Presidenza del presidente Cascio
VITRANO, segretario, dà lettura del processo verbale delle sedute
numeri 114 e 115 che, non sorgendo osservazioni, si intendono
approvati.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi e missione
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo per la presente seduta
gli onorevoli: Caronia, D'Agostino, Falcone, Federico, Panarello,
Scilla, Scoma, Speziale, Cascio Salvatore, Lupo, e Termine; D'Asero
dal 20 al 23 ottobre 2009.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunico, altresì, che l'onorevole Ruggirello sarà in missione,
per ragioni del suo ufficio dal 3 al 6 novembre.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
- da parte dell'Assessore per i Lavori Pubblici
n. 138 - Interventi urgenti allo scopo di predisporre i
provvedimenti previsti dall'art. 25 della legge regionale 6
febbraio 2008, n. 1, in materia di recupero dei centri storici.
Firmatario: Di Benedetto Giacomo
n. 212 - Iniziative per fronteggiare 'l'emergenza abitativa'.
Firmatari: Lupo Giuseppe; Marinello Vincenzo; Ferrara Massimo; Di
Guardo Antonino; Rinaldi Francesco
n. 255 - Notizie sul mancato finanziamento dei progetti presentati
dallo IACP di Ragusa ai sensi del decreto n. 924 del 31 maggio 2005
dell'Assessore regionale per i lavori pubblici.
Firmatario: Ammatuna Roberto
- da parte dell'Assessore per il Lavoro
n. 540 - Risorse necessarie per la proroga dei contratti di lavoro
ex co.co.co. in alcuni comuni del Trapanese.
Firmatario: Oddo Camillo.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
«Norme per la sicurezza delle persone e cose sul territorio
siciliano» (n. 476)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Ardizzone,
Gianni, Cintola, Maira, Savona, Forzese, Lo Giudice, Cascio
Salvatore, Buzzanca, Romano, Panarello, Ferrara, Picciolo, Laccoto
e Gucciardi in data 14 ottobre 2009;
«Norme in materia di rifunzionalizzazione dei presìdi ospedalieri»
(n. 477)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Maira,
Fagone, Torregrossa, Cascio S., Gianni, Ragusa, Ardizzone, Lo
Giudice, Forzese, Formica, Donegani, Dina, Limoli, Vinciullo,
Leontini, Caronia, D'Asero, Savona, Mattarella e Caputo in data 16
ottobre 2009;
«Interventi urgenti per i superstiti del nubifragio di Messina»
(n. 478)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Buzzanca,
Formica, Pogliese e Vinciullo in data 19 ottobre 2009.
Richiesta di procedura d'urgenza per il disegno di legge numero
476
ARDIZZONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
chiedere la procedura d'urgenza per il disegno di legge numero 476,
ai sensi dell'articolo 135 del Regolamento interno.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, pongo in votazione la richiesta di
procedura d'urgenza.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Comunico che anche gli onorevoli Dina e Mancuso dichiarano di
apporre la firma al disegno di legge numero 476.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di richiesta di parere
PRESIDENTE. Comunico la seguente richiesta di parere pervenuta dal
Governo ed assegnata alla Commissione Attività Produttive' III:
PO FESR 2007-2013. Linee di intervento 5.1.1.1 - 5.1.1.2 - 5.1.1.3
- 5.1.2.1 - 5.1.2.2 - 5.1.3.1 - 5.1.3.5 - l.r. n. 9/2009 (n.
34/III)
pervenuta in data 15 ottobre 2009
inviata in data 16 ottobre 2009.
Comunicazione di assenze alla seduta di Commissione legislativa
PRESIDENTE. Comunico che nella seduta della Commissione
legislativa permanente Bilancio' (II) del 6 ottobre 2009 sono
risultati assenti gli onorevoli: D'Asero, Di Benedetto, Dina,
Formica, Leanza Edoardo, Leontini e Lupo.
Comunicazione della situazione di cassa della Regione
PRESIDENTE. Comunico che l'Assessorato del bilancio e delle
finanze ha trasmesso, in data 19 ottobre 2009, il prospetto
concernente la previsione e situazione trimestrale di cassa e di
tesoreria della Regione in attuazione dell'articolo 52, comma 5,
della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6. Previsione 2009 e
situazione definitiva al 31 dicembre 2008.
Comunico, altresì, che copia della sopra citata documentazione è
stata trasmessa alla II Commissione parlamentare.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
VITRANO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore alla Presidenza,
premesso che:
da diversi anni, ed in particolare con l'avvio della precedente
programmazione, la Regione siciliana ha istituito un sito internet
(www.euroinfosicilia.it) nel quale venivano veicolate tutte le
informazioni riguardanti non solo l'attuazione del POR 2000 - 2006,
ma anche altre misure, programmi, ed iniziative finanziate
dall'Unione europea, dallo Stato e dalla Regione stessa;
negli ultimi mesi, per motivi del tutto incomprensibili, tale sito
viene aggiornato in modo saltuario e comunque non esaustivo;
tale sito era utilizzato come un importante strumento di ricerca
circa le opportunità di finanziamento sia per gli enti pubblici sia
per le aziende private, nonché per tutti i cittadini;
il sopra menzionato sito web nasce grazie al concorso di
finanziamenti dell'Unione europea, ed è quindi un paradosso che
proprio l'Amministrazione regionale non lo utilizzi in modo
adeguato a pochi mesi dalla sua istituzione;
attualmente, a causa del sopra esposto disservizio, la ricerca di
informazioni riguardanti l'attività di programmazione della Regione
siciliana è dispersa in una miriade di siti, più o meno
istituzionali, creando, di fatto, perdita di opportunità e di
sapere per tutta la nostra comunità;
per sapere:
per quali ragioni l'Amministrazione regionale non abbia continuato
a pubblicare e ad aggiornare in modo costante e puntuale il sito in
questione;
se non ritengano, così facendo, di incentivare comportamenti
diseducativi nell'opinione pubblica circa l'impiego di
finanziamenti pubblici, considerato che il sito
www.euroinfosicilia.it nasce grazie all'impiego di fondi
strutturali». (800)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
ODDO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i lavori
pubblici, premesso che:
circa un anno e mezzo fa, dopo anni di attesa, decine di riunioni
operative presso la Prefettura di Siracusa e numerose
manifestazioni, iniziative di protesta ed interventi sulla stampa,
sono stati aperti al traffico nuovi tratti dell'autostrada Siracusa
- Gela (lotti di Avola, Noto e Rosolini);
tale apertura è avvenuta in vigenza di lavori di completamento
dell'autostrada stessa (la segnaletica è ancora quella gialla di
cantiere, molte delle opere di sicurezza sono in fase di
completamento);
considerato che:
la sopra citata apertura al traffico ha messo a nudo una serie di
problemi più volte denunciati sulla stampa ed oggetto di intervento
della magistratura (condizioni pietose del manto stradale e
numerosi cedimenti dello stesso), che avevano richiesto la
predisposizione di interventi tesi al recupero di tali situazioni
di pericolosità per il traffico;
allo scopo erano state avviate le procedure di gara per i seguenti
interventi:
1) svincolo di collegamento tra la Siracusa - Cassibile e la
strada provinciale 14 (mare monti) per un importo di euro
12.309.157,06;
2) riqualificazione tratta Siracusa - Cassibile e strato di usura
lotti 3, 4 e 5. Importo lavori euro 24.064.336,51;
3) mitigazione ambientale lotti 3, 4 e 5 Siracusa - Gela. Importo
euro 4.244.566,34;
oltre a interventi riguardanti altre tratte autostradali per 78
milioni di euro circa;
nel frattempo, il Consorzio autostrade siciliane è stato
commissariato ed i suoi organi azzerati e successivamente il TAR ha
reinsediato gli organi amministrativi (presidente e consiglio di
amministrazione); tali vicende (commissariamento, ricorso e
decisione del TAR) hanno però determinato la paralisi operativa
dell'ente e tutto risulta fermo, e frattanto aumenta il degrado
delle opere in fase di realizzazione, lasciate in abbandono, tanto
da sembrare veri e propri 'campi di battaglia', e l'incuria e il
degrado possono danneggiarle irreversibilmente, con grave danno
patrimoniale per il consorzio stesso;
allo stesso modo non si hanno più notizie delle procedure per
l'appalto di 3 nuovi lotti della stessa autostrada (Ispica -
viadotto Scardina - Modica) interamente progettati, approvati e
finanziati, e ciò con grave danno per l'economia e per il sistema
delle imprese del settore edile;
per sapere quali iniziative intendano assumere per ridare piena
funzionalità al Consorzio autostrade, per completare le procedure
di gara delle succitate opere di manutenzione e per avviare
finalmente le procedure di gara per i 3 nuovi lotti autostradali
già progettati, approvati e totalmente finanziati». (801)
MARZIANO
«All'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che la
collina di Vampolieri è notoriamente una delle zone più instabili
dal punto di vista geomorfologico della provincia di Catania per le
accentuate pendenze e la natura argillosa della stessa, che ha
quindi un comportamento meccanico plastico che tende a scivolare se
la sua alterazione e la condizione stratigrafica favoriscono la
circolazione idrica al suo interno;
tenuto altresì conto che i terreni argillosi sono erodibili, per
cui i solchi di erosione torrentizia, come quelli presenti sulla
collina, tendono ad essere approfonditi e allargati dallo
scorrimento delle acque;
visto che a tali cause naturali si sono aggiunti i problemi legati
al trentennale processo edificatorio della collina, che hanno
ridotto o eliminato molte forme di impluvio naturale, che
costituivano il recapito finale delle acque superficiali e di
sorgente, essendosi proceduto ad edificare senza la preventiva
realizzazione di opere per il drenaggio controllato delle acque,
ovvero canali di gronda e fognature;
considerato che in prossimità esistono rilevati ferroviari,
longitudinali alla collina e abbandonati da diversi anni, che
creano gravi problemi di sicurezza, perché i tombini di
attraversamento tendono a ostruirsi, trasformando localmente il
rilevato in diga e riducendo la sua resistenza al taglio;
osservato che nel tempo molte parti della collina sono diventate
discariche di materiali di risulta dell'edilizia proprio in
prossimità di assi d'impluvio e concavità di versante;
rilevata, in ultimo, l'assenza di fognature di acque nere, la
quale determina un ulteriore contributo alla circolazione idrica
oltre che prevedibili problemi di ordine igienico-sanitario;
per sapere:
quali misure intenda adottare per richiamare le autorità
competenti a rimuovere e/o stabilizzare i due principali fattori di
rischio (rilevati e discariche);
le ragioni per cui sia stata consentita l'edificazione, ora
abusiva ora provvista di regolare concessione edilizia, soprattutto
in presenza di comportamenti diversi delle amministrazioni che
insistono sulla collina di Aci Catena (che ha autorizzato le
costruzioni) e di Aci Castello (che ha bloccato l'edificazione);
le ragioni per cui il Genio civile di Catania abbia adottato per i
due comuni 'due pesi e due misure'». (802)
RAIA-FIORENZA-BARBAGALLO-DI GUARDO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per il lavoro, la
previdenza sociale, la formazione professionale e l'emigrazione e
all'Assessore per l'industria, premesso che:
nel territorio di Gela (CL), nel settore dell'indotto dello
stabilimento petrolchimico, lavorano decine di aziende;
ciclicamente i lavoratori dell'indotto sono costretti a cambiare
azienda;
all'interno della raffineria permangono situazioni contrattuali
diversificate, che determinano situazioni di disuguaglianza tra i
lavoratori, sia in termini contrattuali sia in termini di
esposizione a rischio;
premesso, ancora, che:
i lavoratori che per un certo numero di anni sono a disposizione
di un'azienda, nel caso in cui la commessa - come spesso è avvenuto
e tuttora avviene - venga appaltata ad altre aziende, non solo
rischiano il posto di lavoro ma perdono anche l'anzianità e
iniziano un nuovo rapporto contrattuale come fosse il primo giorno;
la storia degli appalti nell'indotto fa rilevare un comportamento
contraddittorio da parte della committente che, anziché favorire il
potenziamento e il rafforzamento delle imprese locali, ha permesso
soprattutto, nella fase di 'vacche grasse', l'ingresso di aziende
esterne alla realtà economica della città le quali, nella fase di
'vacche magre', hanno lasciato lo stabilimento, caricando
sull'azienda locale l'onere di mantenere l'occupazione;
la società ENI adotta per l'aggiudicazione dell'appalto il
criterio del massimo ribasso, criterio non sempre oggettivo e non
sempre applicato, come avvenuto per la società TUCAM di Matera e la
società SUD ELETTRA, anch'essa di Matera, che fanno riferimento
allo stesso amministratore, che sono subentrate in un contratto-
quadro di manutenzione meccanica senza partecipare alla gara,
assorbendo i lavoratori della ex EMI posti in mobilità, per i quali
scattano i benefici degli sgravi contributivi;
considerato ancora che:
lo stesso trattamento subisce la CONCORDIA, azienda locale di Gela
operante nell'indotto fin dal 1966 e fino al 31 agosto 2008, data
in cui ha perduto la gara in favore dell'Ecologica di Taranto e
della Rentelin di Napoli;
le aziende detentrici di un contratto hanno caricato, per tanti
anni, sulla loro gestione il peso della formazione e dei
lavoratori;
le aziende che operano nell'indotto di Gela aderiscono all'accordo
Morese e devono corrispondere, giustamente, ai lavoratori tutte le
indennità aggiuntive, oltre al rigoroso rispetto del contratto di
lavoro e il relativo pagamento di tutti i contributi e perciò, nel
momento in cui hanno partecipato alla gara, debbono tenere conto di
queste spese incomprimibili;
considerato, invece, che le cosiddette 'nuove aziende',
possibilmente esterne alla città, offrono prezzi più bassi,
utilizzando un perverso meccanismo che scarica i costi sulla
fiscalità generale; infatti, possono contare su personale già
formato professionalmente dalle società di provenienza e sul fatto
che, una volta vinta la gara, si procederà alla messa in mobilità
dei lavoratori dell'azienda perdente e al riassorbimento della
nuova società con uno sgravio quasi totale dei contributi per 18
mesi, trascorsi i quali sarà mantenuto il diritto di richiedere
all'INPS il 50% dell'indennità di mobilità che sarebbe spettato al
lavoratore;
per sapere:
se siano a conoscenza della situazione dell'indotto dello
stabilimento petrolchimico di Gela;
se non ritengano opportuno intervenire presso l'amministratore
delegato dell'ENI per impedire queste palesi disparità di
trattamento nei confronti delle ditte locali e, nello stesso tempo,
chiedere all'ENI di far partecipare le ditte di Gela alle gare che
vengono indette per gli altri stabilimenti e per evitare che la
gestione dell'indotto, in una situazione drammatica come quella che
vive la città di Gela, possa costituire elemento ulteriore di
conflitto sociale di cui nessuno avverte la necessità». (803)
SPEZIALE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i lavori
pubblici, premesso che:
il ponte Primosole si trova sulla strada statale 114, nel tratto
tra Catania e Siracusa;
l'ANAS, ente gestore della SS 114, dopo un verifica sulla
staticità del ponte, nel mese di agosto ha ridotto la carreggiata,
definendo lo stesso ponte in precarie condizioni di stabilità;
con l'apertura dell'autostrada Catania-Siracusa, la stessa ANAS ha
abbattuto il ponte Primosole, in attesa della sua ricostruzione,
prevista entro 3 anni;
tenuto conto che:
tale decisione dell'ANAS ha, di fatto, tagliato a metà la SS 114,
interrompendo una via di comunicazione di basilare importanza per
l'intero comprensorio ivi esistente;
l'ANAS, di contro, ha dirottato tutto il traffico sul tratto
autostradale della Catania-Siracusa, non prevedendo altre soluzioni
alternative; fermo restando che la suddetta autostrada finalmente
copre un vergognoso gap strutturale dell'intera rete viaria della
Sicilia, la soluzione paventata dall'ANAS non è la panacea al
problema che sussiste sulla SS 114;
difatti, l'abbattimento del ponte Primosole e la conseguente
chiusura al traffico della SS 114, per centinaia di operatori che
hanno le loro aziende e società lungo la stessa strada statale 114,
significa licenziamenti di personale se non addirittura la chiusura
delle proprie attività, per non parlare dei disagi incredibili cui
saranno sottoposti le migliaia di abitanti della zona turistica di
Vaccarizzo (CT);
è bene ricordare che decine di distributori di carburante,
ristoratori, meccanici, alberghi e concessionarie di auto basano la
loro attività esclusivamente sui clienti di passaggio;
gli abitanti di Vaccarizzo dovranno effettuare una deviazione di
oltre 15 chilometri per andare nei propri posti di lavoro o
raggiungere le scuole;
considerato che:
in casi come questi, ove la necessità di interventi strutturali è
fonte di disagi per la comunità locale, è norma non scritta, ma
dovuta alla logicità degli eventi, trovare soluzioni alternative
che limitino al massimo i problemi per la popolazione;
i tempi di ricostruzione sono lunghi, si può affidare al Genio
civile (ed in casi estremi anche al Genio militare) la
realizzazione di un ponte BAILEY, cioè una struttura provvisoria di
metallo e legno che consenta il passaggio dei soli mezzi leggeri,
mentre il traffico pesante potrebbe essere dirottato sulla nuova
autostrada CT-SR;
tale scelta consentirebbe, al traffico leggero, di continuare a
transitare sulla SS 114, allontanando, nel contempo, lo spettro
della disoccupazione per centinaia e centinaia di operatori;
per sapere:
se non ritengano urgentissimo convocare i vertici regionali
dell'ANAS per trovare una soluzione alternativa alla chiusura al
traffico dell'intera strada statale 114;
se non ritengano necessario e improcrastinabile attivare tutti i
canali politici e tecnici per l'immediata realizzazione di un ponte
BAILEY per consentire il ripristino della circolazione
esclusivamente per i mezzi leggeri e furgonati». (804)
POGLIESE-VINCIULLO-CAPUTO-ARICO'-MARROCCO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il lavoro, la
previdenza sociale, la formazione professionale e l'emigrazione,
premesso che:
con D.A. n. 115 del 5 dicembre 2008, è stato finanziato il PROF
2008 per un importo di euro 256.922.765,24 e che, a fronte di tale
finanziamento, risulterebbe che resta da erogare, per il saldo di
gestione, il 46 per cento dell'importo finanziato;
con D.D.G. n. 277 dell'8 aprile 2009, è stato finanziato il PROF
2009 per un importo di euro 194.618.000,00 che prevede un importo
in conto personale di 180.000.000,00 di euro, pari all'88 per cento
rispetto all'importo finanziato dal PROF 2008 e che, a fronte di
tale finanziamento, risulterebbe necessario un decreto
d'integrazione di spesa per il rimanente 12 per cento;
con D.D.G. n. 277 dell'8 aprile 2009, è stato finanziato il PROF
2009 per un importo di euro 194.618.000,00 che prevede un importo
in conto gestione di euro 14.618.000,00, pari al 29 per cento
rispetto all'importo finanziato dal PROF 2008 con D.D.G. n. 116 e
che, a fronte di tale finanziamento, risulterebbe necessario un
decreto di integrazione di spesa per il rimanente 71 per cento;
relativamente al PROF 2010, a tutt'oggi non è stato emesso alcun
avviso di bando nonostante la necessità di emanare un decreto che
dovrebbe essere approvato entro il mese di dicembre 2009 al fine di
evitare la messa in mobilità, dal giorno 1 gennaio 2010, di tutti
i docenti e di parte del personale amministrativo con rapporto di
lavoro a tempo indeterminato presso gli enti di formazione;
per sapere:
se non ritengano e urgente e doveroso provvedere ad erogare la
somma rimanente per il saldo della voce 'gestione' del PROF 2008;
se non valutino urgente e serio provvedere, in tempi brevi, ad
emanare il decreto di integrazione delle somme necessarie per la
copertura del finanziamento della voce 'personale' del PROF 2009;
se non ritengano indispensabile provvedere ad emanare il decreto
di integrazione delle somme necessarie per la copertura del
finanziamento della voce 'gestione' del PROF 2009;
quando e come l'Amministrazione regionale intenda emettere
l'avviso per il bando relativo al PROF 2010, per quale importo e
con quali risorse intenda finanziarlo». (807)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
ODDO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta in Commissione presentate.
VITRANO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la sanità,
premesso che:
la cronaca degli ultimi giorni ha portato alla ribalta situazioni
assai pregiudizievoli a danno della salute dei cittadini per la
carenza delle condizioni di sicurezza ed efficienza delle strutture
ospedaliere siciliane;
purtroppo, la sanità siciliana, dopo il caso di Mazzarino
(episodio ben noto sia per la grande attenzione mediatica, sia
sotto l'aspetto politico e istituzionale, a seguito dell'intervento
della Commissione parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo
sanitario e sulle cause dei disservizi sanitari) è nuovamente al
centro di attenzione e critiche dell'episodio verificatosi in data
12 ottobre 2009 a causa Panarea (isole Eolie);
l'episodio ha riguardato un cittadino di 70 anni in gravissime
condizioni di salute che, a causa del mancato funzionamento
dell'ambulanza (fuori uso), è stato trasportato all'elipista a
bordo di una 'moto ape'. Il paziente, giunto presso l'ospedale di
Messina, è stato sottoposto ad intervento di urgenza in emergenza;
considerato che:
quest'ultimo episodio dimostra, purtroppo, la criticità delle
condizioni in cui versano le strutture ospedaliere siciliane;
le scelte politiche adottate con la recente riforma sanitaria
regionale hanno determinato condizioni di pericolo per la salute
dei cittadini;
ritenuto che la mancanza dei requisiti di sicurezza ed efficienza
degli ospedali, ed in generale di tutte le strutture sanitarie,
pregiudica il diritto alla salute, diritto costituzionalmente
garantito;
per sapere quali provvedimenti necessari ed urgenti intendano
adottare per garantire le condizioni di sicurezza ed efficienza
delle strutture sanitarie, per fare chiarezza sul mancato
funzionamento dell'ambulanza di Panarea e per verificare se
l'ospedale presenti i necessari ed obbligatori requisiti di legge
al fine di garantire la tutela della salute dei cittadini». (796)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la sanità,
premesso che:
l'Ufficio legislativo e legale della Regione ha, con apposito
parere, individuato la Regione siciliana quale soggetto passivo a
carico del quale ricade l'obbligo al pagamento del debito di 37
milioni di euro per il personale in servizio del '118';
il debito riguarda il mancato pagamento degli arretrati e degli
straordinari per i servizi di emergenza e assistenza ai lavoratori
del '118';
il debito è quindi esigibile e riguarda prestazioni lavorative in
un settore altamente importante per il servizio sanitario pubblico;
considerato che:
la sanità siciliana, attualmente, presenta gravi carenze in
termini di efficienza e sicurezza delle strutture sanitarie;
l'entità di questo debito, 37 milioni di euro, può ulteriormente
aggravare l'intero settore sanitario con conseguenze gravi per la
tutela e la salvaguardia del diritto alla salute dei cittadini;
inoltre, con tale indebitamento vi è un rischio di
commissariamento regionale;
ritenuto che l'enorme ammontare di questo debito aggrava ancora di
più non solo la già difficile situazione nella quale versa la
sanità siciliana in termini di immagine, ma rischia anche di
rendere ancora più grave la situazione finanziaria della Regione;
per sapere le iniziative che intendano adottare o abbiano adottato
per accertare le cause che hanno creato questo indebitamento».
