Presidenza del presidente Cascio
GENNUSO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi e missione
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo per la presente seduta
gli onorevoli Cintola, Fagone e Forzese.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunico che è in missione, per ragioni del suo ufficio,
l'onorevole Speziale dal 29 novembre al 2 dicembre 2009.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
- da parte dell'Assessore per la Cooperazione:
numero 677: «Verifica sul ruolo e l'adeguato assolvimento dei
compiti istituzionali dell'IRCAC».
Firmatario: Faraone Davide
- da parte dell'Assessore per il Lavoro:
numero 149: «Opportune iniziative allo scopo di tutelare i
dipendenti della società ALICOS nel quadro della vertenza
ALITALIA».
Firmatario: Faraone Davide
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
- «Modifiche all'articolo 12 della legge regionale 26 agosto 1992,
n. 7» (n. 493)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Gennuso in
data 27 novembre 2009
- «Disciplina delle terapie mediante Pet therapy'» (n. 494)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Cascio
Salvatore, Cordaro, Lo Giudice, Dina, Forzese, Gianni, Maira e
Ragusa in data 27 novembre 2009
- «Istituzione della Conferenza dei presidenti dei consigli
comunali della Regione» (n. 495)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Bosco,
Leontini, Mancuso, Corona, Limoli, Di Benedetto, Cascio Salvatore,
Panepinto e Caputo in data 27 novembre 2009.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
inviati alle competenti Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- «Interventi in materia di immigrazione. Conferimento di
funzioni e compiti amministrativi» (n. 484)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 25 novembre 2009
- parere V Commissione
- «Interventi contro la violenza sulle donne» (n. 485)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 25 novembre 2009
- «Norme in favore dei comuni che hanno subito eventi calamitosi»
(n. 487)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 25 novembre 2009
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- «Ordinamento della professione di maestro di sci» (n. 491)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 1 dicembre 2009
- Parere IV Commissione
Comunicazione di richieste di parere
PRESIDENTE. Comunico che le seguenti richieste di parere sono
state trasmesse dal Governo ed assegnate alle competenti
Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- «Camera di Commercio di Ragusa - Designazione componente in seno
al Collegio dei revisori dei conti» (n. 48/I)
- pervenuta in data 30 novembre 2009
- inviata in data 1 dicembre 2009
- «Ente regionale Teatro Massimo V. Bellini di Catania. Nomina
commissario straordinario» (n. 49/I)
- pervenuta in data 30 novembre 2009
- inviata in data 1 dicembre 2009
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- «L.r. 9/2009. Art. 17 - Finanziamenti concessi da
Artigiancassa» (n. 45/III)
- pervenuta in data 26 novembre 2009
- inviata in data 27 novembre 2009
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
- «Criteri di riconoscimento dei distretti turistici. L.r.
15/09/2005, n. 10, art. 7» (n. 46/IV)
- pervenuta in data 27 novembre 2009
- inviata in data 30 novembre 2009
- «Direttive per l'attuazione delle linee d'intervento 3.3.2.5 e
3.3.1.4 del P.O. FESR Sicilia 2007/2013» (n. 47/IV)
- pervenuta in data 27 novembre 2009
- inviata in data 30 novembre 2009
Comunicazione di pareri resi
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti pareri sono stati resi dalle
competenti Commissioni legislative:
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- «Art. 5 della l.r. 23/2008. Aiuti per la ricerca, lo sviluppo e
l'innovazione. Decreto di attuazione» (n. 41/III)
- reso in data 25 novembre 2009
- inviato in data 27 novembre 2009
- «Art. 6 della l.r. 23/2008. Contratti di programma regionali per
lo sviluppo delle attività industriali. Decreto di attuazione» (n.
42/III)
- reso in data 25 novembre 2009
- inviato in data 27 novembre 2009
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- «PO FESR 2007-2013. Bozza decreto regimi di aiuto» (n. 44/V)
- reso in data 25 novembre 2009
- inviato in data 30 novembre 2009
Comunicazione di delibere della Giunta regionale
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le delibere della Giunta
regionale - Quinto bimestre 2009. Copia delle medesime e il
relativo elenco recante l'oggetto di ciascuna è disponibile
all'archivio del Servizio Commissioni.
Comunicazione della situazione di cassa della Regione siciliana
PRESIDENTE. Comunico che l'Assessorato del bilancio e delle
finanze ha trasmesso, in data 27 novembre 2009, il prospetto
concernente la previsione e situazione trimestrale di cassa e di
tesoreria della Regione, in attuazione dell'articolo 52, comma 5,
della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6. Situazione al 30
settembre 2009.
Comunico, altresì, che copia della sopra citata documentazione è
stata trasmessa alla II Commissione parlamentare.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
GENNUSO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
nei mesi di novembre e dicembre 2008 e di gennaio e febbraio 2009,
l'intero territorio siciliano è stato gravemente interessato da
piogge alluvionali, forti venti e violentissime mareggiate che
hanno provocato allagamenti, smottamenti, frane e colate di fango,
causando danni a beni mobili e immobili sia di proprietà pubblica
che privata, nonché danni alle infrastrutture pubbliche;
a seguito di tali eventi meteorologici, la Giunta regionale ha
deliberato la dichiarazione dello stato di calamità naturale, ai
sensi dell'art. 3 della legge regionale 18 maggio 1995, n. 42, e,
conseguenzialmente, la richiesta della dichiarazione dello stato di
emergenza, ai sensi dell'art. 5 della legge 24 febbraio 1992, n.
225;
con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri (O.P.C.M.)
n. 3734 del 16 gennaio 2009, il Presidente della Regione è stato
nominato commissario delegato per il superamento dell'emergenza
derivante dagli eventi atmosferici dei mesi di novembre e dicembre
2008;
con O.P.C.M. n. 3764 del 6 maggio 2009, il Presidente della
Regione è stato autorizzato ad applicare le disposizioni di cui
all'O.P.C.M. n. 3737/2009 anche al fine di porre rimedio agli
eventi calamitosi verificatisi nel mese di gennaio e febbraio 2009;
con O.P.C.M. n. 3765 del 7 maggio 2009, alla Regione siciliana è
stata assegnata la somma di euro 7.277.956,18, corrispondente al 32
per cento delle spese sostenute per far fronte alla prima
emergenza;
l'Assemblea regionale siciliana ha approvato una norma inserita
nella legge finanziaria regionale n. 6 del 2009 (art. 9, comma 10)
con la quale veniva destinata una somma pari a 5 milioni di euro
per la riparazione ed il ristoro dei danni subiti da soggetti
pubblici o privati nonché per la copertura finanziaria degli
interventi sostenuti dai comuni per fronteggiare situazioni di
emergenza;
considerato che:
da notizie apprese dagli organi di stampa sembra che l'Assessore
per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali abbia
emanato un decreto con il quale vengono assegnati contributi ai
comuni per il risarcimento dei danni causati dagli eccezionali
eventi atmosferici;
gli stessi comuni, nei giorni scorsi, hanno ricevuto una nota
dell'ufficio del commissario delegato ex O.P.C.M. 3734/2009 con la
quale veniva comunicata l'assegnazione di un ulteriore contributo
nella misura del 60 per cento delle spese sostenute in emergenza;
preso atto che numerosi sindaci dei comuni colpiti dagli eventi
meteo hanno manifestato dubbi, perplessità e riserve in merito alla
ripartizione di tali contributi;
per sapere:
quali siano stati i criteri in base ai quali l'Assessore per la
famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali ha proceduto
alla ripartizione delle somme stanziate con la legge regionale n. 6
del 2009 e, in particolare, se lo stesso abbia preventivamente
acquisito i relativi dati da parte del Dipartimento regionale della
Protezione civile;
se l'ufficio del commissario delegato, prima dell'assegnazione del
contributo di propria competenza, abbia verificato ed accertato i
danni concretamente subiti dai singoli comuni ovvero si sia
limitato a dare per buona la quantificazione effettuata dagli
stessi attraverso la compilazione della scheda 0 comuni ;
qualora l'ufficio del commissario delegato non avesse ancora
acquisito la documentazione comprovante le spese effettivamente
sostenute per la prima emergenza, considerata l'insufficienza delle
risorse a coprire integralmente i danni subiti, se non ritengano
necessario rideterminare i contributi per quei comuni che non sono
in grado di certificare integralmente le spese dichiarate dagli
stessi nella fase di rilevamento dei dati e procedere, quindi, al
riparto delle conseguenti probabili economie a beneficio dei comuni
che hanno, invece, ottemperato a tale prescrizione fornendo le
fatture relative ai lavori realmente eseguiti e conformi a quelli
dichiarati». (893)
ARDIZZONE
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la sanità e
all'Assessore per il bilancio e le finanze, premesso che:
il settore zootecnico siciliano sta attraversando uno dei momenti
più critici degli ultimi anni;
la crisi che ha investito l'intero comparto sta causando danni
irrimediabili all'intera filiera produttiva, con sicure
ripercussioni occupazionali;
considerato che:
è compito delle istituzioni regionali intervenire a sostegno del
settore, con provvedimenti mirati, volti cioè a permettere una
pronta ripresa ai nostri allevatori;
tra gli interventi immediati, vi è il rimborso delle somme
spettanti agli stessi allevatori per i capi di bestiame, da loro
abbattuti, nel lontano 1997, ai sensi dell'art. 1 della l. r. n. 12
del 1989;
tali rimborsi dovevano essere pagati dal lontano 1997 e che, da
allora, sono decorsi ben 12 anni senza che la Regione abbia
mantenuto gli impegni assunti nel momento stesso in cui i suoi
uffici periferici ordinavano l'abbattimento dei capi di bestiame;
dato il difficile momento che sta attraversando il settore della
zootecnia, il pagamento di quelle somme potrebbe dare agli
allevatori la possibilità di avere una pronta disponibilità
economica che permetterebbe loro di affrontare con maggiore
serenità il momento di crisi attuale;
per sapere se non ritengano urgente ed improcrastinabile inserire,
nella manovra correttiva per l'esercizio finanziario 2009,
l'importo necessario per consentire il completamento dell'iter di
erogazione dei rimborsi spettanti agli allevatori siciliani per i
capi di bestiame abbattuti nel 1997, ai sensi dell'art. 1 della l.
r. n. 12 del 1989». (894)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la sanità e
all'Assessore per il bilancio e le finanze, premesso che:
gli eventi accaduti nella nostra Regione, nei mesi scorsi, che
hanno visto branchi di cani randagi aggredire numerose persone in
varie località della Sicilia, anche con conseguenze drammatiche,
devono spingere ad una attenta riflessione sul randagismo,
fenomeno, purtroppo, in continua crescita, grazie anche
all'incivile abitudine che hanno alcune persone di abbandonare i
propri animali, in particolare proprio i cani, in prossimità di
eventi festivi e vacanze estive;
considerato che:
la Regione siciliana ha attivato varie forme di prevenzione del
randagismo, non ultima il recepimento delle normative nazionali ed
europee sull'obbligo di identificazione obbligatoria degli animali
tramite 'chip' o la sterilizzazione coatta dei cani randagi;
tra le norme regionali vigenti, spicca la legge del 3 luglio 2000,
n. 15, provvedimento all'avanguardia, che istituisce l'anagrafe
canina e detta le direttive per prevenire e combattere il fenomeno
del randagismo;
tale norma prevede, tra l'altro, una forma di contribuzione alle
strutture, pubbliche e private, mirante al risanamento dei canili
comunali esistenti, alla costruzione di nuovi rifugi sanitari
pubblici e alla predisposizione di ambulatori veterinari in cui
effettuare le operazioni di anagrafe e di sterilizzazione degli
animali;
tenuto conto che occorre predisporre atti che diano continuità a
quanto previsto dalla legge regionale n. 15 del 2000;
per sapere se non ritengano urgente ed improcrastinabile inserire,
nella manovra correttiva per l'esercizio finanziario 2009, uno
stanziamento per consentire l'implementazione dei fondi necessari
al rifinanziamento della l.r. 3 luglio 2000, n. 15, e più
specificatamente i commi 1 e 2 dell'art. 20 della medesima legge».
(895)
VINCIULLO
«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali, premesso che:
con nota del 2 novembre 2009 è stato notificato al Comune di
Comiso (RG) il decreto assessoriale n. 583 da parte
dell'Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali
e delle autonomie locali - Dipartimento delle autonomie locali -
contenente la nomina del commissario ad acta per l'approvazione del
rendiconto dell'esercizio finanziario 2008 del Comune;
ritenuto che tale nomina non fa venire meno la funzione di
controllo e di indirizzo dei consiglieri comunali sui documenti di
contabilità in vista dell'esame del rendiconto 2008;
vista la scarsa chiarezza e la contraddittorietà delle numerose
dichiarazioni rese in merito al documento finanziario consuntivo
dal Sindaco, dall'Assessore al bilancio e da altri componenti della
Giunta;
rilevati i tempi contingentati imposti dal commissario ad acta e
poiché non è stata ancora esaudita la richiesta, avanzata da
diversi consiglieri comunali, di avere contezza dei conteggi di
tutti i residui attivi e passivi presenti nel deliberato di Giunta
municipale, del Consiglio comunale e delle determine sindacali dal
1998 al 2008;
per sapere:
se ritenga possibile che si proceda all'approvazione del documento
finanziario consuntivo del 2008 del Comune di Comiso senza la
partecipazione e conoscenza, da parte dei consiglieri comunali,
dell'attuale stato della contabilità dell'ente;
quali indicazioni ritenga di dover suggerire al commissario ad
acta perché la sua missione non vanifichi e contraddica l'esercizio
democratico del controllo, così come previsto da leggi e
regolamenti». (897)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
DIGIACOMO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
GENNUSO, segretario:
«All'Assessore per l'agricoltura e foreste, premesso che:
in data 29 maggio 2009 l'Assessorato regionale Agricoltura e
foreste - Dipartimento interventi infrastrutturali - servizio X
leader - ha emanato il bando per la selezione dei gruppi di azione
locale (GAL) e dei piani di sviluppo locale (PSL) in attuazione
dell'approccio leader Asse 4, PSR Misura 413 e Misura 431;
dalla suddetta data sono state pubblicate nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana ben tre rettifiche del bando (pubblicazioni
del 12 giugno 2009, del 21 luglio 2009 e del 4 agosto 2009) nonché
ben tre avvisi di proroga dei termini di scadenza per la
presentazione della candidatura del partenariato (GAL) e per la
presentazione dei PSL (piani di sviluppo locali), spostando così in
avanti il cronoprogramma che l'Assessorato regionale Agricoltura e
foreste aveva originariamente stabilito per la selezione dei GAL e
dei PSL;
il bando emanato, derogando al regolamento CE n. 1698/2005,
restringe l'ambito delle forme organizzative utilizzabili dal
partenariato aggregato, determinando un ulteriore aggravio di
procedure per il partenariato pubblico-privato territoriale;
considerato che nella lunga gestazione di questo bando leader si
sono riscontrate anche note di intervento dei dirigenti del
Dipartimento interventi infrastrutturali e del servizio leader;
per sapere:
quali siano i motivi dei disservizi registrati, stante che la
procedura avviata a maggio del 2009 rischia di concludersi dopo
circa un anno e quali provvedimenti intenda assumere in merito;
se non ritenga di dover avviare una procedura ispettiva per
verificare che tutte le fasi, dall'emanazione del bando
all'assunzione al protocollo generale ufficiale delle candidature
del partenariato, ivi incluse le note dirigenziali durante la
delicata fase di selezione dei GAL e dei PSL, siano rispondenti
alle norme ed alle procedure di buona amministrazione». (896)
TERMINE
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per il territorio e
l'ambiente e all'Assessore per l'industria, premesso che:
la società Terna, con nota a/r del 6 marzo 2007, comunicava agli
uffici dell'Assessorato regionale Territorio e ambiente che la
capacità del sistema elettrico della Regione siciliana in merito
alla connessione degli impianti da energia da fonte rinnovabile
eolica era compatibile col sistema di rete fino alla potenza di 500
MW;
in ogni caso la Terna, in qualità di gestore, è obbligata a
connettere alla rete tutti coloro i quali ne facciano richiesta;
diversamente, il Dipartimento del territorio recentemente
individuava l'impossibilità della rete di supportare un carico
eccessivo di produzione da fonte eolica. Decisione che in concreto
blocca qualsiasi nuova autorizzazione;
considerato che la posizione di Terna risulta in contraddizione
con quanto asserito dal Dipartimento del territorio;
ritenuto che sul punto appare necessario fare chiarezza;
per sapere quali provvedimenti intendano adottare al fine di fare
luce sulla reale capacità delle rete elettrica regionale in
considerazione dei progetti approvati o incorso di approvazione».
(898)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e le autonomie locali, premesso che:
a seguito delle tragiche conseguenze dell'alluvione dell'ottobre
2009 che ha devastato il territorio del Messinese provocando la
morte di 31 persone, il Presidente della Regione è stato nominato
commissario straordinario per l'emergenza;
a seguito del decreto commissariale 20 ottobre 2009, n. 2, il
commissario delegato attribuisce specifiche competenze, per
l'emergenza di Messina e dei comuni colpiti, al Sindaco di Messina;
ormai sono trascorsi circa 2 mesi dai quei tragici eventi e, da
quello che si legge dalla stampa nazionale e regionale, lo stato
dei luoghi è ancora in una situazione difficile che non permette la
ripresa di nessuna attività economica e sociale;
sono stati stanziati fondi nazionali e regionali per affrontare lo
stato di emergenza;
per sapere:
se il commissario per l'emergenza e i soggetti da lui delegati
abbiano posto in essere tutte le attività emergenziali finalizzate
alla salvaguardia della pubblica e privata incolumità attraverso la
redazione dei cosiddetti piani di emergenza speditivi per risolvere
in tempi brevi e certi la situazione venutasi a creare a seguito
dell'alluvione;
se sia stata nominata una commissione di inchiesta a livello
amministrativo, così come richiesto dall'interrogazione
parlamentare con richiesta di risposta scritta n. 794 dell'8
ottobre 2009, per verificare l'esistenza del piano di protezione
civile, di un ufficio per la difesa del suolo comunque denominato e
per l'accertamento delle eventuali responsabilità degli
amministratori locali;
a quanto ammontino i fondi nazionali e/o regionali stanziati per
l'emergenza, a quali interventi siano stati destinati, se le
attività di accertamento danni, ivi compresi quelli relativi alle
attività produttive, commerciali e di servizio, siano iniziate e si
sia quantificato in maniera definitiva l'ammontare delle somme
necessarie per la ricostruzione;
se sia stato creato un progetto di ricostruzione e quali attività
si intendano adottare a favore dei circa 1500 sfollati, attualmente
ospitati in albergo o in alloggi precari;
in che modo sia stata organizzata e come proceda l'attività di
sgombero e di pulizia degli edifici e delle superfici stradali dai
detriti e dal fango, nonché il pieno recupero e/o smaltimento di
tali materiali». (899)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
INCARDONA
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'agricoltura e le
foreste e all'Assessore per il bilancio e le finanze, premesso che:
i lavoratori a tempo determinato (precari) presso il Corpo
forestale della Regione siciliana, servizio antincendio, dallo
scorso mese di agosto non percepiscono il pagamento della
retribuzione loro spettante per le mansioni svolte;
i predetti lavoratori, nonostante la mancata retribuzione,
continuano a svolgere le mansioni lavorative rendendo efficiente il
servizio antincendio;
considerato che per i predetti soggetti trattasi dell'unica fonte
di reddito per mantenere sè stessi ed i loro nuclei familiari;
ritenuto che:
trattasi di pagamenti di emolumenti da lavoro;
la mancata corresponsione delle retribuzione ai lavoratori
costituisce grave inadempimento;
un ulteriore ritardo determinerà la privazione di una fonte di
reddito necessaria per il soddisfacimento ed il sostentamento dei
bisogni di primaria necessità;
ritenuto, infine, che sussistono i presupposti per attivare le
procedure di pagamento degli stipendi procedendo anche ad
un'anticipazione provvisoria;
per sapere:
quali provvedimenti intendano adottare al fine di provvedere al
pagamento delle retribuzioni degli operai precari in servizio
presso il Corpo forestale antincendio;
le cause e le motivazioni che hanno impedito il pagamento degli
stipendi». (900)
CAPUTO - POGLIESE - VINCIULLO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
inviate al Governo.
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura
dell'interpellanza presentata.
GENNUSO, segretario:
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per la sanità e
all'Assessore per il bilancio e le finanze, premesso che:
a più di due mesi dalla nascita, le 17 nuove Aziende del sistema
sanitario regionale operano senza alcun controllo amministrativo e
gestionale, mancando a tutt'oggi i collegi sindacali, ovvero gli
organi aziendali deputati al controllo dell'andamento
amministrativo e contabile delle aziende sanitarie stesse;
l'art. 3, comma 4, del decreto legislativo n. 502 del 1992 recita
testualmente che Sono organi dell'unità sanitaria locale il
direttore generale ed il collegio dei revisori. Il direttore
generale è coadiuvato dal direttore amministrativo, dal direttore
sanitario e dal consiglio dei sanitari nonché dal coordinatore dei
servizi sociali, nel caso previsto dal comma 3 in conformità alla
normativa regionale e con oneri a carico degli enti locali di cui
allo stesso comma ;
il meccanismo di nomina è più complesso di quello dei direttori
generali; infatti, la costituzione dei collegi sindacali avviene
dopo la designazione dei singoli componenti rispettivamente da
parte del Ministero dell'economia, del Ministero della salute,
dell'Assessorato regionale Bilancio e finanze, dell'Assessorato
regionale Sanità e della conferenza dei sindaci e, successivamente,
il direttore generale nomina, con propria deliberazione, i
componenti del collegio sindacale indicati dagli enti designanti;
alla designazione dei loro rappresentanti hanno già provveduto il
Ministero dell'economia e delle finanze, le conferenze dei sindaci
ed il Ministero della salute;
i compiti assegnati ai collegi sindacali sono importantissimi e
riguardano il controllo di regolarità amministrativa e contabile,
che comprende la verifica del bilancio di previsione ed il
rendiconto generale; la regolarità della contabilità e della
relativa documentazione di supporto; la verifica di cassa e
dell'esistenza dei titoli ed altri valori di proprietà o detenuti
dell'ente a titolo di pegno, cauzione o custodia; la verifica della
corretta esecuzione degli adempimenti previsti dalla legge in
materia tributaria e previdenziale; la verifica della conformità
della legge ai regolamenti ed alle disposizioni statutarie degli
atti e delle deliberazioni del direttore generale; la verifica
della conformità ai 'principi di corretta amministrazione, della
gestione economica e finanziaria dell'azienda'. I compiti del
collegio sono disciplinati dall'art. 3 ter del d.lgs. n. 502/92 e
successive modificazioni ed integrazioni, che così recita:
1. Il collegio sindacale:
verifica l'amministrazione dell'azienda sotto il profilo
economico;
vigila sull'osservanza della legge;
accerta la regolare tenuta della contabilità e la conformità del
bilancio alle risultanze dei libri e delle scritture contabili, ed
effettua periodicamente verifiche di cassa;
riferisce almeno trimestralmente alla Regione, anche su richiesta
di quest'ultima, sui risultati del riscontro eseguito, denunciando
immediatamente i fatti se vi è fondato sospetto di gravi
irregolarità; trasmette periodicamente, e comunque con cadenza
almeno semestrale, una propria relazione sull'andamento
dell'attività dell'unità sanitaria locale o dell'azienda
ospedaliera rispettivamente alla Conferenza dei sindaci o al
sindaco del comune capoluogo della provincia dove è situata
l'azienda stessa.
2. I componenti del collegio sindacale possono procedere ad atti
di ispezione e controllo, anche individualmente.
3. Il collegio sindacale dura in carica tre anni ed è composto da
cinque membri, di cui due designati dalla Regione, uno designato
dal Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione
economica, uno dal Ministro della sanità e uno dalla Conferenza dei
sindaci; per le aziende ospedaliere quest'ultimo componente è
designato dall'organismo di rappresentanza dei comuni. I componenti
del collegio sindacale sono scelti tra gli iscritti nel registro
dei revisori contabili istituito presso il Ministero di grazia e
giustizia, ovvero tra i funzionari del Ministero del tesoro, del
bilancio e della programmazione economica che abbiano esercitato
per almeno tre anni le funzioni di revisori dei conti o di
componenti dei collegi sindacali ;
la legge di riforma sanitaria regionale, approvata il 25 marzo di
quest'anno, all'art. 9 ribadisce il contenuto del d.lgs n. 502/92:
1. Le Aziende sanitarie provinciali e le Aziende ospedaliere sono
dotate di personalità giuridica pubblica e autonomia
imprenditoriale.
2. Sono organi delle Aziende del Servizio sanitario regionale:
a) il direttore generale che nomina un direttore amministrativo ed
un direttore sanitario a norma dei commi 1 quater e 1 quinquies
dell'articolo 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 b)
il collegio sindacale (...) ;
l'art. 33 della suddetta legge di riforma sanitaria prevede la
cessazione delle aziende e, con essa, anche quella degli organi
alla data del 31 agosto e la nascita all'1 di settembre delle nuove
aziende e, con essa, la nomina dei direttori generali:
1. I direttori generali, i direttori sanitari e amministrativi e
i collegi sindacali delle Aziende Unità Sanitarie Locali ed
Ospedaliere esistenti alla data di entrata in vigore della presente
legge decadono dal momento in cui le costituite Aziende sanitarie
provinciali ed Aziende ospedaliere di cui all'articolo 8 diventano
operative.
