Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo per oggi gli onorevoli
Greco, Marinello e Picciolo.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
«Schema di progetto di legge da proporre al Parlamento della
Repubblica ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto della Regione
recante Modifiche al decreto legge 16 settembre 2008, n. 143,
convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n.
181» (n. 508)
- di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Adamo,
Greco, Scilla, Aricò, Marrocco, Cristaudo, Scammacca e Nicotra in
data 21 gennaio 2010
«Istituzione dell'elenco delle guide di percorsi motociclistici
(n. 509)
- di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Apprendi
e Oddo in data 27 gennaio 2010
«Norme per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere
(n. 510)
- di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Marziano
e De Benedictis in data 27 gennaio 2010
«Istituzione degli ecomusei della Sicilia (n. 511)
- di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Raia in
data 27 gennaio 2010
«Credito d'imposta regionale per l'incremento dell'occupazione»
(n. 512)
- di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Lupo,
Cracolici, Ammatuna, Apprendi, Barbagallo, De Benedictis, Di
Benedetto, Digiacomo, Donegani, Faraone, Ferrara, Fiorenza,
Galvagno, Gucciardi, Laccoto, Marinello, Marziano, Mattarella,
Oddo, Panarello, Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale,
Termine, Vitrano, in data 1 febbraio 2010.
Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
Commissione legislativa
PRESIDENTE. Comunico che il seguente disegno di legge è stato
inviato, in data 1 febbraio 2010, alla competente Commissione
legislativa:
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
«Istituzione dell'elenco delle guide di percorsi motociclistici»
(n. 509)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Apprendi,
Oddo in data 27 gennaio 2010.
Comunicazione di richiesta di parere
PRESIDENTE. Comunico che la seguente richiesta di parere è stata
assegnata alla competente Commissione legislativa:
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
Deliberazione n. 539 del 15 dicembre 2009. Relazione di
accompagnamento riguardante l'attuazione dell'obiettivo operativo
6.1.2 del P.O. FESR Sicilia 2007/2013. Linea di intervento 6.1.2.1.
Azioni per l'incremento della dotazione di apparecchiature ad alta
tecnologia nei poli sanitari regionali' (n. 70/VI)
pervenuta in data 26 gennaio 2010
inviata in data 27 gennaio 2010.
Comunicazione di pareri resi
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti pareri sono stati resi dalle
competenti Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Accademia delle Belle Arti di Catania. Designazione componente in
seno al collegio dei revisori dei conti (n. 65/I)
reso in data 26 gennaio 2010
inviato in data 28 gennaio 2010
Accademia delle Belle Arti di Palermo. Designazione componente in
seno al collegio dei revisori dei conti (n. 66/I)
reso in data 26 gennaio 2010
inviato in data 28 gennaio 2010
Convitto audiofonolesi di Marsala. Designazione componente in seno
al collegio dei revisori dei conti (n. 67/I)
reso in data 26 gennaio 2010
inviato in data 28 gennaio 2010
Istituto regionale per l'integrazione dei diversamente abili in
Sicilia. Designazione componente in seno al collegio dei revisori
dei conti (n. 68/I)
reso in data 26 gennaio 2010
inviato in data 28 gennaio 2010
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
Criteri di riconoscimento dei distretti turistici. L.r. 15/09/05
n. 10, art. 7 (n. 61/IV)
reso in data 27 gennaio 2010
inviato in data 28 gennaio 2010.
Comunicazione pervenuta da parte del Governo della Regione
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le delibere della Giunta
regionale - Sesto bimestre 2009.
Copie delle medesime e il relativo elenco recante l'oggetto di
ciascuna è disponibile all'archivio del Servizio Commissioni.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le attività
produttive e all'Assessore per l'economia, premesso che:
con ddg n. 1884/35 dell'ex Assessorato regionale cooperazione,
commercio, artigianato e pesca, è stata approvata la graduatoria
delle istanze ammesse, presentate dalle amministrazioni comunali,
riguardanti gli interventi di nuova realizzazione e/o completamenti
e riqualificazione e centri servizi nelle aree artigianali;
con il predetto ddg i progetti ammessi a finanziamento sono 56 di
cui:
a) n. 37, per un importo di euro 92.784.105,00 trovano copertura
finanziaria con fondi regionali per euro 11.000.000,00 e con fondi
del POR FESR 2007/2013, linee di intervento 5.1.2.1, 5.1.2.2 e
5.1.2.3 categoria di spesa 78 infrastrutture edilizie' per euro
81.784.105,00;
b) n. 19, per un importo di euro 48.614.166, risultano inseriti in
una graduatoria ma al momento senza copertura finanziaria;
la copertura finanziaria complessiva delle linee d'intervento
5.1.2.1 - 5.1.2.2 (linee accorpate) e 5.1.2.3, categoria di spesa
78 infrastrutture edilizie', è pari ad euro 104.648,775,00;
con la predetta graduatoria si sta utilizzando, così come previsto
dalla delibera di Giunta regionale n. 83 del 6 marzo 2009, una
somma pari ad euro 81.784.105 (70 per cento della dotazione
finanziaria delle linee d'intervento), pertanto resta un residuo di
euro 22.864.670 che dovrà essere adoperato per finanziare altri
progetti già inseriti nella predetta graduatoria;
considerato che la predetta delibera di Giunta regionale n. 83 del
6 marzo 2009 autorizza l'avvio del programma operativo di
riferimento FESR 2007/2013 con una percentuale di risorse pari al
70 per cento del totale assegnato ad ogni singolo Dipartimento,
senza destinare il rimanente 30 per cento ad altre finalità,
peraltro non previste dalla legge;
tenuto conto che:
l'applicazione di quanto stabilito dalla delibera di giunta n. 83
del 6 marzo 2009 non permette il finanziamento di alcuni progetti
ritenuti ammissibili e finanziabili dallo stesso Assessorato
Cooperazione, causando quindi un danno rilevante a quelle
amministrazioni comunali che speravano in tali contributi per il
rilancio delle proprie aree artigianali;
le uniche graduatoria attive sono quelle de quibus e che non è
pensabile che possano essere attivate e rese operative altre
graduatorie che sarebbero suscettibili di ricorso da parte degli
enti locali già in graduatoria;
visto che:
in data 4 novembre 2009, nella seduta d'Aula n. 119, l'Assemblea
regionale siciliana ha approvato l'ordine del giorno n. 172 che
impegnava il Governo a sbloccare gli interi importi previsti per le
aree degli interventi di nuova realizzazione e/o completamenti e
riqualificazione e centri servizi nelle aree artigianali,
annullando, di fatto, quanto stabilito dalla delibera di Giunta
regionale n. 83 che autorizzava l'avvio del programma operativo di
riferimento FESR 2007/2013 con una percentuale di risorse pari al
70 per cento del totale assegnato ad ogni singolo Dipartimento;
preso atto che, ad oggi, il Governo non ha dato attuazione a
quanto deliberato dall'ARS:
per sapere:
i motivi per i quali il Governo della Regione, nella persona
dell'Assessore regionale per le attività produttive, non ha
provveduto a sbloccare gli interi importi previsti per le aree
degli interventi di nuova realizzazione e/o completamenti e
riqualificazione e centri servizi nelle aree artigianali,
annullando, di fatto, quanto stabilito dalla delibera di Giunta
regionale n. 83 del 6 marzo 2009, che autorizzava l'avvio del
programma operativo di riferimento FESR 2007/2013 con una
percentuale di risorse pari al 70 per cento del totale assegnato ad
ogni singolo Dipartimento, così come deliberato dall'Assemblea
regionale siciliana nella seduta d'Aula n. 119 del 4 novembre 2009;
se non ritengano necessario ed improcrastinabile dare attuazione
alla volontà dell'Assemblea regionale siciliana che, all'unanimità,
ha impegnato il Governo a sbloccare tutte le somme disponibili per
evitare sia di perdere i finanziamenti assegnati sia l'insorgere di
interminabili contenziosi con gli enti locali esclusi, di fatto,
dal beneficio di legge». (985)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
in provincia di Siracusa, il 25 per cento dei decessi è dovuto a
malattie tumorali e che, di conseguenza, le neoplasia ed in genere
le patologie tumorali rappresentano un fortissimo fattore di
rischio per le aspettative di vita dei cittadini della provincia
aretusea;
la cosa più preoccupante, sulla vicenda, è che secondo le ultime
statistiche, nonostante l'azione di prevenzione, il numero di
uomini e donne che ogni anno si ammala non è solo in continuo e
costante incremento, ma colpisce una fascia di età sempre più
giovane che, sino ad ora, è stata interessata solo in modo
marginale;
è notorio che la chirurgia, in primis, e la radioterapia, insieme
alla chemioterapia, rappresentano gli unici e, fino ad ora, i
principali rimedi per la terapia tumorale;
per la prevenzione, la diagnosi e la cura, in provincia di
Siracusa sono attivi un numero di posti letto del tutto
insignificanti, che costringe oltre il 90 per cento dei malati
tumorali e terminali a recarsi presso strutture sanitarie esistenti
nel resto del Paese;
le strutture ospedaliere pubbliche e private che assicurano la
