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Resoconto d'Aula della Seduta n. 133 di martedì 19 gennaio 2010
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   DI  GUARDO, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

    Comunicazione di nuove modalità di espressione di voto in Aula
                     mediante sistema elettronico

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, avverto che, in attuazione  della
  delibera  del Consiglio di Presidenza del 14 luglio 2009 e  facendo
  seguito alla comunicazione resa nella seduta d'Assemblea n. 109 del
  15  settembre  successivo, dalla presente seduta sono operative  le
  nuove  modalità  di  espressione di voto in Aula  mediante  sistema
  elettronico, e precisamente:
   - votazione esclusiva da postazione preassegnata;
   -  necessità di tenere premuto il tasto di votazione fino a quando
  la medesima sia stata dichiarata chiusa dalla Presidenza.

   Ricordo,  altresì, che l'assegnazione delle rispettive  postazioni
  ai componenti di ciascun Gruppo parlamentare è stata già comunicata
  ai  Capigruppo e che comunque ogni singolo scranno di Sala d'Ercole
  riporta,  accanto al terminale di voto, il nominativo del  deputato
  abilitato a votare.
   Resta  invece invariata, per ovvi motivi logistici, la  precedente
  modalità  di  votazione   libera    per  i  banchi  riservati  alla
  Commissione, al Governo  e alla Presidenza.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  il
  Presidente dà il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che sono in congedo per oggi  gli  onorevoli
  Beninati, Marinese, Mineo e Scoma.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   «Disposizioni in materia di energia nucleare» (n. 506)
   di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Barbagallo,
  Lupo, Mattarella, Rinaldi e Galvagno in data 15 gennaio 2010.

   «Interventi in favore dei comuni in crisi finanziaria» (n. 507)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato dagli  onorevoli  Ragusa,
  Gianni e Maira in data 15 gennaio 2010.

      Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
                        Commissione legislativa

   PRESIDENTE.  Comunico che il seguente disegno  di  legge  è  stato
  inviato,  in  data  14  gennaio 2010, alla  competente  Commissione
  legislativa  Servizi sociali e sanitari' (VI):

   «Norme volte a favorire la prevenzione, la cura, la riabilitazione
  e   il  reinserimento  dei  soggetti  con  problemi  di  dipendenza
  patologica da sostanze d'abuso» (n. 490)
   - di iniziativa parlamentare
   - parere I.

                 Comunicazione di richieste di parere

   PRESIDENTE. Comunico le richieste di parere pervenute dal  Governo
  ed   assegnate  alla  competente  Commissione  legislativa   Affari
  Istituzionali' (I):

   Accademia delle Belle arti di Catania - Designazione componente in
  seno al collegio dei revisori dei conti  (n. 65/I)
   pervenuta in data 13 gennaio 2010
   inviata in data 14 gennaio 2010

   Accademia delle Belle arti di Palermo - Designazione componente in
  seno al collegio dei revisori dei conti  (n. 66/I)
   pervenuta in data 13 gennaio 2010
   inviata in data 14 gennaio 2010

   Convitto  audiofonolesi  di Marsala - Designazione  componente  in
  seno al collegio dei revisori dei conti  (n. 67/I)
   pervenuta in data 13 gennaio 2010
   inviata in data 14 gennaio 2010

   Istituto  regionale per l'integrazione dei diversamente  abili  in
  Sicilia  - Designazione componente in seno al collegio dei revisori
  dei conti  (n. 68/I)
   pervenuta in data 13 gennaio 2010
   inviata in data 14 gennaio 2010.

                     Comunicazione di pareri resi

   PRESIDENTE. Comunico che i seguenti pareri sono stati  resi  dalle
  competenti Commissioni legislative:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   Opera Pia ASSAP Regina Margherita Centro servizi alla persona,  di
  Gela. Designazione componente del consiglio di amministrazione. (n.
  62/I)
   reso in data 13 gennaio 2010
   inviato in data 15 gennaio 2010

   Legge  regionale  14  aprile 2009, n.  5.  Azienda  ospedaliero  -
  universitaria  Policlinico  Vittorio Emanuele  di  Catania.  Nomina
  direttore generale.  (n. 64/I)
   reso in data 13 gennaio 2010
   inviato in data 15 gennaio 2010

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   Articolo  2 della legge regionale 23/2008. Contratti di  programma
  regionali  per  lo  sviluppo delle attività industriali  attraverso
  l'attivazione di filiere produttive di tecnologie energetiche, agro
  energetiche e biocarburanti. Decreto di attuazione.  (n. 63/III)
   reso in data 13 gennaio 2010
   inviato in data 15 gennaio 2010.

    Comunicazione di proroga per l'espressione del parere n. 61/IV

   PRESIDENTE.  Comunico che è stata accordata una proroga  di  dieci
  giorni  del termine previsto per l'espressione del parere n.  61/IV
   Criteri di riconoscimento dei distretti turistici. Legge regionale
  15 settembre 2005, n. 10, articolo 7 .

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni  con  richiesta  di  risposta  orale  presentate.  I
  relativi testi sono allegati al resoconto stenografico.

   DI GUARDO, segretario f.f.:

   n.  947 - Iniziative in Sicilia per la commemorazione del  'Giorno
  del ricordo'.
   - Presidente Regione
   Firmatari: Pogliese Salvatore; Buzzanca Giuseppe; Caputo  Salvino;
  Falcone Marco; Formica Santi; Vinciullo Vincenzo

   n.  952  -  Esclusione  dell'ISMETT dal processo  di  accorpamento
  funzionale istitutivo del cosiddetto 'Istituto del cuore'.
   Presidente Regione
   Assessore Salute
   Firmatario: Apprendi Giuseppe

   n.  954  -  Interventi a livello centrale atti a  semplificare  le
  procedure  di  riconoscimento  delle  invalidità  civili  e   degli
  handicap.
   Presidente Regione
   Assessore Salute
   Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore

   n.  955  -  Notizie  sui provvedimenti della Giunta  regionale  di
  nomina dei dirigenti generali della Regione siciliana in violazione
  del  contenimento  della  spesa e dei princìpi  di  economicità  ed
  efficienza della pubblica amministrazione.
   Presidente Regione
   Firmatari: Maira Raimondo; Gianni Giuseppe; Limoli Giuseppe

   n.  956  -  Iniziative  per migliorare il  servizio  di  trasporto
  ferroviario nella provincia di Messina.
   Presidente Regione
   Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Firmatari: Laccoto Giuseppe; Picciolo Giuseppe

   n.  960  -  Sostegno  ai  contesti  territoriali  fragili  tramite
  l'istituzione di zone franche urbane in Sicilia.
   Presidente Regione
   Assessore Attività produttive
   Assessore Economia
   Firmatario: Falcone Marco

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate. I relativi testi sono
  allegati al resoconto stenografico.

   DI GUARDO, segretario f.f.:

   N.  949  - Iniziative per porre fine alle disfunzioni del servizio
  '118'.
   Presidente Regione
   Assessore Salute
   Firmatario: Barbagallo Giovanni

   n.  950  - Notizie sulla mancata presentazione delle richieste  di
  rinnovo  della convezione per l'anno scolastico 2008/2009 da  parte
  di alcune scuole primarie paritarie.
   Presidente Regione
   Assessore Istruzione e Formazione
   Firmatario: Barbagallo Giovanni

   n.  951 - Mancato rinnovo degli organi istituzionali del consorzio
  dell'area   di  sviluppo  industriale  di  Catania  da  parte   del
  commissario straordinario.
   Presidente Regione
   Assessore Attività produttive
   Firmatario: Fiorenza Cataldo

   n.  953 - Proroga del termine di presentazione della dichiarazione
  di  inizio  attività  (D.I.A.), prevista  dal  decreto  n.  2493/09
  dell'Assessore per la sanità pro tempore.
   Presidente Regione
   Assessore Salute
   Firmatario: Incardona Carmelo

   n.  957  - Notizie in ordine allo stato di attuazione della  legge
  regionale   n.  11  del  2007  e  iniziative  per  scongiurare   la
  dispersione del patrimonio termale regionale.
   Presidente Regione
   Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
   Firmatario: Bosco Antonino
   n.  958 - Revoca del provvedimento di reimmissione in servizio  di
  un dipendente regionale.
   Presidente Regione
   Assessore Infrastrutture e Mobilità
   Firmatario: Caputo Salvino

   n.  959 - Provvedimenti a tutela del personale a tempo determinato
  dell'Agenzia del demanio di Palermo.
   - Presidente Regione
   Firmatario: Caputo Salvino.

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  inviate al Governo.
   Comunico  che  è  stata presentata la seguente interrogazione  con
  richiesta  di risposta in Commissione, il cui testo è  allegato  al
  resoconto stenografico:

   n.  948  -  Iniziative  a  tutela del bilancio  della  Regione  in
  conseguenza delle sentenze a favore dei corsisti ricorrenti avverso
  la 'Riscossione Sicilia s.p.a.'.
   Presidente Regione
   Assessore Economia
   Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore.

   L'interrogazione testé annunziata sarà inviata al Governo  e  alla
  competente Commissione.

         Comunicazione relativa alla interrogazione numero 928

   PRESIDENTE. Comunico che, con nota prot. 006 del 19 gennaio  2010,
  l'onorevole Pogliese ha dichiarato che, a seguito dell'accettazione
  come raccomandazione, da parte del Governo nella seduta d'Assemblea
  numero  128  del 17 dicembre 2009, dell'ordine del  giorno  n.  211
   Iniziative per la stabilizzazione dei precari del Corpo  nazionale
  dei  vigili  del  fuoco',  a sua firma, è  da  intendersi  superata
  l'interrogazione  con  richiesta  di  risposta  orale  n.  928,  di
  identico  contenuto, presentata dallo stesso deputato  in  data  15
  dicembre 2009.

   L'Assemblea ne prende atto.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che, in data 14 gennaio  2010,  sono  state
  presentate le seguenti mozioni:

   - numero 169 «Interventi finanziari per garantire la sopravvivenza
  nel  centro  socio-riabilitativo  residenziale  per  portatori   di
  handicap  gravi 'Don Orione' di Messina», degli onorevoli Picciolo,
  Laccoto, Rinaldi, Gucciardi e Vitrano;
   -  numero  170 «Iniziative per evitare l'installazione di centrali
  nucleari  nel territorio siciliano e per l'individuazione di  fonti
  energetiche   'pulite'»,   degli   onorevoli   Barbagallo,    Lupo,
  Mattarella, Rinaldi e  Galvagno;
   -  numero  171  «Notizie  in  merito all'aumento  di  capitale  di
  Unicredit  Group»,  degli  onorevoli Maira,  Gianni,  Dina,  Cascio
  Salvatore e Lo Giudice.

   I relativi testi sono allegati al resoconto stenografico.
   Avverto  che  le stesse saranno poste all'ordine del giorno  della
  seduta successiva perché se ne determini la data di discussione.
    Comunicazione relativa agli ordini del giorno numeri 196, 222,
                                  228

   PRESIDENTE.  Comunico che, a seguito di coordinamento  finale,  il
  titolo  degli  ordini  del giorno n. 196 e n. 222,  accettati  come
  raccomandazione nella seduta numero 128 del 17 dicembre 2009,  sono
  rispettivamente  i seguenti:  Opportune iniziative  allo  scopo  di
  chiarire   la   vicenda   relativa  all'espulsione   dall'Indonesia
  dell'attivista  italiana  di Greenpeace  e  di  un  giornalista  de
   L'Espresso' ; e  Trasformazione in contratti a tempo indeterminato
  dei  contratti  a  tempo  determinato dei lavoratori  dell'Ente  di
  sviluppo agricolo (E.S.A.) .

   L'Assemblea ne prende atto.

   Preciso che, con riferimento all'ordine del giorno n. 228 a  firma
  dell'onorevole Caputo ed altri, questo è da intendersi precluso per
  la parte relativa alla questione dello stabilimento FIAT di Termini
  Imprese a seguito dell'approvazione dell'ordine del giorno  n.  227
  nella seduta d'Aula n. 131 del 13 gennaio  u.s.
   L'ordine  del giorno n. 228, pertanto, resta in vita per la  parte
  riguardante lo stabilimento ITALTEL  di Carini.

   Così rimane stabilito.

   Onorevoli colleghi, per consentire l'arrivo in Aula del Presidente
  della  Regione,  sospendo la seduta avvertendo che riprenderà  alle
  ore 18.00.

     (La seduta, sospesa alle ore 17.39, è ripresa alle ore 18.26)

                   Presidenza del Presidente CASCIO

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  ribadisco  quanto   già   detto
  all'inizio di seduta sulle nuove modalità di espressione di voto in
  Aula mediante sistema elettronico.

   nuova composizione della Giunta di Governo

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


      Dibattito sulle comunicazioni del Presidente della Regione
           sulla nuova composizione della Giunta di Governo

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Dibattito
  sulle  comunicazioni  del  Presidente  della  Regione  sulla  nuova
  composizione della Giunta di Governo.

   E' iscritto a parlare l'onorevole D'Asero. Ne ha facoltà.

   D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo con  la
  speranza   che   in   questo  dibattito  possano  emergere   alcune
  considerazioni  che sicuramente serviranno anche a  sottolineare  e
  chiarire  le  ragioni  di una nostra analisi critica  verso  questo
  Governo della Regione.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è iniziato il dibattito.  Prego  i
  colleghi  di  prendere  posto,  chi volesse  parlare  lo  può  fare
  liberamente anche nella sala adiacente alla Sala parlamentare.

   D'ASERO. Onorevole Presidente Lombardo, sicuramente la maggioranza
  degli  elettori  siciliani ha voluto manifestare un ampio  consenso
  nel  momento  in  cui,  con le elezioni del 2008,  ha  espresso  un
  giudizio  chiaro  dal  punto  di  vista  elettorale,  eleggendo  un
  Governatore - con il consenso dei singoli deputati che  hanno  dato
  il  loro  supporto  al risultato complessivo - e  determinando  una
  maggioranza.  E ricordo che tale maggioranza aveva  a  supporto  un
  programma,  aveva una connotazione politica chiara che  vedeva  una
  sua  precisa  azione: quella di capire come,  dopo  un  periodo  di
  governo, ci potesse essere anche un momento di verifica.
   Il  Presidente della Regione, con l'elezione diretta, in forza  di
  un  consenso ottiene un potere che  estrinseca nella sua azione  di
  governo e anche di impegno per il programma da portare avanti.  Nel
  tempo  -  quindi,  con  questa sua forza - deve  essere  portato  a
  garantire anche un equilibrio istituzionale, che deriva appunto dal
  consenso che gli elettori hanno dato.
   Essenzialmente  questo avviene perché ritengo che  sia  la  regola
  della  democrazia, il senso dell'impegno - che, poi, si  estrinseca
  con  la  coerenza e con il rispetto delle regole  -  porta  ad  una
  azione che vede impegnati gli attori che in questa direzione  hanno
  avuto  il consenso politico. Ma, nel momento in cui il percorso  si
  interrompe  perché,  nel confronto legittimo  fra  le  varie  forze
  politiche,  fra  i vari parlamentari che in seno a  quest'Assemblea
  animano  un  dibattito con il preciso obiettivo di  determinare  un
  momento  di consenso attraverso il confronto, se in tale  confronto
  si  determinano  divergenze  di vedute,  divergenze  di  posizioni,
  sicuramente  questo non può essere in democrazia il motivo  di  una
  rottura  di rapporti politici né, tanto meno, la determinazione  in
  senso  unilaterale  di  una volontà che  esclude  parte  di  quella
  maggioranza  che  ha,  di  fatto,  determinato  questo  momento  di
  aggregazione determinato dal popolo.
   Allora, in questa direzione si è avuta una divergenza di posizioni
  e   si  è  giunti  alla  determinazione  che  la  minoranza  si  fa
  maggioranza,  con una considerazione per cui oggi c'è  il  sostegno
  del  Partito  Democratico verso un'azione  che  non  è  di  livello
  istituzionale dal punto di vista parlamentare, perché in un momento
  di grandi scelte il Governo trova il sostegno di una parte politica
  che  è  l'opposizione, che in questo caso va a sostituire un  parte
  della  maggioranza. A mio avviso, si determina  un'azione  che  non
  solo  non  fa  bene  alla  democrazia, ma non  fa  bene  neanche  a
  quell'azione di governo che dovrebbe portare a risultati positivi.
   Noi  abbiamo  visto che in questa azione si determina  un  momento
  ufficiale di rottura, sostanzialmente, quando il DPEF, il Documento
  di  programmazione economico-finanziaria, viene respinto  in  Aula.
  Voglio  ricordare  a questa Assemblea che, probabilmente,  è  stato
  anche un giusto momento in cui si è avuta questa presa di posizione
  perché   quel  documento  era  stato  oggetto  di  discussione   in
  Commissione Bilancio, verso la fine del mese di settembre e i primi
  di ottobre, in quella audizione in cui anche magistrati della Corte
  dei  conti hanno partecipato, e in cui una serie di criticità  sono
  state  espresse in riferimento ai contenuti reali del  documento  e
  che,  di  fatto, non hanno avuto successivo riscontro da parte  del
  Governo e della stessa Commissione.
   Considerato  che il passaggio in Commissione Bilancio  non  poteva
  essere  solo  un momento meramente burocratico, il DPEF  ha  subìto
  anche  un  rinvio, attraverso una serie di richieste,  come  alcuni
  elementi  importanti  da  integrare  quali  il  quadro  finanziario
  complessivo e la mancanza del Documento unico di programmazione. E,
  in quella sede, il Governo, con l'allora assessore per il bilancio,
  si impegnò a dare riscontro a queste carenze.
   Ma, sostanzialmente, non si è avuto nessun riscontro.
   Quindi, tra la fine di settembre e i primi di ottobre del 2009, si
  ha  questo  primo momento di verifica. L'11 novembre  il  Documento
  viene  bocciato in Aula; il Documento unico di programmazione viene
  inviato  alla  Commissione Bilancio nei primi di dicembre.  Quindi,
  come  vedete  dalla  cronologia dei tempi  e  dei  fatti,  c'è  una
  inadempienza  che ha portato, sostanzialmente, a  questa  presa  di
  posizione,  che non può essere sicuramente un alibi per la  rottura
  delle  trattative del quadro democratico di governo,  così  come  è
  stato indicato dall'elettorato.
   Allora, questo principio, assieme ad altri ragionamenti, la  parte
  politica  che  io  rappresento  ha  voluto,  ha  determinato  e  ha
  dimostrato in quella che è stata l'azione parlamentare d'intervento
  per  la  realizzazione di leggi, per una serie  di  iniziative  che
  hanno  visto  grande  condivisione sugli obiettivi  importanti:  le
  leggi  sulla sanità e sulla riforma della burocrazia, su  tutta  la
  materia economica, la riforma dei consorzi fidi, i regimi di aiuto,
  la  legge  sugli aiuti alle imprese, sul credito di imposta,  tutte
  norme  che  questo Parlamento ha approvato e di cui  ritengo  possa
  esserci un motivo di orgoglio, e che hanno visto un consenso  reale
  per la determinazione di questi risultati.
   Allora non può esserci in ciò una giustificazione per dire che una
  parte  politica che non ha seguito questo percorso. Noi lo  abbiamo
  seguito.
   Il  ragionamento è rivolto essenzialmente ad una grande iniziativa
  che  vuol  essere,  non solo per quest'Aula  e  quindi  per  questo
  Parlamento,  ma anche per il Governo, un'azione che guarda  più  ad
  una  posizione  di  potere, più ad una posizione di  ingiustificata
  iniziativa che viene ad escludere una parte del Parlamento  che  ha
  avuto il legittimo consenso popolare perché sia maggioranza e  che,
  di  fatto, si trova ad essere opposizione, mentre una parte che  ha
  ottenuto,  per  programma e per compagine politica,  una  posizione
  diversa  di minoranza si ritrova maggioranza. Io ritengo questo  un
  passaggio  delicato  che,  sicuramente,  non  aiuta  la  Sicilia  a
  crescere   sul   piano   della   coerenza   perché,   con    queste
  determinazioni,  alcuni  ritengono che una  simile  iniziativa  può
  essere  vista  come  una possibilità di crescita  di  posizioni  di
  potere, ma certamente non di crescita della Sicilia.
   Ritengo  che,  per  una  reale crescita della  nostra  Sicilia,  è
  necessario che si rispetti il senso della coerenza e delle  regole,
  perché  non  ci può essere legalità se manca il senso del  rispetto
  delle regole.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli  colleghi,  oggi siamo riuniti in questa  Aula  per  fare
  alcune  considerazioni  su questo nuovo  Governo  che  qualche  ora
  addietro   o   qualche  giorno  fa  si  è  costituito,   o   meglio
  ricostituito.
   Ritengo  doveroso  sottolineare  che,  rispetto  ad  altri  luoghi
  parlamentari o assembleari, rispetto ad altri contesti, questa sera
  noi  non parleremo di fiducia, perché il Governo non ha bisogno  di
  ottenere  la fiducia parlamentare da parte dell'Assemblea regionale
  siciliana. Ed è un bene.
   E' un bene perché un Governo che, almeno sulla carta, ha un numero
  ristretto  di  parlamentari, non deve  mettere  a  disagio  il  più
  importante  Gruppo  parlamentare di  questa  Assemblea,  che  è  il
  Partito  Democratico, il quale - ricordo - ha garantito il  proprio
  appoggio  soltanto sulle riforme, e non sull'azione amministrativa.
  E'  un  bene  perché,  in maniera spedita, si può  così  riprendere
  l'attività  amministrativa che, ormai da sei mesi, era bloccata  in
  attesa   che   ci   potesse   essere   una   nuova   ricostituzione
  amministrativa,  per  fare  sì che tutti  quei  lacci  e  lacciuoli
  venissero tolti e si potesse procedere agevolmente.
   Faccio questa considerazione come premessa perché finalmente  sono
  venute  meno  tutte  quelle giustificazioni,  tutti  quegli  alibi,
  nessuno può ora invocare alcun tipo di scusa o di subdola strategia
  o di tatticismo, tesi a bloccare l'azione del Governo.
   Finalmente  il Governo può andare avanti, può dare delle  risposte
  alla  Sicilia, risposte che - legittimamente io dico - i  siciliani
  attendono ormai da tanto: dal 14 aprile del 2008.
   Ebbene,  partendo da questa considerazione dobbiamo dire  che  noi
  del Popolo della Libertà, in maniera serena, siamo all'opposizione;
  nostro  malgrado certamente, ma non siamo opposizione per fare  una
  battaglia ostruzionistica, assolutamente no
   Siamo  all'opposizione perché abbiamo detto che vogliamo da questo
  nuovo  ruolo interpretare un impegno serio, così come abbiamo fatto
  in precedenza, per questa Sicilia e per questi siciliani.
   E'   chiaro,  ci  vorremo  confrontare  con  il  Governo,  con  il
  Presidente  della  Regione, con l'intera Giunta su  alcuni  aspetti
  importanti  di  questa  macchina governativa  e  di  questa  realtà
  istituzionale che è la Sicilia, da cui tutto parte e che tutto  può
  muovere, quindi sulle riforme.
   L'onorevole  D'Asero, che mi ha preceduto, ha parlato  di  riforme
  importanti.
   E'  chiaro  che noi, come PDL, aspetteremo le proposte che  questo
  Governo  ci vorrà rassegnare: le proposte sui rifiuti, le  proposte
  sulla  formazione  professionale, le proposte sulla  riforma  delle
  aree  di  sviluppo industriale, le proposte sul piano-casa e  sullo
  sblocco  dell'edilizia in Sicilia, le proposte sul  precariato,  le
  proposte  sugli  enti  locali che oggi sono afflitti  da  tagli  ai
  trasferimenti   e,  perchè  no,  anche  le  proposte   di   riforma
  burocratica.
   Presidente  Lombardo, noi siamo d'accordo in linea  di  principio;
  però  è  chiaro che il nostro partito una riflessione la vorrà  pur
  fare e, mio malgrado, dico che oggi dobbiamo studiare di più, visto
  che siamo opposizione.
   Onorevole  Presidente, ho letto il disegno di legge sulla  riforma
  dei  rifiuti  che giace in Commissione dal gennaio scorso,  ritengo
  che dobbiamo rivederlo. Infatti, lei converrà con me che quel testo
  non riuscirà a risolvere tutti i problemi della Sicilia, perché non
  è  cambiando  solo  l'ente  gestore della riscossione  che  potremo
  risolvere i problemi di efficienza, di economicità e soprattutto di
  risparmio,  o accollandoci come Regione i debiti degli ATO,  con  i
  mille miliardi di euro di debiti che abbiamo.
   Stessa cosa per quanto riguarda i precari.
   Assessore  Russo,  si  parla  tanto  di  riforma  della   pubblica
  amministrazione e dei precari, ma ricordiamo che in cinque anni  il
  Governo  Lombardo si era impegnato a stabilizzare tutti i  precari.
  Se  consideriamo che in questi anni abbiamo pagato quasi la  stessa
  somma  per  garantire questo precariato negli enti  locali,  allora
  stabilizziamolo. Forse, in alcuni casi ci costerà un 10 o un 20 per
  cento  in più; ma, se ragioniamo in chiave di blocco di turn  over,
  riusciremo a risolvere e a dare una risposta concreta a  ben  25-30
  mila precari che ancora ci sono, non soltanto negli enti locali, ma
  nelle  aziende  sanitarie, nelle aziende ospedaliere,  negli  altri
  enti che sono sottoposti al controllo della Regione. Certo, abbiamo
  il  problema delle IPAB, abbiamo tanti altri problemi sui quali non
  mi attarderò qui a discutere; però, su un particolare meccanismo mi
  devo necessariamente attardare.
   Oggi abbiamo questo Governo che è sostenuto sulla carta dal Gruppo
  Sicilia,  dal  Gruppo MPA, da Alleanza per l'Italia e,  poi,  sulle
  riforme,  dal Partito Democratico; però gradirei che il PD  facesse
  chiarezza  in  tal  senso,  perché dobbiamo  comprendere  le  reali
  posizioni.
   Non  possiamo né vogliamo esprimere un voto di fiducia al Governo,
  ma vorremmo capire su chi punta il Governo in Assemblea e se questo
  Partito Democratico lancia dei proclami e vuole diventare il retore
  dei  proclami  oppure,  invece,  se  veramente  vuole  attuare  una
  politica riformista. Vorremmo capire se il Segretario regionale  lo
  vogliamo fare diventare, onorevole Lupo, il bambino ingenuo,  o  se
  invece riesce a dare la linea a questo PD.
   Abbiamo presentato un ordine del giorno, non sull'azzeramento  dei
  componenti  esterni  degli  uffici  di  Gabinetto  -  c'è  già  una
  direttiva del Presidente Lombardo, votata anche dal PDL,  che  dice
   non azzeriamo gli esterni , sarebbe un grave errore estremizzare i
  problemi,  onorevole Lupo -, ma dobbiamo moralizzare. Non  possiamo
  mettere  negli  uffici di Gabinetto persone di alcuni  parlamentari
  per  non  pagarle  poi  come portaborse   Dobbiamo  moralizzare  la
  politica siciliana a partire da noi stessi oppure, se pensiamo  che
  l'abito   non  fa  il  monaco,  traslando  un  detto   nel   nostro
  ragionamento,  allora  noi siamo una scorta e  siamo  convinti  che
  l'onorevole Lupo abbia ragione.
   Ma  dobbiamo  capire se è un appoggio esterno  o,  come  ha  detto
  l'onorevole  Genovese,  grande oppositore del  Presidente  Lombardo
  fino  a  qualche  tempo fa ed oggi invece, si è  riscoperto  grande
  sostenitore, grande alleato. Ci fa piacere
   Voglio  dire al Gruppo Sicilia che l'onorevole Genovese  ha  detto
  chiaramente  che  il  suo  sostegno  al  Governo  Lombardo,   anche
  indirettamente, deriva da colloqui avuti con l'onorevole  Micciché,
  il  quale  in più occasioni ha dimostrato stizza nei confronti  del
  Popolo della Libertà.
   E' chiaro che questo è un concetto nuovo per noi, lo accogliamo  e
  ne  prendiamo  atto. Così come, in questo momento, il direttore  de
   Il  Giornale ,  Vittorio  Feltri - a me  molto  caro  -  parla  di
   politica dei due forni . Bene, io vorrei mutuare questo concetto e
  dire   che   noi   abbiamo   qui   la  politica    ad   opportunità
  differenziata ,  onorevole  De Luca, tenuto  conto  che  il  PD  ha
  annunciato  che  è pronto a sostenere convintamente,  almeno  sulle
  riforme,  il  Governo  Lombardo, in quanto il Presidente  ha  detto
  chiaramente di avere tranciato il cordone ombelicale con il PDL  ed
  anche con la politica nazionale.
   In questo senso allora, proprio perché noi non dobbiamo attuare la
  politica  ad opportunità differenziata  o, se vogliamo, la politica
  del  relativismo  assoluto, dovremmo avere, e  non  chiedere,  come
  qualcuno   ha  fatto,  che  il  Presidente  Lombardo  si   dimetta.
  Assolutamente.
   Il  Presidente Lombardo ha il diritto e il dovere di governare  la
  Sicilia per tutti i cinque anni della legislatura; però, da  leader
  di  un partito, ha il dovere di ritirare la delegazione all'interno
  del  Governo  nazionale  se  non condivide  più  l'azione  di  quel
  Governo. Diversamente, venga in Aula o dica pubblicamente di essere
  favorevole a quel Governo.
   E'  un  paradosso, Presidente, io ripeto quella che  è  l'opinione
  comune, quello che dice la gente che oggi si trova confusa  e  che,
  magari,  non  avendo  un quadro chiaro della situazione,  dice   ci
  avete  collocati all'opposizione . Bene, noi anche da questo  nuovo
  ruolo  riusciremo a portare avanti una nostra linea. E glielo dice,
  caro  Presidente,  chi da tre generazioni ha governato  il  proprio
  Paese ma che non ha difficoltà ad andare all'opposizione perché  si
  può   fare   un'opposizione  ostruzionistica,  ma   si   può   fare
  un'opposizione di impulso e di controllo.
   Io  non  voglio qui stasera rievocare un uomo politico a cui  sono
  molto  legato, Giorgio Almirante, non vorrei dire che noi  del  PDL
  dobbiamo  essere  i carabinieri della politica. Ma sicuramente  noi
  del  PDL  in questa Aula dobbiamo essere i controllori, coloro  che
  danno  un  impulso forte a questo Governo, perché dobbiamo metterlo
  alla prova e capire se quei proclami rimarranno soltanto annunci  o
  se, invece, ci siamo sbagliati noi.
   Allora,  in  quel  caso,  saremo pronti a sostenere  un'azione  di
  governo chiara, incisiva, così come abbiamo fatto quando da  questo
  scranno  abbiamo fatto sacrifici, diventando impopolari  e  andando
  contro un sentire comune che non voleva l'approvazione della  legge
  sulla riforma sanitaria.
   Le  ricordo,  Presidente Lombardo, quando insieme, a  Caltagirone,
  siamo  stati  massacrati per quella legge  sulla  sanità.  Bene,  è
  arrivato il disco verde dell'onorevole Bersani; ci fa piacere.
   Ma  oggi diciamo che abbiamo il dovere di controllare l'attuazione
  e l'efficacia di quelle norme, abbiamo il dovere, come parlamentari
  e  come  rappresentanti  dei siciliani, di dire  alla  Sicilia  che
  abbiamo una funzione, non solo legislativa, ma anche di controllo e
  di impulso.
   In  questo  senso  è  la  nostra  azione,  in  questo  senso  sarà
  l'attività del Popolo della Libertà nell'interesse della Sicilia  e
  dei siciliani.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Pogliese.  Ne  ha
  facoltà.

   POGLIESE.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  sono  passati
  quaranta  giorni da quel lontano 9 dicembre 2009, data  in  cui  in
  questa  stessa Aula si celebrò una seduta nella quale  si  aprì  un
  dibattito  sulla crisi politica regionale. In quella  occasione  io
  intervenni  insieme a molti miei colleghi e feci alcune riflessioni
  su  quello che era lo stato dell'arte, su quelle che erano - a  mio
  modo  di  vedere  -  le motivazioni che avevano determinato  quella
  crisi  e le esplosioni di alcune contraddizioni presenti in  quella
  maggioranza, che culminarono con la famosa votazione sul  Documento
  di programmazione economico-finanziaria.
   Feci altre riflessioni su quelle che potevano essere le strade che
  lei,  onorevole  Presidente della Regione, a  mio  modo  di  vedere
  avrebbe  potuto  imboccare per risolvere quella crisi.  Ma  non  mi
  sarei  mai  immaginato il 9 dicembre del 2009 che,  a  distanza  di
  quaranta  giorni,  mi sarei ritrovato in questa stessa  Aula  e  da
  questo  stesso scranno dinanzi a lei e ad un nuovo Governo che,  di
  fatto, sancisce lo stravolgimento della volontà popolare. Un  nuovo
  Governo  che  rappresenta un ribaltone ed un  inciucio,  perché  di
  questo si tratta, caro Presidente, al di là degli artifizi oratori,
  al  di  là delle acrobazie, al di là delle affermazioni più o  meno
  ipocrite che lei ha fatto insieme ad altri autorevoli esponenti del
  PD.  E  l'oggettivo  imbarazzo  di dovere  giustificare  ai  propri
  elettori, ai propri militanti, ai propri dirigenti quello che stava
  accadendo,  a distanza di qualche mese dal congresso regionale  che
  ha  sancito la vittoria di un autorevole esponente, nostro  collega
  parlamentare,  basata su alcune enunciazioni  strategiche  che,  di
  fatto, sono state smentite all'interno di questa Aula.
   Il  professore Centorrino e il dottor Pier Carmelo Russo - che  ho
  avuto la fortuna di apprezzare  durante il suo precedente ruolo  di
  direttore  del  Turismo  -,  sono autorevoli  esponenti  del  mondo
  professionale. Ma la loro storia politica e personale parla chiaro,
  così  come  parla  chiaro, onorevole Presidente della  Regione,  il
  disegno  che  lei  ha  voluto nitidamente tracciare  attraverso  la
  costituzione di questo nuovo Governo.
   Così  facendo, cari colleghi, si è offesa la dignità non  solo  di
  questo  Parlamento, ma soprattutto del popolo siciliano che  il  13
  aprile  del  2008 è stato chiamato ad esprimersi, non soltanto  per
  individuare un partito o un parlamentare da eleggere all'interno di
  questa  Aula,  ma è stato chiamato ad esprimersi fra due  candidati
  alla  Presidenza  della Regione con una storia  personale  politica
  diversa, se non addirittura opposta, tra lei, onorevole Presidente,
  e  Anna  Finocchiaro.  E'  stato chiamato  ad  esprimersi  fra  due
  coalizioni, fra due programmi alternativi.
   Ebbene,  i  siciliani hanno scelto il 13 aprile  2008  e  oggi,  a
  distanza  di  diciotto mesi, stiamo dicendo  che  il  loro  voto  è
  assolutamente  irrilevante, che questo Parlamento e questo  Governo
  possono  stravolgere qualsiasi maggioranza che  i  siciliani  hanno
  voluto  sancire con una propria scelta all'interno delle urne.  Noi
  stiamo  dicendo  ai  nostri corregionali che,  nel  teatrino  della
  politica,  è possibile fare tutto; ognuno di noi recita una  parte,
  in  maniera  più o meno convinta e, poi, qualche giorno  dopo  può,
  con grande disinvoltura, recitare la parte opposta.
   Credo  che  questo rappresenti un'eresia soprattutto nei confronti
  dei  Siciliani, e ciò sulla base di quello che è stato un principio
  che  il  nostro  Parlamento, anticipando un percorso legislativo  e
  riformatore  nazionale, ha voluto sancire quando approvò  la  legge
  per  l'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province
  - lo ricordo a me stesso ed anche a voi -. Questo Parlamento, molto
  prima  di  quello  nazionale,  sfruttando  le  proprie  prerogative
  legislative,  ha  fortemente voluto e approvato una  legge  che  ha
  sancito  il  principio della democrazia diretta. Coerentemente  con
  quel  principio,  i  Siciliani sono stati  chiamati  ad  esprimersi
  votando il proprio governatore.
   Ecco,  perché,  Presidente, e lo dico senza polemica,  sono  stato
  iscritto  all'interno  del  gruppo delle   colombe   del  PDL,  non
  certamente  in  quello  dei   falchi .  E  sono  deluso,  non  come
  esponente  del mio partito, orgoglioso esponente del  mio  partito;
  sono deluso come siciliano perché credo che in politica la coerenza
  e la chiarezza - probabilmente sono un illuso - rappresentino delle
  discriminanti.
   E  lo  dice una persona che non si è mai meravigliata, che non  ha
  mai  gridato  allo scandalo allorché all'interno di  alcune  realtà
  amministrative,  anche della mia provincia - che è  anche  la  sua,
  onorevole  Presidente  -,  ci  si è trovati  a  condividere  alcuni
  percorsi trasversali: penso a Biancavilla, penso ad Adrano, dove il
  Partito Democratico, al ballottaggio, ha sostenuto ufficialmente un
  candidato  di  Alleanza  Nazionale,  o  laddove  il  Partito  delle
  Libertà, al ballottaggio, ha sostenuto un candidato del PD. Ma  una
  cosa  è  fare una scelta da sottoporre al vaglio degli  elettori  e
  sulla base di proposte amministrative, dove bisogna amministrare un
  comune,  bisogna  utilizzare le poche risorse che gli  enti  locali
  hanno,  bisogna  individuare  la  collocazione  geografica  di  una
  scuola,  di  una  strada  o la gestione di servizi  pubblici,  cosa
  diversa è governare una Regione dove non soltanto si amministra, ma
  si  legifera, e dove è assolutamente fisiologico che le  differenze
  culturali  e politiche, alla fine, emergano, e dove è assolutamente
  fisiologico  che le contraddizioni presenti all'interno  di  questo
  Governo esploderanno, onorevole Presidente.
   Mi domando - come ha fatto prima di me l'onorevole Marco Falcone -
  cosa accadrà all'interno di quest'Aula e, prima ancora, all'interno
  della  sua  Giunta, quando si discuterà del piano-casa,  quando  si
  discuterà  della  riforma  del  sistema  dei  rifiuti.  Allora   le
  differenze culturali e politiche che governano le scelte certamente
  emergeranno.
   Ecco  perché,  e  concludo, onorevole Presidente, considero  molto
  grave  quello  che è accaduto negli ultimi giorni  del  2009.  Sono
  convinto  che  questa non era certamente la soluzione migliore  per
  rilanciare  l'azione  governativa  di  un  presidente  e   di   una
  coalizione fortemente voluti dal popolo siciliano che,  con  il  65
  per  cento dei consensi, ha scelto lei, ha scelto la coalizione che
  l'ha sostenuta.
   Buona fortuna, onorevole Presidente
   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Arena.  Ne  ha
  facoltà.

   ARENA.  Signor Presidente, signori assessori, onorevoli  colleghi,
  il fuoco di fila è cominciato da qualche minuto e ritengo che forse
  dovremmo  scomodare  il  mitico  Alan  Derschwitz,  professore   di
  Harward,  che  ne   Il  mistero Von Bulow ,  da  grande  professore
  universitario  di diritto penale, di procedura penale,  tentava  di
  risolvere i casi complicati, forse assolutamente irrimediabili.
   Non  è  questo il mio compito. Tenterò di intervenire partendo  da
  alcune  considerazioni che sono state fatte da alcuni colleghi  che
  mi hanno preceduto e che, a mio avviso -  liberaliter disputare, mi
  sia  consentito  di  esprimere  il  mio  pensiero  -,  con  analisi
  dietrologiche molto spesso fini a sé stesse, si sono addentrati  su
  sentieri  che  proprio a quei siciliani, di  cui  parlava  uno  dei
  moderni   Catone il censore , che abbiamo sentito stasera,  e  cioè
  l'onorevole Pogliese, proprio ai siciliani interessano ben poco. Il
  Documento di programmazione economico-finanziaria, le congiure,  la
  Corte  dei conti, le riforme - che poi non sarebbero riforme  -  e,
  addirittura, questa presunta arroganza da parte di un  governo  che
  si  presenterebbe  ai  siciliani dicendo  posso  fare  e  disfare ,
  proprio come l'abate Faria che, dovremmo ricordarlo,  disvò ciò che
  volle .
   E  l'onorevole Pogliese cosa dice?  Vi presentate ai  siciliani  e
  dite tutto e il contrario di tutto, siete capaci di tradire la loro
  volontà e siete lì in maniera arrogante a governare .
   E, allora, visto che stasera il dibattito sul governo Lombardo ter
  è  cominciato  con queste impietose, feroci, sterili a  mio  avviso
  perché  fondate  sul nulla, critiche di violazioni  di  quelli  che
  sono,    tra    l'altro,   i   princìpi   di    rappresentanza    e
  rappresentatività, con questa violenza carnale  sulla  volontà  del
  popolo  siciliano  tradito  da Lombardo, tradito  dagli  assessori,
  tradito dalla volontà criminale di chi vorrebbe  cambiare tutto per
  non  cambiare  niente , ritengo che invece il  falso  storico  stia
  proprio nelle parole di chi parla di moralizzazione della politica,
  parlando  di  gabinetti, parlando di autisti che  vogliono  fare  i
  professori  universitari e di professori universitari che  vogliono
  invece, probabilmente, andare a guidare una macchina.
   Ancora  una  volta,  cose che non interessano  ai  siciliani,  non
  interessano  a questa Terra, non interessano a coloro i  quali,  in
  questi anni, si sono battuti per cercare di cambiare.
   Non  penso  che  il  presidente Lombardo  e  il  suo  Governo,  il
  Movimento  per le Autonomie, il PDL Sicilia, il Partito Democratico
  e  la  formazione  politica  da poco nata  di  Rutelli  abbiano  la
  pretesa, o la presunzione, di detenere verità assolute; ma  cercano
  di  rompere col passato, con quel passato inquietante che non è  un
  passato prossimo, è un passato remoto.
   Inviterei i colleghi che mi hanno preceduto a leggere la relazione
  di  minoranza della Commissione parlamentare Antimafia del 1993, il
  presidente   era  l'allora  antiproibizionista  e  radicale   Marco
  Taradash,  quando  si  parlava  in   maniera  lucida,  in   maniera
  plastica,  in  maniera  assolutamente rispondente  alla  realtà  di
  quelle  che  erano le contaminazioni -  parlo del 1993,  ma  potrei
  parlare   del   '64,  del   75  o  dell'80  -  tra  la  criminalità
  organizzata, la politica deviata e l'imprenditoria malata in questa
  Terra.
   Oggi,  al  di là dei gabinetti, al di là degli autisti, al  di  là
  della violenza che questo Governo vorrebbe imporre con tracotanza e
  con  presunzione nei confronti del popolo siciliano, io ritengo che
  sia sotto gli occhi di tutti, a prescindere dagli steccati politico-
  partitici,  a  prescindere dalle barriere ideologiche  che  dopo  i
  crolli  dei  muri degli ultimi anni sembrerebbero,  a  mio  avviso,
  essere crollate - personalmente, tra l'altro, da un punto di  vista
  della  filosofia politica, la penso come  Sartre, secondo il  quale
  Destra e Sinistra nei loro estremi coincidono perfettamente; ma  le
  formule politiche non interessano al nostro popolo siciliano,  così
  mortificato,  così  vilipeso così umiliato  in  questi  anni  dalla
  dabbenaggine,  dalla strafottenza, dalla scientifica  disattenzione
  dei  governi centrali che si sono succeduti nel tempo e  che  hanno
  avuto  la  connivenza dei governi regionali che, invece,  hanno  sì
  affossato   questa   Terra  -  che  vi  é  una  grande   occasione,
  un'occasione  storica  per il popolo siciliano  che  oggi  si  vede
  finalmente retto da uomini coraggiosi.
   Se  Pier Carmelo  Russo è stato un dirigente di alto livello,  non
  si  vede  perché la scienza giuridica professata da quest'uomo  non
  possa poi brillare nel campo dell'assessorato da lui retto.
    Non si vede perché magistrati, che hanno fatto in maniera egregia
  il  proprio dovere per servire questo popolo, non possano  brillare
  se politicamente si cimentano in campi a loro nuovi.
   Non  si  riesce  a  capire per quale motivo non  possano  brillare
  imprenditori  o professionisti prestati alla politica  e  a  questo
  Governo,  oltre  che  qualche politico navigato  che,  sicuramente,
  rispetto ad un passato vergognoso prossimo e remoto può contare sul
  proprio  pedigree  per trasparenza, pulizia,  onestà,  per  doti  e
  qualità morali e intellettuali e capacità indiscutibili.
   Non  si  vede qual è il reato compiuto da questo Governo,  non  si
  capisce qual è la violenza di cui si parla, non si capisce  qual  è
  il  tradimento  nei confronti di questo, troppo citato  a  vanvera,
  popolo  siciliano  -  questo sì, caro Marco Falcone  tu  che  parli
  scomodando  l'ottimo  Vittorio  Feltri  dei  due  forni   o   della
  opportunità  differenziata  -, questo popolo  siciliano  che  viene
  scomodato solo quando vi serve, che viene ricordato solo quando  vi
  serve, alla bisogna.
   Un  popolo  siciliano che, invece, non è altro che il destinatario
  dell'azione  finale degli sforzi di chi si impegna coraggiosamente,
  probabilmente  anche sbagliando, perché proprio  partendo  da  quel
  principio di verità assoluta, che non è detenuta da questo Governo,
  Marco  Venturi commetterà sicuramente degli errori nell'assessorato
  al  quale  è  preposto, ma sicuramente sta percorrendo  una  strada
  nuova, una strada rivoluzionaria, una strada importante.
   Stessa  cosa  dicasi  per  questa riforma sanitaria  molto  spesso
  attaccata, onorevoli colleghi, onorevole Presidente, assessori, con
  motivi  di  becero  campanilismo che guidano  l'azione  politica  o
  pseudo  tale,  o presunta tale, di demagoghi e capipopolo  che  non
  fanno  altro  che  confondere le idee  a  un  popolo  che,  invece,
  vorrebbe evitare i cosiddetti viaggi della speranza.
   Come  si  può criticare, prima ancora di avere sperimentato  quali
  sono  i  risultati  sul territorio, un'azione di riforma  sanitaria
  che,  invece, gli addetti ai lavori - non solo delle cosa politica,
  e  non solo isolani - giudicano essere meritoria e meritevole? Come
  si  può  parlare  a  un Governo come questo, per  carità,  che  non
  ritengo abbia tutte queste responsabilità storiche?
   Come si può tentare con un'azione vergognosa, ripeto con un'azione
  vergognosa,  di  addossare su questo Governo la responsabilità  del
  fallimento  della  politica ambientale  che  ha  visto  la  Sicilia
  ridursi proprio in questo modo? E se per trent'anni si è sbagliato,
  se  nella  politica  dei rifiuti e nella politica  dell'ambiente  è
  stato compiuto uno scempio, di chi sarebbe la colpa?
   Sarebbe  di  coloro  i quali sono lì insediati da  diciotto  mesi,
  perché poi c'è qualcuno che, nel suo intervento, ha parlato di  una
  legge  che  giace  da gennaio, lì depositata. Non voglio  annoiarvi
  perché  conoscete benissimo qual è stato, non solo  in  Commissione
  Territorio  e  ambiente,  ma  anche  in  Commissione  Bilancio,  il
  tribolato, tortuoso, perverso percorso e iter parlamentare di molti
  disegni  di legge che sono stati boicottati da coloro i quali  oggi
  parlano  di  rinnovamento,  parlano  di  riforma,  parlano  -   per
  utilizzare il gergo calcistico - di attaccamento alla maglia, parlo
  della  maglia  del popolo siciliano; da quegli stessi  parlamentari
  che probabilmente si assentavano scientificamente dalla Commissione
  Bilancio  per  impedire il prosieguo dell'iter di  importanti  atti
  legislativi; da quegli stessi parlamentari che non parteciparono  -
  non  dimentichiamolo  non dimentichiamolo: repetita iuvant  -  alla
  riunione  in  cui la Commissione Territorio e ambiente  partorì  il
  disegno  di  legge  -  perfettibile, errato,  da  rivedere,  ma  fu
  partorito con impegno -. Parlo della riforma degli ATO.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, si è parlato  di  stagione
  delle riforme.
   Io  mi  auguro che le riforme possano continuare, che  il  Governo
  tiri dritto per la propria strada senza farsi imbrigliare da questi
  giudizi   preconcetti,  faziosi  e  strumentali,  che  non  tengono
  assolutamente conto invece del mandato elettorale ricevuto. E  solo
  di fronte agli elettori questo Governo, questo Parlamento può avere
  dei  tentennamenti,  solo  di fronte  a  loro  si  può  pensare  di
  continuare o di sbagliare, o avere paura e cambiare strada.
    Invece, qui si dice che sulla formazione professionale, dove sono
  stati  fatti degli interventi - perché, ricordiamo che l'entrata  a
  gamba  tesa,  come qualcuno giornalisticamente ha  definito  alcuni
  interventi  -  alla  Cincirripini (io chiedo altri  due  minuti  di
  recupero  e  la par condicio, come è stato fatto per  altri,  e  mi
  impegno  a chiudere al tredicesimo, la ringrazio signor Presidente)
  -  e  dico  che  è incredibile come si possa parlare di  formazione
  professionale  quando la formazione professionale, che  ha  formato
  quasi nessuno in questi anni, con uno sperpero di denaro vergognoso
  a  danno dei siciliani, oggi per la prima volta vede il coraggio di
  un  uomo e della sua compagnia, di un uomo e del suo Governo,  dire
   basta, arrestiamo questo vergognoso processo di degenerazione e di
  sciupio della spesa pubblica ai danni di un popolo che non è  stato
  avviato al lavoro .
   E qualcuno grida allo scandalo.
   Quindi,  continuate  così.  Continuiamo,  presidente  Lombardo   e
  Governo,  sulla  linea  che  vi  ha portato  a  ridimensionare,  in
  controtendenza  con  un  Governo  nazionale  che  parla  di   voler
  eliminare  gli sprechi negli enti locali, ma poi non lo fa.  Qui  è
  stato  fatto  con coraggio e anche con la sollevazione popolare  di
  tanti consiglieri di municipalità, comunali o provinciali. Questo è
  stato  un  segnale di controtendenza rispetto al Governo nazionale,
  di grande fermezza e di grande coerenza.
     Continuiamo  con  la  riforma dei rifiuti;  continuiamo  con  la
  riforma  dei  consorzi  di  bonifica,  disordinati  e  pasticciati;
  continuiamo,  ad  esempio,  a prendere  in  considerazione,  con  i
  diversi  disegni di legge che ci sono, a pensare -  e  mi  avvio  a
  concludere,  Presidente  -  che una riforma  elettorale  in  questa
  Terra,  con  un ritorno, ad esempio, alla preferenza  multipla  per
  quanto  riguarda l'elezione nei consigli comunali  e  nei  consigli
  provinciali,  possa  essere seriamente presa in considerazione  per
  una riqualificazione della classe politica dirigente.
   Mi  sia  consentito, prima di chiudere, plaudire a questo  Governo
  per  l'orgoglio,  per  il  carattere,  per  il  carisma  e  per  la
  personalità  assolutamente lontana dai condizionamenti romani  che,
  molto  spesso,  portano i camerieri di turno  a  inginocchiarsi  di
  fronte ai diktat che violentano questa Terra, mi sia consentito  di
  complimentarmi per l'azione forte che questo Governo intraprende in
  questi giorni in difesa dei lavoratori Fiat.
   Questa  terra  di conquista, questa terra di vassallaggio,  questa
  terra  sovente, negli ultimi cinquant'anni, non solo  insanguinata,
  ma   teatro  -  questo  sì,  onorevole  Pogliese  -  di  vergognose
  genuflessioni di fronte al potere romano, per la prima volta  nella
  storia  dice   basta , dice di ridare alla Sicilia e  ai  siciliani
  quella  dignità, quel grande amore e soprattutto quell'amor proprio
  che  tutti noi, che ormai siamo convinti di essere veramente  figli
  di un dio minore, abbiamo perso.
    Avanti così, governo Lombardo, avanti così

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Limoli.  Ne  ha
  facoltà.

