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Resoconto d'Aula della Seduta n. 124 di mercoledì 02 dicembre 2009
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   Presidenza del presidente Cascio


   GENNUSO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica del  numero
  legale  (art.  85) ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                          Congedi e missione

   PRESIDENTE.  Comunico che sono in congedo per la  presente  seduta
  gli onorevoli Cintola, Fagone e Forzese.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunico   che  è  in  missione,  per  ragioni  del  suo  ufficio,
  l'onorevole Speziale dal 29 novembre al 2 dicembre 2009.
   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di risposte scritte a interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le risposte scritte  alle
  seguenti interrogazioni:

   - da parte dell'Assessore per la Cooperazione:

   numero  677:  «Verifica  sul ruolo e l'adeguato  assolvimento  dei
  compiti istituzionali dell'IRCAC».
   Firmatario: Faraone Davide

   - da parte dell'Assessore per il Lavoro:

   numero  149:  «Opportune  iniziative  allo  scopo  di  tutelare  i
  dipendenti   della  società  ALICOS  nel  quadro   della   vertenza
  ALITALIA».
   Firmatario: Faraone Davide

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   - «Modifiche all'articolo 12 della legge regionale 26 agosto 1992,
  n. 7» (n. 493)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Gennuso  in
  data 27 novembre 2009

   - «Disciplina delle terapie mediante  Pet therapy'»  (n. 494)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato  dagli  onorevoli  Cascio
  Salvatore,  Cordaro,  Lo Giudice, Dina, Forzese,  Gianni,  Maira  e
  Ragusa in data 27 novembre 2009

   -  «Istituzione  della  Conferenza  dei  presidenti  dei  consigli
  comunali della Regione» (n. 495)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato  dagli  onorevoli  Bosco,
  Leontini,  Mancuso, Corona, Limoli, Di Benedetto, Cascio Salvatore,
  Panepinto e Caputo in data 27 novembre 2009.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                        Commissioni legislative

   PRESIDENTE.  Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle competenti Commissioni legislative:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   -   «Interventi  in  materia  di  immigrazione.  Conferimento  di
  funzioni e compiti amministrativi» (n. 484)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 25 novembre 2009
   - parere V Commissione

   - «Interventi contro la violenza sulle donne» (n. 485)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 25 novembre 2009

   - «Norme in favore dei comuni che hanno subito eventi calamitosi»
  (n. 487)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 25 novembre 2009

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   - «Ordinamento della professione di maestro di sci» (n. 491)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 1 dicembre 2009
   - Parere IV Commissione

                 Comunicazione di richieste di parere

   PRESIDENTE.  Comunico che le seguenti richieste  di  parere   sono
  state   trasmesse   dal  Governo  ed   assegnate  alle   competenti
  Commissioni legislative:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   - «Camera di Commercio di Ragusa - Designazione componente in seno
  al Collegio dei revisori dei conti» (n. 48/I)
   - pervenuta in data 30 novembre 2009
   - inviata in data 1 dicembre 2009

   -  «Ente  regionale Teatro Massimo V. Bellini di  Catania.  Nomina
  commissario straordinario» (n. 49/I)
   - pervenuta in data 30 novembre 2009
   - inviata in data 1 dicembre 2009

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   -   «L.r.   9/2009.   Art.   17  -  Finanziamenti   concessi   da
  Artigiancassa» (n. 45/III)
   - pervenuta in data 26 novembre 2009
   - inviata in data 27 novembre 2009

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   -   «Criteri  di  riconoscimento  dei  distretti  turistici.  L.r.
  15/09/2005, n. 10, art. 7» (n. 46/IV)
   - pervenuta in data 27 novembre 2009
   - inviata in data 30 novembre 2009

   -  «Direttive per l'attuazione delle linee d'intervento 3.3.2.5  e
  3.3.1.4 del P.O. FESR Sicilia 2007/2013» (n. 47/IV)
   - pervenuta in data 27 novembre 2009
   - inviata in data 30  novembre 2009

                     Comunicazione di pareri resi

   PRESIDENTE. Comunico che i seguenti pareri sono stati  resi  dalle
  competenti Commissioni legislative:

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   -  «Art. 5 della l.r. 23/2008. Aiuti per la ricerca, lo sviluppo e
  l'innovazione. Decreto di attuazione» (n. 41/III)
   - reso in data 25 novembre 2009
   - inviato in data 27 novembre 2009

   - «Art. 6 della l.r. 23/2008. Contratti di programma regionali per
  lo  sviluppo delle attività industriali. Decreto di attuazione» (n.
  42/III)
   - reso in data 25 novembre 2009
   - inviato in data 27 novembre 2009

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   - «PO FESR 2007-2013. Bozza decreto regimi di aiuto» (n. 44/V)
   - reso in data 25 novembre 2009
   - inviato in data 30 novembre 2009

           Comunicazione di delibere della Giunta regionale

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le delibere della  Giunta
  regionale  -  Quinto  bimestre 2009.  Copia  delle  medesime  e  il
  relativo   elenco  recante  l'oggetto  di  ciascuna  è  disponibile
  all'archivio del Servizio Commissioni.

    Comunicazione della situazione di cassa della Regione siciliana

   PRESIDENTE.  Comunico  che  l'Assessorato  del  bilancio  e  delle
  finanze  ha  trasmesso,  in  data 27 novembre  2009,  il  prospetto
  concernente la previsione e situazione trimestrale di  cassa  e  di
  tesoreria della Regione, in attuazione dell'articolo 52,  comma  5,
  della  legge  regionale  3 maggio 2001,  n.  6.  Situazione  al  30
  settembre 2009.

   Comunico,  altresì, che copia della sopra citata documentazione  è
  stata trasmessa alla II Commissione parlamentare.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   GENNUSO, segretario:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   nei mesi di novembre e dicembre 2008 e di gennaio e febbraio 2009,
  l'intero  territorio  siciliano è stato gravemente  interessato  da
  piogge  alluvionali,  forti  venti e violentissime  mareggiate  che
  hanno  provocato allagamenti, smottamenti, frane e colate di fango,
  causando  danni a beni mobili e immobili sia di proprietà  pubblica
  che privata, nonché danni alle infrastrutture pubbliche;

   a  seguito  di  tali eventi meteorologici, la Giunta regionale  ha
  deliberato  la dichiarazione dello stato di calamità  naturale,  ai
  sensi  dell'art. 3 della legge regionale 18 maggio 1995, n. 42,  e,
  conseguenzialmente, la richiesta della dichiarazione dello stato di
  emergenza,  ai sensi dell'art. 5 della legge 24 febbraio  1992,  n.
  225;

   con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri (O.P.C.M.)
  n.  3734  del 16 gennaio 2009, il Presidente della Regione è  stato
  nominato  commissario  delegato per il  superamento  dell'emergenza
  derivante dagli eventi atmosferici dei mesi di novembre e  dicembre
  2008;

   con  O.P.C.M.  n.  3764  del 6 maggio 2009,  il  Presidente  della
  Regione  è  stato autorizzato ad applicare le disposizioni  di  cui
  all'O.P.C.M.  n.  3737/2009 anche al fine  di  porre  rimedio  agli
  eventi calamitosi verificatisi nel mese di gennaio e febbraio 2009;

   con  O.P.C.M. n. 3765 del 7 maggio 2009, alla Regione siciliana  è
  stata assegnata la somma di euro 7.277.956,18, corrispondente al 32
  per   cento  delle  spese  sostenute  per  far  fronte  alla  prima
  emergenza;

   l'Assemblea  regionale siciliana ha approvato una  norma  inserita
  nella legge finanziaria regionale n. 6 del 2009 (art. 9, comma  10)
  con  la  quale veniva destinata una somma pari a 5 milioni di  euro
  per  la  riparazione  ed il ristoro dei danni  subiti  da  soggetti
  pubblici  o  privati  nonché  per la  copertura  finanziaria  degli
  interventi  sostenuti  dai  comuni per fronteggiare  situazioni  di
  emergenza;

   considerato che:

   da  notizie  apprese dagli organi di stampa sembra che l'Assessore
  per  la famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali  abbia
  emanato  un  decreto con il quale vengono assegnati  contributi  ai
  comuni  per  il  risarcimento dei danni causati  dagli  eccezionali
  eventi atmosferici;

   gli  stessi  comuni, nei giorni scorsi, hanno  ricevuto  una  nota
  dell'ufficio del commissario delegato ex O.P.C.M. 3734/2009 con  la
  quale  veniva comunicata l'assegnazione di un ulteriore  contributo
  nella misura del 60 per cento delle spese sostenute in emergenza;

   preso  atto  che numerosi sindaci dei comuni colpiti dagli  eventi
  meteo hanno manifestato dubbi, perplessità e riserve in merito alla
  ripartizione di tali contributi;

   per sapere:

   quali  siano stati i criteri in base ai quali l'Assessore  per  la
  famiglia,  le politiche sociali e le autonomie locali ha  proceduto
  alla ripartizione delle somme stanziate con la legge regionale n. 6
  del  2009  e,  in  particolare, se lo stesso abbia  preventivamente
  acquisito i relativi dati da parte del Dipartimento regionale della
  Protezione civile;

   se l'ufficio del commissario delegato, prima dell'assegnazione del
  contributo  di propria competenza, abbia verificato ed accertato  i
  danni  concretamente  subiti  dai  singoli  comuni  ovvero  si  sia
  limitato  a  dare  per  buona la quantificazione  effettuata  dagli
  stessi attraverso la compilazione della scheda  0 comuni ;

   qualora  l'ufficio  del  commissario delegato  non  avesse  ancora
  acquisito  la  documentazione comprovante le  spese  effettivamente
  sostenute per la prima emergenza, considerata l'insufficienza delle
  risorse  a  coprire integralmente i danni subiti, se non  ritengano
  necessario rideterminare i contributi per quei comuni che non  sono
  in  grado  di  certificare integralmente le spese dichiarate  dagli
  stessi  nella fase di rilevamento dei dati e procedere, quindi,  al
  riparto delle conseguenti probabili economie a beneficio dei comuni
  che  hanno,  invece,  ottemperato a tale prescrizione  fornendo  le
  fatture  relative ai lavori realmente eseguiti e conformi a  quelli
  dichiarati». (893)

                                                            ARDIZZONE

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  la  sanità  e
  all'Assessore per il bilancio e le finanze, premesso che:

   il  settore zootecnico siciliano sta attraversando uno dei momenti
  più critici degli ultimi anni;

   la  crisi  che  ha investito l'intero comparto sta causando  danni
  irrimediabili   all'intera   filiera   produttiva,    con    sicure
  ripercussioni occupazionali;

   considerato che:

   è  compito delle istituzioni regionali intervenire a sostegno  del
  settore,  con  provvedimenti mirati, volti cioè  a  permettere  una
  pronta ripresa ai nostri allevatori;

   tra  gli  interventi  immediati, vi  è  il  rimborso  delle  somme
  spettanti  agli stessi allevatori per i capi di bestiame,  da  loro
  abbattuti, nel lontano 1997, ai sensi dell'art. 1 della l. r. n. 12
  del 1989;

   tali  rimborsi dovevano essere pagati dal lontano 1997 e  che,  da
  allora,  sono  decorsi  ben  12 anni senza  che  la  Regione  abbia
  mantenuto  gli  impegni assunti nel momento stesso in  cui  i  suoi
  uffici periferici ordinavano l'abbattimento dei capi di bestiame;

   dato  il difficile momento che sta attraversando il settore  della
  zootecnia,  il  pagamento  di  quelle  somme  potrebbe  dare   agli
  allevatori   la  possibilità  di  avere  una  pronta  disponibilità
  economica  che  permetterebbe  loro  di  affrontare  con   maggiore
  serenità il momento di crisi attuale;

   per sapere se non ritengano urgente ed improcrastinabile inserire,
  nella   manovra   correttiva  per  l'esercizio  finanziario   2009,
  l'importo  necessario per consentire il completamento dell'iter  di
  erogazione dei rimborsi spettanti agli allevatori siciliani  per  i
  capi di bestiame abbattuti nel 1997, ai sensi dell'art. 1 della  l.
  r. n. 12 del 1989». (894)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  la  sanità  e
  all'Assessore per il bilancio e le finanze, premesso che:

   gli  eventi  accaduti nella nostra Regione, nei mesi  scorsi,  che
  hanno  visto branchi di cani randagi aggredire numerose persone  in
  varie  località  della Sicilia, anche con conseguenze  drammatiche,
  devono   spingere  ad  una  attenta  riflessione  sul   randagismo,
  fenomeno,   purtroppo,   in   continua   crescita,   grazie   anche
  all'incivile  abitudine che hanno alcune persone di  abbandonare  i
  propri  animali,  in particolare proprio i cani, in  prossimità  di
  eventi festivi e vacanze estive;

   considerato che:

   la  Regione  siciliana ha attivato varie forme di prevenzione  del
  randagismo, non ultima il recepimento delle normative nazionali  ed
  europee  sull'obbligo di identificazione obbligatoria degli animali
  tramite 'chip' o la sterilizzazione coatta dei cani randagi;

   tra le norme regionali vigenti, spicca la legge del 3 luglio 2000,
  n.  15,  provvedimento  all'avanguardia, che istituisce  l'anagrafe
  canina  e detta le direttive per prevenire e combattere il fenomeno
  del randagismo;

   tale  norma prevede, tra l'altro, una forma di contribuzione  alle
  strutture,  pubbliche e private, mirante al risanamento dei  canili
  comunali  esistenti,  alla  costruzione di  nuovi  rifugi  sanitari
  pubblici  e  alla predisposizione di ambulatori veterinari  in  cui
  effettuare  le  operazioni di anagrafe e di  sterilizzazione  degli
  animali;

   tenuto  conto che occorre predisporre atti che diano continuità  a
  quanto previsto dalla legge regionale n. 15 del 2000;

   per sapere se non ritengano urgente ed improcrastinabile inserire,
  nella  manovra  correttiva per l'esercizio  finanziario  2009,  uno
  stanziamento  per consentire l'implementazione dei fondi  necessari
  al  rifinanziamento  della  l.r.  3  luglio  2000,  n.  15,  e  più
  specificatamente i commi 1 e 2 dell'art. 20 della medesima  legge».
  (895)

                                                            VINCIULLO

   «All'Assessore  per  la  famiglia,  le  politiche  sociali  e   le
  autonomie locali, premesso che:

   con  nota  del  2 novembre 2009 è stato notificato  al  Comune  di
  Comiso   (RG)   il   decreto   assessoriale   n.   583   da   parte
  dell'Assessorato regionale della famiglia, delle politiche  sociali
  e  delle  autonomie locali - Dipartimento delle autonomie locali  -
  contenente la nomina del commissario ad acta per l'approvazione del
  rendiconto dell'esercizio finanziario 2008 del Comune;

   ritenuto  che  tale  nomina  non fa venire  meno  la  funzione  di
  controllo e di indirizzo dei consiglieri comunali sui documenti  di
  contabilità in vista dell'esame del rendiconto 2008;

   vista  la  scarsa chiarezza e la contraddittorietà delle  numerose
  dichiarazioni  rese  in merito al documento finanziario  consuntivo
  dal Sindaco, dall'Assessore al bilancio e da altri componenti della
  Giunta;

   rilevati i tempi contingentati imposti dal commissario ad  acta  e
  poiché  non  è  stata  ancora esaudita la  richiesta,  avanzata  da
  diversi  consiglieri comunali, di avere contezza  dei  conteggi  di
  tutti  i residui attivi e passivi presenti nel deliberato di Giunta
  municipale, del Consiglio comunale e delle determine sindacali  dal
  1998 al 2008;

   per sapere:

   se ritenga possibile che si proceda all'approvazione del documento
  finanziario  consuntivo  del 2008 del Comune  di  Comiso  senza  la
  partecipazione  e  conoscenza, da parte dei  consiglieri  comunali,
  dell'attuale stato della contabilità dell'ente;

   quali  indicazioni  ritenga di dover suggerire al  commissario  ad
  acta perché la sua missione non vanifichi e contraddica l'esercizio
  democratico  del  controllo,  così  come  previsto   da   leggi   e
  regolamenti». (897)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                            DIGIACOMO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate.

   GENNUSO, segretario:

   «All'Assessore per l'agricoltura e foreste, premesso che:

   in  data  29  maggio  2009 l'Assessorato regionale  Agricoltura  e
  foreste  -  Dipartimento interventi infrastrutturali -  servizio  X
  leader  - ha emanato il bando per la selezione dei gruppi di azione
  locale  (GAL)  e dei piani di sviluppo locale (PSL)  in  attuazione
  dell'approccio leader Asse 4, PSR Misura 413 e Misura 431;

   dalla suddetta data sono state pubblicate nella Gazzetta ufficiale
  della Regione siciliana ben tre rettifiche del bando (pubblicazioni
  del  12 giugno 2009, del 21 luglio 2009 e del 4 agosto 2009) nonché
  ben  tre  avvisi  di  proroga  dei  termini  di  scadenza  per   la
  presentazione  della candidatura del partenariato (GAL)  e  per  la
  presentazione dei PSL (piani di sviluppo locali), spostando così in
  avanti il cronoprogramma che l'Assessorato regionale Agricoltura  e
  foreste aveva originariamente stabilito per la selezione dei GAL  e
  dei PSL;

   il  bando  emanato,  derogando  al regolamento  CE  n.  1698/2005,
  restringe  l'ambito  delle  forme  organizzative  utilizzabili  dal
  partenariato  aggregato,  determinando  un  ulteriore  aggravio  di
  procedure per il partenariato pubblico-privato territoriale;

   considerato che nella lunga gestazione di questo bando  leader  si
  sono  riscontrate  anche  note  di  intervento  dei  dirigenti  del
  Dipartimento interventi infrastrutturali e del servizio leader;

   per sapere:

   quali  siano  i  motivi dei disservizi registrati, stante  che  la
  procedura  avviata  a maggio del 2009 rischia di  concludersi  dopo
  circa un anno e quali provvedimenti intenda assumere in merito;

   se  non  ritenga  di  dover  avviare una procedura  ispettiva  per
  verificare   che   tutte   le  fasi,  dall'emanazione   del   bando
  all'assunzione  al protocollo generale ufficiale delle  candidature
  del  partenariato,  ivi  incluse le note  dirigenziali  durante  la
  delicata  fase  di  selezione dei GAL e dei PSL, siano  rispondenti
  alle norme ed alle procedure di buona amministrazione». (896)

                                                              TERMINE

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per il  territorio  e
  l'ambiente e all'Assessore per l'industria, premesso che:

   la  società Terna, con nota a/r del 6 marzo 2007, comunicava  agli
  uffici  dell'Assessorato regionale Territorio  e  ambiente  che  la
  capacità  del sistema elettrico della Regione siciliana  in  merito
  alla  connessione  degli impianti da energia da  fonte  rinnovabile
  eolica era compatibile col sistema di rete fino alla potenza di 500
  MW;

   in  ogni  caso  la  Terna, in qualità di gestore,  è  obbligata  a
  connettere alla rete tutti coloro i quali ne facciano richiesta;

   diversamente,   il   Dipartimento  del   territorio   recentemente
  individuava  l'impossibilità della rete  di  supportare  un  carico
  eccessivo di produzione da fonte eolica. Decisione che in  concreto
  blocca qualsiasi nuova autorizzazione;

   considerato  che  la posizione di Terna risulta in  contraddizione
  con quanto asserito dal Dipartimento del territorio;

   ritenuto che sul punto appare necessario fare chiarezza;

   per  sapere quali provvedimenti intendano adottare al fine di fare
  luce  sulla  reale  capacità  delle  rete  elettrica  regionale  in
  considerazione  dei progetti approvati o incorso di  approvazione».
  (898)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:

   a  seguito  delle tragiche conseguenze dell'alluvione dell'ottobre
  2009  che  ha  devastato il territorio del Messinese provocando  la
  morte  di  31 persone, il Presidente della Regione è stato nominato
  commissario straordinario per l'emergenza;

   a  seguito  del decreto commissariale 20 ottobre 2009,  n.  2,  il
  commissario   delegato  attribuisce  specifiche   competenze,   per
  l'emergenza di Messina e dei comuni colpiti, al Sindaco di Messina;

   ormai  sono trascorsi circa 2 mesi dai quei tragici eventi  e,  da
  quello  che si legge dalla stampa nazionale e regionale,  lo  stato
  dei luoghi è ancora in una situazione difficile che non permette la
  ripresa di nessuna attività economica e sociale;

   sono stati stanziati fondi nazionali e regionali per affrontare lo
  stato di emergenza;

   per sapere:

   se  il  commissario per l'emergenza e i soggetti da  lui  delegati
  abbiano  posto in essere tutte le attività emergenziali finalizzate
  alla salvaguardia della pubblica e privata incolumità attraverso la
  redazione dei cosiddetti piani di emergenza speditivi per risolvere
  in  tempi  brevi e certi la situazione venutasi a creare a  seguito
  dell'alluvione;

   se  sia  stata  nominata una commissione di  inchiesta  a  livello
  amministrativo,    così    come    richiesto    dall'interrogazione
  parlamentare  con  richiesta  di risposta  scritta  n.  794  dell'8
  ottobre  2009,  per verificare l'esistenza del piano di  protezione
  civile, di un ufficio per la difesa del suolo comunque denominato e
  per    l'accertamento   delle   eventuali   responsabilità    degli
  amministratori locali;

   a  quanto ammontino i fondi nazionali e/o regionali stanziati  per
  l'emergenza,  a  quali  interventi siano  stati  destinati,  se  le
  attività  di accertamento danni, ivi compresi quelli relativi  alle
  attività produttive, commerciali e di servizio, siano iniziate e si
  sia  quantificato  in  maniera definitiva l'ammontare  delle  somme
  necessarie per la ricostruzione;

   se  sia stato creato un progetto di ricostruzione e quali attività
  si intendano adottare a favore dei circa 1500 sfollati, attualmente
  ospitati in albergo o in alloggi precari;

   in  che  modo  sia stata organizzata e come proceda l'attività  di
  sgombero e di pulizia degli edifici e delle superfici stradali  dai
  detriti  e  dal fango, nonché il pieno recupero e/o smaltimento  di
  tali materiali». (899)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)

                                                            INCARDONA

   «Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'agricoltura e le
  foreste e all'Assessore per il bilancio e le finanze, premesso che:

   i  lavoratori  a  tempo  determinato  (precari)  presso  il  Corpo
  forestale  della  Regione  siciliana, servizio  antincendio,  dallo
  scorso   mese  di  agosto  non  percepiscono  il  pagamento   della
  retribuzione loro spettante per le mansioni svolte;

   i   predetti   lavoratori,  nonostante  la  mancata  retribuzione,
  continuano a svolgere le mansioni lavorative rendendo efficiente il
  servizio antincendio;

   considerato che per i predetti soggetti trattasi dell'unica  fonte
  di reddito per mantenere sè stessi ed i loro nuclei familiari;

   ritenuto che:

   trattasi di pagamenti di emolumenti da lavoro;

   la   mancata   corresponsione  delle  retribuzione  ai  lavoratori
  costituisce grave inadempimento;

   un  ulteriore  ritardo determinerà la privazione di una  fonte  di
  reddito  necessaria per il soddisfacimento ed il sostentamento  dei
  bisogni di primaria necessità;

   ritenuto,  infine, che sussistono i presupposti  per  attivare  le
  procedure   di  pagamento  degli  stipendi  procedendo   anche   ad
  un'anticipazione provvisoria;

   per sapere:

   quali  provvedimenti intendano adottare al fine di  provvedere  al
  pagamento  delle  retribuzioni degli  operai  precari  in  servizio
  presso il Corpo forestale antincendio;

   le  cause  e le motivazioni che hanno impedito il pagamento  degli
  stipendi». (900)

                                        CAPUTO - POGLIESE - VINCIULLO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  inviate al Governo.

                       Annunzio di interpellanza

   PRESIDENTE.   Invito  il  deputato  segretario  a   dare   lettura
  dell'interpellanza presentata.

   GENNUSO, segretario:

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  la  sanità  e
  all'Assessore per il bilancio e le finanze, premesso che:

   a  più  di due mesi dalla nascita, le 17 nuove Aziende del sistema
  sanitario regionale operano senza alcun controllo amministrativo  e
  gestionale,  mancando a tutt'oggi i collegi sindacali,  ovvero  gli
  organi    aziendali    deputati   al    controllo    dell'andamento
  amministrativo e contabile delle aziende sanitarie stesse;

   l'art.  3, comma 4, del decreto legislativo n. 502 del 1992 recita
  testualmente  che   Sono  organi  dell'unità  sanitaria  locale  il
  direttore  generale  ed  il  collegio dei  revisori.  Il  direttore
  generale  è coadiuvato dal direttore amministrativo, dal  direttore
  sanitario e dal consiglio dei sanitari nonché dal coordinatore  dei
  servizi  sociali, nel caso previsto dal comma 3 in conformità  alla
  normativa regionale e con oneri a carico degli enti locali  di  cui
  allo stesso comma ;

   il  meccanismo  di nomina è più complesso di quello dei  direttori
  generali;  infatti, la costituzione dei collegi  sindacali  avviene
  dopo  la  designazione  dei singoli componenti  rispettivamente  da
  parte  del  Ministero  dell'economia, del Ministero  della  salute,
  dell'Assessorato  regionale  Bilancio e  finanze,  dell'Assessorato
  regionale Sanità e della conferenza dei sindaci e, successivamente,
  il   direttore  generale  nomina,  con  propria  deliberazione,   i
  componenti del collegio sindacale indicati dagli enti designanti;

   alla designazione dei loro rappresentanti hanno già provveduto  il
  Ministero dell'economia e delle finanze, le conferenze dei  sindaci
  ed il Ministero della salute;

   i  compiti  assegnati ai collegi sindacali sono importantissimi  e
  riguardano  il controllo di regolarità amministrativa e  contabile,
  che  comprende  la  verifica  del  bilancio  di  previsione  ed  il
  rendiconto  generale;  la  regolarità  della  contabilità  e  della
  relativa  documentazione  di  supporto;  la  verifica  di  cassa  e
  dell'esistenza dei titoli ed altri valori di proprietà  o  detenuti
  dell'ente a titolo di pegno, cauzione o custodia; la verifica della
  corretta  esecuzione  degli adempimenti  previsti  dalla  legge  in
  materia  tributaria e previdenziale; la verifica  della  conformità
  della  legge  ai regolamenti ed alle disposizioni statutarie  degli
  atti  e  delle  deliberazioni del direttore generale;  la  verifica
  della  conformità  ai 'principi di corretta amministrazione,  della
  gestione  economica  e  finanziaria dell'azienda'.  I  compiti  del
  collegio  sono disciplinati dall'art. 3 ter del d.lgs. n. 502/92  e
  successive modificazioni ed integrazioni, che così recita:

    1. Il collegio sindacale:

   verifica   l'amministrazione   dell'azienda   sotto   il   profilo
  economico;

   vigila sull'osservanza della legge;

   accerta  la regolare tenuta della contabilità e la conformità  del
  bilancio alle risultanze dei libri e delle scritture contabili,  ed
  effettua periodicamente verifiche di cassa;

   riferisce  almeno trimestralmente alla Regione, anche su richiesta
  di  quest'ultima, sui risultati del riscontro eseguito, denunciando
  immediatamente  i  fatti  se  vi  è  fondato  sospetto   di   gravi
  irregolarità;  trasmette periodicamente,  e  comunque  con  cadenza
  almeno    semestrale,   una   propria   relazione    sull'andamento
  dell'attività   dell'unità   sanitaria   locale   o    dell'azienda
  ospedaliera  rispettivamente  alla  Conferenza  dei  sindaci  o  al
  sindaco  del  comune  capoluogo  della  provincia  dove  è  situata
  l'azienda stessa.

   2.  I  componenti del collegio sindacale possono procedere ad atti
  di ispezione e controllo, anche individualmente.

   3.  Il collegio sindacale dura in carica tre anni ed è composto da
  cinque  membri, di cui due designati dalla Regione,  uno  designato
  dal  Ministro  del  tesoro,  del bilancio  e  della  programmazione
  economica, uno dal Ministro della sanità e uno dalla Conferenza dei
  sindaci;  per  le  aziende  ospedaliere quest'ultimo  componente  è
  designato dall'organismo di rappresentanza dei comuni. I componenti
  del  collegio  sindacale sono scelti tra gli iscritti nel  registro
  dei  revisori contabili istituito presso il Ministero di  grazia  e
  giustizia,  ovvero tra i funzionari del Ministero del  tesoro,  del
  bilancio  e  della programmazione economica che abbiano  esercitato
  per  almeno  tre  anni  le  funzioni di revisori  dei  conti  o  di
  componenti dei collegi sindacali ;

   la  legge di riforma sanitaria regionale, approvata il 25 marzo di
  quest'anno, all'art. 9 ribadisce il contenuto del d.lgs n. 502/92:

    1. Le Aziende sanitarie provinciali e le Aziende ospedaliere sono
  dotate    di    personalità   giuridica   pubblica   e    autonomia
  imprenditoriale.

   2. Sono organi delle Aziende del Servizio sanitario regionale:

   a) il direttore generale che nomina un direttore amministrativo ed
  un  direttore  sanitario a norma dei commi 1 quater e  1  quinquies
  dell'articolo 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 b)
  il collegio sindacale (...) ;

   l'art.  33  della suddetta legge di riforma sanitaria  prevede  la
  cessazione  delle  aziende e, con essa, anche quella  degli  organi
  alla data del 31 agosto e la nascita all'1 di settembre delle nuove
  aziende e, con essa, la nomina dei direttori generali:

    1. I direttori generali, i direttori sanitari e amministrativi  e
  i  collegi  sindacali  delle  Aziende  Unità  Sanitarie  Locali  ed
  Ospedaliere esistenti alla data di entrata in vigore della presente
  legge  decadono dal momento in cui le costituite Aziende  sanitarie
  provinciali ed Aziende ospedaliere di cui all'articolo 8  diventano
  operative.

   2.  Le  Aziende sanitarie provinciali e le Aziende ospedaliere  di
  nuova  istituzione diventano operative alla data dell'1   settembre
  2009 previa emanazione del decreto di nomina dei relativi direttori
  generali  da  adottarsi da parte del Presidente  della  Regione,  a
  seguito   di   delibera   della  Giunta  regionale,   su   proposta
  dell'Assessore regionale per la sanità. Con il medesimo decreto  si
  provvederà altresì alla nomina dei direttori generali delle Aziende
  ospedaliere di rilievo nazionale e di alta specializzazione e delle
  Aziende  ospedaliere  universitarie.  Alla  stessa  data   dell'1
  settembre  2009  le  Aziende Unità Sanitarie Locali  e  le  Aziende
  ospedaliere esistenti alla data di entrata in vigore della presente
  legge, così come indicate nell'articolo 8, sono soppresse e cessano
  dalle  loro  funzioni.  Alla medesima data  cessano  altresì  dalle
  rispettive funzioni i direttori generali delle Aziende del Servizio
  sanitario regionale in carica alla data di entrata in vigore  della
  presente legge ;

   alla  data  odierna,  dopo che sono trascorsi  più  di  75  giorni
  dall'entrata  in  vigore della riforma, non  risulta  essere  stato
  costituito,  in  alcuna delle nuove 17 Aziende nate  dalla  riforma
  stessa, l'organo di controllo;

   considerato  che  il Ministero dell'economia e delle  finanze,  le
  conferenze  dei  sindaci  ed il Ministero della  salute  hanno  già
  provveduto alla designazione dei loro rispettivi rappresentanti;

   visto che i direttori generali delle aziende sanitarie sono già in
  possesso  delle  designazioni della maggioranza dei  componenti  il
  collegio  e  che pertanto potrebbero immediatamente  deliberare  la
  costituzione dell'organo aziendale anche in assenza dei  componenti
  designati dalla Regione siciliana;

   per conoscere:

   il  motivo  per  il  quale la Regione non  abbia  provveduto  alla
  designazione dei propri rappresentanti;

   le  determinazioni  dell'Assessore  regionale  per  la  sanità   e
  dell'Assessore regionale per il bilancio e le finanze in merito;

   se sussistano ragioni di nullità degli atti compiuti dai direttori
  generali in assenza dei controlli obbligatori per legge ed affidati
  ai collegi sindacali». (78)

                                           MAIRA - RAGUSA - ARDIZZONE
                                        GIANNI - CORDARO - LO GIUDICE
                                            CASCIO S. - DINA - FAGONE

   PRESIDENTE.   Avverto  che,  trascorsi  tre  giorni   dall'odierno
  annunzio  senza  che  il Governo abbia fatto alcuna  dichiarazione,
  l'interpellanza si intende accettata e sarà iscritta all'ordine del
  giorno per essere svolte al proprio turno.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  mozioni:

   numero  160 «Rilascio del contrassegno di parcheggio per  disabili
  in  conformità alla normativa dell'Unione europea», degli onorevoli
  D'Antoni, Musotto, Colianni, D'Agostino, presentata il 30  novembre
  2009;

   numero 161 «Iniziative del Governo della Regione a sostegno  della
  ricostruzione  delle aree colpite dal terremoto del 1968  ricadenti
  nella Valle del Belice», degli onorevoli Caputo, Pogliese, Falcone,
  Bosco,  Leontini, Vinciullo,  Oddo,  Di Benedetto,  presentata  l'1
  dicembre 2009;

   numero 162 «Adeguate iniziative in tema di politiche economiche  e
  finanziarie»,   degli   onorevoli  Barbagallo,   Lupo,    Galvagno,
  Rinaldi,  Cracolici, presentata l'1 dicembre 2009.

   Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   considerato  che  per le persone diversamente  abili  è  utile  un
  modello comunitario di contrassegno di parcheggio per disabili  che
  sia riconosciuto e valido in tutti gli Stati dell'Unione europea;

   riconosciuto che la Conferenza europea dei Ministri dei  trasporti
  (CEMT)  ha  adottato  una  risoluzione  volta  ad  incoraggiare  il
  rilascio   e   il  riconoscimento  reciproco  di  contrassegni   di
  parcheggio per disabili (risoluzione CEMT del 22 aprile 1997);

   considerato altresì, che:
   le   persone  disabili  possono  godere  in  tutto  il  territorio
  dell'Unione europea delle facilitazioni connesse al contrassegno di
  parcheggio  per  disabili, secondo le norme nazionali  vigenti  nel
  Paese in cui si trovano;

   le   modalità  di  assegnazione  dei  contrassegni  è  materia  di
  competenza  degli Stati membri e, all'interno degli  stessi,  delle
  autorità regionali e locali;

   posto  che  il  Consiglio dell'Unione europea, con raccomandazione
  del  4 giugno 1998, visti i pareri del Comitato economico e sociale
  e  del  Comitato  delle Regioni, raccomanda agli  Stati  membri  di
  elaborare  un contrassegno di parcheggio per disabili in conformità
  alle   rispettive  disposizioni  nazionali,  secondo   il   modello
  comunitario  uniforme (blu badge), allo scopo  di  avere  un  unico
  contrassegno uguale in tutti gli Stati dell'Unione europea,

                  impegna il Presidente della Regione

   ad  intervenire  presso il Ministero del lavoro e delle  politiche
  sociali  al  fine  di  recepire  la raccomandazione  del  Consiglio
  dell'Unione  europea,  per emanare un provvedimento  attraverso  il
  quale i comuni rilascino contrassegni di parcheggio per disabili in
  conformità alla predetta raccomandazione». (160)

                                                   D'ANTONI - MUSOTTO
                                                COLIANNI - D'AGOSTINO

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   in  data 14 marzo 1996 la Commissione parlamentare bicamerale  per
  il   parere  al  Governo  sulla  destinazione  dei  fondi  per   la
  ricostruzione del Belice, all'unanimità, approvava un documento con
  il  quale  la Commissione indicava di avere  acquisito la  certezza
  che  le  popolazioni  interessate dal sisma  del  1968  sono  state
  vittima di insipienza e malgoverno ;

   in particolare, la Commissione aveva accertato che, per il periodo
  1968-1995,  lo  Stato  aveva autorizzato con  legge  una  somma  di
  tremiliardi  e  centomilioni di lire per la ricostruzione,  di  cui
  solo  2.272  miliardi  erano stati erogati: la  differenza  di  828
  miliardi  tra somme autorizzate e pagate riguardava somme in  parte
  in  economia, in parte in perenzione amministrativa,  ed  in  parte
  ancora da pagare sugli stanziamenti già impegnati con le precedenti
  leggi finanziarie;

   conseguentemente la Commissione affermava che  è stata ricostruita
  gran  parte del territorio con soli 2.200 miliardi, e di  ciò  deve
  essere  dato  atto  alle popolazioni e alle amministrazioni  locali
  interessate ;

   la  Commissione  aveva, altresì, acquisito uno studio  comparativo
  effettuato  sempre  dalla Ragioneria generale dello  Stato  fra  il
  terremoto del Belice e quello del Friuli del 1976 ( sostanzialmente
  equivalenti  per  danni  alle  abitazioni  private  ed  alle  opere
  pubbliche  nonché  per superficie territoriale  interessata ),  dal
  quale  si  evince che, a somme rivalutate al 30 settembre 1995,  il
  Belice ha avuto circa 12.000 miliardi di lire ed il Friuli circa il
  triplo, 29.000 miliardi di lire. Ciò consentiva alla Commissione di
  parlare   di  responsabilità dei Governi,  nazionali  e  regionali,
  succedutisi  negli  anni che non sono stati  capaci  di  avviare  a
  definitiva  soluzione la ricostruzione del Belice , affermando  che
   l'intero  Paese ha nei confronti del Belice un debito  morale  che
  deve essere colmato al più presto ;

   la  Commissione bicamerale fu ricostituita nella XIII legislatura,
  nel  corso della quale furono adottati due importanti provvedimenti
  che hanno consentito l'erogazione di 573 miliardi di lire (art.  2,
  comma  100, legge n. 662 del 1996 e art. 1, comma 1, legge  n.  135
  del  1997),  oltre  all'introduzione, per  la  prima  volta,  nella
  finanziaria  del  2000,  dello  strumento  dei  limiti  di  impegno
  quindicennali  (c.d. mutui), che avrebbero fruttato  ulteriori  111
  miliardi  di  lire  (art.  5, comma 1, L.  n.  488  del  1999).  In
  prossimità  della  conclusione della  legislatura,  la  Commissione
  approvava il 7 novembre 2000 il documento conclusivo del lavoro  di
  ricognizione autorizzato dai Presidenti dei due rami del Parlamento
  il  22  maggio 1998. Nel corso dell'indagine conoscitiva sono stati
  sentiti  i  sindaci, il Ministro dei Lavori Pubblici, il  Direttore
  generale  del Ministero ed i Provveditori alle opere pubbliche  per
  la Sicilia;

   per  quanto  riguarda  il  fabbisogno per il  completamento  della
  ricostruzione si osserva che, secondo i dati forniti  dai  sindaci,
  esso  ammontava a 1.838 miliardi per le abitazioni private e  1.007
  miliardi  per  le  opere pubbliche, pari a 2.845 miliardi  che,  al
  netto  dei  trasferimenti allora in corso, si  riducevano  a  2.194
  miliardi.  Mentre il Ministero dei lavori pubblici, con  successiva
  relazione del Direttore generale, per la parte relativa alle  opere
  pubbliche  -  rispetto alle richieste dei sindaci  -  affermò  che,
  secondo  i dati del Provveditorato, al febbraio 1996, il fabbisogno
  ammontava  a  circa  800  miliardi. Per quanto  riguarda  la  parte
  relativa all'edilizia privata il Ministero nulla riferiva in quanto
  non intendeva interferire con l'attività amministrativa dei comuni,
  rispetto ai quali non sussistono poteri di controllo;

   conseguentemente la Commissione evidenziava  un nodo di  difficile
  soluzione ,  e  cioè  il differente regime  giuridico  tra  le  due
  principali categorie che concorrono a formare il fabbisogno per  la
  ricostruzione, abitazioni private ed opere pubbliche; tale  assetto
  normativo, secondo la Commissione,  di fatto privilegia, in  quanto
  più certi ed esigibili, i flussi di spesa che si indirizzano, anche
  per  il  concorso  di una spinta localistica alla ricostruzione  di
  abitazioni private piuttosto che alle opere pubbliche, con  effetti
  di  evidente  squilibrio  per i nuovi assetti  territoriali .  Tale
  ragionamento, come vedremo, sarà ripreso dal Parlamento nel 2007  e
  sarà  posto a base dell'ultima direttiva ministeriale del 2  agosto
  2007;

   la  Commissione,  ritenendo indispensabile che  si  procedesse  in
  tempi  certi e ravvicinati alla programmazione di ulteriori impegni
  di  spesa per il Belice, concludeva auspicando che si superasse  il
  doppio regime giuridico,  nel senso di un più deciso spostamento di
  poteri  agli enti locali, bilanciato da un concomitante  potere  di
  controllo  capace  di  far valere vincoli di irreversibilità  nelle
  decisioni   da   cui  dipende  il  completamento  dei   lavori   di
  ricostruzione  e quindi la quantificazione definitiva  delle  somme
  occorrenti nel bilancio dello Stato ;

   purtroppo,  nella XIV legislatura, la Commissione  bicamerale  non
  venne ricostituita; nonostante il lavoro costante e qualificato del
  Coordinamento,  nelle prime due leggi finanziarie del  2002  e  del
  2003, non fu allocato alcuno stanziamento per il Belice. In realtà,
  all'interno  della  L. n. 166 del 2002 fu reintrodotta  l'esenzione
  fiscale  per gli atti di trasferimento, voltura e trascrizione  che
  riguardano  unità immobiliari che beneficiano dei contributi  della
  ricostruzione; norma questa che, ora in sede di legge  finanziaria,
  ora  all'interno  di  decreti-legge 'omnibus',  ha  ottenuto  varie
  proroghe, l'ultima della quali, introdotta dall'art. 19 bis,  comma
  1, della legge 28 marzo 2008, n. 31, scadrà il 31 dicembre 2008;
   nella finanziaria del 2004 (L. n. 350 del 2003) veniva autorizzato
  un  limite  di  impegno  quindicennale di  5  miliardi  di  euro  a
  decorrere dal 2004, che ha consentito di acquisire nel dicembre del
  2004  risorse  per  circa 56 milioni di euro  grazie  ad  un  mutuo
  stipulato  con   Dexia Crediop' all'esito di una gara  ad  evidenza
  pubblica.  Le  somme sono state ripartite tra i comuni  secondo  le
  percentuali  di  cui al decreto del Ministero delle  infrastrutture
  B3/3173   del  5  agosto  2004,  previo  parere  delle  commissioni
  parlamentari  permanenti  competenti  per  materia.   Com'è   noto,
  l'art.12  della  legge  n.  178 del 1976  prevedeva  l'obbligo  del
  Governo,  prima di erogare somme per la ricostruzione, di acquisire
  il   parere   della  Commissione  bicamerale.  Non   essendo   tale
  Commissione stata ricostituita nella XIV legislatura, con l'art.  7
  bis,  introdotto  dalla legge di conversione del decreto  legge  29
  marzo  2004  n. 80, essa è stata soppressa e le relative competenze
  sono state attribuite alle commissioni permanenti della Camera  dei
  Deputati e del Senato della Repubblica;

   la legge prevedeva (cfr. art. 4, c. 89, L. n. 350 del 2003) che le
  risorse acquisite direttamente ai bilanci comunali 'possono  essere
  utilizzate dai comuni beneficiari anche per le finalità di  cui  al
  primo comma dell'art. 18 della legge 7 marzo 1981, n. 64', cioè per
  opere  pubbliche; e, poiché la competenza giuridica in tale settore
  appartiene al Ministero dei lavori pubblici, la legge prescrive che
  in  tal caso  i rapporti tra il provveditorato alle opere pubbliche
  e i comuni interessati sono disciplinati da apposita convenzione ;

   nella   finanziaria   del  2005  non  è  stato   previsto   alcuno
  stanziamento  per il Belice. Le richieste dei sindaci,  ancora  una
  volta,  non  trovavano alcun riscontro presso i gruppi politici,  i
  quali  in  realtà durante l'estate del 2004, in sede di  esame  del
  decreto  di  riparto dei fondi di cui alla legge n. 350  del  2003,
  avevano  espresso critiche e riserve verso ulteriori  provvedimenti
  autorizzatori di spesa per il Belice (cfr. resoconto  della  seduta
  n.  351  del  28  luglio 2004 della 13  Commissione permanente  del
  Senato);

   il  Coordinamento dei sindaci, in occasione del 37.mo anniversario
  del  terremoto,  organizzò una conferenza  a  Santa  Margherita  di
  Belice  dove,  alla  presenza dei parlamentari eletti  nei  collegi
  belicini,   rilanciò   la   questione   sollecitando   un   impegno
  parlamentare  forte  per  chiedere  al  Governo  di  affrontare  la
  questione  complessivamente,  alla  luce  delle  conclusioni  della
  Commissione bicamerale del 2000;

   il  22  febbraio 2005, si tenne una conferenza presso il Ministero
  delle   infrastrutture,  alla  presenza  dei  vertici  politici   e
  burocratici  del  Ministero, nonché dei sindaci e dei  parlamentari
  nazionali. Per la prima volta partecipò ad una riunione in  materia
  di ricostruzione anche un rappresentante del Governo della Regione,
  direttamente delegato dal Presidente. Fu in quella sede  che  venne
  individuato un percorso chiaro e condiviso che, sulla scorta  della
  legislazione   vigente,  riconosceva  ai  comuni  il   compito   di
  quantificare  e certificare in modo 'irreversibile'  il  fabbisogno
  per  l'edilizia  privata, ed impegnava il Ministero  e  la  Regione
  siciliana   ad   individuare  le  necessità   per   le   opere   di
  urbanizzazione e la relativa copertura finanziaria;

   in  particolare,  per  quanto  riguarda  il  settore  delle  opere
  pubbliche,  il  Ministero, in assenza di stanziamenti  di  bilancio
  destinati   al   Belice,  si  impegnò  a  riprogrammare,   per   il
  completamento  delle urbanizzazioni nei comuni della Valle,  alcune
  economie  di interventi di rilevanza regionale finanziati dalla  ex
  Agensud,  con  il  concorso  anche  della  Regione  siciliana.  Per
  l'individuazione  degli interventi da inserire  in  un  accordo  di
  programma  tra  Stato, Regione siciliana e comuni della  Valle  del
  Belice, si concordò di selezionare i progetti definiti 'prioritari'
  dai  comuni stessi, già nel 2001, allorquando - in prossimità della
  fine della XIII legislatura - il Sottosegretario Mangiacavallo, con
  delega  ai  problemi della ricostruzione, aveva avviato, unitamente
  al  Provveditorato alle opere pubbliche di Palermo, una verifica di
  tutti i progetti inseriti nei programmi approvati dalla Commissione
  di  cui  all'art.  12,  L. n. 241 del 1968. Nell'ambito  di  quella
  verifica,  ciascun  comune fu chiamato a  compilare  delle  schede,
  indicando le opere ancora da realizzare ed ordinandole secondo  una
  scala  di  priorità ed attualità del fabbisogno (P1*, P1, P2,  P3).
  Pertanto,   nell'individuazione  degli   interventi   da   inserire
  nell'Accordo di programma quadro (APQ) cui destinare le risorse  ex
  Agensud,  quelle  della Regione siciliana, e quelle  altre  che  si
  sarebbero  reperite  con  successivi  provvedimenti  normativi,  il
  Ministero  delle  infrastrutture si avvalse del lavoro  istruttorio
  già  fatto dal Provveditorato alle opere pubbliche, che - dopo  una
  riunione  con tutti i sindaci svoltasi a Palermo il 16  marzo  2005
  nella quale le schede già presentate furono riviste ed i fabbisogni
  finanziari  aggiornati  -  con nota  n.  3963  del  21  marzo  2005
  individuò  l'elenco delle opere prioritarie per ciascun comune  (in
  tutto  n.  63  interventi) quantificando in euro 133.009.763,94  il
  fabbisogno  finanziario.  Poiché  la  verifica  delle  economie  su
  interventi  di  ex  Agensud  (cap.  7544  u.p.b.  3.2.3.28)   aveva
  evidenziato una disponibilità finanziaria di euro 14.620.812,58, ai
  quali  si  aggiungevano euro 5.000.000,00 destinati dal  Presidente
  della  Regione siciliana con nota n. 10959 del 13 ottobre 2005,  fu
  necessario  procedere all'individuazione dei criteri  di  selezione
  degli  interventi  da ammettere a finanziamento, con  priorità  tra
  quelli inseriti nella proposta di APQ. Dopo alcune riunioni  con  i
  sindaci  e  la  Regione siciliana, si concordò  che  i  criteri  di
  selezione  degli  interventi erano costituiti dal completamento  di
  opere  di  urbanizzazione  primaria,  dal  completamento  di  opere
  pubbliche  già cantierabili e quindi da tutti gli altri interventi.
  Con  nota  del  9  dicembre 2005 il Ministero delle  infrastrutture
  inviò la bozza di accordo di programma al Ministero dell'economia -
  Dipartimento  per  le politiche di sviluppo e  coesione  -  per  il
  seguito  di  competenza. Fino all'interruzione  della  legislatura,
  tale  percorso non ebbe più alcun seguito; sul fronte dell'edilizia
  privata, il Coordinamento - a seguito degli impegni assunti con  lo
  Stato  e  con  la Regione siciliana - avviò un doppio  lavoro:  uno
  interno,  volto  alla  verifica  ed aggiornamento  del  fabbisogno,
  l'altro con il Dipartimento regionale della Protezione civile  alla
  cui  gestione erano stati assegnati i fondi trasferiti dallo  Stato
  alla Regione per le finalità della ricostruzione del Belice con  la
  già  citata  L. n. 662 del 1996 (anno di competenza  2001),  e  sui
  quali esistevano residue disponibilità per euro 52.318.149,85;

   la  verifica  del fabbisogno ha impegnato i sindaci  per  oltre  4
  mesi, ha coinvolto gli uffici finanziari dei comuni e, per la prima
  volta,  si è basata su certificazioni dei responsabili degli uffici
  tecnici  comunali.  In  particolare si  è  proceduto,  per  ciascun
  comune,  all'accertamento delle effettive  giacenze  di  cassa  sui
  fondi  trasferiti  per  la  ricostruzione,  all'individuazione  dei
  progetti  già  approvati  dalle  competenti  commissioni   ma   non
  finanziati, all'individuazione dei progetti presentati ed in  corso
  di  istruttoria, alla quantificazione (approssimativa, in relazione
  al  meccanismo  legislativo) del fabbisogno per le  indicizzazioni,
  per   le  procedure  di  accatastamento  e  frazionamento  le   cui
  competenze sono state trasferite ai comuni con L. n. 61 del 1998, e
  all'individuazione delle istanze di assegnazione lotto e contributo
  non  corredate  da  progetto. Dopo le riunioni  di  verifica  della
  copiosa  documentazione acquisita, svoltesi il 2, il 16  ed  il  22
  settembre 2005, a Gibellina il 26 settembre 2005 veniva firmato  da
  tutti  i  sindaci l'atto di verifica del fabbisogno per  l'edilizia
  privata  quantificato in euro 410.720.964,34 per le abitazioni,  ed
  in  euro  75.426.070,90 per le indicizzazioni ed altri  adempimenti
  amministrativi, tenendo fuori le 4.960 istanze di contributo  prive
  di progetto;

   intanto con decreto n. 823 del 15 settembre 2005, trasmesso il  25
  ottobre  2005,  il  Dipartimento regionale della Protezione  civile
  impegnava  la  somma  di  35.000.000,00  per  l'edilizia   privata,
  ripartita  tra  i  comuni  in base alle percentuali  stabilite  dal
  Ministero nel 2004. La rimanente somma di circa 18 milioni di  euro
  sarebbe  stata  destinata ad un intervento radicale di  demolizione
  delle   baracche  ancora  esistenti  in  alcuni  comuni   ed   alla
  costruzione  di  alloggi popolari da destinare  a  soggetti  aventi
  diritto   e   non   ancora  assegnatari  di   contributo   per   la
  ricostruzione.  Ai  primi del 2006 la Regione  siciliana  chiudeva,
  dopo  38  anni, una brutta pagina della storia recente  dell'Isola:
  tutte le baracche venivano smantellate;

   purtroppo,  nella  finanziaria del 2006,  il  Governo  non  inserì
  alcuno  stanziamento  per  la ricostruzione.  Successivamente  alle
  istanze  dei sindaci, con la legge di conversione del decreto-legge
  n.    273/2005,    all'art.   39   undecies,    furono    destinati
  complessivamente   15  milioni  di  euro  al  completamento   della
  ricostruzione, 5 milioni per ciascuno degli anni 2006,  2007,  2008
  (L. n. 51 del 2006);

   le  commissioni permanenti di Camera e Senato esprimevano il  loro
  parere favorevole alla proposta di riparto dei fondi di cui alla L.
  n.  51  del  2006; in particolare l'VIII Commissione della  Camera,
  nella  seduta  del  4  ottobre  2006, raccomandava  al  Governo  di
  reperire   le   risorse   da  destinare  al   completamento   della
  ricostruzione   tenendo presente che il coordinamento  dei  sindaci
  della Valle del Belice ha evidenziato un fabbisogno, per i progetti
  presentati dai soggetti privati, pari a 446 milioni di euro, e  per
  il completamento degli interventi di edilizia pubblica di circa 133
  milioni  di euro ; in pratica, il fabbisogno accertato dai  sindaci
  per   l'edilizia   privata   veniva   ufficializzato   nelle   aule
  parlamentari e condiviso;

   durante   l'iter   della  legge  finanziaria   alla   Camera,   il
  Coordinamento  dei sindaci fu presente costantemente,  già  durante
  l'esame in Commissione Bilancio, concordando con i deputati Piro  e
  Crisafulli  e con il relatore Ventura, un emendamento  che,  da  un
  lato,  stanziava  ulteriori risorse per  200  milioni  di  euro  e,
  dall'altro,  poneva  un  limite  alla  possibilità  di   presentare
  ulteriori  domande di contributo che gonfiassero il fabbisogno.  In
  sede di approvazione, l'emendamento fu riformulato e nella versione
  definitiva  (art.  1,  comma 1010, L.  n.  296  del  2006)  prevede
  finanziamenti per euro 20 milioni per l'anno 2007, 30  milioni  per
  l'anno  2008 e 50 milioni per l'anno 2009; tali somme  -  come  già
  previsto dalla L. n. 350 del 2003 - possono essere destinate  anche
  ad  opere  pubbliche.  Dall'1  gennaio 2007  non  è  più  possibile
  presentare  domande  di  contributo  per  la  ricostruzione:  nella
  legislazione è stato inserito un meccanismo che rende irreversibile
  il fabbisogno, come auspicato fin dal 2000;

   sollecitamente  il  Coordinamento  dei  sindaci  si   attivò   per
  esprimere il parere sulle percentuali di riparto e, già in data  31
  gennaio  2007, il Provveditorato alle opere pubbliche ha  trasmesso
  la  proposta di ripartizione al Ministero. Sullo schema di  decreto
  ministeriale è stato chiesto il parere alle commissioni  permanenti
  di  Camera e Senato, che li hanno resi rispettivamente nella seduta
  del  17  maggio  2007  e del 16 maggio 2007. In particolare  l'VIII
  Commissione  della  Camera, pur esprimendo  parere  favorevole,  ha
  svolto   delle   osservazioni  raccomandando  al   Governo   e   al
  Coordinamento  dei sindaci  di provvedere alla realizzazione  e  al
  completamento  delle opere di urbanizzazione e  delle  altre  opere
  pubbliche  nelle aree nelle quali siano posti in essere  interventi
  di edilizia privata finanziati con risorse pubbliche provenienti da
  questa  e  da altre leggi  e ciò  al fine di garantire una corretta
  programmazione  degli  interventi  urbanistici,  che  scongiuri  la
  realizzazione di edilizia privata priva di servizi adeguati e delle
  necessarie  urbanizzazioni . Viene ripresa una  preoccupazione  già
  espressa  dalla Commissione bicamerale nel documento del 7 novembre
  2000,  resa  più concreta da quel nodo del doppio regime  giuridico
  non  ancora  sciolto.  Il ragionamento della  Commissione  è  stato
  esplicitato  da una lettera del Presidente della VIII  Commissione,
  Realacci,  al  Coordinamento del luglio 2007,  nella  quale  si  fa
  riferimento  a  quell'effetto di trascinamento sul  fabbisogno  per
  urbanizzazioni delle esigenze per edilizia privata sulle quali  non
  sussiste alcun controllo da parte dello Stato;

   il Ministro dell'epoca adotta il decreto di riparto con atto del 2
  agosto  2007,  licenziando  contestualmente  una  direttiva  che  -
  raccogliendo  la raccomandazione della Commissione - introduce  una
  procedura   di  verifica  e  controllo  della  spesa,  subordinando
  l'erogazione  della risorse all'adempimento di alcuni  obblighi  da
  parte  degli  enti locali. La nuova normativa si applica  anche  ai
  fondi  non ancora erogati provenienti dalla L. n. 51 del  2006.  Il
  Provveditorato alle opere pubbliche viene incaricato di  verificare
  che  l'utilizzo  delle somme da parte dei comuni  corrisponda  alle
  finalità  delle  leggi di spesa, informando  di  tale  attività  il
  Ministero nell'ambito della relazione semestrale prevista dall'art.
  12,  comma  3,  L.  n.  178 del 1976 sugli interventi  di  edilizia
  pubblica.  I  comuni vengono, invece, incaricati di   effettuare  i
  necessari   controlli   sulle  singole  domande   di   contributo ,
  comunicando    i    risultati     al Provveditorato. La  direttiva,
  con  una  disposizione non molto chiara, prevede  che   le  risorse
  finanziarie  ripartite ai sensi della vigente  disciplina  potranno
  essere  erogate  agli enti interessati dopo la verifica  con  esito
  positivo  delle procedure di cui al punto b , cioè quelle  delegate
  ai  comuni. Il Provveditorato, in data 12 settembre 2007, trasmette
  ai  comuni la direttiva ministeriale, impartendo istruzioni per  il
  rispetto  degli adempimenti: in primo luogo, viene previsto  che  i
  consigli  comunali  adottino  una deliberazione  di  programmazione
  della  destinazione delle risorse trasferite dallo Stato, indicando
  quelle  destinate ad urbanizzazioni ed opere pubbliche da attingere
  sugli  stanziamenti di competenza 2008 e 2009;  viene,  poi,  fatto
  obbligo ai comuni di relazionare semestralmente sull'erogazione dei
  fondi;  ed,  infine, viene trasmessa una scheda  per  accertare  il
  fabbisogno  procedendo  alla verifica delle domande  di  contributo
  acquisite entro l'1 gennaio 2007;

   una  volta  acquisiti gli atti da parte dei comuni,  il  Ministero
  autorizzava,  in  data  17  dicembre 2007,  l'impegno  delle  somme
  maturate: in particolare, euro 5 milioni in conto residui 2006  (L.
  n.  51 del 2006), euro 5 milioni in conto competenza (L. n. 51  del
  2006),  ed euro 20 milioni in conto competenza 2007 (L. n. 296  del
  2006).    L'erogazione   materiale   delle   somme   è    avvenuta,
  rispettivamente, in data 5 febbraio 2008 (D.M. n. 247/08), in  data
  11  marzo 2008 (D.M. n. 1819/98) ed in data 19 marzo 2008 (D.M.  n.
  2162/08),  a  causa  di alcuni dubbi interpretativi  sollevati  dal
  servizio di controllo sul bilancio in seno al Ministero, in  merito
  alla valenza della direttiva ministeriale e al presunto obbligo  di
  tale  ufficio di effettuare il controllo sulla spesa a  rendiconto:
  circostanza assolutamente non prevista dalla legge, con la quale si
  sarebbe  resa difficoltosa l'erogazione delle somme per  l'edilizia
  privata  con  la  paralisi  delle procedure  di  ricostruzione.  La
  questione  è stata risolta all'esito di un tavolo di lavoro  presso
  il  Ministero,  al quale ha partecipato anche il Coordinamento  dei
  sindaci.  In  data  13  giugno 2008 è stato disposto  il  pagamento
  dell'ultima quota di euro 5 milioni di cui alla L. n. 51 del 2006 -
  competenza 2008;

   lo  stanziamento di euro 30 milioni per l'anno 2008  e  quello  di
  euro  50  milioni di cui alla L. n. 296 del 2006 sono stati erogati
  nel corso dell'esercizio 2009. In realtà, l'originario stanziamento
  di  euro  50 milioni per l'anno 2009, in funzione dei tagli lineari
  imposti  dal D.L. n. 112/08 su tutte le missioni di spesa, è  stato
  ridotto ad euro 37,2 milioni;

   va evidenziato, inoltre, che con la legge finanziaria 2008 (art. 2
  -  comma 258 L. n. 244 del 2007) erano stati stanziati ulteriori 50
  milioni di euro per la ricostruzione 'da realizzare con le modalità
  di cui al primo comma dell'art. 18 L. n. 64 del 1981',  nell'ambito
  delle  risorse disponibili a legislazione vigente per il  programma
  straordinario  di  edilizia residenziale pubblica ;  programma  sul
  quale il Governo è intervenuto con il D.L. n. 112/08, convertito in
  legge n. 133 del 2008, azzerando il capitolo;

   per  quanto attiene all'accordo di programma quadro per  le  opere
  pubbliche, si evidenzia che il Ministero dello sviluppo economico -
  cui  erano  state  trasferite nella XV legislatura (Governo  Prodi)
  alcune competenze del Ministero dell'economia e delle finanze -  ha
  convocato  una prima riunione istruttoria in data 7 novembre  2006,
  nella  quale  sono  stati meglio precisati i criteri  di  selezione
  degli  interventi da finanziare con priorità, data la disponibilità
  attuale  di  circa 20 milioni di euro a fronte di un fabbisogno  di
  133  milioni di euro (la disponibilità attuale deriva, per euro  15
  milioni  circa,  da  residui di fondi ex Agensud,  e,  per  euro  5
  milioni,  dalla  disponibilità al cofinanziamento  da  parte  della
  Regione  siciliana).  In  quella sede si è  chiesto  ai  comuni  di
  destinare  eventualmente  al cofinanziamento  degli  interventi  di
  competenza  somme rinvenienti dalla L. n. 350 del 2003 o  da  altre
  leggi  che  in  futuro consentissero di destinare  anche  ad  opere
  pubbliche  gli  stanziamenti trasferiti per la  ricostruzione.  Con
  nota del 29 dicembre 2006 il Provveditorato alle opere pubbliche ha
  invitato  i comuni ad aggiornare le schede relative agli interventi
  già  inseriti  nella  bozza di APQ, indicando  anche  la  quota  di
  eventuale  cofinanziamento.  All'esito  di  un  lavoro  istruttorio
  complesso, svoltosi durante il 2007, con nota del 12 dicembre  2007
  il Ministero delle infrastrutture ha convocato il Coordinamento dei
  sindaci  e la Regione siciliana ad una riunione per il 19  dicembre
  2007, che non si è tenuta per l'assenza della Regione. Con nota del
  27 aprile 2008 il Ministro delle infrastrutture ha inviato un nuovo
  sollecito  alla  Regione siciliana; allo stato non  si  ha  notizia
  circa l'impegno contabile della somma di 5 milioni di euro messa  a
  disposizione dalla Regione siciliana;

   allo stato, dunque la ricostruzione sia del patrimonio privato che
  delle  opere  pubbliche ed urbanizzazioni è fermo  per  assenza  di
  fondi;

   considerato  che il Presidente della Regione, con decreto  n.  175
  del  19  maggio 2009, ha istituito una Commissione speciale con  il
  compito  di  verificare  e  valutare lo stato  di  ricostruzione  e
  realizzazione delle opere, formulare proposte per gli indirizzi  di
  programmazione regionale e rivendicare nei confronti dello Stato le
  partite finanziare per completare la ricostruzione,

                   impegna il Governo della Regione

   a disporre:

   1)   l'immediata  convocazione  della  Commissione  speciale,   in
  premessa citata;

   2)  l'individuazione e quantificazione del fabbisogno  finanziario
  per  completare  la ricostruzione di edilizia privata,  sulla  base
  della verifica già validata dalla VIII Commissione della Camera dei
  Deputati del 10 ottobre 2006;

   3) l'individuazione delle risorse finanziarie, attingendo anche ai
  fondi  FAS,  necessarie al completamento delle  opere  pubbliche  e
  urbanizzazioni già individuate dal Ministero delle infrastrutture;

   4) individuazione del percorso e degli strumenti per effettuare  i
  collaudi  delle abitazioni private costruite prima dell'entrata  in
  vigore della L. n. 120 del 1987, che ha trasferito la competenza ai
  comuni;

   5)  individuazione di indicatori di priorità nell'assegnazione dei
  fondi   strutturali   europei  gestiti   dalla   Regione   per   la
  riqualificazione  delle  aree urbane dei  comuni  della  Valle  del
  Belice;

   6)  la stesura in seno alla Commissione di un disegno di legge  da
  far approvare dalla Giunta regionale, che abbia i citati obiettivi;
   a  richiedere  al  Governo  nazionale l'assegnazione  delle  somme
  necessarie  per completare la ricostruzione delle aree della  Valle
  del Belice distrutte dal terremoto del 1968». (161)

                                          CAPUTO - POGLIESE - FALCONE
                                         BOSCO - LEONTINI - VINCIULLO
                                                  ODDO - DI BENEDETTO

