Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo per la presente seduta
gli onorevoli Ammatuna, Buzzanca e Nicotra.
Essendo l'onorevole Nicotra presente in Aula, la richiesta di
congedo si intende superata.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
- da parte dell'Assessore per il Bilancio:
n. 229 - Notizie circa la ventilata sottoscrizione, da parte della
fondazione Banco di Sicilia, di una quota di aumento di capitale
Unicredit.
Firmatario: Adamo Giulia
n. 605 - Garanzia del diritto di accesso agli atti dell'elenco dei
beni immobili della società Patrimonio Immobiliare s.p.a.
Firmatario: Aricò Alessandro
- da parte dell'Assessore alla Presidenza:
n. 613 - Iniziative conseguenti all'istituzione della
vicedirigenza a seguito di una recente pronuncia del Consiglio di
giustizia amministrativa per la Regione siciliana.
Firmatario: Mattarella Bernardo.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Comunicazione di assenze alla riunione della I Commissione
legislativa
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che nella seduta della
Commissione legislativa permanente Affari Istituzionali' (I) del
10 novembre 2009 sono risultati assenti gli onorevoli: Barbagallo,
Cracolici, Di Guardo, Greco, Gucciardi, Speziale e Torregrossa.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«All'Assessore alla Presidenza e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
l'Assemblea regionale siciliana, a seguito degli eventi
atmosferici eccezionali che hanno provocato danni in molti comuni
della Sicilia nel periodo compreso da novembre 2008 a febbraio
2009, ha ritenuto di approvare una norma - inserita nella legge
finanziaria regionale n. 6 del 2009 (art. 9, comma 10) - con la
quale si stabiliva che una somma pari a 5 milioni di euro del fondo
regionale delle autonomie locali venisse destinata alla copertura
finanziaria degli interventi sostenuti dai comuni per far fronte a
situazioni di emergenza oltre che per il ristoro dei danni subìti
da soggetti privati;
atteso che si apprende dalla stampa che sarebbe in corso di
registrazione il decreto dell'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali che impegna le somme di cui
alla succitata norma in favore di circa 200 comuni;
preso atto che sono state sollevate da diversi comuni riserve e
lamentele, riportate dalla stessa stampa, circa le modalità con le
quali si è giunti all'emanazione di detto decreto;
per sapere:
se sia stata emanata una circolare dagli Assessorati alla
Presidenza e della Famiglia, per individuare i criteri e le
modalità di erogazione delle somme previste dal comma 10 dell'art.
9 della l.r n. 6 del 2009 e ai quali avrebbero dovuto attenersi le
richieste degli eventuali beneficiari;
se, nell'individuazione dei beneficiari, si sia tenuto conto della
priorità in favore degli interventi già effettuati dai soggetti a
carico dei quali si è verificato il danno;
se, nell'individuazione dei beneficiari, sia stato adottato,
tenuto conto anche della insufficienza delle risorse atte a
garantire l'integrale copertura dei costi, il criterio della
priorità in relazione alla gravità del danno;
se, nell'individuazione dei beneficiari, sia stata operata la
distinzione tra soggetti pubblici e soggetti privati e in ragione
di quale criterio proporzionale sarebbero state previste somme a
favore di uno piuttosto che di un altro;
se sia stata svolta un'attività di accertamento e di valutazione
autonoma del danno da parte degli uffici del Dipartimento regionale
della Protezione civile in relazione alle situazioni di emergenza
conseguenti agli eventi atmosferici che la stessa Protezione civile
ha avuto modo di seguire e gestire direttamente». (856)
CRACOLICI
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la sanità e
all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie
locali, premesso che:
numerosi enti e società hanno stipulato in provincia di Siracusa
convenzioni con molte Amministrazioni comunali per l'assistenza di
anziani soli o senza adeguato supporto familiare, in condizione di
ridotta autonomia o di non autosufficienza, con spese a carico dei
comuni;
in esecuzione di dette convenzioni, numerosi gestori delle case di
riposo hanno ospitato ed assistono anziani che sono in possesso dei
requisiti di legge, previa richiesta delle singole Amministrazioni
comunali;
nonostante le prestazioni che questi enti gestori sono obbligati
ad eseguire a favore degli anziani non autosufficienti, tutti i
comuni convenzionati non rispettano il pagamento delle fatture
emesse a fronte del servizio prestato;
la quota a carico dei comuni comprende tutte le prestazioni
integrative eseguite per convenzione a favore degli anziani non
autosufficienti;
le prestazioni integrative riguardano sia quelle di rilevanza
sanitaria sia quelle di rilevanza sociale;
quelle a rilevanza sanitaria gravano sul Servizio sanitario
nazionale;
per queste ultime l'allora AUSL n. 8 di Siracusa, con nota del 2
marzo 2005 e contrariamente a quanto accaduto precedentemente, ha
dichiarato di 'farsi carico di tutte le prestazioni sanitarie
previste dall'ordinamento vigente, ivi comprese quelle previste
dall'apposita Unità Medica di Valutazione Geriatria, per ciascun
ospite delle case di riposo. Pertanto (...) non è ipotizzabile
alcuna integrazione di retta, quale controvalore monetario
forfettario, facente carico alla AUSL 8, in quanto in tal caso si
realizzerebbe una ingiustificata ed illegittima duplicazione di
oneri per la medesima prestazione', per cui ha vietato ai comuni di
corrispondere la quota di rilevanza sanitaria, pena il mancato
rimborso;
a seguito della predetta nota dell'AUSL 8, tutti i comuni della
provincia di Siracusa si sono sentiti sollevati da ogni
responsabilità in ordine all'anticipazione di detta integrazione di
quota sia a rilevanza sanitaria che sociale;
in conseguenza a quanto disposto dall'AUSL 8, i comuni della
provincia di Siracusa, nel rigettare la richiesta dei gestori delle
case di riposo, hanno invitato le stesse a rivolgersi direttamente
all'AUSL n. 8 di Siracusa per 'eventuali pretese economiche per
erogazioni agli assistiti di prestazioni sanitarie previste
dall'ordinamento vigente'; le seconde (le rette integrative a
rilevanza sociale) sono ad esclusivo carico dei comuni i quali,
equivocandole con quelle sanitarie, non hanno voluto provvedere
agli adempimenti di legge;
tale orientamento da parte dei comuni ha posto in grave crisi di
liquidità tutte le case di riposo, alcune delle quali sono state
costrette a chiudere, altre sopravvivono in una situazione di
generalizzato inadempimento dei propri obblighi di legge, in quanto
se, da un lato, sono obbligate per legge e per convenzione ad
eseguire l'assistenza integrativa agli anziani non autosufficienti,
sostenendone i costi giornalieri per offrire a tutti gli anziani
una vita quanto più dignitosa possibile, dall'altro sono costrette
a scontrarsi con i comuni, i quali hanno continuato ad opporre un
deciso diniego ad eseguire il pagamento delle fatture loro
presentate dai gestori delle stesse case di riposo;
considerato che:
già alcune case di riposo hanno adito le vie legali;
alcuni giudici hanno riconosciuto il diritto, da parte degli enti
gestori, ad ottenere il pagamento dell'assistenza integrativa agli
anziani non autosufficienti, in quanto le stesse case di riposo
hanno sostenuto i maggiori costi giornalieri;
i comuni sono stati condannati anche al pagamento delle spese
legali e di quant'altro, nel frattempo, maturato alle case di
riposo per anziani;
visto che:
alcune case di riposo, per difficoltà economico-finanziarie, hanno
già chiuso le loro strutture in provincia di Siracusa;
decine di lavoratori sono stati licenziati e privati del loro
posto di lavoro ovvero hanno visto trasformato il loro contratto di
lavoro da full-time a part-time, creando gravi e pesanti disagi;
le rimanenti strutture, ancora aperte ma soffocate dai debiti,
rischiano di chiudere a causa della morosità nel pagamento delle
fatture da parte dei comuni;
preso atto che, a fronte della chiusura delle case di riposo, gli
anziani autosufficienti e, soprattutto, quelli non autosufficienti
non ricoverati nelle strutture de quibus rischiano di finire 'sulla
strada' in quanto privati di ogni tipo di assistenza e abbandonati
del tutto in violazione della legge che invece vuole tutelarli;
per sapere:
se non ritengano necessario ed improcrastinabile nominare un
commissario ad acta al fine di dirimere il contenzioso tra l'allora
AUSL n. 8, nel frattempo divenuta ASP n. 8, i comuni della
provincia di Siracusa e i gestori delle case di riposo, al fine di
assicurare certezza occupazionale ai lavoratori utilizzati e
certezza di ricovero agli anziani assistiti;
se non ritengano utile ed indispensabile intervenire con degli
ammortizzatori sociali a favore dei lavoratori che hanno perduto o
stanno perdendo il posto di lavoro;
se non vogliano considerare l'ipotesi di accreditare all'ASP n. 8
di Siracusa e/o ai comuni convenzionati della provincia di Siracusa
le somme che la stessa deve agli enti gestori delle case di riposo,
al fine di saldare tutte le spettanze dovute». (857)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'industria,
premesso che:
presso l'Assessorato regionale dell'industria, Dipartimento
risorse minerarie ed energetiche, giacciono centinaia di richieste
per la realizzazione di impianti per la produzione di energia
alternativa;
l'84,30 per cento di suddette richieste riguarda impianti per la
produzione di energia tramite il sistema fotovoltaico, mentre il
rimanente 15,70 per cento comprende richieste per impianti eolici,
per biomasse, termosolari ed ibridi;
considerato che:
tale ritardo, secondo alcune dichiarazioni rilasciate da
funzionari del medesimo Assessorato, è dovuto, tra l'altro, ad una
cronica mancanza di personale che rallenta l'esame delle oltre 1000
richieste giacenti presso il Dipartimento di cui sopra;
la mancanza di una veloce programmazione rischia di compromettere
i finanziamenti che l'Unione europea stanzia per questa tipologia
di investimenti, con evidente danno non solo per l'economia
siciliana, ma per tutto il settore dell'energia alternativa
regionale, unica fonte per un 'futuro pulito' e scevro dai
condizionamenti delle multinazionali del settore petrolifero;
per sapere se non ritengano opportuno ed urgente, qualora dovesse
essere confermato quanto dichiarato dai funzionari dell'Assessorato
dell'industria, creare una specifica 'task force' regionale per il
vaglio, in tempi rapidissimi e comunque entro e non oltre dicembre
2009, di tutte le richieste per la realizzazione di impianti per la
produzione di energia alternativa presentate al Dipartimento
risorse minerarie ed energetiche dell'Assessorato Industria». (858)
FALCONE
«Al Presidente della Regione, all'Assessore alla Presidenza e
all'Assessore per il bilancio e le finanze, premesso che:
la Regione siciliana, ogni anno, spende cifre esorbitanti in
affitti di locali ove sono allocati gli uffici di tutta la propria
struttura burocratica;
la frammentazione di detta struttura, oltre ad incidere in maniera
massiccia sull'intero bilancio regionale, causa non pochi problemi
all'utenza (in maggioranza proveniente dal resto della Sicilia) per
raggiungere i singoli uffici disseminati su tutto il territorio
urbano di Palermo, città già di per sé stessa caotica e poco
funzionale agli spostamenti urbani;
tenuto conto che:
la quasi totalità delle Regioni italiane ha un centro direzionale
che accorpa, al suo interno, l'intero assetto burocratico e
politico;
la realizzazione di un centro direzionale porterebbe alla
centralizzazione di tutta la struttura regionale, unica alternativa
possibile alla frammentazione dei siti degli uffici regionali;
da un lato, ciò aiuterebbe di molto l'utenza nel raggiungimento
dei singoli uffici, eliminando, tra l'altro, la circolazione di
centinaia di auto nella città di Palermo e, dall'altro, porterebbe,
nel tempo, ad un risparmio considerevole per le casse della
Regione;
per sapere se non ritengano auspicabile attivare gli uffici
regionali competenti al fine di individuare, in sinergia con il
Comune di Palermo, una zona ove realizzare il centro direzionale
della Regione siciliana, che accorpi, in una unica struttura, tutti
gli uffici regionali, attualmente disseminati in tutta la città».
(860)
POGLIESE
«Al Presidente della Regione, all'Assessore alla Presidenza e
all'Assessore per i beni culturali ed ambientali e per la pubblica
istruzione, premesso che:
in data 30 ottobre 2009, a Catania, le Forze dell'ordine hanno
finalmente sgombrato i locali di via Plebiscito, n. 282; questo
ampio immobile, di rilevante valore storico ed architettonico, è di
proprietà della Regione. Per oltre 17 anni è stato occupato
abusivamente da un sedicente centro sociale autodenominatosi
'EXPERIA';
considerato che, con il decreto del Presidente della Repubblica n.
246 del 1985, in base degli artt. 2 e 11, si impone che tutti gli
immobili ex sede della GIL (Gioventù del littorio) siano trasferiti
alle Regioni che, a loro volta, li devono destinare all'Ente
regionale per il diritto allo studio universitario (ERSU) per
finalità di assistenza universitaria;
tenuto conto che:
detto immobile fu la sede della 'Gioventù Italiana del littorio'
(GIL);
il suddetto immobile sorge nel centro di Catania, a pochi passi
dalle più importanti facoltà universitarie della città etnea
(giurisprudenza, lettere, scienze politiche);
i locali si prestano in maniera perfetta a diventare non solo un
centro di aggregazione universitario, ma possono essere adibiti
anche a mensa universitaria, struttura non esistente in zona e
necessaria agli studenti dell'ateneo catanese;
per sapere se non ritengano utile ed essenziale affidare i locali
citati in via Plebiscito n. 282, di proprietà della Regione,
all'Ente regionale per il diritto allo studio universitario (ERSU)
di Catania affinché possano essere adibiti a centro di aggregazione
universitaria e mensa riservata agli studenti dell'ateneo
catanese». (861)
POGLIESE-VINCIULLO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazione
con richiesta di risposta scritta presentata.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura e
le foreste, premesso che:
nel 2006 il consorzio di bonifica 2 di Palermo subentrava alla
cooperativa 'Consorzio irriguo Jato' nella gestione della
distribuzione delle acque nella valle dello Jato;
la cooperativa, fino al maggio 2006, operava nel territorio
garantendo la manutenzione ordinaria della rete, del Nocella e
degli altri affluenti che affluiscono nell'invaso Jato, nonché
tutti gli interventi necessari ad evitare le perdite di acqua
attraverso il lavoro di 15 operatori, di cui 5 a tempo
indeterminato. Il piano di gestione, in perfetta economia ed
efficienza, consentiva 3000 utenze all'anno, l'irrigazione di 4000
ettari, l'utilizzazione di 12/14 milioni di metri cubi di acqua ed
incassi di circa 200 mila euro a stagione pagati dall'utenza per l'
irrigazione;
con il subentro del consorzio di bonifica 2 di Palermo si è
verificato che:
1) nel 2006, l'acqua veniva distribuita gratuitamente alle utenze
con evidente danno alla virtuosa gestione economica praticata fino
ad allora;
2) nel 2007, venivano stipulati circa 350 contratti (il 90% in
meno) per circa 200 ettari di terreni con consumi d'acqua pari a 12
millilitri di metri cubi d'acqua (spreco di acqua);
3) nel 2008, i contratti raddoppiavano rispetto all'anno
precedente, così come i terreni interessati con consumi di pari
entità;
4) nell'anno in corso, tra mancati rinnovi e disdette, le utenze
sono scese a circa 400 e il prelievo è di poco inferiore ai 9
millilitri di metri cubi, di cui circa 2 solo per la distilleria
Bertolino;
per quanto sopra esposto, appare chiaro ed evidente che non vi è
proporzione tra le utenze accese e i consumi registrati, senza
considerare che nulla è dato a sapere circa i prelievi operati in
questi anni dall'AMAP per le utenze civili di Palermo sui quali non
viene operata alcuna verifica;
tra le cause da ascrivere a tale situazione va evidenziato lo
stato di totale assenza di direttive da parte del commissario pro
tempore del consorzio;
la situazione sopra descritta è stata nel tempo oggetto di varie
denuncie alle autorità competenti, da parte di amministratori
locali e singoli cittadini;
tra il consorzio, l'ente di sviluppo agricolo e la cooperativa
Jato si è aperto un contenzioso circa la revoca della convenzione
per la gestione e la distribuzione delle acque per irrigazione del
bacino Poma sul fiume Jato e che nel merito è intervenuto il TAR
con la sentenza n. 142/09 del 26 gennaio 2009, con la quale è stato
dichiarato il diritto della cooperativa di percepire, da parte
dell'Ente di sviluppo agricolo, l'indennizzo per la revoca della
convenzione;
per sapere:
quali iniziative intendano adottare circa l'accertamento delle
responsabilità in ordine a quanto riportato in premessa, ed in
particolare nell'accertamento del danno economico arrecato alla
gestione economica del consorzio stesso;
in che modo l'ESA intenda rispettare la sentenza del TAR;
se, nella prevista ristrutturazione dei consorzi di bonifica,
ritengano che si possa prevedere la messa a punto di sistemi di
gestione virtuosi, come quello adottato dalla cooperativa Jato fino
al 2006, in termini di utenze, incassi da privati ed efficienza
della gestione irrigua». (859)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
GRECO
PRESIDENTE. Avverto che l'interrogazione testé annunziata sarà
inviata al Governo.
Onorevoli colleghi, come preannunziato nella seduta d'Aula di
ieri, convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppi parlamentari.
Invito inoltre - per quanto riguarda il nuovo Gruppo Sicilia' che
non ha ancora provveduto a comunicare il nominativo del capogruppo
- uno dei suoi componenti a prendervi parte.
(La seduta, sospesa alle ore 17.34, è ripresa alle ore 18.22)
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
MAIRA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche alla luce
della discussione svoltasi in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari, ritengo sia opportuno discutere, prima degli altri
strumenti di bilancio o, quanto meno, che si riferiscono al
bilancio, il Documento di programmazione economico-finanziaria per
il significato politico che, a questo punto, l'ordine riveste su
tutti i lavori dell'Assemblea.
Propongo, dunque, il prelievo del terzo punto dell'ordine del
giorno da discutere immediatamente spostando gli altri due punti.
PRESIDENTE. Sulla richiesta di prelievo dell'onorevole Maira
possono parlare un deputato a favore ed uno contro.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me pare strano,
molto strano che, per la prima volta, almeno da quando ho avuto
modo di frequentare questa Assemblea, documenti contabili, DPEF,
rendiconto e quant'altro arrivino in Aula senza il parere della
Commissione che non si è mai riunita per mancanza del numero legale
e, per la prima volta nella storia del Parlamento, da quando mi
trovo in questo Parlamento - è vero che vi sono atti precedenti,
che è inutile che mi richiamate, e mi è stato detto che, negli anni
precedenti, qualcosa del genere è avvenuto -, ma, all'inizio di
questa seduta, non si è accennato a quanto avvenuto in Commissione
Bilancio con il non raggiungimento del numero legale per mesi. E
questo testimonia un malessere che c'è, che dà conto e ragione al
fatto che non ci sia una maggioranza, che c'è una maggioranza di
governo nel Governo perché sono rappresentati tutti i Gruppi in
quel Governo, tranne l'UDC e il PD.
Abbiamo, quindi, il diritto-dovere di opporci come ci opponiamo.
All'interno di quel Governo non siamo rappresentati
Che non vi sia però un accenno anche minimo, anche fatti
regolamentari che pure sono stati sollevati ieri sera e dei quali
non si parla come se nessuno avesse detto niente e come se nessuno
avesse più dignità di presenza in questa Assemblea, onorevole
Presidente della Regione, signor Presidente dell'Assemblea - lapsus
freudiano, i tempi possono essere anche brevi per arrivare a
determinate altre soluzioni, considerato che i capi , forse, hanno
già deciso che bisogna anticipare le elezioni e che c'è un
bell'abbrivio per arrivare presto a votare di nuovo.
Ciò nell'interesse della Sicilia e dei siciliani che riusciamo a
governare, e magari avere sbagliato persona o avere sbagliato
indirizzo.
Allora ritengo grave, signor Presidente, che non vi sia un momento
reale di riflessione sulla Commissione che non si è riunita, sui
pareri che non sono arrivati, sul fatto che il 13 novembre dovrebbe
iniziare la sessione di bilancio e inizierà a lavorare la
Commissione Bilancio, sul fatto che c'è quasi la certezza di quello
che si deve fare senza bisogno di interrogare l'Aula al riguardo.
