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Resoconto d'Aula della Seduta n. 125 di mercoledì 09 dicembre 2009
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   BOSCO,  segretario  f.f., dà lettura del  processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

            Comunicazione di adesione a Gruppo parlamentare

   PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 9 dicembre 2009,  pervenuta
  in  pari  data,  l'onorevole Bonomo ha dichiarato di  aderire,  con
  decorrenza odierna, al Gruppo parlamentare Misto.
   A  seguito della superiore comunicazione, lo stesso deputato cessa
  contestualmente di fare parte del Gruppo parlamentare del   Partito
  Democratico'.

                          Congedi e missione

   PRESIDENTE.  Comunico che sono in congedo per la  presente  seduta
  gli onorevoli Cintola, D'Asero, Marziano e Scilla.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Comunico,  altresì,  che l'onorevole Caputo  è  in  missione,  per
  ragioni del suo ufficio, dal 9 al 12 dicembre 2009.
   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di risposte scritte a interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute, da parte  dell'Assessore
  per   i   Lavori  pubblici,  le  risposte  scritte  alle   seguenti
  interrogazioni:

   n.  693  - Interventi a tutela e salvaguardia della costa e  delle
  strutture  turistico-alberghiere della  baia  di  Capo  Calavà  nel
  comune di Gioiosa Marea (ME).
   Firmatario: Corona Roberto

   n.   738    -   Urgente    ricostituzione   del    consiglio    di
  amministrazione dell'IACP di Messina.
   Firmatario: Buzzanca Giuseppe.

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   «Istituzione  del  sistema integrato di servizi sociali  e  socio-
  sanitari» (n. 496)
   -   di   iniziativa   parlamentare,  presentato  dagli   onorevoli
  Barbagallo,   Minardo,  Di  Guardo,  Vinciullo,   Cordaro,   Arena,
  Cracolici,  De  Luca, Greco, Gucciardi, Maira,  Marrocco,  Musotto,
  Speziale,   Torregrossa,  Laccoto,  Falcone,  Lo  Giudice,   Cascio
  Salvatore,  Colianni, Forzese, De Benedictis, Digiacomo,  D'Antoni,
  Ferrara, Fiorenza, Limoli, Scoma e Dina in data 2 dicembre 2009

   «Interventi  della Regione a favore dei siciliani nel  mondo»  (n.
  497)
   -   di   iniziativa   parlamentare,  presentato  dagli   onorevoli
  Ruggirello e Musotto in data 2 dicembre 2009

   «Disposizioni  in materia di acquisizione dei dati inerenti  l'uso
  di  sostanze  stupefacenti e/o psicotrope da parte dei parlamentari
  eletti all'Assemblea regionale siciliana» (n. 498)
   - di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Pogliese,
  Formica,  Buzzanca, Caputo, Vinciullo e Falcone in data 2  dicembre
  2009.

      Comunicazione di presentazione e invio di disegno di legge
                alla competente Commissione legislativa

   PRESIDENTE.  Comunico che il seguente disegno  di  legge  è  stato
  presentato e inviato alla competente Commissione legislativa:

                             BILANCIO (II)

   «Interventi finanziari urgenti per l'anno 2009 e disposizioni  per
  l'occupazione.  Autorizzazione  per  l'esercizio  provvisorio   per
  l'anno 2010» (n. 499),
   -  presentato dal Presidente della Regione (Lombardo) su  proposta
  dell'Assessore regionale per il bilancio e le finanze (Di Mauro) in
  data 3 dicembre 2009
   - inviato in data  4 dicembre 2009.

       Comunicazione di apposizione di firma a disegno di legge

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Galvagno, in data 3  dicembre
  2009,  ha  chiesto di apporre la firma al disegno di legge  n.  496
   Istituzione  del  sistema integrato di servizi  sociali  e  socio-
  sanitari.

                 Comunicazione di richieste di parere

   PRESIDENTE.  Comunico  che le seguenti richieste  di  parere  sono
  state   trasmesse   dal  Governo  ed  assegnate   alle   competenti
  Commissioni legislative:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   Consorzio  ASI  di  Caltanissetta -  Designazione  Presidente  del
  Collegio  dei  revisori  dei conti: dott. Conigliaro  Massimo   (n.
  51/I)
   pervenuto in data 7 dicembre 2009
   inviato in data 7 dicembre 2009

   Consorzio  ASI di Trapani - Designazione Presidente  del  Collegio
  dei revisori dei conti: d.ssa Montante Carmela Giuseppa  (n. 52/I)
   pervenuto in data 7 dicembre 2009
   inviato in data 7 dicembre 2009

   Consorzio  ASI di Enna - Designazione Presidente del Collegio  dei
  revisori dei conti: dott. Pilato Alessandro  (n. 53/I)
   pervenuto in data 7 dicembre 2009
   inviato in data 7 dicembre 2009

   Consorzio  ASI di Gela - Designazione Presidente del Collegio  dei
  revisori dei conti: rag. Montalto Rosa  (n. 54/I)
   pervenuto in data 7 dicembre 2009
   inviato in data 7 dicembre 2009

   Consorzio  ASI di Catania - Designazione Presidente  del  Collegio
  dei revisori dei conti: dott. Lacagnina Giuseppe  (n. 55/I)
   pervenuto in data 7 dicembre 2009
   inviato in data 7 dicembre 2009

              BILANCIO (II) - COMMISSIONE UNIONE EUROPEA

   Documento  unitario  di  programmazione della  politica  regionale
  della Regione siciliana (DUP 2007-2013) (n. 50/II-UE)
   pervenuto in data 2 dicembre 2009
   inviato in data 3 dicembre 2009.

                     Comunicazione di pareri resi

   PRESIDENTE. Comunico che i seguenti pareri sono stati  resi  dalle
  competenti Commissioni legislative:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   Camera di commercio di Ragusa. Designazione componente in seno  al
  collegio dei revisori dei conti (n. 48/I)
   reso in data 2 dicembre 2009
   inviato in data 3 dicembre 2009

   Ente  regionale Teatro Massimo Vincenzo Bellini di Catania. Nomina
  del Commissario straordinario  (n. 49/I)
   reso in data 2 dicembre 2009
   inviato in data 3 dicembre 2009

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   Legge regionale n. 9/2009, articolo 17. Finanziamenti concessi  da
  Artigiancassa (n. 45/III)
   reso in data 1 dicembre 2009
   inviato in data 3 dicembre 2009

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   Direttive  per l'attuazione delle linee d'intervento  3.3.2.5  del
  P.O. FESR Sicilia 2007-2013 (n. 47/IV)
   reso in data 2 dicembre 2009
   inviato in data 3 dicembre 2009.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   BOSCO, segretario f.f.:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
  ed ambientali e per la pubblica istruzione, premesso che:

   nel  2006  si  è  svolto il concorso per dirigenti scolastici  per
  l'assegnazione dei posti vacanti. In Sicilia, risultarono vincitori
  426 docenti;

   dopo  la correzione degli scritti, due candidati siciliani esclusi
  presentarono ricorso, prospettando delle irregolarità formali nello
  svolgimento del concorso;

   nonostante   la  presenza  dei  suddetti  ricorsi,  il   direttore
  dell'ufficio scolastico regionale ha ritenuto giustamente opportuno
  di assegnare, alle rispettive postazioni, i 426 presidi e direttori
  didattici che erano risultati vincitori, per evitare di creare  dei
  vuoti nell'esercizio di funzioni didattiche così delicate;

   in  data 11 novembre 2009, una sentenza del Consiglio di giustizia
  amministrativa ha dato ragione ai ricorsisti, annullando, di fatto,
  l'intero  concorso  in  Sicilia e azzerando, ovviamente,  tutte  le
  nomine effettuate dal direttore dell'ufficio scolastico regionale;

   subito  dopo  tale  sentenza, il Governo  nazionale,  in  sede  di
  conversione  del decreto cosiddetto 'salvaprecari', aveva  inserito
  una  norma che, di fatto, reintegrava i vincitori del concorso  del
  2006 nei posti assegnati;

   in  data  27 novembre 2009, il Consiglio dei Ministri, con proprio
  decreto-legge,  ha  abolito  la  suddetta  norma,  ristabilendo  il
  dettato fissato dal Consiglio di giustizia amministrativa;

   rilevato che:

   questa continua altalena di sentenze e di giudizi sta causando una
  vera   e   propria  'tempesta'  all'interno  del  mondo  scolastico
  siciliano;

   oggi,  con l'applicazione del nuovo decreto-legge del 27 novembre,
  un terzo delle scuole siciliane resterebbe senza vertici, verrebbe,
  così,  vanificato il lavoro svolto, in tre anni,  da  centinaia  di
  valenti  professionisti della scuola, molti dei quali  svolgono  le
  loro mansioni in territori a rischio di devianza;

   è   paradossale  che,  come  ha  dichiarato  lo  stesso  direttore
  dell'ufficio scolastico regionale, ciò che è stato ritenuto  giusto
  in  tutta  Italia, sia ritenuto sbagliato in Sicilia, così  come  è
  paradossale  che  i  ricorsi  siano  stati  presentati  da  persone
  giudicate  inidonee, alle mansioni dirigenziali scolastiche,  altre
  tre volte;

   visto che:

   la scuola siciliana non è nelle condizioni di affrontare ulteriori
  problemi   che   sarebbero  indubbiamente  causati  dal   repentino
  allontanamento  di  ben 426 dirigenti del primo e  secondo  settore
  formativo,  il tutto causato da cavilli tecnici che nulla  hanno  a
  che  fare con la preparazione dimostrata dai concorsisti che  hanno
  superato le prove selettive del concorso svolto nel 2006;

   non è ammissibile che venga cancellato, in un solo colpo, tutto il
  lavoro svolto in tre anni da personale specializzato, che svolge il
  proprio lavoro con spirito di abnegazione e attaccamento al  dovere
  nei confronti degli studenti e dei professori;

   per sapere:

   quali   provvedimenti  urgenti  intendano  adottare  al  fine   di
  ripristinare le regolari funzioni nella scuola siciliana;

   quali  iniziative  intendano portare avanti  presso  il  Ministero
  dell'istruzione  al  fine  di evitare la  delegittimazione  di  426
  dirigenti  scolastici  in  Sicilia, evento  che  porterebbe  ad  un
  collasso   strutturale  e  didattico  in  un  terzo  delle   scuole
  siciliane». (903)

                                                           VINCIULLO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura  e
  le foreste, premesso che:

   il  settore zootecnico italiano sta attraversando uno dei  periodi
  più cupi degli ultimi decenni;

   in  10  anni,  ben 198.000 stalle in Italia hanno chiuso  la  loro
  attività,  soprattutto a causa delle restrizioni  nella  produzione
  del latte, stabilite dalla Comunità europea;

   la  crisi, che ha investito l'intero comparto a livello nazionale,
  in  Sicilia  sta  causando danni irrimediabili  all'intera  filiera
  produttiva, con sicure ripercussioni occupazionali;

   considerato che:

   la  Comunità  europea ha individuato una serie di  misure  atte  a
  garantire  interventi  in favore della zootecnia,  con  particolare
  riguardo per i produttori di latte;

   tra  gli interventi immediati, vi è lo stanziamento di 300 milioni
  di euro in aiuti per i produttori di latte e la possibilità, per  i
  singoli  Stati,  di acquistare quote latte dagli stessi  produttori
  nazionali;

   tali  interventi,  che  si sommano ad altri progetti  europei  sul
  medio  e  lungo termine, diventano una vera panacea  per  i  nostri
  allevatori e produttori di latte, costretti, da anni, a produrre  e
  commercializzare latte in regime di perdita costante per rispettare
  le quote imposte dalla Comunità europea;

   per   sapere   se   non  ritengano  urgente  ed  improcrastinabile
  intervenire  presso il Governo nazionale affinché  si  stabiliscano
  immediatamente  i  termini  per la distribuzione  di  questi  aiuti
  comunitari  e, nel contempo, prevedere una norma regionale  per  il
  recepimento delle direttive UE e nazionali, al fine di favorire  la
  filiera  della zootecnia, con particolare riguardo per i produttori
  di latte siciliani, ridotti ormai alla mera sopravvivenza». (904)

                                                           VINCIULLO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il bilancio e le
  finanze, premesso che:

   il   Banco  di  Sicilia  è  interessato  da  una  riorganizzazione
  aziendale  all'interno  del  Gruppo  Unicredit,  che  vedrebbe   la
  scomparsa  sia  dei  centri  decisionali  che  delle  attuali   tre
  direzioni commerciali;

   questa ristrutturazione, ancora in fase embrionale, potrebbe avere
  delle gravi ripercussioni occupazionali;

   considerato che:

   continua,  nella  nostra Regione, l'incredibile  'tourbillon'  che
  investe  il  mondo del credito siciliano: è bene ricordare  che  la
  Sicilia ha perso, negli ultimi anni, la stragrande maggioranza  dei
  propri  sportelli  bancari di origine siciliana,  dato  che  i  più
  importanti  istituti di credito esistenti nella nostra  Regione,  a
  capitale  siciliano,  sono stati assorbiti e fagocitati  da  gruppi
  bancari   nazionali  ed  esteri,  spesso  inesistenti  sul   nostro
  territorio;

   questa  silenziosa e persistente 'invasione', oltre a causare  una
  logica  e  prevedibile migrazione di capitali locali verso forzieri
  di   diversa  allocazione  nazionale,  sta  mettendo  in  ginocchio
  l'intero  settore occupazionale, spesso bistrattato in  termini  di
  professionalità e produttività dai nuovi manager di questi  colossi
  bancari;

   tenuto conto che:

   fino  a  qualche anno fa, gli istituti bancari siciliani erano  ai
  vertici  delle classifiche nazionali per produzione  di  servizi  e
  interventi nel credito al risparmio;

   tale    successo,   ovviamente,   era   dovuto   alla    specifica
  professionalità  dei  dipendenti  siciliani,  pronti   ad   offrire
  prestazioni e servizi all'utenza non vincolati a logiche di mercato
  come  quelle  attuali, che vedono la Sicilia solo come una  immensa
  miniera  da depredare e spogliare dei propri risparmi che,  anziché
  essere  reinvestiti  in Sicilia, vengono utilizzati  per  sostenere
  l'economia di altre regioni italiane e, a volte, di nazioni estere;

   visto che:

   Siracusa  ha già perso la direzione provinciale a tutto  vantaggio
  della  direzione commerciale sud di Ragusa, venendosi a determinare
  gravissimi  danni, non solo al personale, ma soprattutto all'intera
  economia locale;

   dopo  questo  primo 'scippo', si prospetta l'ipotesi di  ulteriori
  decisioni  che potrebbero riguardare i 280 dipendenti  delle  varie
  filiali   dell'istituto  in  provincia  di  Siracusa  con  evidenti
  ricadute  in  termini  di  mobilità  territoriale  e  di  possibili
  processi di 'esodo forzato';

   preso atto che la Regione siciliana è socio di minoranza del Banco
  di  Sicilia  ma, nonostante ciò, ad oggi non ha fatto sapere  quale
  politica  intende  mettere  in atto per salvaguardare  i  posti  di
  lavoro in provincia di Siracusa;

   per sapere:

   se non ritengano urgente ed improcrastinabile intervenire presso i
  vertici di Unicredit al fine di garantire la certezza del posto  di
  lavoro  a  tutti i dipendenti del Banco di Sicilia che lavorano  in
  provincia di Siracusa;

   se  non  ritengano  opportuno far valere i  diritti  di  socio  di
  minoranza all'interno del consiglio di amministrazione del Banco di
  Sicilia o se invece non vogliano esercitare alcuna azione a  tutela
  e garanzia dei lavoratori;

   per  quale  motivo  il Presidente della Regione non  abbia  ancora
  nominato  i  consiglieri  di  propria  spettanza  all'interno   del
  consiglio di amministrazione del Banco di Sicilia». (905)

                                                           VINCIULLO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura  e
  le  foreste,  premesso che le attività forestali costituiscono,  in
  questa difficile congiuntura economica, una fonte significativa  di
  reddito per le famiglie, oltre a contribuire al miglioramento dello
  stato ambientale del territorio della Sicilia;

   considerato  che  i  lavoratori  forestali  dopo  mesi  di  lavoro
  attendono ancora il pagamento delle loro spettanze, così da  potere
  assicurare il dovuto sostegno economico alle proprie famiglie;

   preso  atto del verbale di accordo raggiunto tra le organizzazioni
  sindacali  di  categoria  e  il Governo regionale,  siglato  il  29
  settembre  2009, con il quale, tra l'altro, si stabilisce l'aumento
  di   alcune  giornate  lavorative  per  i  lavoratori  dei  servizi
  antincendio;

   visto  che,  invece,  mentre  i  lavoratori  15l/sti  dell'Azienda
  foreste   demaniali   della   Regione   siciliana   hanno    fruito
  dell'incremento, svolgendo nove giornate lavorative aggiuntive,  lo
  stesso  trattamento non è stato riconosciuto ai lavoratori  15l/sti
  dell'antincendio  dell'Ispettorato  forestale,   senza   che   tale
  differenziazione fosse stata motivata;

   ritenuto che la valorizzazione del patrimonio naturale boschivo va
  conseguita   anche   attraverso  il  giusto  riconoscimento   delle
  professionalità  di  tutti  i  lavoratori  forestali  senza   alcun
  privilegio;

   per sapere:

   per quali ragioni non si sia provveduto a pagare le spettanze, ivi
  compresi  gli  arretrati contrattuali, dei lavoratori  e  in  quali
  tempi e con quali risorse intendano provvedere;

   se  e  come  ritengano  d'intervenire per  aumentare  le  giornate
  lavorative  dei  lavoratori 151/sti dell'antincendio,  al  fine  di
  colmare la disparità di trattamento». (906)

        (Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)

                            DI BENEDETTO-TERMINE-MARINELLO-DI GUARDO

   «All'Assessore  per  la  famiglia,  le  politiche  sociali  e   le
  autonomie locali, premesso che la legge quadro sull'handicap (legge
  n.  104  del  5 febbraio 1992) prevede l'esenzione dalle  tasse  di
  occupazione  di  suolo pubblico per accessi carrabili  destinati  a
  soggetti  portatori di handicap, a norma dell'art. 49  del  decreto
  legislativo 15 novembre 1993, n. 507;

   osservato  che  con  tale  termine ci  si  riferisce  a  qualsiasi
  manufatto  (scivoli, passi carrabili, ecc.) costruito per agevolare
  il   transito  dei  portatori  di  handicap  o  dei  mezzi  per  la
  deambulazione da loro condotti;

   considerato  che  spesso  i  portatori di  handicap  si  avvalgono
  piuttosto  di  spazi per la sosta a loro riservati e  che  per  gli
  stessi non è specificato il diritto alla esenzione;

   per  sapere  se non ritenga di dover dare precise disposizioni  ai
  comuni per equiparare gli spazi di sosta riservati ai portatori  di
  handicap agli accessi e agli scivoli e prevedere, perciò, la stessa
  esenzione  dal  pagamento  della tassa  di  occupazione  del  suolo
  pubblico prevista dal succitato articolo 49 del decreto legislativo
  n. 507 del 15 novembre 1993». (907)

                                                            MARZIANO

   «All'Assessore  per  i  beni culturali  ed  ambientali  e  per  la
  pubblica  istruzione, premesso che una quota del 20 per  cento  del
  contributo  in  favore  dell'ente  autonomo  regionale  'Teatro  di
  Messina'  (secondo  quanto previsto dall'art.  136  della  l.r.  16
  aprile  2003, n. 4, come sostituito all'art. 127, comma  63,  della
  l.r.  n.  17  del  2004)  è  destinata, a decorrere  dall'esercizio
  finanziario  2005, alla stabilizzazione dell'orchestra  del  teatro
  Vittorio Emanuele di Messina;

   considerato  che  ad  oggi  tale  stabilizzazione  non   è   stata
  realizzata  al punto che, nonostante siano state bandite  dall'ente
  teatro  audizioni nazionali per l'inserimento in graduatoria  e  il
  diritto  di prelazione ai fini della stipula di contratti  a  tempo
  determinato   per   le   varie   stagioni   lirico-sinfoniche,    è
  progressivamente   diminuito  il  lavoro  ed  è   stata   raggiunta
  quest'anno  l'insostenibile situazione  che  ha  visto  l'orchestra
  impegnata per soli 47 giorni, ovvero meno di quanto previsto da  un
  lavoro trimestrale a tempo determinato, con conseguente perdita del
  sussidio di disoccupazione per il quale è richiesto un minimo di 78
  giorni lavorativi;

   visto  che ad aggravare la situazione contribuisce l'atteggiamento
  di    alcuni   membri   dell'orchestra   stessa,   restii   a   una
  stabilizzazione  in  quanto  impegnati  in  via  prioritaria  quali
  professori  di classi sperimentali di strumento nelle scuole  medie
  inferiori, poiché verrebbero messi nella condizione di dover optare
  per una o per l'altra occupazione;

   rilevato   che,  oltretutto,  per  venire  incontro  ai   suddetti
  professori di scuola media inferiore, sarebbero stati imposti orari
  di  prova  inusuali  (18.00 - 23.00) e al di  fuori  delle  griglie
  orarie  di  qualsiasi  altro  teatro  italiano,  ciò  ha  suscitato
  proteste  in  orchestra,  a volte anche  da  parte  dei  direttori,
  costretti  a  lavorare a tarda sera con musicisti ormai  stanchi  e
  spossati;

   rilevato, altresì, che la reale destinazione del 20 per cento  non
  sembra essere nella disponibilità dell'ente e che ad oggi la  cifra
  destinata  ai  professori d'orchestra viene usata  arbitrariamente,
  per sovvenzionare globalmente intere produzioni;

   considerato  che  il  20  per  cento,  qualora  venisse  impegnato
  esclusivamente per i compensi dei professori di orchestra, potrebbe
  consentire  un'assunzione  a  tempo  indeterminato  senza   gravare
  ulteriormente sulle casse della Regione;

   presa nota del fatto che quest'anno il taglio di diverse centinaia
  di migliaia di euro, operato dalla Regione siciliana, ha colpito le
  stagioni  musicali e teatrali aggravando la posizione  dei  precari
  che svolgono l'attività di professore d'orchestra in via esclusiva,
  che  si  ritrovano  privi del diritto a percepire  il  sussidio  di
  disoccupazione  oltre quello di esercitare stabilmente  il  proprio
  lavoro;

   per sapere:

   quali ragioni ostino ancora all'applicazione della legge regionale
  n. 4 del 6 aprile 2003 e s.m.i.;

   quali  misure intenda adottare per la piena e puntuale  attuazione
  della legge n. 4 del 2003». (908)

                                                            PICCIOLO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate.

   BOSCO, segretario f.f.:

   «All'Assessore  per  la  famiglia,  le  politiche  sociali  e   le
  autonomie  locali, premesso che il dr. Rosario Di  Lorenzo  riveste
  l'incarico di direttore sanitario presso l'ospedale unico di Avola-
  Noto (SR), presidio 'G. Trigona';

   considerato  che, nell'ambito delle elezioni per  il  rinnovo  del
  Consiglio  provinciale di Siracusa, svoltesi il 15 e 16 giugno  del
  2008, il suddetto dr. Di Lorenzo, candidatosi nel collegio di  Noto
  nella   lista  del  'Popolo  della  Libertà',  è  risultato  eletto
  consigliere provinciale e a tutt'oggi riveste tale carica;

   rilevato che, a norma dell'art. 3 del d. lgs. 30 dicembre 1992, n.
  502,  come recepito nell'ambito del nostro ordinamento dall'art.  1
  della  legge  regionale  3  novembre 1993,  n.  30,  'il  direttore
  sanitario non è eleggibile a membro dei Consigli provinciali';

   constatato  che  il  dr. Di Lorenzo, non avendo  ottemperato  alle
  prescrizioni previste dall'art. 3 del d.lgs. 30 dicembre  1992,  n.
  502,  volte  a  rimuovere la causa di ineleggibilità, oggi  riveste
  illegittimamente la carica di consigliere provinciale;

   per  sapere, alla luce dei fatti esposti, quali urgenti iniziative
  intenda  assumere  per  verificare  la  regolare  composizione  del
  Consiglio  provinciale  di  Siracusa e  se  non  ritenga  opportuno
  assumere urgenti provvedimenti idonei a ripristinare la legittimità
  violata». (901)

        (L'interrogante richiede risposta scritta con urgenza)

                                                             GENNUSO

   «All'Assessore per la cooperazione, il commercio, l'artigianato  e
  la pesca, premesso che:

   con  deliberazione della Giunta municipale del Comune di  Pozzallo
  (RG)  n.  204  del  14 luglio 2008, è stato conferito  incarico  al
  libero  professionista ing. Giovanni Savasta per la  redazione  del
  progetto esecutivo dei lavori di 'Adeguamento infrastrutturale  del
  porto di Pozzallo ed interventi multifunzionali';

   con nota prot. 18222 del 4 agosto 2008 è stato trasmesso al Comune
  di  Pozzallo il progetto esecutivo, redatto dal tecnico  incaricato
  ing.   Giovanni   Savasta,  relativo  ai  lavori  di   'Adeguamento
  infrastrutturale    del   porto   di   Pozzallo    ed    interventi
  multifunzionali';

   in  data 25 agosto 2008 il responsabile unico del procedimento, in
  contraddittorio  con il progettista dell'opera, ha  proceduto  alla
  validazione  del progetto sopra indicato, in ottemperanza  all'art.
  47 del D.P.R. n. 554 del 1999;

   con  deliberazione della Giunta municipale del Comune di  Pozzallo
  n.  238 del 26 agosto 2008, è stato approvato il progetto esecutivo
  redatto dal tecnico incaricato ing. Giovanni Savasta, da finanziare
  con   fondi   concessi  dall'Assessorato  regionale   Cooperazione,
  commercio, artigianato e pesca, per un importo complessivo di  euro
  452.616,00;

   con  D.D.G.  n. 519/Pesca, reg. n. 1 foglio n. 303 del 28  ottobre
  2008,  sono stati finanziati - per un importo di euro 452.616,00  -
  dall'Assessorato  regionale  Cooperazione,  nell'ambito   del   POR
  Sicilia   2000-2006,  misura  4.16,  sottomisura  d),   lavori   di
  'Adeguamento  infrastrutturale del porto di Pozzallo  e  interventi
  multifunzionali';

   le  opere  da  realizzare, nell'ambito dei lavori  di  adeguamento
  sopra   indicati,  consistevano  in:  intervento  di   bonifica   e
  livellamento  dei  fondali; realizzazione di pontili  galleggianti;
  realizzazione di parabordi in gomma del tipo a delta; realizzazione
  di erogatori di servizi (acqua e luce) con struttura dell'involucro
  in  fogli di acciaio inox AISI 316; realizzazione di un impianto di
  aspirazione,  carrellato, degli oli esausti ed  acque  di  sentina;
  realizzazione  di  servizi igienici, bagni mobili  a  funzionamento
  chimico;

   con  provvedimento dirigenziale del Comune di Pozzallo  n.  05/420
  del  29  ottobre  2008,  sono stati aggiudicati  definitivamente  i
  lavori per la realizzazione delle opere sopra descritte all'impresa
  IMPREMAR s.r.l., con un ribasso del 7,3152 per cento sull'importo a
  base d'asta di euro 312.003,80;

   l'importo contrattuale, con l'applicazione del complessivo ribasso
  di  gara  del 7,3152 per cento pari a euro 22.823,70 sulla somma  a
  base  d'asta  di  euro 312.003,80, è risultato euro 289.180,10,  al
  netto  della  somma di euro 26.086,20 per oneri  di  sicurezza  non
  soggetti  a  ribasso d'asta, che ha determinato quindi  un  importo
  contrattuale complessivo di euro 315.266,30;

   il contratto fra il Comune di Pozzallo e l'impresa IMPREMAR s.r.l.
  è  stato stipulato in data 15 dicembre 2008 al n. 9 di repertorio e
  registrato  a Modica in data 31 dicembre 2008 al n. 591,  serie  1,
  per l'importo netto di 315.266,30;

   la consegna dei lavori è stata effettuata in data 12 novembre 2008
  ed  il tempo dei lavori è stato fissato in giorni 45 consecutivi  e
  naturali dall'inizio, pertanto il termine di ultimazione scadeva il
  31 dicembre 2008;

   con  ordinanza  n.  152/08  del  3  dicembre  2008,  il  capo  del
  circondario  marittimo e comandante del porto di  Pozzallo  rendeva
  noto  che,  a  far data dal 3 dicembre 2008, nel porto  servizi  di
  Pozzallo   sarebbero   stati  effettuati  lavori   di   adeguamento
  infrastrutturale nonché interventi multifunzionali di bonifica  dei
  fondali;

   all'articolo  1  della suddetta ordinanza venivano vietati,  nelle
  aree interessate ai lavori, con decorrenza immediata, l'accesso  di
  persone  e veicoli, il transito e la sosta di imbarcazioni e  tutte
  le altre attività connesse con l'uso del mare;

   durante  l'esecuzione delle opere è stata concessa  dal  direttore
  dei  lavori  una  proroga  di giorni 5, a seguito  della  richiesta
  avanzata al Rup dall'impresa appaltatrice in data 23 dicembre 2008,
  a  causa delle difficoltà riscontrate nell'esecuzione delle  opere,
  dovute  alle  avverse  condizioni  atmosferiche  manifestatesi  nel
  tempo;

   in  sede  di esecuzione dei lavori si è reso necessario apportare,
  ad  alcune  categorie  di lavori, delle variazioni  quantitative  e
  qualitative,  quali l'aumento dell'altezza dei pontili galleggianti
  e  la  variazione  dei  parabordi con elementi  aventi  un  profilo
  tecnicamente migliore;

   in  data 29 dicembre 2008, veniva redatta dal direttore dei lavori
  una perizia di variante per un maggior importo dei lavori, rispetto
  al contratto originario, di euro 10.956,78;

   in  data  29  dicembre 2008 il responsabile unico del procedimento
  (Rup),  dopo  un  esame  degli elaborati, riteneva  la  perizia  di
  variante meritevole di approvazione e di fatto la approva in  linea
  tecnica;

   la  suddetta  perizia di variante, approvata in linea tecnica  dal
  Rup   in   data   29  dicembre  2008,  veniva  approvata   in   via
  amministrativa con provvedimento dirigenziale del 30 dicembre  2008
  n. gg/18/503;

   in  data  31 dicembre 2008 è stata accertata, alla presenza  delle
  parti,  l'ultimazione dei lavori, avvenuta in tempo utile, come  si
  evince dal relativo verbale;

   in  data  10 gennaio 2009 il direttore dei lavori, il  Rup  ed  il
  rappresentante legale dell'impresa appaltatrice, si sono recati sul
  sito  dei  lavori ed hanno proceduto all'esame delle opere eseguite
  che sono state così riassunte:
   1)  bonifica fondali - lavori indispensabili per la sicurezza  dei
  natanti che consistono nel salpamento e successivo ripristino, dopo
  la  pulizia, dei corpi morti di volume non superiore a 1.00 mc, per
  ancoraggio   imbarcazioni   e  pontili  galleggianti   regolarmente
  autorizzati    dalla   competente   autorità   marittima,    nonché
  l'eliminazione di quelli non provvisti di detta autorizzazione;
   2)  pontili  galleggianti - con accesso dalla banchina lato  nord-
  ovest  sono stati posti in opera n. 5 pontili galleggianti  ad  uso
  flotta  pescherecci,  costituiti ciascuno  da  moduli  galleggianti
  delle dimensioni di 12,00 per 3,00 metri;
   3)  parabordi  -  sono  stati allocati per circa  80  metri,  come
  evidenziato nella tavola di contabilità;
   4) erogatori di servizi (acqua e luce);
   5) impianto di aspirazione - impianto carrellato per l'aspirazione
  degli oli esausti ed acque di sentina;
   6)  servizi igienici - n. 4 bagni mobili a funzionamento  chimico,
  di cui n. 1 per portatori di handicap;

   in  data  10 gennaio 2009, sempre in occasione del sopra  indicato
  sopralluogo,  da un attento esame delle opere su elencate  è  stato
  riscontrato  che  queste  sono  state  eseguite  con  materiali   e
  magisteri  appropriati,  a  regola  d'arte  e  in  conformità  alle
  prescrizioni  contrattuali  ed  il  rappresentante  della  stazione
  appaltante,  presente  alla visita, ha dichiarato  di  assumere  in
  consegna  definitiva, a tutti gli effetti di legge e senza  riserva
  alcuna, tutte le opere, nessuna esclusa;

   in data 10 gennaio 2009 il direttore dei lavori certificava che  i
  lavori  di  cui sopra sono stati regolarmente eseguiti dall'impresa
  IMPREMAR  s.r.l.  e  liquidava il relativo importo  in  netti  euro
  326.223,06,  detraendo gli acconti corrisposti  in  corso  d'opera,
  imputato  al  capitolo 17630, codice meccan. 209030400 dei  residui
  2008  'Spesa  per  lavori  di progett. ed  esecuz.  Interv.  Immob.
  Immigrati';

   ritenuto che:

   le  opere da realizzare, così come si evince dal progetto  redatto
  dal   tecnico  incaricato,  dovevano  comprendere,  oltre   ad   un
  intervento di bonifica, anche il livellamento dei fondali,  atto  a
  garantire una profondità minima di 2,5 metri sotto il livello medio
  del mare;

   in  data  10  gennaio  2009, a seguito del  sopralluogo  sul  sito
  interessato   da   parte   del  Rup,  del   legale   rappresentante
  dell'impresa  appaltatrice  e  del  direttore  dei  lavori,  veniva
  redatto  un  verbale che descriveva i lavori di bonifica effettuati
  ma non faceva cenno agli interventi di livellamento dei fondali;

   la  perizia  di  variante, che prevede l'aumento dell'altezza  dei
  pontili   galleggianti  e  la  variazione  dei  parabordi,   veniva
  approvata  in linea tecnica il 29 dicembre 2008 dal Rup  e  in  via
  amministrativa   il   30  dicembre  successivo  con   provvedimento
  dirigenziale;

   l'ultimazione  dei  lavori veniva accertata in  data  31  dicembre
  2008,   lasciando  intendere  che  si  era  provveduto  all'aumento
  dell'altezza  dei  pontili  galleggianti  e  alla  variazione   dei
  parabordi nel breve volgere di un solo giorno;

   in  data  10  gennaio  2009 il direttore  dei  lavori,  dopo  aver
  certificato   che  le  opere  erano  state  regolarmente   eseguite
  liquidava,  detraendo  gli acconti corrisposti  in  corso  d'opera,
  l'importo convenuto all'impresa appaltatrice IMPREMAR s.r.l.;

   per la liquidazione degli acconti e del saldo all'impresa IMPREMAR
  s.r.l. si è attinto al capitolo 17630, codice mecc. 209030400,  dei
  residui  2008 la cui intestazione risulta essere 'Spesa per  lavori
  di progett. Ed esec. Interv. Immob. Immigrati';

   all'articolo  2 dell'ordinanza n. 152/08 del 3 dicembre  2008,  il
  capo  del  circondario marittimo e comandante del porto di Pozzallo
  ordinava,  alla  ditta esecutrice dei lavori,  di  provvedere  alla
  scrupolosa  osservanza di alcune prescrizioni, fra le quali  quella
  di comunicare giornalmente alla capitaneria di porto di Pozzallo la
  data e l'ora di inizio e fine delle operazioni;

   nel  progetto  redatto  dal  tecnico  incaricato  è  prevista   la
  fornitura  e posa in opera di erogatori di servizi (colonnine)  per
  acqua e luce;

   per  attestare  il  rispetto della normativa vigente,  i  suddetti
  erogatori  necessitano  di  un regolare e  formale  certificato  di
  conformità degli erogatori di servizio di bordo;

   in  data  22  gennaio  2009, in un periodo  certamente  successivo
  all'ultimazione  dei  lavori,  su richiesta  dell'impresa  IMPREMAR
  s.r.l.,  è  stata  trasmessa alla stessa da un tecnico  locale  una
  'Relazione  inerente l'impianto elettrico da realizzare  nei  posti
  barca presso il molo piccolo del porto di Pozzallo';

   in   data  9  febbraio  2009,  in  un  periodo  ancora  successivo
  all'ultimazione  dei  lavori,  su richiesta  dell'impresa  IMPREMAR
  s.r.l.  è  stata  trasmesso alla stessa  da  una  ditta  locale  un
  'Preventivo per impianto elettrico posti barca porto di Pozzallo';

   per   sapere  quali  iniziative  intendano  mettere  in  atto  per
  verificare se:
   1) siano stati eseguiti interventi per il livellamento dei fondali
  e come sia stato smaltito il materiale prelevato;
   2)  risulti possibile il termine di un solo giorno per eseguire  i
  lavori  di  aumento  dell'altezza dei  pontili  galleggianti  e  la
  variazione dei parabordi;
   3) dal capitolo 17630, dei residui 2008 del bilancio del Comune di
  Pozzallo,  la cui intestazione risulta essere 'Spesa per lavori  di
  progett.   ed  esec.  interv.  immob.  Immigrati',  sia   possibile
  attingere  le  somme necessarie alla liquidazione  delle  spettanze
  dovute all'impresa IMPREMAR s.r.l. per i lavori eseguiti;
   4)  l'impresa  esecutrice  dei lavori abbia  prodotto,  così  come
  previsto  dall'articolo 2 dell'ordinanza n. 152/08 del  3  dicembre
  2008  del capo del circondario marittimo e comandante del porto  di
  Pozzallo, le comunicazioni giornaliere alla capitaneria di porto di
  Pozzallo  contenenti  la  data  e l'ora  di  inizio  e  fine  delle
  operazioni;
   5)  l'impresa  esecutrice dei lavori abbia rilasciato  regolare  e
  formale  certificato di conformità degli erogatori di  servizio  di
  bordo;
   6)  le trasmissioni della relazione e del preventivo, da parte del
  tecnico  e  della ditta locali, relativi all'impianto elettrico  da
  realizzare,  siano  compatibili con  la  data  di  ultimazione  dei
  lavori;
   7)  esistano delle note di contestazione sulla corretta esecuzione
  dei  lavori,  successive  all'ultimazione degli  stessi,  trasmesse
  dalla  capitaneria di porto di Pozzallo al Rup,  al  direttore  dei
  lavori e all'impresa appaltatrice». (902)

                                                            AMMATUNA

   PRESIDENTE.  Avverto  che  le  interrogazioni  testé   annunziate
  saranno inviate al Governo.