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   in  Sicilia il tasso di disoccupazione (13,8% nel 2008)  è  doppio
  rispetto alla media italiana (6,7%): il 39,3 % dei giovani fra i 15
  e  24  anni non riesce a trovare lavoro, contro una media nazionale
  del  21,3%, e solo il 29,1% delle donne (15-64 anni) lavora, contro
  il 47,2% in tutta Italia. Tale situazione è aggravata da una debole
  presenza  imprenditoriale - 73,6 imprese  non  agricole  per  1.000
  residenti, a fronte di una media nazionale di 87,1 - nonché da  una
  scarsa propensione alle esportazioni (la Sicilia esporta il 3%  del
  totale  nazionale; al netto dei prodotti petroliferi  siamo  all'1%
  circa);  e  da  un  limitato sfruttamento  delle  potenzialità  del
  turismo;

   la principale opportunità dell'Isola, il turismo appunto, riusciva
  nel  2007  ad  offrire appena 36,1 posti letto su  1.000  abitanti,
  contro  i  75,2 posti offerti in Italia, e ad attrarre  appena  2,9
  giornate di presenze annue per abitante, contro una media nazionale
  di  6,2.  Il  comparto turistico siciliano ha subito, infatti,  una
  riduzione  delle presenze e degli arrivi di turisti  sia  nazionali
  che  stranieri.  Per  quanto  riguarda gli  arrivi  nell'Isola,  la
  riduzione è del 10%, con la componente straniera che evidenzia  una
  dinamica  peggiore rispetto a quella italiana. Quest'ultima  rimane
  la parte predominante con una quota del 60% sul totale. Le presenze
  si  sono  ridotte invece del 5,3%, anche qui per effetto  combinato
  della  flessione dei flussi sia italiani (-2,4%) che  stranieri  (-
  9.0%);

   premesso ancora che:

   la  Sicilia è penultima in classifica nella raccolta differenziata
  (6,1%  contro  27,5% dell'Italia) e nello sfruttamento  di  energie
  rinnovabili  (4,2% sul totale prodotto; Italia 16 %). E',  inoltre,
  agli  ultimi  posti  nella graduatoria delle  città  capoluogo  per
  quanto riguarda la mobilità sostenibile, essendo  maglia nera   per
  il  trasporto  locale  (70,9 Km di linee per  100  Kmq):  in  testa
  Lombardia   (225,1)  e  Liguria  (308,3),  mentre  risulta   meglio
  posizionata la Campania (218,1), contro un dato nazionale di 120,4;

   un    altro   gravissimo   problema   riguarda   la   tempestività
  nell'erogazione  della spesa. I lavori pubblici  eseguiti  al  Nord
  vengono liquidati in media in 138 giorni, in Sicilia dopo un  anno.
  I  crediti vantati dalle imprese verso la Regione, gli enti locali,
  le  aziende  sanitarie  provinciali e  gli  ATO  rifiuti  ammontano
  attualmente a oltre 2 miliardi di euro;

   considerato che:

   uno  dei  settori  più  esposti alla crisi  in  Sicilia  è  quello
  commerciale:  15 mila posti di lavoro a rischio, secondo  stime  di
  Confcommercio  nei  settori dei servizi, dell'abbigliamento  e  del
  turismo,  50  mila, secondo la Confederazione nazionale artigianato
  (CNA),  nei settori edili e dell'artigianato. Nel 2008 le  attività
  chiuse,  nei comparti commercio, alberghi e ristoranti, sono  state
  11.672  a fronte di 6854 nuovi esercizi aperti. Si tratta  di  1,70
  cessazioni  per  ogni nuova impresa: non si era mai  verificato  un
  saldo  negativo così marcato, con un 2009 che peraltro si  annuncia
  ancora più grave (1,84 cessazioni per ogni nuova impresa nel  primo
  trimestre).  Manca, purtroppo, una seria politica per il  commercio
  che consenta una vera competizione a beneficio dei consumatori (tra
  il  2000 e il 2008 i prezzi degli alimenti sono cresciuti del 26,5%
  a  Palermo contro il 25,5% a livello nazionale), pur mantenendo  la
  redditività  degli esercizi di vicinato: nel 2008 (I semestre)  la
  grande   distribuzione  ha  aumentato  le  vendite,   rispetto   al
  corrispondente periodo del 2007, del 2,3%, mentre la piccola le  ha
  ridotte dell'1,9% (variazioni comprensive dell'inflazione);

   per  il settore industriale siciliano, il 2008 è stato un anno  di
  crisi  piena  sia nel comparto dell'industria in senso  stretto  (-
  2,6%)  che  in  quello   delle   costruzioni   (-3,25%).  Ulteriori
  notizie negative provengono dai dati sulla produzione regionale  di
  cemento  (-  9%) e da quelli sulle transazioni immobiliari  forniti
  dall'Agenzia  del  territorio,  che  testimoniano   lo   stato   di
  difficoltà  del mercato delle abitazioni in Sicilia ed  evidenziano
  una  flessione  delle compravendite, sia in riferimento  ai  comuni
  capoluogo  (-12,1%)  che nel territorio provinciale  (-14,2%).  Per
  quanto  riguarda il mercato dei lavori pubblici, nel 2008 l'importo
  complessivo  dei  lavori  posti in gara è diminuito  del  6,6%.  E'
  diminuito  anche il numero di gare (- 20,4%). Le vendite all'estero
  di  prodotti siciliani (esclusi i petroliferi) si attestano  su  un
  valore pari a 2,7 miliardi di euro, palesando un andamento flessivo
  di  altri 5 punti percentuali rispetto al 2007; si sono ridotte, in
  particolare, le vendite dei prodotti chimici (-2,4%), dei mezzi  di
  trasporto (-15,8%) e degli apparecchi elettrici e di precisione  (-
  22,7%);

   nella sanità è noto che in Sicilia si trova un quarto di tutti gli
  ambulatori  dei  laboratori  privati  accreditati  in  Italia.   Il
  quintuplo  rispetto al Veneto e alla Lombardia,  13  volte  in  più
  rispetto al Piemonte;

   ritenuto che:

   in  questo contesto i costi della politica in Sicilia non sono più
  eticamente accettabili; ridurli è una priorità;

   alla  luce  delle  continue assunzioni di dirigenti  esterni,  con
  stipendi  che  superano, in qualche caso, i 300 mila  euro  l'anno,
  senza  tener  conto  delle professionalità dei 2.245  dirigenti  di
  ruolo  in  servizio alla Regione al 31 dicembre  2007,  non  è  più
  procrastinabile la definizione di una nuova pianta organica al fine
  di  poter utilizzare, secondo criteri di razionalità e di effettivo
  fabbisogno degli uffici, i 19.998 dipendenti regionali in  servizio
  alla  stessa  data.  La  Regione  ha,  inoltre,  nelle  25  società
  partecipate,  altri 3.546 dipendenti, un numero pari  a  tutti  gli
  impiegati  in dotazione alla Regione Lombardia. A questi si  devono
  aggiungere  i circa 63 mila precari nell'orbita della  Regione.  Di
  fronte  alla  miriade  di  sigle  (6.500  ASU,  13.000  PUC,  3.500
  contrattisti negli assessorati regionali, 1.170 ex detenuti,  altri
  ex  emergenza Palermo, PON-ATAS, VIA-VAS, TAI, quelli  dell'ARPA  e
  dell'ARRA,  ecc.) il Commissario dello Stato è rimasto sorpreso  ed
  ha chiesto un censimento generale delle varie tipologie di precari;

   la  Regione  siciliana  si trova a fronteggiare  una  voragine  di
  bilancio   senza  precedenti.  Il  Governo  Lombardo,  per   potere
  approvare il bilancio 2009, è stato costretto a contrarre un  nuovo
  mutuo  e  a  prevedere  un'entrata di 950  milioni  di  euro  dalla
  cosiddetta  valorizzazione dei propri immobili, posta  fittizia  in
  bilancio da anni senza introiti effettivi. Come dire che la Sicilia
  sta raschiando, senza esito, il fondo del barile;

   la  Sicilia è la Regione più indebitata del Mezzogiorno, con oltre
  5  miliardi  di  euro  di deficit e con un indebitamento  cresciuto
  dell'83,14%.  Questi dati si rilevano dalla relazione  della  Corte
  dei conti sul giudizio di parifica del bilancio 2007;

   ritenuto ancora che:

   l'impatto  della crisi può risultare particolarmente duro  per  la
  Sicilia  poiché, a causa della stagnazione economica, del  collasso
  della  Regione e del fallimento della strategia di sviluppo  legata
  ai   fondi  comunitari,  l'economia  siciliana  fa  segnare  indici
  negativi ormai da molto tempo;

   le  condizioni  sociali sono preoccupanti: nel 2008  il  tasso  di
  occupazione della Sicilia, con il 44,1%, è stato il più  basso  fra
  le  regioni, dopo la Campania, mentre il tasso di disoccupazione ha
  raggiunto, come già detto, il 13,8%, e il tasso di attività è stato
  il più basso in Italia (51,2%);

   l'indice  di povertà relativa, utilizzato dall'ISTAT per  indicare
  la  percentuale  di  famiglie con consumi inferiori  ad  una  quota
  minima  nazionale,  ha  sfiorato  in  Sicilia  il  30%  nel   2007,
  rappresentando non solo il più alto valore tra le regioni italiane,
  ma  anche  quello che è più cresciuto negli ultimi anni (21,3%  nel
  2002);

   con  riferimento  alla capacità di realizzare in  Sicilia  riforme
  significative  e  di  attivare fattori di sviluppo,  come  previsto
  dalla  strategia di Lisbona, i risultati sono negativi: una maggior
  spesa  per  ricerca e sviluppo (0,9% del PIL nel  2006,  contro  un
  target  del 3 %) e una più alta percentuale di adulti impegnati  in
  percorsi  formativi  (6,1% nel 2006, target 12,5%)  sono  obiettivi
  europei  irraggiungibili, come pure consumi di energia  coperti  da
  fonti rinnovabili (Sicilia 2,7%; target 22%);

   la  politica di bilancio perseguita negli ultimi anni dal  Governo
  regionale  ha  determinato un deficit strutturale  pari  in  questo
  momento  ad  oltre  2  miliardi di euro. Le  spese  correnti  (16,3
  miliardi di pagamenti) sono molto aumentate nel 2008 (più 13,2% sul
  2007)  e rappresentano l'84,5% delle spese finali. Gli investimenti
  erogati, invece, languono negli ultimi anni (3,1 miliardi nel 2006,
  2,5 nel 2007, 2,8 nel 2008), contribuendo in modo significativo  al
  modesto modello dei lavori pubblici messi in gara (2,6 miliardi nel
  2007 e 4,8 del 2006);

   dal punto di vista della qualità della spesa si può parlare di  un
  autentico  disastro: l'impatto di Agenda 2000  sulle  dinamiche  di
  sviluppo (secondo quanto dichiarato dagli stessi responsabili della
  programmazione   regionale)  è  stato  nullo.  In  alcuni   settori
  fondamentali  quali  il  turismo,  i  beni  culturali,  l'acqua,  i
  rifiuti,  le  'performance'  hanno fatto  segnare  addirittura  una
  regressione rispetto agli obiettivi minimi fissati;

   ciò  anche  a  seguito dell'eccessiva dispersione  delle  risorse,
  nonché  del carattere sostitutivo e non aggiuntivo della spesa.  E'
  noto  che  i  fondi  comunitari sono serviti, in  particolare,  per
  coprire  il  deficit  del bilancio regionale, pagare  i  precari  e
  finanziare corsi professionali di dubbia utilità;

   ritenuto  infine  che  un  altro gravissimo  fattore  di  crisi  è
  determinato dal fatto che la Regione non riesce a spendere i  soldi
  che   ci  sono.  Secondo  le  stime  riportate  dal  documento   di
  programmazione   economico-finanziaria  (DPEF)   2009/2013,   negli
  accordi  di programma quadro stipulati dal 2001 al 2007 sono  stati
  previsti  interventi per 12.545 milioni di euro, dei quali soltanto
  il  20,6%  era stato speso al 31 dicembre 2007. L'esame  dei  buchi
  neri  della  situazione economica e sociale della Sicilia  dimostra
  che  la  cultura  dei  favori ha frenato la crescita  della  nostra
  Regione;

   preso atto che:

   i  dati  sopra  indicati  confermano la  scarsa  incisività  delle
  politiche regionali sino ad oggi adottate. Le politiche finanziarie
  annunciate  ogni anno nel DPEF sono state del tutto  disattese.  E'
  necessaria,  pertanto,  una  strategia  che  sia  compatibile   col
  rispetto  del  patto  di stabilità e crescita  e  che  consenta  il
  rilancio dell'economia siciliana;

   per   stimolare  la  crescita  economica  della  Sicilia   occorre
  sfruttare  al  meglio tutte le risorse disponibili:  quelle  umane,
  territoriali  e finanziarie. E' necessario puntare, in particolare,
  su  una  maggiore  efficienza della pubblica  Amministrazione,  una
  migliore utilizzazione dei fondi dell'Unione europea e una maggiore
  attenzione per la formazione e l'innovazione tecnologica,

                   impegna il Governo della Regione

   a  dare  seguito  all'ordine del giorno n.  188,  approvato  nella
  seduta  dell'Assemblea regionale siciliana dell'11  novembre  2009,
  prendendo  atto  della  reiezione  del  DPEF  2010/2013   e   della
  conseguente  esigenza di presentazione di nuove linee  di  politica
  economica e finanziaria;

   ad assumere adeguate iniziative istituzionali in tema di politiche
  finanziarie, con riferimento particolare:
   1) agli interventi per fronteggiare la crescente disoccupazione;
   2) alla prevenzione dei fattori di disagio sociale;
   3) ad un serio piano di contrasto alla povertà;
   4)  al  sostegno  della  famiglia e  dei  soggetti  a  rischio  di
  esclusione sociale;
   5)  alle  questioni  riguardanti  le  politiche  ambientali  e  lo
  smaltimento dei rifiuti;
   6) ad una maggiore tempestività nell'erogazione della spesa;
   7)   al   fenomeno  negativo  della  proliferazione  di   enti   a
  partecipazione regionale;
   8) alla semplificazione normativa;
   9) alla razionalizzazione delle procedure;
   10) all'eliminazione della duplicazione organizzativa;
   11) alla definizione di una nuova pianta organica;
   12) all'approvazione del documento unico di programmazione;
   13)  agli interventi correttivi evidenziati dalla Corte dei  conti
  in sede di audizione in Commissione
    Bilancio». (162)

                                                    BARBAGALLO - LUPO
                                       GALVAGNO - RINALDI - CRACOLICI

   Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno della
  seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.

         Comunicazione relativa all'interrogazione numero 727

   PRESIDENTE. Comunico che, giusta nota prot. 740/Cp del 17 novembre
  2009  della competente Commissione legislativa permanente  Ambiente
  e  Territorio', l'interrogazione n. 727, a richiesta di risposta in
  Commissione  e  a  firma  dell'on. Caputo,  «Provvedimenti  per  la
  realizzazione dei lavori per il raddoppio del passante  ferroviario
  di  Cardillo (PA)», svolta nel corso della seduta di Commissione n.
  77  del  17  novembre  2009, per assenza  dell'interrogante,  è  da
  considerarsi presentata con richiesta di risposta scritta, ai sensi
  del combinato disposto degli articoli 143 bis e 141 del Regolamento
  interno dell'ARS.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio


          Determinazione della data di discussione di mozione

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
  Regolamento interno, della mozione numero 159 «Iniziative a  tutela
  del  bilancio della Regione in conseguenza delle sentenze a  favore
  dei   contrattisti  ricorrenti  avverso  la  'Riscossione   Sicilia
  s.p.a.'», degli onorevoli Vinciullo, Pogliese, Colianni,  Corona  e
  Torregrossa.

   Onorevoli  colleghi, avverto che la determinazione della  data  di
  discussione  della  mozione sopra citata,  integralmente  riportata
  nell'ordine del giorno della presente seduta, è demandata,  secondo
  consuetudine  parlamentare,  alla  Conferenza  dei  Presidenti  dei
  Gruppi parlamentari.


   Presidenza del presidente Cascio


              Comunicazioni del Presidente della Regione

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi, nel mio intervento tratterò per qualche minuto, il  punto
  all'ordine  del  giorno relativo alla mozione  di  censura  che  si
  concludeva  con la richiesta di revoca delle deleghe  all'Assessore
  alla Presidenza.
   A  tal  proposito  - appunto, per questo bastano  pochi  minuti  -
  comunico  a  lei,  signor  Presidente e ai colleghi  deputati,  che
  l'assessore  Armao  ha  rimesso le  deleghe  che  gli  erano  state
  conferite.  Lo  aveva  già  fatto  nei  giorni  scorsi  per  quanto
  riguardava  la delega alla Protezione civile, lo fa  anche  per  le
  altre di sua competenza.
   Per  quanto  riguarda il resto del mio intervento,  è  chiaro  che
  l'argomento è quello relativo alla constatazione del voto che si  è
  registrato  in quest'Aula, qualche settimana fa, sul  Documento  di
  programmazione economico-finanziaria che, come ben sappiamo, non ha
  comportato  conseguenze sul piano dell'azione del Governo  ma  che,
  sicuramente,  trattandosi appunto di un Documento di programmazione
  economico-finanziaria,  ha  una  grande   importanza   politica   e
  programmatica.  Un  voto  che ha visto  approvare  una  mozione  di
  disapprovazione di quello stesso documento: quindi, non  posso  che
  porre   al   centro  di  questo  mio  intervento  il   tema   della
  disarticolazione,  della  dissoluzione, attraverso  quel  voto,  di
  quella maggioranza.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, intervengo,  però,  avendo
  peraltro  consapevolezza  dell'impegno  e  del  lavoro  che  questo
  Governo,  giorno per giorno, profonde, e avendo ascoltato ieri,  in
  un tour de force che ha visto me e parecchi assessori confrontarci,
  proposte e valutazioni da parte degli esponenti delle forze sociali
  e della produzione.
   Credo  che  sia  opportuno render conto ai deputati e,  attraverso
  essi, ai siciliani, che in questi mesi, (mi sembrano venti, cioè da
  quando è iniziata questa esperienza esaltante - lo diciamo sempre -
  ma  anche  densa di fatica), a questo lavoro e a quello che  questo
  lavoro  ha  prodotto, non si addica né il termine  di  paralisi  né
  quello  di inconcludenza, che sono le parole d'ordine, se  così  si
  può  dire,  dei nostalgici del bel tempo che fu e dei loro  corifei
  che  in  Sicilia  non sono molti ma, certo, si  fanno  ascoltare  e
  sentire.
   Per  quanto  mi riguarda,  credetemi, sono appunti  che  ho  preso
  nella mattinata di oggi, anche traendo spunto da quello che abbiamo
  fatto ieri, e mi ero, per la verità, proposto di farlo la settimana
  scorsa.  Vi  chiedo  scusa per quell'impegno:  avevo  chiesto  agli
  assessori una sorta di relazione molto sintetica su quanto  operato
  nei  mesi  scorsi, su quello che avevano fatto, sugli atti  portati
  all'esame della Giunta e sui mille altri di cui, magari la Giunta e
  quindi  anch'io, molto spesso non si ha contezza. Credo  che  tutti
  gli  assessori, tutti e dodici, presenti e non, possano  confermare
  che io a stento riesco ad aver conto di quello che si fa in Giunta,
  perchè  non  sono  presente con una sorta di  occhio  magico  o  in
  videoconferenza,   momento per momento, da uno schermo  con  dodici
  finestre  sull'operato, sul lavoro e sull'impegno degli  assessori.
  Non  credo  fosse così neppure ai suoi tempi, neppure sulle  scelte
  che  si fanno e su quanto per determinarle, per correggerle  o  per
  ispirarle solamente.
   Voglio,  quindi,  parlare, prevalentemente, di un impegno,  quello
  mio,  signor Presidente e onorevoli colleghi, che devo  dirle,  con
  molta franchezza, non ha paragoni.
   La   mia   non  è  una  carriera   politico-amministrativa  breve,
  cominciai  tra  gli studenti, più o meno 35 anni fa, ricordo  anche
  questo  e  tante  volte  - certo non ininterrottamente,  questo  lo
  riconosco,  saremmo invecchiati ancora di più  -, mi sono impegnato
  e, appunto, questo non trova paragoni.
   Da  amministratore  di ente locale, o anche nella  mia  precedente
  esperienza nel governo di questa Regione, non trovo paragoni con la
  qualità  e  con  la  quantità  di lavoro,  di  fatica,  di  impegno
  costellato,  devo  dirvi,  non  sempre  in  questi  venti  mesi  di
  soddisfazioni.
   Eppure,   aldilà di quello che sto per dirvi - provare per credere
  -  i  trenta rappresentanti, che certo non sono venuti  a  farci  i
  complimenti  ma  ad  esprimerci il punto di vista  dei  lavoratori,
  degli   industriali,  dei  commercianti,  degli  artigiani,   degli
  agricoltori e del mondo della cooperazione, ci hanno reso atto  che
  hanno  trovato  in questo Governo un interlocutore sempre  attento,
  sempre   disponibile,  pronto  ad  adottare   ogni   misura,   ogni
  iniziativa,  ogni  provvedimento che  andasse  incontro  alle  loro
  esigenze. Ci hanno espresso il rammarico per le liti, per le beghe,
  per  la  instabilità - ho letto in un sondaggio che così si esprime
  oltre il settanta per cento dei siciliani circa la contrarietà alle
  elezioni  anticipate  che  interverrebbero  per  la  seconda  volta
  nell'arco di neppure un lustro - ma anche  apprezzamento e ci hanno
  incitato,  comunque, ad andare avanti, lungo la strada che  abbiamo
  intrapreso,  di un processo di riforme serie, di riforme  radicali,
  perché questa Regione torni ad essere promotrice dello sviluppo.
   Pur  muovendoci - è chiaro, lo sappiamo tutti, lo sanno loro e  lo
  sappiamo noi - in un contesto (che ha più o meno coinciso forse con
  l'inizio   di  questa  nostra  esperienza)  che  si  definisce   di
  recessione e che ha toccato il mondo intero e che, certamente,  qui
  ha  prodotto  effetti che in un tessuto economico  e  sociale,  già
  abbastanza indebolito, si sentono e si sono sentiti ancora più  che
  altrove:  mi riferisco ai livelli e ai tassi di povertà, oltre  che
  di  disoccupazione, ci siamo meravigliati quando abbiamo letto ieri
  o  avantieri,  da  qualche parte, che si sono  persi  cinquantamila
  posti di lavoro in Sicilia.
   Ieri,  in  una  nota  Ansa, abbiamo letto che  se  ne  sono  persi
  complessivamente due milioni nel Paese, questo non perché ci  possa
  consolare,  ma  perché altrove ci sono livelli e numeri  di  lavoro
  dipendente altissimi: da noi i posti di lavoro che si perdono  sono
  molti  di  più,  si  pensi all'artigiano o al commerciante  che  ha
  magari  la  sua  bottega,  l'ufficio,  comunicante con  la  propria
  abitazione,  e non vede lavorare il figlio, il parente,  la  moglie
  che,   magari,  appunto,  davano  una  mano  quando  l'impresa   lo
  consentiva e produceva gli utili che questo lavoro poteva rendere.
   E sono quindi decine di migliaia in più i posti che si sono persi,
  così come il nostro prodotto interno lordo e il reddito pro-capite,
  che  resta  fermo se non agli ultimi, al penultimo o al  terzultimo
  posto tra quello dei cittadini delle regioni del nostro Paese.
   Cresce o si mantiene costante l'emigrazione, quella di qualità, di
  gente che si è formata, di gente che va a studiare all'estero e non
  torna. E devo dirvi, non per consolarci, anche a conclusione di  un
  ciclo  che non è di sei mesi o di un anno, ma di un ciclo che  vede
  non  soltanto il nostro Paese non crescere rispetto ad altri (e non
  soltanto  quelli  asiatici o nordamericani), ma anche dello  stesso
  nostro continente europeo.
   Certo,  tanti nodi vengono al pettine e devo dirvi che,  da  parte
  dei  rappresentanti delle categorie del mondo del  lavoro  e  della
  produzione,  si guarda al sistema regionale chiedendo interventi  e
  iniziative. Perché il sistema regionale, in virtù dello  Statuto  -
  non  quindi  quello del Governo centrale - per molti versi, detiene
  tanti  poteri e tante competenze. Ecco perché l'invocazione  a  che
  questo avvenga è di dare sempre meglio e sempre più una mano.
   Un  sistema regionale, dicevo, che - lo sapete meglio di me, e non
  è  il  caso che io dedichi a questo argomento molto tempo  -  si  è
  consolidato,  si  è  affermato per come è, forse  in  quaranta,  in
  trenta anni, non negli ultimi sei  mesi e neppure negli ultimi  sei
  anni.
   E si è caratterizzato perché? Per come e per quali elementi?
   Indubbiamente,  vi è una elefantiasi paralizzante  della  pubblica
  amministrazione, della burocrazia.
   Sappiamo  bene,  li viviamo giorno per giorno, i problemi  di  chi
  chiaramente  ha  un lavoro più o meno precario, di  chi,  comunque,
  percepisce uno stipendio, un'indennità e che proprio in questa fine
  di  anno,  come  sempre  peraltro anno per  anno,  si  aspetta  una
  risposta  che  forse  è  il  caso, una volta  per  tutte,  di  dare
  definitiva,  sottraendo  questa gente, questi  nostri  concittadini
  all'aspettativa, se non ad altro, che suonerebbe anche peggio.
   Inevitabilmente,  questo porta alla paralisi burocratica,  o  alla
  difficoltà, all'inceppamento. Inevitabilmente, questo porta ad  una
  scarsa  efficienza nel funzionamento dei nostri servizi. Il sistema
  è  caratterizzato da spese ingessate; possiamo parlare di  bilancio
  ingessato a ragion veduta. E questo comporta che i comuni,  saranno
  dieci  o  cinquanta  nella Regione, si trovano  con  difficoltà  di
  bilancio e vivono un momento di sofferenza mai visto in passato.
   A  questo  aggiungiamo i debiti con gli ATO,  e  come  partirà  il
  sistema dell'acqua e come si cominceranno a pagare le bollette.  Se
  noi sommiamo - altro che il comune di Catania di cui si legge sulla
  stampa  a proposito di quell'intervento CIPE o quello di Palermo  a
  proposito di più interventi sempre del CIPE -, ebbene, se  sommiamo
  tutto   quello  che  è  in  termini  di  difficoltà  o   sofferenza
  finanziaria, tocchiamo con mano il problema e non so a quali  cifre
  arriveremmo.  E  ciò a partire dalla Regione, in tanti,  tantissimi
  enti ed istituzioni pubbliche.
   Per  quanto ci riguarda, e torno alla nostra esperienza, c'era  da
  fronteggiare una situazione finanziaria determinata da entrate, che
  mi  pare  non improprio definire ottimistiche nelle previsioni  cui
  poi,  in  effetti, a fine anno, non corrispondeva il  becco  di  un
  euro   Clamoroso  i  novecentocinquanta milioni di  euro  derivanti
  dalla  valorizzazione  del patrimonio: e, però,  le  corrispondenti
  cifre, puntualmente spese, non una sola
   Ecco  perché  si sono dovuti fare dei tagli  Ecco perché  dobbiamo
  fronteggiare  categorie  di  soggetti  particolarmente  deboli  che
  risentono anche della riduzione di centomila euro di contributi  di
  cui alle famose tabelle delle quali ci siamo occupati.
   Perché,  vedete,  non è che abbiamo contratto mutui  da  impiegare
  magari   per  investimenti  e  utilizzare  altrimenti   cifre   per
  fronteggiare  questa  situazione  complicata,  quella  cioè  di  un
  bilancio  in  sofferenza  e  al tempo  stesso  ingessato.  Possiamo
  pensare di non pagare le spese obbligatorie? Assolutamente no
   Questo  è  il  contesto nel quale ci siamo trovati  e  che  stiamo
  cercando  di  fronteggiare, e sinceramente - vale la pena  dirlo  e
  ripeterlo,  forse  - credo che in questa Assemblea  il  quadro  nel
  quale ci muoviamo vada ricordato anche per le scelte impegnative  e
  per le sfide che noi abbiamo dinanzi.
   Un   sistema Regione  che, appunto, lo ribadisco, va riformato con
  determinazione,  senza  mugugni, va  riformato  con  rigore  e  con
  partecipazione di chi ci crede. Sinceramente, se io avessi  trovato
  una  via  di  uscita diversa l'avrei percorsa, ma  non  è  che  noi
  abbiamo  tante  alternative rispetto a un processo  di  radicali  e
  sostanziali riforme di questo sistema.
   E  a  proposito  del render conto a noi stessi, perché  per  molti
  versi  tutti noi ne siamo stati protagonisti, ma non soltanto  noi,
  questo  processo di radicali riforme lo abbiamo avviato e lo stiamo
  sperimentando nel settore della sanità, dove siamo stati aiutati  -
  tra  virgolette  - da un piano di rientro che ci  ha  costretto  ad
  essere,  vogliamo dire, virtuosi. Siamo stati aiutati, ma costretti
  no
   Anche  altre regioni avevano un piano di rientro, e non  lo  hanno
  rispettato,  di conseguenza, ad ottemperare agli adempimenti  hanno
  provveduto altri
   In  quest'anno  e otto mesi, certo con difficoltà, si  sono  fatti
  quadrare  i  conti  per  seicento milioni di  spese  in  meno.  Con
  quest'Assemblea,  e  non  altri,  abbiamo  riformato   il   sistema
  sanitario,  il numero delle aziende che era diciassette,  e  questo
  credo   che   possa   essere  l'aspetto  forse   più   apprezzabile
  plasticamente,  ma  non  certo il più importante  e  significativo.
  Certo,  non c'è più l'esclusività, non la centralità, dell'ospedale
  nel  sistema  sanitario: invece, acquista peso, ruolo  e  forza  il
  territorio, con la prevenzione e con la riabilitazione.
   Ma  c'è  un lavoro forte da portare avanti, un lavoro che è appena
  iniziato    Guai   se  qualcuno  si  illude  che   è   finito    Di
  riqualificazione di un sistema che ci porti a ridurre i livelli  di
  mobilità,  cioè  la gente che va a farsi curare a Milano  piuttosto
  che  a  Bologna, livelli per i quali siamo, e lo sappiamo bene,  al
  primo  posto nel nostro Paese. Ridurre gli interventi inappropriati
  e  modificare  nel  tempo, senza traumi, il rapporto  che  c'è  tra
  medici  e  paramedici,  un  rapporto  che  è  importante,  appunto,
  aggiustare.
   Credo  che faccia piacere a tutti che la Regione vada avanti lungo
  questa strada.
   Tutto  ciò  ci ha consentito, ad oggi, di guadagnare l'attivazione
  di mutui, pari a circa due miliardi e ottocentomilioni di euro, che
  sono  finiti  nel sistema sanitario, anche per pagare parecchi  dei
  debiti che il sistema già aveva, di sbloccare definitivamente circa
  370  del  miliardo e centocinquantamilioni che lo Stato tratteneva,
  di  ridurre l'IRAP a partire dal 2010, se il piano di rientro  sarà
  certificato, e di ridurre anche l'IRPEF, con un risparmio di  circa
  200 milioni all'anno che si pagavano per l'eccesso dei costi di  un
  sistema  sanitario  che  produceva, e che  ancora  produce,  quelle
  inappropriatezze che dobbiamo correggere. Credo che questo ci debba
  rendere tutti orgogliosi e contenti
   Noi  ci  battiamo e crediamo nella fiscalità di vantaggio; invece,
  ci  eravamo applicati, e stiamo facendo in modo di rimuoverla,  con
  la nostra fiscalità di svantaggio, e la tassa costava di più perché
  il sistema doveva andare avanti a tutti i costi in quel modo
   Lo abbiamo fatto da noi, a differenza del Molise, del Lazio, della
  Campania,  della  Calabria che, invece, sono state commissariate  e
  sono  stati  altri,  e non credo meglio di noi,  a  portare  avanti
  questo sistema di riforme che ancora non si è concluso.
   Parlando  con  molta chiarezza di affinità, credo  che  su  questo
  processo  di riforma, con tutti i correttivi, le affermazioni,  gli
  eccessi  da  correggere,  appunto, non possiamo  che  essere  tutti
  d'accordo  sul fatto che si debba andare avanti così, lungo  questa
  strada. Dovremmo tutti dare una mano. A proposito di affinità,  con
  alcuni lo siamo di più, con altri meno, insieme si collabora.
   Il  percorso  di  riforma  procede con altrui  rivendicazioni  dei
  meriti. E se altri rivendicano i meriti, siano almeno soddisfatti e
  ne  parlino bene  Invece no. Rivendicazioni dei meriti,  attacco  e
  strumentalizzazioni  di  presunti  guasti  che  non  hanno   motivo
  d'essere   Non entriamo nel merito del caso Mazzarino, ci  sono  le
  carte  che  parlano al nostro posto. Ancora sistematici  insulti  a
  mezzo  stampa  e  a  mezzo emittenti televisive che  mi  riguardano
  personalmente, che rendono ancora meno esaltante e più faticoso  il
  lavoro di questi venti mesi. Non so se provenienti dai più affini o
  dai  meno  affini.  Io lo so, e se permette, signor  Presidente  ed
  onorevoli colleghi, lo sappiamo tutti.
   E'  stato fatto un grande lavoro nel sistema della sanità, e parlo
  anche  dell'impegno di tanti assessori, e nel campo  del  riassetto
  idrogeologico che dobbiamo analogamente portare avanti.
   Non  credo  che,  da parte di quell'assessorato,  si  elevino  con
  leggerezza i livelli di rischio, vista la condizione del territorio
  regionale e considerato pure cosa certi atteggiamenti di tolleranza
  hanno determinato, facendo perdere la vita a tanta gente.
   Non  è  il  caso  di  Messina. Messina non è né la  tolleranza  né
  l'abusivismo. Lì ha contribuito il fattore pioggia che non  si  era
  mai vista. Gli statistici dicono che capita ogni trecento anni,  ma
  speriamo  mai più con la violenza, la quantità, la qualità inaudita
  ed inimmaginabile cui invece abbiamo assistito.
   Ciò che la Regione sta facendo da quelle parti non lo sappiamo  In
  televisione  vediamo  che non si fa nulla   Ciò  non  vale  per  il
  sindaco  di Messina, l'onorevole Buzzanca, oggi presente  in  Aula,
  che  credo  ormai risieda stabilmente nella sua città e nei  comuni
  vicini.  Abbiamo  fatto tutto con fondi nostri   Forse  è  arrivato
  qualcosa  in  occasione della seconda ordinanza, approvata  qualche
  giorno fa.
   Abbiamo  sgomberato  in buona parte i detriti  che  occupavano  le
  strade  rendendole nuovamente agibili, tranne quelle che  non  sono
  percorribili  perché  hanno bisogno di manutenzione  straordinaria,
  così  come i letti dei fiumi. Certo, è un lavoro lento, è un lavoro
  lungo, peraltro costosissimo.
   Abbiamo  cominciato a pagare e ho trovato un clima di  grandissima
  collaborazione, come è accaduto domenica scorsa negli  alberghi,  i
  cui  titolari  sono stati - almeno in parte almeno - per  la  prima
  trance pagati da noi.
   Ed  abbiamo attivato una Commissione di esperti, geologi e docenti
  di  idraulica,  che stavolta, senza imporre nulla dall'alto,  hanno
  individuato le aree a rischio, colorandole di giallo, rosso o verde
  per  semplificare  la lettura a noi, ma anche  per  presentarle  ai
  cittadini che vengono coinvolti in un processo di condivisione  che
  li  farà  partecipi delle scelte necessarie, che  porteranno  certo
  anche  a cose spiacevoli. E mi riferisco all'abbattimento di alcune
  case, particolarmente a rischio, molte delle quali già abbandonate,
  ma  anche al reperimento di siti vicini, anche a poche centinaia di
  metri, dove poter ricostruire, non allontanando la gente dalla loro
  comunità, dai loro affetti, dalle loro usanze e abitudini.
   Nel frattempo, il Sindaco ha reperito diverse decine di abitazioni
  nelle  quali  ospitare gli sfollati in attesa che si inizino  e  si
  completino  i  lavori; e non soltanto per la casa  da  ricostruire,
  perché  alcune  che  sono  abitabili  hanno  comunque  bisogno   di
  interventi di ripristino che richiedono parecchio tempo. Tutto  ciò
  per  evitare che questi nostri concittadini sfortunati  stiano  per
  molto tempo negli alberghi dove oggi sono ospitati.
   E poi c'è il problema dei rifiuti, del quale mi devo personalmente
  fare  carico,  per  quanto  riguarda l'emergenza  della  protezione
  civile.
   Ricorderete  quest'estate quando si diceva che  la  Sicilia  tutta
  sarebbe entrata in emergenza
   Ebbene,  questo non è successo da nessuna parte, abbiamo  nominato
  diversi commissari ad acta, ora stabilmente, perché provvedano  per
  gli  ATO non virtuosi e abbiamo investito, anticipando risorse  per
  trecento milioni di euro.
   Certo,  è  difficile  fronteggiare situazioni  di  agglomerati  di
  comuni in cui i debiti sono nell'ordine di decine di milioni,  dove
  i  mezzi  -  che  si  potrebbero comprare con  il  pagamento  della
  locazione  di  due  annualità  -  continuano  a  costare,   invece,
  seicentomila euro al mese e dove, con grande leggerezza, anche  per
  gli interessati, non ci si difende nelle cause