Ecco perché, dicevo, ieri ho presentato al Presidente
dell'Assemblea di turno una proposta per verificare, dal punto di
vista regolamentare, se era necessario arrivare questa sera alla
discussione o se c'era da concedere alla Commissione Bilancio altri
quattro giorni, dal 6 al 16 novembre, per tentare di far esprimere
un qualsivoglia parere. E se doveva essere bocciato qualcosa - che
andrà bocciato nel momento in cui andremo a discuterne, il DPEF -
l'Aula lo boccerà, se non ci fosse prima una bocciatura in
Commissione Bilancio e poi una bocciatura in Aula.
Stiamo prendendo l'abbrivio, signor Presidente, che se le
Commissioni non esaminano un disegno di legge, l'articolo 68 bis
del Regolamento consente di prelevarlo - sentiti i tre quarti dei
presidenti dei Gruppi parlamentari - e di portarlo in Aula, senza
che le Commissioni abbiano più il diritto, o il dovere, di dare il
parere.
E se c'è la maggioranza di tre presidenti dei Gruppi parlamentari
su quattro, su cinque, quanti siamo, considerato che c'è pure il
Gruppo Misto, allora non comprendo perché, se da un lato, si chiede
il prelievo per approvare subito, urgentemente gli atti, dall'altro
lato, invece, i colleghi non si presentano in Commissione Bilancio
e fanno venire meno il numero legale.
E' un controsenso terrificante che sta a dimostrare come viviamo
nel caos, come viviamo nella tensione di essere vedovi del Governo
o di essere in attesa di entrare in questo Governo a qualsiasi
costo, in un modo o nell'altro, senza renderci conto che di quello
che sto dicendo - entrare o non entrare nel Governo - non interessa
nulla ai siciliani, specie a coloro i quali hanno votato per un
centrodestra con 62 deputati e si possono trovare, da qui a qualche
giorno o a qualche mese, a tornare alle urne e ai quali si chiederà
di nuovo un voto per il centrodestra o per il centrosinistra.
Il danno che stiamo commettendo è enorme e le responsabilità non
sono dell'Aula e dell'Assemblea - parliamoci chiaro - ma di chi
ancora non riesce a fare questa sintesi o questo tipo di incontro
tra Governo e Aula, perché non possono andare disgiunti.
Ecco perché non mi trovo, non mi ritrovo nel dire preleviamo
quella cosa perché abbiamo stabilito che . A cosa serve, se
dobbiamo dire che c'è un Governo che non ha la maggioranza?
Attendiamo, come ieri ha detto giustamente il Presidente del mio
Gruppo parlamentare, che venga qui l'onorevole Lombardo a dire non
ho maggioranza e andare avanti oppure andare indietro.
Dare il colpo, il pugno in faccia, per stabilire che la
maggioranza c'è o non c'è quando la gente aspetta se facciamo, se
interveniamo sull'edilizia per avere quella legge che stiamo
diligentemente portando avanti in Commissione, se facciamo il
bilancio che può andare incontro alle esigenze dei precari, dei
forestali Ma cosa stiamo facendo
Rivolgo un appello forte, regolamentare, perché si tolga dal mezzo
la contrapposizione frontale che non serve a nessuno e si continui
anche ad essere opposizione, ma in alternativa si devono presentare
i progetti Ma dov'è l'alternativa al DPEF o al rendiconto, per
poterli bocciare e presentarne altri che si debbano approvare?
Io non intendo assolutamente né sottostare alle voglie di un
Governo che spesso non riesce a governare, né ad un'Aula che sta
pensando solo a come cambiare i numeri per cercare di ritornare al
potere, come nel passato, o che sta guardando ad un futuro che
certamente non è degno di essere neppure ipotizzato.
Signor Presidente dell'Assemblea, lei ha provato tante volte a
mediare tra Aula e Governo. Onorevole Cascio, lei ha il dovere di
continuare questo tipo di mediazione. Onorevoli colleghi, stiamo
parlando al popolo siciliano
Al popolo siciliano non serve né tornare alle urne né cambiare il
Governo
Al popolo siciliano serve che questo Governo si sintonizzi con
l'Assemblea e cerchi di fare quanto é necessario per trovare un
punto di incontro tra Assemblea e Governo, non per fare nuovi
governi e nuovi poteri, ma per dare all'Assemblea il potere che le
deriva dall'essere stata votata dal popolo, così come il Governo e
il Governatore sono stati votati con l'aiuto di una maggioranza
espressa che non può essere modificata, che ha il diritto-dovere di
governare, ma di ritornare a colloquiare nell'interesse della
gente.
In caso contrario, io non darò un voto né a favore né contro il
DPEF, se non c'è un DPEF in alternativa. Non intendo bocciare il
DPEF, ripeto, senza che ci sia un'alternativa al DPEF.
Io il voto non lo darò in questo senso.
PRESIDENTE. Onorevole Cintola, le voglio ricordare quanto è stato
comunicato nella seduta numero 117 del 27 ottobre di quest'anno
riguardo le determinazioni della Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari, riunitasi quello stesso giorno.
Le leggo la parte finale che è quella più interessante:
«La Conferenza, al riguardo, ha preso atto dell'avvertenza della
Presidenza dell'Assemblea circa il carattere di adempimento
costituzionalmente necessitato dell'approvazione del bilancio della
Regione che presuppone a sua volta la preliminare approvazione del
rendiconto, dell'assestamento e del DPEF. Per tale ragione, la
Presidenza stessa si è riservata di disporre l'iscrizione
all'ordine del giorno dell'Aula dei suddetti documenti legislativi
nel testo tecnico presentato dal Governo e del DPEF anche in
assenza di relazione della seconda Commissione nel caso di loro
mancata approvazione per l'Aula da parte della Commissione Bilancio
nel termine assegnatole, in applicazione peraltro da quanto
prescritto dal Regolamento interno dell'ARS.
Infine, si è convenuto di individuare successivamente la data in
cui tenere seduta d'Aula per l'elezione dei componenti di alcuni
organi dell'amministrazione del Governo regionale».
Questa decisione della Presidenza derivava dalla situazione di
empasse che si era creata in Commissione Bilancio per cui, al fine
di velocizzare i lavori del Parlamento, la Presidenza aveva
ritenuto opportuno disporre il prelievo dei documenti finanziari
per metterli all'ordine del giorno dell'Aula saltando il parere
della Commissione.
Oltre a questo, l'articolo 73 bis.1 del Regolamento, al comma 4,
prevede che l'esame del DPEF deve essere iscritto all'ordine del
giorno dell'Assemblea non oltre venti giorni dall'assegnazione alla
Commissione Bilancio e si conclude entro il termine massimo di tre
giorni. Per la discussione del suddetto Documento si applicano, per
quanto compatibili, le disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo
73 bis.1. Quindi, siamo assolutamente oltre i termini previsti
anche dal Regolamento.
Sul prelievo del III punto dell'ordine del giorno
PRESIDENTE. Sulla proposta dell'onorevole Maira possono parlare un
deputato a favore e uno contro.
CRACOLICI. Chiedo di parlare contro la proposta dell'onorevole
Maira.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, voglio
manifestare la contrarietà alla proposta dell'onorevole Maira non
perché non comprenda le ragioni o non sia legittima la richiesta di
prelievo di questo punto dell'ordine del giorno. Ma devo dire che
trovo singolare chiedere da parte del capogruppo dell'UDC il
prelievo del Documento di programmazione economico-finanziaria che
istruisce la finanziaria 2010 e non rivendicare, invece,
l'approvazione del rendiconto 2008, che è l'ultima legge di natura
finanziaria varata dal Governo Cuffaro.
Siamo in presenza di una contraddizione: il rendiconto è lo
strumento che certifica la spesa relativa all'anno 2008, che è
appunto la legge di bilancio varata nella scorsa legislatura - lo
ricordo a chi c'era nella scorsa legislatura - nella famosa notte
che poi determinò lo scioglimento dell'Assemblea regionale
siciliana; e quella legge di bilancio è stata poi la legge che ha
operato l'attività di spesa per tutto l'esercizio finanziario 2008.
Trovo adesso una contraddizione: in una condizione politica
assolutamente confusa - e voglio essere molto generoso - l'unico
atto che dovrebbe in qualche modo mantenere in vita in questa
Regione una sorta di pseudo maggioranza che fu viene richiesto il
rinvio, di fatto un rinvio sine die, perché tra l'altro martedì lei
ha annunciato che venerdì apriremo la sessione di bilancio, quindi
durante la sessione di bilancio per l'esercizio 2010 dovremmo
approvare gli atti - se saranno approvati - che consentiranno di
discutere una legge di bilancio, ancor prima della finanziaria, in
cui i saldi, cioè l'avanzo relativo all'anno 2008, l'avanzo
presunto, io presumo che sia stato già applicato da parte degli
uffici nel bilancio 2010.
Quindi, noi abbiamo un avanzo 2008, che gli uffici avranno
determinato sulla base del rendiconto approvato con giudizio di
parifica della Corte dei Conti ed è stato applicato per l'esercizio
finanziario 2010; ma apriamo la sessione finanziaria con una legge
di bilancio in cui sono applicati avanzi non certificati
dall'approvazione formale del rendiconto 2008 da parte del
Parlamento.
E' il sintomo dell'impazzimento politico e amministrativo di
questa Aula.
Ecco perché la condizione paradossale e schizofrenica è tale per
cui un atto, su cui tutti dovrebbero essere d'accordo, lo si rinvia
e un atto sul quale presumiamo, immagino, ci saranno non pochi
problemi, si chiede di esaminarlo immediatamente perché bisogna,
forse, mostrare i muscoli. Ma sapete che, mostrando i muscoli,
rinvieremo di fatto l'approvazione del bilancio 2010, e non
certamente entro il 31 dicembre 2009.
Quindi, stiamo partecipando ad una sceneggiata, una delle tante,
sostanzialmente perché non si vuole affrontare e prendere come si
suol dire il toro per le corna .
La tecnica finanziaria prevede che si approvi il rendiconto, che
tra l'altro è stato fatto - credo -entro il 30 giugno o il 31
luglio, non ricordo quando viene dato il giudizio di parifica della
Corte. Il 30 giugno. Poi si dovrebbe fare l'assestamento tecnico;
la stessa cosa sul DPEF.
Io ricordo che stiamo discutendo il prelievo di un punto che
doveva essere esaminato nel mese di luglio e che è stato invece
presentato oltre la metà di settembre; la Commissione Bilancio non
ne ha avuto la possibilità perché la maggioranza non esiste più.
Oggi siamo in questa Aula, per la prima volta, con un DPEF, così
come il rendiconto e l'assestamento, senza la relazione della
Commissione competente perché la Commissione Bilancio non è stata
in grado di esaminare questi atti per assenza dei deputati della
maggioranza.
Quindi, adesso si chiede il prelievo del DPEF dimenticando che
quei due atti sono fondamentali e propedeutici per l'approvazione
del bilancio 2010.
Mantengo, quindi, il mio giudizio negativo sulla proposta di
prelievo.
LEONTINI. Chiedo di parlare a favore della proposta
dell'onorevole Maira.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, esprimo parere favorevole
all'accoglimento della proposta del collega Maira e, nel farlo, mi
soffermo a sottolineare alcune considerazioni che mi portano ad
avere delle idee totalmente differenti da quelle or ora esposte dal
collega Cracolici.
Oggi il vero atto propedeutico all'esame ed all'approvazione del
bilancio, e quindi all'ingresso nella sessione di bilancio, è il
Documento di programmazione economico-finanziaria, già iscritto
all'ordine del giorno. E, così come prescrive il comma 4
dell'articolo 73 bis.1 del Regolamento, non possono, dal momento
dell'iscrizione, trascorrere più di tre giorni e non c'è alcuna
decisione e alcuna facoltà in capo a nessun organismo che può
modificare questa previsione regolamentare. Essendo l'argomento già
stato iscritto all'ordine del giorno, entro i tre giorni
dall'iscrizione e dalla convocazione dell'Aula, noi dobbiamo
approvare il DPEF.
Sugli altri due strumenti, il rendiconto e l'assestamento - e su
questo vorrei che si ascoltasse con attenzione le cose che sto per
dire - sono destituite di fondamento le valutazioni fatte poco fa,
in particolare sulla loro cogente propedeuticità.
Vi ricordo che quest'Aula ha approvato a mia memoria almeno tre-
quattro volte, e gli Uffici mi dovranno e potranno smentire, il
rendiconto un anno dopo l'approvazione del bilancio, cioè ci sono
esercizi di bilancio con l'approvazione preventiva del bilancio
avvenuta un anno prima e il rendiconto dell'anno precedente votato
un anno dopo l'approvazione del bilancio.
Questo è accaduto almeno quattro, cinque volte, e l'ultima volta
quattro anni fa.
Quindi, se questo è fondato ed è vero, come è vero, io ritengo,
sentite le valutazioni espresse poc'anzi dal collega Cracolici e in
parte dal collega Cintola - anche se l'onorevole Cintola le ha
argomentate in modo diverso, con un riferimento, secondo me più
giusto e più corretto, alle valutazioni di carattere politico
complessivo - che oggi si debba prelevare il DPEF ed esaminarlo
come, per altro, è accaduto l'anno scorso e due anni fa con un
esame preventivo del DPEF. Gli strumenti finanziari li possiamo
esaminare dopo perché, nel caso in cui non dovesse essere accolta
la proposta dell'onorevole Maira, dovremmo procedere all'esame,
seduta stante, dell'ordine del giorno, così come esso è formulato,
con i tre argomenti in successione.
Per quanto riguarda la Commissione Bilancio, preferirei che non si
facesse più riferimento a ciò che è accaduto, perché le presenze o
le assenze in Commissione non sempre sono frutto di negligenza, ma
a volte e più spesso sono la conseguenza di alcune posizioni
espresse in modo esplicito, e quindi di alcune volontà espresse in
modo esplicito.
In Commissione è accaduto che durante l'esame del DPEF il
sottoscritto assieme ad altri colleghi, come l'onorevole D'Asero,
hanno espresso valutazioni non positive cercando di indurre il
Governo ad aderire alle istanze, alle prescrizioni ed alle
indicazioni della Corte dei Conti, laddove la Corte dei Conti in
alcuni capitoli della propria relazione indicava non soltanto dei
punti di debolezza, ma richiamava ombre, criticità e, in alcuni
casi, lacune rilevanti e importanti (cito testualmente).
Proprio alla stregua di quanto la Corte dei Conti aveva indicato,
noi ci siamo permessi in Commissione di cercare di aprire un
dibattito con il Governo affinché il Governo aderisse alla nostra
sollecitazione, che era finalizzata ad adeguare la programmazione a
queste indicazioni. C'erano lacune che riguardavano la formazione,
lacune che riguardavano la formazione, è totalmente assente
l'agricoltura, è totalmente assente lo sviluppo socio-economico, è
totalmente assente la materia della raccolta dei rifiuti, sono
assenti i tre quarti della programmazione complessiva del
quinquennio.
Può un Documento di programmazione economico-finanziaria essere
così elusivo? Può essere così lacunoso?
Noi ci eravamo permessi, costruttivamente, di indicare la
necessità di emendarlo e di integrarlo. Il Governo ci ha risposto
che non era il caso, che non era la sede e si doveva procedere poi,
eventualmente, a perfezionamenti futuri.
Siccome, fino ad oggi, noi apparteniamo a questa maggioranza e non
siamo nell'ambito della maggioranza quelli del dopo , siamo
quelli del prima , o il Governo concorda con noi prima, e non
dopo, oppure è bene che si prelevi il DPEF si prelevi e si proceda
oggi al suo esame con tutte le conseguenze, le lacune, i rilievi e
tutto ciò che abbiamo detto in Commissione e che ripeteremo in
Aula.
PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta dell'onorevole Maira di
prelievo del III punto dell'ordine del giorno Discussione del
Documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni
2010/2013 .
Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E'
approvata)
anni 2010/2013
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Discussione del Documento di programmazione economico-finanziaria
per gli anni 2010/2013
PRESIDENTE. Si passa al III punto all'ordine del giorno:
Discussione del Documento di programmazione economico-finanziaria
per gli anni 2010/2013 .
Invito i componenti la Commissione Bilancio a prendere posto al
banco delle Commissioni.
Ha facoltà di parlare il presidente della Commissione e relatore
onorevole Savona per svolgere la relazione.
SAVONA, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, il Documento di programmazione
economico-finanziaria per gli anni 2010-2013, come i disegni di
legge numeri 447 e 446 (Rendiconto 2008 e Assestamento 2009), è
stato inserito per la prima volta all'ordine del giorno della
Commissione Bilancio , nella prima seduta utile dell'organo
istruttorio, subito dopo la pausa estiva dei lavori parlamentari, -
la seduta n. 91 del 22 settembre 2009.
In merito al suddetto DPEF 2010-2013 nelle seduta n. 93 del 29
settembre 2009, la Commissione ha proceduto, ai sensi dell'art. 73
bis.1, comma 2, del Regolamento interno, all'audizione della
Presidente delle Sezioni riunite in sede di controllo della Corte
dei Conti per la Regione siciliana, che ha depositato agli atti
della seduta un'apposita relazione della Magistratura contabile sul
Documento.
La Presidente Arrigoni, nel corso dell'audizione si è soffermata,
in particolare, su taluni aspetti dell'atto che presentano
significative criticità con riflessi e impatti sul bilancio della
Regione siciliana e che hanno parimenti costituito elementi di
riflessione in occasione del giudizio di parificazione sul
Rendiconto generale della Regione siciliana da parte delle Sezioni
riunite della Corte dei Conti, criticità che evidenziano un
notevole deterioramento dei conti pubblici regionali, che si
sostanzia in un deciso peggioramento, rispetto all'esercizio 2007,
della finanza regionale, con la preoccupante, ulteriore crescita
della spesa corrente, a cui si affianca la compressione della spesa
per investimenti.
Nella relazione della Corte si evidenziano, parallelamente, le
criticità rinvenibili nella componente degli oneri, sempre più
rilevanti, riconducibili al comparto della sanità, mentre si
stigmatizzano gli effetti perversi, sul versante incrementale della
spesa, che scaturiscono dal fenomeno della proliferazione di enti e
organismi a partecipazione regionale.
E' nel contempo riconosciuto che il Documento all'esame sembra
orientarsi proprio ad un obiettivo fondamentale, rivolto ad una
drastica riduzione delle dinamiche della spesa. Ma si sottolinea,
nondimeno, come rispetto a tale ambizioso traguardo si registri,
nel DPEF, l'assenza di indicazioni precise sulla tipologia e sugli
effetti delle misure correttive da apportare e, laddove previste,
sulla mancata quantificazione dei risultati positivi attesi, i
quali, peraltro, non possono che risentire, negativamente, della
recessione economica in atto che, da sola, significativamente ha
inciso sul quadro economico nazionale ed internazionale.
E' da rilevare che, nell'ambito delle concrete misure volte al
virtuoso obiettivo del contenimento della spesa pubblica regionale,
la Relazione della Corte valuta positivamente la circolare numero
12 del 2009, con cui l'Assessore per il bilancio e le finanze ha
determinato un puntuale monitoraggio dei pagamenti operati dai
diversi Dipartimenti, e ciò allo scopo di evitare possibili
dilatazioni rispetto alle previsioni contabili iscritte in
bilancio.
Si ritiene allora imprescindibile, in tal senso, da parte della
Corte dei Conti, l'adozione di un nuovo sistema di regole per
intervenire, effettivamente, sulle basi strutturali della crescita
della spesa regionale.
Si stigmatizza, poi, l'assenza di indicazioni esaurienti relative
al tema dello smaltimento dei rifiuti, evidenziando, parimenti,
come anche il settore della formazione professionale costituisca un
profilo con grandi criticità, su cui il Documento di programmazione
all'esame avrebbe dovuto porre maggiore attenzione.
Nel corso dell'audizione i magistrati contabili intervenuti hanno,
nondimeno, osservato che il Documento all'esame presenta, per la
prima volta, una costruzione per obiettivi che, in quanto tali,
potranno essere misurabili, circostanza che si giudica senz'altro
un pregio rispetto al passato.
E' stata altresì riaffermata la richiamata necessità di una
riqualificazione complessiva della spesa regionale che deve
accompagnarsi ad indicazioni più puntuali e dettagliate delle
singole misure atte al raggiungimento degli obiettivi di risparmio
previsti.
In ordine al Patto di stabilità con il Governo centrale, i
magistrati della Corte hanno evidenziato il notevole ritardo
accumulato nella stipula della nuova intesa relativa al Patto
interno di stabilità 2009 quando, secondo le previsioni di legge,
entro il 31 ottobre prossimo dovrebbe essere presentata la proposta
regionale concernente l'esercizio 2010.
