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Resoconto d'Aula della Seduta n. 131 di mercoledì 13 gennaio 2010
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   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunico che  del  verbale  della
  seduta precedente verrà data lettura nella seduta successiva.

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


          Determinazione della data di discussione di mozioni

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e 153 del
  Regolamento interno, delle mozioni:

   -  numero 166  Creazione di due strutture e installazione di nuovi
  macchinari  per  assicurare  il  trattamento  radioterapico   nella
  provincia di Trapani , degli onorevoli Oddo, Ferrara, Marrocco,  Lo
  Giudice e Ruggirello;
   -  numero  167   Interventi  urgenti e  misure  straordinarie  per
  garantire i livelli occupazionali presso gli stabilimenti  FIAT  di
  Termini  Imerese e ITALTEL di Carini (PA) , degli onorevoli Caputo,
  Pogliese,  Vinciullo, Falcone e Buzzanca;
   -  numero  168  Assegnazione alla poetessa Maria Costa di  Messina
  dei  benefici  previsti dalla legge n. 440 del  1985  (c.d.  'legge
  Bacchelli') , degli onorevoli Ardizzone,  Maira,  Gianni e Ragusa.

   Avverto  che  la  determinazione della data di  discussione  delle
  mozioni  sopra  citate,  integralmente  riportate  nell'ordine  del
  giorno  della  presente seduta, è demandata,  secondo  consuetudine
  parlamentare,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.

    Comunicazioni del Governo sul tema delle ricadute occupazionali
                              in Sicilia
              derivanti dall'attuazione del  Piano Fiat'

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  III  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Comunicazioni del Governo sul tema delle ricadute occupazionali  in
  Sicilia derivanti dall'attuazione del  Piano Fiat'.
   Onorevoli  colleghi,  specifico che la  presente  seduta  è  stata
  richiesta  dal  presidente  del  Gruppo  parlamentare  del  Partito
  Democratico,  onorevole Cracolici, con nota del 23  dicembre  2009,
  pervenuta all'Assemblea regionale siciliana il 28 dicembre 2009,  e
  successivamente, anche dal Governo con nota del 30 dicembre 2009.
   Informo,  altresì,  che  nel  dibattito,  dopo  l'intervento   del
  Governo, ciascun Presidente di Gruppo parlamentare ha dieci  minuti
  di  tempo  per  intervenire, dopo di che  seguirà  la  replica  del
  Governo  e, quindi, si procederà alla trattazione degli ordini  del
  giorno ed al conseguente voto dell'Aula.
   Per  il Governo, ha facoltà di parlare l'assessore per le attività
  produttive, dottor Venturi.

   VENTURI,  assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
  onorevoli colleghi, oggi siamo qui per parlare della  crisi  Fiat ,
  ma   soprattutto  della  crisi  industriale  che  la  Sicilia   sta
  attraversando.
   Oggi rischiamo di vedere la deindustrializzazione dell'Isola.
   Abbiamo  diverse  aree  di  crisi: c'è il  settore  dell'auto,  il
  settore della cantieristica navale, il settore ferroviario e altro,
  diversi  settori  dell'area  orientale;  ma  è  soprattutto  l'area
  palermitana ad essere oggetto di questa idea dei grandi  gruppi  di
  abbandonare l'Isola.
   Le   ultime   dichiarazioni  di  Marchionne   -   partiamo   dalle
  dichiarazioni  di  ieri  - secondo le quali  vuole  abbandonare  il
  settore   dell'auto  a  Termini  Imerese  perché  lo  ritiene   uno
  stabilimento improduttivo mette molta ansia a noi come  Governo,  e
  mette  molta  ansia  soprattutto agli operai,  ai  sindacati  e  ai
  parlamentari tutti; infatti il rischio è che passi il messaggio che
  in Sicilia non si può fare industria.
   La  Fiat  è nata nel 1970 e, giusto per fare la cronistoria  dello
  stabilimento   di   Termini   Imerese,    allora   era   SicilFiat,
  cofinanziata dalla Regione.
   La  Regione  aveva il 40 per cento delle quote, poi  rilevate  dal
  socio  privato. Nel 1970 produceva la  Cinquecento'  con  solo  350
  addetti, dal '70 all''80 la produzione aumenta e si arriva  fino  a
  3.200  addetti,  ripeto negli anni '80. Dal 1980 ad  oggi  c'è  una
  lenta  decrescita del livello occupazionale. Nel  1993  abbiamo  la
  prima ristrutturazione della Fiat e poi si passa dalla  Panda' alla
  prima serie della  Punto'.
   Già   nel   2004  lo  stabilimento  viene  messo  in  discussione;
  successivamente,  a  seguito dell'intervento  della  politica,  del
  sindacato  e di diverse azioni mosse anche dalla piazza, si  arriva
  al primo piano di ristrutturazione della Fiat.
   Nel   2005  si  arriva  a  un  contratto  di  programma,   che   è
  ulteriormente  cofinanziato dalla Regione per 35 milioni  di  euro,
  più  ci  sono  diversi interventi dello Stato (da parte  dell'ANAS,
  dell'Autorità   portuale,  dell'ENEL  e  di  altri  enti   pubblici
  nazionali che hanno cofinanziato l'infrastrutturazione dell'Isola).
   A  Palazzo Chigi abbiamo assistito a due tavoli tecnici, convocati
  uno  a  giugno  e  l'altro  a  dicembre.  Tali  tavoli  sono  stati
  monotematici  e,  in  quella sede, la Fiat ha illustrato  il  piano
  industriale e sia a giugno che a dicembre ha posto come unico punto
  fermo la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese.
   Questa  è una cosa inaccettabile. Noi dobbiamo, invece, rilanciare
  sul  settore  automobilistico siciliano, non  possiamo  perdere  la
  produzione dell'auto.
   La  Regione,  sia  a  giugno  che a dicembre,  nella  persona  del
  Presidente Lombardo, ha presentato un piano di intervento di  aiuto
  per l'infrastrutturazione e per il rilancio del settore dell'auto a
  Termini.   L'amministratore  delegato  Marchionne  è  stato   quasi
  ineducato perché a quel tavolo non ha risposto al Presidente  della
  Regione  siciliana,  ma ha risposto con un comunicato  dicendo  che
  l'unico  modo  per rendere competitivo il territorio siciliano  era
  quello di spostare la Sicilia in Piemonte.
   Questa  affermazione, penso, sia offensiva,  oltre  che  per  noi,
  anche per i cinque milioni di abitanti dell'Isola. Non crediamo che
  produrre  in  Sicilia sia non competitivo, anzi  rappresentiamo  la
  base  logistica  più  grossa del Mediterraneo,  dobbiamo  sfruttare
  questa fortuna che abbiamo di essere l'Isola più grande che c'è nel
  Mediterraneo, dobbiamo sfruttare le vie del mare.
   Marchionne sostiene che la logistica ha un costo molto elevato  al
  quesito del perché continui ad imbarcare le navi a Catania e non  a
  Termini  Imerese,  a Termini infatti il porto è infrastrutturato  e
  già funziona la linea Termini-Genova che permetterebbe di abbassare
  i costi.
   E'  chiaro  che  c'è  una  strategia che  certamente  non  bisogna
  accettare.
   Il  problema  Fiat  non  possiamo ridurlo  a  problema  regionale.
  Dobbiamo  portare  l'attenzione al tavolo  del  Governo  nazionale,
  perché oggi Fiat produce in Italia soltanto 650.000 auto, un numero
  esiguo, tenuto conto che in Germania la produzione dell'auto è di 6
  milioni  di  vetture prodotte all'anno, in Francia si  producono  3
  milioni di auto.
   FIAT deve, pertanto, cambiare politica industriale, ma sul sistema
  che riguarda l'intero Paese perché oggi chiuderà Termini Imerese  e
  domani Pomigliano.
   Noi  non  vogliamo  che  sia una linea politica  ampia  quella  di
  continuare  a  considerare il Sud una terra di  consumi  e  non  di
  produzione.
   Dobbiamo  rafforzare  il sistema della grande  industria  e  delle
  piccole  e  medie  imprese  che,  chiaramente,  può  fare  crescere
  un'industria grande e competitiva nel territorio.
   Per  questo il Governo chiede al Parlamento di fare, insieme,  una
  proposta congiunta al Governo nazionale.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, onorevoli Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari,  per gli interventi rispetterò l'ordine  delle  firme
  apposte all'ordine del giorno numero 227.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   Comunico  che  sono  stati presentati due ordini  del  giorno:  un
  ordine  del giorno unitario, il numero 227, e un altro,  il  numero
  225, precedentemente presentato dal Gruppo  Sicilia'.

