Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
BOSCO, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 9 dicembre 2009, pervenuta
in pari data, l'onorevole Bonomo ha dichiarato di aderire, con
decorrenza odierna, al Gruppo parlamentare Misto.
A seguito della superiore comunicazione, lo stesso deputato cessa
contestualmente di fare parte del Gruppo parlamentare del Partito
Democratico'.
Congedi e missione
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo per la presente seduta
gli onorevoli Cintola, D'Asero, Marziano e Scilla.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunico, altresì, che l'onorevole Caputo è in missione, per
ragioni del suo ufficio, dal 9 al 12 dicembre 2009.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte a interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute, da parte dell'Assessore
per i Lavori pubblici, le risposte scritte alle seguenti
interrogazioni:
n. 693 - Interventi a tutela e salvaguardia della costa e delle
strutture turistico-alberghiere della baia di Capo Calavà nel
comune di Gioiosa Marea (ME).
Firmatario: Corona Roberto
n. 738 - Urgente ricostituzione del consiglio di
amministrazione dell'IACP di Messina.
Firmatario: Buzzanca Giuseppe.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
«Istituzione del sistema integrato di servizi sociali e socio-
sanitari» (n. 496)
- di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli
Barbagallo, Minardo, Di Guardo, Vinciullo, Cordaro, Arena,
Cracolici, De Luca, Greco, Gucciardi, Maira, Marrocco, Musotto,
Speziale, Torregrossa, Laccoto, Falcone, Lo Giudice, Cascio
Salvatore, Colianni, Forzese, De Benedictis, Digiacomo, D'Antoni,
Ferrara, Fiorenza, Limoli, Scoma e Dina in data 2 dicembre 2009
«Interventi della Regione a favore dei siciliani nel mondo» (n.
497)
- di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli
Ruggirello e Musotto in data 2 dicembre 2009
«Disposizioni in materia di acquisizione dei dati inerenti l'uso
di sostanze stupefacenti e/o psicotrope da parte dei parlamentari
eletti all'Assemblea regionale siciliana» (n. 498)
- di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Pogliese,
Formica, Buzzanca, Caputo, Vinciullo e Falcone in data 2 dicembre
2009.
Comunicazione di presentazione e invio di disegno di legge
alla competente Commissione legislativa
PRESIDENTE. Comunico che il seguente disegno di legge è stato
presentato e inviato alla competente Commissione legislativa:
BILANCIO (II)
«Interventi finanziari urgenti per l'anno 2009 e disposizioni per
l'occupazione. Autorizzazione per l'esercizio provvisorio per
l'anno 2010» (n. 499),
- presentato dal Presidente della Regione (Lombardo) su proposta
dell'Assessore regionale per il bilancio e le finanze (Di Mauro) in
data 3 dicembre 2009
- inviato in data 4 dicembre 2009.
Comunicazione di apposizione di firma a disegno di legge
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Galvagno, in data 3 dicembre
2009, ha chiesto di apporre la firma al disegno di legge n. 496
Istituzione del sistema integrato di servizi sociali e socio-
sanitari.
Comunicazione di richieste di parere
PRESIDENTE. Comunico che le seguenti richieste di parere sono
state trasmesse dal Governo ed assegnate alle competenti
Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Consorzio ASI di Caltanissetta - Designazione Presidente del
Collegio dei revisori dei conti: dott. Conigliaro Massimo (n.
51/I)
pervenuto in data 7 dicembre 2009
inviato in data 7 dicembre 2009
Consorzio ASI di Trapani - Designazione Presidente del Collegio
dei revisori dei conti: d.ssa Montante Carmela Giuseppa (n. 52/I)
pervenuto in data 7 dicembre 2009
inviato in data 7 dicembre 2009
Consorzio ASI di Enna - Designazione Presidente del Collegio dei
revisori dei conti: dott. Pilato Alessandro (n. 53/I)
pervenuto in data 7 dicembre 2009
inviato in data 7 dicembre 2009
Consorzio ASI di Gela - Designazione Presidente del Collegio dei
revisori dei conti: rag. Montalto Rosa (n. 54/I)
pervenuto in data 7 dicembre 2009
inviato in data 7 dicembre 2009
Consorzio ASI di Catania - Designazione Presidente del Collegio
dei revisori dei conti: dott. Lacagnina Giuseppe (n. 55/I)
pervenuto in data 7 dicembre 2009
inviato in data 7 dicembre 2009
BILANCIO (II) - COMMISSIONE UNIONE EUROPEA
Documento unitario di programmazione della politica regionale
della Regione siciliana (DUP 2007-2013) (n. 50/II-UE)
pervenuto in data 2 dicembre 2009
inviato in data 3 dicembre 2009.
Comunicazione di pareri resi
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti pareri sono stati resi dalle
competenti Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Camera di commercio di Ragusa. Designazione componente in seno al
collegio dei revisori dei conti (n. 48/I)
reso in data 2 dicembre 2009
inviato in data 3 dicembre 2009
Ente regionale Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania. Nomina
del Commissario straordinario (n. 49/I)
reso in data 2 dicembre 2009
inviato in data 3 dicembre 2009
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
Legge regionale n. 9/2009, articolo 17. Finanziamenti concessi da
Artigiancassa (n. 45/III)
reso in data 1 dicembre 2009
inviato in data 3 dicembre 2009
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
Direttive per l'attuazione delle linee d'intervento 3.3.2.5 del
P.O. FESR Sicilia 2007-2013 (n. 47/IV)
reso in data 2 dicembre 2009
inviato in data 3 dicembre 2009.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
BOSCO, segretario f.f.:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:
nel 2006 si è svolto il concorso per dirigenti scolastici per
l'assegnazione dei posti vacanti. In Sicilia, risultarono vincitori
426 docenti;
dopo la correzione degli scritti, due candidati siciliani esclusi
presentarono ricorso, prospettando delle irregolarità formali nello
svolgimento del concorso;
nonostante la presenza dei suddetti ricorsi, il direttore
dell'ufficio scolastico regionale ha ritenuto giustamente opportuno
di assegnare, alle rispettive postazioni, i 426 presidi e direttori
didattici che erano risultati vincitori, per evitare di creare dei
vuoti nell'esercizio di funzioni didattiche così delicate;
in data 11 novembre 2009, una sentenza del Consiglio di giustizia
amministrativa ha dato ragione ai ricorsisti, annullando, di fatto,
l'intero concorso in Sicilia e azzerando, ovviamente, tutte le
nomine effettuate dal direttore dell'ufficio scolastico regionale;
subito dopo tale sentenza, il Governo nazionale, in sede di
conversione del decreto cosiddetto 'salvaprecari', aveva inserito
una norma che, di fatto, reintegrava i vincitori del concorso del
2006 nei posti assegnati;
in data 27 novembre 2009, il Consiglio dei Ministri, con proprio
decreto-legge, ha abolito la suddetta norma, ristabilendo il
dettato fissato dal Consiglio di giustizia amministrativa;
rilevato che:
questa continua altalena di sentenze e di giudizi sta causando una
vera e propria 'tempesta' all'interno del mondo scolastico
siciliano;
oggi, con l'applicazione del nuovo decreto-legge del 27 novembre,
un terzo delle scuole siciliane resterebbe senza vertici, verrebbe,
così, vanificato il lavoro svolto, in tre anni, da centinaia di
valenti professionisti della scuola, molti dei quali svolgono le
loro mansioni in territori a rischio di devianza;
è paradossale che, come ha dichiarato lo stesso direttore
dell'ufficio scolastico regionale, ciò che è stato ritenuto giusto
in tutta Italia, sia ritenuto sbagliato in Sicilia, così come è
paradossale che i ricorsi siano stati presentati da persone
giudicate inidonee, alle mansioni dirigenziali scolastiche, altre
tre volte;
visto che:
la scuola siciliana non è nelle condizioni di affrontare ulteriori
problemi che sarebbero indubbiamente causati dal repentino
allontanamento di ben 426 dirigenti del primo e secondo settore
formativo, il tutto causato da cavilli tecnici che nulla hanno a
che fare con la preparazione dimostrata dai concorsisti che hanno
superato le prove selettive del concorso svolto nel 2006;
non è ammissibile che venga cancellato, in un solo colpo, tutto il
lavoro svolto in tre anni da personale specializzato, che svolge il
proprio lavoro con spirito di abnegazione e attaccamento al dovere
nei confronti degli studenti e dei professori;
per sapere:
quali provvedimenti urgenti intendano adottare al fine di
ripristinare le regolari funzioni nella scuola siciliana;
quali iniziative intendano portare avanti presso il Ministero
dell'istruzione al fine di evitare la delegittimazione di 426
dirigenti scolastici in Sicilia, evento che porterebbe ad un
collasso strutturale e didattico in un terzo delle scuole
siciliane». (903)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura e
le foreste, premesso che:
il settore zootecnico italiano sta attraversando uno dei periodi
più cupi degli ultimi decenni;
in 10 anni, ben 198.000 stalle in Italia hanno chiuso la loro
attività, soprattutto a causa delle restrizioni nella produzione
del latte, stabilite dalla Comunità europea;
la crisi, che ha investito l'intero comparto a livello nazionale,
in Sicilia sta causando danni irrimediabili all'intera filiera
produttiva, con sicure ripercussioni occupazionali;
considerato che:
la Comunità europea ha individuato una serie di misure atte a
garantire interventi in favore della zootecnia, con particolare
riguardo per i produttori di latte;
tra gli interventi immediati, vi è lo stanziamento di 300 milioni
di euro in aiuti per i produttori di latte e la possibilità, per i
singoli Stati, di acquistare quote latte dagli stessi produttori
nazionali;
tali interventi, che si sommano ad altri progetti europei sul
medio e lungo termine, diventano una vera panacea per i nostri
allevatori e produttori di latte, costretti, da anni, a produrre e
commercializzare latte in regime di perdita costante per rispettare
le quote imposte dalla Comunità europea;
per sapere se non ritengano urgente ed improcrastinabile
intervenire presso il Governo nazionale affinché si stabiliscano
immediatamente i termini per la distribuzione di questi aiuti
comunitari e, nel contempo, prevedere una norma regionale per il
recepimento delle direttive UE e nazionali, al fine di favorire la
filiera della zootecnia, con particolare riguardo per i produttori
di latte siciliani, ridotti ormai alla mera sopravvivenza». (904)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il bilancio e le
finanze, premesso che:
il Banco di Sicilia è interessato da una riorganizzazione
aziendale all'interno del Gruppo Unicredit, che vedrebbe la
scomparsa sia dei centri decisionali che delle attuali tre
direzioni commerciali;
questa ristrutturazione, ancora in fase embrionale, potrebbe avere
delle gravi ripercussioni occupazionali;
considerato che:
continua, nella nostra Regione, l'incredibile 'tourbillon' che
investe il mondo del credito siciliano: è bene ricordare che la
Sicilia ha perso, negli ultimi anni, la stragrande maggioranza dei
propri sportelli bancari di origine siciliana, dato che i più
importanti istituti di credito esistenti nella nostra Regione, a
capitale siciliano, sono stati assorbiti e fagocitati da gruppi
bancari nazionali ed esteri, spesso inesistenti sul nostro
territorio;
questa silenziosa e persistente 'invasione', oltre a causare una
logica e prevedibile migrazione di capitali locali verso forzieri
di diversa allocazione nazionale, sta mettendo in ginocchio
l'intero settore occupazionale, spesso bistrattato in termini di
professionalità e produttività dai nuovi manager di questi colossi
bancari;
tenuto conto che:
fino a qualche anno fa, gli istituti bancari siciliani erano ai
vertici delle classifiche nazionali per produzione di servizi e
interventi nel credito al risparmio;
tale successo, ovviamente, era dovuto alla specifica
professionalità dei dipendenti siciliani, pronti ad offrire
prestazioni e servizi all'utenza non vincolati a logiche di mercato
come quelle attuali, che vedono la Sicilia solo come una immensa
miniera da depredare e spogliare dei propri risparmi che, anziché
essere reinvestiti in Sicilia, vengono utilizzati per sostenere
l'economia di altre regioni italiane e, a volte, di nazioni estere;
visto che:
Siracusa ha già perso la direzione provinciale a tutto vantaggio
della direzione commerciale sud di Ragusa, venendosi a determinare
gravissimi danni, non solo al personale, ma soprattutto all'intera
economia locale;
dopo questo primo 'scippo', si prospetta l'ipotesi di ulteriori
decisioni che potrebbero riguardare i 280 dipendenti delle varie
filiali dell'istituto in provincia di Siracusa con evidenti
ricadute in termini di mobilità territoriale e di possibili
processi di 'esodo forzato';
preso atto che la Regione siciliana è socio di minoranza del Banco
di Sicilia ma, nonostante ciò, ad oggi non ha fatto sapere quale
politica intende mettere in atto per salvaguardare i posti di
lavoro in provincia di Siracusa;
per sapere:
se non ritengano urgente ed improcrastinabile intervenire presso i
vertici di Unicredit al fine di garantire la certezza del posto di
lavoro a tutti i dipendenti del Banco di Sicilia che lavorano in
provincia di Siracusa;
se non ritengano opportuno far valere i diritti di socio di
minoranza all'interno del consiglio di amministrazione del Banco di
Sicilia o se invece non vogliano esercitare alcuna azione a tutela
e garanzia dei lavoratori;
per quale motivo il Presidente della Regione non abbia ancora
nominato i consiglieri di propria spettanza all'interno del
consiglio di amministrazione del Banco di Sicilia». (905)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura e
le foreste, premesso che le attività forestali costituiscono, in
questa difficile congiuntura economica, una fonte significativa di
reddito per le famiglie, oltre a contribuire al miglioramento dello
stato ambientale del territorio della Sicilia;
considerato che i lavoratori forestali dopo mesi di lavoro
attendono ancora il pagamento delle loro spettanze, così da potere
assicurare il dovuto sostegno economico alle proprie famiglie;
preso atto del verbale di accordo raggiunto tra le organizzazioni
sindacali di categoria e il Governo regionale, siglato il 29
settembre 2009, con il quale, tra l'altro, si stabilisce l'aumento
di alcune giornate lavorative per i lavoratori dei servizi
antincendio;
visto che, invece, mentre i lavoratori 15l/sti dell'Azienda
foreste demaniali della Regione siciliana hanno fruito
dell'incremento, svolgendo nove giornate lavorative aggiuntive, lo
stesso trattamento non è stato riconosciuto ai lavoratori 15l/sti
dell'antincendio dell'Ispettorato forestale, senza che tale
differenziazione fosse stata motivata;
ritenuto che la valorizzazione del patrimonio naturale boschivo va
conseguita anche attraverso il giusto riconoscimento delle
professionalità di tutti i lavoratori forestali senza alcun
privilegio;
per sapere:
per quali ragioni non si sia provveduto a pagare le spettanze, ivi
compresi gli arretrati contrattuali, dei lavoratori e in quali
tempi e con quali risorse intendano provvedere;
se e come ritengano d'intervenire per aumentare le giornate
lavorative dei lavoratori 151/sti dell'antincendio, al fine di
colmare la disparità di trattamento». (906)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)
DI BENEDETTO-TERMINE-MARINELLO-DI GUARDO
«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali, premesso che la legge quadro sull'handicap (legge
n. 104 del 5 febbraio 1992) prevede l'esenzione dalle tasse di
occupazione di suolo pubblico per accessi carrabili destinati a
soggetti portatori di handicap, a norma dell'art. 49 del decreto
legislativo 15 novembre 1993, n. 507;
osservato che con tale termine ci si riferisce a qualsiasi
manufatto (scivoli, passi carrabili, ecc.) costruito per agevolare
il transito dei portatori di handicap o dei mezzi per la
deambulazione da loro condotti;
considerato che spesso i portatori di handicap si avvalgono
piuttosto di spazi per la sosta a loro riservati e che per gli
stessi non è specificato il diritto alla esenzione;
per sapere se non ritenga di dover dare precise disposizioni ai
comuni per equiparare gli spazi di sosta riservati ai portatori di
handicap agli accessi e agli scivoli e prevedere, perciò, la stessa
esenzione dal pagamento della tassa di occupazione del suolo
pubblico prevista dal succitato articolo 49 del decreto legislativo
n. 507 del 15 novembre 1993». (907)
MARZIANO
«All'Assessore per i beni culturali ed ambientali e per la
pubblica istruzione, premesso che una quota del 20 per cento del
contributo in favore dell'ente autonomo regionale 'Teatro di
Messina' (secondo quanto previsto dall'art. 136 della l.r. 16
aprile 2003, n. 4, come sostituito all'art. 127, comma 63, della
l.r. n. 17 del 2004) è destinata, a decorrere dall'esercizio
finanziario 2005, alla stabilizzazione dell'orchestra del teatro
Vittorio Emanuele di Messina;
considerato che ad oggi tale stabilizzazione non è stata
realizzata al punto che, nonostante siano state bandite dall'ente
teatro audizioni nazionali per l'inserimento in graduatoria e il
diritto di prelazione ai fini della stipula di contratti a tempo
determinato per le varie stagioni lirico-sinfoniche, è
progressivamente diminuito il lavoro ed è stata raggiunta
quest'anno l'insostenibile situazione che ha visto l'orchestra
impegnata per soli 47 giorni, ovvero meno di quanto previsto da un
lavoro trimestrale a tempo determinato, con conseguente perdita del
sussidio di disoccupazione per il quale è richiesto un minimo di 78
giorni lavorativi;
visto che ad aggravare la situazione contribuisce l'atteggiamento
di alcuni membri dell'orchestra stessa, restii a una
stabilizzazione in quanto impegnati in via prioritaria quali
professori di classi sperimentali di strumento nelle scuole medie
inferiori, poiché verrebbero messi nella condizione di dover optare
per una o per l'altra occupazione;
rilevato che, oltretutto, per venire incontro ai suddetti
professori di scuola media inferiore, sarebbero stati imposti orari
di prova inusuali (18.00 - 23.00) e al di fuori delle griglie
orarie di qualsiasi altro teatro italiano, ciò ha suscitato
proteste in orchestra, a volte anche da parte dei direttori,
costretti a lavorare a tarda sera con musicisti ormai stanchi e
spossati;
rilevato, altresì, che la reale destinazione del 20 per cento non
sembra essere nella disponibilità dell'ente e che ad oggi la cifra
destinata ai professori d'orchestra viene usata arbitrariamente,
per sovvenzionare globalmente intere produzioni;
considerato che il 20 per cento, qualora venisse impegnato
esclusivamente per i compensi dei professori di orchestra, potrebbe
consentire un'assunzione a tempo indeterminato senza gravare
ulteriormente sulle casse della Regione;
presa nota del fatto che quest'anno il taglio di diverse centinaia
di migliaia di euro, operato dalla Regione siciliana, ha colpito le
stagioni musicali e teatrali aggravando la posizione dei precari
che svolgono l'attività di professore d'orchestra in via esclusiva,
che si ritrovano privi del diritto a percepire il sussidio di
disoccupazione oltre quello di esercitare stabilmente il proprio
lavoro;
per sapere:
quali ragioni ostino ancora all'applicazione della legge regionale
n. 4 del 6 aprile 2003 e s.m.i.;
quali misure intenda adottare per la piena e puntuale attuazione
della legge n. 4 del 2003». (908)
PICCIOLO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
BOSCO, segretario f.f.:
«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le
autonomie locali, premesso che il dr. Rosario Di Lorenzo riveste
l'incarico di direttore sanitario presso l'ospedale unico di Avola-
Noto (SR), presidio 'G. Trigona';
considerato che, nell'ambito delle elezioni per il rinnovo del
Consiglio provinciale di Siracusa, svoltesi il 15 e 16 giugno del
2008, il suddetto dr. Di Lorenzo, candidatosi nel collegio di Noto
nella lista del 'Popolo della Libertà', è risultato eletto
consigliere provinciale e a tutt'oggi riveste tale carica;
rilevato che, a norma dell'art. 3 del d. lgs. 30 dicembre 1992, n.
502, come recepito nell'ambito del nostro ordinamento dall'art. 1
della legge regionale 3 novembre 1993, n. 30, 'il direttore
sanitario non è eleggibile a membro dei Consigli provinciali';
constatato che il dr. Di Lorenzo, non avendo ottemperato alle
prescrizioni previste dall'art. 3 del d.lgs. 30 dicembre 1992, n.
502, volte a rimuovere la causa di ineleggibilità, oggi riveste
illegittimamente la carica di consigliere provinciale;
per sapere, alla luce dei fatti esposti, quali urgenti iniziative
intenda assumere per verificare la regolare composizione del
Consiglio provinciale di Siracusa e se non ritenga opportuno
assumere urgenti provvedimenti idonei a ripristinare la legittimità
violata». (901)
(L'interrogante richiede risposta scritta con urgenza)
GENNUSO
«All'Assessore per la cooperazione, il commercio, l'artigianato e
la pesca, premesso che:
con deliberazione della Giunta municipale del Comune di Pozzallo
(RG) n. 204 del 14 luglio 2008, è stato conferito incarico al
libero professionista ing. Giovanni Savasta per la redazione del
progetto esecutivo dei lavori di 'Adeguamento infrastrutturale del
porto di Pozzallo ed interventi multifunzionali';
con nota prot. 18222 del 4 agosto 2008 è stato trasmesso al Comune
di Pozzallo il progetto esecutivo, redatto dal tecnico incaricato
ing. Giovanni Savasta, relativo ai lavori di 'Adeguamento
infrastrutturale del porto di Pozzallo ed interventi
multifunzionali';
in data 25 agosto 2008 il responsabile unico del procedimento, in
contraddittorio con il progettista dell'opera, ha proceduto alla
validazione del progetto sopra indicato, in ottemperanza all'art.
47 del D.P.R. n. 554 del 1999;
con deliberazione della Giunta municipale del Comune di Pozzallo
n. 238 del 26 agosto 2008, è stato approvato il progetto esecutivo
redatto dal tecnico incaricato ing. Giovanni Savasta, da finanziare
con fondi concessi dall'Assessorato regionale Cooperazione,
commercio, artigianato e pesca, per un importo complessivo di euro
452.616,00;
con D.D.G. n. 519/Pesca, reg. n. 1 foglio n. 303 del 28 ottobre
2008, sono stati finanziati - per un importo di euro 452.616,00 -
dall'Assessorato regionale Cooperazione, nell'ambito del POR
Sicilia 2000-2006, misura 4.16, sottomisura d), lavori di
'Adeguamento infrastrutturale del porto di Pozzallo e interventi
multifunzionali';
le opere da realizzare, nell'ambito dei lavori di adeguamento
sopra indicati, consistevano in: intervento di bonifica e
livellamento dei fondali; realizzazione di pontili galleggianti;
realizzazione di parabordi in gomma del tipo a delta; realizzazione
di erogatori di servizi (acqua e luce) con struttura dell'involucro
in fogli di acciaio inox AISI 316; realizzazione di un impianto di
aspirazione, carrellato, degli oli esausti ed acque di sentina;
realizzazione di servizi igienici, bagni mobili a funzionamento
chimico;
con provvedimento dirigenziale del Comune di Pozzallo n. 05/420
del 29 ottobre 2008, sono stati aggiudicati definitivamente i
lavori per la realizzazione delle opere sopra descritte all'impresa
IMPREMAR s.r.l., con un ribasso del 7,3152 per cento sull'importo a
base d'asta di euro 312.003,80;
l'importo contrattuale, con l'applicazione del complessivo ribasso
di gara del 7,3152 per cento pari a euro 22.823,70 sulla somma a
base d'asta di euro 312.003,80, è risultato euro 289.180,10, al
netto della somma di euro 26.086,20 per oneri di sicurezza non
soggetti a ribasso d'asta, che ha determinato quindi un importo
contrattuale complessivo di euro 315.266,30;
il contratto fra il Comune di Pozzallo e l'impresa IMPREMAR s.r.l.
è stato stipulato in data 15 dicembre 2008 al n. 9 di repertorio e
registrato a Modica in data 31 dicembre 2008 al n. 591, serie 1,
per l'importo netto di 315.266,30;
la consegna dei lavori è stata effettuata in data 12 novembre 2008
ed il tempo dei lavori è stato fissato in giorni 45 consecutivi e
naturali dall'inizio, pertanto il termine di ultimazione scadeva il
31 dicembre 2008;
con ordinanza n. 152/08 del 3 dicembre 2008, il capo del
circondario marittimo e comandante del porto di Pozzallo rendeva
noto che, a far data dal 3 dicembre 2008, nel porto servizi di
Pozzallo sarebbero stati effettuati lavori di adeguamento
infrastrutturale nonché interventi multifunzionali di bonifica dei
fondali;
all'articolo 1 della suddetta ordinanza venivano vietati, nelle
aree interessate ai lavori, con decorrenza immediata, l'accesso di
persone e veicoli, il transito e la sosta di imbarcazioni e tutte
le altre attività connesse con l'uso del mare;
durante l'esecuzione delle opere è stata concessa dal direttore
dei lavori una proroga di giorni 5, a seguito della richiesta
avanzata al Rup dall'impresa appaltatrice in data 23 dicembre 2008,
a causa delle difficoltà riscontrate nell'esecuzione delle opere,
dovute alle avverse condizioni atmosferiche manifestatesi nel
tempo;
in sede di esecuzione dei lavori si è reso necessario apportare,
ad alcune categorie di lavori, delle variazioni quantitative e
qualitative, quali l'aumento dell'altezza dei pontili galleggianti
e la variazione dei parabordi con elementi aventi un profilo
tecnicamente migliore;
in data 29 dicembre 2008, veniva redatta dal direttore dei lavori
una perizia di variante per un maggior importo dei lavori, rispetto
al contratto originario, di euro 10.956,78;
in data 29 dicembre 2008 il responsabile unico del procedimento
(Rup), dopo un esame degli elaborati, riteneva la perizia di
variante meritevole di approvazione e di fatto la approva in linea
tecnica;
la suddetta perizia di variante, approvata in linea tecnica dal
Rup in data 29 dicembre 2008, veniva approvata in via
amministrativa con provvedimento dirigenziale del 30 dicembre 2008
n. gg/18/503;
in data 31 dicembre 2008 è stata accertata, alla presenza delle
parti, l'ultimazione dei lavori, avvenuta in tempo utile, come si
evince dal relativo verbale;
in data 10 gennaio 2009 il direttore dei lavori, il Rup ed il
rappresentante legale dell'impresa appaltatrice, si sono recati sul
sito dei lavori ed hanno proceduto all'esame delle opere eseguite
che sono state così riassunte:
1) bonifica fondali - lavori indispensabili per la sicurezza dei
natanti che consistono nel salpamento e successivo ripristino, dopo
la pulizia, dei corpi morti di volume non superiore a 1.00 mc, per
ancoraggio imbarcazioni e pontili galleggianti regolarmente
autorizzati dalla competente autorità marittima, nonché
l'eliminazione di quelli non provvisti di detta autorizzazione;
2) pontili galleggianti - con accesso dalla banchina lato nord-
ovest sono stati posti in opera n. 5 pontili galleggianti ad uso
flotta pescherecci, costituiti ciascuno da moduli galleggianti
delle dimensioni di 12,00 per 3,00 metri;
3) parabordi - sono stati allocati per circa 80 metri, come
evidenziato nella tavola di contabilità;
4) erogatori di servizi (acqua e luce);
5) impianto di aspirazione - impianto carrellato per l'aspirazione
degli oli esausti ed acque di sentina;
6) servizi igienici - n. 4 bagni mobili a funzionamento chimico,
di cui n. 1 per portatori di handicap;
in data 10 gennaio 2009, sempre in occasione del sopra indicato
sopralluogo, da un attento esame delle opere su elencate è stato
riscontrato che queste sono state eseguite con materiali e
magisteri appropriati, a regola d'arte e in conformità alle
prescrizioni contrattuali ed il rappresentante della stazione
appaltante, presente alla visita, ha dichiarato di assumere in
consegna definitiva, a tutti gli effetti di legge e senza riserva
alcuna, tutte le opere, nessuna esclusa;
in data 10 gennaio 2009 il direttore dei lavori certificava che i
lavori di cui sopra sono stati regolarmente eseguiti dall'impresa
IMPREMAR s.r.l. e liquidava il relativo importo in netti euro
326.223,06, detraendo gli acconti corrisposti in corso d'opera,
imputato al capitolo 17630, codice meccan. 209030400 dei residui
2008 'Spesa per lavori di progett. ed esecuz. Interv. Immob.
