Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che del verbale della
seduta precedente verrà data lettura nella seduta successiva.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e 153 del
Regolamento interno, delle mozioni:
- numero 166 Creazione di due strutture e installazione di nuovi
macchinari per assicurare il trattamento radioterapico nella
provincia di Trapani , degli onorevoli Oddo, Ferrara, Marrocco, Lo
Giudice e Ruggirello;
- numero 167 Interventi urgenti e misure straordinarie per
garantire i livelli occupazionali presso gli stabilimenti FIAT di
Termini Imerese e ITALTEL di Carini (PA) , degli onorevoli Caputo,
Pogliese, Vinciullo, Falcone e Buzzanca;
- numero 168 Assegnazione alla poetessa Maria Costa di Messina
dei benefici previsti dalla legge n. 440 del 1985 (c.d. 'legge
Bacchelli') , degli onorevoli Ardizzone, Maira, Gianni e Ragusa.
Avverto che la determinazione della data di discussione delle
mozioni sopra citate, integralmente riportate nell'ordine del
giorno della presente seduta, è demandata, secondo consuetudine
parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Comunicazioni del Governo sul tema delle ricadute occupazionali
in Sicilia
derivanti dall'attuazione del Piano Fiat'
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni del Governo sul tema delle ricadute occupazionali in
Sicilia derivanti dall'attuazione del Piano Fiat'.
Onorevoli colleghi, specifico che la presente seduta è stata
richiesta dal presidente del Gruppo parlamentare del Partito
Democratico, onorevole Cracolici, con nota del 23 dicembre 2009,
pervenuta all'Assemblea regionale siciliana il 28 dicembre 2009, e
successivamente, anche dal Governo con nota del 30 dicembre 2009.
Informo, altresì, che nel dibattito, dopo l'intervento del
Governo, ciascun Presidente di Gruppo parlamentare ha dieci minuti
di tempo per intervenire, dopo di che seguirà la replica del
Governo e, quindi, si procederà alla trattazione degli ordini del
giorno ed al conseguente voto dell'Aula.
Per il Governo, ha facoltà di parlare l'assessore per le attività
produttive, dottor Venturi.
VENTURI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, oggi siamo qui per parlare della crisi Fiat ,
ma soprattutto della crisi industriale che la Sicilia sta
attraversando.
Oggi rischiamo di vedere la deindustrializzazione dell'Isola.
Abbiamo diverse aree di crisi: c'è il settore dell'auto, il
settore della cantieristica navale, il settore ferroviario e altro,
diversi settori dell'area orientale; ma è soprattutto l'area
palermitana ad essere oggetto di questa idea dei grandi gruppi di
abbandonare l'Isola.
Le ultime dichiarazioni di Marchionne - partiamo dalle
dichiarazioni di ieri - secondo le quali vuole abbandonare il
settore dell'auto a Termini Imerese perché lo ritiene uno
stabilimento improduttivo mette molta ansia a noi come Governo, e
mette molta ansia soprattutto agli operai, ai sindacati e ai
parlamentari tutti; infatti il rischio è che passi il messaggio che
in Sicilia non si può fare industria.
La Fiat è nata nel 1970 e, giusto per fare la cronistoria dello
stabilimento di Termini Imerese, allora era SicilFiat,
cofinanziata dalla Regione.
La Regione aveva il 40 per cento delle quote, poi rilevate dal
socio privato. Nel 1970 produceva la Cinquecento' con solo 350
addetti, dal '70 all''80 la produzione aumenta e si arriva fino a
3.200 addetti, ripeto negli anni '80. Dal 1980 ad oggi c'è una
lenta decrescita del livello occupazionale. Nel 1993 abbiamo la
prima ristrutturazione della Fiat e poi si passa dalla Panda' alla
prima serie della Punto'.
Già nel 2004 lo stabilimento viene messo in discussione;
successivamente, a seguito dell'intervento della politica, del
sindacato e di diverse azioni mosse anche dalla piazza, si arriva
al primo piano di ristrutturazione della Fiat.
Nel 2005 si arriva a un contratto di programma, che è
ulteriormente cofinanziato dalla Regione per 35 milioni di euro,
più ci sono diversi interventi dello Stato (da parte dell'ANAS,
dell'Autorità portuale, dell'ENEL e di altri enti pubblici
nazionali che hanno cofinanziato l'infrastrutturazione dell'Isola).
A Palazzo Chigi abbiamo assistito a due tavoli tecnici, convocati
uno a giugno e l'altro a dicembre. Tali tavoli sono stati
monotematici e, in quella sede, la Fiat ha illustrato il piano
industriale e sia a giugno che a dicembre ha posto come unico punto
fermo la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese.
Questa è una cosa inaccettabile. Noi dobbiamo, invece, rilanciare
sul settore automobilistico siciliano, non possiamo perdere la
produzione dell'auto.
La Regione, sia a giugno che a dicembre, nella persona del
Presidente Lombardo, ha presentato un piano di intervento di aiuto
per l'infrastrutturazione e per il rilancio del settore dell'auto a
Termini. L'amministratore delegato Marchionne è stato quasi
ineducato perché a quel tavolo non ha risposto al Presidente della
Regione siciliana, ma ha risposto con un comunicato dicendo che
l'unico modo per rendere competitivo il territorio siciliano era
quello di spostare la Sicilia in Piemonte.
Questa affermazione, penso, sia offensiva, oltre che per noi,
anche per i cinque milioni di abitanti dell'Isola. Non crediamo che
produrre in Sicilia sia non competitivo, anzi rappresentiamo la
base logistica più grossa del Mediterraneo, dobbiamo sfruttare
questa fortuna che abbiamo di essere l'Isola più grande che c'è nel
Mediterraneo, dobbiamo sfruttare le vie del mare.
Marchionne sostiene che la logistica ha un costo molto elevato al
quesito del perché continui ad imbarcare le navi a Catania e non a
Termini Imerese, a Termini infatti il porto è infrastrutturato e
già funziona la linea Termini-Genova che permetterebbe di abbassare
i costi.
E' chiaro che c'è una strategia che certamente non bisogna
accettare.
Il problema Fiat non possiamo ridurlo a problema regionale.
Dobbiamo portare l'attenzione al tavolo del Governo nazionale,
perché oggi Fiat produce in Italia soltanto 650.000 auto, un numero
esiguo, tenuto conto che in Germania la produzione dell'auto è di 6
milioni di vetture prodotte all'anno, in Francia si producono 3
milioni di auto.
FIAT deve, pertanto, cambiare politica industriale, ma sul sistema
che riguarda l'intero Paese perché oggi chiuderà Termini Imerese e
domani Pomigliano.
Noi non vogliamo che sia una linea politica ampia quella di
continuare a considerare il Sud una terra di consumi e non di
produzione.
Dobbiamo rafforzare il sistema della grande industria e delle
piccole e medie imprese che, chiaramente, può fare crescere
un'industria grande e competitiva nel territorio.
Per questo il Governo chiede al Parlamento di fare, insieme, una
proposta congiunta al Governo nazionale.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, onorevoli Presidenti dei Gruppi
parlamentari, per gli interventi rispetterò l'ordine delle firme
apposte all'ordine del giorno numero 227.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Comunico che sono stati presentati due ordini del giorno: un
ordine del giorno unitario, il numero 227, e un altro, il numero
225, precedentemente presentato dal Gruppo Sicilia'.
MINEO. Dichiaro di ritirare l'ordine del giorno numero 225.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. In effetti, i due ordini
del giorno erano pressoché uguali anche riguardo alla questione
degli eco-incentivi e così via.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, io credo che la decisione assunta
ieri dalla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari di
aprire il 2010 nel Parlamento siciliano con una seduta
straordinaria nella sua ordinarietà, per affrontare la questione
Fiat, non mostri soltanto una sensibilità delle istituzioni, del
Parlamento che rappresenta il popolo siciliano, relativamente ad
una vertenza o ad una questione legata ad una crisi industriale.
Questa decisione, mi permetto di dire, è stata sollecitata già
nelle ore immediatamente successive alle festività natalizie, dal
Partito Democratico prima e, dopo qualche giorno, - l'ho appreso
con soddisfazione - anche dal Presidente della Regione. Abbiamo
chiesto che si tenesse una seduta, ripeto, non per affrontare una
questione alla quale purtroppo siamo abituati, cioè le crisi
industriali della nostra Regione: la Fiat, in altri momenti la
Microelectronics, la questione della cantieristica o del polo
rotabile, l'agricoltura che è stata oggetto qualche settimana fa di
un'altra seduta del Parlamento.
Ma credo che oggi affrontare la questione Fiat riguardi in qualche
modo il futuro della nostra Regione, perché c'è un paradosso: come
diceva bene stamattina un rappresentante sindacale nell'incontro
tenuto con i presidenti dei gruppi parlamentari, la questione Fiat
non nasce dentro una crisi industriale, una crisi di produzione,
una riconversione, una modificazione del sistema della produzione
auto che, in qualche modo, fu il 2002. Io sono stato fra quelli che
nel 2002 erano in questo Parlamento quando, anche allora, si aprì
una vertenza e fu aperta nel Paese dai lavoratori dello
stabilimento di Termini Imerese e all'ordine del giorno c'era
salvare il polo dell'auto in Italia. La vertenza di Termini Imerese
parlava al Paese, alla prospettiva industriale di polo della
produzione dell'auto.
Oggi siamo in presenza di una cosa assolutamente inedita e nuova
e, per certi versi, la sua pericolosità non investe soltanto il
settore dell'auto, ma investe una ideologia che sta dietro le
parole che sono state pronunciate dall'amministratore delegato del
gruppo Fiat a supporto della decisione di smantellare Termini
Imerese come sito produttivo dell'auto in Sicilia.
L'argomento è stato sostanzialmente uno: l'Italia è uno stivale -
abbiamo imparato tutti alla scuola elementare la forma strana del
nostro Paese - e, però, siccome di questo stivale, in un'era
globale, una sua parte è sempre più lontana dai mercati globali,
se l'Italia vuol essere una dobbiamo tagliare lo stivale sotto e
portarlo sopra.
E' l'argomento che ha usato Marchionne nel dire che, se si vuole
salvare la produzione dell'auto in Sicilia, e l'ha detto anche con
una certa arroganza insopportabile, la Sicilia si deve trasferire
in Piemonte. Per la verità, già migliaia e migliaia di siciliani si
erano trasferiti in Piemonte già negli anni 50 e 60. E se il
gruppo Fiat è stato uno dei gruppi più importanti della produzione
auto in Europa lo si deve proprio ai tanti siciliani che negli anni
50, 60 e 70 hanno preso la valigia e se ne sono andati in
Piemonte.
Adesso la novità è che non si chiede più che i siciliani si
trasferiscano in Piemonte, ma che si trasferisca la Sicilia, cioè
che si assuma l'orizzonte della desertificazione industriale nella
nostra Regione, e ciò perché viviamo in un mondo di mercato globale
e nei mercati globali non c'è spazio, non c'è posto per la Sicilia
e per il sud.
