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Resoconto d'Aula della Seduta n. 123 di mercoledì 25 novembre 2009
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   Presidenza del presidente Cascio


   VITRANO, segretario, dà lettura del processo verbale della  seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                          Congedi e missioni

   PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Cintola e Apprendi sono  in
  congedo per la presente seduta.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunico,  altresì,  che sono in missione, per  ragioni  del  loro
  ufficio, gli onorevoli: Cordaro e Vinciullo per i giorni  25  e  26
  novembre 2009;   Caputo per i giorni 4 e 5 dicembre 2009.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di risposte scritte a interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute, da parte  dell'Assessore
  per   i   Lavori  pubblici,  le  risposte  scritte  alle   seguenti
  interrogazioni:

   n.  636  -  Misure per garantire il pieno rispetto delle leggi  in
  materia di lavori pubblici da parte della GESAP s.p.a.
   Firmatario: Faraone Davide

   n.   773   -   Erogazione  delle  risorse  per  il   progetto   di
  ristrutturazione  ed  adeguamento sismico della  scuola  elementare
  'Giovanni XXIII' di Paceco (TP).
   Firmatario: Marrocco Livio.

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   «Recepimento legge 30 marzo 2001, n. 125.  Legge quadro in materia
  di alcool e problemi alcool correlati» (n. 489)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli  Colianni,
  Arena,  Lentini,  Musotto, D'Antoni e Minardo in data  18  novembre
  2009;
   «Norme volte a favorire la prevenzione, la cura, la riabilitazione
  ed  il  reinserimento  dei  soggetti  con  problemi  di  dipendenza
  patologica da sostanze d'abuso» (n. 490)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli  D'Antoni,
  Musotto,  Colianni, Minardo, Arena, Lentini e  Romano  in  data  18
  novembre 2009

   «Ordinamento della professione di maestro di sci» (n. 491)
   di  iniziativa  parlamentare presentato dall'onorevole  Fagone  in
  data 18 novembre 2009

   «Istituzione dell'Agenzia nazionale dell'immigrazione» (n. 492)
   di  iniziativa  parlamentare presentato dall'onorevole  Caputo  in
  data 18 novembre 2009.

      Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
                        Commissione legislativa

   PRESIDENTE.  Comunico che il seguente disegno  di  legge  è  stato
  inviato alla competente Commissione legislativa:

                             BILANCIO (II)

   «Manovra correttiva per l'esercizio finanziario 2009»  (n. 488)
   - di iniziativa governativa
   - inviato in data 18 novembre 2009
   - parere I, III, IV, V, VI.

              Comunicazione di ritiro di disegno di legge

   PRESIDENTE.  Informo che con nota prot. n. 10671 del  12  novembre
  2009  la  Presidenza  della  Regione -  Ufficio  di  Gabinetto,  ha
  comunicato il ritiro del disegno di legge n. 457 del 18 agosto 2009
  «Disposizioni in materia di erogazione di contributi».
   L'Assemblea ne prende atto.

       Comunicazione di apposizione di firma a disegno di legge

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Minardo, in data 25  novembre
  2009, ha chiesto di apporre la firma al disegno di legge numero 332
  «Interventi a sostegno dei militari siciliani e dei loro  familiari
  colpiti  da  gravi forme tumorali per esposizione alle  polveri  di
  uranio impoverito».

            Comunicazione di ritiro di richiesta di parere

   PRESIDENTE.  Informo che, con nota prot. n. 10874 del 19  novembre
  2009,  la  Presidenza della Regione ha comunicato il  ritiro  della
  richiesta  di parere  P.O. FESR 2007-2013. Bozza di decreto  regimi
  di  aiuto (n. 43/V) , pervenuta in data 18 novembre 2009 ed inviata
  in  pari  data  alla competente Commissione Cultura,  formazione  e
  lavoro (V).
   L'Assemblea ne prende atto.

                 Comunicazione di richiesta di parere

   PRESIDENTE. Comunico che la seguente richiesta di parere  è  stata
  assegnata alla competente Commissione legislativa:

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   P.O. FESR 2007-2013. Bozza di decreto regimi di aiuto (n. 44/V)
   - pervenuto in data 24 novembre 2009
   - inviato in data 25 novembre 2009.

      Comunicazione di assenze alla riunione della I Commissione
                              legislativa

   PRESIDENTE.   Comunico   che   nella  seduta   della   Commissione
  legislativa  permanente  Affari Istituzionali' (I)  n.  72  del  17
  novembre   2009  sono  risultati  assenti  gli  onorevoli:   Arena,
  Cracolici,   Gucciardi,  Maira,  Marrocco,  Musotto,   Speziale   e
  Vinciullo.

   L'Assemblea ne prende atto.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   VITRANO, segretario:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
  ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:

   l'Amministrazione  comunale  di  Comiso  (RG)   ha   deciso,   con
  decorrenza  dall'1   maggio  2009, di non  rinnovare  il  contratto
  stipulato   con  il  dirigente  sino  a  quella  data  responsabile
  dell'archivio storico del comune;

   la  suddetta scelta ha determinato un vuoto nella gestione  di  in
  uno   dei   settori   culturali  che  negli   ultimi   anni   aveva
  contraddistinto  meritevolmente il Comune  di  Comiso  grazie  alle
  pregevoli iniziative;

   nel  patrimonio archivistico si annoverano, tra le opere, gli atti
  della  Contea  di Comiso 1590-1816, gli atti del Decurionato  1817-
  1861 e gli 'Acta Miscellanea Selecta Veteris Regimini Yhomisi' 1590-
  1827;

   rilevato che:

   la  Soprintendenza archivistica per la Sicilia, con nota prot.  n.
  2273/2813.07/2,  ha chiesto al Comune di Comiso di  meditare  sulla
  decisione  assunta in considerazione della necessità  di  osservare
  correttamente  quanto fissato negli articoli 29 e  30  del  decreto
  legislativo  22  gennaio  2004, n. 42, e  successive  integrazioni,
  nonché  nel  decreto legislativo 26 marzo 2008, n. 62 relativamente
  alla gestione del patrimonio archivistico;

   la   tutela  del  patrimonio  archivistico  deve  essere  affidata
  necessariamente ad un responsabile esperto che ne sappia  garantire
  l'attuale ottimo stato di conservazione nonché la gestione  con  le
  opportune operazioni di implementazione;

   per sapere se siano a conoscenza dei fatti sin qui descritti e  se
  non  ritengano opportuno e urgente porre in essere ogni  iniziativa
  utile  atta  a  garantire  il corretto funzionamento  dell'archivio
  storico  del  Comune  di Comiso mediante qualificato  personale  di
  comprovata esperienza». (877)

                                                            DIGIACOMO

   «All'Assessore  per  la  famiglia,  le  politiche  sociali  e   le
  autonomie  locali, premesso che numerosi consiglieri del Comune  di
  Lampedusa  e  Linosa  (AG), con una lettera indirizzata  a  codesto
  Assessorato  e al Procuratore della Repubblica di Agrigento,  hanno
  segnalato  diversi fatti ed atti di gestione ritenuti  illegittimi,
  se non illegali, compiuti dagli organi di amministrazione attiva;

   osservato che:

   nel mese di luglio u.s., il Sindaco è stato arrestato con l'accusa
  di   concussione,  per  aver  ricevuto  somme  di  denaro  da   due
  imprenditori,  quale  prezzo per evitare  ulteriori  ritardi  nella
  riscossione dei crediti vantati da costoro nei confronti del Comune
  di Lampedusa. Successivamente scarcerato, in attesa di giudizio,  è
  attualmente  soggetto  alla  decisione  della  Suprema   Corte   di
  Cassazione  cui  ha  fatto ricorso la Procura della  Repubblica  di
  Agrigento  impugnando l'ordinanza del Tribunale del riesame  presso
  la  Corte  di  appello  di  Palermo, che ha  revocato  la  custodia
  cautelare;

   ampio  clamore  ha  avuto,  in ambito regionale  e  nazionale,  la
  realizzazione  della  una  cosiddetta  'Ambasciata'   in   Palermo,
  costituendo  questa una sede secondaria dello stesso  Comune  senza
  che risultasse organizzata nel dovuto rispetto delle norme riferite
  alla  gestione  degli  uffici pubblici, in  dispregio  anche  delle
  prescritte autorizzazioni di polizia amministrativa, ed ancora, nei
  giorni  scorsi,  la stampa ha portato a conoscenza  dell'esistenza,
  per   il   medesimo   fatto,  di  un  giudizio  di   responsabilità
  amministrativa  nei riguardi del medesimo Sindaco  da  parte  della
  sezione  giurisdizionale della Corte dei conti  presso  la  Regione
  siciliana;

   nel mese di settembre u.s., nei confronti del Sindaco di Lampedusa
  è   stato   ipotizzato  il  reato  di  abuso  d'ufficio  per   aver
  illegittimamente acquistato materiale elettrico ed elettrodomestici
  per  un  importo di 887 mila euro. Recenti notizie di stampa  hanno
  dato  notizia  di  un  provvedimento  di  sequestro  del  materiale
  elettrico  fatturato  da  una ditta di Palermo  ed  acquistato  dal
  Comune verbalmente e senza alcun impegno di spesa, il cui possibile
  pagamento  risultava  essere  in  istruttoria  quale  debito  fuori
  bilancio;

   recentemente  il Sindaco è stato rinviato a giudizio con  l'accusa
  di  aver realizzato, in violazione di legge e con abuso dei  poteri
  di  ordinanza  sindacale,  un parcheggio nell'area  dell'Isola  dei
  Conigli, e ciò costituisce un ulteriore esempio di come si ricorra,
  nell'azione   amministrativa,  quasi  costantemente,   all'uso   di
  ordinanze  e  di  'somme  urgenze'  per  interventi  effettuati  in
  dispregio alle previsioni normative;

   presso  l'ufficio di gabinetto del Sindaco del Comune di Lampedusa
  e  Linosa  sono state assunte ben 11 unità di personale,  destinate
  peraltro  quasi  prevalentemente  ad  attività  manuali,  ciò   con
  l'evidente scopo di aggirare le norme che assicurano la trasparenza
  nelle assunzioni negli enti locali;

   considerato che:

   la  persistente  e pervicace mancata risposta alle  interrogazioni
  consiliari,   che   esprimono  tutte   la   patologica   incapacità
  dell'Amministrazione  comunale, manifesta l'ampia  sottovalutazione
  della funzione ispettiva che è propria del Consiglio comunale;

   l'Amministrazione  ha determinato le indennità  accessorie  dovute
  alla  dirigenza,  negoziando valori sicuramente 'fuori  mercato'  e
  segnatamente al di là delle possibilità finanziarie del Comune, col
  probabile  obiettivo di acquisire la supina accondiscendenza  della
  stessa  dirigenza  comunale,  ciò in  dispregio  delle  indicazioni
  dell'ARAN,  interpellata  a  seguito  di  richiesta  avanzata   dal
  Consiglio comunale;

   è  altrettanto notoria la persistente attività di diretta gestione
  posta  in essere dal Sindaco, soprattutto in materia finanziaria  e
  persino  nelle  spese  di economato, situazione  aggravata  e  resa
  possibile  dalla  titolarità  in capo allo  stesso  della  funzione
  assessoriale al bilancio;

   è  prassi  costante  quella di utilizzare  immobili  e/o  stornare
  fondi,  destinati a ben definite utilità di interesse  pubblico,  a
  funzioni  di  natura  diversa. Così come è  stato  fatto  nel  caso
  dell'immobile,  finanziato con fondi POR, per  essere  destinato  a
  centro sociale ed utilizzato invece come sede di uffici comunali; o
  nel caso dell'uso della locale stazione marittima per fini diversi;
  o,  ancora,  come  fatto  con  l'utilizzazione  delle  risorse  del
  Ministero  dell'ambiente, destinate all'acquisto di arredi  per  la
  riserva marina protetta di Lampedusa, arredi mai acquistati e soldi
  probabilmente stornati per finalità diverse;

   è  parimenti  prassi  costante  del Sindaco  quella  di  sottrarre
  competenze istituzionali al Consiglio comunale, non essendo rari  i
  casi in cui i consiglieri hanno conoscenza, dalla stampa locale, di
  fatti  e  di atti amministrativi che avrebbero presupposto la  loro
  deliberazione, sia pure quale atto di indirizzo, come sta accadendo
  per l'accordo stilato con i sindaci delle altre Isole minori e che,
  per quanto è dato conoscere, è già da tempo operativo;

   è stata attribuita al segretario comunale la funzione di direttore
  generale   con   gravi  oneri  a  carico  del  bilancio   comunale,
  raddoppiandone di fatto la retribuzione;

   tenuto conto che:

   l'articolo 40 della legge 8 giugno 1990, n. 142, come recepito  in
  Sicilia  dall'articolo  1,  lettera g), della  legge  regionale  11
  dicembre  1991,  n. 48, dispone che, in presenza di  atti  contrari
  alla Costituzione o per gravi e persistenti violazioni di legge, il
  Sindaco  e  conseguentemente la Giunta possono essere  rimossi  dal
  Presidente  della Regione su proposta dell'Assessore regionale  per
  la famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali;

   quanto precede è successivo alla necessaria istruttoria e verifica
  di atti e fatti da parte di codesto Assessorato;

   atteso  che  già  codesto  stesso Assessorato  ha  proceduto,  con
  riferimento al Comune di Favignana (TP), alla rimozione del Sindaco
  e  della  Giunta in carica con decreto del Presidente della Regione
  19  marzo  2008, pubblicato nella Gazzetta ufficiale n. 16  dell'1
  aprile  2008,  in relazione a condotte e violazioni  antigiuridiche
  non dissimili da quelle rappresentate per il comune di Lampedusa;

   per sapere:

   se  non ritenga, per tutte le ragioni sopra esposte, di avviare  i
  dovuti  accertamenti per verificare la sussistenza delle  questioni
  qui  rilevate e l'eventuale danno erariale che ne consegue  per  il
  comune;

   se  non  ritenga, una volta accertati i fatti, di dovere procedere
  agli adempimenti di propria competenza al fine della rimozione  del
  Sindaco di Lampedusa». (878)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                         DI BENEDETTO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
  ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:

   la  legge  regionale  1  febbraio  2006,  n.  5,  ha  disposto  la
  partecipazione  della  Regione siciliana  alla  costituzione  della
  fondazione di diritto privato promossa dall'associazione  siciliana
  per la musica del Novecento 'The Brass Group - città di Palermo';

   la  stessa legge riconosce la fondazione quale strumento  primario
  di  diffusione  dell'arte  e della cultura  di  musica  jazz  e  di
  derivazione afro-americana;

   considerato che:

   tale  legge ha inteso conferire il giusto riconoscimento giuridico
  ad  una realtà del panorama musicale siciliano, il Brass Group,  di
  trentennale  esperienza e di risalto internazionale, che  vanta  al
  suo attivo numerosi successi di pubblico e critica;

   l'associazione siciliana per la musica jazz The Brass Group nacque
  nel 1974 a Palermo e, oltre all'orchestra, gestisce un centro studi
  dotato di biblioteca, emeroteca, nastroteca e videoteca aperto alla
  pubblica  fruizione,  nonché  la  scuola  popolare  di  musica  che
  provvede  alla formazione professionale dei propri quadri artistici
  e tecnici e all'educazione musicale della collettività;

   presso  la  fondazione prestano la propria opera 100  addetti  tra
  professori d'orchestra, docenti, ausiliari e amministrativi;

   premesso, inoltre, che:

   la fondazione, di cui alla citata legge regionale 1 febbraio 2006,
  n 5, è stata costituita con atto pubblico nel 2007;

   la  Regione  siciliana, tuttavia, non ha mai versato la  quota  di
  partecipazione  alla  costituzione del fondo patrimoniale,  venendo
  meno   ad   un'obbligazione  contrattuale  oltre  che   a   precise
  disposizioni di legge;

   nel  2008,  il fondo per la gestione ordinaria della fondazione  è
  stato decurtato del 70 per cento;

   in  tali  condizioni, la fondazione non è in grado di svolgere  la
  propria  attività:  da  alcuni mesi i  musicisti  ed  il  personale
  amministrativo non percepiscono lo stipendio, mentre una  folla  di
  creditori bussa per il pagamento delle forniture;

   per  il  corrente  esercizio finanziario, il Governo  ha  proposto
  nella   manovra  correttiva,  all'esame  dell'Assemblea   regionale
  siciliana,  l'azzeramento del contributo gestionale a carico  della
  Regione;

   è  inevitabile  ipotizzare, stando così le cose,  lo  scioglimento
  della  fondazione  dopo 30 anni di attività, privando  il  panorama
  artistico  musicale  di un soggetto di riconosciuto  ed  indiscusso
  valore;

   per sapere:

   le  ragioni per le quali la Regione siciliana non abbia  adempiuto
  ai propri obblighi nei confronti della fondazione The Brass Group;

   se  non  ritengano doveroso e non più rinviabile  il  conferimento
  della   quota  di  partecipazione  regionale  al  patrimonio  della
  fondazione, nonché l'erogazione del contributo di gestione». (880)