   Comunicazione di apposizione di firma alle mozioni nn. 161 e 162

   PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 2 dicembre 2009 assunta con
  prot.   n.  9606/AULAPG  del  3  dicembre  successivo,  l'onorevole
  Gucciardi  ha  dichiarato di apporre la firma alle mozioni  n.  161
   Iniziative   del   Governo  della   Regione   a   sostegno   della
  ricostruzione  delle aree colpite dal terremoto del 1968  ricadenti
  nella Valle del Belice , a firma dell'onorevole Caputo ed altri,  e
  n.  162   Adeguate  iniziative in tema di  politiche  economiche  e
  finanziarie , a firma dell'onorevole Barbagallo ed altri.

   L'Assemblea ne prende atto.

     Comunicazione di nomina di Segretario di Gruppo parlamentare

   PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 25 novembre 2009, pervenuta
  alla Segreteria generale il 2 dicembre successivo e protocollata al
  n.  9673/AULAPG  del  3 dicembre successivo, l'onorevole  Adamo  ha
  comunicato che l'onorevole Guglielmo Scammacca della Bruca è  stato
  nominato, ai sensi dell'art. 25 del Regolamento interno, Segretario
  del Gruppo parlamentare  Sicilia'.

   L'Assemblea ne prende atto.

                Comunicazione di decreto presidenziale

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, invito il deputato  segretario  a
  dare   lettura  del  decreto  presidenziale  n.  426/Area  1 /S.G.,
  trasmesso  con  nota  prot. 8226/C1/22 del 2  dicembre  2009  della
  Segreteria  generale della Presidenza della Regione, qui  pervenuta
  il  3 dicembre successivo, avente ad oggetto  Decreto presidenziale
  n. 426/Area 1  /S.G. del 2 dicembre 2009'.

   BOSCO, segretario f.f.:

                       «D.P. n. 426/Area 1 /S.G.

   VISTO lo Statuto della Regione Siciliana;

   VISTO  in  particolare l'articolo 9, come sostituito dall'articolo
  1, comma 1, lett. F) della legge costituzionale 31 gennaio 2001, n.
  2,  che,  nel prevedere l'elezione a suffragio universale e diretto
  del Presidente della Regione, gli attribuisce il potere di nominare
  e   revocare   gli   Assessori   da  preporre   ai   singoli   rami
  dell'Amministrazione  regionale, tra cui un Vicepresidente  che  lo
  sostituisce in caso di assenza o di impedimento;

   VISTA  la legge regionale 29 dicembre 1962, n. 28 e sue successive
  modifiche ed integrazioni;

   VISTA  la  legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, e sue successive
  modifiche ed integrazioni nonché l'allegata tabella A;

   VISTA la legge regionale 16 dicembre 2008, n. 19;

   VISTO  il  decreto presidenziale 29 maggio 2009 rep.  n.  191/Area
  1 /S.G.  Nomina Assessori regionali;

   VISTO  il  decreto  presidenziale 3 giugno 2009 rep.  n.  197/Area
  1 /S.G.  Delega all'Assessore regionale avv. to Gaetano Armao della
  trattazione   degli   affari  ricompresi   nelle   competenze   del
  Dipartimento regionale della Protezione civile;

   VISTO  il  decreto presidenziale 17 giugno 2009 rep.  n.  236/Area
  1 /S.G.     di    preposizione    degli    Assessori    ai     rami
  dell'Amministrazione regionale;

   VISTO  il  decreto  presidenziale 8 luglio 2009 rep.  n.  277/Area
  1 /S.G.  relativo  alla rimodulazione dell'assetto  riguardante  le
  preposizioni degli Assessori regionali ai rami dell'Amministrazione
  regionale di cui ai precedenti decreti;

   VISTA  la lettera prot. n. 188410/Gab datata 17.11.09 con la quale
  l'Assessore avv. to Gaetano Armao rimette la delega conferitagli in
  materia di protezione civile;

   RITENUTO  di  dover revocare la predetta delega di cui  al  citato
  decreto  presidenziale  n.  197/09,  accogliendo  la  sopra  citata
  rimessione di delega;

                             D E C R E T A

                                Art. 1

   Per  le  motivazioni di cui in premessa la delega alla trattazione
  degli affari ricompresi nelle competenze del Dipartimento regionale
  della  Protezione  Civile, conferita all'Assessore  destinato  alla
  Presidenza avv. to Gaetano Armao con decreto presidenziale 197/Area
  1 /S.G. del 9 giugno 2009, è revocata, con contestuale riassunzione
  da parte del Presidente della Regione dell'esercizio delle relative
  funzioni.
                                Art. 2

   Il  presente  decreto  sarà pubblicato nella  Gazzetta  Ufficiale
  della Regione siciliana.

   Palermo, 2 dicembre 2009

                                         IL PRESIDENTE
                                     (On.le Dott. Raffaele Lombardo)


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


          Determinazione della data di discussione di mozioni

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
  Regolamento interno, delle mozioni:

   numero  160 «Rilascio del contrassegno di parcheggio per  disabili
  in  conformità alla normativa dell'Unione europea», degli onorevoli
  D'Antoni, Musotto, Colianni e D'Agostino;

   numero 161 «Iniziative del Governo della Regione a sostegno  della
  ricostruzione  delle aree colpite dal terremoto del 1968  ricadenti
  nella Valle del Belice», degli onorevoli Caputo, Pogliese, Falcone,
  Bosco, Leontini, Vinciullo, Oddo, Di Benedetto e Gucciardi;

   numero 162 «Adeguate iniziative in tema di politiche economiche  e
  finanziarie», degli onorevoli Barbagallo, Lupo, Galvagno,  Rinaldi,
  Cracolici e Gucciardi.

   Avverto  che  la  determinazione della data di  discussione  delle
  mozioni  sopra  citate,  integralmente  riportate  nell'ordine  del
  giorno  della  presente seduta, è demandata,  secondo  consuetudine
  parlamentare,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.

   Onorevoli  colleghi,  per  consentire  la  presenza  in  Aula  del
  Presidente della Regione, sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 17.47, è ripresa alle ore 18.01)

   La seduta è ripresa.

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


  Seguito della discussione sulle comunicazioni del Presidente della
                                Regione

   PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno: «Seguito
  della   discussione  sulle  comunicazioni  del   Presidente   della
  Regione».
   Alla  fine  degli interventi dei deputati, vi sarà la replica  del
  Presidente  della Regione e, quindi, la votazione degli ordini  del
  giorno.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli colleghi, ritengo necessario che stasera si arrivasse  ad
  un  dibattito  d'Aula  per parlare un po' di politica,  atteso  che
  forse  era  arrivato il momento di spiegare, di cercare  di  trarre
  alcune  minime  riflessioni su una delle crisi più  difficili,  più
  incomprensibili che, forse, negli ultimi anni attraversa la Regione
  siciliana.
   Una  crisi che è tutta da attribuire, a mio avviso, ai vertici dei
  partiti  di  maggioranza; una crisi che vede i partiti alleati  che
  hanno  determinato l'elezione del presidente Lombardo alla gestione
  massima del Governo regionale, perché da un lato è stato detto  che
  è  giusto,  che  era  necessario procedere  ad  una  inversione  di
  tendenza, bisognava interpretare un nuovo percorso, un percorso  di
  innovazione, di discontinuità col passato, dall'altro lato  vi  era
  chi,  alleato di questa coalizione, non si opponeva a questo  nuovo
  corso,  a  questo  nuovo  sentire comune ma voleva  coinvolgimento,
  partecipazione,  desiderava e ha desiderato condivisione.
   Questa è la ragione da cui bisogna partire per comprendere fino in
  fondo questa crisi.
   Questa  è  la ragione, però, che oggi ci vede qui in quest'Aula  a
  dibattere di questa crisi.
   Ma  cosa  è  cambiato se, fino a sei mesi fa, se fino al  dicembre
  2008,   quest'Aula   era   assolutamente  pronta,   efficiente   e,
  soprattutto,  riusciva a risolvere alcune problematiche  poste  sul
  tappeto?  Vorrei  ricordare alcune riforme  importanti:  prima  tra
  tutte  la  legge  regionale 5 del 2009. Allora, è chiaro,  se  oggi
  anche  l'Assemblea si è un attimo impantanata, un motivo ci sarà  e
  dobbiamo capire fino in fondo le ragioni di questa crisi, di questo
  momento di stallo.
     Certo, sono tante le ragioni; forse però qualche riflessione  la
  dovevamo  pur fare, forse da quella notte dell'8 febbraio del  2009
  quando   vennero   istituiti  i  nuovi  vertici  dei   Dipartimenti
  regionali.
   Qualche riflessione, forse, doveva essere fatta nel momento in cui
  veniva  attuato  uno  spoil  system salvo  che  lo  stesso  venisse
  realizzato all'interno dei partiti di maggioranza o, forse,  perché
  vi   era  un  sondaggio  non  sempre  favorevole  che  invitava  il
  Presidente della Regione ad azzerare la Giunta nell'ipotesi, giusta
  sotto il profilo amministrativo, secondo un suo pensiero, ma forse,
  secondo qualche opinionista, utile a cambiare l'inesorabile volontà
  del   corpo  elettorale;  e  forse,  quando,  successivamente,   si
  interrompevano i rapporti con quelli che erano alleati, che avevano
  una  corsia  preferenziale. Tutto questo oggi ci  deve  sicuramente
  fare riflettere.
   Qualcuno dice che il Presidente della Regione ha una autonomia  di
  governo.  Ha  ragione a dirlo il capogruppo del Gruppo Sicilia.  Il
  Presidente  ha libera azione, è legittimato ad avere  un'azione  di
  governo;  però  è altrettanto vero che l'autonomia  dell'azione  di
  governo  viene posta all'interno di una cornice che dà il programma
  voluto dalla coalizione e votato dagli elettori.
   Questo  è un punto importante su cui noi non possiamo esimerci:  è
  su  questo punto importante che oggi, purtroppo, a seguito di tutti
  questi  fatti,  siamo  arrivati ad una  crisi  mai  pronunciata  ma
  evidente;  ad  una crisi che, tra l'altro, viene ancora  aggravata,
  alla  quale  si aggiunge la situazione sicuramente imbarazzante,  o
  comunque  non  chiara  e non chiarita, di un presunto  o  paventato
  conflitto  di interessi di un assessore. E se a questo si  aggiunge
  una crisi o ancora una situazione non chiarita di un componente del
  Governo,  è  chiaro che era giusto che la settimana scorsa  che  si
  aprisse il via ad una verifica politica.
   E'  chiaro  che  se questa verifica politica si  è  aperta,  e  se
  stasera  siamo  qui  a  dibattere, è  perché  dobbiamo  trovare  la
  soluzione.
   E'  giusto che il Presidente della Regione sia posto dinanzi ad un
  dovere e ad un diritto.
   Il  dovere  gli deriva dalla espressione di uomo della coalizione,
  da  uomo  di governo e delle Istituzioni; il diritto gli deriva  da
  rappresentante  del  popolo. Ha il dovere,  allora,  il  Presidente
  della  Regione di risolvere la crisi e questa crisi può  risolverla
  facendo una scelta, una scelta chiara.
   Il Presidente ha due possibilità: da un lato, quella di realizzare
  un  Governo  con  dei percorsi irrituali, che non sono  sicuramente
  coerenti  e  logici con la volontà popolare: significa guardando  a
  sinistra, guardando a coloro che comunque sono stati non voluti, ma
  non   sono  stati  ritenuti  credibili  dall'elettorato  siciliano;
  dall'altro lato vi è, invece, una scelta più logica, più  coerente,
  una  scelta che chiaramente il PDL auspica: la scelta di un Governo
  di centro-destra, e al Presidente non mancheranno l'intelligenza  e
  l'acutezza  per  ritrovare le ragioni che ci hanno  visto  vincenti
  alle ultime elezioni. Certo, con i dovuti accorgimenti; ma è chiaro
  che   da  parte  del  Popolo  della  Libertà  in  questo  caso  non
  mancherebbero una sincera collaborazione e un leale sostegno  anche
  con un fattivo impegno.
   Però, signor Presidente, se lei decidesse di andare verso la prima
  scelta, non avrò alcun tipo di esitazione a dire che, in qualità di
  rappresentante del Popolo della Libertà, io mi sentirei sicuramente
  all'opposizione e da questo nuovo ruolo tenterei di contribuire  ad
  un  rilancio della nostra Isola. Non mi strapperei le vesti, non ci
  taglieremmo le vene; ma è arrivato il momento che in questa Aula si
  faccia chiarezza.
    E' stato preannunciato un ordine del giorno. Ho parlato anche con
  alcuni  colleghi del Popolo della Libertà, mi pare che ci  sia  una
  sintonia nel pensare di non avere alcun tipo di difficoltà a votare
  un  ordine del giorno che dovrebbe arrivare in Aula su un documento
  programmatico del presidente.
   E'  chiaro, chi non vuole rinnovare la formazione professionale in
  Sicilia?  Chi  non vuole dare uno sbocco ai nostri giovani  per  un
  mercato del lavoro vero? Chi non vuole realizzare le infrastrutture
  in  Sicilia per arrivare a eliminare il gap che abbiamo  col  resto
  dell'Italia, con l'Europa, per arrivare agli standard  europei?  E,
  perché  no,  chi  l'ha detto che non dobbiamo invece  ridurre,  per
  esempio,  gli  Istituti  Autonomi Case  Popolari  o  realizzare  la
  riforma dei consorzi agrari e dei consorzi di bonifica che  veda  i
  nostri  giovani precari ottenere una stabilizzazione, dopo tanti  e
  tanti  anni?  Mi riferisco anche ai nostri forestali, mi  riferisco
  anche ai Consorzi delle Aree di Sviluppo Industriale che non sempre
  riescono  a  dare agli imprenditori quei servizi e a creare  quelle
  condizioni perché chi vuole fare impresa privata possa investire in
  questa  nostra Terra e non avere, invece, delle limitazioni,  sotto
  il  profilo  viario, sotto il profilo delle infrastrutture  e  così
  via.
   E' chiaro, noi siamo a sostegno di questo programma  Era il nostro
  programma, il programma del centro-destra - e vado alla conclusione
  -,  ma  è  altrettanto chiaro che un programma si realizza con  una
  tempistica,  con delle risorse umane. Si realizza anche  con  degli
  steps  che  devono essere fissati e ben preordinati  ed  in  questo
  senso  credo, signor Presidente, lei mi conosce, non  mi  tiro  mai
  indietro quando predico.
   Chi  è al governo deve anche avere un rapporto fiduciario e allora
  è   giusto  che  gli  uomini  di  governo  siano  chiamati  a   una
  responsabilità  istituzionale, per cui è giusto  parlare  anche  di
  risorse  umane a disposizione. Però è altrettanto vero che l'uno  è
  strettamente   connesso   all'altro,   all'armonia   dell'interesse
  collettivo  a cui dobbiamo guardare, perché in questo momento  c'è,
  purtroppo, una Sicilia che guarda e che non sempre comprende  quali
  sono  i   giochi di Palazzo , cosa stiamo a fare noi qui, in questa
  Aula,  quali  sono  i problemi che riusciamo a risolvere  a  favore
  della Sicilia.
   Non stiamo dando un bell'esempio
   E'  giusto,  e dico che il Popolo della Libertà che  ha  vinto  le
  elezioni  con  il  presidente Lombardo deve  continuare  su  questa
  linea,  guardando,  ove possibile, ove vi è necessità,  a  tutti  i
  partiti   che   hanno   vinto  con  noi  le   elezioni,   a   tutti
  indistintamente.
   Se  ciò non avvenisse credo che, come ho detto, non ci strapperemo
  sicuramente le vesti, non piangeremo, andremo all'opposizione.
   E' chiaro, però, che atteggiamenti o percorsi, non sempre lineari,
  non sempre logici o molte volte di bizantiniana memoria o a macchia
  di   leopardo,   non  sempre  sono  utili  alla  nostra   Terra   e
  rischierebbero,   signor   Presidente  della   Regione,   di   dare
  l'impressione  che siamo prigionieri di una incertezza,  che  siamo
  prigionieri  di  un  indugio, che siamo prigionieri,  se  vogliamo,
  anche di una situazione di grande incomprensibile confusione.
   Allora  dobbiamo uscirne, dobbiamo trovare una soluzione, e questa
  soluzione  non  la  dobbiamo  trovare  noi,  la  deve  trovare   il
  Presidente  della  Regione voluto dalla  coalizione  e  votato  dal
  popolo siciliano. In tal senso - penso di poter interpretare questo
  messaggio - noi riponiamo nelle mani del Presidente non l'attesa ma
  la scelta, il dovere di dover decidere, il diritto di poter dare un
  Governo  forte, incisivo ed efficace, non tenendo conto di  aspetti
  personalistici o di pressioni politicamente indebite.
   Credo  che,  se  si  andasse  invece  verso  altri  percorsi,   si
  rischierebbero confusione e oscurantismo.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne  ha  facoltà.  Onorevoli  colleghi,  vi  invito  a
  mantenervi nei tempi regolamentari.

   GIANNI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, verrebbe da  dire,
  dopo  l'intervento del collega, con una frase famosa  di  Mao  Tse-
  Tung:  Che confusione compagni, abbiamo vinto  . Aveva ragione, una
  grande   confusione  che  ha  visto  la  massima  espressione   nel
  protagonismo dell'onorevole Presidente della Regione.
   Onorevole Presidente, non c'è nessun vento favorevole per chi  non
  sa  verso  quale  porto si dirige e lei ha perso la  rotta  già  da
  qualche tempo, presidente Lombardo, sta cercando con difficoltà, lo
  vediamo  e  lo  comprendiamo,  di coprire  errori  che  ormai  sono
  assolutamente evidenti.
   Lei  è  stato  scelto, sostenuto e voluto da  una  coalizione;  le
  geometrie  variabili  andavano bene quando  si  votava  in  maniera
  diversa.
   Oggi  lei ha il dovere non di sfidare il Parlamento, come ha fatto
  in  maniera  impropria  nel  suo ultimo intervento;  lei  non  deve
  sfidare  il Parlamento ma deve sfidare sé stesso avendo il coraggio
  non di chiedere dimissioni, ma di riformulare il Governo che lo  ha
  portato a sedersi in quella poltrona o a dimettersi.
   Lo dico, onorevole Presidente, con l'affetto che ho sempre nutrito
  per lei, in quanto la confusione e la debolezza del suo Governo, la
  fragilità  di  questo  Parlamento ci stanno portando  ad  un  punto
  irreversibile perché non riusciamo più a governare e a parlare  con
  il  Governo  nazionale: il Ministro per le attività  produttive  si
  reca  a  Termini Imerese  per una scampagnata , viene a fare  delle
  proposte   oscene   che  diventano tali  quando,  tornato  a  Roma,
  dimentica  quello  che  ha detto a Termini Imerese   e  continua  a
  giocare una partita tutta a favore della FIAT.
   Onorevole Presidente, noi non riusciamo a comprenderla, lei ha  un
  andamento   ondivago,   assolutamente   ondivago.   E   i     dieci
  comandamenti   che ha dettato oggi sono ancora più incomprensibili;
  sono   comandamenti   di cui molti sanno di ovvietà, perché sarebbe
  strano, ad esempio, che un Governo non combattesse la mafia.
   Il  comandamento  numero nove si occupa di eolico e  fotovoltaico.
  Mentre in tutto il mondo si parla di energia alternativa,  lei deve
  subire il diktat del  ministro Stefania Prestigiacomo che la invita
  caldamente  a  non  dilatare oltre i tempi,  altrimenti  le  toglie
  l'appoggio  e  lei  deve  dare  subito  l'autorizzazione   a   quel
  rigassificatore di Priolo dove, in maniera forte e con l'autorevole
  presenza  di uno dei suoi assessori, tale Interlandi, ha  governato
  tutto un gioco fatto contro il rigassificatore.
   E sono convinto che lei continuerà ad essere serio in queste cose,
  continuerà  a dire quello che è giusto, che il rigassificatore  non
  si  può  fare  perché  è in una zona altamente a  rischio  sismico,
  chimico e a rischio militare.
   Onorevole  Presidente,  noi siamo qui a votare  il  programma,  lo
  stesso  programma che abbiamo concordato quando lei è stato  eletto
  presidente, un programma che lei continua a variare ogni giorno; un
  programma  che  non le sta bene, un giorno sì e l'altro  pure,  che
  dipende dalle geometrie variabili, che dipende dalla giornata.
   Onorevole  Presidente, lei non deve essere metereopatico, lei deve
  evitare di andare dietro al clima perché  fino a quando lei sarà in
  auge  avrà  tanti  amici, ma quando il tempo  sarà  nuvoloso,  come
  quello di oggi, rimarrà solo , le cito Ovidio.
   Le   suggerisco,  come  lei  fece  venticinque  anni  fa,  qualche
  citazione che la farà riflettere.
   Noi  non  abbiamo  il  problema di essere  in  Giunta  oppure  no,
  onorevole  Presidente,  perché quando  siamo  stati  in  Giunta  le
  abbiamo  dato il massimo della lealtà, della propositività e  della
  capacità  delle risposte. Lei sa che c'è una Sicilia in  ginocchio,
  la  disoccupazione incombe ogni giorno sempre di  più,  le  aziende
  falliscono  una  dietro  l'altra. Lei ha  il  dovere  di  fermarsi,
  Presidente,  e non di fare i giochetti dei numeri che  non  servono
  perché non ha bisogno di una Giunta che conti su un appoggio di  47
  o 48 deputati.
   Lei  ha  bisogno  di  un Governo forte, largo,  ampio,  capace  di
  affrontare  i  problemi.  E  se non avrà  fatto  questo,  onorevole
  Presidente,  potrà  stare  lì  seduto  e  non  ci  preoccuperà,  ma
  certamente i siciliani si ricorderanno ogni giorno, non nel  futuro
  ma  nel tempo odierno, di tutte le cose che lei non ha fatto né sta
  facendo.
   Onorevole Presidente, tutti possono errare,  soltanto lo stolto si
  ostina  nell'errore  e nell'errare  e le cito  anche  Cicerone:   è
  opportuno  che  lei faccia qualche riflessione con la  sua  cultura
  classica.
   Onorevole  Presidente, ritorni a parlare di  politica  perché   le
  tattiche,  le  strategie, i tatticismi hanno la vita  corta,  molto
  breve,  e quello che le diciamo lo diciamo più per i siciliani  che
  per noi stessi.
   Io  la  sfido, onorevole Presidente, a fare il Governo che  lo  ha
  eletto.
   Diversamente, la invito a dimettersi e ad andare alle urne.

   ARDIZZONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARDIZZONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi  rivolgo  al
  Presidente dell'Assemblea perché ritengo che sia giunto il  momento
  di  fare obiettiva chiarezza su quello che deve essere il ruolo del
  Governo e il ruolo del Parlamento.
   Dal  2001  in  poi, noi ci siamo in qualche  modo  barcamenati  su
  quello che doveva essere il ruolo del Parlamento e tutta una  serie
  di  leggi, previste peraltro dal nostro Statuto così come  è  stato
  riformato,  sono  state messe in cantiere; secondo  me  quella  più
  importante, la legge che riguarda i rapporti fra il Parlamento e il
  Governo non ha trovato soddisfazione in quest'Aula.
   Personalmente, peraltro, la mia storia personale mi porta  a  dire
  che  io  dal  2001 - faccio qualche battuta con i  miei  amici  del
  Gruppo  - sono stato, probabilmente, sempre all'opposizione,  anche
  quando  il Presidente Lombardo era al Governo, soprattutto  con  il
  suo  assessore  per  la sanità, perché va fatta chiarezza  fino  in
  fondo  su  quello  che è il Governo dell'apparenza,  che  può  pure
  affascinare,   perché  non  possiamo  non  essere   d'accordo   sul
  contenimento della spesa sanitaria.
   Ma  quando  si gridava allo scandalo rispetto a quel  Governo,  al
  Governo  passato con assessore per la sanità Giovanni  Pistorio,  -
  perchè   non   dirlo  -   si  evidenziava  da  parte   dei   gruppi
  dell'opposizione, e posso dire pure con i miei silenzi,  lo  spreco
  che  c'era,  soprattutto nei  privati', e si  evidenziava  come  in
  Sicilia,  rispetto  alla Lombardia, vi fosse un numero  così  largo
  delle cosiddette cliniche private.
   4  luglio,   Giornale di Sicilia : invito tutti a riflettere,  una
  dichiarazione  di grande soddisfazione sulla riforma  sanitaria  da
  parte del presidente regionale dell'AIOP, Barbara Cittadini.
   Allora  io mi chiedo, ma non ho capito più niente? Può essere  che
  della  riforma sanitaria, da me stesso plaudita, probabilmente  non
  avevo  compreso  fino  in fondo quello che  si  stava  muovendo,  i
  problemi si riportavano tutti all'interno dell'ospedalità pubblica,
  perché  significava avere cambiato una sigla e, rispetto  a  quella
  posizione, perché le cliniche private? Ce lo dobbiamo chiedere fino
  in  fondo e ci dobbiamo chiedere anche come si è formato il Governo
  nel  mese  di  giugno o luglio di quest'anno, anche  la  nomina  di
  alcuni  assessori e pure come si sono formati in quest'Aula  alcuni
  schieramenti.
   Probabilmente il concetto di lobby, che è un concetto  sicuramente
  inglese e in quel contesto forse ha un suo significato, da  noi  ha
  sempre  assunto un significato negativo e dovremmo in qualche  modo
  riscoprirlo.
   Queste cose vorrei chiederle al presidente Lombardo, perché  -   e
  chiedo  che  nella  sua replica mi risponda - le  cliniche  private
  hanno plaudito a quella riforma sanitaria.
   L'onorevole Gianni parlava dei dieci punti dell'ovvietà. Certo,  a
  meno che non mi esca un altro ordine del giorno, perchè ormai siamo
  abituati  a  parlare attraverso i giornali, per esempio posso  dire
  che apprezzo lo sforzo compiuto dall'assessore per i beni culturali
  perché  probabilmente, se non fosse stato per la triste vicenda  di
  Giampilieri, non avremmo avuto approvato il piano paesaggistico.
   Ma  le chiedo, presidente Lombardo, che vengano approvati tutti  i
  piani  paesaggistici,  perché  nei  piani  paesaggistici  si  vieta
  l'installazione degli impianti eolici e il suo assessore sa  perché
  è stato approvato quel piano paesaggistico.
   Certo,  le  posso  dire  che così come esprimo  apprezzamento  per
  l'onestà  intellettuale dell'assessore Leanza, lo stesso non  posso
  dire  per  quel che riguarda la vicenda di alcuni bandi  pubblicati
  giorni or sono - mi dispiace dirlo, assessore Leanza -, sicuramente
  per porre riparo alle difficoltà burocratiche detti bandi concedono
  alle  associazioni dieci giorni di tempo per presentare  istanza  e
  addirittura  prevedendo  la norma, questo  proprio  in  materia  di
  burocrazia,  di riforma degli iter di decentramento  degli  uffici,
  per  concedere piccoli contributi, fino a cinquemila euro, a quelle
  associazioni  che arrivano per prime. Noi dobbiamo  immaginare  che
  entro  dieci  giorni  dalla pubblicazione in Gazzetta  Ufficiale  -
  assessore Leanza, mi dica, questo è sempre successo però, poi,  non
  sbandieriamo all'esterno che siamo il Governo della trasparenza  -,
  quelle  associazioni che avevano presentato l'istanza in base  alle
  vecchie  circolari,  quelle  del 2008,  e  che  l'hanno  riproposta
  seguendo  quanto indicato nella nuova circolare, varata al  momento
  del suo insediamento, si trovano a dovere ripresentare la domanda e
  devono  fare  una  corsa,  presumo non perché  in  concorrenza  con
  l'associazione che già sapeva.
   Passiamo ad un altro ambito, quello della formazione.
   L'onorevole Incardona, già assessore per il lavoro, ha parlato  da
  questo scranno ringraziandola perché lei, alla fine, si è ricreduto
  sulla questione della formazione. Ma io vorrei capire qualche  cosa
  sulla formazione, Presidente Lombardo.
   L'onorevole Gianni ha definito, non certamente lei ma la linea del
  suo  Governo  - probabilmente perché gli assessori cambiano  da  un
  giorno  all'altro  -,  ondivaga. Ma  tranne  una  denunzia  su   la
  Repubblica  che evidenziava come ci fosse stata sulla formazione, e
  mi  riferisco  ai  65  milioni di euro  del  CIAPI,  una  sorta  di
  consociativismo - perché non dirlo? -, questo non fa bene.
   Le cose bisogna dichiararle. Io ho l'impressione - e credo che non
  sia  solo  mia  - che il suo sia un Governo che vuole  apparire  in
  qualche modo discontinuo rispetto al passato, e non mi riferisco al
  passato  più recente, mi riferisco a tutto il passato in  generale,
  ma  che poi, nei fatti, si trova imbrigliato in logiche che non  ha
  il  coraggio,  nonostante  la  buona volontà,  di  volere  recidere
  definitivamente.
   Lei,  onorevole Presidente, dichiara di volere ridurre le  società
  partecipate. Ma questa è l'ammissione di un insuccesso perché  l'ha
  dichiarato  fin  dal  primo  momento e, invece,  abbiamo  avuto  il
  moltiplicarsi dei commissariamenti su enti obiettivamente inutili.
   L'assessore Di Mauro, quando era assessore per la cooperazione, ha
  dichiarato  che  degli enti Fiera di Messina e di  Palermo  avrebbe
  voluto  fare  un solo Ente, e l'avevamo apprezzato perché  era  una
  giusta  indicazione; il nuovo assessore, l'onorevole Bufardeci,  ha
  dichiarato, invece, che devono essere mantenuti entrambi.
   Dobbiamo  essere chiari: manteniamo gli enti fiera,  per  esempio,
  sol  perché  abbiamo  l'esigenza di mantenere i commissari?  Queste
  cose  ce  le  dobbiamo  dire  fino  in  fondo,  non  dobbiamo  fare
  dichiarazioni  e  poi  attribuire la responsabilità  a  coloro  che
  remavano contro all'interno della Giunta.
   Che  dire,  onorevole Presidente, della lotta alla  mafia   Certo,
  ovvio,  bisogna  rafforzare  l'azione  amministrativa;  ma  bisogna
  rafforzarla  essendo  ampiamente trasparenti sulle  proprie  azioni
  amministrative. Quindi, lei deve far seguire alla buona volontà gli
  atti amministrativi giusti.
   E'  certamente  apprezzabile il risanamento e la  prevenzione  del
  rischio idrogeologico.
   Ma che significa questo, onorevole Presidente?
   E'  imminente la scadenza dell'esercizio finanziario 2009 e, nella
  sua replica, gradirei una risposta sullo stato di aggiornamento dei
  Piani di Assetto Idrogeologico (PAI).
   Insieme  al sindaco di Messina, abbiamo concordato di determinarci
  affinché  i  comuni,  con  tutte le  difficoltà  che  vi  sono,  si
  orientino a fare proprie le indicazioni sui rischi idrogeologici di
  ogni  zona,  perché non possiamo aspettare i comodi  della  Regione
  siciliana  in merito all'aggiornamento dei PAI, per poi  apprendere
  dalla  stampa  che  i  PAI  non sono stati aggiornati  perché  sono
  scaduti  i  contratti del personale. Su queste  cose  noi  vogliamo
  chiarezza
   Lei  parla  di  decentramento di funzioni; che  ben  venga  questo
  decentramento di funzioni. Ma io mi sono spesso detto, e per questo
  faccio appello al Presidente dell'Assemblea ed al Parlamento  tutto
  -   che,  secondo  me,  ha la stessa autorità e  autorevolezza  per
  rappresentare i siciliani in questo contesto, perché il  Parlamento
  viene  prima  di  ogni  altra  cosa e rappresenta  la  sintesi  dei
  siciliani,  prima di un Governo, che è un Governo di parte  -,  noi
  dobbiamo   approvare   leggi   che  possano   modificare   l'azione
  amministrativa.
   Onorevole  Presidente  della Regione,  non  voglio  scadere  nella
  banalità.  Lei  dice  di volere contenere i costi  della  politica.
  Gliela  do io una indicazione ma, ripeto, non banalizzi quello  che
  sto  per dirle: inizi con gli assessori esterni e mi spieghi perché
  devono  avere la stessa indennità dei parlamentari, per un  decreto
  che ha fatto il precedente Governo?
   Riveda quel decreto, onorevole Presidente, lei che rappresenta  la
  discontinuità  rispetto  a  quel Governo.  Riveda  quel  decreto  e
  spieghi  qui  in  Aula  che l'indennità di assessore  è  aggiuntiva
  rispetto a quella di parlamentare, con tutti gli oneri che comporta
  l'essere parlamentare.
   Una  volta  che  lei avrà fatto queste cose, non le programmerà  o
  annuncerà  semplicemente,  se dopo  un  anno  e  mezzo  sarà  nelle
  condizioni  di  dire di avere fatto alcune cose, e solo  in  questo
  caso, lei potrà venire in Aula a chiedere il consenso generalizzato
  da tutti i parlamentari.
   Signor  Presidente dell'Assemblea, è arrivato il  momento  che  il
  Parlamento  si  doti di una sua legge, di una legge  che  metta  in
  evidenza i rapporti fra il Governo e il Parlamento stesso, e in che
  termini  i singoli assessori devono rendere conto al Parlamento  e,
  quindi, ai siciliani.
   Su queste cose mi aspetto che la politica possa ravvedersi.
   Tutto  il  resto,  essere in maggioranza o in  minoranza,  non  mi
  preoccupa, considerato che dal 2001 sono all'opposizione.

