Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
DI GUARDO, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
Comunicazione di nuove modalità di espressione di voto in Aula
mediante sistema elettronico
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che, in attuazione della
delibera del Consiglio di Presidenza del 14 luglio 2009 e facendo
seguito alla comunicazione resa nella seduta d'Assemblea n. 109 del
15 settembre successivo, dalla presente seduta sono operative le
nuove modalità di espressione di voto in Aula mediante sistema
elettronico, e precisamente:
- votazione esclusiva da postazione preassegnata;
- necessità di tenere premuto il tasto di votazione fino a quando
la medesima sia stata dichiarata chiusa dalla Presidenza.
Ricordo, altresì, che l'assegnazione delle rispettive postazioni
ai componenti di ciascun Gruppo parlamentare è stata già comunicata
ai Capigruppo e che comunque ogni singolo scranno di Sala d'Ercole
riporta, accanto al terminale di voto, il nominativo del deputato
abilitato a votare.
Resta invece invariata, per ovvi motivi logistici, la precedente
modalità di votazione libera per i banchi riservati alla
Commissione, al Governo e alla Presidenza.
L'Assemblea ne prende atto.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, il
Presidente dà il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo per oggi gli onorevoli
Beninati, Marinese, Mineo e Scoma.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
«Disposizioni in materia di energia nucleare» (n. 506)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Barbagallo,
Lupo, Mattarella, Rinaldi e Galvagno in data 15 gennaio 2010.
«Interventi in favore dei comuni in crisi finanziaria» (n. 507)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Ragusa,
Gianni e Maira in data 15 gennaio 2010.
Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
Commissione legislativa
PRESIDENTE. Comunico che il seguente disegno di legge è stato
inviato, in data 14 gennaio 2010, alla competente Commissione
legislativa Servizi sociali e sanitari' (VI):
«Norme volte a favorire la prevenzione, la cura, la riabilitazione
e il reinserimento dei soggetti con problemi di dipendenza
patologica da sostanze d'abuso» (n. 490)
- di iniziativa parlamentare
- parere I.
Comunicazione di richieste di parere
PRESIDENTE. Comunico le richieste di parere pervenute dal Governo
ed assegnate alla competente Commissione legislativa Affari
Istituzionali' (I):
Accademia delle Belle arti di Catania - Designazione componente in
seno al collegio dei revisori dei conti (n. 65/I)
pervenuta in data 13 gennaio 2010
inviata in data 14 gennaio 2010
Accademia delle Belle arti di Palermo - Designazione componente in
seno al collegio dei revisori dei conti (n. 66/I)
pervenuta in data 13 gennaio 2010
inviata in data 14 gennaio 2010
Convitto audiofonolesi di Marsala - Designazione componente in
seno al collegio dei revisori dei conti (n. 67/I)
pervenuta in data 13 gennaio 2010
inviata in data 14 gennaio 2010
Istituto regionale per l'integrazione dei diversamente abili in
Sicilia - Designazione componente in seno al collegio dei revisori
dei conti (n. 68/I)
pervenuta in data 13 gennaio 2010
inviata in data 14 gennaio 2010.
Comunicazione di pareri resi
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti pareri sono stati resi dalle
competenti Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Opera Pia ASSAP Regina Margherita Centro servizi alla persona, di
Gela. Designazione componente del consiglio di amministrazione. (n.
62/I)
reso in data 13 gennaio 2010
inviato in data 15 gennaio 2010
Legge regionale 14 aprile 2009, n. 5. Azienda ospedaliero -
universitaria Policlinico Vittorio Emanuele di Catania. Nomina
direttore generale. (n. 64/I)
reso in data 13 gennaio 2010
inviato in data 15 gennaio 2010
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
Articolo 2 della legge regionale 23/2008. Contratti di programma
regionali per lo sviluppo delle attività industriali attraverso
l'attivazione di filiere produttive di tecnologie energetiche, agro
energetiche e biocarburanti. Decreto di attuazione. (n. 63/III)
reso in data 13 gennaio 2010
inviato in data 15 gennaio 2010.
Comunicazione di proroga per l'espressione del parere n. 61/IV
PRESIDENTE. Comunico che è stata accordata una proroga di dieci
giorni del termine previsto per l'espressione del parere n. 61/IV
Criteri di riconoscimento dei distretti turistici. Legge regionale
15 settembre 2005, n. 10, articolo 7 .
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate. I
relativi testi sono allegati al resoconto stenografico.
DI GUARDO, segretario f.f.:
n. 947 - Iniziative in Sicilia per la commemorazione del 'Giorno
del ricordo'.
- Presidente Regione
Firmatari: Pogliese Salvatore; Buzzanca Giuseppe; Caputo Salvino;
Falcone Marco; Formica Santi; Vinciullo Vincenzo
n. 952 - Esclusione dell'ISMETT dal processo di accorpamento
funzionale istitutivo del cosiddetto 'Istituto del cuore'.
Presidente Regione
Assessore Salute
Firmatario: Apprendi Giuseppe
n. 954 - Interventi a livello centrale atti a semplificare le
procedure di riconoscimento delle invalidità civili e degli
handicap.
Presidente Regione
Assessore Salute
Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore
n. 955 - Notizie sui provvedimenti della Giunta regionale di
nomina dei dirigenti generali della Regione siciliana in violazione
del contenimento della spesa e dei princìpi di economicità ed
efficienza della pubblica amministrazione.
Presidente Regione
Firmatari: Maira Raimondo; Gianni Giuseppe; Limoli Giuseppe
n. 956 - Iniziative per migliorare il servizio di trasporto
ferroviario nella provincia di Messina.
Presidente Regione
Assessore Infrastrutture e Mobilità
Firmatari: Laccoto Giuseppe; Picciolo Giuseppe
n. 960 - Sostegno ai contesti territoriali fragili tramite
l'istituzione di zone franche urbane in Sicilia.
Presidente Regione
Assessore Attività produttive
Assessore Economia
Firmatario: Falcone Marco
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate. I relativi testi sono
allegati al resoconto stenografico.
DI GUARDO, segretario f.f.:
N. 949 - Iniziative per porre fine alle disfunzioni del servizio
'118'.
Presidente Regione
Assessore Salute
Firmatario: Barbagallo Giovanni
n. 950 - Notizie sulla mancata presentazione delle richieste di
rinnovo della convezione per l'anno scolastico 2008/2009 da parte
di alcune scuole primarie paritarie.
Presidente Regione
Assessore Istruzione e Formazione
Firmatario: Barbagallo Giovanni
n. 951 - Mancato rinnovo degli organi istituzionali del consorzio
dell'area di sviluppo industriale di Catania da parte del
commissario straordinario.
Presidente Regione
Assessore Attività produttive
Firmatario: Fiorenza Cataldo
n. 953 - Proroga del termine di presentazione della dichiarazione
di inizio attività (D.I.A.), prevista dal decreto n. 2493/09
dell'Assessore per la sanità pro tempore.
Presidente Regione
Assessore Salute
Firmatario: Incardona Carmelo
n. 957 - Notizie in ordine allo stato di attuazione della legge
regionale n. 11 del 2007 e iniziative per scongiurare la
dispersione del patrimonio termale regionale.
Presidente Regione
Assessore Turismo, Sport e Spettacolo
Firmatario: Bosco Antonino
n. 958 - Revoca del provvedimento di reimmissione in servizio di
un dipendente regionale.
Presidente Regione
Assessore Infrastrutture e Mobilità
Firmatario: Caputo Salvino
n. 959 - Provvedimenti a tutela del personale a tempo determinato
dell'Agenzia del demanio di Palermo.
- Presidente Regione
Firmatario: Caputo Salvino.
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
inviate al Governo.
Comunico che è stata presentata la seguente interrogazione con
richiesta di risposta in Commissione, il cui testo è allegato al
resoconto stenografico:
n. 948 - Iniziative a tutela del bilancio della Regione in
conseguenza delle sentenze a favore dei corsisti ricorrenti avverso
la 'Riscossione Sicilia s.p.a.'.
Presidente Regione
Assessore Economia
Firmatari: Vinciullo Vincenzo; Pogliese Salvatore.
L'interrogazione testé annunziata sarà inviata al Governo e alla
competente Commissione.
Comunicazione relativa alla interrogazione numero 928
PRESIDENTE. Comunico che, con nota prot. 006 del 19 gennaio 2010,
l'onorevole Pogliese ha dichiarato che, a seguito dell'accettazione
come raccomandazione, da parte del Governo nella seduta d'Assemblea
numero 128 del 17 dicembre 2009, dell'ordine del giorno n. 211
Iniziative per la stabilizzazione dei precari del Corpo nazionale
dei vigili del fuoco', a sua firma, è da intendersi superata
l'interrogazione con richiesta di risposta orale n. 928, di
identico contenuto, presentata dallo stesso deputato in data 15
dicembre 2009.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che, in data 14 gennaio 2010, sono state
presentate le seguenti mozioni:
- numero 169 «Interventi finanziari per garantire la sopravvivenza
nel centro socio-riabilitativo residenziale per portatori di
handicap gravi 'Don Orione' di Messina», degli onorevoli Picciolo,
Laccoto, Rinaldi, Gucciardi e Vitrano;
- numero 170 «Iniziative per evitare l'installazione di centrali
nucleari nel territorio siciliano e per l'individuazione di fonti
energetiche 'pulite'», degli onorevoli Barbagallo, Lupo,
Mattarella, Rinaldi e Galvagno;
- numero 171 «Notizie in merito all'aumento di capitale di
Unicredit Group», degli onorevoli Maira, Gianni, Dina, Cascio
Salvatore e Lo Giudice.
I relativi testi sono allegati al resoconto stenografico.
Avverto che le stesse saranno poste all'ordine del giorno della
seduta successiva perché se ne determini la data di discussione.
Comunicazione relativa agli ordini del giorno numeri 196, 222,
228
PRESIDENTE. Comunico che, a seguito di coordinamento finale, il
titolo degli ordini del giorno n. 196 e n. 222, accettati come
raccomandazione nella seduta numero 128 del 17 dicembre 2009, sono
rispettivamente i seguenti: Opportune iniziative allo scopo di
chiarire la vicenda relativa all'espulsione dall'Indonesia
dell'attivista italiana di Greenpeace e di un giornalista de
L'Espresso' ; e Trasformazione in contratti a tempo indeterminato
dei contratti a tempo determinato dei lavoratori dell'Ente di
sviluppo agricolo (E.S.A.) .
L'Assemblea ne prende atto.
Preciso che, con riferimento all'ordine del giorno n. 228 a firma
dell'onorevole Caputo ed altri, questo è da intendersi precluso per
la parte relativa alla questione dello stabilimento FIAT di Termini
Imprese a seguito dell'approvazione dell'ordine del giorno n. 227
nella seduta d'Aula n. 131 del 13 gennaio u.s.
L'ordine del giorno n. 228, pertanto, resta in vita per la parte
riguardante lo stabilimento ITALTEL di Carini.
Così rimane stabilito.
Onorevoli colleghi, per consentire l'arrivo in Aula del Presidente
della Regione, sospendo la seduta avvertendo che riprenderà alle
ore 18.00.
(La seduta, sospesa alle ore 17.39, è ripresa alle ore 18.26)
Presidenza del Presidente CASCIO
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ribadisco quanto già detto
all'inizio di seduta sulle nuove modalità di espressione di voto in
Aula mediante sistema elettronico.
nuova composizione della Giunta di Governo
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Dibattito sulle comunicazioni del Presidente della Regione
sulla nuova composizione della Giunta di Governo
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Dibattito
sulle comunicazioni del Presidente della Regione sulla nuova
composizione della Giunta di Governo.
E' iscritto a parlare l'onorevole D'Asero. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo con la
speranza che in questo dibattito possano emergere alcune
considerazioni che sicuramente serviranno anche a sottolineare e
chiarire le ragioni di una nostra analisi critica verso questo
Governo della Regione.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, è iniziato il dibattito. Prego i
colleghi di prendere posto, chi volesse parlare lo può fare
liberamente anche nella sala adiacente alla Sala parlamentare.
D'ASERO. Onorevole Presidente Lombardo, sicuramente la maggioranza
degli elettori siciliani ha voluto manifestare un ampio consenso
nel momento in cui, con le elezioni del 2008, ha espresso un
giudizio chiaro dal punto di vista elettorale, eleggendo un
Governatore - con il consenso dei singoli deputati che hanno dato
il loro supporto al risultato complessivo - e determinando una
maggioranza. E ricordo che tale maggioranza aveva a supporto un
programma, aveva una connotazione politica chiara che vedeva una
sua precisa azione: quella di capire come, dopo un periodo di
governo, ci potesse essere anche un momento di verifica.
Il Presidente della Regione, con l'elezione diretta, in forza di
un consenso ottiene un potere che estrinseca nella sua azione di
governo e anche di impegno per il programma da portare avanti. Nel
tempo - quindi, con questa sua forza - deve essere portato a
garantire anche un equilibrio istituzionale, che deriva appunto dal
consenso che gli elettori hanno dato.
Essenzialmente questo avviene perché ritengo che sia la regola
della democrazia, il senso dell'impegno - che, poi, si estrinseca
con la coerenza e con il rispetto delle regole - porta ad una
azione che vede impegnati gli attori che in questa direzione hanno
avuto il consenso politico. Ma, nel momento in cui il percorso si
interrompe perché, nel confronto legittimo fra le varie forze
politiche, fra i vari parlamentari che in seno a quest'Assemblea
animano un dibattito con il preciso obiettivo di determinare un
momento di consenso attraverso il confronto, se in tale confronto
si determinano divergenze di vedute, divergenze di posizioni,
sicuramente questo non può essere in democrazia il motivo di una
rottura di rapporti politici né, tanto meno, la determinazione in
senso unilaterale di una volontà che esclude parte di quella
maggioranza che ha, di fatto, determinato questo momento di
aggregazione determinato dal popolo.
Allora, in questa direzione si è avuta una divergenza di posizioni
e si è giunti alla determinazione che la minoranza si fa
maggioranza, con una considerazione per cui oggi c'è il sostegno
del Partito Democratico verso un'azione che non è di livello
istituzionale dal punto di vista parlamentare, perché in un momento
di grandi scelte il Governo trova il sostegno di una parte politica
che è l'opposizione, che in questo caso va a sostituire un parte
della maggioranza. A mio avviso, si determina un'azione che non
solo non fa bene alla democrazia, ma non fa bene neanche a
quell'azione di governo che dovrebbe portare a risultati positivi.
Noi abbiamo visto che in questa azione si determina un momento
ufficiale di rottura, sostanzialmente, quando il DPEF, il Documento
di programmazione economico-finanziaria, viene respinto in Aula.
Voglio ricordare a questa Assemblea che, probabilmente, è stato
anche un giusto momento in cui si è avuta questa presa di posizione
perché quel documento era stato oggetto di discussione in
Commissione Bilancio, verso la fine del mese di settembre e i primi
di ottobre, in quella audizione in cui anche magistrati della Corte
dei conti hanno partecipato, e in cui una serie di criticità sono
state espresse in riferimento ai contenuti reali del documento e
che, di fatto, non hanno avuto successivo riscontro da parte del
Governo e della stessa Commissione.
Considerato che il passaggio in Commissione Bilancio non poteva
essere solo un momento meramente burocratico, il DPEF ha subìto
anche un rinvio, attraverso una serie di richieste, come alcuni
elementi importanti da integrare quali il quadro finanziario
complessivo e la mancanza del Documento unico di programmazione. E,
in quella sede, il Governo, con l'allora assessore per il bilancio,
si impegnò a dare riscontro a queste carenze.
Ma, sostanzialmente, non si è avuto nessun riscontro.
Quindi, tra la fine di settembre e i primi di ottobre del 2009, si
ha questo primo momento di verifica. L'11 novembre il Documento
viene bocciato in Aula; il Documento unico di programmazione viene
inviato alla Commissione Bilancio nei primi di dicembre. Quindi,
come vedete dalla cronologia dei tempi e dei fatti, c'è una
inadempienza che ha portato, sostanzialmente, a questa presa di
posizione, che non può essere sicuramente un alibi per la rottura
delle trattative del quadro democratico di governo, così come è
stato indicato dall'elettorato.
Allora, questo principio, assieme ad altri ragionamenti, la parte
politica che io rappresento ha voluto, ha determinato e ha
dimostrato in quella che è stata l'azione parlamentare d'intervento
per la realizzazione di leggi, per una serie di iniziative che
hanno visto grande condivisione sugli obiettivi importanti: le
leggi sulla sanità e sulla riforma della burocrazia, su tutta la
materia economica, la riforma dei consorzi fidi, i regimi di aiuto,
la legge sugli aiuti alle imprese, sul credito di imposta, tutte
norme che questo Parlamento ha approvato e di cui ritengo possa
esserci un motivo di orgoglio, e che hanno visto un consenso reale
per la determinazione di questi risultati.
Allora non può esserci in ciò una giustificazione per dire che una
parte politica che non ha seguito questo percorso. Noi lo abbiamo
seguito.
Il ragionamento è rivolto essenzialmente ad una grande iniziativa
che vuol essere, non solo per quest'Aula e quindi per questo
Parlamento, ma anche per il Governo, un'azione che guarda più ad
una posizione di potere, più ad una posizione di ingiustificata
iniziativa che viene ad escludere una parte del Parlamento che ha
avuto il legittimo consenso popolare perché sia maggioranza e che,
di fatto, si trova ad essere opposizione, mentre una parte che ha
ottenuto, per programma e per compagine politica, una posizione
diversa di minoranza si ritrova maggioranza. Io ritengo questo un
passaggio delicato che, sicuramente, non aiuta la Sicilia a
crescere sul piano della coerenza perché, con queste
determinazioni, alcuni ritengono che una simile iniziativa può
essere vista come una possibilità di crescita di posizioni di
potere, ma certamente non di crescita della Sicilia.
Ritengo che, per una reale crescita della nostra Sicilia, è
necessario che si rispetti il senso della coerenza e delle regole,
perché non ci può essere legalità se manca il senso del rispetto
delle regole.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, oggi siamo riuniti in questa Aula per fare
alcune considerazioni su questo nuovo Governo che qualche ora
addietro o qualche giorno fa si è costituito, o meglio
ricostituito.
Ritengo doveroso sottolineare che, rispetto ad altri luoghi
parlamentari o assembleari, rispetto ad altri contesti, questa sera
noi non parleremo di fiducia, perché il Governo non ha bisogno di
ottenere la fiducia parlamentare da parte dell'Assemblea regionale
siciliana. Ed è un bene.
E' un bene perché un Governo che, almeno sulla carta, ha un numero
ristretto di parlamentari, non deve mettere a disagio il più
importante Gruppo parlamentare di questa Assemblea, che è il
Partito Democratico, il quale - ricordo - ha garantito il proprio
appoggio soltanto sulle riforme, e non sull'azione amministrativa.
E' un bene perché, in maniera spedita, si può così riprendere
l'attività amministrativa che, ormai da sei mesi, era bloccata in
attesa che ci potesse essere una nuova ricostituzione
amministrativa, per fare sì che tutti quei lacci e lacciuoli
venissero tolti e si potesse procedere agevolmente.
Faccio questa considerazione come premessa perché finalmente sono
venute meno tutte quelle giustificazioni, tutti quegli alibi,
nessuno può ora invocare alcun tipo di scusa o di subdola strategia
o di tatticismo, tesi a bloccare l'azione del Governo.
Finalmente il Governo può andare avanti, può dare delle risposte
alla Sicilia, risposte che - legittimamente io dico - i siciliani
attendono ormai da tanto: dal 14 aprile del 2008.
Ebbene, partendo da questa considerazione dobbiamo dire che noi
del Popolo della Libertà, in maniera serena, siamo all'opposizione;
nostro malgrado certamente, ma non siamo opposizione per fare una
battaglia ostruzionistica, assolutamente no
Siamo all'opposizione perché abbiamo detto che vogliamo da questo
nuovo ruolo interpretare un impegno serio, così come abbiamo fatto
in precedenza, per questa Sicilia e per questi siciliani.
E' chiaro, ci vorremo confrontare con il Governo, con il
Presidente della Regione, con l'intera Giunta su alcuni aspetti
importanti di questa macchina governativa e di questa realtà
istituzionale che è la Sicilia, da cui tutto parte e che tutto può
muovere, quindi sulle riforme.
L'onorevole D'Asero, che mi ha preceduto, ha parlato di riforme
importanti.
E' chiaro che noi, come PDL, aspetteremo le proposte che questo
Governo ci vorrà rassegnare: le proposte sui rifiuti, le proposte
sulla formazione professionale, le proposte sulla riforma delle
aree di sviluppo industriale, le proposte sul piano-casa e sullo
sblocco dell'edilizia in Sicilia, le proposte sul precariato, le
proposte sugli enti locali che oggi sono afflitti da tagli ai
trasferimenti e, perchè no, anche le proposte di riforma
burocratica.
Presidente Lombardo, noi siamo d'accordo in linea di principio;
però è chiaro che il nostro partito una riflessione la vorrà pur
fare e, mio malgrado, dico che oggi dobbiamo studiare di più, visto
che siamo opposizione.
Onorevole Presidente, ho letto il disegno di legge sulla riforma
dei rifiuti che giace in Commissione dal gennaio scorso, ritengo
che dobbiamo rivederlo. Infatti, lei converrà con me che quel testo
non riuscirà a risolvere tutti i problemi della Sicilia, perché non
è cambiando solo l'ente gestore della riscossione che potremo
risolvere i problemi di efficienza, di economicità e soprattutto di
risparmio, o accollandoci come Regione i debiti degli ATO, con i
mille miliardi di euro di debiti che abbiamo.
Stessa cosa per quanto riguarda i precari.
Assessore Russo, si parla tanto di riforma della pubblica
amministrazione e dei precari, ma ricordiamo che in cinque anni il
Governo Lombardo si era impegnato a stabilizzare tutti i precari.
Se consideriamo che in questi anni abbiamo pagato quasi la stessa
somma per garantire questo precariato negli enti locali, allora
stabilizziamolo. Forse, in alcuni casi ci costerà un 10 o un 20 per
cento in più; ma, se ragioniamo in chiave di blocco di turn over,
riusciremo a risolvere e a dare una risposta concreta a ben 25-30
mila precari che ancora ci sono, non soltanto negli enti locali, ma
nelle aziende sanitarie, nelle aziende ospedaliere, negli altri
enti che sono sottoposti al controllo della Regione. Certo, abbiamo
il problema delle IPAB, abbiamo tanti altri problemi sui quali non
mi attarderò qui a discutere; però, su un particolare meccanismo mi
devo necessariamente attardare.
Oggi abbiamo questo Governo che è sostenuto sulla carta dal Gruppo
Sicilia, dal Gruppo MPA, da Alleanza per l'Italia e, poi, sulle
riforme, dal Partito Democratico; però gradirei che il PD facesse
chiarezza in tal senso, perché dobbiamo comprendere le reali
posizioni.
Non possiamo né vogliamo esprimere un voto di fiducia al Governo,
ma vorremmo capire su chi punta il Governo in Assemblea e se questo
Partito Democratico lancia dei proclami e vuole diventare il retore
dei proclami oppure, invece, se veramente vuole attuare una
politica riformista. Vorremmo capire se il Segretario regionale lo
vogliamo fare diventare, onorevole Lupo, il bambino ingenuo, o se
invece riesce a dare la linea a questo PD.
Abbiamo presentato un ordine del giorno, non sull'azzeramento dei
componenti esterni degli uffici di Gabinetto - c'è già una
direttiva del Presidente Lombardo, votata anche dal PDL, che dice
non azzeriamo gli esterni , sarebbe un grave errore estremizzare i
problemi, onorevole Lupo -, ma dobbiamo moralizzare. Non possiamo
mettere negli uffici di Gabinetto persone di alcuni parlamentari
per non pagarle poi come portaborse Dobbiamo moralizzare la
politica siciliana a partire da noi stessi oppure, se pensiamo che
l'abito non fa il monaco, traslando un detto nel nostro
ragionamento, allora noi siamo una scorta e siamo convinti che
l'onorevole Lupo abbia ragione.
Ma dobbiamo capire se è un appoggio esterno o, come ha detto
l'onorevole Genovese, grande oppositore del Presidente Lombardo
fino a qualche tempo fa ed oggi invece, si è riscoperto grande
sostenitore, grande alleato. Ci fa piacere
Voglio dire al Gruppo Sicilia che l'onorevole Genovese ha detto
chiaramente che il suo sostegno al Governo Lombardo, anche
indirettamente, deriva da colloqui avuti con l'onorevole Micciché,
il quale in più occasioni ha dimostrato stizza nei confronti del
Popolo della Libertà.
E' chiaro che questo è un concetto nuovo per noi, lo accogliamo e
ne prendiamo atto. Così come, in questo momento, il direttore de
Il Giornale , Vittorio Feltri - a me molto caro - parla di
politica dei due forni . Bene, io vorrei mutuare questo concetto e
dire che noi abbiamo qui la politica ad opportunità
differenziata , onorevole De Luca, tenuto conto che il PD ha
annunciato che è pronto a sostenere convintamente, almeno sulle
riforme, il Governo Lombardo, in quanto il Presidente ha detto
chiaramente di avere tranciato il cordone ombelicale con il PDL ed
anche con la politica nazionale.
In questo senso allora, proprio perché noi non dobbiamo attuare la
politica ad opportunità differenziata o, se vogliamo, la politica
del relativismo assoluto, dovremmo avere, e non chiedere, come
qualcuno ha fatto, che il Presidente Lombardo si dimetta.
Assolutamente.
Il Presidente Lombardo ha il diritto e il dovere di governare la
Sicilia per tutti i cinque anni della legislatura; però, da leader
di un partito, ha il dovere di ritirare la delegazione all'interno
del Governo nazionale se non condivide più l'azione di quel
Governo. Diversamente, venga in Aula o dica pubblicamente di essere
favorevole a quel Governo.
E' un paradosso, Presidente, io ripeto quella che è l'opinione
comune, quello che dice la gente che oggi si trova confusa e che,
magari, non avendo un quadro chiaro della situazione, dice ci
avete collocati all'opposizione . Bene, noi anche da questo nuovo
ruolo riusciremo a portare avanti una nostra linea. E glielo dice,
caro Presidente, chi da tre generazioni ha governato il proprio
Paese ma che non ha difficoltà ad andare all'opposizione perché si
può fare un'opposizione ostruzionistica, ma si può fare
un'opposizione di impulso e di controllo.
Io non voglio qui stasera rievocare un uomo politico a cui sono
molto legato, Giorgio Almirante, non vorrei dire che noi del PDL
dobbiamo essere i carabinieri della politica. Ma sicuramente noi
del PDL in questa Aula dobbiamo essere i controllori, coloro che
danno un impulso forte a questo Governo, perché dobbiamo metterlo
alla prova e capire se quei proclami rimarranno soltanto annunci o
se, invece, ci siamo sbagliati noi.
Allora, in quel caso, saremo pronti a sostenere un'azione di
governo chiara, incisiva, così come abbiamo fatto quando da questo
scranno abbiamo fatto sacrifici, diventando impopolari e andando
contro un sentire comune che non voleva l'approvazione della legge
sulla riforma sanitaria.
Le ricordo, Presidente Lombardo, quando insieme, a Caltagirone,
siamo stati massacrati per quella legge sulla sanità. Bene, è
arrivato il disco verde dell'onorevole Bersani; ci fa piacere.
Ma oggi diciamo che abbiamo il dovere di controllare l'attuazione
e l'efficacia di quelle norme, abbiamo il dovere, come parlamentari
e come rappresentanti dei siciliani, di dire alla Sicilia che
abbiamo una funzione, non solo legislativa, ma anche di controllo e
di impulso.
In questo senso è la nostra azione, in questo senso sarà
l'attività del Popolo della Libertà nell'interesse della Sicilia e
dei siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pogliese. Ne ha
facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono passati
quaranta giorni da quel lontano 9 dicembre 2009, data in cui in
questa stessa Aula si celebrò una seduta nella quale si aprì un
dibattito sulla crisi politica regionale. In quella occasione io
intervenni insieme a molti miei colleghi e feci alcune riflessioni
su quello che era lo stato dell'arte, su quelle che erano - a mio
modo di vedere - le motivazioni che avevano determinato quella
crisi e le esplosioni di alcune contraddizioni presenti in quella
maggioranza, che culminarono con la famosa votazione sul Documento
di programmazione economico-finanziaria.
Feci altre riflessioni su quelle che potevano essere le strade che
lei, onorevole Presidente della Regione, a mio modo di vedere
avrebbe potuto imboccare per risolvere quella crisi. Ma non mi
sarei mai immaginato il 9 dicembre del 2009 che, a distanza di
quaranta giorni, mi sarei ritrovato in questa stessa Aula e da
questo stesso scranno dinanzi a lei e ad un nuovo Governo che, di
fatto, sancisce lo stravolgimento della volontà popolare. Un nuovo
Governo che rappresenta un ribaltone ed un inciucio, perché di
questo si tratta, caro Presidente, al di là degli artifizi oratori,
al di là delle acrobazie, al di là delle affermazioni più o meno
ipocrite che lei ha fatto insieme ad altri autorevoli esponenti del
PD. E l'oggettivo imbarazzo di dovere giustificare ai propri
elettori, ai propri militanti, ai propri dirigenti quello che stava
accadendo, a distanza di qualche mese dal congresso regionale che
ha sancito la vittoria di un autorevole esponente, nostro collega
parlamentare, basata su alcune enunciazioni strategiche che, di
fatto, sono state smentite all'interno di questa Aula.
Il professore Centorrino e il dottor Pier Carmelo Russo - che ho
avuto la fortuna di apprezzare durante il suo precedente ruolo di
direttore del Turismo -, sono autorevoli esponenti del mondo
professionale. Ma la loro storia politica e personale parla chiaro,
così come parla chiaro, onorevole Presidente della Regione, il
disegno che lei ha voluto nitidamente tracciare attraverso la
costituzione di questo nuovo Governo.
Così facendo, cari colleghi, si è offesa la dignità non solo di
questo Parlamento, ma soprattutto del popolo siciliano che il 13
aprile del 2008 è stato chiamato ad esprimersi, non soltanto per
individuare un partito o un parlamentare da eleggere all'interno di
questa Aula, ma è stato chiamato ad esprimersi fra due candidati
alla Presidenza della Regione con una storia personale politica
diversa, se non addirittura opposta, tra lei, onorevole Presidente,
e Anna Finocchiaro. E' stato chiamato ad esprimersi fra due
coalizioni, fra due programmi alternativi.
Ebbene, i siciliani hanno scelto il 13 aprile 2008 e oggi, a
distanza di diciotto mesi, stiamo dicendo che il loro voto è
assolutamente irrilevante, che questo Parlamento e questo Governo
possono stravolgere qualsiasi maggioranza che i siciliani hanno
voluto sancire con una propria scelta all'interno delle urne. Noi
stiamo dicendo ai nostri corregionali che, nel teatrino della
politica, è possibile fare tutto; ognuno di noi recita una parte,
in maniera più o meno convinta e, poi, qualche giorno dopo può,
con grande disinvoltura, recitare la parte opposta.
Credo che questo rappresenti un'eresia soprattutto nei confronti
dei Siciliani, e ciò sulla base di quello che è stato un principio
che il nostro Parlamento, anticipando un percorso legislativo e
riformatore nazionale, ha voluto sancire quando approvò la legge
per l'elezione diretta dei sindaci e dei presidenti delle province
- lo ricordo a me stesso ed anche a voi -. Questo Parlamento, molto
prima di quello nazionale, sfruttando le proprie prerogative
legislative, ha fortemente voluto e approvato una legge che ha
sancito il principio della democrazia diretta. Coerentemente con
quel principio, i Siciliani sono stati chiamati ad esprimersi
votando il proprio governatore.
Ecco, perché, Presidente, e lo dico senza polemica, sono stato
iscritto all'interno del gruppo delle colombe del PDL, non
certamente in quello dei falchi . E sono deluso, non come
esponente del mio partito, orgoglioso esponente del mio partito;
sono deluso come siciliano perché credo che in politica la coerenza
e la chiarezza - probabilmente sono un illuso - rappresentino delle
discriminanti.
E lo dice una persona che non si è mai meravigliata, che non ha
mai gridato allo scandalo allorché all'interno di alcune realtà
amministrative, anche della mia provincia - che è anche la sua,
onorevole Presidente -, ci si è trovati a condividere alcuni
percorsi trasversali: penso a Biancavilla, penso ad Adrano, dove il
Partito Democratico, al ballottaggio, ha sostenuto ufficialmente un
candidato di Alleanza Nazionale, o laddove il Partito delle
Libertà, al ballottaggio, ha sostenuto un candidato del PD. Ma una
cosa è fare una scelta da sottoporre al vaglio degli elettori e
sulla base di proposte amministrative, dove bisogna amministrare un
comune, bisogna utilizzare le poche risorse che gli enti locali
hanno, bisogna individuare la collocazione geografica di una
scuola, di una strada o la gestione di servizi pubblici, cosa
diversa è governare una Regione dove non soltanto si amministra, ma
si legifera, e dove è assolutamente fisiologico che le differenze
culturali e politiche, alla fine, emergano, e dove è assolutamente
fisiologico che le contraddizioni presenti all'interno di questo
Governo esploderanno, onorevole Presidente.
Mi domando - come ha fatto prima di me l'onorevole Marco Falcone -
cosa accadrà all'interno di quest'Aula e, prima ancora, all'interno
della sua Giunta, quando si discuterà del piano-casa, quando si
discuterà della riforma del sistema dei rifiuti. Allora le
differenze culturali e politiche che governano le scelte certamente
emergeranno.
Ecco perché, e concludo, onorevole Presidente, considero molto
grave quello che è accaduto negli ultimi giorni del 2009. Sono
convinto che questa non era certamente la soluzione migliore per
rilanciare l'azione governativa di un presidente e di una
coalizione fortemente voluti dal popolo siciliano che, con il 65
per cento dei consensi, ha scelto lei, ha scelto la coalizione che
l'ha sostenuta.
Buona fortuna, onorevole Presidente
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Arena. Ne ha
facoltà.
ARENA. Signor Presidente, signori assessori, onorevoli colleghi,
il fuoco di fila è cominciato da qualche minuto e ritengo che forse
dovremmo scomodare il mitico Alan Derschwitz, professore di
Harward, che ne Il mistero Von Bulow , da grande professore
universitario di diritto penale, di procedura penale, tentava di
risolvere i casi complicati, forse assolutamente irrimediabili.
Non è questo il mio compito. Tenterò di intervenire partendo da
alcune considerazioni che sono state fatte da alcuni colleghi che
mi hanno preceduto e che, a mio avviso - liberaliter disputare, mi
sia consentito di esprimere il mio pensiero -, con analisi
dietrologiche molto spesso fini a sé stesse, si sono addentrati su
sentieri che proprio a quei siciliani, di cui parlava uno dei
moderni Catone il censore , che abbiamo sentito stasera, e cioè
l'onorevole Pogliese, proprio ai siciliani interessano ben poco. Il
Documento di programmazione economico-finanziaria, le congiure, la
Corte dei conti, le riforme - che poi non sarebbero riforme - e,
addirittura, questa presunta arroganza da parte di un governo che
si presenterebbe ai siciliani dicendo posso fare e disfare ,
proprio come l'abate Faria che, dovremmo ricordarlo, disvò ciò che
volle .
E l'onorevole Pogliese cosa dice? Vi presentate ai siciliani e
dite tutto e il contrario di tutto, siete capaci di tradire la loro
volontà e siete lì in maniera arrogante a governare .
E, allora, visto che stasera il dibattito sul governo Lombardo ter
è cominciato con queste impietose, feroci, sterili a mio avviso
perché fondate sul nulla, critiche di violazioni di quelli che
sono, tra l'altro, i princìpi di rappresentanza e
rappresentatività, con questa violenza carnale sulla volontà del
popolo siciliano tradito da Lombardo, tradito dagli assessori,
tradito dalla volontà criminale di chi vorrebbe cambiare tutto per
non cambiare niente , ritengo che invece il falso storico stia
proprio nelle parole di chi parla di moralizzazione della politica,
parlando di gabinetti, parlando di autisti che vogliono fare i
professori universitari e di professori universitari che vogliono
invece, probabilmente, andare a guidare una macchina.
Ancora una volta, cose che non interessano ai siciliani, non
interessano a questa Terra, non interessano a coloro i quali, in
questi anni, si sono battuti per cercare di cambiare.
Non penso che il presidente Lombardo e il suo Governo, il
Movimento per le Autonomie, il PDL Sicilia, il Partito Democratico
e la formazione politica da poco nata di Rutelli abbiano la
pretesa, o la presunzione, di detenere verità assolute; ma cercano
di rompere col passato, con quel passato inquietante che non è un
passato prossimo, è un passato remoto.
Inviterei i colleghi che mi hanno preceduto a leggere la relazione
di minoranza della Commissione parlamentare Antimafia del 1993, il
presidente era l'allora antiproibizionista e radicale Marco
Taradash, quando si parlava in maniera lucida, in maniera
plastica, in maniera assolutamente rispondente alla realtà di
quelle che erano le contaminazioni - parlo del 1993, ma potrei
parlare del '64, del 75 o dell'80 - tra la criminalità
organizzata, la politica deviata e l'imprenditoria malata in questa
Terra.
Oggi, al di là dei gabinetti, al di là degli autisti, al di là
della violenza che questo Governo vorrebbe imporre con tracotanza e
con presunzione nei confronti del popolo siciliano, io ritengo che
sia sotto gli occhi di tutti, a prescindere dagli steccati politico-
partitici, a prescindere dalle barriere ideologiche che dopo i
crolli dei muri degli ultimi anni sembrerebbero, a mio avviso,
essere crollate - personalmente, tra l'altro, da un punto di vista
della filosofia politica, la penso come Sartre, secondo il quale
Destra e Sinistra nei loro estremi coincidono perfettamente; ma le
formule politiche non interessano al nostro popolo siciliano, così
mortificato, così vilipeso così umiliato in questi anni dalla
dabbenaggine, dalla strafottenza, dalla scientifica disattenzione
dei governi centrali che si sono succeduti nel tempo e che hanno
avuto la connivenza dei governi regionali che, invece, hanno sì
affossato questa Terra - che vi é una grande occasione,
un'occasione storica per il popolo siciliano che oggi si vede
finalmente retto da uomini coraggiosi.
Se Pier Carmelo Russo è stato un dirigente di alto livello, non
si vede perché la scienza giuridica professata da quest'uomo non
possa poi brillare nel campo dell'assessorato da lui retto.
Non si vede perché magistrati, che hanno fatto in maniera egregia
il proprio dovere per servire questo popolo, non possano brillare
se politicamente si cimentano in campi a loro nuovi.
Non si riesce a capire per quale motivo non possano brillare
imprenditori o professionisti prestati alla politica e a questo
Governo, oltre che qualche politico navigato che, sicuramente,
rispetto ad un passato vergognoso prossimo e remoto può contare sul
proprio pedigree per trasparenza, pulizia, onestà, per doti e
qualità morali e intellettuali e capacità indiscutibili.
Non si vede qual è il reato compiuto da questo Governo, non si
capisce qual è la violenza di cui si parla, non si capisce qual è
il tradimento nei confronti di questo, troppo citato a vanvera,
popolo siciliano - questo sì, caro Marco Falcone tu che parli
scomodando l'ottimo Vittorio Feltri dei due forni o della
opportunità differenziata -, questo popolo siciliano che viene
scomodato solo quando vi serve, che viene ricordato solo quando vi
serve, alla bisogna.
Un popolo siciliano che, invece, non è altro che il destinatario
dell'azione finale degli sforzi di chi si impegna coraggiosamente,
probabilmente anche sbagliando, perché proprio partendo da quel
principio di verità assoluta, che non è detenuta da questo Governo,
Marco Venturi commetterà sicuramente degli errori nell'assessorato
al quale è preposto, ma sicuramente sta percorrendo una strada
nuova, una strada rivoluzionaria, una strada importante.
Stessa cosa dicasi per questa riforma sanitaria molto spesso
attaccata, onorevoli colleghi, onorevole Presidente, assessori, con
motivi di becero campanilismo che guidano l'azione politica o
pseudo tale, o presunta tale, di demagoghi e capipopolo che non
fanno altro che confondere le idee a un popolo che, invece,
vorrebbe evitare i cosiddetti viaggi della speranza.
Come si può criticare, prima ancora di avere sperimentato quali
sono i risultati sul territorio, un'azione di riforma sanitaria
che, invece, gli addetti ai lavori - non solo delle cosa politica,
e non solo isolani - giudicano essere meritoria e meritevole? Come
si può parlare a un Governo come questo, per carità, che non
ritengo abbia tutte queste responsabilità storiche?
Come si può tentare con un'azione vergognosa, ripeto con un'azione
vergognosa, di addossare su questo Governo la responsabilità del
fallimento della politica ambientale che ha visto la Sicilia
ridursi proprio in questo modo? E se per trent'anni si è sbagliato,
se nella politica dei rifiuti e nella politica dell'ambiente è
stato compiuto uno scempio, di chi sarebbe la colpa?
Sarebbe di coloro i quali sono lì insediati da diciotto mesi,
perché poi c'è qualcuno che, nel suo intervento, ha parlato di una
legge che giace da gennaio, lì depositata. Non voglio annoiarvi
perché conoscete benissimo qual è stato, non solo in Commissione
Territorio e ambiente, ma anche in Commissione Bilancio, il
tribolato, tortuoso, perverso percorso e iter parlamentare di molti
disegni di legge che sono stati boicottati da coloro i quali oggi
parlano di rinnovamento, parlano di riforma, parlano - per
utilizzare il gergo calcistico - di attaccamento alla maglia, parlo
della maglia del popolo siciliano; da quegli stessi parlamentari
che probabilmente si assentavano scientificamente dalla Commissione
Bilancio per impedire il prosieguo dell'iter di importanti atti
legislativi; da quegli stessi parlamentari che non parteciparono -
non dimentichiamolo non dimentichiamolo: repetita iuvant - alla
riunione in cui la Commissione Territorio e ambiente partorì il
disegno di legge - perfettibile, errato, da rivedere, ma fu
partorito con impegno -. Parlo della riforma degli ATO.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, si è parlato di stagione
delle riforme.
Io mi auguro che le riforme possano continuare, che il Governo
tiri dritto per la propria strada senza farsi imbrigliare da questi
giudizi preconcetti, faziosi e strumentali, che non tengono
assolutamente conto invece del mandato elettorale ricevuto. E solo
di fronte agli elettori questo Governo, questo Parlamento può avere
dei tentennamenti, solo di fronte a loro si può pensare di
continuare o di sbagliare, o avere paura e cambiare strada.
Invece, qui si dice che sulla formazione professionale, dove sono
stati fatti degli interventi - perché, ricordiamo che l'entrata a
gamba tesa, come qualcuno giornalisticamente ha definito alcuni
interventi - alla Cincirripini (io chiedo altri due minuti di
recupero e la par condicio, come è stato fatto per altri, e mi
impegno a chiudere al tredicesimo, la ringrazio signor Presidente)
- e dico che è incredibile come si possa parlare di formazione
professionale quando la formazione professionale, che ha formato
quasi nessuno in questi anni, con uno sperpero di denaro vergognoso
a danno dei siciliani, oggi per la prima volta vede il coraggio di
un uomo e della sua compagnia, di un uomo e del suo Governo, dire
basta, arrestiamo questo vergognoso processo di degenerazione e di
sciupio della spesa pubblica ai danni di un popolo che non è stato
avviato al lavoro .
E qualcuno grida allo scandalo.
Quindi, continuate così. Continuiamo, presidente Lombardo e
Governo, sulla linea che vi ha portato a ridimensionare, in
controtendenza con un Governo nazionale che parla di voler
eliminare gli sprechi negli enti locali, ma poi non lo fa. Qui è
stato fatto con coraggio e anche con la sollevazione popolare di
tanti consiglieri di municipalità, comunali o provinciali. Questo è
stato un segnale di controtendenza rispetto al Governo nazionale,
di grande fermezza e di grande coerenza.
Continuiamo con la riforma dei rifiuti; continuiamo con la
riforma dei consorzi di bonifica, disordinati e pasticciati;
continuiamo, ad esempio, a prendere in considerazione, con i
diversi disegni di legge che ci sono, a pensare - e mi avvio a
concludere, Presidente - che una riforma elettorale in questa
Terra, con un ritorno, ad esempio, alla preferenza multipla per
quanto riguarda l'elezione nei consigli comunali e nei consigli
provinciali, possa essere seriamente presa in considerazione per
una riqualificazione della classe politica dirigente.
Mi sia consentito, prima di chiudere, plaudire a questo Governo
per l'orgoglio, per il carattere, per il carisma e per la
personalità assolutamente lontana dai condizionamenti romani che,
molto spesso, portano i camerieri di turno a inginocchiarsi di
fronte ai diktat che violentano questa Terra, mi sia consentito di
complimentarmi per l'azione forte che questo Governo intraprende in
questi giorni in difesa dei lavoratori Fiat.
Questa terra di conquista, questa terra di vassallaggio, questa
terra sovente, negli ultimi cinquant'anni, non solo insanguinata,
ma teatro - questo sì, onorevole Pogliese - di vergognose
genuflessioni di fronte al potere romano, per la prima volta nella
storia dice basta , dice di ridare alla Sicilia e ai siciliani
quella dignità, quel grande amore e soprattutto quell'amor proprio
che tutti noi, che ormai siamo convinti di essere veramente figli
di un dio minore, abbiamo perso.
Avanti così, governo Lombardo, avanti così
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Limoli. Ne ha
facoltà.
LIMOLI. Signor Presidente, signor Governatore, signori Assessori,
onorevoli colleghi, un saluto particolare all'onorevole Cracolici,
a cui voglio molto bene, nella speranza di non annoiarvi troppo e
con l'augurio di non disturbare, di non fare perdere tempo a colui
il quale è così impegnato a risolvere le emergenze della Sicilia.
Mi permetto, sottovoce e con umiltà, di esprimere la mia delusione,
soprattutto dopo aver ascoltato le profonde dichiarazioni di
giovedì scorso rese in questa Aula dal signor Governatore. Io e
tutto il popolo siciliano abbiamo vissuto in attesa spasmodica un
momento particolare; infatti, attorno a questo - come si dice in
italiano, onorevole Cracolici? - Governo ter mi sembrava che
stesse nascendo e si stesse alimentando la stessa attesa con cui si
viveva il momento in cui sarebbe stato svelato il terzo mistero di
Fatima.
Il terzo mistero, dopo le dichiarazioni del signor Governatore, è
rimasto ancora più misterioso
Dopo tanti mesi - signor Presidente, io appartengo ad una fascia
di popolo non colto, io provengo da una terra lontana, da una terra
dove per andare a scuola si devono fare tanti sacrifici - in cui
abbiamo sentito tanti annunci, tanti proclami e dopo avere sentito
parlare sempre di riforme ora faremo tante riforme , mi aspettavo
riforme fantasmagoriche, con contorno di paillettes e cotillon.
E non sono rimaste né le paillettes né tanto meno i cotillon.
Perché lo dico?
Mi pare che ci sia il tentativo di volere nascondere dietro
l'espressione, quasi magica, delle riforme, un comportamento che la
stragrande maggioranza dei siciliani - che, probabilmente, non ha
capito nulla di quello che sta facendo questo Governo con il suo
Governatore, considerato che nell'ultimo sondaggio reso pubblico da
Il Sole 24 Ore il gradimento del popolo siciliano per questa
azione di governo si è fermato al 20 per cento; il gradimento
personale di fiducia nei confronti del signor Governatore è al 24
per cento; il gradimento e la fiducia nei confronti del partito
politico del signor Governatore è fermo al 9 per cento - non
comprende.
Probabilmente noi siciliani non siamo preparati per capire questa
grande voglia di riformare la Sicilia e dietro questa frase si
vorrebbe nascondere e non trasmettere all'esterno l'unico messaggio
che i siciliani capiscono.
Signor Governatore, lei si è macchiato di un reato che
probabilmente non è contemplato dai codici, né penale né di
procedura penale: il reato del tradimento - certamente io, come
riferimento intellettuale, posso riferirmi a zu Ciccio di
Ramacca, zu Nino di Castel di Judica, ma parlare di Sartre e così
via mi viene difficile anche perché non so chi sia; in Sicilia, noi
siciliani almeno questa virtù ancora l'abbiamo, abbiamo una grande
voglia di sapere leggere -, e c'è il tradimento di un voto, il
tradimento di un consenso che abbiamo chiesto nell'aprile del 2008,
e lo hanno chiesto tre partiti, per il signor Governatore: PDL, UDC
e MPA. E il popolo siciliano a piena voce, a pieni polmoni, ci ha
dato fiducia rispetto ad un progetto grazie al quale chiedevamo di
essere votati.
Noi meridionali, noi siciliani, noi della terra del Calatino, dove
sono nato - onorevole Cracolici, ho saputo che mentre io ero ad
onorare la memoria di Togliatti, lei, domenica, era ad onorare la
memoria di Luigi Sturzo a Caltagirone -, soprattutto noi della
terra del Calatino, signor Presidente, siamo legati al patto
d'onore, alla stretta di mano.