   LIMOLI.  Signor Presidente, signor Governatore, signori Assessori,
  onorevoli  colleghi, un saluto particolare all'onorevole Cracolici,
  a  cui voglio molto bene, nella speranza di non annoiarvi troppo  e
  con  l'augurio di non disturbare, di non fare perdere tempo a colui
  il  quale  è così impegnato a risolvere le emergenze della Sicilia.
  Mi permetto, sottovoce e con umiltà, di esprimere la mia delusione,
  soprattutto  dopo  aver  ascoltato  le  profonde  dichiarazioni  di
  giovedì  scorso  rese in questa Aula dal signor Governatore.  Io  e
  tutto  il popolo siciliano abbiamo vissuto in attesa spasmodica  un
  momento  particolare; infatti, attorno a questo - come si  dice  in
  italiano,  onorevole  Cracolici? -  Governo  ter  mi  sembrava  che
  stesse nascendo e si stesse alimentando la stessa attesa con cui si
  viveva il momento in cui sarebbe stato svelato il terzo mistero  di
  Fatima.
   Il terzo mistero, dopo le dichiarazioni del signor Governatore,  è
  rimasto ancora più misterioso
   Dopo  tanti mesi - signor Presidente, io appartengo ad una  fascia
  di popolo non colto, io provengo da una terra lontana, da una terra
  dove  per andare a scuola si devono fare tanti sacrifici -  in  cui
  abbiamo  sentito tanti annunci, tanti proclami e dopo avere sentito
  parlare  sempre di riforme  ora faremo tante riforme , mi aspettavo
  riforme fantasmagoriche, con contorno di paillettes e cotillon.
   E   non  sono  rimaste né le paillettes né tanto meno i  cotillon.
  Perché lo dico?
   Mi  pare  che  ci  sia  il tentativo di volere  nascondere  dietro
  l'espressione, quasi magica, delle riforme, un comportamento che la
  stragrande maggioranza dei siciliani - che, probabilmente,  non  ha
  capito  nulla di quello che sta facendo questo Governo con  il  suo
  Governatore, considerato che nell'ultimo sondaggio reso pubblico da
   Il  Sole  24  Ore  il gradimento del popolo siciliano  per  questa
  azione  di  governo  si  è fermato al 20 per cento;  il  gradimento
  personale di fiducia nei confronti del signor Governatore è  al  24
  per  cento;  il gradimento e la fiducia nei confronti  del  partito
  politico  del  signor Governatore è fermo al  9  per  cento  -  non
  comprende.
   Probabilmente noi siciliani non siamo preparati per capire  questa
  grande  voglia  di riformare la Sicilia e dietro  questa  frase  si
  vorrebbe nascondere e non trasmettere all'esterno l'unico messaggio
  che i siciliani capiscono.
   Signor   Governatore,  lei  si  è  macchiato  di  un   reato   che
  probabilmente  non  è  contemplato dai  codici,  né  penale  né  di
  procedura  penale:  il reato del tradimento - certamente  io,  come
  riferimento  intellettuale,  posso  riferirmi  a    zu  Ciccio   di
  Ramacca,  zu Nino di Castel di Judica, ma parlare di  Sartre e così
  via mi viene difficile anche perché non so chi sia; in Sicilia, noi
  siciliani almeno questa virtù ancora l'abbiamo, abbiamo una  grande
  voglia  di  sapere leggere -, e c'è il tradimento di  un  voto,  il
  tradimento di un consenso che abbiamo chiesto nell'aprile del 2008,
  e lo hanno chiesto tre partiti, per il signor Governatore: PDL, UDC
  e  MPA. E il popolo siciliano a piena voce, a pieni polmoni, ci  ha
  dato fiducia rispetto ad un progetto grazie al quale chiedevamo  di
  essere votati.
   Noi meridionali, noi siciliani, noi della terra del Calatino, dove
  sono  nato  - onorevole Cracolici, ho saputo che mentre io  ero  ad
  onorare  la memoria di Togliatti, lei, domenica, era ad onorare  la
  memoria  di  Luigi  Sturzo a Caltagirone -, soprattutto  noi  della
  terra  del  Calatino,  signor Presidente,  siamo  legati  al  patto
  d'onore, alla stretta di mano.
   Si può immaginare se non siamo legati al consenso popolare
   Con riferimento alle riforme, tanto tempo fa se non vado errato  -
  non  ho  una grande memoria, onorevole Cracolici - ricordo  che  la
  Sicilia  balzò agli onori della cronaca - l'assessore Cimino  forse
  lo  sa  meglio di me - perché si propose come la prima  regione  ad
  avere riformato il sistema elettorale, proprio per evitare che ogni
  sei, otto mesi si potesse avere un presidente e un governo diversi.
   Questa grande riforma da parte del signor Governatore è stata,  di
  colpo,  in maniera unilaterale, cancellata; siamo tornati  indietro
  negli  anni  perché il signor Governatore è riuscito,  in  meno  di
  diciotto mesi, a tirare fuori tre Governi.
   Ci  vuole una grande capacità; e questo non è tradimento, è andare
  avanti.
   Ma la gente si chiede, almeno a me chiede:  Pippo, perché dovremmo
  andare  a  votare? Che senso ha andare a votare? Noi esprimiamo  un
  voto e poi, del nostro voto, si fa quello che si vuole  Quindi  non
  c'è motivo di recarsi alle urne per  votare.
   E' successo anche questo. Questo è un marchio, signor Governatore,
  che  rimarrà  nella  storia  politica della  Sicilia  e  nella  sua
  carriera  politica perché la gente ne parla. Sono concetti semplici
  questi;  non  ci  vuole granché per capire che è  stata  distrutta,
  offesa  e  violentata l'espressione legittima, democratica,  di  un
  popolo che ha votato nell'aprile del 2008.
   Quindi,  ci si vuole nascondere dietro questa farsa delle  riforme
  per poter dire che non è vero.
   Quando  parliamo di riforma degli ATO, io mi chiedo, e i siciliani
  forse pure, dove sono queste riforme. Parliamo di riforma degli ATO
  e non sappiamo quale sia; parliamo di riforma del piano- casa e non
  sappiamo quale sia.
   I  siciliani si chiedono pure - onorevole Cracolici, lei  dovrebbe
  saperlo - che fine abbia fatto Bob Leopardi: ricordate, fu nominato
  l'anno  scorso, credo, un certo Bob Leonardi venuto  dall'alto  dei
  cieli; poi è scomparso, forse è ritornato in famiglia, ma era stato
  presentato  come  colui  il quale avrebbe  dovuto  risolvere  tante
  esigenze, tante emergenze nostre. Non c'è più questo Bob Leonardi.
   Vi  ricordate che in periodo di campagna elettorale, venne uno che
  fu  indicato, per il piano energetico regionale, come il più grande
  esperto  degli Stati Uniti d'America? Per noi del Calatino,  quando
  si parla degli Stati Uniti d'America è come parlare del massimo,  e
  venne  uno scienziato a dire che il piano energetico della  Regione
  siciliana  era  il  migliore in assoluto e, quindi,  doveva  essere
  esportato  come  modello. Di questo piano energetico  non  sappiamo
  assolutamente nulla.
   Sulle  riforme  speriamo  che,  almeno  qualcuna  -  magari   una,
  onorevole Cracolici - si realizzi anche per dare un significato che
  possa  essere presentato al popolo siciliano, per consentire a  noi
  parlamentari di poterci esprimere. Il popolo dei siciliani si è già
  espresso.
   Noi pensiamo una cosa, almeno io in particolare, rispetto a questo
  tradimento  che  è  stato  compiuto e perpetrato  sulla  pelle  dei
  siciliani:   la   frase  che  tutti  diciamo,  a  partire   da   me
  parlamentare,   quando   affermiamo   che   ci   stiamo   immolando
  nell'interesse  supremo dei siciliani, perché non possiamo  perdere
  tempo  e  quindi non ci dimettiamo, secondo i siciliani con  questa
  frase  si  vuole stendere un velo pietoso sulla preoccupazione  che
  avrebbe  ciascun  deputato  regionale  di  ritornare  a  casa,   di
  ripresentarsi  al  popolo siciliano e mettere  la  testa  sotto  la
  mannaia del consenso popolare.
   Quella è la legittimazione.
   Credo che questa sia la strada migliore, a differenza di quel  che
  altri possono pensare: andare tutti a casa, deputati dell'Assemblea
  regionale  e signor Governatore, avere la coscienza a posto  e  con
  coerenza ripresentarsi alle urne.
   E'  quello  che  chiede  questa parte  di  siciliani  che  risulta
  dall'ultimo   sondaggio  essere  la  stragrande  maggioranza:   noi
  chiediamo   al  signor  Governatore,  visto  che  è   convinto   di
  interpretare  il  pensiero  dei  siciliani,  insieme  all'onorevole
  Cracolici  - ora parlerò un attimo dell'onorevole Cracolici  perché
  non  si secchi troppo - e di avere la maggioranza, che la cosa  più
  nobile  che  egli possa fare é dimettersi dando così la possibilità
  al popolo siciliano di esprimersi.
   Devo dire all'onorevole Cracolici che mi ha meravigliato in quanto
  mi  ha indotto in errore. Io ho sempre creduto alle cose che lei ha
  sostenuto, onorevole Cracolici, quando mi fece firmare una  mozione
  nei  confronti  di  una  persona che  non  conoscevo,   l'assessore
  avvocato Armao. Pur nondimeno, lei mi disse - presentando un ordine
  del  giorno  pesante che le permise per 45 giorni  di  essere  alla
  ribalta  nazionale  di  tutti  i  mezzi  di  comunicazione  -   che
  l'avvocato  Armao doveva dimettersi da assessore, doveva rinunciare
  alle  deleghe, gli dovevano essere tolte le deleghe. Mi  è  rimasta
  impressa,  in particolare, una espressione da lei usata, mi  sforzo
  di  ripeterla,  insider  trading;  mi sono  rivolto  ad  altri  per
  farmela spiegare e mi è stato risposto che stava a significare  che
  c'erano  delle  cose  poco  chiare  nel  comportamento  di   questo
  assessore.
   Allora  noi  la  seguimmo, onorevole Cracolici,  firmando  il  suo
  ordine del giorno, e poi lo abbiamo approvato.

   CRACOLICI. In che senso? Questo non lo avrei mai consentito.

   LIMOLI   Poi lei parlerà dopo di me. Grazie.
   L'abbiamo  seguita.  Poi,  tutto ad un tratto,  non  solo  lei  ha
  ritirato  quell'ordine  del giorno, e io  non  me  lo  sono  saputo
  spiegare.  Ma ora ritrovo l'assessore Armao nella stessa Giunta  di
  cui lei sicuramente fa parte come Partito Democratico.
   E  la  domanda che si pongono soprattutto gli elettori del Partito
  Democratico che sono persone perbene, serene e coscienti, e che  io
  le  pongo:  ma lei pensa veramente che il leone abbai, che il  cane
  ruggisca,  che  l'asino voli? Lei è convinto che  ci  sia  un  solo
  siciliano  in Sicilia che possa credere che il Partito  Democratico
  non è presente in Giunta?
     Avete tre assessori, perché non dirlo con chiarezza? Tranne  che
  ci  si  vergogni  di  dire che si fa parte del Governo  del  signor
  Governatore. Avete tre assessori: l'assessore Venturi, con  cui  io
  non  ho  mai  parlato,  in quota a Lumia  -  così  dice  il  popolo
  siciliano  - ; l'assessore Russo, non il Massimo, il grande  Russo,
  in  quota  all'onorevole Cracolici e il professore avvocato  dottor
  Centorrino, in quota all'onorevole Genovese.
   Sarebbe  molto più bello che il PD dicesse con chiarezza  che  sta
  nel  Governo. Aiuterebbe i siciliani, soprattutto i suoi  elettori,
  ad  avere un quadro chiaro; altrimenti coloro i quali ora  sono  in
  contrasto  con  il pensiero del signor Governatore dovrebbero  fare
  parte di quella schiera di persone che remano contro. Io sarei   in
  buona   compagnia  perché  ora  mi  ritrovo  accanto   la   signora
  Borsellino, il senatore Enzo Bianco e tanti altri esponenti del suo
  partito.
   La  prego, quindi, di fare chiarezza su queste cose perché sarebbe
  molto importante.
   L'onorevole  Lupo  era visto dal popolo siciliano  -  e  concludo,
  signor   Presidente  -   bidduzzu',  gradevole  come  presenza,   e
  pensavamo  che nella sua battaglia congressuale dicesse  cose  vere
  quando chiedeva di votare per lui. Purtroppo, ora me lo ritrovo  in
  quella  schiera di cui io già facevo parte, della serie   cu  perdi
  vinci e cu vinci perdi' .
   Il  signor  Governatore, infatti, non tratta con  coloro  i  quali
  vincono democraticamente una competizione elettorale; tratta sempre
  con  quelli  che  perdono, come lei, onorevole  Cracolici,  che  ha
  perduto  il congresso  e beddu stuppatu' se ne è andato a cena,  ha
  mangiato bene a Messina   Onorevole Lupo, se si trova in solitudine
  venga  a  Ramacca, glielo dico io come si sta bene  in  solitudine,
  purché non si perda la coerenza

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Caputo.  Ne  ha
  facoltà.

   CAPUTO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   onorevole
  Presidente della Regione, un benvenuto ai nuovi assessori del terzo
  governo Lombardo.
   Devo  ringraziarla, onorevole Presidente, perché con la sommatoria
  dei  suoi governi lei ha dato l'opportunità a questo Parlamento  di
  affrontare  per  la  prima volta una seduta dai toni  squisitamente
  politici. E la ringrazio perché il suo Governo in questi  anni  non
  ha  mai  dato  al Parlamento regionale momenti di grande  dibattito
  politico. Sono stati mesi stantii, mesi ordinari dal punto di vista
  amministrativo,  mesi  che  ci  hanno  disabituati  all'impegno   e
  all'entusiasmo politico.
   Oggi lei ci regala, con la sua discontinuità governativa e con  la
  sua incapacità di tenere coesa una maggioranza, forse il primo vero
  momento di dibattito e di confronto politico in quest'Aula.
   Lei  è  stato eletto 21 mesi fa, o 22 mesi fa, e oggi in  ventidue
  mesi  presenta  il suo terzo governo, un governo ogni  sette  mesi,
  battendo il record dei governi di democristiana memoria a lei tanto
  cari  -  ammesso  che lei ancora conservi uno solo  dei  valori  di
  quegli  anni  passati - e fa concorrenza ai governi balneari  della
  Democrazia Cristiana. Lei cambia un governo ogni sette mesi.
   Se  calcoliamo che ci sono ancora circa tre anni da qui alla  fine
  della  legislatura, avremo i governi Lombardo ter, Lombardo  sette,
  Lombardo  otto,  Lombardo  dieci e  così  via,  tranne  che  questo
  Parlamento,  stanco  di  contare  i  suoi  governi  e  i   relativi
  precedenti fallimenti, probabilmente avrà uno scatto d'orgoglio per
  rispetto  nei  confronti  dei siciliani e si  andrà  a  determinare
  diversamente.
   Guardi  Presidente, a furia di predicare la sua autonomia lei  sta
  diventando  così autonomo da mettersi al di fuori della  cultura  e
  della coscienza dei siciliani.
   Io  le ho mandato un biglietto di auguri per cortesia personale  e
  istituzionale, un biglietto di auguri che contiene una  riflessione
  sui  siciliani.  Io  credo  che  lei, onorevole  Presidente,  debba
  leggere  tale  riflessione  poiché lì troverà  le  motivazioni  che
  indussero i siciliani, ventuno mesi fa, ad andare a votare convinti
  di  votare un presidente della Regione anticomunista che desse alla
  Sicilia un governo di centro-destra, con i valori, con le idee, con
  i  programmi e con la cultura dell'uomo di governo impegnato con  i
  valori del centro-destra.
   Lei,  onorevole  Presidente, ha tradito il popolo siciliano,  quel
  popolo  che  lei  -  quando  è  stato eletto  -  aveva  giurato  di
  difendere, di rispettare, di amare e di governare.
   Lei  è  così  autonomo  che è diventato  un  satellite,  un  corpo
  estraneo  alla Sicilia. I dati dei sondaggi, che oggi sono  chiari,
  lo  ha detto poco fa l'onorevole Limoli, la pongono al di fuori dei
  consensi  di  questa Sicilia. Lei, in un solo anno,  è  stato  così
  bravo  da perdere 17 punti e diventare da presidente della  Regione
  più  amato  in  Italia a presidente, non dico detestato,  ma  quasi
  ignorato  dagli  italiani  e dai siciliani   E  questo  è  un  dato
  politico   che   lei   può  pure  ridimensionare,   ignorare,   non
  considerare,  ma è un dato politico che pesa come un macigno  sulla
  sua  gestione politica della Regione. E non dico della gestione del
  governo, sottolineo della sua gestione politica di questa Sicilia e
  della cosa pubblica di questa Sicilia.
   Onorevole Presidente, se lei va a leggere i sondaggi, e i sondaggi
  non sono altro che i sentimenti di un popolo dal punto di vista del
  gradimento politico, vedrà che il suo partito, che già ha avuto  un
  deludente  risultato  alle elezioni europee, non  ha  raggiunto  il
  quoziente  che  lei  immaginava  di raggiungere  per  diventare  un
  partito  a  livello nazionale e non soltanto un corpicino  politico
  all'interno di questa Sicilia. Nei sondaggi i siciliani -  che  lei
  ha  disatteso,  tradito, ignorato, che lei non incontra  e  che  si
  rifiuta  di ascoltare - l'hanno posto a un misero 26 per cento,  un
  fatto   che  ricorda  i  dati  del  Partito  Liberale  nel  vecchio
  pentapartito  degli  anni passati. Lei è il vecchio  esponente  del
  Partito  Liberale  che aveva lo 0,1 per cento  nel  contesto  della
  politica nazionale.
   E  quando  i  sondaggi spaziano al di là del ruolo del  presidente
  della  Regione  e per un momento si proiettano sul  piano  politico
  regionale,  succede  che il tradimento, come  i  trenta  denari  di
  Giuda,  finisce poi in un solo momento, in un sol colpo, appeso  ad
  un albero
   E  quando i siciliani agli amici del Partito Sicilia - perché  non
  siete Partito della Libertà, siete Sicilia - danno un voto pari  al
  37  per  cento  e  quando il Partito della  Libertà,  il  PDL,  non
  lealista,  il  Partito della Libertà, il Popolo della Libertà,  uno
  solo  in questa Sicilia e in quest'Italia, viene elevato al 71  per
  cento  dei consensi, qui i dati sono incontrovertibili e danno  una
  sola  lettura  e  un solo messaggio: noi non siamo all'opposizione,
  noi  siamo  la  maggioranza dei siciliani,  e  lei  che  governa  è
  all'opposizione  del  popolo siciliano   Lei  è  la  contraddizione
  vivente  di questa politica, è la contraddizione vivente di  questo
  Parlamento,  è  la contraddizione vivente di questo Governo.  E  le
  spiegherò brevemente perché, onorevole Presidente.
   Lei  ha  detto,  quando è stato eletto, che  avrebbe  cambiato  la
  Sicilia. E voleva cambiare la Sicilia anche con i miei 17mila voti,
  perché  17mila  siciliani che hanno votato  per  me  hanno  dato  i
  consensi a lei in quanto la credevano un uomo del centro-destra.
   Un dato doveva indurla a riflettere al momento della sua elezione:
  lei  ha preso meno voti della coalizione che lo ha espresso, quindi
  già  fin da allora i siciliani non hanno votato per lei ma  per  la
  coalizione  che  l'ha  espresso. Ciò doveva  darle  fin  da  allora
  l'obbligo,  il  sigillo, il dovere della lealtà perché  lei  non  è
  stato  votato  in quanto Raffaele Lombardo, lei è stato  votato  in
  quanto presidente di una coalizione e già lì c'era il primo segnale
  dei siciliani.
   Ma  la sua contraddizione, o la somma delle contraddizioni, è data
  dalla  sua gestione di governo. Lei oggi parla di un governo  delle
  riforme.  Onorevole Presidente, lei - a furia di essere autonomista
  -  sta  entrando anche in distonia col calendario. Lei non è  stato
  eletto  ieri mattina e oggi presenta un governo delle riforme;  lei
  guida questa Sicilia - per modo di dire guida, lei è al governo  di
  questa Sicilia grazie ai siciliani che hanno riposto fiducia in lei
  in  quanto  uomo di centro-destra, uomo delle autonomie,  uomo  dei
  valori, uomo anticomunista -, lei guida la Sicilia da ventuno  mesi
  e  di  riforme  noi  abbiamo visto soltanto i cambiamenti  del  suo
  governo, che cambia circa ogni sette mesi.
   La  Sicilia  ancora  non ha visto una sola delle  sue  riforme;  e
  quando  lei dice che la riforma di questa Sicilia sta nella sanità,
  io la invito a dire al suo assessore per la sanità, mi dispiace che
  non  sia  qui  presente  il  dottor  Massimo  Russo,  di  andare  a
  trascorrere  una  notte al pronto soccorso, come  ho  fatto  io,  e
  capire perché si aspettano otto ore prima di entrare nella sala dei
  medici, perché c'è un solo medico per ogni pronto soccorso,  perché
  ci  sono  solo quattro barelle per ogni pronto soccorso, perché  la
  gente  siede per terra, perché è costretta a vomitare nei sacchetti
  della  spazzatura visto che non ha neanche dove andare a  vomitare,
  perché  manca  tutto, perché nelle sale operatorie si dimentica  il
  tubo  nel  corpo  di  un  paziente operato, perché  i  medici  sono
  costretti ad operare a ritmo continuo visto che manca il personale.
   L'unica riforma che lei ha fatto è stata quella di distruggere  un
  sistema   sanitario,   certamente  costoso,  ma   che   sicuramente
  funzionava.
   Onorevole  Presidente,  nei giorni scorsi lei  ha  presentato  con
  grande  enfasi,  a firma dell'assessore Armao - al quale  dedicherò
  qualche  minuto del mio intervento, rimanendo nei limiti  temporali
  previsti,  lo  assicuro -, il codice di regolamentazione  antimafia
  del suo Governo.
   Sono  d'accordo,  io credo - come tutti i colleghi  -  nei  valori
  dell'antimafia.
   La parola antimafia non è una palestra di parole o di concetti, ma
  deve  essere la sommatoria dei fatti. Il suo primo gesto, il  primo
  gesto di questa Regione siciliana dopo il codice antimafia, è stato
  quello   che   un   certo  signor  Nobile,  dipendente   della   ex
  motorizzazione,  filmato a Terrasini mentre prendeva  una  mazzetta
  dal  dirigente di un'autoscuola di Partitico e condannato, è  stato
  riammesso come dipendente della Regione
   Questo  è  il  codice antimafia della sua Regione  che  scrive  di
  antimafia  ma che fa rientrare nella Regione, pagato dai  siciliani
  onesti, un dipendente corrotto che ha intascato mazzette
   Questo è il risultato del suo Governo, un governo che sta mettendo
  la  Sicilia  in  ginocchio, un governo che ha perduto  prestigio  e
  autorevolezza.  Infatti,  se la Fiat oggi  chiude  e  se  l'Italtel
  riduce il personale è perché i grandi gruppi industriali non  hanno
  timore  istituzionale  di questa Regione. Quando  parlano  con  lei
  sanno  di  avere un interlocutore debole che cambia tre governi  in
  venti  mesi,  che ha spaccato i partiti, che guida  un  governo  di
  minoranza.
   Voglio  dire un'altra cosa, onorevole Presidente, e lo  dico  agli
  amici  del PDL che sono stati eletti con noi dagli stessi  elettori
  di  centro-destra  che vi hanno voluto fortemente  anticomunisti  e
  fortemente  legati  ai valori del centro-destra: l'onorevole  Lupo,
  per  giustificare il fallimento dell'azione di governo del  Partito
  Democratico  perché è stato candidato e votato con  l'obiettivo  di
  essere  e di guidare un partito contro Lombardo, pur di inghiottire
  la  costrizione  politica di sostenere anche dall'esterno,  facendo
  finta di non dirlo, questo Governo, amici del PDL Sicilia, ha detto
   noi  sosteniamo  Lombardo perché si è dissolta la  maggioranza  di
  centro-destra .
   Amici  del  PDL, voi avete tradito doppiamente i siciliani  perché
  avete accettato di votare con il Partito Democratico e di sostenere
  un  Governo  con assessori del PD - perché il professore Centorrino
  mi  risulta  iscritto  ad una sezione di Zanclea  in  provincia  di
  Messina,  quindi è un iscritto a tutti gli effetti di  un  partito,
  non   è   il  teorico  che  arriva,  forte  dei  meriti  che  tutti
  riconosciamo. Anche se mi sembra di avere letto su un giornale  che
  lei,  qualche  mese  fa, aveva detto che  bisognava  andare  contro
  Cuffaro e contro Lombardo, bisognava  decuffarizzare  la Sicilia  e
   delombardizzare   la  Sicilia  Io sarei stato  contento  se  fosse
  riuscito a delombardizzare la Sicilia. Invece, siede accanto a quel
  Lombardo  che  ieri  ha  paragonato  in  termini  negativi   all'ex
  presidente della Regione, oggi senatore Cuffaro.
   Amici del PDL Sicilia, riflettete, voi siete qui al governo perché
  il  PD  ha  detto che  si è dissolto il centro-destra .  Voi  siete
  l'esempio  di  una  dissoluzione che ha tradito  gli  elettori  del
  centro-destra ed oggi governate con la sinistra
   Signor  Presidente, una volta le lanciai un avvertimento politico.
  Le  dissi:   Attento  perché a furia di  spaccare  i  partiti,  lei
  resterà solo  .
   Io  non so se arriverà al quarto Governo Lombardo. Ma, se lo farà,
  lo  farà  da  solo perché in questo momento, a furia di spaccare  i
  partiti  -   per la paura che il suo piccolo partito  possa  venire
  fagocitato  dai  grandi partiti - lei resterà solo ed  arriverà  al
  quarto  governo Lombardo da solo, e ci sarà  un Parlamento  che  le
  sarà  contro  perché o si sta dalla parte dei Siciliani  o  si  sta
  contro i Siciliani.
   Noi  stiamo  dalla  parte dei Siciliani e siamo  fieri  di  essere
  all'opposizione del suo Governo.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  ricordo  che  nella  precedente
  seduta erano stati comunicati i seguenti ordini del giorno:

   numero   226   «Interventi  urgenti  al  fine  di  rilanciare   lo
  stabilimento  ITALTEL  e  garantire i suoi livelli  occupazionali»,
  dell'onorevole Apprendi;

   numero   228  «Interventi  urgenti  e  misure  straordinarie   per
  garantire  lo  sviluppo economico e i livelli occupazionali  presso
  gli stabilimenti FIAT di Termini Imerese e ITALTEL di Carini (PA)»,
  degli onorevoli Caputo, Pogliese, Vinciullo, Falcone e Buzzanca;

   numero  229  «Iniziative a salvaguardia dei  dirigenti  scolastici
  assunti  in Sicilia nel 2005», degli onorevoli Cracolici,  Musotto,
  Leontini, Maira, Caronia e Vinciullo;

   numero  230  «Iniziative  urgenti  a  livello  nazionale  per   il
  ripristino  delle condizioni agevolative delle Zone franche  urbane
  dell'Isola modificate dal comma 4 dell'articolo 9 del decreto legge
   Milleproroghe'  n.  194  del  30  dicembre  2009»,  dell'onorevole
  D'Asero.

   Comunico, altresì, che sono stati presentati i seguenti ordini del
  giorno:

   numero  231  «Nomina  di un commissario ad acta  cui  affidare  le
  funzioni  del comitato tecnico per la gestione del Fondo  regionale
  per il commercio», degli onorevoli Oddo, Cracolici, Lupo, Speziale,
  Ammatuna,   Apprendi,  Barbagallo,  Bonomo,   De   Benedictis,   Di
  Benedetto,  Digiacomo,  Di  Guardo,  Donegani,  Faraone,   Ferrara,
  Fiorenza,   Galvagno,  Gucciardi,  Laccoto,  Marinello,   Marziano,
  Panarello,  Panepinto, Picciolo, Raia,  Rinaldi, Termine, Vitrano;

   numero  232  «Iniziative  a  livello  centrale  per  impedire   la
  costruzione  di centrali nucleari in Sicilia», degli  onorevoli  Di
  Benedetto,  Di  Giacomo, Marinello, Termine, Donegani,  Mattarella,
  Raia, Bosco, Marziano;

   numero  233  «Iniziative  per  impedire  la  realizzazione  di  un
  impianto  di  energia eolica nella provincia di  Agrigento»,  degli
  onorevoli  Di Benedetto, Di Giacomo, Marinello, Termine, Panarello,
  Mattarella, Raia, Bosco;

   numero 234 «Censimento del numero di extracomunitari presenti  sul
  territorio regionale», degli onorevoli Nicotra;

   numero   235   «Annullamento   in  autotutela   del   procedimento
  amministrativo  in  danno della Parrocchia San Bartolomeo  Apostolo
  che, negli anni '80 e '90, ha ottenuto il finanziamento di cantieri
  di lavoro», degli onorevoli Vinciullo, Caputo e Leontini;

   numero  236  «Direttive per la composizione dei  nuovi  uffici  di
  diretta collaborazione dei componenti la Giunta di Governo»,  degli
  onorevoli Leontini, Cordaro, Dina, Falcone, Gianni, Caputo;

   numero  237  «Non approvazione dell'azione politica del Presidente
  della Regione», degli onorevoli Leontini e Maira;

   numero  238  «Revoca della nomina dell'Assessore regionale  per  i
  beni  culturali e l'identità siciliana», degli onorevoli  Leontini,
  Maira, Leanza Edoardo;

   numero  239  «Iniziative  per evitare l'istallazione  di  centrali
  nucleari  in  Sicilia e per l'individuazione di  fonti  energetiche
   pulite'»,  degli onorevoli Barbagallo, Lupo, Mattarella,  Rinaldi,
  Galvagno;

   numero  240  «Interventi urgenti per la soluzione della drammatica
  situazione  dei  lavoratori  del call-center   di  Trapani»,  degli
  onorevoli Gucciardi, Ruggirello,  Lupo e Musotto;

   numero  241 «Interventi urgenti per evitare la chiusura del Centro
  per  la  ricerca elettronica (CRES) , di Monreale», degli onorevoli
  Caputo,   Falcone,  Pogliese,  Vinciullo,  Leontini,  Mancuso,   Lo
  Giudice.
   Avverto   che   i  relativi  testi  sono  allegati  al   resoconto
  stenografico.

   Invito  i deputati a rimanere nei termini regolamentari, concederò
  qualche  minuto  in più solo ai capigruppo. E' iscritto  a  parlare
  l'onorevole Cintola. Ne ha facoltà.

   CINTOLA.  Signor  Presidente, mi auguro di  potere  rientrare  nei
  dieci minuti regolamentari, anche se, negli ultimi quattro o cinque
  interventi,  dal  mio scranno, facevo segno di  fare  rispettare  a
  tutti il tempo stabilito. Ritengo che chi fa appello alle regole e,
  poi, viene qui e deve parlare 16 o 17 minuti, parla già sapendo  di
  mentire sui tempi. E mi sono confuso nel sentire gli interventi dei
  colleghi che mi hanno preceduto, perché pensavo che questa fosse la
  serata in cui bisognava fare i conti con le necessità della Sicilia
  e  di  un popolo che, quando gli finisce bene, riceve una legge  di
  proroga  per  i  precari,  di un Governo, di  una  maggioranza,  di
  un'Assemblea  che non ha più i soldi per legiferare  in  quanto  il
  barile  é  stato raschiato oltre il fondo e che, quindi,  c'era  la
  necessità di tentare, come si è fatto con Termini Imerese, un  tipo
  di  intervento che non fosse né a favore né contro. Certamente  non
  contro,  ma  a  favore delle esigenze della Sicilia  e  del  popolo
  siciliano.
   E' strano che questo Presidente della Regione, quando aveva il 64,
  il  70  per cento non sia stato sfiduciato da chi oggi ha invocato:
   ma come, oggi hai il 24 per cento e non te ne vai?
   E perché non lo avete sfiduciato quando aveva il 64 per cento?
   Per  un  anno  io non sono stato qui e, quindi, mi mancano  alcuni
  passaggi, tra cui il passaggio però di dovere rendere conto ad  una
  Sicilia  povera, ad una Sicilia che non cresce, ad una Sicilia  che
  ha  un  retaggio del passato con luci ed ombre e con responsabilità
  oggettive  che  non possono essere dimenticate né dai  lealisti  né
  dall'UDC  né dall'MPA, che nei governi passati ha svolto  un  ruolo
  determinante. E, quindi, gli errori - se errori ci sono  stati  nel
  passato  - non possono che essere distribuiti in parti più  o  meno
  diseguali, ma tali da doverci porre nelle condizioni di  dire  oggi
  qual  è  la  necessità  reale. E la necessità  reale  è  quella  di
  continuare ad accapigliarci, l'uno contro l'altro armati, mentre la
  Lega la fa da padrona in questo Paese?
   I  partiti,  i  nostri  partiti, sono diventati  nordisti,  e  più
  nordisti di quanto voi possiate pensare.
   Un anno a Roma mi è bastato per comprendere più di quanto si possa
  comprendere  stando nei banchi di questa stessa  onorata  e  nobile
  Aula  - non onorata nel senso che diamo alla parola d'onore, mi  dà
  fastidio  l'espressione  parola d'onore ,  mi  sa  di  mafia  e  di
  mafiosità per chi parla nei termini della parola d'onore. Ma io  vi
  dico  che  c'è  un nemico comune, che è forte,  e il  nemico  è  il
  partito del Nord, che alligna in tutti i partiti.
   Noi  abbiamo  difficoltà  enormi se pensiamo  a  come  sono  stati
  distribuiti nel Paese i FAS.
   Noi abbiamo la necessità di raccordarci il più possibile, e di non
  continuare a buttarci fango addosso, perché così facciamo il  gioco
  dei  nostri  nemici  Io ho visto farse da cabaret  questa  sera  da
  parte di amici e colleghi che sentono di potersi esprimere come  se
  fossimo a teatro per fare sorridere o mettere in difficoltà  questo
  o quello
   Io  credo  che abbiamo un dovere specifico. Io non sono  dell'MPA,
  sono dell'UDC e sono contro questo Governo; sono all'opposizione di
  questo  Governo.  Ma  questo  mi importa  poco  se  questo  Governo
  comincia  a  porre  le condizioni ideali per  tentare  di  fare  un
  bilancio senza soldi e trovando i soldi, se riusciamo a fare quelle
  riforme  necessarie per far avanzare la Sicilia nel suo  complesso,
  se possiamo trovare le condizioni in Aula e nelle Commissioni anche
  per modificare le cose che il Governo fa male, perché noi siamo  in
  grado  di  poterle  modificare con un'Assemblea  aperta  e  con  un
  Governo che è minoritario.
   Siamo in condizioni di poterlo fare se lavoriamo per il bene della
  Sicilia.
   Sono  cose  passate o sono delle cose delle quali si  può  parlare
  solo  sorridendo  perché  ci interessa  dare  conto  e  ragione  ai
  Firrarello di turno e, quindi, dobbiamo essere, per forza di  cose,
  soggetti in ginocchio di qualcuno o di qualche altro ancora?
   A  me  serve di più pensare che abbiamo il dovere di farci  capire
  dai  siciliani. E ci potremo fare capire non addossando colpe sugli
  uni e sugli altri, o dicendo cosa è bene o cosa è male, ma tentando
  di  fare insieme quelle leggi necessarie ad una Sicilia che  ce  le
  chiede. Poi, se c'è chi deve pagare un costo ed un conto per  avere
  modificato maggioranze, questo lo faranno i siciliani in ogni caso;
  saranno  loro che, al momento opportuno, potranno ancora una  volta
  decidere sul chi e sul perché.
   Ma  io  non voterò mai - lo dico qui - la sfiducia ad Armao perché
  voglio capire come si comporta il PD. Sia chiaro che questa  non  è
  politica  ed è un errore mortale al quale non mi presto  Io  potrei
  votare  una  fiducia a chiunque, una sfiducia a chiunque  se  dalla
  sfiducia  esce fuori il concetto di una irregolarità,  ma  non  per
  andare  a  sfruculiare  la sinistra, non per chiamare  cento  volte
  Cracolici  a  responsabilità, non so quali,  o  chiamare  Lupo  per
  cercare di stanarlo per fare chissà quale altra cosa.
   La  Sicilia  non  ha  bisogno di questi  bizantinismi  assurdi  ed
  incomprensibili.  Noi  possiamo fare ridere,  se  volete,  possiamo
  anche  tentare  di andarcene a casa, che è quello  che  vogliono  i
  nostri  capi  perché, del resto, loro vengono  nominati  a  Roma  e
  quindi  non hanno necessità di correre alle elezioni perché vengono
  nominati, lì non c'è voto di preferenza.
   Ma i 10.700 siciliani che hanno votato Cintola, nel votare Cintola
  alle  elezioni regionali - senza eleggerlo - hanno votato anche  il
  Presidente della Regione, e hanno certamente il diritto di chiedere
  al  Presidente della Regione perché non si fa il Governo con l'UDC.
  Non c'è niente di male a chiederlo. Guai, però, a chiederlo se è il
  frutto di un potere che ci offusca la mente e la memoria e ci porta
  solo  ad  una contrapposizione distruttiva che non serve a nessuno;
  non serve all'UDC; non serve all'Assemblea regionale siciliana; non
  serve al popolo siciliano.
   Io  dico che possiamo e dobbiamo contrastare con leggi diverse  da
  quelle  che  ci propongono, con alternative alle cose  che  non  si
  riescono  a  fare.  Ma che volete che importi alla  Sicilia  se  il
  professore  Centorrino ha, o aveva, la tessera del  PD,  se  questo
  significa chissà che cosa. E' un bandito? E' un mafioso? Cos'è,  un
  delinquente? E' un professore che ha avuto e che ha le sue tendenze
  politiche.  Ma chi non le conosceva, perché gridiamo allo  scandalo
  di fronte a cose di questo genere?
   Io   vorrò   gridare  allo  scandalo  non  appena  comincerete   a
  legiferare,  a  portare  le  leggi qui e,  quando  non  saranno  al
  cospetto  della Sicilia che io adoro e che amo, allora vi dirò  che
  non siete al vostro posto e che avete sbagliato tutto
   Ad  oggi, però, non posso dirlo; se lo dico è perché ancora non ho
  capito  che  c'è una Sicilia diversa da governare, una Sicilia  che
  non  può  più essere governata come lo è stata prima perché  allora
  c'era  ancora qualche soldo da spendere. Oggi non c'è  da  spendere
  nulla  con quello che sta avvenendo nel Paese; c'è da spendere  una
  credibilità reale.
   Ho  considerato  il  Presidente Cascio, il  quale  ha  cercato  di
  mediare  nei  momenti opportuni riuscendo a rappresentare  l'intera
  Assemblea,  senza  essere  uomo di  parte.  Ho  capito  che  non  è
  riuscito,  in  tanti momenti, a cercare un'unità che poteva  essere
  cercata e trovata e che non è stata trovata quando in Aula, a  quel
  Presidente  che  aveva i grandi numeri, è venuta a mancare  la  sua
  maggioranza, che ha votato contro il DPEF presentato dal Governo.
   Ma  io  non devo difendere né il Governo né la maggioranza passata
  né  quella che si è costruita o si sta costruendo. Io ho il piacere
  di  potere dire no ad una legge che approda in Aula; ho il  piacere
  di potere dire no a provvedimenti che vengono emanati da un Governo
  che  sarà  incapace;  ho il piacere di dovermi confrontare  con  un
  Governo    quando    quel    Governo    presenterà    all'Assemblea
  l'intenzionalità di quello che vuole fare, e se ha o non ha i  voti
  della sinistra poco importa. Per il mio partito, anzi, se l'ala  di
  quel  centro-destra  in  cui abbiamo militato  e  ho  continuato  a
  militare  fino ad oggi si rendesse conto che è più facile votare  a
  favore  per  capire che gli altri sono aggiuntivi - non  siamo  noi
  aggiuntivi - forse avremo fatto un'opera meritoria, non  tanto  nei
  confronti dei nostri partiti, quanto e principalmente nei confronti
  di  quella Sicilia, di quella Terra che tutti diciamo di  amare  ma
  che,  in  fin  dei  conti, ci serve per potere  perpetrare  qualche
  potere, da vedovi sconsolati di quello che non c'è più.
   Allora mi pare logico dire che la premessa, se vedo Massimo  Russo
  assessore  per la sanità, è una premessa buona; se vedo la  signora
  Chinnici assessore in questo Governo, è una buona novità;  se  vedo
  la  conferma di assessori che si sono mossi, che non chiamo  perché
  non  voglio  fare  piaggeria, i tecnici che sono stati  scelti,  da
  Centorrino a Venturi, dico che sono buone novità.
   Presidente Lombardo, non basta.
   Presidente Lombardo, con questo lei non è assolto.
   Lei,  con  questo,  può pretendere dall'Aula di  essere  giudicato
  sugli  atti, non sulle parole e di non essere lasciato solo. Quando
  i  Presidenti sono rimasti soli li abbiamo pianti dopo,  quando  li
  abbiamo  ricordati,  dopo trent'anni, dicendo che  potevano  essere
  loro  il punto di riferimento per un'inversione di tendenza; quando
  il  capo  dei  comunisti siciliani fu trucidato perché fu  lasciato
  solo,  anche  lui,  nel momento in cui gridava che  era  necessario
  attaccare  i  patrimoni  della mafia. Questi  sono  i  momenti  che
  dovrebbero farci ricordare in quest'istante che abbiamo il  dovere,
  Presidente dell'Assemblea, Governo, onorevoli colleghi, di  mettere
  da parte l'astio sul piano personale.
   Abbiamo  sbagliato, non abbiamo sbagliato a votare o  a  candidare
  Lombardo. E' il Presidente della Regione; ha un voto in  più  o  in
  meno  della  coalizione, a che serve? E' al  24  per  cento,  e  lo
  diciamo noi o voi che siete al 71 per cento. A cosa serve se questa
  Terra  ha bisogno di essere governata, se questa Terra - e concludo
  -  ha  gli ATO con 4 mila miliardi di debiti e con l'immondizia  in
  mezzo  alla  strada,  se  non possiamo  più  nemmeno  respirare  in
  Sicilia,  se  abbiamo  tutto ciò che è stato buttato  a  terra  con
  responsabilità oggettiva, perché questa Sinistra ha governato anche
  con  i  governi  precedenti? E' la stessa Sinistra  di  quando,  da
  assessore  per  il  Bilancio, emanai due  provvedimenti  dei  quali
  nessuno ha più parlato. Uno riguardava la riduzione degli uffici di
  Gabinetto del 30 per cento e l'ho potuto fare sol perché  ho  detto
   si  comincia dalla prossima legislatura . La legge passò,  e  così
  tutti  i  gabinettisti  rimasero al loro  posto,  collegati  con  i
  partiti di origine.
   Ma  non  se ne è parlato quando, in tempi non sospetti, il Governo
  che  rappresentavo in quel momento approvò la riduzione del 30  per
  cento degli uffici di Gabinetto, e lo fece un Governo con assessore
  l'onorevole Cintola che l'ha proposta.
   Ecco,   di   fronte  a  questo  aggiungerei  un'ultima  cosa   che
  l'onorevole Speziale ricorda e, forse, anche l'onorevole Cracolici:
  quando  ero  assessore per il Bilancio, prima di fare il  bilancio,
  mandai  una  lettera  a  tutti e novanta deputati  sostenendo   non
  voglio  fare il bilancio da solo, facciamolo insieme ,  e  uno  dei
  deputati dell'area dell'onorevole Borsellino, l'onorevole Ferro, ai
  giornalisti che gli chiedevano cosa avesse fatto della lettera  che
  gli  avevo mandato così come agli altri deputati, rispose:     l'ho
  strappata .
   Il  capogruppo di allora, onorevole Speziale, disse  ci vediamo in
  Commissione  Bilancio e lì discuteremo . Quando  siamo  entrati  in
  Commissione   Bilancio  il  capogruppo  del  PD  era  in   perfetto
  collegamento  con  il capogruppo di Forza Italia,  ora  senatore  e
  grande amico mio, là dentro per cercare di lasciare soli il Governo
  con   la   sua   maggioranza,  senza  avere  l'apporto  costruttivo
  dell'opposizione.
   Allora,  le ho tentate queste cose perché credevo nei valori  seri
  della  politica. Le ho tentate perché credo ancora di poter tentare
  di essere a difesa della mia Terra che amo, e quelli che amo di più
  sono  i siciliani che non hanno voce: i diseredati, gli emarginati,
  i  poveri,  colori i quali non hanno un posto di lavoro;  a  questi
  soggetti  non  pensa nessuno perché corriamo con  i  decreti  legge
  milleproroghe.
   Sono  qui,  in  Sicilia  - mi sia consentita quest'ultima  battuta
  autobiografica -, perché era necessario che io stessi in Sicilia in
  ragione  della  mia salute, e non in ragione di  tradimenti  né  di
  conferimenti di posti a chi non me li ha mai chiesti.
   La  mia  battaglia per la mia vita l'ho trasformata e  continuo  a
  mandarla  avanti  come battaglia a difesa di  una  Terra  che  amo,
  questa Sicilia, senza tenere conto né di distintivi politici né  di
  etichette entro le quali o sotto le quali  si nascondono certamente
  cose né esemplari né tanto meno da additare alla pubblica opinione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Romano.  Ne  ha
  facoltà.
   A conclusione dell'intervento dell'onorevole Romano saranno chiuse
  le iscrizioni a parlare.

   ROMANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, capisco che i tempi
  sono brevi ma l'opportunità di affrontare questi temi è importante.
   L'ingresso  di questo nuovo Governo dà l'opportunità di riflettere
  su  temi  politici  che,  in  questi mesi,  probabilmente,  abbiamo
  superato:  dal  dibattito sulle riforme, alle  liti  interne,  alle
  polemiche.
   Dico  spesso  che,  negli ultimi venti anni, in  Sicilia,  abbiamo
  troppo spesso parlato di riforme, di nuova classe dirigente, di  un
  no secco all'ascarismo romano, di modelli di sviluppo.
   Per  troppi  anni abbiamo parlato di queste cose; per troppi  anni
  queste  cose  sono  state  solamente  argomento  di  convegni,   di
  iniziative e di dibattiti.
   Oggi,  il Governo Lombardo si affaccia ad affrontare, a scardinare
  veramente  il  cuore  e  la  macchina di  questi  problemi.  Stiamo
  provando  a  fare  le riforme; stiamo costruendo una  nuova  classe
  dirigente  in  Sicilia;  stiamo dicendo  no  all'ascarismo  romano;
  stiamo costruendo un nuovo modello di sviluppo.
     Devo  dire che ero perplesso ad intervenire, dopo gli interventi
  degli   onorevoli  Limoli  e  Caputo,  perché  non  li  ho  capiti.
  Probabilmente,  perché non c'erano i sottotitoli  in  ramacchese  o
  perché  la somma dei numeri, alla fine, non dà mai cento nei  conti
  di chi ha voglia di fare i conti.
   Credo però che questo sia un buon Governo, voglio dirlo un po' per
  slogan; però voglio dare un giudizio: questo è un buon Governo,  un
  governo  di  larghe  intese,  un governo  che  allarga  il  proprio
  consenso.
   Il  Presidente  Lombardo, più di una volta,  è  stato  invitato  a
  fermarsi.
   Oggi dico al Presidente Lombardo:  andiamo avanti . Andiamo avanti
  con  questo  governo di larghe intese; un governo  che  allarga  il
  proprio  consenso  in  Aula è un governo  che  allarga  il  proprio
  consenso tra la gente, perché non è vero che la gente non comprende
  quello che stiamo facendo.
   I  siciliani sono gente colta, gente attenta, gente preparata, che
  capisce  lo  sforzo ed il sacrificio di chi sta qui e  mi  dispiace
  pensare  che  questo Palazzo diventi il Palazzo delle  beghe  o  il
  Palazzo  degli  interessi,  il  Palazzo  che  intende  guardare  al
  passato,  che  non intende guardare al futuro, il Palazzo  che  non
  pensa al nuovo ma a come difendere il vecchio e i vecchi interessi.
   Allora, credo che il dibattito di questa stagione, di questo nuovo
  Governo  debba  guardare a questo nuovo modello di  sviluppo,  alla
  volontà  riformatrice e moralizzatrice della Sicilia, in un esempio
  che  questo Governo deve dare, forte, trasversale se è il caso, non
  dico  cinico; ma un Governo che si misuri sul modello di  sviluppo,
  sulla  capacità di spesa, sull'etica della spesa, un concetto nuovo
  di cui non possiamo non tenere conto.
   Ci  deve  essere  un'etica nella spesa, dobbiamo  introdurla;  non
  possiamo guardare ad un'etica personale, soggettiva, che ognuno  di
  noi   costruisce  sul  proprio  assessorato,  sul  proprio  mandato
  parlamentare o sul proprio consenso.
   L'etica  è  un'etica comune che dobbiamo costruire  nell'interesse
  comune  e,  quindi, credo che dobbiamo costruire l'altro  elemento,
  assieme  a  questi, che è la possibilità di dare  una  speranza  al
  popolo  siciliano. Questa speranza, che è una risorsa, deve passare
  attraverso  i  nostri  comportamenti,  i  comportamenti  d'Aula,  i
  comportamenti parlamentari.
   Ecco  perché  non  approvo né il metodo né i contenuti  di  alcuni
  interventi,  non  li condivido nella forma oltre che  nello  stile.
  Siamo  sempre un Parlamento, non siamo un Consiglio comunale, senza
  nulla  togliere  ai  Consigli  comunali.  Questo  è  un  Parlamento
  siciliano  che è onoratissimo di avere avuto personaggi illustri  e
  che  deve  guardare al futuro con quella speranza  di  cui  parlavo
  prima.
   Allora, penso che, insieme alle cose fatte, dobbiamo continuare  a
  pensare  alle cose da fare; stiamo tirando fuori il piano-casa,  la
  riforma della formazione, la riforma per gli ATO rifiuti, ma stiamo
  soprattutto  difendendo  a  Roma gli interessi  della  Sicilia:  il
  Governo ha questo fiore all'occhiello.
     Voglio ricordare le battaglie sostenute per i fondi FAS, per  il
  ponte   sullo   Stretto,  per  le  infrastrutture  del  territorio;
  battaglie  contro  un  ascarismo  storico-culturale  verso   questa
  Regione che non ha prodotto niente se non uno sviluppo, a fronte di
  appena un 30 per cento di spese impegnate per il Mezzogiorno, negli
  ultimi  quindici anni - dati ufficiali - e a fronte di  un  45  per
  cento della nostra popolazione.
   La  Sicilia si doveva liberare, si deve liberare da questa  cappa.
  Non  possiamo  continuare  ad andare avanti  e  immaginare  che  la
  Sicilia guardi sempre indietro.
   La  Sicilia  ha voglia di essere una regione libera  e,  per  fare
  questo,  ha  bisogno di uomini liberi, non imbrigliati  in  logiche
  romane,  in  gruppi e sottogruppi; ha bisogno di uomini liberi  che
  sappiano pensare al futuro.
   Costruire  modelli nuovi superando i vecchi modelli di  governance
  del territorio, di sistema di potere che viene costruito attraverso
  i decreti, una nuova classe dirigente che guarda al futuro.
   Le  regole valgono ed io rispetto tutti i colleghi che invocano le
  regole,   quando  le  regole  sono  coerenti  con  i  comportamenti
  personali  e  collettivi.  Le  regole  valgono,  ma  devono  essere
  coerenti  ai  comportamenti. Non ci si può inventare le  regole  di
  volta in volta e ad uso personale. C'è un programma di governo, c'è
  un'Aula parlamentare: il rispetto delle regole deve essere questo.
   Concludo  dicendo  che la Sicilia ha bisogno di  un  grande  patto
  sociale  che  deve  essere  trasversale, che  deve  coinvolgere  il
  Parlamento, i parlamentari, la società civile, i partiti che devono
  riacquistare ruolo, potere, i corpi intermedi, i sindacati.
   Non   possiamo  immaginare  di  riformare  questa  Sicilia  e   di
  rimetterla in Europa e nel Mediterraneo se non con un grande  patto
  sociale,  che  è  elemento di coesione e di giustizia  sociale.  Ma
  tutto  questo non può non passare attraverso un patto, che non  può
  essere  legato  a  singoli interessi o a singole persone,  ma  deve
  essere  legato da una grande visione di solidarietà, da una  grande
  visione di sviluppo.
   Registro con grande attenzione le dichiarazioni del Governo cinese
  che  ha  detto:   voglio venire ad investire in Sicilia .  Registro
  pure   -   oltre  al  fatto  che  la  Fiat  va  via  e  su  questo,
  obiettivamente, dobbiamo reagire tutti in maniera forte - la grande
  disponibilità di gruppi imprenditoriali che, su impulso  di  questa
  spinta  nuova,  hanno  il coraggio di dire   noi  siamo  pronti  ad
  investire .
   C'è  un  grande mercato da governare, e da governare  insieme:  il
  mercato dell'Africa.
   La Sicilia non può non pensare a questo con le riforme, con questa
  capacità  di spesa, con questa capacità di governance,  con  questa
  capacità di intesa. E, allora, un grande patto sociale che guarda a
  questo  e  che,  quindi, deve costruire intorno  a  questo  Governo
  Lombardo una grande solidarietà.
   Che ben venga il quinto, il sesto, il settimo Governo Lombardo
   Se c'è questo obiettivo, io non sono spaventato dai cambiamenti ma
  da chi si dichiara riformista e invece è conservatore, dichiara che
  guarda  al  futuro  ma  è sempre con l'occhio rivolto  al  passato.
  Questa  è  la  preoccupazione forte che noi  dobbiamo  superare,  e
  dobbiamo   superarla  con  una  cultura  nuova,  con  una   cultura
  riformista, con una cultura che guarda alla Sicilia e all'interesse
  dei siciliani.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Faraone.  Ne  ha
  facoltà.

   FARAONE. Signor Presidente, rispetterò i tempi dell'intervento. Ho
  voluto iscrivermi a parlare sol perché ho avvertito nell'intervento
  di  alcuni  colleghi parlamentari - io nutro profondo rispetto  per
  coloro  che,  nell'autonomia del proprio partito, hanno  deciso  di
  indicare  le  modalità,  le  più diverse,  a  rappresentarli  nella
  propria attività di partito e parlamentare - un travalicare  quello
  che  è  il  rispetto della rappresentanza che ognuno di noi  ha  il
  dovere di affermare, anche nei partiti avversari.
   L'idea  di  poter intervenire e di avere da qui la possibilità  di
  farlo,  mancando di rispetto a procedure e a strumenti più  o  meno
  democratici  che  ognuno  di noi si è  dato  nel  votare  i  propri
  rappresentanti di partito, credo che sia una mancanza  di  rispetto
  che  va condannata e contestata da ognuno di noi, a prescindere dal
  partito a cui appartiene.
   Lo  dico  perché come Partito Democratico abbiamo svolto  elezioni
  democratiche che hanno portato l'onorevole Lupo a rappresentare  il
  partito stesso e potrebbe essere facile la battuta di chi dice  che
  l'onorevole  Lupo  è  stato  chiamato a  rappresentare  il  Partito
  Democratico in Sicilia da centinaia di migliaia di elettori del  PD
  che  lo  hanno  votato con elezioni primarie, mentre gli  onorevoli
  Castiglione  e  Nania sono stati nominati da una  sola  persona  da
  Roma.
   Vedere   l'onorevole  Caputo  ed  altri  deputati  intervenuti   a
  contestare  le  modalità  di  elezione  dell'onorevole  Lupo  e  le
  motivazioni per quelle elezioni, essere le stesse persone  chiamate
  ad  essere  rappresentate da due coordinatori nominati da  qualcuno
  lassù  che  su questa vicenda, che ha riguardato e che riguarda  il
  governo  regionale  siciliano,  non  ha  sentito  alcun  dovere  di
  legittimare  la loro posizione politica, è veramente  surreale.  Lo
  dico  ancor di più perché l'onorevole Caputo e i deputati  dell'UDC
  mi   appaiono  ancora  più  surreali  quando  affermano  di  volere
  rappresentare  il  popolo siciliano che,  in  libere  elezioni,  ha
  espresso il voto per il Presidente Lombardo, il quale oggi  avrebbe
  tradito questo mandato popolare.
   Ciò  che  è assolutamente incredibile è che queste stesse  persone
  hanno   costruito  nella  società  siciliana  una   condizione   di
  formazione  del  consenso fortemente drogata da una  concezione  di
  governo prettamente comunista e da socialismo reale, Presidente.
   Nelle società comuniste sovietiche, il modello su cui si costruiva
  il  consenso  era  un modello che vedeva l'occupazione  totale  dei
  luoghi  pubblici e di gestione pubblica, l'occupazione  totale  del
  potere con uomini prettamente di partito.
   Questo è il modello che hanno avallato gli onorevoli dell'UDC, che
  ha   avallato   l'onorevole  Caputo,  e  che  oggi   si   contesta,
  sostanzialmente, al Partito Democratico che sta avendo un ruolo che
  è esclusivamente il ruolo di chi ha deciso unanimemente.
   Vorrei  ricordare  agli  onorevoli  intervenuti  che  noi  abbiamo
  convocato gli strumenti democratici che ci siamo dati, cosa che  il
  PDL   ha   dimenticato  di  costituire,  cioè  luoghi  e  strumenti
  democratici in cui si votano le linee politiche. Ce li siamo  dati,
  e  su  questo  unanimemente abbiamo deciso  di  svolgere  un  ruolo
  parlamentare di costruzione di un percorso di riforme che il centro-
  destra,  in questi anni, non è stato in grado di darsi,  le  uniche
  riforme che sono state possibili.
   Oggi,  ai  deputati dell'UDC e del PDL che chiedono  la  riduzione
  degli uffici di Gabinetto, domando dove siano stati in tutti questi
  anni,  quando  i  parlamentari  e  i  governi  regionali  non  solo
  nominavano   i   componenti   degli   uffici   di   Gabinetto   ma,
  contestualmente, costituivano società scatolette, società fantasma,
  utilizzate  soltanto per andare in deroga ai pubblici concorsi  per
  le  assunzioni,  società che utilizzavano le  ex  S.p.A.  per  fare
  assunzioni  con  società di lavoro interinale. Voi  governavate  la
  Sicilia  allora, e in questo modo avete costruito il  consenso;  un
  consenso vincolato, onorevole Caputo, che vi ha dato quei voti  che
  vi  consentono  oggi  di  governare  senza  alcuna  possibilità  di
  valutare le presidenze e i progetti di governo su quelle che  erano
  idee  del  popolo  siciliano libero. Avete  costruito  un  consenso
  clientelare, vincolato, su queste scatolette.
   E   in tutti questi anni l'idea di potere costruire un voto libero
  e di potere governare questa Terra - onorevole Caputo, lei ha fatto
  i  conti su 17mila voti; potremmo fare la somma di tutti i voti  di
  preferenza espressi per ognuno di noi e la modalità - é il  sistema
  di costruzione del consenso che non è andato in questi anni.
   Ciò  che  si  sta  verificando oggi è  che  con  il  crollo  della
  possibilità  di  effettuare  spesa  pubblica  e  di  continuare   a
  perpetrare  assunzioni di tipo clientelare, il voto  dei  cittadini
  siciliani  si renderà più libero perché non c'è più la  possibilità
  di costruire quel consenso drogato su cui avete costruito la vostra
  fortuna in questi anni.
   Su  questo  vorrei  che  ci interrogassimo,  signor  Presidente  e
  onorevoli colleghi.
   Mi   rifiuto   di  entrare  in  una  discussione  che   vede   una
  contrapposizione interna al centro-destra e lo sforzo che  cercherò
  di  fare  è semplicemente quello di valutare nel merito ciò  che  è
  meglio.
   E  ciò  che è meglio oggi è destrutturare un sistema che  è  stato
  comunista,  onorevole Caputo, e che lei ha voluto  comunista  e  da
  socialismo   reale   in  questa  Terra;  il  termine    comunista ,
  naturalmente,  lo  intendo  in senso  deviato,  per  come  è  stato
  applicato quando, sostanzialmente, si decideva di immaginare che vi
  fosse  una sovrapposizione fra la vita dei partiti e la vita  delle
  istituzioni,  fra  la vita dei partiti e le società  pubbliche.  Io
  ricordo  che i segretari del PCUS nominavano funzionari di  partito
  per le società di governo nazionalizzate, ed è quello che in questi
  anni  il  centro-destra  ha fatto in Sicilia,  negli  enti  locali,
  laddove ha governato.
   L'assessore  Armao,  che voi contestate oggi, onorevole  Caputo  e
  onorevole  Cordaro,  è colui che ha supportato  la  gestione  delle
  società  municipalizzate e il governo del sindaco Cammarata  e  del
  senatore    Galioto    nella   gestione   e    realizzazione    del
  termovalorizzatore  di Palermo; per cui voi,  onorevole  Cordaro  e
  onorevole Maira, non dovete assolutamente chiedere chiarezza se non
  con  una  consequenziale  contestazione dell'operato  del  senatore
  Galioto   e   del   sindaco  Cammarata  sulla   realizzazione   del
  termovalorizzatore di Bellolampo, e dell'operato del vicepresidente
  dell'Amia, dottor Canzoneri. Sono coloro che hanno gestito  insieme
  il  modello  di  realizzazione e la proposta di  realizzazione  del
  termovalorizzatore  di  Bellolampo nella  gestione  del  sindaco  e
  dell'Amia  con la società PEA, una società per la quale  non  ci  è
  consentito  alcun  accesso  agli  atti  per  capire  quello  che  è
  successo, negli anni passati, nella gara del termovalorizzatore.
   Quindi, voi dovreste chiedere chiarezza non soltanto su Armao.
   Voterò   a   favore  dell'ordine  del  giorno  per  le  dimissioni
  dell'assessore Armao se chiederete chiarezza anche sull'operato  di
  Galioto,  in  quanto presidente della società PEA, di Canzoneri  in
  quanto  vicepresidente dell'Amia, il quale  ha  gestito  per  conto
  dell'UDC  tutte queste procedure che Armao ha prodotto  e  che  voi
  chiamavate a proteggere per la gestione dell'Amia e del servizio di
  rifiuti della città di Palermo. Vi chiedo coerenza, quindi.
   Si  chiede  l'abbattimento del 30 per cento dei  componenti  degli
  uffici di Gabinetto innanzitutto quando si governa, e non quando si
  va  all'opposizione, onorevole Cordaro. Lei non lo ha fatto perché,
  fino a quando c'era l'assessore Gianni e fino a quando c'erano  gli
  assessori  UDC al Governo, questo tema della riduzione del  30  per
  cento non l'avete mai posto, così come non avete posto gli elementi
  di  chiarezza necessari sull'assessore Armao, o su altre  questioni
  che oggi ponete.
   Vi  chiedo  coerenza, quella coerenza che non avete mai  avuto  in
  questi  mesi,  mentre  oggi volete dare lezioni  a  noi.  L'UDC,  a
  livello  nazionale,  questo modello lo  ha  interpretato;  l'UDC  a
  livello  nazionale ha deciso; è Casini che parla di  Partito  della
  Nazione, onorevole Cordaro.
   Il  Partito  Democratico in Sicilia sta semplicemente cercando  di
  essere un partito della Regione siciliana, che ha delle priorità  e
  che  ha nelle riforme alcuni elementi cardine. Su questo non potete
  contestarci  la  linea politica, anzi dovreste  essere  con  noi  a
  sostenere queste riforme. Invece, per una battaglia strumentale che
  a noi non riguarda, state attaccando, tra l'altro con alcune cadute
  di  stile, il nostro segretario di partito che interpreta una linea
  che, unanimemente, come PD ci siamo dati.
   Quindi,  vi  chiedo più rispetto per coloro che  rappresentano  un
  partito importante come il Partito Democratico e vi chiedo coerenza
  negli atteggiamenti, anche quando siete all'opposizione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Scilla.  Ne  ha
  facoltà.