2. Le Aziende sanitarie provinciali e le Aziende ospedaliere di
nuova istituzione diventano operative alla data dell'1 settembre
2009 previa emanazione del decreto di nomina dei relativi direttori
generali da adottarsi da parte del Presidente della Regione, a
seguito di delibera della Giunta regionale, su proposta
dell'Assessore regionale per la sanità. Con il medesimo decreto si
provvederà altresì alla nomina dei direttori generali delle Aziende
ospedaliere di rilievo nazionale e di alta specializzazione e delle
Aziende ospedaliere universitarie. Alla stessa data dell'1
settembre 2009 le Aziende Unità Sanitarie Locali e le Aziende
ospedaliere esistenti alla data di entrata in vigore della presente
legge, così come indicate nell'articolo 8, sono soppresse e cessano
dalle loro funzioni. Alla medesima data cessano altresì dalle
rispettive funzioni i direttori generali delle Aziende del Servizio
sanitario regionale in carica alla data di entrata in vigore della
presente legge ;
alla data odierna, dopo che sono trascorsi più di 75 giorni
dall'entrata in vigore della riforma, non risulta essere stato
costituito, in alcuna delle nuove 17 Aziende nate dalla riforma
stessa, l'organo di controllo;
considerato che il Ministero dell'economia e delle finanze, le
conferenze dei sindaci ed il Ministero della salute hanno già
provveduto alla designazione dei loro rispettivi rappresentanti;
visto che i direttori generali delle aziende sanitarie sono già in
possesso delle designazioni della maggioranza dei componenti il
collegio e che pertanto potrebbero immediatamente deliberare la
costituzione dell'organo aziendale anche in assenza dei componenti
designati dalla Regione siciliana;
per conoscere:
il motivo per il quale la Regione non abbia provveduto alla
designazione dei propri rappresentanti;
le determinazioni dell'Assessore regionale per la sanità e
dell'Assessore regionale per il bilancio e le finanze in merito;
se sussistano ragioni di nullità degli atti compiuti dai direttori
generali in assenza dei controlli obbligatori per legge ed affidati
ai collegi sindacali». (78)
MAIRA - RAGUSA - ARDIZZONE
GIANNI - CORDARO - LO GIUDICE
CASCIO S. - DINA - FAGONE
PRESIDENTE. Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno
annunzio senza che il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione,
l'interpellanza si intende accettata e sarà iscritta all'ordine del
giorno per essere svolte al proprio turno.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
numero 160 «Rilascio del contrassegno di parcheggio per disabili
in conformità alla normativa dell'Unione europea», degli onorevoli
D'Antoni, Musotto, Colianni, D'Agostino, presentata il 30 novembre
2009;
numero 161 «Iniziative del Governo della Regione a sostegno della
ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del 1968 ricadenti
nella Valle del Belice», degli onorevoli Caputo, Pogliese, Falcone,
Bosco, Leontini, Vinciullo, Oddo, Di Benedetto, presentata l'1
dicembre 2009;
numero 162 «Adeguate iniziative in tema di politiche economiche e
finanziarie», degli onorevoli Barbagallo, Lupo, Galvagno,
Rinaldi, Cracolici, presentata l'1 dicembre 2009.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
considerato che per le persone diversamente abili è utile un
modello comunitario di contrassegno di parcheggio per disabili che
sia riconosciuto e valido in tutti gli Stati dell'Unione europea;
riconosciuto che la Conferenza europea dei Ministri dei trasporti
(CEMT) ha adottato una risoluzione volta ad incoraggiare il
rilascio e il riconoscimento reciproco di contrassegni di
parcheggio per disabili (risoluzione CEMT del 22 aprile 1997);
considerato altresì, che:
le persone disabili possono godere in tutto il territorio
dell'Unione europea delle facilitazioni connesse al contrassegno di
parcheggio per disabili, secondo le norme nazionali vigenti nel
Paese in cui si trovano;
le modalità di assegnazione dei contrassegni è materia di
competenza degli Stati membri e, all'interno degli stessi, delle
autorità regionali e locali;
posto che il Consiglio dell'Unione europea, con raccomandazione
del 4 giugno 1998, visti i pareri del Comitato economico e sociale
e del Comitato delle Regioni, raccomanda agli Stati membri di
elaborare un contrassegno di parcheggio per disabili in conformità
alle rispettive disposizioni nazionali, secondo il modello
comunitario uniforme (blu badge), allo scopo di avere un unico
contrassegno uguale in tutti gli Stati dell'Unione europea,
impegna il Presidente della Regione
ad intervenire presso il Ministero del lavoro e delle politiche
sociali al fine di recepire la raccomandazione del Consiglio
dell'Unione europea, per emanare un provvedimento attraverso il
quale i comuni rilascino contrassegni di parcheggio per disabili in
conformità alla predetta raccomandazione». (160)
D'ANTONI - MUSOTTO
COLIANNI - D'AGOSTINO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
in data 14 marzo 1996 la Commissione parlamentare bicamerale per
il parere al Governo sulla destinazione dei fondi per la
ricostruzione del Belice, all'unanimità, approvava un documento con
il quale la Commissione indicava di avere acquisito la certezza
che le popolazioni interessate dal sisma del 1968 sono state
vittima di insipienza e malgoverno ;
in particolare, la Commissione aveva accertato che, per il periodo
1968-1995, lo Stato aveva autorizzato con legge una somma di
tremiliardi e centomilioni di lire per la ricostruzione, di cui
solo 2.272 miliardi erano stati erogati: la differenza di 828
miliardi tra somme autorizzate e pagate riguardava somme in parte
in economia, in parte in perenzione amministrativa, ed in parte
ancora da pagare sugli stanziamenti già impegnati con le precedenti
leggi finanziarie;
conseguentemente la Commissione affermava che è stata ricostruita
gran parte del territorio con soli 2.200 miliardi, e di ciò deve
essere dato atto alle popolazioni e alle amministrazioni locali
interessate ;
la Commissione aveva, altresì, acquisito uno studio comparativo
effettuato sempre dalla Ragioneria generale dello Stato fra il
terremoto del Belice e quello del Friuli del 1976 ( sostanzialmente
equivalenti per danni alle abitazioni private ed alle opere
pubbliche nonché per superficie territoriale interessata ), dal
quale si evince che, a somme rivalutate al 30 settembre 1995, il
Belice ha avuto circa 12.000 miliardi di lire ed il Friuli circa il
triplo, 29.000 miliardi di lire. Ciò consentiva alla Commissione di
parlare di responsabilità dei Governi, nazionali e regionali,
succedutisi negli anni che non sono stati capaci di avviare a
definitiva soluzione la ricostruzione del Belice , affermando che
l'intero Paese ha nei confronti del Belice un debito morale che
deve essere colmato al più presto ;
la Commissione bicamerale fu ricostituita nella XIII legislatura,
nel corso della quale furono adottati due importanti provvedimenti
che hanno consentito l'erogazione di 573 miliardi di lire (art. 2,
comma 100, legge n. 662 del 1996 e art. 1, comma 1, legge n. 135
del 1997), oltre all'introduzione, per la prima volta, nella
finanziaria del 2000, dello strumento dei limiti di impegno
quindicennali (c.d. mutui), che avrebbero fruttato ulteriori 111
miliardi di lire (art. 5, comma 1, L. n. 488 del 1999). In
prossimità della conclusione della legislatura, la Commissione
approvava il 7 novembre 2000 il documento conclusivo del lavoro di
ricognizione autorizzato dai Presidenti dei due rami del Parlamento
il 22 maggio 1998. Nel corso dell'indagine conoscitiva sono stati
sentiti i sindaci, il Ministro dei Lavori Pubblici, il Direttore
generale del Ministero ed i Provveditori alle opere pubbliche per
la Sicilia;
per quanto riguarda il fabbisogno per il completamento della
ricostruzione si osserva che, secondo i dati forniti dai sindaci,
esso ammontava a 1.838 miliardi per le abitazioni private e 1.007
miliardi per le opere pubbliche, pari a 2.845 miliardi che, al
netto dei trasferimenti allora in corso, si riducevano a 2.194
miliardi. Mentre il Ministero dei lavori pubblici, con successiva
relazione del Direttore generale, per la parte relativa alle opere
pubbliche - rispetto alle richieste dei sindaci - affermò che,
secondo i dati del Provveditorato, al febbraio 1996, il fabbisogno
ammontava a circa 800 miliardi. Per quanto riguarda la parte
relativa all'edilizia privata il Ministero nulla riferiva in quanto
non intendeva interferire con l'attività amministrativa dei comuni,
rispetto ai quali non sussistono poteri di controllo;
conseguentemente la Commissione evidenziava un nodo di difficile
soluzione , e cioè il differente regime giuridico tra le due
principali categorie che concorrono a formare il fabbisogno per la
ricostruzione, abitazioni private ed opere pubbliche; tale assetto
normativo, secondo la Commissione, di fatto privilegia, in quanto
più certi ed esigibili, i flussi di spesa che si indirizzano, anche
per il concorso di una spinta localistica alla ricostruzione di
abitazioni private piuttosto che alle opere pubbliche, con effetti
di evidente squilibrio per i nuovi assetti territoriali . Tale
ragionamento, come vedremo, sarà ripreso dal Parlamento nel 2007 e
sarà posto a base dell'ultima direttiva ministeriale del 2 agosto
2007;
la Commissione, ritenendo indispensabile che si procedesse in
tempi certi e ravvicinati alla programmazione di ulteriori impegni
di spesa per il Belice, concludeva auspicando che si superasse il
doppio regime giuridico, nel senso di un più deciso spostamento di
poteri agli enti locali, bilanciato da un concomitante potere di
controllo capace di far valere vincoli di irreversibilità nelle
decisioni da cui dipende il completamento dei lavori di
ricostruzione e quindi la quantificazione definitiva delle somme
occorrenti nel bilancio dello Stato ;
purtroppo, nella XIV legislatura, la Commissione bicamerale non
venne ricostituita; nonostante il lavoro costante e qualificato del
Coordinamento, nelle prime due leggi finanziarie del 2002 e del
2003, non fu allocato alcuno stanziamento per il Belice. In realtà,
all'interno della L. n. 166 del 2002 fu reintrodotta l'esenzione
fiscale per gli atti di trasferimento, voltura e trascrizione che
riguardano unità immobiliari che beneficiano dei contributi della
ricostruzione; norma questa che, ora in sede di legge finanziaria,
ora all'interno di decreti-legge 'omnibus', ha ottenuto varie
proroghe, l'ultima della quali, introdotta dall'art. 19 bis, comma
1, della legge 28 marzo 2008, n. 31, scadrà il 31 dicembre 2008;
nella finanziaria del 2004 (L. n. 350 del 2003) veniva autorizzato
un limite di impegno quindicennale di 5 miliardi di euro a
decorrere dal 2004, che ha consentito di acquisire nel dicembre del
2004 risorse per circa 56 milioni di euro grazie ad un mutuo
stipulato con Dexia Crediop' all'esito di una gara ad evidenza
pubblica. Le somme sono state ripartite tra i comuni secondo le
percentuali di cui al decreto del Ministero delle infrastrutture
B3/3173 del 5 agosto 2004, previo parere delle commissioni
parlamentari permanenti competenti per materia. Com'è noto,
l'art.12 della legge n. 178 del 1976 prevedeva l'obbligo del
Governo, prima di erogare somme per la ricostruzione, di acquisire
il parere della Commissione bicamerale. Non essendo tale
Commissione stata ricostituita nella XIV legislatura, con l'art. 7
bis, introdotto dalla legge di conversione del decreto legge 29
marzo 2004 n. 80, essa è stata soppressa e le relative competenze
sono state attribuite alle commissioni permanenti della Camera dei
Deputati e del Senato della Repubblica;
la legge prevedeva (cfr. art. 4, c. 89, L. n. 350 del 2003) che le
risorse acquisite direttamente ai bilanci comunali 'possono essere
utilizzate dai comuni beneficiari anche per le finalità di cui al
primo comma dell'art. 18 della legge 7 marzo 1981, n. 64', cioè per
opere pubbliche; e, poiché la competenza giuridica in tale settore
appartiene al Ministero dei lavori pubblici, la legge prescrive che
in tal caso i rapporti tra il provveditorato alle opere pubbliche
e i comuni interessati sono disciplinati da apposita convenzione ;
nella finanziaria del 2005 non è stato previsto alcuno
stanziamento per il Belice. Le richieste dei sindaci, ancora una
volta, non trovavano alcun riscontro presso i gruppi politici, i
quali in realtà durante l'estate del 2004, in sede di esame del
decreto di riparto dei fondi di cui alla legge n. 350 del 2003,
avevano espresso critiche e riserve verso ulteriori provvedimenti
autorizzatori di spesa per il Belice (cfr. resoconto della seduta
n. 351 del 28 luglio 2004 della 13 Commissione permanente del
Senato);
il Coordinamento dei sindaci, in occasione del 37.mo anniversario
del terremoto, organizzò una conferenza a Santa Margherita di
Belice dove, alla presenza dei parlamentari eletti nei collegi
belicini, rilanciò la questione sollecitando un impegno
parlamentare forte per chiedere al Governo di affrontare la
questione complessivamente, alla luce delle conclusioni della
Commissione bicamerale del 2000;
il 22 febbraio 2005, si tenne una conferenza presso il Ministero
delle infrastrutture, alla presenza dei vertici politici e
burocratici del Ministero, nonché dei sindaci e dei parlamentari
nazionali. Per la prima volta partecipò ad una riunione in materia
di ricostruzione anche un rappresentante del Governo della Regione,
direttamente delegato dal Presidente. Fu in quella sede che venne
individuato un percorso chiaro e condiviso che, sulla scorta della
legislazione vigente, riconosceva ai comuni il compito di
quantificare e certificare in modo 'irreversibile' il fabbisogno
per l'edilizia privata, ed impegnava il Ministero e la Regione
siciliana ad individuare le necessità per le opere di
urbanizzazione e la relativa copertura finanziaria;
in particolare, per quanto riguarda il settore delle opere
pubbliche, il Ministero, in assenza di stanziamenti di bilancio
destinati al Belice, si impegnò a riprogrammare, per il
completamento delle urbanizzazioni nei comuni della Valle, alcune
economie di interventi di rilevanza regionale finanziati dalla ex
Agensud, con il concorso anche della Regione siciliana. Per
l'individuazione degli interventi da inserire in un accordo di
programma tra Stato, Regione siciliana e comuni della Valle del
Belice, si concordò di selezionare i progetti definiti 'prioritari'
dai comuni stessi, già nel 2001, allorquando - in prossimità della
fine della XIII legislatura - il Sottosegretario Mangiacavallo, con
delega ai problemi della ricostruzione, aveva avviato, unitamente
al Provveditorato alle opere pubbliche di Palermo, una verifica di
tutti i progetti inseriti nei programmi approvati dalla Commissione
di cui all'art. 12, L. n. 241 del 1968. Nell'ambito di quella
verifica, ciascun comune fu chiamato a compilare delle schede,
indicando le opere ancora da realizzare ed ordinandole secondo una
scala di priorità ed attualità del fabbisogno (P1*, P1, P2, P3).
Pertanto, nell'individuazione degli interventi da inserire
nell'Accordo di programma quadro (APQ) cui destinare le risorse ex
Agensud, quelle della Regione siciliana, e quelle altre che si
sarebbero reperite con successivi provvedimenti normativi, il
Ministero delle infrastrutture si avvalse del lavoro istruttorio
già fatto dal Provveditorato alle opere pubbliche, che - dopo una
riunione con tutti i sindaci svoltasi a Palermo il 16 marzo 2005
nella quale le schede già presentate furono riviste ed i fabbisogni
finanziari aggiornati - con nota n. 3963 del 21 marzo 2005
individuò l'elenco delle opere prioritarie per ciascun comune (in
tutto n. 63 interventi) quantificando in euro 133.009.763,94 il
fabbisogno finanziario. Poiché la verifica delle economie su
interventi di ex Agensud (cap. 7544 u.p.b. 3.2.3.28) aveva
evidenziato una disponibilità finanziaria di euro 14.620.812,58, ai
quali si aggiungevano euro 5.000.000,00 destinati dal Presidente
della Regione siciliana con nota n. 10959 del 13 ottobre 2005, fu
necessario procedere all'individuazione dei criteri di selezione
degli interventi da ammettere a finanziamento, con priorità tra
quelli inseriti nella proposta di APQ. Dopo alcune riunioni con i
sindaci e la Regione siciliana, si concordò che i criteri di
selezione degli interventi erano costituiti dal completamento di
opere di urbanizzazione primaria, dal completamento di opere
pubbliche già cantierabili e quindi da tutti gli altri interventi.
Con nota del 9 dicembre 2005 il Ministero delle infrastrutture
inviò la bozza di accordo di programma al Ministero dell'economia -
Dipartimento per le politiche di sviluppo e coesione - per il
seguito di competenza. Fino all'interruzione della legislatura,
tale percorso non ebbe più alcun seguito; sul fronte dell'edilizia
privata, il Coordinamento - a seguito degli impegni assunti con lo
Stato e con la Regione siciliana - avviò un doppio lavoro: uno
interno, volto alla verifica ed aggiornamento del fabbisogno,
l'altro con il Dipartimento regionale della Protezione civile alla
cui gestione erano stati assegnati i fondi trasferiti dallo Stato
alla Regione per le finalità della ricostruzione del Belice con la
già citata L. n. 662 del 1996 (anno di competenza 2001), e sui
quali esistevano residue disponibilità per euro 52.318.149,85;
la verifica del fabbisogno ha impegnato i sindaci per oltre 4
mesi, ha coinvolto gli uffici finanziari dei comuni e, per la prima
volta, si è basata su certificazioni dei responsabili degli uffici
tecnici comunali. In particolare si è proceduto, per ciascun
comune, all'accertamento delle effettive giacenze di cassa sui
fondi trasferiti per la ricostruzione, all'individuazione dei
progetti già approvati dalle competenti commissioni ma non
finanziati, all'individuazione dei progetti presentati ed in corso
di istruttoria, alla quantificazione (approssimativa, in relazione
al meccanismo legislativo) del fabbisogno per le indicizzazioni,
per le procedure di accatastamento e frazionamento le cui
competenze sono state trasferite ai comuni con L. n. 61 del 1998, e
all'individuazione delle istanze di assegnazione lotto e contributo
non corredate da progetto. Dopo le riunioni di verifica della
copiosa documentazione acquisita, svoltesi il 2, il 16 ed il 22
settembre 2005, a Gibellina il 26 settembre 2005 veniva firmato da
tutti i sindaci l'atto di verifica del fabbisogno per l'edilizia
privata quantificato in euro 410.720.964,34 per le abitazioni, ed
in euro 75.426.070,90 per le indicizzazioni ed altri adempimenti
amministrativi, tenendo fuori le 4.960 istanze di contributo prive
di progetto;
intanto con decreto n. 823 del 15 settembre 2005, trasmesso il 25
ottobre 2005, il Dipartimento regionale della Protezione civile
impegnava la somma di 35.000.000,00 per l'edilizia privata,
ripartita tra i comuni in base alle percentuali stabilite dal
Ministero nel 2004. La rimanente somma di circa 18 milioni di euro
sarebbe stata destinata ad un intervento radicale di demolizione
delle baracche ancora esistenti in alcuni comuni ed alla
costruzione di alloggi popolari da destinare a soggetti aventi
diritto e non ancora assegnatari di contributo per la
ricostruzione. Ai primi del 2006 la Regione siciliana chiudeva,
dopo 38 anni, una brutta pagina della storia recente dell'Isola:
tutte le baracche venivano smantellate;
purtroppo, nella finanziaria del 2006, il Governo non inserì
alcuno stanziamento per la ricostruzione. Successivamente alle
istanze dei sindaci, con la legge di conversione del decreto-legge
n. 273/2005, all'art. 39 undecies, furono destinati
complessivamente 15 milioni di euro al completamento della
ricostruzione, 5 milioni per ciascuno degli anni 2006, 2007, 2008
(L. n. 51 del 2006);
le commissioni permanenti di Camera e Senato esprimevano il loro
parere favorevole alla proposta di riparto dei fondi di cui alla L.
n. 51 del 2006; in particolare l'VIII Commissione della Camera,
nella seduta del 4 ottobre 2006, raccomandava al Governo di
reperire le risorse da destinare al completamento della
ricostruzione tenendo presente che il coordinamento dei sindaci
della Valle del Belice ha evidenziato un fabbisogno, per i progetti
presentati dai soggetti privati, pari a 446 milioni di euro, e per
il completamento degli interventi di edilizia pubblica di circa 133
milioni di euro ; in pratica, il fabbisogno accertato dai sindaci
per l'edilizia privata veniva ufficializzato nelle aule
parlamentari e condiviso;
durante l'iter della legge finanziaria alla Camera, il
Coordinamento dei sindaci fu presente costantemente, già durante
l'esame in Commissione Bilancio, concordando con i deputati Piro e
Crisafulli e con il relatore Ventura, un emendamento che, da un
lato, stanziava ulteriori risorse per 200 milioni di euro e,
dall'altro, poneva un limite alla possibilità di presentare
ulteriori domande di contributo che gonfiassero il fabbisogno. In
sede di approvazione, l'emendamento fu riformulato e nella versione
definitiva (art. 1, comma 1010, L. n. 296 del 2006) prevede
finanziamenti per euro 20 milioni per l'anno 2007, 30 milioni per
l'anno 2008 e 50 milioni per l'anno 2009; tali somme - come già
previsto dalla L. n. 350 del 2003 - possono essere destinate anche
ad opere pubbliche. Dall'1 gennaio 2007 non è più possibile
presentare domande di contributo per la ricostruzione: nella
legislazione è stato inserito un meccanismo che rende irreversibile
il fabbisogno, come auspicato fin dal 2000;
sollecitamente il Coordinamento dei sindaci si attivò per
esprimere il parere sulle percentuali di riparto e, già in data 31
gennaio 2007, il Provveditorato alle opere pubbliche ha trasmesso
la proposta di ripartizione al Ministero. Sullo schema di decreto
ministeriale è stato chiesto il parere alle commissioni permanenti
di Camera e Senato, che li hanno resi rispettivamente nella seduta
del 17 maggio 2007 e del 16 maggio 2007. In particolare l'VIII
Commissione della Camera, pur esprimendo parere favorevole, ha
svolto delle osservazioni raccomandando al Governo e al
Coordinamento dei sindaci di provvedere alla realizzazione e al
completamento delle opere di urbanizzazione e delle altre opere
pubbliche nelle aree nelle quali siano posti in essere interventi
di edilizia privata finanziati con risorse pubbliche provenienti da
questa e da altre leggi e ciò al fine di garantire una corretta
programmazione degli interventi urbanistici, che scongiuri la
realizzazione di edilizia privata priva di servizi adeguati e delle
necessarie urbanizzazioni . Viene ripresa una preoccupazione già
espressa dalla Commissione bicamerale nel documento del 7 novembre
2000, resa più concreta da quel nodo del doppio regime giuridico
non ancora sciolto. Il ragionamento della Commissione è stato
esplicitato da una lettera del Presidente della VIII Commissione,
Realacci, al Coordinamento del luglio 2007, nella quale si fa
riferimento a quell'effetto di trascinamento sul fabbisogno per
urbanizzazioni delle esigenze per edilizia privata sulle quali non
sussiste alcun controllo da parte dello Stato;
il Ministro dell'epoca adotta il decreto di riparto con atto del 2
agosto 2007, licenziando contestualmente una direttiva che -
raccogliendo la raccomandazione della Commissione - introduce una
procedura di verifica e controllo della spesa, subordinando
l'erogazione della risorse all'adempimento di alcuni obblighi da
parte degli enti locali. La nuova normativa si applica anche ai
fondi non ancora erogati provenienti dalla L. n. 51 del 2006. Il
Provveditorato alle opere pubbliche viene incaricato di verificare
che l'utilizzo delle somme da parte dei comuni corrisponda alle
finalità delle leggi di spesa, informando di tale attività il
Ministero nell'ambito della relazione semestrale prevista dall'art.
12, comma 3, L. n. 178 del 1976 sugli interventi di edilizia
pubblica. I comuni vengono, invece, incaricati di effettuare i
necessari controlli sulle singole domande di contributo ,
comunicando i risultati al Provveditorato. La direttiva,
con una disposizione non molto chiara, prevede che le risorse
finanziarie ripartite ai sensi della vigente disciplina potranno
essere erogate agli enti interessati dopo la verifica con esito
positivo delle procedure di cui al punto b , cioè quelle delegate
ai comuni. Il Provveditorato, in data 12 settembre 2007, trasmette
ai comuni la direttiva ministeriale, impartendo istruzioni per il
rispetto degli adempimenti: in primo luogo, viene previsto che i
consigli comunali adottino una deliberazione di programmazione
della destinazione delle risorse trasferite dallo Stato, indicando
quelle destinate ad urbanizzazioni ed opere pubbliche da attingere
sugli stanziamenti di competenza 2008 e 2009; viene, poi, fatto
obbligo ai comuni di relazionare semestralmente sull'erogazione dei
fondi; ed, infine, viene trasmessa una scheda per accertare il
fabbisogno procedendo alla verifica delle domande di contributo
acquisite entro l'1 gennaio 2007;
una volta acquisiti gli atti da parte dei comuni, il Ministero
autorizzava, in data 17 dicembre 2007, l'impegno delle somme
maturate: in particolare, euro 5 milioni in conto residui 2006 (L.
n. 51 del 2006), euro 5 milioni in conto competenza (L. n. 51 del
2006), ed euro 20 milioni in conto competenza 2007 (L. n. 296 del
2006). L'erogazione materiale delle somme è avvenuta,
rispettivamente, in data 5 febbraio 2008 (D.M. n. 247/08), in data
11 marzo 2008 (D.M. n. 1819/98) ed in data 19 marzo 2008 (D.M. n.
2162/08), a causa di alcuni dubbi interpretativi sollevati dal
servizio di controllo sul bilancio in seno al Ministero, in merito
alla valenza della direttiva ministeriale e al presunto obbligo di
tale ufficio di effettuare il controllo sulla spesa a rendiconto:
circostanza assolutamente non prevista dalla legge, con la quale si
sarebbe resa difficoltosa l'erogazione delle somme per l'edilizia
privata con la paralisi delle procedure di ricostruzione. La
questione è stata risolta all'esito di un tavolo di lavoro presso
il Ministero, al quale ha partecipato anche il Coordinamento dei
sindaci. In data 13 giugno 2008 è stato disposto il pagamento
dell'ultima quota di euro 5 milioni di cui alla L. n. 51 del 2006 -
competenza 2008;
lo stanziamento di euro 30 milioni per l'anno 2008 e quello di
euro 50 milioni di cui alla L. n. 296 del 2006 sono stati erogati
nel corso dell'esercizio 2009. In realtà, l'originario stanziamento
di euro 50 milioni per l'anno 2009, in funzione dei tagli lineari
imposti dal D.L. n. 112/08 su tutte le missioni di spesa, è stato
ridotto ad euro 37,2 milioni;
va evidenziato, inoltre, che con la legge finanziaria 2008 (art. 2
- comma 258 L. n. 244 del 2007) erano stati stanziati ulteriori 50
milioni di euro per la ricostruzione 'da realizzare con le modalità
di cui al primo comma dell'art. 18 L. n. 64 del 1981', nell'ambito
delle risorse disponibili a legislazione vigente per il programma
straordinario di edilizia residenziale pubblica ; programma sul
quale il Governo è intervenuto con il D.L. n. 112/08, convertito in
legge n. 133 del 2008, azzerando il capitolo;
per quanto attiene all'accordo di programma quadro per le opere
pubbliche, si evidenzia che il Ministero dello sviluppo economico -
cui erano state trasferite nella XV legislatura (Governo Prodi)
alcune competenze del Ministero dell'economia e delle finanze - ha
convocato una prima riunione istruttoria in data 7 novembre 2006,
nella quale sono stati meglio precisati i criteri di selezione
degli interventi da finanziare con priorità, data la disponibilità
attuale di circa 20 milioni di euro a fronte di un fabbisogno di
133 milioni di euro (la disponibilità attuale deriva, per euro 15
milioni circa, da residui di fondi ex Agensud, e, per euro 5
milioni, dalla disponibilità al cofinanziamento da parte della
Regione siciliana). In quella sede si è chiesto ai comuni di
destinare eventualmente al cofinanziamento degli interventi di
competenza somme rinvenienti dalla L. n. 350 del 2003 o da altre
leggi che in futuro consentissero di destinare anche ad opere
pubbliche gli stanziamenti trasferiti per la ricostruzione. Con
nota del 29 dicembre 2006 il Provveditorato alle opere pubbliche ha
invitato i comuni ad aggiornare le schede relative agli interventi
già inseriti nella bozza di APQ, indicando anche la quota di
eventuale cofinanziamento. All'esito di un lavoro istruttorio
complesso, svoltosi durante il 2007, con nota del 12 dicembre 2007
il Ministero delle infrastrutture ha convocato il Coordinamento dei
sindaci e la Regione siciliana ad una riunione per il 19 dicembre
2007, che non si è tenuta per l'assenza della Regione. Con nota del
27 aprile 2008 il Ministro delle infrastrutture ha inviato un nuovo
sollecito alla Regione siciliana; allo stato non si ha notizia
circa l'impegno contabile della somma di 5 milioni di euro messa a
disposizione dalla Regione siciliana;
allo stato, dunque la ricostruzione sia del patrimonio privato che
delle opere pubbliche ed urbanizzazioni è fermo per assenza di
fondi;
considerato che il Presidente della Regione, con decreto n. 175
del 19 maggio 2009, ha istituito una Commissione speciale con il
compito di verificare e valutare lo stato di ricostruzione e
realizzazione delle opere, formulare proposte per gli indirizzi di
programmazione regionale e rivendicare nei confronti dello Stato le
partite finanziare per completare la ricostruzione,
impegna il Governo della Regione
a disporre:
1) l'immediata convocazione della Commissione speciale, in
premessa citata;
2) l'individuazione e quantificazione del fabbisogno finanziario
per completare la ricostruzione di edilizia privata, sulla base
della verifica già validata dalla VIII Commissione della Camera dei
Deputati del 10 ottobre 2006;
3) l'individuazione delle risorse finanziarie, attingendo anche ai
fondi FAS, necessarie al completamento delle opere pubbliche e
urbanizzazioni già individuate dal Ministero delle infrastrutture;
4) individuazione del percorso e degli strumenti per effettuare i
collaudi delle abitazioni private costruite prima dell'entrata in
vigore della L. n. 120 del 1987, che ha trasferito la competenza ai
comuni;
5) individuazione di indicatori di priorità nell'assegnazione dei
fondi strutturali europei gestiti dalla Regione per la
riqualificazione delle aree urbane dei comuni della Valle del
Belice;
6) la stesura in seno alla Commissione di un disegno di legge da
far approvare dalla Giunta regionale, che abbia i citati obiettivi;
a richiedere al Governo nazionale l'assegnazione delle somme
necessarie per completare la ricostruzione delle aree della Valle
del Belice distrutte dal terremoto del 1968». (161)
CAPUTO - POGLIESE - FALCONE
BOSCO - LEONTINI - VINCIULLO
ODDO - DI BENEDETTO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
in Sicilia il tasso di disoccupazione (13,8% nel 2008) è doppio
rispetto alla media italiana (6,7%): il 39,3 % dei giovani fra i 15
e 24 anni non riesce a trovare lavoro, contro una media nazionale
del 21,3%, e solo il 29,1% delle donne (15-64 anni) lavora, contro
il 47,2% in tutta Italia. Tale situazione è aggravata da una debole
presenza imprenditoriale - 73,6 imprese non agricole per 1.000
residenti, a fronte di una media nazionale di 87,1 - nonché da una
scarsa propensione alle esportazioni (la Sicilia esporta il 3% del
totale nazionale; al netto dei prodotti petroliferi siamo all'1%
circa); e da un limitato sfruttamento delle potenzialità del
turismo;
la principale opportunità dell'Isola, il turismo appunto, riusciva
nel 2007 ad offrire appena 36,1 posti letto su 1.000 abitanti,
contro i 75,2 posti offerti in Italia, e ad attrarre appena 2,9
giornate di presenze annue per abitante, contro una media nazionale
di 6,2. Il comparto turistico siciliano ha subito, infatti, una
riduzione delle presenze e degli arrivi di turisti sia nazionali
che stranieri. Per quanto riguarda gli arrivi nell'Isola, la
riduzione è del 10%, con la componente straniera che evidenzia una
dinamica peggiore rispetto a quella italiana. Quest'ultima rimane
la parte predominante con una quota del 60% sul totale. Le presenze
si sono ridotte invece del 5,3%, anche qui per effetto combinato
della flessione dei flussi sia italiani (-2,4%) che stranieri (-
9.0%);
premesso ancora che:
la Sicilia è penultima in classifica nella raccolta differenziata
(6,1% contro 27,5% dell'Italia) e nello sfruttamento di energie
rinnovabili (4,2% sul totale prodotto; Italia 16 %). E', inoltre,
agli ultimi posti nella graduatoria delle città capoluogo per
quanto riguarda la mobilità sostenibile, essendo maglia nera per
il trasporto locale (70,9 Km di linee per 100 Kmq): in testa
Lombardia (225,1) e Liguria (308,3), mentre risulta meglio
posizionata la Campania (218,1), contro un dato nazionale di 120,4;
un altro gravissimo problema riguarda la tempestività
nell'erogazione della spesa. I lavori pubblici eseguiti al Nord
vengono liquidati in media in 138 giorni, in Sicilia dopo un anno.
