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Resoconto d'Aula della Seduta n. 121 di mercoledì 11 novembre 2009
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

     PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che sono in congedo per la  presente  seduta
  gli onorevoli Ammatuna, Buzzanca e Nicotra.
   Essendo  l'onorevole  Nicotra presente in Aula,  la  richiesta  di
  congedo si intende superata.
   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di risposte scritte a interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le risposte scritte  alle
  seguenti interrogazioni:

   -  da parte dell'Assessore per il Bilancio:

   n. 229 - Notizie circa la ventilata sottoscrizione, da parte della
  fondazione  Banco di Sicilia, di una quota di aumento  di  capitale
  Unicredit.
   Firmatario: Adamo Giulia

   n. 605 - Garanzia del diritto di accesso agli atti dell'elenco dei
  beni immobili della società Patrimonio Immobiliare s.p.a.
   Firmatario: Aricò Alessandro

   - da parte dell'Assessore alla Presidenza:

   n.    613   -   Iniziative   conseguenti   all'istituzione   della
  vicedirigenza a seguito di una recente pronuncia del  Consiglio  di
  giustizia amministrativa per la Regione siciliana.
   Firmatario: Mattarella Bernardo.

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

      Comunicazione di assenze alla riunione della I Commissione
                              legislativa

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunico che nella  seduta  della
  Commissione legislativa permanente   Affari Istituzionali' (I)  del
  10  novembre 2009 sono risultati assenti gli onorevoli: Barbagallo,
  Cracolici, Di Guardo, Greco, Gucciardi, Speziale e Torregrossa.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   LEANZA EDOARDO, segretario:

   «All'Assessore alla Presidenza e all'Assessore per la famiglia, le
  politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   l'Assemblea   regionale   siciliana,  a   seguito   degli   eventi
  atmosferici  eccezionali che hanno provocato danni in molti  comuni
  della  Sicilia  nel periodo compreso da novembre  2008  a  febbraio
  2009,  ha  ritenuto di approvare una norma - inserita  nella  legge
  finanziaria  regionale n. 6 del 2009 (art. 9, comma 10)  -  con  la
  quale si stabiliva che una somma pari a 5 milioni di euro del fondo
  regionale  delle autonomie locali venisse destinata alla  copertura
  finanziaria degli interventi sostenuti dai comuni per far fronte  a
  situazioni  di emergenza oltre che per il ristoro dei danni  subìti
  da soggetti privati;

   atteso  che  si  apprende dalla stampa che  sarebbe  in  corso  di
  registrazione  il  decreto  dell'Assessore  per  la  famiglia,   le
  politiche sociali e le autonomie locali che impegna le somme di cui
  alla succitata norma in favore di circa 200 comuni;

   preso  atto che sono state sollevate da diversi comuni  riserve  e
  lamentele, riportate dalla stessa stampa, circa le modalità con  le
  quali si è giunti all'emanazione di detto decreto;

   per sapere:

   se   sia  stata  emanata  una  circolare  dagli  Assessorati  alla
  Presidenza  e  della  Famiglia, per  individuare  i  criteri  e  le
  modalità  di erogazione delle somme previste dal comma 10 dell'art.
  9  della l.r n. 6 del 2009 e ai quali avrebbero dovuto attenersi le
  richieste degli eventuali beneficiari;

   se, nell'individuazione dei beneficiari, si sia tenuto conto della
  priorità  in favore degli interventi già effettuati dai soggetti  a
  carico dei quali si è verificato il danno;

   se,  nell'individuazione  dei  beneficiari,  sia  stato  adottato,
  tenuto  conto  anche  della  insufficienza  delle  risorse  atte  a
  garantire  l'integrale  copertura  dei  costi,  il  criterio  della
  priorità in relazione alla gravità del danno;

   se,  nell'individuazione dei beneficiari,  sia  stata  operata  la
  distinzione tra soggetti pubblici e soggetti privati e  in  ragione
  di  quale criterio proporzionale sarebbero state previste  somme  a
  favore di uno piuttosto che di un altro;

   se  sia  stata svolta un'attività di accertamento e di valutazione
  autonoma del danno da parte degli uffici del Dipartimento regionale
  della  Protezione civile in relazione alle situazioni di  emergenza
  conseguenti agli eventi atmosferici che la stessa Protezione civile
  ha avuto modo di seguire e gestire direttamente». (856)

                                                            CRACOLICI

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  la  sanità  e
  all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le  autonomie
  locali, premesso che:

   numerosi  enti e società hanno stipulato in provincia di  Siracusa
  convenzioni con molte Amministrazioni comunali per l'assistenza  di
  anziani soli o senza adeguato supporto familiare, in condizione  di
  ridotta autonomia o di non autosufficienza, con spese a carico  dei
  comuni;

   in esecuzione di dette convenzioni, numerosi gestori delle case di
  riposo hanno ospitato ed assistono anziani che sono in possesso dei
  requisiti  di legge, previa richiesta delle singole Amministrazioni
  comunali;

   nonostante  le prestazioni che questi enti gestori sono  obbligati
  ad  eseguire  a favore degli anziani non autosufficienti,  tutti  i
  comuni  convenzionati  non rispettano il  pagamento  delle  fatture
  emesse a fronte del servizio prestato;

   la  quota  a  carico  dei comuni comprende  tutte  le  prestazioni
  integrative  eseguite per convenzione a favore  degli  anziani  non
  autosufficienti;

   le  prestazioni  integrative riguardano sia  quelle  di  rilevanza
  sanitaria sia quelle di rilevanza sociale;

   quelle  a  rilevanza  sanitaria  gravano  sul  Servizio  sanitario
  nazionale;

   per  queste ultime l'allora AUSL n. 8 di Siracusa, con nota del  2
  marzo  2005 e contrariamente a quanto accaduto precedentemente,  ha
  dichiarato  di  'farsi  carico di tutte  le  prestazioni  sanitarie
  previste  dall'ordinamento vigente, ivi  comprese  quelle  previste
  dall'apposita  Unità Medica di Valutazione Geriatria,  per  ciascun
  ospite  delle  case  di riposo. Pertanto (...) non  è  ipotizzabile
  alcuna   integrazione   di  retta,  quale  controvalore   monetario
  forfettario, facente carico alla AUSL 8, in quanto in tal  caso  si
  realizzerebbe  una  ingiustificata ed illegittima  duplicazione  di
  oneri per la medesima prestazione', per cui ha vietato ai comuni di
  corrispondere  la  quota di rilevanza sanitaria,  pena  il  mancato
  rimborso;

   a  seguito  della predetta nota dell'AUSL 8, tutti i comuni  della
  provincia   di   Siracusa  si  sono  sentiti  sollevati   da   ogni
  responsabilità in ordine all'anticipazione di detta integrazione di
  quota sia a rilevanza sanitaria che sociale;

   in  conseguenza  a  quanto disposto dall'AUSL 8,  i  comuni  della
  provincia di Siracusa, nel rigettare la richiesta dei gestori delle
  case  di riposo, hanno invitato le stesse a rivolgersi direttamente
  all'AUSL  n.  8  di Siracusa per 'eventuali pretese economiche  per
  erogazioni   agli  assistiti  di  prestazioni  sanitarie   previste
  dall'ordinamento  vigente';  le seconde  (le  rette  integrative  a
  rilevanza  sociale) sono ad esclusivo carico dei  comuni  i  quali,
  equivocandole  con  quelle sanitarie, non hanno  voluto  provvedere
  agli adempimenti di legge;

   tale  orientamento da parte dei comuni ha posto in grave crisi  di
  liquidità  tutte le case di riposo, alcune delle quali  sono  state
  costrette  a  chiudere, altre sopravvivono  in  una  situazione  di
  generalizzato inadempimento dei propri obblighi di legge, in quanto
  se,  da  un  lato,  sono obbligate per legge e per  convenzione  ad
  eseguire l'assistenza integrativa agli anziani non autosufficienti,
  sostenendone  i costi giornalieri per offrire a tutti  gli  anziani
  una  vita quanto più dignitosa possibile, dall'altro sono costrette
  a  scontrarsi con i comuni, i quali hanno continuato ad opporre  un
  deciso  diniego  ad  eseguire  il  pagamento  delle  fatture   loro
  presentate dai gestori delle stesse case di riposo;

   considerato che:

   già alcune case di riposo hanno adito le vie legali;

   alcuni giudici hanno riconosciuto il diritto, da parte degli  enti
  gestori, ad ottenere il pagamento dell'assistenza integrativa  agli
  anziani  non  autosufficienti, in quanto le stesse case  di  riposo
  hanno sostenuto i maggiori costi giornalieri;

   i  comuni  sono  stati condannati anche al pagamento  delle  spese
  legali  e  di  quant'altro, nel frattempo, maturato  alle  case  di
  riposo per anziani;

   visto che:

   alcune case di riposo, per difficoltà economico-finanziarie, hanno
  già chiuso le loro strutture in provincia di Siracusa;

   decine  di  lavoratori sono stati licenziati e  privati  del  loro
  posto di lavoro ovvero hanno visto trasformato il loro contratto di
  lavoro da full-time a part-time, creando gravi e pesanti disagi;

   le  rimanenti  strutture, ancora aperte ma soffocate  dai  debiti,
  rischiano  di  chiudere a causa della morosità nel pagamento  delle
  fatture da parte dei comuni;

   preso atto che, a fronte della chiusura delle case di riposo,  gli
  anziani  autosufficienti e, soprattutto, quelli non autosufficienti
  non ricoverati nelle strutture de quibus rischiano di finire 'sulla
  strada'  in quanto privati di ogni tipo di assistenza e abbandonati
  del tutto in violazione della legge che invece vuole tutelarli;

   per sapere:

   se  non  ritengano  necessario  ed improcrastinabile  nominare  un
  commissario ad acta al fine di dirimere il contenzioso tra l'allora
  AUSL  n.  8,  nel  frattempo divenuta ASP  n.  8,  i  comuni  della
  provincia di Siracusa e i gestori delle case di riposo, al fine  di
  assicurare  certezza  occupazionale  ai  lavoratori  utilizzati   e
  certezza di ricovero agli anziani assistiti;

   se  non  ritengano utile ed indispensabile intervenire  con  degli
  ammortizzatori sociali a favore dei lavoratori che hanno perduto  o
  stanno perdendo il posto di lavoro;

   se non vogliano considerare l'ipotesi di accreditare all'ASP n.  8
  di Siracusa e/o ai comuni convenzionati della provincia di Siracusa
  le somme che la stessa deve agli enti gestori delle case di riposo,
  al fine di saldare tutte le spettanze dovute». (857)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  l'industria,
  premesso che:

   presso   l'Assessorato   regionale  dell'industria,   Dipartimento
  risorse  minerarie ed energetiche, giacciono centinaia di richieste
  per  la  realizzazione  di impianti per la  produzione  di  energia
  alternativa;

   l'84,30 per cento di suddette richieste riguarda impianti  per  la
  produzione  di energia tramite il sistema fotovoltaico,  mentre  il
  rimanente 15,70 per cento comprende richieste per impianti  eolici,
  per biomasse, termosolari ed ibridi;

   considerato che:

   tale   ritardo,   secondo  alcune  dichiarazioni   rilasciate   da
  funzionari del medesimo Assessorato, è dovuto, tra l'altro, ad  una
  cronica mancanza di personale che rallenta l'esame delle oltre 1000
  richieste giacenti presso il Dipartimento di cui sopra;

   la  mancanza di una veloce programmazione rischia di compromettere
  i  finanziamenti che l'Unione europea stanzia per questa  tipologia
  di  investimenti,  con  evidente  danno  non  solo  per  l'economia
  siciliana,   ma  per  tutto  il  settore  dell'energia  alternativa
  regionale,  unica  fonte  per  un  'futuro  pulito'  e  scevro  dai
  condizionamenti delle multinazionali del settore petrolifero;

   per  sapere se non ritengano opportuno ed urgente, qualora dovesse
  essere confermato quanto dichiarato dai funzionari dell'Assessorato
  dell'industria, creare una specifica 'task force' regionale per  il
  vaglio,  in tempi rapidissimi e comunque entro e non oltre dicembre
  2009, di tutte le richieste per la realizzazione di impianti per la
  produzione   di  energia  alternativa  presentate  al  Dipartimento
  risorse minerarie ed energetiche dell'Assessorato Industria». (858)

                                                              FALCONE

   «Al  Presidente  della Regione, all'Assessore  alla  Presidenza  e
  all'Assessore per il bilancio e le finanze, premesso che:

   la  Regione  siciliana,  ogni anno, spende  cifre  esorbitanti  in
  affitti  di locali ove sono allocati gli uffici di tutta la propria
  struttura burocratica;

   la frammentazione di detta struttura, oltre ad incidere in maniera
  massiccia sull'intero bilancio regionale, causa non pochi  problemi
  all'utenza (in maggioranza proveniente dal resto della Sicilia) per
  raggiungere  i  singoli uffici disseminati su tutto  il  territorio
  urbano  di  Palermo,  città già di per sé  stessa  caotica  e  poco
  funzionale agli spostamenti urbani;

   tenuto conto che:

   la  quasi totalità delle Regioni italiane ha un centro direzionale
  che  accorpa,  al  suo  interno,  l'intero  assetto  burocratico  e
  politico;

   la   realizzazione  di  un  centro  direzionale  porterebbe   alla
  centralizzazione di tutta la struttura regionale, unica alternativa
  possibile alla frammentazione dei siti degli uffici regionali;

   da  un  lato,  ciò aiuterebbe di molto l'utenza nel raggiungimento
  dei  singoli  uffici, eliminando, tra l'altro, la  circolazione  di
  centinaia di auto nella città di Palermo e, dall'altro, porterebbe,
  nel  tempo,  ad  un  risparmio considerevole  per  le  casse  della
  Regione;

   per  sapere  se  non  ritengano auspicabile  attivare  gli  uffici
  regionali  competenti al fine di individuare, in  sinergia  con  il
  Comune  di  Palermo, una zona ove realizzare il centro  direzionale
  della Regione siciliana, che accorpi, in una unica struttura, tutti
  gli  uffici regionali, attualmente disseminati in tutta la  città».
  (860)

                                                             POGLIESE

   «Al  Presidente  della Regione, all'Assessore  alla  Presidenza  e
  all'Assessore per i beni culturali ed ambientali e per la  pubblica
  istruzione, premesso che:

   in  data  30  ottobre 2009, a Catania, le Forze dell'ordine  hanno
  finalmente  sgombrato i locali di via Plebiscito,  n.  282;  questo
  ampio immobile, di rilevante valore storico ed architettonico, è di
  proprietà  della  Regione.  Per oltre  17  anni  è  stato  occupato
  abusivamente   da  un  sedicente  centro  sociale  autodenominatosi
  'EXPERIA';

   considerato che, con il decreto del Presidente della Repubblica n.
  246  del 1985, in base degli artt. 2 e 11, si impone che tutti  gli
  immobili ex sede della GIL (Gioventù del littorio) siano trasferiti
  alle  Regioni  che,  a  loro  volta, li devono  destinare  all'Ente
  regionale  per  il  diritto  allo studio universitario  (ERSU)  per
  finalità di assistenza universitaria;

   tenuto conto che:

   detto  immobile fu la sede della 'Gioventù Italiana del  littorio'
  (GIL);

   il  suddetto  immobile sorge nel centro di Catania, a pochi  passi
  dalle  più  importanti  facoltà  universitarie  della  città  etnea
  (giurisprudenza, lettere, scienze politiche);

   i  locali si prestano in maniera perfetta a diventare non solo  un
  centro  di  aggregazione universitario, ma possono  essere  adibiti
  anche  a  mensa universitaria, struttura non esistente  in  zona  e
  necessaria agli studenti dell'ateneo catanese;

   per  sapere se non ritengano utile ed essenziale affidare i locali
  citati  in  via  Plebiscito  n. 282, di  proprietà  della  Regione,
  all'Ente regionale per il diritto allo studio universitario  (ERSU)
  di Catania affinché possano essere adibiti a centro di aggregazione
  universitaria   e   mensa  riservata  agli   studenti   dell'ateneo
  catanese». (861)

                                                   POGLIESE-VINCIULLO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazione
  con richiesta di risposta scritta presentata.

   LEANZA EDOARDO, segretario:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura  e
  le foreste, premesso che:

   nel  2006  il  consorzio di bonifica 2 di Palermo subentrava  alla
  cooperativa   'Consorzio  irriguo  Jato'   nella   gestione   della
  distribuzione delle acque nella valle dello Jato;

   la  cooperativa,  fino  al  maggio 2006,  operava  nel  territorio
  garantendo  la  manutenzione ordinaria della rete,  del  Nocella  e
  degli  altri  affluenti  che affluiscono nell'invaso  Jato,  nonché
  tutti  gli  interventi necessari ad evitare  le  perdite  di  acqua
  attraverso  il  lavoro  di  15  operatori,  di  cui   5   a   tempo
  indeterminato.  Il  piano  di gestione,  in  perfetta  economia  ed
  efficienza, consentiva 3000 utenze all'anno, l'irrigazione di  4000
  ettari, l'utilizzazione di 12/14 milioni di metri cubi di acqua  ed
  incassi di circa 200 mila euro a stagione pagati dall'utenza per l'
  irrigazione;

   con  il  subentro  del consorzio di bonifica 2  di  Palermo  si  è
  verificato che:

   1)  nel 2006, l'acqua veniva distribuita gratuitamente alle utenze
  con  evidente danno alla virtuosa gestione economica praticata fino
  ad allora;

   2)  nel  2007, venivano stipulati circa 350 contratti (il  90%  in
  meno) per circa 200 ettari di terreni con consumi d'acqua pari a 12
  millilitri di metri cubi d'acqua (spreco di acqua);

   3)   nel   2008,  i  contratti  raddoppiavano  rispetto   all'anno
  precedente,  così come i terreni interessati con  consumi  di  pari
  entità;

   4)  nell'anno in corso, tra mancati rinnovi e disdette, le  utenze
  sono  scese  a  circa 400 e il prelievo è di poco  inferiore  ai  9
  millilitri  di  metri cubi, di cui circa 2 solo per la  distilleria
  Bertolino;

   per  quanto sopra esposto, appare chiaro ed evidente che non vi  è
  proporzione  tra  le  utenze accese e i consumi  registrati,  senza
  considerare che nulla è dato a sapere circa i prelievi  operati  in
  questi anni dall'AMAP per le utenze civili di Palermo sui quali non
  viene operata alcuna verifica;

   tra  le  cause  da ascrivere a tale situazione va  evidenziato  lo
  stato  di totale assenza di direttive da parte del commissario  pro
  tempore del consorzio;

   la  situazione sopra descritta è stata nel tempo oggetto di  varie
  denuncie  alle  autorità  competenti, da  parte  di  amministratori
  locali e singoli cittadini;

   tra  il  consorzio, l'ente di sviluppo agricolo e  la  cooperativa
  Jato  si  è aperto un contenzioso circa la revoca della convenzione
  per  la gestione e la distribuzione delle acque per irrigazione del
  bacino  Poma sul fiume Jato e che nel merito è intervenuto  il  TAR
  con la sentenza n. 142/09 del 26 gennaio 2009, con la quale è stato
  dichiarato  il  diritto della cooperativa di  percepire,  da  parte
  dell'Ente  di  sviluppo agricolo, l'indennizzo per la revoca  della
  convenzione;

   per sapere:

   quali  iniziative  intendano adottare circa  l'accertamento  delle
  responsabilità  in  ordine a quanto riportato in  premessa,  ed  in
  particolare  nell'accertamento del danno  economico  arrecato  alla
  gestione economica del consorzio stesso;

   in che modo l'ESA intenda rispettare la sentenza del TAR;

   se,  nella  prevista  ristrutturazione dei consorzi  di  bonifica,
  ritengano  che  si possa prevedere la messa a punto di  sistemi  di
  gestione virtuosi, come quello adottato dalla cooperativa Jato fino
  al  2006,  in  termini di utenze, incassi da privati ed  efficienza
  della gestione irrigua». (859)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)

                                                                GRECO

   PRESIDENTE.  Avverto  che l'interrogazione testé  annunziata  sarà
  inviata al Governo.
   Onorevoli  colleghi,  come preannunziato nella  seduta  d'Aula  di
  ieri,  convoco la Conferenza dei Presidenti di Gruppi parlamentari.
  Invito inoltre - per quanto riguarda il nuovo Gruppo  Sicilia'  che
  non  ha ancora provveduto a comunicare il nominativo del capogruppo
  - uno dei suoi componenti a prendervi parte.

     (La seduta, sospesa alle ore 17.34, è ripresa alle ore 18.22)


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   MAIRA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  anche  alla  luce
  della  discussione svoltasi in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
  parlamentari,  ritengo sia opportuno discutere, prima  degli  altri
  strumenti  di  bilancio  o,  quanto meno,  che  si  riferiscono  al
  bilancio, il Documento di programmazione economico-finanziaria  per
  il  significato politico che, a questo punto, l'ordine  riveste  su
  tutti i lavori dell'Assemblea.
   Propongo,  dunque,  il  prelievo del terzo punto  dell'ordine  del
  giorno da discutere immediatamente spostando gli altri due punti.

   PRESIDENTE.  Sulla  richiesta  di  prelievo  dell'onorevole  Maira
  possono parlare un deputato a favore ed uno contro.

   CINTOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, a me pare  strano,
  molto  strano  che, per la prima volta, almeno da quando  ho  avuto
  modo  di  frequentare questa Assemblea, documenti contabili,  DPEF,
  rendiconto  e  quant'altro arrivino in Aula senza il  parere  della
  Commissione che non si è mai riunita per mancanza del numero legale
  e,  per  la  prima volta nella storia del Parlamento, da quando  mi
  trovo  in  questo Parlamento - è vero che vi sono atti  precedenti,
  che è inutile che mi richiamate, e mi è stato detto che, negli anni
  precedenti,  qualcosa del genere è avvenuto -,  ma,  all'inizio  di
  questa  seduta, non si è accennato a quanto avvenuto in Commissione
  Bilancio  con il non raggiungimento del numero legale per  mesi.  E
  questo  testimonia un malessere che c'è, che dà conto e ragione  al
  fatto  che  non ci sia una maggioranza, che c'è una maggioranza  di
  governo  nel  Governo perché sono rappresentati tutti i  Gruppi  in
  quel Governo, tranne l'UDC e il PD.
   Abbiamo,  quindi, il diritto-dovere di opporci come ci  opponiamo.
  All'interno di quel Governo non siamo rappresentati
   Che  non  vi  sia  però  un  accenno  anche  minimo,  anche  fatti
  regolamentari che pure sono stati sollevati ieri sera e  dei  quali
  non  si parla come se nessuno avesse detto niente e come se nessuno
  avesse  più  dignità  di  presenza in questa  Assemblea,  onorevole
  Presidente della Regione, signor Presidente dell'Assemblea - lapsus
  freudiano,  i  tempi  possono essere anche  brevi  per  arrivare  a
  determinate altre soluzioni, considerato che  i capi , forse, hanno
  già  deciso  che  bisogna  anticipare le  elezioni  e  che  c'è  un
  bell'abbrivio per arrivare presto a votare di nuovo.
   Ciò  nell'interesse della Sicilia e dei siciliani che riusciamo  a
  governare,  e  magari  avere sbagliato persona  o  avere  sbagliato
  indirizzo.
   Allora ritengo grave, signor Presidente, che non vi sia un momento
  reale  di  riflessione sulla Commissione che non si è riunita,  sui
  pareri che non sono arrivati, sul fatto che il 13 novembre dovrebbe
  iniziare  la  sessione  di  bilancio  e  inizierà  a  lavorare   la
  Commissione Bilancio, sul fatto che c'è quasi la certezza di quello
  che si deve fare senza bisogno di interrogare l'Aula al riguardo.
   Ecco   perché,   dicevo,   ieri  ho   presentato   al   Presidente
  dell'Assemblea di turno una proposta per verificare, dal  punto  di
  vista  regolamentare, se era necessario arrivare questa  sera  alla
  discussione o se c'era da concedere alla Commissione Bilancio altri
  quattro  giorni, dal 6 al 16 novembre, per tentare di far esprimere
  un  qualsivoglia parere. E se doveva essere bocciato qualcosa - che
  andrà  bocciato nel momento in cui andremo a discuterne, il DPEF  -
  l'Aula  lo  boccerà,  se  non  ci fosse  prima  una  bocciatura  in
  Commissione Bilancio e poi una bocciatura in Aula.
   Stiamo  prendendo  l'abbrivio,  signor  Presidente,  che   se   le
  Commissioni  non esaminano un disegno di legge, l'articolo  68  bis
  del  Regolamento consente di prelevarlo - sentiti i tre quarti  dei
  presidenti  dei Gruppi parlamentari - e di portarlo in Aula,  senza
  che le  Commissioni abbiano più il diritto, o il dovere, di dare il
  parere.
   E  se c'è la maggioranza di tre presidenti dei Gruppi parlamentari
  su  quattro, su cinque, quanti siamo, considerato che c'è  pure  il
  Gruppo Misto, allora non comprendo perché, se da un lato, si chiede
  il prelievo per approvare subito, urgentemente gli atti, dall'altro
  lato,  invece, i colleghi non si presentano in Commissione Bilancio
  e fanno venire meno il numero legale.
   E'  un  controsenso terrificante che sta a dimostrare come viviamo
  nel  caos, come viviamo nella tensione di essere vedovi del Governo
  o  di  essere  in attesa di entrare in questo Governo  a  qualsiasi
  costo,  in un modo o nell'altro, senza renderci conto che di quello
  che sto dicendo - entrare o non entrare nel Governo - non interessa
  nulla  ai  siciliani, specie a coloro i quali hanno votato  per  un
  centrodestra con 62 deputati e si possono trovare, da qui a qualche
  giorno o a qualche mese, a tornare alle urne e ai quali si chiederà
  di nuovo un voto per il centrodestra o per il centrosinistra.
   Il  danno che stiamo commettendo è enorme e le responsabilità  non
  sono  dell'Aula e dell'Assemblea - parliamoci chiaro -  ma  di  chi
  ancora  non riesce a fare questa sintesi o questo tipo di  incontro
  tra Governo e Aula, perché non possono andare disgiunti.
   Ecco  perché  non  mi trovo, non mi ritrovo nel  dire   preleviamo
  quella  cosa  perché  abbiamo stabilito che  .  A  cosa  serve,  se
  dobbiamo dire che c'è un Governo che non ha la maggioranza?
   Attendiamo, come ieri ha detto giustamente il Presidente  del  mio
  Gruppo parlamentare, che venga qui l'onorevole Lombardo a dire  non
  ho maggioranza  e andare avanti oppure andare indietro.
   Dare  il  colpo,  il  pugno  in  faccia,  per  stabilire  che   la
  maggioranza c'è o non c'è quando la gente  aspetta se facciamo,  se
  interveniamo  sull'edilizia  per  avere  quella  legge  che  stiamo
  diligentemente  portando  avanti in  Commissione,  se  facciamo  il
  bilancio  che  può andare incontro alle esigenze dei  precari,  dei
  forestali  Ma cosa stiamo facendo
   Rivolgo un appello forte, regolamentare, perché si tolga dal mezzo
  la  contrapposizione frontale che non serve a nessuno e si continui
  anche ad essere opposizione, ma in alternativa si devono presentare
  i  progetti   Ma  dov'è l'alternativa al DPEF o al rendiconto,  per
  poterli bocciare e presentarne altri che si debbano approvare?
   Io  non  intendo  assolutamente né sottostare alle  voglie  di  un
  Governo  che spesso non riesce a governare, né ad un'Aula  che  sta
  pensando solo a come cambiare i numeri per cercare di ritornare  al
  potere,  come  nel passato, o che sta guardando ad  un  futuro  che
  certamente non è degno di essere neppure ipotizzato.
   Signor  Presidente dell'Assemblea, lei ha provato  tante  volte  a
  mediare tra Aula e Governo.  Onorevole Cascio, lei ha il dovere  di
  continuare  questo tipo di mediazione. Onorevoli  colleghi,  stiamo
  parlando al popolo siciliano
   Al  popolo siciliano non serve né tornare alle urne né cambiare il
  Governo
   Al  popolo  siciliano serve che questo Governo si  sintonizzi  con
  l'Assemblea  e  cerchi di fare quanto é necessario per  trovare  un
  punto  di  incontro  tra Assemblea e Governo, non  per  fare  nuovi
  governi e nuovi poteri, ma per dare all'Assemblea il potere che  le
  deriva dall'essere stata votata dal popolo, così come il Governo  e
  il  Governatore  sono stati votati con l'aiuto di  una  maggioranza
  espressa che non può essere modificata, che ha il diritto-dovere di
  governare,  ma  di  ritornare  a colloquiare  nell'interesse  della
  gente.
   In  caso  contrario, io non darò un voto né a favore né contro  il
  DPEF,  se non c'è un DPEF in alternativa.  Non intendo bocciare  il
  DPEF, ripeto, senza che ci sia un'alternativa al DPEF.
   Io il voto non lo darò in questo senso.

   PRESIDENTE. Onorevole Cintola, le voglio ricordare quanto è  stato
  comunicato  nella seduta numero  117 del 27 ottobre  di  quest'anno
  riguardo  le  determinazioni della Conferenza  dei  Presidenti  dei
  Gruppi parlamentari, riunitasi quello stesso giorno.
   Le leggo la parte finale che è quella più interessante:

   «La  Conferenza, al  riguardo, ha preso atto dell'avvertenza della
  Presidenza   dell'Assemblea  circa  il  carattere  di   adempimento
  costituzionalmente necessitato dell'approvazione del bilancio della
  Regione che presuppone a sua volta la preliminare approvazione  del
  rendiconto,  dell'assestamento e del DPEF.  Per  tale  ragione,  la
  Presidenza   stessa   si  è  riservata  di  disporre   l'iscrizione
  all'ordine  del giorno dell'Aula dei suddetti documenti legislativi
  nel  testo  tecnico  presentato dal Governo e  del  DPEF  anche  in
  assenza  di  relazione della seconda Commissione nel caso  di  loro
  mancata approvazione per l'Aula da parte della Commissione Bilancio
  nel   termine  assegnatole,  in  applicazione  peraltro  da  quanto
  prescritto dal Regolamento interno dell'ARS.
   Infine,  si è convenuto di individuare successivamente la data  in
  cui  tenere seduta d'Aula per l'elezione dei componenti  di  alcuni
  organi dell'amministrazione del  Governo regionale».

   Questa  decisione  della Presidenza derivava dalla  situazione  di
  empasse che si era creata in Commissione Bilancio per cui, al  fine
  di  velocizzare  i  lavori  del  Parlamento,  la  Presidenza  aveva
  ritenuto  opportuno  disporre il prelievo dei documenti  finanziari
  per  metterli  all'ordine del giorno dell'Aula saltando  il  parere
  della Commissione.
   Oltre  a questo, l'articolo 73 bis.1 del Regolamento, al comma  4,
  prevede  che  l'esame del DPEF deve essere iscritto all'ordine  del
  giorno dell'Assemblea non oltre venti giorni dall'assegnazione alla
  Commissione Bilancio e si conclude entro il termine massimo di  tre
  giorni. Per la discussione del suddetto Documento si applicano, per
  quanto compatibili, le disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo
  73  bis.1.   Quindi, siamo assolutamente oltre i  termini  previsti
  anche dal Regolamento.

           Sul prelievo del III punto dell'ordine del giorno

   PRESIDENTE. Sulla proposta dell'onorevole Maira possono parlare un
  deputato a favore e uno contro.

   CRACOLICI.   Chiedo  di parlare contro la proposta  dell'onorevole
  Maira.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   voglio
  manifestare la contrarietà alla proposta dell'onorevole  Maira  non
  perché non comprenda le ragioni o non sia legittima la richiesta di
  prelievo  di questo punto dell'ordine del giorno. Ma devo dire  che
  trovo  singolare  chiedere  da parte  del  capogruppo  dell'UDC  il
  prelievo del Documento di programmazione economico-finanziaria  che
  istruisce   la   finanziaria  2010  e  non   rivendicare,   invece,
  l'approvazione del rendiconto 2008, che è l'ultima legge di  natura
  finanziaria varata dal Governo Cuffaro.
   Siamo  in  presenza  di una contraddizione:  il  rendiconto  è  lo
  strumento  che  certifica la spesa relativa all'anno  2008,  che  è
  appunto la legge di bilancio varata nella scorsa legislatura  -  lo
  ricordo  a chi c'era nella scorsa legislatura - nella famosa  notte
  che   poi   determinò  lo  scioglimento  dell'Assemblea   regionale
  siciliana; e quella legge di bilancio è stata poi la legge  che  ha
  operato l'attività di spesa per tutto l'esercizio finanziario 2008.
   Trovo  adesso  una  contraddizione:  in  una  condizione  politica
  assolutamente  confusa - e voglio essere molto generoso  -  l'unico
  atto  che  dovrebbe  in qualche modo mantenere in  vita  in  questa
  Regione  una sorta di pseudo maggioranza che fu viene richiesto  il
  rinvio, di fatto un rinvio sine die, perché tra l'altro martedì lei
  ha  annunciato che venerdì apriremo la sessione di bilancio, quindi
  durante  la  sessione  di  bilancio per l'esercizio  2010  dovremmo
  approvare  gli  atti - se saranno approvati - che consentiranno  di
  discutere una legge di bilancio, ancor prima della finanziaria,  in
  cui  i  saldi,  cioè  l'avanzo  relativo  all'anno  2008,  l'avanzo
  presunto,  io  presumo che sia stato già applicato da  parte  degli
  uffici nel bilancio 2010.
   Quindi,  noi  abbiamo  un  avanzo 2008,  che  gli  uffici  avranno
  determinato  sulla base del rendiconto approvato  con  giudizio  di
  parifica della Corte dei Conti ed è stato applicato per l'esercizio
  finanziario 2010; ma apriamo la sessione finanziaria con una  legge
  di   bilancio   in  cui  sono  applicati  avanzi  non   certificati
  dall'approvazione  formale  del  rendiconto  2008  da   parte   del
  Parlamento.
   E'  il  sintomo  dell'impazzimento politico  e  amministrativo  di
  questa Aula.
   Ecco  perché la condizione paradossale e schizofrenica è tale  per
  cui un atto, su cui tutti dovrebbero essere d'accordo, lo si rinvia
  e  un  atto  sul quale presumiamo, immagino, ci saranno  non  pochi
  problemi,  si  chiede di esaminarlo immediatamente perché  bisogna,
  forse,  mostrare  i  muscoli. Ma sapete che, mostrando  i  muscoli,
  rinvieremo  di  fatto  l'approvazione  del  bilancio  2010,  e  non
  certamente entro il 31 dicembre 2009.
   Quindi,  stiamo partecipando ad una sceneggiata, una delle  tante,
  sostanzialmente perché non si vuole affrontare e prendere  come  si
  suol dire  il toro per le corna .
   La  tecnica finanziaria prevede che si approvi il rendiconto,  che
  tra  l'altro  è  stato fatto - credo -entro il 30 giugno  o  il  31
  luglio, non ricordo quando viene dato il giudizio di parifica della
  Corte.  Il 30 giugno. Poi si dovrebbe fare l'assestamento  tecnico;
  la stessa cosa sul DPEF.
   Io  ricordo  che  stiamo discutendo il prelievo di  un  punto  che
  doveva  essere  esaminato nel mese di luglio e che è  stato  invece
  presentato oltre la metà di settembre; la Commissione Bilancio  non
  ne ha avuto la possibilità perché la maggioranza non esiste più.
   Oggi  siamo in questa Aula, per la prima volta, con un DPEF,  così
  come  il  rendiconto  e l'assestamento, senza  la  relazione  della
  Commissione competente perché la Commissione Bilancio non  è  stata
  in  grado  di esaminare questi atti per assenza dei deputati  della
  maggioranza.
   Quindi,  adesso  si chiede il prelievo del DPEF  dimenticando  che
  quei  due atti sono fondamentali e propedeutici  per l'approvazione
  del bilancio 2010.
   Mantengo,  quindi,  il  mio giudizio negativo  sulla  proposta  di
  prelievo.

      LEONTINI.   Chiedo   di   parlare  a  favore   della   proposta
  dell'onorevole Maira.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.    Signor   Presidente,   esprimo   parere    favorevole
  all'accoglimento della proposta del collega Maira e, nel farlo,  mi
  soffermo  a  sottolineare alcune considerazioni che mi  portano  ad
  avere delle idee totalmente differenti da quelle or ora esposte dal
  collega Cracolici.
   Oggi  il vero atto propedeutico all'esame ed all'approvazione  del
  bilancio,  e quindi all'ingresso nella sessione di bilancio,  è  il
  Documento  di  programmazione economico-finanziaria,  già  iscritto
  all'ordine  del  giorno.  E,  così  come  prescrive  il   comma   4
  dell'articolo  73 bis.1 del Regolamento, non possono,  dal  momento
  dell'iscrizione,  trascorrere più di tre giorni e  non  c'è  alcuna
  decisione  e  alcuna  facoltà in capo a nessun  organismo  che  può
  modificare questa previsione regolamentare. Essendo l'argomento già
  stato   iscritto  all'ordine  del  giorno,  entro  i   tre   giorni
  dall'iscrizione  e  dalla  convocazione  dell'Aula,  noi   dobbiamo
  approvare il DPEF.
   Sugli altri due strumenti, il rendiconto e l'assestamento -  e  su
  questo vorrei che si ascoltasse con attenzione le cose che sto  per
  dire - sono destituite di fondamento le valutazioni fatte poco  fa,
  in particolare sulla loro cogente propedeuticità.
   Vi  ricordo che quest'Aula ha approvato a mia memoria almeno  tre-
  quattro  volte,  e gli Uffici mi dovranno e potranno  smentire,  il
  rendiconto un anno dopo l'approvazione del bilancio, cioè  ci  sono
  esercizi  di  bilancio con l'approvazione preventiva  del  bilancio
  avvenuta un anno prima e il rendiconto dell'anno precedente  votato
  un anno dopo l'approvazione del bilancio.
   Questo  è accaduto almeno quattro, cinque volte, e l'ultima  volta
  quattro anni fa.
   Quindi,  se  questo è fondato ed è vero, come è vero, io  ritengo,
  sentite le valutazioni espresse poc'anzi dal collega Cracolici e in
  parte  dal  collega Cintola - anche se l'onorevole  Cintola  le  ha
  argomentate  in  modo diverso, con un riferimento, secondo  me  più
  giusto  e  più  corretto, alle valutazioni  di  carattere  politico
  complessivo  -  che oggi si debba prelevare il DPEF  ed  esaminarlo
  come,  per  altro, è accaduto l'anno scorso e due anni  fa  con  un
  esame  preventivo  del DPEF. Gli strumenti finanziari  li  possiamo
  esaminare  dopo perché, nel caso in cui non dovesse essere  accolta
  la  proposta  dell'onorevole Maira, dovremmo  procedere  all'esame,
  seduta  stante, dell'ordine del giorno, così come esso è formulato,
  con i tre argomenti in successione.
   Per quanto riguarda la Commissione Bilancio, preferirei che non si
  facesse più riferimento a ciò che è accaduto, perché le presenze  o
  le  assenze in Commissione non sempre sono frutto di negligenza, ma
  a  volte  e  più  spesso sono la conseguenza  di  alcune  posizioni
  espresse in modo esplicito, e quindi di alcune volontà espresse  in
  modo esplicito.
   In  Commissione  è  accaduto  che  durante  l'esame  del  DPEF  il
  sottoscritto  assieme ad altri colleghi, come l'onorevole  D'Asero,
  hanno  espresso  valutazioni non positive cercando  di  indurre  il
  Governo  ad  aderire  alle  istanze,  alle  prescrizioni  ed   alle
  indicazioni  della Corte dei Conti, laddove la Corte dei  Conti  in
  alcuni  capitoli della propria relazione indicava non soltanto  dei
  punti  di  debolezza, ma richiamava ombre, criticità e,  in  alcuni
  casi, lacune rilevanti e importanti (cito testualmente).
   Proprio  alla stregua di quanto la Corte dei Conti aveva indicato,
  noi  ci  siamo  permessi in Commissione di  cercare  di  aprire  un
  dibattito  con il Governo affinché il Governo aderisse alla  nostra
  sollecitazione, che era finalizzata ad adeguare la programmazione a
  queste  indicazioni. C'erano lacune che riguardavano la formazione,
  lacune   che  riguardavano  la  formazione,  è  totalmente  assente
  l'agricoltura, è totalmente assente lo sviluppo socio-economico,  è
  totalmente  assente  la materia della raccolta  dei  rifiuti,  sono
  assenti   i   tre  quarti  della  programmazione  complessiva   del
  quinquennio.
   Può  un  Documento di programmazione economico-finanziaria  essere
  così elusivo? Può essere così lacunoso?
   Noi   ci  eravamo  permessi,  costruttivamente,  di  indicare   la
  necessità  di emendarlo e di integrarlo. Il Governo ci ha  risposto
  che non era il caso, che non era la sede e si doveva procedere poi,
  eventualmente, a perfezionamenti futuri.
   Siccome, fino ad oggi, noi apparteniamo a questa maggioranza e non
  siamo  nell'ambito  della  maggioranza   quelli  del  dopo ,  siamo
   quelli  del  prima , o il Governo concorda con noi  prima,  e  non
  dopo,  oppure è bene che si prelevi il DPEF si prelevi e si proceda
  oggi al suo esame con tutte le conseguenze, le lacune, i rilievi  e
  tutto  ciò  che  abbiamo detto in Commissione e che  ripeteremo  in
  Aula.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione la proposta dell'onorevole Maira di
  prelievo  del  III  punto dell'ordine del giorno   Discussione  del
  Documento  di  programmazione economico-finanziaria  per  gli  anni
  2010/2013 .

   Chi è favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                                                                  (E'
  approvata)

   anni 2010/2013

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   Discussione del Documento di programmazione economico-finanziaria
                        per gli anni 2010/2013

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  III  punto  all'ordine  del   giorno:
   Discussione  del Documento di programmazione economico-finanziaria
  per gli anni 2010/2013 .
   Invito i componenti la  Commissione Bilancio a prendere  posto  al
  banco delle Commissioni.
   Ha  facoltà di parlare il presidente della Commissione e  relatore
  onorevole Savona per svolgere la relazione.

   SAVONA,   presidente   della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi, il  Documento  di  programmazione
  economico-finanziaria per gli anni 2010-2013,  come  i  disegni  di
  legge  numeri 447 e 446 (Rendiconto 2008 e Assestamento  2009),   è
  stato  inserito  per  la prima volta all'ordine  del  giorno  della
  Commissione    Bilancio ,  nella  prima  seduta  utile  dell'organo
  istruttorio, subito dopo la pausa estiva dei lavori parlamentari, -
  la seduta n.  91 del 22 settembre 2009.
   In  merito  al suddetto DPEF 2010-2013 nelle seduta n. 93  del  29
  settembre 2009, la Commissione ha proceduto, ai sensi dell'art.  73
  bis.1,  comma  2,  del  Regolamento  interno,  all'audizione  della
  Presidente  delle Sezioni riunite in sede di controllo della  Corte
  dei  Conti  per la Regione siciliana, che ha depositato  agli  atti
  della seduta un'apposita relazione della Magistratura contabile sul
  Documento.
   La  Presidente Arrigoni, nel corso dell'audizione si è soffermata,
  in   particolare,  su  taluni  aspetti  dell'atto  che   presentano
  significative  criticità con riflessi e impatti sul bilancio  della
  Regione  siciliana  e  che hanno parimenti costituito  elementi  di
  riflessione   in  occasione  del  giudizio  di  parificazione   sul
  Rendiconto generale della Regione siciliana da parte delle  Sezioni
  riunite  della  Corte  dei  Conti,  criticità  che  evidenziano  un
  notevole  deterioramento  dei  conti  pubblici  regionali,  che  si
  sostanzia in un deciso peggioramento, rispetto all'esercizio  2007,
  della  finanza regionale, con la preoccupante, ulteriore   crescita
  della spesa corrente, a cui si affianca la compressione della spesa
  per investimenti.
   Nella  relazione  della Corte si evidenziano,  parallelamente,  le
  criticità  rinvenibili  nella componente degli  oneri,  sempre  più
  rilevanti,   riconducibili al comparto  della   sanità,  mentre  si
  stigmatizzano gli effetti perversi, sul versante incrementale della
  spesa, che scaturiscono dal fenomeno della proliferazione di enti e
  organismi a partecipazione regionale.
   E'  nel  contempo  riconosciuto che il Documento all'esame  sembra
  orientarsi  proprio ad un obiettivo fondamentale,  rivolto  ad  una
  drastica  riduzione delle dinamiche della spesa. Ma si  sottolinea,
  nondimeno,  come rispetto a tale ambizioso traguardo  si  registri,
  nel  DPEF, l'assenza di indicazioni precise sulla tipologia e sugli
  effetti  delle misure correttive da apportare e, laddove  previste,
  sulla  mancata  quantificazione dei risultati  positivi  attesi,  i
  quali,  peraltro,  non possono che risentire, negativamente,  della
  recessione  economica  in atto che, da sola, significativamente  ha
  inciso sul quadro economico nazionale ed internazionale.
   E'  da  rilevare che, nell'ambito delle concrete misure  volte  al
  virtuoso obiettivo del contenimento della spesa pubblica regionale,
  la  Relazione della Corte  valuta positivamente la circolare numero
  12  del  2009, con cui l'Assessore per il bilancio e le finanze  ha
  determinato  un  puntuale monitoraggio dei  pagamenti  operati  dai
  diversi  Dipartimenti,  e  ciò  allo  scopo  di  evitare  possibili
  dilatazioni   rispetto  alle  previsioni  contabili   iscritte   in
  bilancio.
   Si  ritiene  allora imprescindibile, in tal senso, da parte  della
  Corte  dei  Conti,  l'adozione di un nuovo sistema  di  regole  per
  intervenire, effettivamente, sulle basi strutturali della  crescita
  della spesa regionale.
   Si  stigmatizza, poi, l'assenza di indicazioni esaurienti relative
  al  tema  dello  smaltimento dei rifiuti, evidenziando,  parimenti,
  come anche il settore della formazione professionale costituisca un
  profilo con grandi criticità, su cui il Documento di programmazione
  all'esame avrebbe dovuto porre maggiore attenzione.
   Nel corso dell'audizione i magistrati contabili intervenuti hanno,
  nondimeno,  osservato che il Documento all'esame presenta,  per  la
  prima  volta,  una costruzione per obiettivi che, in  quanto  tali,
  potranno  essere misurabili, circostanza che si giudica  senz'altro
  un pregio rispetto al passato.
   E'  stata  altresì  riaffermata la  richiamata  necessità  di  una
  riqualificazione  complessiva  della  spesa  regionale   che   deve
  accompagnarsi  ad  indicazioni  più puntuali  e  dettagliate  delle
  singole  misure atte al raggiungimento degli obiettivi di risparmio
  previsti.
   In  ordine  al  Patto  di  stabilità con il  Governo  centrale,  i
  magistrati  della  Corte  hanno  evidenziato  il  notevole  ritardo
  accumulato  nella  stipula  della nuova intesa  relativa  al  Patto
  interno  di stabilità 2009 quando, secondo le previsioni di  legge,
  entro il 31 ottobre prossimo dovrebbe essere presentata la proposta
  regionale concernente l'esercizio 2010.
   Per  ciò  che attiene al nuovo ciclo di programmazione comunitaria
  2007-2013,   la   Corte  ritiene  che  esso  debba  caratterizzarsi
  strategicamente  su una maggiore selezione degli interventi,  sotto
  il   profilo   quantitativo,  che  siano,  nel  contempo,   davvero
  significativi sul versante dello sviluppo.
   Bisogna sottolineare che, nel corso della medesima seduta si è, in
  seguito,  sviluppato  un ampio dibattito a  cui  hanno  partecipato
  tutti  i  componenti della Commissione, nonché lo stesso  Assessore
  per il bilancio e le finanze, il quale ha ribadito la necessità  di
  porre  mano alla  manovra correttiva 2009 , allo scopo di procedere
  a  un  contenimento  sempre più deciso e significativo  del  debito
  strutturale che interessa da decenni la finanza regionale  (per  un
  ammontare di 2,5 miliardi di euro), peraltro in presenza dell'ormai
  prossima  stagione  federalistica  che,  in  quanto  tale,   impone
  un'energica azione di riduzione e responsabilizzazione  dei  centri
  di spesa pubblica.
   Nello  svolgersi  della  discussione sono state  evidenziate,  tra
  l'altro,  le  gravi criticità di bilancio in cui versano  gli  enti
  locali  nella  Regione,  taluni dei quali  in  condizioni  di  pre-
  dissesto finanziario, criticità che sono largamente ascrivibili  ai
  ritardi  con  cui  si  procede  nei trasferimenti  da  parte  della
  amministrazione regionale.
   Si è altresì evidenziata la necessità di razionalizzare il sistema
  delle  società  a  partecipazione regionale, anche  allo  scopo  di
  drenare risorse per sollecitare gli investimenti.
   In  tale  contesto, si è rilevato che il DPEF, irresponsabilmente,
  non   affronta,  in  maniera  incisiva  tali  aspetti,   prevedendo
  piuttosto  il  ricorso  a nuove società e modelli  organizzativi  e
  gestionali, senza chiarirne l'utilità reale per la collettività  ed
  in  assenza  di  un  chiaro disegno di riordino del  sistema  delle
  società partecipate.
   Da  parte  di  tutti  i  componenti  della  Commissione  è  emersa
  chiaramente e con forza una sollecitazione univoca volta ad una più
  incisiva,  decisa ed effettiva azione di contenimento  della  spesa
  pubblica,    cui    il   Governo   dovrebbe   informare    l'intera
  Amministrazione regionale, con particolare riferimento al  comparto
  delle spesa riguardanti  il personale.
   Ciò  rilevato  e sinteticamente delineato, mi corre  l'obbligo  di
  precisare  che il Documento di programmazione economico-finanziaria
  2010/2013  è  stato, in seguito, consecutivamente posto  all'ordine
  del  giorno delle sedute della Commissione, dalla seduta n. 94  del
  30 settembre 2009 fino all'ultima seduta, la n. 110 del 10 novembre
  2009,   ma  non  è  stato  più  discusso  dall'organo  parlamentare
  istruttorio.
   Devo, nondimeno, rilevare che, nel frattempo, sono state trasmesse
  dalle   Commissioni  di  merito,  I   Affari  istituzionali ,   III
   Attività  produttive ,  IV  Ambiente e  territorio ,  VI   Servizi
  sociali  e  sanitari   e dalla Commissione dell'Unione  europea,  i
  previsti  pareri  di  cui  all'articolo 73  bis.1  del  Regolamento
  interno.
   In   particolare  la  I  Commissione,  la  VI  Commissione  e   la
  Commissione UE si sono espresse favorevolmente al Documento.
   La  IV  Commissione,  pur lamentando la limitatezza  dell'attività
  istruttoria  che  ha  potuto condurre, ha  purtuttavia  inviato  un
  articolato  parere  con  osservazioni e  proposte  con  riferimento
  esplicitamente al settore del turismo.
   La III Commissione, infine, ha rassegnato il giudizio negativo sul
  DPEF.