(806)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)
CAPUTO
PRESIDENTE. Le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo e alla competente Commissione.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
VITRANO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la cooperazione,
il commercio, l'artigianato e la pesca, premesso che:
la recente crisi economica ha coinvolto anche il settore
produttivo della pesca che, ultimamente, ha subito un elevato
aumento dei costi di produzione a cui ha fatto seguito una grave
diminuzione del numero del fatturato;
molti armatori, ed in particolare il comitato di difesa della
pesca di Mazara del Vallo (TP), hanno denunciato lo stato di grave
crisi del settore che fino ad oggi non aveva registrato altri
precedenti così acuti;
in particolare, viene palesato il pericolo di perdita di uno dei
principali polmoni dell'economia locale, fonte di reddito per molte
famiglie siciliane;
considerato che:
il settore produttivo legato alla pesca, nella nostra Regione,
proprio per le caratteristiche naturali dell'Isola, non può
rimanere privo di un intervento politico di sostegno né subire
decadimento alcuno;
il settore della pesca rappresenta uno dei comparti produttivi
dell'economia regionale che invece deve essere attenzionato e per
il quale occorre un'attenta politica di programmazione, anche alla
luce degli interventi finanziari previsti dall'Unione europea;
ritenuto che:
l'attuale difficoltà del comparto produttivo legato alla pesca
potrebbe aggravare ancora di più la già delicata situazione di
crisi economica con perdita di posti di lavoro e fonti di
sostentamento delle famiglie;
il comparto produttivo della pesca costituisce una risorsa
economica di grande importanza per l'economia regionale e per lo
sviluppo occupazionale e sociale;
si reputa necessario, invece, garantirne e tutelarne il rilancio
attraverso una giusta ed adeguata attività di programmazione;
per sapere:
quali provvedimenti intendano adottare al fine consentire il
rilancio del settore produttivo legato al comparto della pesca e
l'utilizzo dei fondi comunitari previsti per il settore medesimo;
quali azioni intendano adottare al fine di realizzare la
programmazione economica e finanziaria per il rilancio
dell'economia locale legata al settore produttivo in oggetto».
(797)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali e all'Assessore per il
territorio e l'ambiente, premesso che:
il Comune di Terrasini (PA) ha rilasciato al bar Cucinella di
Terrasini, sito in corso V. Emanuele III n. 123, l'autorizzazione
per la realizzazione di una pedana per la posa di tavolini e arredi
vari inerenti l'esercizio dell'attività commerciale;
la realizzazione dell'opera ha interessato il marciapiede
antistante il prospetto della proprietà del sig. Vito Motisi;
in particolare, la pedana è stata realizzata nella parte adiacente
l'ingresso e la camera da letto del signor Motisi;
tale costruzione ha compromesso, in modo serio, la fruibilità
dell'abitazione, impedendo di fatto l'apertura delle imposte e
delle persiane della camera da letto, ma ha, altresì, violato la
privacy del nucleo abitativo ed ha gravemente pregiudicato la
salute del sig. Motisi il quale, invalido al 75%, necessita di cure
e di tranquillità;
infatti, è facilmente presumibile che, con un bar aperto sino a
notte e con una costante e notevole affluenza di clienti,
soprattutto nel periodo estivo, la tranquillità del sig. Motisi
(invalido) sia stata compromessa dalla realizzazione della pedana
di cui sopra;
considerato che:
il sig. Motisi ha provveduto ad inoltrare apposita richiesta alle
competenti autorità amministrative e giudiziarie per ottenere la
rimozione della pedana, con invito a posizionarla, come peraltro
già accaduto negli anni passati, nella limitrofa via Ruffino, che
non risulta essere abitata al piano terra;
la realizzazione della pedana, secondo quanto indicato dal Motisi,
è stata, inoltre, effettuata anche in difformità a quanto indicato
nel provvedimento autorizzativo;
per le predette irregolarità il sig. Motisi ha provveduto ad
informare le autorità competenti;
ritenuto che:
la realizzazione della pedana ha leso il diritto alla salute e la
privacy del cittadino Motisi;
il sig. Motisi aveva chiesto e sollecitato le autorità di
competenza a far sì che la pedana venisse realizzata nella via
limitrofa, che non risulta essere abitata al piano terra e dove era
stata collocata negli anni passati;
comunque, per la realizzazione dell'opera non si è tenuto conto
degli effetti negativi e pregiudizievoli per la salute pubblica;
infine, la realizzazione dell'opera, secondo quanto denunciato
dall'interessato, è stata effettuata in violazione ed in difformità
da quanto indicato nell'autorizzazione del Comune;
per sapere quali provvedimenti vorranno adottare al fine di fare
la giusta e dovuta chiarezza sulla realizzazione dell'opera di cui
sopra e per verificare se siano state commesse irregolarità». (798)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la sanità,
premesso che:
il Governo regionale ha l'obbligo di controllare e gestire al
meglio un servizio salvavita come quello per pazienti dializzati;
il decreto dell'Assessore per la sanità del 17 luglio 2009 è stato
emanato senza il previo confronto con le associazioni di categoria,
senza l'identificazione dei centri di riferimento regionale e senza
la proposta di un nuovo modello di trattamento;
considerato che:
nelle strutture pubbliche il paziente dializzato costa il doppio
(50 mila euro annui), rispetto al costo sostenuto nei centri
privati (25 mila euro annui);
l'importo potrebbe essere ridotto significativamente mediante il
trattamento conservativo (dietetico e antibiotico) che consente di
ritardare il ricorso alla dialisi;
ritenuto che:
molte strutture pubbliche di dialisi non sono a tutt'oggi
accreditate e parecchie di loro presentano rilevanti carenze sia
strutturali che funzionali;
l'obiettivo di ridurre la spesa sanitaria di tale settore può
essere conseguito attraverso una reale integrazione tra pubblico e
privato;
per sapere:
quali siano le iniziative assunte per tutelare i 4.500 pazienti
siciliani dializzati;
quali provvedimenti siano stati adottati per recuperare efficienza
ed economicità senza creare disparità di trattamento tra strutture
pubbliche e centri privati;
quali siano i dati tecnici inoppugnabili che giustificano il
predetto decreto assessoriale del 17 luglio 2009». (799)
BARBAGALLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura e
le foreste, premesso che:
nella notte tra l'1 e il 2 ottobre 2009 si è verificata, nel
comprensorio delle città di Vittoria ed Acate (RG), una tromba
d'aria caratterizzata da forti raffiche di vento e copiose
precipitazioni atmosferiche;
tale tromba d'aria ha causato gravi danni a impianti serricoli
coltivati ad ortaggi e a vigneto, assestando un altro durissimo
colpo all'agricoltura di questo territorio, già fortemente
penalizzata dalla crisi del comparto;
numerosi agricoltori hanno già presentato le opportune
segnalazioni dei danni subìti presso le condotte agricole
competenti per territorio;
per sapere quali interventi intendano adottare immediatamente e se
sia già stato avviato l'iter procedurale per la dichiarazione dello
stato di calamità naturale per i territori dei comuni di Vittoria e
di Acate, aprendo, così, la strada agli indennizzi dei danni».
(805)
INCARDONA
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate
saranno inviate al Governo.
Richiesta di procedura d'urgenza per il disegno di legge numero
478
BUZZANCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
chiedere la procedura d'urgenza per il disegno di legge numero 478,
ai sensi dell'articolo 135 del Regolamento interno.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la richiesta di procedura
d'urgenza.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Comunico che l'onorevole Ardizzone dichiara di apporre la firma al
disegno di legge numero 478.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di nomina di componente di Commissione legislativa
PRESIDENTE. Comunico che, con decreto numero 371 del 16 ottobre
2009, l'onorevole Salvatore Cintola è nominato componente della IV
Commissione legislativa permanente Ambiente e territorio', in
sostituzione dell'onorevole Lo Giudice, dimissionario.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE. Si passa al punto II dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
Regolamento interno, delle mozioni:
numero 152 «Iniziative a seguito dell'evento alluvionale dell'1
ottobre 2009 che ha interessato i comuni di Messina, Scaletta
Zanclea e Itala», degli onorevoli De Luca, Musotto, Romano,
Minardo, D'Antoni, D'Agostino e Federico;
numero 153 «Mancata attuazione degli articoli 35 e 36 della legge
finanziaria regionale n. 6 del 2009 riguardanti interventi per la
formazione della gente di mare e misure urgenti per l'emergenza
sociale», degli onorevoli Ammatuna, Rinaldi, Gucciardi, Bonomo,
Fiorenza, Barbagallo, Ferrara, Galvagno, Laccoto, Lupo, Mattarella,
Picciolo e Vitrano;
numero 154 «Istituzione di una Commissione parlamentare di
inchiesta per l'individuazione di eventuali responsabilità
strutturali e organizzative su quanto accaduto negli ospedali S.
Stefano di Mazzarino e Sant'Elia di Caltanissetta tra il 20 e il 21
agosto 2009», degli onorevoli Caputo, Leontini, Mancuso, Limoli,
Corona e Bosco.
Onorevoli colleghi, avverto che la determinazione della data di
discussione delle mozioni numero 153 e numero 154, integralmente
riportate nell'ordine del giorno della presente seduta, è
demandata, secondo consuetudine parlamentare, alla Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari.
Comunico, altresì, con riferimento alla mozione numero 152, che la
stessa è da intendersi superata, ed il relativo iter parlamentare
concluso, a seguito dell'approvazione, nella seduta n. 115 del 13
ottobre 2009, dell'ordine del giorno numero 184 dell'onorevole De
Luca ed altri, di identico contenuto Iniziative a seguito
dell'evento alluvionale dell'1 ottobre 2009 che ha interessato i
comuni di Messina, Scaletta Zanclea e Itala'.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Comunicazioni del Presidente della Regione sulla situazione dei
rifiuti in Sicilia
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa al III punto dell'ordine
del giorno: Comunicazioni del Presidente della Regione sulla
situazione dei rifiuti in Sicilia.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Lombardo, presidente della
Regione, per rendere le comunicazioni all'Aula.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, vedrò di rendere, per quanto possibile sinteticamente,
questa relazione su quanto in questi anni - non sono pochi, sono
una decina - la Regione ha operato, le scelte fatte dal Governo e
anche dall'Assemblea perché molte delle iniziative, ovviamente,
hanno un fondamento legislativo nel settore della raccolta e dello
smaltimento dei rifiuti.
Dico dieci anni perché risale al gennaio del 1999 - quindi, oltre
dieci anni fa - la dichiarazione, con propria ordinanza, una
ordinanza del Consiglio dei Ministri, dello stato di emergenza per
quanto riguarda il sistema dei rifiuti in Sicilia. Una ordinanza
con la quale si prescriveva che si adottassero, appunto per
affrontare quella emergenza, intanto un piano di interventi, un
Piano regionale di interventi per rimuovere le condizioni di
emergenza e, poi, perché si provvedesse a redigere un Piano dei
rifiuti per la Regione siciliana.
Subito dopo, già nel 2000, si comincia con la redazione e
l'attuazione di questo piano che avrebbe portato, come ha portato,
alla rimozione delle condizioni che hanno portato e che portarono
alla dichiarazione dello stato di emergenza.
E, devo dire che si è cominciato, sin da allora, dal 1999-2000,
consultando le istituzioni del territorio, soprattutto ad
individuare, a cercare di individuare gli ambiti territoriali
ottimali, attraverso i quali e nei quali si sarebbe dovuto
realizzare, appunto, il sistema ideale per la raccolta e per il
successivo smaltimento dei rifiuti.
Nel 2002 si arriva alla individuazione di 25 ambiti territoriali
che toccano tutto il territorio della Regione, a cui poi si
aggiungono due ambiti per territori particolari individuati nelle
alte Madonie e nelle isole Eolie; per cui si arrivò, in quella
data, nel 2002, ad individuare questi 27 ambiti in cui il
territorio della Regione siciliana veniva suddiviso.
Questo piano, il Piano dei rifiuti, viene poi validato dalla
Commissione Europea che lo ritiene conforme - siamo sempre nel 2002
- alle direttive e alle norme che sovrintendono a questo delicato e
importante settore, sul quale - come ben sappiamo - l'attenzione,
le politiche dell'Unione Europea sono continue. La vigilanza
dell'Unione Europea è continua.
Si tratta di uno strumento - il Piano - che, attraverso una serie
di consultazioni, di studi, di analisi che vengono compiuti in
quegli anni, prende in considerazione, studia la situazione del
territorio regionale e, chiaramente, si conclude con una serie di
proposte che poi passano all'esecuzione.
Come vi dicevo, siamo nell'anno 2002 e il Piano viene aggiornato;
prevede e fa registrare due aggiornamenti significativi e
importanti sia nel 2004 sia 2006, quindi, 2002, 2004 e 2006.
Per quanto riguarda il 2004, in effetti, gli elementi salienti di
questo aggiornamento, che interviene dopo due anni, consistono in
un Piano speciale redatto in sede provinciale per lo smaltimento
dei rifiuti speciali e, poi, altro elemento fondamentale e
importante, per l'individuazione e la definizione
dell'impiantistica che deve fungere da supporto per il sistema dei
termovalorizzatori.
Nel 2006 e nell'aggiornamento del 2006, oltre agli altri elementi,
si prende in considerazione, in questo aggiornamento del Piano del
2002, il discorso dell'adeguamento delle discariche.
Stare a sintetizzare in poche parole un lavoro che, peraltro,
fisicamente e materialmente è raccolto in migliaia di pagine, in
tanti volumi, sia del primo Piano sia degli aggiornamenti, non è
facile e ci fa omettere elementi anche importanti ed essenziali.
Vale la pena di rilevare, così per sintetizzare, che gli obiettivi
che il Piano si prefiggeva erano quelli delle quattro R': la
riduzione del volume dei rifiuti, il riuso e il recupero sia della
materia che compone i rifiuti stessi sia dell'energia che,
utilizzando e termovalorizzando i rifiuti stessi, ci si prefiggeva
di ricavare.
Nel Piano, in verità, c'erano anche obiettivi importanti ed
ambiziosi da potere raggiungere che, per molti versi, purtroppo, si
sono mancati. Quello sul quale più volte ci intratteniamo, anche
perché, come si sa, l'Agenzia che è stata, per legge, deputata e
delegata dall'Assemblea a raggiungere gli obiettivi e ad eseguire
il Piano, fa notare - ma ci torneremo fra non molto - che è strano
ed è singolare che si sia mancato di gran lunga, ad esempio,
l'obiettivo della percentuale che ci si prefiggeva di raggiungere
nella misura del 65 per cento, rispetto ad un minimo consentito del
35 per cento di raccolta differenziata, così individuando,
addirittura, che questo obiettivo si potesse raggiungere poi,
nell'aggiornamento del 2006, nella misura del 35 per cento in
quell'anno, del 45 per cento nel 2008, per arrivare a superare il
65 per cento nel 2012.
Sappiamo bene che se non si raggiunge almeno il 40 per cento in
quell'anno o, al massimo, nel 2013, tra gli altri effetti - oltre a
quelli che possiamo ben cogliere - ce n'è uno penalizzante:
perderemmo una possibilità di premialità che ammonterebbe a 200
milioni di euro nel 2013.
La differenziata è, quindi, un dato che ci deve fare riflettere e
può servire da spunto perché si possono inserire nel sistema quegli
aggiustamenti che ci consentano di raggiungere l'obiettivo.
Nel 2006, si raggiunge il 10 per cento di media che, francamente,
per essere quasi agli inizi di questo esperimento, non è una cosa
da poco, con punte che vanno, al meglio, al 25 per cento e, invece,
al peggio, al due e mezzo per cento.
Nel 2007, purtroppo, quella percentuale complessiva cala e si
arriva, nel 2008, al 6,71 per cento; una progressiva perdita di
percentuale di raccolta differenziata, mentre - i dati saranno
completati ovviamente a fine anno - la cosa strana è questa. Ecco
perché, riflettendoci, attuando e applicando un sistema che faccia
migliorare complessivamente la raccolta differenziata, cosa si
registra? Che ci sono molti comuni che raggiungono o superano già
questo 65 per cento accanto a comuni, non a distanze abissali ma
contigui, in cui la raccolta differenziata si ferma allo zero o
qualcosa del genere.
Se vogliamo brevemente sintetizzare quali sono le ragioni che ci
vengono indicate, che ci vengono dedotte dalla esperienza come
incentivanti la differenziata, non vi è dubbio che la raccolta
porta a porta faccia la sua parte; il fatto che si dimostri la
positività della differenziazione al cittadino, e naturalmente,
cosa che in qualche ambito si sta sperimentando, io vi dico, senza
nulla volere togliere ad altri ambiti, che ho toccato con mano
perché vi ho dedicato un paio di ore, in occasione di una visita,
che, ad esempio, dalle parti di Trapani - mi pare che sia Trapani 2
- con tutti i colorini e, soprattutto, con i fattori incentivanti
della differenziazione spinta, nel senso che si paga di meno se si
differenzia di più, questi obiettivi sono stati raggiunti.
Da questo punto di vista, per quanto riguarda gli impianti, ad
esempio, della differenziata, così come anche dal punto di vista di
tantissimi altri fattori di valutazione dell'efficienza di questi
ambiti che poi, vi dicevo, nel frattempo si sono istituiti, sono
stati istituiti con l'adesione dei comuni all'ambito e molto
spesso, se non ricordo male, eravamo più o meno nel 2002, se non
nel 2003, con interventi sostitutivi per surrogare i comuni
inadempienti, allora negli ambiti territoriali complessivamente,
sia per quanto riguarda gli impianti relativi alla differenziata
sia gli altri parametri, diciamo che su 27 ambiti solo un terzo
supera un voto positivo o un voto di sufficienza, mentre due terzi
degli ATO non raggiungono assolutamente questi livelli.
Sappiamo bene che il completamento del processo e, quindi, lo
smaltimento del rifiuto era previsto in quel Piano dei rifiuti di
cui abbiamo parlato più volte, compresi gli aggiornamenti, si
realizza attraverso il sistema della termovalorizzazione. Le
procedure perché il processo si completi con la realizzazione e
l'entrata in funzione di queste apparecchiature, il processo inizia
nel 2002. Si avviano procedure selettive dei contraenti che
avrebbero dovuto realizzare gli impianti di termovalorizzazione e
si localizza, ovviamente da parte degli operatori industriali,
sulla base di linee guida contenute nell'avviso di gara emanato,
appunto, dalla Regione, i siti in cui si devono costruire e devono
operare i sistemi e gli impianti di termovalorizzazione.
Vengono prese in considerazione e accolte le proposte di quattro
raggruppamenti. Sapete bene che i quattro raggruppamenti hanno dei
partner locali e che fanno capo a due grandi gruppi imprenditoriali
- il più famoso è certamente Falck, l'altro è Waste Sicilia, mi
pare si chiami così - che si prefiggono di realizzare questi
impianti di termovalorizzazione in quattro località che stanno a
Palermo (Bellolampo), Termini Imerese, Augusta e...
CRACOLICI. Casteltermini, non Termini Imerese.
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo scusa. Ha ragione, ha
fatto bene a correggermi; mi ero distratto. Ovviamente,
Casteltermini; Termini Imerese e Palermo sono quasi la stessa cosa
e poi, nella provincia di Catania, Paternò.
Chiaramente, a carico degli imprenditori che realizzano il sistema
di termovalorizzazione si devono realizzare: le stazioni di
trasferenza - mi pare di capire che si tratta di una sorta di
piccolo hub dove convergono i sistemi di trasporto - perché poi il
rifiuto converga verso il grande termovalorizzatore; gli impianti
di pretrattamento; i termovalorizzatori veri e propri e poi, perché
comunque si sa bene che anche dal sistema di termovalorizzazione
residua una parte di rifiuto, le discariche devono ospitare, a
valle, dell'impianto di termovalorizzazione il rifiuto stesso.
Gli impianti si realizzano col sistema del project financing,
della finanza di progetto, nel senso che l'imprenditore realizza a
suo carico, col concorso - è facile dirlo - del sistema
finanziario, del sistema bancario, il termovalorizzatore e poi,
ovviamente, facendosi pagare per ogni tonnellata di rifiuto che
incamera e che poi si impegna a smaltire realizzando sia a monte
sia a valle, dall'impianto di pretrattamento alla stazione di
trasferenza, fino alla discarica, nell'arco del ventennio si
prefigge, come è giusto che sia, di rientrare dall'investimento e,
chiaramente, di ottenere l'utile d'impresa.
Sapete perfettamente - lo abbiamo letto anche in varie lingue,
perché ne avranno parlato, e lo avremo letto anche sui giornali di
altri Paesi - che il sistema si inceppa o, meglio, la procedura si
inceppa perché viene sollevata una procedura di infrazione per un
inadempimento in ordine ad un articolo, il 226, del Trattato della
Comunità europea per un deficit di pubblicità, di promozione, di
pubblicazione, se vogliamo.
E non è, per la verità, una dimenticanza, nel senso di dimenticare
di scrivere o di trascrivere in Gazzetta, ma é relativo alla
concezione, alla valutazione del tipo di gara, se si tratta di
appalti di servizio ovvero di concessione di servizio. Ma così é
stato ritenuto erroneamente e, quindi, chiaramente, è stata
rilevata questa violazione, cui ha fatto seguito, nel 2007, la
sentenza della Corte di Giustizia europea che condannava la
procedura di gara.