   POGLIESE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   POGLIESE.  Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  onorevoli  colleghi,  oggi  stiamo celebrando  un  passaggio  molto
  importante in questa Aula, inizialmente convocata con un ordine del
  giorno  all'interno  del  quale era iscritta  al  primo  punto  una
  mozione di censura nei confronti di un assessore della Giunta.  Una
  mozione inizialmente preannunziata in Aula, attraverso l'intervento
  dell'onorevole Cracolici, poi rinviata, successivamente  presentata
  e finalmente posta all'ordine del giorno di questa Assemblea.
   Sono  stato fra coloro i quali - lo dico con estrema franchezza  e
  sincerità  -  hanno sperato fino alla fine che questa  mozione  non
  diventasse   oggetto   di   aspro   confronto   parlamentare,   pur
  condividendo  le  perplessità esternate dai  colleghi  del  Partito
  Democratico, nella consapevolezza della delicatezza della questione
  e  dell'assoluta necessità che il Presidente della Regione  potesse
  direttamente   intervenire  o  attraverso   un   atto   di   grande
  responsabilità da parte dell'assessore Armao.
   Ecco  perché  ho accolto con grande soddisfazione le prime  parole
  che   sono  state  pronunziate  all'interno  di  questa  Aula   dal
  Presidente  della Regione, mercoledì scorso, che hanno  determinato
  che  la questione venisse superata e hanno dato una valenza diversa
  alla seduta di mercoledì scorso che oggi è in prosecuzione.
   Il  Presidente della Regione ha pronunziato un ampio e  articolato
  intervento,  all'interno  del quale  ha  ripercorso  le  tappe  del
  Governo,  le  cose  fatte,  le cose non  fatte.  Ha  parlato  della
  votazione  del  Documento  di programmazione  economico-finanziaria
  che, come testualmente ha riferito, ha procurato una dissoluzione o
  una disarticolazione della maggioranza.
   Ebbene,  non starò qui ad esprimere valutazioni su quello  che  il
  Governo  ha  fatto,  sulla riforma sanitaria,  sui  quindici  bandi
  dell'agricoltura o i sette della cooperazione, di  cui  ha  parlato
  lei  mercoledì  scorso,  sul  nuovo  percorso  avviato  per  quanto
  riguarda  la  programmazione  europea  con  l'utilizzo  dei   fondi
   Jessica' e  Jeremy'.
   Non  starò qui a commentare i punti programmatici, di cui  lei  ha
  parlato  mercoledì  scorso  e che posso assolutamente  condividere:
  dalla  necessità  di  riforma della formazione professionale,  alla
  semplificazione  burocratica,  al  potenziamento  dei  servizi,  al
  decentramento     della    Regione,    alla    necessità,     ormai
  improcrastinabile,  di  una  riforma  degli  ATO,  della   pubblica
  Amministrazione,  delle  società partecipate.  Anche  perché,  come
  qualcuno  ha  detto  prima di me, molti di questi  argomenti  erano
  diventati  oggetto  di un ampio e articolato dibattito  all'interno
  del  centro-destra già prima delle elezioni regionali del 13 aprile
  2008, e poi hanno portato alla stesura di un programma con il quale
  abbiamo  chiesto  il sostegno ai siciliani. Ma voglio  fare  alcune
  brevissime  considerazioni di carattere politico su  quello  che  è
  accaduto  in questi ultimi diciotto mesi e, soprattutto, su  quello
  che è accaduto in questi ultimi sei mesi, laddove, caro Presidente,
  è certamente mancata l'armonia, laddove probabilmente le pagine dei
  quotidiani  e  la  carta  patinata di autorevoli  settimanali  sono
  diventati  i  terreni privilegiati, talvolta gli unici terreni,  su
  cui  c'è  stato un confronto, talvolta uno scontro, all'interno  di
  questa maggioranza.
   Ebbene, credo però che le contraddizioni esistenti, indubbiamente,
  all'interno  della maggioranza siano emerse ed esplose  durante  la
  fase preliminare alla nascita del secondo Governo Lombardo, laddove
  si  è avviato un percorso assolutamente anomalo che ha preceduto la
  costituzione  del nuovo Governo. Un percorso che ha  sovvertito  le
  regole da sempre utilizzate in Sicilia, come in Valle d'Aosta o  in
  Trentino  Alto  Adige, laddove sono stati bypassati  gli  organismi
  regionali   e   nazionali   di  un  partito   avviando   trattative
  individuali.
   Ebbene,  quelle contraddizioni sono esplose, come lei ha ricordato
  giustamente  durante la votazione sul DPEF, ma  laddove  -  è  bene
  sottolinearlo, come ha fatto il capogruppo Leontini - hanno  pesato
  come  un  macigno i rilievi della Corte dei Conti su quel Documento
  di  programmazione economico-finanziaria. Dopo quel voto, comunque,
  si  è  riavviato un percorso e per la prima volta, dopo otto  mesi,
  una  delegazione  dell'MPA  ha  incontrato  in  più  occasioni  una
  delegazione  del  PDL e ciò è accaduto, come ho detto  prima,  dopo
  otto mesi.
   L'ultimo  incontro  nel quale ci siamo misurati all'interno  della
  maggioranza  è  stato  nel  febbraio  del  2009,  quando  ci  siamo
  confrontati sulla riforma sanitaria. Ecco perché credo che  ci  sia
  l'assoluta necessità di ripartire smussando gli angoli e  superando
  le  contraddizioni  del passato. Questo lo deve  fare  soprattutto,
  caro Presidente, mi permetto di dirlo senza polemiche, il direttore
  d'orchestra nel momento in cui qualche orchestrale stona, va  fuori
  dal  coro. Lo deve fare il direttore d'orchestra perché ha, e  deve
  avere, maggiore senso di responsabilità rispetto agli altri.
   Ecco  perché, e mi avvio a concludere, non ho condiviso  la  sfida
  che  lei  ha voluto lanciare in quest'Aula mercoledì scorso  quando
  ha,  direttamente  e  indirettamente, invitato  46  parlamentari  a
  presentare  le  proprie dimissioni. Ecco perché  non  ho  condiviso
  l'appello in quest'Aula rivolto a tutti, in maniera indiscriminata,
  anche  a  coloro  i  quali  meritano certamente  rispetto  -  e  mi
  riferisco ai colleghi del PD, che certamente non hanno condiviso il
  percorso iniziato il 13 aprile del 2008.
   Oggi  più  di  ieri  vi è l'assoluta necessità di  fare  chiarezza
  all'interno del Governo.
   In questi ultimi giorni qualcuno dei mass-media locali e nazionali
  ha fatto dei paragoni con il milazzismo. Ebbene, io credo che siamo
  in presenza di ipotesi completamente diverse, non soltanto per i 51
  anni  che  ci  separano  da quel 30 ottobre  1958,  quando  Milazzo
  ottenne i voti del PC e dell'MSI, ma anche perché da allora ad oggi
  è cambiata qualcosa. E' cambiata la legge elettorale.
   Ieri gli elettori siciliani votavano per un parlamentare e per  un
  partito,  dando  di  fatto una delega in bianco per  immaginare  un
  percorso  governativo. Oggi, invece, gli elettori siciliani  votano
  anche un Governatore e una coalizione.
   Ecco  perché ritengo che vi sia l'assoluta necessità di riprendere
  quel  cammino  e  che porti stabilità e governabilità  alla  nostra
  Regione,  anche  perché, onorevole Presidente della Regione,  credo
  che  troppo  spesso  ci confrontiamo con due realtà  diametralmente
  diverse: una virtuale, che troppo spesso rappresentiamo all'interno
  di quest'Aula, ed una reale, che è al di fuori di quest'Aula, se  è
  vero,  come  è  vero,  che mentre noi ci scontriamo  fra  lealisti,
  sicilianisti   e  autonomisti,  dobbiamo  accogliere   con   grande
  dispiacere  la fotografia nitida che la Banca d'Italia ha  scattato
  in  riferimento  all'economia della nostra  Regione  per  il  primo
  semestre  del 2009, che ha evidenziato come la recessione, iniziata
  nel  2008,  è continuata in maniera ancora più grave nel  corso  di
  quest'anno.
   Caro  Presidente,  l'industria  vive  una  fase  di  grande  crisi
  congiunturale, con le difficoltà oggettive di accedere  al  credito
  da parte del sistema delle imprese.
   Ebbene, oggi noi dobbiamo confrontarci - mi avvio alla conclusione
  -  con  un  tasso  di  disoccupazione che è  cresciuto  per  cinque
  semestri consecutivi, con le esportazioni crollate del 43 per cento
  in  Sicilia.  Se  da questi dati scomputiamo quelli  riferiti  alle
  esportazioni  di petrolio, arriviamo ad un 38,5 per cento  in  meno
  rispetto  allo stesso periodo dell'anno scorso contro il  24,2  per
  cento della media nazionale, contro il 35 per cento del Sud Italia;
  per  non  parlare poi del turismo, che ha registrato anch'esso  una
  riduzione  del 3,5 per cento degli arrivi e del 2,4 per  cento  dei
  pernottamenti.
   Oggi  più  di  ieri,  quindi,  caro Presidente,  vi  è  l'assoluta
  necessità  di immaginare un Governo forte e stabile.  E  io  credo,
  come  fa  il  70  per cento dei siciliani - che lei ha  giustamente
  ricordato  nel  suo intervento mercoledì scorso -,  che  immaginare
  elezioni anticipate in questa Terra possa rappresentare davvero una
  sventura e una iattura. Oggi più di ieri, vi è l'assoluta necessità
  di  superare le contraddizioni del passato e del presente e di dare
  un  Governo  forte, stabile e duraturo a questa Terra. Lo  si  deve
  alla Sicilia, lo si deve soprattutto ai siciliani.

   LO GIUDICE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LO GIUDICE. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
  onorevoli  colleghi, mentre i dati dell'ultimo Rapporto SVIMEZ  sul
  Mezzogiorno d'Italia, reso noto appena qualche settimana  fa,  come
  diceva il collega Pogliese, confermano uno scenario di forte  crisi
  e  di  drammatica  perdita  di posti di  lavoro,  avverto  come  le
  istituzioni  siciliane non stiano adempiendo  pienamente  all'etica
  della responsabilità che dovrebbe ispirare il lavoro di chi è stato
  delegato  a  governare e a legiferare. Lo dico con  l'imbarazzo  di
  chi,  da  un'istituzione prestigiosa quale il Parlamento siciliano,
  verifica  quanto  spesso tortuosi e inutilmente estenuanti  possano
  essere   i   percorsi  che  portano  dalla  elaborazione   politica
  all'attuazione concreta dei programmi.
   Questo accade, purtroppo, quando il confronto politico scade in un
  vago  tatticismo,  quando  gli interessi  per  le  sorti  politiche
  personali si sostituiscono all'azione del buon governo.
   Nel  secondo  trimestre del 2009 la Regione ha perso circa  15.600
  posti di lavoro, i disoccupati sono cresciuti del 6 per cento, pari
  a  13.500 persone, in valore assoluto a giugno 2009 i senza  lavoro
  siciliani  sono  risultati 236.000. Praticamente,  sul  totale  dei
  disoccupati meridionali uno su quattro è siciliano.
   Sullo  sfondo vi è una pubblica amministrazione a cui il  Rapporto
  SVIMEZ  assegna  la  maglia nera  per i tempi di  progettazione  ed
  aggiudicazione  delle  opere  pubbliche.  A  fronte  di  una  media
  nazionale  di 900 giorni, la Sicilia riesce ad impiegare ben  1.582
  giorni per completare l'iter.
   Signor  Presidente, cito questi dati perché si possa avere  chiara
  la distanza tra le emergenze della Sicilia e le pressioni politiche
  o meno di cui siamo costretti, nostro malgrado, ad occuparci.
   La  vicenda  dell'assessore  Armao, professionista  stimabile  sul
  quale   non   esprimiamo  giudizi  personali  ma   solo   politici,
  indipendentemente  dalle  valutazioni  di  merito,   si   inserisce
  purtroppo  in  questo contesto di vicende che sono  una  deviazione
  della  politica perché coinvolgono e confondono ruoli professionali
  ed  istituzionali,  vicende  private  con  refluenze  di  carattere
  politico, e deve invitare tutti, maggioranza, opposizione  e  anche
  quelle  forze  politiche  che ondeggiano  vistosamente  dall'una  e
  dall'altra  parte per ragioni che sappiamo non essere  politiche  e
  programmatiche,  a  ritrovare il senso di responsabilità  e  a  non
  trasformare  la politica in uno strumento di ritorsione  e  in  una
  continua resa dei conti.
   Se  oggi  permane, e anzi si accende sempre più  questo  clima  di
  contrapposizione,  caro Presidente, la responsabilità  è  in  larga
  parte  individuabile nella scelta unilaterale di mutare  il  quadro
  politico voluto dagli elettori per ragioni che ci appaiono  lontane
  dalla politica.
   Presidente  Lombardo,  questa  situazione  di  stallo,  di  grande
  confusione  politica, non è certamente ascrivibile  al  Parlamento,
  lei  l'ha  voluta  e  ha  una  grossa responsabilità  perché  è  il
  timoniere  del Governo, ed è alla sua responsabilità di uomo  delle
  Istituzioni, prima che di leader politico, che oggi è  affidata  la
  soluzione di questa crisi che lascia irrisolti molti problemi della
  Sicilia.
   E'  da lei che questo Parlamento attende una soluzione che non sia
  una  scorciatoia  inciucista' con chi, finto oppositore,  prima  le
  annuncia disponibilità di dialogo e poi di esserle alternativo.  In
  altre  parole,  Presidente Lombardo, non è  inseguendo  il  Partito
  Democratico, al quale i siciliani non hanno mai dato alcuna  delega
  a   governare,  che  lei  uscirà  da  questo  pantano  politico   e
  istituzionale.
   Io  non  so  se oggi sussistono le condizioni per ripristinare  il
  quadro  politico che gli elettori siciliani hanno  sancito  con  un
  voto inequivocabile. So per certo che il mio dovere, il dovere  dei
  deputati  della  maggioranza, è quello di  improntare  ogni  scelta
  all'etica della responsabilità.
   Etica della responsabilità che presuppone sempre - ma nessuno,  mi
  creda,  sembra  averne  contezza - il  perseguimento  di  interessi
  generali  e  quello  del  bene delle comunità  amministrate,  anche
  quando  questi interessi non si sposano con le strategie  politiche
  di un partito, di una coalizione o di singoli deputati.
   Ho  letto in questi giorni sulla stampa di soluzioni bizzarre  per
  definire una ipotetica nuova maggioranza costruita su una ipotetica
  idea  di  autonomismo. A mio giudizio sarebbe  un  ulteriore  grave
  errore,   il   cui   risultato  porterebbe  ad  una   più   marcata
  divaricazione delle già distanti posizioni che si sono  manifestate
  in quella che era la coalizione premiata dal voto popolare.
   Sono  convinto,  caro  Presidente, che le ragioni  del  dialogo  -
  nonostante  i  confronti  aspri di questi mesi  e  nonostante  lei,
  Presidente, abbia alimentato non poche incomprensibili provocazioni
  che  hanno  compromesso rapporti umani e personali -  sono  più  di
  quelle  della divisione. Far prevalere le prime non deve essere  un
  esercizio   retorico  affidato  alle  rituali   dichiarazioni   dei
  giornali,  ma  una  disponibilità  concreta  sulle  cose  da  fare,
  ripartendo dal programma presentato agli elettori e che, purtroppo,
  rimane in larga parte ancora da attuare.
   Su  questo  impegno che richiama l'etica della responsabilità,  mi
  auguro che si riapra un confronto leale e coerente nel rispetto del
  voto popolare.
   Rifacendomi a qualche articolo letto su  la Repubblica , si faceva
  riferimento  a personaggi storici come Catone o Nerone.  Io  vorrei
  andare  più indietro, al mondo greco, per ricordare che un  signore
  di   nome   Aristotele  diceva  che  la  politica  è  una   scienza
  architettonica, una scienza che costruisce.
   Onorevole  Presidente, dobbiamo impegnarci tutti per costruire  un
  futuro migliore per i nostri figli.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Romano.  Ne  ha
  facoltà.

   ROMANO.  Signor  Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli  colleghi, mai più di oggi la famosa frase di  Tomasi  di
  Lampedusa,  ripresa  più  di  una volta  dal  nostro  contemporaneo
  Sciascia,  è attuale:  Tutto si perdona in Sicilia, tranne  che  il
  fare .
   Parto da questa citazione, che non vuol essere una citazione dotta
  ma  che, in qualche modo, fa ripensare a questi miei primi diciotto
  mesi, a questi diciotto mesi di governo in cui nessuno credeva alle
  cose che Raffaele Lombardo aveva detto in campagna elettorale.
   Credo  che  dobbiamo riflettere sulle cose che ci siamo detti,  la
  rivoluzione  che  volevamo fare, il cambiamento di questa  Sicilia,
  una  Sicilia che per vent'anni ha discusso di riforme, una  Sicilia
  che  per  vent'anni ha discusso di cambiare, una  Sicilia  che  non
  cambiava.
   Nessuno ha creduto, Presidente Lombardo, alle cose che lei  diceva
  durante   la  campagna  elettorale,  e  quando  siamo  entrati   in
  quest'Aula  non  tutti  ci abbiamo creduto. Chi  l'ha  seguita,  ha
  creduto in questa rivoluzione democratica, riformista, pacifista  o
  pacifica,  che  avremmo  voluto fare tutti  insieme  invertendo  il
  trend.
   Questo   Governo   ha   vissuto  diciotto  mesi   di   una   crisi
  internazionale, però nessuno ne parla.
   Ho  sentito  sciorinare cifre, dati di Bankitalia,  relazione  del
  Governatore della Banca d'Italia Draghi, relazione SVIMEZ ed altro.
  In Sicilia il trend, se paragonato a quello delle altre regioni,  o
  ancora  meglio  a  quello  delle regioni  europee,  partendo  dalla
  Catalogna  per  finire  alla Bavaria, cioè le  regioni  più  ricche
  d'Europa, è esattamente in linea con la crisi internazionale che ha
  tagliato  il  mondo, aggravata da un'altra considerazione,  che  il
  Presidente Lombardo nella sua relazione della settimana  scorsa  ha
  chiarito:  noi abbiamo vissuto questi primi diciotto  mesi  dovendo
  fare un conteggio della situazione dei debiti di questa regione.
   E'  vero che qualcosa è cambiato, ma chi conosceva il reale debito
  dei  rifiuti?  Chi  conosceva il reale  debito  della  sanità?  Chi
  conosceva il reale debito della Regione, sul quale abbiamo discusso
  per  settimane  e  settimane intere nella  prima  e  nella  seconda
  discussione sulla finanziaria?
   Credo,  quindi,  che,  con  queste premesse,  vada  inquadrata  la
  presentazione  del  programma  ed il  ragionamento  del  Presidente
  Lombardo  della  settimana  scorsa. E non  è  vero  che  è  saltata
  l'armonia  tra  la  maggioranza. Non c'è armonia  in  un'azione  di
  Governo,  c'è l'azione di Governo, che è cosa ben diversa.  Ma,  se
  vogliamo chiamarla armonia, possiamo pure chiamarla in questo modo.
   Però,  quando  c'è una costante contrapposizione tra un'azione  di
  Governo  e  chi  frena, se c'è un ostruzionismo  miope  e  continuo
  all'interno  delle  Commissioni, se  ci  sono  attacchi  personali,
  istituzionali, che ledono la persona e l'Istituzione, io credo  che
  non si può più parlare di armonia.
   Si  deve  parlare  di  una capacità o di un'incapacità  di  questo
  Parlamento  di  condividere tra chi vuole guardare avanti  e  vuole
  fare e chi guarda indietro con nostalgia ad un passato che non  può
  più tornare, perché la società corre più veloce di noi.
   Allora,  credo  ancora che l'impegno di questo Governo  sia  stato
  importante,  straordinario;  probabilmente  qualche  cosa  si  deve
  rivedere, nessuno lo nega, lo ha anche detto il Presidente Lombardo
  e probabilmente ne siamo tutti convinti.
   Ripeto, si deve guardare in meglio, si deve guardare in positivo.
   Voglio   ricordare   ancora   che   quest'Aula   ha   una   doppia
  responsabilità: quella di guardare all'azione del Governo  centrale
  -  ognuno  di  noi  è collegato con il Governo in forma  diretta  o
  indiretta  -,  un Governo centrale che non ha fatto niente  per  la
  Sicilia, una nuova forma di ascarismo.
   Un ascarismo moderno, presidente Lombardo, al quale lei ha provato
  a  mettere un muro contrapponendo - cito soltanto i fondi FAS -  le
  battaglie  e  i viaggi che abbiamo dovuto fare nella  capitale  per
  difendere  il nostro diritto. Penso ancora alle disattese politiche
  economiche  per  il Sud. Ogni tanto il Ministro per  l'Economia  si
  ricorda  di arrivare in Sicilia con l'elicottero di qualche azienda
  privata inventandosi qualcosa: arriva in Sicilia, fa un blitz, dice
  due  cose, come ad esempio  salviamo Giammoro o rinnoviamo  Termini
  Imerese ,  il  giorno dopo ritorna a Roma - sempre con l'elicottero
  privato - e dimentica.
   Ricordo,  non  ultima, la grande violenza che stiamo  subendo  sui
  beni  confiscati alla mafia, in merito ai quali nessuno dei  nostri
  parlamentari nazionali ha detto qualcosa.
   Allora, credo che noi dobbiamo guardare avanti, al futuro, con  un
  po'  di  preoccupazione ma non con la nostalgia  del  passato.  Una
  politica  nuova,  riformista,  post ideologizzata,  che  guardi  al
  futuro  e  al  governo di una società che cambia, una  società  che
  cambia  non solo sul piano politico e istituzionale, ma che  cambia
  nelle  trasformazioni  della società e in un'etica  comune  che  si
  muta.
   Abbiamo  questa responsabilità  I siciliani sono  poco interessati
  alle beghe del Palazzo.
   Io credo poco a quanto dice qualcuno dei miei colleghi che viene a
  questa tribuna e afferma che la gente ci guarda. La gente ha  altri
  problemi, la gente non si appassiona più alle nostre liti.  Nessuno
  è  interessato  al gioco di potere di una poltrona  in  più  o  una
  poltrona  in meno; crede molto in un'azione di governo diretta,  al
  rapporto   diretto  con  l'elettorato,  al  rapporto  diretto   con
  l'eletto.
   Allora  ritengo  che dobbiamo sommare, sommare e non  dividere  il
  Parlamento,  sommare - come correttamente ha fatto qualcuno  che  è
  stato  contestato in questi giorni - le forze sociali e  sindacali.
  Non è possibile pensare di fare tutto e governare tutto solo con  i
  partiti, perché la società è complessa, i partiti sono una parte  -
  la parola stessa lo dice -, la società civile, le forze sociali, le
  forze  sindacali, le categorie sono altre parti delle quali  questo
  Parlamento e questo Governo non possono non tenere conto, e  ognuno
  di  noi  non si può ricordare di loro soltanto quando ne  cerca  il
  consenso. Allora, vanno benissimo.
   Presidente  Lombardo,  andiamo  avanti.  Per  quanto  mi  riguarda
  andiamo  avanti, per quanto riguarda il Gruppo MPA andiamo  avanti,
  in una forte azione di governo.
   E quando, abilmente devo dire, il capogruppo Leontini la settimana
  scorsa  ha  detto al presidente Lombardo che deve  dire  a  chi  si
  rivolge, io credo che il presidente Lombardo in quest'Aula  l'altro
  giorno  si  è  rivolto intanto al Parlamento,  intanto  ai  singoli
  deputati  e  dopo alle parti, ai partiti, e dopo ai siciliani,  per
  dire che vogliamo andare avanti in questa scelta nuova.
   I  dieci  punti  non  sono  dieci  punti  superficiali,  onorevoli
  colleghi, perché dietro questi dieci punti ci sono diciotto mesi di
  lavoro,  sono  titoli  Ci dobbiamo capire sul metodo  più  che  sui
  punti.
   Mi permetto di aggiungere, e concludo, Presidente Lombardo, che ai
  dieci  punti  di  cui ho letto oggi sul giornale e di  cui  abbiamo
  parlato in questi giorni ne va aggiunto un altro - mi dispiace  non
  vedere  qui  in  Aula  l'assessore Chinnici -,  mi  riferisco  alle
  politiche  attive  per  la  famiglia  che  rappresentano  oggi  uno
  straordinario  strumento  di crescita  sociale;  politiche  per  la
  famiglia mirate ad alleviare non solo il disagio ma a fare crescere
  la   famiglia,   intorno   alla  quale  può   crescere   l'economia
  territoriale.
   Allora  io credo che questo debba essere, assieme alle tante  cose
  che  il  presidente  Lombardo ha detto la volta scorsa,  il  nostro
  impegno.  Con  chi?  Con tutti quelli che ci  vogliono  stare,  con
  tutti,  nessuno  escluso, ma con tutti quelli che hanno  voglia  di
  guardare al futuro positivamente, sapendo che ci deve essere questa
  rivoluzione,  che ci deve essere un cambiamento per non  tornare  a
  quella  idea  per  la quale ci si spaventa per  le  cose  da  fare,
  citando Tomasi di Lampedusa, ma citando il cuore dei siciliani e le
  politiche che in questa Sicilia hanno bisogno di una grossa  svolta
  e di un grosso cambiamento.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole D'Agostino.  Ne  ha
  facoltà.

   D'AGOSTINO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  il  dibattito
  che è iniziato la settimana scorsa, e che oggi continua, rischia di
  portarci, a volte con tristezza e anche con un po' di noia, su temi
  che  appaiono  rituali. Un dibattito politico che si  riduce  e  si
  avvita, signor Presidente, soltanto attorno alle cosiddette formule
  elettorali  è un dibattito politico monco, è un dibattito  politico
  che  ben poco produce, perché quando leggiamo sui giornali e quindi
  capiamo  quali possono essere gli umori e come arrivano le  notizie
  ai  nostri  concittadini e leggiamo che si tratta semplicemente  di
  una  lotta,  quello  che  è  accaduto  in  questi  mesi  in  questo
  Parlamento, si tratta in fondo di una semplice lotta di potere  tra
  un  presidente  della Regione avido di potere e di poltrone  e  che
  vuole   sbarazzare   il   proprio  Governo  da   alleati   ritenuti
  improvvisamente  scomodi  e  inutili alla  causa  comune,  beh,  ci
  dobbiamo chiedere, signor Presidente se questa è la lettura che noi
  dobbiamo incoraggiare.
   Se  questa  è  la  verità, rischia di diventare l'unica  verità  e
  rischia  anche di confondere le idee a quanti ci osservano, invece,
  con  grande  interesse e cercano di capire quale  sarà  la  portata
  effettiva di questo Governo, di questo Presidente della Regione  e,
  soprattutto,  quale  sarà il lavoro che questa Assemblea  regionale
  saprà fare.
   Ma  chiediamoci, onorevoli colleghi, se è possibile una  cosa  del
  genere.  E  perché mai un Presidente, eletto col 65 per  cento  dei
  voti  e  con  una  maggioranza solidissima  in  questo  Parlamento,
  avrebbe  dovuto  rinunciare  ad  un  comodo  governare  e,  invece,
  affaticarsi,  giorno dopo giorno, a ricucire  con  gli  alleati,  a
  concordare  le  strategie, a rispondere  ai  comunicati  stampa,  a
  rispondere agli insulti, a tamponare tutto quello che abbiamo visto
  accadere in questi giorni?
   Abbiamo  ascoltato  l'UDC, abbiamo ascoltato  il  PDL,  che  hanno
  addirittura  utilizzato toni epici alludendo a sfide  all'Aula  che
  sarebbero  state  lanciate  dal Presidente  della  Regione,  quando
  invece  nessuno si è accorto che questo dibattito avrebbe dovuto  e
  deve essere improntato sui programmi e non sui mezzi a cui alludeva
  il capogruppo del PDL, onorevole Leontini, la settimana scorsa
   Ma  perché  dovremmo  parlare  del come  arrivare  agli  obiettivi
  programmatici di un Presidente della Regione, che è stato candidato
  da  una coalizione ed è stato votato dai cittadini, anche se  nella
  stessa scheda, autonomamente; perché dobbiamo parlare di come ci si
  arriva e, invece, non ci si concentra sui programmi non capendo che
  sono  i  programmi  a fare la differenza e a qualificare  un'azione
  parlamentare?
   Basta attenersi ai fatti, basta osservare quel che è accaduto  con
  una doverosa premessa: se Lombardo è il personaggio che inutilmente
  si  tenta  di  screditare descrivendolo come  un   cannibale  della
  politica   che intende fagocitare tutti quanti, un vero  e  proprio
  accaparratore  di potere, beh, credete davvero che  la  strada  che
  oggi si sceglie sia quella più utile ad una causa di questo tipo?
   Veda,  signor Presidente, anche se in mezzo a tante traversie,  il
  merito  di  questa  Assemblea è stato quello di  avere  trovato  il
  coraggio, di volta in volta, di capire le priorità, di avere, sì, a
  volte,  dibattuto  aspramente  e attraverso  un  confronto  che  ha
  portato  le  diverse  parti  a  non  trovare  facilmente  il  punto
  d'approdo.  Ma  poi il dialogo, l'intelligenza, l'apertura  mentale
  hanno  sempre prevalso, anche se rinunciare agli steccati, superare
  la logica degli schieramenti non sempre è apparso, a molti, la cosa
  più giusta - e fin qui siamo nel campo delle opinioni personali  -;
  a  molti, invece, pare che non sia sembrata la cosa più conveniente
  perché,  quando in un'Aula le scelte e i voti si danno per il  bene
  comune  e non per gli interessi di bottega, beh, non ci sono dubbi,
  allora,  che lì prevale il coraggio, lì vengono messi da parte  gli
  interessi personali e, troppo spesso, questo andazzo non  è  quello
  che molti si augurano anche in quest'Aula.
   Allora,  andiamo  ai  fatti e cerchiamo  di  capire  perché  si  è
  arrivati oggi a questo dibattito, cosa è accaduto in questo anno  e
  mezzo.
   Noi  abbiamo  assistito ai primi sei mesi del governo  Lombardo  e
  sono stati sei mesi di fibrillazione, sei mesi di assenze, sei mesi
  di  depistaggi.  La  settimana  scorsa  il  presidente  del  Gruppo
  parlamentare del PD diceva che non c'è stato un solo atto condiviso
  dalla  maggioranza uscita dalle urne. E come si fa a non dire  che,
  in parte, questa non sia una verità?
   Molto  spesso tutti noi, chi più chi meno, intenti a  consumare  i
   giochetti   della  politica  per  avvantaggiare  internamente   ed
  esternamente  i  nostri  partiti,  i  nostri  gruppi,   le   nostre
  coalizioni, abbiamo perso di mira l'interesse generale.
   Quando il Presidente, dopo otto, nove o dieci mesi, ad aprile,  ha
  tentato  di   resettare  la partita, ha tentato di  riaprire  e  di
  ritrovare  un  equilibrio, innanzitutto  di  governo,  cercando  di
  imporre  con  la sua tenacia e con la sua determinazione  le  linee
  programmatiche a cui non sa rinunciare - e per fortuna  -, allora è
  stato   chiesto  a  tutti  gli  assessori  di  dimettersi.   Signor
  Presidente,  alcuni  non l'hanno fatto ed  erano  gli  stessi  che,
  qualche  mese prima, qualche volta avevano votato contro in Giunta,
  o  erano  stati  assenti, o non si erano fatti trovare,  o  avevano
  messo  in  atto  pratiche  ostruzionistiche  in  quest'Aula,  nelle
  Commissioni,  in  tutti  i  luoghi  dove  è  possibile   esercitare
  un'azione di interdizione politica.
   In  quella occasione, giusto perché bisogna ristabilire la verità,
  l'UDC  si  mise  fuori da sola dalla Giunta e dal Governo;  non  fu
  certamente  il  Presidente  Lombardo  a  mettere  l'UDC  fuori  dal
  Governo.
   Successivamente,  lo  scorso  mese,  si  è  verificato  quell'atto
  sconsiderato:  il  voto contrario al DPEF  Un fatto  inaudito,  non
  solo  per  quanto riguarda la prassi politica, ma certamente  anche
  per  quanto  riguarda  gli equilibri di chi  si  riconosce  in  una
  maggioranza. Chi non vota il DPEF - e magari in Giunta il documento
  era  stato  votato dagli stessi rappresentanti della  stessa  parte
  politica - si mette da sé fuori dalla maggioranza, a prescindere da
  quello che abbiamo ascoltato, anche pochi minuti fa, e che riguarda
  i  motivi per cui quel DPEF non andava votato. E non sono questi  i
  modi  con  cui si può decidere di tenere in vita, da  un  lato  una
  maggioranza  e, dell'altro lato, magari, manifestare  autonomamente
  il proprio pensiero.
   Il  Presidente Lombardo è un presidente della Regione che  intende
  governare, onorevoli colleghi, ma non come un uomo solo al comando,
  non  credo che interessi neppure a lui una cosa del genere, ma come
  un  uomo  che  è  stato delegato. E dico che è stato delegato,  non
  semplicemente attraverso il voto di quest'Aula, ma è stato delegato
  direttamente dal popolo siciliano al comando di una Regione che  ha
  trovato in enormi difficoltà. E le difficoltà non sono quelle degli
  ultimi   mesi,   le   difficoltà   di   una   crisi   congiunturale
  internazionale che oggi ha pure refluenze nel nostro territorio, ma
  sono  difficoltà  che trovano la loro origine  in  anni  passati  e
  queste enormi difficoltà - che non sono state disconosciute, ma che
  sono  state invece portate all'attenzione generale con onestà,  con
  piglio, con convinzione - hanno significato per tutti, anche per il
  Presidente  della Regione, anche per il Movimento per  l'Autonomia,
  un  modo per riconoscersi in questi errori e per non perseverare in
  questi errori.
   Non  si  può ridurre l'azione politica di un Governo che tenta  di
  salvare le cose per davvero ad una semplificazione - perché di  ciò
  si tratta - in riferimento ad una coerenza elettorale tale, per cui
  non  ci si può discostare dal voto uscito dalle urne come se quello
  sia il dogma essenziale al quale fare riferimento.
   Qui  non  si  parla  di programmi, io non ho sentito  dagli  amici
  dell'UDC,  dagli  amici del PDL, parlare di programmi,  parlare  di
  quello che si è fatto e di quello che si deve continuare a fare, ma
  soltanto  di formule politiche, dell'imperativo essenziale  che  la
  formula  politica è quella che determina i comportamenti  di  tutti
  quanti e che determina anche l'immagine e la visibilità esterna.
   Bene,  siamo  troppo  legati alle apparenze e poco  ai  contenuti.
  Dobbiamo chiederci a quale lealtà il presidente della Regione  deve
  rifarsi, a quella della coerenza del mandato per cui è stato eletto
  e  che è contenuta nel suo programma, oppure a quella che, magari a
  convenienza,  gli viene chiesta in quest'Aula giorno  dopo  giorno,
  perchè magari qualche deputato o qualche gruppo è stato scontentato
  in  qualche iniziativa o richiesta che ha ritenuto, fino a  qualche
  tempo fa, legittima e perseguibile?
   Il  presidente  Lombardo non mette nessuno fuori dal  Governo,  né
  tanto  meno  gli alleati; sono loro, invece, che se  ne  vanno,  si
  mettono fuori  E francamente, dal nostro punto di vista, per quella
  che è la legge della forma, non si capisce il perché.
   La verità - e quella c'è ed è dettata dalla legge dei contenuti  -
  è  perché sono uscite in un anno e mezzo, ma erano già uscite pochi
  mesi  dopo  l'elezione di Lombardo a presidente della Regione,  due
  anime  all'interno della stessa coalizione: l'anima di  chi  voleva
  conservare  asserendo che le cose vanno bene e che  non  c'è  altro
  sistema  se non quello del rispetto del voto - ecco il dato formale
  -,  e  l'anima  di chi, invece, ritiene che occorre necessariamente
  procedere   speditamente  e  con  forza   ad   alcune   riforme   e
  cambiamenti. Lo si deve fare, lo si può fare, lo si deve tentare di
  fare  con  la maggioranza uscita dalle urne  Ma se non  lo  si  può
  fare, credo che il mandato elettorale, il vero mandato elettorale a
  cui  noi deputati, a cui soprattutto il Governo deve rispondere,  è
  quello  del  programma che è stato votato dai  siciliani.  In  quel
  programma  -  e  credo che nessuno oggi possa dire il  contrario  -
  erano  già contenute le azioni dirompenti, scomode, certamente  non
  gradite  da  molti  in  quest'Aula  e  che  sono  state  poi   atti
  consequenziali  già  nei primi mesi del Governo  Lombardo.  E  devo
  dire, signor Presidente, già dai primi mesi da parte di quest'Aula,
  e  lo dico nobilmente, con intelligenza e con grande senso anche di
  prospettiva.
   Allora  dobbiamo  decidere se siamo in una  fase  in  cui  bisogna
  uscire   dal  guscio  e  uscire  anche  dall'ipocrisia  e  decidere
  significa, signor Presidente della Regione, scegliere da che  parte
  stare,  e  non da una parte politica o dall'altra, ma  dalla  parte
  degli interessi dei siciliani, dalla parte degli interessi del buon
  governo, dalla parte degli interessi di una regione che ha  bisogno
  di  cambiare,  di  cambiare il più in fretta  possibile  e  di  non
  perdere più le occasioni che nel passato sono state perdute.
   Per  tali  motivi, Presidente della Regione, credo che  lei  debba
  andare  avanti su questa strada senza tentennamenti,  come  ha  già
  fatto, perché questa è la strada della coerenza, questa è la strada
  giusta.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Dina. Ne ha facoltà.

   DINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che l'UDC  ha
  consentito,  nella seduta precedente e anche oggi,  un  momento  di
  chiarezza,  un momento di verità. Si stava cercando di  mettere  in
  piedi una fiera dell'ipocrisia, un teatrino dei sotterfugi per  far
  passare  sotto  tono la mozione Armao e anche le comunicazioni  del
  Presidente.
   La   mozione  Armao  è  un'occasione  perduta,  una  occasione  di
  chiarezza,  di  verità, e ritengo che il non affrontarla   è  stato
  come rifugiarsi in artifici regolamentari, il che ha fatto un danno
  sia  al  Governo, sia alla persona, sia a tutto il  Parlamento.  Un
  momento di chiarezza era  importante e dobbiamo stigmatizzare  ciò.
  Devo  dire che sono rimasto sorpreso dall'atteggiamento del collega
  Cracolici, che ho sempre visto come una persona legata ai princìpi,
  coerente, capace di  perseguire quegli obiettivi di trasparenza, di
  verità di cose dette nella sede parlamentare.
   Si  è  cercato  di mettere un bavaglio, un freno,  e  non  capisco
  onestamente il perché.
   Se  vi  erano altri tentativi di rendere tutto sereno e non quello
  di  potere  realmente mettere il dito in una situazione complessiva
  che va affrontata anche questa sera, io ritengo che se c'erano zone
  grigie  nell'operato  di Armao - e questo  non  lo  sappiamo  -  lo
  avremmo dovuto appurare con un dibattito.
   La  conseguenza  sarebbe stata ben oltre in quel  caso,  oltre  la
  richiesta di rimettere le deleghe, avrebbe imposto sicuramente  una
  scelta etica da parte dell'Assessore di dimettersi o del Presidente
  di dimetterlo.
   Abbiamo  voluto evitare questo, non abbiamo voluto la verità,  non
  l'abbiamo voluta cercare e noi stigmatizziamo questo comportamento.
  C'è  sicuramente qualcosa di non chiaro anche nei comportamenti  di
  chi ha voluto ritirare la mozione.
   Andiamo alle comunicazione del Presidente Lombardo.
   Senza il nostro ordine del giorno, presentato nella scorsa seduta,
  non ci sarebbe stato un dibattito parlamentare vero, non si sarebbe
  parlamentarizzata  la crisi. Si sarebbero fatte  le  comunicazioni,
  così  per  perdere tempo e  galleggiare  per arrivare a fine  mese,
  alla  scadenza fissata di un cambiamento del Governo  che  discende
  dalla  legge,   che non discende da altro, che non  discende  dalla
  crisi,  parola  che  è vero che il Presidente si  guarda  bene  dal
  pronunziare;  ha  parlato poi di soluzione  e  di  disarticolazione
  della maggioranza.
   Noi  diciamo  che  l'UDC ha dato all'Aula il grande  vantaggio  di
  parlamentarizzare la crisi che c'è, che è chiara  ed  è  sotto  gli
  occhi  di  tutti.  Ho  ascoltato la relazione del  Presidente,  una
  relazione  da  spettatore esterno alle vicende, da  giornalista  di
  cronaca  quando  si  limita semplicemente  a  descrivere  le  tante
  criticità della nostra terra di Sicilia, dove il Governo  ha  avuto
  un  ruolo inconcludente, non incidente, non partecipe della gravità
  delle situazioni, non attento a quello che si è mosso intorno  alla
  nostra società; ha badato ad altre cose.
   Si  è realizzata una paralisi che è sotto gli occhi di tutti e che
  noi vogliamo denunciare.
   Siamo  convinti che l'instabilità non aiuta a risolvere i problemi
  della politica siciliana, che poi sono i problemi del territorio, i
  problemi delle comunità.
   Se  non c'è un Governo con una maggioranza, i problemi non vengono
  affrontati.
   Sono  convinto che i problemi sono tutti sul tappeto,  sono  sotto
  gli  occhi  di  tutti:  i  rifiuti, i fondi comunitari.  Sui  fondi
  comunitari  il  Presidente dice che saranno   rispalmati ,  ma  per
  questo  bisogna dire  grazie  a questa trovata della Commissione  e
  noi ne siamo contenti; non siamo come altri che quando tecnicamente
  si  potevano  riassestare  le  somme - parlo  della  programmazione
  2000/2006  -  gridavano,  anzi, forse  si  lamentavano  perché  non
  potevano indicare un limite del Governo.
   Siamo  contenti che ci sia questa possibilità, ma diciamolo  pure:
  il Governo non ha fatto niente in questo senso.
   I  fondi   Jeremy' e  Jessica' sono dei trasferimenti alla  FEI  e
  alla BEI, a delle banche quindi, per porre in essere quello che non
  c'é. Non c'è un regime di aiuto che è attivo sul territorio. C'è un
  momento   di  stasi  e  il  disimpegno  è  scongiurato  da   questa
  opportunità tecnica, non già dall'operato di un Governo che è stato
  assente su questo piano.
   Per  quanto riguarda i rifiuti, quando va a vuoto la seconda  gara
  per  i  termovalorizzatori e il Governo esterna che vuole  cambiare
  quantità, numero e qualità dei termovalorizzatori stessi, è  chiaro
  che si intende scoraggiare che quella gara vada in porto.
   Sono  convinto  che  c'è una condivisione, anche  con  l'onorevole
  Cracolici, che dice  ad ogni costo, costi quel che costi,  le  cose
  vanno cambiate .
   Allora  bisognava cambiare a qualsiasi costo, per  poi  ritrovarci
  oggi  in  questa vicenda dei rifiuti che vediamo nelle strade.  Non
  sono   state   preparate  le  discariche  che  potevano  costituire
  un'alternativa. C'è inerzia, c'é indolenza. Il problema non si sa a
  chi  appartiene:  é  di tutti, ma il Governo è come  se  non  fosse
  attento e principale responsabile anche di questo.
   La legge poteva essere affrontata sin da subito, il riordino degli
  ATO poteva essere portato avanti con più incisività; vi é una norma
  della  legge finanziaria 2006 che consentiva al Governo di  ridurne
  il  numero,  si poteva procedere in via amministrativa.  Ma  non  è
  stato fatto.
   Siamo  di  fronte  ad una emergenza annunciata e  qualche  maligno
  pensa che il Presidente Lombardo voglia farsi commissariare da Roma
  per poi gestire tutto direttamente da commissario.
   Parliamo, poi, dei cosiddetti fiori all'occhiello del Governo:  le
  grandi riforme.
   Anche l'UDC ha partecipato a queste grandi riforme: la sanità,  la
  riforma della burocrazia.
   Abbiamo   tanti  sottili  distinguo,  tanti  punti  di  differenza
  rispetto alla vicenda che voglio qui sottolineare ed evidenziare.
   Per  quanto  riguarda la sanità, si è fatta una corsa  alla  legge
  volendola  contrabbandare  come  parte  integrante  del  piano   di
  rientro,  quando  così non era; una corsa contro  il  tempo  perché
  bisognava farla a tutti i costi, costi quel che costi.
   Infatti  è  costato tanto, secondo me, con scelte che  sono  state
  effettuate  nella fretta e che presentano già tante incongruenze  e
  tante  incoerenze. Una riforma della sanità dove  si  sono  tentate
  anche  azioni  di  killeraggio: penso, ad  esempio,  a  quella  sui
  convenzionati  esterni  che stanno pagando  il  conto  di  tutti  i
  privati.
   Noi  avevamo proposto di riformare la proposta del Governo con  un
  emendamento accorpando i convenzionati esterni, ma l'emendamento  è
  stato bocciato con il voto anche del Partito Democratico.
   Questo  tentativo  di criminalizzare i convenzionati  esterni,  di
  farli  diventare  il  male  assoluto,  la  fonte  dello  spreco,  è
  veramente una deformazione della realtà; una ideologizzazione  che,
  nel  passato,  ha  portato  il Gruppo  del  Partito  Democratico  a
  demonizzare quel tipo di attività.
   Altra  cosa, invece, per quanto riguarda le case di cura  private,
  che vivono un momento di grande foraggiamento. Non capisco come mai
  la  prevenzione, che è una linea di intervento pubblico,  demandata
  al  pubblico, sia stata affidata ai privati con il trasferimento di
  30 milioni di euro, alle case di cura private per fare prevenzione.
  Prima  dovranno  formarsi, poi dovranno trovare il  personale,  poi
  dovranno fare la prevenzione.
   Questi  30  milioni erano stati offerti in campagna elettorale  ai
  convenzionati esterni, pure per la prevenzione.
   La riforma della sanità stenta a decollare.
   In  un  incontro all'ospedale Cervello, si sono ritrovati  insieme
  tutti i sindacati, a protestare per una gestione della sanità fatta
  attraverso  editti,  l'editto dell'assessore che  va  nella  catena
  della  cinghia di trasmissione dei direttori generali che, non  già
  da  soggetti autonomi, sono costretti a operare ed eseguire, chiusi
  nei loro palazzi senza ascoltare le rappresentanze sindacali, senza
  tentare quella concertazione indispensabile con il territorio,  con
  le forze sociali, con i soggetti professionali delle nostre aziende
  sanitarie,   mettendo  in  moto  una  riforma   che   vuol   essere
  semplicemente l'emanazione di qualcuno che guida la macchina  senza
  guardare quello che c'è intorno.
   Le riforme sono importanti e la sanità è stata poi, alla fine, una
  riforma  condivisa.  Ma  non possiamo  pensare  che  -  perché  poi
  l'effetto-annuncio  che si vuole giocare su questa  riforma  è  che
  solo la parola riforma, cambiamento, di per sé è una crescita, è un
  fatto   positivo  -  sol  perché  le  ASL  da  60  sono   diventate
  trentasette,  questo  significa che il  sistema  abbia  funzionato.
  Diciamo  che  la  governance del sistema è altra  cosa  e,  quindi,
  chiediamo  che  la riforma venga attuata insieme a tutte  le  forze
  politiche.
   Concludo sorvolando sul problema della riforma della burocrazia  e
  cito   soltanto   un  aspetto  importante:  si   sono   ridotti   i
  dipartimenti, sono a passeggio quei direttori che c'erano.
   La  sensazione che abbiamo avuto con la riforma della sanità,  con
  la  riforma della burocrazia, è che la fretta era solo per cambiare
  i  vertici,  per  determinare una sostituzione  manu  militari  dei
  personaggi  come se si giocasse con i soldatini di  piombo,  quindi
  per sostituire un soldatino piuttosto che un altro. Poi, alla fine,
  il  contenimento  della  spesa  non c'è  stato;  la  riforma  della
  burocrazia  -  con  i vecchi direttori che percepiscono  ancora  il
  trattamento economico - non so se costituisca un danno erariale, se
  sia accettabile.
   Sono  tante  le riforme da fare, non è la parola riforma  che  può
  impressionarci.  Quel che ci impressiona è sapere  che  esiste  una
  crisi  di  governo.  Il  Presidente  della  Regione,  da  distratto
  analista,  ha  cercato di ricostruire la genesi e  le  cause  della
  crisi; l'ha fatto a modo suo partendo dalla fine, quando è in  atto
  una esplosione.
   Il DPEF è il sintomo, non la causa del male; il sintomo è esploso,
  ma il male sta a monte.
   Noi  dell'UDC  non  ci siamo resi conto del perché  siamo  rimasti
  fuori  dal  Governo,  con  una crisi che è maturata  senza  capire.
  Qualcuno me ne chiedeva le ragioni, ma io non sono riuscito a  dare
  una  risposta e allora ho cercato di mettere insieme una  serie  di
  ipotesi.   L'origine  della  crisi:  qualcuno  mi  diceva  potrebbe
  trattarsi, per quanto riguarda l'UDC, di una sindrome rancorosa del
  beneficiato, del presidente Lombardo nei confronti dell'UDC.
   Ha ricevuto del bene, ora deve restituire il male  Per fortuna non
  sono   in   tanti.   Ma   a  noi  non  interessa   la   valutazione
  personalistica.
   Qualcun   altro  dice  che  bisogna  leggere   Il   Principe'   di
  Machiavelli  per  capire  cosa  sta accadendo,  in  quanto  c'è  il
  tentativo di utilizzare tutti i mezzi per raggiungere un fine. E il
  fine,  quale  potrebbe  essere? Me lo  diceva  un  fedelissimo  del
  Presidente: l'onorevole Cuffaro poteva accontentarsi di guidare  la
  Regione  siciliana,  doveva  essere soddisfatto,  si  impegnava  in
  questa  direzione; per il presidente Lombardo c'è un altro disegno,
  quello  di  diventare  leader nazionale  con  il  suo  Partito,  di
  costruire un Partito nazionale. E vuole farlo a spese della Sicilia
  e dei Siciliani.
   Noi non possiamo consentirlo e per questo lo invitiamo a ricercare
  una  maggioranza  stabile, seria, a non cercare  inciuci.  C'è  una
  maggioranza  che è scaturita dalle urne, Presidente, la ricompatti;
  altrimenti  le chiediamo uno scatto di  dignità e di orgoglio.  Non
  sfidi  il Parlamento con la sfiducia, ma si dimetta e liberi questo
  Parlamento,   la  Sicilia  e  i  siciliani,  perché   siamo   tutti
  prigionieri, l'uno dell'altro. Liberi, possibilmente, renderemmo di
  più.

                 Presidente del Vicepresidente FORMICA

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Arena.  Ne  ha
  facoltà.

   ARENA.  Onorevole  Presidente  della  Regione,  signor  Presidente
  dell'Assemblea, signori assessori, onorevoli colleghi, se non fosse
  stato   per   l'ultimo  intervento  dell'onorevole   Dina,   questo
  preannunziato  tribunale  internazionale  dei  crimini  di  guerra,
  questa   Norimberga' che avrebbe dovuto processare e  fucilare  gli
  imputati  irrimediabilmente colpevoli, Milone, Beninati, Bufardeci,
  per  non  parlare  del  grande criminale di guerra,  il  presidente
  Lombardo. Qualcuno lo ha definito, durante questi ultimi mesi della
  crisi,  paragonandolo  ad Alì Hassan al-Majid,  detto  il  chimico,
  quello che gasava gli sciiti, ma qualcun altro ha pensato - proprio
  riguardo  alla  questione  irachena - che  il  presidente  Lombardo
  potesse  essere  il grande criminale di guerra, Saddam  Hussein  in
  persona.  Ecco,  senza  l'ultimo  intervento  dell'onorevole  Dina,
  questo  dibattito si presenterebbe un po' tiepido,  assomiglierebbe
  tanto a quella tipica pastina che il gastroenterologo prescrive  al
  proprio paziente dopo una visita
      Marco  Falcone,  tanto per citare prendendo  spunto  da  alcuni
  interventi  che  mi  hanno preceduto, parla dei siciliani  che  non
  comprendono  e  parla di presunti ma poco comprensibili  interventi
  non  lineari,  o  meglio, a macchia di leopardo,  che  renderebbero
  tutti prigionieri.
   Ecco,  la  prigionia è stato un leit motiv che ha  contraddistinto
  diversi interventi, non ultimo quello del collega Dina. L'onorevole
  Gianni addirittura parlava di Mao-tse Tung e di un Lombardo che  ha
  perso la rotta , mentre Ardizzone citava le cliniche private  e  il
  senatore    Pistorio,    definendo   il   Governo    un     Governo
  dell'apparenza .
   Onorevoli  colleghi,  io  assieme a  voi,  prima  di  ribadire  la
  necessità di dare forza all'ordine del giorno che in questo momento
  reca  la  firma dei capigruppo Musotto e Adamo, vorrei  soffermarmi
  proprio sul  Governo dell'apparenza , di cui si è tanto parlato  in
  questi  diciotto mesi, molto spesso a sproposito. E vorrei  proprio
  capire  se  è  apparenza,  ad esempio,  tentare  di  contenere  con
  successo,  checché  se ne dica, la spesa sanitaria  e  attuare  con
  altrettanto  successo  il piano di rientro. E'  perdere  la  rotta,
  ancora, riformare l'apparato burocratico e riformare, per la  prima
  volta  nella storia della Sicilia, gli enti locali con una  manovra
  di   risparmio,  sicuramente  non  eccezionale  ma  che  ha   fatto
  risparmiare  alle casse di questa Regione 50 milioni di  euro?  Per
  caso,  significa tradire il popolo siciliano tentare di mettere  un
  freno  alla  grande  porcheria elevata  a  sistema  che  si  chiama
  formazione professionale, che in questa Terra ha formato  poco,  ha
  distrutto tanto e, soprattutto, ha illuso le coscienze di  migliaia
  e  migliaia  di  precari, rispetto ai quali  per  la  prima  volta,
  coscienziosamente, questo Governo si pone degli  interrogativi,  ad
  esempio sul futuro dei precari stessi?
   Poi,  quando,  ad esempio, il sempre puntuale avvocato  Ardizzone,
  deputato  della  Commissione  Territorio e  ambiente',  grida  allo
  scandalo relativamente ai PAI, ma se ne è accorto ora? Dove è stato
  in questi anni?
   Onorevoli  colleghi, in questo momento, piuttosto che  addentrarmi
  ed  inerpicarmi su sentieri scoscesi, che poi sarebbero  quelli  di
  improbabili  analisi  dietrologiche, vorrei  fare  con  voi  alcune
  considerazioni  che  partono dal fatto che il  collega  che  mi  ha
  preceduto  ha  parlato di un malessere che sarebbe esploso  proprio
  come un sintomo nel voto contrario al DPEF.
   Io  dico che prima di questo voto era già accaduto qualcosa, anche
  perchè   l'azione   di   delegittimazione  costante,   giornaliera,
  scientifica,  preordinata, mai casuale nel cercare  di  mettere  in
  cattiva  luce,  di fronte ad una Terra che capisce, che  comprende,
  che  sa  leggere, caro Falcone, che si è stancata  delle  beghe  di
  palazzo, questa volta sì, addirittura qualche piccolo sintomo c'era
  stato in precedenza.
   In  questi  giorni  si  parla  tanto  della  vergognosa  questione
  Spatuzza,  di un uomo che ha confessato 40 omicidi, uno  dei  quali
  sarebbe  la liquefazione di un corpo umano non morto, ma  vivo,  il
  ragazzino che fu ucciso. Stiamo parlando di un efferato criminale.
   C'è  stato  qualcuno che, nel tentativo di mettere in  discussione
  l'innegabile,  indubbia  e  indiscutibile  azione  di  riforma,  di
  rinnovamento di questo Governo presieduto dal presidente  Lombardo,
  ha  addirittura  rispolverato il modello Spatuzza  -  naturalmente,
  spulciando  nelle  carte, non poteva esserci un  elemento  di  così
  grande  rilevanza criminale - rispolverando addirittura un  pentito
  di  seconda serie, di serie B, che sarebbe quel catanese,  Maurizio
  Avola,  citato proprio nella sera in cui qualcuno, questo qualcuno,
  senza voler assolutamente ricordare cognomi che ho dimenticato, era
  componente  della  maggioranza  che sosteneva  teoricamente  questo
  Governo,  che  avrebbe - il condizionale è d'obbligo  -  violato  e
  tradito la volontà dei siciliani.
   Addirittura,  si chiedeva come mai due magistrati del  calibro  di
  Russo e Chinnici potessero sedere accanto ad un presidente indagato
  per   concorso   esterno  in  associazione  mafiosa,  rispolverando
  un'antica  fandonia secondo la quale il presidente  Lombardo,  alla
  guida di un'inesistente, fantomatica Lancia Thema Ferrari di colore
  azzurro,  addirittura  qualche anno fa avrebbe  chiesto  voti  alla
  criminalità organizzata.
   Fare  ricorso  ad  invenzioni  così  assolutamente  criminali  per
  attuare  il  dileggio sistematico nei confronti di un  Governo  che
  sicuramente ha dato, in maniera concreta, tangibile e visibile, dei
  risultati  sicuramente  importanti,  a  mio  avviso,  non  solo   è
  politicamente  scorretto ma poi può portare un governo  ad  attuare
  una  legittima  difesa perché, molto spesso, si è  accusato  questo
  Governo  di essere troppo invasivo, invadente, di essere un Governo
  che non ha mai concesso spazi al Parlamento.
   Quando  una  Commissione - questa è un'altra cosa che,  purtroppo,
  non  ho sentito in tanti degli interventi che mi hanno preceduto  -
  come   la   Commissione   Territorio  e  ambiente',  che  vede   la
  partecipazione   in   quota  proporzionale  di   tutti   i   gruppi
  parlamentari  (visto  che  si  parla  tanto  della  questione   dei
  rifiuti), non vede la scientifica partecipazione di componenti  che
  sostengono  la  maggioranza  per lasciare  il  Gruppo  parlamentare
  dell'MPA  e  il  Gruppo parlamentare del PD nella  decisione,  così
  delicata,  della grande questione dei rifiuti di cui si parla,  c'è
  qualcosa che non va.
   O  c'è un disegno scientifico, sicuramente negativo, nei confronti
  di  questa  Terra  e  di questo Governo che tende  a  delegittimare
  quest'ultimo  impedendogli di continuare il proprio lavoro,  oppure
  quel  giorno  dobbiamo pensare che si trattava  di  mal  di  pancia
  sistematici, ripetuti e casuali
   E  ancora  si parla dei termovalorizzatori, e ancora si parla  del
  reato  di cambiare una opinione o di pensare o di rivedere in corsa
  scelte folli, così come folle fu l'istituzione degli ATO, folle era
  perseverare nella scelta che massacrava il territorio e che  voleva
  i   termovalorizzatori  che,  per  funzionare,   avrebbero   dovuto
  raccogliere l'immondizia di mezza Europa per cercare di fare non so
  cosa.    Probabilmente,    e    sicuramente,    l'operazione    dei
  termovalorizzatori avrebbe portato, in alcuni casi, ad  un  aumento
  del  prezzo  dei terreni che ospitavano le strutture, esoso  a  tal
  punto che si arrivava a cifre incredibili. Di questo mai nessuno ha
  parlato
   Siamo arrivati anche, proprio nei tentativi di legittima difesa di
  questo  Governo,  ad assistere ad azioni come l'invenzione  di  una
  mozione  di  sfiducia costruttiva che, oltre  a  non  avere  nessun
  rilievo  di  carattere  costituzionale,  ha  improvvisamente  visto
  l'innamoramento  di personaggi che da sempre hanno politicamente  -
  non  mi  riferisco ai soggetti fisici, agli individui - vilipeso  e
  mortificato  quello  straordinario  strumento  che  è  lo   Statuto
  siciliano,  addirittura  chiuso per anni  colpevolmente  da  quelle
  forze  politiche che hanno massacrato questa Terra e poi,  se  oggi
  c'è  per  caso  una  neonata formazione politica, chiamatela  post-
  ideologica, chiamatela partito leggero, che si chiama Nuovo Partito
  del  popolo siciliano - Movimento per le Autonomie, qualcuno  pensa
  che voglia costruire il proprio futuro sulle spalle dei siciliani e
  a spese della Sicilia e dei siciliani.
   Non  è  così.  Anche perché, a proposito di Governo nazionale,  il
  Governo  Lombardo  ha  subìto  molto  spesso  l'isolamento   e   il
  tradimento, questo sì, delle promesse pre-elettorali di un  Governo
  nazionale  che  avrebbe dovuto sostenere in maniera diversa  questo
  Governo  regionale e, invece, lo ha lasciato solo.  E'  proprio  di
  poche  ore  fa  la dichiarazione del presidente della Regione  che,
  disarmato,  lamenta  disattenzione e disparità di  trattamento  nei
  confronti della tragedia di Messina rispetto ad altre tragedie che,
  purtroppo, si sono registrate nel nostro Paese.
   Il  Movimento per le Autonomie non è un partito basco  sovversivo,
  non è un gruppo extra parlamentare, è un partito rappresentante del
  popolo  siciliano che ha proposto e che ha un Capo di Governo  che,
  non facendo assolutamente propaganda, ma cercando di perseguire  un
  processo  virtuoso  di  riforma e di modernizzazione  dell'apparato
  burocratico, ad esempio, cerca di intestarsi, e questo è un  merito
  assolutamente  innegabile, quella famosa questione  meridionale  di
  cui si straparla molto spesso.
   Oggi  l'ottantacinquenne Ciriaco De Mita,  Adriana  Poli  Bortone,
  Agazio  Loiero,  Clemente Mastella, tutti quanti si  innamorano  di
  nuovo  di una questione meridionale che mai da nessuno è stata  con
  tale  forza,  prepotenza, veemenza e lucidità messa al  centro  del
  dibattito  nazionale  nel nostro Paese, come invece  ha  fatto,  in
  questi  mesi, grazie anche alla sua presidenza, il Governo Lombardo
  e la compagine che lo ha sostenuto.
   Qui  non  c'è  un gioco individuale, c'è un gioco di  squadra  che
  dovrebbe immediatamente riprendere, Presidente della Regione.
     Ecco  perché  l'appello che stasera mi sento di lanciare  e  che
  precede l'auspicata votazione dell'ordine del giorno firmato fino a
  questo  momento  dai due capigruppo, Musotto ed Adamo,  è  per  una
  ripresa nell'interesse comune, nell'interesse di quella Sicilia che
  non  ne  può  più,  nell'interesse di quella Sicilia  che  è  stata
  massacrata  in  questi anni da una battaglia che  è  una  battaglia
  contro   tutti,   contro  un  Paese  assolutamente  sbilanciato   a
  settentrione,  un  Paese  che  oggi  più  che  mai  demarca  questa
  frattura,  questo ritardo così grave, questa corsa ad  handicap  di
  una parte del Paese stesso, e non mi riferisco solo alla Sicilia ma
  al Meridione rispetto al resto d'Italia.
   Per  concludere, penso che a prescindere da editti, da  bolle,  da
  anatemi,  da congiure, a prescindere da tutto quello che è successo
  in  questi  mesi, mi auguro, anche perché sono tanti -  ad  esempio
  solo  una  battuta:  banalizzare la grande operazione   Jessica'  e
   Jeremy'  quasi  compiacendosi di una  programmazione  europea  che
  vedrà,   purtroppo,  fondi  non  spesi  elevando   a   sistema   un
  ragionamento che vedrebbe i fallimenti attuali caricati sulle colpe
  e  sulle spalle di un Governo che diciannove mesi fa non esisteva -
  è    assolutamente   criminale,   è   assolutamente   illogico,   è
  assolutamente non rispondente alla volontà del popolo siciliano che
  oggi   si   attende   da   quest'Aula   maturità,   responsabilità,
  rinnovamento, rettitudine e, soprattutto, il coraggio di  cambiare.
  Quello  stesso  coraggio che  noi del Movimento  per  le  Autonomie
  riscontriamo  in  questo  Governo,  che  nei  primi  diciotto  mesi
  naturalmente  non  può cambiare con la bacchetta  magica  il  corso
  degli  eventi e di una storia che è stata nefasta per questa Terra,
  ma   può  porre  le  basi  per  un  rilancio  serio,  concreto   e,
  soprattutto,  per la costruzione solida di un futuro per  i  nostri
  figli, per la nostra gente di Sicilia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Scilla.  Ne  ha
  facoltà.