Per ciò che attiene al nuovo ciclo di programmazione comunitaria
2007-2013, la Corte ritiene che esso debba caratterizzarsi
strategicamente su una maggiore selezione degli interventi, sotto
il profilo quantitativo, che siano, nel contempo, davvero
significativi sul versante dello sviluppo.
Bisogna sottolineare che, nel corso della medesima seduta si è, in
seguito, sviluppato un ampio dibattito a cui hanno partecipato
tutti i componenti della Commissione, nonché lo stesso Assessore
per il bilancio e le finanze, il quale ha ribadito la necessità di
porre mano alla manovra correttiva 2009 , allo scopo di procedere
a un contenimento sempre più deciso e significativo del debito
strutturale che interessa da decenni la finanza regionale (per un
ammontare di 2,5 miliardi di euro), peraltro in presenza dell'ormai
prossima stagione federalistica che, in quanto tale, impone
un'energica azione di riduzione e responsabilizzazione dei centri
di spesa pubblica.
Nello svolgersi della discussione sono state evidenziate, tra
l'altro, le gravi criticità di bilancio in cui versano gli enti
locali nella Regione, taluni dei quali in condizioni di pre-
dissesto finanziario, criticità che sono largamente ascrivibili ai
ritardi con cui si procede nei trasferimenti da parte della
amministrazione regionale.
Si è altresì evidenziata la necessità di razionalizzare il sistema
delle società a partecipazione regionale, anche allo scopo di
drenare risorse per sollecitare gli investimenti.
In tale contesto, si è rilevato che il DPEF, irresponsabilmente,
non affronta, in maniera incisiva tali aspetti, prevedendo
piuttosto il ricorso a nuove società e modelli organizzativi e
gestionali, senza chiarirne l'utilità reale per la collettività ed
in assenza di un chiaro disegno di riordino del sistema delle
società partecipate.
Da parte di tutti i componenti della Commissione è emersa
chiaramente e con forza una sollecitazione univoca volta ad una più
incisiva, decisa ed effettiva azione di contenimento della spesa
pubblica, cui il Governo dovrebbe informare l'intera
Amministrazione regionale, con particolare riferimento al comparto
delle spesa riguardanti il personale.
Ciò rilevato e sinteticamente delineato, mi corre l'obbligo di
precisare che il Documento di programmazione economico-finanziaria
2010/2013 è stato, in seguito, consecutivamente posto all'ordine
del giorno delle sedute della Commissione, dalla seduta n. 94 del
30 settembre 2009 fino all'ultima seduta, la n. 110 del 10 novembre
2009, ma non è stato più discusso dall'organo parlamentare
istruttorio.
Devo, nondimeno, rilevare che, nel frattempo, sono state trasmesse
dalle Commissioni di merito, I Affari istituzionali , III
Attività produttive , IV Ambiente e territorio , VI Servizi
sociali e sanitari e dalla Commissione dell'Unione europea, i
previsti pareri di cui all'articolo 73 bis.1 del Regolamento
interno.
In particolare la I Commissione, la VI Commissione e la
Commissione UE si sono espresse favorevolmente al Documento.
La IV Commissione, pur lamentando la limitatezza dell'attività
istruttoria che ha potuto condurre, ha purtuttavia inviato un
articolato parere con osservazioni e proposte con riferimento
esplicitamente al settore del turismo.
La III Commissione, infine, ha rassegnato il giudizio negativo sul
DPEF.
PRESIDENTE. Sono iscritti a parlare gli onorevoli Galvagno, De
Luca, Mancuso, Caputo, D'Asero, Dina, Colianni e Romano. Dichiaro
chiuse le iscrizioni a parlare.
Desidero ricordare all'Assemblea gli articoli del Regolamento che
riguarda il Documento di programmazione economico-finanziaria.
L'articolo 73 bis.1, comma 4, del Regolamento, così recita: Sul
Documento di programmazione economico-finanziaria l'Assemblea
delibera con un ordine del giorno presentato nel corso della
discussione il quale può contenere integrazioni e modifiche del
documento stesso. A fronte di più ordini del giorno si vota per
primo quello accettato dal Governo al quale possono essere proposti
emendamenti. L'approvazione dell'ordine del giorno preclude gli
altri'.
E' iscritto a parlare l'onorevole Galvagno. Ne ha facoltà.
GALVAGNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me sembra
stasera di assistere ad una scena kafkiana perché, così come ha già
ricordato l'onorevole Cracolici nel suo intervento, esaminiamo il
DPEF senza avere esaminato i documenti relativi all'anno 2008.
Quindi, andiamo a programmare senza sapere quali sono i saldi di
bilancio, almeno quelli che conosciamo fino al 31 dicembre 2008.
Qui si va avanti ancora per tatticismi. Stasera sulla proposta di
prelievo del punto all'ordine del giorno fatta dall'UDC, tutto il
centrodestra, che fino ad oggi non ha consentito in Commissione lo
svolgimento dei lavori, si è trovato concorde.
E sono concordi, secondo me, non tutti per lo stesso motivo.
I primi lo sono perché vogliono bocciare, così come sicuramente
accadrà, l'ordine del giorno che questa maggioranza - poi non
capisco quale maggioranza, che l'ipotetica maggioranza -
presenterà, i secondi per incassare il male minore. Qualcuno mi ha
spiegato che per il Governo, probabilmente, è meglio avere bocciato
il DPEF e poi rinviare la trattazione dei documenti finanziari ad
altra seduta.
Né l'una, né l'altra. Mi viene in mente un passo del De bello
gallico - che ancora ricordo a memoria nella versione latina, ma ve
lo evito - dove, sostanzialmente, il comandante, cioè Cesare, il
quale si trova stretto in una sorta di fortino, pur di difenderlo,
ordina a Labieno di fare un'irruzione; pertanto, non solo non
poteva difenderlo, ma gli diceva di uscire in maniera tale da
vedere cosa tirare fuori. Credo che siamo al capolinea.
Pur nondimeno, siccome stasera dobbiamo esaminare il DPEF,
vogliamo anche noi dare un minimo di contributo al DPEF 2010/2013 -
la legge numero 10 regolamenta tutti i passaggi per arrivare in
Aula -, che è stato presentato il 15 settembre 2009. La normativa
prevede che sia presentato entro trenta giorni dalla data di
presentazione di quello nazionale alle Camere, cioè il 31 agosto.
Il rispetto della tempistica, prevista dalla legge e dal
Regolamento interno per l'esame parlamentare del Documento e per
l'adozione del relativo ordine del giorno, costituisce un aspetto
essenziale della procedura perché garantisce il reale assolvimento
da parte dell'Assemblea del ruolo di indirizzo al Governo per la
predisposizione dei documenti finanziari, Bilancio e Legge
finanziaria.
Tali documenti dovrebbero essere formulati anche sulla base degli
indirizzi votati dall'Aula.
Quando la discussione sul DPEF si svolge a ridosso della
presentazione di Bilancio e Finanziaria viene preclusa, come è
avvenuto anche quest'anno forse in misura ancora più marcata
rispetto agli anni precedenti, la necessaria connessione logica e
temporale tra i contenuti del DPEF, l'atto di indirizzo
parlamentare e la definizione dei contenuti di bilancio.
La stessa Corte dei Conti ha, in più di un'occasione, avvertito
come il rispetto dei tempi non rappresenti un mero adempimento
formale connesso a termini meramente ordinatori, ma una logica ed
imprescindibile esigenza da cui dipende la possibilità
dell'Assemblea di intervenire efficacemente nella fase di
determinazione delle scelte programmatiche tracciate dal Governo.
Dall'esame del Documento emergono alcuni degli aspetti critici già
contenuti nei DPEF presentati negli ultimi esercizi.
Si perpetua anche quest'anno la mancanza di alcuni elementi
espressamente previsti dalla legge 10/1999, e anche quest'anno i
criteri di calcolo, sulla base dei quali è costruito l'andamento
tendenziale della finanza pubblica, sono generici ovvero soltanto
richiamati.
Gli obiettivi programmatici di finanza pubblica, le componenti e i
saldi di bilancio continuano ad essere espressi mediante una mera
esposizione del loro andamento in termini di incidenza percentuale
sul PIL; mentre non sono reperibili, in nessuna parte del
Documento, le stime sul fabbisogno e sugli obiettivi di
contenimento riferiti al settore pubblico regionale allargato.
Infine la parte del DPEF relativa alla manovra correttiva continua
a non indicare le quantificazioni e gli effetti finanziari delle
misure da realizzare.
Permangono, pertanto, inalterati tutti gli aspetti e i profili di
indefinitezza del quadro programmatico degli interventi correttivi,
già evidenziati dalla Corte dei Conti in sede di audizione in
Commissione Bilancio sul DPEF.
La stessa Corte dei Conti ha manifestato ancora una volta la
propria difficoltà a valutare la fattibilità della manovra
finanziaria pluriennale che il DPEF dovrebbe indicare, in assenza
di indicazioni dettagliate in ordine agli interventi correttivi ed
ai relativi effetti sul quadro finanziario complessivo.
Certo, non si agisce nel senso su auspicato senza misure efficaci
che intervengano sul fenomeno della proliferazione di enti e
organismi a partecipazione regionale; presidente Savona, lei lo ha
richiamato.
Non si possono non esprimere profonde perplessità rispetto alla
volontà manifestata nel DPEF dal Governo di realizzare nel settore
agricolo-forestale, ancorché in quello della internazionalizzazione
del commercio, nuove società in house, circostanza che appare non
coerente con la dichiarata volontà di procedere alla messa in
liquidazione e all'accorpamento della gran parte, se non di tutte
le attuali società ed enti.
Il quadro così delineato mette in chiaro le insufficienze delle
misure di bilancio volte ad un effettivo cambio di rotta. Mi
riferisco, in particolare, alla spesa per il personale e ai
meccanismi contrattuali retributivi, che garantiscono il
mantenimento della posizione stipendiale dei dipendenti.
Ritengo ancora necessario adottare un sistema efficace di regole
per intervenire effettivamente sulla base della crescita
strutturale della spesa regionale, che non appaiono in alcun modo
delineate nel DPEF in esame.
Per ciò che attiene il nuovo ciclo della programmazione 2007/2013
è necessaria la concentrazione su un numero selettivo di interventi
strategici, che siano davvero significativi sul versante dello
sviluppo e rispetto ai quali il DPEF risulta deficitario nella
indicazione delle relative strategie di intervento e degli
obiettivi relativi, quando proprio il DPEF, nel quadro della
programmazione integrata, è lo strumento giusto per definire
annualmente l'allocazione delle risorse regionali.
Non posso non soffermarmi, infine, sulla questione delle politiche
ambientali e sullo smaltimento dei rifiuti, tematica del tutto
assente nella valutazione del Documento di programmazione economico-
finanziaria all'esame, e ciò malgrado le gravissime criticità
finanziarie del settore che aggravano la difficoltà di bilancio in
cui versano gli enti locali, taluni dei quali in condizione di pre-
dissesto finanziario. Criticità che sono largamente ascrivibili ai
ritardi con i quali si procede nei trasferimenti da parte della
Regione.
In conclusione, il Documento, sulla base delle linee e delle
superiori considerazioni, appare asfittico e, nel migliore dei
casi, rinunciatario in quanto non offre alcuna scelta strategica
per lo sviluppo della Sicilia. In Commissione abbiamo tentato di
dare al Governo alcuni elementi in più, con gli interventi che ci
sono stati dopo l'audizione dei magistrati della Corte dei Conti.
Ma, nostro malgrado, non è cambiata una sola virgola nel documento.
Per tale motivo non possiamo che esprimere un parere oltremodo
negativo.
Assume la Presidenza il Vicepresidente FORMICA
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Luca. Ne ha
facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa sera si sta
affrontando un documento economico-finanziario diverso da tutti i
documenti che sono stati sottoposti all'attenzione e
all'apprezzamento di quest'Aula. Ognuno di noi, sicuramente, ha
avuto la possibilità di leggerlo e di confrontarlo con i documenti
che, in passato, sono stati proposti e che sono anche, purtroppo,
stati approvati.
Oggi, per la prima volta, i dettami della legge regionale numero
10, che disciplina la redazione del Documento di programmazione
economico-finanziaria, sono applicati in toto.
Per la prima volta abbiamo un documento complessivo.
Io ho avuto, in più occasioni, la possibilità di evidenziare da
questo scranno la carenza dei precedenti Documenti di
programmazione economico-finanziaria, la cosiddetta spesa
allargata, l'indebitamento allargato. E mi sono permesso di
affermare in più occasioni, senza mai essere smentito, che il vero
indebitamento della nostra Regione non lo conosce nessuno. E non lo
conosce nessuno perché uno dei princìpi fondamentali utilizzati per
redigere il Documento di programmazione economico-finanziaria è
quello di allegare un documento riassuntivo di tutta la struttura
finanziaria degli enti, delle società, delle aziende, di tutta la
cosiddetta pubblica amministrazione allargata a cui la Regione
contribuisce in modo complessivo, o anche periodico o permanente.
Questo Documento, se lo confrontate con il passato, contiene già i
primi elementi della verità, della completezza. Allora, come si fa
ad esprimere certi giudizi su un documento che, per la prima volta,
comincia a fare una operazione verità, che naturalmente è
un'operazione difficile perché, nel momento in cui si evidenzia la
reale situazione della Regione, bisogna immediatamente e
contestualmente introdurre gli elementi correttivi.
Il Governo Lombardo ha fatto proprio questo, forse commettendo
l'errore di evidenziare, una volta per tutte, come stanno le cose
e, di conseguenza, suggerire alla nostra attenzione quali sono gli
interventi immediati di razionalizzazione per arrivare nel medio
periodo ad evitare il baratro nel quale noi ci troviamo e che
nessun Documento finora ha avuto il coraggio di certificare.
I due miliardi di indebitamento sono solo numeri, che sicuramente
da questo punto di vista non rappresentano la verità, perché se noi
provassimo a sommare l'indebitamento di ogni ente - e ne conosciamo
tanti - ci renderemmo conto che quelle somme non sono state mai
esposte nei nostri bilanci, in alcuno dei nostri documenti.
Allora, di cosa stiamo parlando quando si formulano riflessioni e
ragionamenti sullo sviluppo, che parlano di carenze nel Documento,
che parlano di soluzioni?
Ma, cari colleghi, se prima non ci rendiamo conto di qual è il
reale punto di partenza, quali strategie volete mai suggerire, o
ognuno di noi può suggerire, se non ci rendiamo conto del baratro
nel quale ci troviamo?
Questo è un problema che non è sottile, non è formale, perché c'è
sempre un motivo di fondo. Finora i Documenti non hanno mai avuto
quell'allegato imposto dalla legge 10, e questo perché, nel momento
in cui si formalizzano alcune situazioni, contestualmente il
Documento deve contenere la soluzione. Non possiamo dire, ad
esempio, che la Regione è indebitata per 5 miliardi di euro senza
indicare nel DPEF le strategie correttive per arrivare, nel medio
periodo, a risanare la situazione finanziaria. Eppure, questo
piccolo elemento non è stato mai trattato.
Questo Documento, per la prima volta, contiene la strategia
unitaria della programmazione.
Tante volte ci siamo lamentati in passato perché non sapevamo come
venivano utilizzati certi Fondi, quali erano i criteri e perché non
passavano dai bilanci della Regione.
Eppure, finalmente, abbiamo una strategia unica anche da questo
punto di vista, per la prima volta troviamo nel DPEF la
programmazione dei fondi FAS e, quindi, possiamo finalmente avere
una visione complessiva, possiamo avere gli elementi di giudizio
complessivo di quella che è l'azione finanziaria del Governo.
Naturalmente, ci rendiamo conto che è difficile fare una
operazione verità e, nello stesso tempo, dare la soluzione. E'
difficile perché, da questo punto di vista, abbiamo avallato in
tante occasioni una carenza di base che nascondeva però, da questo
punto di vista, una situazione molto più delicata.
Questo Documento suggerisce di utilizzare in modo diverso i fondi
extra-regionali per accompagnare la politica di risanamento in esso
contenuta, e quindi evitare che, da un lato, si continuino ad usare
male le risorse comunitarie ma, nello stesso tempo, si continui ad
appesantire la spesa corrente. Ecco che allora vengono espressi
giudizi sommari.
Individuate delle soluzioni per mettere in condizione questa
Assemblea di approvare un Documento trasparente che indica
realmente la linea del risanamento e che, quindi, mette in
condizione il Governo di non creare le situazioni di allarme di cui
qualcuno ha accennato, questo Governo ha detto sempre che avrebbe
evitato tali situazioni, e così è stato, evitando qualunque tipo di
drastica riduzione, qualunque tipo di scelta drastica rispetto a
situazioni che in questi anni si sono create. Questo Governo non ha
messo nessuno alla porta, non sta licenziando nessuno; ci sono
stati confronti serrati anche da questo punto di vista, sono state
individuate le soluzioni.
Allora, pensare di richiamare un esempio di questa strategia, cioè
l'individuazione di una società che gestisca in house alcuni
servizi, se quello è il modello tecnico per poter utilizzare in
modo legittimo i fondi comunitari, ben venga perché è lo strumento
che consente di dare stabilità anche al personale che è coinvolto
da questa azione di razionalizzazione.
Ma forse qualcuno pensava che dovevamo continuare a spendere male
i fondi della Comunità Europea e, quindi, a non dare nessun
elemento aggiuntivo al nostro sviluppo, nascondendo, continuando a
nascondere quella che, purtroppo, è la crudezza dei nostri conti.
Questo Documento merita di essere approvato dall'Assemblea già
soltanto per questi elementi che ho citato, e anche perché contiene
in modo chiaro le soluzioni. In questo Documento si è avuto il
coraggio di cominciare a dire come stanno le cose - e voglio
ricordare a quest'Assemblea che il dato aggregato di quanto ammonta
l'indebitamento complessivo di tutti gli enti in cui la Regione
partecipa non esiste ancora in un documento -, di avviare questa
azione, toccando probabilmente molti interessi, e chissà quante
reazioni ci sono state a questi interessi.
Fosse anche solo per questo motivo l'Assemblea deve votare il DPEF
e deve accompagnare, da questo punto di vista, la politica di
risanamento che il Governo Lombardo sta portando avanti.
Qualche errore lo abbiamo commesso, non ci sono dubbi. Qualche
errore, nella frenesia di dare le soluzioni, possiamo commetterlo
tutti. Ma non possiamo, a fronte di un eventuale errore rispetto ad
una situazione comunque drastica, disperata, nella quale questo
Governo sta cercando di agire, farlo assurgere a modello di
scontro.
Non possiamo assumerci la responsabilità di far affondare
definitivamente la nostra Regione.
Questo Parlamento non può prendersi questa responsabilità, e non
se la può prendere non perché va salvato il Governo Lombardo, ma
qui va salvata la nostra Terra, e va salvata rispetto ad una
politica nazionale che sicuramente non ci concederà più sconti.
Allora, cari colleghi, un sussulto di dignità. Aldilà della
normale dialettica politica cerchiamo su questo punto, e sui punti
che riguardano la materia finanziaria, di evitare di farci del male
e di evitare di fare del male alla nostra Terra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha
facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ringrazio
l'onorevole De Luca per l'intervento di grande passione che ha
cercato di fare in questa Aula per convincere i colleghi deputati
su una materia che certamente non si riferiva al Documento di
programmazione economico-finanziaria depositato da qualche mese in
Commissione.
Io valuto questo documento come un ottimo libricino didattico per
gli studenti anche delle scuole superiori della nostra Terra, dove
ormai la materia obsoleta trattata sotto diversi aspetti, dai Fondi
europei al debito della Regione, dagli accordi-quadro di programma
all'intervento sulla sanità, sono superati sia dall'economia che
dal tempo.
Ritengo, invece, che questo Documento di programmazione economico-
finanziaria debba essere aggiornato ai tempi di oggi, alle
evoluzioni dell'economia, alle evoluzioni della politica, alle
evoluzioni di questa Terra; si debba agganciare a tutti gli atti
amministrativi che, nel corso di questi mesi, hanno caratterizzato
il Governo, perché non c'è assolutamente coerenza con quello che il
Governo ha fatto, ha annunciato, rispetto a questo documento di
programmazione economico-finanziaria.
Rispetto a questo, non me ne voglia il collega De Luca, quali sono
gli elementi correttivi della finanza regionale all'interno di
questo DPEF? Ho provato a riprendere le pagine per cercare di
trovare un elemento correttivo sotto diversi profili, ma non sono
riuscito a trovarlo. Sono andato anche in una pagina particolare,
la numero 80, che riguarda il debito regionale, e non c'è nulla di
quello che è stato detto. Anzi, rispetto agli altri Documenti
presentati, proprio sul debito regionale c'è, questa volta, una
situazione di incremento per il 2008 e una situazione di allarme
per il 2009.