Si può immaginare se non siamo legati al consenso popolare
Con riferimento alle riforme, tanto tempo fa se non vado errato -
non ho una grande memoria, onorevole Cracolici - ricordo che la
Sicilia balzò agli onori della cronaca - l'assessore Cimino forse
lo sa meglio di me - perché si propose come la prima regione ad
avere riformato il sistema elettorale, proprio per evitare che ogni
sei, otto mesi si potesse avere un presidente e un governo diversi.
Questa grande riforma da parte del signor Governatore è stata, di
colpo, in maniera unilaterale, cancellata; siamo tornati indietro
negli anni perché il signor Governatore è riuscito, in meno di
diciotto mesi, a tirare fuori tre Governi.
Ci vuole una grande capacità; e questo non è tradimento, è andare
avanti.
Ma la gente si chiede, almeno a me chiede: Pippo, perché dovremmo
andare a votare? Che senso ha andare a votare? Noi esprimiamo un
voto e poi, del nostro voto, si fa quello che si vuole Quindi non
c'è motivo di recarsi alle urne per votare.
E' successo anche questo. Questo è un marchio, signor Governatore,
che rimarrà nella storia politica della Sicilia e nella sua
carriera politica perché la gente ne parla. Sono concetti semplici
questi; non ci vuole granché per capire che è stata distrutta,
offesa e violentata l'espressione legittima, democratica, di un
popolo che ha votato nell'aprile del 2008.
Quindi, ci si vuole nascondere dietro questa farsa delle riforme
per poter dire che non è vero.
Quando parliamo di riforma degli ATO, io mi chiedo, e i siciliani
forse pure, dove sono queste riforme. Parliamo di riforma degli ATO
e non sappiamo quale sia; parliamo di riforma del piano- casa e non
sappiamo quale sia.
I siciliani si chiedono pure - onorevole Cracolici, lei dovrebbe
saperlo - che fine abbia fatto Bob Leopardi: ricordate, fu nominato
l'anno scorso, credo, un certo Bob Leonardi venuto dall'alto dei
cieli; poi è scomparso, forse è ritornato in famiglia, ma era stato
presentato come colui il quale avrebbe dovuto risolvere tante
esigenze, tante emergenze nostre. Non c'è più questo Bob Leonardi.
Vi ricordate che in periodo di campagna elettorale, venne uno che
fu indicato, per il piano energetico regionale, come il più grande
esperto degli Stati Uniti d'America? Per noi del Calatino, quando
si parla degli Stati Uniti d'America è come parlare del massimo, e
venne uno scienziato a dire che il piano energetico della Regione
siciliana era il migliore in assoluto e, quindi, doveva essere
esportato come modello. Di questo piano energetico non sappiamo
assolutamente nulla.
Sulle riforme speriamo che, almeno qualcuna - magari una,
onorevole Cracolici - si realizzi anche per dare un significato che
possa essere presentato al popolo siciliano, per consentire a noi
parlamentari di poterci esprimere. Il popolo dei siciliani si è già
espresso.
Noi pensiamo una cosa, almeno io in particolare, rispetto a questo
tradimento che è stato compiuto e perpetrato sulla pelle dei
siciliani: la frase che tutti diciamo, a partire da me
parlamentare, quando affermiamo che ci stiamo immolando
nell'interesse supremo dei siciliani, perché non possiamo perdere
tempo e quindi non ci dimettiamo, secondo i siciliani con questa
frase si vuole stendere un velo pietoso sulla preoccupazione che
avrebbe ciascun deputato regionale di ritornare a casa, di
ripresentarsi al popolo siciliano e mettere la testa sotto la
mannaia del consenso popolare.
Quella è la legittimazione.
Credo che questa sia la strada migliore, a differenza di quel che
altri possono pensare: andare tutti a casa, deputati dell'Assemblea
regionale e signor Governatore, avere la coscienza a posto e con
coerenza ripresentarsi alle urne.
E' quello che chiede questa parte di siciliani che risulta
dall'ultimo sondaggio essere la stragrande maggioranza: noi
chiediamo al signor Governatore, visto che è convinto di
interpretare il pensiero dei siciliani, insieme all'onorevole
Cracolici - ora parlerò un attimo dell'onorevole Cracolici perché
non si secchi troppo - e di avere la maggioranza, che la cosa più
nobile che egli possa fare é dimettersi dando così la possibilità
al popolo siciliano di esprimersi.
Devo dire all'onorevole Cracolici che mi ha meravigliato in quanto
mi ha indotto in errore. Io ho sempre creduto alle cose che lei ha
sostenuto, onorevole Cracolici, quando mi fece firmare una mozione
nei confronti di una persona che non conoscevo, l'assessore
avvocato Armao. Pur nondimeno, lei mi disse - presentando un ordine
del giorno pesante che le permise per 45 giorni di essere alla
ribalta nazionale di tutti i mezzi di comunicazione - che
l'avvocato Armao doveva dimettersi da assessore, doveva rinunciare
alle deleghe, gli dovevano essere tolte le deleghe. Mi è rimasta
impressa, in particolare, una espressione da lei usata, mi sforzo
di ripeterla, insider trading; mi sono rivolto ad altri per
farmela spiegare e mi è stato risposto che stava a significare che
c'erano delle cose poco chiare nel comportamento di questo
assessore.
Allora noi la seguimmo, onorevole Cracolici, firmando il suo
ordine del giorno, e poi lo abbiamo approvato.
CRACOLICI. In che senso? Questo non lo avrei mai consentito.
LIMOLI Poi lei parlerà dopo di me. Grazie.
L'abbiamo seguita. Poi, tutto ad un tratto, non solo lei ha
ritirato quell'ordine del giorno, e io non me lo sono saputo
spiegare. Ma ora ritrovo l'assessore Armao nella stessa Giunta di
cui lei sicuramente fa parte come Partito Democratico.
E la domanda che si pongono soprattutto gli elettori del Partito
Democratico che sono persone perbene, serene e coscienti, e che io
le pongo: ma lei pensa veramente che il leone abbai, che il cane
ruggisca, che l'asino voli? Lei è convinto che ci sia un solo
siciliano in Sicilia che possa credere che il Partito Democratico
non è presente in Giunta?
Avete tre assessori, perché non dirlo con chiarezza? Tranne che
ci si vergogni di dire che si fa parte del Governo del signor
Governatore. Avete tre assessori: l'assessore Venturi, con cui io
non ho mai parlato, in quota a Lumia - così dice il popolo
siciliano - ; l'assessore Russo, non il Massimo, il grande Russo,
in quota all'onorevole Cracolici e il professore avvocato dottor
Centorrino, in quota all'onorevole Genovese.
Sarebbe molto più bello che il PD dicesse con chiarezza che sta
nel Governo. Aiuterebbe i siciliani, soprattutto i suoi elettori,
ad avere un quadro chiaro; altrimenti coloro i quali ora sono in
contrasto con il pensiero del signor Governatore dovrebbero fare
parte di quella schiera di persone che remano contro. Io sarei in
buona compagnia perché ora mi ritrovo accanto la signora
Borsellino, il senatore Enzo Bianco e tanti altri esponenti del suo
partito.
La prego, quindi, di fare chiarezza su queste cose perché sarebbe
molto importante.
L'onorevole Lupo era visto dal popolo siciliano - e concludo,
signor Presidente - bidduzzu', gradevole come presenza, e
pensavamo che nella sua battaglia congressuale dicesse cose vere
quando chiedeva di votare per lui. Purtroppo, ora me lo ritrovo in
quella schiera di cui io già facevo parte, della serie cu perdi
vinci e cu vinci perdi' .
Il signor Governatore, infatti, non tratta con coloro i quali
vincono democraticamente una competizione elettorale; tratta sempre
con quelli che perdono, come lei, onorevole Cracolici, che ha
perduto il congresso e beddu stuppatu' se ne è andato a cena, ha
mangiato bene a Messina Onorevole Lupo, se si trova in solitudine
venga a Ramacca, glielo dico io come si sta bene in solitudine,
purché non si perda la coerenza
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha
facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, un benvenuto ai nuovi assessori del terzo
governo Lombardo.
Devo ringraziarla, onorevole Presidente, perché con la sommatoria
dei suoi governi lei ha dato l'opportunità a questo Parlamento di
affrontare per la prima volta una seduta dai toni squisitamente
politici. E la ringrazio perché il suo Governo in questi anni non
ha mai dato al Parlamento regionale momenti di grande dibattito
politico. Sono stati mesi stantii, mesi ordinari dal punto di vista
amministrativo, mesi che ci hanno disabituati all'impegno e
all'entusiasmo politico.
Oggi lei ci regala, con la sua discontinuità governativa e con la
sua incapacità di tenere coesa una maggioranza, forse il primo vero
momento di dibattito e di confronto politico in quest'Aula.
Lei è stato eletto 21 mesi fa, o 22 mesi fa, e oggi in ventidue
mesi presenta il suo terzo governo, un governo ogni sette mesi,
battendo il record dei governi di democristiana memoria a lei tanto
cari - ammesso che lei ancora conservi uno solo dei valori di
quegli anni passati - e fa concorrenza ai governi balneari della
Democrazia Cristiana. Lei cambia un governo ogni sette mesi.
Se calcoliamo che ci sono ancora circa tre anni da qui alla fine
della legislatura, avremo i governi Lombardo ter, Lombardo sette,
Lombardo otto, Lombardo dieci e così via, tranne che questo
Parlamento, stanco di contare i suoi governi e i relativi
precedenti fallimenti, probabilmente avrà uno scatto d'orgoglio per
rispetto nei confronti dei siciliani e si andrà a determinare
diversamente.
Guardi Presidente, a furia di predicare la sua autonomia lei sta
diventando così autonomo da mettersi al di fuori della cultura e
della coscienza dei siciliani.
Io le ho mandato un biglietto di auguri per cortesia personale e
istituzionale, un biglietto di auguri che contiene una riflessione
sui siciliani. Io credo che lei, onorevole Presidente, debba
leggere tale riflessione poiché lì troverà le motivazioni che
indussero i siciliani, ventuno mesi fa, ad andare a votare convinti
di votare un presidente della Regione anticomunista che desse alla
Sicilia un governo di centro-destra, con i valori, con le idee, con
i programmi e con la cultura dell'uomo di governo impegnato con i
valori del centro-destra.
Lei, onorevole Presidente, ha tradito il popolo siciliano, quel
popolo che lei - quando è stato eletto - aveva giurato di
difendere, di rispettare, di amare e di governare.
Lei è così autonomo che è diventato un satellite, un corpo
estraneo alla Sicilia. I dati dei sondaggi, che oggi sono chiari,
lo ha detto poco fa l'onorevole Limoli, la pongono al di fuori dei
consensi di questa Sicilia. Lei, in un solo anno, è stato così
bravo da perdere 17 punti e diventare da presidente della Regione
più amato in Italia a presidente, non dico detestato, ma quasi
ignorato dagli italiani e dai siciliani E questo è un dato
politico che lei può pure ridimensionare, ignorare, non
considerare, ma è un dato politico che pesa come un macigno sulla
sua gestione politica della Regione. E non dico della gestione del
governo, sottolineo della sua gestione politica di questa Sicilia e
della cosa pubblica di questa Sicilia.
Onorevole Presidente, se lei va a leggere i sondaggi, e i sondaggi
non sono altro che i sentimenti di un popolo dal punto di vista del
gradimento politico, vedrà che il suo partito, che già ha avuto un
deludente risultato alle elezioni europee, non ha raggiunto il
quoziente che lei immaginava di raggiungere per diventare un
partito a livello nazionale e non soltanto un corpicino politico
all'interno di questa Sicilia. Nei sondaggi i siciliani - che lei
ha disatteso, tradito, ignorato, che lei non incontra e che si
rifiuta di ascoltare - l'hanno posto a un misero 26 per cento, un
fatto che ricorda i dati del Partito Liberale nel vecchio
pentapartito degli anni passati. Lei è il vecchio esponente del
Partito Liberale che aveva lo 0,1 per cento nel contesto della
politica nazionale.
E quando i sondaggi spaziano al di là del ruolo del presidente
della Regione e per un momento si proiettano sul piano politico
regionale, succede che il tradimento, come i trenta denari di
Giuda, finisce poi in un solo momento, in un sol colpo, appeso ad
un albero
E quando i siciliani agli amici del Partito Sicilia - perché non
siete Partito della Libertà, siete Sicilia - danno un voto pari al
37 per cento e quando il Partito della Libertà, il PDL, non
lealista, il Partito della Libertà, il Popolo della Libertà, uno
solo in questa Sicilia e in quest'Italia, viene elevato al 71 per
cento dei consensi, qui i dati sono incontrovertibili e danno una
sola lettura e un solo messaggio: noi non siamo all'opposizione,
noi siamo la maggioranza dei siciliani, e lei che governa è
all'opposizione del popolo siciliano Lei è la contraddizione
vivente di questa politica, è la contraddizione vivente di questo
Parlamento, è la contraddizione vivente di questo Governo. E le
spiegherò brevemente perché, onorevole Presidente.
Lei ha detto, quando è stato eletto, che avrebbe cambiato la
Sicilia. E voleva cambiare la Sicilia anche con i miei 17mila voti,
perché 17mila siciliani che hanno votato per me hanno dato i
consensi a lei in quanto la credevano un uomo del centro-destra.
Un dato doveva indurla a riflettere al momento della sua elezione:
lei ha preso meno voti della coalizione che lo ha espresso, quindi
già fin da allora i siciliani non hanno votato per lei ma per la
coalizione che l'ha espresso. Ciò doveva darle fin da allora
l'obbligo, il sigillo, il dovere della lealtà perché lei non è
stato votato in quanto Raffaele Lombardo, lei è stato votato in
quanto presidente di una coalizione e già lì c'era il primo segnale
dei siciliani.
Ma la sua contraddizione, o la somma delle contraddizioni, è data
dalla sua gestione di governo. Lei oggi parla di un governo delle
riforme. Onorevole Presidente, lei - a furia di essere autonomista
- sta entrando anche in distonia col calendario. Lei non è stato
eletto ieri mattina e oggi presenta un governo delle riforme; lei
guida questa Sicilia - per modo di dire guida, lei è al governo di
questa Sicilia grazie ai siciliani che hanno riposto fiducia in lei
in quanto uomo di centro-destra, uomo delle autonomie, uomo dei
valori, uomo anticomunista -, lei guida la Sicilia da ventuno mesi
e di riforme noi abbiamo visto soltanto i cambiamenti del suo
governo, che cambia circa ogni sette mesi.
La Sicilia ancora non ha visto una sola delle sue riforme; e
quando lei dice che la riforma di questa Sicilia sta nella sanità,
io la invito a dire al suo assessore per la sanità, mi dispiace che
non sia qui presente il dottor Massimo Russo, di andare a
trascorrere una notte al pronto soccorso, come ho fatto io, e
capire perché si aspettano otto ore prima di entrare nella sala dei
medici, perché c'è un solo medico per ogni pronto soccorso, perché
ci sono solo quattro barelle per ogni pronto soccorso, perché la
gente siede per terra, perché è costretta a vomitare nei sacchetti
della spazzatura visto che non ha neanche dove andare a vomitare,
perché manca tutto, perché nelle sale operatorie si dimentica il
tubo nel corpo di un paziente operato, perché i medici sono
costretti ad operare a ritmo continuo visto che manca il personale.
L'unica riforma che lei ha fatto è stata quella di distruggere un
sistema sanitario, certamente costoso, ma che sicuramente
funzionava.
Onorevole Presidente, nei giorni scorsi lei ha presentato con
grande enfasi, a firma dell'assessore Armao - al quale dedicherò
qualche minuto del mio intervento, rimanendo nei limiti temporali
previsti, lo assicuro -, il codice di regolamentazione antimafia
del suo Governo.
Sono d'accordo, io credo - come tutti i colleghi - nei valori
dell'antimafia.
La parola antimafia non è una palestra di parole o di concetti, ma
deve essere la sommatoria dei fatti. Il suo primo gesto, il primo
gesto di questa Regione siciliana dopo il codice antimafia, è stato
quello che un certo signor Nobile, dipendente della ex
motorizzazione, filmato a Terrasini mentre prendeva una mazzetta
dal dirigente di un'autoscuola di Partitico e condannato, è stato
riammesso come dipendente della Regione
Questo è il codice antimafia della sua Regione che scrive di
antimafia ma che fa rientrare nella Regione, pagato dai siciliani
onesti, un dipendente corrotto che ha intascato mazzette
Questo è il risultato del suo Governo, un governo che sta mettendo
la Sicilia in ginocchio, un governo che ha perduto prestigio e
autorevolezza. Infatti, se la Fiat oggi chiude e se l'Italtel
riduce il personale è perché i grandi gruppi industriali non hanno
timore istituzionale di questa Regione. Quando parlano con lei
sanno di avere un interlocutore debole che cambia tre governi in
venti mesi, che ha spaccato i partiti, che guida un governo di
minoranza.
Voglio dire un'altra cosa, onorevole Presidente, e lo dico agli
amici del PDL che sono stati eletti con noi dagli stessi elettori
di centro-destra che vi hanno voluto fortemente anticomunisti e
fortemente legati ai valori del centro-destra: l'onorevole Lupo,
per giustificare il fallimento dell'azione di governo del Partito
Democratico perché è stato candidato e votato con l'obiettivo di
essere e di guidare un partito contro Lombardo, pur di inghiottire
la costrizione politica di sostenere anche dall'esterno, facendo
finta di non dirlo, questo Governo, amici del PDL Sicilia, ha detto
noi sosteniamo Lombardo perché si è dissolta la maggioranza di
centro-destra .
Amici del PDL, voi avete tradito doppiamente i siciliani perché
avete accettato di votare con il Partito Democratico e di sostenere
un Governo con assessori del PD - perché il professore Centorrino
mi risulta iscritto ad una sezione di Zanclea in provincia di
Messina, quindi è un iscritto a tutti gli effetti di un partito,
non è il teorico che arriva, forte dei meriti che tutti
riconosciamo. Anche se mi sembra di avere letto su un giornale che
lei, qualche mese fa, aveva detto che bisognava andare contro
Cuffaro e contro Lombardo, bisognava decuffarizzare la Sicilia e
delombardizzare la Sicilia Io sarei stato contento se fosse
riuscito a delombardizzare la Sicilia. Invece, siede accanto a quel
Lombardo che ieri ha paragonato in termini negativi all'ex
presidente della Regione, oggi senatore Cuffaro.
Amici del PDL Sicilia, riflettete, voi siete qui al governo perché
il PD ha detto che si è dissolto il centro-destra . Voi siete
l'esempio di una dissoluzione che ha tradito gli elettori del
centro-destra ed oggi governate con la sinistra
Signor Presidente, una volta le lanciai un avvertimento politico.
Le dissi: Attento perché a furia di spaccare i partiti, lei
resterà solo .
Io non so se arriverà al quarto Governo Lombardo. Ma, se lo farà,
lo farà da solo perché in questo momento, a furia di spaccare i
partiti - per la paura che il suo piccolo partito possa venire
fagocitato dai grandi partiti - lei resterà solo ed arriverà al
quarto governo Lombardo da solo, e ci sarà un Parlamento che le
sarà contro perché o si sta dalla parte dei Siciliani o si sta
contro i Siciliani.
Noi stiamo dalla parte dei Siciliani e siamo fieri di essere
all'opposizione del suo Governo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che nella precedente
seduta erano stati comunicati i seguenti ordini del giorno:
numero 226 «Interventi urgenti al fine di rilanciare lo
stabilimento ITALTEL e garantire i suoi livelli occupazionali»,
dell'onorevole Apprendi;
numero 228 «Interventi urgenti e misure straordinarie per
garantire lo sviluppo economico e i livelli occupazionali presso
gli stabilimenti FIAT di Termini Imerese e ITALTEL di Carini (PA)»,
degli onorevoli Caputo, Pogliese, Vinciullo, Falcone e Buzzanca;
numero 229 «Iniziative a salvaguardia dei dirigenti scolastici
assunti in Sicilia nel 2005», degli onorevoli Cracolici, Musotto,
Leontini, Maira, Caronia e Vinciullo;
numero 230 «Iniziative urgenti a livello nazionale per il
ripristino delle condizioni agevolative delle Zone franche urbane
dell'Isola modificate dal comma 4 dell'articolo 9 del decreto legge
Milleproroghe' n. 194 del 30 dicembre 2009», dell'onorevole
D'Asero.
Comunico, altresì, che sono stati presentati i seguenti ordini del
giorno:
numero 231 «Nomina di un commissario ad acta cui affidare le
funzioni del comitato tecnico per la gestione del Fondo regionale
per il commercio», degli onorevoli Oddo, Cracolici, Lupo, Speziale,
Ammatuna, Apprendi, Barbagallo, Bonomo, De Benedictis, Di
Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Donegani, Faraone, Ferrara,
Fiorenza, Galvagno, Gucciardi, Laccoto, Marinello, Marziano,
Panarello, Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Termine, Vitrano;
numero 232 «Iniziative a livello centrale per impedire la
costruzione di centrali nucleari in Sicilia», degli onorevoli Di
Benedetto, Di Giacomo, Marinello, Termine, Donegani, Mattarella,
Raia, Bosco, Marziano;
numero 233 «Iniziative per impedire la realizzazione di un
impianto di energia eolica nella provincia di Agrigento», degli
onorevoli Di Benedetto, Di Giacomo, Marinello, Termine, Panarello,
Mattarella, Raia, Bosco;
numero 234 «Censimento del numero di extracomunitari presenti sul
territorio regionale», degli onorevoli Nicotra;
numero 235 «Annullamento in autotutela del procedimento
amministrativo in danno della Parrocchia San Bartolomeo Apostolo
che, negli anni '80 e '90, ha ottenuto il finanziamento di cantieri
di lavoro», degli onorevoli Vinciullo, Caputo e Leontini;
numero 236 «Direttive per la composizione dei nuovi uffici di
diretta collaborazione dei componenti la Giunta di Governo», degli
onorevoli Leontini, Cordaro, Dina, Falcone, Gianni, Caputo;
numero 237 «Non approvazione dell'azione politica del Presidente
della Regione», degli onorevoli Leontini e Maira;
numero 238 «Revoca della nomina dell'Assessore regionale per i
beni culturali e l'identità siciliana», degli onorevoli Leontini,
Maira, Leanza Edoardo;
numero 239 «Iniziative per evitare l'istallazione di centrali
nucleari in Sicilia e per l'individuazione di fonti energetiche
pulite'», degli onorevoli Barbagallo, Lupo, Mattarella, Rinaldi,
Galvagno;
numero 240 «Interventi urgenti per la soluzione della drammatica
situazione dei lavoratori del call-center di Trapani», degli
onorevoli Gucciardi, Ruggirello, Lupo e Musotto;
numero 241 «Interventi urgenti per evitare la chiusura del Centro
per la ricerca elettronica (CRES) , di Monreale», degli onorevoli
Caputo, Falcone, Pogliese, Vinciullo, Leontini, Mancuso, Lo
Giudice.
Avverto che i relativi testi sono allegati al resoconto
stenografico.
Invito i deputati a rimanere nei termini regolamentari, concederò
qualche minuto in più solo ai capigruppo. E' iscritto a parlare
l'onorevole Cintola. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, mi auguro di potere rientrare nei
dieci minuti regolamentari, anche se, negli ultimi quattro o cinque
interventi, dal mio scranno, facevo segno di fare rispettare a
tutti il tempo stabilito. Ritengo che chi fa appello alle regole e,
poi, viene qui e deve parlare 16 o 17 minuti, parla già sapendo di
mentire sui tempi. E mi sono confuso nel sentire gli interventi dei
colleghi che mi hanno preceduto, perché pensavo che questa fosse la
serata in cui bisognava fare i conti con le necessità della Sicilia
e di un popolo che, quando gli finisce bene, riceve una legge di
proroga per i precari, di un Governo, di una maggioranza, di
un'Assemblea che non ha più i soldi per legiferare in quanto il
barile é stato raschiato oltre il fondo e che, quindi, c'era la
necessità di tentare, come si è fatto con Termini Imerese, un tipo
di intervento che non fosse né a favore né contro. Certamente non
contro, ma a favore delle esigenze della Sicilia e del popolo
siciliano.
E' strano che questo Presidente della Regione, quando aveva il 64,
il 70 per cento non sia stato sfiduciato da chi oggi ha invocato:
ma come, oggi hai il 24 per cento e non te ne vai?
E perché non lo avete sfiduciato quando aveva il 64 per cento?
Per un anno io non sono stato qui e, quindi, mi mancano alcuni
passaggi, tra cui il passaggio però di dovere rendere conto ad una
Sicilia povera, ad una Sicilia che non cresce, ad una Sicilia che
ha un retaggio del passato con luci ed ombre e con responsabilità
oggettive che non possono essere dimenticate né dai lealisti né
dall'UDC né dall'MPA, che nei governi passati ha svolto un ruolo
determinante. E, quindi, gli errori - se errori ci sono stati nel
passato - non possono che essere distribuiti in parti più o meno
diseguali, ma tali da doverci porre nelle condizioni di dire oggi
qual è la necessità reale. E la necessità reale è quella di
continuare ad accapigliarci, l'uno contro l'altro armati, mentre la
Lega la fa da padrona in questo Paese?
I partiti, i nostri partiti, sono diventati nordisti, e più
nordisti di quanto voi possiate pensare.
Un anno a Roma mi è bastato per comprendere più di quanto si possa
comprendere stando nei banchi di questa stessa onorata e nobile
Aula - non onorata nel senso che diamo alla parola d'onore, mi dà
fastidio l'espressione parola d'onore , mi sa di mafia e di
mafiosità per chi parla nei termini della parola d'onore. Ma io vi
dico che c'è un nemico comune, che è forte, e il nemico è il
partito del Nord, che alligna in tutti i partiti.
Noi abbiamo difficoltà enormi se pensiamo a come sono stati
distribuiti nel Paese i FAS.
Noi abbiamo la necessità di raccordarci il più possibile, e di non
continuare a buttarci fango addosso, perché così facciamo il gioco
dei nostri nemici Io ho visto farse da cabaret questa sera da
parte di amici e colleghi che sentono di potersi esprimere come se
fossimo a teatro per fare sorridere o mettere in difficoltà questo
o quello
Io credo che abbiamo un dovere specifico. Io non sono dell'MPA,
sono dell'UDC e sono contro questo Governo; sono all'opposizione di
questo Governo. Ma questo mi importa poco se questo Governo
comincia a porre le condizioni ideali per tentare di fare un
bilancio senza soldi e trovando i soldi, se riusciamo a fare quelle
riforme necessarie per far avanzare la Sicilia nel suo complesso,
se possiamo trovare le condizioni in Aula e nelle Commissioni anche
per modificare le cose che il Governo fa male, perché noi siamo in
grado di poterle modificare con un'Assemblea aperta e con un
Governo che è minoritario.
Siamo in condizioni di poterlo fare se lavoriamo per il bene della
Sicilia.
Sono cose passate o sono delle cose delle quali si può parlare
solo sorridendo perché ci interessa dare conto e ragione ai
Firrarello di turno e, quindi, dobbiamo essere, per forza di cose,
soggetti in ginocchio di qualcuno o di qualche altro ancora?
A me serve di più pensare che abbiamo il dovere di farci capire
dai siciliani. E ci potremo fare capire non addossando colpe sugli
uni e sugli altri, o dicendo cosa è bene o cosa è male, ma tentando
di fare insieme quelle leggi necessarie ad una Sicilia che ce le
chiede. Poi, se c'è chi deve pagare un costo ed un conto per avere
modificato maggioranze, questo lo faranno i siciliani in ogni caso;
saranno loro che, al momento opportuno, potranno ancora una volta
decidere sul chi e sul perché.
Ma io non voterò mai - lo dico qui - la sfiducia ad Armao perché
voglio capire come si comporta il PD. Sia chiaro che questa non è
politica ed è un errore mortale al quale non mi presto Io potrei
votare una fiducia a chiunque, una sfiducia a chiunque se dalla
sfiducia esce fuori il concetto di una irregolarità, ma non per
andare a sfruculiare la sinistra, non per chiamare cento volte
Cracolici a responsabilità, non so quali, o chiamare Lupo per
cercare di stanarlo per fare chissà quale altra cosa.
La Sicilia non ha bisogno di questi bizantinismi assurdi ed
incomprensibili. Noi possiamo fare ridere, se volete, possiamo
anche tentare di andarcene a casa, che è quello che vogliono i
nostri capi perché, del resto, loro vengono nominati a Roma e
quindi non hanno necessità di correre alle elezioni perché vengono
nominati, lì non c'è voto di preferenza.
Ma i 10.700 siciliani che hanno votato Cintola, nel votare Cintola
alle elezioni regionali - senza eleggerlo - hanno votato anche il
Presidente della Regione, e hanno certamente il diritto di chiedere
al Presidente della Regione perché non si fa il Governo con l'UDC.
Non c'è niente di male a chiederlo. Guai, però, a chiederlo se è il
frutto di un potere che ci offusca la mente e la memoria e ci porta
solo ad una contrapposizione distruttiva che non serve a nessuno;
non serve all'UDC; non serve all'Assemblea regionale siciliana; non
serve al popolo siciliano.
Io dico che possiamo e dobbiamo contrastare con leggi diverse da
quelle che ci propongono, con alternative alle cose che non si
riescono a fare. Ma che volete che importi alla Sicilia se il
professore Centorrino ha, o aveva, la tessera del PD, se questo
significa chissà che cosa. E' un bandito? E' un mafioso? Cos'è, un
delinquente? E' un professore che ha avuto e che ha le sue tendenze
politiche. Ma chi non le conosceva, perché gridiamo allo scandalo
di fronte a cose di questo genere?
Io vorrò gridare allo scandalo non appena comincerete a
legiferare, a portare le leggi qui e, quando non saranno al
cospetto della Sicilia che io adoro e che amo, allora vi dirò che
non siete al vostro posto e che avete sbagliato tutto
Ad oggi, però, non posso dirlo; se lo dico è perché ancora non ho
capito che c'è una Sicilia diversa da governare, una Sicilia che
non può più essere governata come lo è stata prima perché allora
c'era ancora qualche soldo da spendere. Oggi non c'è da spendere
nulla con quello che sta avvenendo nel Paese; c'è da spendere una
credibilità reale.
Ho considerato il Presidente Cascio, il quale ha cercato di
mediare nei momenti opportuni riuscendo a rappresentare l'intera
Assemblea, senza essere uomo di parte. Ho capito che non è
riuscito, in tanti momenti, a cercare un'unità che poteva essere
cercata e trovata e che non è stata trovata quando in Aula, a quel
Presidente che aveva i grandi numeri, è venuta a mancare la sua
maggioranza, che ha votato contro il DPEF presentato dal Governo.
Ma io non devo difendere né il Governo né la maggioranza passata
né quella che si è costruita o si sta costruendo. Io ho il piacere
di potere dire no ad una legge che approda in Aula; ho il piacere
di potere dire no a provvedimenti che vengono emanati da un Governo
che sarà incapace; ho il piacere di dovermi confrontare con un
Governo quando quel Governo presenterà all'Assemblea
l'intenzionalità di quello che vuole fare, e se ha o non ha i voti
della sinistra poco importa. Per il mio partito, anzi, se l'ala di
quel centro-destra in cui abbiamo militato e ho continuato a
militare fino ad oggi si rendesse conto che è più facile votare a
favore per capire che gli altri sono aggiuntivi - non siamo noi
aggiuntivi - forse avremo fatto un'opera meritoria, non tanto nei
confronti dei nostri partiti, quanto e principalmente nei confronti
di quella Sicilia, di quella Terra che tutti diciamo di amare ma
che, in fin dei conti, ci serve per potere perpetrare qualche
potere, da vedovi sconsolati di quello che non c'è più.
Allora mi pare logico dire che la premessa, se vedo Massimo Russo
assessore per la sanità, è una premessa buona; se vedo la signora
Chinnici assessore in questo Governo, è una buona novità; se vedo
la conferma di assessori che si sono mossi, che non chiamo perché
non voglio fare piaggeria, i tecnici che sono stati scelti, da
Centorrino a Venturi, dico che sono buone novità.
Presidente Lombardo, non basta.
Presidente Lombardo, con questo lei non è assolto.
Lei, con questo, può pretendere dall'Aula di essere giudicato
sugli atti, non sulle parole e di non essere lasciato solo. Quando
i Presidenti sono rimasti soli li abbiamo pianti dopo, quando li
abbiamo ricordati, dopo trent'anni, dicendo che potevano essere
loro il punto di riferimento per un'inversione di tendenza; quando
il capo dei comunisti siciliani fu trucidato perché fu lasciato
solo, anche lui, nel momento in cui gridava che era necessario
attaccare i patrimoni della mafia. Questi sono i momenti che
dovrebbero farci ricordare in quest'istante che abbiamo il dovere,
Presidente dell'Assemblea, Governo, onorevoli colleghi, di mettere
da parte l'astio sul piano personale.
Abbiamo sbagliato, non abbiamo sbagliato a votare o a candidare
Lombardo. E' il Presidente della Regione; ha un voto in più o in
meno della coalizione, a che serve? E' al 24 per cento, e lo
diciamo noi o voi che siete al 71 per cento. A cosa serve se questa
Terra ha bisogno di essere governata, se questa Terra - e concludo
- ha gli ATO con 4 mila miliardi di debiti e con l'immondizia in
mezzo alla strada, se non possiamo più nemmeno respirare in
Sicilia, se abbiamo tutto ciò che è stato buttato a terra con
responsabilità oggettiva, perché questa Sinistra ha governato anche
con i governi precedenti? E' la stessa Sinistra di quando, da
assessore per il Bilancio, emanai due provvedimenti dei quali
nessuno ha più parlato. Uno riguardava la riduzione degli uffici di
Gabinetto del 30 per cento e l'ho potuto fare sol perché ho detto
si comincia dalla prossima legislatura . La legge passò, e così
tutti i gabinettisti rimasero al loro posto, collegati con i
partiti di origine.
Ma non se ne è parlato quando, in tempi non sospetti, il Governo
che rappresentavo in quel momento approvò la riduzione del 30 per
cento degli uffici di Gabinetto, e lo fece un Governo con assessore
l'onorevole Cintola che l'ha proposta.
Ecco, di fronte a questo aggiungerei un'ultima cosa che
l'onorevole Speziale ricorda e, forse, anche l'onorevole Cracolici:
quando ero assessore per il Bilancio, prima di fare il bilancio,
mandai una lettera a tutti e novanta deputati sostenendo non
voglio fare il bilancio da solo, facciamolo insieme , e uno dei
deputati dell'area dell'onorevole Borsellino, l'onorevole Ferro, ai
giornalisti che gli chiedevano cosa avesse fatto della lettera che
gli avevo mandato così come agli altri deputati, rispose: l'ho
strappata .
Il capogruppo di allora, onorevole Speziale, disse ci vediamo in
Commissione Bilancio e lì discuteremo . Quando siamo entrati in
Commissione Bilancio il capogruppo del PD era in perfetto
collegamento con il capogruppo di Forza Italia, ora senatore e
grande amico mio, là dentro per cercare di lasciare soli il Governo
con la sua maggioranza, senza avere l'apporto costruttivo
dell'opposizione.
Allora, le ho tentate queste cose perché credevo nei valori seri
della politica. Le ho tentate perché credo ancora di poter tentare
di essere a difesa della mia Terra che amo, e quelli che amo di più
sono i siciliani che non hanno voce: i diseredati, gli emarginati,
i poveri, colori i quali non hanno un posto di lavoro; a questi
soggetti non pensa nessuno perché corriamo con i decreti legge
milleproroghe.
Sono qui, in Sicilia - mi sia consentita quest'ultima battuta
autobiografica -, perché era necessario che io stessi in Sicilia in
ragione della mia salute, e non in ragione di tradimenti né di
conferimenti di posti a chi non me li ha mai chiesti.
La mia battaglia per la mia vita l'ho trasformata e continuo a
mandarla avanti come battaglia a difesa di una Terra che amo,
questa Sicilia, senza tenere conto né di distintivi politici né di
etichette entro le quali o sotto le quali si nascondono certamente
cose né esemplari né tanto meno da additare alla pubblica opinione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Romano. Ne ha
facoltà.
A conclusione dell'intervento dell'onorevole Romano saranno chiuse
le iscrizioni a parlare.
ROMANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, capisco che i tempi
sono brevi ma l'opportunità di affrontare questi temi è importante.
L'ingresso di questo nuovo Governo dà l'opportunità di riflettere
su temi politici che, in questi mesi, probabilmente, abbiamo
superato: dal dibattito sulle riforme, alle liti interne, alle
polemiche.
Dico spesso che, negli ultimi venti anni, in Sicilia, abbiamo
troppo spesso parlato di riforme, di nuova classe dirigente, di un
no secco all'ascarismo romano, di modelli di sviluppo.
Per troppi anni abbiamo parlato di queste cose; per troppi anni
queste cose sono state solamente argomento di convegni, di
iniziative e di dibattiti.
Oggi, il Governo Lombardo si affaccia ad affrontare, a scardinare
veramente il cuore e la macchina di questi problemi. Stiamo
provando a fare le riforme; stiamo costruendo una nuova classe
dirigente in Sicilia; stiamo dicendo no all'ascarismo romano;
stiamo costruendo un nuovo modello di sviluppo.
Devo dire che ero perplesso ad intervenire, dopo gli interventi
degli onorevoli Limoli e Caputo, perché non li ho capiti.
Probabilmente, perché non c'erano i sottotitoli in ramacchese o
perché la somma dei numeri, alla fine, non dà mai cento nei conti
di chi ha voglia di fare i conti.
Credo però che questo sia un buon Governo, voglio dirlo un po' per
slogan; però voglio dare un giudizio: questo è un buon Governo, un
governo di larghe intese, un governo che allarga il proprio
consenso.
Il Presidente Lombardo, più di una volta, è stato invitato a
fermarsi.
Oggi dico al Presidente Lombardo: andiamo avanti . Andiamo avanti
con questo governo di larghe intese; un governo che allarga il
proprio consenso in Aula è un governo che allarga il proprio
consenso tra la gente, perché non è vero che la gente non comprende
quello che stiamo facendo.
I siciliani sono gente colta, gente attenta, gente preparata, che
capisce lo sforzo ed il sacrificio di chi sta qui e mi dispiace
pensare che questo Palazzo diventi il Palazzo delle beghe o il
Palazzo degli interessi, il Palazzo che intende guardare al
passato, che non intende guardare al futuro, il Palazzo che non
pensa al nuovo ma a come difendere il vecchio e i vecchi interessi.
Allora, credo che il dibattito di questa stagione, di questo nuovo
Governo debba guardare a questo nuovo modello di sviluppo, alla
volontà riformatrice e moralizzatrice della Sicilia, in un esempio
che questo Governo deve dare, forte, trasversale se è il caso, non
dico cinico; ma un Governo che si misuri sul modello di sviluppo,
sulla capacità di spesa, sull'etica della spesa, un concetto nuovo
di cui non possiamo non tenere conto.
Ci deve essere un'etica nella spesa, dobbiamo introdurla; non
possiamo guardare ad un'etica personale, soggettiva, che ognuno di
noi costruisce sul proprio assessorato, sul proprio mandato
parlamentare o sul proprio consenso.
L'etica è un'etica comune che dobbiamo costruire nell'interesse
comune e, quindi, credo che dobbiamo costruire l'altro elemento,
assieme a questi, che è la possibilità di dare una speranza al
popolo siciliano. Questa speranza, che è una risorsa, deve passare
attraverso i nostri comportamenti, i comportamenti d'Aula, i
comportamenti parlamentari.
Ecco perché non approvo né il metodo né i contenuti di alcuni
interventi, non li condivido nella forma oltre che nello stile.
Siamo sempre un Parlamento, non siamo un Consiglio comunale, senza
nulla togliere ai Consigli comunali. Questo è un Parlamento
siciliano che è onoratissimo di avere avuto personaggi illustri e
che deve guardare al futuro con quella speranza di cui parlavo
prima.
Allora, penso che, insieme alle cose fatte, dobbiamo continuare a
pensare alle cose da fare; stiamo tirando fuori il piano-casa, la
riforma della formazione, la riforma per gli ATO rifiuti, ma stiamo
soprattutto difendendo a Roma gli interessi della Sicilia: il
Governo ha questo fiore all'occhiello.
Voglio ricordare le battaglie sostenute per i fondi FAS, per il
ponte sullo Stretto, per le infrastrutture del territorio;
battaglie contro un ascarismo storico-culturale verso questa
Regione che non ha prodotto niente se non uno sviluppo, a fronte di
appena un 30 per cento di spese impegnate per il Mezzogiorno, negli
ultimi quindici anni - dati ufficiali - e a fronte di un 45 per
cento della nostra popolazione.
La Sicilia si doveva liberare, si deve liberare da questa cappa.
Non possiamo continuare ad andare avanti e immaginare che la
Sicilia guardi sempre indietro.
La Sicilia ha voglia di essere una regione libera e, per fare
questo, ha bisogno di uomini liberi, non imbrigliati in logiche
romane, in gruppi e sottogruppi; ha bisogno di uomini liberi che
sappiano pensare al futuro.
Costruire modelli nuovi superando i vecchi modelli di governance
del territorio, di sistema di potere che viene costruito attraverso
i decreti, una nuova classe dirigente che guarda al futuro.
Le regole valgono ed io rispetto tutti i colleghi che invocano le
regole, quando le regole sono coerenti con i comportamenti
personali e collettivi. Le regole valgono, ma devono essere
coerenti ai comportamenti. Non ci si può inventare le regole di
volta in volta e ad uso personale. C'è un programma di governo, c'è
un'Aula parlamentare: il rispetto delle regole deve essere questo.
Concludo dicendo che la Sicilia ha bisogno di un grande patto
sociale che deve essere trasversale, che deve coinvolgere il
Parlamento, i parlamentari, la società civile, i partiti che devono
riacquistare ruolo, potere, i corpi intermedi, i sindacati.
Non possiamo immaginare di riformare questa Sicilia e di
rimetterla in Europa e nel Mediterraneo se non con un grande patto
sociale, che è elemento di coesione e di giustizia sociale. Ma
tutto questo non può non passare attraverso un patto, che non può
essere legato a singoli interessi o a singole persone, ma deve
essere legato da una grande visione di solidarietà, da una grande
visione di sviluppo.
Registro con grande attenzione le dichiarazioni del Governo cinese
che ha detto: voglio venire ad investire in Sicilia . Registro
pure - oltre al fatto che la Fiat va via e su questo,
obiettivamente, dobbiamo reagire tutti in maniera forte - la grande
disponibilità di gruppi imprenditoriali che, su impulso di questa
spinta nuova, hanno il coraggio di dire noi siamo pronti ad
investire .
C'è un grande mercato da governare, e da governare insieme: il
mercato dell'Africa.
La Sicilia non può non pensare a questo con le riforme, con questa
capacità di spesa, con questa capacità di governance, con questa
capacità di intesa. E, allora, un grande patto sociale che guarda a
questo e che, quindi, deve costruire intorno a questo Governo
Lombardo una grande solidarietà.
Che ben venga il quinto, il sesto, il settimo Governo Lombardo
Se c'è questo obiettivo, io non sono spaventato dai cambiamenti ma
da chi si dichiara riformista e invece è conservatore, dichiara che
guarda al futuro ma è sempre con l'occhio rivolto al passato.
Questa è la preoccupazione forte che noi dobbiamo superare, e
dobbiamo superarla con una cultura nuova, con una cultura
riformista, con una cultura che guarda alla Sicilia e all'interesse
dei siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Faraone. Ne ha
facoltà.
FARAONE. Signor Presidente, rispetterò i tempi dell'intervento. Ho
voluto iscrivermi a parlare sol perché ho avvertito nell'intervento
di alcuni colleghi parlamentari - io nutro profondo rispetto per
coloro che, nell'autonomia del proprio partito, hanno deciso di
indicare le modalità, le più diverse, a rappresentarli nella
propria attività di partito e parlamentare - un travalicare quello
che è il rispetto della rappresentanza che ognuno di noi ha il
dovere di affermare, anche nei partiti avversari.
L'idea di poter intervenire e di avere da qui la possibilità di
farlo, mancando di rispetto a procedure e a strumenti più o meno
democratici che ognuno di noi si è dato nel votare i propri
rappresentanti di partito, credo che sia una mancanza di rispetto
che va condannata e contestata da ognuno di noi, a prescindere dal
partito a cui appartiene.
Lo dico perché come Partito Democratico abbiamo svolto elezioni
democratiche che hanno portato l'onorevole Lupo a rappresentare il
partito stesso e potrebbe essere facile la battuta di chi dice che
l'onorevole Lupo è stato chiamato a rappresentare il Partito
Democratico in Sicilia da centinaia di migliaia di elettori del PD
che lo hanno votato con elezioni primarie, mentre gli onorevoli
Castiglione e Nania sono stati nominati da una sola persona da
Roma.
Vedere l'onorevole Caputo ed altri deputati intervenuti a
contestare le modalità di elezione dell'onorevole Lupo e le
motivazioni per quelle elezioni, essere le stesse persone chiamate
ad essere rappresentate da due coordinatori nominati da qualcuno
lassù che su questa vicenda, che ha riguardato e che riguarda il
governo regionale siciliano, non ha sentito alcun dovere di
legittimare la loro posizione politica, è veramente surreale. Lo
dico ancor di più perché l'onorevole Caputo e i deputati dell'UDC
mi appaiono ancora più surreali quando affermano di volere
rappresentare il popolo siciliano che, in libere elezioni, ha
espresso il voto per il Presidente Lombardo, il quale oggi avrebbe
tradito questo mandato popolare.
Ciò che è assolutamente incredibile è che queste stesse persone
hanno costruito nella società siciliana una condizione di
formazione del consenso fortemente drogata da una concezione di
governo prettamente comunista e da socialismo reale, Presidente.
Nelle società comuniste sovietiche, il modello su cui si costruiva
il consenso era un modello che vedeva l'occupazione totale dei
luoghi pubblici e di gestione pubblica, l'occupazione totale del
potere con uomini prettamente di partito.
Questo è il modello che hanno avallato gli onorevoli dell'UDC, che
ha avallato l'onorevole Caputo, e che oggi si contesta,
sostanzialmente, al Partito Democratico che sta avendo un ruolo che
è esclusivamente il ruolo di chi ha deciso unanimemente.
Vorrei ricordare agli onorevoli intervenuti che noi abbiamo
convocato gli strumenti democratici che ci siamo dati, cosa che il
PDL ha dimenticato di costituire, cioè luoghi e strumenti
democratici in cui si votano le linee politiche. Ce li siamo dati,
e su questo unanimemente abbiamo deciso di svolgere un ruolo
parlamentare di costruzione di un percorso di riforme che il centro-
destra, in questi anni, non è stato in grado di darsi, le uniche
riforme che sono state possibili.
Oggi, ai deputati dell'UDC e del PDL che chiedono la riduzione
degli uffici di Gabinetto, domando dove siano stati in tutti questi
anni, quando i parlamentari e i governi regionali non solo
nominavano i componenti degli uffici di Gabinetto ma,
contestualmente, costituivano società scatolette, società fantasma,
utilizzate soltanto per andare in deroga ai pubblici concorsi per
le assunzioni, società che utilizzavano le ex S.p.A. per fare
assunzioni con società di lavoro interinale. Voi governavate la
Sicilia allora, e in questo modo avete costruito il consenso; un
consenso vincolato, onorevole Caputo, che vi ha dato quei voti che
vi consentono oggi di governare senza alcuna possibilità di
valutare le presidenze e i progetti di governo su quelle che erano
idee del popolo siciliano libero. Avete costruito un consenso
clientelare, vincolato, su queste scatolette.
E in tutti questi anni l'idea di potere costruire un voto libero
e di potere governare questa Terra - onorevole Caputo, lei ha fatto
i conti su 17mila voti; potremmo fare la somma di tutti i voti di
preferenza espressi per ognuno di noi e la modalità - é il sistema
di costruzione del consenso che non è andato in questi anni.
Ciò che si sta verificando oggi è che con il crollo della
possibilità di effettuare spesa pubblica e di continuare a
perpetrare assunzioni di tipo clientelare, il voto dei cittadini
siciliani si renderà più libero perché non c'è più la possibilità
di costruire quel consenso drogato su cui avete costruito la vostra
fortuna in questi anni.
Su questo vorrei che ci interrogassimo, signor Presidente e
onorevoli colleghi.
Mi rifiuto di entrare in una discussione che vede una
contrapposizione interna al centro-destra e lo sforzo che cercherò
di fare è semplicemente quello di valutare nel merito ciò che è
meglio.
E ciò che è meglio oggi è destrutturare un sistema che è stato
comunista, onorevole Caputo, e che lei ha voluto comunista e da
socialismo reale in questa Terra; il termine comunista ,
naturalmente, lo intendo in senso deviato, per come è stato
applicato quando, sostanzialmente, si decideva di immaginare che vi
fosse una sovrapposizione fra la vita dei partiti e la vita delle
istituzioni, fra la vita dei partiti e le società pubbliche. Io
ricordo che i segretari del PCUS nominavano funzionari di partito
per le società di governo nazionalizzate, ed è quello che in questi
anni il centro-destra ha fatto in Sicilia, negli enti locali,
laddove ha governato.