   SCILLA.  Signor  Presidente, Presidente della  Regione,  onorevoli
  colleghi,  penso  che stiamo ancora una volta esagerando:  un'altra
  settimana  a discutere su Governo, su maggioranza, su chi  entra  e
  chi  esce. A volte mi pongo il dubbio se soltanto a Trapani abbiamo
  problemi  veri,  problemi  che riguardano l'economia,  la  società.
  Mentre  gli  artigiani, gli agricoltori, i pescatori soffrono,  noi
  qui  ragioniamo, discutiamo su quale maggioranza, su quello  che  è
  uscito  fuori  dalle elezioni, su chi deve sostenere il  Governo  e
  così via. Secondo me, non meritiamo assolutamente la fiducia che ci
  è stata data.
   Io  sto  rientrando  da Roma, dove ho avuto  un  incontro  con  il
  sottosegretario alla pesca per una problematica che è  fondamentale
  per  la  salvaguardia  di  questo  settore  e,  anziché  avere   la
  possibilità di contare su un governo forte, un governo che  difenda
  davvero   l'interesse  dei  siciliani,  ancora  una  volta  abbiamo
  un'altra seduta d'Aula per discutere non ho capito di che cosa, non
  ho capito dove deve arrivare tutta questa scienza della politica.
   Nel  dibattito  dell'altra  volta ho  ascoltato  l'intervento  del
  presidente  Leontini  che parlava e diceva,  giustamente,  che  una
  maggioranza  è  uscita  dalle  urne  e  che  assolutamente  bisogna
  rispettare la volontà degli elettori. Ma quella maggioranza è stata
  eletta  per  portare avanti un programma ben preciso, un  programma
  che abbiamo sottoposto agli elettori siciliani e il 65 per cento di
  costoro  ha  dato  mandato al presidente Lombardo di  governare  la
  Sicilia.
   A  questo  punto, i partiti che fanno parte di questa  maggioranza
  devono  sì pretendere di fare parte integrante del governo, ma  nel
  contempo devono sostenere l'azione politica di questo governo.
   Non  si  può  accettare  un  certo atteggiamento  che  porta,  per
  esempio,  a bloccare provvedimenti importantissimi, non  ne  voglio
  citare  per  evitare polemiche e perché voglio fare un ragionamento
  costruttivo;  ma  quando  pezzi importanti  di  questa  maggioranza
  bloccano,  di  fatto, provvedimenti in una commissione parlamentare
  vuol dire che c'è qualche cosa che non funziona.
   Allora,  dal mio punto di vista, tutti noi dobbiamo fare un  passo
  indietro perché il presidente Lombardo l'abbiamo proposto noi  come
  coalizione di centrodestra. Abbiamo quindi il dovere di sostenerlo,
  evidentemente con una dialettica politica e, se si deve ridiscutere
  qualche cosa, lo si faccia. Ma non possiamo continuare, ancora  una
  volta, a dare uno spettacolo indegno di una classe politica che non
  merita  nulla, altrimenti non riusciremo a comprendere  quello  che
  c'è fuori da questo Palazzo.
   A  mio  giudizio, il presidente Lombardo deve andare avanti,  deve
  andare  avanti,  e  la  coalizione che lo ha  fatto  eleggere  deve
  assolutamente sostenerlo comprendendo che sono altre le  stanze  in
  cui  fare  ragionamenti prettamente politici.  Non  possiamo  farli
  dentro  l'Assemblea  regionale, non ce lo possiamo  permettere.  E'
  un'altra occasione che stiamo perdendo, dimenticando quali sono  le
  reali esigenze della nostra Isola.
   In  agricoltura,  parlo per il territorio di  competenza,  abbiamo
  continue   proteste.  Noi,  e  quando  dico  noi   intendo   questo
  Parlamento, abbiamo votato una finanziaria all'interno della  quale
  ci  sono  le  possibilità  per dare risposte  concrete;  basterebbe
  applicare  gli articoli 16, 17 e 18, facendo i decreti attuativi  e
  potremmo dare delle risposte vere.
   Allora  io, che sono l'ultimo dei novanta parlamentari, penso  che
  occorre  davvero  un  momento di riflessione e  mettere  al  centro
  dell'interesse   della  nostra  azione  politica  l'interesse   dei
  siciliani.
   Non si può continuare ancora in questa logica, mi permetto di dire
  quasi  stupida, chi vi parla non è un fan scatenato del  presidente
  Lombardo, per quanto mi riguarda noi abbiamo lavorato per candidare
  l'onorevole  Micciché a presidente della Regione.  Questi  è  stato
  chiamato  a Roma, si è fatta una scelta politica tutta diversa,  da
  quel  momento in poi abbiamo lavorato e lavoreremo per essere leali
  con  i  siciliani e per sostenere il Governo che tutti noi  abbiamo
  sponsorizzato.
   Mi  auguro, pertanto, che questo mio intervento possa avere quella
  piccola  luce di speranza di far comprendere alla classe  politica,
  alla classe dirigente siciliana che occorre dare una svolta. Ma  la
  svolta   non  passa  assolutamente  da  operazioni  strumentali   e
  demagogiche,  la  Sicilia  ha bisogno di altro.  C'è  un'Isola  che
  soffre   Ci  sono  interi  comparti  economici  che  rischiano   il
  fallimento
   Mi  auguro  che  questa sia l'ultima seduta  nella  quale  bisogna
  trovare  chissà  quale soluzione politica perché la  politica  c'è,
  esiste  una coalizione formata da UDC, PDL e MPA che ha  l'onore  e
  l'onere di governare la Sicilia nell'interesse dei siciliani.

                   Presidenza del Presidente CASCIO

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.

   LUPO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Presidente
  della   Regione,  il  Partito  Democratico,  unitamente  al  Gruppo
  parlamentare,  che  ne è parte essenziale, e con la  partecipazione
  della  segreteria nazionale del partito, ha analizzato  con  grande
  attenzione  le  ragioni  della crisi  politica  di  questo  governo
  regionale.
   L'episodio  che  ha  scatenato tale  crisi  è  noto  a  tutti:  la
  bocciatura del Documento di programmazione economico-finanziaria da
  parte di un pezzo della maggioranza.
   Tuttavia, la cosa più sorprendente, e che mi interroga anche  come
  semplice  cittadino di questa Regione, è che ad oggi, in realtà,  i
  siciliani  non  conoscono  le  ragioni  vere,  profonde  che  hanno
  condotto  una parte della maggioranza a votare contro il  Documento
  di  programmazione, un documento assolutamente inaccettabile,  così
  come  a  ben  guardare  era assolutamente  inaccettabile  anche  il
  documento   di   programmazione  economico  finanziaria   dell'anno
  precedente, che pure tutta la maggioranza ha votato.
   Noi  riteniamo  che  le  cause della crisi siano  molto  profonde,
  perché  in crisi è la stessa alleanza di centrodestra. La  paralisi
  politico-amministrativa  di  questi  venti  mesi   di   governo   è
  conseguenza, purtroppo, del continuo galleggiamento di  un  Governo
  che  non ha avuto la capacità di affrontare i temi veri, prioritari
  della  nostra Regione, le vere emergenze che sono sul  tappeto,  le
  difficoltà  della  gente,  degli  enti  locali,  dei  Comuni,   dei
  lavoratori,  delle  imprese che operano nel nostro  territorio.  Il
  momento di grave difficoltà che la Sicilia sta vivendo è sotto  gli
  occhi  di  tutti. Tutto questo non fa che evidenziare i  segni  del
  fallimento della coalizione di centro-destra.
   Credo  sia  assolutamente determinante,  al  fine  di  valutare  i
  comportamenti del Governo regionale e le stesse prospettive che  il
  Presidente  della Regione indica, capire se da parte del Presidente
  della  Regione c'è il chiaro, netto riconoscimento delle vere cause
  politiche  che  hanno portato al fallimento di questo  Governo,  di
  questa alleanza di Governo, di questa maggioranza.
   Indubbiamente, il Presidente della Regione ha avuto il coraggio di
  ammettere  la  dissoluzione  della  sua  maggioranza,  parlando  di
  disarticolazione nel suo intervento in Aula, intervento che  merita
  la  nostra attenzione. Credo, tuttavia, che su ciò debba aggiungere
  qualcosa  in  più,  perché questa dissoluzione non  è  un  episodio
  sporadico,  un  qualcosa  che  si  è  verificato  per  caso,  bensì
  l'epilogo di un processo di logoramento della coalizione di centro-
  destra.  E vorrei capire se per il Presidente della Regione  questa
  dissoluzione  è  un  punto  di non ritorno  e  se  ritiene  davvero
  superata la fase storica di un'alleanza del centro-destra che non è
  stata  in  grado  di affrontare i temi, i problemi,  le  crisi,  le
  difficoltà della nostra Regione.
   Penso,  altresì, che tutti ci attendiamo di capire, di conseguenza
  se, da parte del Governo regionale e del suo Presidente, vi sia una
  disponibilità vera ad affrontare con coraggio le riforme necessarie
  per  cambiare la Sicilia, per aprire una fase nuova di  svolta  che
  sappia  dare finalmente a questa Regione un Governo autonomista  ed
  autenticamente  riformista  in  grado  di  affrontare  davvero   le
  esigenze della Regione stessa.
   Ci  sono  state,  in  questi mesi, occasioni  in  cui  il  Partito
  Democratico non ha fatto mancare il proprio senso di responsabilità
  contribuendo   in   maniera  determinante  alla  realizzazione   di
  importanti riforme nell'interesse della Sicilia, nell'interesse dei
  siciliani,  offrendo  un  positivo apporto  all'elaborazione  delle
  riforme,  nelle  Commissioni  parlamentari  e  in  tutte  le   sedi
  istituzionali, con chiarezza, con franchezza e alla luce del sole.
   Abbiamo  espresso  un voto positivo su leggi importanti  che  sono
  state  approvate. Voglio citare, per prima e non per caso, la legge
  15  del 2008 - la legge Antimafia - approvata da questo Parlamento,
  su  cui  dirò  qualcosa un po' più avanti; la legge di riforma  dei
  Dipartimenti e degli Assessorati e, anche dopo la prima  crisi  del
  Governo  regionale, non abbiamo fatto mancare il nostro impegno  ed
  il  nostro  voto  a  due  provvedimenti legislativi  rilevanti  per
  affrontare  la  crisi  economica,  sociale  e  occupazionale,   che
  attanaglia la Sicilia: la legge sul credito d'imposta e  quella  di
  aiuto alle imprese.
   Abbiamo svolto, anzi, in questi due anni, un'azione di opposizione
  forte per stimolare il Governo regionale ad accelerare il passo, ad
  elaborare  provvedimenti  che  servivano  ad  affrontare  la  crisi
  economica della nostra Sicilia.
   Penso che questo indichi con chiarezza quale sia il nostro modo di
  intendere  il  ruolo di opposizione e come sia giusto farsi  carico
  delle reali difficoltà della nostra Regione.
   Adesso  ci  aspettiamo  comportamenti  concludenti  rispetto  alle
  analisi  che  il  Presidente della Regione ha  fatto.  Non  si  può
  proclamare la dissoluzione della maggioranza e, al contempo, tenere
  in  carica  la Giunta che è figlia di quella maggioranza  dissolta.
  Delle  due l'una: o si tratta di una Giunta pienamente legittimata,
  avendo  una  maggioranza, o è una Giunta che non è  più  pienamente
  legittimata perché la maggioranza si è dissolta.
   Anche  su  questo,  questa sera, ci aspettiamo di  sentire  parole
  chiare.
   Credo  che  questo sia davvero un passaggio importante per  capire
  come   si   vuole   andare   avanti  e,   rispetto   all'intervento
  programmatico  che  il  Presidente della Regione  ha  svolto  nella
  scorsa seduta, credo sia inutile tornare sui punti di condivisione,
  perché   è   senz'altro  vero  che  la  Sicilia  ha   il   problema
  dell'emergenza  rifiuti  o ha esigenza di riformare  la  formazione
  professionale,  come  di  altre  riforme:  su  questo  siamo  tutti
  d'accordo.
   Vogliamo capire con quale spirito, con quale indirizzo politico il
  Governo  regionale  intende affrontare queste riforme:  se  intende
  affrontarle  guardando  avanti  per  andare  avanti  o  se  intende
  affrontarle guardando indietro per tornare indietro.
   Noi  possiamo offrire un contributo autenticamente riformista  per
  migliorare il contenuto di queste riforme anche con coraggio, senza
  far  mancare il nostro senso di responsabilità ma, chiaramente, non
  intendiamo prestarci minimamente alla realizzazione di riforme che,
  più che guardare avanti, guardano indietro nell'azione di Governo.
   Sono  parecchi  i punti, signor Presidente, che,  invece,  non  ci
  trovano  d'accordo  rispetto alla sua analisi,  anche  rispetto  ad
  alcune lacune della sua analisi che, come lei stesso ha detto,  non
  era  esaustiva,  non  poteva esserlo; ma noi abbiamo  l'esigenza  -
  penso  che i siciliani abbiano anche l'esigenza - di capire qual  è
  la  valutazione  del  Presidente della Regione rispetto  ad  alcuni
  fatti  rilevanti  per  la  vita politica  e  sociale  della  nostra
  Sicilia.
   Ci  saremmo  aspettati  di  sentirla  esprimere  un  giudizio  più
  fortemente  negativo  nei confronti del Governo  nazionale  per  le
  pesanti  ricadute dell'azione dello stesso Governo sulla Sicilia  e
  che stanno provocando danni notevoli per la nostra Regione.
   Ci  saremmo aspettati che lei facesse una critica oggettiva  dello
  Sscippo  dei fondi per le aree sottoutilizzate da parte del Governo
  nazionale,  che ha sottratto ingenti risorse all'intero Mezzogiorno
  e  che  ha ritardato in Sicilia l'arrivo dei fondi FAS, non  ancora
  disponibili  per essere investiti per il rilancio infrastrutturale,
  produttivo, occupazionale della nostra Regione.
   Ci  saremmo aspettati una parola più chiara contro le riforme  del
  Governo nazionale che non hanno aiutato la nostra Regione. Ne  cito
  una  per tutte: la riforma della scuola. In questa Regione, abbiamo
  ancora  lavoratori, lavoratrici della scuola che fanno lo  sciopero
  della fame.
   Penso che non possiamo fare mancare loro la nostra solidarietà  ma
  anche  l'impegno politico del Governo e del Parlamento tutto perché
  possano affrontarsi e risolversi le difficoltà di questi lavoratori
  della  scuola  colpiti  da una disgrazia  che  si  chiama   riforma
  Gelmini .
   Credo che il Presidente della Regione abbia il dovere di dire  una
  parola  chiara  contro  l'ipotesi  di  vendita  all'asta  dei  beni
  confiscati  alla  mafia.  Questo per noi è un  punto  assolutamente
  irrinunciabile  per  capire se c'è davvero la  volontà  di  voltare
  pagina e di andare avanti con uno spirito diverso.
   Non  si  può approvare una legge che consenta la vendita  all'asta
  dei  beni  confiscati alla mafia nel momento in cui è più forte  la
  crisi  economica  nel nostro Paese ed è noto  che  sono  scarse  le
  possibilità di liquidità e è noto che stanno rientrando nel  nostro
  Paese,  grazie allo scudo fiscale, risorse ingenti, non  sempre  di
  provenienza nota.
   Questo  è  un  rischio davvero troppo grande  che  non  intendiamo
  correre.
   Stiamo mettendo in campo una mobilitazione a livello nazionale, in
  tutte le piazze d'Italia e lo faremo l'11 e il 12 di questo mese in
  tutte le piazze della Sicilia, anche con una raccolta di firme, per
  opporci  a questo tentativo di svendere probabilmente alla mafia  i
  beni confiscati alla mafia.
   Penso che il tema sia strettamente inerente al profilo politico ma
  anche  etico e morale che il Governo regionale deve dimostrare  con
  tutta chiarezza.
   Anche  la  legge finanziaria che, in queste ore, si sta discutendo
  alla  Camera dei Deputati presenta numerosi punti di preoccupazione
  vera  per  la  nostra Terra. Non mancano, purtroppo, le  scelte  di
  politica  antimeridionale anche in questa  legge  finanziaria.  Non
  possiamo  fare  di tutto per affrontare e risolvere  le  difficoltà
  della  Regione  siciliana con le risorse disponibili  nel  bilancio
  della  Regione  e  poi  continuare a  pagare  prezzi  inaccettabili
  all'economia già forte del Nord
   Abbiamo una crisi dell'agricoltura che è sotto gli occhi di tutti.
   Signor  Presidente,  non  è  possibile  accettare  l'idea  che  si
  utilizzino  i  Fondi per le aree sottoutilizzate del Mezzogiorno  e
  della   Sicilia  per  pagare  le  multe  delle  quote  latte  degli
  allevatori  del  Nord,  quando non siamo in grado  di  fronteggiare
  l'emergenza  dell'agricoltura e non abbiamo  risposte  adeguate  da
  dare in termini di risorse agli agricoltori della Sicilia.
   Questo  è  davvero inaccettabile, così come penso che  il  Governo
  regionale abbia il dovere di mettere in campo proposte di  politica
  economica chiare, di contrasto della crisi economica e sociale  che
  la Sicilia vive, che colpisce le imprese, che colpisce il mondo del
  lavoro,  i  lavoratori,  tutti i settori  produttivi  della  nostra
  Regione,     dall'industria    all'agricoltura,     ai     servizi,
  all'artigianato.
   La  vicenda  dello  stabilimento della FIAT di Termini  Imerese  è
  l'emblema  della crisi industriale nella nostra Regione, così  come
  la  crisi  della  Fincantieri, dell'agricoltura ho già  detto,  dei
  servizi, dell'artigianato, delle piccole e medie imprese alle quali
  non possiamo fare mancare in questo momento il nostro sostegno.
   Questo  Governo regionale deve dire qual è l'idea che  ha  per  lo
  sviluppo della Sicilia; qual è la strategia di sviluppo che  ha  in
  mente e che vuole realizzare per questa Regione.
   Si  stanno  attivando alcune misure con l'emissione  di  bandi  da
  parte  degli  Assessorati  dell'industria,  della  famiglia  e  del
  turismo per l'utilizzazione dei fondi comunitari.
   Bene,  in un momento di crisi, è gia qualcosa, ma manca un  quadro
  chiaro  di sviluppo. Non si possono attivare bandi come se  fossero
  interventi singoli, slegati da un contesto generale. Qual è l'idea,
  qual è il modello di sviluppo che il Governo regionale propone  per
  la  Sicilia; questo è importante e, su questo, siamo disponibili  a
  confrontarci, mettendo al primo punto l'occupazione e  la  crescita
  dell'occupazione.
   Va   verificato  qual  è  l'impatto  sull'occupazione,  nel  breve
  termine, delle risorse europee che si investono e dei fondi per  le
  aree  sottoutilizzate. Non si possono investire risorse in  settori
  che  non  rappresentano una vera prospettiva  di  sviluppo  per  la
  Sicilia e che non promuovono una crescita forte dell'occupazione.
   E'  su  questi temi che va aperto un confronto e vadano sviluppati
  gli opportuni approfondimenti di merito. Non ci siamo sottratti   a
  tale confronto quando è stato necessario farlo.
   Un  altro  punto  che penso sia assolutamente  necessario  che  il
  Governo  regionale  affronti  è  quello  del  Documento  unico   di
  programmazione.
   Oggi il DUP è approdato in Commissione Bilancio, è stato approvato
  una  decina di giorni fa, con oltre due anni di ritardo, proprio  a
  dimostrazione di quello che dicevo prima. Fino ad ora,  il  Governo
  della Regione non ha avuto un quadro chiaro ed unitario di utilizzo
  delle  risorse  extraregionali per realizzare un progetto  vero  di
  sviluppo e di crescita per la nostra Regione.
   Il  DUP, dunque, il Documento unico di programmazione, è concepito
  come un importante strumento per lo sviluppo della Sicilia o è solo
  uno  dei  tanti documenti approvati, in ritardo, sol perché qualche
  legge ci impone di approvarlo?
   Su questo, in Commissione Bilancio, si vuole un confronto vero? Si
  vuole  dedicare  una  seduta d'Aula ai temi  dello  sviluppo  della
  Sicilia per affrontare, nello specifico, le ragioni della crisi, le
  aspettative di sviluppo e di riscatto sociale della nostra Terra?
   Siamo  disponibili a farlo. Vogliamo capire se anche  lei,  signor
  Presidente, è disponibile a farlo.
   C'è  un  mondo  che  stiamo trascurando e  che  non  possiamo  più
  trascurare.
   Il  Partito Democratico, sabato scorso, ha tenuto un incontro  con
  gli amministratori locali della Sicilia. Il mondo degli enti locali
  vive  difficoltà enormi per carenze di trasferimenti  regionali  ma
  anche  per  la mancanza di criteri chiari nella determinazione  dei
  trasferimenti.
   Un Comune ha bisogno di certezza di entrate; deve sapere per tempo
  su  quali  risorse può contare per programmare il proprio bilancio.
  Ritengo  sia  giusto  che  il  Governo  della  Regione  valuti   di
  agganciare i trasferimenti ai Comuni e agli Enti locali, in base ad
  una percentuale fissa rispetto alle
   entrate  della  Regione.  Non  è  ammissibile,  ogni  anno,  dover
  intavolare  una negoziazione estenuante tra gli enti  locali  e  la
  Regione per avere qualche milione di euro in più o in meno.
   Signor  Presidente,  lei  è  anche il  leader  del  Movimento  per
  l'Autonomia e parla spesso di federalismo. Il federalismo non è una
  sorta di neocentralismo regionale, deve essere la valorizzazione di
  tutte   le  istituzioni  locali,  ma  temo  che,  a  partire  dalle
  istituzioni   di  livello  inferiore,  si  stia  interpretando   un
  federalismo che, viceversa, mortifica l'autonomia degli enti locali
  e   guarda   ad   una   riedizione  di  neocentralismo   regionale,
  assolutamente fuori dal tempo e fuori dalla storia.
   I Comuni vivono difficoltà per quanto riguarda l'acqua, i rifiuti,
  il  patto di stabilità; purtroppo, il costo del personale degli  ex
  LSU  stabilizzati, quest'anno, non sarà più in deroga al  Patto  di
  stabilità.
   E'  un  fatto drammatico e chiedo a questo Governo di intervenire,
  di   esercitare  pressione  politica  perché  si  possa,   con   la
  finanziaria  nazionale, porre in deroga al patto  di  stabilità  il
  costo del personale degli ex LSU stabilizzati, sia per l'anno  2009
  sia  per  l'anno 2010; diversamente, rischiamo davvero il  dissesto
  degli enti locali.
   Penso  che  andrebbe  fatto qualche passo in più  per  valorizzare
  l'autonomia degli enti locali.
   Perché non costituire la Consulta delle autonomie locali?
   Perché  non rafforzare i poteri della Conferenza Regioni-Autonomie
  locali?
   Penso siano punti importanti e strategici per una attuazione  vera
  del federalismo.
   Vanno  introdotti  automatismi per  l'attuazione  di  principi  di
  trasparenza  e  di  legalità anche nello svolgimento  dell'attività
  dell'amministrazione regionale.
   Lei ha parlato della riorganizzazione delle società partecipate  e
  della   loro  riduzione.  A  questo  può  corrispondere  anche   il
  miglioramento dei servizi che la Regione siciliana offre.
   Anche  noi ci siamo molto meravigliati riscontrando, nel Documento
  di  programmazione economico-finanziaria, l'ipotesi di costituzione
  di nuove società.
   Non  ci  pare che sia questo il giusto modo di procedere e  voglio
  anche   ricordarle   che,   dal   suo   insediamento,   parla    di
  riorganizzazione  delle società partecipate e, ogni  volta  che  ne
  parla, sembra di
   essere punto e a capo.
   Chiedo  -  credo  sia  necessario - di fare  chiarezza  su  questo
  aspetto.
   Approfitto  della presenza dell'assessore Venturi; mi dispiace  di
  non essere stato presente in Commissione Bilancio e me ne scuso.
   Abbiamo  anche  letto di ipotesi di vendita delle quote  azionarie
  delle società partecipate.
   Pregiudizialmente  non ho nulla in contrario, ma  vorremmo  capire
  bene   di   cosa   si  tratta.  Se  non  c'è  un  vero   piano   di
  riorganizzazione  delle  società,  è  difficile  capire  con  quali
  criteri  si possa procedere alla dismissione delle quote azionarie,
  e  di  quali società, per evitare almeno che si vendano le  società
  migliori,  lasciando in mano pubblica le società che  producono  un
  deficit a carico del bilancio della Regione.
   Penso  siano  tutti  argomenti  ai  quali  abbiamo  dedicato  poca
  attenzione  nel  dibattito  parlamentare,  forse  anche  perché  si
  utilizza   male   lo   strumento  delle  interrogazioni   e   delle
  interpellanze parlamentari, oltre che delle mozioni.
   Mi  permetto  di  richiamare,  a tal proposito,  l'attenzione  del
  Presidente dell'Assemblea. Quando si fa presenta una interrogazione
  parlamentare, lo si fa perché c'é un motivo vero, un motivo serio.
   E   un'interrogazione  parlamentare  deve  essere  affrontata   in
  quest'Aula anche con tempestività.
   Aspetto  ancora risposte ad interrogazioni parlamentari presentate
  un anno e mezzo fa. Non è possibile; non è accettabile.
   Capisco  che  questo, spesso, accada per inerzia del  Governo,  ma
  credo che il Parlamento siciliano debba anche fare valere, fino  in
  fondo,  le  proprie prerogative. Per questo motivo, faccio  appello
  anche all'autorevolezza del Presidente dell'Assemblea.
   Onorevole  Presidente,  lei ha citato  il  tema  dell'energia.  Su
  alcune  cose  siamo  d'accordo. Riteniamo che il  Piano  energetico
  regionale vada rivisto e approfondito. Ci aspettiamo, da parte sua,
  un  no  chiaro all'ipotesi del nucleare; ci aspettiamo che  lei  lo
  dica   nella   sede  istituzionale  che  è  l'Assemblea   regionale
  siciliana.
   Penso  ci sia un'assoluta sottovalutazione di quelle che  sono  le
  emergenze  sociali  della nostra Sicilia, della disoccupazione.  Le
  voglio  lanciare  subito  una  proposta:  fare  subito  il  credito
  d'imposta  per l'occupazione in Sicilia, migliorando le possibilità
  che già ci offrono le leggi nazionali.
   Si  è  fatto un credito d'imposta per gli investimenti; si  faccia
  anche un credito d'imposta per la nuova occupazione in Sicilia.
   Abbiamo,   inoltre,   proposto  alcune  idee   all'interno   della
  Commissione   Bilancio.  Ci  aspettiamo  che  il   Governo   voglia
  raccoglierle. C'è una crescente diffusione della povertà;  c'è  una
  crescita  del  disagio  sociale.  Servono  politiche  vere  per  la
  disabilità, per l'immigrazione, per gli anziani, per la famiglia.
   Mi dispiace constatare, dalla manovra di assestamento, che ci sono
  pesanti  tagli  al  capitolo del sociale che colpiscono  proprio  i
  settori più deboli della nostra Regione.
   Penso sia necessaria una verifica della riforma della sanità.
   Bene   la  riduzione  dell'IRAP,  bene  la  riduzione  dell'IRPEF.
  L'avevamo  chiesta anche noi nella scorsa finanziaria.  Credo  vada
  bene anche la riduzione dei ticket tanto odiati dai siciliani.
   Maggiore attenzione va dedicata al tema all'ambiente, non solo per
  il  rischio  del  dissesto idrogeologico ma  anche  con  l'idea  di
  valorizzare  una  forestazione  produttiva,  utilizzando  bene   le
  risorse umane di cui disponiamo.
   Vedremo  se  lei  avrà  il coraggio di dichiarare  definitivamente
  esaurita e chiusa questa fase politica, questa alleanza di  Governo
  che  ha  portato al galleggiamento di questo Governo,  che  pure  è
  riuscito  ad  affrontare  alcune  emergenze,  a  realizzare  alcune
  importanti riforme.
   Penso  che adesso serva un cambio di passo dinanzi alle difficoltà
  che la nostra Sicilia vive.
   Attendiamo  di  vedere  qual è il livello di  coerenza  delle  sue
  dichiarazioni  rispetto  alla  dissolta  maggioranza  con  i  fatti
  politici  che  ne  devono  conseguire in termini  di  revoca  degli
  assessori, figli di quella dissolta maggioranza.
   Lei ha il dovere, su questo, di essere chiaro e noi valuteremo con
  molta attenzione.
   Valuteremo, dalla sua replica, la sua volontà di dare vita ad  una
  nuova fase politica in grado di assicurare un cambiamento vero,  di
  realizzare  quelle  riforme  di  cui  la  Sicilia  ha  bisogno  per
  affrontare  le  emergenze  e  per  promuovere  la  crescita  e   la
  modernizzazione  della  nostra  Regione  utilizzando   con   grande
  chiarezza e con grande trasparenza il confronto parlamentare.

                              (Applausi)

    FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io che per  natura
  sono portato a prendere posizioni nette, chiare, mi trovo in questo
  dibattito  a discernere, tra gli interventi che ci sono stati,  tra
  coloro  i  quali tendono a dare certezza alla Sicilia di  avere  la
  possibilità  di  uscire  dall'empasse,  di  andare  avanti   e   di
  incamminarsi  in  quella via di sviluppo che,  spesso  e  da  molte
  parti,  le  viene  negata, mentre in altri interventi,  invece,  si
  coglie  il  tentativo  chiaro, palese, evidente  di  fare  rimanere
  questa  Regione  ancora  prigioniera di veti  incrociati,  di  fare
  rimanere  questa  Regione  orfana dei supporti  necessari  per  far
  sentire  la  voce della Sicilia a livello nazionale,  per  renderla
  ancora  succube  dei  capricci  di qualcuno  e,  comunque,  in  una
  condizione di minoranza, di insufficiente forza per far  valere  le
  proprie posizioni.
   Ho  colto, nell'intervento del presidente Lombardo della settimana
  scorsa, i tanti aspetti positivi che vi erano da cogliere. Non vi è
  dubbio  che viviamo, da un anno e mezzo, in una condizione  per  la
  quale  certamente  c'è, all'interno del Governo e  all'interno  del
  Parlamento  stesso,  una situazione che non è  chiara,  che  non  è
  definita  e, comunque, non c'è stata una compattezza tale  da  dare
  l'autorevolezza e la forza necessarie ad una maggioranza  e  ad  un
  Governo  da  consentire a quest'ultimo di affermare  con  forza  le
  proprie  ragioni. Da questo punto di vista, quindi, è un fatto  che
  abbiamo  tutti  colto,  che è sotto gli  occhi  di  tutti  e  tutti
  l'abbiamo notato.
   Quando   il  Presidente  Lombardo  afferma:   io  non   metto   in
  discussione  i  partiti e le forze politiche che mi  hanno  eletto,
  però se c'è una maggioranza, questa maggioranza si deve fare avanti
  e  deve  appoggiare  con  lealtà il Governo ;  c'è  una  condizione
  doppia:  da  un  lato, il riconoscimento ovvio dell'appartenenza  a
  quel popolo di centro-destra che, con una grande maggioranza e  con
  messe  di  voti, lo ha eletto e, dall'altro, la giusta  pretesa  da
  parte  del  presidente della Regione di avere  un  leale,  sincero,
  forte, convinto appoggio dalla sua maggioranza.
   Questa  è  una grande verità ed è, secondo me, un grande punto  di
  partenza  che,  appunto, debba prevedere l'esame  di  coscienza  da
  parte  del  presidente Lombardo e di quella maggioranza,  ma  debba
  prevedere  anche  un grande esame di coscienza da  parte  tutta  la
  maggioranza che è stata eletta per governare. Partendo  da  questo,
  onorevole  Presidente, io ho letto l'ordine del  giorno  presentato
  dal  Gruppo MPA e dal Gruppo  Sicilia  ed è chiaro che in esso sono
  contenuti dei periodi che, dichiaratamente, in maniera visibile, in
  maniera  palese,  tendono  a forzare la  mano  a  lei,  Presidente,
  tendono  a  porre  un  muro, un impedimento, a che  la  maggioranza
  eletta  dai  siciliani e, comunque, la maggioranza  di  coloro  che
  vogliono   lealmente  e  sinceramente  dare  un   contributo   alla
  governabilità di questa Regione, venga impedita, ma venga  impedita
  con un artifizio.
   Allora,  ci  si  chiede  perché  e  nell'interesse  di  chi;   non
  certamente nel suo, onorevole Presidente.
   Lei ha, infatti, l'interesse a governare e a governare bene.
   Non  tutti, forse, all'interno dello schieramento, hanno interesse
  che  lei  governi beni. Se lei governa bene, infatti, il merito  di
  avere  governato bene è di Raffaele Lombardo; se lei  non  è  messo
  nella  condizione di governare bene, il demerito non  sarà  di  una
  parte,  ma sarà di Raffaele Lombardo e forse qualcuno vuole proprio
  questo.
   Qualcuno  vuole  che  questo Governo,  che  questa  esperienza  di
  governo  continui  ad essere precaria, continui ad  essere  in  una
  condizione di non certezza.
   Non  è  il  suo interesse, Presidente. Il suo interesse è  quello,
  invece,  di avere le forze migliori della maggioranza che  è  stata
  eletta, che collaborino lealmente con lei; lei ha tutto l'interesse
  di  pretendere  la  lealtà,  ma ha l'interesse  di  avere  non  una
  maggioranza di chi ci sta, non una maggioranza d'Aula che porrà  un
  ricatto dopo l'altro.
   In  passato, abbiamo assistito ad una serie di esperimenti che  si
  sono  conclusi  tutti prematuramente, e forse  qualcuno  vuole  che
  anche  questa  esperienza  si concluda prematuramente.  In  Italia,
  diversi  sono stati i tentativi di  sparigliare il giocattolo ,  di
  tentare   fughe  in  avanti.  Ma  le  fughe  in  avanti,  onorevole
  Presidente  -  se vuole posso farle l'elenco dal 1970  ad  oggi,  a
  livello nazionale -, non hanno mai avuto vita lunga e, soprattutto,
  non  hanno  mai  avuto il consenso della gente  e  si  sono  sempre
  confrontate con risultati clamorosamente fallimentari.
   Noi  non  abbiamo bisogno di questo, la Sicilia non ha bisogno  di
  questo.
   Non  vorrei  che,  invece,  qualcuno  avesse  in  mente  di  avere
  un'interlocuzione forte con il Presidente privo di una  maggioranza
  forte  per controbilanciare. Questo certamente non ci dà un  grande
  avvenire davanti.
   Io  mi auguro, presidente Lombardo, che lei raccolga l'invito  che
  proviene  non da una persona autorevole del PDL, ma da un  soggetto
  qualunque  del  PDL: non si faccia irretire in prese  di  posizione
  estremiste  che certamente non le appartengono, che certamente  non
  penso  siano da lei volute e che certamente non sono nell'interesse
  suo, in quanto rappresentante di tutti i siciliani, né della nostra
  Regione  perché poi dobbiamo andare a Roma - e per Roma intendo  il
  governo nazionale - a sollecitare univocamente il Governo nazionale
  a  mantenere  gli impegni. E noi sappiamo che gran parte,  tante  e
  potenti  forze all'interno del Governo nazionale, non  sono  amiche
  della Sicilia, e non perché odiano la Sicilia ma perché la  coperta
  è corta e a sciarra è pa cutra ,  Presidente.
   Quindi,  se  deve essere riaffermato il buon diritto della  nostra
  Regione ad avere i fondi che le spettano, quei fondi verranno  meno
  ad  altre  Regioni  e  non parrebbe vero a chi  è  amico  di  altre
  posizioni  e  di  altre  regioni di poter continuare  ad  avere  il
  beneficio di una maggioranza di centro-destra spaccata, le cui  due
  parti  dicono l'una il contrario dell'altra, e in presenza  di  una
  situazione di questo tipo, certamente, continuerà ad avere tutta la
  forza per spostare risorse da noi ad altre parti del Paese.
   Onorevole  Presidente  Lombardo, noi siamo lealmente  disposti  ad
  appoggiare  una  battaglia vera, convinta,  a  stanare  coloro  che
  grazie a questa scusa hanno impedito alla Sicilia di avere ciò  che
  le spetta.
   Non  mi  è  chiara  neanche un'altra cosa,  onorevole  Presidente:
  perché,  nonostante  la  decurtazione dei  fondi  FAS  che  abbiamo
  subìto,  come lei ben sa, rispetto agli anni passati, e  nonostante
  la  tanto  strombazzata delibera che assegnava  alla  Sicilia  tali
  fondi, quei fondi non sono ancora arrivati?
   Non  voglio fare cattivi pensieri, però non è accettabile  che  si
  continui  in  una guerra di posizione finalizzata più che  altro  a
  regolare conti interni. Noi dobbiamo regolare i conti della Sicilia
  e  la  Sicilia non può aspettare né può rimanere appesa agli  umori
  dell'Aula.
   Io  confido  molto in lei, che è una persona di cui tutto  si  può
  dire,  tranne  che  non sia intelligente; penso che  lei  abbia  la
  capacità  e  in  sé  la possibilità di fare la sintesi  giusta  per
  evitare  appunto  di continuare a galleggiare,  così  come  abbiamo
  fatto.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati
  i seguenti ordini del giorno:

   -  numero 201 «Non approvazione delle comunicazioni del Presidente
  della  Regione  rese  nella  seduta n.  124  del  2  dicembre  2009
  sull'attuale  situazione politica», degli  onorevoli  Maira,  Dina,
  Gianni, Cordaro, Ardizzone, Cascio Salvatore, Ragusa e Lo Giudice;

   -  numero  202 «Prosecuzione dell'azione di modernizzazione  e  di
  riforma  intrapresa  dal  Governo della Regione»,  degli  onorevoli
  Adamo, Musotto e Bonomo;

   -  numero  203 «Revoca dell'attuale Giunta di Governo ed avvio  di
  una  nuova  fase  politica», degli onorevoli  Cracolici,  Ammatuna,
  Apprendi,  Barbagallo, De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo,   Di
  Guardo,  Donegani, Faraone, Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gucciardi,
  Laccoto,  Lupo, Marinello, Mattarella,  Marziano, Oddo,  Panarello,
  Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano;

   -  numero  204   Ricomposizione del quadro di  alleanze  politiche
  scaturite  dalla  volontà  del corpo elettorale ,  degli  onorevoli
  Leontini, Corona, Bosco, Limoli e Torregrossa. Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   il  Presidente  della Regione nella relazione  resa  nella  seduta
  d'Assemblea   n.   124   del   2  dicembre   2009   ha   finalmente
  parlamentarizzato  la  crisi ed ha omesso  di  spiegare  per  quale
  ragione l'Assessore Armao abbia dovuto rimettere le deleghe -  cosi
  come  le  ha  rimesse - e al contempo per quale ragione  lo  stesso
  Assessore,  essendo  delegato  e  non  avendo  più  alcuna  delega,
  mantenga la carica di componente del Governo, incidendo e sui costi
  dell'Amministrazione e sulle scelte della Giunta regionale  di  cui
  continua a far parte;

   il  Presidente della Regione ha elencato le attività  del  Governo
  nei  diversi  ambiti dell'Amministrazione senza  riscontrare  nella
  realtà  alcun  risultato positivo; e per altro di  alcune  di  tali
  questioni  non  è dato conoscere atti del Governo  tesi  alla  loro
  risoluzione;

   il  Presidente  della  Regione ha infine evocato  una  piattaforma
  programmatica che dovrebbe essere affrontata da una maggioranza che
  superi  quella  attuale  (MPA e PDL) già dissolta  per  sua  stessa
  ammissione,  senza  specificare con quali forze  politiche  intenda
  perseguire  tali nuovi obiettivi e, quindi, se intenda ripristinare
  la maggioranza politica che lo ha eletto Presidente della Regione,

                              NON APPROVA

   la  relazione  e  le comunicazioni del Presidente della  Regione».
  (201)

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   preso  atto  dell'intervento del Presidente  della  Regione  nella
  seduta  d'Aula  dell'Assemblea regionale siciliana del  2  dicembre
  2009,  nel  corso del quale ha dichiarato dissolta  la  maggioranza
  parlamentare  -  che  formalmente sosteneva la  Giunta  di  Governo
  varata  nel  maggio  2009 - a seguito della scelta  unilaterale  di
  quella  parte  del Popolo della Libertà, rappresentata  dal  Gruppo
  parlamentare del PDL all'Assemblea regionale, di votare  contro  il
  documento    di   programmazione   economico-finanziaria    (DPEF),
  nonostante   i   propri   rappresentanti  nell'Esecutivo   avessero
  precedentemente  approvato,  in sede  di  riunione  di  Giunta,  il
  medesimo  provvedimento. Il voto contrario ad un documento politico
  fondamentale,  che  definisce le linee di programmazione  economica
  per  il  prossimo triennio, costituisce l'atto finale di  un'azione
  politica   caratterizzata  da  un  permanente  conflitto   con   le
  iniziative avviate dal Presidente della Regione e dal suo  Governo.
  Siffatto  atteggiamento  si è costantemente manifestato  attraverso
  una strisciante contrapposizione alle più importanti riforme varate
  dal  Governo; ha visto utilizzare spesso meccanismi ostruzionistici
  in Assemblea, l'assenza premeditata e ripetuta nelle Commissioni di
  merito   per  impedire  l'approdo  in  Aula  di  atti  estremamente
  rilevanti, e tutto ciò accompagnato da una continua aggressione non
  solo verbale nei confronti del Governo, a cominciare dal Presidente
  della  Regione, aggressione giunta fino alla denigrazione personale
  di  vari  esponenti di questa parte politica. Il Governo ha  potuto
  contare, anche nel recente passato, sull'atteggiamento responsabile
  della  parte  maggioritaria della Assemblea regionale che,  facendo
  prevalere la volontà riformatrice sulle logiche di schieramento, ha
  consentito l'approvazione di importanti leggi di sistema;

   rilevato  che  tale condizione si è potuta realizzare  soprattutto
  per  l'affermarsi,  nel  sistema politico siciliano,  di  forze  di
  impronta  autonomistica, come il Movimento per le autonomie  ed  il
  PDL  Sicilia,  che hanno inteso privilegiare in modo esclusivo  gli
  interessi  del territorio siciliano attraverso una piena attuazione
  delle  previsioni  statutarie. Tale azione  politica  è  ancor  più
  indispensabile oggi, considerato il contesto politico ed  economico
  nazionale sempre più sbilanciato verso gli interessi del  Nord  del
  Paese  e  spesso  poco  attento alle esigenze  della  Regione,  che
  registra in questo momento il rischio concreto dell'abbandono di un
  importante  insediamento produttivo da parte del più grande  gruppo
  industriale  nazionale;  l'ingiustificato  ritardo  nella  concreta
  erogazione  dei  fondi FAS di competenza regionale, essenziali  per
  una  politica  di sviluppo ancor più necessaria in un  contesto  di
  drammatica  crisi;  e, per ultimo, la beffa, anche  alla  luce  dei
  principi federalisti, della sottrazione - al territorio regionale e
  alla  sua  economia  sana - dei beni e dei fondi  sequestrati  alla
  mafia,  che  vengono  destinati a coprire  buchi  di  bilancio  dei
  Ministeri;

   constatata  la  volontà dichiarata dal Presidente  della  Regione,
  nella  solennità  dell'Aula parlamentare siciliana,  di  proseguire
  l'esperienza   di  governo  attraverso  l'ulteriore   rafforzamento
  dell'azione  riformatrice e di modernizzazione della  Regione,  che
  deve  vedere  l'Amministrazione protagonista dello sviluppo  socio-
  economico, attraverso una rigorosa politica di bilancio che elimini
  sprechi  ed  inefficienze,  che  promuova  la  semplificazione  dei
  processi  amministrativi, che ponga fine a ritardi e compromissioni
  e  che  incentivi un'azione di sviluppo nella legalità che consenta
  finalmente di liberare le energie della nostra Isola. In tal senso,
  le priorità programmatiche, illustrate dal Presidente della Regione
  nella seduta del 2 dicembre sopra citata, sono pienamente condivise
  e   ad   esse   va  assicurato  il  massimo  sostegno  politico   e
  parlamentare.   Mentre   è  connesso  ai  principi   della   comune
  responsabilità  istituzionale  l'obbligo  di  approvare  in   tempi
  rapidissimi  i provvedimenti finanziari necessitati che  assicurino
  l'ordinata  vita  della Regione e la risposta ad  alcune  emergenze
  sociali  ed  occupazionali, appartiene all'autonoma  determinazione
  dei  partiti e dei parlamentari la scelta di sostenere  un  Governo
  regionale  che, in evidente discontinuità con le prassi consolidate
  del  passato,  intende  procedere lungo la strada  di  un  profondo
  cambiamento  della  condizione civile, economica  e  sociale  della
  Sicilia,  affidando la propria prospettiva politica  esclusivamente
  alla capacità di realizzare questo programma,

                   impegna il Governo della Regione

   a    proseguire   senza   indugio   nell'azione   intrapresa    di
  modernizzazione e di riforma della Regione, attraverso la  puntuale
  realizzazione dei punti programmatici elencati dal Presidente della
  Regione,   auspicando  il  consenso  parlamentare  più   solido   e
  qualificato». (202)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  crisi  dell'alleanza  di  centrodestra  che  ha  sostenuto  il
  Presidente  della  Regione, onorevole Raffaele Lombardo,  ha  ormai
  raggiunto  l'epilogo e che continuare a nascondere  questo  dato  è
  causa della paralisi politico-amministrativa che investe il Governo
  della Regione;

   in Sicilia dopo 20 mesi sono evidenti i segni del fallimento della
  coalizione  di centrodestra e che la Regione non può  continuare  a
  galleggiare nel pantano di una politica che non è in grado di  dare
  soluzioni ai gravi problemi della nostra Isola;

   la  dichiarazione  di definitivo fallimento della  maggioranza  di
  centrodestra, da parte del Presidente della Regione,  è  condizione
  essenziale  per verificare la possibilità di aprire una nuova  fase
  politica  di  riforme su punti essenziali che vengono  vissuti  con
  particolare drammaticità dai siciliani;

   ritenuto che:

   l'Assemblea regionale è pronta a fare la sua parte per  realizzare
  le  riforme necessarie a cambiare la Sicilia, a farla uscire  dalle
  sabbie  mobili e aprire una nuova fase di svolta che  sappia  darle
  finalmente un governo autenticamente riformista;

   la  stessa  Assemblea cercherà con ogni mezzo  di  contrastare  la
  sopravvivenza  dell'attuale situazione di stallo  politico,  che  è
  causa di danni per la Sicilia;

   considerato che il Presidente della Regione ha dichiarato  che  il
  voto  contrario del PDL sul Documento di programmazione  economico-
  finanziaria   (DPEF)   è   stato   solo   l'ultimo    atto    della
  disarticolazione e della dissoluzione della maggioranza di Governo;

   valutato che:

   il  mantenimento dell'attuale Giunta è politicamente in  contrasto
  con  la  dichiarata  dissoluzione  della  maggioranza  di  cui  era
  espressione;

   pur  riconoscendo  politicamente  rilevante  la  dichiarazione  di
  dissoluzione  della  maggioranza pronunciata dal  Presidente  della
  Regione  e  quindi la conseguente parlamentarizzazione della  crisi
  sono  comunque  insufficienti i punti assunti a base  programmatica
  per  il  rilancio  dell'azione di governo per le riforme  e  alcune
  delle soluzioni indicate per le gravi emergenze della Sicilia;

   valutata, in particolare, la necessità:

   1)  di  esprimere  un giudizio fortemente negativo  nei  confronti
  delle  scelte politiche antimeridionaliste del Governo nazionale  a
  partire dalla sottrazione dei Fondi Aree Sottoutilizzate (FAS);

   2)  di  proposte di politiche economiche di contrasto  alla  crisi
  economica e sociale che investe le imprese e il lavoro in  tutti  i
  settori  produttivi  dall'industria  all'agricoltura,  dai  servizi
  all'artigianato;

   3)  di  sostenere  e valorizzare la funzione centrale  degli  enti
  locali per attuare un vero federalismo e un effettivo decentramento
  di competenze;

   4)  di  introdurre  automatismi per l'attuazione  di  principi  di
  trasparenza   e   legalità   nello   svolgimento   delle   attività
  dell'Amministrazione regionale;

   5)  di  riorganizzare e ridurre le società partecipate in  base  a
  princìpi di economicità ed efficienza;

   6)  di  politiche  per  la  soluzione delle  principali  emergenze
  sociali,  dalla  disoccupazione  crescente  alla  diffusione  della
  povertà e del disagio,

                  impegna il Presidente della Regione

   a  dichiarare esaurita la fallimentare esperienza di Governo della
  Regione  con  le  forze politiche che hanno portato  alla  paralisi
  politico-amministrativa e al blocco delle riforme;

   a  revocare  gli assessori della Giunta attualmente in carica,  in
  considerazione   della  suddetta  dichiarata   dissoluzione   della
  maggioranza parlamentare di cui erano espressione;

   a  dare vita ad una nuova fase politica in grado di assicurare  un
  cambiamento   nell'azione   di   governo   che   assicuri    totale
  discontinuità rispetto agli esiti negativi prodotti e alle pratiche
  utilizzate dai governi che dal 2001 si sono susseguiti in  Sicilia,
  avviando  le  riforme  in  grado di  affrontare  le  emergenze,  di
  promuovere   la   crescita  e  la  modernizzazione  della   Sicilia
  attraverso il confronto parlamentare;

   ad  intervenire nei confronti del Governo nazionale per  esprimere
  la  propria  contrarietà  alla vendita  dei  beni  confiscati  alla
  mafia». (203)

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   udito l'intervento del Presidente della Regione nella seduta del 2
  dicembre 2009;

   preso  atto che nelle dichiarazioni del Presidente della  Regione,
  onorevole  Lombardo, si definiva dissolta la maggioranza  politico-
  parlamentare varata a maggio del 2009;

   contestato  che tale dissoluzione sia stata causata  dalla  scelta
  del   PDL   di   votare  in  Assemblea  contro  il   Documento   di
  programmazione economico-finanziaria (DPEF);

   precisato  che  la  maggioranza  voluta  dagli  elettori  è  stata
  smembrata  già a maggio dall'iniziativa del Presidente Lombardo  di
  escludere l'UDC dalla coalizione e di procedere ad una composizione
  del  Governo  a suo piacimento, senza tenere conto delle  oggettive
  condizioni dei partiti e dei gruppi parlamentari al loro interno;

   ribadito  che il voto sul DPEF ha tratto origine dal  rifiuto  del
  Governo  di  migliorare tale importante strumento di programmazione
  economica,  definito  lacunoso e non aderente alla  realtà  persino
  dalla Corte dei conti nella propria relazione;

   condivise  le  necessità  di  procedere  nell'attuazione   di   un
  programma finalizzato a superare le tante emergenze siciliane ed  a
  migliorare   e   potenziare  le  condizioni  socio-economiche   del
  territorio siciliano,

                  impegna il Presidente della Regione

   ad evitare derive trasformistiche (accordi organici con il Partito
  Democratico  o  appoggi  esterni) che rappresentino  un  tradimento
  della volontà degli elettori;

   a  ricomporre  un quadro di alleanze che, rimanendo ancorato  alle
  posizioni   di  chi  ha  eletto  l'onorevole  Lombardo  Presidente,
  condivida  la  necessità di andare avanti con determinazione  nella
  realizzazione  del programma comune sottoposto agli elettori  e  da
  loro sostenuto con il consenso». (204).