Ecco perché è terrificante questa impostazione Ecco perché la
questione di cui oggi parliamo non riguarda semplicemente una
vertenza, non riguarda semplicemente le risorse che lo Stato, la
Regione possono mettere a disposizione per sostenere, così come si
è fatto negli anni precedenti. E voglio qui ribadire che la Fiat è
una delle aziende, non è la sola, che in questo Paese ha adottato
lo schema a cui il capitalismo nostrano ci ha abituati: i profitti
sono degli imprenditori, le perdite sono dei contribuenti. Questo è
un Paese dove fare impresa è servito a distribuire le perdite
facendole pagare a ognuno di noi. Quando ci sono stati i profitti,
quei profitti hanno riguardato alcune famiglie del capitalismo
italiano.
In queste ore abbiamo chiuso l'anno 2009 con una serie di
incentivi che lo Stato ha riconosciuto a tutti i produttori
dell'auto, ma li ha riconosciuti - è inutile prenderci in giro -
soprattutto alla Fiat, la quale è il principale gruppo che vende
auto nel nostro Paese e pertanto ha goduto più di altri degli eco-
incentivi che hanno consentito la vendita dell'auto e il sostegno
alla vendita dell'auto. E di quegli eco-incentivi, caro Presidente
della Regione, il costo ha riguardato anche i contribuenti
siciliani, anche i contribuenti siciliani hanno messo una parte
delle loro tasse per sostenere gli aiuti alla Fiat e a tutti gli
altri gruppi industriali di questo Paese.
E la risposta a tutto questo è lo schiaffo, lo schiaffo dato da un
capitalismo - consentitemi di usare questa espressione che sembra
antica -, che si fa la faccia moderna del pullover', ma selvaggia
e feroce nella concezione della solidarietà di un Paese. L'idea
della ferocia del profitto dentro una sfera, in cui il Sud di
questo Paese non è più una questione che riguarda l'altra parte del
Paese.
Penso che la seduta di oggi non ha soltanto lo scopo di alzare il
tono della polemica sulla vicenda industriale. La seduta di oggi
può inaugurare anche una fase del tutto nuova nel nostro Paese:
aprire un conflitto sull'idea dell'Italia nel nuovo secolo.
Di quale Italia parliamo? Di quale modello di sviluppo nazionale
parliamo? E allora abbiamo bisogno di istituzioni, a partire dal
Presidente della Regione, che alzino molto più la voce rispetto a
quanto abbiamo fatto fino ad ora.
In questa vicenda il nostro interlocutore non è né Marchionne né
nessun gruppo industriale.
In questa vicenda c'è un interlocutore innanzitutto, che deve
sapere rappresentare l'unità di questo Paese, ed è il Governo del
Paese, è il Governo nazionale, è il Presidente del Consiglio di
questo Paese. Ecco perché, con l'ordine del giorno che abbiamo
presentato, diamo mandato al Presidente della Regione affinché
chieda la convocazione di una seduta straordinaria del Consiglio
dei Ministri, partecipandovi nella qualità di ministro allorquando
si trattano affari che riguardano la Sicilia, ai sensi
dell'articolo 21 del nostro Statuto, al fine di affrontare non la
crisi Fiat ma il destino dell'industria italiana a partire della
vicenda Fiat.
Se non l'affrontiamo così, io temo che questa vicenda passerà dal
ministro Scajola al ministro Sacconi e - lo dico ai colleghi i
quali, poco avvezzi alle vertenze industriali, non lo sanno -
quando si passa dal tavolo dell'Industria al tavolo del Ministero
del lavoro vuol dire che stiamo andando a trattare gli
ammortizzatori sociali, che stiamo andando a trattare forme di
sussidio e non altro.
Ecco perché la questione deve essere messa nelle mani innanzitutto
dell'intero Governo e del suo Presidente del Consiglio. Solo così
penso che noi possiamo dare una speranza a questa vertenza, che
oggi riguarda la Fiat, ma che già in queste ore - basta leggere i
giornali di stamattina - potrebbe riguardare altro: ad esempio,
nella baia di Palermo c'era una nave che aveva avuto un incidente
ed è stata ancorata per mesi al Foro Italico. Bene, quella nave,
con il cantiere navale a qualche decina di metri più in là, è stata
destinata ad un cantiere della Croazia Si toglie una commessa ad
un'industria di Stato per portarla fuori dai confini nazionali, e
con quale prospettiva se non quella di indebolire il nostro
sistema economico, il nostro sistema produttivo?
E cosa dire della notizia positiva di qualche giorno fa
sull'accordo sottoscritto tra Sharp e St. Microelectronics, per
realizzare pannelli fotovoltaici in Sicilia, ma che rischia di
portare con sé un elemento di negatività perché, fino ad oggi, St.
Microelectronics è stato solo, anzi marginalmente, un polo
produttivo, in quanto è stata innanzitutto un polo di ricerca, un
polo del sapere, un polo rivolto a manodopera qualificata.
Bene, oggi con la prospettiva di farlo sempre più polo produttivo,
porta con sé i rischi di marginalità dell'essere polo della
tecnologia medio-alta di questa Regione.
Io credo che le questioni che abbiamo dinanzi ci impongono un
salto di qualità. Non siamo chiamati, ripeto, a discutere
semplicemente su quanto la Regione ci mette, sugli errori anche che
abbiamo commesso - perché nella vicenda Fiat ci sono anche errori,
gravi, commessi dalla Regione, lo voglio dire con molta franchezza
-, ma questi non sono sufficienti a spiegare il voltafaccia del
gruppo FIAT.
Come spiegare altrimenti che, soltanto un anno fa, veniva
sottoscritto un accordo su Termini Imerese che prevedeva una nuova
linea per la produzione della Y10 in Sicilia a Termini, e dopo un
anno Marchionne scopre che costiamo di più, che produrre auto in
Sicilia costa di più
Anche qui - stamattina lo diceva il rappresentante della FIOM -,
se così fosse, la Fiat ha il dovere di dire e il dovere di fare una
scelta che vada nel senso di chiudere tutti gli stabilimenti
nazionali in quanto in tutto il mondo l'unico posto in cui la
produzione auto Fiat costa di meno è in Brasile
Allora si produca solo in Brasile e si chiudano il Lingotto di
Torino e gli stabilimenti di Melfi, Pomigliano d'Arco, Polonia,
etc.
Ma la verità è, invece, un'altra: la verità è che rischia di
vincere una cultura del Paese per la quale una parte, che si sente
più forte, manda al suo destino la parte che ritiene essere più
debole.
Ho voluto esporre così la questione perché credo che attorno alla
vicenda Fiat si ponga oggi la battaglia di un nuovo meridionalismo,
non piagnone, non lamentoso, non con il cappello in mano, ma di un
nuovo meridionalismo che assuma la prospettiva di fare della
Sicilia e del Mezzogiorno, permettetemi di dire della Sicilia
innanzitutto, per quel che ci riguarda, non l'isola del sole, del
mare e dei beni culturali. Una grande regione di 5 milioni di
abitanti non può avere futuro se tra i suoi obiettivi di sviluppo
non ci sarà anche un'industria, non ci sarà un'industria
qualificata, una industria che investa in ricerca, in sapere e in
manualità.
Allora oggi mi auguro che, tutti insieme, si abbia la forza di
approvare un ordine del giorno che è stato sottoscritto da tutti i
gruppi parlamentari e che, con un comune sentire, si riesca a
superare il bivio in cui ci troviamo.
Non bastano più le normali relazioni politico-istituzionali. La
Sicilia deve alzare di più la voce, deve farsi sentire di più sui
tavoli istituzionali, sui tavoli politici, sui tavoli economici
perché solo così potremo meglio dare speranze e prospettive a chi
ci propone che l'unica speranza che abbiamo è di diventare tutti
piemontesi e tutti lombardi
Ci hanno pensato prima di noi altre generazioni e quel modello
qualche danno ce lo ha lasciato in eredità. Non vorremmo che, dopo
150 anni, l'unità d'Italia si riaffermi con la nuova idea della
piemontesità come unico orizzonte nazionale di questo Paese. Questo
sì che sarebbe inaccettabile
MUSOTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, membri del Governo, noi avremmo voluto iniziare
il 2010 con una seduta d'Aula che aveva delle prospettive positive,
di costruzione, di programma. Purtroppo, siamo costretti, e lo
abbiamo fatto certamente e pienamente convinti, ad iniziare questo
2010 con un dibattito che ha all'ordine del giorno un problema
certamente e altamente drammatico per la nostra Regione, per la
nostra provincia di Palermo, che è un problema nazionale: il
problema della Fiat.
Il Governo regionale, tramite il suo Assessore, nel primo
intervento ha fatto una lucida analisi della storia della Sicilfiat
in Sicilia, di quello che è costato ai siciliani, all'erario
siciliano, alle tasche dei siciliani un impegno perché in Sicilia
avvenisse finalmente una svolta, un modo di sviluppo diverso,
perchè finalmente sorgesse un polo industriale che desse vita ad un
cambio di un modello di sviluppo per dare soprattutto risposta alla
drammatica e annosa domanda di lavoro e di occupazione.
Tutto questo non è avvenuto, tutto questo è avvenuto soltanto
all'inizio, quando sono state tolte tante persone da un settore che
poteva avere uno sviluppo, il settore dell'agricoltura, che invece
è stato assolutamente chiuso e negato, per iniziare un sogno
industriale e per fare volare attorno a Sicilfiat altre industrie
per dare finalmente una risposta alla disoccupazione e al mondo del
lavoro.
Oggi ci troviamo drammaticamente di fronte a delle dichiarazioni
pretestuose, a volte ingiuriose e provocanti, della dirigenza della
Fiat, che tende in tutti i modi a dire, a volere far capire e a
lanciare messaggi, non sappiamo a chi, che Termini Imerese va
chiusa. Ultimamente ha voluto anche cercare di dividere i
lavoratori della Fiat dicendo che determinati stabilimenti nel
resto dell'Italia sarebbero stati salvaguardati, ma che su Termini
Imerese non c'è alcuna speranza.
Sono dichiarazioni certamente inquietanti e provocatorie perché
ogni giorno l'unico problema dell'amministratore delegato è quello
di dover affermare e di volere sottolineare questa volontà precisa
di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese con tutte quelle
conseguenze di carattere lavorativo, umano, che sono disastrose per
la nostra terra di Sicilia.
Di fronte a questo atteggiamento incomprensibile, immotivato, non
potendo trovare neanche ragioni di carenze da parte del Governo
regionale che ha dato piena disponibilità per investire,
ulteriormente investire nuove risorse finanziarie per creare
strutture ed infrastrutture che potessero servire, o che dovessero
servire, a riconvertire lo stabilimento di Termini Imerese,
l'atteggiamento di chiusura bieco, senza nessuna motivazione.
Oggi, nell'incontro con i sindacati, questi ci hanno detto in
maniera chiara che anche le notizie, i riferimenti, i numeri, la
differenza di mille euro su ciascuna vettura costruita a Termini
Imerese rispetto agli altri stabilimenti non hanno alcun
fondamento; sono soltanto delle notizie labiali che non hanno alle
spalle alcun riscontro di carattere finanziario, scientifico od
industriale.