   PRESIDENTE.  Sono  iscritti a parlare gli onorevoli  Galvagno,  De
  Luca,  Mancuso, Caputo, D'Asero, Dina, Colianni e Romano.  Dichiaro
  chiuse le iscrizioni a parlare.
   Desidero ricordare all'Assemblea gli articoli del Regolamento  che
  riguarda il Documento di programmazione economico-finanziaria.
   L'articolo  73 bis.1, comma 4, del Regolamento, così recita:   Sul
  Documento   di  programmazione  economico-finanziaria   l'Assemblea
  delibera  con  un  ordine  del giorno presentato  nel  corso  della
  discussione  il  quale può contenere integrazioni e  modifiche  del
  documento  stesso. A fronte di più ordini del giorno  si  vota  per
  primo quello accettato dal Governo al quale possono essere proposti
  emendamenti.  L'approvazione dell'ordine del  giorno  preclude  gli
  altri'.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Galvagno. Ne ha facoltà.

   GALVAGNO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  a  me  sembra
  stasera di assistere ad una scena kafkiana perché, così come ha già
  ricordato  l'onorevole Cracolici nel suo intervento, esaminiamo  il
  DPEF  senza  avere  esaminato i documenti relativi  all'anno  2008.
  Quindi,  andiamo a programmare senza sapere quali sono i  saldi  di
  bilancio, almeno  quelli che conosciamo fino al 31 dicembre 2008.
   Qui si va avanti ancora per tatticismi. Stasera sulla proposta  di
  prelievo  del punto all'ordine del giorno fatta dall'UDC, tutto  il
  centrodestra, che fino ad oggi non ha consentito in Commissione  lo
  svolgimento dei lavori, si è trovato concorde.
   E sono concordi, secondo me, non tutti per lo stesso motivo.
   I  primi  lo  sono perché vogliono bocciare, così come sicuramente
  accadrà,  l'ordine  del  giorno che questa maggioranza  -  poi  non
  capisco   quale   maggioranza,  che   l'ipotetica   maggioranza   -
  presenterà, i secondi per incassare il male minore. Qualcuno mi  ha
  spiegato che per il Governo, probabilmente, è meglio avere bocciato
  il  DPEF e poi rinviare la trattazione dei documenti finanziari  ad
  altra seduta.
   Né  l'una,  né  l'altra. Mi viene in mente un passo del  De  bello
  gallico - che ancora ricordo a memoria nella versione latina, ma ve
  lo  evito  - dove, sostanzialmente, il comandante, cioè Cesare,  il
  quale  si trova stretto in una sorta di fortino, pur di difenderlo,
  ordina  a  Labieno  di fare un'irruzione; pertanto,  non  solo  non
  poteva  difenderlo,  ma gli diceva di uscire  in  maniera  tale  da
  vedere cosa tirare fuori. Credo che siamo al capolinea.
   Pur   nondimeno,  siccome  stasera  dobbiamo  esaminare  il  DPEF,
  vogliamo anche noi dare un minimo di contributo al DPEF 2010/2013 -
  la  legge  numero 10 regolamenta tutti i passaggi per  arrivare  in
  Aula  -,  che è stato presentato il 15 settembre 2009. La normativa
  prevede  che  sia  presentato entro trenta  giorni  dalla  data  di
  presentazione di quello nazionale alle Camere, cioè il  31  agosto.
  Il   rispetto  della  tempistica,  prevista  dalla  legge   e   dal
  Regolamento  interno per l'esame parlamentare del Documento  e  per
  l'adozione  del relativo ordine del giorno, costituisce un  aspetto
  essenziale  della procedura perché garantisce il reale assolvimento
  da  parte dell'Assemblea del ruolo di indirizzo al Governo  per  la
  predisposizione   dei  documenti  finanziari,  Bilancio   e   Legge
  finanziaria.
   Tali  documenti dovrebbero essere formulati anche sulla base degli
  indirizzi votati dall'Aula.
   Quando  la  discussione  sul  DPEF  si  svolge  a  ridosso   della
  presentazione  di  Bilancio e Finanziaria viene  preclusa,  come  è
  avvenuto  anche  quest'anno  forse in  misura  ancora  più  marcata
  rispetto  agli anni precedenti, la necessaria connessione logica  e
  temporale   tra   i  contenuti  del  DPEF,  l'atto   di   indirizzo
  parlamentare e la definizione dei contenuti di bilancio.
   La  stessa  Corte dei Conti ha, in più di un'occasione,  avvertito
  come  il  rispetto  dei tempi non rappresenti un  mero  adempimento
  formale  connesso a termini meramente ordinatori, ma una logica  ed
  imprescindibile   esigenza   da   cui   dipende   la    possibilità
  dell'Assemblea   di  intervenire  efficacemente   nella   fase   di
  determinazione delle scelte programmatiche tracciate dal Governo.
   Dall'esame del Documento emergono alcuni degli aspetti critici già
  contenuti nei DPEF presentati negli ultimi esercizi.
   Si  perpetua  anche  quest'anno la  mancanza  di  alcuni  elementi
  espressamente  previsti dalla legge 10/1999, e anche  quest'anno  i
  criteri  di  calcolo, sulla base dei quali è costruito  l'andamento
  tendenziale  della finanza pubblica, sono generici ovvero  soltanto
  richiamati.
   Gli obiettivi programmatici di finanza pubblica, le componenti e i
  saldi  di bilancio continuano ad essere espressi mediante una  mera
  esposizione  del loro andamento in termini di incidenza percentuale
  sul   PIL;  mentre  non  sono  reperibili,  in  nessuna  parte  del
  Documento,   le   stime  sul  fabbisogno  e  sugli   obiettivi   di
  contenimento riferiti al settore pubblico regionale allargato.
   Infine la parte del DPEF relativa alla manovra correttiva continua
  a  non  indicare le quantificazioni e gli effetti finanziari  delle
  misure da realizzare.
   Permangono, pertanto, inalterati tutti gli aspetti e i profili  di
  indefinitezza del quadro programmatico degli interventi correttivi,
  già  evidenziati  dalla Corte dei Conti in  sede  di  audizione  in
  Commissione Bilancio sul DPEF.
   La  stessa  Corte  dei Conti ha manifestato ancora  una  volta  la
  propria   difficoltà  a  valutare  la  fattibilità  della   manovra
  finanziaria pluriennale che il DPEF dovrebbe indicare,  in  assenza
  di  indicazioni dettagliate in ordine agli interventi correttivi ed
  ai relativi effetti sul quadro finanziario complessivo.
   Certo,  non si agisce nel senso su auspicato senza misure efficaci
  che  intervengano  sul  fenomeno della  proliferazione  di  enti  e
  organismi a partecipazione regionale; presidente Savona, lei lo  ha
  richiamato.
   Non  si  possono non esprimere profonde perplessità rispetto  alla
  volontà  manifestata nel DPEF dal Governo di realizzare nel settore
  agricolo-forestale, ancorché in quello della internazionalizzazione
  del  commercio, nuove società in house, circostanza che appare  non
  coerente  con  la  dichiarata volontà di procedere  alla  messa  in
  liquidazione e all'accorpamento della gran parte, se non  di  tutte
  le attuali società ed enti.
   Il  quadro  così delineato mette in chiaro le insufficienze  delle
  misure  di  bilancio  volte ad un effettivo  cambio  di  rotta.  Mi
  riferisco,  in  particolare,  alla spesa  per  il  personale  e  ai
  meccanismi   contrattuali   retributivi,   che   garantiscono    il
  mantenimento della posizione stipendiale dei dipendenti.
   Ritengo  ancora necessario adottare un sistema efficace di  regole
  per   intervenire   effettivamente  sulla   base   della   crescita
  strutturale della spesa regionale, che non appaiono in  alcun  modo
  delineate nel DPEF in esame.
   Per  ciò che attiene il nuovo ciclo della programmazione 2007/2013
  è necessaria la concentrazione su un numero selettivo di interventi
  strategici,  che  siano davvero significativi  sul  versante  dello
  sviluppo  e  rispetto  ai quali il DPEF risulta  deficitario  nella
  indicazione  delle  relative  strategie  di  intervento   e   degli
  obiettivi  relativi,  quando proprio  il  DPEF,  nel  quadro  della
  programmazione  integrata,  è  lo  strumento  giusto  per  definire
  annualmente l'allocazione delle risorse regionali.
   Non posso non soffermarmi, infine, sulla questione delle politiche
  ambientali  e  sullo  smaltimento dei rifiuti, tematica  del  tutto
  assente nella valutazione del Documento di programmazione economico-
  finanziaria  all'esame,  e  ciò malgrado  le  gravissime  criticità
  finanziarie del settore che aggravano la difficoltà di bilancio  in
  cui versano gli enti locali, taluni dei quali in condizione di pre-
  dissesto finanziario. Criticità che sono largamente ascrivibili  ai
  ritardi  con  i quali si procede nei trasferimenti da  parte  della
  Regione.
   In  conclusione,  il  Documento, sulla base delle  linee  e  delle
  superiori  considerazioni, appare asfittico  e,  nel  migliore  dei
  casi,  rinunciatario in quanto non offre alcuna  scelta  strategica
  per  lo  sviluppo della Sicilia. In Commissione abbiamo tentato  di
  dare  al Governo alcuni elementi in più, con gli interventi che  ci
  sono  stati dopo l'audizione dei magistrati della Corte dei  Conti.
  Ma, nostro malgrado, non è cambiata una sola virgola nel documento.
   Per  tale  motivo  non possiamo che esprimere un parere  oltremodo
  negativo.

            Assume la Presidenza il Vicepresidente FORMICA

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  De  Luca.  Ne  ha
  facoltà.

   DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questa sera si sta
  affrontando un documento economico-finanziario diverso da  tutti  i
  documenti    che    sono   stati   sottoposti   all'attenzione    e
  all'apprezzamento  di  quest'Aula. Ognuno di noi,  sicuramente,  ha
  avuto  la possibilità di leggerlo e di confrontarlo con i documenti
  che,  in  passato, sono stati proposti e che sono anche, purtroppo,
  stati approvati.
   Oggi,  per la prima volta, i dettami della legge regionale  numero
  10,  che  disciplina la redazione del Documento  di  programmazione
  economico-finanziaria, sono applicati in toto.
   Per la prima volta abbiamo un documento complessivo.
   Io  ho  avuto, in più occasioni, la possibilità di evidenziare  da
  questo   scranno   la   carenza   dei   precedenti   Documenti   di
  programmazione    economico-finanziaria,   la   cosiddetta    spesa
  allargata,  l'indebitamento  allargato.  E  mi  sono  permesso   di
  affermare in più occasioni, senza mai essere smentito, che il  vero
  indebitamento della nostra Regione non lo conosce nessuno. E non lo
  conosce nessuno perché uno dei princìpi fondamentali utilizzati per
  redigere  il  Documento  di programmazione economico-finanziaria  è
  quello  di  allegare un documento riassuntivo di tutta la struttura
  finanziaria degli enti, delle società, delle aziende, di  tutta  la
  cosiddetta  pubblica amministrazione allargata  a  cui  la  Regione
  contribuisce in modo complessivo, o anche periodico o permanente.
   Questo Documento, se lo confrontate con il passato, contiene già i
  primi elementi della verità, della completezza. Allora, come si  fa
  ad esprimere certi giudizi su un documento che, per la prima volta,
  comincia   a  fare  una  operazione  verità,  che  naturalmente   è
  un'operazione difficile perché, nel momento in cui si evidenzia  la
  reale   situazione   della   Regione,  bisogna   immediatamente   e
  contestualmente introdurre gli elementi correttivi.
   Il  Governo  Lombardo ha fatto proprio questo,  forse  commettendo
  l'errore di evidenziare, una volta per tutte, come stanno  le  cose
  e,  di conseguenza, suggerire alla nostra attenzione quali sono gli
  interventi  immediati di razionalizzazione per arrivare  nel  medio
  periodo  ad  evitare il baratro nel quale noi  ci  troviamo  e  che
  nessun Documento finora ha avuto il coraggio di certificare.
   I  due miliardi di indebitamento sono solo numeri, che sicuramente
  da questo punto di vista non rappresentano la verità, perché se noi
  provassimo a sommare l'indebitamento di ogni ente - e ne conosciamo
  tanti  -  ci renderemmo conto che quelle somme non sono  state  mai
  esposte nei nostri bilanci, in alcuno dei nostri documenti.
   Allora, di cosa stiamo parlando quando si formulano riflessioni  e
  ragionamenti sullo sviluppo, che parlano di carenze nel  Documento,
  che parlano di soluzioni?
   Ma,  cari  colleghi, se prima non ci rendiamo conto di qual  è  il
  reale  punto  di partenza, quali strategie volete mai suggerire,  o
  ognuno  di noi può suggerire, se non ci rendiamo conto del  baratro
  nel quale ci troviamo?
   Questo è un problema che non è sottile, non è formale, perché  c'è
  sempre  un motivo di fondo. Finora i Documenti non hanno mai  avuto
  quell'allegato imposto dalla legge 10, e questo perché, nel momento
  in  cui  si  formalizzano  alcune  situazioni,  contestualmente  il
  Documento  deve  contenere  la soluzione.  Non  possiamo  dire,  ad
  esempio,  che la Regione è indebitata per 5 miliardi di euro  senza
  indicare  nel DPEF le strategie correttive per arrivare, nel  medio
  periodo,  a  risanare  la  situazione finanziaria.  Eppure,  questo
  piccolo elemento non è stato mai trattato.
   Questo  Documento,  per  la  prima volta,  contiene  la  strategia
  unitaria della programmazione.
   Tante volte ci siamo lamentati in passato perché non sapevamo come
  venivano utilizzati certi Fondi, quali erano i criteri e perché non
  passavano dai bilanci della Regione.
   Eppure,  finalmente, abbiamo una strategia unica anche  da  questo
  punto   di  vista,  per  la  prima  volta  troviamo  nel  DPEF   la
  programmazione  dei fondi FAS e, quindi, possiamo finalmente  avere
  una  visione  complessiva, possiamo avere gli elementi di  giudizio
  complessivo di quella che è l'azione finanziaria del Governo.
   Naturalmente,  ci  rendiamo  conto  che  è  difficile   fare   una
  operazione  verità  e, nello stesso tempo, dare  la  soluzione.  E'
  difficile  perché,  da questo punto di vista, abbiamo  avallato  in
  tante  occasioni una carenza di base che nascondeva però, da questo
  punto di vista, una situazione molto più delicata.
   Questo Documento suggerisce di utilizzare in modo diverso i  fondi
  extra-regionali per accompagnare la politica di risanamento in esso
  contenuta, e quindi evitare che, da un lato, si continuino ad usare
  male le risorse comunitarie ma, nello stesso tempo, si continui  ad
  appesantire  la  spesa corrente. Ecco che allora  vengono  espressi
  giudizi sommari.
   Individuate  delle  soluzioni  per mettere  in  condizione  questa
  Assemblea   di  approvare  un  Documento  trasparente  che   indica
  realmente  la  linea  del  risanamento  e  che,  quindi,  mette  in
  condizione il Governo di non creare le situazioni di allarme di cui
  qualcuno  ha accennato, questo Governo ha detto sempre che  avrebbe
  evitato tali situazioni, e così è stato, evitando qualunque tipo di
  drastica  riduzione, qualunque tipo di scelta drastica  rispetto  a
  situazioni che in questi anni si sono create. Questo Governo non ha
  messo  nessuno  alla porta, non sta licenziando  nessuno;  ci  sono
  stati  confronti serrati anche da questo punto di vista, sono state
  individuate le soluzioni.
   Allora, pensare di richiamare un esempio di questa strategia, cioè
  l'individuazione  di  una  società che  gestisca  in  house  alcuni
  servizi,  se  quello è il modello tecnico per poter  utilizzare  in
  modo  legittimo i fondi comunitari, ben venga perché è lo strumento
  che  consente di dare stabilità anche al personale che è  coinvolto
  da questa azione di razionalizzazione.
   Ma  forse qualcuno pensava che dovevamo continuare a spendere male
  i  fondi  della  Comunità  Europea e, quindi,  a  non  dare  nessun
  elemento aggiuntivo al nostro sviluppo, nascondendo, continuando  a
  nascondere quella che, purtroppo, è la crudezza dei nostri conti.
   Questo  Documento  merita di essere approvato  dall'Assemblea  già
  soltanto per questi elementi che ho citato, e anche perché contiene
  in  modo  chiaro le soluzioni. In questo Documento si  è  avuto  il
  coraggio  di  cominciare a dire come stanno  le  cose  -  e  voglio
  ricordare a quest'Assemblea che il dato aggregato di quanto ammonta
  l'indebitamento  complessivo di tutti gli enti in  cui  la  Regione
  partecipa  non  esiste ancora in un documento -, di avviare  questa
  azione,  toccando probabilmente molti interessi,  e  chissà  quante
  reazioni ci sono state a questi interessi.
   Fosse anche solo per questo motivo l'Assemblea deve votare il DPEF
  e  deve  accompagnare,  da questo punto di vista,  la  politica  di
  risanamento che il Governo Lombardo sta portando avanti.
   Qualche  errore  lo abbiamo commesso, non ci sono  dubbi.  Qualche
  errore,  nella frenesia di dare le soluzioni, possiamo  commetterlo
  tutti. Ma non possiamo, a fronte di un eventuale errore rispetto ad
  una  situazione  comunque drastica, disperata, nella  quale  questo
  Governo  sta  cercando  di  agire, farlo  assurgere  a  modello  di
  scontro.
   Non   possiamo  assumerci  la  responsabilità  di  far   affondare
  definitivamente la nostra Regione.
   Questo Parlamento non può prendersi questa responsabilità,  e  non
  se  la  può prendere non perché va salvato il Governo Lombardo,  ma
  qui  va  salvata  la  nostra Terra, e va salvata  rispetto  ad  una
  politica nazionale che sicuramente non ci concederà più sconti.
   Allora,  cari  colleghi,  un sussulto  di  dignità.  Aldilà  della
  normale dialettica politica cerchiamo su questo punto, e sui  punti
  che riguardano la materia finanziaria, di evitare di farci del male
  e di evitare di fare del male alla nostra Terra.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Mancuso.  Ne  ha
  facoltà.