Immigrati';
ritenuto che:
le opere da realizzare, così come si evince dal progetto redatto
dal tecnico incaricato, dovevano comprendere, oltre ad un
intervento di bonifica, anche il livellamento dei fondali, atto a
garantire una profondità minima di 2,5 metri sotto il livello medio
del mare;
in data 10 gennaio 2009, a seguito del sopralluogo sul sito
interessato da parte del Rup, del legale rappresentante
dell'impresa appaltatrice e del direttore dei lavori, veniva
redatto un verbale che descriveva i lavori di bonifica effettuati
ma non faceva cenno agli interventi di livellamento dei fondali;
la perizia di variante, che prevede l'aumento dell'altezza dei
pontili galleggianti e la variazione dei parabordi, veniva
approvata in linea tecnica il 29 dicembre 2008 dal Rup e in via
amministrativa il 30 dicembre successivo con provvedimento
dirigenziale;
l'ultimazione dei lavori veniva accertata in data 31 dicembre
2008, lasciando intendere che si era provveduto all'aumento
dell'altezza dei pontili galleggianti e alla variazione dei
parabordi nel breve volgere di un solo giorno;
in data 10 gennaio 2009 il direttore dei lavori, dopo aver
certificato che le opere erano state regolarmente eseguite
liquidava, detraendo gli acconti corrisposti in corso d'opera,
l'importo convenuto all'impresa appaltatrice IMPREMAR s.r.l.;
per la liquidazione degli acconti e del saldo all'impresa IMPREMAR
s.r.l. si è attinto al capitolo 17630, codice mecc. 209030400, dei
residui 2008 la cui intestazione risulta essere 'Spesa per lavori
di progett. Ed esec. Interv. Immob. Immigrati';
all'articolo 2 dell'ordinanza n. 152/08 del 3 dicembre 2008, il
capo del circondario marittimo e comandante del porto di Pozzallo
ordinava, alla ditta esecutrice dei lavori, di provvedere alla
scrupolosa osservanza di alcune prescrizioni, fra le quali quella
di comunicare giornalmente alla capitaneria di porto di Pozzallo la
data e l'ora di inizio e fine delle operazioni;
nel progetto redatto dal tecnico incaricato è prevista la
fornitura e posa in opera di erogatori di servizi (colonnine) per
acqua e luce;
per attestare il rispetto della normativa vigente, i suddetti
erogatori necessitano di un regolare e formale certificato di
conformità degli erogatori di servizio di bordo;
in data 22 gennaio 2009, in un periodo certamente successivo
all'ultimazione dei lavori, su richiesta dell'impresa IMPREMAR
s.r.l., è stata trasmessa alla stessa da un tecnico locale una
'Relazione inerente l'impianto elettrico da realizzare nei posti
barca presso il molo piccolo del porto di Pozzallo';
in data 9 febbraio 2009, in un periodo ancora successivo
all'ultimazione dei lavori, su richiesta dell'impresa IMPREMAR
s.r.l. è stata trasmesso alla stessa da una ditta locale un
'Preventivo per impianto elettrico posti barca porto di Pozzallo';
per sapere quali iniziative intendano mettere in atto per
verificare se:
1) siano stati eseguiti interventi per il livellamento dei fondali
e come sia stato smaltito il materiale prelevato;
2) risulti possibile il termine di un solo giorno per eseguire i
lavori di aumento dell'altezza dei pontili galleggianti e la
variazione dei parabordi;
3) dal capitolo 17630, dei residui 2008 del bilancio del Comune di
Pozzallo, la cui intestazione risulta essere 'Spesa per lavori di
progett. ed esec. interv. immob. Immigrati', sia possibile
attingere le somme necessarie alla liquidazione delle spettanze
dovute all'impresa IMPREMAR s.r.l. per i lavori eseguiti;
4) l'impresa esecutrice dei lavori abbia prodotto, così come
previsto dall'articolo 2 dell'ordinanza n. 152/08 del 3 dicembre
2008 del capo del circondario marittimo e comandante del porto di
Pozzallo, le comunicazioni giornaliere alla capitaneria di porto di
Pozzallo contenenti la data e l'ora di inizio e fine delle
operazioni;
5) l'impresa esecutrice dei lavori abbia rilasciato regolare e
formale certificato di conformità degli erogatori di servizio di
bordo;
6) le trasmissioni della relazione e del preventivo, da parte del
tecnico e della ditta locali, relativi all'impianto elettrico da
realizzare, siano compatibili con la data di ultimazione dei
lavori;
7) esistano delle note di contestazione sulla corretta esecuzione
dei lavori, successive all'ultimazione degli stessi, trasmesse
dalla capitaneria di porto di Pozzallo al Rup, al direttore dei
lavori e all'impresa appaltatrice». (902)
AMMATUNA
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate
saranno inviate al Governo.
Comunicazione di apposizione di firma alle mozioni nn. 161 e 162
PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 2 dicembre 2009 assunta con
prot. n. 9606/AULAPG del 3 dicembre successivo, l'onorevole
Gucciardi ha dichiarato di apporre la firma alle mozioni n. 161
Iniziative del Governo della Regione a sostegno della
ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del 1968 ricadenti
nella Valle del Belice , a firma dell'onorevole Caputo ed altri, e
n. 162 Adeguate iniziative in tema di politiche economiche e
finanziarie , a firma dell'onorevole Barbagallo ed altri.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di nomina di Segretario di Gruppo parlamentare
PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 25 novembre 2009, pervenuta
alla Segreteria generale il 2 dicembre successivo e protocollata al
n. 9673/AULAPG del 3 dicembre successivo, l'onorevole Adamo ha
comunicato che l'onorevole Guglielmo Scammacca della Bruca è stato
nominato, ai sensi dell'art. 25 del Regolamento interno, Segretario
del Gruppo parlamentare Sicilia'.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di decreto presidenziale
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, invito il deputato segretario a
dare lettura del decreto presidenziale n. 426/Area 1 /S.G.,
trasmesso con nota prot. 8226/C1/22 del 2 dicembre 2009 della
Segreteria generale della Presidenza della Regione, qui pervenuta
il 3 dicembre successivo, avente ad oggetto Decreto presidenziale
n. 426/Area 1 /S.G. del 2 dicembre 2009'.
BOSCO, segretario f.f.:
«D.P. n. 426/Area 1 /S.G.
VISTO lo Statuto della Regione Siciliana;
VISTO in particolare l'articolo 9, come sostituito dall'articolo
1, comma 1, lett. F) della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n.
2, che, nel prevedere l'elezione a suffragio universale e diretto
del Presidente della Regione, gli attribuisce il potere di nominare
e revocare gli Assessori da preporre ai singoli rami
dell'Amministrazione regionale, tra cui un Vicepresidente che lo
sostituisce in caso di assenza o di impedimento;
VISTA la legge regionale 29 dicembre 1962, n. 28 e sue successive
modifiche ed integrazioni;
VISTA la legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, e sue successive
modifiche ed integrazioni nonché l'allegata tabella A;
VISTA la legge regionale 16 dicembre 2008, n. 19;
VISTO il decreto presidenziale 29 maggio 2009 rep. n. 191/Area
1 /S.G. Nomina Assessori regionali;
VISTO il decreto presidenziale 3 giugno 2009 rep. n. 197/Area
1 /S.G. Delega all'Assessore regionale avv. to Gaetano Armao della
trattazione degli affari ricompresi nelle competenze del
Dipartimento regionale della Protezione civile;
VISTO il decreto presidenziale 17 giugno 2009 rep. n. 236/Area
1 /S.G. di preposizione degli Assessori ai rami
dell'Amministrazione regionale;
VISTO il decreto presidenziale 8 luglio 2009 rep. n. 277/Area
1 /S.G. relativo alla rimodulazione dell'assetto riguardante le
preposizioni degli Assessori regionali ai rami dell'Amministrazione
regionale di cui ai precedenti decreti;
VISTA la lettera prot. n. 188410/Gab datata 17.11.09 con la quale
l'Assessore avv. to Gaetano Armao rimette la delega conferitagli in
materia di protezione civile;
RITENUTO di dover revocare la predetta delega di cui al citato
decreto presidenziale n. 197/09, accogliendo la sopra citata
rimessione di delega;
D E C R E T A
Art. 1
Per le motivazioni di cui in premessa la delega alla trattazione
degli affari ricompresi nelle competenze del Dipartimento regionale
della Protezione Civile, conferita all'Assessore destinato alla
Presidenza avv. to Gaetano Armao con decreto presidenziale 197/Area
1 /S.G. del 9 giugno 2009, è revocata, con contestuale riassunzione
da parte del Presidente della Regione dell'esercizio delle relative
funzioni.
Art. 2
Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Regione siciliana.
Palermo, 2 dicembre 2009
IL PRESIDENTE
(On.le Dott. Raffaele Lombardo)
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
Regolamento interno, delle mozioni:
numero 160 «Rilascio del contrassegno di parcheggio per disabili
in conformità alla normativa dell'Unione europea», degli onorevoli
D'Antoni, Musotto, Colianni e D'Agostino;
numero 161 «Iniziative del Governo della Regione a sostegno della
ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del 1968 ricadenti
nella Valle del Belice», degli onorevoli Caputo, Pogliese, Falcone,
Bosco, Leontini, Vinciullo, Oddo, Di Benedetto e Gucciardi;
numero 162 «Adeguate iniziative in tema di politiche economiche e
finanziarie», degli onorevoli Barbagallo, Lupo, Galvagno, Rinaldi,
Cracolici e Gucciardi.
Avverto che la determinazione della data di discussione delle
mozioni sopra citate, integralmente riportate nell'ordine del
giorno della presente seduta, è demandata, secondo consuetudine
parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Onorevoli colleghi, per consentire la presenza in Aula del
Presidente della Regione, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 17.47, è ripresa alle ore 18.01)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Seguito della discussione sulle comunicazioni del Presidente della
Regione
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno: «Seguito
della discussione sulle comunicazioni del Presidente della
Regione».
Alla fine degli interventi dei deputati, vi sarà la replica del
Presidente della Regione e, quindi, la votazione degli ordini del
giorno.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, ritengo necessario che stasera si arrivasse ad
un dibattito d'Aula per parlare un po' di politica, atteso che
forse era arrivato il momento di spiegare, di cercare di trarre
alcune minime riflessioni su una delle crisi più difficili, più
incomprensibili che, forse, negli ultimi anni attraversa la Regione
siciliana.
Una crisi che è tutta da attribuire, a mio avviso, ai vertici dei
partiti di maggioranza; una crisi che vede i partiti alleati che
hanno determinato l'elezione del presidente Lombardo alla gestione
massima del Governo regionale, perché da un lato è stato detto che
è giusto, che era necessario procedere ad una inversione di
tendenza, bisognava interpretare un nuovo percorso, un percorso di
innovazione, di discontinuità col passato, dall'altro lato vi era
chi, alleato di questa coalizione, non si opponeva a questo nuovo
corso, a questo nuovo sentire comune ma voleva coinvolgimento,
partecipazione, desiderava e ha desiderato condivisione.
Questa è la ragione da cui bisogna partire per comprendere fino in
fondo questa crisi.
Questa è la ragione, però, che oggi ci vede qui in quest'Aula a
dibattere di questa crisi.
Ma cosa è cambiato se, fino a sei mesi fa, se fino al dicembre
2008, quest'Aula era assolutamente pronta, efficiente e,
soprattutto, riusciva a risolvere alcune problematiche poste sul
tappeto? Vorrei ricordare alcune riforme importanti: prima tra
tutte la legge regionale 5 del 2009. Allora, è chiaro, se oggi
anche l'Assemblea si è un attimo impantanata, un motivo ci sarà e
dobbiamo capire fino in fondo le ragioni di questa crisi, di questo
momento di stallo.
Certo, sono tante le ragioni; forse però qualche riflessione la
dovevamo pur fare, forse da quella notte dell'8 febbraio del 2009
quando vennero istituiti i nuovi vertici dei Dipartimenti
regionali.
Qualche riflessione, forse, doveva essere fatta nel momento in cui
veniva attuato uno spoil system salvo che lo stesso venisse
realizzato all'interno dei partiti di maggioranza o, forse, perché
vi era un sondaggio non sempre favorevole che invitava il
Presidente della Regione ad azzerare la Giunta nell'ipotesi, giusta
sotto il profilo amministrativo, secondo un suo pensiero, ma forse,
secondo qualche opinionista, utile a cambiare l'inesorabile volontà
del corpo elettorale; e forse, quando, successivamente, si
interrompevano i rapporti con quelli che erano alleati, che avevano
una corsia preferenziale. Tutto questo oggi ci deve sicuramente
fare riflettere.
Qualcuno dice che il Presidente della Regione ha una autonomia di
governo. Ha ragione a dirlo il capogruppo del Gruppo Sicilia. Il
Presidente ha libera azione, è legittimato ad avere un'azione di
governo; però è altrettanto vero che l'autonomia dell'azione di
governo viene posta all'interno di una cornice che dà il programma
voluto dalla coalizione e votato dagli elettori.
Questo è un punto importante su cui noi non possiamo esimerci: è
su questo punto importante che oggi, purtroppo, a seguito di tutti
questi fatti, siamo arrivati ad una crisi mai pronunciata ma
evidente; ad una crisi che, tra l'altro, viene ancora aggravata,
alla quale si aggiunge la situazione sicuramente imbarazzante, o
comunque non chiara e non chiarita, di un presunto o paventato
conflitto di interessi di un assessore. E se a questo si aggiunge
una crisi o ancora una situazione non chiarita di un componente del
Governo, è chiaro che era giusto che la settimana scorsa che si
aprisse il via ad una verifica politica.
E' chiaro che se questa verifica politica si è aperta, e se
stasera siamo qui a dibattere, è perché dobbiamo trovare la
soluzione.
E' giusto che il Presidente della Regione sia posto dinanzi ad un
dovere e ad un diritto.
Il dovere gli deriva dalla espressione di uomo della coalizione,
da uomo di governo e delle Istituzioni; il diritto gli deriva da
rappresentante del popolo. Ha il dovere, allora, il Presidente
della Regione di risolvere la crisi e questa crisi può risolverla
facendo una scelta, una scelta chiara.
Il Presidente ha due possibilità: da un lato, quella di realizzare
un Governo con dei percorsi irrituali, che non sono sicuramente
coerenti e logici con la volontà popolare: significa guardando a
sinistra, guardando a coloro che comunque sono stati non voluti, ma
non sono stati ritenuti credibili dall'elettorato siciliano;
dall'altro lato vi è, invece, una scelta più logica, più coerente,
una scelta che chiaramente il PDL auspica: la scelta di un Governo
di centro-destra, e al Presidente non mancheranno l'intelligenza e
l'acutezza per ritrovare le ragioni che ci hanno visto vincenti
alle ultime elezioni. Certo, con i dovuti accorgimenti; ma è chiaro
che da parte del Popolo della Libertà in questo caso non
mancherebbero una sincera collaborazione e un leale sostegno anche
con un fattivo impegno.
Però, signor Presidente, se lei decidesse di andare verso la prima
scelta, non avrò alcun tipo di esitazione a dire che, in qualità di
rappresentante del Popolo della Libertà, io mi sentirei sicuramente
all'opposizione e da questo nuovo ruolo tenterei di contribuire ad
un rilancio della nostra Isola. Non mi strapperei le vesti, non ci
taglieremmo le vene; ma è arrivato il momento che in questa Aula si
faccia chiarezza.
E' stato preannunciato un ordine del giorno. Ho parlato anche con
alcuni colleghi del Popolo della Libertà, mi pare che ci sia una
sintonia nel pensare di non avere alcun tipo di difficoltà a votare
un ordine del giorno che dovrebbe arrivare in Aula su un documento
programmatico del presidente.
E' chiaro, chi non vuole rinnovare la formazione professionale in
Sicilia? Chi non vuole dare uno sbocco ai nostri giovani per un
mercato del lavoro vero? Chi non vuole realizzare le infrastrutture
in Sicilia per arrivare a eliminare il gap che abbiamo col resto
dell'Italia, con l'Europa, per arrivare agli standard europei? E,
perché no, chi l'ha detto che non dobbiamo invece ridurre, per
esempio, gli Istituti Autonomi Case Popolari o realizzare la
riforma dei consorzi agrari e dei consorzi di bonifica che veda i
nostri giovani precari ottenere una stabilizzazione, dopo tanti e
tanti anni? Mi riferisco anche ai nostri forestali, mi riferisco
anche ai Consorzi delle Aree di Sviluppo Industriale che non sempre
riescono a dare agli imprenditori quei servizi e a creare quelle
condizioni perché chi vuole fare impresa privata possa investire in
questa nostra Terra e non avere, invece, delle limitazioni, sotto
il profilo viario, sotto il profilo delle infrastrutture e così
via.
E' chiaro, noi siamo a sostegno di questo programma Era il nostro
programma, il programma del centro-destra - e vado alla conclusione
-, ma è altrettanto chiaro che un programma si realizza con una
tempistica, con delle risorse umane. Si realizza anche con degli
steps che devono essere fissati e ben preordinati ed in questo
senso credo, signor Presidente, lei mi conosce, non mi tiro mai
indietro quando predico.
Chi è al governo deve anche avere un rapporto fiduciario e allora
è giusto che gli uomini di governo siano chiamati a una
responsabilità istituzionale, per cui è giusto parlare anche di
risorse umane a disposizione. Però è altrettanto vero che l'uno è
strettamente connesso all'altro, all'armonia dell'interesse
collettivo a cui dobbiamo guardare, perché in questo momento c'è,
purtroppo, una Sicilia che guarda e che non sempre comprende quali
sono i giochi di Palazzo , cosa stiamo a fare noi qui, in questa
Aula, quali sono i problemi che riusciamo a risolvere a favore
della Sicilia.
Non stiamo dando un bell'esempio
E' giusto, e dico che il Popolo della Libertà che ha vinto le
elezioni con il presidente Lombardo deve continuare su questa
linea, guardando, ove possibile, ove vi è necessità, a tutti i
partiti che hanno vinto con noi le elezioni, a tutti
indistintamente.
Se ciò non avvenisse credo che, come ho detto, non ci strapperemo
sicuramente le vesti, non piangeremo, andremo all'opposizione.
E' chiaro, però, che atteggiamenti o percorsi, non sempre lineari,
non sempre logici o molte volte di bizantiniana memoria o a macchia
di leopardo, non sempre sono utili alla nostra Terra e
rischierebbero, signor Presidente della Regione, di dare
l'impressione che siamo prigionieri di una incertezza, che siamo
prigionieri di un indugio, che siamo prigionieri, se vogliamo,
anche di una situazione di grande incomprensibile confusione.
Allora dobbiamo uscirne, dobbiamo trovare una soluzione, e questa
soluzione non la dobbiamo trovare noi, la deve trovare il
Presidente della Regione voluto dalla coalizione e votato dal
popolo siciliano. In tal senso - penso di poter interpretare questo
messaggio - noi riponiamo nelle mani del Presidente non l'attesa ma
la scelta, il dovere di dover decidere, il diritto di poter dare un
Governo forte, incisivo ed efficace, non tenendo conto di aspetti
personalistici o di pressioni politicamente indebite.
Credo che, se si andasse invece verso altri percorsi, si
rischierebbero confusione e oscurantismo.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevoli colleghi, vi invito a
mantenervi nei tempi regolamentari.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, verrebbe da dire,
dopo l'intervento del collega, con una frase famosa di Mao Tse-
Tung: Che confusione compagni, abbiamo vinto . Aveva ragione, una
grande confusione che ha visto la massima espressione nel
protagonismo dell'onorevole Presidente della Regione.
Onorevole Presidente, non c'è nessun vento favorevole per chi non
sa verso quale porto si dirige e lei ha perso la rotta già da
qualche tempo, presidente Lombardo, sta cercando con difficoltà, lo
vediamo e lo comprendiamo, di coprire errori che ormai sono
assolutamente evidenti.
Lei è stato scelto, sostenuto e voluto da una coalizione; le
geometrie variabili andavano bene quando si votava in maniera
diversa.
Oggi lei ha il dovere non di sfidare il Parlamento, come ha fatto
in maniera impropria nel suo ultimo intervento; lei non deve
sfidare il Parlamento ma deve sfidare sé stesso avendo il coraggio
non di chiedere dimissioni, ma di riformulare il Governo che lo ha
portato a sedersi in quella poltrona o a dimettersi.
Lo dico, onorevole Presidente, con l'affetto che ho sempre nutrito
per lei, in quanto la confusione e la debolezza del suo Governo, la
fragilità di questo Parlamento ci stanno portando ad un punto
irreversibile perché non riusciamo più a governare e a parlare con
il Governo nazionale: il Ministro per le attività produttive si
reca a Termini Imerese per una scampagnata , viene a fare delle
proposte oscene che diventano tali quando, tornato a Roma,
dimentica quello che ha detto a Termini Imerese e continua a
giocare una partita tutta a favore della FIAT.
Onorevole Presidente, noi non riusciamo a comprenderla, lei ha un
andamento ondivago, assolutamente ondivago. E i dieci
comandamenti che ha dettato oggi sono ancora più incomprensibili;
sono comandamenti di cui molti sanno di ovvietà, perché sarebbe
strano, ad esempio, che un Governo non combattesse la mafia.
Il comandamento numero nove si occupa di eolico e fotovoltaico.
Mentre in tutto il mondo si parla di energia alternativa, lei deve
subire il diktat del ministro Stefania Prestigiacomo che la invita
caldamente a non dilatare oltre i tempi, altrimenti le toglie
l'appoggio e lei deve dare subito l'autorizzazione a quel
rigassificatore di Priolo dove, in maniera forte e con l'autorevole
presenza di uno dei suoi assessori, tale Interlandi, ha governato
tutto un gioco fatto contro il rigassificatore.
E sono convinto che lei continuerà ad essere serio in queste cose,
continuerà a dire quello che è giusto, che il rigassificatore non
si può fare perché è in una zona altamente a rischio sismico,
chimico e a rischio militare.
Onorevole Presidente, noi siamo qui a votare il programma, lo
stesso programma che abbiamo concordato quando lei è stato eletto
presidente, un programma che lei continua a variare ogni giorno; un
programma che non le sta bene, un giorno sì e l'altro pure, che
dipende dalle geometrie variabili, che dipende dalla giornata.
Onorevole Presidente, lei non deve essere metereopatico, lei deve
evitare di andare dietro al clima perché fino a quando lei sarà in
auge avrà tanti amici, ma quando il tempo sarà nuvoloso, come
quello di oggi, rimarrà solo , le cito Ovidio.
Le suggerisco, come lei fece venticinque anni fa, qualche
citazione che la farà riflettere.
Noi non abbiamo il problema di essere in Giunta oppure no,
onorevole Presidente, perché quando siamo stati in Giunta le
abbiamo dato il massimo della lealtà, della propositività e della
capacità delle risposte. Lei sa che c'è una Sicilia in ginocchio,
la disoccupazione incombe ogni giorno sempre di più, le aziende
falliscono una dietro l'altra. Lei ha il dovere di fermarsi,
Presidente, e non di fare i giochetti dei numeri che non servono
perché non ha bisogno di una Giunta che conti su un appoggio di 47
o 48 deputati.
Lei ha bisogno di un Governo forte, largo, ampio, capace di
affrontare i problemi. E se non avrà fatto questo, onorevole
Presidente, potrà stare lì seduto e non ci preoccuperà, ma
certamente i siciliani si ricorderanno ogni giorno, non nel futuro
ma nel tempo odierno, di tutte le cose che lei non ha fatto né sta
facendo.
Onorevole Presidente, tutti possono errare, soltanto lo stolto si
ostina nell'errore e nell'errare e le cito anche Cicerone: è
opportuno che lei faccia qualche riflessione con la sua cultura
classica.
Onorevole Presidente, ritorni a parlare di politica perché le
tattiche, le strategie, i tatticismi hanno la vita corta, molto
breve, e quello che le diciamo lo diciamo più per i siciliani che
per noi stessi.
Io la sfido, onorevole Presidente, a fare il Governo che lo ha
eletto.
Diversamente, la invito a dimettersi e ad andare alle urne.
ARDIZZONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rivolgo al
Presidente dell'Assemblea perché ritengo che sia giunto il momento
di fare obiettiva chiarezza su quello che deve essere il ruolo del
Governo e il ruolo del Parlamento.
Dal 2001 in poi, noi ci siamo in qualche modo barcamenati su
quello che doveva essere il ruolo del Parlamento e tutta una serie
di leggi, previste peraltro dal nostro Statuto così come è stato
riformato, sono state messe in cantiere; secondo me quella più
importante, la legge che riguarda i rapporti fra il Parlamento e il
Governo non ha trovato soddisfazione in quest'Aula.
Personalmente, peraltro, la mia storia personale mi porta a dire
che io dal 2001 - faccio qualche battuta con i miei amici del
Gruppo - sono stato, probabilmente, sempre all'opposizione, anche
quando il Presidente Lombardo era al Governo, soprattutto con il
suo assessore per la sanità, perché va fatta chiarezza fino in
fondo su quello che è il Governo dell'apparenza, che può pure
affascinare, perché non possiamo non essere d'accordo sul
contenimento della spesa sanitaria.
Ma quando si gridava allo scandalo rispetto a quel Governo, al
Governo passato con assessore per la sanità Giovanni Pistorio, -
perchè non dirlo - si evidenziava da parte dei gruppi
dell'opposizione, e posso dire pure con i miei silenzi, lo spreco
che c'era, soprattutto nei privati', e si evidenziava come in
Sicilia, rispetto alla Lombardia, vi fosse un numero così largo
delle cosiddette cliniche private.
4 luglio, Giornale di Sicilia : invito tutti a riflettere, una
dichiarazione di grande soddisfazione sulla riforma sanitaria da
parte del presidente regionale dell'AIOP, Barbara Cittadini.
Allora io mi chiedo, ma non ho capito più niente? Può essere che
della riforma sanitaria, da me stesso plaudita, probabilmente non
avevo compreso fino in fondo quello che si stava muovendo, i
problemi si riportavano tutti all'interno dell'ospedalità pubblica,
perché significava avere cambiato una sigla e, rispetto a quella
posizione, perché le cliniche private? Ce lo dobbiamo chiedere fino
in fondo e ci dobbiamo chiedere anche come si è formato il Governo
nel mese di giugno o luglio di quest'anno, anche la nomina di
alcuni assessori e pure come si sono formati in quest'Aula alcuni
schieramenti.
Probabilmente il concetto di lobby, che è un concetto sicuramente
inglese e in quel contesto forse ha un suo significato, da noi ha
sempre assunto un significato negativo e dovremmo in qualche modo
riscoprirlo.
Queste cose vorrei chiederle al presidente Lombardo, perché - e
chiedo che nella sua replica mi risponda - le cliniche private
hanno plaudito a quella riforma sanitaria.
L'onorevole Gianni parlava dei dieci punti dell'ovvietà. Certo, a
meno che non mi esca un altro ordine del giorno, perchè ormai siamo
abituati a parlare attraverso i giornali, per esempio posso dire
che apprezzo lo sforzo compiuto dall'assessore per i beni culturali
perché probabilmente, se non fosse stato per la triste vicenda di
Giampilieri, non avremmo avuto approvato il piano paesaggistico.
Ma le chiedo, presidente Lombardo, che vengano approvati tutti i
piani paesaggistici, perché nei piani paesaggistici si vieta
l'installazione degli impianti eolici e il suo assessore sa perché
è stato approvato quel piano paesaggistico.
Certo, le posso dire che così come esprimo apprezzamento per
l'onestà intellettuale dell'assessore Leanza, lo stesso non posso
dire per quel che riguarda la vicenda di alcuni bandi pubblicati
giorni or sono - mi dispiace dirlo, assessore Leanza -, sicuramente
per porre riparo alle difficoltà burocratiche detti bandi concedono
alle associazioni dieci giorni di tempo per presentare istanza e
addirittura prevedendo la norma, questo proprio in materia di
burocrazia, di riforma degli iter di decentramento degli uffici,
per concedere piccoli contributi, fino a cinquemila euro, a quelle
associazioni che arrivano per prime. Noi dobbiamo immaginare che
entro dieci giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale -
assessore Leanza, mi dica, questo è sempre successo però, poi, non
sbandieriamo all'esterno che siamo il Governo della trasparenza -,
quelle associazioni che avevano presentato l'istanza in base alle
vecchie circolari, quelle del 2008, e che l'hanno riproposta
seguendo quanto indicato nella nuova circolare, varata al momento
del suo insediamento, si trovano a dovere ripresentare la domanda e
devono fare una corsa, presumo non perché in concorrenza con
l'associazione che già sapeva.
Passiamo ad un altro ambito, quello della formazione.
L'onorevole Incardona, già assessore per il lavoro, ha parlato da
questo scranno ringraziandola perché lei, alla fine, si è ricreduto
sulla questione della formazione. Ma io vorrei capire qualche cosa
sulla formazione, Presidente Lombardo.
L'onorevole Gianni ha definito, non certamente lei ma la linea del
suo Governo - probabilmente perché gli assessori cambiano da un
giorno all'altro -, ondivaga. Ma tranne una denunzia su la
Repubblica che evidenziava come ci fosse stata sulla formazione, e
mi riferisco ai 65 milioni di euro del CIAPI, una sorta di
consociativismo - perché non dirlo? -, questo non fa bene.
Le cose bisogna dichiararle. Io ho l'impressione - e credo che non
sia solo mia - che il suo sia un Governo che vuole apparire in
qualche modo discontinuo rispetto al passato, e non mi riferisco al
passato più recente, mi riferisco a tutto il passato in generale,
ma che poi, nei fatti, si trova imbrigliato in logiche che non ha
il coraggio, nonostante la buona volontà, di volere recidere
definitivamente.
Lei, onorevole Presidente, dichiara di volere ridurre le società
partecipate. Ma questa è l'ammissione di un insuccesso perché l'ha
dichiarato fin dal primo momento e, invece, abbiamo avuto il
moltiplicarsi dei commissariamenti su enti obiettivamente inutili.
L'assessore Di Mauro, quando era assessore per la cooperazione, ha
dichiarato che degli enti Fiera di Messina e di Palermo avrebbe
voluto fare un solo Ente, e l'avevamo apprezzato perché era una
giusta indicazione; il nuovo assessore, l'onorevole Bufardeci, ha
dichiarato, invece, che devono essere mantenuti entrambi.
Dobbiamo essere chiari: manteniamo gli enti fiera, per esempio,
sol perché abbiamo l'esigenza di mantenere i commissari? Queste
cose ce le dobbiamo dire fino in fondo, non dobbiamo fare
dichiarazioni e poi attribuire la responsabilità a coloro che
remavano contro all'interno della Giunta.
Che dire, onorevole Presidente, della lotta alla mafia Certo,
ovvio, bisogna rafforzare l'azione amministrativa; ma bisogna
rafforzarla essendo ampiamente trasparenti sulle proprie azioni
amministrative. Quindi, lei deve far seguire alla buona volontà gli
atti amministrativi giusti.
E' certamente apprezzabile il risanamento e la prevenzione del
rischio idrogeologico.
Ma che significa questo, onorevole Presidente?
E' imminente la scadenza dell'esercizio finanziario 2009 e, nella
sua replica, gradirei una risposta sullo stato di aggiornamento dei
Piani di Assetto Idrogeologico (PAI).