L'assessore Armao, che voi contestate oggi, onorevole Caputo e
onorevole Cordaro, è colui che ha supportato la gestione delle
società municipalizzate e il governo del sindaco Cammarata e del
senatore Galioto nella gestione e realizzazione del
termovalorizzatore di Palermo; per cui voi, onorevole Cordaro e
onorevole Maira, non dovete assolutamente chiedere chiarezza se non
con una consequenziale contestazione dell'operato del senatore
Galioto e del sindaco Cammarata sulla realizzazione del
termovalorizzatore di Bellolampo, e dell'operato del vicepresidente
dell'Amia, dottor Canzoneri. Sono coloro che hanno gestito insieme
il modello di realizzazione e la proposta di realizzazione del
termovalorizzatore di Bellolampo nella gestione del sindaco e
dell'Amia con la società PEA, una società per la quale non ci è
consentito alcun accesso agli atti per capire quello che è
successo, negli anni passati, nella gara del termovalorizzatore.
Quindi, voi dovreste chiedere chiarezza non soltanto su Armao.
Voterò a favore dell'ordine del giorno per le dimissioni
dell'assessore Armao se chiederete chiarezza anche sull'operato di
Galioto, in quanto presidente della società PEA, di Canzoneri in
quanto vicepresidente dell'Amia, il quale ha gestito per conto
dell'UDC tutte queste procedure che Armao ha prodotto e che voi
chiamavate a proteggere per la gestione dell'Amia e del servizio di
rifiuti della città di Palermo. Vi chiedo coerenza, quindi.
Si chiede l'abbattimento del 30 per cento dei componenti degli
uffici di Gabinetto innanzitutto quando si governa, e non quando si
va all'opposizione, onorevole Cordaro. Lei non lo ha fatto perché,
fino a quando c'era l'assessore Gianni e fino a quando c'erano gli
assessori UDC al Governo, questo tema della riduzione del 30 per
cento non l'avete mai posto, così come non avete posto gli elementi
di chiarezza necessari sull'assessore Armao, o su altre questioni
che oggi ponete.
Vi chiedo coerenza, quella coerenza che non avete mai avuto in
questi mesi, mentre oggi volete dare lezioni a noi. L'UDC, a
livello nazionale, questo modello lo ha interpretato; l'UDC a
livello nazionale ha deciso; è Casini che parla di Partito della
Nazione, onorevole Cordaro.
Il Partito Democratico in Sicilia sta semplicemente cercando di
essere un partito della Regione siciliana, che ha delle priorità e
che ha nelle riforme alcuni elementi cardine. Su questo non potete
contestarci la linea politica, anzi dovreste essere con noi a
sostenere queste riforme. Invece, per una battaglia strumentale che
a noi non riguarda, state attaccando, tra l'altro con alcune cadute
di stile, il nostro segretario di partito che interpreta una linea
che, unanimemente, come PD ci siamo dati.
Quindi, vi chiedo più rispetto per coloro che rappresentano un
partito importante come il Partito Democratico e vi chiedo coerenza
negli atteggiamenti, anche quando siete all'opposizione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scilla. Ne ha
facoltà.
SCILLA. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, non pensavo neanche di intervenire questa sera
perché si parla di alta politica, si presenta un Governo regionale,
e volevo ascoltare chi ha qualche anno di esperienza in più di me.
Ma, dopo aver ascoltato gli interventi di alcuni colleghi che hanno
utilizzato vocaboli e termini molto forti come inciucio,
tradimento, avere tradito la volontà dei siciliani rispetto al
risultato elettorale, mi è sembrato assolutamente doveroso
esprimermi perché penso che questa non sia una normale seduta
dell'Assemblea nella quale si presenta un nuovo Governo - nel
passato, è successo tante volte e succederà tantissime altre volte
-. Ho ascoltato l'intervento del presidente della terza
Commissione, onorevole Caputo, che ha fatto un attacco frontale a
questo Governo che, a suo dire, avrebbe distrutto le sorti ed il
futuro della generazione che verrà.
Vorrei ricordare al presidente Caputo che, se è vero questo
scenario, quasi apocalittico, non penso che la responsabilità sia
di diciotto mesi del Governo Lombardo; eventualmente, dovremmo
andare indietro nel tempo. E ricordo a me stesso che lei non è un
parlamentare di prima legislatura, ha fatto parte anche dei
precedenti governi e, quindi, eventualmente, se vi sono delle
problematiche probabilmente lei qualche responsabilità l'avrà
comunque. E ricordo, sempre allo stesso presidente di Commissione,
che per passare all'opposizione non bisogna farlo solo parlando
dalla tribuna, ma ad esempio dimettendosi da presidente della
Commissione. Se non sostiene più il Governo deve essere
assolutamente consequenziale, altrimenti ci prendiamo solo in giro.
E non penso neanche che l'eventuale ingresso in giunta
dell'onorevole Caputo avrebbe cambiato le sorti della Regione
siciliana Non lo penso proprio.
Vedete, voglio fare un po' di chiarezza. E' vero che nell'aprile
del 2008 c'è stata una coalizione che ha vinto le elezioni,
composta da UDC, MPA e PDL; ma quella coalizione che ha vinto le
elezioni aveva anche un programma elettorale; quella coalizione
aveva preso degli impegni con i siciliani sui problemi della
sanità, dei rifiuti, della burocrazia.
Nel mezzo del nostro percorso, prima l'UDC e, poi, una parte del
PDL si sono fermati rispetto a questo programma innovativo, tanto è
vero che nelle Commissioni legislative hanno bloccato per mesi
l'attività parlamentare. E se c'è una parte politica che si è messa
di traverso, questa non è sicuramente quella parte del PDL che,
invece, ha continuato a sostenere il governo Lombardo. Se c'è
qualcuno che ha tradito la Sicilia e i siciliani siete voi, che vi
chiamate PDL lealisti; non ho capito cosa avete di leale nel
momento in cui il Lombardo ter inizia dopo l'incontro di Miccichè
con il premier Berlusconi e dopo che Gianfranco Fini a Palermo
incontra il Governatore e dà l'assenso a questo terzo governo.
A questo punto chiarezza va fatta.
Se qualcuno pensava che le riforme che avevamo scritto fossero le
solite bugie che si utilizzano in campagna elettorale, è un
discorso. Noi, quindici parlamentari del PDL Sicilia, con coraggio
abbiamo fatto una scelta che non sappiamo dove ci porterà; ma
l'abbiamo fatta perché pensiamo che, prima di guardare al nostro
futuro, va guardato e salvaguardato il futuro dei siciliani.
Allora noi andiamo avanti.
Mi rivolgo al mio ex capogruppo, onorevole Leontini, il quale
pensava forse che la riforma della sanità probabilmente non si
sarebbe fatta. Oggi, invece, non abbiamo più 29 strutture, oggi
comunque c'è stata una riforma radicale della sanità che prima
impegnava il 60 per cento del bilancio regionale e per un semplice
intervento chirurgico bisognava lasciare la Sicilia e andare al
Nord. Questi sono i fatti e noi - vedete - non sappiamo se
amministriamo con il PD.
Il Presidente Lombardo, ribadisco, in un intervento di grande
spessore ha detto chiaramente noi andiamo avanti, chi vuole
approvare le riforme ci segua . Evidentemente il Partito
Democratico sta facendo questa scelta; ma state sicuri che, per
quanto ci riguarda, non saremo sicuramente persone da inciuci o
ribaltoni o che tradiremo la volontà popolare.
Ma è altrettanto vero che non permetteremo neanche di fare
demagogia politica, di fare speculazione politica, come l'onorevole
Falcone che si rifà agli uffici di Gabinetto come se il problema
della Sicilia sia solo quello di nominare sette od otto componenti
esterni.
Tutto ciò è soltanto mancanza di idee, mancanza di programmazione.
Sono convinto che questo Governo, pur con tutte le difficoltà,
saprà dare risposte alle esigenze della Sicilia, sapendo che
dobbiamo discutere con il Governatore, perché una cosa è il
sostegno all'azione amministrativa, altra cosa è il rapporto
politico tra il Governatore e i partiti che fanno parte della
coalizione. Se lì si è fallito, la colpa non è dei Siciliani
A mio avviso è stato corretto intraprendere questa strada
assumendoci le nostre responsabilità, sapendo che se c'è qualcuno
che ha tradito non siamo sicuramente noi perché noi stiamo solo
seguendo ciò che ci è stato indicato dai leader del nostro partito
e dagli elettori siciliani che, nonostante le dimissioni del
governo Cuffaro, hanno voluto dare forza al centro-destra che,
ancora oggi, governa grazie a noi.
Se c'è qualcuno che ha fatto o sta creando una certa confusione o
permettendo al PD di avere un ruolo, questi sono sicuramente i
colleghi dell'UDC e di quella parte del PDL che, secondo me, non ha
compreso che non bisogna scherzare sulle cose serie, quali il
futuro della nostra Isola.
Non so dove vivete voi, ma noi abbiamo un'agricoltura che piange e
che soffre, abbiamo la pesca che è in grossissime difficoltà, così
come la formazione. E voi venite qui a raccontare barzellette
perché secondo voi - ma lo vorrei proprio vedere - la strada più
opportuna era quella delle dimissioni. Non è così
Onorevole Presidente Lombardo, vada avanti Assumiamoci le
responsabilità
Alla fine, se comunque non si riusciranno a creare le condizioni
per una maggioranza in Aula, per noi non succederà nulla perché, a
scanso di equivoci, nessuno ha timore di elezioni anticipate.
Siamo abituati comunque a lottare e a conquistarci le nostre
posizioni facendo politica per servire il popolo.
Grazie, signor Presidente, e buon lavoro a lei ed al suo Governo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Lupo. Ne ha facoltà.
LUPO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, questa sera ho sentito parlare molto di
inciuci, di farse, di ribaltoni, addirittura di avvertimenti
Ho sentito parlare poco o nulla, purtroppo, da parte del PDL, di
quella che è la triste condizione di questa Regione siciliana, di
quelle che sono le emergenze vere di questa Regione, di quelli che
sono i dati ISTAT di una disoccupazione giovanile in Sicilia al 40
per cento, di una dispersione scolastica tra le più alte d'Italia e
del reddito medio pro-capite e familiare più basso d'Italia.
Non ho sentito parlare, da parte del PDL, della politica di cui la
Sicilia ha bisogno per affrontare questa triste condizione in cui
si trova, come conseguenza del malgoverno del centro-destra, almeno
dal 2001 fino ad oggi.
Io credo che questo sarebbe il dovere del Parlamento siciliano:
affrontare le vere emergenze della nostra Regione, confrontarci
tutti con il Governo regionale, stimolarlo, incalzarlo perché
faccia la sua parte per intero, per affrontare i bisogni veri dei
siciliani. E questo è quello che noi, Partito Democratico,
intendiamo fare.
Certo, non mi sorprende sentire un certo tipo di interventi,
retorici, polemici, sterili, da parte di chi, alla fine,
rappresenta un pezzo di partito che in queste ore, al Senato, si
sta affannando non per discutere le riforme che servono all'Italia
ma per discutere di una riforma, una nuova legge ad personam, che
si chiama processo breve , che serve al Presidente del Consiglio.
Penso che abbiamo bisogno di altra politica, di altre riforme,
delle riforme che affrontino i nodi veri da sciogliere per il
futuro del Paese e della nostra Sicilia. Bene ha detto nel suo
messaggio di fine anno il Presidente della Repubblica Napolitano,
quando ha ricordato che l'Italia ha bisogno di più crescita, di più
sviluppo nel Mezzogiorno, di un futuro migliore per i giovani, di
più equità sociale.
Ritengo che questa debba essere la priorità del nostro impegno
politico e che, così come ha aggiunto il Presidente della
Repubblica, a tal fine ci sono riforme e scelte da non rinviare,
che non si possono rinviare.
Noi chiediamo al Presidente della Regione di farsi carico di
queste riforme, di queste scelte che non sono rinviabili, per il
bene della nostra Regione, per il bene della nostra Sicilia, e
faremo le nostre proposte sulle scelte che servono alla Sicilia per
cambiare e sulle riforme di cui essa ha bisogno.
Penso che il Presidente della Repubblica abbia detto qualcosa di
particolarmente importante proprio per la nostra Regione che,
appunto, di riforme e di scelte coraggiose ha bisogno più di tante
altre regioni, trovandosi in una condizione molto difficile come
conseguenza della cattiva azione di governo della destra nel nostro
Paese e in questa nostra amata Isola.
Per questo penso che ha fatto benissimo, condivido pienamente, ne
sono stato il promotore, l'assemblea regionale del Partito
Democratico - non nominata da qualche uomo al vertice, ma eletta da
200mila siciliani - a decidere di verificare nel confronto
parlamentare, nel confronto con il Governo Lombardo, la possibilità
di realizzare alcune, almeno, delle riforme di cui la Sicilia ha
bisogno, che sono di natura economica, di natura sociale, di natura
istituzionale, per contrastare la crisi; altro tema di cui non ho
sentito parlare, come se la Sicilia fosse il mondo ovattato in cui
magari ci si muove all'interno di quest'Aula, senza tenere conto di
qual è il reale bisogno della gente, che invece vive condizioni di
grande difficoltà, di grande disperazione.
Io penso che questo sia il compito della politica: assumersi le
proprie responsabilità, ognuno con il ruolo che ha. Noi intendiamo
farlo svolgendo il ruolo che abbiamo svolto a partire dalle
elezioni regionali e, in questo momento particolare in cui il
Governo Lombardo non ha una maggioranza in Aula, intendiamo
assumerci la responsabilità delle riforme con vero senso di
responsabilità ed esclusivamente nell'interesse della Sicilia e dei
siciliani. Non cerchiamo posti di governo né di sottogoverno;
cerchiamo soltanto la possibilità di fare davvero gli interessi
generali, diffusi, popolari per i cittadini, per i nostri
concittadini, per gli abitanti di questa nostra Regione.
Comprendo pure, cari colleghi, che una parte della politica
siciliana, quella parte che ha distrutto la Sicilia in questi anni,
non capisca, non possa comprendere quale possa essere l'intenzione
vera del Partito Democratico, che è esclusivamente quella di fare
gli interessi della Sicilia e dei siciliani.
Noi intendiamo la politica come un servizio da rendere ai
cittadini, cercando il bene comune e facendo gli interessi della
gente. Altri intendono la politica diversamente, come poltrone,
come gestione del potere fine a sé stesso, con una strumentazione
che non ci appartiene, con un linguaggio che non ci appartiene, con
finalità che non sono le finalità della politica che noi vogliamo e
che è, invece, la politica al servizio delle persone, anche senza
ricoprire incarichi di governo.
E' stucchevole avere letto, avere ascoltato alcune polemiche sul
ruolo del Partito Democratico.
Il Partito Democratico non ha espresso assessori in questa Giunta
Lombardo né intende sostenere politicamente e acriticamente il suo
Governo, signor Presidente della Regione.
Il Partito Democratico la sfida a fare le riforme di cui la
Sicilia ha bisogno solo ed esclusivamente nell'interesse della
Sicilia. Noi abbiamo qualcosa da dare a questa Regione, e non
chiediamo di ricevere in cambio nulla perché riteniamo nostro
dovere impegnarci in tal senso. Siamo, invece, pronti sì - lo
ripeto - a sostenere le riforme che condivideremo, che ci auguriamo
il Parlamento siciliano possa condividere nell'interesse davvero di
tutto il territorio regionale, di tutti i comuni, di tutti i
cittadini, con una scelta politica responsabile che nasce anche
dall'urgenza di affrontare almeno alcune delle tante emergenze che
travolgono la Sicilia.
Il Partito Democratico condivide le difficoltà, condivide le
sofferenze dei siciliani, dei cittadini, dei giovani, dei
disoccupati. Questa è la realtà della nostra Regione con la quale
noi abbiamo il dovere di confrontarci e per la quale abbiamo il
dovere di fare tutto quanto è nelle nostre possibilità per andare
incontro ai bisogni della gente.
Non possiamo che condividere la protesta dei cittadini siciliani,
stanchi di ritrovarsi a vivere in città sporche, come sporco è il
capoluogo di questa Regione, Palermo, con montagne di immondizia in
tutte le strade. Abbiamo il dovere, non solo di condividere la
protesta dei cittadini stanchi di vivere in città sommerse dai
rifiuti, ma anche di fare tutto quanto è nelle nostre possibilità
perché si possa rapidamente superare questa condizione di
difficoltà e si possa quanto prima tornare alla normalità con una
buona riforma del sistema di smaltimento dei rifiuti, quella
riforma che il Governo Cuffaro non è stato in grado di fare e che
noi vogliamo far sì che questo Governo possa riuscire a fare con il
nostro contributo positivo e nella chiarezza.
Non siamo neanche un partito di opposizione che vuole fare
opposizione preconcetta, ottusa, pregiudiziale. Non siamo neanche
un partito di opposizione che pensa di fare un'opposizione per
tornare indietro con scelte negative, magari per smantellare quelle
poche riforme che questo Governo regionale è riuscito a fare.
Noi siamo un partito che vuole migliorarle quelle riforme, a
partire dalla riforma della sanità, che vuole incalzare questo
Governo assumendosi la responsabilità anche di fare assieme alcune
riforme, quelle riforme che servono appunto a tutti i siciliani e
non solo a una parte di siciliani che vota un partito o un altro,
centro-destra o centro-sinistra; quelle riforme che riguardano la
vita di tutti gli abitanti di questa Regione. E questo intendiamo
farlo dopo il crollo del centro-destra in Sicilia.
Se c'è un dato politico oggettivo che in quest'Aula mi sarei
aspettato fosse discusso è questo: il centro-destra ha fallito, è
crollato, si è dissolto. Questo è il dato oggettivo con il quale
oggi abbiamo il dovere di confrontarci e rispetto al quale abbiamo
anche il dovere di assumerci le nostre responsabilità, così come
abbiamo il dovere di sollecitare con forza questo Governo regionale
ad intervenire per rilanciare lo sviluppo economico e la crescita
occupazionale, programmando e utilizzando presto e bene i fondi
europei, i fondi per le aree sottoutilizzate che ancora il Governo
Berlusconi non si decide a inviare in Sicilia, assumendosi una
responsabilità molto, ma molto grave.
Io penso che il Governo regionale abbia qualche debolezza - lo
dico con molta franchezza - e invito il Presidente della Regione a
verificarlo. Il Governo regionale deve avere un'idea chiara di
sviluppo strategico per la nostra Regione, non possiamo andare
avanti come siamo andati avanti fino ad ora. Questa è la principale
svolta che noi ci attendiamo da questo nuovo Governo Lombardo: una
proposta vera, forte, concertata con le parti sociali, di sviluppo
e di crescita della nostra Sicilia.
Se il Governo regionale sarà disponibile al confronto con il
Partito Democratico, con questo Parlamento regionale e se questa
Assemblea regionale siciliana avrà voglia davvero di lavorare
esclusivamente nell'interesse dei siciliani, penso che ci sono
tutte le condizioni per realizzare quelle riforme di cui parlavamo,
per approvare le buone leggi che i cittadini si aspettano che
questo Parlamento approvi.
Sono molte le emergenze, le conosciamo, ne abbiamo parlato in
altri momenti.
Io voglio solo citarne alcune, alcuni temi prioritari li abbiamo
già visti: l'emergenza rifiuti, l'emergenza abitativa,
l'occupazione. Noi proponiamo il credito d'imposta per
l'occupazione in questa Regione, una misura vera, forte, concreta,
saremo noi a presentare il disegno di legge e intendiamo portarlo
avanti; le zone franche urbane, una fiscalità di vantaggio di
sviluppo per le imprese che investono sul nostro territorio, per
rivitalizzare le aree più depresse della Sicilia. Quelle zone
franche urbane che sono nate grazie al Governo Prodi e che il
Governo Berlusconi in queste ore sta depotenziando, azzerando la
fiscalità di vantaggio, riducendole esclusivamente ad aree
territoriali di esenzione dall'ICI.
Ho visto con piacere, ma anche con un pizzico di sorpresa, che tra
gli ordini del giorno ve n'è addirittura uno presentato da
parlamentari del PDL, con il quale si chiede al Governo regionale
di intervenire contro il Governo nazionale - lo chiediamo anche
noi, lo avevamo chiesto nella seduta precedente - che ha proposto
un decreto, il decreto milleproroghe, che depotenzia le zone
franche urbane. Ma, onorevoli colleghi del PDL, ci vorrebbe un
pizzico di coerenza, perché i vostri deputati nazionali quel
decreto a Roma lo hanno votato, e voi non potete recitare due parti
in commedia, una a Roma e una in Sicilia. Avete il dovere di dire
ai vostri elettori che quel decreto è stato approvato, anche con i
vostri voti, contro la Sicilia. Ed è per questo che noi proponiamo
al Governo regionale l'istituzione di zone franche urbane, con
legge di iniziativa regionale, che possono essere davvero uno
strumento utile di fiscalità per lo sviluppo.
Poi, semplificazione della burocrazia, formazione professionale.
Signor Presidente, noi abbiamo un'idea molto precisa di federalismo
che valorizzi le autonomie locali, e non siamo d'accordo ad un'idea
di federalismo che è molto vicina ad una vecchia idea di neo-
centralismo regionale.
E' necessario il decentramento di competenze e funzioni dalla
Regione siciliana alle autonomie locali, attuando una legge che già
esiste, la legge 10 del 2000.
Penso che questo sarà l'impegno del Partito Democratico nel suo
complesso, in particolare all'Assemblea regionale siciliana, nei
prossimi mesi, per essere coerenti fino in fondo con la scelta
assunta dall'assemblea regionale del partito, democraticamente
eletta, per dare priorità alla possibile soluzione di alcuni dei
principali problemi della nostra Isola, maltrattata da troppi anni
di malgoverno del centro-destra e tuttora penalizzata dalle scelte
politiche antimeridionali del Governo Berlusconi.
Noi prendiamo atto che il Movimento per le Autonomie non ha votato
la legge finanziaria nazionale che penalizza il Mezzogiorno e la
Sicilia. Prendiamo atto che il Movimento per le Autonomie ha votato
alla Camera la mozione del Partito Democratico a vantaggio del
Mezzogiorno, con la quale si impegna il Governo nazionale a
favorire l'inserimento nel mercato del lavoro di 100mila giovani
meridionali. Penso che in Sicilia possiamo assumere iniziative
specifiche con specifiche leggi perché siano molti i giovani che
possano inserirsi qui per nostra iniziativa, con legge regionale,
nel mercato del lavoro, trovando una occupazione di qualità.
Verificheremo se questo programma, da qui a qualche mese, potrà
realizzarsi e ci regoleremo di conseguenza. Verificheremo pure se
il Presidente della Regione sceglierà davvero di liberarsi
definitivamente dai negativi condizionamenti berlusconiani che
hanno determinato prima le difficoltà del governo Lombardo e poi,
per ultimo, il crollo del Lombardo bis. Verificheremo la reale
volontà del Governo regionale di realizzare scelte coraggiose,
necessarie per cambiare la Sicilia.
Non ho sentito parlare i colleghi del PDL degli argomenti che
interessano i siciliani.
Sono stato anch'io a Caltagirone domenica e commentavamo
tristemente con il segretario nazionale del Partito Democratico,
Pierluigi Bersani, la situazione dell'agricoltura siciliana, e
l'onorevole Limoli farebbe bene a guardarsi attorno, anche al suo
paese, per vedere quante sono le arance non raccolte sugli alberi.
Vorrei sapere qual è la politica che il suo partito ed il suo
assessore all'agricoltura in questi anni hanno realizzato per
l'agricoltura siciliana, e del Calatino in particolare.
L'agricoltura è uno dei temi da affrontare con grande coraggio,
anche rivedendo scelte che sono state fatte, come ad esempio il
disegno di legge sul credito d'imposta per gli investimenti e il
piano di sviluppo rurale, che forse è il caso di rivedere e anche
di rinegoziare con l'Unione Europea.
Non ho sentito parlare di Fiat, non ho sentito parlare di crisi
industriale, non ho sentito parlare dei fondi FAS che il Governo
Berlusconi ha utilizzato non per gli agricoltori del Mezzogiorno,
ma per pagare le multe delle quote-latte dei produttori del Nord.
Credo che sia necessario avere una politica di attenzione ai ceti
deboli, di lotta alla povertà, di politiche sociali, di attenzione
alle famiglie, riducendo l'addizionale IRPEF a carico dei
lavoratori per dare un aiuto concreto alle famiglie.
Non ho sentito parlare di anziani, stanchi di pagare ticket,
questo penso dovrebbe essere un atto coraggioso che avremmo il
dovere di compiere: elevare, quanto meno, il tetto dell'esenzione
del reddito per il pagamento dei ticket, fermo da quattro-cinque
anni a novemila euro ISEE, inaccettabile in un momento di grande
crisi economica che colpisce in particolare i ceti deboli.
Non ho sentito parlare di imprese. Io ho parlato di zone franche,
ma propongo di ridurre l'IRAP se il piano di rientro del deficit
sanitario ce lo consentirà per dare un sostegno alle imprese che
hanno voglia di investire e che possono anche rappresentare una
leva, non solo per lo sviluppo, ma anche di crescita occupazionale.
Il Partito Democratico intende esercitare un ruolo autenticamente
riformista, avanzando le proprie proposte ma anche opponendosi alle
decisioni del Governo che riterrà contrarie agli interessi dei
siciliani. E questa è, d'altronde, la richiesta che ci arriva dalle
forze sociali, dalle parti sociali, che non chiedono elezioni
anticipate, ma chiedono che tutti davvero ci impegniamo per dare
risposta a quella che è la condizione della nostra regione, di
cambiare registro rispetto ad una politica poco attenta ai reali
bisogni della società civile, delusa dall'azione politica del
centro-destra.
La società siciliana chiede anche, Presidente della Regione,
discontinuità nella pratica della gestione clientelare del governo.
Non è più possibile Per questo abbiamo proposto l'azzeramento
degli esterni negli uffici di Gabinetto, poi è responsabilità sua.
Lei è il Governo, lei ha fatto questo Governo. Noi le
rappresentiamo quello che avremmo ritenuto una scelta sana per
razionalizzare i costi, per dare davvero il segnale forte che si
vuole snellire la burocrazia in Sicilia utilizzando bene i duemila
dirigenti di cui già la Regione dispone, piuttosto che nominarne
altri cento esterni negli uffici di gabinetto.
Registriamo anche, con molta chiarezza, che un segnale lei l'ha
dato, nominando quaranta componenti in meno negli uffici di
Gabinetto. E' un passo avanti nella direzione giusta che noi, però,
abbiamo anche considerato poco coraggioso.
Pensiamo che su questa strada bisogna andare avanti, e c'è tanto
da fare.
I cittadini certamente apprezzeranno la scelta del Partito
Democratico di volersi confrontare su questi temi con il Governo
per realizzare queste riforme, per dare vita alle leggi che servono
ad affrontare le emergenze economiche e sociali della nostra
Sicilia, sapendo che il Partito Democratico è l'unico vero partito
riformista capace di realizzare quella alternativa politica al
centro-destra con l'unico obiettivo di avere davvero un futuro
diverso, un futuro migliore per la nostra Sicilia che ne ha
profondamente bisogno, una regione che - come ha detto il
Presidente Napolitano, lo ripeto - ha bisogno di riforme ed ha
bisogno di scelte da non rinviare.
La Sicilia ha bisogno di cambiare La Sicilia ha bisogno di venire
fuori - e concludo, visto che sono stato citato cinque volte per
fatto personale e non sono intervenuto - anche da questa gestione
politica clientelare, di liberarsi dalla mafia, di liberarsi dal
berlusconismo.
Questo è il nostro impegno.
(Applausi dai banchi di sinistra)
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha
facoltà.
MANCUSO. Presidente Lombardo, come darle torto quando lei, oggi,
ha dichiarato sulla stampa: Speriamo che non sia un dibattito
inutile . Mi sembra che, invece, ci ha azzeccato, direi, negli
ultimi mesi come sempre, da quando guida la macchina. Ed è un
dibattito inutile - io sono d'accordo con molti colleghi - dove i
termini tradimento e inciucio forse sono un po' troppo forti,
ma si vuole dare un senso a quella che è stata l'azione politica in
questi ultimi mesi.
Io, questa sera naturalmente, ma rifacendomi alla mia piccola
esperienza parlamentare di qualche anno, mi sembra che, soprattutto
chi mi ha preceduto, che non è un semplice deputato ma è anche il
Segretario regionale del Partito Democratico, peraltro eletto in
una forma democratica molto forte sotto il profilo del consenso,
oltre a rappresentare il suo programma di governo che vuole
suggerire al Governo regionale, ha veramente esaltato le sue doti
di ipocrisia - non naturalmente quelle personali, quelle del suo
partito - e vi spiego perché.
Il Segretario del Partito Democratico, questa sera, ha detto
che la politica del suo partito in Sicilia e, soprattutto, in
questa Assemblea negli ultimi anni non è stata né preconcetta né
ottusa e che ha guardato alle riforme di questa Terra e ha guardato
soprattutto a quello che deve essere una politica innovatrice, non
conservatrice di vecchi retaggi che vanno dalla clientela a tutta
una serie di considerazioni.
Mi piace vedere che l'onorevole Cracolici chiama il Governo e il
Governo va immediatamente. E' una cosa nuova
CRACOLICI. E' scandaloso?
MANCUSO. No, nulla di scandaloso, io non mi scandalizzo
assolutamente, l'ho detto prima
Io non mi scandalizzo di nulla di quello che è successo.
CRACOLICI. Sono sicuro che se chiedono a lei, lei va
immediatamente.
MANCUSO. Immediatamente, non aspetto neanche un secondo,
figuriamoci
Dico che non mi scandalizzo perché già il 19 di febbraio avevo
preannunciato a chi è commensale mio di solito, nelle serate,
quello che poi sarebbe successo il 19 febbraio notte, quando è
stato formato il secondo Governo Lombardo.
Ma torniamo all'intervento del Segretario del Partito Democratico.
Parla di riforme, parla di cambiamento, parla di tutta una serie di
cose. Intanto di quelle che ha elencato, prima che questo
Parlamento si esprima passeranno quindici anni, quindi si auspica
un'azione insieme di governo che duri, quanto meno, quindici anni.
Una lunga vita.
E, invece, rispetto al passato, cioè ai diciotto mesi che ci hanno
visto tutti protagonisti dell'azione riformatrice, che poi è il
fiore all'occhiello di questo Governo e che ha portato avanti nel
corso della legislatura e dove si va nelle piazze, ci va
l'onorevole Cracolici, ci vanno tutti i deputati del Partito
Democratico a dire: noi, forza riformatrice, meno male che ci
siamo perché abbiamo stravolto la sanità in tutta la regione,
perché con l'azione politica nostra abbiamo permesso che una
riforma, quanto meno, si portasse a casa .
E' questo quello che hanno detto riempiendo le pagine dei giornali
in questi ultimi sei, sette mesi.
Non c'è bugia più grande L'unica forza politica che in questa
Assemblea non vuole le riforme è una sola - perché poi le parole le
sappiamo dire tutti quanti - é il Partito Democratico, che doveva
presentarsi all'appuntamento con la Sicilia sulla riforma
sanitaria, e in Aula cosa ha fatto?
Ha bocciato la riforma sanitaria - é bene che tutti i siciliani lo
sappiano -, il Partito Democratico ha bocciato sonoramente la
riforma sanitaria. Di solito si astiene quando partecipa, più o
meno, a quelle che sono le attività di riforma. Una riforma abbiamo
fatto, quella della sanità, e quella riforma è stata bocciata da
tutti i ventinove deputati del Partito Democratico.
Quindi, onorevole Cracolici, lei non è un riformista, almeno al
momento ..
CRACOLICI. Sono un aspirante.
MANCUSO . per quanto riguarda i siciliani. Lei non lo è stato
prima e non lo è stato neanche nel Governo Lombardo primus,
secundus e possiamo andare avanti. Lei sarà riformista, forse; fino
ad oggi, lei è stato ottuso contro i siciliani, voleva che restasse
quella riforma, e questa riforma non le è piaciuta.
La riforma è stata fatta da quelli che collaboravamo con il
Presidente della Regione, quelli che avevamo sentimenti di
coalizione politica e di affinità.
CRACOLICI. Non lo dico perché c'è ancora il concorso esterno.
MANCUSO. No, il concorso esterno lo attiveremo sempre.
Ma sa dove l'aspetto, non a lei naturalmente, o al suo partito;
l'aspetto davanti al punto dirimente che il Presidente della
Regione Lombardo ha voluto consegnare a tutti i siciliani: la
votazione del Documento di programmazione economico-finanziaria. Al
riguardo non so se abbiamo fatto una cosa esatta, forse abbiamo
sbagliato. Ci siamo rifatti alle considerazioni della Corte dei
conti.
GRECO. Avete sbagliato
MANCUSO. E' possibile forse, vedremo. La Corte dei conti diceva
determinate cose.
Quella sera il Partito Democratico, prima di noi, ha presentato un
ordine del giorno; il nostro capogruppo ha presentato un altro
ordine del giorno. I due ordini del giorno coincidevano e, per
opportunità di presentazione, ci siamo trovati a votare l'ordine
del giorno del Partito Democratico.
Ma ora di questo DPEF cosa facciamo, onorevole Cracolici, lo
cambiamo oppure lo votate?
E' una trattativa, dobbiamo capire cosa ne facciamo di questo DPEF
che, insieme all'onorevole Cracolici, abbiamo votato. Ora che sarà
ripresentato in Aula, o fanno come abbiamo detto noi, io e lei come
partiti, oppure vediamo cosa dobbiamo fare.
Tra qualche settimana l'ipocrisia, naturalmente latente, verrà
fuori; si capirà se effettivamente quella era, da parte del Partito
Democratico, un'azione politica a cui credeva oppure era un'azione
tattica che doveva portare ad un risultato politico.
Lo capiremo, forse lo abbiamo già capito; ma io sono uno che le
cose le capisce molto lentamente.
E rispetto a chi oggi ride - mi rifaccio a chi politicamente è
molto più antico di me - domani può piangere, come chi oggi piange
domani può ridere, perché le azioni che hanno, a volte, disturbato
la sensibilità anche di amicizie profonde, di rapporti forti, di
rapporti politici di coalizione, stanno creando un solco che forse
non può essere più colmato, sotto diversi profili.
Io non sono preoccupato per il Lombardo ter o per quello che può
succedere fra sei, sette, otto o nove mesi. Ma, nel 2013, vorrei
capire - io auguro lunga vita al governo Lombardo, e non per
piaggeria nei confronti del Presidente - quale sarà la coalizione
politica che si presenterà ai siciliani per attivare tutte quelle
cose che l'onorevole Lupo ha elencato. Quale coalizione ci sarà?
Oggi non riesco a comprendere i miei amici che fanno riferimento
all'onorevole Micciché; non riesco a capire il momento di
esaltazione che vivono. Io, da un lato, vivo un momento di
mortificazione per il nostro partito; mortificazione di avere, per
la prima volta nella storia, un governo regionale con un presidente
che appartiene ad un partito che non è il nostro e che ha una
rappresentanza minima, pur se autorevole, nel Parlamento regionale.
Amici che fanno parte del PDL si sono staccati dal nostro Gruppo
politico; ma siamo miseramente rappresentati: tre rappresentanti su
dodici. Mai successo Non lo comprendo Non riesco a capire
l'accanimento nei confronti del premier Berlusconi, né questa
mortificazione. Un presidente del Consiglio che merita altro; un
presidente del Consiglio che merita un'attenzione particolare; un
presidente del Consiglio che doveva essere non solo protagonista
numericamente in giunta, ma anche protagonista delle riforme.
Oggi il protagonista delle riforme deve diventare il PD, con la
complicità della spaccatura del nostro partito. E qual è la
motivazione? Perché il Partito Democratico deve essere il motore
delle riforme in Sicilia contro il governo Berlusconi, come ha
dichiarato poc'anzi il segretario regionale del PD? Per quale
motivo? Cosa ci sarà da qui a qualche anno, dove si guarda, e con
chi?
Presidenza del Vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, si avvii alle conclusioni.
MANCUSO. Devo chiudere il mio intervento? Il segretario del suo
partito ha parlato per 27 minuti.
PRESIDENTE. Il mio segretario non ha dato un buon esempio sul
tempo. Lei dia un buon esempio e proseguiamo.
MANCUSO. Allora, rispetto ad un salto nel buio, che non è solo del
PDL, che non è solo degli amici del gruppo di Gianfranco Miccichè,
che non è solo del Presidente della Regione, io non so se quello
che ha detto l'onorevole Lupo sia fattibile. Me lo auguro, me lo
auguro per la Sicilia e per i siciliani. Io me lo auguro per una
politica diversa, non quella della ipocrisia. A me, francamente,
interessa poco essere o non essere al governo. Certamente non sono
un soggetto politico che ritiene di fare politica tutti insieme
qui stiamo tutti e novanta, votiamo tutti le riforme insieme .
Abbiamo idee diverse, e già l'ordine del giorno sulle centrali
nucleari, presentato dal segretario del Partito Democratico, non mi
trova d'accordo.
Io sono d'accordo con il Presidente della Regione per andare al
referendum e fare scegliere i siciliani. Qui, invece, presentate un
ordine del giorno con il quale volete tirare fuori la Sicilia da un
processo che certamente interessa anche il lavoro dei siciliani. Ma
vivremo ogni giorno di queste contraddizioni.
Noi siamo qui a difendere quelle che sono le azioni di vera
riforma della Regione. Avete fatto un richiamo a tutta una serie di
logiche che non possono essere ripetute. Fino a ieri controllavate
voi questa azione; da oggi, sommessamente e con meno veemenza di
voi, vi controlleremo noi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Agostino. Ne ha
facoltà.
D'AGOSTINO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è stato un
dibattito a volte triste da ascoltare e anche sconfortante perché
abbiamo, quasi per tutto il tempo, ripetuto il dibattito pre-
natalizio sulla fiducia-sfiducia al Governo Lombardo; in più
condito, questo dibattito, e anticipato in questi giorni da insulti
di varia natura che mal si addicono al ruolo di parlamentari e al
senso di responsabilità politica che dovrebbe ispirarci. Da ultimo,
metafore calcistiche ridicole, piuttosto che interventi ironici,
banali, tali da svilire il ruolo di questo Parlamento e l'impegno
che noi dovremmo mettere a disposizione della Sicilia. Inseguimenti
rapidi sulle agenzie di stampa che nulla producono se non un
dibattito autoreferenziale che poi, alla fine, nulla produce e che
per nulla eleva culturalmente, socialmente e politicamente né la
nostra Regione né il nostro Parlamento.
In ultimo adesso vengono annunciate anche campagne di odio,
addirittura campagne pubblicitarie che, al di là della sceneggiata
in sé, perché consumano ovviamente meccanismi di marketing che
vengono applicati alla politica con una certa superficialità, sono
il sintomo di una asfissia da parte di chi, da un lato di questo
Parlamento, intende fare politica. Ma, con la mancanza di idee che
si ritrova, deve utilizzare strumenti che non servono e che
certamente non contribuiscono a risolvere i tanti problemi che
invece, come ha detto bene l'onorevole Lupo prima, sono quelli che
avrebbero dovuto impegnare in questa lunga serata di oggi e nelle
prossime ore questo dibattito perché dobbiamo ricostruire quello
che è accaduto, e siamo costretti a farlo ripetutamente, visto e
considerato che il dibattito non riesce mai ad incentrarsi sui veri
problemi della Sicilia e sui veri impegni che questo Parlamento
deve affrontare.
Dobbiamo ricostruire perché la coalizione si è ridotta ad un
caravanserraglio litigioso dove l'unico obiettivo era la
spartizione di quote di potere e la Regione era vista come una
proprietà privata da saccheggiare ad uso e consumo personale. E
assistevamo, in questo modo, ai voti contrari in Aula, agli scontri
in commissione, ai litigi in giunta di cui leggevamo anche sui
giornali, ai comunicati stampa, ai convegni utilizzati dalle
massime autorità, anche dello Stato, per lanciare proclami,
invettive, segnali, come se il dibattito politico si riducesse a
questo.
Il Presidente Lombardo riaffermava, invece, nei mesi - e durante
questo teatrino della politica che ha inteso cambiare - riaffermava
la supremazia del programma nell'interesse dei siciliani come è
giusto che sia non solo da parte di chiunque oggi abbia l'onere,
oltre che l'onore, di sedere nella sede più importante, nella
carica più importante della Regione siciliana, ma soprattutto per
un presidente autonomista e leader di un movimento autonomista.
Noi non possiamo che pretendere il vero cambiamento, le vere
riforme e il vero risparmio nelle spese. Questo l'abbiamo fatto,
l'abbiamo proposto, abbiamo pensato di farlo inizialmente con i
nostri compagni di viaggio, quelli che erano usciti fuori,
legittimamente, dalle urne, sentendoci dire però, ad ogni piè
sospinto, ad ogni occasione utile, che bisognava allargare i
cordoni della borsa per poi approvare i disegni di legge in Aula. E
da lì una sequela infinita di ricatti, di bugie, di sgambetti. Poi
le minacce, come la proposta di legge costituzionale che oggi,
tempestivamente, ritorna all'esame del Parlamento nazionale e che
propone la sfiducia al Presidente della Regione; oppure i proclami
di alcuni deputati, colleghi, oggi dall'altra parte, che
annunciavano di avere i numeri per fare ragionare il Presidente
Lombardo. «Adesso vedrete ».
Siamo andati avanti, da soli e con determinazione. Ci siamo
ritrovati a fianco il Partito Democratico il quale, sul piano delle
scommesse, sul piano del cambiamento, sul piano delle riforme si è
trovato d'accordo perché erano le riforme che condividevano anche
loro, erano i cambiamenti che auspicavano, erano le cose che tutti
i siciliani di destra e di sinistra vogliono e che le coalizioni
politiche, negli ultimi anni, non sono riuscite ad offrire
compiutamente.
E per quale motivo il Partito Democratico avrebbe dovuto sottrarsi
a quelle che erano le loro linee maestre, le loro linee-guida in
politica? Avrebbero dovuto, orgogliosamente, tenere una linea
diversa soltanto per mostrarsi irriducibili nella posizione?
Questa è la linea di confine che oggi ci separa dai nostri ex
alleati: il confronto sulle cose vere già fatte e sulle cose che
vogliamo fare. Non è che non ci siamo più ritrovati, a caso, con il
PDL e l'UDC.
Non ci siamo ritrovati sulla sanità, signor Presidente; non ci
siamo ritrovati sui rifiuti; non ci siamo ritrovati sulla riforma
della burocrazia; non ci siamo ritrovati sulla scelta dei dirigenti
che non viene fatta più con il bilancino della politica; non ci
siamo ritrovati sui soldi, su come si devono maneggiare, su come
devono fluire in Sicilia.
Prima l'UDC si è sfilata, poi il PDL, soprattutto non votando il
Documento di programmazione economico-finanziaria, che non è una
cosa da poco, è una cosa seria, è una cosa importante, che ha
segnato non una semplice frattura ma un divario incolmabile.
Ma quale ribaltone? L'avremmo fatto noi il ribaltone? Loro hanno
fatto il ribaltone dissociandosi dal programma e dalle linee
direttrici di questo Governo, il Governo di cui facevano parte e
dove avevano votato lo stesso DPEF che, poi, bocciavano in Aula Se
ne sono andati loro distinguendosi e prendendo le distanze
attraverso i comunicati stampa astiosi e malevoli, attraverso le
assenze in Commissione e in Aula, attraverso le invettive,
attraverso i voti contrari.
Il rispetto dell'elettorato, cosa è? Si riduce tutto nel
rispettare una coalizione che nel frattempo è impazzita, non certo
per colpa dei partiti che oggi sostengono il Presidente, l'MPA e
il PDL Sicilia, e che è impazzita ovviamente per la privazione del
potere; oppure il rispetto dell'elettorato dipende dal fatto di
andare al voto per una coerenza incomprensibile e consentire così
la restaurazione del potere, anziché procedere - come è giusto che
facciamo, se ce la facciamo, se ne siamo capaci, se siamo bravi, se
abbiamo lungimiranza - alle riforme, ai cambiamenti che ci vengono
chiesti e che ci sono stati chiesti nell'ultimo voto elettorale?
E poi - questo per rassicurare un po' tutto il Parlamento - perché
i cittadini siciliani domani dovrebbero votare di più per coloro
che pensano di essere i detentori della coerenza?
Oggi, stiamo riducendo la politica, la vogliamo risolvere con
slogan e con messaggi comunicativi faciloni, superficiali, in una
semplice formula politica che può essere utilizzata ad uso e
consumo del miglior parlatore in questo Parlamento.
Allora, se è questo il livello, credo che oggi si apra anche un
divario, che diventa sempre più incolmabile, tra chi pensa con
modernità a quella che deve essere la Sicilia e chi, invece, ancora
risente di vecchi stili e di una vecchiaia politica che comincia a
fare segnare il passo anche ai propri partiti. La smettano UDC e
PDL di insultare, di minacciare e si confrontino invece sulle cose
da fare. Confrontiamoci sulla costruzione.
Devo dire che sono stato molto colpito dall'intervento
dell'onorevole Cintola, sul fatto a volte di essere troppo retorici
nello spargere lacrime di coccodrillo che non servono a nulla e
nell'attaccare in maniera insulsa, inutile, strumentale, salvo poi
continuare a piangere il giorno dopo perché non l'avevamo fatto.
Questa è ipocrisia, ed è un'ipocrisia che da tanti anni la Sicilia
avverte come il continuo, quotidiano tradimento delle proprie
aspettative.
Il programma è sempre lo stesso, e gli accordi si fanno sui
programmi.
Allora, si cambino gli atteggiamenti, si votino le riforme che
hanno sottoscritto pure quei partiti che oggi sono qui ad inveire,
e si pensi che, tutto sommato, in questa Giunta ci sono cinque
assessori del PDL e cinque tecnici che dovrebbero anche essere
visti come un elemento di grande novità, non come un elemento di
spartizione. Perché non funziona questo giochino. E' questa la
lacuna di questo Governo, signor Presidente, libero di agire senza
i vecchi condizionamenti, sobrio e competente, in grado di
riformare, autorevole e grintoso nelle sfide al cambiamento, ma
spregiudicato quanto serve, visto che sceglie la strada più
difficile che non è quella di una comoda conduzione della macchina
amministrativa, con la facilità che i sessanta deputati usciti
dalle urne avrebbero consentito.
Che lo si voglia o meno, noi andremo avanti a sostenere quello che
i Siciliani ci hanno chiesto: una nuova organizzazione della
burocrazia, una ristrutturazione del bilancio che abbiamo trovato
fatiscente, investimenti dei fondi strutturali, riforma dei rifiuti
e della formazione, dopo quelle della sanità e dei dipartimenti, un
nuovo piano industriale di sviluppo socio-economico che metta la
Sicilia nelle condizioni di colmare il gap con il nord Italia.
Sono temi scomodi questi, dai quali dipende il nostro futuro; temi
che devono liberarci dall'affarismo, dalla spartizione, dalla
politica intesa solo come connivenza anche con gli apparati mafiosi
e dall'essere assoggettati, onorevole Presidente, agli interessi
del Nord ed ai partiti romani che questi interessi riescono a
tutelare.
Colleghi, finiamola con le recite e con i giochini di basso
potere, non riusciamo neanche ad esprimere un livello elevato di
retorica politica. Questo teatrino è autoreferenziale e ai
Siciliani poco importa se il buon governo e le riforme passeranno
da una fiducia che oggi ci affida il Partito Democratico,
coraggioso ed astuto. Conteranno i fatti, domani
Poco ci interessa come andremo a votare fra tre anni. Quello che
ci interessa è ciò che faremo in questi anni, quello che sapremo
fare in questo Parlamento in questi anni. E le divisioni sui grandi
temi si conoscono già; esse hanno rotto le coalizioni ed oggi
possiamo dire che, per fortuna, è accaduto subito.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Colianni. Ne ha
facoltà.
COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei iniziare
il mio intervento partendo da un ragionamento che faccio proprio
agli amici del Partito Democratico.
Veda, Presidente, a me non piace pensare che il centro-destra in
Sicilia abbia fallito, e non mi piace pensare che abbia vinto il
centro-sinistra. Mi piace pensare, piuttosto, che dentro tutti i
partiti politici in Sicilia sta succedendo qualcosa di molto
importante; mi piace pensare che quello che stiamo vivendo, amici
parlamentari, è un momento storico della vita di questa Sicilia e
non mi piace più sorridere ad alcuni interventi che ho sentito qui
in Aula. Forse lo abbiamo fatto in passato; ma poi, quando penso
che chi stenografa dovrà consegnare alla storia di questo dibattito
parlamentare linguaggi non consoni, credo che faremmo bene, tutti,
ad alzare il livello di qualità del dibattito in questo Parlamento.
Penso che stiamo partecipando ad una fase storica della Sicilia -
e, aggiungo, ad una fase di assoluta discontinuità rispetto al
passato - e faremmo male, amici parlamentari di sinistra e di
destra, se non capissimo che i processi di cambiamento che stanno
avvenendo sono frutto non più di un lento e progressivo cambiamento
strutturale dalla politica, ma di quelli che vengono chiamati big
event, i grandi eventi, che determinano una accelerazione nel
cambiamento della politica stessa.