   MANCUSO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   ringrazio
  l'onorevole  De  Luca per l'intervento di grande  passione  che  ha
  cercato  di fare in questa Aula per convincere i colleghi  deputati
  su  una  materia  che certamente non si riferiva  al  Documento  di
  programmazione economico-finanziaria depositato da qualche mese  in
  Commissione.
   Io  valuto questo documento come un ottimo libricino didattico per
  gli  studenti anche delle scuole superiori della nostra Terra, dove
  ormai la materia obsoleta trattata sotto diversi aspetti, dai Fondi
  europei  al debito della Regione, dagli accordi-quadro di programma
  all'intervento  sulla sanità, sono superati sia  dall'economia  che
  dal tempo.
   Ritengo, invece, che questo Documento di programmazione economico-
  finanziaria  debba  essere  aggiornato  ai  tempi  di  oggi,   alle
  evoluzioni  dell'economia,  alle evoluzioni  della  politica,  alle
  evoluzioni  di questa Terra; si debba agganciare a tutti  gli  atti
  amministrativi  che, nel corso di questi mesi, hanno caratterizzato
  il Governo, perché non c'è assolutamente coerenza con quello che il
  Governo  ha  fatto, ha annunciato, rispetto a questo  documento  di
  programmazione economico-finanziaria.
   Rispetto a questo, non me ne voglia il collega De Luca, quali sono
  gli  elementi  correttivi  della finanza regionale  all'interno  di
  questo  DPEF?  Ho  provato a riprendere le pagine  per  cercare  di
  trovare  un elemento correttivo sotto diversi profili, ma non  sono
  riuscito  a  trovarlo. Sono andato anche in una pagina particolare,
  la  numero 80, che riguarda il debito regionale, e non c'è nulla di
  quello  che  è  stato  detto. Anzi, rispetto agli  altri  Documenti
  presentati,  proprio sul debito regionale c'è,  questa  volta,  una
  situazione  di incremento per il 2008 e una situazione  di  allarme
  per il 2009.
   Ma  quello che più preme, al di là di quelle che possono essere le
  valutazioni della Sezione di Controllo della Corte dei  Conti,  che
  ho  avuto  il piacere di ascoltare in Commissione Bilancio,  è  che
  siamo  di  fronte ad un Documento che fa mancare la  struttura  del
  vero  sviluppo  della Sicilia, la struttura di  come  l'agricoltura
  deve essere pensata, non solo all'interno degli accordi-quadro e di
  programma,  ma  anche  dei  fondi FAS  e  del  cosiddetto  bilancio
  regionale, di quello che deve essere il futuro di questa Sicilia.
   Non  c'è  traccia  neppure dell'emergenza rifiuti.  E  l'emergenza
  rifiuti  non  significa  soltanto la spazzatura  nelle  strade,  ma
  significa  l'indebitamento di tutti i comuni dell'Isola,  significa
  allarme  per  tutte  le  infrastrutture che girano  intorno  ad  un
  comparto  che  sembrerebbe si avvicini al  16  per  cento  del  PIL
  regionale.
   Allora,  se  manca questo, cosa dobbiamo approvare? Quella  che  è
  l'operazione didattica presentata - come dice l'onorevole De Luca -
  per  guardare  ad elementi correttivi? Correggere cosa?  In  questo
  DPEF  non  è indicato cosa bisogna correggere, si parla  dei  Fondi
  europei  come  se  quei fondi siano già all'opera  in  Sicilia.  Mi
  sembra,  invece,  che più che all'opera, siamo  in  una  situazione
  quasi  di  allarme  anche lì dove i Fondi, tra  qualche  settimana,
  devono essere convertiti.
   Ci  vuole  uno sforzo maggiore da parte di chi, fino ad  oggi,  ha
  comunque operato bene nel Governo regionale. Abbiamo assessori  che
  lavorano  alacremente dalla mattina alla sera, che stanno  cercando
  di portare avanti lo sviluppo della Sicilia, che stanno cercando di
  farla emergere, che stanno cercando di recuperare il tempo perduto.
   Ma  hanno fatto poco. Devono fare di più, devono impegnarsi di più
  per  la  nostra  Terra perché il loro lavoro, col nostro  sostegno,
  serve  a  scrivere una nuova pagina, serve ad invertire la rotta  e
  l'impegno,  che  fino ad oggi hanno profuso, non è  bastato.  Serve
  ancora più forza, onorevole Leanza
   L'unica  cosa  che  a me piace, e non lo dico  per  piaggeria,  in
  questo  DPEF  -  sarà forse per l'età in cui ci si appassiona  alle
  cose che si vedono e non a quelle cose che si fanno - è il cinema.
   Il  cinema  è  una  bella  pagina di  questo  DPEF,  un'operazione
  importante  sotto  il profilo internazionale.  Oggi,  con  il  film
  Baarìa  che  abbiamo  finanziato, siamo a Los Angeles;  quindi  una
  dimensione internazionale, grazie all'impegno del nostro Governo.
   Allora,  per  spronare un Documento che in questo  momento  ha  il
  valore della didattica, occorre trasformarlo in un impegno politico
  per raggiungere risultati amministrativi.
   Io  sono  certo che lo sforzo maggiore che metterà questo  Governo
  accontenterà  tutti quelli che in questo momento ritengono  che  il
  Governo ha fatto bene fino ad oggi.
   Ma per avere il consenso dei siciliani deve fare molto di più.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Caputo.  Ne  ha
  facoltà.

   CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori del Governo
  della  Regione, vorrei che non si sottovalutasse l'atto che oggi  è
  sottoposto all'impegno di questa Aula.
   Noi  non  parliamo  di un documento politico  o  di  un  documento
  amministrativo,  noi  parliamo  e siamo  chiamati  ad  esaminare  e
  discutere il Documento di programmazione economico-finanziaria  dei
  prossimi tre anni di questa Regione.
   Oggi andiamo a dare un giudizio su quello che la Regione siciliana
  e  il  suo  Governo  vogliono  programmare  nei  settori  cruciali,
  strategici,   culturali,   sociali,   imprenditoriali,   economici,
  agricoli   di   questa  Sicilia;  quindi,  inviterei   i   colleghi
  parlamentari alla giusta attenzione che merita questo documento. Si
  tratta  di un Documento che presenta poche luci e tantissime  ombre
  e,  se  andiamo  a fare un esame comparativo con il  documento  che
  l'Aula  ha  approvato  lo  scorso anno, troveremo  tantissime  cose
  uguali, addirittura sovrapponendole alcune pagine sono le stesse.
   E  io  non  credo che la programmazione del 2008 sia  uguale  alla
  programmazione del 2009.
   Il  2009  è l'anno in cui sono esplose le contestazioni del  mondo
  agricolo, del mondo dei precari, del mondo degli imprenditori,  del
  mondo  dell'economia, del mondo del sociale. E' esploso  il  dramma
  del  timore  di  restituire quasi 300 milioni dei fondi  comunitari
  2007/2013.
   Quindi, questo è un documento che doveva essere, e avrebbe  dovuto
  essere,  totalmente  diverso da quello dello scorso  anno.  Invece,
  questo  Governo, o per pigrizia mentale o per incapacità  di  unire
  novità  programmatiche,  ci ripresenta su alcune  parti  lo  stesso
  Documento.
   Invito  l'assessore per il bilancio, onorevole Di  Mauro,  che  si
  prepara  all'intervento finale, a rileggere per un  momento  alcune
  pagine   del   Documento  di  programmazione  economico-finanziaria
  dell'anno precedente.
   Guardate,  qualcuno lo ha definito il libro dei  sogni.  Io  sarei
  contento  di stare a parlare di un libro dei sogni perché  i  sogni
  evocano, tutto sommato, eventi positivi. I sogni sono speranze.  Si
  differenziano dagli incubi perché i sogni sono speranze.
   Questo  è un Documento che, se dovesse essere approvato così  come
  è,  farebbe  piombare la Regione Sicilia in una assoluta confusione
  di carattere gestionale.
   Io  vorrei  capire  e  sfido il Governo, onorevole  Presidente,  a
  convincere  l'Aula in che modo questo Documento intende  affrontare
  il problema delle difficoltà del mondo agricolo.
   So  che  l'assessore Cimino si sta spendendo moltissimo,  ne  sono
  testimone  perché  in  Commissione si  è  molto  impegnato  per  il
  comparto  agricolo;  ma  il  suo impegno  è  vanificato  da  questo
  Documento  che  non  prevede una strategia.  Infatti,  una  cosa  è
  l'impegno  personale, culturale e programmatico, altra  cosa  è  la
  strategia per il settore agricolo.
   In questo Documento manca una strategia della pianificazione dello
  sviluppo agricolo del territorio della Sicilia. In questo Documento
  viene  appena  accennato il capitolo del precariato  perché  questo
  documento continua a perpetuare il precariato in Sicilia. In questo
  Documento non c'è una strategia dello sviluppo del mondo del lavoro
  in Sicilia.
   Il  Governo  sul  settore  dell'occupazione  dimostra  una  miopia
  impressionante, e così sul settore della programmazione per  quanto
  riguarda lo sviluppo delle imprese.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, noi siamo stati richiamati
  più  volte,  da  Confindustria, da Assindustria,  dalle  Camere  di
  Commercio,  dal  mondo delle piccole e medie imprese,  dal  settore
  produttivo delle piccole unità economiche di questo territorio,  ad
  un  maggiore  impegno,  ad  una maggiore  attenzione,  a  destinare
  risorse,  ad  incentivare  lo sviluppo economico,  a  stabilire  un
  livello  accettabile di concorrenza, a rendere più  competitive  le
  attività commerciali, economiche e produttive.
   Bene, a fronte di questo richiamo autorevole, competente, al grido
  di  allarme  dal  mondo  delle  imprese,  noi  rispondiamo  con  la
  genericità di affermazioni che non contengono una programmazione di
  sviluppo del nostro settore produttivo.
   L'onorevole Gianni ha consentito l'approvazione in Commissione  di
  alcune   norme  per  quanto  riguarda  lo  sviluppo  delle  imprese
  femminili, lo sviluppo delle imprese giovanili. Ancora non ci  sono
  i  bandi,  e noi qui andiamo a fare un'elencazione del 2000-2006  e
  del 2007-2013.
   Il  POR  2000-2006 contiene dei numeri che sono disancorati  dalla
  realtà,  perché  l'impegno delle somme è  una  cosa  e  l'effettiva
  spendibilità è un'altra cosa. Noi le abbiamo impegnate  ma  non  le
  abbiamo  spese;  e così come andremo a restituire somme  del  2000-
  2006,  andremo a restituire in questo momento 300 milioni  di  euro
  del 2007-2013 di questa terza annualità, ed è un crimine perpetuato
  ai  danni dell'economia siciliana perché le andiamo a sottrarre 300
  milioni di euro.
   Qui scontiamo alcune scelte scellerate adottate dal Governo perché
  sulla  programmazione economica e comunitaria questo Governo  si  è
  mosso con assoluto dilettantismo.
   Ricordo  soltanto che è stato cambiato  in corsa  il  responsabile
  della  programmazione comunitaria, la dottoressa  Palocci.  Abbiamo
  sostituito  la  dottoressa  Palocci  che,  al  di  là  dell'aspetto
  caratteriale,   aveva   dimostrato  grande  competenza   ed   aveva
  conquistato  un'autorevolezza straordinaria in  tutta  la  Comunità
  europea con il dottore Bob Leonardi.
   I  primi cento giorni di questo professionista sono stati coronati
  da  un  grande fallimento e la Regione, invece di punirlo dal punto
  di  vista economico, dal punto di vista professionale, dal punto di
  vista dell'incentivo, lo ha premiato mandandolo a Bruxelles. Eppure
  in quei cento giorni ha creato un caos all'interno della burocrazia
  regionale sui fondi comunitari che ancora oggi stiamo pagando.
       Sul     mondo   della   formazione   professionale   l'impegno
  dell'assessore  è  davanti  agli  occhi  di  tutti,  ma   l'impegno
  dell'assessore Gentile è una cosa, la programmazione del Governo  è
  un'altra cosa.
   Il  lavoro  dell'assessore  Gentile viene  vanificato,  annullato,
  oscurato   da   questo   Documento  di  programmazione   economico-
  finanziaria,  dove  non  c'è una strategia  della  formazione  come
  elemento  di  qualità  per formare una classe  dirigente  nei  vari
  settori   dell'economia,   del   sociale,   dell'imprenditoria    e
  dell'artigianato di questa Sicilia.
   A    fronte    di    questo   ragionamento   che   è    impietoso,
  incontrovertibile, non c'è un Documento di programmazione economico-
  finanziaria; c'è la mancanza di una programmazione, la mancanza  di
  una  visione  dello  sviluppo della Sicilia.  Credetemi,  qualunque
  funzionario del più piccolo comune della Sicilia avrebbe presentato
  un  documento sicuramente migliore e più accettabile di questo  che
  il Governo della Regione ci presenta.
   Anticipo che voterò contro, ma è un voto che non c'entra  -  e  vi
  prego  di valutarlo -, è avulso da quello che gira nei corridoi  di
  questo Parlamento. Non è un voto contro perché c'è una politica  di
  opposizione  al  Governo,  non è un voto contrario  perché  c'è  la
  strategia di mettere in difficoltà il Presidente della Regione  che
  tutti abbiamo votato.
   Io per primo dico che i miei 17.000 voti sono stati 17.000 voti al
  Presidente  Lombardo.  Ma  questo  è  un  voto  contrario  non   al
  Presidente,  non è un voto di insidia alla maggioranza,  non  è  un
  voto  per mettere in difficoltà il Governo, bensì un voto  di  fede
  alla Sicilia perché votare questo documento programmatico significa
  perpetuare  l'assoluta incapacità gestionale di questo Governo  sui
  temi fondamentali della nostra Sicilia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  D'Asero.  Ne  ha
  facoltà.

   D'ASERO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ritengo  questa
  occasione  importante per poter evidenziare alcuni  degli  elementi
  che  un  documento di programmazione economico-finanziaria,  a  mio
  avviso, deve sicuramente contenere come punto di riferimento perché
  non  sia un rituale che, alla fine, porta solo ad un momento  quasi
  burocratico  di  approvazione che generalmente in Parlamento  si  è
  determinato.
   Partendo  dal  presupposto  che c'è  una  suddivisione  temporale,
  pensando  a  quello  che il Documento di programmazione  economico-
  finanziaria deve rappresentare per il futuro, agganciato  a  quella
  che   è  la  realtà  esistente,  perché  per  guardare  al  futuro,
  sicuramente  -  checché se ne dica, al di là di questi  momenti  di
  grande mistificazione in cui si vuole evidenziare e dire che  tutto
  ciò  che fino ad oggi è stato creato, realizzato, costruito,  è  da
  distruggere e buttare -, io ritengo che una razionalità  anche  dei
  ruoli  istituzionali che ognuno di noi è chiamato  a  rappresentare
  deve  portare  a dire quale, invece, per il futuro deve  essere  la
  realtà, agganciandola al presente e facendo sì che anche il passato
  possa, in un certo senso, rappresentare un punto di riflessione.
   Ma  per  il  passato sicuramente noi ci riferiamo a quella  che  è
  l'attività  attraverso il rendiconto, attraverso  i  documenti  che
  servono a valutare momenti di natura finanziaria ed anche di natura
  economica.  Il  presente potrà essere sicuramente rappresentato  da
  elementi  che una manovra di bilancio, ancora in attesa  di  essere
  valutata,  potrà considerare e quindi il concetto del futuro  passa
  da quello che è l'argomento di cui ci stiamo occupando.
   Ma  perché  possano esserci elementi di cognizione valida,  perché
  possa esserci un contributo che ognuno di noi può esprimere -  così
  come  ho  evidenziato  nel ragionamento che  anche  in  Commissione
  Bilancio è stato fatto alla presenza degli autorevoli componenti  e
  dei  rappresentanti della Corte dei Conti - io ritengo  che  perchè
  ciò possa esserci, la Commissione prima e il Parlamento dopo devono
  essere  messi  nelle condizioni di avere elementi  tali  da  potere
  determinare  una  valutazione,  una  riflessione  e,   quindi,   un
  contributo.
   In  quella  sede  abbiamo  detto che esistono  degli  elementi  di
  criticità,  già  evidenziati dalla Corte dei Conti  e  sottolineati
  anche  nella  relazione del presidente Savona, su  cui  sicuramente
  l'invito al Governo era quello di dare un'integrazione, di dare una
  risposta,  di dare degli elementi di novità perché questo Documento
  possa essere valutato serenamente. Ma quel che è più importante,  a
  mio avviso, è la grande richiesta fatta in varie occasioni per dire
   ma,  assieme  al  DPEF,  non è necessario anche  avere  un  quadro
  complessivo della situazione finanziaria della Regione?
   Cosa   è  il  DUP,  il  tanto  decantato  Documento  unitario   di
  programmazione  collegato al DPEF, in cui  le  risorse  finanziarie
  realmente disponibili che la Regione deve poter mettere sul tappeto
  noi dobbiamo valutare?
   Se  parliamo di DUP, qual è lo stato complessivo della  situazione
  del  POR  dove, al di là della normativa fin qui portata avanti  da
  questa  Assemblea  - cui va dato il merito di avere  approvato  tre
  interventi legislativi importantissimi che la qualificano, la legge
  23  del 2008  Aiuti alle imprese', la  legge 9 del 2009, sui regimi
  di  aiuto per l'utilizzo dei fondi comunitari - tutti abbiamo detto
   cosa  ne  facciamo  della  legge quando il  Governo  sollecita  il
  Parlamento perché faccia il proprio dovere, e noi lo abbiamo  fatto
  in  modo serio, determinato e qualificante, quando poi i bandi  per
  l'utilizzo dei fondi comunitari non ci sono?
   Completo con l'importante, qualificante intervento legislativo che
  l'Assemblea regionale siciliana ha votato all'unanimità:  la  legge
  sul credito di imposta.
   Ma  perché  questi  fatti  diventino concreti  è  necessario  che,
  insieme all'azione responsabile, seria  e razionale del Parlamento,
  ci sia un'azione del Governo per completare le procedure attraverso
  gli  adempimenti,  atti di responsabilità e - se  mi  consentite  -
  anche  di  lealtà  verso il Parlamento, perché è  stata  presentata
  anche  un'interrogazione parlamentare da qualcuno circa  l'utilizzo
  dei  fondi FAS, altra dotazione finanziaria per potere valutare nel
  suo  complesso  il  DUP, in cui noi abbiamo una  determinazione  di
  importo  complessivo, ma nessuno conosce quali siano i veri momenti
  deliberativi  che  hanno  portato al  cosiddetto  addendum  che  il
  Presidente della Regione ha firmato con il Ministero dell'economia.
   Questo  Parlamento forse dovrebbe, potrebbe umilmente chiedere  di
  venirne a conoscenza per capire - nella valutazione complessiva  di
  un  DPEF - quali elementi possono essere determinanti alla luce  di
  una   valutazione  complessiva,  un  Documento  di   programmazione
  economico-finanziaria   insieme   al   quadro   complessivo   della
  situazione  finanziaria. Abbiamo il quadro  complessivo  dei  fondi
  FAS,  ma  non della sua reale utilizzazione, a prescindere  se  poi
  abbiamo  il ragionamento fra la competenza e la cassa -  ma  questi
  sono  altri  argomenti che vengono dopo -; poi c'è un problema  che
  riguarda  il quadro complessivo dei fondi strutturali comunitari  e
  la  sua  reale applicazione ed è stato evidenziato qui come  si  va
  incontro ad un cosiddetto disimpegno automatico, mi auguro,  quanto
  più  ridotto  possibile,  perché in noi  deve  prevalere  il  senso
  istituzionale, aldilà delle valutazioni critiche anche dal punto di
  vista politico.
   Poi abbiamo altre risorse, somme derivanti da accordi di programma-
  quadro  non  ancora definitivamente utilizzate. Anche  queste  sono
  risorse  che  oscillano, come è stato anticipato  dal  responsabile
  della  Programmazione, da cinque miliardi di euro in su.  Parliamo,
  quindi, di risorse di una certa consistenza.
   Questo  Parlamento ritengo debba essere messo nelle condizioni  di
  avere  un quadro complessivo della realtà finanziaria: ciò è  stato
  chiesto al Governo sia in Commissione sia in altre occasioni.
   Ma, ad oggi, non abbiamo un quadro chiaro di valutazione.
   Quale  potrebbe  essere  l'occasione,  l'opportunità,  il  momento
  concreto   perché  questi  fatti  possano  diventare  concretamente
  opportunità e, quindi, realtà da valutare?
   Probabilmente  anche  questa  occasione,  probabilmente  anche  un
  momento in cui si deve esprimere una criticità di strategia.
   Mi  chiedo: un DPEF non deve pensare pure ad una realtà che guardi
  qual è la situazione pregressa da utilizzare, da salvaguardare,  da
  considerare  ammissibile  perché ci sia un  raccordo  reale  con  i
  precedenti  interventi  della Regione, ad  esempio  nel  campo  dei
  distretti produttivi?
   Non  si  comprende quali possano essere, anche qui, altri tipi  di
  raccordi  con  interventi  strutturali  che,  probabilmente,  hanno
  determinato  -  come esempio ho portato i distretti produttivi,  ma
  potrei citare anche altri interventi - qualcosa di significativo.
   Quindi, sull'internazionalizzazione delle imprese noi vogliamo,  a
  proposito  di uno scenario nuovo, a proposito di una realtà  nuova,
  vedere  un'impresa all'altezza del compito che con la sfida odierna
  - zona di libero scambio che diventa una realtà - ci appropinquiamo
  a determinare.
   E  poi,  in un quadro sempre più carico di difficoltà finanziarie,
  dove  dobbiamo  pur  ammettere, a prescindere  dalle  nostre  reali
  carenze,  un  contesto  macroeconomico  nel  quale  esistono  delle
  difficoltà  derivanti dal mercato e non solo dalla  nostra  realtà,
  probabilmente   un   DPEF   dovrebbe  evidenziare   indicatori   di
  competitività  più  specifici, una serie  di  supporti  che  devono
  esserci  anche  nel sistema di aiuti allo sviluppo e,  quindi,  dei
  modelli  che  possano  aiutare una crescita complessiva,  una  vera
  svolta  culturale che, in questa occasione, deve essere  anche  qui
  sostenuta.
   E  poi  il  concetto della nostra condizione, a mio  avviso,  deve
  portare  ad  invertire  una tendenza che  ci  vede,  a  volte,  con
  rivendicazioni  sempre  verso  il Governo  centrale  attraverso  un
  momento  solo  di  richiesta di intervento finanziario.  Ma  questa
  richiesta  noi  la dobbiamo portare avanti con la  convinzione  che
  deve  esserci la possibilità di invertire un trend dove c'è un  gap
  negativo  che finora ha fatto di questa nostra realtà del Meridione
  e della Sicilia una situazione di svantaggio.
   Ma  per colmare questo gap è necessario che ci sia anche una seria
  programmazione.  Quindi, anche in questo il  DPEF  deve  essere  un
  momento di grande possibilità di intervento.
   Concludo  dicendo  che  noi abbiamo, nella  sostanza,  rilevato  e
  quindi  con correttezza evidenziato punti di criticità sottolineati
  anche  dalla Corte dei Conti. Abbiamo fatto una richiesta  accorata
  perché su quelle criticità si rispondesse con delle proposte su cui
  ci  sia anche la possibilità di un intervento del Parlamento, ma il
  Governo in questo è stato omissivo.
   Poi  c'è  una  grande necessità di conoscere il quadro complessivo
  della  realtà  finanziaria della nostra situazione di  bilancio  e,
  infine,  c'è anche la necessità di far sì che, affinché la crescita
  reale  possa essere un fatto concreto, l'intervento, non a  parole,
  ma  nei  fatti passi da un confronto serio e sereno e da un momento
  che  -  mi  auguro anche da questa occasione - possa  diventare  di
  maggiore confronto e di  maggiore proposta per far crescere  questa
  realtà  che,  dal  punto  di  vista politico,  è  segnata  solo  da
  divisioni  ma  che, dal punto di vista istituzionale, richiede  una
  grande spinta da parte di tutti.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dina. Ne ha facoltà.