Insieme al sindaco di Messina, abbiamo concordato di determinarci
affinché i comuni, con tutte le difficoltà che vi sono, si
orientino a fare proprie le indicazioni sui rischi idrogeologici di
ogni zona, perché non possiamo aspettare i comodi della Regione
siciliana in merito all'aggiornamento dei PAI, per poi apprendere
dalla stampa che i PAI non sono stati aggiornati perché sono
scaduti i contratti del personale. Su queste cose noi vogliamo
chiarezza
Lei parla di decentramento di funzioni; che ben venga questo
decentramento di funzioni. Ma io mi sono spesso detto, e per questo
faccio appello al Presidente dell'Assemblea ed al Parlamento tutto
- che, secondo me, ha la stessa autorità e autorevolezza per
rappresentare i siciliani in questo contesto, perché il Parlamento
viene prima di ogni altra cosa e rappresenta la sintesi dei
siciliani, prima di un Governo, che è un Governo di parte -, noi
dobbiamo approvare leggi che possano modificare l'azione
amministrativa.
Onorevole Presidente della Regione, non voglio scadere nella
banalità. Lei dice di volere contenere i costi della politica.
Gliela do io una indicazione ma, ripeto, non banalizzi quello che
sto per dirle: inizi con gli assessori esterni e mi spieghi perché
devono avere la stessa indennità dei parlamentari, per un decreto
che ha fatto il precedente Governo?
Riveda quel decreto, onorevole Presidente, lei che rappresenta la
discontinuità rispetto a quel Governo. Riveda quel decreto e
spieghi qui in Aula che l'indennità di assessore è aggiuntiva
rispetto a quella di parlamentare, con tutti gli oneri che comporta
l'essere parlamentare.
Una volta che lei avrà fatto queste cose, non le programmerà o
annuncerà semplicemente, se dopo un anno e mezzo sarà nelle
condizioni di dire di avere fatto alcune cose, e solo in questo
caso, lei potrà venire in Aula a chiedere il consenso generalizzato
da tutti i parlamentari.
Signor Presidente dell'Assemblea, è arrivato il momento che il
Parlamento si doti di una sua legge, di una legge che metta in
evidenza i rapporti fra il Governo e il Parlamento stesso, e in che
termini i singoli assessori devono rendere conto al Parlamento e,
quindi, ai siciliani.
Su queste cose mi aspetto che la politica possa ravvedersi.
Tutto il resto, essere in maggioranza o in minoranza, non mi
preoccupa, considerato che dal 2001 sono all'opposizione.
POGLIESE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, oggi stiamo celebrando un passaggio molto
importante in questa Aula, inizialmente convocata con un ordine del
giorno all'interno del quale era iscritta al primo punto una
mozione di censura nei confronti di un assessore della Giunta. Una
mozione inizialmente preannunziata in Aula, attraverso l'intervento
dell'onorevole Cracolici, poi rinviata, successivamente presentata
e finalmente posta all'ordine del giorno di questa Assemblea.
Sono stato fra coloro i quali - lo dico con estrema franchezza e
sincerità - hanno sperato fino alla fine che questa mozione non
diventasse oggetto di aspro confronto parlamentare, pur
condividendo le perplessità esternate dai colleghi del Partito
Democratico, nella consapevolezza della delicatezza della questione
e dell'assoluta necessità che il Presidente della Regione potesse
direttamente intervenire o attraverso un atto di grande
responsabilità da parte dell'assessore Armao.
Ecco perché ho accolto con grande soddisfazione le prime parole
che sono state pronunziate all'interno di questa Aula dal
Presidente della Regione, mercoledì scorso, che hanno determinato
che la questione venisse superata e hanno dato una valenza diversa
alla seduta di mercoledì scorso che oggi è in prosecuzione.
Il Presidente della Regione ha pronunziato un ampio e articolato
intervento, all'interno del quale ha ripercorso le tappe del
Governo, le cose fatte, le cose non fatte. Ha parlato della
votazione del Documento di programmazione economico-finanziaria
che, come testualmente ha riferito, ha procurato una dissoluzione o
una disarticolazione della maggioranza.
Ebbene, non starò qui ad esprimere valutazioni su quello che il
Governo ha fatto, sulla riforma sanitaria, sui quindici bandi
dell'agricoltura o i sette della cooperazione, di cui ha parlato
lei mercoledì scorso, sul nuovo percorso avviato per quanto
riguarda la programmazione europea con l'utilizzo dei fondi
Jessica' e Jeremy'.
Non starò qui a commentare i punti programmatici, di cui lei ha
parlato mercoledì scorso e che posso assolutamente condividere:
dalla necessità di riforma della formazione professionale, alla
semplificazione burocratica, al potenziamento dei servizi, al
decentramento della Regione, alla necessità, ormai
improcrastinabile, di una riforma degli ATO, della pubblica
Amministrazione, delle società partecipate. Anche perché, come
qualcuno ha detto prima di me, molti di questi argomenti erano
diventati oggetto di un ampio e articolato dibattito all'interno
del centro-destra già prima delle elezioni regionali del 13 aprile
2008, e poi hanno portato alla stesura di un programma con il quale
abbiamo chiesto il sostegno ai siciliani. Ma voglio fare alcune
brevissime considerazioni di carattere politico su quello che è
accaduto in questi ultimi diciotto mesi e, soprattutto, su quello
che è accaduto in questi ultimi sei mesi, laddove, caro Presidente,
è certamente mancata l'armonia, laddove probabilmente le pagine dei
quotidiani e la carta patinata di autorevoli settimanali sono
diventati i terreni privilegiati, talvolta gli unici terreni, su
cui c'è stato un confronto, talvolta uno scontro, all'interno di
questa maggioranza.
Ebbene, credo però che le contraddizioni esistenti, indubbiamente,
all'interno della maggioranza siano emerse ed esplose durante la
fase preliminare alla nascita del secondo Governo Lombardo, laddove
si è avviato un percorso assolutamente anomalo che ha preceduto la
costituzione del nuovo Governo. Un percorso che ha sovvertito le
regole da sempre utilizzate in Sicilia, come in Valle d'Aosta o in
Trentino Alto Adige, laddove sono stati bypassati gli organismi
regionali e nazionali di un partito avviando trattative
individuali.
Ebbene, quelle contraddizioni sono esplose, come lei ha ricordato
giustamente durante la votazione sul DPEF, ma laddove - è bene
sottolinearlo, come ha fatto il capogruppo Leontini - hanno pesato
come un macigno i rilievi della Corte dei Conti su quel Documento
di programmazione economico-finanziaria. Dopo quel voto, comunque,
si è riavviato un percorso e per la prima volta, dopo otto mesi,
una delegazione dell'MPA ha incontrato in più occasioni una
delegazione del PDL e ciò è accaduto, come ho detto prima, dopo
otto mesi.
L'ultimo incontro nel quale ci siamo misurati all'interno della
maggioranza è stato nel febbraio del 2009, quando ci siamo
confrontati sulla riforma sanitaria. Ecco perché credo che ci sia
l'assoluta necessità di ripartire smussando gli angoli e superando
le contraddizioni del passato. Questo lo deve fare soprattutto,
caro Presidente, mi permetto di dirlo senza polemiche, il direttore
d'orchestra nel momento in cui qualche orchestrale stona, va fuori
dal coro. Lo deve fare il direttore d'orchestra perché ha, e deve
avere, maggiore senso di responsabilità rispetto agli altri.
Ecco perché, e mi avvio a concludere, non ho condiviso la sfida
che lei ha voluto lanciare in quest'Aula mercoledì scorso quando
ha, direttamente e indirettamente, invitato 46 parlamentari a
presentare le proprie dimissioni. Ecco perché non ho condiviso
l'appello in quest'Aula rivolto a tutti, in maniera indiscriminata,
anche a coloro i quali meritano certamente rispetto - e mi
riferisco ai colleghi del PD, che certamente non hanno condiviso il
percorso iniziato il 13 aprile del 2008.
Oggi più di ieri vi è l'assoluta necessità di fare chiarezza
all'interno del Governo.
In questi ultimi giorni qualcuno dei mass-media locali e nazionali
ha fatto dei paragoni con il milazzismo. Ebbene, io credo che siamo
in presenza di ipotesi completamente diverse, non soltanto per i 51
anni che ci separano da quel 30 ottobre 1958, quando Milazzo
ottenne i voti del PC e dell'MSI, ma anche perché da allora ad oggi
è cambiata qualcosa. E' cambiata la legge elettorale.
Ieri gli elettori siciliani votavano per un parlamentare e per un
partito, dando di fatto una delega in bianco per immaginare un
percorso governativo. Oggi, invece, gli elettori siciliani votano
anche un Governatore e una coalizione.
Ecco perché ritengo che vi sia l'assoluta necessità di riprendere
quel cammino e che porti stabilità e governabilità alla nostra
Regione, anche perché, onorevole Presidente della Regione, credo
che troppo spesso ci confrontiamo con due realtà diametralmente
diverse: una virtuale, che troppo spesso rappresentiamo all'interno
di quest'Aula, ed una reale, che è al di fuori di quest'Aula, se è
vero, come è vero, che mentre noi ci scontriamo fra lealisti,
sicilianisti e autonomisti, dobbiamo accogliere con grande
dispiacere la fotografia nitida che la Banca d'Italia ha scattato
in riferimento all'economia della nostra Regione per il primo
semestre del 2009, che ha evidenziato come la recessione, iniziata
nel 2008, è continuata in maniera ancora più grave nel corso di
quest'anno.
Caro Presidente, l'industria vive una fase di grande crisi
congiunturale, con le difficoltà oggettive di accedere al credito
da parte del sistema delle imprese.
Ebbene, oggi noi dobbiamo confrontarci - mi avvio alla conclusione
- con un tasso di disoccupazione che è cresciuto per cinque
semestri consecutivi, con le esportazioni crollate del 43 per cento
in Sicilia. Se da questi dati scomputiamo quelli riferiti alle
esportazioni di petrolio, arriviamo ad un 38,5 per cento in meno
rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso contro il 24,2 per
cento della media nazionale, contro il 35 per cento del Sud Italia;
per non parlare poi del turismo, che ha registrato anch'esso una
riduzione del 3,5 per cento degli arrivi e del 2,4 per cento dei
pernottamenti.
Oggi più di ieri, quindi, caro Presidente, vi è l'assoluta
necessità di immaginare un Governo forte e stabile. E io credo,
come fa il 70 per cento dei siciliani - che lei ha giustamente
ricordato nel suo intervento mercoledì scorso -, che immaginare
elezioni anticipate in questa Terra possa rappresentare davvero una
sventura e una iattura. Oggi più di ieri, vi è l'assoluta necessità
di superare le contraddizioni del passato e del presente e di dare
un Governo forte, stabile e duraturo a questa Terra. Lo si deve
alla Sicilia, lo si deve soprattutto ai siciliani.
LO GIUDICE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LO GIUDICE. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, mentre i dati dell'ultimo Rapporto SVIMEZ sul
Mezzogiorno d'Italia, reso noto appena qualche settimana fa, come
diceva il collega Pogliese, confermano uno scenario di forte crisi
e di drammatica perdita di posti di lavoro, avverto come le
istituzioni siciliane non stiano adempiendo pienamente all'etica
della responsabilità che dovrebbe ispirare il lavoro di chi è stato
delegato a governare e a legiferare. Lo dico con l'imbarazzo di
chi, da un'istituzione prestigiosa quale il Parlamento siciliano,
verifica quanto spesso tortuosi e inutilmente estenuanti possano
essere i percorsi che portano dalla elaborazione politica
all'attuazione concreta dei programmi.
Questo accade, purtroppo, quando il confronto politico scade in un
vago tatticismo, quando gli interessi per le sorti politiche
personali si sostituiscono all'azione del buon governo.
Nel secondo trimestre del 2009 la Regione ha perso circa 15.600
posti di lavoro, i disoccupati sono cresciuti del 6 per cento, pari
a 13.500 persone, in valore assoluto a giugno 2009 i senza lavoro
siciliani sono risultati 236.000. Praticamente, sul totale dei
disoccupati meridionali uno su quattro è siciliano.
Sullo sfondo vi è una pubblica amministrazione a cui il Rapporto
SVIMEZ assegna la maglia nera per i tempi di progettazione ed
aggiudicazione delle opere pubbliche. A fronte di una media
nazionale di 900 giorni, la Sicilia riesce ad impiegare ben 1.582
giorni per completare l'iter.
Signor Presidente, cito questi dati perché si possa avere chiara
la distanza tra le emergenze della Sicilia e le pressioni politiche
o meno di cui siamo costretti, nostro malgrado, ad occuparci.
La vicenda dell'assessore Armao, professionista stimabile sul
quale non esprimiamo giudizi personali ma solo politici,
indipendentemente dalle valutazioni di merito, si inserisce
purtroppo in questo contesto di vicende che sono una deviazione
della politica perché coinvolgono e confondono ruoli professionali
ed istituzionali, vicende private con refluenze di carattere
politico, e deve invitare tutti, maggioranza, opposizione e anche
quelle forze politiche che ondeggiano vistosamente dall'una e
dall'altra parte per ragioni che sappiamo non essere politiche e
programmatiche, a ritrovare il senso di responsabilità e a non
trasformare la politica in uno strumento di ritorsione e in una
continua resa dei conti.
Se oggi permane, e anzi si accende sempre più questo clima di
contrapposizione, caro Presidente, la responsabilità è in larga
parte individuabile nella scelta unilaterale di mutare il quadro
politico voluto dagli elettori per ragioni che ci appaiono lontane
dalla politica.
Presidente Lombardo, questa situazione di stallo, di grande
confusione politica, non è certamente ascrivibile al Parlamento,
lei l'ha voluta e ha una grossa responsabilità perché è il
timoniere del Governo, ed è alla sua responsabilità di uomo delle
Istituzioni, prima che di leader politico, che oggi è affidata la
soluzione di questa crisi che lascia irrisolti molti problemi della
Sicilia.
E' da lei che questo Parlamento attende una soluzione che non sia
una scorciatoia inciucista' con chi, finto oppositore, prima le
annuncia disponibilità di dialogo e poi di esserle alternativo. In
altre parole, Presidente Lombardo, non è inseguendo il Partito
Democratico, al quale i siciliani non hanno mai dato alcuna delega
a governare, che lei uscirà da questo pantano politico e
istituzionale.
Io non so se oggi sussistono le condizioni per ripristinare il
quadro politico che gli elettori siciliani hanno sancito con un
voto inequivocabile. So per certo che il mio dovere, il dovere dei
deputati della maggioranza, è quello di improntare ogni scelta
all'etica della responsabilità.
Etica della responsabilità che presuppone sempre - ma nessuno, mi
creda, sembra averne contezza - il perseguimento di interessi
generali e quello del bene delle comunità amministrate, anche
quando questi interessi non si sposano con le strategie politiche
di un partito, di una coalizione o di singoli deputati.
Ho letto in questi giorni sulla stampa di soluzioni bizzarre per
definire una ipotetica nuova maggioranza costruita su una ipotetica
idea di autonomismo. A mio giudizio sarebbe un ulteriore grave
errore, il cui risultato porterebbe ad una più marcata
divaricazione delle già distanti posizioni che si sono manifestate
in quella che era la coalizione premiata dal voto popolare.
Sono convinto, caro Presidente, che le ragioni del dialogo -
nonostante i confronti aspri di questi mesi e nonostante lei,
Presidente, abbia alimentato non poche incomprensibili provocazioni
che hanno compromesso rapporti umani e personali - sono più di
quelle della divisione. Far prevalere le prime non deve essere un
esercizio retorico affidato alle rituali dichiarazioni dei
giornali, ma una disponibilità concreta sulle cose da fare,
ripartendo dal programma presentato agli elettori e che, purtroppo,
rimane in larga parte ancora da attuare.
Su questo impegno che richiama l'etica della responsabilità, mi
auguro che si riapra un confronto leale e coerente nel rispetto del
voto popolare.
Rifacendomi a qualche articolo letto su la Repubblica , si faceva
riferimento a personaggi storici come Catone o Nerone. Io vorrei
andare più indietro, al mondo greco, per ricordare che un signore
di nome Aristotele diceva che la politica è una scienza
architettonica, una scienza che costruisce.
Onorevole Presidente, dobbiamo impegnarci tutti per costruire un
futuro migliore per i nostri figli.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Romano. Ne ha
facoltà.
ROMANO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, mai più di oggi la famosa frase di Tomasi di
Lampedusa, ripresa più di una volta dal nostro contemporaneo
Sciascia, è attuale: Tutto si perdona in Sicilia, tranne che il
fare .
Parto da questa citazione, che non vuol essere una citazione dotta
ma che, in qualche modo, fa ripensare a questi miei primi diciotto
mesi, a questi diciotto mesi di governo in cui nessuno credeva alle
cose che Raffaele Lombardo aveva detto in campagna elettorale.
Credo che dobbiamo riflettere sulle cose che ci siamo detti, la
rivoluzione che volevamo fare, il cambiamento di questa Sicilia,
una Sicilia che per vent'anni ha discusso di riforme, una Sicilia
che per vent'anni ha discusso di cambiare, una Sicilia che non
cambiava.
Nessuno ha creduto, Presidente Lombardo, alle cose che lei diceva
durante la campagna elettorale, e quando siamo entrati in
quest'Aula non tutti ci abbiamo creduto. Chi l'ha seguita, ha
creduto in questa rivoluzione democratica, riformista, pacifista o
pacifica, che avremmo voluto fare tutti insieme invertendo il
trend.
Questo Governo ha vissuto diciotto mesi di una crisi
internazionale, però nessuno ne parla.
Ho sentito sciorinare cifre, dati di Bankitalia, relazione del
Governatore della Banca d'Italia Draghi, relazione SVIMEZ ed altro.
In Sicilia il trend, se paragonato a quello delle altre regioni, o
ancora meglio a quello delle regioni europee, partendo dalla
Catalogna per finire alla Bavaria, cioè le regioni più ricche
d'Europa, è esattamente in linea con la crisi internazionale che ha
tagliato il mondo, aggravata da un'altra considerazione, che il
Presidente Lombardo nella sua relazione della settimana scorsa ha
chiarito: noi abbiamo vissuto questi primi diciotto mesi dovendo
fare un conteggio della situazione dei debiti di questa regione.
E' vero che qualcosa è cambiato, ma chi conosceva il reale debito
dei rifiuti? Chi conosceva il reale debito della sanità? Chi
conosceva il reale debito della Regione, sul quale abbiamo discusso
per settimane e settimane intere nella prima e nella seconda
discussione sulla finanziaria?
Credo, quindi, che, con queste premesse, vada inquadrata la
presentazione del programma ed il ragionamento del Presidente
Lombardo della settimana scorsa. E non è vero che è saltata
l'armonia tra la maggioranza. Non c'è armonia in un'azione di
Governo, c'è l'azione di Governo, che è cosa ben diversa. Ma, se
vogliamo chiamarla armonia, possiamo pure chiamarla in questo modo.
Però, quando c'è una costante contrapposizione tra un'azione di
Governo e chi frena, se c'è un ostruzionismo miope e continuo
all'interno delle Commissioni, se ci sono attacchi personali,
istituzionali, che ledono la persona e l'Istituzione, io credo che
non si può più parlare di armonia.
Si deve parlare di una capacità o di un'incapacità di questo
Parlamento di condividere tra chi vuole guardare avanti e vuole
fare e chi guarda indietro con nostalgia ad un passato che non può
più tornare, perché la società corre più veloce di noi.
Allora, credo ancora che l'impegno di questo Governo sia stato
importante, straordinario; probabilmente qualche cosa si deve
rivedere, nessuno lo nega, lo ha anche detto il Presidente Lombardo
e probabilmente ne siamo tutti convinti.
Ripeto, si deve guardare in meglio, si deve guardare in positivo.
Voglio ricordare ancora che quest'Aula ha una doppia
responsabilità: quella di guardare all'azione del Governo centrale
- ognuno di noi è collegato con il Governo in forma diretta o
indiretta -, un Governo centrale che non ha fatto niente per la
Sicilia, una nuova forma di ascarismo.
Un ascarismo moderno, presidente Lombardo, al quale lei ha provato
a mettere un muro contrapponendo - cito soltanto i fondi FAS - le
battaglie e i viaggi che abbiamo dovuto fare nella capitale per
difendere il nostro diritto. Penso ancora alle disattese politiche
economiche per il Sud. Ogni tanto il Ministro per l'Economia si
ricorda di arrivare in Sicilia con l'elicottero di qualche azienda
privata inventandosi qualcosa: arriva in Sicilia, fa un blitz, dice
due cose, come ad esempio salviamo Giammoro o rinnoviamo Termini
Imerese , il giorno dopo ritorna a Roma - sempre con l'elicottero
privato - e dimentica.
Ricordo, non ultima, la grande violenza che stiamo subendo sui
beni confiscati alla mafia, in merito ai quali nessuno dei nostri
parlamentari nazionali ha detto qualcosa.
Allora, credo che noi dobbiamo guardare avanti, al futuro, con un
po' di preoccupazione ma non con la nostalgia del passato. Una
politica nuova, riformista, post ideologizzata, che guardi al
futuro e al governo di una società che cambia, una società che
cambia non solo sul piano politico e istituzionale, ma che cambia
nelle trasformazioni della società e in un'etica comune che si
muta.
Abbiamo questa responsabilità I siciliani sono poco interessati
alle beghe del Palazzo.
Io credo poco a quanto dice qualcuno dei miei colleghi che viene a
questa tribuna e afferma che la gente ci guarda. La gente ha altri
problemi, la gente non si appassiona più alle nostre liti. Nessuno
è interessato al gioco di potere di una poltrona in più o una
poltrona in meno; crede molto in un'azione di governo diretta, al
rapporto diretto con l'elettorato, al rapporto diretto con
l'eletto.
Allora ritengo che dobbiamo sommare, sommare e non dividere il
Parlamento, sommare - come correttamente ha fatto qualcuno che è
stato contestato in questi giorni - le forze sociali e sindacali.
Non è possibile pensare di fare tutto e governare tutto solo con i
partiti, perché la società è complessa, i partiti sono una parte -
la parola stessa lo dice -, la società civile, le forze sociali, le
forze sindacali, le categorie sono altre parti delle quali questo
Parlamento e questo Governo non possono non tenere conto, e ognuno
di noi non si può ricordare di loro soltanto quando ne cerca il
consenso. Allora, vanno benissimo.
Presidente Lombardo, andiamo avanti. Per quanto mi riguarda
andiamo avanti, per quanto riguarda il Gruppo MPA andiamo avanti,
in una forte azione di governo.
E quando, abilmente devo dire, il capogruppo Leontini la settimana
scorsa ha detto al presidente Lombardo che deve dire a chi si
rivolge, io credo che il presidente Lombardo in quest'Aula l'altro
giorno si è rivolto intanto al Parlamento, intanto ai singoli
deputati e dopo alle parti, ai partiti, e dopo ai siciliani, per
dire che vogliamo andare avanti in questa scelta nuova.
I dieci punti non sono dieci punti superficiali, onorevoli
colleghi, perché dietro questi dieci punti ci sono diciotto mesi di
lavoro, sono titoli Ci dobbiamo capire sul metodo più che sui
punti.
Mi permetto di aggiungere, e concludo, Presidente Lombardo, che ai
dieci punti di cui ho letto oggi sul giornale e di cui abbiamo
parlato in questi giorni ne va aggiunto un altro - mi dispiace non
vedere qui in Aula l'assessore Chinnici -, mi riferisco alle
politiche attive per la famiglia che rappresentano oggi uno
straordinario strumento di crescita sociale; politiche per la
famiglia mirate ad alleviare non solo il disagio ma a fare crescere
la famiglia, intorno alla quale può crescere l'economia
territoriale.
Allora io credo che questo debba essere, assieme alle tante cose
che il presidente Lombardo ha detto la volta scorsa, il nostro
impegno. Con chi? Con tutti quelli che ci vogliono stare, con
tutti, nessuno escluso, ma con tutti quelli che hanno voglia di
guardare al futuro positivamente, sapendo che ci deve essere questa
rivoluzione, che ci deve essere un cambiamento per non tornare a
quella idea per la quale ci si spaventa per le cose da fare,
citando Tomasi di Lampedusa, ma citando il cuore dei siciliani e le
politiche che in questa Sicilia hanno bisogno di una grossa svolta
e di un grosso cambiamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Agostino. Ne ha
facoltà.
D'AGOSTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dibattito
che è iniziato la settimana scorsa, e che oggi continua, rischia di
portarci, a volte con tristezza e anche con un po' di noia, su temi
che appaiono rituali. Un dibattito politico che si riduce e si
avvita, signor Presidente, soltanto attorno alle cosiddette formule
elettorali è un dibattito politico monco, è un dibattito politico
che ben poco produce, perché quando leggiamo sui giornali e quindi
capiamo quali possono essere gli umori e come arrivano le notizie
ai nostri concittadini e leggiamo che si tratta semplicemente di
una lotta, quello che è accaduto in questi mesi in questo
Parlamento, si tratta in fondo di una semplice lotta di potere tra
un presidente della Regione avido di potere e di poltrone e che
vuole sbarazzare il proprio Governo da alleati ritenuti
improvvisamente scomodi e inutili alla causa comune, beh, ci
dobbiamo chiedere, signor Presidente se questa è la lettura che noi
dobbiamo incoraggiare.
Se questa è la verità, rischia di diventare l'unica verità e
rischia anche di confondere le idee a quanti ci osservano, invece,
con grande interesse e cercano di capire quale sarà la portata
effettiva di questo Governo, di questo Presidente della Regione e,
soprattutto, quale sarà il lavoro che questa Assemblea regionale
saprà fare.
Ma chiediamoci, onorevoli colleghi, se è possibile una cosa del
genere. E perché mai un Presidente, eletto col 65 per cento dei
voti e con una maggioranza solidissima in questo Parlamento,
avrebbe dovuto rinunciare ad un comodo governare e, invece,
affaticarsi, giorno dopo giorno, a ricucire con gli alleati, a
concordare le strategie, a rispondere ai comunicati stampa, a
rispondere agli insulti, a tamponare tutto quello che abbiamo visto
accadere in questi giorni?
Abbiamo ascoltato l'UDC, abbiamo ascoltato il PDL, che hanno
addirittura utilizzato toni epici alludendo a sfide all'Aula che
sarebbero state lanciate dal Presidente della Regione, quando
invece nessuno si è accorto che questo dibattito avrebbe dovuto e
deve essere improntato sui programmi e non sui mezzi a cui alludeva
il capogruppo del PDL, onorevole Leontini, la settimana scorsa
Ma perché dovremmo parlare del come arrivare agli obiettivi
programmatici di un Presidente della Regione, che è stato candidato
da una coalizione ed è stato votato dai cittadini, anche se nella
stessa scheda, autonomamente; perché dobbiamo parlare di come ci si
arriva e, invece, non ci si concentra sui programmi non capendo che
sono i programmi a fare la differenza e a qualificare un'azione
parlamentare?
Basta attenersi ai fatti, basta osservare quel che è accaduto con
una doverosa premessa: se Lombardo è il personaggio che inutilmente
si tenta di screditare descrivendolo come un cannibale della
politica che intende fagocitare tutti quanti, un vero e proprio
accaparratore di potere, beh, credete davvero che la strada che
oggi si sceglie sia quella più utile ad una causa di questo tipo?
Veda, signor Presidente, anche se in mezzo a tante traversie, il
merito di questa Assemblea è stato quello di avere trovato il
coraggio, di volta in volta, di capire le priorità, di avere, sì, a
volte, dibattuto aspramente e attraverso un confronto che ha
portato le diverse parti a non trovare facilmente il punto
d'approdo. Ma poi il dialogo, l'intelligenza, l'apertura mentale
hanno sempre prevalso, anche se rinunciare agli steccati, superare
la logica degli schieramenti non sempre è apparso, a molti, la cosa
più giusta - e fin qui siamo nel campo delle opinioni personali -;
a molti, invece, pare che non sia sembrata la cosa più conveniente
perché, quando in un'Aula le scelte e i voti si danno per il bene
comune e non per gli interessi di bottega, beh, non ci sono dubbi,
allora, che lì prevale il coraggio, lì vengono messi da parte gli
interessi personali e, troppo spesso, questo andazzo non è quello
che molti si augurano anche in quest'Aula.
Allora, andiamo ai fatti e cerchiamo di capire perché si è
arrivati oggi a questo dibattito, cosa è accaduto in questo anno e
mezzo.
Noi abbiamo assistito ai primi sei mesi del governo Lombardo e
sono stati sei mesi di fibrillazione, sei mesi di assenze, sei mesi
di depistaggi. La settimana scorsa il presidente del Gruppo
parlamentare del PD diceva che non c'è stato un solo atto condiviso
dalla maggioranza uscita dalle urne. E come si fa a non dire che,
in parte, questa non sia una verità?
Molto spesso tutti noi, chi più chi meno, intenti a consumare i
giochetti della politica per avvantaggiare internamente ed
esternamente i nostri partiti, i nostri gruppi, le nostre
coalizioni, abbiamo perso di mira l'interesse generale.
Quando il Presidente, dopo otto, nove o dieci mesi, ad aprile, ha
tentato di resettare la partita, ha tentato di riaprire e di
ritrovare un equilibrio, innanzitutto di governo, cercando di
imporre con la sua tenacia e con la sua determinazione le linee
programmatiche a cui non sa rinunciare - e per fortuna -, allora è
stato chiesto a tutti gli assessori di dimettersi. Signor
Presidente, alcuni non l'hanno fatto ed erano gli stessi che,
qualche mese prima, qualche volta avevano votato contro in Giunta,
o erano stati assenti, o non si erano fatti trovare, o avevano
messo in atto pratiche ostruzionistiche in quest'Aula, nelle
Commissioni, in tutti i luoghi dove è possibile esercitare
un'azione di interdizione politica.
In quella occasione, giusto perché bisogna ristabilire la verità,
l'UDC si mise fuori da sola dalla Giunta e dal Governo; non fu
certamente il Presidente Lombardo a mettere l'UDC fuori dal
Governo.