   CRACOLICI. Dica il nome,  COINRES

   LOMBARDO,  presidente  della Regione.  e si  viene  condannati  in
  contumacia per assumere altre centinaia e centinaia di persone.
   Nel frattempo, qualche discarica chiude i battenti, facendo sì che
  questa benedetta emergenza possa tornare ad esplodere, e poi arriva
  un  intervento dall'alto che ci permette di riprodurre  il  sistema
  per com'era.
   E,  devo dire, che poi siamo stati chiamati a recuperare il  tempo
  perduto,  dopo  che  ad  agosto  le misure  di  aiuto  all'impresa,
  relative   ai   fondi   strutturali,  erano  state   approvate   da
  quest'Assemblea;   abbiamo   corso   richiamando   ed   incontrando
  puntualmente, tutte le settimane, i dirigenti competenti  e  quanti
  altri hanno competenza in questa materia.
   In  agricoltura,  sono  attivi quindici bandi  del  Piano  per  lo
  sviluppo  rurale,  per circa cinquecentosettanta milioni  di  euro.
  Però, il mondo agricolo è in crisi
   Proprio  ieri gli agricoltori mi riconfermavano che non  è  facile
  metterci  la  propria  parte,  specie  se  quest'ultima,  oltre  al
  contributo, va attinta dal sistema creditizio che certo non è molto
  facile  adire con un'economia debole e in crisi. Una  crisi  che  è
  stata  determinata  da  noi e dalle scelte  che  abbiamo  fatto  in
  passato.
   Certo,  ora  è  difficile  alzare  da  undici,  dodici  o  tredici
  centesimi  il  costo  di  quel grano che è  venticinque,  trenta  o
  trentacinque,   in  termini  di  produzione:  se  vogliamo   essere
  risparmiatori, come lo si può vendere a dodici o tredici centesimi?
  Certo, tutta la rete delle piccole strutture che opera nel settore,
  è  stata smantellata, e forse proprio quando abbiamo finanziato con
  fondi  strutturali  i  mega  mulini, il  che   ha  fatto  morire  i
  piccoli  Ormai il monopolio del grano e della farina passa  da  lì,
  dove arriva, non so come, a prezzi molto bassi, forse perché non si
  sa cosa farne altrove.
   Ed oggi, come facciamo a rimuovere queste difficoltà?
   Certo,  non  possiamo  aggiungere  centesimi,  perché  ciò  non  è
  consentito  per  aiutare la produzione, però abbiamo  investito  40
  milioni  di  euro  per aiutare gli agricoltori  a  ricostituire  le
  scorte  e,  in  quanto  al  sistema creditizio,  lo  leggevamo  sui
  giornali di ieri o di oggi, stiamo studiando - vedremo se in Giunta
  o  in  Assemblea - su come lavorare perché l'IRFIS torni ad  essere
  interamente   regionale,   tenuto   conto   del   grande    sistema
  multinazionale nel quale è entrato, o entrerà fra non molto (non so
  se  già  i centri decisionali effettivi si vanno trasferendo  e  se
  manterrà anche soltanto il nome di Banco di Sicilia).
   E  nel  campo dei fondi strutturali, l'Assessore alla cooperazione
  si  è sentito dire che sono molto apprezzati i sette bandi per  260
  milioni di euro messi in campo per i distretti produttivi, per  gli
  artigiani e per la rete informatica, così come per l'attivazione di
  questi  centri  commerciali  naturali  -  se  ne  apriranno  almeno
  cinquanta,  forse  un centinaio in Sicilia - e   tutto  quello  che
  c'era da spendere e da investire per i pescatori e per il problema,
  ad  esempio,  del  fermo  biologico  come  il  rifinanziamento  del
  consorzio fidi.
   Nel  campo  dei beni culturali, entro il 31 dicembre, si investono
  nei bandi 250 milioni di euro dei 395, per cui voglio dirvi - e  lo
  ribadisco  anche  in questo caso per rettificare certe  sciocchezze
  che  si  dicono  in giro - che la Commissione Europea  impedirà  il
  disimpegno di quanto non certificato entro quest'anno consentendo -
  questo  si sa, è una notizia di dominio pubblico, perché ci saranno
  molte  regioni in queste stesse condizioni - di investire le somme,
   spalmandole   negli anni a venire e fino alla scadenza  di  questo
  nuovo Programma.
   Per  cui, i famosi fondi Jeremie o Jessica, per cui siamo stati  a
  Bruxelles,   avendo   firmato  mi  pare  l'altro   ieri   a   Roma,
  costituiscono una scelta precisa: affianchiamo con un  investimento
  pubblico,  non  di  grandi  dimensioni,  un  investimento  privato;
  l'investimento privato punta sul ritorno di quanto si spende ed  il
  pubblico dà una mano.
   E  così  come  il Jeremie, che è un fondo di garanzia per  aiutare
  l'imprenditore  che  crede a questa impostazione  e  risponde  alla
  logica  del  credito  d'imposta,  che  è  una  sorta  di  fiscalità
  risparmiata,  se  non  di  vantaggio,  che  interviene  quando  già
  l'impresa  comincia a produrre: piuttosto che poi, al  momento  del
  pagamento delle tasse, e non della costruzione di un involucro che,
  molto spesso, poi, resta lì ad arrugginirsi e a non produrre, senza
  realizzare, dopo quanto si è investito, alcun vantaggio o utile.
   E quante inaugurazioni per restauri sono avvenute negli ultimi sei
  mesi.  Se  non  ricordo male, in qualche castello dei  Nebrodi,  ma
  anche  a  Favignana,  c'era un assessore che forse  era  stato  mio
  collega nel '91. Adesso si accelera, si mette una passione  in  più
  ai  nostri  collaboratori,  perché vogliamo  avere  il  piacere  di
  concludere  un  lavoro che magari è iniziato  20  anni  fa,  e  che
  possiamo offrire ai cittadini.
   Io,  personalmente,  sono  rimasto a bocca  aperta,  avendo  visto
  Palazzo  Abatellis,  uno  straordinario museo  che,  al  di  là  di
  Michelangelo  o  di  Raffaello,  credo  che  come   sito   e   come
  collocazione  sia  più  bello  degli  stessi  Uffizi,  e  lo   dico
  consapevolmente. Così come mi è capitato di sbarcare  a  Favignana,
  per vedere la Tonnara o la riapertura del Teatro Antico di Catania,
  con  l'intelligente idea recuperata, per la sua realizzazione,  del
  coinvolgimento  dei privati per la gestione di un  alto  numero  di
  siti di grandissima importanza, che oggi - in quanto a fruibilità -
  sono  una sessantina, ma  possono arrivare fino a 150 circa. E ciò,
  mentre  diventiamo la seconda Regione di Italia per  la  produzione
  cinematografica, dopo il Lazio e Roma, e la terza, dopo il Piemonte
  e Torino, per le persone che vengono occupate.
   Nel  settore  della  pubblica istruzione, 1.710  posti  di  lavoro
  occupati,  riferendomi  anche per gli insegnanti  di  sostegno  che
  assisteranno  tutti  i disabili che ne hanno fatto  domanda.  E  la
  messa  a regime, certo con risorse finanziarie da reperire,  ma  in
  gran   parte  reperite,  del  sistema  dei  percorsi  triennali   o
  dell'obbligo  di  istruzione, sistema sul quale negli  anni  scorsi
  abbiamo  sentito,  da parte degli operatori, mille  volte  chiedere
  interventi   che   consentissero  di  proseguire   un   esperimento
  sicuramente positivo e importante.
   E  così i fondi strutturali del Fondo sociale, per quanto riguarda
  la  formazione, che stanno avendo una partecipazione  straordinaria
  di  imprese che fanno progetti, sia per quanto riguarda gli antichi
  mestieri,  che  per questa forma di affiancamento  del  lavoro  con
  l'impresa. Con una formazione professionale che costa ancora tanto,
  costa  ancora troppo. A tal proposito, devo dirvi, l'anno scorso  -
  onorevole  Incardona  - lo riconosco, sono stato  frettoloso  e  ho
  sbagliato. Il sistema costa troppo perché ci sono troppi addetti  e
  quindi,  comunque,  accrediti  o  non  accrediti,  mobility  o  non
  mobility,  cassa integrazione o quant'altro, i milioni sono  troppi
  per  tanti  operatori,  e ce li siamo trovati.  Noi  abbiamo  fatto
  un'altra  cosa molto impopolare, ma non è paralisi,  è  una  scelta
  precisa, è la paralisi delle nuove assunzioni. Non so se sono 6.300
  addetti,  poi  mi  hanno detto che forse ce ne sono  da  aggiungere
  circa  altri 1800; e, quindi, non c'è dubbio che, anche  in  questo
  campo,  bisogna  intervenire pur fra mille  difficoltà,  così  come
  stiamo cercando di fare.
   Mi  è  stato  riferito  che stamattina il Consiglio  di  giustizia
  amministrativa  ha espresso parere favorevole su  quel  regolamento
  che  riguarda  la modificazione del nostro assetto in dipartimenti,
  assessorati,  riduzione dei servizi. Vediamo se, stavolta,  qualche
  famosa e mitica firma di un grande giornale nazionale scriverà  che
  abbiamo  apportato una riduzione che - lo dico a scanso di equivoci
  -  non  porterà al licenziamento di nessuno  Infatti, dico  che  al
  tempo  stesso, mentre facciamo le riforme, affini o non affini,  si
  fanno circolare notizie false e tendenziose che portano chiaramente
  a farci - tra virgolette - amare dai nostri corregionali.
   Noi  non  licenzieremo  nessuno  Vengono  ridotti  i  servizi,  si
  incentiva il pensionamento, si riattiva - dopo non so quanti  anni,
  20, 30 e quindi, non è un problema di ieri - un fondo di quiescenza
  che,  prepensionamenti a parte, certamente deve essere incentivato.
  Nessuno  creda  di  poter perdere il proprio posto  di  lavoro,  di
  dirigente o di dipendente.  Abbiamo attivato, per circa un miliardo
  di  euro, 555 del P.O. FESR - il famoso Asse 6 - che finanzia, come
  ben  sapete,  progetti  di sviluppo urbano in  26  aggregazioni  di
  comuni in Sicilia.
   Nessuna polemica. Ci avevamo tentato. Forse il passo era molto più
  lungo  della  gamba, a proposito di scadenze che interverranno  nel
  2016  -  mi  pare  si trattasse delle Olimpiadi -  ebbene,  abbiamo
  portato  a  casa  pallavolo  e scherma,  cosa  che  credo  non  sia
  assolutamente niente male.
   E quanti lavori nelle infrastrutture e nei lavori pubblici
   Per   esser  chiari,  intanto,  voglio  dirvi  che  ormai   si   è
  stabilizzato  il quadro con il Consorzio Autostrade  Siciliane  che
  vanta  il  più alto numero di dipendenti per chilometro,  cioè  due
  dipendenti   ogni   chilometro  anziché  un  dipendente   ogni   10
  chilometri,  ed  è l'unica struttura consortile,  societaria  -  mi
  dicono,  anche  se credo sia una voce infondata e ritengo  dovremmo
  accertarcene  -che  gestisce  autostrade,  in  perdita  nel  nostro
  Continente europeo.
   Allora,  cosa facciamo? Intanto, una volta che si sia stabilizzato
  il  quadro,  costituiamo  una società per azioni  -  vendendone  la
  gestione,  mediante gara ad evidenza pubblica, stavolta  pubblicata
  sulla  Gazzetta  Ufficiale  dell'Unione Europea  e  quant'altro  si
  renderà necessario - che acquisisca, appunto pagando, l'affidamento
  della  gestione e salvaguardando il lavoro. Faremo lavorare un  po'
  diversamente la gente, perché poi, al tempo stesso, succedono  cose
  incredibili, in quanto non ci sono ragionieri, progettisti in  quel
  dato  numero  di  dipendenti di cui ho detto,  e  ciò  al  fine  di
  investire  quanto possiamo per realizzare alcune cose. Esiste  già,
  mi  pare,  uno  studio di fattibilità per la grande tangenziale  di
  Palermo  e  questa è una cosa nella quale bisogna che si metta,  il
  più  presto possibile, la prima pietra, con il privato che investa,
  facendo  pagare  ad  esempio un euro, in modo tale  che  chi  debba
  recarsi all'aeroporto Falcone e Borsellino da Cefalù, piuttosto che
  deviare  per  Catania, vada appunto all'aeroporto. E'  un'opera  da
  circa  ottocento milioni, in cui la parte pubblica se la  cava  con
  non  più di un terzo di questa cifra. Poi, c'è Gela già progettata,
  o  la  terza  corsia  della  tangenziale di  Catania;  una  seconda
  tangenziale che il privato si carica per intero, perché  c'è  molto
  traffico, con la collaborazione dell'ANAS. Si tratta di privati che
  l'hanno  fatto,  ma anche ciò era stato avviato da  tempo,  come  i
  quaranta  cantieri che ci sono in Sicilia e mi dicono  sia  il  più
  alto  numero,  paralisi a parte, di lavoratori  nel  sistema  delle
  strade  che  l'ANAS registri in Italia. Il 9, invece, era  riferito
  all'inaugurazione  dell'ultimo tratto  della  Catania-Siracusa.  E,
  ancora,  si potrebbe parlare degli altri rami dell'Amministrazione,
  ma lo faremo un'altra volta.
   Torno al tema di questo mio intervento. Credo che il lavoro fatto,
  non  da  me,  magari  sono  avvezzo  -  ci  sono  alcuni  colleghi,
  cosiddetti tecnici, che possibilmente non tenevano un ritmo da  12,
  9,  11  ore - però devo dirvi che ci sono risultati che sono  sotto
  gli  occhi  di tutti e, forse, abbiamo il limite e la  mancanza  di
  strumenti  necessari per poterli comunicare e  farli  conoscere  ai
  cittadini.
   Il  voto sul Documento di programmazione economico-finanziaria  ha
  concluso  una  lunga  fase di tensioni in questa  Assemblea  e  nel
  dibattito  politico  che,  forse anch'io,  avrò  innescato.  Chiedo
  scusa, siamo qui certamente per correggere i nostri errori, ma  non
  credo  francamente che sia stato io ad innescare questa lunga  fase
  di tensioni e fibrillazioni.
   Personalmente,  non ho mai parlato, non voglio usare  termini  che
  francamente  sono  offensivi, non sono né bestemmie,  né  calunnie,
  sono  termini  che  suonano  tanto male.  Ebbene,  non  li  ho  mai
  pronunziati  né  nelle  emittenti televisive  -  ci  vado  poco  in
  televisione  -, né facendoli scrivere sui giornali, né  tanto  meno
  nelle  piazze  e neppure nei convegni all'interno dei  teatri,  dei
  cinema o delle ville.
   C'è  stato  un voto che ha segnato un momento che mi  consente  di
  fare questo intervento e di determinare delle scelte che, comunque,
  servono alla Sicilia.
   Vedete,  con  quella mole di lavoro, magari potrebbe  essere,  dal
  punto  di  vista della produttività, quattro volte più  importante,
  quando  poi  si  sacrifica la serenità, il  sonno,  tanti  rapporti
  importanti nella vita, anche come quelli tra le persone più vicine,
  la  famiglia,  ebbene, credo che produrre un quarto di  quello  che
  sarebbe  uno  standard accettabile di produttività,  sia  veramente
  deludente.  Dobbiamo porre rimedio a questo stato di cose, non  c'è
  dubbio. In questi giorni, leggo di ribaltoni, tradimenti eccetera.
   Era  un  Documento  di  programmazione economico-finanziaria:  era
  rimasto  -  al di  là delle conseguenze pratiche che ha sull'azione
  di  governo  o sul sistema regionale in generale - all'esame  della
  Giunta,  per  giorni e giorni. Credo fossero state apportate  delle
  modifiche, parecchi dei nostri colleghi non condividevano questo  o
  quell'altro  punto,   poi  è  stato  licenziato.  A  proposito   di
  coerenza,  o si interviene,  nessuno avrebbe impedito di modificare
  virgole,  righe,  capitoli o quant'altro   insomma,  gli  assessori
  c'erano.  E'  un  fatto strano che poi, in Aula, quanti  in  quella
  Giunta,  almeno  essi,  gli  altri  no,  erano  rappresentati,  non
  votassero  il  Documento,  e  addirittura  facessero  un  ribaltone
  d'Aula,  determinando  un fatto politicamente e  programmaticamente
  rilevante - questo è fuori discussione - al quale credo si possa  e
  debba porre rimedio. Personalmente, mi assumo la responsabilità  di
  tutto ciò.
   Vedete,  i  cittadini hanno votato ciascuno di voi, attraverso  il
  sistema delle preferenze, delle liste eccetera, e quindi ci sono  i
  deputati,  che  ringrazio per l'attenzione, e poi hanno  votato  il
  Presidente  della  Regione.  Abbiamo entrambi  pari  legittimazione
  popolare.
   L'Assemblea,  in  più,  ha uno strumento  per  far  andare  avanti
  l'Istituzione  Regione,  il  sistema  regionale,  assumendosene  la
  responsabilità e sfuggendo alla tentazione, invece,  di  continuare
  questo gioco al massacro: può presentare la sfiducia al Presidente,
  un gesto onesto, coraggioso, responsabile.
   Siccome  non solo non siamo inchiodati alle poltrone - io  non  lo
  sono,  ma devo dirvi che non mi va neppure di scaldare una poltrona
  -, vi dico con molta franchezza, che ho il dovere morale di portare
  avanti  questo impegno e questo lavoro e di dirvi, intanto,  perchè
  lo  devo  ai  siciliani, poi perché lo devo a  quanti  i  siciliani
  rappresentano in quest'Aula, cioè voi, signor Presidente e  signori
  deputati, che fin quando ci sarò, servirò la gente. Se c'è un clima
  di  serenità, lavoriamo in un clima di serenità. Se  ho  sbagliato,
  chiedo scusa se sono stato aggressivo, se ho insultato qualcuno, se
  ho  detto  sciocchezze, chiaramente  me le rimangio tutte  e  posso
  farlo poi rivedendole, qualora me ne fossi dimenticato, una ad una.
  E  non  pretendo  neppure  che  altri  nutrano,  se  fossero  stati
  orientati,  come  dire, contro di me, gli stessi  sentimenti.  Devo
  dirvi  che  ho  tale  dovere, rivolgendomi  all'Assemblea:  io  non
  dimentico nulla, come sono stato eletto, i partiti.
   Signori miei carissimi, l'affinità è l'affinità. La maggioranza  è
  la maggioranza. La maggioranza si muove con coerenza e porta avanti
  le  cose,  specie  se ne è protagonista, in parte non  irrilevante,
  come, per esempio, per la riforma del sistema sanitario.
     Ecco perché mi rivolgo e rivolgo un appello alle forze politiche
  e ai Gruppi parlamentari che stanno in quest'Assemblea. Non escludo
  nessuno,  non  ho  rancori nei confronti di amici vecchi  e  nuovi,
  rispetto  ai quali ci sono state delusioni, aggressioni reciproche,
  forse  mie soltanto, o con quanti in questi giorni si sono  esibiti
  in atteggiamenti poco commendevoli.
   Però,  se  permettete, qui non è il piacere di stare a  governare,
  qui  c'è  il  bisogno  chiaramente di un  raccordo  per  quanto  di
  competenza, di un'armonia assoluta con un'Assemblea che non può  né
  remorare, ed è  giusto che sia così, né fare ostruzionismo, né  far
  passare settimane o mesi per cose scontate, per le quali poi  siamo
  tutti  felici e contenti nel votare il credito d'imposta,  come  le
  misure per il regime di aiuto.
   Qui  non  sto facendo il Governo, per cui dico questo mi  piace  e
  quello no
   Questa  scadenza comunque si pone, ecco perché mi sono  opposto  a
  questa  sorta,  forse  ho  sbagliato  a  definirlo  capriccio,   di
  azzeramento. Il 31 dicembre, qualche giorno prima sicuramente della
  fine  dell'anno,  appunto il 31 dicembre, per poi  iniziare  questa
  nuova fase.
   Mi   rivolgo   ai  deputati  che  devono  ritrovarsi   in   questa
  maggioranza,  se è una maggioranza, se non lo è, c'è  l'altra  via,
  quella della scelta onesta, responsabile e coraggiosa.
   Ci  si  deve  ritrovare attorno a un programma che  secondo  me  -
  esercito la mia funzione, uno dei due eletti dal popolo -,  ebbene,
  si  deve  esercitare in una grande sfida di cambiamento  che  porti
  avanti  e acceleri un processo di riforme serie, radicali e  forti.
  Credo,  sinceramente, non faccia paura ad alcuno  di  voi,  signori
  colleghi  deputati.  Si  tratta di fare una  scelta  precisa  e  di
  mettersi  in  cammino, tra l'altro non possiamo perder tempo,  l'ho
  detto sin dall'inizio di questa mia esperienza.
   Uno  dei  tanti impatti è stato quello con il federalismo  fiscale
  sul  quale  ormai la spina è stata staccata, perché ci  sono  altri
  temi che riguardano il dibattito politico nazionale, ma voi vedrete
  che  sotto  sotto  si  lavora  e  appena  ci  sarà  un  momento  di
  distensione,   riprenderà  velocissimamente  questo  processo:   e,
  comunque,   salvo   che  non  succeda  chissà  cosa,   ci   porterà
  indubbiamente  a  dovere  affrontare  tutto  un  mondo  in  termini
  diversi, pertanto, non possiamo perdere assolutamente tempo.
   L'essermi rivolto a ciascuno di voi, anche qui facciamo chiarezza,
  non è un invito alle scissione o alle disobbedienze; ho parlato  di
  partiti  e di Gruppi, naturalmente ciascuno di voi fa parte  di  un
  partito o di un Gruppo, vecchio o nuovo che sia.
   Alcuni    punti    fondamentali   che,   personalmente,    ritengo
  imprescindibili:  non possiamo perdere tempo nella  semplificazione
  burocratica e la riorganizzazione produttiva  del nostro personale,
  tutto salvaguardato, ma con maggiore soddisfazione anche sua, al di
  là  del  diritto  o del dovere di cortesia, di fare  meglio  e  più
  produttivamente  il  proprio  dovere. Un'azione  di  decentramento,
  perché  il  nostro obiettivo deve essere quello di alleggerire   il
  peso  di questo nostro sistema, dotando gli enti del territorio  di
  competenza di risorse umane e finanziarie, quando le avremo.
   Sulla  riforma  del  sistema dei rifiuti, sono  a  conoscenza  dei
  sindaci  che hanno rappresentato questo problema. Appena possibile,
  dovremmo  capire  quando ci sono già gare  appaltate  e  gruppi  di
  imprese,  più o meno multinazionali, che hanno fatto i  loro  piani
  industriali,  non solo su come ci svincoliamo (certo, qualcuno  non
  aspetta altro, corrispondendo qualche centinaio di milione di  euro
  e  ci si toglie il pensiero, come dire ), ma, dicevo, relativamente
  ai  rifiuti,  mi  sento di dirlo, come vedete non c'è  la  ricetta,
  l'obiettivo deve esser questo, poi si discute, ma lo si  faccia  in
  una  settimana, perché ci vogliono delle scadenze brevi. Non in  un
  anno e otto mesi, concludendo tutto o non concludendo niente.
   Su  questo  fronte,  la  centralità  del  sindaco,  comunque,  che
  gestisce e serve la propria comunità, garantisce un servizio  buono
  e  pretende che - non ci eravamo abituati in Sicilia, io sono  nato
  in  uno  dei tanti paesi, ma anche nelle città non si pagava  tassa
  per i rifiuti - tutti paghino il dovuto.
   La  raccolta differenziata deve essere potenziata  con i  premi  e
  con le sanzioni, il che non è un miracolo, in quanto in Sicilia  ci
  sono  ATO  che fanno zero o uno in termini percentuali e altri  che
  fanno  trenta:  comuni  che fanno zero o uno  e  comuni  che  fanno
  settanta, forse perché sono più piccoli.
   Sono  convinto  che  se mettiamo il carburante e  l'incentivo  del
  premio  per i cittadini, il sistema ripartirà, perché ci siano  gli
  impianti dovunque, oltre che le discariche, almeno sufficienti fino
  al 2014, ma su questo, grazie a Dio, penso di potervi rassicurare.
   Così  come  è  chiaro  che  il  testo,  per  come  emergerà  dalla
  competente Commissione che lavora da venti giorni, un mese,  e  che
  concluderà il proprio impegno il quindici di questo mese, ci  dovrà
  dire   se,   dove,   quando   e  come   fare   il   sistema   della
  termoutilizzazione,  compreso il fatto che  c'è  un  pregresso,  un
  debito  di dimensioni notevolissime. Questo debito potremmo pagarlo
  l'anno  prossimo,  ma  non  so  se ci  riusciremo,  immaginando  un
  capitolo di entrata nel bilancio della Regione  più o meno virtuale
  o  ottimistico  ma,  ripeto, non so se ci riusciremmo.  Si  tratta,
  infatti,  di 800-900 milioni di euro, per i quali la metà  riguarda
  ATO,  TARSU  e  gli  altri si presume TIA,  ricorrendo  al  mercato
  finanziario che anticipa e poi dovrà prelevare da chi non ha potuto
  farvi fronte.
   C'è  stata  parecchia polemica sui commissariamenti, i consorzi  e
  quant'altro.  Intanto,  vi  dico che non  è  il  caso,  perché  poi
  potrebbero  insorgere ancora polemiche, ma i  dati  sono  a  vostra
  disposizione:   i   compensi  complessivi   per   gli   organi   di
  amministrazione, a prescindere dai risultati, si sono  ridotti,  in
  qualche  caso,  ad  un decimo, in qualche altro ad  un  quarto,  in
  qualche altro alla metà.
   Sono  state  bloccate  le  assunzioni e si  stanno  riorganizzando
  aziende  nelle  quali  chiaramente  bisogna  far  fronte  a   tanti
  problemi, tra cui il più importante è quello del personale.
   Poi,  gli  enti.  Sì,  è vero, ci sono forse  più  commissari  del
  giusto,  di  meno,  non  lo so. Intanto, i  consorzi  di  bonifica,
  almeno,  non hanno pensato a crescere, in questo anno  e  mezzo,  e
  dobbiamo ridurli piuttosto che tenerne dieci, undici, e le aree  di
  sviluppo  industriale  che  contano  più  amministratori  -  se  ci
  mettiamo  anche  i  componenti delle assemblee -  che  non  imprese
  insediate nelle aree di sviluppo industriale stesse.
   Per  non  parlare delle centinaia - abbiamo letto  forse  qualcosa
  sulla  stampa - di incarichi affidati a tecnici e legali;  per  non
  parlare  ancora  di  transazioni  fatte  tutte  a  vantaggio  delle
  controparti e, quindi, con la necessità che riformiamo questi enti,
  se  si  devono chiudere si chiuderanno; se i consorzi devono essere
  tre o quattro, quanti possono essere i bacini idrici, se ne faranno
  quattro,  perché  tanto erano commissariati anche  prima;  aree  di
  sviluppo  industriale  se  ne facciano  una,  due,  un'agenzia  che
  incrementi  realmente  l'investimento industriale   case  popolari,
  piuttosto che continuare a non farci pagare le locazioni per  cifre
  incredibili,  come  dieci  euro  al  mese,  cinque,  sette,  e  non
  percepite  -  non  sono cifre irraggiungibili  per  famiglie  molto
  spesso  poverissime  - però questi impianti  e  queste  case  hanno
  bisogno  comunque di manutenzione  e di quanto necessario  affinché
  il sistema possa funzionare.
   E  poi,  siamo  soltanto al sesto punto, c'è il tema dell'energia.
  Ebbene, ricordate l'eolico? Qui forse se n'è realizzato uno, perché
  autorizzato.  Cos'era  l'eolico?  Era  il  progresso,  la   pulizia
  dell'aria, l'ambiente, l'occupazione e quant'altro.
   Prescindiamo  dal  fatto  che  in qualche  caso  patologico  si  è
  rivelato  altra cosa. Ma quello che io mi chiedo - e me  lo  chiedo
  anche quando affrontiamo e lo abbiamo fatto, perché il librone  era
  enorme,  poi  abbiamo  desunto l'essenziale  per  fare  quel  piano
  energetico  -  è quale sia il problema. Intanto, lì non  c'è  tanta
  gente che realizza la manutenzione a quelle grandi pale, tranne  il
  fatto  di metterle in piedi e stabilizzarle al suolo. Al di  là  di
  questo,  vorrei  chiedervi: qual è il vantaggio  per  i  siciliani?
  Sarebbe  valso per i megaimpianti di fotovoltaico. Chi può fare  un
  investimento  da cinquecento milioni di euro? Pochi  grandi  gruppi
  multinazionali  beccano  - è successo  in  quel  caso  -   cospicui
  contributi  e portano a casa grandi utili, scusate, la mia sarà una
  visione  arcaica, rubandoci quelle cose che il Padre eterno  ci  ha
  dato  e che ancora ci restano perché non ce le siamo sprecate, come
  il sole e il vento.
   Ebbene,  quale deve essere l'impostazione? Ieri, gli artigiani  ci
  hanno  detto  che  il  30  per cento delle  ottantatremila  imprese
  iscritte  alle  loro  associazioni  sono  di  piccoli  imprenditori
  dell'edilizia. Fondamentale questa cosa. Il fondo di garanzia che è
  importante.  Per  gli enti locali, c'è già un bando  dell'industria
  per  sessantamilioni di euro, cinquantamilioni  sono  per  le  reti
  metanifere,  altrettanti  per l'impresa   giovanile  e  per  quella
  femminile.  Avevo dimenticato, fra gli altri, i bandi  come  quello
  della famiglia, dell'Assessorato industria.
   Questi  strumenti ci consentono di montare i nostri  pannelli  sui
  tetti,  o  sui  capannoni,  o sopra la serra,  eccetera.  Questo  è
  l'unico  modo  per  far sì che tutte le famiglie di  siciliani  che
  vivono  sotto  un tetto, possibilmente anche quelle che  vivono  in
  affitto, possano vedersi accrescere pro capite, mille, duemila euro
  di  reddito all'interno del proprio nucleo familiare. Non  ci  sono
  altri  sistemi.  Incentiviamo la grande  impresa,  incentiviamo  la
  grande industria, non ce la facciamo, passano anni, ci vuole  molto
  di più
   Per  la  grande  industria, abbiamo fatto tutto ciò  che  potevamo
  realizzare.  Mi auguro che tengano duro il Governo e il  sindacato.
  Ci  hanno  creduto per una Termini Imerese, sulla  quale  veramente
  dobbiamo  rinviarci  a  quanto Sturzo scriveva  sessant'anni  fa  e
  riportato  sull'ultimo numero di Panorama,  così  come  dicasi  per
  Fincantieri, invece, cui possiamo far fronte sicuramente, avendo  a
  che  fare  con  un'impresa a capitale pubblico  e  non  a  capitale
  privato.
   In  questo  prossimo mese, si dovrebbe definire  -  e  ci  abbiamo
  lavorato  tanto - quell'accordo per fare il più grosso impianto  di
  produzione di pannelli fotovoltaici in Sicilia, costruito da Sharp,
  Enel,  ST,  con  il sostegno finanziario della Banca europea  degli
  investimenti e della Cassa depositi e prestiti.
   Ecco  i  dieci  punti sui quali - e altri, per carità,  ne  avrete
  altri,  aggiungiamoli,  scriviamoli meglio  -   bando  a  qualunque
  polemica, sicuramente avete più lunga esperienza di me.
   Concludo,  limitandomi  a dire che, per quanto  mi  riguarda,  non
  starò  immobile - questo non è possibile - mentre qualcuno mi tiene
  le   mani   e  il  nostro  mondo,  per  ovvie  ragioni,   più   che
  legittimamente, mi prende a pugni.
   Questo   credo   che  non  possiamo  consentirlo,   non   possiamo
  permetterci assolutamente questo lusso, perché abbiamo il dovere di
  recuperare  il  tempo  e il terreno perduto,  riconquistando  molti
  traguardi.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, sospendo la  seduta  per  qualche
  minuto   e   convoco  la  Conferenza  dei  Presidenti  dei   Gruppi
  parlamentari  in  sala  lettura, per stabilire  come  procedere  lo
  svolgimento dei lavori.