Ma quello che più preme, al di là di quelle che possono essere le
valutazioni della Sezione di Controllo della Corte dei Conti, che
ho avuto il piacere di ascoltare in Commissione Bilancio, è che
siamo di fronte ad un Documento che fa mancare la struttura del
vero sviluppo della Sicilia, la struttura di come l'agricoltura
deve essere pensata, non solo all'interno degli accordi-quadro e di
programma, ma anche dei fondi FAS e del cosiddetto bilancio
regionale, di quello che deve essere il futuro di questa Sicilia.
Non c'è traccia neppure dell'emergenza rifiuti. E l'emergenza
rifiuti non significa soltanto la spazzatura nelle strade, ma
significa l'indebitamento di tutti i comuni dell'Isola, significa
allarme per tutte le infrastrutture che girano intorno ad un
comparto che sembrerebbe si avvicini al 16 per cento del PIL
regionale.
Allora, se manca questo, cosa dobbiamo approvare? Quella che è
l'operazione didattica presentata - come dice l'onorevole De Luca -
per guardare ad elementi correttivi? Correggere cosa? In questo
DPEF non è indicato cosa bisogna correggere, si parla dei Fondi
europei come se quei fondi siano già all'opera in Sicilia. Mi
sembra, invece, che più che all'opera, siamo in una situazione
quasi di allarme anche lì dove i Fondi, tra qualche settimana,
devono essere convertiti.
Ci vuole uno sforzo maggiore da parte di chi, fino ad oggi, ha
comunque operato bene nel Governo regionale. Abbiamo assessori che
lavorano alacremente dalla mattina alla sera, che stanno cercando
di portare avanti lo sviluppo della Sicilia, che stanno cercando di
farla emergere, che stanno cercando di recuperare il tempo perduto.
Ma hanno fatto poco. Devono fare di più, devono impegnarsi di più
per la nostra Terra perché il loro lavoro, col nostro sostegno,
serve a scrivere una nuova pagina, serve ad invertire la rotta e
l'impegno, che fino ad oggi hanno profuso, non è bastato. Serve
ancora più forza, onorevole Leanza
L'unica cosa che a me piace, e non lo dico per piaggeria, in
questo DPEF - sarà forse per l'età in cui ci si appassiona alle
cose che si vedono e non a quelle cose che si fanno - è il cinema.
Il cinema è una bella pagina di questo DPEF, un'operazione
importante sotto il profilo internazionale. Oggi, con il film
Baarìa che abbiamo finanziato, siamo a Los Angeles; quindi una
dimensione internazionale, grazie all'impegno del nostro Governo.
Allora, per spronare un Documento che in questo momento ha il
valore della didattica, occorre trasformarlo in un impegno politico
per raggiungere risultati amministrativi.
Io sono certo che lo sforzo maggiore che metterà questo Governo
accontenterà tutti quelli che in questo momento ritengono che il
Governo ha fatto bene fino ad oggi.
Ma per avere il consenso dei siciliani deve fare molto di più.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha
facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo
della Regione, vorrei che non si sottovalutasse l'atto che oggi è
sottoposto all'impegno di questa Aula.
Noi non parliamo di un documento politico o di un documento
amministrativo, noi parliamo e siamo chiamati ad esaminare e
discutere il Documento di programmazione economico-finanziaria dei
prossimi tre anni di questa Regione.
Oggi andiamo a dare un giudizio su quello che la Regione siciliana
e il suo Governo vogliono programmare nei settori cruciali,
strategici, culturali, sociali, imprenditoriali, economici,
agricoli di questa Sicilia; quindi, inviterei i colleghi
parlamentari alla giusta attenzione che merita questo documento. Si
tratta di un Documento che presenta poche luci e tantissime ombre
e, se andiamo a fare un esame comparativo con il documento che
l'Aula ha approvato lo scorso anno, troveremo tantissime cose
uguali, addirittura sovrapponendole alcune pagine sono le stesse.
E io non credo che la programmazione del 2008 sia uguale alla
programmazione del 2009.
Il 2009 è l'anno in cui sono esplose le contestazioni del mondo
agricolo, del mondo dei precari, del mondo degli imprenditori, del
mondo dell'economia, del mondo del sociale. E' esploso il dramma
del timore di restituire quasi 300 milioni dei fondi comunitari
2007/2013.
Quindi, questo è un documento che doveva essere, e avrebbe dovuto
essere, totalmente diverso da quello dello scorso anno. Invece,
questo Governo, o per pigrizia mentale o per incapacità di unire
novità programmatiche, ci ripresenta su alcune parti lo stesso
Documento.
Invito l'assessore per il bilancio, onorevole Di Mauro, che si
prepara all'intervento finale, a rileggere per un momento alcune
pagine del Documento di programmazione economico-finanziaria
dell'anno precedente.
Guardate, qualcuno lo ha definito il libro dei sogni. Io sarei
contento di stare a parlare di un libro dei sogni perché i sogni
evocano, tutto sommato, eventi positivi. I sogni sono speranze. Si
differenziano dagli incubi perché i sogni sono speranze.
Questo è un Documento che, se dovesse essere approvato così come
è, farebbe piombare la Regione Sicilia in una assoluta confusione
di carattere gestionale.
Io vorrei capire e sfido il Governo, onorevole Presidente, a
convincere l'Aula in che modo questo Documento intende affrontare
il problema delle difficoltà del mondo agricolo.
So che l'assessore Cimino si sta spendendo moltissimo, ne sono
testimone perché in Commissione si è molto impegnato per il
comparto agricolo; ma il suo impegno è vanificato da questo
Documento che non prevede una strategia. Infatti, una cosa è
l'impegno personale, culturale e programmatico, altra cosa è la
strategia per il settore agricolo.
In questo Documento manca una strategia della pianificazione dello
sviluppo agricolo del territorio della Sicilia. In questo Documento
viene appena accennato il capitolo del precariato perché questo
documento continua a perpetuare il precariato in Sicilia. In questo
Documento non c'è una strategia dello sviluppo del mondo del lavoro
in Sicilia.
Il Governo sul settore dell'occupazione dimostra una miopia
impressionante, e così sul settore della programmazione per quanto
riguarda lo sviluppo delle imprese.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi siamo stati richiamati
più volte, da Confindustria, da Assindustria, dalle Camere di
Commercio, dal mondo delle piccole e medie imprese, dal settore
produttivo delle piccole unità economiche di questo territorio, ad
un maggiore impegno, ad una maggiore attenzione, a destinare
risorse, ad incentivare lo sviluppo economico, a stabilire un
livello accettabile di concorrenza, a rendere più competitive le
attività commerciali, economiche e produttive.
Bene, a fronte di questo richiamo autorevole, competente, al grido
di allarme dal mondo delle imprese, noi rispondiamo con la
genericità di affermazioni che non contengono una programmazione di
sviluppo del nostro settore produttivo.
L'onorevole Gianni ha consentito l'approvazione in Commissione di
alcune norme per quanto riguarda lo sviluppo delle imprese
femminili, lo sviluppo delle imprese giovanili. Ancora non ci sono
i bandi, e noi qui andiamo a fare un'elencazione del 2000-2006 e
del 2007-2013.
Il POR 2000-2006 contiene dei numeri che sono disancorati dalla
realtà, perché l'impegno delle somme è una cosa e l'effettiva
spendibilità è un'altra cosa. Noi le abbiamo impegnate ma non le
abbiamo spese; e così come andremo a restituire somme del 2000-
2006, andremo a restituire in questo momento 300 milioni di euro
del 2007-2013 di questa terza annualità, ed è un crimine perpetuato
ai danni dell'economia siciliana perché le andiamo a sottrarre 300
milioni di euro.
Qui scontiamo alcune scelte scellerate adottate dal Governo perché
sulla programmazione economica e comunitaria questo Governo si è
mosso con assoluto dilettantismo.
Ricordo soltanto che è stato cambiato in corsa il responsabile
della programmazione comunitaria, la dottoressa Palocci. Abbiamo
sostituito la dottoressa Palocci che, al di là dell'aspetto
caratteriale, aveva dimostrato grande competenza ed aveva
conquistato un'autorevolezza straordinaria in tutta la Comunità
europea con il dottore Bob Leonardi.
I primi cento giorni di questo professionista sono stati coronati
da un grande fallimento e la Regione, invece di punirlo dal punto
di vista economico, dal punto di vista professionale, dal punto di
vista dell'incentivo, lo ha premiato mandandolo a Bruxelles. Eppure
in quei cento giorni ha creato un caos all'interno della burocrazia
regionale sui fondi comunitari che ancora oggi stiamo pagando.
Sul mondo della formazione professionale l'impegno
dell'assessore è davanti agli occhi di tutti, ma l'impegno
dell'assessore Gentile è una cosa, la programmazione del Governo è
un'altra cosa.
Il lavoro dell'assessore Gentile viene vanificato, annullato,
oscurato da questo Documento di programmazione economico-
finanziaria, dove non c'è una strategia della formazione come
elemento di qualità per formare una classe dirigente nei vari
settori dell'economia, del sociale, dell'imprenditoria e
dell'artigianato di questa Sicilia.
A fronte di questo ragionamento che è impietoso,
incontrovertibile, non c'è un Documento di programmazione economico-
finanziaria; c'è la mancanza di una programmazione, la mancanza di
una visione dello sviluppo della Sicilia. Credetemi, qualunque
funzionario del più piccolo comune della Sicilia avrebbe presentato
un documento sicuramente migliore e più accettabile di questo che
il Governo della Regione ci presenta.
Anticipo che voterò contro, ma è un voto che non c'entra - e vi
prego di valutarlo -, è avulso da quello che gira nei corridoi di
questo Parlamento. Non è un voto contro perché c'è una politica di
opposizione al Governo, non è un voto contrario perché c'è la
strategia di mettere in difficoltà il Presidente della Regione che
tutti abbiamo votato.
Io per primo dico che i miei 17.000 voti sono stati 17.000 voti al
Presidente Lombardo. Ma questo è un voto contrario non al
Presidente, non è un voto di insidia alla maggioranza, non è un
voto per mettere in difficoltà il Governo, bensì un voto di fede
alla Sicilia perché votare questo documento programmatico significa
perpetuare l'assoluta incapacità gestionale di questo Governo sui
temi fondamentali della nostra Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Asero. Ne ha
facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo questa
occasione importante per poter evidenziare alcuni degli elementi
che un documento di programmazione economico-finanziaria, a mio
avviso, deve sicuramente contenere come punto di riferimento perché
non sia un rituale che, alla fine, porta solo ad un momento quasi
burocratico di approvazione che generalmente in Parlamento si è
determinato.
Partendo dal presupposto che c'è una suddivisione temporale,
pensando a quello che il Documento di programmazione economico-
finanziaria deve rappresentare per il futuro, agganciato a quella
che è la realtà esistente, perché per guardare al futuro,
sicuramente - checché se ne dica, al di là di questi momenti di
grande mistificazione in cui si vuole evidenziare e dire che tutto
ciò che fino ad oggi è stato creato, realizzato, costruito, è da
distruggere e buttare -, io ritengo che una razionalità anche dei
ruoli istituzionali che ognuno di noi è chiamato a rappresentare
deve portare a dire quale, invece, per il futuro deve essere la
realtà, agganciandola al presente e facendo sì che anche il passato
possa, in un certo senso, rappresentare un punto di riflessione.
Ma per il passato sicuramente noi ci riferiamo a quella che è
l'attività attraverso il rendiconto, attraverso i documenti che
servono a valutare momenti di natura finanziaria ed anche di natura
economica. Il presente potrà essere sicuramente rappresentato da
elementi che una manovra di bilancio, ancora in attesa di essere
valutata, potrà considerare e quindi il concetto del futuro passa
da quello che è l'argomento di cui ci stiamo occupando.
Ma perché possano esserci elementi di cognizione valida, perché
possa esserci un contributo che ognuno di noi può esprimere - così
come ho evidenziato nel ragionamento che anche in Commissione
Bilancio è stato fatto alla presenza degli autorevoli componenti e
dei rappresentanti della Corte dei Conti - io ritengo che perchè
ciò possa esserci, la Commissione prima e il Parlamento dopo devono
essere messi nelle condizioni di avere elementi tali da potere
determinare una valutazione, una riflessione e, quindi, un
contributo.
In quella sede abbiamo detto che esistono degli elementi di
criticità, già evidenziati dalla Corte dei Conti e sottolineati
anche nella relazione del presidente Savona, su cui sicuramente
l'invito al Governo era quello di dare un'integrazione, di dare una
risposta, di dare degli elementi di novità perché questo Documento
possa essere valutato serenamente. Ma quel che è più importante, a
mio avviso, è la grande richiesta fatta in varie occasioni per dire
ma, assieme al DPEF, non è necessario anche avere un quadro
complessivo della situazione finanziaria della Regione?
Cosa è il DUP, il tanto decantato Documento unitario di
programmazione collegato al DPEF, in cui le risorse finanziarie
realmente disponibili che la Regione deve poter mettere sul tappeto
noi dobbiamo valutare?
Se parliamo di DUP, qual è lo stato complessivo della situazione
del POR dove, al di là della normativa fin qui portata avanti da
questa Assemblea - cui va dato il merito di avere approvato tre
interventi legislativi importantissimi che la qualificano, la legge
23 del 2008 Aiuti alle imprese', la legge 9 del 2009, sui regimi
di aiuto per l'utilizzo dei fondi comunitari - tutti abbiamo detto
cosa ne facciamo della legge quando il Governo sollecita il
Parlamento perché faccia il proprio dovere, e noi lo abbiamo fatto
in modo serio, determinato e qualificante, quando poi i bandi per
l'utilizzo dei fondi comunitari non ci sono?
Completo con l'importante, qualificante intervento legislativo che
l'Assemblea regionale siciliana ha votato all'unanimità: la legge
sul credito di imposta.
Ma perché questi fatti diventino concreti è necessario che,
insieme all'azione responsabile, seria e razionale del Parlamento,
ci sia un'azione del Governo per completare le procedure attraverso
gli adempimenti, atti di responsabilità e - se mi consentite -
anche di lealtà verso il Parlamento, perché è stata presentata
anche un'interrogazione parlamentare da qualcuno circa l'utilizzo
dei fondi FAS, altra dotazione finanziaria per potere valutare nel
suo complesso il DUP, in cui noi abbiamo una determinazione di
importo complessivo, ma nessuno conosce quali siano i veri momenti
deliberativi che hanno portato al cosiddetto addendum che il
Presidente della Regione ha firmato con il Ministero dell'economia.
Questo Parlamento forse dovrebbe, potrebbe umilmente chiedere di
venirne a conoscenza per capire - nella valutazione complessiva di
un DPEF - quali elementi possono essere determinanti alla luce di
una valutazione complessiva, un Documento di programmazione
economico-finanziaria insieme al quadro complessivo della
situazione finanziaria. Abbiamo il quadro complessivo dei fondi
FAS, ma non della sua reale utilizzazione, a prescindere se poi
abbiamo il ragionamento fra la competenza e la cassa - ma questi
sono altri argomenti che vengono dopo -; poi c'è un problema che
riguarda il quadro complessivo dei fondi strutturali comunitari e
la sua reale applicazione ed è stato evidenziato qui come si va
incontro ad un cosiddetto disimpegno automatico, mi auguro, quanto
più ridotto possibile, perché in noi deve prevalere il senso
istituzionale, aldilà delle valutazioni critiche anche dal punto di
vista politico.
Poi abbiamo altre risorse, somme derivanti da accordi di programma-
quadro non ancora definitivamente utilizzate. Anche queste sono
risorse che oscillano, come è stato anticipato dal responsabile
della Programmazione, da cinque miliardi di euro in su. Parliamo,
quindi, di risorse di una certa consistenza.
Questo Parlamento ritengo debba essere messo nelle condizioni di
avere un quadro complessivo della realtà finanziaria: ciò è stato
chiesto al Governo sia in Commissione sia in altre occasioni.
Ma, ad oggi, non abbiamo un quadro chiaro di valutazione.
Quale potrebbe essere l'occasione, l'opportunità, il momento
concreto perché questi fatti possano diventare concretamente
opportunità e, quindi, realtà da valutare?
Probabilmente anche questa occasione, probabilmente anche un
momento in cui si deve esprimere una criticità di strategia.
Mi chiedo: un DPEF non deve pensare pure ad una realtà che guardi
qual è la situazione pregressa da utilizzare, da salvaguardare, da
considerare ammissibile perché ci sia un raccordo reale con i
precedenti interventi della Regione, ad esempio nel campo dei
distretti produttivi?
Non si comprende quali possano essere, anche qui, altri tipi di
raccordi con interventi strutturali che, probabilmente, hanno
determinato - come esempio ho portato i distretti produttivi, ma
potrei citare anche altri interventi - qualcosa di significativo.
Quindi, sull'internazionalizzazione delle imprese noi vogliamo, a
proposito di uno scenario nuovo, a proposito di una realtà nuova,
vedere un'impresa all'altezza del compito che con la sfida odierna
- zona di libero scambio che diventa una realtà - ci appropinquiamo
a determinare.
E poi, in un quadro sempre più carico di difficoltà finanziarie,
dove dobbiamo pur ammettere, a prescindere dalle nostre reali
carenze, un contesto macroeconomico nel quale esistono delle
difficoltà derivanti dal mercato e non solo dalla nostra realtà,
probabilmente un DPEF dovrebbe evidenziare indicatori di
competitività più specifici, una serie di supporti che devono
esserci anche nel sistema di aiuti allo sviluppo e, quindi, dei
modelli che possano aiutare una crescita complessiva, una vera
svolta culturale che, in questa occasione, deve essere anche qui
sostenuta.
E poi il concetto della nostra condizione, a mio avviso, deve
portare ad invertire una tendenza che ci vede, a volte, con
rivendicazioni sempre verso il Governo centrale attraverso un
momento solo di richiesta di intervento finanziario. Ma questa
richiesta noi la dobbiamo portare avanti con la convinzione che
deve esserci la possibilità di invertire un trend dove c'è un gap
negativo che finora ha fatto di questa nostra realtà del Meridione
e della Sicilia una situazione di svantaggio.
Ma per colmare questo gap è necessario che ci sia anche una seria
programmazione. Quindi, anche in questo il DPEF deve essere un
momento di grande possibilità di intervento.
Concludo dicendo che noi abbiamo, nella sostanza, rilevato e
quindi con correttezza evidenziato punti di criticità sottolineati
anche dalla Corte dei Conti. Abbiamo fatto una richiesta accorata
perché su quelle criticità si rispondesse con delle proposte su cui
ci sia anche la possibilità di un intervento del Parlamento, ma il
Governo in questo è stato omissivo.
Poi c'è una grande necessità di conoscere il quadro complessivo
della realtà finanziaria della nostra situazione di bilancio e,
infine, c'è anche la necessità di far sì che, affinché la crescita
reale possa essere un fatto concreto, l'intervento, non a parole,
ma nei fatti passi da un confronto serio e sereno e da un momento
che - mi auguro anche da questa occasione - possa diventare di
maggiore confronto e di maggiore proposta per far crescere questa
realtà che, dal punto di vista politico, è segnata solo da
divisioni ma che, dal punto di vista istituzionale, richiede una
grande spinta da parte di tutti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dina. Ne ha facoltà.
DINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il rito
dell'approvazione del Documento di programmazione economico-
finanziaria ha vissuto alterne vicende nel recente passato.
Quella di oggi è una nuova pagina che scriviamo correndo il
rischio o di minimizzare il senso di questo provvedimento o di
massimizzarlo caricandolo di significati che vanno oltre il
documento stesso. Ed è sotto gli occhi di tutti l'importanza del
DPEF che alcuni colleghi hanno richiamato.
Voglio sottolinearlo perché la Commissione Bilancio, in più di
un'occasione, ha rilevato l'importanza di questo strumento, tanto
che si è data, con il disegno di legge numero 119 sulla riforma
della contabilità, anche un riordino della tempistica dei documenti
finanziari.
Nel disegno di legge numero 119 pensiamo che il DPEF da presentare
entro il 10 luglio, va seguito da un disegno di legge che contiene
i suggerimenti correttivi alle linee programmatiche proposte dal
Governo; invece, il bilancio, da approvare entro il 31 dicembre, ha
un altro percorso, sganciato dal DPEF e dalla Finanziaria.
Ci rendiamo conto, quindi, che questo Documento non è da approvare
a qualsiasi costo, da vivere come un rito; ma è un documento su cui
bisogna riflettere e che va valutato dal punto di vista
contenutistico e delle prospettive.
