Presidenza del presidente Cascio
VITRANO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi e missioni
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Cintola e Apprendi sono in
congedo per la presente seduta.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunico, altresì, che sono in missione, per ragioni del loro
ufficio, gli onorevoli: Cordaro e Vinciullo per i giorni 25 e 26
novembre 2009; Caputo per i giorni 4 e 5 dicembre 2009.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute, da parte dell'Assessore
per i Lavori pubblici, le risposte scritte alle seguenti
interrogazioni:
n. 636 - Misure per garantire il pieno rispetto delle leggi in
materia di lavori pubblici da parte della GESAP s.p.a.
Firmatario: Faraone Davide
n. 773 - Erogazione delle risorse per il progetto di
ristrutturazione ed adeguamento sismico della scuola elementare
'Giovanni XXIII' di Paceco (TP).
Firmatario: Marrocco Livio.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
«Recepimento legge 30 marzo 2001, n. 125. Legge quadro in materia
di alcool e problemi alcool correlati» (n. 489)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Colianni,
Arena, Lentini, Musotto, D'Antoni e Minardo in data 18 novembre
2009;
«Norme volte a favorire la prevenzione, la cura, la riabilitazione
ed il reinserimento dei soggetti con problemi di dipendenza
patologica da sostanze d'abuso» (n. 490)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli D'Antoni,
Musotto, Colianni, Minardo, Arena, Lentini e Romano in data 18
novembre 2009
«Ordinamento della professione di maestro di sci» (n. 491)
di iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole Fagone in
data 18 novembre 2009
«Istituzione dell'Agenzia nazionale dell'immigrazione» (n. 492)
di iniziativa parlamentare presentato dall'onorevole Caputo in
data 18 novembre 2009.
Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
Commissione legislativa
PRESIDENTE. Comunico che il seguente disegno di legge è stato
inviato alla competente Commissione legislativa:
BILANCIO (II)
«Manovra correttiva per l'esercizio finanziario 2009» (n. 488)
- di iniziativa governativa
- inviato in data 18 novembre 2009
- parere I, III, IV, V, VI.
Comunicazione di ritiro di disegno di legge
PRESIDENTE. Informo che con nota prot. n. 10671 del 12 novembre
2009 la Presidenza della Regione - Ufficio di Gabinetto, ha
comunicato il ritiro del disegno di legge n. 457 del 18 agosto 2009
«Disposizioni in materia di erogazione di contributi».
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di apposizione di firma a disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Minardo, in data 25 novembre
2009, ha chiesto di apporre la firma al disegno di legge numero 332
«Interventi a sostegno dei militari siciliani e dei loro familiari
colpiti da gravi forme tumorali per esposizione alle polveri di
uranio impoverito».
Comunicazione di ritiro di richiesta di parere
PRESIDENTE. Informo che, con nota prot. n. 10874 del 19 novembre
2009, la Presidenza della Regione ha comunicato il ritiro della
richiesta di parere P.O. FESR 2007-2013. Bozza di decreto regimi
di aiuto (n. 43/V) , pervenuta in data 18 novembre 2009 ed inviata
in pari data alla competente Commissione Cultura, formazione e
lavoro (V).
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di richiesta di parere
PRESIDENTE. Comunico che la seguente richiesta di parere è stata
assegnata alla competente Commissione legislativa:
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
P.O. FESR 2007-2013. Bozza di decreto regimi di aiuto (n. 44/V)
- pervenuto in data 24 novembre 2009
- inviato in data 25 novembre 2009.
Comunicazione di assenze alla riunione della I Commissione
legislativa
PRESIDENTE. Comunico che nella seduta della Commissione
legislativa permanente Affari Istituzionali' (I) n. 72 del 17
novembre 2009 sono risultati assenti gli onorevoli: Arena,
Cracolici, Gucciardi, Maira, Marrocco, Musotto, Speziale e
Vinciullo.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
VITRANO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:
l'Amministrazione comunale di Comiso (RG) ha deciso, con
decorrenza dall'1 maggio 2009, di non rinnovare il contratto
stipulato con il dirigente sino a quella data responsabile
dell'archivio storico del comune;
la suddetta scelta ha determinato un vuoto nella gestione di in
uno dei settori culturali che negli ultimi anni aveva
contraddistinto meritevolmente il Comune di Comiso grazie alle
pregevoli iniziative;
nel patrimonio archivistico si annoverano, tra le opere, gli atti
della Contea di Comiso 1590-1816, gli atti del Decurionato 1817-
1861 e gli 'Acta Miscellanea Selecta Veteris Regimini Yhomisi' 1590-
1827;
rilevato che:
la Soprintendenza archivistica per la Sicilia, con nota prot. n.
2273/2813.07/2, ha chiesto al Comune di Comiso di meditare sulla
decisione assunta in considerazione della necessità di osservare
correttamente quanto fissato negli articoli 29 e 30 del decreto
legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive integrazioni,
nonché nel decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 62 relativamente
alla gestione del patrimonio archivistico;
la tutela del patrimonio archivistico deve essere affidata
necessariamente ad un responsabile esperto che ne sappia garantire
l'attuale ottimo stato di conservazione nonché la gestione con le
opportune operazioni di implementazione;
per sapere se siano a conoscenza dei fatti sin qui descritti e se
non ritengano opportuno e urgente porre in essere ogni iniziativa
utile atta a garantire il corretto funzionamento dell'archivio
storico del Comune di Comiso mediante qualificato personale di
comprovata esperienza». (877)
DIGIACOMO
«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali, premesso che numerosi consiglieri del Comune di
Lampedusa e Linosa (AG), con una lettera indirizzata a codesto
Assessorato e al Procuratore della Repubblica di Agrigento, hanno
segnalato diversi fatti ed atti di gestione ritenuti illegittimi,
se non illegali, compiuti dagli organi di amministrazione attiva;
osservato che:
nel mese di luglio u.s., il Sindaco è stato arrestato con l'accusa
di concussione, per aver ricevuto somme di denaro da due
imprenditori, quale prezzo per evitare ulteriori ritardi nella
riscossione dei crediti vantati da costoro nei confronti del Comune
di Lampedusa. Successivamente scarcerato, in attesa di giudizio, è
attualmente soggetto alla decisione della Suprema Corte di
Cassazione cui ha fatto ricorso la Procura della Repubblica di
Agrigento impugnando l'ordinanza del Tribunale del riesame presso
la Corte di appello di Palermo, che ha revocato la custodia
cautelare;
ampio clamore ha avuto, in ambito regionale e nazionale, la
realizzazione della una cosiddetta 'Ambasciata' in Palermo,
costituendo questa una sede secondaria dello stesso Comune senza
che risultasse organizzata nel dovuto rispetto delle norme riferite
alla gestione degli uffici pubblici, in dispregio anche delle
prescritte autorizzazioni di polizia amministrativa, ed ancora, nei
giorni scorsi, la stampa ha portato a conoscenza dell'esistenza,
per il medesimo fatto, di un giudizio di responsabilità
amministrativa nei riguardi del medesimo Sindaco da parte della
sezione giurisdizionale della Corte dei conti presso la Regione
siciliana;
nel mese di settembre u.s., nei confronti del Sindaco di Lampedusa
è stato ipotizzato il reato di abuso d'ufficio per aver
illegittimamente acquistato materiale elettrico ed elettrodomestici
per un importo di 887 mila euro. Recenti notizie di stampa hanno
dato notizia di un provvedimento di sequestro del materiale
elettrico fatturato da una ditta di Palermo ed acquistato dal
Comune verbalmente e senza alcun impegno di spesa, il cui possibile
pagamento risultava essere in istruttoria quale debito fuori
bilancio;
recentemente il Sindaco è stato rinviato a giudizio con l'accusa
di aver realizzato, in violazione di legge e con abuso dei poteri
di ordinanza sindacale, un parcheggio nell'area dell'Isola dei
Conigli, e ciò costituisce un ulteriore esempio di come si ricorra,
nell'azione amministrativa, quasi costantemente, all'uso di
ordinanze e di 'somme urgenze' per interventi effettuati in
dispregio alle previsioni normative;
presso l'ufficio di gabinetto del Sindaco del Comune di Lampedusa
e Linosa sono state assunte ben 11 unità di personale, destinate
peraltro quasi prevalentemente ad attività manuali, ciò con
l'evidente scopo di aggirare le norme che assicurano la trasparenza
nelle assunzioni negli enti locali;
considerato che:
la persistente e pervicace mancata risposta alle interrogazioni
consiliari, che esprimono tutte la patologica incapacità
dell'Amministrazione comunale, manifesta l'ampia sottovalutazione
della funzione ispettiva che è propria del Consiglio comunale;
l'Amministrazione ha determinato le indennità accessorie dovute
alla dirigenza, negoziando valori sicuramente 'fuori mercato' e
segnatamente al di là delle possibilità finanziarie del Comune, col
probabile obiettivo di acquisire la supina accondiscendenza della
stessa dirigenza comunale, ciò in dispregio delle indicazioni
dell'ARAN, interpellata a seguito di richiesta avanzata dal
Consiglio comunale;
è altrettanto notoria la persistente attività di diretta gestione
posta in essere dal Sindaco, soprattutto in materia finanziaria e
persino nelle spese di economato, situazione aggravata e resa
possibile dalla titolarità in capo allo stesso della funzione
assessoriale al bilancio;
è prassi costante quella di utilizzare immobili e/o stornare
fondi, destinati a ben definite utilità di interesse pubblico, a
funzioni di natura diversa. Così come è stato fatto nel caso
dell'immobile, finanziato con fondi POR, per essere destinato a
centro sociale ed utilizzato invece come sede di uffici comunali; o
nel caso dell'uso della locale stazione marittima per fini diversi;
o, ancora, come fatto con l'utilizzazione delle risorse del
Ministero dell'ambiente, destinate all'acquisto di arredi per la
riserva marina protetta di Lampedusa, arredi mai acquistati e soldi
probabilmente stornati per finalità diverse;
è parimenti prassi costante del Sindaco quella di sottrarre
competenze istituzionali al Consiglio comunale, non essendo rari i
casi in cui i consiglieri hanno conoscenza, dalla stampa locale, di
fatti e di atti amministrativi che avrebbero presupposto la loro
deliberazione, sia pure quale atto di indirizzo, come sta accadendo
per l'accordo stilato con i sindaci delle altre Isole minori e che,
per quanto è dato conoscere, è già da tempo operativo;
è stata attribuita al segretario comunale la funzione di direttore
generale con gravi oneri a carico del bilancio comunale,
raddoppiandone di fatto la retribuzione;
tenuto conto che:
l'articolo 40 della legge 8 giugno 1990, n. 142, come recepito in
Sicilia dall'articolo 1, lettera g), della legge regionale 11
dicembre 1991, n. 48, dispone che, in presenza di atti contrari
alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge, il
Sindaco e conseguentemente la Giunta possono essere rimossi dal
Presidente della Regione su proposta dell'Assessore regionale per
la famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali;
quanto precede è successivo alla necessaria istruttoria e verifica
di atti e fatti da parte di codesto Assessorato;
atteso che già codesto stesso Assessorato ha proceduto, con
riferimento al Comune di Favignana (TP), alla rimozione del Sindaco
e della Giunta in carica con decreto del Presidente della Regione
19 marzo 2008, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 16 dell'1
aprile 2008, in relazione a condotte e violazioni antigiuridiche
non dissimili da quelle rappresentate per il comune di Lampedusa;
per sapere:
se non ritenga, per tutte le ragioni sopra esposte, di avviare i
dovuti accertamenti per verificare la sussistenza delle questioni
qui rilevate e l'eventuale danno erariale che ne consegue per il
comune;
se non ritenga, una volta accertati i fatti, di dovere procedere
agli adempimenti di propria competenza al fine della rimozione del
Sindaco di Lampedusa». (878)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
DI BENEDETTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:
la legge regionale 1 febbraio 2006, n. 5, ha disposto la
partecipazione della Regione siciliana alla costituzione della
fondazione di diritto privato promossa dall'associazione siciliana
per la musica del Novecento 'The Brass Group - città di Palermo';
la stessa legge riconosce la fondazione quale strumento primario
di diffusione dell'arte e della cultura di musica jazz e di
derivazione afro-americana;
considerato che:
tale legge ha inteso conferire il giusto riconoscimento giuridico
ad una realtà del panorama musicale siciliano, il Brass Group, di
trentennale esperienza e di risalto internazionale, che vanta al
suo attivo numerosi successi di pubblico e critica;
l'associazione siciliana per la musica jazz The Brass Group nacque
nel 1974 a Palermo e, oltre all'orchestra, gestisce un centro studi
dotato di biblioteca, emeroteca, nastroteca e videoteca aperto alla
pubblica fruizione, nonché la scuola popolare di musica che
provvede alla formazione professionale dei propri quadri artistici
e tecnici e all'educazione musicale della collettività;
presso la fondazione prestano la propria opera 100 addetti tra
professori d'orchestra, docenti, ausiliari e amministrativi;
premesso, inoltre, che:
la fondazione, di cui alla citata legge regionale 1 febbraio 2006,
n 5, è stata costituita con atto pubblico nel 2007;
la Regione siciliana, tuttavia, non ha mai versato la quota di
partecipazione alla costituzione del fondo patrimoniale, venendo
meno ad un'obbligazione contrattuale oltre che a precise
disposizioni di legge;
nel 2008, il fondo per la gestione ordinaria della fondazione è
stato decurtato del 70 per cento;
in tali condizioni, la fondazione non è in grado di svolgere la
propria attività: da alcuni mesi i musicisti ed il personale
amministrativo non percepiscono lo stipendio, mentre una folla di
creditori bussa per il pagamento delle forniture;
per il corrente esercizio finanziario, il Governo ha proposto
nella manovra correttiva, all'esame dell'Assemblea regionale
siciliana, l'azzeramento del contributo gestionale a carico della
Regione;
è inevitabile ipotizzare, stando così le cose, lo scioglimento
della fondazione dopo 30 anni di attività, privando il panorama
artistico musicale di un soggetto di riconosciuto ed indiscusso
valore;
per sapere:
le ragioni per le quali la Regione siciliana non abbia adempiuto
ai propri obblighi nei confronti della fondazione The Brass Group;
se non ritengano doveroso e non più rinviabile il conferimento
della quota di partecipazione regionale al patrimonio della
fondazione, nonché l'erogazione del contributo di gestione». (880)
LUPO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la sanità,
premesso che:
l'ospedale 'Moscatello' di Augusta (SR) è una delle poche
strutture sanitarie in provincia di Siracusa ad essere dotata di
una pista di atterraggio per elicotteri. Ciò consente alla medesima
struttura di avere un bacino di utenza che abbraccia tutti i paesi
del comprensorio e/o quei centri ove esistono strutture ospedaliere
pubbliche, ma non dotate di eliporto;
il sistema di elisoccorso è di vitale importanza per consentire un
pronto e tempestivo intervento in casi di gravità che necessitano
il trasferimento urgente di pazienti in fin di vita verso nosocomi
dotati di strutture particolari come la rianimazione, la
cardiochirurgia o la neurochirurgia;
considerato che:
la pista dell'elisoccorso dell'ospedale 'Moscatello' è agibile
solo per interventi diurni, visto che è sprovvista del sistema di
illuminazione che le consentirebbe una fruizione continua h24';
la mancata possibilità di sfruttare la pista nelle ore serali e
notturne causa seri problemi nell'assistenza immediata ai pazienti,
che necessitano di un veloce trasferimento in ospedali con
strutture più adeguate;
nel caso in cui tali interventi dovessero avvenire in orari serali
o notturni, il trasferimento viene svolto per mezzo di ambulanze,
sistema che, ovviamente, incide su uno dei fattori predominanti in
questi casi: la rapidità di intervento;
visto che un intervento della Regione che possa permettere
l'istallazione dell'impianto luci nell'elipista dell'ospedale di
Augusta è assolutamente auspicabile perché, a fronte di un
investimento economico modesto (occorrono meno di 50 mila euro),
permetterebbe ad un bacino di oltre 100 mila persone di avere a
disposizione, per 24 ore al giorno, un servizio che spesso si è
dimostrato essenziale per salvare vite umane;
per sapere se non ritengano urgente ed improcrastinabile
intervenire con un finanziamento straordinario per consentire
l'istallazione dell'impianto di illuminazione nell'eliporto
dell'ospedale 'Moscatello' di Augusta, al fine di garantire, per 24
ore al giorno, un servizio vitale come l'elisoccorso». (881)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore regionale per il
lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione, premesso che:
l'Assessorato regionale Lavoro, previdenza sociale, formazione
professionale ed emigrazione ha provveduto a nominare dei tecnici
collaudatori per cantieri di lavoro che sono stati finanziati negli
anni 80 e '90;
detti tecnici collaudatori hanno dato l'avvio al procedimento
istruttorio per la definizione delle pratiche ancora aperte,
nonostante siano passati tanti anni dal momento del loro
finanziamento;
preso atto che:
molti degli enti beneficiari di detti finanziamenti, essendo
decorsi 10 anni o 5 anni, non sono nelle condizioni di esibire la
certificazione o, comunque, i documenti adesso richiesti dai
tecnici collaudatori relativamente alle voci di spesa;
alla luce di quanto trascritto nella suddetta relazione, il
funzionario dell'Assessorato Lavoro designato al procedimento, sig.