                                                                 LUPO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  sanità,
  premesso che:

   l'ospedale  'Moscatello'  di  Augusta  (SR)  è  una  delle   poche
  strutture  sanitarie in provincia di Siracusa ad essere  dotata  di
  una pista di atterraggio per elicotteri. Ciò consente alla medesima
  struttura di avere un bacino di utenza che abbraccia tutti i  paesi
  del comprensorio e/o quei centri ove esistono strutture ospedaliere
  pubbliche, ma non dotate di eliporto;

   il sistema di elisoccorso è di vitale importanza per consentire un
  pronto  e  tempestivo intervento in casi di gravità che necessitano
  il  trasferimento urgente di pazienti in fin di vita verso nosocomi
  dotati   di   strutture  particolari  come  la   rianimazione,   la
  cardiochirurgia o la neurochirurgia;

   considerato che:

   la  pista  dell'elisoccorso dell'ospedale 'Moscatello'  è  agibile
  solo  per interventi diurni, visto che è sprovvista del sistema  di
  illuminazione che le consentirebbe una fruizione continua h24';

   la  mancata possibilità di sfruttare la pista nelle ore  serali  e
  notturne causa seri problemi nell'assistenza immediata ai pazienti,
  che   necessitano  di  un  veloce  trasferimento  in  ospedali  con
  strutture più adeguate;

   nel caso in cui tali interventi dovessero avvenire in orari serali
  o  notturni, il trasferimento viene svolto per mezzo di  ambulanze,
  sistema che, ovviamente, incide su uno dei fattori predominanti  in
  questi casi: la rapidità di intervento;

   visto  che  un  intervento  della  Regione  che  possa  permettere
  l'istallazione  dell'impianto luci nell'elipista  dell'ospedale  di
  Augusta  è  assolutamente  auspicabile  perché,  a  fronte  di   un
  investimento  economico modesto (occorrono meno di 50  mila  euro),
  permetterebbe  ad un bacino di oltre 100 mila persone  di  avere  a
  disposizione,  per 24 ore al giorno, un servizio che  spesso  si  è
  dimostrato essenziale per salvare vite umane;

   per   sapere   se   non  ritengano  urgente  ed  improcrastinabile
  intervenire  con  un  finanziamento  straordinario  per  consentire
  l'istallazione   dell'impianto   di   illuminazione   nell'eliporto
  dell'ospedale 'Moscatello' di Augusta, al fine di garantire, per 24
  ore al giorno, un servizio vitale come l'elisoccorso». (881)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della Regione e all'Assessore  regionale  per  il
  lavoro,  la  previdenza  sociale,  la  formazione  professionale  e
  l'emigrazione, premesso che:

   l'Assessorato  regionale  Lavoro, previdenza  sociale,  formazione
  professionale ed emigrazione ha provveduto a nominare  dei  tecnici
  collaudatori per cantieri di lavoro che sono stati finanziati negli
  anni 80 e '90;

   detti  tecnici  collaudatori hanno dato  l'avvio  al  procedimento
  istruttorio  per  la  definizione  delle  pratiche  ancora  aperte,
  nonostante   siano  passati  tanti  anni  dal  momento   del   loro
  finanziamento;

   preso atto che:

   molti  degli  enti  beneficiari  di detti  finanziamenti,  essendo
  decorsi  10 anni o 5 anni, non sono nelle condizioni di esibire  la
  certificazione  o,  comunque,  i  documenti  adesso  richiesti  dai
  tecnici collaudatori relativamente alle voci di spesa;

   alla  luce  di  quanto  trascritto nella  suddetta  relazione,  il
  funzionario dell'Assessorato Lavoro designato al procedimento, sig.
  Armando  Italia, ha ritenuto, con lettera prot. 1024 del  2009,  di
  addebitare   l'importo  dell'intero  intervento,   pari   ad   euro
  75.308,67, all'ente gestore, cioè alla parrocchia di San Bartolomeo
  Apostolo;

   considerato che:

   spesso  i  legali  rappresentanti  degli  enti  beneficiari   sono
  defunti,  così come sono venuti meno anche i titolari  delle  ditte
  che,  a  suo tempo, hanno contribuito a realizzare detti lavori;  i
  documenti fiscali vanno conservati per i 10 anni e che solo per gli
  ultimi  5 l'Amministrazione statale o regionale può procedere  alla
  verifica  degli  atti perché, decorsi detti termini,  non  può  più
  procedere ad accertamenti di alcuna natura;

   spesso sono decorsi ampiamente 10 anni previsti dalla legge per la
  conservazione dei documenti fiscali;

   per sapere:

   se  non  reputino inopportuno continuare ad affidare collaudi  per
  cantieri  di  lavoro  dopo 10 anni dalla conclusione  degli  stessi
  lavori,   tenuto  conto  che  la  normativa  vigente  in  tema   di
  conservazione di documenti fissa in 5 o 10 anni il tempo massimo di
  conservazione degli stessi documenti;

   se  non  ritengano  utile,  per  evitare  l'insorgere  di  liti  e
  contestazioni, bloccare dette nomine e limitarle solo a  quei  casi
  che  rientrano  nei  tempi  massimi previsti  dalle  legge  per  la
  conservazione dei documenti fiscali». (882)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per  il  lavoro,  la
  previdenza  sociale, la formazione professionale  e  l'emigrazione,
  premesso che:

   l'Assessorato  regionale  del lavoro,  della  previdenza  sociale,
  della  formazione  professionale e dell'emigrazione,  con  nota  n.
  40909  del  30  dicembre  2007, ha affidato al  geometra  Francesco
  Mozzicato il collaudo del cantiere di lavoro n. 9600025/SR-6;
   in  detto cantiere si sono svolti lavori presso la chiesa  di  San
  Bartolomeo  Apostolo  di  Città Giardino, frazione  del  Comune  di
  Melilli (SR);

   i  lavori sono stati effettuati nel 1996 e finanziati con  decreto
  assessoriale n. 146 del 28 maggio 1996;

   preso atto che:

   il   collaudatore  del  cantiere  de  quo,  nella  sua   relazione
  conclusiva,  ha  dichiarato che i lavori erano  stati  regolarmente
  eseguiti ed erano conformi a quanto previsto dal D.A. 146,  ma  non
  ha  avuto modo di esaminare la documentazione relativa alle voci di
  spesa;

   alla  luce  di  quanto  trascritto nella  suddetta  relazione,  il
  funzionario  dell'Assessorato Lavoro responsabile del procedimento,
  signor  Armando Italia, ha ritenuto, con lettera prot. n. 1024  del
  2009, di addebitare l'importo dell'intero intervento, pari ad  euro
  75.308,67, all'ente gestore, cioè alla Parrocchia di San Bartolomeo
  Apostolo;

   considerato che:

   i  documenti fiscali vanno conservati per 10 anni e che  solo  per
  gli  ultimi  5 l'Amministrazione statale o regionale può  procedere
  alla verifica degli atti perché, decorsi detti termini, non può più
  procedere ad accertamenti di alcuna natura;

   nel   caso  specifico  sono  decorsi  addirittura  11  anni  dalla
  conclusione  dei lavori e dalla emissione di ricevute,  fatture  e,
  comunque, di qualsiasi documento oggetto di possibile verifica;

   tenuto conto che:

   il  collaudo  di  detto  cantiere  è  avvenuto  11  anni  dopo  la
  conclusione dei lavori;

   in  questo  lasso  di  tempo, il parroco che curava  nel  1996  la
  parrocchia  di San Bartolomeo Apostolo ed il titolare  dell'impresa
  di costruzione che effettuò i lavori sono deceduti;

   nella  parrocchia  de  qua non è stato ritrovato  alcun  documento
  inerente ai lavori effettuati e l'impresa di costruzione ha cessato
  la sua attività;

   appare  evidente  che  la ricerca, da parte  dell'attuale  parroco
  della   chiesa   di   San   Bartolomeo,  dei  documenti   richiesti
  dall'Assessorato  Lavoro  è  un impresa  impossibile  perché  quasi
  sicuramente i documenti sono andati distrutti;

   per sapere:

   se  non ritengano opportuno annullare il procedimento iniziato nei
  confronti  della  chiesa  di  San  Bartolomeo  Apostolo  di   Città
  Giardino,   frazione   di   Melilli,   che   appare   indubbiamente
  persecutorio e privo di valore giuridico per quanto in premessa;

   se  non  reputino inopportuno continuare ad affidare collaudi  per
  cantieri  di  lavoro  dopo 10 anni dalla conclusione  degli  stessi
  lavori,   tenuto  conto  che  la  normativa  vigente  in  tema   di
  conservazione di documenti fissa in 5 o 10 anni il tempo massimo di
  conservazione degli stessi». (883)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  sanità,
  premesso che:

   in  data 11 novembre 2009, il signor Giuseppe Giudice di anni  70,
  abitante nel comune di Priolo Gargallo (SR), si è presentato presso
  l'ASP  di  Siracusa,  con regolare ricetta  medica  rilasciata  dal
  medico  curante,  al  fine  di effettuare  una  tomografia  assiale
  computerizzata (TAC);

   a causa della patologia riscontrata dal medico curante, tale esame
  specialistico avrebbe dovuto essere effettuato nel più breve  tempo
  possibile;

   considerato che:

   secondo l'ASP di Siracusa, il sig. Giudice potrà effettuare la TAC
  il  giorno  5  marzo 2010, ben 4 mesi dopo la data di presentazione
  della  richiesta,  tutto  ciò  a prescindere  sia  della  patologia
  riscontrata nel paziente, sia dalla conseguente urgenza di avere un
  riscontro specialistico;

   a  complicare ulteriormente la vicenda vi è anche il fatto che  lo
  stesso  esame dovrà essere effettuato presso una struttura  privata
  convenzionata e non presso una struttura pubblica;

   tenuto conto che il caso del sig. Giuseppe Giudice rientra tra  le
  migliaia  e migliaia di casi che vedono il paziente siciliano,  che
  si  rivolge  ad una struttura sanitaria pubblica perché bisognevole
  di una prestazione medica particolare, essere trattato come un mero
  'numero',  una 'crocetta' da inserire in un riquadro libero,  senza
  alcun  riguardo  nei confronti della patologia,  dell'età  e  delle
  possibili  e  spiacevoli,  se  non drammatiche,  ripercussioni  che
  potrebbe avere a causa di ritardi che rasentano il disprezzo per la
  vita umana;

   visto che:

   compito  di  un  servizio  pubblico è quello  di  erogare  servizi
  immediati ed adeguati alle aspettative della popolazione;

   quando  tale servizio investe il campo della sanità -  che  costa,
  tra  l'altro,  milioni  di euro alla Regione  -,  tale  prerogativa
  assume  la  veste di obbligo, tenuto conto che si parla  di  esseri
  umani che pongono la loro stessa vita nelle mani di medici, tecnici
  e burocrati sanitari;

   la  prenotazione  di un esame particolare, che  normalmente  viene
  richiesto  dai medici curanti perché unico sistema per  individuare
  con  certezza la diagnosi e la conseguente cura e terapia, non  può
  essere strumento di vessazione o di strazio per i pazienti che,  in
  certi  casi,  non sanno nemmeno se arriveranno in vita  al  momento
  dell'agognato esame;

   per sapere:

   quali  provvedimenti urgenti intendano adottare per porre  fine  a
  questi   incredibili   ritardi   nell'erogazione   di   prestazioni
  specialistiche sanitarie in provincia di Siracusa;

   se  non  ritengano utile, necessario ed indispensabile fornire  le
  strutture  sanitarie pubbliche della provincia di  Siracusa  di  un
  adeguato  numero di TAC al fine di evitare queste insopportabili  e
  dannose  attese,  impedendo,  tra l'altro,  la  'fuga'  dei  malati
  siracusani  presso  altre strutture pubbliche e  private  di  altre
  province italiane;

   se   non   ritengano   doveroso,  nei  confronti   dei   cittadini
  contribuenti della provincia di Siracusa, disporre un'ispezione  al
  fine  di  accertare  le motivazioni che stanno alla  base  di  tali
  incredibili ritardi;

   se  ritengano, infine, congruo, rispetto al numero degli  abitanti
  della  provincia di Siracusa, il numero di TAC attualmente  in  uso
  nelle strutture pubbliche della provincia, soprattutto comparandole
  con quelle esistenti nelle altre province dell'Isola». (884)

                                                            VINCIULLO

   «All'Assessore per la sanità, premesso che:

   in   seguito  dell'entrata  in  vigore  della  riforma   sanitaria
  regionale,  sono  stati  operati  degli  accorpamenti  di   presidi
  sanitari  con  la conseguente mobilità di personale e la  riduzione
  dei  servizi e delle prestazioni in precedenza assicurati e  svolti
  tra quelli preesistenti;

   uno  di questi casi è rappresentato dall'ambulatorio di ostetricia
  e  ginecologia  dell'ex  distretto sanitario  n.  12;  il  suddetto
  distretto  nei  fatti  è stato smantellato  non  riuscendo  più,  a
  seguito dei trasferimenti di medici ad altri ambulatori, a svolgere
  le  funzioni  cui  era  preposto; l'ambulatorio  opera  prestazioni
  sanitarie sin dal dicembre del 1996;

   successivamente,  l'ambulatorio ha svolto un  utilissimo  servizio
  alla  comunità del territorio che non comprende solo la popolazione
  del  quartiere  'Noce', ove è ubicato, ma anche un bacino  d'utenza
  ben maggiore;

   sempre   il  suddetto  ambulatorio,  sino  al  trasferimento   del
  personale  medico,  ha  servito, come  da  delibera  del  direttore
  generale  n. 670 del 24 maggio 2006, l'utenza di ben 17  consultori
  del  territorio  di Palermo, assolvendo altresì  alla  funzione  di
  centro   di  riferimento  ecografico  per  il  'Centro  accoglienza
  cittadini  extracomunitari', che insiste nell'ambito  della  stessa
  struttura;

   con   il   recente  trasferimento  di  due  unità  mediche  presso
  l'ospedale  di  Partitico  (PA),  non  è  più  possibile  non  solo
  assicurare  il rendimento della struttura conseguito, per  esempio,
  nel  2008  (5.248)  e nei primi 9 mesi del 2009 (5.082),  ma  si  è
  interrotto  un servizio essenziale per una consistente  popolazione
  che a tale ambulatorio fa riferimento;

   per  sapere  se  non ritenga opportuno, valutate  le  circostanze,
  adottare  idonee misure affinché il personale medico  trasferito  a
  Partinico  possa  essere  riassegnato  all'ambulatorio  dell''Aiuto
  Materno  e  Infantile',  allo  scopo di  assicurare  il  rendimento
  funzionale della struttura sanitaria». (885)

                                                              FARAONE

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
  ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:

   l'ente  regionale  per il diritto allo studio  dell'Università  di
  Catania  (ERSU)  versa in uno stato di totale  confusione,  che  si
  manifesta  nell'impossibilità di garantire il diritto  allo  studio
  agli studenti dello stesso ateneo;

   il modus operandi dell'ente ha sensibilmente compromesso la realtà
  degli   studenti  universitari,  soprattutto  fuori  sede,  risorsa
  sociale  ed economica della Sicilia e specialmente per la città  di
  Catania;

   verificato come:

   gli  studenti fuori sede sono vessati da un mercato degli  affitti
   in  nero',  ovvero senza ricorrere a contratti ma solo ad  accordi
  sulla parola;

   così  facendo,  viene di fatto disatteso il comma  3  dell'art.  5
  della  legge  n.  431  del 9 dicembre 1998, che  stabilisce  essere
  facoltà  dei  comuni  sede di Università o  di  corsi  universitari
  distaccati,   eventualmente  d'intesa  con  i   comuni   limitrofi,
  promuovere  specifici accordi locali per la definizione sulla  base
  dei  criteri stabiliti ai sensi del comma 2 dell'art. 4 dei  canoni
  di  locazione  di  immobili  ad  uso  abitativo  per  gli  studenti
  universitari.  Agli accordi partecipano, oltre alle  organizzazioni
  di  cui  al  comma  3 dell'art. 2, le Aziende per il  Diritto  allo
  Studio e le associazioni degli studenti (...)';

   ricordato che:

   negli  ultimi  mesi  un'operazione della  Guardia  di  finanza  ha
  portato  alla  denuncia di 95 proprietari di immobili affittati  in
  nero a studenti universitari fuori sede, per un totale di 382 posti
  letto, riscontrando un'evasione fiscale di circa 2 milioni di euro;

   a  fine luglio del c.a., l'ERSU approvava il bando di concorso per
  i benefici relativi all'anno accademico 2009/2010, bandendo ben 840
  posti  letto disposti in 14 residenze universitarie, site a Catania
  e nella sede distaccata di Siracusa;

   ai  primi  di  settembre, a seguito di un sopralluogo  svolto  dai
  responsabili   delle   associazioni   studentesche,   sono    state
  riscontrate solo 4 residenze funzionali su 14, versando le altre 10
  in  condizioni  di  inagibilità e di degrado  ed  essendo,  quindi,
  inadeguate alle esigenze degli studenti;

   l'ente,  peraltro, a seguito del dramma che ha colpito  l'Abruzzo,
  ha  operato  una  ricognizione delle  strutture  e,  verificata  la
  precarietà    della   situazione   degli   studenti   universitari,
  individuava  sia  l'inagibilità della  Residenza  'Centro'  di  via
  Oberdan per infiltrazioni d'acqua nel pilastro centrale, sia  serie
  carenze  strutturali nella residenza 'Costa', costruita negli  anni
  70  in assenza di adeguata normativa antisismica, decidendo di  non
  rinnovare  il  contratto di locazione in attesa  degli  adeguamenti
  necessari;

   a  seguito  dell'apertura  dei  cantieri  di  riparazione  per  le
  suddette  residenze,  si  è determinata  la  chiusura  delle  mense
  prospicienti,  aggiungendosi alla chiusura della  mensa  'Palla  di
  Neve',  sita  nella  cittadella universitaria, e l'affidamento  dei
  locali  in  seguito  all'inchiesta  giudiziaria  alla  facoltà   di
  farmacia;

   la  chiusura  della  mensa  'Palla di  Neve'  non  ha  determinato
  l'apertura  di  altra mensa perché, nel frattempo,  non  era  stata
  bandita la gara per l'affidamento del servizio a una nuova ditta di
  ristorazione;

   considerato, inoltre, che:

   ben  5  facoltà sono allocate nel centro storico di Catania,  dove
  oltre  30  mila studenti dovrebbero avere garantito un servizio  di
  ristorazione,  e  che  la stessa situazione  si  registra  nel  CUI
  (Centro  universitario ibleo) per il mancato rinnovo del  contratto
  con la ditta del servizio;

   nessuna  grande opera di edilizia universitaria è stata realizzata
  dall'ente  negli  ultimi 10 anni; per sapere: se non  ritengano  di
  dover   predisporre  uno  stanziamento  di  fondi  attraverso   cui
  sopperire alle carenze di immobili; se, in subordine, non ritengano
  di  dover procedere al rimborso della tassa sul diritto allo studio
  e  della cifra corrispondente alla voce di spesa dell'ERSU per ogni
  singolo  posto letto agli studenti assegnatari di posto  letto  che
  non vedono riconosciuto questo loro diritto;

   di  procedere  ad un monitoraggio delle situazioni  di  abusivismo
  riscontrate  all'interno  delle  residenze  al  fine  di  garantire
  l'assegnazione dei posti letto ai reali titolari di tale diritto;

   di  avviare  una  indagine  sulla  distribuzione  dei  servizi   e
  agevolazioni  monetarie  destinate  agli  studenti  dell'ateneo  di
  Catania;

   di verificare con più oculatezza la gestione dell'ERSU». (886)

                                                                 RAIA

   «All'Assessore  per  l'industria, premesso che  il  Consorzio  per
  l'area  di sviluppo industriale (ASI) di Gela è un ente di  diritto
  del pubblico non economico, regolamentato dalla legge regionale  n.
  1  gennaio  1984,  dotato di un proprio statuto e  sottoposto  alla
  vigilanza   e   tutela  dell'Assessorato  Industria,  preposto   ad
  approvarne il bilancio senza il quale l'ente non potrebbe  svolgere
  la sua attività;

   considerato  che,  con un atto di indirizzo il comitato  direttivo
  del  consorzio ASI di Gela, in data 20 ottobre 2009, ha  deliberato
  la previsione di un percorso, che non gravi sul bilancio dell'ente,
  teso  alla stabilizzazione dei 28 lavoratori precari ASU,  fino  ad
  oggi   utilizzati  con  la  qualifica  di  operai   generici,   per
  l'espletamento  di  servizi vari, con  oneri  a  carico  del  fondo
  nazionale per l'occupazione;

   ritenuto che:

   il   'costo  zero'  a  carico  dell'ente  in  questione  superebbe
  l'ostacolo relativo alla mancanza di risorse proprie per far fronte
  ad un percorso di stabilizzazione;

   risulta  essere  disponibile, presso l'Assessorato Industria,  una
  somma  pari  a  5  milioni di euro, specificatamente  a  misure  di
  destinabile  stabilizzazione dei precari  dei  consorzi  ASI  della
  Sicilia;

   per  sapere se, alla luce di quanto esposto, non ritenga opportuno
  intervenire   rapidamente   in  direzione   di   un   processo   di
  stabilizzazione  che  dia  finalmente  certezze  occupazionali   ai
  lavoratori  in  oggetto sulla base delle risorse  economiche  sopra
  indicate». (887)