Io ritengo che quel che sta avvenendo in Sicilia meriti una
riflessione politica più attenta e più ampia da parte di ciascuno
di noi. E parlare ancora di politica dei due forni, di politica dei
ribaltoni, degli inciuci, del relativismo politico, del ritiro dal
governo nazionale, mi sembra un linguaggio miope, non moderno, un
linguaggio non lungimirante.
Vedete, io che sono medico so bene che la malattia, quando viene,
necessita di due elementi fondamentali: da una parte, il germe che
infetta ma, dall'altra parte, il defedamento dell'organismo. Allora
la malattia si determina, si realizza.
Io penso che, così come avviene per la malattia, oggi questo
Governo è figlio di una storia politica e degli uomini di questa
Sicilia che l'hanno determinata - se volete - da una parte, con il
germe dell'odio, del livore, di quegli ex amici che sono pronti a
diventare i peggiori nemici e, poi, anche dal contesto sociale,
culturale e politico in cui vi è un profondo defedamento sia dei
partiti che della vita politica.
Ringrazio l'onorevole Cintola che è stato il primo ad indicarci
una riflessione diversa rispetto a quello che stavamo facendo.
Questo nobile Parlamento non può essere la sede di un dibattito
asfittico e strumentale da parte di chi, non avendo avuto il
coraggio di dare corso al vero cambiamento della Sicilia e dopo
avere eletto un presidente della Regione a piene mani e con grande
responsabilità, alla fine si é tirato indietro da questo processo
di grande cambiamento sociale.
Io non ho mai creduto alle santificazioni, nella mia vita ho
creduto un po' di più alle conversioni. Vedete, amici, in Sicilia,
da troppo tempo, siamo stati in tanti a sbagliare. Da troppo tempo,
in questa Sicilia, è insistito un eccesso di potere tronfio da
parte di chi ha governato e vi è stata, dall'altra parte,
un'opposizione che non ha saputo fare bene il suo lavoro.
L'esempio più tangibile in questo Parlamento è stato il momento in
cui abbiamo approvato la legge sanitaria: é un paradosso che il
Partito Democratico, dopo avere contribuito incredibilmente alla
realizzazione di una legge importante per la Sicilia, ha finito per
non votare la legge sulla sanità e chi, invece, aveva ostruito
tutti i passaggi per la ricerca di una mediazione possibile, per il
raggiungimento di un obiettivo importante, per la realizzazione di
una legge importante per la Sicilia nell'ambito della sanità, alla
fine l'ha votata.
Questa è la malattia dei partiti politici della maggioranza e
dell'opposizione.
Vorrei dire all'onorevole Lupo - che apprezzo sempre per la
serietà e per la compostezza con cui si esprime - che oggi ha fatto
un ragionamento che riteniamo assolutamente valido, ma
personalmente penso che non ha volato oltre, non è riuscito a
volare oltre rispetto a quello che oggi accade in questa Sicilia.
Ritengo che si stia realizzando il primo caso nel quale i partiti
politici si stanno dividendo, e penso che anche il PD in periferia
abbia avuto un momento di grande crisi di crescita e abbia avuto un
grande dibattito all'interno, così come è accaduto nel nostro
partito, per capire non soltanto quali sono le ragioni delle
divisioni, ma quali sono quelle dello stare insieme, e non solo in
questo Parlamento, ma in un processo importante di cambiamento
della politica in Sicilia e in Italia.
Siamo la prima Regione, siamo il primo Governo che sta cercando di
dare un senso al post ideologico e di capire che ormai siamo - come
la definisco io - in una profonda crisi semantica ed etimologica
della partitocrazia, sinistra, destra, centro, e probabilmente le
categorie della politica sulle quali dobbiamo progredire oggi sono
assolutamente diverse rispetto a quelle del passato.
Adesso dobbiamo portare avanti un percorso e dobbiamo capire
quello che insieme dovremo dire alla gente perché questa operazione
non sia soltanto un'operazione di vertice, ma sia un'operazione che
faccia capire ai siciliani tutti che stiamo lavorando per il bene
della Sicilia.
Un altro aspetto che ritengo importante affrontare è che abbiamo
una crisi profonda del rapporto tra democrazia e ricerca del
consenso. Ormai sembra quasi che la politica insegua i cambiamenti,
piuttosto che determinarli e programmarli.
Abbiamo il grande problema di fare crescere una classe dirigente
che possa nutrirsi del confronto e della diversità, e della ricerca
della diversità come momento di sintesi. E perché questo avvenga
occorre che noi ci cimentiamo in un esercizio della politica che
non è soltanto concettualizzazione, ma è anche ricerca delle cose
possibili.
E allora, amici, questa proposta post ideologica, questa proposta
autonomista è una proposta che viene fatta ai singoli parlamentari;
è una proposta che viene fatta ai gruppi di pressione politica e
culturale; è una proposta che viene fatta ai gruppi strutturati
che, pur mantenendo una coerenza a livello nazionale, ritengono che
sulle cose concrete e sui cambiamenti e sul progresso di questa
Sicilia occorre provare la sintesi delle diversità.
Ecco allora, Presidente Lombardo che sta cambiando la storia di
questa Sicilia, perché avremmo potuto normalizzare per sopravvivere
- come ho avuto modo di dire in altre occasioni - o dovevamo
disgregare per riaggregare e passare alla storia per un profondo
cambiamento di questa Sicilia.
Oggi il mio interesse, amici del Partito Democratico, più che
essere rivolto a chi, in maniera rivoltosa e strumentale, cerca di
trovare un dissenso inutile e insignificante, è rivolto a chi oggi
decide in quest'Aula di condividere un processo di autonomia in
Sicilia, e perché si possa capire sempre di più anche in periferia
il senso dello stare insieme e il significato di condividere una
esperienza politica, a mio modo di vedere assolutamente innovativa
e potente.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ferrara. Ne ha
facoltà.
FERRARA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho sentito il
dovere di intervenire perché sono il più vecchio parlamentare di
questa Assemblea, ho scoperto che pure l'onorevole Cintola è più
giovane di me. Da vecchio siciliano, e da vecchio parlamentare,
vorrei svolgere alcune osservazioni facendo appello alla vostra
personale cortesia e comprensione per alcune considerazioni che
spero non siano del tutto banali.
PRESIDENTE. Onorevole Ferrara, le chiedo di alzarsi per parlare.
L'immagine che diamo all'esterno è quella di un'Aula che, spesso e
volentieri, anche rispetto alla riprese televisive, non fa onore a
quello che realmente noi rappresentiamo in quest'Isola.
Non è solo una questione di Regolamento, è una questione di
immagine.
FERRARA. Signor Presidente, ritengo che dovremmo porci anche il
problema di abbattere le barriere architettoniche in questo
Palazzo, perché ovviamente il Parlamento non è riservato solo a
giovani aitanti e brillanti. Penso che sia un fatto di civiltà.
Abbiate un po' di comprensione perché, pur essendo il più vecchio,
sono una matricola come parlamentare.
A mio parere sta emergendo una nuova cultura politica, accanto
alla tradizionale divisione di destra e sinistra; sta emergendo
anche una grossa linea di frattura - come ricordava prima
l'onorevole Cintola - fra Nord e Sud, e sta emergendo anche una
linea di frattura fra conservazione e innovazione. La cosa più
preoccupante è che sta emergendo una forte contraddizione fra i
poteri forti ed irresponsabili e la politica, e più la politica è
debole, più i poteri forti diventano forti.
Il caso FIAT da questo punto di vista, a mio parere, è
emblematico. Abbiamo toccato con mano come la politica rischia di
essere impotente di fronte a squali che vengono dal Nord a farsi i
fatti propri, e poi se ne vanno senza preoccuparsi delle
conseguenze sociali ed economiche che il loro comportamento può
indurre.
Ho scoperto anche un'altra cosa, che la politica è un po'
ansiogena, e lo dico da vecchio psichiatra. Ho avuto personalmente,
ho sofferto un'angosciante crisi di identità perché non ho ben
capito chi sono e dove collocarmi perché è cambiato tutto in questo
anno e mezzo.
Io partivo come parlamentare di opposizione ed adesso mi trovo
parlamentare di appoggio, di maggioranza. Non solo. Devo dirvi che
ho pensato anche di dimettermi. Ma, di fronte a questa tentazione,
ho avuto, innanzitutto, mia moglie che ha minacciato di attivare
procedure di interdizione. Inoltre, questo è un posto splendido, è
un palazzo magnifico che amo, l'indennità è buona, anche se sono
l'ultimo dei peones nel senso che non ho indennità aggiuntive. Ma
l'indennità di per sé credo che sia oggettivamente un richiamo
forte; in più sono anche contento di stare qui perché c'è questo
spirito di colleganza sempre più piacevole per cui, al di là della
politica politicante, della politica di appartenenza, c'è un
rapporto estremamente cordiale con i colleghi. E ultimo, ma non
ultimo, il personale che c'è in questa Aula, e in genere in tutto
il Palazzo, è onestamente delizioso.
Peraltro, un mio vecchio amico romano diceva sempre che chi dalla
lotta desiste davvero è un uomo triste, chi desiste dalla lotta è
un gran figlio di .
E io, quindi, non voglio ovviamente desistere dalla lotta ed
insisto
Però non c'è dubbio che la politica in Sicilia è in ginocchio. La
Sicilia, purtroppo, massacrata da dissesti idrogeologici e sommersa
dai rifiuti, sta affondando, né vedo stagliarsi all'orizzonte
nessun Colapesce in grado di tenerla su - peraltro, il nostro
Presidente non ha neppure le physique du role del Colapesce di
turno - e quindi ritengo che sia saggio dire che la politica
politicante è intrigante, è vero che la lotta per il potere ha un
suo fascino, a mio avviso talvolta un po' perverso; ma non c'è
dubbio che di fronte ai problemi della Sicilia bisogna ragionarci
bene.
Diceva mia madre citando Orazio sunt certi denique fines quos
ultra citraque nequit consistere rectum , cioè vi sono dei limiti
oltre i quali non sono più le cose giuste. Mi sembra che stiamo
superando questi limiti, quindi la finisco qua e credo che sia
saggio, non voglio fare il grillo parlante sfruttano la mia età, ma
credo che sia molto importante che ognuno di noi faccia fino in
fondo la propria parte declinando la parola responsabilità, se è
possibile coltivando l'etica della responsabilità.
Credo che sia anche importante coniugare il verbo travagghiare, a
me siculo-milanese molto caro. Dobbiamo lavorare, ognuno per la sua
parte, unicuique suum, lo ripeto anche in questa sede, in
quest'Aula ormai stanca e massacrata da un dibattito interminabile
- credo che sia giusto chiudere questo mio intervento, finisco
veramente - perché bisogna aprire il cuore alla speranza e fare i
migliori auguri al nuovo Governo. Credo che sia una questione di
buona creanza, Presidente Oddo, che dobbiamo recuperare di fronte
alla nascita di un nuovo Governo.
Questo attiene alla condizione umana sempre, alla nascita di una
cosa nuova è giusto fare gli auguri di cuore perché possa, per il
bene dei siciliani, governare bene.
Volevo limitarmi a fare gli auguri di buon lavoro. Credo che la
sua squadra sia buona. Credo che lei, onorevole Presidente della
Regione, sia animato da ottime intenzioni. Spero che non mi deluda
e non deluda, insieme a me, i siciliani. Al di là della politica
politicante vi è una dimensione metapolitica che deve sapere di
buono, di persone per bene che amano la propria terra e che non
possono non fare gli auguri, veramente di cuore, perché ci faccia
uscire fuori da questa condizione, purtroppo drammatica, che la
nostra Terra, così difficile da capire e da vivere, alcune volte
presenta.
Auguri di cuore.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Calanducci. Ne ha
facoltà.
CALANDUCCI. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, ho chiesto di intervenire per ringraziare e
salutare la calorosa accoglienza che ho sentito, in primis nel mio
gruppo e, poi, nei tanti amici che annovero tra i deputati, e mi
volevo fermare solo a questo. Ma l'importanza del dibattito e la
presentazione del Governo mi spinge a dare un piccolissimo
contributo a questo dibattito.
Vero è che c'era una coalizione guidata dal Presidente Lombardo,
una coalizione di centro-destra che ha avuto un largo suffragio e
si è candidata a governare questa Regione.
Ora, vedete, la considerazione che viene fatta oggi è che - ed ho
sentito toni abbastanza aspri e polemici, anche litigiosi,
offensivi - la vera novità non era che il Presidente Lombardo
guidasse una coalizione che aveva vinto le elezioni ma che il
leader di un movimento autonomista si candidasse a guidare una
Regione, e un leader di un movimento autonomista che vince così
largamente le elezioni ha diritto di governare. E dico anche di
più, guardando bene la legge elettorale di cui la nostra Regione si
è dotata prima della legge elettorale nazionale: la legge
elettorale non parla di condizionamenti o di fiducia da parte del
Governo; in primis elegge il Governatore della Regione. E se, nel
frattempo, sono subentrati sicuramente dei problemi di convivenza
all'interno della coalizione che lo ha sostenuto, questo non è sic
e simpliciter uno stimolo a dire fermiamoci . Può, anzi deve, ha
il dovere di tentare tutte le vie all'insegna delle norme
democratiche e, soprattutto, all'insegna di guidare le necessità
del nostro territorio. Il grosso fallimento sarebbe infatti se un
Presidente autonomista, che mette al centro del proprio programma
non tanto i valori ideali, ma le necessità di un territorio, non
desse seguito al suo programma.
E mi sarei aspettato che oggi si parlasse di più, anche perché
alcuni argomenti sono stati semplicemente sfiorati, delle grosse
difficoltà che vivono alcuni nostri settori. Mi sarei aspettato da
parte di quelli che oggi si collocano all'opposizione suggerimenti,
critiche, anche di fronte all'attività programmatica che mette al
vaglio di questa Assemblea. Mi sarei aspettato un atteggiamento più
costruttivo, visto il bisogno che ha la nostra Regione.
Ringrazio per l'accoglienza e mi sento di augurare al Presidente
Lombardo e a questa Assemblea buon lavoro nell'interesse della
Regione siciliana e nell'interesse dei siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Mineo. Ne ha
facoltà.
MINEO. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, i pochi che sono ancora rimasti in Aula, dopo
avere ascoltato gli interventi dei miei colleghi mi sento - come
dicono a Palermo - più confuso che persuaso. Ho ascoltato
l'intervento simpatico, goliardico dell'onorevole Limoli; ho
ascoltato anche l'intervento dell'onorevole Caputo.
Non riesco a capire perché additano il Gruppo PDL Sicilia come
traditore. Chi abbiamo tradito?
Sono molto contento della costituzione di questo Gruppo. In due
mesi siamo riusciti a fare dieci volte le riunioni di gruppo che
non si erano mai fatte con il Gruppo del Popolo della Libertà, dei
lealisti. Lealisti con loro stessi, nel senso che le cose se le
dividono tra di loro.
All'inizio di questa legislatura abbiamo cercato più volte di
capire quale fosse il nostro compito.
Noi neofiti, deputati appena eletti, avevamo un faro: l'onorevole
Leontini.
Tutti ci rivolgevamo all'onorevole Leontini, ma lui non c'era mai.
L'onorevole Leontini c'era soltanto in occasione di quelle piccole
riunioni all'interno del suo studio, che riguardavano solo quelli
che erano accreditati dall'onorevole Castiglione, il quale decideva
quali politici ricevere o non ricevere.
Abbiamo visto il fermento che c'è stato quando dovevamo nominare i
presidenti delle commissioni: l'onorevole Leontini era
presentissimo, anche lì riceveva gli ordini e le disposizioni per
far sì che tutti noi non fossimo presenti. E che calore che ci
metteva
All'onorevole Leontini rivolgo sempre simpaticamente una mia frase
e cioè che è bravissimo a non fare niente per nessuno di noi, ma è
così bravo che, quando uno se ne va e lo lascia, è convinto di
avere ricevuto qualcosa. Ho cominciato a capire che non è vero, non
è vero - cari onorevoli Limoli, Mancuso e Caputo, il quale ha detto
con quanti voti é stato eletto; lui esagera, tanto pensa che ce lo
siamo dimenticati - tutti questi signori erano amici di tutti, nel
momento in cui bisognava essere amici di tutti per carpire quello
che a loro serviva.
Oggi hanno fatto la loro scelta, o non hanno fatto nessuna scelta;
sono rimasti là dove hanno detto loro di rimanere. I nostri cari
amici, nel momento in cui si doveva votare il piano di rientro per
la sanità in Sicilia, si sono guardati attorno e hanno visto che
rischiavano di perdere gli amici che avevano nei posti giusti. Si
sono fatti quattro conti e si sono schierati contro.
Io dico che cosa è la politica per voi, visto che pensate ai
siciliani, é quella della salvaguardia di questo dirigente o di
quell'altro delle ASP? Tutti avete sbandierato questo vostro
interesse per la Sicilia e poi avete votato contro il Documento di
programmazione economico-finanziaria, di volta in volta. Chi
rimproverava l'onorevole Cracolici di avere presentato un ordine
del giorno contro il DPEF e poi vi si é associato?
Sono puri calcoli Di mattina facevano i calcoli e dicevano che
avrebbero presentato un ordine del giorno; pensavano che, siccome
lo aveva presentato pure il PD, si sarebbero associati a loro e
avrebbero vinto di sicuro. Pensavano visto che non abbiamo i
numeri ci associamo sempre con gli altri . Questa è una cosa che
non può fare bene a nessuno. Ma di cosa stanno parlando?
Loro dicono che Lombardo non doveva fare questa scelta, e cosa
doveva fare? Dovevamo andare ad elezioni anticipate? E chi se la
sentiva? Io ho fatto un minimo di ragionamento con circa 85
deputati; ne avessi trovato uno disposto a rassegnare le
dimissioni, neanche quelli che dicono che Lombardo deve dimettersi,
che questo Governo del ribaltone non è un governo che può essere
accettato dai siciliani
Secondo me, caro Presidente, non è che questo Governo non è
accettato dai siciliani, non è accettato da loro E non è accettato
perché loro non ci sono, perché quando c'erano costituivano
l'opposizione al Governo Lombardo, adesso non ci sono e finalmente
hanno gettato la maschera e fanno l'opposizione. Ma non ci sono
abituati.
Quindi, avete visto come li hanno caricati e ad uno ad uno sono
venuti qui alla tribuna ad esporre, infervorati, caricati dal loro
capogruppo, a dire tutto e il contrario di tutto; però rimangono
lì.
Ha ragione chi dice che questi signori sono quelli che, nel
momento topico della distribuzione degli incarichi in Assemblea,
hanno avuto più incarichi: sono tutti nell'Ufficio di Presidenza,
sono tutti presidenti di commissione, non hanno lasciato niente a
nessuno. Da quel momento hanno creato un solco con il gruppo di
Gianfranco Miccichè, autentico lealista, che ha mantenuto l'impegno
con i siciliani, che è andato avanti, che ha indicato gli assessori
e che sta governando la Sicilia assieme e, soprattutto, grazie alla
forza di volontà del Presidente Lombardo e del suo governo, senza
tralasciare niente.
Ora loro non ci sono, sono all'opposizione e sono preoccupati
perché, siccome vivono di potere, cosa vanno a raccontare ai loro
elettori?
Che non possono appagare le esigenze, seppur legittime, perché
non hanno dialogo?
Vedremo nei prossimi giorni quando tutto questo fervore e tutto
questo orgoglio cadrà Allora ce li ritroveremo a fare visita ai
nostri assessori e, perché no, al nostro Presidente Lombardo al
quale chiederanno - e già chiedono - di diminuire i posti negli
uffici di gabinetto (qualcuno ha già telefonato al Presidente
Lombardo per chiedere cosa c'è per lui e che a lui non interessa
degli altri).
E il Presidente Lombardo, da uomo saggio, li accontenterà. Sapete
quanti ce ne sono?
Io sono contento. Andiamo avanti, Presidente.
Questo Governo per me è più forte degli altri. Poco fa è passato
un notissimo esponente dell'UDC, il quale ha detto almeno fateci
parlare visto che non possiamo fare niente, siete ottanta
E' vero, Presidente, siamo ottanta perché non ne ho trovato
nemmeno uno - forse solo l'onorevole Leontini - che voglia
dimettersi; gli altri lo dicono, ma nessuno lo seguirà. Mi dispiace
per ciò. Mi dispiace perché è giusto che se un deputato viene
eletto, deve lavorare per cinque anni. C'è un programma, questo
programma deve essere portato avanti dal governo regolarmente
eletto, sì, eletto; perché dicono di no? Questi deputati che
sorreggono il Governo Lombardo non sono stati eletti dal popolo?
Ognuno di loro è qui perché è legittimato da una regolare elezione,
c'è un Governo che ha una maggioranza d'Aula schiacciante. La porti
avanti
Mi riprometto la prossima volta che parlerò, quando ne avrò la
possibilità e sempre che il Presidente Cascio mi dia la parola
prima - prima ero così infervorato e ora sono più calmo - riferirò
nel dettaglio dei nostri amici del PDL.
Concludo dicendo che qui nessuno ha tradito. Noi stiamo portando
avanti il mandato che gli elettori hanno dato a noi e al Presidente
Lombardo. Il vero scandalo è che a Roma nessuno parla del problema
dello sviluppo industriale in Sicilia, anzi lo ignorano. Nessuno di
loro pensa al Sud ed in particolare alla Sicilia, sono tutti
affaccendati a trovare i numeri per approvare la legge che possa
permettere la sfiducia al governatore Lombardo.
Questo non fa onore a loro. Farebbe onore a loro se cercassero i
voti per imporre alla Fiat il mantenimento della fabbrica di
Termini Imerese, per imporre una nuova linea industriale per la
Sicilia, per lo sviluppo industriale che non ci veda sempre
assistiti, come dicono quelli della Lega che stanno imponendo il
loro verbo, perché fa veramente pena sentir dire a Marchionne se
la Sicilia fosse attaccata al Piemonte potremmo parlare di sviluppo
industriale .
Questa è la logica della Lega e per questo dobbiamo combattere.
I nostri deputati dovrebbero dare risposte ai siciliani
attraverso i loro interventi, ma io non ne ho visti e sono convinto
che non interverranno perché il loro verbo è quello di aggredire il
potere in Sicilia - che non li rappresenta in questo momento - e,
quindi esautorare, Lombardo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gianni. Ne ha
facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io comincerei col
chiedere al Governo e all'Assemblea di andare a Termini Imerese a
parlare con gli operai che sono saliti sul tetto perché dal primo
febbraio saranno licenziati. Comincerei da lì, per dire poi al
Governo della Regione - che ha una capacità incredibile di essere,
come l'UDC, il governo dei due forni: a Roma è al governo e in
Sicilia fa finta di essere contro Roma; a Roma l'MPA è al governo
in importante posizione e in Sicilia é insieme a Miccichè, che è al
governo a Roma - che non riesce a risolvere il problema non solo
della Fiat, che è emblematico, ma il problema del lavoro,
dell'industria.
E' tutto bloccato, è tutto fermo.
Aggiungo che noi non siamo legati alla poltrona, per cui abbiamo
la sindrome di astinenza.
Mi ricordo che c'è una legge bipolare che contestiamo. Noi
dell'UDC siamo contro la legge bipolare; ma c'è la legge e dobbiamo
osservarla.
Qualche tempo fa, venti mesi or sono, ci sono stati due
schieramenti che hanno indicato i loro candidati; per l'esattezza,
l'onorevole Lombardo è stato indicato da Cuffaro a Presidente della
Regione. E' stato indicato, candidato, votato ed eletto insieme a
tutti noi con i 16, 17, 22mila voti di Caputo e con i voti di
ciascuno di noi. Infatti, il Presidente della Regione non viene
votato direttamente dal popolo - è una mistificazione -, viene
votato dai candidati delle liste che prendono i voti e li
trasferiscono, come l'onorevole Lombardo sa meglio di me, più o
meno.
Veda, onorevole Lombardo, lei ha il dovere di spiegare a questa
Assemblea tutto quello che è successo in un anno, visto che le
uniche due riforme che lei ha fatto, la sanità e i dipartimenti
degli assessorati, le ha fatte durante il primo governo Lombardo,
quando c'era la coalizione che aveva vinto le elezioni.
Due riforme, onorevole Scilla, fatte nel primo Governo Lombardo.
Non sappiamo cosa è successo, all'improvviso l'onorevole Lombardo
ha deciso che l'UDC doveva uscire.
Abbiamo fatto la riforma della sanità; abbiamo contribuito anche
perché non volevamo e non vogliamo votare nessuna riforma che non
sia condivisa, chiarendo perché e come. La sanità che, a detta
della Corte dei conti, è ancora a rischio di essere commissariata.
Nonostante lo sforzo dell'onorevole Pistorio, assessore alla sanità
pro tempore, in quel tempo vi è stata una grande perdita economica
- e non parlo solo di Catania dove c'è una ASL che ha perso 65
milioni di euro o un'altra ASL che ha perso 30 milioni di euro -,
mi riferisco alla sanità nel suo complesso, gestita con grande
disinvoltura.
Abbiamo fatto la riforma degli assessorati, dei dipartimenti,
abbiamo parlato di direttori.
Onorevole Romano, lei stasera è stato bravo; il governo delle
larghe intese, finalmente sappiamo che c'è un governo delle larghe
intese. Mi dispiace per chi non sa, come l'onorevole Scilla, che il
PD è al governo.
E questo non ci fa male, non ci duole. Noi siamo d'accordo, ci
mancherebbe altro Perché nascondersi dietro il dito C'è questo
Governo. Quando presenterà delle riforme condivise le voteremo; se
saranno riforme che faranno bene al popolo siciliano le voteremo;
diremo tutto quello che non ci soddisferà, tutto quello che non ci
piacerà; faremo notare quali sono gli errori, gli eccessi,
parleremo con la franchezza con la quale abbiamo detto le cose che
non condividevamo in Giunta, a partire dalla notte in cui lei,
Presidente, in maniera molto pesante, ha voluto approvare i
direttori con i nomi che poi tutti conosciamo: l'ex segretario
provinciale dell'MPA e quant'altro. Si tratta di persone serie,
perbene, certo noi siamo contrari e lei è contrario alla
lottizzazione, lo condividiamo. Ma c'è un problema che non
condividiamo: la monopolizzazione.
Siamo felici per lei che il PD si sia accontentato di qualche
direttore e l'onorevole Miccichè di qualche altro; quindi lei può
benissimo continuare a governare. Non ci preoccupa la cosa. Sarete
ottanta, io sono quello simpatico di cui parlava l'onorevole Mineo
che non voleva farmi parlare. Gli ho detto almeno mi faccia
parlare, inganniamo un po' il tempo con qualche battuta di scherzo,
diciamo le cose che pensiamo .
Presidente Lombardo, nella sua dichiarazione lei ha detto che
voleva la collaborazione dell'Assemblea, voleva la collaborazione
Governo-Assemblea. Ma perché non ci ha chiesto prima il parere su
quello che voleva fare, sul Governo che voleva fare e con chi lo
voleva fare?
Noi potremmo dire che non le daremo nessuna collaborazione, anche
se in minoranza; faremo opposizione in minoranza, siamo pochi
numeri, come diceva l'onorevole Mineo, sarete voi ottanta e noi
dieci, va bene lo stesso. E invece le vogliamo dare la nostra
collaborazione, la vogliamo dare non a lei, ma ai Siciliani.
Aspettiamo pure di vedere quali proposte farà.
Certo, se lei pretenderà di portare a pacco e contropacco le
riforme, noi ci attarderemo a significare quello che pensiamo, e lo
diremo qui, non dietro le stanze o al buio di chissà che cosa. Non
le faremo, onorevole D'Agostino, né insulti né minacce. Certo,
chiediamo scusa se ci siamo permessi di lamentarci perché lei ci ha
buttato fuori; le chiediamo scusa perché ci siamo permessi di non
essere d'accordo con i direttori che lei ha nominato; le chiediamo
scusa, Presidente, perché ci siamo permessi di dire quello che
pensiamo sull'andamento politico-amministrativo della Regione.
Però, prima di chiedere scusa a lei, vogliamo chiedere scusa ai
Siciliani per avere proposto lei come presidente della Regione,
perché lei ha messo in ginocchio questa Regione, l'ha ridotta allo
stremo delle forze.
La disoccupazione è in aumento - l'abbiamo detto oggi in
conferenza stampa, collega Ferrara -, c'è un aumento della
disoccupazione giovanile, dei disoccupati di lungo corso.
Però non abbiamo la forza perché giochiamo due partite in
contrapposizione: un combinato-disposto, come direbbe qualcuno.
Siamo qui a fare la richiesta di un confronto con il Governo
nazionale che, di fatto, sposta le risorse, fa finta di darle e di
darci i 4 miliardi e 90 milioni di euro di FAS, mentre, di fatto,
sposta la dazione fra tre anni, quando non ci saremo più - almeno
lo spero per lei e per me, ma più che altro per il popolo siciliano
-, sposta le risorse per le quote latte e per le aziende in crisi
nella Lombardia e nel Veneto. C'è una serie di atteggiamenti di un
governo nazionale che qui é in collaborazione forte e stretta con
lei e con il Partito Democratico.
Questo è sotto gli occhi di tutti, onorevole Ferrara, e so che lei
é in difficoltà, lo avverto perché é una persona sensibile, una
persona perbene e capisco la sua difficoltà; é una difficoltà che
ci coinvolge tutti.
E, senza volere passare la mano su nulla, noi non abbiamo nulla da
dire sugli assessori: sette assessori non deputati su dodici sono
la rappresentazione del suo fallimento politico, onorevole
Presidente, e di chi appoggia un governo in cui non c'è chi è stato
guardato, votato dall'elettore, senza nulla togliere alla
professionalità degli assessori, alla loro competenza. Al di là di
questo gli assessori, i tecnici, a norma della legge 10, possono
fare i consulenti, possono fare di tutto e di più, e certamente non
possono essere coinvolti.
Vorrei ricordare, infine, che ci sono almeno duemila dirigenti di
questa Regione che non hanno nulla da fare e vengono pagati.
Potevamo fare a meno di nominare direttori esterni, potevamo fare a
meno di gratificare amici e amici degli amici.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Panarello. Non
essendo presente decade.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, signor Presidente della Regione,
Assessori, colleghi, starò nei tempi anche perché, come era stato
concordato in Conferenza dei capigruppo, i capigruppo possono anche
non rispettare i dieci minuti. Io che non sono capogruppo sarò
ligio al dovere.
La settimana scorsa il Presidente della Regione ci ha presentato
il suo terzo esperimento.
Se fosse un fatto personale sarebbe imbarazzante per qualsiasi
uomo munito di dignità politica, ma fatto personale non è. E' un
fatto di governo, è un fatto istituzionale, è un fatto
amministrativo e finisce per evidenziare quello che si sta
palesando in questi mesi, in questi 18-20 mesi di governo Lombardo
che è corretto definire un disastro per la Sicilia.
Il Presidente Lombardo ha costituito un terzo governo, illegittimo
sotto il profilo elettorale, immorale sotto il profilo politico. Ha
costituito un governo debole, un governo che non riesce a tutelare,
colleghi dell'Assemblea, colleghi onorevoli, quello che di buono
c'era - ormai dobbiamo, purtroppo, parlare al passato - nella
nostra terra di Sicilia; quello che di buono c'era nella
occupazione, quello che di buono c'era nella FIAT di Termini
Imerese; quello che di buono c'era e da qui a poco, spero di no,
ma probabilmente non ci sarà più all'Italtel; quello che di buono
c'era all'Unicredit che probabilmente vedrà mille famiglie perdere
il proprio sostentamento; quello che di buono c'era e che un
Governo debole nel territorio, perché è minoranza nella regione,
non può tutelare.
E dico questo non tanto e non solo per i recenti sondaggi ai quali
non sono mai stato affezionato, ma che vedono il gradimento del
Presidente della Regione in caduta libera; ma lo dico perché lo
collego ai fatti. E i fatti parlano di un oggettivo immobilismo
rispetto alle tante emergenze, e sono davvero tante, e sono state
per altro analizzate tutte - ci tornerò brevemente da qui a poco -,
che attanagliano e che imperversano nella Sicilia di questa era.
Presidente Lombardo, questa sera ci tengo a dire una cosa con
estrema chiarezza e la dico personalmente a lei: qui, da questo
pulpito e dal nostro partito non vi è alcun rancore, non vi è astio
personale. Stiamo cercando in questi mesi - anche stamattina ho
sentito parole in libertà e anche stasera parole come saccheggio
- si parla, si viene qui ad esprimere buonismo e poi fuori da qui
si dice tutto ed il contrario di tutto sugli avversari o sui
contraddittori politici, come preferirei chiamarli io. Però poi qui
si viene a dire che ci sono donne e uomini cattivi che parlano male
del manovratore.
Abbiamo dei fatti oggettivi che stiamo analizzando: non ci sono
rancori personali, la politica che è missione nell'interesse della
società non li prevede, Presidente Lombardo.
Allora, noi analizziamo fatti oggettivi.
Il popolo siciliano ha eletto una maggioranza che ha espresso un
governo. Questa maggioranza non c'è più e non c'è più con un
Governo che, quindi, è venuto meno per volontà esclusiva del
Presidente della Regione.
Altro fatto oggettivo incontestabile è che da venti mesi
ascoltiamo annunci sulle riforme.
Chi ha parlato prima di me ha detto delle uniche due riforme che
sono state fatte grazie ed insieme all'UDC. E' il tempo che si
passi dagli annunci ai fatti
Nel 2009 la Sicilia ha perso 40mila posti di lavoro, lo dice
l'ISTAT. Anche questo, colleghi parlamentari, è un fatto oggettivo.
E noi non lo diciamo per astio né per rancore, ma per dire che è
arrivato il tempo di essere consequenziali, Presidente Lombardo,
perché non è possibile stare al Governo nazionale insieme al suo
dante causa, il presidente Berlusconi, e non risolvere i problemi
della Sicilia quando, quotidianamente, assistiamo all'indirizzo del
denaro pubblico verso quel Nord che il suo ministro Tremonti sa
così bene indirizzare verso gli interessi della Lega, che sono
interessi contrari e distinti da quelli della Sicilia e dei
siciliani.
Oggi noi possiamo dire con grande serenità che stiamo assistendo
ad un vero e proprio ribaltone.
Non lo vedo in Aula, ma voglio dire al collega Lupo, che anche
questa sera ha ribadito un fatto e cioè che il PD non è al Governo,
che gli do il beneficio della buonafede. Però lo voglio invitare
affettuosamente - ho anche apprezzato nel tono e nel merito il suo
intervento - a raccordarsi col suo collega Cracolici perché forse
l'onorevole Cracolici non gli ha detto che nel Governo ci sono
degli assessori del PD.
Siccome l'UDC non è più disponibile a intraprendere un percorso
con questo Governo, non è più disponibile a dare il suo sostegno,
questo é ormai evidente, l'UDC sta lavorando per l'alternativa al
Presidente Lombardo. Lo diciamo con la serenità di chi crede nelle
cose della politica, di chi fa la politica con assoluto
disinteresse scevro da qualsiasi infingimento e, soprattutto, nella
certezza di fare il bene dei siciliani.
Allora noi siamo pronti a raccogliere la sfida del futuro e
vorremmo capire, e lo dico perché non amo riferirmi a nessuno degli
interventi che è stato fatto, però vorrei invitare il mio amico,
Catone censore , Faraone, che questa sera ci ha spiegato alcune
cose della politica, per carità a non parlare di coerenza.
Una delle tante cose che mi viene in mente è che, fino a qualche
mese fa, l'onorevole Cracolici, insieme ad alcuni deputati del PD,
è entrato in questa Aula ed ha deposto sui banchi del Governo dei
sacchetti dell'immondizia per dire a questo Governo platealmente
che non sarebbe riuscito a fare una seria riforma dei rifiuti.
Ebbene, tutti, a partire da San Paolo, possiamo essere folgorati
sulla via di Damasco Noi ne prendiamo atto, restiamo lineari e
coerenti; lo facciamo con assoluta pacatezza e con la convinzione
di essere nel giusto. E abbiamo già immaginato un percorso nello
scorso comitato regionale, che ha votato all'unanimità la
possibilità di ripartire, appunto, incontrando e confrontandoci con
il mondo dell'associazionismo, con il mondo cattolico, con le
associazioni di categoria, con il mondo produttivo, con i
sindacati, con l'università, con la scuola e con tutte quelle
formazioni politiche che vorranno confrontarsi con noi per mandare
a casa il Governo abusivo del Presidente Lombardo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Benedictis. Ne ha
facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, mi manterrò sicuramente entro i
dieci minuti.
Onorevoli colleghi, il dibattito al quale abbiamo dato vita
stasera devo dire che in larga parte è un dibattito che ha parlato
a sé stesso. Io ho provato ad ascoltarlo dal punto di vista dei
siciliani, dal punto di vista di chi si interroga, non tanto su
quali sono i giochi e gli umori del Palazzo, ma dal punto di vista
di chi si interroga su che cosa, in questo momento, comunque sia
importante per la Regione siciliana tale da poter determinare per
la Sicilia qualcosa di positivo.
Io credo che da questo dibattito ben poco si è capito, ma
soprattutto penso che noi non abbiamo fatto nulla per spiegarci e
nulla per occuparci della domanda legittima di chi vuole sapere
cosa succederà alla Sicilia.
E' stato mi sembra, consentitemi un giudizio personale, un
dibattito in larghissima parte, appunto, che ha parlato a sé
stesso, un dibattito scontato, prevedibile, dove le evidenti ovvie
accuse sono arrivate fino a governo abusivo , tradimento ,
inciucio , di contraddizioni di ogni natura e specie che si sono
sprecate. E sono tutte argomentazioni e proposizioni legittime.
Il punto è cosa siamo in grado noi di dire e di fare facendo
sintesi di questo momento, assumendoci una responsabilità in una
circostanza che comunque è, oggettivamente, una circostanza inedita
che contiene un tasto di anomalia che dobbiamo sapere governare e,
se ce la facciamo, portare a profitto. Questo mi preme essere il
punto di vista dei siciliani: qual è l'interesse che possiamo
individuare in questa operazione a vantaggio dei siciliani?
Non v'è dubbio, noi del Partito Democratico non abbiamo votato il
Presidente Lombardo, non lo abbiamo eletto, non lo abbiamo
individuato come la figura a noi congenita per guidare la Sicilia.
Non è il nostro Presidente, sia ben chiaro
Queste folgorazioni o queste accuse che vi scambiate di
tradimento, di pentimento - ho sentito l'onorevole Gianni che ha
chiesto scusa per avere fatto votare ai siciliani il Presidente
Lombardo - tutto ciò, francamente, ci interessa poco.
Non v'è dubbio - e ne prendiamo atto - di una profonda crisi che
ha portato il centro-destra in questa Regione al dissolvimento. Non
v'è dubbio - ne prendiamo atto - del fatto che in una Regione
fortezza del centrodestra l'UDC è fuori dal Governo; l'UDC che
aveva governato per anni e aveva costruito un sistema di potere
clientelare grazie al quale ha mantenuto posizioni e ruoli, in
questo momento è fuori da queste posizioni di potere e ruoli. E non
v'è dubbio che il PDL, che ha in Sicilia una sua fortezza, oggi si
trova spaccato.
Questo non è un fatto che dipende dagli accidenti occorsi.
Qui c'è una profonda crisi che in Sicilia segna drammaticamente un
suo punto di acme.
Su questo fatto, su questa maggioranza oggettivamente dissolta,
non v'è dubbio che la risposta può essere, se non questa, soltanto
una: il ricorso al voto anticipato.
E' ragionevole l'argomentazione di chi propone che, di fronte allo
scioglimento di quel patto che ha vincolato gli elettori al
risultato della propria elezione, adesso la circostanza imporrebbe
il ricorso al voto anticipato.
Senonché, a causa della scellerata conduzione di questa Regione
nei precedenti anni e di quello che abbiamo dovuto subire, oggi
questa ipotesi appare - non tanto a noi che possiamo essere
accusati come quelli che, per interesse di poltrone, vogliamo
mantenere questa posizione - ai siciliani tutti, di destra o di
sinistra, di maggioranza e di opposizione, a tutte le categorie
produttive, a tutte le famiglie, a tutte le imprese, appare
un'ipotesi scellerata e un danno a proprio consumo.
Questo è il punto, e questa è la questione sulla quale dovete
interrogarvi.
Se immaginate una soluzione diversa dall'assunzione di
responsabilità alta che ci coinvolge tutti quanti, con il rischio
che questo comporta, perché questo - ne siamo coscienti - comporta
un rischio per noi, in questo momento, come Partito Democratico, e
comporta un rischio per ognuno di noi che stiamo qui, compreso il
Governo ed il Presidente Lombardo. Se esiste una possibilità
diversa, allora questa va messa in campo.
Ma stasera ho sentito solamente un parlarsi addosso, non ho
sentito evocare una possibilità diversa né ho sentito chiedere il
ritorno alle urne perché anche questo - quantunque i siciliani
abbiano chiesto che non si facesse - nessuno oggi qui lo ha
proposto.
Allora si tratta di un dibattito ipocrita Si tratta di una
lamentazione, un'accusa, addirittura una prefigurazione di scenari
inverosimili e una narrazione di una Sicilia che sembrerebbe fino a
qualche settimana fa marciare a gonfie vele verso lo sviluppo e il
successo ed improvvisamente è caduta nel buio e nell'oscurità.
Ma scusate, gli operai di Termini Imerese, che usate come foglie
di fico e strumentalizzate in maniera indegna quando vi serve,
c'erano anche un mese fa, c'erano anche un anno fa e anche due anni
fa E voglio dirvi che se la situazione di Termini Imerese oggi è
quella che è, è proprio a causa del fatto che già un'elezione
anticipata questa Regione l'ha subita - a causa della scellerata
conduzione di quel Governo, a causa del fatto che il centro-destra
osò candidare un Presidente che era già stato rinviato a giudizio
per fatti gravissimi rischiando, sapendo di rischiare, quello che
poi puntualmente è avvenuto - e, quindi, a causa di quella scelta e
della durata di appena due anni del secondo Governo Cuffaro, oggi
ci ritroviamo la situazione di Termini Imerese gravemente
compromessa, più grave di quella che avremmo potuto affrontare se
quelle elezioni anticipate e se le cause che hanno determinato
quelle elezioni anticipate non si fossero verificate.
Invece, con protervia, con cecità, avete sottoposto la Sicilia,
per l'esigenza di mantenere comunque il potere, ad una seconda
rielezione del governo Cuffaro e alle conseguenze che ne sono
derivate, con un'elezione anticipata che ha paralizzato
l'amministrazione regionale e che oggi rende agli occhi dei
siciliani ancora più improponibile una eventualità di questo
genere.
Ripeto, è un'eventualità che nessuno di voi ha, peraltro, invocato
e che tutti i siciliani scongiurano. Dopo di che, il punto è: quale
assunzione di responsabilità, dati i fatti che ruotano intorno al
dissolvimento vostro, della vostra maggioranza, noi qui possiamo
mettere in campo?
Per parte nostra, ci assumeremo le nostre responsabilità, in una
situazione oggettivamente anomala e contraddittoria. Non ci
dobbiamo nascondere, infatti, che c'è una situazione anomala e
contraddittoria, nella quale comunque ci stiamo misurando. E voglio
dirlo, onorevole Presidente, questo riguarda tutti quanti noi, ci
stiamo misurando non sulla base delle argomentazioni che ci possono
convincere e mettere il cuore in pace, perché le nostre possono
essere parole e rimangono parole. Ci misuriamo, e ci dovremo
giudicare, tutti quanti, alla luce dell'efficacia dell'azione
legislativa e di governo che in questi mesi si metteranno in campo,
alla luce delle riforme che devono passare dallo slogan al
contenuto e dei tempi entro cui queste cose riusciremo a fare.
Tutto il resto sarebbe vuota retorica. Tutto il resto sarebbe
argomentazioni per giustificare un'operazione di per sé rischiosa,
nella quale ci può essere riconosciuta la generosità di volere
rischiare assumendoci le nostre responsabilità; ma tutto il resto,
se non si verificano, se non si compiono quelle azioni che valgono
la scommessa che stiamo compiendo, significherebbe inutile
galleggiamento.
Allora, il galleggiamento non è una cosa alla quale teniamo in
alcun modo, l'accaparramento o l'impossessamento di posti di potere
e di posizioni non ci riguarda in questo momento. Non è questo
l'obiettivo, credo che nessuno di noi possa mettere in campo come
giustificazione di questa scelta. Ci interessa che questa scommessa
che i siciliani ci chiedono di condurre, nel loro interesse, possa
produrre risultati.
Presidente, questa scommessa noi la possiamo sostenere in tempi
certi e ragionevoli e deve portare a dire che ne è valsa la pena.
Altrimenti tutto quello che ci possiamo dire, da una parte e
dall'altra, tutto quello che ognuno di noi può pensare per potere
giustificare questa che, comunque, è un'azione impegnativa ed
onerosa, non ha senso ed equivarrebbe - come ho detto prima - ad un
galleggiamento che non ci potrebbe vedere partecipi di altro
indugio.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha
facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, io mi auguro, prima di tutto, di stare
entro il termine dei dieci minuti, però devo anche ricordare che in
Conferenza dei capigruppo, presente il Presidente dell'Assemblea
regionale Cascio, si stabilì che per questo dibattito i capigruppo
non avrebbero avuto limiti di tempo. Non voglio fare spaventare
nessuno con questa mia affermazione; però, Presidente, se debordo
dai dieci minuti, la prego sin da adesso di farmi parlare.
Il mio intervento, come del resto anche altri di questo genere,
possibilmente avrà il tono di un dialogo tra me e il presidente
Lombardo. Dialogo nel senso di come verrà proposto, perché è un
momento in cui discutiamo di una scelta politica che riguarda
principalmente l'onorevole Raffaele Lombardo. Ecco perché ci sarà
questa apparente personalizzazione dell'intervento.
Siamo di nuovo qui in brevissimo tempo, e il Presidente Raffaele
Lombardo ha avuto modo di dichiarare anche oggi, credo addirittura
appellandosi al rispetto del Regolamento per fare presto, per
stringere i tempi di questo dibattito sostenendo che questo
dibattito è una perdita di tempo, che il Governo non può perdere
tempo con gli inutili dibattiti dell'Aula.
Voglio dire che è intanto una prassi e un diritto della democrazia
dibattere allorquando viene formulato un nuovo Governo, che sia
nazionale, che sia regionale, che sia provinciale, che sia
comunale; il dibattito è il sale della democrazia e non è mai una
perdita di tempo.
Allora, se stiamo perdendo un pomeriggio e qualche ora della prima
nottata, certamente questo farà bene alla democrazia di questa
nostra Terra e, d'altro canto, se siamo costretti a perdere tempo
con i dibattiti, la colpa non è di questo Parlamento. La colpa, se
colpa possiamo chiamarla, riguarda l'evoluzione politica o
l'involuzione politica che ha caratterizzato l'operato del
presidente Lombardo il quale, battendo qualunque record dalla Prima
Repubblica, in diciotto mesi ha fatto tre governi Ed è un bel
primato, in negativo per quel che ci riguarda; ma è una
constatazione.
Se il presidente Lombardo, anziché avvilupparsi nelle sue teorie
di aggiornamento della propria posizione politica, avesse
consentito di lavorare alle forze politiche che erano state elette
insieme a lui nel 2008, non avremmo avuto la necessità di perdere
tempo in Aula per dibattiti di ben tre governi, e chissà di quanti
ancora ce ne aspetteranno, anziché continuare a discutere - mi
rendo conto - sempre degli stessi argomenti sull'attuale situazione
politica.
Non vorrei ripetere le frasi che sono state dette in questi giorni
e anche in quest'Aula, le do per scontate. E' un Governo di
territorio, si è detto da più parti
CRACOLICI. E' una domanda?
MAIRA. E' una domanda ed insieme un'affermazione. E si è detto da
più parti che è un tradimento plurimo. L'onorevole Lombardo ha
tradito la sua maggioranza, quella che lo ha eletto; ha tradito il
suo elettorato, quello che lo ha eletto; il PD sta tradendo - lo
spiegherò dopo, se ci riesco - il suo elettorato. Tutti insieme
stanno tradendo la Sicilia perché, e ripeto il termine, è
democrazia.
In democrazia, soprattutto con l'attuale sistema elettorale, il
patto elettorale che viene stretto, il contratto elettorale che
viene stretto dal candidato alla presidenza, da un governo e da una
maggioranza che appoggia quel presidente con propri simboli non è
un fatto ideale; è un fatto contrattuale perché, per esempio,
accanto al nome dell'onorevole Lombardo c'era il simbolo dell'UDC.
L'onorevole Lombardo e l'UDC hanno contratto un rapporto che
doveva essere indissolubile con l'elettorato, tranne nel momento in
cui non è possibile andare avanti - uso anche tale espressione,
usata e abusata in questi giorni -, tranne a ricorrere nuovamente
all'appello del corpo elettorale.
Questo non è stato fatto.
E qual è il dato politico di oggi? Checché se ne possa dire, il
dato politico è che il Partito Democratico è al Governo.