Armando Italia, ha ritenuto, con lettera prot. 1024 del 2009, di
addebitare l'importo dell'intero intervento, pari ad euro
75.308,67, all'ente gestore, cioè alla parrocchia di San Bartolomeo
Apostolo;
considerato che:
spesso i legali rappresentanti degli enti beneficiari sono
defunti, così come sono venuti meno anche i titolari delle ditte
che, a suo tempo, hanno contribuito a realizzare detti lavori; i
documenti fiscali vanno conservati per i 10 anni e che solo per gli
ultimi 5 l'Amministrazione statale o regionale può procedere alla
verifica degli atti perché, decorsi detti termini, non può più
procedere ad accertamenti di alcuna natura;
spesso sono decorsi ampiamente 10 anni previsti dalla legge per la
conservazione dei documenti fiscali;
per sapere:
se non reputino inopportuno continuare ad affidare collaudi per
cantieri di lavoro dopo 10 anni dalla conclusione degli stessi
lavori, tenuto conto che la normativa vigente in tema di
conservazione di documenti fissa in 5 o 10 anni il tempo massimo di
conservazione degli stessi documenti;
se non ritengano utile, per evitare l'insorgere di liti e
contestazioni, bloccare dette nomine e limitarle solo a quei casi
che rientrano nei tempi massimi previsti dalle legge per la
conservazione dei documenti fiscali». (882)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il lavoro, la
previdenza sociale, la formazione professionale e l'emigrazione,
premesso che:
l'Assessorato regionale del lavoro, della previdenza sociale,
della formazione professionale e dell'emigrazione, con nota n.
40909 del 30 dicembre 2007, ha affidato al geometra Francesco
Mozzicato il collaudo del cantiere di lavoro n. 9600025/SR-6;
in detto cantiere si sono svolti lavori presso la chiesa di San
Bartolomeo Apostolo di Città Giardino, frazione del Comune di
Melilli (SR);
i lavori sono stati effettuati nel 1996 e finanziati con decreto
assessoriale n. 146 del 28 maggio 1996;
preso atto che:
il collaudatore del cantiere de quo, nella sua relazione
conclusiva, ha dichiarato che i lavori erano stati regolarmente
eseguiti ed erano conformi a quanto previsto dal D.A. 146, ma non
ha avuto modo di esaminare la documentazione relativa alle voci di
spesa;
alla luce di quanto trascritto nella suddetta relazione, il
funzionario dell'Assessorato Lavoro responsabile del procedimento,
signor Armando Italia, ha ritenuto, con lettera prot. n. 1024 del
2009, di addebitare l'importo dell'intero intervento, pari ad euro
75.308,67, all'ente gestore, cioè alla Parrocchia di San Bartolomeo
Apostolo;
considerato che:
i documenti fiscali vanno conservati per 10 anni e che solo per
gli ultimi 5 l'Amministrazione statale o regionale può procedere
alla verifica degli atti perché, decorsi detti termini, non può più
procedere ad accertamenti di alcuna natura;
nel caso specifico sono decorsi addirittura 11 anni dalla
conclusione dei lavori e dalla emissione di ricevute, fatture e,
comunque, di qualsiasi documento oggetto di possibile verifica;
tenuto conto che:
il collaudo di detto cantiere è avvenuto 11 anni dopo la
conclusione dei lavori;
in questo lasso di tempo, il parroco che curava nel 1996 la
parrocchia di San Bartolomeo Apostolo ed il titolare dell'impresa
di costruzione che effettuò i lavori sono deceduti;
nella parrocchia de qua non è stato ritrovato alcun documento
inerente ai lavori effettuati e l'impresa di costruzione ha cessato
la sua attività;
appare evidente che la ricerca, da parte dell'attuale parroco
della chiesa di San Bartolomeo, dei documenti richiesti
dall'Assessorato Lavoro è un impresa impossibile perché quasi
sicuramente i documenti sono andati distrutti;
per sapere:
se non ritengano opportuno annullare il procedimento iniziato nei
confronti della chiesa di San Bartolomeo Apostolo di Città
Giardino, frazione di Melilli, che appare indubbiamente
persecutorio e privo di valore giuridico per quanto in premessa;
se non reputino inopportuno continuare ad affidare collaudi per
cantieri di lavoro dopo 10 anni dalla conclusione degli stessi
lavori, tenuto conto che la normativa vigente in tema di
conservazione di documenti fissa in 5 o 10 anni il tempo massimo di
conservazione degli stessi». (883)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la sanità,
premesso che:
in data 11 novembre 2009, il signor Giuseppe Giudice di anni 70,
abitante nel comune di Priolo Gargallo (SR), si è presentato presso
l'ASP di Siracusa, con regolare ricetta medica rilasciata dal
medico curante, al fine di effettuare una tomografia assiale
computerizzata (TAC);
a causa della patologia riscontrata dal medico curante, tale esame
specialistico avrebbe dovuto essere effettuato nel più breve tempo
possibile;
considerato che:
secondo l'ASP di Siracusa, il sig. Giudice potrà effettuare la TAC
il giorno 5 marzo 2010, ben 4 mesi dopo la data di presentazione
della richiesta, tutto ciò a prescindere sia della patologia
riscontrata nel paziente, sia dalla conseguente urgenza di avere un
riscontro specialistico;
a complicare ulteriormente la vicenda vi è anche il fatto che lo
stesso esame dovrà essere effettuato presso una struttura privata
convenzionata e non presso una struttura pubblica;
tenuto conto che il caso del sig. Giuseppe Giudice rientra tra le
migliaia e migliaia di casi che vedono il paziente siciliano, che
si rivolge ad una struttura sanitaria pubblica perché bisognevole
di una prestazione medica particolare, essere trattato come un mero
'numero', una 'crocetta' da inserire in un riquadro libero, senza
alcun riguardo nei confronti della patologia, dell'età e delle
possibili e spiacevoli, se non drammatiche, ripercussioni che
potrebbe avere a causa di ritardi che rasentano il disprezzo per la
vita umana;
visto che:
compito di un servizio pubblico è quello di erogare servizi
immediati ed adeguati alle aspettative della popolazione;
quando tale servizio investe il campo della sanità - che costa,
tra l'altro, milioni di euro alla Regione -, tale prerogativa
assume la veste di obbligo, tenuto conto che si parla di esseri
umani che pongono la loro stessa vita nelle mani di medici, tecnici
e burocrati sanitari;
la prenotazione di un esame particolare, che normalmente viene
richiesto dai medici curanti perché unico sistema per individuare
con certezza la diagnosi e la conseguente cura e terapia, non può
essere strumento di vessazione o di strazio per i pazienti che, in
certi casi, non sanno nemmeno se arriveranno in vita al momento
dell'agognato esame;
per sapere:
quali provvedimenti urgenti intendano adottare per porre fine a
questi incredibili ritardi nell'erogazione di prestazioni
specialistiche sanitarie in provincia di Siracusa;
se non ritengano utile, necessario ed indispensabile fornire le
strutture sanitarie pubbliche della provincia di Siracusa di un
adeguato numero di TAC al fine di evitare queste insopportabili e
dannose attese, impedendo, tra l'altro, la 'fuga' dei malati
siracusani presso altre strutture pubbliche e private di altre
province italiane;
se non ritengano doveroso, nei confronti dei cittadini
contribuenti della provincia di Siracusa, disporre un'ispezione al
fine di accertare le motivazioni che stanno alla base di tali
incredibili ritardi;
se ritengano, infine, congruo, rispetto al numero degli abitanti
della provincia di Siracusa, il numero di TAC attualmente in uso
nelle strutture pubbliche della provincia, soprattutto comparandole
con quelle esistenti nelle altre province dell'Isola». (884)
VINCIULLO
«All'Assessore per la sanità, premesso che:
in seguito dell'entrata in vigore della riforma sanitaria
regionale, sono stati operati degli accorpamenti di presidi
sanitari con la conseguente mobilità di personale e la riduzione
dei servizi e delle prestazioni in precedenza assicurati e svolti
tra quelli preesistenti;
uno di questi casi è rappresentato dall'ambulatorio di ostetricia
e ginecologia dell'ex distretto sanitario n. 12; il suddetto
distretto nei fatti è stato smantellato non riuscendo più, a
seguito dei trasferimenti di medici ad altri ambulatori, a svolgere
le funzioni cui era preposto; l'ambulatorio opera prestazioni
sanitarie sin dal dicembre del 1996;
successivamente, l'ambulatorio ha svolto un utilissimo servizio
alla comunità del territorio che non comprende solo la popolazione
del quartiere 'Noce', ove è ubicato, ma anche un bacino d'utenza
ben maggiore;
sempre il suddetto ambulatorio, sino al trasferimento del
personale medico, ha servito, come da delibera del direttore
generale n. 670 del 24 maggio 2006, l'utenza di ben 17 consultori
del territorio di Palermo, assolvendo altresì alla funzione di
centro di riferimento ecografico per il 'Centro accoglienza
cittadini extracomunitari', che insiste nell'ambito della stessa
struttura;
con il recente trasferimento di due unità mediche presso
l'ospedale di Partitico (PA), non è più possibile non solo
assicurare il rendimento della struttura conseguito, per esempio,
nel 2008 (5.248) e nei primi 9 mesi del 2009 (5.082), ma si è
interrotto un servizio essenziale per una consistente popolazione
che a tale ambulatorio fa riferimento;
per sapere se non ritenga opportuno, valutate le circostanze,
adottare idonee misure affinché il personale medico trasferito a
Partinico possa essere riassegnato all'ambulatorio dell''Aiuto
Materno e Infantile', allo scopo di assicurare il rendimento
funzionale della struttura sanitaria». (885)
FARAONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:
l'ente regionale per il diritto allo studio dell'Università di
Catania (ERSU) versa in uno stato di totale confusione, che si
manifesta nell'impossibilità di garantire il diritto allo studio
agli studenti dello stesso ateneo;
il modus operandi dell'ente ha sensibilmente compromesso la realtà
degli studenti universitari, soprattutto fuori sede, risorsa
sociale ed economica della Sicilia e specialmente per la città di
Catania;
verificato come:
gli studenti fuori sede sono vessati da un mercato degli affitti
in nero', ovvero senza ricorrere a contratti ma solo ad accordi
sulla parola;
così facendo, viene di fatto disatteso il comma 3 dell'art. 5
della legge n. 431 del 9 dicembre 1998, che stabilisce essere
facoltà dei comuni sede di Università o di corsi universitari
distaccati, eventualmente d'intesa con i comuni limitrofi,
promuovere specifici accordi locali per la definizione sulla base
dei criteri stabiliti ai sensi del comma 2 dell'art. 4 dei canoni
di locazione di immobili ad uso abitativo per gli studenti
universitari. Agli accordi partecipano, oltre alle organizzazioni
di cui al comma 3 dell'art. 2, le Aziende per il Diritto allo
Studio e le associazioni degli studenti (...)';
ricordato che:
negli ultimi mesi un'operazione della Guardia di finanza ha
portato alla denuncia di 95 proprietari di immobili affittati in
nero a studenti universitari fuori sede, per un totale di 382 posti
letto, riscontrando un'evasione fiscale di circa 2 milioni di euro;
a fine luglio del c.a., l'ERSU approvava il bando di concorso per
i benefici relativi all'anno accademico 2009/2010, bandendo ben 840
posti letto disposti in 14 residenze universitarie, site a Catania
e nella sede distaccata di Siracusa;
ai primi di settembre, a seguito di un sopralluogo svolto dai
responsabili delle associazioni studentesche, sono state
riscontrate solo 4 residenze funzionali su 14, versando le altre 10
in condizioni di inagibilità e di degrado ed essendo, quindi,
inadeguate alle esigenze degli studenti;
l'ente, peraltro, a seguito del dramma che ha colpito l'Abruzzo,
ha operato una ricognizione delle strutture e, verificata la
precarietà della situazione degli studenti universitari,
individuava sia l'inagibilità della Residenza 'Centro' di via
Oberdan per infiltrazioni d'acqua nel pilastro centrale, sia serie
carenze strutturali nella residenza 'Costa', costruita negli anni
70 in assenza di adeguata normativa antisismica, decidendo di non
rinnovare il contratto di locazione in attesa degli adeguamenti
necessari;
a seguito dell'apertura dei cantieri di riparazione per le
suddette residenze, si è determinata la chiusura delle mense
prospicienti, aggiungendosi alla chiusura della mensa 'Palla di
Neve', sita nella cittadella universitaria, e l'affidamento dei
locali in seguito all'inchiesta giudiziaria alla facoltà di
farmacia;
la chiusura della mensa 'Palla di Neve' non ha determinato
l'apertura di altra mensa perché, nel frattempo, non era stata
bandita la gara per l'affidamento del servizio a una nuova ditta di
ristorazione;
considerato, inoltre, che:
ben 5 facoltà sono allocate nel centro storico di Catania, dove
oltre 30 mila studenti dovrebbero avere garantito un servizio di
ristorazione, e che la stessa situazione si registra nel CUI
(Centro universitario ibleo) per il mancato rinnovo del contratto
con la ditta del servizio;
nessuna grande opera di edilizia universitaria è stata realizzata
dall'ente negli ultimi 10 anni; per sapere: se non ritengano di
dover predisporre uno stanziamento di fondi attraverso cui
sopperire alle carenze di immobili; se, in subordine, non ritengano
di dover procedere al rimborso della tassa sul diritto allo studio
e della cifra corrispondente alla voce di spesa dell'ERSU per ogni
singolo posto letto agli studenti assegnatari di posto letto che
non vedono riconosciuto questo loro diritto;
di procedere ad un monitoraggio delle situazioni di abusivismo
riscontrate all'interno delle residenze al fine di garantire
l'assegnazione dei posti letto ai reali titolari di tale diritto;
di avviare una indagine sulla distribuzione dei servizi e
agevolazioni monetarie destinate agli studenti dell'ateneo di
Catania;
di verificare con più oculatezza la gestione dell'ERSU». (886)
RAIA
«All'Assessore per l'industria, premesso che il Consorzio per
l'area di sviluppo industriale (ASI) di Gela è un ente di diritto
del pubblico non economico, regolamentato dalla legge regionale n.
1 gennaio 1984, dotato di un proprio statuto e sottoposto alla
vigilanza e tutela dell'Assessorato Industria, preposto ad
approvarne il bilancio senza il quale l'ente non potrebbe svolgere
la sua attività;
considerato che, con un atto di indirizzo il comitato direttivo
del consorzio ASI di Gela, in data 20 ottobre 2009, ha deliberato
la previsione di un percorso, che non gravi sul bilancio dell'ente,
teso alla stabilizzazione dei 28 lavoratori precari ASU, fino ad
oggi utilizzati con la qualifica di operai generici, per
l'espletamento di servizi vari, con oneri a carico del fondo
nazionale per l'occupazione;
ritenuto che:
il 'costo zero' a carico dell'ente in questione superebbe
l'ostacolo relativo alla mancanza di risorse proprie per far fronte
ad un percorso di stabilizzazione;
risulta essere disponibile, presso l'Assessorato Industria, una
somma pari a 5 milioni di euro, specificatamente a misure di
destinabile stabilizzazione dei precari dei consorzi ASI della
Sicilia;
per sapere se, alla luce di quanto esposto, non ritenga opportuno
intervenire rapidamente in direzione di un processo di
stabilizzazione che dia finalmente certezze occupazionali ai
lavoratori in oggetto sulla base delle risorse economiche sopra
indicate». (887)
DONEGANI
«Al Presidente della Regione, premesso che:
con nota prot n. 43286 del 19 novembre c.a. è stata inviata al
Comune di Bivona (AG) una nota di diffida per la mancata consegna
alla 'Girgenti Acque', soggetto gestore, degli impianti e delle
infrastrutture relative al servizio idrico integrato;
la nota sopra citata reca in calce la firma del direttore del
primo settore dell'Agenzia regionale dei rifiuti e delle acque
(ARRA), Regolazione delle acque, ing. Marcello Loria;
considerato che:
l'ARRA, irritualmente, ha nominato commissari nei comuni che non
hanno ancora consegnato gli impianti idrici, violando norme
costituzionali che tutelano l'autonomia degli enti locali;
tale nomina ha tuttavia investito i commissari circa il ruolo per
gestire il rapporto con i comuni e il soggetto del servizio idrico
integrato nelle rispettive 9 province;
ritenuto che, in considerazione di dette nomine commissariali, non
si comprende per quali ragioni funzionari dell'Arra diano
disposizioni tramite nota di diffida nei confronti dei comuni
interessati dal problema della consegna delle reti;
ricordato che:
in alcuni comuni, manifestazioni popolari hanno fisicamente
impedito ai commissari inviati dall'ARRA d'insediarsi, determinando
in qualche caso seri problemi di ordine pubblico;
nella seduta dell'Assemblea regionale siciliana n. 103 del 21
luglio c.a. è stato approvato l'ordine del giorno, n. 168, che
impegnava il Governo della Regione ad intervenire per la
sospensione dei commissariamenti disposti dall'ARRA per la consegna
delle reti e degli impianti idrici dei comuni sino al 30 dicembre
2009;
constatato che l'ordine del giorno approvato risulta ad oggi
disatteso e che l'ARRA, nonostante la nomina dei commissari, per
mezzo dei suoi funzionari esercita un ruolo di condizionamento,
prescindendo dalla volontà di migliaia di cittadini ed
amministratori;
per sapere:
quali ragioni abbiano impedito la sospensione dei commissariamenti
disposti dall'ARRA nonostante l'Assemblea regionale siciliana si
sia espressa in tal senso;
come giustifichi la nota di diffida posta in essere dai funzionari
dell'ARRA nei confronti dei comuni nonostante i commissariamenti e
se non ritenga di dover intervenire per impedire detta diffida».