I crediti vantati dalle imprese verso la Regione, gli enti locali,
le aziende sanitarie provinciali e gli ATO rifiuti ammontano
attualmente a oltre 2 miliardi di euro;
considerato che:
uno dei settori più esposti alla crisi in Sicilia è quello
commerciale: 15 mila posti di lavoro a rischio, secondo stime di
Confcommercio nei settori dei servizi, dell'abbigliamento e del
turismo, 50 mila, secondo la Confederazione nazionale artigianato
(CNA), nei settori edili e dell'artigianato. Nel 2008 le attività
chiuse, nei comparti commercio, alberghi e ristoranti, sono state
11.672 a fronte di 6854 nuovi esercizi aperti. Si tratta di 1,70
cessazioni per ogni nuova impresa: non si era mai verificato un
saldo negativo così marcato, con un 2009 che peraltro si annuncia
ancora più grave (1,84 cessazioni per ogni nuova impresa nel primo
trimestre). Manca, purtroppo, una seria politica per il commercio
che consenta una vera competizione a beneficio dei consumatori (tra
il 2000 e il 2008 i prezzi degli alimenti sono cresciuti del 26,5%
a Palermo contro il 25,5% a livello nazionale), pur mantenendo la
redditività degli esercizi di vicinato: nel 2008 (I semestre) la
grande distribuzione ha aumentato le vendite, rispetto al
corrispondente periodo del 2007, del 2,3%, mentre la piccola le ha
ridotte dell'1,9% (variazioni comprensive dell'inflazione);
per il settore industriale siciliano, il 2008 è stato un anno di
crisi piena sia nel comparto dell'industria in senso stretto (-
2,6%) che in quello delle costruzioni (-3,25%). Ulteriori
notizie negative provengono dai dati sulla produzione regionale di
cemento (- 9%) e da quelli sulle transazioni immobiliari forniti
dall'Agenzia del territorio, che testimoniano lo stato di
difficoltà del mercato delle abitazioni in Sicilia ed evidenziano
una flessione delle compravendite, sia in riferimento ai comuni
capoluogo (-12,1%) che nel territorio provinciale (-14,2%). Per
quanto riguarda il mercato dei lavori pubblici, nel 2008 l'importo
complessivo dei lavori posti in gara è diminuito del 6,6%. E'
diminuito anche il numero di gare (- 20,4%). Le vendite all'estero
di prodotti siciliani (esclusi i petroliferi) si attestano su un
valore pari a 2,7 miliardi di euro, palesando un andamento flessivo
di altri 5 punti percentuali rispetto al 2007; si sono ridotte, in
particolare, le vendite dei prodotti chimici (-2,4%), dei mezzi di
trasporto (-15,8%) e degli apparecchi elettrici e di precisione (-
22,7%);
nella sanità è noto che in Sicilia si trova un quarto di tutti gli
ambulatori dei laboratori privati accreditati in Italia. Il
quintuplo rispetto al Veneto e alla Lombardia, 13 volte in più
rispetto al Piemonte;
ritenuto che:
in questo contesto i costi della politica in Sicilia non sono più
eticamente accettabili; ridurli è una priorità;
alla luce delle continue assunzioni di dirigenti esterni, con
stipendi che superano, in qualche caso, i 300 mila euro l'anno,
senza tener conto delle professionalità dei 2.245 dirigenti di
ruolo in servizio alla Regione al 31 dicembre 2007, non è più
procrastinabile la definizione di una nuova pianta organica al fine
di poter utilizzare, secondo criteri di razionalità e di effettivo
fabbisogno degli uffici, i 19.998 dipendenti regionali in servizio
alla stessa data. La Regione ha, inoltre, nelle 25 società
partecipate, altri 3.546 dipendenti, un numero pari a tutti gli
impiegati in dotazione alla Regione Lombardia. A questi si devono
aggiungere i circa 63 mila precari nell'orbita della Regione. Di
fronte alla miriade di sigle (6.500 ASU, 13.000 PUC, 3.500
contrattisti negli assessorati regionali, 1.170 ex detenuti, altri
ex emergenza Palermo, PON-ATAS, VIA-VAS, TAI, quelli dell'ARPA e
dell'ARRA, ecc.) il Commissario dello Stato è rimasto sorpreso ed
ha chiesto un censimento generale delle varie tipologie di precari;
la Regione siciliana si trova a fronteggiare una voragine di
bilancio senza precedenti. Il Governo Lombardo, per potere
approvare il bilancio 2009, è stato costretto a contrarre un nuovo
mutuo e a prevedere un'entrata di 950 milioni di euro dalla
cosiddetta valorizzazione dei propri immobili, posta fittizia in
bilancio da anni senza introiti effettivi. Come dire che la Sicilia
sta raschiando, senza esito, il fondo del barile;
la Sicilia è la Regione più indebitata del Mezzogiorno, con oltre
5 miliardi di euro di deficit e con un indebitamento cresciuto
dell'83,14%. Questi dati si rilevano dalla relazione della Corte
dei conti sul giudizio di parifica del bilancio 2007;
ritenuto ancora che:
l'impatto della crisi può risultare particolarmente duro per la
Sicilia poiché, a causa della stagnazione economica, del collasso
della Regione e del fallimento della strategia di sviluppo legata
ai fondi comunitari, l'economia siciliana fa segnare indici
negativi ormai da molto tempo;
le condizioni sociali sono preoccupanti: nel 2008 il tasso di
occupazione della Sicilia, con il 44,1%, è stato il più basso fra
le regioni, dopo la Campania, mentre il tasso di disoccupazione ha
raggiunto, come già detto, il 13,8%, e il tasso di attività è stato
il più basso in Italia (51,2%);
l'indice di povertà relativa, utilizzato dall'ISTAT per indicare
la percentuale di famiglie con consumi inferiori ad una quota
minima nazionale, ha sfiorato in Sicilia il 30% nel 2007,
rappresentando non solo il più alto valore tra le regioni italiane,
ma anche quello che è più cresciuto negli ultimi anni (21,3% nel
2002);
con riferimento alla capacità di realizzare in Sicilia riforme
significative e di attivare fattori di sviluppo, come previsto
dalla strategia di Lisbona, i risultati sono negativi: una maggior
spesa per ricerca e sviluppo (0,9% del PIL nel 2006, contro un
target del 3 %) e una più alta percentuale di adulti impegnati in
percorsi formativi (6,1% nel 2006, target 12,5%) sono obiettivi
europei irraggiungibili, come pure consumi di energia coperti da
fonti rinnovabili (Sicilia 2,7%; target 22%);
la politica di bilancio perseguita negli ultimi anni dal Governo
regionale ha determinato un deficit strutturale pari in questo
momento ad oltre 2 miliardi di euro. Le spese correnti (16,3
miliardi di pagamenti) sono molto aumentate nel 2008 (più 13,2% sul
2007) e rappresentano l'84,5% delle spese finali. Gli investimenti
erogati, invece, languono negli ultimi anni (3,1 miliardi nel 2006,
2,5 nel 2007, 2,8 nel 2008), contribuendo in modo significativo al
modesto modello dei lavori pubblici messi in gara (2,6 miliardi nel
2007 e 4,8 del 2006);
dal punto di vista della qualità della spesa si può parlare di un
autentico disastro: l'impatto di Agenda 2000 sulle dinamiche di
sviluppo (secondo quanto dichiarato dagli stessi responsabili della
programmazione regionale) è stato nullo. In alcuni settori
fondamentali quali il turismo, i beni culturali, l'acqua, i
rifiuti, le 'performance' hanno fatto segnare addirittura una
regressione rispetto agli obiettivi minimi fissati;
ciò anche a seguito dell'eccessiva dispersione delle risorse,
nonché del carattere sostitutivo e non aggiuntivo della spesa. E'
noto che i fondi comunitari sono serviti, in particolare, per
coprire il deficit del bilancio regionale, pagare i precari e
finanziare corsi professionali di dubbia utilità;
ritenuto infine che un altro gravissimo fattore di crisi è
determinato dal fatto che la Regione non riesce a spendere i soldi
che ci sono. Secondo le stime riportate dal documento di
programmazione economico-finanziaria (DPEF) 2009/2013, negli
accordi di programma quadro stipulati dal 2001 al 2007 sono stati
previsti interventi per 12.545 milioni di euro, dei quali soltanto
il 20,6% era stato speso al 31 dicembre 2007. L'esame dei buchi
neri della situazione economica e sociale della Sicilia dimostra
che la cultura dei favori ha frenato la crescita della nostra
Regione;
preso atto che:
i dati sopra indicati confermano la scarsa incisività delle
politiche regionali sino ad oggi adottate. Le politiche finanziarie
annunciate ogni anno nel DPEF sono state del tutto disattese. E'
necessaria, pertanto, una strategia che sia compatibile col
rispetto del patto di stabilità e crescita e che consenta il
rilancio dell'economia siciliana;
per stimolare la crescita economica della Sicilia occorre
sfruttare al meglio tutte le risorse disponibili: quelle umane,
territoriali e finanziarie. E' necessario puntare, in particolare,
su una maggiore efficienza della pubblica Amministrazione, una
migliore utilizzazione dei fondi dell'Unione europea e una maggiore
attenzione per la formazione e l'innovazione tecnologica,
impegna il Governo della Regione
a dare seguito all'ordine del giorno n. 188, approvato nella
seduta dell'Assemblea regionale siciliana dell'11 novembre 2009,
prendendo atto della reiezione del DPEF 2010/2013 e della
conseguente esigenza di presentazione di nuove linee di politica
economica e finanziaria;
ad assumere adeguate iniziative istituzionali in tema di politiche
finanziarie, con riferimento particolare:
1) agli interventi per fronteggiare la crescente disoccupazione;
2) alla prevenzione dei fattori di disagio sociale;
3) ad un serio piano di contrasto alla povertà;
4) al sostegno della famiglia e dei soggetti a rischio di
esclusione sociale;
5) alle questioni riguardanti le politiche ambientali e lo
smaltimento dei rifiuti;
6) ad una maggiore tempestività nell'erogazione della spesa;
7) al fenomeno negativo della proliferazione di enti a
partecipazione regionale;
8) alla semplificazione normativa;
9) alla razionalizzazione delle procedure;
10) all'eliminazione della duplicazione organizzativa;
11) alla definizione di una nuova pianta organica;
12) all'approvazione del documento unico di programmazione;
13) agli interventi correttivi evidenziati dalla Corte dei conti
in sede di audizione in Commissione
Bilancio». (162)
BARBAGALLO - LUPO
GALVAGNO - RINALDI - CRACOLICI
Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno della
seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.
Comunicazione relativa all'interrogazione numero 727
PRESIDENTE. Comunico che, giusta nota prot. 740/Cp del 17 novembre
2009 della competente Commissione legislativa permanente Ambiente
e Territorio', l'interrogazione n. 727, a richiesta di risposta in
Commissione e a firma dell'on. Caputo, «Provvedimenti per la
realizzazione dei lavori per il raddoppio del passante ferroviario
di Cardillo (PA)», svolta nel corso della seduta di Commissione n.
77 del 17 novembre 2009, per assenza dell'interrogante, è da
considerarsi presentata con richiesta di risposta scritta, ai sensi
del combinato disposto degli articoli 143 bis e 141 del Regolamento
interno dell'ARS.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Determinazione della data di discussione di mozione
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
Regolamento interno, della mozione numero 159 «Iniziative a tutela
del bilancio della Regione in conseguenza delle sentenze a favore
dei contrattisti ricorrenti avverso la 'Riscossione Sicilia
s.p.a.'», degli onorevoli Vinciullo, Pogliese, Colianni, Corona e
Torregrossa.
Onorevoli colleghi, avverto che la determinazione della data di
discussione della mozione sopra citata, integralmente riportata
nell'ordine del giorno della presente seduta, è demandata, secondo
consuetudine parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari.
Presidenza del presidente Cascio
Comunicazioni del Presidente della Regione
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, nel mio intervento tratterò per qualche minuto, il punto
all'ordine del giorno relativo alla mozione di censura che si
concludeva con la richiesta di revoca delle deleghe all'Assessore
alla Presidenza.
A tal proposito - appunto, per questo bastano pochi minuti -
comunico a lei, signor Presidente e ai colleghi deputati, che
l'assessore Armao ha rimesso le deleghe che gli erano state
conferite. Lo aveva già fatto nei giorni scorsi per quanto
riguardava la delega alla Protezione civile, lo fa anche per le
altre di sua competenza.
Per quanto riguarda il resto del mio intervento, è chiaro che
l'argomento è quello relativo alla constatazione del voto che si è
registrato in quest'Aula, qualche settimana fa, sul Documento di
programmazione economico-finanziaria che, come ben sappiamo, non ha
comportato conseguenze sul piano dell'azione del Governo ma che,
sicuramente, trattandosi appunto di un Documento di programmazione
economico-finanziaria, ha una grande importanza politica e
programmatica. Un voto che ha visto approvare una mozione di
disapprovazione di quello stesso documento: quindi, non posso che
porre al centro di questo mio intervento il tema della
disarticolazione, della dissoluzione, attraverso quel voto, di
quella maggioranza.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo, però, avendo
peraltro consapevolezza dell'impegno e del lavoro che questo
Governo, giorno per giorno, profonde, e avendo ascoltato ieri, in
un tour de force che ha visto me e parecchi assessori confrontarci,
proposte e valutazioni da parte degli esponenti delle forze sociali
e della produzione.
Credo che sia opportuno render conto ai deputati e, attraverso
essi, ai siciliani, che in questi mesi, (mi sembrano venti, cioè da
quando è iniziata questa esperienza esaltante - lo diciamo sempre -
ma anche densa di fatica), a questo lavoro e a quello che questo
lavoro ha prodotto, non si addica né il termine di paralisi né
quello di inconcludenza, che sono le parole d'ordine, se così si
può dire, dei nostalgici del bel tempo che fu e dei loro corifei
che in Sicilia non sono molti ma, certo, si fanno ascoltare e
sentire.
Per quanto mi riguarda, credetemi, sono appunti che ho preso
nella mattinata di oggi, anche traendo spunto da quello che abbiamo
fatto ieri, e mi ero, per la verità, proposto di farlo la settimana
scorsa. Vi chiedo scusa per quell'impegno: avevo chiesto agli
assessori una sorta di relazione molto sintetica su quanto operato
nei mesi scorsi, su quello che avevano fatto, sugli atti portati
all'esame della Giunta e sui mille altri di cui, magari la Giunta e
quindi anch'io, molto spesso non si ha contezza. Credo che tutti
gli assessori, tutti e dodici, presenti e non, possano confermare
che io a stento riesco ad aver conto di quello che si fa in Giunta,
perchè non sono presente con una sorta di occhio magico o in
videoconferenza, momento per momento, da uno schermo con dodici
finestre sull'operato, sul lavoro e sull'impegno degli assessori.
Non credo fosse così neppure ai suoi tempi, neppure sulle scelte
che si fanno e su quanto per determinarle, per correggerle o per
ispirarle solamente.
Voglio, quindi, parlare, prevalentemente, di un impegno, quello
mio, signor Presidente e onorevoli colleghi, che devo dirle, con
molta franchezza, non ha paragoni.
La mia non è una carriera politico-amministrativa breve,
cominciai tra gli studenti, più o meno 35 anni fa, ricordo anche
questo e tante volte - certo non ininterrottamente, questo lo
riconosco, saremmo invecchiati ancora di più -, mi sono impegnato
e, appunto, questo non trova paragoni.
Da amministratore di ente locale, o anche nella mia precedente
esperienza nel governo di questa Regione, non trovo paragoni con la
qualità e con la quantità di lavoro, di fatica, di impegno
costellato, devo dirvi, non sempre in questi venti mesi di
soddisfazioni.
Eppure, aldilà di quello che sto per dirvi - provare per credere
- i trenta rappresentanti, che certo non sono venuti a farci i
complimenti ma ad esprimerci il punto di vista dei lavoratori,
degli industriali, dei commercianti, degli artigiani, degli
agricoltori e del mondo della cooperazione, ci hanno reso atto che
hanno trovato in questo Governo un interlocutore sempre attento,
sempre disponibile, pronto ad adottare ogni misura, ogni
iniziativa, ogni provvedimento che andasse incontro alle loro
esigenze. Ci hanno espresso il rammarico per le liti, per le beghe,
per la instabilità - ho letto in un sondaggio che così si esprime
oltre il settanta per cento dei siciliani circa la contrarietà alle
elezioni anticipate che interverrebbero per la seconda volta
nell'arco di neppure un lustro - ma anche apprezzamento e ci hanno
incitato, comunque, ad andare avanti, lungo la strada che abbiamo
intrapreso, di un processo di riforme serie, di riforme radicali,
perché questa Regione torni ad essere promotrice dello sviluppo.
Pur muovendoci - è chiaro, lo sappiamo tutti, lo sanno loro e lo
sappiamo noi - in un contesto (che ha più o meno coinciso forse con
l'inizio di questa nostra esperienza) che si definisce di
recessione e che ha toccato il mondo intero e che, certamente, qui
ha prodotto effetti che in un tessuto economico e sociale, già
abbastanza indebolito, si sentono e si sono sentiti ancora più che
altrove: mi riferisco ai livelli e ai tassi di povertà, oltre che
di disoccupazione, ci siamo meravigliati quando abbiamo letto ieri
o avantieri, da qualche parte, che si sono persi cinquantamila
posti di lavoro in Sicilia.
Ieri, in una nota Ansa, abbiamo letto che se ne sono persi
complessivamente due milioni nel Paese, questo non perché ci possa
consolare, ma perché altrove ci sono livelli e numeri di lavoro
dipendente altissimi: da noi i posti di lavoro che si perdono sono
molti di più, si pensi all'artigiano o al commerciante che ha
magari la sua bottega, l'ufficio, comunicante con la propria
abitazione, e non vede lavorare il figlio, il parente, la moglie
che, magari, appunto, davano una mano quando l'impresa lo
consentiva e produceva gli utili che questo lavoro poteva rendere.
E sono quindi decine di migliaia in più i posti che si sono persi,
così come il nostro prodotto interno lordo e il reddito pro-capite,
che resta fermo se non agli ultimi, al penultimo o al terzultimo
posto tra quello dei cittadini delle regioni del nostro Paese.
Cresce o si mantiene costante l'emigrazione, quella di qualità, di
gente che si è formata, di gente che va a studiare all'estero e non
torna. E devo dirvi, non per consolarci, anche a conclusione di un
ciclo che non è di sei mesi o di un anno, ma di un ciclo che vede
non soltanto il nostro Paese non crescere rispetto ad altri (e non
soltanto quelli asiatici o nordamericani), ma anche dello stesso
nostro continente europeo.
Certo, tanti nodi vengono al pettine e devo dirvi che, da parte
dei rappresentanti delle categorie del mondo del lavoro e della
produzione, si guarda al sistema regionale chiedendo interventi e
iniziative. Perché il sistema regionale, in virtù dello Statuto -
non quindi quello del Governo centrale - per molti versi, detiene
tanti poteri e tante competenze. Ecco perché l'invocazione a che
questo avvenga è di dare sempre meglio e sempre più una mano.
Un sistema regionale, dicevo, che - lo sapete meglio di me, e non
è il caso che io dedichi a questo argomento molto tempo - si è
consolidato, si è affermato per come è, forse in quaranta, in
trenta anni, non negli ultimi sei mesi e neppure negli ultimi sei
anni.
E si è caratterizzato perché? Per come e per quali elementi?
Indubbiamente, vi è una elefantiasi paralizzante della pubblica
amministrazione, della burocrazia.
Sappiamo bene, li viviamo giorno per giorno, i problemi di chi
chiaramente ha un lavoro più o meno precario, di chi, comunque,
percepisce uno stipendio, un'indennità e che proprio in questa fine
di anno, come sempre peraltro anno per anno, si aspetta una
risposta che forse è il caso, una volta per tutte, di dare
definitiva, sottraendo questa gente, questi nostri concittadini
all'aspettativa, se non ad altro, che suonerebbe anche peggio.
Inevitabilmente, questo porta alla paralisi burocratica, o alla
difficoltà, all'inceppamento. Inevitabilmente, questo porta ad una
scarsa efficienza nel funzionamento dei nostri servizi. Il sistema
è caratterizzato da spese ingessate; possiamo parlare di bilancio
ingessato a ragion veduta. E questo comporta che i comuni, saranno
dieci o cinquanta nella Regione, si trovano con difficoltà di
bilancio e vivono un momento di sofferenza mai visto in passato.
A questo aggiungiamo i debiti con gli ATO, e come partirà il
sistema dell'acqua e come si cominceranno a pagare le bollette. Se
noi sommiamo - altro che il comune di Catania di cui si legge sulla
stampa a proposito di quell'intervento CIPE o quello di Palermo a
proposito di più interventi sempre del CIPE -, ebbene, se sommiamo
tutto quello che è in termini di difficoltà o sofferenza
finanziaria, tocchiamo con mano il problema e non so a quali cifre
arriveremmo. E ciò a partire dalla Regione, in tanti, tantissimi
enti ed istituzioni pubbliche.
Per quanto ci riguarda, e torno alla nostra esperienza, c'era da
fronteggiare una situazione finanziaria determinata da entrate, che
mi pare non improprio definire ottimistiche nelle previsioni cui
poi, in effetti, a fine anno, non corrispondeva il becco di un
euro Clamoroso i novecentocinquanta milioni di euro derivanti
dalla valorizzazione del patrimonio: e, però, le corrispondenti
cifre, puntualmente spese, non una sola
Ecco perché si sono dovuti fare dei tagli Ecco perché dobbiamo
fronteggiare categorie di soggetti particolarmente deboli che
risentono anche della riduzione di centomila euro di contributi di
cui alle famose tabelle delle quali ci siamo occupati.
Perché, vedete, non è che abbiamo contratto mutui da impiegare
magari per investimenti e utilizzare altrimenti cifre per
fronteggiare questa situazione complicata, quella cioè di un
bilancio in sofferenza e al tempo stesso ingessato. Possiamo
pensare di non pagare le spese obbligatorie? Assolutamente no
Questo è il contesto nel quale ci siamo trovati e che stiamo
cercando di fronteggiare, e sinceramente - vale la pena dirlo e
ripeterlo, forse - credo che in questa Assemblea il quadro nel
quale ci muoviamo vada ricordato anche per le scelte impegnative e
per le sfide che noi abbiamo dinanzi.
Un sistema Regione che, appunto, lo ribadisco, va riformato con
determinazione, senza mugugni, va riformato con rigore e con
partecipazione di chi ci crede. Sinceramente, se io avessi trovato
una via di uscita diversa l'avrei percorsa, ma non è che noi
abbiamo tante alternative rispetto a un processo di radicali e
sostanziali riforme di questo sistema.
E a proposito del render conto a noi stessi, perché per molti
versi tutti noi ne siamo stati protagonisti, ma non soltanto noi,
questo processo di radicali riforme lo abbiamo avviato e lo stiamo
sperimentando nel settore della sanità, dove siamo stati aiutati -
tra virgolette - da un piano di rientro che ci ha costretto ad
essere, vogliamo dire, virtuosi. Siamo stati aiutati, ma costretti
no
Anche altre regioni avevano un piano di rientro, e non lo hanno
rispettato, di conseguenza, ad ottemperare agli adempimenti hanno
provveduto altri
In quest'anno e otto mesi, certo con difficoltà, si sono fatti
quadrare i conti per seicento milioni di spese in meno. Con
quest'Assemblea, e non altri, abbiamo riformato il sistema
sanitario, il numero delle aziende che era diciassette, e questo
credo che possa essere l'aspetto forse più apprezzabile
plasticamente, ma non certo il più importante e significativo.
Certo, non c'è più l'esclusività, non la centralità, dell'ospedale
nel sistema sanitario: invece, acquista peso, ruolo e forza il
territorio, con la prevenzione e con la riabilitazione.
Ma c'è un lavoro forte da portare avanti, un lavoro che è appena
iniziato Guai se qualcuno si illude che è finito Di
riqualificazione di un sistema che ci porti a ridurre i livelli di
mobilità, cioè la gente che va a farsi curare a Milano piuttosto
che a Bologna, livelli per i quali siamo, e lo sappiamo bene, al
primo posto nel nostro Paese. Ridurre gli interventi inappropriati
e modificare nel tempo, senza traumi, il rapporto che c'è tra
medici e paramedici, un rapporto che è importante, appunto,
aggiustare.
Credo che faccia piacere a tutti che la Regione vada avanti lungo
questa strada.
Tutto ciò ci ha consentito, ad oggi, di guadagnare l'attivazione
di mutui, pari a circa due miliardi e ottocentomilioni di euro, che
sono finiti nel sistema sanitario, anche per pagare parecchi dei
debiti che il sistema già aveva, di sbloccare definitivamente circa
370 del miliardo e centocinquantamilioni che lo Stato tratteneva,
di ridurre l'IRAP a partire dal 2010, se il piano di rientro sarà
certificato, e di ridurre anche l'IRPEF, con un risparmio di circa
200 milioni all'anno che si pagavano per l'eccesso dei costi di un
sistema sanitario che produceva, e che ancora produce, quelle
inappropriatezze che dobbiamo correggere. Credo che questo ci debba
rendere tutti orgogliosi e contenti
Noi ci battiamo e crediamo nella fiscalità di vantaggio; invece,
ci eravamo applicati, e stiamo facendo in modo di rimuoverla, con
la nostra fiscalità di svantaggio, e la tassa costava di più perché
il sistema doveva andare avanti a tutti i costi in quel modo
Lo abbiamo fatto da noi, a differenza del Molise, del Lazio, della
Campania, della Calabria che, invece, sono state commissariate e
sono stati altri, e non credo meglio di noi, a portare avanti
questo sistema di riforme che ancora non si è concluso.
Parlando con molta chiarezza di affinità, credo che su questo
processo di riforma, con tutti i correttivi, le affermazioni, gli
eccessi da correggere, appunto, non possiamo che essere tutti
d'accordo sul fatto che si debba andare avanti così, lungo questa
strada. Dovremmo tutti dare una mano. A proposito di affinità, con
alcuni lo siamo di più, con altri meno, insieme si collabora.
Il percorso di riforma procede con altrui rivendicazioni dei
meriti. E se altri rivendicano i meriti, siano almeno soddisfatti e
ne parlino bene Invece no. Rivendicazioni dei meriti, attacco e
strumentalizzazioni di presunti guasti che non hanno motivo
d'essere Non entriamo nel merito del caso Mazzarino, ci sono le
carte che parlano al nostro posto. Ancora sistematici insulti a
mezzo stampa e a mezzo emittenti televisive che mi riguardano
personalmente, che rendono ancora meno esaltante e più faticoso il
lavoro di questi venti mesi. Non so se provenienti dai più affini o
dai meno affini. Io lo so, e se permette, signor Presidente ed
onorevoli colleghi, lo sappiamo tutti.
E' stato fatto un grande lavoro nel sistema della sanità, e parlo
anche dell'impegno di tanti assessori, e nel campo del riassetto
idrogeologico che dobbiamo analogamente portare avanti.
Non credo che, da parte di quell'assessorato, si elevino con
leggerezza i livelli di rischio, vista la condizione del territorio
regionale e considerato pure cosa certi atteggiamenti di tolleranza
hanno determinato, facendo perdere la vita a tanta gente.
Non è il caso di Messina. Messina non è né la tolleranza né
l'abusivismo. Lì ha contribuito il fattore pioggia che non si era
mai vista. Gli statistici dicono che capita ogni trecento anni, ma
speriamo mai più con la violenza, la quantità, la qualità inaudita
ed inimmaginabile cui invece abbiamo assistito.
Ciò che la Regione sta facendo da quelle parti non lo sappiamo In
televisione vediamo che non si fa nulla Ciò non vale per il
sindaco di Messina, l'onorevole Buzzanca, oggi presente in Aula,
che credo ormai risieda stabilmente nella sua città e nei comuni
vicini. Abbiamo fatto tutto con fondi nostri Forse è arrivato
qualcosa in occasione della seconda ordinanza, approvata qualche
giorno fa.