Però non si può sottacere come attorno a questo Documento si sia
creato un interesse diverso, come questo sia stato caricato di
significati forse abnormi, come sia diventato un banco di prova
della tenuta della maggioranza e del Governo. L'iter di questo
documento, insieme agli altri due, in Commissione Bilancio è una
testimonianza di questo. Ce ne siamo resi conto e le modalità con
cui questi documenti approdano in Aula, testimoniano che il Governo
non ha una maggioranza. Non ha una maggioranza in Commissione e,
sicuramente, non l'avrà neanche in Aula stasera.
Vorrei anche sganciare il Documento da questo significato di cui
si sta caricando ed affrontarlo sotto il profilo dei contenuti.
Però non si può non prendere atto di come - rispetto alla proposta
dell'onorevole Cracolici, che poteva avere anche una sua logica
interna, quella di non prelevare il punto perché incoerente con la
consecutio temporum data ai documenti finanziari - il partito di
maggioranza si sia schierato, non con questa proposta che aveva un
senso logico, bensì con l'altra proposta di operare il prelievo.
Questo la dice lunga sul fatto che il Governo, che il partito di
maggioranza tende a mimetizzarsi nelle scelte per non far affiorare
quello che è un dato politico chiaro ed eclatante: la mancanza di
una maggioranza, l'inesistenza di una tenuta di maggioranza, che è
sotto gli occhi di tutti.
Fatta questa premessa, ritengo che la maggioranza di questo
Parlamento, e lo confermeranno i fatti, non approverà l'ordine del
giorno di supporto al Documento di programmazione economico-
finanziaria proposto dal Governo, bensì altri ordini del giorno
correttivi che gli altri Gruppi parlamentari stanno preparando: ce
n'è uno del Popolo della Libertà, un altro dell'UDC che, facendo
proprie le proposte e i presupposti dell'ordine del giorno del
Popolo della Libertà, suggerisce diversi emendamenti che ora avrò
modo di rappresentare.
Tutto questo chiarirà che, non solo sotto il profilo della tenuta
politica, non c'è maggioranza, ma non c'è neanche una maggioranza
che si raccoglie attorno ai contenuti. Potrebbe essere anche quella
una maggioranza trasversale, perché sui contenuti questo è un
documento gravemente carente. Lo hanno fatto rilevare sia il
presidente della Commissione Bilancio sia i deputati D'Asero e
Galvagno riprendendo puntualmente la relazione della Corte dei
Conti, che non voglio richiamare perché l'hanno già fatto i
colleghi che mi hanno preceduto.
Le criticità sono state evidenziate in maniera puntuale, precisa:
personale, costi della sanità, debito regionale, aspetti gestionali
da ricondurre alla proliferazione dei soggetti partecipati,
elusione completa sul problema dei rifiuti che l'onorevole Mancuso
ha fatto rilevare.
E proprio attorno ai rifiuti si sta generando un torbido giro di
interessi.
Attorno all'emergenza che si vuole costruire ritengo che ci sia la
voglia del Governo di fare commissariare la Sicilia, dato che non
si capisce come, rispetto ad una emergenza ampiamente programmata -
perché quando fallisce la gara sui termovalorizzatori è chiaro che
fallisce anche per le dichiarazioni del Governo che vuole
ristrutturare il piano, é chiaro che deve scoppiare l'emergenza - e
rispetto alle discariche da pensare e da costruire c'è l'assenza
colpevole e grave di un Governo che vuole portarci appunto
all'emergenza per avere un Commissario che gestisca la situazione.
Sui rifiuti non c'è nessun cenno, e i rifiuti - lo diceva poco fa
il collega Mancuso - sono una delle più gravi cause di
indebitamento, così come la gestione delle risorse idriche dei
nostri Comuni, enti locali indebitati che rischiano la bancarotta.
Ma di ciò non c'è traccia in questo Documento.
Per non parlare poi della formazione professionale, per non
parlare poi di un fatto eclatante: nel DPEF si fa cenno ad una
presunta razionalizzazione delle società partecipate che, così come
fa notare la Corte dei Conti, sono fonte di sperperi, le
ricapitalizzazioni e quant'altro sono fonte di sperperi.
Ebbene, in questa azione di razionalizzazione si pensa bene di
creare altre due società, una per l'agricoltura e una per la
commercializzazione. Siamo di fronte alla schizofrenia più piena ed
è in forza di queste considerazioni che noi voteremo contro il DPEF
proposto dal Governo, ne suggeriamo diverse modifiche ed
emendamenti, vogliamo modificare - e lo suggeriremo con un
emendamento - la proposta del PDL, facendone proprie le
considerazioni iniziali e integrando gli interventi correttivi con
la razionalizzazione delle società partecipate ed il divieto di
crearne altre.
Sulla stabilizzazione del precariato vorremmo che si spendessero
linee programmatiche portanti. Nella V Commissione, guidata dal
collega Fausto Fagone, è stato esitato un disegno di legge sulla
stabilizzazione, che è il tentativo di dare dignità e percorso ad
un processo che è stato iniziato nel passato.
Il riordino del personale: il Governo pensava che con la legge
regionale numero 19 di riordino degli Assessorati si potessero fare
dei risparmi, in realtà si sono creati ulteriori sprechi. I
dirigenti generali esautorati sono a passeggiare con lo stesso
stipendio che percepivano prima; le strutture intermedie non sono
state ancora ridotte e vi è la beffa di un contratto collettivo,
per il Governo che non l'ha previsto, che prevede che laddove il
dirigente è esonerato, pur non mantenendo la direzione, manterrà lo
stesso trattamento economico.
Quindi, non capiamo dove si sviluppa il risparmio.
Capiamo che è stata un'operazione di altro genere: una riforma
degli Assessorati per occupare posti di potere, per intervenire con
la vera sostituzione, assessore Di Mauro, levati tu che mi ci
metto io', una delle più classiche soluzioni di sistemi che,
ancorché contestati in apparenza da questo Governo, sono utilizzati
quotidianamente e in maniera puntuale, precisa e certosina.
Non c'è un riferimento alla possibilità di introdurre in questo
DPEF il documento unitario di programmazione per rendere coerenti i
fondi extra regionali con i fondi regionali - e, quindi, questo lo
suggeriamo come emendamento - e le misure speciali per
l'occupazione. Non c'è traccia in questo senso di iniziative per
l'occupazione.
La nostra proposta è quella di tentare di togliere tutto quello
che è voluttuario, quello che è comunicazione, quelle che sono
feste per creare un apposito capitolo di incentivi all'occupazione.
Le nostre proposte saranno trasfuse in un emendamento all'ordine
del giorno che il PDL sta per presentare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che il termine per
presentare gli ordini del giorno è entro la fine della
discussione; ricordo, altresì, sono iscritti a parlare gli
onorevoli Colianni, Leontini e Romano. Seguirà, quindi, la replica
del Governo. Ha facoltà di parlare l'onorevole Colianni.
COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ringrazio
l'onorevole Dina perché, almeno nella prima parte del suo
intervento, ha avuto il coraggio di affrontare il vero problema di
questo voto con onestà intellettuale, riconducendo il dibattito
probabilmente al vero significato che esso ha.
Mi chiedevo - mentre ascoltavo alcuni colleghi, non me ne
vorranno se li cito - cosa hanno votato l'onorevole Mancuso, il mio
presidente onorevole Caputo, nella precedente legislatura, e cosa
avrebbero votato se il loro ruolo e la loro functio operativa,
direi anche lo status psico-emozionale nei confronti di questo
Governo fosse stato un poco più coabitante, un poco più, come dire,
di maggiore contiguità. E me lo chiedo perché da parte di questi
colleghi parlamentari è stato detto che, in fondo, questo documento
finanziario somiglia molto a quello degli anni passati.
Allora io mi chiedo, amici parlamentari, perché avete votato
questo documento nel passato governo? Perché lo avete votato senza
alzare il bràndo del disagio, delle difficoltà, delle ansie, delle
paure per lo sviluppo di questa Sicilia, una Sicilia che muore,
mentre adesso arriva la spazzatura come se l'odore e il fetore di
questa spazzatura non arrivasse da molto lontano?
Mi chiedo come mai siano arrivati adesso questo rigurgito e questa
ansia compulsiva nei confronti di un Governo che è tacciato di non
avere messo nulla di impegnativo in questo documento finanziario:
qualcuno ha persino scomodato Kafka, altri hanno parlato di fiction
televisive, altri ancora di allarmi urlati per giustificare il non
senso di argomentazioni scontate, di opposizioni preconcette.
E allora, amici miei, la verità vera è che da troppo tempo, da
troppo tempo, il DPEF, che è un documento politico, programmatico
serio, vero, di grande organizzazione della speranza di un
Parlamento e di una classe dirigente, non ha mai avuto il giusto
valore strategico che esso merita. Spesso è stato, negli anni, la
ripetizione di DPEF copiati dagli anni precedenti, diciamocelo con
molta franchezza, e la politica si è premurata di approvarlo alla
spicciolata ogni volta, dato che la maggioranza, e forse anche i
parlamentari, non hanno letto del tutto gli stessi documenti.
Vedete, come avviene in medicina dove la ricerca epidemiologica è
propedeutica all'aspetto terapico, così la consapevolezza della
situazione contestuale ed economica diventa fondamentale per
immaginare di sperare in una ripresa dello sviluppo.
Allora, caro onorevole Mancuso, il DPEF sarà pure un ottimo
libricino didattico, però io le voglio dire che non solo lo è
sempre stato, anche in tempi recenti quando lei lo votava ma in cui
tutti eravamo appassionatamente insieme, ma - se mi è consentito,
come dire -, io trovo in questo documento alcuni elementi, seppure
larvali, di differenziazione rispetto al passato.
Intanto vi è la volontà di aggregare per risparmiare, vi è la
volontà di mettere insieme le società partecipate per evitare il
danno che queste hanno determinato nel tempo, intanto si è varata
una legge sulla sanità tutta improntata a rigore e severità,
intanto abbiamo parlato degli aspetti dell'energia dicendo con
estrema chiarezza che non si può permettere di costruire alberi di
metallo' in questa Terra e di creare le foreste di metallo in
questa Terra.
Abbiamo tutti sotto gli occhi, quello che, purtroppo, sta
succedendo anche in Sicilia.
Abbiamo parlato anche della difficoltà del precariato, il
Presidente della Regione più volte ha dichiarato mai un precario
in meno e mai più un precario in più in questa Sicilia .
Io noto che vi sono certamente degli elementi innovativi, in
termini volitivi, in questo Documento; tuttavia lo ritengo ancora
scarno, larvale, comunque meritava certamente un'attenzione
maggiore.
Onorevole Dina, onorevole Caputo, onorevole d'Asero che si è
sforzato anche di fare delle proposte, io sono qui a dirvi, ma lo
farà certamente il mio capogruppo, che noi siamo assolutamente
disponibili a discutere le eventuali integrazioni di cui parlate,
perché una volta per tutte si dica alla gente qual è la vera
ragione per la quale voi oggi voterete contro, invece di
nascondervi dietro cose inutili e dietro un linguaggio criptico che
la gente non capisce.
Allora, amici miei, se è un problema di maggioranze, di
minoranze, un problema di poltrone, di aspirazioni, di aspiranti,
di uomini che vogliono collaborare al governo, escano fuori i veri
ragionamenti e le vere divisioni che insistono in tutti i partiti
politici, se mi consentite, ad eccezione del mio. Amici miei,
bisogna avere il coraggio della chiarezza nei confronti della gente
che ci sta ad ascoltare, se non vogliamo mortificare ed umiliare
l'importanza di questo Parlamento.
Basta con le menzogne, basta con le reticenze.
Se si tratta di integrare un documento politico che è veramente
importante, noi siamo disponibili a discutere di eventuali
integrazioni e siamo pronti ad affrontarle sin da subito. Ma certo
non siamo disponibili ad accoglierle da parte di chi non ha
assolutamente titolo a farlo perché, per anni e anni, ha votato
senza dire nulla in questa Aula e non ha nessuna autorità morale
per dire a questo Governo che sta sbagliando.
Io penso che l'onestà intellettuale dell'onorevole Dina sia il
punto sul quale dobbiamo veramente discutere. E siccome bisogna
snidare chi, strumentalmente, vuol utilizzare il grimaldello delle
votazioni per creare disagi all'interno dell'attività governativa,
diciamo subito che, se volete, andiamo a discutere delle eventuali
integrazioni e manchevolezze del Documento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Romano. Ne ha
facoltà.
ROMANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
brevemente per esprimere il mio pensiero su questo Documento. Ho
letto che il DPEF è uno strumento che deve individuare le linee
guida programmatiche, le linee generali, e solo quelle generali, da
consegnare al Parlamento e al Governo e, al contempo, deve essere
lo strumento che dia gli elementi per il risanamento dei conti
della Regione.
Rispetto a questo, io credo che si stia facendo, in qualche
misura, un polverone rispetto ad un tomo sintetico però puntuale
e che, in qualche misura, individua queste linee.
Io credo che quei volumi grossi che contengono tutto e il
contrario di tutto, che mettono dentro tutti gli elementi, sono
tomi che spesso non trovano una corretta e puntuale realizzazione.
Credo che questo Documento sia una buona base di partenza perché
si possa ragionare. Ma aggiungo ancora, in premessa, che questo
Documento viene fuori dopo importanti leggi, sono già state citate,
che questo Governo ha esitato in brevissimo tempo: penso alla
riforma della pubblica Amministrazione, alla riforma della sanità,
alla legge sugli aiuti alle imprese, alla legge sul credito
d'imposta.
Allora vorrei dire brevemente a quest'Aula, che immagino sia
stanca e anche un po' distratta, che mi piacerebbe intanto
evidenziare quel che c'è di positivo - perché ci sono degli
elementi estremamente positivi - dicendo pure che alcune cose vanno
approfondite, possono essere approfondite e credo che debbano
essere approfondite.
Solo per titoli: le politiche sociali sono affrontate in maniera
seria e puntuale. La legge 10 del 2003 che, in qualche modo, ha
ispirato questo Documento, recupera questa idea della centralità
della persona, della famiglia, degli aiuti, che mette al centro il
lavoro e le politiche del lavoro.
Credo che questo argomento serio, molto serio, in una società che
ha sempre più bisogni, che ha sempre più emergenze, che ha sempre
più marginalità, che ha sempre più povertà, abbia bisogno di
politiche sociali e per la famiglia serie. Penso che questo
argomento sia fondamentale e venga affrontato seriamente nel DPEF.
Inviterei i colleghi a leggere la pagina 50 e le successive.
E dico ancora che sulle politiche di riorganizzazione della
pubblica Amministrazione, anche qui c'è una linea-guida seria che
rimette in moto il meccanismo. Il mondo esterno fuori da quest'Aula
si lamenta con noi, signor Presidente, perché la burocrazia non
funziona, perché la macchina organizzativa non funziona, lamenta la
burocratizzazione del sistema, che non è solo responsabilità della
politica, lo abbiamo detto tutti. A pagina 79 e successive trovate
soluzioni che danno seguito a quella splendida legge che abbiamo
approvato. Le politiche del territorio, culturali e
architettoniche, riconducibili ad opere straordinarie che
l'assessore Leanza ha rimesso in moto, in continuità con le
politiche di questo Governo. Inviterei a guardare pagina 55 e
successive.
Certamente ci sono alcune carenze: penso alle politiche del
territorio, all'assetto idrogeologico, al tema della protezione
civile. Sono temi di straordinaria importanza e di grande attualità
che dovrebbero e potrebbero essere approfonditi.
Dico ancora che questo Documento è il coraggio di una sfida di cui
il Governo si sta facendo carico, guardando certamente
all'indebitamento e alle passività ma guardando sicuramente al
futuro. E' un documento che va approvato, sostenuto, ma che va
anche approfondito.
Chiudo dicendo che il DPEF introduce degli elementi nuovi, in
qualche modo l'onorevole Colianni mi ha anticipato, e non è vero
che è la fotocopia di quello passato, non è vero.
Onorevoli colleghi, chi sostiene che è una fotocopia sbiadita di
quello passato non ha letto o questo presente o quello passato, e
mi dispiace perché sono soltanto cento pagine da leggere e si
leggono in mezz'ora, e gli elementi nuovi dei fondi FAS, della
programmazione FESR 2007/2013, il tema della sanità, il tema
dell'energia, della riforma della pubblica amministrazione, del
riordino della formazione professionale e tanti altri ancora non
erano stati affrontati nei precedenti DPEF, o almeno non in questo
modo.
Penso che questo Documento vada approvato. Credo pure che vada
fatto uno sforzo da parte dell'Assemblea per mettere da parte il
disagio, le amarezze e le difficoltà che ognuno di noi riscontra
quotidianamente tornando nelle proprie province e dovendosi
confrontare con un territorio che grida, che grida a noi un
appello alla responsabilità, non solo di gestire il potere, ma di
rispondere ai bisogni della nostra comunità.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il capogruppo del Movimento per
le Autonomie, onorevole Musotto. Ne ha facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, illustri
assessori, credo che stasera sia stata anche la dimostrazione, con
questo ampio, articolato ed interessante dibattito, che abbiamo
perso un'occasione in Commissione Bilancio, quando la Commissione è
stata lasciata sola, è rimasta deserta, con tanti colleghi che non
hanno voluto partecipare, assicurare il numero legale e quindi
iniziare un dibattito su un documento di straordinaria importanza.
Stasera penso che si sia supplito a ciò e si sia dimostrata la
necessità che su un documento di tanta rilevante importanza per la
programmazione futura occorre un confronto tra le parti.
Però, credo che ci sia stato il sopravvento di ragioni politiche,
di mostrare la forza, di mostrare i muscoli, di fare un braccio di
ferro, di contarci per vedere quanti siamo, quanta gente, quanti
colleghi, quali partiti possono reggere ancora la coalizione, se il
Governo ha ancora una maggioranza che lo sostiene o meno.
Per quanto ci riguarda, con tanta lealtà e anche con grande umiltà
e rispetto verso l'Assemblea parlamentare abbiamo votato la
proposta di prelievo della discussione del DPEF.
Il DPEF non è un documento che deve essere un Vangelo o il Vangelo
del Governo su cui necessariamente bisogna essere d'accordo o in
disaccordo. E' una base di discussione.
Io vorrei riportare in quest'Aula la mia modesta esperienza di
parlamentare europeo: quando si dovevano discutere documenti
simili, si costituivano delle Commissioni provvisorie, ad inizio di
legislatura e ad inizio di periodo di programmazione, in cui tutti
i Gruppi venivano rappresentati in maniera proporzionale e si
discuteva e ci si confrontava in maniera dialettica con il
programma della Commissione. Così si è fatto per la programmazione
2000/2006 e 2007/2013.
Anche qui doveva avvenire questo. Deve, secondo me, avvenire
questo.
E credo che nei garbati, puntuali interventi - altri assolutamente
fuori luogo, che disconoscono una materia complessa e complicata
qual è quella finanziaria - sono stati dati dei suggerimenti, sono
state pure coperte delle lacune che indubbiamente possono esserci
in questo DPEF presentato dal Governo, possono necessariamente
esserci degli aggiustamenti e credo che il Governo sia
assolutamente disponibile a raccogliere tutto ciò che di buono, di
positivo, di costruttivo c'é per poter individuare una
programmazione e un nuovo modello di sviluppo per la nostra Regione
siciliana. Una politica indubbiamente di programmazione economica,
necessaria per la nostra Regione, è importante.
Quindi, grande lealtà, grande umiltà e confronto, voglia di
confronto, di coinvolgimento: non credo che debbano necessariamente
essere votati degli ordini del giorno rigidi in contrapposizione
fra di loro. Se si vuole questo si faccia anche questo, se ne
prenderà atto, il Governo ne prenderà atto, il Presidente della
Regione Lombardo potrà indubbiamente prenderne atto.
Ma dire che questo è un documento assolutamente inadatto, che non
trova radici o ragioni nel contesto siciliano è assolutamente fuori
luogo. Così come tutti gli argomenti che sono stati qui
sottolineati e riportati e che riguardano lo sviluppo economico e
le attività sociali ma la stessa agricoltura che indubbiamente va
arricchita, il tema dei rifiuti, il tema dei fondi strutturali, su
cui è opportuno fare un brevissimo accenno perché credo che ci sia
grande disinformazione.
Il Governo in tal senso si sta muovendo molto bene, il 60 per
cento dei bandi che riguardano i vari fondi strutturali che sono
allocati e riguardano diversi settori, dall'agricoltura al turismo
ai beni culturali alla pesca, che hanno ormai una strutturazione
diversa, sono stati avviati e si stanno muovendo.