Di fronte a questo atteggiamento dobbiamo registrare un fatto di
straordinaria importanza che è questo ordine del giorno, firmato
all'unanimità, nel pieno consenso di tutti i gruppi parlamentari di
questa Aula dell'Assemblea regionale siciliana, a dimostrazione che
i deputati regionali sono i reali, veri testimoni di ciò che
avviene attorno a loro, sono l'espressione di un popolo siciliano
che soffre, che vuole cambiare, che richiede a viva voce un
riconoscimento della propria storia di lavoratori.
Io convengo pienamente con quello che diceva il collega Cracolici
sull'avere dimenticato, avere spazzato via una storia di sacrifici,
di emigrazione, di lavoro e che la maggioranza dei siciliani ha
costituito la spina dorsale dei lavoratori che hanno dato alla Fiat
la possibilità di diventare un'industria a livello mondiale, di
avere creato ricchezza attraverso i sacrifici e di avere dato una
veste internazionale a questa industria italiana, ricevendone
certamente la possibilità di sopravvivere, ma che, in realtà, molte
volte ha dimostrato di essere ostile, in particolare negli anni '50
e '60, quando i nostri emigrati certamente non venivano ricevuti
con tutti gli onori al nord d'Italia
E di fronte a questa storia che è stata dimenticata si vuole
ulteriormente penalizzare la nostra terra di Sicilia con questo
atteggiamento bieco e sordo.
Bisogna reagire. Ha reagito il Governo regionale. Certamente
questa Aula stasera con questo ordine del giorno forte, pregnante,
motivato, che denuncia una politica di annunzio zig-zagante da
parte dell'industria Fiat che ha ogni volta chiesto, annunziato
riconversioni, piani industriali che andassero a cambiare tipi di
autovettura che dovevano essere costruiti in Sicilia e che, invece,
ha cancellato e spazzato via dopo roboanti annunzi.
Allora, quello che noi siamo certi e sicuri che farà il Governo
regionale lo abbiamo chiesto nel nostro ordine del giorno: che il
Presidente della Regione possa partecipare ad un Consiglio dei
Ministri, con il rango di ministro, in modo da fare valere forte e
alta la voce dei lavoratori siciliani, la voce di tutti i
siciliani. Non si può certamente in nessun modo subire questa nuova
onta, questo nuovo sfregio sulla pelle dei siciliani, sulla pelle
di tante famiglie siciliane Altrimenti per i siciliani l'unica
prospettiva possibile sembra essere quella dell'emigrazione,
dell'allontanamento.
Non è soltanto una protesta di resistenza, deve essere una
protesta di attacco.
Naturalmente bisogna pensare al futuro, cominciare a valorizzare
le grandi potenzialità della nostra Sicilia rispetto ad un grande
mercato globale e, soprattutto, ad un luogo, la Sicilia, che ha le
potenzialità di rivolgersi verso il Mediterraneo, verso nuovi
mercati, verso mercati che, certamente, si aprono e dove le
prospettive di lavoro, di occupazione nella nostra terra di Sicilia
possono essere svolte attraverso un ritorno positivo per i
lavoratori e per i posti di lavoro e, quindi, pensare a nuovi
investimenti, pensare alla possibilità di offrire queste nostre
grandi potenzialità.
Marchionne credo abbia detto che noi dovremmo essere vicini al
Piemonte o vicini alla Lombardia. Noi siamo lieti di essere al
centro del Mediterraneo, di rappresentare una storia unica che é
invidiata da tutti gli altri popoli, che non può essere condivisa
con altri, ma che deve rappresentare una potenzialità di sviluppo e
di apertura a nuovi mercati, a nuove regioni, a nuove nazioni che
guardano a noi con grande positività e con grandi prospettive,
avendo noi la capacità anche di sintonizzarci dal punto di vista
naturale e storico.
Stasera è certamente un momento di riflessione e anche drammatico,
nel quale pensare a ciò che potrebbe avvenire con la chiusura
della Fiat a Termini Imerese.
Abbiamo un anno di tempo e dobbiamo bruciare questa tappa,
evitando di rimanere invischiati in rinvii o incontri o tavoli con
la Fiat se non per rappresentare nostre richieste precise.
Nell'ordine del giorno si fa anche riferimento ad una sanzione, se
così si può definire, che è quella di richiedere che il Governo
nazionale smetta di dare incentivi, eco-incentivi, di dare
ulteriori risorse finanziarie alla Fiat che poi, naturalmente,
vengono investite in operazioni di acquisto di altre società o di
altri poli industriali che non fanno riferimento alla nostra terra
di Sicilia.
Non dobbiamo dimenticare - e lì possiamo avere anche un modello -
quello che hanno fatto altre nazioni come la Francia e la Germania,
che mai hanno permesso che si chiudessero loro grandi industrie
come la Peugeot e la Citroen in Francia, come l'Opel in terra
tedesca, perché quei Governi si sono frapposti, tenuto contro, tra
l'altro, che si trattava di società private che rispondevano
certamente ad una logica liberistica in un mercato globale. Lì i
Governi si sono opposti in maniera ferma e decisa.
Il signor Marchionne è andato in Germania, ha trovato nella
Presidente Angela Merkel un'avversione totale e decisa a volere
fare sfruttare, a volere far acquistare, a volere fare delle
operazioni di carattere finanziario che penalizzassero
l'occupazione.
Con questa consapevolezza, con questi modelli, noi possiamo
affermare a voce alta che la Regione siciliana avrà una
interlocuzione con il Governo nazionale, che non può certamente
dimenticare cosa rappresenta la Sicilia e cosa rappresentano i
lavoratori e i sindacati nella nostra terra di Sicilia. Ed è questo
l'appello che certamente sarà recepito dal nostro Governatore, che
ha il coraggio, che ha la capacità di far valere ed alzare la voce
in maniera forte col Governo nazionale perché non si consumino
ulteriori tragedie sui lavoratori siciliani.
POGLIESE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi ci
ritroviamo a confrontarci su un tema di scottante attualità che,
credo, riveste una importanza fondamentale non soltanto per i 1.340
dipendenti della Fiat di Termini Imerese e gli oltre 600
dell'indotto, cosa che di per sé già assumerebbe una valenza molto
significativa che giustificherebbe la grande attenzione mass-
mediale di questi ultimi mesi e anche una seduta ad hoc che è stata
giustamente organizzata dalla Presidenza dell'Assemblea su
sollecitazione di alcuni gruppi parlamentari.
Io ritengo che la vicenda imponga a questa Assemblea una
riflessione articolata su quello che è stato l'atteggiamento della
Fiat e su quella che è stata la politica industriale del gruppo più
importante della nostra Nazione. Un'industria pronta ad ottenere
enormi benefici economici laddove ha immaginato di costruire alcuni
stabilimenti in alcune aree depresse della nostra Nazione, penso
non soltanto alla Sicilia ma anche alla Basilicata e alla Campania,
e che, puntualmente in questi decenni, attraverso il ricatto
occupazionale ha reiterato l'ottenimento di questi contributi
economici.
Credo che sia oggettivamente impossibile individuare una cifra che
possa contenere le elargizioni statali, regionali e di altri enti,
di cui parlava prima l'assessore Venturi, che la Fiat ha saputo
ottenere in questi anni. E' oggettivamente impossibile. Ma una cosa
è certa: la somma di questi introiti è decisamente superiore alla
perdita di cui ha parlato puntualmente l'amministratore delegato
della Fiat, una perdita che - come ha ricordato prima il collega
Cracolici - è stata parzialmente smentita da alcuni autorevoli
esponenti del mondo sindacale, oggi, laddove la Presidenza
dell'Assemblea ha convocato una riunione, alla presenza dei
capigruppo e dei rappresentanti sindacali di Termini Imerese, nella
quale ci è stato comunicato, con una competenza certamente
superiore alla nostra, quello che è, invece, lo stato dell'arte,
quella che è la reale fotografia dell'esistente laddove gli
stabilimenti Fiat in perdita sono in tutto il resto del mondo e
nella nostra Nazione, ad eccezione solo del Brasile.
Ed é davvero assurdo che oggi ci ritroviamo dinanzi alla
decisione, comunicata ufficialmente il 22 dicembre da Marchionne a
Palazzo Chigi, durante quella famosa riunione, dinanzi al Governo e
ai rappresentanti sindacali, e preannunziata qualche mese prima:
una decisione paradossale che viene divulgata contestualmente ad
altre che, invece, parlano di investimenti per 8 miliardi di euro
nei prossimi due anni per gli stabilimenti italiani della Fiat e,
qualche mese dopo, di ingenti finanziamenti che la Fiat ha voluto
individuare per salvare il colosso americano della Chrysler e
salvare così qualche decina di migliaia di posti di lavoro negli
opulenti Stati Uniti d'America.
Ecco perché tutto ciò è inaccettabile, come è inaccettabile
ascoltare le parole dell'amministratore delegato della Fiat che,
nel giugno del 2009, ha voluto pronunziare, e voglio rileggerle
perché credo che siano meritevoli di essere rimarcate: A Termini
Imerese - ha detto a Venezia, a margine del Consiglio Italia-Usa
l'amministratore delegato Marchionne - non c'è indotto. E' un luogo
stranissimo dove non c'è niente intorno. Noi non stampiamo a
Termini, lì ci sono costi di logistica che sono enormi. Il problema
è la collocazione geografica, Termini non ha ragione di esistere .
Bene, io credo che queste frasi debbano essere poste
all'attenzione perché mi chiedo, ma soprattutto chiedo idealmente a
Marchionne, cosa accadeva nel 1970 quando la Fiat, grazie a quei
contributi pubblici di cui ho parlato prima, grazie anche al 40 per
cento delle quote sociali detenute dalla Regione in Sicilfiat,
pensò di investire in Sicilia.
Io credo che allora la Sicilia era ubicata nella stessa area
geografica dove si trova tuttora oggi, ed è quindi assolutamente
inspiegabile l'atteggiamento della Fiat che, quaranta anni dopo, fa
queste riflessioni che offendono l'intelligenza e la dignità di noi
siciliani.
Ecco perché - e mi avvio alla conclusione - la Fiat deve assumere
un atteggiamento molto più responsabile in questa vicenda. Se
questo non dovesse riscontrarsi, ebbene, dobbiamo mettere in campo
tutte le iniziative atte a far modificare queste posizioni assunte
ufficialmente a Palazzo Chigi dall'amministratore delegato della
Fiat, ivi compresa la possibilità, com'è scritto nell'ordine del
giorno sottoscritto da tutti i gruppi parlamentari, di vincolare la
concessione degli eco-incentivi al mantenimento dei livelli
occupazionali in Italia, al mantenimento degli stabilimenti
industriali in Italia.