     (La seduta, sospesa alle ore 18.56, è ripresa alle ore 19.10)

   La seduta è ripresa.

   Onorevoli  colleghi, comunico che, secondo quanto stabilito  dalla
  Conferenza  dei  Presidenti dei Gruppi parlamentari,  il  dibattito
  sulle comunicazioni del Presidente della Regione inizierà a partire
  dalle ore 20.00.


   Presidenza del presidente Cascio


         Comunicazione del calendario dei lavori parlamentari

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, do lettura  del  calendario  dei
  lavori  parlamentari approvato all'unanimità dalla  Conferenza  dei
  Capigruppo il 2 dicembre 2009:

   «La  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari,  riunitasi
  oggi,   2   dicembre  2009,  sotto  la  Presidenza  del  Presidente
  dell'Assemblea,  onorevole  Cascio, e  con  la  partecipazione  dei
  Vicepresidenti dell'ARS, onorevoli Formica e Oddo, e del Presidente
  della  Regione,  ha stabilito, all'unanimità, la nuova  agenda  dei
  lavori parlamentari per la sessione di bilancio.

   COMMISSIONI

   I  disegni  di  legge  n. 447  Rendiconto generale  della  Regione
  siciliana  e  dell'Azienda delle foreste demaniali per  l'esercizio
  finanziario 2008  e n. 446  Assestamento del bilancio della Regione
  per  l'anno  finanziario  2009  sono rinviati  in  Commissione  per
  essere  riproposti nella seduta d'Aula del 16 dicembre 2009 per  la
  definitiva approvazione.
   Contestualmente al rinvio in Commissione dei suddetti  disegni  di
  legge,  in  quella  stessa  sede,  verrà  esitato  per  l'Aula   un
  provvedimento legislativo che affronti alcune emergenze finanziarie
  e  la  proroga dei contratti dei precari nonché il disegno di legge
  di approvazione dell'esercizio provvisorio.

   AULA

   Da  mercoledì  16  dicembre  2009, l'Assemblea  terrà  una  seduta
  tecnica con all'ordine del giorno:  Comunicazioni  e  Lettura delle
  mozioni  nn. 160, 161 e 162 , cui farà seguito un'ulteriore  seduta
  alla  luce  dei  provvedimenti legislativi frattanto esitati  dalla
  Commissione Bilancio, fino a conclusione dei relativi lavori.

   Sospendo, pertanto, la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 19.12, è ripresa alle ore 20.13)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Cascio


     Discussione sulle comunicazioni del Presidente della Regione

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, si passa alla  discussione  sulle
  comunicazioni del Presidente della Regione.

   CRACOLICI.  Chiedo di parlare sulla parte delle comunicazioni  del
  Presidente della Regione riguardante la remissione delle deleghe da
  parte dell'assessore Armao.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   Ricordo,   frattanto,   ai   colleghi   che,   dopo   l'intervento
  dell'onorevole Cracolici, si potrà intervenire sulle  comunicazioni
  del  Presidente della Regione; pertanto, i deputati  che  volessero
  intervenire,  preferibilmente  uno  per  Gruppo,  sono  pregati  di
  iscriversi a parlare.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ho  ascoltato
  l'intervento del Presidente della Regione, anche se per  la  verità
  non proprio il passaggio in cui il Presidente Lombardo ha reso nota
  all'Aula  l'iniziativa assunta dall'avvocato Armao di rimettere  le
  deleghe   a   lui  assegnate,  nella  qualità  di  assessore   alla
  Presidenza.
   Ricordo  a  me stesso, ma lo ricordo a tutti voi, che  l'assessore
  alla Presidenza è l'unico assessore, non in quanto persona, ma  per
  la  responsabilità  istituzionale che egli ha avuto,  al  quale  le
  deleghe sono attribuite su iniziativa del Presidente della Regione,
  cioè  sono  frutto delle competenze che sono in capo al  Presidente
  della  Regione,  mentre  tutti gli altri  -  come  è  noto  -  sono
  assessori  preposti  alle singole funzioni  in  forza  della  legge
  vigente.
   Con  le modifiche apportate a tale legge, che entreranno in vigore
  dall'1  gennaio 2010, l'assessore alla Presidenza, al pari di tutti
  gli  altri, sarà un assessore preposto alle funzioni come da legge,
  appunto, dicevo, come gli altri undici.
   Questa  considerazione - consentitemi di dire - ha anche un valore
  politico,   nel  senso  che  la  mozione  presentata   dal   Gruppo
  parlamentare  che rappresento, nulla ha di personale  e  parte  dal
  presupposto  che,  com'è  noto, il  dibattito  che  ha  avviato  il
  cosiddetto    caso   Armao    era   una   questione   assolutamente
  incidentale.  Infatti,  i rilievi che ho posto  in  quest'Aula  sui
  comportamenti  contraddittori  del  Governo  della   Regione,   che
  coinvolgevano   anche   il   suo   Presidente,   non   riguardavano
  esclusivamente    la   figura   dell'avvocato    Armao,    né    lo
  responsabilizzavano in quella sede. Io ho espresso  anche  ipotesi,
  che  so  bene  che sono previste dal codice penale,  ho  utilizzato
  l'espressione  di un possibile insider trading per quello  che  era
  avvenuto,  ma ci siamo mossi nell'ambito di un dibattito  sul  tema
  dei rifiuti.
   Devo  dire  che,  successivamente  a  quella  seduta,  anche   per
  iniziativa  dell'avvocato  Armao e per le dichiarazioni  improvvide
  fatte  alla  stampa,  a commento del dibattito sulle  dichiarazioni
  fatte   nell'esercizio  delle  funzioni  parlamentari,  l'assessore
  medesimo ha contribuito ad alimentare un dibattito sulla stampa, un
  dibattito  assai spiacevole, che in qualche modo ha fatto  emergere
  un  profilo  che va al di là della vicenda dell'insider trading,  a
  cui molti si sono appassionati.
   Si  è  andati nella direzione di un conflitto di interessi tra  la
  sua funzione professionale - legittima, ci mancherebbe, essendo  un
  avvocato stimato, che ha esercitato in tutti questi anni la  libera
  professione  -  e  la  sua  funzione  amministrativa,   in   quanto
  assessore. Per la verità, io lo avevo già valutato positivamente, e
  in questo - mi permetto di dire - l'assessore Armao ha contraddetto
  se  stesso,  perché il primo commento che ha fatto a  proposito  di
  quella seduta è stato che il sottoscritto non sapeva di ciò di  cui
  parlava.
   Dopo  qualche giorno, però, l'assessore Armao ha rimesso la delega
  ai    rifiuti.    Quindi,   lui   per   primo    ha    riconosciuto
  l'incompatibilità,  di  fatto, tra una delega  che  riguardava  una
  partita  complessa,  come  quella dei  rifiuti,  e  la  sua  storia
  professionale  che,  volente  o  nolente,  ne  ha  determinato  una
  condizione di conflitto.
   A  seguire,  il giudizio che oggi porta a revocare le  deleghe  da
  parte  dell'assessore Armao, riconosce che il punto politico, posto
  dal Gruppo parlamentare del Partito Democratico in quest'Aula, è un
  punto  talmente  giusto che è stato condiviso  anche  dall'avvocato
  Armao.
   Quindi,  altro  che  non sapevamo le cose di  cui   parlavamo   Le
  sapevamo  tanto bene che anche l'assessore Armao ha voluto prendere
  atto   della  sua  incompatibilità,  di  fatto,  tra  la   funzione
  professionale  che  egli  ha esercitato e la  funzione  politica  e
  amministrativa a cui era stato chiamato.
   Io  ne  prendo  atto. Com'è noto, la mozione da  noi  sottoscritta
  chiedeva al Presidente della Regione - non potevamo che fare questo
  -  di  revocare  le  deleghe attribuite.  Ma  dal  momento  in  cui
  l'assessore  Armao ha rinunciato alle deleghe che gli  erano  state
  attribuite  dal Presidente Lombardo, ritengo chiusa la materia  del
  contendere,  ritengo che questa sera il tempo sia stato galantuomo,
  dando ragione alla nostra iniziativa parlamentare, riconoscendo  il
  fatto dell'inopportunità della funzione di assessore con le deleghe
  che aveva ricevuto dal Presidente della Regione.
   Pertanto, avendo ottenuto giustizia, se così si può dire, comunque
  avendo  ottenuto di fatto il consenso alla mozione,  anche  se  per
  iniziativa  diretta dell'assessore Armao, ritengo,  per  quanto  mi
  riguarda, di ritirare la mozione numero 158.

   MAIRA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ho  chiesto  di
  intervenire per rappresentare che, ai sensi dell'articolo  153  del
  Regolamento   interno,   il   Gruppo  parlamentare   dell'UDC   che
  rappresento,  intende far propria la mozione n.  158,  chiedendone,
  pertanto, il dibattito.

   PRESIDENTE.  Onorevole Maira, essendo venuto meno l'oggetto  della
  mozione  di  censura,  con  la quale si chiedeva  la  revoca  delle
  deleghe all'assessore Armao, dal momento che l'assessore stesso  ha
  rimesso  le  deleghe di sua competenza, appunto,  l'oggetto  stesso
  della mozione decade, è pertanto, in qualche modo superato. Se  poi
  il   Gruppo  parlamentare  dell'UDC  volesse  presentare   un'altra
  mozione,  sarebbe  libero di farlo, è chiaro che andrebbe  discussa
  compatibilmente  con  i  tempi della calendarizzazione  dei  lavori
  d'Aula.


   Presidenza del presidente Cascio


                    Per un richiamo al Regolamento

   ARDIZZONE. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARDIZZONE.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   vorrei
  precisare,  con un evidente richiamo al Regolamento, che  l'oggetto
  della  mozione  non è assolutamente venuto meno, in quanto  con  la
  mozione  stessa si impegnava il Presidente della Regione a revocare
  le  deleghe  all'assessore  Armao, esprimendo  quindi  un  giudizio
  sull'operato dell'assessore.
   Noi,  invece,  abbiamo appreso dalla stampa che  il  giudizio  del
  Presidente  Lombardo, sull'operato dell'assessore Armao,  e  quindi
  anche  sulla  vicenda denunciata dall'onorevole Cracolici,  era  un
  giudizio  positivo.  Ecco  perché l'oggetto  della  mozione  non  è
  assolutamente venuto meno.
   Il  Gruppo  parlamentare dell'UDC sta chiedendo  di  discutere  la
  mozione,  di entrare nel merito della stessa, perché dal  dibattito
  potrebbero  emergere anche ulteriori questioni, non  ultima  quella
  che  la  Presidenza  ha giustamente sollevato,  in  ordine  ad  una
  minaccia  di  querela  nei confronti dell'onorevole  Cracolici,  in
  violazione dell'articolo 6 dello Statuto regionale.
   Pertanto,  la  questione è molto più complessiva, e prescinde  dal
  giudizio delle persone.
   Ribadisco la richiesta dell'onorevole Maira di proseguire  con  il
  dibattito  sulla mozione numero 158, perché l'oggetto della  stessa
  non  è assolutamente venuto meno. Lo sarebbe stato, nel caso in cui
  fosse  avvenuto  che il Presidente Lombardo revocasse  le  deleghe,
  perché  sottendeva un giudizio espresso sull'operato dell'assessore
  Armao. Cosa che, obiettivamente, non è avvenuta.

   ADAMO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   è   veramente
  difficile trovare le parole per commentare l'ultimo intervento.
   Io intervengo sull'onda dell'indignazione, perché da una parte c'è
  -  e  vi  prego  veramente per un attimo anche di  ascoltare  -  un
  comportamento estremamente corretto ed elegante di un assessore che
  non  ha  ricevuto alcuna comunicazione giudiziaria, bensì  solo  un
  attacco politico, come con lealtà riconosciuto anche dall'onorevole
  Cracolici.
   Un   assessore,  che  è  un  professionista  stimato,  che   aveva
  cominciato  a  lavorare  con  successo  alla  riorganizzazione  del
  sistema  burocratico,  di cui abbiamo sicuramente  bisogno,  l'uomo
  giusto al posto giusto, e si deve dimettere, anzi si è dimesso, per
  una serie di circostanze strane, di circostanze politiche.
   Tutto  questo  avviene con grande eleganza, perché l'assessore  si
  dimette,  rimettendo  le deleghe al Presidente  della  Regione,  il
  quale  viene in Aula e ci intrattiene - a questo punto,  devo  dire
  che  per  alcuni  è  stata  probabilmente una  serata  piacevole  -
  parlando del progetto che sta portando avanti con grande fatica,  a
  proposito delle difficoltà che la Sicilia deve affrontare.
   E  di fronte ad un atteggiamento responsabile dell'opposizione, ci
  sono  componenti della maggioranza che hanno votato  con  noi,  che
  hanno  votato questo Presidente e questo progetto, e che pretendono
  di  rimettere in discussione non si capisce bene che  cosa,  ci  si
  deve  dimettere, cercando di vanificare ogni contenuto che è  stato
  espresso in quest'Aula.
   Poc'anzi si è parlato di programma, si è parlato di economia, si è
  parlato  di bisogni dei cittadini, si è parlato della necessità  di
  dare risposte ai cittadini
   In  quest'Aula  si è consegnata la testa di un professionista  che
  non  ha  colpe, e non credo che l'onorevole Cracolici debba  temere
  questioni   giudiziarie,   perché  il  suo   intervento   è   stato
  estremamente  chiaro, tant'é che non teme nulla ed ha  ritirato  la
  sua proposta.
   Ma  se  noi  vogliamo  dire  ai cittadini,  ai  siciliani  che  ci
  ascoltano,  che non siamo in grado di portare avanti  un  programma
  serio,  che  non  siamo  in grado di riprendere  un  dibattito  sul
  bilancio,  che  non siamo in grado di affrontare le  questioni  che
  fuori  da questa Aula tutti si aspettano vengano affrontate, allora
  veramente  è forse il caso di dire che dovremmo andarcene  tutti  a
  casa
   E  il Presidente ce l'ha chiaramente detto. Non è un gioco, non si
  può  venire per settimane in Aula a parlare delle dimissioni di  un
  assessore  e,  quando  le dimissioni arrivano,  stabilire  se  deve
  essere il Presidente, se deve essere l'assessore  Questo è un gioco
  da bambini  E' una vergogna
   Chi sono i vostri elettori? A quali elettori vi rivolgete? Qual  è
  il  senso  di  questo intervento? Lo sforzo che tutti  noi  abbiamo
  fatto,  compresa l'opposizione, è quello di riprendere  a  lavorare
  per  la  Sicilia, per questo siamo stati eletti ed io invito  tutti
  con serenità e con grande tranquillità a riprendere il lavoro.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, quando ho riunito  la  Conferenza
  dei  Presidenti dei Gruppi parlamentari mi era sembrato  di  capire
  che,  rispetto  all'ipotesi di ritiro della mozione Armao,  non  ci
  fosse  nulla  in  contrario,  anche da  parte  degli  altri  Gruppi
  parlamentari; si è detto, nello specifico, al Gruppo  dell'UDC,  se
  ci  fossero problemi nel superare la questione, visto il fatto  che
  l'assessore  Armao aveva frattanto rimesso tutte le  deleghe  nelle
  mani del Presidente della Regione.
   Quale  sia  stata la forma, poco importa, alla fine la sostanza  è
  che  l'argomento, comunque, potesse considerarsi superato  rispetto
  all'ordine del giorno.
   A  norma del Regolamento interno, tecnicamente, un Gruppo può fare
  propria  la  mozione o qualunque atto che viene  ritirato,  bastano
  cinque firme.
   Dovendo,  però, svolgere un dibattito che ha un contenuto politico
  più pregnante, più significativo, mi sembra opportuno rivolgere  un
  invito  ai  colleghi dell'UDC a superare il problema della  mozione
  Armao  e  passare  alla  discussione sulle dichiarazioni  rese  dal
  Presidente della Regione.
   Se così non fosse, cioè se il Gruppo dell'UDC non accedesse al mio
  invito,  riunirei la Commissione per il Regolamento  per  discutere
  sulla  opportunità  di  proseguire sulla  questione  della  mozione
  numero 158. Vorrei sapere se  il Presidente del Gruppo parlamentare
  dell'UDC  insiste  nella  richiesta  formulata  e,  in  quel  caso,
  procederei   con   la   convocazione  della  Commissione   per   il
  Regolamento.

   MAIRA. Signor Presidente, che su una questione di questo genere si
  crei  un  precedente, non credo sia un fatto negativo. Serve  anche
  per  capire,  nello svolgimento dei lavori di quest'Aula,  come  su
  casi di questo genere occorra comportarsi.
   Quindi  insisto  per  un  pronunciamento  della  Commissione.   E,
  comunque,   sulla  materia,  gli Uffici potranno  relazionare  alla
  Presidenza   che   è  stato  presentato  un  ordine   del   giorno,
  sottoscritto da tutti i deputati del Gruppo dell'UDC, con il  quale
  si  invita  il  Presidente della Regione a revocare  la  carica  di
  assessore all'avvocato Armao.
   In  ogni  caso,  sull'ordine del giorno, che va  discusso  stasera
  perché è materia pertinente, chiaramente apriremo un dibattito.

   SPEZIALE. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stata  avanzata
  una richiesta, ai sensi dell'articolo 153, comma 3, del Regolamento
  interno,  richiamo  regolamentare  che,  in  questo  caso,  non   è
  applicabile.
   L'onorevole  Maira  ha  chiesto di  far  propria  la  mozione  che
  l'onorevole  Cracolici  aveva  dichiarato   di  ritirare  ai  sensi
  dell'articolo  153 del Regolamento interno che prescrive,  infatti,
  tutt'altro.
   Leggo  la norma regolamentare: «La mozione è letta in Assemblea  a
  termini dell'articolo 83, lettera d), nella seduta successiva  alla
  sua presentazione.
   Dopo  la lettura, l'Assemblea, udito il Governo, il  proponente  e
  non  più di due deputati,   determina il giorno in cui dovrà essere
  discussa. Il tempo concesso agli oratori non può eccedere  i  dieci
  minuti.
     La  mozione, una volta letta all'Assemblea, non può  più  essere
  ritirata se cinque o più deputati vi si oppongano».
   Questa è la fase preliminare in cui viene proposta la mozione.  La
  procedura,  ai sensi di quest'articolo è che, letta la mozione,  la
  stessa è incardinata, in quella fase non può più essere ritirata se
  cinque  deputati vi si oppongono. Ma ci troviamo in un'altra  fase.
  Siamo  nella  fase di discussione della mozione, fase regolamentata
  da altro articolo del Regolamento.

   CORDARO. La condizione giuridica è diversa.  Se non la ritira  chi
  la presenta, chi la fa propria?

   MANCUSO. Signor Presidente, vince chi è più saccente?

   SPEZIALE.  Onorevole Cordaro, le spiego subito. Se  la  Presidenza
  permette,  il titolo relativo alla mozione, nella fattispecie,  non
  si  applica. Ci possono essere altre parti del Regolamento  che  si
  possono applicare, ma sicuramente non è pertinente l'articolo 153.
      Gli   Uffici  suggerirebbero,  in  questo  caso,  di  applicare
  l'articolo 114. L'articolo 114 del capitolo III, dal mio  punto  di
  vista,  in  questa  fattispecie, non  si  applica  neppure,  perché
  riguarda  qualsiasi proposta o emendamento. Quindi, la  conclusione
  che  io traggo, in questa fase, è che la mozione ritirata non possa
  essere fatta propria da altri parlamentari.
   In  ogni caso, siccome in questo Parlamento ci possono essere  dei
  precedenti, se gli Uffici portano dei precedenti, noi non  possiamo
  fare  altro che, come prassi, attenerci agli stessi. A mia memoria,
  tuttavia,  non  c'è  un  precedente che riguarda  il  ritiro  delle
  mozioni e che  possano essere fatte proprie.
   Gli   Uffici   sostengono,  ripeto,  che  si  potrebbe   applicare
  l'articolo 114 del capitolo III del Regolamento.
   Dal  mio  punto  di vista non è così. Esprimo un punto  di  vista,
  signor  Presidente,  non sono certamente la  Cassazione  a  sezioni
  riunite. Sicuramente, tuttavia, non si applica l'articolo 153, così
  come  richiesto dal collega Maira.
   Comunque,  convengo  con  il  fatto che,  in  questo  momento,  la
  discussione  è  più politica, in considerazione delle dichiarazioni
  fatte  dal  Presidente  della Regione e ritengo  che  il  dibattito
  stasera  debba  tenere, appunto, un profilo  più  squisitamente  di
  carattere politico.

   CORDARO. Anche

   CRACOLICI. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non  voglio
  sfuggire  al  nodo politico che sta dietro a questa vicenda.  Però,
  devo  dire  sinceramente  che  c'è un  problema  che  attiene  alla
  Presidenza, mi permetto di dire. Perché se giustamente (poi vedremo
  il  Regolamento e quanto ha detto l'onorevole Speziale, a proposito
  dell'interpretazione),  una mozione può  essere  fatta  propria  da
  deputati  qualora  i  proponenti la ritirino,  nel  caso  specifico
  vorrei  ricordare  una cosa: io ho ritirato la  mozione  perché  la
  stessa è superata dai fatti che sono nel frattempo avvenuti.
   Facciamo  un  esempio:  il  Presidente ammette  a  discussione  la
  mozione  e viene votato l'impegno a che il Presidente della Regione
  revochi  tutte le deleghe conferite all'assessore regionale  Armao;
  in  questo  momento, signor Presidente, l'assessore  Armao  ha  più
  deleghe? Lei ha detto di no  Se non ha più deleghe non può revocare
  deleghe che non ha
   Lo  dico perché non voglio sfuggire alle questioni politiche, però
  la  politica non può diventare  altrimenti sembra che il mio ritiro
  nasconda un mantenimento in vita delle deleghe all'Assessore Armao.
  Io  ho  ritirato la mozione perché il Presidente della  Regione  ha
  comunicato  all'Aula che l'assessore Armao non ha  più  deleghe:  e
  ciò,  al  di  là  se  l'ha  fatto  motu  proprio  o  invitato   dal
  Presidente, poco importa.
   Alle  ore  18.00  il  Presidente della Regione  ha  comunicato  al
  Parlamento che l'assessore Armao non ha più deleghe.

   CORDARO. E che ci sta a fare, allora?

   CRACOLICI. Non lo so, ma allora deve presentare un'altra  mozione,
  perché  questa  che chiedete di fare vostra diceva di  revocare  le
  deleghe:  ma il Presidente della Regione che deleghe deve  revocare
  se  l'assessore Armao non ne ha più? E, quindi, signor  Presidente,
  capisco  tutto,  ma la mozione è obiettivamente  superata  e,  come
  tale,  non  più  proponibile perché, qualora fosse  approvata,  non
  potrebbe  determinare effetti, visto che l'oggetto non esiste  più
  Mi  sembra un ragionamento logico. Ripeto, capisco che la  politica
  ha  un momento di contraddizione, ma non può fare a cazzotti con la
  logica, perché altrimenti impazziamo tutti
   Io  ho  ritirato la mozione perché l'assessore Armao  non  ha  più
  deleghe del Governo.
   Questo è il punto che mi consente di dire, onorevole Maira, che il
  Gruppo  del PD in questa Aula ha vinto, anche senza votare.  Questo
  era quello che volevamo e questo è quello che si è ottenuto.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici,  il suo intervento  mi  convince
  sempre  di  più  della  mia  idea e,  vista  la  delicatezza  della
  questione,  sospendo l'Aula e convoco immediatamente la Commissione
  per   il  Regolamento.  I  componenti  della  Commissione  per   il
  Regolamento,  onorevoli Barbagallo, Cracolici, De  Luca,  Leontini,
  Maira, Pogliese e Speziale, sono pertanto attesi nel mio studio.

     (La seduta, sospesa alle ore 20.39, è ripresa alle ore 21.32)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Cascio


    Comunicazione delle decisioni assunte dalla Commissione per il
                              Regolamento

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che la Commissione per il
  Regolamento,  riunitasi  presso il  mio  studio,  ha  deliberato  a
  maggioranza che non ricorrono i requisiti sostanziali per discutere
  e  porre  ai  voti  la  mozione numero 158,  essendo  venuto  meno,
  formalmente,  l'oggetto della mozione stessa, avendo il  Presidente
  della  Regione  comunicato che l'Assessore  per  la  Presidenza  ha
  rimesso  in  toto le deleghe attribuitegli dallo stesso Presidente.
  E'  stata,  dunque,  data piena attuazione alla  parte  dispositiva
  dell'atto di indirizzo politico citato.
   La  Commissione per il Regolamento ha, altresì, deliberato di dare
  mandato a questa Presidenza di condurre approfondimenti sui profili
  procedurali  circa la possibilità, da parte di altri  deputati,  di
  fare  proprie mozioni ritirate dai proponenti, approfondimenti  che
  verranno svolti in sintonia con quanto previsto dai Regolamenti  di
  Camera e Senato.
   Evidentemente, dalla lettura approfondita del Regolamento interno,
  si è evidenziato che questo aspetto non è molto chiaro.
   La Commissione per il Regolamento, quindi, si riunirà nei prossimi
  giorni per tornare a deliberare sulla questione.
   Informo, inoltre, che la seduta continuerà con il dibattito  sulle
  comunicazioni  del  Presidente della Regione. Avendo  acquisito  la
  seduta  di oggi una conformazione differente rispetto a quella  per
  la   quale  era  iniziata  e,  quindi,  essendo  state  svolte  dal
  Presidente   della  Regione  delle  vere  e  proprie  dichiarazioni
  programmatiche,  si vuole dare a tutti i membri del  Parlamento  la
  possibilità   di   discutere,  appunto,  sulle  comunicazioni   del
  Presidente della Regione, e di presentare eventualmente ordini  del
  giorno, così come il Gruppo dell'UDC ha già fatto.
   Questa sera si terrà la discussione che darà la possibilità ad  un
  deputato   per   Gruppo  d'intervenire,  non   necessariamente   il
  Capogruppo,  rinviando  il  seguito  del  dibattito  alla  prossima
  seduta.  Si riprenderà, pertanto, mercoledì prossimo, con  tutti  i
  deputati  che  vorranno iscriversi a parlare e con la  possibilità,
  per i Gruppi parlamentari che lo vorranno, di presentare ordini del
  giorno.
   Dopodiché,  il  Presidente della Regione, come previsto,  avrà  la
  possibilità di svolgere la propria replica.


   Presidenza del presidente Cascio


                          Per fatto personale

   INCARDONA. Chiedo di parlare per fatto personale.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   INCARDONA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  per
  fatto  personale,  perché  poco fa, nelle dichiarazioni  fatte  dal
  Presidente  della Regione, il Presidente stesso ha  evidenziato  un
  passaggio  sull'attività da me svolta e ha mosso  un  apprezzamento
  sul  lavoro  da  me profuso come assessore e che, peraltro,  mi  ha
  visto    sempre   convinto,   fermo   nelle   mie   determinazioni,
  assolutamente  certo com'ero che ciò che si stava  realizzando  era
  assolutamente  legittimo e conforme agli interessi  generali  della
  Regione.
   Quindi, per questo vorrei ringraziare il Presidente della Regione,
  onorevole  Lombardo,  ed evidenziare un suo  tratto  umano,  perché
  quando  in un contesto così solenne il Presidente della Regione  fa
  questo tipo di affermazioni e di dichiarazioni, evidenzia - appunto
  - uno spessore non solo politico, ma anche, e soprattutto, umano: e
  per  me,  che  sono un cattolico e che, quindi,  in  tutta  la  mia
  impostazione credo che l'uomo stia prima di ogni cosa e  al  centro
  di  tutto,  ciò  rende il Presidente Lombardo non  solo  un  grande
  politico ma un grande uomo.

                              (Applausi)


   Presidenza del presidente Cascio


   Riprende la discussione sulle comunicazioni del Presidente della
                                Regione

   PRESIDENTE.  Riprende  la  discussione  sulle  comunicazioni   del
  Presidente   della  Regione.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole
  Cordaro. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  assessori,  onorevoli  colleghi, questa sera abbiamo  ascoltato  la
  relazione  del Presidente Lombardo con la quale egli ha annunciato,
  in  Aula, il fallimento del secondo tentativo o del secondo Governo
  - o tentativo di governo - della sua gestione politica.
   Anche  questa  sera,  devo  dire,  come  circa  sei  mesi  fa,  il
  Presidente  della Regione ha offerto a quest'Aula il  lungo  elenco
  dei  mali e delle pene della Sicilia. Lungo elenco dei mali e delle
  pene  che  condividiamo ma, questa sera come sei mesi  fa,  ripeto,
  abbiamo  avuto,  e parlo a nome del Gruppo dell'UDC,  l'impressione
  che  il  Presidente  ce  le rassegnasse come  un  cronista  che  le
  guardava  dall'esterno, senza spiegarci, appunto,  in  nessuno  dei
  mali  o  delle  pene rassegnate, quale potesse o possa  esserne  la
  soluzione.
   Noi  ci  aspettavamo questa sera che il Presidente,  entrando  nel
  merito  delle questioni (un esempio su tutti, perché è  quello  che
  più  di  altri,  forse,  i  siciliani sentono  come  emergenza)  ci
  spiegasse  come avrebbe voluto risolvere il problema  dei  rifiuti,
  come  avrebbe  voluto impostare la riforma degli ATO, come  avrebbe
  voluto finalmente portare in Aula una riforma degli ATO, dei  tanto
  vituperati  ATO,  disegno  di riforma finalmente  condivisibile  e,
  quindi, approvabile.
   Ebbene, questo non è accaduto e quindi, ancora una volta, ci siamo
  trovati, oltre (ed è questa la novità), al lungo elenco dei mali  e
  delle  pene  della Sicilia, anche un lungo elenco  di  successi  di
  questo Governo
   Evidentemente, questi sono successi visti solamente dal Presidente
  della  Regione, se è vero come è vero, che oltre alla paralisi  del
  suo  Governo,  questa  città  sperimenta,  ogni  giorno,  anche  la
  paralisi della sua circolazione, perché da almeno un paio  di  mesi
  viviamo  il  blocco  quotidiano di Piazza Indipendenza,  in  quanto
  davanti a Palazzo d'Orléans c'è uno sciopero al giorno.
   Ci  saremmo  aspettati  che venissero chiariti  tali  aspetti,  in
  questa occasione, onorevole Presidente della Regione, e invece  non
  è  accaduto ed io non sto mugugnando, perchè ho avuto l'impressione
  che  lei,  nel suo intervento, volesse fare le riforme,  così  come
  testualmente  ho scritto, senza ascoltare mugugni; io sto  parlando
  di politica, di cose della politica, come fanno tutti i deputati di
  quest'Aula  e come avremmo voluto fare in seguito ad una  relazione
  che è stata, ancora una volta, uno splendido libro dei sogni, senza
  alcun aggancio oggettivo alla realtà.
   Ma  lei questa sera, onorevole Presidente della Regione, ha  anche
  affermato  delle  cose  molto importanti, tanto  importanti  quanto
  gravi.  Ha, infatti,  detto che il secondo Governo Lombardo, quello
  che  si  reggeva su una nuova maggioranza  PDL-MPA questa sera  può
  dichiararsi  defunto, ha usato il termine  fallito ,  ne  prendiamo
  atto.
   Però,  onorevole  Presidente della Regione, se  qualche  mese  fa,
  absit iniuria verbis, l'avevo apostrofata come omertoso, perché lei
  non  ci  aveva  spiegato chi avesse remato contro, questa  sera  mi
  limiterò a dire che lei è stato omissivo, perché, ancora una volta,
  non ha spiegato a quest'Aula come vuole portare avanti il programma
  della  Regione,  con  quali partiti vuole  portare  avanti  il  suo
  progetto riformatore. Lei, ancora una volta, al di là ed oltre ogni
  regola, non solo politica ma anche del buon senso, ha fatto appello
  a chi ci crede e a chi ci sta, come se ad eleggerla fosse stato chi
  ci credeva e chi ci stava
   Ebbene,  onorevole  Presidente della  Regione,  ho  il  dovere  di
  stigmatizzare questo modus operandi, anche se questa sera ho  avuto
  definitiva  la  percezione che, purtroppo,  per  questa  Terra,  la
  dimensione  politica del Presidente della Regione  è  quella  dello
  scontro:  egli è venuto in Aula e ha detto a voi, a me, e  a  tutti
  noi,  che  se  siamo  coraggiosi e onesti dobbiamo  presentare  una
  mozione  di sfiducia. Lei è venuto, quindi, a sfidare l'Aula    Noi
  dell'UDC ne prendiamo atto.
   Ma io le dico, Presidente, che non soltanto noi dell'UDC, ma tutti
  i  novanta  i  parlamentari  siamo non solo  coraggiosi,  ma  anche
  onesti.   Se  qualcuno non è stato, né l'uno né l'altro,  quello  è
  lei, che ha fatto un governo in dispregio e tradendo quello che era
  stato  il  voto  popolare  che l'aveva eletta  con  una  coalizione
  formata da MPA, PDL ed UDC.
   Noi  continueremo  ad  essere onesti e  coraggiosi  nell'interesse
  della Sicilia e la invitiamo, pertanto,  onorevole Presidente della
  Regione,  a  riflettere sul prosieguo della sua attività  politica,
  perché  vogliamo collaborare nell'interesse dei siciliani, vogliamo
  chiarezza  da lei, auspichiamo che se lei non lo ha fatto  nel  suo
  primo  intervento,  lo faccia nella sua replica.  Vogliamo  che  ci
  spieghi con quali partiti, e non solo con quali uomini, o pezzi  di
  partiti nuovi o vecchi, come ha detto poc'anzi, intende condurre in
  porto  la  sua  opera  riformatrice  e  la  sua  attività  politica
  nell'interesse della Sicilia.
   Soltanto  dopo  che  lei ci avrà spiegato  con  chi  vuole  andare
  avanti, e soprattutto soltanto dopo che avrà chiarito - non tanto e
  non  solo  a  questo Parlamento, ma soprattutto ai siciliani  -  se
  vuole tenere nel debito conto il mandato elettorale che ha avuto da
  essi,  potremo esprimerci compiutamente.  Allo stato, non possiamo,
  attraverso  l'ordine del giorno che il Gruppo UDC  ha  predisposto,
  che votare contro la sua relazione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  De  Luca.  Ne  ha
  facoltà.

   DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stasera credo che,
  al  di  là  del  dibattito che si è aperto, sia doveroso  fare  una
  riflessione profonda sul valore del mandato elettorale  che  ognuno
  di noi ha ricevuto dal popolo siciliano.
   Ciò  è  necessario perché oggi è stata approfondita  una  tematica
  importante  per  la  nostra Terra, su qual è il  vincolo  morale  e
  politico che ognuno di noi ha nei confronti di questa stessa  Terra
  e nei confronti dei siciliani.
   Bisogna  capire,  una  volta per tutte,  se  nel  momento  in  cui
  riceviamo  la  fiducia, e quindi siamo i depositari delle  speranze
  del  nostro  popolo, possiamo permetterci di tradire  semplicemente
  per  giochi,  calcoli  politici  e  altri  tipi  di  riflessioni  o
  ragionamenti o azioni od omissioni quella che è stata, appunto,  la
  fiducia consegnataci con le elezioni.
   Questa  riflessione è fondamentale perché non si può  accusare  il
  Presidente  della  Regione di trasformismo.   Il  Presidente  della
  Regione ed ognuno di noi  è stato eletto per fare il bene di questa
  Terra  e, sicuramente, ognuno di noi  non è vincolato al cosiddetto
  mandato  imperativo: cioè ha l'obbligo di comportarsi  in  base  al
  rispetto di quel valore assoluto che è agire per salvare la  nostra
  Terra  dal  baratro finanziario, economico, sociale  nel  quale  si
  trova,  perché tutti quanti conosciamo la reale situazione  in  cui
  opera questo Governo.
   E  allora,  rispetto  a  quel valore, non  ci  può  essere  alcuna
  disquisizione  di natura partitica.  Si è aperto  un  nuovo  varco.
  Dobbiamo  comprendere questo. Il Presidente Lombardo non  ha  fatto
  altro che lanciare un semplice appello, ma a chi?  Agli uomini  che
  ci  sono  in quest'Aula, perché ognuno di noi, da questo  punto  di
  vista,  prima di tutto è un uomo; è un uomo che ha avuto un mandato
  elettorale  e  che,  quindi, ha avuto riposto la responsabilità  di
  consegnare  la  Sicilia,  finito  questo  mandato,  sicuramente  in
  condizioni diverse, in condizioni migliori.
   Conosciamo  bene  qual è la situazione nella  quale  ci  troviamo.
  Sappiamo  bene  che  la  situazione finanziaria  è  quella  che  è,
  sappiamo  bene che c'è una struttura amministrativa che non  è  più
  consona  alle reali esigenze della nostra Terra. Sappiamo bene  che
  da  gennaio 2010 entrerà in vigore una riforma che ha voluto questo
  Parlamento: quella riforma prevede la rivoluzione dei dipartimenti,
  la   modifica   degli  assessorati  e,  allora,  rispetto   ad   un
  appuntamento  ormai  certo,  perché  continuare  ad  un  gioco   al
  massacro?
   La gente non capisce questi giochi di Palazzo, questi messaggi non
  li  comprende,  come pure queste intimidazioni   e  sapete  perché?
  Perché    mentre   disquisiamo   all'interno   del   Palazzo,    la
  disoccupazione  aumenta,  la fuga di cervelli  aumenta,  tutto,  da
  questo  punto di vista, dimostra che spesso il Palazzo è scollegato
  da quelle che sono le reali esigenze della nostra Terra.
   Rispetto a questo non c'è vincolo di coalizione che possa  tenere
  Oggi è stato semplicemente chiarito questo.
     Ma,  allora,  l'appello è semplice: non è intanto un  tradimento
  rispetto  ad  una coalizione, perché la questione non è  stata  mai
  posta  in  questi termini. Il Presidente Lombardo vuole andare  ben
  oltre e ciò cosa vuol dire? Significa non trincerarsi semplicemente
  dietro  quelle  che  sono state, finora, squisitamente  logiche  di
  partito,   ma   andare  oltre,  appunto,  cogliere   quel   valore,
  quell'essenza  del  nostro  mandato e quell'appello  è  rivolto  ad
  ognuno di noi.
   Dire  che  si governa con chi ci vuole stare significa esattamente
  un  appello alla nostra coscienza di parlamentari; questo è il vero
  significato dell'appello che è stato lanciato in quest'Aula.
   E  allora, rispetto a questo, cari colleghi, non credo che occorra
  continuare a disquisire sempre dei soliti argomenti, perché  alcuni
  parlano solo di rifiuti e non si sa perché,  come se alla fin  fine
  l'unico   problema  principale  fossero  solo  i  rifiuti.  Spesso,
  purtroppo,  c'è  la  sensazione, e fuori dal Palazzo  si  avvertono
  questi  segnali,  che  è come se si toccassero quotidianamente  dei
  nervi scoperti di qualcuno che reagisce ad orologeria.
   Rispetto  a  queste singole situazioni, non ci possiamo permettere
  di  pensare di affossare l'unica speranza di Governo che c'è  oggi.
  Che  questo  Governo è autonomista, lo ha dimostrato  in  tutte  le
  occasioni.  Non parliamo del Palazzo assediato, perché ci  rendiamo
  anche  conto  che  c'è l'intenzione, forse la volontà,  il  disegno
  anche di qualcuno, di creare quel clima del lancio delle monetine.
   Ebbene,  non  è la prima volta che nelle piazze si protesta  e  si
  protesta anche legittimamente, voglio dirlo anche a qualche collega
  parlamentare   che,  magari,  nella  precedente  legislatura,   era
  consigliere  comunale, ma io ero in questa Assemblea e  mi  ricordo
  che   le   manifestazioni  c'erano,  appunto,  anche  nella  scorsa
  legislatura.
   Rispetto  a  tutto  questo, non bisogna tentare di  inventarsi  un
  alibi. Qui non c'è alibi che tenga
   Abbiamo una grande responsabilità e il Presidente Lombardo  lo  ha
  detto  chiaramente: non ci sono le condizioni per andare  al  voto,
  non perché siamo attaccati alla poltrona, ma perché oggi, andare  a
  votare,  significherebbe bloccare, per l'ennesima volta, tutto  ciò
  che si è fatto in questo anno e mezzo.
   Se  andiamo  a  guardare  le modifiche, la rivoluzione  anche,  mi
  permetto    di   dire,   culturale   all'interno   della   Pubblica
  Amministrazione  regionale che è stata avviata, ebbene,  ora  tutto
  questo  ha richiesto del tempo: potevamo  pensare di affrontare  la
  nuova fase dei fondi comunitari con la stessa struttura che non  ha
  dato quei risultati degni finalizzati proprio a quelle risorse?
   E'  normale  che il Presidente della Regione aveva  il  dovere  di
  modificarne  l'assetto,  perché se ognuno  di  noi  ha  condannato,
  spesso e volentieri, la qualità della spesa comunitaria, non si può
  pensare  che la stessa identica macchina amministrativa,  alla  fin
  fine, fosse all'altezza di potere affrontare la seconda fase.
   Si  è  fatta  un  cosa  elementare: si è rivista  la  struttura  e
  rispetto  ad essa è stata data una priorità. Si è cercato, rispetto
  al baratro finanziario, di stilare una priorità di interventi. Qual
  è  la parte più importante di questi interventi? La sanità, che  da
  questo  punto  di  vista assorbe oltre il 50 per cento  del  nostro
  bilancio.
   E,  poi,  si  è  cominciato a pensare alla  formazione  e  si  sta
  pensando a tutte le altre tematiche che, da questo punto di  vista,
  rischiano di essere parassitarie. Ma rispetto a che cosa? Rispetto,
  purtroppo,  ad  un bilancio che abbiamo ereditato,  perché  abbiamo
  preso  in carico una situazione che risale nei tempi, nella storia,
  nella   responsabilità  probabilmente  da  ascrivere   in   termini
  trasversali,  ma  che ci siamo ritrovati ed abbiamo  il  dovere  di
  risanare.
   Questo  è  il  senso, cari colleghi, dell'appello  del  presidente
  Lombardo e questo appello va riferito non solo a noi rappresentanti
  politici,  ma  prima di tutto e soprattutto a noi uomini  siciliani
  che hanno a cuore le sorti della loro Terra.

   PRESIDENE.  E'  iscritto  a  parlare l0norevole  Leontini.  Ne  ha
  facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  onorevoli  colleghi, il mio sarà un intervento di appello,  fondato
  su un'analisi politica che, adesso, cercherò di articolare in  modo
  specifico e preciso, ma un appello esattamente speculare  a  quello
  che  il  presidente Lombardo ha rivolto all'Aula,  un  appello  che
  rivolgerò personalmente al presidente Lombardo.
   Mi  sono  determinato ad esprimermi in questi termini, dopo  avere
  ascoltato  l'intervento  del collega De Luca,  che  spero  non  sia
  l'esegeta ufficiale del pensiero del presidente Lombardo, perché se
  così  fosse,  il  dibattito potrebbe già chiudersi  perché  avrebbe
  attribuito  al  Presidente un'intenzione  che  è  in  contrasto  ed
  esclusiva  del contributo che io, a nome dell'intero  PDL,  intendo
  fornire.
   In  un'Aula  di  tribunale,  difesi  dall'avvocato  De  Luca,  gli
  imputati avrebbero preso stasera il doppio della pena
   Noi  speriamo,  ed è il primo appello che lanciamo  al  presidente
  Lombardo,  che le argomentazioni addotte dal collega  De  Luca  non
  rappresentino   l'ufficiale  interpretazione   del   pensiero   del
  Presidente, il quale Presidente ha fatto riferimento a un  episodio
  che  ha  costituito,  a suo  modo di dire, un vulnus  nei  rapporti
  all'interno dell'alleanza e mi spiego perché utilizzo tale  parola.
  Il voto contrario al DPEF. Ha detto il presidente Lombardo che tale
  voto  ha  concluso una fase di tensione, alla quale  bisogna  porre
  rimedio  e  alla  quale  bisogna  reagire.  Ebbene,  il  DPEF,   ha
  proseguito,  era  stato licenziato dalla Giunta  ma  poteva  essere
  modificato, se qualcuno riteneva che fosse perfettibile.
   In Commissione Bilancio il capogruppo del PDL, insieme ai colleghi
  di  partito, D'Asero, Leanza ed altri, ha espresso l'opportunità di
  modificare  il DPEF e l'ha fatto utilizzando delle motivazioni  che
  non  erano tacciabili di strumentalità, di  partito preso ,  perché
  erano  più  blande di quelle che la Corte dei Conti aveva  espresso
  nella sua relazione.
   La  Corte  dei Conti aveva elencato un  cahier de doléances ,  una
  serie di motivazioni, tutte negative, che riguardavano lacune nella
  formazione,   nell'agricoltura,  lacune  per  quanto  riguarda   la
  programmazione  e l'utilizzo dei fondi comunitari  e,  persino,  un
  contrasto   e  una  contraddizione  tra  la,  più  volte  replicata
  intenzione  di procedere a una riduzione e razionalizzazione  degli
  enti   economici,  cosiddetti  di  sottogoverno,  a  partecipazione
  regionale, e la volontà espressa, invece, in quella sede ed in quel
  DPEF,  di procedere alla formazione di due nuove società in  house,
  che  la Corte dei Conti, appunto, indicava come, ovviamente,  nuove
  occasioni  di  nomina  di  pletore,  di  organismi  aggiuntivi,  di
  dispersione di somme e quant'altro.
   Era  la  Corte  dei Conti che lo diceva ed io, in Commissione,  ho
  fatto  notare al Governo che questa parte poteva essere modificata,
  esattamente  come  il  presidente Lombardo  stasera  auspicava,  ed
  auspica,  che possa farsi all'interno di una coalizione, o  meglio,
  di  un'alleanza  che  ha  dei  rapporti  di  collaborazione   e  di
  condivisione.
   Mi  è  stato risposto dal Governo che non c'era alcuna  volontà  e
  intenzione di procedere ad una modifica, che il testo era quello  e
  non  poteva  essere  cambiato o modificato e  che,  quindi,  io  da
  capogruppo  - anzi ci fu un appello finale da parte dell'assessore,
  in  quella sede -, dovevo, definitivamente, attestare la lealtà del
  comportamento  di  un  capogruppo  di  maggioranza   Fui,   quindi,
  invitato  a bere o ad affogare .
   Potevo, soltanto, oscillare tra queste due negative alternative
   Avevo  espresso, esattamente, quello che, con un mese di  ritardo,
  il  presidente Lombardo mi suggerisce di dover fare tutte le  volte
  che  si  vuole  far funzionare una coalizione e un rapporto.  Avevo
  soltanto  chiesto  se  era  possibile e  opportuno  riflettere  per
  modificare   Non  avevo espresso contrarietà, non avevo  insultato,
  non  avevo  strumentalmente detto cose diverse da quelle che  erano
  state già dette dalla Corte dei Conti. Fui aspramente rintuzzato.
   E  con  questa posizione assunta in Aula sul DPEF si è chiusa  una
  fase.
   Onorevoli  colleghi, questa fase è iniziata sei  mesi  fa.  Adesso
  entro   nel  merito  delle  questioni  che  il  Presidente,   molto
  opportunamente   nella   sua   relazione,   stasera,   nella    sua
  comunicazione  ha  illustrato  ed aperto.  Sei  mesi  fa,  in  modo
  estemporaneo ed improvviso, una coalizione fu azzerata
   Cinque  giorni  prima  delle  elezioni  europee,  una  Giunta   fu
  azzerata  La coalizione è l'insieme delle forze che, nel presentare
  un programma, lo sottopone agli elettori. Se quel programma è stato
  suscettibile  di consenso, destinatario di consenso, permetterà  la
  formazione di un governo che quel programma stesso intende attuare.
  Fino a quel momento c'era stata una coalizione. Da quel momento  in
  poi,  per scelta del presidente Lombardo, la coalizione non fu  più
  tale:  si  trasformò  in  un'alleanza, più  o  meno  occasionale  o
  estemporanea,  perché non fu notificato né alla  coalizione  né  al
  partito che veniva soppresso dall'oggi al domani, che la coalizione
  doveva  farsi carico di un problema politico. Non ne parlò nessuno.
  Nessuna  coalizione  fu  vissuta come tale. Nessuna  coalizione  fu
  coinvolta,  investita,  convocata  come  tale.  Non  vi  fu  alcuna
  riunione.  Nessuno  seppe,  o ebbe il  diritto  di  sapere,  perché
  improvvisamente  la  coalizione  si  riduceva,  dimagrendo,  e   si
  trasformava in un rapporto di collaborazione tra alcuni dei partiti
  che già prima facevano parte della coalizione.
   Ed  allora,  comincia  il  vulnus, tra la volontà  espressa  dagli
  elettori  e  la scelta fatta dalla politica che si allontana  dalla
  volontà  stessa  espressa  dagli elettori.  E'  lì  che  inizia  un
  esperimento. Questo esperimento dura sei mesi.
   C'è  mai  stato un argomento che allora fu posto a fondamento  del
  programma  di  Governo  che  dalla precedente  coalizione  e  dalla
  successiva  alleanza  sia mai stato messo in  discussione  rispetto
  alla  volontà  di  riformare?  C'è mai  stata  un'opposizione  alle
  intenzioni  riformatrici, qualora esse si fossero  evidenziate?  Ha
  fatto  bene  stasera il Presidente a dire che ci sono delle  grandi
  emergenze; ma ci sono delle grandi emergenze che, fino ad ora,  per
  motivi  ben precisi, non sono state affrontate con gli strumenti  e
  con il giusto metodo.
   Oggi stiamo parlando del recupero dei fondi comunitari, ma fino  a
  settembre,  da  tutte  le  espressioni  dell'alleanza,   della   ex
  coalizione,    della   collaborazione,   venivano    mosse    delle
  preoccupazioni  fondate  e  forti  sul  rischio  che  questi  fondi
  potessero   incorrere  in  una  dispersione  o  in  un   disimpegno
  automatico. Lo si disse chiaramente. Questo, peraltro, derivava  da
  scelte  che, come il collega Cateno De Luca ha voluto dire stasera,
  discendevano   dalla   necessità   di   cambiare   gli    strumenti
  dell'amministrazione che non andavano  Ma, caro  collega  De  Luca,
  gli  strumenti furono cambiati  Tu ometti di ricordare  che  furono
  ricambiati.   E   dopo  sette  mesi  di  assoluta   inerzia   nella
  elaborazione  del  benché  minimo bando,  quegli  strumenti  furono
  nuovamente, nottetempo, sottoposti ad una modifica  E mi  pare  che
  io non abbia bisogno, visto che si tratta di un collega apprezzato,
  di  fare  nome e cognome su chi prima e dopo sia stato  chiamato  a
  gestire questa importante competenza.
   Allora,  alla  fine  di  questi sei mesi, dice  opportunamente  il
  Presidente Lombardo, con il voto sul DPEF si chiude una pagina e se
  ne   apre   un'altra.  La  pagina  che  si  è   chiusa   è   quella
  dell'esperimento  semestrale di riduzione della  coalizione  voluta
  dagli  elettori ad altra cosa, ad una scelta della politica. Perché
  è  la politica che ha scelto, è stato il Presidente a scegliere  di
  trasformare  la  coalizione  in  un'alleanza,  in   un  accordo  di
  collaborazione.
   Oggi,  dopo  il  voto sul DPEF, che è derivato da una  volontà  di
  modifica costruttiva che è stata respinta dal Governo e della quale
  noi   non   portiamo  alcuna  responsabilità  e   colpa,   se   non
  nell'atteggiamento  che  in  quella  occasione  in  Commissione  il
  Governo espresse, si apre una nuova pagina.
   Il  Presidente  Lombardo  ha elencato dieci  grandi  categorie  di
  impegno che il nuovo Governo dovrebbe affrontare.
   Presidente  Lombardo, allora comincio con l'appello. In  politica,
  così come nelle attività di Governo, si viene scelti una volta ogni
  cinque  anni,  si  sceglie tutti i giorni. Lei oggi  scelga  e  non
  inviti  acriticamente ad essere scelto, perché l'invito  ad  essere
  scelto in modo indiscriminato significa riaprire una nuova pagina e
  un  nuovo  percorso  di  alterazione della volontà  popolare  e  di
  allontanamento  da quello che gli elettori ci hanno  autorizzato  a
  fare quando, con la coalizione, e non con l'accordo, hanno fatto sì
  che lei componesse assieme a tutti noi un Governo.
   Per cui l'appello che stasera le faccio è comprendere se il rinvio
  della discussione sugli strumenti finanziari, o la proposizione  di
  un esercizio provvisorio fino a gennaio, possano servire a riaprire
  questa pagina, nella direzione che noi abbiamo sempre auspicato;  e
  devo  dire che il Presidente stasera ha utilizzato alcune parole  e
  argomenti che, a prescindere da alcune affermazioni fatte in  Aula,
  sulle  necessità  cronologiche, tuttavia  sono  state  citate  come
  adempimenti e impegni.
   Parlo  del  riferimento che il Presidente ha fatto,  entro  il  31
  dicembre prossimo, circa l'azzeramento - ha voluto specificare, dal
  suo  punto di vista legittimamente, dal mio punto di vista  un  po'
  meno  -,  dovuto  non tanto dalla richiesta fatta  da  Leontini  in
  questa sede o dal PDL nelle sedi del confronto politico, ma dettato
  dalla necessità di mettere in campo una legge che, per poter essere
  attuata  a  pieno regime, non può che passare, appunto, che  da  un
  azzeramento delle deleghe.
   Era  quello che dicevamo noi. Noi dicevamo proprio questo:  se  la
  trattativa, la verifica, potrà alla fine metterci in condizioni  di
  azzerare,  anche  perché  la  legge ce lo  impone,  ebbene,  questo
  azzeramento  diventa  la condizione e il contesto  all'interno  del
  quale  collocare  i  nuovi contenuti della rilanciata  attività  di
  Governo e, quindi, i nuovi contenuti della politica. Dichiarato  il
  fallimento dei sei mesi - perché, in effetti, siamo arrivati con un
  voto contrario sul DPEF per tutti i disagi e le stratificazioni  di
  difficoltà  che all'interno di questa alleanza si sono  determinati
  -,   riapriamo   la  pagina  della  politica,  facendo   incontrare
  nuovamente  il  timbro originale, quello che  gli  elettori,  unico
  valore,  ci  hanno  autorizzati  a  considerare,   e  cioè   quello
  dell'espressione e del consenso.
   Riportiamo  l'alleanza  a  coalizione,  non  potevamo  che   farlo
  attraverso l'azzeramento. Bene ha fatto il Presidente questa sera a
  indicare    come   possibile   esito   l'azzeramento,   in    forza
  dell'attuazione  di  una  legge,  ma  l'azzeramento,   nei   fatti,
  costituirà  la  cornice  e  la condizione all'interno  della  quale
  collocare  la  rilanciata attività di Governo e la nuova  colazione
  che  poi  sarà - noi lo auspichiamo, e questo è il secondo  appello
  che lanciamo al Presidente - quella originale.
   Se questo tempo servirà, pertanto, a definire meglio le questioni,
  tenendo conto delle difficoltà e di quanto è successo fino ad oggi,
  consentirà a questa coalizione (che in questo momento si trova  per
  temporanei ruoli, non scelti dai soggetti della coalizione  stessa,
  su  sponde  diverse),  di essere ricostituita secondo  l'originario
  programma.
   Non   è   stato   il   partito  dell'UDC  che   si   è   collocato
  all'opposizione,  lo  ha fatto il Presidente per  una  sua  scelta,
  peraltro  non  derivante  da una consapevole  determinazione  della
  coalizione,  convocata con all'ordine del giorno recante  la  crisi
  politica dei rapporti con un partito.
   Bene.  Ne  parliamo e ce ne facciamo carico tutti.  Il  Presidente
  dice - e ne prendo atto positivamente - di chiedere scusa se avesse
  esagerato in alcune espressioni.
   Onorevole  Presidente  della Regione, la prego,  sia  sincero  nel
  chiedere scusa, perché se lei chiede scusa contestualmente  ad  una
  sorta  di  sfida all'Aula sulla sfiducia, non abbiamo fatto  nulla,
  perché  stasera che motivo c'era di dire ai colleghi di essere  più
  onesti,  più coraggiosi, più trasparenti, determinati, abbiate  più
  dignità, votate la sfiducia  Noi non abbiamo mai lavorato in questa
  direzione,  non abbiamo mai indicato questo esito. Questa  sera  le
  parole  del  collega  Incardona lo  hanno  dimostrato:  se  lei  ha
  esagerato,  ha  esagerato nei comportamenti,  nelle  scelte,  nelle
  decisioni  e  nelle  parole.  Il  collega  Incardona  fu   definito
  inadeguato e il suo programma dispersivo e moltiplicatore di spese.
   Chi  stasera,  da  questo microfono, ha reagito quasi  con  grande
  veemenza   nei   confronti  di  chi  ha  posto   un   problema   di
  riutilizzazione  della  mozione, quando il  collega  Incardona  dal
  sottoscritto  e  da altri 38 colleghi voleva essere   riabilitato ,
  all'indomani  di  una decisione del Presidente  di  assegnare  alla
  dirigente del  suo Assessorato il compito di sconfessare  il  piano
  che  Incardona  medesimo  aveva  presentato,  ebbene,  chi  mi   ha
  preceduto  da questi microfoni, si rifiutò di firmare.  Eravamo  in
  39.
   Stasera prendo atto che l'onorevole Incardona viene santificato  e
  riabilitato come nelle più solenni ritualità religiose; dopo essere
  stato collocato quasi al rogo, oggi viene riabilitato, il tribunale
  dell'Inquisizione di allora si è trasformato, oggi, in  un  momento
  di grande riabilitazione
   Siamo  tutti contenti di avere avuto ragione, siamo contenti anche
  del  fatto che il Presidente Lombardo abbia ammesso di avere  avuto
  torto e, come allora, anche altre volte. E allora le cose dette dal
  Presidente,  stasera, noi vogliamo interpretarle  come  espressione
  sincera di autocritica.
   Noi  facciamo  le  nostre  autocritiche  e  valutazioni,  però  le
  assicuriamo, onorevole Presidente della Regione, che ci siamo mossi
  sempre   in  buona  fede  e  mai  animati  da  una  strumentale   e
  precostituita volontà di contrapposizione o di opposizione.
   Per  valorizzare e rispettare questo, lei stasera o  quando  sarà,
  nella  sua  replica,  chiarisca che noi con  questa  riapertura  di
  fiducia  e  di  credito nel prossimo futuro,  abbiamo  ragione  nel
  ritenere che si possa ricostituire la coalizione che vorremmo.
   Non  ci  è  piaciuto l'appello indiscriminato  e  generico,  e  sa
  perché?  Perché  quello che va sottolineato, ormai, nel  linguaggio
  della  politica, così sovraesposta mediaticamente, non sono solo  i
  fini, quanto la divisione sui mezzi.
   Noi  le  facciamo un appello. Vogliamo sapere con quali  mezzi  il
  programma  che  lei  ha poc'anzi illustrato deve  essere  messo  in
  campo. Non è ininfluente indicare con quali mezzi, non si può  dire
  di appellarsi agli uomini di buona volontà, non si può dire che chi
  ha  votato  contro  il suo bilancio dell'anno  scorso,  oggi  possa
  essere    disponibile   a   una   indiscriminata   chiamata    alla
  collaborazione,     perché     questo    significa     allontanarsi
  definitivamente  dalla volontà degli elettori e dall'autorizzazione
  democratica  che l'espressione del consenso ha fornito nel  momento
  più  importante. Si viene scelti ogni cinque anni, si sceglie  ogni
  giorno.
   Scelga  presidente Lombardo: scelga con quali mezzi attuare questo
  programma.  Dica chiaramente che lo vuole attuare  con  noi  e  noi
  siamo  pronti  a collaborare nei prossimi giorni con lei,  affinché
  questi  strumenti e questi mezzi siano quelli che gli  elettori  ci
  hanno dato in mano.
   Non  utilizziamo questa occasione come un'occasione  perduta,  per
  farci  ulteriormente del male e fare del male ai  siciliani.  Molte
  cose  che lei ha detto sono oggi oggetto di una consapevolezza  che
  ieri non era così lucida, perché non è stata tale la consapevolezza
  sulla  perdita di tempo sulla riforma degli ATO. E le ricordo  che,
  proprio  nove  mesi fa, quando ancora la coalizione  era  tale,  in
  Quarta  Commissione arrivò un disegno di legge che recava la  firma
  dell'assessore  Sorbello  e che era stato condiviso  all'unanimità:
  poi  ci sono stati diversi emendamenti presentati dal PD che furono
  votati dall'MPA contro il suo stesso assessore
   Da  allora, il disegno di legge si arenò, fu trasmesso in  Seconda
  Commissione,  ovviamente era entrato  bianco  e  uscito   nero ,  e
  questo  ibrido  non  poteva essere sottoposto a  nessuna  forma  di
  condivisione successiva, per cui, per scelta dello stesso  Governo,
  si decise di accantonarlo.
   Ecco  il  perché,  caro collega De Luca, delle perdite  di  tempo.
  Nessun ostruzionismo, nessuna volontà strumentale di opposizione  o
  di ritardo, ma la necessità della chiarezza e della collaborazione,
  della  chiarezza  dei programmi e dei mezzi con cui  questi  stessi
  programmi vanno attuati.
   Con chi, è fondamentale  I fini li ha illustrati e sono quelli che
  condividiamo e non sono cambiati rispetto a quelli che gli elettori
  hanno conosciuto.
   Stasera,  il  presidente  Lombardo  non  ha  modificato   il   suo
  programma,  è  lo  stesso programma che un anno e mezzo  fa,  tutti
  insieme, per le strade della Sicilia, abbiamo fatto votare.  Non  è
  cambiato  nulla. Quello stesso programma deve essere sostenuto  con
  gli  stessi mezzi che furono sottoposti all'elettorato  Contro quel
  programma, una parte di quest'Aula, legittimamente, dal  suo  punto
  di  vista,  si  è scagliata. Ha votato contro, si è  determinata  a
  sostenere  un  altro programma, altri candidati. Non  si  può  oggi
  appellarsi   alla  buona  volontà,  perché  la  buona   volontà   è
  confusione, è una sorta di coinvolgimento indiscriminato.
   E  sa  perché  le  rivolgo questo appello,  onorevole  Presidente?
  Perché stasera, siccome io mi sono determinato favorevolmente, però
  mi  sento un uomo libero e quindi voglio esprimere fino in fondo le
  mie  convinzioni,  ebbene, questa sera, a  proposito  della  scelta
  degli  amici del PD di ritirare la mozione (ed io sono,  da  questo
  punto  di  vista, oramai sentimentalmente e politicamente  neutrale
  rispetto alla loro scelta), avevo detto inizialmente che, se  fosse
  stata discussa, avrei votato favorevolmente.
   Però,  vede, onorevole Presidente della Regione, ci preoccupa  una
  cosa,  ecco  perché  l'appello a chiarire: il  PD  ha  ritirato  la
  mozione, e l'ha ritirata con una motivazione diversa e contraria da
  quella per cui è stata presentata
   Una  mozione  va  interpretata nel contesto delle sue  parti,  una
  parte narrativa e una dispositiva; nella parte narrativa - scrivono
  i  colleghi del PD -, rilevando che così facendo l'assessore Armao,
  pur  non avendo alcuna delega in materia, ha sbagliato, esattamente
  come  stasera,  perché l'assessore Armao non ha  alcuna  delega  in
  materia  avendola rimessa  Ma la motivazione per cui  essi  l'hanno
  censurata  era proprio questa: come stasera, in assenza di  deleghe
  in  materia, ha sbagliato perché ha rivolto un comunicato stampa  -
  dicono  sempre  i colleghi del PD - e quindi, lo stesso  comunicato
  stampa,  da domani, può essere azione riconducibile al mantenimento
  del  posto di assessore senza delega, perché lo ha fatto,  appunto,
  in  assenza di deleghe. E hanno scritto la formula  pur non  avendo
  alcuna  delega in materia . Quindi, oggi hanno ritirato la  mozione
  con  una  motivazione diversa e opposta a quella per cui era  stata
  presentata.
   Chiaramente,  questo meccanismo mi fa pensare che il suo  appello,
  rivolto    ecumenicamente   a   quest'Aula,   possa   essere    già
  pregiudizialmente  accolto attraverso degli atti  dimostrativi.  Se
  gli  atti  dimostrativi dovessero essere questi, saremmo  veramente
  qui a farci del male.
   Noi  vogliamo  sperare, con questa ulteriore occasione,  di  avere
  capito invece cose diverse che non quelle che si evincono da queste
  azioni;  queste azioni fanno capire che ci sono dei  meccanismi  in
  corso  per  i  quali nuovi rapporti possono essere  sostitutivi  di
  altri. Perché è chiaro che si tratta di una iniziativa strumentale.
   Ognuno fa il suo mestiere, io non condanno i miei amici e colleghi
  del PD e dell'opposizione, evidentemente il loro mestiere lo stanno
  indirizzando verso questo esito, nonostante i proclami. Prendo atto
  di questo.
     Io mi appello a lei, onorevole presidente Lombardo, affinché sia
  sconfessata  questa  evenienza, sia  sconfessato  questo  possibile
  esito, non siano queste le premesse di accordi sottobanco che vanno
  oltre  e  fuori il nostro rapporto di collaborazione  e  la  nostra
  volontà  di  collaborare.  Lo abbiamo  detto  e  fatto,  Presidente
  Cascio,  in tutti i mesi che precedettero la crisi di rapporti  con
  l'UDC:  fummo  i  primi  a protestare e a dolerci  quando,  in  una
  conferenza  stampa del 12 novembre, il Presidente Lombardo  ebbe  a
  teorizzare  la  necessità delle geometrie variabili. Passarono  due
  mesi  e  il  16  gennaio  il Presidente teorizzò  l'opportunità  di
  un'alleanza con Storace, tutte alleanze fuori da quella che era  la
  coalizione che gli elettori avevano voluto.
   E  noi  ci  siamo sicuramente lamentati di tutto questo, ma  siamo
  rimasti.  E  tutto  questo  era ancora  precedente  alle  crisi  di
  rapporti  con  l'UDC, quindi non riguardava tutto ciò  che  poi  il
  Presidente  ha  voluto  dire  con una  dose  anche  di  propaganda,
  allorché  ha voluto evidenziare che la sua traiettoria determinata,
  certa,  veloce  e  sicura verso la riforma e  la  bonifica,  veniva
  fermata e ostacolata da chissà quali supposte e torbide volontà
   Non  c'è  stato tutto questo, anche perché ci siamo lamentati  del
  fatto   che,  molte  volte,  l'azione  del  Governo  non  è   stata
  all'altezza del compito o della quantità di compiti che  lo  stesso
  Presidente Lombardo stasera ha enucleato ed evidenziato e assegnato
  al suo futuro di governo.
   Egli ha fatto bene a indicare la somma di tutti questi impegni,  e
  noi   a  questi  stessi  impegni  vogliamo  partecipare,  ma  nella
  chiarezza  delle posizioni e delle idee. Anzi, avremmo tante  altre
  cose da aggiungere ai dieci punti.
   Sicuramente,  nei  prossimi  giorni,  troveremo  occasioni,   come
  abbiamo  fatto  con la delegazione del Presidente la volta  scorsa,
  quando  abbiamo parlato di formazione, di ATO, di agricoltura.  Non
  abbiamo  parlato,  per esempio stasera, non  ho  sentito  nulla  al
  riguardo,  ma noi ne abbiamo parlato, della necessità di  procedere
  velocemente  a una nuova legge sugli appalti, dato che in  Sicilia,
  in  questo  momento, la materia è totalmente ingessata, bloccata  e
  siamo  alle  gare  con  i numeri periodici  costanti  in  tutte  le
  occasioni, tanto che in questo momento le sofferenze delle  imprese
  e  delle  attività,  per  quanto riguarda i lavori  pubblici,  sono
  stridenti, acute e sotto gli occhi di tutti.
   Bene, ecco qui una possibile integrazione, una perfettibilità.  La
  sto  indicando  come  esempio estemporaneo di  collaborazione,  che
  domani  potrebbe tradursi in una partecipazione ad incontri che  io
  spero non siano più bilaterali, non siano più tra conventicole,  ma
  siano  incontri chiari e aperti tra delegazioni che hanno  avuto  i
  voti  e  li  hanno  ottenuti  per  attuare  un  programma  di   una
  coalizione. Si ritorni all'accordo di una coalizione che  è  quella
  che ha voluto l'elettorato e per la quale noi oggi siamo chiamati a
  governare la Sicilia.
   Ci  attende  la  Sicilia in molti dei settori  che  il  Presidente
  Lombardo   ha  illustrato  stasera  e  ci  attende  per   soluzioni
  importanti.  Non abbiamo citato, per esempio, che i  forestali,  da
  quattro  mesi, non prendono lo stipendio; ciò non attiene al  fatto
  che  la  seconda Commissione non si riunisce, che non sia  iniziato
  l'esame  del  bilancio.  Non vorrei che si  pensasse  che,  con  il
  ricorso  all'esercizio provvisorio, oggi consapevolmente si  sposti
  di  altri  tre  mesi  lo  stipendio ai forestali   Non  è  così.  I
  forestali si possono pagare e allora facciamolo
   Lavoriamo  dunque  per  la  Sicilia, lavoriamo  per  modificare  i
  consorzi  di  bonifica,  ma  nello stesso  tempo  per  garantire  i
  lavoratori dei consorzi di bonifica, che inseguono i Capigruppo  di
  quest'Aula  da  sei  mesi con uno straccio di  emendamento  che,  a
  parole,  tutti  dichiarano di volere,  e  che  poi  in  Aula  viene
  espunto, ritirato, messo da parte, denunciato come negativo
     Allora  parliamo un linguaggio chiaro, quello della  rispondenza
  tra le azioni di Governo e le necessità dei siciliani.
   In  questo  momento, abbiamo dovuto purtroppo  lamentarci  che  il
  gergo  della politica è andato oltre la realtà dei fatti, è  andato
  oltre  le  necessità  e i bisogni, è andato oltre  le  esigenze  di
  questa Terra. Ritorniamo ad aprire queste pareti ad un rapporto  di
  sintonia tra il Palazzo e chi c'è fuori. Le formule della politica,
  le alchimie della politica, sono quelle che noi abbiamo lamentato.
   Quando  in una stanza ci si chiude per dire  apriamo al PD  oppure
   smantelliamo  i  partiti tradizionali , me lo consenta  Presidente
  Cascio  - e chiedo scusa all'Aula, ma mi occorre qualche minuto  in
  più  -,  stiamo  parlando del presente e del  futuro  della  nostra
  Regione.
   Quando nelle prime pagine di tutti i giornali si teorizza insieme,
  peraltro  non da soli, in due o in tre, che è necessario  procedere
  allo  smantellamento  di  tutti i partiti tradizionali  per  potere
  rinvenire   dalle  macerie  di  questo  smantellamento  nuclei   di
  posizione che possano essere collegati in una alleanza trasversale,
  magari con l'integrazione e l'appoggio del PD, io credo che si vada
  oltre   ogni   possibile  immaginazione  politico-istituzionale   e
  parlamentare,  ma  soprattutto, si vada contro la volontà  espressa
  dagli elettori.
   Solo  qualora il Presidente Lombardo confermasse essere quella  la
  sua volontà - e il collega De Luca mi aveva un po' depresso, perché
  mi  stava orientando verso questa interpretazione, ma guardando  il
  Presidente mi sto rendendo conto che posso sperare diversamente  -,
  allora,  se è diversa, appunto, la direzione di marcia,  da  domani
  saremo con lei, onorevole Presidente, a sostenere questo progetto.
     Quello che le chiediamo è che lei sia con noi. Fino ad oggi,  le
  intermittenze della sua volontà hanno purtroppo determinato  queste
  difficoltà. Speriamo che queste intermittenze diventino invece  una
  solida e determinata volontà a fare in modo che non le sfiducie, ma
  le fiducie prevalgano.
   La  sfiducia  potrebbe avere una sola motivazione,  quella  di  un
  definitivo  allontanamento da ciò che insieme  avevamo  detto  agli
  elettori. Siccome questo mi pare di poter contribuire a determinare
  che  non  debba  essere, allora, da stasera  il  nostro  appello  è
  affinché  questo  rinvio, l'esercizio provvisorio,  l'anticipazione
  dell'azzeramento e l'illustrazione del programma siano  insieme  la
  materia,  all'interno di questa cornice, per rilanciare  l'attività
  di   governo  e  l'omogeneità  e  la  compattezza  politica   della
  coalizione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare  l'onorevole  Adamo.  Ne  ha
  facoltà.