Successivamente, lo scorso mese, si è verificato quell'atto
sconsiderato: il voto contrario al DPEF Un fatto inaudito, non
solo per quanto riguarda la prassi politica, ma certamente anche
per quanto riguarda gli equilibri di chi si riconosce in una
maggioranza. Chi non vota il DPEF - e magari in Giunta il documento
era stato votato dagli stessi rappresentanti della stessa parte
politica - si mette da sé fuori dalla maggioranza, a prescindere da
quello che abbiamo ascoltato, anche pochi minuti fa, e che riguarda
i motivi per cui quel DPEF non andava votato. E non sono questi i
modi con cui si può decidere di tenere in vita, da un lato una
maggioranza e, dell'altro lato, magari, manifestare autonomamente
il proprio pensiero.
Il Presidente Lombardo è un presidente della Regione che intende
governare, onorevoli colleghi, ma non come un uomo solo al comando,
non credo che interessi neppure a lui una cosa del genere, ma come
un uomo che è stato delegato. E dico che è stato delegato, non
semplicemente attraverso il voto di quest'Aula, ma è stato delegato
direttamente dal popolo siciliano al comando di una Regione che ha
trovato in enormi difficoltà. E le difficoltà non sono quelle degli
ultimi mesi, le difficoltà di una crisi congiunturale
internazionale che oggi ha pure refluenze nel nostro territorio, ma
sono difficoltà che trovano la loro origine in anni passati e
queste enormi difficoltà - che non sono state disconosciute, ma che
sono state invece portate all'attenzione generale con onestà, con
piglio, con convinzione - hanno significato per tutti, anche per il
Presidente della Regione, anche per il Movimento per l'Autonomia,
un modo per riconoscersi in questi errori e per non perseverare in
questi errori.
Non si può ridurre l'azione politica di un Governo che tenta di
salvare le cose per davvero ad una semplificazione - perché di ciò
si tratta - in riferimento ad una coerenza elettorale tale, per cui
non ci si può discostare dal voto uscito dalle urne come se quello
sia il dogma essenziale al quale fare riferimento.
Qui non si parla di programmi, io non ho sentito dagli amici
dell'UDC, dagli amici del PDL, parlare di programmi, parlare di
quello che si è fatto e di quello che si deve continuare a fare, ma
soltanto di formule politiche, dell'imperativo essenziale che la
formula politica è quella che determina i comportamenti di tutti
quanti e che determina anche l'immagine e la visibilità esterna.
Bene, siamo troppo legati alle apparenze e poco ai contenuti.
Dobbiamo chiederci a quale lealtà il presidente della Regione deve
rifarsi, a quella della coerenza del mandato per cui è stato eletto
e che è contenuta nel suo programma, oppure a quella che, magari a
convenienza, gli viene chiesta in quest'Aula giorno dopo giorno,
perchè magari qualche deputato o qualche gruppo è stato scontentato
in qualche iniziativa o richiesta che ha ritenuto, fino a qualche
tempo fa, legittima e perseguibile?
Il presidente Lombardo non mette nessuno fuori dal Governo, né
tanto meno gli alleati; sono loro, invece, che se ne vanno, si
mettono fuori E francamente, dal nostro punto di vista, per quella
che è la legge della forma, non si capisce il perché.
La verità - e quella c'è ed è dettata dalla legge dei contenuti -
è perché sono uscite in un anno e mezzo, ma erano già uscite pochi
mesi dopo l'elezione di Lombardo a presidente della Regione, due
anime all'interno della stessa coalizione: l'anima di chi voleva
conservare asserendo che le cose vanno bene e che non c'è altro
sistema se non quello del rispetto del voto - ecco il dato formale
-, e l'anima di chi, invece, ritiene che occorre necessariamente
procedere speditamente e con forza ad alcune riforme e
cambiamenti. Lo si deve fare, lo si può fare, lo si deve tentare di
fare con la maggioranza uscita dalle urne Ma se non lo si può
fare, credo che il mandato elettorale, il vero mandato elettorale a
cui noi deputati, a cui soprattutto il Governo deve rispondere, è
quello del programma che è stato votato dai siciliani. In quel
programma - e credo che nessuno oggi possa dire il contrario -
erano già contenute le azioni dirompenti, scomode, certamente non
gradite da molti in quest'Aula e che sono state poi atti
consequenziali già nei primi mesi del Governo Lombardo. E devo
dire, signor Presidente, già dai primi mesi da parte di quest'Aula,
e lo dico nobilmente, con intelligenza e con grande senso anche di
prospettiva.
Allora dobbiamo decidere se siamo in una fase in cui bisogna
uscire dal guscio e uscire anche dall'ipocrisia e decidere
significa, signor Presidente della Regione, scegliere da che parte
stare, e non da una parte politica o dall'altra, ma dalla parte
degli interessi dei siciliani, dalla parte degli interessi del buon
governo, dalla parte degli interessi di una regione che ha bisogno
di cambiare, di cambiare il più in fretta possibile e di non
perdere più le occasioni che nel passato sono state perdute.
Per tali motivi, Presidente della Regione, credo che lei debba
andare avanti su questa strada senza tentennamenti, come ha già
fatto, perché questa è la strada della coerenza, questa è la strada
giusta.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dina. Ne ha facoltà.
DINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che l'UDC ha
consentito, nella seduta precedente e anche oggi, un momento di
chiarezza, un momento di verità. Si stava cercando di mettere in
piedi una fiera dell'ipocrisia, un teatrino dei sotterfugi per far
passare sotto tono la mozione Armao e anche le comunicazioni del
Presidente.
La mozione Armao è un'occasione perduta, una occasione di
chiarezza, di verità, e ritengo che il non affrontarla è stato
come rifugiarsi in artifici regolamentari, il che ha fatto un danno
sia al Governo, sia alla persona, sia a tutto il Parlamento. Un
momento di chiarezza era importante e dobbiamo stigmatizzare ciò.
Devo dire che sono rimasto sorpreso dall'atteggiamento del collega
Cracolici, che ho sempre visto come una persona legata ai princìpi,
coerente, capace di perseguire quegli obiettivi di trasparenza, di
verità di cose dette nella sede parlamentare.
Si è cercato di mettere un bavaglio, un freno, e non capisco
onestamente il perché.
Se vi erano altri tentativi di rendere tutto sereno e non quello
di potere realmente mettere il dito in una situazione complessiva
che va affrontata anche questa sera, io ritengo che se c'erano zone
grigie nell'operato di Armao - e questo non lo sappiamo - lo
avremmo dovuto appurare con un dibattito.
La conseguenza sarebbe stata ben oltre in quel caso, oltre la
richiesta di rimettere le deleghe, avrebbe imposto sicuramente una
scelta etica da parte dell'Assessore di dimettersi o del Presidente
di dimetterlo.
Abbiamo voluto evitare questo, non abbiamo voluto la verità, non
l'abbiamo voluta cercare e noi stigmatizziamo questo comportamento.
C'è sicuramente qualcosa di non chiaro anche nei comportamenti di
chi ha voluto ritirare la mozione.
Andiamo alle comunicazione del Presidente Lombardo.
Senza il nostro ordine del giorno, presentato nella scorsa seduta,
non ci sarebbe stato un dibattito parlamentare vero, non si sarebbe
parlamentarizzata la crisi. Si sarebbero fatte le comunicazioni,
così per perdere tempo e galleggiare per arrivare a fine mese,
alla scadenza fissata di un cambiamento del Governo che discende
dalla legge, che non discende da altro, che non discende dalla
crisi, parola che è vero che il Presidente si guarda bene dal
pronunziare; ha parlato poi di soluzione e di disarticolazione
della maggioranza.
Noi diciamo che l'UDC ha dato all'Aula il grande vantaggio di
parlamentarizzare la crisi che c'è, che è chiara ed è sotto gli
occhi di tutti. Ho ascoltato la relazione del Presidente, una
relazione da spettatore esterno alle vicende, da giornalista di
cronaca quando si limita semplicemente a descrivere le tante
criticità della nostra terra di Sicilia, dove il Governo ha avuto
un ruolo inconcludente, non incidente, non partecipe della gravità
delle situazioni, non attento a quello che si è mosso intorno alla
nostra società; ha badato ad altre cose.
Si è realizzata una paralisi che è sotto gli occhi di tutti e che
noi vogliamo denunciare.
Siamo convinti che l'instabilità non aiuta a risolvere i problemi
della politica siciliana, che poi sono i problemi del territorio, i
problemi delle comunità.
Se non c'è un Governo con una maggioranza, i problemi non vengono
affrontati.
Sono convinto che i problemi sono tutti sul tappeto, sono sotto
gli occhi di tutti: i rifiuti, i fondi comunitari. Sui fondi
comunitari il Presidente dice che saranno rispalmati , ma per
questo bisogna dire grazie a questa trovata della Commissione e
noi ne siamo contenti; non siamo come altri che quando tecnicamente
si potevano riassestare le somme - parlo della programmazione
2000/2006 - gridavano, anzi, forse si lamentavano perché non
potevano indicare un limite del Governo.
Siamo contenti che ci sia questa possibilità, ma diciamolo pure:
il Governo non ha fatto niente in questo senso.
I fondi Jeremy' e Jessica' sono dei trasferimenti alla FEI e
alla BEI, a delle banche quindi, per porre in essere quello che non
c'é. Non c'è un regime di aiuto che è attivo sul territorio. C'è un
momento di stasi e il disimpegno è scongiurato da questa
opportunità tecnica, non già dall'operato di un Governo che è stato
assente su questo piano.
Per quanto riguarda i rifiuti, quando va a vuoto la seconda gara
per i termovalorizzatori e il Governo esterna che vuole cambiare
quantità, numero e qualità dei termovalorizzatori stessi, è chiaro
che si intende scoraggiare che quella gara vada in porto.
Sono convinto che c'è una condivisione, anche con l'onorevole
Cracolici, che dice ad ogni costo, costi quel che costi, le cose
vanno cambiate .
Allora bisognava cambiare a qualsiasi costo, per poi ritrovarci
oggi in questa vicenda dei rifiuti che vediamo nelle strade. Non
sono state preparate le discariche che potevano costituire
un'alternativa. C'è inerzia, c'é indolenza. Il problema non si sa a
chi appartiene: é di tutti, ma il Governo è come se non fosse
attento e principale responsabile anche di questo.
La legge poteva essere affrontata sin da subito, il riordino degli
ATO poteva essere portato avanti con più incisività; vi é una norma
della legge finanziaria 2006 che consentiva al Governo di ridurne
il numero, si poteva procedere in via amministrativa. Ma non è
stato fatto.
Siamo di fronte ad una emergenza annunciata e qualche maligno
pensa che il Presidente Lombardo voglia farsi commissariare da Roma
per poi gestire tutto direttamente da commissario.
Parliamo, poi, dei cosiddetti fiori all'occhiello del Governo: le
grandi riforme.
Anche l'UDC ha partecipato a queste grandi riforme: la sanità, la
riforma della burocrazia.
Abbiamo tanti sottili distinguo, tanti punti di differenza
rispetto alla vicenda che voglio qui sottolineare ed evidenziare.
Per quanto riguarda la sanità, si è fatta una corsa alla legge
volendola contrabbandare come parte integrante del piano di
rientro, quando così non era; una corsa contro il tempo perché
bisognava farla a tutti i costi, costi quel che costi.
Infatti è costato tanto, secondo me, con scelte che sono state
effettuate nella fretta e che presentano già tante incongruenze e
tante incoerenze. Una riforma della sanità dove si sono tentate
anche azioni di killeraggio: penso, ad esempio, a quella sui
convenzionati esterni che stanno pagando il conto di tutti i
privati.
Noi avevamo proposto di riformare la proposta del Governo con un
emendamento accorpando i convenzionati esterni, ma l'emendamento è
stato bocciato con il voto anche del Partito Democratico.
Questo tentativo di criminalizzare i convenzionati esterni, di
farli diventare il male assoluto, la fonte dello spreco, è
veramente una deformazione della realtà; una ideologizzazione che,
nel passato, ha portato il Gruppo del Partito Democratico a
demonizzare quel tipo di attività.
Altra cosa, invece, per quanto riguarda le case di cura private,
che vivono un momento di grande foraggiamento. Non capisco come mai
la prevenzione, che è una linea di intervento pubblico, demandata
al pubblico, sia stata affidata ai privati con il trasferimento di
30 milioni di euro, alle case di cura private per fare prevenzione.
Prima dovranno formarsi, poi dovranno trovare il personale, poi
dovranno fare la prevenzione.
Questi 30 milioni erano stati offerti in campagna elettorale ai
convenzionati esterni, pure per la prevenzione.
La riforma della sanità stenta a decollare.
In un incontro all'ospedale Cervello, si sono ritrovati insieme
tutti i sindacati, a protestare per una gestione della sanità fatta
attraverso editti, l'editto dell'assessore che va nella catena
della cinghia di trasmissione dei direttori generali che, non già
da soggetti autonomi, sono costretti a operare ed eseguire, chiusi
nei loro palazzi senza ascoltare le rappresentanze sindacali, senza
tentare quella concertazione indispensabile con il territorio, con
le forze sociali, con i soggetti professionali delle nostre aziende
sanitarie, mettendo in moto una riforma che vuol essere
semplicemente l'emanazione di qualcuno che guida la macchina senza
guardare quello che c'è intorno.
Le riforme sono importanti e la sanità è stata poi, alla fine, una
riforma condivisa. Ma non possiamo pensare che - perché poi
l'effetto-annuncio che si vuole giocare su questa riforma è che
solo la parola riforma, cambiamento, di per sé è una crescita, è un
fatto positivo - sol perché le ASL da 60 sono diventate
trentasette, questo significa che il sistema abbia funzionato.
Diciamo che la governance del sistema è altra cosa e, quindi,
chiediamo che la riforma venga attuata insieme a tutte le forze
politiche.
Concludo sorvolando sul problema della riforma della burocrazia e
cito soltanto un aspetto importante: si sono ridotti i
dipartimenti, sono a passeggio quei direttori che c'erano.
La sensazione che abbiamo avuto con la riforma della sanità, con
la riforma della burocrazia, è che la fretta era solo per cambiare
i vertici, per determinare una sostituzione manu militari dei
personaggi come se si giocasse con i soldatini di piombo, quindi
per sostituire un soldatino piuttosto che un altro. Poi, alla fine,
il contenimento della spesa non c'è stato; la riforma della
burocrazia - con i vecchi direttori che percepiscono ancora il
trattamento economico - non so se costituisca un danno erariale, se
sia accettabile.
Sono tante le riforme da fare, non è la parola riforma che può
impressionarci. Quel che ci impressiona è sapere che esiste una
crisi di governo. Il Presidente della Regione, da distratto
analista, ha cercato di ricostruire la genesi e le cause della
crisi; l'ha fatto a modo suo partendo dalla fine, quando è in atto
una esplosione.
Il DPEF è il sintomo, non la causa del male; il sintomo è esploso,
ma il male sta a monte.
Noi dell'UDC non ci siamo resi conto del perché siamo rimasti
fuori dal Governo, con una crisi che è maturata senza capire.
Qualcuno me ne chiedeva le ragioni, ma io non sono riuscito a dare
una risposta e allora ho cercato di mettere insieme una serie di
ipotesi. L'origine della crisi: qualcuno mi diceva potrebbe
trattarsi, per quanto riguarda l'UDC, di una sindrome rancorosa del
beneficiato, del presidente Lombardo nei confronti dell'UDC.
Ha ricevuto del bene, ora deve restituire il male Per fortuna non
sono in tanti. Ma a noi non interessa la valutazione
personalistica.
Qualcun altro dice che bisogna leggere Il Principe' di
Machiavelli per capire cosa sta accadendo, in quanto c'è il
tentativo di utilizzare tutti i mezzi per raggiungere un fine. E il
fine, quale potrebbe essere? Me lo diceva un fedelissimo del
Presidente: l'onorevole Cuffaro poteva accontentarsi di guidare la
Regione siciliana, doveva essere soddisfatto, si impegnava in
questa direzione; per il presidente Lombardo c'è un altro disegno,
quello di diventare leader nazionale con il suo Partito, di
costruire un Partito nazionale. E vuole farlo a spese della Sicilia
e dei Siciliani.
Noi non possiamo consentirlo e per questo lo invitiamo a ricercare
una maggioranza stabile, seria, a non cercare inciuci. C'è una
maggioranza che è scaturita dalle urne, Presidente, la ricompatti;
altrimenti le chiediamo uno scatto di dignità e di orgoglio. Non
sfidi il Parlamento con la sfiducia, ma si dimetta e liberi questo
Parlamento, la Sicilia e i siciliani, perché siamo tutti
prigionieri, l'uno dell'altro. Liberi, possibilmente, renderemmo di
più.
Presidente del Vicepresidente FORMICA
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Arena. Ne ha
facoltà.
ARENA. Onorevole Presidente della Regione, signor Presidente
dell'Assemblea, signori assessori, onorevoli colleghi, se non fosse
stato per l'ultimo intervento dell'onorevole Dina, questo
preannunziato tribunale internazionale dei crimini di guerra,
questa Norimberga' che avrebbe dovuto processare e fucilare gli
imputati irrimediabilmente colpevoli, Milone, Beninati, Bufardeci,
per non parlare del grande criminale di guerra, il presidente
Lombardo. Qualcuno lo ha definito, durante questi ultimi mesi della
crisi, paragonandolo ad Alì Hassan al-Majid, detto il chimico,
quello che gasava gli sciiti, ma qualcun altro ha pensato - proprio
riguardo alla questione irachena - che il presidente Lombardo
potesse essere il grande criminale di guerra, Saddam Hussein in
persona. Ecco, senza l'ultimo intervento dell'onorevole Dina,
questo dibattito si presenterebbe un po' tiepido, assomiglierebbe
tanto a quella tipica pastina che il gastroenterologo prescrive al
proprio paziente dopo una visita
Marco Falcone, tanto per citare prendendo spunto da alcuni
interventi che mi hanno preceduto, parla dei siciliani che non
comprendono e parla di presunti ma poco comprensibili interventi
non lineari, o meglio, a macchia di leopardo, che renderebbero
tutti prigionieri.
Ecco, la prigionia è stato un leit motiv che ha contraddistinto
diversi interventi, non ultimo quello del collega Dina. L'onorevole
Gianni addirittura parlava di Mao-tse Tung e di un Lombardo che ha
perso la rotta , mentre Ardizzone citava le cliniche private e il
senatore Pistorio, definendo il Governo un Governo
dell'apparenza .
Onorevoli colleghi, io assieme a voi, prima di ribadire la
necessità di dare forza all'ordine del giorno che in questo momento
reca la firma dei capigruppo Musotto e Adamo, vorrei soffermarmi
proprio sul Governo dell'apparenza , di cui si è tanto parlato in
questi diciotto mesi, molto spesso a sproposito. E vorrei proprio
capire se è apparenza, ad esempio, tentare di contenere con
successo, checché se ne dica, la spesa sanitaria e attuare con
altrettanto successo il piano di rientro. E' perdere la rotta,
ancora, riformare l'apparato burocratico e riformare, per la prima
volta nella storia della Sicilia, gli enti locali con una manovra
di risparmio, sicuramente non eccezionale ma che ha fatto
risparmiare alle casse di questa Regione 50 milioni di euro? Per
caso, significa tradire il popolo siciliano tentare di mettere un
freno alla grande porcheria elevata a sistema che si chiama
formazione professionale, che in questa Terra ha formato poco, ha
distrutto tanto e, soprattutto, ha illuso le coscienze di migliaia
e migliaia di precari, rispetto ai quali per la prima volta,
coscienziosamente, questo Governo si pone degli interrogativi, ad
esempio sul futuro dei precari stessi?
Poi, quando, ad esempio, il sempre puntuale avvocato Ardizzone,
deputato della Commissione Territorio e ambiente', grida allo
scandalo relativamente ai PAI, ma se ne è accorto ora? Dove è stato
in questi anni?
Onorevoli colleghi, in questo momento, piuttosto che addentrarmi
ed inerpicarmi su sentieri scoscesi, che poi sarebbero quelli di
improbabili analisi dietrologiche, vorrei fare con voi alcune
considerazioni che partono dal fatto che il collega che mi ha
preceduto ha parlato di un malessere che sarebbe esploso proprio
come un sintomo nel voto contrario al DPEF.
Io dico che prima di questo voto era già accaduto qualcosa, anche
perchè l'azione di delegittimazione costante, giornaliera,
scientifica, preordinata, mai casuale nel cercare di mettere in
cattiva luce, di fronte ad una Terra che capisce, che comprende,
che sa leggere, caro Falcone, che si è stancata delle beghe di
palazzo, questa volta sì, addirittura qualche piccolo sintomo c'era
stato in precedenza.
In questi giorni si parla tanto della vergognosa questione
Spatuzza, di un uomo che ha confessato 40 omicidi, uno dei quali
sarebbe la liquefazione di un corpo umano non morto, ma vivo, il
ragazzino che fu ucciso. Stiamo parlando di un efferato criminale.
C'è stato qualcuno che, nel tentativo di mettere in discussione
l'innegabile, indubbia e indiscutibile azione di riforma, di
rinnovamento di questo Governo presieduto dal presidente Lombardo,
ha addirittura rispolverato il modello Spatuzza - naturalmente,
spulciando nelle carte, non poteva esserci un elemento di così
grande rilevanza criminale - rispolverando addirittura un pentito
di seconda serie, di serie B, che sarebbe quel catanese, Maurizio
Avola, citato proprio nella sera in cui qualcuno, questo qualcuno,
senza voler assolutamente ricordare cognomi che ho dimenticato, era
componente della maggioranza che sosteneva teoricamente questo
Governo, che avrebbe - il condizionale è d'obbligo - violato e
tradito la volontà dei siciliani.
Addirittura, si chiedeva come mai due magistrati del calibro di
Russo e Chinnici potessero sedere accanto ad un presidente indagato
per concorso esterno in associazione mafiosa, rispolverando
un'antica fandonia secondo la quale il presidente Lombardo, alla
guida di un'inesistente, fantomatica Lancia Thema Ferrari di colore
azzurro, addirittura qualche anno fa avrebbe chiesto voti alla
criminalità organizzata.
Fare ricorso ad invenzioni così assolutamente criminali per
attuare il dileggio sistematico nei confronti di un Governo che
sicuramente ha dato, in maniera concreta, tangibile e visibile, dei
risultati sicuramente importanti, a mio avviso, non solo è
politicamente scorretto ma poi può portare un governo ad attuare
una legittima difesa perché, molto spesso, si è accusato questo
Governo di essere troppo invasivo, invadente, di essere un Governo
che non ha mai concesso spazi al Parlamento.
Quando una Commissione - questa è un'altra cosa che, purtroppo,
non ho sentito in tanti degli interventi che mi hanno preceduto -
come la Commissione Territorio e ambiente', che vede la
partecipazione in quota proporzionale di tutti i gruppi
parlamentari (visto che si parla tanto della questione dei
rifiuti), non vede la scientifica partecipazione di componenti che
sostengono la maggioranza per lasciare il Gruppo parlamentare
dell'MPA e il Gruppo parlamentare del PD nella decisione, così
delicata, della grande questione dei rifiuti di cui si parla, c'è
qualcosa che non va.
O c'è un disegno scientifico, sicuramente negativo, nei confronti
di questa Terra e di questo Governo che tende a delegittimare
quest'ultimo impedendogli di continuare il proprio lavoro, oppure
quel giorno dobbiamo pensare che si trattava di mal di pancia
sistematici, ripetuti e casuali
E ancora si parla dei termovalorizzatori, e ancora si parla del
reato di cambiare una opinione o di pensare o di rivedere in corsa
scelte folli, così come folle fu l'istituzione degli ATO, folle era
perseverare nella scelta che massacrava il territorio e che voleva
i termovalorizzatori che, per funzionare, avrebbero dovuto
raccogliere l'immondizia di mezza Europa per cercare di fare non so
cosa. Probabilmente, e sicuramente, l'operazione dei
termovalorizzatori avrebbe portato, in alcuni casi, ad un aumento
del prezzo dei terreni che ospitavano le strutture, esoso a tal
punto che si arrivava a cifre incredibili. Di questo mai nessuno ha
parlato
Siamo arrivati anche, proprio nei tentativi di legittima difesa di
questo Governo, ad assistere ad azioni come l'invenzione di una
mozione di sfiducia costruttiva che, oltre a non avere nessun
rilievo di carattere costituzionale, ha improvvisamente visto
l'innamoramento di personaggi che da sempre hanno politicamente -
non mi riferisco ai soggetti fisici, agli individui - vilipeso e
mortificato quello straordinario strumento che è lo Statuto
siciliano, addirittura chiuso per anni colpevolmente da quelle
forze politiche che hanno massacrato questa Terra e poi, se oggi
c'è per caso una neonata formazione politica, chiamatela post-
ideologica, chiamatela partito leggero, che si chiama Nuovo Partito
del popolo siciliano - Movimento per le Autonomie, qualcuno pensa
che voglia costruire il proprio futuro sulle spalle dei siciliani e
a spese della Sicilia e dei siciliani.
Non è così. Anche perché, a proposito di Governo nazionale, il
Governo Lombardo ha subìto molto spesso l'isolamento e il
tradimento, questo sì, delle promesse pre-elettorali di un Governo
nazionale che avrebbe dovuto sostenere in maniera diversa questo
Governo regionale e, invece, lo ha lasciato solo. E' proprio di
poche ore fa la dichiarazione del presidente della Regione che,
disarmato, lamenta disattenzione e disparità di trattamento nei
confronti della tragedia di Messina rispetto ad altre tragedie che,
purtroppo, si sono registrate nel nostro Paese.
Il Movimento per le Autonomie non è un partito basco sovversivo,
non è un gruppo extra parlamentare, è un partito rappresentante del
popolo siciliano che ha proposto e che ha un Capo di Governo che,
non facendo assolutamente propaganda, ma cercando di perseguire un
processo virtuoso di riforma e di modernizzazione dell'apparato
burocratico, ad esempio, cerca di intestarsi, e questo è un merito
assolutamente innegabile, quella famosa questione meridionale di
cui si straparla molto spesso.
Oggi l'ottantacinquenne Ciriaco De Mita, Adriana Poli Bortone,
Agazio Loiero, Clemente Mastella, tutti quanti si innamorano di
nuovo di una questione meridionale che mai da nessuno è stata con
tale forza, prepotenza, veemenza e lucidità messa al centro del
dibattito nazionale nel nostro Paese, come invece ha fatto, in
questi mesi, grazie anche alla sua presidenza, il Governo Lombardo
e la compagine che lo ha sostenuto.
Qui non c'è un gioco individuale, c'è un gioco di squadra che
dovrebbe immediatamente riprendere, Presidente della Regione.
Ecco perché l'appello che stasera mi sento di lanciare e che
precede l'auspicata votazione dell'ordine del giorno firmato fino a
questo momento dai due capigruppo, Musotto ed Adamo, è per una
ripresa nell'interesse comune, nell'interesse di quella Sicilia che
non ne può più, nell'interesse di quella Sicilia che è stata
massacrata in questi anni da una battaglia che è una battaglia
contro tutti, contro un Paese assolutamente sbilanciato a
settentrione, un Paese che oggi più che mai demarca questa
frattura, questo ritardo così grave, questa corsa ad handicap di
una parte del Paese stesso, e non mi riferisco solo alla Sicilia ma
al Meridione rispetto al resto d'Italia.
Per concludere, penso che a prescindere da editti, da bolle, da
anatemi, da congiure, a prescindere da tutto quello che è successo
in questi mesi, mi auguro, anche perché sono tanti - ad esempio
solo una battuta: banalizzare la grande operazione Jessica' e
Jeremy' quasi compiacendosi di una programmazione europea che
vedrà, purtroppo, fondi non spesi elevando a sistema un
ragionamento che vedrebbe i fallimenti attuali caricati sulle colpe
e sulle spalle di un Governo che diciannove mesi fa non esisteva -
è assolutamente criminale, è assolutamente illogico, è
assolutamente non rispondente alla volontà del popolo siciliano che
oggi si attende da quest'Aula maturità, responsabilità,
rinnovamento, rettitudine e, soprattutto, il coraggio di cambiare.
Quello stesso coraggio che noi del Movimento per le Autonomie
riscontriamo in questo Governo, che nei primi diciotto mesi
naturalmente non può cambiare con la bacchetta magica il corso
degli eventi e di una storia che è stata nefasta per questa Terra,
ma può porre le basi per un rilancio serio, concreto e,
soprattutto, per la costruzione solida di un futuro per i nostri
figli, per la nostra gente di Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scilla. Ne ha
facoltà.
SCILLA. Signor Presidente, Presidente della Regione, onorevoli
colleghi, penso che stiamo ancora una volta esagerando: un'altra
settimana a discutere su Governo, su maggioranza, su chi entra e
chi esce. A volte mi pongo il dubbio se soltanto a Trapani abbiamo
problemi veri, problemi che riguardano l'economia, la società.
Mentre gli artigiani, gli agricoltori, i pescatori soffrono, noi
qui ragioniamo, discutiamo su quale maggioranza, su quello che è
uscito fuori dalle elezioni, su chi deve sostenere il Governo e
così via. Secondo me, non meritiamo assolutamente la fiducia che ci
è stata data.
Io sto rientrando da Roma, dove ho avuto un incontro con il
sottosegretario alla pesca per una problematica che è fondamentale
per la salvaguardia di questo settore e, anziché avere la
possibilità di contare su un governo forte, un governo che difenda
davvero l'interesse dei siciliani, ancora una volta abbiamo
un'altra seduta d'Aula per discutere non ho capito di che cosa, non
ho capito dove deve arrivare tutta questa scienza della politica.
Nel dibattito dell'altra volta ho ascoltato l'intervento del
presidente Leontini che parlava e diceva, giustamente, che una
maggioranza è uscita dalle urne e che assolutamente bisogna
rispettare la volontà degli elettori. Ma quella maggioranza è stata
eletta per portare avanti un programma ben preciso, un programma
che abbiamo sottoposto agli elettori siciliani e il 65 per cento di
costoro ha dato mandato al presidente Lombardo di governare la
Sicilia.