radioterapia, la chemioterapia e la diagnostica, in provincia di
Siracusa, sono del tutto insufficienti, purtroppo, ad assicurare
livelli elementari di assistenza sanitaria a soggetti
particolarmente svantaggiati;
di conseguenza, molti pazienti, anche terminali, sono costretti a
sobbarcarsi il carico di insopportabili spostamenti, che causano
disagi disumani per i malati oncologici unitamente ad un costo
altissimo per le casse del sistema sanitario nazionale e regionale
in particolare;
nella provincia di Siracusa, oltre ad aumentare ed incrementare,
in modo congruo alle necessità, il numero dei posti letto destinati
ai malati oncologici ed assicurare, di fatto e non solo
formalmente, un servizio h 24', sarebbe necessario e
indispensabile, viste le caratteristiche orografiche del
territorio, realizzare tre strutture oncologiche ospedaliere
pubbliche, per assicurare a tutti i cittadini siracusani, equità di
trattamento con il resto dei cittadini italiani;
visto che la legge regionale n. 5 del 2009 di riforma del servizio
sanitario regionale ha previsto, su proposta del sottoscritto
interrogante, una specifica deroga nell'assegnazione dei posti
letto in Sicilia nelle strutture ospedaliere della provincia di
Siracusa, in considerazione della presenza del più imponente polo
petrolchimico operante in tutta Italia;
considerato che in seguito ad una controversia lavorativa tra
soggetti affetti da malattie professionali e parenti di deceduti a
causa dell'amianto, una società privata ha messo a disposizione
della provincia di Siracusa, a titolo risarcitorio, oltre un
milione di euro per la realizzazione di una struttura chemioterapia
e radioterapia;
per sapere:
se non ritengano necessario e improcrastinabile attivarsi per
dotare la provincia di Siracusa di strutture sanitarie ospedaliere
di prevenzione e cura delle malattie oncologiche in maniera
rispondente, purtroppo, alla necessità del territorio;
se non ritengano utile e indispensabile individuare le strutture
ospedaliere che devono ospitare tali reparti;
se non ritengano opportuno, attraverso questa attivazione, fermare
l'esodo di massa di malati oncologici e terminali della provincia
di Siracusa verso altri territori, alleviando, di conseguenza, le
difficoltà di soggetti che sono stati già colpiti, in maniera
drammatica, dalla nefasta malattia;
se non ritengano utile utilizzare il contributo di circa un
milione di euro che un ente privato ha messo a disposizione dei
cittadini della provincia di Siracusa per curare coloro i quali
sono caduti nella trappola di un male ancora così oscuro e
devastante». (986)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che:
il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con
propria circolare del 10 dicembre 2009, ha promosso un progetto
pilota finalizzato alla diffusione dell'educazione motoria nella
scuola primaria;
l'attività sarà svolta da personale specializzato in possesso di
specifico titolo;
per l'attuazione del suddetto progetto, sono stati individuati dal
Ministero 1000 istituti scolastici in tutta Italia;
tenuto conto che:
nella ricerca degli istituti scolastici idonei all'attuazione del
suddetto progetto, in Sicilia sono state individuate solo 90
scuole;
stranamente, i plessi scelti dal Ministero dell'istruzione,
dell'università e della ricerca appartengono tutti alla provincia
di Messina, sollevando, di fatto, numerose perplessità sui criteri
di scelta adottati dal Ministero nella ricerca degli istituti da
inserire nel progetto de quo;
per sapere se non ritengano necessario ed improcrastinabile
intervenire presso il Ministero dell'istruzione, dell'università e
della ricerca al fine di rimodulare in Sicilia l'organizzazione del
progetto pilota finalizzato alla diffusione dell'educazione motoria
nella scuola primaria, adottando un nuovo criterio che
permetterebbe l'individuazione di 10 scuole in ogni provincia, cosa
che avrebbe un maggiore impatto sulla popolazione scolastica
siciliana per il suo alto significato didattico e pedagogico».
(987)
VINCIULLO
«All'Assessore per le risorse agricole e alimentari, premesso che:
numerose zone del territorio siciliano versano in condizioni di
serio rischio idrogeologico;
i fenomeni di smottamento, esondazione di fiumi e torrenti hanno
provocato, soprattutto nel 2009, ingenti danni a cose e persone;
il disastro verificatosi in provincia di Messina ha provocato
numerose vittime e sconvolgimenti significativi all'assetto
orografico del territorio;
il grave fatto, indubbiamente, rappresenta l'ennesimo campanello
d'allarme per le altre zone a rischio del territorio siciliano;
tali eventi sono stati determinati anche dall'abbandono della
coltivazione di buona parte delle campagne e dai continui incendi
che hanno distrutto, nel tempo, centinaia di ettari di boschi;
nell'autunno 2009, alcuni comuni del comprensorio ericino (TP)
sono stati interessati da un evento alluvionale che ha procurato
ingenti danni nei centri urbani a valle del monte Erice, tanto che
è stato dichiarato lo stato di calamità naturale nei comuni di
Trapani, Custonaci, Erice, Valderice;
nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana n. 58 del 18
dicembre 2009 è stato pubblicato l'atto di indirizzo da parte del
Dipartimento regionale foreste nell'ambito del PSR - Misura 226
Ricostituzione del potenziale forestale ed introduzione di
interventi preventivi' che individua l'Azienda foreste demaniali
quale soggetto deputato a presentare progetti miranti a
ricostituire il patrimonio boschivo in aree ad alta valenza
naturalistica e a prevenire il rischio incendi;
la predetta Azienda è proprietaria di diversi ettari di terreno
ricadenti nel comprensorio di monte Erice;
per sapere se:
non ritenga necessario, opportuno e doveroso attivarsi per
sensibilizzare l'Azienda foreste demaniali a presentare proposte
progettuali riguardanti il comprensorio di monte Erice ai sensi del
predetto bando;
non ritenga opportuno e ragionevole intervenire affinché vengano
garantiti interventi di rimboschimento riguardanti il territorio di
monte Erice a valere su altre risorse finanziarie regionali e/o
nazionali di imminente attuazione». (988)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
ODDO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le attività
produttive, premesso che:
da notizie di stampa si apprende che, con un disegno di legge
predisposto dall'Assessore per le attività produttive, in un'ottica
di contenimento dei costi, sarebbe prevista la rimodulazione delle
aree di sviluppo industriale (ASI) in Sicilia;
tale rimodulazione, tra l'altro, prevedrebbe la creazione di
quattro macroaree di dimensione sovraprovinciale, accorpando, di
fatto, le 10 ASI presenti in Sicilia;
secondo quanto previsto dal suddetto disegno di legge, l'ASI di
Siracusa verrebbe accorpata con quella di Ragusa, perpetuandosi una
politica di spoliazione che ha visto la provincia di Siracusa
perdere, in questi ultimi anni, la sede della Banca d'Italia, la
sede dell'ex Banco di Sicilia, la sede dell'UREGA, le sedi di
numerose aziende private e, da ultimo, la sede dell'ASL;
viene, altresì, ridisegnato l'assetto dei consorzi in termini
gestionali: i presidenti dei consorzi verrebbero scelti
dall'Assessore regionale per le attività produttive tra i
rappresentanti delle associazioni degli industriali. Nel consiglio
generale, scendono da 3 a 1 i rappresentanti degli enti consorziati
(comuni e province) mentre diminuiscono da 3 a 2 i rappresentanti
delle organizzazioni sindacali ed artigiane. I membri del comitato
direttivo diventano 5, di cui, oltre al presidente, due sono
rappresentanti degli industriali, uno è rappresentante della
Regione e uno è eletto dal consiglio generale;
considerato che:
per quanto concerne la creazione delle macroaree, lascia alquanto
perplessi la decisione di privare la provincia di Siracusa di una
sua autonoma ASI, fermo restando la finalità cui si ispira il
disegno di legge de quo;
necessita ricordare che l'area industriale di Siracusa è la più
grande della Sicilia ed una delle più importanti d'Italia;
la presenza di immensi impianti di raffinazione e di produzione
chimica determina la movimentazione, nei porti di Augusta e
Siracusa, di oltre 50 milioni di tonnellate annue di merci, che
riguardano, principalmente, prodotti petroliferi che rappresentano
il 50 per cento del traffico totale regionale;
nell'area siracusana vengono difatti raffinate, annualmente, 27
milioni di tonnellate di greggio, pari al 26 per cento della
raffinazione nazionale ed al 74 per cento di quella regionale, con
una esportazione di oltre 12 milioni di tonnellate di prodotti
petroliferi, pari al 4 per cento della quota nazionale, con
destinazione Stati Uniti, Tunisia, Gibilterra, Francia e Spagna;
visto che:
l'unicità dell'area industriale di Siracusa, rispetto a tutte le
altre ASI siciliane, impone, da parte del Governo regionale, una
particolare attenzione sia in termini strutturali sia in termini
politici e gestionali;
la creazione della macroarea industriale di Siracusa e Ragusa non
può e non deve significare un pericoloso stravolgimento di quei
particolari e delicati equilibri attualmente in atto nella zona
industriale di Siracusa, equilibri raggiunti con anni di