   DINA.    Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   il    rito
  dell'approvazione   del  Documento  di  programmazione   economico-
  finanziaria ha vissuto alterne vicende nel recente passato.
   Quella  di  oggi  è  una  nuova pagina che scriviamo  correndo  il
  rischio  o  di  minimizzare il senso di questo provvedimento  o  di
  massimizzarlo  caricandolo  di  significati  che  vanno  oltre   il
  documento  stesso. Ed è sotto gli occhi di tutti  l'importanza  del
  DPEF che alcuni colleghi hanno richiamato.
   Voglio  sottolinearlo perché la Commissione Bilancio,  in  più  di
  un'occasione,  ha rilevato l'importanza di questo strumento,  tanto
  che  si  è  data, con il disegno di legge numero 119 sulla  riforma
  della contabilità, anche un riordino della tempistica dei documenti
  finanziari.
   Nel disegno di legge numero 119 pensiamo che il DPEF da presentare
  entro  il 10 luglio, va seguito da un disegno di legge che contiene
  i  suggerimenti correttivi alle linee programmatiche  proposte  dal
  Governo; invece, il bilancio, da approvare entro il 31 dicembre, ha
  un altro percorso, sganciato dal DPEF e dalla Finanziaria.
   Ci rendiamo conto, quindi, che questo Documento non è da approvare
  a qualsiasi costo, da vivere come un rito; ma è un documento su cui
  bisogna   riflettere  e  che  va  valutato  dal  punto   di   vista
  contenutistico e delle prospettive.
   Però  non si può sottacere come attorno a questo Documento si  sia
  creato  un  interesse diverso, come questo sia  stato  caricato  di
  significati  forse abnormi, come sia diventato un  banco  di  prova
  della  tenuta  della maggioranza e del Governo.  L'iter  di  questo
  documento,  insieme agli altri due, in Commissione Bilancio  è  una
  testimonianza di questo. Ce ne siamo resi conto e le  modalità  con
  cui questi documenti approdano in Aula, testimoniano che il Governo
  non  ha  una maggioranza. Non ha una maggioranza in Commissione  e,
  sicuramente, non l'avrà neanche in Aula stasera.
   Vorrei  anche sganciare il Documento da questo significato di  cui
  si sta caricando ed affrontarlo sotto il profilo dei contenuti.
   Però non si può non prendere atto di come - rispetto alla proposta
  dell'onorevole  Cracolici, che poteva avere anche  una  sua  logica
  interna, quella di non prelevare il punto perché incoerente con  la
  consecutio  temporum data ai documenti finanziari - il  partito  di
  maggioranza si sia schierato, non con questa proposta che aveva  un
  senso logico, bensì con l'altra proposta di operare il prelievo.
   Questo  la dice lunga sul fatto che il Governo, che il partito  di
  maggioranza tende a mimetizzarsi nelle scelte per non far affiorare
  quello che  è un dato politico chiaro ed eclatante: la mancanza  di
  una maggioranza, l'inesistenza di una tenuta di maggioranza, che  è
  sotto gli occhi di tutti.
   Fatta  questa  premessa,  ritengo che  la  maggioranza  di  questo
  Parlamento, e lo confermeranno i fatti,  non approverà l'ordine del
  giorno  di  supporto  al  Documento  di  programmazione  economico-
  finanziaria  proposto dal Governo, bensì altri  ordini  del  giorno
  correttivi che gli altri Gruppi parlamentari stanno preparando:  ce
  n'è  uno  del Popolo della Libertà, un altro dell'UDC che,  facendo
  proprie  le  proposte e i presupposti dell'ordine  del  giorno  del
  Popolo  della Libertà, suggerisce diversi emendamenti che ora  avrò
  modo di rappresentare.
   Tutto  questo chiarirà che, non solo sotto il profilo della tenuta
  politica,  non c'è maggioranza, ma non c'è neanche una  maggioranza
  che si raccoglie attorno ai contenuti. Potrebbe essere anche quella
  una  maggioranza  trasversale, perché sui  contenuti  questo  è  un
  documento  gravemente  carente. Lo  hanno  fatto  rilevare  sia  il
  presidente  della  Commissione Bilancio sia i  deputati  D'Asero  e
  Galvagno  riprendendo  puntualmente la relazione  della  Corte  dei
  Conti,  che  non  voglio  richiamare perché  l'hanno  già  fatto  i
  colleghi che mi hanno preceduto.
   Le  criticità sono state evidenziate in maniera puntuale, precisa:
  personale, costi della sanità, debito regionale, aspetti gestionali
  da   ricondurre  alla  proliferazione  dei  soggetti   partecipati,
  elusione completa sul problema dei rifiuti che l'onorevole  Mancuso
  ha fatto rilevare.
   E  proprio attorno ai rifiuti si sta generando un torbido giro  di
  interessi.
   Attorno all'emergenza che si vuole costruire ritengo che ci sia la
  voglia  del Governo di fare commissariare la Sicilia, dato che  non
  si capisce come, rispetto ad una emergenza ampiamente programmata -
  perché quando fallisce la gara sui termovalorizzatori è chiaro  che
  fallisce   anche  per  le  dichiarazioni  del  Governo  che   vuole
  ristrutturare il piano, é chiaro che deve scoppiare l'emergenza - e
  rispetto  alle  discariche da pensare e da costruire c'è  l'assenza
  colpevole  e  grave  di  un  Governo  che  vuole  portarci  appunto
  all'emergenza per avere un Commissario che gestisca la situazione.
   Sui rifiuti non c'è nessun cenno, e i rifiuti - lo diceva poco  fa
  il   collega  Mancuso  -  sono  una  delle  più  gravi   cause   di
  indebitamento,  così  come la gestione delle  risorse  idriche  dei
  nostri  Comuni, enti locali indebitati che rischiano la bancarotta.
  Ma di ciò non c'è traccia in questo Documento.
   Per  non  parlare  poi  della formazione  professionale,  per  non
  parlare  poi  di un fatto eclatante: nel DPEF si fa  cenno  ad  una
  presunta razionalizzazione delle società partecipate che, così come
  fa   notare  la  Corte  dei  Conti,  sono  fonte  di  sperperi,  le
  ricapitalizzazioni e quant'altro sono fonte di sperperi.
   Ebbene,  in  questa azione di razionalizzazione si pensa  bene  di
  creare  altre  due  società, una per l'agricoltura  e  una  per  la
  commercializzazione. Siamo di fronte alla schizofrenia più piena ed
  è in forza di queste considerazioni che noi voteremo contro il DPEF
  proposto   dal   Governo,  ne  suggeriamo  diverse   modifiche   ed
  emendamenti,  vogliamo  modificare  -  e  lo  suggeriremo  con   un
  emendamento   -   la  proposta  del  PDL,  facendone   proprie   le
  considerazioni iniziali e integrando gli interventi correttivi  con
  la  razionalizzazione delle società partecipate ed  il  divieto  di
  crearne altre.
   Sulla  stabilizzazione del precariato vorremmo che si  spendessero
  linee  programmatiche  portanti. Nella V Commissione,  guidata  dal
  collega  Fausto Fagone, è stato esitato un disegno di  legge  sulla
  stabilizzazione, che è il tentativo di dare dignità e  percorso  ad
  un processo che è stato iniziato nel passato.
   Il  riordino  del personale: il Governo pensava che con  la  legge
  regionale numero 19 di riordino degli Assessorati si potessero fare
  dei  risparmi,  in  realtà  si  sono creati  ulteriori  sprechi.  I
  dirigenti  generali  esautorati sono a passeggiare  con  lo  stesso
  stipendio che percepivano prima; le strutture intermedie  non  sono
  state  ancora  ridotte e vi è la beffa di un contratto  collettivo,
  per  il  Governo che non l'ha previsto, che prevede che laddove  il
  dirigente è esonerato, pur non mantenendo la direzione, manterrà lo
  stesso trattamento economico.
   Quindi, non capiamo dove si sviluppa il risparmio.
   Capiamo  che  è stata un'operazione di altro genere:  una  riforma
  degli Assessorati per occupare posti di potere, per intervenire con
  la  vera  sostituzione, assessore Di Mauro,  levati tu  che  mi  ci
  metto  io',  una  delle  più classiche soluzioni  di  sistemi  che,
  ancorché contestati in apparenza da questo Governo, sono utilizzati
  quotidianamente e in maniera puntuale, precisa e certosina.
   Non  c'è  un riferimento alla possibilità di introdurre in  questo
  DPEF il documento unitario di programmazione per rendere coerenti i
  fondi extra regionali con i fondi regionali - e, quindi, questo  lo
  suggeriamo   come   emendamento  -  e  le   misure   speciali   per
  l'occupazione.  Non c'è traccia in questo senso di  iniziative  per
  l'occupazione.
   La  nostra  proposta è quella di tentare di togliere tutto  quello
  che  è  voluttuario, quello che è comunicazione,  quelle  che  sono
  feste per creare un apposito capitolo di incentivi all'occupazione.
   Le  nostre  proposte saranno trasfuse in un emendamento all'ordine
  del giorno che il PDL sta per presentare.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  ricordo  che  il  termine   per
  presentare   gli  ordini  del  giorno  è  entro   la   fine   della
  discussione;  ricordo,  altresì,  sono  iscritti  a   parlare   gli
  onorevoli Colianni, Leontini e Romano. Seguirà, quindi,  la replica
  del Governo. Ha facoltà di parlare l'onorevole Colianni.

   COLIANNI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  io  ringrazio
  l'onorevole  Dina  perché,  almeno  nella  prima  parte   del   suo
  intervento, ha avuto il coraggio di affrontare il vero problema  di
  questo  voto  con onestà intellettuale, riconducendo  il  dibattito
  probabilmente al vero significato che esso ha.
   Mi  chiedevo  -   mentre  ascoltavo alcuni  colleghi,  non  me  ne
  vorranno se li cito - cosa hanno votato l'onorevole Mancuso, il mio
  presidente onorevole Caputo, nella precedente legislatura,  e  cosa
  avrebbero  votato  se il loro ruolo e la loro  functio   operativa,
  direi  anche  lo status psico-emozionale  nei confronti  di  questo
  Governo fosse stato un poco più coabitante, un poco più, come dire,
  di  maggiore contiguità. E me lo chiedo perché da parte  di  questi
  colleghi parlamentari è stato detto che, in fondo, questo documento
  finanziario somiglia molto a quello degli anni passati.
   Allora  io  mi  chiedo, amici parlamentari,  perché  avete  votato
  questo documento nel passato governo? Perché lo avete votato  senza
  alzare il bràndo del disagio, delle difficoltà, delle ansie,  delle
  paure  per  lo sviluppo di questa Sicilia, una Sicilia  che  muore,
  mentre  adesso arriva la spazzatura come se l'odore e il fetore  di
  questa spazzatura non arrivasse da molto lontano?
   Mi chiedo come mai siano arrivati adesso questo rigurgito e questa
  ansia compulsiva nei confronti di un Governo che è tacciato di  non
  avere  messo  nulla di impegnativo in questo documento finanziario:
  qualcuno ha persino scomodato Kafka, altri hanno parlato di fiction
  televisive, altri  ancora di allarmi urlati per giustificare il non
  senso di argomentazioni scontate, di opposizioni preconcette.
   E  allora,  amici miei, la verità vera è che da troppo  tempo,  da
  troppo  tempo,  il DPEF, che è un documento politico, programmatico
  serio,  vero,  di  grande  organizzazione  della  speranza  di   un
  Parlamento  e di una classe dirigente, non ha mai avuto  il  giusto
  valore  strategico che esso merita. Spesso è stato, negli anni,  la
  ripetizione di DPEF copiati dagli anni precedenti, diciamocelo  con
  molta  franchezza, e la politica si è premurata di approvarlo  alla
  spicciolata  ogni volta, dato che la maggioranza, e forse  anche  i
  parlamentari, non hanno letto del tutto gli stessi documenti.
   Vedete, come avviene in medicina dove la ricerca epidemiologica  è
  propedeutica  all'aspetto terapico, così  la  consapevolezza  della
  situazione  contestuale  ed  economica  diventa  fondamentale   per
  immaginare  di sperare in una ripresa dello sviluppo.
   Allora,  caro  onorevole  Mancuso, il DPEF  sarà  pure  un  ottimo
  libricino  didattico, però io le voglio dire  che  non  solo  lo  è
  sempre stato, anche in tempi recenti quando lei lo votava ma in cui
  tutti  eravamo appassionatamente insieme, ma - se mi è  consentito,
  come  dire -, io trovo in questo documento alcuni elementi, seppure
  larvali, di differenziazione rispetto al passato.
   Intanto  vi  è la volontà di aggregare per risparmiare,  vi  è  la
  volontà  di  mettere insieme le società partecipate per evitare  il
  danno  che queste hanno determinato nel tempo, intanto si è  varata
  una  legge  sulla  sanità tutta improntata  a  rigore  e  severità,
  intanto  abbiamo  parlato  degli aspetti dell'energia  dicendo  con
  estrema chiarezza che non si può permettere di costruire  alberi di
  metallo'  in  questa  Terra e di creare le foreste  di  metallo  in
  questa Terra.
   Abbiamo  tutti  sotto  gli  occhi,  quello  che,  purtroppo,   sta
  succedendo anche in Sicilia.
   Abbiamo   parlato  anche  della  difficoltà  del  precariato,   il
  Presidente della  Regione più volte ha dichiarato  mai un  precario
  in meno e mai più un precario in più in questa Sicilia .
   Io  noto  che  vi  sono certamente degli elementi  innovativi,  in
  termini  volitivi, in questo Documento; tuttavia lo ritengo  ancora
  scarno,   larvale,   comunque  meritava  certamente   un'attenzione
  maggiore.
   Onorevole  Dina,  onorevole Caputo, onorevole  d'Asero  che  si  è
  sforzato anche di fare delle proposte, io sono qui a dirvi,  ma  lo
  farà  certamente  il  mio capogruppo, che noi  siamo  assolutamente
  disponibili  a discutere le eventuali integrazioni di cui  parlate,
  perché  una  volta  per tutte si dica alla gente  qual  è  la  vera
  ragione   per  la  quale  voi  oggi  voterete  contro,  invece   di
  nascondervi dietro cose inutili e dietro un linguaggio criptico che
  la gente non capisce.
     Allora,  amici  miei,   se  è  un problema  di  maggioranze,  di
  minoranze,  un problema di poltrone, di aspirazioni, di  aspiranti,
  di  uomini che vogliono collaborare al governo, escano fuori i veri
  ragionamenti e le vere divisioni che insistono in tutti  i  partiti
  politici,  se  mi  consentite, ad eccezione del  mio.  Amici  miei,
  bisogna avere il coraggio della chiarezza nei confronti della gente
  che  ci  sta ad ascoltare,  se non vogliamo mortificare ed umiliare
  l'importanza di questo Parlamento.
   Basta con le menzogne, basta con le reticenze.
   Se  si  tratta di integrare un documento politico che è  veramente
  importante,   noi  siamo  disponibili  a  discutere  di   eventuali
  integrazioni e siamo pronti ad affrontarle sin da subito. Ma  certo
  non  siamo  disponibili  ad accoglierle da  parte  di  chi  non  ha
  assolutamente  titolo a farlo perché, per anni e  anni,  ha  votato
  senza  dire  nulla in questa Aula e non ha nessuna autorità  morale
  per dire a questo Governo che sta sbagliando.
   Io  penso  che l'onestà intellettuale dell'onorevole Dina  sia  il
  punto  sul  quale  dobbiamo veramente discutere. E siccome  bisogna
  snidare chi, strumentalmente, vuol utilizzare il grimaldello  delle
  votazioni  per creare disagi all'interno dell'attività governativa,
  diciamo subito che, se volete, andiamo a discutere  delle eventuali
  integrazioni e manchevolezze del Documento.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Romano.  Ne  ha
  facoltà.

   ROMANO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   intervengo
  brevemente  per esprimere il mio pensiero su questo  Documento.  Ho
  letto  che  il DPEF è uno strumento che deve individuare  le  linee
  guida programmatiche, le linee generali, e solo quelle generali, da
  consegnare  al Parlamento e al Governo e, al contempo, deve  essere
  lo  strumento  che  dia gli elementi per il risanamento  dei  conti
  della Regione.
   Rispetto  a  questo,  io  credo che si stia  facendo,  in  qualche
  misura,  un  polverone  rispetto ad un tomo sintetico però puntuale
  e che, in qualche misura, individua queste linee.
   Io  credo  che  quei  volumi  grossi che  contengono  tutto  e  il
  contrario  di  tutto, che mettono dentro tutti gli  elementi,  sono
  tomi che spesso non trovano una corretta e puntuale realizzazione.
   Credo  che questo Documento sia una buona base di partenza  perché
  si  possa  ragionare. Ma aggiungo ancora, in premessa,  che  questo
  Documento viene fuori dopo importanti leggi, sono già state citate,
  che  questo  Governo  ha esitato in brevissimo  tempo:  penso  alla
  riforma  della pubblica Amministrazione, alla riforma della sanità,
  alla  legge  sugli  aiuti  alle imprese,  alla  legge  sul  credito
  d'imposta.
    Allora  vorrei  dire brevemente a quest'Aula,  che  immagino  sia
  stanca  e  anche  un  po'  distratta,  che  mi  piacerebbe  intanto
  evidenziare  quel  che  c'è di positivo  -  perché  ci  sono  degli
  elementi estremamente positivi - dicendo pure che alcune cose vanno
  approfondite,  possono  essere approfondite  e  credo  che  debbano
  essere approfondite.
   Solo  per titoli: le politiche sociali sono affrontate in  maniera
  seria  e  puntuale. La legge 10 del 2003 che, in qualche  modo,  ha
  ispirato  questo  Documento, recupera questa idea della  centralità
  della persona, della famiglia, degli aiuti, che mette al centro  il
  lavoro e le politiche del lavoro.
   Credo che questo argomento serio, molto serio, in una società  che
  ha  sempre più bisogni, che ha sempre più emergenze, che ha  sempre
  più  marginalità,  che  ha sempre più povertà,   abbia  bisogno  di
  politiche  sociali  e  per  la famiglia  serie.  Penso  che  questo
  argomento sia fondamentale e venga affrontato seriamente nel  DPEF.
  Inviterei i colleghi a leggere la pagina 50 e le  successive.
   E  dico  ancora  che  sulle  politiche di  riorganizzazione  della
  pubblica  Amministrazione, anche qui c'è una linea-guida seria  che
  rimette in moto il meccanismo. Il mondo esterno fuori da quest'Aula
  si  lamenta  con  noi, signor Presidente, perché la burocrazia  non
  funziona, perché la macchina organizzativa non funziona, lamenta la
  burocratizzazione del sistema, che non è solo responsabilità  della
  politica, lo abbiamo detto tutti.  A pagina 79 e successive trovate
  soluzioni  che danno seguito a quella splendida legge  che  abbiamo
  approvato.    Le    politiche   del   territorio,    culturali    e
  architettoniche,   riconducibili   ad   opere   straordinarie   che
  l'assessore  Leanza  ha  rimesso in  moto,  in  continuità  con  le
  politiche  di  questo  Governo. Inviterei a guardare  pagina  55  e
  successive.
   Certamente  ci  sono  alcune carenze:  penso  alle  politiche  del
  territorio,  all'assetto idrogeologico, al  tema  della  protezione
  civile. Sono temi di straordinaria importanza e di grande attualità
  che dovrebbero e potrebbero essere approfonditi.
   Dico ancora che questo Documento è il coraggio di una sfida di cui
  il   Governo   si   sta   facendo  carico,   guardando   certamente
  all'indebitamento  e  alle  passività ma guardando  sicuramente  al
  futuro.  E'  un documento che va approvato, sostenuto,  ma  che  va
  anche approfondito.
   Chiudo  dicendo  che  il DPEF introduce degli elementi  nuovi,  in
  qualche  modo l'onorevole Colianni mi ha anticipato, e non  è  vero
  che è la fotocopia di quello passato, non è vero.
   Onorevoli  colleghi, chi sostiene che è una fotocopia sbiadita  di
  quello  passato non ha letto o questo presente o quello passato,  e
  mi  dispiace  perché sono soltanto cento pagine  da  leggere  e  si
  leggono  in  mezz'ora, e gli elementi nuovi dei  fondi  FAS,  della
  programmazione  FESR  2007/2013, il  tema  della  sanità,  il  tema
  dell'energia,  della  riforma della pubblica  amministrazione,  del
  riordino  della formazione professionale e tanti altri  ancora  non
  erano  stati affrontati nei precedenti DPEF, o almeno non in questo
  modo.
   Penso  che  questo Documento vada approvato. Credo pure  che  vada
  fatto  uno sforzo da parte dell'Assemblea per mettere da  parte  il
  disagio,  le  amarezze e le difficoltà che ognuno di noi  riscontra
  quotidianamente  tornando  nelle  proprie  province   e   dovendosi
  confrontare  con  un  territorio che grida,  che  grida  a  noi  un
  appello alla responsabilità, non solo di gestire il potere,  ma  di
  rispondere ai bisogni della nostra comunità.

   PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il capogruppo del Movimento  per
  le Autonomie, onorevole Musotto.  Ne ha facoltà.