   MINEO. Dichiaro di ritirare l'ordine del giorno numero 225.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto. In effetti, i  due  ordini
  del  giorno  erano pressoché uguali anche riguardo  alla  questione
  degli eco-incentivi  e così via.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, io credo che la decisione  assunta
  ieri  dalla  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi  parlamentari  di
  aprire   il   2010   nel  Parlamento  siciliano  con   una   seduta
  straordinaria  nella sua ordinarietà, per affrontare  la  questione
  Fiat,  non  mostri soltanto una sensibilità delle istituzioni,  del
  Parlamento  che  rappresenta il popolo siciliano, relativamente  ad
  una  vertenza  o ad una questione legata ad una crisi  industriale.
  Questa  decisione,  mi  permetto di dire, è stata  sollecitata  già
  nelle  ore immediatamente successive alle festività natalizie,  dal
  Partito  Democratico prima e, dopo qualche giorno, -  l'ho  appreso
  con  soddisfazione  - anche dal Presidente della  Regione.  Abbiamo
  chiesto  che si tenesse una seduta, ripeto, non per affrontare  una
  questione  alla  quale  purtroppo siamo  abituati,  cioè  le  crisi
  industriali  della  nostra Regione: la Fiat, in  altri  momenti  la
  Microelectronics,  la  questione della  cantieristica  o  del  polo
  rotabile, l'agricoltura che è stata oggetto qualche settimana fa di
  un'altra seduta del Parlamento.
   Ma credo che oggi affrontare la questione Fiat riguardi in qualche
  modo  il futuro della nostra Regione, perché c'è un paradosso: come
  diceva  bene  stamattina un rappresentante sindacale  nell'incontro
  tenuto con i presidenti dei gruppi parlamentari, la questione  Fiat
  non  nasce  dentro una crisi industriale, una crisi di  produzione,
  una  riconversione, una modificazione del sistema della  produzione
  auto che, in qualche modo, fu il 2002. Io sono stato fra quelli che
  nel  2002 erano in questo Parlamento quando, anche allora, si  aprì
  una   vertenza   e  fu  aperta  nel  Paese  dai  lavoratori   dello
  stabilimento  di  Termini  Imerese e all'ordine  del  giorno  c'era
  salvare il polo dell'auto in Italia. La vertenza di Termini Imerese
  parlava  al  Paese,  alla  prospettiva industriale  di  polo  della
  produzione dell'auto.
     Oggi siamo in presenza di una cosa assolutamente inedita e nuova
  e,  per  certi versi, la sua pericolosità non investe  soltanto  il
  settore  dell'auto,  ma investe una ideologia  che  sta  dietro  le
  parole che sono state pronunciate dall'amministratore delegato  del
  gruppo  Fiat  a  supporto  della decisione di  smantellare  Termini
  Imerese come sito produttivo dell'auto in Sicilia.
   L'argomento è stato sostanzialmente uno: l'Italia è uno stivale  -
  abbiamo  imparato tutti alla scuola elementare la forma strana  del
  nostro  Paese  -  e,   però, siccome di questo stivale,  in  un'era
  globale,  una sua parte è sempre  più lontana dai mercati  globali,
  se  l'Italia vuol essere una dobbiamo tagliare lo stivale  sotto  e
  portarlo sopra.
   E'  l'argomento che ha usato Marchionne nel dire che, se si  vuole
  salvare la produzione dell'auto in Sicilia, e l'ha detto anche  con
  una  certa  arroganza insopportabile, la Sicilia si deve trasferire
  in Piemonte. Per la verità, già migliaia e migliaia di siciliani si
  erano  trasferiti in Piemonte già negli anni  50 e  60.   E  se  il
  gruppo  Fiat è stato uno dei gruppi più importanti della produzione
  auto in Europa lo si deve proprio ai tanti siciliani che negli anni
   50,   60  e   70  hanno preso la valigia e se ne  sono  andati  in
  Piemonte.
   Adesso  la  novità  è  che non si chiede più che  i  siciliani  si
  trasferiscano  in Piemonte, ma che si trasferisca la Sicilia,  cioè
  che  si assuma l'orizzonte della desertificazione industriale nella
  nostra Regione, e ciò perché viviamo in un mondo di mercato globale
  e  nei mercati globali non c'è spazio, non c'è posto per la Sicilia
  e per il sud.
   Ecco  perché  è terrificante questa impostazione  Ecco  perché  la
  questione  di  cui  oggi  parliamo non riguarda  semplicemente  una
  vertenza,  non riguarda semplicemente le risorse che lo  Stato,  la
  Regione possono mettere a disposizione per sostenere, così come  si
  è fatto negli anni precedenti. E voglio qui ribadire che  la Fiat è
  una  delle aziende, non è la sola, che in questo Paese ha  adottato
  lo  schema a cui il capitalismo nostrano ci ha abituati: i profitti
  sono degli imprenditori, le perdite sono dei contribuenti. Questo è
  un  Paese  dove  fare  impresa è servito a distribuire  le  perdite
  facendole  pagare a ognuno di noi. Quando ci sono stati i profitti,
  quei  profitti  hanno  riguardato alcune famiglie  del  capitalismo
  italiano.
   In  queste  ore  abbiamo  chiuso l'anno  2009  con  una  serie  di
  incentivi  che  lo  Stato  ha riconosciuto  a  tutti  i  produttori
  dell'auto, ma li ha riconosciuti - è inutile prenderci  in  giro  -
  soprattutto  alla Fiat, la quale è il principale gruppo  che  vende
  auto  nel nostro Paese e pertanto ha goduto più di altri degli eco-
  incentivi  che hanno consentito la vendita dell'auto e il  sostegno
  alla  vendita dell'auto. E di quegli eco-incentivi, caro Presidente
  della   Regione,  il  costo  ha  riguardato  anche  i  contribuenti
  siciliani,  anche i contribuenti siciliani hanno  messo  una  parte
  delle  loro tasse per sostenere gli aiuti alla Fiat e a  tutti  gli
  altri gruppi industriali di questo Paese.
   E la risposta a tutto questo è lo schiaffo, lo schiaffo dato da un
  capitalismo - consentitemi di usare questa espressione  che  sembra
  antica  -, che si fa la faccia moderna del  pullover', ma selvaggia
  e  feroce  nella concezione della solidarietà di un  Paese.  L'idea
  della  ferocia  del profitto dentro una sfera, in  cui  il  Sud  di
  questo Paese non è più una questione che riguarda l'altra parte del
  Paese.
   Penso che la seduta di oggi non ha soltanto lo scopo di alzare  il
  tono  della polemica sulla vicenda industriale. La seduta  di  oggi
  può  inaugurare  anche una fase del tutto nuova nel  nostro  Paese:
  aprire un conflitto sull'idea dell'Italia nel nuovo secolo.
   Di  quale  Italia parliamo? Di quale modello di sviluppo nazionale
  parliamo?  E  allora abbiamo bisogno di istituzioni, a partire  dal
  Presidente  della Regione, che alzino molto più la voce rispetto  a
  quanto abbiamo fatto fino ad ora.
   In  questa vicenda il nostro interlocutore non è né Marchionne  né
  nessun gruppo industriale.
   In  questa  vicenda  c'è un interlocutore innanzitutto,  che  deve
  sapere  rappresentare l'unità di questo Paese, ed è il Governo  del
  Paese,  è  il  Governo nazionale, è il Presidente del Consiglio  di
  questo  Paese.  Ecco  perché, con l'ordine del giorno  che  abbiamo
  presentato,  diamo  mandato al Presidente  della  Regione  affinché
  chieda  la  convocazione di una seduta straordinaria del  Consiglio
  dei  Ministri, partecipandovi nella qualità di ministro allorquando
  si   trattano   affari  che  riguardano  la   Sicilia,   ai   sensi
  dell'articolo 21 del nostro Statuto, al fine di affrontare  non  la
  crisi  Fiat  ma il destino dell'industria italiana a partire  della
  vicenda Fiat.
   Se  non l'affrontiamo così, io temo che questa vicenda passerà dal
  ministro  Scajola  al ministro Sacconi e - lo dico  ai  colleghi  i
  quali,  poco  avvezzi alle vertenze industriali,  non  lo  sanno  -
  quando  si  passa dal tavolo dell'Industria al tavolo del Ministero
  del   lavoro   vuol  dire  che  stiamo  andando  a  trattare    gli
  ammortizzatori  sociali, che stiamo andando  a  trattare  forme  di
  sussidio e non altro.
   Ecco perché la questione deve essere messa nelle mani innanzitutto
  dell'intero Governo e del suo Presidente del Consiglio.  Solo  così
  penso  che  noi  possiamo dare una speranza a questa vertenza,  che
  oggi riguarda la Fiat,  ma che già in queste ore - basta leggere  i
  giornali  di  stamattina - potrebbe riguardare altro:  ad  esempio,
  nella  baia di Palermo c'era una nave che aveva avuto un  incidente
  ed  è  stata ancorata per mesi al Foro Italico. Bene, quella  nave,
  con il cantiere navale a qualche decina di metri più in là, è stata
  destinata  ad un cantiere della Croazia  Si toglie una commessa  ad
  un'industria  di Stato per portarla fuori dai confini nazionali,  e
  con  quale  prospettiva   se non quella  di  indebolire  il  nostro
  sistema economico, il nostro sistema produttivo?
   E   cosa  dire  della  notizia  positiva  di  qualche  giorno   fa
  sull'accordo  sottoscritto  tra Sharp e St.  Microelectronics,  per
  realizzare  pannelli fotovoltaici in Sicilia,  ma  che  rischia  di
  portare con sé un elemento di negatività perché, fino ad oggi,  St.
  Microelectronics  è  stato  solo,  anzi  marginalmente,   un   polo
  produttivo, in quanto è stata innanzitutto un  polo di ricerca,  un
  polo del sapere, un polo rivolto a manodopera qualificata.
   Bene, oggi con la prospettiva di farlo sempre più polo produttivo,
  porta  con  sé  i  rischi  di marginalità  dell'essere  polo  della
  tecnologia medio-alta di questa Regione.
   Io  credo  che  le questioni che abbiamo dinanzi ci  impongono  un
  salto   di   qualità.  Non  siamo  chiamati,  ripeto,  a  discutere
  semplicemente su quanto la Regione ci mette, sugli errori anche che
  abbiamo  commesso - perché nella vicenda Fiat ci sono anche errori,
  gravi,  commessi dalla Regione, lo voglio dire con molta franchezza
  -,  ma  questi  non sono sufficienti a spiegare il voltafaccia  del
  gruppo FIAT.
   Come   spiegare  altrimenti  che,  soltanto  un  anno  fa,  veniva
  sottoscritto un accordo su Termini Imerese che prevedeva una  nuova
  linea  per la produzione della Y10 in Sicilia a Termini, e dopo  un
  anno  Marchionne scopre che costiamo di più, che produrre  auto  in
  Sicilia costa di più
   Anche  qui - stamattina lo diceva il rappresentante della FIOM  -,
  se così fosse, la Fiat ha il dovere di dire e il dovere di fare una
  scelta  che  vada  nel  senso di chiudere  tutti  gli  stabilimenti
  nazionali  in  quanto in tutto il mondo l'unico  posto  in  cui  la
  produzione auto Fiat costa di meno è in Brasile
   Allora  si  produca solo in Brasile e si chiudano il  Lingotto  di
  Torino  e  gli  stabilimenti di Melfi, Pomigliano d'Arco,  Polonia,
  etc.
   Ma  la  verità  è, invece, un'altra: la verità è  che  rischia  di
  vincere una cultura del Paese per la quale una parte, che si  sente
  più  forte,  manda al suo destino la parte che ritiene  essere  più
  debole.
   Ho  voluto esporre così la questione perché credo che attorno alla
  vicenda Fiat si ponga oggi la battaglia di un nuovo meridionalismo,
  non piagnone, non lamentoso, non con il cappello in mano, ma di  un
  nuovo  meridionalismo  che  assuma la  prospettiva  di  fare  della
  Sicilia  e  del  Mezzogiorno, permettetemi di  dire  della  Sicilia
  innanzitutto, per quel che ci riguarda, non l'isola del  sole,  del
  mare  e  dei  beni culturali. Una grande regione di  5  milioni  di
  abitanti  non può avere futuro se tra i suoi obiettivi di  sviluppo
  non   ci   sarà   anche  un'industria,  non  ci  sarà  un'industria
  qualificata, una industria che investa in ricerca, in sapere  e  in
  manualità.
   Allora  oggi  mi auguro che, tutti insieme, si abbia la  forza  di
  approvare un ordine del giorno che è stato sottoscritto da tutti  i
  gruppi  parlamentari  e che, con un comune  sentire,  si  riesca  a
  superare il  bivio in cui ci troviamo.
     Non bastano più le normali relazioni politico-istituzionali.  La
  Sicilia  deve alzare di più la voce, deve farsi sentire di più  sui
  tavoli  istituzionali, sui tavoli politici,  sui  tavoli  economici
  perché solo così potremo meglio dare speranze e prospettive  a  chi
  ci  propone  che l'unica speranza che abbiamo è di diventare  tutti
  piemontesi e tutti lombardi
   Ci  hanno  pensato prima di noi altre generazioni e  quel  modello
  qualche danno ce lo ha lasciato in eredità. Non vorremmo che,  dopo
  150  anni,  l'unità d'Italia si riaffermi con la nuova  idea  della
  piemontesità come unico orizzonte nazionale di questo Paese. Questo
  sì che sarebbe inaccettabile

   MUSOTTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSOTTO.  Signor  Presidente,  signor  Presidente  della  Regione,
  onorevoli colleghi, membri del Governo, noi avremmo voluto iniziare
  il 2010 con una seduta d'Aula che aveva delle prospettive positive,
  di  costruzione,  di programma. Purtroppo, siamo  costretti,  e  lo
  abbiamo fatto certamente e pienamente convinti, ad iniziare  questo
  2010  con  un  dibattito che ha all'ordine del giorno  un  problema
  certamente  e  altamente drammatico per la nostra Regione,  per  la
  nostra  provincia  di  Palermo, che è  un  problema  nazionale:  il
  problema della Fiat.
   Il   Governo  regionale,  tramite  il  suo  Assessore,  nel  primo
  intervento ha fatto una lucida analisi della storia della Sicilfiat
  in  Sicilia,  di  quello  che è costato  ai  siciliani,  all'erario
  siciliano,  alle tasche dei siciliani un impegno perché in  Sicilia
  avvenisse  finalmente  una  svolta, un modo  di  sviluppo  diverso,
  perchè finalmente sorgesse un polo industriale che desse vita ad un
  cambio di un modello di sviluppo per dare soprattutto risposta alla
  drammatica e annosa domanda di lavoro e di occupazione.
   Tutto  questo  non  è avvenuto, tutto questo è  avvenuto  soltanto
  all'inizio, quando sono state tolte tante persone da un settore che
  poteva  avere uno sviluppo, il settore dell'agricoltura, che invece
  è  stato  assolutamente  chiuso e negato,  per  iniziare  un  sogno
  industriale  e per fare volare attorno a Sicilfiat altre  industrie
  per dare finalmente una risposta alla disoccupazione e al mondo del
  lavoro.
   Oggi  ci  troviamo drammaticamente di fronte a delle dichiarazioni
  pretestuose, a volte ingiuriose e provocanti, della dirigenza della
  Fiat,  che  tende in tutti i modi a dire, a volere far capire  e  a
  lanciare  messaggi,  non  sappiamo a chi, che  Termini  Imerese  va
  chiusa.   Ultimamente  ha  voluto  anche  cercare  di  dividere   i
  lavoratori  della  Fiat  dicendo che determinati  stabilimenti  nel
  resto  dell'Italia sarebbero stati salvaguardati, ma che su Termini
  Imerese non c'è alcuna speranza.
   Sono  dichiarazioni  certamente inquietanti e provocatorie  perché
  ogni  giorno l'unico problema dell'amministratore delegato è quello
  di  dover affermare e di volere sottolineare questa volontà precisa
  di  chiudere  lo stabilimento di Termini Imerese con  tutte  quelle
  conseguenze di carattere lavorativo, umano, che sono disastrose per
  la nostra terra di Sicilia.
   Di  fronte a questo atteggiamento incomprensibile, immotivato, non
  potendo  trovare  neanche ragioni di carenze da parte  del  Governo
  regionale   che   ha  dato  piena  disponibilità   per   investire,
  ulteriormente  investire  nuove  risorse  finanziarie  per   creare
  strutture  ed infrastrutture che potessero servire, o che dovessero
  servire,   a  riconvertire  lo  stabilimento  di  Termini  Imerese,
  l'atteggiamento di chiusura bieco, senza nessuna motivazione.
   Oggi,  nell'incontro con i sindacati, questi  ci  hanno  detto  in
  maniera  chiara che anche le notizie, i riferimenti, i  numeri,  la
  differenza  di mille euro su ciascuna vettura costruita  a  Termini
  Imerese   rispetto  agli  altri  stabilimenti   non   hanno   alcun
  fondamento; sono soltanto delle notizie labiali che non hanno  alle
  spalle  alcun  riscontro di carattere finanziario,  scientifico  od
  industriale.
   Di  fronte a questo atteggiamento dobbiamo registrare un fatto  di
  straordinaria  importanza che è questo ordine del  giorno,  firmato
  all'unanimità, nel pieno consenso di tutti i gruppi parlamentari di
  questa Aula dell'Assemblea regionale siciliana, a dimostrazione che
  i  deputati  regionali  sono i reali, veri  testimoni  di  ciò  che
  avviene  attorno a loro, sono l'espressione di un popolo  siciliano
  che  soffre,  che  vuole  cambiare, che richiede  a  viva  voce  un
  riconoscimento della propria storia di lavoratori.
   Io  convengo pienamente con quello che diceva il collega Cracolici
  sull'avere dimenticato, avere spazzato via una storia di sacrifici,
  di  emigrazione,  di lavoro e che la maggioranza dei  siciliani  ha
  costituito la spina dorsale dei lavoratori che hanno dato alla Fiat
  la  possibilità  di diventare un'industria a livello  mondiale,  di
  avere  creato ricchezza attraverso i sacrifici e di avere dato  una
  veste  internazionale  a  questa  industria  italiana,  ricevendone
  certamente la possibilità di sopravvivere, ma che, in realtà, molte
  volte ha dimostrato di essere ostile, in particolare negli anni '50
  e  '60,  quando i nostri emigrati certamente non venivano  ricevuti
  con tutti gli onori al nord d'Italia
   E  di  fronte  a  questa storia che è stata dimenticata  si  vuole
  ulteriormente  penalizzare la nostra terra di  Sicilia  con  questo
  atteggiamento bieco e sordo.
   Bisogna  reagire.  Ha  reagito  il Governo  regionale.  Certamente
  questa  Aula stasera con questo ordine del giorno forte, pregnante,
  motivato,  che  denuncia  una politica di annunzio  zig-zagante  da
  parte  dell'industria  Fiat che ha ogni volta  chiesto,  annunziato
  riconversioni, piani industriali che andassero a cambiare  tipi  di
  autovettura che dovevano essere costruiti in Sicilia e che, invece,
  ha cancellato e spazzato via dopo roboanti annunzi.
   Allora,  quello che noi siamo certi e sicuri che farà  il  Governo
  regionale lo abbiamo chiesto nel nostro ordine del giorno:  che  il
  Presidente  della  Regione possa partecipare ad  un  Consiglio  dei
  Ministri, con il rango di ministro, in modo da fare valere forte  e
  alta  la  voce  dei  lavoratori  siciliani,  la  voce  di  tutti  i
  siciliani. Non si può certamente in nessun modo subire questa nuova
  onta,  questo nuovo sfregio sulla pelle dei siciliani, sulla  pelle
  di  tante  famiglie  siciliane  Altrimenti per i siciliani  l'unica
  prospettiva   possibile  sembra  essere  quella   dell'emigrazione,
  dell'allontanamento.
   Non  è  soltanto  una  protesta  di resistenza,  deve  essere  una
  protesta di attacco.
   Naturalmente  bisogna pensare al futuro, cominciare a  valorizzare
  le  grandi potenzialità della nostra Sicilia rispetto ad un  grande
  mercato globale e, soprattutto, ad un luogo, la Sicilia, che ha  le
  potenzialità  di  rivolgersi  verso il  Mediterraneo,  verso  nuovi
  mercati,  verso  mercati  che, certamente,  si  aprono  e  dove  le
  prospettive di lavoro, di occupazione nella nostra terra di Sicilia
  possono  essere  svolte  attraverso  un  ritorno  positivo  per   i
  lavoratori  e  per  i posti di lavoro e, quindi,  pensare  a  nuovi
  investimenti,  pensare  alla possibilità di offrire  queste  nostre
  grandi potenzialità.
   Marchionne  credo  abbia detto che noi dovremmo essere  vicini  al
  Piemonte  o  vicini alla Lombardia. Noi siamo lieti  di  essere  al
  centro  del Mediterraneo, di rappresentare una storia unica  che  é
  invidiata  da tutti gli altri popoli, che non può essere  condivisa
  con altri, ma che deve rappresentare una potenzialità di sviluppo e
  di  apertura a nuovi mercati, a nuove regioni, a nuove nazioni  che
  guardano  a  noi  con  grande positività e con grandi  prospettive,
  avendo  noi la capacità anche di sintonizzarci dal punto  di  vista
  naturale e storico.
   Stasera è certamente un momento di riflessione e anche drammatico,
  nel  quale   pensare a ciò che potrebbe avvenire  con  la  chiusura
  della Fiat a Termini Imerese.
   Abbiamo  un  anno  di  tempo e dobbiamo  bruciare   questa  tappa,
  evitando di rimanere invischiati in rinvii o incontri o tavoli  con
  la Fiat se non per rappresentare nostre richieste precise.
   Nell'ordine del giorno si fa anche riferimento ad una sanzione, se
  così  si  può definire, che è quella di richiedere che  il  Governo
  nazionale  smetta  di  dare  incentivi,  eco-incentivi,   di   dare
  ulteriori  risorse  finanziarie alla Fiat  che  poi,  naturalmente,
  vengono investite in operazioni di acquisto di altre società  o  di
  altri  poli industriali che non fanno riferimento alla nostra terra
  di Sicilia.
   Non dobbiamo dimenticare - e lì possiamo avere anche un modello  -
  quello che hanno fatto altre nazioni come la Francia e la Germania,
  che  mai  hanno  permesso che si chiudessero loro grandi  industrie
  come  la  Peugeot  e la Citroen in Francia, come  l'Opel  in  terra
  tedesca, perché quei Governi si sono frapposti, tenuto contro,  tra
  l'altro,  che  si  trattava  di società  private  che  rispondevano
  certamente  ad una logica liberistica in un mercato globale.  Lì  i
  Governi si sono opposti in maniera ferma e decisa.
   Il  signor  Marchionne  è  andato in Germania,  ha  trovato  nella
  Presidente  Angela Merkel un'avversione totale e  decisa  a  volere
  fare  sfruttare,  a  volere far acquistare,  a  volere  fare  delle
  operazioni    di    carattere   finanziario   che    penalizzassero
  l'occupazione.
   Con  questa  consapevolezza,  con  questi  modelli,  noi  possiamo
  affermare   a  voce  alta  che  la  Regione  siciliana   avrà   una
  interlocuzione  con  il Governo nazionale, che non  può  certamente
  dimenticare  cosa  rappresenta la Sicilia e  cosa  rappresentano  i
  lavoratori e i sindacati nella nostra terra di Sicilia. Ed è questo
  l'appello che certamente sarà recepito dal nostro Governatore,  che
  ha  il coraggio, che ha la capacità di far valere ed alzare la voce
  in  maniera  forte  col Governo nazionale perché non  si  consumino
  ulteriori tragedie sui lavoratori siciliani.

   POGLIESE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   POGLIESE.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   oggi   ci
  ritroviamo  a  confrontarci su un tema di scottante attualità  che,
  credo, riveste una importanza fondamentale non soltanto per i 1.340
  dipendenti  della  Fiat  di  Termini  Imerese  e  gli   oltre   600
  dell'indotto, cosa che di per sé già assumerebbe una valenza  molto
  significativa  che  giustificherebbe  la  grande  attenzione  mass-
  mediale di questi ultimi mesi e anche una seduta ad hoc che è stata
  giustamente   organizzata   dalla  Presidenza   dell'Assemblea   su
  sollecitazione di alcuni gruppi parlamentari.
   Io   ritengo  che  la  vicenda  imponga  a  questa  Assemblea  una
  riflessione articolata su quello che è stato l'atteggiamento  della
  Fiat e su quella che è stata la politica industriale del gruppo più
  importante  della nostra Nazione. Un'industria pronta  ad  ottenere
  enormi benefici economici laddove ha immaginato di costruire alcuni
  stabilimenti  in alcune aree depresse della nostra  Nazione,  penso
  non soltanto alla Sicilia ma anche alla Basilicata e alla Campania,
  e  che,  puntualmente  in  questi decenni,  attraverso  il  ricatto
  occupazionale  ha  reiterato  l'ottenimento  di  questi  contributi
  economici.
   Credo che sia oggettivamente impossibile individuare una cifra che
  possa  contenere le elargizioni statali, regionali e di altri enti,
  di  cui  parlava prima l'assessore Venturi, che la Fiat  ha  saputo
  ottenere in questi anni. E' oggettivamente impossibile. Ma una cosa
  è  certa: la somma di questi introiti è decisamente superiore  alla
  perdita  di  cui ha parlato puntualmente l'amministratore  delegato
  della  Fiat, una perdita che - come ha ricordato prima  il  collega
  Cracolici  -  è  stata parzialmente smentita da  alcuni  autorevoli
  esponenti   del  mondo  sindacale,  oggi,  laddove  la   Presidenza
  dell'Assemblea  ha  convocato  una  riunione,  alla  presenza   dei
  capigruppo e dei rappresentanti sindacali di Termini Imerese, nella
  quale   ci  è  stato  comunicato,  con  una  competenza  certamente
  superiore  alla  nostra, quello che è, invece, lo stato  dell'arte,
  quella  che  è  la  reale  fotografia  dell'esistente  laddove  gli
  stabilimenti  Fiat in perdita sono in tutto il resto  del  mondo  e
  nella nostra Nazione, ad eccezione solo del Brasile.
   Ed   é  davvero  assurdo  che  oggi  ci  ritroviamo  dinanzi  alla
  decisione, comunicata ufficialmente il 22 dicembre da Marchionne  a
  Palazzo Chigi, durante quella famosa riunione, dinanzi al Governo e
  ai  rappresentanti sindacali, e preannunziata qualche  mese  prima:
  una  decisione  paradossale che viene divulgata contestualmente  ad
  altre  che, invece, parlano di investimenti per 8 miliardi di  euro
  nei  prossimi due anni per gli stabilimenti italiani della Fiat  e,
  qualche  mese dopo, di ingenti finanziamenti che la Fiat ha  voluto
  individuare  per  salvare  il colosso americano  della  Chrysler  e
  salvare  così  qualche decina di migliaia di posti di lavoro  negli
  opulenti Stati Uniti d'America.
   Ecco  perché  tutto  ciò  è inaccettabile,  come  è  inaccettabile
  ascoltare  le parole dell'amministratore delegato della  Fiat  che,
  nel  giugno  del  2009, ha voluto pronunziare, e voglio  rileggerle
  perché  credo che siano meritevoli di essere rimarcate:   A Termini
  Imerese  -  ha detto a Venezia, a margine del Consiglio  Italia-Usa
  l'amministratore delegato Marchionne - non c'è indotto. E' un luogo
  stranissimo  dove  non  c'è niente intorno.  Noi  non  stampiamo  a
  Termini, lì ci sono costi di logistica che sono enormi. Il problema
  è la collocazione geografica, Termini non ha ragione di esistere .
   Bene,   io   credo   che   queste  frasi  debbano   essere   poste
  all'attenzione perché mi chiedo, ma soprattutto chiedo idealmente a
  Marchionne,  cosa accadeva nel 1970 quando la Fiat, grazie  a  quei
  contributi pubblici di cui ho parlato prima, grazie anche al 40 per
  cento  delle  quote  sociali detenute dalla Regione  in  Sicilfiat,
  pensò di investire in Sicilia.
   Io  credo  che  allora la Sicilia era ubicata  nella  stessa  area
  geografica  dove  si trova tuttora oggi, ed è quindi  assolutamente
  inspiegabile l'atteggiamento della Fiat che, quaranta anni dopo, fa
  queste riflessioni che offendono l'intelligenza e la dignità di noi
  siciliani.
   Ecco  perché - e mi avvio alla conclusione - la Fiat deve assumere
  un  atteggiamento  molto più responsabile  in  questa  vicenda.  Se
  questo non dovesse riscontrarsi, ebbene, dobbiamo mettere in  campo
  tutte  le iniziative atte a far modificare queste posizioni assunte
  ufficialmente  a Palazzo Chigi dall'amministratore  delegato  della
  Fiat,  ivi  compresa la possibilità, com'è scritto nell'ordine  del
  giorno sottoscritto da tutti i gruppi parlamentari, di vincolare la
  concessione   degli  eco-incentivi  al  mantenimento  dei   livelli
  occupazionali   in  Italia,  al  mantenimento  degli   stabilimenti
  industriali in Italia.
   Ricordo a me stesso e ricordo a voi, cosa che ha fatto prima di me
  l'assessore  Venturi,  che in Italia si producono  650mila  vetture
  l'anno a fronte di una vendita di vetture di 2 milioni di esemplari
  e,  laddove  l'unico  colosso industriale del  settore  italiano  è
  rappresentato  da Fiat, gli eco-incentivi vengono assorbiti,  nella
  stragrande maggioranza dei casi, dal colosso torinese ed  è  giusto
  vincolare  il  mantenimento di questi eco-incentivi al mantenimento
  dei livelli occupazionali.
   Ma  oltre a questo - e concludo - credo che, come diceva prima  di
  me l'onorevole Cracolici, questa problematica imponga un'articolata
  riflessione su quello che deve essere, caro Presidente, il  modello
  di   sviluppo  che  noi  dobbiamo  dare  alla  nostra  Nazione   e,
  soprattutto,  un'articolata riflessione su quello che  è  stato  il
  modello  di sviluppo che, negli anni '60 e '70, noi abbiamo  subìto
  nella   nostra   Regione.  Un  modello   di   sviluppo   che   mira
  esclusivamente  a  puntare tutto, comprese le elargizioni  statali,
  sulla grande industrializzazione forzata in alcuni settori, penso a
  quello  automobilistico ma penso anche a quello petrolchimico,  che
  hanno  massacrato le nostre coste, che hanno prodotto danni  enormi
  all'ambiente  e  alla salute dei cittadini e che anche  in  termini
  occupazionali  -  oggi lo possiamo dire - non hanno  prodotto  quei
  benefici che sono stati sbandierati.
   Io  voglio  ricordare  un'indagine  statistica  che  non  è  stata
  condotta da qualche parlamentare di questa autorevole Assemblea, ma
  dalla   Bocconi' di Milano, che confronta il rapporto che vi è  fra
  l'investimento  e l'unità di forza lavoro prodotta,  ovvero  quante
  risorse  occorrono  nel  settore petrolchimico,  per  esempio,  per
  produrre un'unità di forza lavoro. Ebbene, secondo la  Bocconi'  di
  Milano,  occorrono  3,5 milioni di euro per  produrre  un'unità  di
  forza  lavoro; nel settore turistico occorrono invece 100mila euro.
  Questo  a  testimonianza  dell'assoluta  bontà  di  un  modello  di
  sviluppo alternativo a quello che abbiamo subìto negli anni  60   e
  '70,  laddove  era  assolutamente funzionale puntare  sul  turismo,
  puntare   su   alcune  direttrici  più  coerenti  con   le   nostre
  peculiarità.
   Ecco  perché  io credo che la vicenda di Termini Imerese,  insieme
  alle  altre che stanno oggi registrando un'attenzione per le  crisi
  occupazionali   che   riguardano  la   nostra   Regione,   meritano
  un'adeguata  riflessione per quello che dovremo fare nell'imminente
  futuro  sul modello di sviluppo che deve essere molto più  coerente
  rispetto alle peculiarità di cui la nostra Terra è piena.

   APPRENDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Apprendi,  possono  intervenire   solo   i
  capigruppo.

   APPRENDI.  Ma l'ha deciso la Conferenza dei capigruppo? Perché  io
  vorrei intervenire.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE.  Le  darò  poi  la parola per  dichiarazione  di  voto
  sull'ordine del giorno.

   ARICO'. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARICO'.  Signor  Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli colleghi, forse tutti noi pensavamo ad un inizio di  anno
  diverso, un nuovo Governo regionale si profilava per la Sicilia  e,
  invece,  siamo  costretti ad affrontare un nuovo  problema,  questa
  bomba  politica, sociale di Termini Imerese, che da dicembre scorso
  oggi  abbiamo  l'obbligo, come tutti stiamo facendo, di  affrontare
  con  estrema  razionalità,  maturità, il  problema  della  Fiat  di
  Termini Imerese, il problema dei 1.340 lavoratori, dei circa  2.000
  lavoratori complessivi, compresi quelli dell'indotto.
   Lo dobbiamo affrontare oggi, lo dobbiamo affrontare tutti insieme.
   Signor    Presidente,    onorevoli    colleghi,    ritengo     che
  l'amministratore  delegato  della Fiat,  in  questi  giorni,  abbia
  offeso  - e offeso con forza - il popolo siciliano, dicendo che  lo
  stabilimento di Termini Imerese non può avere motivo o  ragione  di
  esistere  e  di  continuare  ad  esistere.  Ha  operato  per  quasi
  quarant'anni; ha raggiunto un livello non indifferente; ha prodotto
  centinaia  di  migliaia di automobili  e speriamo  che  continui  a
  produrne.
   Abbiamo   apprezzato  -  ce  la  stiamo  mettendo   tutta   -   la
  dichiarazione e la proposta fatta dal Presidente Lombardo  per  far
  sì  e  per fare fronte alla spesa di circa 400 milioni: 200 milioni
  servirebbero  per  innovazioni  tecnologiche  e  200  milioni   per
  infrastrutture che si andrebbero, poi, ad affiancare ai 100 milioni
  offerti dal ministro Scajola.
   Riteniamo che questa sia un'offerta che la Fiat non può e non deve
  rifiutare.  Deve  salvaguardare  il  livello  occupazionale  e  non
  soltanto  gli interessi dei soci Fiat, degli azionisti Fiat,  degli
  accordi industriali americani fatti con Chrysler che, forse, stanno
  vedendo  il  pacchetto  azionario e  la  capitalizzazione  di  Fiat
  aumentare di giorno in giorno, chiedendo poi di stringere la  corda
  a  chi?  Ad una Regione, ad uno stabilimento come quello di Termini
  Imerese che ha lavorato in questi 40 anni costruendo tanto  per  la
  Sicilia.
   E  allora,  riteniamo che l'atteggiamento del  management  non  si
  possa più accettare.
   Con questo ordine del giorno, redatto con grande maturità da tutti
  i Gruppi parlamentari, chiediamo, secondo le nostre prerogative che
  ci  vengono  concesse dallo Statuto, di cercare di far  sì  che  il
  Presidente  della Regione, col rango di ministro, possa partecipare
  alle riunioni del Consiglio dei ministri per affrontare il problema
  Fiat. Noi sappiamo ed il Presidente saprà, specialmente dopo questo
  dibattito, che avrà l'intero Parlamento siciliano al suo fianco;  e
  non soltanto l'intero Parlamento, bensì l'intera Sicilia.
   Per  noi,  il  problema Fiat è un problema che va al di  là  della
  permanenza occupazionale, che deve essere sicuramente garantita  ai
  lavoratori;   ma   è  un  problema  di  simbolo,  di   mantenimento
  occupazionale.  E' un problema che dobbiamo affrontare  perché  non
  possiamo,  sulla pelle dei Siciliani onesti che si sono  guadagnati
  da  vivere  in  questi anni, far sì che la Fiat, con  la  chiusura,
  forse  possa  aumentare  di  qualche  punto  percentuale  per   poi
  arricchire le casse di qualche famiglia italiana o di qualcuno  del
  management.
   Signor  Presidente,  sottoscrivendo questo,  desidero  apporre  la
  firma  all'ordine del giorno numero 227 per dare un ampio  sostegno
  al Presidente al fine di continuare questa battaglia.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Maira.  Ne  ha
  facoltà.

   MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quanto mi accingo  a
  dire, con il consenso dei colleghi, bene o male è stato già oggetto
  di un mio intervento stamattina quando, con i presidenti dei Gruppi
  parlamentari, abbiamo incontrato il Sindaco di Termini  Imerese,  i
  rappresentanti  sindacali, ai massimi livelli regionali,  ed  anche
  una rappresentanza dei dipendenti della Fiat di Termini Imerese.
   E'  giusto, però, ripercorrere quel mio intervento anche  in  Aula
  perché la sede ufficiale è proprio questa e qui si formano gli atti
  parlamentari e le volontà del Parlamento.
   Comincio  col  dire  che  l'UDC si sente  molto  in  sintonia  con
  l'impostazione  di questi aspetti che riguardano Sicilfiat  fornita
  dai   rappresentanti  sindacali,  dalle  organizzazioni  sindacali:
  Termini   Imerese   non   può  essere  visto   come   un   problema
  esclusivamente siciliano, avulso da una politica aziendale generale
  di Fiat in Italia.
   Il problema va visto nella sua interezza perché lo stabilimento di
  Termini  non  può essere cosa diversa da una visione complessiva  e
  generale  del piano industriale della Fiat per quanto  riguarda  le
  sue attività in Italia, tant'é che, per quello che hanno confermato
  anche  le  organizzazioni sindacali, domani si  dovrà  decidere  la
  celebrazione  di  uno sciopero nazionale di otto ore  che  riguarda
  tutti i dipendenti in tutti gli stabilimenti Fiat in Italia.
   Se  questo  è  vero,  se  riusciremo,  Parlamento  e  Governo,  ad
  impostare il problema di Fiat in Sicilia in una logica complessiva,
  credo che faremo cosa buona e giusta.
   Questo ci consente anche di fare due ulteriori considerazioni.
   Inizio dalla prima: ci sono argomenti, come quello che riguarda la
  Fiat di Termini Imerese, come quello che riguarda l'occupazione dei
  dipendenti  della Fiat e di quelli dell'indotto,  che  non  possono
  consentire  ragionevolmente  e  con una  corretta  politica,  delle
  differenziazioni di posizioni all'interno dei gruppi  politici.  Ci
  dobbiamo  sforzare di arrivare all'uniformità di intenti  per  dare
  forza  al  discorso  e alla decisione di quest'Aula  e  dare  forza
  naturalmente al Governo.
   Era  stato  detto  -  e  credo che siamo per addivenire  a  questa
  soluzione   -  di  evitare  ordini  del  giorno  dei  vari   Gruppi
  parlamentari, ma di procedere ad un ordine del giorno  sottoscritto
  da  tutti  i  Gruppi  di  modo  che si possa  dare  maggiore  forza
  all'attività del Presidente della Regione. Quale attività?
   Certamente,  dobbiamo  preoccuparci per  alcune  cose  che  stanno
  accadendo  in  questi  giorni,  da prima.  Credo  sia  inopportuno,
  preoccupante,  che  il  sottosegretario alla Presidenza,  onorevole
  Letta, ieri abbia tranquillizzato i lavoratori di Pomigliano d'Arco
  dicendo di non preoccuparsi perché esistono soluzioni per risolvere
  i   loro   problemi  ma,  contestualmente,  abbia  dimenticato   di
  tranquillizzare  i lavoratori di Termini Imerese.  Questo  può  far
  intendere  che  nelle intenzioni del Governo, di  quella  parte  di
  Governo che conta, Termini Imerese è già spacciata.
   Allora, dobbiamo reagire
   Così  come  ritengo  preoccupanti le attenzioni  che  il  ministro
  Scajola  ha rivolto a quegli imprenditori che ritengono  di  potere
  realizzare  a  Termini Imerese l'auto elettrica, l'auto  ecologica,
  che  potrà sì essere realizzata ma che potrà essere utilizzata  fra
  vent'anni  perché, prima che si realizzino gli impianti  per  poter
  alimentare queste macchine, occorrono venti anni. Siamo ancora alla
  ricerca di realizzare una rete completa per il gas; figuriamoci  se
  dobbiamo mettere mano a quella per le auto elettriche.
   Cosa intendiamo, come UDC, proporre all'Aula?
   Un  ordine del giorno che investa la responsabilità del Presidente
  della Regione affinché, attivando la sua qualità, il suo ruolo,  la
  sua  funzione - in base allo Statuto, infatti, partecipa ai  lavori
  del  Consiglio  dei  Ministri con il rango di  ministro  quando  si
  tratta  di  questioni  che  riguardano  la  Sicilia  -  chieda   la
  convocazione   del   Consiglio  dei   Ministri   in   cui   portare
  all'attenzione del Presidente e del Consiglio stesso i problemi  di
  Termini Imerese, chiedendo ed ottenendo, anche con la forza che gli
  deriva  da  una  compatta  visione  di  questo  problema,  sia  dai
  sindacati sia da quest'Aula, e chiedere che il Governo, che ne ha i
  poteri,  come  per il passato è stato dimostrato, di  imporre  alla
  Fiat  una  politica  complessiva degli  interventi  in  Italia  che
  utilizzi e potenzi lo stabilimento Fiat di Termini Imerese, pena la
  retrocessione,  pena  la  non  ulteriore  approvazione  di   quegli
  incentivi che il Governo ha fino ad ora elargito e che si  appresta
  ad  elargire  nuovamente per tutte le vetture di  produzione  Fiat.
  Perché un potere contrattuale, il Governo centrale certamente lo ha
  e, in questo caso, non è dato capire perché non lo vuole utilizzare
  e,  comunque,  soltanto da un'azione coordinata di tutte  le  forze
  politiche,  con il Governo regionale e con l'impegno  dei  deputati
  nazionali   siciliani   e  dei  senatori   siciliani,   eletti   in
  qualsivoglia  lista e con qualsivoglia partito, si  potrà  ottenere
  quella  attenzione che è l'unica, se ha una forza  ed  un  consenso
  ideale,  che può fare cambiare idea e atteggiamento a Marchionne  e
  alla  Fiat. Anche perché il fallimento della Fiat in Sicilia  è  la
  certificazione   del  fallimento  di  ogni  ipotesi   di   politica
  industriale per questa nostra Terra e non potremo costruire  niente
  di  buono  per i nostri figli e i nostri nipoti se dovesse  fallire
  l'avventura Fiat in Sicilia.
   Noi,  come  UDC,  siamo  pronti a fare la  nostra  parte;  abbiamo
  partecipato  con  convinzione  al dibattito  di  stamattina  e  con
  altrettanta convinzione abbiamo partecipato alla stesura di  questo
  ordine del giorno in comune e lo abbiamo sottoscritto.
   Siamo  convinti che, dimostrando con compattezza la forza  di  cui
  questa  Regione  può disporre, si schiudano nuovi  scenari  per  le
  trattative  con la Fiat, che non può sottrarsi all'impegno  con  la
  Sicilia.