Nel frattempo, prima o dopo, in ogni caso, il 31 maggio del 2006
si chiudeva l'emergenza in Sicilia. Dopo la sentenza della Corte di
Giustizia europea, l'istituzione preposta che, come sapete, è la
nostra Agenzia per le acque e i rifiuti, ha intavolato, a scanso di
equivoci, per il tramite del Ministero degli Esteri e delle
politiche comunitarie ma anche direttamente, un dialogo fitto con
la Commissione Europea perché si potesse riportare sui binari di
una regolarità che non trovasse contestazioni in sede europea la
procedura di cui abbiamo detto finora. E, devo dire, a questo
punto, l'Agenzia - come era ovvio che fosse - ha chiesto e ottenuto
conforto nella sede della Presidenza della Regione e nella Giunta
di Governo che si è espressa e ha dato, non ha omesso, non ha
mancato di dare il suo orientamento e il suo indirizzo, nel senso
che si bandissero, come ben sapete, delle nuove gare.
Nel frattempo, la trattativa che si è portata avanti, una
trattativa che è stata rivolta naturalmente anche nei confronti dei
concessionari, ha visto i concessionari quantificare una serie di
spese, che gli stessi attestano di avere sostenuto, che ammontano
ad oltre 300 milioni di euro.
Lo dico perché, naturalmente, nel prosieguo della procedura,
l'Agenzia ha posto tra le condizioni per l'eventuale operatore
subentrante che, oltre agli altri impegni, ad esempio la
costruzione dei termovalorizzatori, se fosse stato soggetto diverso
dai concessionari di cui parlavamo, avrebbe dovuto assumersi
l'onere di cui parlavamo.
E dinanzi a questa ipotesi che l'Agenzia ha proposto, di andare
avanti con una gara che prevedesse alcuni passaggi, cioè una gara
che fosse aperta a tutti quanti si assumessero entrambi gli oneri -
continuare per costruire i termovalorizzatori e farsi carico di un
onere che il privato, i quattro concessionari avanzavano -, a
proposito di orientamento e di indirizzo, credo che tra le tante
cose che magari stanno scritte sulle carte sono su internet tutti
gli atti dell'Agenzia e, quindi, non è il caso che ve li richiami.
Però l'orientamento della Giunta nella seduta del 21-22 aprile
2009, secondo me, va richiamato nel senso che la Giunta
naturalmente ha rimesso al presidente dell'Agenzia, per quelle che
sono le competenze affidategli dalla legge istitutiva dell'Agenzia
stessa, la definizione del procedimento per come, chiaramente, era
nelle sue competenze. Ha però dato un orientamento preciso: che, in
ordine, ad esempio, alla quantificazione della spesa fatta
unilateralmente dal contraente privato, dal concessionario, salvo
la presenza di un advisor finanziario, che certo non è entrato nel
merito della spesa per come tecnicamente quantificabile, il Governo
della Regione ha previsto che, nel caso in cui venissero
infruttuosamente esperite sia la procedura di gara sia la procedura
negoziata - sapete perfettamente che con la procedura di gara
subentra il contraente tedesco, americano o italiano, paga e
continua - ovvero, la procedura negoziata, la seconda fase, per cui
gli stessi concessionari, stavolta con tutte le procedure
regolarmente esperite per come l'Unione Europea che ha partecipato
alla costruzione del bando ci aveva consigliato, se la vedeva lui,
continuava.
E naturalmente gli oneri affrontati facevano parte del progetto
che poi si sarebbe completato sia con la costruzione dei
termovalorizzatori sia con la gestione degli stessi, che avrebbe
consentito il ritorno, il rientro del capitale investito. Intanto,
nel caso in cui le due fasi fossero state esperite
infruttuosamente, che l'eventuale subentro dell'Amministrazione
regionale - nell'ipotesi in cui domani si orientasse a subentrare e
a costruire i termovalorizzatori - abbia luogo in relazione ai
costi sostenuti, che devono essere oggetto di separato accertamento
quanto al loro effettivo ammontare, voglio dirvi che noi non
abbiamo valicato, accettiamo la validità e diamo per buono che la
spesa sia questa e ce ne facciamo carico. Assolutamente no
Secondo punto: l'obbligo per l'aggiudicatario di adeguare i
progetti e gli impianti alle migliori tecnologie, alle tecnologie
più nuove, eventualmente, ove disponibili, anche in sede di
realizzazione degli impianti.
Come sapete, di questa gara si parlava nel 2002. Quindi, non c'è
dubbio che chi cominciava a progettare fin da allora ha inserito
nel progetto di termovalorizzazione possibilmente, al di là dei
filtri che, come mi è stato spiegato, si possono mettere all'ultimo
momento - un filtro più avanzato, a maglie più strette, piuttosto
che filtri superati -, e che quindi permettono emissioni più
sicure, anche nuove tecnologie fino all'esecuzione delle opere.
Infatti, se sono passati sette anni, si può prevedere che i
termovalorizzatori non saranno costruiti fra tre giorni o non
saranno funzionanti fra tre giorni; saranno funzionanti fra tanti
mesi o anni, per cui, da qui ad allora, può darsi che vi siano
tecnologie più avanzate - come peraltro ben sappiamo quanti fra voi
o fra noi, ad esempio i miei uffici sono stati invasi da documenti,
carte, studi, mail dei sistemi più vari che pretendono di essere i
più moderni, i meno costosi, i più sicuri dal punto di vista della
salute e della sicurezza dei cittadini -.
Un altro punto importante è il dimensionamento degli impianti
perché, sfiduciati legittimamente per come potevamo essere circa la
nostra capacità di raggiungere percentuali decenti di
differenziata, si era forse traguardata la capacità di
termovalorizzazione a un livello di differenziata basso, se non
bassissimo. Ed essendoci, nel frattempo, indicazioni e direttive
più stringenti, sempre di provenienza comunitaria - se lo fanno a
Treviso, possibilmente lo fanno a Salemi piuttosto che a Salaparuta
-, anche noi, complessivamente, in Sicilia dobbiamo raggiungere un
livello di differenziazione tale per cui il rifiuto che va ad
essere termoutilizzato si riduce in volume, per cui non facciamo
termovalorizzatori per dieci, ma li facciamo per quattro, se è vero
che 60-65 per cento deve essere l'obiettivo di differenziazione che
dobbiamo raggiungere, come è giusto che sia.
Il 30 giugno si esperisce la prima fase di questa procedura di
gara e, purtroppo, non perviene nessuna offerta. Si attiva la
seconda fase: qui i gruppi interessati, quelli della fase della
negoziazione, dichiarano interesse a realizzare tutti e quattro i
termovalorizzatori. In verità, il 31 agosto non perviene nessuna
offerta. Non è un mistero che ci sia questo stacco tra la
dichiarazione di interesse e la mancanza di offerta da lì a qualche
settimana.
Nel frattempo, il mercato finanziario, impoverito notevolmente a
causa di una recessione che ha fatto sentire i suoi effetti dopo la
sentenza della Corte di Giustizia, non è in condizioni di prestare
il denaro agli imprenditori i quali, naturalmente, dovendo
affrontare una anticipazione di centinaia di milioni di euro non
possono, appunto, presentare l'offerta.
Prendendo atto di questo, nei primi di settembre la Giunta
regionale ha dato un'altra indicazione affinché si risolvessero gli
accordi, si notificasse la risoluzione degli accordi per
inadempimento senza trascurare profili di nullità scaturenti dalla
dichiarata illegittimità, per come la Corte di Giustizia aveva
stabilito; ragionamenti o ipotesi che si farebbero valere in sede
di dibattimento, in sede di confronto tra le parti.
L'ARRA ha notificato la risoluzione, perché ad horas sarebbe
intervenuta una sanzione pesante da parte dell'Unione Europea che
ci assegnava un termine entro cui avremmo dovuto, come abbiamo
fatto, risolvere il nostro contratto, così come abbiamo anche
richiesto l'escussione delle polizze fidejussorie - avevamo il
diritto e il dovere di farlo -, escussione che è stata contestata
anch'essa dai concessionari o dagli ex concessionari che - tra
parentesi - non potevano anche loro che fare valere le loro ragioni
in sede civile.
E, per quanto riguarda lo stato delle cose, vorrei aprire una
breve parentesi dato che ho letto diverse dichiarazioni ed anche
interrogazioni parlamentari su questo argomento.
Qualcuno, anche a seguito di una dichiarazione fatta in assoluta
buona fede e raccogliendo gli elementi di cui personalmente sono a
conoscenza, si è lamentato che una società quotata in Borsa, quindi
i suoi azionisti, ha perso 300 milioni di euro o ne ha guadagnato
600, le azioni perdono di valore e si impoverisce, anche per una
parola, il patrimonio di azionisti, di cui fa parte non solo il
grande gruppo che controlla ma anche tante altre persone che hanno
investito lì i loro risparmi.
Ecco perché sabato scorso, molto serenamente, dopo avere fatto un
lungo lavoro di approfondimento su quanto era avvenuto e su quanto
é giusto fare per il prosieguo, abbiamo incontrato gli imprenditori
del gruppo Falck e del gruppo Waste, per dire loro che il Governo
regionale non ha nessun malanimo, nessuna ostilità nei confronti di
alcuno, ma che ha soltanto fatto valere le proprie ragioni in sede
legale.
Immaginate se non lo avessimo fatto
Noi non abbiamo nulla in contrario ad intraprendere un discorso; è
chiaro che in questo momento sto facendo delle ipotesi, non sto
entrando nel merito di niente. Se, nel prosieguo, dobbiamo
affrontare degli oneri, non c'è niente di male se, alla luce del
sole, con assoluta trasparenza, dialoghiamo per non fare danno a
nessuno.
Certo, parliamo di gruppi societari che hanno sicuramente
anticipato soldi e hanno avuto perdite o guadagni nel loro
patrimonio azionario. Ci si può confrontare sul quantum della
perdita, anziché scontrarsi. E noi siamo pronti a confrontarci con
chicchessia.
Devo dire che in quella mattinata ci siamo incontrati nella sede
dell'ARRA per fare il punto della situazione e per prendere atto
che il nostro sistema di discariche ha un'autonomia che è previsto
possa esaurirsi nel giugno del 2011.
Sapete bene che la situazione finanziaria complessiva che riguarda
gli ATO è molto complicata, molto difficile. Una situazione che
riguarda gli ATO e non la Regione, che sicuramente vuole
fronteggiare l'emergenza ma lo fa con un soggetto terzo, che è
appunto l'ATO, il quale ha una sua autonomia gestionale: può essere
commissariato, più o meno fondatamente, se vengono riscontrati
gravi inadempimenti, ma chiaramente ha un suo Consiglio di
amministrazione, fa le sue scelte e così via.
Non sto qui a leggervi le relazioni che l'Agenzia regionale dei
rifiuti e delle acque ci presenta sulla situazione finanziaria
degli ATO. Sappiamo bene che il bilancio regionale, se non ricordo
male, ha anticipato qualcosa come 230, 273 milioni euro ai vari ATO
che si trovavano in una condizione di sofferenza finanziaria. Dopo
una procedura agilissima di gara è stato selezionato un
verificatore, la famosa società per azioni americana Price
Waterhouse & Cooper, che sta dettagliatamente quantificando il
debito dei vari ATO e la recuperabilità di questo debito che il
sistema degli ATO oggi presenta, in uno con una proposta di
acquisizione di risorse che ci consenta di fronteggiare questa
massa finanziaria, che chiaramente bisogna a tutti i costi mettere
in campo.
Non c'è dubbio che, al tempo stesso, ci si sta attrezzando, pur
senza aprire chissà quali e quante discariche, dinanzi ad una
emergenza per la quale, anche se fosse andata in porto la gara,
oggi non avremmo certo i termovalorizzatori già pronti - forse li
avremmo avuti nel 2011, ma non certo oggi -, quindi, per avere
certezza e serenità ci stiamo attrezzando per arrivare al 2014 con
varie emergenze che stanno esplodendo. Ad esempio, proprio in
queste ore, l'assessore Armao è riunito con i sindaci del
comprensorio palermitano per discutere sull'emergenza della
discarica di Bellolampo, costretta a chiudere perché i comuni non
pagano. E' come il cane che si morde la coda. Non c'è dubbio che la
discarica di Bellolampo ha una autonomia finanziaria fragilissima,
che è poi la situazione finanziaria dell'azienda AMIA a cui fa
capo.
Così come non c'è dubbio che bisogna ridisegnare un sistema.
Su questo punto ci sono state diverse polemiche, possiamo
ribattere sui tempi e sui ritardi e sulle inadempienze con
strascichi di tutti i tipi, non so, può darsi che il Governo non
sia stato presente. Ma io ricordo bene che nell'estate dell'anno
scorso, in un confronto che facemmo con l'ANCI e con l'URPS ed
altri vari soggetti, è stato delineato un sistema di riforma
legislativa degli ATO, che poi non è stato portato avanti. Di
questo non possiamo che prenderne atto.
L'ANCI è pronta a riprendere il dialogo - e credo che lo si stia
facendo da qualche giorno a questa parte - per formulare, in
pochissimi articoli, un disegno di legge di riforma, sulla scorta
di un decreto che era stato allora predisposto dalla Giunta di
Governo e che poi, non avendo raccolto il parere favorevole
dell'ANCI, io stesso non portai avanti perché mi fu chiesto di far
fare una legge.
Tenuto conto di questa apertura di dialogo costruttivo da parte
dell'ANCI, che ha fatto sapere di volere collaborare alla stesura,
in tempi brevi, di un disegno di legge di riforma, con tutte le
valutazioni che poi dovranno essere fatte da parte dell'Assemblea,
attraverso le sue articolazioni, nel frattempo la Giunta ha
adottato, in data 1 ottobre 2009, una delibera di indirizzo e di
determinazione, comunicandola all'Agenzia per la gestione integrata
e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Sicilia.
Passiamo quindi ad una ulteriore revisione o aggiornamento del
Piano dei rifiuti affidato ad una decina di esperti e di tecnici
affinché si collabori nel procedimento di semplificazione
organizzativa degli ATO.
Cito alcuni punti: perché si acceleri la definizione del rilascio
delle autorizzazioni relative all'ampliamento delle discariche; per
incentivare i meccanismi da adottare da parte degli enti locali per
favorire l'incremento della percentuale di raccolta differenziata;
perché si definisca la quantificazione del debito nonché si
promuova il coinvolgimento del sistema bancario con il compito di
prendersi in carico i debiti dei comuni; per l'istituzione del
Comitato per l'aggiornamento - ci siamo detti in 45 giorni di tempo
- del Piano dei rifiuti, conseguentemente ai rilievi mossi agli
amministratori che fu fatto - lo abbiamo letto sulla stampa - dalla
Commissione che si occupa di infiltrazioni della criminalità
organizzata e di Cosa nostra nel sistema, sugli amministratori che
avessero compiuto atti illegali e che amministrassero gli ATO
stessi, e perché comunque l'Agenzia, in base alle sue competenze,
vada avanti, ad esempio nel finanziamento e nel far entrare in
funzione impianti e sistemi che, nel frattempo, ci fanno cogliere e
toccare con mano che, oltre che essere virtuosi al 65 per cento in
questo comune, lo si può essere anche in un altro, e si può
procedere anche sulla strada, ad esempio, della riduzione del
volume e del peso dei rifiuti da portare alla termovalorizzazione.
Ci sono degli ATO in cui gli impianti di compostaggio funzionano,
altri se ne stanno inaugurando, e ne avremo in funzione circa 5 o
6. Quindi credo che si possa lavorare fronteggiando le difficoltà,
non voglio chiamarle emergenze, e siamo stati vigili anche
quest'estate quando - ricorderete - era stata prevista chissà quale
grave emergenza.
Ma anche se le situazioni critiche ci sono, e sono tante, in un
mese e mezzo o due si può arrivare a definire una strategia o un
aggiornamento del Piano che ci porti ad un sistema più razionale e
sostenibile di raccolta e di smaltimento dei rifiuti nella nostra
regione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, vorrei partire dalla fine del lungo
ragionamento del Presidente Lombardo, dalla fine della cronaca,
cioè da quanto è avvenuto in questi giorni, anche in vista del
dibattito di questo pomeriggio.
Non posso nascondere l'inquietudine che nasce dal fatto che alcuni
atti del Governo, o di singoli esponenti della Giunta regionale che
parlano e hanno parlato a nome del Governo, contraddicono gli atti
dichiarati e quelli formalmente approvati dalla Giunta di Governo.
Presidente Lombardo, lei ha dichiarato nel suo lungo intervento
che sabato mattina avete proceduto, quasi per un atto di bon ton,
ad incontrare i cosiddetti ex concessionari, quasi a
tranquillizzarli per gli effetti finanziari che queste società
hanno avuto ed hanno, considerato il fatto che essendo quotate,
almeno alcune di esse, in Borsa, le quotazioni delle società
dipendono anche dagli aggettivi che vengono utilizzati da parte
delle istituzioni pubbliche.
Io allora mi voglio riferire agli aggettivi, ma anche ai
sostantivi, perché non ci sono solo gli aggettivi e i sostantivi
annunciati un giorno, un improvviso sabato mattina, e chi come me
frequenta i palazzi delle istituzioni da molti anni, sa bene che il
sabato non è ordinariamente un giorno per atti amministrativi
programmati.
Di fronte a fatti straordinari, come ad esempio il caso Messina,
non prevedibile né previsto, può succedere che la politica sta lì,
presente 24 ore su 24.
Ma mi lascia perplesso il fatto che sabato mattina una improvvisa
conferenza stampa annuncia, di fatto, l'apertura di una trattativa
e il riconoscimento di un potenziale indennizzo a concessionari
rispetto ai quali, invece, la Giunta di Governo, in data 11
settembre, ha varato un atto con il quale ha dichiarato nulli gli
atti conseguenti alla famosa gara del 2007, dichiarata nulla a sua
volta dalla Corte di Giustizia europea e che, malgrado la Corte di
Giustizia europea avesse notificato alla Regione siciliana
l'illegittimità della procedura seguita, quella illegittimità è
stata considerata sostanzialmente carta straccia dalla Regione
siciliana attraverso i suoi organi istituzionali che avevano il
compito di interfacciare la materia della gestione dei rifiuti, e
addirittura sono stati compiuti atti amministrativi che hanno
determinato impegni finanziari successivamente alla sentenza della
Corte di Giustizia europea che dichiarava l'illegittimità
dell'atto.
Di fronte a questo scenario, l'11 settembre e la dichiarazione di
nullità, arriva questa dichiarazione del 17 ottobre che, per la
verità, onorevole Presidente Lombardo, visto che tutti leggiamo i
giornali, era stata già anticipata sulle pagine del Il Sole 24
Ore' in data 30 settembre da parte dell'assessore Gaetano Armao.
Ma, mi permetto di chiedere, cosa c'entra l'assessore Armao in
tutta questa vicenda, qual è il suo ruolo? Qualcuno ha conferito
all'assessore Armao una delega specifica per la gestione di questa
vicenda? O forse l'avvocato Armao, in qualità di ex legale delle
società, in particolare della Actelios, ha inteso utilizzare anche
la sua funzione istituzionale o la sua nuova funzione istituzionale
per interfacciare le parti ed evitare un eventuale conflitto e
contenzioso che potrebbe determinarsi a seguito dei provvedimenti
della Regione?
Quello che è avvenuto è molto grave, non è l'atto di bon ton, non
è un atto di cortesia istituzionale; è un atto grave che in materia
di reati finanziari si chiama insider trading, alterazione del
mercato finanziario. Non è un caso che, a seguito delle
dichiarazioni fatte in queste settimane, le oscillazioni delle
quotazioni in Borsa da parte di questa società hanno avuto la fase
alternante delle condizioni di garanzia, di interlocuzione o meno
che questa vicenda determinava.
Io mi assumo chiaramente la responsabilità delle cose che sto
dicendo in quest'Aula, anche perché il fatto che le dica in questa
Aula rappresenta l'attestazione formale e istituzionale di una
vicenda che - devo dirle - mi ha inquietato non poco.
Quando, sabato, ho saputo per caso - non avendo visto alle ore 14
il telegiornale regionale - dell'iniziativa del Governo attraverso
le agenzie di stampa, che sono state pubblicate attorno alle ore
17, 18 del pomeriggio, ho fatto una dichiarazione pur sapendo che -
tutti noi sappiamo come funziona la stampa - le otto di sera è già
considerato un tempo morto dal punto di vista giornalistico. Ho
ritenuto però necessario manifestare un dubbio e un punto di vista
del mio Partito, essendo io capogruppo: chiedere cosa stava
succedendo alla Regione di così clamoroso che sabato mattina si
organizza una riunione presso l'Agenzia regionale dei rifiuti e
delle acque prima sulla materia e poi, non so bene, con i soggetti
imprenditoriali.
E una cosa anomala è avvenuta: in serata ho letto una risposta
dell'assessore Armao che mi rassicurava dicendo che non è successo
nulla, ma che sono state semplicemente notificate agli ex
concessionari le ragioni per cui è stata dichiarata illegittima e
nulla la procedura di gara.
Devo dire che questa dichiarazione contrasta però con quanto ho
letto questa mattina sui giornali a seguito delle dichiarazioni di
ieri, sempre dell'Actelios, che ha fatto sapere di avere ricevuto
assicurazioni, da parte del Governo regionale e del suo Presidente,
sul riconoscimento, anche se non quantificato né formalizzato, del
danno subìto da parte dei concessionari e di un eventuale
indennizzo di cui da tempo si parla e che addirittura faceva parte
del pacchetto che ha costituito il modello di gara costruito nel
mese di aprile, come lei Presidente ha ricordato, quando nella
gara aperta si prevedeva che chiunque avesse vinto doveva
riconoscere a chi aveva avuto la concessione i costi gestionali e i
danni subìti dall'annullamento della gara stessa, per oltre 300
milioni di euro.
Allora, questa è una vicenda assolutamente discutibile e
contraddittoria.
Qui c'è qualcuno che bara, o bara il Governo o bara l'Actelios.