   ADAMO.   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, sarò  brevissima,
  anche  perché  vorrei  esprimere un appello -  è  la  serata  degli
  appelli  -  ebbene, vorrei lanciarne uno anche io, dando  un  tocco
  femminile,  riguardo i tempi degli interventi, perché  la  politica
  non può diventare una questione di resistenza fisica
   A   parte   questo,   però,   ho  molto  apprezzato   l'intervento
  dell'onorevole  Leontini; sicuramente l'onorevole Leontini,  questa
  sera,  ha raggiunto l'obiettivo che tutti noi volevamo raggiungere,
  cioè  riaprire un dialogo sereno e concreto sul programma. Ed è  la
  migliore  risposta  che  poteva  dare  all'intervento  puntuale   e
  corretto  del  nostro  Presidente che non  ha  fatto  l'elenco  dei
  problemi  né  un  bollettino delle vittorie,  ma  semplicemente  un
  appello  serio  e consapevole dei problemi della Sicilia,  problemi
  che devono essere affrontati da tutti noi, discussi e risolti.
   Siamo   tutti  pronti  a  ricominciare  a  lavorare  assieme,   ma
  chiaramente  credo che l'UDC debba  fare anche una  riflessione  al
  suo  interno;  far parte della coalizione, infatti,  non  significa
  soltanto  eleggere  il  Presidente,  scegliere  un  programma,   ma
  significa anche difenderlo nei fatti.
   E,  allora,  se  ci sono questioni che riguardano il  programma  -
  l'esempio  fatto dall'onorevole Leontini è perfetto  -  al  momento
  della presentazione del DPEF occorrevano delle modifiche.
   Ricordo,  però, all'onorevole Leontini che noi le avevamo raccolte
  all'ultimo  minuto,  e non c'è stato il tempo di  organizzarle;  le
  abbiamo fatte nostre e le abbiamo presentate, voi l'avete bocciato
  Diciamo che non abbiamo avuto il tempo di organizzarci e questo non
  avverrà più.
   E,  allora,  agli amici dell'UDC  diciamo che se hanno sposato  un
  programma,  se  hanno  eletto  un  Presidente,  è  il  momento   di
  avvicinarsi con lealtà a questo programma e di fare delle proposte,
  noi   tutti   saremo  disponibili  ad  accettarle,  ma  sicuramente
  l'alleanza non può essere ripresa da ordini e diktat al Presidente.
   C'è,  probabilmente,  qualcuno che  non  ha  ancora  metabolizzato
  l'elezione   diretta   del  Presidente;  l'elezione   diretta   del
  Presidente  presuppone la scelta di un programma  che  deve  essere
  realizzato.  Il  Presidente  non  diventa  il  proprietario   della
  Regione,  ma  può essere contestato  sui fatti, sui programmi,  gli
  possiamo stare vicino, possiamo correggere i programmi; certamente,
  però,   nessuno   può  dire  azzeramento  di   Giunta,   ordini   e
  cambiamenti...
   Questa  è  la  vecchia politica che, il giorno dopo  le  elezioni,
  condizionava  per  motivi  certamente  non  nobili,   l'opera   del
  Presidente. E, allora, onorevole Presidente della Regione, restiamo
  al  suo  fianco per la realizzazione del programma per il quale  ci
  siamo impegnati e per il quale vogliamo batterci.

   PRESIDENTE.  E'iscritto  a parlare l'onorevole  Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  assessori  o  ex  assessori, come avuto modo, come  lei,  onorevole
  Leanza,  ha avuto modo di ascoltare, già ci sono i nuovi assessori,
  abbiamo ascoltato l'assessore Leontini
   Siamo  qui  questa  sera anche a seguito di  una  serie  di  fatti
  avvenuti nella vicenda politica e amministrativa di questa Regione.
  Uno  è  certamente  quello  che ha ricordato  il  Presidente  della
  Regione, il famoso - l'ha così definito - ribaltone sul DPEF.
   Vorrei informare, però, il Presidente della Regione che, prima  di
  approvare  l'ordine del giorno che respingeva il DPEF del  Governo,
  era  stato respinto il DPEF che aveva fatto proprio il Governo, con
  il voto contrario di una parte della sua stessa maggioranza.
   C'è  stato,  quindi,  un  voto di sfiducia  di  alcune  formazioni
  politiche al Governo e non un voto al PD in termini di sostegno.
   Lo  dico perché in politica contano le parole, ma contano anche  i
  fatti e, purtroppo, devo dire con rammarico che ancora siamo ad una
  scissione  tra  le  parole e i fatti; stasera siamo  qui,  infatti,
  perché, a seguito di quel provvedimento, sono avvenute una serie di
  cose,  non  ultimi,  i famosi penultimatum dell'onorevole  Leontini
  che, nella seduta del 25 novembre, dava ventiquattro ore al Governo
  -  non  voglio offendere le cameriere ma neanche ad esse  si  danno
  ventiquattro  ore   -,  tempo entro il quale il  Governo,  appunto,
  avrebbe dovuto, così - ribadisco - dichiarava l'onorevole Leontini,
  azzerare la Giunta, pena la chiusura di qualunque dialogo in tavoli
  alberghieri aperti, in quei giorni, nelle città siciliane. Ho avuto
  modo, già in quei minuti, di definirlo un penultimatum.
   Stasera,  abbiamo ascoltato una serie di terzultimatum,   cioè  si
  abbassa  di  categoria  anche  il livello  dello  scontro  o  delle
  dichiarazioni  di intenti, perché mi pare che siamo davanti  ad  un
  Presidente   della  Regione  che  arriva  e  parla  di   un   fatto
  politicamente rilevante e sarebbe ipocrita se non venisse valutato:
  e ciò perché, nelle regole della politica, le parole hanno un peso;
  un  Presidente della Regione che entra in Aula  e dichiara  che  la
  sua maggioranza è disarticolata e dissolta  è un dato politicamente
  senza appelli...

   LEONTINI.  Non è così

   CRACOLICI. Onorevole Leontini, ci sono le agenzie con i titoli del
  Presidente  della  Regione e credo che ci sarà anche,  fra  qualche
  minuto,  il  resoconto  parlamentare che lei  avrà  modo  di  poter
  leggere.
   Vi  chiedo  scusa,  ma stasera sono particolarmente  stanco  e  ho
  qualche  difficoltà  a tenere anche il filo del  mio  ragionamento,
  quindi, vi chiedo la cortesia di non interrompermi.
   Un  dato  politicamente rilevante, dicevo, ma un dato di  perfetta
  contraddizione: mi riferisco alle parole usate dal Presidente,  con
  il  plastico  che  ho  davanti  a me,  onorevole  Presidente  della
  Regione,  di una Giunta in cui i rappresentanti di quelli  che  lei
  addebita   come   i   responsabili  della  dissoluzione   e   della
  disarticolazione  della  sua  stessa maggioranza,  sono  seduti  al
  contempo nei tavoli di questo Governo.
   Allora,  la  politica, se alle parole non corrispondono  gli  atti
  conseguenti,  diventa  farsa e lei, stasera, rispetto  alle  parole
  politicamente impegnative, mi permetto di dire che aveva  e  ha  il
  dovere  delle conseguenze, perché altrimenti stiamo giocando tutti:
  e  lo  stiamo facendo non con i partiti, ma con la Sicilia,  perché
  passiamo  da  penultimatum a penultimatum, da rinvio  a  rinvio,  a
  un'idea  in  cui la Sicilia può aspettare i giochi  e  i  giochetti
  della politica
   Credo  che  questa sera avevamo bisogno di capire e  credo  -  non
  quest'Aula  -  di avere le idee  abbastanza chiare.  Credo  che  la
  Sicilia, non l'Aula, abbia bisogno di capire se il Presidente della
  Regione  -  onorevole  Presidente, deve  avere  coraggio  -  eletto
  direttamente   dai cittadini, aveva e ha il coraggio,  appunto,  di
  dire  l'unica parola che dopo venti mesi i siciliani si  aspettano,
  cioè  che  la  coalizione che lo ha sostenuto  a  Presidente  della
  Regione  non è in grado di dare un Governo stabile a questa  stessa
  Regione. E che la coalizione di centrodestra che lo ha sostenuto ha
  fallito e sta fallendo, non solo nel governo di questa Regione,  ma
  ha   fallito  e  sta  fallendo  anche  nel  governo  di  tantissimi
  importanti comuni, a partire dal comune di Palermo, visto che siamo
  nella città di Palermo.
   Lo  dico,  Presidente, non per un giudizio di carattere  politico.
  Credo  che bisogna essere onesti, perché qui si racconta del  DPEF,
  poi  dell'emendamento approvato. Qui, non c'è  stato  un  atto,  da
  quando  è  nata questa legislatura, un emendamento, un  ordine  del
  giorno  su  cui  si sia costruita una condivisione vera  di  questa
  maggioranza  e  della sua capacità di parlare al Popolo  siciliano.
  Non c'è un atto  E sa perché, onorevole Presidente
   Perché la verità è che questa coalizione si è messa assieme con un
  corto  circuito iniziale: una parte ha pensato che bisognava  stare
  assieme  per  gestire  la Regione che c'è, gestire  l'esistente,  e
  un'altra  parte,  forse  accorgendosene in  corso  d'opera,  ha  la
  consapevolezza   che  questa  Regione  non  è  gestibile   partendo
  dall'esistente   ma   che  bisogna  invero   provare   a   cambiare
  l'esistente.
   Ho  usato  un'espressione che capisco impegnativa, ma  in  cui  ho
  cercato  di distinguere le due principali anime che poi prescindono
  anche  dai partiti che hanno composto questa coalizione in Sicilia,
  in  quelli, cioè, che definisco conservatori del presente  -  e  in
  questo  presente  c'è  tutto - e i riformisti  per  necessità  -  è
  impegnativa   questa   espressione  -,   riferendomi   a   chi   ha
  consapevolezza della necessità di un cambiamento. Coloro  cioè  che
  valutano  il problema della sanità per come si presenta, invece  di
  essere  considerato  il Piano di rientro un foglio  di  carta,  che
  intanto  si sottoscriveva e poi si vedeva, potendo essere  comunque
  un  tentativo di cambiare il corso delle cose, così come la vicenda
  dei   rifiuti,   piuttosto   che  la   vicenda   della   formazione
  professionale, ovvero il tentativo di mettere ordine  alle  società
  partecipate  di  questa  Regione, piuttosto  che  il  tentativo  di
  mettere  la  parola  fine alla duplicazione di  meccanismi  come  i
  Consorzi di bonifica.
   Tutto  ciò  piuttosto  che galleggiare sulla Regione  che  abbiamo
  conosciuto e che ci ha portato al disastro finanziario ed economico-
  sociale  perché, di anno in anno, possiamo continuare a  balbettare
  che  dobbiamo approvare le variazioni di bilancio a fine esercizio,
  e  con  esse le manovre correttive, ma la verità è che, di anno  in
  anno,  dobbiamo dire la verità alla Sicilia, noi, una  parte  della
  spesa  corrente,  non siamo più in grado di coprirla  nel  bilancio
  ordinario  di  questa  Regione e, per  pagare  i  quattro  mesi  di
  stipendio  ai  forestali, ad esempio, forse pagheremo solo  questi,
  senza  corrispondere,  invece,  quanto  è  stato  sottoscritto  con
  l'accordo  con  i  lavoratori del settore e che  prevede  anche  il
  riconoscimento  degli  arretrati che  probabilmente,  appunto,  non
  riusciremo a pagare.
   E   perché?  Perché  siamo  costretti  a  fare  una  manovrina  di
  aggiustamento a fine anno in cui raschiamo - e ogni anno  raschiamo
  sempre  di  più  il  barile - per provare  a  finanziare  la  spesa
  ordinaria.
   Ho  parlato  dei  forestali,  ma posso riferirmi  alla  formazione
  professionale,  alla  vicenda dei precari,  ai  tanti  disperati  e
  disgraziati che vivono attraverso il sistema della spesa  pubblica,
  sistema ormai collassato.
   Rispetto  a  questo stato di cose - diciamoci la verità  -  questa
  coalizione, sin dal suo primo momento, è entrata in corto  circuito
  sull'idea  con cui andare avanti: galleggiare o provare  a  remare,
  provare  a  dare qualche colpo di remi, per cercare di spostare  la
  rotta  e  di  aggiustare - se possibile, se ancora possibile  -  la
  direttrice con cui affrontare i problemi di questa Regione?
   Stasera,  onorevole  Presidente della Regione,  non  ha  avuto  il
  coraggio e  non ha il coraggio di dire che questa coalizione non  è
  nelle  condizioni  di essere all'altezza dei  problemi  che  ha  la
  Sicilia,  perché altrimenti assistiamo sempre allo stesso  teatrino
  del penultimatum di ieri e dell'appello di oggi.
   Questa politica diventa un elastico - un giorno lo tiro, un giorno
  lo lascio - e quindi è una sorta di margherita, di m'ama non m'ama,
  che  si  sfoglia  con un petalo al giorno, ma,  nel  frattempo,  la
  Sicilia  non vede soluzioni ai problemi. La Sicilia ha  bisogno  di
  riforme, la Sicilia ha bisogno di leggi che cambino il corso  delle
  cose,  ha bisogno di scelte, ha bisogno di mettere mani in  vicende
  assai  delicate  ed io devo riconoscere - e lo dico  a  prescindere
  anche da un tentativo volgare, volutamente volgare, fatto da pelosi
  osservatori della politica siciliana - che il suo Governo,  facendo
  alcune  cose,  ha  cercato,  in qualche modo,  di  interrompere  un
  destino  che sembrava segnato, come quello di realizzare i  quattro
  termovalorizzatori, costi quel che costi; come quello di  avere  un
  Piano  dei rifiuti che sanciva la morte della modernità in Sicilia,
  costi quel che costi.
   Capisco che, su queste cose, si siano aperti dei conflitti, ma lei
  pensa  che essi si possano risolvere con un appello agli uomini  di
  buona volontà?
   La  Sicilia  ha  bisogno  di una classe  dirigente  che  abbia  la
  condivisione   di   una   missione,   altrimenti,   ci   sarà    il
  galleggiamento.
   Onorevole  Presidente, si trova di fronte a un bivio. In politica,
  come  nella vita, ci sono momenti in cui bisogna fare delle scelte.
  Il  bivio è se lei vuole liberare la Sicilia da una coalizione che,
  da dieci anni, ha stravinto tutte le elezioni e che poi, alla prova
  del  Governo,  ci lascia in eredità le macerie che sono  sotto  gli
  occhi  di tutti, ci lascia in eredità i sacchetti di immondizia  in
  tantissime  strade della Sicilia, ci lascia in eredità  un  sistema
  nel  quale  c'è  stato  il  Far West su  ogni  settore  della  vita
  pubblica   Basta  vedere  cos'è accaduto  per  quanto  concerne  la
  vicenda  dell'energia, lei citava i pali, ebbene, cosa è  stata  la
  gestione dell'eolico in Sicilia? Il Far West consentito e sostenuto
  in  una  Terra in cui occorreva avere poche regole e ognuno  poteva
  fare quello che voleva, onorevole Presidente.
   In  Sicilia,  non c'era la libertà dell'impresa, c'è  anche   Cosa
  Nostra , perché non siamo né in Svezia né in Danimarca, ma  in  una
  terra  difficile e complicata, dove anche le scelte  del  Far  West
  sono figlie di un'idea in cui solo i più forti possono fare ciò che
  vogliono.  I  più forti in Sicilia, nove volte su  dieci,  sono  le
  organizzazioni  criminali,  perché,  attraverso  l'intimidazione  e
  anche,   attraverso  l'utilizzo  di  risorse  e  la   disponibilità
  finanziaria,  sono  in  grado di determinare scelte  dell'economia,
  della  società e dell'organizzazione del sistema democratico  nella
  nostra Regione.
   Su  questi  temi,  ritengo, che, oggi, bisogna  uscire  da  questa
  melina, da questa melina in cui rischiamo tutti di essere cacciati.
   Onorevole  Presidente, lei ha il coraggio - altro che il  coraggio
  dell'Assemblea a sfiduciarla - di aiutare la Sicilia a liberarsi da
  una  classe  dirigente che ha vissuto il rapporto  con  la  Regione
  nella logica dell'intermediazione parassitaria?
   E,  allora, la domanda non è quella che lei rivolge al Parlamento,
  agli  uomini  di buona volontà, alle forze politiche  e  ai  Gruppi
  parlamentari.
   Mi  permetto  di  dire che il Partito Democratico le  rivolge  una
  domanda.  Il Gruppo del Partito Democratico rivolge una  domanda  a
  lei: è in grado di dire alla Sicilia che il centrodestra è stato ed
  è  un  fallimento?  Un partito, come il Partito delle  Libertà,  ha
  costituito due Gruppi parlamentari, dopo meno di un anno dalla  sua
  nascita  in  Sicilia. Servono i politologi per capire  che  c'è  un
  problema  di fondo sulla rottura di quello che appare -  adesso  lo
  dico  senza pregiudizio, lo dico in maniera neutra - che  la  crisi
  che  c'è  in  Sicilia è solo una crisi anticipatrice di quello  che
  succede, che sta succedendo, nel resto del Paese?
   Ecco,  onorevole Presidente, lei ha il coraggio di dire la  verità
  ai  Siciliani?  E  di dire che la svolta e le  riforme  di  cui  ha
  bisogno  la Sicilia lei non può farle con una coalizione  che,  sin
  dal  primo  giorno,  ha cercato di impedirle,  su  ogni  questione,
  compresa la riforma degli assessorati?
   Lei si è dato un termine - l'1 gennaio 2010 -   quando entrerà  in
  vigore  la  legge  varata da questo Parlamento e  approvata,  debbo
  dire,  con  il  contributo  importante e determinante  del  Partito
  Democratico: è una delle leggi, infatti, che noi abbiamo votato.
   Onorevole  Presidente, lei  ricorda che quella fu una delle  prime
  leggi che approvò il suo Governo?
   Ricorda  anche  che  quello  è  stato  un  primo  banco  di  prova
  dell'incapacità  di  tenuta  della sua stessa  maggioranza?  Quanti
  esempi  dovremmo citare per ricordare la storia di questi 18  o  20
  mesi,  non  so  quanti siano? In realtà, sono 18 perché,  nei  suoi
  primi due mesi, lei si è dato un tempo per fare prima la squadra  e
  poi assegnare le deleghe per le quali ha impiegato un altro mese  e
  mezzo   Lei,  insomma,  ha  adottato anche  una  tecnica  iniziale,
  nell'azione  del suo Governo, che è quella di rinviare  i  problemi
  perché tanto, prima o poi, si risolveranno.
   Il  tempo  del  calendario diciamo che non coincide con  il  tempo
  politico, ecco
   Ritengo che oggi siamo in un momento chiaro. Lei è venuto qui e ha
  detto   che   la  sua  maggioranza  è  dissolta,   rivolgendosi   a
  quest'Aula,  al Parlamento. Credo, se ho capito bene, che,  se  c'è
  una  maggioranza dissolta, immagino che lei non parli  agli  autori
  della  dissoluzione,  perché  diversamente  stiamo  tutti  soltanto
  facendo finta di giocare
   Se lei è venuto in quest'Aula, per rivolgersi agli stessi soggetti
  ai  quali un secondo prima aveva attribuito la responsabilità della
  dissoluzione,  e  fa un appello per cercare di  rilanciare  la  sua
  azione  di  Governo,  immaginando  come  interlocutori  quelli  che
  l'hanno  portata  al punto in cui è - giusto o sbagliato,  non  sto
  attribuendo  responsabilità a uno piuttosto che ad un  altro,  dico
  che è un dato oggettivo - ebbene, allora stiamo tutti recitando
   Ecco,  mi  fermo  qui,  signor Presidente,  perché  credo  che  la
  decisione di rinviare a mercoledì sia una decisione che non è  solo
  un  rinvio,  in  quanto tale, di qualche giorno,  ma  è  anche  una
  decisione per ponderare l'esito dei documenti che quest'Aula  dovrà
  esprimere.
   Devo  dire che non avevo previsto questa discussione, anche perché
  c'è stata un'anomalia in questo dibattito, diciamoci la verità.  Il
  dibattito si era aperto con una mozione all'ordine del giorno che è
  stata  superata,  come  abbiamo  visto  poco  fa,  dalle  cose.  Il
  Presidente della Regione ha utilizzato, da questo punto di vista  -
  passatemi  il  termine  -  la mozione per fare  una  comunicazione.
  Stiamo  discutendo di una comunicazione su una mozione che non  c'è
  più  ma,  nel  frattempo,  dovremmo  discutere  l'esito  di  quella
  comunicazione con dei documenti finali che l'Aula si darà.
   Credo  che  l'esito di questa discussione, mi permetto  di  dirle,
  Presidente,  probabilmente, non potrà essere come  lei  immaginava,
  cioè  annunciare  qui un appello, rivolgendo una  dichiarazione  ed
  aspettare, da qui a fine dicembre, quello che succederà.
     A  questo punto, se capisco bene, credo che, da qui a mercoledì,
  data  nella  quale  si prevede di aggiornare il  nostro  dibattito,
  quest'Aula una cosa chiara la dovrà avere e la dovrà dire.  Ripeto,
  il  Partito  Democratico, lo dico anche a scanso  di  equivoci  per
  tutti quelli che fanno gli interpreti delle posizioni politiche,  è
  un  partito  che  vuole  cambiare questa nostra  Regione;  vogliamo
  lavorare  con  lo  spirito di chi non è stato chiamato  a  mettersi
  contro la Sicilia, ma ad affrontare i problemi della Sicilia, e con
  questo  spirito vogliamo contribuire a fare le riforme che  servono
  alla Regione.
   Per fare ciò, però, c'è bisogno di un Governo che non abbia al suo
  interno contraddizioni e non mantenga quegli equivoci che, fino  ad
  oggi,  ne  hanno  frenato la capacità di essere  coerente  con  gli
  obiettivi di innovazione e di riforma.
   Spetta a lei, onorevole Presidente; valuti lei, verifichi lei se è
  nelle condizioni di essere coraggioso.
   Il  PD  ha  le idee chiare, non sui titoli dei problemi, onorevole
  Presidente, perché le riforme non si fanno mettendosi d'accordo sui
  titoli  Le riforme si fanno passando al loro svolgimento
   Che  tipo di riforma degli ATO rifiuti? Che tipo di riforma  della
  formazione  professionale?  Che tipo di riforma  sullo  snellimento
  della  Regione e sul decentramento e su come liberare questa nostra
  Isola dal pachiderma che è oggi la Regione siciliana? Che tipo, non
  solo  sui  titoli... E, allora, onorevole Presidente della Regione,
  se  lei  ha  la forza e il coraggio di rompere chiaramente  con  la
  coalizione  da  cui è stato eletto, il PD è pronto a discutere  nel
  merito delle riforme che servono alla Sicilia e che serviranno,  ci
  auguriamo, ai Siciliani.

                              (applausi)

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, fermo restando il calendario  dei
  lavori  che  ho  comunicato all'Aula con riferimento  ai  documenti
  finanziari, la seduta è rinviata a mercoledì, 9 dicembre 2009, alle
  ore 17.00,  con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio


      I  - Comunicazioni.

  II  -   Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
        lettera d) e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
   n. 160  -  Rilascio del contrassegno di parcheggio per disabili,
         in conformità alla normativa dell'Unione europea.

                         D'ANTONI - MUSOTTO - COLIANNI - D'AGOSTINO

   n. 161  -  Iniziative del Governo della Regione a sostegno della
         ricostruzione  delle aree colpite dal terremoto  del  1968
         ricadenti nella Valle del Belice.

                     CAPUTO - POGLIESE - FALCONE - BOSCO - LEONTINI
                                    VINCIULLO - ODDO - DI BENEDETTO

   n. 162  - Adeguate iniziative in tema di politiche economiche  e
         finanziarie.

                BARBAGALLO - LUPO - GALVAGNO - RINALDI -  CRACOLICI

      III  -Seguito della discussione sulle comunicazioni del Presidente
       della Regione.

                          La seduta è tolta alle ore 23.00


   ALLEGATO:

   Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «LAVORO»

   FARAONE.  - «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  il
  lavoro,  la  previdenza  sociale, la  formazione  professionale  e
  l'emigrazione, premesso che:

   nel   quadro   della   delicata  vertenza  ALITALIA   ad   essere
  interessato  è  il  call  center ALICOS, uno  dei  più  grandi  di
  Palermo, presso il quale lavorano circa 1.600 dipendenti;

   la  società ALICOS, è divisa tra il gruppo ALMAVIVA per il 60%  e
  l'ALITALIA per il 40%;

   l'ALICOS  gestisce  a Palermo per l'ALITALIA i  servizi  connessi
  alla biglietteria sia nazionale che internazionale;

   anche   a   Palermo  l'assenza  di  certezze  circa  il   destino
  dell'ALITALIA  ha  posto  tutti  i  lavoratori  in  uno  stato  di
  crescente preoccupazione;

   nel  caso di una mancata ricollocazione di questi lavoratori, con
  il nuovo assetto industriale, si acuirebbe con risvolti drammatici
  la  già  difficile crisi occupazionale in cui versa  la  città  di
  Palermo;

   per  sapere se e quali iniziative siano state predisposte  presso
  tutti  i livelli istituzionali interessati nella vertenza ALITALIA
  allo scopo di tutelare i lavoratori della società ALICOS e, se ciò
  non  si fosse ancora verificato, se non ritengano urgente attivare
  tutti  gli strumenti idonei a garanzia dei livelli occupazionali».
  (149)

   Risposta.  - «Con l'interrogazione n. 149, a firma dell'onorevole
  Faraone,  venivano richieste notizie in merito ad  iniziative  per
  tutelare  i  dipendenti  della società  ALICOS  nel  quadro  della
  vertenza ALITALIA.