                                                             DONEGANI

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   con  nota  prot n. 43286 del 19 novembre c.a. è stata  inviata  al
  Comune  di Bivona (AG) una nota di diffida per la mancata  consegna
  alla  'Girgenti  Acque', soggetto gestore, degli impianti  e  delle
  infrastrutture relative al servizio idrico integrato;

   la  nota  sopra  citata reca in calce la firma del  direttore  del
  primo  settore  dell'Agenzia regionale dei rifiuti  e  delle  acque
  (ARRA), Regolazione delle acque, ing. Marcello Loria;

   considerato che:

   l'ARRA,  irritualmente, ha nominato commissari nei comuni che  non
  hanno   ancora  consegnato  gli  impianti  idrici,  violando  norme
  costituzionali che tutelano l'autonomia degli enti locali;

   tale nomina ha tuttavia investito i commissari circa il ruolo  per
  gestire il rapporto con i comuni e il soggetto del servizio  idrico
  integrato nelle rispettive 9 province;

   ritenuto che, in considerazione di dette nomine commissariali, non
  si   comprende   per  quali  ragioni  funzionari  dell'Arra   diano
  disposizioni  tramite  nota di diffida  nei  confronti  dei  comuni
  interessati dal problema della consegna delle reti;

   ricordato che:

   in   alcuni  comuni,  manifestazioni  popolari  hanno  fisicamente
  impedito ai commissari inviati dall'ARRA d'insediarsi, determinando
  in qualche caso seri problemi di ordine pubblico;

   nella  seduta  dell'Assemblea regionale siciliana n.  103  del  21
  luglio  c.a.  è stato approvato l'ordine del giorno,  n.  168,  che
  impegnava   il  Governo  della  Regione  ad  intervenire   per   la
  sospensione dei commissariamenti disposti dall'ARRA per la consegna
  delle  reti e degli impianti idrici dei comuni sino al 30  dicembre
  2009;

   constatato  che  l'ordine  del giorno approvato  risulta  ad  oggi
  disatteso  e  che l'ARRA, nonostante la nomina dei commissari,  per
  mezzo  dei  suoi  funzionari esercita un ruolo di  condizionamento,
  prescindendo   dalla   volontà  di   migliaia   di   cittadini   ed
  amministratori;

   per sapere:

   quali ragioni abbiano impedito la sospensione dei commissariamenti
  disposti  dall'ARRA nonostante l'Assemblea regionale  siciliana  si
  sia espressa in tal senso;

   come giustifichi la nota di diffida posta in essere dai funzionari
  dell'ARRA nei confronti dei comuni nonostante i commissariamenti  e
  se  non  ritenga di dover intervenire per impedire detta  diffida».
  (888)

                                                            PANEPINTO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il bilancio e  le
  finanze, premesso che:

   l'articolo 8, comma 4, della legge regionale 14 maggio 2009, n.  6
  (legge finanziaria 2009), prevede che 'i trasferimenti a carico del
  bilancio  regionale ai sensi dell'articolo 4 della legge  regionale
  14  aprile 2006, n. 16, e le somme previste nei bilanci degli  enti
  locali finalizzate al finanziamento delle misure di stabilizzazione
  dei  precari  ex lavoratori socialmente utili (LSU) previsti  dalle
  leggi  regionali  21 dicembre 1995, n. 85 e n.  16/2006,  non  sono
  considerate tra le spese correnti soggette al vincolo del patto  di
  stabilità  e  ai  fini della determinazione della base  di  calcolo
  delle spese di personale';

   con  circolare  n. 59115 del 29 ottobre 2009, l'Assessore  per  il
  bilancio  e le finanze ha disposto che gli enti locali non  possono
  escludere, tra le spese correnti soggette al vincolo del  patto  di
  stabilità, i trasferimenti a carico del bilancio regionale ai sensi
  dell'articolo 4 della l.r. n. 16 del 2006 e le somme  previste  nei
  bilanci  degli  enti  locali finalizzate alla  stabilizzazione  dei
  lavoratori precari;

   l'Assessore per il bilancio motivava tale scelta rinvenendo  nella
  mancata stipula della prevista intesa tra Stato e Regione (ai sensi
  dell'art.  77  ter,  comma 6, della legge 6 agosto  2008,  n.  133)
  l'impossibilità di imputare, a compensazione, l'impatto finanziario
  derivante dell'esclusione prevista dall'art. 8 della l.r. n. 9  del
  2009 all'obiettivo regionale;

   infatti,  poiché tale intesa non è stata raggiunta nei termini  di
  legge  (31  marzo  2009), si applicano alla  Regione  siciliana  le
  regole previste per le regioni a statuto ordinario e, pertanto, non
  può trovare applicazione la norma dettata dall'art. 8 della l.r. n.
  6 del 2009;

   considerato che:

   la suddetta circolare assessoriale è in contrasto con una norma di
  legge, le cui disposizioni non possono essere derogate, abrogate  o
  modificate con disposizioni di rango inferiore;

   l'art.  8,  comma  4,  della l.r. n. 6/09,  di  cui  la  circolare
  assessoriale  dispone la disapplicazione, trova la  propria  ratio,
  fra  l'altro, nella necessità di evitare che la crisi economica  in
  atto abbia pesanti refluenze sulle condizioni di vita dei cittadini
  residenti nel proprio territorio, atteso che i comuni non sarebbero
  nelle  condizioni  di reggere l'impatto finanziario  della  mancata
  applicazione della norma suddetta;

   la  circolare  in  argomento provocherà effetti devastanti  per  i
  bilanci  degli enti locali e metterà in pericolo migliaia di  posti
  di lavoro;

   inoltre,  numerose misure anticrisi contenute nella  stessa  legge
  (cantieri  di  lavoro,  provvidenze per l'agricoltura,  ecc.)  sono
  tuttora   rimaste   inapplicate,   determinando   una    situazione
  insostenibile per il tessuto economico e sociale siciliano;

   per sapere:

   se  non ritengano di dovere urgentemente ritirare la circolare  n.
  59115 del 29 ottobre 2009 avente ad
   oggetto 'patto di stabilità interno per l'anno 2009';

   se  non ritengano di porre in essere ogni iniziativa necessaria al
  raggiungimento dell'intesa Stato - Regione ex art. 77 ter, comma 6,
  della legge 6 agosto 2008, n. 133, al fine di consentire agli  enti
  locali  siciliani di escludere le somme per la stabilizzazione  del
  personale  precario dalle spese correnti soggette  ai  vincoli  del
  patto di stabilità;

   quali  iniziative  siano  state  poste  in  essere  ad  oggi   per
  scongiurare i rischi sopra descritti». (889)

                                                            GUCCIARDI

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura  e
  le foreste, premesso che:

   la  situazione  dell'agricoltura e  della  zootecnia  siciliana  è
  sicuramente  in uno stato di grandissima difficoltà.  Il  calo  dei
  prezzi all'origine e l'aumento dei costi produttivi ha oramai messo
  in  ginocchio  entrambi  i  comparti che, occorre  ricordare,  sono
  elementi vitali e portanti dell'intera economia siciliana;

   le  imprese agricole e zootecniche siciliane, ogni giorno di  più,
  perdono competitività sui mercati nazionali ed internazionali;

   il   crollo   dei  prezzi  praticati  è  l'elemento  di   maggiore
  preoccupazione per i coltivatori. Vi sono prodotti, come  il  grano
  duro,  la frutta e l'uva da vino che hanno sfiorato il 30 per cento
  di  calo, mentre altri, come gli ortaggi, il latte bovino, la carne
  e l'olio, si attestano su un meno 15/20 per cento;

   tenuto conto che:

   a  tutto  quanto sopra esposto, si aggiungono una serie di  eventi
  atmosferici  che,  nelle  ultime settimane,  hanno  arrecato  danni
  gravissimi alle produzioni ed alle strutture agricole per oltre 500
  milioni di euro;

   migliaia e migliaia di agricoltori ed allevatori saranno, a breve,
  costretti  ad abbandonare l'attività produttiva, dando,  di  fatto,
  non  solo  un  durissimo  colpo ad ogni  possibile  prospettiva  di
  sviluppo  socio-economico dell'intera Regione, ma creando un  nuovo
  bacino di disoccupazione settoriale che vedrà decine di migliaia di
  lavoratori ritrovarsi senza alcuna forma di sostentamento;

   considerato che:

   i processi di allargamento dei mercati non sono stati governati da
  idonee politiche, sia regionali che nazionali, di accompagnamento e
  di  supporto,  indispensabili per aiutare le aziende  siciliane  ad
  affrontare le nuove sfide del mercato globale, tendendo conto anche
  della peculiarità tipica siciliana legata alla sua insularità  che,
  ovviamente,  incide in maniera rilevante sui costi di spedizione  e
  di trasporto;

   oramai,   lo   stato  di  crisi  si  sta  allargando  in   maniera
  esponenziale,  toccando tutti i principali comparti  della  filiera
  agro-zootecnica della Sicilia: ortofrutticolo, terricolo, viticolo,
  cerealicolo, olivicolo, agrumicolo e zootecnico;

   per sapere:

   se  non  ritengano necessario, improcrastinabile  ed  urgentissimo
  predisporre  interventi  che permettano all'intero  comparto  agro-
  zootecnico  siciliano  di  superare questo  gravissimo  momento  di
  crisi;

   se  non  reputino utile, a tal fine, istituire un fondo  regionale
  per  la stipula delle polizze assicurative agevolate contro i danni
  economici arrecati da calamità naturali e/o crisi economiche;

   se  non  ritengano efficace esonerare i produttori  in  crisi  dal
  pagamento dei tributi locali, delle concessioni governative  e  dei
  tributi consortili maturati nell'anno in corso;

   se non ritengano essenziale intervenire nei confronti delle banche
  affinché applichino le norme previste riguardanti il consolidamento
  delle passività onerose e i nuovi investimenti;

   se  non  ritengano  utile  riattivare, con  funzionalità  e  scopi
  diversi,   l'osservatorio  regionale  dei   prezzi   dei   prodotti
  ortofrutticoli   e  zootecnici,  affinché  ci  sia   una   maggiore
  conoscenza del processo di formazione dei prezzi finali di vendita,
  anche,  per  esempio,  imponendo l'apposizione  del  doppio  prezzo
  (origine e consumo);

   se  non  reputino  indispensabile, infine, intervenire  presso  il
  Governo nazionale affinché dichiari lo stato di crisi per tutto  il
  settore   agricolo  e  zootecnico  siciliano,  con  la  conseguente
  esenzione dal pagamento degli oneri fiscali e previdenziali». (890)

                                                            VINCIULLO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Comunico  che  è  stata presentata la seguente interrogazione  con
  richiesta di risposta in Commissione:

   «All'Assessore per i lavori pubblici, premesso che:

   da  notizie  di  cronaca e da un sommario esame del sito  internet
  dello  IACP di Palermo, risulterebbe che l'Istituto, autonomo  case
  popolari,  con  la giustificazione che il personale  interno  fosse
  oberato  da  eccessivi carichi di lavoro, abbia  conferito  diversi
  incarichi legali per il recupero crediti a persone in relazione  di
  parentela   con  esponenti  dello  stesso  IACP  e/o   dell'ufficio
  vigilante della Regione;

   sono stati anche conferiti incarichi a professionisti esterni  per
  opere di manutenzione degli immobili di proprietà dell'Istituto;

   appreso   che   le  consulenze  e  gli  incarichi  precedentemente
  conferiti sarebbero stati sospesi da parte dell'attuale commissario
  in attesa di opportuna verifica;

   per sapere:

   se  lo IACP di Palermo abbia adottato apposito regolamento per  il
  conferimento   di   incarichi  tecnici   fiduciari   sotto   soglia
  comunitaria;

   con quali criteri siano stati affidati gli incarichi legali nonché
  l'esito degli stessi;

   se  non  ritenga  opportuno ed urgente relazionare  sulla  vicenda
  sopra    esposta    alla    competente   Commissione    legislativa
  dell'Assemblea  regionale siciliana, informando altresì  la  stessa
  Commissione  della relazione trasmessa al Presidente della  Regione
  da parte dell'attuale commissario dello IACP di Palermo». (891)

         (L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)

                                                              FARAONE

   Avverto  che  l'interrogazione testé annunziata  sarà  inviata  al
  Governo e alla competente Commissione.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate.

   VITRANO, segretario:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche  sociali e le autonomie locali, premesso che con  decreto
  assessoriale n. 1991/S6 del 19 maggio 2006, pubblicato  nella  GURS
  del   25   agosto  successivo,  è  stato  approvato  un  piano   di
  finanziamenti,  ai sensi dell'art. 10 della legge regionale  n.  87
  del  1981,  in cui è stata compresa l'iniziativa del Comune  di  S.
  Agata  di Militello (ME) per il completamento di una casa di riposo
  per   anziani  con  uno  stanziamento  di  euro  250   mila,   come
  compartecipazione sulla somma complessiva di euro 1 milione  e  510
  mila;

   quindi, il Comune, con delibera del 24 ottobre 2007, ha preso atto
  del  piano  di  finanziamento ai sensi  della  l.r.  87  del  1981,
  impegnandosi   a  cofinanziare  l'opera  per  l'importo   di   euro
  743.088,10, ad integrazione delle quote già disponibili relative ad
  euro  261.911,90, con mutuo pos. 440444400 ed euro 300.000,00,  con
  mutuo posizione 45029, e comunque fino alla concorrenza delle somme
  che consentino la realizzazione completa della casa per anziani  in
  località  Gaglio,  con assunzione di mutuo a  valere  sul  bilancio
  pluriennale 2007-2009;

   il  Comune  di  S.  Agata di Militello, con nota prot.  28950,  in
  riscontro  ad  una  richiesta dell'Assessorato Famiglia,  politiche
  sociali   ed   autonomie  locali,  servizio  6,    comunicava   che
  l'Amministrazione ha proceduto all'affidamento in  concessione  dei
  lavori  di  costruzione e gestione della casa per  anziani,  giusta
  verbali  di  aggiudicazione del 10 e 17  luglio  2009,  secondo  il
  seguente piano finanziario:
   per euro 216.911, 90, mutuo cassa depositi e prestiti;
   per euro 300 mila, mutuo cassa depositi e prestiti;
   per  euro  743.088,00, finanziamento privato,  giusta  appalto  di
  costruzione e gestione;
   per euro 250 mila, finanziamento regionale;

   quindi,   il   Comune  ha  ritenuto  di  affidare  non   solo   il
  completamento, ma anche la gestione della casa per anziani  ad  una
  associazione temporanea di imprese;

   ritenuto che l'art. 10 della legge regionale 6 maggio 1981, n. 87,
  prevede  espressamente  che  'Al  fine  di  recuperare  la  qualità
  dell'assistenza e assicurare agli anziani prestazioni adeguate alla
  dignità della persona umana, la Regione concede ai comuni singoli o
  associati ed alle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza
  finanziamenti in conto capitale sulla base di una domanda corredata
  dalla  deliberazione  contenente la richiesta  di  finanziamento  e
  munita  di  una  relazione  nella  quale  siano  descritti:  a)  la
  tipologia del servizio; b) il numero e la qualifica degli operatori
  che  saranno addetti alle strutture assistenziali; il numero  degli
  anziani da assistere (...)';

   ritenuto,  altresì, che ai sensi dell'art. 1, comma  1,  lett.  e,
  della  l.r.  n.  48  del  1991  il  Consiglio  ha  competenza   per
  l'affidamento di servizi mediante convenzione;

   ritenuto, ancora, che:

   ai  sensi dell'art. 23 della l.r. n. 22 del 1986, i servizi socio-
  assistenziali  sono  attuati direttamente  dai  comuni  singoli  od
  associati  ovvero mediante convenzione con istituzioni pubbliche  o
  private di assistenza e beneficenza ed associazioni non aventi fini
  di lucro;

   ai  sensi  dell' art. 20 della l.r. n. 22 del 1986, le convenzioni
  devono  prevedere: a) le prestazioni da erogare agli utenti;  b)  i
  corrispettivi  dei costi per i servizi resi; c) adeguati  strumenti
  di controllo;

   la Regione siciliana, ed in particolare l'Assessorato Famiglia, ai
  sensi  dell'art.  25 della l.r. 22\86, esercita il controllo  sugli
  enti convenzionati;

   all'art.  23 dello schema di convenzione tra il Comune  concedente
  di  Sant'Agata di Militello ed il concessionario, nel richiamare le
  norme  applicabili, non si fa assoluto riferimento alla l.r. n.  87
  del 1981 né alla l.r. n. 22 del 1986;

   con  nota  prot.  n.  44982  del  28 ottobre  2009,  l'Assessorato
  Famiglia,    servizio   6,   ha   preso   atto    della    volontà
  dell'Amministrazione di ricorrere all'intervento dei privati con il
  reperimento delle somme necessarie a coprire il cofinanziamento;

   per sapere:

   se  l'atto di affidamento della gestione della 'Casa di riposo per
  anziani' sia conforme alla domanda inoltrata ai sensi dell'art.  10
  della  l.r.  n.  87  del  1981, ed in particolare  se  siano  stati
  rispettati  i  parametri  iniziali  relativi  alla  tipologia   del
  servizio,  al numero ed alla qualifica degli operatori che  saranno
  addetti  alle  strutture  iniziali e il  numero  degli  anziani  da
  assistere;

   se, ancora, ritengano di esercitare la vigilanza sul funzionamento
  dei  servizi  assistenziali, nonché sull'attività delle istituzioni
  che  operano  in regime di convenzione, come previsto  dall'art.  9
  della l.r. n. 87 del 1981;

   se  siano  a  conoscenza che nello schema di  convenzione  tra  il
  Comune  concedente  ed il concessionario non è prevista  la  dovuta
  vigilanza  da parte dell'Assessorato Famiglia al fine di  garantire
  il numero e la qualità delle prestazioni socio-assistenziali che la
  Regione intende perseguire con il cofinanziamento di euro 250 mila;

   se siano a conoscenza che, sempre nello schema di convenzione, non
  sono   previste   le  prestazioni  da  erogare   agli   utenti,   i
  corrispettivi dei costi per i servizi resi e gli adeguati strumenti
  di  controllo, come invece richiesto dall'art. 20 della l.r. n.  22
  del 1986;

   se  siano a conoscenza che all'art. 23 dello schema di convenzione
  tra  il  Comune  concedente  di  Sant'Agata  di  Militello  ed   il
  concessionario,  nel  richiamare le norme applicabili,  non  si  fa
  assoluto  riferimento alla l.r. n. 87 del 1981 né alla l.r.  n.  22
  del 1986;

   se  la  nota  prot.  n. 44982 del 28 ottobre  2009  da  parte  del
  servizio  6   dell'Assessorato Famiglia, con  cui  si  prende  atto
  'della  volontà dell'amministrazione comunale di volere dare  corso
  all'iniziativa di cui al D.A. n. 1991/S6 del 19.05.2006  ricorrendo
  all'intervento dei privati col reperimento delle somme necessarie a
  coprire il cofinanziamento', sia emanata nell'esercizio del  potere
  di vigilanza di cui alle leggi regionali n. 81 del 1987 e n. 22 del
  1986,  ai  fini  della garanzia della qualità e  del  numero  delle
  prestazioni socio-assistenziali;

   se  la  stessa nota valga anche come presa d'atto delle  procedure
  adottate  dal Comune di Sant'Agata di Militello per la  scelta  del
  privato concessionario». (875)