Ricordo a me stesso e ricordo a voi, cosa che ha fatto prima di me
l'assessore Venturi, che in Italia si producono 650mila vetture
l'anno a fronte di una vendita di vetture di 2 milioni di esemplari
e, laddove l'unico colosso industriale del settore italiano è
rappresentato da Fiat, gli eco-incentivi vengono assorbiti, nella
stragrande maggioranza dei casi, dal colosso torinese ed è giusto
vincolare il mantenimento di questi eco-incentivi al mantenimento
dei livelli occupazionali.
Ma oltre a questo - e concludo - credo che, come diceva prima di
me l'onorevole Cracolici, questa problematica imponga un'articolata
riflessione su quello che deve essere, caro Presidente, il modello
di sviluppo che noi dobbiamo dare alla nostra Nazione e,
soprattutto, un'articolata riflessione su quello che è stato il
modello di sviluppo che, negli anni '60 e '70, noi abbiamo subìto
nella nostra Regione. Un modello di sviluppo che mira
esclusivamente a puntare tutto, comprese le elargizioni statali,
sulla grande industrializzazione forzata in alcuni settori, penso a
quello automobilistico ma penso anche a quello petrolchimico, che
hanno massacrato le nostre coste, che hanno prodotto danni enormi
all'ambiente e alla salute dei cittadini e che anche in termini
occupazionali - oggi lo possiamo dire - non hanno prodotto quei
benefici che sono stati sbandierati.
Io voglio ricordare un'indagine statistica che non è stata
condotta da qualche parlamentare di questa autorevole Assemblea, ma
dalla Bocconi' di Milano, che confronta il rapporto che vi è fra
l'investimento e l'unità di forza lavoro prodotta, ovvero quante
risorse occorrono nel settore petrolchimico, per esempio, per
produrre un'unità di forza lavoro. Ebbene, secondo la Bocconi' di
Milano, occorrono 3,5 milioni di euro per produrre un'unità di
forza lavoro; nel settore turistico occorrono invece 100mila euro.
Questo a testimonianza dell'assoluta bontà di un modello di
sviluppo alternativo a quello che abbiamo subìto negli anni 60 e
'70, laddove era assolutamente funzionale puntare sul turismo,
puntare su alcune direttrici più coerenti con le nostre
peculiarità.
Ecco perché io credo che la vicenda di Termini Imerese, insieme
alle altre che stanno oggi registrando un'attenzione per le crisi
occupazionali che riguardano la nostra Regione, meritano
un'adeguata riflessione per quello che dovremo fare nell'imminente
futuro sul modello di sviluppo che deve essere molto più coerente
rispetto alle peculiarità di cui la nostra Terra è piena.
APPRENDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Apprendi, possono intervenire solo i
capigruppo.
APPRENDI. Ma l'ha deciso la Conferenza dei capigruppo? Perché io
vorrei intervenire.
Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. Le darò poi la parola per dichiarazione di voto
sull'ordine del giorno.
ARICO'. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARICO'. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, forse tutti noi pensavamo ad un inizio di anno
diverso, un nuovo Governo regionale si profilava per la Sicilia e,
invece, siamo costretti ad affrontare un nuovo problema, questa
bomba politica, sociale di Termini Imerese, che da dicembre scorso
oggi abbiamo l'obbligo, come tutti stiamo facendo, di affrontare
con estrema razionalità, maturità, il problema della Fiat di
Termini Imerese, il problema dei 1.340 lavoratori, dei circa 2.000
lavoratori complessivi, compresi quelli dell'indotto.
Lo dobbiamo affrontare oggi, lo dobbiamo affrontare tutti insieme.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che
l'amministratore delegato della Fiat, in questi giorni, abbia
offeso - e offeso con forza - il popolo siciliano, dicendo che lo
stabilimento di Termini Imerese non può avere motivo o ragione di
esistere e di continuare ad esistere. Ha operato per quasi
quarant'anni; ha raggiunto un livello non indifferente; ha prodotto
centinaia di migliaia di automobili e speriamo che continui a
produrne.
Abbiamo apprezzato - ce la stiamo mettendo tutta - la
dichiarazione e la proposta fatta dal Presidente Lombardo per far
sì e per fare fronte alla spesa di circa 400 milioni: 200 milioni
servirebbero per innovazioni tecnologiche e 200 milioni per
infrastrutture che si andrebbero, poi, ad affiancare ai 100 milioni
offerti dal ministro Scajola.
Riteniamo che questa sia un'offerta che la Fiat non può e non deve
rifiutare. Deve salvaguardare il livello occupazionale e non
soltanto gli interessi dei soci Fiat, degli azionisti Fiat, degli
accordi industriali americani fatti con Chrysler che, forse, stanno
vedendo il pacchetto azionario e la capitalizzazione di Fiat
aumentare di giorno in giorno, chiedendo poi di stringere la corda
a chi? Ad una Regione, ad uno stabilimento come quello di Termini
Imerese che ha lavorato in questi 40 anni costruendo tanto per la
Sicilia.
E allora, riteniamo che l'atteggiamento del management non si
possa più accettare.
Con questo ordine del giorno, redatto con grande maturità da tutti
i Gruppi parlamentari, chiediamo, secondo le nostre prerogative che
ci vengono concesse dallo Statuto, di cercare di far sì che il
Presidente della Regione, col rango di ministro, possa partecipare
alle riunioni del Consiglio dei ministri per affrontare il problema
Fiat. Noi sappiamo ed il Presidente saprà, specialmente dopo questo
dibattito, che avrà l'intero Parlamento siciliano al suo fianco; e
non soltanto l'intero Parlamento, bensì l'intera Sicilia.
Per noi, il problema Fiat è un problema che va al di là della
permanenza occupazionale, che deve essere sicuramente garantita ai
lavoratori; ma è un problema di simbolo, di mantenimento
occupazionale. E' un problema che dobbiamo affrontare perché non
possiamo, sulla pelle dei Siciliani onesti che si sono guadagnati
da vivere in questi anni, far sì che la Fiat, con la chiusura,
forse possa aumentare di qualche punto percentuale per poi
arricchire le casse di qualche famiglia italiana o di qualcuno del
management.
Signor Presidente, sottoscrivendo questo, desidero apporre la
firma all'ordine del giorno numero 227 per dare un ampio sostegno
al Presidente al fine di continuare questa battaglia.
Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha
facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quanto mi accingo a
dire, con il consenso dei colleghi, bene o male è stato già oggetto
di un mio intervento stamattina quando, con i presidenti dei Gruppi
parlamentari, abbiamo incontrato il Sindaco di Termini Imerese, i
rappresentanti sindacali, ai massimi livelli regionali, ed anche
una rappresentanza dei dipendenti della Fiat di Termini Imerese.
E' giusto, però, ripercorrere quel mio intervento anche in Aula
perché la sede ufficiale è proprio questa e qui si formano gli atti
parlamentari e le volontà del Parlamento.
Comincio col dire che l'UDC si sente molto in sintonia con
l'impostazione di questi aspetti che riguardano Sicilfiat fornita
dai rappresentanti sindacali, dalle organizzazioni sindacali:
Termini Imerese non può essere visto come un problema
esclusivamente siciliano, avulso da una politica aziendale generale
di Fiat in Italia.
Il problema va visto nella sua interezza perché lo stabilimento di
Termini non può essere cosa diversa da una visione complessiva e
generale del piano industriale della Fiat per quanto riguarda le
sue attività in Italia, tant'é che, per quello che hanno confermato
anche le organizzazioni sindacali, domani si dovrà decidere la
celebrazione di uno sciopero nazionale di otto ore che riguarda
tutti i dipendenti in tutti gli stabilimenti Fiat in Italia.
Se questo è vero, se riusciremo, Parlamento e Governo, ad
impostare il problema di Fiat in Sicilia in una logica complessiva,
credo che faremo cosa buona e giusta.
Questo ci consente anche di fare due ulteriori considerazioni.
Inizio dalla prima: ci sono argomenti, come quello che riguarda la
Fiat di Termini Imerese, come quello che riguarda l'occupazione dei
dipendenti della Fiat e di quelli dell'indotto, che non possono
consentire ragionevolmente e con una corretta politica, delle
differenziazioni di posizioni all'interno dei gruppi politici. Ci
dobbiamo sforzare di arrivare all'uniformità di intenti per dare
forza al discorso e alla decisione di quest'Aula e dare forza
naturalmente al Governo.
Era stato detto - e credo che siamo per addivenire a questa
soluzione - di evitare ordini del giorno dei vari Gruppi
parlamentari, ma di procedere ad un ordine del giorno sottoscritto
da tutti i Gruppi di modo che si possa dare maggiore forza
all'attività del Presidente della Regione. Quale attività?
Certamente, dobbiamo preoccuparci per alcune cose che stanno
accadendo in questi giorni, da prima. Credo sia inopportuno,
preoccupante, che il sottosegretario alla Presidenza, onorevole
Letta, ieri abbia tranquillizzato i lavoratori di Pomigliano d'Arco
dicendo di non preoccuparsi perché esistono soluzioni per risolvere
i loro problemi ma, contestualmente, abbia dimenticato di
tranquillizzare i lavoratori di Termini Imerese. Questo può far
intendere che nelle intenzioni del Governo, di quella parte di
Governo che conta, Termini Imerese è già spacciata.
Allora, dobbiamo reagire
Così come ritengo preoccupanti le attenzioni che il ministro
Scajola ha rivolto a quegli imprenditori che ritengono di potere
realizzare a Termini Imerese l'auto elettrica, l'auto ecologica,
che potrà sì essere realizzata ma che potrà essere utilizzata fra
vent'anni perché, prima che si realizzino gli impianti per poter
alimentare queste macchine, occorrono venti anni. Siamo ancora alla
ricerca di realizzare una rete completa per il gas; figuriamoci se
dobbiamo mettere mano a quella per le auto elettriche.
Cosa intendiamo, come UDC, proporre all'Aula?
Un ordine del giorno che investa la responsabilità del Presidente
della Regione affinché, attivando la sua qualità, il suo ruolo, la
sua funzione - in base allo Statuto, infatti, partecipa ai lavori
del Consiglio dei Ministri con il rango di ministro quando si
tratta di questioni che riguardano la Sicilia - chieda la
convocazione del Consiglio dei Ministri in cui portare
all'attenzione del Presidente e del Consiglio stesso i problemi di
Termini Imerese, chiedendo ed ottenendo, anche con la forza che gli
deriva da una compatta visione di questo problema, sia dai
sindacati sia da quest'Aula, e chiedere che il Governo, che ne ha i
poteri, come per il passato è stato dimostrato, di imporre alla
Fiat una politica complessiva degli interventi in Italia che
utilizzi e potenzi lo stabilimento Fiat di Termini Imerese, pena la
retrocessione, pena la non ulteriore approvazione di quegli
incentivi che il Governo ha fino ad ora elargito e che si appresta
ad elargire nuovamente per tutte le vetture di produzione Fiat.