   SCILLA.  Signor  Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli colleghi, non pensavo neanche di intervenire questa  sera
  perché si parla di alta politica, si presenta un Governo regionale,
  e  volevo ascoltare chi ha qualche anno di esperienza in più di me.
  Ma, dopo aver ascoltato gli interventi di alcuni colleghi che hanno
  utilizzato   vocaboli   e  termini  molto  forti   come   inciucio,
  tradimento,  avere  tradito la volontà dei  siciliani  rispetto  al
  risultato   elettorale,   mi  è  sembrato  assolutamente   doveroso
  esprimermi  perché  penso che questa non  sia  una  normale  seduta
  dell'Assemblea  nella  quale si presenta un  nuovo  Governo  -  nel
  passato, è successo tante volte e succederà tantissime altre  volte
  -.   Ho   ascoltato   l'intervento  del  presidente   della   terza
  Commissione, onorevole Caputo, che ha fatto un attacco  frontale  a
  questo  Governo che, a suo dire, avrebbe distrutto le sorti  ed  il
  futuro della generazione che verrà.
   Vorrei  ricordare  al  presidente Caputo che,  se  è  vero  questo
  scenario,  quasi apocalittico, non penso che la responsabilità  sia
  di  diciotto  mesi  del  Governo Lombardo; eventualmente,  dovremmo
  andare indietro nel tempo. E ricordo a me stesso che lei non  è  un
  parlamentare  di  prima  legislatura,  ha  fatto  parte  anche  dei
  precedenti  governi  e, quindi, eventualmente,  se  vi  sono  delle
  problematiche  probabilmente  lei  qualche  responsabilità   l'avrà
  comunque.  E ricordo, sempre allo stesso presidente di Commissione,
  che  per  passare all'opposizione non bisogna farlo  solo  parlando
  dalla  tribuna,  ma  ad esempio dimettendosi  da  presidente  della
  Commissione.   Se   non  sostiene  più  il  Governo   deve   essere
  assolutamente consequenziale, altrimenti ci prendiamo solo in giro.
   E   non   penso  neanche  che  l'eventuale  ingresso   in   giunta
  dell'onorevole  Caputo  avrebbe cambiato  le  sorti  della  Regione
  siciliana  Non lo penso proprio.
   Vedete,  voglio fare un po' di chiarezza. E' vero che  nell'aprile
  del  2008  c'è  stata  una coalizione che  ha  vinto  le  elezioni,
  composta  da UDC, MPA e PDL; ma quella coalizione che ha  vinto  le
  elezioni  aveva  anche un programma elettorale;  quella  coalizione
  aveva  preso  degli  impegni  con i siciliani  sui  problemi  della
  sanità, dei rifiuti, della burocrazia.
   Nel  mezzo del nostro percorso, prima l'UDC e, poi, una parte  del
  PDL si sono fermati rispetto a questo programma innovativo, tanto è
  vero  che  nelle  Commissioni legislative hanno bloccato  per  mesi
  l'attività parlamentare. E se c'è una parte politica che si è messa
  di  traverso,  questa non è sicuramente quella parte del  PDL  che,
  invece,  ha  continuato  a sostenere il governo  Lombardo.  Se  c'è
  qualcuno che ha tradito la Sicilia e i siciliani siete voi, che  vi
  chiamate  PDL  lealisti;  non ho capito cosa  avete  di  leale  nel
  momento in cui il  Lombardo ter  inizia dopo l'incontro di Miccichè
  con  il   premier Berlusconi e dopo che Gianfranco Fini  a  Palermo
  incontra il Governatore e dà l'assenso a questo terzo governo.
   A questo punto chiarezza va fatta.
   Se  qualcuno pensava che le riforme che avevamo scritto fossero le
  solite  bugie  che  si  utilizzano in  campagna  elettorale,  è  un
  discorso. Noi, quindici parlamentari del PDL Sicilia, con  coraggio
  abbiamo  fatto  una  scelta che non sappiamo dove  ci  porterà;  ma
  l'abbiamo  fatta perché pensiamo che, prima di guardare  al  nostro
  futuro, va guardato e salvaguardato il futuro dei siciliani.
   Allora noi andiamo avanti.
   Mi  rivolgo  al  mio ex capogruppo, onorevole Leontini,  il  quale
  pensava  forse  che  la riforma della sanità probabilmente  non  si
  sarebbe  fatta.  Oggi, invece, non abbiamo più 29  strutture,  oggi
  comunque  c'è  stata una riforma radicale della  sanità  che  prima
  impegnava il 60 per cento del bilancio regionale e per un  semplice
  intervento  chirurgico bisognava lasciare la Sicilia  e  andare  al
  Nord.  Questi  sono  i  fatti e noi -  vedete  -  non  sappiamo  se
  amministriamo con il PD.
   Il  Presidente  Lombardo, ribadisco, in un  intervento  di  grande
  spessore  ha  detto  chiaramente  noi  andiamo  avanti,  chi  vuole
  approvare   le   riforme  ci  segua .  Evidentemente   il   Partito
  Democratico  sta  facendo questa scelta; ma state sicuri  che,  per
  quanto  ci  riguarda, non saremo sicuramente persone da  inciuci  o
  ribaltoni o che tradiremo la volontà popolare.
   Ma  è  altrettanto  vero  che  non permetteremo  neanche  di  fare
  demagogia politica, di fare speculazione politica, come l'onorevole
  Falcone  che  si rifà agli uffici di Gabinetto come se il  problema
  della  Sicilia sia solo quello di nominare sette od otto componenti
  esterni.
   Tutto ciò è soltanto mancanza di idee, mancanza di programmazione.
   Sono  convinto  che questo Governo, pur con tutte  le  difficoltà,
  saprà  dare  risposte  alle  esigenze della  Sicilia,  sapendo  che
  dobbiamo  discutere  con  il Governatore,  perché  una  cosa  è  il
  sostegno  all'azione  amministrativa,  altra  cosa  è  il  rapporto
  politico  tra  il  Governatore e i partiti che  fanno  parte  della
  coalizione. Se lì si è fallito, la colpa non è dei Siciliani
   A   mio  avviso  è  stato  corretto  intraprendere  questa  strada
  assumendoci  le nostre responsabilità, sapendo che se c'è  qualcuno
  che  ha  tradito non siamo sicuramente noi perché noi  stiamo  solo
  seguendo ciò che ci è stato indicato dai leader del nostro  partito
  e  dagli  elettori  siciliani  che, nonostante  le  dimissioni  del
  governo  Cuffaro,  hanno voluto dare forza  al  centro-destra  che,
  ancora oggi, governa grazie a noi.
   Se c'è qualcuno che ha fatto o sta creando una certa confusione  o
  permettendo  al  PD  di avere un ruolo, questi sono  sicuramente  i
  colleghi dell'UDC e di quella parte del PDL che, secondo me, non ha
  compreso  che  non  bisogna scherzare sulle cose  serie,  quali  il
  futuro della nostra Isola.
   Non so dove vivete voi, ma noi abbiamo un'agricoltura che piange e
  che  soffre, abbiamo la pesca che è in grossissime difficoltà, così
  come  la  formazione.  E  voi venite qui a  raccontare  barzellette
  perché  secondo voi - ma lo vorrei proprio vedere - la  strada  più
  opportuna era quella delle dimissioni. Non è così
   Onorevole   Presidente  Lombardo,  vada  avanti   Assumiamoci   le
  responsabilità
   Alla  fine,  se comunque non si riusciranno a creare le condizioni
  per una maggioranza in Aula, per noi non succederà nulla perché,  a
  scanso di equivoci, nessuno ha timore di elezioni anticipate.
   Siamo  abituati  comunque  a lottare e a  conquistarci  le  nostre
  posizioni facendo politica per servire il popolo.
   Grazie, signor Presidente, e buon lavoro a lei ed al suo Governo.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.

   LUPO.  Signor  Presidente,  onorevole  Presidente  della  Regione,
  onorevoli  colleghi,  questa  sera  ho  sentito  parlare  molto  di
  inciuci, di farse, di ribaltoni, addirittura di avvertimenti
   Ho  sentito parlare poco o nulla, purtroppo, da parte del PDL,  di
  quella  che è la triste condizione di questa Regione siciliana,  di
  quelle che sono le emergenze vere di questa Regione, di quelli  che
  sono i dati ISTAT di una disoccupazione giovanile in Sicilia al  40
  per cento, di una dispersione scolastica tra le più alte d'Italia e
  del reddito medio pro-capite e familiare più basso d'Italia.
   Non ho sentito parlare, da parte del PDL, della politica di cui la
  Sicilia ha bisogno per affrontare questa triste condizione  in  cui
  si trova, come conseguenza del malgoverno del centro-destra, almeno
  dal 2001 fino ad oggi.
   Io  credo  che questo sarebbe il dovere del Parlamento  siciliano:
  affrontare  le  vere  emergenze della nostra Regione,  confrontarci
  tutti  con  il  Governo  regionale, stimolarlo,  incalzarlo  perché
  faccia  la sua parte per intero, per affrontare i bisogni veri  dei
  siciliani.   E  questo  è  quello  che  noi,  Partito  Democratico,
  intendiamo fare.
   Certo,  non  mi  sorprende sentire un certo  tipo  di  interventi,
  retorici,   polemici,  sterili,  da  parte  di  chi,   alla   fine,
  rappresenta  un pezzo di partito che in queste ore, al  Senato,  si
  sta  affannando non per discutere le riforme che servono all'Italia
  ma  per discutere di una riforma, una nuova legge ad personam,  che
  si chiama  processo breve , che serve al Presidente del Consiglio.
   Penso  che  abbiamo bisogno di altra politica, di  altre  riforme,
  delle  riforme  che  affrontino i nodi veri da  sciogliere  per  il
  futuro  del  Paese e della nostra Sicilia. Bene ha  detto  nel  suo
  messaggio  di fine anno il Presidente della Repubblica  Napolitano,
  quando ha ricordato che l'Italia ha bisogno di più crescita, di più
  sviluppo  nel Mezzogiorno, di un futuro migliore per i giovani,  di
  più equità sociale.
   Ritengo  che  questa debba essere la priorità del  nostro  impegno
  politico  e  che,  così  come  ha  aggiunto  il  Presidente   della
  Repubblica,  a  tal fine ci sono riforme e scelte da non  rinviare,
  che non si possono rinviare.
   Noi  chiediamo  al  Presidente della Regione di  farsi  carico  di
  queste  riforme, di queste scelte che non sono rinviabili,  per  il
  bene  della  nostra  Regione, per il bene della nostra  Sicilia,  e
  faremo le nostre proposte sulle scelte che servono alla Sicilia per
  cambiare e sulle riforme di cui essa ha bisogno.
   Penso  che il Presidente della Repubblica abbia detto qualcosa  di
  particolarmente  importante  proprio per  la  nostra  Regione  che,
  appunto, di riforme e di scelte coraggiose ha bisogno più di  tante
  altre  regioni,  trovandosi in una condizione molto difficile  come
  conseguenza della cattiva azione di governo della destra nel nostro
  Paese e in questa nostra amata Isola.
   Per questo penso che ha fatto benissimo, condivido pienamente,  ne
  sono   stato  il  promotore,  l'assemblea  regionale  del   Partito
  Democratico - non nominata da qualche uomo al vertice, ma eletta da
  200mila   siciliani  -  a  decidere  di  verificare  nel  confronto
  parlamentare, nel confronto con il Governo Lombardo, la possibilità
  di  realizzare alcune, almeno, delle riforme di cui la  Sicilia  ha
  bisogno, che sono di natura economica, di natura sociale, di natura
  istituzionale, per contrastare la crisi; altro tema di cui  non  ho
  sentito parlare, come se la Sicilia fosse il mondo ovattato in  cui
  magari ci si muove all'interno di quest'Aula, senza tenere conto di
  qual è il reale bisogno della gente, che invece vive condizioni  di
  grande difficoltà, di grande disperazione.
   Io  penso  che questo sia il compito della politica: assumersi  le
  proprie  responsabilità, ognuno con il ruolo che ha. Noi intendiamo
  farlo  svolgendo  il  ruolo  che abbiamo  svolto  a  partire  dalle
  elezioni  regionali  e,  in questo momento particolare  in  cui  il
  Governo  Lombardo  non  ha  una  maggioranza  in  Aula,  intendiamo
  assumerci  la  responsabilità  delle  riforme  con  vero  senso  di
  responsabilità ed esclusivamente nell'interesse della Sicilia e dei
  siciliani.  Non  cerchiamo  posti di governo  né  di  sottogoverno;
  cerchiamo  soltanto  la possibilità di fare davvero  gli  interessi
  generali,  diffusi,  popolari  per  i  cittadini,  per   i   nostri
  concittadini, per gli abitanti di questa nostra Regione.
   Comprendo  pure,  cari  colleghi, che  una  parte  della  politica
  siciliana, quella parte che ha distrutto la Sicilia in questi anni,
  non  capisca, non possa comprendere quale possa essere l'intenzione
  vera  del Partito Democratico, che è esclusivamente quella di  fare
  gli interessi della Sicilia e dei siciliani.
   Noi  intendiamo  la  politica  come  un  servizio  da  rendere  ai
  cittadini,  cercando il bene comune e facendo gli  interessi  della
  gente.  Altri  intendono la politica diversamente,  come  poltrone,
  come  gestione  del potere fine a sé stesso, con una strumentazione
  che non ci appartiene, con un linguaggio che non ci appartiene, con
  finalità che non sono le finalità della politica che noi vogliamo e
  che  è, invece, la politica al servizio delle persone, anche  senza
  ricoprire incarichi di governo.
   E'  stucchevole avere letto, avere ascoltato alcune polemiche  sul
  ruolo del Partito Democratico.
   Il  Partito Democratico non ha espresso assessori in questa Giunta
  Lombardo né intende sostenere politicamente e acriticamente il  suo
  Governo, signor Presidente della Regione.
   Il  Partito  Democratico la sfida a fare  le  riforme  di  cui  la
  Sicilia  ha  bisogno  solo ed esclusivamente  nell'interesse  della
  Sicilia.  Noi  abbiamo  qualcosa da dare a questa  Regione,  e  non
  chiediamo  di  ricevere  in cambio nulla  perché  riteniamo  nostro
  dovere  impegnarci  in tal senso. Siamo, invece,  pronti  sì  -  lo
  ripeto - a sostenere le riforme che condivideremo, che ci auguriamo
  il Parlamento siciliano possa condividere nell'interesse davvero di
  tutto  il  territorio  regionale, di tutti i  comuni,  di  tutti  i
  cittadini,  con  una scelta politica responsabile che  nasce  anche
  dall'urgenza di affrontare almeno alcune delle tante emergenze  che
  travolgono la Sicilia.
   Il  Partito  Democratico  condivide le  difficoltà,  condivide  le
  sofferenze   dei  siciliani,  dei  cittadini,  dei   giovani,   dei
  disoccupati. Questa è la realtà della nostra Regione con  la  quale
  noi  abbiamo  il dovere di confrontarci e per la quale  abbiamo  il
  dovere  di fare tutto quanto è nelle nostre possibilità per  andare
  incontro ai bisogni della gente.
   Non  possiamo che condividere la protesta dei cittadini siciliani,
  stanchi di ritrovarsi a vivere in città sporche, come sporco  è  il
  capoluogo di questa Regione, Palermo, con montagne di immondizia in
  tutte  le  strade.  Abbiamo il dovere, non solo di  condividere  la
  protesta  dei  cittadini stanchi di vivere in  città  sommerse  dai
  rifiuti,  ma  anche di fare tutto quanto è nelle nostre possibilità
  perché   si   possa  rapidamente  superare  questa  condizione   di
  difficoltà e si possa quanto prima tornare alla normalità  con  una
  buona  riforma  del  sistema  di smaltimento  dei  rifiuti,  quella
  riforma che il Governo Cuffaro non è stato in grado di fare  e  che
  noi vogliamo far sì che questo Governo possa riuscire a fare con il
  nostro contributo positivo e nella chiarezza.
   Non  siamo  neanche  un  partito di  opposizione  che  vuole  fare
  opposizione  preconcetta, ottusa, pregiudiziale. Non siamo  neanche
  un  partito  di  opposizione che pensa di fare  un'opposizione  per
  tornare indietro con scelte negative, magari per smantellare quelle
  poche riforme che questo Governo regionale è riuscito a fare.
   Noi  siamo  un  partito che vuole migliorarle  quelle  riforme,  a
  partire  dalla  riforma  della sanità, che vuole  incalzare  questo
  Governo assumendosi la responsabilità anche di fare assieme  alcune
  riforme,  quelle riforme che servono appunto a tutti i siciliani  e
  non  solo a una parte di siciliani che vota un partito o un  altro,
  centro-destra  o centro-sinistra; quelle riforme che riguardano  la
  vita  di  tutti gli abitanti di questa Regione. E questo intendiamo
  farlo dopo il crollo del centro-destra in Sicilia.
   Se  c'è  un  dato  politico oggettivo che in quest'Aula  mi  sarei
  aspettato  fosse discusso è questo: il centro-destra ha fallito,  è
  crollato,  si è dissolto. Questo è il dato oggettivo con  il  quale
  oggi  abbiamo il dovere di confrontarci e rispetto al quale abbiamo
  anche  il  dovere di assumerci le nostre responsabilità, così  come
  abbiamo il dovere di sollecitare con forza questo Governo regionale
  ad  intervenire per rilanciare lo sviluppo economico e la  crescita
  occupazionale,  programmando e utilizzando presto e  bene  i  fondi
  europei, i fondi per le aree sottoutilizzate che ancora il  Governo
  Berlusconi  non  si  decide a inviare in Sicilia,  assumendosi  una
  responsabilità molto, ma molto grave.
   Io  penso  che il Governo regionale abbia qualche debolezza  -  lo
  dico con molta franchezza - e invito il Presidente della Regione  a
  verificarlo.  Il  Governo regionale deve avere  un'idea  chiara  di
  sviluppo  strategico  per la nostra Regione,  non  possiamo  andare
  avanti come siamo andati avanti fino ad ora. Questa è la principale
  svolta che noi ci attendiamo da questo nuovo Governo Lombardo:  una
  proposta  vera, forte, concertata con le parti sociali, di sviluppo
  e di crescita della nostra Sicilia.
   Se  il  Governo  regionale sarà disponibile al  confronto  con  il
  Partito  Democratico, con questo Parlamento regionale e  se  questa
  Assemblea  regionale  siciliana avrà  voglia  davvero  di  lavorare
  esclusivamente  nell'interesse dei siciliani,  penso  che  ci  sono
  tutte le condizioni per realizzare quelle riforme di cui parlavamo,
  per  approvare  le  buone leggi che i cittadini  si  aspettano  che
  questo Parlamento approvi.
   Sono  molte  le  emergenze, le conosciamo, ne abbiamo  parlato  in
  altri momenti.
   Io  voglio solo citarne alcune, alcuni temi prioritari li  abbiamo
  già    visti:    l'emergenza   rifiuti,   l'emergenza    abitativa,
  l'occupazione.   Noi   proponiamo   il   credito   d'imposta    per
  l'occupazione in questa Regione, una misura vera, forte,  concreta,
  saremo  noi a presentare il disegno di legge e intendiamo  portarlo
  avanti;  le  zone  franche urbane, una fiscalità  di  vantaggio  di
  sviluppo  per  le imprese che investono sul nostro territorio,  per
  rivitalizzare  le  aree  più depresse della  Sicilia.  Quelle  zone
  franche  urbane  che sono nate grazie al Governo  Prodi  e  che  il
  Governo  Berlusconi in queste ore sta depotenziando,  azzerando  la
  fiscalità   di  vantaggio,  riducendole  esclusivamente   ad   aree
  territoriali di esenzione dall'ICI.
   Ho visto con piacere, ma anche con un pizzico di sorpresa, che tra
  gli  ordini  del  giorno  ve  n'è  addirittura  uno  presentato  da
  parlamentari  del PDL, con il quale si chiede al Governo  regionale
  di  intervenire  contro il Governo nazionale - lo  chiediamo  anche
  noi,  lo  avevamo chiesto nella seduta precedente - che ha proposto
  un  decreto,  il  decreto  milleproroghe, che  depotenzia  le  zone
  franche  urbane.  Ma, onorevoli colleghi del PDL,  ci  vorrebbe  un
  pizzico  di  coerenza,  perché  i vostri  deputati  nazionali  quel
  decreto a Roma lo hanno votato, e voi non potete recitare due parti
  in  commedia, una a Roma e una in Sicilia. Avete il dovere di  dire
  ai vostri elettori che quel decreto è stato approvato, anche con  i
  vostri  voti, contro la Sicilia. Ed è per questo che noi proponiamo
  al  Governo  regionale l'istituzione di zone  franche  urbane,  con
  legge  di  iniziativa  regionale, che possono  essere  davvero  uno
  strumento utile di fiscalità per lo sviluppo.
   Poi,  semplificazione della burocrazia, formazione  professionale.
  Signor Presidente, noi abbiamo un'idea molto precisa di federalismo
  che valorizzi le autonomie locali, e non siamo d'accordo ad un'idea
  di  federalismo  che  è molto vicina ad una vecchia  idea  di  neo-
  centralismo regionale.
   E'  necessario  il  decentramento di competenze e  funzioni  dalla
  Regione siciliana alle autonomie locali, attuando una legge che già
  esiste, la legge 10 del 2000.
   Penso  che questo sarà l'impegno del Partito Democratico  nel  suo
  complesso,  in  particolare all'Assemblea regionale siciliana,  nei
  prossimi  mesi,  per essere coerenti fino in fondo  con  la  scelta
  assunta  dall'assemblea  regionale  del  partito,  democraticamente
  eletta,  per dare priorità alla possibile soluzione di  alcuni  dei
  principali problemi della nostra Isola, maltrattata da troppi  anni
  di  malgoverno del centro-destra e tuttora penalizzata dalle scelte
  politiche antimeridionali del Governo Berlusconi.
   Noi prendiamo atto che il Movimento per le Autonomie non ha votato
  la  legge finanziaria nazionale che penalizza il Mezzogiorno  e  la
  Sicilia. Prendiamo atto che il Movimento per le Autonomie ha votato
  alla  Camera  la  mozione del Partito Democratico a  vantaggio  del
  Mezzogiorno,  con  la  quale  si impegna  il  Governo  nazionale  a
  favorire  l'inserimento nel mercato del lavoro di  100mila  giovani
  meridionali.  Penso  che  in Sicilia possiamo  assumere  iniziative
  specifiche  con specifiche leggi perché siano molti i  giovani  che
  possano  inserirsi qui per nostra iniziativa, con legge  regionale,
  nel mercato del lavoro, trovando una occupazione di qualità.
   Verificheremo  se questo programma, da qui a qualche  mese,  potrà
  realizzarsi e ci regoleremo di conseguenza. Verificheremo  pure  se
  il   Presidente  della  Regione  sceglierà  davvero  di   liberarsi
  definitivamente  dai  negativi  condizionamenti  berlusconiani  che
  hanno  determinato prima le difficoltà del governo Lombardo e  poi,
  per  ultimo,  il  crollo del Lombardo bis. Verificheremo  la  reale
  volontà  del  Governo  regionale di realizzare  scelte  coraggiose,
  necessarie per cambiare la Sicilia.
   Non  ho  sentito  parlare i colleghi del PDL degli  argomenti  che
  interessano i siciliani.
   Sono   stato   anch'io  a  Caltagirone  domenica  e   commentavamo
  tristemente  con  il segretario nazionale del Partito  Democratico,
  Pierluigi  Bersani,  la  situazione dell'agricoltura  siciliana,  e
  l'onorevole Limoli farebbe bene a guardarsi attorno, anche  al  suo
  paese, per vedere quante sono le arance non raccolte sugli alberi.
   Vorrei  sapere  qual è la politica che il suo partito  ed  il  suo
  assessore  all'agricoltura  in questi  anni  hanno  realizzato  per
  l'agricoltura siciliana, e del  Calatino in particolare.
   L'agricoltura  è  uno dei temi da affrontare con grande  coraggio,
  anche  rivedendo scelte che sono state fatte, come  ad  esempio  il
  disegno  di legge sul credito d'imposta per gli investimenti  e  il
  piano  di sviluppo rurale, che forse è il caso di rivedere e  anche
  di rinegoziare con l'Unione Europea.
   Non  ho  sentito parlare di Fiat, non ho sentito parlare di  crisi
  industriale,  non ho sentito parlare dei fondi FAS che  il  Governo
  Berlusconi  ha utilizzato non per gli agricoltori del  Mezzogiorno,
  ma per pagare le multe delle quote-latte dei produttori del Nord.
   Credo che sia necessario avere una politica di attenzione ai  ceti
  deboli,  di lotta alla povertà, di politiche sociali, di attenzione
  alle   famiglie,  riducendo  l'addizionale  IRPEF  a   carico   dei
  lavoratori per dare un aiuto concreto alle famiglie.
   Non  ho  sentito  parlare di anziani, stanchi  di  pagare  ticket,
  questo  penso  dovrebbe essere un atto coraggioso  che  avremmo  il
  dovere  di  compiere: elevare, quanto meno, il tetto dell'esenzione
  del  reddito  per il pagamento dei ticket, fermo da  quattro-cinque
  anni  a  novemila euro ISEE, inaccettabile in un momento di  grande
  crisi economica che colpisce in particolare i ceti deboli.
   Non  ho sentito parlare di imprese. Io ho parlato di zone franche,
  ma  propongo  di ridurre l'IRAP se il piano di rientro del  deficit
  sanitario  ce lo consentirà per dare un sostegno alle  imprese  che
  hanno  voglia  di  investire e che possono anche rappresentare  una
  leva, non solo per lo sviluppo, ma anche di crescita occupazionale.
   Il  Partito Democratico intende esercitare un ruolo autenticamente
  riformista, avanzando le proprie proposte ma anche opponendosi alle
  decisioni  del  Governo che riterrà contrarie  agli  interessi  dei
  siciliani. E questa è, d'altronde, la richiesta che ci arriva dalle
  forze  sociali,  dalle  parti sociali, che  non  chiedono  elezioni
  anticipate,  ma chiedono che tutti davvero ci impegniamo  per  dare
  risposta  a  quella  che è la condizione della nostra  regione,  di
  cambiare  registro rispetto ad una politica poco attenta  ai  reali
  bisogni  della  società  civile, delusa  dall'azione  politica  del
  centro-destra.
   La  società  siciliana  chiede anche,  Presidente  della  Regione,
  discontinuità nella pratica della gestione clientelare del governo.
  Non  è  più  possibile   Per questo abbiamo proposto  l'azzeramento
  degli esterni negli uffici di Gabinetto, poi è responsabilità  sua.
  Lei   è   il  Governo,  lei  ha  fatto  questo  Governo.   Noi   le
  rappresentiamo  quello che avremmo ritenuto  una  scelta  sana  per
  razionalizzare i costi, per dare davvero il segnale  forte  che  si
  vuole  snellire la burocrazia in Sicilia utilizzando bene i duemila
  dirigenti  di  cui già la Regione dispone, piuttosto che  nominarne
  altri cento esterni negli uffici di gabinetto.
   Registriamo  anche, con molta chiarezza, che un segnale  lei  l'ha
  dato,  nominando  quaranta  componenti  in  meno  negli  uffici  di
  Gabinetto. E' un passo avanti nella direzione giusta che noi, però,
  abbiamo anche considerato poco coraggioso.
   Pensiamo  che su questa strada bisogna andare avanti, e c'è  tanto
  da fare.
   I   cittadini  certamente  apprezzeranno  la  scelta  del  Partito
  Democratico  di volersi confrontare su questi temi con  il  Governo
  per realizzare queste riforme, per dare vita alle leggi che servono
  ad  affrontare  le  emergenze economiche  e  sociali  della  nostra
  Sicilia, sapendo che il Partito Democratico è l'unico vero  partito
  riformista  capace  di  realizzare quella alternativa  politica  al
  centro-destra  con  l'unico obiettivo di avere  davvero  un  futuro
  diverso,  un  futuro  migliore per la  nostra  Sicilia  che  ne  ha
  profondamente  bisogno,  una  regione  che  -  come  ha  detto   il
  Presidente  Napolitano, lo ripeto - ha bisogno  di  riforme  ed  ha
  bisogno di scelte da non rinviare.
   La Sicilia ha bisogno di cambiare  La Sicilia ha bisogno di venire
  fuori  -  e concludo, visto che sono stato citato cinque volte  per
  fatto  personale e non sono intervenuto - anche da questa  gestione
  politica  clientelare, di liberarsi dalla mafia, di  liberarsi  dal
  berlusconismo.
   Questo è il nostro impegno.

                   (Applausi dai banchi di sinistra)

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Mancuso.  Ne  ha
  facoltà.

   MANCUSO.  Presidente Lombardo, come darle torto quando lei,  oggi,
  ha  dichiarato  sulla stampa:  Speriamo che non  sia  un  dibattito
  inutile .  Mi  sembra  che, invece, ci ha azzeccato,  direi,  negli
  ultimi  mesi  come  sempre, da quando guida la macchina.  Ed  è  un
  dibattito inutile - io sono d'accordo con molti colleghi -  dove  i
  termini   tradimento  e  inciucio  forse sono un po' troppo  forti,
  ma si vuole dare un senso a quella che è stata l'azione politica in
  questi ultimi mesi.
   Io,  questa  sera  naturalmente, ma rifacendomi alla  mia  piccola
  esperienza parlamentare di qualche anno, mi sembra che, soprattutto
  chi  mi ha preceduto, che non è un semplice deputato ma è anche  il
  Segretario  regionale del Partito Democratico, peraltro  eletto  in
  una  forma  democratica molto forte sotto il profilo del  consenso,
  oltre  a  rappresentare  il  suo programma  di  governo  che  vuole
  suggerire al Governo regionale, ha veramente esaltato le  sue  doti
  di  ipocrisia - non naturalmente quelle personali, quelle  del  suo
  partito - e vi spiego perché.
        Il  Segretario del Partito Democratico, questa sera, ha detto
  che  la  politica  del suo partito in Sicilia  e,  soprattutto,  in
  questa  Assemblea negli ultimi anni non è stata né  preconcetta  né
  ottusa e che ha guardato alle riforme di questa Terra e ha guardato
  soprattutto a quello che deve essere una politica innovatrice,  non
  conservatrice di  vecchi retaggi che vanno dalla clientela a  tutta
  una serie di considerazioni.
   Mi  piace vedere che l'onorevole Cracolici chiama il Governo e  il
  Governo va immediatamente. E' una cosa nuova

   CRACOLICI. E' scandaloso?

   MANCUSO.   No,   nulla  di  scandaloso,  io  non  mi   scandalizzo
  assolutamente, l'ho detto prima
   Io non mi scandalizzo di nulla  di quello che è successo.

   CRACOLICI.   Sono  sicuro  che  se  chiedono   a   lei,   lei   va
  immediatamente.

   MANCUSO.   Immediatamente,  non  aspetto   neanche   un   secondo,
  figuriamoci
   Dico  che  non  mi scandalizzo perché già il 19 di febbraio  avevo
  preannunciato  a  chi  è  commensale mio di solito,  nelle  serate,
  quello  che  poi  sarebbe successo il 19 febbraio notte,  quando  è
  stato formato il secondo Governo Lombardo.
   Ma torniamo all'intervento del Segretario del Partito Democratico.
  Parla di riforme, parla di cambiamento, parla di tutta una serie di
  cose.   Intanto  di  quelle  che  ha  elencato,  prima  che  questo
  Parlamento  si esprima passeranno quindici anni, quindi si  auspica
  un'azione insieme di governo che duri, quanto meno, quindici  anni.
  Una lunga vita.
   E, invece, rispetto al passato, cioè ai diciotto mesi che ci hanno
  visto  tutti protagonisti dell'azione riformatrice, che  poi  è  il
  fiore  all'occhiello di questo Governo e che ha portato avanti  nel
  corso  della  legislatura  e  dove  si  va  nelle  piazze,  ci   va
  l'onorevole  Cracolici,  ci  vanno tutti  i  deputati  del  Partito
  Democratico  a dire:  noi,  forza riformatrice, meno  male  che  ci
  siamo  perché  abbiamo  stravolto la sanità in  tutta  la  regione,
  perché  con  l'azione  politica nostra  abbiamo  permesso  che  una
  riforma, quanto meno, si portasse a casa .
   E' questo quello che hanno detto riempiendo le pagine dei giornali
  in questi ultimi sei, sette mesi.
   Non  c'è  bugia più grande  L'unica forza politica che  in  questa
  Assemblea non vuole le riforme è una sola - perché poi le parole le
  sappiamo  dire tutti quanti - é il Partito Democratico, che  doveva
  presentarsi   all'appuntamento  con  la   Sicilia   sulla   riforma
  sanitaria, e in Aula cosa ha fatto?
   Ha bocciato la riforma sanitaria - é bene che tutti i siciliani lo
  sappiano  -,  il  Partito  Democratico ha bocciato  sonoramente  la
  riforma  sanitaria. Di solito si astiene quando  partecipa,  più  o
  meno, a quelle che sono le attività di riforma. Una riforma abbiamo
  fatto,  quella della sanità, e quella riforma è stata  bocciata  da
  tutti i ventinove deputati del Partito Democratico.
   Quindi,  onorevole Cracolici, lei non è un riformista,  almeno  al
  momento ..

   CRACOLICI. Sono un aspirante.

   MANCUSO .  per  quanto riguarda i siciliani. Lei non  lo  è  stato
  prima  e  non  lo  è  stato  neanche nel Governo  Lombardo  primus,
  secundus e possiamo andare avanti. Lei sarà riformista, forse; fino
  ad oggi, lei è stato ottuso contro i siciliani, voleva che restasse
  quella riforma, e questa riforma non le è piaciuta.
   La  riforma  è  stata  fatta da quelli che  collaboravamo  con  il
  Presidente   della  Regione,  quelli  che  avevamo  sentimenti   di
  coalizione politica e di affinità.

   CRACOLICI. Non lo dico  perché c'è ancora il concorso esterno.

   MANCUSO. No, il concorso esterno lo attiveremo sempre.
   Ma  sa  dove l'aspetto, non a lei  naturalmente, o al suo partito;
  l'aspetto  davanti  al  punto dirimente  che  il  Presidente  della
  Regione  Lombardo  ha  voluto consegnare a tutti  i  siciliani:  la
  votazione del Documento di programmazione economico-finanziaria. Al
  riguardo  non  so se abbiamo fatto una cosa esatta,  forse  abbiamo
  sbagliato.  Ci  siamo rifatti alle considerazioni della  Corte  dei
  conti.

   GRECO. Avete sbagliato

   MANCUSO.  E'  possibile forse, vedremo. La Corte dei conti  diceva
  determinate cose.
   Quella sera il Partito Democratico, prima di noi, ha presentato un
  ordine  del  giorno;  il nostro capogruppo ha presentato  un  altro
  ordine  del  giorno.  I due ordini del giorno coincidevano  e,  per
  opportunità  di  presentazione, ci siamo trovati a votare  l'ordine
  del giorno del Partito Democratico.
     Ma  ora  di  questo DPEF cosa facciamo, onorevole Cracolici,  lo
  cambiamo oppure lo votate?
   E' una trattativa, dobbiamo capire cosa ne facciamo di questo DPEF
  che,  insieme all'onorevole Cracolici, abbiamo votato. Ora che sarà
  ripresentato in Aula, o fanno come abbiamo detto noi, io e lei come
  partiti, oppure vediamo cosa dobbiamo fare.
     Tra  qualche settimana l'ipocrisia, naturalmente latente,  verrà
  fuori; si capirà se effettivamente quella era, da parte del Partito
  Democratico, un'azione politica a cui credeva oppure era  un'azione
  tattica che doveva  portare ad un risultato  politico.
   Lo  capiremo, forse lo abbiamo già capito; ma io sono uno  che  le
  cose le capisce molto lentamente.
   E  rispetto  a  chi oggi ride - mi rifaccio a chi politicamente  è
  molto  più antico di me - domani può piangere, come chi oggi piange
  domani  può ridere, perché le azioni che hanno, a volte, disturbato
  la  sensibilità anche di amicizie profonde, di rapporti  forti,  di
  rapporti politici di coalizione, stanno creando un solco che  forse
  non può essere più colmato, sotto diversi profili.
   Io  non sono preoccupato per il Lombardo ter o per quello che  può
  succedere  fra sei, sette, otto o nove mesi. Ma, nel  2013,  vorrei
  capire  -  io  auguro  lunga vita al governo Lombardo,  e  non  per
  piaggeria  nei confronti del Presidente -  quale sarà la coalizione
  politica  che si presenterà ai siciliani per attivare tutte  quelle
  cose che l'onorevole Lupo ha elencato. Quale coalizione ci sarà?
   Oggi  non  riesco a comprendere i miei amici che fanno riferimento
  all'onorevole  Micciché;  non  riesco  a  capire  il   momento   di
  esaltazione  che  vivono.  Io,  da un  lato,  vivo  un  momento  di
  mortificazione per il nostro partito; mortificazione di avere,  per
  la prima volta nella storia, un governo regionale con un presidente
  che  appartiene ad un partito che non è  il nostro  e  che  ha  una
  rappresentanza minima, pur se autorevole, nel Parlamento regionale.
   Amici  che fanno parte del PDL si sono staccati dal nostro  Gruppo
  politico; ma siamo miseramente rappresentati: tre rappresentanti su
  dodici.  Mai  successo   Non  lo comprendo   Non  riesco  a  capire
  l'accanimento  nei  confronti  del premier  Berlusconi,  né  questa
  mortificazione.  Un presidente del Consiglio che merita  altro;  un
  presidente  del Consiglio che merita un'attenzione particolare;  un
  presidente  del  Consiglio che doveva essere non solo  protagonista
  numericamente in giunta, ma anche protagonista delle riforme.
   Oggi  il protagonista delle riforme deve diventare il PD,  con  la
  complicità  della  spaccatura  del nostro  partito.  E  qual  è  la
  motivazione?  Perché il Partito Democratico deve essere  il  motore
  delle  riforme  in  Sicilia contro il governo Berlusconi,  come  ha
  dichiarato  poc'anzi il segretario regionale  del  PD?   Per  quale
  motivo? Cosa ci sarà da qui a qualche anno, dove si guarda,  e  con
  chi?

                  Presidenza del Vicepresidente Oddo

   PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, si avvii alle conclusioni.

   MANCUSO.  Devo chiudere il mio intervento? Il segretario  del  suo
  partito ha parlato per 27 minuti.

   PRESIDENTE.  Il  mio segretario non ha dato un  buon  esempio  sul
  tempo. Lei dia un buon esempio e proseguiamo.

   MANCUSO. Allora, rispetto ad un salto nel buio, che non è solo del
  PDL,  che non è solo degli amici del gruppo di Gianfranco Miccichè,
  che  non è solo del Presidente della  Regione, io non so se  quello
  che  ha detto l'onorevole Lupo sia fattibile. Me lo auguro,  me  lo
  auguro  per la Sicilia e per i siciliani. Io me lo auguro  per  una
  politica  diversa, non quella della ipocrisia. A  me,  francamente,
  interessa poco essere o non essere al governo. Certamente non  sono
  un  soggetto  politico che ritiene di fare politica  tutti  insieme
   qui stiamo tutti e novanta, votiamo tutti le riforme insieme .
   Abbiamo  idee  diverse, e già l'ordine del giorno  sulle  centrali
  nucleari, presentato dal segretario del Partito Democratico, non mi
  trova d'accordo.
   Io  sono  d'accordo con il Presidente della Regione per andare  al
  referendum e fare scegliere i siciliani. Qui, invece, presentate un
  ordine del giorno con il quale volete tirare fuori la Sicilia da un
  processo che certamente interessa anche il lavoro dei siciliani. Ma
  vivremo ogni giorno di queste contraddizioni.
   Noi  siamo  qui  a  difendere quelle che sono le  azioni  di  vera
  riforma della Regione. Avete fatto un richiamo a tutta una serie di
  logiche  che non possono essere ripetute. Fino a ieri controllavate
  voi  questa  azione; da oggi, sommessamente e con meno veemenza  di
  voi, vi controlleremo noi.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole D'Agostino.  Ne  ha
  facoltà.

   D'AGOSTINO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  è  stato  un
  dibattito  a volte triste da ascoltare e anche sconfortante  perché
  abbiamo,  quasi  per  tutto il tempo, ripetuto  il  dibattito  pre-
  natalizio  sulla  fiducia-sfiducia  al  Governo  Lombardo;  in  più
  condito, questo dibattito, e anticipato in questi giorni da insulti
  di  varia natura che mal si addicono al ruolo di parlamentari e  al
  senso di responsabilità politica che dovrebbe ispirarci. Da ultimo,
  metafore  calcistiche ridicole, piuttosto che  interventi  ironici,
  banali,  tali da svilire il ruolo di questo Parlamento e  l'impegno
  che noi dovremmo mettere a disposizione della Sicilia. Inseguimenti
  rapidi  sulle  agenzie  di stampa che nulla  producono  se  non  un
  dibattito autoreferenziale che poi, alla fine, nulla produce e  che
  per  nulla eleva culturalmente, socialmente e politicamente  né  la
  nostra Regione né il nostro Parlamento.
   In  ultimo  adesso  vengono annunciate  anche  campagne  di  odio,
  addirittura  campagne pubblicitarie che, al di là della sceneggiata
  in  sé,  perché  consumano ovviamente meccanismi di  marketing  che
  vengono applicati alla politica con una certa superficialità,  sono
  il  sintomo di una asfissia da parte di chi, da un lato  di  questo
  Parlamento, intende fare politica. Ma, con la mancanza di idee  che
  si  ritrova,  deve  utilizzare strumenti  che  non  servono  e  che
  certamente  non  contribuiscono a risolvere i  tanti  problemi  che
  invece, come ha detto bene l'onorevole Lupo prima, sono quelli  che
  avrebbero dovuto impegnare in questa lunga serata di oggi  e  nelle
  prossime  ore  questo dibattito perché dobbiamo ricostruire  quello
  che  è  accaduto, e siamo costretti a farlo ripetutamente, visto  e
  considerato che il dibattito non riesce mai ad incentrarsi sui veri
  problemi  della  Sicilia e sui veri impegni che  questo  Parlamento
  deve affrontare.
     Dobbiamo  ricostruire perché la coalizione si è  ridotta  ad  un
  caravanserraglio   litigioso  dove   l'unico   obiettivo   era   la
  spartizione  di  quote di potere e la Regione era  vista  come  una
  proprietà  privata  da saccheggiare ad uso e consumo  personale.  E
  assistevamo, in questo modo, ai voti contrari in Aula, agli scontri
  in  commissione,  ai  litigi in giunta di cui leggevamo  anche  sui
  giornali,  ai  comunicati  stampa,  ai  convegni  utilizzati  dalle
  massime   autorità,  anche  dello  Stato,  per  lanciare  proclami,
  invettive,  segnali, come se il dibattito politico si  riducesse  a
  questo.
   Il  Presidente Lombardo riaffermava, invece, nei mesi - e  durante
  questo teatrino della politica che ha inteso cambiare - riaffermava
  la  supremazia  del programma nell'interesse dei siciliani  come  è
  giusto  che  sia non solo da parte di chiunque oggi abbia  l'onere,
  oltre  che  l'onore,  di  sedere nella sede più  importante,  nella
  carica  più importante della Regione siciliana, ma soprattutto  per
  un presidente autonomista e leader di un movimento autonomista.
   Noi  non  possiamo  che  pretendere il vero cambiamento,  le  vere
  riforme  e  il vero risparmio nelle spese. Questo l'abbiamo  fatto,
  l'abbiamo  proposto, abbiamo pensato di farlo  inizialmente  con  i
  nostri   compagni  di  viaggio,  quelli  che  erano  usciti  fuori,
  legittimamente,  dalle  urne, sentendoci dire  però,  ad  ogni  piè
  sospinto,  ad  ogni  occasione utile,  che  bisognava  allargare  i
  cordoni della borsa per poi approvare i disegni di legge in Aula. E
  da  lì una sequela infinita di ricatti, di bugie, di sgambetti. Poi
  le  minacce,  come  la proposta di legge costituzionale  che  oggi,
  tempestivamente, ritorna all'esame del Parlamento nazionale  e  che
  propone  la sfiducia al Presidente della Regione; oppure i proclami
  di   alcuni   deputati,  colleghi,  oggi  dall'altra   parte,   che
  annunciavano  di  avere i numeri per fare ragionare  il  Presidente
  Lombardo. «Adesso vedrete ».
   Siamo  andati  avanti,  da  soli e con  determinazione.  Ci  siamo
  ritrovati a fianco il Partito Democratico il quale, sul piano delle
  scommesse, sul piano del cambiamento, sul piano delle riforme si  è
  trovato  d'accordo perché erano le riforme che condividevano  anche
  loro,  erano i cambiamenti che auspicavano, erano le cose che tutti
  i  siciliani  di destra e di sinistra vogliono e che le  coalizioni
  politiche,  negli  ultimi  anni,  non  sono  riuscite  ad   offrire
  compiutamente.
   E per quale motivo il Partito Democratico avrebbe dovuto sottrarsi
  a  quelle  che erano le loro linee maestre, le loro linee-guida  in
  politica?  Avrebbero  dovuto,  orgogliosamente,  tenere  una  linea
  diversa soltanto per mostrarsi irriducibili nella posizione?
   Questa  è  la  linea di confine che oggi ci separa dai  nostri  ex
  alleati:  il confronto sulle cose vere già fatte e sulle  cose  che
  vogliamo fare. Non è che non ci siamo più ritrovati, a caso, con il
  PDL e l'UDC.
   Non  ci  siamo ritrovati sulla sanità, signor Presidente;  non  ci
  siamo  ritrovati sui rifiuti; non ci siamo ritrovati sulla  riforma
  della burocrazia; non ci siamo ritrovati sulla scelta dei dirigenti
  che  non  viene fatta più con il bilancino della politica;  non  ci
  siamo  ritrovati sui soldi, su come si devono maneggiare,  su  come
  devono fluire in Sicilia.
   Prima  l'UDC si è sfilata, poi il PDL, soprattutto non votando  il
  Documento  di programmazione economico-finanziaria, che non  è  una
  cosa  da  poco,  è  una cosa seria, è una cosa importante,  che  ha
  segnato non una semplice frattura ma un divario incolmabile.
   Ma  quale ribaltone? L'avremmo fatto noi il ribaltone? Loro  hanno
  fatto  il  ribaltone  dissociandosi dal  programma  e  dalle  linee
  direttrici  di questo Governo, il Governo di cui facevano  parte  e
  dove avevano votato lo stesso DPEF che, poi, bocciavano in Aula  Se
  ne   sono  andati  loro  distinguendosi  e  prendendo  le  distanze
  attraverso  i  comunicati stampa astiosi e malevoli, attraverso  le
  assenze   in  Commissione  e  in  Aula,  attraverso  le  invettive,
  attraverso i voti contrari.
   Il   rispetto  dell'elettorato,  cosa  è?  Si  riduce  tutto   nel
  rispettare una coalizione che nel frattempo è impazzita, non  certo
  per  colpa dei partiti che oggi sostengono il Presidente,  l'MPA  e
  il  PDL Sicilia, e che è impazzita ovviamente per la privazione del
  potere;  oppure il rispetto dell'elettorato dipende  dal  fatto  di
  andare  al voto per una coerenza incomprensibile e consentire  così
  la  restaurazione del potere, anziché procedere - come è giusto che
  facciamo, se ce la facciamo, se ne siamo capaci, se siamo bravi, se
  abbiamo  lungimiranza - alle riforme, ai cambiamenti che ci vengono
  chiesti e che ci sono stati chiesti nell'ultimo voto elettorale?
   E poi - questo per rassicurare un po' tutto il Parlamento - perché
  i  cittadini siciliani domani dovrebbero votare di più  per  coloro
  che pensano di essere i detentori della coerenza?
     Oggi,  stiamo  riducendo la politica, la vogliamo risolvere  con
  slogan  e con messaggi comunicativi faciloni, superficiali, in  una
  semplice  formula  politica  che può essere  utilizzata  ad  uso  e
  consumo del miglior parlatore in questo Parlamento.
   Allora,  se è questo il livello, credo che oggi si apra  anche  un
  divario,  che  diventa sempre più incolmabile, tra  chi  pensa  con
  modernità a quella che deve essere la Sicilia e chi, invece, ancora
  risente di vecchi stili e di una vecchiaia politica che comincia  a
  fare  segnare il passo anche ai propri partiti. La smettano  UDC  e
  PDL  di insultare, di minacciare e si confrontino invece sulle cose
  da fare. Confrontiamoci sulla costruzione.
   Devo   dire   che   sono   stato  molto  colpito   dall'intervento
  dell'onorevole Cintola, sul fatto a volte di essere troppo retorici
  nello  spargere lacrime di coccodrillo che non servono  a  nulla  e
  nell'attaccare in maniera insulsa, inutile, strumentale, salvo  poi
  continuare  a  piangere il giorno dopo perché non l'avevamo  fatto.
  Questa  è ipocrisia, ed è un'ipocrisia che da tanti anni la Sicilia
  avverte  come  il  continuo, quotidiano  tradimento  delle  proprie
  aspettative.
   Il  programma  è  sempre lo stesso, e gli  accordi  si  fanno  sui
  programmi.
   Allora,  si  cambino gli atteggiamenti, si votino le  riforme  che
  hanno  sottoscritto pure quei partiti che oggi sono qui ad inveire,
  e  si  pensi  che, tutto sommato, in questa Giunta ci  sono  cinque
  assessori  del  PDL  e cinque tecnici che dovrebbero  anche  essere
  visti  come  un elemento di grande novità, non come un elemento  di
  spartizione.  Perché  non funziona questo giochino.  E'  questa  la
  lacuna di questo Governo, signor Presidente, libero di agire  senza
  i   vecchi  condizionamenti,  sobrio  e  competente,  in  grado  di
  riformare,  autorevole e grintoso nelle sfide  al  cambiamento,  ma
  spregiudicato  quanto  serve,  visto  che  sceglie  la  strada  più
  difficile che non è quella di una comoda conduzione della  macchina
  amministrativa,  con  la  facilità che i sessanta  deputati  usciti
  dalle urne avrebbero consentito.
   Che lo si voglia o meno, noi andremo avanti a sostenere quello che
  i  Siciliani  ci  hanno  chiesto: una  nuova  organizzazione  della
  burocrazia,  una ristrutturazione del bilancio che abbiamo  trovato
  fatiscente, investimenti dei fondi strutturali, riforma dei rifiuti
  e della formazione, dopo quelle della sanità e dei dipartimenti, un
  nuovo  piano industriale di sviluppo socio-economico che  metta  la
  Sicilia nelle condizioni di colmare il gap con il nord Italia.
   Sono temi scomodi questi, dai quali dipende il nostro futuro; temi
  che  devono  liberarci  dall'affarismo,  dalla  spartizione,  dalla
  politica intesa solo come connivenza anche con gli apparati mafiosi
  e  dall'essere  assoggettati, onorevole Presidente, agli  interessi
  del  Nord  ed  ai  partiti romani che questi interessi  riescono  a
  tutelare.
   Colleghi,  finiamola  con  le recite e con  i  giochini  di  basso
  potere,  non riusciamo neanche ad esprimere un livello  elevato  di
  retorica  politica.  Questo  teatrino  è  autoreferenziale   e   ai
  Siciliani  poco importa se il buon governo e le riforme  passeranno
  da   una  fiducia  che  oggi  ci  affida  il  Partito  Democratico,
  coraggioso ed astuto. Conteranno i fatti, domani
   Poco  ci interessa come andremo a votare fra tre anni. Quello  che
  ci  interessa è ciò che faremo in questi anni, quello  che  sapremo
  fare in questo Parlamento in questi anni. E le divisioni sui grandi
  temi  si  conoscono  già; esse hanno rotto le  coalizioni  ed  oggi
  possiamo dire che, per fortuna, è accaduto subito.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Colianni.  Ne  ha
  facoltà.