                                                            ARDIZZONE

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
  ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:

   ai  sensi  dell'art. 9 della l.r. n. 4 del 1995, il  consiglio  di
  amministrazione  dell'ente autonomo regionale 'Teatro  di  Messina'
  dura in carica 4 anni;

   nel  mese  di  maggio  del 2009, decaduto il  c.d.a.,  l'Assessore
  regionale  per  i  beni culturali e ambientali e  per  la  pubblica
  istruzione  ha  nominato  un commissario  straordinario  sino  alla
  ricostituzione dell'organo;

   successivamente, il Sindaco di Messina, ai sensi dell'art. 7 della
  richiamata   legge,   ha   nominato  il  presidente   del   c.d.a.,
  comunicando,  nel  contempo,  la  designazione  dei  3  membri   al
  competente Assessorato regionale Beni culturali;

   il Presidente della Provincia di Messina, parimenti, ha provveduto
  a comunicare i nominativi dei 2 rappresentanti di sua competenza;

   a  tutt'oggi,  l'Assessorato regionale, inspiegabilmente,  non  ha
  ancora   provveduto   ad  emanare  il  decreto  di   ricostituzione
  dell'organo;

   l'art.  8  della l.r. n. 5 del 1978, avente ad oggetto  le  nomine
  negli  enti  di  diritto pubblico, stabilisce  che:  'Salvo  quanto
  previsto  da  speciali  norme,  qualora  per  la  costituzione   di
  consigli,  comitati  o  collegi di competenza  degli  organi  della
  Regione  siano previste designazioni o scelte di enti od  organismi
  estranei  all'Amministrazione regionale, alla relativa costituzione
  si  provvede,  trascorsi  quarantacinque  giorni,  o,  in  casi  di
  motivata  urgenza, trascorsi quindici giorni dall'ultima  richiesta
  di  designazione o scelta, anche in mancanza delle medesime, purché
  possa procedersi alla nomina di almeno due terzi dei componenti  l'
  organo  collegiale.  L'organo  sarà  integrato  in  relazione  alle
  designazioni  o  scelte successivamente intervenute.  I  componenti
  nominati   in   sede   di   integrazione   cessano   dalla   carica
  contemporaneamente ai componenti nominati in sede  di  costituzione
  dell'organo';

   l'Assessorato  regionale,  consapevole del  proprio  inadempimento
  (designazione  del  proprio  rappresentante),  ma  in  costanza  di
  designazione  di  oltre  i due terzi (5 su  6)  dei  componenti  il
  c.d.a.,  in aperta violazione della richiamata legge regionale,  ha
  comunque   ritenuto  di  poter  'sostituire'  l'organo   statutario
  (c.d.a.) con un commissario straordinario, attribuendogli  tutti  i
  poteri previsti alla legge;

   l'Assessore  regionale avrebbe potuto fare ricorso  al  potere  di
  nomina   di  un  organo  incaricato  della  gestione  straordinaria
  soltanto  per  l'impossibilità di costituire l'organo istituzionale
  derivante  da  omissioni  di  un ente diverso,  ma  non  certo  per
  supplire  ad  una  propria omissione, ben potendo  provvedere  alla
  nomina dei rappresentanti del Comune e della Provincia regionale di
  Messina senza attivare i poteri sostitutivi;

   considerato che tale ritardo, in violazione delle legge n.  4  del
  1995,   lede  il  prestigio  ed  il  decoro  di  un'importantissima
  istituzione  culturale e vanifica il potere degli  enti  locali  di
  farsi  rappresentare all'interno del c.d.a. da parte di un soggetto
  di fiducia, all'uopo designato;

   per  sapere  se non ritengano, con la massima urgenza,  atteso  il
  perdurare   della  situazione  di  grave  omissione  che  determina
  incertezze  ai fini della programmazione dell'attività di  gestione
  dell'ente  regionale, di disporre, mediante decreto  dell'Assessore
  regionale,  la ricostituzione, seppure parziale, del  consiglio  di
  amministrazione dell'ente autonomo regionale 'Teatro di  Messina'».
  (876)

                                                             BUZZANCA

   «All'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che, nelle
  prime ore del mattino del 16 novembre u.s., intense colonne di fumo
  denso  e  nero  sono state emesse in atmosfera da  numerosi  camini
  della   raffineria  di  Milazzo  (ME),  ingenerando  allarme  nella
  popolazione residente nelle immediate vicinanze;

   rilevato  che  tali  incidenti, in considerazione  delle  numerose
  testimonianze  raccolte, non risulterebbero  sporadiche  eccezioni,
  bensì  sospette  consuetudini che ormai da tempo si ripetono  negli
  orari più inconsueti, dando adito al legittimo sospetto di pratiche
  di emissione di fumi in eccesso oltre le soglie consentite poste in
  essere  dalla  raffineria di Milazzo, con evidenti  gravi  ricadute
  sulla salute della popolazione;

   ritenuto che:

   le  continue  sollecitazioni dei cittadini e  delle  associazioni,
  volte  a  pretendere il rispetto, da parte della raffineria,  delle
  più comuni normative poste a tutela della salute e della vivibilità
  ambientale, non hanno, ad oggi, sortito alcun effetto rispetto alla
  grave emergenza ambientale che interessa tutto il comprensorio  del
  Mela;

   le Amministrazioni locali, nonostante gli sforzi profusi, non sono
  nelle condizioni di monitorare efficacemente gli elevati livelli di
  inquinamento  ambientale determinati dalle continue  violazioni  in
  materia commesse dalla raffineria di Milazzo;

   per sapere:

   se  risponda  al vero che il Comune di Milazzo abbia richiesto  la
  rimodulazione  di  finanziamenti, concessi sulla  base  di  decreti
  assessoriali a valere su fondi regionali o dell'Unione europea,  al
  fine  di  determinare  la rinuncia, da parte dello  stesso  Comune,
  all'installazione di centraline di rilevamento e  monitoraggio  dei
  fattori  inquinanti; inoltre, se tale domanda sia stata accolta  ed
  in favore di quali interventi sostitutivi;

   quali  iniziative  l'ARPA  abbia  intrapreso  per  monitorare,  in
  ragione   delle  proprie  competenze,  i  livelli  di  inquinamento
  ambientale e i sistemi di controllo degli impianti esistenti;

   se esista, in atto, una rete di monitoraggio nell'area industriale
  milazzese  adeguata  a  tenere  sotto  controllo  tutti  i  fattori
  comunemente  ritenuti  inquinanti e  quali  siano  le  modalità  di
  gestione,  ovvero  quali provvedimenti codesto Assessorato  intenda
  adottare  per  garantire  una  rete adeguata  di  monitoraggio  dei
  fattori  inquinanti, con particolare riferimento  agli  idrocarburi
  non metanici, ai metalli pesanti e alle sostanze tossiche, nocive e
  cancerogene  che verosimilmente possono essere emesse nell'ambiente
  nell'area interessata;

   se  risponda  al  vero che, in particolare per  la  raffineria  di
  Milazzo  s.c.p.a., siano in itinere procedure di certificazione  in
  materia ambientale che ricadono nell'ambito della competenza  della
  Regione  e  che, in proposito, dai dati forniti dal gestore  A.I.A.
  relativi   alle   emissioni   totali   reali   e   previste   nella
  configurazione  alla  massima  capacità  produttiva,  vi   sia   un
  sostanziale 'non rispetto' delle prescrizioni sulle emissioni circa
  gli NOx e per le polveri;

   se, inoltre, circa gli altri limiti alle emissioni autorizzate per
  l'intero complesso produttivo e per singole unità di processo,  non
  sia possibile effettuare un confronto puntuale tra il dato reale  e
  alla massima capacità produttiva e quello autorizzato, mancando  il
  dettaglio dell'andamento delle emissioni orarie e mensili;

   se, in sintesi, anche circa quanto attualmente risulta monitorato,
  non  vi  siano dati che si possano ritenere 'confortanti', tali  da
  non rendere necessaria una specifica indagine conoscitiva». (879)

        (L'interrogante richiede risposta scritta con urgenza)

                                                               ROMANO

   «All' Assessore per i lavori pubblici, premesso che:

   in  data  5  marzo 2008, a mezzo decreto assessoriale,  pubblicato
  nella  GURS  n.  23  del  23  maggio 2008,  il  dirigente  generale
  dell'Assessorato  Lavori  pubblici ha regolarmente  riconosciuto  i
  servizi,  le  finalità, i finanziamenti pro quota e le modalità  di
  erogazione  dei  medesimi  in favore dell'ente  bilaterale  per  la
  sicurezza  sul lavoro, denominato comitato paritetico  territoriale
  (C.P.T.);

   in  data  12  agosto 2009, il medesimo Assessorato ha emanato  una
  circolare  esplicativa  in merito al predetto  decreto,  pubblicata
  nella GURS n. 41 del 5 settembre 2008;

   in  data  23  ottobre 2009, il dirigente generale dell'Assessorato
  Lavori  pubblici ha emanato un ulteriore decreto per l'approvazione
  dello schema tipo di convenzione tra stazioni appaltanti e comitato
  paritetico  territoriale, in attuazione del  disposto  dell'art.  3
  della legge 21 agosto 2007, n. 20;

   osservato che:

   in  data  20 novembre 2008, in Roma, è stato firmato l'integrativo
  nazionale  del contratto collettivo nazionale di lavoro, cod.  162,
  presso la sede dell'UCI (Unione coltivatori italiani) di via Lucina
  10,   che  ha  portato  alla  realizzazione  dell'E.F.E.I.,  ovvero
  dell'Ente  di  formazione  edile  interregionale,  dell'I.Na.Si.L.,
  ovvero  dell'Istituto  nazionale sicurezza lavoro,  e  dell'O.P.P.,
  ovvero organismo paritetico provinciale;

   in  particolare,  nella  Regione siciliana,  ai  sensi  di  quanto
  previsto dal CCNL, cod. 162, Min. Lavoro, protocollo n. 9038 dell'8
  aprile 2008, Divisione generale della tutela e della condizione  di
  lavoro  div.  IV,  sono  stati costituiti gli organismi  paritetici
  provinciali (O.P.P.);

   verificato  che  la  spesa  relativa  trova  la  giusta  copertura
  finanziaria  con  parte delle disponibilità dell'U.P.B.  6.2.1.1.2,
  capitolo 272513;

   per sapere:

   se  intenda porre in essere in tempi rapidi tutte le procedure per
  riconoscere  l'idoneità  giuridica agli  O.P.P.  siciliani  di  cui
  sopra,  permettendo di svolgere il loro ruolo e  la  loro  finalità
  ovvero  assicurare ai lavoratori una migliore e sempre più adeguata
  formazione in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro;

   se  intenda  riconoscere agli O.P.P. delle province  siciliane  le
  stesse prerogative, servizi, finalità, finanziamenti pro quota e le
  modalità  di erogazione già riconosciute al C.P.T. (ente bilaterale
  per   la   sicurezza  sul  lavoro)  con  il  sopra  citato  decreto
  assessoriale  del 5 marzo 2008, emanando inoltre, e se  necessario,
  relativa circolare esplicativa di merito;

   se  ritenga  necessario approvare un idoneo  schema  tipo  tra  le
  stazioni appaltanti e gli O.P.P. delle province siciliane». (892)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)

                                                             PICCIOLO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  inviate al Governo.

                       Annunzio di interpellanze

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interpellanze:

   «All'Assessore per la sanità, premesso che:

   l'accordo collettivo nazionale per la disciplina dei rapporti  con
  i  medici di medicina generale, ai sensi dell'art. 8 del d.lgs.  n.
  502  del 1992, ha regolamentato in modo chiaro, al capo II dedicato
  all'assistenza primaria, i criteri per la definizione del  rapporto
  ottimale  fra numero di pazienti e medico generale, affidando  alle
  regioni   il   compito  di  articolare  il  livello   organizzativo
  dell'assistenza in ambiti territoriali di comuni, gruppi di  comuni
  o distretti;

   gli  ambiti territoriali vanno determinati, ai sensi del  comma  5
  dell'art. 33 del citato accordo, in base alla popolazione residente
  nei comuni;

   l'articolo  39, dedicato a stabilire i massimali di  scelte  e  le
  relative  limitazioni, lega invece il numero massimo  di  assistiti
  per  ciascun medico non già alla popolazione residente, quanto agli
  assistiti effettivamente registrati;

   tale previsione ha il fine evidente di garantire, da un lato,  che
  non  vi  siano assistiti privi di un medico generale e, dall'altro,
  che  ogni  singolo  medico abbia un numero di  assistiti/carico  di
  lavoro tale da poter garantire livelli ottimali di assistenza;

   fermo  restando l'inalienabile diritto alla libertà di  scelta  da
  parte  dell'assistito, essendo il rapporto medico/paziente  fondato
  sulla fiducia, è tuttavia evidente che anche gli assistiti hanno il
  diritto  di  compiere  una  'scelta informata'  e  che  è  elemento
  essenziale di tale informazione la conoscenza del carico di  lavoro
  del medico;

   l'art.  44 assegna alle aziende il compito di inviare con  cadenza
  semestrale   ai   medici,  anche  per  via  elettronica,   l'elenco
  nominativo  delle  scelte  in carico  a  ciascun  medico  e  indica
  espressamente, al sesto comma, il legame forte che esiste tra  tali
  elenchi,  la  definizione del rapporto ottimale e  l'individuazione
  della eventuale carenza di medici;

   considerato  che  da tutto quanto sopra premesso  appare  evidente
  quanto  essenziale sia la corretta e puntuale tenuta  dell'anagrafe
  degli  assistiti,  elemento indispensabile per  la  predisposizione
  degli  elenchi  da  trasmettere ai medici e contemporaneamente  per
  un'adeguata   pianificazione   ed   organizzazione   dei    servizi
  assistenziali;

   per conoscere:

   con  quale  cadenza  attualmente siano trasmessi  gli  elenchi  ai
  medici  e  se  corrisponda a verità che ciò, in  alcuni  casi,  non
  avviene anche da 2 anni;

   se  corrisponda  a  verità  che non vi  sia  un  collegamento  fra
  l'anagrafe  degli  assistiti  e  le  anagrafi  comunali,  tanto  da
  determinare   l'inclusione  negli  elenchi  degli  assistiti   (con
  conseguenti costi per l'Amministrazione) di cittadini defunti;

   di converso, se corrisponda a verità che vi sia una discrepanza di
  parecchie  migliaia di unità fra la somma dei cittadini  risultanti
  residenti  dalle  anagrafi comunali e la somma  dei  cittadini  che
  risultano assistiti e se non ritenga che tale dato dimostri che  vi
  sono  cittadini  che,  a loro insaputa, non  risultano  affidati  a
  nessun medico di base;

   quali  urgenti  istruzioni  ed indicazioni  intenda  fornire  alle
  aziende   sanitarie  affinché  adempiano  agli  obblighi   previsti
  dall'accordo  collettivo  nazionale e  se,  in  caso  di  ulteriori
  inadempienze  o  ritardi, non ritenga di dover intervenire  in  via
  sostitutiva». (76)

                                                             D'ANTONI

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente, premesso che:

   in data 22 settembre 2009 la Tirreno Ambiente s.p.a. ha presentato
  al  Comune di Pagliara (ME) un progetto per la realizzazione di una
  discarica per rifiuti non pericolosi;

   si tratta di una discarica di 500 mila metri cubi dove, secondo la
  tabella codici CER (catalogo europeo dei rifiuti), per rifiuti  non
  pericolosi   risulta   un  elenco  di  10   pagine:   dai   rifiuti
  dell'estrazione e dei trattamenti chimici e fisici dei minerali  ai
  rifiuti dell'industria tessile, dai rifiuti della raffinazione  del
  petrolio (rifiuti contenenti zolfo o bitumi, ad esempio) ai rifiuti
  dei  processi  chimici, dai rifiuti prodotti da  centrali  termiche
  (ceneri pesanti o scorie) ai rifiuti della metallurgica (alluminio,
  zinco,  piombo, rame), dai rifiuti della fabbricazione del  cemento
  ai  rifiuti  delle industrie che lavorano metalli e plastiche.  Per
  non  parlare di batterie, catalizzatori esauriti, pneumatici  fuori
  uso,  gas  in contenitori in pressione, rifiuti da incenerimento  o
  pirolisi   di   rifiuti,  rifiuti  prodotti   dalla   rigenerazione
  dell'olio, etc.;

   inoltre,  secondo l'art. 6 del d.m. 3 agosto 2005, possono  essere
  smaltiti   in  tale  sito  anche  alcuni  rifiuti  pericolosi.   In
  particolare:   materiali  isolanti  e  materiali   da   costruzione
  contenenti  amianto;  trattasi, pertanto, di  una  vera  e  propria
  'bomba ecologica' per i cittadini e l'ambiente circostante;

   atteso che:

   la  discarica,  denominata per rifiuti 'non pericolosi',  verrebbe
  realizzata in contrada Carrubbarra del Comune di Pagliara,  che  si
  trova  a  meno  di  300  metri  da Rocchenere  e  a  600  metri  da
  Roccalumera e, pertanto, troppo vicina ai centri abitati;

   i  compattatori,  provenienti dall'autostrada e  diretti  al  sito
  attraverso  le  strade di Roccalumera, aumenterebbero  il  traffico
  locale  con enormi disagi soprattutto durante il periodo  estivo  e
  turistico;

   l'area  in  cui  dovrebbe  sorgere  la  discarica  ha  attualmente
  destinazione  agricola,  per cui si tratta  di  una  variante  allo
  strumento  urbanistico  che  implicherebbe  comunque  il   doveroso
  passaggio  nel  Consiglio  comunale  di  Pagliara,  nonostante   le
  dichiarazioni  dell'assessore  provinciale  Pitrella  secondo   cui
  l'Assessorato  regionale  può imporre la  sua  volontà  e  pertanto
  procedere  direttamente  in deroga, senza  far  esprimere  l'Organo
  consiliare;

   la  presenza delle discariche inibirebbe la produzione di prodotti
  agricoli  definiti  a indicazione geografica o a  denominazione  di
  origine  protetta (regolamento CEE n. 2081/92) ovvero la produzione
  di prodotti biologici (regolamento CEE n. 2092/91) e la zona non  è
  estranea a tali produzioni (vedi il limone 'interdonato');

   considerato che:

   dall'1   gennaio  2010, per poter conferire in  discarica  rifiuti
  solidi  urbani,  bisogna  avere un impianto di  biostabilizzazione,
  impianto non previsto nel suddetto progetto, il che fa supporre che
  alla  fine  anche  gli  altri moduli saranno  destinati  a  rifiuti
  nocivi;

   il  progetto di discarica è in contrasto con il piano di  gestione
  dei  rifiuti  siciliano  adottato in  data  18  dicembre  2002  con
  ordinanza commissariale;

   l'area  individuata si trova, infatti, a meno  di  500  metri  dal
  centro abitato di Rocchenere e a meno di 600 metri da una scuola ed
  è,  inoltre,  sottoposta  a  vincoli idrogeologici  e  di  rispetto
  cimiteriali;

   rilevato che:

   in  data  21  ottobre 2009, il Comune di Pagliara assieme  a  vari
  enti,  quali  la  Provincia, l'Assessorato regionale  Territorio  e
  ambiente,  l'ARPA,  etc., sono stati convocati a  Palermo  per  una
  prima  conferenza  di  servizi informativa, durante  la  quale  gli
  ingegneri  della  Tirreno Ambiente s.p.a. hanno dato  delucidazioni
  sul progetto;

   successivamente a detta conferenza, anche il Sindaco del Comune di
  Roccalumera   ha   manifestato  la  sua  contrarietà,   poiché   la
  problematica coinvolge anche il Comune stesso, stante  che  l'unica
  strada  di accesso al sito passa da Roccalumera e, pertanto,  si  è
  deciso  di invitare questa amministrazione alla prossima conferenza
  di servizi;

   il   3  novembre  u.s.,  il  Consiglio  comunale  di  Roccalumera,
  riunitosi  in  adunanza aperta, ha espresso  all'unanimità  la  sua
  contrarietà al progetto;

   la stessa contrarietà è stata espressa unanimemente il 14 novembre
  u.s.  dal  Consiglio  comunale di Pagliara, riunitosi  in  adunanza
  aperta conclusasi con parere negativo sul progetto;

   per  il  15  dicembre p.v. è fissata la data della prima effettiva
  conferenza di servizi;

   la realizzazione della discarica in oggetto nel Comune di Pagliara
  avrebbe  effetti  negativi per l'ambiente, per  il  turismo  e  per
  l'agricoltura del territorio interessato;

   per conoscere:

   se  siano a conoscenza del parere contrario espresso all'unanimità
  dai  Consigli comunali di Pagliara e di Roccalumena in ordine  alla
  realizzazione  del progetto di discarica presentato  dalla  Tirreno
  Ambiente s.p.a.;

   se,  come  affermato  da  taluni,  detta  discarica  possa  essere
  realizzata  d'imperio  e  senza la preventiva  consultazione  delle
  istituzioni locali direttamente coinvolte;

   se,  infine,  alla  luce delle considerazioni sopra  esposte,  non
  ritengano  di  dover intervenire affinché il progetto di  discarica
  possa  fermarsi  sul nascere stante la gravità dei danni  che  esso
  provocherebbe  alle  persone,  all'ambiente  e  al  turismo   della
  collettività interessata». (77)

                                                              RINALDI

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze  si
  intendono  accettate e saranno iscritte all'ordine del  giorno  per
  essere svolte al loro turno.