Se qualcuno ritiene di avere subìto un danno esistono le
istituzioni che tutelano le società come qualunque cittadino, cioè
i tribunali e il codice civile che regola le procedure eventuali
nel rapporto tra le parti, siano essi privati siano pubblico-
privato o pubblico-pubblico.
Questa vicenda, in realtà, mi inquieta perché è una vicenda che
viene da lontano, onorevole Presidente. Viene da lontano tutta
questa storia, era scritta; dove siamo arrivati era scritto, perché
solo l'arroganza e la protervia di una classe dirigente di questa
nostra Regione ha potuto portarci dove siamo arrivati. Come lei ha
ricordato, nella qualità di Presidente della Regione pro tempore,
quindi in continuità amministrativa con i suoi predecessori, la
vicenda della gara e, ancor prima della gara, del Piano dei rifiuti
che ha in qualche modo determinato poi questa gara, mentre lei ne
parlava i miei colleghi mi chiedevano: ma il Presidente della
Regione l'ha detto o non l'ha detto quanti termovalorizzatori
bisogna fare in Sicilia?
I miei colleghi mi chiedevano se, per caso, non avessero sentito
che non era stata esplicitata, nel suo discorso, la quantità di
eventuali termovalorizzatori da costruire. Io ho risposto a
qualcuno di loro: giustamente non lo può dire, perché non può
essere il Presidente della Regione a stabilire quanti
termovalorizzatori servano alla Sicilia, ma dovrebbe stabilirlo un
Piano sulla base di uno studio che sappia bilanciare il sistema di
raccolta, il sistema di riciclaggio dal sistema di smaltimento
della frazione residuale. Sulla base di tutto questo si determina
l'eventuale necessità di uno o, addirittura, di nessuno, di uno o
più, chiamiamoli termovalorizzatori perché fa chic. Ma, in realtà,
si chiamano inceneritori, chiamiamoli come è giusto chiamarli,
perché la dizione termovalorizzatore ci fa sentire più
appassionati, come il parco eolico .
Quindi, giustamente, non può essere detto quanti.
Ma il paradosso, onorevole Presidente, è che non lo sapevamo
neanche prima quanti ne servivano e il fatto che si siano
ipotizzati quattro termovalorizzatori in Sicilia non l'ha stabilito
la Regione, non lo ha stabilito nessun piano, è stato stabilito da
quella gara - alla quale ha fatto riferimento lei - in cui sono
stati i soggetti che si proponevano alla realizzazione degli
inceneritori a stabilire quanti e dove. La programmazione, in
questa nostra Regione, l'abbiamo affidata a chi, in qualche modo,
si proponeva di realizzare gli inceneritori
MANCUSO. Questo è scorretto.
CRACOLICI. Onorevole Mancuso, che sia scorretto è una sua
opinione.
Il problema è che una pubblica Amministrazione dovrebbe essa
stabilire cosa le serve e, sulla base di questo, chiedere a chi lo
vuole fare se è disponibile a farlo.
Noi non abbiamo neanche stabilito cosa ci serviva. Abbiamo detto:
vorremmo realizzare i termovalorizzatori, diteci voi se li volete
fare, dove li volete fare e quanti ne volete fare , e siamo
arrivati a quattro. Tant'è che anche dal punto di vista logistico
pure i bambini, che conoscono la Sicilia e sanno che è un
triangolo, capiscono che, ripeto dal punto di vista logistico,
l'insediamento di questi termovalorizzatori è illogico: mettere
assieme Augusta e Paternò rispetto alla grande dimensione e
distanza dei due comuni e avere una parte della Sicilia, quella
centrale, assolutamente scoperta da qualunque possibilità di
conferimento é quanto meno folle, proprio perché non è stata
l'Amministrazione pubblica a stabilire le sue esigenze, ma è stato
il soggetto privato che ha detto siccome io ho un terreno lì, un
terreno in area industriale, l'ho comprato, ho fatto il
compromesso, lo comprerò - tutto quello che ne consegue - mi
propongo di farlo io .
Noi, per non scontentare nessuno, abbiamo accettato tutte le
proposte che sono pervenute in Sicilia. Quattro erano, e quattro ne
abbiamo fatte
Noi abbiamo bisogno, e io ho apprezzato - lo dico senza che
qualcuno qui faccia finta di non capire, lo dico da capo
dell'opposizione, da capogruppo del partito di opposizione - il
rovesciamento di impostazione da parte del suo Governo rispetto al
Governo precedente, dichiarando che il piano Cuffaro, che ha fatto
solo danni a questa Regione, non esiste più. Non è un caso che lei,
anche qui, ha annunciato la necessità di fare un nuovo piano
LOMBARDO, presidente della Regione. Ho parlato di aggiornamento.
CRACOLICI. Capisco che lei viene da una scuola dove si cerca di
usare le virgole e gli aggettivi per indorare le pillole. Lo chiami
come vuole, aggiornamento.
Io prendo atto che quel piano è fallito. Ma non sono io a dire che
è fallito, lo dice il fatto che per le strade della Sicilia si è
inondati di immondizia. E, dato che viviamo in un regime
mediatico, non si fa uscire la notizia che la Sicilia è diventata
una pattumiera a cielo aperto: Palermo e i comuni della Sicilia,
basta andare a Villabate, non a Palermo, a Villabate e nei tanti
comuni della Sicilia.
Basta dire che oggi siamo costretti a ripensare ai ventisette ATO
che sono figli di quel Piano dei rifiuti. Basta dire che stiamo
discutendo l'azzeramento dei termovalorizzatori che, seppure non
previsti da quel piano, sono coerenti con esso.
Perché sono coerenti con quel piano? Perché quel piano partiva dal
presupposto che la raccolta differenziata era un vezzo
intellettuale, era un fatto da città del Nord, era una idea
estranea alla nostra cultura, al nostro modo di essere. Perché noi
cosa dobbiamo differenziare?
Prima portavamo tutto in discarica e, da domani - questo domani
non si sa quando si sarebbe concretizzato -, l'avremmo portato per
intero addirittura - lei lo ha detto tra le righe, a proposito del
suo linguaggio dell'aggiornamento -, dimensionando il nostro
sistema di incenerimento per una quantità di rifiuti superiore a
quella prodotta annualmente.
Infatti ogni anno noi mandiamo in discarica - malgrado le basse
quote, il 6 per cento è stato detto, di differenziata -, circa due
milioni e mezzo di tonnellate di rifiuti. Bene, il dimensionamento
dei quattro termovalorizzatori o inceneritori che erano stati
progettati è tale da prevedere il suo funzionamento a regime per 2
milioni 700 mila tonnellate.
Avevamo perfino previsto il futuro Ovvero, che la Sicilia, oltre
a portare tutto quello che raccoglieva in incenerimento, avrebbe
anche attratto rifiuti dall'estero, pure dalla Calabria, perché in
questo caso il concetto di estero' è che la Sicilia, essendo
un'isola, a quel punto avrebbe acquisito rifiuti da tutto ciò che
era fuori dal proprio territorio, da quello che ci separa
dall'Africa. Quindi, a quel punto poteva arrivare di tutto.
Signor Presidente, chiedo scusa se prendo qualche minuto in più ma
ritengo che la discussione sia assolutamente importante perché
credo che la vicenda dei rifiuti, forse mi sbaglierò, segna il
destino del sistema politico ed economico della nostra Regione nei
prossimi anni e non è un caso che attorno a questa vicenda
continuino ad esserci incertezze e, lo dico in svedese',
annacamenti, incertezze e annacamenti rispetto alle decisioni che
non possono che essere coerenti e conseguenti: fare un nuovo Piano
dei rifiuti.
Noi apprezziamo che il Governo abbia intenzione di farlo. Le
ricordo però, onorevole Presidente, che il Piano dei rifiuti non lo
fa più il Commissario per l'emergenza rifiuti, lo fa il Governo
della Regione a cui la legge non attribuisce il potere di
realizzare il piano per tutti, perché il decreto legislativo 152
del 3 aprile 2006 attribuisce alla Regione il compito di
pianificazione, non al suo Governo. E i compiti di pianificazione e
programmazione, secondo lo Statuto della nostra Regione, sono in
capo al Parlamento.
Lo dico adesso per evitare equivoci dopo, perché qualunque piano
verrà preparato dal Governo della Regione, le ricordo che deve
essere adottato da questo Parlamento, bello o brutto che sia
Questi siamo e a questi si deve in qualche modo dare conto.
Il piano, una volta rivisto o aggiornato, si fonda su tre
capisaldi che nel vecchio piano non ci sono: il primo é la
differenziata.
Lei ha parlato di obiettivi, ed una ragione dell'obiettivo è anche
la convenienza, dato che nel 2013 rischiamo di perdere duecento
milioni di euro della premialità data dall'Unione Europea
attraverso gli Obiettivi di Servizio, di cui ai fondi strutturali.
Bene, realizzare un piano che abbia come obiettivo almeno il 65%
di differenziata, onorevole Presidente, significa rivoluzionare il
modello di piano, lei lo chiami aggiornamento, io lo chiamo
rivoluzionare il sistema di Piano che era stato varato.
Altro punto: realizzare un piano in cui l'Autorità di ambito non
è la società di gestione.
Anche qui il grande equivoco di questa Regione, che ha trasformato
gli ATO in gestori del servizio. L'Autorità, lo dice la parola
stessa, è autorità, è governance, non è il gestore del sistema di
raccolta o di smaltimento. Pertanto, occorre pensare ad una Regione
dove gli ATO non sono legati a quanti appalti dobbiamo fare', ma
come la governance sia in grado di ottimizzare e di determinare
costi convenienti per i cittadini; dove, onorevole Presidente,
anche l'eventuale decisione di mandare in incenerimento una parte
residuale del rifiuto non dipende dalla Regione ma dipende
dall'Ambito, dipende dall'autorità che stabilisce, sulla base di
convenienze economiche, se realizzare un termovalorizzatore o un
inceneritore o farlo assieme ad altri ATO sulla base delle
convenienze economiche.
Anche qui, le gare non le bandisce la Regione ma l'ATO, l'unica
l'autorità prevista dalla legge. Altra cosa è la gestione, che si
può fare in tanti modi.
Nel frattempo, abbiamo un'altra questione da affrontare: le
discariche.
Lei ha annunciato che il Governo della Regione varerà un piano per
gli ampliamenti e per le autorizzazioni agli ampliamenti delle
attuali discariche siciliane.
Onorevole Presidente, noi avevamo avanzato delle proposte nel
famoso disegno di legge che ha tanto suscitato contrasti nella
maggioranza di questo Parlamento e le famose tre proposte del
Partito Democratico - il tempo è galantuomo - che hanno sconvolto
la sua ex maggioranza prevedevano un nuovo piano dei rifiuti,
subordinavano la ridisegnazione degli ATO al piano dei rifiuti,
prevedevano un sistema - lei lo ha detto in altra maniera -,
sostanzialmente sul modello del piano di rientro della sanità' da
utilizzare nel sistema dei rifiuti in Sicilia, un modello in cui
anche le eventuali anticipazioni - piuttosto che considerare la
Regione come un bancomat - erano funzionali ad una relazione
bilaterale tra il singolo ATO e la Regione e sulla base di un piano
concordato.
In terzo luogo, prevedevamo una soluzione per evitare che la
Sicilia si trovasse nel pieno di una emergenza: prevedere un piano
di ampliamento delle discariche ma facendo un'operazione, onorevole
Presidente, e in questo io la sfido a ragionarci evitando la
barzelletta siciliana, per cui noi abbiamo a secondo della
discarica un costo di conferimento differenziato, che per un comune
non è accettabile: non è accettabile che il comune che deve
obbligatoriamente conferire a Siculiana piuttosto che a Bellolampo,
sia obbligato a pagare una tariffa differenziata; ma un comune la
cui distanza da Bellolampo piuttosto che da Siculiana o da
Misterbianco o da altri siti dove sono insediate le discariche,
possa avere un costo unitario di conferimento.
Noi avevamo previsto e proposto in quel disegno di legge una
tariffa unica di conferimento in tutta la Sicilia stabilendo una
media di costo, perché queste sono cose che, poi, chiaramente
suscitano difficoltà nel rapporto con le amministrazioni locali
quando queste sono costrette, non potendo utilizzare la discarica
di Camporeale dove pagavano un importo - parlo di Palermo perché è
la realtà che io conosco un po' meglio -, di un centesimo a metro
cubo o a chilo, e invece a Bellolampo la devono pagare tre volte
tanto. E' chiaro che esiste un problema.
Queste proposte erano già contenute in quel disegno di legge di
nostra iniziativa, varato dalla Commissione e bloccato in questo
Parlamento.
Quello che noi oggi diciamo, onorevole Presidente, è che si devono
affrontare le due emergenze che sono in campo. Dobbiamo dire che in
Sicilia le gare che sono state celebrate negli anni scorsi sono
nulle, secondo il codice civile. Se una gara è stata dichiarata
illegittima, gli atti conseguenti sono nulli.
Poi vediamo, anche perché tutta la storia dei termovalorizzatori
si è tenuta in piedi anche con un inganno, e abbiamo il dovere di
dirlo ai siciliani. Quale era l'inganno?
Siccome lo Stato avrebbe riconosciuto alla Sicilia i soldi del
CIP6 solo a fronte della realizzazione dei termovalorizzatori - e
di quei termovalorizzatori - allora dovevamo realizzarli per non
perdere i 250 milioni o 280 milioni di euro del CIP6.
Si è scoperto che, malgrado le dichiarazioni e le parole al
vento, persino il Governo nazionale - come lei sa, non nutro grande
fiducia nel Governo di questo Paese - è stato costretto a
dichiarare, attraverso il ministro Scajola, che i fondi del CIP6
non dipendono dalla finalizzazione a quelle procedure ipotizzate
per la gara sui termovalorizzatori.
E' saltato un altro inganno, l'inganno su cui si costruiva una
sorta di ineluttabilità.
Ripartiamo a bocce ferme, stabiliamo che gli atti sono nulli, si
faccia il Piano dei rifiuti, si stabilisca seriamente un'attività
fondata sul modello di raccolta differenziata, si costruisca
intorno a questo il modello e poi valutiamo se servono i
termovalorizzatori, o inceneritori, e quanti ne servono in Sicilia.
Noi abbiamo un'emergenza. Presidente Lombardo, lei ricorderà che
io ebbi modo di informarla, a proposito del fatto di ridurre gli
ATO a nove, undici, quattordici, che esiste una legge. Infatti, da
un disegno di legge presentato dal Gruppo DS - Margherita nella
scorsa legislatura, prima che nascesse il Partito Democratico,
l'estensore credo fu l'onorevole Panepinto il quale scrisse
tecnicamente la norma, e con la legge finanziaria fu varata una
norma che stabiliva che, entro 180 giorni dall'approvazione, il
Governo avrebbe varato un decreto per rimodulare gli ATO in Sicilia
fino ad un massimo di quattordici.
Pertanto, se si vogliono ridurre gli ATO si può farlo con
decreto, non occorre l'approvazione di alcuna legge. Ormai, ogni
volta che si deve fare qualcosa, si deve approvare una legge.
La legge c'è già. Il punto non è adesso stabilire se si devono
ridurre o meno gli ATO, il problema è che il piano deve stabilire
quanti ATO servono perché sono governance, non sono autorità di
gestione.
Poi dobbiamo affrontare un'emergenza, che non è solo quella di
natura finanziaria.
Onorevole Lombardo, dobbiamo dire e riconoscere che il modello
degli ATO in Sicilia è fallito, ed è fallito perché a dichiararlo
tale sono i cittadini, in quanto qualunque cittadino, quando si
trova l'immondizia sotto casa, non pensa che la responsabilità - o
anche se lo pensa non gliene frega nulla - sia dell'ATO, ma se la
prende con il sindaco che è il suo interlocutore immediato e
istituzionale.
Allora noi dobbiamo stabilire, anche in via di emergenza - visto
che questo modello ogni giorno ci costa un'ira di Dio e costa ai
contribuenti che, in alcuni casi, hanno avuto triplicata la tariffa
dell'immondizia -, che nelle more che si approvi il nuovo sistema
di ATO funzionali al piano dei rifiuti in Sicilia, trasferiamo la
competenza della raccolta e dello smaltimento ai comuni, così che
ogni sindaco di fronte ai propri cittadini, visto che ci mette la
faccia, abbia almeno la possibilità di fare rimuovere l'immondizia.
Tante cose si possono fare. Il problema è se si vogliono fare e,
soprattutto, se si ha chiaro quali obiettivi raggiungere.
Non pensate che la discussione di oggi diventi un semplice
sfogatoio . Lo dico oggi. Io credo che la discussione che facciamo
oggi segnerà questa legislatura, perché il tema dei rifiuti e di
tutto ciò che ruota attorno ai rifiuti, sia per gli effetti sui
cittadini sia per quelli macroeconomici, sarà la questione
dirimente di questa Regione. E il sistema politico che uscirà in
Sicilia, è un paradosso quello che sto dicendo, dipenderà anche da
che cosa succederà nel sistema dei rifiuti.
Troppe chiacchiere, troppe chiacchiere ci sono in giro per la
Sicilia sul fatto che attorno all'affare dei rifiuti si stava o si
vuole costruire il sistema politico dominante.
Sappiate che su questo terreno troverete, per quanto ci riguarda e
per quanto mi riguarda, una forza che cercherà di contrastare in
ogni sede gli obiettivi che in qualche modo tendono a drogare il
sistema Sicilia.
(Applausi dai banchi della sinistra)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha
facoltà.
Come ha visto, onorevole Cracolici, non abbiamo rispettato i tempi
regolamentari ma l'importanza del dibattito lo meritava.
MANCUSO. Signor Presidente, Governo, onorevoli colleghi,
piuttosto che per l'insider trading - mancano copiose eventuali
prove dell'insider trading -, bisogna ricercare quale trust
eventualmente ha comprato o ha venduto le azioni di queste due
società, ed io mi inquieto per le ultime parole che ha pronunciato
il capogruppo del Partito Democratico, l'onorevole Cracolici, prima
di lasciare questo scranno.
Vorrei comprendere quali possono essere gli stravolgimenti, sotto
il profilo politico regionale siciliano, dell'affaire dei rifiuti.
Non l'ha voluto specificare, spero che lo farà questa sera, anche
in tarda serata, con un comunicato.
Ha svolto una relazione precisa, puntuale, con attacchi non
indifferenti sotto diversi profili.
Ha lasciato il Parlamento con un attimo di sospensione e io sono
veramente preoccupato che il capogruppo del Partito Democratico a
questa storia dei rifiuti associ le sorti politiche della politica
regionale. Chiedo sommessamente, se è possibile, di capire come e
perché.
Rispetto a queste dichiarazioni non ci sono insider trading che
tengano. Sono dichiarazioni dure, che inquietano chi in questa
regione cerca di fare il proprio lavoro.
Poi, sulla relazione del Governo, certamente impietosa, per quanto
riguarda gli ultimi dieci anni sulla questione dei rifiuti, questo
è davanti agli occhi di tutti, amministratori locali, deputati
regionali, assessori regionali, presidenti di provincia.
Una cultura, quella della raccolta differenziata, che non è
riuscita ad entrare nelle case dei siciliani per vari motivi. Una
cultura che ha messo in ginocchio quelli che oggi chiamiamo
governance, e che invece abbiamo trasferito come soggetti attuatori
di un sistema che doveva regolare il nuovo regime dei rifiuti,
quindi gli ambiti territoriali.
Questo sistema non ha funzionato, vi sono state mille falle sotto
diversi profili. E una mancanza di responsabilità degli
amministratori locali, lo dico da sindaco; quindi, una mancanza di
responsabilità da parte mia quando ho fatto, nei dieci anni
precedenti, il sindaco.
Il trasferimento del personale agli ATO, il trasferimento dei
mezzi di smaltimento e di spazzamento ad una autorità, di cui non
si capivano bene i confini, ha deresponsabilizzato le giunte e i
sindaci, soprattutto sui costi, sulle economie che venivano
investite.
Da lì hanno continuato quelli che sono stati, ahimé, gli
amministratori voluti da quelle assemblee dei sindaci che hanno
costituito gli ATO, cioè i consigli di amministrazione che
certamente bene non hanno fatto, soprattutto in alcune parti della
Sicilia. In altre parti bene hanno fatto alcuni ATO cosiddetti
virtuosi, e anche quando non lo erano all'inizio, lo sono diventati
dopo con investimenti e con azioni amministrative da governance
vera e da gestione della cosa pubblica svolta con puntigliosità.
Rispetto ad un sistema che non funziona - non funziona non per il
sistema perché, se esistono ATO virtuosi, non si comprende perché
quattro lo siano e ventitré no -, in un sistema che non funziona
c'è qualcosa o c'è qualcuno che non lo fa funzionare, ci vuole
forse una riforma, ci vuole forse un'azione più incisiva di
responsabilità diretta, sotto il profilo degli interventi,
un'azione diretta da parte dell'organo regionale, anche se prima la
filosofia era diversa.
Mi dispiace molto sotto il profilo politico, e devo dire anche
personale, per gli attacchi che il Presidente della Regione mi ha
rivolto direttamente.
Non ne comprendo ancora oggi le ragioni o almeno, se le comprendo,
non so se è antipatia o simpatia, non trovo aggettivi; ma questo
sta nella vita, odio o amore, sarà anche questo. Ma rispetto a
questo ritengo che ci conosciamo, non dico bene, e né io né lei
teniamo rancori su quelle che sono le azioni della politica e la
responsabilità che io ho come deputato di questo Parlamento, e lei
ha come Presidente della Regione.
E rispetto a questo, alle polemiche inutili sul disegno di legge
se sia più o meno un atto criminale, voglio ricordarle, signor
Presidente della Regione, che il 19 di novembre il Governo ci ha
consegnato un disegno di legge, il numero 305, che poi ha avuto un
iter parlamentare le assicuro velocissimo, ed è stato trasmesso
alla Commissione Bilancio il 29 gennaio.
Ieri un collega mi dava del bugiardo davanti ad ottanta sindaci e
a ventisette presidenti di ATO. Non è un istituto di questo
Parlamento, ma farei una interrogazione immediata al Presidente
dell'Assemblea se è vero quello che dico, e cioè che il disegno di
legge numero 305 si trova effettivamente in Commissione Bilancio.
Ritengo che sia così.