   COLIANNI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei  iniziare
  il  mio  intervento partendo da un ragionamento che faccio  proprio
  agli amici del Partito Democratico.
   Veda,  Presidente, a me non piace pensare che il centro-destra  in
  Sicilia  abbia fallito, e non mi piace pensare che abbia  vinto  il
  centro-sinistra. Mi piace pensare, piuttosto, che  dentro  tutti  i
  partiti  politici  in  Sicilia  sta succedendo  qualcosa  di  molto
  importante;  mi piace pensare che quello che stiamo vivendo,  amici
  parlamentari, è un momento storico della vita di questa  Sicilia  e
  non  mi piace più sorridere ad alcuni interventi che ho sentito qui
  in  Aula.  Forse lo abbiamo fatto in passato; ma poi, quando  penso
  che chi stenografa dovrà consegnare alla storia di questo dibattito
  parlamentare linguaggi non consoni, credo che faremmo bene,  tutti,
  ad alzare il livello di qualità del dibattito in questo Parlamento.
   Penso che stiamo partecipando ad una fase storica della Sicilia  -
  e,  aggiungo,  ad  una fase di assoluta discontinuità  rispetto  al
  passato  -  e  faremmo male, amici parlamentari di  sinistra  e  di
  destra,  se non capissimo che i processi di cambiamento che  stanno
  avvenendo sono frutto non più di un lento e progressivo cambiamento
  strutturale  dalla politica, ma di quelli che vengono chiamati  big
  event,  i  grandi  eventi, che determinano  una  accelerazione  nel
  cambiamento della politica stessa.
   Io  ritengo  che  quel  che sta avvenendo in  Sicilia  meriti  una
  riflessione  politica più attenta e più ampia da parte di  ciascuno
  di noi. E parlare ancora di politica dei due forni, di politica dei
  ribaltoni, degli inciuci, del relativismo politico, del ritiro  dal
  governo  nazionale, mi sembra un linguaggio miope, non moderno,  un
  linguaggio non lungimirante.
   Vedete, io che sono medico so bene che la malattia, quando  viene,
  necessita di due elementi fondamentali: da una parte, il germe  che
  infetta ma, dall'altra parte, il defedamento dell'organismo. Allora
  la malattia si determina, si realizza.
   Io  penso  che,  così  come avviene per la malattia,  oggi  questo
  Governo  è  figlio di una storia politica e degli uomini di  questa
  Sicilia che l'hanno determinata - se volete - da una parte, con  il
  germe  dell'odio, del livore, di quegli ex amici che sono pronti  a
  diventare  i  peggiori nemici e, poi, anche dal  contesto  sociale,
  culturale  e politico in cui vi è un profondo defedamento  sia  dei
  partiti che della vita politica.
   Ringrazio  l'onorevole Cintola che è stato il primo  ad  indicarci
  una  riflessione  diversa rispetto a quello  che  stavamo  facendo.
  Questo  nobile  Parlamento non può essere la sede di  un  dibattito
  asfittico  e  strumentale  da parte di chi,  non  avendo  avuto  il
  coraggio  di  dare corso al vero cambiamento della Sicilia  e  dopo
  avere  eletto un presidente della Regione a piene mani e con grande
  responsabilità,  alla fine si é tirato indietro da questo  processo
  di grande cambiamento sociale.
   Io  non  ho  mai creduto alle santificazioni, nella  mia  vita  ho
  creduto  un po' di più alle conversioni. Vedete, amici, in Sicilia,
  da troppo tempo, siamo stati in tanti a sbagliare. Da troppo tempo,
  in  questa  Sicilia, è insistito un eccesso di  potere  tronfio  da
  parte  di  chi  ha  governato  e  vi  è  stata,  dall'altra  parte,
  un'opposizione che non ha saputo fare bene il suo lavoro.
   L'esempio più tangibile in questo Parlamento è stato il momento in
  cui  abbiamo  approvato la legge sanitaria: é un paradosso  che  il
  Partito  Democratico,  dopo avere contribuito incredibilmente  alla
  realizzazione di una legge importante per la Sicilia, ha finito per
  non  votare  la  legge sulla sanità e chi, invece,  aveva  ostruito
  tutti i passaggi per la ricerca di una mediazione possibile, per il
  raggiungimento di un obiettivo importante, per la realizzazione  di
  una  legge importante per la Sicilia nell'ambito della sanità, alla
  fine l'ha votata.
   Questa  è  la  malattia dei partiti politici della  maggioranza  e
  dell'opposizione.
   Vorrei  dire  all'onorevole  Lupo - che  apprezzo  sempre  per  la
  serietà e per la compostezza con cui si esprime - che oggi ha fatto
  un    ragionamento   che   riteniamo   assolutamente   valido,   ma
  personalmente  penso  che non ha volato oltre,  non  è  riuscito  a
  volare  oltre rispetto a quello che oggi accade in questa  Sicilia.
  Ritengo  che si stia realizzando il primo caso nel quale i  partiti
  politici  si stanno dividendo, e penso che anche il PD in periferia
  abbia avuto un momento di grande crisi di crescita e abbia avuto un
  grande  dibattito  all'interno, così come  è  accaduto  nel  nostro
  partito,  per  capire  non soltanto quali  sono  le  ragioni  delle
  divisioni, ma quali sono quelle dello stare insieme, e non solo  in
  questo  Parlamento,  ma  in un processo importante  di  cambiamento
  della politica in Sicilia e in Italia.
   Siamo la prima Regione, siamo il primo Governo che sta cercando di
  dare un senso al post ideologico e di capire che ormai siamo - come
  la  definisco  io - in una profonda crisi semantica ed  etimologica
  della  partitocrazia, sinistra, destra, centro, e probabilmente  le
  categorie della politica sulle quali dobbiamo progredire oggi  sono
  assolutamente diverse rispetto a quelle del passato.
   Adesso  dobbiamo  portare  avanti un percorso  e  dobbiamo  capire
  quello che insieme dovremo dire alla gente perché questa operazione
  non sia soltanto un'operazione di vertice, ma sia un'operazione che
  faccia  capire ai siciliani tutti che stiamo lavorando per il  bene
  della Sicilia.
   Un  altro aspetto che ritengo importante affrontare è che  abbiamo
  una  crisi  profonda  del  rapporto tra democrazia  e  ricerca  del
  consenso. Ormai sembra quasi che la politica insegua i cambiamenti,
  piuttosto che determinarli e programmarli.
   Abbiamo  il grande problema di fare crescere una classe  dirigente
  che possa nutrirsi del confronto e della diversità, e della ricerca
  della  diversità come momento di sintesi. E perché  questo  avvenga
  occorre  che  noi ci cimentiamo in un esercizio della politica  che
  non  è soltanto concettualizzazione, ma è anche ricerca delle  cose
  possibili.
   E  allora, amici, questa proposta post ideologica, questa proposta
  autonomista è una proposta che viene fatta ai singoli parlamentari;
  è  una  proposta che viene fatta ai gruppi di pressione politica  e
  culturale;  è  una  proposta che viene fatta ai gruppi  strutturati
  che, pur mantenendo una coerenza a livello nazionale, ritengono che
  sulle  cose  concrete e sui cambiamenti e sul progresso  di  questa
  Sicilia occorre provare la sintesi delle diversità.
   Ecco  allora, Presidente Lombardo che sta cambiando la  storia  di
  questa Sicilia, perché avremmo potuto normalizzare per sopravvivere
  -  come  ho  avuto  modo di dire in altre occasioni  -  o  dovevamo
  disgregare  per riaggregare e passare alla storia per  un  profondo
  cambiamento di questa Sicilia.
   Oggi  il  mio  interesse, amici del Partito Democratico,  più  che
  essere rivolto a chi, in maniera rivoltosa e strumentale, cerca  di
  trovare un dissenso inutile e insignificante, è rivolto a chi  oggi
  decide  in  quest'Aula di condividere un processo di  autonomia  in
  Sicilia,  e perché si possa capire sempre di più anche in periferia
  il  senso  dello stare insieme e il significato di condividere  una
  esperienza  politica, a mio modo di vedere assolutamente innovativa
  e potente.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Ferrara.  Ne  ha
  facoltà.

   FERRARA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ho  sentito  il
  dovere  di  intervenire perché sono il più vecchio parlamentare  di
  questa  Assemblea, ho scoperto che pure l'onorevole Cintola  è  più
  giovane  di  me.  Da vecchio siciliano, e da vecchio  parlamentare,
  vorrei  svolgere  alcune osservazioni facendo appello  alla  vostra
  personale  cortesia  e comprensione per alcune  considerazioni  che
  spero non siano del tutto banali.

   PRESIDENTE.  Onorevole Ferrara, le chiedo di alzarsi per  parlare.
  L'immagine che diamo all'esterno è quella di un'Aula che, spesso  e
  volentieri, anche rispetto alla riprese televisive, non fa onore  a
  quello che realmente noi rappresentiamo in quest'Isola.
   Non  è  solo  una  questione di Regolamento, è  una  questione  di
  immagine.

   FERRARA.  Signor Presidente, ritengo che dovremmo porci  anche  il
  problema  di  abbattere  le  barriere  architettoniche  in   questo
  Palazzo,  perché  ovviamente il Parlamento non è riservato  solo  a
  giovani  aitanti  e brillanti. Penso che sia un fatto  di  civiltà.
  Abbiate  un po' di comprensione perché, pur essendo il più vecchio,
  sono una matricola come parlamentare.
   A  mio  parere  sta emergendo una nuova cultura politica,  accanto
  alla  tradizionale  divisione di destra e sinistra;  sta  emergendo
  anche   una  grossa  linea  di  frattura  -  come  ricordava  prima
  l'onorevole  Cintola  - fra Nord e Sud, e sta emergendo  anche  una
  linea  di  frattura fra conservazione e innovazione.  La  cosa  più
  preoccupante  è  che sta emergendo una forte contraddizione  fra  i
  poteri  forti ed irresponsabili e la politica, e più la politica  è
  debole, più i poteri forti diventano forti.
   Il  caso  FIAT  da  questo  punto  di  vista,  a  mio  parere,   è
  emblematico. Abbiamo toccato con mano come la politica  rischia  di
  essere impotente di fronte a squali che vengono dal Nord a farsi  i
  fatti   propri,  e  poi  se  ne  vanno  senza  preoccuparsi   delle
  conseguenze  sociali  ed economiche che il loro  comportamento  può
  indurre.
   Ho  scoperto  anche  un'altra cosa,  che  la  politica  è  un  po'
  ansiogena, e lo dico da vecchio psichiatra. Ho avuto personalmente,
  ho  sofferto  un'angosciante crisi di identità perché  non  ho  ben
  capito chi sono e dove collocarmi perché è cambiato tutto in questo
  anno e mezzo.
   Io  partivo  come parlamentare di opposizione ed adesso  mi  trovo
  parlamentare di appoggio, di maggioranza. Non solo. Devo dirvi  che
  ho  pensato anche di dimettermi. Ma, di fronte a questa tentazione,
  ho  avuto,  innanzitutto, mia moglie che ha minacciato di  attivare
  procedure di interdizione. Inoltre, questo è un posto splendido,  è
  un  palazzo magnifico che amo, l'indennità è buona, anche  se  sono
  l'ultimo  dei peones nel senso che non ho indennità aggiuntive.  Ma
  l'indennità  di  per  sé credo che sia oggettivamente  un  richiamo
  forte;  in  più sono anche contento di stare qui perché c'è  questo
  spirito di colleganza sempre più piacevole per cui, al di là  della
  politica  politicante,  della  politica  di  appartenenza,  c'è  un
  rapporto  estremamente cordiale  con i colleghi. E ultimo,  ma  non
  ultimo,  il personale che c'è in questa Aula, e in genere in  tutto
  il Palazzo, è onestamente delizioso.
   Peraltro, un mio vecchio amico romano diceva sempre che  chi dalla
  lotta  desiste davvero è un uomo triste, chi desiste dalla lotta  è
  un gran figlio di    .
   E  io,  quindi,  non voglio ovviamente desistere  dalla  lotta  ed
  insisto
   Però non c'è dubbio che la politica in Sicilia è in ginocchio.  La
  Sicilia, purtroppo, massacrata da dissesti idrogeologici e sommersa
  dai  rifiuti,  sta  affondando,  né vedo  stagliarsi  all'orizzonte
  nessun  Colapesce  in  grado di tenerla su -  peraltro,  il  nostro
  Presidente  non  ha neppure le physique du role  del  Colapesce  di
  turno  -  e  quindi  ritengo che sia saggio dire  che  la  politica
  politicante è intrigante, è vero che la lotta per il potere  ha  un
  suo  fascino,  a mio avviso talvolta un po' perverso;  ma  non  c'è
  dubbio  che  di fronte ai problemi della Sicilia bisogna ragionarci
  bene.
   Diceva  mia  madre citando Orazio  sunt certi denique  fines  quos
  ultra  citraque nequit consistere rectum , cioè vi sono dei  limiti
  oltre  i  quali non sono più le cose giuste. Mi sembra  che  stiamo
  superando  questi limiti, quindi la finisco qua  e  credo  che  sia
  saggio, non voglio fare il grillo parlante sfruttano la mia età, ma
  credo  che  sia molto importante che ognuno di noi faccia  fino  in
  fondo  la propria parte declinando la parola responsabilità,  se  è
  possibile coltivando l'etica della responsabilità.
   Credo che sia anche importante coniugare il verbo travagghiare,  a
  me siculo-milanese molto caro. Dobbiamo lavorare, ognuno per la sua
  parte,  unicuique  suum,  lo  ripeto  anche  in  questa  sede,   in
  quest'Aula  ormai stanca e massacrata da un dibattito interminabile
  -  credo  che  sia  giusto chiudere questo mio intervento,  finisco
  veramente - perché bisogna aprire il cuore alla speranza e  fare  i
  migliori  auguri al nuovo Governo. Credo che sia una  questione  di
  buona  creanza, Presidente Oddo, che dobbiamo recuperare di  fronte
  alla nascita di un nuovo Governo.
   Questo  attiene alla condizione umana sempre, alla nascita di  una
  cosa  nuova è giusto fare gli auguri di cuore perché possa, per  il
  bene dei siciliani, governare bene.
   Volevo  limitarmi a fare gli auguri di buon lavoro. Credo  che  la
  sua  squadra  sia buona. Credo che lei, onorevole Presidente  della
  Regione, sia animato da ottime intenzioni. Spero che non mi  deluda
  e  non  deluda, insieme a me, i siciliani. Al di là della  politica
  politicante  vi  è una dimensione metapolitica che deve  sapere  di
  buono,  di  persone per bene che amano la propria terra e  che  non
  possono  non fare gli auguri, veramente di cuore, perché ci  faccia
  uscire  fuori  da questa condizione, purtroppo drammatica,  che  la
  nostra  Terra, così difficile da capire e da vivere,  alcune  volte
  presenta.
   Auguri di cuore.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Calanducci.  Ne  ha
  facoltà.

   CALANDUCCI. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
  onorevoli  colleghi, ho chiesto di intervenire  per  ringraziare  e
  salutare la calorosa accoglienza che ho sentito, in primis nel  mio
  gruppo  e, poi, nei tanti amici che annovero tra i deputati,  e  mi
  volevo  fermare solo a questo. Ma l'importanza del dibattito  e  la
  presentazione  del  Governo  mi  spinge  a  dare  un   piccolissimo
  contributo a questo dibattito.
   Vero  è  che c'era una coalizione guidata dal Presidente Lombardo,
  una  coalizione di centro-destra che ha avuto un largo suffragio  e
  si è candidata a governare questa Regione.
   Ora, vedete, la considerazione che viene fatta oggi è che - ed  ho
  sentito   toni  abbastanza  aspri  e  polemici,  anche   litigiosi,
  offensivi  -  la  vera  novità non era che il  Presidente  Lombardo
  guidasse  una  coalizione che aveva vinto le  elezioni  ma  che  il
  leader  di  un  movimento autonomista si candidasse a  guidare  una
  Regione,  e  un leader di un movimento autonomista che  vince  così
  largamente  le  elezioni ha diritto di governare. E dico  anche  di
  più, guardando bene la legge elettorale di cui la nostra Regione si
  è   dotata  prima  della  legge  elettorale  nazionale:  la   legge
  elettorale non parla di condizionamenti o di fiducia da  parte  del
  Governo; in primis elegge il Governatore della Regione. E  se,  nel
  frattempo,  sono subentrati sicuramente dei problemi di  convivenza
  all'interno della coalizione che lo ha sostenuto, questo non è  sic
  e  simpliciter uno stimolo a dire  fermiamoci  . Può, anzi deve, ha
  il   dovere  di  tentare  tutte  le  vie  all'insegna  delle  norme
  democratiche  e, soprattutto, all'insegna di guidare  le  necessità
  del  nostro territorio. Il grosso fallimento sarebbe infatti se  un
  Presidente  autonomista, che mette al centro del proprio  programma
  non  tanto  i valori ideali, ma le necessità di un territorio,  non
  desse seguito al suo programma.
   E  mi  sarei  aspettato che oggi si parlasse di più, anche  perché
  alcuni  argomenti sono stati semplicemente sfiorati,  delle  grosse
  difficoltà che vivono alcuni nostri settori. Mi sarei aspettato  da
  parte di quelli che oggi si collocano all'opposizione suggerimenti,
  critiche, anche di fronte all'attività programmatica che  mette  al
  vaglio di questa Assemblea. Mi sarei aspettato un atteggiamento più
  costruttivo, visto il bisogno che ha la nostra Regione.
   Ringrazio  per l'accoglienza e mi sento di augurare al  Presidente
  Lombardo  e  a  questa  Assemblea buon lavoro nell'interesse  della
  Regione siciliana e nell'interesse dei siciliani.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare  l'onorevole  Mineo.   Ne  ha
  facoltà.

   MINEO.  Signor  Presidente,  onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli  colleghi, i pochi che sono ancora rimasti in Aula,  dopo
  avere  ascoltato gli interventi dei miei colleghi mi sento  -  come
  dicono   a  Palermo  -  più  confuso  che  persuaso.  Ho  ascoltato
  l'intervento  simpatico,  goliardico  dell'onorevole   Limoli;   ho
  ascoltato anche l'intervento dell'onorevole Caputo.
   Non  riesco  a  capire perché additano il Gruppo PDL Sicilia  come
  traditore. Chi abbiamo tradito?
   Sono  molto contento della costituzione di questo Gruppo.  In  due
  mesi  siamo  riusciti a fare dieci volte le riunioni di gruppo  che
  non  si erano mai fatte con il Gruppo del Popolo della Libertà, dei
  lealisti.  Lealisti con loro stessi, nel senso che le  cose  se  le
  dividono tra di loro.
   All'inizio  di  questa legislatura abbiamo cercato  più  volte  di
  capire quale fosse il nostro compito.
   Noi  neofiti, deputati appena eletti, avevamo un faro: l'onorevole
  Leontini.
   Tutti ci rivolgevamo all'onorevole Leontini, ma lui non c'era mai.
  L'onorevole Leontini c'era soltanto in occasione di quelle  piccole
  riunioni  all'interno del suo studio, che riguardavano solo  quelli
  che erano accreditati dall'onorevole Castiglione, il quale decideva
  quali politici ricevere o non ricevere.
   Abbiamo visto il fermento che c'è stato quando dovevamo nominare i
  presidenti    delle   commissioni:   l'onorevole    Leontini    era
  presentissimo,  anche lì riceveva gli ordini e le disposizioni  per
  far  sì  che  tutti noi non fossimo presenti. E che calore  che  ci
  metteva
   All'onorevole Leontini rivolgo sempre simpaticamente una mia frase
  e  cioè che è bravissimo a non fare niente per nessuno di noi, ma è
  così  bravo  che, quando uno se ne va e lo lascia,  è  convinto  di
  avere ricevuto qualcosa. Ho cominciato a capire che non è vero, non
  è vero - cari onorevoli Limoli, Mancuso e Caputo, il quale ha detto
  con quanti voti é stato eletto; lui esagera, tanto pensa che ce  lo
  siamo dimenticati - tutti questi signori erano amici di tutti,  nel
  momento  in cui bisognava essere amici di tutti per carpire  quello
  che a loro serviva.
   Oggi hanno fatto la loro scelta, o non hanno fatto nessuna scelta;
  sono  rimasti là dove hanno detto loro di rimanere. I  nostri  cari
  amici, nel momento in cui si doveva votare il piano di rientro  per
  la  sanità  in Sicilia, si sono guardati attorno e hanno visto  che
  rischiavano di perdere gli amici che avevano nei posti  giusti.  Si
  sono fatti quattro conti e si sono schierati contro.
   Io  dico  che  cosa è la politica per voi, visto  che  pensate  ai
  siciliani,  é  quella della salvaguardia di questo dirigente  o  di
  quell'altro  delle  ASP?  Tutti  avete  sbandierato  questo  vostro
  interesse per la Sicilia e poi avete votato contro il Documento  di
  programmazione  economico-finanziaria,  di  volta  in  volta.   Chi
  rimproverava  l'onorevole Cracolici di avere presentato  un  ordine
  del giorno contro il DPEF e poi vi si é associato?
   Sono  puri  calcoli  Di mattina facevano i calcoli e dicevano  che
  avrebbero  presentato un ordine del giorno; pensavano che,  siccome
  lo  aveva  presentato pure il PD, si sarebbero associati a  loro  e
  avrebbero  vinto  di sicuro. Pensavano  visto  che  non  abbiamo  i
  numeri  ci associamo sempre con gli altri . Questa è una  cosa  che
  non può fare bene a nessuno. Ma di cosa stanno parlando?
   Loro  dicono che  Lombardo non doveva fare questa scelta,  e  cosa
  doveva  fare? Dovevamo andare ad elezioni anticipate? E chi  se  la
  sentiva?  Io  ho  fatto  un  minimo di ragionamento  con  circa  85
  deputati;   ne   avessi  trovato  uno  disposto  a  rassegnare   le
  dimissioni, neanche quelli che dicono che Lombardo deve dimettersi,
  che  questo  Governo del ribaltone non è un governo che può  essere
  accettato dai siciliani
   Secondo  me,  caro  Presidente, non è che  questo  Governo  non  è
  accettato dai siciliani, non è accettato da loro  E non è accettato
  perché  loro  non  ci  sono,  perché  quando  c'erano  costituivano
  l'opposizione al Governo Lombardo, adesso non ci sono e  finalmente
  hanno  gettato la maschera e fanno l'opposizione. Ma  non  ci  sono
  abituati.
   Quindi,  avete visto come li hanno caricati e ad uno ad  uno  sono
  venuti qui alla tribuna ad esporre, infervorati, caricati dal  loro
  capogruppo,  a  dire tutto e il contrario di tutto; però  rimangono
  lì.
   Ha  ragione  chi  dice  che questi signori sono  quelli  che,  nel
  momento  topico della distribuzione degli incarichi  in  Assemblea,
  hanno  avuto  più incarichi: sono tutti nell'Ufficio di Presidenza,
  sono  tutti presidenti di commissione, non hanno lasciato niente  a
  nessuno.  Da  quel momento hanno creato un solco con il  gruppo  di
  Gianfranco Miccichè, autentico lealista, che ha mantenuto l'impegno
  con i siciliani, che è andato avanti, che ha indicato gli assessori
  e che sta governando la Sicilia assieme e, soprattutto, grazie alla
  forza  di volontà del Presidente Lombardo e del suo governo,  senza
  tralasciare niente.
   Ora  loro  non  ci  sono, sono all'opposizione e sono  preoccupati
  perché,  siccome vivono di potere, cosa vanno a raccontare ai  loro
  elettori?
   Che  non  possono appagare le esigenze, seppur legittime,   perché
  non hanno dialogo?
   Vedremo  nei prossimi giorni quando tutto questo fervore  e  tutto
  questo  orgoglio cadrà  Allora ce li ritroveremo a fare  visita  ai
  nostri  assessori  e, perché no, al nostro Presidente  Lombardo  al
  quale  chiederanno - e già chiedono - di diminuire  i  posti  negli
  uffici  di  gabinetto  (qualcuno ha già  telefonato  al  Presidente
  Lombardo  per  chiedere cosa c'è per lui e che a lui non  interessa
  degli altri).
   E  il Presidente Lombardo, da uomo saggio, li accontenterà. Sapete
  quanti ce ne sono?
   Io sono contento. Andiamo avanti, Presidente.
   Questo  Governo per me è più forte degli altri. Poco fa è  passato
  un  notissimo esponente dell'UDC, il quale ha detto  almeno  fateci
  parlare visto che non possiamo fare niente, siete ottanta
   E'  vero,  Presidente,  siamo ottanta perché  non  ne  ho  trovato
  nemmeno  uno  -  forse  solo  l'onorevole  Leontini  -  che  voglia
  dimettersi; gli altri lo dicono, ma nessuno lo seguirà. Mi dispiace
  per  ciò.  Mi  dispiace perché è giusto che se  un  deputato  viene
  eletto,  deve  lavorare per cinque anni. C'è un  programma,  questo
  programma  deve  essere  portato avanti  dal  governo  regolarmente
  eletto,  sì,  eletto;  perché dicono di  no?  Questi  deputati  che
  sorreggono  il Governo Lombardo non sono stati eletti  dal  popolo?
  Ognuno di loro è qui perché è legittimato da una regolare elezione,
  c'è un Governo che ha una maggioranza d'Aula schiacciante. La porti
  avanti
   Mi  riprometto la prossima volta che parlerò, quando  ne  avrò  la
  possibilità  e  sempre che il Presidente Cascio mi  dia  la  parola
  prima  - prima ero così infervorato e ora sono più calmo - riferirò
  nel dettaglio dei nostri amici del PDL.
   Concludo  dicendo che qui nessuno ha tradito. Noi stiamo  portando
  avanti il mandato che gli elettori hanno dato a noi e al Presidente
  Lombardo. Il vero scandalo è che a Roma nessuno parla del  problema
  dello sviluppo industriale in Sicilia, anzi lo ignorano. Nessuno di
  loro  pensa  al  Sud  ed in particolare alla  Sicilia,  sono  tutti
  affaccendati  a trovare i numeri per approvare la legge  che  possa
  permettere la sfiducia al governatore Lombardo.
   Questo  non fa onore a loro. Farebbe onore a loro se cercassero  i
  voti  per  imporre  alla  Fiat il mantenimento  della  fabbrica  di
  Termini  Imerese,  per imporre una nuova linea industriale  per  la
  Sicilia,  per  lo  sviluppo industriale  che  non  ci  veda  sempre
  assistiti,  come dicono quelli della Lega che stanno  imponendo  il
  loro  verbo, perché fa veramente pena sentir dire a Marchionne   se
  la Sicilia fosse attaccata al Piemonte potremmo parlare di sviluppo
  industriale .
   Questa è la logica della Lega e per questo dobbiamo combattere.
   I   nostri   deputati  dovrebbero  dare   risposte  ai   siciliani
  attraverso i loro interventi, ma io non ne ho visti e sono convinto
  che non interverranno perché il loro verbo è quello di aggredire il
  potere in Sicilia - che non li rappresenta in questo momento  -  e,
  quindi esautorare, Lombardo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Gianni.  Ne  ha
  facoltà.

   GIANNI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io comincerei  col
  chiedere  al Governo e all'Assemblea di andare a Termini Imerese  a
  parlare  con gli operai che sono saliti sul tetto perché dal  primo
  febbraio  saranno licenziati. Comincerei da lì,  per  dire  poi  al
  Governo  della Regione - che ha una capacità incredibile di essere,
  come  l'UDC,  il governo dei due forni: a Roma è al  governo  e  in
  Sicilia  fa finta di essere contro Roma; a Roma l'MPA è al  governo
  in importante posizione e in Sicilia é insieme a Miccichè, che è al
  governo a Roma -  che non riesce a risolvere  il problema non  solo
  della   Fiat,  che  è  emblematico,  ma  il  problema  del  lavoro,
  dell'industria.
   E' tutto bloccato, è tutto fermo.
   Aggiungo  che noi non siamo legati alla poltrona, per cui  abbiamo
  la sindrome di astinenza.
   Mi  ricordo  che  c'è  una  legge bipolare  che  contestiamo.  Noi
  dell'UDC siamo contro la legge bipolare; ma c'è la legge e dobbiamo
  osservarla.
   Qualche  tempo  fa,  venti  mesi  or  sono,  ci  sono  stati   due
  schieramenti  che hanno indicato i loro candidati; per l'esattezza,
  l'onorevole Lombardo è stato indicato da Cuffaro a Presidente della
  Regione.  E' stato indicato, candidato, votato ed eletto insieme  a
  tutti  noi  con  i 16, 17, 22mila voti di Caputo e con  i  voti  di
  ciascuno  di  noi. Infatti, il Presidente della Regione  non  viene
  votato  direttamente  dal  popolo - è una mistificazione  -,  viene
  votato  dai  candidati  delle  liste  che  prendono  i  voti  e  li
  trasferiscono, come l'onorevole Lombardo sa  meglio di  me,  più  o
  meno.
   Veda,  onorevole Lombardo, lei ha il dovere di spiegare  a  questa
  Assemblea  tutto  quello che è successo in un anno,  visto  che  le
  uniche  due  riforme che lei ha fatto, la sanità e  i  dipartimenti
  degli  assessorati, le ha fatte durante il primo governo  Lombardo,
  quando c'era la coalizione che aveva vinto le elezioni.
   Due riforme, onorevole Scilla, fatte nel primo Governo Lombardo.
   Non  sappiamo cosa è successo, all'improvviso l'onorevole Lombardo
  ha deciso che l'UDC doveva uscire.
   Abbiamo  fatto la riforma della sanità; abbiamo contribuito  anche
  perché  non volevamo e non vogliamo votare nessuna riforma che  non
  sia  condivisa,  chiarendo perché e come. La sanità  che,  a  detta
  della  Corte dei conti, è ancora a rischio di essere commissariata.
  Nonostante lo sforzo dell'onorevole Pistorio, assessore alla sanità
  pro  tempore, in quel tempo vi è stata una grande perdita economica
  -  e  non  parlo solo di Catania dove c'è una ASL che ha  perso  65
  milioni  di euro o un'altra ASL che ha perso 30 milioni di euro  -,
  mi  riferisco  alla  sanità nel suo complesso, gestita  con  grande
  disinvoltura.
   Abbiamo  fatto  la  riforma degli assessorati,  dei  dipartimenti,
  abbiamo parlato di direttori.
   Onorevole  Romano,  lei stasera è stato bravo;  il  governo  delle
  larghe  intese, finalmente sappiamo che c'è un governo delle larghe
  intese. Mi dispiace per chi non sa, come l'onorevole Scilla, che il
  PD è al governo.
   E  questo  non  ci fa male, non ci duole. Noi siamo d'accordo,  ci
  mancherebbe  altro  Perché nascondersi dietro il dito   C'è  questo
  Governo. Quando presenterà delle riforme condivise le voteremo;  se
  saranno  riforme che faranno bene al popolo siciliano le  voteremo;
  diremo tutto quello che non ci soddisferà, tutto quello che non  ci
  piacerà;   faremo  notare  quali  sono  gli  errori,  gli  eccessi,
  parleremo con la franchezza con la quale abbiamo detto le cose  che
  non  condividevamo  in Giunta, a partire dalla notte  in  cui  lei,
  Presidente,  in  maniera  molto  pesante,  ha  voluto  approvare  i
  direttori  con  i  nomi che poi tutti conosciamo:  l'ex  segretario
  provinciale  dell'MPA e quant'altro. Si tratta  di  persone  serie,
  perbene,  certo  noi  siamo  contrari  e   lei  è  contrario   alla
  lottizzazione,  lo  condividiamo.  Ma  c'è  un  problema  che   non
  condividiamo: la monopolizzazione.
   Siamo  felici  per  lei che il PD si sia accontentato  di  qualche
  direttore e l'onorevole Miccichè di qualche altro; quindi  lei  può
  benissimo continuare a governare. Non ci preoccupa la cosa.  Sarete
  ottanta, io sono quello simpatico di cui parlava l'onorevole  Mineo
  che  non  voleva  farmi  parlare. Gli ho detto   almeno  mi  faccia
  parlare, inganniamo un po' il tempo con qualche battuta di scherzo,
  diciamo le cose che pensiamo .
   Presidente  Lombardo, nella sua dichiarazione  lei  ha  detto  che
  voleva  la  collaborazione dell'Assemblea, voleva la collaborazione
  Governo-Assemblea. Ma perché non ci ha chiesto prima il  parere  su
  quello  che voleva fare, sul Governo che voleva fare e con  chi  lo
  voleva fare?
   Noi  potremmo dire che non le daremo nessuna collaborazione, anche
  se  in  minoranza;  faremo opposizione in  minoranza,  siamo  pochi
  numeri,  come  diceva l'onorevole Mineo, sarete voi ottanta  e  noi
  dieci,  va  bene  lo stesso. E invece le vogliamo  dare  la  nostra
  collaborazione,  la  vogliamo dare non  a  lei,  ma  ai  Siciliani.
  Aspettiamo pure di vedere quali proposte farà.
   Certo,  se  lei  pretenderà di portare a pacco  e  contropacco  le
  riforme, noi ci attarderemo a significare quello che pensiamo, e lo
  diremo qui, non dietro le stanze o al buio di chissà che cosa.  Non
  le  faremo,  onorevole D'Agostino, né insulti  né  minacce.  Certo,
  chiediamo scusa se ci siamo permessi di lamentarci perché lei ci ha
  buttato fuori; le chiediamo scusa perché ci siamo permessi  di  non
  essere  d'accordo con i direttori che lei ha nominato; le chiediamo
  scusa,  Presidente,  perché ci siamo permessi di  dire  quello  che
  pensiamo sull'andamento politico-amministrativo della Regione.
   Però,  prima di chiedere scusa a lei, vogliamo chiedere  scusa  ai
  Siciliani  per  avere proposto lei come presidente  della  Regione,
  perché lei ha messo in ginocchio questa Regione, l'ha ridotta  allo
  stremo delle forze.
   La   disoccupazione  è  in  aumento  -  l'abbiamo  detto  oggi  in
  conferenza  stampa,  collega  Ferrara  -,  c'è  un  aumento   della
  disoccupazione giovanile, dei disoccupati di lungo corso.
   Però  non  abbiamo  la  forza  perché  giochiamo  due  partite  in
  contrapposizione:  un  combinato-disposto, come  direbbe  qualcuno.
  Siamo  qui  a  fare  la richiesta di un confronto  con  il  Governo
  nazionale che, di fatto, sposta le risorse, fa finta di darle e  di
  darci  i 4 miliardi e 90 milioni di euro di FAS, mentre, di  fatto,
  sposta  la dazione fra tre anni, quando non ci saremo più -  almeno
  lo spero per lei e per me, ma più che altro per il popolo siciliano
  -,  sposta le risorse per le quote latte e per le aziende in  crisi
  nella Lombardia e nel Veneto. C'è una serie di atteggiamenti di  un
  governo  nazionale che qui é in collaborazione forte e stretta  con
  lei e con il Partito Democratico.
   Questo è sotto gli occhi di tutti, onorevole Ferrara, e so che lei
  é  in  difficoltà, lo avverto perché é una persona  sensibile,  una
  persona  perbene e capisco la sua difficoltà; é una difficoltà  che
  ci coinvolge tutti.
   E, senza volere passare la mano su nulla, noi non abbiamo nulla da
  dire  sugli assessori: sette assessori non deputati su dodici  sono
  la   rappresentazione   del  suo  fallimento  politico,   onorevole
  Presidente, e di chi appoggia un governo in cui non c'è chi è stato
  guardato,   votato   dall'elettore,  senza  nulla   togliere   alla
  professionalità degli assessori, alla loro competenza. Al di là  di
  questo  gli  assessori, i tecnici, a norma della legge 10,  possono
  fare i consulenti, possono fare di tutto e di più, e certamente non
  possono essere coinvolti.
   Vorrei ricordare, infine, che ci sono almeno duemila dirigenti  di
  questa  Regione  che  non  hanno nulla da fare  e  vengono  pagati.
  Potevamo fare a meno di nominare direttori esterni, potevamo fare a
  meno di gratificare amici e amici degli amici.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Panarello.  Non
  essendo presente decade.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor  Presidente,  signor  Presidente  della  Regione,
  Assessori, colleghi, starò nei tempi anche perché, come  era  stato
  concordato in Conferenza dei capigruppo, i capigruppo possono anche
  non  rispettare  i  dieci minuti. Io che non sono  capogruppo  sarò
  ligio al dovere.
   La  settimana scorsa il Presidente della Regione ci ha  presentato
  il suo terzo esperimento.
   Se  fosse  un  fatto personale sarebbe imbarazzante per  qualsiasi
  uomo  munito di dignità politica, ma fatto personale non è.  E'  un
  fatto   di   governo,  è  un  fatto  istituzionale,  è   un   fatto
  amministrativo  e  finisce  per  evidenziare  quello  che  si   sta
  palesando in questi mesi, in questi 18-20 mesi di governo  Lombardo
  che è corretto definire un disastro per la Sicilia.
   Il Presidente Lombardo ha costituito un terzo governo, illegittimo
  sotto il profilo elettorale, immorale sotto il profilo politico. Ha
  costituito un governo debole, un governo che non riesce a tutelare,
  colleghi  dell'Assemblea, colleghi onorevoli, quello che  di  buono
  c'era  -  ormai  dobbiamo, purtroppo, parlare al  passato  -  nella
  nostra   terra  di  Sicilia;  quello  che  di  buono  c'era   nella
  occupazione,  quello  che  di buono c'era  nella  FIAT  di  Termini
  Imerese; quello che di buono c'era e da qui a poco, spero  di   no,
  ma  probabilmente non ci sarà più all'Italtel; quello che di  buono
  c'era  all'Unicredit che probabilmente vedrà mille famiglie perdere
  il  proprio  sostentamento; quello che di  buono  c'era  e  che  un
  Governo  debole  nel territorio, perché è minoranza nella  regione,
  non può tutelare.
   E dico questo non tanto e non solo per i recenti sondaggi ai quali
  non  sono  mai  stato affezionato, ma che vedono il gradimento  del
  Presidente  della Regione in caduta libera; ma lo  dico  perché  lo
  collego  ai  fatti.  E i fatti parlano di un oggettivo  immobilismo
  rispetto  alle tante emergenze, e sono davvero tante, e sono  state
  per altro analizzate tutte - ci tornerò brevemente da qui a poco -,
  che attanagliano e che imperversano nella Sicilia di questa era.
   Presidente  Lombardo, questa sera ci tengo a  dire  una  cosa  con
  estrema  chiarezza e la dico personalmente a lei:  qui,  da  questo
  pulpito e dal nostro partito non vi è alcun rancore, non vi è astio
  personale.  Stiamo  cercando in questi mesi - anche  stamattina  ho
  sentito  parole in libertà e anche stasera parole come  saccheggio
  -  si parla, si viene qui ad esprimere buonismo e poi fuori da  qui
  si  dice  tutto  ed  il contrario di tutto sugli  avversari  o  sui
  contraddittori politici, come preferirei chiamarli io. Però poi qui
  si viene a dire che ci sono donne e uomini cattivi che parlano male
  del manovratore.
   Abbiamo  dei fatti oggettivi che stiamo analizzando: non  ci  sono
  rancori personali, la politica che è missione nell'interesse  della
  società non li prevede, Presidente Lombardo.
   Allora, noi analizziamo fatti oggettivi.
   Il  popolo siciliano ha eletto una maggioranza che ha espresso  un
  governo.  Questa  maggioranza non c'è più e  non  c'è  più  con  un
  Governo  che,  quindi,  è  venuto meno per  volontà  esclusiva  del
  Presidente della Regione.
   Altro   fatto  oggettivo  incontestabile  è  che  da  venti   mesi
  ascoltiamo annunci sulle riforme.
   Chi  ha parlato prima di me ha detto delle uniche due riforme  che
  sono  state  fatte grazie ed insieme all'UDC. E' il  tempo  che  si
  passi dagli annunci ai fatti
   Nel  2009  la  Sicilia ha perso 40mila posti di  lavoro,  lo  dice
  l'ISTAT. Anche questo, colleghi parlamentari, è un fatto oggettivo.
  E  noi  non lo diciamo per astio né per rancore, ma per dire che  è
  arrivato  il  tempo di essere consequenziali, Presidente  Lombardo,
  perché  non è possibile stare al Governo nazionale insieme  al  suo
  dante  causa, il presidente Berlusconi, e non risolvere i  problemi
  della Sicilia quando, quotidianamente, assistiamo all'indirizzo del
  denaro  pubblico  verso quel Nord che il suo ministro  Tremonti  sa
  così  bene  indirizzare verso gli interessi della  Lega,  che  sono
  interessi  contrari  e  distinti da  quelli  della  Sicilia  e  dei
  siciliani.
   Oggi  noi  possiamo dire con grande serenità che stiamo assistendo
  ad un vero e proprio ribaltone.
   Non  lo  vedo in Aula, ma voglio dire al collega Lupo,  che  anche
  questa sera ha ribadito un fatto e cioè che il PD non è al Governo,
  che  gli  do il beneficio della buonafede. Però lo voglio  invitare
  affettuosamente - ho anche apprezzato nel tono e nel merito il  suo
  intervento  - a raccordarsi col suo collega Cracolici perché  forse
  l'onorevole  Cracolici non gli ha detto che  nel  Governo  ci  sono
  degli assessori del PD.
   Siccome  l'UDC non è più disponibile a intraprendere  un  percorso
  con  questo Governo, non è più disponibile a dare il suo  sostegno,
  questo  é ormai evidente, l'UDC sta lavorando per l'alternativa  al
  Presidente Lombardo. Lo diciamo con la serenità di chi crede  nelle
  cose   della   politica,  di  chi  fa  la  politica  con   assoluto
  disinteresse scevro da qualsiasi infingimento e, soprattutto, nella
  certezza di fare il bene dei siciliani.
   Allora  noi  siamo  pronti a raccogliere la  sfida  del  futuro  e
  vorremmo capire, e lo dico perché non amo riferirmi a nessuno degli
  interventi  che è stato fatto, però vorrei invitare il  mio  amico,
   Catone  censore , Faraone, che questa sera ci ha  spiegato  alcune
  cose della politica, per carità a non parlare di coerenza.
   Una  delle tante cose che mi viene in mente è che, fino a  qualche
  mese fa, l'onorevole Cracolici, insieme ad alcuni deputati del  PD,
  è  entrato in questa Aula ed ha deposto sui banchi del Governo  dei
  sacchetti  dell'immondizia per dire a questo  Governo  platealmente
  che  non  sarebbe  riuscito a fare una seria riforma  dei  rifiuti.
  Ebbene,  tutti,  a partire da San Paolo, possiamo essere  folgorati
  sulla  via  di Damasco  Noi ne prendiamo atto, restiamo lineari   e
  coerenti;  lo facciamo con assoluta pacatezza e con la  convinzione
  di  essere  nel giusto. E abbiamo già immaginato un percorso  nello
  scorso   comitato   regionale,  che  ha  votato  all'unanimità   la
  possibilità di ripartire, appunto, incontrando e confrontandoci con
  il  mondo  dell'associazionismo, con il  mondo  cattolico,  con  le
  associazioni  di  categoria,  con  il  mondo  produttivo,   con   i
  sindacati,  con  l'università, con la scuola  e  con  tutte  quelle
  formazioni politiche che vorranno confrontarsi con noi per  mandare
  a casa il Governo abusivo del Presidente Lombardo.

   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha
  facoltà.

   DE BENEDICTIS. Signor Presidente, mi manterrò sicuramente entro  i
  dieci minuti.
   Onorevoli  colleghi,  il  dibattito al  quale  abbiamo  dato  vita
  stasera  devo dire che in larga parte è un dibattito che ha parlato
  a  sé  stesso. Io ho provato ad ascoltarlo dal punto di  vista  dei
  siciliani,  dal punto di vista di chi si interroga,  non  tanto  su
  quali  sono i giochi e gli umori del Palazzo, ma dal punto di vista
  di  chi  si interroga su che cosa, in questo momento, comunque  sia
  importante  per la Regione siciliana tale da poter determinare  per
  la Sicilia qualcosa di positivo.
   Io  credo  che  da  questo dibattito ben  poco  si  è  capito,  ma
  soprattutto  penso che noi non abbiamo fatto nulla per spiegarci  e
  nulla  per  occuparci della domanda legittima di chi  vuole  sapere
  cosa succederà alla Sicilia.
   E'  stato  mi  sembra,  consentitemi  un  giudizio  personale,  un
  dibattito  in  larghissima parte, appunto,  che  ha  parlato  a  sé
  stesso, un dibattito scontato, prevedibile, dove le evidenti  ovvie
  accuse  sono  arrivate  fino  a  governo   abusivo ,   tradimento ,
   inciucio , di contraddizioni di ogni natura e specie  che si  sono
  sprecate. E sono tutte argomentazioni e proposizioni legittime.
   Il  punto  è  cosa  siamo in grado noi di dire e di  fare  facendo
  sintesi di questo momento,  assumendoci una responsabilità  in  una
  circostanza che comunque è, oggettivamente, una circostanza inedita
  che contiene un tasto di anomalia che dobbiamo sapere governare  e,
  se  ce  la facciamo, portare a profitto. Questo mi preme essere  il
  punto  di  vista  dei  siciliani: qual è l'interesse  che  possiamo
  individuare in questa operazione a vantaggio dei siciliani?
   Non v'è dubbio, noi del Partito Democratico non abbiamo votato  il
  Presidente  Lombardo,  non  lo  abbiamo  eletto,  non  lo   abbiamo
  individuato come la figura a noi congenita per guidare la  Sicilia.
  Non è il nostro Presidente, sia ben chiaro
   Queste   folgorazioni  o  queste  accuse  che  vi   scambiate   di
  tradimento,  di pentimento - ho sentito l'onorevole Gianni  che  ha
  chiesto  scusa  per avere fatto votare ai siciliani  il  Presidente
  Lombardo - tutto ciò, francamente, ci interessa poco.
   Non  v'è dubbio - e ne prendiamo atto - di una profonda crisi  che
  ha portato il centro-destra in questa Regione al dissolvimento. Non
  v'è  dubbio  -  ne prendiamo atto - del fatto che  in  una  Regione
  fortezza  del  centrodestra l'UDC è fuori dal  Governo;  l'UDC  che
  aveva  governato  per anni e aveva costruito un sistema  di  potere
  clientelare  grazie  al quale ha mantenuto posizioni  e  ruoli,  in
  questo momento è fuori da queste posizioni di potere e ruoli. E non
  v'è dubbio che il PDL, che ha in Sicilia una sua fortezza, oggi  si
  trova spaccato.
   Questo non è un fatto che dipende dagli accidenti occorsi.
   Qui c'è una profonda crisi che in Sicilia segna drammaticamente un
  suo punto di acme.
   Su  questo  fatto, su questa maggioranza oggettivamente  dissolta,
  non  v'è dubbio che la risposta può essere, se non questa, soltanto
  una: il ricorso al voto anticipato.
   E' ragionevole l'argomentazione di chi propone che, di fronte allo
  scioglimento  di  quel  patto  che ha  vincolato  gli  elettori  al
  risultato  della propria elezione, adesso la circostanza imporrebbe
  il ricorso al voto anticipato.
   Senonché,  a  causa della scellerata conduzione di questa  Regione
  nei  precedenti  anni e di quello che abbiamo dovuto  subire,  oggi
  questa  ipotesi  appare  -  non tanto a  noi  che  possiamo  essere
  accusati  come  quelli  che, per interesse  di  poltrone,  vogliamo
  mantenere  questa posizione - ai siciliani tutti, di  destra  o  di
  sinistra,  di  maggioranza e di opposizione, a tutte  le  categorie
  produttive,  a  tutte  le  famiglie, a  tutte  le  imprese,  appare
  un'ipotesi scellerata e un danno a proprio consumo.
   Questo  è  il  punto, e questa è la questione sulla  quale  dovete
  interrogarvi.
   Se   immaginate   una   soluzione   diversa   dall'assunzione   di
  responsabilità alta che ci coinvolge tutti quanti, con  il  rischio
  che  questo comporta, perché questo - ne siamo coscienti - comporta
  un rischio per noi, in questo momento, come Partito Democratico,  e
  comporta  un rischio per ognuno di noi che stiamo qui, compreso  il
  Governo  ed  il  Presidente  Lombardo. Se  esiste  una  possibilità
  diversa, allora questa va messa in campo.
   Ma  stasera  ho  sentito  solamente un parlarsi  addosso,  non  ho
  sentito  evocare una possibilità diversa né ho sentito chiedere  il
  ritorno  alle  urne  perché anche questo - quantunque  i  siciliani
  abbiano  chiesto  che  non si facesse -  nessuno  oggi  qui  lo  ha
  proposto.
   Allora  si  tratta  di un dibattito ipocrita   Si  tratta  di  una
  lamentazione, un'accusa, addirittura una prefigurazione di  scenari
  inverosimili e una narrazione di una Sicilia che sembrerebbe fino a
  qualche settimana fa marciare a gonfie vele verso lo sviluppo e  il
  successo ed improvvisamente è caduta nel buio e nell'oscurità.
   Ma  scusate, gli operai di Termini Imerese, che usate come  foglie
  di  fico  e  strumentalizzate in maniera indegna quando  vi  serve,
  c'erano anche un mese fa, c'erano anche un anno fa e anche due anni
  fa  E voglio  dirvi che se la situazione di Termini Imerese oggi  è
  quella  che  è,  è  proprio a causa del fatto che  già  un'elezione
  anticipata  questa Regione l'ha subita - a causa  della  scellerata
  conduzione  di quel Governo, a causa del fatto che il centro-destra
  osò  candidare un Presidente che era già stato rinviato a  giudizio
  per  fatti gravissimi rischiando, sapendo di rischiare, quello  che
  poi puntualmente è avvenuto - e, quindi, a causa di quella scelta e
  della  durata di appena due anni del secondo Governo Cuffaro,  oggi
  ci   ritroviamo   la  situazione  di  Termini  Imerese   gravemente
  compromessa,  più grave di quella che avremmo potuto affrontare  se
  quelle  elezioni  anticipate e se le cause  che  hanno  determinato
  quelle elezioni anticipate non si fossero verificate.
   Invece,  con  protervia, con cecità, avete sottoposto la  Sicilia,
  per  l'esigenza  di mantenere comunque il potere,  ad  una  seconda
  rielezione  del  governo  Cuffaro e alle conseguenze  che  ne  sono
  derivate,   con   un'elezione   anticipata   che   ha   paralizzato
  l'amministrazione  regionale  e  che  oggi  rende  agli  occhi  dei
  siciliani  ancora  più  improponibile  una  eventualità  di  questo
  genere.
   Ripeto, è un'eventualità che nessuno di voi ha, peraltro, invocato
  e che tutti i siciliani scongiurano. Dopo di che, il punto è: quale
  assunzione  di responsabilità, dati i fatti che ruotano intorno  al
  dissolvimento  vostro, della vostra maggioranza, noi  qui  possiamo
  mettere in campo?
   Per  parte nostra, ci assumeremo le nostre responsabilità, in  una
  situazione  oggettivamente  anomala  e  contraddittoria.   Non   ci
  dobbiamo  nascondere,  infatti, che c'è una  situazione  anomala  e
  contraddittoria, nella quale comunque ci stiamo misurando. E voglio
  dirlo,  onorevole Presidente, questo riguarda tutti quanti noi,  ci
  stiamo misurando non sulla base delle argomentazioni che ci possono
  convincere  e  mettere il cuore in pace, perché le  nostre  possono
  essere  parole  e  rimangono parole. Ci  misuriamo,  e  ci  dovremo
  giudicare,  tutti  quanti,  alla  luce  dell'efficacia  dell'azione
  legislativa e di governo che in questi mesi si metteranno in campo,
  alla  luce  delle  riforme  che  devono  passare  dallo  slogan  al
  contenuto e dei tempi entro cui queste cose riusciremo a fare.
   Tutto  il  resto  sarebbe vuota retorica. Tutto il  resto  sarebbe
  argomentazioni per giustificare un'operazione di per sé  rischiosa,
  nella  quale  ci  può essere riconosciuta la generosità  di  volere
  rischiare assumendoci le nostre responsabilità; ma tutto il  resto,
  se  non si verificano, se non si compiono quelle azioni che valgono
  la   scommessa   che  stiamo  compiendo,  significherebbe   inutile
  galleggiamento.
   Allora,  il  galleggiamento non è una cosa alla quale  teniamo  in
  alcun modo, l'accaparramento o l'impossessamento di posti di potere
  e  di  posizioni non ci riguarda in questo momento.  Non  è  questo
  l'obiettivo, credo che nessuno di noi possa mettere in  campo  come
  giustificazione di questa scelta. Ci interessa che questa scommessa
  che  i siciliani ci chiedono di condurre, nel loro interesse, possa
  produrre risultati.
   Presidente,  questa scommessa noi la possiamo sostenere  in  tempi
  certi  e ragionevoli e deve portare a dire che ne è valsa la  pena.
  Altrimenti  tutto  quello che ci possiamo  dire,  da  una  parte  e
  dall'altra, tutto quello che ognuno di noi può pensare  per  potere
  giustificare  questa  che,  comunque, è  un'azione  impegnativa  ed
  onerosa, non ha senso ed equivarrebbe - come ho detto prima - ad un
  galleggiamento  che  non  ci  potrebbe vedere  partecipi  di  altro
  indugio.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Maira.  Ne  ha
  facoltà.

   MAIRA.  Signor Presidente, io mi auguro, prima di tutto, di  stare
  entro il termine dei dieci minuti, però devo anche ricordare che in
  Conferenza  dei  capigruppo, presente il Presidente  dell'Assemblea
  regionale  Cascio, si stabilì che per questo dibattito i capigruppo
  non  avrebbero  avuto limiti di tempo. Non voglio  fare  spaventare
  nessuno  con questa mia affermazione; però, Presidente, se  debordo
  dai dieci minuti, la prego sin da adesso di farmi parlare.
   Il  mio  intervento, come del resto anche altri di questo  genere,
  possibilmente  avrà il tono di un dialogo tra me  e  il  presidente
  Lombardo.  Dialogo nel senso di come verrà proposto,  perché  è  un
  momento  in  cui  discutiamo di una scelta  politica  che  riguarda
  principalmente l'onorevole Raffaele Lombardo. Ecco perché  ci  sarà
  questa apparente personalizzazione dell'intervento.
   Siamo  di  nuovo qui in brevissimo tempo, e il Presidente Raffaele
  Lombardo  ha avuto modo di dichiarare anche oggi, credo addirittura
  appellandosi  al  rispetto del Regolamento  per  fare  presto,  per
  stringere  i  tempi  di  questo  dibattito  sostenendo  che  questo
  dibattito  è  una perdita di tempo, che il Governo non può  perdere
  tempo con gli inutili dibattiti dell'Aula.
   Voglio dire che è intanto una prassi e un diritto della democrazia
  dibattere  allorquando viene formulato un nuovo  Governo,  che  sia
  nazionale,  che  sia  regionale,  che  sia  provinciale,  che   sia
  comunale; il dibattito è il sale della democrazia e non è  mai  una
  perdita di tempo.
   Allora, se stiamo perdendo un pomeriggio e qualche ora della prima
  nottata,  certamente  questo farà bene alla  democrazia  di  questa
  nostra  Terra e, d'altro canto, se siamo costretti a perdere  tempo
  con i dibattiti, la colpa non è di questo Parlamento. La colpa,  se
  colpa   possiamo  chiamarla,  riguarda  l'evoluzione   politica   o
  l'involuzione   politica  che  ha  caratterizzato   l'operato   del
  presidente Lombardo il quale, battendo qualunque record dalla Prima
  Repubblica,  in diciotto mesi ha fatto tre governi   Ed  è  un  bel
  primato,  in  negativo  per  quel  che  ci  riguarda;  ma   è   una
  constatazione.
   Se  il  presidente Lombardo, anziché avvilupparsi nelle sue teorie
  di   aggiornamento   della  propria  posizione   politica,   avesse
  consentito di lavorare alle forze politiche che erano state  elette
  insieme  a lui nel 2008, non avremmo avuto la necessità di  perdere
  tempo  in Aula per dibattiti di ben tre governi, e chissà di quanti
  ancora  ce  ne  aspetteranno, anziché continuare a discutere  -  mi
  rendo conto - sempre degli stessi argomenti sull'attuale situazione
  politica.
   Non vorrei ripetere le frasi che sono state dette in questi giorni
  e  anche  in  quest'Aula,  le do per scontate.  E'  un  Governo  di
  territorio, si è detto da più parti

   CRACOLICI. E' una domanda?

