera
  pioggerellina,  è una terra a rischio, a rischio frane,  a  rischio
  alluvioni; a rischio perché gli eventi atmosferici trovano  terreno
  fertile per la debolezza delle nostre colline, delle nostre città e
  delle nostre coste.
   Noi   possiamo   raccontare   le   attività   svolte   nel   pieno
  dell'emergenza a Giampilieri, come nelle altre frazioni e villaggi,
  ma  dobbiamo anche dire ai siciliani cosa è stato fatto per evitare
  che la Sicilia sia una terra a rischio.
   Il  paradosso è che risorse se ne sono impegnate: soltanto tra  il
  2000  e  il  2006, oltre 380 milioni di euro sono stati  utilizzati
  nella  nostra  Regione attraverso i Fondi europei; 380  milioni  di
  euro  per  le opere di consolidamento e per la messa a rischio  del
  nostro suolo e sottosuolo.
   A  questo si aggiunge che, nel corso dell'anno scorso, il  Governo
  nazionale  ha  destinato  alla  Sicilia  106  milioni  di  euro,  i
  cosiddetti  fondi  ex ponte', quelli che dovevano  servire  per  il
  ponte   sullo   Stretto  e  sono  stati  previsti   dal   Ministero
  dell'Ambiente  per le attività di messa in sicurezza  delle  nostre
  città, delle nostre coste e delle nostre colline.
   In  questa  vicenda  c'è un paradosso: nella  richiesta  fatta  al
  Ministero, proprio Giampilieri era tra i territori individuati come
  zona  su cui fare un intervento per la messa in sicurezza di quella
  maledetta  collina. E proprio il Governo nazionale, nel  finanziare
  gli  interventi, ha eliminato Giampilieri, forse non considerandolo
  degno di rischio o forse perché il potere di contrattazione fra  la
  politica  nazionale e i singoli amministratori non  è  stato  tanto
  forte da considerare Giampilieri, come altri territori della nostra
  Regione, degno di essere finanziato.
   Quindi,  ad  oggi, abbiamo circa cinquecento milioni di  euro  che
  sono  stati utilizzati soltanto negli ultimi sei anni.  Cosa  si  è
  fatto?  Come  si  è  intervenuti? Come si  è  speso?  A  questo  si
  aggiungeranno gli oltre cinquanta milioni di euro che rischiamo  di
  perdere, onorevole Presidente.
   Solo  per  il  primo  biennio 2007-2008 il  nuovo  POR,  la  nuova
  programmazione   comunitaria  2007-2013,  prevede   l'utilizzo   di
  cinquanta milioni di euro per le attività di messa in sicurezza dei
  nostri  suoli.  Siamo ormai a fine 2009. Noi rischiamo  di  perdere
  sicuramente  la prima annualità perché il 2007, come lei  sa,  deve
  essere speso e rendicontato entro il dicembre 2009.
   Ecco  perché, onorevole Presidente, non basta prendersela  con  la
  perturbazione.
   C'è  un  problema  che  riguarda  la politica,  l'amministrazione;
  ripeto,  qui  nessuno  vuole addossare responsabilità  a  qualcuno.
  Certo,  c'è  anche il caso, ma non può essere soltanto  il  caso  a
  farci  dire  che  è  successa una disgrazia. Il  caso  a  volte  si
  presenta  perché  c'è la mano dell'uomo, non  quella  che  dice  il
  sottosegretario Bertolaso.
   Lei,  Presidente, ha ringraziato il sottosegretario  Bertolaso  e,
  personalmente,  lo ringrazio anch'io per le sue  attività,  per  le
  azioni e per l'impegno che mette in tutte le tragedie italiane.
   Però  credo  che  uno  degli errori, forse comunicativi,   che  il
  sottosegretario Bertolaso ha fatto in questa vicenda  è  attribuire
  la    vicenda   di   Giampilieri   e   dell'hinterland    messinese
  all'abusivismo.
   Lei stesso, onorevole Presidente, ha parlato di zone dove esistono
  case  che  sono  state travolte e che erano state  costruite  oltre
  duecento  anni  fa.  Pertanto rischiamo anche qui  di  far  passare
  l'abusivismo come la scorciatoia anche del disimpegno  e  l'abbiamo
  vista  tutta questa vicenda in questa tragedia. C'è stato anche  un
  atteggiamento  dei  media e dell'opinione pubblica  nazionale,  che
  emblematicamente  ha  avuto l'epilogo nel minuto  di  silenzio  nei
  campi  di  calcio, ma che è soltanto l'emblema di un atteggiamento,
  quasi di una responsabilità dei siciliani per quello che succede in
  Sicilia.
   Lo  dico  non  per  alimentare sentimenti sicilianisti  stupidi  e
  bigotti,    ma   perché   non   può   essere   la   giustificazione
  dell'abusivismo    a    nascondere    anche    la    responsabilità
  dell'amministrazione e delle amministrazioni - comuni,  province  e
  regione - nel fare fino in fondo il proprio dovere.
   Onorevole  Presidente,  noi  nella finanziaria  2009,  proprio  su
  Giampilieri  e sulla zona ionica, su nostra battaglia parlamentare,
  avevamo  previsto un milione e mezzo di euro, cinquecentomila  euro
  in Commissione ed un milione di euro in Aula.
   Ebbene,  mi risulta che, ad oggi, una parte di quelle risorse  non
  sia stata ancora impegnata.
   C'è  uno  scarto,  quindi, tra l'azione  di  programmazione  e  di
  indirizzo  e  l'azione amministrativa. Non risolviamo la  questione
  soltanto affrontando, dopo un'emergenza, anche ripensamenti come la
  scelta - che condivido - di fermarci anche sul tema del Piano casa.
   Personalmente, condivido questa scelta, però mi pongo un  quesito:
  se  non  ci  fosse  stata  la  tragedia,  il  suo  Governo  avrebbe
  realizzato quel Piano casa - che prevedeva anche un emendamento del
  suo stesso Governo - per estendere alle abitazioni abusive in corso
  di  sanatoria la possibilità di aumentare cubatura e cemento  nelle
  nostre   città?  Ecco  perché  non  dobbiamo  versare  lacrime   di
  coccodrillo.
   Credo  che la politica abbia il dovere di fornire parole certe  ai
  siciliani: come mettiamo in sicurezza la Sicilia, quale è il  piano
  di sicurezza.
   Lei,  onorevole  Presidente,  oggi è Commissario  per  l'emergenza
  messinese, ma è anche il Presidente della Regione e ha il dovere di
  sentirsi Commissario per la sicurezza in Sicilia, di agire come  se
  fosse  il  Commissario non nei poteri,  ma nella funzione  e  nella
  priorità che dà all'azione del suo Governo nel mettere in sicurezza
  la nostra Regione, altrimenti recitiamo tutti.
   Qualche giorno fa, siamo stati a piangere i morti nella Cattedrale
  di  Messina. Fra qualche giorno si spegneranno i fari e le luci dei
  media  e  dimenticheremo,  come  spesso  dimentichiamo,  tutte   le
  tragedie.
   Noi  vogliamo che il suo Governo e questo Parlamento  assumano  il
  tema  della  sicurezza  e  del  riassetto  idrogeologico  come  una
  priorità.  Meno cemento significa meno sanatorie e meno  leggi  che
  favoriscono  l'estensione,  di  fatto,  di  sanatorie  e  significa
  assumere  come  priorità  il recupero e  il  riassetto  del  nostro
  territorio,  perché la vita di una persona vale  più  di  qualunque
  cosa  e  dobbiamo  fare  in  modo di non  piangere  più  morti  per
  un'alluvione  o  per  una perturbazione che, magari,  arriverà  una
  volta ogni trecento anni, ma non possiamo permetterci di piangere i
  morti in qualunque momento della nostra vita.

   PRESIDENTE.   Grazie,  onorevole  Cracolici,   anche   per   avere
  rispettato i tempi.
   Ha chiesto di parlare l'onorevole Musotto. Ne ha facoltà.
   Onorevoli colleghi dopo interverrà il Gruppo del PDL che ha deciso
  di  dividere  il  tempo  a propria disposizione  fra  due  oratori:
  l'onorevole Buzzanca e l'onorevole Leontini.

   MUSOTTO.  Signor Presidente, Presidente della Regione,  Assessori,
  onorevoli colleghi, vorrei innanzitutto esprimere a nome del Gruppo
  che  mi onoro di rappresentare il nostro cordoglio più vivo  e  più
  sentito  ai  familiari  dei  messinesi che  hanno  perduto  i  loro
  parenti, i loro figli, i loro fratelli, i loro padri.
   Vorrei  esprimere anche la solidarietà ai sindaci della  zona  che
  tanto  si  sono impegnati in questa tragica vicenda che è  accaduta
  sul  territorio siciliano ed un ringraziamento a tutti gli  uomini,
  ai  volontari ed a tutti gli uomini delle Forze dell'Ordine,  della
  Protezione Civile che si sono prodigati oltre ogni limite umano per
  recare  aiuto alle popolazioni che sono state investite  da  questo
  gravissimo evento.
   Mi  pare  anche corretto sottolineare che si tratta di  un  evento
  straordinario,  non  è  sfuggito  a  nessuno.  Finito  il   momento
  dell'emozione,  della reazione, della rabbia occorre  indubbiamente
  non   dimenticare  il  dolore,  soprattutto  della  gente  che   ha
  abbandonato  il  proprio focolare, le case dove hanno  vissuto  per
  tantissimi anni e che è stata sradicata da un contesto familiare ed
  umano  cui  era  particolarmente legata,  ma  occorre  naturalmente
  reagire.
   Il problema della responsabilità individuale è un problema che non
  riguarda  questa  Assemblea regionale. Ma,  indubbiamente,  c'è  un
  sistema  che  non  ha  funzionato, un sistema  che  negli  anni  ha
  prorogato  delle  attività, ha messo in  atto  dei  programmi,  dei
  progetti,  delle  attività amministrative che certamente  non  sono
  stati sufficienti a salvaguardare da questa disgrazia il territorio
  e  le popolazioni che ivi vi abitano. Occorre reagire, è un momento
  importante.
   Personalmente,  tutte le volte che assisto a queste manifestazioni
  di  dolore e di cordoglio dove ci sono questi alti personaggi della
  Chiesa  che,  giustamente, rivolgono invettive  pesanti  a  chi  ha
  amministrato, a chi si vuole indicare come responsabile e  poi  c'è
  un  applauso corale, ritengo siano dei fatti momentanei perché,  in
  fondo,  la  classe  dirigente viene eletta  democraticamente  dalle
  stesse popolazioni che poi applaudono.
   Oggi, occorre indubbiamente intervenire; c'è un sistema che non ha
  funzionato.
   Si  è parlato spesso e si parla di abusivismo, c'è stato o non c'è
  stato;  ma  indubbiamente  le  nostre popolazioni  soffrono  di  un
  disagio,  non  abbiamo strumenti urbanistici  certi  e  sicuri  per
  sapere come e dove bisogna costruire.
   Il  sistema dei piani regolatori è certamente antiquato: su  circa
  400  comuni della nostra terra di Sicilia, pochi o forse  anche  la
  metà  hanno un piano regolatore, ma dal momento dell'incarico della
  redazione al momento in cui vengono adottati i piani passano più di
  sei o sette anni, decine di anni. Si tratta di piani regolatori che
  non  hanno  alcuna sintonia con il contesto in cui devono  operare,
  sono  sovradimensionati rispetto ai paesi che si pensava  dovessero
  ampliarsi,  dovessero aumentare la propria popolazione, soprattutto
  nelle  zone  interne,  soprattutto  nelle  zone  dove  il  dissesto
  idrogeologico   si  è  ulteriormente  aggravato   per   l'abbandono
  dell'agricoltura.
   Sono dei piani che non hanno più alcuna ragione di essere.
   Quindi, occorre anche lì una normativa adeguata alle esigenze,  un
  velocizzare,  accelerare questa certezza delle  norme  urbanistiche
  perché  il  cittadino sappia  finalmente come e dove può costruire,
  anche  per  evitare che possano aggregarsi, che possano  sussistere
  nuclei  in  cui  la  burocrazia si può  innestare  con  momenti  di
  lentezza particolare.
   C'è  un  problema  di competenze. Quanti enti,  quanti  assessori,
  quanti  enti  locali  hanno competenza sul territorio?  Ci  sono  i
  comuni,  ci  sono  le  province, c'è la Regione  con  i  suoi  vari
  assessorati, dalla Protezione civile all'Agricoltura, al Territorio
  e  Ambiente. Ci sono le province che hanno uno strumento colossale,
  il Piano territoriale provinciale, che non può mai attuarsi perché,
  se  attuato,  sarebbe un fatto di programmazione, di  previsione  e
  andrebbe  in deroga ai piani regolatori, e non potrà mai  avere  il
  consenso dei singoli rappresentanti dei comuni, in particolar  modo
  dei  sindaci. Quindi c'è un sistema che va adeguato, c'è  anche  un
  sistema culturale.
   Qui  si  sono ricordati i gravi misfatti perpetrati ai  danni  del
  nostro territorio.
   Vorrei ricordarne uno per tutti: negli anni '80 con una scellerata
  politica  del territorio si cementificarono i fiumi e  i  torrenti.
  Con  la canalizzazione delle acque è stato perpetrato uno dei danni
  peggiori al nostro territorio e, quindi, in maniera innaturale sono
  stati deturpati, cambiati, stracambiati, interi territori dal punto
  di  vista  faunistico e floreale. E lì si è andati  fino  in  fondo
  creando  pure  dei danni alla costa, dove l'acqua arrivava  con  le
  canalette che erano state create.
   Signor Presidente, mi avvio alla conclusione. Abbiamo un'occasione
  fondamentale: il Presidente della Regione è Commissario per  questa
  zona  e  certamente  noi siamo convinti che il Governo  metterà  in
  opera  tutte  le soluzioni per dare conforto, per ricostituire,  ma
  soprattutto per costruire.
   E'  un'occasione anche per questa Aula, per questa Assemblea,  per
  tutti  i  colleghi  per  dare  un'innovazione,  una  riforma,   una
  riorganizzazione,  una sintesi alle varie competenze  e  per  poter
  finalmente dare una risposta a tutti i siciliani nel cui animo  c'è
  un  profondo  amore per questa Terra, ma soprattutto  una  profonda
  volontà   perché   questa  Terra  venga  trasferita   alle   future
  generazioni  nelle condizioni ideali che la natura  ci  ha  donato.
  Grazie.

   PRESIDENTE.  Ha  chiesto di parlare l'onorevole  Buzzanca.  Ne  ha
  facoltà.
   Onorevole  Buzzanca, il tempo a sua disposizione  è  la  metà  del
  tempo  previsto  per  il PDL; quindi, cinque minuti  lei  e  cinque
  minuti l'onorevole Leontini.

   BUZZANCA.  Signor Presidente dell'Assemblea, onorevole  Presidente
  della Regione, onorevoli colleghi, certo il tempo a disposizione  è
  veramente  molto breve e io cercherò di esprimere compiutamente  il
  mio   pensiero   puntualizzando  alcuni  dati  che  ritengo   molto
  importanti.
   Dopo  il 25 ottobre 2007 la Presidenza del Consiglio dei Ministri,
  allora  Presidente Romano Prodi, individuò nell'ingegnere Salvatore
  Cocina   il   Commissario  straordinario   che   doveva   occuparsi
  dell'emergenza a Messina e lungo la fascia ionica.
   Dotò quel Commissario di tre milioni di euro più quattro milioni a
  valere sui fondi CIPE.
   Questo  è il dato ed in quel momento quella ordinanza chiarì  qual
  era  il  motivo  di  quel  disastro che,  per  fortuna,  in  quella
  occasione, non causò vittime. Era il dissesto idrogeologico.
   Fino  ad  oggi  nessuna somma è stata spesa a Messina  e  qui  non
  voglio attribuire colpe e responsabilità ad alcuno.
   Certo,  ci  rincresce il gioco al rimpallo al quale si è assistito
  in  questi  anni  tra  competenze diverse del Genio  Civile  o  del
  Commissario  straordinario. E queste andranno chiarite  nelle  sedi
  più  opportune  ed  è  anche compito del Presidente  della  Regione
  approfondire tali aspetti.
   Credo,  comunque, che noi dobbiamo farlo, lo dobbiamo fare al  più
  presto  per rendere giustizia ai nostri morti e per evitare  quelle
  speculazioni, quello sciacallaggio che in questi giorni, purtroppo,
  abbiamo supinamente subìto, senza difese vere, senza posizioni vere
  nei  confronti di stampa, ma anche di autorevoli esponenti politici
  che  hanno  voluto attribuire all'abusivismo edilizio la  causa  di
  questa sciagura. Così non è
   Molti lo hanno detto e certamente io non voglio ribadirlo.
   Ma il sistema non ha funzionato neanche per quello che riguarda  i
  bollettini meteo, caro Presidente. E questo non lo dico io, lo dice
  il  dottore  Guido Bertolaso, lo dice alla Camera dei Deputati  nel
  corso  della  sua  audizione, quando  afferma  al  riguardo  -  poi
  consegnerò   questo   atto   -,   va  sottolineato   che   all'atto
  dell'emissione dei messaggi  - 30 settembre 2009 -  nessun  modello
  meteorologico operativo a livello nazionale, a livello  europeo,  a
  livello  mondiale  mostrava, comunque,  segnali  di  precipitazioni
  significative nell'area del messinese .
   Al  Comune di Messina è giunto un allerta meteo che diceva che per
  le  prossime  ventiquattro ore - ed è giunto esattamente  alle  ore
  18.00  del  30  settembre - ci sarebbe stata  criticità  ordinaria,
  allerta,  pre-allerta  e invitava i comuni, i sindaci,  l'assessore
  alla  Protezione  civile,  ove c'è, il funzionario,  ad  allertarsi
  perché  si  doveva  mettere in moto il meccanismo dell'informazione
  nel  caso in cui ci fosse stata pioggia. Ebbene, così non è  stato.
  Noi  abbiamo ricevuto il secondo messaggio dalla Protezione  civile
  soltanto  alle  ore 19.00 dell'1 ottobre, quando eravamo  in  piena
  crisi.
   Allora qualcosa non funziona.
   E'  chiaro  che questo tipo di previsione, come bene ha  detto  il
  Presidente,  che interessa 2.500 chilometri quadrati di territorio,
  non  può  funzionare. Bisogna ricorrere a quel meccanismo a  maglie
  strette;  bisogna  cioè  realmente  interessarsi  dei  problemi  di
  prevenzione.
   Se  così  non  è, é chiaro che noi, non intendo noi  sindaci,  non
  intendo  noi  amministratori locali, noi parlamentari, intendo  noi
  cittadini, siamo abbandonati al nostro destino.
   Allora,  invertiamo questa rotta. Facciamo in modo che da  qui  in
  avanti  si  possa  essere  più  sicuri  all'interno  delle  proprie
  abitazioni.  Cerchiamo, attraverso l'opera che  dovrà  svolgere  il
  Commissario avvalendosi di chi riterrà più opportuno,  di  fare  in
  modo che gli sfollati tornino presto nelle proprie abitazioni,  non
  sradicando  ma  avendo ben chiaro un punto: che sulla  sicurezza  a
  nessuno  è dato discutere, a nessuno è dato fare scelte che possano
  essere in qualche maniera populistiche.
   Dobbiamo invertire questa tendenza.
   Il  27  agosto  del  2008  - e concludo  -  ho  mandato  una  nota
  attraverso    la   quale   chiedevo   all'Assessorato    competente
  l'inserimento nel PAI della zona di Giampilieri; nel marzo 2009  ho
  scritto un'ulteriore nota attraverso la quale chiedevo fondi per 11
  milioni.
   La  risposta  è  stata:  non disponiamo di fondi . E'  chiaro  che
  questo è tutto.
   Signor  Presidente,  le consegno questi documenti  perché  restino
  agli  atti e mi riservo di intervenire perché questa Assemblea deve
  conoscere ciò che è successo a Messina, perché quel che è  successo
  a Messina e a Scaletta, purtroppo, può accadere nel 70 per cento di
  lembo  di territorio siciliano. E non possiamo consentire  che  ciò
  avvenga.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ci associamo alle
  espressioni  di  cordoglio che i colleghi che  ci  hanno  preceduto
  hanno  manifestato  nei  confronti  delle  comunità  colpite  dalla
  gravissima calamità occorsa, giovedì 1 ottobre 2009, alle  località
  della  provincia  di Messina, così gravemente afflitte  dall'evento
  franoso e dall'alluvione.
   Utilizziamo  i nostri pochi minuti a disposizione per  fare  delle
  riflessioni dovute, importanti, perché quando sono in ballo le vite
  umane  credo  che  la  demagogia e le  coperture  servano  a  poco,
  soprattutto se non fanno riferimento ad iniziative che,  nel  corso
  del tempo, si è mancato di intraprendere.
   Il  sindaco Buzzanca ha fatto riferimento alle richieste  ed  alle
  sollecitazioni  avanzate dalla sua Amministrazione.  Personalmente,
  allego   al   mio   intervento  dei  documenti  e  li   trasmetterò
  all'attenzione   del   Presidente   della   Regione   che,    molto
  probabilmente, li conosce meglio di me.
   In  epoca  successiva ad un evento già pesante  per  la  zona  del
  Messinese,  occorso nel 2007, erano state avanzate alcune  proposte
  che,  utilizzando la legge numero 286 del 2006, cioè la finanziaria
  del  2006,  all'articolo 2, prevedevano di utilizzare le  somme  ex
  Fintecna  S.p.A.,  cioè  ex  ponte, per  interventi  a  difesa  del
  territorio dal rischio idrogeologico.
   In  data 29 ottobre 2008, protocollo numero 3393, il Governo della
  Regione  siciliana, con l'Assessore per il territorio e l'ambiente,
  formula  una  proposta  e la trasmette al Ministero  dell'Ambiente.
  Tale  proposta, all'articolo 2, comma 92, per un totale complessivo
  di   106.050.000,00  euro,  comprendeva  diversi  interventi  nella
  provincia di Messina e, in particolare, per Giampilieri un  milione
  di  euro  per  interventi  di  opere  di  mitigazione  del  rischio
  idrogeologico  nel  centro  abitato  di  Giampilieri,   città   più
  fortemente  colpita dall'evento del quale stiamo, oggi,  ricordando
  le disastrose conseguenze.
   Successivamente  tale  proposta è stata  modificata;  ma  è  stata
  modificata d'intesa, concordemente, tra la Regione siciliana  e  il
  Ministero dell'Ambiente.
   Il  19  novembre  2008, protocollo numero 3738, la proposta  viene
  rimodulata, vengono modificati alcuni interventi e gli  importi  di
  alcuni interventi vengono ridotti, di altri vengono aumentati.  Non
  si   conosce  il  criterio  di  tali  modifiche.  Resta  confermato
  l'intervento  per  Giampilieri  di  un  milione  di  euro  per   la
  realizzazione  dei  lavori  relativi ad opere  di  mitigazione  del
  rischio idrogeologico.
   Successivamente,  in  data 27 novembre  2008,  viene  stipulato  e
  firmato un decreto dal Ministero, con l'intesa della Regione, e c'è
  l'allegato  sottoscritto  dal  Governo  regionale,  con  la   firma
  dell'assessore,  nel  quale, per quanto riguarda  la  provincia  di
  Messina   viene  arbitrariamente  eliminata  tutta  una  serie   di
  interventi, e cioè:
   -Messina, Castell'Umberto: consolidamento centro abitato, piazzale
      Cala, in località Sfaranda, 1.000.000,00 di euro: cancellato;
  -Messina, Limina: opere di mitigazione rischio idrogeologico, a
  nord del centro abitato e Chiesa di S. Filippo 1.000.000,00 di
  euro: cancellato;
  -Messina, Mazzarrà Sant'Andrea: consolidamento versanti lungo la
  statale 185, contrada Giannicola, 1.500.000,00 di euro: cancellato;
  -Messina, Giampilieri, opere di mitigazione del rischio
  idrogeologico del centro abitato di Giampilieri, 1.000.000,00 di
  euro: cancellato;
  -Messina, Motta-Calastra mitigazione rischio idrogeologico centro
  abitato, 800 mila euro: cancellato;
  -Messina, Sant'Alessio Siculo, completamento opere di difesa
  costiera, 650 mila euro: cancellato;
  -Messina, Savoca lavori di consolidamento a protezione del
  castello, del museo, della chiesa di San Michele e della strada
  comunale, 475 mila euro: cancellato.
   Cioè,   d'intesa,  ultimo  comma  della  narrativa   del   decreto
  sottoscritto  dai  ministri  con  la  Regione  siciliana,   vengono
  cancellati  tutti gli interventi relativi alla tutela  dal  rischio
  idrogeologico del territorio di Messina
   Oggi,  dire  che l'assessore Beninati si è impegnato, è superfluo,
  d'altronde   l'assessore  Beninati,  messinese,  non   poteva   che
  ereditare  la necessità di impegnarsi dopo la disastrosa lacuna  di
  chi  lo  aveva preceduto. Ma oggi non si può venire qui a dire  che
  gli  impegni  di  oggi  possono  servire  a  mitigare  dal  rischio
  idrogeologico,  ma  politico, amministrativo e di  governo  di  una
  inefficienza  nella programmazione che sicuramente la  dice  lunga.
  Non si può, con la propaganda, coprire l'assenza di programmazione,
  peraltro  sollecitata,  richiesta e pretesa,  perché  -  lo  diceva
  l'onorevole  Buzzanca  ma lo hanno detto tutti  i  sindaci  -  dopo
  l'evento  del  2007, il Governo della Regione era  stato  messo  in
  allerta,  al  Governo della Regione avevano chiesto interventi,  il
  Governo  della  Regione  li  aveva  previsti.  Successivamente   ha
  concordato  con  il  Ministero dell'Ambiente  un  impegno  diverso,
  elusivo, soppressivo, totalmente modificativo degli impegni assunti
  con  la  Pubblica  Amministrazione del messinese.  Questo  la  dice
  lunga.
   Direi  che  siamo tutti pronti a combattere contro l'abusivismo  e
  siamo  tutti  pronti ad individuarne le cause. Ma quando  le  cause
  risiedono  in  noi  stessi, forse sarebbe meglio stendere  un  velo
  pietoso   o   forse  sarebbe  meglio  rassegnare  una   riflessione
  definitiva  al  Governo  per evitare che questa  disamministrazione
  continui.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare  l'onorevole  Adamo.  Ne  ha
  facoltà.
   Le ricordo che ha tre minuti di tempo.