Vorrei dire anche che non bisogna enfatizzare le leggi che la
Regione siciliana, la legge 9 o la legge 23, che molte volte nel
loro articolato, in alcune norme, non fanno altro che rallentare un
meccanismo di celerità della spesa fondamentale e necessario per
mettere in moto lo sviluppo e l'occupazione, di cui ha tanto
bisogno la realtà siciliana.
Quindi, non facciamo discussioni sostenendo che i fondi
strutturali si stanno perdendo, oppure ancora non è stata fatta la
rendicontazione 2000/2006 su cui bisognerà vedere quanti soldi
ritornano, se non ritorna nessun euro dalla Regione siciliana alla
Comunità Europea, ciò che sta avvenendo per la programmazione
2007/2013. E in tal senso la nostra Commissione UE, misconosciuta e
mai tanto valorizzata, pur avendo svolto un suo lavoro di grande
intensità - e per questo devo ringraziare l'Ufficio di Presidenza
e, in particolare, il collega Marziano e il collega Ferrara che
hanno collaborato in un'attività di ricerca, di conoscenza, di
cognizione di ciò che sta facendo la Regione siciliana - ha avuto
modo di conoscere un'attività che, di giorno in giorno, diventa più
a regime e che sta mettendo a regime quello che l'Europa ha
programmato nel periodo 2007/2013 per ciò che riguarda i fondi e la
Sicilia, che ormai non è Obiettivo convergenza'.
Dobbiamo stare attenti quando diciamo che vi sono stati degli
arretramenti. Tutto ciò dipende da un POR che non è stato approvato
dal Governo Lombardo, un POR che è stato redatto nel 2007 e che,
purtroppo, ha individuato ben 222 linee di intervento francamente
eccessive.
Una rivisitazione certamente andrà fatta, e il Governo Lombardo la
farà dopo il 2010, per individuare pochi essenziali elementi dove
poter investire i fondi, soprattutto per ciò che riguarda le
infrastrutture, il sociale e la formazione che, indubbiamente,
negli anni passati non è stata un esempio per bontà di spesa e
qualità dei risultati ottenuti.
La delegiferazione: raggiungere l'obiettivo del cosiddetto
burocrazia zero è fondamentale, dove è necessario, naturalmente,
l'apporto di tutto il Parlamento siciliano, l'apporto di tutte le
forze politiche presenti; quindi cose da discutere, cose da fare,
dove poter intervenire in maniera fattiva e concreta.
Il Parlamento e i colleghi deputati di tutti i gruppi politici ci
sono, al di là del momento di grande fibrillazione, di grande
vivacità politica che é anche frutto del contesto storico-politico
che viviamo in tutto il mondo, che viviamo a livello del Paese, che
viviamo anche, naturalmente e necessariamente, a livello regionale,
dove non si deve mai drammatizzare con battute del tipo levati tu
che mi ci metto io , perché poi sempre, in genere, chi lancia
accuse nei confronti dell'attuale Governo di gestire il potere in
maniera clientelare o in maniera eccessivamente ristretta
all'ambito dei partiti che appoggiano l'attuale Governo, in genere
queste voci dal sen fuggite riguardano personaggi che hanno un
passato e storie che certamente non li abilitano a dire queste
cose.
Tutti noi abbiamo una storia, tutti noi abbiamo un passato, tutti
noi ci siamo anche impegnati nell'amministrazione di enti locali o
all'interno dell'Assemblea regionale o nei governi regionali. Oggi
credo che tutti possiamo parlare facendo anche remore di tutto ciò
che di sbagliato abbiamo potuto commettere, ma indubbiamente sulla
buona fede di tutti noi lo salviamo.
Auspico, pertanto, un voto positivo per lo sforzo che il Governo
sta facendo, e questo Documento non preclude assolutamente, e il
nostro ordine del giorno che abbiamo già depositato è aperto, è
ricco, e individua gli elementi necessari e fondamentali di questo
DPEF.
Vorrei, quindi, concludere il mio intervento preannunciando il
voto favorevole del Gruppo MPA su questo Documento presentato dal
Governo, che riteniamo assolutamente positivo e che può essere una
base di costruzione, di discussione e di individuazione di una
nuova progettualità e di innovazione per la nostra Sicilia.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini
del giorno:
numero 188 Reiezione del Documento di programmazione economico-
finanziaria (DPEF) per gli anni 2010/2013 presentato dal Governo e
sua conseguente rimodulazione , degli onorevoli Cracolici, Lupo,
Galvagno, Gucciardi, Termine, Di Guardo, Panarello, Digiacomo,
Oddo, De Benedictis, Marziano, Mattarella, Di Benedetto, Donegani,
Fiorenza e Marinello;
numero 189 Approvazione del DPEF per gli anni 2010/2013 , degli
onorevoli Musotto, De Luca, Federico, D'Antoni, Aricò, Romano,
Cristaudo, Nicotra, Arena e Lentini;
numero 190 Criteri della programmazione economico-finanziaria
della Regione , degli onorevoli Maira, Dina, Ardizzone, Cascio
Salvatore, Cintola, Cordaro, Forzese, Fagone, Gianni, Lo Giudice,
Ragusa e Savona;
numero 191 Rideterminazione degli obiettivi di politica economica
e finanziaria della Regione , degli onorevoli Leontini, Caronia,
Torregrossa, Corona, Bosco, Limoli, Mancuso, Campagna, Caputo,
Pogliese, Formica, D'Asero, Vinciullo, Scoma, Buzzanca, Leanza
Edoardo e Falcone.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
Valutato che gli articoli 1 e 2 della legge regionale 27 aprile
1999, n. 10, disciplinano calendario e contenuti del documento di
programmazione economico-finanziaria (D.P.E.F.) mentre l'art. 73
bis. 1 del Regolamento interno dell'Assemblea regionale siciliana
stabilisce le modalità per l'esame parlamentare;
Il D.P.E.F. 2010/2013 è stato presentato in Assemblea il 15
settembre 2009;
la normativa prevede che esso sia presentato entro trenta giorni
dalla data di presentazione alle Camere di quello nazionale, e che
il relativo iter parlamentare si concluda con l'adozione dell'atto
d'indirizzo da parte dell'Aula, entro il 31 agosto;
il rispetto della tempistica prevista dalla legge e dal
Regolamento interno per l'esame parlamentare del documento e per la
votazione del relativo ordine del giorno, costituisce, dunque, un
aspetto essenziale della procedura poiché garantisce il reale
assolvimento, da parte dell'Assemblea, del ruolo di indirizzo nei
confronti del Governo per la predisposizione dei documenti
finanziari (bilancio e legge finanziaria) i quali dovrebbero essere
predisposti anche sulla base degli indirizzi deliberati dall'Aula;
quando la discussione del D.P.E.F. si svolge a ridosso della
presentazione di bilancio e finanziaria, viene quindi preclusa,
come è avvenuto anche quest'anno, forse in misura ancora più
marcata rispetto agli anni precedenti, la necessaria connessione
logica e temporale tra i contenuti del D.P.E.F., l'atto di
indirizzo parlamentare e la definizione dei documenti di bilancio;
la stessa Corte dei conti ha, in più di un'occasione, avvertito
come il rispetto dei tempi non rappresenti un mero adempimento
formale connesso a termini meramente ordinatori, ma bensì una
logica ed imprescindibile esigenza da cui dipende la possibilità
dell'Assemblea di intervenire efficacemente nella fase di
determinazione delle scelte programmatiche tracciate dal Governo;
dall'esame del Documento 2010/2013 emergono alcuni degli aspetti
critici già contenuti nei DD.P.E.F. presentati negli ultimi
esercizi finanziari;
si perpetua, anche quest'anno, la mancanza di alcuni elementi
espressamente previsti dal comma 2 dell'art. 2 della l.r. n. 10 del
1999, che costituiscono un fattore imprescindibile per un efficace
esame parlamentare e per il connesso ordine del giorno dell'Aula;
anche quest'anno, infatti, i criteri di calcolo sulla base dei
quali è costruito l'andamento tendenziale della finanza pubblica
sono generici ovvero soltanto richiamati, e rendono pertanto
difficile la comprensione e quindi la valutazione della correttezza
delle quantificazioni riportate nel Documento;
gli obiettivi programmatici di finanza pubblica, le componenti e i
saldi di bilancio continuano dunque ad essere espressi mediante una
mera esposizione del loro andamento in termini di incidenza
percentuale sul PIL, mentre non sono reperibili le stime sul
fabbisogno e sugli obiettivi di contenimento riferiti al settore
pubblico regionale allargato. Infine, la parte del D.P.E.F.
relativa alla manovra correttiva continua a non indicare le
quantificazioni e gli effetti finanziari delle misure da
realizzare;
permangono, pertanto, inalterati tutti gli aspetti ed i profili di
indeterminatezza del quadro programmatico degli interventi
correttivi, già evidenziati dalla Corte dei conti in sede di
audizione, in Commissione 'Bilancio', sul D.P.E.F. 2009/2013;
la stessa Corte dei conti, nel corso dell'audizione tenutasi in
Commissione 'Bilancio' lo scorso 29 settembre, ha manifestato,
ancora una volta, la propria difficoltà a valutare la fattibilità
della manovra finanziaria pluriennale, che il D.P.E.F. dovrebbe
indicare, in assenza di indicazioni dettagliate in ordine agli
interventi correttivi ed ai relativi effetti sul quadro finanziario
complessivo, sotto il profilo degli strumenti attraverso i quali
reperire maggiori risorse ed effettuare concrete misure di
contenimento e razionalizzazione della spesa;
non si agisce nel senso sopra auspicato senza misure efficaci che
intervengano sul fenomeno della proliferazione di enti e organismi
a partecipazione regionale;
non si possono non esprimere profonde perplessità rispetto alla
volontà manifestata nel DPEF, dal Governo, di realizzare, nel
settore agricolo forestale, una nuova società 'in house',
circostanza che appare non coerente con la dichiarata volontà di
procedere alla messa in liquidazione ed all'accorpamento della gran
parte, se non di tutte, le attuali società ed enti;
considerato che:
il quadro così delineato mette in chiaro la insufficienza delle
misure di bilancio, volte ad un effettivo 'cambio di rotta' che si
sostanzi in un efficace controllo della spesa pubblica regionale
improduttiva, specie corrente;
è necessario adottare un sistema efficace di regole per
intervenire, effettivamente, sulle basi strutturali della crescita
della spesa regionale, che non appaiono in alcun modo delineate nel
D.P.E.F. in esame;
non si può non stigmatizzare il notevole ritardo accumulato nella
stipula della nuova intesa, relativa al Patto interno di stabilità
2009 con il Governo nazionale, posto che, secondo le previsioni di
legge, entro il 31 ottobre avrebbe dovuto essere presentata la
proposta regionale concernente l'esercizio 2010;
per ciò che attiene al nuovo ciclo di programmazione 2007/2013, è
necessaria la concentrazione su un numero selettivo di interventi
strategici che siano davvero significativi sul versante dello
sviluppo e rispetto ai quali il D.P.E.F. risulta deficitario nell'
indicazione delle relative strategie di intervento e degli
obiettivi relativi, quando proprio il D.P.E.F., nel quadro della
programmazione integrata, è lo strumento giusto per definire
annualmente l'allocazione delle risorse regionali, nazionali e
comunitarie, in un'ottica complessiva e concentrica;
è necessario soffermarsi, infine, sulla questione delle politiche
ambientali e sullo smaltimento dei rifiuti, tematica del tutto
assente nelle valutazioni del documento di programmazione economico-
finanziaria all'esame, e ciò malgrado le gravissime criticità
finanziarie del settore, che aggravano le difficoltà di bilancio in
cui versano gli enti locali, taluni dei quali in condizioni di pre-
dissesto finanziario, criticità che sono largamente ascrivibili ai
ritardi con cui si procede nei trasferimenti da parte della
Regione;
il Documento, dunque, sulla base delle sopra delineate
considerazioni, appare, in conclusione, asfittico e, nel migliore
dei casi, rinunciatario, in quanto non offre alcuna scelta
strategica per lo sviluppo della Sicilia,
respinge
il documento di programmazione economico-finanziaria 2010/2013 del
Governo, oggetto di valutazione,
indica
i criteri in premessa citati quali principi ispiratori della
programmazione della legge 'finanziaria' 2010». (188)
«L'Assemblea regionale siciliana
esaminato il documento di programmazione economico-finanziaria
(D.P.E.F) per gli anni 2010/2013, presentato dalla Giunta
regionale;
considerato il giudizio di parifica espresso dalla Corte dei conti
sul Rendiconto generale della Regione per l'anno 2008;
considerate le osservazioni rese dalla Corte dei conti sul
D.P.E.F. 2010/2013 nella seduta della competente Commissione
'Bilancio' dell'Assemblea regionale siciliana ai sensi del comma 2
dell'articolo 73 bis.1 del Regolamento interno;
ravvisata la necessità di dover adeguare, per quanto coerente con
il programma di governo, il D.P.E.F. 2010/2013 alle indicazioni
espresse dalla Corte dei conti;
considerato che il Documento rappresenta un passaggio essenziale
per l'avvio della procedura di bilancio e la definizione della
portata della manovra correttiva sulla base della disamina degli
andamenti tendenziali e definisce gli indirizzi cui deve ispirarsi
la legislazione di spesa della Regione e le altre linee di politica
economica che rendano coerenti gli obiettivi dichiarati;
preso atto delle risultanze della discussione sui contenuti del
Documento svolta in Aula,
impegna il Governo della Regione
1) ad adottare le misure necessarie al contenimento della spesa
per superare il deficit tendenziale indicato dal D.P.E.F.,
attraverso la presentazione all'Assemblea, sin dalla prossima
sessione di bilancio, di documenti finanziari diretti a tale
obiettivo e altre misure;
2) a procedere alla riorganizzazione degli enti regionali e alla
razionalizzazione delle partecipazioni, operando a seguito di
un'attenta valutazione che non potrà prescindere dal coinvolgere
l'Assemblea regionale nell'accorpamento di tutte quelle strutture
aventi attività omogenee, e nello scioglimento o dismissione di
quelle ritenute di interesse non prioritario e strategico;
3) a rafforzare, al fine di rendere il sistema produttivo
siciliano più efficiente e competitivo, specialmente nei settori
trainanti della nostra economia, gli interventi in favore
dell'agricoltura, del turismo, dei beni culturali, della
formazione, delle piccole e medie imprese, con particolare
riferimento alle micro imprese, anche attraverso il coinvolgimento
e l'organico impiego delle risorse extraregionali. Al riguardo si
sottolinea la necessità di rafforzare una razionale utilizzazione
congiunta di risorse comunitarie e nazionali inerenti lo sviluppo,
come disposto nel Quadro strategico nazionale (Q.S.N.) 2007/2013,
valorizzando i singoli interventi, con particolare riferimento alla
legalità ed alla sicurezza;
4) a favorire l'accesso al credito delle imprese siciliana,
intervenendo, anche, sul sistema delle garanzie;
5) a favorire il processo di stabilizzazione dei soggetti
interessati dal bacino di precariato;
6) ad attivare gli strumenti di politica sociale, cui lo stesso
documento di programmazione 2010/2013 attribuisce grande rilievo,
attraverso misure che privilegino il ruolo delle famiglie,
potenzino il sistema del 'welfare', garantiscano migliori
condizioni di sicurezza e legalità e infine promuovano politiche in
favore dei giovani dirette ad agevolarne l'inserimento sociale ed
occupazionale;
7) a privilegiare i grandi progetti infrastrutturali, ritenendo
prioritarie le linee tracciate nel documento di programmazione
economica e finanziaria 2010/2013, con riguardo alle risorse ed
alle reti energetiche, promuovendo le energie alternative;
8) a coordinare le politiche del lavoro e della formazione con le
politiche della programmazione comunitaria affinché si realizzi un
migliore incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Inoltre occorre
segnalare come nell'ambito della pubblica Amministrazione regionale
sia di fondamentale importanza, anche per gli obiettivi di finanza
pubblica connessi al contenimento della spesa corrente, la
riorganizzazione dei dipartimenti dell'Amministrazione regionale;
9) a razionalizzare ed a riorganizzare gli enti e le aziende del
settore pubblico regionale, previa puntuale ricognizione delle
singole situazioni finanziarie e patrimoniali al fine di garantire
un sistema pubblico regionale efficiente, efficace ed economico;
10) ad individuare dei meccanismi finanziari premiali, soprattutto
nell'ambito dei bandi a valere sui fondi comunitari 2007/2013, per
gli enti pubblici e privati assegnatari dei beni confiscati alla
mafia e per gli imprenditori che si siano ribellati alle culture
mafiose;
11) ad individuare azioni idonee ad incidere sul sistema di
raccolta e smaltimento dei rifiuti allo scopo anche di individuare
le soluzioni necessarie a fronteggiare e risolvere il grave stato
di emergenza degli ATO;
12) a definire un organico piano di intervento per la salvaguardia
del territorio e la messa in sicurezza delle area a rischio
idrogeologico della Regione,
a p p r o v a
ai sensi dell'articolo 73 bis.1, comma 3, del Regolamento interno,
il documento di programmazione economico-finanziaria per gli anni
2010/2013». (189)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che la situazione economica regionale evidenzia un
momento di crisi, aggravata anche da uno scenario macroeconomico di
straordinaria difficoltà, nonché dall'esiguità dei bandi a valere
sui fondi POR ad oggi emessi;
ritenute insufficienti le indicazioni contenute nel documento di
programmazione economico-finanziaria (D.P.E.F.) presentato dal
Governo regionale, poiché prive di un'adeguata visione
programmatica degli interventi necessari, nonché
dell'indispensabile raccordo con la pregressa programmazione;
osservato che il deterioramento della finanza pubblica regionale,
in continua crescita, si connota soprattutto per l'aumento
incontrollato della spesa e la flessione delle entrate, nonostante
i proclami di risanamento reiterati dal Governo regionale;
considerato che ad oggi alcuni dei settori vitali della vita
sociale della nostra Regione, oggetto di presunte politiche di
risanamento, non hanno evidenziato risultati di risparmio né
evidenti, né immediati;
considerato altresì che la relazione della Corte dei conti,
depositata in Commissione 'Bilancio', ha evidenziato i numerosi
elementi di criticità contenuti nel D.P.E.F.;
rilevato che la riduzione dei dipartimenti regionali prevista
dalla legge di riforma degli Assessorati non ha determinato un
risparmio ma, al contrario, ha prodotto un aumento di spesa a causa
delle nomine, effettuate dal Governo, di nuovi dirigenti;
ricordato che oggi è in gioco non solo il futuro, ma anche,
addirittura, la sopravvivenza stessa dei nostri comuni;
sottolineato che non è più differibile quel salto di qualità
necessario per un rinnovato orientamento della politica economica
regionale che fondi i suoi presupposti sul conseguimento di
obiettivi a lungo termine attraverso azioni coerenti e ponderate,
impegna il Governo della Regione
ad intraprendere tutte le iniziative valide a rideterminare gli
obiettivi di politica economica e finanziaria della Regione sulla
base di regole chiare e rigorose che possano riportare ossigeno nei
settori più importanti della vita economica della Regione e, in
particolare, per rispondere:
alle indicazioni formulate dalla Corte dei conti nella relazione
pubblicata in riscontro al D.P.E.F.; alle esigenze dei territori
degli enti locali;
alle necessità riguardanti i seguenti settori fondamentali del
tessuto socio-economico regionale:
1) agricoltura e attività produttive nel loro complesso;
2) formazione;
3) smaltimento rifiuti;
4) razionalizzazione delle società partecipate, con divieto di
nuove creazioni;
5) stabilizzazione del precariato;
6) riordino del personale;
7) introduzione del documento unitario di programmazione (DUP) per
rendere coerenti i fondi extra regionali e regionali;
8) misure speciali per l'occupazione». (190)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che la situazione economica regionale evidenzia un
momento di crisi, aggravata anche da uno scenario macroeconomico di
straordinaria difficoltà, nonché dall'esiguità dei bandi a valere
sui fondi POR ad oggi emessi;
ritenute insufficienti le indicazioni contenute nel documento di
programmazione economico-finanziaria (D.P.E.F.) presentato dal
Governo regionale, poiché prive di un'adeguata visione
programmatica degli interventi necessari, nonché
dell'indispensabile raccordo con la pregressa programmazione;
osservato che il deterioramento della finanza pubblica regionale,
in continua crescita, si connota soprattutto per l'aumento
incontrollato della spesa e la flessione delle entrate, nonostante
i proclami di risanamento reiterati dal Governo regionale;
considerato che ad oggi alcuni dei settori vitali della vita
sociale della nostra Regione, oggetto di presunte politiche di
risanamento, non hanno prodotto alcun risultato in termini di
risparmio né evidente, né immediato;
considerato altresì che la relazione della Corte dei conti,
depositata in Commissione 'Bilancio', ha evidenziato i numerosi
elementi di criticità contenuti nel D.P.E.F.;
rilevato che la riduzione dei dipartimenti regionali prevista
dalla legge di riforma degli Assessorati non ha determinato un
risparmio ma, al contrario, ha prodotto un aumento di spesa a causa
delle nomine, effettuate dal Governo, di nuovi dirigenti;
ricordato che oggi è in gioco non solo il futuro, ma anche,
addirittura, la sopravvivenza stessa dei nostri comuni;
sottolineato che non è più differibile quel salto di qualità
necessario per un rinnovato orientamento della politica economica
regionale che fondi i suoi presupposti sul conseguimento di
obiettivi a lungo termine attraverso azioni coerenti e ponderate,
propone di respingere il documento di programmazione economico-
finanziaria così come formulato,
impegna il Governo della Regione
ad intraprendere tutte le iniziative valide a rideterminare gli
obiettivi di politica economica e finanziaria della Regione sulla
base di regole chiare e rigorose che possano riportare ossigeno nei
settori più importanti della vita economica della nostra Regione e
in particolare per rispondere:
alle indicazioni formulate dalla Corte dei conti nella relazione
pubblicata in riscontro al D.P.E.F.; alle esigenze dei territori
degli enti locali;
alle necessità riguardanti i seguenti settori fondamentali del
tessuto socio-economico regionale:
1) agricoltura e attività produttive nel loro complesso;
2) formazione;
3) smaltimento rifiuti». (191)
Informo, altresì, che a norma dell'articolo 73 bis.1, terzo
comma, del Regolamento interno, così come anticipato dal Presidente
Cascio, a fronte di più ordini del giorno si vota per primo quello
accettato dal Governo, al quale possono essere proposti
emendamenti; l'approvazione di tale ordine del giorno preclude gli
altri.