   MAIRA. E' una domanda ed insieme un'affermazione. E si è detto  da
  più  parti  che  è un tradimento plurimo. L'onorevole  Lombardo  ha
  tradito la sua maggioranza, quella che lo ha eletto; ha tradito  il
  suo  elettorato, quello che lo ha eletto; il PD sta tradendo  -  lo
  spiegherò  dopo,  se ci riesco - il suo elettorato.  Tutti  insieme
  stanno  tradendo  la  Sicilia  perché,  e  ripeto  il  termine,   è
  democrazia.
   In  democrazia,  soprattutto con l'attuale sistema elettorale,  il
  patto  elettorale  che viene stretto, il contratto  elettorale  che
  viene stretto dal candidato alla presidenza, da un governo e da una
  maggioranza che appoggia quel presidente con propri simboli  non  è
  un  fatto  ideale;  è  un fatto contrattuale perché,  per  esempio,
  accanto al nome dell'onorevole Lombardo c'era il simbolo dell'UDC.
   L'onorevole  Lombardo  e  l'UDC hanno contratto  un  rapporto  che
  doveva essere indissolubile con l'elettorato, tranne nel momento in
  cui  non  è  possibile andare avanti - uso anche tale  espressione,
  usata  e  abusata in questi giorni -, tranne a ricorrere nuovamente
  all'appello del corpo elettorale.
   Questo non è stato fatto.
   E  qual  è il dato politico di oggi? Checché se ne possa dire,  il
  dato politico è che il Partito Democratico è al Governo.
   L'onorevole  Lombardo  ha  spostato  l'asse  politico  di   questa
  Regione,  lo ha spostato facendo diventare portante e vincitore  un
  partito che, invece, gli elettori siciliani non avevano premiato.
   Veniamo  accusati,  soprattutto noi dell'UDC e  parte  del  PDL  -
  quello  che adesso viene comunemente definito lealista -  di  avere
  impedito al Presidente Lombardo di lavorare.
   Io non ho ancora sentito, e mi augurerei di sentirlo nella replica
  del  Presidente della Regione, specificatamente quali sono stati  i
  casi,  i  motivi,  i momenti, i provvedimenti legislativi  che  noi
  avremmo  impedito  di  portare avanti. Per quel  che  mi  riguarda,
  avendo   partecipato  al  dibattito  d'Aula,  al  dibattito   nelle
  Commissioni,  al dibattito pubblico, a mia memoria - e  mi  appello
  alla  memoria  di questa Aula - tutti i provvedimenti  legislativi,
  soprattutto quelli che avevano l'impronta della riforma, sono stati
  votati  non  solo  dall'UDC e dal PDL ma, quasi tutti,  sono  stati
  proposti  all'Aula su studio, lavoro e proposizione degli assessori
  dell'UDC.
   Possiamo sapere definitivamente quali sono gli ostacoli che  hanno
  impedito  all'onorevole Lombardo di governare la Sicilia e  che  lo
  hanno  portato  al  suo Lombardo bis e, poi, al Lombardo  ter?  Una
  contestazione  precisa  su  questo aspetto,  io  ancora  l'aspetto,
  scusate il bisticcio di parole.
   Le cose che abbiamo fatto insieme, le ha rammentate lei, onorevole
  Presidente   della   Regione.  Abbiamo   fatto   un   provvedimento
  legislativo  per  ridurre  gli ATO.  Perché  non  è  andato  avanti
  dettando  le  regole  della riforma, sotto  l'aspetto  della  forma
  giuridica,  degli ATO? Si sono accumulati centinaia di  milioni  di
  euro di debiti a carico degli ATO rifiuti. La colpa è forse di  una
  legge  sbagliata, dei consigli di amministrazione impreparati,  del
  sistema che non ha funzionato, delle discariche, dei cittadini  che
  non aiutano a tenere le città pulite
   Ma  é  anche  vero  che questa enorme mole di debiti  è  aumentata
  perché  siamo  con  due anni e più di ritardo  sull'attuazione  dei
  nuovi ATO rifiuti che abbiamo votato tutti, io per primo.
   So che negli sfoghi con alcuni amici della politica, il Presidente
  Lombardo  ha  avuto modo di criticare, forse di  adirarsi  con  me,
  perché  ho  definito l'attuale momento di gestione della burocrazia
  regionale  in stato confusionale . Me ne assumo la paternità  e  lo
  ripeto in quest'Aula, ma non sono solo.
   Onorevole  Presidente della Regione, non può lamentarsi  solo  con
  me.   Deve  farlo  con  le  organizzazioni  sindacali   e   con   i
  rappresentanti  sindacali in primis, anche  quelli  che  appoggiano
  questo   suo  terzo  esperimento  di  governo,  perché   lo   stato
  confusionale  è certificato dalle organizzazioni di categoria,  dai
  sindacati.  E non mi venite a dire - e mi rivolgo anche all'Aula  -
  che  la burocrazia in questo momento funziona, che abbiamo le  idee
  chiare  sui  direttori generali, quelli veri, quelli nuovi,  quelli
  nuovissimi,   quelli   che  facevano  parte   dell'organico   della
  burocrazia, quelli che invece sono esterni - vecchi e nuovi  -,  io
  credo  che  ancora  non si siano nemmeno insediati  e  la  macchina
  burocratica è ferma.
   E  qui  vorrei  aprire una parentesi, lo diceva l'onorevole  Pippo
  Gianni  prima  di me, è sotto gli occhi di tutti e  io  invito   il
  Presidente  della  Regione  a  smentirmi:  la  maggior  parte   dei
  dirigenti generali ha la patente di amici dell'MPA o con tessera  o
  con  la patacca di simpatizzanti, addirittura alcuni sono dirigenti
  di partito, altri sono stati candidati nelle varie liste dell'MPA e
  non eletti, e quindi sono stati premiati.
   Abbiamo avuto in parte lo stesso meccanismo per qualche nominativo
  nelle ASP, verifichiamo lo stesso meccanismo per quanto riguarda il
  sottogoverno  che  fino ad ora è stato assegnato.  La  stessa  cosa
  stiamo  vedendo nella formazione dei gabinetti degli assessori;  ho
  l'impressione  di essere in pieno Soviet o nell'Emilia  degli  anni
  '60  quando,  anche per lavorare, si doveva avere  la  tessera  del
  partito  comunista altrimenti non si poteva lavorare, e vorrei  che
  mi si smentisse con l'elenco  questo è vero o questo non è vero .
   Io  credo  che  una  sfida  di  questo  genere  nel  dettaglio  il
  Presidente  Lombardo non può accettarla e, sempre  per  parlare  di
  dirigenza generale, mi permetto di usare una frase forte  perché  è
  l'unica  che  rende  l'idea: per me la verifica dei  curricula  dei
  nuovi  dirigenti,  fatta  in  poche  ore  notturne,  è  una  truffa
  amministrativa.   Uso  il  termine   truffa   e  sono   enormemente
  meravigliato che i cosiddetti tre saggi si siano prestati a  questa
  operazione  truffaldina,  perché  la  verifica  non  andava   fatta
  soltanto  per  i  nove dirigenti  da nominare  -  forse,  per  nove
  dirigenti  sarebbe  stato bastevole il tempo utilizzato  -;  ma  la
  verifica  riguardava la comparazione di questi nuovi nove dirigenti
  con  i  duemila  dirigenti in forza all'Amministrazione  regionale,
  come impone il decreto Brunetta.
   Si  sarebbe  dovuto  verificare se, fra  i  duemila  dirigenti  in
  servizio, non vi fossero professionalità superiori o pari a  quelle
  dei  nove  che  sono stati nominati. Alcuni dei nove certamente  ce
  l'hanno;  ma  altri, chi proviene dall'amministrazione  di  piccoli
  comuni  ma  è  dirigente dell'MPA, chi è alla sua prima  esperienza
  anch'esso  con  la tessera dell'MPA. Ma benedetto Iddio,  come  può
  sostenersi  che non ci sia, fra i duemila dirigenti  della  Regione
  siciliana  con le capacità professionali acquisite in tutti  questi
  anni, uno più professionale di questi nove?
   Questa vicenda del PD al Governo che aleggia: se è entrato, non  è
  entrato,  mi ha fatto ricordare un'occasione - certo non simile  ma
  l'ho  apparentata - di quando ero bambino, e mi riferisco al  1950,
  al 1951.
   Chi ha la mia età, ricorderà che a quei tempi la domenica si usava
  andare  al  cinema e anche la mia famiglia  aveva questa abitudine.
  Una domenica, con mio padre, mia madre e mia sorella - che forse mi
  sente  visto che abita a Palermo e forse anche lei ricorderà questo
  episodio  - siamo andati a vedere un film al Supercinema, assessore
  Chinnici, che lei conosce. Il film era  Via col vento .
   Ma  che  c'entra  con  questo dibattito? E'  per  sorridere  nella
  drammaticità del dibattito.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Maira, capisco  tutto  ma  si  avvii  alla
  conclusione.

   MAIRA.  Il  film era  Via col vento . Gli anni erano  particolari,
  per  cui  c'era  tutto questo pathos del film  e  il  pathos  anche
  dell'amore  scoppiato tra i due protagonisti. Alla  fine,  il  film
  porta  ad un'enorme e scandaloso bacio tra i due attori principali,
  scandaloso  per  quei  tempi.  Nel  silenzio  generale  del  cinema
  partecipante  al pathos, a me, bambino di cinque anni,  scappò  nel
  silenzio generale  e tanto ficiro che ficiro all'amore . E  scoppiò
  un'enorme risata nel cinema.
   Ecco, l'incontro di Raffaele Lombardo col PD mi ha fatto ritornare
  alla  mente quella frase  e tanto ficiro che ficiro all'amore   con
  delle  conferme  - poi ho finito, signor Presidente,  anche  se  mi
  toccherebbe più tempo -.

   PRESIDENTE. Onorevole Maira, lei non può superare i venti  minuti.
  Capisco  la  Conferenza  dei Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari,
  capisco  tutto;  lei ha parlato per venti minuti, penso  che  debba
  concludere. Mi dispiace richiamarla per la terza volta.

   MAIRA.  E  la  conferma  sul PD sa chi me  la  dà?  La  nomina  ad
  assessore  del  professore Centorrino, sul quale non  ho  nulla  da
  dire,  sulla  serietà, professionalità e capacità; ma  proprio  per
  questo  e  perché  è  stato  chiamato come  tecnico  il  professore
  Centorrino  doveva andare a dirigere un assessorato economico,  non
  un  assessorato  culturale, e non perchè non ne ha  la  cultura  ma
  perché  è  stato  chiamato  come  tecnico  specialista  nella   sua
  economicità.
   L'avere nominato comunque assessore il professore Centorrino è  la
  riprova   che   lei  doveva  andare  in  Giunta  comunque,   perché
  espressione di un partito politico. E' questa la verità.
   Concludo,   signor   Presidente,   dicendo   che   saremo   vigili
  sull'andamento  di questo Governo, che  non permetteremo  a  questo
  Governo   di   fare  riforme  che  nascondano  altra  gestione   od
  occupazione   di  potere.  Voteremo  migliorando  i   provvedimenti
  legislativi  e,  in parte, proponendo soltanto quelle  riforme  che
  siano  seriamente riforme nell'interesse della Sicilia  e  che  non
  possano nascondere momenti di affari politici nella gestione  della
  pubblica amministrazione di questa nostra Terra.
   Da  questo punto di vista, noi saremo riformisti più del  Governo;
  se qualcosa non funzionerà la nostra opposizione sarà violenta.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare  l'onorevole  Adamo.  Ne  ha
  facoltà.

   ADAMO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  componenti  del
  Governo, sarò brevissima.
   Il  nuovo  Governo  Lombardo nasce dalle ceneri  di  un'esperienza
  politica  fallimentare, di una politica che  si  è  rifiutata  -  e
  ancora  si  rifiuta,  dal  dibattito che  abbiamo  ascoltato  -  di
  affrontare con coraggio la crisi determinata dalla drammatica  fine
  del precedente Governo regionale.
   Il  futuro  della nostra Isola passa inevitabilmente dalle  scelte
  che saremo tenuti a compiere nei prossimi mesi. E' giunto per tutti
  il  tempo  delle decisioni: stare con la Sicilia o contro di  essa,
  operare  attraverso le riforme strutturali a favore dello  sviluppo
  economico o continuare a polemizzare, favorendo solo la stagnazione
  ed il declino.
   La crescita economica e culturale della nostra Terra è il progetto
  politico  del  PDL Sicilia e totale è l'adesione alle richieste  di
  innovazione  e  sviluppo  che  gli elettori  ci  hanno  chiesto  di
  soddisfare con il loro sostegno nella primavera del 2008.
   Sosterremo  con  lealtà  e  responsabilità  l'azione  politica   e
  amministrativa del nuovo Esecutivo regionale perché  con  il  nuovo
  Governo  Lombardo intendiamo inaugurare l'era del coraggio e  delle
  concrete riforme e perché crediamo fortemente nella capacità  degli
  uomini che lo compongono e nello spirito innovatore.
   Abbiamo visto con piacere il passaggio di consegne tra l'assessore
  Michele  Cimino e l'assessore Bufardeci che ha permesso di  firmare
  immediatamente  l'accordo, un accordo importante, epocale,  tra  le
  banche  della Sicilia e l'assessorato dell'agricoltura; un  accordo
  senza   il   quale   ogni   riforma,  ogni   intervento   economico
  sull'agricoltura  sarebbe  assolutamente  inutile.   Ed   è   stato
  importante  che in pochi giorni sia stato firmato, subito  dopo  il
  passaggio degli assessorati, a dimostrazione di un progetto  che  è
  cominciato  e  che continua ed anche della capacità di  coinvolgere
  gli  uffici amministrativi che non si sono fermati neanche  durante
  la pausa estiva.
   Abbiamo visto con interesse - e vogliamo sottolinearlo - la grinta
  con la quale il Governo è intervenuto sulla questione della FIAT  e
  siamo  sicuri che ancora interverrà. Apprezziamo anche l'intervento
  dell'assessore per l'industria, soprattutto per le richieste  fatte
  alla FIAT sulla conduzione dell'azienda perché ancora aspettiamo di
  sapere,  attendiamo  la risposta sul perché  un'azienda  che  punta
  sull'efficienza,   sulla  capacità  manageriale   -   e   chiediamo
  all'assessore  di  insistere sulla domanda -  abbia  imbarcato  per
  tanti anni le macchine non da Termini Imerese ma da Catania.
   Non  so che tipo di tessera abbia il professore Centorino, ma sono
  contenta  di avere saputo da alcuni colleghi, colleghi di scuola  e
  non  colleghi politici, che, appena insediato, ha saputo rispondere
  con  grande competenza a tutta una serie di domande che erano state
  formulate.
   Gli interventi recenti dell'assessore Gentile sulle infrastrutture
  ci  fanno capire forse che è arrivato il momento in cui l'Assemblea
  regionale  affronterà con forza e con coraggio la  questione  delle
  infrastrutture:  strade,  porti, ponti ed  aeroporti.  Questa  deve
  essere  sicuramente  la linea di sviluppo del nostro  territorio  e
  siamo sicuri che questo avverrà e su questo puntiamo.
   Ma  forse  proprio  la  determinazione di passare  dalle  promesse
  elettorali   alle   decisioni,   agli   atti   amministrativi,   ha
  paradossalmente   spinto  una  parte  della   maggioranza,   uscita
  vittoriosa  dalle urne e rappresentata all'interno del Governo,  ad
  operare per conto di esso.
   Naturalmente,  nessuno è disposto ad accettare  niente  a  scatola
  chiusa.
   La  sfida  alle  riforme  può  essere  vinta  solo  attraverso  un
  confronto  concreto di idee e progetti. Lealtà, rispetto,  fermezza
  devono  essere  i  princìpi basilari per una solida  e  costruttiva
  azione  a  sostegno delle riforme, con l'apporto fattivo  di  tutti
  coloro che credono nel progetto e con il loro coinvolgimento attivo
  e responsabile.
   Il   cambiamento  che  tutti  auspichiamo  deve  essere  reale   e
  tangibile,   non  una  dichiarazione  di  intenti   ma   un   fatto
  sostanziale.
   Il  PDL  Sicilia,  accettando di dividersi, in maniera  certamente
  traumatica - questo non ce lo nascondiamo e lo ribadisco agli amici
  del PDL, ci rendiamo conto del trauma che abbiamo vissuto - ha però
  dovuto  scegliere  tra  voi, la nostra alleanza  e  la  Sicilia  ed
  abbiamo  scelto la Sicilia e il suo futuro. Siamo stati  costretti,
  dopo  un periodo di lunghe trattative; abbiamo compiuto una  scelta
  consapevole della quale non ci pentiamo; anzi, crediamo  fermamente
  che   il  valore  della  coerenza,  contrapposto  a  quello   della
  illogicità,  sia  il  caposaldo di una  corretta  azione  politica,
  distinta  e  distante  da certe logiche personalistiche  del  tutto
  corrispondenti  alla  richiesta  di  governabilità  dei   cittadini
  siciliani.
   Una  politica  che non ha chiesto - e lo sottolineo,  siamo  stati
  criticati  anche  dai nostri colleghi per questo -  assessorati  in
  più,  che non ha chiesto poltrone, che non ha chiesto sottogoverno,
  ma  una  politica che chiederà moltissimo nel campo, invece,  della
  realizzazione del programma.
   Il  PDL Sicilia continuerà a fare la sua parte. Pretenderemo ritmo
  ed  efficienza  del  Governo, così come garantiremo  uniformità  di
  giudizio,  determinazione  nell'azione parlamentare  e  compattezza
  decisionale.
   L'esecutivo  Lombardo  ha  un  unico  obiettivo:  predisporre,  di
  concerto con le forze parlamentari disposte ad accettare la  sfida,
  un piano organico di riforme che possano incidere profondamente sul
  tessuto economico e sociale della Sicilia.
   Per aspirare ad essere la regione di riferimento del Mediterraneo,
  bisogna  investire sul futuro modificando le micro e macrostrutture
  che danneggiano la nostra Isola. Su questo vigileremo, stimolando e
  incoraggiando   l'azione   di   governo,   attraverso   i    nostri
  rappresentanti  all'interno dell'Esecutivo e  dai  banchi  di  Sala
  d'Ercole.
   Una burocrazia più snella, un sistema industriale più coraggioso e
  sostenuto  negli investimenti produttivi, un programma di  gestione
  di   smaltimento   dei   rifiuti  più   efficiente   e   rispettoso
  dell'ambiente,  una  valorizzazione  ancora  più  intelligente  dei
  nostri  beni artistici e architettonici, incentivi e valorizzazione
  del  merito  per  evitare  la  fuga dei nostri  migliori  cervelli,
  insieme  alla capacità di sostenere e di rispondere con  decisione,
  così   come   si  è  cominciato  a  fare,  alla  gravissima   crisi
  dell'agricoltura,  allo  sviluppo della pesca  e  dell'artigianato.
  Tutto  questo significa cambiamento. Su queste basi, il PDL Sicilia
  accetta  la  sfida  delle  riforme ed esprime  fiducia  al  governo
  Lombardo.

               Assume la Presidenza il Presidente Cascio

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Musotto.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSOTTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente  della
  Regione,  membri  del Governo, dopo il lungo e a  volte  estenuante
  dibattito  di questa sera, credo che si siano ripetute molte  volte
  le motivazioni, gli attacchi - alcune volte di basso profilo, altre
  volte di natura politica - ad una vicenda del Governo Lombardo  che
  tutti  noi  dimentichiamo che dovrebbe essere  il  seguito  di  una
  proposta  programmatica,  politica e  progettuale  che  il  Governo
  Lombardo ter ha prospettato nell'ultima seduta d'Aula e su cui oggi
  sarebbe  stato opportuno - e in alcuni interventi c'è  stato  -  un
  confronto sulle cose da fare, sulle riforme da realizzare  rispetto
  ai  tanti  bisogni  e alle tante emergenze della  nostra  terra  di
  Sicilia.
   Quello  che  più  stranizza  è  quando  si  vuole  delineare   una
  situazione  disastrosa  della nostra Regione  determinata  solo  ed
  esclusivamente dall'onorevole Lombardo.
   Oggi si è detto di tutto e di più. Siamo riusciti anche a dire che
  è  colpa  di  Lombardo se un primario, un chirurgo  ha  dimenticato
  nello   stomaco   di   una  sua  paziente   un   pezzo   di   tubo.
  Quarantanovemila posti di lavoro perduti in Sicilia per  colpa  del
  governo Lombardo, la sanità al disastro, i pronto soccorsi che  non
  funzionano, i servizi che non funzionano, questa terra  di  Sicilia
  in ginocchio solo ed esclusivamente per colpa del governo Lombardo.
   Invece  di  guardare avanti - che poi, in fondo, è la  prospettiva
  che  il Presidente, nell'ultima seduta d'Aula, ha voluto delineare,
  progettare  ed ipotizzare rivolgendo un appello a tutti gli  uomini
  liberi di questo consesso assembleare e di tutte le forze politiche
  che  vogliono  realmente  proporre  un  progetto  di  riforma,   di
  trasformazione e di rinnovamento della nostra Terra di Sicilia - si
  è continuato in una bieca polemica.
   Non vorrei scadere anch'io in una bassa disquisizione sugli uffici
  di  Gabinetto,  sui  direttori generali. Diciamocelo,  però,  senza
  ipocrisia:  prima  del  Governo  Lombardo,  i  dirigenti   generali
  espletavano tutti un concorso e venivano scelti per merito; i  capi
  di  Gabinetto venivano scelti per merito. La meritocrazia  imperava
  nella nostra terra di Sicilia
   Prima  dell'avvento del suo Governo, onorevole Lombardo,  qui  era
  soltanto  meritocrazia. Solo ed esclusivamente i  bravi,  coloro  i
  quali  avevano professionalità, che erano terzi, che  non  facevano
  politica,  che  durante le elezioni non venivano mai  chiamati  per
  spostare  clientele e decine di migliaia di voti  Dimentichiamo  il
  118, dimentichiamo i forestali, dimentichiamo le società collegate;
  dimentichiamo tutto  Vi erano pulizia, rigore, merito e i dirigenti
  generali,   se   non  superavano  delle  prove,  anche   dei   test
  attitudinali, non venivano scelti, non venivano nominati.
   Poi  è  arrivato lei, onorevole Presidente, e quindi le clientele,
  il  basso  potere,  il  privilegiare le tessere  di  partito  -  e,
  comunque,   non  sono  tantissime  le  tessere  dell'MPA,   ve   lo
  garantisco;  abbiamo  fatto soltanto un tesseramento,  lo  possiamo
  dire  e  non  credo che tutti siano stati sistemati  -,  e  qui  il
  rigore; qui, Presidente Lombardo, lei è traditore del patto che con
  onore   ha   stilato   nei  confronti  dell'elettorato   siciliano,
  traditore, ribaltonista, inciucista.
   Siamo veramente alla farsa. Quale inciucio? Quale ribaltone?
   Hanno commesso un errore di grammatica quelli del PDL perché hanno
  votato  contro  il DPEF, avendo nel Governo due rappresentanti  che
  avevano votato a favore di un documento di programmazione economico-
  finanziaria  che è la base progettuale dei modelli di sviluppo  che
  un  Governo  regionale deve eseguire. Hanno sbagliato, e  non  solo
  hanno  votato contro ma sono rimasti al Governo, malgrado le  forze
  che li appoggiavano avessero votato contro.
   Quindi  è  lì  la  contraddizione,  lì  ove  ci  fosse  stato   il
  tradimento.
   Qui si fa retorica, si enfatizza la legge dell'elezione diretta.
   L'unico  patto realmente che deve rispettare colui il quale  viene
  eletto  col  voto diretto da parte degli elettori è  soltanto  uno,
  quello  di  rispettare e di volere attuare il programma su  cui  ha
  avuto  il  consenso.  Si  presenta la propria  candidatura  con  un
  progetto,  con un programma, con delle prospettive di  governo;  su
  quello si deve misurare; quello è il vero patto che l'eletto, colui
  il  quale  viene scelto dalla maggioranza degli elettori, poi  deve
  rispettare ed attuare.
   E'  un  percorso  di  una linearità, di una limpidezza  e  di  una
  chiarezza. Ma dov'è il tradimento?
   E'  lì la responsabilità che ha colui il quale è eletto dal popolo
  che  deve  attuare  le  riforme e deve cambiare  la  società,  deve
  certamente dare delle risposte.
   E'  inutile,  qui,  elencare  ulteriormente  quelle  che  sono  le
  emergenze - sono presenti a tutti noi -; bisogna mettere  a  regime
  un  Governo che governi, che attui realmente le riforme, perchè  ci
  sia  realmente  quel rigore che viene richiesto da  una  situazione
  economica e finanziaria che tutti noi conosciamo. Questo è, quindi,
  l'unico patto.
   Non  ci sono altri patti. Ci sono coalizioni che possono cambiare.
  La politica è un continuo assoluto divenire; guai se fosse stabile
  L'esperienza  nostra,  degli enti locali,  della  nostra  terra  di
  Sicilia,  è sempre stata un'esperienza che vuole dare risposte  per
  farci  essere  testimoni  di ciò che avviene  intorno  a  noi,  nel
  territorio e dare delle risposte concrete, reali.
   Sul  rapporto  col  Partito Democratico, che si sta  enfatizzando,
  intanto vorrei ricordare che oggi ricorre il decennale della  morte
  del  vero riformista, per quanto mi riguarda, della nostra politica
  che   è   il  presidente  Bettino  Craxi,  il  quale  ha  realmente
  rappresentato un momento di cambiamento, una volontà  di  riformare
  profondamente  la nostra Sicilia. E, per quanto  mi  riguarda  -  e
  credo  di  poter  anche interpretare quella che è l'opinione  della
  maggioranza dei siciliani che vuole cambiare - questo atteggiamento
  di  apertura,  di confronto, di appoggio da parte  del  PD  non  mi
  scandalizza  assolutamente tenuto conto che, anche  nell'intervento
  di  oggi,  il  segretario del PD ha parlato di  cose  da  fare,  da
  realizzare  e  da rispettare completamente per dare delle  risposte
  alle innumerevoli emergenze della Sicilia.
   Il  momento del riformismo, quindi, il momento del cambiamento che
  certamente deve essere interpretato per Raffaele Lombardo,  che  ha
  avuto  l'intuizione  di  un  partito  legato  al  territorio  -  il
  Movimento   per   l'Autonomia  non  è  certamente  una   invenzione
  strumentale per poter gestire i posti del potere - per  essere  più
  vicini a quelle che sono le esigenze del territorio e a quelli  che
  sono i bisogni, le domande da parte dei siciliani.
   E  non è un caso che, anche a livello nazionale, il partito si sia
  mosso  in maniera diversa ed abbia  avuto la possibilità di votare,
  ha voluto certamente votare contro il Governo nazionale nel momento
  in  cui quest'ultimo, per molti aspetti, per molte vicende che  qui
  sono  state  elencate - i FAS, le zone urbane franche  -  ha  avuto
  atteggiamenti non certamente vicini alla Sicilia, al Meridione.
   Abbiamo  potuto  constatare come altre forze politiche  legate  al
  territorio, nel momento in cui il territorio chiede delle  risposte
  concrete,  reali  da  parte  del  popolo,  da  parte  delle   forze
  produttive,  da  parte dei lavoratori, da parte  dei  sindacati  si
  attivino,  come  la  Lega - è un esempio, e  si  fa  sempre  questo
  esempio della Lega - non è un caso il consenso che si ha, e  si  ha
  il  consenso  soltanto  quando si è  in  prima  linea,  in  trincea
  rispetto a tutto ciò che chiede il territorio, che chiede la  gente
  in  termini  di  servizi e di occupazione per  quanto  riguarda  la
  Sicilia.
   Credo  che  non  abbiamo nulla da rimproverare -  e  non  già  per
  partigianeria  o  perché  appartenenti  allo  stesso  partito   del
  Presidente - in termini di presenza febbrile, costante, nel momento
  in  cui bisogna rivendicare, far valere la voce della Sicilia,  dei
  nostri  lavoratori,  delle  nostre  esigenze  rispetto  al  Governo
  nazionale, non c'è nulla che Raffaele Lombardo non abbia fatto.
   Guardiamo, quindi, al futuro.
   Sentivo,  da  parte  di alcuni colleghi che  mi  hanno  preceduto,
  parlare  di  tradimento  e poi, in quello stesso  momento,  parlare
  anche,  giustamente, di volere costruire un'alternativa al  governo
  Lombardo;  quindi,  non già in coerenza con il  voto  di  due  anni
  addietro  ma  delineando  altri  momenti  trasversali,  atti   alla
  creazione di forze diverse.
   Vi  è stato un momento, Presidente Lombardo: quando c'è stato quel
  voto  negativo sul DPEF, e si è detto  è stato provocato. Ci  vuole
  coraggio;  ci  vuole forza; vediamo cosa sa fare; vediamo  cosa  ci
  propone; faccia questo . Il Presidente Lombardo il coraggio  lo  ha
  mostrato.  E'  stato  spinto o lo ha nelle  sue  doti  naturali  il
  coraggio.  E' un nodo certamente difficile, è una grossa  scommessa
  che stiamo facendo tutti coloro i quali crediamo in questo progetto
  di  grandi riforme e di rinnovamento della nostra terra di Sicilia.
  E'  una  grande scommessa che si sta facendo, ma perché non  farla?
  Certamente  non  possiamo fare due passi  indietro,  arrenderci   e
  tornare  a  votare.  Sarebbe una iattura per  la  nostra  terra  di
  Sicilia e,  fra l'altro, non lo vogliono i Siciliani.
   Ci  sono  tanti altri amministratori di enti locali che dovrebbero
  certamente  ritirarsi per fallimenti amministrativi di  anni,  come
  anche nella capitale della nostra Sicilia, e tutto ciò non avviene.
   Non  c'è  nessuna  ragione ma c'è soltanto  la  voglia  di  andare
  avanti, di costruire. Sappiamo profondamente, onorevole Presidente,
  che   dietro  di  noi,  dietro  questa  battaglia,  dietro   questa
  scommessa, c'è certamente la stragrande maggioranza dei siciliani.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che  hanno chiesto  congedo  per  oggi  gli
  onorevoli Buzzanca, Falcone e Vinciullo.
   L'Assemblea ne prende atto.

    Riprende il dibattito sulle comunicazioni del Presidente della
       Regione sulla nuova composizione della Giunta di Governo

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Leontini.  Ne  ha
  facoltà.

   LEONTINI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  mi  dispiace
  deludere  l'onorevole  Musotto se, in esordio  al  mio  intervento,
  riproduco le motivazioni che poi ufficialmente sono alla base della
  posizione che il mio Gruppo parlamentare esprime nei confronti  del
  governo Lombardo ter.
   Noi siamo all'opposizione, onorevole Musotto, per i tre motivi che
  i colleghi che mi hanno preceduto hanno sottolineato: primo, perché
  siamo  tornati  indietro di venticinque anni con primati  da  prima
  Repubblica - un governo ogni sei mesi, tre governi in diciotto mesi
  -;  secondo, perché gli ultimi due governi del Presidente  Lombardo
  hanno  costituito  un tradimento della volontà  degli  elettori  in
  quanto  hanno  aperto  una  nuova pagina della  politica  siciliana
  fondata  sulla  praticabilità  del  rapporto  con  il  PD   e   con
  l'opposizione  da  parte  della coalizione  del  centro-destra  con
  l'MPA;  infine,  terzo  motivo, perché  é  fondato  sul  tradimento
  dell'apporto degli alleati.
   Comprendo  la  difficoltà  del collega Lombardo  ad  immedesimarsi
  nella sensibilità verso un patto. Se l'onorevole Musotto non avesse
  atteso  che  il  suo ex partito gli conferisse la presidenza  della
  Commissione  Unione  Europea  prima  di  passare,  armi  e  bagagli
  nell'MPA, molto probabilmente la sensibilità di ciò che è patto

   MUSOTTO.  Mi  sono  dimesso  dalla  carica  di  presidente   della
  Commissione.

   LEONTINI.  Il fatto che tu ti sia dimesso due mesi dopo l'elezione
  non  riduce la gravità di un comportamento che non voglio definire,
  non lo sto qualificando. Sto dicendo soltanto a chi invoca oggi  la
  necessità  di  togliere  da questo dibattito  alcune  categorie  di
  parole come  tradimento ,  infrazione  o  diversità , che io voglio
  ricordare  che  qui, in questo Parlamento, è accaduto  che,  appena
  dopo   le  elezioni  -  senza  attendere  grandi  maturazioni,   ma
  probabilmente   per   qualche  episodio   di   disfunzione   o   di
  incomprensione - abbiamo assistito ad una defezione importante  nel
  nostro  Gruppo parlamentare che ha avuto come protagonista  la  tua
  persona,  onorevole  Musotto ma soprattutto  come  protagonista  il
  Presidente  Lombardo  che,  dopo avere  avuto  1.862.000  voti,  ha
  ritenuto  di  poter  espletare  la sua  attività  con  immediatezza
  dedicandosi a coltivare le defezioni dei partiti alleati.
   E'  chiaro  che non so come definire ciò  E' chiaro che se  questo
  non viene commentato stasera, nessuno si scandalizza se si utilizza
  la  parola  tradimento e con molta disinvoltura e  spregiudicatezza
  qui  si  invoca  la  necessità di essere progressisti  anche  nella
  terminologia,  di essere novisti anche nel modo di  esprimersi,  di
  essere internettici, informatici possibilmente, nella comunicazione
  politica, ed evitare di attardarsi su queste malinconiche categorie
  che  sono  quelle dell'allontanamento dalla volontà degli  elettori
  che,  antica o recente, sempre infrazione è e sempre tradimento  è.
  Ed  non mi vergogno di utilizzare questa parola, onorevole Musotto.
  Non è né stucchevole né stantio il mio riferimento a tale categoria
  perché   tale  rimane.  Posso  esprimermi  così,  posso   astenermi
  dall'esprimermi  così; ma tale rimane nell'opinione  universalmente
  diffusa e più tardi citerò anche cosa dice l'opinione pubblica.
   Il Presidente Lombardo ha detto che il suo nuovo Governo poggia su
  tre pilastri: MPA, Gruppo  Sicilia  e Alleanza per l'Italia. Non so
  quando quest'ultimo pilastro é stato eretto, quello di Alleanza per
  l'Italia, so soltanto che prima c'erano due grandi pilastri: UDC  e
  PDL.
   Se   dovessimo  fare  una  disamina  degli  apporti  quantitativi,
  dovreste ricordare che, su 1.860.000 voti, l'MPA ne prese 300.000 e
  la lista Lombardo Presidente, 100mila, il PDL circa 900mila e l'UDC
  340mila: cioè l'apporto del PDL e dell'UDC, insieme, è di circa  un
  milione    300    mila    votanti.   Chi    rappresenta    in    un
  milioneottocentomila  voti, una dimensione, non  dico  sparuta,  ma
  sicuramente  ridotta  rispetto all'apporto degli  alleati,  qualche
  scrupolo  in più, rispetto al mantenimento di un rapporto  politico
  con l'alleanza che, nei confronti della candidatura, ha canalizzato
  i  voti  dovrebbe  pur  averlo; e ha  detto  bene  qualche  collega
   elezione  diretta, si fa per dire , perché è chiaro che chi  guida
  un  partito  che  conta 400mila voti, come mi corregge  l'onorevole
  Leanza,  certamente  non rappresenta un milioneottocentomila  voti.
  Quindi,  se tale consenso ha arriso alla candidatura del Presidente
  Lombardo, ciò lo si deve all'apporto dei Gruppi parlamentari che si
  sono  candidati nei territori e hanno canalizzato il consenso verso
  l'unica candidatura alla quale la coalizione guardava, come proprio
  rappresentante.
   Cosa  è  accaduto? La prima volta, a maggio si verifica  la  prima
  crisi  e  la prima formazione di un governo ad infrazione, rispetto
  alla volontà degli elettori, senza mai coinvolgere la coalizione.
   Qualche  collega ha detto  si sono fatti fuori . Ma ci riconoscete
  un'attitudine  all'autolesionismo o al suicidio?  L'UDC  qui  si  è
  alternato  con parecchi colleghi. C'è mai qualcuno dell'UDC  che  è
  stato  destinatario di una notifica politica di estromissione dalla
  giunta?  E' mai stata la giunta di governo soggetta ad un dibattito
  di coalizione, nell'ambito del quale porre un problema politico, in
  positivo  o in negativo, che evidenziasse in negativo la  necessità
  di  estromettere questo partito, così deleterio, dalla composizione
  della giunta? Mai  Da un giorno all'altro, la cancellazione con  un
  colpo di matita e la notifica attraverso la stampa e attraverso gli
  articoli  Mai un'azione collegiale  Mai la coalizione investita del
  problema riguardante l'estromissione di un partito  E questa  è  la
  prima volta.
   La  seconda volta, la lesa maestà ha riguardato il voto  contrario
  al DPEF.
   Ho  già,  in  questa sede, più volte evidenziato perché  questo  è
  accaduto,   e   in  Commissione  Bilancio  -  i  colleghi   se   lo
  ricorderanno, anche i colleghi della sinistra - io ebbi più volte a
  raccomandare al Governo che la tanto decantata importanza del  DPEF
  faceva  a  pugni  con  l'insufficienza e  inadeguatezza  di  quella
  formulazione. La Corte dei conti, in questo senso, era  ancora  più
  oltranzista  perché  indicava nelle categorie  più  importanti  del
  programma  di governo le lacune di quel documento di programmazione
  finanziaria.
   Nulla  sulla  formazione. Nulla sui fondi comunitari. Nulla  sulla
  riforma dei rifiuti, sugli ATO. Nulla di nulla sull'attingimento ai
  bandi  perché,  in  quel momento, i bandi non  esistevano,  c'erano
  cinque  o  sei  categorie, l'agricoltura, i bandi di  concorso,  la
  formazione, gli ATO rifiuti, etc. che erano oggetto di lacune.
   Noi avemmo modo di sollecitare il Governo a riempire queste lacune
  e  la  risposta  stizzita  fu  o bere o  affogare,  non  esiste  in
  Commissione  la  possibilità di modificare il DPEF    Ed  io,  come
  capogruppo del partito di maggioranza - mi è stato detto -   dovevo
  farlo  passare  così, poi si vedrà. Ma il DPEF non è uno  strumento
  perfettibile  in  Aula,  non è una legge; è  un  documento  che  si
  deposita  agli  atti  e  viene in Aula per  essere  oggetto  di  un
  dibattito;  ma  se ne prende atto. Non c'è nemmeno  una  votazione.
  Quindi, quando avrei dovuto modificarlo io questo documento?
   Tutti i giorni, in prima pagina sulla stampa, si leggeva che  quel
  documento  aveva una straordinaria importanza perché si  prefiggeva
  di  indicare le magnifiche sorti progressive dell'umanità siciliana
  e  della  Regione siciliana, con le lacune che la Corte  dei  conti
  indicava,   addirittura,  a  pagina  38,  andate  a  leggere   quel
  documento, come mancata rispondenza tra la realtà e la stesura.  Si
  parlava  di  documento  astratto, poco legato  alla  realtà,  e  lo
  dicevano i giudici della Corte dei conti.
   Onorevole  Scilla, mi sarei macchiato di lesa maestà come  lei  ha
  denunciato qui, meccanicamente, ripetendo le parole del Presidente.
  L'MPA  ha  votato  contro il Governo nazionale dieci  volte  e  c'è
  un'intervista  del  Presidente Lombardo nella quale  alla  domanda:
   L'MPA prende sempre più le distanze da Berlusconi e dal PDL. Ma il
  suo   partito  è  ancora  parte  di  questo  Governo,   di   questa
  coalizione?   il Presidente ha risposto:  Chi ha assunto  posizioni
  diverse non siamo noi, ma sono Berlusconi e il PDL .
   Onorevole  Scilla, chi ha assunto posizioni diverse non siamo  noi
  ma  è  l'onorevole  Lombardo e la tua alleanza. Voi  avete  assunto
  posizioni  diverse,  voi  avete  modificato  i  comportamenti,   la
  condotta  e  gli atteggiamenti fino al giorno prima. Tu,  onorevole
  Scilla,  hai  firmato  il 99 per cento degli  emendamenti  e  degli
  articoli che io ho formulato sulla riforma della sanità. Non c'è un
  solo articolo che non rechi la tua firma
   Perché  stasera sei venuto a dire, meccanicamente, che l'onorevole
  Leontini  forse  non  voleva la riforma della sanità  e  desiderava
  ostruzionisticamente che tale riforma non si facesse?
   Certo,  sei  andato meglio dell'onorevole Mineo che,  con  il  suo
  intervento, ha toccato i vertici dell'analfabetismo puro.
   Mi  sono  sentito  dire dal collega Mineo che io  sarei  stato  un
  avversario del piano di rientro.
   Il piano di rientro lo abbiamo fatto io, lei signor Presidente, il
  Presidente  della  Regione  Cuffaro, l'onorevole  Dina  e  tutti  i
  colleghi  quando  l'onorevole Mineo ancora frequentava  i  consigli
  comunali.  Non so perché stasera gli hanno telefonato e  gli  hanno
  detto  di dire queste cose. E qui lui si è prodigato, si è  profuso
  in  una serie di insulti nei miei confronti; però - ripeto - lo  ha
  fatto  toccando i vertici dell'analfabetismo puro dicendo cose  non
  vere,  come il fatto che il piano di rientro, inesistente in questa
  fase se non come atto stipulato tra noi e il Governo nazionale l'11
  agosto del 2007, quando lui non c'era, ha ispirato la riforma della
  sanità.
   Un  conto  è  la riforma della sanità, altro conto è il  piano  di
  rientro.
   Se  vuoi  un  insegnante di sostegno, io mi  candido  e  posso  in
  maniera molto particolare e pedissequa colmare queste lacune.
   Sulla  riforma  della sanità gli onorevoli Scilla  e  Mineo  hanno
  firmato correttamente, quando facevano parte del Gruppo, il 99  per
  cento  degli  emendamenti  di  riforma  che  l'onorevole  Leontini,
  insieme  al Gruppo parlamentare UDC, ha elaborato. E non è  affatto
  vero  che l'onorevole Leontini non si trovava  Non si sono  trovati
  loro  il  giorno  dopo,  perché dall'oggi  al  domani,  dopo  avere
  cooperato  all'attività del loro capogruppo, su diktat  provenienti
  dall'esterno  finalizzati  a  separare,  a  distinguere  e  poi   a
  divaricare,  a  fratturare, il comportamento  si  è  completamente,
  sostanzialmente capovolto e modificato. Questa è la storia.
   Le  carte  in tavola, quindi, non le abbiamo cambiate noi,  le  ha
  cambiate il Presidente Lombardo che, prima con l'UDC e poi con noi,
  ha  immaginato  la lesa maestà del voto contro il  DPEF.  Lui,  che
  guida  un  partito  che a Roma ha votato contro dieci  volte,  fino
  all'altro  ieri,  e  nessuno  gli  ha  detto  niente.  Nessuno   ha
  estromesso  dal  venerdì  al lunedì l'MPA  dal  Governo  nazionale.
  Nessuno ha fatto quello che il Presidente Lombardo, vendicatore,  è
  venuto  a  dire  qui in Aula, e cioè che avevamo votato  contro  il
  DPEF, il documento di programmazione economico-finanziaria.
   E'  accaduto  proprio  questo, siamo veramente  all'assurdo   Sono
  primati che mai sono stati così discussi in quest'Aula.
   Allora,  se il DPEF sarà modificato avevamo ragione noi, e  allora
  il  Presidente Lombardo mi dovrebbe spiegare perché  non  ha  fatto
  tutto  quello  che  noi abbiamo costruttivamente rivisto.  Potevamo
  renderlo perfettibile, suscettibile di modifiche successive ed oggi
  non saremmo qui a dire che il Presidente Lombardo ci ha estromesso.
   Ma   il  Presidente  Lombardo  la  possibilità  di  modificare  il
  Documento di programmazione economico-finanziaria non l'ha  neppure
  considerata.
   Oggi dovrà farlo, e quindi sarà sensibile alle nostre richieste di
  ieri.
   Ma ricordo che noi non abbiamo votato il nostro ordine del giorno,
  bensì  l'ordine  del  giorno dell'onorevole  Cracolici;  lo  stesso
  onorevole  Cracolici domani dovrà necessariamente ripetere  il  suo
  comportamento e, quindi, voterà contro il DPEF.
   E'  chiaro  che  è  stata una volontà razionale ben  precisa,  una
  volontà razionale che il Presidente Lombardo ha voluto condire  con
  altre motivazioni.
   Presidente della Regione, io ho cinquant'anni, lei quasi sessanta.
  Lei  é  nato, cresciuto e sviluppato politicamente a Catania.  Ogni
  Presidente  della Regione, nel suo territorio, ha avuto i  problemi
  che  ha  avuto  lei.  Ma  perché  è  afflitto  da  questa  sindrome
  napoleonica che fa gridare alla lesa maestà se qualcuno  interviene
  a Catania su una questione specifica che riguarda un ospedale?
   A  me  di Ragusa, all'onorevole Beninati di Messina, all'onorevole
  Cordaro  di Palermo, all'onorevole Scilla di Trapani, all'onorevole
  Bosco  di  Agrigento, è venuto a raccontare che nella provincia  di
  Catania la lesa maestà ha riguardato qualche manifesto nel Calatino
  e  qualche  insulto in qualche emittente privata. Una sua dirigente
  di  oggi  - come diceva l'onorevole Maira - che esprime appieno  la
  posizione  del  Movimento  per  le Autonomie,  ieri  assessore  nel
  governo  Cuffaro, ha organizzato le barricate nel porto di  Augusta
  con manifesti contro il presidente Cuffaro.
   Accadde  per dieci, quindici giorni di seguito che la critica  nei
  confronti di quel presidente fu fatta valere da un assessore  della
  sua  Giunta, che protestava contro il presidente Cuffaro che  aveva
  consentito .

                         (Proteste dai banchi)

   ARENA. Non erano semplici manifesti, ma minacce di morte

   CORDARO. E chi li ha fatti? Diciamo i nomi e i cognomi.

   PRESIDENTE. Onorevole Arena, la richiamo all'ordine.