L'onorevole Lombardo ha spostato l'asse politico di questa
Regione, lo ha spostato facendo diventare portante e vincitore un
partito che, invece, gli elettori siciliani non avevano premiato.
Veniamo accusati, soprattutto noi dell'UDC e parte del PDL -
quello che adesso viene comunemente definito lealista - di avere
impedito al Presidente Lombardo di lavorare.
Io non ho ancora sentito, e mi augurerei di sentirlo nella replica
del Presidente della Regione, specificatamente quali sono stati i
casi, i motivi, i momenti, i provvedimenti legislativi che noi
avremmo impedito di portare avanti. Per quel che mi riguarda,
avendo partecipato al dibattito d'Aula, al dibattito nelle
Commissioni, al dibattito pubblico, a mia memoria - e mi appello
alla memoria di questa Aula - tutti i provvedimenti legislativi,
soprattutto quelli che avevano l'impronta della riforma, sono stati
votati non solo dall'UDC e dal PDL ma, quasi tutti, sono stati
proposti all'Aula su studio, lavoro e proposizione degli assessori
dell'UDC.
Possiamo sapere definitivamente quali sono gli ostacoli che hanno
impedito all'onorevole Lombardo di governare la Sicilia e che lo
hanno portato al suo Lombardo bis e, poi, al Lombardo ter? Una
contestazione precisa su questo aspetto, io ancora l'aspetto,
scusate il bisticcio di parole.
Le cose che abbiamo fatto insieme, le ha rammentate lei, onorevole
Presidente della Regione. Abbiamo fatto un provvedimento
legislativo per ridurre gli ATO. Perché non è andato avanti
dettando le regole della riforma, sotto l'aspetto della forma
giuridica, degli ATO? Si sono accumulati centinaia di milioni di
euro di debiti a carico degli ATO rifiuti. La colpa è forse di una
legge sbagliata, dei consigli di amministrazione impreparati, del
sistema che non ha funzionato, delle discariche, dei cittadini che
non aiutano a tenere le città pulite
Ma é anche vero che questa enorme mole di debiti è aumentata
perché siamo con due anni e più di ritardo sull'attuazione dei
nuovi ATO rifiuti che abbiamo votato tutti, io per primo.
So che negli sfoghi con alcuni amici della politica, il Presidente
Lombardo ha avuto modo di criticare, forse di adirarsi con me,
perché ho definito l'attuale momento di gestione della burocrazia
regionale in stato confusionale . Me ne assumo la paternità e lo
ripeto in quest'Aula, ma non sono solo.
Onorevole Presidente della Regione, non può lamentarsi solo con
me. Deve farlo con le organizzazioni sindacali e con i
rappresentanti sindacali in primis, anche quelli che appoggiano
questo suo terzo esperimento di governo, perché lo stato
confusionale è certificato dalle organizzazioni di categoria, dai
sindacati. E non mi venite a dire - e mi rivolgo anche all'Aula -
che la burocrazia in questo momento funziona, che abbiamo le idee
chiare sui direttori generali, quelli veri, quelli nuovi, quelli
nuovissimi, quelli che facevano parte dell'organico della
burocrazia, quelli che invece sono esterni - vecchi e nuovi -, io
credo che ancora non si siano nemmeno insediati e la macchina
burocratica è ferma.
E qui vorrei aprire una parentesi, lo diceva l'onorevole Pippo
Gianni prima di me, è sotto gli occhi di tutti e io invito il
Presidente della Regione a smentirmi: la maggior parte dei
dirigenti generali ha la patente di amici dell'MPA o con tessera o
con la patacca di simpatizzanti, addirittura alcuni sono dirigenti
di partito, altri sono stati candidati nelle varie liste dell'MPA e
non eletti, e quindi sono stati premiati.
Abbiamo avuto in parte lo stesso meccanismo per qualche nominativo
nelle ASP, verifichiamo lo stesso meccanismo per quanto riguarda il
sottogoverno che fino ad ora è stato assegnato. La stessa cosa
stiamo vedendo nella formazione dei gabinetti degli assessori; ho
l'impressione di essere in pieno Soviet o nell'Emilia degli anni
'60 quando, anche per lavorare, si doveva avere la tessera del
partito comunista altrimenti non si poteva lavorare, e vorrei che
mi si smentisse con l'elenco questo è vero o questo non è vero .
Io credo che una sfida di questo genere nel dettaglio il
Presidente Lombardo non può accettarla e, sempre per parlare di
dirigenza generale, mi permetto di usare una frase forte perché è
l'unica che rende l'idea: per me la verifica dei curricula dei
nuovi dirigenti, fatta in poche ore notturne, è una truffa
amministrativa. Uso il termine truffa e sono enormemente
meravigliato che i cosiddetti tre saggi si siano prestati a questa
operazione truffaldina, perché la verifica non andava fatta
soltanto per i nove dirigenti da nominare - forse, per nove
dirigenti sarebbe stato bastevole il tempo utilizzato -; ma la
verifica riguardava la comparazione di questi nuovi nove dirigenti
con i duemila dirigenti in forza all'Amministrazione regionale,
come impone il decreto Brunetta.
Si sarebbe dovuto verificare se, fra i duemila dirigenti in
servizio, non vi fossero professionalità superiori o pari a quelle
dei nove che sono stati nominati. Alcuni dei nove certamente ce
l'hanno; ma altri, chi proviene dall'amministrazione di piccoli
comuni ma è dirigente dell'MPA, chi è alla sua prima esperienza
anch'esso con la tessera dell'MPA. Ma benedetto Iddio, come può
sostenersi che non ci sia, fra i duemila dirigenti della Regione
siciliana con le capacità professionali acquisite in tutti questi
anni, uno più professionale di questi nove?
Questa vicenda del PD al Governo che aleggia: se è entrato, non è
entrato, mi ha fatto ricordare un'occasione - certo non simile ma
l'ho apparentata - di quando ero bambino, e mi riferisco al 1950,
al 1951.
Chi ha la mia età, ricorderà che a quei tempi la domenica si usava
andare al cinema e anche la mia famiglia aveva questa abitudine.
Una domenica, con mio padre, mia madre e mia sorella - che forse mi
sente visto che abita a Palermo e forse anche lei ricorderà questo
episodio - siamo andati a vedere un film al Supercinema, assessore
Chinnici, che lei conosce. Il film era Via col vento .
Ma che c'entra con questo dibattito? E' per sorridere nella
drammaticità del dibattito.
PRESIDENTE. Onorevole Maira, capisco tutto ma si avvii alla
conclusione.
MAIRA. Il film era Via col vento . Gli anni erano particolari,
per cui c'era tutto questo pathos del film e il pathos anche
dell'amore scoppiato tra i due protagonisti. Alla fine, il film
porta ad un'enorme e scandaloso bacio tra i due attori principali,
scandaloso per quei tempi. Nel silenzio generale del cinema
partecipante al pathos, a me, bambino di cinque anni, scappò nel
silenzio generale e tanto ficiro che ficiro all'amore . E scoppiò
un'enorme risata nel cinema.
Ecco, l'incontro di Raffaele Lombardo col PD mi ha fatto ritornare
alla mente quella frase e tanto ficiro che ficiro all'amore con
delle conferme - poi ho finito, signor Presidente, anche se mi
toccherebbe più tempo -.
PRESIDENTE. Onorevole Maira, lei non può superare i venti minuti.
Capisco la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari,
capisco tutto; lei ha parlato per venti minuti, penso che debba
concludere. Mi dispiace richiamarla per la terza volta.
MAIRA. E la conferma sul PD sa chi me la dà? La nomina ad
assessore del professore Centorrino, sul quale non ho nulla da
dire, sulla serietà, professionalità e capacità; ma proprio per
questo e perché è stato chiamato come tecnico il professore
Centorrino doveva andare a dirigere un assessorato economico, non
un assessorato culturale, e non perchè non ne ha la cultura ma
perché è stato chiamato come tecnico specialista nella sua
economicità.
L'avere nominato comunque assessore il professore Centorrino è la
riprova che lei doveva andare in Giunta comunque, perché
espressione di un partito politico. E' questa la verità.
Concludo, signor Presidente, dicendo che saremo vigili
sull'andamento di questo Governo, che non permetteremo a questo
Governo di fare riforme che nascondano altra gestione od
occupazione di potere. Voteremo migliorando i provvedimenti
legislativi e, in parte, proponendo soltanto quelle riforme che
siano seriamente riforme nell'interesse della Sicilia e che non
possano nascondere momenti di affari politici nella gestione della
pubblica amministrazione di questa nostra Terra.
Da questo punto di vista, noi saremo riformisti più del Governo;
se qualcosa non funzionerà la nostra opposizione sarà violenta.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Adamo. Ne ha
facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, componenti del
Governo, sarò brevissima.
Il nuovo Governo Lombardo nasce dalle ceneri di un'esperienza
politica fallimentare, di una politica che si è rifiutata - e
ancora si rifiuta, dal dibattito che abbiamo ascoltato - di
affrontare con coraggio la crisi determinata dalla drammatica fine
del precedente Governo regionale.
Il futuro della nostra Isola passa inevitabilmente dalle scelte
che saremo tenuti a compiere nei prossimi mesi. E' giunto per tutti
il tempo delle decisioni: stare con la Sicilia o contro di essa,
operare attraverso le riforme strutturali a favore dello sviluppo
economico o continuare a polemizzare, favorendo solo la stagnazione
ed il declino.
La crescita economica e culturale della nostra Terra è il progetto
politico del PDL Sicilia e totale è l'adesione alle richieste di
innovazione e sviluppo che gli elettori ci hanno chiesto di
soddisfare con il loro sostegno nella primavera del 2008.
Sosterremo con lealtà e responsabilità l'azione politica e
amministrativa del nuovo Esecutivo regionale perché con il nuovo
Governo Lombardo intendiamo inaugurare l'era del coraggio e delle
concrete riforme e perché crediamo fortemente nella capacità degli
uomini che lo compongono e nello spirito innovatore.
Abbiamo visto con piacere il passaggio di consegne tra l'assessore
Michele Cimino e l'assessore Bufardeci che ha permesso di firmare
immediatamente l'accordo, un accordo importante, epocale, tra le
banche della Sicilia e l'assessorato dell'agricoltura; un accordo
senza il quale ogni riforma, ogni intervento economico
sull'agricoltura sarebbe assolutamente inutile. Ed è stato
importante che in pochi giorni sia stato firmato, subito dopo il
passaggio degli assessorati, a dimostrazione di un progetto che è
cominciato e che continua ed anche della capacità di coinvolgere
gli uffici amministrativi che non si sono fermati neanche durante
la pausa estiva.
Abbiamo visto con interesse - e vogliamo sottolinearlo - la grinta
con la quale il Governo è intervenuto sulla questione della FIAT e
siamo sicuri che ancora interverrà. Apprezziamo anche l'intervento
dell'assessore per l'industria, soprattutto per le richieste fatte
alla FIAT sulla conduzione dell'azienda perché ancora aspettiamo di
sapere, attendiamo la risposta sul perché un'azienda che punta
sull'efficienza, sulla capacità manageriale - e chiediamo
all'assessore di insistere sulla domanda - abbia imbarcato per
tanti anni le macchine non da Termini Imerese ma da Catania.
Non so che tipo di tessera abbia il professore Centorino, ma sono
contenta di avere saputo da alcuni colleghi, colleghi di scuola e
non colleghi politici, che, appena insediato, ha saputo rispondere
con grande competenza a tutta una serie di domande che erano state
formulate.
Gli interventi recenti dell'assessore Gentile sulle infrastrutture
ci fanno capire forse che è arrivato il momento in cui l'Assemblea
regionale affronterà con forza e con coraggio la questione delle
infrastrutture: strade, porti, ponti ed aeroporti. Questa deve
essere sicuramente la linea di sviluppo del nostro territorio e
siamo sicuri che questo avverrà e su questo puntiamo.
Ma forse proprio la determinazione di passare dalle promesse
elettorali alle decisioni, agli atti amministrativi, ha
paradossalmente spinto una parte della maggioranza, uscita
vittoriosa dalle urne e rappresentata all'interno del Governo, ad
operare per conto di esso.
Naturalmente, nessuno è disposto ad accettare niente a scatola
chiusa.
La sfida alle riforme può essere vinta solo attraverso un
confronto concreto di idee e progetti. Lealtà, rispetto, fermezza
devono essere i princìpi basilari per una solida e costruttiva
azione a sostegno delle riforme, con l'apporto fattivo di tutti
coloro che credono nel progetto e con il loro coinvolgimento attivo
e responsabile.
Il cambiamento che tutti auspichiamo deve essere reale e
tangibile, non una dichiarazione di intenti ma un fatto
sostanziale.
Il PDL Sicilia, accettando di dividersi, in maniera certamente
traumatica - questo non ce lo nascondiamo e lo ribadisco agli amici
del PDL, ci rendiamo conto del trauma che abbiamo vissuto - ha però
dovuto scegliere tra voi, la nostra alleanza e la Sicilia ed
abbiamo scelto la Sicilia e il suo futuro. Siamo stati costretti,
dopo un periodo di lunghe trattative; abbiamo compiuto una scelta
consapevole della quale non ci pentiamo; anzi, crediamo fermamente
che il valore della coerenza, contrapposto a quello della
illogicità, sia il caposaldo di una corretta azione politica,
distinta e distante da certe logiche personalistiche del tutto
corrispondenti alla richiesta di governabilità dei cittadini
siciliani.
Una politica che non ha chiesto - e lo sottolineo, siamo stati
criticati anche dai nostri colleghi per questo - assessorati in
più, che non ha chiesto poltrone, che non ha chiesto sottogoverno,
ma una politica che chiederà moltissimo nel campo, invece, della
realizzazione del programma.
Il PDL Sicilia continuerà a fare la sua parte. Pretenderemo ritmo
ed efficienza del Governo, così come garantiremo uniformità di
giudizio, determinazione nell'azione parlamentare e compattezza
decisionale.
L'esecutivo Lombardo ha un unico obiettivo: predisporre, di
concerto con le forze parlamentari disposte ad accettare la sfida,
un piano organico di riforme che possano incidere profondamente sul
tessuto economico e sociale della Sicilia.
Per aspirare ad essere la regione di riferimento del Mediterraneo,
bisogna investire sul futuro modificando le micro e macrostrutture
che danneggiano la nostra Isola. Su questo vigileremo, stimolando e
incoraggiando l'azione di governo, attraverso i nostri
rappresentanti all'interno dell'Esecutivo e dai banchi di Sala
d'Ercole.
Una burocrazia più snella, un sistema industriale più coraggioso e
sostenuto negli investimenti produttivi, un programma di gestione
di smaltimento dei rifiuti più efficiente e rispettoso
dell'ambiente, una valorizzazione ancora più intelligente dei
nostri beni artistici e architettonici, incentivi e valorizzazione
del merito per evitare la fuga dei nostri migliori cervelli,
insieme alla capacità di sostenere e di rispondere con decisione,
così come si è cominciato a fare, alla gravissima crisi
dell'agricoltura, allo sviluppo della pesca e dell'artigianato.
Tutto questo significa cambiamento. Su queste basi, il PDL Sicilia
accetta la sfida delle riforme ed esprime fiducia al governo
Lombardo.
Assume la Presidenza il Presidente Cascio
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musotto. Ne ha
facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
Regione, membri del Governo, dopo il lungo e a volte estenuante
dibattito di questa sera, credo che si siano ripetute molte volte
le motivazioni, gli attacchi - alcune volte di basso profilo, altre
volte di natura politica - ad una vicenda del Governo Lombardo che
tutti noi dimentichiamo che dovrebbe essere il seguito di una
proposta programmatica, politica e progettuale che il Governo
Lombardo ter ha prospettato nell'ultima seduta d'Aula e su cui oggi
sarebbe stato opportuno - e in alcuni interventi c'è stato - un
confronto sulle cose da fare, sulle riforme da realizzare rispetto
ai tanti bisogni e alle tante emergenze della nostra terra di
Sicilia.
Quello che più stranizza è quando si vuole delineare una
situazione disastrosa della nostra Regione determinata solo ed
esclusivamente dall'onorevole Lombardo.
Oggi si è detto di tutto e di più. Siamo riusciti anche a dire che
è colpa di Lombardo se un primario, un chirurgo ha dimenticato
nello stomaco di una sua paziente un pezzo di tubo.
Quarantanovemila posti di lavoro perduti in Sicilia per colpa del
governo Lombardo, la sanità al disastro, i pronto soccorsi che non
funzionano, i servizi che non funzionano, questa terra di Sicilia
in ginocchio solo ed esclusivamente per colpa del governo Lombardo.
Invece di guardare avanti - che poi, in fondo, è la prospettiva
che il Presidente, nell'ultima seduta d'Aula, ha voluto delineare,
progettare ed ipotizzare rivolgendo un appello a tutti gli uomini
liberi di questo consesso assembleare e di tutte le forze politiche
che vogliono realmente proporre un progetto di riforma, di
trasformazione e di rinnovamento della nostra Terra di Sicilia - si
è continuato in una bieca polemica.
Non vorrei scadere anch'io in una bassa disquisizione sugli uffici
di Gabinetto, sui direttori generali. Diciamocelo, però, senza
ipocrisia: prima del Governo Lombardo, i dirigenti generali
espletavano tutti un concorso e venivano scelti per merito; i capi
di Gabinetto venivano scelti per merito. La meritocrazia imperava
nella nostra terra di Sicilia
Prima dell'avvento del suo Governo, onorevole Lombardo, qui era
soltanto meritocrazia. Solo ed esclusivamente i bravi, coloro i
quali avevano professionalità, che erano terzi, che non facevano
politica, che durante le elezioni non venivano mai chiamati per
spostare clientele e decine di migliaia di voti Dimentichiamo il
118, dimentichiamo i forestali, dimentichiamo le società collegate;
dimentichiamo tutto Vi erano pulizia, rigore, merito e i dirigenti
generali, se non superavano delle prove, anche dei test
attitudinali, non venivano scelti, non venivano nominati.
Poi è arrivato lei, onorevole Presidente, e quindi le clientele,
il basso potere, il privilegiare le tessere di partito - e,
comunque, non sono tantissime le tessere dell'MPA, ve lo
garantisco; abbiamo fatto soltanto un tesseramento, lo possiamo
dire e non credo che tutti siano stati sistemati -, e qui il
rigore; qui, Presidente Lombardo, lei è traditore del patto che con
onore ha stilato nei confronti dell'elettorato siciliano,
traditore, ribaltonista, inciucista.
Siamo veramente alla farsa. Quale inciucio? Quale ribaltone?
Hanno commesso un errore di grammatica quelli del PDL perché hanno
votato contro il DPEF, avendo nel Governo due rappresentanti che
avevano votato a favore di un documento di programmazione economico-
finanziaria che è la base progettuale dei modelli di sviluppo che
un Governo regionale deve eseguire. Hanno sbagliato, e non solo
hanno votato contro ma sono rimasti al Governo, malgrado le forze
che li appoggiavano avessero votato contro.
Quindi è lì la contraddizione, lì ove ci fosse stato il
tradimento.
Qui si fa retorica, si enfatizza la legge dell'elezione diretta.
L'unico patto realmente che deve rispettare colui il quale viene
eletto col voto diretto da parte degli elettori è soltanto uno,
quello di rispettare e di volere attuare il programma su cui ha
avuto il consenso. Si presenta la propria candidatura con un
progetto, con un programma, con delle prospettive di governo; su
quello si deve misurare; quello è il vero patto che l'eletto, colui
il quale viene scelto dalla maggioranza degli elettori, poi deve
rispettare ed attuare.
E' un percorso di una linearità, di una limpidezza e di una
chiarezza. Ma dov'è il tradimento?
E' lì la responsabilità che ha colui il quale è eletto dal popolo
che deve attuare le riforme e deve cambiare la società, deve
certamente dare delle risposte.
E' inutile, qui, elencare ulteriormente quelle che sono le
emergenze - sono presenti a tutti noi -; bisogna mettere a regime
un Governo che governi, che attui realmente le riforme, perchè ci
sia realmente quel rigore che viene richiesto da una situazione
economica e finanziaria che tutti noi conosciamo. Questo è, quindi,
l'unico patto.
Non ci sono altri patti. Ci sono coalizioni che possono cambiare.
La politica è un continuo assoluto divenire; guai se fosse stabile
L'esperienza nostra, degli enti locali, della nostra terra di
Sicilia, è sempre stata un'esperienza che vuole dare risposte per
farci essere testimoni di ciò che avviene intorno a noi, nel
territorio e dare delle risposte concrete, reali.
Sul rapporto col Partito Democratico, che si sta enfatizzando,
intanto vorrei ricordare che oggi ricorre il decennale della morte
del vero riformista, per quanto mi riguarda, della nostra politica
che è il presidente Bettino Craxi, il quale ha realmente
rappresentato un momento di cambiamento, una volontà di riformare
profondamente la nostra Sicilia. E, per quanto mi riguarda - e
credo di poter anche interpretare quella che è l'opinione della
maggioranza dei siciliani che vuole cambiare - questo atteggiamento
di apertura, di confronto, di appoggio da parte del PD non mi
scandalizza assolutamente tenuto conto che, anche nell'intervento
di oggi, il segretario del PD ha parlato di cose da fare, da
realizzare e da rispettare completamente per dare delle risposte
alle innumerevoli emergenze della Sicilia.
Il momento del riformismo, quindi, il momento del cambiamento che
certamente deve essere interpretato per Raffaele Lombardo, che ha
avuto l'intuizione di un partito legato al territorio - il
Movimento per l'Autonomia non è certamente una invenzione
strumentale per poter gestire i posti del potere - per essere più
vicini a quelle che sono le esigenze del territorio e a quelli che
sono i bisogni, le domande da parte dei siciliani.
E non è un caso che, anche a livello nazionale, il partito si sia
mosso in maniera diversa ed abbia avuto la possibilità di votare,
ha voluto certamente votare contro il Governo nazionale nel momento
in cui quest'ultimo, per molti aspetti, per molte vicende che qui
sono state elencate - i FAS, le zone urbane franche - ha avuto
atteggiamenti non certamente vicini alla Sicilia, al Meridione.
Abbiamo potuto constatare come altre forze politiche legate al
territorio, nel momento in cui il territorio chiede delle risposte
concrete, reali da parte del popolo, da parte delle forze
produttive, da parte dei lavoratori, da parte dei sindacati si
attivino, come la Lega - è un esempio, e si fa sempre questo
esempio della Lega - non è un caso il consenso che si ha, e si ha
il consenso soltanto quando si è in prima linea, in trincea
rispetto a tutto ciò che chiede il territorio, che chiede la gente
in termini di servizi e di occupazione per quanto riguarda la
Sicilia.
Credo che non abbiamo nulla da rimproverare - e non già per
partigianeria o perché appartenenti allo stesso partito del
Presidente - in termini di presenza febbrile, costante, nel momento
in cui bisogna rivendicare, far valere la voce della Sicilia, dei
nostri lavoratori, delle nostre esigenze rispetto al Governo
nazionale, non c'è nulla che Raffaele Lombardo non abbia fatto.
Guardiamo, quindi, al futuro.
Sentivo, da parte di alcuni colleghi che mi hanno preceduto,
parlare di tradimento e poi, in quello stesso momento, parlare
anche, giustamente, di volere costruire un'alternativa al governo
Lombardo; quindi, non già in coerenza con il voto di due anni
addietro ma delineando altri momenti trasversali, atti alla
creazione di forze diverse.
Vi è stato un momento, Presidente Lombardo: quando c'è stato quel
voto negativo sul DPEF, e si è detto è stato provocato. Ci vuole
coraggio; ci vuole forza; vediamo cosa sa fare; vediamo cosa ci
propone; faccia questo . Il Presidente Lombardo il coraggio lo ha
mostrato. E' stato spinto o lo ha nelle sue doti naturali il
coraggio. E' un nodo certamente difficile, è una grossa scommessa
che stiamo facendo tutti coloro i quali crediamo in questo progetto
di grandi riforme e di rinnovamento della nostra terra di Sicilia.
E' una grande scommessa che si sta facendo, ma perché non farla?
Certamente non possiamo fare due passi indietro, arrenderci e
tornare a votare. Sarebbe una iattura per la nostra terra di
Sicilia e, fra l'altro, non lo vogliono i Siciliani.
Ci sono tanti altri amministratori di enti locali che dovrebbero
certamente ritirarsi per fallimenti amministrativi di anni, come
anche nella capitale della nostra Sicilia, e tutto ciò non avviene.
Non c'è nessuna ragione ma c'è soltanto la voglia di andare
avanti, di costruire. Sappiamo profondamente, onorevole Presidente,
che dietro di noi, dietro questa battaglia, dietro questa
scommessa, c'è certamente la stragrande maggioranza dei siciliani.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo per oggi gli
onorevoli Buzzanca, Falcone e Vinciullo.
L'Assemblea ne prende atto.
Riprende il dibattito sulle comunicazioni del Presidente della
Regione sulla nuova composizione della Giunta di Governo
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi dispiace
deludere l'onorevole Musotto se, in esordio al mio intervento,
riproduco le motivazioni che poi ufficialmente sono alla base della
posizione che il mio Gruppo parlamentare esprime nei confronti del
governo Lombardo ter.
Noi siamo all'opposizione, onorevole Musotto, per i tre motivi che
i colleghi che mi hanno preceduto hanno sottolineato: primo, perché
siamo tornati indietro di venticinque anni con primati da prima
Repubblica - un governo ogni sei mesi, tre governi in diciotto mesi
-; secondo, perché gli ultimi due governi del Presidente Lombardo
hanno costituito un tradimento della volontà degli elettori in
quanto hanno aperto una nuova pagina della politica siciliana
fondata sulla praticabilità del rapporto con il PD e con
l'opposizione da parte della coalizione del centro-destra con
l'MPA; infine, terzo motivo, perché é fondato sul tradimento
dell'apporto degli alleati.
Comprendo la difficoltà del collega Lombardo ad immedesimarsi
nella sensibilità verso un patto. Se l'onorevole Musotto non avesse
atteso che il suo ex partito gli conferisse la presidenza della
Commissione Unione Europea prima di passare, armi e bagagli
nell'MPA, molto probabilmente la sensibilità di ciò che è patto
MUSOTTO. Mi sono dimesso dalla carica di presidente della
Commissione.
LEONTINI. Il fatto che tu ti sia dimesso due mesi dopo l'elezione
non riduce la gravità di un comportamento che non voglio definire,
non lo sto qualificando. Sto dicendo soltanto a chi invoca oggi la
necessità di togliere da questo dibattito alcune categorie di
parole come tradimento , infrazione o diversità , che io voglio
ricordare che qui, in questo Parlamento, è accaduto che, appena
dopo le elezioni - senza attendere grandi maturazioni, ma
probabilmente per qualche episodio di disfunzione o di
incomprensione - abbiamo assistito ad una defezione importante nel
nostro Gruppo parlamentare che ha avuto come protagonista la tua
persona, onorevole Musotto ma soprattutto come protagonista il
Presidente Lombardo che, dopo avere avuto 1.862.000 voti, ha
ritenuto di poter espletare la sua attività con immediatezza
dedicandosi a coltivare le defezioni dei partiti alleati.
E' chiaro che non so come definire ciò E' chiaro che se questo
non viene commentato stasera, nessuno si scandalizza se si utilizza
la parola tradimento e con molta disinvoltura e spregiudicatezza
qui si invoca la necessità di essere progressisti anche nella
terminologia, di essere novisti anche nel modo di esprimersi, di
essere internettici, informatici possibilmente, nella comunicazione
politica, ed evitare di attardarsi su queste malinconiche categorie
che sono quelle dell'allontanamento dalla volontà degli elettori
che, antica o recente, sempre infrazione è e sempre tradimento è.
Ed non mi vergogno di utilizzare questa parola, onorevole Musotto.
Non è né stucchevole né stantio il mio riferimento a tale categoria
perché tale rimane. Posso esprimermi così, posso astenermi
dall'esprimermi così; ma tale rimane nell'opinione universalmente
diffusa e più tardi citerò anche cosa dice l'opinione pubblica.
Il Presidente Lombardo ha detto che il suo nuovo Governo poggia su
tre pilastri: MPA, Gruppo Sicilia e Alleanza per l'Italia. Non so
quando quest'ultimo pilastro é stato eretto, quello di Alleanza per
l'Italia, so soltanto che prima c'erano due grandi pilastri: UDC e
PDL.
Se dovessimo fare una disamina degli apporti quantitativi,
dovreste ricordare che, su 1.860.000 voti, l'MPA ne prese 300.000 e
la lista Lombardo Presidente, 100mila, il PDL circa 900mila e l'UDC
340mila: cioè l'apporto del PDL e dell'UDC, insieme, è di circa un
milione 300 mila votanti. Chi rappresenta in un
milioneottocentomila voti, una dimensione, non dico sparuta, ma
sicuramente ridotta rispetto all'apporto degli alleati, qualche
scrupolo in più, rispetto al mantenimento di un rapporto politico
con l'alleanza che, nei confronti della candidatura, ha canalizzato
i voti dovrebbe pur averlo; e ha detto bene qualche collega
elezione diretta, si fa per dire , perché è chiaro che chi guida
un partito che conta 400mila voti, come mi corregge l'onorevole
Leanza, certamente non rappresenta un milioneottocentomila voti.
Quindi, se tale consenso ha arriso alla candidatura del Presidente
Lombardo, ciò lo si deve all'apporto dei Gruppi parlamentari che si
sono candidati nei territori e hanno canalizzato il consenso verso
l'unica candidatura alla quale la coalizione guardava, come proprio
rappresentante.
Cosa è accaduto? La prima volta, a maggio si verifica la prima
crisi e la prima formazione di un governo ad infrazione, rispetto
alla volontà degli elettori, senza mai coinvolgere la coalizione.
Qualche collega ha detto si sono fatti fuori . Ma ci riconoscete
un'attitudine all'autolesionismo o al suicidio? L'UDC qui si è
alternato con parecchi colleghi. C'è mai qualcuno dell'UDC che è
stato destinatario di una notifica politica di estromissione dalla
giunta? E' mai stata la giunta di governo soggetta ad un dibattito
di coalizione, nell'ambito del quale porre un problema politico, in
positivo o in negativo, che evidenziasse in negativo la necessità
di estromettere questo partito, così deleterio, dalla composizione
della giunta? Mai Da un giorno all'altro, la cancellazione con un
colpo di matita e la notifica attraverso la stampa e attraverso gli
articoli Mai un'azione collegiale Mai la coalizione investita del
problema riguardante l'estromissione di un partito E questa è la
prima volta.
La seconda volta, la lesa maestà ha riguardato il voto contrario
al DPEF.
Ho già, in questa sede, più volte evidenziato perché questo è
accaduto, e in Commissione Bilancio - i colleghi se lo
ricorderanno, anche i colleghi della sinistra - io ebbi più volte a
raccomandare al Governo che la tanto decantata importanza del DPEF
faceva a pugni con l'insufficienza e inadeguatezza di quella
formulazione. La Corte dei conti, in questo senso, era ancora più
oltranzista perché indicava nelle categorie più importanti del
programma di governo le lacune di quel documento di programmazione
finanziaria.
Nulla sulla formazione. Nulla sui fondi comunitari. Nulla sulla
riforma dei rifiuti, sugli ATO. Nulla di nulla sull'attingimento ai
bandi perché, in quel momento, i bandi non esistevano, c'erano
cinque o sei categorie, l'agricoltura, i bandi di concorso, la
formazione, gli ATO rifiuti, etc. che erano oggetto di lacune.
Noi avemmo modo di sollecitare il Governo a riempire queste lacune
e la risposta stizzita fu o bere o affogare, non esiste in
Commissione la possibilità di modificare il DPEF Ed io, come
capogruppo del partito di maggioranza - mi è stato detto - dovevo
farlo passare così, poi si vedrà. Ma il DPEF non è uno strumento
perfettibile in Aula, non è una legge; è un documento che si
deposita agli atti e viene in Aula per essere oggetto di un
dibattito; ma se ne prende atto. Non c'è nemmeno una votazione.
Quindi, quando avrei dovuto modificarlo io questo documento?
Tutti i giorni, in prima pagina sulla stampa, si leggeva che quel
documento aveva una straordinaria importanza perché si prefiggeva
di indicare le magnifiche sorti progressive dell'umanità siciliana
e della Regione siciliana, con le lacune che la Corte dei conti
indicava, addirittura, a pagina 38, andate a leggere quel
documento, come mancata rispondenza tra la realtà e la stesura. Si
parlava di documento astratto, poco legato alla realtà, e lo
dicevano i giudici della Corte dei conti.
Onorevole Scilla, mi sarei macchiato di lesa maestà come lei ha
denunciato qui, meccanicamente, ripetendo le parole del Presidente.
L'MPA ha votato contro il Governo nazionale dieci volte e c'è
un'intervista del Presidente Lombardo nella quale alla domanda:
L'MPA prende sempre più le distanze da Berlusconi e dal PDL. Ma il
suo partito è ancora parte di questo Governo, di questa
coalizione? il Presidente ha risposto: Chi ha assunto posizioni
diverse non siamo noi, ma sono Berlusconi e il PDL .
Onorevole Scilla, chi ha assunto posizioni diverse non siamo noi
ma è l'onorevole Lombardo e la tua alleanza. Voi avete assunto
posizioni diverse, voi avete modificato i comportamenti, la
condotta e gli atteggiamenti fino al giorno prima. Tu, onorevole
Scilla, hai firmato il 99 per cento degli emendamenti e degli
articoli che io ho formulato sulla riforma della sanità. Non c'è un
solo articolo che non rechi la tua firma
Perché stasera sei venuto a dire, meccanicamente, che l'onorevole
Leontini forse non voleva la riforma della sanità e desiderava
ostruzionisticamente che tale riforma non si facesse?
Certo, sei andato meglio dell'onorevole Mineo che, con il suo
intervento, ha toccato i vertici dell'analfabetismo puro.
Mi sono sentito dire dal collega Mineo che io sarei stato un
avversario del piano di rientro.
Il piano di rientro lo abbiamo fatto io, lei signor Presidente, il
Presidente della Regione Cuffaro, l'onorevole Dina e tutti i
colleghi quando l'onorevole Mineo ancora frequentava i consigli
comunali. Non so perché stasera gli hanno telefonato e gli hanno
detto di dire queste cose. E qui lui si è prodigato, si è profuso
in una serie di insulti nei miei confronti; però - ripeto - lo ha
fatto toccando i vertici dell'analfabetismo puro dicendo cose non
vere, come il fatto che il piano di rientro, inesistente in questa
fase se non come atto stipulato tra noi e il Governo nazionale l'11
agosto del 2007, quando lui non c'era, ha ispirato la riforma della
sanità.
Un conto è la riforma della sanità, altro conto è il piano di
rientro.
Se vuoi un insegnante di sostegno, io mi candido e posso in
maniera molto particolare e pedissequa colmare queste lacune.
Sulla riforma della sanità gli onorevoli Scilla e Mineo hanno
firmato correttamente, quando facevano parte del Gruppo, il 99 per
cento degli emendamenti di riforma che l'onorevole Leontini,
insieme al Gruppo parlamentare UDC, ha elaborato. E non è affatto
vero che l'onorevole Leontini non si trovava Non si sono trovati
loro il giorno dopo, perché dall'oggi al domani, dopo avere
cooperato all'attività del loro capogruppo, su diktat provenienti
dall'esterno finalizzati a separare, a distinguere e poi a
divaricare, a fratturare, il comportamento si è completamente,
sostanzialmente capovolto e modificato. Questa è la storia.
Le carte in tavola, quindi, non le abbiamo cambiate noi, le ha
cambiate il Presidente Lombardo che, prima con l'UDC e poi con noi,
ha immaginato la lesa maestà del voto contro il DPEF. Lui, che
guida un partito che a Roma ha votato contro dieci volte, fino
all'altro ieri, e nessuno gli ha detto niente. Nessuno ha
estromesso dal venerdì al lunedì l'MPA dal Governo nazionale.
Nessuno ha fatto quello che il Presidente Lombardo, vendicatore, è
venuto a dire qui in Aula, e cioè che avevamo votato contro il
DPEF, il documento di programmazione economico-finanziaria.
E' accaduto proprio questo, siamo veramente all'assurdo Sono
primati che mai sono stati così discussi in quest'Aula.
Allora, se il DPEF sarà modificato avevamo ragione noi, e allora
il Presidente Lombardo mi dovrebbe spiegare perché non ha fatto
tutto quello che noi abbiamo costruttivamente rivisto. Potevamo
renderlo perfettibile, suscettibile di modifiche successive ed oggi
non saremmo qui a dire che il Presidente Lombardo ci ha estromesso.
Ma il Presidente Lombardo la possibilità di modificare il
Documento di programmazione economico-finanziaria non l'ha neppure
considerata.
Oggi dovrà farlo, e quindi sarà sensibile alle nostre richieste di
ieri.
Ma ricordo che noi non abbiamo votato il nostro ordine del giorno,
bensì l'ordine del giorno dell'onorevole Cracolici; lo stesso
onorevole Cracolici domani dovrà necessariamente ripetere il suo
comportamento e, quindi, voterà contro il DPEF.
E' chiaro che è stata una volontà razionale ben precisa, una
volontà razionale che il Presidente Lombardo ha voluto condire con
altre motivazioni.
Presidente della Regione, io ho cinquant'anni, lei quasi sessanta.
Lei é nato, cresciuto e sviluppato politicamente a Catania. Ogni
Presidente della Regione, nel suo territorio, ha avuto i problemi
che ha avuto lei. Ma perché è afflitto da questa sindrome
napoleonica che fa gridare alla lesa maestà se qualcuno interviene
a Catania su una questione specifica che riguarda un ospedale?
A me di Ragusa, all'onorevole Beninati di Messina, all'onorevole
Cordaro di Palermo, all'onorevole Scilla di Trapani, all'onorevole
Bosco di Agrigento, è venuto a raccontare che nella provincia di
Catania la lesa maestà ha riguardato qualche manifesto nel Calatino
e qualche insulto in qualche emittente privata. Una sua dirigente
di oggi - come diceva l'onorevole Maira - che esprime appieno la
posizione del Movimento per le Autonomie, ieri assessore nel
governo Cuffaro, ha organizzato le barricate nel porto di Augusta
con manifesti contro il presidente Cuffaro.
Accadde per dieci, quindici giorni di seguito che la critica nei
confronti di quel presidente fu fatta valere da un assessore della
sua Giunta, che protestava contro il presidente Cuffaro che aveva
consentito .
(Proteste dai banchi)
ARENA. Non erano semplici manifesti, ma minacce di morte
CORDARO. E chi li ha fatti? Diciamo i nomi e i cognomi.
PRESIDENTE. Onorevole Arena, la richiamo all'ordine.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io non ho
interrotto nessuno.
Sto solo dicendo che il Presidente della Regione è il Presidente
dei siciliani, ed anche il mio Presidente, dato che l'ho votato e
l'ho fatto votare.
Il ruolo che riveste il Presidente della Regione è tale da non
poter motivare l'estromissione del maggior alleato dalla Giunta con
motivazioni legate ad un episodio di turpe polemica territoriale,
perché questo è un argomento che a me, capogruppo del PDL, può
apparire in modo molto parziale, molto limitato e privo di
significato.
Nella condotta di questo partito e di questo Gruppo, fino a quel
momento, c'è stata sempre e comunque, anche nella dialettica
vivace, una correttezza di rapporti, di voto e di espressioni di
posizione e non c'è mai stato, nei confronti del Presidente, un
atteggiamento diverso. Ci sono state delle critiche, delle censure.
Io dico che non è vendetta, non attribuisco questo spirito al
Presidente Lombardo. Gli attribuisco una sua razionale e lucida
strategia, prima attraverso l'onorevole Musotto, poi con le
geometrie variabili, poi Storace, poi il 31 di marzo la stipula di
un accordo con i presidenti del Sud contro il Governo Berlusconi
strangolatore, con titoli a sei colonne su tutti i giornali e le
testate a tiratura siciliana ed anche su la Repubblica , cronache
di Palermo.
E questo è sicuramente il percorso che il Presidente Lombardo si è
dato fin dall'inizio, una strategia che lo portava ad andare in una
direzione diversa.
Quello che non mi so spiegare è perché i nostri ex amici dello
stesso gruppo parlamentare abbiano deciso di condividere, tradendo,
questo percorso e fondando anche la loro posizione di oggi sulla
praticabilità del rapporto con il PD.
La composizione della Giunta la dice lunga, perché spesso
l'onorevole Miccichè, leader del Gruppo Sicilia , dichiara: lo
scopo nostro è quello di conferire dignità alle posizioni del PDL
che sarebbero depresse dalla rappresentanza dell'altra parte ;
nella composizione della Giunta il Presidente Lombardo esprime - se
togliamo gli onorevoli Bufardeci, Cimino, Gentile, Strano e Armao
esterno, indicato da un'area politica - ben sette componenti su 12.
Si capisce perché chi rappresenta 400mila voti su un milione e
800mila, poi decide di andare in questa direzione, e altro che
dignità quella di difendere il proprio Gruppo rispetto ad una
composizione della Giunta che vede il Presidente avere la Giunta
del Presidente.
Mai accaduto che una Giunta fosse composta in questo modo, non si
era mai verificato Ci sono più uomini del Presidente nominati e
svincolati dal consenso in questa occasione storica della Sicilia,
che in tutta la storia del Parlamento e della Regione siciliana
Onorevole Lupo, sulle riforme avete annunciato condivisione. Bene,
ma siete o non siete al Governo? L'onorevole Lupo dice di non
essere al Governo, né politicamente né dal punto di vista del
sostegno; però il Presidente Lombardo dice che dispone in
Parlamento di 60 voti, dire questo sistematicamente significa
prescindere dall'esistenza di grandi o piccole riforme.
E' più leale il Presidente Lombardo in questo momento di quanto
non lo sia il PD vergognandosi di dire quello che invece, nei
fatti, tutti i siciliani sanno, cioè che c'è il Governo con il PD.
Caro onorevole Lupo, non sono le grandi riforme quelle che hanno
determinato il vostro atteggiamento negli anni, perché tra le
riforme, le grandi riforme, c'è una pratica quotidiana della
gestione, che è quella che ha determinato sempre i vostri umori, le
vostre posizioni, i vostri attacchi, il vostro modo di esprimervi
nei confronti dei governi e dei siciliani
Se oggi, rispetto a questo, si dice noi siamo per le grandi
riforme e le voteremo , non si può omettere che da oggi c'è una
gestione del governo rispetto alla quale l'onorevole Lupo deve dire
come si orienta il suo partito. Con la nuova legge, la gestione
rappresenta l'80 per cento dell'attività di una regione, non solo
l'attività di questo Parlamento, ci sono gli assessori, le
graduatorie, i contributi e i finanziamenti per gli spettacoli, i
bandi. E noi vogliamo sapere, nei confronti della gestione, che
posizione prende il PD se poi non modifica la propria posizione
rispetto alle leggi.
In questo Parlamento, onorevole Faraone, io sono venuto prima di
lei, il suo partito precedentemente è sempre stato fuori dal
confronto parlamentare, ed ha sempre orientato le proprie posizioni
in contrapposizione ai modelli gestionali, non alle leggi di
riforma.
Quindi, le leggi di riforma oggi possono essere oggetto di una
condivisione o meno, ma questo fa parte del gioco costruttivo di
una minoranza, la quale oggi non innova nulla se dice che voterà a
favore delle grandi riforme, anche se voi avete votato contro le
due uniche grandi riforme che ha fatto questo Parlamento, non il
Governo, e cioè la riforma della sanità e la riforma dei
dipartimenti, varati da questo Parlamento con l'apporto del nostro
Gruppo e dell'UDC e con il voto contrario del Partito Democratico,
sia la prima e la seconda volta.
Allora, verso quali riforme andiamo, se la gestione vi vede oggi
sicuramente interessati?
Se la gestione non vi consente di votare contro le leggi è perché
da oggi voi siete al governo, e siete al Governo non soltanto per
votare le grandi riforme ma per condividere la gestione, che è
l'aspetto importante, fondamentale dell'attività del Governo. E
rispetto a questo avete in passato orientato le vostre posizioni.
Il consenso oggi la dice lunga, perché l'operato del Presidente
Lombardo per il 49 per cento dei siciliani va male, per il 20 per
cento va bene; la fiducia per il 62 per cento nessuna e per il 24
per cento abbastanza; il 29 per cento attribuisce la responsabilità
della crisi al Gruppo Sicilia di Miccichè, il 26 per cento a
Lombardo, quindi siamo al 55 per cento, solo il 16 per cento al
PDL; la scelta tra i due PDL il 77 per cento al PDL, il 17 per
cento al gruppo Sicilia.
Il Gruppo Sicilia è negativo per il 48 per cento dei siciliani,
positivo per il 27 per cento e il 25 per cento è senza opinione.
Onorevole Lupo, tenuto conto che Confindustria non è vicina a noi,
il Sole 24 Ore non è vicino a noi, se il 57 per cento dei
siciliani dice che oggi la possibilità di ovviare a questa iattura
sarebbe un ritorno alle urne, non è vero che poi i cittadini ci
inducono o costringono ad essere così responsabili verso questo
destino parlamentare e di governo. E' evidente che l'opinione
pubblica dice cose diverse.
Io non sono affezionato all'idea di elezioni anticipate, però è
giusto che ci chiediamo e si chiedano tutti i cittadini: il partito
di opposizione unico e maggiore partito di opposizione della storia
di questo Parlamento oggi, rispetto ad una maggioranza
autodichiaratasi dissolta, dissipata, come mai oggi non individua
in questo fattore storico la necessità di un ricambio, la necessità
cioè di procedere diversamente? E' la prima volta che accade perché
quando una maggioranza che ha avuto il consenso per dichiarazione
del Presidente si dissolve, il partito di maggioranza, ovviamente,
ha il dovere di sottolinearlo. Se non lo fa, è perché tutto ciò che
ho detto fa parte degli ingredienti, dei contenuti dell'attività di
Governo che, da oggi, sia nella gestione che nell'attività
parlamentare vi vedrà in collaborazione e alleati.
Allora tutti coloro che sono disponibili a una riforma della
Sicilia, che sono disponibili all'innovazione, che sono disponibili
a vedere da domani i beni culturali, il turismo, la sanità, che
oggi versa, nel 99 per cento dei casi, in una condizione di
illegalità - altro che revocare gli atti di Iacolino a Palermo con
un atto illegale - delle Aziende sanitarie siciliane, perché non
sono stati completati i collegi dei revisori dei conti e non c'è
uno strumento di revisione.
Lo Stato ha fornito le sue indicazioni, le conferenze dei sindaci
hanno fornito le loro; l'unica inadempienza è quella dell'assessore
Russo e del Governo regionale che non completano i collegi dei
revisori dei conti perché non hanno fornito le proprie indicazioni.
Non fanno questo, non hanno gli strumenti di verifica e di
controllo, però inducono poi i direttori generali a revocare, a
verificare l'operato dei loro predecessori. Siamo veramente alla
vergogna.
Se questo sta accadendo, a tutti coloro che vogliono cambiare noi
diciamo che questo gruppo parlamentare e questa ex maggioranza è
disponibile ed animata da spirito di servizio, come è giusto che lo
spirito di servizio animi non solo le istituzioni ma le
rappresentanze parlamentari, come quella di chi vi parla e di chi
rappresenta chi vi parla.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cracolici. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che
stasera abbiamo assistito ad un dibattito che di politico ha avuto
poco, ma che si è trasformato in alcuni passaggi in una sorta di
resa dei conti dove al giudizio politico si è sostituito un
giudizio morale.
Proverò a spiegare il senso delle cose che sto dicendo. Intanto
dico che la politica - sono cresciuto in una idea della politica -
rimane una scienza non esatta, però ci sono delle regole non
scritte che bisogna sempre avere davanti.
Ho sentito parole forti e a queste parole forti bisogna fare
corrispondere gesti forti. Ci sono dei Gruppi parlamentari in
quest'Aula che, assieme, hanno 31 parlamentari iscritti, mi
riferisco all'UDC e al PDL ufficiale. Partiti che fanno le
dichiarazioni che hanno fatto, devono necessariamente presentare un
atto di sfiducia, un atto parlamentare chiaro con il quale si ci
presenta ai Siciliani, rompendo i ponti ; altrimenti è
sceneggiata, è mero momento di esercizio ginnico, quello cioè di
prendere a pugni il vento, che è una attività che fa bene ai
muscoli, perché li tonifica, ma non incide di un millimetro sulle
cose che ci sono.
Ed è questo il punto, onorevole Leontini, è proprio questo il
punto
Voi non volete ammettere il fallimento politico della vostra
maggioranza, negate le ragioni che hanno portato in venti o ventuno
mesi - ancora non ho capito bene quanti sono questi mesi -, dalle
elezioni ad oggi, su ogni passaggio della vita di questo Parlamento
e anche sugli atti di governo, a divisioni profonde nella
maggioranza. E non volete ammettere che sì c'è stato un inganno e
un tradimento, il tradimento nei confronti della Sicilia, perché
avete sempre anteposto le vostre ragioni di potere all'interesse
del fare e del cambiare le cose in Sicilia. E in nome di questo, di
una concezione che sin dal primo giorno ha caratterizzato questa
legislatura, nel fare in modo cioè che non si facesse nulla,
l'azione politico-amministrativa è stata caratterizzata
esclusivamente dalla gestione dell'esistente.