Perché un potere contrattuale, il Governo centrale certamente lo ha
e, in questo caso, non è dato capire perché non lo vuole utilizzare
e, comunque, soltanto da un'azione coordinata di tutte le forze
politiche, con il Governo regionale e con l'impegno dei deputati
nazionali siciliani e dei senatori siciliani, eletti in
qualsivoglia lista e con qualsivoglia partito, si potrà ottenere
quella attenzione che è l'unica, se ha una forza ed un consenso
ideale, che può fare cambiare idea e atteggiamento a Marchionne e
alla Fiat. Anche perché il fallimento della Fiat in Sicilia è la
certificazione del fallimento di ogni ipotesi di politica
industriale per questa nostra Terra e non potremo costruire niente
di buono per i nostri figli e i nostri nipoti se dovesse fallire
l'avventura Fiat in Sicilia.
Noi, come UDC, siamo pronti a fare la nostra parte; abbiamo
partecipato con convinzione al dibattito di stamattina e con
altrettanta convinzione abbiamo partecipato alla stesura di questo
ordine del giorno in comune e lo abbiamo sottoscritto.
Siamo convinti che, dimostrando con compattezza la forza di cui
questa Regione può disporre, si schiudano nuovi scenari per le
trattative con la Fiat, che non può sottrarsi all'impegno con la
Sicilia.
BONOMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BONOMO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
assessori, onorevoli colleghi, è un anno difficile ed è sotto gli
occhi di tutti. La vicenda Fiat non fa altro che confermare che le
belle parole che spesso dal Governo nazionale vengono pronunciate
sulla mancanza di una crisi e sulla visione strategica di una
mancanza di una crisi vera, che invece tocca le imprese, le
industrie del popolo italiano sono, in effetti, delle parole e il
non volere vedere la realtà.
La domanda che ci siamo fatti nell'approvare l'ordine del giorno e
nel consegnare nelle mani del Presidente della Regione, con forza,
uno strumento per rappresentarci e per rappresentare l'intera
economia regionale e il mondo delle imprese siciliane, era una ed
una soltanto: la crisi della Fiat in Sicilia è una vera crisi
strutturale? E' una vera crisi che viene dal posizionamento nella
regione siciliana e, quindi, in fondo allo stivale siciliano, dello
stabilimento, come ci ha propinato Marchionne, a mio avviso con una
buona e bella provocazione? O è una crisi strutturale di sistema
che abbraccia - per chi ha nozione di macro e microeconomia - il
grande capitale, la grande impresa che abbandona, di fatto, la
Sicilia dopo averla saccheggiata, come gli Unni di Brenno,
finanziariamente ed economicamente, lasciando briciole e scarsa
occupazione sul territorio e approfittando di ingenti risorse
nazionali?
Bene, é certamente una provocazione quella di Marchionne perché,
se si deve delocalizzare lo stabilimento Fiat siciliano, è
altrettanto vero che le condizioni ambientali in cui versa lo
stabilimento polacco sono strutturalmente identiche e allora
bisognerebbe parimenti delocalizzare lo stabilimento polacco.
Il non volere vedere che Fiat e il grande capitale abbandonano
l'Isola in maniera strumentale, in una evidente crisi politica che
contrappone il Nord al Sud dell'Italia, e che vede forze politiche
che hanno predominanza e, soprattutto, hanno, nello scenario
politico nazionale di governo, la possibilità e la forza di
trascinare da un lato, quindi, verso il Nord, investimenti che
questo Governo propone e dispone, non fa altro che confermare, caro
Presidente, che dobbiamo andare verso forme di governo e di
alleanze di governo siciliano che abbiano a cuore l'interesse dei
siciliani.
Le politiche nazionali oggi vedono, di fatto, un contrapporsi
forte di due poli, Nord e Sud, in cui l'economia diventa uno
strumento di forza politica, in cui quella che è la crisi
strutturale di sistema che ci viene di fatto negata dal Governo
Berlusconi, oggi in Sicilia diventa non solo crisi di sistema, ma
crisi economica, crisi strutturale, crisi di impresa.
Ma non è solo la Fiat che abbandona, ed ha abbandonato, la nostra
Sicilia.
Vorrei ricordare che, di fatto, la crisi dei poli petrolchimici,
la crisi della chimica, l'abbandono da parte di ingenti aziende
nazionali, statali, del nostro territorio per investire in
territori diversi dalla Sicilia o dall'Italia in cui, magari, le
regole in materia di sicurezza e le regole economiche portano ad un
maggiore profitto, è il tema centrale della nostra azione.
Il problema è la crisi della politica; il problema è la crisi
della nostra rappresentanza istituzionale nel Governo nazionale; il
problema è la crisi del sistema.
Il problema vero che dobbiamo affrontare è il seguente: siamo
oggi, tutti, in maniera limpida e chiara, in grado di fare sistema,
di fare fronte comune affinché le spinte nordiste, le spinte che
privilegiano solo una parte del nostro Paese possano essere
attenuate?
Su questo, Presidente, lei ha pieno mandato di agire in nome e per
conto del popolo siciliano, in nome e per conto dei parlamentari
siciliani, in nome e per conto a fianco dei parlamentari nazionali
per far sì che la Fiat diventi l'emblema della lotta politica,
oltre che economica, siciliana.
Onorevole Presidente, a Fiat e a Termini sono stati dati più no',
è stato detto no' all'evoluzione del polo industriale dell'auto
siciliana che poteva benissimo trasformarsi con gli investimenti
che noi mettiamo a disposizione, insieme ai pochi investimenti
nazionali, in un polo di sperimentazione sull'auto elettrica. E'
stato dato un no' e una non assicurazione ai lavoratori dello
stabilimento Fiat nel trasferire produzioni che, invece, vedranno
privilegiati altri stabilimenti, magari del Mezzogiorno. Non si
tratta, però, di una lotta fra poveri che dobbiamo intraprendere,
come quella che riguarda la produzione della Panda che, a quanto
sembra, potrebbe essere delocalizzata nello stabilimento di
Pomigliano D'Arco.
La domanda, allora, è la seguente: perché la Fiat di Termini
Imerese no?
Signor Presidente, una provocazione va comunque fatta alla
provocazione di Marchionne e la provocazione è che i Siciliani
potrebbero non comprare più macchine Fiat; la provocazione è che i
siciliani potrebbero boicottare i prodotti e le aziende che in
Sicilia hanno deciso di delocalizzare le loro produzioni verso
Paesi esteri; la provocazione è che siamo stanchi di aziende che
arrivano, saccheggiano e portano via risorse, portano via
investimenti lasciando dietro di sé solo ed esclusivamente povertà
e tragedie umane, perché perdere anche un solo posto di lavoro è
causare una tragedia familiare, è causare tragedie lavorative.
Bene, onorevole Presidente, lei ha il mandato assoluto di
Alleanza per l'Italia', che rappresento, ma anche, credo, di tutti
i parlamentari del popolo siciliano a rappresentare queste istanze
al tavolo nazionale, con forza, con determinazione, e ritengo che
questa sia la battaglia politica, oltre che la battaglia economica.
Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, do lettura dell'ordine del giorno
numero 227 «Iniziative a livello nazionale e regionale per il
rilancio dello stabilimento FIAT di Termini Imerese (PA)»,
presentato dagli onorevoli Cracolici, Musotto, Pogliese, Mineo,
Maira, Bonomo e Aricò:
«L'Assemblea regionale siciliana
considerato che:
durante l'incontro, di recente svoltosi presso la Presidenza del
Consiglio dei Ministri, è stato presentato dall'amministratore
delegato Marchionne il nuovo piano industriale della Fiat Auto, che
prevede, tra l'altro, la cessazione della produzione di automobili
nello stabilimento di Termini Imerese (PA) a partire dal 2012;
ancor più recentemente l'amministratore delegato della Fiat Auto
ha dichiarato che per Termini Imerese si prevede la chiusura dello
stabilimento, senza alcuna ipotesi di riconversione produttiva,
alla quale invece aveva ripetutamente fatto riferimento in
precedenti occasioni;
la chiusura dello stabilimento viene motivata dalle diseconomie
che, a giudizio della Fiat, comporterebbe la produzione di
automobili a Termini Imerese nella misura quantificata in mille
euro in più per unità di auto prodotta, costo determinato dall'
assenza di infrastrutture adeguate e di un indotto sviluppato;
contro la decisione annunciata dalla Fiat hanno intrapreso
immediate azioni di lotta e di protesta i lavoratori ed i
sindacati, che hanno assunto la continuazione della produzione a
Termini Imerese come questione nazionale, sulla quale hanno già
aperto una vertenza con Fiat e con il Governo, mentre al loro
fianco si sono schierate le forze sociali del territorio, la
Chiesa, le istituzioni locali;
rilevato che:
la scomparsa di una realtà produttiva come quella rappresentata
dalla Fiat e dalle fabbriche dell'indotto nella zona industriale di
Termini Imerese assesterebbe un colpo mortale non solo ai livelli
occupazionali dell'area, che perderebbe d'un sol colpo oltre
duemila posti di lavoro, ma anche alle prospettive di sviluppo
dell'intera Regione, dal momento che la Fiat è oggi uno dei pochi
grandi gruppi industriali operanti nell'Isola; che la presenza
dello stabilimento ha consolidato nel corso di 40 anni un 'know
how' tecnologico e territoriale importante; e che intorno allo
stabilimento si può sviluppare innovazione e ricerca tecnologica,
soprattutto nei decisivi settori delle fonti rinnovabili di energia
e dei motori ecologici (ibridi, elettrici, ad idrogeno);
la decisione della Fiat è da respingere innanzitutto perché
avviene nel contesto di un piano industriale che prevede di
aumentare la quantità di automobili prodotte dal gruppo in Italia,
quantità che potrebbe essere ulteriormente incrementata in modo da
garantire tutti gli stabilimenti e le maestranze italiani in
considerazione dei volumi che il mercato internazionale è in grado
di assorbire;
tale decisione va respinta, altresì, perché il rafforzamento della
Fiat sullo scenario mondiale dell'auto attraverso le intese con il
gruppo Chrysler non può avere come conseguenza la riduzione della
presenza Fiat nel nostro Paese e la pesante penalizzazione dei
territori meridionali dai quali la Fiat ha avuto negli anni un
contributo produttivo e finanziario fortissimo e decisivo per la
stabilità del gruppo;
ancora nel 2007 la Fiat aveva presentato un contratto di
programma, poi non conclusosi, che prevedeva 1,2 miliardi di
investimenti, il raddoppio degli occupati ed una produzione tripla
rispetto all'attuale; inoltre nel 2008 aveva sottoscritto con le
parti sociali un accordo per aumentare di 250 unità l'occupazione
nello stabilimento ed incrementare la produzione con l'assegnazione
a Termini Imerese del nuovo modello destinato a sostituire la
Lancia Ypsilon;
la Fiat non ha mai chiarito a cosa vada effettivamente attribuito
il 'surplus' di costi produttivi denunciati, ma è facile osservare
che è stata la stessa Fiat a dichiarare il proprio disinteresse
sull'utilizzo del porto di Termini Imerese piuttosto che di un
altro porto; così come sono le scelte operate dalla Fiat che fanno
nascere o morire l'indotto: basti ricordare che nel 2005 erano
attive ben 22 aziende, mentre oggi ne operano solo 3 o 4 per la
decisione della Fiat di lasciare a Melfi l'indotto della Ypsilon;
allo stesso tempo, risulta di solare evidenza che tenere bassi i
volumi produttivi e la saturazione dello stabilimento fa aumentare
i costi fissi, perchè si scaricano su un numero insufficiente di
unità prodotte; non va infine dimenticato che la professionalità
dei lavoratori di Termini Imerese è molto elevata e ciò determina
risparmi per l'azienda, a cominciare dai minori interventi che è
necessario effettuare sulle auto in garanzia;
constatata l'unanime volontà di tutti i gruppi parlamentari
presenti in questa Assemblea regionale,
impegna il Presidente della Regione
a richiedere la convocazione di un Consiglio dei Ministri con la
presenza del Presidente della Regione, ai sensi del terzo comma
dell'art. 21 dello Statuto siciliano, ove far assumere con
decisione la salvaguardia dello stabilimento di Termini Imerese
come questione nazionale prioritaria, convocando, altresì,
immediatamente, un tavolo di trattative con la Fiat e con le
organizzazioni sindacali, e non concedendo alcuna forma d'incentivo
alla produzione Fiat in assenza di una revisione dell'atteggiamento
assunto dall'attuale management;
perchè venga messo rapidamente a punto, anche mediante un'
attività di concertazione con le realtà istituzionali e sociali del
territorio, un piano di interventi per il rilancio della presenza
Fiat in Sicilia, che faccia perno:
a) sulle opere da realizzare per migliorare decisamente il
contesto infrastrutturale su cui insiste il polo produttivo Fiat,
quali il porto e l'interporto;
b) sulle opportunità e sulle risorse da predisporre per favorire,
insieme all' Università degli studi ed agli enti di ricerca, la
realizzazione di iniziative volte alla ricerca ed all' innovazione
tecnologica legate all' automobile, ma anche ad altre produzioni di
interesse Fiat;
c) sulle opportunità per la riqualificazione professionale dei
lavoratori;
perchè sia sollecitata in maniera diretta la Fiat affinché valuti
le proposte della Regione, non soltanto quelle rivolte al polo
produttivo di Termini Imerese, ma altresì quelle altre volte anche
ad ampliare le potenzialità di mercato». (227)
APPRENDI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
APPRENDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo anche
nella qualità di vicepresidente della Commissione Attività
Produttive , dove sono testimone della profonda crisi che il
settore dell'industria sta attraversando: mi riferisco alla
piccola e media impresa, ovviamente, oltre alla grande impresa
quale la Fiat.