Abbiamo sgomberato in buona parte i detriti che occupavano le
strade rendendole nuovamente agibili, tranne quelle che non sono
percorribili perché hanno bisogno di manutenzione straordinaria,
così come i letti dei fiumi. Certo, è un lavoro lento, è un lavoro
lungo, peraltro costosissimo.
Abbiamo cominciato a pagare e ho trovato un clima di grandissima
collaborazione, come è accaduto domenica scorsa negli alberghi, i
cui titolari sono stati - almeno in parte almeno - per la prima
trance pagati da noi.
Ed abbiamo attivato una Commissione di esperti, geologi e docenti
di idraulica, che stavolta, senza imporre nulla dall'alto, hanno
individuato le aree a rischio, colorandole di giallo, rosso o verde
per semplificare la lettura a noi, ma anche per presentarle ai
cittadini che vengono coinvolti in un processo di condivisione che
li farà partecipi delle scelte necessarie, che porteranno certo
anche a cose spiacevoli. E mi riferisco all'abbattimento di alcune
case, particolarmente a rischio, molte delle quali già abbandonate,
ma anche al reperimento di siti vicini, anche a poche centinaia di
metri, dove poter ricostruire, non allontanando la gente dalla loro
comunità, dai loro affetti, dalle loro usanze e abitudini.
Nel frattempo, il Sindaco ha reperito diverse decine di abitazioni
nelle quali ospitare gli sfollati in attesa che si inizino e si
completino i lavori; e non soltanto per la casa da ricostruire,
perché alcune che sono abitabili hanno comunque bisogno di
interventi di ripristino che richiedono parecchio tempo. Tutto ciò
per evitare che questi nostri concittadini sfortunati stiano per
molto tempo negli alberghi dove oggi sono ospitati.
E poi c'è il problema dei rifiuti, del quale mi devo personalmente
fare carico, per quanto riguarda l'emergenza della protezione
civile.
Ricorderete quest'estate quando si diceva che la Sicilia tutta
sarebbe entrata in emergenza
Ebbene, questo non è successo da nessuna parte, abbiamo nominato
diversi commissari ad acta, ora stabilmente, perché provvedano per
gli ATO non virtuosi e abbiamo investito, anticipando risorse per
trecento milioni di euro.
Certo, è difficile fronteggiare situazioni di agglomerati di
comuni in cui i debiti sono nell'ordine di decine di milioni, dove
i mezzi - che si potrebbero comprare con il pagamento della
locazione di due annualità - continuano a costare, invece,
seicentomila euro al mese e dove, con grande leggerezza, anche per
gli interessati, non ci si difende nelle cause
CRACOLICI. Dica il nome, COINRES
LOMBARDO, presidente della Regione. e si viene condannati in
contumacia per assumere altre centinaia e centinaia di persone.
Nel frattempo, qualche discarica chiude i battenti, facendo sì che
questa benedetta emergenza possa tornare ad esplodere, e poi arriva
un intervento dall'alto che ci permette di riprodurre il sistema
per com'era.
E, devo dire, che poi siamo stati chiamati a recuperare il tempo
perduto, dopo che ad agosto le misure di aiuto all'impresa,
relative ai fondi strutturali, erano state approvate da
quest'Assemblea; abbiamo corso richiamando ed incontrando
puntualmente, tutte le settimane, i dirigenti competenti e quanti
altri hanno competenza in questa materia.
In agricoltura, sono attivi quindici bandi del Piano per lo
sviluppo rurale, per circa cinquecentosettanta milioni di euro.
Però, il mondo agricolo è in crisi
Proprio ieri gli agricoltori mi riconfermavano che non è facile
metterci la propria parte, specie se quest'ultima, oltre al
contributo, va attinta dal sistema creditizio che certo non è molto
facile adire con un'economia debole e in crisi. Una crisi che è
stata determinata da noi e dalle scelte che abbiamo fatto in
passato.
Certo, ora è difficile alzare da undici, dodici o tredici
centesimi il costo di quel grano che è venticinque, trenta o
trentacinque, in termini di produzione: se vogliamo essere
risparmiatori, come lo si può vendere a dodici o tredici centesimi?
Certo, tutta la rete delle piccole strutture che opera nel settore,
è stata smantellata, e forse proprio quando abbiamo finanziato con
fondi strutturali i mega mulini, il che ha fatto morire i
piccoli Ormai il monopolio del grano e della farina passa da lì,
dove arriva, non so come, a prezzi molto bassi, forse perché non si
sa cosa farne altrove.
Ed oggi, come facciamo a rimuovere queste difficoltà?
Certo, non possiamo aggiungere centesimi, perché ciò non è
consentito per aiutare la produzione, però abbiamo investito 40
milioni di euro per aiutare gli agricoltori a ricostituire le
scorte e, in quanto al sistema creditizio, lo leggevamo sui
giornali di ieri o di oggi, stiamo studiando - vedremo se in Giunta
o in Assemblea - su come lavorare perché l'IRFIS torni ad essere
interamente regionale, tenuto conto del grande sistema
multinazionale nel quale è entrato, o entrerà fra non molto (non so
se già i centri decisionali effettivi si vanno trasferendo e se
manterrà anche soltanto il nome di Banco di Sicilia).
E nel campo dei fondi strutturali, l'Assessore alla cooperazione
si è sentito dire che sono molto apprezzati i sette bandi per 260
milioni di euro messi in campo per i distretti produttivi, per gli
artigiani e per la rete informatica, così come per l'attivazione di
questi centri commerciali naturali - se ne apriranno almeno
cinquanta, forse un centinaio in Sicilia - e tutto quello che
c'era da spendere e da investire per i pescatori e per il problema,
ad esempio, del fermo biologico come il rifinanziamento del
consorzio fidi.
Nel campo dei beni culturali, entro il 31 dicembre, si investono
nei bandi 250 milioni di euro dei 395, per cui voglio dirvi - e lo
ribadisco anche in questo caso per rettificare certe sciocchezze
che si dicono in giro - che la Commissione Europea impedirà il
disimpegno di quanto non certificato entro quest'anno consentendo -
questo si sa, è una notizia di dominio pubblico, perché ci saranno
molte regioni in queste stesse condizioni - di investire le somme,
spalmandole negli anni a venire e fino alla scadenza di questo
nuovo Programma.
Per cui, i famosi fondi Jeremie o Jessica, per cui siamo stati a
Bruxelles, avendo firmato mi pare l'altro ieri a Roma,
costituiscono una scelta precisa: affianchiamo con un investimento
pubblico, non di grandi dimensioni, un investimento privato;
l'investimento privato punta sul ritorno di quanto si spende ed il
pubblico dà una mano.
E così come il Jeremie, che è un fondo di garanzia per aiutare
l'imprenditore che crede a questa impostazione e risponde alla
logica del credito d'imposta, che è una sorta di fiscalità
risparmiata, se non di vantaggio, che interviene quando già
l'impresa comincia a produrre: piuttosto che poi, al momento del
pagamento delle tasse, e non della costruzione di un involucro che,
molto spesso, poi, resta lì ad arrugginirsi e a non produrre, senza
realizzare, dopo quanto si è investito, alcun vantaggio o utile.
E quante inaugurazioni per restauri sono avvenute negli ultimi sei
mesi. Se non ricordo male, in qualche castello dei Nebrodi, ma
anche a Favignana, c'era un assessore che forse era stato mio
collega nel '91. Adesso si accelera, si mette una passione in più
ai nostri collaboratori, perché vogliamo avere il piacere di
concludere un lavoro che magari è iniziato 20 anni fa, e che
possiamo offrire ai cittadini.
Io, personalmente, sono rimasto a bocca aperta, avendo visto
Palazzo Abatellis, uno straordinario museo che, al di là di
Michelangelo o di Raffaello, credo che come sito e come
collocazione sia più bello degli stessi Uffizi, e lo dico
consapevolmente. Così come mi è capitato di sbarcare a Favignana,
per vedere la Tonnara o la riapertura del Teatro Antico di Catania,
con l'intelligente idea recuperata, per la sua realizzazione, del
coinvolgimento dei privati per la gestione di un alto numero di
siti di grandissima importanza, che oggi - in quanto a fruibilità -
sono una sessantina, ma possono arrivare fino a 150 circa. E ciò,
mentre diventiamo la seconda Regione di Italia per la produzione
cinematografica, dopo il Lazio e Roma, e la terza, dopo il Piemonte
e Torino, per le persone che vengono occupate.
Nel settore della pubblica istruzione, 1.710 posti di lavoro
occupati, riferendomi anche per gli insegnanti di sostegno che
assisteranno tutti i disabili che ne hanno fatto domanda. E la
messa a regime, certo con risorse finanziarie da reperire, ma in
gran parte reperite, del sistema dei percorsi triennali o
dell'obbligo di istruzione, sistema sul quale negli anni scorsi
abbiamo sentito, da parte degli operatori, mille volte chiedere
interventi che consentissero di proseguire un esperimento
sicuramente positivo e importante.
E così i fondi strutturali del Fondo sociale, per quanto riguarda
la formazione, che stanno avendo una partecipazione straordinaria
di imprese che fanno progetti, sia per quanto riguarda gli antichi
mestieri, che per questa forma di affiancamento del lavoro con
l'impresa. Con una formazione professionale che costa ancora tanto,
costa ancora troppo. A tal proposito, devo dirvi, l'anno scorso -
onorevole Incardona - lo riconosco, sono stato frettoloso e ho
sbagliato. Il sistema costa troppo perché ci sono troppi addetti e
quindi, comunque, accrediti o non accrediti, mobility o non
mobility, cassa integrazione o quant'altro, i milioni sono troppi
per tanti operatori, e ce li siamo trovati. Noi abbiamo fatto
un'altra cosa molto impopolare, ma non è paralisi, è una scelta
precisa, è la paralisi delle nuove assunzioni. Non so se sono 6.300
addetti, poi mi hanno detto che forse ce ne sono da aggiungere
circa altri 1800; e, quindi, non c'è dubbio che, anche in questo
campo, bisogna intervenire pur fra mille difficoltà, così come
stiamo cercando di fare.
Mi è stato riferito che stamattina il Consiglio di giustizia
amministrativa ha espresso parere favorevole su quel regolamento
che riguarda la modificazione del nostro assetto in dipartimenti,
assessorati, riduzione dei servizi. Vediamo se, stavolta, qualche
famosa e mitica firma di un grande giornale nazionale scriverà che
abbiamo apportato una riduzione che - lo dico a scanso di equivoci
- non porterà al licenziamento di nessuno Infatti, dico che al
tempo stesso, mentre facciamo le riforme, affini o non affini, si
fanno circolare notizie false e tendenziose che portano chiaramente
a farci - tra virgolette - amare dai nostri corregionali.
Noi non licenzieremo nessuno Vengono ridotti i servizi, si
incentiva il pensionamento, si riattiva - dopo non so quanti anni,
20, 30 e quindi, non è un problema di ieri - un fondo di quiescenza
che, prepensionamenti a parte, certamente deve essere incentivato.
Nessuno creda di poter perdere il proprio posto di lavoro, di
dirigente o di dipendente. Abbiamo attivato, per circa un miliardo
di euro, 555 del P.O. FESR - il famoso Asse 6 - che finanzia, come
ben sapete, progetti di sviluppo urbano in 26 aggregazioni di
comuni in Sicilia.
Nessuna polemica. Ci avevamo tentato. Forse il passo era molto più
lungo della gamba, a proposito di scadenze che interverranno nel
2016 - mi pare si trattasse delle Olimpiadi - ebbene, abbiamo
portato a casa pallavolo e scherma, cosa che credo non sia
assolutamente niente male.
E quanti lavori nelle infrastrutture e nei lavori pubblici
Per esser chiari, intanto, voglio dirvi che ormai si è
stabilizzato il quadro con il Consorzio Autostrade Siciliane che
vanta il più alto numero di dipendenti per chilometro, cioè due
dipendenti ogni chilometro anziché un dipendente ogni 10
chilometri, ed è l'unica struttura consortile, societaria - mi
dicono, anche se credo sia una voce infondata e ritengo dovremmo
accertarcene -che gestisce autostrade, in perdita nel nostro
Continente europeo.
Allora, cosa facciamo? Intanto, una volta che si sia stabilizzato
il quadro, costituiamo una società per azioni - vendendone la
gestione, mediante gara ad evidenza pubblica, stavolta pubblicata
sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea e quant'altro si
renderà necessario - che acquisisca, appunto pagando, l'affidamento
della gestione e salvaguardando il lavoro. Faremo lavorare un po'
diversamente la gente, perché poi, al tempo stesso, succedono cose
incredibili, in quanto non ci sono ragionieri, progettisti in quel
dato numero di dipendenti di cui ho detto, e ciò al fine di
investire quanto possiamo per realizzare alcune cose. Esiste già,
mi pare, uno studio di fattibilità per la grande tangenziale di
Palermo e questa è una cosa nella quale bisogna che si metta, il
più presto possibile, la prima pietra, con il privato che investa,
facendo pagare ad esempio un euro, in modo tale che chi debba
recarsi all'aeroporto Falcone e Borsellino da Cefalù, piuttosto che
deviare per Catania, vada appunto all'aeroporto. E' un'opera da
circa ottocento milioni, in cui la parte pubblica se la cava con
non più di un terzo di questa cifra. Poi, c'è Gela già progettata,
o la terza corsia della tangenziale di Catania; una seconda
tangenziale che il privato si carica per intero, perché c'è molto
traffico, con la collaborazione dell'ANAS. Si tratta di privati che
l'hanno fatto, ma anche ciò era stato avviato da tempo, come i
quaranta cantieri che ci sono in Sicilia e mi dicono sia il più
alto numero, paralisi a parte, di lavoratori nel sistema delle
strade che l'ANAS registri in Italia. Il 9, invece, era riferito
all'inaugurazione dell'ultimo tratto della Catania-Siracusa. E,
ancora, si potrebbe parlare degli altri rami dell'Amministrazione,
ma lo faremo un'altra volta.
Torno al tema di questo mio intervento. Credo che il lavoro fatto,
non da me, magari sono avvezzo - ci sono alcuni colleghi,
cosiddetti tecnici, che possibilmente non tenevano un ritmo da 12,
9, 11 ore - però devo dirvi che ci sono risultati che sono sotto
gli occhi di tutti e, forse, abbiamo il limite e la mancanza di
strumenti necessari per poterli comunicare e farli conoscere ai
cittadini.
Il voto sul Documento di programmazione economico-finanziaria ha
concluso una lunga fase di tensioni in questa Assemblea e nel
dibattito politico che, forse anch'io, avrò innescato. Chiedo
scusa, siamo qui certamente per correggere i nostri errori, ma non
credo francamente che sia stato io ad innescare questa lunga fase
di tensioni e fibrillazioni.
Personalmente, non ho mai parlato, non voglio usare termini che
francamente sono offensivi, non sono né bestemmie, né calunnie,
sono termini che suonano tanto male. Ebbene, non li ho mai
pronunziati né nelle emittenti televisive - ci vado poco in
televisione -, né facendoli scrivere sui giornali, né tanto meno
nelle piazze e neppure nei convegni all'interno dei teatri, dei
cinema o delle ville.
C'è stato un voto che ha segnato un momento che mi consente di
fare questo intervento e di determinare delle scelte che, comunque,
servono alla Sicilia.
Vedete, con quella mole di lavoro, magari potrebbe essere, dal
punto di vista della produttività, quattro volte più importante,
quando poi si sacrifica la serenità, il sonno, tanti rapporti
importanti nella vita, anche come quelli tra le persone più vicine,
la famiglia, ebbene, credo che produrre un quarto di quello che
sarebbe uno standard accettabile di produttività, sia veramente
deludente. Dobbiamo porre rimedio a questo stato di cose, non c'è
dubbio. In questi giorni, leggo di ribaltoni, tradimenti eccetera.
Era un Documento di programmazione economico-finanziaria: era
rimasto - al di là delle conseguenze pratiche che ha sull'azione
di governo o sul sistema regionale in generale - all'esame della
Giunta, per giorni e giorni. Credo fossero state apportate delle
modifiche, parecchi dei nostri colleghi non condividevano questo o
quell'altro punto, poi è stato licenziato. A proposito di
coerenza, o si interviene, nessuno avrebbe impedito di modificare
virgole, righe, capitoli o quant'altro insomma, gli assessori
c'erano. E' un fatto strano che poi, in Aula, quanti in quella
Giunta, almeno essi, gli altri no, erano rappresentati, non
votassero il Documento, e addirittura facessero un ribaltone
d'Aula, determinando un fatto politicamente e programmaticamente
rilevante - questo è fuori discussione - al quale credo si possa e
debba porre rimedio. Personalmente, mi assumo la responsabilità di
tutto ciò.
Vedete, i cittadini hanno votato ciascuno di voi, attraverso il
sistema delle preferenze, delle liste eccetera, e quindi ci sono i
deputati, che ringrazio per l'attenzione, e poi hanno votato il
Presidente della Regione. Abbiamo entrambi pari legittimazione
popolare.
L'Assemblea, in più, ha uno strumento per far andare avanti
l'Istituzione Regione, il sistema regionale, assumendosene la
responsabilità e sfuggendo alla tentazione, invece, di continuare
questo gioco al massacro: può presentare la sfiducia al Presidente,
un gesto onesto, coraggioso, responsabile.
Siccome non solo non siamo inchiodati alle poltrone - io non lo
sono, ma devo dirvi che non mi va neppure di scaldare una poltrona
-, vi dico con molta franchezza, che ho il dovere morale di portare
avanti questo impegno e questo lavoro e di dirvi, intanto, perchè
lo devo ai siciliani, poi perché lo devo a quanti i siciliani
rappresentano in quest'Aula, cioè voi, signor Presidente e signori
deputati, che fin quando ci sarò, servirò la gente. Se c'è un clima
di serenità, lavoriamo in un clima di serenità. Se ho sbagliato,
chiedo scusa se sono stato aggressivo, se ho insultato qualcuno, se
ho detto sciocchezze, chiaramente me le rimangio tutte e posso
farlo poi rivedendole, qualora me ne fossi dimenticato, una ad una.
E non pretendo neppure che altri nutrano, se fossero stati
orientati, come dire, contro di me, gli stessi sentimenti. Devo
dirvi che ho tale dovere, rivolgendomi all'Assemblea: io non
dimentico nulla, come sono stato eletto, i partiti.
Signori miei carissimi, l'affinità è l'affinità. La maggioranza è
la maggioranza. La maggioranza si muove con coerenza e porta avanti
le cose, specie se ne è protagonista, in parte non irrilevante,
come, per esempio, per la riforma del sistema sanitario.
Ecco perché mi rivolgo e rivolgo un appello alle forze politiche
e ai Gruppi parlamentari che stanno in quest'Assemblea. Non escludo
nessuno, non ho rancori nei confronti di amici vecchi e nuovi,
rispetto ai quali ci sono state delusioni, aggressioni reciproche,
forse mie soltanto, o con quanti in questi giorni si sono esibiti
in atteggiamenti poco commendevoli.
Però, se permettete, qui non è il piacere di stare a governare,
qui c'è il bisogno chiaramente di un raccordo per quanto di
competenza, di un'armonia assoluta con un'Assemblea che non può né
remorare, ed è giusto che sia così, né fare ostruzionismo, né far
passare settimane o mesi per cose scontate, per le quali poi siamo
tutti felici e contenti nel votare il credito d'imposta, come le
misure per il regime di aiuto.
Qui non sto facendo il Governo, per cui dico questo mi piace e
quello no
Questa scadenza comunque si pone, ecco perché mi sono opposto a
questa sorta, forse ho sbagliato a definirlo capriccio, di
azzeramento. Il 31 dicembre, qualche giorno prima sicuramente della
fine dell'anno, appunto il 31 dicembre, per poi iniziare questa
nuova fase.
Mi rivolgo ai deputati che devono ritrovarsi in questa
maggioranza, se è una maggioranza, se non lo è, c'è l'altra via,
quella della scelta onesta, responsabile e coraggiosa.
Ci si deve ritrovare attorno a un programma che secondo me -
esercito la mia funzione, uno dei due eletti dal popolo -, ebbene,
si deve esercitare in una grande sfida di cambiamento che porti
avanti e acceleri un processo di riforme serie, radicali e forti.
Credo, sinceramente, non faccia paura ad alcuno di voi, signori
colleghi deputati. Si tratta di fare una scelta precisa e di
mettersi in cammino, tra l'altro non possiamo perder tempo, l'ho
detto sin dall'inizio di questa mia esperienza.
Uno dei tanti impatti è stato quello con il federalismo fiscale
sul quale ormai la spina è stata staccata, perché ci sono altri
temi che riguardano il dibattito politico nazionale, ma voi vedrete
che sotto sotto si lavora e appena ci sarà un momento di
distensione, riprenderà velocissimamente questo processo: e,
comunque, salvo che non succeda chissà cosa, ci porterà
indubbiamente a dovere affrontare tutto un mondo in termini
diversi, pertanto, non possiamo perdere assolutamente tempo.
L'essermi rivolto a ciascuno di voi, anche qui facciamo chiarezza,
non è un invito alle scissione o alle disobbedienze; ho parlato di
partiti e di Gruppi, naturalmente ciascuno di voi fa parte di un
partito o di un Gruppo, vecchio o nuovo che sia.
Alcuni punti fondamentali che, personalmente, ritengo
imprescindibili: non possiamo perdere tempo nella semplificazione
burocratica e la riorganizzazione produttiva del nostro personale,
tutto salvaguardato, ma con maggiore soddisfazione anche sua, al di
là del diritto o del dovere di cortesia, di fare meglio e più
produttivamente il proprio dovere. Un'azione di decentramento,
perché il nostro obiettivo deve essere quello di alleggerire il
peso di questo nostro sistema, dotando gli enti del territorio di
competenza di risorse umane e finanziarie, quando le avremo.
Sulla riforma del sistema dei rifiuti, sono a conoscenza dei
sindaci che hanno rappresentato questo problema. Appena possibile,
dovremmo capire quando ci sono già gare appaltate e gruppi di
imprese, più o meno multinazionali, che hanno fatto i loro piani
industriali, non solo su come ci svincoliamo (certo, qualcuno non
aspetta altro, corrispondendo qualche centinaio di milione di euro
e ci si toglie il pensiero, come dire ), ma, dicevo, relativamente
ai rifiuti, mi sento di dirlo, come vedete non c'è la ricetta,
l'obiettivo deve esser questo, poi si discute, ma lo si faccia in
una settimana, perché ci vogliono delle scadenze brevi. Non in un
anno e otto mesi, concludendo tutto o non concludendo niente.
Su questo fronte, la centralità del sindaco, comunque, che
gestisce e serve la propria comunità, garantisce un servizio buono
e pretende che - non ci eravamo abituati in Sicilia, io sono nato
in uno dei tanti paesi, ma anche nelle città non si pagava tassa
per i rifiuti - tutti paghino il dovuto.
La raccolta differenziata deve essere potenziata con i premi e
con le sanzioni, il che non è un miracolo, in quanto in Sicilia ci
sono ATO che fanno zero o uno in termini percentuali e altri che
fanno trenta: comuni che fanno zero o uno e comuni che fanno
settanta, forse perché sono più piccoli.
Sono convinto che se mettiamo il carburante e l'incentivo del
premio per i cittadini, il sistema ripartirà, perché ci siano gli
impianti dovunque, oltre che le discariche, almeno sufficienti fino
al 2014, ma su questo, grazie a Dio, penso di potervi rassicurare.
Così come è chiaro che il testo, per come emergerà dalla
competente Commissione che lavora da venti giorni, un mese, e che
concluderà il proprio impegno il quindici di questo mese, ci dovrà
dire se, dove, quando e come fare il sistema della
termoutilizzazione, compreso il fatto che c'è un pregresso, un
debito di dimensioni notevolissime. Questo debito potremmo pagarlo
l'anno prossimo, ma non so se ci riusciremo, immaginando un
capitolo di entrata nel bilancio della Regione più o meno virtuale
o ottimistico ma, ripeto, non so se ci riusciremmo. Si tratta,
infatti, di 800-900 milioni di euro, per i quali la metà riguarda
ATO, TARSU e gli altri si presume TIA, ricorrendo al mercato
finanziario che anticipa e poi dovrà prelevare da chi non ha potuto
farvi fronte.
C'è stata parecchia polemica sui commissariamenti, i consorzi e
quant'altro. Intanto, vi dico che non è il caso, perché poi
potrebbero insorgere ancora polemiche, ma i dati sono a vostra
disposizione: i compensi complessivi per gli organi di
amministrazione, a prescindere dai risultati, si sono ridotti, in
qualche caso, ad un decimo, in qualche altro ad un quarto, in
qualche altro alla metà.
Sono state bloccate le assunzioni e si stanno riorganizzando
aziende nelle quali chiaramente bisogna far fronte a tanti
problemi, tra cui il più importante è quello del personale.
Poi, gli enti. Sì, è vero, ci sono forse più commissari del
giusto, di meno, non lo so. Intanto, i consorzi di bonifica,
almeno, non hanno pensato a crescere, in questo anno e mezzo, e
dobbiamo ridurli piuttosto che tenerne dieci, undici, e le aree di
sviluppo industriale che contano più amministratori - se ci
mettiamo anche i componenti delle assemblee - che non imprese
insediate nelle aree di sviluppo industriale stesse.
Per non parlare delle centinaia - abbiamo letto forse qualcosa
sulla stampa - di incarichi affidati a tecnici e legali; per non
parlare ancora di transazioni fatte tutte a vantaggio delle
controparti e, quindi, con la necessità che riformiamo questi enti,
se si devono chiudere si chiuderanno; se i consorzi devono essere
tre o quattro, quanti possono essere i bacini idrici, se ne faranno
quattro, perché tanto erano commissariati anche prima; aree di
sviluppo industriale se ne facciano una, due, un'agenzia che
incrementi realmente l'investimento industriale case popolari,
piuttosto che continuare a non farci pagare le locazioni per cifre
incredibili, come dieci euro al mese, cinque, sette, e non
percepite - non sono cifre irraggiungibili per famiglie molto
spesso poverissime - però questi impianti e queste case hanno
bisogno comunque di manutenzione e di quanto necessario affinché
il sistema possa funzionare.
E poi, siamo soltanto al sesto punto, c'è il tema dell'energia.
Ebbene, ricordate l'eolico? Qui forse se n'è realizzato uno, perché
autorizzato. Cos'era l'eolico? Era il progresso, la pulizia
dell'aria, l'ambiente, l'occupazione e quant'altro.
Prescindiamo dal fatto che in qualche caso patologico si è
rivelato altra cosa. Ma quello che io mi chiedo - e me lo chiedo
anche quando affrontiamo e lo abbiamo fatto, perché il librone era
enorme, poi abbiamo desunto l'essenziale per fare quel piano
energetico - è quale sia il problema. Intanto, lì non c'è tanta
gente che realizza la manutenzione a quelle grandi pale, tranne il
fatto di metterle in piedi e stabilizzarle al suolo. Al di là di
questo, vorrei chiedervi: qual è il vantaggio per i siciliani?
Sarebbe valso per i megaimpianti di fotovoltaico. Chi può fare un
investimento da cinquecento milioni di euro? Pochi grandi gruppi
multinazionali beccano - è successo in quel caso - cospicui
contributi e portano a casa grandi utili, scusate, la mia sarà una
visione arcaica, rubandoci quelle cose che il Padre eterno ci ha
dato e che ancora ci restano perché non ce le siamo sprecate, come
il sole e il vento.
Ebbene, quale deve essere l'impostazione? Ieri, gli artigiani ci
hanno detto che il 30 per cento delle ottantatremila imprese
iscritte alle loro associazioni sono di piccoli imprenditori
dell'edilizia. Fondamentale questa cosa. Il fondo di garanzia che è
importante. Per gli enti locali, c'è già un bando dell'industria
per sessantamilioni di euro, cinquantamilioni sono per le reti
metanifere, altrettanti per l'impresa giovanile e per quella
femminile. Avevo dimenticato, fra gli altri, i bandi come quello
della famiglia, dell'Assessorato industria.
Questi strumenti ci consentono di montare i nostri pannelli sui
tetti, o sui capannoni, o sopra la serra, eccetera. Questo è
l'unico modo per far sì che tutte le famiglie di siciliani che
vivono sotto un tetto, possibilmente anche quelle che vivono in
affitto, possano vedersi accrescere pro capite, mille, duemila euro
di reddito all'interno del proprio nucleo familiare. Non ci sono
altri sistemi. Incentiviamo la grande impresa, incentiviamo la
grande industria, non ce la facciamo, passano anni, ci vuole molto
di più
Per la grande industria, abbiamo fatto tutto ciò che potevamo
realizzare. Mi auguro che tengano duro il Governo e il sindacato.
Ci hanno creduto per una Termini Imerese, sulla quale veramente
dobbiamo rinviarci a quanto Sturzo scriveva sessant'anni fa e
riportato sull'ultimo numero di Panorama, così come dicasi per
Fincantieri, invece, cui possiamo far fronte sicuramente, avendo a
che fare con un'impresa a capitale pubblico e non a capitale
privato.