   BONOMO.  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BONOMO.  Signor  Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  assessori, onorevoli colleghi, è un anno difficile ed è  sotto  gli
  occhi di tutti. La vicenda Fiat non fa altro che confermare che  le
  belle  parole che spesso dal Governo nazionale vengono  pronunciate
  sulla  mancanza  di  una crisi e sulla visione  strategica  di  una
  mancanza  di  una  crisi  vera, che invece  tocca  le  imprese,  le
  industrie del popolo italiano sono, in effetti, delle parole  e  il
  non volere vedere la realtà.
   La domanda che ci siamo fatti nell'approvare l'ordine del giorno e
  nel  consegnare nelle mani del Presidente della Regione, con forza,
  uno  strumento  per  rappresentarci e  per  rappresentare  l'intera
  economia regionale e il mondo delle imprese siciliane, era  una  ed
  una  soltanto:  la  crisi della Fiat in Sicilia è  una  vera  crisi
  strutturale?  E' una vera crisi che viene dal posizionamento  nella
  regione siciliana e, quindi, in fondo allo stivale siciliano, dello
  stabilimento, come ci ha propinato Marchionne, a mio avviso con una
  buona  e  bella provocazione? O è una crisi strutturale di  sistema
  che  abbraccia - per chi ha nozione di macro e microeconomia  -  il
  grande  capitale,  la grande impresa che abbandona,  di  fatto,  la
  Sicilia   dopo  averla  saccheggiata,  come  gli  Unni  di  Brenno,
  finanziariamente  ed economicamente, lasciando  briciole  e  scarsa
  occupazione  sul  territorio  e approfittando  di  ingenti  risorse
  nazionali?
   Bene,  é  certamente una provocazione quella di Marchionne perché,
  se  si  deve  delocalizzare  lo  stabilimento  Fiat  siciliano,   è
  altrettanto  vero  che le condizioni ambientali  in  cui  versa  lo
  stabilimento  polacco  sono  strutturalmente  identiche  e   allora
  bisognerebbe parimenti delocalizzare lo stabilimento polacco.
   Il  non  volere  vedere che Fiat e il grande capitale  abbandonano
  l'Isola in maniera strumentale, in una evidente crisi politica  che
  contrappone il Nord al Sud dell'Italia, e che vede forze  politiche
  che  hanno  predominanza  e,  soprattutto,  hanno,  nello  scenario
  politico  nazionale  di  governo, la  possibilità  e  la  forza  di
  trascinare  da  un  lato, quindi, verso il Nord,  investimenti  che
  questo Governo propone e dispone, non fa altro che confermare, caro
  Presidente,  che  dobbiamo  andare verso  forme  di  governo  e  di
  alleanze  di governo siciliano che abbiano a cuore l'interesse  dei
  siciliani.
   Le  politiche  nazionali  oggi vedono, di fatto,  un  contrapporsi
  forte  di  due  poli,  Nord e Sud, in cui  l'economia  diventa  uno
  strumento  di  forza  politica,  in  cui  quella  che  è  la  crisi
  strutturale  di  sistema che ci viene di fatto negata  dal  Governo
  Berlusconi,  oggi in Sicilia diventa non solo crisi di sistema,  ma
  crisi economica, crisi strutturale, crisi di impresa.
   Ma  non è solo la Fiat che abbandona, ed ha abbandonato, la nostra
  Sicilia.
   Vorrei  ricordare che, di fatto, la crisi dei poli  petrolchimici,
  la  crisi  della  chimica, l'abbandono da parte di ingenti  aziende
  nazionali,   statali,  del  nostro  territorio  per  investire   in
  territori  diversi dalla Sicilia o dall'Italia in cui,  magari,  le
  regole in materia di sicurezza e le regole economiche portano ad un
  maggiore profitto, è il tema centrale della nostra azione.
   Il  problema  è la crisi della politica; il problema  è  la  crisi
  della nostra rappresentanza istituzionale nel Governo nazionale; il
  problema è la crisi del sistema.
   Il  problema  vero  che dobbiamo affrontare è il  seguente:  siamo
  oggi, tutti, in maniera limpida e chiara, in grado di fare sistema,
  di  fare  fronte comune affinché le spinte nordiste, le spinte  che
  privilegiano  solo  una  parte  del  nostro  Paese  possano  essere
  attenuate?
   Su questo, Presidente, lei ha pieno mandato di agire in nome e per
  conto  del  popolo siciliano, in nome e per conto dei  parlamentari
  siciliani, in nome e per conto a fianco dei parlamentari  nazionali
  per  far  sì  che  la Fiat diventi l'emblema della lotta  politica,
  oltre che economica, siciliana.
   Onorevole Presidente, a Fiat e a Termini sono stati dati più  no',
  è  stato  detto  no' all'evoluzione del polo industriale  dell'auto
  siciliana  che  poteva benissimo trasformarsi con gli  investimenti
  che  noi  mettiamo  a  disposizione, insieme ai pochi  investimenti
  nazionali,  in  un polo di sperimentazione sull'auto elettrica.  E'
  stato  dato  un   no' e una non assicurazione ai  lavoratori  dello
  stabilimento  Fiat nel trasferire produzioni che, invece,  vedranno
  privilegiati  altri  stabilimenti, magari del Mezzogiorno.  Non  si
  tratta,  però,  di una lotta fra poveri che dobbiamo intraprendere,
  come  quella che riguarda la produzione della Panda che,  a  quanto
  sembra,   potrebbe  essere  delocalizzata  nello  stabilimento   di
  Pomigliano D'Arco.
   La  domanda,  allora, è la seguente: perché  la  Fiat  di  Termini
  Imerese no?
   Signor  Presidente,  una  provocazione  va  comunque  fatta   alla
  provocazione  di  Marchionne e la provocazione è  che  i  Siciliani
  potrebbero non comprare più macchine Fiat; la provocazione è che  i
  siciliani  potrebbero boicottare i prodotti e  le  aziende  che  in
  Sicilia  hanno  deciso  di delocalizzare le loro  produzioni  verso
  Paesi  esteri; la provocazione è che siamo stanchi di  aziende  che
  arrivano,   saccheggiano  e  portano  via  risorse,   portano   via
  investimenti lasciando dietro di sé solo ed esclusivamente  povertà
  e  tragedie umane, perché perdere anche un solo posto di  lavoro  è
  causare una tragedia familiare, è causare tragedie lavorative.
   Bene,  onorevole  Presidente,  lei  ha  il  mandato  assoluto   di
   Alleanza per l'Italia', che rappresento, ma anche, credo, di tutti
  i  parlamentari del popolo siciliano a rappresentare queste istanze
  al  tavolo nazionale, con forza, con determinazione, e ritengo  che
  questa sia la battaglia politica, oltre che la battaglia economica.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, do lettura dell'ordine del  giorno
  numero  227  «Iniziative a livello nazionale  e  regionale  per  il
  rilancio   dello  stabilimento  FIAT  di  Termini  Imerese   (PA)»,
  presentato  dagli  onorevoli Cracolici, Musotto,  Pogliese,  Mineo,
  Maira, Bonomo e Aricò:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   considerato che:

   durante  l'incontro, di recente svoltosi presso la Presidenza  del
  Consiglio  dei  Ministri,  è  stato presentato  dall'amministratore
  delegato Marchionne il nuovo piano industriale della Fiat Auto, che
  prevede,  tra l'altro, la cessazione della produzione di automobili
  nello stabilimento di Termini Imerese (PA) a partire dal 2012;

   ancor  più recentemente l'amministratore delegato della Fiat  Auto
  ha  dichiarato che per Termini Imerese si prevede la chiusura dello
  stabilimento,  senza  alcuna ipotesi di  riconversione  produttiva,
  alla   quale  invece  aveva  ripetutamente  fatto  riferimento   in
  precedenti occasioni;

   la  chiusura  dello stabilimento viene motivata dalle  diseconomie
  che,  a  giudizio  della  Fiat,  comporterebbe  la  produzione   di
  automobili  a  Termini Imerese nella misura quantificata  in  mille
  euro  in  più  per unità di auto prodotta, costo determinato  dall'
  assenza di infrastrutture adeguate e di un indotto sviluppato;

   contro   la  decisione  annunciata  dalla  Fiat  hanno  intrapreso
  immediate  azioni  di  lotta  e  di  protesta  i  lavoratori  ed  i
  sindacati,  che hanno assunto la continuazione della  produzione  a
  Termini  Imerese  come questione nazionale, sulla quale  hanno  già
  aperto  una  vertenza  con Fiat e con il Governo,  mentre  al  loro
  fianco  si  sono  schierate  le forze sociali  del  territorio,  la
  Chiesa, le istituzioni locali;

   rilevato che:

   la  scomparsa  di una realtà produttiva come quella  rappresentata
  dalla Fiat e dalle fabbriche dell'indotto nella zona industriale di
  Termini  Imerese assesterebbe un colpo mortale non solo ai  livelli
  occupazionali  dell'area,  che  perderebbe  d'un  sol  colpo  oltre
  duemila  posti  di  lavoro, ma anche alle prospettive  di  sviluppo
  dell'intera Regione, dal momento che la Fiat è oggi uno  dei  pochi
  grandi  gruppi  industriali operanti nell'Isola;  che  la  presenza
  dello  stabilimento ha consolidato nel corso di 40  anni  un  'know
  how'  tecnologico  e territoriale importante; e  che  intorno  allo
  stabilimento  si può sviluppare innovazione e ricerca  tecnologica,
  soprattutto nei decisivi settori delle fonti rinnovabili di energia
  e dei motori ecologici (ibridi, elettrici, ad idrogeno);

   la  decisione  della  Fiat  è  da respingere  innanzitutto  perché
  avviene  nel  contesto  di  un  piano industriale  che  prevede  di
  aumentare la quantità di automobili prodotte dal gruppo in  Italia,
  quantità che potrebbe essere ulteriormente incrementata in modo  da
  garantire  tutti  gli  stabilimenti e  le  maestranze  italiani  in
  considerazione dei volumi che il mercato internazionale è in  grado
  di assorbire;

   tale decisione va respinta, altresì, perché il rafforzamento della
  Fiat sullo scenario mondiale dell'auto attraverso le intese con  il
  gruppo  Chrysler non può avere come conseguenza la riduzione  della
  presenza  Fiat  nel  nostro Paese e la pesante  penalizzazione  dei
  territori  meridionali dai quali la Fiat ha  avuto  negli  anni  un
  contributo  produttivo e finanziario fortissimo e decisivo  per  la
  stabilità del gruppo;

   ancora  nel  2007  la  Fiat  aveva  presentato  un  contratto   di
  programma,  poi  non  conclusosi, che  prevedeva  1,2  miliardi  di
  investimenti, il raddoppio degli occupati ed una produzione  tripla
  rispetto  all'attuale; inoltre nel 2008 aveva sottoscritto  con  le
  parti  sociali  un accordo per aumentare di 250 unità l'occupazione
  nello stabilimento ed incrementare la produzione con l'assegnazione
  a  Termini  Imerese  del nuovo modello destinato  a  sostituire  la
  Lancia Ypsilon;