Pertanto, prendo la parola per provare ad affrontare questa
vertenza che riguarda lo stabilimento Fiat di Termini Imerese in
un'ottica complessiva che coinvolge, a ben guardare, il futuro
industriale della nostra Isola; il futuro che oggi è,
evidentemente, compromesso da un riassetto economico, lasciato a sé
stesso e senza alcun intervento della politica, che si sta
frettolosamente ricomponendo, penalizzando la parte più fragile e
debole del Paese. In questo quadro, la Sicilia e il Sud rischiano
di pagare il prezzo più alto in termini di mancato sviluppo,
speranze tradite e freno all'occupazione.
Senza chiarezza, però, non si va da nessuna parte.
Francamente, voglio dire che oggi ci troviamo ad affrontare una
vertenza che avrebbe potuto seguire una strada diversa se solo due
anni fa, nel 2008, la Regione siciliana avesse stanziato quei 150
milioni concordati - e lo specifico, concordati - con la Fiat per
cofinanziare l'accordo di programma con il Lingotto. Un accordo
che, ricorderete, prevedeva l'avvio del cosiddetto Piano A con
tanto di investimenti in opere strutturali nell'area industriale a
supporto dell'indotto e di alcuni gruppi che erano pronti ad
investire nell'area. Un Piano A che non decollò mai perché il
Governo di allora, guidato dal centro-destra, non portò mai in
quest'Aula la legge per impegnare la Regione a mettere a
disposizione i terreni per l'insediamento di nuovi capannoni e a
concedere un incentivo per il mutamento dei contratti da
apprendistato.
Un provvedimento che non fu mai approvato a causa dello
scioglimento anticipato dell'Assemblea regionale dopo le dimissioni
del Presidente Cuffaro, che non si preoccupò mai di portare in Aula
un provvedimento tanto importante.
La verità è che, saltato il contratto di programma, il Lingotto ha
inesorabilmente rivisto al ribasso il piano di sviluppo per lo
stabilimento di Termini Imerese, con drastici tagli rispetto ai
programmi fino ad allora portati avanti.
Il secondo progetto, il cosiddetto Piano B, comunicato ai
sindacati FILM, FIOM, UILM, UGL, ha previsto soltanto
l'assemblaggio della Lancia Y, mettendo da parte la produzione
delle altre vetture, la Punto, la Cinquecento, e riducendo i volumi
produttivi, che non sono più 200mila auto all'anno, sfruttando le
due linee di produzione, ma 100mila, e su una sola linea.
Nel Piano B , inoltre, non c'è più stato spazio per la creazione
di nuovo indotto, per cui la Lancia Y non è stata prodotta
interamente nella fabbrica siciliana, ma è stata semplicemente
assemblata con componenti arrivati dagli stabilimenti di Melfi e
Mirafiori. Tra le conseguenze immediate vi è stato lo stop alle
assunzioni, mentre ne erano state previste, tra diretto ed indotto,
circa 2.500. Già allora i sindacati gridarono allo scandalo e
dissero che con il nuovo piano non potevano più parlare di
sviluppo. Lo stabilimento non sarebbe mai più diventato un polo di
eccellenza nell'area del Mediterraneo, ma rimaneva precario e in
balìa della crisi di mercato. Erano preoccupati, quegli stessi
sindacalisti che oggi abbiamo visto qui nel Palazzo, ed erano
pronti a mobilitarsi. La politica non poteva mandare in fumo un
progetto di forte rilancio.
Ma così è stato, onorevoli colleghi, per responsabilità di una
maggioranza di centro-destra che ha preferito mandare in rovina
l'Isola lasciando le mani libere all'amministratore delegato Sergio
Marchionne, il quale ha presto annunziato di rinunciare al Piano
B per andare a fare investimenti in Serbia, dove gli accordi si
raggiungono in sole tre settimane.
La Sicilia, con il sogno dell'industria, ha subìto cocenti
delusioni. Forse pensavamo che la Fiat fosse diversa, proprio
perché si chiamava Fiat. E, invece, cari colleghi, si è comportata
come tutte le altre imprese, vere o presunte, che hanno segnato la
storia della industrializzazione nella piana di Termini.
Oggi ci viene un sospetto, e non vogliamo apparire superficiali:
forse potevamo continuare a coltivare carciofi, forse potevamo
continuare ad inseguire il sogno del turismo, forse potevamo
sperare nella costruzione dell'aeroporto, se non fosse intervenuto
Gaetano Badalamenti, detto don Tano, a cambiare il corso della
storia.
Forse sarebbe stata tutta un'altra storia, tutta un'altra vicenda.
Così la delusione riguarda tutti noi come politici, ma anche gli
operai, i figli degli operai e il futuro dei figli degli operai. Ne
ha profondamente risentito l'economia di una intera zona e, mentre
ci guardiamo intorno facendoci le solite domande sull'ennesimo
episodio di palese deindustrializzazione, ecco risorgere i sogni:
Marchionne ci regala aree e stabilimenti; arrivano gli indiani -
non quelli dei film western, questa volta sono davvero i nostri -;
arrivano l'hi-tech automobilistico, la cordata dei geni siculo-
italiani, anche questi sorretti dall'immancabile dotazione di fondi
della Regione Sicilia. E, a detta di questi, la fabbrica di Termini
Imerese potrebbe risorgere e diventare la punta di diamante di un
automobilismo che non si è mai visto sulla Terra, un automobilismo
che punta sulle macchine ecologiche e guarda anche al mercato del
bacino del Mediterraneo.
E' bene ricordare che gli argomenti di Marchionne sono deboli.
Vero è che la Fiat è formalmente privata, ma che ne sarebbe stato
della stessa Fiat se, in tutti questi anni - soprattutto quelli non
tanto lontani, in cui se ne paventava la chiusura - lo Stato non
avesse provveduto ad agevolare la rottamazione, a pagare la cassa
integrazione soprattutto dei lavoratori del Nord, oltre a dare
robusti incentivi per la localizzazione a Melfi e a Cassino dei
siti produttivi?
Falsa è pure l'argomentazione circa la distanza di Termini Imerese
dal resto del mondo, la cui non centricità rispetto ai principali
mercati è stata, peraltro, strategicamente causata dalla stessa
Fiat, che ha portato via dalla Sicilia parte dell'indotto e della
componentistica facendo diventare la fabbrica solo assemblaggio.
E' più lontana Termini Imerese, che ha un efficiente porto, o la
Polonia o la Serbia?
Vi sono, evidentemente, altre e non confessate ragioni; la
risposta ce la diamo senza tante difficoltà. Però, noi politici di
quest'Assemblea dobbiamo chiederci cosa fare e cosa dire a chi, già
oggi, è venuto a bussare al portone di questo storico edificio, già
Palazzo Reale di un mitico regno che forse non è mai esistito.
C'è il problema complessivo del destino industriale dell'Isola, in
un momento in cui il Governo nazionale, di fatto, punta alla
deindustrializzazione della Sicilia, e che riguarda la Fiat,
l'Italtel, la vicenda che è stata denunciata prima della nave
Florio ancorata al porto di Palermo che viene spostata in un bacino
in Croazia, la vicenda del rotabile, la Keller, l'Imesi, in una
Sicilia che ha ferme le ferrovie ai primi del 900.
Quello che ci impressiona è la tempistica della crisi, perché
contemporaneamente arrivano avvisi di chiusura da molte parti. E'
una scelta politica industriale del Governo nazionale che
privilegia, senza tanti veli, la realtà del Nord, con logiche
multinazionali e globali, a danno degli interessi della Sicilia e
del suo territorio.
Sembra di assistere ad un tiro al bersaglio con questo attacco al
ventre molle del Paese che si dimostra insensibile, nella sua
rappresentanza al Parlamento nazionale, a qualunque sberla arrivi
dal Marchionne di turno, che sarà sempre certo di poter contare
sulla scarsa capacità di reazione della politica siciliana.
Io vorrei ascoltare la voce di tre autorevoli rappresentanti
siciliani del Governo nazionale, l'onorevole Prestigiacomo,
l'onorevole Micciché, l'onorevole Alfano e anche il Presidente del
Senato, onorevole Schifani, che ha avuto tanta premura a parlare
delle vicende politiche siciliane ma non ha aperto bocca per
parlare di questo tracollo dell'economia siciliana. Mi piacerebbe
ascoltarli.
Onorevole Presidente della Regione, stiamo attenti, perchè se
vogliono affamare questa Terra, in particolar modo questa parte
della Sicilia, per poi proporci, su un piatto d'argento,
l'alternativa del nucleare, hanno sbagliato. Se vogliono prenderci
per fame, hanno sbagliato.