In questo prossimo mese, si dovrebbe definire - e ci abbiamo
lavorato tanto - quell'accordo per fare il più grosso impianto di
produzione di pannelli fotovoltaici in Sicilia, costruito da Sharp,
Enel, ST, con il sostegno finanziario della Banca europea degli
investimenti e della Cassa depositi e prestiti.
Ecco i dieci punti sui quali - e altri, per carità, ne avrete
altri, aggiungiamoli, scriviamoli meglio - bando a qualunque
polemica, sicuramente avete più lunga esperienza di me.
Concludo, limitandomi a dire che, per quanto mi riguarda, non
starò immobile - questo non è possibile - mentre qualcuno mi tiene
le mani e il nostro mondo, per ovvie ragioni, più che
legittimamente, mi prende a pugni.
Questo credo che non possiamo consentirlo, non possiamo
permetterci assolutamente questo lusso, perché abbiamo il dovere di
recuperare il tempo e il terreno perduto, riconquistando molti
traguardi.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per qualche
minuto e convoco la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari in sala lettura, per stabilire come procedere lo
svolgimento dei lavori.
(La seduta, sospesa alle ore 18.56, è ripresa alle ore 19.10)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, comunico che, secondo quanto stabilito dalla
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, il dibattito
sulle comunicazioni del Presidente della Regione inizierà a partire
dalle ore 20.00.
Presidenza del presidente Cascio
Comunicazione del calendario dei lavori parlamentari
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, do lettura del calendario dei
lavori parlamentari approvato all'unanimità dalla Conferenza dei
Capigruppo il 2 dicembre 2009:
«La Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi
oggi, 2 dicembre 2009, sotto la Presidenza del Presidente
dell'Assemblea, onorevole Cascio, e con la partecipazione dei
Vicepresidenti dell'ARS, onorevoli Formica e Oddo, e del Presidente
della Regione, ha stabilito, all'unanimità, la nuova agenda dei
lavori parlamentari per la sessione di bilancio.
COMMISSIONI
I disegni di legge n. 447 Rendiconto generale della Regione
siciliana e dell'Azienda delle foreste demaniali per l'esercizio
finanziario 2008 e n. 446 Assestamento del bilancio della Regione
per l'anno finanziario 2009 sono rinviati in Commissione per
essere riproposti nella seduta d'Aula del 16 dicembre 2009 per la
definitiva approvazione.
Contestualmente al rinvio in Commissione dei suddetti disegni di
legge, in quella stessa sede, verrà esitato per l'Aula un
provvedimento legislativo che affronti alcune emergenze finanziarie
e la proroga dei contratti dei precari nonché il disegno di legge
di approvazione dell'esercizio provvisorio.
AULA
Da mercoledì 16 dicembre 2009, l'Assemblea terrà una seduta
tecnica con all'ordine del giorno: Comunicazioni e Lettura delle
mozioni nn. 160, 161 e 162 , cui farà seguito un'ulteriore seduta
alla luce dei provvedimenti legislativi frattanto esitati dalla
Commissione Bilancio, fino a conclusione dei relativi lavori.
Sospendo, pertanto, la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 19.12, è ripresa alle ore 20.13)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Cascio
Discussione sulle comunicazioni del Presidente della Regione
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa alla discussione sulle
comunicazioni del Presidente della Regione.
CRACOLICI. Chiedo di parlare sulla parte delle comunicazioni del
Presidente della Regione riguardante la remissione delle deleghe da
parte dell'assessore Armao.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
Ricordo, frattanto, ai colleghi che, dopo l'intervento
dell'onorevole Cracolici, si potrà intervenire sulle comunicazioni
del Presidente della Regione; pertanto, i deputati che volessero
intervenire, preferibilmente uno per Gruppo, sono pregati di
iscriversi a parlare.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato
l'intervento del Presidente della Regione, anche se per la verità
non proprio il passaggio in cui il Presidente Lombardo ha reso nota
all'Aula l'iniziativa assunta dall'avvocato Armao di rimettere le
deleghe a lui assegnate, nella qualità di assessore alla
Presidenza.
Ricordo a me stesso, ma lo ricordo a tutti voi, che l'assessore
alla Presidenza è l'unico assessore, non in quanto persona, ma per
la responsabilità istituzionale che egli ha avuto, al quale le
deleghe sono attribuite su iniziativa del Presidente della Regione,
cioè sono frutto delle competenze che sono in capo al Presidente
della Regione, mentre tutti gli altri - come è noto - sono
assessori preposti alle singole funzioni in forza della legge
vigente.
Con le modifiche apportate a tale legge, che entreranno in vigore
dall'1 gennaio 2010, l'assessore alla Presidenza, al pari di tutti
gli altri, sarà un assessore preposto alle funzioni come da legge,
appunto, dicevo, come gli altri undici.
Questa considerazione - consentitemi di dire - ha anche un valore
politico, nel senso che la mozione presentata dal Gruppo
parlamentare che rappresento, nulla ha di personale e parte dal
presupposto che, com'è noto, il dibattito che ha avviato il
cosiddetto caso Armao era una questione assolutamente
incidentale. Infatti, i rilievi che ho posto in quest'Aula sui
comportamenti contraddittori del Governo della Regione, che
coinvolgevano anche il suo Presidente, non riguardavano
esclusivamente la figura dell'avvocato Armao, né lo
responsabilizzavano in quella sede. Io ho espresso anche ipotesi,
che so bene che sono previste dal codice penale, ho utilizzato
l'espressione di un possibile insider trading per quello che era
avvenuto, ma ci siamo mossi nell'ambito di un dibattito sul tema
dei rifiuti.
Devo dire che, successivamente a quella seduta, anche per
iniziativa dell'avvocato Armao e per le dichiarazioni improvvide
fatte alla stampa, a commento del dibattito sulle dichiarazioni
fatte nell'esercizio delle funzioni parlamentari, l'assessore
medesimo ha contribuito ad alimentare un dibattito sulla stampa, un
dibattito assai spiacevole, che in qualche modo ha fatto emergere
un profilo che va al di là della vicenda dell'insider trading, a
cui molti si sono appassionati.
Si è andati nella direzione di un conflitto di interessi tra la
sua funzione professionale - legittima, ci mancherebbe, essendo un
avvocato stimato, che ha esercitato in tutti questi anni la libera
professione - e la sua funzione amministrativa, in quanto
assessore. Per la verità, io lo avevo già valutato positivamente, e
in questo - mi permetto di dire - l'assessore Armao ha contraddetto
se stesso, perché il primo commento che ha fatto a proposito di
quella seduta è stato che il sottoscritto non sapeva di ciò di cui
parlava.
Dopo qualche giorno, però, l'assessore Armao ha rimesso la delega
ai rifiuti. Quindi, lui per primo ha riconosciuto
l'incompatibilità, di fatto, tra una delega che riguardava una
partita complessa, come quella dei rifiuti, e la sua storia
professionale che, volente o nolente, ne ha determinato una
condizione di conflitto.
A seguire, il giudizio che oggi porta a revocare le deleghe da
parte dell'assessore Armao, riconosce che il punto politico, posto
dal Gruppo parlamentare del Partito Democratico in quest'Aula, è un
punto talmente giusto che è stato condiviso anche dall'avvocato
Armao.
Quindi, altro che non sapevamo le cose di cui parlavamo Le
sapevamo tanto bene che anche l'assessore Armao ha voluto prendere
atto della sua incompatibilità, di fatto, tra la funzione
professionale che egli ha esercitato e la funzione politica e
amministrativa a cui era stato chiamato.
Io ne prendo atto. Com'è noto, la mozione da noi sottoscritta
chiedeva al Presidente della Regione - non potevamo che fare questo
- di revocare le deleghe attribuite. Ma dal momento in cui
l'assessore Armao ha rinunciato alle deleghe che gli erano state
attribuite dal Presidente Lombardo, ritengo chiusa la materia del
contendere, ritengo che questa sera il tempo sia stato galantuomo,
dando ragione alla nostra iniziativa parlamentare, riconoscendo il
fatto dell'inopportunità della funzione di assessore con le deleghe
che aveva ricevuto dal Presidente della Regione.
Pertanto, avendo ottenuto giustizia, se così si può dire, comunque
avendo ottenuto di fatto il consenso alla mozione, anche se per
iniziativa diretta dell'assessore Armao, ritengo, per quanto mi
riguarda, di ritirare la mozione numero 158.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
intervenire per rappresentare che, ai sensi dell'articolo 153 del
Regolamento interno, il Gruppo parlamentare dell'UDC che
rappresento, intende far propria la mozione n. 158, chiedendone,
pertanto, il dibattito.
PRESIDENTE. Onorevole Maira, essendo venuto meno l'oggetto della
mozione di censura, con la quale si chiedeva la revoca delle
deleghe all'assessore Armao, dal momento che l'assessore stesso ha
rimesso le deleghe di sua competenza, appunto, l'oggetto stesso
della mozione decade, è pertanto, in qualche modo superato. Se poi
il Gruppo parlamentare dell'UDC volesse presentare un'altra
mozione, sarebbe libero di farlo, è chiaro che andrebbe discussa
compatibilmente con i tempi della calendarizzazione dei lavori
d'Aula.
Presidenza del presidente Cascio
Per un richiamo al Regolamento
ARDIZZONE. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
precisare, con un evidente richiamo al Regolamento, che l'oggetto
della mozione non è assolutamente venuto meno, in quanto con la
mozione stessa si impegnava il Presidente della Regione a revocare
le deleghe all'assessore Armao, esprimendo quindi un giudizio
sull'operato dell'assessore.
Noi, invece, abbiamo appreso dalla stampa che il giudizio del
Presidente Lombardo, sull'operato dell'assessore Armao, e quindi
anche sulla vicenda denunciata dall'onorevole Cracolici, era un
giudizio positivo. Ecco perché l'oggetto della mozione non è
assolutamente venuto meno.
Il Gruppo parlamentare dell'UDC sta chiedendo di discutere la
mozione, di entrare nel merito della stessa, perché dal dibattito
potrebbero emergere anche ulteriori questioni, non ultima quella
che la Presidenza ha giustamente sollevato, in ordine ad una
minaccia di querela nei confronti dell'onorevole Cracolici, in
violazione dell'articolo 6 dello Statuto regionale.
Pertanto, la questione è molto più complessiva, e prescinde dal
giudizio delle persone.
Ribadisco la richiesta dell'onorevole Maira di proseguire con il
dibattito sulla mozione numero 158, perché l'oggetto della stessa
non è assolutamente venuto meno. Lo sarebbe stato, nel caso in cui
fosse avvenuto che il Presidente Lombardo revocasse le deleghe,
perché sottendeva un giudizio espresso sull'operato dell'assessore
Armao. Cosa che, obiettivamente, non è avvenuta.
ADAMO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è veramente
difficile trovare le parole per commentare l'ultimo intervento.
Io intervengo sull'onda dell'indignazione, perché da una parte c'è
- e vi prego veramente per un attimo anche di ascoltare - un
comportamento estremamente corretto ed elegante di un assessore che
non ha ricevuto alcuna comunicazione giudiziaria, bensì solo un
attacco politico, come con lealtà riconosciuto anche dall'onorevole
Cracolici.
Un assessore, che è un professionista stimato, che aveva
cominciato a lavorare con successo alla riorganizzazione del
sistema burocratico, di cui abbiamo sicuramente bisogno, l'uomo
giusto al posto giusto, e si deve dimettere, anzi si è dimesso, per
una serie di circostanze strane, di circostanze politiche.
Tutto questo avviene con grande eleganza, perché l'assessore si
dimette, rimettendo le deleghe al Presidente della Regione, il
quale viene in Aula e ci intrattiene - a questo punto, devo dire
che per alcuni è stata probabilmente una serata piacevole -
parlando del progetto che sta portando avanti con grande fatica, a
proposito delle difficoltà che la Sicilia deve affrontare.
E di fronte ad un atteggiamento responsabile dell'opposizione, ci
sono componenti della maggioranza che hanno votato con noi, che
hanno votato questo Presidente e questo progetto, e che pretendono
di rimettere in discussione non si capisce bene che cosa, ci si
deve dimettere, cercando di vanificare ogni contenuto che è stato
espresso in quest'Aula.
Poc'anzi si è parlato di programma, si è parlato di economia, si è
parlato di bisogni dei cittadini, si è parlato della necessità di
dare risposte ai cittadini
In quest'Aula si è consegnata la testa di un professionista che
non ha colpe, e non credo che l'onorevole Cracolici debba temere
questioni giudiziarie, perché il suo intervento è stato
estremamente chiaro, tant'é che non teme nulla ed ha ritirato la
sua proposta.
Ma se noi vogliamo dire ai cittadini, ai siciliani che ci
ascoltano, che non siamo in grado di portare avanti un programma
serio, che non siamo in grado di riprendere un dibattito sul
bilancio, che non siamo in grado di affrontare le questioni che
fuori da questa Aula tutti si aspettano vengano affrontate, allora
veramente è forse il caso di dire che dovremmo andarcene tutti a
casa
E il Presidente ce l'ha chiaramente detto. Non è un gioco, non si
può venire per settimane in Aula a parlare delle dimissioni di un
assessore e, quando le dimissioni arrivano, stabilire se deve
essere il Presidente, se deve essere l'assessore Questo è un gioco
da bambini E' una vergogna
Chi sono i vostri elettori? A quali elettori vi rivolgete? Qual è
il senso di questo intervento? Lo sforzo che tutti noi abbiamo
fatto, compresa l'opposizione, è quello di riprendere a lavorare
per la Sicilia, per questo siamo stati eletti ed io invito tutti
con serenità e con grande tranquillità a riprendere il lavoro.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, quando ho riunito la Conferenza
dei Presidenti dei Gruppi parlamentari mi era sembrato di capire
che, rispetto all'ipotesi di ritiro della mozione Armao, non ci
fosse nulla in contrario, anche da parte degli altri Gruppi
parlamentari; si è detto, nello specifico, al Gruppo dell'UDC, se
ci fossero problemi nel superare la questione, visto il fatto che
l'assessore Armao aveva frattanto rimesso tutte le deleghe nelle
mani del Presidente della Regione.
Quale sia stata la forma, poco importa, alla fine la sostanza è
che l'argomento, comunque, potesse considerarsi superato rispetto
all'ordine del giorno.
A norma del Regolamento interno, tecnicamente, un Gruppo può fare
propria la mozione o qualunque atto che viene ritirato, bastano
cinque firme.
Dovendo, però, svolgere un dibattito che ha un contenuto politico
più pregnante, più significativo, mi sembra opportuno rivolgere un
invito ai colleghi dell'UDC a superare il problema della mozione
Armao e passare alla discussione sulle dichiarazioni rese dal
Presidente della Regione.
Se così non fosse, cioè se il Gruppo dell'UDC non accedesse al mio
invito, riunirei la Commissione per il Regolamento per discutere
sulla opportunità di proseguire sulla questione della mozione
numero 158. Vorrei sapere se il Presidente del Gruppo parlamentare
dell'UDC insiste nella richiesta formulata e, in quel caso,
procederei con la convocazione della Commissione per il
Regolamento.
MAIRA. Signor Presidente, che su una questione di questo genere si
crei un precedente, non credo sia un fatto negativo. Serve anche
per capire, nello svolgimento dei lavori di quest'Aula, come su
casi di questo genere occorra comportarsi.
Quindi insisto per un pronunciamento della Commissione. E,
comunque, sulla materia, gli Uffici potranno relazionare alla
Presidenza che è stato presentato un ordine del giorno,
sottoscritto da tutti i deputati del Gruppo dell'UDC, con il quale
si invita il Presidente della Regione a revocare la carica di
assessore all'avvocato Armao.
In ogni caso, sull'ordine del giorno, che va discusso stasera
perché è materia pertinente, chiaramente apriremo un dibattito.
SPEZIALE. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
SPEZIALE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stata avanzata
una richiesta, ai sensi dell'articolo 153, comma 3, del Regolamento
interno, richiamo regolamentare che, in questo caso, non è
applicabile.
L'onorevole Maira ha chiesto di far propria la mozione che
l'onorevole Cracolici aveva dichiarato di ritirare ai sensi
dell'articolo 153 del Regolamento interno che prescrive, infatti,
tutt'altro.
Leggo la norma regolamentare: «La mozione è letta in Assemblea a
termini dell'articolo 83, lettera d), nella seduta successiva alla
sua presentazione.
Dopo la lettura, l'Assemblea, udito il Governo, il proponente e
non più di due deputati, determina il giorno in cui dovrà essere
discussa. Il tempo concesso agli oratori non può eccedere i dieci
minuti.
La mozione, una volta letta all'Assemblea, non può più essere
ritirata se cinque o più deputati vi si oppongano».
Questa è la fase preliminare in cui viene proposta la mozione. La
procedura, ai sensi di quest'articolo è che, letta la mozione, la
stessa è incardinata, in quella fase non può più essere ritirata se
cinque deputati vi si oppongono. Ma ci troviamo in un'altra fase.
Siamo nella fase di discussione della mozione, fase regolamentata
da altro articolo del Regolamento.
CORDARO. La condizione giuridica è diversa. Se non la ritira chi
la presenta, chi la fa propria?
MANCUSO. Signor Presidente, vince chi è più saccente?
SPEZIALE. Onorevole Cordaro, le spiego subito. Se la Presidenza
permette, il titolo relativo alla mozione, nella fattispecie, non
si applica. Ci possono essere altre parti del Regolamento che si
possono applicare, ma sicuramente non è pertinente l'articolo 153.
Gli Uffici suggerirebbero, in questo caso, di applicare
l'articolo 114. L'articolo 114 del capitolo III, dal mio punto di
vista, in questa fattispecie, non si applica neppure, perché
riguarda qualsiasi proposta o emendamento. Quindi, la conclusione
che io traggo, in questa fase, è che la mozione ritirata non possa
essere fatta propria da altri parlamentari.
In ogni caso, siccome in questo Parlamento ci possono essere dei
precedenti, se gli Uffici portano dei precedenti, noi non possiamo
fare altro che, come prassi, attenerci agli stessi. A mia memoria,
tuttavia, non c'è un precedente che riguarda il ritiro delle
mozioni e che possano essere fatte proprie.
Gli Uffici sostengono, ripeto, che si potrebbe applicare
l'articolo 114 del capitolo III del Regolamento.
Dal mio punto di vista non è così. Esprimo un punto di vista,
signor Presidente, non sono certamente la Cassazione a sezioni
riunite. Sicuramente, tuttavia, non si applica l'articolo 153, così
come richiesto dal collega Maira.
Comunque, convengo con il fatto che, in questo momento, la
discussione è più politica, in considerazione delle dichiarazioni
fatte dal Presidente della Regione e ritengo che il dibattito
stasera debba tenere, appunto, un profilo più squisitamente di
carattere politico.
CORDARO. Anche
CRACOLICI. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non voglio
sfuggire al nodo politico che sta dietro a questa vicenda. Però,
devo dire sinceramente che c'è un problema che attiene alla
Presidenza, mi permetto di dire. Perché se giustamente (poi vedremo
il Regolamento e quanto ha detto l'onorevole Speziale, a proposito
dell'interpretazione), una mozione può essere fatta propria da
deputati qualora i proponenti la ritirino, nel caso specifico
vorrei ricordare una cosa: io ho ritirato la mozione perché la
stessa è superata dai fatti che sono nel frattempo avvenuti.
Facciamo un esempio: il Presidente ammette a discussione la
mozione e viene votato l'impegno a che il Presidente della Regione
revochi tutte le deleghe conferite all'assessore regionale Armao;
in questo momento, signor Presidente, l'assessore Armao ha più
deleghe? Lei ha detto di no Se non ha più deleghe non può revocare
deleghe che non ha
Lo dico perché non voglio sfuggire alle questioni politiche, però
la politica non può diventare altrimenti sembra che il mio ritiro
nasconda un mantenimento in vita delle deleghe all'Assessore Armao.
Io ho ritirato la mozione perché il Presidente della Regione ha
comunicato all'Aula che l'assessore Armao non ha più deleghe: e
ciò, al di là se l'ha fatto motu proprio o invitato dal
Presidente, poco importa.
Alle ore 18.00 il Presidente della Regione ha comunicato al
Parlamento che l'assessore Armao non ha più deleghe.
CORDARO. E che ci sta a fare, allora?
CRACOLICI. Non lo so, ma allora deve presentare un'altra mozione,
perché questa che chiedete di fare vostra diceva di revocare le
deleghe: ma il Presidente della Regione che deleghe deve revocare
se l'assessore Armao non ne ha più? E, quindi, signor Presidente,
capisco tutto, ma la mozione è obiettivamente superata e, come
tale, non più proponibile perché, qualora fosse approvata, non
potrebbe determinare effetti, visto che l'oggetto non esiste più
Mi sembra un ragionamento logico. Ripeto, capisco che la politica
ha un momento di contraddizione, ma non può fare a cazzotti con la
logica, perché altrimenti impazziamo tutti
Io ho ritirato la mozione perché l'assessore Armao non ha più
deleghe del Governo.
Questo è il punto che mi consente di dire, onorevole Maira, che il
Gruppo del PD in questa Aula ha vinto, anche senza votare. Questo
era quello che volevamo e questo è quello che si è ottenuto.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, il suo intervento mi convince
sempre di più della mia idea e, vista la delicatezza della
questione, sospendo l'Aula e convoco immediatamente la Commissione
per il Regolamento. I componenti della Commissione per il
Regolamento, onorevoli Barbagallo, Cracolici, De Luca, Leontini,
Maira, Pogliese e Speziale, sono pertanto attesi nel mio studio.
(La seduta, sospesa alle ore 20.39, è ripresa alle ore 21.32)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Cascio
Comunicazione delle decisioni assunte dalla Commissione per il
Regolamento
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che la Commissione per il
Regolamento, riunitasi presso il mio studio, ha deliberato a
maggioranza che non ricorrono i requisiti sostanziali per discutere
e porre ai voti la mozione numero 158, essendo venuto meno,
formalmente, l'oggetto della mozione stessa, avendo il Presidente
della Regione comunicato che l'Assessore per la Presidenza ha
rimesso in toto le deleghe attribuitegli dallo stesso Presidente.
E' stata, dunque, data piena attuazione alla parte dispositiva
dell'atto di indirizzo politico citato.
La Commissione per il Regolamento ha, altresì, deliberato di dare
mandato a questa Presidenza di condurre approfondimenti sui profili
procedurali circa la possibilità, da parte di altri deputati, di
fare proprie mozioni ritirate dai proponenti, approfondimenti che
verranno svolti in sintonia con quanto previsto dai Regolamenti di
Camera e Senato.
Evidentemente, dalla lettura approfondita del Regolamento interno,
si è evidenziato che questo aspetto non è molto chiaro.
La Commissione per il Regolamento, quindi, si riunirà nei prossimi
giorni per tornare a deliberare sulla questione.
Informo, inoltre, che la seduta continuerà con il dibattito sulle
comunicazioni del Presidente della Regione. Avendo acquisito la
seduta di oggi una conformazione differente rispetto a quella per
la quale era iniziata e, quindi, essendo state svolte dal
Presidente della Regione delle vere e proprie dichiarazioni
programmatiche, si vuole dare a tutti i membri del Parlamento la
possibilità di discutere, appunto, sulle comunicazioni del
Presidente della Regione, e di presentare eventualmente ordini del
giorno, così come il Gruppo dell'UDC ha già fatto.
Questa sera si terrà la discussione che darà la possibilità ad un
deputato per Gruppo d'intervenire, non necessariamente il
Capogruppo, rinviando il seguito del dibattito alla prossima
seduta. Si riprenderà, pertanto, mercoledì prossimo, con tutti i
deputati che vorranno iscriversi a parlare e con la possibilità,
per i Gruppi parlamentari che lo vorranno, di presentare ordini del
giorno.
Dopodiché, il Presidente della Regione, come previsto, avrà la
possibilità di svolgere la propria replica.
Presidenza del presidente Cascio
Per fatto personale
INCARDONA. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
fatto personale, perché poco fa, nelle dichiarazioni fatte dal
Presidente della Regione, il Presidente stesso ha evidenziato un
passaggio sull'attività da me svolta e ha mosso un apprezzamento
sul lavoro da me profuso come assessore e che, peraltro, mi ha
visto sempre convinto, fermo nelle mie determinazioni,
assolutamente certo com'ero che ciò che si stava realizzando era
assolutamente legittimo e conforme agli interessi generali della
Regione.
Quindi, per questo vorrei ringraziare il Presidente della Regione,
onorevole Lombardo, ed evidenziare un suo tratto umano, perché
quando in un contesto così solenne il Presidente della Regione fa
questo tipo di affermazioni e di dichiarazioni, evidenzia - appunto
- uno spessore non solo politico, ma anche, e soprattutto, umano: e
per me, che sono un cattolico e che, quindi, in tutta la mia
impostazione credo che l'uomo stia prima di ogni cosa e al centro
di tutto, ciò rende il Presidente Lombardo non solo un grande
politico ma un grande uomo.
(Applausi)
Presidenza del presidente Cascio
Riprende la discussione sulle comunicazioni del Presidente della
Regione
PRESIDENTE. Riprende la discussione sulle comunicazioni del
Presidente della Regione. E' iscritto a parlare l'onorevole
Cordaro. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
assessori, onorevoli colleghi, questa sera abbiamo ascoltato la
relazione del Presidente Lombardo con la quale egli ha annunciato,
in Aula, il fallimento del secondo tentativo o del secondo Governo
- o tentativo di governo - della sua gestione politica.
Anche questa sera, devo dire, come circa sei mesi fa, il
Presidente della Regione ha offerto a quest'Aula il lungo elenco
dei mali e delle pene della Sicilia. Lungo elenco dei mali e delle
pene che condividiamo ma, questa sera come sei mesi fa, ripeto,
abbiamo avuto, e parlo a nome del Gruppo dell'UDC, l'impressione
che il Presidente ce le rassegnasse come un cronista che le
guardava dall'esterno, senza spiegarci, appunto, in nessuno dei
mali o delle pene rassegnate, quale potesse o possa esserne la
soluzione.
Noi ci aspettavamo questa sera che il Presidente, entrando nel
merito delle questioni (un esempio su tutti, perché è quello che
più di altri, forse, i siciliani sentono come emergenza) ci
spiegasse come avrebbe voluto risolvere il problema dei rifiuti,
come avrebbe voluto impostare la riforma degli ATO, come avrebbe
voluto finalmente portare in Aula una riforma degli ATO, dei tanto
vituperati ATO, disegno di riforma finalmente condivisibile e,
quindi, approvabile.
Ebbene, questo non è accaduto e quindi, ancora una volta, ci siamo
trovati, oltre (ed è questa la novità), al lungo elenco dei mali e
delle pene della Sicilia, anche un lungo elenco di successi di
questo Governo
Evidentemente, questi sono successi visti solamente dal Presidente
della Regione, se è vero come è vero, che oltre alla paralisi del
suo Governo, questa città sperimenta, ogni giorno, anche la
paralisi della sua circolazione, perché da almeno un paio di mesi
viviamo il blocco quotidiano di Piazza Indipendenza, in quanto
davanti a Palazzo d'Orléans c'è uno sciopero al giorno.
Ci saremmo aspettati che venissero chiariti tali aspetti, in
questa occasione, onorevole Presidente della Regione, e invece non
è accaduto ed io non sto mugugnando, perchè ho avuto l'impressione
che lei, nel suo intervento, volesse fare le riforme, così come
testualmente ho scritto, senza ascoltare mugugni; io sto parlando
di politica, di cose della politica, come fanno tutti i deputati di
quest'Aula e come avremmo voluto fare in seguito ad una relazione
che è stata, ancora una volta, uno splendido libro dei sogni, senza
alcun aggancio oggettivo alla realtà.
Ma lei questa sera, onorevole Presidente della Regione, ha anche
affermato delle cose molto importanti, tanto importanti quanto
gravi. Ha, infatti, detto che il secondo Governo Lombardo, quello
che si reggeva su una nuova maggioranza PDL-MPA questa sera può
dichiararsi defunto, ha usato il termine fallito , ne prendiamo
atto.
Però, onorevole Presidente della Regione, se qualche mese fa,
absit iniuria verbis, l'avevo apostrofata come omertoso, perché lei
non ci aveva spiegato chi avesse remato contro, questa sera mi
limiterò a dire che lei è stato omissivo, perché, ancora una volta,
non ha spiegato a quest'Aula come vuole portare avanti il programma
della Regione, con quali partiti vuole portare avanti il suo
progetto riformatore. Lei, ancora una volta, al di là ed oltre ogni
regola, non solo politica ma anche del buon senso, ha fatto appello
a chi ci crede e a chi ci sta, come se ad eleggerla fosse stato chi
ci credeva e chi ci stava
Ebbene, onorevole Presidente della Regione, ho il dovere di
stigmatizzare questo modus operandi, anche se questa sera ho avuto
definitiva la percezione che, purtroppo, per questa Terra, la
dimensione politica del Presidente della Regione è quella dello
scontro: egli è venuto in Aula e ha detto a voi, a me, e a tutti
noi, che se siamo coraggiosi e onesti dobbiamo presentare una
mozione di sfiducia. Lei è venuto, quindi, a sfidare l'Aula Noi
dell'UDC ne prendiamo atto.