Vede, onorevole Leontini, lei ha ricordato una legge dicendo che
noi avevamo votato contro; in realtà, l'abbiamo votata
favorevolmente. Ma il problema non é come abbiamo votato.
Vorrei ricordare l'iter di quella legge. Una legge che era entrata
in questa Aula per fare una piccola modifica ai dipartimenti; a
seguito della nostra iniziativa politico-parlamentare siamo
riusciti a rinviarla in commissione e a farla diventare legge di
riforma del sistema Regione, nella consapevolezza che non abbiamo
risolto i problemi di questa Regione, una legge con cui si sarebbe
potuto fare di più. Avevamo pensato, in quella fase, di ridurre non
solo i dipartimenti, i futuri direttori generali e tutto quello che
ha portato, oggi, all'assetto di questa nuova fase della Regione;
pensavamo anche di ridurre il numero degli assessori. Non ci siamo
riusciti.
Però quella legge fu l'inizio di una condizione politica di
difficoltà in cui questa maggioranza, che aveva vinto, sì, le
elezioni, ma dopo averle vinte, un minuto dopo, aveva dimostrato di
non avere nulla che la teneva assieme sulle soluzioni di riforma e
di innovazione da dare a questa Regione.
Il fallimento è politico. Non voglio dire che qui c'è una parte
buona e una parte cattiva, non dico che le ragioni stanno da una
parte piuttosto che dall'altra. Io vorrei che si prendesse atto del
fallimento politico di una coalizione che si è tenuta insieme in
nome di una appartenenza identitaria, e non in nome di una
appartenenza capace di risolvere i problemi della Sicilia. E
vedano, onorevole Leontini e cari colleghi, la questione di cui
stiamo parlando non riguarda solo la Regione.
E' in crisi il vostro modello di coalizione e non è un caso che se
oggi Palermo è diventata la pattumiera di questa Regione, lo si
deve anche al fallimento politico della coalizione di centro-
destra, in questa città e nei tanti comuni siciliani.
Invece di affrontare il nodo politico, che avrebbe una
conseguenza, la necessità di presentarsi nel Parlamento siciliano
mettendo la parola fine al concetto coalizionale, fate allusioni
con la sensazione di un amante tradito, fate tentativi di tenere in
campo un filo, invece di dire che si prende atto che è finita e si
presenta la sfiducia. Altrimenti stiamo giocando e state giocando,
cercando di trasformare questa vicenda politica in una vicenda
morale e parlando di traditori, di tradimenti, di onore tradito, di
stretta di mano che vale più di qualunque patto. Una sorta di
commedia siciliana dove c'entra un po' l'onore, un po' i valori a
cui ci si riferisce quando non si ha la forza degli argomenti, la
lucidità di affrontare i problemi per quello che sono.
Noi pensiamo che la Sicilia non merita la vostra resa dei conti,
non se lo può permettere.
Non se lo possono permettere quei lavoratori che sono stati, meno
di una settimana fa per un giorno intero, sotto la sede di questo
Parlamento a prendersi una giornata d'acqua, nella speranza che il
Parlamento siciliano provasse a dare loro una mano per risolvere i
problemi di una grande azienda che riguarda quei lavoratori ma che
riguarda pure il futuro della Sicilia: mi riferisco alla Fiat di
Termini Imerese. Non se lo possono permettere quegli agricoltori
che da settimane, in tante città della Sicilia, stanno vivendo il
dramma di un'agricoltura che, per la prima volta, non produce più
reddito. E la politica rischia di essere impotente di fronte alle
condizioni materiali di migliaia e migliaia di famiglie siciliane.
Non se lo può permettere chi, comunque, chiede a questa Regione di
risolvergli i problemi e non di assistere alla tragedia di una
politica rissosa che ha impedito qualunque possibile soluzione ai
propri problemi
Ecco il senso della nostra proposta e della nostra collocazione.
Certo, Presidente Lombardo, noi non stiamo firmando una cambiale
in bianco.
Stiamo qui a verificare e a sfidare questo Governo, se vuole per
davvero dimostrare di mettersi, al di là delle ragioni che lo
motivano, alla testa di un processo riformatore in grado di dare ai
problemi vecchi soluzioni nuove alla Sicilia, in ogni settore, dai
rifiuti alle riforme di sistema, alla formazione professionale. Non
voglio fare un elenco perché l'elenco avrebbe in sé il carattere
quasi di un programma di legislatura. Noi vogliamo vedere, sin
dall'inizio, se questo indirizzo è condiviso in questo Parlamento
tra chi sostiene questo Governo e il Partito Democratico.
Potete raccontarla come volete, potete continuare a costruire la
tragedia di una comunicazione in cui, ancora una volta, piuttosto
che affrontare e guardare la luna, continuate a guardare il dito
che indica la luna.
La sostanza è una: il PD non è al Governo perché, onorevoli
Leontini e Maira vorrei rassicurarvi, il giorno in cui il PD sarà
in un governo ci starà con la sua faccia senza vergognarsi, con i
suoi gruppi dirigenti e ci starà, per così dire, con la schiena
dritta. Nessun gioco sotterraneo; noi stiamo ponendo una questione
a chi è rimasto in vita, anche grazie al sistema dell'elezione
diretta, se è in grado di mettersi a servizio della Sicilia per
provare a dare soluzioni nuove a problemi vecchi.
Questi problemi sono stati prodotti anche da parte di chi oggi
grida ma ha contribuito a disseminare di macerie la nostra regione
e, in alcuni casi, oltre alle macerie sono rimasti i cassonetti in
fiamme per le strade della Sicilia.
Questa è una sfida che facciamo sulle riforme; ma, voglio dirlo
con molta franchezza, noi non siamo nel Governo, chiediamo al
Governo atti di novità. Nessuno si illuda che c'è una fase neutra.
Il Governo governi, ma governi anche candidandosi, anche nei suoi
atti amministrativi, a rappresentare quei segni di novità e di
discontinuità rispetto al passato. Nessuno pensi di governare
semplicemente per utilizzare il potere e il sottopotere in nome del
rafforzamento di un pezzo del sistema politico. Voglio essere
franco su questo
La nostra è una sfida. E' una sfida alla politica. E' la sfida di
chi pensa, a differenza di chi urla al vento, che le elezioni
anticipate non sarebbero un bene per la Sicilia, ma un regalo a chi
vuole trasformare la vicenda politica siciliana in una resa dei
conti tra un pezzo del sistema politico.
Onorevoli colleghi, questo regalo non ve lo faremo
Avete il dovere, però, di fare gli atti e di dimostrare con gli
atti la vostra rottura, altrimenti state buggerando la Sicilia
perché fate finta di litigare in Parlamento per cercare nei meandri
del potere e del sottopotere i luoghi dell'accordo e cercare di
rientrare dalla finestra quando siete usciti dalla porta.
Onorevole Presidente, noi abbiamo detto: apriamo la stagione
delle riforme , ci sono riforme che bisogna fare qui dentro, ma ci
sono riforme che bisogna fare lì dentro, nella sede della Giunta, a
partire della principale riforma che noi consideriamo essenziale,
che è quella della Regione, quella di liberare i siciliani da un
modello di Regione invasiva e invadente in ogni angolo della vita
pubblica e privata di questa regione e lo si può fare. Lo si può
fare con decreti amministrativi avviando un'idea di Regione
moderna, più snella, efficiente e più decentrata dove, finalmente,
ognuno faccia una cosa. Evitiamo che tutti facciano la stessa cosa.
Insomma, queste sono le sfide che vogliamo aprire e noi chiediamo
a questo Parlamento di stare su questo terreno dell'asticella; per
il resto, chi vuole trasformare la vicenda politica in una rissa e
in un pollaio faccia pure. E lo faremo già stasera, lo dico con
molta onestà e franchezza: ho visto che sono stati presentati degli
ordini del giorno alcuni dei quali, consentitemi di dire, gridano
vendetta se non il sorriso.
Ho visto che è stato presentato un ordine del giorno che riguarda
la vicenda dell'assessore Armao, e lo presentano forze politiche
che, per settimane, quando si è aperta una vicenda che ha
riguardato fatti concreti, cioè il ruolo di un assessore con una
delega che trattava contemporaneamente da assessore e da
professionista la stessa questione a parti inverse, a seconda del
giorno e dell'ora. E su questo noi abbiamo posto una questione
concreta presentando una mozione che chiedeva la revoca delle
deleghe. Ebbene, questi partiti che oggi presentano la mozione, per
giorni hanno annunziato che forse avrebbero presentato una mozione;
non l'abbiamo vista - e in politica contano gli atti, non contano
le parole - quella mozione.
Poi, nel momento in cui sono state ritirate le deleghe e quindi,
accogliendo le ragioni per cui avevamo presentato la mozione,
quegli stessi partiti chiedevano che si prelevasse quella mozione
per farla diventare non si capiva che cosa, un'altra operazione per
prendere a pugni il vento.
Adesso si presenta la mozione per chiedere di revocare l'assessore
per le ragioni per cui noi avevamo chiesto la revoca, in quanto
assessore con delega ai rifiuti. C'è un poco di schizofrenia.
Certo, voglio dirlo con la massima franchezza: vedete, onorevole
Leontini e onorevole Maira, il fatto che questo non è il nostro
governo, se c'è bisogno di una dimostrazione, è proprio questa.
Se il PD fosse stato oggi nel Governo posso assicurare che il
Presidente della Regione avrebbe avuto qualche problema in più a
confermare e nominare l'assessore Armao, e non per ragioni morali
ma per ragioni di opportunità avremmo preferito non averlo nella
compagine di governo.
Così come sulla questione degli uffici di Gabinetto, che ho visto
essere diventata, anche qui, un teatrino dell'assurdo: l'UDC e il
PDL sono stati, con propri assessori, componenti di questi governi,
di quello bis e di quello iniziale, e gli assessori dell'UDC e del
PDL non si sono mai fatti scrupoli di nominare i componenti degli
uffici di Gabinetto utilizzando appieno la legge, nominando tutti
gli esterni possibili e tutti gli interni possibili.
Certo, diventa strano che UDC e PDL, come primo atto, chiedano al
Lombardo ter che gli altri non utilizzino quelli che loro hanno
utilizzato.
Voglio dirlo con la massima franchezza, onorevole Presidente:
abbiamo posto un problema che non è un generico e velleitario
bisogno di ridurre per ridurre.
Riteniamo che in un momento come quello attuale la sobrietà è già
merito politico. Ribadisco: la sobrietà è merito politico. Abbiamo
apprezzato la decisione della Giunta di ridurre di tre componenti
gli uffici di ciascun Gabinetto, circa 40 complessivamente; ma con
altrettanta onestà devo dirle che avremmo preferito, ad esempio,
che la Giunta facesse quello che ha scritto, oltretutto, nella
proposta di finanziaria presentata ad ottobre quando la Giunta ha
approvato una finanziaria che prevedeva la riduzione del venti per
cento. Insomma, il bicchiere si può vedere mezzo pieno o mezzo
vuoto.
Con molta franchezza, voglio dirle subito che noi lavoreremo e ci
batteremo perché la finanziaria contenga una norma di riduzione sia
degli uffici di Gabinetto sia dei costi impropri della politica.
Sono temi rispetto ai quali non aspettavamo certamente l'ordine
del giorno dell'UDC o del PDL per avere lezioni su come bisogna
praticare modelli di sobrietà nell'azione politica e
amministrativa.
Ecco perché questi ordini del giorno sono pretestuosi e anche
originali; in genere, è successo l'esatto contrario, ora non
ricordo, non per le dichiarazioni programmatiche ma durante i
governi che cambiano - e Cuffaro ha cambiato anche altre giunte
durante le sue precedenti esperienze, ma c'è stato anche il
Lombardo bis - a mia memoria non ricordo che chi si propone
all'opposizione presenta dei documenti di bocciatura, in genere.
A volte è successo che era la maggioranza a confermare le
dichiarazioni rese dal Presidente.
Ma qui ogni cosa presenta una sua novità.
E' evidente che questi documenti, per la loro pretestuosità, non
possono essere minimamente assunti come base di discussione
politica per quanto ci riguarda, dal Partito Democratico.
Ecco perché non voteremo i documenti che hanno questo rilievo, che
attengono a fatti strettamente connessi alla vicenda politica di
questa esperienza. Proprio per il carattere strumentale di questi
documenti, vogliamo stare - assieme ai colleghi del PDL, dell'UDC,
dell'MPA e del PDL Sicilia - sul terreno della capacità di fare
leggi buone per la Sicilia, e di farle anche con rigore attraverso
il Parlamento e, per quanto ci riguarda, il Partito Democratico non
delegherà e non firmerà nessuna cambiale in bianco al Governo.
Siamo pronti a fare la nostra parte. Il Governo faccia la propria
parte
Poi, vedremo quando e come dare un ulteriore sviluppo alla
situazione politica e parlamentare di questa Regione; ma ogni cosa
a suo tempo. Affrontiamo un problema alla volta, vediamo se si è
nelle condizioni di liberare la Sicilia dalla paralisi che da
ventuno mesi il centro-destra, uscito vittorioso dal voto, ha
realizzato dimostrando di avere fallito, rischiando di fare fallire
con sé l'intera regione. Noi non possiamo accettare una cosa, non
lo potremo mai fare: siamo stati eletti avendo perso le elezioni e
siamo stati chiamati a fare l'opposizione; non siamo chiamati a
fare l'opposizione ai siciliani, siamo chiamati a fare opposizione
al centro-destra. Oggi il centro-destra non c'è più; quel centro-
destra non c'è più e, quindi, per noi in questo momento è
prevalente la Sicilia, per noi viene prima di tutto la Sicilia.
Quindi, credo che da questo punto di vista, anche se a mezzanotte,
vorrei che i siciliani sappiano, da questo podio e da questo
Parlamento, che il Partito Democratico si mette al servizio della
Sicilia, non ha nulla da chiedere, se mai ha tanto da dare e noi
vogliamo essere nelle condizioni migliori per poter dare qualcosa
di utile alla nostra Regione.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione per
la replica.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, cercherò anch'io, anche perché sono passate sette ore
dall'inizio di questo dibattito, di mantenermi nell'ambito dei
dieci minuti, spero di non andare di molto oltre. Però, signor
Presidente, ritengo che una volta per tutte, almeno per noi stessi
- ormai è tardi e credo che la gente non abbia voglia di seguirci -
ci chiariamo, un momento, le idee e cerchiamo di ripristinare la
verità, dal momento che le cose, le tante menzogne che in questi
giorni, settimane e mesi, ho sentito ripetere, ce le diciamo e ce
le ripetiamo, e allora temo che qualcuno si convinca che si tratti
della verità.
Sono stato eletto, in molti di quanti mi hanno preceduto hanno
fatto il conto: un milione e ottocento, 66 per cento, 63 per cento,
il 17 di più o di meno, il voto di trascinamento e quant'altro,
certo, sostenuto da un'ampia maggioranza. E, però, non c'è dubbio
che il vincolo tra questa maggioranza e i cittadini, gli elettori,
tutti i siciliani, consisteva e consiste in un programma di impegni
scritti e sottoscritti, da mantenere e da realizzare in un
quinquennio - se ci saranno cinque anni di tempo -, in un giorno,
in un anno, in tre anni, il tempo che ci è dato, purché giorno per
giorno, momento per momento, quel programma e quella serie di
impegni, nessuno di noi, ma io per primo che sono stato eletto con
la stessa scheda - le due schede non sono separate, il voto non è
disgiunto, c'è il trascinamento, quello che volete - direttamente
dalla gente, insieme a ciascuno di voi deputati di questa Assemblea
che è stata anch'essa, con il Presidente della Regione, investita
del voto popolare.
Questo programma - al di là di quello che è scritto in quelle note
che, poi, furono sottoscritte - ha l'impegno di tutti noi, credo,
di ciascuno di questi novanta parlamentari, certo con maggiore
responsabilità, con maggiori oneri da parte di quanti ne ebbero un
incarico più pieno e diretto da parte degli elettori, ed era quello
di servire al meglio la Sicilia.
Ogni governo, il presidente e i suoi assessori, appena comincia ad
operare e a lavorare, si guarda intorno e, vedendo quello che si
registra nei vari rami dell'Amministrazione, rispettando quei punti
programmatici, cerca di modificare, se serve, le cose, o - per
carità, sbaglierebbe profondamente se lo facesse - si impegna a
lasciarle come sono, se tutto va bene e se niente c'è da
modificare.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ne ho parlato il 2
dicembre; siamo tornati ad incontrarci e ho ripreso questi
argomenti il 9 dicembre, ecco perché potrò dedicarvi meno tempo
stasera.
Nel bilancio della Regione che, precedentemente, negli anni
trascorsi, più di una volta si è rabberciato ricorrendo ai mutui,
noi trovavamo delle voci - questa è una verità perché sta scritta
nelle carte, al di là dei giudizi sugli assessori, a chi
appartengono, ai gabinetti, ai ribaltoni, alle maggioranze, alle
opposizioni -, trovavamo che questo bilancio era caratterizzato -
questo è un dato macroscopico che certamente è risaltato agli occhi
di tutti noi - da entrate, ad esempio ne cito solo una, la ripeto
sempre, un'entrata inventata di sana pianta di circa un miliardo di
euro per una voce, la ricordo, la mitica valorizzazione del nostro
patrimonio, spendendo i quali, nel corso dell'anno, ai 950 milioni
o al miliardo di euro, alla fine dell'anno, a conti fatti, non
corrispondeva neppure un euro di entrata.
Se si fosse andati avanti lungo quella strada l'affondamento della
Regione, la bancarotta della Sicilia era nelle cose. Sarebbe stato
un appuntamento già fissato
E, ancora: ci trovavamo dinanzi - è vero, una legge non l'abbiamo
fatta, ecco perché la individuiamo tra le nostre priorità,
onorevoli colleghi vi prego di seguirmi, se possiamo, anche se per
la verità è tardi, è da sette ore che ciascuno di noi è qua,
personalmente mi sono alzato soltanto per qualche minuto un paio di
volte -, e abbiamo fronteggiato, e lo stiamo facendo ancora,
assessore Russo - quello presente - più volte con anticipazioni per
evitare che il sistema collassasse, e, dove abbiamo potuto, siamo
intervenuti senza risparmiare né attenzioni né risorse sul sistema
dei rifiuti che, quando finalmente potremo, cambieremo
profondamente. Lo cambieremo alla luce di uno studio che ci è stato
consegnato e per raggiungere un sistema di organizzazione diversa.
E' stata una mia mancanza la non presenza in quarta Commissione,
ma certo uno straccio di disegno di legge e poi un decreto che ha
fatto avanti ed indietro e che mi è stato chiesto di ritirare,
sicuramente ha interessato questo Governo fin dai suoi primi passi.
Però, vedete, quel piano dei rifiuti - lo dico perché lo sappiate
- prevedeva che si dovessero bruciare rifiuti per due milioni e
settecentomila tonnellate all'anno. Sapete ora, rispetto a quattro,
cinque, sette anni fa - non so a quando risale quella previsione,
non dico sicuramente ottimistica ma neanche pessimistica - già ne
produciamo complessivamente due milioni e quattrocentomila e oggi
vi devo dire il fatto che abbiamo fermato quel Piano, comunque
certo non siamo con il nuovo regime sui rifiuti che impedisce ciò
che stanno facendo gli olandesi ed i tedeschi, molti dei presenti
mi sono testimoni, ma è risaputo che stanno cercando di acquistare
rifiuti per potere fare andare a pieno ritmo i loro
termovalorizzatori. E così saremmo stati costretti a fare anche
noi: cercare di catturare possibilmente da tutta Europa rifiuti da
bruciare in Sicilia.
La sanità: anche qui, che rimbalzo di responsabilità
Il piano di rientro è merito nostro. Però, quando cerchiamo di
rispettarlo e di attuarlo, il merito non è più nostro e le colpe un
po' sono da una parte e un po' da un'altra. Un piano di rientro
della sanità che, se tutto va bene e se viene valicato - come noi
riteniamo - porterà per la prima volta, dopo tanti anni, alla
riduzione della pressione fiscale, e non è cosa da niente: in
Sicilia si risparmieranno, di sole tasse, da 180 a 200 milioni di
euro.
Ho sentito parlare di un piano energetico che non esisterebbe, e
che invece esiste, tanto è vero che i nuovi impianti di produzione
di energia alternativa, quella eolica, non se ne sono visti molti
in giro. C'è un piano che consente, con l'impiego delle normative
vigenti, di produrre energia da fonti alternative a favore delle
famiglie e delle piccole imprese.
Non potevamo certamente fare altrimenti, non avevamo strumenti a
nostra disposizione.
Dinanzi ad una elefantiasi dell'organico regionale, che non è
l'ultima delle cause, purtroppo, degli intoppi burocratici che
caratterizzano la nostra terra, abbiamo bloccato le assunzioni e
oggi mi sembra eccessivo, per la verità, scandalizzarsi.
Nell'Eden perduto, come ricordava ironicamente l'onorevole
Musotto, si selezionava tutto in base al merito. C'erano dirigenti
generali della sanità, uno mi pare si chiamasse Bitetti, e
dirigenti dell'industria, tutti selezionati dopo avere fatto la
comparazione con i duemila dirigenti, forse ieri erano qualcosa di
meno, erano 500 o 1000.
Oggi vengono i nodi al pettine di un'agricoltura che non cammina:
il pane, la pasta che costano tantissimo e il grano che costa dieci
centesimi, non sono la conseguenza del lavoro sostenuto. Impianti
di produzione della farina che da soli producono quanto basta,
molto di più di quello che basta ai cittadini siciliani. Oppure ci
si è trastullati in agricoltura e si è sperperato tanto denaro in
tutti quegli enti di ricerca per la carne, per il formaggio, per il
latte, che non solo non hanno risolto nessuno dei problemi della
nostra produzione ma li hanno profondamente aggravati.
Vedete, voi avete fatto ipotesi di tutti i tipi, e mi riferisco
soprattutto a quanti hanno attaccato questo Governo e l'azione che
in questi 20-21 mesi abbiamo portato avanti.
Ma, al di là delle sindromi più o meno napoleoniche che
confliggono con la lucida strategia, quanto meno ci siamo chiesti
il perché, perché si è arrivati al primo governo, nell'ultimo ci
sono soltanto due assessori nuovi rispetto ai due precedenti - su
questo argomento ci tornerò, questo Governo lo possiamo chiamare
terzo o quarto, come vogliamo -, perché non continuare con quella
maggioranza? Forse per masochismo, forse per il gusto di avere un
solo momento, un solo giorno senza attacchi al nostro Governo nei
titoli dei giornali?
Sarebbe bastato andare avanti con quel bilancio come se niente
fosse. Continuare magari, visto che quella voce era già abusata,
magari con altre voci di entrata inventate, per continuare a
sperperare denaro. Si poteva continuare con quel piano di rifiuti
senza abolire, per carità, benemerite istituzioni e andando avanti
come se niente fosse sui termovalorizzatori e sui siti sui quali
andavano costruiti; si poteva andare avanti senza celebrare gare
per l'acquisizione di farmaci nel sistema ospedaliero che ci hanno
fatto risparmiare qualcosa come 100-150 milioni di euro; si poteva
continuare a far sì che il nostro territorio fosse una giungla per
coloro i quali risanano l'ambiente con l'eolico e di cui si occupa
non solo per presunte infiltrazioni mafiose la magistratura - per
ben altro potrebbe occuparsi questa nostra magistratura -; si
sarebbe potuto continuare chiaramente allargando ancora di più gli
organici, se non della Regione, almeno delle aziende e delle
società ad essa collegate, e allora io sarei un Presidente
tranquillo, non avversato e non aggredito, sicuramente riverito,
ricco e pieno di privilegi, e non soltanto di privilegi.
Diciamo che, per rispettare quel programma e per onorare il mio
impegno di servizio verso i siciliani, ben prima che cadesse il
nostro primo governo, amici carissimi, è iniziata un'azione di
attacco, di aggressione e di logoramento del Governo che sono stato
chiamato a governare.
Vedete, vi dico semplicemente questo - onorevole Leontini, è
ancora qui - il DPEF o non il DPEF?
Il disegno di legge sulla sanità è stato sottoscritto non so da
quanti presenti o non presenti. Voi vi siete richiamati al Governo
nazionale, ma noi al Governo nazionale ci stiamo e lei, onorevole
Leontini, lo può chiedere a chi di competenza, perché abbiamo
sottoscritto un patto per il Sud che è fatto di alcuni punti
fondamentali rispetto ai quali abbiamo riscontrato delle modeste
inadempienze che ci hanno portato a non votare, a votare contro
alcuni provvedimenti e a votare invece altre iniziative del nostro
Parlamento.
Ma ve lo immaginate un disegno di legge firmato dal Presidente del
Consiglio, licenziato dal Consiglio dei Ministri, che registra alla
Camera o al Senato il controdisegno di legge di uno dei capigruppo
della maggioranza, il PDL o la Lega o l'MPA? Non è neppure
lontanamente pensabile.
Sui punti più importanti, come ad esempio la sanità, c'è stato un
disegno di legge che poi abbiamo dovuto riaggiustare cercando di
riunificare i disegni di legge presentati.
Sul DPEF, la cui portata e la cui importanza molti di voi hanno
ritenuto di sottovalutare, il problema non è che andasse modificato
perché la Corte dei conti aveva eccepito una cosa o due,
assolutamente no, perché questo DPEF, onorevole Leontini, era
stato, dopo lunga giacenza, in attesa di raccogliere tutte le
modifiche possibili e immaginabili da parte dei gruppi politici, ed
è stato approvato da una Giunta nella quale anche il suo Gruppo
politico era rappresentato.
Ora, non è possibile, non è consentito, non è coerente che ci sia
una dissociazione tra un Gruppo che è rappresentato in Giunta e i
parlamentari che invece in Commissione Bilancio, da parecchio
tempo, ben prima di quel voto dell'11 novembre, facevano mancare il
numero legale e quindi non si andava avanti con l'attività di
quella Commissione, quasi come un volersi dissociare dall'attività
della giunta e dall'attività del Governo nel quale, invece, il suo
Partito era rappresentato.
Oggi sono state usate parole grosse: l'onore, l'amore e
quant'altro. Siete stati voi con il voto sul DPEF a provocare la
divaricazione, voi che parlate tanto di tradimento, voi aggrediti e
oltraggiati, quella maggioranza, quel programma, quel Governo, in
ordine alla sostanza dei punti fondamentali. L'oltraggio e
l'aggressione è stato fatto agli interessi del popolo siciliano ai
quali noi, e io in prima persona, siamo rimasti fedeli.
Dopo quel voto è successa una cosa, che si sarebbe dovuta
verificare per vostra coerenza: si è arrivati a un Governo nel
quale, appunto per evitare quel conflitto e quella contraddizione
le cui ragioni ancora oggi vorrei comprendere, se non fossero
quelle di sostanza di cui abbiamo parlato, non sono stati
riproposti quei due assessori.
E oggi invece fanno parte della giunta, sono assessori del
Presidente - che quindi ne ha sette -, sono assessori espressione
del Partito Democratico, e quindi segno di non so quale
consociativismo e inciucio, due uomini, uno l'assessore Pier
Carmelo Russo il quale, credo per pressione di nessun partito, era
stato scelto qualche mese fa da me personalmente, e in Giunta
eravamo tutti d'accordo, quale Segretario generale della Regione e
poi il professore Centorrino i cui scritti - io, per la verità, li
frequento da un anno e mezzo a questa parte circa - vi invito a
leggere perché vi renderete conto che vi potete trovare più voi che
chiunque altro, più noi tutti che chiunque altro, spunti, idee,
proposte, soprattutto sul piano dell'analisi economica e sociale
che riguardano il Mezzogiorno e la nostra Sicilia.
Avete detto che nella mia replica, nella precedente seduta, io
avrei sfidato qualcuno.
Ma non prendiamoci in giro, fate pure tutti gli ordini del giorno
o le mozioni che volete.
Il Presidente ha il dovere di andare avanti per la sua strada, voi
avete il diritto di presentare una mozione di sfiducia se avete i
numeri per poterlo fare, in quanto 45 più uno rappresentanti del
popolo siciliano. Allora sarete gli interpreti della maggioranza
dei cittadini siciliani.
Noi con questo Governo andremo avanti cercando di raggiungere
alcuni obiettivi essenziali e fondamentali e non lo facciamo,
ripeto, per il nostro tornaconto o per le nostre comodità, non lo
facciamo neppure per conquistare consenso.
Voi avete citato più volte - vi invito a produrlo domani mattina
se siete in condizione - i numeri di un falso sondaggio di un
soggetto che non è legato né a Confindustria e neppure a Il Sole
24 Ore , ripreso anche da altre testate giornalistiche, che ci ha
fatto invece scoprire che, a distanza di un mese, il 79 per cento
dei siciliani è contrario alle elezioni, riduce quindi quella
percentuale di trenta punti.
Fatevi dare i nomi e i telefoni dei mille e quaranta, così provate
voi stessi a capire se quel sondaggio è vero o se è tutto falso.
Noi abbiamo provveduto a rivolgerci ad un'agenzia credibile e
abbiamo dati che esporremo chiaramente ai siciliani attraverso
giornali ben diversi dal quel titolare che, da qualche mese a
questa parte, comincia a frequentare le trasmissioni di
intrattenimento di un certo tipo e di una certa area politica e del
quale per la verità si riconosce una certa appartenenza.
Io ho tante idee, anche su certa rabbia che pervade non soltanto
le dichiarazioni e gli interventi di taluni di noi stasera; certa
rabbia contro il Governo; certa dissociazione continua tra i Gruppi
che li esprimono e gli assessori che stanno in Giunta. Ma,
nonostante le tentazioni - ho la mia età, è stata richiamata
proprio dall'onorevole Leontini, siamo vicini ai sessant'anni - ho
un dovere di prudenza e di riservatezza e una grande pazienza.
Dopo di che, chiaramente, in mancanza di una espressione libera e
democratica - più volte ho citato questo termine - alternativa e
diversa di quest'Assemblea, ho richiamato i Gruppi politici dopo la
constatazione che quella maggioranza è stata massacrata, non da
noi, non dagli uomini dell'MPA o del PDL Sicilia o del Gruppo a cui
fa capo l'onorevole Bonomo, ma da altri, perché nella sostanza, al
di là del DPEF, della Commissione Bilancio, del Governo o dei
dirigenti generali esterni, al di là di questo c'era la sostanza. E
la sostanza era il bilancio falso; la sostanza era quel micidiale
piano dei rifiuti; era quella sanità che era andata al di là di
ogni limite; era l'energia da giungla che la Sicilia era diventata;
era la vergognosa corsa ad ulteriori assunzioni, rispetto alla
quale io, ieri, oggi e domani mattina non vado avanti neppure di un
passo.
Non c'è privilegio o vantaggio o comodità che tenga in barba alle
tante menzogne delle quali, ahimè, mi accorgo - e mi dispiace
veramente - voi stessi vi state convincendo.
Allora, un programma essenziale sul quale verremo a ritrovarci. Il
Partito Democratico ha detto che si ritrova, ci sono mille cose da
fare e, nel mio primo intervento del 2 dicembre, per la verità, ne
ho citate tante: il bilancio e la finanziaria, in ordine di
importanza, vanno coraggiosamente portati avanti per tagliare ogni
possibile spreco per legge; poi se negli uffici di Gabinetto ci
devono stare sei persone, diciotto o quarantaquattro, lo si
deciderà in Assemblea.
E' pronta la legge sullo sviluppo, sul rilancio dell'edilizia, che
pare in settimana possa essere licenziata, per dare impulso alla
nostra economia; c'è il piano sull'organizzazione e sul
funzionamento del sistema dei rifiuti; c'è, indubbiamente, la
semplificazione della burocrazia e tante altre cose, il lavoro, lo
sviluppo, la formazione professionale, tutto quello che si potrà
fare - io credevo, con la partecipazione di tanti altri di noi,
l'avevo letto sulla stampa, per la verità non ci avevo creduto - in
una grande volontà di partecipare a questo processo riformatore,
perché si arrivasse in poco tempo, e non in dodici o in diciotto
ore di dibattito che, se non contengono niente sul piano della
proposta, sono - con tutto il rispetto - puro e vano ostruzionismo.
Lo dico con molta franchezza: una via è quella della comodità, dei
lussi, degli ozi e dei privilegi, l'altra è quella del lavoro e del
piacere di stare in Assemblea, se è possibile, nonostante tutto,
per fare cose utili, oltre che per dircele fra di noi. E questi
provvedimenti, come quelli sul credito di imposta o sugli aiuti
alle imprese, possono essere votati con larga maggioranza da parte
di tutti noi.
Dopo avervi detto queste cose ed averle sottolineate e ribadite, a
fare giustizia delle tante menzogne che ci andiamo dicendo, non
sottovaluto minimamente le difficoltà che abbiamo dinanzi e che,
con tutto il rispetto, non stanno qua dentro, ma non vorrei
deprimere nessuno
L'altra sera ho avuto il piacere di incontrare il Presidente della
Regione catalana, il quale vantava i 600 anni di anzianità della
sua autonomia e del suo parlamento. Io ho detto che il nostro
Parlamento aveva almeno un secolo in più di anzianità, ho taciuto
però tante altre cose.
Mi auguro che abbandoniamo la veste dei portavoce e acquisiamo
quel protagonismo che i Siciliani, facendoci assumere una grande
responsabilità, ci hanno conferito. Ho parlato, il giorno 9
dicembre, sicuramente di avversari che chiaramente non guardano in
faccia niente e nessuno, e che prima tentano di abbattere
politicamente il concorrente - questo tentativo non andrà in porto,
politicamente non riuscirà, anche perché non ci sono né le
condizioni né ci sono i modi - e poi seguono altri tentativi.
Devo dirvi che non solo non ho rancore o odio; ma non rispondo
così, con altrettanti sentimenti, al rancore, all'odio e alla
rabbia che ho visto trasparire in molti degli interventi di chi mi
ha preceduto.
So che devo esercitare la virtù della pazienza rispetto alle tante
offese e alle tante aggressioni, ma quelle più forti e serie
vengono da fuori: pensate, ad esempio, a questo incredibile disegno
di legge che riprende il suo corso, sulla sfiducia costruttiva a un
Presidente eletto direttamente, solo in una Regione, vale soltanto
in Sicilia. Mi permetterò di parlarne nei prossimi giorni anche al
Presidente della Repubblica, che forse ne sorriderà.
Vedete, mi fa molto piacere che voi continuiate a farvi forza e a
farvi coraggio. Non so se avete ragione, può darsi che la ragione
sia anche un po' dalla vostra parte. Però vi invito, amici e
colleghi parlamentari, a guardarvi attorno, vi invito a contarvi e
ad ascoltarvi.
Non so se la bontà delle vostre tesi e delle vostre idee comincia
a perdere qualche colpo.
Noi andiamo avanti lungo questa strada e non vi scandalizzate sui
criteri per i dirigenti o sui componenti degli uffici di Gabinetto.
Non vorrei che qualche pensiero che è circolato anche stasera
provenga dalle vostre fila.
Noi andremo avanti per realizzare questo progetto, minimo ed
essenziale, di riforme.
Forse, per la prima volta da un paio di anni a questa parte,
questa maggioranza e questo Governo si presentano supportati dalle
forze di cui vi ho detto, e può ritrovarsi il Partito Democratico,
ha detto di sì, sul campo delle riforme. Per la prima volta non c'è
consociativismo o inciucio, non ci sono patti segreti che si
stringono attorno ad obiettivi inconfessabili. Con il Partito
Democratico ci siamo detti che vogliamo raggiungere questi
obiettivi, vediamo se siamo capaci di farlo.
Non lo facciamo per mantenere la poltrona; lo facciamo per rendere
un servizio ai siciliani e con i siciliani, anche per smentire le
tante sciocchezze che si sentono e che si vedranno nei prossimi
giorni, parleremo di più. Sono convinto che tenaci e determinati
come sono molti di voi che, al di là della risatina, per farsi
coraggio cominciano a guardarsi attorno e a riflettere,
condivideranno il nostro punto di vista, il nostro impegno e il
nostro lavoro. Noi andremo avanti per la Sicilia.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. Si passa agli ordini del giorno.
Si procede con l'ordine del giorno numero 226.
CORDARO. Chiedo di apporvi la firma.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'ordine del giorno. Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi é contrario resti
seduto.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 228. Il parere del
Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'ordine del giorno numero 229.
CORONA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo su
questo ordine del giorno perché ritengo che possa creare qualche
problema in quanto il tema è stato affrontato in sede nazionale e
il Presidente della Repubblica Napolitano non ha accolto
l'emendamento che era stato presentato in favore dei dirigenti
scolastici che avevano superato un concorso ordinario,
successivamente annullato dal Consiglio di giustizia
amministrativa.
Credo che abbiamo il dovere in questo Parlamento di tutelare i
diritti di tutti i siciliani, e non di una sola parte. Non ho
niente in contrario che questi 400 dirigenti scolastici e i 27
idonei tutelino la loro professionalità; ma dobbiamo tenere conto
che abbiamo, da un lato, una istituzione come il CGA, che ha
annullato le procedure concorsuali per alcuni vizi e che ha
ritenuto di fare ripetere questo concorso e, dall'altro lato,
centinaia di concorrenti siciliani che hanno partecipato a questo
concorso e che aspettano di rifarlo per avere riconosciuti
anch'essi i loro diritti.
Vorrei suggerire al Governo che nella parte finale dell'ordine del
giorno, laddove si stabilisce di dare mandato al Presidente della
Regione di svolgere le azioni necessarie per salvaguardare la
scuola siciliana e il personale che, in atto, svolge le funzioni di
dirigente scolastico nelle scuole siciliane, si inserisca un
passaggio relativo a quei dirigenti scolastici che hanno avuto
incarichi per almeno tre anni e, quindi, per quelli che hanno
superato questo concorso, ma di tenere presenti anche tutti quei
dirigenti scolastici che hanno partecipato ad un corso-concorso
riservato, che certamente subirà un effetto domino rispetto a
questo concorso, e infine di salvaguardare tutti i concorrenti di
questi due concorsi, sia quello ordinario sia quello riservato del
2006, in modo che possano avere le stesse prerogative.
PRESIDENTE. Onorevole Corona, come lei sa, gli ordini del giorno
non sono emendabili.
Resta stabilito che gli Uffici rimoduleranno il testo nel senso da
lei precisato per una sua maggiore efficacia.
Pongo in votazione l'ordine del giorno, con il parere favorevole
del Governo. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 230.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
CIMINO, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 231.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
CIMINO, assessore per l'economia. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi é contrario resti
seduto.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 232.
GIANNI. Chiedo di apporvi la firma all'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Noi lo accetteremmo come
raccomandazione. Ma il mio punto di vista è che, intanto, non
abbiamo elementi, non sul piano del governo, di cui si è tanto
discusso e parlato, ma sugli elementi che caratterizzano la nuova
tecnologia per le centrali nucleari e sullo smaltimento delle
scorte. Personalmente ho avuto modo di parlare con il ministro
Scajola, che è competente per materia, e lo stesso Ministro mi ha
detto che prossimamente avrebbe incontrato i rappresentanti delle
Regioni perché potessimo avere elementi di certezza su questi
argomenti che attengono alla sicurezza di una centrale nucleare.
Il secondo punto, che io ritengo indispensabile per affrontare
l'argomento e la materia, l'ho sempre detto, oltre a quello della
sicurezza è quello della convenienza. Quale convenienza avrebbe la
Sicilia piuttosto che la Calabria?
Il terzo punto che io ritengo che si debba porre come condizione è
quello della espressione democratica dei cittadini, una volta messi
a conoscenza di come stanno le cose.
Il discorso qual è, signor Presidente e onorevoli colleghi?
Premesso che non c'è nessuna localizzazione - ricorderete che si
era parlato di Palma di Montechiaro circa un mese e mezzo fa;
questo mi sento di smentirlo perché nessuna localizzazione, salvo
che non sia segreta, è stata formalmente individuata -, ma ciò
premesso, ripeto, sappiamo, e credo che tutti conveniamo su questo,
che i rischi di una eventuale centrale nucleare, che possiamo
respingere, non si riducono enormemente se questa centrale
nucleare, anziché essere collocata a Palma di Montechiaro, viene
collocata a Sibari, a Taranto o a Napoli. Non si riducono
assolutamente, senza considerare che per fatti suoi lo Stato
autonomo di Malta, che dista una novantina di chilometri dalle
coste sud della Sicilia, potrebbe anch'esso dotarsi di una centrale
nucleare. Ecco qual è l'atteggiamento del Governo.
Quindi, naturalmente non accetteremo nessuna imposizione
sull'argomento, questo è fuori discussione. Che questa sia una
raccomandazione che io ritengo sia opportuno e doveroso fare
nostra, certamente sì; ma doverci impegnare a dire
aprioristicamente no, mi sembra un privarci di una possibilità di
scelta che potrebbe essere negativa, peraltro alla luce di elementi
di certezza che oggi non abbiamo.
PRESIDENTE. E' un sì o un no? Lo accetta come raccomandazione?
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
DI BENEDETTO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BENEDETTO. Ho riproposto in questa seduta un ordine del giorno
che era già stato accettato come raccomandazione dal Governo alcune
settimane fa.
Credo che sia necessario un voto del Parlamento, preciso e netto,
che dia un indirizzo al Governo.
Non è sufficiente una raccomandazione che, comunque, non impegna.
Ripeto, credo che sia necessario un voto, un pronunciamento del
Parlamento sulla questione.
Dire che, onorevole Presidente pur non di meno apprezzo il
buonsenso delle sue parole, fare una centrale nucleare in Calabria
o a Napoli cambierebbe poco equivale a dire, come è stato detto,
che in Italia bisogna fare le centrali nucleari perché se si fanno
in Francia o in Spagna o in Svizzera comunque non cambia nulla per
l'Italia. Ma da qualche posto bisogna cominciare a dire no.
E, per quanto è di competenza, credo che la nostra Regione debba
rifiutare una logica che la vede come luogo dove ubicare la
pattumiera dove si mette tutto ciò che nel resto d'Italia non si
vuole, che siamo buoni ad ospitare rigassificatori, ad ospitare
centrali nucleari; una logica del passato - per fortuna, oggi viene
cancellata - secondo la quale eravamo buoni ad ospitare
inceneritori che potevano servire non solo la Sicilia, ma buona
parte del Mezzogiorno.
Credo che dobbiamo fare uno sforzo perché si cominci a rivendicare
l'orgoglio e la dignità di questa nostra Terra. Vogliamo essere
consumatori di energia, vogliamo essere quelli che hanno quella
forma di sviluppo che consenta di utilizzare l'energia che viene
prodotta e non coloro che producono energia per favorire lo
sviluppo delle altre parti d'Italia.
Questa è la ragione, Presidente, per cui ribadisco che deve
esserci un pronunciamento, un voto chiaro e, mi auguro, unanime
del Parlamento siciliano.
Quello della sicurezza è un fatto rilevante; ma le centrali di
terza generazione, che potranno garantire la sicurezza, le avremo
forse fra vent'anni, non certo oggi.
Ribadisco, quindi, la richiesta che questo ordine del giorno venga
sottoposto al voto.
APPRENDI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Dopo l'onorevole Apprendi è iscritto a parlare
l'onorevole Gianni. Dopo ci sarà un altro ordine del giorno, a
firma dell'onorevole Barbagallo, di contenuto analogo.
Onorevoli colleghi, senza per questo volere pregiudicare il
dibattito, oggi peraltro se ne è già fatto tanto, non credo che il
voto o l'espressione del Parlamento su un ordine del giorno, nelle
ore notturne, possa bloccare o influenzare una scelta così
importante.
Alcuni anni fa in Italia c'è stato un referendum popolare contro
il nucleare, per cui credo che nel momento in cui il Governo si
troverà a discutere, nella sua agenda politica, del problema del
nucleare, il Parlamento terrà quanto meno una seduta, non
semplicemente un ordine del giorno.
Vi invito pertanto a limitare il dibattito, vista l'ora tarda.
Onorevole Apprendi, ha facoltà di intervenire.
APPRENDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
apporre la firma all'ordine del giorno e vorrei segnalare il fatto
che diverse regioni italiane si sono già dotate di questo
strumento, e cioè del diniego alla installazione di centrali
nucleari.
Presidente Lombardo, io sono stato a visitare il vecchio sarcofago
di Chernobyl e ho visto la distruzione che ha fatto l'esplosione di
quel reattore nel circondario. Le assicuro che non è avvenuta la
stessa cosa a mille o a duemila chilometri, non ci sono state le
stesse refluenze.
Da questo punto di vista, noi dobbiamo affermare le cose che ha
detto l'onorevole Di Benedetto: noi non abbiamo bisogno del
nucleare, anche perché stiamo puntando su altre energie. La Sicilia
deve allontanare lo spettro del nucleare perché chi ha visto il
danno fatto da quel sarcofago non può che essere assolutamente
contrario.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Gianni. Ne ha
facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il tema è talmente
importante che non potevo esimermi dall'intervenire. Noi produciamo
tantissima energia in Sicilia. Anche senza l'eolico, che il
Presidente non vuole, abbiamo tante belle torri dell'Enel che
sarebbe opportuno che lei facesse togliere, onorevole Presidente,
che sono più violente e devastanti dell'impatto visivo dell'eolico.
Lei non sa, Presidente, che per ogni palo che ha dieci metri
quadrati di terreno, per produrre tre chilowatt di energia, ci
vogliono sette ettari di terreno. E, pertanto, vedrà quanto terreno
si brucerà per fare il fotovoltaico.
Noi siamo contrari perché abbiamo tanta energia, al punto che la
diamo al resto del Paese.
Non c'è bisogno di farsi convincere dal ministro Scajola per fare
in Sicilia la centrale nucleare o il deposito di tante porcherie .
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Barbagallo. Ne ha
facoltà.
BARBAGALLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mia mozione
è un po' più articolata, ma persegue gli stessi obiettivi. Io credo
che il Governo possa dire subito no al nucleare, così come hanno
fatto altre tredici regioni che hanno legiferato, pur sapendo che
il piano energetico nazionale ha una sua validità, anche nei
confronti delle decisioni delle singole regioni.
Noi siamo una regione che ha particolari caratteristiche - da
questo punto di vista ha ragione il collega che mi ha preceduto -,
siamo una grande piattaforma energetica che esporta già energia.
Se consideriamo che sul totale delle nostre esportazioni, pari al
tre per cento, l'esportazione dei prodotti petroliferi incide per
l'80 per cento; se abbiamo una produzione di energia elettrica
molto alta; se pensiamo al fatto che con i prossimi due
rigassificatori avremo ancora più energia, io credo che non sia
necessario.
Non c'è bisogno di richiamare il referendum che in Italia ha
bocciato il nucleare con l'80 per cento o altre questioni di
carattere tecnico. Probabilmente, in altre occasioni, in presenza
di un disegno di legge che io ho presentato a sostegno di questo
ordine del giorno, è necessario fare una riflessione sulla politica
energetica, sul piano energetico e sulle scelte strategiche che
questa regione vuole fare. Dal mio punto di vista, si può investire
meglio sulle energie rinnovabili e sulla ricerca.
Io credo che il Governo possa abbandonare le proprie timidezze,
perché il discorso di fare un referendum è molto democratico, ma
l'idea di aspettare ancora e di farci superare dalle altre regioni
mi preoccupa, anche perché le caratteristiche del territorio della
nostra regione, che è a vocazione turistica, con cinque siti
riconosciuti dall'UNESCO, con un patrimonio di beni culturali che
non ha eguali in Europa e nel mondo, certamente non si sposa bene
con la nascita del nucleare in Sicilia.
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO, presidente della Regione. Vedo che c'è un'ampia
convergenza sul tema del nucleare. Ci batteremo perché in Sicilia
non si parli nemmeno lontanamente di nucleare
PRESIDENTE. Comunico che appongono la firma all'ordine del giorno
numero 232 gli onorevoli Leontini, Panepinto e Salvatore Cascio.
L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'ordine del giorno. Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.
PANEPINTO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prendo atto
della dichiarazione del Presidente della Regione anche perché il
Governo nazionale ha scelto l'unica iniziativa infrastrutturale in
Sicilia, in provincia di Agrigento, a Palma di Montechiaro, che è
il simbolo di un paese che ha bisogno di ben altro, di un
territorio che ha bisogno sicuramente di altre cose.
Pertanto credo che stasera l'Aula non possa non votare questo
ordine del giorno contro il nucleare, come ha detto il Presidente,
e chiaramente trasformarlo in una norma che impedisca al Governo
nazionale di pensare a questa parte dell'Italia come il luogo dove
insediare attività di energia che poco hanno a che fare con le
linee complessive che, da Obama alle ultime conferenze
internazionali, si pongono. Prendo atto di un primo passo verso la
modernità di questo Governo Lombardo.
(Applausi dai banchi di sinistra)
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato all'unanimità)
L'ordine del giorno numero 239 è, pertanto, assorbito.
La mozione numero170, a firma dell'onorevole Barbagallo, è
superata.