   ADAMO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, il dramma  che  ha
  colpito  Messina,  i  lutti, le perdite che i  nostri  concittadini
  dovranno affrontare per tutta la vita non possono essere utilizzati
  né  per  una  assoluzione o autoassoluzione generale  della  classe
  politica né per attacchi più o meno strumentali.
   Credo,  invece, che dovremmo tutti assieme renderci conto,  non  è
  possibile  isolare una fetta di cattiva amministrazione  dal  resto
  dell'Amministrazione siciliana di questi anni, molti di noi  stanno
  vicini  a  questo Governo proprio per i segnali di cambiamento  che
  sta dando.
   Semmai chiediamo al Governo segnali più forti e più decisi.
   Ritengo  che  uno degli elementi più tristi di questo  dramma  sia
  l'incapacità che, in questo momento, i siciliani hanno  perfino  di
  comunicare con il resto dell'Italia, e non parlo della  Lega  o  di
  piccoli gruppi leghisti.
   E'  la  prima  volta che, dopo un dramma del genere, non  c'è  una
  raccolta  di  firme, non c'è una forte solidarietà da  parte  della
  Nazione  italiana  nei  confronti  della  Sicilia,  perché  veniamo
  individuati  tutti  noi  - comprese le vittime  -  come  colpevoli,
  colpevoli di abusivismo.
   Non riusciamo a comunicare al resto d'Italia che Giampilieri è  un
  comune  che esiste da più di cento anni. Ma i noccioleti attorno  a
  Giampilieri, i terreni coltivati, le fiumare cementificate,  queste
  certamente sono opere di cattiva amministrazione di cui  tutti  noi
  dobbiamo   rispondere,  rispetto  alle  quali  tutti  noi  dobbiamo
  attrezzarci a cambiare.
   Io  non  so  come è andata a Messina, non so se per distruggere  i
  noccioleti  sono  stati utilizzati fondi europei.  Posso  dire  che
  nella  mia  provincia, la provincia di Trapani,  la  provincia  più
  vitata  d'Europa, in questo momento i soldi arrivano per dismettere
  l'agricoltura, i soldi arrivano per tagliare i vigneti.
   Sono felice che oggi non sia qui l'assessore Cimino perché so  che
  è  a  Bruxelles  per  invertire questa tendenza,  per  cambiare  la
  politica agraria fatta in questi anni, perché l'elenco degli errori
  del passato lo possiamo fare tutti.
   Allora,  quello  che  ci  deve contraddistinguere  è,  invece,  la
  capacità  di  cambiamento,  una capacità  di  cambiamento  che  noi
  vediamo in questo Governo e che vorremmo sostenere.
   E,  allora, vorrei chiedere all'Assessore per i lavori pubblici  e
  al  Presidente della Regione - credo che quest'Assemblea non  abbia
  mai  discusso  una volta il Piano triennale delle opere  pubbliche,
  credo  che  questo non sia mai avvenuto - di avere un  elenco,  nei
  prossimi  mesi, nelle prossime settimane, degli interventi  che  il
  Governo   intende  realizzare  non  soltanto  per   conoscere   gli
  interventi  ma, soprattutto, i tempi di realizzazione  delle  opere
  perché  tante volte si esprime la volontà politica in una serie  di
  opere,  di  impegni e di progetti ma, poi, questa volontà politica,
  troppo  spesso, in Sicilia è assolutamente incapace di trasformarsi
  in concrete opere pubbliche.
   Questo potrebbe essere un metodo di cambiamento e potrebbe aiutare
  l'Assemblea e tutti noi a valutare la capacità del Governo di voler
  cambiare  e  di  passare,  finalmente, ad  una  buona  e  razionale
  amministrazione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Laccoto.  Ne  ha
  facoltà.
   Siamo  già  negli  interventi liberi,  quindi,  chi  volesse,  può
  iscriversi a parlare.
   Desidero  ricordare all'Assemblea che l'Ufficio di  Presidenza  di
  questo Parlamento, la settimana scorsa, ha deliberato un contributo
  per  i  familiari delle vittime della tragedia della  provincia  di
  Messina.

   LACCOTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, spero che  questo
  dibattito,  anche  senza le luci della diretta, porti  veramente  a
  qualche  fattore  positivo nei riguardi  di  una  popolazione  che,
  certamente,  ha  subìto un forte trauma, ma soprattutto  cerchi  di
  cambiare tendenza rispetto a quelle che sono le programmazioni  che
  devono   avere  la  Regione  e  lo  Stato  con  Enti  che  non   si
  sovrappongono o si confondono fra le diverse competenze.
   A  mio  avviso, da questo dibattito occorre riuscire a comprendere
  qual  è la via di svolta a cui deve dare inizio, da questo momento,
  sia il Governo sia la Regione.
   La  speranza  è una: che finalmente alle parole seguano  i  fatti.
  Significa che bisogna dare tempi certi per la programmazione  delle
  somme  da  spendere,  tempi certi, contingentati,  per  quelli  che
  devono  essere  gli  interventi, che bisogna scegliere  quale  deve
  essere  il  luogo della ricostruzione attraverso anche il riesumare
  quelli  che  sono  stati  i numerosi progetti  pagati,  sicuramente
  profumatamente,  rispetto a quelli che sono  stati,  nel  tempo,  i
  progetti per il dissesto idrogeologico.
   Questo dibattito risente sempre delle divisioni all'interno  della
  maggioranza.
   Io credo che qui, questa sera, bisogna affrontare concretamente un
  problema serio, la difesa del suolo in Sicilia.
   Vi  faccio un esempio: l'anno scorso, nella finanziaria del  2008,
  se voi ricordate, a febbraio, abbiamo fatto una lunga battaglia, ho
  presentato  un  emendamento per l'alluvione che era avvenuta  nella
  costa tirrenica della provincia di Messina.
   Bene,  ad  oggi,  nessun centesimo è stato speso in  quella  zona,
  nessun centesimo è stato finanziato.
   Poi,  avvengono fatti gravi; avviene, per esempio,  che  le  somme
  stanziate  dal  Ministero dell'Ambiente, senza progetti  esecutivi,
  sono  ancora  lì, sono state assegnate ai Comuni  e  non  spese.  E
  questo è ancora un fatto grave.
   Avviene  una  confusione di programmazione tra  quella  che  è  la
  programmazione  regionale  e i fondi che provengono  dal  Ministero
  dell'Ambiente.  Vi  è  una  duplicazione di  competenze  tra  Genio
  Civile,  Protezione civile, Sovrintendenza, Comuni,  Province,  che
  certamente non serve a semplificare la procedura amministrativa.
   Penso, allora, con il Governo che oggi è presente in Aula, con  il
  Presidente della Regione e con gli altri Assessori e con l'Aula, in
  un momento in cui noi dovremmo sentirci tutti commossi per un fatto
  che oggi è capitato a Messina ma poteva capitare in qualsiasi altra
  parte  della  Sicilia,  dobbiamo mettere  mano  ad  una  svolta  di
  semplificazione  burocratica che porti a snellire queste  procedure
  una  volta per tutte. Non è possibile avere una programmazione che,
  nel  tempo,  dura anche cinque-sei anni, prima di poter arrivare  a
  spendere effettivamente delle somme.
   Bisogna, allora, individuare innanzitutto quali sono i mezzi;  che
  finalmente lo Stato si ricordi che esiste anche la Sicilia, ma  che
  esiste veramente, non attraverso i 20, 40, 60 milioni ma attraverso
  quella   che   deve  essere  una  svolta  anche  nei  finanziamenti
  necessari.
   Mi  si  dice che i fondi FAS su cui puntava la Sicilia  per  avere
  immediatamente la possibilità di spendere per la difesa  del  suolo
  verranno dati come cassa nel 2011.
   Noi  chiediamo  a  tutto  il Parlamento, signor  Presidente  della
  Regione, che, considerati gli eventi eccezionali che vi sono  stati
  a  Messina  (ma  che potrebbero verificarsi in altre parti),  venga
  anticipata immediatamente la disponibilità dei fondi FAS. E  questo
  è il primo punto.
   Secondo punto: occorre fare un tavolo di regia unico, non  è  solo
  un  fatto politico ma anche di gestione tecnica, di quella che deve
  essere  la  gestione del territorio in Sicilia: una gestione  unica
  che  veda  insieme Enti locali, Regione, Stato, Protezione  Civile,
  Province,  per  fare  un piano unico per la protezione  del  nostro
  suolo. Questo è il fatto più importante.
   Per quanto riguarda le popolazioni della provincia di Messina,  vi
  dico  che  il  silenzio da parte dei cittadini e dei parenti  delle
  vittime  durante  la cerimonia nel Duomo di Messina  e  le  parole,
  anche  dure  e  gravi,  di  Monsignor La  Piana,  dovrebbero  farci
  riflettere,  dovrebbero fare riflettere questo  Parlamento,  questo
  Governo e penso che, invece delle parole, debbano seguire, oggi,  i
  fatti.
   Vedete  qual  è  il  problema? La preoccupazione  è  che,  passata
  l'attenzione  da  parte  dei mass media, vi sia  una  disattenzione
  generale. Credo sia stato richiamato in Aula il volere, a qualsiasi
  costo,  diminuire la portata di questa tragedia; una  tragedia  che
  sicuramente poteva essere evitata; una tragedia che, al di  là  dei
  fatti, dell'eccezionale ondata di maltempo, poteva essere prevista.
   Non è bello dividersi tra le polemiche, tra coloro che dicono  voi
  avete  questa  colpa  o quest'altra colpa .  Oggi  è  importante  e
  opportuno che si trovi una via per potere veramente dare una svolta
  a  questa regione. E la svolta deve essere fatta, signor Presidente
  della  Regione, con una semplice richiesta: snellire  le  procedure
  burocratiche  e  di  spesa.  Non è concepibile  che  alcuni  comuni
  debbano  essere  costretti a presentare progetti esecutivi  per  la
  difesa  del  suolo  e  altri,  con fondi  nazionali,  debbano,  con
  semplice richiesta, avere i finanziamenti.
   Non  ha  più  senso  intervenire con finanziamenti  a  pioggia  ma
  bisogna programmarli in un contesto serio.
   Sono  stati fatti i piani sul dissesto idrogeologico in tutti  gli
  ambiti.  Oggi, bisogna cercare di attivare una spesa,  ma  non  con
  somme parziali dividendo cinquecentomila, un milione a questo Ente,
  all'altro Ente o all'altro Comune, perché non serve e a risolvere i
  problemi;  bisogna, invece, dare i finanziamenti che  servano,  una
  volta per tutte, a risolvere il problema.
   Onorevole  Presidente della Regione, fra un anno  i  cittadini  ci
  chiederanno conto degli interventi fatti e, credo che,  al  momento
  della  commozione, al momento delle parole, debbano seguire oggi  i
  fatti concreti che i cittadini chiedono e che noi dobbiamo dare.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Incardona.  Ne  ha
  facoltà.

   INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo pensato ad
  un intervento di tipo diverso perché immaginavo che il dibattito in
  quest'Aula si orientasse verso l'affermazione di un principio  che,
  però,  ancora una volta, viene dimenticato dalle istituzioni  e  da
  questo importante Parlamento.
   Qui ancora non sento discutere sul problema principale che attende
  una  risposta, ossia quello che i siciliani si attendono di sapere:
  di  chi  è  la responsabilità di quanto è successo? Era  un  evento
  evitabile, era un evento che si poteva evitare se ci fosse stata un
  po' più di attenzione.
   Qual   è  l'attività  svolta  dagli  organi  competenti?  Qual   è
  l'attività  svolta  all'indomani di quella relazione  che  è  stata
  depositata dalla Protezione civile? Qual è l'attività che  è  stata
  svolta dagli organi di Protezione civile? Qual è l'attività  che  è
  stata  svolta dagli organi amministrativi che avevano il dovere  di
  controllare che quella attività venisse effettivamente svolta,  per
  evitare questa strage, per evitare questo disastro, per evitare che
  queste  famiglie piangessero i loro morti, per evitare  che  queste
  vite venissero spezzate?
   Non   ho  sentito  ancora  parole  di  vero  cordoglio,  di   vera
  commozione. Evidentemente il fatto lo si vive con troppo distacco
   In  quella  zona  ci sono state delle vittime, ci sono  stati  dei
  morti, dei bambini che hanno perso la vita. Tutto ciò dovrebbe fare
  riflettere  veramente,  dovrebbe  imporre  a  ciascuno  di  noi  la
  domanda:  di  chi è la responsabilità? Che cosa si  sarebbe  dovuto
  fare? Chi avrebbe dovuto farlo?
   Poco  fa,  l'onorevole Leontini denunciava una  serie  di  mancati
  finanziamenti di opere che, invece, erano necessarie.
   Allora  mi  chiedo:  dove erano coloro i quali dovevano  vigilare?
  Dov'era   il  sindaco  di  Messina  quando  queste  somme  venivano
  strappate a questi interventi?
   Dove  erano coloro i quali erano tenuti a vigilare affinché queste
  opere venissero realizzate?
   Dove  erano  tutti  coloro  che  avrebbero  avuto  il  dovere   di
  controllare,  di intervenire presso gli organi anche  dello  Stato,
  presso l'Assessorato regionale? Di  cosa si occupavano?
   A  cosa pensavano quando queste somme venivano sottratte, le somme
  che sarebbero servite a salvare la vita a tutte quelle vittime?   E
  dove sono i soldi che sono stati stanziati?
   La  stampa nazionale e quella regionale hanno ridicolizzato ancora
  una  volta l'Amministrazione regionale, la Sicilia, perché le somme
  destinate  a certi interventi non sono state utilizzate per  questo
  ma sono state distratte, sono state portate altrove.
   Io dico che in questo caso la Magistratura deve fare un'azione che
  già ha intrapreso con grande coraggio, con grande attenzione perché
  -  secondo  me  -  è  anche  ipotizzabile  non  solo  la  colpa  ma
  addirittura il dolo eventuale, tenuto conto della relazione che già
  era stata depositata.
   La   Magistratura,  però,  non  basta.  Qui  non  sono  d'accordo,
  onorevole Musotto: anche noi abbiamo il dovere, come Regione,  come
  Assemblea,   di   fare  in  modo  che  le  responsabilità   vengano
  individuate.  Per questi motivi, con un'interrogazione  ho  chiesto
  all'assessore  Chinnici  di  occuparsi di  promuovere  un'ispezione
  amministrativa   affinché   l'azione   della   Regione,    l'azione
  amministrativa venga affiancata a quella della Magistratura, perché
  il principio di legalità, il bene della legalità è un bene prezioso
  che  appartiene  a  tutti,  appartiene  innanzitutto  a  tutte   le
  istituzioni.  E  il  grado di legalità che può essere  raggiunto  é
  tanto  maggiore quanto maggiore è l'impegno di ciascuna istituzione
  e  di ciascun cittadino al raggiungimento del bene comune che è  la
  legalità.
   Anche  noi  come  Regione dobbiamo fare in modo  che  emergano  le
  responsabilità.  Anche noi  dobbiamo affiancare con  una  ispezione
  amministrativa l'azione della Magistratura perché, altrimenti,  non
  daremo giustizia a tutte quelle morti, altrimenti non avremo  fatto
  fino  in  fondo  il  nostro dovere, altrimenti non  avremo  portato
  quella  ondata  di  novità  che diciamo  tutti  di  volere  portare
  allorché non avremo affermato il principio della responsabilità.
   E  ancora, penso che il Presidente della Regione, come Commissario
  per  gli  eventi  di  Messina, dovrà venire  qui  periodicamente  a
  relazionare  a  questo Parlamento, che ha il  compito  di  vigilare
  affinché fatti simili non accadano più, affinché non ci siano altri
  morti da piangere, affinché altre famiglie non vivano il dramma che
  hanno vissuto. Non basta, quindi, soltanto dire ciò che occorre sul
  piano  generico, altrimenti avremo buttato, ancora una volta,  fumo
  negli  occhi ai siciliani se non affrontiamo il problema  vero,  se
  non diamo le risposte vere e concrete.
   Io  suggerisco  a  tutti coloro che hanno delle responsabilità  di
  meditare;   ognuno   di   loro   pensi   alle   proprie   personali
  determinazioni da assumere perché le responsabilità che hanno  sono
  veramente  gravi,  hanno 28 vittime sulla coscienza  e  altre  nove
  ancora da trovare.

   PRESIDENTE.  E  iscritto a parlare l'onorevole  Panarello.  Ne  ha
  facoltà.