   LEONTINI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  non   ho
  interrotto nessuno.
   Sto  solo  dicendo che il Presidente della Regione è il Presidente
  dei  siciliani, ed anche il mio Presidente, dato che l'ho votato  e
  l'ho fatto votare.
   Il  ruolo  che riveste il Presidente della Regione è tale  da  non
  poter motivare l'estromissione del maggior alleato dalla Giunta con
  motivazioni  legate ad un episodio di turpe polemica  territoriale,
  perché  questo  è un argomento che a me, capogruppo  del  PDL,  può
  apparire  in  modo  molto  parziale,  molto  limitato  e  privo  di
  significato.
   Nella  condotta di questo partito e di questo Gruppo, fino a  quel
  momento,  c'è  stata  sempre  e comunque,  anche  nella  dialettica
  vivace,  una  correttezza di rapporti, di voto e di espressioni  di
  posizione  e  non c'è mai stato, nei confronti del  Presidente,  un
  atteggiamento diverso. Ci sono state delle critiche, delle censure.
   Io  dico  che  non è vendetta, non attribuisco questo  spirito  al
  Presidente  Lombardo. Gli attribuisco una sua  razionale  e  lucida
  strategia,  prima  attraverso  l'onorevole  Musotto,  poi  con   le
  geometrie variabili, poi Storace, poi il 31 di marzo la stipula  di
  un  accordo  con i presidenti del Sud contro il Governo  Berlusconi
  strangolatore, con titoli a sei colonne su tutti i  giornali  e  le
  testate  a tiratura siciliana ed anche su  la Repubblica , cronache
  di Palermo.
   E questo è sicuramente il percorso che il Presidente Lombardo si è
  dato fin dall'inizio, una strategia che lo portava ad andare in una
  direzione diversa.
   Quello  che  non mi so spiegare è perché i nostri ex  amici  dello
  stesso gruppo parlamentare abbiano deciso di condividere, tradendo,
  questo  percorso e fondando anche la loro posizione di  oggi  sulla
  praticabilità del rapporto con il PD.
   La   composizione  della  Giunta  la  dice  lunga,  perché  spesso
  l'onorevole  Miccichè, leader del Gruppo  Sicilia ,  dichiara:   lo
  scopo  nostro è quello di conferire dignità alle posizioni del  PDL
  che  sarebbero  depresse  dalla rappresentanza  dell'altra  parte ;
  nella composizione della Giunta il Presidente Lombardo esprime - se
  togliamo gli onorevoli Bufardeci, Cimino, Gentile, Strano  e  Armao
  esterno, indicato da un'area politica - ben sette componenti su 12.
  Si  capisce  perché chi rappresenta 400mila voti su  un  milione  e
  800mila,  poi  decide di andare in questa direzione,  e  altro  che
  dignità  quella  di  difendere il proprio Gruppo  rispetto  ad  una
  composizione  della Giunta che vede il Presidente avere  la  Giunta
  del Presidente.
   Mai accaduto che una Giunta fosse composta in questo modo, non  si
  era  mai  verificato  Ci sono più uomini del Presidente nominati  e
  svincolati dal consenso in questa occasione storica della  Sicilia,
  che in tutta la storia del Parlamento e della Regione siciliana
   Onorevole Lupo, sulle riforme avete annunciato condivisione. Bene,
  ma  siete  o  non siete al Governo? L'onorevole Lupo  dice  di  non
  essere  al  Governo,  né politicamente né dal punto  di  vista  del
  sostegno;   però  il  Presidente  Lombardo  dice  che  dispone   in
  Parlamento  di  60  voti,  dire questo  sistematicamente  significa
  prescindere dall'esistenza di grandi o piccole riforme.
   E'  più  leale il Presidente Lombardo in questo momento di  quanto
  non  lo  sia  il  PD vergognandosi di dire quello che  invece,  nei
  fatti, tutti i siciliani sanno, cioè che c'è il Governo con il PD.
   Caro  onorevole Lupo, non sono le grandi riforme quelle che  hanno
  determinato  il  vostro atteggiamento negli  anni,  perché  tra  le
  riforme,  le  grandi  riforme,  c'è una  pratica  quotidiana  della
  gestione, che è quella che ha determinato sempre i vostri umori, le
  vostre  posizioni, i vostri attacchi, il vostro modo di  esprimervi
  nei confronti dei governi e dei siciliani
   Se  oggi,  rispetto  a questo, si dice  noi siamo  per  le  grandi
  riforme  e  le voteremo , non si può omettere che da oggi  c'è  una
  gestione del governo rispetto alla quale l'onorevole Lupo deve dire
  come  si  orienta il suo partito. Con la nuova legge,  la  gestione
  rappresenta l'80 per cento dell'attività di una regione,  non  solo
  l'attività  di  questo  Parlamento,  ci  sono  gli  assessori,   le
  graduatorie,  i contributi e i finanziamenti per gli spettacoli,  i
  bandi.  E  noi  vogliamo sapere, nei confronti della gestione,  che
  posizione  prende  il PD se poi non modifica la  propria  posizione
  rispetto alle leggi.
   In  questo Parlamento, onorevole Faraone, io sono venuto prima  di
  lei,  il  suo  partito  precedentemente è sempre  stato  fuori  dal
  confronto parlamentare, ed ha sempre orientato le proprie posizioni
  in  contrapposizione  ai  modelli gestionali,  non  alle  leggi  di
  riforma.
   Quindi,  le  leggi di riforma oggi possono essere oggetto  di  una
  condivisione  o  meno, ma questo fa parte del gioco costruttivo  di
  una minoranza, la quale oggi non innova nulla se dice che voterà  a
  favore  delle grandi riforme, anche se voi avete votato  contro  le
  due  uniche grandi riforme che ha fatto questo Parlamento,  non  il
  Governo,  e  cioè  la  riforma  della  sanità  e  la  riforma   dei
  dipartimenti, varati da questo Parlamento con l'apporto del  nostro
  Gruppo  e dell'UDC e con il voto contrario del Partito Democratico,
  sia la prima e la seconda volta.
   Allora,  verso quali riforme andiamo, se la gestione vi vede  oggi
  sicuramente interessati?
   Se  la gestione non vi consente di votare contro le leggi è perché
  da  oggi voi siete al governo, e siete al Governo non soltanto  per
  votare  le  grandi riforme ma per condividere la  gestione,  che  è
  l'aspetto  importante, fondamentale dell'attività  del  Governo.  E
  rispetto a questo avete in passato orientato le vostre posizioni.
   Il  consenso  oggi la dice lunga, perché l'operato del  Presidente
  Lombardo per il 49 per cento dei siciliani va male, per il  20  per
  cento  va bene; la fiducia per il 62 per cento nessuna e per il  24
  per cento abbastanza; il 29 per cento attribuisce la responsabilità
  della  crisi  al  Gruppo Sicilia di Miccichè, il  26  per  cento  a
  Lombardo,  quindi siamo al 55 per cento, solo il 16  per  cento  al
  PDL;  la  scelta tra i due PDL il 77 per cento al PDL,  il  17  per
  cento al gruppo Sicilia.
   Il  Gruppo  Sicilia è negativo per il 48 per cento dei  siciliani,
  positivo per il 27 per cento e il 25 per cento è senza opinione.
   Onorevole Lupo, tenuto conto che Confindustria non è vicina a noi,
  il   Sole  24  Ore   non è vicino a noi, se il  57  per  cento  dei
  siciliani dice che oggi la possibilità di ovviare a questa  iattura
  sarebbe  un  ritorno alle urne, non è vero che poi i  cittadini  ci
  inducono  o  costringono ad essere così responsabili  verso  questo
  destino  parlamentare  e  di governo. E'  evidente  che  l'opinione
  pubblica dice cose diverse.
   Io  non  sono affezionato all'idea di elezioni anticipate, però  è
  giusto che ci chiediamo e si chiedano tutti i cittadini: il partito
  di opposizione unico e maggiore partito di opposizione della storia
  di   questo   Parlamento   oggi,  rispetto   ad   una   maggioranza
  autodichiaratasi dissolta, dissipata, come mai oggi  non  individua
  in questo fattore storico la necessità di un ricambio, la necessità
  cioè di procedere diversamente? E' la prima volta che accade perché
  quando  una  maggioranza che ha avuto il consenso per dichiarazione
  del  Presidente si dissolve, il partito di maggioranza, ovviamente,
  ha il dovere di sottolinearlo. Se non lo fa, è perché tutto ciò che
  ho detto fa parte degli ingredienti, dei contenuti dell'attività di
  Governo   che,  da  oggi,  sia  nella  gestione  che  nell'attività
  parlamentare vi vedrà in collaborazione e alleati.
   Allora  tutti  coloro  che sono disponibili a  una  riforma  della
  Sicilia, che sono disponibili all'innovazione, che sono disponibili
  a  vedere  da  domani i beni culturali, il turismo, la sanità,  che
  oggi  versa,  nel  99  per cento dei casi,  in  una  condizione  di
  illegalità - altro che revocare gli atti di Iacolino a Palermo  con
  un  atto  illegale - delle Aziende sanitarie siciliane, perché  non
  sono  stati completati i collegi dei revisori dei conti e  non  c'è
  uno strumento di revisione.
   Lo  Stato ha fornito le sue indicazioni, le conferenze dei sindaci
  hanno fornito le loro; l'unica inadempienza è quella dell'assessore
  Russo  e  del  Governo regionale che non completano i  collegi  dei
  revisori dei conti perché non hanno fornito le proprie indicazioni.
  Non  fanno  questo,  non  hanno gli  strumenti  di  verifica  e  di
  controllo,  però inducono poi i direttori generali  a  revocare,  a
  verificare  l'operato dei loro predecessori. Siamo  veramente  alla
  vergogna.
   Se  questo sta accadendo, a tutti coloro che vogliono cambiare noi
  diciamo  che  questo gruppo parlamentare e questa ex maggioranza  è
  disponibile ed animata da spirito di servizio, come è giusto che lo
  spirito   di  servizio  animi  non  solo  le  istituzioni   ma   le
  rappresentanze parlamentari, come quella di chi vi parla e  di  chi
  rappresenta chi vi parla.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Cracolici.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  io  credo  che
  stasera abbiamo assistito ad un dibattito che di politico ha  avuto
  poco,  ma  che si è trasformato in alcuni passaggi in una sorta  di
  resa  dei  conti  dove  al giudizio politico  si  è  sostituito  un
  giudizio morale.
   Proverò  a  spiegare il senso delle cose che sto dicendo.  Intanto
  dico che la politica - sono cresciuto in una idea della politica  -
  rimane  una  scienza  non esatta, però ci  sono  delle  regole  non
  scritte che bisogna sempre avere davanti.
   Ho  sentito  parole  forti e a queste parole  forti  bisogna  fare
  corrispondere  gesti  forti.  Ci sono dei  Gruppi  parlamentari  in
  quest'Aula  che,  assieme,  hanno  31  parlamentari  iscritti,   mi
  riferisco  all'UDC  e  al  PDL  ufficiale.  Partiti  che  fanno  le
  dichiarazioni che hanno fatto, devono necessariamente presentare un
  atto  di sfiducia, un atto parlamentare chiaro con il quale  si  ci
  presenta   ai   Siciliani,   rompendo  i   ponti ;   altrimenti   è
  sceneggiata,  è mero momento di esercizio ginnico, quello  cioè  di
  prendere  a  pugni  il vento, che è una attività  che  fa  bene  ai
  muscoli,  perché li tonifica, ma non incide di un millimetro  sulle
  cose che ci sono.
   Ed  è  questo  il punto, onorevole Leontini, è proprio  questo  il
  punto
   Voi  non  volete  ammettere il fallimento  politico  della  vostra
  maggioranza, negate le ragioni che hanno portato in venti o ventuno
  mesi  - ancora non ho capito bene quanti sono questi mesi -,  dalle
  elezioni ad oggi, su ogni passaggio della vita di questo Parlamento
  e   anche  sugli  atti  di  governo,  a  divisioni  profonde  nella
  maggioranza. E non volete ammettere che sì c'è stato un  inganno  e
  un  tradimento,  il tradimento nei confronti della Sicilia,  perché
  avete  sempre  anteposto le vostre ragioni di potere  all'interesse
  del fare e del cambiare le cose in Sicilia. E in nome di questo, di
  una  concezione  che sin dal primo giorno ha caratterizzato  questa
  legislatura,  nel  fare  in modo cioè che  non  si  facesse  nulla,
  l'azione    politico-amministrativa    è    stata    caratterizzata
  esclusivamente dalla gestione dell'esistente.
   Vede, onorevole Leontini, lei ha  ricordato una legge dicendo  che
  noi   avevamo   votato   contro;  in   realtà,   l'abbiamo   votata
  favorevolmente. Ma il problema non é come abbiamo votato.
   Vorrei ricordare l'iter di quella legge. Una legge che era entrata
  in  questa  Aula  per fare una piccola modifica ai dipartimenti;  a
  seguito   della   nostra  iniziativa  politico-parlamentare   siamo
  riusciti  a rinviarla in commissione e a farla diventare  legge  di
  riforma  del sistema Regione, nella consapevolezza che non  abbiamo
  risolto  i problemi di questa Regione, una legge con cui si sarebbe
  potuto fare di più. Avevamo pensato, in quella fase, di ridurre non
  solo i dipartimenti, i futuri direttori generali e tutto quello che
  ha  portato, oggi, all'assetto di questa nuova fase della  Regione;
  pensavamo anche di ridurre il numero degli assessori. Non ci  siamo
  riusciti.
   Però  quella  legge  fu  l'inizio di una  condizione  politica  di
  difficoltà  in  cui  questa maggioranza, che aveva  vinto,  sì,  le
  elezioni, ma dopo averle vinte, un minuto dopo, aveva dimostrato di
  non avere nulla che la teneva assieme sulle soluzioni di riforma  e
  di innovazione da dare a questa Regione.
   Il  fallimento è politico. Non voglio dire che qui c'è  una  parte
  buona  e una parte cattiva, non dico che le ragioni stanno  da  una
  parte piuttosto che dall'altra. Io vorrei che si prendesse atto del
  fallimento  politico di una coalizione che si è tenuta  insieme  in
  nome  di  una  appartenenza identitaria,  e  non  in  nome  di  una
  appartenenza  capace  di  risolvere i  problemi  della  Sicilia.  E
  vedano,  onorevole Leontini e cari colleghi, la  questione  di  cui
  stiamo parlando non riguarda solo la Regione.
   E' in crisi il vostro modello di coalizione e non è un caso che se
  oggi  Palermo  è diventata la pattumiera di questa Regione,  lo  si
  deve  anche  al  fallimento politico della  coalizione  di  centro-
  destra, in questa città e nei tanti comuni siciliani.
   Invece   di   affrontare  il  nodo  politico,  che   avrebbe   una
  conseguenza,  la necessità di presentarsi nel Parlamento  siciliano
  mettendo  la  parola fine al concetto coalizionale, fate  allusioni
  con la sensazione di un amante tradito, fate tentativi di tenere in
  campo un filo, invece di dire che si prende atto che è finita e  si
  presenta  la sfiducia. Altrimenti stiamo giocando e state giocando,
  cercando  di  trasformare questa vicenda politica  in  una  vicenda
  morale e parlando di traditori, di tradimenti, di onore tradito, di
  stretta  di  mano  che vale più di qualunque patto.  Una  sorta  di
  commedia  siciliana dove c'entra un po' l'onore, un po' i valori  a
  cui  ci si riferisce quando non si ha la forza degli argomenti,  la
  lucidità di affrontare i problemi per quello che sono.
   Noi  pensiamo che la Sicilia non merita la vostra resa dei  conti,
  non se lo può permettere.
   Non  se lo possono permettere quei lavoratori che sono stati, meno
  di  una  settimana fa per un giorno intero, sotto la sede di questo
  Parlamento a prendersi una giornata d'acqua, nella speranza che  il
  Parlamento siciliano provasse a dare loro una mano per risolvere  i
  problemi di una grande azienda che riguarda quei lavoratori ma  che
  riguarda  pure il futuro della Sicilia: mi riferisco alla  Fiat  di
  Termini  Imerese.  Non se lo possono permettere quegli  agricoltori
  che  da settimane, in tante città della Sicilia, stanno vivendo  il
  dramma  di un'agricoltura che, per la prima volta, non produce  più
  reddito.  E la politica rischia di essere impotente di fronte  alle
  condizioni  materiali di migliaia e migliaia di famiglie siciliane.
  Non se lo può permettere chi, comunque, chiede a questa Regione  di
  risolvergli  i  problemi e non di assistere alla  tragedia  di  una
  politica  rissosa che ha impedito qualunque possibile soluzione  ai
  propri problemi
   Ecco il senso della nostra proposta e della nostra collocazione.
   Certo,  Presidente Lombardo, noi non stiamo firmando una  cambiale
  in bianco.
   Stiamo  qui a verificare e a sfidare questo Governo, se vuole  per
  davvero  dimostrare  di mettersi, al di là  delle  ragioni  che  lo
  motivano, alla testa di un processo riformatore in grado di dare ai
  problemi vecchi soluzioni nuove alla Sicilia, in ogni settore,  dai
  rifiuti alle riforme di sistema, alla formazione professionale. Non
  voglio  fare  un elenco perché l'elenco avrebbe in sé il  carattere
  quasi  di  un  programma di legislatura. Noi vogliamo  vedere,  sin
  dall'inizio,  se questo indirizzo è condiviso in questo  Parlamento
  tra chi sostiene questo Governo e il Partito Democratico.
   Potete  raccontarla come volete, potete continuare a costruire  la
  tragedia  di una comunicazione in cui, ancora una volta,  piuttosto
  che  affrontare e guardare la luna, continuate a guardare  il  dito
  che indica la luna.
   La  sostanza  è  una:  il  PD non è al Governo  perché,  onorevoli
  Leontini e Maira vorrei rassicurarvi, il giorno in cui il  PD  sarà
  in  un governo ci starà con la sua faccia senza vergognarsi, con  i
  suoi  gruppi  dirigenti e ci starà, per così dire, con  la  schiena
  dritta.  Nessun gioco sotterraneo; noi stiamo ponendo una questione
  a  chi  è  rimasto  in vita, anche grazie al sistema  dell'elezione
  diretta,  se  è in grado di mettersi a servizio della  Sicilia  per
  provare a dare soluzioni nuove a problemi vecchi.
   Questi  problemi sono stati prodotti anche da parte  di  chi  oggi
  grida  ma ha contribuito a disseminare di macerie la nostra regione
  e,  in alcuni casi, oltre alle macerie sono rimasti i cassonetti in
  fiamme per le strade della Sicilia.
   Questa  è  una sfida che facciamo sulle riforme; ma, voglio  dirlo
  con  molta  franchezza,  noi non siamo nel  Governo,  chiediamo  al
  Governo atti di novità. Nessuno si illuda che c'è una fase neutra.
   Il  Governo governi, ma governi anche candidandosi, anche nei suoi
  atti  amministrativi, a rappresentare quei segni  di  novità  e  di
  discontinuità  rispetto  al  passato. Nessuno  pensi  di  governare
  semplicemente per utilizzare il potere e il sottopotere in nome del
  rafforzamento  di  un  pezzo del sistema  politico.  Voglio  essere
  franco su questo
   La  nostra è una sfida. E' una sfida alla politica. E' la sfida di
  chi  pensa,  a  differenza di chi urla al vento,  che  le  elezioni
  anticipate non sarebbero un bene per la Sicilia, ma un regalo a chi
  vuole  trasformare la vicenda politica siciliana in  una  resa  dei
  conti tra un pezzo del sistema politico.
   Onorevoli colleghi, questo regalo non ve lo faremo
   Avete  il dovere, però, di fare gli atti e di dimostrare  con  gli
  atti  la  vostra  rottura, altrimenti state buggerando  la  Sicilia
  perché fate finta di litigare in Parlamento per cercare nei meandri
  del  potere  e del sottopotere i luoghi dell'accordo e  cercare  di
  rientrare dalla finestra quando siete usciti dalla porta.
   Onorevole  Presidente,  noi abbiamo detto:   apriamo  la  stagione
  delle riforme , ci sono riforme che bisogna fare qui dentro, ma  ci
  sono riforme che bisogna fare lì dentro, nella sede della Giunta, a
  partire  della principale riforma che noi consideriamo  essenziale,
  che  è  quella della Regione, quella di liberare i siciliani da  un
  modello  di Regione invasiva e invadente in ogni angolo della  vita
  pubblica e privata di questa regione e lo si può fare. Lo  si   può
  fare   con  decreti  amministrativi  avviando  un'idea  di  Regione
  moderna,  più snella, efficiente e più decentrata dove, finalmente,
  ognuno faccia una cosa. Evitiamo che tutti facciano la stessa cosa.
   Insomma,  queste sono le sfide che vogliamo aprire e noi chiediamo
  a questo Parlamento di stare su questo terreno dell'asticella;  per
  il resto, chi vuole trasformare la vicenda politica in una rissa  e
  in  un  pollaio faccia pure. E lo faremo già stasera, lo  dico  con
  molta onestà e franchezza: ho visto che sono stati presentati degli
  ordini  del giorno alcuni dei quali, consentitemi di dire,  gridano
  vendetta se non il sorriso.
   Ho  visto che è stato presentato un ordine del giorno che riguarda
  la  vicenda  dell'assessore Armao, e lo presentano forze  politiche
  che,  per  settimane,  quando  si  è  aperta  una  vicenda  che  ha
  riguardato  fatti concreti, cioè il ruolo di un assessore  con  una
  delega   che   trattava  contemporaneamente  da  assessore   e   da
  professionista la stessa questione a parti inverse, a  seconda  del
  giorno  e  dell'ora.  E su questo noi abbiamo posto  una  questione
  concreta  presentando  una  mozione che chiedeva  la  revoca  delle
  deleghe. Ebbene, questi partiti che oggi presentano la mozione, per
  giorni hanno annunziato che forse avrebbero presentato una mozione;
  non  l'abbiamo vista - e in politica contano gli atti, non  contano
  le parole - quella mozione.
   Poi,  nel momento in cui sono state ritirate le deleghe e  quindi,
  accogliendo  le  ragioni  per cui avevamo  presentato  la  mozione,
  quegli  stessi partiti chiedevano che si prelevasse quella  mozione
  per farla diventare non si capiva che cosa, un'altra operazione per
  prendere a pugni il vento.
   Adesso si presenta la mozione per chiedere di revocare l'assessore
  per  le  ragioni per cui noi avevamo chiesto la revoca,  in  quanto
  assessore  con  delega  ai rifiuti. C'è un  poco  di  schizofrenia.
  Certo,  voglio dirlo con la massima  franchezza: vedete,  onorevole
  Leontini  e  onorevole Maira, il fatto che questo non è  il  nostro
  governo, se c'è bisogno di una dimostrazione,  è proprio questa.
   Se  il  PD  fosse stato oggi nel Governo posso assicurare  che  il
  Presidente della Regione avrebbe avuto qualche problema  in  più  a
  confermare  e nominare l'assessore Armao, e non per ragioni  morali
  ma  per  ragioni di opportunità avremmo preferito non averlo  nella
  compagine di governo.
   Così  come sulla questione degli uffici di Gabinetto, che ho visto
  essere diventata, anche qui, un teatrino dell'assurdo: l'UDC  e  il
  PDL sono stati, con propri assessori, componenti di questi governi,
  di  quello bis e di quello iniziale, e gli assessori dell'UDC e del
  PDL  non si sono mai fatti scrupoli di nominare i componenti  degli
  uffici  di Gabinetto utilizzando appieno la legge, nominando  tutti
  gli esterni possibili e tutti gli interni possibili.
   Certo, diventa strano che UDC e PDL, come primo atto, chiedano  al
  Lombardo  ter  che gli altri non utilizzino quelli che  loro  hanno
  utilizzato.
   Voglio  dirlo  con  la  massima franchezza, onorevole  Presidente:
  abbiamo  posto  un  problema che non è un  generico  e  velleitario
  bisogno di ridurre per ridurre.
   Riteniamo che in un momento come quello attuale la sobrietà è  già
  merito  politico. Ribadisco: la sobrietà è merito politico. Abbiamo
  apprezzato  la decisione della Giunta di ridurre di tre  componenti
  gli  uffici di ciascun Gabinetto, circa 40 complessivamente; ma con
  altrettanta  onestà devo dirle che avremmo preferito,  ad  esempio,
  che  la  Giunta  facesse quello che ha scritto,  oltretutto,  nella
  proposta  di finanziaria presentata ad ottobre quando la Giunta  ha
  approvato una finanziaria che prevedeva la riduzione del venti  per
  cento.  Insomma, il bicchiere si può vedere  mezzo  pieno  o  mezzo
  vuoto.
   Con molta franchezza, voglio dirle subito che noi lavoreremo e  ci
  batteremo perché la finanziaria contenga una norma di riduzione sia
  degli uffici di Gabinetto sia dei costi impropri della politica.
   Sono  temi  rispetto ai quali non aspettavamo certamente  l'ordine
  del  giorno  dell'UDC o del PDL per avere lezioni su  come  bisogna
  praticare    modelli   di   sobrietà   nell'azione    politica    e
  amministrativa.
   Ecco  perché  questi  ordini del giorno sono pretestuosi  e  anche
  originali;  in  genere,  è  successo l'esatto  contrario,  ora  non
  ricordo,  non  per  le dichiarazioni programmatiche  ma  durante  i
  governi  che  cambiano - e Cuffaro ha cambiato anche  altre  giunte
  durante  le  sue  precedenti esperienze,  ma  c'è  stato  anche  il
  Lombardo  bis  -  a  mia memoria non ricordo  che  chi  si  propone
  all'opposizione presenta dei documenti di bocciatura, in genere.
   A  volte  è  successo  che  era  la maggioranza  a  confermare  le
  dichiarazioni rese dal Presidente.
   Ma qui ogni cosa presenta una sua novità.
   E'  evidente che questi documenti, per la loro pretestuosità,  non
  possono   essere  minimamente  assunti  come  base  di  discussione
  politica per quanto ci riguarda, dal Partito Democratico.
   Ecco perché non voteremo i documenti che hanno questo rilievo, che
  attengono  a  fatti strettamente connessi alla vicenda politica  di
  questa  esperienza. Proprio per il carattere strumentale di  questi
  documenti, vogliamo stare - assieme ai colleghi del PDL,  dell'UDC,
  dell'MPA  e del PDL Sicilia -  sul terreno della capacità  di  fare
  leggi  buone per la Sicilia, e di farle anche con rigore attraverso
  il Parlamento e, per quanto ci riguarda, il Partito Democratico non
  delegherà e non firmerà nessuna cambiale in bianco al Governo.
   Siamo  pronti a fare la nostra parte. Il Governo faccia la propria
  parte
   Poi,  vedremo  quando  e  come  dare un  ulteriore  sviluppo  alla
  situazione politica e parlamentare di questa Regione; ma ogni  cosa
  a  suo tempo. Affrontiamo un problema alla volta, vediamo se  si  è
  nelle  condizioni  di  liberare la Sicilia dalla  paralisi  che  da
  ventuno  mesi  il  centro-destra, uscito vittorioso  dal  voto,  ha
  realizzato dimostrando di avere fallito, rischiando di fare fallire
  con  sé l'intera regione. Noi non possiamo accettare una cosa,  non
  lo potremo mai fare: siamo stati eletti avendo perso le elezioni  e
  siamo  stati  chiamati a fare l'opposizione; non siamo  chiamati  a
  fare  l'opposizione ai siciliani, siamo chiamati a fare opposizione
  al  centro-destra. Oggi il centro-destra non c'è più; quel  centro-
  destra  non  c'è  più  e,  quindi, per  noi  in  questo  momento  è
  prevalente la Sicilia, per noi viene prima di tutto la Sicilia.
   Quindi, credo che da questo punto di vista, anche se a mezzanotte,
  vorrei  che  i  siciliani sappiano, da questo  podio  e  da  questo
  Parlamento,  che il Partito Democratico si mette al servizio  della
  Sicilia,  non ha nulla da chiedere, se mai ha tanto da dare  e  noi
  vogliamo  essere nelle condizioni migliori per poter dare  qualcosa
  di utile alla nostra Regione.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione  per
  la replica.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  cercherò anch'io, anche perché sono  passate  sette  ore
  dall'inizio  di  questo  dibattito, di mantenermi  nell'ambito  dei
  dieci  minuti,  spero  di non andare di molto oltre.  Però,  signor
  Presidente, ritengo che una volta per tutte, almeno per noi  stessi
  - ormai è tardi e credo che la gente non abbia voglia di seguirci -
  ci  chiariamo,  un momento, le idee e cerchiamo di ripristinare  la
  verità,  dal momento che le cose, le tante menzogne che  in  questi
  giorni, settimane e mesi, ho sentito ripetere, ce le diciamo  e  ce
  le  ripetiamo, e allora temo che qualcuno si convinca che si tratti
  della verità.
   Sono  stato  eletto, in molti di quanti mi hanno  preceduto  hanno
  fatto il conto: un milione e ottocento, 66 per cento, 63 per cento,
  il  17  di  più  o di meno, il voto di trascinamento e quant'altro,
  certo,  sostenuto da un'ampia maggioranza. E, però, non c'è  dubbio
  che  il vincolo tra questa maggioranza e i cittadini, gli elettori,
  tutti i siciliani, consisteva e consiste in un programma di impegni
  scritti  e  sottoscritti,  da  mantenere  e  da  realizzare  in  un
  quinquennio - se ci saranno cinque anni di tempo -, in  un  giorno,
  in  un anno, in tre anni, il tempo che ci è dato, purché giorno per
  giorno,  momento  per momento, quel programma  e  quella  serie  di
  impegni, nessuno di noi, ma io per primo che sono stato eletto  con
  la  stessa scheda - le due schede non sono separate, il voto non  è
  disgiunto,  c'è il trascinamento, quello che volete -  direttamente
  dalla gente, insieme a ciascuno di voi deputati di questa Assemblea
  che  è  stata anch'essa, con il Presidente della Regione, investita
  del voto popolare.
   Questo programma - al di là di quello che è scritto in quelle note
  che,  poi, furono sottoscritte - ha l'impegno di tutti noi,  credo,
  di  ciascuno  di  questi novanta parlamentari, certo  con  maggiore
  responsabilità, con maggiori oneri da parte di quanti ne ebbero  un
  incarico più pieno e diretto da parte degli elettori, ed era quello
  di servire al meglio la Sicilia.
   Ogni governo, il presidente e i suoi assessori, appena comincia ad
  operare  e a lavorare, si guarda intorno e, vedendo quello  che  si
  registra nei vari rami dell'Amministrazione, rispettando quei punti
  programmatici,  cerca di modificare, se serve, le  cose,  o  -  per
  carità,  sbaglierebbe profondamente se lo facesse -  si  impegna  a
  lasciarle  come  sono,  se  tutto  va  bene  e  se  niente  c'è  da
  modificare.
   Signor  Presidente,  onorevoli colleghi, io ne  ho  parlato  il  2
  dicembre;  siamo  tornati  ad  incontrarci  e  ho  ripreso   questi
  argomenti  il  9 dicembre, ecco perché potrò dedicarvi  meno  tempo
  stasera.
   Nel  bilancio  della  Regione  che,  precedentemente,  negli  anni
  trascorsi, più di una volta si è rabberciato ricorrendo  ai  mutui,
  noi  trovavamo delle voci - questa è una verità perché sta  scritta
  nelle  carte,  al  di  là  dei  giudizi  sugli  assessori,  a   chi
  appartengono,  ai  gabinetti, ai ribaltoni, alle maggioranze,  alle
  opposizioni  -, trovavamo che questo bilancio era caratterizzato  -
  questo è un dato macroscopico che certamente è risaltato agli occhi
  di  tutti noi - da entrate, ad esempio ne cito solo una, la  ripeto
  sempre, un'entrata inventata di sana pianta di circa un miliardo di
  euro  per una voce, la ricordo, la mitica valorizzazione del nostro
  patrimonio, spendendo i quali, nel corso dell'anno, ai 950  milioni
  o  al  miliardo  di euro, alla fine dell'anno, a conti  fatti,  non
  corrispondeva neppure un euro di entrata.
   Se si fosse andati avanti lungo quella strada l'affondamento della
  Regione, la bancarotta della Sicilia era nelle cose. Sarebbe  stato
  un appuntamento già fissato
   E,  ancora: ci trovavamo dinanzi - è vero, una legge non l'abbiamo
  fatta,   ecco  perché  la  individuiamo  tra  le  nostre  priorità,
  onorevoli colleghi vi prego di seguirmi, se possiamo, anche se  per
  la  verità  è  tardi, è da sette ore che ciascuno  di  noi  è  qua,
  personalmente mi sono alzato soltanto per qualche minuto un paio di
  volte  -,  e  abbiamo  fronteggiato, e lo  stiamo  facendo  ancora,
  assessore Russo - quello presente - più volte con anticipazioni per
  evitare  che il sistema collassasse, e, dove abbiamo potuto,  siamo
  intervenuti senza risparmiare né attenzioni né risorse sul  sistema
  dei    rifiuti   che,   quando   finalmente   potremo,   cambieremo
  profondamente. Lo cambieremo alla luce di uno studio che ci è stato
  consegnato e per raggiungere un sistema di organizzazione diversa.
     E' stata una mia mancanza la non presenza in quarta Commissione,
  ma  certo uno straccio di disegno di legge e poi un decreto che  ha
  fatto  avanti  ed  indietro e che mi è stato chiesto  di  ritirare,
  sicuramente ha interessato questo Governo fin dai suoi primi passi.
   Però,  vedete, quel piano dei rifiuti - lo dico perché lo sappiate
  -  prevedeva  che si dovessero bruciare rifiuti per due  milioni  e
  settecentomila tonnellate all'anno. Sapete ora, rispetto a quattro,
  cinque,  sette anni fa - non so a quando risale quella  previsione,
  non  dico sicuramente ottimistica ma neanche pessimistica - già  ne
  produciamo complessivamente due milioni e quattrocentomila  e  oggi
  vi  devo  dire  il  fatto che abbiamo fermato quel Piano,  comunque
  certo  non siamo con il nuovo regime sui rifiuti che impedisce  ciò
  che  stanno facendo gli olandesi ed i tedeschi, molti dei  presenti
  mi  sono testimoni, ma è risaputo che stanno cercando di acquistare
  rifiuti   per   potere   fare  andare  a   pieno   ritmo   i   loro
  termovalorizzatori.  E così saremmo stati costretti  a  fare  anche
  noi: cercare di catturare possibilmente da tutta Europa rifiuti  da
  bruciare in Sicilia.
   La sanità: anche qui, che rimbalzo di responsabilità
   Il  piano  di  rientro è merito nostro. Però, quando cerchiamo  di
  rispettarlo e di attuarlo, il merito non è più nostro e le colpe un
  po'  sono  da una parte e un po' da un'altra. Un piano  di  rientro
  della  sanità che, se tutto va bene e se viene valicato - come  noi
  riteniamo  -  porterà  per la prima volta, dopo  tanti  anni,  alla
  riduzione  della  pressione fiscale, e non è  cosa  da  niente:  in
  Sicilia  si risparmieranno, di sole tasse, da 180 a 200 milioni  di
  euro.
   Ho  sentito parlare di un piano energetico che non esisterebbe,  e
  che  invece esiste, tanto è vero che i nuovi impianti di produzione
  di  energia alternativa, quella eolica, non se ne sono visti  molti
  in  giro.  C'è un piano che consente, con l'impiego delle normative
  vigenti,  di  produrre energia da fonti alternative a favore  delle
  famiglie e delle piccole imprese.
   Non  potevamo certamente fare altrimenti, non avevamo strumenti  a
  nostra disposizione.
   Dinanzi  ad  una elefantiasi dell'organico regionale,  che  non  è
  l'ultima  delle  cause,  purtroppo, degli intoppi  burocratici  che
  caratterizzano  la nostra terra, abbiamo bloccato le  assunzioni  e
  oggi mi sembra eccessivo, per la verità, scandalizzarsi.
   Nell'Eden   perduto,   come  ricordava  ironicamente   l'onorevole
  Musotto,  si selezionava tutto in base al merito. C'erano dirigenti
  generali  della  sanità,  uno  mi  pare  si  chiamasse  Bitetti,  e
  dirigenti  dell'industria, tutti selezionati dopo  avere  fatto  la
  comparazione con i duemila dirigenti, forse ieri erano qualcosa  di
  meno, erano 500 o 1000.
   Oggi  vengono i nodi al pettine di un'agricoltura che non cammina:
  il pane, la pasta che costano tantissimo e il grano che costa dieci
  centesimi,  non sono la conseguenza del lavoro sostenuto.  Impianti
  di  produzione  della  farina che da soli producono  quanto  basta,
  molto di più di quello che basta ai cittadini siciliani. Oppure  ci
  si  è trastullati in agricoltura e si è sperperato tanto denaro  in
  tutti quegli enti di ricerca per la carne, per il formaggio, per il
  latte,  che  non solo non hanno risolto nessuno dei problemi  della
  nostra produzione ma li hanno profondamente aggravati.
   Vedete,  voi  avete fatto ipotesi di tutti i tipi, e mi  riferisco
  soprattutto a quanti hanno attaccato questo Governo e l'azione  che
  in questi 20-21 mesi abbiamo portato avanti.
   Ma,   al  di  là  delle  sindromi  più  o  meno  napoleoniche  che
  confliggono  con la lucida strategia, quanto meno ci siamo  chiesti
  il  perché,  perché si è arrivati al primo governo, nell'ultimo  ci
  sono  soltanto due assessori nuovi rispetto ai due precedenti -  su
  questo  argomento  ci tornerò, questo Governo lo possiamo  chiamare
  terzo  o quarto, come vogliamo -, perché non continuare con  quella
  maggioranza? Forse per masochismo, forse per il gusto di  avere  un
  solo  momento, un solo giorno senza attacchi al nostro Governo  nei
  titoli dei giornali?
   Sarebbe  bastato andare avanti con quel bilancio  come  se  niente
  fosse.  Continuare magari, visto che quella voce era  già  abusata,
  magari  con  altre  voci  di entrata inventate,  per  continuare  a
  sperperare  denaro. Si poteva continuare con quel piano di  rifiuti
  senza  abolire, per carità, benemerite istituzioni e andando avanti
  come  se  niente fosse sui termovalorizzatori e sui siti sui  quali
  andavano  costruiti; si poteva andare avanti senza  celebrare  gare
  per  l'acquisizione di farmaci nel sistema ospedaliero che ci hanno
  fatto  risparmiare qualcosa come 100-150 milioni di euro; si poteva
  continuare a far sì che il nostro territorio fosse una giungla  per
  coloro  i quali risanano l'ambiente con l'eolico e di cui si occupa
  non  solo per presunte infiltrazioni mafiose la magistratura -  per
  ben  altro  potrebbe  occuparsi questa nostra  magistratura  -;  si
  sarebbe potuto continuare chiaramente allargando ancora di più  gli
  organici,  se  non  della Regione, almeno  delle  aziende  e  delle
  società  ad  essa  collegate,  e  allora  io  sarei  un  Presidente
  tranquillo,  non  avversato e non aggredito, sicuramente  riverito,
  ricco e pieno di privilegi, e non soltanto di privilegi.
   Diciamo  che, per rispettare quel programma e per onorare  il  mio
  impegno  di  servizio verso i siciliani, ben prima che  cadesse  il
  nostro  primo  governo,  amici carissimi, è iniziata  un'azione  di
  attacco, di aggressione e di logoramento del Governo che sono stato
  chiamato a governare.
   Vedete,  vi  dico  semplicemente questo -  onorevole  Leontini,  è
  ancora qui - il DPEF o non il DPEF?
   Il  disegno di legge sulla sanità è stato sottoscritto non  so  da
  quanti  presenti o non presenti. Voi vi siete richiamati al Governo
  nazionale,  ma noi al Governo nazionale ci stiamo e lei,  onorevole
  Leontini,  lo  può  chiedere  a chi di competenza,  perché  abbiamo
  sottoscritto  un  patto  per il Sud che è  fatto  di  alcuni  punti
  fondamentali rispetto ai quali abbiamo riscontrato delle   modeste
  inadempienze  che ci hanno portato a non votare,  a  votare  contro
  alcuni  provvedimenti e a votare invece altre iniziative del nostro
  Parlamento.
   Ma ve lo immaginate un disegno di legge firmato dal Presidente del
  Consiglio, licenziato dal Consiglio dei Ministri, che registra alla
  Camera  o al Senato il controdisegno di legge di uno dei capigruppo
  della  maggioranza,  il  PDL  o la Lega  o  l'MPA?  Non  è  neppure
  lontanamente pensabile.
   Sui punti più importanti, come ad esempio la sanità, c'è stato  un
  disegno  di  legge che poi abbiamo dovuto riaggiustare cercando  di
  riunificare i disegni di legge presentati.
   Sul  DPEF,  la cui portata e la cui importanza molti di voi  hanno
  ritenuto di sottovalutare, il problema non è che andasse modificato
  perché  la  Corte  dei  conti  aveva  eccepito  una  cosa  o   due,
  assolutamente  no,  perché  questo DPEF,  onorevole  Leontini,  era
  stato,  dopo  lunga  giacenza, in attesa di  raccogliere  tutte  le
  modifiche possibili e immaginabili da parte dei gruppi politici, ed
  è  stato  approvato da una Giunta nella quale anche il  suo  Gruppo
  politico era rappresentato.
   Ora, non è possibile, non è consentito, non è coerente che ci  sia
  una  dissociazione tra un Gruppo che è rappresentato in Giunta e  i
  parlamentari  che  invece  in Commissione  Bilancio,  da  parecchio
  tempo, ben prima di quel voto dell'11 novembre, facevano mancare il
  numero  legale  e  quindi non si andava avanti  con  l'attività  di
  quella  Commissione, quasi come un volersi dissociare dall'attività
  della giunta e dall'attività del Governo nel quale, invece, il  suo
  Partito era rappresentato.
   Oggi   sono   state  usate  parole  grosse:  l'onore,  l'amore   e
  quant'altro.  Siete stati voi con il voto sul DPEF a  provocare  la
  divaricazione, voi che parlate tanto di tradimento, voi aggrediti e
  oltraggiati, quella maggioranza, quel programma, quel  Governo,  in
  ordine   alla  sostanza  dei  punti  fondamentali.  L'oltraggio   e
  l'aggressione è stato fatto agli interessi del popolo siciliano  ai
  quali noi, e io in prima persona, siamo rimasti fedeli.
   Dopo  quel  voto  è  successa  una cosa,  che  si  sarebbe  dovuta
  verificare  per  vostra coerenza: si è arrivati a  un  Governo  nel
  quale,  appunto  per evitare quel conflitto e quella contraddizione
  le  cui  ragioni  ancora oggi vorrei comprendere,  se  non  fossero
  quelle  di  sostanza  di  cui  abbiamo  parlato,  non  sono   stati
  riproposti quei due assessori.
   E  oggi  invece  fanno  parte  della giunta,  sono  assessori  del
  Presidente  - che quindi ne ha sette -, sono assessori  espressione
  del   Partito  Democratico,  e  quindi  segno  di  non   so   quale
  consociativismo  e  inciucio,  due  uomini,  uno  l'assessore  Pier
  Carmelo Russo il quale, credo per pressione di nessun partito,  era
  stato  scelto  qualche  mese fa da me personalmente,  e  in  Giunta
  eravamo tutti d'accordo, quale Segretario generale della Regione  e
  poi il professore Centorrino i cui scritti - io, per la verità,  li
  frequento  da un anno e mezzo a questa parte circa -  vi  invito  a
  leggere perché vi renderete conto che vi potete trovare più voi che
  chiunque  altro,  più noi tutti che chiunque altro,  spunti,  idee,
  proposte,  soprattutto sul piano dell'analisi economica  e  sociale
  che riguardano il Mezzogiorno e la nostra Sicilia.
   Avete  detto  che nella mia replica, nella precedente  seduta,  io
  avrei sfidato qualcuno.
   Ma  non prendiamoci in giro, fate pure tutti gli ordini del giorno
  o le mozioni che volete.
   Il Presidente ha il dovere di andare avanti per la sua strada, voi
  avete  il diritto di presentare una mozione di sfiducia se avete  i
  numeri  per  poterlo fare, in quanto 45 più uno rappresentanti  del
  popolo  siciliano.  Allora sarete gli interpreti della  maggioranza
  dei cittadini siciliani.
   Noi  con  questo  Governo andremo avanti cercando  di  raggiungere
  alcuni  obiettivi  essenziali e fondamentali  e  non  lo  facciamo,
  ripeto, per il nostro tornaconto o per le nostre comodità,  non  lo
  facciamo neppure per conquistare consenso.
   Voi  avete citato più volte - vi invito a produrlo domani  mattina
  se  siete  in  condizione - i numeri di un falso  sondaggio  di  un
  soggetto  che non è legato né a Confindustria e neppure a  Il  Sole
  24  Ore , ripreso anche da altre testate giornalistiche, che ci  ha
  fatto  invece scoprire che, a distanza di un mese, il 79 per  cento
  dei  siciliani  è  contrario alle elezioni,  riduce  quindi  quella
  percentuale di trenta punti.
   Fatevi dare i nomi e i telefoni dei mille e quaranta, così provate
  voi  stessi  a capire se quel sondaggio è vero o se è tutto  falso.
  Noi  abbiamo  provveduto  a rivolgerci ad  un'agenzia  credibile  e
  abbiamo  dati  che  esporremo chiaramente ai  siciliani  attraverso
  giornali  ben  diversi dal quel titolare che,  da  qualche  mese  a
  questa   parte,   comincia  a  frequentare   le   trasmissioni   di
  intrattenimento di un certo tipo e di una certa area politica e del
  quale per la verità si riconosce una certa appartenenza.
   Io  ho  tante idee, anche su certa rabbia che pervade non soltanto
  le  dichiarazioni e gli interventi di taluni di noi stasera;  certa
  rabbia contro il Governo; certa dissociazione continua tra i Gruppi
  che  li  esprimono  e  gli  assessori che  stanno  in  Giunta.  Ma,
  nonostante  le  tentazioni  - ho la mia  età,  è  stata  richiamata
  proprio dall'onorevole Leontini, siamo vicini ai sessant'anni -  ho
  un dovere di prudenza e di riservatezza e una grande pazienza.
   Dopo di che, chiaramente, in mancanza di una espressione libera  e
  democratica  -  più volte ho citato questo termine - alternativa  e
  diversa di quest'Assemblea, ho richiamato i Gruppi politici dopo la
  constatazione  che  quella maggioranza è stata massacrata,  non  da
  noi, non dagli uomini dell'MPA o del PDL Sicilia o del Gruppo a cui
  fa  capo l'onorevole Bonomo, ma da altri, perché nella sostanza, al
  di  là  del  DPEF, della Commissione Bilancio, del  Governo  o  dei
  dirigenti generali esterni, al di là di questo c'era la sostanza. E
  la  sostanza era il bilancio falso; la sostanza era quel  micidiale
  piano  dei rifiuti; era quella sanità che era andata al  di  là  di
  ogni limite; era l'energia da giungla che la Sicilia era diventata;
  era  la  vergognosa  corsa ad ulteriori assunzioni,  rispetto  alla
  quale io, ieri, oggi e domani mattina non vado avanti neppure di un
  passo.
   Non  c'è privilegio o vantaggio o comodità che tenga in barba alle
  tante  menzogne  delle quali, ahimè, mi accorgo  -  e  mi  dispiace
  veramente - voi stessi vi state convincendo.
   Allora, un programma essenziale sul quale verremo a ritrovarci. Il
  Partito Democratico ha detto che si ritrova, ci sono mille cose  da
  fare e, nel mio primo intervento del 2 dicembre, per la verità,  ne
  ho  citate  tante:  il  bilancio e la  finanziaria,  in  ordine  di
  importanza, vanno coraggiosamente portati avanti per tagliare  ogni
  possibile  spreco per legge; poi se negli uffici  di  Gabinetto  ci
  devono  stare  sei  persone,  diciotto  o  quarantaquattro,  lo  si
  deciderà in Assemblea.
   E' pronta la legge sullo sviluppo, sul rilancio dell'edilizia, che
  pare  in  settimana possa essere licenziata, per dare impulso  alla
  nostra   economia;   c'è   il  piano  sull'organizzazione   e   sul
  funzionamento  del  sistema  dei rifiuti;  c'è,  indubbiamente,  la
  semplificazione della burocrazia e tante altre cose, il lavoro,  lo
  sviluppo,  la formazione professionale, tutto quello che  si  potrà
  fare  -  io credevo, con la partecipazione di tanti altri  di  noi,
  l'avevo letto sulla stampa, per la verità non ci avevo creduto - in
  una  grande  volontà di partecipare a questo processo  riformatore,
  perché  si  arrivasse in poco tempo, e non in dodici o in  diciotto
  ore  di  dibattito che, se non contengono niente  sul  piano  della
  proposta, sono - con tutto il rispetto - puro e vano ostruzionismo.
   Lo dico con molta franchezza: una via è quella della comodità, dei
  lussi, degli ozi e dei privilegi, l'altra è quella del lavoro e del
  piacere  di  stare in Assemblea, se è possibile, nonostante  tutto,
  per  fare  cose utili, oltre che per dircele fra di noi.  E  questi
  provvedimenti,  come quelli sul credito di imposta  o  sugli  aiuti
  alle  imprese, possono essere votati con larga maggioranza da parte
  di tutti noi.
   Dopo avervi detto queste cose ed averle sottolineate e ribadite, a
  fare  giustizia  delle tante menzogne che ci andiamo  dicendo,  non
  sottovaluto  minimamente le difficoltà che abbiamo dinanzi  e  che,
  con  tutto  il  rispetto,  non stanno qua  dentro,  ma  non  vorrei
  deprimere nessuno
   L'altra sera ho avuto il piacere di incontrare il Presidente della
  Regione  catalana, il quale vantava i 600 anni di  anzianità  della
  sua  autonomia  e  del suo parlamento. Io ho detto  che  il  nostro
  Parlamento  aveva almeno un secolo in più di anzianità, ho  taciuto
  però tante altre cose.
   Mi  auguro  che abbandoniamo la veste dei portavoce  e  acquisiamo
  quel  protagonismo che i Siciliani, facendoci assumere  una  grande
  responsabilità,  ci  hanno  conferito.  Ho  parlato,  il  giorno  9
  dicembre, sicuramente di avversari che chiaramente non guardano  in
  faccia   niente  e  nessuno,  e  che  prima  tentano  di  abbattere
  politicamente il concorrente - questo tentativo non andrà in porto,
  politicamente  non  riuscirà,  anche  perché  non  ci  sono  né  le
  condizioni né ci sono i modi - e poi seguono altri tentativi.
   Devo  dirvi  che non solo non ho rancore o odio; ma  non  rispondo
  così,  con  altrettanti  sentimenti, al rancore,  all'odio  e  alla
  rabbia che ho visto trasparire in molti degli interventi di chi  mi
  ha preceduto.
   So che devo esercitare la virtù della pazienza rispetto alle tante
  offese  e  alle  tante aggressioni, ma quelle  più  forti  e  serie
  vengono da fuori: pensate, ad esempio, a questo incredibile disegno
  di legge che riprende il suo corso, sulla sfiducia costruttiva a un
  Presidente eletto direttamente, solo in una Regione, vale  soltanto
  in  Sicilia. Mi permetterò di parlarne nei prossimi giorni anche al
  Presidente della Repubblica, che forse ne sorriderà.
   Vedete, mi fa molto piacere che voi continuiate a farvi forza e  a
  farvi  coraggio. Non so se avete ragione, può darsi che la  ragione
  sia  anche  un  po'  dalla vostra parte. Però vi  invito,  amici  e
  colleghi parlamentari, a guardarvi attorno, vi invito a contarvi  e
  ad ascoltarvi.
   Non  so se la bontà delle vostre tesi e delle vostre idee comincia
  a perdere qualche colpo.
   Noi  andiamo avanti lungo questa strada e non vi scandalizzate sui
  criteri per i dirigenti o sui componenti degli uffici di Gabinetto.
  Non  vorrei  che  qualche  pensiero che è circolato  anche  stasera
  provenga dalle vostre fila.
   Noi  andremo  avanti  per realizzare questo  progetto,  minimo  ed
  essenziale, di riforme.
   Forse,  per  la  prima volta da un paio di anni  a  questa  parte,
  questa maggioranza e questo Governo si presentano supportati  dalle
  forze  di cui vi ho detto, e può ritrovarsi il Partito Democratico,
  ha detto di sì, sul campo delle riforme. Per la prima volta non c'è
  consociativismo  o  inciucio, non ci  sono  patti  segreti  che  si
  stringono  attorno  ad  obiettivi inconfessabili.  Con  il  Partito
  Democratico   ci  siamo  detti  che  vogliamo  raggiungere   questi
  obiettivi, vediamo se siamo capaci di farlo.
   Non lo facciamo per mantenere la poltrona; lo facciamo per rendere
  un  servizio ai siciliani e con i siciliani, anche per smentire  le
  tante  sciocchezze  che si sentono e che si vedranno  nei  prossimi
  giorni,  parleremo di più. Sono convinto che tenaci  e  determinati
  come  sono  molti  di voi che, al di là della risatina,  per  farsi
  coraggio   cominciano   a  guardarsi  attorno   e   a   riflettere,
  condivideranno  il nostro punto di vista, il nostro  impegno  e  il
  nostro lavoro. Noi andremo avanti per la Sicilia.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE. Si passa agli ordini del giorno.
   Si procede con l'ordine del giorno numero 226.

   CORDARO. Chiedo di apporvi la firma.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo in votazione l'ordine del giorno. Il parere del Governo?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  é  contrario  resti
  seduto.

                            (E' approvato)

   Pongo  in votazione l'ordine del giorno numero 228. Il parere  del
  Governo?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 229.

   CORONA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORONA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo  su
  questo  ordine  del giorno perché ritengo che possa creare  qualche
  problema  in quanto il tema è stato affrontato in sede nazionale  e
  il   Presidente   della  Repubblica  Napolitano  non   ha   accolto
  l'emendamento  che  era stato presentato in  favore  dei  dirigenti
  scolastici    che   avevano   superato   un   concorso   ordinario,
  successivamente    annullato    dal    Consiglio    di    giustizia
  amministrativa.
   Credo  che  abbiamo il dovere in questo Parlamento di  tutelare  i
  diritti  di  tutti  i siciliani, e non di una sola  parte.  Non  ho
  niente  in  contrario che questi 400 dirigenti scolastici  e  i  27
  idonei  tutelino la loro professionalità; ma dobbiamo tenere  conto
  che  abbiamo,  da  un lato, una istituzione come  il  CGA,  che  ha
  annullato  le  procedure  concorsuali per  alcuni  vizi  e  che  ha
  ritenuto  di  fare  ripetere questo concorso  e,  dall'altro  lato,
  centinaia di concorrenti siciliani che hanno partecipato  a  questo
  concorso   e  che  aspettano  di  rifarlo  per  avere  riconosciuti
  anch'essi i loro diritti.
   Vorrei suggerire al Governo che nella parte finale dell'ordine del
  giorno,  laddove si stabilisce di dare mandato al Presidente  della
  Regione  di  svolgere  le azioni necessarie  per  salvaguardare  la
  scuola siciliana e il personale che, in atto, svolge le funzioni di
  dirigente  scolastico  nelle  scuole  siciliane,  si  inserisca  un
  passaggio  relativo  a quei dirigenti scolastici  che  hanno  avuto
  incarichi  per  almeno  tre anni e, quindi, per  quelli  che  hanno
  superato  questo concorso, ma di tenere presenti anche  tutti  quei
  dirigenti  scolastici  che hanno partecipato ad  un  corso-concorso
  riservato,  che  certamente  subirà un effetto  domino  rispetto  a
  questo  concorso, e infine di salvaguardare tutti i concorrenti  di
  questi due concorsi, sia quello ordinario sia quello riservato  del
  2006, in modo che possano avere le stesse prerogative.

   PRESIDENTE. Onorevole Corona, come lei sa, gli ordini  del  giorno
  non sono emendabili.
   Resta stabilito che gli Uffici rimoduleranno il testo nel senso da
  lei precisato per una sua maggiore efficacia.
   Pongo  in  votazione l'ordine del giorno, con il parere favorevole
  del  Governo.  Chi  è  favorevole si alzi; chi  è  contrario  resti
  seduto.
                            (E' approvato)

   Si passa all'ordine del giorno numero 230.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   CIMINO, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
  seduto.

                            (E' approvato)

   Si passa all'ordine del giorno numero 231.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   CIMINO, assessore per l'economia. Favorevole.

   PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi é contrario resti
  seduto.

                            (E' approvato)

   Si passa all'ordine del giorno numero 232.

   GIANNI. Chiedo di apporvi la firma all'ordine del giorno.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   LOMBARDO,  presidente  della Regione.  Noi  lo  accetteremmo  come
  raccomandazione.  Ma  il mio punto di vista  è  che,  intanto,  non
  abbiamo  elementi, non sul piano del governo, di  cui  si  è  tanto
  discusso  e parlato, ma sugli elementi che caratterizzano la  nuova
  tecnologia  per  le  centrali nucleari e  sullo  smaltimento  delle
  scorte.  Personalmente  ho avuto modo di parlare  con  il  ministro
  Scajola, che è competente per materia, e lo stesso Ministro  mi  ha
  detto  che prossimamente avrebbe incontrato i rappresentanti  delle
  Regioni  perché  potessimo avere elementi  di  certezza  su  questi
  argomenti che attengono alla sicurezza di una centrale nucleare.
   Il  secondo  punto, che io ritengo indispensabile  per  affrontare
  l'argomento  e la materia, l'ho sempre detto, oltre a quello  della
  sicurezza è quello della convenienza. Quale convenienza avrebbe  la
  Sicilia piuttosto che la Calabria?
   Il terzo punto che io ritengo che si debba porre come condizione è
  quello della espressione democratica dei cittadini, una volta messi
  a conoscenza di come stanno le cose.
   Il discorso qual è, signor Presidente e onorevoli colleghi?
   Premesso che non c'è nessuna localizzazione - ricorderete  che  si
  era  parlato  di  Palma di Montechiaro circa un mese  e  mezzo  fa;
  questo  mi sento di smentirlo perché nessuna localizzazione,  salvo
  che  non  sia segreta, è stata formalmente individuata  -,  ma  ciò
  premesso, ripeto, sappiamo, e credo che tutti conveniamo su questo,
  che  i  rischi  di una eventuale  centrale nucleare,  che  possiamo
  respingere,   non  si  riducono  enormemente  se  questa   centrale
  nucleare,  anziché  essere collocata a Palma di Montechiaro,  viene
  collocata  a  Sibari,  a  Taranto  o  a  Napoli.  Non  si  riducono
  assolutamente,  senza  considerare che per  fatti   suoi  lo  Stato
  autonomo  di  Malta,  che dista una novantina di  chilometri  dalle
  coste sud della Sicilia, potrebbe anch'esso dotarsi di una centrale
  nucleare. Ecco qual è l'atteggiamento del Governo.
   Quindi,   naturalmente   non   accetteremo   nessuna   imposizione
  sull'argomento,  questo è fuori discussione.  Che  questa  sia  una
  raccomandazione  che  io  ritengo sia  opportuno  e  doveroso  fare
  nostra,    certamente   sì;   ma   doverci   impegnare    a    dire
  aprioristicamente no, mi sembra un privarci di una  possibilità  di
  scelta che potrebbe essere negativa, peraltro alla luce di elementi
  di certezza che oggi non abbiamo.

   PRESIDENTE. E' un sì o un no? Lo accetta come raccomandazione?


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   DI BENEDETTO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  BENEDETTO. Ho riproposto in questa seduta un ordine del giorno
  che era già stato accettato come raccomandazione dal Governo alcune
  settimane fa.
   Credo  che sia necessario un voto del Parlamento, preciso e netto,
  che dia un indirizzo al Governo.
   Non è sufficiente una raccomandazione che, comunque, non impegna.
   Ripeto,  credo  che sia necessario un voto, un pronunciamento  del
  Parlamento sulla questione.
   Dire  che,  onorevole  Presidente pur  non  di  meno  apprezzo  il
  buonsenso delle sue parole, fare una centrale nucleare in  Calabria
  o  a  Napoli cambierebbe poco equivale a dire, come è stato  detto,
  che  in Italia bisogna fare le centrali nucleari perché se si fanno
  in  Francia o in Spagna o in Svizzera comunque non cambia nulla per
  l'Italia. Ma da qualche posto bisogna cominciare a dire no.
   E,  per quanto è di competenza, credo che la nostra Regione  debba
  rifiutare  una  logica  che  la vede come  luogo  dove  ubicare  la
  pattumiera  dove si mette tutto ciò che nel resto d'Italia  non  si
  vuole,  che  siamo buoni ad ospitare rigassificatori,  ad  ospitare
  centrali nucleari; una logica del passato - per fortuna, oggi viene
  cancellata   -   secondo  la  quale  eravamo  buoni   ad   ospitare
  inceneritori  che  potevano servire non solo la Sicilia,  ma  buona
  parte del Mezzogiorno.
   Credo che dobbiamo fare uno sforzo perché si cominci a rivendicare
  l'orgoglio  e  la  dignità di questa nostra Terra. Vogliamo  essere
  consumatori  di  energia, vogliamo essere quelli che  hanno  quella
  forma  di  sviluppo che consenta di utilizzare l'energia che  viene
  prodotta  e  non  coloro  che producono  energia  per  favorire  lo
  sviluppo delle altre parti d'Italia.
   Questa  è  la  ragione,  Presidente, per cui  ribadisco  che  deve
  esserci  un  pronunciamento, un voto chiaro e,  mi auguro,  unanime
  del Parlamento siciliano.
   Quello  della  sicurezza è un fatto rilevante; ma le  centrali  di
  terza  generazione, che potranno garantire la sicurezza, le  avremo
  forse fra vent'anni, non certo oggi.
   Ribadisco, quindi, la richiesta che questo ordine del giorno venga
  sottoposto al voto.

   APPRENDI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE.  Dopo  l'onorevole  Apprendi  è  iscritto  a   parlare
  l'onorevole  Gianni.  Dopo ci sarà un altro ordine  del  giorno,  a
  firma dell'onorevole Barbagallo, di contenuto analogo.
   Onorevoli  colleghi,  senza  per  questo  volere  pregiudicare  il
  dibattito, oggi peraltro se ne è già fatto tanto, non credo che  il
  voto  o l'espressione del Parlamento su un ordine del giorno, nelle
  ore   notturne,  possa  bloccare  o  influenzare  una  scelta  così
  importante.
   Alcuni  anni fa in Italia c'è stato un referendum popolare  contro
  il  nucleare,  per cui credo che nel momento in cui il  Governo  si
  troverà  a  discutere, nella sua agenda politica, del problema  del
  nucleare,   il  Parlamento  terrà  quanto  meno  una  seduta,   non
  semplicemente un ordine del giorno.
   Vi invito pertanto a limitare il dibattito, vista l'ora tarda.
   Onorevole Apprendi, ha facoltà di intervenire.

   APPRENDI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  per
  apporre la firma all'ordine del giorno e vorrei segnalare il  fatto
  che   diverse  regioni  italiane  si  sono  già  dotate  di  questo
  strumento,  e  cioè  del  diniego alla  installazione  di  centrali
  nucleari.
   Presidente Lombardo, io sono stato a visitare il vecchio sarcofago
  di Chernobyl e ho visto la distruzione che ha fatto l'esplosione di
  quel  reattore nel circondario. Le assicuro che non è  avvenuta  la
  stessa  cosa a mille o a duemila chilometri, non ci sono  state  le
  stesse refluenze.
   Da  questo punto di vista, noi dobbiamo affermare le cose  che  ha
  detto  l'onorevole  Di  Benedetto:  noi  non  abbiamo  bisogno  del
  nucleare, anche perché stiamo puntando su altre energie. La Sicilia
  deve  allontanare lo spettro del nucleare perché chi  ha  visto  il
  danno  fatto  da  quel  sarcofago non può che essere  assolutamente
  contrario.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Gianni.  Ne  ha
  facoltà.

   GIANNI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tema è talmente
  importante che non potevo esimermi dall'intervenire. Noi produciamo
  tantissima  energia  in  Sicilia.  Anche  senza  l'eolico,  che  il
  Presidente  non  vuole,  abbiamo tante belle  torri  dell'Enel  che
  sarebbe  opportuno che lei facesse togliere, onorevole  Presidente,
  che sono più violente e devastanti dell'impatto visivo dell'eolico.
   Lei  non  sa,  Presidente, che per ogni palo che  ha  dieci  metri
  quadrati  di  terreno, per produrre tre chilowatt  di  energia,  ci
  vogliono sette ettari di terreno. E, pertanto, vedrà quanto terreno
  si brucerà per fare il fotovoltaico.
   Noi  siamo contrari perché abbiamo tanta energia, al punto che  la
  diamo al resto del Paese.
   Non  c'è bisogno di farsi convincere dal ministro Scajola per fare
  in Sicilia la centrale nucleare o il deposito di tante  porcherie .

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo.  Ne  ha
  facoltà.

   BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mia  mozione
  è un po' più articolata, ma persegue gli stessi obiettivi. Io credo
  che  il  Governo possa dire subito no al nucleare, così come  hanno
  fatto  altre tredici regioni che hanno legiferato, pur sapendo  che
  il  piano  energetico  nazionale ha una  sua  validità,  anche  nei
  confronti delle decisioni delle singole regioni.
   Noi  siamo  una  regione che ha particolari caratteristiche  -  da
  questo punto di vista ha ragione il collega che mi ha preceduto  -,
  siamo una grande piattaforma energetica che esporta già energia.
   Se  consideriamo che sul totale delle nostre esportazioni, pari al
  tre  per cento, l'esportazione dei prodotti petroliferi incide  per
  l'80  per  cento;  se abbiamo una produzione di  energia  elettrica
  molto   alta;  se  pensiamo  al  fatto  che  con  i  prossimi   due
  rigassificatori  avremo ancora più energia, io credo  che  non  sia
  necessario.
   Non  c'è  bisogno  di richiamare il referendum che  in  Italia  ha
  bocciato  il  nucleare  con l'80 per cento  o  altre  questioni  di
  carattere  tecnico. Probabilmente, in altre occasioni, in  presenza
  di  un  disegno di legge che io ho presentato a sostegno di  questo
  ordine del giorno, è necessario fare una riflessione sulla politica
  energetica,  sul  piano energetico e sulle scelte  strategiche  che
  questa regione vuole fare. Dal mio punto di vista, si può investire
  meglio sulle energie rinnovabili e sulla ricerca.
   Io  credo  che il Governo possa abbandonare le proprie  timidezze,
  perché  il  discorso di fare un referendum è molto democratico,  ma
  l'idea  di aspettare ancora e di farci superare dalle altre regioni
  mi  preoccupa, anche perché le caratteristiche del territorio della
  nostra  regione,  che  è  a vocazione turistica,  con  cinque  siti
  riconosciuti  dall'UNESCO, con un patrimonio di beni culturali  che
  non  ha eguali in Europa e nel mondo, certamente non si sposa  bene
  con la nascita del nucleare in Sicilia.

   LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO,   presidente  della  Regione.  Vedo  che  c'è   un'ampia
  convergenza sul tema del nucleare. Ci batteremo perché  in  Sicilia
  non si parli nemmeno lontanamente di nucleare

   PRESIDENTE. Comunico che appongono la firma all'ordine del  giorno
  numero 232 gli onorevoli Leontini, Panepinto e Salvatore Cascio.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo in votazione l'ordine del giorno. Il parere del Governo?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.

   PANEPINTO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANEPINTO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  prendo  atto
  della  dichiarazione del Presidente della Regione anche  perché  il
  Governo nazionale ha scelto l'unica iniziativa infrastrutturale  in
  Sicilia, in provincia di Agrigento, a Palma di Montechiaro,  che  è
  il  simbolo  di  un  paese  che ha bisogno  di  ben  altro,  di  un
  territorio che ha bisogno sicuramente di altre cose.
   Pertanto  credo  che stasera l'Aula non possa  non  votare  questo
  ordine  del giorno contro il nucleare, come ha detto il Presidente,
  e  chiaramente trasformarlo in una norma che impedisca  al  Governo
  nazionale di pensare a questa parte dell'Italia come il luogo  dove
  insediare  attività di energia che poco hanno a  che  fare  con  le
  linee   complessive   che,   da  Obama   alle   ultime   conferenze
  internazionali, si pongono. Prendo atto di un primo passo verso  la
  modernità di questo Governo Lombardo.

                   (Applausi dai banchi di sinistra)

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                     (E' approvato all'unanimità)

   L'ordine del giorno numero 239 è, pertanto, assorbito.
   La  mozione  numero170,  a  firma  dell'onorevole  Barbagallo,   è
  superata.

   Si passa all'ordine del giorno numero 233.
   Comunico che vi appone la firma l'onorevole Salvatore Cascio.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'ordine del giorno numero 234.