   la  Fiat non ha mai chiarito a cosa vada effettivamente attribuito
  il  'surplus' di costi produttivi denunciati, ma è facile osservare
  che  è  stata  la stessa Fiat a dichiarare il proprio  disinteresse
  sull'utilizzo  del  porto di Termini Imerese piuttosto  che  di  un
  altro  porto; così come sono le scelte operate dalla Fiat che fanno
  nascere  o  morire l'indotto: basti ricordare che  nel  2005  erano
  attive  ben 22 aziende, mentre oggi ne operano solo 3 o  4  per  la
  decisione  della Fiat di lasciare a Melfi l'indotto della  Ypsilon;
  allo  stesso tempo, risulta di solare evidenza che tenere  bassi  i
  volumi  produttivi e la saturazione dello stabilimento fa aumentare
  i  costi  fissi, perchè si scaricano su un numero insufficiente  di
  unità  prodotte;  non va infine dimenticato che la  professionalità
  dei  lavoratori di Termini Imerese è molto elevata e ciò  determina
  risparmi  per l'azienda, a cominciare dai minori interventi  che  è
  necessario effettuare sulle auto in garanzia;

   constatata  l'unanime  volontà  di  tutti  i  gruppi  parlamentari
  presenti in questa Assemblea regionale,

                  impegna il Presidente della Regione

   a  richiedere la convocazione di un Consiglio dei Ministri con  la
  presenza  del  Presidente della Regione, ai sensi del  terzo  comma
  dell'art.  21  dello  Statuto  siciliano,  ove  far  assumere   con
  decisione  la  salvaguardia dello stabilimento di  Termini  Imerese
  come   questione   nazionale  prioritaria,   convocando,   altresì,
  immediatamente,  un  tavolo di trattative con  la  Fiat  e  con  le
  organizzazioni sindacali, e non concedendo alcuna forma d'incentivo
  alla produzione Fiat in assenza di una revisione dell'atteggiamento
  assunto dall'attuale management;

   perchè  venga  messo  rapidamente  a  punto,  anche  mediante  un'
  attività di concertazione con le realtà istituzionali e sociali del
  territorio,  un piano di interventi per il rilancio della  presenza
  Fiat in Sicilia, che faccia perno:

   a)  sulle  opere  da  realizzare  per  migliorare  decisamente  il
  contesto  infrastrutturale su cui insiste il polo produttivo  Fiat,
  quali il porto e l'interporto;

   b)  sulle opportunità e sulle risorse da predisporre per favorire,
  insieme  all'  Università degli studi ed agli enti di  ricerca,  la
  realizzazione di iniziative volte alla ricerca ed all'  innovazione
  tecnologica legate all' automobile, ma anche ad altre produzioni di
  interesse Fiat;

   c)  sulle  opportunità per la riqualificazione  professionale  dei
  lavoratori;

   perchè  sia sollecitata in maniera diretta la Fiat affinché valuti
  le  proposte  della Regione, non soltanto quelle  rivolte  al  polo
  produttivo di Termini Imerese, ma altresì quelle altre volte  anche
  ad ampliare le potenzialità di mercato». (227)

   APPRENDI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   APPRENDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  anche
  nella   qualità  di  vicepresidente  della  Commissione    Attività
  Produttive ,  dove  sono  testimone della  profonda  crisi  che  il
  settore  dell'industria  sta  attraversando:   mi  riferisco   alla
  piccola  e  media  impresa, ovviamente, oltre alla  grande  impresa
  quale la Fiat.
   Pertanto,  prendo  la  parola  per provare  ad  affrontare  questa
  vertenza  che riguarda lo stabilimento Fiat di Termini  Imerese  in
  un'ottica  complessiva  che coinvolge, a ben  guardare,  il  futuro
  industriale   della   nostra  Isola;  il   futuro   che   oggi   è,
  evidentemente, compromesso da un riassetto economico, lasciato a sé
  stesso  e  senza  alcun  intervento  della  politica,  che  si  sta
  frettolosamente ricomponendo, penalizzando la parte più  fragile  e
  debole  del Paese. In questo quadro, la Sicilia e il Sud  rischiano
  di  pagare  il  prezzo  più alto in termini  di  mancato  sviluppo,
  speranze tradite e freno all'occupazione.
   Senza chiarezza, però, non si va da nessuna parte.
   Francamente,  voglio dire che oggi ci troviamo ad  affrontare  una
  vertenza che avrebbe potuto seguire una strada diversa se solo  due
  anni  fa, nel 2008, la Regione siciliana avesse stanziato quei  150
  milioni  concordati - e lo specifico, concordati - con la Fiat  per
  cofinanziare  l'accordo di programma con il  Lingotto.  Un  accordo
  che,  ricorderete,  prevedeva l'avvio del cosiddetto  Piano  A  con
  tanto di investimenti in opere strutturali nell'area industriale  a
  supporto  dell'indotto  e  di alcuni gruppi  che  erano  pronti  ad
  investire  nell'area. Un  Piano A  che non decollò  mai  perché  il
  Governo  di  allora, guidato dal centro-destra, non  portò  mai  in
  quest'Aula  la  legge  per  impegnare  la  Regione  a   mettere   a
  disposizione  i terreni per l'insediamento di nuovi capannoni  e  a
  concedere   un   incentivo  per  il  mutamento  dei  contratti   da
  apprendistato.
   Un   provvedimento  che  non  fu  mai  approvato  a  causa   dello
  scioglimento anticipato dell'Assemblea regionale dopo le dimissioni
  del Presidente Cuffaro, che non si preoccupò mai di portare in Aula
  un provvedimento tanto importante.
   La verità è che, saltato il contratto di programma, il Lingotto ha
  inesorabilmente  rivisto al ribasso il piano  di  sviluppo  per  lo
  stabilimento  di  Termini Imerese, con drastici tagli  rispetto  ai
  programmi fino ad allora portati avanti.
   Il   secondo  progetto,  il  cosiddetto  Piano  B,  comunicato  ai
  sindacati   FILM,   FIOM,   UILM,   UGL,   ha   previsto   soltanto
  l'assemblaggio  della  Lancia Y, mettendo da  parte  la  produzione
  delle altre vetture, la Punto, la Cinquecento, e riducendo i volumi
  produttivi,  che non sono più 200mila auto all'anno, sfruttando  le
  due linee di produzione, ma 100mila, e su una sola linea.
   Nel   Piano B , inoltre, non c'è più stato spazio per la creazione
  di  nuovo  indotto,  per  cui la Lancia  Y  non  è  stata  prodotta
  interamente  nella  fabbrica siciliana, ma  è  stata  semplicemente
  assemblata  con componenti arrivati dagli stabilimenti di  Melfi  e
  Mirafiori.  Tra le conseguenze immediate vi è stato  lo  stop  alle
  assunzioni, mentre ne erano state previste, tra diretto ed indotto,
  circa  2.500.  Già  allora i sindacati gridarono  allo  scandalo  e
  dissero  che  con  il  nuovo  piano non  potevano  più  parlare  di
  sviluppo. Lo stabilimento non sarebbe mai più diventato un polo  di
  eccellenza  nell'area del Mediterraneo, ma rimaneva precario  e  in
  balìa  della  crisi  di mercato. Erano preoccupati,  quegli  stessi
  sindacalisti  che  oggi  abbiamo visto qui nel  Palazzo,  ed  erano
  pronti  a  mobilitarsi. La politica non poteva mandare in  fumo  un
  progetto di forte rilancio.
   Ma  così  è stato, onorevoli colleghi, per responsabilità  di  una
  maggioranza  di  centro-destra che ha preferito mandare  in  rovina
  l'Isola lasciando le mani libere all'amministratore delegato Sergio
  Marchionne, il quale ha presto annunziato di rinunciare  al   Piano
  B   per  andare a fare investimenti in Serbia, dove gli accordi  si
  raggiungono in sole tre settimane.
   La  Sicilia,  con  il  sogno  dell'industria,  ha  subìto  cocenti
  delusioni.  Forse  pensavamo  che la Fiat  fosse  diversa,  proprio
  perché  si chiamava Fiat. E, invece, cari colleghi, si è comportata
  come tutte le altre imprese, vere o presunte, che hanno segnato  la
  storia della industrializzazione nella piana di Termini.
   Oggi  ci  viene un sospetto, e non vogliamo apparire superficiali:
  forse  potevamo  continuare a coltivare  carciofi,  forse  potevamo
  continuare  ad  inseguire  il  sogno del  turismo,  forse  potevamo
  sperare  nella costruzione dell'aeroporto, se non fosse intervenuto
  Gaetano  Badalamenti,  detto don Tano, a cambiare  il  corso  della
  storia.
   Forse sarebbe stata tutta un'altra storia, tutta un'altra vicenda.
   Così  la delusione riguarda tutti noi come politici, ma anche  gli
  operai, i figli degli operai e il futuro dei figli degli operai. Ne
  ha  profondamente risentito l'economia di una intera zona e, mentre
  ci  guardiamo  intorno  facendoci le solite  domande  sull'ennesimo
  episodio  di palese deindustrializzazione, ecco risorgere i  sogni:
  Marchionne  ci regala aree e stabilimenti; arrivano gli  indiani  -
  non quelli dei film western, questa volta sono davvero i nostri  -;
  arrivano  l'hi-tech automobilistico, la cordata  dei  geni  siculo-
  italiani, anche questi sorretti dall'immancabile dotazione di fondi
  della Regione Sicilia. E, a detta di questi, la fabbrica di Termini
  Imerese potrebbe risorgere e diventare la punta di diamante  di  un
  automobilismo  che non si è mai visto sulla Terra, un automobilismo
  che  punta sulle macchine ecologiche e guarda anche al mercato  del
  bacino del Mediterraneo.
   E'  bene  ricordare che gli argomenti di Marchionne  sono  deboli.
  Vero  è che la Fiat è formalmente privata, ma che ne sarebbe  stato
  della stessa Fiat se, in tutti questi anni - soprattutto quelli non
  tanto  lontani, in cui se ne paventava la chiusura - lo  Stato  non
  avesse  provveduto ad agevolare la rottamazione, a pagare la  cassa
  integrazione  soprattutto dei lavoratori del  Nord,  oltre  a  dare
  robusti  incentivi per la localizzazione a Melfi e  a  Cassino  dei
  siti produttivi?
   Falsa è pure l'argomentazione circa la distanza di Termini Imerese
  dal  resto  del mondo, la cui non centricità rispetto ai principali
  mercati  è  stata, peraltro, strategicamente causata  dalla  stessa
  Fiat,  che ha portato via dalla Sicilia parte dell'indotto e  della
  componentistica facendo diventare la fabbrica solo assemblaggio.
   E'  più lontana Termini Imerese, che ha un efficiente porto, o  la
  Polonia o la Serbia?
   Vi  sono,  evidentemente,  altre  e  non  confessate  ragioni;  la
  risposta ce la diamo senza tante difficoltà. Però, noi politici  di
  quest'Assemblea dobbiamo chiederci cosa fare e cosa dire a chi, già
  oggi, è venuto a bussare al portone di questo storico edificio, già
  Palazzo Reale di un  mitico regno che forse non è mai esistito.
   C'è il problema complessivo del destino industriale dell'Isola, in
  un  momento  in  cui  il Governo nazionale, di  fatto,  punta  alla
  deindustrializzazione  della  Sicilia,  e  che  riguarda  la  Fiat,
  l'Italtel,  la  vicenda  che è stata denunciata  prima  della  nave
  Florio ancorata al porto di Palermo che viene spostata in un bacino
  in  Croazia,  la vicenda del rotabile, la Keller, l'Imesi,  in  una
  Sicilia che ha ferme le ferrovie ai primi del  900.
   Quello  che  ci  impressiona è la tempistica della  crisi,  perché
  contemporaneamente arrivano avvisi di chiusura da molte  parti.  E'
  una   scelta   politica  industriale  del  Governo  nazionale   che
  privilegia,  senza  tanti veli, la realtà  del  Nord,  con  logiche
  multinazionali e globali, a danno degli interessi della  Sicilia  e
  del suo territorio.
   Sembra di assistere ad un tiro al bersaglio con questo attacco  al
  ventre  molle  del  Paese  che si dimostra insensibile,  nella  sua
  rappresentanza al Parlamento nazionale, a qualunque  sberla  arrivi
  dal  Marchionne  di turno, che sarà sempre certo di  poter  contare
  sulla scarsa capacità di reazione della politica siciliana.
   Io  vorrei  ascoltare  la  voce di tre  autorevoli  rappresentanti
  siciliani   del   Governo  nazionale,  l'onorevole   Prestigiacomo,
  l'onorevole Micciché, l'onorevole Alfano e anche il Presidente  del
  Senato,  onorevole Schifani, che ha avuto tanta premura  a  parlare
  delle  vicende  politiche  siciliane ma non  ha  aperto  bocca  per
  parlare  di  questo tracollo dell'economia siciliana. Mi piacerebbe
  ascoltarli.
   Onorevole  Presidente  della Regione, stiamo  attenti,  perchè  se
  vogliono  affamare  questa Terra, in particolar modo  questa  parte
  della   Sicilia,   per  poi  proporci,  su  un  piatto   d'argento,
  l'alternativa del nucleare, hanno sbagliato. Se vogliono  prenderci
  per fame, hanno sbagliato.
   Quindi,  auspico  che ci sia un vero impegno, così  come  è  stato
  chiesto dall'onorevole Cracolici, rispetto a ciò che sarà il futuro
  dell'industria,  perché  vogliamo  capire  se  c'è  un  futuro  per
  l'industria in Sicilia o se dobbiamo cambiare rotta.
   Esprimo il voto favorevole all'ordine del giorno presentato.