   PANARELLO.  Signor  Presidente dell'Assemblea,  signor  Presidente
  della  Regione,  onorevoli colleghi, già  una  settimana  fa  avevo
  rappresentato in quest'Aula le ragioni che dovrebbero indurre  dopo
  questa  vicenda la Regione, lo Stato e tutte le istituzioni a  dare
  una  risposta  seria,  concreta  e  tempestiva  agli  abitanti   di
  Giampilieri   e  delle altre frazioni del comune di Messina  e  del
  comune di Scaletta, che sono stati colpiti tragicamente dall'evento
  dell'1 ottobre.
   Alcuni colleghi qui, stasera, hanno riproposto le inadempienze,  i
  conflitti di competenza, le sottovalutazioni, che hanno determinato
  nei   miei   concittadini  il  convincimento  che,  dopo   l'evento
  alluvionale  del  25 ottobre 2007, fossero stati abbandonati  dalle
  istituzioni e che questo abbandono avesse concorso - ha concorso  -
  ad aggravare gli effetti dell'alluvione dell'1 ottobre 2009.
   Non  riproporrò  in questa sede - e chiederei al Presidente  della
  Regione   di  leggersi  il  resoconto  stenografico  della   seduta
  precedente - i punti che avevo rappresentato una settimana  fa,  né
  voglio  segnalare  responsabilità o  esprimere  giudizi  o,  peggio
  ancora, cercare capri espiatori.
   Penso,  però,  che  le  vicende  che  si  sono  svolte,  onorevole
  Presidente  della  Regione, visto che lei adesso è  stato  nominato
  commissario,  tutto  quello che è successo da  due  anni  a  questa
  parte,  obbliga  tutti  coloro che hanno responsabilità  in  questa
  vicenda, a partire dal Commissario, ad agire con efficienza  e  con
  tempestività.
   Non  può  succedere che le risorse da destinare ad  un  evento  di
  questo  genere siano risorse striminzite, non può succedere che  le
  risorse impegnate non vengano tempestivamente utilizzate.
   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  appartengo  ad  una
  tradizione  politico-culturale che nel corso dei decenni  trascorsi
  ha  denunciato  con  grande evidenza gli abusi  sul  territorio,  i
  processi  di  cementificazione che  hanno  deturpato  o  ferito  il
  territorio  della  Sicilia  a  partire  dalle  sue  città.   Voglio
  ricordare  Mario  Alicata  e  la sua battaglia  dopo  la  frana  di
  Agrigento, voglio ricordare Pio La Torre e la sua battaglia  contro
  il   sacco  di  Palermo , voglio ricordare Pancrazio  De  Pasquale,
  grande  messinese,  e la sua battaglia per evitare  una  espansione
  urbanistica incontrollata sulle colline della città di Messina.
   Dico  queste cose perché sono ben consapevole che, nel  corso  dei
  decenni,  in Sicilia, rispetto al tema importante, cruciale,  della
  tutela  e  della  valorizzazione del territorio,  non  tutti  hanno
  compreso  l'importanza di questa battaglia e non tutti hanno  fatto
  il loro dovere.
   Proprio  per  questo, invito ad una riflessione  anche  la  stampa
  siciliana  e  nazionale su quello che effettivamente  emerge  dalla
  tragedia di Giampilieri e di Scaletta Zanclea.
   Su  Giampilieri si è detto. Giampilieri, Molino e Altolia,  vorrei
  ricordare  al Presidente della Regione e a tutta l'Aula,  sono  tre
  paesi  che  adesso  sono stati colpiti nella parte  che  è  rimasta
  sostanzialmente   intatta  dal  punto  di  vista  urbanistico,   da
  centinaia di anni a questa parte.
   Vorrei ricordare che questi tre villaggi del Comune di Messina non
  furono  toccati  dal  terremoto del  1908  né  furono  toccati  dai
  bombardamenti   del   1945.  Anzi,  in   questi   villaggi   furono
  generosamente ospitati gli sfollati dalla città che, invece,  erano
  stati travolti dal terremoto del 1908 e dai bombardamenti del 1943-
  45.
   Quell'impianto  è rimasto sostanzialmente intatto, tranne  qualche
  imbruttimento  dovuto  alla ricostruzione di  vecchi  edifici  che,
  probabilmente,  sono stati peggiorati dal punto di vista  estetico,
  ma   quello   che   è   avvenuto  è  il  risultato   essenzialmente
  dell'abbandono  delle colline, delle coltivazioni  e,  quindi,  del
  dissesto idrogeologico del bacino del torrente Giampilieri.
   Naturalmente  questa non è una giustificazione  ma,  anzi,  è  una
  sollecitazione  nei  confronti  delle  istituzioni   pubbliche   ad
  intervenire  perché quello non è un terreno sul quale si  può  fare
  carico al privato di risolvere il problema.
   Su  questo  terreno si deve esercitare eminentemente  l'intervento
  pubblico  e  quello  che  non è stato fatto  fino  ad  ora,  signor
  Presidente  della  Regione e signor Commissario  all'emergenza,  va
  fatto adesso perché nei confronti di coloro che vogliono tornare  a
  Giampilieri  - e voglio rassicurare il sindaco Buzzanca  -  io  non
  asseconderò  nessun  tipo di populismo per  mia  cultura  e  perché
  conosco quelle persone, le loro sofferenze e so che la demagogia  e
  il populismo non li aiuta.
   Però  chiedo al Presidente della Regione e al sindaco Buzzanca  di
  far  procedere  contestualmente all'assistenza agli sfollati,  alla
  possibilità   di   dare   loro  un  alloggio  dignitoso,   ancorché
  transitorio,  la  verifica sulle condizioni della  montagna  e  gli
  interventi  conseguenti.  Perché se si dovesse,  signor  Presidente
  della  Regione  -  e lo dico al collega Buzzanca nella  qualità  di
  sindaco di Messina e all'assessore Beninati che conosce molto  bene
  la  situazione -, accedere all'idea che i centri collinari, siccome
  le  opere di prevenzione e di messa in sicurezza sono molto costose
  e  si dovesse, in qualche maniera, spopolare, io vorrei ricordare a
  me  stesso,  innanzitutto, che nel solo comune di Messina  esistono
  oltre  trenta frazioni collinari e nell'intera provincia di Messina
  esistono  almeno  cento  centri  abitati  collinari  fra  comuni  e
  frazioni di comuni.
   La  vicenda di Giampilieri, in termini tragici, è paradigmatica di
  una  condizione più generale del Comune di Messina, della Provincia
  di Messina e dell'intera Regione siciliana.
   Spero  che  sia  altrettanto  paradigmatico  il  modo  in  cui  il
  Commissario   si  muoverà  per  prevenire  ulteriori  problemi   e,
  soprattutto,  per assicurare a quella popolazione così tragicamente
  colpita  l'assistenza  necessaria e  anche  l'assicurazione  di  un
  futuro rientro nelle loro abitazioni in condizioni di sicurezza.
   La  vicenda di Scaletta pone a tutti noi, ma in particolare a  chi
  governa la Regione siciliana e non solo al Commissario, un problema
  ancora più complesso: il Presidente della Regione ha ricordato quel
  palazzone che è apparso in televisione ripetutamente come un mostro
  costruito alla foce di un vecchio torrente.
   Vorrei  ricordare sommessamente al Presidente della  Regione  e  a
  tutta  l'Aula  che attorno a quel presunto mostro c'erano  numerose
  abitazioni meno recenti, che sono state tutte spazzate via, e lì si
  sono determinati i numerosi morti di Scaletta Zanclea.
   Bene,  lì  il problema non è di evitare ulteriori costruzioni.  Ma
  siccome,  come  a  Scaletta, in tanti altri centri  costieri  si  è
  costruito  nel  corso dei secoli, non solo degli  anni,  in  quella
  maniera, anche lì il problema si affronta e si risolve, non solo in
  termini  di  rispetto delle regole, ma di messa  in  sicurezza  dei
  torrenti,   delle  coste  e  delle  colline  che,  se   franeranno,
  determineranno disastri come quello dell'1 ottobre che abbiamo alle
  spalle.
   Concludo,  signor  Presidente,  chiedendo  al  Commissario  -   lo
  scriveremo anche nel nostro ordine del giorno - che sia disponibile
  ad  informare  il Parlamento periodicamente, perché  credo  che  il
  Parlamento  abbia  tutto l'interesse che questa  vicenda  veda,  da
  parte  della  Regione  e  di tutte le sue istituzioni,  un  impegno
  straordinario per venire incontro ai bisogni di quelle  popolazioni
  e per realizzare al più presto possibile la ricostruzione in quelle
  zone  in  condizioni di sicurezza per gli abitanti di  Giampilieri,
  delle frazioni vicine e del comune di Scaletta Zanclea.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  De  Luca.  Ne  ha
  facoltà.

   DE  LUCA.  Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  onorevoli colleghi, stiamo affrontando un dibattito che rischia  di
  non  indirizzarci  su delle soluzioni che sono  indispensabili,  mi
  permetto  di  sottolineare. Sono state citate cause  e  sono  state
  anche avviate delle riflessioni.
   Credo   che,   vivendo  anche  il  territorio,  mi   permetto   di
  sottolineare che non possiamo, da questo punto di vista,  ritenerci
  soddisfatti  da una semplice analisi e da una riflessione  che  non
  affronta alla radice il problema di cui stiamo parlando. E  non  mi
  riferisco  soltanto alla terribile vicenda dell'1 ottobre.  Già  in
  altre  occasioni il nostro territorio ha dato segni  d'allarme,  in
  modo particolare il 25 ottobre 2007 quando, come è stato ricordato,
  vi è stato un allarme molto forte nella riviera ionica.
   Ebbene, rispetto a quell'evento, rispetto a quella data, non  solo
  ci sono stati interventi sommari, ma non è stata delineata una vera
  strategia, ed è questo l'aspetto che voglio affrontare questa sera.
  Ritengo   che   sia   intanto  indispensabile  verificare   se   le
  pianificazioni  urbanistiche delle zone  interessate  dagli  eventi
  alluvionali  del  2008, e in particolare anche  quelle  interessate
  dall'alluvione  dell'1 ottobre 2009, contenevano i  più  elementari
  principi   di   compatibilità  geomorfologica  o   se   le   stesse
  pianificazioni  risalgono a quando la legislazione  non  richiedeva
  tali  verifiche,  come  ad  esempio a  Scaletta  Zanclea,  dove  la
  ferrovia  sbarra  quasi  totalmente l'asta fluviale  e  nessuno  ne
  parla,  rispetto  all'urbanistica preesistente e comunque  rispetto
  alla  legislazione geomorfologica di compatibilità, ex articolo  13
  della legge 64 del 1974.
   Non  è pensabile, onorevoli colleghi, che si continui a citare  il
  famoso  palazzo Pagliuca, o palazzo rosa, utilizzato  come  simbolo
  del  nostro abusivismo, e non si parli invece della ferrovia che  a
  Scaletta  Zanclea  ha  esattamente  uno  sbocco  di  due  metri  di
  larghezza per due metri di altezza che sbarra l'intera comunità  di
  Scaletta  Zanclea e che, guarda caso, proprio dove si è  verificata
  la sciagura, è stato totalmente superato dalle valanghe.
   Allora  dobbiamo dire realmente come stanno le cose. Il comune  di
  Scaletta  Zanclea  è  stretto  a  mare  dalla  ferrovia,  a   monte
  dall'autostrada. Non è pensabile che, da questo punto di vista,  si
  costruiscano  strumentalmente e vergognosamente -  mi  permetto  di
  dire  -  una  serie di accuse e ancora non ci si  renda  conto  che
  alcuni  simboli  non possono assolutamente essere considerati  tali
  perché il nostro territorio, in modo particolare la riviera ionica,
  è  stato già falcidiato molti decenni fa nella realizzazione  delle
  opere pubbliche. Questa è la verità
   E  allora,  cosa possono fare i sindaci da questo punto di  vista,
  che  si  trovano  stretti a monte e a valle? Come  deve  vivere  la
  comunità questo dramma?
   Rispetto  a  questa  vicenda  noi dobbiamo  fare  una  riflessione
  approfondita  e  credo  che  sia  importante,  onorevoli  colleghi,
  rivedere  i  parametri di calcolo delle aree  a  rischio  frane  ed
  esondazione, in quanto l'attuale metodologia di calcolo di grado di
  rischio  e  dei relativi gradi di priorità non tiene conto  -  come
  peraltro  evidenziato  più volte dal Dipartimento  regionale  della
  Protezione civile - delle situazioni a rischio indotte da  frane  a
  monte di bacini, anche distanti da centri abitati o che interessano
  vie di fuga.
   Attualmente, infatti, la metodologia applicata è riferibile ad una
  diretta  causa  effetto inquadrabile a sole  condizioni  locali  di
  dissesto e non alla corretta programmazione a scala di bacino. Tale
  metodologia   non   risulta,  pertanto,  utile  per   un   efficace
  riequilibrio  dei  versanti dei bacini sottesi alle  aste  fluviali
  lungo  i  quali, come nelle maggior parte dei casi riferibili  alla
  provincia di Messina, sono ubicati centri abitati.
   Voglio  ricordare che la zona da dove è partita la frana, in  modo
  particolare  a Scaletta Zanclea, non risultava neanche censita  dal
  PAI  e  bisogna anche chiarire i gradi di pericolosità ed i  rischi
  per   quanto   riguarda  poi  l'individuazione  dei  finanziamenti:
  sicuramente  il  meccanismo va rivisto, perché  si  fa  riferimento
  esclusivamente alle distanze rispetto al centro abitato.
   Ebbene  i  fatti  dimostrano - cito ancora il comune  di  Scaletta
  Zanclea  - che anche ad un chilometro di distanza si può verificare
  il  dissesto, mettendo a rischio una comunità e quindi,  da  questo
  punto di vista, c'è qualcosa che non va nel criterio di calcolo  di
  queste priorità e di conseguenza va rivista la normativa. Questo  è
  l'altro tema che il Governo deve sicuramente affrontare, perché non
  è  sufficiente dire che ci sono dei piani, perché il PAI, che ormai
  è  superato da due anni rispetto a quando è stato approvato, è  ora
  in corso di aggiornamento.
   Non  è  pensabile  che  noi possiamo consegnare  l'incolumità  dei
  nostri cittadini semplicemente ad uno strumento che si aggiorna con
  un  sistema  farraginoso, lungo, e che, nello stesso  tempo  non  è
  sicuramente efficace per individuare le vere cause mortali, come in
  questo  caso, che sono poi la conseguenza di un clima che cambia  -
  di  questo  dobbiamo prenderne atto - e che mette a repentaglio  la
  nostra  zona.  Sembra, infatti, che nella riviera ionica  si  siano
  concentrati   in  questi  anni  una  serie  di  eventi  atmosferici
  importanti,  e  pare che stia diventando permanente una  situazione
  atmosferica  particolare che ormai espone il  nostro  territorio  a
  continue sciagure.
   Bisogna  cambiare questo sistema e, da questo punto  di  vista,  è
  fondamentale  affrontare un tema serio in  termini  definitivi.  E'
  questo  che  il  Governo deve fare, e non solo  per  quello  che  è
  successo  l'1  ottobre, ma per dare una risposta seria  e  concreta
  alle comunità della Sicilia.
   Bisogna  rivedere il sistema di realizzazione di queste opere  sia
  per  quanto riguarda le autorizzazioni, sia per quanto riguarda gli
  incarichi. Se un territorio viene dichiarato a rischio elevato, che
  può  mettere  in  pericolo  vite umane, non  è  pensabile  che  per
  realizzare  il  progetto, per appaltare le  opere  e,  quindi,  per
  rimuovere la causa di morte passino due o tre anni.
   Bisogna  stabilire, una volta per tutte, una corsia  preferenziale
  per questi progetti, e bisogna farlo con grande serietà.
   Ci vuole un regime derogatorio e il Governo deve prenderne atto  e
  stabilire,  una  volta per tutte, che per le opere  che  riguardano
  l'incolumità  dei  cittadini non possono passare inutilmente  anni,
  perché spesso noi assistiamo ad uno scontro di competenze a livello
  territoriale e la nostra vita è anche messa nelle mani di  soggetti
  che,  vergognosamente, si fanno i  dispetti  sul territorio:  e  ne
  potremmo enunciare tanti
   Allora,  bisogna  dire,  una volta per tutte,  la  verità:  questo
  sistema non funziona e bisogna correggerlo.
   Poi,  c'è un altro aspetto che emerge da questo dibattito.  Quando
  sento  parlare di trecento, quattrocento milioni di euro  spesi  in
  questi  sei  anni,  di  cosa stiamo parlando?  Cosa  sono  trecento
  milioni  di  euro  rispetto  ad  una  previsione  di  circa  cinque
  miliardi, indispensabili per fare fronte a quelle che sono le  zone
  R4 P1, cioè alle zone di alto rischio?
   E'  necessario che il Governo si faccia carico di questo dibattito
  e, successivamente, di fare un piano straordinario per l'intervento
  idrogeologico  al fine di fare fronte a questa emergenza,  trovando
  le risorse tra i fondi attualmente impegnati e non ancora spesi.
   La   settimana  scorsa  il  Direttore  della  programmazione,   in
  Commissione  Bilancio,  ha  parlato di  diciannove  miliardi  della
  vecchia  programmazione, i fondi FAS 2000-2006, gli APQ; la maggior
  parte  risulta impegnata per opere individuate dieci anni fa e  non
  ancora spesa.
   Se  la  politica  non  ha la capacità di capire  che  le  priorità
  cambiano  di  giorno  in  giorno e che  quindi  le  priorità  vanno
  riprogrammate - anche gli APQ, perché questo è possibile  -  allora
  noi non daremo una risposta seria al territorio.
   Ho  presentato un ordine del giorno con il quale chiedo, da questo
  punto di vista, che ci sia un sostegno chiaro da parte del Governo,
  il  quale  provveda  a  convocare tavoli tecnici  per  rivedere  le
  priorità degli ultimi anni. La mia non è una questione strumentale,
  nessuno  vuole  smentire qualcuno. E' normale che la politica  deve
  saper dare quelle risposte ai cambiamenti del territorio.
   Diversamente, stiamo dibattendo di una  guerra tra poveri   perché
  quando  si parla di sessanta, ottanta, cento milioni di euro,  tali
  cifre bastano semplicemente per far fronte al pronto intervento.
   Chiedo  che  venga  definita, una volta per tutte,  oltre  ad  una
  procedura   derogatoria,  un  piano  straordinario  per   l'assetto
  idrogeologico   e   che  le  risorse  vengano   individuate   nelle
  programmazioni precedenti perché, se non sono state spese, fino  ad
  oggi, ci sarà qualche motivo.
   Ed allora rinunciamo a qualche opera, pur importante, rinunciamo a
  delle  infrastrutture che sono state ritenute  importanti,  per  la
  cosa più importante che la politica deve difendere: la vita umana.
   E allora questa può essere la risposta immediata alla Sicilia
   Questo non è un ragionamento fatto sulla scorta semplicemente  del
  pathos  di  ciò  che si è verificato l'1 ottobre  2009.  Questa  è,
  semplicemente,  la valutazione di chi amministra il territorio,  di
  chi  lo  vive e di chi sa che, alla fin fine, al di là  dei  nostri
  buoni  propositi,  ci vuole definitivamente un percorso  serio  per
  fare  fronte  a queste emergenze. E un percorso serio  richiede  un
  sostegno  economico  consistente,  perché  non  bastano  le   cifre
  previste  nei  programmi  comunitari,  né  quelle  che  sono  state
  previste  dal  Ministero, se noi vogliamo far fronte  seriamente  a
  questo piano.
   Concludo  ricordando che noi stiamo pagando il  prezzo  di  venti,
  trent'anni  di scelte politiche sbagliate sul comparto  agricolo  e
  forestale.  Non  dimentichiamolo  Perché se  il  territorio,  oggi,
  reagisce in questo modo, franando e aprendo torrenti dove 200  anni
  fa  non c'erano, è perché, a monte, la politica, purtroppo, non  ha
  funzionato.
   La nostra politica riferita al territorio è stata un fallimento
   E'  indispensabile che si riveda anche questo, perché non possiamo
  fare  piani di intervento straordinario soltanto per sopperire alle
  emergenze  che,  ad oggi, si sono riscontrate e  che  hanno  creato
  vittime. Bisogna rivedere questa strategia in modo tale da evitare,
  in  gran  parte, le vere cause di questi fenomeni. E le vere  cause
  non sono semplicemente, ormai, un censimento formale del rischio e,
  quindi, un intervento per risolvere quel rischio: la causa è quella
  di  individuare la vera strategia di risanamento del territorio che
  passa per questi interventi, ma passa anche per una politica seria,
  diversa, nel settore del comparto agricolo e forestale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Formica.  Ne  ha
  facoltà.

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio iniziare il
  mio  discorso  con  il  rammarico vero e le condoglianze  vere  per
  questa  sfortunata parte della provincia di Messina, per  tutte  le
  vittime  e  per  i disagi che le famiglie hanno avuto  a  causa  di
  questo evento calamitoso.
   Voglio ringraziare anche quasi tutti i colleghi che finora si sono
  succeduti negli interventi per avere dimostrato la loro solidarietà
  nei  confronti della popolazione messinese, anche per  i  toni  che
  hanno usato.
   Non  posso,  però,  esimermi dal fare alcune considerazioni  sulla
  sfortuna  che ha questa città perché, già col terremoto  del  1908,
  nelle   ore  e  nei  giorni  successivi,  c'era  stata  una  grande
  sottovalutazione di quella che era stata la distruzione  che  aveva
  interessato Messina e Reggio Calabria.
   Solo  molti giorni dopo, il Governo nazionale si è accorto appieno
  della  gravità dell'evento e solo molti giorni dopo sono cominciati
  ad  affluire  i  primi  aiuti.  Ed  ancora  una  volta,  in  quella
  occasione,  si è dovuto ringraziare l'opera dei tanti  volenterosi,
  dei  tanti  volontari che, a mani nude, hanno  cercato  di  portare
  soccorso alla popolazione che aveva subìto quell'immane disastro.
   La storia tragicamente si ripete
   Noi  abbiamo  assistito,  anche per  questo  evento,  allo  stesso
  teatrino,  allo  stesso vergognoso tentativo, posto  in  essere  da
  parte  di  esponenti  delle  istituzioni,  di  reti  pubbliche,  di
  giornalisti che, a livello nazionale, hanno cercato in tutti i modi
  prima   di   minimizzare  e  poi,  soprattutto,  di  addossare   la
  responsabilità dell'evento, di quanto è accaduto, ai Messinesi.
   Questo  stato  di  fatto  deve cessare, e  deve  cessare  con  una
  battaglia  vera  a  difesa degli interessi  della  Sicilia,  di  un
  sicilianismo  vero  e  non  solo di  discorsi  di  facciata.  E  un
  sicilianismo  vero  non  può tollerare  che  venga  mistificata  la
  realtà; perché, mentre le immagini della catastrofe scorrevano  sui
  teleschermi,  contemporaneamente abbiamo assistito ai commenti  dei
  giornalisti  che - a fronte di quelle case vecchie di centinaia  di
  anni,  a  fronte  delle  immagini che  testimoniavano  di  impianti
  paesaggistici  nei  villaggi a monte, che  sono  stati  poi  quelli
  maggiormente interessati dalle distruzioni e che erano  gli  stessi
  impianti  da  secoli,  con le stesse costruzioni  da  secoli  -  in
  diretta accusavano la Sicilia, i siciliani, le amministrazioni,  di
  non  avere  tutelato  il paesaggio a causa dell'abusivismo.  Questo
  significa  prendere in giro; significa, ancora una volta, lavarsene
  le mani cercando di scaricare su altri le colpe e le responsabilità
  dei mancati interventi.
   E  sì  E arriviamo alla nota dolente. Leggo in questi giorni degli
  interventi  fatti  dal  Presidente del  Consiglio  Berlusconi,  che
  prontamente si è attivato e ha stanziato delle risorse; leggo della
  nomina  del  Governatore Lombardo a Commissario per  le  emergenze,
  della  nomina  poi dei soggetti attuatori. Leggo dello stanziamento
  dei primi 60 milioni di euro.
   Ma,  come  sottolineava qualcuno, qui non  siamo  in  presenza  di
  interventi da 60, 80, 100 o 200 milioni di euro. Siamo in  presenza
  di  un  mancato  intervento trentennale da parte  dello  Stato  nei
  confronti  del Sud e della Sicilia in particolare, e mi  rivolgo  a
  lei, Presidente Lombardo, perché, a parte la battaglia verbale  nei
  confronti  del  Governo,  abbia  la  consapevolezza  vera  che  una
  battaglia vera non può dimenticare che noi soffriamo di un  mancato
  intervento  nei  confronti del Meridione che parte da  lontano,  da
  molto  lontano,  e  parte  con  le stesse  mosse,  con  gli  stessi
  tentativi,  con  le stesse armi che sono state messe  in  campo  da
  sempre e che stanno per essere messe in campo ancora oggi. E  quali
  sono?
   Sono quelle di avere, prima attraverso la Cassa per il Mezzogiorno
  e,  successivamente,  con i fondi europei e  con  i  FAS,  non  già
  destinato risorse aggiuntive, aggiuntive al Meridione, per  far  sì
  che  il  Meridione potesse superare il gap che lo divide dal  resto
  d'Italia,  ma  avere trasformato prima la Cassa per il Mezzogiorno,
  poi  i  fondi POR e i fondi FAS come risorse sostitutive, cosa  che
  stanno cercando di mettere in campo anche oggi, quando si dice  che
  bisognerà  utilizzare i fondi POR per intervenire a  modificare  le
  condizioni  di  dissesto idrogeologico che attanagliano  il  nostro
  territorio.
   Se  noi  usiamo i fondi POR per costruire le opere che  servono  a
  tutela   del   territorio   e  per  salvaguardarci   dal   disastro
  idrogeologico, significa che non potremo utilizzare quelle  risorse
  per  lo  sviluppo, significa che continueremo a derubare la Sicilia
  delle  uniche risorse previste per cercare di colmare la differenza
  infrastrutturale che ci separa dal resto d'Italia, significa ancora
  una volta prendere in giro i Siciliani.
   E,  allora, finiamola, per favore, di prenderci in giro, finiamola
  con  le  discussioni  volte a rivendicare  una  presunta  battaglia
  meridionalistica e cominciamo a portare avanti le  battaglie  vere.
  Altro che battaglia sui fondi FAS
   Il  Presidente Lombardo ha portato avanti una grande battaglia sui
  fondi  FAS, ma possiamo dimenticare che i fondi FAS 2000-2006 erano
  quasi  14 miliardi di euro e adesso sono 4 miliardi di euro, e  per
  giunta non spendibili?
   Cerchiamo di difendere realmente gli interessi della nostra Isola,
  cerchiamo  di  non  farci  sottrarre risorse,  cerchiamo  di  farci
  allocare  le  risorse  non  in maniera sostitutiva  ma  in  maniera
  aggiuntiva, cerchiamo di snellire tutte le procedure - e sottolineo
  tutte - evitando i ritardi, i  lacci e laccioli  che hanno impedito
  di  spendere  i  soldi  e  poniamo  mano  a  quella  programmazione
  dell'urbanistica  regionale che, da sola e solo quella,  può  porre
  rimedio  agli  eventuali guasti, anche enormi, che  hanno  afflitto
  negli anni il nostro territorio.
   Se   non   si  pone  mano  realmente,  seriamente,  alla   riforma
  urbanistica  e  dei  piani regolatori noi non  risolveremo  mai  il
  problema. Se dobbiamo aspettare 10, 15, a volte 20 anni o  più  per
  l'approvazione  di  uno  strumento  urbanistico,  quello  strumento
  urbanistico,  quando arriva è, nella migliore delle ipotesi,  ormai
  obsoleto   e,   nella  peggiore  delle  ipotesi,  è  lo   strumento
  urbanistico  mancante  che  ha  consentito,  poi,  gli   abusi   di
  necessità.  Perché,  anche qui, bisogna discernere  tra  gli  abusi
  edilizi  di  natura speculativa e l'abuso edilizio commesso  da  un
  padre di famiglia che, non potendosi costruire l'abitazione per  sé
  o  per  i  propri figli, perché manca la strumentazione urbanistica
  che  gli consenta di farlo, è costretto a farlo abusivamente, e poi
  si rincorrono le lacrime di coccodrillo.
   E' tempo di finirla
   Io  avevo  presentato  una proposta di riforma  urbanistica  molto
  dettagliata e completa nel novembre del 2001. Siamo nel 2009  ed  è
  ancora lettera morta.
   Quanti   altri  morti  dobbiamo  ancora  piangere  per   ottenere,
  finalmente, una strumentazione idonea per prevenire e che consenta,
  in  base  a  questa programmazione, di battere i pugni veramente  e
  realmente  sul  tavolo nazionale perché, altrimenti,  rischiamo  di
  fare demagogia restando fermi al palo e non utilizzando neppure  le
  risorse che abbiamo.