(888)
PANEPINTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il bilancio e le
finanze, premesso che:
l'articolo 8, comma 4, della legge regionale 14 maggio 2009, n. 6
(legge finanziaria 2009), prevede che 'i trasferimenti a carico del
bilancio regionale ai sensi dell'articolo 4 della legge regionale
14 aprile 2006, n. 16, e le somme previste nei bilanci degli enti
locali finalizzate al finanziamento delle misure di stabilizzazione
dei precari ex lavoratori socialmente utili (LSU) previsti dalle
leggi regionali 21 dicembre 1995, n. 85 e n. 16/2006, non sono
considerate tra le spese correnti soggette al vincolo del patto di
stabilità e ai fini della determinazione della base di calcolo
delle spese di personale';
con circolare n. 59115 del 29 ottobre 2009, l'Assessore per il
bilancio e le finanze ha disposto che gli enti locali non possono
escludere, tra le spese correnti soggette al vincolo del patto di
stabilità, i trasferimenti a carico del bilancio regionale ai sensi
dell'articolo 4 della l.r. n. 16 del 2006 e le somme previste nei
bilanci degli enti locali finalizzate alla stabilizzazione dei
lavoratori precari;
l'Assessore per il bilancio motivava tale scelta rinvenendo nella
mancata stipula della prevista intesa tra Stato e Regione (ai sensi
dell'art. 77 ter, comma 6, della legge 6 agosto 2008, n. 133)
l'impossibilità di imputare, a compensazione, l'impatto finanziario
derivante dell'esclusione prevista dall'art. 8 della l.r. n. 9 del
2009 all'obiettivo regionale;
infatti, poiché tale intesa non è stata raggiunta nei termini di
legge (31 marzo 2009), si applicano alla Regione siciliana le
regole previste per le regioni a statuto ordinario e, pertanto, non
può trovare applicazione la norma dettata dall'art. 8 della l.r. n.
6 del 2009;
considerato che:
la suddetta circolare assessoriale è in contrasto con una norma di
legge, le cui disposizioni non possono essere derogate, abrogate o
modificate con disposizioni di rango inferiore;
l'art. 8, comma 4, della l.r. n. 6/09, di cui la circolare
assessoriale dispone la disapplicazione, trova la propria ratio,
fra l'altro, nella necessità di evitare che la crisi economica in
atto abbia pesanti refluenze sulle condizioni di vita dei cittadini
residenti nel proprio territorio, atteso che i comuni non sarebbero
nelle condizioni di reggere l'impatto finanziario della mancata
applicazione della norma suddetta;
la circolare in argomento provocherà effetti devastanti per i
bilanci degli enti locali e metterà in pericolo migliaia di posti
di lavoro;
inoltre, numerose misure anticrisi contenute nella stessa legge
(cantieri di lavoro, provvidenze per l'agricoltura, ecc.) sono
tuttora rimaste inapplicate, determinando una situazione
insostenibile per il tessuto economico e sociale siciliano;
per sapere:
se non ritengano di dovere urgentemente ritirare la circolare n.
59115 del 29 ottobre 2009 avente ad
oggetto 'patto di stabilità interno per l'anno 2009';
se non ritengano di porre in essere ogni iniziativa necessaria al
raggiungimento dell'intesa Stato - Regione ex art. 77 ter, comma 6,
della legge 6 agosto 2008, n. 133, al fine di consentire agli enti
locali siciliani di escludere le somme per la stabilizzazione del
personale precario dalle spese correnti soggette ai vincoli del
patto di stabilità;
quali iniziative siano state poste in essere ad oggi per
scongiurare i rischi sopra descritti». (889)
GUCCIARDI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura e
le foreste, premesso che:
la situazione dell'agricoltura e della zootecnia siciliana è
sicuramente in uno stato di grandissima difficoltà. Il calo dei
prezzi all'origine e l'aumento dei costi produttivi ha oramai messo
in ginocchio entrambi i comparti che, occorre ricordare, sono
elementi vitali e portanti dell'intera economia siciliana;
le imprese agricole e zootecniche siciliane, ogni giorno di più,
perdono competitività sui mercati nazionali ed internazionali;
il crollo dei prezzi praticati è l'elemento di maggiore
preoccupazione per i coltivatori. Vi sono prodotti, come il grano
duro, la frutta e l'uva da vino che hanno sfiorato il 30 per cento
di calo, mentre altri, come gli ortaggi, il latte bovino, la carne
e l'olio, si attestano su un meno 15/20 per cento;
tenuto conto che:
a tutto quanto sopra esposto, si aggiungono una serie di eventi
atmosferici che, nelle ultime settimane, hanno arrecato danni
gravissimi alle produzioni ed alle strutture agricole per oltre 500
milioni di euro;
migliaia e migliaia di agricoltori ed allevatori saranno, a breve,
costretti ad abbandonare l'attività produttiva, dando, di fatto,
non solo un durissimo colpo ad ogni possibile prospettiva di
sviluppo socio-economico dell'intera Regione, ma creando un nuovo
bacino di disoccupazione settoriale che vedrà decine di migliaia di
lavoratori ritrovarsi senza alcuna forma di sostentamento;
considerato che:
i processi di allargamento dei mercati non sono stati governati da
idonee politiche, sia regionali che nazionali, di accompagnamento e
di supporto, indispensabili per aiutare le aziende siciliane ad
affrontare le nuove sfide del mercato globale, tendendo conto anche
della peculiarità tipica siciliana legata alla sua insularità che,
ovviamente, incide in maniera rilevante sui costi di spedizione e
di trasporto;
oramai, lo stato di crisi si sta allargando in maniera
esponenziale, toccando tutti i principali comparti della filiera
agro-zootecnica della Sicilia: ortofrutticolo, terricolo, viticolo,
cerealicolo, olivicolo, agrumicolo e zootecnico;
per sapere:
se non ritengano necessario, improcrastinabile ed urgentissimo
predisporre interventi che permettano all'intero comparto agro-
zootecnico siciliano di superare questo gravissimo momento di
crisi;
se non reputino utile, a tal fine, istituire un fondo regionale
per la stipula delle polizze assicurative agevolate contro i danni
economici arrecati da calamità naturali e/o crisi economiche;
se non ritengano efficace esonerare i produttori in crisi dal
pagamento dei tributi locali, delle concessioni governative e dei
tributi consortili maturati nell'anno in corso;
se non ritengano essenziale intervenire nei confronti delle banche
affinché applichino le norme previste riguardanti il consolidamento
delle passività onerose e i nuovi investimenti;
se non ritengano utile riattivare, con funzionalità e scopi
diversi, l'osservatorio regionale dei prezzi dei prodotti
ortofrutticoli e zootecnici, affinché ci sia una maggiore
conoscenza del processo di formazione dei prezzi finali di vendita,
anche, per esempio, imponendo l'apposizione del doppio prezzo
(origine e consumo);
se non reputino indispensabile, infine, intervenire presso il
Governo nazionale affinché dichiari lo stato di crisi per tutto il
settore agricolo e zootecnico siciliano, con la conseguente
esenzione dal pagamento degli oneri fiscali e previdenziali». (890)
VINCIULLO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che è stata presentata la seguente interrogazione con
richiesta di risposta in Commissione:
«All'Assessore per i lavori pubblici, premesso che:
da notizie di cronaca e da un sommario esame del sito internet
dello IACP di Palermo, risulterebbe che l'Istituto, autonomo case
popolari, con la giustificazione che il personale interno fosse
oberato da eccessivi carichi di lavoro, abbia conferito diversi
incarichi legali per il recupero crediti a persone in relazione di
parentela con esponenti dello stesso IACP e/o dell'ufficio
vigilante della Regione;
sono stati anche conferiti incarichi a professionisti esterni per
opere di manutenzione degli immobili di proprietà dell'Istituto;
appreso che le consulenze e gli incarichi precedentemente
conferiti sarebbero stati sospesi da parte dell'attuale commissario
in attesa di opportuna verifica;
per sapere:
se lo IACP di Palermo abbia adottato apposito regolamento per il
conferimento di incarichi tecnici fiduciari sotto soglia
comunitaria;
con quali criteri siano stati affidati gli incarichi legali nonché
l'esito degli stessi;
se non ritenga opportuno ed urgente relazionare sulla vicenda
sopra esposta alla competente Commissione legislativa
dell'Assemblea regionale siciliana, informando altresì la stessa
Commissione della relazione trasmessa al Presidente della Regione
da parte dell'attuale commissario dello IACP di Palermo». (891)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)
FARAONE
Avverto che l'interrogazione testé annunziata sarà inviata al
Governo e alla competente Commissione.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
VITRANO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali, premesso che con decreto
assessoriale n. 1991/S6 del 19 maggio 2006, pubblicato nella GURS
del 25 agosto successivo, è stato approvato un piano di
finanziamenti, ai sensi dell'art. 10 della legge regionale n. 87
del 1981, in cui è stata compresa l'iniziativa del Comune di S.
Agata di Militello (ME) per il completamento di una casa di riposo
per anziani con uno stanziamento di euro 250 mila, come
compartecipazione sulla somma complessiva di euro 1 milione e 510
mila;
quindi, il Comune, con delibera del 24 ottobre 2007, ha preso atto
del piano di finanziamento ai sensi della l.r. 87 del 1981,
impegnandosi a cofinanziare l'opera per l'importo di euro
743.088,10, ad integrazione delle quote già disponibili relative ad
euro 261.911,90, con mutuo pos. 440444400 ed euro 300.000,00, con
mutuo posizione 45029, e comunque fino alla concorrenza delle somme
che consentino la realizzazione completa della casa per anziani in
località Gaglio, con assunzione di mutuo a valere sul bilancio
pluriennale 2007-2009;
il Comune di S. Agata di Militello, con nota prot. 28950, in
riscontro ad una richiesta dell'Assessorato Famiglia, politiche
sociali ed autonomie locali, servizio 6, comunicava che
l'Amministrazione ha proceduto all'affidamento in concessione dei
lavori di costruzione e gestione della casa per anziani, giusta
verbali di aggiudicazione del 10 e 17 luglio 2009, secondo il
seguente piano finanziario:
per euro 216.911, 90, mutuo cassa depositi e prestiti;
per euro 300 mila, mutuo cassa depositi e prestiti;
per euro 743.088,00, finanziamento privato, giusta appalto di
costruzione e gestione;
per euro 250 mila, finanziamento regionale;
quindi, il Comune ha ritenuto di affidare non solo il
completamento, ma anche la gestione della casa per anziani ad una
associazione temporanea di imprese;
ritenuto che l'art. 10 della legge regionale 6 maggio 1981, n. 87,
prevede espressamente che 'Al fine di recuperare la qualità
dell'assistenza e assicurare agli anziani prestazioni adeguate alla
dignità della persona umana, la Regione concede ai comuni singoli o
associati ed alle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza
finanziamenti in conto capitale sulla base di una domanda corredata
dalla deliberazione contenente la richiesta di finanziamento e
munita di una relazione nella quale siano descritti: a) la
tipologia del servizio; b) il numero e la qualifica degli operatori
che saranno addetti alle strutture assistenziali; il numero degli
anziani da assistere (...)';
ritenuto, altresì, che ai sensi dell'art. 1, comma 1, lett. e,
della l.r. n. 48 del 1991 il Consiglio ha competenza per
l'affidamento di servizi mediante convenzione;
ritenuto, ancora, che:
ai sensi dell'art. 23 della l.r. n. 22 del 1986, i servizi socio-
assistenziali sono attuati direttamente dai comuni singoli od
associati ovvero mediante convenzione con istituzioni pubbliche o
private di assistenza e beneficenza ed associazioni non aventi fini
di lucro;
ai sensi dell' art. 20 della l.r. n. 22 del 1986, le convenzioni
devono prevedere: a) le prestazioni da erogare agli utenti; b) i
corrispettivi dei costi per i servizi resi; c) adeguati strumenti
di controllo;
la Regione siciliana, ed in particolare l'Assessorato Famiglia, ai
sensi dell'art. 25 della l.r. 22\86, esercita il controllo sugli
enti convenzionati;
all'art. 23 dello schema di convenzione tra il Comune concedente
di Sant'Agata di Militello ed il concessionario, nel richiamare le
norme applicabili, non si fa assoluto riferimento alla l.r. n. 87
del 1981 né alla l.r. n. 22 del 1986;
con nota prot. n. 44982 del 28 ottobre 2009, l'Assessorato
Famiglia, servizio 6, ha preso atto della volontà
dell'Amministrazione di ricorrere all'intervento dei privati con il
reperimento delle somme necessarie a coprire il cofinanziamento;
per sapere:
se l'atto di affidamento della gestione della 'Casa di riposo per
anziani' sia conforme alla domanda inoltrata ai sensi dell'art. 10
della l.r. n. 87 del 1981, ed in particolare se siano stati
rispettati i parametri iniziali relativi alla tipologia del
servizio, al numero ed alla qualifica degli operatori che saranno
addetti alle strutture iniziali e il numero degli anziani da
assistere;
se, ancora, ritengano di esercitare la vigilanza sul funzionamento
dei servizi assistenziali, nonché sull'attività delle istituzioni
che operano in regime di convenzione, come previsto dall'art. 9
della l.r. n. 87 del 1981;
se siano a conoscenza che nello schema di convenzione tra il
Comune concedente ed il concessionario non è prevista la dovuta
vigilanza da parte dell'Assessorato Famiglia al fine di garantire
il numero e la qualità delle prestazioni socio-assistenziali che la
Regione intende perseguire con il cofinanziamento di euro 250 mila;
se siano a conoscenza che, sempre nello schema di convenzione, non
sono previste le prestazioni da erogare agli utenti, i
corrispettivi dei costi per i servizi resi e gli adeguati strumenti
di controllo, come invece richiesto dall'art. 20 della l.r. n. 22
del 1986;
se siano a conoscenza che all'art. 23 dello schema di convenzione
tra il Comune concedente di Sant'Agata di Militello ed il
concessionario, nel richiamare le norme applicabili, non si fa
assoluto riferimento alla l.r. n. 87 del 1981 né alla l.r. n. 22
del 1986;
se la nota prot. n. 44982 del 28 ottobre 2009 da parte del
servizio 6 dell'Assessorato Famiglia, con cui si prende atto
'della volontà dell'amministrazione comunale di volere dare corso
all'iniziativa di cui al D.A. n. 1991/S6 del 19.05.2006 ricorrendo
all'intervento dei privati col reperimento delle somme necessarie a
coprire il cofinanziamento', sia emanata nell'esercizio del potere
di vigilanza di cui alle leggi regionali n. 81 del 1987 e n. 22 del
1986, ai fini della garanzia della qualità e del numero delle
prestazioni socio-assistenziali;
se la stessa nota valga anche come presa d'atto delle procedure
adottate dal Comune di Sant'Agata di Militello per la scelta del
privato concessionario». (875)
ARDIZZONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:
ai sensi dell'art. 9 della l.r. n. 4 del 1995, il consiglio di
amministrazione dell'ente autonomo regionale 'Teatro di Messina'
dura in carica 4 anni;
nel mese di maggio del 2009, decaduto il c.d.a., l'Assessore
regionale per i beni culturali e ambientali e per la pubblica
istruzione ha nominato un commissario straordinario sino alla
ricostituzione dell'organo;
successivamente, il Sindaco di Messina, ai sensi dell'art. 7 della
richiamata legge, ha nominato il presidente del c.d.a.,
comunicando, nel contempo, la designazione dei 3 membri al
competente Assessorato regionale Beni culturali;
il Presidente della Provincia di Messina, parimenti, ha provveduto
a comunicare i nominativi dei 2 rappresentanti di sua competenza;
a tutt'oggi, l'Assessorato regionale, inspiegabilmente, non ha
ancora provveduto ad emanare il decreto di ricostituzione
dell'organo;
l'art. 8 della l.r. n. 5 del 1978, avente ad oggetto le nomine
negli enti di diritto pubblico, stabilisce che: 'Salvo quanto
previsto da speciali norme, qualora per la costituzione di
consigli, comitati o collegi di competenza degli organi della
Regione siano previste designazioni o scelte di enti od organismi
estranei all'Amministrazione regionale, alla relativa costituzione
si provvede, trascorsi quarantacinque giorni, o, in casi di
motivata urgenza, trascorsi quindici giorni dall'ultima richiesta
di designazione o scelta, anche in mancanza delle medesime, purché
possa procedersi alla nomina di almeno due terzi dei componenti l'
organo collegiale. L'organo sarà integrato in relazione alle
designazioni o scelte successivamente intervenute. I componenti
nominati in sede di integrazione cessano dalla carica
contemporaneamente ai componenti nominati in sede di costituzione
dell'organo';
l'Assessorato regionale, consapevole del proprio inadempimento
(designazione del proprio rappresentante), ma in costanza di
designazione di oltre i due terzi (5 su 6) dei componenti il
c.d.a., in aperta violazione della richiamata legge regionale, ha
comunque ritenuto di poter 'sostituire' l'organo statutario
(c.d.a.) con un commissario straordinario, attribuendogli tutti i
poteri previsti alla legge;
l'Assessore regionale avrebbe potuto fare ricorso al potere di
nomina di un organo incaricato della gestione straordinaria
soltanto per l'impossibilità di costituire l'organo istituzionale
derivante da omissioni di un ente diverso, ma non certo per
supplire ad una propria omissione, ben potendo provvedere alla
nomina dei rappresentanti del Comune e della Provincia regionale di
Messina senza attivare i poteri sostitutivi;
considerato che tale ritardo, in violazione delle legge n. 4 del
1995, lede il prestigio ed il decoro di un'importantissima
istituzione culturale e vanifica il potere degli enti locali di
farsi rappresentare all'interno del c.d.a. da parte di un soggetto
di fiducia, all'uopo designato;
per sapere se non ritengano, con la massima urgenza, atteso il
perdurare della situazione di grave omissione che determina
incertezze ai fini della programmazione dell'attività di gestione
dell'ente regionale, di disporre, mediante decreto dell'Assessore
regionale, la ricostituzione, seppure parziale, del consiglio di
amministrazione dell'ente autonomo regionale 'Teatro di Messina'».