   LUPO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LUPO.   Signor   Presidente,  signor  Presidente  della   Regione,
  Assessori, onorevoli colleghi, starò nei tempi perché molto è stato
  detto  e io non intendo ripetere, se non esprimere il mio consenso,
  vero,  rispetto al contenuto dell'ordine del giorno  presentato  da
  tutti  i  gruppi parlamentari, che hanno così dato prova di  grande
  responsabilità, dimostrando che la questione della Fiat di  Termini
  Imerese  non  riguarda una parte della politica  o  una  parte  dei
  siciliani,  ma  tutta  la politica regionale,  l'intero  Parlamento
  siciliano  e  l'intera Sicilia. E' una vicenda emblematica  che  va
  oltre  il  fatto  in sé, che è già gravissimo viste le  conseguenze
  terribili   che   si  avrebbero  per  il  territorio   in   seguito
  all'ipotetica dismissione dello stabilimento termitano.
   Io aggiungo alle considerazioni già fatte dagli onorevoli colleghi
  che mi hanno preceduto solo qualche piccolissima precisazione.
   Oggi  la  Camera dei deputati ha approvato una mozione  presentata
  dal  Partito  Democratico che presenta dei  contenuti  estremamente
  rilevanti,  anche per quelle che sono le competenze  della  Regione
  siciliana.  Si parla di finanziare un piano volto ad  inserire  nel
  mercato del lavoro centomila giovani. Si parla di reintegrare  -  e
  questo  è molto rilevante anche ai fini della discussione  che  qui
  stiamo  facendo  -  le  risorse impegnate del  FAS,  sottratte  dal
  Governo nazionale al Mezzogiorno, per destinarle a programmi mirati
  di rilancio del tessuto produttivo al Sud.
   Io  spero che il Governo nazionale dia seguito all'impegno che  ha
  dovuto  assumere con la mozione approvata alla Camera dei deputati,
  e  che  queste  risorse  possano quanto  prima  essere  disponibili
  proprio per realizzare quegli interventi necessari al miglioramento
  della   competitività,  non  solo  dello  stabilimento  di  Termini
  Imerese, ma dell'intero territorio.
   Lo  stabilimento,  come sappiamo, ha un'alta  produttività,  ma  è
  penalizzato  dalle esternalità negative legate alla mancanza  delle
  infrastrutture, che pure sono necessarie e realizzabili, disponendo
  delle  risorse  di cui noi dovremmo disporre, cioè le  risorse  del
  Fondo  aree sottoutilizzate. Così come si prevede l'impegno per  un
  piano organico di riforma degli ammortizzatori sociali.
   Questo è l'ultimo punto che io brevemente voglio trattare. Abbiamo
  fatto  bene  a  scrivere  così  l'ordine  del  giorno,  ma   vi   é
  un'ulteriore  questione che questo Parlamento  deve  esaminare  con
  grande attenzione.
   I  lavoratori colpiti dalla crisi dell'industria in Sicilia - e il
  caso  Fiat  ne  è un caso emblematico - purtroppo,  vedono  i  loro
  redditi  fortemente  ridotti per effetto della cassa  integrazione,
  per   effetto  della  mobilità  e,  aggiungo,  come  nel  caso  dei
  lavoratori  della Fiat di Termini Imerese, anche per effetto  degli
  scioperi  che  sono costretti a fare per salvare non solo  il  loro
  posto  di lavoro, ma anche la prospettiva di sviluppo di un  intero
  territorio. Io penso che sia importante per tutti noi.
   Allora  credo  che  il  Governo regionale debba  farsi  carico  in
  qualche  modo anche di trovare una forma di sostegno al reddito  di
  questi  lavoratori che hanno famiglia e che vedono,  purtroppo,  le
  loro   buste  paga  fortemente  ridotte  per  effetto  della  cassa
  integrazione e per effetto degli scioperi.
   A tal proposito oggi ho proposto che, quanto meno nei confronti di
  questi lavoratori in cassa integrazione e in mobilità, anche se ciò
  non  risolve il problema ma sarebbe già un segno di attenzione,  si
  provvedesse a sospendere la trattenuta per l'addizionale IRPEF  che
  va alla Regione siciliana.
   Io  trovo  profondamente  ingiusto  che  un  lavoratore  in  cassa
  integrazione, che percepisce mille euro al mese, debba versare alle
  casse  della  Regione l'1,4 per cento così come un lavoratore  che,
  invece, non ha di questi problemi. Certamente non basta. Io  chiedo
  che  altri  strumenti di sostegno al reddito siano individuati,  ma
  faccio  appello  alla responsabilità del Governo regionale  perché,
  quanto  meno, si riduca il carico fiscale nei confronti  di  queste
  categorie particolarmente colpite.

   CAPUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPUTO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   onorevole
  Presidente  della  Regione, signori assessori,  ho  ascoltato  come
  tutti  con  enorme  attenzione,  anche  se  da  un'intera  giornata
  parlamentare  seguiamo  la vicenda che riguarda  gli  operai  e  il
  futuro  della  Fiat di Termini Imerese, e sono sempre più  convinto
  che  si  tratta  di  uno  di  quegli eventi  sui  quali  si  misura
  l'autorevolezza e la capacità di un Governo. Sono quelle scelte  di
  carattere  eccezionale  che  vanno al  di  là  della  misura  della
  ordinaria   amministrazione   e   impongono   un   intervento    di
  autorevolezza,  di  prestigio, di coesione e  di  spendibilità,  di
  un'immagine di un Governo regionale di fronte al dramma della Fiat.
   Perché  della Fiat? Perché è l'aspetto più macroscopico di  questa
  Regione,  ma non è soltanto la Fiat, perché è dell'Italtel,  è  del
  Cantiere  navale,  della Serital, fra poco anche della  Keller,  di
  tutto  quello  che  oggi  è  il sistema  industriale  della  nostra
  Regione.
   Se  qualcuno  qui  non  ha  ancora capito  che  oggi  il   no'  di
  Marchionne a continuare l'esperienza Fiat in Sicilia non è un fatto
  isolato, sta commettendo un errore di enormi proporzioni dal  punto
  di  vista  politico, dal punto di vista di governo e dal  punto  di
  vista dell'attenzione al territorio.
   Qui  siamo  di  fronte ad una precisa strategia dei grandi  gruppi
  industriali   di  smantellare  il  sistema  economico-occupazionale
  legato all'industria siciliana. E' in atto lo smantellamento di  un
  cambiamento culturale di fare impresa in Sicilia, e il fatto che la
  Fiat,  grande impresa di Stato che ha avuto dalla Regione siciliana
  e  dal  Governo nazionale negli anni passati, da 25, da 30 e da  45
  anni   a  questa  parte,  finanziamenti,  sovvenzioni,  detrazioni,
  contributi, agevolazioni e si permette il manager dell'azienda Fiat
  di dire  no' al Governo nazionale quando ha chiesto il mantenimento
  dello stabilimento in Sicilia, questo sta a significare che o vi  è
  una  caduta  di prestigio e di autorevolezza da parte  dei  governi
  dello  Stato  e di questa Regione, o vuol dire che è  la  Fiat  che
  detta l'agenda di governo a questo Paese
   Allora  credo che qui va dimostrata un'inversione di  tendenza,  è
  necessario che il Governo della Regione dimostri sensibilità,  così
  come   oggi   l'assessore  Venturi  ha  dimostrato  incontrando   i
  lavoratori, i sindacati, il Parlamento, e ha dimostrato con il  suo
  intervento  odierno  grande attenzione verso  la  Fiat.  In  questo
  momento  dobbiamo  capire quali sono le scelte del  Governo,  senza
  cadere nel gioco della maggioranza o dell'opposizione, perché  deve
  restare  fuori dal gioco politico la vicenda di 1.500 lavoratori  e
  dell'indotto  legato alla Fiat in quella parte della  provincia  di
  Palermo.
   Ma  io  credo  che  oggi, quello che abbiamo notato  è  la  scarsa
  incisività   di  questo  Governo  nell'affrontare  un   tema   così
  importante.
   Signor  Presidente della Regione, oggi lei deve giocarsi la  carta
  del  prestigio e dell'autorevolezza di essere il governatore di una
  grande  Regione  come  la Sicilia, di fronte  ad  una  politica  di
  destabilizzazione del sistema industriale siciliano.
   Credo che anche il Governo nazionale e il Parlamento nazionale, in
  particolare, abbiano dimostrato una certa difficoltà nell'approccio
  a  questo problema perché, per chi come noi è abituato all'elogio e
  alla  politica, quello che determina le scelte e le soluzioni  sono
  le lobby parlamentari.
   A livello nazionale è mancata una lobby parlamentare siciliana che
  abbia  avuto la capacità, l'autorevolezza e il prestigio di imporre
  alla Fiat, attraverso gli strumenti parlamentari, un'inversione  di
  tendenza. Deve arrivare come una sola voce e come un solo fatto  di
  Governo  la volontà di una Regione che dice no alla chiusura  della
  fabbrica Fiat di Termini Imerese.
   Poi  verrà  il momento di pensare alle agevolazioni in favore  dei
  lavoratori  che hanno chiesto, fino ad oggi, una linea di  fermezza
  di questa Regione e di questo Governo.
   E sappia il Governo che avrà, come sta avendo, tutto il Parlamento
  accanto  ed  alle  spalle  nel sostenere questa  grande  battaglia,
  perché qui si gioca non soltanto il futuro della FIAT, non soltanto
  il  futuro di migliaia di lavoratori, non soltanto il futuro di una
  cultura industriale nel territorio della Provincia di Palermo,  non
  si   gioca   soltanto   il   futuro   della   grande   economia   e
  dell'occupazione nel nostro territorio, ma si gioca qualche cosa in
  termini  di  logica  parlamentare,  di  strategia  di  governo,  di
  immagine e di capacità di essere Governo di questa Regione. Qui  si
  gioca la grande capacità di sapere imporre, non con le parole,  non
  con  i  luoghi comuni, non con l'autonomia sbandierata anche quando
  non  c'è  bisogno di sbandierarla, bensì con la compattezza  di  un
  Governo  che, forte di un consenso parlamentare che avrà da  qui  a
  poco  con  un  voto sull'ordine del giorno che é stato  presentato,
  questo Governo oggi deve dimostrare di avere i muscoli della grande
  politica.
   Chiedo  al Governo della Regione, all'assessore Venturi e a  tutti
  gli assessori di questa compagine di Governo, in questo momento, di
  essere  vicini  alla Fiat, ma di essere vicini  in  modo  convinto,
  perché  non  basta partecipare alle riunioni e alle  conferenze  ed
  agli incontri con i ministri.
   Questo è il momento in cui la Regione deve veramente dimostrare di
  esserci  e noi chiediamo alla Regione di esserci in questo momento,
  e  di  esserci  autorevolmente per difendere gli  interessi  di  un
  territorio, ma per dimostrare che nessun amministratore delegato di
  nessuna azienda nazionale può andare contro la volontà e le  scelte
  del Governo di questa Regione.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione ed è
  ovvio  che la replica si intende come parere del Governo all'ordine
  del giorno numero 227.