   APPRENDI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   APPRENDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che  questo
  ordine del giorno debba essere approvato. Intanto voglio apporvi la
  firma,  ma devo segnalare al Presidente della Regione che  oggi  si
  sta consumando una tragedia qui a Palermo.
   In  via Arrigo Boito ci sono dei locali di proprietà dell'Istituto
  autonomo  case  popolari, locali che erano stati abbandonati  dieci
  anni fa e dove sono andati a risiedere una ventina di sudanesi  che
  hanno  chiesto  asilo politico. Questo luogo si chiama  Laboratorio
  Zen.  A  distanza di circa dieci anni oggi ci sono stati due  blitz
  della  polizia su ordine dell'Istituto autonomo case popolari,  che
  deve  assegnare questo luogo ad un'associazione per realizzarvi  un
  asilo o qualcosa del genere.
   Ritengo  che questo ordine del giorno vada in tutt'altra direzione
  e,  precisamente, nel senso che impegna il Governo della Regione ad
  attivare  tutte  le  procedure  necessarie  al  monitoraggio  della
  situazione   degli   extracomunitari   residenti   nella    regione
  effettuando, attraverso i servizi sociali dei comuni,  un  apposito
  censimento che serva anche per garantire agli stessi tutte le forme
  di  assistenza  previste.  Mi risulta  che  perfino  il  comune  di
  Palermo,  che  grande sensibilità non ha mai dimostrato  su  questo
  versante,  abbia  chiesto all'Istituto autonomo  case  popolari  di
  Palermo di revocare quel bando di dieci anni fa.
   In  questo momento questi 20 o 22 sudanesi che hanno chiesto asilo
  politico sono all'addiaccio in via Arrigo Boito a Palermo.
   Appongo  la  firma  all'ordine del giorno, ma la prego,  onorevole
  Presidente  della Regione, di intervenire rispetto a  questo  grave
  caso che è successo nella nostra città.

   PRESIDENTE. Gli onorevoli Adamo, Aricò, Caputo e Cordaro appongono
  la  firma  all'ordine  del giorno numero 234,  oltre  all'onorevole
  Apprendi.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Il Governo è favorevole  e  mi
  faccio  carico di verificare domani che soluzione si  può  dare  al
  problema  che è stato sollevato dall'onorevole Apprendi.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno numero 235.
   Comunico che gli onorevoli Caputo e Leontini appongono la firma.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   CIMINO, assessore per l'economia. Mi rimetto all'Aula.

   CRACOLICI. Questo ordine del giorno costituisce un reato, si viola
  la legge. Sono contrario.

   CAPUTO.  Intanto si vota, poi se costituisce reato si sospende  il
  provvedimento.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

   (E' approvato con il voto contrario del Partito Democratico e con
                     l'astensione del Gruppo MPA)

   PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno numero 236.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Contrario.

   LEONTINI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   vista   la
  dichiarazione che ha reso l'onorevole Cracolici, il quale presso il
  Governo ottiene un'udienza più efficace, avendo manifestato la  sua
  propensione  ad  affrontare  questo argomento  auspicherei  che  il
  Governo  accogliesse  l'ordine  del  giorno  come  raccomandazione,
  avendo già agito in questa direzione.
   Siccome   l'onorevole  Cracolici  ha  detto  che   presenterà   in
  finanziaria   un articolo che possa andare in questa direzione,  se
  il  Governo  lo  accoglie come raccomandazione  non  cambia  nulla,
  avendo  il  Governo già dichiarato di essere favorevole in  via  di
  principio.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Onorevoli  colleghi,  non  lo
  accetto   come   raccomandazione  ma  colgo  il   suggerimento   di
  intervenire  in  tal  senso  sul  piano  legislativo,  nella   sede
  opportuna  di  una  legge. Questo lo faremo  e  lo  offriremo  alla
  valutazione dell'Aula.
   E' l'obiettivo che vogliamo raggiungere.

   PRESIDENTE. L'ordine del giorno é accolto come raccomandazione?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Ripeto, ci facciamo carico  di
  affrontare   l'argomento  in  sede  legislativa.  Mi   impegno   ad
  intervenire in tal senso nella sede legislativa.

   CRACOLICI. Che cambia? E' la stessa cosa.

   CIMINO,  assessore  per  l'economia. Non  è  la  stessa  cosa.  Il
  Presidente  ha detto che se voi lo ritirate, il Governo si  impegna
  ad  affrontare  il problema in sede legislativa; cioè  se  ne  farà
  carico successivamente sul piano legislativo.

   PRESIDENTE. Non capisco ancora cosa devo fare di questo ordine del
  giorno,  ho  sentito  tre  pareri  diversi.  Se  me  ne  date   uno
  definitivo, chiudiamo l'argomento.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che  il
  buon  senso  debba sempre orientare le scelte. C'è  un  ordine  del
  giorno che pone un tema, al riguardo il Governo dice:  questo  tema
  posto  dall'ordine del giorno lo affronterò e mi  impegno  a  farlo
  nella  sede legislativa, che sarà la finanziaria . C'è un  tema  la
  cui  soluzione  viene rinviata e la modalità della soluzione  è  la
  legge.
   Quindi  suggerirei  al  Governo  di evitare  discussioni,  insomma
  l'ordine  del giorno viene accolto come raccomandazione e,  quindi,
  non dobbiamo ritirarlo.

   CIMINO,  assessore per l'economia. Non è così.  Se  lo  accettiamo
  come  raccomandazione ci dobbiamo comportare di  conseguenza,  cioè
  non possiamo non stanziare soldi al riguardo se chiesti.

   MANCUSO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO. Signor Presidente, la cosa che disturba i colleghi è  che
  il  Presidente  della Regione aveva interpretato benissimo  sia  lo
  spirito dell'ordine del giorno sia la soluzione, e ogni volta  deve
  venire qui l'onorevole Cracolici a dirci come dobbiamo fare. E' una
  cosa fuori dal mondo
   Il  nostro ordine del giorno precedeva l'intervento del capogruppo
  del Partito Democratico. Sull'ordine del giorno abbiamo chiesto  un
  parere  al  Governo,  il Presidente della Regione  aveva  azzeccato
  sotto  tutti i profili quello che chiediamo - ogni tanto capita  -,
  poi se l'ordine del giorno si ritira o non si ritira, ognuno decide
  quello  che  vuole fare, ma non stiamo passando oggi  ad  un'azione
  legislativa.  Invece, se viene Cracolici a parlarci ci convinciamo;
  ci  convinciamo tutti, compresi gli assessori. E' fuori dal mondo
   Al  di là delle polemiche, io naturalmente seguo quello che fa  il
  mio  gruppo parlamentare, ma siccome nel mio intervento ho  parlato
  di  ipocrisia, ritengo che l'ufficio di Gabinetto debba avere 50  o
  60 esterni e non quelli che ha ora.
   Ma  questa  è  una filosofia mia che non passa neanche all'interno
  del mio partito, poi le dinamiche di quella che ora è diventata una
  politica  schizofrenica  dove  si  deve  scendere  e  salire,  sono
  dinamiche   che  riguardano  una  politica  più   importante,   più
  governativa  e naturalmente io non posso mettermi in conflitto  con
  le azioni politiche del PDL.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   CRACOLICI. Chiedo di parlare per fatto personale.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritenevo  di
  poter risolvere le cose facendo un'attenta valutazione. Capisco che
  accogliere come raccomandazione una richiesta di congelamento è una
  raccomandazione congelante, nel senso che questo ordine del  giorno
  non  prevede  riduzioni, non prevede nulla, prevede  quasi  tra  il
  detto  e  il non detto: se è possibile, mi pare che ci sia  scritto
  surrettiziamente, di confermare i componenti che c'erano prima.
   Ma è evidente che io accolgo come raccomandazione e sono d'accordo
  con  il  principio di affrontare in finanziaria  il  tema  di  come
  ridurre gli uffici di gabinetto.
   Se la raccomandazione è che dobbiamo confermare quelli che c'erano
  prima, con tutto il rispetto diventa una barzelletta. In ogni caso,
  qui non c'è scritto riduzione , lo dico ai colleghi che ora faranno
  un  comunicato stampa per sostenere altro. Il PDL e l'UDC non hanno
  proposto  nessuna  riduzione  degli  uffici  di  gabinetto,   hanno
  proposto un frigorifero, cioè  il congelamento.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Io non penso che  ci  fossero
  dubbi,  per  la  verità, sulla posizione che  avevamo  assunto.  La
  nostra posizione è semplicissima, cosa sta scritto in questo ordine
  del  giorno?  Si  chiede di emanare una direttiva a  proposito  dei
  componenti  esterni  dei  gabinetti, in attesa  di  una  norma  che
  regolamenti la materia.
   Una  volta che abbiamo detto che affronteremo l'argomento in  sede
  legislativa,  il  che  è un diritto di tutti  noi,  oltre  che  del
  Governo, e che quindi non emaniamo nessuna direttiva, vorrei capire
  qual  è  il motivo per il quale stiamo a discutere considerato  che
  ciò  soddisfa i presentatori dell'ordine del giorno i quali  sanno,
  peraltro,  che già senza direttiva ci siamo organizzati  in  giunta
  per  ridurre  il  numero  dei componenti degli  uffici  di  diretta
  collaborazione.
   In  occasione della finanziaria affronteremo l'argomento, non  c'è
  dubbio  che lo affronteremo. Dopodiché noi proporremo la riduzione,
  qualcuno proporrà l'aumento, quello che è.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  E'  chiaro che sugli ordini del giorno possono  esserci
  delle condivisioni o delle sospensioni del giudizio oppure un  voto
  negativo da parte del Governo.
   E'  chiaro che in questo caso il Governo non ha espresso un parere
  negativo,  dice:   noi  abbiamo già agito in questa  direzione  per
  quanto  riguarda  l'impostazione oltranzista  che  è  contenuta  in
  questo  ordine del giorno; in finanziaria cercheremo di  soddisfare
  questo  suggerimento  con una norma che vada in  questa  direzione,
  fermo restando che quello che abbiamo fatto, secondo noi, va già in
  questa direzione .
   Per  me questo è già sufficiente, però mi serve a specificare  che
  il  punto  di  vista del collega Cracolici non è  rispondente  alla
  lettera  dell'ordine  del  giorno perchè l'ordine  del  giorno  non
  intende mantenere niente, è formulato letteralmente per finalizzare
  tale intervento ed evitare tout court l'inserimento di esterni.
   E'  chiaro che siamo giunti a una misura intermedia, che è  quella
  che  consente al Governo di dire:  questa impostazione  oltranzista
  non  la accettiamo subito, ma come significato generale sarà  utile
  per ispirarci per un futuro provvedimento legislativo .

   PRESIDENTE. L'ordine del giorno è accolto come raccomandazione.
   Si passa all'ordine del giorno numero 237.
   Lo  pongo  in  votazione,  con il parere  del  Governo  ovviamente
  contrario.

   CORDARO.  Chiedo  che  la votazione avvenga per  scrutinio  palese
  nominale.

        Votazione per scrutinio palese nominale dell'ordine del
                             giorno n. 237

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento   anche  dagli  onorevoli  Ardizzone,   Bosco,   Cascio
  Salvatore,  Leontini,  Limoli  e  Scoma,   indìco la  votazione per
  scrutinio palese nominale dell'ordine del giorno numero 237.
   Dichiaro aperta la votazione.
                      (Si procede alla votazione)

   Votano  sì:  Ardizzone, Bosco, Campagna, Caputo, Cordaro,  Corona,
  D'Asero,  Dina, Gianni, Leontini, Limoli, Maira, Mancuso, Pogliese,
  Ragusa, Scoma e Torregrossa.

   Votano  no:  Adamo,  Arena, Aricò, Bonomo, Bufardeci,  Calanducci,
  Cimino,  Colianni,  Cristaudo,  D'Agostino,  De  Luca,  Di   Mauro,
  Federico,  Gennuso,  Greco,  Incardona,  Leanza  Nicola,   Lentini,
  Lombardo,  Marrocco,  Minardo,  Mineo,  Musotto,  Nicotra,  Romano,
  Ruggirello, Scilla.

   Sono   in   congedo:  Beninati,  Buzzanca,  Falcone,  Marinese   e
  Vinciullo.

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:

    Presenti         46
    Votanti          44
    Maggioranza      23
    Favorevoli       17
    Contrari         27

                       (L'Assemblea non approva)

   Si passa all'ordine del giorno numero 238.

   GIANNI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

     Votazione per scrutinio segreto dell'ordine del giorno n. 238

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento anche dagli onorevoli Bosco, Calanducci, Caputo, Cascio
  Salvatore,  Cordaro, D'Asero, Greco, Mancuso  e  Scoma,  indìco  la
  votazione per scrutinio segreto dell'ordine del giorno numero 238.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano: Adamo, Ardizzone, Arena, Aricò, Bonomo, Bosco,  Bufardeci,
  Calanducci, Cascio  Salvatore, Cimino, Colianni, Cordaro,   Corona,
  Cristaudo, D'Agostino, D'Asero, De Luca, Di  Mauro, Dina, Federico,
  Gennuso, Gianni, Greco,Incardona, Leanza Nicola, Lentini, Leontini,
  Limoli,   Lombardo,   Maira,  Mancuso,  Marrocco,  Minardo,  Mineo,
  Musotto, Nicotra,  Pogliese,  Ragusa,  Romano,  Ruggirello, Scilla,
  Scoma e Torregrossa.

   Sono   in   congedo:  Beninati,  Buzzanca,  Falcone,  Marinese   e
  Vinciullo.

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:

    Presenti         45
    Votanti          43
    Maggioranza      22
    Favorevoli       18
    Contrari         25

                       (L'Assemblea non approva)

   Si passa all'ordine del giorno numero 240.
   Il parere del Governo?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'ordine del giorno numero 241. Il parere del Governo?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Comunico  che gli onorevoli Faraone, Ruggirello e Dina   appongono
  la firma all'ordine del giorno.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Onorevoli  colleghi, la seduta è rinviata ad  oggi,  mercoledì  20
  gennaio 2010, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   I  -  Comunicazioni.

   II  -   Lettura,  ai  sensi e per gli effetti degli  articoli  83,
  lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:

   n.  169 «Interventi finanziari per garantire la sopravvivenza  nel
  centro  socio-riabilitativo residenziale per portatori di  handicap
  gravi  'Don Orione' di Messina», degli onorevoli Picciolo, Laccoto,
  Rinaldi, Gucciardi e Vitrano

   n.  171   «Notizie in merito all'aumento di capitale di  Unicredit
  Group», degli onorevoli Maira, Gianni, Dina, Cascio Salvatore e  Lo
  Giudice.

   III - Discussione dei disegni di legge:

   1) «Istituzione delle Unità operative delle professioni sanitarie»
  (n. 151/A)
   Relatore: on. Laccoto

   2) «Disciplina dell'agriturismo in Sicilia» (n. 337/A)
   Relatore: on. Apprendi.

     La seduta è tolta alle ore 01.43 di mercoledì 20 gennaio 2010

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      dott.ssa Iolanda Caroselli

           INTERROGAZIONI (con richiesta di risposta orale)

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   tra  gli  anni 1943 e 1945, nelle zone dalmate, fiumane e istriane
  dell'Italia  nord  orientale,  i gruppi  partigiani  comunisti  che
  propugnavano  l'annessione  di quelle  terre  alla  Jugoslavia  del
  maresciallo  Tito  iniziarono  una vera  e  propria  operazione  di
  pulizia  etnica ai danni della popolazione locale. Le ultime  stime
  parlano di 15 mila italiani fatti sparire all'interno delle  foibe,
  grotte  naturali tipiche delle zone carsiche: la crudeltà e  l'odio
  di  quegli uomini portò ad un vero e proprio massacro ai  danni  di
  civili inerti, molti dei quali antifascisti ma profondamente legati
  alla  Patria  e  che  non  accettavano  l'annessione  ad  un  Paese
  governato da una dittatura comunista;

   per  oltre  60 anni il genocidio delle foibe ha rappresentato  una
  verità talmente scomoda che è stata scrupolosamente negata, se  non
  vergognosamente  mistificata, addossando la colpa  del  massacro  a
  fantomatiche  truppe  naziste in ritirata se non,  come  citato  da
  alcuni libri di storia, a fascisti della zona;

   tenuto conto che ci sono voluti 60 anni per squarciare il velo  di
  silenzio  su  quanto successo in Istria, Fiume e Dalmazia.  Con  la
  legge  n. 92 del 2004, la Repubblica italiana ha stabilito  che  il
  giorno 10 febbraio deve essere dedicato al 'giorno del ricordo', al
  fine  di  conservare  e rinnovare la memoria della  tragedia  degli
  italiani e di tutte le vittime delle foibe e del conseguente  esodo
  dalle  loro  terre  degli istriani, fiumani e dalmati  nel  secondo
  dopoguerra  per  sfuggire alla dittatura comunista del  maresciallo
  Tito;

   considerato che:

   in  tutta  Italia,  anche  quest'anno,  si  sono  moltiplicate  le
  manifestazioni  in memoria delle vittime delle foibe:  quasi  tutti
  gli  enti regionali, comunali e provinciali d'Italia hanno previsto
  eventi in occasione del 'giorno del ricordo';

   in   Sicilia,  le  amministrazioni  comunali  e  provinciali   più
  importanti hanno rinnovato il ricordo delle vittime delle foibe con
  proprie manifestazioni e convegni;

   visto  che  la  Regione siciliana, nel 2009, nulla  ha  fatto  per
  rispettare quanto stabilito dal comma 2 dell'art. 1 della legge  n.
  92  del  30  marzo  2004  che invita ( )  le  Istituzioni  ed  Enti
  pubblici,  a  realizzare studi, convegni, incontri e  dibattiti  in
  modo  da  conservare  la memoria di quelle tragiche  vicende';  per
  sapere quali manifestazioni, convegni e/o eventi abbia in programma
  la Regione siciliana in occasione del 10 febbraio 2010, data in cui
  ricorre il giorno del ricordo'». (947)

                   POGLIESE-BUZZANCA-CAPUTO-FALCONE-FORMICA-VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso   che  sarebbe  in  fase  di  avanzata  progettazione   il
  cosiddetto   Istituto   del  Cuore',  che  prevede   l'accorpamento
  funzionale della cardiochirurgia del policlinico universitario  con
  la  cardiochirurgia  dell'ARNAS civico  e  con  la  cardiochirurgia
  dell'ISMETT;

   considerato   che  la  razionalizzazione  delle  risorse   conduce
  inevitabilmente   all'accorpamento  fra  le   due   cardiochirurgie
  pubbliche   (policlinico   e   civico)   ma   non   giustifica   la
  partecipazione dell'ISMETT;

   visto che l'ISMETT è una sperimentazione gestionale, quindi avente
  uno  spazio  temporale di attività limitato nel tempo, e  che,  pur
  essendo  in  teoria  un  ente con capitale a maggioranza  pubblico,
  svolge   un'attività   con   impronta   fortemente   privatista   e
  completamente scollegata dalla restante rete ospedaliera regionale;

   osservato che:

   i meccanismi di accesso alla struttura non sono noti e sicuramente
  non sono uguali agli altri ospedali;

   il personale ivi operante applica contratti di lavoro non regolati
  da contratti nazionale;

   all'interno  della  struttura  non  risulta  esserci  la   normale
  attività  di negoziazione decentrata che caratterizza le aziende  e
  gli  ospedali  convenzionati e classificati del servizio  sanitario
  regionale;

   per  sapere se non valutino opportuna l'esclusione dell'ISMETT dal
  progetto  di accorpamento della cardiochirurgie al fine di tutelare
  il  patrimonio pubblico di questa importante attività che per molti
  anni  in Sicilia è stata quasi del tutto appannaggio dei privati  e
  che  oggi, proprio grazie a realtà come il policlinico e il civico,
  rappresenta un'eccellenza del servizio sanitario pubblico». (952)

                                                             APPRENDI

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   l'articolo  20  del  decreto-legge 78  del  2009,  convertito  con
  modificazioni in legge 3 agosto 2009, n. 102, in tema di  controllo
  e lotta alle frodi nel settore delle invalidità civili, attribuisce
  all'INPS  le procedure di riconoscimento delle invalidità civili  e
  degli handicap;

   lo  stesso decreto stabilisce che a decorrere dal 1  gennaio 2010,
  le  domande  volte ad ottenere i benefici in materia di  invalidità
  civile,  sordità civile, handicap e disabilità ( ) sono  presentate
  all'INPS secondo modalità stabilite dall'Ente stesso.

   considerato che a seguito del suddetto decreto-legge,  l'INPS,  in
  data  28  dicembre 2009, ha emanato la circolare 131, con la  quale
  stabilisce  che  tutte  le domande volte  ad  ottenere  i  benefici
  dell'invalidità civile dovranno essere trasmesse, alla stessa INPS,
  tramite  posta  elettronica, previo un  sistema  di  accreditamento
  telematico,  alquanto complesso, che prevede un pre-accreditamento,
  l'invio,  da parte dell'INPS, di una credenziale via posta  sia  al
  medico  che  al cittadino richiedente, il successivo accreditamento
  ed infine, solo per il medico, la trasmissione della certificazione
  comprovante gli stati patologici del soggetto richiedente;

   tenuto conto che:

   questa  procedura  adottata dall'INPS obbliga automaticamente  sia
  gli  utenti  che  i  medici ad essere in possesso  di  un  computer
  collegato   ad   internet,  fatto  questo  che  causa   una   forte
  discriminazione  nei  confronti  di  coloro  che   non   hanno   la
  possibilità economica di dotarsi di un computer e, soprattutto,  di
  possedere una linea ADSL per il collegamento con la rete internet;

   tale  stato  di fatto, inoltre, costringe gli utenti a  rivolgersi
  necessariamente a patronati ovvero ad associazioni di categoria dei
  disabili,  con  le ovvie ricadute sulla mobilità  personale  e  sui
  costi di tali operazioni;

   visto che una simile rivoluzione nelle procedure di riconoscimento
  delle invalidità avrebbe dovuto prevedere uno start up iniziale che
  prevedesse, almeno nei primi mesi, un doppio binario, telematico  e
  cartaceo, per la presentazione delle domande, al fine di consentire
  a  tutti  gli  interessati di provvedere  in  tempo  a  dotarsi  di
  computer o di adeguare le proprie apparecchiature telematiche;

   per sapere:

   se  non  ritengano necessario, improcrastinabile  ed  urgentissimo
  intervenire  presso  i vertici regionali e nazionali  dell'INPS  al
  fine   di  consentire  un  passaggio  meno  traumatico  alle  nuove
  disposizioni  in  tema  di  lotta  alle  frodi  nel  settore  delle
  invalidità  civili, così come disposto dall'art. 20, comma  3,  del
  decreto-legge n. 78 del 2009, convertito con modificazioni in legge
  3 agosto 2009, n. 102;

   se  non  reputino  necessario  che l'INPS  adotti  un  periodo  di
  transizione di almeno 4 mesi per l'attivazione di dette  procedure,
  periodo in cui è consentito la presentazione delle domande sia  per
  via telematica sia per via cartacea». (954)

                                                   VINCIULLO-POGLIESE

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   con l'entrata in vigore della legge regionale 16 dicembre 2008, n.
  19,   a  decorrere  dal  1   gennaio  c.a.  si  è  proceduto   alla
  riorganizzazione  dell'Amministrazione  regionale  con  conseguente
  rinnovo  dei responsabili dei nuovi dipartimenti regionali previsti
  a seguito della nuova distribuzione delle competenze assessoriali;

   la  legge  regionale n. 19/08 ha avuto nel suo  iter  parlamentare
  oltre  che  lo  scopo di riorganizzare l'amministrazione  regionale
  nelle  mere  competenze  di  ogni singolo Assessorato,  soprattutto
  quello   di  razionalizzare  la  spesa  della  più  volte  definita
  elefantiaca macchina burocratica regionale;

   le  deliberazioni  della  Giunta regionale  ratificate  nei  primi
  giorni  dell'anno, con le quali vengono conferiti gli incarichi  di
  dirigenti  generali dei dipartimenti regionali, vedono aumentare  i
  soggetti esterni all'amministrazione regionale dai precedenti  8  a
  9,   decisione  avallata  da  un  discutibile  parere  dell'Ufficio
  legislativo e legale della Regione che, tra l'altro, è  diretto  da
  uno degli aspiranti neo dirigenti generali;

   suddetti atti non fanno riferimento ad alcuna attività istruttoria
  di  valutazione  dei  curricula  dei  soggetti  ai  quali  è  stato
  conferito l'incarico né, tanto meno, del possesso dei requisiti che
  per  legge devono possedere i soggetti esterni che, cioè, non  sono
  dipendenti dell'Amministrazione regionale;

   è  impossibile  non  tenere  conto del  parere  reso  dall'Ufficio
  legislativo  e  legale, che ha ritenuto applicabile nel  territorio
  regionale  il decreto legislativo c.d. 'Brunetta', nella  parte  in
  cui  dispone  che il ricorso al personale dirigenziale esterno  può
  avvenire   solo  fornendo  esplicita  motivazione,  a  persone   di
  particolare   e   comprovata  qualificazione   professionale,   non
  rinvenibile nei ruoli dell'amministrazione...';

   il  comma 7 dell'art. 4 della l.r. n. 10 del 2000 stabilisce  che:
  'la   Giunta  regionale  può  deliberare  l'istituzione  di  uffici
  speciali temporanei per il soddisfacimento di esigenze particolari,
  per la realizzazione di specifici programmi e progetti di rilevante
  entità  e  complessità per lo svolgimento di  particolari  studi  o
  elaborazioni. Agli stessi sono preposti dirigenti di prima, seconda
  o terza fascia';

   inoltre,   le   procedure   di  nomina  dei   dirigenti   generali
  appartenenti ai ranghi dell'Amministrazione regionale  appaiono  in
  palese  violazione del dettato normativo vigente che,  al  comma  4
  dell'art.  9 della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10 e  s.m.i.,
  recita  'l'incarico di dirigente generale è conferito  con  decreto
  del   Presidente  della  Regione,  previa  delibera  della   Giunta
  regionale,  su proposta dell'Assessore competente ( )',  e  che  le
  suddette  nomine  sono  state  effettuate  in  assenza  di   alcune
  preposizione assessoriali;

   rilevato  che  più  volte  la  Corte dei  conti,  nelle  relazioni
  annuali, ha richiamato ed invitato la Regione siciliana a porre  in
  essere  comportamenti idonei e conducenti al fine del  contenimento
  della  spesa  pubblica e che, coerentemente,  il  Presidente  della
  Regione,   nel   suo   discorso  programmatico   ed   in   numerose
  dichiarazioni alla stampa, ha detto di voler ridurre gli sprechi  e
  di  voler improntare l'azione di governo alla razionalizzazione  ed
  al contenimento della spesa;

   per sapere:

   come sia possibile che, nelle deliberazioni della Giunta regionale
  di  conferimento  degli  incarichi di  direzione  dei  dipartimenti
  regionali e uffici speciali, non si fa menzione dei curricula né di
  alcuna    attività    istruttoria   e    comparativa    finalizzata
  all'accertamento  del  possesso degli indispensabili  requisiti  di
  legge;

   su  che base si sia proceduto al ricorso esterno per la nomina  di
  dirigenti  generali  e  se  la stessa  azione  non  sia  in  palese
  conflitto   con  il  disposto  normativo  contenuto   nel   decreto
  legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, c.d. 'Brunetta', e con  quanto
  disposto dalla vigente normativa regionale sopra citata;

   se  sia sostenibile che vengano rimossi, in assenza di valutazione
  negativa,  dirigenti generali interni di comprovata esperienza  per
  dare   spazio  a  soggetti  esterni,  determinando  di   fatto   un
  appesantimento del bilancio regionale di 2 milioni di euro l'anno;

   se,  tra  gli incarichi di direzione dei dipartimenti regionali  a
  soggetti  esterni,  vi siano ex o attuali coordinatori  provinciali
  dell'MPA   o  soggetti  già  candidati  dello  stesso  partito   in
  qualsivoglia competizione elettorale;

   quale  carattere straordinario vi sia alla base della costituzione
  di  uffici  speciali  alla luce della legge regionale  16  dicembre
  2008, n. 19, entrata in vigore appena il 1  gennaio 2010». (955)

                                                  MAIRA-GIANNI-LIMOLI

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità, premesso che:

   la Giunta regionale ha autorizzato la firma del contratto con RFI-
  Trenitalia;  il  nuovo  orario  di  Trenitalia  prevede   parecchie
  soppressioni  di fermate di treni che, conseguentemente,  provocano
  disagi ai numerosi pendolari della provincia di Messina;

   considerato che:

   le  innumerevoli proteste di studenti e lavoratori  che,  a  causa
  delle  nuove  soppressioni, sono costretti a subire  loro  malgrado
  vane attese e viaggi di lunga durata;

   le  somme  che la Regione versa all'azienda Trenitalia  dovrebbero
  servire  non solo per gli investimenti indirizzati al miglioramento
  delle  strutture, ma soprattutto per fornire migliori servizi  agli
  utenti;

   visto che:

   l'azienda  Trenitalia negli ultimi periodi ha messo  in  atto  una
  sconsiderata  politica  di disinteresse sempre  più  rilevante  dei
  servizi  prestati, soprattutto nella provincia di Messina,  con  la
  negativa  conseguenza  prima dell'abbandono  e  oggi  della  totale
  chiusura di tante stazioni;

   gli  ultimi provvedimenti di cui sopra hanno determinato uno stato
  di preoccupazione oltre che di disagio nei cittadini;

   per sapere:

   se  non  ritengano che, prima della firma del contratto, si  debba
  intervenire per assicurare il ripristino delle fermate soppresse  a
  seguito dell'entrata in vigore dell'attuale orario;

   se  non  ritengano,  altresì,  doveroso  intervenire  al  fine  di
  scongiurare  la  chiusura  di  alcune  stazioni  indispensabili  ai
  cittadini - utenti». (956)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                    LACCOTO- PICCIOLO

   «Al  Presidente  della  Regione,  all'Assessore  per  le  attività
  produttive e all'Assessore per l'economia, premesso che:

   il   Governo  nazionale,  al  fine  di  sostenere  l'imprenditoria
  privata,  ma anche per attenzionare le aree maggiormente  depresse,
  ha istituito in tutta Italia 21 zone franche urbane;

   con  l'ultimo  'decreto milleproroghe', il  Governo  nazionale  ha
  inteso modificare la portata del superiore intervento legislativo;

   quanto  sopra ha suscitato le prese di posizioni di gran parte  di
  esponenti  della politica siciliana, dal Presidente della  Regione,
  onorevole   Lombardo,   sino  al  Sindaco  di   Catania,   senatore
  Stancanelli,   ma   anche  degli  altri  venti   sindaci   italiani
  interessati dalle ZFU;

   considerato che è stato sostenuto che l'intervento messo in  campo
  dal Governo nazionale può agevolmente essere realizzato dal Governo
  regionale, in quanto ne ha le competenze;

   atteso  che in Sicilia vi sono diverse zone che potrebbero  essere
  interessate  da  simili  iniziative legislative,  che  porterebbero
  sicuramente una ricaduta positiva sul territorio;

   tenuto  conto  che  nel  programma  di  codesto  Governo  vi   era
  innanzitutto l'obiettivo di sostenere la piccola e media impresa, e
  più  in generale l'iniziativa economica privata per creare non solo
  interventi   assistenziali,  ma  misure  tese  alla  creazione   di
  prodotto,   e  quindi  di  ricchezza  reale  nel  territorio,   non
  apparente;

   per  sapere  se non ritengano opportuno prevedere, nella  prossima
  legge  finanziaria,  un intervento che, sulla  scorta  delle  buone
  prassi  poste in essere del Governo nazionale, tenda ad individuare
  contesti  fragili  che,  al  contempo, abbiano  una  vocazione  per
  l'insediamento produttivo di aziende, anche esterne  alla  Sicilia,
  che  intendano,  col sostegno della Regione, investire  e  produrre
  nella  nostra Isola, istituendo zone franche urbane con  tutta  una
  serie   di   agevolazioni  fiscali,  contributive   e   tributarie,
  favorendo, contemporaneamente, l'accesso al credito, col  risultato
  di  dar vita ad inevitabili ricadute favorevoli e percorsi virtuosi
  per la nostra Regione». (960)

                                                              FALCONE

          INTERROGAZIONI (con richiesta di risposta scritta)

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   il servizio del 118 in Sicilia è molto carente, soprattutto per la
  mancanza di personale specializzato medico e infermieristico, oltre
  che  per  carenza di autisti soccorritori in possesso della patente
  della Croce Rossa;

   alcuni   territori  ad  elevata  vocazione  turistica   non   sono
  adeguatamente serviti;

   la  maggior parte delle ambulanze sono concentrate nelle  province
  di Palermo, Catania e Messina;

   considerato che:

   la  nuova società pubblica stabilizza il personale, ma non risolve
  i problemi, anche perché sono stati scelti amministratori che hanno
  svolto  incarichi  politici,  ma non hanno  grande  esperienza  nel
  settore dell'emergenza sanitaria;

   la  recente  morte  della piccola Maria Grazia Lombardo,  avvenuta
  durante  il trasferimento in elisoccorso dall'ospedale di  Gela  al
  'Cervello'  di Palermo, riapre le problematiche delle  inefficienze
  del servizio di elisoccorso del 118 in Sicilia;

   ritenuto   che  il  ritardo  di  ben  tre  ore  per  la   partenza
  dell'elisoccorso è assolutamente inammissibile;

   per sapere:

   se   siano   state  assunte  iniziative  per  accertare  eventuali
  responsabilità  e  se  i ritardi abbiano contribuito  alla  perdita
  della piccola Maria Grazia Lombardo;

   se sia possibile superare le predette disfunzioni, con particolare
  riferimento   alla  qualità  del  personale  e  alla  distribuzione
  territoriale delle ambulanze». (949)

                                                           BARBAGALLO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione  professionale,  premesso che  diverse  scuole  primarie
  paritarie  non  hanno  presentato la  richiesta  di  rinnovo  della
  convenzione  per l'anno scolastico 2008/2009 a causa della  carenza
  di  informazioni in ordine alle novità introdotte  con  la  recente
  normativa in tema di parità scolastica;

   considerato che le istanze riguardanti le convenzioni  per  l'anno
  2009/2010 sono state regolarmente presentate;

   ritenuto  che  è  opportuno ricercare una soluzione (relativamente
  all'anno sopra richiamato) anche per le scuole ritardatarie;

   ritenuto  ancora  che i disguidi sono stati determinati,  in  gran
  parte,  dalla  mancata  notifica di una specifica  circolare  sulle
  innovazioni introdotte;

   ritenuto infine che occorre trovare una soluzione praticabile  per
  evitare  la  chiusura  di  alcune scuole  e  creare  situazioni  di
  disparità di trattamento;

   per sapere:

   se sia stato fatto un monitoraggio delle scuole primarie paritarie
  che  non  hanno  presentato in tempo le domande  di  rinnovo  della
  convenzione per l'anno 2008/2009;

   se  siano state attivate iniziative finalizzate al recupero  delle
  risorse   finanziarie  necessarie  per  far  fronte  alla  predetta
  annualità». (950)

                                                           BARBAGALLO

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  le  attività
  produttive, premesso che:

   con  d.a.  Industria  n.  538 - GAB del 22  settembre  2008  si  è
  provveduto  a  nominare il commissario straordinario del  consorzio
  ASI  di  Catania  nella  persona  del  dott.  Salvatore  Giuffrida,
  dirigente   dell'Amministrazione  regionale  in   servizio   presso
  l'allora Assessorato Turismo - servizio turistico regionale  n.  14
  Nicolosi/Enna, con decorrenza settembre 2008 e per mesi  sei,  allo
  scopo di provvedere al sollecito rinnovo degli organi consortili;

   lo  stesso  dott.  Salvatore  Giuffrida  è  stato  confermato  con
  successivo d.a. n. 036 - GAB del 25 marzo 2009 per altri tre  mesi,
  e  poi ancora con d.a. n. 71 - GAB del 22 maggio 2009 e d.a. n. 100
  del 9 settembre 2009 fino al 12 marzo 2010, con il medesimo compito
  di provvedere al sollecito rinnovo degli organi consortili;

   nell'ambito  di  tale esteso periodo il predetto  commissario,  in
  adempimento del proprio compito delegato, ha posto in essere quanto
  segue:

   1)  lettera  del  6 febbraio 2009 prot. ASI n. 614  (5  mesi  dopo
  l'insediamento) indirizzata all'Assessore regionale per la famiglia
  pro  tempore con la quale comunicava che avendo preso atto che  gli
  uffici  dell'Ente hanno reiteratamente chiesto al Comune di Catania
  'la  designazione dei tre componenti in seno al Consiglio  Generale
  del  Consorzio,  e  tutt'ora non avendo avuto alcuna  risposta  non
  viene  messo  nelle  condizioni  di  potere  espletare  il  mandato
  conferito   ( ).  Tutto  ciò  premesso  si  chiede  un   intervento
  sostitutivo ai sensi e per gli effetti dell'art. 36, comma 5  della
  l.r. 4 gennaio 1984, n. 1';

   2)  lettera  del  13  marzo 2009 prot. ASI  n.  1300,  indirizzata
  all'allora  Assessore per l'industria, con la quale comunicava  che
  in  scadenza dell'incarico ( ),'non ha potuto procedere al  rinnovo
  degli  organi  consortili in quanto il Comune  di  Catania  non  ha
  designato  i  propri  rappresentanti in seno al Consiglio  Generale
  dell'Ente';

   pertanto, il commissario Giuffrida, nell'arco di 18 mesi circa, ha
  prodotto,  in ossequio alla propria nomina, solo n. 2 lettere  (una
  all'ex  Assessorato  regionale Famiglia ed una  all'ex  Assessorato
  Industria) che in sostanza non hanno comportato nessun passo avanti
  rispetto  al  compito delegato e senza che in  tutto  questo  tempo
  abbia mai personalmente messo in mora il Comune di Catania, che  in
  pratica  è  l'ultimo ente consorziato che ancora non ha  provveduto
  alla nomina dei delegati in ASI;

   fra  l'altro,  il Comune di Catania risultava insolvente  rispetto
  alla  quota  annua da versare per statuto all'ASI  di  Catania  per
  circa sette annualità (dal 2003), e pertanto i propri delegati, per
  legge, non possono esercitare il diritto di voto per l'elezione del
  presidente;

   in  ragione di ciò, il commissario straordinario poteva  procedere
  già   da  tempo  alla  convocazione  del  consiglio  generale   per
  l'elezione della nuova amministrazione dell'ASI di Catania;

   per la sopra descritta attività posta in essere, il commissario  è
  stato  remunerato dal consorzio ASI in ragione di euro 2.046,31  al
  mese (ad oggi sommano euro 32.740,96), oltre congrui rimborsi spese
  per  missioni,  senza  riuscire a concludere  (o  ad  iniziare)  il
  compito per il quale era stato nominato;

   nonostante  nel  predetto lasso di tempo il dott..  Giuffrida  non
  abbia    adempiuto   agli   obblighi   derivanti   dall'investitura
  istituzionale, ha iniziato, invece, a porre in essere una serie  di
  atti e di incombenze esulanti dal proprio mandato, non ultimo,  con
  propria  deliberazione,  la  nomina  con  comando  in  assegnazione
  temporanea del direttore generale del consorzio ASI di Caltagirone,
  ing. Raffaele Gulino, quale direttore generale dell'ASI di Catania;

   tale ultima deliberazione, ritenuta palesemente illegittima, priva
  di  motivazione ex l.r. n. 10 del 1991, viziata nella forma,  priva
  di   opportunità,   nonché   atto  non  rimesso   alla   competenza
  commissariale, è stata opposta dalla dirigenza del consorzio ASI di
  Catania con nota dell'11 gennaio 2010, inoltrata all'ex Assessorato
  regionale  Industria  di Catania quale organo  di  vigilanza  e  di
  controllo;

   appare  invece necessario che il commissario concluda  il  compito
  conferito con i decreti di nomina citati entro la prossima scadenza
  fissata  al  12  marzo  2010,  provvedendo  alla  convocazione  dei
  componenti  del consiglio generale ed alla successiva elezione  del
  presidente  del  consorzio  ASI di Catania,  onde  ripristinare  il
  normale assetto istituzionale dell'ente;

   per sapere:

   per  quali  motivi il commissario nominato non abbia provveduto  a
  concludere  né  ad  avviare le procedure atte al sollecito  rinnovo
  degli organi consortili, ragione per cui è stato nominato;

   le  ragioni  per  quali lo stesso commissario stia provvedendo  al
  conferimento  d'incarico  di  direttore  dell'ASI  di   Catania   a
  personale  esterno  all'ente, in palese vizio di  legittimità,  con
  aggravio   di  risorse  dell'ente  e  pur  disponendo  il  predetto
  consorzio nella propria dotazione organica delle giuste ed adeguate
  professionalità  interne, discostandosi, in tal  modo,  dall'ottica
  perseguita dal Presidente della Regione siciliana di ottimizzazione
  delle  risorse  regionali in materia di personale  e  di  risparmio
  della  spesa,  oltre  che a scapito di possibili  investimenti  che
  potrebbero  migliorare l'efficienza e l'efficacia  dell'azione  del
  consorzio,  con  il  naturale  perseguimento  dei  suoi   obiettivi
  istituzionali;

   se  corrisponda  a  verità  che, pur in assenza  di  una  attività
  alacremente  produttiva, vi sarebbe stata una copiosa e dispendiosa
  mole di missioni istituzionali effettuate dal commissario nell'arco
  del proprio mandato con aggravio per l'ente». (951)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)

                                                             FIORENZA

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   il decreto assessoriale n. 2493/09 obbliga tutti gli operatori del
  settore  alimentare operanti nell'ambito della produzione  primaria
  ad effettuare entro il 31 dicembre 2009 la D.I.A. (dichiarazione di
  inizio attività) presso le amministrazioni comunali di riferimento;

   la  mancata  proroga  del termine previsto  dal  d.a.  n.  2493/09
  farebbe  incorrere  tali operatori in sanzioni molto  pesanti,  che
  potrebbero  determinare  la  chiusura stessa  di  tali  attività  e
  inficerebbero gravemente il settore alimentare siciliano  da  tempo
  in crisi;

   il  decreto legislativo n. 193 del 2007, c.d. 'Pacchetto  Igiene',
  ha  abrogato  il d.lgs. n. 156 del 1997 in materia  di  Igiene  dei
  prodotti  alimentari - autocontrollo HACCP' e l'art. 2 della  legge
  n.  283  del  1962  Autorizzazione Sanitaria', e prevede  un  nuovo
  regime sanzionatorio in materia di HACCP e sistema di autocontrollo
  igienico  sanitario  per le aziende che non  rispettano  i  dettami
  legislativi;

   considerato che i regolamenti CE n. 852 del 2004 e n. 882 del 2004
  regolano  la  materia  dell'igiene  dei  prodotti  alimentari,   in
  particolare  in  relazione alla salute pubblica, ponendo  principi,
  norme  e procedure in relazione alle responsabilità dei fabbricanti
  e  delle  autorità  competenti per ciò  che  concerne  i  requisiti
  strutturali, operativi e igienici degli stabilimenti, dei magazzini
  di  stoccaggio  e  il trasporto delle merci e anche  in  merito  ai
  controlli  ufficiali,  la registrazione e il  riconoscimento  delle
  aziende stesse;

   per sapere:

   se  non  pensino di proporre alle competenti autorità  comunitarie
  una proroga di almeno tre mesi, rispetto al termine del 31 dicembre
  2009,  come  termine ultimo per la presentazione della  D.I.A.  per
  tutti  gli  operatori  del settore alimentare operanti  nell'ambito
  della   produzione  primaria  e  di  sospendere  altresì   in   via
  eccezionale  e temporanea tale termine in maniera da  permettere  a
  tutti  gli operatori del sistema di potersi adeguare alla normativa
  per ciò che concerne la presentazione del fascicolo aziendale AGEA,
  della  certificazione antimafia e di tutte le altre  certificazioni
  richieste;

   se  abbiano  previsto  ulteriori misure per  scongiurare  che  gli
  operatori del settore della produzione primaria vengano sanzionati,
  così  come  era previsto dal d.lgs. n. 156/97 'Igiene dei  prodotti
  alimentari - autocontrollo HACCP'». (953)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
                                                            INCARDONA

   «Al  Presidente  della Regione e all' Assessore  per  turismo,  lo
  sport  e  lo spettacolo, premesso che la legge regionale 19  aprile
  2007,  n.  11,  ha fissato alcuni obiettivi da realizzarsi  per  la
  risoluzione delle annose problematiche inerenti le Terme di Sciacca
  (AG),  tra  i quali quelli di nominare un commissario straordinario
  per  gli  adempimenti  di liquidazione e  un  advisor  al  fine  di
  collocare  sul  mercato le partecipazioni azionarie  della  società
  Terme di Sciacca s.p.a., costituitasi nel 2005;

   ricordato  che alla data del 31 dicembre 2009 - epoca in  cui  era
  stata prevista la cessione delle aziende termali alla Regione, come
  previsto dall'art. 1 della legge regionale 19 aprile 2007, n. 11  -
  molte  questioni, anche se formalmente affrontate, restano di fatto
  irrisolte,  come ad esempio quella dell'esposizione  debitoria  nei
  confronti  della  società  cooperativa  'La  Montagnola'  o  quella
  relativa all'utilizzo delle risorse umane;

   per sapere:

   come  mai  l'impegno  di erogare in tre tranche  gli  importi  per
  l'aumento  del  capitale sociale a favore della  società  Terme  di
  Sciacca s.p.a., assunto con la l.r. n. 11/2007 e da adempiere entro
  il 31 dicembre 2009, non sia stato rispettato;

   perché  l'Assessore  al ramo non ha ancora  emanato  le  direttive
  gestionali per il rilancio della società e la nomina dell'advisor;

   quali  prospettive  nell'immediato  futuro  si  profilino  per  la
  società  Terme di Sciacca s.p.a. e per la tutela del suo patrimonio
  aziendale e umano, considerata la grave posizione debitoria in  cui
  versa la citata società». (957)

         (L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)

                                                                BOSCO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità, premesso che:

   in  data 16 gennaio 2010, dagli organi di stampa si apprendeva  la
  notizia  del provvedimento di reimmissione nel posto di  lavoro  di
  Antonino Nobile;

   il provvedimento è stato emesso dagli uffici regionali;

   considerato che:

   l'ufficio  regionale di competenza aveva disposto il licenziamento
  giusta provvedimento del mese di agosto 2009;

   tale situazione costituisce un conflitto tra organi regionale;

   ritenuto che:

   sotto  l'aspetto  del  buon andamento e buon  funzionamento  della
  pubblica  amministrazione,  anche  alla  luce  della  riforma   del
  Ministro  della funzione pubblica, il provvedimento di reimmissione
  non appare in sintonia con quanto previsto dalle legge;

   in  particolare,  la questione ha assunto una dimensione  alquanto
  ampia  trattandosi  di  un licenziamento a seguito  di  arresto  in
  flagranza per il reato di corruzione;

   il  provvedimento di reimmissione appare, altresì,  inopportuno  e
  molto   discutibile  anche  alla  luce  del  'codice  antimafia   e
  anticorruzione nella Regione siciliana' approvato lo scorso mese di
  novembre;

   a  seguito del provvedimento in oggetto e della gravità dei fatti,
  la  pubblica  amministrazione,  in  particolare  quella  regionale,
  subirebbe un grave ed irreparabile danno anche all'immagine  ed  al
  buon funzionamento;

   per  sapere quali provvedimenti intendano adottare al fine di fare
  luce   sulla  vicenda  e,  allo  stato,  disporre  la  revoca   del
  provvedimento di reimmissione in servizio». (958)

                                                               CAPUTO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   l'Agenzia  del demanio ha proceduto all'interruzione del  rapporto
  di  lavoro  per alcuni dipendenti a tempo determinato  in  servizio
  presso gli uffici di Palermo;

   tale  interruzione  non  appare fondata su valide  argomentazioni,
  atteso  che  il  licenziamento è stato seguito  dall'assunzione  di
  nuovo personale;

   considerato che il personale licenziato aveva acquisito nel  tempo
  esperienza qualificata nonché un elevato grado di professionalità e
  qualità che ha contribuito al buon funzionamento e andamento  degli
  uffici;

   ritenuto  che  l'interruzione immotivata del  rapporto  di  lavoro
  costituisce  grave  violazione del diritto al lavoro,  garantito  e
  tutelato dalla nostra Costituzione;

   per  sapere quali provvedimenti intenda adottare per la tutela del
  diritto  al  lavoro del personale a tempo determinato  in  servizio
  presso  l'Agenzia del demanio di Palermo, al fine di fare chiarezza
  sulla questione inerente il mancato rinnovo dei contratti». (959)

                                                               CAPUTO

        Interrogazione con richiesta di risposta in Commissione

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  l'economia,
  premesso che:

   nell'anno  2002  sono state assunte, con contratto  di  formazione
  lavoro  (C.F.L.), dalla Montepaschi Serit s.p.a., 256  persone  che
  hanno lavorato fino all'anno 2004 con la qualifica di ufficiale per
  la riscossione;

   come  previsto dalle norme contrattuali, le suddette  persone sono
  state formate professionalmente, con un costo, a carico dell'allora
  Assessorato Lavoro, di circa euro 1 milione e 800 mila;

   alla  fine  dei  due  anni,  dopo  aver  acquisito  una  qualifica
  professionale  legata alle mansioni svolte, sono  state  licenziate
  senza che avvenisse l'auspicata trasformazione in contratto a tempo
  indeterminato del loro rapporto di lavoro a tempo determinato;

   a  detti  lavoratori - diventati, durante la frequenza del  corso,
  esperti  in  riscossione  tributi  -  erano  state  assicurate   la
  trasformazione  del  loro  contratto di  lavoro  e  la  conseguente
  assunzione   a  tempo  indeterminato,  considerato  il   fabbisogno
  naturale  di  persone  idonee e capaci di  effettuare  il  delicato
  servizio di riscossione dei tributi in Sicilia;

   risulta   che   il  principale  problema  che  ha  ostacolato   la
  conversione    del   contratto   e,   di   conseguenza,    generato
  l'interruzione  del  rapporto di lavoro, è  stato  la  riforma  del
  servizio di riscossione, che ha affidato le funzioni attribuite  in
  precedenza  alla  Montepaschi direttamente  alla  Regione,  che  le
  esercita  dall'1  ottobre  2006 per il  tramite  della  Riscossione
  Sicilia  s.p.a.,  società  che, dal  2010,  sarà  costituita  dalla
  Regione  con  l'Agenzia delle entrate e di cui  la  stessa  Regione
  detiene la maggioranza azionaria (60 per cento delle azioni);

   preso atto che:

   la maggior parte dei lavoratori con contratti di formazione lavoro
  (C.F.L.) non assunti, oltre 200, si sono rivolti ai giudici di pace
  per chiedere la loro ammissione nei ruoli della Riscossione Sicilia
  s.p.a.;

   è  di  questi giorni la notizia che già 5 ricorrenti, con sentenza
  di  primo  grado, già passata in giudicato e quindi  immediatamente
  esecutiva,  hanno  vinto il ricorso de quo; la Riscossione  Sicilia
  s.p.a.   non  solo  è  stata  condannata  all'assunzione  a   tempo
  indeterminato, entro 10 giorni, dei ricorrenti, ma si è vista  pure
  condannata al risarcimento della somma pro capite di circa 120 mila
  euro;

   considerato che:

   nel  caso  in cui anche gli altri contrattisti dovessero  ottenere
  identica  sentenza,  la  Riscossione  siciliana  s.p.a.,  non  solo
  dovrebbe immediatamente assumere oltre 200 unità lavorative, ma  si
  vedrebbe  condannata a pagare complessivamente  una  somma  che  si
  aggira  intorno  ai 24 milioni di euro, di cui il 51  per  cento  a
  carico  del  bilancio della Regione Sicilia, in  quanto  la  stessa
  detiene  il  51 per cento delle quote societarie. Tale  eventualità
  porterebbe alla cancellazione della Riscossione Sicilia s.p.a., dal
  sistema  economico, preso atto che la stessa ha un capitale sociale
  di  euro  10 milioni 400 mila; la Regione siciliana, a causa  delle
  note difficoltà di bilancio, non è nelle condizioni di far fronte a
  questo eventuale e temuto esborso;

   di  contro,  la SERIT s.p.a. avrebbe a disposizione,  per  le  sue
  attività, personale già formato e che conosce tutte le procedure di
  riscossione  per  avere  svolto attività lavorativa  specifica  sia
  all'interno  che all'esterno degli uffici (notifiche  di  cartelle,
  pignoramenti presso terzi, etc.);

   per   sapere   se   non   ritengano  utile  ed   improcrastinabile
  intervenire,  con  l'urgenza  del  caso,  per  concordare,  con   i
  ricorrenti, un accordo mirante alla trasformazione del contratto da
  tempo  determinato  a  tempo  indeterminato,  al  fine  di  evitare
  ulteriori  decisioni da parte dei giudici del lavoro che vedrebbero
  la  Riscossione  Sicilia s.p.a. soccombere di  fatto  davanti  alla
  richiesta  dei  lavoratori e, di conseguenza, la Regione  siciliana
  costretta  ad  un esborso di somme, non previste nel  bilancio,  di
  oltre 12 milioni di euro». (948)
       (Gli interroganti chiedono lo svolgimento in Commissione)

                                                   VINCIULLO-POGLIESE

                                MOZIONI

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   il centro socio-riabilitativo residenziale 'Don Orione' di Messina
  accoglie  attualmente  32  disabili, portatori  di  handicap  molto
  gravi,  e  15  in  regime semiresidenziale nel  centro  diurno  ed,
  inoltre, disabili gravi in regime di 'ricovero temporaneo';

   l'istituto   religioso  'Don  Orione'  di  Messina  ha   messo   a
  disposizione, sin dal 2001, una propria struttura per l'accoglienza
  di  portatori  di  handicap gravi provenienti da  altra  struttura,
  denominata 'Villa Lucciola';

   ai  sensi  delle leggi regionali n. 68 del 1986 e n. 22 del  1986,
  nonché  della  legge  n.  104 del 1992 e  successive  modifiche  ed
  integrazioni, tutti gli interventi socio-assistenziali,  coordinati
  ed  integrati  dalle  Aziende  sanitarie  provinciali  (ASP),  sono
  principalmente    rivolti    all'assistenza    ed     all'eventuale
  reinserimento dei soggetti portatori di handicap di vario genere;

   il  decreto  presidenziale del 4 novembre 2002 per  l'approvazione
  delle  linee-guida per l'attuazione del Piano socio-sanitario della
  Regione  siciliana  ha  inserito la primaria tutela  delle  persone
  portatrici  di handicap tra gli obiettivi cui investire la  maggior
  quota di risorse economiche;

   il  Comune di Messina (per il tramite dell'istituzione dei servizi
  sociali), unitamente all'ASP provinciale, in data 14 marzo 2007  ha
  sottoscritto  un protocollo d'intesa triennale per il finanziamento
  del  progetto  per il 'Centro socio riabilitativo residenziale  per
  portatori  di handicap gravi', presentato dall'istituto Don  Orione
  di Messina;

   detto   progetto   ha   brillantemente  risposto   alle   esigenze
  territoriali ed alle linee guida volute dal legislatore  in  favore
  di  tali  categorie, particolarmente disagiate,  con  splendidi  ed
  evidenti  risultati  in  favore dei  soggetti  portatori  di  gravi
  handicap;

   l'impegno  di  spesa  annuale previsto per  la  realizzazione  del
  progetto  prevedeva la somma di complessivi euro  1.899.679,10,  di
  cui  euro 400.000,00 a carico dell'ASP e la restante parte a carico
  dell'istituzione dei servizi sociali del Comune di Messina;

   anche  a  seguito della soppressione dell'istituzione dei  servizi
  sociali  del  Comune,  ed in vista della scadenza  triennale  della
  sopra  citata  convenzione (28 febbraio 2009), in data  11  gennaio
  2010,  è  stata convocata una conferenza di servizi allo  scopo  di
  discutere e definire i termini della convenzione da rinnovare;

   durante  detta  conferenza  è  emersa,  da  una  parte,  la  piena
  disponibilità dell'ASP di Messina a mantenere inalterato il proprio
  contributo  e,  dall'altra, la volontà  del  Comune  di  Messina  a
  ridurre   la  propria  contribuzione  in  misura  proporzionalmente
  inversa a quella dell'ASP stessa, ovverosia ritenendo che si tratti
  di  erogazione  di servizi prevalentemente di natura  sanitaria  su
  pazienti  con  patologie  di  tipo  cronico,  ancorché  prestazioni
  prevalentemente di natura socio-assistenziale;

   comunque,  indipendentemente  dalle disquisizioni  e  dai  sofismi
  lessicali,  appare  davvero indispensabile garantire  il  prosieguo
  dell'alto  grado  di assistenza ad oggi fornita  a  detti  soggetti
  gravemente   disagiati,  a  prescindere  dal   dibattito   per   la
  provenienza o il reperimento della fonte di finanziamento;

   all'interno  del  centro operano e prestano assistenza,  comunque,
  circa  50  figure professionali a vario titolo, che  rappresentano,
  ormai,  per  competenza e professionalità acquisite in tanti  anni,
  una  vera  e  propria  famiglia, sia  nei  confronti  dei  soggetti
  portatori   di   gravi  handicap  o  ritardi,  che   nei   rapporti
  interpersonali  con  i  parenti  prossimi  degli  stessi,  i  quali
  all'unisono, apprezzano, senza riserve, l'operato degli addetti;

   considerato che:

   i servizi offerti ai soggetti tendono, comunque, a spaziare tra le
  più  varie  attività,  in piena sincronia con una  sempre  maggiore
  integrazione socio-assistenziale ed anche riabilitativa;

   in  ogni  caso,  indipendentemente dalle modalità  di  reperimento
  delle  somme  in  loco,  il  finanziamento  di  tale  meritoria  ed
  insostituibile attività grava e graverà sulle finanze regionali  in
  modo diretto od indiretto;

   la  struttura in questione, per l'efficienza e la qualità ad  oggi
  offerta,   potrebbe  essere  presa  quale  modello  da   sviluppare
  regionalmente  in merito alla gestione dei servizi da  garantire  a
  tali  categorie  socialmente deboli e bisognose,  nel  rispetto  di
  parametri economici oggettivi e da riscontrare in modo sistematico;

   ritenuto  che  il finanziamento di detta struttura possa  e  debba
  essere,  comunque,  reperito  e gravare sull'Assessorato  regionale
  della  famiglia, delle politiche sociali e del lavoro e  su  quello
  della   salute,  che  già,  tra  l'altro,  indirettamente  (tramite
  l'Assessorato Servizi sociali del Comune e l'ASP) erogano le  somme
  ad oggi necessarie,

              impegna il Governo della Regione e per esso
    l'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro e
                       l'Assessore per la salute

   a  reperire,  direttamente e per tempo,  le  somme  necessarie  al
  mantenimento in vita del centro socio-riabilitativo 'Don Orione' di
  Messina, integrando, necessariamente, i finanziamenti previsti  dal
  Comune di Messina e dall'ASP, somme indispensabili per garantire la
  sopravvivenza  di  tale  particolare ed irrinunciabile  struttura».
  (169)