Allora quel disegno di legge, che ha avuto l'apporto anche
costruttivo del Partito Democratico, potrebbe essere un punto di
partenza.
Ancora oggi non comprendo per quale motivo non si sia ripresa la
discussione dal quel 29 gennaio, non ne comprendo le ragioni. Si
pensa a decreti, ad altri interventi, a tavoli con l'ANCI e con
l'URPS, non so cos'altro ancora ci può essere da discutere.
Si può partire da quel testo, dove l'unica cosa che manca rispetto
a quello che noi avevamo concordato insieme all'ANCI e all'URPS e a
numerosi parlamentari di centrodestra, soprattutto del Movimento
per le Autonomie e del Popolo delle Libertà, sono le zone
territoriali omogenee, quello che ha detto poc'anzi il capogruppo
del Partito Democratico: una struttura che affida ai Comuni la
responsabilità diretta, non della governance, ma della riscossione
e dell'intervento sul territorio per il ritiro, lo spazzamento ed
eventualmente lo smaltimento.
Manca solo quella norma che era stata bocciata in Commissione per
varie ragioni.
Allora, rispetto a questo propongo di riesumare il disegno di
legge numero 305 del Governo, dove c'è da aggiustare piccole cose,
dove già gli enti locali hanno dato il loro consenso, dove l'iter
ha avuto il suo corso. Non c'è assolutamente motivo di riprendere
le riunioni di commissioni presso Palazzo d'Orleans o presso
Palazzo dei Normanni.
Bisogna riportare la politica all'interno di questo Parlamento con
gli strumenti che ci siamo dati e che abbiamo, non c'è bisogno di
inventarsi nulla.
Forse ha ragione, onorevole Presidente della Regione, e
nell'incontro di sabato le sue intenzioni sono quelle testualmente
espresse in questa Aula. Ma le dico con grande affetto che forse
qualcuno dovrebbe accompagnarla meno alle riunioni, proprio per un
conflitto di interessi, ed è legittimo che gli altri pensino cose
che magari non sono.
Io ritengo che lei può rappresentare benissimo non solo il
Governo, ma anche le soluzioni; altrimenti si scatenerebbe quello
che ha voluto dire alla fine, forse, l'onorevole Cracolici.
Rispetto all'emergenza, da presidente di Commissione ho avuto
diversi colloqui, anche se sono stato quasi deriso da un assessore
in occasione di un viaggio a Roma, quando ho avuto il piacere di
incontrare gli ispettori del Ministero dell'economia e anche uno
dei ragionieri generali dello Stato. A questi ho prospettato la
situazione debitoria degli ATO in Sicilia, anche in considerazione
delle molte ispezioni effettuate, soprattutto l'ultima al comune di
Messina - non so se il sindaco conosca il risultato dell'ispezione
-, che accendeva la luce sulla situazione debitoria dell'ATO.
Chiedevo loro quale potesse essere la soluzione. Mi sembra che
abbiano delle buone proposte che possono aiutare questo Governo e
il Parlamento, senza addossare la spesa sotto il profilo economico
alla cassa regionale. E' giusto far pagare chi deve pagare.
Ancora ieri, in un incontro con i sindaci e con i presidenti degli
ATO, c'era chi affermava che i debiti che in questo momento hanno
gli ATO, quantificati in circa 800 milioni di euro, sono con il
delta pari ai crediti.
Questo non è vero per due ordini di ragioni: primo, perché per chi
è sotto il regime della TARSU, una parte della TARSU è stata girata
dai sindaci all'ATO, ed è vero; un'altra parte, purtroppo, i
sindaci l'hanno spesa nel loro bilancio o per pagare gli stipendi,
naturalmente quelli più accorti, e qualcuno per fare qualche sagra
in più.
Questo naturalmente va alla responsabilità di chi ha fatto queste
azioni.
Per quanto riguarda la TIA, la situazione è molto più
preoccupante.
La TIA ha avuto la spada di Damocle' dell'ordinamento
amministrativo, giudiziario, che ha annullato diverse bollette, il
Consiglio di giustizia amministrativa ha confermato l'annullamento,
molte di queste già sono in prescrizione. Quindi abbiamo due, tre
annualità che non possono essere recuperate, si parla di quasi un
terzo del debito che non è più possibile recuperare.
Non esiste una parità tra credito e debito, al di là degli advisor
che il Governo ha nominato.
Se agli advisor servono elementi, la nostra Commissione ha a
disposizione nel nostro archivio tutti gli elementi necessari per
fare luce sui debiti e sui crediti, perché l'attività delle
commissioni con le audizioni ha portato a fotografare la situazione
della Sicilia. Ritengo che lo studio fatto dagli Uffici e quel
dossier che vi è stato consegnato è anche frutto del lavoro svolto
in modo molto serio dai funzionari di questa Assemblea, e a tal
proposito ringrazio il Presidente per il lavoro che ha fatto
svolgere, nella speranza che possa fare effettivamente luce su
quello che può essere il futuro.
Concludo guardando ad una prospettiva diversa, a quello che ha
detto il capogruppo del Partito Democratico, che ancora in questo
momento mi lascia inquieto sul messaggio che ha voluto lanciare al
Parlamento.
Io sono certo che questo Governo, come ha fatto per altre materie,
saprà alzare la testa sul tema dei rifiuti. Lo farà se avrà meno
acredine e meno arroganza nei confronti di chi vuole collaborare a
raggiungere risultati.
Signor Presidente, lei mi conosce bene, sia la determinazione nel
fare che la determinazione nel disfare, e rispetto a questo ritengo
che la volontà è quella di rassegnare ai siciliani la serenità di
poter fare cose positive. Rispetto a tutte le altre materie, questa
è una priorità per il Governo.
Le strumentalizzazioni da un lato, da parte di diversi soggetti
anche in queste ore, e gli allarmi, dall'altro, possono essere
impediti con un intervento autorevole e con una legge di riforma
che può essere fatta in tempi brevissimi. Lo ha dimostrato la
Commissione, lo ha dimostrato la Presidenza di questa Assemblea.
Se il Governo lo ritiene, possiamo riformare questo sistema quando
desidera e nei tempi e nei modi che possono dare ancora speranza a
questa Sicilia. Grazie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Arena. Ne ha
facoltà.
Onorevoli colleghi, informo che le iscrizioni a parlare verranno
chiuse entro la fine dell'intervento dell'onorevole Arena.
ARENA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito di
stasera, delicato e importante, ci offre anche la possibilità di
potere chiarire dubbi, perplessità, incertezze, difetti
interpretativi che forse hanno giustamente inquinato ed avvelenato
non solo il dibattito all'interno delle Commissioni, ma anche tutto
quello che, molto spesso in maniera fuorviante, è riportato sulla
stampa e che sicuramente ha aggravato la necessità di una
interlocuzione che oggi riteniamo sicuramente importante.
Certo, il capogruppo del Partito Democratico si diceva inquieto
all'inizio del suo intervento, e ci ha tracciato nel corso del suo
intervento dei profili sicuramente suggestivi che potremmo anche
paragonare ad alcuni legal thriller di cui però sinceramente, come
nella tradizione dei legal thriller, manca la fine. Manca la fine
perché non si riesce a capire per quale motivo si agiti la cultura
del sospetto, ancora una volta, soprattutto in una materia così
delicata, senza che si specifichi poi, entrando nel merito della
questione, quella che è la sostanza.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio non vuol essere
assolutamente un richiamo polemico. Si è parlato di indennizzi, si
è parlato di personaggi che poi sono assolutamente identificati in
assessori che hanno forse la grave colpa di avere svolto la propria
professione fino a qualche mese fa, quella di avvocato, e si
insinua in un dibattito parlamentare che invece dovrebbe portarci -
come imporrebbe in questo momento il sentimento, e soprattutto il
malcontento del territorio - ad interessarci di quelle che sono le
problematiche dei siciliani.
Nessuno, ad esempio, si è soffermato a parlare del grave
contenzioso che in questo momento mette in difficoltà la Regione, e
quindi i contribuenti, relativamente al balletto TARSU e TIA, che
poi non è altro che il frutto della mancata emanazione di un
decreto interministeriale per il riconoscimento della TIA.
Noi sappiamo che il 13 gennaio 2009 il Consiglio di giustizia
amministrativa, ribaltando la pronunzia del TAR di Catania, ha in
maniera assolutamente perentoria fissato un principio che non fa
altro che far cadere tutti nello sconforto, perché è chiaro ed
evidente che oggi le Commissioni tributarie provinciali di I e II
grado vedono i cittadini, a ragione, vincere i ricorsi e, da questo
punto di vista, è chiaro ed evidente che il gettito e, quindi, le
entrate previste non potranno più essere riscosse. E in questo modo
si è esclusa la potestà degli ATO di potere determinare la tariffa.
Noi sappiamo, fra l'altro, che gli ambiti hanno un regime diverso:
gli ambiti a TIA sono Messina 1 e 2, Catania 3, Enna 1 e Trapani 1;
gli altri sono a TARSU.
Quindi, in queste analisi dietrologiche - sicuramente importanti
ma che potrebbero anche oggi servire a poco - ripercorrendo il film
di questo Piano dei rifiuti che non ha prodotto nulla di positivo,
è inutile ribadirlo, è chiaro che dobbiamo anche pensare a quello
che è stato non solo il parto, ma pure i risultati e a quelli che,
si dovevano prevedere prima, potevano essere gli effetti
devastanti, proprio come in questo caso.
Ne cito uno, forse il più insignificante: sappiamo che le S.p.A.
non possono essere commissariate. Questo per lungo tempo ha
bloccato.
Va detto però che, per quanto riguarda l'iter parlamentare del
disegno di legge numero 305, ancora una volta andrebbe fatto un
minimo di verità, un minimo di richiamo ad una verità che ha visto,
ad esempio, un iter sofferto e travagliato. Quando poc'anzi il
presidente della quarta Commissione Mancuso ha ricordato le zone
territoriali omogenee, fortemente volute dai deputati del Gruppo
parlamentare del Movimento per le Autonomie e del PDL, bisogna
ricordare che le zone territoriali omogenee erano una iniziativa,
introdotta con un emendamento dai deputati del Gruppo MPA e che,
probabilmente, quel giorno la volontà di alcuni di quei deputati
del PDL venne a mancare perché non erano presenti, per motivi
sicuramente importanti, in Commissione al momento della votazione e
che il disegno di legge numero 305 uscì stravolto dalla
Commissione, perché sostenuto solo dai parlamentari presenti,
quelli dell'MPA, con tra l'altro un parere negativo e l'astensione
del presidente Mancuso. Erano presenti solo i parlamentari dell'MPA
e del PD.
Per carità, non è un reato di lesa maestà, non è sicuramente
punibile l'assentarsi dalla Commissione. Però, dico da qui ad
andare poi ad assistere - apro e chiudo una parentesi che non deve
assolutamente coinvolgere questo Parlamento, né le forze politiche,
impegnate come sono in una fase così delicata, in nessuna polemica
- in questo periodo ad una serie di attacchi al Governo e alla
maggioranza relativamente a presunti blocchi o ad una presunta
lentezza pachidermica di questo iter legislativo, che addirittura
sarebbe stato attribuito o addebitato al Governo regionale, mi
sembra esagerato.
Ma lasciamo stare il passato e concentriamoci su quello che
potrebbe essere il futuro, dopo le modifiche avvenute negli anni
2004 e 2006.
C'è qualcosa da salvare di quel piano, che sicuramente ha prodotto
effetti negativi per il territorio, le famose quattro R :
riduzione, riuso, recupero e riciclaggio.
Noi sappiamo che ci sono state in passato delle infruttuose e,
purtroppo, dispendiose campagne di comunicazione, di cui nessuno ha
sentito parlare. Potremmo rilanciare, e mi auguro e sono convinto
che la commissione scientifica che dovrà in tempi brevi rimodulare,
perché il rovesciamento di cui parlava Cracolici può anche essere
inteso come riequilibrio, rivisitazione, riammodernamento di
qualcosa che, di fatto, non ha funzionato proprio sulla riduzione
dei rifiuti e sull'approccio che una azzeccata campagna di
comunicazione potrebbe avere rispetto alle famiglie siciliane.
Ecco su questo, a mio avviso, bisognerebbe insistere.
Noi sappiamo che la media regionale della raccolta differenziata è
al di sotto del 7 per cento. Questo sicuramente deve fare
riflettere, ma non solo. Se noi consideriamo che nel 2008 c'era
qualcuno che gridava addirittura al trionfo, perché solo tre comuni
siciliani avevano superato il 65 per cento e solo due avevano
superato il 50 per cento, abbiamo l'esatta misura di quello che è
il fallimento e una situazione che, invece, deve in maniera
propositiva, lontano dai legal thriller di Cracolici, dalle
polemiche, da qualunque altra congettura, vederci uniti a remare
tutti dalla stessa parte e, soprattutto, a pensare di salvare
qualcosa della riduzione, così come il recupero, e cercare al tempo
stesso di fare in modo, nel riuso, che ci sia un coinvolgimento
vero, reale, con le campagne di educazione civica per le
scolaresche.
Proprio a tal proposito ci sono stati 15, quasi 16 mila studenti
di 370 istituti siciliani coinvolti in progetti che, probabilmente,
non hanno colpito nel segno, o non bastava solo quello.
E' positivo che oggi il Governo regionale, in maniera
assolutamente rassicurante, alla fine di una stagione e,
soprattutto, di un anno solare, che ha visto una Commissione
impegnarsi in Parlamento ad attendere l'esito o l'uscita dalle
Commissioni di questo disegno di legge, si impegni a portarlo
avanti. Siamo sicuramente rassicurati.
Così come, da un punto di vista squisitamente giuridico, mi sia
consentito di sottolineare una cosa. Non vedo quale sia la gravità
del comportamento di chi, nel caso in cui fosse questa la sua
intenzione, tenta di dirimere controversie, di evitare conflitti,
di far sì che una richiesta, poi, nelle sedi competenti, possa
portare la Regione a risarcire, al famoso ristoro di cui
tecnicamente noi dovremmo parlare. Anche perché mi sorge il dubbio
che qualcuno non abbia seguito in maniera pedissequa le fasi che
hanno portato la Commissione Europea a fare ricorso alla Corte di
Giustizia europea e, soprattutto, la complessità di una procedura
che ha visto i famosi operatori industriali - é questo il termine -
partecipare e impegnarsi con delle convenzioni, prima della
manifestazione di interesse che poi precedeva la procedura
negoziata, a determinati impegni nei confronti della Regione, e poi
non mantenere gli impegni, non partecipare, non essere
consequenziali.
Ciò ha portato, a mio avviso, in maniera assolutamente lineare,
trasparente e ovvia, non contrastante con enunciazioni di
principio, magari fatte di sabato o di domenica o di venerdì,
questa Regione siciliana ad un atto dovuto, quello della
risoluzione unilaterale con i quattro operatori industriali.
Il fatto che, poi, si stia riannodando nell'esclusivo interesse
delle casse regionali e del territorio, di un territorio che non
può più aspettare assolutamente le lentezze di una politica che,
molto spesso, soffre anche di dibattiti inquinati ed avvelenati,
anche per motivi che poco o nulla hanno a che vedere con quella
famosa amministrazione della cosa pubblica di cui ci parlava
Einaudi nel 1929 dalle pagine del Corriere della Sera', e che non
è solo quella degli enti locali, ma è quella che deve vedere
impegnati dal Consiglio di quartiere al Consiglio comunale, dal
Parlamento siciliano al Parlamento nazionale, tutti coloro i quali
devono operare per quello che deve poi essere un altro richiamo,
come diceva Einaudi: Il denaro dei contribuenti deve essere
sacro .
In questo caso dobbiamo cercare di stare più attenti a quelle che
sono le prerogative e le aspettative che il territorio ha nei
nostri confronti, stanco di conflitti, di comunicati stampa al
vetriolo e di polemiche spesso e sovente inutili.
Quindi, il dibattito di questa sera sicuramente offrirà - ne ha
già offerto - qualche spunto interessante per cercare di arrivare
nel più breve tempo possibile ad una soluzione, non a colpi di
decreti o con la classica accusa che abbiamo sentito ripetere molto
spesso ultimamente, e cioè che il Parlamento sia stato mortificato
e, quindi, che tutto il lavoro svolto anche nelle Commissioni non
sia servito a niente.
Io sono sicuro che all'insegna di quella democrazia partecipata
che, sicuramente, dovrebbe essere presente nell'animo di ognuno di
noi e che, sicuramente, guida e anima la mano e la mente di questo
Governo regionale, i contributi che sono stati offerti in passato
saranno sicuramente utilizzati da un Governo che oggi ha le idee
chiare e che, soprattutto, si è pubblicamente impegnato a tentare
di risolvere, ripartendo da zero, una situazione compromessa nel
corso degli anni, soprattutto degli ultimi anni, signor Presidente,
anche per alcune colpe - mi sia consentito, ad esempio,
stigmatizzare l'atteggiamento, prima della pronunzia del CGA, come
ha ricordato qualcuno - di alcuni primi cittadini, di tanti primi
cittadini che, per questioni chiaramente pre-elettorali, hanno
invitato la cittadinanza a non pagare pensando che poi, al solito,
le casse regionali avrebbero dovuto giungere in soccorso. Cosa che
è avvenuta con un appesantimento consistente del nostro bilancio.
Quindi, una situazione complessa. Una situazione che, però, deve
assolutamente darci la misura della gravità del problema senza che
si continui con il terrorismo che, molto spesso, non serve alla
nostra Regione.
Noi abbiamo spesso avuto il piacere di avere sul nostro territorio
la Commissione speciale, la Commissione Pecorella per essere
abbreviativi nella definizione, e anche da questo ci aspettiamo dei
contributi positivi di questi interventi, che magari possono un
attimo confrontarsi di più con il territorio e arrivare a delle
conclusioni meno affrettate, sempre nell'interesse dello stesso
territorio.
Presidenza del presidente Cascio
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole De Benedictis è in congedo
per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Riprende la discussione sulle comunicazioni del Presidente della
Regione
sulla situazione dei rifiuti in Sicilia
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Colianni. Ne ha
facoltà.
Onorevoli colleghi, comunico che dopo l'intervento dell'onorevole
Colianni sono iscritti a parlare gli onorevoli Corona, Maira,
Ferrara, De Luca e Incardona. A conclusione degli interventi ci
sarà la replica del Presidente della Regione.
COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questo
dibattito resto stupito del fatto che questa classe politica non
abbia ancora saputo fare una vera, autentica autocritica rispetto a
quello che è avvenuto negli ATO. Autocritica che riguarda
carrozzoni paurosamente clientelari che hanno visto tanti, troppi
silenzi nel momento della gestione degli ATO, sia a sinistra che a
destra, essendo carrozzoni clientelari in cui la politica ha dato
il peggio di sé.
Più volte ho avuto modo di dire che c'è stata una forma di
schizofrenia della politica: i sindaci che eleggevano, e che hanno
eletto, i componenti dei Consigli di amministrazione e i presidenti
degli ATO, per poi essere i peggiori nemici degli stessi uomini che
loro stessi avevano eletto. La politica ha generato i Consigli di
amministrazione, i sindaci hanno generato i Consigli di
amministrazione e poi sono stati da loro accusati di non sapere
governare.
I sindaci hanno costituito le assemblee e poi hanno dato le
responsabilità ad altri.
Onorevole Mancuso, vorrei dirle che probabilmente questa era la
sede per tentare di fare autocritica da parte della politica
rispetto ad un mondo, quello dei rifiuti, che non abbiamo saputo
governare, così come il mondo dei parchi eolici, i grandi business
di questi ultimi anni, di questo ultimo decennio e che necessitano
certamente di un modello che vada oltre quello attuale.
La politica ha dato il peggio di sé. Basti ricordare che quando i
sindaci hanno trasferito uomini e mezzi all'ATO, spesso non li
hanno trasferiti lasciandoli in dotazione al comune, magari con
qualche certificato medico di troppo e consentendo a chi doveva
gestire e alle società di gestione di poter acquisire nuovo
personale, magari con lo sgravio degli oneri contributivi, magari
sommando al legittimo utile d'impresa l'utile derivante dagli
sgravi degli oneri contributivi.
E quando tutto ciò non è stato più interessante per queste
società, esse si sono messe fuori.
Amico Cracolici, troppi silenzi sulla vicenda degli ATO, troppi
silenzi anche nel passato su questa vicenda, quando ci rendevamo
conto che i costi di gestione, che poi sono la vera ragione per cui
sono lievitati i costi dei servizi, erano determinati dalle
incredibili e numerose assunzioni che venivano fatte dagli ATO
senza alcun controllo e che queste assunzioni a dismisura erano
figlie della politica.
In alcuni ATO circa l'80% dei costi derivano dall'assunzione di
personale, talora amministrativo, e non dei lavoratori che si
sporcano le mani ogni giorno andando a lavorare per le strade,
magari per 800 euro al mese, magari non essendo pagati per dieci
mesi da alcuni ATO.
Amici miei, qual è il tentativo di soluzione che dobbiamo dare, a
mio giudizio, al problema?
Ha ragione il Presidente della Regione quando dice che occorre
rifare un piano perché soltanto da un piano economico-aziendale
adeguato è possibile ricominciare per dare ordine a questo sistema.
Secondo elemento di giudizio. Sono d'accordo che, al pari
dell'acqua e dell'energia elettrica, anche la raccolta della
spazzatura è un servizio primario che dovrebbe avere un costo
unitario in Sicilia e dovrebbero esservi anche dei parametri nel
momento della governance rispetto a quanto personale utilizzare.
Occorrerebbe anche, a mio giudizio, distinguere gli ambiti
territoriali dagli ambiti ottimali perché i primi possono
coincidere con le province siciliane e possono coincidere,
certamente, con le Isole minori. Gli ambiti ottimali dovrebbero
essere i comuni i quali, aggregandosi liberamente, dovrebbero
aggregare per risparmiare, e non aggregare risorse, uomini e mezzi
e poi paradossalmente, anziché risparmiare, aumentare i costi della
gestione.
Onorevoli colleghi, penso che il riordino debba prevedere anche
tanti termovalorizzatori quanti la Sicilia ne ha bisogno,
altrimenti finirà esattamente come quegli alberi di ferro, le pale
eoliche, che costano un milione di euro ciascuna e che,
moltiplicate per centinaia, centinaia e centinaia di pale eoliche
in questa Sicilia, non soltanto la offendono ma rappresentano un
grande business per chi ne esercita il governo e la gestione,
magari in maniera ridondante rispetto ai bisogni di questa Terra.