                 Presidenza del Vicepresidente Formica

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Romano.  Ne  ha
  facoltà.

   ROMANO.  Signor  Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli colleghi, oggi pensavo che dovesse essere una giornata di
  cordoglio,  una giornata nella quale, tutti insieme,  rivolgere  un
  pensiero  alle  vittime,  ma  anche  aiutando  il  Governo   e   il
  Commissario  per  l'emergenza  onorevole  Lombardo  a  trovare   un
  indirizzo di programma.
   Ho la sensazione, e me ne vergogno, che questa stia diventando una
  verifica,  uno scontro, un riportare su questo terreno e su  questo
  tema,  argomenti  diversi che impegnano le pagine dei  giornali  da
  diversi  giorni  e  che non hanno niente a che vedere  sia  con  le
  vittime  di  Messina, sia col tema che oggi è posto all'ordine  del
  giorno e che fa seguito ad una relazione dettagliata sulla quale mi
  ritrovo pienamente con il Presidente della Regione, e che ringrazio
  per  essere  stato a Messina, da messinese, in tutti questi  giorni
  assieme  agli  Assessori, che non hanno mancato un solo  attimo  di
  essere presenti sia presso l'unità di crisi sia tra i messinesi.
   E  allora, i morti di Messina non possono diventare una verifica e
  non devono diventare uno scontro.
   Io  ho  superato - assieme ai tanti messinesi che eravamo in prima
  fila  in  questi giorni - e respinto la superficialità ed anche  la
  cultura  antimeridionalista con cui i giornali e  la  stampa  hanno
  trattato    l'argomento;    dico    superficialità    e     cultura
  antimeridionalista, là dove si sono dette le cose più nefaste,  più
  folli.  Su RAI 1 qualcuno ha detto che i fondi strutturali  per  il
  dissesto  idrogeologico li spendevamo per le sagre o  che  i  soldi
  erano scomparsi e qualcuno se li era messi in tasca.
   Ma non hanno neanche idea di che cosa stiamo parlando
   Rispetto  a  questo,  condividendo  le  tantissime  cose   giuste,
  vergognandomi di alcuni interventi che ripropongono un tema diverso
  da  quello  che  è  oggi,  mi permetto di  dire  al  Commissario  e
  Presidente della Regione che noi dobbiamo costruire sul suo impegno
  e  sulla  sua presenza a Messina un modello. E' una grande verifica
  della  responsabilità che il Governo, la Chiesa, le Istituzioni  le
  hanno messo sulle spalle, Presidente Lombardo
   Noi  possiamo costruire con questo mandato un modello  nuovo,  per
  costruire  un  modo  nuovo di integrarsi tra  territorio,  cultura,
  ambiente,  infrastrutture e sviluppo; perché questo deve essere  il
  pensiero  di  ricostruire  un'area vasta,  sindaco  Buzzanca,  come
  quella  che è stata colpita da quel maledetto temporale  che  si  è
  concentrato per sei ore dentro un bicchiere.
   Dobbiamo  costruire un modello nuovo per dimostrare a noi  stessi,
  ai siciliani e agli italiani tutti, che siamo in grado di costruire
  un  modello  territoriale che metta assieme l'uomo, l'ambiente,  il
  territorio e la casa.
   Ci  sono  alcune  questioni  centrali che  dobbiamo  sottolineare,
  Presidente  Lombardo, e lo dico a lei nella qualità di Commissario,
  non  me  ne voglia il Presidente dell'Assemblea: i piani regolatori
  della Sicilia sono abusivi, non sono abusive le case  Ci sono piani
  regolatori   vecchi,  obsoleti,  sovradimensionati   nel   rapporto
  abitanti/vani, che non hanno la dimensione di un carattere reale. E
  sono  i  piani  regolatori abusivi che costringono  i  cittadini  a
  realizzare la propria casa laddove il piano regolatore impone.
   E'  più semplice fare la cortesia, spesso, con i piani regolatori,
  e  questo è un dato: non fa consenso l'ambiente, non fa consenso la
  tutela   del   territorio,   può  fare  consenso   rilasciare   una
  concessione.
   Questo  è  un dato politico ineluttabile di una cultura  non  solo
  meridionale,  ma  che è tutta intrinseca a chi ha  e  vive  in  una
  realtà difficile e povera come questa.
   La seconda questione che pongo è quella delle competenze, o meglio
  il contrasto di competenze sul territorio.
   Mi  sono  permesso  di  contare il numero  degli  enti  che  hanno
  competenze sul dissesto o sulla tutela del territorio, sul PAI o su
  tutto  questo  ampio tema che stiamo trattando e sono  riuscito  ad
  arrivare,  assessore  Beninati, a ben  23  enti  territoriali,  tra
  provincia, comuni, enti sovraterritoriali, regioni e ministeri.  E'
  chiaro,  quindi,  che  giochiamo al balletto delle  responsabilità,
  perché  con  23  giocatori in campo, la  palla  si  può  passare  a
  chiunque e il gioco è dovunque.
   Ultima  questione che mi preme sottolineare è quella della cultura
  della protezione civile.
   E'  una  cultura  che da noi arriva in grande ritardo.  Una  legge
  vecchia del 1998 che ha la funzione ma che non è stata permeata  di
  fatti  culturali, di comunicazioni e di formazioni in nessuna parte
  della Sicilia.
   Messina aveva fatto alcune cose di grande pregio, riconosciute  da
  tutti,  ma  che  non  avevano  avuto  la  dimensione  di  un  fatto
  culturale, quindi di conoscenza.
   Tengo  a  precisare che nel Piano casa, in discussione in sede  di
  Commissione, il sottoscritto, sentito il Presidente Lombardo, aveva
  presentato  un  emendamento. E non è affatto vero  che  il  Governo
  aveva  presentato un'iniziativa per  premiare chi  aveva  costruito
  una casa abusiva.
   Il    Presidente    Lombardo   mi   ha   spinto    a    presentare
  quell'emendamento, che credo sia contrassegnato  dal  numero  A.22,
  che  elimina  del tutto la premialità del Piano casa per  coloro  i
  quali hanno avuto case in concessione.
   Allora, tornando al tema, io penso che il Piano casa possa  essere
  un'occasione per rivedere, per ripensare seriamente a tutto questo.
  Se  ci  dobbiamo  prendere qualche giorno in più, facciamolo  pure,
  onorevole assessore Beninati.
   Ripensare ai piani del territorio, con tutto quanto è stato  detto
  sul  PAI,  che  probabilmente rispondono a  fenomeni  meteorologici
  diversi e ad una lettura del territorio cartografica e non reale.
   Ripensare  ai piani regolatori che devono avere tempi  e  modalità
  molto più veloci e che devono tenere conto del reale fabbisogno dei
  cittadini.  In Sicilia abbiamo 3,2 vani per abitante, a  Milano  ne
  hanno 1,7. Questo è un dato straordinariamente diverso - capisco  i
  costi,  capisco  tutto -, però non credo che una  famiglia  di  4-5
  persone abbia bisogno di venti/venticinque vani per vivere.
   Ultimo  tema,  già  accennato,  ma su  cui  mi  voglio  brevemente
  soffermare,  è  quello  riguardante i tempi  degli  appalti,  delle
  procedure degli appalti sia per le cose ordinarie - in Sicilia  non
  c'è più niente di ordinario - sia per quelle straordinarie. I tempi
  devono essere più brevi.
   Dobbiamo  rimettere mano a questa norma, onorevole  Beninati,  che
  tende  a  semplificare le procedure perché basta che due autorevoli
  dirigenti  della  Regione non hanno voglia  di  vedersi  e  di  non
  approvarsi in Conferenza di servizio - e mi riferisco a Giampilieri
  -  che il progetto ritarda di anni. Non è possibile che sulla pelle
  dei  cittadini  si paghi un prezzo di simpatia o  di  antipatia  di
  dirigenti. Questo è il modello che dobbiamo costruire.
   Io  sarò al tuo fianco, Presidente Lombardo, in questo impegnativo
  lavoro  di cui ti sei preso carico; impegno straordinario che  sarà
  supportato  da  tanti  messinesi, da tanti siciliani,  per  rendere
  possibile la realizzazione di questo modello nuovo che può  partire
  da  Giampilieri, ma che può essere esportabile in  tutto  il  resto
  della Sicilia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Greco.  Ne  ha
  facoltà.

   GRECO.   Signor  Presidente,  signor  Presidente  della   Regione,
  Assessori,  colleghi, siamo qui per discutere  e  dibattere  su  un
  evento  drammatico che ha spezzato vite intere ed intere  famiglie,
  che   ha   distrutto   percorsi  di   vita   inesorabilmente    non
  recuperabili.
   Penso  che  sia inaccettabile che la politica, la nostra politica,
  non  si occupi prima di questi catastrofici eventi, ma si limiti  a
  prendere atto in modo postumo del numero delle vittime.
   Anche  questa  volta  tutti  cercano  altrove  di  individuare  le
  responsabilità.
   Basta  con  la  falsa  solidarietà e basta  con  lo  sciacallaggio
  politico-istituzionale
   Non  è  più tempo per la bassa politica  Non è tempo di utilizzare
  argomenti così drammatici per colpire gli avversari politici. E' il
  momento dell'unità per evitare nuovi funerali.
   I  veri  responsabili del disastro di Messina  siamo  noi   E'  la
  classe  politica, tutta, che purtroppo è stata disattenta in merito
  alla cura del nostro territorio.
   Diciamocelo chiaramente: non è nostro compito curare il territorio
  dove  abitiamo? Non è compito della classe politica  programmare  i
  giusti interventi sul territorio?
   E'  inaccettabile pensare che vi siano dipartimenti,  assessorati,
  unità organizzative, preposti alla salvaguardia del territorio che,
  inermi, assistono, dopo, al lavorare per il prima.
   Risorse distratte, spostate altrove, progetti non approvati o  non
  esaminati  da  una  burocrazia silenziosa  corresponsabile  di  una
  politica sbagliata.
   Basta   Dico,  basta   Dobbiamo avere  la  forza,  la  dignità  di
  cambiare rotta.
   La politica, almeno la nostra, con forza e coraggio cambi rotta  e
  intervenga attraverso azioni coraggiose di prevenzione.
   Quando  avremo  il  coraggio di assumerci  il  fallimento  di  una
  programmazione del territorio, che deve avere come obiettivo non il
  consenso  di  qualcuno,  ma la sicurezza dei  tanti  cittadini  che
  abitano  nella  splendida  terra?  Basta  con  la  gestione   delle
  emergenze,  se  pur doverosa; le emergenze devono  essere  ad  ogni
  costo evitate con una sana programmazione che faccia prevenzione.
   In  questi  giorni  ho  ascoltato con  attenzione  il  sindaco  di
  Messina,  a cui confermo la mia solidarietà personale con preghiera
  di  estenderla ai suoi concittadini, e ho sentito che ribadiva  che
  su  Giampilieri e sugli altri centri non vi è una responsabilità da
  ricercare nelle costruzioni abusive, così come indegnamente è stato
  fatto  trapelare.  Lì, su quel territorio, vi è una  responsabilità
  più  grande, lì si è dimostrato che a non funzionare sono  i  piani
  regolatori che, invece di programmare il territorio, sono diventati
  utili strumenti di speculazione edilizia.
   Mi   chiedo   e   vi   chiedo:  quanti  altri   piani   regolatori
  legittimamente classificano zone edificabili zone che invece sono a
  rischio?
     Quanti  strumenti  urbanistici  approvati  dai  nostri  consigli
  comunali  diventeranno invece facili strumenti per creare  le  pre-
  condizioni di una nuova catastrofe?
   Signor  Presidente,  oggi   quest'Aula  deve  avere  la  forza  di
  intervenire   mettendo  sotto  esame  tutti  i   piani   regolatori
  dell'Isola,  si  verifichi con urgenza se  gli  stessi  sono  stati
  adottati   nel   rispetto  delle  più  severe   norme   di   tutela
  idrogeologica del territorio.
   Non  vogliamo  partecipare a nuovi funerali di Stato.  Ognuno  sia
  partecipe e corresponsabile della salvaguardia delle vite umane dei
  nostri concittadini attraverso la cura del territorio.
   Signor Presidente, questo problema era già stato sollevato  da  me
  attraverso una interrogazione parlamentare - esattamente la  numero
  479  del  5 marzo -, con la quale facevo notare che era quanto  mai
  necessario  procedere  alla istituzione  dei  presìdi  territoriali
  idraulici  e  dei  presìdi territoriali idrogeologici,  formati  da
  figure professionali di elevata specializzazione e professionalità.
   Mi  limitavo, in quella circostanza, a chiedere l'applicazione  di
  una  norma già esistente; ma ad oggi, dopo ben 223 giorni,  non  ho
  ancora avuto una risposta.
   Oggi,   più  di  prima,  appare  ancora  più  utile  e  necessario
  attivarli. Come spesso è accaduto, continua tuttora ad accadere che
  alcuni  sindaci  affidano, loro malgrado, in assenza  di  personale
  tecnico  specializzato, a personale non qualificato il  compito  di
  monitoraggio e sorveglianza di eventi calamitosi, determinando così
  una  situazione  di  maggiore rischio  legata  alla  incapacità  di
  valutazione  di un fenomeno e fornendo, talvolta, ai  centri  della
  Protezione  civile  regionali informazioni incomplete,  inesatte  e
  talvolta errate, che inducono in gravi errori i centri di emergenza
  regionale.
   Forse,  signor Presidente della Regione, è giunto il  momento  che
  l'Assessorato  del Territorio scoperchi la pentola e  si  attivi  a
  revisionare i piani regolatori e a fare una mappatura completa  dei
  rischi del nostro territorio.
   Non possiamo più ritrovarci in quest'Aula per analizzare il motivo
  di una catastrofe.
   Signor  Presidente della Regione, oggi più che mai  serve  la  sua
  opera affinché, così come ha fatto per la sanità, si chiuda con  il
  passato anche in questo settore e si volti pagina.
   Servono  nuove  politiche,  servono nuovi  interventi  coraggiosi.
  Siamo  certi  che lei e la sua maggioranza sapranno essere  attenti
  operatori del cambiamento.

                          Missione e congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Cordaro è in  missione,  per
  motivi istituzionali, dall'11 al 17 ottobre 2009.
   Comunico,  altresì, che ha chiesto congedo per la seduta  di  oggi
  l'onorevole Lupo.

   L'Assemblea ne prende atto.

    Riprende il dibattito sulle comunicazioni del Presidente della
                                Regione
          sugli eventi alluvionali nella provincia di Messina

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Caputo.  Ne  ha
  facoltà.

   CAPUTO.  Signor  Presidente della Regione, signori  della  Giunta,
  onorevoli colleghi, innanzitutto desidero ringraziare il Presidente
  della  Regione per la sensibilità dimostrata nell'informare  l'Aula
  su quelli che sono e saranno gli impegni del Governo in relazione a
  quanto è accaduto a Messina.
   Chi  ha avuto modo di essere lì presente il giorno dei funerali  e
  chi   invece  li  ha  potuti  vedere  in  televisione  per  impegni
  istituzionali ha visto una cosa molto importante.  Ha visto che, al
  di  là delle parole che noi abbiamo detto e diremo in quest'Aula  e
  di quello che si scriverà o si farà, dagli schermi delle telecamere
  presenti  a  Messina  è emersa la forte rabbia  dei  cittadini  nei
  confronti  delle istituzioni. Queste sono già state condannate  dai
  cittadini,  e  non  sull'onda  di un fatto  emotivo  dettato  dalla
  disperazione  e  dal  dolore,  ma anche  dalla  consapevolezza  per
  volontà  popolare e per chi vive in quei posti e per chi  ha  avuto
  perdite  e lutti in quei posti, che le istituzioni non hanno  fatto
  tutto il possibile per garantire la sicurezza dei cittadini.
   E  non  mi  riferisco soltanto alle autorità locali che  hanno  la
  responsabilità  della  gestione del  territorio,  ma  mi  riferisco
  principalmente a scelte irresponsabili di chi negli ultimi  periodi
  ha  guidato  e  gestito l'assessorato regionale  del  territorio  e
  dell'ambiente, perché indubbiamente ha posto in essere una politica
  che  ha privato i territori a rischio delle risorse necessarie  per
  garantire gli interventi di salvaguardia.
   Chi  ha avuto modo di accedere ai decreti e agli allegati relativi
  all'utilizzo  delle  somme  per interventi  di  somma  urgenza,  di
  consolidamento  e  di  messa  in sicurezza  delle  aree  a  rischio
  siciliane, si rende conto di quante decisioni scellerate sono state
  adottate  da  chi aveva il dovere di selezionare gli interventi  di
  messa in sicurezza delle aree a rischio.
   Su tutto si può fare politica, su tutto si può fare anche attività
  di  destinazione  di risorse sul territorio, ma non  certamente  su
  quello  che  riguarda  gli  interventi per  garantire  la  pubblica
  incolumità.  Chi  va a leggere l'elenco degli interventi  destinati
  all'assessorato  del territorio, cari colleghi e  Presidente  della
  Regione, si rende conto che sono state destinate somme per comuni e
  per  isole che nulla hanno a che vedere con le aree dove  poi  sono
  veramente  esplosi quei drammatici eventi che hanno determinato  la
  distruzione di intere frazioni della città di Messina.
     Giampilieri, non ce lo siamo inventato all'ultimo minuto; era un
  allarme  lanciato,  tant'è che il Ministero,  di  concerto  con  il
  Presidente della Regione, aveva individuato fra le aree  a  rischio
  anche quella parte del territorio di Messina.
   Gli  ultimi assessori per il territorio, e parlo degli ultimi mesi
  di   gestione  di  quegli  assessorati,  hanno  destinato   risorse
  importanti in aree dove probabilmente non c'era bisogno di farlo.
   E, allora, il dolore, il cordoglio, la solidarietà non possono per
  un  momento  fare  dimenticare l'assunzione delle responsabilità  e
  sono convinto che la Magistratura saprà colmare le responsabilità e
  i vuoti e le scelleratezze della politica.
   Io credo che oggi si debba andare oltre all'attività, naturalmente
  doverosa,  di  ricerca delle responsabilità, perché  ci  sono  atti
  amministrativi  che hanno determinato l'elevazione dei  livelli  di
  insicurezza del territorio e ci sono state risorse che  sono  state
  destinate  ad aree per le quali non c'era quel rischio elevatissimo
  che  invece  su  Messina si è verificato ed era, è  e  sarà  ancora
  prevedibile. Ma a questo punto io credo, mi auguro e sono  convinto
  che   con  l'individuazione  del  Presidente  della  Regione  quale
  Commissario  straordinario - e mi auguro che anche  il  sindaco  di
  Messina  sia  coinvolto nella programmazione  degli  interventi  da
  realizzare -, che il Presidente della Regione saprà e dovrà colmare
  responsabilità  passate,  ma dovrà anche sanzionare  responsabilità
  amministrative e gestionali passate.
   Qui  il  problema è ricostruire quelle frazioni, ricostruire  quel
  territorio,  ridare dignità a quel territorio ferito,  mortificato,
  umiliato.  L'ha  fatto   -  e  ne  condivido  l'intervento   -   il
  vicepresidente di questo Parlamento, l'onorevole Formica, quando ha
  detto:   Non commettiamo l'errore di distogliere risorse  destinate
  agli  investimenti per andare a ricostruire le zone  distrutte  dal
  terremoto'.
     L'intelligenza, l'autorevolezza e la capacità di un  Governo  si
  vede  qui;  lo  spartiacque  tra  l'ordinaria  e  la  straordinaria
  amministrazione di un Governo sta nell'individuare  quelle  risorse
  che  sono  tali e indispensabili per ricostruire le zone  distrutte
  senza  privare  la Sicilia di una vocazione e di  una  capacità  di
  investimento.
   Io  credo  che  il  Governo  della  Regione  abbia  il  dovere  di
  impegnarsi  nel  chiedere  al Governo  di  questa  Nazione  e  alla
  Comunità  europea  di  destinare risorse  senza  sottrarle  ad  una
  Sicilia  che ancora aspetta i bandi comunitari, che ancora  aspetta
  la   programmazione  europea,  che  ancora  aspetta  occasioni   di
  sviluppo, di occupazione e di crescita economica.
   Signor  Presidente, il monito che deve uscire da questa  Assemblea
  non  è  soltanto il ricercare responsabilità - e, credo,  onorevoli
  colleghi,  che faremmo un torto a quelle vittime e ai sopravvissuti
  se  andassimo  a ricercarle - nei piani regolatori,  nei  piani  di
  recupero,   nell'abusivismo  edilizio.  Questi  sono   scempi   già
  consegnati alla storia di questa Sicilia.
   Noi dobbiamo andare ad individuare le vere responsabilità che sono
  quelle  che quando un Governo individua attraverso il Genio Civile,
  la  Protezione Civile, i sindaci, ed ha individuato -  perché  sono
  state  individuate  - le aree veramente a rischio,  le  famose  R4,
  bene, io mi chiedo perché, se sono state individuate, le somme sono
  state destinate ad altre aree?
     Qui è la vera responsabilità, qui è l'azione doverosamente forte
  e  rigorosa  della politica che deve intervenire  E  il  Presidente
  della  Regione  sono certo che lo farà, ha il dovere  e  il  rigore
  dell'azione  della politica e se lo farà - e sono convinto  che  lo
  farà  -  avrà  accanto  il Parlamento. Egli  dovrà  individuare  le
  responsabilità; dovrà capire perché le risorse sono finite dove non
  dovevano  finire; dovrà capire perché non sono andate dove dovevano
  andare.
   Finiamola  di  ricercare la responsabilità nei  piani  regolatori,
  nell'abusivismo, nei sindaci, nei consigli comunali  Questo ha solo
  l'effetto   di  allontanare  le  responsabilità,  di   diluire   le
  responsabilità,   di   allontanare   da   coloro   che   hanno   la
  responsabilità  la colpa vera di quanto è successo.  Le  somme  che
  dovevano  servire per quelle aree sono state destinate  per  motivi
  politici,  ed io voglio dire anche clientelari, in altre aree  dove
  non  ce  n'era  bisogno. Basta guardare i comuni di  residenza  per
  capire chi ha voluto che le somme andassero in quei comuni,  e  non
  andassero a Messina.
   Questo è un Parlamento che, aldilà dei partiti, dei colori,  delle
  idee  e  dell'appartenenza,  ha  un solo  vero  compito,  onorevole
  Presidente  della  Regione,  quello  di  andare  a  perseguire   le
  responsabilità, di andare a sanzionare le colpe, di andare a capire
  perché   queste   persone,  perché  questi   assessori   hanno   la
  responsabilità morale di un disastro che era annunciato.
   Allora,   io   chiedo   al   Commissario  straordinario   per   la
  ricostruzione di Messina, che è il Presidente di questa Regione, di
  agire e dare giustizia a quanti sono scomparsi, a quanti oggi  sono
  senza  casa  per colpe che sono sì della natura, ma che  sono  pure
  della  politica,  perché  ha  agito in maniera  irresponsabile  con
  omissioni   e   con  una  gestione  irresponsabile  delle   risorse
  pubbliche.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Marrocco.  Ne  ha
  facoltà.