                          Annunzio di mozione

   PRESIDENTE.  Comunico  che,  in data 18  novembre  2009,  è  stata
  presentata la mozione numero 159 «Iniziative a tutela del  bilancio
  della   Regione  in  conseguenza  delle  sentenze  a   favore   dei
  contrattisti  ricorrenti avverso la 'Riscossione Sicilia  s.p.a.'»,
  degli   onorevoli   Vinciullo,   Pogliese,   Colianni,   Corona   e
  Torregrossa. Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   nell'anno  2002  sono state assunte, con contratto  di  formazione
  lavoro  (C.F.L.), dalla Montepaschi Serit s.p.a., 256  persone  che
  hanno lavorato fino all'anno 2004 con la qualifica di ufficiale per
  la riscossione;

   come  previsto dalle norme contrattuali, le suddette persone  sono
  state formate professionalmente, con un costo di circa 1.800.000,00
  euro,   a  carico  dell'Assessorato  regionale  del  lavoro,  della
  previdenza    sociale,    della    formazione    professionale    e
  dell'emigrazione;

   alla fine dei due anni, gli stessi lavoratori, dopo aver acquisito
  una qualifica professionale legata alle mansioni svolte, sono stati
  licenziati  senza che fosse avvenuta l'auspicata trasformazione  in
  contratto a tempo indeterminato del loro rapporto di lavoro a tempo
  determinato;

   a  detti  lavoratori  divenuti, durante la  frequenza  del  corso,
  esperti  nella  riscossione dei tributi, erano state assicurate  la
  trasformazione  del  loro  contratto di  lavoro  e  la  conseguente
  assunzione   a  tempo  indeterminato,  considerato  il   fabbisogno
  naturale  di  persone  idonee e capaci di  effettuare  il  delicato
  servizio di riscossione dei tributi in Sicilia;

   risulta   che   il  principale  problema  che  ha  ostacolato   la
  conversione    del   contratto   e,   di   conseguenza,    generato
  l'interruzione  del  rapporto di lavoro, è  stato  la  riforma  del
  servizio di riscossione che ha affidato le funzioni, attribuite  in
  precedenza  alla  Montepaschi, direttamente alla  Regione,  che  le
  esercita  dall'1   ottobre  2006 mediante la  'Riscossione  Sicilia
  s.p.a.',  società che, dal 2010, sarà costituita dalla Regione  con
  l'Agenzia  delle  entrate  e di cui la stessa  Regione  detiene  la
  maggioranza azionaria (60% delle azioni);

   preso atto che:

   la maggior parte dei suddetti contrattisti non assunti, oltre 200,
  si è rivolta ai giudici di pace per chiedere la loro immissione nei
  ruoli della 'Riscossione Sicilia s.p.a.';

   è  di  questi giorni la notizia che già 5 ricorrenti, con sentenza
  di  primo  grado, già passata in giudicato e quindi  immediatamente
  esecutiva, hanno vinto il ricorso de quo;

   la  'Riscossione  Sicilia  s.p.a.', non solo  è  stata  condannata
  all'assunzione  a  tempo  indeterminato,  entro  10   giorni,   dei
  ricorrenti,  ma  si  è vista pure condannata al risarcimento  della
  somma pro capite di circa 120.000,00 euro;

   considerato che:

   nel  caso in cui anche gli altri contrattisti ricorrenti dovessero
  ottenere  identica sentenza, la 'Riscossione Sicilia  s.p.a.',  non
  solo  dovrebbe immediatamente assumere oltre 200 unità  lavorative,
  ma  si vedrebbe pure condannata a pagare complessivamente una somma
  che si aggira intorno ai 24 milioni di euro, di cui il 51% a carico
  del  bilancio della Regione siciliana, in quanto la stessa  detiene
  il  51%  delle  quote societarie. Tale eventualità porterebbe  alla
  cancellazione  dal  sistema  economico della  'Riscossione  Sicilia
  s.p.a.',  preso atto che la stessa ha un capitale sociale  di  euro
  10.400.000,00;

   la  Regione siciliana, a causa delle note difficoltà di  bilancio,
  non  è  nelle  condizioni di far fronte a tale eventuale  e  temuto
  esborso;

   di  contro,  la SERIT s.p.a. avrebbe a disposizione,  per  le  sue
  attività, personale già formato e che conosce tutte le procedure di
  riscossione  per  avere  svolto attività lavorativa  specifica  sia
  all'interno  che all'esterno degli uffici (notifiche  di  cartelle,
  pignoramenti presso terzi, eccetera),

                   impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire,  con l'urgenza del caso, per  concordare,  con  i
  contrattisti ricorrenti, un accordo mirante alla trasformazione del
  contratto  da tempo determinato a tempo indeterminato, al  fine  di
  evitare  ulteriori decisioni da parte dei giudici  del  lavoro  che
  vedrebbero  la  'Riscossione Sicilia s.p.a.'  soccombere  di  fatto
  davanti alla richiesta dei lavoratori ricorrenti e, di conseguenza,
  la Regione siciliana costretta ad un esborso di somme, non previste
  nel bilancio, di oltre 12 milioni di euro». (159)

                       VINCIULLO-POGLIESE-COLIANNI-CORONA-TORREGROSSA

   Avverto  che  la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno  della
  seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, prima di proseguire con  l'ordine
  del giorno della seduta, do lettura della lettera fattami pervenire
  qualche minuto fa dal Presidente della Regione:

    Egregio  Signor  Presidente, essendosi determinata  una  volontà,
  presumibilmente  maggioritaria tra i  parlamentari,  relativa  alla
  richiesta  di  rinvio dell'odierna seduta d'Aula,  che  il  Governo
  condivide  e  di cui può farsi portavoce, Le rappresento  che,  pur
  nell'assoluto  rispetto per i lavori dell'Assemblea regionale,  che
  verosimilmente  saranno dedicati a quanto sopra, ho  assunto  altri
  impegni  fuori  sede,  che nella mattina di  oggi  mi  hanno  visto
  coinvolto presso i luoghi dell'alluvione dell'1 ottobre u.s.  nella
  Provincia  di  Messina, affrontando diverse urgenze (tra  le  quali
  l'anticipazione delle somme necessarie per far fronte  alle  giuste
  aspettative  della popolazione e degli imprenditori locali)  e  nel
  pomeriggio mi porterebbero presso la Capitale per diversi  incontri
  istituzionali  legati ad urgenti tematiche, tra le  quali,  a  mero
  titolo  esemplificativo, il patto di stabilità ed il  contratto  di
  servizio con le Ferrovie.
   Evidenziando,   infine,  che  sono  in  corso  diversi   confronti
  riguardanti l'ipotesi di un rilancio dell'azione del Governo, colgo
  l'occasione  per  porgerle  cordiali  saluti  e  per  chiederle  di
  estendere  sensi  di  stima ai componenti dell'Istituzione  da  Lei
  presieduta.
                                                   Raffaele Lombardo