A questo punto, i partiti che fanno parte di questa maggioranza
devono sì pretendere di fare parte integrante del governo, ma nel
contempo devono sostenere l'azione politica di questo governo.
Non si può accettare un certo atteggiamento che porta, per
esempio, a bloccare provvedimenti importantissimi, non ne voglio
citare per evitare polemiche e perché voglio fare un ragionamento
costruttivo; ma quando pezzi importanti di questa maggioranza
bloccano, di fatto, provvedimenti in una commissione parlamentare
vuol dire che c'è qualche cosa che non funziona.
Allora, dal mio punto di vista, tutti noi dobbiamo fare un passo
indietro perché il presidente Lombardo l'abbiamo proposto noi come
coalizione di centrodestra. Abbiamo quindi il dovere di sostenerlo,
evidentemente con una dialettica politica e, se si deve ridiscutere
qualche cosa, lo si faccia. Ma non possiamo continuare, ancora una
volta, a dare uno spettacolo indegno di una classe politica che non
merita nulla, altrimenti non riusciremo a comprendere quello che
c'è fuori da questo Palazzo.
A mio giudizio, il presidente Lombardo deve andare avanti, deve
andare avanti, e la coalizione che lo ha fatto eleggere deve
assolutamente sostenerlo comprendendo che sono altre le stanze in
cui fare ragionamenti prettamente politici. Non possiamo farli
dentro l'Assemblea regionale, non ce lo possiamo permettere. E'
un'altra occasione che stiamo perdendo, dimenticando quali sono le
reali esigenze della nostra Isola.
In agricoltura, parlo per il territorio di competenza, abbiamo
continue proteste. Noi, e quando dico noi intendo questo
Parlamento, abbiamo votato una finanziaria all'interno della quale
ci sono le possibilità per dare risposte concrete; basterebbe
applicare gli articoli 16, 17 e 18, facendo i decreti attuativi e
potremmo dare delle risposte vere.
Allora io, che sono l'ultimo dei novanta parlamentari, penso che
occorre davvero un momento di riflessione e mettere al centro
dell'interesse della nostra azione politica l'interesse dei
siciliani.
Non si può continuare ancora in questa logica, mi permetto di dire
quasi stupida, chi vi parla non è un fan scatenato del presidente
Lombardo, per quanto mi riguarda noi abbiamo lavorato per candidare
l'onorevole Micciché a presidente della Regione. Questi è stato
chiamato a Roma, si è fatta una scelta politica tutta diversa, da
quel momento in poi abbiamo lavorato e lavoreremo per essere leali
con i siciliani e per sostenere il Governo che tutti noi abbiamo
sponsorizzato.
Mi auguro, pertanto, che questo mio intervento possa avere quella
piccola luce di speranza di far comprendere alla classe politica,
alla classe dirigente siciliana che occorre dare una svolta. Ma la
svolta non passa assolutamente da operazioni strumentali e
demagogiche, la Sicilia ha bisogno di altro. C'è un'Isola che
soffre Ci sono interi comparti economici che rischiano il
fallimento
Mi auguro che questa sia l'ultima seduta nella quale bisogna
trovare chissà quale soluzione politica perché la politica c'è,
esiste una coalizione formata da UDC, PDL e MPA che ha l'onore e
l'onere di governare la Sicilia nell'interesse dei siciliani.
Presidenza del Presidente CASCIO
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.
LUPO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Presidente
della Regione, il Partito Democratico, unitamente al Gruppo
parlamentare, che ne è parte essenziale, e con la partecipazione
della segreteria nazionale del partito, ha analizzato con grande
attenzione le ragioni della crisi politica di questo governo
regionale.
L'episodio che ha scatenato tale crisi è noto a tutti: la
bocciatura del Documento di programmazione economico-finanziaria da
parte di un pezzo della maggioranza.
Tuttavia, la cosa più sorprendente, e che mi interroga anche come
semplice cittadino di questa Regione, è che ad oggi, in realtà, i
siciliani non conoscono le ragioni vere, profonde che hanno
condotto una parte della maggioranza a votare contro il Documento
di programmazione, un documento assolutamente inaccettabile, così
come a ben guardare era assolutamente inaccettabile anche il
documento di programmazione economico finanziaria dell'anno
precedente, che pure tutta la maggioranza ha votato.
Noi riteniamo che le cause della crisi siano molto profonde,
perché in crisi è la stessa alleanza di centrodestra. La paralisi
politico-amministrativa di questi venti mesi di governo è
conseguenza, purtroppo, del continuo galleggiamento di un Governo
che non ha avuto la capacità di affrontare i temi veri, prioritari
della nostra Regione, le vere emergenze che sono sul tappeto, le
difficoltà della gente, degli enti locali, dei Comuni, dei
lavoratori, delle imprese che operano nel nostro territorio. Il
momento di grave difficoltà che la Sicilia sta vivendo è sotto gli
occhi di tutti. Tutto questo non fa che evidenziare i segni del
fallimento della coalizione di centro-destra.
Credo sia assolutamente determinante, al fine di valutare i
comportamenti del Governo regionale e le stesse prospettive che il
Presidente della Regione indica, capire se da parte del Presidente
della Regione c'è il chiaro, netto riconoscimento delle vere cause
politiche che hanno portato al fallimento di questo Governo, di
questa alleanza di Governo, di questa maggioranza.
Indubbiamente, il Presidente della Regione ha avuto il coraggio di
ammettere la dissoluzione della sua maggioranza, parlando di
disarticolazione nel suo intervento in Aula, intervento che merita
la nostra attenzione. Credo, tuttavia, che su ciò debba aggiungere
qualcosa in più, perché questa dissoluzione non è un episodio
sporadico, un qualcosa che si è verificato per caso, bensì
l'epilogo di un processo di logoramento della coalizione di centro-
destra. E vorrei capire se per il Presidente della Regione questa
dissoluzione è un punto di non ritorno e se ritiene davvero
superata la fase storica di un'alleanza del centro-destra che non è
stata in grado di affrontare i temi, i problemi, le crisi, le
difficoltà della nostra Regione.
Penso, altresì, che tutti ci attendiamo di capire, di conseguenza
se, da parte del Governo regionale e del suo Presidente, vi sia una
disponibilità vera ad affrontare con coraggio le riforme necessarie
per cambiare la Sicilia, per aprire una fase nuova di svolta che
sappia dare finalmente a questa Regione un Governo autonomista ed
autenticamente riformista in grado di affrontare davvero le
esigenze della Regione stessa.
Ci sono state, in questi mesi, occasioni in cui il Partito
Democratico non ha fatto mancare il proprio senso di responsabilità
contribuendo in maniera determinante alla realizzazione di
importanti riforme nell'interesse della Sicilia, nell'interesse dei
siciliani, offrendo un positivo apporto all'elaborazione delle
riforme, nelle Commissioni parlamentari e in tutte le sedi
istituzionali, con chiarezza, con franchezza e alla luce del sole.
Abbiamo espresso un voto positivo su leggi importanti che sono
state approvate. Voglio citare, per prima e non per caso, la legge
15 del 2008 - la legge Antimafia - approvata da questo Parlamento,
su cui dirò qualcosa un po' più avanti; la legge di riforma dei
Dipartimenti e degli Assessorati e, anche dopo la prima crisi del
Governo regionale, non abbiamo fatto mancare il nostro impegno ed
il nostro voto a due provvedimenti legislativi rilevanti per
affrontare la crisi economica, sociale e occupazionale, che
attanaglia la Sicilia: la legge sul credito d'imposta e quella di
aiuto alle imprese.
Abbiamo svolto, anzi, in questi due anni, un'azione di opposizione
forte per stimolare il Governo regionale ad accelerare il passo, ad
elaborare provvedimenti che servivano ad affrontare la crisi
economica della nostra Sicilia.
Penso che questo indichi con chiarezza quale sia il nostro modo di
intendere il ruolo di opposizione e come sia giusto farsi carico
delle reali difficoltà della nostra Regione.
Adesso ci aspettiamo comportamenti concludenti rispetto alle
analisi che il Presidente della Regione ha fatto. Non si può
proclamare la dissoluzione della maggioranza e, al contempo, tenere
in carica la Giunta che è figlia di quella maggioranza dissolta.
Delle due l'una: o si tratta di una Giunta pienamente legittimata,
avendo una maggioranza, o è una Giunta che non è più pienamente
legittimata perché la maggioranza si è dissolta.
Anche su questo, questa sera, ci aspettiamo di sentire parole
chiare.
Credo che questo sia davvero un passaggio importante per capire
come si vuole andare avanti e, rispetto all'intervento
programmatico che il Presidente della Regione ha svolto nella
scorsa seduta, credo sia inutile tornare sui punti di condivisione,
perché è senz'altro vero che la Sicilia ha il problema
dell'emergenza rifiuti o ha esigenza di riformare la formazione
professionale, come di altre riforme: su questo siamo tutti
d'accordo.
Vogliamo capire con quale spirito, con quale indirizzo politico il
Governo regionale intende affrontare queste riforme: se intende
affrontarle guardando avanti per andare avanti o se intende
affrontarle guardando indietro per tornare indietro.
Noi possiamo offrire un contributo autenticamente riformista per
migliorare il contenuto di queste riforme anche con coraggio, senza
far mancare il nostro senso di responsabilità ma, chiaramente, non
intendiamo prestarci minimamente alla realizzazione di riforme che,
più che guardare avanti, guardano indietro nell'azione di Governo.
Sono parecchi i punti, signor Presidente, che, invece, non ci
trovano d'accordo rispetto alla sua analisi, anche rispetto ad
alcune lacune della sua analisi che, come lei stesso ha detto, non
era esaustiva, non poteva esserlo; ma noi abbiamo l'esigenza -
penso che i siciliani abbiano anche l'esigenza - di capire qual è
la valutazione del Presidente della Regione rispetto ad alcuni
fatti rilevanti per la vita politica e sociale della nostra
Sicilia.
Ci saremmo aspettati di sentirla esprimere un giudizio più
fortemente negativo nei confronti del Governo nazionale per le
pesanti ricadute dell'azione dello stesso Governo sulla Sicilia e
che stanno provocando danni notevoli per la nostra Regione.
Ci saremmo aspettati che lei facesse una critica oggettiva dello
Sscippo dei fondi per le aree sottoutilizzate da parte del Governo
nazionale, che ha sottratto ingenti risorse all'intero Mezzogiorno
e che ha ritardato in Sicilia l'arrivo dei fondi FAS, non ancora
disponibili per essere investiti per il rilancio infrastrutturale,
produttivo, occupazionale della nostra Regione.
Ci saremmo aspettati una parola più chiara contro le riforme del
Governo nazionale che non hanno aiutato la nostra Regione. Ne cito
una per tutte: la riforma della scuola. In questa Regione, abbiamo
ancora lavoratori, lavoratrici della scuola che fanno lo sciopero
della fame.
Penso che non possiamo fare mancare loro la nostra solidarietà ma
anche l'impegno politico del Governo e del Parlamento tutto perché
possano affrontarsi e risolversi le difficoltà di questi lavoratori
della scuola colpiti da una disgrazia che si chiama riforma
Gelmini .
Credo che il Presidente della Regione abbia il dovere di dire una
parola chiara contro l'ipotesi di vendita all'asta dei beni
confiscati alla mafia. Questo per noi è un punto assolutamente
irrinunciabile per capire se c'è davvero la volontà di voltare
pagina e di andare avanti con uno spirito diverso.
Non si può approvare una legge che consenta la vendita all'asta
dei beni confiscati alla mafia nel momento in cui è più forte la
crisi economica nel nostro Paese ed è noto che sono scarse le
possibilità di liquidità e è noto che stanno rientrando nel nostro
Paese, grazie allo scudo fiscale, risorse ingenti, non sempre di
provenienza nota.
Questo è un rischio davvero troppo grande che non intendiamo
correre.
Stiamo mettendo in campo una mobilitazione a livello nazionale, in
tutte le piazze d'Italia e lo faremo l'11 e il 12 di questo mese in
tutte le piazze della Sicilia, anche con una raccolta di firme, per
opporci a questo tentativo di svendere probabilmente alla mafia i
beni confiscati alla mafia.
Penso che il tema sia strettamente inerente al profilo politico ma
anche etico e morale che il Governo regionale deve dimostrare con
tutta chiarezza.
Anche la legge finanziaria che, in queste ore, si sta discutendo
alla Camera dei Deputati presenta numerosi punti di preoccupazione
vera per la nostra Terra. Non mancano, purtroppo, le scelte di
politica antimeridionale anche in questa legge finanziaria. Non
possiamo fare di tutto per affrontare e risolvere le difficoltà
della Regione siciliana con le risorse disponibili nel bilancio
della Regione e poi continuare a pagare prezzi inaccettabili
all'economia già forte del Nord
Abbiamo una crisi dell'agricoltura che è sotto gli occhi di tutti.
Signor Presidente, non è possibile accettare l'idea che si
utilizzino i Fondi per le aree sottoutilizzate del Mezzogiorno e
della Sicilia per pagare le multe delle quote latte degli
allevatori del Nord, quando non siamo in grado di fronteggiare
l'emergenza dell'agricoltura e non abbiamo risposte adeguate da
dare in termini di risorse agli agricoltori della Sicilia.
Questo è davvero inaccettabile, così come penso che il Governo
regionale abbia il dovere di mettere in campo proposte di politica
economica chiare, di contrasto della crisi economica e sociale che
la Sicilia vive, che colpisce le imprese, che colpisce il mondo del
lavoro, i lavoratori, tutti i settori produttivi della nostra
Regione, dall'industria all'agricoltura, ai servizi,
all'artigianato.
La vicenda dello stabilimento della FIAT di Termini Imerese è
l'emblema della crisi industriale nella nostra Regione, così come
la crisi della Fincantieri, dell'agricoltura ho già detto, dei
servizi, dell'artigianato, delle piccole e medie imprese alle quali
non possiamo fare mancare in questo momento il nostro sostegno.
Questo Governo regionale deve dire qual è l'idea che ha per lo
sviluppo della Sicilia; qual è la strategia di sviluppo che ha in
mente e che vuole realizzare per questa Regione.
Si stanno attivando alcune misure con l'emissione di bandi da
parte degli Assessorati dell'industria, della famiglia e del
turismo per l'utilizzazione dei fondi comunitari.
Bene, in un momento di crisi, è gia qualcosa, ma manca un quadro
chiaro di sviluppo. Non si possono attivare bandi come se fossero
interventi singoli, slegati da un contesto generale. Qual è l'idea,
qual è il modello di sviluppo che il Governo regionale propone per
la Sicilia; questo è importante e, su questo, siamo disponibili a
confrontarci, mettendo al primo punto l'occupazione e la crescita
dell'occupazione.
Va verificato qual è l'impatto sull'occupazione, nel breve
termine, delle risorse europee che si investono e dei fondi per le
aree sottoutilizzate. Non si possono investire risorse in settori
che non rappresentano una vera prospettiva di sviluppo per la
Sicilia e che non promuovono una crescita forte dell'occupazione.
E' su questi temi che va aperto un confronto e vadano sviluppati
gli opportuni approfondimenti di merito. Non ci siamo sottratti a
tale confronto quando è stato necessario farlo.
Un altro punto che penso sia assolutamente necessario che il
Governo regionale affronti è quello del Documento unico di
programmazione.
Oggi il DUP è approdato in Commissione Bilancio, è stato approvato
una decina di giorni fa, con oltre due anni di ritardo, proprio a
dimostrazione di quello che dicevo prima. Fino ad ora, il Governo
della Regione non ha avuto un quadro chiaro ed unitario di utilizzo
delle risorse extraregionali per realizzare un progetto vero di
sviluppo e di crescita per la nostra Regione.
Il DUP, dunque, il Documento unico di programmazione, è concepito
come un importante strumento per lo sviluppo della Sicilia o è solo
uno dei tanti documenti approvati, in ritardo, sol perché qualche
legge ci impone di approvarlo?
Su questo, in Commissione Bilancio, si vuole un confronto vero? Si
vuole dedicare una seduta d'Aula ai temi dello sviluppo della
Sicilia per affrontare, nello specifico, le ragioni della crisi, le
aspettative di sviluppo e di riscatto sociale della nostra Terra?
Siamo disponibili a farlo. Vogliamo capire se anche lei, signor
Presidente, è disponibile a farlo.
C'è un mondo che stiamo trascurando e che non possiamo più
trascurare.
Il Partito Democratico, sabato scorso, ha tenuto un incontro con
gli amministratori locali della Sicilia. Il mondo degli enti locali
vive difficoltà enormi per carenze di trasferimenti regionali ma
anche per la mancanza di criteri chiari nella determinazione dei
trasferimenti.
Un Comune ha bisogno di certezza di entrate; deve sapere per tempo
su quali risorse può contare per programmare il proprio bilancio.
Ritengo sia giusto che il Governo della Regione valuti di
agganciare i trasferimenti ai Comuni e agli Enti locali, in base ad
una percentuale fissa rispetto alle
entrate della Regione. Non è ammissibile, ogni anno, dover
intavolare una negoziazione estenuante tra gli enti locali e la
Regione per avere qualche milione di euro in più o in meno.
Signor Presidente, lei è anche il leader del Movimento per
l'Autonomia e parla spesso di federalismo. Il federalismo non è una
sorta di neocentralismo regionale, deve essere la valorizzazione di
tutte le istituzioni locali, ma temo che, a partire dalle
istituzioni di livello inferiore, si stia interpretando un
federalismo che, viceversa, mortifica l'autonomia degli enti locali
e guarda ad una riedizione di neocentralismo regionale,
assolutamente fuori dal tempo e fuori dalla storia.
I Comuni vivono difficoltà per quanto riguarda l'acqua, i rifiuti,
il patto di stabilità; purtroppo, il costo del personale degli ex
LSU stabilizzati, quest'anno, non sarà più in deroga al Patto di
stabilità.
E' un fatto drammatico e chiedo a questo Governo di intervenire,
di esercitare pressione politica perché si possa, con la
finanziaria nazionale, porre in deroga al patto di stabilità il
costo del personale degli ex LSU stabilizzati, sia per l'anno 2009
sia per l'anno 2010; diversamente, rischiamo davvero il dissesto
degli enti locali.
Penso che andrebbe fatto qualche passo in più per valorizzare
l'autonomia degli enti locali.
Perché non costituire la Consulta delle autonomie locali?
Perché non rafforzare i poteri della Conferenza Regioni-Autonomie
locali?
Penso siano punti importanti e strategici per una attuazione vera
del federalismo.
Vanno introdotti automatismi per l'attuazione di principi di
trasparenza e di legalità anche nello svolgimento dell'attività
dell'amministrazione regionale.
Lei ha parlato della riorganizzazione delle società partecipate e
della loro riduzione. A questo può corrispondere anche il
miglioramento dei servizi che la Regione siciliana offre.
Anche noi ci siamo molto meravigliati riscontrando, nel Documento
di programmazione economico-finanziaria, l'ipotesi di costituzione
di nuove società.
Non ci pare che sia questo il giusto modo di procedere e voglio
anche ricordarle che, dal suo insediamento, parla di
riorganizzazione delle società partecipate e, ogni volta che ne
parla, sembra di
essere punto e a capo.
Chiedo - credo sia necessario - di fare chiarezza su questo
aspetto.
Approfitto della presenza dell'assessore Venturi; mi dispiace di
non essere stato presente in Commissione Bilancio e me ne scuso.
Abbiamo anche letto di ipotesi di vendita delle quote azionarie
delle società partecipate.
Pregiudizialmente non ho nulla in contrario, ma vorremmo capire
bene di cosa si tratta. Se non c'è un vero piano di
riorganizzazione delle società, è difficile capire con quali
criteri si possa procedere alla dismissione delle quote azionarie,
e di quali società, per evitare almeno che si vendano le società
migliori, lasciando in mano pubblica le società che producono un
deficit a carico del bilancio della Regione.
Penso siano tutti argomenti ai quali abbiamo dedicato poca
attenzione nel dibattito parlamentare, forse anche perché si
utilizza male lo strumento delle interrogazioni e delle
interpellanze parlamentari, oltre che delle mozioni.
Mi permetto di richiamare, a tal proposito, l'attenzione del
Presidente dell'Assemblea. Quando si fa presenta una interrogazione
parlamentare, lo si fa perché c'é un motivo vero, un motivo serio.
E un'interrogazione parlamentare deve essere affrontata in
quest'Aula anche con tempestività.
Aspetto ancora risposte ad interrogazioni parlamentari presentate
un anno e mezzo fa. Non è possibile; non è accettabile.
Capisco che questo, spesso, accada per inerzia del Governo, ma
credo che il Parlamento siciliano debba anche fare valere, fino in
fondo, le proprie prerogative. Per questo motivo, faccio appello
anche all'autorevolezza del Presidente dell'Assemblea.
Onorevole Presidente, lei ha citato il tema dell'energia. Su
alcune cose siamo d'accordo. Riteniamo che il Piano energetico
regionale vada rivisto e approfondito. Ci aspettiamo, da parte sua,
un no chiaro all'ipotesi del nucleare; ci aspettiamo che lei lo
dica nella sede istituzionale che è l'Assemblea regionale
siciliana.
Penso ci sia un'assoluta sottovalutazione di quelle che sono le
emergenze sociali della nostra Sicilia, della disoccupazione. Le
voglio lanciare subito una proposta: fare subito il credito
d'imposta per l'occupazione in Sicilia, migliorando le possibilità
che già ci offrono le leggi nazionali.
Si è fatto un credito d'imposta per gli investimenti; si faccia
anche un credito d'imposta per la nuova occupazione in Sicilia.
Abbiamo, inoltre, proposto alcune idee all'interno della
Commissione Bilancio. Ci aspettiamo che il Governo voglia
raccoglierle. C'è una crescente diffusione della povertà; c'è una
crescita del disagio sociale. Servono politiche vere per la
disabilità, per l'immigrazione, per gli anziani, per la famiglia.
Mi dispiace constatare, dalla manovra di assestamento, che ci sono
pesanti tagli al capitolo del sociale che colpiscono proprio i
settori più deboli della nostra Regione.
Penso sia necessaria una verifica della riforma della sanità.
Bene la riduzione dell'IRAP, bene la riduzione dell'IRPEF.
L'avevamo chiesta anche noi nella scorsa finanziaria. Credo vada
bene anche la riduzione dei ticket tanto odiati dai siciliani.
Maggiore attenzione va dedicata al tema all'ambiente, non solo per
il rischio del dissesto idrogeologico ma anche con l'idea di
valorizzare una forestazione produttiva, utilizzando bene le
risorse umane di cui disponiamo.
Vedremo se lei avrà il coraggio di dichiarare definitivamente
esaurita e chiusa questa fase politica, questa alleanza di Governo
che ha portato al galleggiamento di questo Governo, che pure è
riuscito ad affrontare alcune emergenze, a realizzare alcune
importanti riforme.
Penso che adesso serva un cambio di passo dinanzi alle difficoltà
che la nostra Sicilia vive.
Attendiamo di vedere qual è il livello di coerenza delle sue
dichiarazioni rispetto alla dissolta maggioranza con i fatti
politici che ne devono conseguire in termini di revoca degli
assessori, figli di quella dissolta maggioranza.
Lei ha il dovere, su questo, di essere chiaro e noi valuteremo con
molta attenzione.
Valuteremo, dalla sua replica, la sua volontà di dare vita ad una
nuova fase politica in grado di assicurare un cambiamento vero, di
realizzare quelle riforme di cui la Sicilia ha bisogno per
affrontare le emergenze e per promuovere la crescita e la
modernizzazione della nostra Regione utilizzando con grande
chiarezza e con grande trasparenza il confronto parlamentare.
(Applausi)
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io che per natura
sono portato a prendere posizioni nette, chiare, mi trovo in questo
dibattito a discernere, tra gli interventi che ci sono stati, tra
coloro i quali tendono a dare certezza alla Sicilia di avere la
possibilità di uscire dall'empasse, di andare avanti e di
incamminarsi in quella via di sviluppo che, spesso e da molte
parti, le viene negata, mentre in altri interventi, invece, si
coglie il tentativo chiaro, palese, evidente di fare rimanere
questa Regione ancora prigioniera di veti incrociati, di fare
rimanere questa Regione orfana dei supporti necessari per far
sentire la voce della Sicilia a livello nazionale, per renderla
ancora succube dei capricci di qualcuno e, comunque, in una
condizione di minoranza, di insufficiente forza per far valere le
proprie posizioni.
Ho colto, nell'intervento del presidente Lombardo della settimana
scorsa, i tanti aspetti positivi che vi erano da cogliere. Non vi è
dubbio che viviamo, da un anno e mezzo, in una condizione per la
quale certamente c'è, all'interno del Governo e all'interno del
Parlamento stesso, una situazione che non è chiara, che non è
definita e, comunque, non c'è stata una compattezza tale da dare
l'autorevolezza e la forza necessarie ad una maggioranza e ad un
Governo da consentire a quest'ultimo di affermare con forza le
proprie ragioni. Da questo punto di vista, quindi, è un fatto che
abbiamo tutti colto, che è sotto gli occhi di tutti e tutti
l'abbiamo notato.
Quando il Presidente Lombardo afferma: io non metto in
discussione i partiti e le forze politiche che mi hanno eletto,
però se c'è una maggioranza, questa maggioranza si deve fare avanti
e deve appoggiare con lealtà il Governo ; c'è una condizione
doppia: da un lato, il riconoscimento ovvio dell'appartenenza a
quel popolo di centro-destra che, con una grande maggioranza e con
messe di voti, lo ha eletto e, dall'altro, la giusta pretesa da
parte del presidente della Regione di avere un leale, sincero,
forte, convinto appoggio dalla sua maggioranza.
Questa è una grande verità ed è, secondo me, un grande punto di
partenza che, appunto, debba prevedere l'esame di coscienza da
parte del presidente Lombardo e di quella maggioranza, ma debba
prevedere anche un grande esame di coscienza da parte tutta la
maggioranza che è stata eletta per governare. Partendo da questo,
onorevole Presidente, io ho letto l'ordine del giorno presentato
dal Gruppo MPA e dal Gruppo Sicilia ed è chiaro che in esso sono
contenuti dei periodi che, dichiaratamente, in maniera visibile, in
maniera palese, tendono a forzare la mano a lei, Presidente,
tendono a porre un muro, un impedimento, a che la maggioranza
eletta dai siciliani e, comunque, la maggioranza di coloro che
vogliono lealmente e sinceramente dare un contributo alla
governabilità di questa Regione, venga impedita, ma venga impedita
con un artifizio.
Allora, ci si chiede perché e nell'interesse di chi; non
certamente nel suo, onorevole Presidente.
Lei ha, infatti, l'interesse a governare e a governare bene.
Non tutti, forse, all'interno dello schieramento, hanno interesse
che lei governi beni. Se lei governa bene, infatti, il merito di
avere governato bene è di Raffaele Lombardo; se lei non è messo
nella condizione di governare bene, il demerito non sarà di una
parte, ma sarà di Raffaele Lombardo e forse qualcuno vuole proprio
questo.
Qualcuno vuole che questo Governo, che questa esperienza di
governo continui ad essere precaria, continui ad essere in una
condizione di non certezza.
Non è il suo interesse, Presidente. Il suo interesse è quello,
invece, di avere le forze migliori della maggioranza che è stata
eletta, che collaborino lealmente con lei; lei ha tutto l'interesse
di pretendere la lealtà, ma ha l'interesse di avere non una
maggioranza di chi ci sta, non una maggioranza d'Aula che porrà un
ricatto dopo l'altro.
In passato, abbiamo assistito ad una serie di esperimenti che si
sono conclusi tutti prematuramente, e forse qualcuno vuole che
anche questa esperienza si concluda prematuramente. In Italia,
diversi sono stati i tentativi di sparigliare il giocattolo , di
tentare fughe in avanti. Ma le fughe in avanti, onorevole
Presidente - se vuole posso farle l'elenco dal 1970 ad oggi, a
livello nazionale -, non hanno mai avuto vita lunga e, soprattutto,
non hanno mai avuto il consenso della gente e si sono sempre
confrontate con risultati clamorosamente fallimentari.
Noi non abbiamo bisogno di questo, la Sicilia non ha bisogno di
questo.
Non vorrei che, invece, qualcuno avesse in mente di avere
un'interlocuzione forte con il Presidente privo di una maggioranza
forte per controbilanciare. Questo certamente non ci dà un grande
avvenire davanti.
Io mi auguro, presidente Lombardo, che lei raccolga l'invito che
proviene non da una persona autorevole del PDL, ma da un soggetto
qualunque del PDL: non si faccia irretire in prese di posizione
estremiste che certamente non le appartengono, che certamente non
penso siano da lei volute e che certamente non sono nell'interesse
suo, in quanto rappresentante di tutti i siciliani, né della nostra
Regione perché poi dobbiamo andare a Roma - e per Roma intendo il
governo nazionale - a sollecitare univocamente il Governo nazionale
a mantenere gli impegni. E noi sappiamo che gran parte, tante e
potenti forze all'interno del Governo nazionale, non sono amiche
della Sicilia, e non perché odiano la Sicilia ma perché la coperta
è corta e a sciarra è pa cutra , Presidente.
Quindi, se deve essere riaffermato il buon diritto della nostra
Regione ad avere i fondi che le spettano, quei fondi verranno meno
ad altre Regioni e non parrebbe vero a chi è amico di altre
posizioni e di altre regioni di poter continuare ad avere il
beneficio di una maggioranza di centro-destra spaccata, le cui due
parti dicono l'una il contrario dell'altra, e in presenza di una
situazione di questo tipo, certamente, continuerà ad avere tutta la
forza per spostare risorse da noi ad altre parti del Paese.
Onorevole Presidente Lombardo, noi siamo lealmente disposti ad
appoggiare una battaglia vera, convinta, a stanare coloro che
grazie a questa scusa hanno impedito alla Sicilia di avere ciò che
le spetta.