mediazione, spesso burrascosa, tra aziende ivi operanti e le
autorità preposte alla gestione del sito. Basta citare gli accordi
raggiunti sullo smaltimento dei residui tossici o l'uso delle
sostanze idriche;
l'ottimizzazione della nuova struttura ASI può solo prevedere la
presenza costante della nuova dirigenza nell'attuale sede dell'ASI
di Siracusa, non stravolgendo, di fatto, quanto sino ad ora è stato
creato;
tenuto conto che la rimodulazione degli assetti dirigenziali delle
nuove ASI, se da un lato diminuisce il numero dei componenti degli
organi di amministrazione, dall'altro riduce drasticamente la
presenza dei rappresentanti del territorio e delle organizzazioni
artigiane e sindacali, lasciando, di fatto, il potere decisionale
di queste nuove strutture praticamente in mano agli industriali;
per sapere:
se non ritengano assolutamente prioritario individuare la
provincia di Siracusa quale sede operativa della nuova macroarea
industriale di Siracusa e Ragusa che andrà a sostituire le vecchie
aree di sviluppo industriale, così come previsto dal disegno di
legge del Governo;
se non ritengano veramente mortificante, per il territorio,
delegare la gestione dello stesso ai rappresentanti delle
associazioni degli industriali, privando, di fatto, gli enti locali
e i rappresentanti dei lavoratori e degli artigiani, di qualsiasi
capacità di intervento nella gestione del consorzio;
se non reputino indispensabile intervenire per riequilibrare le
rappresentanze all'interno del consiglio direttivo, dando pari
opportunità a tutti i soggetti che fanno parte dell'assemblea
generale, assicurando: un rappresentante all'associazione degli
industriali, uno alle associazioni dei lavoratori, uno alle
associazioni degli artigiani, uno agli enti locali consorziati ed
uno alla Regione, ristabilendo inoltre il principio che ad eleggere
il presidente sia l'assemblea e non l'Assessore per le attività
produttive, in nome dell'autonomia del territorio e della
democrazia che deve vigere all'interno di un consorzio, evitando
così che i cittadini possano pensare che l'ASI diventi, così come
previsto da questo disegno di legge, una succursale
dell'associazione degli industriali». (989)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro, premesso che:
la legge statale n. 328 del 2000 prevede il finanziamento di
progetti riservati alle persone con disabilità, attraverso i
relativi piani di zona;
i progetti, presentati all'Assessore per la famiglia, le politiche
sociali e il lavoro, hanno scadenza triennale. Attualmente
dovrebbero essere operativi i piani per il triennio 2010-2013, cosa
che, ovviamente, permetterebbe l'erogazione dei servizi senza
soluzione di continuità;
considerato che, a quanto pare, l'Assessorato Famiglia, alla data
odierna, ha approvato e finanziato solo 3 piani su 55, in quanto
presentati per tempo ed in forma completa. Per gli altri,
presentati in tempi diversi o necessitanti di modifiche ed
integrazioni, l'iter procedurale sarebbe ancora in itinere;
tenuto conto che:
tra i piani di zona non ancora approvati vi è anche quello del
distretto 48, con capofila il comune di Siracusa;
il ritardo nell'approvazione di detto piano di zona sta causando
allarme fra tutte le organizzazioni di volontariato che operano nel
campo dell'assistenza ai diversamente abili;
difatti, a partire dall'1 gennaio 2010, tutto il mondo
dell'assistenza ai disabili, in provincia di Siracusa, ha subito un
durissimo colpo: le famiglie di disabili hanno perso gli unici
punti di riferimento per la presa in carico dei propri figli con
minorazioni o disabilità, numerosi progetti educativi in corso
d'opera si sono dovuti interrompere e decine di operatori
regolarmente assunti rischiano il licenziamento;
considerato che le inadempienze o i ritardi dovuti ad una cattiva
programmazione da parte del distretto 48 o della Regione non
possono e non devono ricadere sulle spalle di chi, con enorme
spirito di abnegazione, opera per alleviare le sofferenze dei
diversamente abili e delle loro famiglie;
per sapere quali provvedimenti urgenti intendano adottare al fine
di permettere la continuità nella erogazione dei servizi ai
disabili da parte delle organizzazioni di volontariato, nelle more
che tutti i distretti regolarizzino la loro posizione nei confronti
del programma operativo fissato dalla legge 328/2000». (990)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
l'unità operativa opere marittime, portuali e civili, in genere
dell'Assessorato Territorio e ambiente della Regione siciliana -
Dipartimento Territorio e ambiente servizio 2 VAS - VIA, con nota
prot. n. 232 del 5 gennaio 2010, chiedeva alla Direzione per la
salvaguardia ambientale del Ministero dell'ambiente e della tutela
del territorio e del mare di voler precisare, in ordine alle
procedure di valutazione di impatto ambientale (VIA) e valutazione
di incidenza (VI)esperite dalla Commissione VIA sul progetto
QLavori di costruzione delle banchine a ponente dello Sporgente
Ronciglio' del porto di Trapani e sulle attività di esercizio
ordinario connesse, compresa l'attività di dragaggio, o di chiarire
se queste procedure siano giunte a conclusione;
considerato che:
l'ufficio in premessa si riservava di definire l'autorizzazione ai
sensi dell'articolo 21 della legge 179/2002 non appena acquisiti i
chiarimenti richiesti in merito alle procedure di VIA e VI
predette;
già in data 27 novembre 2009 l'Assessorato Territorio e ambiente
della Regione siciliana aveva indetto una riunione tecnica per
trattare le problematiche istruttorie inerenti il riutilizzo dei
materiali in esubero provenienti dai lavori a tergo delle strutture
di banchinaggio in corso di esecuzione ed all'interno della vasca
di colmata individuata in parte nell'ex salina Brignano e che nel
corso della predetta riunione tecnica è emerso che, per le opere in
argomento, con parere n. 728 del 15 settembre 2005, è stato
espresso dalla Commissione VIA del Ministero dell'ambiente un
giudizio circa la compatibilità ambientale relativamente alle opere
di prolungamento della diga foranea della Colombaia, la
realizzazione di un tratto della diga di sottoflutto e la
realizzazione della banchina a ponente dello sporgente Ronciglio;
con nota prot. DSA - 2008 - 0019698 del 15 luglio 2008, il
Ministero dell'ambiente ha determinato la positiva conclusione
delle attività di ottemperanza delle conclusioni contenute nel
parere VIA n. 728/05 e che da queste restano escluse le opere di
dragaggio che devono seguire percorsi idonei';
tenuto conto che il dragaggio rientra tra gli interventi
propedeutici all'esercizio delle opere per i quali dovrà essere
attivata una conseguente procedura di VIA, così come determinato
dalla Commissione VIA con parere n. 728/05 e ribadito nella nota
prot. DSA - 2008 - 0019698 del 15 luglio 2008 dalla Direzione
salvaguardia ambientale;
per sapere se risulti a tutt'oggi una determinazione certa in
ordine agli interventi di dragaggio che, come predetto, sono
propedeutici all'esercizio delle opere di costruzione delle
banchine del porto di Trapani a ponente dello sporgente Ronciglio,
considerato inoltre che in questi giorni la vicenda relativa
all'autorità portuale di Trapani si è risolta positivamente per il
relativo territorio, tenuto infine conto che il rilancio economico
e turistico del porto dipende soprattutto dal completamento delle
opere predette». (991)
MARROCCO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
la Regione siciliana ha proceduto alla nomina di nuovo personale
esterno per incarichi dirigenziali;
in particolare, risulta che le predette nomine siano state
eseguite in violazione delle disposizioni di legge, regionale e
nazionale;
a tal proposito, si osserva che gli atti di nomina sono stati
eseguiti in violazione della legge regionale n. 10 del 15 maggio
2000 nonché in violazione del decreto legislativo n. 150 del 27
ottobre 2009 (cosiddetto decreto Brunetta);
infatti, si precisa che l'obbligo di applicazione dei requisiti e
delle condizioni previste dalla norma statale deriva direttamente
dalla legge regionale in quanto ne fa espresso richiamo;
inoltre, è da evidenziare che la delibera del 14 gennaio 2010
indicava solamente di verificare se i curricula dei dirigenti
esterni incaricati il 29 dicembre 2009 erano, in astratto,
compatibili con i programmi di Governo;
conseguentemente la consulta non è stata incaricata di esaminare
l'esistenza dei presupposti di cui all'articolo 19 del decreto
legislativo n. 165 del 2001, esame, invero, effettuato dall'ufficio
di gabinetto del Presidente;
considerato che:
la Regione siciliana può procedere ai sensi dell'articolo 9 della
legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, al conferimento di incarichi
di dirigenti in strutture di massima dimensione a soggetti esterni
all'Amministrazione regionale. In questo ambito la normativa
regionale ha operato il rinvio all'articolo 19 del decreto
legislativo n. 29/1993 e successive modifiche ed integrazioni,
introdotte di fatto dal citato decreto legislativo n. 165/2001, ad
esclusione di quanto espressamente disciplinato dal legislatore
regionale;
considerato altresì che:
l'articolo 1, comma 2, della legge regionale n. 10/2000 dispone un
rinvio dinamico al decreto legislativo n. 29/1993 (ora d.lgs.