   Avverto  che,  a  norma del Regolamento interno,  gli  ordini  del
  giorno saranno esaminati e votati secondo l'ordine di presentazione
  e  che l'approvazione di uno di essi preclude la discussione  e  la
  votazione degli altri.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Onorevole  Presidente della Regione,  la  prima  parte  di
  questo mio intervento è naturalmente rivolta a lei perché è diretta
  conseguenza  delle  dichiarazioni da  lei  rese  in  quest'Aula  la
  settimana scorsa.
   Tengo  a  precisarle  fin  dall'inizio  che  l'ordine  del  giorno
  presentato  dal  Gruppo  dell'UDC  non  è  strumentale,  tanto  per
  presentarlo  o  tanto per provocare un dibattito - è  benvenuto  il
  dibattito  -,  è  un  ordine  del  giorno  che  nasce  dalla  piena
  convinzione  di  alcune  considerazioni  che  portano,  in   questo
  momento, l'UDC a non ritenere accoglibili le dichiarazioni  da  lei
  fatte per conto del Governo.
   Ora  vedrò brevemente di esporle. Abbiamo detto e ridetto - ma non
  soltanto noi - che l'elezione diretta del Presidente della Regione,
  espressione  di  una  coalizione tra partiti,  non  può  non  avere
  conseguenze. Alcune, per esempio, sono ovvie. La prima è di  natura
  politica e di programma: può - ce lo chiediamo in molti e riteniamo
  di  avere  anche la risposta - un Presidente della Regione,  eletto
  con  una  coalizione, in corso d'opera, senza  reali  e  dichiarati
  motivi, cambiare maggioranza e cercarsene un'altra?
   Credo  che la correttezza politica lo impedisca - lo abbiamo detto
  e  ridetto  più  di  una volta - ma oserei dire che  c'è  anche  un
  aspetto  etico e giuridico, coniugando i due concetti. Mi riferisco
  a quella giurisprudenza dei Tribunali Amministrativi, e anche della
  Corte Costituzionale, secondo la quale il Presidente di una Regione
  direttamente  eletto  ha il dovere di dimettersi  ove  si  dimostri
  irraggiungibile l'attuazione del programma che lo  ha  votato  come
  presidente di una coalizione.
   Io  credo  che  questo sia già avvenuto per espressa dichiarazione
  del presidente Lombardo in quest'Aula, non soltanto sui giornali  o
  nelle  dichiarazioni fuori dal Parlamento, ma  soprattutto  per  le
  dichiarazioni che ha fatto in quest'Aula la settimana scorsa.
   Questo  ci  porta  a  ritenere che c'è un  aspetto  giuridico  che
  invitiamo  il  Presidente della Regione ad  approfondire  perché  è
  troppo  stretto il legame tra il quadro elettorale che lo ha eletto
  presidente  della  Regione con il coagulo di  forze  che  lo  hanno
  voluto e votato.
   Potrei  uscirmene con una battuta, ma il momento non è da  battuta
  e,  comunque, se le cose che ho detto finora sono vere,  invito  il
  presidente Lombardo a restituirmi il voto che gli ho dato, non solo
  il  mio  ma  anche quello di altri, dovrebbe fare una  restituzione
  complessiva. Per evitare questo c'è un altro sistema, ritornare  ad
  una coalizione omogenea con lo sforzo di tutti.
   In  ogni  caso, Presidente Lombardo e Presidente Cascio,  l'ordine
  del  giorno presentato dall'UDC ha un merito innegabile, quello  di
  avere  provocato  la  discussione  in  Aula  e,  quindi,  di  avere
  parlamentarizzato  la  crisi, cosa che in democrazia  è  sempre  un
  bene.
   Le  dichiarazioni  del  presidente Lombardo non  le  condividiamo,
  anche  perché  stridono con i risultati del Governo.  Potrei  farle
  l'elenco, ma l'hanno già fatto i colleghi che mi hanno preceduto  e
  quindi  mi limito solo a rispolverare qualche esempio, non parlando
  dell'assessore  Armao,  che  ritengo,  politicamente,  per   questo
  Governo,  possa essere considerato un defunto. E' come  se  non  ci
  fosse,  un  assessore  che fa pareggiare il Governo  Lombardo  alla
  Giunta  del  sindaco  Sgarbi, anche lui  con  degli  assessori   al
  nulla .
   In  questo  momento l'assessore Armao è un assessore   al  nulla ,
  perché  non  ha  deleghe. Mi auguro che Armao si  renda  conto  che
  questa  soluzione,  individuata  intelligentemente  dal  presidente
  Lombardo, è una forma di onore delle armi, non so per quali meriti,
  e  che  comunque  stia  fermo sino al 31  dicembre  senza  prendere
  iniziative.  Abbiamo un assessore senza deleghe, che  non  esercita
  alcuna  funzione, anche se questo dovrebbe comportare una serie  di
  problemi di natura erariale che non mi interessano, perché  stasera
  parliamo di politica.
   Sanità:  senza  andare  ad  aprire un capitolo  complicato,  quale
  quello  della  sanità, voglio soltanto evidenziare che  la  riforma
  sanitaria,  alla  fine  voluta da tutta l'Aula,  l'assessore  Russo
  riesce   a   modificarla  a  forza  di  decreti.   Questo   non   è
  democraticamente e normativamente possibile.
   C'è   il   problema   FIAT.   Io  non  vorrei   essere   frainteso
  dall'assessore  Venturi, ecco dov'è la meraviglia e l'amarezza,  ma
  mi   sarei   aspettato  che  un  Governo  che  ha  come   assessore
  all'industria  un  importante esponente di  Confindustria  Sicilia,
  avrebbe provocato l'interessamento dei vertici di Confindustria,  a
  partire  dal  suo  presidente,  Emma Marcegaglia,  a  difesa  dello
  stabilimento di Termini Imerese. Invece, c'è il silenzio assoluto.
   Forse  Confindustria  non è così autonoma e  potente  da  mettersi
  contro  la  FIAT, però questo dimostra il fallimento  dell'idea  di
  mettere  un rappresentante di Confindustria in Giunta, senza  nulla
  rimproverare personalmente all'assessore Venturi.
   I   dieci  punti,  qualcuno  li  ha  definiti  stasera  i    dieci
  comandamenti ,  i nuovi dieci punti del nuovo programma  riformista
  del Presidente Lombardo.
   Sentivo   esprimere   poco  fa  dall'onorevole   Lupo   ed   anche
  dall'onorevole Cracolici nei loro discorsi parole di  apprezzamento
  per questa svolta riformista.
   Ebbene, mi sono preso la briga - ma avrebbero dovuto farlo tutti -
  di   andare  a  leggere  il  programma  elettorale  del  presidente
  Lombardo, e questi dieci punti erano già inseriti nel programma che
  lo  ha  eletto  presidente  della  Regione.  E  chiedo  al  Partito
  Democratico:  siete  così contenti di essere  pronti  a  votare  un
  programma che è stato il programma del centro-destra che ha  eletto
  Raffaele Lombardo presidente della Regione? E dove è la novità?
   Allora  dobbiamo ritornare alla constatazione che  ci  sono  altri
  argomenti,  di  mero potere, di mera presenza politica,  e  non  di
  idealità  nella  nuova posizione che assume il PD. I festeggiamenti
  che  hanno  seguito  l'intervento del collega Lupo  possono  essere
  inopportuni alla luce di questa constatazione, che è la realtà  dei
  fatti.
   L'appello ai parlamentari: Presidente Lombardo, politicamente cosa
  è  questo appello personale ai parlamentari? Ha cercato di dare una
  giustificazione a questo appello, ma non si è prima preoccupato  di
  verificare fino in fondo se ci sono le condizioni per riattivare un
  Governo forte, dalle presenze bulgare, come sono uscite dalle urne,
  e che apprezzi e condivida nuovamente il suo programma.
   Lo  ha  portato in Aula chiedendo l'appoggio dei deputati di buona
  volontà.
   Io  non  credo che questo sia un itinerario politico corretto.  Dà
  l'impressione  dell'apertura  di una trattativa  al  ribasso  della
  politica,  dove c'è la ricerca del consenso singolo,  deputato  per
  deputato,  pezzi di partito per pezzi di partito, dove  l'interesse
  generale  viene  messo da parte, una forma di  atomizzazione  della
  politica in questa Assemblea regionale.
   Io  credo che questo conservi la sua politica - e glielo dico  con
  affetto,  per le cose che dirò dopo -, la sua politica  di  rompere
  partiti,  gruppi  e sottogruppi, di rompere anche i  sindacati  che
  hanno  voci  diverse sulla partecipazione al suo terzo governo.  E,
  quindi,  questo  modo di procedere che rompe anche la  società  non
  giova  a  lei,  non  giova alla politica e non giova  alla  Sicilia
  soprattutto, per un aspetto che è, secondo me, estremamente  grave,
  ed  è  direttamente collegato alle dichiarazioni verbali che tutti,
  in  questa  Aula e fuori dall'Aula, facciamo sul nostro impegno  di
  volere  bloccare  le  attività  della  mafia,  le  attività   della
  criminalità.
   Se questa politica, tutta, si illude che gli arresti dei latitanti
  avvenuti negli ultimi mesi, negli ultimi giorni e nelle ultime ore,
  abbiano  risolto i problemi della Sicilia, così ragionando commette
  un  errore gravissimo perché proprio questa situazione non soltanto
  crea,  come  ha  sostenuto il Questore di Palermo,  un  rischio  di
  balcanizzazione delle attività della mafia, ma crea le  condizioni,
  ancor  più  gravi,  di  un  ritorno  in  Sicilia  di  quei  mafiosi
  cosiddetti  scappati degli anni '90 pronti a ritornare  in  Sicilia
  con  una  tale  liquidità,  con  una tale  potenza  finanziaria  da
  inondare la Sicilia, e la città di Palermo soprattutto.
   Per  arginare  questo  rischio  occorre  che  la  politica  e   le
  Istituzioni  siano  forti, siano unite e non spezzettate  in  tanti
  partiti  e partitini perché questo significherebbe, oggettivamente,
  aiutare  la  mafia  ed  è  un rischio gravissimo  che  la  politica
  siciliana  e  questa  Assemblea corrono, e  tu  in  prima  persona,
  Raffaele.  Allora  ti  dico, da amico:  Fermati  Raffaele,  fermati
  Raffaele, fermati Raffaele, non assumerti responsabilità che poi la
  storia ti rimprovererà .
   Presidente  della  Regione, faccia di  tutto  per  ricomporre  una
  maggioranza  che  sia conducente, seria ed omogenea  e  guardi  che
  questo  finale di intervento non è con il cappello in  mano  perché
  l'UDC  vuole, a qualunque costo, entrare nel Governo. Sa,  in  cuor
  suo, che non è così.
   Soltanto  se  si verificassero certe condizioni l'UDC rientrerebbe
  in Giunta.
   Lei ponga le sue condizioni, noi porremo le nostre. Ciò non toglie
  che  il confronto deve essere serrato e deve riprendere, anche  per
  arrivare  alla conclusione della più assoluta inconciliabilità  dei
  caratteri  politici.  Ma, se questo avverrà, non  cerchi  soluzioni
  alternative,  disomogenee, non metta a rischio  di  spezzare  e  di
   atomizzare  la politica in questa Regione siciliana che porta quei
  rischi che ho detto prima.
   Se  ha la capacità, trovi delle maggioranze vere, maggioranze  tra
  partiti;  poi  vedremo  se  ci  sono  le  condizioni  politiche   o
  giuridiche  per farla tornare indietro. Ma, in ogni caso,  facciamo
  tutti  discorsi sul piano della concretezza, della  serietà  e  del
  rispetto della volontà degli elettori.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Musotto.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSOTTO.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli  colleghi,  ho  seguito con  interesse  questo  dibattito
  approfondito, intenso, e anche di alto livello politico e, dobbiamo
  dire  che,  il  merito di questo dibattito è solo ed esclusivamente
  del  Presidente Lombardo, che ha avuto coraggio - una parola che  è
  riecheggiata  spesso  in quest'Aula  bisogna avere  coraggio   -  e
  credo  che  più coraggio del Presidente Lombardo non l'abbia  avuto
  nessuno.
   Una  volta eletto, aveva due strade da percorrere: continuare  una
  gestione  del  potere  tranquilla, calma,  con  questa  maggioranza
   bulgara   all'interno dell'Assemblea regionale siciliana,  con  le
  sue  luci  e  le sue ombre, se avesse voluto realmente  gestire  il
  potere;  oppure dare una svolta, dare un  colpo di coda , cambiare,
  innovare, dare delle leggi di sistema alla nostra Regione siciliana
  che tanto bisogna aveva.
   Ed  è  venuto  qui con molta umiltà, riconoscendo errori  che  può
  avere  compiuto,  errori di percorso, di comportamenti  umani,  per
  presentarsi  di  fronte all'Assemblea con un progetto  politico  di
  altissimo  valore. Ha elaborato, ha prospettato quelli che  sono  i
  punti  necessari perché questa terra di Sicilia finalmente decolli,
  perchè   finalmente  si  diano  risposte  concrete  e  precise   ai
  siciliani,  ma  soprattutto perché vuole  rispettare  il  patto  di
  fiducia con gli elettori.
   Qui  si  è  parlato, si è enfatizzato tantissimo del valore  delle
  coalizioni,  si  è  detto più volte che se  la  coalizione  si  era
  dissolta il Presidente doveva dimettersi, perchè non rispettava  il
  patto  con gli elettori, perché era prigioniero dei consensi avuti.
  Si  è  detto  pure di riavere indietro i voti che gli  erano  stati
  dati.
   Devo  dire a chi ha fatto questi discorsi, proprio a voi  dell'UDC
  che,  a poche centinaia di metri da questo Palazzo, a Palazzo delle
  Aquile, avviene una cosa completamente diversa: c'è un Sindaco  che
  è  stato eletto con una coalizione - anch'io ho dato il voto a quel
  Sindaco,   e  non  me  l'ha  mai  restituito,  né  ho  chiesto   la
  restituzione  di  questo voto - che gestisce una giunta  monocolore
  con  l'UDC  e  ieri, in un'intervista rilasciata  al   Giornale  di
  Sicilia , ha parlato di un Consiglio comunale dissennato.
   Non era mai successo che il presidente di una Giunta consiliare si
  rivolgesse in questi termini ai testimoni, agli eletti dal  popolo,
  ai rappresentanti all'interno del consiglio comunale.
   Non  ha  avuto  approvata  una manovra  finanziaria  di  altissima
  importanza,  ma  nessuno gli ha mai detto di  dimettersi,  per  cui
  ritiene  di  fare, ha ritenuto e continua a ritenere di gestire  la
  nostra città di Palermo che certamente, è sotto gli occhi di tutti,
  non è amministrata nel migliore dei modi.
   Là  non  si  parla di coerenza, là non si parla di una  coalizione
  dissolta,  che ormai non esiste più, di un Sindaco che ormai  è  in
  minoranza;  nessuno si ribella. Ci ribelliamo qui, nel  momento  in
  cui  il presidente della Regione viene in quest'Aula, parlando  con
  gli  eletti dal popolo, con gli eletti dal popolo siciliano, a dire
  che la maggioranza si è dissolta perché in effetti il progetto,  il
  programma che ha stipulato e che ha l'obbligo di portare avanti con
  gli  elettori,  non  si può realizzare perché ci  sono  all'interno
  della maggioranza dei partiti che hanno remato contro.
   Ci  sono stati dei fatti eclatanti, c'è stato un voto contrario al
  DPEF,  ed  è  inutile  sottolineare  ancora  l'importanza  che   un
  documento  di  programmazione economico-finanziaria ha  all'interno
  della  Regione,  è  inutile ancora sottolineare le  modalità  delle
  assenze  verificatesi  nelle  Commissioni  parlamentari  che  hanno
  rallentato, hanno fermato iter legislativi di altissima  importanza
  in  Commissione Bilancio, in Commissione Territorio e ambiente,  in
  tutte le Commissioni. E, quindi, la necessità, il coraggio di  dire
  le  cose  come  stanno e, soprattutto, il coraggio  di  chiedere  a
  quest'Aula  di volere rispettare il patto, il progetto  su  cui  ha
  avuto il consenso del popolo siciliano.
   Quindi,  quale  maggiore coerenza, quale maggiore coraggio  di  un
  presidente della Regione che viene di fronte agli eletti del popolo
  per  confrontarsi  in maniera dialettica, in  maniera  leale  e  in
  maniera  democratica  per  volere  continuare  a  costruire  questo
  percorso di cambiamento della Regione siciliana.
   E'  inutile  sottolineare  ancora  l'importanza,  l'intuizione  su
  questi dieci punti programmatici che ha il Presidente Lombardo e su
  cui ha convenuto e conviene tutta l'Assemblea regionale.
   Ma, per realizzarli ci vuole un'opera incisiva, ci vuole realmente
  coraggio,  perché  ci troviamo di fronte ad una realtà  che  non  è
  certamente una realtà ottimale: c'è un contesto sociale,  economico
  che ha bisogno indubbiamente di azioni di grande rigore morale,  di
  grande  coraggio e soprattutto di percorsi  che invertano un  certo
  andazzo che c'è stato all'interno della Regione siciliana.
   E,  quindi, perché meravigliarsi di  tutto questo:  la politica  è
  movimento,  la  politica  è  sensibilità,  la  politica  è   essere
  testimone  del  contesto in cui si vive, si opera,  la  politica  è
  conoscenza  dei  problemi, la politica è  anche  capacità  di  dare
  risposte  concrete. Ma per dare risposte concrete non è  certamente
  il  presidente Lombardo quello che si è voluto descrivere  come  un
  uomo solo al comando, ma deve necessariamente avere una squadra  in
  giunta  che  abbia  questa  capacità di  lavoro,  di  incisione  di
  cambiamento, di innovazione su delle leggi  di sistema.
   Vorrei ricordare, per tutte, la legge che riforma profondamente la
  struttura  burocratica  della Regione siciliana  che  ha  avuto  il
  consenso  dell'Assemblea  regionale  siciliana  ma  che   si   deve
  realizzare,  deve  essere  lo strumento  fondamentale,  necessario,
  immancabile  perché  le cose cambino e possano  andare  avanti.  La
  politica  economica,  la politica di programmazione,  e  quando  si
  parla di politica di programmazione si deve tenere conto che questo
  Governo ha ereditato un  programma operativo, il POR, elaborato nel
  2007  quando  non  era al governo della Regione,  che  deve  essere
  necessariamente  cambiato nel medio periodo e  che  deve  dare  una
  impostazione  di politica economica e programmatica per  un   nuovo
  modello di sviluppo che questa terra di Sicilia deve avere.
   E, quindi, mi pare assolutamente un'operazione di grande coraggio;
  altro  che  invitarlo a dimettersi. Ma perché  doverlo  invitare  a
  dimettersi,   perché  non  vuole  ancora  essere  succube,   essere
  incatenato  in  una  logica di coalizione che  non  sempre  lo  può
  portare a realizzare le cose concrete che lo stesso presidente,  lo
  stesso Governo Lombardo vuole?
   Oggi,  abbiamo assistito ad un momento di politica alta perché  si
  possano  aprire  nuovi  scenari e nuove  collaborazioni,  si  possa
  aprire una dialettica diversa, di confronto, e nella dialettica c'è
  sempre  la sintesi, e il presidente Lombardo ha questa capacità  di
  sintesi.
   Si dice spesso che ha la capacità di dividere, di spaccare. Ma non
  è  la capacità di dividere, di spaccare, ma di far pensare, di fare
  riflettere  anche  all'interno dei partiti, sulle  necessità  della
  Sicilia  su  una  base  che  è  quella dell'autonomia,  del  volere
  valorizzare    questo   strumento   straordinario   di    carattere
  costituzionale che abbiamo, lo Statuto siciliano, che  ci  permette
  di  poter  incidere,  di  poter essere presenti  all'interno  della
  politica nazionale, di potere pure contrapporci a quelle che  sono,
  molte volte, le direttive del Governo nazionale che dimentica,  che
  mette  in seconda linea la Sicilia privilegiando altri poteri forti
  del Centro-Nord.
   Questa  voce, anche critica, all'interno della politica  nazionale
  ha  avuto  la  capacità di raccogliere  intorno a  sé  anche  altri
  amici, altri colleghi, come quelli del Gruppo Sicilia e tanti altri
  colleghi  del  PDL  che  sentono  profondamente  il  richiamo  alle
  necessità  siciliane, al voler intervenire, a volere,  soprattutto,
  istituire e controbattere una certa assenza del Governo nazionale.
   Quindi, nessuna meraviglia; il nostro ordine del giorno si pone in
  tal   senso  e  si  pone  sotto  questa  richiesta  fatta  a  tutta
  l'Assemblea  Regionale  con un'analisi critica  per  quello  che  è
  successo,  anche evidenziando degli arresti, dei momenti  di  fermo
  che  ci  sono  stati nella conduzione quotidiana    dell'Esecutivo,
  dovuti  a  contrapposizioni politiche, molte volte  personali,  che
  hanno indubbiamente rallentato quella capacità e quella volontà  di
  innovazione di riforme all'interno della Regione siciliana.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, credo che questo dibattito
  -  e  noi  siamo  certi  che nella replica il  presidente  Lombardo
  risponderà  puntualmente a tutte le domande e a tutte le  richieste
  che  gli sono state poste - serve soltanto perché abbiamo tutti  la
  necessità di andare avanti e di metterci finalmente in carreggiata,
  a  regime,  per poter dare le risposte ai dieci punti programmatici
  che,  poi,  a  ricaduta,  sono il corollario  di  piccoli  problemi
  quotidiani  che  hanno al centro del dibattito  il  problema  dello
  sviluppo, dell'occupazione, del cambiamento di questa regione.
   Onorevole  Presidente della Regione, deve sapere  che  sono,  come
  carriera,  il più anziano all'interno di questa Assemblea regionale
  siciliana. Ero qui nella IX legislatura ed oggi  non c'è  in   Aula
  nessuno   dei  deputati  che sono stati  miei  colleghi  di  quella
  legislatura.
   Ricordo  un  afoso mattino del maggio del 1986,  quando  uscii  da
  Palazzo   dei  Normanni  insieme  all'onorevole  Campione,   allora
  capogruppo  della Democrazia cristiana; avevamo votato la  legge  9
  del  1986, che istituiva le nove province. Per me, allora, era  una
  cosa lontana, ma poi costituì un momento importante del mio impegno
  politico  nelle  tre  elezioni  che  ho  avuto  all'interno   della
  Provincia di Palermo. Allora io e l'onorevole Campione dicemmo  che
  non  sapevamo  se un giorno saremmo tornati in questo  Palazzo,  ma
  indubbiamente avevamo vissuto; anche nel 1986 ci fu un  momento  in
  cui la Regione siciliana iniziava a vivere, fu un momento di grande
  cambiamento, di grande innovazione e di grande positività per tutta
  la Sicilia.
   Ritengo che anche stasera porremo le basi del progetto del Governo
  Lombardo,  su  Raffaele  Lombardo e la sua Giunta,  per  dare  alla
  Sicilia e ai siciliani delle risposte concrete e, soprattutto,  per
  dare un nuovo volto e nuove speranze alle nuove generazioni.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di replicare il Presidente della Regione.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  ringrazio  gli onorevoli deputati per  gli  spunti,  gli
  inviti,  i richiami, le valutazioni ma anche le proposte che  hanno
  caratterizzato i loro interventi che mi consentono,  piuttosto  che
  di replicare, di fare un po' il punto della situazione.
   Penso  che capiti a tutti, io mi sono trovato, senza sapere a  che
  cosa  andavo incontro, ad accettare la candidatura alla  Presidenza
  della  Regione, ignaro, se non per sentito dire, di quanti problemi
  mi  sarei  trovato  dinanzi, di quanto lavoro sarebbe  servito,  da
  parte  mia,  da  parte di tutti voi, da parte degli assessori,  per
  fronteggiarli o per tentare di fronteggiarli e di risolverli.
   Non  è  eccessivo  riconoscere  che  le  vostre  valutazioni,   il
  richiamo, ad esempio, al programma e alla coerenza delle  cose  che
  ho  detto,  una  decina o forse di più, a costituire  un  programma
  operativo  essenziale  per  l'avvenire,  la  coerenza  con   quanto
  contenuto nel programma elettorale.
   Non  so se qualcuno ha voluto trovare la coincidenza tra questi  e
  quei   punti.  Devo  dirvi  con  molta  franchezza   che   non   ho
  assolutamente fatto una verifica.
   Non  ho,  dopo  avere pensato a questi dieci  punti  o  ad  altri,
  cercato  la corrispondenza con il programma elettorale.  Così  come
  non  troverò  e non cercherò neppure la corrispondenza  tra  quanto
  potrò impegnarmi a fare, se ce ne saranno le condizioni; se non  ci
  saranno  e  non  se  ne avrà da parte mia la titolarità,  vi  posso
  assicurare  che  non  è  una sfida perché  non  ho  sfidato  questa
  Assemblea,  ho  detto  l'altra  volta  che  voglio  tutt'altro  che
  sfidarla.  Ho  detto  tutta un'altra cosa: c'è  una  legittimazione
  elettorale per l'Assemblea e c'è una legittimazione elettorale  per
  il Presidente.
   L'Assemblea   rispetto  al  Presidente  ha  un  potere   che   può
  esercitare.  Il Presidente ha il dovere di rivolgersi all'Assemblea
  per  portare  avanti il suo programma e non ho bisogno  di  cercare
  delle  corrispondenze, perché questi punti programmatici essenziali
  -  non so se nello specifico o nel dettaglio cosa ci può essere  al
  settimo  punto  del  tema  energia, a proposito  di  qualche  fatto
  secondario -, questo programma lo conosco bene perché ci  credo  e,
  piuttosto  che  andare a cercare la corrispondenza,  per  me  basta
  cercare  la corrispondenza con quello in cui credo io, per cui  non
  corro  rischi  di trovarmi incoerente con quello che ho  dichiarato
  cinque anni fa fuori da questa Aula, venti mesi fa, oggi o domani.
    Il problema non è la coerenza con il programma, la corrispondenza
  tra  quello che oggi riassumiamo o sintetizziamo e quello che stava
  scritto  ieri,  e forse avantieri, e forse ancor prima,  visto  che
  siamo    bravi    Per   carità,   possiamo   dedicarci   a   questo
  approfondimento per vedere in che cosa il programma di  venti  mesi
  fa  era  diverso da quello di due anni e venti mesi, sette  anni  e
  venti  mesi,  dodici anni e venti mesi, diciassette  anni  e  venti
  mesi.   Forse,   devo   dirvi,   troveremo,  quanto   meno,   molte
  corrispondenze tra questi programmi.
   Il  problema  è  un altro. Il punto è un altro, e  lo  diremo  più
  avanti.
   Certo,  appena  ci siamo insediati con quella giunta  che  era  il
  frutto  di  una  coalizione complessiva  che  aveva  affrontato  le
  elezioni, devo dirvi con molta franchezza, tutti noi, io per primo,
  per  la  responsabilità  che  ho  di  nominare  gli  assessori,  di
  attribuire  le  deleghe,  di guidare la giunta,  di  imprimere  una
  direzione  all'azione del Governo, riconoscerete che  avrei  potuto
  continuare, sedermi, collaborare con gli assessori, forse  lavorare
  qualche  ora  al  giorno in meno, forse creare meno  dissapori  qua
  dentro, ma soprattutto permettetemi fuori di qua dentro.
     Abbiamo  preferito  non ignorare e non nascondere  i  drammatici
  problemi  che la Regione e la Sicilia vivevano, non da  un  anno  o
  sette  anni, che si erano accumulati ed aggravati negli anni, tanto
  che  si  può ritenere da molti - ma se ci rassegnassimo sarebbe  la
  fine,  perderemmo  la  voglia  di  combattere,  di  batterci  -,  è
  difficile  che uno, due uomini, un Governo, due Governi che  durano
  cinque  anni, quindici anni, venti, possano bastare per  venirne  a
  capo.
   Devo   dirvi   che  avremmo  potuto  ignorare  questa   condizione
  problematica. Sapete perché?
   Perché  quelli  di questa legislatura, per come è  scritto  almeno
  sulla carta, 2008-2013, è questa la durata fisiologica, sono cinque
  anni  nel  corso dei quali, comunque, tra Fondi strutturali,  Fondi
  per  le aree sottoutilizzate, insomma la barca si riusciva comunque
  a tenerla in mare.
   Si spostavano un poco di problemi finanziari dal bilancio ai fondi
  strutturali,  un poco di interventi si finanziavano  con  quelli  -
  come  talvolta si pensa, non inappropriatamente, che debba accadere
  -   e   si  andava  avanti.  I  problemi  si  sarebbero  presentati
  irrisolvibili, credo, per chi sarebbe venuto dopo.
   Se  avessimo  voluto  ragionare ed  operare  in  termini  di  puro
  egoismo,  avremmo potuto dire  chi vivrà vedrà', poi se la vedranno
  nel  2013 i nostri successori. Avremmo avuto un Governo che,  state
  certi, sarebbe rimasto in campo per cinque anni ininterrottamente e
  avremmo  governato  sicuramente con molti  privilegi  e  con  molte
  comodità.
     La  crisi finanziaria e organizzativa: la nostra coscienza - che
  non  starà  scritta  sui programmi ma che credo  sia  per  noi  una
  sentinella  importante nel guidare la nostra azione - ci  ha  detto
  che,  francamente, anche a costo di tante incomprensioni e di tanti
  conflitti, noi avevamo il dovere, devo dirvi, di affrontarli questi
  problemi,  di risolverne forse qualcuno, di ritrovare la via  della
  soluzione e della speranza per questa nostra Terra che amiamo, come
  tutti  noi  amiamo, compresa la gente soprattutto,  le  persone,  a
  cominciare  dai nostri figli che non sono solo quelli che  mettiamo
  al   mondo,  sono  tutti  gli  altri,  i  nostri  fratelli,   nella
  consapevolezza che essa meritava molto di più.
   Ecco perché ci ha preoccupato.
   Un  bilancio  -  ma lo sapevate anche voi, non è  che  lo  abbiamo
  scoperto  noi  - ingessato da una spesa corrente che ovviamente  ha
  assorbito, ha divorato tutti gli investimenti, non sto parlando  di
  fondi  extraregionali, che forse quaranta anni fa  erano  destinati
  allo sviluppo, e allo sviluppo che produceva lavoro. E una macchina
  organizzativa caratterizzata, come ben sappiamo, da  un  numero  di
  dipendenti altissimo assunti, a qualunque titolo, presso  qualunque
  amministrazione,  che  direttamente o indirettamente  grava  su  un
  bilancio della Regione destinato alla bancarotta.
   Piuttosto  che mettere il  cerotto  su questo stato  di  cose,  ci
  siamo  assunti  la  responsabilità  di  cercare  di  correggere  la
  condizione  che  ci trovavamo dinanzi. Che poi, a questo  stato  di
  cose  della Regione corrispondesse una condizione economico-sociale
  altrettanto  grave  della Sicilia, più o meno,  era  naturale,  era
  ovvio:  altissimi livelli di povertà che non sono cresciuti  tanto,
  sono già abbastanza alti in Sicilia; reddito pro-capite che, se non
  è l'ultimo in Italia, da anni, sarà il terzultimo, il quartultimo o
  il  penultimo; livelli occupazionali sempre ai minimi,  per  quanto
  riguarda la graduatoria che vede elencate, con la Sicilia, le altre
  regioni  d'Italia  che  stanno in ben  altre  posizioni  di  questa
  graduatoria.
    Vedete, abbiamo pensato di intaccare i nodi strutturali di questo
  sistema  -  questo è il nostro progetto, questa è la  nostra  idea,
  questa è la nostra strategia -, di intaccarli seriamente, si tratta
  di  un'azione  politica e amministrativa che  non  porta  consensi,
  stiamo  attenti, che porta molto spesso impopolarità; ma  va  fatto
  perché  è  giusto  che  fra  dieci,  venti,  cinquant'anni,  se  si
  intraprende  una  strada, finalmente diversa, questa  Regione,  che
  secondo me è la più ricca e meravigliosa d'Europa, torni ad  essere
  ai primi posti, e non soltanto in quelle graduatorie, piuttosto che
  essere il fanalino di coda in Italia e in Europa.
   Per questo, vedete, abbiamo cominciato a fare delle cose precise.
   Il  blocco delle assunzioni: vi sembra una cosa da niente per  gli
  assessori,  per  gli  amministratori,  per  i  deputati,   per   un
  presidente  della  Regione che, prima che si  rassegnassero,  aveva
  sotto  casa - quando mi capita, raramente, di uscire la mattina  da
  casa  mia, visto che ci dormo ormai quasi nulla -, decine e  decine
  di persone le quali pensavano che potesse continuare il sistema per
  il  quale,  se  non  ci  fosse stato quel blocco  da  me  proposto,
  risolvere qualcuno dei loro problemi?
   E  così  l'avvio  del  risanamento dei  conti:  niente  previsioni
  fallaci,  non importa se per la vendita dei biglietti dei  musei  o
  per  la  valorizzazione del territorio o quant'altro, e addirittura
  il  meccanismo  di  controllo  mese per  mese  che  l'Assemblea  ha
  approvato perché vi sia sempre una corrispondenza tra le  uscite  e
  quello che entra nelle casse della Regione.
   Certo,  è stato emblematico, per quanto riguarda questa azione  di
  risanamento, quello che si è potuto fare: là ci ha aiutato,  ve  lo
  ribadisco, il piano di rientro, perché forse noi abbiamo bisogno di
  essere costretti a fare le cose per poterle fare.
   Credo  che,  però,  tante altre cose abbiamo fatto  senza  esserne
  costretti. E nella sanità questo lavoro, la riforma e quant'altro -
  è  vero  l'Assemblea  per  intero,  con  l'astensione  del  Partito
  Democratico credo, alla fine, e comunque con un percorso che ci  ha
  visto  presenti  tutti, qualcuno mugugnante, altri più  convinti  a
  portare  avanti  questo discorso - era la strada  giusta  ed  è  la
  strada giusta.
   Ma  mi  chiedo,  a proposito di corrispondenza tra i  programmi  e
  quello  che si fa, quello che si fa oggi e quello che stava scritto
  ieri  in  quel  programma che caratterizzava la  candidatura  e  la
  campagna  elettorale, sicuramente c'era scritto - non lo so,  penso
  di sì - che bisognava rispettare e non violare il piano di rientro,
  quindi    risparmiare,  tagliare  le  spese?  C'era   scritto   nel
  programma,  che  la coalizione aveva condiviso  e  aveva  vinto  le
  elezioni   anche  per  quel  programma  e  attorno  al  mio   nome?
  Sicuramente sì.
   Ma   la  picconatura  quotidiana,  l'aggressione  quotidiana,  gli
  insulti  quotidiani, la difficoltà o, se permettete,  il  consiglio
  che  ricevo,  o  che ricevevo, di non andare in questo  o  in  quel
  comune  perché  erano  state sobillate  le  popolazioni  e  affissi
  manifesti  contro  di  me   Queste  iniziative,  coalizione  o  non
  coalizione, da chi sono venute? C'è un programma scritto che  forse
  nel  passato  è  rimasto sulla carta. Ora la differenza  è  che  il
  programma,  fin  quando ci sarò, anche un solo  giorno,  altrimenti
  sono pronto ad andarmene stasera stesso, si attua.
   La  differenza sta solo in questo. Non c'è da meravigliarsi. E  lo
  iato  non  sta  in quello che dichiaro oggi e in quello  che  stava
  scritto  domani, ma che domani stava scritto sulla carta forse  che
  nessuna  assunzione  si dovesse fare. Sapete a quanto  assommano  i
  dipendenti  dei  nostri enti o delle nostre società? Milleottocento
  qua, tremila là. Magari riuscissimo a privatizzarle
   Vorrei  vedere,  eventualmente,  chi  vorrebbe  acquistare  queste
  società,  né  possiamo  cedere quel poco di buono  che  la  Regione
  possiede e che produce utili; magari facciamo un pacchetto unico  e
  vediamo chi compra, complessivamente, questa nostra realtà.
   Ma non bastava la sanità. Era l'inizio di un percorso, un percorso
  molto difficile, devo dire, con contestazioni: una volta ci sono  i
  convenzionati esterni, poi ci sono le case di cura.
   A  proposito  delle  case  di cura, io sono  stato  indicato  come
  titolare  o socio non so di quante strutture, come anche  autore  e
  promotore  di  chissà quali progetti imprenditoriali che  sarebbero
  passati  dalla  Regione; semplicemente, ovviamente,  falsità  sulle
  quali si è giocato e forse si pensa di continuare a giocare.
   Mille resistenze, amici miei, e forse non è il caso che sottolinei
  da  dove sono venute quelle resistenze a proposito della serietà  e
  dell'essere di quella stessa coalizione.
   Resistenze che sono nella testa ormai di molti di noi, forse; ma è
  una  mentalità radicata, per cui qual è il sistema? Anzi, qual  era
  il sistema? Perché così non può essere, se no affondiamo.
   Il   sistema   è:   posto   fisso  agli   amici   nella   pubblica
  Amministrazione,  dopo di che, chiaramente,  uno  entra  e  quattro
  emigrano  e poi una mancia, possibilmente, in cambio del saccheggio
  del  territorio e del popolo siciliano e poi ancora una  elemosina,
  più  o  meno  cospicua, da parte dello Stato perché  l'ingranaggio,
  arrugginito e appesantito, comunque continui e vada sempre avanti.
   Il  voto  sul  Documento  di programmazione economico-finanziaria,
  amici  e  colleghi  parlamentari mi rivolgo a tutti  voi,  anche  a
  quelli  che  non sono intervenuti, è stato la goccia che  ha  fatto
  traboccare  il vaso, la punta dell'iceberg, è stato sicuramente  la
  meta di un  percorso di attacchi e di aggressioni quotidiane.
   Se  tirassi  fuori  i  dvd delle registrazioni delle  trasmissioni
  televisive  alle  quali  non ho mai replicato,  che  i  miei  amici
  avvocati  - sponte loro, se si potesse dire - hanno messo da  parte
  perché possono essere oggetto di azioni legali che non ho quasi mai
  avviato, credo mai avviato, vi dico che ci sarebbe da riempire  una
  videoteca,  per parlare solo delle trasmissioni, dei  dibattiti  ai
  quali, per carità, molti di quanti si scandalizzano di questo stato
  di  cose, come se ce lo fossimo inventati a maggio piuttosto che un
  mese   fa,  per  ricordargli  di  questo  stillicidio  di  proclami
  oltraggiosi,  di  interviste calunniose, di comizi  sguaiati  e  di
  quant'altro.
   Un  lavoro,  che  non è il voto nel DPEF; un lavoro  che  è  stato
  ispirato  da alcuni personaggi che non sono neppure qui, parliamoci
  con  molta chiarezza, che hanno lavorato appena hanno visto che dal
  programma  della  carta  si poteva passare al  programma  effettivo
  delle cose avranno pensato:  non si sa dove andrà a finire, andando
  avanti  di  questo passo, chissà dove ci ritroveremo  . Chiaramente
  hanno  programmato  - non sto facendo elucubrazioni,  no  -,  hanno
  programmato  pensando  che  era  meglio  che  questo  giochetto  al
  massacro di un certo sistema finisse prima che mai. Ecco perché  mi
  riferivo a quella doppia legittimazione, al potere dell'Assemblea e
  ai  diritti  e  ai doveri che indubbiamente ha il Presidente  della
  Regione.
   Alcuni   soggetti,   siccome   hanno   raggiunto,   forse   troppo
  spasmodicamente,  alcuni  privilegi  materiali  e  sociali  e   non
  vogliono  perdere  il  diritto di tenerli o  di  tramandarli,  sono
  pronti  a  tutto  - d'altronde, ci sarà pure una ragione  per  cui,
  anziché  essere ai primi posti, siamo agli ultimi posti in  Italia;
  vedete,  io  misuro le parole quando le esprimo ed è  bene  che  su
  questo si rifletta, sto dando un contributo a questa Assemblea  che
  resterà  agli atti - e piuttosto che andare avanti sul piano  della
  competizione politica, oltre che amministrativa e legislativa,  per
  battere   l'avversario,  perché  le  nostre  tesi  possono   essere
  sbagliate   e   possono  essere  battute,  e  già  la  competizione
  all'interno  di  quel concetto della coalizione è  un  qualcosa  di
  anomalo  e  di  eccessivo, piuttosto che pensare  di  fare  questo,
  pensano di abbattere l'avversario con mezzi politici, se bastano  i
  mezzi  politici,  con  mezzi mediatico-giudiziari  se  non  bastano
  quelli  politici,  ovvero di abbatterlo, se non bastano  neppure  i
  metodi politici e i metodi mediatico-giudiziari.
   Vedete, il termine di alleanza o di coalizione ha un senso, eccome
  se ha un senso. Ma avete dimenticato, fra le tante memorie che sono
  state  evocate,  che qua e nel nostro Paese sono  stati  presentati
  disegni  di  legge  per  le sfiducie costruttive,  o  forse  perché
  sopravvivano  queste legislature anche in caso di morte,  non  solo
  naturale,  dei presidenti e non credo che siano venute queste  idee
  al  di  fuori  di  quella  che ancora vi  ostinate  a  definire  la
  cosiddetta coalizione.
   Avete  voluto, ricostruendo i fatti, richiamarvi ad un azzeramento
  del maggio scorso.
   Avete   trascurato   i   precedenti,  le   scelte   politiche   di
  quell'azzeramento, scelte politiche che sono state  frutto  di  una
  lucida  strategia,  di un conto e di un calcolo  su  come  fare  ad
  abbattere   il   Governo   e   come  fare   a   concludere   questa
  pericolosissima  legislatura,  le  scelte  politiche,  e   poi   il
  regolamento dei conti.
   L'azzeramento e i conflitti che hanno diviso partiti che erano  di
  maggioranza  relativa  sono  da ricercare  nelle  scelte  politiche
  precedenti  - le parole e i proclami, non tanto in quest'Aula  dove
  credo   che  comunque  i  vostri  interventi  siano  stati   sempre
  improntati a spirito costruttivo, si parla di ritrovare il filo  di
  un dialogo che, indubbiamente, non credo possa essere animato né da
  malizia né tanto meno dalla volontà di ingannare nessuno -,  ma  fu
  quella scelta, non voluta da nessuno di voi, che ha interrotto, che
  ha avviato la polverizzazione, la dissoluzione, l'atomizzazione, il
  massacro  irreversibile di questa nostra storia e di questa  nostra
  esperienza. Il ribaltone è stato fatto lì, poi formalmente è  stato
  anche consacrato nel voto dell'11 di novembre scorso.
   L'onorevole  Dina ha voluto, innocentemente devo dire, addebitarmi
  il  fatto  che in corso d'opera saremmo intervenuti su una  qualche
  fattispecie del sistema del piano dei rifiuti.
   Ma  intanto  è  intervenuta  una istituzione  europea,  noi  siamo
  intervenuti  per  tutelare l'erario pubblico e  gli  interessi  dei
  siciliani, per filo e per segno.
   Mi  rendo  conto che questo, che le iniziative della  sanità,  per
  fare  un  altro esempio, le tante cose ci hanno portato  a  toccare
  fili  scoperti e a indebolire, a cercare di scuotere interessi  che
  si  erano  consolidati per tanto tempo in questo Paese e in  questa
  regione. Ben prima dell'azzeramento c'era una Giunta composta da 12
  persone,   e  il  problema  qual  è,  la  simpatia  o  l'antipatia,
  l'abbraccio o il saluto? Ma stiamo scherzando
   Parliamoci   con  molta  chiarezza:  è  stata  una   campagna   di
  istigazioni  ispirata da un odio profondo perché  si  sono  toccati
  fili scoperti e perché si sono intaccati interessi e mi auguro  che
  -  ve lo chiedo sinceramente, al di là di questa mia passione,  che
  può  durare anche poco perché poi talvolta, sapete, ci si può anche
  stancare  -  da parte di tutti voi venga confermata con  la  vostra
  coscienza  la  volontà  di andare avanti  lungo  questa  strada  di
  modernizzazione,  di risanamento, di correzione di  una  rotta  che
  sicuramente non ci porta da nessuna parte.
   A  proposito di questo odio, sapete cosa si è detto contro  di  me
  ben prima delle elezioni regionali scorse? Mi si accappona la pelle
  quando leggo che certe cose sono state dette e riferite il 3 aprile
  dell'anno scorso,  Lombardo deve scomparire  o  deve morire , detto
  dinanzi a centinaia di persone
   Parliamo di recuperare, di ritrovare. Lo spartiacque è questo.
   Vogliamo  lavorare per riformare realmente le cose  attraverso  un
  programma minimo di obiettivi che possiamo realizzare? Molto  bene,
  io credo che diversi di noi sono pronti ad andare avanti per questa
  strada. Facendo che cosa? Disegni di legge, piani e quant'altro: la
  semplificazione  burocratica e la riorganizzazione  produttiva  del
  personale,  nel  senso  che la gente, giustamente,  deve  avere  il
  lavoro, deve essere sottratta al precariato, ma deve anche fare  il
  suo dovere e produrre, non produrre carte per bloccare. E non è una
  cosa   facile   riuscire  a  realizzare  queste   cose?   Come   il
  riaccorpamento, la riaggregazione degli assessorati  e  delle  loro
  competenze, che vedrebbe la luce - se Dio vuole - il primo  gennaio
  dell'anno prossimo e per il quale, vedete, l'assessore Armao  -  lo
  dico  ai  giuristi che mi hanno preceduto, numerosi - ha  dato  una
  mano  importante  in  virtù di una legge che consente  fino  al  31
  dicembre  (poi  l'assessore alla Presidenza  scomparirà  sul  piano
  giuridico),  che  l'assessore alla Presidenza  coadiuvi  nelle  sue
  attività    il   presidente   della   Regione,   ovvero   assumersi
  responsabilità  in  base  a  competenze specifiche  nell'ambito  di
  quelle  che il Presidente può conferirgli, esattamente al contrario
  del  nulla, se ha un significato la riorganizzazione produttiva del
  personale e il resto che sicuramente andremo a fare.
   Sui  fondi strutturali, poi, onorevoli colleghi, ci siamo  trovati
  una strategia di investimento scritta.
   I FAS: non si hanno 4 miliardi 313 milioni perché li si spenda per
  tamponare  questa  o quella emergenza, no. Vi  è  un  PAR,  c'è  un
  programma, e quello si deve rispettare.
   Ricorderete  le  contestazioni sulla rinaturalizzazione,  per  cui
  avremmo  pagato  impropriamente stipendi a  chi  allora  remorò  o,
  comunque, fu involontario remoratore di questa cosa? Bene,  là  c'è
  un piano, anche per i fondi strutturali è così.
   Questa  è  la  strategia che la Regione si è data e  noi  possiamo
  modificare,  tutto quello che abbiamo potuto lo abbiamo  fatto  con
   Jeremy ,  il  credito di imposta come incentivo agli investimenti,
  piuttosto che seguire la strada del fondo perduto.
   Anche   il  risanamento  finanziario  degli  ATO  è  una  priorità
  assoluta.
   Semplificazione burocratica e ATO, se portati avanti, renderebbero
  un  grande  servizio alla Sicilia. Perché il compostaggio  si  deve
  fare  solo in due posti in Sicilia e non in tutte le province e  in
  tutti gli ambiti, così come i termovalorizzatori?
   Io non ho nessuna difficoltà, anzi non so se è di competenza della
  Giunta  o  dei  parlamentari portare in Aula queste modifiche;  può
  diventare  legge,  anche  se non ce ne  fosse  bisogno,  perché  la
  legittimazione del Presidente, la legittimazione dei 90 deputati, è
  la  stessa  cosa e la condivido, la posso pensare in  un  modo  ma,
  ovviamente,  mi  atterrò  alle  decisioni  anche  sul  tema,  tanto
  delicato  e  controverso, della fase finale, della fine ultima  del
  rifiuto solido urbano.
   Sul  decentramento  vi  sono enormi incartamenti  di  studi.  Però
  bisogna   vederci  chiaro,  perché  per  riformulare  un  patto   o
  reimpostare un patto con i Comuni non è semplice.
   I  Comuni non si caricano di competenze senza le relative risorse;
  e,  se  andiamo a guardare al buco complessivo della Regione,  alle
  difficoltà che stiamo pareggiando, a quanto ammonta il deficit  dei
  vari Comuni siciliani? Di tutti i 390, forse se ne salveranno 30  o
  40 in tutta la Sicilia.
   Una   situazione  complessiva  che  deve  essere   oggetto,   sono
  d'accordo,  di un patto serio tra gli enti locali, il  tessuto  che
  devono  avere  gli  enti locali ai quali vanno conferite  tutte  le
  competenze  possibili  ed immaginabili che sono  in  condizioni  di
  potere  governare e gestire, in una fase nella quale - come dicevo,
  lo  ribadisco - questo nostro essere virtuosi, questo nostro grande
  complessivo  piano di rientro non può che guardare ad una  stagione
  del  federalismo e ad una dimensione solidale di questo federalismo
  dalla quale io credo che non possiamo assolutamente derogare.
   Io  l'ho sempre detto, credo al federalismo. Se il federalismo non
  si riesce a fare e prevalesse una logica di federalismo tout court,
  per  cui  io incasso i miei tributi e ne faccio quel che voglio,  e
  quella  dimensione della solidarietà non c'è, oltre che  essere  la
  fine  per  l'economia  del Mezzogiorno - e, se  si  facesse  domani
  mattina in questo clima, nel Paese questo rischio c'è ed è forte  -
  sarebbe  la  fine  per la nostra economia e per il  nostro  sistema
  sociale.
   Certo,  lo riconosco, con un Governo che ci ha fatto gioire quando
  abbiamo ottenuto al CIPE il sì per il nostro FAS, che ancora non  è
  diventato  neppure oggetto di un decreto sul quale potere  contare,
  anche se, per il cosiddetto contante, a partire dal 2012.
   E le altre vertenze che sono aperte, certo, con il Governo, perché
  no?  Per  quanto  riguarda la FIAT abbiamo creduto che  l'incentivo
  all'auto  ecologica  sarebbe dipeso dalla salvaguardia  di  Termini
  Imerese.  Ma  lo  dico sin da ora a tutti noi, se  è  vero  che  ci
  vogliamo  ritrovare attorno agli interessi della Sicilia, diciamolo
  ai  nostri  parlamentari che non votino ecoincentivi che  dovessero
  portare  alla  crescita della produzione di  queste  auto  in  Cina
  piuttosto che in Perù - non so dove le andrebbe a fare la  FIAT  -,
  che  ci  si  dia  un progetto condiviso da noi, compresi  i  nostri
  sforzi e i nostri sacrifici per salvaguardare Termini Imerese, come
  per salvaguardare - lo dico e lo ripeto - la Fincantieri a Palermo.
  Non ho nessuna difficoltà a dirlo.
   Però  vi  dico  una cosa: posso contestare il Governo  di  centro-
  destra,  ma  vorrei che altri contestassero il Governo  di  centro-
  sinistra  perché, grazie a Dio, in questa disattenzione e  crescita
  del  divario c'è un continuum, a partire dal '94 ad oggi, in regime
  di  meravigliosa alternanza si sono alternati, appunto, al  governo
  del  Paese  centro-destra e centro-sinistra, per cui deve spingerci
  semmai  una  verità, che è quella di un divario  che  cresce  e  di
  Governi  che,  magari, chi più velocemente chi meno, corrono  verso
  altre direzioni che non verso il sud del Mezzogiorno del Paese.
   E  così dicasi per l'energia. Potete dire tutto ciò che volete, ma
  noi  il  piano energetico l'abbiamo fatto, e di eolico forse  ne  è
  partito   soltanto  uno,  quando  prima  eravamo  bersagliati,   io
  personalmente attaccato sulla stampa, che il progresso, il  lavoro,
  l'energia  pulita,  la  modernizzazione,  quanti  concetti   girano
  ipocritamente  e  falsamente attorno a questo grande  bluff,  anche
  questo è un piccolo nervo scoperto.
   A  proposito, onorevoli colleghi, quanti interessi girano  attorno
  alle pale che forse, a loro volta, girano a vuoto?
   E  per  quanto riguarda il nucleare, vi rispondo che non ho nessun
  pregiudizio.
   Spieghiamo  ai  cittadini  intanto quali  sono  le  condizioni  di
  sicurezza  per la loro vita e per quella di tanta altra  gente  che
  sta  fuori  anche dalla Sicilia. Per cui, tanto per essere  chiari,
  non  è  che una centrale a Crotone per noi sarebbe molto più sicura
  di una centrale a Palma di Montechiaro.
   Poi, decidano i siciliani, e decida anche questa Assemblea che può
  esprimere preventivamente, stasera o domani, il suo orientamento.
   Personalmente,  vi  dico che certo non subisco  assolutamente  che
  sulla  nostra testa sia stata scelta Palma di Montechiaro piuttosto
  che Enna, come si diceva una volta, piuttosto che Termini Imerese.
   Per  quanto riguarda il credito, siamo completamente disarmati  né
  possono   supplire  le  piccole  banche  che  vanno  nascendo,   le
  cooperative,  Luigi Sturzo ,  Credito Etneo  piuttosto che mazarese
  o   Banca agricola . Mi auguro che anche in questo ci sia una forte
  spinta  perché  Unicredit, che forse fra non molti anni  cancellerà
  anche  la  sigla   Banco  di  Sicilia , possa  consentirci,  e  non
  impedirci, di lavorare per avere un nostro istituto di credito, non
  soltanto la banca di affari ma anche - a partire da pochi  -  avere
  poi  tutti  gli  sportelli  che  devono  servire  naturalmente   ai
  siciliani.
   Abbiamo parlato di commercializzazione, di crisi dell'agricoltura,
  il  grande  nodo  che viene al pettine per sciogliere  il  quale  e
  rimettere  in  sesto la barca ci vorranno anni, e questi  sono  gli
  anni  forse dell'impopolarità, ma nei quali bisogna fare interventi
  mirati  a  che,  fra quattro o cinque anni, intanto  tamponando  le
  falle,  si  possa rettificare questa traiettoria che è  sicuramente
  sbagliata.
   E  tutto quello che si risparmia oggi sarà indispensabile dopo  il
  2013,  allorché si assottiglieranno i fondi strutturali - non credo
  che  usciamo completamente dall'obiettivo convergenza;  perché  poi
  queste  risorse  possano  servire, riorganizzando  e  sistemando  e
  risanando, a finanziare lo sviluppo, che dà lavoro libero, non  più
  assunzioni nella pubblica amministrazione, ma bensì il tot di aiuto
  a  te che metti su un'azienda nella quale fai lavorare soltanto chi
  se  lo merita o perché lavora di più o perché anche se non ha fatto
  entrambe le cose si mette lì ed è disposto a sudare per guadagnarsi
  l'indennità e per guadagnarsi lo stipendio.
   E' questo il programma e il progetto che vogliamo portare avanti.
   Ho parlato di una condizione che si è registrata in questi anni  a
  proposito della polverizzazione o dissoluzione, che era fondata  su
  lunghezze  d'onde  diverse. Ci sono i fatti che lo  dimostrano,  su
  questi  argomenti  io non ho il vezzo di taluni miei  colleghi  con
  vocazioni letterarie, ma potrei non dico scrivere libri, ma qualche
  dispensa prima o poi mi dedicherò a scriverla.
   Alla  luce  di  questo non voglio fare ribaltoni o  ribaltini.  E'
  stato  presentato  un ordine del giorno, lo hanno preparato  altri,
  che vede insieme i due movimenti politici che lo hanno sottoscritto
  e  che  hanno  costituito questo nucleo forte che è andato  avanti,
  nonostante le picconate e le tante aggressioni di cui vi ho detto.
   Ho  pure  riconosciuto  che  una grande  sensibilità  e  senso  di
  responsabilità ci ha consentito, anche a chi stava all'opposizione,
  di  portare avanti alcune leggi superando ostacoli e ostruzioni che
  abbiamo trovato lungo la nostra strada.
   Ho fatto la mia valutazione sulla dissoluzione della maggioranza e
  sul  percorso che è stato interrotto, non da me ma dai fatti, ma  è
  stato tagliato come quando si taglia il cordone ombelicale. Per  il
  resto,  ci riconosciamo in questo programma e ritengo che  sarà  il
  sistema di selezione di una convergenza di chi ci crede, di chi  ci
  sta,  non perché vota la legge sugli ATO, stiamo attenti, ma perché
  si  è reso conto che la Sicilia ha bisogno di voltare profondamente
  pagina.  E  per  fare  questo  é  disposto  probabilmente  non   ad
  accrescere  i  consensi  e  quant'altro,  ma  a  perdere  consensi,
  speriamo  non tutto quello che di prezioso sicuramente abbiamo;  ed
  una  alleanza diversa, invece, questa sì, in aggiunta e a sostegno,
  ampia  e  grande,  come punto di riferimento che non  dobbiamo  mai
  dimenticare, una grande alleanza sociale.
   Vedete, ero intimorito martedì scorso nel sentire i rappresentanti
  delle  forze del lavoro e della produzione, perché la paralisi,  il
  partito  di chi  si stava meglio quando si stava peggio , e  quanti
  poi  vi  si aggregano ci ha fatto entrare nella testa inefficienza,
  paralisi,  anche incapacità - ne parlavo l'altra volta -,  ma  devo
  dirvi  che  insieme a tante proposte che mi sono venute  da  quegli
  uomini,  una  trentina, di tutte le categorie di cui vi  dicevo,  è
  venuto  il  riconoscimento del grande lavoro che si è fatto  in  un
  contesto  di  crisi e di recessione nel quale ci  siamo  trovati  a
  vivere  e che abbiamo dovuto fronteggiare, e soprattutto un  invito
  ad  andare  avanti con maggiore determinazione per raggiungere  gli
  obiettivi  senza farsi fermare, senza farsi frenare,  verso  questi
  grandi obiettivi di cambiamento.
   Vedete,  credo che non ci sia altra strada da seguire che  questa.
  Lo  faccio a scanso di equivoci: qui si parla di centro-destra,  di
  centro-sinistra e quant'altro; io appartenevo ad un grande  partito
  che  si  chiamava Democrazia Cristiana e che pensavo potesse  farmi
  vivere, credendo di ritrovarlo soltanto nelle parole e nei termini,
  la  stessa  passione che caratterizzò quei venticinque anni  -  dal
  1968, 70  fino  al  1992,1993  -, venticinque  anni  di  esperienza
  veramente irripetibile.
   Ma non sono i termini, il contesto è cambiato, non c'é più il Muro
  e  tutto  quello che divideva e che, pur dividendo, paradossalmente
  univa - allora ci si divideva per i muri, oggi ci si divide e ci si
  rompe  per  cose molto più meschine e squallide, ahimè -,  dopo  di
  allora  ho imboccato una strada che torna a farmi vivere la  stessa
  passione,  una  strada  dell'Autonomia  che,  devo  dirvi,  si  può
  sintetizzare  soltanto  in una cosa - non voglio  fare  panegirici,
  anche  perché  credo  di non potere convertire  nessuno,  anche  se
  qualcuno  guarda con interesse e attenzione - cioè,  che  non  sono
  solo,  altri  si stanno ritrovando su questa strada.  E  non  è  un
  oltraggio  alla  compattezza e all'unità dei partiti,  per  carità,
  tutt'altro
   Per  assumere le decisioni non mi aspetto telefonate, non  sollevo
  la cornetta del telefono e non chiedo pareri. Ci si incontra, ci si
  sente e si cerca di avere tutti noi - tutti voi l'avete questo, non
  lo metto in dubbio - la mediazione. Come quando per andare a Tunisi
  bisogna passare da Roma, che è il grande hub, o da Milano -  non  è
  paradossale? -, tanto vale ci andiamo direttamente anche a nuoto se
  non  abbiamo  il  grande  aereo. La  bussola  é  l'interesse  della
  Sicilia,   che  credo  animi  tutti  voi,  ma  quando  c'è   quella
  mediazione, l'andata e ritorno dall'hub politico, talvolta, ma  non
  sempre, qualcuno dei contorni o degli elementi dell'autenticità  di
  quella stella polare rischia di perdersi.
   Io  credo  che  abbiamo detto tanto. Credo di  avere  detto  tutto
  quello che era giusto dire, ed anche di più. Se è necessario, posso
  ulteriormente precisare: con la gente che tenta di disfare di notte
  la  tela  che  di giorno cerchiamo di costruire non si  può  andare
  avanti, a meno che non casca il telaio, si brucia la tela, e allora
  siamo tutti lì a ricominciare e a ripartire.
   Ma  questo  evento  non è nelle nostre cose.  Poi,  c'è  una  sola
  persona che può convincermi del contrario e non fa politica, non si
  occupa né di governi né di azione politica e, siccome non credo che
  interverrà, io non cambierò assolutamente posizione.
   E'  tempo di rimboccarci le maniche e di imprimere un ritmo sempre
  più forte al nostro impegno.