Non vorrei che la gestione della spazzatura, la gestione dei
rifiuti, che è stata oggetto di attenzione da parte della
magistratura, possa diventare un succulento piatto in cui tuffarsi
da parte di ambienti malavitosi e mafiosi di questa Terra.
Onorevole Presidente, penso che questo Parlamento debba invertire
quanto è successo nel passato, debba dare fiducia ad un Governo che
sta ricominciando dallo studio, dalla competenza e dalla conoscenza
dei valori in campo; dopodiché sarà possibile procedere ad una
razionalizzazione del sistema.
Infine dico che siano i sindaci i protagonisti del cambiamento
anziché essere, come spesso sono stati ultimamente, lamentosi, dopo
essere stati anche loro i primi responsabili del fallimento di una
politica dei rifiuti nel territorio.
Occorre che l'ANCI dia il suo contributo, occorre che i sindaci
diano il loro contributo e occorre che i sindaci siano, insieme al
Parlamento, i primi protagonisti del rinnovato sistema.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Maira. Ne ha
facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, se dovessi dare un giudizio a caldo sul
dibattito che sino ad ora si è svolto, dovrei dire che non soltanto
sono deluso e amareggiato, ma sono preoccupato perché ho avuto
l'impressione di recepire segnali, messaggi, intenzioni, quasi che
quest'Aula sia stata, e debba diventare ancora di più, una sorta di
camera di compensazione tra politica e affari.
Io credo che bisogna dire alcune cose, anche se pesanti e
antipatiche. Ma sulla vicenda dei rifiuti, che riguarda anche i
termovalorizzatori e gli ATO, credo che si sia giocato molto e,
soprattutto, si voglia giocare ancor di più in futuro.
Si è parlato del disegno di legge numero 305...
CORDARO. Scusi, signor Presidente, ma dov'è il Presidente della
Regione?
PRESIDENTE. Il Presidente della Regione mi ha chiesto di potersi
assentare due minuti mentre parlava l'onorevole Colianni, ma
dovrebbe essere rientrato. Comunque, adesso lo facciamo chiamare
dagli assistenti parlamentari.
Onorevole Maira, continui pure, c'è l'assessore Armao che
rappresenta il Governo.
CORDARO. Non è una deminutio capitis, ci mancherebbe
MAIRA. No, non si tratta di deminutio capitis. Si tratta di
rispondere ai segnali con segnali, perché - lo ripeto
rapidissimamente in quanto poco fa vi è stato un attimo di
distrazione - quest'Aula stasera è strana dato che, a ben leggere e
ad interpretare alcune cose che sono state dette, si sono lanciati
messaggi che non sono soltanto politici, Presidente, ma che tendono
a far diventare quest'Aula una sorta di camera di compensazione di
politica e di affari.
Siccome, a nome dell'UDC, posso affermare con piena convinzione e
determinazione che siamo completamente estranei, oggi come ieri e
come saremo domani, a fatti non squisitamente nell'interesse
generale di questa Regione per quanto riguarda la vicenda dei
rifiuti e dei termovalorizzatori, respingo con estrema forza le
allusioni - non tanto allusioni - che sono state fatte. E comincio
da una denuncia politica.
Si è parlato del disegno di legge numero 305, che è emblematico
perché traccia l'inizio di un inciucio' politico tra il Governo e
il PD, tra una parte di quella maggioranza, parliamo di momenti e
di tempi nei quali la maggioranza era diversa da quella attuale. In
quel momento i soli deputati dell'MPA e del PD, nell'assenza del
PDL e dell'UDC, assenza non disattenta ma proprio perché non si era
d'accordo su quelle modifiche apportate ad un disegno di legge del
Governo e sul quale si era lavorato molto in commissione - si erano
auditi presidenti di ATO, esperti, docenti universitari, eccetera -
in un batter d'occhio, in quella seduta nefasta, quel disegno di
legge cambiò di natura e di indirizzo. E lo cambiarono i deputati
dell'MPA e del PD, con l'astensione del presidente, onorevole
Mancuso.
Ora mi chiedo: cosa hanno da lamentare i colleghi dell'MPA e
quelli del PD se siamo arrivati a questo punto? Siamo arrivati a
questo punto perché quel disegno di legge, il 305, andava contro
ogni filosofia sull'organizzazione della raccolta e della
eliminazione dei rifiuti in Sicilia e aveva un sapore squisitamente
politico. Era l'inizio di un inciucio'.
Chi mi ha preceduto, non ricordo chi, ha fatto riferimento alla
necessità di separare gli interessi professionali e di governo di
un assessore di questa Giunta, e si riferiva all'assessore avvocato
Armao.
Io credo che abbia ragione, l'ho già detto in un mio precedente
intervento, e l'assessore Armao ebbe a risentirsene. Credo che
avrà da risentirsene anche stasera. Ma è la verità.
Non è un problema dell'assessore Armao, è un problema del
Presidente della Regione che consente in Giunta questi equivoci. E'
disdicevole per la politica, per il Governo e per il Presidente
della Regione, che faccia da ponte politico un assessore che è
stato consulente di una di queste società che, assieme ad un'altra,
aveva vinto l'appalto dei termovalorizzatori.
Certamente in questa Aula c'è chi ha fatto e fa il consulente
occulto del Presidente della Regione per quanto riguarda la
politica dei termovalorizzatori. E il segnale, la prova, l'indice,
la traccia si hanno proprio in quella seduta della quarta
Commissione, in cui venne varata quella ipotesi del disegno di
legge numero 305.
Quella è la pietra miliare per capire tante di quelle cose che
sono successe, che succedono e, mi auguro, non succederanno più in
Sicilia per quanto riguarda il problema dei rifiuti.
Voi ritenete che possiamo andare avanti con i gravissimi ritardi
accumulati. Da un anno e mezzo il Governo è insediato, l'emergenza
esisteva anche un anno e mezzo fa, l'emergenza non è nata oggi.
Cosa ha impedito che uscisse quel decreto che riduce gli ATO a
nove? Perché non viene ripreso, portato in discussione il disegno
di legge numero 305, con le modifiche necessarie che potranno anche
essere individuate dall'Aula? Perché il Governo annunzia modifiche
che non arrivano?
Quante versioni abbiamo in itinere del problema dei rifiuti e
degli ATO? Due, tre, quattro?
Vogliamo fare il punto della situazione, anche in riferimento ai
termovalorizzatori?
Sono d'accordo per un solo aspetto con l'intervento dell'onorevole
Cracolici: quando dice che questa Aula è la sede competente per
individuare i siti e le modalità tecniche dei termovalorizzatori. E
aggiungo: avete fatto un bel parlare dicendo che bisogna avere
anche il coinvolgimento democratico delle popolazioni.
E quando lo facciamo questo coinvolgimento, quando continueremo ad
accumulare ritardi?
Perché non si mette subito in movimento il procedimento che deve
portare alla individuazione dei siti, che deve passare in questa
Aula, e al coinvolgimento democratico delle popolazioni?
L'onorevole Cracolici dimentica che i termovalorizzatori sono
diventati emergenza in Sicilia perché li ha bloccati il Governo
Prodi e l'onorevole Pecoraro Scanio. O ve lo siete dimenticati?
Si è dimenticato che per l'onorevole Pecoraro Scanio i
termovalorizzatori potevano andare bene ovunque tranne che in
Sicilia? E mi chiedo: l'Amministrazione regionale è stata difesa
bene presso le corti europee per evitare la dichiarazione di
nullità della gara?
Io ho qualche dubbio e lo dico da avvocato.
MANCUSO. Chi era l'avvocato?
MAIRA L'Avvocatura dello Stato. Così come mi chiedo: ancora
dobbiamo stare a discutere su questo risarcimento dei danni che
spetterebbe alla società che aveva vinto l'appalto?
Credete veramente che si possa giocare e ritenere che il
risarcimento del danno non sia dovuto?
Parlo da avvocato e credo che vi sia qualche altro collega qui in
Aula. Guardate che è giurisprudenza costante della Corte Europea,
del Consiglio di Stato e dei TAR, che quando viene annullata una
gara sono fatti salvi gli eventuali diritti a favore delle imprese,
dal momento dell'aggiudicazione al momento dell'annullamento.
E stiamo ancora a discutere se spettano o non spettano? Tutt'al
più ci sarebbe da discutere di qualche collega deputato o di
qualche assessore che si intrufola nei ragionamenti per trovare il
giusto prezzo del ristoro. Questo è disdicevole, non che debba
essere dato il risarcimento del danno.
Volete ancora parlare di abolizione dell'ARRA quando in questo
momento, se non ci fosse stata l'ARRA, avremmo già l'immondizia al
primo piano?
Vorrei capire con quali criteri l'assessore Sorbello ha
individuato i nuovi siti per autorizzare nuove discariche. C'è un
criterio tecnico, morfologico, di opportunità? O questi decreti
sono svolazzati a simpatia? Su queste cose l'Aula dovrebbe
riflettere e deve discutere, non soltanto riflettere, perché queste
sono le cose gravi che riguardano tutto il sistema e le chiacchiere
sui rifiuti.
Voglio stare nei tempi perché, altrimenti, dovremmo raddoppiarli e
non voglio esagerare come ha fatto l'onorevole Cracolici.
Questo dibattito resta inutile se l'Aula non si riapproprierà
pienamente di tutta la materia dei rifiuti e dei
termovalorizzatori.
Onorevole Presidente, la invito a rimettere in movimento la quarta
Commissione, in sintonia con il suo presidente Mancuso, per
procedere immediatamente al riesame del disegno di legge numero
305.
Invito fermamente il Presidente della Regione - e fermamente sta
quasi a trasformare l'invito in diffida - ad investire l'Aula
della scelta dei siti per le nuove discariche, per conoscerne la
potenzialità tecnica, per verificare se queste nuove discariche,
con quelle già esistenti e pronte ad essere chiuse, colmeranno il
fabbisogno di tempo e di rifiuti da qui al momento in cui potranno
partire i nuovi termovalorizzatori.
Invito fermamente il Presidente della Regione ad investire l'Aula,
come è diritto di questa Aula, di scegliere i siti dei
termovalorizzatori, di scegliere e verificare anche le tecniche, di
porre in atto finalmente quel percorso virtuoso che allontani da
questa Aula ogni ipotesi, ogni sensazione, ogni sospetto di affari
che, secondo alcuni - e posso essere anche d'accordo -, possono
condizionare gli equilibri politici della Sicilia nei prossimi
anni.
La Sicilia non può cadere sui rifiuti e sulle immondizie,
quest'Aula non può cadere sui rifiuti e sulle immondizie. Mi auguro
che neanche il Governo cada sui rifiuti e sulle immondizie.
Occorre un momento di grande trasparenza su questo argomento. E la
trasparenza la chiediamo noi con forza, con fermezza e con
convinzione, perché su questo argomento non ci possono essere né
chiacchiere né dubbi né sospetti, altrimenti fa bene la
magistratura, contabile e non, a interessarsi delle cose di questo
Parlamento e di questo Governo.
Noi non lo vogliamo, non lo permetteremo con le nostre forze e
impediremo che si continuino a fare allusioni a comportamenti
illeciti del passato che possono coinvolgere amici ed esponenti
dell'UDC. Non è avvenuto e noi difenderemo la nostra dignità con la
massima forza.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Corona. Ne ha
facoltà.
CORONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, colgo l'occasione
di questo dibattito per reiterare una mia richiesta scritta che ho
presentato stamattina al Presidente della Regione, per avere gli
atti relativi alla vicenda dell'ipotesi di accordo con la società
Actelios, vicenda che ho avuto modo di conoscere leggendo la
rassegna stampa e gli articoli di stampa di questi giorni.
Da questi articoli mi è sorto qualche dubbio, che attraverso gli
atti sono sicuro che potrò fugare meglio, considerato il fatto che,
ascoltando questa sera il Presidente Lombardo - il quale ha fatto
un'ampia relazione a questo autorevole Parlamento - egli non ha
chiarito pienamente i dubbi che mi sono venuti su questa vicenda.
Presidente Lombardo, colgo l'occasione che stasera lei é qui
presente, perché sono convinto che, forse, ci sarà il prossimo
mese, considerato il fatto che ha dichiarato che verrà una volta
al mese in questo Parlamento per ascoltare i nostri interventi.
Colgo questa occasione, perché la vedo sorridente e molto sereno,
per dire che ho apprezzato molto alcuni passaggi del suo
intervento: quello relativo al fatto che ha ribadito più volte di
volere portare avanti questa iniziativa con molta trasparenza e,
poi, per avere ribadito più volte che vuole utilizzare le
cosiddette quattro R .
A questo proposito, vorrei suggerirle di utilizzare la quinta R ,
che è quella di tentare di risparmiare un po' di soldi - certamente
questa Regione ne ha pochi per fare fronte ai tanti problemi dei
siciliani - sul tema dei rifiuti.
Un risparmio è necessario sia per le nostre casse sia anche per i
nostri cittadini che hanno visto triplicarsi e quadruplicarsi il
costo della raccolta dei rifiuti sul nostro territorio.
Onorevole Presidente, discorrendo con qualche amico ogni tanto io
la considero una specie di Ulisse della politica siciliana, perché
la considero più astuto di Ulisse. E quindi mi sono meravigliato
molto nel momento in cui lei ha applicato un principio, il
principio cosiddetto a babbo morto , per cui ha ribadito alla
società Actelios, che ha tutti i titoli per avere il risarcimento
dei danni, il ristoro dei danni affrontati, che intanto le
riconosce, attraverso una commissione peritale, tutto quello che le
si può dare. Però la società Actelios si prende quello che lei
deciderà, o quello che la commissione peritale deciderà, e poi si
riserva di andare avanti nell'azione risarcitoria, chiedendo non
solo il resto - almeno dalle notizie di stampa ho letto questo - ma
anche gli interessi e gli ulteriori danni.
Certamente, lei ora ci chiarirà meglio nella sua replica. Però io
ho capito questo dalle notizie di stampa e dalle agenzie.
Ogni tanto utilizzo un altro termine di paragone dicendo che lei,
onorevole Presidente della Regione, è un po' come San Pietro, non
nel senso che lei possiede le chiavi del Paradiso, ma nel senso
che, in quella famosa notte di 2000 anni fa, san Pietro non aspettò
il canto del gallo per rinnegare alcune cose. Però poi fu fatto
santo e Gesù gli diede le chiavi del Paradiso. Quindi, io mi auguro
che lei possa ricredersi e stabilire un rapporto migliore con tutti
noi, con i 90 parlamentari, con il suo Governo, per cercare di fare
fronte alle esigenze dei siciliani.
Onorevole Presidente, io credo che sarebbe più opportuno, visto e
considerato che lei vuole applicare il principio della trasparenza,
che ci consegni tutti gli atti relativi a questa vicenda o, quanto
meno, lo faccia attraverso la quarta Commissione, la quale insieme
al Governo potrà chiarire a tutti noi i termini di questa vicenda.
Sono lieto anche per un'altra cosa: ho capito che in questi
giorni, forse, con questa azione lei ha dato la possibilità a tanti
siciliani di investire in Borsa e in un momento di crisi, forse,
hanno guadagnato qualche lira, non lo so, io non sono stato furbo,
perché di solito gli affari non li so fare. Però se lei li ha fatti
è bravo. Dico che ha fatto qualcosa di positivo perché ha fatto
lievitare le azioni di questa società che è quotata in Borsa.
Grazie, Presidente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha
facoltà.
Se ha problemi di deambulazione può parlare anche dal suo scranno.
FERRARA. Signor Presidente, sì parlo da seduto per tre ovvii
motivi: uno, perché ho una colonna vertebrale disastrata e posso
portare la documentazione adeguata a questo nobile consesso il
quale potrà così verificare il mio stato di salute.
PRESIDENTE. Stiamo in fiducia, onorevole Ferrara.
FERRARA. Secondo motivo: perché ho quasi 70 anni.
Terzo argomento: perché sono alto 1 metro e 90. Allora, o i
microfoni si fanno più alti oppure uno è ventriloquo o non può
parlare. Peraltro, ho avuto il permesso anche dal mio capogruppo
di parlare dal posto.
Al di là delle battute, mi sembra che il dibattito sia stato
estremamente importante, estremamente interessante, purtroppo sono
amareggiato per la scarsa presenza dei deputati in Aula.
Questo è forse uno degli argomenti più importanti.
PRESIDENTE. Onorevole Ferrara, non la vorrei correggere, ma
abbiamo avuto una presenza media di 50 deputati. Non è una scarsa
presenza. Forse in questo momento ce n'è qualcuno in meno, ma nel
corso del dibattito abbiamo avuto un'Aula quasi piena.
FERRARA. Signor Presidente, sono collegati per via telematica.
La presenza del Governatore, novello San Pietro o Ulisse, non so
come è stato definito, mi sembra che dia valore particolare a
questo nostro dibattito.
Vorrei provare a fare, da matricola parlamentare, così come
ricordava l'onorevole Maira che parla spesso da avvocato, io sono
un vecchio medico, un vecchio neurochirurgo e, quindi, seguo un
approccio da medico, se mi consentite.
Ora, a me sembra che il rapporto anamnesico che è stato fatto dal
nostro Governatore sia stato assolutamente puntuale, così come
l'anamnesi, la ricostruzione dei vari passaggi che ha fatto il mio
capogruppo è stata assolutamente mirabile e ha permesso a me,
vecchio di età ma matricola come parlamentare regionale, di
chiarirmi le idee su questo particolare problema.
Ora, a questa anamnesi ovviamente fa riscontro una diagnosi, una
diagnosi pesante.
Questa è una Regione in cui la raccolta differenziata è al 6 per
cento, in cui i termovalorizzatori non ci sono, in cui le
discariche sono in fase di esaurimento. Come diceva il Governatore,
il Presidente Lombardo, esse hanno una aspettativa di vita fino a
giugno del 2011, se ho capito bene.
Quindi, la situazione è veramente grave.
Ora, provare a superare la fase dell'anamnesi e della diagnosi con
una terapia, a me sembra che sia fondamentale perché o la politica
dà risposte e quindi si mette in una logica di terapia, oppure
rischia di essere uno sterile dibattito fra addetti ai lavori.
Sarò brevissimo. Come approccio di tipo terapeutico, io credo che
per evitare una prognosi infausta, che é davanti ai nostri occhi,
cioè una Sicilia che rischia un'emergenza peggiore di Napoli di
qualche tempo fa, io credo che bisogna, Presidente Lombardo mi
appello a lei, entrare in una logica operativa.
Per sommi capi, in tempi brevi bisogna provare finalmente a fare
un piano dei rifiuti, o ad aggiornarlo - per usare la terminologia
morbida che lei usava per non sconfessare il precedente piano che
infiniti lutti addusse agli achei', perché di questo si parla - e
credo che sia importante aumentare la raccolta differenziata, che è
a livelli vergognosi, e quindi bisogna fare un'opera di
sensibilizzazione culturale, é stato detto poc'anzi, presso le
scuole cercando di ragionare in maniera un po' più evoluta. Ma
questo 6 per cento non si può lasciarlo alla sensibilizzazione
culturale. Dobbiamo lasciarcelo alle nostre spalle.
Terzo: bisogna semplificare le procedure per ampliare le
discariche che sono al collasso. E, se possibile, faccio mia la
proposta del capogruppo Cracolici: uniformare il prezzo di
conferimento, dato che vi sono discrepanze francamente pesanti. Io
parlo anche da vecchio sindaco di Alcamo. E' chiaro che, se
dobbiamo conferire i rifiuti a Siculiana, i costi sono folli e le
tariffe si triplicano.
Quarto ed ultimo punto: non ho ancora capito quanti
termovalorizzatori o inceneritori, come è più corretto dire, ci
vogliono, dove metterli e quando saranno messi finalmente in
funzione.
Presidente Lombardo, io voglio giudicarla sui fatti, l'ho detto
all'inizio della mia esperienza parlamentare e lo ribadisco adesso:
noi siamo figli degli atti che compiamo, non siamo figli delle
parole che diciamo. Pertanto, da oppositore leale e corretto la
incalzerò per verificare se lei è, sarà o no in grado di dare una
risposta adeguata all'emergenza rifiuti, che ci sta francamente
avvilendo.
Ovviamente, nel rispetto assoluto delle competenze perché, come si
dice, unicuique suum, a ciascuno il suo. A noi come Parlamento
spetta il compito di pianificare, a lei spetta il compito di
governare questa drammatica realtà.
PRESIDENTE. Ringrazio l'onorevole Ferrara per la brevità e per
l'importanza di quello che ha detto. E' iscritto a parlare
l'onorevole De Luca. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima di entrare
nel merito del dibattito, che è naturalmente interessante ed è
opportuno che sia stato fatto, e ringrazio per questo il
Presidente, vorrei ricordare al Parlamento di chi sono figli i
mostri di cui si parla stasera: gli ATO.
Vorrei ricordare a me stesso e a questo Parlamento - e non è la
mia una difesa d'ufficio dei sindaci - che i 27 ATO sono frutto di
un sistema di un tempo, dove vi è stata, a quanto pare, la
necessità, visti i risultati, di individuare sul territorio altre
strutture per scaricare sul territorio quelle che erano e che sono
state, perché i fatti lo dimostrano, le tensioni della politica.
Quando si tende a dare la colpa ai sindaci del risultato negativo
di questi mostri sul territorio, significa fare un torto a questo
Parlamento, significa anche continuare ad offendere chi comunque
governa con grande difficoltà sul proprio territorio.
Allora, cominciamo a riportare il ragionamento in una giusta
verità e in una giusta dimensione. Ricordo a me stesso che, da
sindaco, fui anche coinvolto nelle pressioni della lottizzazione
dei consigli di amministrazione e di tutto ciò che ne conseguiva.
Ecco perché non si può pensare di scaricare oggi, a distanza di
tanti anni, il peso dell'indebitamento esclusivamente sui comuni. E
io su questo voglio essere chiaro, probabilmente non sarò in
linea, però mi sembra opportuno precisare che se oggi c'è stato un
risultato negativo, fallimentare, da tutti i punti di vista, è
perché c'è un concorso di colpe e il concorso parte da quest'Aula,
che ha concepito un sistema criminale da questo punto di vista,
visto il risultato.