(876)
BUZZANCA
«All'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che, nelle
prime ore del mattino del 16 novembre u.s., intense colonne di fumo
denso e nero sono state emesse in atmosfera da numerosi camini
della raffineria di Milazzo (ME), ingenerando allarme nella
popolazione residente nelle immediate vicinanze;
rilevato che tali incidenti, in considerazione delle numerose
testimonianze raccolte, non risulterebbero sporadiche eccezioni,
bensì sospette consuetudini che ormai da tempo si ripetono negli
orari più inconsueti, dando adito al legittimo sospetto di pratiche
di emissione di fumi in eccesso oltre le soglie consentite poste in
essere dalla raffineria di Milazzo, con evidenti gravi ricadute
sulla salute della popolazione;
ritenuto che:
le continue sollecitazioni dei cittadini e delle associazioni,
volte a pretendere il rispetto, da parte della raffineria, delle
più comuni normative poste a tutela della salute e della vivibilità
ambientale, non hanno, ad oggi, sortito alcun effetto rispetto alla
grave emergenza ambientale che interessa tutto il comprensorio del
Mela;
le Amministrazioni locali, nonostante gli sforzi profusi, non sono
nelle condizioni di monitorare efficacemente gli elevati livelli di
inquinamento ambientale determinati dalle continue violazioni in
materia commesse dalla raffineria di Milazzo;
per sapere:
se risponda al vero che il Comune di Milazzo abbia richiesto la
rimodulazione di finanziamenti, concessi sulla base di decreti
assessoriali a valere su fondi regionali o dell'Unione europea, al
fine di determinare la rinuncia, da parte dello stesso Comune,
all'installazione di centraline di rilevamento e monitoraggio dei
fattori inquinanti; inoltre, se tale domanda sia stata accolta ed
in favore di quali interventi sostitutivi;
quali iniziative l'ARPA abbia intrapreso per monitorare, in
ragione delle proprie competenze, i livelli di inquinamento
ambientale e i sistemi di controllo degli impianti esistenti;
se esista, in atto, una rete di monitoraggio nell'area industriale
milazzese adeguata a tenere sotto controllo tutti i fattori
comunemente ritenuti inquinanti e quali siano le modalità di
gestione, ovvero quali provvedimenti codesto Assessorato intenda
adottare per garantire una rete adeguata di monitoraggio dei
fattori inquinanti, con particolare riferimento agli idrocarburi
non metanici, ai metalli pesanti e alle sostanze tossiche, nocive e
cancerogene che verosimilmente possono essere emesse nell'ambiente
nell'area interessata;
se risponda al vero che, in particolare per la raffineria di
Milazzo s.c.p.a., siano in itinere procedure di certificazione in
materia ambientale che ricadono nell'ambito della competenza della
Regione e che, in proposito, dai dati forniti dal gestore A.I.A.
relativi alle emissioni totali reali e previste nella
configurazione alla massima capacità produttiva, vi sia un
sostanziale 'non rispetto' delle prescrizioni sulle emissioni circa
gli NOx e per le polveri;
se, inoltre, circa gli altri limiti alle emissioni autorizzate per
l'intero complesso produttivo e per singole unità di processo, non
sia possibile effettuare un confronto puntuale tra il dato reale e
alla massima capacità produttiva e quello autorizzato, mancando il
dettaglio dell'andamento delle emissioni orarie e mensili;
se, in sintesi, anche circa quanto attualmente risulta monitorato,
non vi siano dati che si possano ritenere 'confortanti', tali da
non rendere necessaria una specifica indagine conoscitiva». (879)
(L'interrogante richiede risposta scritta con urgenza)
ROMANO
«All' Assessore per i lavori pubblici, premesso che:
in data 5 marzo 2008, a mezzo decreto assessoriale, pubblicato
nella GURS n. 23 del 23 maggio 2008, il dirigente generale
dell'Assessorato Lavori pubblici ha regolarmente riconosciuto i
servizi, le finalità, i finanziamenti pro quota e le modalità di
erogazione dei medesimi in favore dell'ente bilaterale per la
sicurezza sul lavoro, denominato comitato paritetico territoriale
(C.P.T.);
in data 12 agosto 2009, il medesimo Assessorato ha emanato una
circolare esplicativa in merito al predetto decreto, pubblicata
nella GURS n. 41 del 5 settembre 2008;
in data 23 ottobre 2009, il dirigente generale dell'Assessorato
Lavori pubblici ha emanato un ulteriore decreto per l'approvazione
dello schema tipo di convenzione tra stazioni appaltanti e comitato
paritetico territoriale, in attuazione del disposto dell'art. 3
della legge 21 agosto 2007, n. 20;
osservato che:
in data 20 novembre 2008, in Roma, è stato firmato l'integrativo
nazionale del contratto collettivo nazionale di lavoro, cod. 162,
presso la sede dell'UCI (Unione coltivatori italiani) di via Lucina
10, che ha portato alla realizzazione dell'E.F.E.I., ovvero
dell'Ente di formazione edile interregionale, dell'I.Na.Si.L.,
ovvero dell'Istituto nazionale sicurezza lavoro, e dell'O.P.P.,
ovvero organismo paritetico provinciale;
in particolare, nella Regione siciliana, ai sensi di quanto
previsto dal CCNL, cod. 162, Min. Lavoro, protocollo n. 9038 dell'8
aprile 2008, Divisione generale della tutela e della condizione di
lavoro div. IV, sono stati costituiti gli organismi paritetici
provinciali (O.P.P.);
verificato che la spesa relativa trova la giusta copertura
finanziaria con parte delle disponibilità dell'U.P.B. 6.2.1.1.2,
capitolo 272513;
per sapere:
se intenda porre in essere in tempi rapidi tutte le procedure per
riconoscere l'idoneità giuridica agli O.P.P. siciliani di cui
sopra, permettendo di svolgere il loro ruolo e la loro finalità
ovvero assicurare ai lavoratori una migliore e sempre più adeguata
formazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro;
se intenda riconoscere agli O.P.P. delle province siciliane le
stesse prerogative, servizi, finalità, finanziamenti pro quota e le
modalità di erogazione già riconosciute al C.P.T. (ente bilaterale
per la sicurezza sul lavoro) con il sopra citato decreto
assessoriale del 5 marzo 2008, emanando inoltre, e se necessario,
relativa circolare esplicativa di merito;
se ritenga necessario approvare un idoneo schema tipo tra le
stazioni appaltanti e gli O.P.P. delle province siciliane». (892)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
PICCIOLO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
inviate al Governo.
Annunzio di interpellanze
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
interpellanze:
«All'Assessore per la sanità, premesso che:
l'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti con
i medici di medicina generale, ai sensi dell'art. 8 del d.lgs. n.
502 del 1992, ha regolamentato in modo chiaro, al capo II dedicato
all'assistenza primaria, i criteri per la definizione del rapporto
ottimale fra numero di pazienti e medico generale, affidando alle
regioni il compito di articolare il livello organizzativo
dell'assistenza in ambiti territoriali di comuni, gruppi di comuni
o distretti;
gli ambiti territoriali vanno determinati, ai sensi del comma 5
dell'art. 33 del citato accordo, in base alla popolazione residente
nei comuni;
l'articolo 39, dedicato a stabilire i massimali di scelte e le
relative limitazioni, lega invece il numero massimo di assistiti
per ciascun medico non già alla popolazione residente, quanto agli
assistiti effettivamente registrati;
tale previsione ha il fine evidente di garantire, da un lato, che
non vi siano assistiti privi di un medico generale e, dall'altro,
che ogni singolo medico abbia un numero di assistiti/carico di
lavoro tale da poter garantire livelli ottimali di assistenza;
fermo restando l'inalienabile diritto alla libertà di scelta da
parte dell'assistito, essendo il rapporto medico/paziente fondato
sulla fiducia, è tuttavia evidente che anche gli assistiti hanno il
diritto di compiere una 'scelta informata' e che è elemento
essenziale di tale informazione la conoscenza del carico di lavoro
del medico;
l'art. 44 assegna alle aziende il compito di inviare con cadenza
semestrale ai medici, anche per via elettronica, l'elenco
nominativo delle scelte in carico a ciascun medico e indica
espressamente, al sesto comma, il legame forte che esiste tra tali
elenchi, la definizione del rapporto ottimale e l'individuazione
della eventuale carenza di medici;
considerato che da tutto quanto sopra premesso appare evidente
quanto essenziale sia la corretta e puntuale tenuta dell'anagrafe
degli assistiti, elemento indispensabile per la predisposizione
degli elenchi da trasmettere ai medici e contemporaneamente per
un'adeguata pianificazione ed organizzazione dei servizi
assistenziali;
per conoscere:
con quale cadenza attualmente siano trasmessi gli elenchi ai
medici e se corrisponda a verità che ciò, in alcuni casi, non
avviene anche da 2 anni;
se corrisponda a verità che non vi sia un collegamento fra
l'anagrafe degli assistiti e le anagrafi comunali, tanto da
determinare l'inclusione negli elenchi degli assistiti (con
conseguenti costi per l'Amministrazione) di cittadini defunti;
di converso, se corrisponda a verità che vi sia una discrepanza di
parecchie migliaia di unità fra la somma dei cittadini risultanti
residenti dalle anagrafi comunali e la somma dei cittadini che
risultano assistiti e se non ritenga che tale dato dimostri che vi
sono cittadini che, a loro insaputa, non risultano affidati a
nessun medico di base;
quali urgenti istruzioni ed indicazioni intenda fornire alle
aziende sanitarie affinché adempiano agli obblighi previsti
dall'accordo collettivo nazionale e se, in caso di ulteriori
inadempienze o ritardi, non ritenga di dover intervenire in via
sostitutiva». (76)
D'ANTONI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che:
in data 22 settembre 2009 la Tirreno Ambiente s.p.a. ha presentato
al Comune di Pagliara (ME) un progetto per la realizzazione di una
discarica per rifiuti non pericolosi;
si tratta di una discarica di 500 mila metri cubi dove, secondo la
tabella codici CER (catalogo europeo dei rifiuti), per rifiuti non
pericolosi risulta un elenco di 10 pagine: dai rifiuti
dell'estrazione e dei trattamenti chimici e fisici dei minerali ai
rifiuti dell'industria tessile, dai rifiuti della raffinazione del
petrolio (rifiuti contenenti zolfo o bitumi, ad esempio) ai rifiuti
dei processi chimici, dai rifiuti prodotti da centrali termiche
(ceneri pesanti o scorie) ai rifiuti della metallurgica (alluminio,
zinco, piombo, rame), dai rifiuti della fabbricazione del cemento
ai rifiuti delle industrie che lavorano metalli e plastiche. Per
non parlare di batterie, catalizzatori esauriti, pneumatici fuori
uso, gas in contenitori in pressione, rifiuti da incenerimento o
pirolisi di rifiuti, rifiuti prodotti dalla rigenerazione
dell'olio, etc.;
inoltre, secondo l'art. 6 del d.m. 3 agosto 2005, possono essere
smaltiti in tale sito anche alcuni rifiuti pericolosi. In
particolare: materiali isolanti e materiali da costruzione
contenenti amianto; trattasi, pertanto, di una vera e propria
'bomba ecologica' per i cittadini e l'ambiente circostante;
atteso che:
la discarica, denominata per rifiuti 'non pericolosi', verrebbe
realizzata in contrada Carrubbarra del Comune di Pagliara, che si
trova a meno di 300 metri da Rocchenere e a 600 metri da
Roccalumera e, pertanto, troppo vicina ai centri abitati;
i compattatori, provenienti dall'autostrada e diretti al sito
attraverso le strade di Roccalumera, aumenterebbero il traffico
locale con enormi disagi soprattutto durante il periodo estivo e
turistico;
l'area in cui dovrebbe sorgere la discarica ha attualmente
destinazione agricola, per cui si tratta di una variante allo
strumento urbanistico che implicherebbe comunque il doveroso
passaggio nel Consiglio comunale di Pagliara, nonostante le
dichiarazioni dell'assessore provinciale Pitrella secondo cui
l'Assessorato regionale può imporre la sua volontà e pertanto
procedere direttamente in deroga, senza far esprimere l'Organo
consiliare;
la presenza delle discariche inibirebbe la produzione di prodotti
agricoli definiti a indicazione geografica o a denominazione di
origine protetta (regolamento CEE n. 2081/92) ovvero la produzione
di prodotti biologici (regolamento CEE n. 2092/91) e la zona non è
estranea a tali produzioni (vedi il limone 'interdonato');
considerato che:
dall'1 gennaio 2010, per poter conferire in discarica rifiuti
solidi urbani, bisogna avere un impianto di biostabilizzazione,
impianto non previsto nel suddetto progetto, il che fa supporre che
alla fine anche gli altri moduli saranno destinati a rifiuti
nocivi;
il progetto di discarica è in contrasto con il piano di gestione
dei rifiuti siciliano adottato in data 18 dicembre 2002 con
ordinanza commissariale;
l'area individuata si trova, infatti, a meno di 500 metri dal
centro abitato di Rocchenere e a meno di 600 metri da una scuola ed
è, inoltre, sottoposta a vincoli idrogeologici e di rispetto
cimiteriali;
rilevato che:
in data 21 ottobre 2009, il Comune di Pagliara assieme a vari
enti, quali la Provincia, l'Assessorato regionale Territorio e
ambiente, l'ARPA, etc., sono stati convocati a Palermo per una
prima conferenza di servizi informativa, durante la quale gli
ingegneri della Tirreno Ambiente s.p.a. hanno dato delucidazioni
sul progetto;
successivamente a detta conferenza, anche il Sindaco del Comune di
Roccalumera ha manifestato la sua contrarietà, poiché la
problematica coinvolge anche il Comune stesso, stante che l'unica
strada di accesso al sito passa da Roccalumera e, pertanto, si è
deciso di invitare questa amministrazione alla prossima conferenza
di servizi;
il 3 novembre u.s., il Consiglio comunale di Roccalumera,
riunitosi in adunanza aperta, ha espresso all'unanimità la sua
contrarietà al progetto;
la stessa contrarietà è stata espressa unanimemente il 14 novembre
u.s. dal Consiglio comunale di Pagliara, riunitosi in adunanza
aperta conclusasi con parere negativo sul progetto;
per il 15 dicembre p.v. è fissata la data della prima effettiva
conferenza di servizi;
la realizzazione della discarica in oggetto nel Comune di Pagliara
avrebbe effetti negativi per l'ambiente, per il turismo e per
l'agricoltura del territorio interessato;
per conoscere:
se siano a conoscenza del parere contrario espresso all'unanimità
dai Consigli comunali di Pagliara e di Roccalumena in ordine alla
realizzazione del progetto di discarica presentato dalla Tirreno
Ambiente s.p.a.;
se, come affermato da taluni, detta discarica possa essere
realizzata d'imperio e senza la preventiva consultazione delle
istituzioni locali direttamente coinvolte;
se, infine, alla luce delle considerazioni sopra esposte, non
ritengano di dover intervenire affinché il progetto di discarica
possa fermarsi sul nascere stante la gravità dei danni che esso
provocherebbe alle persone, all'ambiente e al turismo della
collettività interessata». (77)
RINALDI
Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze si
intendono accettate e saranno iscritte all'ordine del giorno per
essere svolte al loro turno.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Comunico che, in data 18 novembre 2009, è stata