165/2001), per quanto non espressamente disciplinato dalla Regione;
il rinvio alla normativa statale e successive modifiche comporta
l'applicazione, in ambito regionale, delle disposizioni del decreto
legislativo n. 150/2009, che hanno testualmente modificato il
decreto legislativo n. 165/2001;
quindi, è lo stesso legislatore regionale a disciplinare la
materia rinviando alla legge di fonte statale e successive
modifiche ed integrazioni';
nel caso opposto, quando la fattispecie è disciplinata dalla
normativa regionale non trova applicazione quella statale;
l'articolo 9 della legge regionale n. 10/2000 rinvia al comma 6
dell'articolo 19 del d.lgs. 29/1993 (ora art. 19 d.lgs. 165/2001) e
successive modifiche ed integrazioni;
le disposizioni di cui al decreto legislativo n. 150/2009 hanno
modificato testualmente le disposizioni del d.lgs. n. 165/2001;
ne consegue, dunque, che trovano applicazione le disposizioni di
cui al decreto legislativo n. 150/2009;
ritenuto che:
ai sensi della norma statale, gli incarichi sono conferiti,
fornendone esplicita motivazione, a persone di particolare e
comprovata qualificazione professionale non rinvenibile nei ruoli
dell'Amministrazione ';
in merito alle nuove nomine non risulta che l'Amministrazione
abbia fornito esplicita motivazione, così come impone la norma, né
che tra il personale in servizio presso la Regione non vi fossero
persone di particolare e comprovata qualificazione professionale;
la Regione, invero, ha 6 dirigenti avvocati presso l'Ufficio;
ritenuto infine che:
la nomina del dr. Romeo Palma, non iscritto agli ordini
professionali, appare in violazione della norma regionale e
statale;
tale situazione può compromettere l'ente Regione in termini di
immagine e danno erariale per i costi sostenuti per il pagamento
della prestazione svolta dai soggetti illegittimamente incaricati;
tale situazione di illegittimità espone l'ente a denunciare anche
presso la Corte dei conti e la Procura della Repubblica presso il
tribunale di Palermo;
per sapere i criteri adottati in merito alla nomina del dirigente
dr. Romeo Palma e quali provvedimenti intenda adottare in merito,
soprattutto alla luce dell'applicazione della normativa statale
vigente anche a livello regionale». (992)
CAPUTO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
iscritte all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che, in data 28 gennaio 2010, sono state
presentate le seguenti mozioni:
n. 175 «Iniziative, a livello centrale, per l'introduzione nel
codice penale italiano del reato di tortura», degli onorevoli
Barbagallo, Leanza Edoardo, Leontini e Lupo;
n. 176 «Verifica dei criteri di nomina dei dirigenti generali
esterni all'Amministrazione regionale», degli onorevoli Limoli,
Leontini, Mancuso e D'Asero. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
in Italia il codice penale non prevede il reato di tortura
nonostante la Convenzione contro la tortura ed altre pene o
trattamenti crudeli, disumani o degradanti firmata a New York il 10
dicembre 1984 (ratificata e resa esecutiva con la legge n. 498 del
1988) obblighi gli Stati aderenti a prevedere specifiche misure
legislative;
tale scelta è stata assunta ritenendo che alcune fattispecie di
reati penali, riconducibili alla definizione di tortura, fossero
già previste dalla legge italiana (violenza privata, minacce,
lesioni, percosse, ecc.);
a distanza di oltre venti anni dalla predetta Convenzione si
avverte l'esigenza di rivedere quella scelta poiché la legislazione
vigente non punisce in maniera adeguata tutte le condotte
riconducibili alla nozione di tortura;
considerato che:
l'Italia ripudia la tortura ed ha sottoscritto convenzioni e
trattati che la condannano;
senatori e deputati, appartenenti a forze politiche diverse e
contrapposte, hanno depositato iniziative per l'introduzione
nell'ordinamento italiano del reato di tortura;
l'iter legislativo, per ragioni di tempo, non è stato completato
con l'approvazione da parte del Senato;
ritenuto che:
la comunità internazionale ha più volte stigmatizzato l'assenza,
nel nostro ordinamento, del reato di tortura;
anche in Italia vengono ancora inflitte torture ad uomini, donne e
bambini;
non è più tollerabile la mancata previsione, nel codice penale
italiano, di un articolo di legge specifico di perseguimento della
tortura,
impegna il Governo della Regione
ad assumere nei confronti del Governo nazionale tutte le
iniziative istituzionali e politiche opportune per raggiungere
l'obiettivo di introdurre il reato di tortura nel codice penale
italiano». (175)
BARBAGALLO - LEANZA E. - LEONTINI - LUPO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
come divulgato dagli organi di informazione, sia regionali che
nazionali, la Giunta regionale di Governo il giorno 17 gennaio ha
deciso di ratificare le nomine, deliberate il 29 dicembre u.s., di
nove soggetti esterni all'Amministrazione regionale ai quali è
stato conferito l'incarico di dirigente generale al vertice di
altrettanti dipartimenti della Regione siciliana;
la suddetta ratifica porta a compimento un procedimento che sembra
esporsi, per molteplici aspetti, a fondate censure di
illegittimità, per l'evidente violazione di diverse norme di legge,
ed in quanto in palese contrasto con l'uniforme giurisprudenza
della Corte costituzionale e delle magistrature ordinarie e
contabili, che nell'ultimo decennio si è andata formando sulla
materia in esame, e con i fondamentali principi di tutela del buon
andamento, di razionalità, di coerenza, di trasparenza, di
congruità rispetto al perseguimento degli interessi pubblici, che
devono necessariamente connotare l'azione di una pubblica
Amministrazione;
qualora tali illegittimità dovessero essere accertate, sarebbe
conclamato un ingente danno di natura economica a carico della
collettività oltre alle connesse gravi responsabilità di natura
personale degli amministratori responsabili;
considerato che:
la disciplina fondamentale in materia di conferimento degli
incarichi di dirigente generale nella Regione siciliana è
disciplinata dalla legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, e
successive modifiche ed integrazioni; in particolare l'art. 9,
comma 4, di suddetta legge prevede che l'incarico in questione sia
conferito 'con decreto del Presidente della Regione previa delibera
della Giunta regionale, su proposta dell'Assessore competente
(...)';
tale procedura sembra essere stata, inopinatamente, violata in
quanto il Presidente della Regione, approfittando di un brevissimo
lasso di tempo (circa sette giorni) durante il quale aveva
riassunto la titolarità di 10 delle 12 preposizioni assessoriali -
per effetto della revoca degli Assessori regionali effettuata il
giorno 28 dicembre u.s. ed alla contestuale nomina dei nuovi senza,
però, procedere alle relative preposizioni -, ha ritenuto di
avviare immediatamente dopo (il giorno successivo) le procedure di
nomina dei nuovi 28 dirigenti generali della Regione siciliana ai
sensi della legge regionale n. 19 del 2008, provvedendo egli stesso
a formulare tutte le proposte di nomina, sottoponendole, quindi,
all'approvazione della nuova Giunta regionale e provocando, in tal
modo, evidentemente premeditato, una palese e grave violazione
della procedura prevista dal citato comma 4, che veniva di fatto
stravolta: tale comportamento ha, in primo luogo, posto in essere
una grave lesione delle prerogative attribuite dalla norma
regionale agli Assessori regionali, privandoli del diritto loro
riservato di scegliere i dirigenti generali cui affidare la guida
degli Assessorati di propria competenza - che è poi la vera ratio
del citato art. 9, comma 4 -, di fatto pervenendo ad una scelta
unilaterale da parte del Presidente di tutte le figure
dirigenziali, solo apparentemente condivise da una Giunta regionale
formata da Assessori impossibilitati a formulare le proposte in
quanto non ancora preposti ai singoli rami d'Amministrazione;
al contempo tale condotta, che lascia intravedere un uso
quantomeno 'abnorme ed eccessivo' dei poteri attribuiti al
Presidente della Regione, costituisce anche un pericoloso
precedente di alterazione del riparto di competenze voluto dalla
legge e dallo Statuto siciliano all'interno della Giunta regionale;
si evidenzia, altresì, come il comma 8 del già citato art. 9
consenta il ricorso a soggetti esterni all'Amministrazione
regionale per ricoprire gli incarichi in questione, individuando
però 'il limite del trenta per cento della dotazione organica' -
(percentuale di recente innalzata con l'art. 2, c. 3, della l.r. n.