DI MAURO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, intervengo nel dibattito che si è
svolto sul Documento di programmazione economico-finanziaria
facendo alcune considerazioni, e la prima considerazione certamente
non vede soddisfatto il Governo per come la Commissione Bilancio e,
soprattutto, alcuni componenti della Commissione Bilancio hanno
attivato la loro presenza nella stessa perché, di fatto, ci è stato
impedito da circa due mesi la trattazione non solo del Documento di
programmazione economico-finanziaria, ma anche di altri argomenti
importanti come l'assestamento del bilancio e il rendiconto
generale.
Credo che questo sia il primo caso, come altri colleghi hanno
avuto modo di dire, ma soprattutto sia un caso emblematico
dell'atteggiamento di alcuni colleghi della maggioranza che hanno
volutamente rifiutato un confronto, un dibattito su quello che
doveva essere una riflessione su un documento che qualcuno ha
definito di rito' ma che, mi permetto dire, è sempre, comunque, un
documento importante che segna ormai un tempo passato - sono
d'accordo - ma che certamente aveva necessità di essere affrontato
nei tempi, nei luoghi e nei momenti opportuni.
Lo dico perché tutti noi sappiamo che è in discussione un disegno
di legge, quello sulla revisione della contabilità, presentato dal
Governo precedente, esaminato dalla Commissione Bilancio ed in
attesa di essere inserito nel dibattito parlamentare.
Ma un Documento di programmazione economico-finanziaria presentato
nei tempi dovuti poteva essere un elemento di seria trattazione, a
proposito di quello che poi doveva essere la finanziaria, che
comunque il Governo ha presentato nei tempi dovuti, cioè entro la
data dell'1 ottobre.
Nel dibattito svoltosi in Aula, con gli interventi di molti
deputati che non sono alla prima esperienza in quest'Assemblea, mi
è sembrato di assistere ad una discussione tra soggetti che hanno
dimenticato la loro presenza in questo Parlamento, la loro
partecipazione, diretta e indiretta, ai Governi che si sono
succeduti negli anni precedenti. E non mi riferisco solo a quelli
della legislatura passata, ma mi riferisco ai tanti Governi che
hanno oggi creato una condizione obiettivamente difficile sul piano
finanziario ed economico e che vede questo Governo in difficoltà
nella redazione del bilancio.
Partendo da un dato, quello del 2008, che costituisce il punto di
riferimento per l'approvazione del bilancio e della finanziaria del
2009 e di quello che saranno il bilancio e la finanziaria del 2010,
ma soprattutto tenendo presenti alcuni passaggi importanti della
finanziaria 2009, é stata messa in campo una serie di strumenti
funzionali alla correzione dei conti da parte di questo Governo, a
cui certamente un Governo responsabile deve porre rimedio,
strumenti che abbiamo annunciato più volte e che abbiamo inserito
nel Documento di programmazione economico-finanziaria come atto
dovuto - nulla di eccezionale da parte di questo Governo -, un atto
dovuto perché si aveva la necessità di rimettere in ordine i conti
della Regione siciliana, conti che non sono in ordine, conti che
sono ormai in difficoltà.
E nessuno, durante il dibattito parlamentare, ha parlato di una
mancata entrata di 950 milioni di euro: mi riferisco alla
valorizzazione dei beni immobili, alla mancata entrata delle
risorse dovute alla gestione dei beni immobili, alla mancata
entrata di tante altre risorse a cui il Governo ha dovuto porre
rimedio con una manovra correttiva.
A fronte di tutto questo, ad un manovra di un miliardo e 100
milioni di euro, si deve aggiungere una rigidità dei conti, una
spesa che è - mi permetto di dire - oltre che ingessata, proiettata
all'aumento; una spesa che, se non si corregge, porterà certamente
la Regione siciliana a grosse difficoltà finanziarie. E il Governo
ha messo in atto una strategia composta di due momenti: una manovra
correttiva, che cerca di fare rientrare i conti nei saldi del 2009,
e il bilancio, con una manovra finanziaria che si prevede
altrettanto rigorosa.
Il dovere del Governo è di recuperare risorse per fare rientrare i
conti del bilancio 2010 e del 2009 rispetto a quelli che sono stati
i saldi della spesa del 2008. Quindi, un impegno forte da parte del
Governo, che, da un lato, immagina di mantenere i conti stretti
sotto l'auspicio dettato dalla finanziaria 2009 e, dall'altro lato,
immagina lo sviluppo attraverso i fondi che scaturiscono dalle
risorse comunitarie.
E' un impegno che noi ci siamo prefissi e che, giorno dopo giorno,
stiamo tentando di portare avanti, non ultimo la legge sugli aiuti
alle imprese, che ha visto il Parlamento con impegno cercare di
complicare tutto al fine di aggravare ulteriormente il percorso
attraverso un iter che vede il decreto che dà vita ai bandi rivolti
alle imprese, obbligarle ad un passaggio assembleare nelle
Commissioni di pertinenza.
Allora, credo che dovere redigere un Documento di programmazione
economico-finanziaria in un quadro così complicato, non poteva che
vedere nascere un bilancio che rispondesse ai punti salienti:
rispetto dei saldi, attivazione delle misure dei Fondi comunitari e
l'impegno, più volte annunciato dal Presidente della Regione nel
corso delle dichiarazioni programmatiche e che già abbiamo messo in
atto, alla riduzione delle società e degli enti.
Abbiamo già sciolto alcune società, come RISEM, CIEM, abbiamo
avviato le procedure per la liquidazione di Sicilia Innovazione',
la società Beni Culturali, la Multiservizi e Biosfera, abbiamo
indicato anche lo scioglimento dell'Ente di sviluppo agricolo, come
sostenuto più volte da tutti noi.
Rispetto a queste cose io sono convinto che gli atti che il
Governo precedente ha compiuto in ordine alla sanità e gli atti che
questo Governo sta compiendo in ordine al risanamento sono
propedeutici ad un'azione che complessivamente deve vedere il
Governo in questa legislatura impegnato a cercare di mettere a
punto una strategia che rimetta in ordine i conti della Regione
siciliana.
Signor Presidente, non credo di dover aggiungere altro, anche
perché vedo che il Parlamento è affaccendato in altre discussioni,
forse su come votare.
PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 20.38, è ripresa alle ore 20.42)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, pongo in votazione per primo
l'ordine del giorno numero 189, in quanto accettato dal Governo.
ARICO'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARICO'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo solo per
una precisazione. L'ordine del giorno numero 189 non è soltanto del
Gruppo Movimento per le Autonomie' ma anche del Gruppo Sicilia'.
Chiedo che la votazione avvenga per appello nominale.
Votazione per scrutinio nominale dell'ordine del giorno numero 189
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, essendo la richiesta appoggiata a
termini di Regolamento anche dagli onorevoli Apprendi, Di Benedetto,
Donegani, Faraone, Ferrara e Galvagno, indìco la votazione per
scrutinio nominale dell'ordine del giorno numero 189.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Adamo, Arena, Aricò, Bufardeci, Cimino, Colianni,
Cristaudo, Currenti, D'Antoni, De Luca, Di Mauro, Federico,
Gentile, Gianni, Greco, Incardona, Leanza Nicola, Lentini,
Marinese, Marrocco, Minardo, Mineo, Musotto, Nicotra, Romano,
Savona, Scammacca e Scilla.
Votano no: Apprendi, Bosco, Campagna, Caputo, Caronia, Cascio
Salvatore, Cordaro, Corona, Cracolici, D'Asero, De Benedictis, Di
Benedetto, Di Guardo, Dina, Donegani, Faraone, Ferrara, Fiorenza,
Forzese, Galvagno, Leanza Edoardo, Leontini, Limoli, Lo Giudice,
Lupo, Maira, Mancuso, Marinello, Marziano, Mattarella, Oddo,
Panarello, Panepinto, Pogliese, Ragusa, Raia, Scoma, Termine,
Torregrossa, Vinciullo e Vitrano.
Sono in congedo: Ammatuna, Barbagallo, Buzzanca, D'Agostino e
Rinaldi.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 70
Votanti 69
Maggioranza 35
Favorevoli 28
Contrari 41
(L'Assemblea non approva)
Si passa alla votazione dell'ordine del giorno numero 188
presentato dal Gruppo PD.
MAIRA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, senza che questa mia
dichiarazione di voto possa meravigliare alcuno e senza che possa
essere oggetto, mi auguro, di strumentalizzazione, dichiaro che il
Gruppo dell'UDC voterà a favore dell'ordine del giorno presentato
dal Gruppo del PD per un motivo semplicissimo. Al di là delle
parole, dei contenuti o della letteralità dell'esposizione, lo
spirito del nostro ordine del giorno e di quello del PD è
sostanzialmente lo stesso: quello di una critica forte e motivata
alla gestione del Governo, ragion per cui non vi è motivo di
differenziazioni strumentali e ideologiche.
Ecco perché in maniera convinta votiamo l'ordine del giorno del
Gruppo del Partito Democratico.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
LEONTINI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche il nostro
ordine del giorno si esprime con un richiamo finale al
respingimento del DPEF così come formulato e, quindi, noi avremmo
ovviamente preferito votare il nostro ordine del giorno. Poiché è
successivo, al di là delle specificazioni di carattere lessicale e
letterale, riteniamo che quello del Partito Democratico corrisponde
sostanzialmente al contenuto espresso nel nostro.
Nel votare favorevolmente l'ordine del giorno numero 188, noi ci
richiamiamo integralmente alle motivazioni, sia nella parte
narrativa che nella parte dispositiva, espresse e contenute nel
nostro ordine del giorno, laddove si fa riferimento in modo
particolare a tutte le lacune e le alterazioni della verità e della
lealtà che, nonostante la passione del collega Cateno De Luca - io
mi sarei incatenato dopo il suo intervento -, la Corte dei Conti ha
evidenziato, e a cui noi aderiamo.
DE LUCA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non so se stasera
stiamo assistendo all'inciucio politico per ammazzare la Sicilia.
Francamente questo è un segnale che non ha senso e, soprattutto,
non ha rispetto per quello che è stato un dibattito approfondito ed
autorevole, che ha portato a ottimi suggerimenti di cui abbiamo
tenuto conto nel nostro ordine del giorno. Ma, soprattutto, non
avremmo mai pensato ad una reazione così complessa che veramente
rasenta la follia politica e che, rispetto anche a sfumature - così
definite da chi mi ha preceduto - porta ormai ad una posizione
politica così variopinta, che rappresenta questa congiuntura
complessiva esattamente come l'esaltazione della follia politica.
Io francamente non comprendo cosa stia succedendo in questa Aula.
E' come un tiro al bersaglio, dove il bersaglio non è il Presidente
Lombardo o il Governo Lombardo, il bersaglio è la Sicilia.
Noi non possiamo immaginare, onorevoli colleghi, solo per puro
calcolo, per tatticismo, di mettere da parte percorsi, storie, ed
arrivare a ufficializzare, a cristallizzare quello che è ormai un
inciucio indecente. Questo, francamente, é un atto che noi non ci
saremmo proprio aspettati
(Proteste dai banchi della destra)
L'onorevole Leontini che definisce sfumature una serie di
differenze profonde - profonde, caro collega - non può
assolutamente pensare, per dare l'ennesimo segnale, di definire
sfumature delle diversità che partono da lontano, con modulazioni
diverse e oggi, guarda caso, nel comune intento di affondare la
nostra Terra, si trovano finalmente, in modo palese, in questo
disegno che non si sa come più definire esattamente, d'accordo per
bloccare, per paralizzare la nostra Terra.
Questo è un atto che il nostro Parlamento non si può permettere,
onorevole Leontini, lo possiamo definire come vogliamo, ma è un
atto grave che rimarrà sicuramente negli annali della storia di
questo Parlamento.
CRACOLICI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ex assessori del
secondo Governo Lombardo-Berlusconi, credo che questa sera, con il
voto che abbiamo espresso qualche minuto fa in Aula, si mette la
parola fine al secondo tentativo, dopo meno di diciotto mesi, di
questo Governo Lombardo-Berlusconi, costruito nelle stanze di
Palazzo Grazioli e durato giusto qualche mese.
Dò il benvenuto ai colleghi dell'UDC e ai colleghi del PDL alla
dichiarazione
DINA. Sta dando il benvenuto all'opposizione.
CRACOLICI. Fa bene l'onorevole Dina a dire che sto dando il
benvenuto all'opposizione. Stavo dando il benvenuto ai colleghi che
hanno dichiarato che, tra qualche minuto, voteranno contro il
Documento di programmazione economico-finanziaria, sulla base di
criteri e di indicazioni che sono state qui riportate
dall'onorevole Galvagno e che sono state trascritte nel nostro
ordine del giorno oggetto di votazione.
E' un ordine del giorno di critica, così come abbiamo criticato i
DPEF che in questi anni si sono susseguiti in Aula. Non è un caso
che noi diamo un giudizio di continuità di un metodo di
programmazione finanziaria che, appunto, abbiamo contestato prima e
che contestiamo ora.
Sono contento che anche i colleghi dell'UDC e del PDL siano
arrivati alle nostre stesse conclusioni dopo che, da tempo, noi
ponevamo queste questioni.
Credo che nel merito del documento - non sto a riproporlo, è stato
già detto dal collega - c'è un dato politico, che a nessuno può
sfuggire: questo Governo, con la bocciatura del suo DPEF, mette la
parola fine' all'atto fondamentale della programmazione economica
e finanziaria.
Sarebbe opportuno, per le regole della politica e le regole
parlamentari, che questa sera stessa il Presidente della Regione
annunci la fine del suo secondo tentativo di Governo denominato
Lombardo-Berlusconi.
CAPUTO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il voto di adesione
all'ordine del giorno del PD é un fatto tecnico perché votiamo un
documento che viene prima di quello nostro, ma che contiene le
stesse critiche che abbiamo mosso tutti noi nel corso degli
interventi precedenti.
Qualcuno potrebbe dire chi di geometrie variabili colpisce di
geometrie variabili perisce .
Ma la nostra non è una geometria variabile. Noi manteniamo le
stesse critiche, che sono quelle che il PD ha inserito nell'ordine
del giorno numero 188 che, per un fatto temporale, viene votato
prima. Ma noi condividiamo quelle critiche e oggi il Presidente
della Regione deve prendere atto di non avere una maggioranza in
Aula e questo lo deve far riflettere nell'interesse dei siciliani.
DINA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE Ne ha facoltà.
DINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo rassicurare il
collega Cracolici che il nostro voto è stato ampiamente spiegato
con il mio intervento precedente. Respingere quel DPEF
evidenziandone le lacune ci consente di votare in via preliminare
il vostro ordine del giorno.
Quello che si vuole sottolineare non lo rileviamo nell'ordine del
giorno presentato, e mi pare una forzatura la dichiarazione che non
si vede nessun riferimento né alla continuità né alla
discontinuità.
Ci siamo pronunciando su un documento di programmazione che è
quello che è, che ha delle pecche, non stiamo facendo raffronti con
il passato, ci stiamo pronunciando su questo.
E su questo noi siamo i primi a dire che non è un documento
adeguato ai bisogni della nostra Sicilia, della nostra comunità e
dei nostri territori.
GRECO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GRECO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, posso
capire che il documento presentato dal PD, che è partito di
opposizione e quindi fa la sua parte critica al documento
presentato dal Governo, posso capire anche l'UDC che è fuori dalla
Giunta, ma quello che non comprendo è l'atteggiamento del
capogruppo del PDL cosiddetto dei Lealisti .
Onorevole Leontini, lei si deve vergognare perché ha voluto
dimostrare che è leale al programma di Berlusconi, ma lei è contro
Berlusconi Ieri ha fatto un comunicato stampa, che io ho
contestato duramente
PRESIDENTE. Onorevole Greco, le faccio un primo richiamo: assuma
un atteggiamento consono.
GRECO. Io assumo un atteggiamento decoroso se l'onorevole Leontini
non mi interrompe
Dica all'onorevole Leontini che non ha titolo per parlare.
Questa sera, finalmente, si è fatta chiarezza; non tutti i mali
vengono per nuocere. Stasera abbiamo visto che un Gruppo che fa
parte della maggioranza, con due assessori i quali in Giunta hanno
deliberato un DPEF, ha votato contro quello che hanno votato i suoi
assessori.
Ho vergogna; vi dovete vergognare
DI MAURO, assessore per il bilancio e le finanze. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI MAURO, assessore per il bilancio e le finanze. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, questa sera, dopo diverse ore, da
ieri ad oggi, in cui si sono svolte molte riunioni di Gruppo, dove
ci sono stati diversi incontri all'interno dei Gruppi parlamentari,
credo che, alla fine, si sia arrivati ad una conclusione che vede,
da una parte, il Governo che ha accettato un ordine del giorno,
presentato dall'MPA e da un altro Gruppo parlamentare, poi bocciato
dall'Aula, e, dall'altra parte, un ordine del giorno presentato dal
PD che, al di là di quello che è scritto, ricalca coerentemente una
posizione che ha avuto, sin dal primo momento, in questa
legislatura, cioè una posizione di opposizione.
Non c'è dubbio però che desta meraviglia il comportamento e il
voto manifestato da Gruppi parlamentari e da singoli parlamentari -
che, di fatto, appartengono alla maggioranza - che, pur di fare uno
sgarbo e pur di bloccare qualsiasi iniziativa di questo Governo,
hanno inteso aggregarsi o, meglio ancora, fare la ruota di scorta
al Partito Democratico, pur di mettere in difficoltà il Governo su
un documento - lasciatemelo dire - che nulla ha a che vedere con
gli altri che saranno predisposti in futuro.
Il documento, certamente, sarà poi portato all'esame dell'Aula
perché si tratta di un documento che, in fondo, poteva essere
indirizzato attraverso un ordine del giorno. Ma si è voluto
manifestare, oggi, da parte di un Gruppo parlamentare, il PDL, un
atteggiamento che ormai è palese da diversi giorni; nonostante la
presenza in Giunta, nonostante la presenza in questo Governo, si è
manifestato soprattutto con dichiarazioni di voto che - me lo lasci
dire il presidente del Gruppo parlamentare del PDL in Sicilia - non
ha nulla a che vedere con quella che è l'identità del Gruppo
parlamentare al quale appartiene ed al Partito al quale appartiene.
Il suo ruolo di fare seguito a quello del PD è una scelta che non
so a cosa possa portare.
Certamente, oggi scriviamo una pagina che non è politica ma è di
reazione ad un Governo che ha voluto cambiare le regole dei Governi
precedenti; è un Governo che ha voluto mettere in campo una marcia
diversa rispetto a quelle che sono state le marce dei Governi
passati.
LEANZA NICOLA, assessore per i beni culturali ed ambientali e per
la pubblica istruzione. Chiedo di parlare per dichiarazione di
voto.