   Presidenza del presidente Cascio


                 Per il rinvio dei lavori parlamentari

   BUFARDECI,   assessore   per   la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI,   assessore   per   la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la
  lettera che il Presidente ha testé letto racchiude il senso del mio
  intervento,   che   vuol  essere  quello  di  invitare   nuovamente
  l'Assemblea - è questa la richiesta che formulo a tutti voi - ad un
  ulteriore differimento dell'ordine del giorno in discussione.
   Come  sapete,  da  quando  si è aperta  questa  verifica  politica
  conseguente alle note vicende che sono state già ampiamente oggetto
  di discussione nella seduta della scorsa settimana, si sono avviati
  degli  incontri,  che  credo possano considerarsi  proficui  e  che
  stanno  portando anche ad affrontare tematiche quali  il  programma
  sul  quale  operare e l'atteso - e, mi auguro, prossimo -  bilancio
  dell'attività del Governo della nostra Regione.
   Ricordo che nel dibattito apertosi la settimana scorsa sono  state
  chiaramente  avanzate delle considerazioni, non  mi  soffermerò  in
  particolare su argomenti che possono ingenerare ulteriori motivi di
  polemica   perché   comprendo  la  richiesta,  avanzata   in   modo
  particolare  da parte delle opposizioni, di volere la  presenza  in
  Aula del Presidente della Regione.
   Voglio  però  ricordare  che  -  come,  per  altro,  è  stato  già
  ampiamente dibattuto nel corso della seduta precedente  -  mai  una
  verifica è compatibile con il prosieguo dei lavori d'Aula;  durante
  la  verifica si fa solo la verifica, si deve accelerarla,  si  deve
  operarla  con  quanta  maggiore  continuità  possibile,  si  devono
  serrare i tempi in maniera tale che poi si possa definire tutta  la
  vicenda.  Ma  è  chiaro che i tempi della verifica sono  certamente
  incompatibili con qualunque attività d'Aula e questo perché  l'Aula
  correrebbe il rischio di vedere un'attività assolutamente  diversa,
  disomogenea, non ortodossa, non utile al proficuo confronto che  ci
  deve essere tra Governo e Aula.
   Pertanto, nel ribadire la necessità di un rinvio, tenuto conto che
  è  ancora  in  corso la verifica, vorrei pure evidenziare  come  il
  presidente Lombardo - per altro lo ha accennato in questa sua  nota
  -  mi  ha  chiesto  di porgere le scuse al Parlamento  per  la  sua
  assenza,  perché impegnato in altri affari istituzionali in  ordine
  ai  quali ha anche citato due importanti momenti di discussione che
  sta trattando a Roma e che riguardano la vita della nostra Regione:
  innanzitutto, il patto di stabilità per gli enti locali  e  poi  la
  questione dei trasporti.
   Con   l'impegno  di  accelerare  ulteriormente  i  tempi  per   la
  definizione della verifica, chiedo all'Aula tutta di consentire  un
  ulteriore rinvio proprio perché ritengo necessario, a questo punto,
  che  l'Aula  sia convocata in maniera assolutamente  certa  per  la
  definizione di questo momento di verifica, che è ancora in corso, e
  che  il  rinvio  venga  magari  preceduto  da  una  Conferenza  dei
  Capigruppo.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne  ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   ho   piena
  consapevolezza del rischio di partecipare anch'io, con  questo  mio
  intervento,  ad un atto del  teatrino  che è stato messo  in  piedi
  dal Governo e dalla maggioranza.
   Credo, però, di non potermi sottrarre, né ho voglia di farlo, alla
  luce delle cose che sto per dire.
   Vorrei ricordare rapidamente le ragioni per cui siamo oggi qui  in
  questa  Aula.  Le  ragioni  stanno  nel  fatto  che  il  Presidente
  dell'Assemblea regionale siciliana, a seguito di una polemica,  con
  rilievo  pubblico,  che  c'è stata tra il Parlamento  e  uno  degli
  assessori della Giunta Lombardo, ha ritenuto di chiedere al Governo
  -  cosa  che io ho apprezzato - di venire a riferire le ragioni  di
  quella  polemica  e  il  merito delle  questioni  che  erano  state
  sollevate nel dibattito sui rifiuti.
   Quella vicenda riguardava l'avvocato Armao, assessore della Giunta
  Lombardo.
   Credo  che per due o tre volte, dopo avere concordato la  data  di
  quella  comunicazione  all'Aula -  e  immagino  che  il  Presidente
  dell'Assemblea abbia concordato con il Governo la stessa data -  il
  Parlamento è stato chiamato a diversi rinvii.
   La  settimana  scorsa,  di fronte non solo alla  richiesta  di  un
  ennesimo  rinvio,  ma  ad  una  parte  della  sceneggiata,  in  cui
  l'assessore  Di  Mauro,  che  ha partecipato  alla  Conferenza  dei
  Presidenti dei Gruppi parlamentari, ci comunicava di non  essere  a
  conoscenza  dell'ordine del giorno dell'Aula e, quindi,  del  fatto
  che all'ordine del giorno ci fosse, per l'appunto, la comunicazione
  del  Governo sulla vicenda Armao, il Gruppo del Partito Democratico
  è  stato  costretto - se così posso dire - a presentare formalmente
  una  mozione  che  anticipava quello che era stato  detto  a  mezzo
  stampa, ovvero la nostra intenzione di chiedere al Presidente della
  Regione di intervenire in Aula.
   Oggi,  per  farla  breve, l'Aula è chiamata  a  discutere  su  una
  mozione  firmata  dai  deputati  del  Partito  Democratico,  che  è
  iscritta all'ordine del giorno.
   Io ho grande rispetto per il Governo e per le ragioni che qui sono
  state  illustrate, ma mi permetto di dire che non è il Governo  che
  può  chiedere il rinvio della mozione: il Governo sta  in  Aula  se
  vuole, ascolta ed eventualmente vota, se ne ha diritto, ma - ripeto
  -  non  può chiedere il rinvio della mozione. La mozione è iscritta
  all'ordine  del giorno e il Parlamento deve discuterla,  piaccia  o
  meno al Governo
   Aggiungo  che  io considero veramente risibile una  operazione  da
   fase  nella quale il Presidente era eternamente in crisi e  quindi
  l'Aula non si riuniva - almeno allora non si riuniva - .
   Vorrei  ricordare  che  siamo in tempi  di  elezione  diretta  del
  presidente  della  Regione: c'è un Governo  che  ha  annunciato  di
  essere  in  crisi,  pronunciando a bassa voce  la  parola   crisi .
  Contemporaneamente  alla  parola crisi ha  annunciato  che  avrebbe
  posto  in essere - secondo lo stile seguito dalla Giunta - soltanto
  atti di ordinaria amministrazione.
   Non mi pare che in questi giorni la Giunta abbia compiuto atti  di
  ordinaria    amministrazione,   perché   ci   sono    provvedimenti
  amministrativi dei singoli assessori e della Giunta di Governo  che
  tutto  sono  tranne  che  atti  di  ordinaria  amministrazione.  Lo
  considero naturale perché la Giunta è nel pieno delle sue funzioni,
  tanto  più  che  c'è il Presidente in carica, un presidente  eletto
  direttamente  dai  cittadini  mantiene  la  Giunta  in  carica,   a
  prescindere dalle dinamiche politiche del Parlamento.
   Ma  tutto questo gioco delle parole dette, delle parole non dette,
  dell'ennesimo tentativo per cui il Governo si presenta oggi in Aula
  dicendo  che, siccome é in corso una verifica, chiede un  ulteriore
  rinvio,  addirittura chiede di rinviare senza  scadenza  -  perché,
  essendo  la  verifica in corso, non si sa quando si  concluderà  e,
  quindi, così evitiamo di venire ogni volta in Aula per chiedere  il
  rinvio   -   ritengo  che  sia  una  condizione  insopportabile   e
  irricevibile da parte del Parlamento.
   Siamo  tutti  operatori della politica, siamo consapevoli  che  vi
  possono  essere  momenti nei quali la politica ha bisogno  di  fare
  degli approfondimenti, degli aggiustamenti. Ma mi permetto di dire,
  signor Presidente, che è il Parlamento, innanzitutto, il luogo dove
  vanno  fatte le verifiche e gli approfondimenti, dove  si  apre  la
  discussione sulla crisi, dove si dichiarano al popolo siciliano  le
  ragioni  per cui essa si è determinata e dove, se ci si riesce,  si
  ricompone un'alleanza che consenta al Governo di avere il  sostegno
  della maggioranza in Parlamento.
   Qui  si  è fatto l'esatto contrario. Qui si nasconde la crisi   La
  crisi   nascosta   ha   come  conseguenza  la  paralisi   politico-
  amministrativa di questa Regione
   In  queste  ore,  in  queste minuti, cosa diciamo  ai  cinquecento
  lavoratori  dell'ARRA  che  dall'1  gennaio  2010  non  avranno  il
  contratto  di  lavoro,  se  non facciamo  una  norma  entro  il  31
  dicembre?
   Cosa  diciamo ai lavoratori forestali che aspettano l'integrazione
  del  bilancio della Regione che consenta loro di ricevere una parte
  dei salari dovuti da settembre ad oggi?
   Cosa  diciamo  agli  operatori della formazione professionale  che
  aspettano la variazione di bilancio?
   Insomma,  cosa  diciamo a tanti pezzi della società siciliana  che
  non  possono aspettare il  balletto  di una crisi nascosta, di  una
  crisi  mitigata, di incontri, di dichiarazioni, di incontri il  cui
  esito è la convocazione di altri incontri? La politica lo può fare,
  il Parlamento no.
   Oggi  all'ordine del giorno c'è una mozione. Il Governo  esprimerà
  la  sua  opinione,  ci dirà se le ragioni di quella  mozione  siano
  condivise  o  meno.  Ma il Parlamento, nella  sua  sovranità,  deve
  essere nelle condizioni di poter operare. Non siamo più in presenza
  di  un  Governo eletto dal Parlamento, ci deve essere una reciproca
  autonomia tra il Parlamento ed il Governo stesso.
   Forse  il  Presidente  della  Regione,  il  presidente  di  questa
  Regione,  avendo  fatto il parlamentare nel  1986  ritiene  che  la
  Regione  sia ancora ferma a quel modello istituzionale. Vorrei  che
  fosse  informato dagli assessori che sono arrivati dopo  l'elezione
  diretta, che è cambiato il sistema e che il Parlamento non  dipende
  dalla  crisi  del  suo  Governo e che siamo  Organi  che  vivono  a
  prescindere.
   Ecco perché questa proposta è irricevibile
   Ma,  più  che irricevibile, la considero insultante per  il  ruolo
  istituzionale di ognuno di noi.
   Signor  Presidente,  le  chiedo di non trattare  la  proposta  del
  Governo come una banale richiesta in cui si confrontano un deputato
  a favore e uno contro, e poi si mette ai voti.
   Qui  stiamo  discutendo  della  dignità  di  questo  Parlamento  e
  nessuno,  si  chiami  Lombardo  o  Bufardeci,  può  permettersi  di
  metterne  in  discussione la dignità. Tutto  si  può  fare,  tranne
  questo
   Chiedo  che l'Aula respinga questa ipotesi. Anzi le chiedo, signor
  Presidente, di non porla ai voti perché non lo si può fare, per  la
  semplice  ragione  che  sulla mozione il Governo  può  dire  che  è
  contrario, che la boccerà, ma non può chiedere di rinviare un punto
  dell'ordine  del  giorno  che,  oltre  tutto,  non  è  neanche   di
  iniziativa governativa, ma parlamentare. C'è una presunzione, anche
  nella  gestione d'Aula, che fa a cazzotti con la logica ed il  buon
  senso parlamentare.
   Ecco  perché credo che oggi il Parlamento debba esprimersi,  visto
  che  da  un  mese  -  diciamolo pure  -  viene  impedito  a  questo
  Parlamento di dire la sua sulla vicenda Armao.
   Oggi  discutiamo la vicenda Armao e se il Governo è in  crisi,  lo
  dica pubblicamente, azzeri la Giunta, faccia ciò che vuole. Ma oggi
  all'ordine  del  giorno  c'è la questione Armao,  e  di  questo  il
  Parlamento deve potere discutere e decidere.
   Spero  che  l'Aula  e  il  Presidente  dell'Assemblea  possano,  a
  prescindere    dalla    richiesta    del    Governo,     consentire
  l'approfondimento e il voto sulla mozione iscritta  all'ordine  del
  giorno.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, le assicuro che non tratterò  la
  questione odierna come una questione banale e in questi casi,  come
  recita  il Regolamento, a fronte di una proposta formale  da  parte
  del Governo parlerebbe un oratore a favore ed uno contro.
   Onorevole  Cracolici,  lei è intervenuto contro  la  proposta  del
  Governo.  Adesso  darò  la  parola  ad  un  oratore  a  favore  ma,
  trattandosi  di una questione straordinaria e non volendo  assumere
  una  decisione  in autonomia ma in un confronto con il  Parlamento,
  darò  la  parola  ad  un  deputato per Gruppo,  preferibilmente  il
  capogruppo.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, le dichiarazioni
  dell'onorevole  Cracolici  sulla  dignità  del  Parlamento  non  mi
  impressionano  e non mi convincono, se è vero come è  vero  che  la
  sera  del  voto contrario al Documento di programmazione economico-
  finanziaria  lo  stesso  Cracolici ebbe a sottolineare  la  gravità
  dell'accaduto   ed  a  richiedere  l'apertura   di   una   verifica
  finalizzata  a  sancire il riconoscimento di una crisi  per  potere
  consentire al Governo di riconoscersi esistente, sostenuto  da  una
  maggioranza  politica  e  parlamentare.  Fu  lo  stesso  Cracolici,
  ripeto, a richiederlo.
   Il  fatto che oggi l'Aula sia ancora alle prese con le conseguenze
  di  quell'episodio significa che la crisi è in corso, che i partiti
  della  coalizione l'hanno responsabilmente messa in conto ed  hanno
  attivato  la  verifica, che la verifica non  si  è  chiusa  perché,
  nonostante  ciò  che  pensavano  l'onorevole  Cracolici   o   altri
  colleghi, non si trattava di dovere rideterminare posti in  Giunta,
  quantità  e  qualità  di  deleghe, ma si trattava  di  riempire  di
  contenuti  il  rilancio dell'attività di Governo sostenuto  da  una
  maggioranza  parlamentare  che fosse il più  possibile  coerente  e
  aderente  alla  coalizione  uscita dal responso  elettorale  e  dal
  consenso degli elettori.
   Tuttavia,   signor  Presidente,  devo  specificare  che   avendomi
  concesso  la parola per esprimere un voto o un consenso all'ipotesi
  di  rinvio,  devo  sospendere in questo  momento  il  mio  giudizio
  sull'argomento e, quindi, non rientro in nessuna delle due  caselle
  che  lei,  signor  Presidente,  ha  legittimamente  sottoposto   al
  dibattito  in  Aula,  perché  il  dibattito  è  iniziato  con   due
  interventi discordanti: uno on line ed uno diretto.
   L'intervento  on line è quello che noi abbiamo appreso  dalla  sua
  voce,  più piacevole, ed è la missiva, la nota del Presidente della
  Regione;  nota  che  è  totalmente in contrasto  con  quanto  testé
  ascoltato dalle parole dell'assessore Bufardeci.
   L'assessore  Bufardeci, sebbene con la morbidezza che caratterizza
  il  suo  eloquio,  stasera  come la  volta  scorsa  ha  parlato  di
  verifica,  ha  parlato di incontri fra delegazioni; non  ha  voluto
  utilizzare la parolina  crisi' come se utilizzarla fosse mettere al
  centro del dibattito chissà quale pesantezza insormontabile.
   La  volta  scorsa  abbiamo raccomandato che  il  linguaggio  della
  politica  e  del Parlamento non può essere un gergo  che  copra  la
  verità dei fatti. Parlando all'Aula parliamo alla Sicilia.
   Si  è  aperta una crisi, il Governo è in crisi e le forze  che  lo
  sostengono  sono  animate  da buoni propositi  per  confrontarsi  e
  superare  la  crisi. La parola  crisi  non può essere  espunta  dal
  vocabolario  del  confronto che da oggi deve animare  non  solo  il
  dibattito tra noi e l'opposizione, ma anche il dibattito tra noi  e
  le  altre forze che sostengono, o hanno sostenuto, il Governo  fino
  ad oggi.
   Quindi,  partendo dalla premessa che questa parola non può  essere
  espunta,  non  posso  gradire una nota in cui il  Presidente  della
  Regione  si  esprime attribuendo al Parlamento e  ad  una  volontà,
  presumibilmente maggioritaria, la richiesta di rinvio  dell'odierna
  seduta  d'Aula,  perché ciò non è vero. Non  è  vero  perché  hanno
  dignità  i  parlamentari e i rappresentanti dei partiti che  hanno,
  fino ad oggi, dato vita e contenuto ad una trattativa, ad una serie
  di  incontri,  durante  i  quali si è parlato  dei  problemi  della
  Sicilia,  di  ATO rifiuti, di agricoltura, di fondi comunitari,  di
  turismo, di commercio, di urbanistica, di lavori pubblici.  Abbiamo
  riempito  gli incontri degli argomenti che riguardano il Governo  e
  il  rilancio  dell'attività  di governo.  Non  è  mai  stato  fatto
  riferimento, nei quattro incontri che hanno preceduto questa seduta
  d'Aula,  ad  argomenti  che  non fossero  quelli  dell'attività  di
  governo.
   Nella  penultima e nell'ultima riunione, delle quali la stampa  ha
  dato ampia notizia nei giorni scorsi, le due delegazioni del PDL  e
  dell'MPA   hanno  stabilito  inequivocabilmente  che  il   Governo,
  riconoscendo la propria condizione di crisi, dovesse, attraverso un
  assessore,   ma   nell'ultima  riunione  fu  sancito   direttamente
  attraverso la persona del Presidente della Regione, sancire in Aula
  il  riconoscimento  di  questa condizione di crisi  attraverso  una
  ripetuta  richiesta di rinvio dei lavori d'Aula,  questa  settimana
  come nella settimana precedente.
   Scrivendo  il  presidente Lombardo ciò che ha  scritto,  ha  detto
  esattamente  il  contrario:  essendosi  determinata  una   volontà,
  presumibilmente  maggioritaria, tra i parlamentari sulla  richiesta
  di  rinvio  dell'odierna seduta d'Aula, che il Governo condivide  e
  che fa propria, ha detto:  ho assunto altri impegni fuori .
   Ebbene,  non  ha potuto assumere impegni fuori perché  la  volontà
  maggioritaria  dell'Aula  era di chiedere  il  rinvio.  Casomai  il
  contrario,  e  cioè  noi non abbiamo assunto  altri  impegni  fuori
  perché  il  Presidente della Regione aveva promesso, attraverso  la
  sua delegazione, che sarebbe venuto a chiedere il rinvio dei lavori
  d'Aula, come ha detto l'assessore Bufardeci - si dica nel dibattito
  e  si  scriva  negli atti -, perché le delegazioni dei partiti  che
  sostengono  il  Governo  hanno  sancito  questa  necessità.  Adesso
  specifico - spero che il mio Gruppo parlamentare si troverà a dover
  specificare  tale argomento per l'ultima volta - che  se  noi  oggi
  fossimo  stati  chiamati  a votare sugli argomenti  all'ordine  del
  giorno   senza  la  responsabile  necessità  di  aderire  a  quanto
  concordato  tra delegazioni, per aderire alla richiesta  di  rinvio
  che  il  Governo si accingeva a fare - e aveva anticipato di  voler
  fare  -,  se  fossimo  stati  chiamati  a  votare  avremmo  votato,
  coerentemente con le posizioni espresse, a favore della mozione  di
  sfiducia nei confronti dell'assessore Armao.
   Qualora  questo argomento dovesse ritornare all'ordine del  giorno
  dell'Aula,  il  PDL  non  sarà incoerente  né  recederà  da  queste
  posizioni. Voterebbe così come ha dichiarato non soltanto fuori, ma
  lealmente  anche  negli  incontri  con  i  rappresentanti  colleghi
  dell'MPA.
   Abbiamo più volte ripetuto che la nostra posizione inderogabile  è
  questa  e, quindi, se stasera aderiamo alla richiesta di  rinvio  è
  proprio perché, responsabilmente, facciamo a meno di partecipare ad
  un  dibattito  su  questo  argomento che  ci  vedrebbe  aderire  ai
  contenuti della mozione di sfiducia.
   La  verifica  è  un fatto serio, è un fatto che ha dignità  perché
  ridà  al  Parlamento  e  al Governo la possibilità  di  tornare  al
  servizio  dei  siciliani.  Se qualcuno  vuole  interrompere  questo
  percorso  lo  dica  chiaramente. Ma se  nelle  delegazioni  che  si
  incontrano  si  fa  professione di fede in  altra  direzione,  cioè
  quella  costruttiva, positiva, di fare tornare  la  maggioranza  ad
  essere  politicamente  omogenea  e  quantitativamente  sufficiente,
  tutto ciò non può essere rappresentato da queste parole; può essere
  rappresentato dalle parole dell'assessore Bufardeci ma corrette con
  l'integrazione del riconoscimento della crisi. Perché  se  verifica
  c'è,  avrebbe ragione l'onorevole Cracolici, non si può  continuare
  come  se questo fosse un simpatico incontro tra amici parlamentari,
  perché di fatto non lo è. Se non ci fosse la crisi, la verifica non
  avrebbe  motivo di esistere. Se noi ripetiamo, la settimana  scorsa
  come  stasera, che è necessario tornare ad incontrarci, lo facciamo
  perché  c'è  una  condizione di crisi dalla quale  vogliamo  venire
  fuori.
   Avevamo  detto e ripetuto che per uscire politicamente  da  questa
  condizione  fosse  indispensabile per noi tornare  alla  coalizione
  originaria,  e  cioè  all'inclusione  dell'UDC.  La  riteniamo  una
  condizione  indispensabile,  essa  sì  rispettosa  del  Parlamento,
  perché si rispetta il Parlamento quando si rispettano gli elettori.
  E,  siccome  quella  coalizione è venuta fuori dal  responso  delle
  urne,  chiedere  che  la coalizione sia ripristinata  integralmente
  vuol  dire  avere  rispetto nei confronti del  Parlamento  e  della
  volontà  popolare. Ecco perché non viene frustata  la  dignità  del
  Parlamento.
   Noi  stiamo lavorando, stiamo mediando, ci stiamo incontrando  con
  le  delegazioni del Gruppo MPA e, speriamo da domani, con  una  più
  collegiale  e  completa partecipazione, perché l'incontro  non  può
  essere soltanto tra PDL e MPA, ma ci sono altri gruppi parlamentari
  che  credo vogliano incontrarsi con noi per dare vita al rinnovo  e
  al  rilancio di questo progetto. Ovviamente non ne possiamo più  di
  essere costretti ad incontrarci solo con l'MPA e a sopportare  che,
  fuori  dalle mediazioni e dall'Aula, ci sia chi dica che non  vuole
  incontrarsi  con  noi,  invitando il Presidente  della  Regione  ad
  evitare di proseguire gli incontri con noi.
   Noi   siamo   favorevoli   alla  completa   ricostituzione   della
  coalizione,  siamo  per ammettere al tavolo tutti  i  soggetti.  Da
  domani  speriamo  che tutti i soggetti dicano di sì  e  partecipino
  costruttivamente al prosieguo della trattativa; ma  il  Gruppo  UDC
  non  è stato chiamato così come noi avevamo richiesto. Ci era stato
  promesso,   oltre   alla   richiesta  di   rinvio   dell'Aula,   il
  coinvolgimento  dell'UDC per un chiarimento che fosse  propedeutico
  alla   partecipazione  dell'UDC  al  più  completo   tavolo   della
  trattativa, visto che, essendosi formato il Gruppo  Sicilia',  oggi
  non  può non riguardare collegialmente e completamente PDL,  Gruppo
   Sicilia', UDC ed MPA: questa è la coalizione.
   Speriamo  che  gli  incontri  bilaterali  non  ci  portino  più  a
  situazioni  come  quella di stasera, perché se  quattro  ascoltano,
  quattro occhi sono meglio di due, otto occhi sono meglio di sei,  e
  soprattutto  la coscienza di una maggior parte di persone a volte è
  sicuramente  migliore  e  superiore  alla  incoscienza  di  qualche
  tentativo di destabilizzare le possibilità che, in questo  momento,
  tutti insieme e responsabilmente abbiamo  messo in campo. Questa  è
  la nostra posizione.
   Chiedo   all'assessore   Bufardeci  se  la   sua   esposizione   è
  contraddetta  o  é  condivisa  da chi,  come  il  presidente  della
  Regione,   si   è   espresso   con   termini   che   lessicalmente,
  politicamente,      morfologicamente     e     contenutisticamente,
  rappresentano una posizione completamente diversa.
   Per noi questo è importante perché vorremmo aderire alla richiesta
  di  rinvio; ma è fondamentale, assessore Bufardeci, che  quanto  le
  sto  chiedendo, a nome di tutto il Gruppo e soprattutto a  nome  di
  chi,  fino  ad oggi, si è incontrato responsabilmente  per  portare
  avanti  questa  esperienza di collaborazione e di  alleanza,  possa
  avere un significato.
   Allora,   se   la   verifica  deve  continuare,  deve   riguardare
  imprescindibilmente  tre  punti: prima di tutto  la  ricostituzione
  della alleanza, il coinvolgimento dell'UDC; in secondo luogo,  deve
  continuare  per fare in modo che quanto è stato detto  stasera  sia
  confermato   concretamente  in  atti  politici  e  negli   incontri
  politici,  e  in terzo luogo fare in modo che da parte  di  chi  ci
  ascolta,  in Aula e fuori dall'Aula, la volontà della politica  sia
  rispondente agli interessi dei siciliani.
   Aspetto  un chiarimento dall'assessore Bufardeci e mi riservo  con
  un  secondo intervento di esprimere definitivamente l'adesione  del
  mio  Gruppo  alla  ipotesi  di rinvio, fermo  restando  che  chiedo
  all'assessore  Bufardeci di tenere conto di queste tre  condizioni:
  l'iniziativa finalizzata da domani a coinvolgere l'UDC, e questa  è
  la  cosa più importante, e che non torni in Aula - e per questo  la
  verifica  è responsabile - l'argomento Armao. E' l'unico  modo,  lo
  dico  chiaramente,  colleghi vi prego,  è  l'aspetto  più  delicato
  perché riguarda il nodo centrale della possibilità di prosieguo del
  nostro rapporto nei prossimi giorni.
   Il  collega  Cracolici mi invita ad una corretta  e,  soprattutto,
  legittima esposizione.
   Chi  ha  facoltà e prerogativa di eliminare dal confronto  tra  le
  forze  di  maggioranza  il macigno, può  farlo  solo  in  un  modo:
  azzerando la Giunta e dando corso formalmente all'unica conseguenza
  plausibile  all'esistenza della crisi. Solo così si  può  eliminare
  dall'ordine  del  giorno  l'argomento Armao;  diversamente,  se  si
  dovesse tornare a parlare di tale argomento, noi voteremmo a favore
  della mozione di sfiducia.

   BUFARDECI,   assessore   per   la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI,   assessore   per   la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato e la pesca. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
  ritenuto  di  dover  intervenire  ancora  perché  credo   che   gli
  interventi  degli onorevoli Cracolici e Leontini mi  obblighino  ad
  alcuni momenti di chiarimento.
   Il  primo  chiarimento che vorrei dare all'onorevole  Cracolici  è
  quello  che,  certamente, mi sento di poter  escludere  in  maniera
  categorica che da parte del presidente Lombardo vi sia mai stata la
  volontà  di  una  scortesia  nei  confronti  dell'Aula,  di  questa
  Istituzione e di tutti i parlamentari.
   Non  vorrei  fare  una esegesi, perché tutto ciò poi  ci  potrebbe
  portare  a  perdere il senso della vera questione,  che  credo  sia
  l'unica  cosa  che riguardi e debba interessare  la  Sicilia  ed  i
  siciliani, cioè che abbiamo un presidente della Regione, leader  di
  un   partito,  che  ha  avviato  sicuramente  delle  verifiche   in
  conseguenza.  Prima, nel mio intervento, quando ho  parlato  ancora
  una  volta di verifica politica, ho pure detto che ricordo bene  le
  questioni  che  sono state trattate e i richiami che  la  settimana
  scorsa  alcuni degli oratori hanno fatto verso alcune  espressioni,
  riportate dalla stampa, in cui si parlava di crisi.
   Personalmente,   non  ho  alcuna  ipocrisia  nel  dichiarare   che
  evidentemente la verifica politica è conseguenza di quei due  voti,
  come  è  stato  ricordato nella seduta precedente, riguardanti  gli
  ordini  del  giorno  sul  Documento  di  programmazione  economico-
  finanziaria.  Che  ciò  sostanzi uno stato  di  crisi  è  un  fatto
  oggettivo; che lo si voglia ascoltare, onorevole Leontini,  non  ho
  nessuna  riserva  a  farlo, perché comunque è oggettivamente  nelle
  cose.
   Credo   di  essere  conseguente  anche  all'appello  e  all'invito
  rivoltomi,  alla  stessa  maniera con la quale  dico  all'onorevole
  Cracolici  che, oggettivamente, gli impegni citati nella  nota  del
  presidente  Lombardo  sono veri, sono importanti  e  sono  assoluti
  nell'interesse  di questa Regione, ritenendo il suo impegno  romano
  assolutamente prioritario rispetto ad una questione che, viceversa,
  si  ritiene  abbia  potuto  avere già sostanzialmente  un'oggettiva
  discussione  che potrebbe portare - anche per le dichiarazioni  che
  sento  e  che ritengo siano più che sufficienti anche nei confronti
  del  PDL - a garantire quel voto di rinvio utile a trattare  questo
  argomento  -  l'ordine del giorno intendo -, in  maniera  compiuta,
  serena  e  quindi  fare svolgere il prosieguo dell'attività  d'Aula
  fuori  da  questa  polemica  nella quale  poi,  inevitabilmente,  è
  legittima la sua esegesi o l'interpretazione su questa o su  quella
  parola,  su questo o su quel significato, mentre il significato  mi
  pare essere assolutamente chiaro, lapalissiano: c'è una verifica in
  conseguenza  di  quei voti, quella verifica è  conseguenza  di  uno
  stato oggettivo di crisi, siamo in  queste condizioni.
   Vorrei  aggiungere, anche se è notorio, che tante volte in  questa
  Aula  aleggia  un  alone quasi di non conoscenza di  alcuni  fatti,
  quasi  di  ipocrisia.  Credo  che in maniera  molto  chiara  stiamo
  trattando  un  argomento molto serio, molto importante,  nel  quale
  siamo  impegnati,  e ci rendiamo conto che il non definirlo  quanto
  prima  sarebbe un errore grave nei confronti del Governo e, quindi,
  dell'azione nei confronti dei siciliani, nell'interesse di trattare
  gli  argomenti  che  sono  successivamente all'ordine  del  giorno.
  Pertanto la trattazione della nostra verifica avrà l'impegno  anche
  delle  altre forze parlamentari. So di incontri che vi saranno  nei
  prossimi giorni anche con gli amici dell'UDC.
   Credo  che,  sotto questo profilo, le risposte che mi  sono  state
  richieste  dall'onorevole  Leontini  e  -  mi  sia  permesso  -  il
  chiarimento e l'assoluta smentita di qualunque volontà che  potesse
  essere  lontanamente scortesia nei confronti dell'Aula e  dei  suoi
  parlamentari, rappresentano la sostanza delle cose,  al  di  là  di
  voler ancora ulteriormente approfondire e disquisire in una maniera
  che  poi diventa stucchevole. Ecco perché penso di poter dire,  con
  queste  ulteriori  precisazioni, che la richiesta  é  assolutamente
  legittima  e vuol essere portatrice di quel chiarimento, di  quella
  chiarezza, di quel coraggio di cui questa Terra ha bisogno.