                              (Applausi)


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   DINA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo dieci  minuti
  di sospensione per rivisitare gli ordini del giorno.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, la seduta  è  sospesa  per  dieci
  minuti.

        (La seduta, sospesa alle ore 21.57, è ripresa alle ore
                                22.33)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   PRESIDENTE. Si passa all'esame degli ordini del giorno.
   Si procede con l'ordine del giorno numero 201.

   MAIRA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  anche  a  seguito
  dello  svolgimento del dibattito dichiaro di ritirare l'ordine  del
  giorno numero 201.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'ordine del giorno numero 202.

   DINA.  Chiedo  che  la  votazione  avvenga  per  scrutinio  palese
  nominale.

  Votazione per scrutinio nominale dell'ordine del giorno numero 202

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento  dagli onorevoli Ardizzone, Cascio Salvatore,  Cordaro,
  Fagone,  Gianni, Maira e Ragusa, indìco la votazione per  scrutinio
  palese nominale dell'ordine del giorno numero 202.
   Il parere del Governo sull'ordine del giorno?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chiarisco il significato del voto: chi vota  sì  preme
  il  pulsante  verde;  chi vota no preme il pulsante  rosso;  chi  si
  astiene preme il pulsante bianco.

   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano  sì:  Adamo,  Arena,  Aricò, Beninati,  Bonomo,  Bufardeci,
  Caronia,   Cimino,   Colianni,  Cristaudo,  Currenti,   D'Agostino,
  D'Antoni,  De Luca, Di Mauro, Falcone, Federico, Forzese,  Gennuso,
  Gentile,  Greco,  Incardona,  Leanza  Nicola,  Lombardo,  Marinese,
  Marrocco,  Minardo,  Mineo, Musotto, Nicotra,  Romano,  Ruggirello,
  Scammacca, Scilla.

   Si  astengono:  Bosco,  Digiacomo, Donegani, Galvagno,  Gucciardi,
  Lupo, Raia, Termine e Vitrano.

   Sono in congedo: Caputo, Cintola, D'Asero e Marziano.

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE  Proclamo l'esito della votazione per scrutinio palese
  nominale:

   Presenti            52
   Votanti             43
   Maggioranza         22
   Favorevoli          34
   Contrari             0
   Astenuti             9

                        (L'Assemblea  approva)

   Essendo stato approvato l'ordine del giorno numero 202, gli ordini
  del giorno numeri 203 e 204 sono, pertanto, preclusi.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  vorrei  ricordarle,  al  fine  di
  approfondire   la  valutazione  da  parte  della  Presidenza,   che
  all'inizio  della seduta le avevo chiesto come intendeva  procedere
  rispetto  al dato che, essendo gli ordini del giorno documenti  con
  un forte significato politico, non ci sono ordini del giorno la cui
  approvazione possa precludere la votazione degli altri.
   Lei  mi  ha risposto che intendeva mettere in votazione gli ordini
  del  giorno, così come erano, nell'ordine di presentazione  perché,
  essendo atti politici, si sarebbe proceduto al voto uno per uno. Le
  chiedo  il  rispetto  di quella indicazione per evitare  spiacevoli
  incidenti nel rapporto con la Presidenza.

   PRESIDENTE.   Onorevole  Cracolici,  se   vuole   possiamo   anche
  riascoltare le mie dichiarazioni.
   Io  ho  detto  in  maniera molto chiara, prima che cominciasse  la
  discussione,  che gli ordini del giorno verranno  votati  uno  alla
  volta,   a  cominciare  dal  primo  presentato,  quindi  da  quello
  presentato  dell'UDC.  E ho pure aggiunto  -  possiamo  leggere  il
  resoconto  -  che  se  c'è  un ordine del  giorno  che  ottiene  la
  maggioranza e, quindi, viene approvato, gli altri sono preclusi.
   L'ho detto in maniera  molto chiara.

   CRACOLICI.  Scusi,  se posso continuare, mi dispiace  prendere  la
  parola per ribadirle che la questione che io sollevato non gliel'ho
  posta  al  microfono, ma come da prassi sono venuto al banco  della
  Presidenza a porle la questione e lei mi ha dato una risposta.
   Prendo  atto che il Presidente, per ragioni a me oscure, ha mutato
  il  suo orientamento. Ne prendo atto con dispiacere perché veda, ci
  possono essere momenti più o meno complicati, ma il rapporto fra la
  Presidenza e i capigruppo di questa Assemblea, e aggiungo di  tutti
  i  deputati, deve essere improntato al massimo di coerenza che  non
  dipende dall'ora in cui uno parla con il Presidente.
   Io  prendo  atto  della  sua decisione e mi  dispiace  moltissimo,
  perché non posso nasconderle che questo lede il rapporto di fiducia
  e di serietà fra la Presidenza e i Gruppi parlamentari.

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, non la metta sul piano personale,
  deve comprendere che la Presidenza, molto spesso, si trova a dovere
  seguire  contemporaneamente più cose, per cui è  possibile  che  io
  abbia detto una cosa, mentre mi parlava qualcun altro all'orecchio,
  nel  frattempo anche l'oratore stava intervenendo, e magari non  le
  ho potuto prestare la giusta attenzione.
   Onde evitare incomprensioni di questo tipo, prima del dibattito ho
  dichiarato quale sarebbe stato l'iter delle votazioni.
   Poi,  se  mentre  presiedo e quindi devo  prestare  attenzione  al
  dibattito,  a  quello  che succederà dopo - perché  chiaramente  la
  Presidenza deve essere preparata anche a quello che succede dopo  -
  in  due contemporaneamente, come capita spesso, mi si parla in  due
  orecchie  differenti, può capitare che uno dia una  risposta  senza
  aver afferrato perfettamente il concetto che gli viene riferito.
   In  ogni  caso,  non  ne farei un fatto personale  perché  lei  sa
  perfettamente  che quando parla con me non è una questione  intanto
  di  orari,  a  qualunque  ora del giorno io  ho  sempre  lo  stesso
  comportamento  di sobrietà, contrariamente al passato probabilmente
  e,  soprattutto, sono un uomo che rispetta sempre gli  impegni.  La
  Presidenza  deve applicare il Regolamento e in questi  momenti  non
  può farne a meno.

   CRACOLICI. Signor Presidente, di  personale non c'è nulla, è  solo
  un fatto politico.

   ARDIZZONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARDIZZONE.  Signor  Presidente,  chiedo  formalmente   che   venga
  annullata la votazione che si è appena svolta perché, probabilmente
  per  un  errore di schede o altro, mi risulta presente, ad esempio,
  l'onorevole   Caronia   Maria  Anna  che   occuperebbe   il   posto
  dell'onorevole Giulia Adamo, formalmente seduta nelle ultime  file.
  Ritengo solo per un errore nel sistema elettronico.
   Pertanto  chiedo che venga annullata la votazione, si prenda  atto
  dell'assenza dell'onorevole Caronia e venga annullata la votazione.
  Manteniamo un livello decoroso per l'Assemblea.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Ardizzone, ho  esaminato  con  gli  Uffici
  l'esito della votazione.
   Il  fatto per il quale lei ha chiesto pubblicamente l'annullamento
  della  votazione  è  sicuramente grave e su  questo  prenderemo  le
  dovute precauzioni per il futuro.
   Faccio  presente che, comunque, il risultato della  votazione  non
  cambia  perché,  nonostante  l'assenza dell'onorevole  Caronia,  la
  differenza è di più di un voto e, quindi, la Presidenza  ha  deciso
  di confermare l'esito della votazione.

   ARDIZZONE.  Prendo atto a malincuore che questa è una  maggioranza
  che si regge sui pianisti.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a  mercoledì
  16  dicembre  2009,  alle  ore 10.30, con il  seguente  ordine  del
  giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   I   -  Comunicazioni.

   II  -  Svolgimento  di  interrogazioni e  di  interpellanze  della
  rubrica  Cooperazione, commercio, artigianato e pesca.

                   La seduta è tolta alle ore 22.46


   ALLEGATO:

   Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «LAVORI PUBBLICI»

   CORONA  -  «Al  Presidente  della Regione,  all'Assessore  per  i
  lavori  pubblici e all'Assessore per il territorio  e  l'ambiente,
  premesso che:

   il  litorale  del  comune di Gioiosa Marea (ME) che  si  affaccia
  sulla  baia di Capo Calavà, area di rilevante pregio naturalistico
  e  paesaggistico,  riconosciuta  sito  di  importanza  comunitaria
  (Gazzetta  ufficiale della Regione siciliana del 22 luglio  2005),
  rinomato  polo di attrazione turistica, è soggetto  da  almeno  un
  decennio,  con  un'accelerazione nell'ultimo  quinquennio,  ad  un
  vistoso  e  costante  processo erosivo che ne ha  profondamente  e
  rapidamente  alterato l'originaria conformazione, determinando  un
  arretramento  apprezzabile  a livello macroscopico  delle  distese
  sabbiose, che un tempo superavano i 100 metri dalla battigia,  con
  la  scomparsa  di diversi ettari di arenile e di  terra  emersa  e
  coinvolgendo  in un generalizzato dissesto le aree  immediatamente
  adiacenti;

   constatato che:

   appare  concreta  e  prossima,  se non  si  appresteranno  rimedi
  efficaci, l'impraticabilità dell'intero litorale;

   lungo un chilometro circa del litorale in questione, ricadono  le
  attività   di  diverse  strutture  turistiche  che  danno   lavoro
  stagionalmente,  grazie ad una ricettività di  oltre  2.000  posti
  letto  complessivi, direttamente ad oltre 500  addetti  ed  ad  un
  relativo  numero maggiore nell'indotto, con un valore patrimoniale
  stimabile  delle attività coinvolte che supera i  200  milioni  di
  euro  ed  un  volume di affari complessivo di oltre 10 milioni  di
  euro per stagione turistica;

   tali   strutture   turistiche  hanno  sul  litorale   concessioni
  demaniali  per le quali pagano regolarmente canoni di importo  non
  certamente modico;

   evidenziato  che tale situazione ha già causato danni  di  enormi
  proporzioni   e  di  diversa  natura,  paesaggistica,   simbolica,
  economica  ed  occupazionale, le cui conseguenze colpiscono  anche
  diversi comuni interni e l'intero comprensorio nebroideo, dato che
  intorno  alle strutture recettive che insistono sulla  zona  ruota
  una  grossa  percentuale dell'economia locale e parte  dei  flussi
  turistici che fanno escursioni guidate sul territorio;

   accertato  che  da  molti  anni  i  proprietari  delle  strutture
  turistico-alberghiere che si affacciano su questa fascia  costiera
  hanno  lanciato,  inascoltati,  l'allarme,  sollecitando,  a   più
  riprese  ed in tempi diversi, anche con formali atti di  messa  in
  mora,  gli  enti pubblici competenti ad intervenire  adeguatamente
  per fronteggiare tale situazione;

   constatato che le stesse richieste di urgenti sopralluoghi  e  di
  interventi  di  rifacimento  della spiaggia  di  Calavà,  avanzate
  peraltro  dallo stesso Comune di Gioiosa Marea, non hanno  trovato
  significativi  riscontri, come sarebbe  stato  doveroso  da  parte
  degli organi regionali interessati;

   considerato,  infine, che, si sono abbattute sulla  zona,  a  più
  riprese  nel  corso  di questi ultimi anni, alcune  mareggiate  di
  insolita violenza, in particolare quelle del 21 e 22 novembre 2008
  che, distruggendo la strada di collegamento tra la zona ovest e la
  zona  est  della baia di Capo Calavà con gravi danni agli impianti
  fognari  comunali,  impediscono tuttora l'accesso  alle  strutture
  turistiche  ai  mezzi pesanti di rifornimento, ai camper  ed  alle
  roulotte, e non consentono la fruizione della spiaggia;

   constatato, inoltre, che, a seguito di tali eventi, le Society  e
  gli  operatori interessati hanno richiesto al Sindaco  di  Gioiosa
  Marea, quale ufficiale di governo ed autorità locale di materia di
  protezione  civile, di adottare ogni e più opportuno provvedimento
  idoneo a garantire e tutelare la salvaguardia della costa e  delle
  strutture  turistico-alberghiere,  chiedendo  altresì  di   essere
  autorizzati  a  porre, a propria cura e spese, dei rimedi  atti  a
  salvaguardare  la proprietà privata e ad adempiere  agli  obblighi
  contrattuali  già  stipulati sia con la propria clientela  diretta
  sia con i maggiori tour operator nazionali e internazionali;

   verificato  che,  in assenza di interventi da  parte  degli  enti
  competenti,  le  iniziative  imprenditoriali  in  campo  turistico
  appaiono,   nell'area,   destinate  ad   essere   irreparabilmente
  compromesse  e  destinate alla chiusura dopo  oltre  quarantennale
  attività, umiliando cosi le legittime aspettative di sviluppo e di
  intrapresa economica della popolazione locale;

   per sapere:

   quali  iniziative  siano state adottate o  si  ritenga  opportuno
  intraprendere per porre rimedio agli effetti del fenomeno in esame
  e   per   contrastarne   il   progredire,   in   conformità   alle
  raccomandazioni formulate in sede europea e nazionale;

   e,  più  specificatamente, se e quali interventi  di  rifacimento
  del   litorale  di  Capo  Calavà,  a  protezione  delle  strutture
  minacciate  e  volti  ad arrestare il degrado  ed  a  favorire  le
  potenzialità turistiche, produttive e la valorizzazione ambientale
  del  tratto di costa in questione - con il ripristino della strada
  di  collegamento  tra le strutture e la statale,  con  i  relativi
  accessi   -   siano  stati  programmati,  con  la  previsione   di
  concessione  di  idonei  finanziamenti  dai  fondi  del   bilancio
  regionale;

   se  e  quali  interventi minimali siano stati già intrapresi  per
  garantire   ai  cittadini  la  fruibilità  degli  arenili   e   la
  possibilità, da parte degli operatori commerciali, di  gestire  le
  proprie   attività  turistiche  ed  in  quale  stadio   si   trovi
  attualmente   il  loro  iter  procedurale  e  la  loro   eventuale
  progettazione esecutiva;

   se  e  quali interventi urgenti e concreti si intendano  assumere
  ed esperire nei riguardi del citato tratto di litorale». (693)

   Risposta.  - «Con riferimento all'interrogazione numero  693,  si
  rappresenta quanto segue.

     A  seguito di segnalazione da parte della Prefettura di Messina
  e  della Regione Carabinieri Sicilia Stazione di Gioiosa Marea, il
  Dipartimento  Lavori Pubblici ha autorizzato il  Genio  Civile  di
  Messina ad effettuare apposito sopralluogo al fine di accertare il
  reale stato dei luoghi e la titolarità dell'intervento.

     Con  nota  n. 28950 del 21/8/2008 il Genio Civile di Messina  ,
  effettuato   apposito  sopralluogo  ha  comunicato   agli   Uffici
  competenti,  di avere accertato lo stato dei luoghi   e  che   non
  sussistono  i  presupposti  per la titolarità  dell'intervento  in
  quanto  i  danni non interessano fabbricati ma strutture  comunque
  ricadenti all'esterno del perimetro del centro abitato ».

   L'Assessore                                                  (On.
  Ing. Antonino Beninati)

   «Al  Presidente  della  Regione  e  all'Assessore  per  i  lavori
  pubblici, premesso che:

   nel  mese di novembre 2008, si è concluso il mandato affidato  al
  consiglio  d'amministrazione dell'IACP di Messina,  presieduto  da
  Giuseppe Santalco;

   nel  mese di dicembre 2008 l'Assessore regionale lavori pubblici,
  nelle     more     dell'insediamento    del    nuovo     consiglio
  d'amministrazione, ha nominato un commissario ad acta, insediatosi
  nel mese di gennaio 2009;

   nel   mese   di  gennaio  2009,  il  Presidente  della  Provincia
  regionale  di  Messina  ha  provveduto a comunicare  alla  Regione
  siciliana  le  designazioni di sua competenza  dei  componenti  il
  consiglio d'amministrazione;

   nel  mese  di marzo del 2009, la Regione siciliana, sempre  nelle
  more  della  conclusione del procedimento di nomina del  consiglio
  d'amministrazione  dell'IACP  di Messina,  ha  ampliato  i  poteri
  dell'avv. La Face, attribuendogli quelli previsti dalla  legge  ai
  commissari straordinari;

   infine,  a  distanza  di  oltre  10  mesi  dalla  decadenza   del
  consiglio d'amministrazione,

   l'Assessore  regionale per i lavori pubblici,  senza  esplicitare
  le  ragioni  che hanno determinato l'omessa nomina  del  consiglio
  d'amministrazione,   inopinatamente   ha   ritenuto    di    poter
  ulteriormente  reinsediare  un  altro  commissario  (ad   acta   o
  straordinario?);

   la  legge  vigente disciplina specificatamente l'uso  dei  poteri
  sostitutivi  della  Regione siciliana prevedendo,  in  difetto  di
  adeguate  motivazioni,  il  divieto di  reiterazione  di  atti  di
  sostituzione dei legittimi organi mediante la nomina di commissari
  ad acta;

   siffatto  modus  procedendi,  oltre a  costituire  un  gravissimo
  vulnus  delle  prerogative degli enti cui  spetta  il  diritto  di
  indicare   i  componenti  il  consiglio  d'amministrazione   e   a
  determinare  gravissimi ritardi nella programmazione delle  scelte
  amministrative  che certamente non possono essere delegate  ad  un
  organo straordinario, rappresenta un 'meccanismo' illegittimo  che
  si   sta   risolvendo   nella  violazione   dell'autonomia   delle
  amministrazioni locali, autonomia costituzionalmente  garantita  e
  dei principi generali dell'ordinamento;

   il  principio  di legalità esige che il titolare del  potere  sia
  quello, e quello soltanto, individuato dalla norma;

   anche   altre   istituzioni  cittadine,  senza  alcuna   ragione,
  risultano affidate alla gestione di commissari regionali;

   per sapere:

   se  non ritengano, con la massima urgenza, atteso il reiterato  e
  distorto  (ab)uso,  in difetto del necessario  inadempimento,  dei
  poteri   sostitutivi   attribuiti  alla  Regione   siciliana,   di
  provvedere    all'immediata    ricostituzione    del     consiglio
  d'amministrazione  dell'IACP di Messina, mediante  la  nomina  dei
  componenti già designati dagli enti competenti;

   se    non    ritengano,    comunque,   di   dover    esplicitare,
  immediatamente,  le  ragioni che hanno determinato  il  gravissimo
  ritardo,   indicando,  in  tal  caso,  gli  eventuali   atti   e/o
  provvedimenti posti in essere dalla Regione siciliana  tendenti  a
  ripristinare la piena legittimità dell'organo». (738)

   Risposta.  - «Con riferimento all'interrogazione numero  738,  si
  rappresenta quanto segue.

   A  seguito  delle  consultazioni elettorali per  il  rinnovo  dei
  vertici istituzionali della Provincia di regionale di Messina,  il
  Dipartimento  regionale per i lavori pubblici, con nota  prot.  n.
  41794  del 30/6/2008, ha chiesto ai sensi dell'art. 6 della  legge
  n.  865/71, che il neo-eletto Presidente si determinasse circa  la
  designazione  dei  tre  componenti  il  C.d.A.  in  rappresentanza
  dell'Ente locale da nominarsi in luogo dei componenti decaduti per
  effetto del comma 8 dell'art. 6 della citata legge n. 865/71.

   Nelle  more,  i  componenti decaduti sono rimasti in  carica,  in
  regime di proroga, ai sensi dell'art. 26 della l.r. n. 4/03 per la
  durata di mesi 6.

   Con  propria  nota datata 21/11/2008  il Presidente dell'Istituto
  in  regime  di proroga, dott. Santalco Giuseppe, ha rassegnato  le
  dimissioni dall'incarico con decorrenza 1/12/2008.

   Il  Dipartimento, nella considerazione che tale  evento  comporta
  l'assenza   del  Legale  Rappresentante  dell'Ente  con   evidenti
  ripercussioni  sulla  gestione dell'ente  medesimo,  ha  richiesto
  all'Assessore  pro  tempore la nomina di un  commissario  ad  acta
  essendo  il  CdA  privo  anche  della figura  del  Vicepresidente,
  dichiarato  decaduto  a  norma dell'art. 6  dello  Statuto  perchè
  assente ingiustificato per n. 3 sedute consecutive del Consiglio.

   Occorre  precisare, per completezza di informazione, che in  tale
  occasione,  il  Dipartimento Lavori Pubblici aveva inoltrato  alla
  Provincia richiesta per la sostituzione del componente, essendo il
  Vicepresidente  del  CdA  di espressione  provinciale,  ma  l'Ente
  locale,  con nota n. 17378 del 28/5/2008, ha informato di ritenere
  di  non  procedere  a  nuova designazione  essendo  incombenti  le
  consultazioni elettorali del giugno 2008.

   Con  D.A.  n.  2892  /Serv.  III del 16/12/2008  veniva  nominato
  l'Avv.  La Face Giuseppe, funzionario regionale in servizio presso
  l'Ufficio  di Gabinetto dell'Assessore al Lavoro con la  qualifica
  di  Dirigente, quale commissario ad acta dell'I.A.C.P. di  Messina
  per giorni 60 con l'incarico di svolgere i seguenti compiti atti a
  non  produrre  grave  nocumento alla gestione dell'Ente  medesimo:
  pagamento emolumenti al personale; pagamento di imposte  e  tasse;
  pagamento   di  ogni  altro  onere  discendente  da  provvedimenti
  obbligatori per legge, indifferibili e urgenti; sottoscrizione  di
  atti  il  cui procedimento sia  giunto a termine e la cui mancanza
  procurerebbe danno patrimoniale all'Istituto.

   La  Provincia di Messina con propria determinazione presidenziale
  n.  7  del 29/1/2009 ha provveduto a designare i 3 componenti suoi
  rappresentanti.

   Occorre  precisare  che la predetta determinazione  è  stata  più
  volte  modificata  con  ulteriori altre  determinazioni  essendosi
  riscontrata  la  mancanza dei requisiti previsti  dalla  normativa
  regionale vigente in materia di nomina nei CdA degli II.AA.CC.PP.

   Il  Dipartimento regionale Lavori Pubblici, stante il  dilungarsi
  delle  procedure  per l'integrazione dei componenti  mancanti,  ha
  proceduto ad inoltrare richiesta alla Giunta regionale di  Governo
  di trasformare il mandato dell'avv. La Face da commissario ad acta
  a commissario straordinario per consentire una completa e compiuta
  gestione  amministrativa dell'Istituto, giusto parere dell'Ufficio
  legislativo e legale n. 12725 del 29/7/2004.

   A  seguito  dell'ulteriore  parere  n.  329  del  5/12/2008  reso
  dall'Ufficio  legislativo e legale sugli organi di amministrazione
  attiva  degli Enti vigilati e di successiva ordinanza  del  T.A.R.
  Sicilia,  emanata  a seguito di ricorso da parte dell'I.A.C.P.  di
  Catania  sulla legittimità della nomina del commissario  ad  acta,
  che  ha dichiarato decaduti tutti i componenti del Consiglio e non
  solamente   i   3   componenti  di  espressione  provinciale,   il
  Dipartimento  regionale Lavori Pubblici ha reiterato la  richiesta
  di nomina del commissario straordinario avviando, nel contempo, il
  procedimento amministrativo per il rinnovo dell'intero organo.

   Sopravvenuta,  nelle  more, la scadenza del mandato  all'avv.  La
  Face  e  non  essendo stato ricostituito il C.d.A. né nominato  il
  commissario  straordinario, con D.A. n.  247/S3.02  del  18/2/2009
  l'avv.  La  Face  è  stato riconfermato per  ulteriori  60  giorni
  commissario  ad  acta  con  i medesimi  poteri  conferiti  con  il
  precedente decreto di nomina n. 2892 del 16/12/2008.

   Nella  seduta del 6/3/2009 la Giunta regionale ha assentito  alla
  nomina dell'avv. La Face a commissario straordinario.

   In  data  30/4/2009,  a  seguito della scadenza  del  mandato  di
  commissario ad acta, in assenza di provvedimento di ricostituzione
  del  Consiglio  di  amministrazione e di  nomina  del  commissario
  straordinario,  il  Dipartimento  Regionale  Lavori  Pubblici   ha
  proceduto  a  riconfermare  per altri 60  giorni  l'avv.  La  Face
  nell'incarico di commissario ad acta con la medesima  attribuzione
  delle  attività da svolgere di cui al più volte citato decreto  di
  nomina n 2892.

   Analoga riconferma per ulteriori 60 giorni si è avuta con  il  DA
  n. 1099/S3.02 del 30/6/2009.

   Alla   scadenza  del  mandato,  il  Dipartimento   ha   richiesto
  all'Istituto e, per conoscenza, all'avv. La Face la posizione  del
  medesimo   in   relazione  alla  dipendenza   dall'Amministrazione
  regionale.

   L'Istituto,   con  propria  nota  n.  11254  del  24/8/2009,   ha
  comunicato  che  il  rapporto  di dipendenza  dell'avv.  La  Face,
  inquadrato presso l'Ufficio di Gabinetto dell'Assessore al  lavoro
  con la qualifica di Dirigente, è cessato in data 31/5/2009.

   In  conseguenza  di ciò, essendo intervenuta, medio  tempore,  la
  scadenza   dell'incarico  conferito  con  il  DA   n.   1099,   il
  Dipartimento   lavori  pubblici,  in  assenza   di   provvedimento
  presidenziale   di  ricostituzione  del  CdA  o  di   nomina   del
  commissario straordinario, con nota assessoriale, ha provveduto  a
  nominare  quale  commissario  ad  acta  l'ing.  Santoro  Leonardo,
  funzionario  regionale,  attribuendo  allo  stesso  i  poteri  già
  conferiti  all'avv. La Face con l'aggiunta di  2  nuovi  incarichi
  urgenti,   ripetutamente  sollecitati  dal  Coordinatore  Generale
  dell'Istituto:  convocare e presiedere la Commissione  ex  art.  3
  della  l.r.  n. 4/02 per l'esame e l'approvazione dei progetti  di
  cui  alla l.r. n. 10/90 - Risanamento di Messina - con la  facoltà
  di  approvazione  degli  stessi;  approvazione  di  variazioni  al
  bilancio dell'Ente.

   Con  delibera  della  Giunta Regionale  n.  435  del  20/10/2009,
  l'ing.  Santoro Leonardo, funzionario regionale, è stato  nominato
  Commissario straordinario.

   Infine,  essendosi  gli  Enti  preposti  alla  designazione   dei
  componenti  del Consiglio di amministrazione determinati  in  tale
  senso,  si è iniziata la procedura per la ricostituzione  del  CdA
  dell'I.A.C.P. di Messina.

   Con  nota  del  16/10/2009 si è proceduto alla  designazione  del
  componente  in  rappresentanza dell'Assessorato  Regionale  Lavori
  Pubblici giusto art. 6, comma 3 , punto 2 della legge 865/71.

   Da  notizie assunte, presso la Segreteria Generale Servizio  1  -
  Nomine,  non è ancora pervenuta la designazione del componente  in
  rappresentanza dell'Assessorato Regionale Lavoro, della Previdenza
  Sociale, della Formazione Professionale e dell'Emigrazione  giusto
  art. 6, comma 3, punto 2 della legge 865/71».

   L'Assessore

                                                    (On.Ing.Antonino
  Beninati)