19 del 2008) - e prescrivendo l'applicazione delle 'previsioni di
cui al comma 6 dell'art. 19 del decreto legislativo 3 febbraio
1993, n. 29 e successive modifiche ed integrazioni';
ritenuto che:
si nutrono perplessità sul criterio adottato nell'applicazione del
predetto comma 8 dell'art. 9, in netta antitesi, peraltro, a quello
adottato dalle precedenti Giunte regionali, per l'individuazione
della 'dotazione organica' su cui applicare la percentuale del 30%;
tale criterio scaturisce da un parere reso dall'Ufficio
legislativo e legale della Presidenza della Regione al quale la
Giunta si era rivolta - consapevole, evidentemente, di essere
incorsa in un errore - avendo proceduto alla nomina di nove
dirigenti esterni anziché di otto, come avrebbe dovuto essere,
considerato che la dotazione organica dei dirigenti generali è
costituita dai 28 dipartimenti regionali previsti dalla citata l.r.
n. 19 del 2008; ciononostante l'Ufficio legislativo e legale
forniva un'interpretazione sorprendente dell'art. 4, comma 2, della
l.r. n. 10 del 2000, aggiungendo al numero 28, corrispondente alle
'strutture di massima dimensione' previste dalla l.r. 19/08, quel
numero 8 che col citato art. 4, comma 2, era stato artificiosamente
creato per risolvere, in fase di prima applicazione, noti problemi
contingenti legati alla situazione esistente al momento
dell'approvazione della l.r. n. 10 del 2000 e la cui efficacia era
chiaramente transitoria, come d'altronde testimoniato dalle
successive uniformi applicazioni adottate dalla Giunta per le
numerose nomine di soggetti esterni succedutesi nel tempo;
sembra inoltre evidente che siffatta interpretazione, oltre che a
porsi in contrasto con il consolidato operato delle precedenti
Giunte regionali, non appare rispettosa dei principi di coerenza,
ragionevolezza e di tutela del buon andamento dell'Amministrazione;
non può, inoltre, trascurarsi il fatto che il superiore parere
avrebbe dovuto essere richiesto ad altro organo consultivo,
trovandosi l'Ufficio legislativo e legale della Regione, che ha
reso il parere in questione, in una palese situazione di conflitto
di interesse in quanto diretto da un avvocato direttamente
interessato alla problematica in quanto anch'egli esterno
all'Amministrazione regionale, ed in merito al quale, peraltro,
erano stati sollevati in passato parecchi dubbi sull'effettivo
possesso di tutti requisiti necessari per ricoprire l'incarico di
avvocato generale;
ritenuto ancora che:
altro aspetto chiaramente illegittimo, che forse ancor più degli
altri dimostra il totale disprezzo delle chiare prescrizioni di
legge, nonché dei più elementari principi di buona amministrazione,
di trasparenza, di ragionevolezza e di compatibilità dell'azione
amministrativa con le finalità di interesse pubblico, del quale,
invero, la Giunta regionale ed il suo Presidente, quali organi di
Governo della Regione, dovrebbero essere garanti, è costituito dal
mancato rispetto del fondamentale disposto di cui al comma 6
dell'art. 19 del d.lgs. n. 29/93 - ora d.lgs. n. 165/2001 -
richiamato dinamicamente, come detto, dalla legge regionale n. 10
del 2000: tale comma, nel prevedere che gli incarichi in argomento
'siano conferiti fornendone esplicita motivazione, a persone di
particolare e comprovata qualificazione professionale, non
rinvenibile nei ruoli dell'Amministrazione', provvede poi ad
individuare gli specifici requisiti di professionalità che devono
essere posseduti dai soggetti esterni all'Amministrazione per poter
accedere all'incarico;
dell'esistenza di tale norme pare che la Giunta regionale si sia
accorta di recente, esattamente solo dopo aver proceduto a
deliberare le nomine in questione. La cosa non può che lasciare
stupiti, essendo la norma, vigente dal 1993, applicabile in Sicilia
dal 2000 ed avendo il c.d. decreto legislativo 'Brunetta' n.
150/2009 introdotto solo delle integrazioni che l'hanno resa ancor
più penetrante; ed, effettivamente, pare che anche le nomine dei
dirigenti generali deliberate dalla Giunta regionale medesima nel
febbraio 2009 fossero prive del fondamentale requisito di
legittimità derivante dall'applicazione del disposto di cui al più
volte citato art. 19, comma 6, come d'altra parte è facilmente
verificabile dall'esame dei provvedimenti di nomina dei dirigenti
esterni, privi di qualsiasi traccia che attesti l'avvenuto
compimento di almeno un minimo di istruttoria propedeutica, di
verifica dei curricula e/o del possesso dei requisiti da parte dei
soggetti nominati;
preso atto che:
le nomine dei dirigenti generali esterni di cui si discute, per
essere conformi alla legge, avrebbero dovuto presuppore una
procedura ben definita, così individuata:
1) preliminare verifica effettuata, con i necessari requisiti di
pubblicità e trasparenza, all'interno dell'Amministrazione
regionale, finalizzata alla ricerca di professionalità adeguate per
ricoprire gli incarichi in questione; questo non sembra essere
avvenuto e appare difficile immaginare che tra i più di 2000
dirigenti di cui la Regione siciliana dispone nei suoi ruoli non se
ne riescano a trovare più di 19; peraltro si ricorda come da
febbraio 2009 diversi dirigenti dell'Amministrazione regionale, che
hanno per anni ricoperto l'incarico di dirigente generale ricevendo
valutazioni positive, pur continuando ad essere remunerati con i
compensi spettanti ai dirigenti generali, siano stati lasciati,
loro malgrado, privi di incarico, (letteralmente a spasso ) con il
conseguente danno erariale che ne deriva;
2) accertata l'assenza nei moli della Regione di dirigenti
provvisti dei necessari requisiti -della qual cosa comunque avrebbe
dovuto darsi contezza nei rispettivi provvedimenti di nomina -, la
Giunta regionale avrebbe potuto estendere la ricerca all'esterno;
comunque, la presenza dell'elemento fiduciario, che certo deve
sussistere nell'ambito delle scelte operate, non avrebbe potuto
prescindere, in ossequio al principio della trasparenza che deve
connotare l'attività amministrativa, da un'oggettiva selezione
secondo criteri predeterminati e da un'approfondita valutazione del
'curriculum vitae' di ciascun soggetto preso in considerazione al
fine di garantire all'Amministrazione regionale l'effettiva
acquisizione di professionalità esterne tali da presentare qualità
aggiuntive non rinvenibili all'interno della stessa e ben
correlabili con l'estrema complessità dell'Ufficio da dirigere.
Anche di queste attività avrebbe dovuto darsi conto in modo
completo ed approfondito nei rispettivi provvedimenti di nomina;
in occasione delle nomine in questione nessuna delle evidenziate
attività pare essere stata svolta, se non una tardiva e sommaria
valutazione affidata, 'a posteriori', ad un'improvvisata non ben
definita tema di 'saggi' costituita da tre dirigenti regionali, tra
i quali il solito componente dell'Ufficio legislativo e legale,
che, è del tutto evidente, mai avrebbe potuto sanare, con una
superficiale attività svolta in poche ore, tutte le carenze e le
illegittimità perpetrate nel corso dei procedimenti di nomina 'de
quibus';
osservato che:
il ricorso a professionalità esterne debba essere una deroga
circoscritta ai soli casi in cui ricorrano specifiche e comprovate
esigenze di interesse pubblico che richiedano l'utilizzo di
competenze non rinvenibili nei ruoli dell'Amministrazione (tra le
tante, cfr. Corte costituzionale, sentenze n. 81/2006, n. 363/2006,
n. 293/2009, n. 9/2010);
si richiede che l'attività discrezionale degli amministratori sia
rispondente a criteri di legittimità, di razionalità e congruità,
sia compatibile con le finalità di pubblico interesse perseguite
dall'ente e sia coerente con i presupposti di fatto e di diritto
posti a base della scelta effettuata (fra le tante, cfr. Corte
Conti, Sezione Emilia Romagna,n. 2329/2002, Sezione II Centrale n.
154/A del 1999, Adun. Cong. I e II Sez. Controllo Legitt. Corte
Conti Campania del. 3/2003),
impegna il Governo della Regione
a procedere, alla luce di quanto in premessa esposto e per quanto
di propria competenza, all'accertamento degli atti e dei
comportamenti di cui sopra, dei quali si presume l'illegalità,
provvedendo, altresì, alla quantificazione dell'entità del danno
cagionato, nonché all'individuazione delle responsabilità, nei
diversi profili configurabili, in capo ai soggetti che li hanno
posti in essere e/o consentiti». (176)
LIMOLI - LEONTINI - MANCUSO - D'ASERO
Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno della
seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.
Comunicazione relativa all'interrogazione numero 980
PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 29 gennaio 2009,
l'onorevole Oddo ha dichiarato di ritirare l'interrogazione con
richiesta di risposta orale n. 980 Nomina di un commissario ad
acta per la gestione del fondo regionale per il commercio', di cui
è primo firmatario, a seguito dell'approvazione, nella seduta
d'Aula n. 133 del 19-20 gennaio 2010, dell'ordine del giorno n.
231, di identico contenuto.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di decreto presidenziale
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, invito il deputato Segretario a
dare lettura della nota prot. n. 721/C1/22 del 29 gennaio 2010
della Segreteria generale della Presidenza della Regione, qui
pervenuta l'1 febbraio 2010, avente ad oggetto: Decreto
presidenziale n. 11/Area 1 /S.G. del 29 gennaio 2010: Conferimento
delega all'Assessore onorevole Michele Cimino alla trattazione
degli affari ricompresi nelle competenze del Dipartimento regionale
della Programmazione della Presidenza della Regione'.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«IL PRESIDENTE
VISTO lo Statuto della Regione Siciliana;
VISTA la legge regionale 29 dicembre 1962, n. 28 e sue successive
modifiche ed integrazioni;
VISTA la legge regionale 15 maggio 2000, n. 10 e sue successive
modifiche ed integrazioni nonché l'allegata tabella A;
VISTA la legge regionale 16 dicembre 2008, n. 19, ed in
particolare le disposizioni di cui al Titolo II soprattutto con
riferimento a quelle, quali l'articolo 4 e l'articolo 8 che
rimodulano l'apparato ordinamentale ed organizzativo della Regione
siciliana in termini di nuova individuazione e di competenze dei
rami dell'Amministrazione regionale e dei Dipartimenti regionali;
VISTO il Decreto Presidenziale 5 dicembre 2009 n. 12 Regolamento
di attuazione del Titolo II della L.r. 16 dicembre 2008, n. 19
recante Norme per la Riorganizzazione dei Dipartimenti regionali.