Si passa all'ordine del giorno numero 233.
Comunico che vi appone la firma l'onorevole Salvatore Cascio.
L'Assemblea ne prende atto.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 234.
APPRENDI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
APPRENDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che questo
ordine del giorno debba essere approvato. Intanto voglio apporvi la
firma, ma devo segnalare al Presidente della Regione che oggi si
sta consumando una tragedia qui a Palermo.
In via Arrigo Boito ci sono dei locali di proprietà dell'Istituto
autonomo case popolari, locali che erano stati abbandonati dieci
anni fa e dove sono andati a risiedere una ventina di sudanesi che
hanno chiesto asilo politico. Questo luogo si chiama Laboratorio
Zen. A distanza di circa dieci anni oggi ci sono stati due blitz
della polizia su ordine dell'Istituto autonomo case popolari, che
deve assegnare questo luogo ad un'associazione per realizzarvi un
asilo o qualcosa del genere.
Ritengo che questo ordine del giorno vada in tutt'altra direzione
e, precisamente, nel senso che impegna il Governo della Regione ad
attivare tutte le procedure necessarie al monitoraggio della
situazione degli extracomunitari residenti nella regione
effettuando, attraverso i servizi sociali dei comuni, un apposito
censimento che serva anche per garantire agli stessi tutte le forme
di assistenza previste. Mi risulta che perfino il comune di
Palermo, che grande sensibilità non ha mai dimostrato su questo
versante, abbia chiesto all'Istituto autonomo case popolari di
Palermo di revocare quel bando di dieci anni fa.
In questo momento questi 20 o 22 sudanesi che hanno chiesto asilo
politico sono all'addiaccio in via Arrigo Boito a Palermo.
Appongo la firma all'ordine del giorno, ma la prego, onorevole
Presidente della Regione, di intervenire rispetto a questo grave
caso che è successo nella nostra città.
PRESIDENTE. Gli onorevoli Adamo, Aricò, Caputo e Cordaro appongono
la firma all'ordine del giorno numero 234, oltre all'onorevole
Apprendi.
L'Assemblea ne prende atto.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Il Governo è favorevole e mi
faccio carico di verificare domani che soluzione si può dare al
problema che è stato sollevato dall'onorevole Apprendi.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno numero 235.
Comunico che gli onorevoli Caputo e Leontini appongono la firma.
L'Assemblea ne prende atto.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
CIMINO, assessore per l'economia. Mi rimetto all'Aula.
CRACOLICI. Questo ordine del giorno costituisce un reato, si viola
la legge. Sono contrario.
CAPUTO. Intanto si vota, poi se costituisce reato si sospende il
provvedimento.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato con il voto contrario del Partito Democratico e con
l'astensione del Gruppo MPA)
PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno numero 236.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Contrario.
LEONTINI. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vista la
dichiarazione che ha reso l'onorevole Cracolici, il quale presso il
Governo ottiene un'udienza più efficace, avendo manifestato la sua
propensione ad affrontare questo argomento auspicherei che il
Governo accogliesse l'ordine del giorno come raccomandazione,
avendo già agito in questa direzione.
Siccome l'onorevole Cracolici ha detto che presenterà in
finanziaria un articolo che possa andare in questa direzione, se
il Governo lo accoglie come raccomandazione non cambia nulla,
avendo il Governo già dichiarato di essere favorevole in via di
principio.
LOMBARDO, presidente della Regione. Onorevoli colleghi, non lo
accetto come raccomandazione ma colgo il suggerimento di
intervenire in tal senso sul piano legislativo, nella sede
opportuna di una legge. Questo lo faremo e lo offriremo alla
valutazione dell'Aula.
E' l'obiettivo che vogliamo raggiungere.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno é accolto come raccomandazione?
LOMBARDO, presidente della Regione. Ripeto, ci facciamo carico di
affrontare l'argomento in sede legislativa. Mi impegno ad
intervenire in tal senso nella sede legislativa.
CRACOLICI. Che cambia? E' la stessa cosa.
CIMINO, assessore per l'economia. Non è la stessa cosa. Il
Presidente ha detto che se voi lo ritirate, il Governo si impegna
ad affrontare il problema in sede legislativa; cioè se ne farà
carico successivamente sul piano legislativo.
PRESIDENTE. Non capisco ancora cosa devo fare di questo ordine del
giorno, ho sentito tre pareri diversi. Se me ne date uno
definitivo, chiudiamo l'argomento.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che il
buon senso debba sempre orientare le scelte. C'è un ordine del
giorno che pone un tema, al riguardo il Governo dice: questo tema
posto dall'ordine del giorno lo affronterò e mi impegno a farlo
nella sede legislativa, che sarà la finanziaria . C'è un tema la
cui soluzione viene rinviata e la modalità della soluzione è la
legge.
Quindi suggerirei al Governo di evitare discussioni, insomma
l'ordine del giorno viene accolto come raccomandazione e, quindi,
non dobbiamo ritirarlo.
CIMINO, assessore per l'economia. Non è così. Se lo accettiamo
come raccomandazione ci dobbiamo comportare di conseguenza, cioè
non possiamo non stanziare soldi al riguardo se chiesti.
MANCUSO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, la cosa che disturba i colleghi è che
il Presidente della Regione aveva interpretato benissimo sia lo
spirito dell'ordine del giorno sia la soluzione, e ogni volta deve
venire qui l'onorevole Cracolici a dirci come dobbiamo fare. E' una
cosa fuori dal mondo
Il nostro ordine del giorno precedeva l'intervento del capogruppo
del Partito Democratico. Sull'ordine del giorno abbiamo chiesto un
parere al Governo, il Presidente della Regione aveva azzeccato
sotto tutti i profili quello che chiediamo - ogni tanto capita -,
poi se l'ordine del giorno si ritira o non si ritira, ognuno decide
quello che vuole fare, ma non stiamo passando oggi ad un'azione
legislativa. Invece, se viene Cracolici a parlarci ci convinciamo;
ci convinciamo tutti, compresi gli assessori. E' fuori dal mondo
Al di là delle polemiche, io naturalmente seguo quello che fa il
mio gruppo parlamentare, ma siccome nel mio intervento ho parlato
di ipocrisia, ritengo che l'ufficio di Gabinetto debba avere 50 o
60 esterni e non quelli che ha ora.
Ma questa è una filosofia mia che non passa neanche all'interno
del mio partito, poi le dinamiche di quella che ora è diventata una
politica schizofrenica dove si deve scendere e salire, sono
dinamiche che riguardano una politica più importante, più
governativa e naturalmente io non posso mettermi in conflitto con
le azioni politiche del PDL.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
CRACOLICI. Chiedo di parlare per fatto personale.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritenevo di
poter risolvere le cose facendo un'attenta valutazione. Capisco che
accogliere come raccomandazione una richiesta di congelamento è una
raccomandazione congelante, nel senso che questo ordine del giorno
non prevede riduzioni, non prevede nulla, prevede quasi tra il
detto e il non detto: se è possibile, mi pare che ci sia scritto
surrettiziamente, di confermare i componenti che c'erano prima.
Ma è evidente che io accolgo come raccomandazione e sono d'accordo
con il principio di affrontare in finanziaria il tema di come
ridurre gli uffici di gabinetto.
Se la raccomandazione è che dobbiamo confermare quelli che c'erano
prima, con tutto il rispetto diventa una barzelletta. In ogni caso,
qui non c'è scritto riduzione , lo dico ai colleghi che ora faranno
un comunicato stampa per sostenere altro. Il PDL e l'UDC non hanno
proposto nessuna riduzione degli uffici di gabinetto, hanno
proposto un frigorifero, cioè il congelamento.
LOMBARDO, presidente della Regione. Io non penso che ci fossero
dubbi, per la verità, sulla posizione che avevamo assunto. La
nostra posizione è semplicissima, cosa sta scritto in questo ordine
del giorno? Si chiede di emanare una direttiva a proposito dei
componenti esterni dei gabinetti, in attesa di una norma che
regolamenti la materia.
Una volta che abbiamo detto che affronteremo l'argomento in sede
legislativa, il che è un diritto di tutti noi, oltre che del
Governo, e che quindi non emaniamo nessuna direttiva, vorrei capire
qual è il motivo per il quale stiamo a discutere considerato che
ciò soddisfa i presentatori dell'ordine del giorno i quali sanno,
peraltro, che già senza direttiva ci siamo organizzati in giunta
per ridurre il numero dei componenti degli uffici di diretta
collaborazione.
In occasione della finanziaria affronteremo l'argomento, non c'è
dubbio che lo affronteremo. Dopodiché noi proporremo la riduzione,
qualcuno proporrà l'aumento, quello che è.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. E' chiaro che sugli ordini del giorno possono esserci
delle condivisioni o delle sospensioni del giudizio oppure un voto
negativo da parte del Governo.
E' chiaro che in questo caso il Governo non ha espresso un parere
negativo, dice: noi abbiamo già agito in questa direzione per
quanto riguarda l'impostazione oltranzista che è contenuta in
questo ordine del giorno; in finanziaria cercheremo di soddisfare
questo suggerimento con una norma che vada in questa direzione,
fermo restando che quello che abbiamo fatto, secondo noi, va già in
questa direzione .
Per me questo è già sufficiente, però mi serve a specificare che
il punto di vista del collega Cracolici non è rispondente alla
lettera dell'ordine del giorno perchè l'ordine del giorno non
intende mantenere niente, è formulato letteralmente per finalizzare
tale intervento ed evitare tout court l'inserimento di esterni.
E' chiaro che siamo giunti a una misura intermedia, che è quella
che consente al Governo di dire: questa impostazione oltranzista
non la accettiamo subito, ma come significato generale sarà utile
per ispirarci per un futuro provvedimento legislativo .
PRESIDENTE. L'ordine del giorno è accolto come raccomandazione.
Si passa all'ordine del giorno numero 237.
Lo pongo in votazione, con il parere del Governo ovviamente
contrario.
CORDARO. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio palese
nominale.
Votazione per scrutinio palese nominale dell'ordine del
giorno n. 237
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento anche dagli onorevoli Ardizzone, Bosco, Cascio
Salvatore, Leontini, Limoli e Scoma, indìco la votazione per
scrutinio palese nominale dell'ordine del giorno numero 237.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Ardizzone, Bosco, Campagna, Caputo, Cordaro, Corona,
D'Asero, Dina, Gianni, Leontini, Limoli, Maira, Mancuso, Pogliese,
Ragusa, Scoma e Torregrossa.
Votano no: Adamo, Arena, Aricò, Bonomo, Bufardeci, Calanducci,
Cimino, Colianni, Cristaudo, D'Agostino, De Luca, Di Mauro,
Federico, Gennuso, Greco, Incardona, Leanza Nicola, Lentini,
Lombardo, Marrocco, Minardo, Mineo, Musotto, Nicotra, Romano,
Ruggirello, Scilla.
Sono in congedo: Beninati, Buzzanca, Falcone, Marinese e
Vinciullo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
Presenti 46
Votanti 44
Maggioranza 23
Favorevoli 17
Contrari 27
(L'Assemblea non approva)
Si passa all'ordine del giorno numero 238.
GIANNI. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
Votazione per scrutinio segreto dell'ordine del giorno n. 238
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento anche dagli onorevoli Bosco, Calanducci, Caputo, Cascio
Salvatore, Cordaro, D'Asero, Greco, Mancuso e Scoma, indìco la
votazione per scrutinio segreto dell'ordine del giorno numero 238.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano: Adamo, Ardizzone, Arena, Aricò, Bonomo, Bosco, Bufardeci,
Calanducci, Cascio Salvatore, Cimino, Colianni, Cordaro, Corona,
Cristaudo, D'Agostino, D'Asero, De Luca, Di Mauro, Dina, Federico,
Gennuso, Gianni, Greco,Incardona, Leanza Nicola, Lentini, Leontini,
Limoli, Lombardo, Maira, Mancuso, Marrocco, Minardo, Mineo,
Musotto, Nicotra, Pogliese, Ragusa, Romano, Ruggirello, Scilla,
Scoma e Torregrossa.
Sono in congedo: Beninati, Buzzanca, Falcone, Marinese e
Vinciullo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione:
Presenti 45
Votanti 43
Maggioranza 22
Favorevoli 18
Contrari 25
(L'Assemblea non approva)
Si passa all'ordine del giorno numero 240.
Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 241. Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che gli onorevoli Faraone, Ruggirello e Dina appongono
la firma all'ordine del giorno.
L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata ad oggi, mercoledì 20
gennaio 2010, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
n. 169 «Interventi finanziari per garantire la sopravvivenza nel
centro socio-riabilitativo residenziale per portatori di handicap
gravi 'Don Orione' di Messina», degli onorevoli Picciolo, Laccoto,
Rinaldi, Gucciardi e Vitrano
n. 171 «Notizie in merito all'aumento di capitale di Unicredit
Group», degli onorevoli Maira, Gianni, Dina, Cascio Salvatore e Lo
Giudice.
III - Discussione dei disegni di legge:
1) «Istituzione delle Unità operative delle professioni sanitarie»
(n. 151/A)
Relatore: on. Laccoto
2) «Disciplina dell'agriturismo in Sicilia» (n. 337/A)
Relatore: on. Apprendi.
La seduta è tolta alle ore 01.43 di mercoledì 20 gennaio 2010
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
dott.ssa Iolanda Caroselli
INTERROGAZIONI (con richiesta di risposta orale)
«Al Presidente della Regione, premesso che:
tra gli anni 1943 e 1945, nelle zone dalmate, fiumane e istriane
dell'Italia nord orientale, i gruppi partigiani comunisti che
propugnavano l'annessione di quelle terre alla Jugoslavia del
maresciallo Tito iniziarono una vera e propria operazione di
pulizia etnica ai danni della popolazione locale. Le ultime stime
parlano di 15 mila italiani fatti sparire all'interno delle foibe,
grotte naturali tipiche delle zone carsiche: la crudeltà e l'odio
di quegli uomini portò ad un vero e proprio massacro ai danni di
civili inerti, molti dei quali antifascisti ma profondamente legati
alla Patria e che non accettavano l'annessione ad un Paese
governato da una dittatura comunista;
per oltre 60 anni il genocidio delle foibe ha rappresentato una
verità talmente scomoda che è stata scrupolosamente negata, se non
vergognosamente mistificata, addossando la colpa del massacro a
fantomatiche truppe naziste in ritirata se non, come citato da
alcuni libri di storia, a fascisti della zona;
tenuto conto che ci sono voluti 60 anni per squarciare il velo di
silenzio su quanto successo in Istria, Fiume e Dalmazia. Con la
legge n. 92 del 2004, la Repubblica italiana ha stabilito che il
giorno 10 febbraio deve essere dedicato al 'giorno del ricordo', al
fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli
italiani e di tutte le vittime delle foibe e del conseguente esodo
dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo
dopoguerra per sfuggire alla dittatura comunista del maresciallo
Tito;
considerato che:
in tutta Italia, anche quest'anno, si sono moltiplicate le
manifestazioni in memoria delle vittime delle foibe: quasi tutti
gli enti regionali, comunali e provinciali d'Italia hanno previsto
eventi in occasione del 'giorno del ricordo';
in Sicilia, le amministrazioni comunali e provinciali più
importanti hanno rinnovato il ricordo delle vittime delle foibe con
proprie manifestazioni e convegni;
visto che la Regione siciliana, nel 2009, nulla ha fatto per
rispettare quanto stabilito dal comma 2 dell'art. 1 della legge n.
92 del 30 marzo 2004 che invita ( ) le Istituzioni ed Enti
pubblici, a realizzare studi, convegni, incontri e dibattiti in
modo da conservare la memoria di quelle tragiche vicende'; per
sapere quali manifestazioni, convegni e/o eventi abbia in programma
la Regione siciliana in occasione del 10 febbraio 2010, data in cui
ricorre il giorno del ricordo'». (947)
POGLIESE-BUZZANCA-CAPUTO-FALCONE-FORMICA-VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che sarebbe in fase di avanzata progettazione il
cosiddetto Istituto del Cuore', che prevede l'accorpamento
funzionale della cardiochirurgia del policlinico universitario con
la cardiochirurgia dell'ARNAS civico e con la cardiochirurgia
dell'ISMETT;
considerato che la razionalizzazione delle risorse conduce
inevitabilmente all'accorpamento fra le due cardiochirurgie
pubbliche (policlinico e civico) ma non giustifica la
partecipazione dell'ISMETT;
visto che l'ISMETT è una sperimentazione gestionale, quindi avente
uno spazio temporale di attività limitato nel tempo, e che, pur
essendo in teoria un ente con capitale a maggioranza pubblico,
svolge un'attività con impronta fortemente privatista e
completamente scollegata dalla restante rete ospedaliera regionale;
osservato che:
i meccanismi di accesso alla struttura non sono noti e sicuramente
non sono uguali agli altri ospedali;
il personale ivi operante applica contratti di lavoro non regolati
da contratti nazionale;
all'interno della struttura non risulta esserci la normale
attività di negoziazione decentrata che caratterizza le aziende e
gli ospedali convenzionati e classificati del servizio sanitario
regionale;
per sapere se non valutino opportuna l'esclusione dell'ISMETT dal
progetto di accorpamento della cardiochirurgie al fine di tutelare
il patrimonio pubblico di questa importante attività che per molti
anni in Sicilia è stata quasi del tutto appannaggio dei privati e
che oggi, proprio grazie a realtà come il policlinico e il civico,
rappresenta un'eccellenza del servizio sanitario pubblico». (952)
APPRENDI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
l'articolo 20 del decreto-legge 78 del 2009, convertito con
modificazioni in legge 3 agosto 2009, n. 102, in tema di controllo
e lotta alle frodi nel settore delle invalidità civili, attribuisce
all'INPS le procedure di riconoscimento delle invalidità civili e
degli handicap;
lo stesso decreto stabilisce che a decorrere dal 1 gennaio 2010,
le domande volte ad ottenere i benefici in materia di invalidità
civile, sordità civile, handicap e disabilità ( ) sono presentate
all'INPS secondo modalità stabilite dall'Ente stesso.
considerato che a seguito del suddetto decreto-legge, l'INPS, in
data 28 dicembre 2009, ha emanato la circolare 131, con la quale
stabilisce che tutte le domande volte ad ottenere i benefici
dell'invalidità civile dovranno essere trasmesse, alla stessa INPS,
tramite posta elettronica, previo un sistema di accreditamento
telematico, alquanto complesso, che prevede un pre-accreditamento,
l'invio, da parte dell'INPS, di una credenziale via posta sia al
medico che al cittadino richiedente, il successivo accreditamento
ed infine, solo per il medico, la trasmissione della certificazione
comprovante gli stati patologici del soggetto richiedente;
tenuto conto che:
questa procedura adottata dall'INPS obbliga automaticamente sia
gli utenti che i medici ad essere in possesso di un computer
collegato ad internet, fatto questo che causa una forte
discriminazione nei confronti di coloro che non hanno la
possibilità economica di dotarsi di un computer e, soprattutto, di
possedere una linea ADSL per il collegamento con la rete internet;
tale stato di fatto, inoltre, costringe gli utenti a rivolgersi
necessariamente a patronati ovvero ad associazioni di categoria dei
disabili, con le ovvie ricadute sulla mobilità personale e sui
costi di tali operazioni;
visto che una simile rivoluzione nelle procedure di riconoscimento
delle invalidità avrebbe dovuto prevedere uno start up iniziale che
prevedesse, almeno nei primi mesi, un doppio binario, telematico e
cartaceo, per la presentazione delle domande, al fine di consentire
a tutti gli interessati di provvedere in tempo a dotarsi di
computer o di adeguare le proprie apparecchiature telematiche;
per sapere:
se non ritengano necessario, improcrastinabile ed urgentissimo
intervenire presso i vertici regionali e nazionali dell'INPS al
fine di consentire un passaggio meno traumatico alle nuove
disposizioni in tema di lotta alle frodi nel settore delle
invalidità civili, così come disposto dall'art. 20, comma 3, del
decreto-legge n. 78 del 2009, convertito con modificazioni in legge
3 agosto 2009, n. 102;
se non reputino necessario che l'INPS adotti un periodo di
transizione di almeno 4 mesi per l'attivazione di dette procedure,
periodo in cui è consentito la presentazione delle domande sia per
via telematica sia per via cartacea». (954)
VINCIULLO-POGLIESE
«Al Presidente della Regione, premesso che:
con l'entrata in vigore della legge regionale 16 dicembre 2008, n.
19, a decorrere dal 1 gennaio c.a. si è proceduto alla
riorganizzazione dell'Amministrazione regionale con conseguente
rinnovo dei responsabili dei nuovi dipartimenti regionali previsti
a seguito della nuova distribuzione delle competenze assessoriali;
la legge regionale n. 19/08 ha avuto nel suo iter parlamentare
oltre che lo scopo di riorganizzare l'amministrazione regionale
nelle mere competenze di ogni singolo Assessorato, soprattutto
quello di razionalizzare la spesa della più volte definita
elefantiaca macchina burocratica regionale;
le deliberazioni della Giunta regionale ratificate nei primi
giorni dell'anno, con le quali vengono conferiti gli incarichi di
dirigenti generali dei dipartimenti regionali, vedono aumentare i
soggetti esterni all'amministrazione regionale dai precedenti 8 a
9, decisione avallata da un discutibile parere dell'Ufficio
legislativo e legale della Regione che, tra l'altro, è diretto da
uno degli aspiranti neo dirigenti generali;
suddetti atti non fanno riferimento ad alcuna attività istruttoria
di valutazione dei curricula dei soggetti ai quali è stato
conferito l'incarico né, tanto meno, del possesso dei requisiti che
per legge devono possedere i soggetti esterni che, cioè, non sono
dipendenti dell'Amministrazione regionale;
è impossibile non tenere conto del parere reso dall'Ufficio
legislativo e legale, che ha ritenuto applicabile nel territorio
regionale il decreto legislativo c.d. 'Brunetta', nella parte in
cui dispone che il ricorso al personale dirigenziale esterno può
avvenire solo fornendo esplicita motivazione, a persone di
particolare e comprovata qualificazione professionale, non
rinvenibile nei ruoli dell'amministrazione...';
il comma 7 dell'art. 4 della l.r. n. 10 del 2000 stabilisce che:
'la Giunta regionale può deliberare l'istituzione di uffici
speciali temporanei per il soddisfacimento di esigenze particolari,
per la realizzazione di specifici programmi e progetti di rilevante
entità e complessità per lo svolgimento di particolari studi o
elaborazioni. Agli stessi sono preposti dirigenti di prima, seconda
o terza fascia';
inoltre, le procedure di nomina dei dirigenti generali
appartenenti ai ranghi dell'Amministrazione regionale appaiono in
palese violazione del dettato normativo vigente che, al comma 4
dell'art. 9 della legge regionale 15 maggio 2000, n. 10 e s.m.i.,
recita 'l'incarico di dirigente generale è conferito con decreto
del Presidente della Regione, previa delibera della Giunta
regionale, su proposta dell'Assessore competente ( )', e che le
suddette nomine sono state effettuate in assenza di alcune
preposizione assessoriali;
rilevato che più volte la Corte dei conti, nelle relazioni
annuali, ha richiamato ed invitato la Regione siciliana a porre in
essere comportamenti idonei e conducenti al fine del contenimento
della spesa pubblica e che, coerentemente, il Presidente della
Regione, nel suo discorso programmatico ed in numerose
dichiarazioni alla stampa, ha detto di voler ridurre gli sprechi e
di voler improntare l'azione di governo alla razionalizzazione ed
al contenimento della spesa;
per sapere:
come sia possibile che, nelle deliberazioni della Giunta regionale
di conferimento degli incarichi di direzione dei dipartimenti
regionali e uffici speciali, non si fa menzione dei curricula né di
alcuna attività istruttoria e comparativa finalizzata
all'accertamento del possesso degli indispensabili requisiti di
legge;
su che base si sia proceduto al ricorso esterno per la nomina di
dirigenti generali e se la stessa azione non sia in palese
conflitto con il disposto normativo contenuto nel decreto
legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, c.d. 'Brunetta', e con quanto
disposto dalla vigente normativa regionale sopra citata;
se sia sostenibile che vengano rimossi, in assenza di valutazione
negativa, dirigenti generali interni di comprovata esperienza per
dare spazio a soggetti esterni, determinando di fatto un
appesantimento del bilancio regionale di 2 milioni di euro l'anno;
se, tra gli incarichi di direzione dei dipartimenti regionali a
soggetti esterni, vi siano ex o attuali coordinatori provinciali
dell'MPA o soggetti già candidati dello stesso partito in
qualsivoglia competizione elettorale;
quale carattere straordinario vi sia alla base della costituzione
di uffici speciali alla luce della legge regionale 16 dicembre
2008, n. 19, entrata in vigore appena il 1 gennaio 2010». (955)
MAIRA-GIANNI-LIMOLI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che:
la Giunta regionale ha autorizzato la firma del contratto con RFI-
Trenitalia; il nuovo orario di Trenitalia prevede parecchie
soppressioni di fermate di treni che, conseguentemente, provocano
disagi ai numerosi pendolari della provincia di Messina;
considerato che:
le innumerevoli proteste di studenti e lavoratori che, a causa
delle nuove soppressioni, sono costretti a subire loro malgrado
vane attese e viaggi di lunga durata;
le somme che la Regione versa all'azienda Trenitalia dovrebbero
servire non solo per gli investimenti indirizzati al miglioramento
delle strutture, ma soprattutto per fornire migliori servizi agli
utenti;
visto che:
l'azienda Trenitalia negli ultimi periodi ha messo in atto una
sconsiderata politica di disinteresse sempre più rilevante dei
servizi prestati, soprattutto nella provincia di Messina, con la
negativa conseguenza prima dell'abbandono e oggi della totale
chiusura di tante stazioni;
gli ultimi provvedimenti di cui sopra hanno determinato uno stato
di preoccupazione oltre che di disagio nei cittadini;
per sapere:
se non ritengano che, prima della firma del contratto, si debba
intervenire per assicurare il ripristino delle fermate soppresse a
seguito dell'entrata in vigore dell'attuale orario;
se non ritengano, altresì, doveroso intervenire al fine di
scongiurare la chiusura di alcune stazioni indispensabili ai
cittadini - utenti». (956)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
LACCOTO- PICCIOLO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le attività
produttive e all'Assessore per l'economia, premesso che:
il Governo nazionale, al fine di sostenere l'imprenditoria
privata, ma anche per attenzionare le aree maggiormente depresse,
ha istituito in tutta Italia 21 zone franche urbane;
con l'ultimo 'decreto milleproroghe', il Governo nazionale ha
inteso modificare la portata del superiore intervento legislativo;
quanto sopra ha suscitato le prese di posizioni di gran parte di
esponenti della politica siciliana, dal Presidente della Regione,
onorevole Lombardo, sino al Sindaco di Catania, senatore
Stancanelli, ma anche degli altri venti sindaci italiani
interessati dalle ZFU;
considerato che è stato sostenuto che l'intervento messo in campo
dal Governo nazionale può agevolmente essere realizzato dal Governo
regionale, in quanto ne ha le competenze;
atteso che in Sicilia vi sono diverse zone che potrebbero essere
interessate da simili iniziative legislative, che porterebbero
sicuramente una ricaduta positiva sul territorio;
tenuto conto che nel programma di codesto Governo vi era
innanzitutto l'obiettivo di sostenere la piccola e media impresa, e
più in generale l'iniziativa economica privata per creare non solo
interventi assistenziali, ma misure tese alla creazione di
prodotto, e quindi di ricchezza reale nel territorio, non
apparente;
per sapere se non ritengano opportuno prevedere, nella prossima
legge finanziaria, un intervento che, sulla scorta delle buone
prassi poste in essere del Governo nazionale, tenda ad individuare
contesti fragili che, al contempo, abbiano una vocazione per
l'insediamento produttivo di aziende, anche esterne alla Sicilia,
che intendano, col sostegno della Regione, investire e produrre
nella nostra Isola, istituendo zone franche urbane con tutta una
serie di agevolazioni fiscali, contributive e tributarie,
favorendo, contemporaneamente, l'accesso al credito, col risultato
di dar vita ad inevitabili ricadute favorevoli e percorsi virtuosi
per la nostra Regione». (960)
FALCONE
INTERROGAZIONI (con richiesta di risposta scritta)
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
il servizio del 118 in Sicilia è molto carente, soprattutto per la
mancanza di personale specializzato medico e infermieristico, oltre
che per carenza di autisti soccorritori in possesso della patente
della Croce Rossa;
alcuni territori ad elevata vocazione turistica non sono
adeguatamente serviti;
la maggior parte delle ambulanze sono concentrate nelle province
di Palermo, Catania e Messina;
considerato che:
la nuova società pubblica stabilizza il personale, ma non risolve
i problemi, anche perché sono stati scelti amministratori che hanno
svolto incarichi politici, ma non hanno grande esperienza nel
settore dell'emergenza sanitaria;
la recente morte della piccola Maria Grazia Lombardo, avvenuta
durante il trasferimento in elisoccorso dall'ospedale di Gela al
'Cervello' di Palermo, riapre le problematiche delle inefficienze
del servizio di elisoccorso del 118 in Sicilia;
ritenuto che il ritardo di ben tre ore per la partenza
dell'elisoccorso è assolutamente inammissibile;
per sapere:
se siano state assunte iniziative per accertare eventuali
responsabilità e se i ritardi abbiano contribuito alla perdita
della piccola Maria Grazia Lombardo;
se sia possibile superare le predette disfunzioni, con particolare
riferimento alla qualità del personale e alla distribuzione
territoriale delle ambulanze». (949)
BARBAGALLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che diverse scuole primarie
paritarie non hanno presentato la richiesta di rinnovo della
convenzione per l'anno scolastico 2008/2009 a causa della carenza
di informazioni in ordine alle novità introdotte con la recente
normativa in tema di parità scolastica;
considerato che le istanze riguardanti le convenzioni per l'anno
2009/2010 sono state regolarmente presentate;
ritenuto che è opportuno ricercare una soluzione (relativamente
all'anno sopra richiamato) anche per le scuole ritardatarie;
ritenuto ancora che i disguidi sono stati determinati, in gran
parte, dalla mancata notifica di una specifica circolare sulle
innovazioni introdotte;
ritenuto infine che occorre trovare una soluzione praticabile per
evitare la chiusura di alcune scuole e creare situazioni di
disparità di trattamento;
per sapere:
se sia stato fatto un monitoraggio delle scuole primarie paritarie
che non hanno presentato in tempo le domande di rinnovo della
convenzione per l'anno 2008/2009;
se siano state attivate iniziative finalizzate al recupero delle
risorse finanziarie necessarie per far fronte alla predetta
annualità». (950)
BARBAGALLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le attività
produttive, premesso che:
con d.a. Industria n. 538 - GAB del 22 settembre 2008 si è
provveduto a nominare il commissario straordinario del consorzio
ASI di Catania nella persona del dott. Salvatore Giuffrida,
dirigente dell'Amministrazione regionale in servizio presso
l'allora Assessorato Turismo - servizio turistico regionale n. 14
Nicolosi/Enna, con decorrenza settembre 2008 e per mesi sei, allo
scopo di provvedere al sollecito rinnovo degli organi consortili;
lo stesso dott. Salvatore Giuffrida è stato confermato con
successivo d.a. n. 036 - GAB del 25 marzo 2009 per altri tre mesi,
e poi ancora con d.a. n. 71 - GAB del 22 maggio 2009 e d.a. n. 100
del 9 settembre 2009 fino al 12 marzo 2010, con il medesimo compito
di provvedere al sollecito rinnovo degli organi consortili;
nell'ambito di tale esteso periodo il predetto commissario, in
adempimento del proprio compito delegato, ha posto in essere quanto
segue:
1) lettera del 6 febbraio 2009 prot. ASI n. 614 (5 mesi dopo
l'insediamento) indirizzata all'Assessore regionale per la famiglia
pro tempore con la quale comunicava che avendo preso atto che gli
uffici dell'Ente hanno reiteratamente chiesto al Comune di Catania
'la designazione dei tre componenti in seno al Consiglio Generale
del Consorzio, e tutt'ora non avendo avuto alcuna risposta non
viene messo nelle condizioni di potere espletare il mandato
conferito ( ). Tutto ciò premesso si chiede un intervento
sostitutivo ai sensi e per gli effetti dell'art. 36, comma 5 della
l.r. 4 gennaio 1984, n. 1';
2) lettera del 13 marzo 2009 prot. ASI n. 1300, indirizzata
all'allora Assessore per l'industria, con la quale comunicava che
in scadenza dell'incarico ( ),'non ha potuto procedere al rinnovo
degli organi consortili in quanto il Comune di Catania non ha
designato i propri rappresentanti in seno al Consiglio Generale
dell'Ente';
pertanto, il commissario Giuffrida, nell'arco di 18 mesi circa, ha
prodotto, in ossequio alla propria nomina, solo n. 2 lettere (una
all'ex Assessorato regionale Famiglia ed una all'ex Assessorato
Industria) che in sostanza non hanno comportato nessun passo avanti
rispetto al compito delegato e senza che in tutto questo tempo
abbia mai personalmente messo in mora il Comune di Catania, che in
pratica è l'ultimo ente consorziato che ancora non ha provveduto
alla nomina dei delegati in ASI;
fra l'altro, il Comune di Catania risultava insolvente rispetto
alla quota annua da versare per statuto all'ASI di Catania per
circa sette annualità (dal 2003), e pertanto i propri delegati, per
legge, non possono esercitare il diritto di voto per l'elezione del
presidente;
in ragione di ciò, il commissario straordinario poteva procedere
già da tempo alla convocazione del consiglio generale per
l'elezione della nuova amministrazione dell'ASI di Catania;
per la sopra descritta attività posta in essere, il commissario è
stato remunerato dal consorzio ASI in ragione di euro 2.046,31 al
mese (ad oggi sommano euro 32.740,96), oltre congrui rimborsi spese
per missioni, senza riuscire a concludere (o ad iniziare) il
compito per il quale era stato nominato;
nonostante nel predetto lasso di tempo il dott.. Giuffrida non
abbia adempiuto agli obblighi derivanti dall'investitura
istituzionale, ha iniziato, invece, a porre in essere una serie di
atti e di incombenze esulanti dal proprio mandato, non ultimo, con
propria deliberazione, la nomina con comando in assegnazione
temporanea del direttore generale del consorzio ASI di Caltagirone,
ing. Raffaele Gulino, quale direttore generale dell'ASI di Catania;
tale ultima deliberazione, ritenuta palesemente illegittima, priva
di motivazione ex l.r. n. 10 del 1991, viziata nella forma, priva
di opportunità, nonché atto non rimesso alla competenza
commissariale, è stata opposta dalla dirigenza del consorzio ASI di
Catania con nota dell'11 gennaio 2010, inoltrata all'ex Assessorato
regionale Industria di Catania quale organo di vigilanza e di
controllo;
appare invece necessario che il commissario concluda il compito
conferito con i decreti di nomina citati entro la prossima scadenza
fissata al 12 marzo 2010, provvedendo alla convocazione dei
componenti del consiglio generale ed alla successiva elezione del
presidente del consorzio ASI di Catania, onde ripristinare il
normale assetto istituzionale dell'ente;
per sapere:
per quali motivi il commissario nominato non abbia provveduto a
concludere né ad avviare le procedure atte al sollecito rinnovo
degli organi consortili, ragione per cui è stato nominato;
le ragioni per quali lo stesso commissario stia provvedendo al
conferimento d'incarico di direttore dell'ASI di Catania a
personale esterno all'ente, in palese vizio di legittimità, con
aggravio di risorse dell'ente e pur disponendo il predetto
consorzio nella propria dotazione organica delle giuste ed adeguate
professionalità interne, discostandosi, in tal modo, dall'ottica
perseguita dal Presidente della Regione siciliana di ottimizzazione
delle risorse regionali in materia di personale e di risparmio
della spesa, oltre che a scapito di possibili investimenti che
potrebbero migliorare l'efficienza e l'efficacia dell'azione del
consorzio, con il naturale perseguimento dei suoi obiettivi
istituzionali;
se corrisponda a verità che, pur in assenza di una attività
alacremente produttiva, vi sarebbe stata una copiosa e dispendiosa
mole di missioni istituzionali effettuate dal commissario nell'arco
del proprio mandato con aggravio per l'ente». (951)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
FIORENZA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
il decreto assessoriale n. 2493/09 obbliga tutti gli operatori del
settore alimentare operanti nell'ambito della produzione primaria
ad effettuare entro il 31 dicembre 2009 la D.I.A. (dichiarazione di
inizio attività) presso le amministrazioni comunali di riferimento;
la mancata proroga del termine previsto dal d.a. n. 2493/09
farebbe incorrere tali operatori in sanzioni molto pesanti, che
potrebbero determinare la chiusura stessa di tali attività e
inficerebbero gravemente il settore alimentare siciliano da tempo
in crisi;
il decreto legislativo n. 193 del 2007, c.d. 'Pacchetto Igiene',
ha abrogato il d.lgs. n. 156 del 1997 in materia di Igiene dei
prodotti alimentari - autocontrollo HACCP' e l'art. 2 della legge
n. 283 del 1962 Autorizzazione Sanitaria', e prevede un nuovo
regime sanzionatorio in materia di HACCP e sistema di autocontrollo
igienico sanitario per le aziende che non rispettano i dettami
legislativi;
considerato che i regolamenti CE n. 852 del 2004 e n. 882 del 2004
regolano la materia dell'igiene dei prodotti alimentari, in
particolare in relazione alla salute pubblica, ponendo principi,
norme e procedure in relazione alle responsabilità dei fabbricanti
e delle autorità competenti per ciò che concerne i requisiti
strutturali, operativi e igienici degli stabilimenti, dei magazzini
di stoccaggio e il trasporto delle merci e anche in merito ai
controlli ufficiali, la registrazione e il riconoscimento delle
aziende stesse;
per sapere:
se non pensino di proporre alle competenti autorità comunitarie
una proroga di almeno tre mesi, rispetto al termine del 31 dicembre
2009, come termine ultimo per la presentazione della D.I.A. per
tutti gli operatori del settore alimentare operanti nell'ambito
della produzione primaria e di sospendere altresì in via
eccezionale e temporanea tale termine in maniera da permettere a
tutti gli operatori del sistema di potersi adeguare alla normativa
per ciò che concerne la presentazione del fascicolo aziendale AGEA,
della certificazione antimafia e di tutte le altre certificazioni
richieste;
se abbiano previsto ulteriori misure per scongiurare che gli
operatori del settore della produzione primaria vengano sanzionati,
così come era previsto dal d.lgs. n. 156/97 'Igiene dei prodotti
alimentari - autocontrollo HACCP'». (953)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
INCARDONA
«Al Presidente della Regione e all' Assessore per turismo, lo
sport e lo spettacolo, premesso che la legge regionale 19 aprile
2007, n. 11, ha fissato alcuni obiettivi da realizzarsi per la
risoluzione delle annose problematiche inerenti le Terme di Sciacca
(AG), tra i quali quelli di nominare un commissario straordinario
per gli adempimenti di liquidazione e un advisor al fine di
collocare sul mercato le partecipazioni azionarie della società
Terme di Sciacca s.p.a., costituitasi nel 2005;
ricordato che alla data del 31 dicembre 2009 - epoca in cui era
stata prevista la cessione delle aziende termali alla Regione, come
previsto dall'art. 1 della legge regionale 19 aprile 2007, n. 11 -
molte questioni, anche se formalmente affrontate, restano di fatto
irrisolte, come ad esempio quella dell'esposizione debitoria nei
confronti della società cooperativa 'La Montagnola' o quella
relativa all'utilizzo delle risorse umane;
per sapere:
come mai l'impegno di erogare in tre tranche gli importi per
l'aumento del capitale sociale a favore della società Terme di
Sciacca s.p.a., assunto con la l.r. n. 11/2007 e da adempiere entro
il 31 dicembre 2009, non sia stato rispettato;
perché l'Assessore al ramo non ha ancora emanato le direttive
gestionali per il rilancio della società e la nomina dell'advisor;
quali prospettive nell'immediato futuro si profilino per la
società Terme di Sciacca s.p.a. e per la tutela del suo patrimonio
aziendale e umano, considerata la grave posizione debitoria in cui
versa la citata società». (957)
(L'interrogante chiede risposta scritta con urgenza)
BOSCO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che:
in data 16 gennaio 2010, dagli organi di stampa si apprendeva la
notizia del provvedimento di reimmissione nel posto di lavoro di
Antonino Nobile;
il provvedimento è stato emesso dagli uffici regionali;
considerato che:
l'ufficio regionale di competenza aveva disposto il licenziamento
giusta provvedimento del mese di agosto 2009;
tale situazione costituisce un conflitto tra organi regionale;
ritenuto che:
sotto l'aspetto del buon andamento e buon funzionamento della
pubblica amministrazione, anche alla luce della riforma del
Ministro della funzione pubblica, il provvedimento di reimmissione
non appare in sintonia con quanto previsto dalle legge;
in particolare, la questione ha assunto una dimensione alquanto
ampia trattandosi di un licenziamento a seguito di arresto in
flagranza per il reato di corruzione;
il provvedimento di reimmissione appare, altresì, inopportuno e
molto discutibile anche alla luce del 'codice antimafia e
anticorruzione nella Regione siciliana' approvato lo scorso mese di
novembre;
a seguito del provvedimento in oggetto e della gravità dei fatti,
la pubblica amministrazione, in particolare quella regionale,
subirebbe un grave ed irreparabile danno anche all'immagine ed al
buon funzionamento;
per sapere quali provvedimenti intendano adottare al fine di fare
luce sulla vicenda e, allo stato, disporre la revoca del
provvedimento di reimmissione in servizio». (958)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
l'Agenzia del demanio ha proceduto all'interruzione del rapporto
di lavoro per alcuni dipendenti a tempo determinato in servizio
presso gli uffici di Palermo;
tale interruzione non appare fondata su valide argomentazioni,
atteso che il licenziamento è stato seguito dall'assunzione di
nuovo personale;
considerato che il personale licenziato aveva acquisito nel tempo
esperienza qualificata nonché un elevato grado di professionalità e
qualità che ha contribuito al buon funzionamento e andamento degli
uffici;
ritenuto che l'interruzione immotivata del rapporto di lavoro
costituisce grave violazione del diritto al lavoro, garantito e
tutelato dalla nostra Costituzione;
per sapere quali provvedimenti intenda adottare per la tutela del
diritto al lavoro del personale a tempo determinato in servizio
presso l'Agenzia del demanio di Palermo, al fine di fare chiarezza
sulla questione inerente il mancato rinnovo dei contratti». (959)
CAPUTO
Interrogazione con richiesta di risposta in Commissione
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'economia,
premesso che:
nell'anno 2002 sono state assunte, con contratto di formazione
lavoro (C.F.L.), dalla Montepaschi Serit s.p.a., 256 persone che
hanno lavorato fino all'anno 2004 con la qualifica di ufficiale per
la riscossione;
come previsto dalle norme contrattuali, le suddette persone sono
state formate professionalmente, con un costo, a carico dell'allora
Assessorato Lavoro, di circa euro 1 milione e 800 mila;
alla fine dei due anni, dopo aver acquisito una qualifica
professionale legata alle mansioni svolte, sono state licenziate
senza che avvenisse l'auspicata trasformazione in contratto a tempo
indeterminato del loro rapporto di lavoro a tempo determinato;
a detti lavoratori - diventati, durante la frequenza del corso,
esperti in riscossione tributi - erano state assicurate la
trasformazione del loro contratto di lavoro e la conseguente
assunzione a tempo indeterminato, considerato il fabbisogno
naturale di persone idonee e capaci di effettuare il delicato
servizio di riscossione dei tributi in Sicilia;
risulta che il principale problema che ha ostacolato la
conversione del contratto e, di conseguenza, generato
l'interruzione del rapporto di lavoro, è stato la riforma del
servizio di riscossione, che ha affidato le funzioni attribuite in
precedenza alla Montepaschi direttamente alla Regione, che le
esercita dall'1 ottobre 2006 per il tramite della Riscossione
Sicilia s.p.a., società che, dal 2010, sarà costituita dalla
Regione con l'Agenzia delle entrate e di cui la stessa Regione
detiene la maggioranza azionaria (60 per cento delle azioni);
preso atto che:
la maggior parte dei lavoratori con contratti di formazione lavoro
(C.F.L.) non assunti, oltre 200, si sono rivolti ai giudici di pace
per chiedere la loro ammissione nei ruoli della Riscossione Sicilia
s.p.a.;
è di questi giorni la notizia che già 5 ricorrenti, con sentenza
di primo grado, già passata in giudicato e quindi immediatamente
esecutiva, hanno vinto il ricorso de quo; la Riscossione Sicilia
s.p.a. non solo è stata condannata all'assunzione a tempo
indeterminato, entro 10 giorni, dei ricorrenti, ma si è vista pure
condannata al risarcimento della somma pro capite di circa 120 mila
euro;
considerato che:
nel caso in cui anche gli altri contrattisti dovessero ottenere
identica sentenza, la Riscossione siciliana s.p.a., non solo
dovrebbe immediatamente assumere oltre 200 unità lavorative, ma si
vedrebbe condannata a pagare complessivamente una somma che si
aggira intorno ai 24 milioni di euro, di cui il 51 per cento a
carico del bilancio della Regione Sicilia, in quanto la stessa
detiene il 51 per cento delle quote societarie. Tale eventualità
porterebbe alla cancellazione della Riscossione Sicilia s.p.a., dal
sistema economico, preso atto che la stessa ha un capitale sociale
di euro 10 milioni 400 mila; la Regione siciliana, a causa delle
note difficoltà di bilancio, non è nelle condizioni di far fronte a
questo eventuale e temuto esborso;
di contro, la SERIT s.p.a. avrebbe a disposizione, per le sue
attività, personale già formato e che conosce tutte le procedure di
riscossione per avere svolto attività lavorativa specifica sia
all'interno che all'esterno degli uffici (notifiche di cartelle,
pignoramenti presso terzi, etc.);
per sapere se non ritengano utile ed improcrastinabile
intervenire, con l'urgenza del caso, per concordare, con i
ricorrenti, un accordo mirante alla trasformazione del contratto da
tempo determinato a tempo indeterminato, al fine di evitare
ulteriori decisioni da parte dei giudici del lavoro che vedrebbero
la Riscossione Sicilia s.p.a. soccombere di fatto davanti alla
richiesta dei lavoratori e, di conseguenza, la Regione siciliana
costretta ad un esborso di somme, non previste nel bilancio, di
oltre 12 milioni di euro». (948)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento in Commissione)
VINCIULLO-POGLIESE
MOZIONI
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il centro socio-riabilitativo residenziale 'Don Orione' di Messina
accoglie attualmente 32 disabili, portatori di handicap molto
gravi, e 15 in regime semiresidenziale nel centro diurno ed,
inoltre, disabili gravi in regime di 'ricovero temporaneo';
l'istituto religioso 'Don Orione' di Messina ha messo a
disposizione, sin dal 2001, una propria struttura per l'accoglienza
di portatori di handicap gravi provenienti da altra struttura,
denominata 'Villa Lucciola';
ai sensi delle leggi regionali n. 68 del 1986 e n. 22 del 1986,
nonché della legge n. 104 del 1992 e successive modifiche ed
integrazioni, tutti gli interventi socio-assistenziali, coordinati
ed integrati dalle Aziende sanitarie provinciali (ASP), sono
principalmente rivolti all'assistenza ed all'eventuale
reinserimento dei soggetti portatori di handicap di vario genere;
il decreto presidenziale del 4 novembre 2002 per l'approvazione
delle linee-guida per l'attuazione del Piano socio-sanitario della
Regione siciliana ha inserito la primaria tutela delle persone
portatrici di handicap tra gli obiettivi cui investire la maggior
quota di risorse economiche;
il Comune di Messina (per il tramite dell'istituzione dei servizi
sociali), unitamente all'ASP provinciale, in data 14 marzo 2007 ha
sottoscritto un protocollo d'intesa triennale per il finanziamento
del progetto per il 'Centro socio riabilitativo residenziale per
portatori di handicap gravi', presentato dall'istituto Don Orione
di Messina;
detto progetto ha brillantemente risposto alle esigenze
territoriali ed alle linee guida volute dal legislatore in favore
di tali categorie, particolarmente disagiate, con splendidi ed
evidenti risultati in favore dei soggetti portatori di gravi
handicap;
l'impegno di spesa annuale previsto per la realizzazione del
progetto prevedeva la somma di complessivi euro 1.899.679,10, di
cui euro 400.000,00 a carico dell'ASP e la restante parte a carico
dell'istituzione dei servizi sociali del Comune di Messina;
anche a seguito della soppressione dell'istituzione dei servizi
sociali del Comune, ed in vista della scadenza triennale della
sopra citata convenzione (28 febbraio 2009), in data 11 gennaio
2010, è stata convocata una conferenza di servizi allo scopo di
discutere e definire i termini della convenzione da rinnovare;
durante detta conferenza è emersa, da una parte, la piena
disponibilità dell'ASP di Messina a mantenere inalterato il proprio
contributo e, dall'altra, la volontà del Comune di Messina a
ridurre la propria contribuzione in misura proporzionalmente
inversa a quella dell'ASP stessa, ovverosia ritenendo che si tratti
di erogazione di servizi prevalentemente di natura sanitaria su
pazienti con patologie di tipo cronico, ancorché prestazioni
prevalentemente di natura socio-assistenziale;
comunque, indipendentemente dalle disquisizioni e dai sofismi
lessicali, appare davvero indispensabile garantire il prosieguo
dell'alto grado di assistenza ad oggi fornita a detti soggetti
gravemente disagiati, a prescindere dal dibattito per la
provenienza o il reperimento della fonte di finanziamento;
all'interno del centro operano e prestano assistenza, comunque,
circa 50 figure professionali a vario titolo, che rappresentano,
ormai, per competenza e professionalità acquisite in tanti anni,
una vera e propria famiglia, sia nei confronti dei soggetti
portatori di gravi handicap o ritardi, che nei rapporti
interpersonali con i parenti prossimi degli stessi, i quali
all'unisono, apprezzano, senza riserve, l'operato degli addetti;
considerato che:
i servizi offerti ai soggetti tendono, comunque, a spaziare tra le
più varie attività, in piena sincronia con una sempre maggiore
integrazione socio-assistenziale ed anche riabilitativa;
in ogni caso, indipendentemente dalle modalità di reperimento
delle somme in loco, il finanziamento di tale meritoria ed
insostituibile attività grava e graverà sulle finanze regionali in
modo diretto od indiretto;
la struttura in questione, per l'efficienza e la qualità ad oggi
offerta, potrebbe essere presa quale modello da sviluppare
regionalmente in merito alla gestione dei servizi da garantire a
tali categorie socialmente deboli e bisognose, nel rispetto di
parametri economici oggettivi e da riscontrare in modo sistematico;
ritenuto che il finanziamento di detta struttura possa e debba
essere, comunque, reperito e gravare sull'Assessorato regionale
della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro e su quello
della salute, che già, tra l'altro, indirettamente (tramite
l'Assessorato Servizi sociali del Comune e l'ASP) erogano le somme
ad oggi necessarie,
impegna il Governo della Regione e per esso
l'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro e
l'Assessore per la salute
a reperire, direttamente e per tempo, le somme necessarie al
mantenimento in vita del centro socio-riabilitativo 'Don Orione' di
Messina, integrando, necessariamente, i finanziamenti previsti dal
Comune di Messina e dall'ASP, somme indispensabili per garantire la
sopravvivenza di tale particolare ed irrinunciabile struttura».