Ma io le dico, Presidente, che non soltanto noi dell'UDC, ma tutti
i novanta i parlamentari siamo non solo coraggiosi, ma anche
onesti. Se qualcuno non è stato, né l'uno né l'altro, quello è
lei, che ha fatto un governo in dispregio e tradendo quello che era
stato il voto popolare che l'aveva eletta con una coalizione
formata da MPA, PDL ed UDC.
Noi continueremo ad essere onesti e coraggiosi nell'interesse
della Sicilia e la invitiamo, pertanto, onorevole Presidente della
Regione, a riflettere sul prosieguo della sua attività politica,
perché vogliamo collaborare nell'interesse dei siciliani, vogliamo
chiarezza da lei, auspichiamo che se lei non lo ha fatto nel suo
primo intervento, lo faccia nella sua replica. Vogliamo che ci
spieghi con quali partiti, e non solo con quali uomini, o pezzi di
partiti nuovi o vecchi, come ha detto poc'anzi, intende condurre in
porto la sua opera riformatrice e la sua attività politica
nell'interesse della Sicilia.
Soltanto dopo che lei ci avrà spiegato con chi vuole andare
avanti, e soprattutto soltanto dopo che avrà chiarito - non tanto e
non solo a questo Parlamento, ma soprattutto ai siciliani - se
vuole tenere nel debito conto il mandato elettorale che ha avuto da
essi, potremo esprimerci compiutamente. Allo stato, non possiamo,
attraverso l'ordine del giorno che il Gruppo UDC ha predisposto,
che votare contro la sua relazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Luca. Ne ha
facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stasera credo che,
al di là del dibattito che si è aperto, sia doveroso fare una
riflessione profonda sul valore del mandato elettorale che ognuno
di noi ha ricevuto dal popolo siciliano.
Ciò è necessario perché oggi è stata approfondita una tematica
importante per la nostra Terra, su qual è il vincolo morale e
politico che ognuno di noi ha nei confronti di questa stessa Terra
e nei confronti dei siciliani.
Bisogna capire, una volta per tutte, se nel momento in cui
riceviamo la fiducia, e quindi siamo i depositari delle speranze
del nostro popolo, possiamo permetterci di tradire semplicemente
per giochi, calcoli politici e altri tipi di riflessioni o
ragionamenti o azioni od omissioni quella che è stata, appunto, la
fiducia consegnataci con le elezioni.
Questa riflessione è fondamentale perché non si può accusare il
Presidente della Regione di trasformismo. Il Presidente della
Regione ed ognuno di noi è stato eletto per fare il bene di questa
Terra e, sicuramente, ognuno di noi non è vincolato al cosiddetto
mandato imperativo: cioè ha l'obbligo di comportarsi in base al
rispetto di quel valore assoluto che è agire per salvare la nostra
Terra dal baratro finanziario, economico, sociale nel quale si
trova, perché tutti quanti conosciamo la reale situazione in cui
opera questo Governo.
E allora, rispetto a quel valore, non ci può essere alcuna
disquisizione di natura partitica. Si è aperto un nuovo varco.
Dobbiamo comprendere questo. Il Presidente Lombardo non ha fatto
altro che lanciare un semplice appello, ma a chi? Agli uomini che
ci sono in quest'Aula, perché ognuno di noi, da questo punto di
vista, prima di tutto è un uomo; è un uomo che ha avuto un mandato
elettorale e che, quindi, ha avuto riposto la responsabilità di
consegnare la Sicilia, finito questo mandato, sicuramente in
condizioni diverse, in condizioni migliori.
Conosciamo bene qual è la situazione nella quale ci troviamo.
Sappiamo bene che la situazione finanziaria è quella che è,
sappiamo bene che c'è una struttura amministrativa che non è più
consona alle reali esigenze della nostra Terra. Sappiamo bene che
da gennaio 2010 entrerà in vigore una riforma che ha voluto questo
Parlamento: quella riforma prevede la rivoluzione dei dipartimenti,
la modifica degli assessorati e, allora, rispetto ad un
appuntamento ormai certo, perché continuare ad un gioco al
massacro?
La gente non capisce questi giochi di Palazzo, questi messaggi non
li comprende, come pure queste intimidazioni e sapete perché?
Perché mentre disquisiamo all'interno del Palazzo, la
disoccupazione aumenta, la fuga di cervelli aumenta, tutto, da
questo punto di vista, dimostra che spesso il Palazzo è scollegato
da quelle che sono le reali esigenze della nostra Terra.
Rispetto a questo non c'è vincolo di coalizione che possa tenere
Oggi è stato semplicemente chiarito questo.
Ma, allora, l'appello è semplice: non è intanto un tradimento
rispetto ad una coalizione, perché la questione non è stata mai
posta in questi termini. Il Presidente Lombardo vuole andare ben
oltre e ciò cosa vuol dire? Significa non trincerarsi semplicemente
dietro quelle che sono state, finora, squisitamente logiche di
partito, ma andare oltre, appunto, cogliere quel valore,
quell'essenza del nostro mandato e quell'appello è rivolto ad
ognuno di noi.
Dire che si governa con chi ci vuole stare significa esattamente
un appello alla nostra coscienza di parlamentari; questo è il vero
significato dell'appello che è stato lanciato in quest'Aula.
E allora, rispetto a questo, cari colleghi, non credo che occorra
continuare a disquisire sempre dei soliti argomenti, perché alcuni
parlano solo di rifiuti e non si sa perché, come se alla fin fine
l'unico problema principale fossero solo i rifiuti. Spesso,
purtroppo, c'è la sensazione, e fuori dal Palazzo si avvertono
questi segnali, che è come se si toccassero quotidianamente dei
nervi scoperti di qualcuno che reagisce ad orologeria.
Rispetto a queste singole situazioni, non ci possiamo permettere
di pensare di affossare l'unica speranza di Governo che c'è oggi.
Che questo Governo è autonomista, lo ha dimostrato in tutte le
occasioni. Non parliamo del Palazzo assediato, perché ci rendiamo
anche conto che c'è l'intenzione, forse la volontà, il disegno
anche di qualcuno, di creare quel clima del lancio delle monetine.
Ebbene, non è la prima volta che nelle piazze si protesta e si
protesta anche legittimamente, voglio dirlo anche a qualche collega
parlamentare che, magari, nella precedente legislatura, era
consigliere comunale, ma io ero in questa Assemblea e mi ricordo
che le manifestazioni c'erano, appunto, anche nella scorsa
legislatura.
Rispetto a tutto questo, non bisogna tentare di inventarsi un
alibi. Qui non c'è alibi che tenga
Abbiamo una grande responsabilità e il Presidente Lombardo lo ha
detto chiaramente: non ci sono le condizioni per andare al voto,
non perché siamo attaccati alla poltrona, ma perché oggi, andare a
votare, significherebbe bloccare, per l'ennesima volta, tutto ciò
che si è fatto in questo anno e mezzo.
Se andiamo a guardare le modifiche, la rivoluzione anche, mi
permetto di dire, culturale all'interno della Pubblica
Amministrazione regionale che è stata avviata, ebbene, ora tutto
questo ha richiesto del tempo: potevamo pensare di affrontare la
nuova fase dei fondi comunitari con la stessa struttura che non ha
dato quei risultati degni finalizzati proprio a quelle risorse?
E' normale che il Presidente della Regione aveva il dovere di
modificarne l'assetto, perché se ognuno di noi ha condannato,
spesso e volentieri, la qualità della spesa comunitaria, non si può
pensare che la stessa identica macchina amministrativa, alla fin
fine, fosse all'altezza di potere affrontare la seconda fase.
Si è fatta un cosa elementare: si è rivista la struttura e
rispetto ad essa è stata data una priorità. Si è cercato, rispetto
al baratro finanziario, di stilare una priorità di interventi. Qual
è la parte più importante di questi interventi? La sanità, che da
questo punto di vista assorbe oltre il 50 per cento del nostro
bilancio.
E, poi, si è cominciato a pensare alla formazione e si sta
pensando a tutte le altre tematiche che, da questo punto di vista,
rischiano di essere parassitarie. Ma rispetto a che cosa? Rispetto,
purtroppo, ad un bilancio che abbiamo ereditato, perché abbiamo
preso in carico una situazione che risale nei tempi, nella storia,
nella responsabilità probabilmente da ascrivere in termini
trasversali, ma che ci siamo ritrovati ed abbiamo il dovere di
risanare.
Questo è il senso, cari colleghi, dell'appello del presidente
Lombardo e questo appello va riferito non solo a noi rappresentanti
politici, ma prima di tutto e soprattutto a noi uomini siciliani
che hanno a cuore le sorti della loro Terra.
PRESIDENE. E' iscritto a parlare l0norevole Leontini. Ne ha
facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, il mio sarà un intervento di appello, fondato
su un'analisi politica che, adesso, cercherò di articolare in modo
specifico e preciso, ma un appello esattamente speculare a quello
che il presidente Lombardo ha rivolto all'Aula, un appello che
rivolgerò personalmente al presidente Lombardo.
Mi sono determinato ad esprimermi in questi termini, dopo avere
ascoltato l'intervento del collega De Luca, che spero non sia
l'esegeta ufficiale del pensiero del presidente Lombardo, perché se
così fosse, il dibattito potrebbe già chiudersi perché avrebbe
attribuito al Presidente un'intenzione che è in contrasto ed
esclusiva del contributo che io, a nome dell'intero PDL, intendo
fornire.
In un'Aula di tribunale, difesi dall'avvocato De Luca, gli
imputati avrebbero preso stasera il doppio della pena
Noi speriamo, ed è il primo appello che lanciamo al presidente
Lombardo, che le argomentazioni addotte dal collega De Luca non
rappresentino l'ufficiale interpretazione del pensiero del
Presidente, il quale Presidente ha fatto riferimento a un episodio
che ha costituito, a suo modo di dire, un vulnus nei rapporti
all'interno dell'alleanza e mi spiego perché utilizzo tale parola.
Il voto contrario al DPEF. Ha detto il presidente Lombardo che tale
voto ha concluso una fase di tensione, alla quale bisogna porre
rimedio e alla quale bisogna reagire. Ebbene, il DPEF, ha
proseguito, era stato licenziato dalla Giunta ma poteva essere
modificato, se qualcuno riteneva che fosse perfettibile.
In Commissione Bilancio il capogruppo del PDL, insieme ai colleghi
di partito, D'Asero, Leanza ed altri, ha espresso l'opportunità di
modificare il DPEF e l'ha fatto utilizzando delle motivazioni che
non erano tacciabili di strumentalità, di partito preso , perché
erano più blande di quelle che la Corte dei Conti aveva espresso
nella sua relazione.
La Corte dei Conti aveva elencato un cahier de doléances , una
serie di motivazioni, tutte negative, che riguardavano lacune nella
formazione, nell'agricoltura, lacune per quanto riguarda la
programmazione e l'utilizzo dei fondi comunitari e, persino, un
contrasto e una contraddizione tra la, più volte replicata
intenzione di procedere a una riduzione e razionalizzazione degli
enti economici, cosiddetti di sottogoverno, a partecipazione
regionale, e la volontà espressa, invece, in quella sede ed in quel
DPEF, di procedere alla formazione di due nuove società in house,
che la Corte dei Conti, appunto, indicava come, ovviamente, nuove
occasioni di nomina di pletore, di organismi aggiuntivi, di
dispersione di somme e quant'altro.
Era la Corte dei Conti che lo diceva ed io, in Commissione, ho
fatto notare al Governo che questa parte poteva essere modificata,
esattamente come il presidente Lombardo stasera auspicava, ed
auspica, che possa farsi all'interno di una coalizione, o meglio,
di un'alleanza che ha dei rapporti di collaborazione e di
condivisione.
Mi è stato risposto dal Governo che non c'era alcuna volontà e
intenzione di procedere ad una modifica, che il testo era quello e
non poteva essere cambiato o modificato e che, quindi, io da
capogruppo - anzi ci fu un appello finale da parte dell'assessore,
in quella sede -, dovevo, definitivamente, attestare la lealtà del
comportamento di un capogruppo di maggioranza Fui, quindi,
invitato a bere o ad affogare .
Potevo, soltanto, oscillare tra queste due negative alternative
Avevo espresso, esattamente, quello che, con un mese di ritardo,
il presidente Lombardo mi suggerisce di dover fare tutte le volte
che si vuole far funzionare una coalizione e un rapporto. Avevo
soltanto chiesto se era possibile e opportuno riflettere per
modificare Non avevo espresso contrarietà, non avevo insultato,
non avevo strumentalmente detto cose diverse da quelle che erano
state già dette dalla Corte dei Conti. Fui aspramente rintuzzato.
E con questa posizione assunta in Aula sul DPEF si è chiusa una
fase.
Onorevoli colleghi, questa fase è iniziata sei mesi fa. Adesso
entro nel merito delle questioni che il Presidente, molto
opportunamente nella sua relazione, stasera, nella sua
comunicazione ha illustrato ed aperto. Sei mesi fa, in modo
estemporaneo ed improvviso, una coalizione fu azzerata
Cinque giorni prima delle elezioni europee, una Giunta fu
azzerata La coalizione è l'insieme delle forze che, nel presentare
un programma, lo sottopone agli elettori. Se quel programma è stato
suscettibile di consenso, destinatario di consenso, permetterà la
formazione di un governo che quel programma stesso intende attuare.
Fino a quel momento c'era stata una coalizione. Da quel momento in
poi, per scelta del presidente Lombardo, la coalizione non fu più
tale: si trasformò in un'alleanza, più o meno occasionale o
estemporanea, perché non fu notificato né alla coalizione né al
partito che veniva soppresso dall'oggi al domani, che la coalizione
doveva farsi carico di un problema politico. Non ne parlò nessuno.
Nessuna coalizione fu vissuta come tale. Nessuna coalizione fu
coinvolta, investita, convocata come tale. Non vi fu alcuna
riunione. Nessuno seppe, o ebbe il diritto di sapere, perché
improvvisamente la coalizione si riduceva, dimagrendo, e si
trasformava in un rapporto di collaborazione tra alcuni dei partiti
che già prima facevano parte della coalizione.
Ed allora, comincia il vulnus, tra la volontà espressa dagli
elettori e la scelta fatta dalla politica che si allontana dalla
volontà stessa espressa dagli elettori. E' lì che inizia un
esperimento. Questo esperimento dura sei mesi.
C'è mai stato un argomento che allora fu posto a fondamento del
programma di Governo che dalla precedente coalizione e dalla
successiva alleanza sia mai stato messo in discussione rispetto
alla volontà di riformare? C'è mai stata un'opposizione alle
intenzioni riformatrici, qualora esse si fossero evidenziate? Ha
fatto bene stasera il Presidente a dire che ci sono delle grandi
emergenze; ma ci sono delle grandi emergenze che, fino ad ora, per
motivi ben precisi, non sono state affrontate con gli strumenti e
con il giusto metodo.
Oggi stiamo parlando del recupero dei fondi comunitari, ma fino a
settembre, da tutte le espressioni dell'alleanza, della ex
coalizione, della collaborazione, venivano mosse delle
preoccupazioni fondate e forti sul rischio che questi fondi
potessero incorrere in una dispersione o in un disimpegno
automatico. Lo si disse chiaramente. Questo, peraltro, derivava da
scelte che, come il collega Cateno De Luca ha voluto dire stasera,
discendevano dalla necessità di cambiare gli strumenti
dell'amministrazione che non andavano Ma, caro collega De Luca,
gli strumenti furono cambiati Tu ometti di ricordare che furono
ricambiati. E dopo sette mesi di assoluta inerzia nella
elaborazione del benché minimo bando, quegli strumenti furono
nuovamente, nottetempo, sottoposti ad una modifica E mi pare che
io non abbia bisogno, visto che si tratta di un collega apprezzato,
di fare nome e cognome su chi prima e dopo sia stato chiamato a
gestire questa importante competenza.
Allora, alla fine di questi sei mesi, dice opportunamente il
Presidente Lombardo, con il voto sul DPEF si chiude una pagina e se
ne apre un'altra. La pagina che si è chiusa è quella
dell'esperimento semestrale di riduzione della coalizione voluta
dagli elettori ad altra cosa, ad una scelta della politica. Perché
è la politica che ha scelto, è stato il Presidente a scegliere di
trasformare la coalizione in un'alleanza, in un accordo di
collaborazione.
Oggi, dopo il voto sul DPEF, che è derivato da una volontà di
modifica costruttiva che è stata respinta dal Governo e della quale
noi non portiamo alcuna responsabilità e colpa, se non
nell'atteggiamento che in quella occasione in Commissione il
Governo espresse, si apre una nuova pagina.
Il Presidente Lombardo ha elencato dieci grandi categorie di
impegno che il nuovo Governo dovrebbe affrontare.
Presidente Lombardo, allora comincio con l'appello. In politica,
così come nelle attività di Governo, si viene scelti una volta ogni
cinque anni, si sceglie tutti i giorni. Lei oggi scelga e non
inviti acriticamente ad essere scelto, perché l'invito ad essere
scelto in modo indiscriminato significa riaprire una nuova pagina e
un nuovo percorso di alterazione della volontà popolare e di
allontanamento da quello che gli elettori ci hanno autorizzato a
fare quando, con la coalizione, e non con l'accordo, hanno fatto sì
che lei componesse assieme a tutti noi un Governo.
Per cui l'appello che stasera le faccio è comprendere se il rinvio
della discussione sugli strumenti finanziari, o la proposizione di
un esercizio provvisorio fino a gennaio, possano servire a riaprire
questa pagina, nella direzione che noi abbiamo sempre auspicato; e
devo dire che il Presidente stasera ha utilizzato alcune parole e
argomenti che, a prescindere da alcune affermazioni fatte in Aula,
sulle necessità cronologiche, tuttavia sono state citate come
adempimenti e impegni.
Parlo del riferimento che il Presidente ha fatto, entro il 31
dicembre prossimo, circa l'azzeramento - ha voluto specificare, dal
suo punto di vista legittimamente, dal mio punto di vista un po'
meno -, dovuto non tanto dalla richiesta fatta da Leontini in
questa sede o dal PDL nelle sedi del confronto politico, ma dettato
dalla necessità di mettere in campo una legge che, per poter essere
attuata a pieno regime, non può che passare, appunto, che da un
azzeramento delle deleghe.
Era quello che dicevamo noi. Noi dicevamo proprio questo: se la
trattativa, la verifica, potrà alla fine metterci in condizioni di
azzerare, anche perché la legge ce lo impone, ebbene, questo
azzeramento diventa la condizione e il contesto all'interno del
quale collocare i nuovi contenuti della rilanciata attività di
Governo e, quindi, i nuovi contenuti della politica. Dichiarato il
fallimento dei sei mesi - perché, in effetti, siamo arrivati con un
voto contrario sul DPEF per tutti i disagi e le stratificazioni di
difficoltà che all'interno di questa alleanza si sono determinati
-, riapriamo la pagina della politica, facendo incontrare
nuovamente il timbro originale, quello che gli elettori, unico
valore, ci hanno autorizzati a considerare, e cioè quello
dell'espressione e del consenso.
Riportiamo l'alleanza a coalizione, non potevamo che farlo
attraverso l'azzeramento. Bene ha fatto il Presidente questa sera a
indicare come possibile esito l'azzeramento, in forza
dell'attuazione di una legge, ma l'azzeramento, nei fatti,
costituirà la cornice e la condizione all'interno della quale
collocare la rilanciata attività di Governo e la nuova colazione
che poi sarà - noi lo auspichiamo, e questo è il secondo appello
che lanciamo al Presidente - quella originale.
Se questo tempo servirà, pertanto, a definire meglio le questioni,
tenendo conto delle difficoltà e di quanto è successo fino ad oggi,
consentirà a questa coalizione (che in questo momento si trova per
temporanei ruoli, non scelti dai soggetti della coalizione stessa,
su sponde diverse), di essere ricostituita secondo l'originario
programma.
Non è stato il partito dell'UDC che si è collocato
all'opposizione, lo ha fatto il Presidente per una sua scelta,
peraltro non derivante da una consapevole determinazione della
coalizione, convocata con all'ordine del giorno recante la crisi
politica dei rapporti con un partito.
Bene. Ne parliamo e ce ne facciamo carico tutti. Il Presidente
dice - e ne prendo atto positivamente - di chiedere scusa se avesse
esagerato in alcune espressioni.
Onorevole Presidente della Regione, la prego, sia sincero nel
chiedere scusa, perché se lei chiede scusa contestualmente ad una
sorta di sfida all'Aula sulla sfiducia, non abbiamo fatto nulla,
perché stasera che motivo c'era di dire ai colleghi di essere più
onesti, più coraggiosi, più trasparenti, determinati, abbiate più
dignità, votate la sfiducia Noi non abbiamo mai lavorato in questa
direzione, non abbiamo mai indicato questo esito. Questa sera le
parole del collega Incardona lo hanno dimostrato: se lei ha
esagerato, ha esagerato nei comportamenti, nelle scelte, nelle
decisioni e nelle parole. Il collega Incardona fu definito
inadeguato e il suo programma dispersivo e moltiplicatore di spese.
Chi stasera, da questo microfono, ha reagito quasi con grande
veemenza nei confronti di chi ha posto un problema di
riutilizzazione della mozione, quando il collega Incardona dal
sottoscritto e da altri 38 colleghi voleva essere riabilitato ,
all'indomani di una decisione del Presidente di assegnare alla
dirigente del suo Assessorato il compito di sconfessare il piano
che Incardona medesimo aveva presentato, ebbene, chi mi ha
preceduto da questi microfoni, si rifiutò di firmare. Eravamo in
39.
Stasera prendo atto che l'onorevole Incardona viene santificato e
riabilitato come nelle più solenni ritualità religiose; dopo essere
stato collocato quasi al rogo, oggi viene riabilitato, il tribunale
dell'Inquisizione di allora si è trasformato, oggi, in un momento
di grande riabilitazione
Siamo tutti contenti di avere avuto ragione, siamo contenti anche
del fatto che il Presidente Lombardo abbia ammesso di avere avuto
torto e, come allora, anche altre volte. E allora le cose dette dal
Presidente, stasera, noi vogliamo interpretarle come espressione
sincera di autocritica.
Noi facciamo le nostre autocritiche e valutazioni, però le
assicuriamo, onorevole Presidente della Regione, che ci siamo mossi
sempre in buona fede e mai animati da una strumentale e
precostituita volontà di contrapposizione o di opposizione.
Per valorizzare e rispettare questo, lei stasera o quando sarà,
nella sua replica, chiarisca che noi con questa riapertura di
fiducia e di credito nel prossimo futuro, abbiamo ragione nel
ritenere che si possa ricostituire la coalizione che vorremmo.
Non ci è piaciuto l'appello indiscriminato e generico, e sa
perché? Perché quello che va sottolineato, ormai, nel linguaggio
della politica, così sovraesposta mediaticamente, non sono solo i
fini, quanto la divisione sui mezzi.
Noi le facciamo un appello. Vogliamo sapere con quali mezzi il
programma che lei ha poc'anzi illustrato deve essere messo in
campo. Non è ininfluente indicare con quali mezzi, non si può dire
di appellarsi agli uomini di buona volontà, non si può dire che chi
ha votato contro il suo bilancio dell'anno scorso, oggi possa
essere disponibile a una indiscriminata chiamata alla
collaborazione, perché questo significa allontanarsi
definitivamente dalla volontà degli elettori e dall'autorizzazione
democratica che l'espressione del consenso ha fornito nel momento
più importante. Si viene scelti ogni cinque anni, si sceglie ogni
giorno.
Scelga presidente Lombardo: scelga con quali mezzi attuare questo
programma. Dica chiaramente che lo vuole attuare con noi e noi
siamo pronti a collaborare nei prossimi giorni con lei, affinché
questi strumenti e questi mezzi siano quelli che gli elettori ci
hanno dato in mano.
Non utilizziamo questa occasione come un'occasione perduta, per
farci ulteriormente del male e fare del male ai siciliani. Molte
cose che lei ha detto sono oggi oggetto di una consapevolezza che
ieri non era così lucida, perché non è stata tale la consapevolezza
sulla perdita di tempo sulla riforma degli ATO. E le ricordo che,
proprio nove mesi fa, quando ancora la coalizione era tale, in
Quarta Commissione arrivò un disegno di legge che recava la firma
dell'assessore Sorbello e che era stato condiviso all'unanimità:
poi ci sono stati diversi emendamenti presentati dal PD che furono
votati dall'MPA contro il suo stesso assessore
Da allora, il disegno di legge si arenò, fu trasmesso in Seconda
Commissione, ovviamente era entrato bianco e uscito nero , e
questo ibrido non poteva essere sottoposto a nessuna forma di
condivisione successiva, per cui, per scelta dello stesso Governo,
si decise di accantonarlo.
Ecco il perché, caro collega De Luca, delle perdite di tempo.
Nessun ostruzionismo, nessuna volontà strumentale di opposizione o
di ritardo, ma la necessità della chiarezza e della collaborazione,
della chiarezza dei programmi e dei mezzi con cui questi stessi
programmi vanno attuati.
Con chi, è fondamentale I fini li ha illustrati e sono quelli che
condividiamo e non sono cambiati rispetto a quelli che gli elettori
hanno conosciuto.
Stasera, il presidente Lombardo non ha modificato il suo
programma, è lo stesso programma che un anno e mezzo fa, tutti
insieme, per le strade della Sicilia, abbiamo fatto votare. Non è
cambiato nulla. Quello stesso programma deve essere sostenuto con
gli stessi mezzi che furono sottoposti all'elettorato Contro quel
programma, una parte di quest'Aula, legittimamente, dal suo punto
di vista, si è scagliata. Ha votato contro, si è determinata a
sostenere un altro programma, altri candidati. Non si può oggi
appellarsi alla buona volontà, perché la buona volontà è
confusione, è una sorta di coinvolgimento indiscriminato.
E sa perché le rivolgo questo appello, onorevole Presidente?
Perché stasera, siccome io mi sono determinato favorevolmente, però
mi sento un uomo libero e quindi voglio esprimere fino in fondo le
mie convinzioni, ebbene, questa sera, a proposito della scelta
degli amici del PD di ritirare la mozione (ed io sono, da questo
punto di vista, oramai sentimentalmente e politicamente neutrale
rispetto alla loro scelta), avevo detto inizialmente che, se fosse
stata discussa, avrei votato favorevolmente.
Però, vede, onorevole Presidente della Regione, ci preoccupa una
cosa, ecco perché l'appello a chiarire: il PD ha ritirato la
mozione, e l'ha ritirata con una motivazione diversa e contraria da
quella per cui è stata presentata
Una mozione va interpretata nel contesto delle sue parti, una
parte narrativa e una dispositiva; nella parte narrativa - scrivono
i colleghi del PD -, rilevando che così facendo l'assessore Armao,
pur non avendo alcuna delega in materia, ha sbagliato, esattamente
come stasera, perché l'assessore Armao non ha alcuna delega in
materia avendola rimessa Ma la motivazione per cui essi l'hanno
censurata era proprio questa: come stasera, in assenza di deleghe
in materia, ha sbagliato perché ha rivolto un comunicato stampa -
dicono sempre i colleghi del PD - e quindi, lo stesso comunicato
stampa, da domani, può essere azione riconducibile al mantenimento
del posto di assessore senza delega, perché lo ha fatto, appunto,
in assenza di deleghe. E hanno scritto la formula pur non avendo
alcuna delega in materia . Quindi, oggi hanno ritirato la mozione
con una motivazione diversa e opposta a quella per cui era stata
presentata.
Chiaramente, questo meccanismo mi fa pensare che il suo appello,
rivolto ecumenicamente a quest'Aula, possa essere già
pregiudizialmente accolto attraverso degli atti dimostrativi. Se
gli atti dimostrativi dovessero essere questi, saremmo veramente
qui a farci del male.
Noi vogliamo sperare, con questa ulteriore occasione, di avere
capito invece cose diverse che non quelle che si evincono da queste
azioni; queste azioni fanno capire che ci sono dei meccanismi in
corso per i quali nuovi rapporti possono essere sostitutivi di
altri. Perché è chiaro che si tratta di una iniziativa strumentale.
Ognuno fa il suo mestiere, io non condanno i miei amici e colleghi
del PD e dell'opposizione, evidentemente il loro mestiere lo stanno
indirizzando verso questo esito, nonostante i proclami. Prendo atto
di questo.
Io mi appello a lei, onorevole presidente Lombardo, affinché sia
sconfessata questa evenienza, sia sconfessato questo possibile
esito, non siano queste le premesse di accordi sottobanco che vanno
oltre e fuori il nostro rapporto di collaborazione e la nostra
volontà di collaborare. Lo abbiamo detto e fatto, Presidente
Cascio, in tutti i mesi che precedettero la crisi di rapporti con
l'UDC: fummo i primi a protestare e a dolerci quando, in una
conferenza stampa del 12 novembre, il Presidente Lombardo ebbe a
teorizzare la necessità delle geometrie variabili. Passarono due
mesi e il 16 gennaio il Presidente teorizzò l'opportunità di
un'alleanza con Storace, tutte alleanze fuori da quella che era la
coalizione che gli elettori avevano voluto.