   Al  riguardo  il  Dirigente del Servizio XIII  Ufficio  regionale
  Lavoro  Sicilia Occidentale con nota prot. n. 2680 del  29/10/2009
  ha rappresentato quanto segue:

   -  alla data odierna, dai riscontri effettuati, la società ALICOS
  che  gestisce il call center Alitalia di Palermo non risulta  aver
  proceduto ad effettuare licenziamenti collettivi salvaguardando la
  base occupazionale dei lavoratori;

   -  sono stati tenuti e vengono tenuti appositi incontri presso la
  Presidenza  della  Regione siciliana - Comitato regionale  per  il
  lavoro,  l'occupazione e le politiche sociali e le  Organizzazioni
  sindacali,  in  diverse  date  con la partecipazione  dell'Ufficio
  regionale del lavoro di Palermo;

   -  risulta  altresì che in proposito contatti vengono tenuti  con
  il  Ministero dello Sviluppo Economico al fine di salvaguardare  e
  mantenere   inalterata  la  base  occupazionale   dei   lavoratori
  siciliani.

   Tanto in evasione all'atto parlamentare in parole».

                              L'Assessore
                           (on. dott. Luigi
                               Gentile)

   Rubrica  «COOPERAZIONE, COMMERCIO, ARTIGIANATO E PESCA»

   FARAONE.  -  «Al  Presidente della Regione, all'Assessore  per  il
  bilancio  e  le  finanze e all'Assessore per  la  cooperazione,  il
  commercio, l'artigianato e la pesca, premesso che:

   nel  lontano 1999, la Commissione regionale 'Antimafia', ha  avuto
  modo,  dopo una lunga e minuziosa indagine e l'audizione di diversi
  soggetti, di relazionare sulle anomalie nella gestione dell'IRCAC;

   tale  relazione finale è stata approvata dalla stessa  Commissione
  in  data  14  giugno 1999 e, in pari data, trasmessa al  Presidente
  dell'Assemblea regionale siciliana perché ne curasse la trattazione
  da parte dell'Aula parlamentare;

   da allora, la relazione non è stata mai discussa e, quindi, non  è
  stata espressa alcuna valutazione dall'ARS, con la conseguenza  che
  nessuna  decisione  è  stata  mai  assunta  coerentemente  con   le
  risultanze conclusive cui è pervenuta la predetta Commissione;

   tuttavia,   tali  risultanze  consegnano  all'Assemblea  regionale
  siciliana  -  per  come è dato leggere nelle stesse  considerazioni
  finali   della  relazione  rassegnata  dalla  Commissione  -    una
  conoscenza di un coacervo di fatti e comportamenti amministrativi e
  gestionali,  i quali, ancorché censurabili non soltanto  sul  piano
  politico,  dovrebbero costituire elemento di seria riflessione  con
  lo scopo di apprestare idonee misure, legislative e amministrative,
  atte  ad  eliminare le distorsioni riscontrate riconsiderando  alla
  radice  le  ragioni  per  la permanenza in attività  dell'IRCAC  ed
  altresì  per  individuare nuovi e più confacenti  percorsi  per  la
  politica del medio credito della Regione ;

   in sintesi, la Commissione perviene a queste considerazioni:

   1)   la   vigente  legislazione  in  materia  di  cooperazione   è
  inadeguata;
   2) occorrono scelte dolorose e radicali per evitare il perpetuarsi
  di  metodologie che arrecano grave danno alle finanze della Regione
  per conseguire spesso inutili ed insignificanti risultati a livello
  di sviluppo economico e del reddito;

   quindi,  la  Commissione perveniva alle considerazioni  rassegnate
  alla libera valutazione dell'Aula parlamentare affinché  il Governo
  della  Regione e la stessa ARS (...) si interrogassero per chiudere
  questa  pagina  della  politica dell'intervento  finanziario  della
  Regione in favore del variegato settore della cooperazione ;

   di  qui  la  proposta  di   scioglimento  dell'IRCAC  come  strada
  praticabile   coerente  con  la  politica  allora   avviata   dello
  scioglimento degli enti economici ;

   dall'esaurimento della funzione dell'IRCAC e dalla  ridimensionata
  attività  di  istituti similari (IRFIS e CRIAS)  ne  scaturiva   un
  giudizio  sul  ruolo che il medio credito può e  deve  svolgere  in
  Sicilia,  con una conseguente razionalizzazione delle politiche  di
  sostegno  alle  attività produttive, mediante la  creazione  di  un
  soggetto  pubblico  capace  di  erogare  credito  a  medio  termine
  all'insegna dell'efficienza e della selettività ;

   ma, dato che tale relazione non è mai stata discussa dall'ARS,  il
  tempo  lasciato  passare  -  ben 10  anni  -  ha  prodotto  l'amara
  conseguenza  che non sono state apportate le dovute,  necessarie  e
  giuste riforme che dalla stessa Commissione furono auspicate;
   a  distanza  di  10  anni, il quadro sostanziale dell'IRCAC  resta
  immutato  con l'aggravante che in questo lungo lasso  di  tempo  si
  sono  consolidati le prassi e i sistemi, all'epoca evidenziati,  di
  una gestione poco oculata verso l'interesse generale e pubblico;

   il provvedimento adottato per l'IRCAC, inserito nell'art. 55 della
  legge  regionale  n.  10 del 1999, con la previsione  di  un  piano
  industriale oltre ad un ridimensionamento della pianta  organica  e
  del  personale attraverso un esodo, è stato di fatto  vanificato  a
  causa  di  una  gestione  dell'ente priva di  una  reale  direzione
  generale, 'abbandonata' ad una alternanza di dirigenti interni  con
  funzioni   apicali,  che  non  ha  permesso  un  vero  rinnovamento
  dell'ente né funzionale né organizzativo;

   di fatto il consiglio d'amministrazione e i commissari che si sono
  succeduti non hanno aggredito i nodi di fondo delle vicende  IRCAC,
  che,  anzi, in alcuni vistosi casi, hanno deviato dal perseguimento
  dell'interesse pubblico;

   resta   emblematica,  in  tal  senso,  la  nomina  a   commissario
  dell'istituto  dell'ex vice direttore generale già  in  quiescenza,
  nonostante  il  contenzioso personale intrattenuto  con  lo  stesso
  istituto per l'incarico di direttore generale a lui attribuito;

   si   è  continuato  così,  imperterriti,  nell'attribuzione  delle
  mansioni   di   direttore  generale,  in  alcuni  casi  addirittura
  nonostante   il  parere  contrario  dell'Assessorato  Cooperazione,
  amministrazione  vigilante, caso già rilevato come  anomalia  dalla
  stessa  Commissione 'Antimafia', e ciò ha determinato un  crescendo
  di  contenziosi per il riconoscimento in sede giudiziaria di  oltre
  1.100.000,00 euro di differenze retributive, con l'aggravante  che,
  a  seguire, potrebbero essere attivate altre azioni giudiziarie  da
  parte  di  altri dirigenti nel frattempo preposti, potendo  vantare
  gli stessi analoghe pretese;

   tutto  ciò  è  avvenuto, sembra, nella inerzia se non acquiescenza
  degli organi tutori ;

   e   dunque:   l'assenza   di  un'adeguata   riorganizzazione,   il
  mantenimento   di  un  obsoleto  regolamento  del   personale   non
  aggiornato in conformità dell'art. 31 della l.r. n. 6 del 1997 e di
  quanto  previsto dai contratti collettivi nazionali di  lavoro  del
  credito,  assieme ad una mirata attribuzione di mansioni ad  alcuni
  'prescelti' dipendenti, consentendo loro il passaggio a  qualifiche
  superiori di funzionari e dirigenti, talvolta anche con transizioni
  dirette  e senza neppure intraprendere un percorso giudiziario;  lo
  stesso  concorso a direttore generale che, sembra,  non  sia  stato
  esente  da anomalie e complicazioni, contestato da alcuni candidati
  per  le  modalità poste in essere dalla commissione esaminatrice  e
  approdato  presso  le sedi giudiziarie per motivazioni  inerenti  a
  'false' dichiarazioni circa i requisiti posseduti dal candidato poi
  nominato  vincitore  nonostante circolari della Regione  siciliana,
  atti  giudiziari  (sentenze che negano tale attestazione)  oltre  a
  pareri  dell'Ufficio legislativo e legale, attesta che a  tutt'oggi
  resta  ancora valida non solo l'indagine svolta a suo  tempo  dalla
  Commissione  regionale 'Antimafia' e le considerazioni  alle  quali
  pervenne, ma anche la stessa domanda d'obbligo circa il ruolo e  il
  compito dell'IRCAC, se cioè esso svolga adeguatamente o meno il suo
  compito  e  assolva ancora alla funzione storica che gli era  stata
  assegnata con la sua istituzione di istituto di credito del sistema
  cooperativistico;

   dalla lettura dei bilanci presentati dall'IRCAC, si ricava infatti
  che,  nonostante i comunicati fatti dal presidente  del  precedente
  c.d.a., oggi commissario, sul c.d. risanamento dell'IRCAC, di fatto
  questo  rimane relegato a un mero messaggio pubblicitario,  per  la
  diffusione   del  quale  vengono  sostenuti  costi  aggiuntivi,   e
  mantenendo  la  rivista  interna  Cooperazione  2000 ,  remunerando
  svariati organi di stampa, perpetrando una delle anomalie indicate,
  ancora una volta, dalla Commissione Antimafia;

   a  fronte dunque, di accresciuti costi di gestione per pubblicità,
  consulenze,   uffici  e  sedi  decentrate,  mansioni  superiori   e
  pagamento  di  immotivati  straordinari ai  dipendenti  (visto  che
  l'ente  stesso  dichiara di avere deliberato solo 117  pratiche  di
  finanziamento nel 2008) i risultati in termini di aiuto al  settore
  cooperativistico  (erogazioni) appaiono assolutamente  paragonabili
  ai costi per il mantenimento della stessa struttura;

   l'IRCAC poi, dopo 10 anni, appare come un ente votato a tentare di
  recuperare  i  suoi  crediti  (più di  1000  linee  di  credito  in
  contenzioso, su cui l'Istituto ricava le commissioni per  i  propri
  costi   di  gestione)  piuttosto  che  sviluppare  credito   (dando
  complessivamente affidamento a circa 200 cooperative);

   occorre  riaggiornare  l'analisi e  l'indagine  svolta  nella  XII
  legislatura  dalla  Commissione regionale  Antimafia,  al  fine  di
  acquisire  - se del caso - nuovi elementi di riflessione  utili  ad
  apportare  quelle  riforme necessarie da molti  auspicate,  ma  mai
  varate,  oltre  a verificare quanto hanno funzionato gli  strumenti
  adottati  per  il  mantenimento  dei  costi  degli  enti  economici
  regionali sottoposti a vigilanza (l.r. n. 6 del 1997, art. 31);

   per sapere quale sia oggi lo stato dell'IRCAC relativamente a:

   - personale dipendente e remunerazioni relative;
   - utilizzazione dei fondi e contenzioso con la Regione;
   - crediti e sofferenze;
   -   convenzioni  con  istituti  di  crediti  per  il  servizio  di
  tesoreria;
   - stato dell'ufficio di Messina;
   - stato della rivista  Cooperazione 2000 ;
   - partecipazione azionarie dell'Istituto;
   - stato delle consulenze esterne». (677)

      Risposta.   -  «In  relazione  all'interrogazione  in   oggetto
  riportata,  si  è  proceduto  ad  acquisire  per  il  tramite   del
  competente  Ufficio  che esercita la funzione  di  vigilanza  sugli
  Enti,  le  necessarie informazioni presso l'IRCAC. A seguito  degli
  elementi  acquisiti si fornisce nell'immediato la seguente risposta
  all'interrogazione.

     L'Ircac com' è noto è un Istituto di credito agevolato istituito
  nel  1963  dall'Assemblea regionale siciliana  con  l'obiettivo  di
  sostenere  e  promuovere  la crescita del  settore  cooperativo  in
  Sicilia.

     L'Ircac  finanzia  le cooperative ed i loro consorzi  concedendo
  finanziamenti diretti (credito di esercizio e a medio  termine)  ed
  indiretti (contributi interessi e leasing agevolato) e gestendo per
  conto  della  Regione  siciliana alcune leggi  (l.r.  37/78),  l.r.
  95/77).  Attualmente il tasso di interesse annuo applicato è  dello
  0,70%.

     L'Ircac  ha  sede  a  Palermo  in via  Ausonia  83  e  Sportelli
  decentrati   ed   informativi   a  Messina,   Agrigento,   Catania,
  Caltagirone , Siracusa.

     Presso l'Istituto funziona un Servizio di consulenza aziendale a
  disposizione  delle  cooperative siciliane, un numero  verde  (800-
  011105)  e  un  sito  internet (www.ircac.it) da  cui  è  possibile
  scaricare  tutta la modulistica ed avere informazioni sull'attività
  dell'Istituto e su vari eventi.

    1. Personale dipendente e remunerazioni relative

     Gli  attuali  dipendenti in servizio sono in numero  di  68.  Il
  numero dei dipendenti a decorrere dal 2000 si è ridotto di un terzo
  a  causa  di  intervenuti pensionamenti e  di  procedure  di  esodo
  volontario del personale giusta art. 55 della l.r. 10/99.  Dal 1990
  non   vengono   effettuate  assunzioni  di  personale,  attualmente
  impedite da apposito provvedimento regionale

                     RIEPILOGO RETRIBUZIONI ANNO 2008
                                                                Total
                                                                  e
                                                                Retri
                                                               buzioni
    Livello      N.r            Contratto Applicato
   Retributivo   o
    Direttore     1 CCRL    per   Dirigenti   della   Regione    117.9
   Generale         Siciliana  e  Altri Enti pubblicato  sulla    32,84
                   GURS n.31 del 13/07/2007
    Capo          2 CCNL  per  Dirigenti  delle  Aziende   di    228.0
   Servizio         Credito del 1/12/2000 e Accordo 19/04/2005    94,60
   Dirig
    Capo          2 CCNL  per  Quadri  -  Aree  Professionali    154.2
   Ufficio          delle Imprese Creditizie del 12/02/2005       74,00
   QD 4L
    ViceCapo      1 CCNL  per  Quadri  -  Aree  Professionali    759.2
   Ufficio    QD  2 delle Imprese Creditizie del 12/02/2005       16,60
   4L
    Funzionario   4 CCNL  per  Quadri  -  Aree  Professionali    201.2
   QD 4L            delle Imprese Creditizie del 12/02/2005       78,80
    Segretario    2 CCNL  per  Quadri  -  Aree  Professionali    842.7
   Capo  3AP 4L   6 delle Imprese Creditizie del 12/02/2005       15,22
    1             1 CCNL  per  Quadri  -  Aree  Professionali    318.2
   Segretario     1 delle Imprese Creditizie del 12/02/2005       21,30
   3AP 3L
    Impiegato     3 CCNL  per  Quadri  -  Aree  Professionali    49.93
   II ctg 2AP 3L    delle Imprese Creditizie del 12/02/2005        7,70
    Commesso      6 CCNL  per  Quadri  -  Aree  Professionali    132.5
   Capo      2AP    delle Imprese Creditizie del 12/02/2005       31,52
   2L
    Redattore     1 CCNL  Giornalistico periodo  1/03/2001  -    66.56
   Capo             28/02/2005                                     9,04
    TOTALE                                                      2.870.7
   AZIENDA       68                                             71,62

    Capo          1 CCNL  per  Quadri  -  Aree  Professionali    100.2
   Ufficio    in    delle Imprese Creditizie del 12/02/2005       78,10
   aspettativa
    V.Capo        1 CCNL  per  Quadri  -  Aree  Professionali    82.49
   Ufficio    in    delle Imprese Creditizie del 12/02/2005        5,79
   aspettativa
                  2 Totale dipendenti in aspettativa
                                                              182.773
                                                              ,89

                 N.B I  CCNL  del Settore Credito sono quelli applicati
                .   secondo  le disposizioni dettate dall'art.31  della
                   L.R. n.6/97 e
                    dell'art.10 c.20 della L.R. n.9/2006

    2. Utilizzazione dei fondi e contenzioso con la Regione
     2.1 Il Fondo Unificato a Gestione Separata è stato istituito  in
  applicazione  della L.R. 6 del 7 marzo 1997 art.  63  e  successive
  modifiche  ed  integrazioni disposte con L.R. 5 del 30  marzo  1998
  art.  12, L.R. 10 del 30 aprile 1999 art. 55, e L.R. n.  4   del  4
  gennaio 2000 art. 55.
     In  esso sono confluiti i singoli Fondi nei quali si articolava,
  fino     all'atto    dell'unificazione,    l'attività    creditizia
  dell'Istituto,  e per i quali venivano elaborati specifici  bilanci
  di esercizio:
     1 - F. Gestione Generale, L.R. 7. 2. 63 n. 12 (sulla quale hanno
  gravato,  fino  alla  legge  n.  29/88,  oltre  che  alcuni   fondi
  specificamente  nominati del settore agricolo, i finanziamenti  per
  l'occupazione giovanile di cui alle leggi n. 37/1978 e n. 125/80);
    2 - F. Garanzia Ortofrutticola, L.R. 26.4.72  n. 28;
    3 - F. Garanzia Vitivinicoltura, L.R. 30.7.73  n. 28;
    4 - F. Garanzia Agrumicoltura, L.R. 3.6.75 n. 24;
    5 - F. Credito Edilizia, L.R. 5.12.77 n. 95;
    6 - F. Credito Occupazione Giovanile, L.R. 8.11.88 n. 29;
     7  -  F.  Garanzia  Cooperfidi, L.R.  6.5.81  n.  96  (istituito
  mediante  appostazione  di una provvista prelevata  dalla  Gestione
  Generale).
     Il  Fondo  Unificato  viene pertanto utilizzato  per  tutti  gli
  interventi previsti dalla vigente normativa sul credito agevolato a
  favore  delle  cooperative, gravando su di esso  qualsiasi  impiego
  effettuato.  Detto  Fondo  subisce delle riduzioni  (abbattimenti),
  previa l'autorizzazione introdotta dall'art. 73 della l.r. 2 del 26
  marzo  2002,  per  le perdite di capitale, rate e spese  che  siano
  definitivamente accertate, ossia quelle per le quali  non  sia  più
  possibile  né  nei  confronti  delle cooperative  affidate  né  nei
  confronti dei garanti, recuperare alcun importo.
      Per   la   gestione  del  Fondo,  la  cui  dotazione  è   stata
  originariamente  determinata  dalle  assegnazioni  da  parte  della
  Regione  Siciliana per ciascun Fondo, è stato adottato  il  sistema
  del  bilancio  economico-patrimoniale  e  non  finanziario,  e   la
  dotazione  viene  esposta nei bilanci di esercizio  alla  voce  120
   Capitale , al Passivo dello Stato Patrimoniale.
     Sul  Fondo  Unificato esistono vincoli di  destinazione:  per
  3.216.264  per  effetto dell'art. 65, comma 1, legge  regionale  n.
  17/2004,  ossia per la ridestinazione al settore della cooperazione
  giovanile  delle eventuali revoche di finanziamenti originariamente
  concessi a tale settore; per   500.000 per effetto della previsione
  dell'art. 4 della legge regionale 20.11.2008 n. 16.
     Nell'anno 2008 sono stati deliberati finanziamenti per  tutti  i
  prodotti   finanziari  gestiti  dall'Istituto,  per  un   ammontare
  complessivo  di     19.861.326,  ed erogati  finanziamenti  per  un
  ammontare pari ad   9.858.512,30.
     I  pagamenti  effettuati dalle cooperative per  mutui  concessi,
  rate   e   rientri  da  contenzioso,  per  l'anno  2008   ammontano
  complessivamente ad   16.885.657,30.
     Il  Fondo  Unificato nel 2008 ha subito un  abbattimento  di
  78.647 per perdite di capitale 2007 definitivamente accertate, e di
     2.189.413 per perdite definitivamente accertate (che erano state
  contabilizzate  come  svalutazioni in linea  capitale  nei  bilanci
  degli anni precedenti).
     Alla  chiusura dell'esercizio 2008 i saldi di liquidità di cassa
  ammontano  ad      101.498.478,07, di cui  nei  conti  tesoreria
  105.141,83,  ed  il totale degli impegni assunti per  finanziamenti
  deliberati ad   56.991.127,83, mentre la disponibilità per impieghi
  è, alla data del 31.12.2008, di   15.251.388,72
      Il  progetto di bilancio relativo all'esercizio 2008  approvato
  dall'Istituto  ha  già  avuto il parere  positivo  dell'Assessorato
  Regionale  Bilancio ed è in corso di definizione il  relativo  iter
  procedimentale per la verifica dello stesso documento contabile  da
  parte della Giunta Regionale.
    2.2 In materia di contenzioso con la Regione si segnala:
   - contenzioso con l'Assessorato Regionale Industria favorevolmente
  risolto  per l'Ircac in sede di appello al C. G. A. per  la  tutela
  del  Fondo  Unificato  dagli interventi di  finanziamento  disposti
  dallo  stesso Assessorato all'Industria in favore di n. 14  società
  cooperative  giovanili. La tutela è stata  attivata  a  seguito  di
  erronee   applicazioni   di  normative  regionali   e   comunitarie
  riscontrate    nei   rispettivi   n.   14   decreti    dirigenziali
  dell'Assessorato Regionale Industria di concessione di  crediti  di
  esercizio  ex  l.r.  37/78 e del grave depauperamento  che  sarebbe
  stato  causato  al  Fondo Unificato dell'Ircac. In  relazione  allo
  stesso contenzioso definitosi in sede di gravame favorevolmente per
  l'Istituto,  sono stati recentemente notificati n.  6  ricorsi  per
  Cassazione   instaurati  da  altrettante  cooperative   soccombenti
  unitamente al predetto Assessorato giudizialmente convenuto;
   -  risultano  promossi nei confronti della Regione  altri  ricorsi
  ormai  definiti,  sia  con sentenze passate in  giudicato  che  per
  effetto di disposizioni di legge succedutesi nel tempo;
   -   in   particolare  per  quanto  riguarda  i   fondi   assegnati
  all'Istituto  si  ritiene opportuno menzionare il ricorso  promosso
  dal  Commissario  Straordinario Prof. Mario  Centorrino,  il  quale
  aveva affidato incarico al Prof. Salvatore Raimondi di impugnare il
  provvedimento  dell'Assessore Regionale al Bilancio  e  Finanze  n.
  43890/94  del 29.10.1994, avente ad oggetto interessi maturati  sui
  c/c  al  30.06.1994. Tale incarico aveva dato luogo al  ricorso  n.
  298/95   Tar  Sicilia  -  Sezione  II  -  che  è  stato  rinunziato
  dall'Istituto  giusta delibera n. 8015 del 4  giugno  1997  assunta
  dall'allora commissario straordinario dott. Lino Buscemi.

    3. Crediti e sofferenze
    Si  riporta  il prospetto del dettaglio dei crediti di  cui  alla
  pag. 54 del Bilancio di esercizio 2008:

           Tipologia                31/12/08
   Crediti vivi                       109.279.770
   Crediti incagliati                  13.034.307
   Crediti in sofferenza              330.177.669
   Totale  crediti  al  valore        452.491.746
  nominale
   Svalutazione  interessi  di        130.581.960
  mora
   Svalutazione   capitale   e        126.516.361
  accessori
   Totale crediti al valore di        195.393.425
  realizzo

      In  ordine  all'indicazione dei crediti al valore di  realizzo,
  l'Istituto  si è adeguato alle norme civilistiche sulla valutazione
  dei  crediti  ed  alla  relativa specifica  prescrizione  formulata
  all'Ente  dalla Giunta Regionale di Governo in sede di approvazione
  del bilancio relativo all'esercizio 2005.

     4.  Convenzioni  con  istituti di credito  per  il  servizio  di
  tesoreria
     Per  l'affidamento  del servizio di cassa relativo  al  triennio
  2009-2011  l'istituto ha bandito apposita gara, che si è  espletata
  in  data 28.02.2009 e che ha visto aggiudicatario il Raggruppamento
  Temporaneo di Impresa UGF Banca S.p.A. (già Unipol Banca S.p.A.)  e
  Banca Nuova S.p.A.
      Contro  tale  aggiudicazione  ha  proposto  azione  giudiziaria
  innanzi  al  TAR  Sicilia-Palermo il Credito Siciliano  S.  p.  A.,
  istituto  di credito escluso in sede di gara. Il relativo  giudizio
  di merito è in atto pendente.
     Il  TAR  Sicilia-Palermo con ordinanza n. 439/2009  ha  respinto
  l'istanza sospensiva proposta dal ricorrente Credito Siciliano  s..
  Contro  tale provvedimento il predetto ha proposto gravame  innanzi
  al  Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione  Siciliana
  che non si è ancora pronunciato.

    5. Stato dell'Ufficio di Messina
    Istanze in ISTRUTTORIA dal 2008 a data corrente:
   Totale pratiche n. 9, di cui n. 8 di credito di esercizio e  n.  1
  di medio termine.

                  Anno 2008               Anno 2009         Totale

  CE         n. 3                       n. 5                  n. 8
  CMT    n. 1                       n. =                  n. 1
  Totale    n. 4                       n. 5                  n. 9

    Istanze DELIBERATE dal 2006 a data corrente:

   Totale pratiche n. 51, di cui n. 23 di credito di esercizio, n.  7
  di credito a medio termine, n. 9 di contributo interessi e n. 12 di
  leasing.

                Anno  2006    Anno  2007     Anno  2008    Anno  2009
  Totale

  CE           n. 1             n.  5         n. 12            n.   5
  n. 23
  CMT      n. 2              n.  1         n.   2              n.   2
  n.  7
  CI            n.   1                  =                    n.     4
  n.  4        n.   9
  LS                n.   5              n.    4              n.     3
  =            n. 12
  Totale         n. 9            n. 10         n.    21            n.
  11        n.  51

     Presso l'Ufficio di Messina sono assegnate due unità le quali, a
  causa di gravi motivi familiari e di salute, non rendono pienamente
  operativo lo stesso Ufficio.

     L'Ufficio  di  Messina  svolge la  propria  attività  in  locali
  ubicati presso la CCIAA di Messina e per l'utilizzo di tali locali,
  in   base  alla  convenzione  IRCAC/CCIAA  di  Messina,  l'Istituto
  corrisponde un canone annuale di   9.759,10.

    6. Stato della rivista  Cooperazione 2000
     La  rivista Cooperazione 2000 è un periodico mensile  registrato
  al Tribunale di Palermo con il n. 12/1198.
     Direttore  della rivista è il legale rappresentante  dell'Ircac,
  il   vicedirettore  responsabile  è  la  responsabile  dell'Ufficio
  Stampa, dipendente dell'Ircac  dal 1985, Donatella Palumbo.
     La  rivista  esce  a cadenza mensile, ha una  foliazione  di  24
  pagine  e  riporta  notizie, articoli ed  informazioni  riguardanti
  l'attività  dell'Istituto, della Regione Siciliana e in particolare
  degli   Assessorati   di   riferimento  -   dall'assessorato   alla
  Cooperazione  che è anche organo tutorio dell'Ircac all'assessorato
  all'Agricoltura,  alle Attività sociali,ecc  -,  e  delle  centrali
  cooperative.  Pubblica anche servizi riguardanti  l'attività  delle
  cooperative  affidate  e, per ragioni di trasparenza  dell'attività
  creditizia  svolta dall'Ircac, l'elenco completo delle delibere  di
  finanziamento diretto ed indiretto a far data dal 28 aprile 2004.
      La   rivista  è  realizzata  (per  il  tramite  di  un  service
  appositamente convenzionato con l'Istituto che segue indicazioni  e
  disposizione    del    direttore   responsabile    come    previsto
  dall'ordinamento  sulla stampa) dalla piccola  società  cooperativa
  Ser.Gio di Palermo fin dal 1998 e stampata in numero di 2000  copie
  dalla tipografia Arti Grafiche Riunite di Palermo. La rivista viene
  inviata  secondo  una  mailing-list  costantemente  aggiornata  che
  comprende cooperative siciliane (in un numero complessivo di  oltre
  800),  istituzioni, banche, ordini professionali. Inoltre 600 copie
  vengono  consegnate alle sedi regionali delle centrali  cooperative
  AGCI,  Confcooperative, Legacoop, Unci ed Unicoop che procedono  ad
  una distribuzione mirata alle cooperative loro associate.
     Il costo per la realizzazione delle rivista (realizzazione degli
  articoli,  corredo  iconografico, impaginazione,  revisione  bozze,
  stampa  e distribuzione in abbonamento postale) è di euro 72.833,76
  per i dodici numeri.
     L'Ircac  non  sostiene  alcun costo  per  le  collaborazioni  né
  mantiene rapporti di alcun tipo con i collaboratori. La convenzione
  con  Ser. Gio., infatti, è omnicomprensiva di ogni onere e di tutte
  le responsabilità connesse alle collaborazioni e alla fornitura dei
  servizi necessari alla realizzazione della rivista.

    7. Partecipazioni azionarie dell'Istituto
     In relazione a questo punto l'Istituto ha una partecipazione  di
     21.285  nella  Sicilfin S.p.A. pari al 21% del Patrimonio  netto
  della stessa. Tale società si trova in stato di liquidazione.
     Inoltre  nel 1993 la partecipazione azionaria nella Siciltrading
  s.p.a.  è  stata  abbattuta  per  una  perdita  totale  pari  a   £
  4.485.453.456 (  2.316.543,38).

    8. Stato delle consulenze esterne
      Nel  sito  dell'Istituto,  in  esecuzione  di  quanto  disposto
  dell'art.  1, c. 127, della L. 23 dicembre 1996, n. 662,  dell'art.
  53,   c.   14,   del   d.  lgs.  n.  165/2001  e  della   Circolare
  dell'Assessorato Regionale alla Presidenza prot. n.  117924  del  5
  agosto 2008, vengono indicate tutte le consulenze, i servizi  e  le
  collaborazioni dell'Istituto, da tale data.
     L'interrogazione fa riferimento alle  consulenze ,  per  cui  si
  ritiene  di  dovere escludere gli incarichi di difesa dell'Istituto
  nelle   vertenze  lavoristiche  di  dipendenti  ed  ex   dipendenti
  conferiti  per ovvie ragioni di opportunità all'esterno, le  nomine
  dei  consulenti  tecnici  di parte nelle vertenze  con  le  società
  cooperative, il valutatore degli obiettivi del Direttore  Generale,
  i  domiciliatari  del  servizio  legale  dell'Istituto,  i  servizi
  acquisiti  tramite gara, poiché tali indicazioni sono in ogni  caso
  rilevabili dal sito.
    Si segnalano pertanto :
    1) DELIBERA N. 784 DEL 23.07.2007
   OGGETTO: NOMINA MEDICO COMPETENTE EX D. L G S 626/94 E S.M.I.
   Oggetto:  Conferimento  incarico  professionale  al  Dr.  Giuseppe
  Vaccari  nato  a  Carini il 16.11.72, specialista in  medicina  del
  lavoro
   Atto   di   affidamento  incarico:  convenzione  sottoscritta   l'
  11.09.2007
   Durata incarico: anni due (11.09.2007 - 10.09.2009)
   Compenso:   5.000,00 lordi oltre   35,00 lordi per ciascuna visita
  individuale effettuata al personale dell'Istituto.
    2) DELIBERA N. 1361 DEL 22.12.2008
   Oggetto:  Tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro  in
  Istituto
   Conferimento incarico professionale: Ditta individuale   SECUR  di
  Pilade Vincenza  con sede in Siracusa
   Atto di affidamento: nota prot. n. 7147 del 23.01.2009
   Durata incarico: In atto non determinabile
   Compenso:   24.500,00 oltre I.V.A.
    3) DELIBERA N. 1364 DEL 22.12.2008
   Oggetto: Incarico ai professionisti Prof. Fabio Crapitti  e  Dott.
  Fabio Scordato per lo svolgimento di un corso di formazione per  il
  personale in materia di analisi di bilancio
   Atto di affidamento: nota prot. n. 7457 del 23.01.2009
   Durata incarico : in atto non determinabile
   Compenso :   4.000,00 al lordo ritenute di legge
    4) DELIBERA N. 1685 DEL 23.09.2009
   Oggetto:  Medico  competente ex D. Lgs.  N.  6262/94  e  s.m.i.  -
  Proroga funzioni Dr. Giuseppe Vaccari
   Durata incarico: mesi due dal 12.09.2009
   Compenso:    418,00 lordo oltre   35,00 lordi per ciascuna  visita
  individuale effettuata al personale dell'Istituto.

      Si ritiene in ultimo di dover rappresentare che:
     dal  gennaio  2000,  con  l'approvazione  da  parte  dell'Unione
       Europea dei nuovi regolamenti relativi ai regimi di aiuti alle
       imprese, l'Ircac può finanziare le cooperative e loro consorzi
       soltanto nell'ambito del  de minimis  (attualmente    200.000,00
       nel triennio);
      dal  gennaio  2007, grazie alle nuove disposizioni  comunitarie
       anche   le   cooperative   agricole   di   trasformazione    e
       commercializzazione  del  prodotto e  quelle  di  pesca,  sono
       rientrate nella sfera di intervento dell'Istituto da cui erano
       state escluse, per disposizione comunitaria, dal 2001;
      dall'aprile   2004,  (con  l'insediamento  del   Consiglio   di
       Amministrazione) alla data di oggi, l'Ircac ha approvato oltre
       cinquecento   delibere   per  un  ammontare   complessivo   di
       finanziamenti  diretti ed indiretti di oltre  120  milioni  di
       euro ed ha posto in essere nuove regolamentazioni interne  per
       la  velocizzazione delle procedure di accesso al credito ed in
       relazione all'offerta di nuove fattispecie creditizie (crediti
       per  start-up,  finanziamenti  a  sostegno  dell'imprenditoria
       femminile ecc.).

     Restando  a disposizione per quant'altra notizia utile  al
  riguardo».

                                  L' Assessore

  (On. Avv. Giambattista Bufardeci)