   MARROCCO.  Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  onorevoli  colleghi, quante parole sono state spese  in  quest'Aula
  oggi.  Lo  dico anche con un pizzico di rammarico perché all'inizio
  della  seduta,  caro Presidente della Regione,  pensavo  che  fosse
  altro  il  clima, pensavo che fosse altro l'obiettivo, pensavo  che
  fosse  più  alto  l'obiettivo. E lo dico, ripeto e sottolineo,  con
  molto  rammarico perché davanti al cordoglio che questa  Aula,  che
  questo  Parlamento  doveva offrire alle famiglie  messinesi,  si  è
  persa  l'ennesima  occasione, l'occasione di riflettere,  forse  di
  parlare  di  meno,  di  cercare  le vere  responsabilità,  non  nei
  j'accuse facili, facilissimi, che rientrano in un modo di fare  che
  appartiene, perdonatemi, ad un vecchio modo di fare la politica,  e
  lo dico anche da giovane esponente di questo Parlamento.
   E'  troppo facile accusare, è molto più difficile riflettere sulle
  proprie   responsabilità,  sulle  responsabilità  di   una   classe
  dirigente  che,  in  decenni e decenni,  ha  caratterizzato  questo
  territorio  per  l'inefficienza di cui oggi si caratterizza.  Senza
  diffidenza di sorta, senza differenza di colore politico, ma  ahimè
  con  la  caratterizzazione  di un interesse  privato  nelle  scelte
  politiche.
   E allora è triste, è triste dovere ancora una volta, in un momento
  difficile, sottolineare invece che si è persa l'ennesima occasione.
   Caro Presidente, sarò breve perché altro dovrebbe essere il nostro
  ruolo,  dovrebbe  essere quello non di gridare ai  sette  venti  le
  responsabilità di questo o di quello, perché questo risponde  forse
  a  logiche diverse rispetto a quelli che invece dovrebbero essere i
  nostri obiettivi di parlamentari.
   Penso,  invece,  che il nostro ruolo oggi sia  quello  che  ci  ha
  consegnato  il  popolo  siciliano di  invertire  una  tendenza,  di
  mettere in atto una rivoluzione culturale nel nostro Paese, che non
  appartiene,  attenzione, alla Sicilia, ma che  appartiene  a  tutta
  l'Italia  perché i fatti che, in qualche modo, hanno caratterizzato
  la   storia  dei  disastri  idrogeologici  del  nostro  Paese   non
  appartengono solo alla Sicilia, ma a tutta l'Italia.
   Ciò  significa  che vi è stata e, purtroppo, vi  sarà,  ahimè,  la
  constatazione di un continuo proliferare di scelte che tutto  hanno
  fatto piuttosto che pensare al bene comune.
   Allora questo dovrebbe essere, signor Presidente della Regione, il
  giorno  della riflessione, il giorno della ricerca di un  senso  di
  responsabilità comune che ci veda uniti, che ci faccia fare squadra
  rispetto alle emergenze.
   Signor  Presidente, forse abbiamo perso l'ennesima  occasione.  Ma
  siccome  da  cattolico  cristiano penso che la  speranza  è  sempre
  l'ultima  a  morire  e  che  la fede fa  parte  della  nostra  vita
  quotidiana,  penso anche che il nostro ruolo non si esaurisce  qui,
  in  questa Aula, ma invece si caratterizza per l'esempio  alto  che
  ognuno di noi deve dare nella vita quotidiana.
   Allora,  se rivoluzione culturale ci deve essere per invertire  le
  inefficienze,  facciamo in modo che dal più  piccolo  e  importante
  ganglio della nostra amministrazione sino ad arrivare alle più alte
  sfere delle nostre istituzioni, tutti facciano il loro dovere.
   Questo  penso  debba essere il nostro obiettivo  e  null'altro,  a
  questo ispiriamo le nostre scelte.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Picciolo.  Ne  ha
  facoltà.

   PICCIOLO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  parto  dalle
  parole  conclusive  dell'onorevole  Marrocco.  Sì,  è  giusto  dare
  speranza,  dare speranza ai cittadini, dare speranza ai  messinesi,
  alle  vittime  di questa tragedia che ha visto coinvolte  tutte  le
  istituzioni  ai  massimi livelli a dare solidarietà. Probabilmente,
  la  riflessione  che  può  completare questo  pensiero,  se  me  lo
  consente  l'onorevole Marrocco, é:  Basta con una Sicilia fatta  di
  solidarietà .
   Oggi abbiamo bisogno davvero di invertire la rotta, di cambiare la
  rotta dando un impulso nuovo alla nostra Terra, un impulso fatto di
  comportamenti consequenziali.
   Nessuno potrà ridare alle famiglie il sorriso di una persona cara.
  Nessuno potrà togliere a noi - lo dico personalmente - il senso  di
  colpa che tutte le sere da quando è successo questo fatto - e non è
  retorica - mi porta ad avere dei sonni non più tranquilli.
   E'  vero,  io  avevo  presentato atti ispettivi  parlamentari  nel
  gennaio  2009 all'assessore per il territorio, proprio  relativi  a
  Giampilieri,   relativi   a   Scaletta,   relativi   al    dissesto
  idrogeologico, facendo una mia proposta che è rimasta inascoltata.
   Cosa  ho  fatto in questi nove mesi da parlamentare, da  politico,
  cosa  ho  fatto  nei  due  anni  di  presidente  della  commissione
  territorio   e   ambiente  del  Comune  di  Messina?   Denunzie   e
  constatazioni, solo quello e niente più. E forse è questo che manca
  a questa nostra terra: l'atto successivo. Siamo sempre pronti, come
  diceva  bene l'onorevole Marrocco, a schierarci gli uni contro  gli
  altri armati e mai a guardare le cose che devono unire e che devono
  portare questa Terra, Presidente, ad un cambiamento vero, reale, ad
  un   cambiamento  fatto  di  azioni  concrete,  di  gesti  non   di
  solidarietà ma di prevenzione.
   Onorevole  Beninati,  lei  è  un  grande  assessore,  una  persona
  corretta, una persona stimata, un professionista, un ingegnere, lei
  oggi  ha  in  mano un assessorato strategico, ha in mano  il  Genio
  Civile,  ha  in  mano la possibilità di dare veramente  una  spinta
  nuova,  un  impulso nuovo a questa nostra Terra. Lo  so  che  è  un
  compito gravoso, non facile, perché le risorse sono quelle  e  sono
  poche  e  sono  sempre come la coperta corta, che viene  tirata  da
  tutte le parti.
   Ebbene,  lei  oggi può farlo e lo deve fare per tutta la  Sicilia,
  perché  rappresenta Messina ma rappresenta le altre  otto  province
  che sono anch'esse afflitte da problemi analoghi.
   Ebbene,   la  riflessione  che  affido  a  noi  tutti  è   questa:
  Presidente,  ci aiuti a cambiare la nostra Terra. Lo  sta  facendo,
  avrà  sempre  noi  al  suo  fianco,  indipendentemente  dai  colori
  politici. Tutti saremo al suo fianco.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Scilla.  Ne  ha
  facoltà.

   SCILLA.  Signor  Presidente, Presidente della  Regione,  onorevoli
  colleghi, purtroppo quello che si è verificato a Messina non si può
  verificare oggi, mentre in America, nel 2010, ci sono famiglie  che
  andranno  a  farsi  il  week-end  sulla  luna   E  noi,  purtroppo,
  registriamo morti che assolutamente le nostre coscienze non possono
  tollerare né accettare.
   Ma  la cosa più grave qual è? Mentre noi qui discutiamo, ognuno fa
  il  proprio ragionamento, ognuno cerca di vedere la situazione  dal
  proprio punto di vista, in Sicilia circa il 70 per cento del nostro
  territorio è a forte rischio idrogeologico.
   Ciò  significa  che  quello che si è verificato  in  provincia  di
  Messina,  potrebbe verificarsi tranquillamente in moltissime  altre
  parti della nostra Regione.
   Io  vengo  da  Trapani  e circa un mese fa  abbiamo  assistito  ad
  un'alluvione  che  ha  provocato,  fortunatamente  non  morti,   ma
  sicuramente   ingenti   danni  economici   a   settori   produttivi
  fondamentali, come per esempio quello delle saline della  provincia
  di Trapani.
   E allora, la politica vera, la politica con la  p  maiuscola, oggi
  deve  alzare  il tono, deve dimostrarsi vera classe dirigente.  Non
  possiamo    fermarci   a   discorsi   speculativi,   non   possiamo
  assolutamente fare demagogia politica.
   La  politica  vera,  quella che lavora per  la  Sicilia  e  per  i
  Siciliani,  deve studiare, analizzare, sviscerare le  problematiche
  del nostro territorio per trovare le vere soluzioni.
   Oggi abbiamo una possibilità in più: il Presidente della Regione è
  stato  nominato  -  ciò è previsto per legge  -  anche  commissario
  straordinario. Allora, se il Presidente Lombardo riesce  a  mettere
  in sinergia il suo ruolo di Governatore con il ruolo di Commissario
  straordinario,  penso  che  ci  siano  le  condizioni  per   potere
  risolvere davvero le problematiche.
   Ciò che non accetto, e lo voglio dire in punta di piedi, è che sui
  morti  di  Messina si faccia speculazione politica,  si  cerchi  di
  attuare  un  regolamento  di  conti all'interno  di  partiti  o  di
  coalizioni  politiche. Non si può attaccare il Governo Lombardo  su
  una disgrazia che ha colpito tutta la Sicilia
   Essendo  alla  mia  prima  esperienza di  parlamentare,  veramente
  chiedo, auspico un'inversione di tendenza che porti la politica  ad
  interessarsi,  per prima cosa, a quelli che sono i  veri  interessi
  dei  Siciliani. Non possiamo più permetterci episodi  simili,  come
  quelli di Messina.
   Perderebbe l'intera classe dirigente, senza alcuna distinzione  di
  colore politico.

   PRESIDENTE.  Prima di dare la parola all'onorevole Aricò,  ricordo
  che  nella  precedente  seduta erano stati  presentati  i  seguenti
  ordini del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   -  numero 179 «Dichiarazione dello stato di calamità naturale  per
  la  Provincia  di  Trapani»,  degli onorevoli  Marrocco,  Pogliese,
  Vinciullo,   Scilla,  Currenti,  Lo  Giudice,  Torregrossa,   Dina,
  Falcone, Ferrara, Fiorenza, Gianni, Oddo, Picciolo, Bosco,  Caputo,
  Aricò, Gucciardi, Campagna e Lo Giudice;
   -  numero 182 «Dichiarazione dello stato di calamità naturale  per
  la   Provincia  di  Palermo»,  degli  onorevoli  Caputo,  Pogliese,
  Vinciullo, Falcone, Marrocco e Maira;
   -   numero  183  «Potenziamento  dell'Agenzia  regionale  per   la
  protezione dell'ambiente», dell'onorevole Savona.
   Comunico, altresì, che sono stati presentati i seguenti ordini del
  giorno:
   - numero 184  «Iniziative a seguito dell'evento alluvionale dell'1
  ottobre  2009  che  ha  interessato i comuni di  Messina,  Scaletta
  Zanclea e Itala», dell'onorevole De Luca;
   -  numero  185  «Iniziative per mitigare il rischio  idrogeologico
  della  collina di Vampolieri (CT)», degli onorevoli Nicotra, Fagone
  e D'Agostino;
   - numero 186 «Iniziative urgenti finalizzate all'attivazione degli
  investimenti  necessari  alla messa in sicurezza  dei  territori  a
  rischio idrogeologico in Sicilia», degli onorevoli Cracolici  e  di
  tutti i deputati del Partito Democratico.
   Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   l'evento alluvionale di giovedì 1  ottobre 2009 che ha colpito  la
  città  di  Messina  ed i comuni della riviera ionica  (da  Scaletta
  Zanclea  a  S. Alessio Siculo, con particolare gravità i comuni  di
  Scaletta  Zanclea, Itala e Messina Sud), ha causato  la  caduta  di
  circa  300  mm/2,5h di pioggia (trecento millimetri di pioggia  per
  unità  di  superficie in due ore e mezza) mentre nel solo  mese  di
  ottobre la piovosità media nell'area in questione è sempre stata di
  circa 700 mm;

   tale evento atmosferico era stato preceduto da altri consimili  di
  media  intensità, nel medesimo territorio, nei mesi  di  ottobre  e
  dicembre  2007  e  2008  e nel mese di settembre  2009,  provocando
  notevoli e sostanziali danni alle infrastrutture presenti (chiusura
  della 'A18' e della strada statale 114);

   lo   stesso  evento,  per  la  sua  portata,  è  da  ritenersi  di
  eccezionale   intensità,  e  non  è  paragonabile  a   quelli   già
  verificatisi   precedentemente,  pur  se  sono  stati   ingenti   i
  conseguenti  danni a beni immobili ed infrastrutturali (si  ricordi
  la  chiusura della SS 114 per un lungo periodo sia nel 2007 che nel
  2008);

   pur  se  inquadrabile come evento eccezionale, è stato  anticipato
  dai   predetti   accadimenti  del  2007  e  2008,  confermando   la
  complessiva   mutazione  climatica  delle  aree  del  Mediterraneo,
  paragonabili sempre più a quelle tropicali;

   a tali eventi, ed a tali 'piogge di progetto', ci si deve riferire
  per   la   riprogrammazione,  progettazione  ed  esecuzione   degli
  interventi  di  mitigazione del rischio idrogeologico  al  fine  di
  determinare  i  nuovi parametri di sicurezza sia dei corsi  d'acqua
  che  della  dissestabilità  potenziale  delle  aree  ricadenti  nel
  territorio della Regione;

   la  causa-effetto precipitazione/innesco frana non è  direttamente
  connessa  ed immediata se viene effettuata una corretta prevenzione
  e manutenzione del territorio;

   nella  Regione siciliana i piani di intervento di difesa del suolo
  sono ormai vigenti dal 2004 e per le aree in questione, Messina Sud
  -  Zona ionica (comuni da Scaletta Zanclea a S. Alessio Siculo), si
  stava procedendo alla loro revisione ed aggiornamento;

   in particolare, i comuni di Messina e Scaletta Zanclea, come tutti
  quelli  dei bacini in corso di aggiornamento (per la Sicilia  nord-
  orientale  tutti  quelli ricadenti tra Capo  Peloro  e  la  Fiumara
  d'Agrò),  a seguito della richiesta (luglio 2008) di revisione  del
  Piano  per l'assetto idrogeologico (PAI), da parte dell'Assessorato
  regionale  Territorio  e  ambiente,  hanno  prodotto,  nei  termini
  richiesti,  tutto l'occorrente e il necessario per l'individuazione
  dei  potenziali  nuovi  rischi (studi, segnalazioni  e  quant'altro
  utile alla perimetrazione delle aree a pericolosità e rischio molto
  elevato, sia geomorfologico che idraulico);

   tali  segnalazioni sono state seguite da sopralluoghi  di  tecnici
  del  Servizio  4 'Difesa del suolo' del Dipartimento  territorio  e
  ambiente  (DTA)  dell'Assessorato regionale Territorio  e  ambiente
  (A.R.T.A.), servizio deputato alla redazione del PAI, i quali hanno
  condiviso le priorità individuate dai comuni;

   a  seguito di tali segnalazioni e sopralluoghi non si è provveduto
  alla   riprogrammazione,   pianificazione   ed   esecuzione   degli
  interventi   ritenuti  necessari  alla  mitigazione   del   rischio
  idrogeologico  nei  territori  di Messina  Sud,  Itala  e  Scaletta
  Zanclea, in quanto il PAI aggiornato non è stato ancora decretato;

   le cause del dissesto idrogeologico dell'1 ottobre 2009 nei comuni
  di  Scaletta  Zanclea,  Itala e Messina  Sud  non  sembrano  essere
  collegate  a  fenomeni di abusivismo edilizio e/o di pianificazioni
  urbanistiche selvagge, in quanto a Scaletta Zanclea si  è  staccata
  una   porzione  di  versante  all'interno  del  bacino  idrografico
  retrostante  il  centro  abitato  non  interessato  da   interventi
  edilizi,   mentre  ad  Itala  e  Messina  Sud  le  unità  abitative
  interessate  dal dissesto idrogeologico risalgono in gran  parte  a
  centinaia di anni fa,

                   impegna il Governo della Regione

   1)  a  verificare  se  le pianificazioni urbanistiche  delle  zone
  interessate dagli eventi alluvionali del 2008, ed in particolare di
  quelli  dell'1 ottobre 2009, contenessero i più elementari principi
  di  compatibilità  geomorfologica o  se  le  stesse  pianificazioni
  risalgano  a  quando la legislazione non richiedeva tali  verifiche
  (come  esempio,  a  Scaletta  Zanclea,  la  ferrovia  sbarra  quasi
  totalmente l'asta fluviale rispetto all'urbanistica preesistente  e
  comunque alla pre-legislazione geomorfologica di compatibilità,  ex
  art.  13 legge n. 64 del 1974). In particolare, a verificare se  le
  attuali  connotazioni  geomorfologiche   ed  idrogeologiche  locali
  risultino   compatibili   rispetto  alle   vigenti   pianificazioni
  urbanistiche locali, tenuto conto anche della sequenza  cronologica
  degli  interventi  già realizzati ed autorizzati  (con  particolare
  attenzione  ai  piani  urbanistici  infrastrutturali  risalenti   a
  periodi     pre-regolamentati    da    legislazione    urbanistico-
  geomorfologica);

   2) a verificare se l'aggiornamento del PAI sia stato effettuato in
  funzione  delle  numerose emergenze evidenziate  formalmente  dagli
  enti locali;

   3) a rivedere i parametri di calcolo delle aree a rischio frane ed
  esondazione in quanto l'attuale metodologia di calcolo del grado di
  rischio  e  dei  relativi gradi di priorità non tiene  conto,  come
  peraltro  evidenziato  più volte dal Dipartimento  regionale  della
  Protezione  civile (DRPC), delle situazioni di rischio  indotte  da
  frane  a monte di bacini, anche distanti da centri abitati,  o  che
  interessano  vie  di  fuga. Attualmente,  infatti,  la  metodologia
  applicata  è riferibile ad una diretta causa/effetto connessa  alle
  sole   condizioni   locali  di  dissesto  e   non   alla   corretta
  programmazione  a  scala  di bacino: tale metodologia  non  risulta
  pertanto utile per un efficace riequilibrio dei versanti dei bacini
  sottesi  alle  aste  fluviali, lungo le quali, come  nella  maggior
  parte dei casi riferibili alla provincia di Messina, sono ubicati i
  centri abitati;

   4)  a  finanziare gli interventi in maniera programmata ed a scala
  di  bacino  oltre che di singolo intervento (la programmazione  del
  singolo   intervento,  specialmente  relativa  ad   interventi   di
  regolarizzazione dei corsi d'acqua, non risponde alle  esigenze  di
  una  corretta progettazione idrogeologica. In tale condizione,  gli
  interventi non possono esautorare le previsioni a scala  di  bacino
  in  funzione  di una dissestabilità potenziale che potrebbe  essere
  ricondotta   anche  a  chilometri  rispetto  all'ubicazione   degli
  elementi a rischio. Tale fattore risulta di fondamentale importanza
  per   la  corretta  pianificazione  economica  e  geografica  degli
  interventi);

   5)  a  verificare se l'attuale previsione economica per la  difesa
  del  suolo  sia  sostenibile  in  funzione  della  metodologia   di
  redazione   del  PAI,  tenuto  conto  della  spesa  necessaria   al
  raggiungimento degli obiettivi ivi programmati;

   6) a monitorare gli interventi già finanziati dal POR 2000-2006  e
  dagli  altri  programmi  di  finanziamento  e  ad  evidenziare   le
  discrasie tra la pianificazione del PAI ed i risultati ottenuti;

   7)  a rimodulare la gestione tecnica ed economica dei programmi di
  finanziamento  definiti  dagli enti  e/o  istituzioni  a  carattere
  sovracomunale,  non escludendo i comuni. La corretta pianificazione
  degli  interventi non può escludere gli enti locali e gli studi  da
  essi  prodotti in quanto gli stessi, su scala locale e  di  bacino,
  approfonditi puntualmente e aggiornati in tempo reale  in  funzione
  di  eventi  e/o  precipitazioni di particolare intensità,  sono  di
  fondamentale utilità all'individuazione di quelle aree a rischio  o
  a  pericolosità  tali  da  necessitare  di  interventi  urgenti  ed
  indifferibili.  Tale  situazione si riscontra,  ad  esempio,  dalla
  documentazione  prodotta dai comuni di Scaletta Zanclea  e  Messina
  per  l'aggiornamento del PAI, non ancora decretato, nel quale tutte
  le  aree  oggi  interessate dagli eventi  alluvionali  erano  state
  oggetto  di  segnalazioni e perimetrazione  come  a  rischio  molto
  elevato;

   8)  a  rivedere  le  priorità  individuate  con  i  fondi  FAS   e
  comunitari,   al  fine  di  destinare  maggiori  risorse   per   la
  mitigazione del rischio idrogeologico;

   9)  a  disporre la ricognizione delle risorse economiche impegnate
  ma  non  ancora spese (si ipotizzano oltre 4 miliardi di euro)  dei
  vari  accordi  di  programma quadro (APQ), che, pur  prevedendo  la
  realizzazione  di  importanti  opere  infrastrutturali,  richiedono
  un'improcrastinabile  rimodulazione dagli appositi  tavoli  tecnici
  Stato-Regione;

   10)   a  varare,  con  le  risorse  regionali  ed  extra-regionali
  individuate  a  seguito  delle  predette  ricognizioni,  un   piano
  straordinario  per  mitigare il rischio  idrogeologico  dell'intero
  territorio siciliano;

   11) a verificare se, considerato che all'epoca della realizzazione
  dell'autostrada   Messina-Catania  non  esistevano   le   procedure
  ambientali che obbligavano a misure preventive di mitigazione o  di
  compensazione  del  danno  arrecato, sia possibile  prevedere  come
  misure  di compensazione, quali ad esempio quelle scaturenti  dalla
  realizzazione  del  ponte sullo Stretto di Messina,  interventi  di
  sistemazione idrogeologica dei bacini della provincia  di  Messina,
  considerato che la realizzazione dell'autostrada A18 ha prodotto un
  danno  irreparabile al sistema idrico ed idrogeologico della fascia
  nord-orientale della Sicilia;