Ordinamento del Governo e dell'Amministrazione della Regione' ,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana n. 59
parte 1 del 21 dicembre 2009;
VISTO il Decreto presidenziale n. 504/Area 1 /S.G. del 29 dicembre
2009 di nomina degli Assessori regionali;
VISTO il Decreto presidenziale n. 1/Area 1 /S.G. dell'11 gennaio
2010, con il quale sono stati preposti gli Assessori regionali ai
singoli Assessorati di cui agli articoli 4 e 8 del Titolo II della
L.r. 16 dicembre 2008 n. 19, tra i quali l'onorevole Michele Cimino
preposto all'Assessorato regionale dell'economia;
CONSIDERATO che, come espressamente previsto nel citato D.P. n.
12/2009 articolo 2, terzo periodo, il Presidente della Regione può
delegare agli Assessori regionali, in coerenza con le rispettive
attribuzioni, la trattazione di singoli affari o di blocchi di
materie attribuiti ai Dipartimenti regionali della protezione
civile, della programmazione ed al Dipartimento regionale di
Bruxelles e degli affari extraregionali;
RITENUTO di voler esercitare la facoltà rimessa al Presidente
della Regione di cui al precedente considerato, delegando il
Presidente medesimo all'Assessore regionale per l'economia - in
coerenza con le attribuzioni proprie di quest'ultimo specie in
materia di coordinamento della finanza pubblica e documenti
contabili e finanziari, nonché di programmazione economico-
finanziaria - la trattazione degli affari ricompresi nella
competenza del Dipartimento regionale della programmazione,
individuati per blocchi di materie equivalenti a quelli esercitati
dalle strutture intermedie di tale Dipartimento nel rispetto
dell'assetto stabilito con D.P.Reg. n. 12/2009, tenuto, comunque
conto, di quanto disposto dall'articolo 6, comma 5, disciplinante
la fase transitoria preliminare all'attuazione a regime della
riforma dell'Amministrazione;
D E C R E T A
ART. 1
1. Ai sensi dell'articolo 2, terzo periodo, del decreto
presidenziale regolamentare 5 dicembre 2009, n. 12, l'onorevole
Michele Cimino, preposto con D.P.Reg. n. 1 dell'11 gennaio 2010,
all'Assessorato regionale dell'economia, in coerenza con le
attribuzioni proprie dell'Assessorato, è delegato alla trattazione
degli affari ricompresi nelle competenze del Dipartimento regionale
della programmazione della Presidenza della Regione, individuati
per blocchi di materie corrispondenti a quelli esercitati dalle
strutture intermedie indicate nel nel D.P.Reg. n. 12/2009.
2. Il presente decreto di delega, avente decorrenza dalla data di
notifica all'Assessore regionale per l'economia, nonché al
Dirigente generale del Dipartimento regionale della programmazione,
dovrà, comunque, tener conto della strutturazione temporanea
organizzativa dipartimentale ai sensi di quanto disposto
dall'articolo 6, comma 5, del D.P.Reg. 5 dicembre 2009, n. 12.
3. Il presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Regione Siciliana.
Palermo, 29 gennaio 2010
IL PRESIDENTE
(On.le Dott. Raffaele Lombardo)
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Determinazione della data di discussione di mozione
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e 153 del
Regolamento interno, della mozione numero 174 «Iniziative, anche a
livello centrale, per fronteggiare la crisi del comparto agrumicolo
siciliano», degli onorevoli Limoli, Leontini, Torregrossa, Mancuso,
D'Asero, Caputo, Corona, Beninati, Campagna, Scoma, Bosco e Leanza
Edoardo.
Avverto che la determinazione della data di discussione della
mozione sopra citata, integralmente riportata nell'ordine del
giorno della presente seduta, è demandata, secondo consuetudine
parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Sull'assegnazione del disegno di legge numero 512
GALVAGNO. Signor Presidente, chiedo di parlare sulle comunicazioni
in ordine al disegno di legge numero 512.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALVAGNO. Signor Presidente, intervengo per chiedere formalmente
che il disegno di legge n. 512 «Credito d'imposta per
l'occupazione», testé comunicato, venga assegnato per l'esame alla
seconda Commissione, in quanto la stessa Commissione ha già esitato
il disegno di legge sul credito d'imposta che è stato approvato
dall'Aula.
Pertanto, per attinenza di materia, chiedo che venga assegnato
alla predetta Commissione.
PRESIDENTE. La Presidenza ne terrà conto in sede di assegnazione
del disegno di legge.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Discussione del disegno di legge «Norme per il sostegno
dell'attività edilizia e la riqualificazione del patrimonio
edilizio esistente» (459-386-209-394-404/A)
PRESIDENTE. Si passa al terzo punto dell'ordine del giorno:
Discussione del disegno di legge «Norme per il sostegno
dell'attività edilizia e la riqualificazione del patrimonio
edilizio esistente», (nn. 459-386-209-394-404/A).
Invito i componenti la quarta Commissione a prendere posto al
banco alla medesima assegnato.
Ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento interno
MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
intervengo ai sensi dell'articolo 101del Regolamento interno per
porre una questione sospensiva sul disegno di legge nn. 459-386-209-
394-404/A che è all'ordine del giorno e, segnatamente, sugli
articoli che riguardano gli oneri di pagamento degli enti locali.
Faccio riferimento, così come è avvenuto già in questo Parlamento
per altri disegni di legge, alla sentenza della Corte
Costituzionale n. 417 del 2005. Tale sentenza, in modo chiaro ed
esplicito, attribuisce direttamente - in questo caso agli enti
locali - la potestà di assegnare o addirittura diminuire, con una
percentuale che sarà discussa dai consigli comunali, gli oneri di
urbanizzazione previsti dalla legge. Non sto qui a leggere la
sentenza che è molto precisa su questo punto.
La Commissione competente - ho letto gli atti che hanno poi fatto
sì che il testo venisse esitato per l'Aula - ha sorvolato su tale
questione che ritengo, invece, essere indispensabile per il
prosieguo dell'esame del disegno di legge.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi avevamo
sollevato questo problema in Commissione nell'ultima seduta; in
particolare, l'avevo sollevato io e, con qualche dubbio, l'aveva
sollevato anche l'onorevole Davide Faraone. Abbiamo sentito, sia
pure informalmente, i funzionari dell'Assessorato Bilancio, con
l'Assessore che è adesso presente in Aula, ed è stato detto che si
poteva andare avanti in quanto la questione non avrebbe avuto
un'incidenza tale da fermare i lavori.
Però, siccome l'argomentazione posta dal collega Mancuso non è
peregrina, questo non deve impedirci comunque di andare avanti con
i lavori perché, se iniziamo l'esame del disegno di legge, ci sarà
tempo per gli uffici di poter valutare meglio, in modo più sereno,
la questione in relazione agli oneri di cui si parla. Tra l'altro,
c'è anche un appostamento in bilancio per i comuni che devono
utilizzare tali somme per alcune cose specifiche.
E' giusto approfondire la vicenda, ma è pure giusto che non si
fermino i lavori d'Aula.
A mio giudizio, possiamo andare ugualmente avanti, incardinare il
disegno di legge e rinviare, se è il caso, la discussione
all'articolo 1.
Io sono tra coloro che hanno votato contro, ma so quanto è
importante il disegno di legge, e così lo ritiene anche il mio
partito. Io dico sempre credo, perché non sono un tuttologo e
ritengo di dovere parlare prima a titolo personale; poi il gruppo
parlamentare vedrà, se vuole, di ripetere la mia stessa opinione.
Questa la ritengo una legge importante e noi arriviamo per ultimi
in Italia: sono 17 le regioni che l'hanno già adottata e quindi è
necessario non fermarsi.
Io dico che la bontà dell'argomentazione del collega Mancuso cozza
contro la stessa necessità che egli ha manifestato in Commissione
quando riteneva di dovere fare in fretta e lavorare; ha convocato
numerose riunioni di commissione che sono ad onore del collega.
Però oggi, signor Presidente, pur tenendo conto delle cose che lui
ha detto, noi possiamo ugualmente quanto meno incardinare il
disegno di legge, rinviare la discussione all'articolo 1 e dare il
tempo necessario perché gli uffici possano dirimere in termini
sereni e costruttivi la questione.
La legge, a mio avviso, è importante, ma va modificata in alcuni
punti perchè non può diventare, lo dico ad onore della verità, una
legge di sanatoria; è una legge per la casa.
Non è una nuova legge di sanatoria - cosa che per quel che è
scritto, se non ci sono gli accorgimenti necessari da me presentati
e che, mi auguro, vengano apprezzati dal Governo, diventerebbe una
sanatoria. Se è una sanatoria, diciamolo e facciamola Io non ho
niente in contrario a fare una sanatoria purché ci si assuma la
responsabilità di chiamare questa legge per quello che è: o è una
legge di sanatoria o è una legge per la casa
Attualmente è legge di sanatoria e per la casa.
Vado a concludere. Non ho necessità di avere una platea, né di
avere applausi o consensi. Quello che dico può benissimo anche
essere bocciato, purché rimanga agli atti; perché poi so come fare
per far valere le ragioni di chi non ha voce in quest'Assemblea, o
di chi le voci, in quest'Assemblea, le dice solo per farfugliare e
non per avere a cuore le sorti della Regione siciliana.