Quindi, auspico che ci sia un vero impegno, così come è stato
chiesto dall'onorevole Cracolici, rispetto a ciò che sarà il futuro
dell'industria, perché vogliamo capire se c'è un futuro per
l'industria in Sicilia o se dobbiamo cambiare rotta.
Esprimo il voto favorevole all'ordine del giorno presentato.
LUPO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LUPO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
Assessori, onorevoli colleghi, starò nei tempi perché molto è stato
detto e io non intendo ripetere, se non esprimere il mio consenso,
vero, rispetto al contenuto dell'ordine del giorno presentato da
tutti i gruppi parlamentari, che hanno così dato prova di grande
responsabilità, dimostrando che la questione della Fiat di Termini
Imerese non riguarda una parte della politica o una parte dei
siciliani, ma tutta la politica regionale, l'intero Parlamento
siciliano e l'intera Sicilia. E' una vicenda emblematica che va
oltre il fatto in sé, che è già gravissimo viste le conseguenze
terribili che si avrebbero per il territorio in seguito
all'ipotetica dismissione dello stabilimento termitano.
Io aggiungo alle considerazioni già fatte dagli onorevoli colleghi
che mi hanno preceduto solo qualche piccolissima precisazione.
Oggi la Camera dei deputati ha approvato una mozione presentata
dal Partito Democratico che presenta dei contenuti estremamente
rilevanti, anche per quelle che sono le competenze della Regione
siciliana. Si parla di finanziare un piano volto ad inserire nel
mercato del lavoro centomila giovani. Si parla di reintegrare - e
questo è molto rilevante anche ai fini della discussione che qui
stiamo facendo - le risorse impegnate del FAS, sottratte dal
Governo nazionale al Mezzogiorno, per destinarle a programmi mirati
di rilancio del tessuto produttivo al Sud.
Io spero che il Governo nazionale dia seguito all'impegno che ha
dovuto assumere con la mozione approvata alla Camera dei deputati,
e che queste risorse possano quanto prima essere disponibili
proprio per realizzare quegli interventi necessari al miglioramento
della competitività, non solo dello stabilimento di Termini
Imerese, ma dell'intero territorio.
Lo stabilimento, come sappiamo, ha un'alta produttività, ma è
penalizzato dalle esternalità negative legate alla mancanza delle
infrastrutture, che pure sono necessarie e realizzabili, disponendo
delle risorse di cui noi dovremmo disporre, cioè le risorse del
Fondo aree sottoutilizzate. Così come si prevede l'impegno per un
piano organico di riforma degli ammortizzatori sociali.
Questo è l'ultimo punto che io brevemente voglio trattare. Abbiamo
fatto bene a scrivere così l'ordine del giorno, ma vi é
un'ulteriore questione che questo Parlamento deve esaminare con
grande attenzione.
I lavoratori colpiti dalla crisi dell'industria in Sicilia - e il
caso Fiat ne è un caso emblematico - purtroppo, vedono i loro
redditi fortemente ridotti per effetto della cassa integrazione,
per effetto della mobilità e, aggiungo, come nel caso dei
lavoratori della Fiat di Termini Imerese, anche per effetto degli
scioperi che sono costretti a fare per salvare non solo il loro
posto di lavoro, ma anche la prospettiva di sviluppo di un intero
territorio. Io penso che sia importante per tutti noi.
Allora credo che il Governo regionale debba farsi carico in
qualche modo anche di trovare una forma di sostegno al reddito di
questi lavoratori che hanno famiglia e che vedono, purtroppo, le
loro buste paga fortemente ridotte per effetto della cassa
integrazione e per effetto degli scioperi.
A tal proposito oggi ho proposto che, quanto meno nei confronti di
questi lavoratori in cassa integrazione e in mobilità, anche se ciò
non risolve il problema ma sarebbe già un segno di attenzione, si
provvedesse a sospendere la trattenuta per l'addizionale IRPEF che
va alla Regione siciliana.
Io trovo profondamente ingiusto che un lavoratore in cassa
integrazione, che percepisce mille euro al mese, debba versare alle
casse della Regione l'1,4 per cento così come un lavoratore che,
invece, non ha di questi problemi. Certamente non basta. Io chiedo
che altri strumenti di sostegno al reddito siano individuati, ma
faccio appello alla responsabilità del Governo regionale perché,
quanto meno, si riduca il carico fiscale nei confronti di queste
categorie particolarmente colpite.
CAPUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, signori assessori, ho ascoltato come
tutti con enorme attenzione, anche se da un'intera giornata
parlamentare seguiamo la vicenda che riguarda gli operai e il
futuro della Fiat di Termini Imerese, e sono sempre più convinto
che si tratta di uno di quegli eventi sui quali si misura
l'autorevolezza e la capacità di un Governo. Sono quelle scelte di
carattere eccezionale che vanno al di là della misura della
ordinaria amministrazione e impongono un intervento di
autorevolezza, di prestigio, di coesione e di spendibilità, di
un'immagine di un Governo regionale di fronte al dramma della Fiat.
Perché della Fiat? Perché è l'aspetto più macroscopico di questa
Regione, ma non è soltanto la Fiat, perché è dell'Italtel, è del
Cantiere navale, della Serital, fra poco anche della Keller, di
tutto quello che oggi è il sistema industriale della nostra
Regione.
Se qualcuno qui non ha ancora capito che oggi il no' di
Marchionne a continuare l'esperienza Fiat in Sicilia non è un fatto
isolato, sta commettendo un errore di enormi proporzioni dal punto
di vista politico, dal punto di vista di governo e dal punto di
vista dell'attenzione al territorio.
Qui siamo di fronte ad una precisa strategia dei grandi gruppi
industriali di smantellare il sistema economico-occupazionale
legato all'industria siciliana. E' in atto lo smantellamento di un
cambiamento culturale di fare impresa in Sicilia, e il fatto che la
Fiat, grande impresa di Stato che ha avuto dalla Regione siciliana
e dal Governo nazionale negli anni passati, da 25, da 30 e da 45
anni a questa parte, finanziamenti, sovvenzioni, detrazioni,
contributi, agevolazioni e si permette il manager dell'azienda Fiat
di dire no' al Governo nazionale quando ha chiesto il mantenimento
dello stabilimento in Sicilia, questo sta a significare che o vi è
una caduta di prestigio e di autorevolezza da parte dei governi
dello Stato e di questa Regione, o vuol dire che è la Fiat che
detta l'agenda di governo a questo Paese
Allora credo che qui va dimostrata un'inversione di tendenza, è
necessario che il Governo della Regione dimostri sensibilità, così
come oggi l'assessore Venturi ha dimostrato incontrando i
lavoratori, i sindacati, il Parlamento, e ha dimostrato con il suo
intervento odierno grande attenzione verso la Fiat. In questo
momento dobbiamo capire quali sono le scelte del Governo, senza
cadere nel gioco della maggioranza o dell'opposizione, perché deve
restare fuori dal gioco politico la vicenda di 1.500 lavoratori e
dell'indotto legato alla Fiat in quella parte della provincia di
Palermo.
Ma io credo che oggi, quello che abbiamo notato è la scarsa
incisività di questo Governo nell'affrontare un tema così
importante.
Signor Presidente della Regione, oggi lei deve giocarsi la carta
del prestigio e dell'autorevolezza di essere il governatore di una
grande Regione come la Sicilia, di fronte ad una politica di
destabilizzazione del sistema industriale siciliano.
Credo che anche il Governo nazionale e il Parlamento nazionale, in
particolare, abbiano dimostrato una certa difficoltà nell'approccio
a questo problema perché, per chi come noi è abituato all'elogio e
alla politica, quello che determina le scelte e le soluzioni sono
le lobby parlamentari.
A livello nazionale è mancata una lobby parlamentare siciliana che
abbia avuto la capacità, l'autorevolezza e il prestigio di imporre
alla Fiat, attraverso gli strumenti parlamentari, un'inversione di
tendenza. Deve arrivare come una sola voce e come un solo fatto di
Governo la volontà di una Regione che dice no alla chiusura della
fabbrica Fiat di Termini Imerese.
Poi verrà il momento di pensare alle agevolazioni in favore dei
lavoratori che hanno chiesto, fino ad oggi, una linea di fermezza
di questa Regione e di questo Governo.
E sappia il Governo che avrà, come sta avendo, tutto il Parlamento
accanto ed alle spalle nel sostenere questa grande battaglia,
perché qui si gioca non soltanto il futuro della FIAT, non soltanto
il futuro di migliaia di lavoratori, non soltanto il futuro di una
cultura industriale nel territorio della Provincia di Palermo, non
si gioca soltanto il futuro della grande economia e
dell'occupazione nel nostro territorio, ma si gioca qualche cosa in
termini di logica parlamentare, di strategia di governo, di
immagine e di capacità di essere Governo di questa Regione. Qui si
gioca la grande capacità di sapere imporre, non con le parole, non
con i luoghi comuni, non con l'autonomia sbandierata anche quando
non c'è bisogno di sbandierarla, bensì con la compattezza di un
Governo che, forte di un consenso parlamentare che avrà da qui a
poco con un voto sull'ordine del giorno che é stato presentato,
questo Governo oggi deve dimostrare di avere i muscoli della grande
politica.
Chiedo al Governo della Regione, all'assessore Venturi e a tutti
gli assessori di questa compagine di Governo, in questo momento, di
essere vicini alla Fiat, ma di essere vicini in modo convinto,
perché non basta partecipare alle riunioni e alle conferenze ed
agli incontri con i ministri.
Questo è il momento in cui la Regione deve veramente dimostrare di
esserci e noi chiediamo alla Regione di esserci in questo momento,
e di esserci autorevolmente per difendere gli interessi di un
territorio, ma per dimostrare che nessun amministratore delegato di
nessuna azienda nazionale può andare contro la volontà e le scelte
del Governo di questa Regione.
Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione ed è
ovvio che la replica si intende come parere del Governo all'ordine
del giorno numero 227.
LOMBARDO, Presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, convengo anch'io che, francamente, sia stato più che
opportuno, al di là della testimonianza della nostra attenzione,
del nostro impegno, un atto di grande significato che oggi in
questa seduta, la prima seduta dell'Assemblea di quest'anno, oltre
che occuparci di questo problema, che certamente segnala la crisi
di un certo sistema industriale che investe la Sicilia, noi ci
stiamo occupando di questo argomento e che attorno a questo ordine
del giorno, a questa tematica, agli obiettivi che ci prefiggiamo,
l'intero Governo della Regione, ed era ovvio, ma l'intera
Assemblea, tutti i gruppi politici, tutti i parlamentari si sono
schierati a favore dei lavoratori, i quali devono avere la certezza
che, da parte di questo Governo, per quanto nelle nostre competenze
e nelle nostre possibilità, incidendo anche sulle scelte delle
altre istituzioni nazionali, non mancherà mai il nostro impegno a
favore di questa straordinaria esperienza umana e professionale che
a Termini Imerese, e non solo, in questi anni, in questi decenni si
è accumulata al servizio di una grande impresa, qual è la Fiat, ma
anche al servizio della nostra economia e del nostro sistema
economico-sociale.