Non mi è chiara neanche un'altra cosa, onorevole Presidente:
perché, nonostante la decurtazione dei fondi FAS che abbiamo
subìto, come lei ben sa, rispetto agli anni passati, e nonostante
la tanto strombazzata delibera che assegnava alla Sicilia tali
fondi, quei fondi non sono ancora arrivati?
Non voglio fare cattivi pensieri, però non è accettabile che si
continui in una guerra di posizione finalizzata più che altro a
regolare conti interni. Noi dobbiamo regolare i conti della Sicilia
e la Sicilia non può aspettare né può rimanere appesa agli umori
dell'Aula.
Io confido molto in lei, che è una persona di cui tutto si può
dire, tranne che non sia intelligente; penso che lei abbia la
capacità e in sé la possibilità di fare la sintesi giusta per
evitare appunto di continuare a galleggiare, così come abbiamo
fatto.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati
i seguenti ordini del giorno:
- numero 201 «Non approvazione delle comunicazioni del Presidente
della Regione rese nella seduta n. 124 del 2 dicembre 2009
sull'attuale situazione politica», degli onorevoli Maira, Dina,
Gianni, Cordaro, Ardizzone, Cascio Salvatore, Ragusa e Lo Giudice;
- numero 202 «Prosecuzione dell'azione di modernizzazione e di
riforma intrapresa dal Governo della Regione», degli onorevoli
Adamo, Musotto e Bonomo;
- numero 203 «Revoca dell'attuale Giunta di Governo ed avvio di
una nuova fase politica», degli onorevoli Cracolici, Ammatuna,
Apprendi, Barbagallo, De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di
Guardo, Donegani, Faraone, Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gucciardi,
Laccoto, Lupo, Marinello, Mattarella, Marziano, Oddo, Panarello,
Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano;
- numero 204 Ricomposizione del quadro di alleanze politiche
scaturite dalla volontà del corpo elettorale , degli onorevoli
Leontini, Corona, Bosco, Limoli e Torregrossa. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il Presidente della Regione nella relazione resa nella seduta
d'Assemblea n. 124 del 2 dicembre 2009 ha finalmente
parlamentarizzato la crisi ed ha omesso di spiegare per quale
ragione l'Assessore Armao abbia dovuto rimettere le deleghe - cosi
come le ha rimesse - e al contempo per quale ragione lo stesso
Assessore, essendo delegato e non avendo più alcuna delega,
mantenga la carica di componente del Governo, incidendo e sui costi
dell'Amministrazione e sulle scelte della Giunta regionale di cui
continua a far parte;
il Presidente della Regione ha elencato le attività del Governo
nei diversi ambiti dell'Amministrazione senza riscontrare nella
realtà alcun risultato positivo; e per altro di alcune di tali
questioni non è dato conoscere atti del Governo tesi alla loro
risoluzione;
il Presidente della Regione ha infine evocato una piattaforma
programmatica che dovrebbe essere affrontata da una maggioranza che
superi quella attuale (MPA e PDL) già dissolta per sua stessa
ammissione, senza specificare con quali forze politiche intenda
perseguire tali nuovi obiettivi e, quindi, se intenda ripristinare
la maggioranza politica che lo ha eletto Presidente della Regione,
NON APPROVA
la relazione e le comunicazioni del Presidente della Regione».
(201)
«L'Assemblea regionale siciliana
preso atto dell'intervento del Presidente della Regione nella
seduta d'Aula dell'Assemblea regionale siciliana del 2 dicembre
2009, nel corso del quale ha dichiarato dissolta la maggioranza
parlamentare - che formalmente sosteneva la Giunta di Governo
varata nel maggio 2009 - a seguito della scelta unilaterale di
quella parte del Popolo della Libertà, rappresentata dal Gruppo
parlamentare del PDL all'Assemblea regionale, di votare contro il
documento di programmazione economico-finanziaria (DPEF),
nonostante i propri rappresentanti nell'Esecutivo avessero
precedentemente approvato, in sede di riunione di Giunta, il
medesimo provvedimento. Il voto contrario ad un documento politico
fondamentale, che definisce le linee di programmazione economica
per il prossimo triennio, costituisce l'atto finale di un'azione
politica caratterizzata da un permanente conflitto con le
iniziative avviate dal Presidente della Regione e dal suo Governo.
Siffatto atteggiamento si è costantemente manifestato attraverso
una strisciante contrapposizione alle più importanti riforme varate
dal Governo; ha visto utilizzare spesso meccanismi ostruzionistici
in Assemblea, l'assenza premeditata e ripetuta nelle Commissioni di
merito per impedire l'approdo in Aula di atti estremamente
rilevanti, e tutto ciò accompagnato da una continua aggressione non
solo verbale nei confronti del Governo, a cominciare dal Presidente
della Regione, aggressione giunta fino alla denigrazione personale
di vari esponenti di questa parte politica. Il Governo ha potuto
contare, anche nel recente passato, sull'atteggiamento responsabile
della parte maggioritaria della Assemblea regionale che, facendo
prevalere la volontà riformatrice sulle logiche di schieramento, ha
consentito l'approvazione di importanti leggi di sistema;
rilevato che tale condizione si è potuta realizzare soprattutto
per l'affermarsi, nel sistema politico siciliano, di forze di
impronta autonomistica, come il Movimento per le autonomie ed il
PDL Sicilia, che hanno inteso privilegiare in modo esclusivo gli
interessi del territorio siciliano attraverso una piena attuazione
delle previsioni statutarie. Tale azione politica è ancor più
indispensabile oggi, considerato il contesto politico ed economico
nazionale sempre più sbilanciato verso gli interessi del Nord del
Paese e spesso poco attento alle esigenze della Regione, che
registra in questo momento il rischio concreto dell'abbandono di un
importante insediamento produttivo da parte del più grande gruppo
industriale nazionale; l'ingiustificato ritardo nella concreta
erogazione dei fondi FAS di competenza regionale, essenziali per
una politica di sviluppo ancor più necessaria in un contesto di
drammatica crisi; e, per ultimo, la beffa, anche alla luce dei
principi federalisti, della sottrazione - al territorio regionale e
alla sua economia sana - dei beni e dei fondi sequestrati alla
mafia, che vengono destinati a coprire buchi di bilancio dei
Ministeri;
constatata la volontà dichiarata dal Presidente della Regione,
nella solennità dell'Aula parlamentare siciliana, di proseguire
l'esperienza di governo attraverso l'ulteriore rafforzamento
dell'azione riformatrice e di modernizzazione della Regione, che
deve vedere l'Amministrazione protagonista dello sviluppo socio-
economico, attraverso una rigorosa politica di bilancio che elimini
sprechi ed inefficienze, che promuova la semplificazione dei
processi amministrativi, che ponga fine a ritardi e compromissioni
e che incentivi un'azione di sviluppo nella legalità che consenta
finalmente di liberare le energie della nostra Isola. In tal senso,
le priorità programmatiche, illustrate dal Presidente della Regione
nella seduta del 2 dicembre sopra citata, sono pienamente condivise
e ad esse va assicurato il massimo sostegno politico e
parlamentare. Mentre è connesso ai principi della comune
responsabilità istituzionale l'obbligo di approvare in tempi
rapidissimi i provvedimenti finanziari necessitati che assicurino
l'ordinata vita della Regione e la risposta ad alcune emergenze
sociali ed occupazionali, appartiene all'autonoma determinazione
dei partiti e dei parlamentari la scelta di sostenere un Governo
regionale che, in evidente discontinuità con le prassi consolidate
del passato, intende procedere lungo la strada di un profondo
cambiamento della condizione civile, economica e sociale della
Sicilia, affidando la propria prospettiva politica esclusivamente
alla capacità di realizzare questo programma,
impegna il Governo della Regione
a proseguire senza indugio nell'azione intrapresa di
modernizzazione e di riforma della Regione, attraverso la puntuale
realizzazione dei punti programmatici elencati dal Presidente della
Regione, auspicando il consenso parlamentare più solido e
qualificato». (202)
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la crisi dell'alleanza di centrodestra che ha sostenuto il
Presidente della Regione, onorevole Raffaele Lombardo, ha ormai
raggiunto l'epilogo e che continuare a nascondere questo dato è
causa della paralisi politico-amministrativa che investe il Governo
della Regione;
in Sicilia dopo 20 mesi sono evidenti i segni del fallimento della
coalizione di centrodestra e che la Regione non può continuare a
galleggiare nel pantano di una politica che non è in grado di dare
soluzioni ai gravi problemi della nostra Isola;
la dichiarazione di definitivo fallimento della maggioranza di
centrodestra, da parte del Presidente della Regione, è condizione
essenziale per verificare la possibilità di aprire una nuova fase
politica di riforme su punti essenziali che vengono vissuti con
particolare drammaticità dai siciliani;
ritenuto che:
l'Assemblea regionale è pronta a fare la sua parte per realizzare
le riforme necessarie a cambiare la Sicilia, a farla uscire dalle
sabbie mobili e aprire una nuova fase di svolta che sappia darle
finalmente un governo autenticamente riformista;
la stessa Assemblea cercherà con ogni mezzo di contrastare la
sopravvivenza dell'attuale situazione di stallo politico, che è
causa di danni per la Sicilia;
considerato che il Presidente della Regione ha dichiarato che il
voto contrario del PDL sul Documento di programmazione economico-
finanziaria (DPEF) è stato solo l'ultimo atto della
disarticolazione e della dissoluzione della maggioranza di Governo;
valutato che:
il mantenimento dell'attuale Giunta è politicamente in contrasto
con la dichiarata dissoluzione della maggioranza di cui era
espressione;
pur riconoscendo politicamente rilevante la dichiarazione di
dissoluzione della maggioranza pronunciata dal Presidente della
Regione e quindi la conseguente parlamentarizzazione della crisi
sono comunque insufficienti i punti assunti a base programmatica
per il rilancio dell'azione di governo per le riforme e alcune
delle soluzioni indicate per le gravi emergenze della Sicilia;
valutata, in particolare, la necessità:
1) di esprimere un giudizio fortemente negativo nei confronti
delle scelte politiche antimeridionaliste del Governo nazionale a
partire dalla sottrazione dei Fondi Aree Sottoutilizzate (FAS);
2) di proposte di politiche economiche di contrasto alla crisi
economica e sociale che investe le imprese e il lavoro in tutti i
settori produttivi dall'industria all'agricoltura, dai servizi
all'artigianato;
3) di sostenere e valorizzare la funzione centrale degli enti
locali per attuare un vero federalismo e un effettivo decentramento
di competenze;
4) di introdurre automatismi per l'attuazione di principi di
trasparenza e legalità nello svolgimento delle attività
dell'Amministrazione regionale;
5) di riorganizzare e ridurre le società partecipate in base a
princìpi di economicità ed efficienza;
6) di politiche per la soluzione delle principali emergenze
sociali, dalla disoccupazione crescente alla diffusione della
povertà e del disagio,
impegna il Presidente della Regione
a dichiarare esaurita la fallimentare esperienza di Governo della
Regione con le forze politiche che hanno portato alla paralisi
politico-amministrativa e al blocco delle riforme;
a revocare gli assessori della Giunta attualmente in carica, in
considerazione della suddetta dichiarata dissoluzione della
maggioranza parlamentare di cui erano espressione;
a dare vita ad una nuova fase politica in grado di assicurare un
cambiamento nell'azione di governo che assicuri totale
discontinuità rispetto agli esiti negativi prodotti e alle pratiche
utilizzate dai governi che dal 2001 si sono susseguiti in Sicilia,
avviando le riforme in grado di affrontare le emergenze, di
promuovere la crescita e la modernizzazione della Sicilia
attraverso il confronto parlamentare;
ad intervenire nei confronti del Governo nazionale per esprimere
la propria contrarietà alla vendita dei beni confiscati alla
mafia». (203)
«L'Assemblea regionale siciliana
udito l'intervento del Presidente della Regione nella seduta del 2
dicembre 2009;
preso atto che nelle dichiarazioni del Presidente della Regione,
onorevole Lombardo, si definiva dissolta la maggioranza politico-
parlamentare varata a maggio del 2009;
contestato che tale dissoluzione sia stata causata dalla scelta
del PDL di votare in Assemblea contro il Documento di
programmazione economico-finanziaria (DPEF);
precisato che la maggioranza voluta dagli elettori è stata
smembrata già a maggio dall'iniziativa del Presidente Lombardo di
escludere l'UDC dalla coalizione e di procedere ad una composizione
del Governo a suo piacimento, senza tenere conto delle oggettive
condizioni dei partiti e dei gruppi parlamentari al loro interno;
ribadito che il voto sul DPEF ha tratto origine dal rifiuto del
Governo di migliorare tale importante strumento di programmazione
economica, definito lacunoso e non aderente alla realtà persino
dalla Corte dei conti nella propria relazione;
condivise le necessità di procedere nell'attuazione di un
programma finalizzato a superare le tante emergenze siciliane ed a
migliorare e potenziare le condizioni socio-economiche del
territorio siciliano,
impegna il Presidente della Regione
ad evitare derive trasformistiche (accordi organici con il Partito
Democratico o appoggi esterni) che rappresentino un tradimento
della volontà degli elettori;
a ricomporre un quadro di alleanze che, rimanendo ancorato alle
posizioni di chi ha eletto l'onorevole Lombardo Presidente,
condivida la necessità di andare avanti con determinazione nella
realizzazione del programma comune sottoposto agli elettori e da
loro sostenuto con il consenso». (204).
Avverto che, a norma del Regolamento interno, gli ordini del
giorno saranno esaminati e votati secondo l'ordine di presentazione
e che l'approvazione di uno di essi preclude la discussione e la
votazione degli altri.
E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha facoltà.
MAIRA. Onorevole Presidente della Regione, la prima parte di
questo mio intervento è naturalmente rivolta a lei perché è diretta
conseguenza delle dichiarazioni da lei rese in quest'Aula la
settimana scorsa.
Tengo a precisarle fin dall'inizio che l'ordine del giorno
presentato dal Gruppo dell'UDC non è strumentale, tanto per
presentarlo o tanto per provocare un dibattito - è benvenuto il
dibattito -, è un ordine del giorno che nasce dalla piena
convinzione di alcune considerazioni che portano, in questo
momento, l'UDC a non ritenere accoglibili le dichiarazioni da lei
fatte per conto del Governo.
Ora vedrò brevemente di esporle. Abbiamo detto e ridetto - ma non
soltanto noi - che l'elezione diretta del Presidente della Regione,
espressione di una coalizione tra partiti, non può non avere
conseguenze. Alcune, per esempio, sono ovvie. La prima è di natura
politica e di programma: può - ce lo chiediamo in molti e riteniamo
di avere anche la risposta - un Presidente della Regione, eletto
con una coalizione, in corso d'opera, senza reali e dichiarati
motivi, cambiare maggioranza e cercarsene un'altra?
Credo che la correttezza politica lo impedisca - lo abbiamo detto
e ridetto più di una volta - ma oserei dire che c'è anche un
aspetto etico e giuridico, coniugando i due concetti. Mi riferisco
a quella giurisprudenza dei Tribunali Amministrativi, e anche della
Corte Costituzionale, secondo la quale il Presidente di una Regione
direttamente eletto ha il dovere di dimettersi ove si dimostri
irraggiungibile l'attuazione del programma che lo ha votato come
presidente di una coalizione.
Io credo che questo sia già avvenuto per espressa dichiarazione
del presidente Lombardo in quest'Aula, non soltanto sui giornali o
nelle dichiarazioni fuori dal Parlamento, ma soprattutto per le
dichiarazioni che ha fatto in quest'Aula la settimana scorsa.
Questo ci porta a ritenere che c'è un aspetto giuridico che
invitiamo il Presidente della Regione ad approfondire perché è
troppo stretto il legame tra il quadro elettorale che lo ha eletto
presidente della Regione con il coagulo di forze che lo hanno
voluto e votato.
Potrei uscirmene con una battuta, ma il momento non è da battuta
e, comunque, se le cose che ho detto finora sono vere, invito il
presidente Lombardo a restituirmi il voto che gli ho dato, non solo
il mio ma anche quello di altri, dovrebbe fare una restituzione
complessiva. Per evitare questo c'è un altro sistema, ritornare ad
una coalizione omogenea con lo sforzo di tutti.
In ogni caso, Presidente Lombardo e Presidente Cascio, l'ordine
del giorno presentato dall'UDC ha un merito innegabile, quello di
avere provocato la discussione in Aula e, quindi, di avere
parlamentarizzato la crisi, cosa che in democrazia è sempre un
bene.
Le dichiarazioni del presidente Lombardo non le condividiamo,
anche perché stridono con i risultati del Governo. Potrei farle
l'elenco, ma l'hanno già fatto i colleghi che mi hanno preceduto e
quindi mi limito solo a rispolverare qualche esempio, non parlando
dell'assessore Armao, che ritengo, politicamente, per questo
Governo, possa essere considerato un defunto. E' come se non ci
fosse, un assessore che fa pareggiare il Governo Lombardo alla
Giunta del sindaco Sgarbi, anche lui con degli assessori al
nulla .
In questo momento l'assessore Armao è un assessore al nulla ,
perché non ha deleghe. Mi auguro che Armao si renda conto che
questa soluzione, individuata intelligentemente dal presidente
Lombardo, è una forma di onore delle armi, non so per quali meriti,
e che comunque stia fermo sino al 31 dicembre senza prendere
iniziative. Abbiamo un assessore senza deleghe, che non esercita
alcuna funzione, anche se questo dovrebbe comportare una serie di
problemi di natura erariale che non mi interessano, perché stasera
parliamo di politica.
Sanità: senza andare ad aprire un capitolo complicato, quale
quello della sanità, voglio soltanto evidenziare che la riforma
sanitaria, alla fine voluta da tutta l'Aula, l'assessore Russo
riesce a modificarla a forza di decreti. Questo non è
democraticamente e normativamente possibile.
C'è il problema FIAT. Io non vorrei essere frainteso
dall'assessore Venturi, ecco dov'è la meraviglia e l'amarezza, ma
mi sarei aspettato che un Governo che ha come assessore
all'industria un importante esponente di Confindustria Sicilia,
avrebbe provocato l'interessamento dei vertici di Confindustria, a
partire dal suo presidente, Emma Marcegaglia, a difesa dello
stabilimento di Termini Imerese. Invece, c'è il silenzio assoluto.
Forse Confindustria non è così autonoma e potente da mettersi
contro la FIAT, però questo dimostra il fallimento dell'idea di
mettere un rappresentante di Confindustria in Giunta, senza nulla
rimproverare personalmente all'assessore Venturi.
I dieci punti, qualcuno li ha definiti stasera i dieci
comandamenti , i nuovi dieci punti del nuovo programma riformista
del Presidente Lombardo.
Sentivo esprimere poco fa dall'onorevole Lupo ed anche
dall'onorevole Cracolici nei loro discorsi parole di apprezzamento
per questa svolta riformista.
Ebbene, mi sono preso la briga - ma avrebbero dovuto farlo tutti -
di andare a leggere il programma elettorale del presidente
Lombardo, e questi dieci punti erano già inseriti nel programma che
lo ha eletto presidente della Regione. E chiedo al Partito
Democratico: siete così contenti di essere pronti a votare un
programma che è stato il programma del centro-destra che ha eletto
Raffaele Lombardo presidente della Regione? E dove è la novità?
Allora dobbiamo ritornare alla constatazione che ci sono altri
argomenti, di mero potere, di mera presenza politica, e non di
idealità nella nuova posizione che assume il PD. I festeggiamenti
che hanno seguito l'intervento del collega Lupo possono essere
inopportuni alla luce di questa constatazione, che è la realtà dei
fatti.
L'appello ai parlamentari: Presidente Lombardo, politicamente cosa
è questo appello personale ai parlamentari? Ha cercato di dare una
giustificazione a questo appello, ma non si è prima preoccupato di
verificare fino in fondo se ci sono le condizioni per riattivare un
Governo forte, dalle presenze bulgare, come sono uscite dalle urne,
e che apprezzi e condivida nuovamente il suo programma.
Lo ha portato in Aula chiedendo l'appoggio dei deputati di buona
volontà.
Io non credo che questo sia un itinerario politico corretto. Dà
l'impressione dell'apertura di una trattativa al ribasso della
politica, dove c'è la ricerca del consenso singolo, deputato per
deputato, pezzi di partito per pezzi di partito, dove l'interesse
generale viene messo da parte, una forma di atomizzazione della
politica in questa Assemblea regionale.
Io credo che questo conservi la sua politica - e glielo dico con
affetto, per le cose che dirò dopo -, la sua politica di rompere
partiti, gruppi e sottogruppi, di rompere anche i sindacati che
hanno voci diverse sulla partecipazione al suo terzo governo. E,
quindi, questo modo di procedere che rompe anche la società non
giova a lei, non giova alla politica e non giova alla Sicilia
soprattutto, per un aspetto che è, secondo me, estremamente grave,
ed è direttamente collegato alle dichiarazioni verbali che tutti,
in questa Aula e fuori dall'Aula, facciamo sul nostro impegno di
volere bloccare le attività della mafia, le attività della
criminalità.
Se questa politica, tutta, si illude che gli arresti dei latitanti
avvenuti negli ultimi mesi, negli ultimi giorni e nelle ultime ore,
abbiano risolto i problemi della Sicilia, così ragionando commette
un errore gravissimo perché proprio questa situazione non soltanto
crea, come ha sostenuto il Questore di Palermo, un rischio di
balcanizzazione delle attività della mafia, ma crea le condizioni,
ancor più gravi, di un ritorno in Sicilia di quei mafiosi
cosiddetti scappati degli anni '90 pronti a ritornare in Sicilia
con una tale liquidità, con una tale potenza finanziaria da
inondare la Sicilia, e la città di Palermo soprattutto.
Per arginare questo rischio occorre che la politica e le
Istituzioni siano forti, siano unite e non spezzettate in tanti
partiti e partitini perché questo significherebbe, oggettivamente,
aiutare la mafia ed è un rischio gravissimo che la politica
siciliana e questa Assemblea corrono, e tu in prima persona,
Raffaele. Allora ti dico, da amico: Fermati Raffaele, fermati
Raffaele, fermati Raffaele, non assumerti responsabilità che poi la
storia ti rimprovererà .
Presidente della Regione, faccia di tutto per ricomporre una
maggioranza che sia conducente, seria ed omogenea e guardi che
questo finale di intervento non è con il cappello in mano perché
l'UDC vuole, a qualunque costo, entrare nel Governo. Sa, in cuor
suo, che non è così.
Soltanto se si verificassero certe condizioni l'UDC rientrerebbe
in Giunta.
Lei ponga le sue condizioni, noi porremo le nostre. Ciò non toglie
che il confronto deve essere serrato e deve riprendere, anche per
arrivare alla conclusione della più assoluta inconciliabilità dei
caratteri politici. Ma, se questo avverrà, non cerchi soluzioni
alternative, disomogenee, non metta a rischio di spezzare e di
atomizzare la politica in questa Regione siciliana che porta quei
rischi che ho detto prima.
Se ha la capacità, trovi delle maggioranze vere, maggioranze tra
partiti; poi vedremo se ci sono le condizioni politiche o
giuridiche per farla tornare indietro. Ma, in ogni caso, facciamo
tutti discorsi sul piano della concretezza, della serietà e del
rispetto della volontà degli elettori.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musotto. Ne ha
facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, ho seguito con interesse questo dibattito
approfondito, intenso, e anche di alto livello politico e, dobbiamo
dire che, il merito di questo dibattito è solo ed esclusivamente
del Presidente Lombardo, che ha avuto coraggio - una parola che è
riecheggiata spesso in quest'Aula bisogna avere coraggio - e
credo che più coraggio del Presidente Lombardo non l'abbia avuto
nessuno.
Una volta eletto, aveva due strade da percorrere: continuare una
gestione del potere tranquilla, calma, con questa maggioranza
bulgara all'interno dell'Assemblea regionale siciliana, con le
sue luci e le sue ombre, se avesse voluto realmente gestire il
potere; oppure dare una svolta, dare un colpo di coda , cambiare,
innovare, dare delle leggi di sistema alla nostra Regione siciliana
che tanto bisogna aveva.
Ed è venuto qui con molta umiltà, riconoscendo errori che può
avere compiuto, errori di percorso, di comportamenti umani, per
presentarsi di fronte all'Assemblea con un progetto politico di
altissimo valore. Ha elaborato, ha prospettato quelli che sono i
punti necessari perché questa terra di Sicilia finalmente decolli,
perchè finalmente si diano risposte concrete e precise ai
siciliani, ma soprattutto perché vuole rispettare il patto di
fiducia con gli elettori.
Qui si è parlato, si è enfatizzato tantissimo del valore delle
coalizioni, si è detto più volte che se la coalizione si era
dissolta il Presidente doveva dimettersi, perchè non rispettava il
patto con gli elettori, perché era prigioniero dei consensi avuti.
Si è detto pure di riavere indietro i voti che gli erano stati
dati.
Devo dire a chi ha fatto questi discorsi, proprio a voi dell'UDC
che, a poche centinaia di metri da questo Palazzo, a Palazzo delle
Aquile, avviene una cosa completamente diversa: c'è un Sindaco che
è stato eletto con una coalizione - anch'io ho dato il voto a quel
Sindaco, e non me l'ha mai restituito, né ho chiesto la
restituzione di questo voto - che gestisce una giunta monocolore
con l'UDC e ieri, in un'intervista rilasciata al Giornale di
Sicilia , ha parlato di un Consiglio comunale dissennato.
Non era mai successo che il presidente di una Giunta consiliare si
rivolgesse in questi termini ai testimoni, agli eletti dal popolo,
ai rappresentanti all'interno del consiglio comunale.
Non ha avuto approvata una manovra finanziaria di altissima
importanza, ma nessuno gli ha mai detto di dimettersi, per cui
ritiene di fare, ha ritenuto e continua a ritenere di gestire la
nostra città di Palermo che certamente, è sotto gli occhi di tutti,
non è amministrata nel migliore dei modi.
Là non si parla di coerenza, là non si parla di una coalizione
dissolta, che ormai non esiste più, di un Sindaco che ormai è in
minoranza; nessuno si ribella. Ci ribelliamo qui, nel momento in
cui il presidente della Regione viene in quest'Aula, parlando con
gli eletti dal popolo, con gli eletti dal popolo siciliano, a dire
che la maggioranza si è dissolta perché in effetti il progetto, il
programma che ha stipulato e che ha l'obbligo di portare avanti con
gli elettori, non si può realizzare perché ci sono all'interno
della maggioranza dei partiti che hanno remato contro.
Ci sono stati dei fatti eclatanti, c'è stato un voto contrario al
DPEF, ed è inutile sottolineare ancora l'importanza che un
documento di programmazione economico-finanziaria ha all'interno
della Regione, è inutile ancora sottolineare le modalità delle
assenze verificatesi nelle Commissioni parlamentari che hanno
rallentato, hanno fermato iter legislativi di altissima importanza
in Commissione Bilancio, in Commissione Territorio e ambiente, in
tutte le Commissioni. E, quindi, la necessità, il coraggio di dire
le cose come stanno e, soprattutto, il coraggio di chiedere a
quest'Aula di volere rispettare il patto, il progetto su cui ha
avuto il consenso del popolo siciliano.
Quindi, quale maggiore coerenza, quale maggiore coraggio di un
presidente della Regione che viene di fronte agli eletti del popolo
per confrontarsi in maniera dialettica, in maniera leale e in
maniera democratica per volere continuare a costruire questo
percorso di cambiamento della Regione siciliana.
E' inutile sottolineare ancora l'importanza, l'intuizione su
questi dieci punti programmatici che ha il Presidente Lombardo e su
cui ha convenuto e conviene tutta l'Assemblea regionale.
Ma, per realizzarli ci vuole un'opera incisiva, ci vuole realmente
coraggio, perché ci troviamo di fronte ad una realtà che non è
certamente una realtà ottimale: c'è un contesto sociale, economico
che ha bisogno indubbiamente di azioni di grande rigore morale, di
grande coraggio e soprattutto di percorsi che invertano un certo
andazzo che c'è stato all'interno della Regione siciliana.
E, quindi, perché meravigliarsi di tutto questo: la politica è
movimento, la politica è sensibilità, la politica è essere
testimone del contesto in cui si vive, si opera, la politica è
conoscenza dei problemi, la politica è anche capacità di dare
risposte concrete. Ma per dare risposte concrete non è certamente
il presidente Lombardo quello che si è voluto descrivere come un
uomo solo al comando, ma deve necessariamente avere una squadra in
giunta che abbia questa capacità di lavoro, di incisione di
cambiamento, di innovazione su delle leggi di sistema.
Vorrei ricordare, per tutte, la legge che riforma profondamente la
struttura burocratica della Regione siciliana che ha avuto il
consenso dell'Assemblea regionale siciliana ma che si deve
realizzare, deve essere lo strumento fondamentale, necessario,
immancabile perché le cose cambino e possano andare avanti. La
politica economica, la politica di programmazione, e quando si
parla di politica di programmazione si deve tenere conto che questo
Governo ha ereditato un programma operativo, il POR, elaborato nel
2007 quando non era al governo della Regione, che deve essere
necessariamente cambiato nel medio periodo e che deve dare una
impostazione di politica economica e programmatica per un nuovo
modello di sviluppo che questa terra di Sicilia deve avere.
E, quindi, mi pare assolutamente un'operazione di grande coraggio;
altro che invitarlo a dimettersi. Ma perché doverlo invitare a
dimettersi, perché non vuole ancora essere succube, essere
incatenato in una logica di coalizione che non sempre lo può
portare a realizzare le cose concrete che lo stesso presidente, lo
stesso Governo Lombardo vuole?
Oggi, abbiamo assistito ad un momento di politica alta perché si
possano aprire nuovi scenari e nuove collaborazioni, si possa
aprire una dialettica diversa, di confronto, e nella dialettica c'è
sempre la sintesi, e il presidente Lombardo ha questa capacità di
sintesi.