(169)
PICCIOLO-LACCOTO-RINALDI-GUCCIARDI-VITRANO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
è in atto nella Regione siciliana, come nel resto del Paese, un
ampio dibattito in merito al ritorno dell'utilizzo dell'energia
nucleare come scelta strategica di rinnovamento
dell'approvvigionamento energetico nazionale;
l'8-9 novembre 1987 la popolazione venne chiamata ad esprimersi in
merito all'uso a scopi civili delle tecnologie di
approvvigionamento energetico 'nucleare', mandando un segnale
inequivocabile con quasi l'80% di votanti a favore della
cancellazione di quella opzione energetica nel nostro Paese;
al via libera del Senato della Repubblica al disegno di legge
sulle centrali nucleari, la Sicilia è una delle due Regioni
(insieme al Veneto) che ha dato una prima disponibilità, sebbene
subordinata dal Presidente della Regione ad un preventivo
referendum tra gli abitanti;
considerato che gli incidenti del 2008 avvenuti a Trisko,
Bruxelles e, in particolare quello avvenuto in Francia a Tricastin,
a soli 200 km dal confine italiano, che ha provocato la
contaminazione di circa 10 operai, hanno dimostrato quanto gli
impianti nucleari non assicurino, nonostante le più severe misure
di sicurezza, la salvaguardia della salute delle popolazioni dei
territori circostanti e del personale che vi opera;
considerato, inoltre che:
l'energia nucleare fornisce un contributo al fabbisogno mondiale
di energia pari ad un modesto 6,4%;
la disponibilità di uranio, cioè la materia prima necessaria per
produrre energia nucleare è comunque limitata (non più di 50 anni)
con riferimento ai dati esposti da autorevoli scienziati;
importanti Paesi come Germania, Svezia ed Olanda hanno già
programmato la propria uscita dal nucleare per puntare con forza su
energie pulite, rinnovabili e sicure e, in particolare, la Germania
ha deciso di vietare per legge nel 2002 la costruzione di nuovi
impianti e di indicare il 2021 come data ultima per lo spegnimento
delle 17 centrali nucleari costruite sul proprio territorio;
considerata la pericolosità dell'ancora irrisolto problema delle
scorie radioattive (l'Italia non dispone ancora di un deposito per
i rifiuti atomici del passato);
considerati gli elevati costi per assicurare la sicurezza degli
impianti da possibili incidenti e da attacchi 'terroristici';
atteso che:
lo svantaggio non indifferente dell'energia nucleare è costituito
dalle cosiddette 'scorie nucleari' soggette a una continua
emissione di radiazioni per la loro collocazione all'interno o in
prossimità del reattore; alcune di esse hanno un periodo di
decadimento che raggiunge i 100.000 anni e continuano ad emettere
radiazioni pericolosissime per la salute, richiedendo, pertanto,
attente precauzioni nel trattamento di smaltimento;
per le scorie maggiormente radioattive si rende addirittura
necessario il deposito geologico, lo stoccaggio in bunker
sotterranei schermati;
considerati, altresì i noti pericoli umani ed ambientali legati
agli insediamenti nucleari, maggiormente allarmanti in un
territorio come quello siciliano caratterizzato da oggettivi rischi
sismici e idrogeologici; rischi non del tutto eliminabili con le
centrali di terza generazione, cui fa riferimento l'accordo
Berlusconi - Sarkozy;
ritenuto che in una Regione come la Sicilia, circondata dal mare e
ricca di sole, si possa favorevolmente investire su altro tipo di
energie rinnovabili che non comportino rischi per l'ambiente e per
la salute senza, peraltro, comportare i costi esorbitanti del
nucleare e senza attendere i tempi troppo lunghi per la
realizzazione degli impianti nucleari;
visto che:
la Sicilia produce energia ben oltre il proprio fabbisogno,
esportandone grande quantità a vantaggio della comunità nazionale.
In Sicilia, infatti, si producono circa 9.900.000 mw annui di
energia elettrica legata ai processi di raffinazione;
il bilancio tra import ed export è in atto positivo e il valore
dei prodotti petroliferi esportati oscilla intorno all'80% del
valore di tutto l'export siciliano. La quantità di gas estratto è
di circa 740 mc;
accanto all'attività estrattiva si svolge anche un'intensa
attività di raffinazione: basti pensare alle tre raffinerie di
Siracusa, di Milazzo e Gela. Essa fornisce il 2,7 % dell'estrazione
nazionale di gas, il 12,9% dell'estrazione nazionale di greggio, il
40% degli idrocarburi raffinati che il Paese consuma e, a breve,
tratterà il 73% del gas importato dall'Italia;
considerato, infine, che:
la Sicilia è un territorio ad alta vocazione turistica ed
inevitabilmente un insediamento nucleare ne comprometterebbe
l'attrattività turistica e culturale;
il Governo italiano e quello francese, in data 24 febbraio 2009,
hanno siglato un'intesa che prevede la cooperazione tra i due Paesi
per la produzione di energia attraverso l'atomo, aprendo la strada
alla realizzazione in Italia di quattro centrali nucleari,
impegna il Governo della Regione
ad attivarsi perché venga reso indisponibile il territorio della
Regione siciliana alle procedure di individuazione dei siti idonei
all'attivazione di centrali nucleari;
ad attivarsi perché venga vietata sotto ogni forma la costruzione
di centrali nucleari in Sicilia e dichiarare il territorio
siciliano indisponibile allo stoccaggio delle scorie prodotte o
derivanti da centrali costruite in altri luoghi;
ad operare nelle sedi istituzionali affinché resti valido il
pronunciamento referendario del 1987 per tutto il territorio
nazionale;
a confermare e incrementare, anche in sede di definizione del
Piano energetico regionale, l'impegno della Regione a favore delle
fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica, nell'ottica di una
politica energetica basata su tecnologie moderne ed innovative che
garantiscono uno sviluppo sostenibile del sistema economico e
produttivo regionale;
a dichiararsi a favore dello sviluppo dell'efficienza, del
risparmio energetico e delle fonti rinnovabili e sfavorevole
all'installazione di impianti nucleari per la produzione di energia
sul territorio siciliano;
ad attivarsi presso i comuni, le province regionali ed il Governo
nazionale affinché assumano l'impegno di procedere
all'individuazione di politiche energetiche alternative al
nucleare;
ad attivare, infine, ogni idonea e necessaria procedura per far
dichiarare la Sicilia 'Regione denuclearizzata'». (170)
BARBAGALLO-LUPO-MATTARELLA-RINALDI-GALVAGNO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il consiglio di amministrazione di Unicredit Group, in data 7
gennaio 2010, all'unanimità, ha approvato la proposta di aumento di
capitale di 4 miliardi di euro da sottoporre agli azionisti, fra i
quali la Regione siciliana e la fondazione Banco di Sicilia;
lo stesso c.d.a., sempre all'unanimità, nel mese di dicembre 2009
ha approvato il piano di riorganizzazione del gruppo bancario,
prevedendo, fra l'altro, la scomparsa del Banco di Sicilia s.p.a.,
attraverso la fusione delle banche reti in Italia (Unicredit Banca
e Banca di Roma), già dal 1 novembre 2010;
la chiusura del Banco di Sicilia s.p.a., la prima azienda
dell'Isola per occupati, fatturato e gettito fiscale, prevede la
cancellazione della struttura di direzione generale, del consiglio
di amministrazione nonché la riduzione del numero di sportelli
nell'Isola;
la stima degli esuberi a regime è di circa 1.000 unità che, seppur
collocate in altre attività ad esaurimento, di fatto
contribuiranno, a regime, ad un netto impoverimento dell'offerta di
lavoro in Sicilia;
la cessazione dell'entità giuridica della fondazione Banco di
Sicilia con sede a Palermo, inoltre, comporterà una perdita di
introiti fiscali, diretti ed indiretti, per la Regione siciliana,
stimabili in circa 150 milioni di euro annui;
il Presidente della fondazione Banco di Sicilia, prof. Gianni
Puglisi, in pubbliche interviste ha dichiarato la volontà della
stessa fondazione di sottoscrivere il nuovo aumento di capitale di
Unicredit Group, con un impegno di spesa di circa 15 milioni euro;
lo stesso presidente Puglisi, nella qualità di consulente del
Presidente della Regione, On. Raffaele Lombardo, sta lavorando per
una analoga disponibilità da parte della Regione siciliana alla
sottoscrizione del medesimo aumento di capitale per altri 15
milioni di euro;
la partecipazione azionaria della Regione siciliana in Unicredit
Group, già Capitalia, è disciplinata da una legge regionale che
assegna all'Assemblea regionale siciliana un ruolo di indirizzo
fondamentale;
considerato che:
la scomparsa della prima azienda siciliana non trova neanche nei
vertici confindustriali siciliani un adeguato dibattito, anche se
in presenza di un danno all'economia regionale di pari portata alla
chiusura dello stabilimento Fiat;
il Presidente della Regione, già due anni fa, non rinnovando la
convenzione con Unicredit Group, ha rinunciato ad esercitare un
ruolo dialettico con il management dell'istituto di credito,
sancendo di fatto un percorso contrario all'interesse dei siciliani
e dei dipendenti del Banco di Sicilia, mentre oggi,
inverosimilmente, si dichiara disponibile, insieme alla fondazione
Banco di Sicilia, a sottoscrivere l'aumento di capitale senza
alcuna riserva e tutela,
impegna il Governo della Regione
a riferire urgentemente all'Assemblea regionale siciliana quali
siano le ragioni che hanno visto di fatto precludere ogni forma di
dialogo, teso a tutelare l'interesse socio economico della Sicilia,
con il management dell'Istituto di credito,
a non effettuare alcuna scelta prima che l'Assemblea regionale
abbia discusso e adottato una deliberazione in merito alla vicenda
di cui in premessa». (171)
MAIRA-GIANNI-DINA-CASCIO S.-LO GIUDICE
ORDINI DEL GIORNO
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
l'azienda Italtel ha dichiarato di procedere alle operazioni di
esubero del personale per circa 400 lavoratori che vanno ad
aggiungersi ai 450 già dichiarati lo scorso anno per il biennio
2009/2010;
le suddette scelte aziendali stravolgono il piano industriale,
così come strutturato nel 2009, definendone uno nuovo dai contenuti
assai preoccupanti circa il destino occupazionale dei lavoratori
interessati;
l'amministratore delegato dell'Italtel ha annunciato che
nell'ambito della ristrutturazione aziendale non si esclude
l'ipotesi che lo stabilimento di Carini (PA) si possa chiudere;
RILEVATO che:
le ragioni addotte dall'Azienda nella direzione di una così
incisiva ristrutturazione sono da ricercare nel calo del fatturato
di diverse decine di milioni di euro, a partire da Telecom quale
cliente fondamentale;
specificamente si assiste ad un calo del volume di attività, al
mancato decollo di importanti progetti su banda larga, nonché
all'assenza di precisi interventi che andavano effettuati sulle
reti di nuova generazione;
agli aspetti riguardanti le scelte di strategia industriale si
sono aggiunti gravi problemi finanziari del gruppo industriale nel
rapporto con le banche, tali da compromettere il futuro
dell'azienda in assenza di una sua ricapitalizzazione;
CONSIDERATO che:
gli errori nella gestione dell'azienda sul piano industriale hanno
come conseguenza drammatica gli esuberi di personale;
occorre arginare qualunque operazione tesa a penalizzare i
lavoratori, imboccando altresì una strada che rilanci l'innovazione
tecnologica dello stabilimento Italtel a partire dai progetti per
la banda larga,
impegna il Governo della Regione
a porre in essere ogni iniziativa utile presso il Ministro dello
Sviluppo economico e il Sottosegretario alle Telecomunicazioni
affinché intervengano rapidamente in direzione di un rilancio
dell'azienda nel quadro degli interventi previsti sul fronte
dell'innovazione tecnologica delle telecomunicazioni, con
l'obiettivo di tutelare le professionalità in atto esistenti nello
stabilimento di Carini e impedire che possa chiudere». (226)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
l'intero comparto produttivo del settore industriale della Sicilia
ultimamente è stato interessato da una grave ed importante crisi
economica che ha messo in pericolo lo stabilimento Italtel di
Carini (PA);
i dirigenti aziendali, infatti, hanno attuato un piano aziendale
che mette a rischio il mantenimento del predetto stabilimento, con
pericolo di chiusura;
la situazione peggiora il quadro economico della Sicilia che
attualmente vive un momento di grave crisi sia sotto l'aspetto
economico sia sotto quello occupazionale;
CONSIDERATO che:
si tratta di stabilimento storico che insiste nel territorio del
comune di Carini, in provincia di Palermo, ad alta densità
abitativa;
la chiusura dello stabilimento avrebbe un grave impatto per
l'economia siciliana in quanto, oltre a creare un ennesimo allarme
sociale per la creazione di nuovi disoccupati, determinerebbe anche
la conseguente perdita di impianti e strutture aziendali necessari
per lo sviluppo economico. In tale modo, infatti, la Sicilia
rimarrebbe priva di impianti industriali e, quindi, priva di
strutture produttive;
la chiusura dello stabilimento industriale comporterebbe un grave
danno per la Sicilia in quanto, in aggiunta alla precarietà degli
altri settori produttivi, anch'essi in crisi, si determinerebbe un
percorso economico/produttivo di impoverimento e non di
accrescimento;
l' impianto siciliano di Italtel dispone di personale altamente
qualificato che deve essere potenziato e non eliminato;
RITENUTO che:
tale situazione aggrava il comparto industriale, già turbato e
compromesso dall'attuale crisi economica;
esiste il concreto e serio pericolo di un risvolto negativo, in
quanto il mancato e tempestivo sostegno economico a questo
importante comparto produttivo potrebbe avere gravi conseguenze
occupazionali e sociali per la perdita di posti di lavoro e di
impianti industriali necessari per l'economia locale;
tale stato di emergenza economica del comparto richiede
l'immediato intervento del Governo regionale mediante l'adozione di
misure di sostegno, anche in via straordinaria, per la tutela e la
valorizzazione degli impianti esistenti,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire con immediatezza sulla questione al fine di
adottare gli opportuni provvedimenti a sostegno del settore
industriale ed a tutela dei lavoratori dello stabilimento Italtel
di Carini». (228)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
nel novembre del 2004 il Ministero dell'istruzione,
dell'università e della ricerca (M.I.U.R.) bandiva il corso-
concorso per la copertura dei posti di dirigente scolastico,
disponendo che lo stesso venisse gestito dai singoli uffici
regionali;
in tal senso si è provveduto in Sicilia con decreto dirigenziale
dell' Ufficio scolastico regionale (D.D. G.U.R.S.) per la Sicilia
del 13 ottobre 2005;
al termine delle procedure concorsuali i vincitori del citato
concorso hanno stipulato, previa frequenza e superamento di un
corso di nove mesi di formazione, il contratto individuale di
lavoro a tempo indeterminato, mentre circa 11 di loro hanno
usufruito della interregionalità per assumere servizio presso altre
regioni d'Italia, e gli ultimi 27 idonei in graduatoria sono ancora
in attesa di nomina;
avverso detta procedura concorsuale sono stati proposti ricorsi
giurisdizionali conclusisi con sentenze del Consiglio di giustizia
amministrativa per la Regione siciliana (sentenze nn. 477/09 e
478/09) che hanno disposto l'annullamento delle procedure
concorsuali per violazione del combinato disposto dell'artt. 8 del
bando di concorso e dell'art. 2, comma 7, del decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri 30 maggio 2001, n. 341, in
quanto la commissione avrebbe valutato gli elaborati delle
ricorrenti senza rispettare il principio fondamentale
dell'ordinamento giuridico in tema di collegio perfetto;
in sede di ottemperanza, il medesimo organo giurisdizionale, con
decisioni nn. 1064 e 1065 del 10 novembre 2009, ha confermato che
l'esecuzione dei giudicati amministrativi si incentra sul decreto
di nomina delle sottocommissioni posto in essere dall'U.S.R. per la
Sicilia prot. 2571/1 del 10 febbraio 2006;
i dirigenti scolastici vincitori della procedura concorsuale, oggi
annullata, hanno incolpevolmente fatto affidamento sulla piena
legittimità degli atti del procedimento concorsuale e si trovano
oggi, senza alcuna responsabilità, a dover subire gli effetti
negativi del giudicato amministrativo senza mai essere stati posti
in condizione di esplicitare le proprie difese;
CONSIDERATO che in ragione della circostanza che:
la nomina delle sottocommissioni siciliane ha avuto luogo sulla
scorta delle stesse disposizioni (D.P.C.M. 30 maggio 2001, n. 341)
adottate su tutto il territorio nazionale e ribadite nella loro
validità con nota M.I.U.R. prot. n. 1160 del 19 settembre 2005;
è palese la situazione di grave ingiustizia in cui versano gli
oltre 400 dirigenti siciliani nominati ed i 27 idonei in attesa di
nomina per aver partecipato ad un concorso bandito ed espletato in
forza delle medesime disposizioni rimaste valide su tutto il
territorio italiano ma dichiarate illegittime dall'organo
giudiziario siciliano, con conseguente disparità di trattamento
rispetto ai dirigenti concorrenti e nominati nelle altre regioni
italiane e con la conseguente perdita di diritti derivanti dall'
avvenuta stipula dei contratti individuali di lavoro a tempo
indeterminato;
il M.I.U.R. ha adottato il provvedimento di nomina della nuova
commissione per il rinnovo della procedura concorsuale;
il rinnovo della procedura concorsuale arrecherebbe grave
nocumento al sistema scolastico siciliano, sia per il lasso di
tempo che inevitabilmente decorrerà per lo svolgimento dell'intera
procedura concorsuale, sia per gli effetti che la stessa
produrrebbe sui rapporti di lavoro in atto stipulati con i soggetti
interessati alla vicenda che attualmente svolgono le funzioni di
dirigente scolastico,
impegna il Presidente della Regione
a porre in essere quelle azioni necessarie a salvaguardia della
scuola siciliana e del personale che in atto svolge le funzioni di
dirigente scolastico nelle scuole dell'Isola, ricordando che
l'annullamento delle procedure concorsuali non nega automaticamente
'status' giuridici di cui si è già in possesso». (229)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
l'istituzione delle zone franche urbane (Z.F.U.), nate con un
provvedimento di legge nazionale nel 2007, è rivolta a vecchie e
nuove imprese che intendano allocare la propria attività in zone
svantaggiate della Regione;
l'attrattiva per gli imprenditori a impiantare le proprie attività
presso le aree individuate come particolarmente svantaggiate
consiste nella concessione dell'esonero quinquennale dell'imposta
sui redditi e dell'IRAP, oltre che dell'ICI e dei contributi
previdenziali;
RITENUTO che il comma 4 dell'articolo 9 del decreto-legge 30
dicembre 2009, n. 194 (c.d.'Milleproroghe') contiene una
rimodulazione in senso negativo dei vantaggi previsti per gli
insediamenti industriali o d'impresa nelle Z.F.U., avendo
cancellato le esenzioni fiscali e introdotto un 'mero' contributo
alle imprese, per mezzo dei comuni, da computare sui contributi
previdenziali dovuti dalla nascente impresa;
CONSIDERATO che:
la drastica riduzione delle provvidenze fiscali utilizzabili
disposta con l'articolo 9 del decreto cosiddetto 'Milleproroghe'
costituisce un evidente disincentivo per la nascita di microimprese
e decreta la fine dell'appetibilità delle numerose aree
svantaggiate esistenti soprattutto nelle periferie urbane delle
città siciliane, come ad esempio la zona di Librino a Catania;
l'abolizione delle esenzioni fiscali ha lasciato il posto ad un
meccanismo secondo cui i comuni risponderanno alle istanze delle
imprese sulla base di risorse limitate;
RICORDATO che solo nell'ottobre del 2009, con decisione della
Commissione europea, è stato superato l'ostacolo del consenso
obbligatorio in tema di sgravi fiscali alle imprese, dando di fatto
il via libera all' erogazione dei benefici alle imprese previsti
con le Z.F.U., e che la modifica 'in itinere' delle modalità di
erogazione dei vantaggi per le imprese potrebbe comportare uno stop
da parte dell'Unione europea, che si era espressa positivamente su
un preciso standard agevolativo,
impegna il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana
ed altresì il Presidente della Regione
a richiedere, attraverso le rispettive prerogative istituzionali
ad essi riservate, la modifica del comma 4 dell'articolo 9 del
decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194 ed il ripristino della
precedente disposizione normativa, prima che il predetto decreto-
legge venga convertito in legge». (230)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
il Fondo regionale per il commercio, istituito con la legge
regionale n. 32 del 2000 e gestito da Banca Nuova, è un fondo
costituito dalla Regione, con il quale possono essere concesse
diverse tipologie di agevolazioni in favore delle piccole e medie
imprese commerciali;
Il Fondo ha una dotazione finanziaria di circa 45 milioni di euro,
che rappresenta la linfa vitale per sostenere il comparto del
commercio in questo periodo di crisi generale dei consumi;
CONSIDERATO che:
il Presidente della Regione siciliana, on. Raffaele Lombardo,
nell'aprile scorso, ha nominato i nuovi componenti del comitato
tecnico che amministrerà il Fondo regionale per il commercio;
il compito del comitato è sovrintendere all'istruttoria delle
istanze e deliberare la concessione delle agevolazioni alle piccole
e medie imprese commerciali e di servizi;
con le somme disponibili potranno essere soddisfatte tutte le
richieste rimaste inevase di finanziamento e di abbattimento degli
interessi di mutui contratti, per cui, in un momento di crisi di
liquidità bancaria di così grande portata, i nostri imprenditori,
oggi in grande difficoltà, potranno accedere più facilmente al
credito;
RILEVATO che:
avverso la nomina del nuovo comitato è stato presentato un ricorso
al Tribunale amministrativo regionale, che ha visto accolta la
richiesta di sospensiva delle nomine, per cui il comitato, di
fatto, non si è mai insediato;
ad oggi non è possibile prevedere i tempi per la risoluzione del
contenzioso, per cui i commercianti non riescono ad ottenere le
agevolazioni previste dalla norma in argomento, con risultati
catastrofici per i bilanci delle proprie aziende,
impegna il Governo della Regione
e, per esso l'Assessore per le attività produttive
nelle more della risoluzione del contenzioso amministrativo, ad
attivarsi immediatamente per nominare un commissario ad acta cui
affidare le funzioni del comitato tecnico per la gestione del Fondo
regionale per il commercio. La nomina del commissario ad acta
consente di non penalizzare ingiustamente i commercianti siciliani
che attendono, ormai da diversi mesi, quanto loro spetta e che non
possono attendere la conclusione dell'iter della giustizia
amministrativa». (231)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
l'Enel ha individuato otto siti idonei ad ospitare future centrali
nucleari e tra questi un'area in contrada di Montegrande nel
territorio del Comune di Palma di Montechiaro, confinante con
quello di Agrigento;
l'area individuata parrebbe idonea per la sua vicinanza al mare,
che consentirebbe di sopperire al gran quantitativo d'acqua
necessario per il funzionamento della centrale;
RILEVATO che:
da quando si è diffusa la notizia circa l'ipotesi di realizzazione
di una centrale nucleare in Sicilia, già nella primavera del 2008,
netta è stata la contrarietà espressa in primo luogo dal Sindaco di
Palma, nonché dalle associazioni ambientaliste e dalla comunità
interessata;
il persistente ripetersi di concordanti notizie circa l'ubicazione
di una centrale nucleare in Sicilia ha suscitato un vasto e diffuso
allarme nella popolazione;
la costa che afferisce al territorio del Comune di Palma per quasi
la metà è classificata quale SIC (Sito d'interesse comunitario);
in un'area prossima, nel confinante comune di Licata, è stato
individuato un sito idoneo per la realizzazione di un aeroporto e
che per tale realizzazione il Presidente della Regione ha espresso
parere favorevole, prevedendo uno stanziamento di 30 milioni di
euro;
CONSIDERATO che:
il Governo della Regione, senza pronunciarsi chiaramente, si è
dichiarato possibilista in merito all'insediamento di centrali
nucleari in Sicilia, sebbene in diverse altre occasioni, in primo
luogo nel piano energetico regionale, si sia orientato a puntare
sulle energie rinnovabili;
appare necessario respingere le scelte del Governo nazionale che
intendono scaricare sulla Sicilia i rischi e i costi ambientali
derivanti dalle necessità energetiche del Nord Italia,
impegna il Governo della Regione
ad esprimere la propria netta contrarietà all'Enel e al Governo
nazionale verso qualunque ipotesi di costruzione di una centrale
nucleare in Sicilia». (232)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che, nella Gazzetta ufficiale della Repubblica italiana
del 10 settembre 2009, è stato pubblicato un avviso, da parte del
Ministero delle infrastrutture e dei trasporti-Capitaneria di Porto
del compartimento marittimo di Porto Empedocle, con cui si dava
comunicazione che la società 'Energie rinnovabili s.r.l.' aveva
presentato un'istanza allo scopo di ottenere le necessarie
autorizzazioni per la concessione trentennale di circa 298.650 mq
di specchio acqueo a circa due miglia dalla costa antistante i
comuni di Licata, Palma di Montechiaro ed Agrigento, al fine di
realizzare una centrale per la produzione di energia alternativa di
tipo eolico, costituita da 156 aerogeneratori con condotte
sottomarine e relative cabine elettriche di trasformazione;
CONSIDERATO che:
interventi di questo tipo determinano un notevole impatto
ambientale nel territorio in cui insistono nonostante siano
finalizzati allo sviluppo delle energie rinnovabili e all'esigenza
di trovare nuove fonti di approvvigionamento energetico;
nella provincia di Agrigento, come nel resto della Sicilia, gli
effetti negativi relativi all'impatto paesaggistico sono
ampiamente riscontrabili osservando gli impianti già realizzati ed
in esercizio;
l'impianto eolico 'off-shore' causerebbe, oltre che un danno
paesistico in uno dei più pregevoli tratti della costa siciliana,
anche uno stravolgimento dell'habitat sottomarino, con gravi
conseguenze alla flora ed alla fauna nonché alle attività collegate
alla libera fruizione del mare;
i lavori di realizzazione dell'impianto comporterebbero
l'interdizione della navigazione e di qualunque altro tipo di
attività nelle aree interessate;
nel tratto di costa interessato sorgono numerose strutture
turistico-ricettive ed altre sono in fase di realizzazione e che
dette realtà assicurano occupazione anche in prospettiva, dal
momento che già adesso l'area in questione è interessata da un
flusso turistico di oltre 200.000 presenze annue;
i comuni di Gela, Butera e Licata hanno intrapreso azioni tese a
deliberare contro la realizzazione del parco eolico 'off-shore'
ubicato al largo degli stessi comuni;
RILEVATO che:
negli scorsi mesi sono stati presentati alla Capitaneria di Porto
Empedocle progetti per la creazione di altri parchi eolici da
realizzare nel tratto di mare antistante i comuni di Gela, Licata e
Butera, area in gran parte coincidente con quella dell'attuale
progetto;
relativamente a tali progetti, contro la loro realizzazione,
l'Assemblea regionale siciliana si è già pronunciata con l'ordine
del giorno n. 207, a firma dell'onorevole Di Benedetto ed altri,
accettato come raccomandazione dal Governo nella seduta d'Aula n.
128 del 17 dicembre 2009, che impegnava lo stesso Governo regionale
a non concedere le autorizzazioni;
i consigli comunali di Gela, Licata e Butera, in ordine ai
precedenti progetti, si sono pronunciati contro la loro
realizzazione e tale parere contrario è stato espresso anche dalla
Soprintendenza ai beni culturali e ambientali di Caltanissetta;
TENUTO CONTO che, a seguito del diffondersi della notizia circa la
presentazione del nuovo progetto, nei comuni interessati si sono
moltiplicate le proteste finalizzate a contrastare le
autorizzazioni all'impianto per le gravi ricadute sul territorio,
impegna il Governo della Regione
a porre in essere ogni iniziativa utile a bloccare la
realizzazione dell'impianto allo scopo di salvaguardare il
territorio e il paesaggio interessato alla costruzione delle opere
e non ostacolare il suo potenziale turistico». (233)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che la Sicilia, per la sua posizione geografica, negli
ultimi anni ha registrato il continuo arrivo di cittadini
extracomunitari;
VISTO che:
molti di essi rimangono nell'Isola, senza avere alcun permesso di
soggiorno e, molto spesso cadono nella rete di sfruttatori che, in
vario modo, approfittano della loro clandestinità;
nei giorni scorsi, a Rosarno,in Calabria, la situazione è
degenerata con le conseguenze a tutti note;
CONSIDERATO che tale situazione potrebbe ripetersi anche in molti
comuni della Sicilia,
impegna il Governo della Regione
ad attivare tutte le procedure necessarie per il monitoraggio
della situazione degli extracomunitari presenti in tutta la
Regione, effettuando, attraverso i servizi sociali dei comuni, un
apposito censimento, che serva anche a garantire agli stessi
extracomunitari tutte le forme di assistenza previste». (234)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
l'Assessorato regionale del lavoro, della previdenza sociale,
della formazione professionale e dell'emigrazione ha provveduto a
nominare dei tecnici collaudatori per cantieri di lavoro che sono
stati finanziati negli anni '80 e '90;
detti tecnici collaudatori hanno dato avvio al procedimento
istruttorio per la definizione delle pratiche ancora aperte,
nonostante siano passati tanti anni dal momento del loro
finanziamento;
PRESO ATTO che:
molti degli enti beneficiari di detti finanziamenti, essendo
decorsi 10 o 5 anni, non sono nelle condizioni di esibire la
certificazione o, comunque, i documenti ora richiesti dai tecnici
collaudatori;
alla luce di quanto trascritto nella relazione di cui sopra, il
funzionario dell'Assessorato Lavoro designato per il procedimento,
sig. Armando Italia, ha ritenuto, con lettera prot. 1024 del 2009,
di addebitare l'importo dell'intero intervento, euro 75.308,67,
all'ente gestore, cioè alla parrocchia di San Bartolomeo Apostolo;
CONSIDERATO che:
nella maggior parte dei casi i legali rappresentanti degli enti
beneficiari sono morti, così come sono venuti meno anche i titolari
delle ditte che a suo tempo hanno contribuito a realizzare detti
lavori;
i documenti fiscali vanno conservati per 10 anni e che solo per
gli ultimi 5 anni l'Amministrazione statale o regionale può
procedere alla verifica degli atti poiché, decorsi detti termini,
non può più procedere ad accertamenti di alcuna natura;
nella maggior parte dei casi sono decorsi ampiamente i 10 anni
previsti dalla legge per la conservazione dei documenti fiscali,
impegna il Governo della Regione
a sospendere tutti i provvedimenti in itinere che sono stati presi
in danno di enti o parrocchie, essendo ampiamente trascorsi i 10
anni dalla conclusione dei lavori». (235)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
dal 1 gennaio 2010 è globalmente operativa la legge regionale n.
19 del 2008 con la quale si provvede alla riorganizzazione delle
competenze assessoriali e dei relativi dipartimenti amministrativi;
in attuazione della suddetta normativa il Presidente della Regione
ha provveduto al conferimento delle nuove preposizioni degli
Assessori, cui dovrà seguire la composizione degli uffici di
diretta collaborazione degli stessi e dei relativi uffici di
Gabinetto;
stante la normativa vigente, sono circa 250 gli incarichi da
conferire a soggetti estranei all'Amministrazione regionale, per
una spesa annua di circa sei milioni di euro;
nel disegno di legge n. 471 d'iniziativa governativa, recante
'Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2010',
attualmente all'esame delle commissioni legislative dell' Assemblea
regionale, è previsto un taglio del 30% sulla composizione esterna
degli Uffici di Gabinetto;
la previsione normativa di cui al sopracitato d.d.l. n. 471
potrebbe essere disattesa, pervenendo ad una radicale riforma dei
criteri di composizione degli uffici di staff assessoriali;
qualsiasi soluzione normativa venga intrapresa dovrà mirare solo
ed esclusivamente al miglior funzionamento della macchina
amministrativa regionale ed al conseguente risparmio erariale,
impegna il Presidente della Regione
ad emanare con urgenza una direttiva tesa a congelare ed evitare
qualsiasi provvedimento di nomina di soggetti esterni
all'Amministrazione regionale sino all'approvazione definitiva di
una norma che disciplini i nuovi criteri di composizione degli
uffici di diretta collaborazione e di Gabinetto della Regione
siciliana;
ad utilizzare prioritariamente per i ruoli dirigenziali previsti
negli organici sopra richiamati i dirigenti attualmente
contrattualizzati e remunerati come tali e paradossalmente senza
carico di lavoro». (236)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
i Gruppi parlamentari UDC e PDL esprimono il più netto dissenso
nei confronti della relazione del Presidente della Regione, on.
Lombardo, che scaturisce dalla scelta di formare un terzo governo
regionale, che tradisce la volontà degli elettori e propone una
formula politica, immorale e priva di progettualità idonee ad
affrontare in concreto, le tante drammatiche vertenze che
affliggono la Sicilia;
l'attuale è un governo cui non potrebbe partecipare alcun
siciliano che abbia a cuore gli interessi della nostra Terra;
CONSIDERATO che:
viene espressa netta contrarietà al terzo esperimento Lombardo
anche perché non sarà in grado di proporre e, tanto meno,
realizzare alcuna riforma, in quanto lo stesso governo risulta
essere un mero assemblaggio non omogeneo, che trova l'unica sua
ragione di esistere nella gestione del potere per il potere;
non potranno che essere i Gruppi parlamentari dell'UDC e del PDL a
farsi carico di proporre le vere riforme che servono alla Sicilia:
lavoro, rifiuti, formazione professionale, agricoltura, così da
preparare l'unica soluzione possibile per superare lo stallo del
governo della Regione, ovverosia l'alternativa a Lombardo;
in quest'ottica i Gruppi UDC e PDL confermano la mai cessata
apertura al confronto ed al dialogo con l'associazionismo, il
sentire del volontariato, il mondo cattolico, i settori produttivi
e i sindacati e tutte le formazioni politiche che vorranno
confrontare e condividere con i Gruppi parlamentari medesimi il
percorso delle vere riforme e dell'alternativa al governo abusivo
di Raffaele Lombardo,
RESPINGE le dichiarazioni del Presidente della Regione
ESPRIME VOTO CONTRARIO
sull'azione politica del Presidente della Regione, tesa allo
stravolgimento della volontà popolare per mera occupazione di
potere». (237)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
il Presidente della Regione, onorevole Raffaele Lombardo, ha
preposto l'avvocato Gaetano Armao all'Assessorato dei beni
culturali e dell'identità siciliana; le materie di competenza non
includono, come è noto, quella dei termovalorizzatori e delle
relative gare di appalto indette durante il precedente Governo
Cuffaro e le cui procedure, peraltro, sono state ritenute
illegittime dalla Corte di giustizia delle Comunità europee;
RIPRESO il testo della mozione n. 158, in base alla quale:
'la decisione della Corte di giustizia ha obbligato la Regione
siciliana a ripetere le gare per i termovalorizzatori, che avevano
visto assegnare l'appalto alla società 'Actelios', compartecipata
della 'Falck';
il Presidente della Regione, in una pubblica dichiarazione dell'11
settembre u.s., in conformità alla sentenza della Corte di
giustizia e secondo consolidata giurisprudenza, ha affermato che
agli aggiudicatari non era dovuto alcunché dalla Regione a titolo
risarcitorio per atti conseguenti a gare nulle;
ciononostante, l'Assessore regionale alla Presidenza, avvocato
Gaetano Armao, circa un mese dopo, dava comunicazione a mezzo
stampa dell'intenzione della Regione di riconoscere un risarcimento
al gruppo societario;
successivamente a quanto sopra detto, si è verificato l'improvviso
rialzo del valore azionario delle società del gruppo 'Falck';
RILEVATO che:
così facendo, l'Assessore Armao, pur non avendo allora alcuna
delega in materia, si occupava, per conto della Regione, delle
vicende relative alla gara per i termovalorizzatori ed al
contenzioso derivatone con il gruppo Falck;
il suddetto comportamento contraddiceva la decisione assunta con
gli atti amministrativi, che dichiaravano nulla la gara, facendo
ritenere possibile il riconoscimento di un ristoro;
l'Assessore alla Presidenza, avv. Armao, rendeva tali
dichiarazioni dopo aver dato corso alla richiesta della Falck di
pagamento di una parcella milionaria per prestazioni professionali
da lui precedentemente svolte nell'interesse della stessa, e che
oggettivamente tali comportamenti sono incompatibili con la sua
funzione;
l'avv. Armao risulterebbe avere avuto rapporti con una società
coinvolta nel progetto di realizzazione del termovalorizzatore di
Bellolampo a Palermo, la Pea, che vede tra i propri soci Amia,
Falck Waste Italia, Actelios ed Emit;
RITENUTO, quindi, che la condotta istituzionale dell'avvocato
Armao costituisca un evidente e ripetuto caso di conflitto
d'interessi, incompatibile con la posizione di terzietà che deve
rivestire qualunque amministratore pubblico, conflitto non rimosso
dalla rinuncia alla difesa legale, rinuncia oltretutto non
accertata e soltanto apparente, poiché parte della sua stessa
clientela è passata ai colleghi di studio, mantenendo persino il
medesimo domicilio legale;
APPRESO che l'avv. Armao ha rimesso nelle mani del Presidente
della Regione la delega alla Protezione civile, riconoscendo di
fatto l'incompatibilità delle sue attività politico-amministrative
con quella libero-professionale, e tuttavia non rimuovendo
completamente i dubbi sulla natura del suo conflitto d'interessi
nella qualità di componente della Giunta di Governo',
impegna il Presidente della Regione
a revocare la nomina ad Assessore al prof. Armao, ritenendo che i
conflitti di interesse ed i motivi di incompatibilità non siano
stati eliminati dalla preposizione dell'Assessore Armao a
qualsivoglia ramo dell'Amministrazione regionale, essendo
sufficiente a determinare tali anomalie la semplice presenza in
Giunta, come dimostrato nella richiamata mozione, che evidenziava
come le azioni di Armao esulassero dall'esercizio delle sue
deleghe». (238)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO CHE:
è in atto nella Regione siciliana, come nel resto del Paese, un
ampio dibattito in merito al ritorno dell'utilizzo dell'energia
nucleare come scelta strategica di rinnovamento
dell'approvvigionamento energetico nazionale;
l'8-9 novembre 1987 la popolazione venne chiamata ad esprimersi in
merito all'uso a scopi civili delle tecnologie di
approvvigionamento energetico 'nucleare', mandando un segnale
inequivocabile con quasi l'80% di votanti a favore della
cancellazione di quella opzione energetica nel nostro Paese;
al via libera del Senato della Repubblica al disegno di legge
sulle centrali nucleari, la Sicilia è una delle due Regioni
(insieme al Veneto) che ha dato una prima disponibilità, sebbene
subordinata dal Presidente della Regione ad un preventivo
referendum tra gli abitanti;
CONSIDERATO che gli incidenti del 2008 avvenuti a Trisko,
Bruxelles e, in particolare quello avvenuto in Francia a Tricastin,
a soli 200 km dal confine italiano, che ha provocato la
contaminazione di circa 10 operai, hanno dimostrato quanto gli
impianti nucleari non assicurino, nonostante le più severe misure
di sicurezza, la salvaguardia della salute delle popolazioni dei
territori circostanti e del personale che vi opera;
CONSIDERATO, inoltre che:
l'energia nucleare fornisce un contributo al fabbisogno mondiale
di energia pari ad un modesto 6,4%;
la disponibilità di uranio, cioè la materia prima necessaria per
produrre energia nucleare è comunque limitata (non più di 50 anni)
con riferimento ai dati esposti da autorevoli scienziati;
importanti Paesi come Germania, Svezia ed Olanda hanno già
programmato la propria uscita dal nucleare per puntare con forza su
energie pulite, rinnovabili e sicure e, in particolare, la Germania
ha deciso di vietare per legge nel 2002 la costruzione di nuovi
impianti e di indicare il 2021 come data ultima per lo spegnimento
delle 17 centrali nucleari costruite sul proprio territorio;
CONSIDERATA la pericolosità dell'ancora irrisolto problema delle
scorie radioattive (l'Italia non dispone ancora di un deposito per
i rifiuti atomici del passato);
CONSIDERATI gli elevati costi per assicurare la sicurezza degli
impianti da possibili incidenti e da attacchi 'terroristici';
ATTESO che:
lo svantaggio non indifferente dell'energia nucleare è costituito
dalle cosiddette 'scorie nucleari' soggette a una continua
emissione di radiazioni per la loro collocazione all'interno o in
prossimità del reattore; alcune di esse hanno un periodo di
decadimento che raggiunge i 100.000 anni e continuano ad emettere
radiazioni pericolosissime per la salute, richiedendo, pertanto,
attente precauzioni nel trattamento di smaltimento;
per le scorie maggiormente radioattive si rende addirittura
necessario il deposito geologico, lo stoccaggio in bunker
sotterranei schermati;
CONSIDERATI, altresì i noti pericoli umani ed ambientali legati
agli insediamenti nucleari, maggiormente allarmanti in un
territorio come quello siciliano caratterizzato da oggettivi rischi
sismici e idrogeologici; rischi non del tutto eliminabili con le
centrali di terza generazione, cui fa riferimento l'accordo
Berlusconi Sarkozy;
RITENUTO che in una Regione come la Sicilia, circondata dal mare e
ricca di sole, si possa favorevolmente investire su altro tipo di
energie rinnovabili che non comportino rischi per l'ambiente e per
la salute senza, peraltro, comportare i costi esorbitanti del
nucleare e senza attendere i tempi troppo lunghi per la
realizzazione degli impianti nucleari;
VISTO che:
la Sicilia produce energia ben oltre il proprio fabbisogno,
esportandone grande quantità a vantaggio della comunità nazionale.
In Sicilia, infatti, si producono circa 9.900.000 mw annui di
energia elettrica legata ai processi di raffinazione;
il bilancio tra import ed export è in atto positivo e il valore
dei prodotti petroliferi esportati oscilla intorno all'80% del
valore di tutto l'export siciliano. La quantità di gas estratto è
di circa 740 mc;
accanto all'attività estrattiva si svolge anche un'intensa
attività di raffinazione: basti pensare alle tre raffinerie di
Siracusa, di Milazzo e Gela. Essa fornisce il 2,7 % dell'estrazione
nazionale di gas, il 12,9% dell'estrazione nazionale di greggio, il
40% degli idrocarburi raffinati che il Paese consuma e, a breve,
tratterà il 73% del gas importato dall'Italia;
CONSIDERATO, infine, che:
la Sicilia è un territorio ad alta vocazione turistica ed
inevitabilmente un insediamento nucleare ne comprometterebbe
l'attrattività turistica e culturale;
il Governo italiano e quello francese, in data 24 febbraio 2009,
hanno siglato un'intesa che prevede la cooperazione tra i due Paesi
per la produzione di energia attraverso l'atomo, aprendo la strada
alla realizzazione in Italia di quattro centrali nucleari,
impegna il Governo della Regione
ad attivarsi perché venga reso indisponibile il territorio della
Regione siciliana alle procedure di individuazione dei siti idonei
all'attivazione di centrali nucleari;
ad attivarsi perché venga vietata sotto ogni forma la costruzione
di centrali nucleari in Sicilia e dichiarare il territorio
siciliano indisponibile allo stoccaggio delle scorie prodotte o
derivanti da centrali costruite in altri luoghi;
ad operare nelle sedi istituzionali affinché resti valido il
pronunciamento referendario del 1987 per tutto il territorio
nazionale;
a confermare e incrementare, anche in sede di definizione del
Piano energetico regionale, l'impegno della Regione a favore delle
fonti rinnovabili e dell'efficienza energetica, nell'ottica di una
politica energetica basata su tecnologie moderne ed innovative che
garantiscono uno sviluppo sostenibile del sistema economico e
produttivo regionale;
a dichiararsi a favore dello sviluppo dell'efficienza, del
risparmio energetico e delle fonti rinnovabili e sfavorevole
all'installazione di impianti nucleari per la produzione di energia
sul territorio siciliano;
ad attivarsi presso i comuni, le province regionali ed il Governo
nazionale affinché assumano l'impegno di procedere
all'individuazione di politiche energetiche alternative al
nucleare;
ad attivare, infine, ogni idonea e necessaria procedura per far
dichiarare la Sicilia 'Regione denuclearizzata'». (239)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
circa 600 dipendenti ed oltre 200 collaboratori a tempo
determinato del call center di Trapani da mesi non percepiscono lo
stipendio;
la condizione dei lavoratori è a dir poco ormai drammatica, atteso
che, fra l'altro, scarsissime e peraltro confuse sono le
informazioni fornite dall'azienda datore di lavoro;
CONSIDERATO che:
sarebbe una vera e propria tragedia sociale dalle conseguenze
difficilmente recuperabili la perdita dei predetti posti di lavoro
per una provincia, come quella di Trapani, che conta uno fra i più
alti indici di disoccupazione dell'intera Regione;
per i citati motivi, la situazione è davvero allarmante, con il
concreto rischio dell'imminente esplosione di una bomba sociale',
imprevedibile negli effetti e devastante per la comunità trapanese;
RITENUTO che è ormai urgentissimo ed indifferibile un intervento
concreto delle istituzioni pubbliche nella vicenda di che trattasi
al fine di salvaguardare i livelli occupazionali dei lavoratori del
call center;
impegna il Governo della Regione
a convocare, con estrema urgenza, un tavolo di confronto con
l'azienda che gestisce il call center di Trapani, nonché con ogni
istituzione competente, al fine di avviare a soluzione la
drammatica situazione di centinaia di lavoratori trapanesi;
a sollecitare il Ministero dello sviluppo economico, ovvero altri
Ministeri interessati, al fine di far chiarezza sulla vicenda in
argomento e porre in essere ogni azione utile a superare le
criticità denunciate con il presente ordine del giorno». (240)
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che il centro per la ricerca elettronica (C.R.E.S) di
Monreale (PA), ente pubblico da oltre 30 anni impegnato nella
ricerca elettronica e nei progetti di alta formazione scientifica e
industriale, vive un momento di gravissima crisi economica;
CONSIDERATO che la mancanza di commesse e la concorrenza da parte
di altri enti pubblici e privati ha determinato prima l'avvio di un
contratto di solidarietà tra i dipendenti e poi quello di procedure
di mobilità, preludio di licenziamenti;
RITENUTO che è necessario avviare interventi, da parte della
Regione siciliana, finalizzati ad evitare la chiusura del centro, e
al contempo contribuire al rilancio delle attività istituzionali
del C.R.E.S.,
impegna il Presidente della Regione
a convocare una riunione con i competenti assessorati regionali
per individuare gli interventi necessari finalizzati a garantire la
prosecuzione dell'attività dell'ente e ad evitare il pericolo del
licenziamento dei 64 dipendenti». (241)