presentata la mozione numero 159 «Iniziative a tutela del bilancio
della Regione in conseguenza delle sentenze a favore dei
contrattisti ricorrenti avverso la 'Riscossione Sicilia s.p.a.'»,
degli onorevoli Vinciullo, Pogliese, Colianni, Corona e
Torregrossa. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
nell'anno 2002 sono state assunte, con contratto di formazione
lavoro (C.F.L.), dalla Montepaschi Serit s.p.a., 256 persone che
hanno lavorato fino all'anno 2004 con la qualifica di ufficiale per
la riscossione;
come previsto dalle norme contrattuali, le suddette persone sono
state formate professionalmente, con un costo di circa 1.800.000,00
euro, a carico dell'Assessorato regionale del lavoro, della
previdenza sociale, della formazione professionale e
dell'emigrazione;
alla fine dei due anni, gli stessi lavoratori, dopo aver acquisito
una qualifica professionale legata alle mansioni svolte, sono stati
licenziati senza che fosse avvenuta l'auspicata trasformazione in
contratto a tempo indeterminato del loro rapporto di lavoro a tempo
determinato;
a detti lavoratori divenuti, durante la frequenza del corso,
esperti nella riscossione dei tributi, erano state assicurate la
trasformazione del loro contratto di lavoro e la conseguente
assunzione a tempo indeterminato, considerato il fabbisogno
naturale di persone idonee e capaci di effettuare il delicato
servizio di riscossione dei tributi in Sicilia;
risulta che il principale problema che ha ostacolato la
conversione del contratto e, di conseguenza, generato
l'interruzione del rapporto di lavoro, è stato la riforma del
servizio di riscossione che ha affidato le funzioni, attribuite in
precedenza alla Montepaschi, direttamente alla Regione, che le
esercita dall'1 ottobre 2006 mediante la 'Riscossione Sicilia
s.p.a.', società che, dal 2010, sarà costituita dalla Regione con
l'Agenzia delle entrate e di cui la stessa Regione detiene la
maggioranza azionaria (60% delle azioni);
preso atto che:
la maggior parte dei suddetti contrattisti non assunti, oltre 200,
si è rivolta ai giudici di pace per chiedere la loro immissione nei
ruoli della 'Riscossione Sicilia s.p.a.';
è di questi giorni la notizia che già 5 ricorrenti, con sentenza
di primo grado, già passata in giudicato e quindi immediatamente
esecutiva, hanno vinto il ricorso de quo;
la 'Riscossione Sicilia s.p.a.', non solo è stata condannata
all'assunzione a tempo indeterminato, entro 10 giorni, dei
ricorrenti, ma si è vista pure condannata al risarcimento della
somma pro capite di circa 120.000,00 euro;
considerato che:
nel caso in cui anche gli altri contrattisti ricorrenti dovessero
ottenere identica sentenza, la 'Riscossione Sicilia s.p.a.', non
solo dovrebbe immediatamente assumere oltre 200 unità lavorative,
ma si vedrebbe pure condannata a pagare complessivamente una somma
che si aggira intorno ai 24 milioni di euro, di cui il 51% a carico
del bilancio della Regione siciliana, in quanto la stessa detiene
il 51% delle quote societarie. Tale eventualità porterebbe alla
cancellazione dal sistema economico della 'Riscossione Sicilia
s.p.a.', preso atto che la stessa ha un capitale sociale di euro
10.400.000,00;
la Regione siciliana, a causa delle note difficoltà di bilancio,
non è nelle condizioni di far fronte a tale eventuale e temuto
esborso;
di contro, la SERIT s.p.a. avrebbe a disposizione, per le sue
attività, personale già formato e che conosce tutte le procedure di
riscossione per avere svolto attività lavorativa specifica sia
all'interno che all'esterno degli uffici (notifiche di cartelle,
pignoramenti presso terzi, eccetera),
impegna il Governo della Regione
ad intervenire, con l'urgenza del caso, per concordare, con i
contrattisti ricorrenti, un accordo mirante alla trasformazione del
contratto da tempo determinato a tempo indeterminato, al fine di
evitare ulteriori decisioni da parte dei giudici del lavoro che
vedrebbero la 'Riscossione Sicilia s.p.a.' soccombere di fatto
davanti alla richiesta dei lavoratori ricorrenti e, di conseguenza,
la Regione siciliana costretta ad un esborso di somme, non previste
nel bilancio, di oltre 12 milioni di euro». (159)
VINCIULLO-POGLIESE-COLIANNI-CORONA-TORREGROSSA
Avverto che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno della
seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di proseguire con l'ordine
del giorno della seduta, do lettura della lettera fattami pervenire
qualche minuto fa dal Presidente della Regione:
Egregio Signor Presidente, essendosi determinata una volontà,
presumibilmente maggioritaria tra i parlamentari, relativa alla
richiesta di rinvio dell'odierna seduta d'Aula, che il Governo
condivide e di cui può farsi portavoce, Le rappresento che, pur
nell'assoluto rispetto per i lavori dell'Assemblea regionale, che
verosimilmente saranno dedicati a quanto sopra, ho assunto altri
impegni fuori sede, che nella mattina di oggi mi hanno visto
coinvolto presso i luoghi dell'alluvione dell'1 ottobre u.s. nella
Provincia di Messina, affrontando diverse urgenze (tra le quali
l'anticipazione delle somme necessarie per far fronte alle giuste
aspettative della popolazione e degli imprenditori locali) e nel
pomeriggio mi porterebbero presso la Capitale per diversi incontri
istituzionali legati ad urgenti tematiche, tra le quali, a mero
titolo esemplificativo, il patto di stabilità ed il contratto di
servizio con le Ferrovie.
Evidenziando, infine, che sono in corso diversi confronti
riguardanti l'ipotesi di un rilancio dell'azione del Governo, colgo
l'occasione per porgerle cordiali saluti e per chiederle di
estendere sensi di stima ai componenti dell'Istituzione da Lei
presieduta.
Raffaele Lombardo
Presidenza del presidente Cascio
Per il rinvio dei lavori parlamentari
BUFARDECI, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la
lettera che il Presidente ha testé letto racchiude il senso del mio
intervento, che vuol essere quello di invitare nuovamente
l'Assemblea - è questa la richiesta che formulo a tutti voi - ad un
ulteriore differimento dell'ordine del giorno in discussione.
Come sapete, da quando si è aperta questa verifica politica
conseguente alle note vicende che sono state già ampiamente oggetto
di discussione nella seduta della scorsa settimana, si sono avviati
degli incontri, che credo possano considerarsi proficui e che
stanno portando anche ad affrontare tematiche quali il programma
sul quale operare e l'atteso - e, mi auguro, prossimo - bilancio
dell'attività del Governo della nostra Regione.
Ricordo che nel dibattito apertosi la settimana scorsa sono state
chiaramente avanzate delle considerazioni, non mi soffermerò in
particolare su argomenti che possono ingenerare ulteriori motivi di
polemica perché comprendo la richiesta, avanzata in modo
particolare da parte delle opposizioni, di volere la presenza in
Aula del Presidente della Regione.
Voglio però ricordare che - come, per altro, è stato già
ampiamente dibattuto nel corso della seduta precedente - mai una
verifica è compatibile con il prosieguo dei lavori d'Aula; durante
la verifica si fa solo la verifica, si deve accelerarla, si deve
operarla con quanta maggiore continuità possibile, si devono
serrare i tempi in maniera tale che poi si possa definire tutta la
vicenda. Ma è chiaro che i tempi della verifica sono certamente
incompatibili con qualunque attività d'Aula e questo perché l'Aula
correrebbe il rischio di vedere un'attività assolutamente diversa,
disomogenea, non ortodossa, non utile al proficuo confronto che ci
deve essere tra Governo e Aula.
Pertanto, nel ribadire la necessità di un rinvio, tenuto conto che
è ancora in corso la verifica, vorrei pure evidenziare come il
presidente Lombardo - per altro lo ha accennato in questa sua nota
- mi ha chiesto di porgere le scuse al Parlamento per la sua
assenza, perché impegnato in altri affari istituzionali in ordine
ai quali ha anche citato due importanti momenti di discussione che
sta trattando a Roma e che riguardano la vita della nostra Regione:
innanzitutto, il patto di stabilità per gli enti locali e poi la
questione dei trasporti.
Con l'impegno di accelerare ulteriormente i tempi per la
definizione della verifica, chiedo all'Aula tutta di consentire un
ulteriore rinvio proprio perché ritengo necessario, a questo punto,
che l'Aula sia convocata in maniera assolutamente certa per la
definizione di questo momento di verifica, che è ancora in corso, e
che il rinvio venga magari preceduto da una Conferenza dei
Capigruppo.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho piena
consapevolezza del rischio di partecipare anch'io, con questo mio
intervento, ad un atto del teatrino che è stato messo in piedi
dal Governo e dalla maggioranza.
Credo, però, di non potermi sottrarre, né ho voglia di farlo, alla
luce delle cose che sto per dire.
Vorrei ricordare rapidamente le ragioni per cui siamo oggi qui in
questa Aula. Le ragioni stanno nel fatto che il Presidente
dell'Assemblea regionale siciliana, a seguito di una polemica, con
rilievo pubblico, che c'è stata tra il Parlamento e uno degli
assessori della Giunta Lombardo, ha ritenuto di chiedere al Governo
- cosa che io ho apprezzato - di venire a riferire le ragioni di
quella polemica e il merito delle questioni che erano state
sollevate nel dibattito sui rifiuti.
Quella vicenda riguardava l'avvocato Armao, assessore della Giunta
Lombardo.
Credo che per due o tre volte, dopo avere concordato la data di
quella comunicazione all'Aula - e immagino che il Presidente
dell'Assemblea abbia concordato con il Governo la stessa data - il
Parlamento è stato chiamato a diversi rinvii.
La settimana scorsa, di fronte non solo alla richiesta di un
ennesimo rinvio, ma ad una parte della sceneggiata, in cui
l'assessore Di Mauro, che ha partecipato alla Conferenza dei
Presidenti dei Gruppi parlamentari, ci comunicava di non essere a
conoscenza dell'ordine del giorno dell'Aula e, quindi, del fatto
che all'ordine del giorno ci fosse, per l'appunto, la comunicazione
del Governo sulla vicenda Armao, il Gruppo del Partito Democratico
è stato costretto - se così posso dire - a presentare formalmente
una mozione che anticipava quello che era stato detto a mezzo
stampa, ovvero la nostra intenzione di chiedere al Presidente della
Regione di intervenire in Aula.
Oggi, per farla breve, l'Aula è chiamata a discutere su una
mozione firmata dai deputati del Partito Democratico, che è
iscritta all'ordine del giorno.
Io ho grande rispetto per il Governo e per le ragioni che qui sono
state illustrate, ma mi permetto di dire che non è il Governo che
può chiedere il rinvio della mozione: il Governo sta in Aula se
vuole, ascolta ed eventualmente vota, se ne ha diritto, ma - ripeto
- non può chiedere il rinvio della mozione. La mozione è iscritta
all'ordine del giorno e il Parlamento deve discuterla, piaccia o
meno al Governo
Aggiungo che io considero veramente risibile una operazione da
fase nella quale il Presidente era eternamente in crisi e quindi
l'Aula non si riuniva - almeno allora non si riuniva - .
Vorrei ricordare che siamo in tempi di elezione diretta del
presidente della Regione: c'è un Governo che ha annunciato di
essere in crisi, pronunciando a bassa voce la parola crisi .
Contemporaneamente alla parola crisi ha annunciato che avrebbe
posto in essere - secondo lo stile seguito dalla Giunta - soltanto
atti di ordinaria amministrazione.
Non mi pare che in questi giorni la Giunta abbia compiuto atti di
ordinaria amministrazione, perché ci sono provvedimenti
amministrativi dei singoli assessori e della Giunta di Governo che
tutto sono tranne che atti di ordinaria amministrazione. Lo
considero naturale perché la Giunta è nel pieno delle sue funzioni,
tanto più che c'è il Presidente in carica, un presidente eletto
direttamente dai cittadini mantiene la Giunta in carica, a
prescindere dalle dinamiche politiche del Parlamento.
Ma tutto questo gioco delle parole dette, delle parole non dette,
dell'ennesimo tentativo per cui il Governo si presenta oggi in Aula
dicendo che, siccome é in corso una verifica, chiede un ulteriore
rinvio, addirittura chiede di rinviare senza scadenza - perché,
essendo la verifica in corso, non si sa quando si concluderà e,
quindi, così evitiamo di venire ogni volta in Aula per chiedere il
rinvio - ritengo che sia una condizione insopportabile e
irricevibile da parte del Parlamento.
Siamo tutti operatori della politica, siamo consapevoli che vi
possono essere momenti nei quali la politica ha bisogno di fare
degli approfondimenti, degli aggiustamenti. Ma mi permetto di dire,
signor Presidente, che è il Parlamento, innanzitutto, il luogo dove
vanno fatte le verifiche e gli approfondimenti, dove si apre la
discussione sulla crisi, dove si dichiarano al popolo siciliano le
ragioni per cui essa si è determinata e dove, se ci si riesce, si
ricompone un'alleanza che consenta al Governo di avere il sostegno
della maggioranza in Parlamento.
Qui si è fatto l'esatto contrario. Qui si nasconde la crisi La
crisi nascosta ha come conseguenza la paralisi politico-
amministrativa di questa Regione
In queste ore, in queste minuti, cosa diciamo ai cinquecento
lavoratori dell'ARRA che dall'1 gennaio 2010 non avranno il
contratto di lavoro, se non facciamo una norma entro il 31
dicembre?
Cosa diciamo ai lavoratori forestali che aspettano l'integrazione
del bilancio della Regione che consenta loro di ricevere una parte
dei salari dovuti da settembre ad oggi?
Cosa diciamo agli operatori della formazione professionale che
aspettano la variazione di bilancio?
Insomma, cosa diciamo a tanti pezzi della società siciliana che
non possono aspettare il balletto di una crisi nascosta, di una
crisi mitigata, di incontri, di dichiarazioni, di incontri il cui
esito è la convocazione di altri incontri? La politica lo può fare,
il Parlamento no.
Oggi all'ordine del giorno c'è una mozione. Il Governo esprimerà
la sua opinione, ci dirà se le ragioni di quella mozione siano
condivise o meno. Ma il Parlamento, nella sua sovranità, deve
essere nelle condizioni di poter operare. Non siamo più in presenza
di un Governo eletto dal Parlamento, ci deve essere una reciproca
autonomia tra il Parlamento ed il Governo stesso.
Forse il Presidente della Regione, il presidente di questa
Regione, avendo fatto il parlamentare nel 1986 ritiene che la
Regione sia ancora ferma a quel modello istituzionale. Vorrei che
fosse informato dagli assessori che sono arrivati dopo l'elezione
diretta, che è cambiato il sistema e che il Parlamento non dipende
dalla crisi del suo Governo e che siamo Organi che vivono a
prescindere.
Ecco perché questa proposta è irricevibile
Ma, più che irricevibile, la considero insultante per il ruolo
istituzionale di ognuno di noi.
Signor Presidente, le chiedo di non trattare la proposta del
Governo come una banale richiesta in cui si confrontano un deputato
a favore e uno contro, e poi si mette ai voti.