Si dice spesso che ha la capacità di dividere, di spaccare. Ma non
è la capacità di dividere, di spaccare, ma di far pensare, di fare
riflettere anche all'interno dei partiti, sulle necessità della
Sicilia su una base che è quella dell'autonomia, del volere
valorizzare questo strumento straordinario di carattere
costituzionale che abbiamo, lo Statuto siciliano, che ci permette
di poter incidere, di poter essere presenti all'interno della
politica nazionale, di potere pure contrapporci a quelle che sono,
molte volte, le direttive del Governo nazionale che dimentica, che
mette in seconda linea la Sicilia privilegiando altri poteri forti
del Centro-Nord.
Questa voce, anche critica, all'interno della politica nazionale
ha avuto la capacità di raccogliere intorno a sé anche altri
amici, altri colleghi, come quelli del Gruppo Sicilia e tanti altri
colleghi del PDL che sentono profondamente il richiamo alle
necessità siciliane, al voler intervenire, a volere, soprattutto,
istituire e controbattere una certa assenza del Governo nazionale.
Quindi, nessuna meraviglia; il nostro ordine del giorno si pone in
tal senso e si pone sotto questa richiesta fatta a tutta
l'Assemblea Regionale con un'analisi critica per quello che è
successo, anche evidenziando degli arresti, dei momenti di fermo
che ci sono stati nella conduzione quotidiana dell'Esecutivo,
dovuti a contrapposizioni politiche, molte volte personali, che
hanno indubbiamente rallentato quella capacità e quella volontà di
innovazione di riforme all'interno della Regione siciliana.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che questo dibattito
- e noi siamo certi che nella replica il presidente Lombardo
risponderà puntualmente a tutte le domande e a tutte le richieste
che gli sono state poste - serve soltanto perché abbiamo tutti la
necessità di andare avanti e di metterci finalmente in carreggiata,
a regime, per poter dare le risposte ai dieci punti programmatici
che, poi, a ricaduta, sono il corollario di piccoli problemi
quotidiani che hanno al centro del dibattito il problema dello
sviluppo, dell'occupazione, del cambiamento di questa regione.
Onorevole Presidente della Regione, deve sapere che sono, come
carriera, il più anziano all'interno di questa Assemblea regionale
siciliana. Ero qui nella IX legislatura ed oggi non c'è in Aula
nessuno dei deputati che sono stati miei colleghi di quella
legislatura.
Ricordo un afoso mattino del maggio del 1986, quando uscii da
Palazzo dei Normanni insieme all'onorevole Campione, allora
capogruppo della Democrazia cristiana; avevamo votato la legge 9
del 1986, che istituiva le nove province. Per me, allora, era una
cosa lontana, ma poi costituì un momento importante del mio impegno
politico nelle tre elezioni che ho avuto all'interno della
Provincia di Palermo. Allora io e l'onorevole Campione dicemmo che
non sapevamo se un giorno saremmo tornati in questo Palazzo, ma
indubbiamente avevamo vissuto; anche nel 1986 ci fu un momento in
cui la Regione siciliana iniziava a vivere, fu un momento di grande
cambiamento, di grande innovazione e di grande positività per tutta
la Sicilia.
Ritengo che anche stasera porremo le basi del progetto del Governo
Lombardo, su Raffaele Lombardo e la sua Giunta, per dare alla
Sicilia e ai siciliani delle risposte concrete e, soprattutto, per
dare un nuovo volto e nuove speranze alle nuove generazioni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Presidente della Regione.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, ringrazio gli onorevoli deputati per gli spunti, gli
inviti, i richiami, le valutazioni ma anche le proposte che hanno
caratterizzato i loro interventi che mi consentono, piuttosto che
di replicare, di fare un po' il punto della situazione.
Penso che capiti a tutti, io mi sono trovato, senza sapere a che
cosa andavo incontro, ad accettare la candidatura alla Presidenza
della Regione, ignaro, se non per sentito dire, di quanti problemi
mi sarei trovato dinanzi, di quanto lavoro sarebbe servito, da
parte mia, da parte di tutti voi, da parte degli assessori, per
fronteggiarli o per tentare di fronteggiarli e di risolverli.
Non è eccessivo riconoscere che le vostre valutazioni, il
richiamo, ad esempio, al programma e alla coerenza delle cose che
ho detto, una decina o forse di più, a costituire un programma
operativo essenziale per l'avvenire, la coerenza con quanto
contenuto nel programma elettorale.
Non so se qualcuno ha voluto trovare la coincidenza tra questi e
quei punti. Devo dirvi con molta franchezza che non ho
assolutamente fatto una verifica.
Non ho, dopo avere pensato a questi dieci punti o ad altri,
cercato la corrispondenza con il programma elettorale. Così come
non troverò e non cercherò neppure la corrispondenza tra quanto
potrò impegnarmi a fare, se ce ne saranno le condizioni; se non ci
saranno e non se ne avrà da parte mia la titolarità, vi posso
assicurare che non è una sfida perché non ho sfidato questa
Assemblea, ho detto l'altra volta che voglio tutt'altro che
sfidarla. Ho detto tutta un'altra cosa: c'è una legittimazione
elettorale per l'Assemblea e c'è una legittimazione elettorale per
il Presidente.
L'Assemblea rispetto al Presidente ha un potere che può
esercitare. Il Presidente ha il dovere di rivolgersi all'Assemblea
per portare avanti il suo programma e non ho bisogno di cercare
delle corrispondenze, perché questi punti programmatici essenziali
- non so se nello specifico o nel dettaglio cosa ci può essere al
settimo punto del tema energia, a proposito di qualche fatto
secondario -, questo programma lo conosco bene perché ci credo e,
piuttosto che andare a cercare la corrispondenza, per me basta
cercare la corrispondenza con quello in cui credo io, per cui non
corro rischi di trovarmi incoerente con quello che ho dichiarato
cinque anni fa fuori da questa Aula, venti mesi fa, oggi o domani.
Il problema non è la coerenza con il programma, la corrispondenza
tra quello che oggi riassumiamo o sintetizziamo e quello che stava
scritto ieri, e forse avantieri, e forse ancor prima, visto che
siamo bravi Per carità, possiamo dedicarci a questo
approfondimento per vedere in che cosa il programma di venti mesi
fa era diverso da quello di due anni e venti mesi, sette anni e
venti mesi, dodici anni e venti mesi, diciassette anni e venti
mesi. Forse, devo dirvi, troveremo, quanto meno, molte
corrispondenze tra questi programmi.
Il problema è un altro. Il punto è un altro, e lo diremo più
avanti.
Certo, appena ci siamo insediati con quella giunta che era il
frutto di una coalizione complessiva che aveva affrontato le
elezioni, devo dirvi con molta franchezza, tutti noi, io per primo,
per la responsabilità che ho di nominare gli assessori, di
attribuire le deleghe, di guidare la giunta, di imprimere una
direzione all'azione del Governo, riconoscerete che avrei potuto
continuare, sedermi, collaborare con gli assessori, forse lavorare
qualche ora al giorno in meno, forse creare meno dissapori qua
dentro, ma soprattutto permettetemi fuori di qua dentro.
Abbiamo preferito non ignorare e non nascondere i drammatici
problemi che la Regione e la Sicilia vivevano, non da un anno o
sette anni, che si erano accumulati ed aggravati negli anni, tanto
che si può ritenere da molti - ma se ci rassegnassimo sarebbe la
fine, perderemmo la voglia di combattere, di batterci -, è
difficile che uno, due uomini, un Governo, due Governi che durano
cinque anni, quindici anni, venti, possano bastare per venirne a
capo.
Devo dirvi che avremmo potuto ignorare questa condizione
problematica. Sapete perché?
Perché quelli di questa legislatura, per come è scritto almeno
sulla carta, 2008-2013, è questa la durata fisiologica, sono cinque
anni nel corso dei quali, comunque, tra Fondi strutturali, Fondi
per le aree sottoutilizzate, insomma la barca si riusciva comunque
a tenerla in mare.
Si spostavano un poco di problemi finanziari dal bilancio ai fondi
strutturali, un poco di interventi si finanziavano con quelli -
come talvolta si pensa, non inappropriatamente, che debba accadere
- e si andava avanti. I problemi si sarebbero presentati
irrisolvibili, credo, per chi sarebbe venuto dopo.
Se avessimo voluto ragionare ed operare in termini di puro
egoismo, avremmo potuto dire chi vivrà vedrà', poi se la vedranno
nel 2013 i nostri successori. Avremmo avuto un Governo che, state
certi, sarebbe rimasto in campo per cinque anni ininterrottamente e
avremmo governato sicuramente con molti privilegi e con molte
comodità.
La crisi finanziaria e organizzativa: la nostra coscienza - che
non starà scritta sui programmi ma che credo sia per noi una
sentinella importante nel guidare la nostra azione - ci ha detto
che, francamente, anche a costo di tante incomprensioni e di tanti
conflitti, noi avevamo il dovere, devo dirvi, di affrontarli questi
problemi, di risolverne forse qualcuno, di ritrovare la via della
soluzione e della speranza per questa nostra Terra che amiamo, come
tutti noi amiamo, compresa la gente soprattutto, le persone, a
cominciare dai nostri figli che non sono solo quelli che mettiamo
al mondo, sono tutti gli altri, i nostri fratelli, nella
consapevolezza che essa meritava molto di più.
Ecco perché ci ha preoccupato.
Un bilancio - ma lo sapevate anche voi, non è che lo abbiamo
scoperto noi - ingessato da una spesa corrente che ovviamente ha
assorbito, ha divorato tutti gli investimenti, non sto parlando di
fondi extraregionali, che forse quaranta anni fa erano destinati
allo sviluppo, e allo sviluppo che produceva lavoro. E una macchina
organizzativa caratterizzata, come ben sappiamo, da un numero di
dipendenti altissimo assunti, a qualunque titolo, presso qualunque
amministrazione, che direttamente o indirettamente grava su un
bilancio della Regione destinato alla bancarotta.
Piuttosto che mettere il cerotto su questo stato di cose, ci
siamo assunti la responsabilità di cercare di correggere la
condizione che ci trovavamo dinanzi. Che poi, a questo stato di
cose della Regione corrispondesse una condizione economico-sociale
altrettanto grave della Sicilia, più o meno, era naturale, era
ovvio: altissimi livelli di povertà che non sono cresciuti tanto,
sono già abbastanza alti in Sicilia; reddito pro-capite che, se non
è l'ultimo in Italia, da anni, sarà il terzultimo, il quartultimo o
il penultimo; livelli occupazionali sempre ai minimi, per quanto
riguarda la graduatoria che vede elencate, con la Sicilia, le altre
regioni d'Italia che stanno in ben altre posizioni di questa
graduatoria.
Vedete, abbiamo pensato di intaccare i nodi strutturali di questo
sistema - questo è il nostro progetto, questa è la nostra idea,
questa è la nostra strategia -, di intaccarli seriamente, si tratta
di un'azione politica e amministrativa che non porta consensi,
stiamo attenti, che porta molto spesso impopolarità; ma va fatto
perché è giusto che fra dieci, venti, cinquant'anni, se si
intraprende una strada, finalmente diversa, questa Regione, che
secondo me è la più ricca e meravigliosa d'Europa, torni ad essere
ai primi posti, e non soltanto in quelle graduatorie, piuttosto che
essere il fanalino di coda in Italia e in Europa.
Per questo, vedete, abbiamo cominciato a fare delle cose precise.
Il blocco delle assunzioni: vi sembra una cosa da niente per gli
assessori, per gli amministratori, per i deputati, per un
presidente della Regione che, prima che si rassegnassero, aveva
sotto casa - quando mi capita, raramente, di uscire la mattina da
casa mia, visto che ci dormo ormai quasi nulla -, decine e decine
di persone le quali pensavano che potesse continuare il sistema per
il quale, se non ci fosse stato quel blocco da me proposto,
risolvere qualcuno dei loro problemi?
E così l'avvio del risanamento dei conti: niente previsioni
fallaci, non importa se per la vendita dei biglietti dei musei o
per la valorizzazione del territorio o quant'altro, e addirittura
il meccanismo di controllo mese per mese che l'Assemblea ha
approvato perché vi sia sempre una corrispondenza tra le uscite e
quello che entra nelle casse della Regione.
Certo, è stato emblematico, per quanto riguarda questa azione di
risanamento, quello che si è potuto fare: là ci ha aiutato, ve lo
ribadisco, il piano di rientro, perché forse noi abbiamo bisogno di
essere costretti a fare le cose per poterle fare.
Credo che, però, tante altre cose abbiamo fatto senza esserne
costretti. E nella sanità questo lavoro, la riforma e quant'altro -
è vero l'Assemblea per intero, con l'astensione del Partito
Democratico credo, alla fine, e comunque con un percorso che ci ha
visto presenti tutti, qualcuno mugugnante, altri più convinti a
portare avanti questo discorso - era la strada giusta ed è la
strada giusta.
Ma mi chiedo, a proposito di corrispondenza tra i programmi e
quello che si fa, quello che si fa oggi e quello che stava scritto
ieri in quel programma che caratterizzava la candidatura e la
campagna elettorale, sicuramente c'era scritto - non lo so, penso
di sì - che bisognava rispettare e non violare il piano di rientro,
quindi risparmiare, tagliare le spese? C'era scritto nel
programma, che la coalizione aveva condiviso e aveva vinto le
elezioni anche per quel programma e attorno al mio nome?
Sicuramente sì.
Ma la picconatura quotidiana, l'aggressione quotidiana, gli
insulti quotidiani, la difficoltà o, se permettete, il consiglio
che ricevo, o che ricevevo, di non andare in questo o in quel
comune perché erano state sobillate le popolazioni e affissi
manifesti contro di me Queste iniziative, coalizione o non
coalizione, da chi sono venute? C'è un programma scritto che forse
nel passato è rimasto sulla carta. Ora la differenza è che il
programma, fin quando ci sarò, anche un solo giorno, altrimenti
sono pronto ad andarmene stasera stesso, si attua.
La differenza sta solo in questo. Non c'è da meravigliarsi. E lo
iato non sta in quello che dichiaro oggi e in quello che stava
scritto domani, ma che domani stava scritto sulla carta forse che
nessuna assunzione si dovesse fare. Sapete a quanto assommano i
dipendenti dei nostri enti o delle nostre società? Milleottocento
qua, tremila là. Magari riuscissimo a privatizzarle
Vorrei vedere, eventualmente, chi vorrebbe acquistare queste
società, né possiamo cedere quel poco di buono che la Regione
possiede e che produce utili; magari facciamo un pacchetto unico e
vediamo chi compra, complessivamente, questa nostra realtà.
Ma non bastava la sanità. Era l'inizio di un percorso, un percorso
molto difficile, devo dire, con contestazioni: una volta ci sono i
convenzionati esterni, poi ci sono le case di cura.
A proposito delle case di cura, io sono stato indicato come
titolare o socio non so di quante strutture, come anche autore e
promotore di chissà quali progetti imprenditoriali che sarebbero
passati dalla Regione; semplicemente, ovviamente, falsità sulle
quali si è giocato e forse si pensa di continuare a giocare.
Mille resistenze, amici miei, e forse non è il caso che sottolinei
da dove sono venute quelle resistenze a proposito della serietà e
dell'essere di quella stessa coalizione.
Resistenze che sono nella testa ormai di molti di noi, forse; ma è
una mentalità radicata, per cui qual è il sistema? Anzi, qual era
il sistema? Perché così non può essere, se no affondiamo.
Il sistema è: posto fisso agli amici nella pubblica
Amministrazione, dopo di che, chiaramente, uno entra e quattro
emigrano e poi una mancia, possibilmente, in cambio del saccheggio
del territorio e del popolo siciliano e poi ancora una elemosina,
più o meno cospicua, da parte dello Stato perché l'ingranaggio,
arrugginito e appesantito, comunque continui e vada sempre avanti.
Il voto sul Documento di programmazione economico-finanziaria,
amici e colleghi parlamentari mi rivolgo a tutti voi, anche a
quelli che non sono intervenuti, è stato la goccia che ha fatto
traboccare il vaso, la punta dell'iceberg, è stato sicuramente la
meta di un percorso di attacchi e di aggressioni quotidiane.
Se tirassi fuori i dvd delle registrazioni delle trasmissioni
televisive alle quali non ho mai replicato, che i miei amici
avvocati - sponte loro, se si potesse dire - hanno messo da parte
perché possono essere oggetto di azioni legali che non ho quasi mai
avviato, credo mai avviato, vi dico che ci sarebbe da riempire una
videoteca, per parlare solo delle trasmissioni, dei dibattiti ai
quali, per carità, molti di quanti si scandalizzano di questo stato
di cose, come se ce lo fossimo inventati a maggio piuttosto che un
mese fa, per ricordargli di questo stillicidio di proclami
oltraggiosi, di interviste calunniose, di comizi sguaiati e di
quant'altro.
Un lavoro, che non è il voto nel DPEF; un lavoro che è stato
ispirato da alcuni personaggi che non sono neppure qui, parliamoci
con molta chiarezza, che hanno lavorato appena hanno visto che dal
programma della carta si poteva passare al programma effettivo
delle cose avranno pensato: non si sa dove andrà a finire, andando
avanti di questo passo, chissà dove ci ritroveremo . Chiaramente
hanno programmato - non sto facendo elucubrazioni, no -, hanno
programmato pensando che era meglio che questo giochetto al
massacro di un certo sistema finisse prima che mai. Ecco perché mi
riferivo a quella doppia legittimazione, al potere dell'Assemblea e
ai diritti e ai doveri che indubbiamente ha il Presidente della
Regione.
Alcuni soggetti, siccome hanno raggiunto, forse troppo
spasmodicamente, alcuni privilegi materiali e sociali e non
vogliono perdere il diritto di tenerli o di tramandarli, sono
pronti a tutto - d'altronde, ci sarà pure una ragione per cui,
anziché essere ai primi posti, siamo agli ultimi posti in Italia;
vedete, io misuro le parole quando le esprimo ed è bene che su
questo si rifletta, sto dando un contributo a questa Assemblea che
resterà agli atti - e piuttosto che andare avanti sul piano della
competizione politica, oltre che amministrativa e legislativa, per
battere l'avversario, perché le nostre tesi possono essere
sbagliate e possono essere battute, e già la competizione
all'interno di quel concetto della coalizione è un qualcosa di
anomalo e di eccessivo, piuttosto che pensare di fare questo,
pensano di abbattere l'avversario con mezzi politici, se bastano i
mezzi politici, con mezzi mediatico-giudiziari se non bastano
quelli politici, ovvero di abbatterlo, se non bastano neppure i
metodi politici e i metodi mediatico-giudiziari.
Vedete, il termine di alleanza o di coalizione ha un senso, eccome
se ha un senso. Ma avete dimenticato, fra le tante memorie che sono
state evocate, che qua e nel nostro Paese sono stati presentati
disegni di legge per le sfiducie costruttive, o forse perché
sopravvivano queste legislature anche in caso di morte, non solo
naturale, dei presidenti e non credo che siano venute queste idee
al di fuori di quella che ancora vi ostinate a definire la
cosiddetta coalizione.
Avete voluto, ricostruendo i fatti, richiamarvi ad un azzeramento
del maggio scorso.
Avete trascurato i precedenti, le scelte politiche di
quell'azzeramento, scelte politiche che sono state frutto di una
lucida strategia, di un conto e di un calcolo su come fare ad
abbattere il Governo e come fare a concludere questa
pericolosissima legislatura, le scelte politiche, e poi il
regolamento dei conti.
L'azzeramento e i conflitti che hanno diviso partiti che erano di
maggioranza relativa sono da ricercare nelle scelte politiche
precedenti - le parole e i proclami, non tanto in quest'Aula dove
credo che comunque i vostri interventi siano stati sempre
improntati a spirito costruttivo, si parla di ritrovare il filo di
un dialogo che, indubbiamente, non credo possa essere animato né da
malizia né tanto meno dalla volontà di ingannare nessuno -, ma fu
quella scelta, non voluta da nessuno di voi, che ha interrotto, che
ha avviato la polverizzazione, la dissoluzione, l'atomizzazione, il
massacro irreversibile di questa nostra storia e di questa nostra
esperienza. Il ribaltone è stato fatto lì, poi formalmente è stato
anche consacrato nel voto dell'11 di novembre scorso.
L'onorevole Dina ha voluto, innocentemente devo dire, addebitarmi
il fatto che in corso d'opera saremmo intervenuti su una qualche
fattispecie del sistema del piano dei rifiuti.
Ma intanto è intervenuta una istituzione europea, noi siamo
intervenuti per tutelare l'erario pubblico e gli interessi dei
siciliani, per filo e per segno.
Mi rendo conto che questo, che le iniziative della sanità, per
fare un altro esempio, le tante cose ci hanno portato a toccare
fili scoperti e a indebolire, a cercare di scuotere interessi che
si erano consolidati per tanto tempo in questo Paese e in questa
regione. Ben prima dell'azzeramento c'era una Giunta composta da 12
persone, e il problema qual è, la simpatia o l'antipatia,
l'abbraccio o il saluto? Ma stiamo scherzando
Parliamoci con molta chiarezza: è stata una campagna di
istigazioni ispirata da un odio profondo perché si sono toccati
fili scoperti e perché si sono intaccati interessi e mi auguro che
- ve lo chiedo sinceramente, al di là di questa mia passione, che
può durare anche poco perché poi talvolta, sapete, ci si può anche
stancare - da parte di tutti voi venga confermata con la vostra
coscienza la volontà di andare avanti lungo questa strada di
modernizzazione, di risanamento, di correzione di una rotta che
sicuramente non ci porta da nessuna parte.
A proposito di questo odio, sapete cosa si è detto contro di me
ben prima delle elezioni regionali scorse? Mi si accappona la pelle
quando leggo che certe cose sono state dette e riferite il 3 aprile
dell'anno scorso, Lombardo deve scomparire o deve morire , detto
dinanzi a centinaia di persone
Parliamo di recuperare, di ritrovare. Lo spartiacque è questo.
Vogliamo lavorare per riformare realmente le cose attraverso un
programma minimo di obiettivi che possiamo realizzare? Molto bene,
io credo che diversi di noi sono pronti ad andare avanti per questa
strada. Facendo che cosa? Disegni di legge, piani e quant'altro: la
semplificazione burocratica e la riorganizzazione produttiva del
personale, nel senso che la gente, giustamente, deve avere il
lavoro, deve essere sottratta al precariato, ma deve anche fare il
suo dovere e produrre, non produrre carte per bloccare. E non è una
cosa facile riuscire a realizzare queste cose? Come il
riaccorpamento, la riaggregazione degli assessorati e delle loro
competenze, che vedrebbe la luce - se Dio vuole - il primo gennaio
dell'anno prossimo e per il quale, vedete, l'assessore Armao - lo
dico ai giuristi che mi hanno preceduto, numerosi - ha dato una
mano importante in virtù di una legge che consente fino al 31
dicembre (poi l'assessore alla Presidenza scomparirà sul piano
giuridico), che l'assessore alla Presidenza coadiuvi nelle sue
attività il presidente della Regione, ovvero assumersi
responsabilità in base a competenze specifiche nell'ambito di
quelle che il Presidente può conferirgli, esattamente al contrario
del nulla, se ha un significato la riorganizzazione produttiva del
personale e il resto che sicuramente andremo a fare.
Sui fondi strutturali, poi, onorevoli colleghi, ci siamo trovati
una strategia di investimento scritta.
I FAS: non si hanno 4 miliardi 313 milioni perché li si spenda per
tamponare questa o quella emergenza, no. Vi è un PAR, c'è un
programma, e quello si deve rispettare.
Ricorderete le contestazioni sulla rinaturalizzazione, per cui
avremmo pagato impropriamente stipendi a chi allora remorò o,
comunque, fu involontario remoratore di questa cosa? Bene, là c'è
un piano, anche per i fondi strutturali è così.
Questa è la strategia che la Regione si è data e noi possiamo
modificare, tutto quello che abbiamo potuto lo abbiamo fatto con
Jeremy , il credito di imposta come incentivo agli investimenti,
piuttosto che seguire la strada del fondo perduto.
Anche il risanamento finanziario degli ATO è una priorità
assoluta.
Semplificazione burocratica e ATO, se portati avanti, renderebbero
un grande servizio alla Sicilia. Perché il compostaggio si deve
fare solo in due posti in Sicilia e non in tutte le province e in
tutti gli ambiti, così come i termovalorizzatori?
Io non ho nessuna difficoltà, anzi non so se è di competenza della
Giunta o dei parlamentari portare in Aula queste modifiche; può
diventare legge, anche se non ce ne fosse bisogno, perché la
legittimazione del Presidente, la legittimazione dei 90 deputati, è
la stessa cosa e la condivido, la posso pensare in un modo ma,
ovviamente, mi atterrò alle decisioni anche sul tema, tanto
delicato e controverso, della fase finale, della fine ultima del
rifiuto solido urbano.
Sul decentramento vi sono enormi incartamenti di studi. Però
bisogna vederci chiaro, perché per riformulare un patto o
reimpostare un patto con i Comuni non è semplice.
I Comuni non si caricano di competenze senza le relative risorse;
e, se andiamo a guardare al buco complessivo della Regione, alle
difficoltà che stiamo pareggiando, a quanto ammonta il deficit dei
vari Comuni siciliani? Di tutti i 390, forse se ne salveranno 30 o
40 in tutta la Sicilia.
Una situazione complessiva che deve essere oggetto, sono
d'accordo, di un patto serio tra gli enti locali, il tessuto che
devono avere gli enti locali ai quali vanno conferite tutte le
competenze possibili ed immaginabili che sono in condizioni di
potere governare e gestire, in una fase nella quale - come dicevo,
lo ribadisco - questo nostro essere virtuosi, questo nostro grande
complessivo piano di rientro non può che guardare ad una stagione
del federalismo e ad una dimensione solidale di questo federalismo
dalla quale io credo che non possiamo assolutamente derogare.
Io l'ho sempre detto, credo al federalismo. Se il federalismo non
si riesce a fare e prevalesse una logica di federalismo tout court,
per cui io incasso i miei tributi e ne faccio quel che voglio, e
quella dimensione della solidarietà non c'è, oltre che essere la
fine per l'economia del Mezzogiorno - e, se si facesse domani
mattina in questo clima, nel Paese questo rischio c'è ed è forte -
sarebbe la fine per la nostra economia e per il nostro sistema
sociale.
Certo, lo riconosco, con un Governo che ci ha fatto gioire quando
abbiamo ottenuto al CIPE il sì per il nostro FAS, che ancora non è
diventato neppure oggetto di un decreto sul quale potere contare,
anche se, per il cosiddetto contante, a partire dal 2012.
E le altre vertenze che sono aperte, certo, con il Governo, perché
no? Per quanto riguarda la FIAT abbiamo creduto che l'incentivo
all'auto ecologica sarebbe dipeso dalla salvaguardia di Termini
Imerese. Ma lo dico sin da ora a tutti noi, se è vero che ci
vogliamo ritrovare attorno agli interessi della Sicilia, diciamolo
ai nostri parlamentari che non votino ecoincentivi che dovessero
portare alla crescita della produzione di queste auto in Cina
piuttosto che in Perù - non so dove le andrebbe a fare la FIAT -,
che ci si dia un progetto condiviso da noi, compresi i nostri
sforzi e i nostri sacrifici per salvaguardare Termini Imerese, come
per salvaguardare - lo dico e lo ripeto - la Fincantieri a Palermo.
Non ho nessuna difficoltà a dirlo.
Però vi dico una cosa: posso contestare il Governo di centro-
destra, ma vorrei che altri contestassero il Governo di centro-
sinistra perché, grazie a Dio, in questa disattenzione e crescita
del divario c'è un continuum, a partire dal '94 ad oggi, in regime
di meravigliosa alternanza si sono alternati, appunto, al governo
del Paese centro-destra e centro-sinistra, per cui deve spingerci
semmai una verità, che è quella di un divario che cresce e di
Governi che, magari, chi più velocemente chi meno, corrono verso
altre direzioni che non verso il sud del Mezzogiorno del Paese.
E così dicasi per l'energia. Potete dire tutto ciò che volete, ma
noi il piano energetico l'abbiamo fatto, e di eolico forse ne è
partito soltanto uno, quando prima eravamo bersagliati, io
personalmente attaccato sulla stampa, che il progresso, il lavoro,
l'energia pulita, la modernizzazione, quanti concetti girano
ipocritamente e falsamente attorno a questo grande bluff, anche
questo è un piccolo nervo scoperto.
A proposito, onorevoli colleghi, quanti interessi girano attorno
alle pale che forse, a loro volta, girano a vuoto?
E per quanto riguarda il nucleare, vi rispondo che non ho nessun
pregiudizio.
Spieghiamo ai cittadini intanto quali sono le condizioni di
sicurezza per la loro vita e per quella di tanta altra gente che
sta fuori anche dalla Sicilia. Per cui, tanto per essere chiari,
non è che una centrale a Crotone per noi sarebbe molto più sicura
di una centrale a Palma di Montechiaro.
Poi, decidano i siciliani, e decida anche questa Assemblea che può
esprimere preventivamente, stasera o domani, il suo orientamento.
Personalmente, vi dico che certo non subisco assolutamente che
sulla nostra testa sia stata scelta Palma di Montechiaro piuttosto
che Enna, come si diceva una volta, piuttosto che Termini Imerese.
Per quanto riguarda il credito, siamo completamente disarmati né
possono supplire le piccole banche che vanno nascendo, le
cooperative, Luigi Sturzo , Credito Etneo piuttosto che mazarese
o Banca agricola . Mi auguro che anche in questo ci sia una forte
spinta perché Unicredit, che forse fra non molti anni cancellerà
anche la sigla Banco di Sicilia , possa consentirci, e non
impedirci, di lavorare per avere un nostro istituto di credito, non
soltanto la banca di affari ma anche - a partire da pochi - avere
poi tutti gli sportelli che devono servire naturalmente ai
siciliani.