PRESIDENTE. Il Governo non può parlare per dichiarazione di voto
in maniera separata perché ha già parlato. Il Regolamento è chiaro,
adesso si passerà alla votazione dell'ordine del giorno numero 188.
CRACOLICI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Votazione per scrutinio nominale dell'ordine del giorno numero 188
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento anche dagli onorevoli Apprendi, Di Benedetto, Donegani,
Faraone, Ferrara e Galvagno, indìco la votazione per scrutinio
nominale dell'ordine del giorno numero 188.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Apprendi, Bonomo, Bosco, Campagna, Caputo, Caronia,
Cascio Salvatore, Cordaro, Corona, Cracolici, D'Asero, De
Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Dina, Donegani,
Faraone, Ferrara, Fiorenza, Forzese, Galvagno, Gianni, Leanza
Edoardo, Leontini, Limoli, Lo Giudice, Lupo, Maira, Mancuso,
Marinello, Marziano, Mattarella, Oddo, Panarello, Panepinto,
Ragusa, Raia, Savona, Scoma, Termine, Torregrossa, Vinciullo e
Vitrano.
Votano no: Adamo, Arena, Aricò, Bufardeci, Cimino, Colianni,
Cristaudo, Currenti, D'Antoni, De Luca, Di Mauro, Federico,
Gentile, Greco, Incardona, Leanza Nicola, Lentini, Marinese,
Marrocco, Minardo, Mineo, Musotto, Nicotra, Pogliese, Romano,
Scammacca e Scilla.
Sono in congedo: Ammatuna, Barbagallo, Buzzanca, D'Agostino e
Rinaldi.
PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 72
Votanti 71
Maggioranza 36
Favorevoli 44
Contrari 27
(L'Assemblea approva)
Gli ordini del giorno numeri 190 e 191 sono, pertanto, preclusi.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Comunico che martedì, 17 novembre 2009, alle ore 16.00, è
convocata la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari per
stabilire la calendarizzazione della sessione di bilancio.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 17 novembre
2009, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
PRESIDENZA del **PR
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
I - Comunicazioni.
II - Comunicazioni del Presidente della Regione in ordine alla
posizione dell'attuale assessore alla Presidenza circa i suoi
rapporti con le società già concessionarie per la realizzazione dei
termovalorizzatori.
III - Discussione dei disegni di legge:
1) «Rendiconto generale della Regione siciliana e dell'Azienda
delle foreste demaniali per l'esercizio finanziario 2008.» (n.
447);
2) «Assestamento del bilancio della Regione per l'anno finanziario
2009.» (n. 446).
La seduta è tolta alle ore 21.07
ALLEGATO:
Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «BILANCIO»
ADAMO. - «All'Assessore per il bilancio e le finanze, premesso
che:
si è appreso dalla stampa che la fondazione Banco di Sicilia
avrebbe deliberato di voler sottoscrivere l'aumento di capitale di
Unicredit con un impegno dell'ordine di 15 milioni di euro in
contanti;
dal bilancio 2007 pubblicato, il totale attivo di 443 milioni di
euro era così ripartito: 202 milioni Unicredit immobilizzato
(44%), 171 milioni Unicredit non immobilizzato (39%), 39 milioni
obbligazionario immobilizzato (9%) , 3 milioni altre
partecipazioni immobilizzate (1%), 25 milioni altre attività,
compresi immobili (6%);
al 31 dicembre 2007 il valore di mercato dell'attivo ammontava a
524 milioni di euro e la percentuale investita in azioni Unicredit
era dell'85%;
il prezzo medio di carico era di 4,07 per le azioni Unicredit
immobilizzate e 5,75 per quelle non immobilizzate;
ipotizzando che non siano intervenute variazioni nella posizione
in Unicredit, si evidenzia una minusvalenza di oltre 230 milioni
di euro sulla base del prezzo di mercato di 1,80 degli ultimi
giorni;
le uniche risorse impegnabili da parte della fondazione BdS sono
rappresentate dal portafoglio obbligazionario immobilizzato,
costituito, a fine 2007, per il 10% in titoli di Stato, il 5% in
titoli bancari, (Lehman Brothers, Morgan, Stanley) che sono andati
molto male, il rimanente in titoli bancari Unicredit, Capitalia,
Banco di Sicilia e Commerzbank, anch'essi colpiti da una perdita
non inferiore -3%;
consegue che, a valori di mercato odierni, la fondazione
registrerebbe una riduzione dell'attivo da 524 milioni ad 208
milioni; il patrimonio netto sarebbe sceso dai 499 milioni del
2007 (419 contabili) ad appena 229 milioni;
pertanto, per sottoscrivere le propria quota di aumento di
capitale Unicredit di 15 milioni, la fondazione BdS dovrebbe
vendere, con un'ulteriore grave perdita, quasi tutte le quote di
patrimonio obbligazionario immobilizzato, nonché le altre attività
non liquide, ad eccezione degli immobili. Ne risulterebbe che
quasi l'intero patrimonio della fondazione (circa il 93-95%)
risulterebbe investito in Unicredit con la conseguenza che, oltre
all'elevatissima concentrazione del rischio su un unico soggetto,
prospetticamente per la propria attività istituzionale, dovrebbe
intaccare le riserve o ridimensionare drasticamente i propri
programmi;
per sapere se l'Assessore per il bilancio e le finanze sia a
conoscenza di tale situazione e se, in merito, nell'ambito dei
propri poteri, intenda assumere iniziative formali». (229)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 229, a firma
dell'onorevole Adamo, si rappresenta che la l.r. n. 19/2008, art.
2, comma 6, dispone che Il Presidente della Regione, avvalendosi
del Dipartimento regionale bilancio e tesoro - Ragioneria generale
della Regione -, esercita tutte le attribuzioni relative alla
costituzione di società da parte della Regione nonché i diritti
inerenti alla qualità di socio .
Di conseguenza, nessuna attività riguardante gli Enti viene
ascritta alla Ragioneria generale della Regione, che - ribadisce -
ha l'esclusiva funzione di supporto al Presidente della Regione
nell'esercizio dei diritti dell'azionista nelle società di
partecipazione regionale.
Per quel che concerne la Fondazione Banco di Sicilia, a parte il
fatto che essa non può essere annoverata tra gli Enti regionali,
giova rammentare che deriva dal Banco di Sicilia - ex Istituto di
credito di diritto pubblico - nell'ambito di attuazione
dell'operazione di ristrutturazione effettuata ai sensi della L.
30/07/1990, n. 218 e del D.L.vo di attuazione 20/11/1990, n. 356
ed incorpora la Fondazione Cassa Centrale di Risparmio V.E. per le
province siciliane.
La Fondazione è persona giuridica privata senza fine di lucro,
dotata di piena autonomia statuaria e gestionale, il cui statuto
prevede la vigilanza a cura del Ministero dell'Economia e delle
Finanze.
Al Presidente della Regione siciliana spetta esclusivamente la
designazione di n. 4 componenti di uno degli organi della
Fondazione quale il Consiglio Superiore, composto di 23 membri,
espressione di variegate personalità pubbliche e private.
Per quanto sopra si ritiene di non poter fornire alcuna
informazione di dettaglio in merito alla eventuale attività
gestionale inerente lo smobilizzo di azioni Unicredit da parte
della Fondazione Banco di Sicilia.
Si rimane in ogni caso a disposizione per eventuali ed ulteriori
chiarimenti.
L'Assessore
(on. Roberto Di
Mauro)
ARICÒ. - «Al Presidente della Regione, premesso che:
in data 3 febbraio 2009 a mezzo lettera protocollo 104/2009, il
sottoscritto interrogante richiedeva all'Assessore per il bilancio
e le finanze ed al presidente della società Patrimonio Immobiliare
(SPI) s.p.a, con sede presso lo stesso Assessorato Bilancio e
finanze, un elenco dei beni immobili di proprietà della SPI, già
di pertinenza della Regione siciliana, corredato di indirizzo,
data di acquisizione e del valore commerciale e catastale,
necessario per l'esercizio delle prerogative di deputato regionale
del sottoscritto medesimo;
a distanza di oltre un mese dalla data della lettera, non
essendo pervenuta nessuna risposta, il sottoscritto deputato
regionale si metteva in contatto con l'allora Presidente della
società Patrimonio Immobiliare, per il quale lo rimandava
all'Assessorato Bilancio e finanze in quanto lo stesso non
espletava più le relative funzioni a causa della scadenza
dell'incarico e della chiusura degli uffici, con conseguente
scollegamento delle utenze telefoniche;
a seguito di questo colloquio, lo scrivente si metteva
personalmente in contatto con l'allora Capo di Gabinetto
dell'Assessore per il bilancio e le finanze, oggi dirigente
generale del Dipartimento finanze, ing. Salvatore Giglione, che
assicurava l'imminente invio di un dischetto contenente i dati
richiesti dal sottoscritto;
trascorsi infruttuosamente altri due mesi dal colloquio con
l'ing. Giglione, in data 15 maggio u.s., lo scrivente contattava
ulteriormente l'ing. Giglione per sollecitare l'invio dei dati
richiesti;
in data 18 maggio u.s., veniva consegnato al sottoscritto un
dischetto che, presumibilmente, conteneva le informazioni
richieste ormai da diversi mesi;
un'attenta analisi del contenuto del dischetto evidenziava un
elenco generico delle proprietà immobiliari in oggetto, mancante
di indirizzi, date di acquisizione, valori catastali ed
immobiliari, e contenente soltanto un valore globale
approssimativo dei beni, in barba ad ogni elementare criterio di
trasparenza degli atti amministrativi;
in data 22 maggio u.s., il sottoscritto interrogante restituiva
il dischetto al dirigente generale del Dipartimento finanze con
una lettera con cui ribadiva la richiesta iniziale, formulata
quattro mesi addietro, di avere un elenco dei beni immobili di
proprietà della SPI corredato di indirizzi, data di acquisizione,
valore catastale e commerciale;
alla data odierna, nessuna risposta è pervenuta al sottoscritto
in merito all'evasione della richiesta, ovvero in merito
all'esistenza di questi dati e alle motivazioni di un ritardo
intollerabile dinanzi alla richiesta di un deputato regionale
nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali;
per sapere:
quali iniziative intenda intraprendere per disporre che gli
uffici dell'Assessorato Bilancio e finanze forniscano l'elenco dei
beni immobili di proprietà della SPI, corredato di indirizzi, data
di acquisizione, valore catastale e commerciale;
quali siano i motivi che hanno indotto i dirigenti
dell'Assessorato Bilancio e finanze alla mancata evasione della
richiesta di un deputato regionale, che attende da oltre quattro
mesi la consegna dell'elenco, in considerazione del fatto che la
società Patrimonio Immobiliare s.p.a. ha come compiti
istituzionali la gestione del patrimonio immobiliare della Regione
siciliana e la sua valorizzazione;
quali interventi intenda assumere per garantire l'accesso agli
atti ed ai documenti per i soggetti aventi diritto, come per
esempio i deputati regionali nell'esercizio delle proprie
funzioni, da parte degli uffici dell'Assessorato Bilancio e
finanze e dei dipartimenti collegati;
quali iniziative intenda intraprendere per valorizzare la
società Patrimonio Immobiliare, stante che da tempo la stessa si
trova in condizione di non poter operare, essendo priva di una
dirigenza, di un ufficio e dei mezzi e del personale
indispensabili per poter operare». (605)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 605, a firma
dell'onorevole Aricò, si trasmette l'elenco dei beni del
patrimonio della Regione già passati e da passare in consegna alla
Sicilia Patrimonio Immobiliare S.p.A. (SPI S.p.A.).
In particolare l'elenco consta dei seguenti allegati:
Allegato A - n. 163 fabbricati già consegnati;
Allegato B - n. 1284 terreni/boschi/cave già consegnati;
Allegato C - n. 358 fabbricati da consegnare per la gestione;
Allegato D - n. 360 terreni/boschi/cave da consegnare per la
gestione.
I suddetti allegati contengono la mera elencazione dei cespiti,
provvista degli indirizzi e dei singoli valori (stimati dal
partner privato PSP S.c.r.l.), del Dipartimento referente e della
data di acquisizione della SPI S.p.A., ma carente dei valori
catastali comunque presenti nel censimento informatizzato del
patrimonio immobiliare e comunque disponibili su richiesta per
singoli cespiti ma che per evidenti ragioni non è possibile
includere nei suddetti allegati.
Per quanto attiene i valori stimati dei beni, oltre ad
evidenziare che sono valori di inventario e non stime puntuali,
corre l'obbligo evidenziare che alla luce del decreto
interministeriale 18 aprile 2002 ed in particolare dei nuovi
criteri di valutazione degli elementi patrimoniali e demaniali
è stato necessario dare al partner privato PSP S.c.r.l. nuove
indicazioni sia in relazione alla nuova classificazione che deve
essere conformizzata a quella riportata dal SEC' 95 sia in
relazione alla appartenenza dei beni patrimoniali alle attività
non finanziarie prodotte e non prodotte , quale risulta
dall'allegato 1 del suddetto decreto interministeriale, e pertanto
si è reso necessario modificare il sistema informativo del
censimento per adeguarlo ai nuovi criteri di classificazione e
valutazione e renderlo interagibile con il property ed il facility
di cui la SPI S.p.A. Si deve occupare in relazione al contratto
(CS2) stipulato con questa Amministrazione.
Inoltre si precisa che i valori così stimati, prima che i beni
vengano inseriti in un qualsiasi processo di valorizzazione,
vengono congruiti dall'Agenzia del Territorio che come noto
gestisce l'Osservatorio del mercato immobiliare (le cui quotazioni
sono utilizzate nell'ambito del processo estimale) e costituisce
quindi la massima autorità tecnica competente al rilascio di tali
pareri.
Per quanto riguarda l'operatività, effettivamente la SPI S.p.A.
ha avuto delle difficoltà correlate a varie circostanze ostative
che si ritengono superate e quindi, ultimato il corso di
formazione del nuovo software relativo al censimento
informatizzato comprensivo del property ed il facility e
completati gli ultimi passaggi dei beni regionali, la società (già
a regime ed avviata su modalità organizzative e know-how idonei a
svolgere qualunque tipologia di attività gestionale sul patrimonio
immobiliare) è pronta a consolidare il suo ruolo quale principale
strumento della Regione per la gestione, razionalizzazione dei
servizi e valorizzazione del patrimonio immobiliare che la norma
di riferimento le ha affidato.
Si comunica infine che la sede legale della SPI S.p.A. si trova
in Via Notarbartolo, 17 e invece la sede operativa trovasi in via
Thaon De Revel ai nn. 18-20.
Si rimane a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti».
L'Assessore
(on. Roberto Di
Mauro)
Risposta scritta ad interrogazione - Rubrica «PRESIDENZA»
MATTARELLA. - «Al Presidente della Regione, premesso che:
il 25 maggio 2009 è stata depositata la sentenza con la quale il
Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana -
riformando la sentenza di primo grado del TAR di Palermo - ha
accolto il ricorso a suo tempo proposto da 79 funzionari direttivi
dipendenti regionali per ottenere l'emanazione, da parte della
Giunta regionale, degli atti di indirizzo e di impulso per l'ARAN
Sicilia per la definizione, mediante contrattazione collettiva,
dell'area autonoma della vicedirigenza, prevista dall'art. 17 bis
del d. lgs. n. 165 del 2001, all'interno dell'Amministrazione
regionale;
con tale sentenza (n. 488 del 2009), il CGA ha ritenuto che il
rinvio dinamico al d. lgs. n. 29 del 1993, contenuto nell'art. 1,
comma 2, della l.r. n. 10 del 2000, proprio per il suo palese
carattere 'mobile', deve intendersi esteso al testo unico del
pubblico impiego introdotto con il d. lgs. n. 165 del 2001 (nonché
alle relative successive modifiche ed integrazioni di cui alla l.
n. 145 del 2002), che ha recepito nel proprio ambito, e
parzialmente modificato, le disposizioni del d. lgs. n. 29 del
1993;
il CGA ha precisato che la sua lettura interpretativa - che
conduce, sul piano sostanziale, ad una piena assimilazione tra la
normativa statale e quella regionale, nel settore della
vicedirigenza - non scalfisce la potestà legislativa della Regione
siciliana, perché tale identità di disciplina non è imposta dalla
normativa statale, ma avviene sulla base di una scelta autonoma
della Regione, compiuta, preventivamente, attraverso la tecnica
del rinvio dinamico alla legislazione nazionale, non modificata
poi da alcuna espressa disciplina regionale di contenuto diverso;
conseguentemente per il CGA, attraverso il rinvio dinamico
contenuto nella l.r. n. 10 del 2000, risultano recepite nella
Regione siciliana, senza necessità di ulteriori atti normativi,
tutte le previsioni statali in materia di vicedirigenza,
realizzandosi, in modo automatico , i contenuti della disciplina
dell'art. 17 bis introdotto dalla l. n. 145 del 2002 tra le
disposizioni del d. lgs. n. 165 del 2001:
- istituzione della vicedirigenza;
- individuazione dei beneficiari dell'automatismo;
- previsione della possibilità della delega di funzioni
dirigenziali e dei relativi limiti e procedure, rinviandosi per
il resto, e soprattutto per il trattamento economico, alla
contrattazione collettiva di comparto;
con specifico riferimento all'individuazione dei beneficiari
della nuova disciplina della vicedirigenza, il CGA - rilevato che
l'art. 17 bis è riferito a categorie non considerate dalla
legislazione regionale - ha ritenuto possibile l'utilizzazione dei
precedenti provvedimenti di 'equiparazione' adottati ai fini della
mobilità intercompartimentale dei dipendenti pubblici;
considerato che la sentenza del CGA è definitiva e deve essere
eseguita dall'Amministrazione regionale entro 30 giorni, essendo
già stata prevista, in caso di inadempimento, la nomina, da parte
dello stesso organo giudiziario, di un commissario ad acta;
per sapere:
se la Giunta regionale abbia già emanato i necessari atti di
indirizzo ed impulso per l'ARAN Sicilia;
in particolare, quale trattamento economico, compatibile con i
limiti di bilancio, sia stato determinato per la vicedirigenza;
se, ad integrazione di quanto già previsto dall'art. 17 bis, si
sia ritenuto di delineare in modo puntuale l'ambito soggettivo di
estensione dell'area della vicedirigenza;
se sia stata effettuata una ricognizione circa il numero dei
funzionari direttivi tra i dipendenti regionali, che dovrebbero
essere inquadrati nell'area della vicedirigenza». (613)
Risposta. - «In riferimento all'interrogazione n. 613, a firma
dell'onorevole Mattarella, sì premette che la vice diligenza è
prevista dall'art. 17 bis del D.l.g.vo n. 165/2001, e che
tuttavia non è stata costituita nell'Ordinamento statale, né in
altre Amministrazioni regionali.
Si comunica che la Giunta regionale, con deliberazione 212 del
27.06.2009, ha preso atto della decisione del Consiglio di
Giustizia Amministrativa n. 488/2009 ed ha approvato la relazione
del Dipartimento regionale del Personale n. 113765 del 26.06.2009.
Tale deliberazione costituisce atto di indirizzo per l'ARAN
Sicilia, la quale, conseguentemente, dovrà avviare le
consultazioni.
In particolare, nella predetta relazione si evidenzia che
l'istituzione di una separata area della vice dirigenza
dell'Amministrazione Regionale quale comparto di contrattazione si
inserisce necessariamente nel quadro di una generale
riorganizzazione dell'apparato burocratico della Regione, da
effettuare ai sensi della l.r. 19/2008, e che deve avvenire
parallelamente al superamento della fase transitoria della terza
fascia dirigenziale.
Inoltre, in tale relazione, si sottolinea che in sede di
contrattazione collettiva debbono essere individuati i contenuti
delle attività lavorative, il numero e le competenze specifiche
dei vice dirigenti (tra le quali dovranno rientrare le funzioni di
sostituzione del dirigente), le funzioni dirigenziali delegabili
al vice dirigente, i requisiti per l'accesso alla vice dirigenza e
i titoli di studio che si riterranno necessari.
Si rileva, altresì, che l'istituzione della vice dirigenza
comporterà delle necessarie modifiche del CCRL vigente, con
particolare riferimento ai profili evoluti e alle posizioni
organizzative non più compatibili con la presenza di un soggetto
istituzionale che si pone come figura intermedia tra i dirigenti e
i funzionari direttivi.
La relazione del Dipartimento del Personale, a cui rinvia la
delibera di Giunta, e che costituisce della stessa parte
integrante, indica le risorse finanziarie da accantonare per
l'istituzione della vice dirigenza, che comunque devono tener
conto dei vincoli della finanza pubblica».
L'Assessore
(avv. Gaetano Armao)