   LOMBARDO,  Presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  convengo anch'io che, francamente,  sia  stato  più  che
  opportuno,  al  di là della testimonianza della nostra  attenzione,
  del  nostro  impegno,  un atto di grande significato  che  oggi  in
  questa seduta, la prima seduta dell'Assemblea di quest'anno,  oltre
  che  occuparci di questo problema, che certamente segnala la  crisi
  di  un  certo  sistema industriale che investe la Sicilia,  noi  ci
  stiamo  occupando di questo argomento e che attorno a questo ordine
  del  giorno,  a questa tematica, agli obiettivi che ci prefiggiamo,
  l'intero   Governo  della  Regione,  ed  era  ovvio,  ma   l'intera
  Assemblea,  tutti i gruppi politici, tutti i parlamentari  si  sono
  schierati a favore dei lavoratori, i quali devono avere la certezza
  che, da parte di questo Governo, per quanto nelle nostre competenze
  e  nelle  nostre  possibilità, incidendo anche sulle  scelte  delle
  altre  istituzioni nazionali, non mancherà mai il nostro impegno  a
  favore di questa straordinaria esperienza umana e professionale che
  a Termini Imerese, e non solo, in questi anni, in questi decenni si
  è  accumulata al servizio di una grande impresa, qual è la Fiat, ma
  anche  al  servizio  della nostra economia  e  del  nostro  sistema
  economico-sociale.
   Ci  siamo  trovati dinanzi a questo atteggiamento della Fiat,  del
  suo  amministratore  delegato, già  qualche  mese  dopo  il  nostro
  insediamento. Un atteggiamento, per la verità, i cui termini non si
  coglievano  con  determinazione e  con  chiarezza,  almeno  fino  a
  qualche mese fa. Si dava la sensazione che si voleva discutere, che
  si voleva trovare nel Governo regionale un interlocutore affidabile
  e  disponibile  a  fare  la sua parte. E, in  verità,  appunto  per
  questo,  abbiamo assunto degli impegni precisi e lo  abbiamo  fatto
  solennemente,  con  un  atto  deliberativo  della  nostra   Giunta,
  attingendo  risorse dai fondi dell'Assessorato Industria  destinati
  alla  ricerca  piuttosto che dal fondo per le aree sottoutilizzate,
  indicando  e sottolineando che la produzione industriale  poteva  e
  può essere incentivata dal sistema del credito di imposta.
   Abbiamo  messo  insieme una serie di prospettive che,  per  quanto
  riguarda  la copertura finanziaria, valevano circa 350  milioni  di
  euro.  E  lo abbiamo fatto quando ancora l'amministratore delegato,
  se   non   per   il  tramite  dei  suoi  dirigenti,  non   si   era
  definitivamente espresso sul piano industriale della Fiat che, come
  sappiamo,  è  una  multinazionale che ormai, oltre  ad  operare  in
  tantissimi   campi   della  produzione,  opera,  soprattutto   dopo
  l'accordo con la Chrysler, a livello globale.
   Abbiamo  sollecitato ed abbiamo registrato un impegno solenne  del
  Governo  nazionale  che, per il tramite del  suo  Ministro  per  le
  attività  produttive  che è anche venuto a Termini  Imerese,  si  è
  impegnato  ad un atteggiamento fermissimo nei confronti della  Fiat
  qualora non avesse garantito il lavoro, l'occupazione, ma anche  la
  crescita della produzione a Termini Imerese.
   Noi  contiamo  che  questo  impegno  del  Governo  nazionale  -  e
  certamente  anche del Presidente del Consiglio che  si  è  espresso
  tramite il Ministro competente - venga mantenuto.
   Ma  devo  dire,  tra  l'altro, che, per la  prima  volta,  abbiamo
  sentito esprimersi in modo netto ed incontrovertibile nella sede di
  Palazzo  Chigi l'amministratore delegato soltanto alla  vigilia  di
  Natale.  Ed  è  stata per noi, non dico una doccia fredda,  ma  una
  posizione i cui contorni ci inquietano e che, al tempo stesso,  non
  comprendiamo, e non li comprendiamo intanto perché la  Fiat  ci  ha
  illustrato un quadro dettagliato di come stanno le cose  a  livello
  globale,  cosa  succede  in Brasile piuttosto  che  in  Polonia,  e
  soprattutto che cosa succederà.
   Ci  ha confermato che, a fronte dei dati sconfortanti soltanto  di
  qualche  mese  fa, la produzione di autovetture è  cresciuta  ed  è
  cresciuta  notevolmente anche in Italia. Ci ha  assicurato  che  la
  Fiat investirebbe, per il potenziamento dei suoi impianti, certo in
  tutto  il  mondo, qualcosa come 8 miliardi di euro. Ci ha  spiegato
  come,  sia  per la produzione di macchinari per le costruzioni  che
  per quanto riguarda i trattori e le aziende che addirittura avevano
  chiuso  i  battenti  tempo fa, come la Bertone, o  gli stabilimenti
  di  Jesi  o  di   Pomigliano d'Arco, bene o  male  si  investe  per
  mantenere quanto meno l'occupazione, anche se in altri impianti, in
  altre sedi, ricordo Jesi, Pomigliano e anche Torino, in questi mesi
  la   produzione  è  calata  enormemente.  Siccome  il  numero   dei
  dipendenti è rimasto quello che era, non c'è dubbio che  anche  lì,
  sebbene  da noi si è fatto il conto che per ogni macchina  prodotta
  la  casa automobilistica perderebbe mille euro, non c'è dubbio  che
  siccome  la  matematica non è una opinione, ad impianti  invariati,
  mantenendo  i lavoratori e riducendosi enormemente il numero  delle
  autovetture  o dei mezzi prodotti, anche lì chiaramente  si  doveva
  prevedere una perdita.
   Però,  a  conclusione di questo lungo discorso, in fondo,  l'unica
  sede, l'unica fabbrica che avrebbe chiuso i battenti entro il  2011
  sarebbe stata soltanto quella di Termini Imerese. E su questo,  per
  la  verità, noi abbiamo replicato in maniera ferma, educata sì,  ma
  senza fare sconti di nessun genere, richiamando ai suoi impegni  il
  Governo   nazionale  e  registrando  che  il  sindacato,  anch'esso
  unitariamente, si era impegnato perché, quanto meno, ci si  sedesse
  attorno ad un tavolo per discutere.
   Nessuna  replica  in  quella  sede, salvo  -  come  ben  sapete  -
  l'affermazione,  quasi offensiva, che Marchionne  fa  per  cui  per
  salvare Termini Imerese bisognerebbe  portare lo stabilimento,  con
  tutta la Sicilia, dalle parti di Torino.
   Ecco perché noi ci stiamo riunendo, e questo ordine del giorno  ha
  la  piena  approvazione del Governo, ed hanno la piena approvazione
  del Governo, per quanto di nostra competenza, tutte le iniziative e
  i  suggerimenti  che  sono stati fatti nel corso  del  dibattito  a
  favore  dei  lavoratori  della  Fiat di  Termini  Imerese.  Perché?
  Facciamo  una considerazione: se la Fiat è una casa automobilistica
  che  mantiene  una  sua  caratteristica di grande  impresa  che  ha
  radici,  ma  anche forti interessi, nel nostro Paese, e se  Termini
  Imerese,  come  la  Sicilia,  fanno parte  dell'Italia,  il  nostro
  Governo  nazionale  -  dando  per scontato  che  tutto  quello  che
  potevamo  fare  e possiamo fare, assicuriamo che lo  faremo  -  non
  potrà  che, rapportandosi con la Fiat, pretendere che, così come  a
  Jesi  o  a  Cassino, anche a Termine Imerese l'attività  produttiva
  venga salvaguardata.
    Se, invece, la Fiat snobberà il nostro Governo, e non vedo perché
  a  resoconto di quello che intende fare in Italia come in  Polonia,
  nella  sede  di Palazzo Chigi e incontrandosi proprio  col  Governo
  nazionale  oltre  che con i rappresentanti delle regioni  e  con  i
  sindacati, e se, quindi, la Fiat dichiarerà, ad ogni piè  sospinto,
  che le sue logiche non tengono conto di nessuna nazionalità, la  si
  tratti come una qualunque altra multinazionale che, magari, avrà la
  sua  storia in Francia piuttosto che in Inghilterra, piuttosto  che
  in Germania anziché in Italia.
   E'  un  impegno preciso al quale intendiamo richiamare il  Governo
  nazionale.
     Forte di questo ordine del giorno, io chiederò di incontrare  al
  vertice,   al   massimo   livello,  il  Consiglio   dei   Ministri,
  partecipando ad una seduta e invitando il Consiglio dei Ministri ad
  occuparsi della Fiat di Termini Imerese.
   E  così  come  mi ero impegnato a fare, ma è giusto  che  così  si
  faccia  perché mi auguro che questo comportamento, che  noi  stiamo
  tenendo  qui  dinanzi ad una grande emergenza, venga  a  riprodursi
  anche  nel Parlamento nazionale. Noi dobbiamo, ciascuno per  quanto
  le  nostre  affinità ci consentono, ma io personalmente  e,  se  si
  vuole,   questa  Presidenza  dell'Assemblea  si  rapporti  con   il
  Parlamento  nazionale  perché il Parlamento  nazionale  vigili.  Il
  Governo  per  i  provvedimenti di sua competenza  e  il  Parlamento
  nazionale per quanto, appunto, di sua spettanza, sappia che qui c'è
  un  Governo  regionale ed una Assemblea, espressioni di  un  popolo
  siciliano  e  di una autonomia speciale che dicono di no  a  questo
  atteggiamento e a questa scelta.
     Insieme,  utilizzando tutte le nostre risorse  -  non  ci  siamo
  tirati  indietro rispetto a nulla, se abbiamo messo sul tavolo  del
  confronto qualcosa come trecentocinquanta milioni di euro,  ma  poi
  indirettamente,   sarebbero  stati  anche  di   più   se   avessimo
  conteggiato anche i crediti di imposta e quant'altro - siamo pronti
  ad andare avanti lungo questa strada.
   In  questi giorni abbiamo toccato con mano ed incontrato quanti si
  sono   fatti   portavoce  di  idee  diverse.   Abbiamo   incontrato
  finanzieri,  che  ci  hanno parlato di quanto abbiamo  letto  sulla
  stampa,  ma anche grandi imprenditori che hanno idee precise  sulla
  produzione  di  autovetture e conveniamo, con i  lavoratori  e  con
  quanti in questa Aula oggi sono intervenuti ma hanno fatto le  loro
  dichiarazioni anche nei giorni scorsi attraverso la stampa, che non
  vogliamo  offrire  alibi né alla FIAT e neppure a  nessun  governo:
  l'India,  la Cina, il Perù piuttosto che il Sudafrica,  per  carità
  sono  Paesi e le loro produzioni importanti ed interessanti. Ma  il
  nostro  interlocutore  è la Fiat, il nostro  alleato  non  può  che
  essere  il Governo del Paese perché, ripeto, Termini Imerese  venga
  trattata  esattamente come Pomigliano, come Torino, con un  piccola
  differenza:  io  credo che nessuna di quelle regioni  che  ospitano
  questi  stabilimenti  e queste fabbriche assicurano  alla  Fiat  un
  investimento  e  una  serie di vantaggi come la Regione  siciliana,
  solennemente  e  formalmente  e  seriamente,  si  è   impegnata   a
  concedere. Accogliendo,  quindi, l'ordine del giorno, continueremo
   Ringrazio l'assessore Venturi perché, nei mesi scorsi, rispetto ad
  un  amministratore delegato che abbiamo cercato ma che non  abbiamo
  trovato  -  perché forse, ormai, ha più facilità a parlare  con  il
  Presidente degli Stati Uniti piuttosto che con il Governo del Paese
  -  non  ha  perso giorno o settimana per incontrare ogni  dirigente
  FIAT  e  devo  dire che è stato poco apprezzato che da  parte  loro
  abbiamo  registrato  un rinvio di settimana in  settimana:  «stiamo
  discutendo,  stiamo  vedendo, faremo un tavolo,  discuteremo  e  ci
  siederemo  con  i sindacati. La Regione non ci ha garantito  nulla,
  però  il porto e però le infrastrutture, però un nuovo stabilimento
  e  i  nuovi macchinari, e la ricerca sull'auto ibrida piuttosto che
  sull'auto  elettrica,  etc.», fino a  quanto,  ripeto,  in  maniera
  incontrovertibile abbiamo sentito alla vigilia di Natale.
   Noi  respingiamo  questo atteggiamento e posso assicurare,  signor
  Presidente  e  onorevoli colleghi, lo assicuro alla  Sicilia  e  ai
  lavoratori  che ci ascoltano, che faremo l'impossibile  ma  non  ci
  fermeremo, perché è lunga la storia di questo stabilimento, a me  è
  stata  sintetizzata in poche righe:  i contributi, gli investimenti
  a  carico di tutti noi e dei contribuenti e di quanto è capitato in
  questi  quaranta anni e soprattutto, credo, il patrimonio al  quale
  non possiamo rinunciare. I sacrifici e le competenze che, in questi
  anni  di  esperienza e di professionalità acquisita, appunto,  sono
  stati  dai  nostri  lavoratori e dal  nostro  sistema  economico  e
  sociale acquisiti e non possono essere dispersi.
   Vi  assicuro  che non ci limiteremo a fare l'impossibile.  Andremo
  avanti  fino  a  quando,  chiaramente, non  si  darà  una  risposta
  positiva alle attese di tutti noi.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione  l'ordine  del  giorno  n.   227
  «Iniziative  a livello nazionale e regionale per il rilancio  dello
  stabilimento  FIAT  di  Termini  Imerese  (PA)»,  con   il   parere
  favorevole  del  Governo.  Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                     (E' approvato all'unanimità)

   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata a  domani,   giovedì  14
  gennaio 2010, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   I - Comunicazioni.

   II  -  Comunicazioni  del  Presidente della  Regione  sulla  nuova
  composizione della Giunta di Governo.

                   La seduta è tolta alle ore 20.11