Abbiamo parlato di commercializzazione, di crisi dell'agricoltura,
il grande nodo che viene al pettine per sciogliere il quale e
rimettere in sesto la barca ci vorranno anni, e questi sono gli
anni forse dell'impopolarità, ma nei quali bisogna fare interventi
mirati a che, fra quattro o cinque anni, intanto tamponando le
falle, si possa rettificare questa traiettoria che è sicuramente
sbagliata.
E tutto quello che si risparmia oggi sarà indispensabile dopo il
2013, allorché si assottiglieranno i fondi strutturali - non credo
che usciamo completamente dall'obiettivo convergenza; perché poi
queste risorse possano servire, riorganizzando e sistemando e
risanando, a finanziare lo sviluppo, che dà lavoro libero, non più
assunzioni nella pubblica amministrazione, ma bensì il tot di aiuto
a te che metti su un'azienda nella quale fai lavorare soltanto chi
se lo merita o perché lavora di più o perché anche se non ha fatto
entrambe le cose si mette lì ed è disposto a sudare per guadagnarsi
l'indennità e per guadagnarsi lo stipendio.
E' questo il programma e il progetto che vogliamo portare avanti.
Ho parlato di una condizione che si è registrata in questi anni a
proposito della polverizzazione o dissoluzione, che era fondata su
lunghezze d'onde diverse. Ci sono i fatti che lo dimostrano, su
questi argomenti io non ho il vezzo di taluni miei colleghi con
vocazioni letterarie, ma potrei non dico scrivere libri, ma qualche
dispensa prima o poi mi dedicherò a scriverla.
Alla luce di questo non voglio fare ribaltoni o ribaltini. E'
stato presentato un ordine del giorno, lo hanno preparato altri,
che vede insieme i due movimenti politici che lo hanno sottoscritto
e che hanno costituito questo nucleo forte che è andato avanti,
nonostante le picconate e le tante aggressioni di cui vi ho detto.
Ho pure riconosciuto che una grande sensibilità e senso di
responsabilità ci ha consentito, anche a chi stava all'opposizione,
di portare avanti alcune leggi superando ostacoli e ostruzioni che
abbiamo trovato lungo la nostra strada.
Ho fatto la mia valutazione sulla dissoluzione della maggioranza e
sul percorso che è stato interrotto, non da me ma dai fatti, ma è
stato tagliato come quando si taglia il cordone ombelicale. Per il
resto, ci riconosciamo in questo programma e ritengo che sarà il
sistema di selezione di una convergenza di chi ci crede, di chi ci
sta, non perché vota la legge sugli ATO, stiamo attenti, ma perché
si è reso conto che la Sicilia ha bisogno di voltare profondamente
pagina. E per fare questo é disposto probabilmente non ad
accrescere i consensi e quant'altro, ma a perdere consensi,
speriamo non tutto quello che di prezioso sicuramente abbiamo; ed
una alleanza diversa, invece, questa sì, in aggiunta e a sostegno,
ampia e grande, come punto di riferimento che non dobbiamo mai
dimenticare, una grande alleanza sociale.
Vedete, ero intimorito martedì scorso nel sentire i rappresentanti
delle forze del lavoro e della produzione, perché la paralisi, il
partito di chi si stava meglio quando si stava peggio , e quanti
poi vi si aggregano ci ha fatto entrare nella testa inefficienza,
paralisi, anche incapacità - ne parlavo l'altra volta -, ma devo
dirvi che insieme a tante proposte che mi sono venute da quegli
uomini, una trentina, di tutte le categorie di cui vi dicevo, è
venuto il riconoscimento del grande lavoro che si è fatto in un
contesto di crisi e di recessione nel quale ci siamo trovati a
vivere e che abbiamo dovuto fronteggiare, e soprattutto un invito
ad andare avanti con maggiore determinazione per raggiungere gli
obiettivi senza farsi fermare, senza farsi frenare, verso questi
grandi obiettivi di cambiamento.
Vedete, credo che non ci sia altra strada da seguire che questa.
Lo faccio a scanso di equivoci: qui si parla di centro-destra, di
centro-sinistra e quant'altro; io appartenevo ad un grande partito
che si chiamava Democrazia Cristiana e che pensavo potesse farmi
vivere, credendo di ritrovarlo soltanto nelle parole e nei termini,
la stessa passione che caratterizzò quei venticinque anni - dal
1968, 70 fino al 1992,1993 -, venticinque anni di esperienza
veramente irripetibile.
Ma non sono i termini, il contesto è cambiato, non c'é più il Muro
e tutto quello che divideva e che, pur dividendo, paradossalmente
univa - allora ci si divideva per i muri, oggi ci si divide e ci si
rompe per cose molto più meschine e squallide, ahimè -, dopo di
allora ho imboccato una strada che torna a farmi vivere la stessa
passione, una strada dell'Autonomia che, devo dirvi, si può
sintetizzare soltanto in una cosa - non voglio fare panegirici,
anche perché credo di non potere convertire nessuno, anche se
qualcuno guarda con interesse e attenzione - cioè, che non sono
solo, altri si stanno ritrovando su questa strada. E non è un
oltraggio alla compattezza e all'unità dei partiti, per carità,
tutt'altro
Per assumere le decisioni non mi aspetto telefonate, non sollevo
la cornetta del telefono e non chiedo pareri. Ci si incontra, ci si
sente e si cerca di avere tutti noi - tutti voi l'avete questo, non
lo metto in dubbio - la mediazione. Come quando per andare a Tunisi
bisogna passare da Roma, che è il grande hub, o da Milano - non è
paradossale? -, tanto vale ci andiamo direttamente anche a nuoto se
non abbiamo il grande aereo. La bussola é l'interesse della
Sicilia, che credo animi tutti voi, ma quando c'è quella
mediazione, l'andata e ritorno dall'hub politico, talvolta, ma non
sempre, qualcuno dei contorni o degli elementi dell'autenticità di
quella stella polare rischia di perdersi.
Io credo che abbiamo detto tanto. Credo di avere detto tutto
quello che era giusto dire, ed anche di più. Se è necessario, posso
ulteriormente precisare: con la gente che tenta di disfare di notte
la tela che di giorno cerchiamo di costruire non si può andare
avanti, a meno che non casca il telaio, si brucia la tela, e allora
siamo tutti lì a ricominciare e a ripartire.
Ma questo evento non è nelle nostre cose. Poi, c'è una sola
persona che può convincermi del contrario e non fa politica, non si
occupa né di governi né di azione politica e, siccome non credo che
interverrà, io non cambierò assolutamente posizione.
E' tempo di rimboccarci le maniche e di imprimere un ritmo sempre
più forte al nostro impegno.
(Applausi)
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
DINA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo dieci minuti
di sospensione per rivisitare gli ordini del giorno.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è sospesa per dieci
minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 21.57, è ripresa alle ore
22.33)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Si passa all'esame degli ordini del giorno.
Si procede con l'ordine del giorno numero 201.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche a seguito
dello svolgimento del dibattito dichiaro di ritirare l'ordine del
giorno numero 201.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno numero 202.
DINA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio palese
nominale.
Votazione per scrutinio nominale dell'ordine del giorno numero 202
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento dagli onorevoli Ardizzone, Cascio Salvatore, Cordaro,
Fagone, Gianni, Maira e Ragusa, indìco la votazione per scrutinio
palese nominale dell'ordine del giorno numero 202.
Il parere del Governo sull'ordine del giorno?
LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme
il pulsante verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si
astiene preme il pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Adamo, Arena, Aricò, Beninati, Bonomo, Bufardeci,
Caronia, Cimino, Colianni, Cristaudo, Currenti, D'Agostino,
D'Antoni, De Luca, Di Mauro, Falcone, Federico, Forzese, Gennuso,
Gentile, Greco, Incardona, Leanza Nicola, Lombardo, Marinese,
Marrocco, Minardo, Mineo, Musotto, Nicotra, Romano, Ruggirello,
Scammacca, Scilla.
Si astengono: Bosco, Digiacomo, Donegani, Galvagno, Gucciardi,
Lupo, Raia, Termine e Vitrano.
Sono in congedo: Caputo, Cintola, D'Asero e Marziano.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE Proclamo l'esito della votazione per scrutinio palese
nominale:
Presenti 52
Votanti 43
Maggioranza 22
Favorevoli 34
Contrari 0
Astenuti 9
(L'Assemblea approva)
Essendo stato approvato l'ordine del giorno numero 202, gli ordini
del giorno numeri 203 e 204 sono, pertanto, preclusi.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, vorrei ricordarle, al fine di
approfondire la valutazione da parte della Presidenza, che
all'inizio della seduta le avevo chiesto come intendeva procedere
rispetto al dato che, essendo gli ordini del giorno documenti con
un forte significato politico, non ci sono ordini del giorno la cui
approvazione possa precludere la votazione degli altri.
Lei mi ha risposto che intendeva mettere in votazione gli ordini
del giorno, così come erano, nell'ordine di presentazione perché,
essendo atti politici, si sarebbe proceduto al voto uno per uno. Le
chiedo il rispetto di quella indicazione per evitare spiacevoli
incidenti nel rapporto con la Presidenza.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, se vuole possiamo anche
riascoltare le mie dichiarazioni.
Io ho detto in maniera molto chiara, prima che cominciasse la
discussione, che gli ordini del giorno verranno votati uno alla
volta, a cominciare dal primo presentato, quindi da quello
presentato dell'UDC. E ho pure aggiunto - possiamo leggere il
resoconto - che se c'è un ordine del giorno che ottiene la
maggioranza e, quindi, viene approvato, gli altri sono preclusi.
L'ho detto in maniera molto chiara.
CRACOLICI. Scusi, se posso continuare, mi dispiace prendere la
parola per ribadirle che la questione che io sollevato non gliel'ho
posta al microfono, ma come da prassi sono venuto al banco della
Presidenza a porle la questione e lei mi ha dato una risposta.
Prendo atto che il Presidente, per ragioni a me oscure, ha mutato
il suo orientamento. Ne prendo atto con dispiacere perché veda, ci
possono essere momenti più o meno complicati, ma il rapporto fra la
Presidenza e i capigruppo di questa Assemblea, e aggiungo di tutti
i deputati, deve essere improntato al massimo di coerenza che non
dipende dall'ora in cui uno parla con il Presidente.
Io prendo atto della sua decisione e mi dispiace moltissimo,
perché non posso nasconderle che questo lede il rapporto di fiducia
e di serietà fra la Presidenza e i Gruppi parlamentari.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, non la metta sul piano personale,
deve comprendere che la Presidenza, molto spesso, si trova a dovere
seguire contemporaneamente più cose, per cui è possibile che io
abbia detto una cosa, mentre mi parlava qualcun altro all'orecchio,
nel frattempo anche l'oratore stava intervenendo, e magari non le
ho potuto prestare la giusta attenzione.
Onde evitare incomprensioni di questo tipo, prima del dibattito ho
dichiarato quale sarebbe stato l'iter delle votazioni.
Poi, se mentre presiedo e quindi devo prestare attenzione al
dibattito, a quello che succederà dopo - perché chiaramente la
Presidenza deve essere preparata anche a quello che succede dopo -
in due contemporaneamente, come capita spesso, mi si parla in due
orecchie differenti, può capitare che uno dia una risposta senza
aver afferrato perfettamente il concetto che gli viene riferito.
In ogni caso, non ne farei un fatto personale perché lei sa
perfettamente che quando parla con me non è una questione intanto
di orari, a qualunque ora del giorno io ho sempre lo stesso
comportamento di sobrietà, contrariamente al passato probabilmente
e, soprattutto, sono un uomo che rispetta sempre gli impegni. La
Presidenza deve applicare il Regolamento e in questi momenti non
può farne a meno.
CRACOLICI. Signor Presidente, di personale non c'è nulla, è solo
un fatto politico.
ARDIZZONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARDIZZONE. Signor Presidente, chiedo formalmente che venga
annullata la votazione che si è appena svolta perché, probabilmente
per un errore di schede o altro, mi risulta presente, ad esempio,
l'onorevole Caronia Maria Anna che occuperebbe il posto
dell'onorevole Giulia Adamo, formalmente seduta nelle ultime file.
Ritengo solo per un errore nel sistema elettronico.
Pertanto chiedo che venga annullata la votazione, si prenda atto
dell'assenza dell'onorevole Caronia e venga annullata la votazione.
Manteniamo un livello decoroso per l'Assemblea.
PRESIDENTE. Onorevole Ardizzone, ho esaminato con gli Uffici
l'esito della votazione.
Il fatto per il quale lei ha chiesto pubblicamente l'annullamento
della votazione è sicuramente grave e su questo prenderemo le
dovute precauzioni per il futuro.
Faccio presente che, comunque, il risultato della votazione non
cambia perché, nonostante l'assenza dell'onorevole Caronia, la
differenza è di più di un voto e, quindi, la Presidenza ha deciso
di confermare l'esito della votazione.
ARDIZZONE. Prendo atto a malincuore che questa è una maggioranza
che si regge sui pianisti.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a mercoledì
16 dicembre 2009, alle ore 10.30, con il seguente ordine del
giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
I - Comunicazioni.
II - Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della
rubrica Cooperazione, commercio, artigianato e pesca.
La seduta è tolta alle ore 22.46
ALLEGATO:
Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «LAVORI PUBBLICI»
CORONA - «Al Presidente della Regione, all'Assessore per i
lavori pubblici e all'Assessore per il territorio e l'ambiente,
premesso che:
il litorale del comune di Gioiosa Marea (ME) che si affaccia
sulla baia di Capo Calavà, area di rilevante pregio naturalistico
e paesaggistico, riconosciuta sito di importanza comunitaria
(Gazzetta ufficiale della Regione siciliana del 22 luglio 2005),
rinomato polo di attrazione turistica, è soggetto da almeno un
decennio, con un'accelerazione nell'ultimo quinquennio, ad un
vistoso e costante processo erosivo che ne ha profondamente e
rapidamente alterato l'originaria conformazione, determinando un
arretramento apprezzabile a livello macroscopico delle distese
sabbiose, che un tempo superavano i 100 metri dalla battigia, con
la scomparsa di diversi ettari di arenile e di terra emersa e
coinvolgendo in un generalizzato dissesto le aree immediatamente
adiacenti;
constatato che:
appare concreta e prossima, se non si appresteranno rimedi
efficaci, l'impraticabilità dell'intero litorale;
lungo un chilometro circa del litorale in questione, ricadono le
attività di diverse strutture turistiche che danno lavoro
stagionalmente, grazie ad una ricettività di oltre 2.000 posti
letto complessivi, direttamente ad oltre 500 addetti ed ad un
relativo numero maggiore nell'indotto, con un valore patrimoniale
stimabile delle attività coinvolte che supera i 200 milioni di
euro ed un volume di affari complessivo di oltre 10 milioni di
euro per stagione turistica;
tali strutture turistiche hanno sul litorale concessioni
demaniali per le quali pagano regolarmente canoni di importo non
certamente modico;
evidenziato che tale situazione ha già causato danni di enormi
proporzioni e di diversa natura, paesaggistica, simbolica,
economica ed occupazionale, le cui conseguenze colpiscono anche
diversi comuni interni e l'intero comprensorio nebroideo, dato che
intorno alle strutture recettive che insistono sulla zona ruota
una grossa percentuale dell'economia locale e parte dei flussi
turistici che fanno escursioni guidate sul territorio;
accertato che da molti anni i proprietari delle strutture
turistico-alberghiere che si affacciano su questa fascia costiera
hanno lanciato, inascoltati, l'allarme, sollecitando, a più
riprese ed in tempi diversi, anche con formali atti di messa in
mora, gli enti pubblici competenti ad intervenire adeguatamente
per fronteggiare tale situazione;
constatato che le stesse richieste di urgenti sopralluoghi e di
interventi di rifacimento della spiaggia di Calavà, avanzate
peraltro dallo stesso Comune di Gioiosa Marea, non hanno trovato
significativi riscontri, come sarebbe stato doveroso da parte
degli organi regionali interessati;
considerato, infine, che, si sono abbattute sulla zona, a più
riprese nel corso di questi ultimi anni, alcune mareggiate di
insolita violenza, in particolare quelle del 21 e 22 novembre 2008
che, distruggendo la strada di collegamento tra la zona ovest e la
zona est della baia di Capo Calavà con gravi danni agli impianti
fognari comunali, impediscono tuttora l'accesso alle strutture
turistiche ai mezzi pesanti di rifornimento, ai camper ed alle
roulotte, e non consentono la fruizione della spiaggia;
constatato, inoltre, che, a seguito di tali eventi, le Society e
gli operatori interessati hanno richiesto al Sindaco di Gioiosa
Marea, quale ufficiale di governo ed autorità locale di materia di
protezione civile, di adottare ogni e più opportuno provvedimento
idoneo a garantire e tutelare la salvaguardia della costa e delle
strutture turistico-alberghiere, chiedendo altresì di essere
autorizzati a porre, a propria cura e spese, dei rimedi atti a
salvaguardare la proprietà privata e ad adempiere agli obblighi
contrattuali già stipulati sia con la propria clientela diretta
sia con i maggiori tour operator nazionali e internazionali;
verificato che, in assenza di interventi da parte degli enti
competenti, le iniziative imprenditoriali in campo turistico
appaiono, nell'area, destinate ad essere irreparabilmente
compromesse e destinate alla chiusura dopo oltre quarantennale
attività, umiliando cosi le legittime aspettative di sviluppo e di
intrapresa economica della popolazione locale;
per sapere:
quali iniziative siano state adottate o si ritenga opportuno
intraprendere per porre rimedio agli effetti del fenomeno in esame
e per contrastarne il progredire, in conformità alle
raccomandazioni formulate in sede europea e nazionale;
e, più specificatamente, se e quali interventi di rifacimento
del litorale di Capo Calavà, a protezione delle strutture
minacciate e volti ad arrestare il degrado ed a favorire le
potenzialità turistiche, produttive e la valorizzazione ambientale
del tratto di costa in questione - con il ripristino della strada
di collegamento tra le strutture e la statale, con i relativi
accessi - siano stati programmati, con la previsione di
concessione di idonei finanziamenti dai fondi del bilancio
regionale;
se e quali interventi minimali siano stati già intrapresi per
garantire ai cittadini la fruibilità degli arenili e la
possibilità, da parte degli operatori commerciali, di gestire le
proprie attività turistiche ed in quale stadio si trovi
attualmente il loro iter procedurale e la loro eventuale
progettazione esecutiva;
se e quali interventi urgenti e concreti si intendano assumere
ed esperire nei riguardi del citato tratto di litorale». (693)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione numero 693, si
rappresenta quanto segue.
A seguito di segnalazione da parte della Prefettura di Messina
e della Regione Carabinieri Sicilia Stazione di Gioiosa Marea, il
Dipartimento Lavori Pubblici ha autorizzato il Genio Civile di
Messina ad effettuare apposito sopralluogo al fine di accertare il
reale stato dei luoghi e la titolarità dell'intervento.
Con nota n. 28950 del 21/8/2008 il Genio Civile di Messina ,
effettuato apposito sopralluogo ha comunicato agli Uffici
competenti, di avere accertato lo stato dei luoghi e che non
sussistono i presupposti per la titolarità dell'intervento in
quanto i danni non interessano fabbricati ma strutture comunque
ricadenti all'esterno del perimetro del centro abitato ».
L'Assessore (On.
Ing. Antonino Beninati)
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i lavori
pubblici, premesso che:
nel mese di novembre 2008, si è concluso il mandato affidato al
consiglio d'amministrazione dell'IACP di Messina, presieduto da
Giuseppe Santalco;
nel mese di dicembre 2008 l'Assessore regionale lavori pubblici,
nelle more dell'insediamento del nuovo consiglio
d'amministrazione, ha nominato un commissario ad acta, insediatosi
nel mese di gennaio 2009;
nel mese di gennaio 2009, il Presidente della Provincia
regionale di Messina ha provveduto a comunicare alla Regione
siciliana le designazioni di sua competenza dei componenti il
consiglio d'amministrazione;
nel mese di marzo del 2009, la Regione siciliana, sempre nelle
more della conclusione del procedimento di nomina del consiglio
d'amministrazione dell'IACP di Messina, ha ampliato i poteri
dell'avv. La Face, attribuendogli quelli previsti dalla legge ai
commissari straordinari;
infine, a distanza di oltre 10 mesi dalla decadenza del
consiglio d'amministrazione,
l'Assessore regionale per i lavori pubblici, senza esplicitare
le ragioni che hanno determinato l'omessa nomina del consiglio
d'amministrazione, inopinatamente ha ritenuto di poter
ulteriormente reinsediare un altro commissario (ad acta o
straordinario?);
la legge vigente disciplina specificatamente l'uso dei poteri
sostitutivi della Regione siciliana prevedendo, in difetto di
adeguate motivazioni, il divieto di reiterazione di atti di
sostituzione dei legittimi organi mediante la nomina di commissari
ad acta;
siffatto modus procedendi, oltre a costituire un gravissimo
vulnus delle prerogative degli enti cui spetta il diritto di
indicare i componenti il consiglio d'amministrazione e a
determinare gravissimi ritardi nella programmazione delle scelte
amministrative che certamente non possono essere delegate ad un
organo straordinario, rappresenta un 'meccanismo' illegittimo che
si sta risolvendo nella violazione dell'autonomia delle
amministrazioni locali, autonomia costituzionalmente garantita e
dei principi generali dell'ordinamento;
il principio di legalità esige che il titolare del potere sia
quello, e quello soltanto, individuato dalla norma;
anche altre istituzioni cittadine, senza alcuna ragione,
risultano affidate alla gestione di commissari regionali;
per sapere:
se non ritengano, con la massima urgenza, atteso il reiterato e
distorto (ab)uso, in difetto del necessario inadempimento, dei
poteri sostitutivi attribuiti alla Regione siciliana, di
provvedere all'immediata ricostituzione del consiglio
d'amministrazione dell'IACP di Messina, mediante la nomina dei
componenti già designati dagli enti competenti;
se non ritengano, comunque, di dover esplicitare,
immediatamente, le ragioni che hanno determinato il gravissimo
ritardo, indicando, in tal caso, gli eventuali atti e/o
provvedimenti posti in essere dalla Regione siciliana tendenti a
ripristinare la piena legittimità dell'organo». (738)
Risposta. - «Con riferimento all'interrogazione numero 738, si
rappresenta quanto segue.
A seguito delle consultazioni elettorali per il rinnovo dei
vertici istituzionali della Provincia di regionale di Messina, il
Dipartimento regionale per i lavori pubblici, con nota prot. n.
41794 del 30/6/2008, ha chiesto ai sensi dell'art. 6 della legge
n. 865/71, che il neo-eletto Presidente si determinasse circa la
designazione dei tre componenti il C.d.A. in rappresentanza
dell'Ente locale da nominarsi in luogo dei componenti decaduti per
effetto del comma 8 dell'art. 6 della citata legge n. 865/71.
Nelle more, i componenti decaduti sono rimasti in carica, in
regime di proroga, ai sensi dell'art. 26 della l.r. n. 4/03 per la
durata di mesi 6.
Con propria nota datata 21/11/2008 il Presidente dell'Istituto
in regime di proroga, dott. Santalco Giuseppe, ha rassegnato le
dimissioni dall'incarico con decorrenza 1/12/2008.
Il Dipartimento, nella considerazione che tale evento comporta
l'assenza del Legale Rappresentante dell'Ente con evidenti
ripercussioni sulla gestione dell'ente medesimo, ha richiesto
all'Assessore pro tempore la nomina di un commissario ad acta
essendo il CdA privo anche della figura del Vicepresidente,
dichiarato decaduto a norma dell'art. 6 dello Statuto perchè
assente ingiustificato per n. 3 sedute consecutive del Consiglio.
Occorre precisare, per completezza di informazione, che in tale
occasione, il Dipartimento Lavori Pubblici aveva inoltrato alla
Provincia richiesta per la sostituzione del componente, essendo il
Vicepresidente del CdA di espressione provinciale, ma l'Ente
locale, con nota n. 17378 del 28/5/2008, ha informato di ritenere
di non procedere a nuova designazione essendo incombenti le
consultazioni elettorali del giugno 2008.
Con D.A. n. 2892 /Serv. III del 16/12/2008 veniva nominato
l'Avv. La Face Giuseppe, funzionario regionale in servizio presso
l'Ufficio di Gabinetto dell'Assessore al Lavoro con la qualifica
di Dirigente, quale commissario ad acta dell'I.A.C.P. di Messina
per giorni 60 con l'incarico di svolgere i seguenti compiti atti a
non produrre grave nocumento alla gestione dell'Ente medesimo:
pagamento emolumenti al personale; pagamento di imposte e tasse;
pagamento di ogni altro onere discendente da provvedimenti
obbligatori per legge, indifferibili e urgenti; sottoscrizione di
atti il cui procedimento sia giunto a termine e la cui mancanza
procurerebbe danno patrimoniale all'Istituto.
La Provincia di Messina con propria determinazione presidenziale
n. 7 del 29/1/2009 ha provveduto a designare i 3 componenti suoi
rappresentanti.
Occorre precisare che la predetta determinazione è stata più
volte modificata con ulteriori altre determinazioni essendosi
riscontrata la mancanza dei requisiti previsti dalla normativa
regionale vigente in materia di nomina nei CdA degli II.AA.CC.PP.
Il Dipartimento regionale Lavori Pubblici, stante il dilungarsi
delle procedure per l'integrazione dei componenti mancanti, ha
proceduto ad inoltrare richiesta alla Giunta regionale di Governo
di trasformare il mandato dell'avv. La Face da commissario ad acta
a commissario straordinario per consentire una completa e compiuta
gestione amministrativa dell'Istituto, giusto parere dell'Ufficio
legislativo e legale n. 12725 del 29/7/2004.
A seguito dell'ulteriore parere n. 329 del 5/12/2008 reso
dall'Ufficio legislativo e legale sugli organi di amministrazione
attiva degli Enti vigilati e di successiva ordinanza del T.A.R.
Sicilia, emanata a seguito di ricorso da parte dell'I.A.C.P. di
Catania sulla legittimità della nomina del commissario ad acta,
che ha dichiarato decaduti tutti i componenti del Consiglio e non
solamente i 3 componenti di espressione provinciale, il
Dipartimento regionale Lavori Pubblici ha reiterato la richiesta
di nomina del commissario straordinario avviando, nel contempo, il
procedimento amministrativo per il rinnovo dell'intero organo.
Sopravvenuta, nelle more, la scadenza del mandato all'avv. La
Face e non essendo stato ricostituito il C.d.A. né nominato il
commissario straordinario, con D.A. n. 247/S3.02 del 18/2/2009
l'avv. La Face è stato riconfermato per ulteriori 60 giorni
commissario ad acta con i medesimi poteri conferiti con il
precedente decreto di nomina n. 2892 del 16/12/2008.
Nella seduta del 6/3/2009 la Giunta regionale ha assentito alla
nomina dell'avv. La Face a commissario straordinario.
In data 30/4/2009, a seguito della scadenza del mandato di
commissario ad acta, in assenza di provvedimento di ricostituzione
del Consiglio di amministrazione e di nomina del commissario
straordinario, il Dipartimento Regionale Lavori Pubblici ha
proceduto a riconfermare per altri 60 giorni l'avv. La Face
nell'incarico di commissario ad acta con la medesima attribuzione
delle attività da svolgere di cui al più volte citato decreto di
nomina n 2892.
Analoga riconferma per ulteriori 60 giorni si è avuta con il DA
n. 1099/S3.02 del 30/6/2009.
Alla scadenza del mandato, il Dipartimento ha richiesto
all'Istituto e, per conoscenza, all'avv. La Face la posizione del
medesimo in relazione alla dipendenza dall'Amministrazione
regionale.
L'Istituto, con propria nota n. 11254 del 24/8/2009, ha
comunicato che il rapporto di dipendenza dell'avv. La Face,
inquadrato presso l'Ufficio di Gabinetto dell'Assessore al lavoro
con la qualifica di Dirigente, è cessato in data 31/5/2009.
In conseguenza di ciò, essendo intervenuta, medio tempore, la
scadenza dell'incarico conferito con il DA n. 1099, il
Dipartimento lavori pubblici, in assenza di provvedimento
presidenziale di ricostituzione del CdA o di nomina del
commissario straordinario, con nota assessoriale, ha provveduto a
nominare quale commissario ad acta l'ing. Santoro Leonardo,
funzionario regionale, attribuendo allo stesso i poteri già
conferiti all'avv. La Face con l'aggiunta di 2 nuovi incarichi
urgenti, ripetutamente sollecitati dal Coordinatore Generale
dell'Istituto: convocare e presiedere la Commissione ex art. 3
della l.r. n. 4/02 per l'esame e l'approvazione dei progetti di
cui alla l.r. n. 10/90 - Risanamento di Messina - con la facoltà
di approvazione degli stessi; approvazione di variazioni al
bilancio dell'Ente.
Con delibera della Giunta Regionale n. 435 del 20/10/2009,
l'ing. Santoro Leonardo, funzionario regionale, è stato nominato
Commissario straordinario.
Infine, essendosi gli Enti preposti alla designazione dei
componenti del Consiglio di amministrazione determinati in tale
senso, si è iniziata la procedura per la ricostituzione del CdA
dell'I.A.C.P. di Messina.
Con nota del 16/10/2009 si è proceduto alla designazione del
componente in rappresentanza dell'Assessorato Regionale Lavori
Pubblici giusto art. 6, comma 3 , punto 2 della legge 865/71.
Da notizie assunte, presso la Segreteria Generale Servizio 1 -
Nomine, non è ancora pervenuta la designazione del componente in
rappresentanza dell'Assessorato Regionale Lavoro, della Previdenza
Sociale, della Formazione Professionale e dell'Emigrazione giusto
art. 6, comma 3, punto 2 della legge 865/71».
L'Assessore
(On.Ing.Antonino
Beninati)