Ci siamo trovati dinanzi a questo atteggiamento della Fiat, del
suo amministratore delegato, già qualche mese dopo il nostro
insediamento. Un atteggiamento, per la verità, i cui termini non si
coglievano con determinazione e con chiarezza, almeno fino a
qualche mese fa. Si dava la sensazione che si voleva discutere, che
si voleva trovare nel Governo regionale un interlocutore affidabile
e disponibile a fare la sua parte. E, in verità, appunto per
questo, abbiamo assunto degli impegni precisi e lo abbiamo fatto
solennemente, con un atto deliberativo della nostra Giunta,
attingendo risorse dai fondi dell'Assessorato Industria destinati
alla ricerca piuttosto che dal fondo per le aree sottoutilizzate,
indicando e sottolineando che la produzione industriale poteva e
può essere incentivata dal sistema del credito di imposta.
Abbiamo messo insieme una serie di prospettive che, per quanto
riguarda la copertura finanziaria, valevano circa 350 milioni di
euro. E lo abbiamo fatto quando ancora l'amministratore delegato,
se non per il tramite dei suoi dirigenti, non si era
definitivamente espresso sul piano industriale della Fiat che, come
sappiamo, è una multinazionale che ormai, oltre ad operare in
tantissimi campi della produzione, opera, soprattutto dopo
l'accordo con la Chrysler, a livello globale.
Abbiamo sollecitato ed abbiamo registrato un impegno solenne del
Governo nazionale che, per il tramite del suo Ministro per le
attività produttive che è anche venuto a Termini Imerese, si è
impegnato ad un atteggiamento fermissimo nei confronti della Fiat
qualora non avesse garantito il lavoro, l'occupazione, ma anche la
crescita della produzione a Termini Imerese.
Noi contiamo che questo impegno del Governo nazionale - e
certamente anche del Presidente del Consiglio che si è espresso
tramite il Ministro competente - venga mantenuto.
Ma devo dire, tra l'altro, che, per la prima volta, abbiamo
sentito esprimersi in modo netto ed incontrovertibile nella sede di
Palazzo Chigi l'amministratore delegato soltanto alla vigilia di
Natale. Ed è stata per noi, non dico una doccia fredda, ma una
posizione i cui contorni ci inquietano e che, al tempo stesso, non
comprendiamo, e non li comprendiamo intanto perché la Fiat ci ha
illustrato un quadro dettagliato di come stanno le cose a livello
globale, cosa succede in Brasile piuttosto che in Polonia, e
soprattutto che cosa succederà.
Ci ha confermato che, a fronte dei dati sconfortanti soltanto di
qualche mese fa, la produzione di autovetture è cresciuta ed è
cresciuta notevolmente anche in Italia. Ci ha assicurato che la
Fiat investirebbe, per il potenziamento dei suoi impianti, certo in
tutto il mondo, qualcosa come 8 miliardi di euro. Ci ha spiegato
come, sia per la produzione di macchinari per le costruzioni che
per quanto riguarda i trattori e le aziende che addirittura avevano
chiuso i battenti tempo fa, come la Bertone, o gli stabilimenti
di Jesi o di Pomigliano d'Arco, bene o male si investe per
mantenere quanto meno l'occupazione, anche se in altri impianti, in
altre sedi, ricordo Jesi, Pomigliano e anche Torino, in questi mesi
la produzione è calata enormemente. Siccome il numero dei
dipendenti è rimasto quello che era, non c'è dubbio che anche lì,
sebbene da noi si è fatto il conto che per ogni macchina prodotta
la casa automobilistica perderebbe mille euro, non c'è dubbio che
siccome la matematica non è una opinione, ad impianti invariati,
mantenendo i lavoratori e riducendosi enormemente il numero delle
autovetture o dei mezzi prodotti, anche lì chiaramente si doveva
prevedere una perdita.
Però, a conclusione di questo lungo discorso, in fondo, l'unica
sede, l'unica fabbrica che avrebbe chiuso i battenti entro il 2011
sarebbe stata soltanto quella di Termini Imerese. E su questo, per
la verità, noi abbiamo replicato in maniera ferma, educata sì, ma
senza fare sconti di nessun genere, richiamando ai suoi impegni il
Governo nazionale e registrando che il sindacato, anch'esso
unitariamente, si era impegnato perché, quanto meno, ci si sedesse
attorno ad un tavolo per discutere.
Nessuna replica in quella sede, salvo - come ben sapete -
l'affermazione, quasi offensiva, che Marchionne fa per cui per
salvare Termini Imerese bisognerebbe portare lo stabilimento, con
tutta la Sicilia, dalle parti di Torino.
Ecco perché noi ci stiamo riunendo, e questo ordine del giorno ha
la piena approvazione del Governo, ed hanno la piena approvazione
del Governo, per quanto di nostra competenza, tutte le iniziative e
i suggerimenti che sono stati fatti nel corso del dibattito a
favore dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese. Perché?
Facciamo una considerazione: se la Fiat è una casa automobilistica
che mantiene una sua caratteristica di grande impresa che ha
radici, ma anche forti interessi, nel nostro Paese, e se Termini
Imerese, come la Sicilia, fanno parte dell'Italia, il nostro
Governo nazionale - dando per scontato che tutto quello che
potevamo fare e possiamo fare, assicuriamo che lo faremo - non
potrà che, rapportandosi con la Fiat, pretendere che, così come a
Jesi o a Cassino, anche a Termine Imerese l'attività produttiva
venga salvaguardata.
Se, invece, la Fiat snobberà il nostro Governo, e non vedo perché
a resoconto di quello che intende fare in Italia come in Polonia,
nella sede di Palazzo Chigi e incontrandosi proprio col Governo
nazionale oltre che con i rappresentanti delle regioni e con i
sindacati, e se, quindi, la Fiat dichiarerà, ad ogni piè sospinto,
che le sue logiche non tengono conto di nessuna nazionalità, la si
tratti come una qualunque altra multinazionale che, magari, avrà la
sua storia in Francia piuttosto che in Inghilterra, piuttosto che
in Germania anziché in Italia.
E' un impegno preciso al quale intendiamo richiamare il Governo
nazionale.
Forte di questo ordine del giorno, io chiederò di incontrare al
vertice, al massimo livello, il Consiglio dei Ministri,
partecipando ad una seduta e invitando il Consiglio dei Ministri ad
occuparsi della Fiat di Termini Imerese.
E così come mi ero impegnato a fare, ma è giusto che così si
faccia perché mi auguro che questo comportamento, che noi stiamo
tenendo qui dinanzi ad una grande emergenza, venga a riprodursi
anche nel Parlamento nazionale. Noi dobbiamo, ciascuno per quanto
le nostre affinità ci consentono, ma io personalmente e, se si
vuole, questa Presidenza dell'Assemblea si rapporti con il
Parlamento nazionale perché il Parlamento nazionale vigili. Il
Governo per i provvedimenti di sua competenza e il Parlamento
nazionale per quanto, appunto, di sua spettanza, sappia che qui c'è
un Governo regionale ed una Assemblea, espressioni di un popolo
siciliano e di una autonomia speciale che dicono di no a questo
atteggiamento e a questa scelta.
Insieme, utilizzando tutte le nostre risorse - non ci siamo
tirati indietro rispetto a nulla, se abbiamo messo sul tavolo del
confronto qualcosa come trecentocinquanta milioni di euro, ma poi
indirettamente, sarebbero stati anche di più se avessimo
conteggiato anche i crediti di imposta e quant'altro - siamo pronti
ad andare avanti lungo questa strada.
In questi giorni abbiamo toccato con mano ed incontrato quanti si
sono fatti portavoce di idee diverse. Abbiamo incontrato
finanzieri, che ci hanno parlato di quanto abbiamo letto sulla
stampa, ma anche grandi imprenditori che hanno idee precise sulla
produzione di autovetture e conveniamo, con i lavoratori e con
quanti in questa Aula oggi sono intervenuti ma hanno fatto le loro
dichiarazioni anche nei giorni scorsi attraverso la stampa, che non
vogliamo offrire alibi né alla FIAT e neppure a nessun governo:
l'India, la Cina, il Perù piuttosto che il Sudafrica, per carità
sono Paesi e le loro produzioni importanti ed interessanti. Ma il
nostro interlocutore è la Fiat, il nostro alleato non può che
essere il Governo del Paese perché, ripeto, Termini Imerese venga
trattata esattamente come Pomigliano, come Torino, con un piccola
differenza: io credo che nessuna di quelle regioni che ospitano
questi stabilimenti e queste fabbriche assicurano alla Fiat un
investimento e una serie di vantaggi come la Regione siciliana,
solennemente e formalmente e seriamente, si è impegnata a
concedere. Accogliendo, quindi, l'ordine del giorno, continueremo
Ringrazio l'assessore Venturi perché, nei mesi scorsi, rispetto ad
un amministratore delegato che abbiamo cercato ma che non abbiamo
trovato - perché forse, ormai, ha più facilità a parlare con il
Presidente degli Stati Uniti piuttosto che con il Governo del Paese
- non ha perso giorno o settimana per incontrare ogni dirigente
FIAT e devo dire che è stato poco apprezzato che da parte loro
abbiamo registrato un rinvio di settimana in settimana: «stiamo
discutendo, stiamo vedendo, faremo un tavolo, discuteremo e ci
siederemo con i sindacati. La Regione non ci ha garantito nulla,
però il porto e però le infrastrutture, però un nuovo stabilimento
e i nuovi macchinari, e la ricerca sull'auto ibrida piuttosto che
sull'auto elettrica, etc.», fino a quanto, ripeto, in maniera
incontrovertibile abbiamo sentito alla vigilia di Natale.
Noi respingiamo questo atteggiamento e posso assicurare, signor
Presidente e onorevoli colleghi, lo assicuro alla Sicilia e ai
lavoratori che ci ascoltano, che faremo l'impossibile ma non ci
fermeremo, perché è lunga la storia di questo stabilimento, a me è
stata sintetizzata in poche righe: i contributi, gli investimenti
a carico di tutti noi e dei contribuenti e di quanto è capitato in
questi quaranta anni e soprattutto, credo, il patrimonio al quale
non possiamo rinunciare. I sacrifici e le competenze che, in questi
anni di esperienza e di professionalità acquisita, appunto, sono
stati dai nostri lavoratori e dal nostro sistema economico e
sociale acquisiti e non possono essere dispersi.
Vi assicuro che non ci limiteremo a fare l'impossibile. Andremo
avanti fino a quando, chiaramente, non si darà una risposta
positiva alle attese di tutti noi.
Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 227
«Iniziative a livello nazionale e regionale per il rilancio dello
stabilimento FIAT di Termini Imerese (PA)», con il parere
favorevole del Governo. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato all'unanimità)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, giovedì 14
gennaio 2010, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Oddo
I - Comunicazioni.
II - Comunicazioni del Presidente della Regione sulla nuova
composizione della Giunta di Governo.
La seduta è tolta alle ore 20.11