E, allora, cerchiamo con grande dignità, non perché oggi le
ristrettezze ci portano a fare riflessioni spesso sommarie, a
guardare l'origine dei mali. Questo sistema l'origine, purtroppo,
l'ha trovata in modo errato, esagerato, sbagliato in questo
Parlamento
Noi ci dobbiamo prendere la responsabilità di questa colpa
storica, perché non faremmo comunque l'interesse dei cittadini
mandando allo sbaraglio, facendo saltare quasi tutti i bilanci dei
comuni. Questo lo devo dire perché è un argomento che appartiene a
quest'Aula e noi con grande serietà lo dobbiamo affrontare.
E lo dobbiamo anche affrontare perché l'origine di questi mostri
porta ad un concorso di colpe.
Allora, c'è oggi quasi questo miliardo che gira, che non si sa chi
deve pagare. Noi dobbiamo trovare una soluzione che, da questo
punto di vista, contemperi comunque l'origine e l'esigenza - per
carità - sia della situazione delle casse regionali, ma anche e
soprattutto di chi comunque rappresenta un baluardo che, volente o
nolente, sta sul territorio: i sindaci. E non accetto neanche i
processi sommari che spesso si fanno paragonando e facendo
ragionamenti stupidi, quando si dice, ad esempio, che i sindaci
hanno utilizzato in modo generico e sommario la TARSU per fare
qualche sagra o meno. No, questo non è corretto, signori miei
Ci viene facile da questo osservatorio esprimere questi giudizi e,
quindi, anche questo non ritengo che sia corretto.
Rispetto a questa mia breve riflessione, io condivido l'azione del
Presidente Lombardo nel rivedere quella che comunque è la logica,
che è stata individuata, dei quattro termovalorizzatori e lo faccio
per un motivo semplice: voglio guardare al problema in modo laico.
Un buon amministratore deve guardare ai costi di gestione dei
servizi di cui si fa carico e, per quanto riguarda questo tipo di
servizio, è normale che quattro termovalorizzatori comportano costi
di gestione disomogenei rispetto alle nove province.
Allora, se oggi si vuole fare una corretta riflessione anche su
questo e, quindi, tentare di uniformare, di portare ad omogeneità
quelli che sono i costi, vanno decentrati, se è possibile, e se
ancora è possibile, considerato lo stato delle procedure, cercare
di fare dei mini termovalorizzatori che, da questo punto di vista,
possono quanto meno avvicinare e quindi rendere omogenei i costi di
trasporto dei rifiuti solidi urbani.
Un altro aspetto che mi tocca e che è importante sottolineare, e
che in questo dibattito non è stato ancora affrontato, è l'anomalia
che questo mostro ha creato sul territorio.
E' vero, i sindaci hanno tentato, qualche volta ci sono pure
riusciti, di scrollarsi delle responsabilità rispetto ai risultati
negativi o al mancato o cattivo funzionamento del servizio.
E' vero però anche che questo mostro ha portato ad una anomalia
molto delicata, che poi viene colta da chi quotidianamente fa il
sindaco. Noi ci siamo ritrovati nei nostri territori a dover subire
comunque i cattivi funzionamenti di una struttura senza poter
intervenire. Abbiamo creato il mostro, abbiamo fatto le società,
dopo di che giuridicamente la società è andata per la propria
strada.
E questo cosa significa? Significa che non è stata corretta la
scelta di affidare interamente a queste società tutto il ciclo
della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti.
Allora è opportuno, Presidente Lombardo, che ai sindaci sia
restituita la funzione dello spazzamento e della raccolta urbana
dei rifiuti.
Al riguardo, voglio fare un esempio emblematico: mi sono
ritrovato, come comune di Fiumedinisi, ad essere uno dei pochi ad
avere pagato puntualmente i servizi resi dall'ATO, e anche i
disservizi. Però mi sono trovato nel mese di agosto a scontare i
disservizi della struttura, perché altri comuni dello stesso ambito
non avevano pagato il loro servizio. Ciò significa che questo
sistema non solo ci penalizza in termini complessivi, ma comporta
che un comune, pur pagando puntualmente, sconta in continuazione il
disservizio provocato dal mancato pagamento da parte degli altri
comuni.
Allora, su questo c'è un'altra anomalia, e qual è? E' quella che
ognuno di noi sul territorio non riesce a giustificare, rispetto
alla propria comunità, il perché non toglie la spazzatura, non fa
la raccolta, nonostante abbia puntualmente onorato le fatturazioni
mensili dell'ATO.
Va sdoppiato il servizio per questo motivo, quanto meno quello che
è l'approccio quotidiano del servizio, quindi raccolta e
spezzamento, va restituito ai sindaci.
Questo lo voglio dire anche per un altro motivo, Presidente.
Noi stupidamente paghiamo l'IVA sulla manodopera, perché l'altra
anomalia di questo sistema è questa Paghiamo il 20 per cento - si
sono fatti vari provvedimenti per cercare di restituire tali somme
alle casse della Regione - nonostante non ci sia bisogno. E se noi
restituiamo ai sindaci questa funzione, su circa il 50 per cento
dei costi del servizio avremo già ottenuto un abbattimento del 20
per cento. Attualmente, infatti, avendo affidato con questo sistema
l'intero ciclo del servizio agli ATO, gli ATO fatturano e noi
dobbiamo pagare l'IVA e paghiamo l'IVA su circa il 50 per cento o
70 per cento - ci sono delle varie scale -, che è manodopera.
Quando mi permetto di dire che è stato un sistema criminale , mi
riferisco a queste cose, a queste anomalie, che non possono
appartenere a chi è un bravo amministratore. Pertanto restituendo
ai sindaci queste due funzioni ci sarebbe anche questo automatico
abbattimento.
Poi, mi permetto anche un'altra annotazione, Presidente Lombardo,
che proviene dalla mia modesta esperienza.
Io non credo che i sindaci siano in condizioni di gestire dei
consorzi provinciali, perché non ne hanno né il tempo né la
competenza. E ritengo che sia, da questo punto di vista, una
valutazione che va rivista in termini complessivi, nel senso che il
rischio, sa qual è? Che probabilmente poi affideremo la gestione,
il servizio e tutta un'altra serie di attività consequenziali a
qualche demiurgo di turno perché i sindaci, magari, non hanno né la
competenza, né il tempo di poter seguire quelle che sono le
attività quotidiane di un servizio così delicato.
Concordo con un'eventuale suddivisione subprovinciale, per come è
stata individuata, in nove ambiti, ma ad una condizione: che a
livello provinciale si faccia la raccolta interurbana, cioè il
trasporto dei rifiuti e, quindi, lo smaltimento. Così completiamo
il ragionamento di questo grande ciclo: raccolta e spazzamento
ritornano ai comuni e, allora, a livello provinciale sì ad un ATO
che, da questo punto di vista, si occupi del trasporto e dello
smaltimento.
Questo ha un senso, perché non penso che ci siano condizioni,
miracoli, che possano mai, nel caso della provincia di Messina,
riuscire a gestire un servizio così delicato con 108 comuni,
francamente. Lo reputo impossibile se non si sdoppiano le funzioni.
E da questo punto di vista credo che, cari colleghi, sia molto più
produttivo cercare di essere propositivi su questo tema. Non è
edificante che anche su questo tema siano emerse, per l'ennesima
volta, faide che non appartengono agli interessi dei siciliani,
utilizzando e strumentalizzando tutta una serie di fattori che,
rispetto all'argomento, francamente, questa sera non ne ho vista la
pertinenza. Mi riferisco a tutto ciò che è stato detto: dalle
santificazioni improvvise a quelli che sono stati i consulenti.
Non appartengono a questa Aula simili argomenti, non appartengono
a questo tema.
Questo è un tema che va affrontato e risolto in termini
complessivi ed urgenti, come va risolto il tema, in termini
definitivi, dell'indebitamento.
Qui probabilmente bisognerà trovare una soluzione che dia respiro
ai comuni e che ci metta in condizione, a noi Regione, di poterla
affrontare seriamente.
Non so se è pensabile ipotizzare un piano quinquennale di rientro
e, quindi, come anche affrontare questo tema con un sistema di
garanzie che probabilmente solo la Regione potrà, da questo punto
di vista, garantire.
Questo è l'altro tema che, sotto questo profilo, va affrontato in
termini seri anche perché credo che non si possa oggi pensare di
chiudere e liquidare questo argomento soltanto con un giudizio, o
con giudizi, su quel che è stato. E vi dico francamente che oggi
quel che è stato mi interessa poco perché parliamo di uno dei
servizi più importanti della nostra attività quotidiana.
Ma mi pongo il problema, intanto, di come è oggi la liquidazione
del presente e, quindi, di questo indebitamento, ma soprattutto mi
pongo il problema, e pongo il problema a questa Aula, a questo
Governo, di scegliere soluzioni pratiche, di scegliere soluzioni
che abbiano aderenza con quella che è la realtà quotidiana di chi
amministra le singole comunità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Incardona. Ne ha
facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dopo tutte le
cose che sono state dette penso che l'intervento che mi accingo a
fare può essere veramente molto breve. Però non ho sentito da parte
di chi è intervenuto spezzare una lancia anche a favore degli ATO e
ricordare che ci sono ATO in Sicilia cosiddetti virtuosi e, mi
dispiace deludere qualche collega che ha parlato prima di me, noi
conosciamo a Ragusa un sistema con un ATO che non solo è virtuoso,
ma ha delle articolazioni completamente diverse.
Non so, per esempio, a cosa si riferisca l'onorevole De Luca
quando dice che ai sindaci deve essere lasciato il compito di
provvedere allo spazzamento. Questo accade in provincia di Ragusa:
in provincia di Ragusa il comune capoluogo ha fatto suo un bando
per la raccolta e per lo spazzamento; in provincia di Ragusa, la
città di Vittoria provvede essa stessa allo spazzamento.
Quindi c'è la possibilità per i sindaci di aderire a delle
proposte, a dei progetti che gli ATO hanno fatto. C'è la
possibilità per i sindaci di provvedere anche ad evitare che la
TARSU sia aumentata. Probabilmente è vero che ci sono dei sindaci
virtuosi, ma ci sono tanti altri sindaci che, per necessità, come
diceva il presidente Mancuso, hanno dovuto mettere a disposizione
del bilancio le somme ricavate dalla TARSU.
Cosa sarebbe accaduto se, invece, i soldi della TARSU fossero
stati vincolati e destinati direttamente al pagamento dei servizi
offerti dall'ATO?
Ci troveremmo di fronte ad una situazione diversa? Io penso di sì.
Per non dire poi che, per quanto riguarda la TIA, questa è una
tassa che va concordata tra l'ATO e i sindaci; quindi mi piace
l'idea prospettata nelle recenti dichiarazioni del Presidente
Lombardo allorché dice di cercare di creare dei modelli che siano
però aderenti alle esigenze delle singole province.
Ieri mattina si è tenuta l'inaugurazione di un centro di
compostaggio a Ragusa.
Per noi, in provincia di Ragusa, fare compost significa dare la
possibilità alla nostra agricoltura di progredire, significa per la
nostra agricoltura abbattere i costi.
Allora, abbiamo la dimostrazione che in Sicilia ci sono dei
modelli positivi realizzati anche attraverso gli ATO, modelli che
non hanno visto né clientelismo, come diceva poco fa l'onorevole
Colianni, né hanno sperperato il denaro pubblico.
La paura che io nutro, come peraltro accade troppo spesso in
Sicilia, è che ci si lasci prendere dalla schizofrenia,
dall'isterismo, nel senso che allora è meglio buttare il bambino e
l'acqua sporca insieme, invece di salvare il bambino e buttare
l'acqua sporca
Evidentemente il sistema va ripensato, gli ATO probabilmente vanno
ridotti; ma non si può abbattere un sistema. Quale sarebbe
l'alternativa? Ritorniamo indietro, aboliamo tutto, cosa facciamo,
realizziamo per ogni comune una discarica? Realizziamo per ogni
comune un termovalorizzatore?
Romantica l'idea di riportare tutto ai sindaci, ma assolutamente
impraticabile
Quella proposta mediana che vorrebbe riportare ai sindaci lo
spazzamento o lo smaltimento è una possibilità che già oggi essi
hanno. Rafforziamola, ma non lasciamoci prendere dall'isterismo e
buttare a mare ciò che, comunque, è stato fatto. Io non sono
d'accordo su questo punto.
Questa Assemblea, quando ha pensato agli ATO, quando ha
contribuito a pensare ad un certo sistema dei rifiuti, ha fatto
anche, consentitemi, un lavoro di copiatura perché gli ATO nel
resto d'Italia funzionano, hanno la possibilità di funzionare.
Allora, se in Sicilia non hanno funzionato, forse non abbiamo
spinto nel senso della riforma che all'inizio si voleva. Pertanto,
non c'è una responsabilità di questa Assemblea. C'è piuttosto, come
diceva poco fa l'onorevole De Luca, una responsabilità che va
individuata nel fatto che non siamo stati coerenti con
l'impostazione che c'eravamo dati. Dovevamo spingere fino in fondo,
dovevamo pensare ad un piano industriale dei rifiuti e metterlo in
atto in breve tempo.
Invece, ogni azione che su questo punto è stata portata avanti è
stata sempre frenata dal sospetto che ci fosse sotto qualche cosa.
Ora, se qualcuno ha dei sospetti, poiché noi parlamentari abbiamo
l'obbligo di denunciare i fatti, di denunciarli in maniera chiara,
dando nome e cognome alle denunce che facciamo.
Allora non si può ogni volta buttare sospetti, buttare una pietra
e poi nascondere la mano.
Personalmente penso che il sistema dei termovalorizzatori vada
ripensato in quanto oggi la tecnologia consente sistemi nuovi, più
moderni del passato. Ma, arrivare a sostenere le cose che ho
sentito stasera in quest'Aula è veramente esagerato.
D'altra parte, questo Parlamento ha il diritto, e il dovere
soprattutto, di affrontare la questione; anzi visto che ci sono
stati e si mostrano tutti questi sospetti, il dovere diventa ancora
maggiore, diventa ancora più forte il nostro dovere di controllare,
di sapere, di conoscere.
Ecco perché ogni decisione, al di là delle considerazioni, al di
là di quello che è stato, di quelle che sono state le polemiche sui
giornali, sui mass media e in quest'Aula, occorre che Parlamento e
Governo insieme trovino una soluzione condivisa, che metta nelle
condizioni tutti quanti di evitare che ci possano essere ancora
sospetti nell'interesse della Sicilia, ma soprattutto
nell'interesse più generale dei siciliani che hanno bisogno di
ritrovare fiducia nelle istituzioni. Infatti, attraverso la fiducia
nelle istituzioni si trova anche il consenso dei cittadini nel fare
applicare le leggi, i piani di governo, insomma tutta quella che è
l'attività sociale.
Per avere maggiore fiducia dei cittadini occorre che ci sia un
percorso assolutamente trasparente in un sistema e soprattutto su
un tema così delicato quale è quello dei rifiuti.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ha facoltà di parlare il
Presidente della Regione per la replica.
LOMBARDO, presidente della Regione. Onorevoli colleghi, anche
stasera devo dire che colgo l'occasione per ringraziare tutti
quanti per il contributo, tutto sommato costruttivo, per le
proposte che in fondo sono state contenute negli interventi, in
tutti gli interventi, salvo - ma non vale la pena neppure di
richiamarla - qualche venatura polemica o qualcosa del genere.
Sull'aumento di valore delle azioni di questa o di quell'altra
società, su chi mi segue, chi mi accompagna, chi dichiara, chi non
dichiara, visto che abbiamo letto i giornali, forse qualche danno
dovuto a incaute dichiarazioni c'è stato se nel gruppo più grosso è
cambiato il vertice, l'amministratore delegato; se ci sono state
separazioni nella proprietà tra fratelli.
Sono cose che ho letto su un giornale che riporta le opinioni e
gli umori dei grandi gruppi imprenditoriali e che, per quello che
può valere, mi ha più volte aggredito nei giorni scorsi, ammesso
che questo possa essere il metro dello stare schierati da una parte
o dall'altra.
Io non ho avuto modo di vederlo prima, l'ho visto sabato, giornata
nella quale si lavora - e, per la verità, se c'è bisogno, si lavora
anche di domenica - io ho disturbato il Prefetto di Messina e tutto
il comitato, il coordinamento di soccorso tra gli altri, ho
incontrato amministratori e cittadini. Così come il giorno
precedente, fuori dalle giornate di più intenso lavoro, abbiamo
fatto questa ricognizione interna. E poi, alla luce del sole,
abbiamo incontrato questi signori che sono stati concessionari di
un titolo importante da parte della Regione, per chiarire senza
avere nulla da nascondere.
Quanto al resto, vedete, quello che conta sono gli atti, quello
che scriviamo; possiamo discutere e ascoltare pretese di rimborsi
più o meno miliardari, non abbiamo detto nulla e non abbiamo dato
nessuna assicurazione né sul quando né sul se.
Ovviamente queste vicende, in un ritrovato rapporto di sereno
dialogo con tutti, anche con questi signori contraenti, a questo
punto è ovvio - non c'è bisogno che lo dica a tutti voi - è chiaro
che si definiscono nella sede competente, quella presso la quale
sono stati risolti i contratti per inadempimento, per nullità
conseguente alla dichiarata e sentenziata illegittimità. Questo
però è fuori discussione. State certi che qui non sarà regalato
neppure mezzo centesimo a chicchessia; questo, lo ripeto, è fuori
discussione.
Credo però che nelle mie dichiarazioni di ieri, di oggi e di
domani, non si colpevolizza nessuno, finiamola con questa sorta di
sindrome della colpevolizzazione.
Si è raccontata una vicenda che dura da dieci anni e che, certo
per un deficit di comunicazione o meglio di pubblicazione legato ad
una concezione, ad una valutazione della natura di questa gara,
chiaramente ha portato ad un annullamento.
E' negativo? E' positivo? Per la verità, da parte di chi è stato
più critico, io credo che questo stop sia stato visto quasi come
provvidenziale perché, nonostante la difficoltà di carattere
finanziario ed organizzativo, oggi siamo nelle condizioni di
ragionare un momento, seppur incalzati da mille problemi finanziari
e organizzativi quasi emergenziali, per potere ridisegnare un
sistema che dovrà funzionare e dovrà funzionare bene, a cominciare,
ovviamente, dall'impegno di ciascuno in ordine, ad esempio,
all'obiettivo per il quale non vedo perché non dobbiamo essere
virtuosi come altre Regioni o altre comunità, quello di una
percentuale - premiata per giunta - di raccolta differenziata dei
rifiuti.
E, a proposito di carte scritte e non di chiacchiere o di
dichiarazioni mie o di chicchessia, in Giunta abbiamo affermato
alcune cose. Primo, che vogliamo lavorare col contributo ovviamente
del Governo che ha fatto una proposta a proposito di disegni di
legge.
Qual è l'obiettivo? L'obiettivo è quello di restituire ai sindaci
un potere che l'istituzione degli ATO ha sottratto ai sindaci
stessi con la connessa responsabilità, che è una responsabilità sia
in ordine al funzionamento del servizio, del quale devono rendere
conto ai cittadini, ma anche al pagamento della tariffa da parte
dei cittadini.
Anche qui, infatti, parliamoci chiaro, magari alla fine è il
Comune che viene chiamato a rendere conto; ma, come accade, al
solito nostro, per alcuni furbi che non pagano, ci sono gli altri
che dovrebbero pagare di più. Come si è accumulata questa voragine
di debito?
Certo, al di là dei dipendenti che sono stati trasferiti, tanti
altri sono stati chiamati a lavorare, sono stati assunti e,
talvolta, ho sentito che si sono fatte spese assurde: sedi,
missioni, mezzi, automezzi e quant'altro. Francamente, questo è un
lusso che non ci si può permettere ed è un lusso del quale chi se
lo è permesso in passato deve rendere conto nella sede
istituzionale competente, io per primo, per carità, come è giusto
che sia.
E, quindi, una semplificazione del processo attraverso una legge.
C'era il disegno di legge; è rimasto molto, è rimasto poco in
Commissione; si sono fatte molte o poche audizioni. Questo disegno
di legge - ci si rimprovera - poi è uscito dalla Commissione con un
voto anomalo, da inciucio. Per carità, io stesso ero orientato e mi
sono mosso perché il disegno di legge uscisse dalla Commissione,
considerato che poi, comunque, c'era quest'Assemblea, quest'Aula,
che poteva rimediare alle anomalie, alle intese più o meno anomale
ma, soprattutto - andiamo al sodo - ad elementi della legge che non
fossero andati bene alla maggioranza, ovviamente, di questa nostra
Assemblea.
Passiamo alle discariche. Siamo al secondo punto del nostro atto
deliberativo di qualche giorno fa: autorizzazione per l'ampliamento
delle discariche, a cominciare soprattutto, anzi, c'è scritto,
delle discariche pubbliche.
Ci è stato detto - in quanto, ovviamente, ci affidiamo ai
soggetti competenti - che questo fatto ci consente, per quelli che
sono i progetti presentati, di avere un'autonomia di capacità, da
parte di queste discariche, che consente un margine ampio perché il
sistema possa chiudersi.
Siamo nel 2009, cinque anni ancora fino al 2014.
Questo advisor ci dirà quanto è esigibile, quanto è recuperabile e
a quanto ammonta questo debito, ma siamo alle prese con un bilancio
della Regione per il quale fare quadrare i conti non sarà
un'impresa facile. Voi tutti lo sapete, lo sa anche lei, onorevole
Cracolici, c'è poco da fare.
Alla fine, due più due dovrà fare quattro o due meno due dovrà
fare zero. Tante le uscite, tante le entrate.
Vedremo come fare, compatibilmente con una quadratura del cerchio
che compete all'Assemblea che modificherà la proposta del Governo
ma che poi, alla fine, dovrà essere orientata a far quadrare i
conti.
Quanto al resto, forse non abbiamo altri argomenti e vogliamo
polemizzare a tutti i costi, finiamola di speculare sul fatto che
nella vita si sia fatto qualcosa prima di essere assessori
regionali: c'è chi ha fatto il docente universitario - questo,
forse, non è confliggente -, qualcun altro ha fatto il
commerciante, o lo vuole fare; qualcun altro ancora ha fatto il
professionista ma ha lasciato gli incarichi.