   MUSOTTO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   illustri
  assessori, credo che stasera sia stata anche la dimostrazione,  con
  questo  ampio,  articolato ed interessante dibattito,  che  abbiamo
  perso un'occasione in Commissione Bilancio, quando la Commissione è
  stata lasciata sola, è rimasta deserta, con tanti colleghi che  non
  hanno  voluto  partecipare, assicurare il numero  legale  e  quindi
  iniziare un dibattito su un documento di straordinaria importanza.
   Stasera  penso  che si sia supplito a ciò e si sia  dimostrata  la
  necessità che su un documento di tanta rilevante importanza per  la
  programmazione futura occorre un confronto tra le parti.
   Però,  credo che ci sia stato il sopravvento di ragioni politiche,
  di  mostrare la forza, di mostrare i muscoli, di fare un braccio di
  ferro,  di  contarci per vedere quanti siamo, quanta gente,  quanti
  colleghi, quali partiti possono reggere ancora la coalizione, se il
  Governo ha ancora una maggioranza che lo sostiene o meno.
   Per quanto ci riguarda, con tanta lealtà e anche con grande umiltà
  e   rispetto  verso  l'Assemblea  parlamentare  abbiamo  votato  la
  proposta di prelievo della discussione del DPEF.
   Il DPEF non è un documento che deve essere un Vangelo o il Vangelo
  del  Governo su cui necessariamente bisogna essere d'accordo  o  in
  disaccordo. E' una base di discussione.
   Io  vorrei  riportare in quest'Aula la mia modesta  esperienza  di
  parlamentare  europeo:  quando  si  dovevano  discutere   documenti
  simili, si costituivano delle Commissioni provvisorie, ad inizio di
  legislatura e ad inizio di periodo di programmazione, in cui  tutti
  i  Gruppi  venivano  rappresentati in maniera  proporzionale  e  si
  discuteva  e  ci  si  confrontava  in  maniera  dialettica  con  il
  programma  della Commissione. Così si è fatto per la programmazione
  2000/2006 e 2007/2013.
   Anche  qui  doveva  avvenire questo. Deve,  secondo  me,  avvenire
  questo.
   E credo che nei garbati, puntuali interventi - altri assolutamente
  fuori  luogo,  che disconoscono una materia complessa e  complicata
  qual  è quella finanziaria - sono stati dati dei suggerimenti, sono
  state  pure coperte delle lacune che indubbiamente possono  esserci
  in  questo  DPEF  presentato dal Governo,  possono  necessariamente
  esserci   degli   aggiustamenti  e  credo  che   il   Governo   sia
  assolutamente disponibile a raccogliere tutto ciò che di buono,  di
  positivo,   di   costruttivo  c'é  per    poter   individuare   una
  programmazione e un nuovo modello di sviluppo per la nostra Regione
  siciliana.  Una politica indubbiamente di programmazione economica,
  necessaria per la nostra Regione, è importante.
   Quindi,  grande  lealtà,  grande umiltà  e  confronto,  voglia  di
  confronto, di coinvolgimento: non credo che debbano necessariamente
  essere  votati  degli ordini del giorno rigidi in  contrapposizione
  fra  di  loro.  Se si vuole questo si faccia anche  questo,  se  ne
  prenderà  atto,  il Governo ne prenderà atto, il  Presidente  della
  Regione Lombardo potrà indubbiamente prenderne atto.
   Ma  dire che questo è un documento assolutamente inadatto, che non
  trova radici o ragioni nel contesto siciliano è assolutamente fuori
  luogo.   Così  come  tutti  gli  argomenti  che  sono   stati   qui
  sottolineati e riportati e che riguardano lo sviluppo  economico  e
  le  attività sociali ma la stessa agricoltura che indubbiamente  va
  arricchita, il tema dei rifiuti, il tema dei fondi strutturali,  su
  cui  è opportuno fare un brevissimo accenno perché credo che ci sia
  grande disinformazione.
   Il  Governo  in tal senso si sta muovendo molto bene,  il  60  per
  cento  dei bandi che riguardano i vari fondi strutturali  che  sono
  allocati e riguardano diversi settori, dall'agricoltura al  turismo
  ai  beni  culturali alla pesca, che hanno ormai una  strutturazione
  diversa, sono stati avviati e si stanno muovendo.
   Vorrei  dire  anche che non bisogna enfatizzare le  leggi  che  la
  Regione  siciliana, la legge 9 o la legge 23, che molte  volte  nel
  loro articolato, in alcune norme, non fanno altro che rallentare un
  meccanismo  di  celerità della spesa fondamentale e necessario  per
  mettere  in  moto  lo sviluppo e l'occupazione,  di  cui  ha  tanto
  bisogno la realtà siciliana.
   Quindi,   non   facciamo  discussioni  sostenendo  che   i   fondi
  strutturali si stanno perdendo, oppure ancora non è stata fatta  la
  rendicontazione  2000/2006  su cui bisognerà  vedere  quanti  soldi
  ritornano, se non ritorna nessun euro dalla Regione siciliana  alla
  Comunità  Europea,  ciò  che sta avvenendo  per  la  programmazione
  2007/2013. E in tal senso la nostra Commissione UE, misconosciuta e
  mai  tanto  valorizzata, pur avendo svolto un suo lavoro di  grande
  intensità  - e per questo devo ringraziare l'Ufficio di  Presidenza
  e,  in  particolare, il collega Marziano e il collega  Ferrara  che
  hanno  collaborato  in un'attività di ricerca,  di  conoscenza,  di
  cognizione di ciò che sta facendo la Regione siciliana -  ha  avuto
  modo di conoscere un'attività che, di giorno in giorno, diventa più
  a  regime  e  che  sta  mettendo a regime quello  che  l'Europa  ha
  programmato nel periodo 2007/2013 per ciò che riguarda i fondi e la
  Sicilia, che ormai non è  Obiettivo convergenza'.
   Dobbiamo  stare  attenti quando diciamo che vi  sono  stati  degli
  arretramenti. Tutto ciò dipende da un POR che non è stato approvato
  dal  Governo Lombardo, un POR che è stato redatto nel 2007  e  che,
  purtroppo,  ha individuato ben 222 linee di intervento  francamente
  eccessive.
   Una rivisitazione certamente andrà fatta, e il Governo Lombardo la
  farà  dopo il 2010, per individuare pochi essenziali elementi  dove
  poter  investire  i  fondi, soprattutto per  ciò  che  riguarda  le
  infrastrutture,  il  sociale  e la formazione  che,  indubbiamente,
  negli  anni  passati non è stata un esempio per bontà  di  spesa  e
  qualità dei risultati ottenuti.
   La   delegiferazione:  raggiungere  l'obiettivo   del   cosiddetto
  burocrazia  zero  è fondamentale, dove è necessario,  naturalmente,
  l'apporto di tutto il Parlamento siciliano, l'apporto di  tutte  le
  forze  politiche presenti; quindi cose da discutere, cose da  fare,
  dove poter intervenire in maniera fattiva e concreta.
   Il  Parlamento e i colleghi deputati di tutti i gruppi politici ci
  sono,  al  di  là  del momento di grande fibrillazione,  di  grande
  vivacità  politica che é anche frutto del contesto storico-politico
  che viviamo in tutto il mondo, che viviamo a livello del Paese, che
  viviamo anche, naturalmente e necessariamente, a livello regionale,
  dove non si deve mai drammatizzare con battute del tipo  levati  tu
  che  mi  ci  metto  io , perché poi sempre, in genere,  chi  lancia
  accuse  nei confronti dell'attuale Governo di gestire il potere  in
  maniera   clientelare   o   in  maniera  eccessivamente   ristretta
  all'ambito dei partiti che appoggiano l'attuale Governo, in  genere
  queste  voci  dal sen fuggite  riguardano personaggi che  hanno  un
  passato  e  storie che certamente non li abilitano  a  dire  queste
  cose.
    Tutti noi abbiamo una storia, tutti noi abbiamo un passato, tutti
  noi ci siamo anche impegnati nell'amministrazione di enti locali  o
  all'interno dell'Assemblea regionale o nei governi regionali.  Oggi
  credo che tutti possiamo parlare facendo anche remore di tutto  ciò
  che  di sbagliato abbiamo potuto commettere, ma indubbiamente sulla
  buona fede di tutti noi lo salviamo.
   Auspico,  pertanto, un voto positivo per lo sforzo che il  Governo
  sta  facendo, e questo Documento non preclude assolutamente,  e  il
  nostro  ordine del giorno che abbiamo già depositato  è  aperto,  è
  ricco,  e individua gli elementi necessari e fondamentali di questo
  DPEF.
   Vorrei,  quindi,  concludere il mio intervento  preannunciando  il
  voto  favorevole del Gruppo MPA su questo Documento presentato  dal
  Governo, che riteniamo assolutamente positivo e che può essere  una
  base  di  costruzione,  di discussione e di individuazione  di  una
  nuova progettualità e di innovazione per la nostra Sicilia.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati  i seguenti  ordini
  del giorno:

   numero  188   Reiezione del Documento di programmazione economico-
  finanziaria (DPEF) per gli anni 2010/2013 presentato dal Governo  e
  sua  conseguente  rimodulazione , degli onorevoli Cracolici,  Lupo,
  Galvagno,  Gucciardi,  Termine,  Di Guardo,  Panarello,  Digiacomo,
  Oddo,  De Benedictis, Marziano, Mattarella, Di Benedetto, Donegani,
  Fiorenza e Marinello;

   numero  189  Approvazione del DPEF per gli anni 2010/2013 ,  degli
  onorevoli  Musotto,  De  Luca, Federico, D'Antoni,  Aricò,  Romano,
  Cristaudo, Nicotra, Arena e Lentini;

   numero  190   Criteri  della programmazione  economico-finanziaria
  della  Regione ,  degli  onorevoli Maira, Dina,  Ardizzone,  Cascio
  Salvatore,  Cintola, Cordaro, Forzese, Fagone, Gianni, Lo  Giudice,
  Ragusa e Savona;

   numero 191  Rideterminazione degli obiettivi di politica economica
  e  finanziaria  della Regione , degli onorevoli Leontini,  Caronia,
  Torregrossa,  Corona,  Bosco, Limoli,  Mancuso,  Campagna,  Caputo,
  Pogliese,  Formica,  D'Asero, Vinciullo,  Scoma,  Buzzanca,  Leanza
  Edoardo e Falcone.

   Ne do lettura:
                          «L'Assemblea regionale siciliana

   Valutato  che gli articoli 1 e 2 della legge regionale  27  aprile
  1999,  n. 10, disciplinano calendario e contenuti del documento  di
  programmazione  economico-finanziaria (D.P.E.F.) mentre  l'art.  73
  bis.  1  del Regolamento interno dell'Assemblea regionale siciliana
  stabilisce le modalità per l'esame parlamentare;

   Il   D.P.E.F.  2010/2013 è stato presentato  in  Assemblea  il  15
  settembre 2009;

   la  normativa prevede che esso sia presentato entro trenta  giorni
  dalla data di presentazione alle Camere di quello nazionale, e  che
  il  relativo iter parlamentare si concluda con l'adozione dell'atto
  d'indirizzo da parte dell'Aula, entro il 31 agosto;

   il   rispetto  della  tempistica  prevista  dalla  legge   e   dal
  Regolamento interno per l'esame parlamentare del documento e per la
  votazione  del relativo ordine del giorno, costituisce, dunque,  un
  aspetto  essenziale  della  procedura poiché  garantisce  il  reale
  assolvimento,  da parte dell'Assemblea, del ruolo di indirizzo  nei
  confronti   del  Governo  per  la  predisposizione  dei   documenti
  finanziari (bilancio e legge finanziaria) i quali dovrebbero essere
  predisposti anche sulla base degli indirizzi deliberati dall'Aula;

   quando  la  discussione  del D.P.E.F. si svolge  a  ridosso  della
  presentazione  di  bilancio e finanziaria, viene  quindi  preclusa,
  come  è  avvenuto  anche quest'anno, forse  in  misura  ancora  più
  marcata  rispetto  agli anni precedenti, la necessaria  connessione
  logica  e  temporale  tra  i  contenuti  del  D.P.E.F.,  l'atto  di
  indirizzo parlamentare e la definizione dei documenti di bilancio;

   la  stessa  Corte dei conti ha, in più di un'occasione,  avvertito
  come  il  rispetto  dei tempi non rappresenti un  mero  adempimento
  formale  connesso  a  termini meramente ordinatori,  ma  bensì  una
  logica  ed  imprescindibile esigenza da cui dipende la  possibilità
  dell'Assemblea   di  intervenire  efficacemente   nella   fase   di
  determinazione delle scelte programmatiche tracciate dal Governo;

   dall'esame  del Documento 2010/2013 emergono alcuni degli  aspetti
  critici  già  contenuti  nei  DD.P.E.F.  presentati  negli   ultimi
  esercizi finanziari;

   si  perpetua,  anche  quest'anno, la mancanza di  alcuni  elementi
  espressamente previsti dal comma 2 dell'art. 2 della l.r. n. 10 del
  1999,  che costituiscono un fattore imprescindibile per un efficace
  esame parlamentare e per il connesso ordine del giorno dell'Aula;

   anche  quest'anno, infatti, i criteri di calcolo  sulla  base  dei
  quali  è  costruito l'andamento tendenziale della finanza  pubblica
  sono  generici  ovvero  soltanto  richiamati,  e  rendono  pertanto
  difficile la comprensione e quindi la valutazione della correttezza
  delle quantificazioni riportate nel Documento;

   gli obiettivi programmatici di finanza pubblica, le componenti e i
  saldi di bilancio continuano dunque ad essere espressi mediante una
  mera  esposizione  del  loro  andamento  in  termini  di  incidenza
  percentuale  sul  PIL,  mentre non sono  reperibili  le  stime  sul
  fabbisogno  e sugli obiettivi di contenimento riferiti  al  settore
  pubblico   regionale  allargato.  Infine,  la  parte  del  D.P.E.F.
  relativa  alla  manovra  correttiva  continua  a  non  indicare  le
  quantificazioni   e  gli  effetti  finanziari   delle   misure   da
  realizzare;

   permangono, pertanto, inalterati tutti gli aspetti ed i profili di
  indeterminatezza   del   quadro  programmatico   degli   interventi
  correttivi,  già  evidenziati dalla Corte  dei  conti  in  sede  di
  audizione, in Commissione 'Bilancio', sul D.P.E.F. 2009/2013;

   la  stessa  Corte dei conti, nel corso dell'audizione tenutasi  in
  Commissione  'Bilancio'  lo  scorso 29 settembre,  ha  manifestato,
  ancora  una  volta, la propria difficoltà a valutare la fattibilità
  della  manovra  finanziaria pluriennale, che il  D.P.E.F.  dovrebbe
  indicare,  in  assenza di indicazioni dettagliate  in  ordine  agli
  interventi correttivi ed ai relativi effetti sul quadro finanziario
  complessivo,  sotto il profilo degli strumenti attraverso  i  quali
  reperire   maggiori  risorse  ed  effettuare  concrete  misure   di
  contenimento e razionalizzazione della spesa;

   non  si agisce nel senso sopra auspicato senza misure efficaci che
  intervengano sul fenomeno della proliferazione di enti e  organismi
  a partecipazione regionale;

   non  si  possono non esprimere profonde perplessità rispetto  alla
  volontà  manifestata  nel  DPEF, dal Governo,  di  realizzare,  nel
  settore   agricolo  forestale,  una  nuova  società   'in   house',
  circostanza  che appare non coerente con la dichiarata  volontà  di
  procedere alla messa in liquidazione ed all'accorpamento della gran
  parte, se non di tutte, le attuali società ed enti;

   considerato che:

   il  quadro  così delineato mette in chiaro la insufficienza  delle
  misure di bilancio, volte ad un effettivo 'cambio di rotta' che  si
  sostanzi  in  un efficace controllo della spesa pubblica  regionale
  improduttiva, specie corrente;

   è   necessario  adottare  un  sistema  efficace  di   regole   per
  intervenire, effettivamente, sulle basi strutturali della  crescita
  della spesa regionale, che non appaiono in alcun modo delineate nel
  D.P.E.F. in esame;

   non  si può non stigmatizzare il notevole ritardo accumulato nella
  stipula  della nuova intesa, relativa al Patto interno di stabilità
  2009 con il Governo nazionale, posto che, secondo le previsioni  di
  legge,  entro  il  31 ottobre avrebbe dovuto essere  presentata  la
  proposta regionale concernente l'esercizio 2010;

   per ciò che attiene al nuovo ciclo di programmazione 2007/2013,  è
  necessaria  la concentrazione su un numero selettivo di  interventi
  strategici  che  siano  davvero significativi  sul  versante  dello
  sviluppo e rispetto ai quali il D.P.E.F. risulta deficitario  nell'
  indicazione  delle  relative  strategie  di  intervento   e   degli
  obiettivi  relativi, quando proprio il D.P.E.F., nel  quadro  della
  programmazione  integrata,  è  lo  strumento  giusto  per  definire
  annualmente  l'allocazione  delle risorse  regionali,  nazionali  e
  comunitarie, in un'ottica complessiva e concentrica;

   è  necessario soffermarsi, infine, sulla questione delle politiche
  ambientali  e  sullo  smaltimento dei rifiuti, tematica  del  tutto
  assente nelle valutazioni del documento di programmazione economico-
  finanziaria  all'esame,  e  ciò malgrado  le  gravissime  criticità
  finanziarie del settore, che aggravano le difficoltà di bilancio in
  cui versano gli enti locali, taluni dei quali in condizioni di pre-
  dissesto finanziario, criticità che sono largamente ascrivibili  ai
  ritardi  con  cui  si  procede  nei trasferimenti  da  parte  della
  Regione;

   il   Documento,   dunque,   sulla  base  delle   sopra   delineate
  considerazioni, appare, in conclusione, asfittico e,  nel  migliore
  dei   casi,  rinunciatario,  in  quanto  non  offre  alcuna  scelta
  strategica per lo sviluppo della Sicilia,

                               respinge

   il documento di programmazione economico-finanziaria 2010/2013 del
  Governo, oggetto di valutazione,

                                indica

   i  criteri  in  premessa  citati quali principi  ispiratori  della
  programmazione della legge 'finanziaria' 2010». (188)

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   esaminato  il  documento  di programmazione  economico-finanziaria
  (D.P.E.F)   per  gli  anni  2010/2013,  presentato   dalla   Giunta
  regionale;

   considerato il giudizio di parifica espresso dalla Corte dei conti
  sul Rendiconto generale della Regione per l'anno 2008;

   considerate  le  osservazioni  rese  dalla  Corte  dei  conti  sul
  D.P.E.F.   2010/2013  nella  seduta  della  competente  Commissione
  'Bilancio' dell'Assemblea regionale siciliana ai sensi del comma  2
  dell'articolo 73 bis.1 del Regolamento interno;

   ravvisata la necessità di dover adeguare, per quanto coerente  con
  il  programma  di  governo, il D.P.E.F. 2010/2013 alle  indicazioni
  espresse dalla Corte dei conti;

   considerato  che il Documento rappresenta un passaggio  essenziale
  per  l'avvio  della  procedura di bilancio e la  definizione  della
  portata  della  manovra correttiva sulla base della disamina  degli
  andamenti  tendenziali e definisce gli indirizzi cui deve ispirarsi
  la legislazione di spesa della Regione e le altre linee di politica
  economica che rendano coerenti gli obiettivi dichiarati;

   preso  atto  delle risultanze della discussione sui contenuti  del
  Documento svolta in Aula,

                   impegna il Governo della Regione

   1)  ad  adottare le misure necessarie al contenimento della  spesa
  per   superare  il  deficit  tendenziale  indicato  dal   D.P.E.F.,
  attraverso  la  presentazione  all'Assemblea,  sin  dalla  prossima
  sessione  di  bilancio,  di  documenti finanziari  diretti  a  tale
  obiettivo e altre misure;

   2)  a  procedere alla riorganizzazione degli enti regionali e alla
  razionalizzazione  delle  partecipazioni,  operando  a  seguito  di
  un'attenta  valutazione che non potrà prescindere  dal  coinvolgere
  l'Assemblea  regionale nell'accorpamento di tutte quelle  strutture
  aventi  attività  omogenee, e nello scioglimento o  dismissione  di
  quelle ritenute di interesse non prioritario e strategico;

   3)  a  rafforzare,  al  fine  di  rendere  il  sistema  produttivo
  siciliano  più efficiente e competitivo, specialmente  nei  settori
  trainanti   della  nostra  economia,  gli  interventi   in   favore
  dell'agricoltura,   del   turismo,  dei   beni   culturali,   della
  formazione,   delle  piccole  e  medie  imprese,  con   particolare
  riferimento  alle micro imprese, anche attraverso il coinvolgimento
  e  l'organico impiego delle risorse extraregionali. Al riguardo  si
  sottolinea  la  necessità di rafforzare una razionale utilizzazione
  congiunta  di risorse comunitarie e nazionali inerenti lo sviluppo,
  come  disposto nel Quadro strategico nazionale (Q.S.N.)  2007/2013,
  valorizzando i singoli interventi, con particolare riferimento alla
  legalità ed alla sicurezza;

   4)  a  favorire  l'accesso  al credito  delle  imprese  siciliana,
  intervenendo, anche, sul sistema delle garanzie;

   5)   a  favorire  il  processo  di  stabilizzazione  dei  soggetti
  interessati dal bacino di precariato;

   6)  ad  attivare gli strumenti di politica sociale, cui lo  stesso
  documento  di programmazione 2010/2013 attribuisce grande  rilievo,
  attraverso   misure  che  privilegino  il  ruolo  delle   famiglie,
  potenzino   il   sistema   del  'welfare',  garantiscano   migliori
  condizioni di sicurezza e legalità e infine promuovano politiche in
  favore  dei giovani dirette ad agevolarne l'inserimento sociale  ed
  occupazionale;

   7)  a  privilegiare i grandi progetti infrastrutturali,  ritenendo
  prioritarie  le  linee  tracciate nel documento  di  programmazione
  economica  e  finanziaria 2010/2013, con riguardo alle  risorse  ed
  alle reti energetiche, promuovendo le energie alternative;

   8)  a coordinare le politiche del lavoro e della formazione con le
  politiche della programmazione comunitaria affinché si realizzi  un
  migliore incontro tra domanda ed offerta di lavoro. Inoltre occorre
  segnalare come nell'ambito della pubblica Amministrazione regionale
  sia  di fondamentale importanza, anche per gli obiettivi di finanza
  pubblica   connessi  al  contenimento  della  spesa  corrente,   la
  riorganizzazione dei dipartimenti dell'Amministrazione regionale;

   9)  a razionalizzare ed a riorganizzare gli enti e le aziende  del
  settore  pubblico  regionale,  previa puntuale  ricognizione  delle
  singole  situazioni finanziarie e patrimoniali al fine di garantire
  un sistema pubblico regionale efficiente, efficace ed economico;

   10) ad individuare dei meccanismi finanziari premiali, soprattutto
  nell'ambito dei bandi a valere sui fondi comunitari 2007/2013,  per
  gli  enti  pubblici e privati assegnatari dei beni confiscati  alla
  mafia  e  per gli imprenditori che si siano ribellati alle  culture
  mafiose;

   11)  ad  individuare  azioni idonee ad  incidere  sul  sistema  di
  raccolta  e smaltimento dei rifiuti allo scopo anche di individuare
  le  soluzioni necessarie a fronteggiare e risolvere il grave  stato
  di emergenza degli ATO;

   12) a definire un organico piano di intervento per la salvaguardia
  del  territorio  e  la  messa in sicurezza  delle  area  a  rischio
  idrogeologico della Regione,

                             a p p r o v a

   ai sensi dell'articolo 73 bis.1, comma 3, del Regolamento interno,
  il  documento di programmazione economico-finanziaria per gli  anni
  2010/2013». (189)

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso  che  la  situazione  economica  regionale  evidenzia  un
  momento di crisi, aggravata anche da uno scenario macroeconomico di
  straordinaria difficoltà, nonché dall'esiguità dei bandi  a  valere
  sui fondi POR ad oggi emessi;

   ritenute  insufficienti le indicazioni contenute nel documento  di
  programmazione  economico-finanziaria  (D.P.E.F.)  presentato   dal
  Governo    regionale,   poiché   prive   di   un'adeguata   visione
  programmatica      degli     interventi      necessari,      nonché
  dell'indispensabile raccordo con la pregressa programmazione;

   osservato  che il deterioramento della finanza pubblica regionale,
  in   continua  crescita,  si  connota  soprattutto  per   l'aumento
  incontrollato della spesa e la flessione delle entrate,  nonostante
  i proclami di risanamento reiterati dal Governo regionale;

   considerato  che  ad  oggi alcuni dei settori  vitali  della  vita
  sociale  della  nostra  Regione, oggetto di presunte  politiche  di
  risanamento,  non  hanno  evidenziato  risultati  di  risparmio  né
  evidenti, né immediati;

   considerato  altresì  che  la relazione  della  Corte  dei  conti,
  depositata  in  Commissione 'Bilancio', ha evidenziato  i  numerosi
  elementi di criticità contenuti nel D.P.E.F.;

   rilevato  che  la  riduzione dei dipartimenti  regionali  prevista
  dalla  legge  di  riforma degli Assessorati non ha  determinato  un
  risparmio ma, al contrario, ha prodotto un aumento di spesa a causa
  delle nomine, effettuate dal Governo, di nuovi dirigenti;

   ricordato  che  oggi  è  in gioco non solo il  futuro,  ma  anche,
  addirittura, la sopravvivenza stessa dei nostri comuni;

   sottolineato  che  non  è più differibile quel  salto  di  qualità
  necessario  per un rinnovato orientamento della politica  economica
  regionale  che  fondi  i  suoi  presupposti  sul  conseguimento  di
  obiettivi a lungo termine attraverso azioni coerenti e ponderate,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  intraprendere  tutte le iniziative valide a rideterminare  gli
  obiettivi  di politica economica e finanziaria della Regione  sulla
  base di regole chiare e rigorose che possano riportare ossigeno nei
  settori  più  importanti della vita economica della Regione  e,  in
  particolare, per rispondere:
   alle  indicazioni formulate dalla Corte dei conti nella  relazione
  pubblicata  in  riscontro al D.P.E.F.; alle esigenze dei  territori
  degli enti locali;
   alle  necessità  riguardanti i seguenti settori  fondamentali  del
  tessuto socio-economico regionale:
   1) agricoltura e attività produttive nel loro complesso;
   2) formazione;
   3) smaltimento rifiuti;
   4)  razionalizzazione delle società partecipate,  con  divieto  di
  nuove creazioni;
   5) stabilizzazione del precariato;
   6) riordino del personale;
   7) introduzione del documento unitario di programmazione (DUP) per
  rendere coerenti i fondi extra regionali e regionali;
   8) misure speciali per l'occupazione». (190)

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso  che  la  situazione  economica  regionale  evidenzia  un
  momento di crisi, aggravata anche da uno scenario macroeconomico di
  straordinaria difficoltà, nonché dall'esiguità dei bandi  a  valere
  sui fondi POR ad oggi emessi;

   ritenute insufficienti le indicazioni contenute nel  documento  di
  programmazione  economico-finanziaria  (D.P.E.F.)  presentato   dal
  Governo    regionale,   poiché   prive   di   un'adeguata   visione
  programmatica      degli     interventi      necessari,      nonché
  dell'indispensabile raccordo con la pregressa programmazione;

   osservato  che il deterioramento della finanza pubblica regionale,
  in   continua  crescita,  si  connota  soprattutto  per   l'aumento
  incontrollato della spesa e la flessione delle entrate,  nonostante
  i proclami di risanamento reiterati dal Governo regionale;

   considerato  che  ad  oggi alcuni dei settori  vitali  della  vita
  sociale  della  nostra  Regione, oggetto di presunte  politiche  di
  risanamento,  non  hanno  prodotto alcun risultato  in  termini  di
  risparmio né evidente, né immediato;

   considerato  altresì  che  la relazione  della  Corte  dei  conti,
  depositata  in  Commissione 'Bilancio', ha evidenziato  i  numerosi
  elementi di criticità contenuti nel D.P.E.F.;

   rilevato  che  la  riduzione dei dipartimenti  regionali  prevista
  dalla  legge  di  riforma degli Assessorati non ha  determinato  un
  risparmio ma, al contrario, ha prodotto un aumento di spesa a causa
  delle nomine, effettuate dal Governo, di nuovi dirigenti;

   ricordato  che  oggi  è  in gioco non solo il  futuro,  ma  anche,
  addirittura, la sopravvivenza stessa dei nostri comuni;

   sottolineato  che  non  è più differibile quel  salto  di  qualità
  necessario  per un rinnovato orientamento della politica  economica
  regionale  che  fondi  i  suoi  presupposti  sul  conseguimento  di
  obiettivi a lungo termine attraverso azioni coerenti e ponderate,

   propone  di  respingere il documento di programmazione  economico-
  finanziaria così come formulato,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  intraprendere  tutte le iniziative valide a rideterminare  gli
  obiettivi  di politica economica e finanziaria della Regione  sulla
  base di regole chiare e rigorose che possano riportare ossigeno nei
  settori più importanti della vita economica della nostra Regione  e
  in particolare per rispondere:
   alle  indicazioni formulate dalla Corte dei conti nella  relazione
  pubblicata  in  riscontro al D.P.E.F.; alle esigenze dei  territori
  degli enti locali;
   alle  necessità  riguardanti i seguenti settori  fondamentali  del
  tessuto socio-economico regionale:
   1) agricoltura e  attività  produttive  nel  loro complesso;
   2) formazione;
   3) smaltimento rifiuti». (191)

   Informo,  altresì,   che  a norma dell'articolo  73  bis.1,  terzo
  comma, del Regolamento interno, così come anticipato dal Presidente
  Cascio, a fronte di più ordini del giorno si vota per primo  quello
  accettato   dal   Governo,   al  quale  possono   essere   proposti
  emendamenti; l'approvazione di tale ordine del giorno preclude  gli
  altri.