                           PICCIOLO-LACCOTO-RINALDI-GUCCIARDI-VITRANO

                         «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   è  in  atto nella Regione siciliana, come nel resto del Paese,  un
  ampio  dibattito  in  merito al ritorno dell'utilizzo  dell'energia
  nucleare     come     scelta     strategica     di     rinnovamento
  dell'approvvigionamento energetico nazionale;

   l'8-9 novembre 1987 la popolazione venne chiamata ad esprimersi in
  merito    all'uso    a   scopi   civili   delle    tecnologie    di
  approvvigionamento  energetico  'nucleare',  mandando  un   segnale
  inequivocabile   con  quasi  l'80%  di  votanti  a   favore   della
  cancellazione di quella opzione energetica nel nostro Paese;

   al  via  libera  del Senato della Repubblica al disegno  di  legge
  sulle  centrali  nucleari,  la Sicilia  è  una  delle  due  Regioni
  (insieme  al  Veneto) che ha dato una prima disponibilità,  sebbene
  subordinata   dal  Presidente  della  Regione  ad   un   preventivo
  referendum tra gli abitanti;

   considerato  che  gli  incidenti  del  2008  avvenuti  a   Trisko,
  Bruxelles e, in particolare quello avvenuto in Francia a Tricastin,
  a   soli  200  km  dal  confine  italiano,  che  ha  provocato   la
  contaminazione  di  circa 10 operai, hanno  dimostrato  quanto  gli
  impianti  nucleari non assicurino, nonostante le più severe  misure
  di  sicurezza,  la salvaguardia della salute delle popolazioni  dei
  territori circostanti e del personale che vi opera;

   considerato, inoltre che:

   l'energia  nucleare fornisce un contributo al fabbisogno  mondiale
  di energia pari ad un modesto 6,4%;

   la  disponibilità di uranio, cioè la materia prima necessaria  per
  produrre energia nucleare è comunque limitata (non più di 50  anni)
  con riferimento ai dati esposti da autorevoli scienziati;

   importanti  Paesi  come  Germania,  Svezia  ed  Olanda  hanno  già
  programmato la propria uscita dal nucleare per puntare con forza su
  energie pulite, rinnovabili e sicure e, in particolare, la Germania
  ha  deciso  di vietare per legge nel 2002 la costruzione  di  nuovi
  impianti  e di indicare il 2021 come data ultima per lo spegnimento
  delle 17 centrali nucleari costruite sul proprio territorio;

   considerata  la pericolosità dell'ancora irrisolto problema  delle
  scorie radioattive (l'Italia non dispone ancora di un deposito  per
  i rifiuti atomici del passato);

   considerati  gli  elevati costi per assicurare la sicurezza  degli
  impianti da possibili incidenti e da attacchi 'terroristici';

   atteso che:

   lo  svantaggio non indifferente dell'energia nucleare è costituito
  dalle   cosiddette  'scorie  nucleari'  soggette  a  una   continua
  emissione di radiazioni per la loro collocazione all'interno  o  in
  prossimità  del  reattore;  alcune di  esse  hanno  un  periodo  di
  decadimento  che raggiunge i 100.000 anni e continuano ad  emettere
  radiazioni  pericolosissime per la salute,  richiedendo,  pertanto,
  attente precauzioni nel trattamento di smaltimento;

   per  le  scorie  maggiormente  radioattive  si  rende  addirittura
  necessario   il  deposito  geologico,  lo  stoccaggio   in   bunker
  sotterranei schermati;

   considerati,  altresì i noti pericoli umani ed  ambientali  legati
  agli   insediamenti  nucleari,  maggiormente   allarmanti   in   un
  territorio come quello siciliano caratterizzato da oggettivi rischi
  sismici  e idrogeologici; rischi non del tutto eliminabili  con  le
  centrali   di  terza  generazione,  cui  fa  riferimento  l'accordo
  Berlusconi - Sarkozy;

   ritenuto che in una Regione come la Sicilia, circondata dal mare e
  ricca  di sole, si possa favorevolmente investire su altro tipo  di
  energie rinnovabili che non comportino rischi per l'ambiente e  per
  la  salute  senza,  peraltro, comportare i  costi  esorbitanti  del
  nucleare   e  senza  attendere  i  tempi  troppo  lunghi   per   la
  realizzazione degli impianti nucleari;

   visto che:

   la  Sicilia  produce  energia  ben oltre  il  proprio  fabbisogno,
  esportandone grande quantità a vantaggio della comunità  nazionale.
  In  Sicilia,  infatti,  si producono circa 9.900.000  mw  annui  di
  energia elettrica legata ai processi di raffinazione;

   il  bilancio tra import ed export è in atto positivo e  il  valore
  dei  prodotti  petroliferi esportati oscilla  intorno  all'80%  del
  valore  di tutto l'export siciliano. La quantità di gas estratto  è
  di circa 740 mc;

   accanto   all'attività  estrattiva  si  svolge  anche   un'intensa
  attività  di  raffinazione: basti pensare alle  tre  raffinerie  di
  Siracusa, di Milazzo e Gela. Essa fornisce il 2,7 % dell'estrazione
  nazionale di gas, il 12,9% dell'estrazione nazionale di greggio, il
  40%  degli idrocarburi raffinati che il Paese consuma e,  a  breve,
  tratterà il 73% del gas importato dall'Italia;

   considerato, infine, che:

   la  Sicilia  è  un  territorio  ad  alta  vocazione  turistica  ed
  inevitabilmente   un  insediamento  nucleare  ne   comprometterebbe
  l'attrattività turistica e culturale;

   il  Governo italiano e quello francese, in data 24 febbraio  2009,
  hanno siglato un'intesa che prevede la cooperazione tra i due Paesi
  per  la produzione di energia attraverso l'atomo, aprendo la strada
  alla realizzazione in Italia di quattro centrali nucleari,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  attivarsi perché venga reso indisponibile il territorio  della
  Regione siciliana alle procedure di individuazione dei siti  idonei
  all'attivazione di centrali nucleari;

   ad  attivarsi perché venga vietata sotto ogni forma la costruzione
  di   centrali  nucleari  in  Sicilia  e  dichiarare  il  territorio
  siciliano  indisponibile allo stoccaggio delle  scorie  prodotte  o
  derivanti da centrali costruite in altri luoghi;

   ad  operare  nelle  sedi istituzionali affinché  resti  valido  il
  pronunciamento  referendario  del  1987  per  tutto  il  territorio
  nazionale;

   a  confermare  e  incrementare, anche in sede di  definizione  del
  Piano  energetico regionale, l'impegno della Regione a favore delle
  fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica, nell'ottica di  una
  politica energetica basata su tecnologie moderne ed innovative  che
  garantiscono  uno  sviluppo sostenibile  del  sistema  economico  e
  produttivo regionale;

   a   dichiararsi  a  favore  dello  sviluppo  dell'efficienza,  del
  risparmio  energetico  e  delle  fonti  rinnovabili  e  sfavorevole
  all'installazione di impianti nucleari per la produzione di energia
  sul territorio siciliano;

   ad  attivarsi presso i comuni, le province regionali ed il Governo
  nazionale     affinché    assumano    l'impegno    di     procedere
  all'individuazione   di   politiche  energetiche   alternative   al
  nucleare;

   ad  attivare, infine, ogni idonea e necessaria procedura  per  far
  dichiarare la Sicilia 'Regione denuclearizzata'». (170)

                          BARBAGALLO-LUPO-MATTARELLA-RINALDI-GALVAGNO

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   il  consiglio  di amministrazione di Unicredit Group,  in  data  7
  gennaio 2010, all'unanimità, ha approvato la proposta di aumento di
  capitale di 4 miliardi di euro da sottoporre agli azionisti, fra  i
  quali la Regione siciliana e la fondazione Banco di Sicilia;

   lo  stesso c.d.a., sempre all'unanimità, nel mese di dicembre 2009
  ha  approvato  il  piano di riorganizzazione del  gruppo  bancario,
  prevedendo, fra l'altro, la scomparsa del Banco di Sicilia  s.p.a.,
  attraverso la fusione delle banche reti in Italia (Unicredit  Banca
  e Banca di Roma), già dal 1  novembre 2010;

   la  chiusura  del  Banco  di  Sicilia  s.p.a.,  la  prima  azienda
  dell'Isola  per occupati, fatturato e gettito fiscale,  prevede  la
  cancellazione della struttura di direzione generale, del  consiglio
  di  amministrazione  nonché la riduzione del  numero  di  sportelli
  nell'Isola;

   la stima degli esuberi a regime è di circa 1.000 unità che, seppur
  collocate   in   altre   attività   ad   esaurimento,   di    fatto
  contribuiranno, a regime, ad un netto impoverimento dell'offerta di
  lavoro in Sicilia;

   la  cessazione  dell'entità giuridica della  fondazione  Banco  di
  Sicilia  con  sede a Palermo, inoltre, comporterà  una  perdita  di
  introiti  fiscali, diretti ed indiretti, per la Regione  siciliana,
  stimabili in circa 150 milioni di euro annui;

   il  Presidente  della  fondazione Banco di Sicilia,  prof.  Gianni
  Puglisi,  in  pubbliche interviste ha dichiarato la  volontà  della
  stessa fondazione di sottoscrivere il nuovo aumento di capitale  di
  Unicredit Group, con un impegno di spesa di circa 15 milioni euro;

   lo  stesso  presidente Puglisi, nella qualità  di  consulente  del
  Presidente della Regione, On. Raffaele Lombardo, sta lavorando  per
  una  analoga  disponibilità da parte della Regione  siciliana  alla
  sottoscrizione  del  medesimo aumento  di  capitale  per  altri  15
  milioni di euro;

   la  partecipazione azionaria della Regione siciliana in  Unicredit
  Group,  già  Capitalia, è disciplinata da una legge  regionale  che
  assegna  all'Assemblea regionale siciliana un  ruolo  di  indirizzo
  fondamentale;

   considerato che:

   la  scomparsa della prima azienda siciliana non trova neanche  nei
  vertici  confindustriali siciliani un adeguato dibattito, anche  se
  in presenza di un danno all'economia regionale di pari portata alla
  chiusura dello stabilimento Fiat;

   il  Presidente  della Regione, già due anni fa, non rinnovando  la
  convenzione  con  Unicredit Group, ha rinunciato ad  esercitare  un
  ruolo  dialettico  con  il  management  dell'istituto  di  credito,
  sancendo di fatto un percorso contrario all'interesse dei siciliani
  e   dei   dipendenti   del   Banco   di   Sicilia,   mentre   oggi,
  inverosimilmente, si dichiara disponibile, insieme alla  fondazione
  Banco  di  Sicilia,  a sottoscrivere l'aumento  di  capitale  senza
  alcuna riserva e tutela,

                   impegna il Governo della Regione

   a  riferire  urgentemente all'Assemblea regionale siciliana  quali
  siano le ragioni che hanno visto di fatto precludere ogni forma  di
  dialogo, teso a tutelare l'interesse socio economico della Sicilia,
  con il management dell'Istituto di credito,

   a  non  effettuare  alcuna scelta prima che l'Assemblea  regionale
  abbia  discusso e adottato una deliberazione in merito alla vicenda
  di cui in premessa». (171)

                               MAIRA-GIANNI-DINA-CASCIO S.-LO GIUDICE

                           ORDINI DEL GIORNO

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   l'azienda  Italtel ha dichiarato di procedere alle  operazioni  di
  esubero  del  personale  per  circa 400  lavoratori  che  vanno  ad
  aggiungersi  ai  450 già dichiarati lo scorso anno per  il  biennio
  2009/2010;

   le  suddette  scelte  aziendali stravolgono il piano  industriale,
  così come strutturato nel 2009, definendone uno nuovo dai contenuti
  assai  preoccupanti circa il destino occupazionale  dei  lavoratori
  interessati;

   l'amministratore   delegato   dell'Italtel   ha   annunciato   che
  nell'ambito  della  ristrutturazione  aziendale  non   si   esclude
  l'ipotesi che lo stabilimento di Carini (PA) si possa chiudere;

   RILEVATO che:

   le  ragioni  addotte  dall'Azienda nella  direzione  di  una  così
  incisiva  ristrutturazione sono da ricercare nel calo del fatturato
  di  diverse  decine di milioni di euro, a partire da Telecom  quale
  cliente fondamentale;

   specificamente  si assiste ad un calo del volume di  attività,  al
  mancato  decollo  di  importanti progetti su  banda  larga,  nonché
  all'assenza  di  precisi interventi che andavano  effettuati  sulle
  reti di nuova generazione;

   agli  aspetti  riguardanti le scelte di strategia  industriale  si
  sono aggiunti gravi problemi finanziari del gruppo industriale  nel
  rapporto   con   le  banche,  tali  da  compromettere   il   futuro
  dell'azienda in    assenza di una sua ricapitalizzazione;

   CONSIDERATO che:

   gli errori nella gestione dell'azienda sul piano industriale hanno
  come conseguenza drammatica gli esuberi di personale;

   occorre  arginare  qualunque  operazione  tesa  a  penalizzare   i
  lavoratori, imboccando altresì una strada che rilanci l'innovazione
  tecnologica  dello stabilimento Italtel a partire dai progetti  per
  la banda larga,

                   impegna il Governo della Regione

   a  porre in essere ogni iniziativa utile presso il Ministro  dello
  Sviluppo  economico  e  il Sottosegretario  alle  Telecomunicazioni
  affinché  intervengano  rapidamente in  direzione  di  un  rilancio
  dell'azienda  nel  quadro  degli  interventi  previsti  sul  fronte
  dell'innovazione    tecnologica   delle   telecomunicazioni,    con
  l'obiettivo di tutelare le professionalità in atto esistenti  nello
  stabilimento di Carini e impedire che possa chiudere». (226)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   l'intero comparto produttivo del settore industriale della Sicilia
  ultimamente  è  stato interessato da una grave ed importante  crisi
  economica  che  ha  messo  in pericolo lo stabilimento  Italtel  di
  Carini (PA);

   i  dirigenti aziendali, infatti, hanno attuato un piano  aziendale
  che  mette a rischio il mantenimento del predetto stabilimento, con
  pericolo di chiusura;

   la  situazione  peggiora  il quadro economico  della  Sicilia  che
  attualmente  vive  un  momento di grave crisi sia  sotto  l'aspetto
  economico sia sotto quello occupazionale;

   CONSIDERATO che:

   si  tratta di stabilimento storico che insiste nel territorio  del
  comune  di  Carini,  in  provincia  di  Palermo,  ad  alta  densità
  abitativa;

   la  chiusura  dello  stabilimento avrebbe  un  grave  impatto  per
  l'economia siciliana in quanto, oltre a creare un ennesimo  allarme
  sociale per la creazione di nuovi disoccupati, determinerebbe anche
  la  conseguente perdita di impianti e strutture aziendali necessari
  per  lo  sviluppo  economico. In tale  modo,  infatti,  la  Sicilia
  rimarrebbe  priva  di  impianti industriali  e,  quindi,  priva  di
  strutture produttive;

   la  chiusura dello stabilimento industriale comporterebbe un grave
  danno  per la Sicilia in quanto, in aggiunta alla precarietà  degli
  altri settori produttivi, anch'essi in crisi, si determinerebbe  un
  percorso   economico/produttivo   di   impoverimento   e   non   di
  accrescimento;

   l'  impianto  siciliano di Italtel dispone di personale  altamente
  qualificato che deve essere potenziato e non eliminato;

   RITENUTO che:

   tale  situazione aggrava il comparto industriale,  già  turbato  e
  compromesso dall'attuale crisi economica;

   esiste  il  concreto e serio pericolo di un risvolto negativo,  in
  quanto   il  mancato  e  tempestivo  sostegno  economico  a  questo
  importante  comparto  produttivo potrebbe avere  gravi  conseguenze
  occupazionali  e sociali per la perdita di posti  di  lavoro  e  di
  impianti industriali necessari per l'economia locale;

   tale   stato   di   emergenza  economica  del  comparto   richiede
  l'immediato intervento del Governo regionale mediante l'adozione di
  misure di sostegno, anche in via straordinaria, per la tutela e  la
  valorizzazione degli impianti esistenti,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire  con  immediatezza  sulla  questione  al  fine  di
  adottare  gli  opportuni  provvedimenti  a  sostegno  del   settore
  industriale  ed a tutela dei lavoratori dello stabilimento  Italtel
  di Carini». (228)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   nel    novembre    del    2004   il   Ministero   dell'istruzione,
  dell'università  e  della  ricerca  (M.I.U.R.)  bandiva  il  corso-
  concorso  per   la  copertura dei posti  di  dirigente  scolastico,
  disponendo  che  lo  stesso  venisse  gestito  dai  singoli  uffici
  regionali;

   in  tal  senso si è provveduto in Sicilia con decreto dirigenziale
  dell'  Ufficio scolastico regionale (D.D. G.U.R.S.) per la  Sicilia
  del 13 ottobre 2005;

   al  termine  delle  procedure concorsuali i vincitori  del  citato
  concorso  hanno  stipulato, previa frequenza e  superamento  di  un
  corso  di  nove  mesi  di formazione, il contratto  individuale  di
  lavoro  a  tempo  indeterminato, mentre  circa  11  di  loro  hanno
  usufruito della interregionalità per assumere servizio presso altre
  regioni d'Italia, e gli ultimi 27 idonei in graduatoria sono ancora
  in attesa di nomina;

   avverso  detta  procedura concorsuale sono stati proposti  ricorsi
  giurisdizionali conclusisi con sentenze del Consiglio di  giustizia
  amministrativa  per  la Regione siciliana (sentenze  nn.  477/09  e
  478/09)   che   hanno  disposto  l'annullamento   delle   procedure
  concorsuali per violazione del combinato disposto dell'artt. 8  del
  bando  di  concorso  e  dell'art.  2,  comma  7,  del  decreto  del
  Presidente  del Consiglio dei Ministri 30 maggio 2001, n.  341,  in
  quanto   la  commissione  avrebbe  valutato  gli  elaborati   delle
  ricorrenti    senza    rispettare   il    principio    fondamentale
  dell'ordinamento giuridico in tema di collegio perfetto;

   in  sede di ottemperanza, il medesimo organo giurisdizionale,  con
  decisioni  nn. 1064 e 1065 del 10 novembre 2009, ha confermato  che
  l'esecuzione dei giudicati amministrativi si incentra  sul  decreto
  di nomina delle sottocommissioni posto in essere dall'U.S.R. per la
  Sicilia prot. 2571/1 del 10 febbraio 2006;

   i dirigenti scolastici vincitori della procedura concorsuale, oggi
  annullata,  hanno  incolpevolmente fatto  affidamento  sulla  piena
  legittimità  degli atti del procedimento concorsuale e  si  trovano
  oggi,  senza  alcuna  responsabilità, a dover  subire  gli  effetti
  negativi del giudicato amministrativo senza mai essere stati  posti
  in condizione di esplicitare le proprie difese;

   CONSIDERATO che in ragione della circostanza che:

   la  nomina  delle sottocommissioni siciliane ha avuto luogo  sulla
  scorta delle stesse disposizioni (D.P.C.M. 30 maggio 2001, n.  341)
  adottate  su  tutto il territorio nazionale e ribadite  nella  loro
  validità con nota M.I.U.R. prot. n. 1160 del 19 settembre 2005;

   è  palese  la  situazione di grave ingiustizia in cui versano  gli
  oltre 400 dirigenti siciliani nominati ed i 27 idonei in attesa  di
  nomina per aver partecipato ad un concorso bandito ed espletato  in
  forza  delle  medesime  disposizioni rimaste  valide  su  tutto  il
  territorio   italiano   ma   dichiarate   illegittime   dall'organo
  giudiziario  siciliano,  con conseguente disparità  di  trattamento
  rispetto  ai  dirigenti concorrenti e nominati nelle altre  regioni
  italiane  e  con la conseguente perdita di diritti derivanti  dall'
  avvenuta  stipula  dei  contratti individuali  di  lavoro  a  tempo
  indeterminato;

   il  M.I.U.R.  ha adottato il provvedimento di nomina  della  nuova
  commissione per il rinnovo della procedura concorsuale;

   il   rinnovo   della  procedura  concorsuale  arrecherebbe   grave
  nocumento  al  sistema scolastico siciliano, sia per  il  lasso  di
  tempo  che inevitabilmente decorrerà per lo svolgimento dell'intera
  procedura   concorsuale,  sia  per  gli  effetti  che   la   stessa
  produrrebbe sui rapporti di lavoro in atto stipulati con i soggetti
  interessati  alla vicenda che attualmente svolgono le  funzioni  di
  dirigente scolastico,

                  impegna il Presidente della Regione

   a  porre  in essere quelle azioni necessarie a salvaguardia  della
  scuola siciliana e del personale che in atto svolge le funzioni  di
  dirigente  scolastico  nelle  scuole  dell'Isola,  ricordando   che
  l'annullamento delle procedure concorsuali non nega automaticamente
  'status' giuridici di cui si è già in possesso». (229)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   l'istituzione  delle  zone franche urbane (Z.F.U.),  nate  con  un
  provvedimento di legge nazionale nel 2007, è rivolta  a  vecchie  e
  nuove  imprese che intendano allocare la propria attività  in  zone
  svantaggiate della Regione;

   l'attrattiva per gli imprenditori a impiantare le proprie attività
  presso   le  aree  individuate  come  particolarmente  svantaggiate
  consiste  nella concessione dell'esonero quinquennale  dell'imposta
  sui  redditi  e  dell'IRAP,  oltre che dell'ICI  e  dei  contributi
  previdenziali;

   RITENUTO  che  il  comma 4 dell'articolo 9  del  decreto-legge  30
  dicembre   2009,   n.   194  (c.d.'Milleproroghe')   contiene   una
  rimodulazione  in  senso  negativo dei vantaggi  previsti  per  gli
  insediamenti   industriali  o  d'impresa   nelle   Z.F.U.,   avendo
  cancellato  le esenzioni fiscali e introdotto un 'mero'  contributo
  alle  imprese,  per mezzo dei comuni, da computare  sui  contributi
  previdenziali dovuti dalla nascente impresa;

   CONSIDERATO che:

   la  drastica  riduzione  delle  provvidenze  fiscali  utilizzabili
  disposta  con  l'articolo 9 del decreto cosiddetto  'Milleproroghe'
  costituisce un evidente disincentivo per la nascita di microimprese
  e   decreta   la   fine  dell'appetibilità  delle   numerose   aree
  svantaggiate  esistenti  soprattutto nelle periferie  urbane  delle
  città siciliane, come ad esempio la zona di Librino a Catania;

   l'abolizione delle esenzioni fiscali ha lasciato il  posto  ad  un
  meccanismo  secondo cui i comuni risponderanno alle  istanze  delle
  imprese sulla base di risorse limitate;

   RICORDATO  che  solo  nell'ottobre del 2009, con  decisione  della
  Commissione  europea,  è  stato superato  l'ostacolo  del  consenso
  obbligatorio in tema di sgravi fiscali alle imprese, dando di fatto
  il  via  libera all' erogazione dei benefici alle imprese  previsti
  con  le  Z.F.U., e che la modifica 'in itinere' delle  modalità  di
  erogazione dei vantaggi per le imprese potrebbe comportare uno stop
  da  parte dell'Unione europea, che si era espressa positivamente su
  un preciso standard agevolativo,

       impegna il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana
                ed altresì il Presidente della Regione

   a  richiedere,  attraverso le rispettive prerogative istituzionali
  ad  essi  riservate,  la modifica del comma 4 dell'articolo  9  del
  decreto-legge  30  dicembre 2009, n. 194  ed  il  ripristino  della
  precedente  disposizione normativa, prima che il predetto  decreto-
  legge venga convertito in legge». (230)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   il  Fondo  regionale  per  il commercio, istituito  con  la  legge
  regionale  n.  32  del 2000 e gestito da Banca Nuova,  è  un  fondo
  costituito  dalla  Regione, con il quale  possono  essere  concesse
  diverse  tipologie di agevolazioni in favore delle piccole e  medie
  imprese commerciali;

   Il Fondo ha una dotazione finanziaria di circa 45 milioni di euro,
  che  rappresenta  la  linfa vitale per sostenere  il  comparto  del
  commercio in questo periodo di crisi generale dei consumi;

   CONSIDERATO che:

   il  Presidente  della  Regione siciliana, on.  Raffaele  Lombardo,
  nell'aprile  scorso,  ha nominato i nuovi componenti  del  comitato
  tecnico che amministrerà il Fondo regionale per il commercio;

   il  compito  del  comitato è sovrintendere  all'istruttoria  delle
  istanze e deliberare la concessione delle agevolazioni alle piccole
  e medie imprese commerciali e di servizi;

   con  le  somme  disponibili potranno essere soddisfatte  tutte  le
  richieste rimaste inevase di finanziamento e di abbattimento  degli
  interessi  di mutui contratti, per cui, in un momento di  crisi  di
  liquidità  bancaria di così grande portata, i nostri  imprenditori,
  oggi  in  grande  difficoltà, potranno accedere più  facilmente  al
  credito;

   RILEVATO che:

   avverso la nomina del nuovo comitato è stato presentato un ricorso
  al  Tribunale  amministrativo regionale, che ha  visto  accolta  la
  richiesta  di  sospensiva delle nomine, per  cui  il  comitato,  di
  fatto, non si è mai insediato;

   ad  oggi non è possibile prevedere i tempi per la risoluzione  del
  contenzioso,  per cui i commercianti non riescono  ad  ottenere  le
  agevolazioni  previste  dalla  norma in  argomento,  con  risultati
  catastrofici per i bilanci delle proprie aziende,

                   impegna il Governo della Regione
          e, per esso l'Assessore per le attività produttive

   nelle  more  della risoluzione del contenzioso amministrativo,  ad
  attivarsi  immediatamente per nominare un commissario ad  acta  cui
  affidare le funzioni del comitato tecnico per la gestione del Fondo
  regionale  per  il  commercio. La nomina del  commissario  ad  acta
  consente  di non penalizzare ingiustamente i commercianti siciliani
  che  attendono, ormai da diversi mesi, quanto loro spetta e che non
  possono   attendere  la  conclusione  dell'iter   della   giustizia
  amministrativa». (231)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   l'Enel ha individuato otto siti idonei ad ospitare future centrali
  nucleari  e  tra  questi  un'area in contrada  di  Montegrande  nel
  territorio  del  Comune  di  Palma di Montechiaro,  confinante  con
  quello di Agrigento;

   l'area  individuata parrebbe idonea per la sua vicinanza al  mare,
  che   consentirebbe  di  sopperire  al  gran  quantitativo  d'acqua
  necessario per il funzionamento della centrale;

   RILEVATO che:

   da quando si è diffusa la notizia circa l'ipotesi di realizzazione
  di  una centrale nucleare in Sicilia, già nella primavera del 2008,
  netta è stata la contrarietà espressa in primo luogo dal Sindaco di
  Palma,  nonché  dalle associazioni ambientaliste e  dalla  comunità
  interessata;

   il persistente ripetersi di concordanti notizie circa l'ubicazione
  di una centrale nucleare in Sicilia ha suscitato un vasto e diffuso
  allarme nella popolazione;

   la costa che afferisce al territorio del Comune di Palma per quasi
  la metà è classificata quale SIC (Sito d'interesse comunitario);

   in  un'area  prossima, nel confinante comune di  Licata,  è  stato
  individuato  un sito idoneo per la realizzazione di un aeroporto  e
  che  per tale realizzazione il Presidente della Regione ha espresso
  parere  favorevole, prevedendo uno stanziamento di  30  milioni  di
  euro;

   CONSIDERATO che:

   il  Governo  della Regione, senza pronunciarsi chiaramente,  si  è
  dichiarato  possibilista  in  merito all'insediamento  di  centrali
  nucleari  in Sicilia, sebbene in diverse altre occasioni, in  primo
  luogo  nel  piano energetico regionale, si sia orientato a  puntare
  sulle energie rinnovabili;

   appare  necessario respingere le scelte del Governo nazionale  che
  intendono  scaricare sulla Sicilia i rischi e  i  costi  ambientali
  derivanti dalle necessità energetiche del Nord Italia,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  esprimere la propria netta contrarietà all'Enel e  al  Governo
  nazionale  verso qualunque ipotesi di costruzione di  una  centrale
  nucleare in Sicilia». (232)

                         «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO  che, nella Gazzetta ufficiale della Repubblica  italiana
  del  10 settembre 2009, è stato pubblicato un avviso, da parte  del
  Ministero delle infrastrutture e dei trasporti-Capitaneria di Porto
  del  compartimento marittimo di Porto Empedocle, con  cui  si  dava
  comunicazione  che  la società 'Energie rinnovabili  s.r.l.'  aveva
  presentato   un'istanza  allo  scopo  di  ottenere  le   necessarie
  autorizzazioni per la concessione trentennale di circa  298.650  mq
  di  specchio  acqueo  a circa due miglia dalla costa  antistante  i
  comuni  di  Licata, Palma di Montechiaro ed Agrigento, al  fine  di
  realizzare una centrale per la produzione di energia alternativa di
  tipo   eolico,  costituita  da  156  aerogeneratori  con   condotte
  sottomarine e relative cabine elettriche di trasformazione;

   CONSIDERATO che:

   interventi   di  questo  tipo  determinano  un  notevole   impatto
  ambientale  nel  territorio  in  cui  insistono  nonostante   siano
  finalizzati  allo sviluppo delle energie rinnovabili e all'esigenza
  di trovare nuove fonti di approvvigionamento energetico;

   nella  provincia di Agrigento, come nel resto della  Sicilia,  gli
  effetti   negativi   relativi  all'impatto     paesaggistico   sono
  ampiamente riscontrabili osservando gli impianti già realizzati  ed
  in esercizio;

   l'impianto  eolico  'off-shore' causerebbe,  oltre  che  un  danno
  paesistico  in uno dei più pregevoli tratti della costa  siciliana,
  anche   uno  stravolgimento  dell'habitat  sottomarino,  con  gravi
  conseguenze alla flora ed alla fauna nonché alle attività collegate
  alla libera fruizione del mare;

   i    lavori   di   realizzazione   dell'impianto   comporterebbero
  l'interdizione  della  navigazione e di  qualunque  altro  tipo  di
  attività nelle aree interessate;

   nel   tratto  di  costa  interessato  sorgono  numerose  strutture
  turistico-ricettive  ed altre sono in fase di realizzazione  e  che
  dette  realtà  assicurano  occupazione anche  in  prospettiva,  dal
  momento  che  già  adesso l'area in questione è interessata  da  un
  flusso turistico di oltre 200.000 presenze annue;

   i  comuni di Gela, Butera e Licata hanno intrapreso azioni tese  a
  deliberare  contro  la realizzazione del parco  eolico  'off-shore'
  ubicato al largo degli stessi comuni;

   RILEVATO che:

   negli  scorsi mesi sono stati presentati alla Capitaneria di Porto
  Empedocle  progetti  per  la creazione di altri  parchi  eolici  da
  realizzare nel tratto di mare antistante i comuni di Gela, Licata e
  Butera,  area  in  gran parte coincidente con  quella  dell'attuale
  progetto;

   relativamente  a  tali  progetti, contro  la  loro  realizzazione,
  l'Assemblea  regionale siciliana si è già pronunciata con  l'ordine
  del  giorno n. 207, a firma dell'onorevole Di Benedetto  ed  altri,
  accettato  come raccomandazione dal Governo nella seduta d'Aula  n.
  128 del 17 dicembre 2009, che impegnava lo stesso Governo regionale
  a non concedere le autorizzazioni;

   i  consigli  comunali  di  Gela, Licata e  Butera,  in  ordine  ai
  precedenti   progetti,   si  sono  pronunciati   contro   la   loro
  realizzazione e tale parere contrario è stato espresso anche  dalla
  Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Caltanissetta;

   TENUTO CONTO che, a seguito del diffondersi della notizia circa la
  presentazione  del nuovo progetto, nei comuni interessati  si  sono
  moltiplicate    le   proteste   finalizzate   a   contrastare    le
  autorizzazioni all'impianto per le gravi ricadute sul territorio,

                   impegna il Governo della Regione

   a   porre   in   essere  ogni  iniziativa  utile  a  bloccare   la
  realizzazione   dell'impianto  allo  scopo  di   salvaguardare   il
  territorio e il paesaggio interessato alla costruzione delle  opere
  e non ostacolare il suo potenziale turistico». (233)

                         «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO  che  la Sicilia, per la sua posizione geografica,  negli
  ultimi   anni  ha  registrato  il  continuo  arrivo  di   cittadini
  extracomunitari;

   VISTO che:

   molti di essi rimangono nell'Isola, senza avere alcun permesso  di
  soggiorno e, molto spesso cadono nella rete di sfruttatori che,  in
  vario modo, approfittano della loro clandestinità;

   nei  giorni  scorsi,  a  Rosarno,in  Calabria,  la  situazione   è
  degenerata con le conseguenze a tutti note;

   CONSIDERATO che tale situazione potrebbe ripetersi anche in  molti
  comuni della Sicilia,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  attivare  tutte  le procedure necessarie per  il  monitoraggio
  della  situazione  degli  extracomunitari  presenti  in  tutta   la
  Regione,  effettuando, attraverso i servizi sociali dei comuni,  un
  apposito  censimento,  che  serva anche  a  garantire  agli  stessi
  extracomunitari tutte le forme di assistenza previste». (234)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   l'Assessorato  regionale  del lavoro,  della  previdenza  sociale,
  della  formazione professionale e dell'emigrazione ha provveduto  a
  nominare  dei tecnici collaudatori per cantieri di lavoro che  sono
  stati finanziati negli anni '80 e '90;

   detti  tecnici  collaudatori  hanno  dato  avvio  al  procedimento
  istruttorio  per  la  definizione  delle  pratiche  ancora  aperte,
  nonostante   siano  passati  tanti  anni  dal  momento   del   loro
  finanziamento;

   PRESO ATTO che:

   molti  degli  enti  beneficiari  di detti  finanziamenti,  essendo
  decorsi  10  o  5  anni, non sono nelle condizioni  di  esibire  la
  certificazione o, comunque, i documenti ora richiesti  dai  tecnici
  collaudatori;

   alla  luce  di quanto trascritto nella relazione di cui sopra,  il
  funzionario  dell'Assessorato Lavoro designato per il procedimento,
  sig.  Armando Italia, ha ritenuto, con lettera prot. 1024 del 2009,
  di  addebitare  l'importo dell'intero intervento,  euro  75.308,67,
  all'ente gestore, cioè alla parrocchia di San Bartolomeo Apostolo;

   CONSIDERATO che:

   nella  maggior parte dei casi i legali rappresentanti  degli  enti
  beneficiari sono morti, così come sono venuti meno anche i titolari
  delle  ditte  che a suo tempo hanno contribuito a realizzare  detti
  lavori;

   i  documenti fiscali vanno conservati per 10 anni e che  solo  per
  gli  ultimi  5  anni  l'Amministrazione  statale  o  regionale  può
  procedere  alla verifica degli atti poiché, decorsi detti  termini,
  non può più procedere ad accertamenti di alcuna natura;

   nella  maggior parte dei casi sono decorsi ampiamente  i  10  anni
  previsti dalla legge per la conservazione dei documenti fiscali,

                   impegna il Governo della Regione

   a sospendere tutti i provvedimenti in itinere che sono stati presi
  in  danno di enti o parrocchie, essendo ampiamente trascorsi  i  10
  anni dalla conclusione dei lavori». (235)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   dal 1  gennaio 2010 è globalmente operativa la legge regionale  n.
  19  del  2008 con la quale si provvede alla riorganizzazione  delle
  competenze assessoriali e dei relativi dipartimenti amministrativi;

   in attuazione della suddetta normativa il Presidente della Regione
  ha  provveduto  al  conferimento  delle  nuove  preposizioni  degli
  Assessori,  cui  dovrà  seguire  la composizione  degli  uffici  di
  diretta  collaborazione  degli stessi  e  dei  relativi  uffici  di
  Gabinetto;

   stante  la  normativa  vigente, sono circa 250  gli  incarichi  da
  conferire  a  soggetti estranei all'Amministrazione regionale,  per
  una spesa annua di circa sei milioni di euro;

   nel  disegno  di  legge  n. 471 d'iniziativa governativa,  recante
  'Disposizioni   programmatiche  e  correttive  per  l'anno   2010',
  attualmente all'esame delle commissioni legislative dell' Assemblea
  regionale, è previsto un taglio del 30% sulla composizione  esterna
  degli Uffici di Gabinetto;

   la  previsione  normativa  di cui al  sopracitato  d.d.l.  n.  471
  potrebbe  essere disattesa, pervenendo ad una radicale riforma  dei
  criteri di composizione degli uffici di staff assessoriali;

   qualsiasi  soluzione normativa venga intrapresa dovrà mirare  solo
  ed   esclusivamente   al  miglior  funzionamento   della   macchina
  amministrativa regionale ed al conseguente risparmio erariale,

                  impegna il Presidente della Regione

   ad  emanare con urgenza una direttiva tesa a congelare ed  evitare
  qualsiasi    provvedimento   di   nomina   di   soggetti    esterni
  all'Amministrazione regionale sino all'approvazione  definitiva  di
  una  norma  che  disciplini i nuovi criteri di  composizione  degli
  uffici  di  diretta  collaborazione e di  Gabinetto  della  Regione
  siciliana;

   ad  utilizzare prioritariamente per i ruoli dirigenziali  previsti
  negli   organici   sopra   richiamati   i   dirigenti   attualmente
  contrattualizzati  e  remunerati come tali e paradossalmente  senza
  carico di lavoro». (236)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   i  Gruppi  parlamentari UDC e PDL esprimono il più netto  dissenso
  nei  confronti  della relazione del Presidente della  Regione,  on.
  Lombardo,  che scaturisce dalla scelta di formare un terzo  governo
  regionale,  che tradisce la volontà degli elettori  e  propone  una
  formula  politica,  immorale  e priva di  progettualità  idonee  ad
  affrontare   in  concreto,  le  tante  drammatiche   vertenze   che
  affliggono la Sicilia;

   l'attuale  è  un  governo  cui  non  potrebbe  partecipare   alcun
  siciliano che abbia a cuore gli interessi della nostra Terra;

   CONSIDERATO che:

   viene  espressa  netta  contrarietà al terzo esperimento  Lombardo
  anche  perché  non  sarà  in  grado  di  proporre  e,  tanto  meno,
  realizzare  alcuna  riforma, in quanto lo  stesso  governo  risulta
  essere  un  mero assemblaggio non omogeneo, che trova  l'unica  sua
  ragione di esistere nella gestione del potere per il potere;

   non potranno che essere i Gruppi parlamentari dell'UDC e del PDL a
  farsi  carico di proporre le vere riforme che servono alla Sicilia:
  lavoro,  rifiuti,  formazione professionale, agricoltura,  così  da
  preparare  l'unica soluzione possibile per superare lo  stallo  del
  governo della Regione, ovverosia l'alternativa a Lombardo;

   in  quest'ottica  i  Gruppi UDC e PDL confermano  la  mai  cessata
  apertura  al  confronto  ed  al dialogo con  l'associazionismo,  il
  sentire  del volontariato, il mondo cattolico, i settori produttivi
  e  i  sindacati  e  tutte  le  formazioni  politiche  che  vorranno
  confrontare  e  condividere con i Gruppi parlamentari  medesimi  il
  percorso  delle vere riforme e dell'alternativa al governo  abusivo
  di Raffaele Lombardo,

   RESPINGE  le dichiarazioni del Presidente della Regione

                        ESPRIME VOTO CONTRARIO

   sull'azione  politica  del  Presidente della  Regione,  tesa  allo
  stravolgimento  della  volontà popolare  per  mera  occupazione  di
  potere». (237)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   il  Presidente  della  Regione, onorevole  Raffaele  Lombardo,  ha
  preposto   l'avvocato  Gaetano  Armao  all'Assessorato   dei   beni
  culturali  e dell'identità siciliana; le materie di competenza  non
  includono,  come  è  noto,  quella dei termovalorizzatori  e  delle
  relative  gare  di  appalto indette durante il  precedente  Governo
  Cuffaro   e  le  cui  procedure,  peraltro,  sono  state   ritenute
  illegittime dalla Corte di giustizia delle Comunità europee;

   RIPRESO il testo della mozione n. 158, in base alla quale:

   'la  decisione  della Corte di giustizia ha obbligato  la  Regione
  siciliana a ripetere le gare per i termovalorizzatori, che  avevano
  visto  assegnare l'appalto alla società 'Actelios',  compartecipata
  della 'Falck';

   il Presidente della Regione, in una pubblica dichiarazione dell'11
  settembre  u.s.,  in  conformità  alla  sentenza  della  Corte   di
  giustizia  e  secondo consolidata giurisprudenza, ha affermato  che
  agli  aggiudicatari non era dovuto alcunché dalla Regione a  titolo
  risarcitorio per atti conseguenti a gare nulle;

   ciononostante,  l'Assessore regionale  alla  Presidenza,  avvocato
  Gaetano  Armao,  circa  un mese dopo, dava  comunicazione  a  mezzo
  stampa dell'intenzione della Regione di riconoscere un risarcimento
  al gruppo societario;

   successivamente a quanto sopra detto, si è verificato l'improvviso
  rialzo del valore azionario delle società del gruppo 'Falck';

   RILEVATO che:

   così  facendo,  l'Assessore Armao, pur non  avendo  allora  alcuna
  delega  in  materia,  si occupava, per conto della  Regione,  delle
  vicende  relative  alla  gara  per  i  termovalorizzatori   ed   al
  contenzioso derivatone con il gruppo Falck;

   il  suddetto comportamento contraddiceva la decisione assunta  con
  gli  atti  amministrativi, che dichiaravano nulla la gara,  facendo
  ritenere possibile il riconoscimento di un ristoro;

   l'Assessore   alla   Presidenza,   avv.   Armao,   rendeva    tali
  dichiarazioni  dopo aver dato corso alla richiesta della  Falck  di
  pagamento  di una parcella milionaria per prestazioni professionali
  da  lui precedentemente svolte nell'interesse della stessa,  e  che
  oggettivamente  tali comportamenti sono incompatibili  con  la  sua
  funzione;

   l'avv.  Armao  risulterebbe avere avuto rapporti con  una  società
  coinvolta  nel progetto di realizzazione del termovalorizzatore  di
  Bellolampo  a  Palermo, la Pea, che vede tra i  propri  soci  Amia,
  Falck Waste Italia, Actelios ed Emit;

   RITENUTO,  quindi,  che  la  condotta istituzionale  dell'avvocato
  Armao   costituisca  un  evidente  e  ripetuto  caso  di  conflitto
  d'interessi,  incompatibile con la posizione di terzietà  che  deve
  rivestire qualunque amministratore pubblico, conflitto non  rimosso
  dalla   rinuncia  alla  difesa  legale,  rinuncia  oltretutto   non
  accertata  e  soltanto  apparente, poiché parte  della  sua  stessa
  clientela  è passata ai colleghi di studio, mantenendo  persino  il
  medesimo domicilio legale;

   APPRESO  che  l'avv.  Armao ha rimesso nelle mani  del  Presidente
  della  Regione  la delega alla Protezione civile,  riconoscendo  di
  fatto  l'incompatibilità delle sue attività politico-amministrative
  con   quella   libero-professionale,  e  tuttavia  non   rimuovendo
  completamente  i  dubbi sulla natura del suo conflitto  d'interessi
  nella qualità di componente della Giunta di Governo',

                  impegna il Presidente della Regione

   a  revocare la nomina ad Assessore al prof. Armao, ritenendo che i
  conflitti  di  interesse ed i motivi di incompatibilità  non  siano
  stati   eliminati   dalla  preposizione  dell'Assessore   Armao   a
  qualsivoglia    ramo   dell'Amministrazione   regionale,    essendo
  sufficiente  a  determinare tali anomalie la semplice  presenza  in
  Giunta,  come dimostrato nella richiamata mozione, che  evidenziava
  come  le  azioni  di  Armao  esulassero  dall'esercizio  delle  sue
  deleghe». (238)

                         «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO CHE:

   è  in  atto nella Regione siciliana, come nel resto del Paese,  un
  ampio  dibattito  in  merito al ritorno dell'utilizzo  dell'energia
  nucleare     come     scelta     strategica     di     rinnovamento
  dell'approvvigionamento energetico nazionale;

   l'8-9 novembre 1987 la popolazione venne chiamata ad esprimersi in
  merito    all'uso    a   scopi   civili   delle    tecnologie    di
  approvvigionamento  energetico  'nucleare',  mandando  un   segnale
  inequivocabile   con  quasi  l'80%  di  votanti  a   favore   della
  cancellazione di quella opzione energetica nel nostro Paese;

   al  via  libera  del Senato della Repubblica al disegno  di  legge
  sulle  centrali  nucleari,  la Sicilia  è  una  delle  due  Regioni
  (insieme  al  Veneto) che ha dato una prima disponibilità,  sebbene
  subordinata   dal  Presidente  della  Regione  ad   un   preventivo
  referendum tra gli abitanti;

   CONSIDERATO  che  gli  incidenti  del  2008  avvenuti  a   Trisko,
  Bruxelles e, in particolare quello avvenuto in Francia a Tricastin,
  a   soli  200  km  dal  confine  italiano,  che  ha  provocato   la
  contaminazione  di  circa 10 operai, hanno  dimostrato  quanto  gli
  impianti  nucleari non assicurino, nonostante le più severe  misure
  di  sicurezza,  la salvaguardia della salute delle popolazioni  dei
  territori circostanti e del personale che vi opera;

   CONSIDERATO, inoltre che:

   l'energia  nucleare fornisce un contributo al fabbisogno  mondiale
  di energia pari ad un modesto 6,4%;

   la  disponibilità di uranio, cioè la materia prima necessaria  per
  produrre energia nucleare è comunque limitata (non più di 50  anni)
  con riferimento ai dati esposti da autorevoli scienziati;

   importanti  Paesi  come  Germania,  Svezia  ed  Olanda  hanno  già
  programmato la propria uscita dal nucleare per puntare con forza su
  energie pulite, rinnovabili e sicure e, in particolare, la Germania
  ha  deciso  di vietare per legge nel 2002 la costruzione  di  nuovi
  impianti  e di indicare il 2021 come data ultima per lo spegnimento
  delle 17 centrali nucleari costruite sul proprio territorio;

   CONSIDERATA  la pericolosità dell'ancora irrisolto problema  delle
  scorie radioattive (l'Italia non dispone ancora di un deposito  per
  i rifiuti atomici del passato);

   CONSIDERATI  gli  elevati costi per assicurare la sicurezza  degli
  impianti da possibili incidenti e da attacchi 'terroristici';

   ATTESO che:

   lo  svantaggio non indifferente dell'energia nucleare è costituito
  dalle   cosiddette  'scorie  nucleari'  soggette  a  una   continua
  emissione di radiazioni per la loro collocazione all'interno  o  in
  prossimità  del  reattore;  alcune di  esse  hanno  un  periodo  di
  decadimento  che raggiunge i 100.000 anni e continuano ad  emettere
  radiazioni  pericolosissime per la salute,  richiedendo,  pertanto,
  attente precauzioni nel trattamento di smaltimento;

   per  le  scorie  maggiormente  radioattive  si  rende  addirittura
  necessario   il  deposito  geologico,  lo  stoccaggio   in   bunker
  sotterranei schermati;

   CONSIDERATI,  altresì i noti pericoli umani ed  ambientali  legati
  agli   insediamenti  nucleari,  maggiormente   allarmanti   in   un
  territorio come quello siciliano caratterizzato da oggettivi rischi
  sismici  e idrogeologici; rischi non del tutto eliminabili  con  le
  centrali   di  terza  generazione,  cui  fa  riferimento  l'accordo
  Berlusconi Sarkozy;

   RITENUTO che in una Regione come la Sicilia, circondata dal mare e
  ricca  di sole, si possa favorevolmente investire su altro tipo  di
  energie rinnovabili che non comportino rischi per l'ambiente e  per
  la  salute  senza,  peraltro, comportare i  costi  esorbitanti  del
  nucleare   e  senza  attendere  i  tempi  troppo  lunghi   per   la
  realizzazione degli impianti nucleari;

   VISTO che:

   la  Sicilia  produce  energia  ben oltre  il  proprio  fabbisogno,
  esportandone grande quantità a vantaggio della comunità  nazionale.
  In  Sicilia,  infatti,  si producono circa 9.900.000  mw  annui  di
  energia elettrica legata ai processi di raffinazione;

   il  bilancio tra import ed export è in atto positivo e  il  valore
  dei  prodotti  petroliferi esportati oscilla  intorno  all'80%  del
  valore  di tutto l'export siciliano. La quantità di gas estratto  è
  di circa 740 mc;

   accanto   all'attività  estrattiva  si  svolge  anche   un'intensa
  attività  di  raffinazione: basti pensare alle  tre  raffinerie  di
  Siracusa, di Milazzo e Gela. Essa fornisce il 2,7 % dell'estrazione
  nazionale di gas, il 12,9% dell'estrazione nazionale di greggio, il
  40%  degli idrocarburi raffinati che il Paese consuma e,  a  breve,
  tratterà il 73% del gas importato dall'Italia;

   CONSIDERATO, infine, che:

   la  Sicilia  è  un  territorio  ad  alta  vocazione  turistica  ed
  inevitabilmente   un  insediamento  nucleare  ne   comprometterebbe
  l'attrattività turistica e culturale;

   il  Governo italiano e quello francese, in data 24 febbraio  2009,
  hanno siglato un'intesa che prevede la cooperazione tra i due Paesi
  per  la produzione di energia attraverso l'atomo, aprendo la strada
  alla realizzazione in Italia di quattro centrali nucleari,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  attivarsi perché venga reso indisponibile il territorio  della
  Regione siciliana alle procedure di individuazione dei siti  idonei
  all'attivazione di centrali nucleari;

   ad  attivarsi perché venga vietata sotto ogni forma la costruzione
  di   centrali  nucleari  in  Sicilia  e  dichiarare  il  territorio
  siciliano  indisponibile allo stoccaggio delle  scorie  prodotte  o
  derivanti da centrali costruite in altri luoghi;

   ad  operare  nelle  sedi istituzionali affinché  resti  valido  il
  pronunciamento  referendario  del  1987  per  tutto  il  territorio
  nazionale;

   a  confermare  e  incrementare, anche in sede di  definizione  del
  Piano  energetico regionale, l'impegno della Regione a favore delle
  fonti rinnovabili e  dell'efficienza energetica, nell'ottica di una
  politica energetica basata su tecnologie moderne ed innovative  che
  garantiscono  uno  sviluppo sostenibile  del  sistema  economico  e
  produttivo regionale;

   a   dichiararsi  a  favore  dello  sviluppo  dell'efficienza,  del
  risparmio  energetico  e  delle  fonti  rinnovabili  e  sfavorevole
  all'installazione di impianti nucleari per la produzione di energia
  sul territorio siciliano;

   ad  attivarsi presso i comuni, le province regionali ed il Governo
  nazionale     affinché    assumano    l'impegno    di     procedere
  all'individuazione   di   politiche  energetiche   alternative   al
  nucleare;

   ad  attivare, infine, ogni idonea e necessaria procedura  per  far
  dichiarare la Sicilia 'Regione denuclearizzata'». (239)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   circa   600  dipendenti  ed  oltre  200  collaboratori   a   tempo
  determinato del call center di Trapani da mesi non percepiscono  lo
  stipendio;

   la condizione dei lavoratori è a dir poco ormai drammatica, atteso
  che,   fra  l'altro,  scarsissime  e  peraltro  confuse   sono   le
  informazioni fornite dall'azienda datore di lavoro;

   CONSIDERATO che:

   sarebbe  una  vera  e propria tragedia sociale  dalle  conseguenze
  difficilmente recuperabili la perdita dei predetti posti di  lavoro
  per  una provincia, come quella di Trapani, che conta uno fra i più
  alti indici di disoccupazione dell'intera Regione;

   per  i  citati motivi, la situazione è davvero allarmante, con  il
  concreto  rischio dell'imminente esplosione di una  bomba sociale',
  imprevedibile negli effetti e devastante per la comunità trapanese;

   RITENUTO  che è ormai urgentissimo ed indifferibile un  intervento
  concreto  delle istituzioni pubbliche nella vicenda di che trattasi
  al fine di salvaguardare i livelli occupazionali dei lavoratori del
  call center;

                   impegna il Governo della Regione

   a  convocare,  con  estrema urgenza, un tavolo  di  confronto  con
  l'azienda che gestisce il call center di Trapani, nonché  con  ogni
  istituzione   competente,  al  fine  di  avviare  a  soluzione   la
  drammatica situazione di centinaia di lavoratori trapanesi;

   a  sollecitare il Ministero dello sviluppo economico, ovvero altri
  Ministeri  interessati, al fine di far chiarezza sulla  vicenda  in
  argomento  e  porre  in  essere ogni azione  utile  a  superare  le
  criticità denunciate con il presente ordine del giorno». (240)

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO  che  il centro per la ricerca elettronica  (C.R.E.S)  di
  Monreale  (PA),  ente  pubblico da oltre 30  anni  impegnato  nella
  ricerca elettronica e nei progetti di alta formazione scientifica e
  industriale, vive un momento di gravissima crisi economica;

   CONSIDERATO che la mancanza di commesse e la concorrenza da  parte
  di altri enti pubblici e privati ha determinato prima l'avvio di un
  contratto di solidarietà tra i dipendenti e poi quello di procedure
  di mobilità, preludio di licenziamenti;

   RITENUTO  che  è  necessario avviare interventi,  da  parte  della
  Regione siciliana, finalizzati ad evitare la chiusura del centro, e
  al  contempo  contribuire al rilancio delle attività  istituzionali
  del C.R.E.S.,

                  impegna il Presidente della Regione

   a  convocare  una riunione con i competenti assessorati  regionali
  per individuare gli interventi necessari finalizzati a garantire la
  prosecuzione  dell'attività dell'ente e ad evitare il pericolo  del
  licenziamento dei 64 dipendenti». (241)