Se vogliamo sospettare di chicchessia per qualunque nostra
iniziativa o azione, di conflitto di interesse, in un Paese in cui
di questo argomento si dibatte e si parla giorno per giorno, volete
vedere che il più grande conflitto di interessi del nostro Paese,
onorevoli deputati del centrosinistra e del centrodestra, si annida
in questa Giunta?
Credo di poter dire - e lo dico a voce alta - che condivido, mi
faccio carico e sostengo pienamente l'iniziativa di quanti
assessori lavorano e si impegnano a remare a favore di un obiettivo
difficile, ma che insieme dobbiamo raggiungere.
Al di là dei richiami ai classici o al Nuovo Testamento, che
andrebbero minimamente rispolverati, dico che sono pronto a rendere
conto ogni trenta giorni della vicenda messinese, che è drammatica,
gravissima e che certo ci coinvolge tutti, così come a venire in
quest'Aula quando sono convocato, invitato a partecipare alla
costruzione del processo legislativo, tutte le volte che è
possibile.
Certo, oggi avrei voluto essere anche altrove. C'è qualche collega
che non è presente, giustificatamente, e con il quale ho
un'amicizia quarantennale che, mi auguro, le polemiche di questo
ultimo anno e mezzo non demoliscano. Così come, se qualche altro
rapporto di civile amicizia o addirittura di affettuosa
collaborazione, questa convivenza più o meno poco pacifica in
quest'Aula, nel rapporto tra Governo e Assemblea avesse scalfito,
intanto chiedo scusa per le mie intemperanze.
Impegniamoci tutti a lavorare insieme, anche al di là di quelle
che sono le divisioni politiche difficili da demarcare, a proposito
di chi attacca o di chi sostiene, di chi condivide o di chi no,
un'azione di Governo che, vi posso assicurare, tra mille
manchevolezze, certamente mi sento di dirlo in piena coscienza per
me e per conto dei nostri assessori, è finalizzata al bene della
nostra Terra.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, informo che martedì, 27 ottobre
2009, alle ore 16.00, è convocata la Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari.
La seduta è rinviata a martedì, 27 ottobre 2009, alle ore 17,00,
con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
I - Comunicazioni.
II - Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della
rubrica Bilancio e finanze .
La seduta è tolta alle ore 20.40
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
Dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO:
Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica LAVORI PUBBLICI
DI BENEDETTO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per i
lavori pubblici, premesso che:
l'art. 25 della legge regionale del 6 febbraio 2008, n. 1, in
materia di recupero degli edifici situati nei centri storici
stabilisce che l'Assessore regionale per i lavori pubblici è
autorizzato a stipulare con gli istituti di credito apposite
convenzioni finalizzate alla concessione di mutui ventennali,
contratti dai proprietari di unità immobiliari da adibire a
residenza principale o secondaria del richiedente, ubicati nei
centri storici e nelle zone omogenee classificate A nei piani
regolatori generali dei comuni della Sicilia, finalizzati alla
realizzazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio
esistente;
la suddetta norma ha stabilito inoltre che si pone a carico del
bilancio regionale il costo totale dei relativi interessi ovvero
per la rinegoziazione o nuova stipula dei mutui contratti, entro i
termini di validità delle graduatorie di cui all'articolo 137 della
legge regionale 1 settembre 1993, n. 25, dai soggetti utilmente ivi
inseriti che non hanno ottenuto il beneficio alla data di scadenza
della graduatoria stessa;
rilevato che:
l'applicazione della norma in oggetto era possibile solo se veniva
emanato il decreto che stabiliva i criteri e le modalità di accesso
ai benefici, così come sancito dal comma 2 del medesimo articolo
25 della legge regionale n. 1 del 2008, che imponeva il termine di
90 giorni dall'approvazione della legge;
ad oggi, a distanza di 8 mesi, non risulta emanato alcun decreto e
tale vuoto normativo ha impedito il prodursi dei benefici per cui
era stata pensata la norma;
ritenuto che porre fine a tale inadempienza determinerebbe, in
concreto, molteplici effetti positivi, tra cui l'apertura di
numerosi cantieri edili con un risvolto occupazionale, la
possibilità dell'acquisto della casa per giovani coppie, nonché un
azione di risanamento dei centri storici e una loro
rivitalizzazione da cui trarre benefici anche ai fini turistici;
per sapere:
quali ragioni abbiano impedito l'emanazione del decreto che
stabiliva criteri e modalità di accesso ai benefici così come
stabilito dall'articolo 25 della legge regionale n. 1 del 2008 e se
non ritenga tale inadempienza un fatto grave;
se non ritenga necessario e urgente provvedere alla emanazione del
succitato decreto e a tal fine, così come stabilito dal comma 2
dell'articolo 25 della legge regionale n. 1 del 2008, farsi carico
della convocazione della quarta commissione legislativa dell'ARS
Ambiente e territorio' per l'acquisizione del dovuto parere.».
(138)
LUPO, MARINELLO, FERRARA, DI GUARDO, RINALDI. - «Al Presidente
della Regione
e all'Assessore per i lavori pubblici, premesso che:
il diritto alla casa è essenziale per l'esistenza di ogni
individuo;
i compiti e le funzioni relative all'edilizia sociale sono stati
trasferiti con potestà legislativa piena dallo Stato alle regioni
con la riforma della seconda parte del Titolo V della Costituzione
(legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3), lasciando solo al
Governo nazionale la determinazione di un offerta minima di alloggi
destinati ai ceti meno abbienti e la fissazione dei principi unici
a garantire l'uniformità dei criteri di assegnazione su tutto il
territorio nazionale;
in applicazione degli artt. 11 e 12 del decreto legge n. 112/08,
convertito nella legge del 6 agosto 2008 n. 133, è stato
predisposto un piano nazionale di edilizia abitativa, concertato
dalle regioni nella conferenza unificata nazionale con il Ministero
delle infrastrutture e dei trasporti;
considerato che:
è necessaria una svolta nella politica della casa onde risolvere i
problemi abitativi, particolarmente gravi, nei centri metropolitani
di Palermo, Catania e Messina;
l'emergenza abitativa colpisce migliaia di famiglie
rappresentate, non solo da disoccupati, lavoratori precari,
immigrati, ma anche da soggetti monoreddito e anziani pensionati;
l'Assessore per i lavori pubblici non ha ancora emanato il decreto
con cui, ai sensi dell'art. 25 della legge regionale 6 febbraio
2008, n. 1, in materia di recupero degli edifici situati nei
centri storici , avrebbe dovuto stabilire i criteri e le modalità
di accesso ai benefici previsti, quali la concessione di mutui
ventennali a condizioni di vantaggio, attraverso la stipula di
apposite convenzioni della Regione con gli istituti di credito,
proprio per favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente;
per sapere:
quali disponibilità siano state programmate sul piano finanziario,
per fronteggiare l'emergenza abitativa ;
le ragioni che hanno impedito l'emanazione del decreto di cui al
comma 2 del citato art. 25 della l.r. n. 1/2008 per il recupero
degli immobili in stato di avanzato degrado esistenti nei centri
storici;
se, infine, tenuto conto delle difficoltà di offrire risposte
immediate alla odierna emergenza casa , non ritengano opportuno
attivarsi con specifiche iniziative finalizzate all'utilizzo degli
immobili confiscati alla mafia per fronteggiare la carenza
abitativa». (212)
Risposta. - «Con riferimento alle interrogazioni n. 138, a firma
dell'onorevole Di Benedetto,
e n. 212 degli onorevoli Lupo ed altri, si rappresenta che l'art.
33 della legge regionale 14 maggio 2009 n. 6 ha abrogato
l'articolo 25 della legge regionale 6 febbraio 2008 n. 1».
L'Assessore
(on. ing. Antonino
Beninati)
AMMATUNA. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per i
lavori pubblici, premesso che:
con decreto n. 924 del 31 maggio 2005 dell'Assessore regionale per
i lavori pubblici, pubblicato nella Gazzetta ufficiale della
Regione siciliana n. 26 del 17 giugno 2005, è stato indetto un
bando pubblico di selezione per la realizzazione di interventi di
edilizia residenziale pubblica sovvenzionata;
l'istituto autonomo per le case popolari di Ragusa ha partecipato
al suddetto bando con i seguenti progetti:
1) lavori di completamento di n. 18 alloggi con 100 vani nel
comune di Acate (RG), in Via Manzoni ed in Via Balilla, con una
richiesta di finanziamento di euro 1.053,721,29;
2)lavori di completamento di n. 20 alloggi con 104 vani nel comune
di Vittoria (RG), in Piazza Mercato dei Fiori, con una richiesta di
finanziamento di euro 928.807,98;
3) manutenzione straordinaria di n. 12 alloggi siti nel comune di
Pozzallo (RG), in Piazzale Italia, lotto 12, con una richiesta di
finanziamento di euro 252.571,30;
4) manutenzione straordinaria di n. 12 alloggi siti nel comune di
Pozzallo, in Piazzale Italia, lotto 13, con una richiesta di
finanziamento di euro 256.367,71;
5) manutenzione straordinaria esterna di n. 24 alloggi siti nel
Comune di Pozzallo, in Piazzale Italia, lotto 14, con una richiesta
di finanziamento di euro 332.873,90;
6) manutenzione straordinaria interna di n. 24 alloggi siti nel
comune di Pozzallo, in Piazzale Italia, lotto 14, con una richiesta
di finanziamento di euro 155.144,41;
con il decreto dirigenziale dell'Assessorato regionale Lavori
pubblici n. 0856 del 15 giungo 2007, i progetti sopraccitati non
sono stati ammessi a finanziamento, per le motivazioni contenute al
punto o) dell'art. 8 dello stesso decreto che recita testualmente
intervento non previsto nel programma triennale delle opere
pubbliche dello IACP;
ritenuto che:
l'Istituto autonomo per le case popolari di Ragusa è un ente
sottoposto alla vigilanza della Regione, il cui Presidente viene
nominato con decreto assessoriale;
la perdita dei finanziamenti ha avuto ripercussioni su ben 110
famiglie, che hanno visto svanire la possibilità di vedere
realizzati lavori di completamento o di ristrutturazione degli
alloggi di cui sono assegnatari;
risulta incomprensibile la mancata inclusione, nel programma
triennale delle opere pubbliche dello IACP di Ragusa, degli
interventi per i quali è stato richiesto un finanziamento ai sensi
del decreto dell'Assessore regionale per i lavori pubblici n. 924
del 31 maggio 2005;
per sapere se intendano avviare gli opportuni procedimenti per
accertare l'esistenza di eventuali responsabilità in merito al
mancato finanziamento dei progetti presentati dallo IACP di Ragusa
ai sensi del decreto dell'Assessore regionale per i lavori pubblici
n. 924 del 31 maggio 2005». (255)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 255, a firma
dell'onorevole Ammatuna,
si rappresenta che in dipendenza del bando di cui al Decreto n. 924
del 31 maggio 2004 pubblicato sulla GURS n. 26/2005 l'Istituto
Autonomo Case Popolari di Ragusa ha presentato n. 11 progetti,
relativamente ai centri abitati di Acate, Vittoria, Pozzallo e
Ragusa. Il bando ha messo a concorso risorse complessive pari ad
Euro 65.000.000,00, riservando specificatamente per interventi in
favore di disabili l'importo pari ad Euro 3.700.000,00. Al fine di
un'equa distribuzione territoriale delle risorse, il bando ha
previsto delle percentuali per ambito territoriale utilizzate
nell'ambito del Programma Operativo Regionale 2000 - 2006,
riservando così al territorio provinciale di Ragusa la
disponibilità pari ad Euro 2.973.050,00 (4,85%). Oltre le
richieste avanzate dall'Istituto Autonomo Case Popolari di Ragusa,
relativamente all'ambito della stessa provincia sono state
inoltrate le richieste da parte dei Comuni di Monterosso Almo e di
Santa Croce Camerina.
La Commissione per la valutazione delle istanze, in sede di esame,
ha escluso le istanze presentate dai Comuni di Monterosso Almo e di
Santa Croce Camerina, mentre per quelle presentate dall'Istituto
Autonomo Case Popolari di Ragusa, non avendo riscontrato
all'interno della documentazione prodotta la copia dello stralcio
del programma triennale delle opere pubbliche vigente e la relativa
delibera esecutiva di approvazione, le ha ammesse a condizione che
la documentazione prodotta venisse integrata dalla documentazione
mancante e dalla relativa delibera di approvazione, datata
antecedentemente la scadenza dei progetti (15 settembre 2005).
L'Istituto Autonomo Case Popolari di Ragusa non ha prodotto la
documentazione richiesta ritenendo che gli Istituti non rientrino
tra gli enti formalmente tenuti a dotarsi di programmazione
triennale. Pertanto, l'assenza del richiesto Programma Triennale,
oltre ad essere considerata come inadempimento del bando, ha
impedito alla Commissione di valutazione, per effetto della norma
di cui all'art. 14 bis del testo della legge 109/94, come recepito
con modifiche dalla L.R. n. 7/02 e dalle successive leggi regionali
n. 7/03 e n. 16/05, di ritenere ammissibili i progetti presentati
dallo IACP di Ragusa, a meno di n. 5 progetti che sono da
considerarsi esenti dall'inserimento in programma triennale in
forza della disposizione introdotta dall'art. 1 della L.R. 19
maggio 2003 n. 7 che ha modificato l'art. 2 del testo 109/94, come
recepito con le leggi regionali 7/02 e 7/03, esentando
... gli enti di culto e/o di formazione religiosa ... per i quali
(comma 3/ter) ... trovano applicazione le norme prescritte nella
109/94, ad eccezione delle norme di cui all'art. 14... .
La Commissione ha reso così la propria valutazione anche in
relazione alla circostanza che il legislatore regionale si è
preoccupato di individuare puntualmente gli enti non soggetti al
rispetto della programmazione dei lavori, quali quelli individuati
dal combinato disposto dal comma 2 della lettera d e comma 3/ter
dall'art. 2 della citata legge 109/94, come recepita con le leggi
regionali
n. 7/02, n. 7/03 e n. 16/05, tra i quali non rientrano gli Istituti
Autonomi per le Case Popolari.
In definita, sono risultati esclusi tutti i progetti presentati
nell'ambito territoriale di Ragusa,
a mento di quelli presentati dall'Istituto Autonomo Case Popolari
per i quali non è previsto l'obbligo
di inserimento in programma triennale, che sono stati ritenuti
ammissibili e precisamente:
N Centro Oggetto Tipolog Importo Richiesta Quota
abitat ia complessifinanziame compartecipa
o vo nto zione
1 Ragusa Stralcio d 770.415,3550.000,00 220.415,32
funzionale lavori 2
per la
realizzazione di
verde attrezzato
e sistema-zione
viaria
2 Ragusa Stralcio d 727.357,4600.000,00 127.357,45
funzionale lavori 5
per la
realizzazione di
un club house ed
impianti sportivi
3 Ragusa Stralcio d 816.957,1700.000,00 116.957,19
funzionale dei 9
lavori di
costruzione di un
salone ed aule
catechismo
4 Ragusa Stralcio d 732,094,0630.000,00 102.094,01
funzionale lavori 1
per la
realizzazione di
un asilo nido
5 Ragusa Stralcio d 1.699.9001.500.000, 199.900,45
funzionale Chiesa ,45 00
Parrocchiale
dei quali, progetti dal n. 1 al n. 4 sono immediatamente finanziati
per un importo complessivo pari ad Euro 2.480.000,00, restando
escluso dal finanziamento il progetto indicato al punto 5 per
carenza di risorse.
Avverso le valutazioni della Commissione, l'Istituto Autonomo Case
Popolari di Ragusa non ha presentato ricorso né al TAR né ricorso
al Presidente della Regione.
Peraltro, lo stesso Istituto ha destinato le economie liberate ai
sensi dell'articolo 22, comma 9, della L.R. 22 dicembre 2005 n. 19,
per il finanziamento dei progetti ritenuti esclusi, prevedendo con
delibera del Consiglio di Amministrazione n. 28 del 26 luglio 2006
la realizzazione dei seguenti interventi:
Peraltro, lo stesso Istituto ha destinato le economie liberate ai
sensi dell'art. 22, comma 9, della legge regionale 22 dicembre 2005
n. 19, per il finanziamento dei progetti ritenuti esclusi,
prevedendo con delibera del Consiglio di Amministrazione n. 28 del
26 luglio 2006 la realizzazione dei seguenti interventi:
Centro Oggetto Importo
abitato
complessivo
1 Acate Lavori di completamento di n. 18 1.053722,00
alloggi con
n. 100 vani in Via Manzoni e Via
Balilla
2 Vittoria Lavori di completamento di n. 20
alloggi con 929.808,00
n. 104 vani in Piazza Mercato dei
Fiori
3 Pozzallo Manutenzione straordinaria di n. 12
alloggi siti in Piazzale Italia - 254.347,00
lotto 12
4 Pozzallo Manutenzione straordinaria di n. 12
alloggi siti in Piazzale Italia - 222.032,57
lotto 13
5 Pozzallo Manutenzione straordinaria di n. 12
alloggi siti in Piazzale Italia - 491.760,00
lotto 14
dei quali n. 3 interventi manutentivi negli alloggi popolari siti
nel Comune di Pozzallo sono stati già autorizzati dal Dirigente
Generale del Dipartimento di questo Assessorato».
L'Assessore
(on. ing. Antonino
Beninati)
Rubrica LAVORO
ODDO. - «All'Assessore per il lavoro, la previdenza sociale, la
formazione professionale
e l'emigrazione, premesso che:
da mesi, 151 unità lavorative, di cui ai decreti legislativi n.
468/1997 e n. 81/2000 - in servizio presso i comuni di Marsala,
Castellammare del Golfo, Alcamo e Valderice (TP) - attendono
l'erogazione dei necessari finanziamenti, volti a consentire la
proroga dei contratti di lavoro
ex co.co.co.;
in data 17 marzo 2009, presso l'Assessorato regionale del lavoro,
della previdenza sociale, della formazione professionale e
dell'emigrazione, si è tenuto un incontro tra rappresentanti
sindacali, deputati dell'ARS e l'Assessore in indirizzo;
nella suddetta riunione è emerso che era necessario ed
indispensabile individuare risorse finanziarie per procedere alla
proroga di cui trattasi, in considerazione del sostanziale diniego,
espresso da parte del Ministero del lavoro e della previdenza
sociale, di assegnare ulteriori risorse, attraverso l'incremento
della quota da trasferire alla Regione siciliana, per fronteggiare
le emergenze occupazionali riguardanti i suddetti 151 lavoratori;
nei fatti, il Ministero è venuto meno rispetto alla disponibilità
manifestata dall'Assessore nel mese di ottobre 2008, adducendo
motivi di indisponibilità di risorse finanziarie;
con convenzione n. 10499 del 20 ottobre 2005 il Ministero del
lavoro e della previdenza sociale ha concesso alla Regione
siciliana un contributo complessivo di euro 4 milioni 500 mila ai
sensi dell'articolo 78, comma 2, lett. a) e b), della legge 23
dicembre 2000, n. 388;
le suddette risorse sono state trasferite con ordine di pagamento
di 3.448.400,55 euro a valere sulle risorse residue del fondo per
l'occupazione relative all'anno 2003 e con ordine di pagamento di
1.051.599,45 euro a valere sulle risorse residue del fondo per
l'occupazione relative all'anno 2004;
la convenzione di cui sopra prevedeva contributi a favore di
soggetti imprenditoriali, non compatibili con il regime di aiuto
previsto dal regolamento (CE) n. 800/2008 della Commissione del 6
agosto 2008;
con nota prot. 731 del 19 marzo 2009, l'Assessore ha chiesto al
Ministero del lavoro di potere utilizzare le risorse concesse con
la convenzione più volte citata per fronteggiare emergenze
occupazionali riguardanti soggetti già appartenenti al bacino dei
lavoratori socialmente utili finanziati con oneri a carico del
fondo per l'occupazione anche nella considerazione che dette
risorse sono state concesse ai sensi dell'articolo 78, comma 2,
lett. a) e b) della legge 23 dicembre 2000,
n. 388 che, com'è noto, autorizza il Ministero a stipulare
convenzioni con le regioni per programmi di stabilizzazione
riguardante soggetti di cui all'art. 2, comma 1, del d. legislativo
n. 81/2000 nonché per misure aggiuntive di stabilizzazione e di
politiche attive del lavoro e per il sostegno delle situazioni di
maggiore difficoltà ;
per sapere se non ritenga doveroso ed indispensabile sollecitare
il Ministero del lavoro al fine di ottenere il consenso
all'utilizzo delle somme relative alla convenzione più volte citata
in premessa, rassicurando in tal modo i 151 lavoratori che
rischiano, dopo più di un decennio di servizio prestato presso i
comuni sopra elencati, di perdere il posto di lavoro, sia pur
precario, garantendo
il funzionamento di servizi essenziali». (540)
Risposta. - «Con l'interrogazione numero 540, a firma
dell'onorevole Oddo, venivano richieste notizie circa le risorse
necessarie per la proroga dei contratti di lavoro ex co.co.co. in
alcuni comuni del Trapanese.
Con nota prot. n. 1429/gab del 28/05/2009 e successivo sollecito,
con nota prot. n. 484/gab del 23/09/2009, si chiedeva all'Agenzia
Regionale per l'impiego e la formazione professionale di fornire
ogni elemento utile per la risposta.
Con nota prot. n. 1596 del 28/09/2009 il Dirigente Generale
dell'Agenzia per l'impiego rappresentava che:
il Ministero del Lavoro con nota prot. n. 14/0012942 del
14/07/2009, ha riscontrato la nota assessoriale prot. n. 731/Serv.V
del 19/03/2009 precisando che gli eventuali residui potranno
essere utilizzati per misure di politiche attive del lavoro e per
il sostegno delle situazioni di maggiore difficoltà, ai sensi
dell'articolo 78 della legge 23/12/2000, n. 388, con le modalità da
concordare con successivo atto tra questo Ministero e codesta
Regione, nel quale verranno inseriti i comuni da Voi già
individuati.
Tanto in evasione all'atto parlamentare in parola».
L'Assessore
(on. dott. Luigi
Gentile )