   DI  MAURO,  assessore  per il bilancio e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI   MAURO,  assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, intervengo nel dibattito che  si  è
  svolto   sul   Documento  di  programmazione  economico-finanziaria
  facendo alcune considerazioni, e la prima considerazione certamente
  non vede soddisfatto il Governo per come la Commissione Bilancio e,
  soprattutto,  alcuni  componenti della Commissione  Bilancio  hanno
  attivato la loro presenza nella stessa perché, di fatto, ci è stato
  impedito da circa due mesi la trattazione non solo del Documento di
  programmazione  economico-finanziaria, ma anche di altri  argomenti
  importanti   come  l'assestamento  del  bilancio  e  il  rendiconto
  generale.
   Credo  che  questo  sia il primo caso, come altri  colleghi  hanno
  avuto  modo  di  dire,  ma  soprattutto  sia  un  caso  emblematico
  dell'atteggiamento di alcuni colleghi della maggioranza  che  hanno
  volutamente  rifiutato  un confronto, un dibattito  su  quello  che
  doveva  essere  una  riflessione su un documento  che  qualcuno  ha
  definito  di rito' ma che, mi permetto dire, è sempre, comunque, un
  documento  importante  che segna ormai  un  tempo  passato  -  sono
  d'accordo  - ma che certamente aveva necessità di essere affrontato
  nei tempi, nei luoghi e nei momenti opportuni.
   Lo  dico perché tutti noi sappiamo che è in discussione un disegno
  di  legge, quello sulla revisione della contabilità, presentato dal
  Governo  precedente,  esaminato dalla Commissione  Bilancio  ed  in
  attesa di essere inserito nel dibattito parlamentare.
   Ma un Documento di programmazione economico-finanziaria presentato
  nei tempi dovuti poteva essere un elemento di seria trattazione,  a
  proposito  di  quello  che poi doveva essere  la  finanziaria,  che
  comunque  il Governo ha presentato nei tempi dovuti, cioè entro  la
  data dell'1 ottobre.
   Nel  dibattito  svoltosi  in Aula, con  gli  interventi  di  molti
  deputati che non sono alla prima esperienza in quest'Assemblea,  mi
  è  sembrato di assistere ad una discussione tra soggetti che  hanno
  dimenticato  la  loro  presenza  in  questo  Parlamento,  la   loro
  partecipazione,  diretta  e  indiretta,  ai  Governi  che  si  sono
  succeduti negli anni precedenti. E non mi riferisco solo  a  quelli
  della  legislatura  passata, ma mi riferisco ai tanti  Governi  che
  hanno oggi creato una condizione obiettivamente difficile sul piano
  finanziario  ed economico e che vede questo Governo  in  difficoltà
  nella redazione del bilancio.
   Partendo da un dato, quello del 2008, che costituisce il punto  di
  riferimento per l'approvazione del bilancio e della finanziaria del
  2009 e di quello che saranno il bilancio e la finanziaria del 2010,
  ma  soprattutto  tenendo presenti alcuni passaggi importanti  della
  finanziaria  2009,  é stata messa in campo una serie  di  strumenti
  funzionali alla correzione dei conti da parte di questo Governo,  a
  cui   certamente  un  Governo  responsabile  deve  porre   rimedio,
  strumenti  che abbiamo annunciato più volte e che abbiamo  inserito
  nel  Documento  di programmazione economico-finanziaria  come  atto
  dovuto - nulla di eccezionale da parte di questo Governo -, un atto
  dovuto perché si aveva la necessità di rimettere in ordine i  conti
  della  Regione siciliana, conti che non sono in ordine,  conti  che
  sono ormai in difficoltà.
   E  nessuno, durante il dibattito parlamentare, ha parlato  di  una
  mancata  entrata  di  950  milioni  di  euro:  mi  riferisco   alla
  valorizzazione  dei  beni  immobili,  alla  mancata  entrata  delle
  risorse  dovute  alla  gestione dei  beni  immobili,  alla  mancata
  entrata  di  tante altre risorse a cui il Governo ha  dovuto  porre
  rimedio con una manovra correttiva.
   A  fronte  di  tutto questo, ad un manovra di  un miliardo  e  100
  milioni  di  euro, si deve aggiungere una rigidità dei  conti,  una
  spesa che è - mi permetto di dire - oltre che ingessata, proiettata
  all'aumento; una spesa che, se non si corregge, porterà  certamente
  la  Regione siciliana a grosse difficoltà finanziarie. E il Governo
  ha messo in atto una strategia composta di due momenti: una manovra
  correttiva, che cerca di fare rientrare i conti nei saldi del 2009,
  e   il  bilancio,  con  una  manovra  finanziaria  che  si  prevede
  altrettanto rigorosa.
   Il dovere del Governo è di recuperare risorse per fare rientrare i
  conti del bilancio 2010 e del 2009 rispetto a quelli che sono stati
  i saldi della spesa del 2008. Quindi, un impegno forte da parte del
  Governo,  che,  da un lato, immagina di mantenere i  conti  stretti
  sotto l'auspicio dettato dalla finanziaria 2009 e, dall'altro lato,
  immagina  lo  sviluppo  attraverso i fondi che  scaturiscono  dalle
  risorse comunitarie.
   E' un impegno che noi ci siamo prefissi e che, giorno dopo giorno,
  stiamo tentando di portare avanti, non ultimo la legge sugli  aiuti
  alle  imprese,  che ha visto il Parlamento con impegno  cercare  di
  complicare  tutto  al fine di aggravare ulteriormente  il  percorso
  attraverso un iter che vede il decreto che dà vita ai bandi rivolti
  alle   imprese,  obbligarle  ad  un  passaggio  assembleare   nelle
  Commissioni di pertinenza.
   Allora,  credo  che dovere redigere un Documento di programmazione
  economico-finanziaria in un quadro così complicato, non poteva  che
  vedere  nascere  un  bilancio che rispondesse  ai  punti  salienti:
  rispetto dei saldi, attivazione delle misure dei Fondi comunitari e
  l'impegno,  più volte annunciato dal Presidente della  Regione  nel
  corso delle dichiarazioni programmatiche e che già abbiamo messo in
  atto, alla riduzione delle società e degli enti.
   Abbiamo  già  sciolto  alcune società, come RISEM,  CIEM,  abbiamo
  avviato  le procedure per la liquidazione di  Sicilia Innovazione',
  la  società  Beni  Culturali, la Multiservizi e  Biosfera,  abbiamo
  indicato anche lo scioglimento dell'Ente di sviluppo agricolo, come
  sostenuto più volte da  tutti noi.
   Rispetto  a  queste  cose io sono convinto che  gli  atti  che  il
  Governo precedente ha compiuto in ordine alla sanità e gli atti che
  questo  Governo  sta  compiendo  in  ordine  al  risanamento   sono
  propedeutici  ad  un'azione  che complessivamente  deve  vedere  il
  Governo  in  questa legislatura impegnato a cercare  di  mettere  a
  punto  una  strategia che rimetta in ordine i conti  della  Regione
  siciliana.
   Signor  Presidente,  non  credo di dover aggiungere  altro,  anche
  perché  vedo che il Parlamento è affaccendato in altre discussioni,
  forse su come votare.

   PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 20.38, è ripresa alle ore 20.42)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, pongo  in  votazione  per  primo
  l'ordine del giorno numero 189, in quanto accettato dal Governo.

   ARICO'. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARICO'. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo solo per
  una precisazione. L'ordine del giorno numero 189 non è soltanto del
  Gruppo   Movimento per le Autonomie' ma anche del Gruppo  Sicilia'.
  Chiedo che la votazione avvenga per appello nominale.

  Votazione per scrutinio nominale dell'ordine del giorno numero 189

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, essendo la richiesta appoggiata  a
  termini di Regolamento anche dagli onorevoli Apprendi, Di Benedetto,
  Donegani,  Faraone,  Ferrara e Galvagno,  indìco  la  votazione  per
  scrutinio nominale dell'ordine del giorno numero 189.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano  sì:  Adamo,  Arena,  Aricò, Bufardeci,  Cimino,  Colianni,
  Cristaudo,  Currenti,  D'Antoni,  De  Luca,  Di  Mauro,   Federico,
  Gentile,   Gianni,   Greco,  Incardona,  Leanza  Nicola,   Lentini,
  Marinese,  Marrocco,  Minardo,  Mineo,  Musotto,  Nicotra,  Romano,
  Savona, Scammacca e Scilla.

   Votano  no:  Apprendi,  Bosco, Campagna, Caputo,  Caronia,  Cascio
  Salvatore,  Cordaro, Corona, Cracolici, D'Asero, De Benedictis,  Di
  Benedetto,  Di Guardo, Dina, Donegani, Faraone, Ferrara,  Fiorenza,
  Forzese,  Galvagno, Leanza Edoardo, Leontini, Limoli,  Lo  Giudice,
  Lupo,   Maira,  Mancuso,  Marinello,  Marziano,  Mattarella,  Oddo,
  Panarello,  Panepinto,  Pogliese,  Ragusa,  Raia,  Scoma,  Termine,
  Torregrossa, Vinciullo e Vitrano.

   Sono  in  congedo:  Ammatuna, Barbagallo, Buzzanca,  D'Agostino  e
  Rinaldi.

   PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti            70
   Votanti             69
   Maggioranza         35
   Favorevoli          28
   Contrari            41

                       (L'Assemblea non approva)

   Si   passa  alla  votazione  dell'ordine  del  giorno  numero  188
  presentato dal Gruppo PD.

   MAIRA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, senza che questa mia
  dichiarazione di voto possa meravigliare alcuno e senza  che  possa
  essere oggetto, mi auguro, di strumentalizzazione, dichiaro che  il
  Gruppo  dell'UDC voterà a favore dell'ordine del giorno  presentato
  dal  Gruppo  del  PD per un motivo semplicissimo. Al  di  là  delle
  parole,  dei  contenuti  o della letteralità  dell'esposizione,  lo
  spirito  del  nostro  ordine  del giorno  e  di  quello  del  PD  è
  sostanzialmente lo stesso: quello di una critica forte  e  motivata
  alla  gestione  del  Governo, ragion per cui non  vi  è  motivo  di
  differenziazioni strumentali e ideologiche.
   Ecco  perché in maniera convinta votiamo l'ordine del  giorno  del
  Gruppo del Partito Democratico.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   LEONTINI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche il  nostro
  ordine   del   giorno  si  esprime  con  un  richiamo   finale   al
  respingimento del DPEF così come formulato e, quindi,  noi  avremmo
  ovviamente preferito votare il nostro ordine del giorno.  Poiché  è
  successivo, al di là delle specificazioni di carattere lessicale  e
  letterale, riteniamo che quello del Partito Democratico corrisponde
  sostanzialmente al contenuto espresso nel nostro.
   Nel  votare favorevolmente l'ordine del giorno numero 188, noi  ci
  richiamiamo   integralmente  alle  motivazioni,  sia  nella   parte
  narrativa  che  nella parte dispositiva, espresse e  contenute  nel
  nostro  ordine  del  giorno,  laddove si  fa  riferimento  in  modo
  particolare a tutte le lacune e le alterazioni della verità e della
  lealtà che, nonostante la passione del collega Cateno De Luca -  io
  mi sarei incatenato dopo il suo intervento -, la Corte dei Conti ha
  evidenziato, e a cui noi aderiamo.

   DE LUCA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non so se stasera
  stiamo  assistendo all'inciucio politico per ammazzare la  Sicilia.
  Francamente  questo è un segnale che non ha senso  e,  soprattutto,
  non ha rispetto per quello che è stato un dibattito approfondito ed
  autorevole,  che ha portato a ottimi suggerimenti  di  cui  abbiamo
  tenuto  conto  nel  nostro ordine del giorno. Ma, soprattutto,  non
  avremmo  mai  pensato ad una reazione così complessa che  veramente
  rasenta la follia politica e che, rispetto anche a sfumature - così
  definite  da  chi  mi ha preceduto - porta ormai ad  una  posizione
  politica   così  variopinta,  che  rappresenta  questa  congiuntura
  complessiva esattamente come l'esaltazione della follia politica.
   Io  francamente non comprendo cosa stia succedendo in questa Aula.
  E' come un tiro al bersaglio, dove il bersaglio non è il Presidente
  Lombardo o il Governo Lombardo, il bersaglio è la Sicilia.
   Noi  non  possiamo immaginare, onorevoli colleghi, solo  per  puro
  calcolo,  per tatticismo, di mettere da parte percorsi, storie,  ed
  arrivare  a ufficializzare, a cristallizzare quello che è ormai  un
  inciucio indecente. Questo, francamente, é un atto che noi  non  ci
  saremmo proprio aspettati

                  (Proteste dai banchi della destra)

   L'onorevole  Leontini  che  definisce  sfumature  una   serie   di
  differenze   profonde  -  profonde,  caro   collega   -   non   può
  assolutamente  pensare, per dare l'ennesimo  segnale,  di  definire
  sfumature  delle diversità che partono da lontano, con  modulazioni
  diverse  e  oggi, guarda caso, nel comune intento di  affondare  la
  nostra  Terra,  si  trovano finalmente, in modo palese,  in  questo
  disegno che non si sa come più definire esattamente, d'accordo  per
  bloccare, per paralizzare la nostra Terra.
   Questo  è  un atto che il nostro Parlamento non si può permettere,
  onorevole  Leontini, lo possiamo definire come vogliamo,  ma  è  un
  atto  grave  che rimarrà sicuramente negli annali della  storia  di
  questo Parlamento.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ex assessori del
  secondo Governo Lombardo-Berlusconi, credo che questa sera, con  il
  voto  che  abbiamo espresso qualche minuto fa in Aula, si mette  la
  parola  fine al secondo tentativo, dopo meno di diciotto  mesi,  di
  questo  Governo  Lombardo-Berlusconi,  costruito  nelle  stanze  di
  Palazzo Grazioli e durato giusto qualche mese.
   Dò  il  benvenuto ai colleghi dell'UDC e ai colleghi del PDL  alla
  dichiarazione

   DINA. Sta dando il benvenuto all'opposizione.

   CRACOLICI.  Fa  bene  l'onorevole Dina a dire  che  sto  dando  il
  benvenuto all'opposizione. Stavo dando il benvenuto ai colleghi che
  hanno  dichiarato  che,  tra qualche minuto,  voteranno  contro  il
  Documento  di programmazione economico-finanziaria, sulla  base  di
  criteri   e   di   indicazioni  che  sono   state   qui   riportate
  dall'onorevole  Galvagno  e che sono state  trascritte  nel  nostro
  ordine del giorno oggetto di votazione.
   E' un ordine del giorno di critica, così come abbiamo criticato  i
  DPEF  che in questi anni si sono susseguiti in Aula. Non è un  caso
  che   noi  diamo  un  giudizio  di  continuità  di  un  metodo   di
  programmazione finanziaria che, appunto, abbiamo contestato prima e
  che contestiamo ora.
   Sono  contento  che  anche i colleghi dell'UDC  e  del  PDL  siano
  arrivati  alle  nostre stesse conclusioni dopo che, da  tempo,  noi
  ponevamo queste questioni.
   Credo che nel merito del documento - non sto a riproporlo, è stato
  già  detto  dal collega - c'è un dato politico, che a  nessuno  può
  sfuggire: questo Governo, con la bocciatura del suo DPEF, mette  la
  parola   fine' all'atto fondamentale della programmazione economica
  e finanziaria.
   Sarebbe  opportuno,  per  le regole della  politica  e  le  regole
  parlamentari,  che questa sera stessa il Presidente  della  Regione
  annunci  la  fine  del suo secondo tentativo di Governo  denominato
  Lombardo-Berlusconi.

   CAPUTO Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il voto di adesione
  all'ordine  del giorno del PD é un fatto tecnico perché votiamo  un
  documento  che  viene prima di quello nostro, ma  che  contiene  le
  stesse  critiche  che  abbiamo mosso  tutti  noi  nel  corso  degli
  interventi precedenti.
   Qualcuno  potrebbe  dire  chi di geometrie variabili  colpisce  di
  geometrie variabili perisce .
   Ma  la  nostra  non è una geometria variabile. Noi  manteniamo  le
  stesse  critiche, che sono quelle che il PD ha inserito nell'ordine
  del  giorno  numero 188 che, per un fatto temporale,  viene  votato
  prima.  Ma  noi  condividiamo quelle critiche e oggi il  Presidente
  della  Regione  deve prendere atto di non avere una maggioranza  in
  Aula e questo lo deve far riflettere nell'interesse dei siciliani.

   DINA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE Ne ha facoltà.

   DINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo rassicurare il
  collega  Cracolici  che il nostro voto è stato ampiamente  spiegato
  con   il   mio   intervento  precedente.   Respingere   quel   DPEF
  evidenziandone  le lacune ci consente di votare in via  preliminare
  il vostro ordine del giorno.
   Quello che si vuole sottolineare non lo rileviamo nell'ordine  del
  giorno presentato, e mi pare una forzatura la dichiarazione che non
  si   vede   nessun   riferimento  né  alla   continuità   né   alla
  discontinuità.
   Ci  siamo  pronunciando su un documento di  programmazione  che  è
  quello che è, che ha delle pecche, non stiamo facendo raffronti con
  il passato, ci stiamo pronunciando su questo.
   E  su  questo  noi  siamo i primi a dire che non  è  un  documento
  adeguato  ai bisogni della nostra Sicilia, della nostra comunità  e
  dei nostri territori.

   GRECO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GRECO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  assessori,  posso
  capire  che  il  documento presentato dal  PD,  che  è  partito  di
  opposizione  e  quindi  fa  la  sua  parte  critica  al   documento
  presentato dal Governo, posso capire anche l'UDC che è fuori  dalla
  Giunta,   ma  quello  che  non  comprendo  è  l'atteggiamento   del
  capogruppo del PDL cosiddetto dei  Lealisti .
   Onorevole  Leontini,  lei  si  deve vergognare  perché  ha  voluto
  dimostrare che è leale al programma di Berlusconi, ma lei è  contro
  Berlusconi   Ieri  ha  fatto  un  comunicato  stampa,  che  io   ho
  contestato duramente

   PRESIDENTE.  Onorevole Greco, le faccio un primo richiamo:  assuma
  un atteggiamento consono.

   GRECO. Io assumo un atteggiamento decoroso se l'onorevole Leontini
  non mi interrompe
   Dica all'onorevole Leontini che non ha titolo per parlare.
   Questa  sera, finalmente, si è fatta chiarezza; non tutti  i  mali
  vengono  per  nuocere. Stasera abbiamo visto che un Gruppo  che  fa
  parte  della maggioranza, con due assessori i quali in Giunta hanno
  deliberato un DPEF, ha votato contro quello che hanno votato i suoi
  assessori.
   Ho vergogna; vi dovete vergognare

   DI  MAURO,  assessore  per il bilancio e  le  finanze.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI   MAURO,  assessore  per  il  bilancio  e  le  finanze.  Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, questa sera, dopo diverse  ore,  da
  ieri  ad oggi, in cui si sono svolte molte riunioni di Gruppo, dove
  ci sono stati diversi incontri all'interno dei Gruppi parlamentari,
  credo  che, alla fine, si sia arrivati ad una conclusione che vede,
  da  una  parte, il Governo che ha accettato un ordine  del  giorno,
  presentato dall'MPA e da un altro Gruppo parlamentare, poi bocciato
  dall'Aula, e, dall'altra parte, un ordine del giorno presentato dal
  PD che, al di là di quello che è scritto, ricalca coerentemente una
  posizione   che  ha  avuto,  sin  dal  primo  momento,  in   questa
  legislatura, cioè una posizione di opposizione.
   Non  c'è  dubbio però che desta meraviglia il comportamento  e  il
  voto manifestato da Gruppi parlamentari e da singoli parlamentari -
  che, di fatto, appartengono alla maggioranza - che, pur di fare uno
  sgarbo  e  pur di bloccare qualsiasi iniziativa di questo  Governo,
  hanno  inteso aggregarsi o, meglio ancora, fare la ruota di  scorta
  al  Partito Democratico, pur di mettere in difficoltà il Governo su
  un  documento - lasciatemelo dire - che nulla ha a che  vedere  con
  gli altri che saranno predisposti in futuro.
   Il  documento,  certamente, sarà poi portato  all'esame  dell'Aula
  perché  si  tratta  di  un documento che, in fondo,  poteva  essere
  indirizzato  attraverso  un  ordine del  giorno.  Ma  si  è  voluto
  manifestare, oggi, da parte di un Gruppo parlamentare, il  PDL,  un
  atteggiamento  che ormai è palese da diversi giorni; nonostante  la
  presenza in Giunta, nonostante la presenza in questo Governo, si  è
  manifestato soprattutto con dichiarazioni di voto che - me lo lasci
  dire il presidente del Gruppo parlamentare del PDL in Sicilia - non
  ha  nulla  a  che  vedere  con quella che è l'identità  del  Gruppo
  parlamentare al quale appartiene ed al Partito al quale appartiene.
   Il  suo ruolo di fare seguito a quello del PD è una scelta che non
  so a cosa possa portare.
   Certamente, oggi scriviamo una pagina che non è politica ma  è  di
  reazione ad un Governo che ha voluto cambiare le regole dei Governi
  precedenti; è un Governo che ha voluto mettere in campo una  marcia
  diversa  rispetto  a  quelle che sono state le  marce  dei  Governi
  passati.

   LEANZA NICOLA, assessore per i beni culturali ed ambientali e  per
  la  pubblica  istruzione. Chiedo di parlare  per  dichiarazione  di
  voto.

   PRESIDENTE. Il Governo non può parlare per dichiarazione  di  voto
  in maniera separata perché ha già parlato. Il Regolamento è chiaro,
  adesso si passerà alla votazione dell'ordine del giorno numero 188.