   MAIRA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, darò inizio a questo
  intervento,  che spero breve anche per non abusare  della  cortesia
  della   Presidenza,   richiamando  una  prassi  professionale,   da
  avvocato. Quest'anno compio il quarantesimo anno di avvocatura e ne
  ho  viste tante in questi quaranta anni, ed ho preso alcune regole.
  Per  esempio,  non ammiro i colleghi che sanno di avere  una  causa
  vinta,  però parlano, parlano e parlano per i clienti; non  parlano
  per  il  magistrato e non parlano per la giustizia.  Ammiro  molto,
  invece, i colleghi che, pur sapendo di difendere una causa perduta,
  si impegnano e parlano molto.
   Io stasera ammiro l'assessore Bufardeci perché è impegnatissimo  a
  difendere una causa totalmente perduta, e dirò perché.
   Noi,  molto  responsabilmente e facendo appello ad  una  prassi  e
  deontologia  parlamentare, la settimana scorsa abbiamo  aderito  al
  rinvio chiesto dal Governo in quanto quest'ultimo ha dichiarato  in
  Aula,  dopo  alcuni tentennamenti in Conferenza dei Presidenti  dei
  Gruppi parlamentari - anzi, più che tentennamenti, dissensi -  che,
  in effetti, si era aperta la crisi.
   Ciò  ci ha consentito di motivare e giustificare il perché del  sì
  al  rinvio; però ci saremmo aspettati cose, sempre sotto  l'aspetto
  della  prassi  e  della  deontologia  parlamentare,  che  non  sono
  avvenute. Infatti, quando si apre una crisi, gli assessori  o  sono
  dimissionati o si dimettono.
   Non  è  possibile avere una crisi a governo operante ed  aperto  a
  tutte le attività di amministrazione, ordinarie e straordinarie.
   Questa non è una crisi, è una pseudo-crisi.
   Quando si insiste - ma non solo l'UDC, ho sentito adesso anche  le
  affermazioni  dell'onorevole  Leontini  che  portano   a   chiedere
  l'azzeramento della Giunta - non è un braccio di ferro, non  è  una
  spocchiosa sfida al presidente Lombardo, per cui Lombardo perde  la
  faccia se azzera la Giunta.
   E'  il richiamo ad una corretta prassi parlamentare, é il richiamo
  ad un corretto rapporto tra Governo regionale e Parlamento.
   Stiamo  assistendo ad una crisi che non è parlamentare e il nostro
  sistema è parlamentarizzato.
   Noi assistiamo ad una crisi che si svolge fuori dal Parlamento e a
  questo punto non ha alcuna importanza se l'UDC sia stata invitata o
  meno  - non è stata invitata a tutt'oggi, ma non è questo l'aspetto
  -,  l'aspetto più grave è che stiamo assistendo ad una crisi che si
  svolge fuori dal Parlamento, in alberghi e ristoranti. Questo non è
  un  comportamento  serio  per gestire la crisi  di  una  Regione  a
  Statuto speciale qual è la Regione siciliana.
   Il presidente Lombardo non è presente in Aula stasera.
   Personalmente, ho due sentimenti come reazione alla sua assenza.
   Il  primo sentimento è di mortificazione, come deputato di  questa
  Assemblea  regionale,  abituato  a  vedere  presente  in  Aula   il
  presidente  della Regione quando si discute di cose  importanti  ed
  alte.
   E'  la  seconda volta, e ricordo a questa Aula per le reazioni  di
  dignità che dovrebbe avere, e spero proprio che le abbia, che anche
  la  settimana  scorsa era stato individuato un  giorno  che  poteva
  garantire la presenza in Aula del presidente della Regione, e non è
  venuto.
   Anche oggi è stato individuato mercoledì e non martedì, giorno  in
  cui  di  solito  si svolgono i lavori d'Aula, perché il  presidente
  Lombardo aveva garantito la sua presenza in Aula. E oggi non c'è.
   Questo  un  fatto  che  è  certamente offende  l'Aula,  certamente
  offende  me e i colleghi del Gruppo dell'UDC. E l'offesa  è  ancora
  maggiore  a  causa del contenuto e del tenore della lettera  perché
  non  essendo  servita  a  niente  la  polemica  tra  la  Presidenza
  dell'Assemblea e il senatore Oliva, ancora una volta si accreditano
  come scelte della Presidenza e di questa Aula scelte che ancora non
  sono  state fatte. La maggioranza di quest'Aula avrebbe deciso  già
  di  rinviare, ma credo che avremo la verifica fra qualche minuto  e
  vedremo se la maggioranza aveva già deciso di rinviare oppure no.
   Aggiungo che, oltre alla mortificazione, provo anche un sentimento
  di  confuso  disprezzo perché non può succedere, e non è consentito
  che  succeda, che un presidente della Regione mandi una lettera per
  comunicare   all'Aula   di   essere   impegnatissimo   per    fatti
  istituzionali, prima a Messina - tanto di cappello - e poi  a  Roma
  in  serata quando, in questo momento, nel momento in cui vi  parlo,
  si  trova  nella  sede  della  Presidenza  della  Regione,  in  via
  Magliocco, a Palermo. Onorevoli colleghi, il presidente Lombardo si
  trova a Palermo in via Magliocco, nella sede della Presidenza della
  Regione   Questa  è  una  mortificazione  assoluta  per  il  nostro
  Parlamento.
   Voti chi vuole per il rinvio, certamente non lo voteremo noi, e se
  questo  Parlamento  ha  una dignità, a  cui  mi  appello,  non  può
  consentire di essere preso in giro in maniera volgare.

   MUSOTTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSOTTO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,    signori
  rappresentanti  del  Governo,  credo  che  nel  corso  politico  di
  ciascuno  di  noi ci siano dei momenti in cui si sente  appieno  la
  responsabilità  del  ruolo che si ricopre e, per  chi  mi  conosce,
  stasera  avrei voluto fare un intervento diverso da quello che  sto
  per fare, non  già perché non condivido le cose che dirò.
   Ricollegandomi all'intervento dell'onorevole collega Maira, quando
  faceva  riferimento alla nostra professione di avvocato,  dico  che
  noi  da  avvocati abbracciamo anche delle tesi, e lo  facciamo  non
  soltanto  per  dovere  professionale, ma poi  nel  corso  dell'iter
  procedurale ce ne convinciamo pienamente.
   Ebbene,  stasera  potremmo fare anche delle disquisizioni  un  po'
  retoriche, un po' bizantine, se siamo in una situazione di crisi  o
  no. Ma credo che anche questo problema sia stato sciolto dall'amico
  onorevole Maira perché, in effetti, la crisi - per quella  che  noi
  consideriamo  consuetudine politica - è quando  alcuni  membri  del
  Governo si dimettono, quando si dimette il presidente della Regione
  - con l'attuale legge elettorale naturalmente è una crisi totale -,
  ma  indubbiamente  non c'è una crisi. Tra l'altro,  una  situazione
  delicata  di crisi, di verifica, come è stata definita abilmente  e
  con   grande   passionalità  dall'assessore   Bufardeci,   dovrebbe
  determinare  anche  le  dimissioni di  assessori,  tra  l'altro  di
  assessori che sono in rappresentanza di un partito politico che  ha
  votato contro il Documento di programmazione economico-finanziaria.
   Poi  il  DPEF,  che consideriamo un documento di scarsa  rilevanza
  politica, dal punto di vista teorico e istituzionale è il documento
  base  del  Governo, il documento su cui si costruisce  la  politica
  programmatica, la politica economica di un Governo, quindi  la  sua
  progettualità nell'avvenire.
   Ciò  è  avvenuto  in  maniera  diversa  perché  il  Documento   di
  programmazione  economico-finanziaria, che è condiviso  dall'intero
  Governo, e quindi anche dalla rappresentanza di un partito  che  ha
  votato  contro  questo Documento, avrebbe dovuto  rappresentare  un
  momento  di  stasi e di difficoltà. Tutto questo  non  è  avvenuto.
  Credo che ormai bisogna guardare al futuro.
   Sul  comportamento del Presidente della Regione, mi sia consentito
  poi dire che mi pare assolutamente corretto. Tra l'altro, anche  da
  quanto  riferito  dall'assessore Bufardeci  che  dice,  e  ne  sono
  assolutamente convinto, che il rispetto del Capo del Governo  della
  Regione siciliana è pieno e totale nei confronti del Parlamento,  e
  giammai la lettera inviata al Presidente dell'Assemblea può suonare
  come  una  mancanza  di  rispetto o come un  vulnus  nei  confronti
  dell'Istituzione assembleare.
     E, quindi, ci troviamo in un momento certamente difficile, in un
  contesto   complesso  in  cui  le  esigenze   dei   siciliani   che
  rappresentiamo  sono  delle  esigenze  emergenziali,   in   cui   è
  necessario  governare e dare delle risposte. Ma occorre dare  delle
  risposte  con un Governo che abbia piena legittimazione, che  abbia
  pieni   titoli  e  che  abbia  soprattutto  un  appoggio  da  parte
  dell'Assemblea  regionale siciliana quanto più quantitativamente  e
  qualitativamente sostenibile e forte.
    Ed è un momento in cui ancora questa decisione non è stata presa,
  si  stanno  facendo delle verifiche. Il Movimento per le Autonomie,
  che  rappresento in qualità di capogruppo, ma anche come membro del
  partito,  ha  avuto una serie di riunioni. Non credo che  ci  siano
  preclusioni  a  discutere,  ad aprire, a  confrontarci  in  maniera
  dialettica e seria su fatti concreti di aperture politiche al  fine
  di  dare vita ad un Governo efficiente che conti. Non ci sono state
  preclusioni  e  se altre parti politiche lo hanno fatto,  non  sono
  state giammai recepite da parte dell'MPA. E credo che nei giorni  a
  seguire  questi  incontri saranno fatti a 360 gradi  per  dare  una
  risposta immediata.
   La  vicenda Armao credo che riguardi appieno questa situazione  di
  difficoltà.  Sarebbe  sbagliato, secondo  me,  estrapolarla  da  un
  momento  e  da un contesto politico di discussione e di verifica  e
  sarebbe, a mio modo di vedere, errato discuterne solamente  stasera
  allontanandolo da quello che è l'intero contesto della  discussione
  politica in corso.
   Pertanto vorrei chiedere, come Gruppo MPA, anche in relazione alle
  norme  regolamentari cui l'onorevole Cracolici faceva  riferimento,
  che  anche  la discussione della mozione di sfiducia sull'assessore
  Armao  sia rinviata e venga accorpata al prossimo ordine del giorno
  e   discussa   in  uno  ai  disegni  di  legge  del  rendiconto   e
  dell'assestamento di bilancio che sono già all'ordine del giorno.
   Ripeto:  la  nostra richiesta è di rinviare anche  la  discussione
  sulla mozione di sfiducia nei confronti dell'assessore Armao.  Allo
  stesso  modo, signor Presidente, condividiamo appieno la  richiesta
  di rinvio in toto avanzata dal Governo.

   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  signori   della
  Giunta,  l'onorevole  Bufardeci ha espresso con  estrema  chiarezza
  l'intento  del Governo, e questo è stato riconosciuto  da  tutti  i
  Gruppi.
   Cominciare a discutere, ad isolare la frase di una lettera scritta
  dal  Presidente,  che non è presente, dimenticando  di  leggere  il
  resto, le motivazioni che il Presidente ha dato, il fatto di  avere
  degli impegni che riguardano tutti noi, di avere delle battaglie da
  condurre a Roma, credo non sia in questo momento utile a nessuno di
  noi.
   Io  credo che in questi giorni sia emersa la volontà comune di una
  pausa  di riflessione al fine di potere discutere e ricreare quella
  maggioranza  che  sta  a  cuore  non  soltanto  all'Assemblea   ma,
  certamente, al popolo siciliano.
   Dico  subito  che il nostro Gruppo si è costituito non  certamente
  per   creare   scissioni,   ma   proprio   per   collaborare   alla
  ricomposizione  della  maggioranza.  Ma  devo  dire   con   estrema
  moderazione, onorevole Leontini, e con serenità assoluta  -  perché
  noi  vogliamo  lavorare per costruire -, che la  ricostruzione  del
  Gruppo  e  della  maggioranza non può  che  passare  attraverso  un
  confronto sul programma. Noi ci siamo presentati agli elettori  con
  un  programma e con un presidente della Regione che è stato  scelto
  dal  popolo  siciliano e che è stato votato. Uso un  tono  moderato
  perché  penso che dobbiamo utilizzare le nostre energie e la nostra
  grinta,  la  nostra volontà di batterci su altri temi  e  su  altre
  questioni.
   Condivido quello che ha detto l'onorevole Cracolici: stiamo  dando
  un'impressione  sbagliata  al popolo siciliano.  Vorrei  ricordare,
  però,  che  se  i  tempi  della politica  sono  lunghi,  l'attività
  amministrativa va avanti. Stamattina abbiamo incontrato  i  sindaci
  che  hanno  presentato  una proposta di  legge  e  tutti  ci  siamo
  impegnati a discuterla. Quindi, noi continuiamo a lavorare.
   Oggi  il Governo per il tramite dell'assessore Gaetano Armao -  su
  questo veramente vorrei l'attenzione per un attimo dell'Aula -,  ha
  presentato  una  proposta  di legge che attacca  il  sistema  della
  corruzione  e  della incapacità del sistema burocratico,  cosa  che
  tutti  noi  condanniamo in campagna elettorale e  che  subito  dopo
  mettiamo da parte.
   Non capisco le motivazioni per cui si possa attaccare un assessore
  che  sta  lavorando  in  questo campo. Ci sarà  tempo  e  modo  per
  discuterne, nessuno di noi teme questo dibattito e siamo sicuri  di
  avere gli argomenti per sostenerlo.
   Mi  associo  allora  alle proposte, che poi emergono  da  tutti  i
  Gruppi,  di  una pausa di riflessione e voteremo per il rinvio  dei
  lavori d'Aula.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  in  base  all'articolo  101   del
  Regolamento interno possono parlare due a favore e due contro.

   PRESIDENTE. No, è uno a favore e uno contro, ma in  considerazione
  della particolarità del momento

   SPEZIALE. Sono intervenuti cinque deputati.

   PRESIDENTE.  Onorevole Speziale, lei ha un difetto, arriva  sempre
  mentre la seduta è in corso. Io ho detto che normalmente parlerebbe
  un  oratore  a favore e uno contro. Ma, in virtù della  particolare
  situazione, ho dato la parola ad un deputato per Gruppo.