   12)  ad avviare un'immediata verifica tecnico - amministrativa dei
  risultati prodotti dagli interventi realizzati negli ultimi 10 anni
  a sostegno della programmazione futura;

   13)   a   nominare,   nell'ambito  dei  dipartimenti   competenti,
  un'apposita commissione d'indagine che approfondisca le reali cause
  che hanno provocato il gravissimo evento dell'1 ottobre 2009;

   14)  a  pubblicizzare  le conseguenti conclusioni  della  predetta
  commissione  d'indagine,  al  fine  di  contrastare  gli   attacchi
  mediatici  che in questi giorni hanno mortificato ulteriormente  la
  Regione siciliana e gli amministratori locali;

   15) a predisporre e presentare urgentemente un apposito disegno di
  legge  che  introduca  nuove  regole per  la  redazione  del  piano
  regionale  per l'assetto idrogeologico e che individui un  percorso
  derogatorio,  anche relativamente agli iter autorizzativi,  per  la
  realizzazione  degli  interventi finalizzati alla  mitigazione  del
  rischio idrogeologico». (184)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che le condizioni di dissesto idrogeologico nel quale  si
  trovano molte zone della Sicilia;

   visto che:

   tali condizioni hanno provocato negli anni un aumento dei fenomeni
  di smottamento, con un crescendo di danni a cose e persone;

   il  tragico  esempio di tali fenomeni che, investendo  ampie  zone
  della  provincia di Messina, hanno provocato decine  di  vittime  e
  danni incalcolabili al territorio ed ai suoi abitanti;

   considerato che tale situazione potrebbe ripetersi anche in  altre
  zone a rischio della Sicilia;

   visto, inoltre, che:

   una  di  queste  zone  a rischio è la collina di  Vampolieri,  che
  insiste  in  provincia di Catania, a cavallo tra i  comuni  di  Aci
  Catena e Aci Castello;

   tale collina è un'area densamente urbanizzata, sulla quale da  più
  di   un   decennio  sono  stati  posti  in  essere  interventi   di
  contenimento del rischio idrogeologico, insufficienti ad  eliminare
  la situazione di pericolo,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  attivare tutte le procedure necessarie a monitorare in maniera
  puntuale  l'area  della collina di Vampolieri e  avviare  tutte  le
  iniziative  atte  a mitigare il rischio idrogeologico  al  quale  è
  sottoposta questa importante porzione di territorio della provincia
  di Catania». (185)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso   che  la  tragedia  abbattutasi  sul  territorio   della
  provincia di Messina impone scelte immediate sul fronte della messa
  in  sicurezza  di tutti i territori a rischio idrogeologico  e  che
  tali  interventi non possono più essere dispersi nei  rivoli  della
  spesa corrente, come accaduto sinora;

   rilevato che il Governo regionale, se non si fossero verificati  i
  drammatici eventi alluvionali, avrebbe perseguito nella proposta di
  'piano casa' che consentiva anche alle abitazioni abusive in  corso
  di sanatoria la possibilità di ampliamento della propria cubatura;

   considerato che:

   in  Sicilia  sono stati destinati per opere di consolidamento  500
  milioni di euro, di cui 380 provenienti da fondi comunitari  e  106
  quali  proventi  dei fondi ex-Fintecna, e che non è dato  conoscere
  quale  concreto  utilizzo dette somme abbiano avuto  per  opere  di
  salvaguardia del territorio nelle aree a rischio idrogeologico;

   paradossalmente  il  Ministero dell'ambiente e  della  tutela  del
  territorio  e del mare ha cancellato proprio l'area in  cui  ricade
  Giampilieri  e  le frazioni limitrofe dalla lista degli  interventi
  previsti per la messa in sicurezza;

   occorre rapidamente impegnare le somme del primo biennio 2007/2008
  dei   fondi   strutturali  che,  altrimenti,  se   non   utilizzate
  tempestivamente,  rischiano  di  essere  restituite  alla  Comunità
  europea,

                  impegna il Presidente della Regione

   ad attivare rapidamente, e comunque non oltre dicembre 2009, tutte
  le  procedure  necessarie all'impiego dei 50 milioni  di  euro  del
  primo  biennio 2007/2008 dei fondi strutturali a favore della messa
  in sicurezza dei territori a rischio idrogeologico in Sicilia;

   nella  sua  qualità di Commissario per l'emergenza alluvionale,  a
  riferire  periodicamente delle iniziative e degli interventi  posti
  in essere e finalizzati a contrastare il rischio idrogeologico;

   ad assicurare un'efficace assistenza ai cittadini colpiti;

   a  programmare  gli interventi idonei a mettere  in  sicurezza  il
  territorio  e  consentire  il rientro  degli  sfollati  nelle  loro
  abitazioni  e  la ripresa delle attività economiche  e  della  vita
  normale nei centri colpiti dall'alluvione». (186)

   Ha facoltà di parlare l'onorevole Aricò.

   ARICO'.  Signor Presidente, signori membri del Governo,  onorevoli
  colleghi, siamo qui, oggi, per ricordare la tragedia che c'è  stata
  nelle  scorse  settimane. Proprio qualche minuto fa, mi  diceva  il
  nostro  amico collega, sindaco di Messina, onorevole Buzzanca,  che
  le vittime accertate sono salite da 28 a 30 e gli sfollati sono ben
  1.500. Devo dire, una catastrofe per la Sicilia; negli ultimi dieci
  anni almeno, non ricordo catastrofi simili.
   Eppure,  siamo  forse qui oggi, in questa sede del  Parlamento,  a
  polemizzare  su chi aveva responsabilità, su quale assessorato,  su
  quale dipartimento.
   Io  sono  d'accordo  che bisogna trovare i responsabili.  Dobbiamo
  capire chi ha commesso gli sbagli, dobbiamo capire quali uffici non
  hanno assolto al loro dovere.
   Qui,  il Presidente della Regione ha comunicato che farà di  tutto
  per  cercare  di  collaborare con gli organi  competenti,  come  la
  Magistratura,  per cercare di capire e dare il massimo  sostegno  e
  ausilio per scoprire chi aveva le colpe.
   Oggi,  però, dobbiamo essere qui in fase propositiva, non dobbiamo
  accusarci  l'un l'altro, non dobbiamo trasformare questa seduta  in
  una verifica sull'azione di governo.
   Dobbiamo,  invece, capire e affrontare le problematiche.  Dobbiamo
  capire, forse levando la parola solidarietà, come diceva il collega
  onorevole  Picciolo,  e  dare il massimo sostegno,  sicuramente,  a
  tutti  noi  e  a  chi  è stato preposto dal nostro  Presidente  del
  Consiglio  Silvio  Berlusconi,  come  commissario  di  governo,  il
  Presidente della Regione.
   Sono   d'accordo.   Allora,  eliminiamo  la  parola   solidarietà,
  incominciamo  a pronunciare la parola sostegno e a darlo  a  questo
  Governo.
   Dobbiamo capire che governare non significa soltanto oggi.  E  noi
  governiamo,  al  di  là  degli  schieramenti,  di  maggioranza   ed
  opposizione, siamo membri di questo Parlamento e dobbiamo governare
  ognuno  col proprio ruolo. E, al di là di capire la responsabilità,
  che  va  accertata, dobbiamo capire come risolvere la  problematica
  che riguarda Messina e non solo.
   E'   capitato  a  Messina,  come  diceva  l'onorevole  Scilla,   è
  impensabile che nel 2009 possa succedere una cosa di questo tipo, e
  addirittura  spazzare via una città, una cittadina,  un  borgo  col
  fango.  Eppure è capitato  Ed è capitato in provincia  di  Messina.
  Poteva  succedere  in  provincia  di  Catania,  potrà  capitare  in
  ciascuna  delle  nove  province  siciliane  o  comunque  nel  resto
  d'Italia.
   Dobbiamo  capire se è individuato, se c'è una mappa, capire  quali
  saranno  le priorità del Governo, capire quali saranno le  priorità
  del  nostro  Commissario,  il Presidente della  Regione,  al  quale
  dovremo dare il massimo sostegno, anche parlamentare.
   Oggi,  credo  che  qui tutti i colleghi che sono  intervenuti  nel
  corso  del  dibattito  hanno proposto che la  strada  migliore  era
  quella  della  programmazione  urbana;  tutti  hanno  detto,  tutti
  concordavano  nel  dire  che forse i piani regolatori  ormai  erano
  obsoleti per far fronte alle richieste di urbanizzazione che questa
  Sicilia ha.
   Allora,  incominciare forse proprio da lì, evitando le  polemiche,
  evitando  che  comunque il Parlamento si possa di  nuovo  scagliare
  contro il Governo. Non vorrei che si strumentalizzasse una tragedia
  per fare una verifica di questa maggioranza.
   Signor Presidente, membri del Governo, spero che da domani,  tutti
  insieme,  accanto  al Governo ma, soprattutto,  accanto  al  popolo
  siciliano e accanto a quelle famiglie che hanno perso i propri cari
  e le proprie abitazioni, si schieri questo Parlamento per un ottimo
  e proficuo lavoro. Grazie.

   CARONIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARONIA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  io  interverrò
  brevemente soltanto per puntualizzare alcuni aspetti che mi  sembra
  siano emersi dai precedenti interventi.
   Io  credo che in un momento in cui la Sicilia sprofonda nel fango,
  nel  momento  in cui ancora nel 2010 si muore per un'alluvione  sia
  importante puntualizzare quello che sarà il futuro.
   Ho   sentito   parlare   tanti  colleghi  di  pianificazione   del
  territorio; il Governo ci dice che sarà attento nel valutare quello
  che potrà essere il futuro.
   Io credo che tutto questo passa da una politica che immediatamente
  vedrà il Governo impegnato.
   E dico subito con un aspetto molto preciso a cosa mi riferisco: in
  Commissione Bilancio, in questi giorni, avremo a breve una  manovra
  correttiva  che  vedrà sicuramente una modifica  degli  impegni  di
  spesa,  relativamente  agli impegni assunti anche  nel  bilancio  e
  nella finanziaria precedenti. Mi riferisco ad una legge che è stata
  finanziata, dopo tanti anni di letargo, la legge numero 71 del 1978
  che  riguarda proprio i piani regolatori, o meglio i contributi che
  i  comuni  possono  ottenere  attraverso  la  richiesta  che  viene
  inoltrata  alla Regione. E la Regione quest'anno, dopo tanti  anni,
  ha  finalmente  rifinanziato questa legge con  un  importo  di  2,5
  milioni di euro.
   Purtroppo,  in questi giorni, così come peraltro abbiamo  discusso
  con  l'assessore per il bilancio Di Mauro, le difficoltà economiche
  nelle  quali la Regione si trova impongono delle scelte che  vedono
  penalizzato proprio questo tipo di impinguamento.
   Ritengo  dunque  assolutamente necessario che il Governo,  proprio
  per  mantenere una coerenza rispetto a quello che ha  detto,  debba
  non soltanto mantenere il finanziamento, ma anzi proporre nel nuovo
  bilancio un'ingente somma che vada proprio destinata a questo  tipo
  di  legge, perché finanziare una legge del genere significa mettere
  i  comuni  nelle  condizioni di potere realmente  approntare  degli
  strumenti urbanistici.
   Oggi   il  60  per  cento  dei  comuni  è  sfornito  di  strumenti
  urbanistici.  Io  vi parlo della provincia di Palermo  che  conosco
  meglio:  su  82 comuni soltanto 18 comuni hanno il piano regolatore
  vigente,  altri ce l'hanno scaduto, molti altri hanno soltanto  dei
  piani  di fabbricazione. Tutto questo è inaccettabile in un momento
  in cui - ripeto - si muore ancora a causa di questi eventi.
   Un  altro  elemento  che vorrei ricordare al  Governo,  perché  in
  questi  giorni si parla proprio tanto di R4. Ricordiamo che il  PAI
  viene  aggiornato  e  viene  tenuto  in  vita  da  lavoratori  che,
  purtroppo,  vivono una condizione di precariato. Si  è  vissuto  un
  periodo  di  sei mesi di vacatio di attività e ciò ha permesso  che
  molti piani non siano stati aggiornati.
   Ecco  che  questo diventa impossibile da credere, ma  purtroppo  è
  anche una delle cause che provoca quello che è successo.
   Allora,  io  credo  che nella stesura della nuova  finanziaria  il
  Governo  debba  essere  coerente con  quelli  che  sono  stati  gli
  intendimenti  professati  e che si impegni  a  rifinanziare  questa
  legge in maniera cospicua e, soprattutto, dia stabilità a coloro  i
  quali  si  dovranno occupare di aggiornare il PAI, che diventa  uno
  strumento  fondamentale,  che  chiaramente  diventerà  la  premessa
  perchè non si verifichino più episodi del genere. Grazie.

   PRESIDENTE.  Comunico che all'ordine del giorno  numero  184  sono
  state aggiunte le firme degli onorevoli Formica e Buzzanca.

   LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  più  che  una  replica, la mia è  una  presa  d'atto  di
  valutazioni, talune anche critiche, che sono state fatte nel  corso
  di  interventi  che,  in  fondo, hanno contribuito  -  credo  -  ad
  arricchire  la  nostra consapevolezza e a stimolarci  nella  nostra
  azione,  con  un impegno che ci è stato sollecitato da  più  parti:
  coinvolgere  l'Assemblea  ed informare,  in  quanto  rappresentante
  direttamente  eletto  dal popolo siciliano,  l'Assemblea  regionale
  siciliana.
   In  questo, devo dire, i nostri impegni non sono pochi e vale, non
  soltanto, ovviamente, per rendere conto di quello che facciamo,  ma
  per  quanto mi riguarda ci sarà di ausilio il fatto che, tra quanti
  coopereranno  attivamente in prima fila e con grande responsabilità
  nell'impegno di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio, c'è
  un   rappresentante,  un  esponente  di  questa  Assemblea  che   è
  l'onorevole  Buzzanca, il quale potrà contribuire, appunto,  perché
  periodicamente si informi l'Assemblea di quello che si fa.
   Vedete,   per  quanto  riguarda  i  trascorsi,  qui  si  è   fatto
  riferimento   a   piani  di  investimento  finanziati   con   fondi
  strutturali  o  con  fondi del Governo centrale piuttosto  che  del
  Governo   regionale.   E   sinceramente,  se   vogliamo   esaminare
  attentamente  quello  che  è successo in  questi  anni,  non  credo
  l'ultimo  scorso,  ma  forse gli ultimi 30 o 40  anni,  l'onorevole
  Cracolici parla di 380 milioni - quelli, credo, di fonte europea -,
  ma io ho avuto un appunto che, tra fonte europea e fonte nazionale,
  fa assommare quasi negli ultimi anni, forse nell'ultimo decennio, a
  circa  500 milioni di euro complessivamente i fondi che sono  stati
  investiti.

   CRACOLICI. 496 più 15 milioni di euro.

   LOMBARDO, presidente della Regione. Beh, io credo che sia forse il
  caso  di andare a dare un'occhiata come sono stati investiti questi
  fondi.
   Se vogliamo essere critici sull'ultimo semestre, sull'ultimo anno,
  sulle  isole  maggiori  o minori, sulle passeggiate  a  mare  o  su
  quant'altro, possiamo anche farlo. Io mi sono informato e,  per  la
  verità, mi risulta che non c'è alcun assenso scritto a nessun piano
  che  non  sia  stato  condiviso da assessori per  il  Territorio  e
  l'ambiente. Certo, bisogna essere più determinati.
   Sapeste quante volte, ad esempio, - ve lo dico veramente perché  è
  la   verità   -   mi  è  stato  chiesto  di  cancellare   la   voce
  rinaturalizzazione nel piano PAR del FAS ultimo, che sarebbe  stata
  la condizione perché si sbloccasse immediatamente.
   La  voce  rinaturalizzazione veniva tacciata di  indegnità  perché
  dietro  quel termine abbastanza elementare, si sarebbe nascosto  il
  tentativo  mitico' di pagare gli stipendi.
   Per  carità, mai e poi mai  Grazie a Dio abbiamo un bilancio della
  Regione così ricco e così pieno di risorse da permetterci il  lusso
  di  non  sconfinare né nei fondi FAS, né in nient'altro  E'  chiaro
  che io parlo ironicamente, ovviamente  Però, abbiamo tenuto duro; è
  stato  un  braccio  di ferro che, finalmente,  si  è  concluso.  E,
  quindi,  non  abbiamo mai espresso un'intesa e un assenso,  se  non
  quando si è accertato che questa voce venisse confermata.
   Questa  è  una voce di importanza fondamentale perché, vedete,  se
  noi   diamo  un'occhiata  -  e  gli  amici,  colleghi  parlamentari
  messinesi  conoscono  bene  il loro territorio,  a  cominciare  dal
  Sindaco della città di Messina -, lì c'è poco da usare il cemento.
   Cosa  dovremmo  fare  ai  piedi di quella  falda  collinare?  Cosa
  dovremmo  costruire?  Un  canalone in  cemento  largo  30  metri  e
  profondo  50,  in  maniera  tale che tutto  il  fango  che  dovesse
  scivolare   viene  poi  ad  occupare  questo  manufatto  diabolico?
  Certamente no.
   Li  c'è da rinaturalizzare nella speranza che, nel frattempo,  non
  si   ripetano  le  bombe  d'acqua.  E  se  le  bombe   d'acqua   si
  verificassero - lo dico con molta franchezza - altrove, in  uno  di
  quei versanti, oggi chiaramente ci sarebbero delle conseguenze poco
  piacevoli  circa le responsabilità di chi vi parla, ma non  avremmo
  purtroppo  nulla da fare. Così come, devo dire, di quei mitici  tre
  milioni  di  euro dei 144 ritenuti indispensabili per  fronteggiare
  l'emergenza  da Giardini fino a Messina, io sfido chiunque  a  dire
  che,  per esempio, il versante di Scaletta fosse meno a rischio  di
  quello  di  Giampilieri  ovvero  di  uno  dei  tanti  versanti  che
  incombono  su  quelle  fiumare che, una dietro  l'altra,  come  ben
  sapete,  da  Giardini fino anche alla costa tirrenica  partono  dai
  Nebrodi e finiscono al mare.
   Non per volere scagionare o per volere allontanare da me per primo
  in  quanto  Presidente della Regione che, come vi dico  sempre,  in
  qualunque  fattispecie, si tratti di quella finanziaria, di  quella
  occupazionale o quant'altro, mi assumo ogni responsabilità perché è
  giusto che sia così, ma perché le condizioni sono quelle