Qui stiamo discutendo della dignità di questo Parlamento e
nessuno, si chiami Lombardo o Bufardeci, può permettersi di
metterne in discussione la dignità. Tutto si può fare, tranne
questo
Chiedo che l'Aula respinga questa ipotesi. Anzi le chiedo, signor
Presidente, di non porla ai voti perché non lo si può fare, per la
semplice ragione che sulla mozione il Governo può dire che è
contrario, che la boccerà, ma non può chiedere di rinviare un punto
dell'ordine del giorno che, oltre tutto, non è neanche di
iniziativa governativa, ma parlamentare. C'è una presunzione, anche
nella gestione d'Aula, che fa a cazzotti con la logica ed il buon
senso parlamentare.
Ecco perché credo che oggi il Parlamento debba esprimersi, visto
che da un mese - diciamolo pure - viene impedito a questo
Parlamento di dire la sua sulla vicenda Armao.
Oggi discutiamo la vicenda Armao e se il Governo è in crisi, lo
dica pubblicamente, azzeri la Giunta, faccia ciò che vuole. Ma oggi
all'ordine del giorno c'è la questione Armao, e di questo il
Parlamento deve potere discutere e decidere.
Spero che l'Aula e il Presidente dell'Assemblea possano, a
prescindere dalla richiesta del Governo, consentire
l'approfondimento e il voto sulla mozione iscritta all'ordine del
giorno.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, le assicuro che non tratterò la
questione odierna come una questione banale e in questi casi, come
recita il Regolamento, a fronte di una proposta formale da parte
del Governo parlerebbe un oratore a favore ed uno contro.
Onorevole Cracolici, lei è intervenuto contro la proposta del
Governo. Adesso darò la parola ad un oratore a favore ma,
trattandosi di una questione straordinaria e non volendo assumere
una decisione in autonomia ma in un confronto con il Parlamento,
darò la parola ad un deputato per Gruppo, preferibilmente il
capogruppo.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le dichiarazioni
dell'onorevole Cracolici sulla dignità del Parlamento non mi
impressionano e non mi convincono, se è vero come è vero che la
sera del voto contrario al Documento di programmazione economico-
finanziaria lo stesso Cracolici ebbe a sottolineare la gravità
dell'accaduto ed a richiedere l'apertura di una verifica
finalizzata a sancire il riconoscimento di una crisi per potere
consentire al Governo di riconoscersi esistente, sostenuto da una
maggioranza politica e parlamentare. Fu lo stesso Cracolici,
ripeto, a richiederlo.
Il fatto che oggi l'Aula sia ancora alle prese con le conseguenze
di quell'episodio significa che la crisi è in corso, che i partiti
della coalizione l'hanno responsabilmente messa in conto ed hanno
attivato la verifica, che la verifica non si è chiusa perché,
nonostante ciò che pensavano l'onorevole Cracolici o altri
colleghi, non si trattava di dovere rideterminare posti in Giunta,
quantità e qualità di deleghe, ma si trattava di riempire di
contenuti il rilancio dell'attività di Governo sostenuto da una
maggioranza parlamentare che fosse il più possibile coerente e
aderente alla coalizione uscita dal responso elettorale e dal
consenso degli elettori.
Tuttavia, signor Presidente, devo specificare che avendomi
concesso la parola per esprimere un voto o un consenso all'ipotesi
di rinvio, devo sospendere in questo momento il mio giudizio
sull'argomento e, quindi, non rientro in nessuna delle due caselle
che lei, signor Presidente, ha legittimamente sottoposto al
dibattito in Aula, perché il dibattito è iniziato con due
interventi discordanti: uno on line ed uno diretto.
L'intervento on line è quello che noi abbiamo appreso dalla sua
voce, più piacevole, ed è la missiva, la nota del Presidente della
Regione; nota che è totalmente in contrasto con quanto testé
ascoltato dalle parole dell'assessore Bufardeci.
L'assessore Bufardeci, sebbene con la morbidezza che caratterizza
il suo eloquio, stasera come la volta scorsa ha parlato di
verifica, ha parlato di incontri fra delegazioni; non ha voluto
utilizzare la parolina crisi' come se utilizzarla fosse mettere al
centro del dibattito chissà quale pesantezza insormontabile.
La volta scorsa abbiamo raccomandato che il linguaggio della
politica e del Parlamento non può essere un gergo che copra la
verità dei fatti. Parlando all'Aula parliamo alla Sicilia.
Si è aperta una crisi, il Governo è in crisi e le forze che lo
sostengono sono animate da buoni propositi per confrontarsi e
superare la crisi. La parola crisi non può essere espunta dal
vocabolario del confronto che da oggi deve animare non solo il
dibattito tra noi e l'opposizione, ma anche il dibattito tra noi e
le altre forze che sostengono, o hanno sostenuto, il Governo fino
ad oggi.
Quindi, partendo dalla premessa che questa parola non può essere
espunta, non posso gradire una nota in cui il Presidente della
Regione si esprime attribuendo al Parlamento e ad una volontà,
presumibilmente maggioritaria, la richiesta di rinvio dell'odierna
seduta d'Aula, perché ciò non è vero. Non è vero perché hanno
dignità i parlamentari e i rappresentanti dei partiti che hanno,
fino ad oggi, dato vita e contenuto ad una trattativa, ad una serie
di incontri, durante i quali si è parlato dei problemi della
Sicilia, di ATO rifiuti, di agricoltura, di fondi comunitari, di
turismo, di commercio, di urbanistica, di lavori pubblici. Abbiamo
riempito gli incontri degli argomenti che riguardano il Governo e
il rilancio dell'attività di governo. Non è mai stato fatto
riferimento, nei quattro incontri che hanno preceduto questa seduta
d'Aula, ad argomenti che non fossero quelli dell'attività di
governo.
Nella penultima e nell'ultima riunione, delle quali la stampa ha
dato ampia notizia nei giorni scorsi, le due delegazioni del PDL e
dell'MPA hanno stabilito inequivocabilmente che il Governo,
riconoscendo la propria condizione di crisi, dovesse, attraverso un
assessore, ma nell'ultima riunione fu sancito direttamente
attraverso la persona del Presidente della Regione, sancire in Aula
il riconoscimento di questa condizione di crisi attraverso una
ripetuta richiesta di rinvio dei lavori d'Aula, questa settimana
come nella settimana precedente.
Scrivendo il presidente Lombardo ciò che ha scritto, ha detto
esattamente il contrario: essendosi determinata una volontà,
presumibilmente maggioritaria, tra i parlamentari sulla richiesta
di rinvio dell'odierna seduta d'Aula, che il Governo condivide e
che fa propria, ha detto: ho assunto altri impegni fuori .
Ebbene, non ha potuto assumere impegni fuori perché la volontà
maggioritaria dell'Aula era di chiedere il rinvio. Casomai il
contrario, e cioè noi non abbiamo assunto altri impegni fuori
perché il Presidente della Regione aveva promesso, attraverso la
sua delegazione, che sarebbe venuto a chiedere il rinvio dei lavori
d'Aula, come ha detto l'assessore Bufardeci - si dica nel dibattito
e si scriva negli atti -, perché le delegazioni dei partiti che
sostengono il Governo hanno sancito questa necessità. Adesso
specifico - spero che il mio Gruppo parlamentare si troverà a dover
specificare tale argomento per l'ultima volta - che se noi oggi
fossimo stati chiamati a votare sugli argomenti all'ordine del
giorno senza la responsabile necessità di aderire a quanto
concordato tra delegazioni, per aderire alla richiesta di rinvio
che il Governo si accingeva a fare - e aveva anticipato di voler
fare -, se fossimo stati chiamati a votare avremmo votato,
coerentemente con le posizioni espresse, a favore della mozione di
sfiducia nei confronti dell'assessore Armao.
Qualora questo argomento dovesse ritornare all'ordine del giorno
dell'Aula, il PDL non sarà incoerente né recederà da queste
posizioni. Voterebbe così come ha dichiarato non soltanto fuori, ma
lealmente anche negli incontri con i rappresentanti colleghi
dell'MPA.
Abbiamo più volte ripetuto che la nostra posizione inderogabile è
questa e, quindi, se stasera aderiamo alla richiesta di rinvio è
proprio perché, responsabilmente, facciamo a meno di partecipare ad
un dibattito su questo argomento che ci vedrebbe aderire ai
contenuti della mozione di sfiducia.
La verifica è un fatto serio, è un fatto che ha dignità perché
ridà al Parlamento e al Governo la possibilità di tornare al
servizio dei siciliani. Se qualcuno vuole interrompere questo
percorso lo dica chiaramente. Ma se nelle delegazioni che si
incontrano si fa professione di fede in altra direzione, cioè
quella costruttiva, positiva, di fare tornare la maggioranza ad
essere politicamente omogenea e quantitativamente sufficiente,
tutto ciò non può essere rappresentato da queste parole; può essere
rappresentato dalle parole dell'assessore Bufardeci ma corrette con
l'integrazione del riconoscimento della crisi. Perché se verifica
c'è, avrebbe ragione l'onorevole Cracolici, non si può continuare
come se questo fosse un simpatico incontro tra amici parlamentari,
perché di fatto non lo è. Se non ci fosse la crisi, la verifica non
avrebbe motivo di esistere. Se noi ripetiamo, la settimana scorsa
come stasera, che è necessario tornare ad incontrarci, lo facciamo
perché c'è una condizione di crisi dalla quale vogliamo venire
fuori.
Avevamo detto e ripetuto che per uscire politicamente da questa
condizione fosse indispensabile per noi tornare alla coalizione
originaria, e cioè all'inclusione dell'UDC. La riteniamo una
condizione indispensabile, essa sì rispettosa del Parlamento,
perché si rispetta il Parlamento quando si rispettano gli elettori.
E, siccome quella coalizione è venuta fuori dal responso delle
urne, chiedere che la coalizione sia ripristinata integralmente
vuol dire avere rispetto nei confronti del Parlamento e della
volontà popolare. Ecco perché non viene frustata la dignità del
Parlamento.
Noi stiamo lavorando, stiamo mediando, ci stiamo incontrando con
le delegazioni del Gruppo MPA e, speriamo da domani, con una più
collegiale e completa partecipazione, perché l'incontro non può
essere soltanto tra PDL e MPA, ma ci sono altri gruppi parlamentari
che credo vogliano incontrarsi con noi per dare vita al rinnovo e
al rilancio di questo progetto. Ovviamente non ne possiamo più di
essere costretti ad incontrarci solo con l'MPA e a sopportare che,
fuori dalle mediazioni e dall'Aula, ci sia chi dica che non vuole
incontrarsi con noi, invitando il Presidente della Regione ad
evitare di proseguire gli incontri con noi.
Noi siamo favorevoli alla completa ricostituzione della
coalizione, siamo per ammettere al tavolo tutti i soggetti. Da
domani speriamo che tutti i soggetti dicano di sì e partecipino
costruttivamente al prosieguo della trattativa; ma il Gruppo UDC
non è stato chiamato così come noi avevamo richiesto. Ci era stato
promesso, oltre alla richiesta di rinvio dell'Aula, il
coinvolgimento dell'UDC per un chiarimento che fosse propedeutico
alla partecipazione dell'UDC al più completo tavolo della
trattativa, visto che, essendosi formato il Gruppo Sicilia', oggi
non può non riguardare collegialmente e completamente PDL, Gruppo
Sicilia', UDC ed MPA: questa è la coalizione.
Speriamo che gli incontri bilaterali non ci portino più a
situazioni come quella di stasera, perché se quattro ascoltano,
quattro occhi sono meglio di due, otto occhi sono meglio di sei, e
soprattutto la coscienza di una maggior parte di persone a volte è
sicuramente migliore e superiore alla incoscienza di qualche
tentativo di destabilizzare le possibilità che, in questo momento,
tutti insieme e responsabilmente abbiamo messo in campo. Questa è
la nostra posizione.
Chiedo all'assessore Bufardeci se la sua esposizione è
contraddetta o é condivisa da chi, come il presidente della
Regione, si è espresso con termini che lessicalmente,
politicamente, morfologicamente e contenutisticamente,
rappresentano una posizione completamente diversa.
Per noi questo è importante perché vorremmo aderire alla richiesta
di rinvio; ma è fondamentale, assessore Bufardeci, che quanto le
sto chiedendo, a nome di tutto il Gruppo e soprattutto a nome di
chi, fino ad oggi, si è incontrato responsabilmente per portare
avanti questa esperienza di collaborazione e di alleanza, possa
avere un significato.
Allora, se la verifica deve continuare, deve riguardare
imprescindibilmente tre punti: prima di tutto la ricostituzione
della alleanza, il coinvolgimento dell'UDC; in secondo luogo, deve
continuare per fare in modo che quanto è stato detto stasera sia
confermato concretamente in atti politici e negli incontri
politici, e in terzo luogo fare in modo che da parte di chi ci
ascolta, in Aula e fuori dall'Aula, la volontà della politica sia
rispondente agli interessi dei siciliani.
Aspetto un chiarimento dall'assessore Bufardeci e mi riservo con
un secondo intervento di esprimere definitivamente l'adesione del
mio Gruppo alla ipotesi di rinvio, fermo restando che chiedo
all'assessore Bufardeci di tenere conto di queste tre condizioni:
l'iniziativa finalizzata da domani a coinvolgere l'UDC, e questa è
la cosa più importante, e che non torni in Aula - e per questo la
verifica è responsabile - l'argomento Armao. E' l'unico modo, lo
dico chiaramente, colleghi vi prego, è l'aspetto più delicato
perché riguarda il nodo centrale della possibilità di prosieguo del
nostro rapporto nei prossimi giorni.
Il collega Cracolici mi invita ad una corretta e, soprattutto,
legittima esposizione.
Chi ha facoltà e prerogativa di eliminare dal confronto tra le
forze di maggioranza il macigno, può farlo solo in un modo:
azzerando la Giunta e dando corso formalmente all'unica conseguenza
plausibile all'esistenza della crisi. Solo così si può eliminare
dall'ordine del giorno l'argomento Armao; diversamente, se si
dovesse tornare a parlare di tale argomento, noi voteremmo a favore
della mozione di sfiducia.
BUFARDECI, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
ritenuto di dover intervenire ancora perché credo che gli
interventi degli onorevoli Cracolici e Leontini mi obblighino ad
alcuni momenti di chiarimento.
Il primo chiarimento che vorrei dare all'onorevole Cracolici è
quello che, certamente, mi sento di poter escludere in maniera
categorica che da parte del presidente Lombardo vi sia mai stata la
volontà di una scortesia nei confronti dell'Aula, di questa
Istituzione e di tutti i parlamentari.
Non vorrei fare una esegesi, perché tutto ciò poi ci potrebbe
portare a perdere il senso della vera questione, che credo sia
l'unica cosa che riguardi e debba interessare la Sicilia ed i
siciliani, cioè che abbiamo un presidente della Regione, leader di
un partito, che ha avviato sicuramente delle verifiche in
conseguenza. Prima, nel mio intervento, quando ho parlato ancora
una volta di verifica politica, ho pure detto che ricordo bene le
questioni che sono state trattate e i richiami che la settimana
scorsa alcuni degli oratori hanno fatto verso alcune espressioni,
riportate dalla stampa, in cui si parlava di crisi.
Personalmente, non ho alcuna ipocrisia nel dichiarare che
evidentemente la verifica politica è conseguenza di quei due voti,
come è stato ricordato nella seduta precedente, riguardanti gli
ordini del giorno sul Documento di programmazione economico-
finanziaria. Che ciò sostanzi uno stato di crisi è un fatto
oggettivo; che lo si voglia ascoltare, onorevole Leontini, non ho
nessuna riserva a farlo, perché comunque è oggettivamente nelle
cose.
Credo di essere conseguente anche all'appello e all'invito
rivoltomi, alla stessa maniera con la quale dico all'onorevole
Cracolici che, oggettivamente, gli impegni citati nella nota del
presidente Lombardo sono veri, sono importanti e sono assoluti
nell'interesse di questa Regione, ritenendo il suo impegno romano
assolutamente prioritario rispetto ad una questione che, viceversa,
si ritiene abbia potuto avere già sostanzialmente un'oggettiva
discussione che potrebbe portare - anche per le dichiarazioni che
sento e che ritengo siano più che sufficienti anche nei confronti
del PDL - a garantire quel voto di rinvio utile a trattare questo
argomento - l'ordine del giorno intendo -, in maniera compiuta,
serena e quindi fare svolgere il prosieguo dell'attività d'Aula
fuori da questa polemica nella quale poi, inevitabilmente, è
legittima la sua esegesi o l'interpretazione su questa o su quella
parola, su questo o su quel significato, mentre il significato mi
pare essere assolutamente chiaro, lapalissiano: c'è una verifica in
conseguenza di quei voti, quella verifica è conseguenza di uno
stato oggettivo di crisi, siamo in queste condizioni.