E noi ci siamo sicuramente lamentati di tutto questo, ma siamo
rimasti. E tutto questo era ancora precedente alle crisi di
rapporti con l'UDC, quindi non riguardava tutto ciò che poi il
Presidente ha voluto dire con una dose anche di propaganda,
allorché ha voluto evidenziare che la sua traiettoria determinata,
certa, veloce e sicura verso la riforma e la bonifica, veniva
fermata e ostacolata da chissà quali supposte e torbide volontà
Non c'è stato tutto questo, anche perché ci siamo lamentati del
fatto che, molte volte, l'azione del Governo non è stata
all'altezza del compito o della quantità di compiti che lo stesso
Presidente Lombardo stasera ha enucleato ed evidenziato e assegnato
al suo futuro di governo.
Egli ha fatto bene a indicare la somma di tutti questi impegni, e
noi a questi stessi impegni vogliamo partecipare, ma nella
chiarezza delle posizioni e delle idee. Anzi, avremmo tante altre
cose da aggiungere ai dieci punti.
Sicuramente, nei prossimi giorni, troveremo occasioni, come
abbiamo fatto con la delegazione del Presidente la volta scorsa,
quando abbiamo parlato di formazione, di ATO, di agricoltura. Non
abbiamo parlato, per esempio stasera, non ho sentito nulla al
riguardo, ma noi ne abbiamo parlato, della necessità di procedere
velocemente a una nuova legge sugli appalti, dato che in Sicilia,
in questo momento, la materia è totalmente ingessata, bloccata e
siamo alle gare con i numeri periodici costanti in tutte le
occasioni, tanto che in questo momento le sofferenze delle imprese
e delle attività, per quanto riguarda i lavori pubblici, sono
stridenti, acute e sotto gli occhi di tutti.
Bene, ecco qui una possibile integrazione, una perfettibilità. La
sto indicando come esempio estemporaneo di collaborazione, che
domani potrebbe tradursi in una partecipazione ad incontri che io
spero non siano più bilaterali, non siano più tra conventicole, ma
siano incontri chiari e aperti tra delegazioni che hanno avuto i
voti e li hanno ottenuti per attuare un programma di una
coalizione. Si ritorni all'accordo di una coalizione che è quella
che ha voluto l'elettorato e per la quale noi oggi siamo chiamati a
governare la Sicilia.
Ci attende la Sicilia in molti dei settori che il Presidente
Lombardo ha illustrato stasera e ci attende per soluzioni
importanti. Non abbiamo citato, per esempio, che i forestali, da
quattro mesi, non prendono lo stipendio; ciò non attiene al fatto
che la seconda Commissione non si riunisce, che non sia iniziato
l'esame del bilancio. Non vorrei che si pensasse che, con il
ricorso all'esercizio provvisorio, oggi consapevolmente si sposti
di altri tre mesi lo stipendio ai forestali Non è così. I
forestali si possono pagare e allora facciamolo
Lavoriamo dunque per la Sicilia, lavoriamo per modificare i
consorzi di bonifica, ma nello stesso tempo per garantire i
lavoratori dei consorzi di bonifica, che inseguono i Capigruppo di
quest'Aula da sei mesi con uno straccio di emendamento che, a
parole, tutti dichiarano di volere, e che poi in Aula viene
espunto, ritirato, messo da parte, denunciato come negativo
Allora parliamo un linguaggio chiaro, quello della rispondenza
tra le azioni di Governo e le necessità dei siciliani.
In questo momento, abbiamo dovuto purtroppo lamentarci che il
gergo della politica è andato oltre la realtà dei fatti, è andato
oltre le necessità e i bisogni, è andato oltre le esigenze di
questa Terra. Ritorniamo ad aprire queste pareti ad un rapporto di
sintonia tra il Palazzo e chi c'è fuori. Le formule della politica,
le alchimie della politica, sono quelle che noi abbiamo lamentato.
Quando in una stanza ci si chiude per dire apriamo al PD oppure
smantelliamo i partiti tradizionali , me lo consenta Presidente
Cascio - e chiedo scusa all'Aula, ma mi occorre qualche minuto in
più -, stiamo parlando del presente e del futuro della nostra
Regione.
Quando nelle prime pagine di tutti i giornali si teorizza insieme,
peraltro non da soli, in due o in tre, che è necessario procedere
allo smantellamento di tutti i partiti tradizionali per potere
rinvenire dalle macerie di questo smantellamento nuclei di
posizione che possano essere collegati in una alleanza trasversale,
magari con l'integrazione e l'appoggio del PD, io credo che si vada
oltre ogni possibile immaginazione politico-istituzionale e
parlamentare, ma soprattutto, si vada contro la volontà espressa
dagli elettori.
Solo qualora il Presidente Lombardo confermasse essere quella la
sua volontà - e il collega De Luca mi aveva un po' depresso, perché
mi stava orientando verso questa interpretazione, ma guardando il
Presidente mi sto rendendo conto che posso sperare diversamente -,
allora, se è diversa, appunto, la direzione di marcia, da domani
saremo con lei, onorevole Presidente, a sostenere questo progetto.
Quello che le chiediamo è che lei sia con noi. Fino ad oggi, le
intermittenze della sua volontà hanno purtroppo determinato queste
difficoltà. Speriamo che queste intermittenze diventino invece una
solida e determinata volontà a fare in modo che non le sfiducie, ma
le fiducie prevalgano.
La sfiducia potrebbe avere una sola motivazione, quella di un
definitivo allontanamento da ciò che insieme avevamo detto agli
elettori. Siccome questo mi pare di poter contribuire a determinare
che non debba essere, allora, da stasera il nostro appello è
affinché questo rinvio, l'esercizio provvisorio, l'anticipazione
dell'azzeramento e l'illustrazione del programma siano insieme la
materia, all'interno di questa cornice, per rilanciare l'attività
di governo e l'omogeneità e la compattezza politica della
coalizione.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Adamo. Ne ha
facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò brevissima,
anche perché vorrei esprimere un appello - è la serata degli
appelli - ebbene, vorrei lanciarne uno anche io, dando un tocco
femminile, riguardo i tempi degli interventi, perché la politica
non può diventare una questione di resistenza fisica
A parte questo, però, ho molto apprezzato l'intervento
dell'onorevole Leontini; sicuramente l'onorevole Leontini, questa
sera, ha raggiunto l'obiettivo che tutti noi volevamo raggiungere,
cioè riaprire un dialogo sereno e concreto sul programma. Ed è la
migliore risposta che poteva dare all'intervento puntuale e
corretto del nostro Presidente che non ha fatto l'elenco dei
problemi né un bollettino delle vittorie, ma semplicemente un
appello serio e consapevole dei problemi della Sicilia, problemi
che devono essere affrontati da tutti noi, discussi e risolti.
Siamo tutti pronti a ricominciare a lavorare assieme, ma
chiaramente credo che l'UDC debba fare anche una riflessione al
suo interno; far parte della coalizione, infatti, non significa
soltanto eleggere il Presidente, scegliere un programma, ma
significa anche difenderlo nei fatti.
E, allora, se ci sono questioni che riguardano il programma -
l'esempio fatto dall'onorevole Leontini è perfetto - al momento
della presentazione del DPEF occorrevano delle modifiche.
Ricordo, però, all'onorevole Leontini che noi le avevamo raccolte
all'ultimo minuto, e non c'è stato il tempo di organizzarle; le
abbiamo fatte nostre e le abbiamo presentate, voi l'avete bocciato
Diciamo che non abbiamo avuto il tempo di organizzarci e questo non
avverrà più.
E, allora, agli amici dell'UDC diciamo che se hanno sposato un
programma, se hanno eletto un Presidente, è il momento di
avvicinarsi con lealtà a questo programma e di fare delle proposte,
noi tutti saremo disponibili ad accettarle, ma sicuramente
l'alleanza non può essere ripresa da ordini e diktat al Presidente.
C'è, probabilmente, qualcuno che non ha ancora metabolizzato
l'elezione diretta del Presidente; l'elezione diretta del
Presidente presuppone la scelta di un programma che deve essere
realizzato. Il Presidente non diventa il proprietario della
Regione, ma può essere contestato sui fatti, sui programmi, gli
possiamo stare vicino, possiamo correggere i programmi; certamente,
però, nessuno può dire azzeramento di Giunta, ordini e
cambiamenti...
Questa è la vecchia politica che, il giorno dopo le elezioni,
condizionava per motivi certamente non nobili, l'opera del
Presidente. E, allora, onorevole Presidente della Regione, restiamo
al suo fianco per la realizzazione del programma per il quale ci
siamo impegnati e per il quale vogliamo batterci.
PRESIDENTE. E'iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
assessori o ex assessori, come avuto modo, come lei, onorevole
Leanza, ha avuto modo di ascoltare, già ci sono i nuovi assessori,
abbiamo ascoltato l'assessore Leontini
Siamo qui questa sera anche a seguito di una serie di fatti
avvenuti nella vicenda politica e amministrativa di questa Regione.
Uno è certamente quello che ha ricordato il Presidente della
Regione, il famoso - l'ha così definito - ribaltone sul DPEF.
Vorrei informare, però, il Presidente della Regione che, prima di
approvare l'ordine del giorno che respingeva il DPEF del Governo,
era stato respinto il DPEF che aveva fatto proprio il Governo, con
il voto contrario di una parte della sua stessa maggioranza.
C'è stato, quindi, un voto di sfiducia di alcune formazioni
politiche al Governo e non un voto al PD in termini di sostegno.
Lo dico perché in politica contano le parole, ma contano anche i
fatti e, purtroppo, devo dire con rammarico che ancora siamo ad una
scissione tra le parole e i fatti; stasera siamo qui, infatti,
perché, a seguito di quel provvedimento, sono avvenute una serie di
cose, non ultimi, i famosi penultimatum dell'onorevole Leontini
che, nella seduta del 25 novembre, dava ventiquattro ore al Governo
- non voglio offendere le cameriere ma neanche ad esse si danno
ventiquattro ore -, tempo entro il quale il Governo, appunto,
avrebbe dovuto, così - ribadisco - dichiarava l'onorevole Leontini,
azzerare la Giunta, pena la chiusura di qualunque dialogo in tavoli
alberghieri aperti, in quei giorni, nelle città siciliane. Ho avuto
modo, già in quei minuti, di definirlo un penultimatum.
Stasera, abbiamo ascoltato una serie di terzultimatum, cioè si
abbassa di categoria anche il livello dello scontro o delle
dichiarazioni di intenti, perché mi pare che siamo davanti ad un
Presidente della Regione che arriva e parla di un fatto
politicamente rilevante e sarebbe ipocrita se non venisse valutato:
e ciò perché, nelle regole della politica, le parole hanno un peso;
un Presidente della Regione che entra in Aula e dichiara che la
sua maggioranza è disarticolata e dissolta è un dato politicamente
senza appelli...
LEONTINI. Non è così
CRACOLICI. Onorevole Leontini, ci sono le agenzie con i titoli del
Presidente della Regione e credo che ci sarà anche, fra qualche
minuto, il resoconto parlamentare che lei avrà modo di poter
leggere.
Vi chiedo scusa, ma stasera sono particolarmente stanco e ho
qualche difficoltà a tenere anche il filo del mio ragionamento,
quindi, vi chiedo la cortesia di non interrompermi.
Un dato politicamente rilevante, dicevo, ma un dato di perfetta
contraddizione: mi riferisco alle parole usate dal Presidente, con
il plastico che ho davanti a me, onorevole Presidente della
Regione, di una Giunta in cui i rappresentanti di quelli che lei
addebita come i responsabili della dissoluzione e della
disarticolazione della sua stessa maggioranza, sono seduti al
contempo nei tavoli di questo Governo.
Allora, la politica, se alle parole non corrispondono gli atti
conseguenti, diventa farsa e lei, stasera, rispetto alle parole
politicamente impegnative, mi permetto di dire che aveva e ha il
dovere delle conseguenze, perché altrimenti stiamo giocando tutti:
e lo stiamo facendo non con i partiti, ma con la Sicilia, perché
passiamo da penultimatum a penultimatum, da rinvio a rinvio, a
un'idea in cui la Sicilia può aspettare i giochi e i giochetti
della politica
Credo che questa sera avevamo bisogno di capire e credo - non
quest'Aula - di avere le idee abbastanza chiare. Credo che la
Sicilia, non l'Aula, abbia bisogno di capire se il Presidente della
Regione - onorevole Presidente, deve avere coraggio - eletto
direttamente dai cittadini, aveva e ha il coraggio, appunto, di
dire l'unica parola che dopo venti mesi i siciliani si aspettano,
cioè che la coalizione che lo ha sostenuto a Presidente della
Regione non è in grado di dare un Governo stabile a questa stessa
Regione. E che la coalizione di centrodestra che lo ha sostenuto ha
fallito e sta fallendo, non solo nel governo di questa Regione, ma
ha fallito e sta fallendo anche nel governo di tantissimi
importanti comuni, a partire dal comune di Palermo, visto che siamo
nella città di Palermo.
Lo dico, Presidente, non per un giudizio di carattere politico.
Credo che bisogna essere onesti, perché qui si racconta del DPEF,
poi dell'emendamento approvato. Qui, non c'è stato un atto, da
quando è nata questa legislatura, un emendamento, un ordine del
giorno su cui si sia costruita una condivisione vera di questa
maggioranza e della sua capacità di parlare al Popolo siciliano.
Non c'è un atto E sa perché, onorevole Presidente
Perché la verità è che questa coalizione si è messa assieme con un
corto circuito iniziale: una parte ha pensato che bisognava stare
assieme per gestire la Regione che c'è, gestire l'esistente, e
un'altra parte, forse accorgendosene in corso d'opera, ha la
consapevolezza che questa Regione non è gestibile partendo
dall'esistente ma che bisogna invero provare a cambiare
l'esistente.
Ho usato un'espressione che capisco impegnativa, ma in cui ho
cercato di distinguere le due principali anime che poi prescindono
anche dai partiti che hanno composto questa coalizione in Sicilia,
in quelli, cioè, che definisco conservatori del presente - e in
questo presente c'è tutto - e i riformisti per necessità - è
impegnativa questa espressione -, riferendomi a chi ha
consapevolezza della necessità di un cambiamento. Coloro cioè che
valutano il problema della sanità per come si presenta, invece di
essere considerato il Piano di rientro un foglio di carta, che
intanto si sottoscriveva e poi si vedeva, potendo essere comunque
un tentativo di cambiare il corso delle cose, così come la vicenda
dei rifiuti, piuttosto che la vicenda della formazione
professionale, ovvero il tentativo di mettere ordine alle società
partecipate di questa Regione, piuttosto che il tentativo di
mettere la parola fine alla duplicazione di meccanismi come i
Consorzi di bonifica.
Tutto ciò piuttosto che galleggiare sulla Regione che abbiamo
conosciuto e che ci ha portato al disastro finanziario ed economico-
sociale perché, di anno in anno, possiamo continuare a balbettare
che dobbiamo approvare le variazioni di bilancio a fine esercizio,
e con esse le manovre correttive, ma la verità è che, di anno in
anno, dobbiamo dire la verità alla Sicilia, noi, una parte della
spesa corrente, non siamo più in grado di coprirla nel bilancio
ordinario di questa Regione e, per pagare i quattro mesi di
stipendio ai forestali, ad esempio, forse pagheremo solo questi,
senza corrispondere, invece, quanto è stato sottoscritto con
l'accordo con i lavoratori del settore e che prevede anche il
riconoscimento degli arretrati che probabilmente, appunto, non
riusciremo a pagare.
E perché? Perché siamo costretti a fare una manovrina di
aggiustamento a fine anno in cui raschiamo - e ogni anno raschiamo
sempre di più il barile - per provare a finanziare la spesa
ordinaria.
Ho parlato dei forestali, ma posso riferirmi alla formazione
professionale, alla vicenda dei precari, ai tanti disperati e
disgraziati che vivono attraverso il sistema della spesa pubblica,
sistema ormai collassato.
Rispetto a questo stato di cose - diciamoci la verità - questa
coalizione, sin dal suo primo momento, è entrata in corto circuito
sull'idea con cui andare avanti: galleggiare o provare a remare,
provare a dare qualche colpo di remi, per cercare di spostare la
rotta e di aggiustare - se possibile, se ancora possibile - la
direttrice con cui affrontare i problemi di questa Regione?
Stasera, onorevole Presidente della Regione, non ha avuto il
coraggio e non ha il coraggio di dire che questa coalizione non è
nelle condizioni di essere all'altezza dei problemi che ha la
Sicilia, perché altrimenti assistiamo sempre allo stesso teatrino
del penultimatum di ieri e dell'appello di oggi.
Questa politica diventa un elastico - un giorno lo tiro, un giorno
lo lascio - e quindi è una sorta di margherita, di m'ama non m'ama,
che si sfoglia con un petalo al giorno, ma, nel frattempo, la
Sicilia non vede soluzioni ai problemi. La Sicilia ha bisogno di
riforme, la Sicilia ha bisogno di leggi che cambino il corso delle
cose, ha bisogno di scelte, ha bisogno di mettere mani in vicende
assai delicate ed io devo riconoscere - e lo dico a prescindere
anche da un tentativo volgare, volutamente volgare, fatto da pelosi
osservatori della politica siciliana - che il suo Governo, facendo
alcune cose, ha cercato, in qualche modo, di interrompere un
destino che sembrava segnato, come quello di realizzare i quattro
termovalorizzatori, costi quel che costi; come quello di avere un
Piano dei rifiuti che sanciva la morte della modernità in Sicilia,
costi quel che costi.
Capisco che, su queste cose, si siano aperti dei conflitti, ma lei
pensa che essi si possano risolvere con un appello agli uomini di
buona volontà?
La Sicilia ha bisogno di una classe dirigente che abbia la
condivisione di una missione, altrimenti, ci sarà il
galleggiamento.
Onorevole Presidente, si trova di fronte a un bivio. In politica,
come nella vita, ci sono momenti in cui bisogna fare delle scelte.
Il bivio è se lei vuole liberare la Sicilia da una coalizione che,
da dieci anni, ha stravinto tutte le elezioni e che poi, alla prova
del Governo, ci lascia in eredità le macerie che sono sotto gli
occhi di tutti, ci lascia in eredità i sacchetti di immondizia in
tantissime strade della Sicilia, ci lascia in eredità un sistema
nel quale c'è stato il Far West su ogni settore della vita
pubblica Basta vedere cos'è accaduto per quanto concerne la
vicenda dell'energia, lei citava i pali, ebbene, cosa è stata la
gestione dell'eolico in Sicilia? Il Far West consentito e sostenuto
in una Terra in cui occorreva avere poche regole e ognuno poteva
fare quello che voleva, onorevole Presidente.
In Sicilia, non c'era la libertà dell'impresa, c'è anche Cosa
Nostra , perché non siamo né in Svezia né in Danimarca, ma in una
terra difficile e complicata, dove anche le scelte del Far West
sono figlie di un'idea in cui solo i più forti possono fare ciò che
vogliono. I più forti in Sicilia, nove volte su dieci, sono le
organizzazioni criminali, perché, attraverso l'intimidazione e
anche, attraverso l'utilizzo di risorse e la disponibilità
finanziaria, sono in grado di determinare scelte dell'economia,
della società e dell'organizzazione del sistema democratico nella
nostra Regione.
Su questi temi, ritengo, che, oggi, bisogna uscire da questa
melina, da questa melina in cui rischiamo tutti di essere cacciati.
Onorevole Presidente, lei ha il coraggio - altro che il coraggio
dell'Assemblea a sfiduciarla - di aiutare la Sicilia a liberarsi da
una classe dirigente che ha vissuto il rapporto con la Regione
nella logica dell'intermediazione parassitaria?
E, allora, la domanda non è quella che lei rivolge al Parlamento,
agli uomini di buona volontà, alle forze politiche e ai Gruppi
parlamentari.
Mi permetto di dire che il Partito Democratico le rivolge una
domanda. Il Gruppo del Partito Democratico rivolge una domanda a
lei: è in grado di dire alla Sicilia che il centrodestra è stato ed
è un fallimento? Un partito, come il Partito delle Libertà, ha
costituito due Gruppi parlamentari, dopo meno di un anno dalla sua
nascita in Sicilia. Servono i politologi per capire che c'è un
problema di fondo sulla rottura di quello che appare - adesso lo
dico senza pregiudizio, lo dico in maniera neutra - che la crisi
che c'è in Sicilia è solo una crisi anticipatrice di quello che
succede, che sta succedendo, nel resto del Paese?
Ecco, onorevole Presidente, lei ha il coraggio di dire la verità
ai Siciliani? E di dire che la svolta e le riforme di cui ha
bisogno la Sicilia lei non può farle con una coalizione che, sin
dal primo giorno, ha cercato di impedirle, su ogni questione,
compresa la riforma degli assessorati?
Lei si è dato un termine - l'1 gennaio 2010 - quando entrerà in
vigore la legge varata da questo Parlamento e approvata, debbo
dire, con il contributo importante e determinante del Partito
Democratico: è una delle leggi, infatti, che noi abbiamo votato.
Onorevole Presidente, lei ricorda che quella fu una delle prime
leggi che approvò il suo Governo?
Ricorda anche che quello è stato un primo banco di prova
dell'incapacità di tenuta della sua stessa maggioranza? Quanti
esempi dovremmo citare per ricordare la storia di questi 18 o 20
mesi, non so quanti siano? In realtà, sono 18 perché, nei suoi
primi due mesi, lei si è dato un tempo per fare prima la squadra e
poi assegnare le deleghe per le quali ha impiegato un altro mese e
mezzo Lei, insomma, ha adottato anche una tecnica iniziale,
nell'azione del suo Governo, che è quella di rinviare i problemi
perché tanto, prima o poi, si risolveranno.
Il tempo del calendario diciamo che non coincide con il tempo
politico, ecco
Ritengo che oggi siamo in un momento chiaro. Lei è venuto qui e ha
detto che la sua maggioranza è dissolta, rivolgendosi a
quest'Aula, al Parlamento. Credo, se ho capito bene, che, se c'è
una maggioranza dissolta, immagino che lei non parli agli autori
della dissoluzione, perché diversamente stiamo tutti soltanto
facendo finta di giocare
Se lei è venuto in quest'Aula, per rivolgersi agli stessi soggetti
ai quali un secondo prima aveva attribuito la responsabilità della
dissoluzione, e fa un appello per cercare di rilanciare la sua
azione di Governo, immaginando come interlocutori quelli che
l'hanno portata al punto in cui è - giusto o sbagliato, non sto
attribuendo responsabilità a uno piuttosto che ad un altro, dico
che è un dato oggettivo - ebbene, allora stiamo tutti recitando
Ecco, mi fermo qui, signor Presidente, perché credo che la
decisione di rinviare a mercoledì sia una decisione che non è solo
un rinvio, in quanto tale, di qualche giorno, ma è anche una
decisione per ponderare l'esito dei documenti che quest'Aula dovrà
esprimere.
Devo dire che non avevo previsto questa discussione, anche perché
c'è stata un'anomalia in questo dibattito, diciamoci la verità. Il
dibattito si era aperto con una mozione all'ordine del giorno che è
stata superata, come abbiamo visto poco fa, dalle cose. Il
Presidente della Regione ha utilizzato, da questo punto di vista -
passatemi il termine - la mozione per fare una comunicazione.
Stiamo discutendo di una comunicazione su una mozione che non c'è
più ma, nel frattempo, dovremmo discutere l'esito di quella
comunicazione con dei documenti finali che l'Aula si darà.
Credo che l'esito di questa discussione, mi permetto di dirle,
Presidente, probabilmente, non potrà essere come lei immaginava,
cioè annunciare qui un appello, rivolgendo una dichiarazione ed
aspettare, da qui a fine dicembre, quello che succederà.
A questo punto, se capisco bene, credo che, da qui a mercoledì,
data nella quale si prevede di aggiornare il nostro dibattito,
quest'Aula una cosa chiara la dovrà avere e la dovrà dire. Ripeto,
il Partito Democratico, lo dico anche a scanso di equivoci per
tutti quelli che fanno gli interpreti delle posizioni politiche, è
un partito che vuole cambiare questa nostra Regione; vogliamo
lavorare con lo spirito di chi non è stato chiamato a mettersi
contro la Sicilia, ma ad affrontare i problemi della Sicilia, e con
questo spirito vogliamo contribuire a fare le riforme che servono
alla Regione.
Per fare ciò, però, c'è bisogno di un Governo che non abbia al suo
interno contraddizioni e non mantenga quegli equivoci che, fino ad
oggi, ne hanno frenato la capacità di essere coerente con gli
obiettivi di innovazione e di riforma.
Spetta a lei, onorevole Presidente; valuti lei, verifichi lei se è
nelle condizioni di essere coraggioso.
Il PD ha le idee chiare, non sui titoli dei problemi, onorevole
Presidente, perché le riforme non si fanno mettendosi d'accordo sui
titoli Le riforme si fanno passando al loro svolgimento
Che tipo di riforma degli ATO rifiuti? Che tipo di riforma della
formazione professionale? Che tipo di riforma sullo snellimento
della Regione e sul decentramento e su come liberare questa nostra
Isola dal pachiderma che è oggi la Regione siciliana? Che tipo, non
solo sui titoli... E, allora, onorevole Presidente della Regione,
se lei ha la forza e il coraggio di rompere chiaramente con la
coalizione da cui è stato eletto, il PD è pronto a discutere nel
merito delle riforme che servono alla Sicilia e che serviranno, ci
auguriamo, ai Siciliani.
(applausi)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, fermo restando il calendario dei
lavori che ho comunicato all'Aula con riferimento ai documenti
finanziari, la seduta è rinviata a mercoledì, 9 dicembre 2009, alle
ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d) e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
n. 160 - Rilascio del contrassegno di parcheggio per disabili,
in conformità alla normativa dell'Unione europea.
D'ANTONI - MUSOTTO - COLIANNI - D'AGOSTINO
n. 161 - Iniziative del Governo della Regione a sostegno della
ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del 1968
ricadenti nella Valle del Belice.
CAPUTO - POGLIESE - FALCONE - BOSCO - LEONTINI
VINCIULLO - ODDO - DI BENEDETTO
n. 162 - Adeguate iniziative in tema di politiche economiche e
finanziarie.
BARBAGALLO - LUPO - GALVAGNO - RINALDI - CRACOLICI
III -Seguito della discussione sulle comunicazioni del Presidente
della Regione.
La seduta è tolta alle ore 23.00
ALLEGATO:
Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «LAVORO»
FARAONE. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il
lavoro, la previdenza sociale, la formazione professionale e
l'emigrazione, premesso che:
nel quadro della delicata vertenza ALITALIA ad essere
interessato è il call center ALICOS, uno dei più grandi di
Palermo, presso il quale lavorano circa 1.600 dipendenti;
la società ALICOS, è divisa tra il gruppo ALMAVIVA per il 60% e
l'ALITALIA per il 40%;
l'ALICOS gestisce a Palermo per l'ALITALIA i servizi connessi
alla biglietteria sia nazionale che internazionale;
anche a Palermo l'assenza di certezze circa il destino
dell'ALITALIA ha posto tutti i lavoratori in uno stato di
crescente preoccupazione;
nel caso di una mancata ricollocazione di questi lavoratori, con
il nuovo assetto industriale, si acuirebbe con risvolti drammatici
la già difficile crisi occupazionale in cui versa la città di
Palermo;
per sapere se e quali iniziative siano state predisposte presso
tutti i livelli istituzionali interessati nella vertenza ALITALIA
allo scopo di tutelare i lavoratori della società ALICOS e, se ciò
non si fosse ancora verificato, se non ritengano urgente attivare
tutti gli strumenti idonei a garanzia dei livelli occupazionali».
(149)
Risposta. - «Con l'interrogazione n. 149, a firma dell'onorevole
Faraone, venivano richieste notizie in merito ad iniziative per
tutelare i dipendenti della società ALICOS nel quadro della
vertenza ALITALIA.
Al riguardo il Dirigente del Servizio XIII Ufficio regionale
Lavoro Sicilia Occidentale con nota prot. n. 2680 del 29/10/2009
ha rappresentato quanto segue:
- alla data odierna, dai riscontri effettuati, la società ALICOS
che gestisce il call center Alitalia di Palermo non risulta aver
proceduto ad effettuare licenziamenti collettivi salvaguardando la
base occupazionale dei lavoratori;
- sono stati tenuti e vengono tenuti appositi incontri presso la
Presidenza della Regione siciliana - Comitato regionale per il
lavoro, l'occupazione e le politiche sociali e le Organizzazioni
sindacali, in diverse date con la partecipazione dell'Ufficio
regionale del lavoro di Palermo;
- risulta altresì che in proposito contatti vengono tenuti con
il Ministero dello Sviluppo Economico al fine di salvaguardare e
mantenere inalterata la base occupazionale dei lavoratori
siciliani.