                   Presidenza del Presidente Cascio

   ...e perché, con tutto il rispetto e considerate le responsabilità
  dei  governi  regionali,  mia,  degli  amministratori  locali,  dei
  sindaci, che sappiamo bene che, da un canto, sono sollecitati,  più
  piccoli sono i comuni più difficile è resistere alle pressioni  dei
  cittadini  che devono costruirsi la casa  Non c'entra l'abusivismo,
  lo sottoscrivo.
   Molte  delle  case sono state costruite più di  50  anni  fa,  per
  esempio  a  Giampilieri. Ma se noi guardiamo a  case  non  abusive,
  sanate, regolarizzate, autorizzate perché forse inserite nei  piani
  regolatori, ci rendiamo conto che la responsabilità è dovuta ad una
  certa  mentalità, ad una cittadinanza se vogliamo,  e  parliamo  ai
  nostri figli piuttosto che a noi stessi, perché noi siamo cresciuti
  in un'era di siccità, durante la quale ritenevamo che ormai i fiumi
  o  le fiumare non dovessero più riempirsi d'acqua, che le strade  a
  fondo  valle  non  dovessero  essere interessate  dalle  piene  dei
  torrenti  o dei fiumi, e si è costruito dove non era saggio  o  non
  era opportuno fare questo.
   E,  quindi,  oggi si tratta di far nascere una cultura nuova,  una
  mentalità nuova, altrimenti poi non c'è barba di sindaco,  non  c'è
  barba  di  legge  regionale che potrà riparare  quanto,  purtroppo,
  ciascuno di noi - cinque milioni, due milioni di siciliani  -  avrà
  fatto
   Ho letto l'ordinanza, onorevoli colleghi, e quando dovessimo, come
  è  giusto che sia, per mettere in sicurezza i cittadini, ad esempio
  disporre  il  trasferimento  in altre  case,  perché  alcune  vanno
  abbattute,  ma quelle case sono regolari e si dovesse  trattare  di
  centinaia  e centinaia di abitazioni, non parlo del piccolo  centro
  di   Giampilieri   soltanto,  visto  che  qui  è   stata   invocata
  un'attenzione  ovviamente a tutto il territorio  regionale,  quanti
  miliardi di euro ci vorrebbero per risarcire i cittadini a  cui  si
  dice  di lasciare una casa per comprarne una nuova o per costruirne
  una nuova?
   Pertanto,  con  molta ragionevolezza, con grande buon  senso,  con
  grande  coraggio, orgoglio, abnegazione, ho detto,  senza  chiedere
  niente,  quanto  possiamo fare noi? Sapete,  è  stata  molto  utile
  l'interlocuzione  avuta  in  sede di  Commissione  Europea  per  le
  politiche regionali, tre giorni fa, dall'assessore Armao. Credo che
  il  Direttore generale verrà il giorno 21 a visitare i  luoghi  del
  disastro, anche perché l'Europa ha dato una mano a Dresda, a Praga,
  e  non  vedo  perché  non dovrebbe darla a noi   Si  è  parlato  di
  riutilizzo di fondi strutturali non spesi negli anni scorsi.
   Onorevoli  colleghi, possiamo convogliare - se  facciamo  un  buon
  lavoro  -  una  massa finanziaria che ci consentirà  ovviamente  di
  prevenire.
   Da  questo  punto di vista posso assicurare tutti voi  che  faremo
  obiettivamente l'impossibile utilizzando questo piano, di cui si  è
  detto   che  é  aggiornato  continuamente.  Ma  non  so  come   sia
  aggiornato,   onorevole  Ardizzone,  glielo   assicuro;   è   stato
  completato   dagli   uffici  dell'Assessorato  del   territorio   e
  dell'ambiente nel 2007, poi è stato aggiornato.
   Volete che io confessi una mia responsabilità, anche se forse  non
  sono colpevole?
   Mi  si  dice  che talvolta tale aggiornamento viene poi deliberato
  dalla  Giunta e diventa oggetto di un decreto del Presidente  della
  Regione,  per  ridurre la pericolosità, il livello  di  rischio  di
  un'area.  Talvolta può essere successo che, ad iniziativa dell'ente
  proponente,  che  è  quello  di base, da  declassamenti  di  questo
  genere, finalizzati magari a rendere edificabile un'area, ci  possa
  essere una di quelle spinte di cui si parlava.
   Dobbiamo  quindi  riprendere  questo  piano,  dobbiamo  rivederlo,
  dobbiamo essere rigorosissimi, non perché vogliamo fare del male ai
  cittadini, ci mancherebbe altro
   Una  cosa che ci impressiona guardando quei territori - io non  li
  ho  sorvolati  in  elicottero, preoccupato nel dover  usare  questo
  mezzo-, è vedere come dalle piantine di quelle zone, collocate  sul
  tavolo  grande nella sala antistante Sala d'Ercole,  grazie  ad  un
  rilievo  aerofotogrammetrico che forse parte  da  Giardini  fino  a
  Messina, si rileva una fila ininterrotta di case.
   Fortunatamente, il Mediterraneo non ha distanze tali  dalle  coste
  egiziane, libiche, tunisine, spagnole o quant'altro, da mettere  in
  movimento il mare, come avviene in altre parti del pianeta, in  cui
  i mutamenti climatici hanno determinato gli eventi disastrosi delle
  Filippine piuttosto che dell'Indonesia, o del Sud-est asiatico.
   Come  riparare  a  tutto  questo? Con la  collaborazione,  con  la
  partecipazione  sicuramente di tutti noi  guardando  a  quello  che
  abbiamo  nei cassetti. Quanti studi sui fiumi, sui fiumiciattoli  e
  sulle  fiumare  Basta percorrere la Messina-Catania,  come  abbiamo
  fatto  da poco, al ritorno dai funerali, che ci si accorge che  nel
  bel  mezzo  di questi fiumi, invasi dalla vegetazione,  sono  state
  costruite abitazioni.
   Non  vi  è  dubbio  che  bisogna riconciliarsi  con  la  natura  e
  ricostituire,  in tutta la loro ampiezza, i greti di quei  torrenti
  utilizzando tutte le risorse disponibili.
   Non  servono  i fondi destinati alla costruzione del  ponte  sullo
  Stretto  di  Messina. Facciamo chiarezza su questo  una  volta  per
  tutte.
   Se siamo contrari al ponte, siamo contrari al ponte sullo Stretto,
  chiuso.  Ma  quando  si deve realizzare una infrastruttura  con  il
  sistema del progetto di finanza, l'imprenditore costruisce il ponte
  perché  nell'arco  di  20-30  anni  vuole  recuperare  ciò  che  ha
  investito   e   con   gli   interessi.  Non  possiamo   indirizzare
  l'investitore  a  riparare o a prevenire  le  frane  perché  da  lì
  l'imprenditore-investitore  non  ricava  un  utile   per   il   suo
  investimento. Quindi, questa é una polemica fuor di luogo.
   Questa è una cosa che non condivido anche per altre ragioni.
   Ci  sono, indubbiamente, altre priorità: le fognature, le  strade,
  etc. che, se messe assieme, non so quante centinaia di migliaia  di
  euro ci vorrebbero.
   Mi  dicono che per fare velocemente la tratta ferroviaria Catania-
  Palermo  e  raggiungere le due città nell'arco di un'ora  e  mezzo,
  occorrono  tanti soldi quasi quanto per realizzare il  ponte  sullo
  Stretto di Messina  Ciò basta per dire: non facciamo niente   Tutto
  ciò,  invece, costituisce una grande sfida, una scommessa che forse
  invita  tutti  noi  a  cercare di essere  più  virtuosi,  ad  avere
  territori all'altezza di un'opera di dimensioni tali da dovere fare
  i conti anche con quello che dovremmo fare nei prossimi anni.
   E'  lo  stesso  spirito  di certe scommesse  che  noi  facciamo  a
  proposito  delle Olimpiadi, sulle quali poi si avanzano  le  solite
  polemiche. E perché no? Cosa siamo, il Congo, il Biafra? Non  siamo
  una  regione d'Europa che può essere degna di ospitare le cose  più
  belle?  Con  lo stesso spirito con cui siamo stati bacchettati  per
  avere  finanziato  in  piccola parte  il  film   Baarìa',  che  ora
  concorre per il Premio Oscar, con altrettanto spirito razzistico si
  ritiene  che la nostra sia una pretesa infondata che non può  stare
  né in cielo né in terra
   Cosa  dire quindi? Da parte nostra, credo di parlare anche in nome
  e  per conto non solo dell'onorevole Buzzanca con il quale dobbiamo
  cominciare  ad  intenderci immediatamente sul da farsi,  confidando
  nel  buon  senso  di tutti i siciliani e nel Padre Eterno,  che  ci
  aiuti e ci protegga.
   Le  parole  dell'Arcivescovo  sono  state  dure,  appropriate;  ci
  sfidano e ci spingono a muoverci, a non frapporre indugio.
   Ma  credo  che,  francamente, per qualche tempo c'é bisogno  anche
  dell'aiuto di Dio, che io invoco, e certamente non me ne  vergogno,
  e poi fare tutti fino in fondo la nostra parte.
   Io,  in  collaborazione con quanti dovranno e  potranno  dare  una
  mano, ma anche con il Presidente del Consiglio, che mi ha detto che
  poi, in corso d'opera, tutte le modifiche che dovremo apportare, le
  funzioni  che dovremo aggiungere sulle risorse  credo che  noi  non
  dobbiamo   chiedere  elemosine  a  nessuno,  sono   d'accordo.   Se
  impiegheremo bene tutte le risorse che abbiamo e, per carità, tutto
  quello  che  ci  può  venire  che ben  venga,  ma  con  le  risorse
  disponibili  faremo fino in fondo il nostro dovere. E ci  auguriamo
  che questo sia - credo - il modo migliore per onorare la memoria di
  questi uomini e donne che hanno perso la vita.
   Ho  letto di questo Simone Neri - consentitemi di citarvelo e  non
  voglio fare torto a nessun altro, vi sono stati uomini della Marina
  militare  -, di cui si racconta che ha salvato diverse vite,  forse
  otto,  e poi ha perso la sua. Perché non cominciamo, signor sindaco
  e signori sindaci che mi ascoltate, presenti in quest'Aula e non, a
  dedicare,  e  lo  dico  anche  al sindaco  di  Palermo,  la  Piazza
  Indipendenza  per esempio (per carità, ormai siamo tutti  liberi  e
  indipendenti ), perché non cominciare a dedicare, invece  di  tanti
  nomi, più o meno generici e vaghi, ad intitolare strade e piazze ai
  nostri eroi, come questo nostro figlio straordinariamente eroico?
   Io credo che per onorare la loro memoria .
                              (Applausi)
    dobbiamo mettere da parte le polemiche, e sino ad oggi ce ne sono
  state  tante   Comincio io stesso a farne a meno.  Mi  viene  fatto
  presente, e quindi voglio confrontarmi con voi.
   Vedete,  in  qualità  di Commissario per la sicurezza  dell'intera
  Regione io ce la metto tutta. Vedete, è un'emergenza dovunque
   Qui  si  polemizza sulla Commissione Bilancio. Non  ho  niente  da
  nascondere  perché, credo che ne sappiate più di me,  è  complicato
  fare  quadrare i conti anche dinanzi alle emergenze di ogni giorno:
  precari,  giovani  che  hanno  contratto  mutui  e  quant'altro.  E
  l'emergenza tocca ogni ramo del nostro vivere civile: il territorio
  come i conti della Regione, come i problemi degli enti locali.
   Io, checché se ne dica, sono impegnato sino all'ultimo momento del
  mio  mandato  di  Presidente della Regione e, poi, da  cittadino  a
  fare, fin quando Dio vorrà, il mio dovere. Di questo sono pronto  a
  rendere  conto a tutti voi e ad avere da tutti voi, mi  rivolgo  in
  questo  senso  a tutti gli schieramenti politici, la collaborazione
  che, con tutti gli errori che sono pronto a correggere, la  Sicilia
  merita.

   PRESIDENTE.  Si passa alla votazione degli ordini  del  giorno  in
  precedenza comunicati.
   Pongo  in votazione l'ordine del giorno numero 179. Il parere  del
  Governo?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto, chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno numero 182.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Il Governo  lo  accetta  come
  raccomandazione.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'ordine del giorno numero 183. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

   LOMBARDO,  presidente  della Regione. Mi si  dice,  da  parte  dei
  colleghi interessati, che l'ARPA è sufficientemente potenziata e se
  serve  potenziarla di più, assumiamo la raccomandazione  certamente
  con favore.

   PRESIDENTE.  Il Governo accetta, quindi, l'ordine del giorno  come
  raccomandazione.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'ordine del giorno numero 184. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Mi si  dice  che  può  essere
  apprezzato positivamente. Il parere è favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa all'ordine del giorno numero 185. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Leggo il titolo e, visto  che
  conosco  la situazione della collina di Vampolieri, devo  dire  che
  concordo  pienamente  a che si attivino le procedure  necessarie  a
  monitorare l'area in maniera puntuale. Il parere è favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa all'ordine del giorno numero 186. Lo pongo in votazione.
  Il parere del Governo?

   LOMBARDO,   presidente  della  Regione.  Si   tratta   di   misure
  finalizzate all'azione di investimento e di messa in sicurezza  dal
  rischio idrogeologico della Sicilia. Attiveremo ulteriormente  ogni
  misura  atta  a  potenziare le risorse finanziarie  necessarie.  Il
  parere, quindi, è favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Seguito della discussione del disegno di legge «Disposizioni per
     agevolare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro» (349/A)

   PRESIDENTE.  Si passa al III punto all'ordine del giorno:  Seguito
  della  discussione del disegno di legge numero 349/A  «Disposizioni
  per agevolare l'incontro tra domanda e offerta di lavoro».
   Invito  i  componenti la V Commissione a prendere posto  al  banco
  alla medesima assegnato.
   Onorevoli  colleghi, ricordo che l'esame del disegno di legge  era
  stato  sospeso nella seduta numero 112 del 30 settembre 2009,  dopo
  avere dichiarato aperta la discussione generale.
   Non  avendo alcun deputato chiesto di parlare, dichiaro chiusa  la
  discussione generale.
   Pongo  in votazione il passaggio all'esame degli articoli.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:

                               «Art. 1.
                        Stato di disoccupazione

   l. Lo stato di disoccupazione del soggetto privo di lavoro che sia
  immediatamente disponibile allo svolgimento ed alla ricerca di  una
  attività    lavorativa    è    comprovato    dalla    presentazione
  dell'interessato presso il Centro per l'impiego competente nel  cui
  ambito territoriale si trovi il domicilio del medesimo.

   2.  Il soggetto interessato, per le finalità delle disposizioni di
  legge   vigenti   in  materia  di  agevolazioni  per  l'inserimento
  lavorativo,  presenta  al  Centro  per  l'impiego  competente   una
  dichiarazione  resa  ai  sensi  del decreto  del  Presidente  della
  Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, che attesti:

   a)   immediata   disponibilità  allo   svolgimento   di   attività
  lavorativa;

   b)  immediata  disponibilità alla partecipazione  alle  misure  di
  orientamento, formazione e politiche attive del lavoro proposte dal
  Centro per l'impiego competente;

   c) eventuale attività lavorativa precedentemente svolta;

   d)  data  dalla quale risulta essere direttamente alla ricerca  di
  lavoro  anche attraverso altri organismi autorizzati o  accreditati
  ovvero partecipazioni a bandi o concorsi pubblici o privati.

   3.  I Centri per l'impiego procedono ad erogare ai soggetti di cui
  alla  presente  legge  i  servizi di  cui  alle  lettere  a)  e  b)
  dell'articolo 3 del decreto legislativo 21 aprile 2000, n. 181 e di
  cui alle leggi vigenti in materia di agevolazioni per l'inserimento
  lavorativo.

   4. I Centri per l'impiego rilasciano certificazione sullo stato di
  disoccupazione e della decorrenza iniziale, per le finalità di  cui
  alle  leggi  vigenti in materia di agevolazioni  per  l'inserimento
  lavorativo, anche sulla scorta delle dichiarazioni dei soggetti  di
  cui  al  presente  articolo e sottopongono le stesse  ai  controlli
  previsti  dal decreto del Presidente della Repubblica  28  dicembre
  2000, n. 445.

   5.  I  Centri  per l'impiego accertano la perdita dello  stato  di
  disoccupazione  sulla  scorta  dei  criteri  adottati  con  decreto
  dell'Assessore regionale per il lavoro, la previdenza  sociale,  la
  formazione  professionale e l'emigrazione, sentita  la  Commissione
  regionale per l'impiego, secondo i principi di cui alle lettere a),
  b), c) e d) dell'articolo 4 del decreto legislativo 21 aprile 2000,
  n. 181».

   Comunico   che   è   stato   presentato   dall'onorevole   Lentini
  l'emendamento 1.1:

   «Al  comma 5 sostituire le parole  accertano la perdita dello  con
   verificano lo .

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'articolo 1, come emendato. Chi è favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:

                               «Art. 2.
                             Norma finale

   1.  La  presente  legge sarà pubblicata nella  Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e  di  farla
  osservare come legge della Regione».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

     Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
  «Disposizioni per agevolare l'incontro tra la domanda e l'offerta»
                                (349/A)

   PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio  nominale
  del disegno di legge «Disposizioni per agevolare l'incontro tra  la
  domanda e l'offerta» (349/A).
   Indìco   la   votazione  per  scrutinio  nominale.  Chiarisco   il
  significato del voto: chi vota sì preme il pulsante verde; chi vota
  no  preme  il  pulsante  rosso; chi si astiene  preme  il  pulsante
  bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano  sì: Ammatuna, Apprendi, Arena, Aricò, Beninati,  Buzzanca,
  Caronia,   Cintola,   Colianni,  Cracolici,  Currenti,   D'Agostino
  D'Antoni,  De  Benedictis,  De Luca, Di  Benedetto,  Digiacomo,  Di
  Mauro,  Fagone,  Falcone,  Faraone,  Federico,  Fiorenza,  Formica,
  Forzese,  Gianni, Greco, Gucciardi, Incardona, Lentini, Lo Giudice,
  Lombardo, Maira, Marinello, Marinese, Marrocco, Marziano,  Minardo,
  Mineo,  Musotto, Oddo, Panarello, Pogliese, Ragusa,  Raia,  Romano,
  Ruggirello, Scilla e Vinciullo.

   Sono  in congedo: Cordaro, Corona, Lupo, Panepinto, Rinaldi, Scoma
  e Vitrano.

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

        Presenti                         50
        Votanti                          49
        Maggioranza                 25
        Favorevoli                     49

                         (L'Assemblea approva)

   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata a martedì,  20  ottobre
  2009, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:

   I  - Comunicazioni.

   II  -  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti  degli  articoli  83,
  lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:

   n.  152  -  «Iniziative a seguito dell'evento alluvionale  dell'1
  ottobre  2009  che  ha  interessato i comuni di  Messina,  Scaletta
  Zanclea e Itala».

        DE LUCA - MUSOTTO - ROMANO - MINARDO - D'ANTONI -D'AGOSTINO -
                                                             FEDERICO

   n.  153  - «Mancata attuazione degli articoli 35 e 36 della  legge
  finanziaria regionale n. 6 del 2009 riguardanti interventi  per  la
  formazione  della  gente di mare e misure urgenti  per  l'emergenza
  sociale».

      AMMATUNA - RINALDI - GUCCIARDI - BONOMO - FIORENZA BARBAGALLO -
  FERRARA GALVAGNO - LACCOTO - LUPO - MATTARELLA - PICCIOLO - VITRANO

   n. 154 - «Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta
  per  l'individuazione  di  eventuali responsabilità  strutturali  e
  organizzative  su  quanto accaduto negli  ospedali  S.  Stefano  di
  Mazzarino  e  Sant'Elia di Caltanissetta tra il 20 e il  21  agosto
  2009».

                CAPUTO - LEONTINI - MANCUSO - LIMOLI - CORONA - BOSCO

  III  - Comunicazioni del Presidente della Regione sulla situazione
  dei rifiuti in Sicilia

                   La seduta è tolta alle ore 20.06

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      Dott.ssa Iolanda Caroselli

   ALLEGATO:

   COMUNICAZIONI

        Disegni di legge presentati che si comunicano all'Aula:

   «Bilancio  di  previsione  della  Regione  siciliana  per   l'anno
  finanziario 2010 e bilancio pluriennale per il triennio  2010/2012»
  (n. 470)
   -  di  iniziativa  governativa, presentato  dal  Presidente  della
  Regione (Lombardo) su proposta dell'assessore per il  bilancio  (Di
  Mauro) in data 2 ottobre 2009 e 13 ottobre 2009

   «Norme di riforma della formazione professionale» (n. 473)
   -   di   iniziativa   parlamentare,  presentato  dagli   onorevoli
  Gucciardi,   Ammatuna,  Barbagallo,  Bonomo,   Ferrara,   Fiorenza,
  Galvagno, Laccoto, Lupo, Rinaldi, Vitrano in  data 12 ottobre  2009

   «Interventi  per  favorire la permanenza  del  personale  a  tempo
  indeterminato nel settore della formazione professionale» (n. 474)
   - di iniziativa parlamentare, presentato dall' onorevole Gucciardi
  in data 12 ottobre 2009

   «Istituzione  del  ruolo  regionale speciale  ad  esaurimento  del
  personale  addetto  alle attività di formazione professionale»  (n.
  475)
   - di iniziativa parlamentare,  presentato dall'onorevole Gucciardi
  in data 12 ottobre 2009.

       Interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate

   «All'Assessore per i beni culturali e ambientali e per la pubblica
  istruzione, premesso che:

   in  data  14 maggio 2008, l'Osservatorio regionale per la  qualità
  del  paesaggio  dell'Assessorato  Beni  culturali  e  ambientali  e
  pubblica  istruzione della Regione siciliana ha approvato il  piano
  paesaggistico  dell''Ambito 9'- città  di  Messina  e  parte  della
  predetta provincia;

   dopo   l'esame   e   l'espressione  del  parere  dell'Osservatorio
  regionale,  il  piano è stato trasmesso alla Soprintendenza  per  i
  beni culturali ed ambientali di Messina con nota prot. 52732 del 23
  maggio 2008, perché la stessa provvedesse alla concertazione di cui
  all'art. 144 del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42;

   la  concertazione  con  i  comuni è iniziata  ancora  prima  della
  presentazione  all'Osservatorio, durante la fase di  redazione  del
  piano,  quando sono state illustrate le metodologie che si  stavano
  seguendo  e gli scopi perseguiti. I principali incontri  di  quella
  prima fase, sono stati:

   incontro con i Comuni del 15 aprile 2005;

   incontro con i Comuni del 14 giugno 2006;

   incontro  con  l'Azienda delle foreste demaniali  del  24  ottobre
  2006;

   incontro con il comune di Milazzo (ME) del 5 febbraio 2007;

   dopo    l'esame    e   l'espressione   del   parere    da    parte
  dell'Osservatorio,  l'Assessorato  regionale  Beni   culturali   ha
  convocato  tutti i comuni interessati dal piano ed i rappresentanti
  dell'Amministrazione provinciale di Messina, nelle date del 3, 5  e
  8 settembre 2008;

   in  tali  occasioni  il  piano è stato illustrato  dai  funzionari
  dell'Assessorato e dai responsabili della Soprintendenza ed è stato
  discusso con i rappresentanti degli enti intervenuti, ai quali sono
  stati  consegnati  gli elaborati dello stesso,  affinché  venissero
  esaminati  dalle  singole  autorità  comunali  e  provinciali   per
  eventuali osservazioni;

   in  data  30  settembre 2008, sono stati nuovamente  convocati  in
  Assessorato tutti i rappresentanti dei comuni interessati dal piano
  e dell'amministrazione provinciale;

   in  tale seduta, alcuni enti hanno presentato osservazioni, mentre
  altri    hanno    richiesto   ulteriori   incontri   separati    di
  approfondimento,  da effettuare a Messina con  i  funzionari  della
  Soprintendenza  che si occupano del piano; tali ulteriori  incontri
  si sono svolti: il 3 ottobre 2008 nel comune di Furci Siculo, il 10
  ottobre 2008 nel comune di Librizzi, il 30 ottobre 2008 nel  comune
  di  Messina  ed  il  6 novembre 2008 nella provincia  regionale  di
  Messina;

   le  osservazioni presentate negli incontri di Palermo e di Messina
  sono  state  ampiamente discusse ed esaminate dalla Soprintendenza,
  che ha esposto la propria posizione nel documento riassuntivo prot.
  94 del 12 gennaio 2009;

   i  comuni  e  la provincia hanno manifestato un elevato  grado  di
  accoglimento  del  piano  paesaggistico  dell'Ambito  9,   muovendo
  rilievi che non incidono sull'essenza primaria del piano;

   ritenuto che:

   alla  data  odierna  il  predetto piano non  è  stato  riesaminato
  dall'Osservatorio   regionale  per   la   qualità   del   paesaggio
  dell'Assessorato  Beni  culturali  della  Regione  siciliana,   per
  verificare gli esiti delle concertazioni;

   di conseguenza, il piano paesaggistico non è stato sottoposto alla
  firma dei responsabili dell'Assessorato, firma  indispensabile  per
  consentire  l'entrata  in  vigore  immediata  dello  strumento   di
  salvaguardia   del  territorio  interessato,  per   poi   procedere
  all'entrata in vigore definitiva dello stesso;

   il  grave  ritardo nuoce in maniera molto grave  alla  tutela  del
  paesaggio   a  causa  della  sfrenata  urbanizzazione  di   terreni
  pregiati,  così come si può riscontrare nelle zone  a  monte  della
  panoramica  di  Messina  e  sulle  colline  della  zona  ionica  in
  particolare;

   le  zone citate sono state selvaggiamente urbanizzate, realizzando
  seconde  case  ed  alberghi lungo stradelle che  non  danno  alcuna
  sicurezza;

   non  è  pensabile  restare  passivamente  inerti  di  fronte  alla
  distruzione di interi paesaggi;

   per sapere:

   quali siano le motivazioni per le quali il piano paesaggistico  di
  Messina  non  è  stato  ancora portato alla  definizione  completa,
  tenendo  presente che col trascorrere dei giorni aumentano fenomeni
  di  distruzione di tutte le aree da difendere, in specie le pendici
  e i crinali;

   se  ed  entro quali tempi intenda approvare il piano paesaggistico
  dell'Ambito 9-città di Messina, facendo scattare i relativi vincoli
  di tutela e salvaguardia». (786)

                                                            ARDIZZONE

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  sanità,
  premesso che:

   la Regione siciliana è una delle pochissime regioni italiane a non
  avere  una  regolamento  che  favorisce l'istituzione  di  cimiteri
  destinati alla sepoltura di animali d'affezione;

   tali  siti, ovviamente, devono rispondere a determinati  requisiti
  stabiliti  da  un  regolamento attuativo  ed  avere,  comunque,  un
  riconoscimento ufficiale da parte delle istituzioni, sia  regionali
  che locali;

   considerato  che  la  l.r. 3 luglio 2000,  n.  15,  che  istituiva
  l'anagrafe  canina, prevedeva, all'articolo 23, la possibilità,  da
  parte di comuni, singoli o associati, di realizzare cimiteri '(...)
  per  il seppellimento di animali d'affezione (...) a condizione che
  un apposito certificato rilasciato da un medico veterinario escluda
  il  decesso per malattie trasmissibili all'uomo (...)'.  Lo  stesso
  articolo, al comma 3, recitava 'Il Presidente della Regione  adotta
  (...)  apposito  regolamento  tipo di  gestione  dei  cimiteri  per
  animali  d'affezione (...)', individuando, quindi,  nel  Presidente
  della   Regione  il  soggetto  che  avrebbe  dovuto  istituire   un
  regolamento istitutivo dei cimiteri per animali d'affezione;

   tenuto conto che:

   la  successiva l.r. 22 dicembre 2005, n. 19, all'art. 25, comma 3,
  riprendeva l'ormai annosa questione, citando testualmente che:  'La
  Regione  siciliana favorisce la realizzazione di cimiteri destinati
  alla    sepoltura   di   animali   d'affezione.   Con    successivo
  provvedimento, l'Assessore regionale per la sanità disciplina (...)
  le modalità per la loro realizzazione';