Vorrei aggiungere, anche se è notorio, che tante volte in questa
Aula aleggia un alone quasi di non conoscenza di alcuni fatti,
quasi di ipocrisia. Credo che in maniera molto chiara stiamo
trattando un argomento molto serio, molto importante, nel quale
siamo impegnati, e ci rendiamo conto che il non definirlo quanto
prima sarebbe un errore grave nei confronti del Governo e, quindi,
dell'azione nei confronti dei siciliani, nell'interesse di trattare
gli argomenti che sono successivamente all'ordine del giorno.
Pertanto la trattazione della nostra verifica avrà l'impegno anche
delle altre forze parlamentari. So di incontri che vi saranno nei
prossimi giorni anche con gli amici dell'UDC.
Credo che, sotto questo profilo, le risposte che mi sono state
richieste dall'onorevole Leontini e - mi sia permesso - il
chiarimento e l'assoluta smentita di qualunque volontà che potesse
essere lontanamente scortesia nei confronti dell'Aula e dei suoi
parlamentari, rappresentano la sostanza delle cose, al di là di
voler ancora ulteriormente approfondire e disquisire in una maniera
che poi diventa stucchevole. Ecco perché penso di poter dire, con
queste ulteriori precisazioni, che la richiesta é assolutamente
legittima e vuol essere portatrice di quel chiarimento, di quella
chiarezza, di quel coraggio di cui questa Terra ha bisogno.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, darò inizio a questo
intervento, che spero breve anche per non abusare della cortesia
della Presidenza, richiamando una prassi professionale, da
avvocato. Quest'anno compio il quarantesimo anno di avvocatura e ne
ho viste tante in questi quaranta anni, ed ho preso alcune regole.
Per esempio, non ammiro i colleghi che sanno di avere una causa
vinta, però parlano, parlano e parlano per i clienti; non parlano
per il magistrato e non parlano per la giustizia. Ammiro molto,
invece, i colleghi che, pur sapendo di difendere una causa perduta,
si impegnano e parlano molto.
Io stasera ammiro l'assessore Bufardeci perché è impegnatissimo a
difendere una causa totalmente perduta, e dirò perché.
Noi, molto responsabilmente e facendo appello ad una prassi e
deontologia parlamentare, la settimana scorsa abbiamo aderito al
rinvio chiesto dal Governo in quanto quest'ultimo ha dichiarato in
Aula, dopo alcuni tentennamenti in Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari - anzi, più che tentennamenti, dissensi - che,
in effetti, si era aperta la crisi.
Ciò ci ha consentito di motivare e giustificare il perché del sì
al rinvio; però ci saremmo aspettati cose, sempre sotto l'aspetto
della prassi e della deontologia parlamentare, che non sono
avvenute. Infatti, quando si apre una crisi, gli assessori o sono
dimissionati o si dimettono.
Non è possibile avere una crisi a governo operante ed aperto a
tutte le attività di amministrazione, ordinarie e straordinarie.
Questa non è una crisi, è una pseudo-crisi.
Quando si insiste - ma non solo l'UDC, ho sentito adesso anche le
affermazioni dell'onorevole Leontini che portano a chiedere
l'azzeramento della Giunta - non è un braccio di ferro, non è una
spocchiosa sfida al presidente Lombardo, per cui Lombardo perde la
faccia se azzera la Giunta.
E' il richiamo ad una corretta prassi parlamentare, é il richiamo
ad un corretto rapporto tra Governo regionale e Parlamento.
Stiamo assistendo ad una crisi che non è parlamentare e il nostro
sistema è parlamentarizzato.
Noi assistiamo ad una crisi che si svolge fuori dal Parlamento e a
questo punto non ha alcuna importanza se l'UDC sia stata invitata o
meno - non è stata invitata a tutt'oggi, ma non è questo l'aspetto
-, l'aspetto più grave è che stiamo assistendo ad una crisi che si
svolge fuori dal Parlamento, in alberghi e ristoranti. Questo non è
un comportamento serio per gestire la crisi di una Regione a
Statuto speciale qual è la Regione siciliana.
Il presidente Lombardo non è presente in Aula stasera.
Personalmente, ho due sentimenti come reazione alla sua assenza.
Il primo sentimento è di mortificazione, come deputato di questa
Assemblea regionale, abituato a vedere presente in Aula il
presidente della Regione quando si discute di cose importanti ed
alte.
E' la seconda volta, e ricordo a questa Aula per le reazioni di
dignità che dovrebbe avere, e spero proprio che le abbia, che anche
la settimana scorsa era stato individuato un giorno che poteva
garantire la presenza in Aula del presidente della Regione, e non è
venuto.
Anche oggi è stato individuato mercoledì e non martedì, giorno in
cui di solito si svolgono i lavori d'Aula, perché il presidente
Lombardo aveva garantito la sua presenza in Aula. E oggi non c'è.
Questo un fatto che è certamente offende l'Aula, certamente
offende me e i colleghi del Gruppo dell'UDC. E l'offesa è ancora
maggiore a causa del contenuto e del tenore della lettera perché
non essendo servita a niente la polemica tra la Presidenza
dell'Assemblea e il senatore Oliva, ancora una volta si accreditano
come scelte della Presidenza e di questa Aula scelte che ancora non
sono state fatte. La maggioranza di quest'Aula avrebbe deciso già
di rinviare, ma credo che avremo la verifica fra qualche minuto e
vedremo se la maggioranza aveva già deciso di rinviare oppure no.
Aggiungo che, oltre alla mortificazione, provo anche un sentimento
di confuso disprezzo perché non può succedere, e non è consentito
che succeda, che un presidente della Regione mandi una lettera per
comunicare all'Aula di essere impegnatissimo per fatti
istituzionali, prima a Messina - tanto di cappello - e poi a Roma
in serata quando, in questo momento, nel momento in cui vi parlo,
si trova nella sede della Presidenza della Regione, in via
Magliocco, a Palermo. Onorevoli colleghi, il presidente Lombardo si
trova a Palermo in via Magliocco, nella sede della Presidenza della
Regione Questa è una mortificazione assoluta per il nostro
Parlamento.
Voti chi vuole per il rinvio, certamente non lo voteremo noi, e se
questo Parlamento ha una dignità, a cui mi appello, non può
consentire di essere preso in giro in maniera volgare.
MUSOTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori
rappresentanti del Governo, credo che nel corso politico di
ciascuno di noi ci siano dei momenti in cui si sente appieno la
responsabilità del ruolo che si ricopre e, per chi mi conosce,
stasera avrei voluto fare un intervento diverso da quello che sto
per fare, non già perché non condivido le cose che dirò.
Ricollegandomi all'intervento dell'onorevole collega Maira, quando
faceva riferimento alla nostra professione di avvocato, dico che
noi da avvocati abbracciamo anche delle tesi, e lo facciamo non
soltanto per dovere professionale, ma poi nel corso dell'iter
procedurale ce ne convinciamo pienamente.
Ebbene, stasera potremmo fare anche delle disquisizioni un po'
retoriche, un po' bizantine, se siamo in una situazione di crisi o
no. Ma credo che anche questo problema sia stato sciolto dall'amico
onorevole Maira perché, in effetti, la crisi - per quella che noi
consideriamo consuetudine politica - è quando alcuni membri del
Governo si dimettono, quando si dimette il presidente della Regione
- con l'attuale legge elettorale naturalmente è una crisi totale -,
ma indubbiamente non c'è una crisi. Tra l'altro, una situazione
delicata di crisi, di verifica, come è stata definita abilmente e
con grande passionalità dall'assessore Bufardeci, dovrebbe
determinare anche le dimissioni di assessori, tra l'altro di
assessori che sono in rappresentanza di un partito politico che ha
votato contro il Documento di programmazione economico-finanziaria.
Poi il DPEF, che consideriamo un documento di scarsa rilevanza
politica, dal punto di vista teorico e istituzionale è il documento
base del Governo, il documento su cui si costruisce la politica
programmatica, la politica economica di un Governo, quindi la sua
progettualità nell'avvenire.
Ciò è avvenuto in maniera diversa perché il Documento di
programmazione economico-finanziaria, che è condiviso dall'intero
Governo, e quindi anche dalla rappresentanza di un partito che ha
votato contro questo Documento, avrebbe dovuto rappresentare un
momento di stasi e di difficoltà. Tutto questo non è avvenuto.
Credo che ormai bisogna guardare al futuro.
Sul comportamento del Presidente della Regione, mi sia consentito
poi dire che mi pare assolutamente corretto. Tra l'altro, anche da
quanto riferito dall'assessore Bufardeci che dice, e ne sono
assolutamente convinto, che il rispetto del Capo del Governo della
Regione siciliana è pieno e totale nei confronti del Parlamento, e
giammai la lettera inviata al Presidente dell'Assemblea può suonare
come una mancanza di rispetto o come un vulnus nei confronti
dell'Istituzione assembleare.
E, quindi, ci troviamo in un momento certamente difficile, in un
contesto complesso in cui le esigenze dei siciliani che
rappresentiamo sono delle esigenze emergenziali, in cui è
necessario governare e dare delle risposte. Ma occorre dare delle
risposte con un Governo che abbia piena legittimazione, che abbia
pieni titoli e che abbia soprattutto un appoggio da parte
dell'Assemblea regionale siciliana quanto più quantitativamente e
qualitativamente sostenibile e forte.
Ed è un momento in cui ancora questa decisione non è stata presa,
si stanno facendo delle verifiche. Il Movimento per le Autonomie,
che rappresento in qualità di capogruppo, ma anche come membro del
partito, ha avuto una serie di riunioni. Non credo che ci siano
preclusioni a discutere, ad aprire, a confrontarci in maniera
dialettica e seria su fatti concreti di aperture politiche al fine
di dare vita ad un Governo efficiente che conti. Non ci sono state
preclusioni e se altre parti politiche lo hanno fatto, non sono
state giammai recepite da parte dell'MPA. E credo che nei giorni a
seguire questi incontri saranno fatti a 360 gradi per dare una
risposta immediata.
La vicenda Armao credo che riguardi appieno questa situazione di
difficoltà. Sarebbe sbagliato, secondo me, estrapolarla da un
momento e da un contesto politico di discussione e di verifica e
sarebbe, a mio modo di vedere, errato discuterne solamente stasera
allontanandolo da quello che è l'intero contesto della discussione
politica in corso.
Pertanto vorrei chiedere, come Gruppo MPA, anche in relazione alle
norme regolamentari cui l'onorevole Cracolici faceva riferimento,
che anche la discussione della mozione di sfiducia sull'assessore
Armao sia rinviata e venga accorpata al prossimo ordine del giorno
e discussa in uno ai disegni di legge del rendiconto e
dell'assestamento di bilancio che sono già all'ordine del giorno.
Ripeto: la nostra richiesta è di rinviare anche la discussione
sulla mozione di sfiducia nei confronti dell'assessore Armao. Allo
stesso modo, signor Presidente, condividiamo appieno la richiesta
di rinvio in toto avanzata dal Governo.
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori della
Giunta, l'onorevole Bufardeci ha espresso con estrema chiarezza
l'intento del Governo, e questo è stato riconosciuto da tutti i
Gruppi.
Cominciare a discutere, ad isolare la frase di una lettera scritta
dal Presidente, che non è presente, dimenticando di leggere il
resto, le motivazioni che il Presidente ha dato, il fatto di avere
degli impegni che riguardano tutti noi, di avere delle battaglie da
condurre a Roma, credo non sia in questo momento utile a nessuno di
noi.
Io credo che in questi giorni sia emersa la volontà comune di una
pausa di riflessione al fine di potere discutere e ricreare quella
maggioranza che sta a cuore non soltanto all'Assemblea ma,
certamente, al popolo siciliano.
Dico subito che il nostro Gruppo si è costituito non certamente
per creare scissioni, ma proprio per collaborare alla
ricomposizione della maggioranza. Ma devo dire con estrema
moderazione, onorevole Leontini, e con serenità assoluta - perché
noi vogliamo lavorare per costruire -, che la ricostruzione del
Gruppo e della maggioranza non può che passare attraverso un
confronto sul programma. Noi ci siamo presentati agli elettori con
un programma e con un presidente della Regione che è stato scelto
dal popolo siciliano e che è stato votato. Uso un tono moderato
perché penso che dobbiamo utilizzare le nostre energie e la nostra
grinta, la nostra volontà di batterci su altri temi e su altre
questioni.
Condivido quello che ha detto l'onorevole Cracolici: stiamo dando
un'impressione sbagliata al popolo siciliano. Vorrei ricordare,
però, che se i tempi della politica sono lunghi, l'attività
amministrativa va avanti. Stamattina abbiamo incontrato i sindaci
che hanno presentato una proposta di legge e tutti ci siamo
impegnati a discuterla. Quindi, noi continuiamo a lavorare.
Oggi il Governo per il tramite dell'assessore Gaetano Armao - su
questo veramente vorrei l'attenzione per un attimo dell'Aula -, ha
presentato una proposta di legge che attacca il sistema della
corruzione e della incapacità del sistema burocratico, cosa che
tutti noi condanniamo in campagna elettorale e che subito dopo
mettiamo da parte.
Non capisco le motivazioni per cui si possa attaccare un assessore
che sta lavorando in questo campo. Ci sarà tempo e modo per
discuterne, nessuno di noi teme questo dibattito e siamo sicuri di
avere gli argomenti per sostenerlo.
Mi associo allora alle proposte, che poi emergono da tutti i
Gruppi, di una pausa di riflessione e voteremo per il rinvio dei
lavori d'Aula.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, in base all'articolo 101 del
Regolamento interno possono parlare due a favore e due contro.
PRESIDENTE. No, è uno a favore e uno contro, ma in considerazione
della particolarità del momento
SPEZIALE. Sono intervenuti cinque deputati.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, lei ha un difetto, arriva sempre
mentre la seduta è in corso. Io ho detto che normalmente parlerebbe
un oratore a favore e uno contro. Ma, in virtù della particolare
situazione, ho dato la parola ad un deputato per Gruppo.
Presidenza del presidente Cascio
SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, le chiedo scusa perché, come lei sa,
io non intendo mai forzare i dibattiti e le regole che sono fissate
in questa Aula, ma mi era sembrato di cogliere nel corso della
seduta che lei avesse stimolato il dibattito attorno alla vicenda
che riguarda la proposta di rinvio.
Vorrei quindi richiamare la sua attenzione, e richiamare
l'attenzione del collega Leontini che sta andando via, circa il
fatto che noi siamo - e lo dico al Presidente - il Parlamento
siciliano e il Parlamento siciliano articola i suoi lavori
attraverso ordini del giorno che sono definiti.
L'ordine del giorno che stasera è all'esame del Parlamento recita:
I - Comunicazioni , che sono state già fatte; il secondo punto
all'ordine del giorno riguarda proprio la discussione della mozione
n. 158 Revoca delle deleghe conferite all'assessore regionale alla
Presidenza .
Questo punto era già iscritto all'ordine del giorno della passata
seduta e vi era stata una proposta di rinvio. Stasera viene fatta
una ulteriore proposta di rinvio, intrisa di motivazioni di
carattere politico generale assolutamente inutili in questa fase
che, però, devono riguardare il rinvio della mozione di revoca
delle deleghe dell'assessore Armao, presentata dal Gruppo del
Partito Democratico.
Ho sentito qui, onorevole Leontini, che lei avrebbe comunicato
all'Aula di volere votare la mozione, il suo Gruppo ovviamente.
Quindi, lo scenario della composizione della crisi non incide sul
percorso dei lavori d'Aula perché non è competenza né del
Presidente né di nessun altro ritirare la mozione, tranne che dei
firmatari del Gruppo del Partito Democratico, i quali però non
hanno intenzione di farlo.
Le motivazioni del rinvio sono, dunque, debolissime, perché
giustificare tale richiesta sulla base del fatto che c'è una
trattativa in corso, che potrebbe portare ad una ricomposizione
della Giunta rispetto al dato elettorale, è una motivazione nobile
ma non ha niente a che vedere con le ragioni del rinvio proposto
stasera. Il problema non è azzerare o meno la Giunta. Mi è
sembrato, allora, molto più coerente l'intervento del collega
Maira, il quale dice c'è una mozione e, di fronte alla mozione del
Partito Democratico, stasera votiamo contro il rinvio .
Non stiamo discutendo sui massimi sistemi, e non voglio neanche
entrare nell'ambito di questo atteggiamento schizofrenico che
riguarda la maggioranza sulla vicenda della crisi.
Mi voglio soffermare solamente sul punto iscritto all'ordine del
giorno.
E mentre capisco che il Governo ne chiede il rinvio perché non
vuole affrontare l'argomento spinoso messo sul tappeto dal Partito
Democratico, non capisco l'atteggiamento del capogruppo e del
Gruppo del PDL perché, in questa sede, avrebbero dovuto sostenere
la bontà della scelta di affrontare il tema Armao .