   CRACOLICI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


  Votazione per scrutinio nominale dell'ordine del giorno numero 188

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata   a   termini   di
  Regolamento anche dagli onorevoli Apprendi, Di Benedetto,  Donegani,
  Faraone,  Ferrara  e  Galvagno, indìco la  votazione  per  scrutinio
  nominale dell'ordine del giorno numero 188.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano  sì:  Apprendi, Bonomo, Bosco, Campagna,  Caputo,  Caronia,
  Cascio   Salvatore,   Cordaro,  Corona,  Cracolici,   D'Asero,   De
  Benedictis,  Di  Benedetto, Digiacomo, Di Guardo,  Dina,  Donegani,
  Faraone,  Ferrara,  Fiorenza,  Forzese,  Galvagno,  Gianni,  Leanza
  Edoardo,  Leontini,  Limoli,  Lo  Giudice,  Lupo,  Maira,  Mancuso,
  Marinello,   Marziano,  Mattarella,  Oddo,  Panarello,   Panepinto,
  Ragusa,  Raia,  Savona,  Scoma, Termine, Torregrossa,  Vinciullo  e
  Vitrano.

   Votano  no:  Adamo,  Arena,  Aricò, Bufardeci,  Cimino,  Colianni,
  Cristaudo,  Currenti,  D'Antoni,  De  Luca,  Di  Mauro,   Federico,
  Gentile,   Greco,  Incardona,  Leanza  Nicola,  Lentini,  Marinese,
  Marrocco,  Minardo,  Mineo,  Musotto,  Nicotra,  Pogliese,  Romano,
  Scammacca e Scilla.

   Sono  in  congedo:  Ammatuna, Barbagallo, Buzzanca,  D'Agostino  e
  Rinaldi.

   PRESIDENTE. Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti          72
   Votanti           71
   Maggioranza       36
   Favorevoli        44
   Contrari          27

                         (L'Assemblea approva)

   Gli ordini del giorno numeri 190 e 191 sono, pertanto, preclusi.

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   Comunico  che  martedì,  17  novembre  2009,  alle  ore  16.00,  è
  convocata la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari  per
  stabilire la calendarizzazione della sessione di bilancio.
   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a martedì,  17  novembre
  2009, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:

   PRESIDENZA del **PR

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   I  -  Comunicazioni.

   II  -   Comunicazioni del Presidente della Regione in ordine  alla
  posizione  dell'attuale  assessore alla  Presidenza  circa  i  suoi
  rapporti con le società già concessionarie per la realizzazione dei
  termovalorizzatori.

   III - Discussione dei disegni di legge:

   1)  «Rendiconto  generale della Regione siciliana  e  dell'Azienda
  delle  foreste  demaniali per l'esercizio  finanziario  2008.»  (n.
  447);

   2) «Assestamento del bilancio della Regione per l'anno finanziario
  2009.» (n. 446).

                   La seduta è tolta alle ore 21.07


   ALLEGATO:

   Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica  «BILANCIO»

   ADAMO.  -  «All'Assessore per il bilancio e le finanze,  premesso
  che:

   si  è  appreso  dalla stampa che la fondazione Banco  di  Sicilia
  avrebbe deliberato di voler sottoscrivere l'aumento di capitale di
  Unicredit  con  un impegno dell'ordine di 15 milioni  di  euro  in
  contanti;

   dal bilancio 2007 pubblicato, il totale attivo di 443 milioni  di
  euro  era  così  ripartito:  202 milioni  Unicredit  immobilizzato
  (44%),  171 milioni Unicredit non immobilizzato (39%), 39  milioni
  obbligazionario   immobilizzato   (9%)   ,   3    milioni    altre
  partecipazioni  immobilizzate (1%),  25  milioni  altre  attività,
  compresi immobili (6%);

   al 31 dicembre 2007 il valore di mercato dell'attivo ammontava  a
  524 milioni di euro e la percentuale investita in azioni Unicredit
  era dell'85%;

   il  prezzo  medio  di carico era di 4,07 per le azioni  Unicredit
  immobilizzate e 5,75 per quelle non immobilizzate;

   ipotizzando che non siano intervenute variazioni nella  posizione
  in  Unicredit, si evidenzia una minusvalenza di oltre 230  milioni
  di  euro  sulla  base del prezzo di mercato di 1,80  degli  ultimi
  giorni;

   le  uniche risorse impegnabili da parte della fondazione BdS sono
  rappresentate   dal  portafoglio  obbligazionario   immobilizzato,
  costituito, a fine 2007, per il 10% in titoli di Stato, il  5%  in
  titoli bancari, (Lehman Brothers, Morgan, Stanley) che sono andati
  molto  male, il rimanente in titoli bancari Unicredit,  Capitalia,
  Banco  di Sicilia e Commerzbank, anch'essi colpiti da una  perdita
  non inferiore -3%;

   consegue   che,  a  valori  di  mercato  odierni,  la  fondazione
  registrerebbe  una  riduzione dell'attivo da 524  milioni  ad  208
  milioni;  il  patrimonio netto sarebbe sceso dai 499  milioni  del
  2007 (419 contabili) ad appena 229 milioni;

   pertanto,  per  sottoscrivere  le propria  quota  di  aumento  di
  capitale  Unicredit  di  15 milioni, la  fondazione  BdS  dovrebbe
  vendere,  con un'ulteriore grave perdita, quasi tutte le quote  di
  patrimonio obbligazionario immobilizzato, nonché le altre attività
  non  liquide,  ad  eccezione degli immobili. Ne  risulterebbe  che
  quasi  l'intero  patrimonio  della fondazione  (circa  il  93-95%)
  risulterebbe investito in Unicredit con la conseguenza che,  oltre
  all'elevatissima concentrazione del rischio su un unico  soggetto,
  prospetticamente  per la propria attività istituzionale,  dovrebbe
  intaccare  le  riserve  o  ridimensionare drasticamente  i  propri
  programmi;

   per  sapere  se  l'Assessore per il bilancio e le finanze  sia  a
  conoscenza  di  tale situazione e se, in merito,  nell'ambito  dei
  propri poteri, intenda assumere iniziative formali». (229)

   Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 229,  a  firma
  dell'onorevole Adamo, si rappresenta che la l.r. n. 19/2008,  art.
  2,  comma 6, dispone che  Il Presidente della Regione, avvalendosi
  del Dipartimento regionale bilancio e tesoro - Ragioneria generale
  della  Regione  -,  esercita tutte le attribuzioni  relative  alla
  costituzione  di società da parte della Regione nonché  i  diritti
  inerenti alla qualità di socio .
   Di  conseguenza,  nessuna  attività riguardante  gli  Enti  viene
  ascritta alla Ragioneria generale della Regione, che - ribadisce -
  ha  l'esclusiva funzione di supporto al Presidente  della  Regione
  nell'esercizio  dei  diritti  dell'azionista  nelle   società   di
  partecipazione regionale.
   Per quel che concerne la Fondazione Banco di Sicilia, a parte  il
  fatto  che  essa non può essere annoverata tra gli Enti regionali,
  giova rammentare che deriva dal Banco di Sicilia - ex Istituto  di
  credito   di   diritto  pubblico  -  nell'ambito   di   attuazione
  dell'operazione di ristrutturazione effettuata ai sensi  della  L.
  30/07/1990, n. 218 e del D.L.vo di attuazione 20/11/1990,  n.  356
  ed incorpora la Fondazione Cassa Centrale di Risparmio V.E. per le
  province siciliane.
   La  Fondazione è persona giuridica privata senza fine  di  lucro,
  dotata  di piena autonomia statuaria e gestionale, il cui  statuto
  prevede  la vigilanza a cura del Ministero dell'Economia  e  delle
  Finanze.
   Al  Presidente  della Regione siciliana spetta esclusivamente  la
  designazione  di  n.  4  componenti  di  uno  degli  organi  della
  Fondazione  quale il Consiglio Superiore, composto di  23  membri,
  espressione di variegate personalità pubbliche e private.
   Per   quanto  sopra  si  ritiene  di  non  poter  fornire  alcuna
  informazione  di  dettaglio  in  merito  alla  eventuale  attività
  gestionale  inerente lo smobilizzo di azioni  Unicredit  da  parte
  della Fondazione Banco di Sicilia.
   Si  rimane in ogni caso a disposizione per eventuali ed ulteriori
  chiarimenti.

                              L'Assessore
                            (on. Roberto Di
                                Mauro)

   ARICÒ. - «Al Presidente della Regione, premesso che:

   in  data 3 febbraio 2009 a mezzo lettera protocollo 104/2009,  il
  sottoscritto interrogante richiedeva all'Assessore per il bilancio
  e le finanze ed al presidente della società Patrimonio Immobiliare
  (SPI)  s.p.a,  con  sede presso lo stesso Assessorato  Bilancio  e
  finanze,  un elenco dei beni immobili di proprietà della SPI,  già
  di  pertinenza  della Regione siciliana, corredato  di  indirizzo,
  data  di  acquisizione  e  del  valore  commerciale  e  catastale,
  necessario per l'esercizio delle prerogative di deputato regionale
  del sottoscritto medesimo;

   a  distanza  di  oltre  un  mese dalla data  della  lettera,  non
  essendo  pervenuta  nessuna  risposta,  il  sottoscritto  deputato
  regionale  si  metteva in contatto con l'allora  Presidente  della
  società   Patrimonio  Immobiliare,  per  il  quale  lo   rimandava
  all'Assessorato  Bilancio  e  finanze  in  quanto  lo  stesso  non
  espletava  più  le  relative  funzioni  a  causa  della   scadenza
  dell'incarico  e  della  chiusura degli  uffici,  con  conseguente
  scollegamento delle utenze telefoniche;

   a   seguito   di  questo  colloquio,  lo  scrivente  si   metteva
  personalmente   in  contatto  con  l'allora  Capo   di   Gabinetto
  dell'Assessore  per  il  bilancio e  le  finanze,  oggi  dirigente
  generale  del  Dipartimento finanze, ing. Salvatore Giglione,  che
  assicurava  l'imminente invio di un dischetto  contenente  i  dati
  richiesti dal sottoscritto;

   trascorsi  infruttuosamente  altri due  mesi  dal  colloquio  con
  l'ing.  Giglione, in data 15 maggio u.s., lo scrivente  contattava
  ulteriormente  l'ing. Giglione per sollecitare  l'invio  dei  dati
  richiesti;

   in  data  18  maggio u.s., veniva consegnato al  sottoscritto  un
  dischetto   che,   presumibilmente,  conteneva   le   informazioni
  richieste ormai da diversi mesi;

   un'attenta  analisi  del contenuto del dischetto  evidenziava  un
  elenco  generico delle proprietà immobiliari in oggetto,  mancante
  di   indirizzi,   date  di  acquisizione,  valori   catastali   ed
  immobiliari,    e   contenente   soltanto   un   valore    globale
  approssimativo dei beni, in barba ad ogni elementare  criterio  di
  trasparenza degli atti amministrativi;

   in  data  22 maggio u.s., il sottoscritto interrogante restituiva
  il  dischetto al dirigente generale del Dipartimento  finanze  con
  una  lettera  con  cui  ribadiva la richiesta iniziale,  formulata
  quattro  mesi  addietro, di avere un elenco dei beni  immobili  di
  proprietà  della SPI corredato di indirizzi, data di acquisizione,
  valore catastale e commerciale;

   alla  data  odierna, nessuna risposta è pervenuta al sottoscritto
  in   merito   all'evasione  della  richiesta,  ovvero  in   merito
  all'esistenza  di  questi dati e alle motivazioni  di  un  ritardo
  intollerabile  dinanzi  alla richiesta di  un  deputato  regionale
  nell'esercizio delle proprie funzioni istituzionali;

   per sapere:

   quali  iniziative  intenda intraprendere  per  disporre  che  gli
  uffici dell'Assessorato Bilancio e finanze forniscano l'elenco dei
  beni immobili di proprietà della SPI, corredato di indirizzi, data
  di acquisizione, valore catastale e commerciale;

   quali   siano   i   motivi   che  hanno   indotto   i   dirigenti
  dell'Assessorato  Bilancio e finanze alla mancata  evasione  della
  richiesta  di un deputato regionale, che attende da oltre  quattro
  mesi  la consegna dell'elenco, in considerazione del fatto che  la
  società    Patrimonio   Immobiliare   s.p.a.   ha   come   compiti
  istituzionali la gestione del patrimonio immobiliare della Regione
  siciliana e la sua valorizzazione;

   quali  interventi intenda assumere per garantire  l'accesso  agli
  atti  ed  ai  documenti per i soggetti aventi  diritto,  come  per
  esempio   i   deputati  regionali  nell'esercizio  delle   proprie
  funzioni,  da  parte  degli  uffici  dell'Assessorato  Bilancio  e
  finanze e dei dipartimenti collegati;

   quali   iniziative  intenda  intraprendere  per  valorizzare   la
  società  Patrimonio Immobiliare, stante che da tempo la stessa  si
  trova  in  condizione di non poter operare, essendo priva  di  una
  dirigenza,   di   un  ufficio  e  dei  mezzi   e   del   personale
  indispensabili per poter operare». (605)

   Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione n. 605,  a  firma
  dell'onorevole  Aricò,  si  trasmette  l'elenco   dei   beni   del
  patrimonio della Regione già passati e da passare in consegna alla
  Sicilia Patrimonio Immobiliare S.p.A. (SPI S.p.A.).
   In particolare l'elenco consta dei seguenti allegati:
   Allegato  A  - n. 163 fabbricati già consegnati;
   Allegato  B  - n. 1284 terreni/boschi/cave già consegnati;
   Allegato  C  - n. 358 fabbricati da consegnare per la gestione;
   Allegato   D  - n. 360 terreni/boschi/cave da consegnare  per  la
  gestione.
   I  suddetti allegati contengono la mera elencazione dei  cespiti,
  provvista  degli  indirizzi  e  dei singoli  valori  (stimati  dal
  partner privato PSP S.c.r.l.), del Dipartimento referente e  della
  data  di  acquisizione  della SPI S.p.A., ma  carente  dei  valori
  catastali  comunque  presenti  nel censimento  informatizzato  del
  patrimonio  immobiliare e comunque disponibili  su  richiesta  per
  singoli  cespiti  ma  che  per evidenti ragioni  non  è  possibile
  includere nei suddetti allegati.
   Per   quanto  attiene  i  valori  stimati  dei  beni,  oltre   ad
  evidenziare  che  sono valori di inventario e non stime  puntuali,
  corre   l'obbligo   evidenziare  che   alla   luce   del   decreto
  interministeriale  18  aprile 2002 ed  in  particolare  dei  nuovi
  criteri di valutazione degli elementi patrimoniali e demaniali

  è  stato  necessario  dare al partner privato PSP  S.c.r.l.  nuove
  indicazioni sia in relazione alla nuova classificazione  che  deve
  essere  conformizzata  a  quella riportata  dal  SEC'  95  sia  in
  relazione  alla appartenenza dei beni patrimoniali alle   attività
  non   finanziarie   prodotte  e  non  prodotte ,   quale   risulta
  dall'allegato 1 del suddetto decreto interministeriale, e pertanto
  si  è  reso  necessario  modificare  il  sistema  informativo  del
  censimento  per  adeguarlo ai nuovi criteri di  classificazione  e
  valutazione e renderlo interagibile con il property ed il facility
  di  cui  la  SPI S.p.A. Si deve occupare in relazione al contratto
  (CS2) stipulato con questa Amministrazione.
   Inoltre  si precisa che i valori così stimati, prima che  i  beni
  vengano  inseriti  in  un  qualsiasi processo  di  valorizzazione,
  vengono  congruiti  dall'Agenzia  del  Territorio  che  come  noto
  gestisce l'Osservatorio del mercato immobiliare (le cui quotazioni
  sono  utilizzate nell'ambito del processo estimale) e  costituisce
  quindi la massima autorità tecnica competente al rilascio di  tali
  pareri.
   Per  quanto riguarda l'operatività, effettivamente la SPI  S.p.A.
  ha  avuto  delle difficoltà correlate a varie circostanze ostative
  che  si  ritengono  superate  e  quindi,  ultimato  il  corso   di
  formazione    del   nuovo   software   relativo   al    censimento
  informatizzato  comprensivo  del  property  ed   il   facility   e
  completati gli ultimi passaggi dei beni regionali, la società (già
  a  regime ed avviata su modalità organizzative e know-how idonei a
  svolgere qualunque tipologia di attività gestionale sul patrimonio
  immobiliare) è pronta a consolidare il suo ruolo quale  principale
  strumento  della  Regione per la gestione,  razionalizzazione  dei
  servizi  e valorizzazione del patrimonio immobiliare che la  norma
  di riferimento le ha affidato.
   Si  comunica infine che la sede legale della SPI S.p.A. si  trova
  in  Via Notarbartolo, 17 e invece la sede operativa trovasi in via
  Thaon De Revel ai nn. 18-20.
   Si rimane a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti».

                              L'Assessore
                            (on. Roberto Di
                                Mauro)

   Risposta scritta ad interrogazione - Rubrica  «PRESIDENZA»

   MATTARELLA. - «Al Presidente della Regione, premesso che:

   il  25 maggio 2009 è stata depositata la sentenza con la quale il
  Consiglio  di giustizia amministrativa per la Regione siciliana  -
  riformando  la  sentenza di primo grado del TAR di  Palermo  -  ha
  accolto il ricorso a suo tempo proposto da 79 funzionari direttivi
  dipendenti  regionali per ottenere l'emanazione,  da  parte  della
  Giunta  regionale, degli atti di indirizzo e di impulso per l'ARAN
  Sicilia  per  la definizione, mediante contrattazione  collettiva,
  dell'area autonoma della vicedirigenza, prevista dall'art. 17  bis
  del  d.  lgs.  n.  165  del 2001, all'interno dell'Amministrazione
  regionale;

   con  tale sentenza (n. 488 del 2009), il CGA ha ritenuto  che  il
  rinvio dinamico al d. lgs. n. 29 del 1993, contenuto nell'art.  1,
  comma  2,  della l.r. n. 10 del 2000, proprio per  il  suo  palese
  carattere  'mobile', deve intendersi esteso  al  testo  unico  del
  pubblico impiego introdotto con il d. lgs. n. 165 del 2001 (nonché
  alle relative successive modifiche ed integrazioni di cui alla  l.
  n.  145  del  2002),  che  ha  recepito  nel  proprio  ambito,   e
  parzialmente  modificato, le disposizioni del d. lgs.  n.  29  del
  1993;

   il  CGA  ha  precisato  che la sua lettura interpretativa  -  che
  conduce, sul piano sostanziale, ad una piena assimilazione tra  la
  normativa   statale   e  quella  regionale,  nel   settore   della
  vicedirigenza - non scalfisce la potestà legislativa della Regione
  siciliana, perché tale identità di disciplina non è imposta  dalla
  normativa  statale, ma avviene sulla base di una  scelta  autonoma
  della  Regione, compiuta, preventivamente, attraverso  la  tecnica
  del  rinvio  dinamico alla legislazione nazionale, non  modificata
  poi da alcuna espressa disciplina regionale di contenuto diverso;

   conseguentemente  per  il  CGA,  attraverso  il  rinvio  dinamico
  contenuto  nella  l.r.  n. 10 del 2000, risultano  recepite  nella
  Regione  siciliana, senza necessità di ulteriori  atti  normativi,
  tutte   le   previsioni  statali  in  materia  di   vicedirigenza,
  realizzandosi,  in modo automatico , i contenuti della  disciplina
  dell'art.  17  bis  introdotto dalla l. n. 145  del  2002  tra  le
  disposizioni del d. lgs. n. 165 del 2001:
   - istituzione della vicedirigenza;
   - individuazione dei beneficiari dell'automatismo;
   -   previsione   della  possibilità  della  delega  di   funzioni
    dirigenziali e dei relativi limiti e procedure, rinviandosi  per
    il  resto,  e  soprattutto  per il trattamento  economico,  alla
    contrattazione collettiva di comparto;

   con  specifico  riferimento  all'individuazione  dei  beneficiari
  della nuova disciplina della vicedirigenza, il CGA - rilevato  che
  l'art.  17  bis  è  riferito  a categorie  non  considerate  dalla
  legislazione regionale - ha ritenuto possibile l'utilizzazione dei
  precedenti provvedimenti di 'equiparazione' adottati ai fini della
  mobilità intercompartimentale dei dipendenti pubblici;

   considerato  che la sentenza del CGA è definitiva e  deve  essere
  eseguita  dall'Amministrazione regionale entro 30 giorni,  essendo
  già  stata prevista, in caso di inadempimento, la nomina, da parte
  dello stesso organo giudiziario, di un commissario ad acta;

   per sapere:

   se  la  Giunta  regionale abbia già emanato i necessari  atti  di
  indirizzo ed impulso per l'ARAN Sicilia;

   in  particolare, quale trattamento economico, compatibile  con  i
  limiti di bilancio, sia stato determinato per la vicedirigenza;

   se,  ad integrazione di quanto già previsto dall'art. 17 bis,  si
  sia ritenuto di delineare in modo puntuale l'ambito soggettivo  di
  estensione dell'area della vicedirigenza;

   se  sia  stata  effettuata una ricognizione circa il  numero  dei
  funzionari  direttivi tra i dipendenti regionali,  che  dovrebbero
  essere inquadrati nell'area della vicedirigenza». (613)

   Risposta.  - «In riferimento all'interrogazione n. 613,  a  firma
  dell'onorevole  Mattarella, sì premette che la  vice  diligenza  è
  prevista  dall'art.  17  bis  del D.l.g.vo   n.  165/2001,  e  che
  tuttavia  non è stata costituita nell'Ordinamento statale,  né  in
  altre Amministrazioni regionali.
   Si  comunica che la Giunta regionale, con deliberazione  212  del
  27.06.2009,  ha  preso  atto  della  decisione  del  Consiglio  di
  Giustizia  Amministrativa n. 488/2009 ed ha approvato la relazione
  del Dipartimento regionale del Personale n. 113765 del 26.06.2009.
  Tale  deliberazione  costituisce  atto  di  indirizzo  per  l'ARAN
  Sicilia,   la   quale,   conseguentemente,   dovrà   avviare    le
  consultazioni.
   In   particolare,  nella  predetta  relazione  si  evidenzia  che
  l'istituzione   di   una  separata  area  della   vice   dirigenza
  dell'Amministrazione Regionale quale comparto di contrattazione si
  inserisce    necessariamente   nel   quadro   di   una    generale
  riorganizzazione  dell'apparato  burocratico  della  Regione,   da
  effettuare  ai  sensi  della l.r. 19/2008,  e  che  deve  avvenire
  parallelamente al superamento della fase transitoria  della  terza
  fascia dirigenziale.
   Inoltre,  in  tale  relazione,  si  sottolinea  che  in  sede  di
  contrattazione collettiva debbono essere individuati  i  contenuti
  delle  attività  lavorative, il numero e le competenze  specifiche
  dei vice dirigenti (tra le quali dovranno rientrare le funzioni di
  sostituzione  del dirigente), le funzioni dirigenziali  delegabili
  al vice dirigente, i requisiti per l'accesso alla vice dirigenza e
  i titoli di studio che si riterranno necessari.
   Si  rileva,  altresì,  che  l'istituzione  della  vice  dirigenza
  comporterà  delle  necessarie  modifiche  del  CCRL  vigente,  con
  particolare  riferimento  ai  profili  evoluti  e  alle  posizioni
  organizzative non più compatibili con la presenza di  un  soggetto
  istituzionale che si pone come figura intermedia tra i dirigenti e
  i funzionari direttivi.
   La  relazione  del Dipartimento del Personale, a  cui  rinvia  la
  delibera   di  Giunta,  e  che  costituisce  della  stessa   parte
  integrante,  indica  le  risorse finanziarie  da  accantonare  per
  l'istituzione  della  vice dirigenza, che  comunque  devono  tener
  conto dei vincoli della finanza pubblica».

                              L'Assessore
                         (avv. Gaetano Armao)