   è  evidente  che ci si trova davanti ad una legge, la  n.  19  del
  2005, che entra in palese contrasto con quanto previsto dalla legge
  n.  15  del 2000. Difatti, mentre nel 2000 era il Presidente  della
  Regione che doveva adottare un regolamento di gestione, nel 2005  è
  l'Assessore  per  la  sanità che deve provvedere  ad  emanare  tale
  provvedimento;

   visto  che  tale conflitto di competenze ha portato esclusivamente
  all'assoluto silenzio su tale evidente necessità sociale,  negando,
  di  fatto, a migliaia di siciliani la possibilità di dare una degna
  sepoltura ai propri 'amici a due o quattro zampe';

   per sapere:

   se  non  ritengano improcrastinabile emanare un provvedimento  che
  faccia  definitivamente chiarezza sulle competenze  in  materia  di
  cimiteri destinati alla sepoltura di animali d'affezione;

   se  non ritengano urgente l'emanazione di un regolamento attuativo
  dei  cimiteri  per  animali,  istituendo,  tra  l'altro,  un  fondo
  speciale per contribuire alla realizzazione di dette opere». (787)

                            POGLIESE-VINCIULLO-MARROCCO-ARICO'-CAPUTO

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per il bilancio e  le
  finanze e all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie locali, premesso che:

   dagli  organi  di stampa si è appreso che sono state varate  dalla
  Giunta  di Governo regionale le manovre correttive alla finanziaria
  regionale per l'anno 2010, tagli che superano il miliardo di euro;

   invece  di  intaccare branche dell'Amministrazione molto 'corpose'
  in termini di gestione economica e notoriamente dedite allo sciupìo
  delle  risorse  economiche della Regione, i  tagli  inseriti  nella
  suddetta manovra correttiva, sono stati indirizzati contro  settori
  amministrativi che si rivolgono alle sfere della società civile più
  bisognose della presenza delle istituzioni;

   difatti, sempre secondo gli organi di stampa, sono stati diminuiti
  i   fondi  per  il  bonus-figlio,  i  contributi  per  le  adozioni
  internazionali, il bonus socio-sanitario, i sussidi alle opere pie,
  gli  aiuti  alle chiese per gli acquisti degli arredi, i contributi
  alle vittime delle estorsioni, alle associazioni antiracket ed alle
  vittime della mafia;

   considerato che:

   tale  'modus operandi' della Giunta regionale ha portato lo stesso
  Assessore  per  la famiglia, le politiche sociali  e  le  autonomie
  locali,  dottoressa  Caterina Chinnici,  ad  esprimere  la  propria
  cocente  delusione,  dato  che:  '(...)  i  tagli  penalizzano   la
  possibilità di interventi nel campo del sociale';

   tali  dichiarazioni,  oltre  a  rispondere  a  sani  princìpi   di
  giustizia  sociale, sono apprezzabili ed interamente condivisibili:
  dimostrano  l'elevata dirittura morale della dott.ssa  Chinnici  ed
  una   capacità   di  critica  che  esula  dal  ruolo  istituzionale
  ricoperto,  dimostrando  l'amore e  l'interesse  nei  confronti  di
  migliaia di siciliani che già hanno avuto dalla vita solo disagi ed
  afflizioni;

   per sapere se non ritengano:

   illogico fare pagare alle fasce più deboli della società siciliana
  ed  alle vittime del fenomeno mafioso i problemi legati alla  crisi
  di  liquidità che investe le casse della Regione, crisi  dovuta  ad
  anni di sperperi e cattiva gestione della 'res' pubblica;

   doveroso,  nei  confronti di migliaia di  siciliani,  vittime  del
  disagio sociale, ripristinare i contributi per le fasce più deboli,
  puntando, di contro, ad una maggiore razionalizzazione delle  spese
  nei  settori  contributivi notoriamente  improduttivi  e  privi  di
  efficacia;

   indispensabile e rispondente a princìpi morali, oltre che di buona
  e  saggia  amministrazione, ripristinare tutte le voci di  spesa  a
  favore  dei  familiari  delle vittime della mafia,  che  hanno  già
  pagato  un  prezzo  altissimo in termini di  sacrifici  personali».
  (788)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
  ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:

   in  data  24  agosto,  ad Agrigento, dopo ben  50  anni,  è  stata
  riaperta  al  pubblico  la  struttura del  Palazzo  dei  Filippini,
  restituendo così alla pubblica fruizione uno dei più bei  complessi
  monumentali  cittadini. L'edificio è stato momentaneamente  adibito
  ad  esposizione temporanea delle opere della pinacoteca comunale  e
  delle   collezioni  'Sinatra'  e  'Gianbecchina',   precedentemente
  esposte presso il complesso chiaramontano di Santo Spirito;

   rilevato che:

   pur  nel comune apprezzamento per il riutilizzo del complesso  dei
  Filippini, nella città sono state sollevate numerose critiche circa
  le  procedure  seguite  per l'allestimento  e  l'adeguamento  della
  struttura, che sono sfociate in esposti alla magistratura;

   alcuni         filmati        pubblicati        su         youtube
  (www.youtube.com/watch?v=kzFOGASr
  pw;www.youtube.com/watch?v=BGonAieb4KA&feature=related)  denunciano
  palesi, gravi e difficilmente riparabili danni alle preziose  opere
  esposte  (buchi, strappi, ecc.), oltre ad evidenziare insufficienti
  misure  di  sicurezza e salvaguardia che, unite  ad  un  inadeguato
  sistema di illuminazione, rischiano di danneggiare ulteriormente le
  preziose tele;

   la  sovrintendente per i beni culturali e ambientali di  Agrigento
  ha  definito  il  trasferimento delle opere  dalla  sede  di  Santo
  Spirito a quella dei Filippini come 'operazione illegale oltre  che
  anticulturale';

   la   stessa   sovrintendente,  dopo  il   sopralluogo   effettuato
  dall'ufficio   presso   il  museo  di  Santo  Spirito,   successivo
  all'illecito  prelievo  dei  dipinti, ha  dichiarato:  'Emerge  uno
  scenario  desolante: supporti espositivi danneggiati;  impianto  di
  illuminazione   smembrato;   materiali  didattici   arbitrariamente
  dimessi e trasferiti';

   viene ancora denunciato dalla dottoressa Gabriella Costantino  che
  nel medesimo sopralluogo: 'è stata rilevata anche l'assenza di gran
  parte  di  opere  e  dipinti,  del  cui  trasferimento  e  relativa
  consistenza questa Soprintendenza non ha certezza alcuna  e  ciò  a
  pregiudizio  della  salvaguardia delle opere  stesse  in  merito  a
  elenchi  identificativi,  modalità e  precauzioni  di  imballaggio,
  trasporto, funzionari responsabili e copertura assicurativa';

   tenuto  conto  che  si ritiene opera egregia l'apertura  di  nuovi
  spazi  culturali,  purché ciò avvenga salvaguardando  adeguatamente
  opere  di  impareggiabile valore artistico, garantendo la sicurezza
  delle  stesse  sia  nella  fase  di  trasporto  che  in  quella  di
  esposizione,  non  danneggiando strutture già esistenti  di  grande
  pregio  storico  ed  architettonico (quale  il  Convento  di  Santo
  Spirito del XIII secolo) ed osservando leggi e regolamenti posti  a
  salvaguardia del patrimonio collettivo;

   considerato che:

   per  consentire l'apertura del complesso dei Filippini sono  stati
  realizzati  gli impianti di riscaldamento, di allarme e antincendio
  oltre che opere per l'allestimento della mostra temporanea;

   il  convento dei Filippini, il complesso di Santo Spirito,  nonché
  le  opere esposte sono sottoposte a tutele e vincoli da parte della
  Regione siciliana;

   preso atto che, con atto del Consiglio comunale di Agrigento n. 79
  del  6 novembre 1954, è stato deliberato l'affidamento sine tempore
  allo  Stato delle civiche collezioni di proprietà del Comune e  che
  successivamente, con il DPR n. 1825 del 1961, il  DPR  n.  635  del
  1975, il DPR n. 635 del 1975 e con la l.r. n. 80 del 1977 tutte  le
  competenze  e  titolarità statali sui beni di interesse  artistico,
  storico e archeologico sono transitate dallo Stato alla Regione,  e
  specificamente in capo all'Assessorato regionale Beni  culturali  e
  ambientali e pubblica istruzione;

   in   considerazione  di  quanto  detto,  appare  dubbia,  se   non
  chiaramente inesistente, la titolarità e la disponibilità  in  capo
  al  Comune  di Agrigento delle collezioni e delle opere  trasferite
  dal monastero di S. Spirito al convento dei Filippini, per cui,  se
  così   stanno   le  cose,  il  Comune  di  Agrigento  ha   compiuto
  un'appropriazione  indebita  ed  arbitraria   di   opere   su   cui
  l'Assessorato Beni culturali e ambientali e la pubblica  istruzione
  aveva ed ha piena titolarità, e non solo compiti di tutela;

   per sapere:

   se   per  l'allestimento  dello  spazio  espositivo  siano   state
  rispettate le previste procedure autorizzative e di sicurezza;

   quali  soggetti  abbiano finanziato le opere per la  realizzazione
  degli impianti presso il convento dei Filippini;

   chi  abbia  progettato l'impianto illumino-tecnico e se esista  un
  progetto dell'impianto;

   chi abbia curato l'allestimento scientifico;

   se  la struttura espositiva sia provvista di impianto di sicurezza
  e  di videosorveglianza, in considerazione dell'enorme valore anche
  economico delle opere esposte;

   chi  abbia  materialmente eseguito le opere, chi ne sia  stato  il
  committente   e  quali  siano  state  le  procedure   seguite   per
  l'aggiudicazione dei lavori di adeguamento della struttura;

   se  risponda  al  vero  quanto affermato dalla  sovrintendente  di
  Agrigento circa i danni prodotti al monastero di Santo Spirito,  la
  non  rintracciabilità  di  numerosi dipinti  e  l'illegalità  della
  procedura seguita;

   quale  ditta abbia effettuato il trasferimento delle  opere  e  il
  successivo nuovo allestimento, chi abbia ordinato i relativi lavori
  e quale sia stata la procedura seguita;

   se la suddetta ditta fosse provvista di certificazione di idoneità
  alla esecuzione delle opere;

   se il danneggiamento delle numerose opere d'arte fosse avvenuto in
  seguito  al  prelievo  e  al trasporto  o  se  le  stesse  fossero,
  precedentemente, già compromesse;

   se non ritengano di dover disporre un'indagine ispettiva presso il
  Comune di Agrigento al fine di accertare, attraverso l'esame  degli
  atti, la correttezza dell'iter seguito nell'intera vicenda;

   se non ritengano di dover disporre un immediato sopralluogo presso
  il convento dei Filippini al fine di verificare lo stato di degrado
  delle   opere  d'arte  e  l'adeguatezza  della  struttura  e  delle
  soluzioni espositive;

   se  siano fondate le considerazioni sulla titolarità delle gare e,
  in  caso  affermativo, quali azioni ritengano opportuno mettere  in
  atto  affinché  la Regione siciliana riacquisisca  beni  di  grande
  valore,  indebitamente  sottratti, e  quali  altri  atti  intendano
  compiere  a  tutela  del patrimonio affidato  all'Assessorato  Beni
  culturali   affinché  non  continuino  a  perpetuarsi   azioni   di
  danneggiamento, incauta custodia e sottrazione illecita». (789)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                         DI BENEDETTO

   «Al Presidente della Regione, premesso che la disastrosa alluvione
  che ha colpito la fascia ionica della provincia di Messina ai primi
  di  ottobre del corrente anno interviene su comuni che già nel 2007
  erano stati colpiti da nubifragi di forte intensità;

   ricordato  che,  a memoria storica, tali zone sono particolarmente
  soggette  a frane e smottamenti in quanto geologicamente giovani  e
  tra le più piovose d'Italia;

   visto  che,  secondo  notizie riportate  dalla  stampa,  per  tali
  ragioni,  negli ultimi 20 anni trascorsi sarebbero stati  stanziati
  circa 200 milioni di euro per la messa in sicurezza di tale area;

   per sapere:

   se  risponda  al  vero  che 200 milioni di  euro  sarebbero  stati
  stanziati  per la messa in sicurezza della zona nuovamente  colpita
  dai recenti nubifragi;

   chi  avrebbe speso tali somme, se l'Assessorato alla Presidenza  o
  la Protezione civile, o entrambi pro quota;

   quali progetti siano stati finanziati e dove;

   se  i  fondi siano stati attribuiti attraverso gare di  appalto  o
  secondo procedure di 'somma urgenza';

   quali  fossero  gli  obiettivi e quali siano stati  i  risultati».
  (790)

                                                             APPRENDI

   «All'Assessore  per  la  famiglia,  le  politiche  sociali  e   le
  autonomie  locali  e all'Assessore per il bilancio  e  le  finanze,
  premesso che:

   dalle notizie apprese dagli organi di informazione e dai resoconti
  del dibattito consiliare che ne è scaturito, la Provincia regionale
  di  Palermo ha investito, lungo un periodo che va dal 2006 al 2008,
  l'ammontare  di circa 30 milioni di euro attraverso la società  IBS
  Forex di Como, nell'ambito dell'investimento di circa 52 milioni di
  euro di fondi accantonati dalla precedente amministrazione;

   a  seguito  delle comunicazioni date in Consiglio provinciale  dal
  Presidente   Giovanni   Avanti,   lo   stesso   Consiglio    votava
  l'istituzione    di    una    commissione    d'inchiesta    formata
  prevalentemente  da  consiglieri esperti in  materia  bancaria  e/o
  contabile;

   considerato  che  gli  investimenti intrapresi  da  enti  pubblici
  devono  essere  esclusivamente di carattere istituzionale,  e  cioè
  infrastrutture  di  supporto  ai  servizi  pubblici,  immobili   da
  destinare   a  pubblici  usi,  e  non  devono  presentare   aspetti
  speculativi  con conseguente rischio di perdita del capitale,  come
  avvenuto nel caso della Provincia regionale di Palermo;

   ritenuto  che potrebbero esserci altri enti locali in Sicilia  che
  hanno  intrapreso investimenti speculativi, e che quindi  si  rende
  necessario  un  immediato monitoraggio, da  parte  degli  organismi
  regionali preposti, al fine di evitarne perdite e/o di controllarne
  gli esiti per tempo;

   per sapere:

   se  sia  stato attivato un monitoraggio da parte degli Assessorati
  in  indirizzo  per  accertare quali enti locali  siciliani  abbiano
  intrapreso  investimenti speculativi negli  ultimi  5  anni,  quali
  importi siano stati investiti e l'esito di tali investimenti;

   nel  caso in cui non sia stato attivato tale monitoraggio, se  non
  ritengano  di  attivarlo immediatamente per ottenere i  dati  sopra
  citati;

   quali  interventi, anche legislativi, intendano intraprendere  per
  evitare  che le pubbliche amministrazioni degli enti locali possano
  continuare  liberamente ad investire capitali pubblici,  a  scapito
  della  collettività, in caso di perdite economiche risultanti dagli
  investimenti stessi». (791)

                                                               ARICO'

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  sanità,
  premesso  che  da  notizie  di stampa  si  evince  che  in  Sicilia
  sussistono delle difficoltà nella distribuzione e somministrazione,
  da  parte delle strutture sanitarie, di un farmaco, il natalizumab,
  di  importanza  vitale per i soggetti colpiti da sclerosi  multipla
  che,  in  Sicilia, sono circa 5000, con un incremento di circa  150
  nuovi casi all'anno;

   considerato che:

   tale  medicinale, secondo recenti studi europei, riduce il rischio
  di  progressione sostenuta della disabilità a 6 mesi  nel  54%  dei
  casi,  mentre  abbassa addirittura del 92% il  numero  medio  delle
  lesioni  tipiche di questa malattia e del 68% il tasso  annuale  di
  ricadute.  Appare  evidente che l'uso di tale  farmaco  evita,  per
  anni, ad un malato di finire su una sedia a rotelle;

   la   difficoltà  nella  somministrazione  del  farmaco  è   dovuta
  esclusivamente al suo alto costo (circa 1000 euro  a  fiala)  e  le
  strutture  sanitarie preposte a tale compito non hanno i fondi  per
  anticipare  l'acquisto di detto medicinale. Ciò è dovuto  al  fatto
  che  le aziende sanitarie dovrebbero rimborsare le somme anticipate
  dalle  strutture sanitarie, ma questo avviene dopo un lungo periodo
  di  attesa,  sconvolgendo,  di fatto, i bilanci  già  esigui  degli
  ospedali e delle ex AUSL regionali;

   tenuto conto che:

   risulta  impensabile e moralmente inaccettabile, se la notizia  di
  stampa  fosse confermata, che un farmaco di così vitale  importanza
  non venga più somministrato ai pazienti solo perché costa troppo  e
  tutto  ciò in una Regione, come la Sicilia, che divora, nel settore
  della sanità, più del 50% dell'intero bilancio regionale;

   tra   l'altro,  si  verificano  casi  di  assoluta  disparità  tra
  strutture  sanitarie regionali che, avendo disponibilità di  fondi,
  erogano  il  farmaco, e altre che, non avendo più disponibilità  in
  bilancio, non riescono più a somministrarlo;

   per sapere:

   se  rispondano  al  vero le notizie apparse su  alcuni  organi  di
  stampa  in  merito ad una probabile diminuzione, se non addirittura
  cessazione, della somministrazione del farmaco natalizumab;

   se   non   ritengano   opportuno  intervenire   affinché   vengano
  velocizzate  le  procedure di rimborso, da parte delle  ASP,  delle
  anticipazioni  sostenute dalle strutture sanitarie  che  acquistano
  medicinali vitali, anticipando le somme necessarie». (792)

                                                            VINCIULLO

   «Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'agricoltura e le
  foreste e all'Assessore per la sanità, premesso che:

   i  frantoiani  siciliani,  cioè  i proprietari  dei  frantoi  dove
  vengono   lavorate  e  trasformate  le  olive  per  la   produzione
  dell'olio, sono in stato di agitazione;

   la  protesta dei frantoiani, ad un mese dall'inizio della raccolta
  delle  olive,  nasce  da  una  legge regionale  che,  in  sostanza,
  assimila  le  acque  reflue del lavaggio  delle  olive  ai  rifiuti
  speciali,  che quindi necessitano di procedure particolari  per  il
  loro  smaltimento, nonostante che recenti studi abbiano  dimostrato
  l'assoluta mancanza di materiale inquinante nelle suddette acque;

   tenuto conto che lo smaltimento delle acque reflue dei frantoi  ha
  un costo non indifferente per i frantoiani e, di conseguenza, per i
  produttori  di  olio, e ciò incide in maniera non  indifferente  in
  termini  concorrenziali, visto che per le  altre  regioni  italiane
  produttrici  di  olio, per la Spagna e per la Grecia  non  vi  sono
  limiti nello smaltimento di dette acque;

   considerato  che  il  Governo regionale ha  già  evidenziato  tale
  anomalia  ma, per un cavillo burocratico, il decreto che modificava
  la  legge  è  stato  bloccato  da  un funzionario  dell'Assessorato
  Sanità;

   per  sapere  se  non  ritengano necessario,  improcrastinabile  ed
  estremamente  urgente emanare un provvedimento  che  ponga  rimedio
  definitivamente a questa anomalia, permettendo ai frantoiani e,  di
  conseguenza,  ai  produttori siciliani di olio,  di  eliminare  una
  discrepanza che li danneggia in maniera esponenziale nei  confronti
  degli   altri  produttori  nazionali  ed  esteri,  ponendoli  nella
  condizione  di  non  poter  reggere la concorrenza,  nonostante  le
  caratteristiche uniche e non ripetibili dei nostri oli». (793)

                                                            VINCIULLO

   Le  interrogazioni testé annunziate saranno poste  all'ordine  del
  giorno per essere svolte al loro turno.

                                Interrogazioni  con  richiesta   di
      risposta scritta presentate

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   le  tragiche conseguenze dell'alluvione che nei giorni  scorsi  ha
  devastato  il territorio messinese sono già oggetto di indagine  da
  parte dell'autorità giudiziaria;

   la   dinamica  degli  eventi  fa  presupporre  la  sussistenza  di
  responsabilità ad altro titolo imputabili;

   a  seguito  della  precedente alluvione del  2007,  la  Protezione
  civile  ha  definito  il territorio interessato  ad  'alto  rischio
  idrogeologico';

   il  Comune di Messina aveva piena consapevolezza, come risulta  da
  una  relazione inoltrata alla Procura della Repubblica di  Messina,
  'dell'esistenza   di  elementi  di  criticità'   che   richiedevano
  'interventi   strutturali   e  non  per   la   salvaguardia   della
  popolazione';

   per sapere:

   se  intendano disporre, con la dovuta urgenza, un'ispezione presso
  il Comune di Messina, al fine di accertare:

   1)  se  sia  stato istituito e sia in funzione un ufficio  per  la
  difesa del suolo, comunque denominato;

   2)  a  quanto  ammontino i fondi destinati al suo funzionamento  e
  come e se siano stati utilizzati;

   3) se sia operativo il piano per la Protezione civile;

   4) quali interventi siano stati posti in essere nel periodo che va
  dall'alluvione del 2007 al disastro dei giorni scorsi;

   5) per quali ragioni la frazione di Giampilieri Superiore (ME) sia
  stata  esclusa  dall'elenco delle zone a  rischio  idrogeologico  a
  favore  delle  quali  è  stato  istituito  un  apposito  fondo  dal
  Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e del mare;

   6)  quali  iniziative  intenda intraprendere il  Presidente  della
  Regione  nella veste di 'commissario dell'emergenza',  precisandone
  le  modalità  e i tempi di attuazione, nonché in che  modo  intenda
  informare l'Assemblea regionale;

   le  ragioni per le quali, in conseguenza degli eventi,  sia  stato
  ritirato  il  'piano  casa'  a  suo  tempo  esitato  dalla   Giunta
  regionale». (794)

                                                            INCARDONA

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e le autonomie locali, premesso che il fondo  per
  le  autonomie  in favore dei comuni per l'anno 2009 ammonta  a  913
  milioni di euro;

   premesso altresì che da detto fondo, con il decreto dell'Assessore
  per la famiglia, n. 675/2009, sono state sottratte importanti somme
  a  favore di azioni che andrebbero diversamente finanziate, per  un
  importo  pari  a 433.114.236,70, con la conseguenza che  restano  a
  disposizione del fondo per i comuni meno di 500 milioni di  euro  a
  fronte dei 913 milioni iniziali;

   considerato che mediamente ai comuni siciliani, sulla  base  delle
  disponibilità del fondo per le autonomie, sarà ripartita una  somma
  decurtata  di  circa  il  10%  rispetto  alla  dotazione  dell'anno
  precedente,  e  che  questa  decurtazione  comporterà,  per   molte
  amministrazioni, la soppressione di alcuni servizi già  programmati
  indispensabili per i cittadini; programmati;

   ritenuto  gravissimo il danno economico-finanziario che  subiranno
  centinaia di comuni nell'Isola, afflitti, come sono, da una pesante
  crisi che rende sempre più difficile la gestione degli enti locali;

   per sapere:

   quali  provvedimenti  urgenti intendano  assumere  affinché  venga
  rimodulato  lo schema di ripartizione dei fondi a disposizione  dei
  comuni,  considerato che le decurtazioni previste per il 2009  sono
  causa di gravissimo deficit per le amministrazioni locali;

   in che modo intendano intervenire in favore dei comuni allorché la
  suddetta  decurtazione  provocherà la paralisi  nell'erogazione  di
  servizi  sociali essenziali, in massima parte destinati alle  fasce
  deboli,  a fronte di impegni di spesa già programmati in precedenza
  dalle medesime amministrazioni». (795)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)

                                                              D'ASERO

   Le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al Governo.