Dico, pertanto, all'onorevole Mancuso, che è una persona seria,
responsabile e che conosco da una vita, che se lui ritira la sua
proposta e la trasformiamo insieme - sono disposto a farlo - senza
far perdere, però, ulteriore tempo, possiamo incardinare il disegno
di legge e andare avanti, possiamo coordinare le due cose: da una
parte, mantenerci dentro la legge con certezza e, dall'altra, di
non metterci neanche un minuto a chi come me ha votato contro, a
chi come te ha cercato di agevolare il percorso di questa legge,
senza riuscirci poi alla fine, per fatti politici non tecnici, di
potere dire che andiamo avanti. Anche se approviamo questo
provvedimento dopo che si sono espresse prima di noi ben
diciassette regioni, le quali hanno già approvato la legge sulla
casa.
Una volta che il provvedimento è stato esitato per l'Aula, diventa
inopportuno sostenerne il rinvio in commissione: sarebbe come dire
che i lavori svolti in commissione non hanno alcun conto. Essendo
possibile emendarla e modificarla, o tentare di avere la certezza
che la modifica approvata dalla Commissione non comporti danni
successivi, ritengo che le due cose possano sposarsi e, se siamo
d'accordo, ripeto, potremmo andare avanti con l'esame del disegno
di legge.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, considero del
tutto irrituale la richiesta avanzata dall'onorevole Mancuso.
Capisco che lui abbia mosso un'obiezione che non ha fatto mistero
di rappresentare in sede di Commissione - credo, peraltro, che non
fosse neanche presente nel momento in cui è stato esitato il testo
-; dopodiché il problema che ha posto, ritengo che debba essere
esaminato innanzitutto dalla Presidenza ed affrontato per quello
che é.
Se la Commissione ha approvato una norma che, come è successo in
altre circostanze, può avere profili di incostituzionalità, non
mancherà alla Presidenza dell'Assemblea verificarlo nel corso della
discussione ed eventualmente chiedere l'accantonamento di quella
norma o la sua modifica.
Non credo che in rapporto a questo problema e a questo profilo sia
necessario il rinvio del disegno di legge in commissione.
MINEO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINEO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
precisare che è necessario portare avanti questo disegno di legge
sul quale vi sono tantissime aspettative. Poi, se qualcosa non
dovesse andare, in corso d'opera potremo modificarla.
Trovo irrituale quello che sta succedendo. A mio parere, c'è la
volontà di non portare avanti questo disegno di legge. Noi, invece,
dobbiamo portarlo avanti perché, come giustamente diceva
l'onorevole Cintola, siamo in grave ritardo, e questo conto
rischiano di pagarlo i siciliani.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vorrei fare una proposta, in
primis all'onorevole Mancuso che ha avanzato la richiesta.
Ovviamente, l'applicazione del Regolamento prevede che ci sia un
voto d'Aula, prevede altresì che si stabilisca anche un termine di
sospensione dei lavori riguardo al disegno di legge in questione,
che può andare da una settimana anche a quindici giorni.
Ma io farei un'altra proposta, se l'onorevole Mancuso è d'accordo.
Posto che si tratta di un provvedimento molto importante e sul
quale più volte il Parlamento si è espresso, nel senso che la
quarta Commissione legislativa da tempo ha dedicato i suoi lavori a
questo importantissimo disegno di legge, e visto che è orientamento
della Presidenza, dopo avere ascoltato le richieste dei singoli
gruppi parlamentari, di dare un congruo tempo per la presentazione
degli emendamenti (quindi, in ogni caso, c'è tempo, da qui alla
settimana prossima, per approfondire), suggerirei, se questa
proposta incontra il parere favorevole dei presidenti dei gruppi e
del presidente Mancuso, di iniziare comunque questa sera con la
relazione e con la discussione generale e dare tempo fino alla
settimana prossima per la presentazione degli emendamenti.
In questo lasso di tempo si potrà verificare quanto ha sostenuto
giustamente il presidente Mancuso e, se è il caso, arrivati
all'articolo che sarebbe tacciato di possibile incostituzionalità,
cercare di trovare il giusto accordo per vedere di modificarlo in
Commissione o, addirittura, di ritirarlo.
La Presidenza formula questa proposta, se l'Aula è d'accordo.
CAMPAGNA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAMPAGNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo chiesto di
intervenire prima dell'onorevole Mancuso perché non vorrei che
passasse il principio che dentro questa Aula c'è chi è d'accordo ed
è per andare avanti - perché si parla di un disegno di legge
importante - e, invece, c'è chi non è d'accordo. Io credo che la
richiesta del presidente Mancuso - come lei giustamente ha spiegato
- abbia un fondamento in quanto ha apportato una motivazione seria.
E' chiaro ed evidente che io non ho nessun problema se il
presidente Mancuso accetta la proposta del Presidente
dell'Assemblea, ci mancherebbe altro, ma era solo per precisare che
nessuno in questa Aula è contro questo disegno di legge.
Siamo tutti favorevoli affinché il disegno di legge vada
speditamente in porto.
MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, intanto io ho dichiarato, a differenza di altri
colleghi - ma ognuno fa l'uso che ne vuole degli organi di stampa -
, che su questo disegno di legge la verità doveva venire fuori in
Parlamento. Ho sentito anche poc'anzi, dagli interventi che si sono
succeduti che, da un lato, c'è chi ritiene che qualcuno voglia
perdere tempo; l'onorevole Panarello in modo particolare mi
accusava di non essere stato presente in Commissione, come hanno
fatto altri; non è il solo, ce ne sono anche altri sprovveduti, non
è il solo.
Allora, rispetto al fatto di accogliere o meno la proposta della
Presidenza è doveroso rappresentare a questo Parlamento - a chi non
è componente della quarta Commissione - che se si è perso tempo, se
ci sono voluti lunghi mesi per l'approvazione del piano casa, ciò è
dovuto esclusivamente al Governo presieduto dall'onorevole
Raffaele Lombardo.
Il piano casa, infatti, viene presentato il 19 marzo 2009 con il
disegno di legge n. 386, a firma dell'onorevole Mancuso ed altri.
Nella seduta n. 44 del 25 marzo 2009 è inserito all'ordine del
giorno; nella seduta n. 45 del 31 marzo 2009 è individuato, come
testo base, il 386. Non sto qui ad elencare tutte le sedute svolte
con le varie audizioni. Nella seduta n. 50 del 22 aprile 2009 è
pervenuta una richiesta del Governo di attendere, in quanto doveva
depositare il piano casa; allora l'assessore era lo stesso che oggi
rappresenta il Governo, l'assessore Gentile.
Dal 22 aprile al 15 settembre 2009, la Commissione si è riunita e
sull'argomento specifico si è rinviato perché non era pervenuto il
disegno di legge governativo; quindi, dal 15 aprile al 15 settembre
2009 siamo stati in attesa del disegno di legge governativo.
Il 16 settembre 2009 è pervenuto il disegno di legge n. 459,
quello che oggi è all'ordine del giorno, e da lì tutta una serie di
riunioni di commissione che hanno permesso di esitare il testo.
Nel corso dell'ultima seduta, sia gli organi di stampa sia i
presidenti dei gruppi parlamentari ed alcuni colleghi hanno voluto
enfatizzare l'assenza del presidente della commissione. Io vorrei
fare conoscere al Parlamento - e mi dispiace che nessun componente
della commissione lo abbia voluto consegnare alla stampa -, ma in
modo molto atipico, invece, hanno trasmesso comunicati stampa che
non riguardano la realtà di quella azione. Effettivamente, la
Commissione doveva completare i lavori il mercoledì prima della
fatidica giornata. In quella giornata il Governo fa sapere, con
lettera e tramite il suo capo di gabinetto, di non poter essere
presente a quella seduta e pregava la Commissione di rinviare la
seduta all'indomani, giovedì.
Non sto qui a dire i motivi per cui io non potevo essere presente
a quella seduta di commissione, non sono motivi che possono
interessare i colleghi parlamentari o i siciliani. Nonostante ciò,
il presidente ha convocato la commissione per l'indomani, al fine
di esitare quel disegno di legge.
Bene, la sera io vengo interpellato dai giornalisti per via di
alcuni comunicati stampa, uno del Partito Democratico e l'altro del
mio amico, onorevole Mineo, nei quali mi si accusava dell'assenza
in commissione, vista l'importanza dell'attività della commissione
stessa.
Allora, rispetto a ciò, io ritengo che la fretta fa sempre
gattini ciechi' e per questo ho fatto riferimento alla sentenza
della Corte Costituzionale, molto chiara in questa materia, oggi a
disposizione del Parlamento. Al di là di come alcuni interpretano
la questione sospensiva, ai sensi del Regolamento interno -
condivido quanto ha detto l'onorevole Cintola che, peraltro, era
presente in Commissione quando è stata sollevata la questione -
ritengo che debba evitarsi una sicura impugnativa da parte del
Commissario dello Stato, ed anche evitare che questo disegno di
legge incida profondamente nei bilanci di centinaia di comuni
siciliani. Infatti, quella norma incostituzionale inciderebbe nella
preparazione dei bilanci comunali, che hanno regole diverse da
quelle a cui si rifà il bilancio del nostro Parlamento: oggi, i
dodicesimi dei bilanci comunali si rifanno al bilancio 2009, mentre
noi ci rifacciamo, con l'esercizio provvisorio, al bilancio del
2010.