Tanto in evasione all'atto parlamentare in parole».
L'Assessore
(on. dott. Luigi
Gentile)
Rubrica «COOPERAZIONE, COMMERCIO, ARTIGIANATO E PESCA»
FARAONE. - «Al Presidente della Regione, all'Assessore per il
bilancio e le finanze e all'Assessore per la cooperazione, il
commercio, l'artigianato e la pesca, premesso che:
nel lontano 1999, la Commissione regionale 'Antimafia', ha avuto
modo, dopo una lunga e minuziosa indagine e l'audizione di diversi
soggetti, di relazionare sulle anomalie nella gestione dell'IRCAC;
tale relazione finale è stata approvata dalla stessa Commissione
in data 14 giugno 1999 e, in pari data, trasmessa al Presidente
dell'Assemblea regionale siciliana perché ne curasse la trattazione
da parte dell'Aula parlamentare;
da allora, la relazione non è stata mai discussa e, quindi, non è
stata espressa alcuna valutazione dall'ARS, con la conseguenza che
nessuna decisione è stata mai assunta coerentemente con le
risultanze conclusive cui è pervenuta la predetta Commissione;
tuttavia, tali risultanze consegnano all'Assemblea regionale
siciliana - per come è dato leggere nelle stesse considerazioni
finali della relazione rassegnata dalla Commissione - una
conoscenza di un coacervo di fatti e comportamenti amministrativi e
gestionali, i quali, ancorché censurabili non soltanto sul piano
politico, dovrebbero costituire elemento di seria riflessione con
lo scopo di apprestare idonee misure, legislative e amministrative,
atte ad eliminare le distorsioni riscontrate riconsiderando alla
radice le ragioni per la permanenza in attività dell'IRCAC ed
altresì per individuare nuovi e più confacenti percorsi per la
politica del medio credito della Regione ;
in sintesi, la Commissione perviene a queste considerazioni:
1) la vigente legislazione in materia di cooperazione è
inadeguata;
2) occorrono scelte dolorose e radicali per evitare il perpetuarsi
di metodologie che arrecano grave danno alle finanze della Regione
per conseguire spesso inutili ed insignificanti risultati a livello
di sviluppo economico e del reddito;
quindi, la Commissione perveniva alle considerazioni rassegnate
alla libera valutazione dell'Aula parlamentare affinché il Governo
della Regione e la stessa ARS (...) si interrogassero per chiudere
questa pagina della politica dell'intervento finanziario della
Regione in favore del variegato settore della cooperazione ;
di qui la proposta di scioglimento dell'IRCAC come strada
praticabile coerente con la politica allora avviata dello
scioglimento degli enti economici ;
dall'esaurimento della funzione dell'IRCAC e dalla ridimensionata
attività di istituti similari (IRFIS e CRIAS) ne scaturiva un
giudizio sul ruolo che il medio credito può e deve svolgere in
Sicilia, con una conseguente razionalizzazione delle politiche di
sostegno alle attività produttive, mediante la creazione di un
soggetto pubblico capace di erogare credito a medio termine
all'insegna dell'efficienza e della selettività ;
ma, dato che tale relazione non è mai stata discussa dall'ARS, il
tempo lasciato passare - ben 10 anni - ha prodotto l'amara
conseguenza che non sono state apportate le dovute, necessarie e
giuste riforme che dalla stessa Commissione furono auspicate;
a distanza di 10 anni, il quadro sostanziale dell'IRCAC resta
immutato con l'aggravante che in questo lungo lasso di tempo si
sono consolidati le prassi e i sistemi, all'epoca evidenziati, di
una gestione poco oculata verso l'interesse generale e pubblico;
il provvedimento adottato per l'IRCAC, inserito nell'art. 55 della
legge regionale n. 10 del 1999, con la previsione di un piano
industriale oltre ad un ridimensionamento della pianta organica e
del personale attraverso un esodo, è stato di fatto vanificato a
causa di una gestione dell'ente priva di una reale direzione
generale, 'abbandonata' ad una alternanza di dirigenti interni con
funzioni apicali, che non ha permesso un vero rinnovamento
dell'ente né funzionale né organizzativo;
di fatto il consiglio d'amministrazione e i commissari che si sono
succeduti non hanno aggredito i nodi di fondo delle vicende IRCAC,
che, anzi, in alcuni vistosi casi, hanno deviato dal perseguimento
dell'interesse pubblico;
resta emblematica, in tal senso, la nomina a commissario
dell'istituto dell'ex vice direttore generale già in quiescenza,
nonostante il contenzioso personale intrattenuto con lo stesso
istituto per l'incarico di direttore generale a lui attribuito;
si è continuato così, imperterriti, nell'attribuzione delle
mansioni di direttore generale, in alcuni casi addirittura
nonostante il parere contrario dell'Assessorato Cooperazione,
amministrazione vigilante, caso già rilevato come anomalia dalla
stessa Commissione 'Antimafia', e ciò ha determinato un crescendo
di contenziosi per il riconoscimento in sede giudiziaria di oltre
1.100.000,00 euro di differenze retributive, con l'aggravante che,
a seguire, potrebbero essere attivate altre azioni giudiziarie da
parte di altri dirigenti nel frattempo preposti, potendo vantare
gli stessi analoghe pretese;
tutto ciò è avvenuto, sembra, nella inerzia se non acquiescenza
degli organi tutori ;
e dunque: l'assenza di un'adeguata riorganizzazione, il
mantenimento di un obsoleto regolamento del personale non
aggiornato in conformità dell'art. 31 della l.r. n. 6 del 1997 e di
quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro del
credito, assieme ad una mirata attribuzione di mansioni ad alcuni
'prescelti' dipendenti, consentendo loro il passaggio a qualifiche
superiori di funzionari e dirigenti, talvolta anche con transizioni
dirette e senza neppure intraprendere un percorso giudiziario; lo
stesso concorso a direttore generale che, sembra, non sia stato
esente da anomalie e complicazioni, contestato da alcuni candidati
per le modalità poste in essere dalla commissione esaminatrice e
approdato presso le sedi giudiziarie per motivazioni inerenti a
'false' dichiarazioni circa i requisiti posseduti dal candidato poi
nominato vincitore nonostante circolari della Regione siciliana,
atti giudiziari (sentenze che negano tale attestazione) oltre a
pareri dell'Ufficio legislativo e legale, attesta che a tutt'oggi
resta ancora valida non solo l'indagine svolta a suo tempo dalla
Commissione regionale 'Antimafia' e le considerazioni alle quali
pervenne, ma anche la stessa domanda d'obbligo circa il ruolo e il
compito dell'IRCAC, se cioè esso svolga adeguatamente o meno il suo
compito e assolva ancora alla funzione storica che gli era stata
assegnata con la sua istituzione di istituto di credito del sistema
cooperativistico;
dalla lettura dei bilanci presentati dall'IRCAC, si ricava infatti
che, nonostante i comunicati fatti dal presidente del precedente
c.d.a., oggi commissario, sul c.d. risanamento dell'IRCAC, di fatto
questo rimane relegato a un mero messaggio pubblicitario, per la
diffusione del quale vengono sostenuti costi aggiuntivi, e
mantenendo la rivista interna Cooperazione 2000 , remunerando
svariati organi di stampa, perpetrando una delle anomalie indicate,
ancora una volta, dalla Commissione Antimafia;
a fronte dunque, di accresciuti costi di gestione per pubblicità,
consulenze, uffici e sedi decentrate, mansioni superiori e
pagamento di immotivati straordinari ai dipendenti (visto che
l'ente stesso dichiara di avere deliberato solo 117 pratiche di
finanziamento nel 2008) i risultati in termini di aiuto al settore
cooperativistico (erogazioni) appaiono assolutamente paragonabili
ai costi per il mantenimento della stessa struttura;
l'IRCAC poi, dopo 10 anni, appare come un ente votato a tentare di
recuperare i suoi crediti (più di 1000 linee di credito in
contenzioso, su cui l'Istituto ricava le commissioni per i propri
costi di gestione) piuttosto che sviluppare credito (dando
complessivamente affidamento a circa 200 cooperative);
occorre riaggiornare l'analisi e l'indagine svolta nella XII
legislatura dalla Commissione regionale Antimafia, al fine di
acquisire - se del caso - nuovi elementi di riflessione utili ad
apportare quelle riforme necessarie da molti auspicate, ma mai
varate, oltre a verificare quanto hanno funzionato gli strumenti
adottati per il mantenimento dei costi degli enti economici
regionali sottoposti a vigilanza (l.r. n. 6 del 1997, art. 31);
per sapere quale sia oggi lo stato dell'IRCAC relativamente a:
- personale dipendente e remunerazioni relative;
- utilizzazione dei fondi e contenzioso con la Regione;
- crediti e sofferenze;
- convenzioni con istituti di crediti per il servizio di
tesoreria;
- stato dell'ufficio di Messina;
- stato della rivista Cooperazione 2000 ;
- partecipazione azionarie dell'Istituto;
- stato delle consulenze esterne». (677)
Risposta. - «In relazione all'interrogazione in oggetto
riportata, si è proceduto ad acquisire per il tramite del
competente Ufficio che esercita la funzione di vigilanza sugli
Enti, le necessarie informazioni presso l'IRCAC. A seguito degli
elementi acquisiti si fornisce nell'immediato la seguente risposta
all'interrogazione.
L'Ircac com' è noto è un Istituto di credito agevolato istituito
nel 1963 dall'Assemblea regionale siciliana con l'obiettivo di
sostenere e promuovere la crescita del settore cooperativo in
Sicilia.
L'Ircac finanzia le cooperative ed i loro consorzi concedendo
finanziamenti diretti (credito di esercizio e a medio termine) ed
indiretti (contributi interessi e leasing agevolato) e gestendo per
conto della Regione siciliana alcune leggi (l.r. 37/78), l.r.
95/77). Attualmente il tasso di interesse annuo applicato è dello
0,70%.
L'Ircac ha sede a Palermo in via Ausonia 83 e Sportelli
decentrati ed informativi a Messina, Agrigento, Catania,
Caltagirone , Siracusa.
Presso l'Istituto funziona un Servizio di consulenza aziendale a
disposizione delle cooperative siciliane, un numero verde (800-
011105) e un sito internet (www.ircac.it) da cui è possibile
scaricare tutta la modulistica ed avere informazioni sull'attività
dell'Istituto e su vari eventi.
1. Personale dipendente e remunerazioni relative
Gli attuali dipendenti in servizio sono in numero di 68. Il
numero dei dipendenti a decorrere dal 2000 si è ridotto di un terzo
a causa di intervenuti pensionamenti e di procedure di esodo
volontario del personale giusta art. 55 della l.r. 10/99. Dal 1990
non vengono effettuate assunzioni di personale, attualmente
impedite da apposito provvedimento regionale
RIEPILOGO RETRIBUZIONI ANNO 2008
Total
e
Retri
buzioni
Livello N.r Contratto Applicato
Retributivo o
Direttore 1 CCRL per Dirigenti della Regione 117.9
Generale Siciliana e Altri Enti pubblicato sulla 32,84
GURS n.31 del 13/07/2007
Capo 2 CCNL per Dirigenti delle Aziende di 228.0
Servizio Credito del 1/12/2000 e Accordo 19/04/2005 94,60
Dirig
Capo 2 CCNL per Quadri - Aree Professionali 154.2
Ufficio delle Imprese Creditizie del 12/02/2005 74,00
QD 4L
ViceCapo 1 CCNL per Quadri - Aree Professionali 759.2
Ufficio QD 2 delle Imprese Creditizie del 12/02/2005 16,60
4L
Funzionario 4 CCNL per Quadri - Aree Professionali 201.2
QD 4L delle Imprese Creditizie del 12/02/2005 78,80
Segretario 2 CCNL per Quadri - Aree Professionali 842.7
Capo 3AP 4L 6 delle Imprese Creditizie del 12/02/2005 15,22
1 1 CCNL per Quadri - Aree Professionali 318.2
Segretario 1 delle Imprese Creditizie del 12/02/2005 21,30
3AP 3L
Impiegato 3 CCNL per Quadri - Aree Professionali 49.93
II ctg 2AP 3L delle Imprese Creditizie del 12/02/2005 7,70
Commesso 6 CCNL per Quadri - Aree Professionali 132.5
Capo 2AP delle Imprese Creditizie del 12/02/2005 31,52
2L
Redattore 1 CCNL Giornalistico periodo 1/03/2001 - 66.56
Capo 28/02/2005 9,04
TOTALE 2.870.7
AZIENDA 68 71,62
Capo 1 CCNL per Quadri - Aree Professionali 100.2
Ufficio in delle Imprese Creditizie del 12/02/2005 78,10
aspettativa
V.Capo 1 CCNL per Quadri - Aree Professionali 82.49
Ufficio in delle Imprese Creditizie del 12/02/2005 5,79
aspettativa
2 Totale dipendenti in aspettativa
182.773
,89
N.B I CCNL del Settore Credito sono quelli applicati
. secondo le disposizioni dettate dall'art.31 della
L.R. n.6/97 e
dell'art.10 c.20 della L.R. n.9/2006
2. Utilizzazione dei fondi e contenzioso con la Regione
2.1 Il Fondo Unificato a Gestione Separata è stato istituito in
applicazione della L.R. 6 del 7 marzo 1997 art. 63 e successive
modifiche ed integrazioni disposte con L.R. 5 del 30 marzo 1998
art. 12, L.R. 10 del 30 aprile 1999 art. 55, e L.R. n. 4 del 4
gennaio 2000 art. 55.
In esso sono confluiti i singoli Fondi nei quali si articolava,
fino all'atto dell'unificazione, l'attività creditizia
dell'Istituto, e per i quali venivano elaborati specifici bilanci
di esercizio:
1 - F. Gestione Generale, L.R. 7. 2. 63 n. 12 (sulla quale hanno
gravato, fino alla legge n. 29/88, oltre che alcuni fondi
specificamente nominati del settore agricolo, i finanziamenti per
l'occupazione giovanile di cui alle leggi n. 37/1978 e n. 125/80);
2 - F. Garanzia Ortofrutticola, L.R. 26.4.72 n. 28;
3 - F. Garanzia Vitivinicoltura, L.R. 30.7.73 n. 28;
4 - F. Garanzia Agrumicoltura, L.R. 3.6.75 n. 24;
5 - F. Credito Edilizia, L.R. 5.12.77 n. 95;
6 - F. Credito Occupazione Giovanile, L.R. 8.11.88 n. 29;
7 - F. Garanzia Cooperfidi, L.R. 6.5.81 n. 96 (istituito
mediante appostazione di una provvista prelevata dalla Gestione
Generale).
Il Fondo Unificato viene pertanto utilizzato per tutti gli
interventi previsti dalla vigente normativa sul credito agevolato a
favore delle cooperative, gravando su di esso qualsiasi impiego
effettuato. Detto Fondo subisce delle riduzioni (abbattimenti),
previa l'autorizzazione introdotta dall'art. 73 della l.r. 2 del 26
marzo 2002, per le perdite di capitale, rate e spese che siano
definitivamente accertate, ossia quelle per le quali non sia più
possibile né nei confronti delle cooperative affidate né nei
confronti dei garanti, recuperare alcun importo.
Per la gestione del Fondo, la cui dotazione è stata
originariamente determinata dalle assegnazioni da parte della
Regione Siciliana per ciascun Fondo, è stato adottato il sistema
del bilancio economico-patrimoniale e non finanziario, e la
dotazione viene esposta nei bilanci di esercizio alla voce 120
Capitale , al Passivo dello Stato Patrimoniale.
Sul Fondo Unificato esistono vincoli di destinazione: per
3.216.264 per effetto dell'art. 65, comma 1, legge regionale n.
17/2004, ossia per la ridestinazione al settore della cooperazione
giovanile delle eventuali revoche di finanziamenti originariamente
concessi a tale settore; per 500.000 per effetto della previsione
dell'art. 4 della legge regionale 20.11.2008 n. 16.
Nell'anno 2008 sono stati deliberati finanziamenti per tutti i
prodotti finanziari gestiti dall'Istituto, per un ammontare
complessivo di 19.861.326, ed erogati finanziamenti per un
ammontare pari ad 9.858.512,30.
I pagamenti effettuati dalle cooperative per mutui concessi,
rate e rientri da contenzioso, per l'anno 2008 ammontano
complessivamente ad 16.885.657,30.
Il Fondo Unificato nel 2008 ha subito un abbattimento di
78.647 per perdite di capitale 2007 definitivamente accertate, e di
2.189.413 per perdite definitivamente accertate (che erano state
contabilizzate come svalutazioni in linea capitale nei bilanci
degli anni precedenti).
Alla chiusura dell'esercizio 2008 i saldi di liquidità di cassa
ammontano ad 101.498.478,07, di cui nei conti tesoreria
105.141,83, ed il totale degli impegni assunti per finanziamenti
deliberati ad 56.991.127,83, mentre la disponibilità per impieghi
è, alla data del 31.12.2008, di 15.251.388,72
Il progetto di bilancio relativo all'esercizio 2008 approvato
dall'Istituto ha già avuto il parere positivo dell'Assessorato
Regionale Bilancio ed è in corso di definizione il relativo iter
procedimentale per la verifica dello stesso documento contabile da
parte della Giunta Regionale.
2.2 In materia di contenzioso con la Regione si segnala:
- contenzioso con l'Assessorato Regionale Industria favorevolmente
risolto per l'Ircac in sede di appello al C. G. A. per la tutela
del Fondo Unificato dagli interventi di finanziamento disposti
dallo stesso Assessorato all'Industria in favore di n. 14 società
cooperative giovanili. La tutela è stata attivata a seguito di
erronee applicazioni di normative regionali e comunitarie
riscontrate nei rispettivi n. 14 decreti dirigenziali
dell'Assessorato Regionale Industria di concessione di crediti di
esercizio ex l.r. 37/78 e del grave depauperamento che sarebbe
stato causato al Fondo Unificato dell'Ircac. In relazione allo
stesso contenzioso definitosi in sede di gravame favorevolmente per
l'Istituto, sono stati recentemente notificati n. 6 ricorsi per
Cassazione instaurati da altrettante cooperative soccombenti
unitamente al predetto Assessorato giudizialmente convenuto;
- risultano promossi nei confronti della Regione altri ricorsi
ormai definiti, sia con sentenze passate in giudicato che per
effetto di disposizioni di legge succedutesi nel tempo;
- in particolare per quanto riguarda i fondi assegnati
all'Istituto si ritiene opportuno menzionare il ricorso promosso
dal Commissario Straordinario Prof. Mario Centorrino, il quale
aveva affidato incarico al Prof. Salvatore Raimondi di impugnare il
provvedimento dell'Assessore Regionale al Bilancio e Finanze n.
43890/94 del 29.10.1994, avente ad oggetto interessi maturati sui
c/c al 30.06.1994. Tale incarico aveva dato luogo al ricorso n.
298/95 Tar Sicilia - Sezione II - che è stato rinunziato
dall'Istituto giusta delibera n. 8015 del 4 giugno 1997 assunta
dall'allora commissario straordinario dott. Lino Buscemi.
3. Crediti e sofferenze
Si riporta il prospetto del dettaglio dei crediti di cui alla
pag. 54 del Bilancio di esercizio 2008:
Tipologia 31/12/08
Crediti vivi 109.279.770
Crediti incagliati 13.034.307
Crediti in sofferenza 330.177.669
Totale crediti al valore 452.491.746
nominale
Svalutazione interessi di 130.581.960
mora
Svalutazione capitale e 126.516.361
accessori
Totale crediti al valore di 195.393.425
realizzo
In ordine all'indicazione dei crediti al valore di realizzo,
l'Istituto si è adeguato alle norme civilistiche sulla valutazione
dei crediti ed alla relativa specifica prescrizione formulata
all'Ente dalla Giunta Regionale di Governo in sede di approvazione
del bilancio relativo all'esercizio 2005.
4. Convenzioni con istituti di credito per il servizio di
tesoreria
Per l'affidamento del servizio di cassa relativo al triennio
2009-2011 l'istituto ha bandito apposita gara, che si è espletata
in data 28.02.2009 e che ha visto aggiudicatario il Raggruppamento
Temporaneo di Impresa UGF Banca S.p.A. (già Unipol Banca S.p.A.) e
Banca Nuova S.p.A.
Contro tale aggiudicazione ha proposto azione giudiziaria
innanzi al TAR Sicilia-Palermo il Credito Siciliano S. p. A.,
istituto di credito escluso in sede di gara. Il relativo giudizio
di merito è in atto pendente.
Il TAR Sicilia-Palermo con ordinanza n. 439/2009 ha respinto
l'istanza sospensiva proposta dal ricorrente Credito Siciliano s..
Contro tale provvedimento il predetto ha proposto gravame innanzi
al Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana
che non si è ancora pronunciato.
5. Stato dell'Ufficio di Messina
Istanze in ISTRUTTORIA dal 2008 a data corrente:
Totale pratiche n. 9, di cui n. 8 di credito di esercizio e n. 1
di medio termine.
Anno 2008 Anno 2009 Totale
CE n. 3 n. 5 n. 8
CMT n. 1 n. = n. 1
Totale n. 4 n. 5 n. 9
Istanze DELIBERATE dal 2006 a data corrente:
Totale pratiche n. 51, di cui n. 23 di credito di esercizio, n. 7
di credito a medio termine, n. 9 di contributo interessi e n. 12 di
leasing.
Anno 2006 Anno 2007 Anno 2008 Anno 2009
Totale
CE n. 1 n. 5 n. 12 n. 5
n. 23
CMT n. 2 n. 1 n. 2 n. 2
n. 7
CI n. 1 = n. 4
n. 4 n. 9
LS n. 5 n. 4 n. 3
= n. 12
Totale n. 9 n. 10 n. 21 n.
11 n. 51
Presso l'Ufficio di Messina sono assegnate due unità le quali, a
causa di gravi motivi familiari e di salute, non rendono pienamente
operativo lo stesso Ufficio.
L'Ufficio di Messina svolge la propria attività in locali
ubicati presso la CCIAA di Messina e per l'utilizzo di tali locali,
in base alla convenzione IRCAC/CCIAA di Messina, l'Istituto
corrisponde un canone annuale di 9.759,10.
6. Stato della rivista Cooperazione 2000
La rivista Cooperazione 2000 è un periodico mensile registrato
al Tribunale di Palermo con il n. 12/1198.
Direttore della rivista è il legale rappresentante dell'Ircac,
il vicedirettore responsabile è la responsabile dell'Ufficio
Stampa, dipendente dell'Ircac dal 1985, Donatella Palumbo.
La rivista esce a cadenza mensile, ha una foliazione di 24
pagine e riporta notizie, articoli ed informazioni riguardanti
l'attività dell'Istituto, della Regione Siciliana e in particolare
degli Assessorati di riferimento - dall'assessorato alla
Cooperazione che è anche organo tutorio dell'Ircac all'assessorato
all'Agricoltura, alle Attività sociali,ecc -, e delle centrali
cooperative. Pubblica anche servizi riguardanti l'attività delle
cooperative affidate e, per ragioni di trasparenza dell'attività
creditizia svolta dall'Ircac, l'elenco completo delle delibere di
finanziamento diretto ed indiretto a far data dal 28 aprile 2004.
La rivista è realizzata (per il tramite di un service
appositamente convenzionato con l'Istituto che segue indicazioni e
disposizione del direttore responsabile come previsto
dall'ordinamento sulla stampa) dalla piccola società cooperativa
Ser.Gio di Palermo fin dal 1998 e stampata in numero di 2000 copie
dalla tipografia Arti Grafiche Riunite di Palermo. La rivista viene
inviata secondo una mailing-list costantemente aggiornata che
comprende cooperative siciliane (in un numero complessivo di oltre
800), istituzioni, banche, ordini professionali. Inoltre 600 copie
vengono consegnate alle sedi regionali delle centrali cooperative
AGCI, Confcooperative, Legacoop, Unci ed Unicoop che procedono ad
una distribuzione mirata alle cooperative loro associate.
Il costo per la realizzazione delle rivista (realizzazione degli
articoli, corredo iconografico, impaginazione, revisione bozze,
stampa e distribuzione in abbonamento postale) è di euro 72.833,76
per i dodici numeri.
L'Ircac non sostiene alcun costo per le collaborazioni né
mantiene rapporti di alcun tipo con i collaboratori. La convenzione
con Ser. Gio., infatti, è omnicomprensiva di ogni onere e di tutte
le responsabilità connesse alle collaborazioni e alla fornitura dei
servizi necessari alla realizzazione della rivista.
7. Partecipazioni azionarie dell'Istituto
In relazione a questo punto l'Istituto ha una partecipazione di
21.285 nella Sicilfin S.p.A. pari al 21% del Patrimonio netto
della stessa. Tale società si trova in stato di liquidazione.
Inoltre nel 1993 la partecipazione azionaria nella Siciltrading
s.p.a. è stata abbattuta per una perdita totale pari a £
4.485.453.456 ( 2.316.543,38).
8. Stato delle consulenze esterne
Nel sito dell'Istituto, in esecuzione di quanto disposto
dell'art. 1, c. 127, della L. 23 dicembre 1996, n. 662, dell'art.
53, c. 14, del d. lgs. n. 165/2001 e della Circolare
dell'Assessorato Regionale alla Presidenza prot. n. 117924 del 5
agosto 2008, vengono indicate tutte le consulenze, i servizi e le
collaborazioni dell'Istituto, da tale data.
L'interrogazione fa riferimento alle consulenze , per cui si
ritiene di dovere escludere gli incarichi di difesa dell'Istituto
nelle vertenze lavoristiche di dipendenti ed ex dipendenti
conferiti per ovvie ragioni di opportunità all'esterno, le nomine
dei consulenti tecnici di parte nelle vertenze con le società
cooperative, il valutatore degli obiettivi del Direttore Generale,
i domiciliatari del servizio legale dell'Istituto, i servizi
acquisiti tramite gara, poiché tali indicazioni sono in ogni caso
rilevabili dal sito.
Si segnalano pertanto :
1) DELIBERA N. 784 DEL 23.07.2007
OGGETTO: NOMINA MEDICO COMPETENTE EX D. L G S 626/94 E S.M.I.
Oggetto: Conferimento incarico professionale al Dr. Giuseppe
Vaccari nato a Carini il 16.11.72, specialista in medicina del
lavoro
Atto di affidamento incarico: convenzione sottoscritta l'
11.09.2007
Durata incarico: anni due (11.09.2007 - 10.09.2009)
Compenso: 5.000,00 lordi oltre 35,00 lordi per ciascuna visita
individuale effettuata al personale dell'Istituto.
2) DELIBERA N. 1361 DEL 22.12.2008
Oggetto: Tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro in
Istituto
Conferimento incarico professionale: Ditta individuale SECUR di
Pilade Vincenza con sede in Siracusa
Atto di affidamento: nota prot. n. 7147 del 23.01.2009
Durata incarico: In atto non determinabile
Compenso: 24.500,00 oltre I.V.A.
3) DELIBERA N. 1364 DEL 22.12.2008
Oggetto: Incarico ai professionisti Prof. Fabio Crapitti e Dott.
Fabio Scordato per lo svolgimento di un corso di formazione per il
personale in materia di analisi di bilancio
Atto di affidamento: nota prot. n. 7457 del 23.01.2009
Durata incarico : in atto non determinabile
Compenso : 4.000,00 al lordo ritenute di legge
4) DELIBERA N. 1685 DEL 23.09.2009
Oggetto: Medico competente ex D. Lgs. N. 6262/94 e s.m.i. -
Proroga funzioni Dr. Giuseppe Vaccari
Durata incarico: mesi due dal 12.09.2009
Compenso: 418,00 lordo oltre 35,00 lordi per ciascuna visita
individuale effettuata al personale dell'Istituto.
Si ritiene in ultimo di dover rappresentare che:
dal gennaio 2000, con l'approvazione da parte dell'Unione
Europea dei nuovi regolamenti relativi ai regimi di aiuti alle
imprese, l'Ircac può finanziare le cooperative e loro consorzi
soltanto nell'ambito del de minimis (attualmente 200.000,00
nel triennio);
dal gennaio 2007, grazie alle nuove disposizioni comunitarie
anche le cooperative agricole di trasformazione e
commercializzazione del prodotto e quelle di pesca, sono
rientrate nella sfera di intervento dell'Istituto da cui erano
state escluse, per disposizione comunitaria, dal 2001;
dall'aprile 2004, (con l'insediamento del Consiglio di
Amministrazione) alla data di oggi, l'Ircac ha approvato oltre
cinquecento delibere per un ammontare complessivo di
finanziamenti diretti ed indiretti di oltre 120 milioni di
euro ed ha posto in essere nuove regolamentazioni interne per
la velocizzazione delle procedure di accesso al credito ed in
relazione all'offerta di nuove fattispecie creditizie (crediti
per start-up, finanziamenti a sostegno dell'imprenditoria
femminile ecc.).
Restando a disposizione per quant'altra notizia utile al
riguardo».
L' Assessore
(On. Avv. Giambattista Bufardeci)