Altra cosa è la crisi. La crisi è un altro livello, riguarda altri
elementi sui quali io, ovviamente, concordo con i colleghi Leontini
e Maira: la crisi va parlamentarizzata.
Anzi, signor Presidente, le faccio una richiesta formale: il
Presidente della Regione ha il dovere di comunicare sullo stato
della crisi e sullo stato della trattativa al Parlamento siciliano,
perché se è vero che è stato eletto dal popolo, come presidente
della Regione, è altrettanto vero che il Parlamento siciliano è
stato eletto dal popolo e, quindi, i percorsi non possono essere
extraparlamentari.
Abbiamo il dovere e la forza di riuscire a parlamentarizzare i
percorsi.
Signor Presidente, io ritengo che non ci sia alcuna norma
regolamentare, e invito gli Uffici, se è possibile, a verificarlo:
non si può, in base ad una proposta, mettere al voto il rinvio dei
lavori d'Aula. Si faccia collaborare dagli Uffici e mi dica qual è
l'articolo del Regolamento interno che prevede che, sulla base di
una lettera, si possano rinviare i lavori d'Aula. Sarei contento di
saperlo perché, dopo tanti anni di esperienza in questo
Parlamento, è la prima volta che mi succede.
Non esiste, per quanto di mia conoscenza, alcun articolo del
Regolamento che prevede il rinvio; si prevede il rinvio di un
disegno di legge, di un emendamento, di una discussione generale,
ma non si prevede il rinvio tout court dei lavori del Parlamento.
Signor Presidente, le chiedo cortesemente di evitare di introdurre
forzatamente una argomentazione che non è prevista dal Regolamento.
Dal mio punto di vista, signor Presidente, lei deve soltanto
permettere che si sviluppi il dibattito sulla mozione presentata
dal Gruppo PD e che il Parlamento si pronunci. E non si preoccupi
delle conseguenze politiche che ciò può produrre.
Le chiedo di non mettere in votazione la proposta di rinvio perché
non è ammissibile da parte della Presidenza. Ripeto: non esiste
alcun articolo del Regolamento che stabilisce che si possa rinviare
una seduta, non una parte di essa, per cui ritengo che, chiusa
questa fase, immediatamente dobbiamo procedere alla discussione
sulla mozione presentata dal Gruppo PD tranne che, e non mi pare,
il Gruppo del Partito Democratico ritiri la mozione.
Noi vogliamo discuterla e lei, signor Presidente, deve permettere,
e in questo c'è sì il rispetto di una parte del Parlamento che,
avendo presentato la mozione, ha tutto il diritto che sia discussa
nel Parlamento e che il Parlamento si pronunci sulla mozione.
Questo sì che è rispetto dei ruoli che ciascuno di noi ha
all'interno del Parlamento e che lei, signor Presidente
dell'Assemblea, deve assolutamente garantire.
Le chiedo, pertanto, di non fare pronunziare il Parlamento neanche
con un voto d'Aula, ma di proseguire con la discussione della
mozione di revoca delle deleghe conferite all'assessore Armao.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Chiedo una breve sospensione dei lavori per una
consultazione del Gruppo PDL.
PRESIDENTE. Onorevole Speziale, l'articolo cui faccio riferimento
per chiedere al Parlamento di pronunciarsi sulla proposta del
Governo relativamente al rinvio dell'ordine del giorno è il 110. In
base a tale articolo potrei assumere la decisione di rinviare, ma
preferisco consultare l'Aula perché si tratta di una decisione da
assumere in un momento particolarmente delicato.
L'articolo 110 del Regolamento interno così recita: 1. I richiami
riguardanti l'ordine del giorno, il Regolamento o la priorità delle
votazioni hanno la precedenza sulle questioni principali. In questi
casi non possono parlare, dopo la proposta, che un oratore contro
ed uno a favore, e per non più di dieci minuti ciascuno. 2. Ove
l'Assemblea sia chiamata a decidere sui richiami suddetti, la
votazione si fa per alzata e seduta .
SPEZIALE. L'articolo 110 del Regolamento non riguarda il rinvio
dei lavori d'Aula, ma il rinvio della trattazione della discussione
generale di un disegno di legge.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo brevemente i lavori
d'Aula.
(La seduta, sospesa alle ore 18.47, è ripresa alle ore
19.40)
PRESIDENTE. La seduta è ripresa.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto
nuovamente la parola dopo aver ascoltato gli interventi che hanno
animato il dibattito. Ritengo che alcune precisazioni vadano fatte
proprio per rendere più chiara la nostra posizione, perché se
qualcuno si è sforzato, prendendo la parola ancora una volta, di
espungere dal dibattito la parola crisi , lo ha fatto sicuramente
in modo maldestro.
Noi, facendo leva sulle dichiarazioni rese dall'assessore
Bufardeci, dichiariamo il nostro parere favorevole al rinvio della
seduta, aggiungendo che le precisazioni dei precedenti interventi,
proprio al momento del voto, vanno definitivamente confermate.
Se da domani, così come risulta dal dibattito, non sarà
formalizzata la crisi con l'azzeramento della Giunta e richiamando
l'UDC a ricostituire la coalizione, il Gruppo parlamentare del PDL
non intenderà prendere parte a nessun'altra delegazione o incontro
e, pertanto, chiederà di ritornare in Aula per dare corso alla
trattazione degli argomenti secondo le posizioni che ha già
chiarito.
Oggi fa un sacrificio, da questo punto di vista, e lo consegna
sull'altare della responsabilità e della ricostruzione possibile di
un rapporto all'interno della coalizione.
Le delegazioni non hanno lavorato inutilmente, io penso che né noi
né i colleghi dell'MPA abbiano inteso perdere tempo. Se qualcuno,
stasera, riteneva vanificare il lavoro svolto fino ad oggi sappia
che noi abbiamo dato l'ultima prova di responsabile contributo.
Noi siamo favorevoli al rinvio, e rinviando diamo la possibilità a
queste delegazioni - sperando che da domani siano tutte - di potere
veramente mettere mano alla ricostruzione della maggioranza e della
coalizione.
Qualora questo non avvenisse, qualora non dovesse essere azzerata
la Giunta, qualora dell'UDC non dovesse esserci traccia perché non
sarà chiamata e coinvolta ufficialmente, la posizione del Gruppo
parlamentare che rappresento sarà definitivamente negativa.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'assessore Bufardeci. Ne ha
facoltà.
BUFARDECI, assessore per la cooperazione, il commercio,
l'artigianato e la pesca. Signor Presidente, onorevoli colleghi,
intervengo soltanto per una precisazione, perché non vorrei che
nella parte finale dell'intervento dell'onorevole Maira le sue
parole restassero come una dichiarazione di autentica scortesia da
parte del Presidente della Regione nei confronti di quest'Aula e di
tutti i parlamentari.
Vi posso assicurare - e sarà eventualmente verificabile - che il
Presidente Lombardo è già arrivato a Roma in aereo, quindi
l'informazione ricevuta non corrispondeva a verità, non era
comunque compatibile con i tempi e i lavori dell'Aula e con gli
impegni che, ribadisco, il Presidente oggettivamente sta portando
avanti, trattando argomenti fondamentali per la Regione, a partire
dagli enti locali in materia di patto di stabilità. Tenevo a
precisarlo per evitare che potesse restare agli atti l'impressione
di una scortesia che, come ho cercato più volte di ribadire, non è
mai stata nella volontà del Presidente.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, pongo in votazione, ai sensi
dell'articolo 110 del Regolamento interno, la richiesta di rinvio
della seduta.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario resti seduto.
(E'approvata)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a mercoledì, 2 dicembre
2009, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d), e 153 del Regolamento interno, della mozione:
n. 159 - Iniziative a tutela del bilancio della Regione in
conseguenza delle sentenze a favore dei contrattisti ricorrenti
avverso la 'Riscossione Sicilia S.p.A.'
VINCIULLO - POGLIESE - COLIANNI
CORONA - TORREGROSSA
III - Discussione della mozione:
N. 158 - Revoca delle deleghe conferite all'Assessore regionale
alla Presidenza.
CRACOLICI - LUPO - AMMATUNA - APPRENDI - BARBAGALLO -BONOMO - DE
BENEDICTIS - DI BENEDETTO - DI GUARDO - DIGIACOMO - DONEGANI -
FARAONE - FERRARA - FIORENZA -GALVAGNO - GUCCIARDI - LACCOTO -
MARINELLO - MARZIANO - MATTARELLA - ODDO - PANARELLO - PANEPINTO -
PICCIOLO - RAIA - RINALDI - SPEZIALE - TERMINE - VITRANO
IV - Discussione dei disegni di legge:
1) «Rendiconto generale della Regione siciliana e dell'Azienda
delle foreste demaniali per l'esercizio finanziario 2008» (n. 447).
2) «Assestamento del bilancio della Regione per l'anno finanziario
2009» (n. 446).
La seduta è tolta alle ore 19.47
ALLEGATO:
Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «LAVORI PUBBLICI»
FARAONE. - «All'Assessore per i lavori pubblici, premesso che:
la GESAP s.p.a., la società che gestisce l'aeroporto Falcone-
Borsellino' di Palermo, ha bandito una gara per l'affidamento
triennale della manutenzione ordinaria e straordinaria di tipo
civile relativa all'aeroporto medesimo;
pur prevedendo il bando e il disciplinare di gara il rispetto
della procedura prevista dalla legge n. 109 del 1994 nel testo
coordinato con le norme della legge regionale 2 agosto 2002, n. 7
e successive modifiche ed integrazioni, nessuna delle principali
norme di detta legge risulta rispettata;
la prima, macroscopica inadempienza è quella che la GESAP non si
è avvalsa dell'UREGA per l'espletamento della gara, malgrado
l'obbligo di legge;
non aver trasferito la competenza dello svolgimento della gara
all'UREGA ha inoltre comportato che i documenti di gara non hanno
subito alcuna verifica, né amministrativa né tecnica. Forse anche
per questo motivo i documenti di gara presentano un'infinità di
incertezze e anomalie come stanno a dimostrare gli innumerevoli
quesiti pubblicati sul sito della GESAP, posti da imprese
interessate alla partecipazione e, spesso, le incerte, se non
nebulose, risposte fornite a chiarimento;
vi è di più: la GESAP, nel formulare l'elenco prezzi su cui le
imprese concorrenti devono offrire il ribasso, non si è attenuta
al prezziario unico regionale, contravvenendo ad un altro preciso
obbligo di legge;
infatti, l'elenco prezzi sembra adottato dal prezziario DEI (una
casa editrice specializzata in pubblicazioni tecniche di lavori di
genio civile) e per giunta vecchio di almeno cinque anni;
il risultato è che i prezzi posti in gara sono inferiori
mediamente del 35% a quelli previsti dal vigente prezziario
regionale;
come hanno rilevato anche alcune recenti sentenze dei tribunali
amministrativi regionali, anche in Sicilia la mancata osservanza
dei prezziari regionali, anche sotto l'aspetto del mancato
aggiornamento dei prezzi posti in gara al prezziario vigente al
momento dell'indizione della gara, favorisce di fatto le imprese
meno corrette, più inadempienti nei riguardi degli obblighi di
legge in materia retributiva, assicurativa e di sicurezza sul
lavoro;
ritenuto quanto sopra meritevole di un immediato intervento
idoneo ad affermare il principio inderogabile del rispetto delle
leggi in un delicato settore quale quello degli appalti pubblici;
per sapere quali provvedimenti si intendano adottare per:
a) - addivenire innanzitutto all'immediata sospensione di una
gara che presenta tali e tanti evidenti aspetti di illegittimità;
b) - ricondurre la GESAP al rispetto pieno delle leggi in
materia di lavori pubblici, visto che la gara di che trattasi non
è la prima né l'ultima indetta dalla GESAP al di fuori della
normativa
di legge». (636)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione numero 636, a
firma dell'onorevole Faraone, si rappresenta quanto segue.
La GESAP s.p.a. è la società di gestione dell'aeroporto Falcone
- Borsellino' di Palermo, con un capitale sociale di euro
21.579.370,00 interamente versato e ripartito tra la Provincia
regionale di Palermo, il Comune di Palermo, la Camera di
Commercio, il Comune di Cinisi e altri soci minori.
La GESAP ha la concessione quarantennale della gestione totale
dell'aeroporto e opera sotto la vigilanza del Ministero delle
Infrastrutture e dei trasporti e dell'ENAC.
Quale gestore aeroportuale, la Società progetta, realizza e
gestisce aree, infrastrutture ed impianti dello scalo, dei quali
cura ogni necessaria manutenzione ed implementazione, fornendo,
altresì, i servizi centralizzati quali, ad esempio, il
coordinamento di scalo, i sistemi informativi e di informazione al
pubblico, la vigilanza e la sicurezza aeroportuale e la fornitura
di servizi commerciali attraverso concessioni a terzi.
Premesso quanto sopra, si ritiene che la competenza, in
riferimento all'applicazione della legislazione regionale o
statale in relazione ad una gara d'appalto avente per oggetto i
lavori di manutenzione di natura civile sugli edifici ed
infrastrutture aeroportuali, è del Ministero delle Infrastrutture
e dei Trasporti che ha la vigilanza sulla società stessa».
L'Assessore
(on. Antonino
Beninati)
MARROCCO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per i
lavori pubblici, premesso che:
il Comune di Paceco (TP) ha inoltrato istanza di ammissione al
finanziamento di cui al decreto dell'Assessorato Lavori pubblici
14 febbraio 2005, recante Bando pubblico di selezione per
l'esecuzione di opere di recupero e ristrutturazione di edifici
scolastici esistenti di ogni ordine e grado' per il II stralcio
del progetto di ristrutturazione ed adeguamento sismico della
scuola elementare Giovanni XXIII' di Paceco (TP);
tale progettualità, come si evince dal decreto n. 811/12 del 21
giugno 2006, si è classificata al secondo posto della graduatoria
stilata dall'Assessorato Lavori pubblici, ottenendo quindi
un'assegnazione di euro 1 milione e 385 mila;
dovendo il Comune coprire, secondo quanto previsto dal predetto
decreto, la differenza tra la somma risultante e la somma
residuata, in data 29 novembre 2006, il Consiglio comunale di
Paceco ha provveduto all'adempimento suddetto, approvando le
variazioni di bilancio necessarie per stanziare la rimanente somma
di euro 115 mila;
tenuto conto che:
l'esecutività del decreto n. 811/2006 è stata sospesa con
determina del dirigente generale, pubblicata nella Gazzetta
ufficiale della Regione siciliana n. 16 del 13 aprile 2007;
tale sospensione è stata revocata con avviso pubblico,
pubblicato nella GURS n. 7
dell'8 febbraio 2008;
con il decreto n. 2612/S. del 19 novembre 2008 del dirigente
generale del Dipartimento regionale lavori pubblici, pubblicato
nella GURS n. 57 del 12 febbraio 2008, sono stati resi noti gli
elenchi delle istanze inammissibili da escludere e quelle
ammissibili a finanziamento, e da tale decreto è emerso che il
Comune di Paceco mantiene il secondo posto in graduatoria;
considerato che:
il Comune di Paceco ha provveduto alla presentazione della
documentazione necessaria, atteso che è stato pubblicato il bando
di gara per l'appalto dei lavori predetti;
detta gara si è regolarmente tenuta in data 21 aprile 2009, ma
l'aggiudicazione definitiva e la consequenziale consegna dei
lavori sono subordinati all'emanazione del decreto di
finanziamento del dirigente generale del Dipartimento dei lavori
pubblici del 19 novembre 2008;
per sapere se risultino motivazioni ostative per l'ottenimento
delle somme stanziate per
i lavori di recupero e ristrutturazione finanziati con il decreto
14 febbraio 2005, riguardanti
il progetto di ristrutturazione ed adeguamento sismico della
scuola elementare Giovanni XXIII'
di Paceco». (773)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione numero 773, a
firma dell'onorevole Marrocco, si rappresenta quanto segue.
Con decreto del Dirigente Generale del Dipartimento Regionale
Lavori Pubblici n. 2612/S2 del 19/11/2008 è stata approvata la
graduatoria degli interventi relativi al Bando pubblico di
selezione per l'esecuzione di opere di recupero e ristrutturazione
di edifici scolastici esistenti, di ogni ordine e grado.
Il Servizio competente del Dipartimento ha provveduto a adottare,
nel rispetto delle priorità derivanti dal punteggio attribuito ad
ogni singolo intervento, i singoli decreti di finanziamento.
Con decreto del Dirigente Generale n. 1708 del 12/10/2009 per un
importo di euro 1.385.000,00, già vistato dalla Ragioneria
Centrale, è stato finanziato l'intervento a favore del Comune di
Paceco.
Sulla scorta dello stesso, il Comune di Paceco dovrà adottare
tutti i provvedimenti necessari alla realizzazione
dell'intervento».
L'Assessore
(on. Antonino
Beninati)