   Presidenza del presidente Cascio


   SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE. Signor Presidente, le chiedo scusa perché, come lei  sa,
  io non intendo mai forzare i dibattiti e le regole che sono fissate
  in  questa  Aula,  ma mi era sembrato di cogliere nel  corso  della
  seduta  che lei avesse stimolato il dibattito attorno alla  vicenda
  che riguarda la proposta di rinvio.
   Vorrei   quindi  richiamare  la  sua  attenzione,   e   richiamare
  l'attenzione  del collega Leontini che sta andando  via,  circa  il
  fatto  che  noi  siamo - e lo dico al Presidente  -  il  Parlamento
  siciliano  e  il  Parlamento  siciliano  articola  i  suoi   lavori
  attraverso ordini del giorno che sono definiti.
   L'ordine del giorno che stasera è all'esame del Parlamento recita:
   I  -  Comunicazioni , che sono state già fatte; il  secondo  punto
  all'ordine del giorno riguarda proprio la discussione della mozione
  n. 158  Revoca delle deleghe conferite all'assessore regionale alla
  Presidenza .
   Questo  punto era già iscritto all'ordine del giorno della passata
  seduta  e vi era stata una proposta di rinvio. Stasera viene  fatta
  una  ulteriore  proposta  di  rinvio,  intrisa  di  motivazioni  di
  carattere  politico generale assolutamente inutili in  questa  fase
  che,  però,  devono  riguardare il rinvio della mozione  di  revoca
  delle  deleghe  dell'assessore Armao,  presentata  dal  Gruppo  del
  Partito Democratico.
   Ho  sentito  qui,  onorevole Leontini, che lei avrebbe  comunicato
  all'Aula  di  volere  votare la mozione, il suo Gruppo  ovviamente.
  Quindi,  lo scenario della composizione della crisi non incide  sul
  percorso  dei  lavori  d'Aula  perché  non  è  competenza  né   del
  Presidente né di nessun altro ritirare la mozione, tranne  che  dei
  firmatari  del  Gruppo del Partito Democratico, i  quali  però  non
  hanno intenzione di farlo.
   Le  motivazioni  del  rinvio  sono,  dunque,  debolissime,  perché
  giustificare  tale  richiesta sulla base  del  fatto  che  c'è  una
  trattativa  in  corso, che potrebbe portare ad  una  ricomposizione
  della  Giunta rispetto al dato elettorale, è una motivazione nobile
  ma  non  ha niente a che vedere con le ragioni del rinvio  proposto
  stasera.  Il  problema  non è azzerare  o  meno  la  Giunta.  Mi  è
  sembrato,  allora,  molto  più coerente  l'intervento  del  collega
  Maira, il quale dice  c'è una mozione e, di fronte alla mozione del
  Partito Democratico, stasera votiamo contro il rinvio .
   Non  stiamo  discutendo sui massimi sistemi, e non voglio  neanche
  entrare  nell'ambito  di  questo  atteggiamento  schizofrenico  che
  riguarda la maggioranza sulla vicenda della crisi.
   Mi  voglio soffermare solamente sul punto iscritto all'ordine  del
  giorno.
   E  mentre  capisco che il Governo ne chiede il rinvio  perché  non
  vuole  affrontare l'argomento spinoso messo sul tappeto dal Partito
  Democratico,  non  capisco l'atteggiamento  del  capogruppo  e  del
  Gruppo  del PDL perché, in questa sede, avrebbero dovuto  sostenere
  la bontà della scelta di affrontare il tema  Armao .
   Altra cosa è la crisi. La crisi è un altro livello, riguarda altri
  elementi sui quali io, ovviamente, concordo con i colleghi Leontini
  e Maira: la crisi va parlamentarizzata.
   Anzi,  signor  Presidente,  le faccio una  richiesta  formale:  il
  Presidente  della  Regione ha il dovere di comunicare  sullo  stato
  della crisi e sullo stato della trattativa al Parlamento siciliano,
  perché  se  è  vero che è stato eletto dal popolo, come  presidente
  della  Regione,  è altrettanto vero che il Parlamento  siciliano  è
  stato  eletto  dal popolo e, quindi, i percorsi non possono  essere
  extraparlamentari.
   Abbiamo  il  dovere  e la forza di riuscire a parlamentarizzare  i
  percorsi.
   Signor  Presidente,  io  ritengo  che  non  ci  sia  alcuna  norma
  regolamentare, e invito gli Uffici, se è possibile, a  verificarlo:
  non  si può, in base ad una proposta, mettere al voto il rinvio dei
  lavori d'Aula. Si faccia collaborare dagli Uffici e mi dica qual  è
  l'articolo del Regolamento interno che prevede che, sulla  base  di
  una lettera, si possano rinviare i lavori d'Aula. Sarei contento di
  saperlo    perché,  dopo  tanti  anni  di  esperienza   in   questo
  Parlamento, è la prima volta che mi succede.
   Non  esiste,  per  quanto di mia conoscenza,  alcun  articolo  del
  Regolamento  che  prevede il rinvio; si prevede  il  rinvio  di  un
  disegno  di legge, di un emendamento, di una discussione  generale,
  ma non si prevede il rinvio tout court  dei lavori del Parlamento.
   Signor Presidente, le chiedo cortesemente di evitare di introdurre
  forzatamente una argomentazione che non è prevista dal Regolamento.
  Dal  mio  punto  di  vista, signor Presidente,  lei  deve  soltanto
  permettere  che  si sviluppi il dibattito sulla mozione  presentata
  dal  Gruppo PD e che il Parlamento si pronunci. E non si  preoccupi
  delle conseguenze politiche che ciò può produrre.
   Le chiedo di non mettere in votazione la proposta di rinvio perché
  non  è  ammissibile da parte della Presidenza. Ripeto:  non  esiste
  alcun articolo del Regolamento che stabilisce che si possa rinviare
  una  seduta,  non  una parte di essa, per cui ritengo  che,  chiusa
  questa  fase,  immediatamente dobbiamo procedere  alla  discussione
  sulla  mozione presentata dal Gruppo PD tranne che, e non mi  pare,
  il Gruppo del Partito Democratico ritiri la mozione.
   Noi vogliamo discuterla e lei, signor Presidente, deve permettere,
  e  in  questo  c'è sì il rispetto di una parte del Parlamento  che,
  avendo  presentato la mozione, ha tutto il diritto che sia discussa
  nel Parlamento e che il Parlamento si pronunci sulla mozione.
   Questo  sì  che  è  rispetto dei ruoli  che  ciascuno  di  noi  ha
  all'interno   del   Parlamento  e  che   lei,   signor   Presidente
  dell'Assemblea, deve assolutamente garantire.
   Le chiedo, pertanto, di non fare pronunziare il Parlamento neanche
  con  un  voto  d'Aula,  ma di proseguire con la  discussione  della
  mozione di revoca delle deleghe conferite all'assessore Armao.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Chiedo  una  breve  sospensione  dei  lavori  per   una
  consultazione del Gruppo PDL.

   PRESIDENTE.  Onorevole Speziale, l'articolo cui faccio riferimento
  per  chiedere  al  Parlamento di pronunciarsi  sulla  proposta  del
  Governo relativamente al rinvio dell'ordine del giorno è il 110. In
  base  a tale articolo potrei assumere la decisione di rinviare,  ma
  preferisco  consultare l'Aula perché si tratta di una decisione  da
  assumere in un momento particolarmente delicato.
  L'articolo 110 del Regolamento interno così recita:  1. I  richiami
  riguardanti l'ordine del giorno, il Regolamento o la priorità delle
  votazioni hanno la precedenza sulle questioni principali. In questi
  casi  non possono parlare, dopo la proposta, che un oratore  contro
  ed  uno  a favore, e per non più di dieci minuti ciascuno.  2.  Ove
  l'Assemblea  sia  chiamata  a decidere sui  richiami  suddetti,  la
  votazione si fa per alzata e seduta .

   SPEZIALE.  L'articolo 110 del Regolamento non riguarda  il  rinvio
  dei lavori d'Aula, ma il rinvio della trattazione della discussione
  generale di un disegno di legge.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  sospendo  brevemente  i  lavori
  d'Aula.

        (La seduta, sospesa alle ore 18.47, è ripresa alle ore
                                19.40)

   PRESIDENTE. La seduta è ripresa.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ho   chiesto
  nuovamente la parola dopo aver ascoltato gli interventi  che  hanno
  animato il dibattito. Ritengo che alcune precisazioni vadano  fatte
  proprio  per  rendere  più chiara la nostra  posizione,  perché  se
  qualcuno  si è sforzato, prendendo la parola ancora una  volta,  di
  espungere  dal dibattito la parola  crisi , lo ha fatto sicuramente
  in modo maldestro.
   Noi,   facendo   leva  sulle  dichiarazioni  rese   dall'assessore
  Bufardeci, dichiariamo il nostro parere favorevole al rinvio  della
  seduta,  aggiungendo che le precisazioni dei precedenti interventi,
  proprio al momento del voto, vanno definitivamente confermate.
   Se   da  domani,  così  come  risulta  dal  dibattito,  non   sarà
  formalizzata la crisi con l'azzeramento della Giunta e  richiamando
  l'UDC a ricostituire la coalizione, il Gruppo parlamentare del  PDL
  non  intenderà prendere parte a nessun'altra delegazione o incontro
  e,  pertanto,  chiederà di ritornare in Aula per  dare  corso  alla
  trattazione  degli  argomenti  secondo  le  posizioni  che  ha  già
  chiarito.
   Oggi  fa  un  sacrificio, da questo punto di vista, e lo  consegna
  sull'altare della responsabilità e della ricostruzione possibile di
  un rapporto all'interno della coalizione.
   Le delegazioni non hanno lavorato inutilmente, io penso che né noi
  né  i  colleghi dell'MPA abbiano inteso perdere tempo. Se qualcuno,
  stasera,  riteneva vanificare il lavoro svolto fino ad oggi  sappia
  che noi abbiamo dato l'ultima prova di responsabile contributo.
   Noi siamo favorevoli al rinvio, e rinviando diamo la possibilità a
  queste delegazioni - sperando che da domani siano tutte - di potere
  veramente mettere mano alla ricostruzione della maggioranza e della
  coalizione.
   Qualora  questo non avvenisse, qualora non dovesse essere azzerata
  la  Giunta, qualora dell'UDC non dovesse esserci traccia perché non
  sarà  chiamata e coinvolta ufficialmente, la posizione  del  Gruppo
  parlamentare che rappresento sarà definitivamente negativa.

   PRESIDENTE.  Ha  chiesto di parlare l'assessore Bufardeci.  Ne  ha
  facoltà.

   BUFARDECI,   assessore   per   la  cooperazione,   il   commercio,
  l'artigianato  e  la pesca. Signor Presidente, onorevoli  colleghi,
  intervengo  soltanto per una precisazione, perché  non  vorrei  che
  nella  parte  finale dell'intervento dell'onorevole  Maira  le  sue
  parole restassero come una dichiarazione di autentica scortesia  da
  parte del Presidente della Regione nei confronti di quest'Aula e di
  tutti i parlamentari.
   Vi  posso assicurare - e sarà eventualmente verificabile - che  il
  Presidente  Lombardo  è  già  arrivato  a  Roma  in  aereo,  quindi
  l'informazione  ricevuta  non  corrispondeva  a  verità,  non   era
  comunque  compatibile con i tempi e i lavori dell'Aula  e  con  gli
  impegni  che, ribadisco, il Presidente oggettivamente sta  portando
  avanti,  trattando argomenti fondamentali per la Regione, a partire
  dagli  enti  locali  in  materia di patto di  stabilità.  Tenevo  a
  precisarlo  per evitare che potesse restare agli atti l'impressione
  di una scortesia che, come ho cercato più volte di ribadire, non  è
  mai stata nella volontà del Presidente.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, pongo  in  votazione,  ai  sensi
  dell'articolo 110 del Regolamento interno, la richiesta  di  rinvio
  della seduta.

   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario resti seduto.

                             (E'approvata)

   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a mercoledì, 2  dicembre
  2009, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio


   I  -   Comunicazioni.

   II  -   Lettura,  ai  sensi e per gli effetti degli  articoli  83,
  lettera d), e 153 del Regolamento interno, della mozione:

   n.  159  -  Iniziative  a  tutela del bilancio  della  Regione  in
  conseguenza  delle  sentenze a favore dei  contrattisti  ricorrenti
  avverso la 'Riscossione Sicilia S.p.A.'

                                      VINCIULLO - POGLIESE - COLIANNI
                                                 CORONA - TORREGROSSA

   III -  Discussione della mozione:

   N.  158  -  Revoca delle deleghe conferite all'Assessore regionale
  alla Presidenza.

     CRACOLICI - LUPO - AMMATUNA - APPRENDI - BARBAGALLO -BONOMO - DE
       BENEDICTIS - DI BENEDETTO - DI GUARDO - DIGIACOMO - DONEGANI -
       FARAONE - FERRARA - FIORENZA -GALVAGNO - GUCCIARDI - LACCOTO -
   MARINELLO - MARZIANO - MATTARELLA - ODDO - PANARELLO - PANEPINTO -
             PICCIOLO - RAIA - RINALDI - SPEZIALE - TERMINE - VITRANO

   IV - Discussione dei disegni di legge:
   1)  «Rendiconto  generale della Regione siciliana  e  dell'Azienda
  delle foreste demaniali per l'esercizio finanziario 2008» (n. 447).

   2) «Assestamento del bilancio della Regione per l'anno finanziario
  2009» (n. 446).

                   La seduta è tolta alle ore 19.47

   ALLEGATO:

   Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica  «LAVORI PUBBLICI»

   FARAONE. - «All'Assessore per i lavori pubblici, premesso che:

   la  GESAP  s.p.a., la società che gestisce l'aeroporto   Falcone-
  Borsellino'  di  Palermo, ha bandito una  gara  per  l'affidamento
  triennale  della  manutenzione ordinaria e straordinaria  di  tipo
  civile relativa all'aeroporto medesimo;

   pur  prevedendo  il bando e il disciplinare di gara  il  rispetto
  della  procedura prevista dalla legge n. 109 del  1994  nel  testo
  coordinato con le norme della legge regionale 2 agosto 2002, n.  7
  e  successive modifiche ed integrazioni, nessuna delle  principali
  norme di detta legge risulta rispettata;

   la  prima, macroscopica inadempienza è quella che la GESAP non si
  è  avvalsa  dell'UREGA  per l'espletamento  della  gara,  malgrado
  l'obbligo di legge;

   non  aver  trasferito la competenza dello svolgimento della  gara
  all'UREGA ha inoltre comportato che i documenti di gara non  hanno
  subito alcuna verifica, né amministrativa né tecnica. Forse  anche
  per  questo  motivo i documenti di gara presentano un'infinità  di
  incertezze  e  anomalie come stanno a dimostrare gli  innumerevoli
  quesiti   pubblicati  sul  sito  della  GESAP,  posti  da  imprese
  interessate  alla  partecipazione e, spesso, le  incerte,  se  non
  nebulose, risposte fornite a chiarimento;

   vi  è  di più: la GESAP, nel formulare l'elenco prezzi su cui  le
  imprese  concorrenti devono offrire il ribasso, non si è  attenuta
  al  prezziario unico regionale, contravvenendo ad un altro preciso
  obbligo di legge;

   infatti, l'elenco prezzi sembra adottato dal prezziario DEI  (una
  casa editrice specializzata in pubblicazioni tecniche di lavori di
  genio civile) e per giunta vecchio di almeno cinque anni;

   il  risultato  è  che  i  prezzi posti  in  gara  sono  inferiori
  mediamente  del  35%  a  quelli previsti  dal  vigente  prezziario
  regionale;

   come  hanno rilevato anche alcune recenti sentenze dei  tribunali
  amministrativi  regionali, anche in Sicilia la mancata  osservanza
  dei   prezziari  regionali,  anche  sotto  l'aspetto  del  mancato
  aggiornamento  dei prezzi posti in gara al prezziario  vigente  al
  momento  dell'indizione della gara, favorisce di fatto le  imprese
  meno  corrette,  più inadempienti nei riguardi degli  obblighi  di
  legge  in  materia  retributiva, assicurativa e di  sicurezza  sul
  lavoro;

   ritenuto  quanto  sopra  meritevole di  un  immediato  intervento
  idoneo  ad affermare il principio inderogabile del rispetto  delle
  leggi in un delicato settore quale quello degli appalti pubblici;

   per sapere quali provvedimenti si intendano adottare per:

   a)  -  addivenire innanzitutto all'immediata sospensione  di  una
  gara che presenta tali e tanti evidenti aspetti di illegittimità;

   b)  -   ricondurre  la  GESAP al rispetto pieno  delle  leggi  in
  materia di lavori pubblici, visto che la gara di che trattasi  non
  è  la  prima  né  l'ultima indetta dalla GESAP al di  fuori  della
  normativa
  di legge». (636)

   Risposta.  -  «Con riferimento all'interrogazione numero  636,  a
  firma dell'onorevole Faraone, si rappresenta quanto segue.

   La  GESAP s.p.a. è la società di gestione dell'aeroporto  Falcone
  -  Borsellino'  di  Palermo,  con  un  capitale  sociale  di  euro
  21.579.370,00  interamente versato e ripartito  tra  la  Provincia
  regionale  di  Palermo,  il  Comune  di  Palermo,  la  Camera   di
  Commercio, il Comune di Cinisi e altri soci minori.
   La  GESAP  ha la concessione quarantennale della gestione  totale
  dell'aeroporto  e  opera sotto la vigilanza  del  Ministero  delle
  Infrastrutture e dei trasporti e dell'ENAC.
   Quale  gestore  aeroportuale,  la Società  progetta,  realizza  e
  gestisce  aree, infrastrutture ed impianti dello scalo, dei  quali
  cura  ogni  necessaria manutenzione ed implementazione,  fornendo,
  altresì,   i   servizi  centralizzati  quali,   ad   esempio,   il
  coordinamento di scalo, i sistemi informativi e di informazione al
  pubblico,  la vigilanza e la sicurezza aeroportuale e la fornitura
  di servizi commerciali attraverso concessioni a terzi.
   Premesso   quanto  sopra,  si  ritiene  che  la  competenza,   in
  riferimento   all'applicazione  della  legislazione  regionale   o
  statale  in relazione ad una gara d'appalto avente per  oggetto  i
  lavori   di  manutenzione  di  natura  civile  sugli  edifici   ed
  infrastrutture  aeroportuali, è del Ministero delle Infrastrutture
  e dei Trasporti che ha la vigilanza sulla società stessa».

                              L'Assessore
                             (on. Antonino
                               Beninati)

   MARROCCO.  - «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  i
  lavori pubblici, premesso che:

   il  Comune  di Paceco (TP) ha inoltrato istanza di ammissione  al
  finanziamento  di cui al decreto dell'Assessorato Lavori  pubblici
  14  febbraio  2005,  recante   Bando  pubblico  di  selezione  per
  l'esecuzione  di opere di recupero e ristrutturazione  di  edifici
  scolastici  esistenti di ogni ordine e grado' per il  II  stralcio
  del  progetto  di  ristrutturazione ed adeguamento  sismico  della
  scuola elementare  Giovanni XXIII' di Paceco (TP);

   tale  progettualità, come si evince dal decreto n. 811/12 del  21
  giugno  2006, si è classificata al secondo posto della graduatoria
  stilata   dall'Assessorato  Lavori  pubblici,   ottenendo   quindi
  un'assegnazione di euro 1 milione e 385 mila;

   dovendo  il Comune coprire, secondo quanto previsto dal  predetto
  decreto,  la  differenza  tra  la  somma  risultante  e  la  somma
  residuata,  in  data  29 novembre 2006, il Consiglio  comunale  di
  Paceco  ha  provveduto  all'adempimento  suddetto,  approvando  le
  variazioni di bilancio necessarie per stanziare la rimanente somma
  di euro 115 mila;

   tenuto conto che:

   l'esecutività  del  decreto  n.  811/2006  è  stata  sospesa  con
  determina  del  dirigente  generale,  pubblicata  nella   Gazzetta
  ufficiale della Regione siciliana n. 16 del 13 aprile 2007;

   tale   sospensione   è  stata  revocata  con   avviso   pubblico,
  pubblicato nella GURS n. 7
  dell'8 febbraio 2008;

   con  il  decreto  n. 2612/S. del 19 novembre 2008  del  dirigente
  generale  del  Dipartimento regionale lavori pubblici,  pubblicato
  nella  GURS n. 57 del 12 febbraio 2008, sono stati resi  noti  gli
  elenchi   delle  istanze  inammissibili  da  escludere  e   quelle
  ammissibili  a  finanziamento, e da tale decreto è emerso  che  il
  Comune di Paceco mantiene il secondo posto in graduatoria;

   considerato che:

   il  Comune  di  Paceco  ha  provveduto alla  presentazione  della
  documentazione necessaria, atteso che è stato pubblicato il  bando
  di gara per l'appalto dei lavori predetti;

   detta  gara si è regolarmente tenuta in data 21 aprile  2009,  ma
  l'aggiudicazione  definitiva  e  la  consequenziale  consegna  dei
  lavori   sono   subordinati   all'emanazione   del   decreto    di
  finanziamento del dirigente generale del Dipartimento  dei  lavori
  pubblici del 19 novembre 2008;

   per  sapere  se  risultino motivazioni ostative per l'ottenimento
  delle somme stanziate per
  i  lavori di recupero e ristrutturazione finanziati con il decreto
  14 febbraio 2005, riguardanti
  il  progetto  di  ristrutturazione ed  adeguamento  sismico  della
  scuola elementare  Giovanni XXIII'
  di Paceco». (773)

   Risposta.  -  «Con riferimento all'interrogazione numero  773,  a
  firma dell'onorevole Marrocco, si rappresenta quanto segue.
   Con  decreto  del  Dirigente Generale del Dipartimento  Regionale
  Lavori  Pubblici  n. 2612/S2 del 19/11/2008 è stata  approvata  la
  graduatoria  degli  interventi  relativi  al  Bando  pubblico   di
  selezione per l'esecuzione di opere di recupero e ristrutturazione
  di edifici scolastici esistenti, di ogni ordine e grado.
   Il Servizio competente del Dipartimento ha provveduto a adottare,
  nel rispetto delle priorità derivanti dal punteggio attribuito  ad
  ogni singolo intervento, i singoli decreti di finanziamento.
   Con decreto del Dirigente Generale n. 1708 del 12/10/2009 per  un
  importo   di  euro  1.385.000,00,  già  vistato  dalla  Ragioneria
  Centrale,  è stato finanziato l'intervento a favore del Comune  di
  Paceco.
   Sulla  scorta  dello stesso, il Comune di Paceco  dovrà  adottare
  tutti     i    provvedimenti    necessari    alla    realizzazione
  dell'intervento».

                              L'Assessore
                             (on. Antonino
                               Beninati)