Questo creerebbe scompensi sotto il profilo economico-finanziario
degli enti locali.
Signor Presidente, per quanto mi riguarda questo era l'unico modo
per richiedere un'attenzione alla disattenzione che c'è stata.
Nessun problema se il Governo si fa carico di quella che è stata
una problematica sollevata dalla Corte costituzionale e,
personalmente, accolgo positivamente quello che l'onorevole Cintola
ha voluto rappresentare al Parlamento e la proposta che ha fatto la
Presidenza poc'anzi.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ringrazio l'onorevole Mancuso per
il contributo positivo che ha voluto dare. Tenuto conto
dell'importanza del disegno di legge in esame e a seguito anche di
discussioni informali avute con i presidenti dei Gruppi
parlamentari, preannuncio che l'orientamento della Presidenza è
quello di dare tempo fino alla prossima settimana per la
presentazione degli emendamenti, dando modo ai singoli deputati,
alla Commissione ed al Governo, di esaminare e porre la giusta
attenzione sulla questione che è stata qui sollevata.
Riprende la discussione del disegno di legge nn. 459-386-209-394-
404/A
PRESIDENTE. Riprende la discussione del disegno di legge nn. 459-
386-209-394-404/A.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Caronia, relatore del disegno di
legge, per svolgere la relazione.
CARONIA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è
innegabile che, soprattutto in Sicilia, una legge così importante
per il rilancio dell'edilizia, è particolarmente utile e strategica
per una regione come la nostra, in cui lo sviluppo economico è da
sempre intimamente connesso alla vitalità dei processi economici
legati all'edilizia.
La proposta legislativa che è ora in discussione ha l'obiettivo di
incentivare gli investimenti diffusi nel settore edilizio anche
prevedendo la semplificazione delle relative procedure
autorizzative e realizzative.
D'altra parte, tenendo conto dei contenuti e delle finalità
dell'intesa raggiunta nella Conferenza Stato-Regioni del 31 marzo
2009, è assolutamente necessario e urgente provvedere
all'approvazione del presente disegno di legge.
Ad oggi, infatti, la quasi totalità delle altre regioni del nostro
Paese ha già provveduto a dotarsi dello strumento normativo
inerente le norme di semplificazione e agevolazione dell'attività
edilizia.
Il presente disegno di legge rappresenta, quindi, un
insostituibile strumento normativo di agevolazione e
semplificazione amministrativa che sono indispensabili per il
rilancio dell'attività edilizia nella logica del miglioramento
della qualità degli immobili e per favorire la diffusione e la
utilizzazione delle soluzioni tecnologiche coerenti con le
politiche di risparmio energetico e riduzione del rischio sismico e
idrogeologico.
La presente iniziativa legislativa si compone di dodici articoli,
oltre la norma finale di entrata in vigore.
L'articolo 1 introduce le finalità dell'iniziativa legislativa che
si propone di promuovere ed agevolare interventi a sostegno del
settore edilizio attraverso provvedimenti finalizzati a preservare,
mantenere e/o ricostruire il patrimonio edilizio esistente, nonché
diminuire il rischio sismico ed idrogeologico e incentivare
l'utilizzo di soluzioni tecnologiche innovative.
L'articolo 2 prevede interventi di ampliamento che vengono
consentiti nel limite massimo del venti per cento della cubatura
esistente e solo su edifici con destinazione residenziale,
comprendenti una o due unità immobiliari, realizzati su base di
regolari autorizzazioni entro il 31 dicembre 2008.
L'incremento del 20 per cento, inoltre, non potrà eccedere il
limite massimo di 150 metri cubi del volume residenziale esistente
e gli interventi devono essere realizzati nel rispetto delle norme
previste dagli strumenti urbanistici e da norme di legge.
Le anzidette agevolazioni sono ammesse solo per gli edifici
legittimamente realizzati, pertanto non possono essere riconosciuti
aumenti di cubatura sugli immobili che hanno usufruito di condono
edilizio.
L'ampliamento è consentito qualora le condizioni statiche
dell'immobile lo consentano, in aderenza a fabbricati esistenti,
sia a livello di piano e/o in sopraelevazione, o con un corpo
edilizio separato. In ogni caso gli interventi sono subordinati
alle verifiche di stabilità dell'edificio stesso e, se necessario,
all'adeguamento strutturale in caso di mancato rispetto delle
vigenti norme in ordine alla sicurezza antisismica.
L'articolo 3 prevede benefici finalizzati alla sostituzione e al
rinnovamento del patrimonio edilizio esistente mediante interventi
di demolizione e conseguente ricostruzione, consentendo l'aumento
di volume fino al 35 per cento per gli edifici residenziali e
l'aumento di superficie coperta sino al 25 per cento per gli
edifici destinati ad attività produttive. In tal modo sarà
possibile rinnovare il patrimonio edilizio esistente, ridurre il
rischio sismico ed idrogeologico, migliorare la qualità abitative e
assicurare adeguati standard qualitativi, igienico-sanitari,
energetici, tecnologici e di sicurezza.
Gli interventi di demolizione e ricostruzione sono consentiti su
tutti gli edifici legittimamente realizzati, compresi quelli che
sono stati oggetto di condono con concessione edilizia in sanatoria
assentita.
Viene imposto, inoltre, l'obbligo di impiegare tecniche
costruttive di bioedilizia la cui definizione viene demandata ad un
successivo decreto dell'assessore regionale per le infrastrutture e
la mobilità.
I suddetti interventi sono consentiti in deroga alle disposizioni
previste dagli strumenti urbanistici comunali vigenti, sempre che
siano rispettate le distanze minime stabilite dalle norme e in
conformità alla normativa antisismica.
La ricostruzione è consentita anche su area di sedime diversa da
quella occupata originariamente dal fabbricato demolito, con
l'obbligo però di destinare a verde privato o a parcheggi di
pertinenza dell'immobile la superficie originariamente occupata dal
fabbricato demolito.
In ogni caso gli interventi di demolizione e ricostruzione sono
subordinati all'esistenza o all'adeguamento, da realizzare a cura
dei richiedenti, delle opere di urbanizzazione primaria.
Gli immobili oggetto di intervento di demolizione o ricostruzione
mantengono la destinazione d'uso preesistente, fatti salvi i cambi
di destinazione d'uso assentiti dai comuni.
L'articolo 4 regolamenta il pagamento degli oneri concessori
dovuti dai richiedenti per l'attuazione degli interventi edilizi di
cui agli articoli 2 e 3, ossia ampliamento e demolizione e
ricostruzione.
In caso di ampliamento di volume o della superficie coperta, gli
oneri sono calcolati in base al solo ampliamento ridotto del 20 per
cento. Nel caso in cui l'immobile o l'unità immobiliare sia
destinata a prima abitazione del proprietario, la riduzione è pari
al 30 per cento.
Per gli interventi di demolizione e ricostruzione, gli oneri in
concessione sono determinati nella misura del 50 per cento.
Le somme riscosse dai comuni a titolo di oneri concessori - ecco
il caso di cui parlava l'onorevole Mancuso - vengono iscritte in un
apposito capitolo con destinazione vincolata alla realizzazione di
interventi di riqualificazione e messa in sicurezza del patrimonio
edilizio comunale esistente nonché alla realizzazione di aree a
verde pubblico.
L'articolo 5 prevede l'obbligo per i comuni di istituire ed
aggiornare un elenco degli interventi autorizzati ai sensi degli
articoli 2 e 3, quindi sia di ampliamento che di demolizione e
ricostruzione, finalizzato a verificare eventuali sovrapposizioni
di più interventi su uno stesso immobile.
L'articolo 6 prevede, per gli interventi di cui agli articoli 2 e
3, quindi ampliamento e demolizione e ricostruzione, che sia
previsto il rilascio della concessione edilizia.
Entro il termine di 120 giorni dalla data di entrata in vigore
della legge, i comuni possono adottare con delibera consiliare un
provvedimento che esclude o limita l'applicabilità delle
disposizioni di cui agli articoli 2 e 3 per immobili o zone, sulla
base di specifiche motivazioni di carattere urbanistico,
paesaggistico o ambientale.
Le istanze relative agli interventi dovranno essere inoltrate
entro 24 mesi dall'entrata in vigore della presente legge o dalla
adozione della delibera del consiglio comunale in ordine
all'esclusione o limitazione dell'applicabilità delle disposizioni
di cui agli articoli 2 e 3 per immobili o zone, sulla base di
specifiche ragioni di carattere urbanistico, paesaggistico e
ambientale.
Gli Enti preposti al rilascio di pareri o nulla-osta devono
procedere secondo l'ordine cronologico e sono tenuti a rilasciare
il titolo autorizzativo entro il termine perentorio di novanta
giorni dalla presentazione dell'istanza, salvo eventuale
interruzione dei termini che potrà avvenire una sola volta.
Nel caso di accertata carenza di personale, i comuni possono
procedere alla stipula di contratti di lavoro autonomo con
professionisti iscritti agli albi professionali, al fine di
garantire l'espletamento di tutte le procedure propedeutiche al
rilascio del titolo autorizzativo.
L'articolo 7 prevede un'ulteriore riduzione del venti per cento
sugli oneri concessori per gli interventi che prevedono l'adozione
di sistemi di isolamento e/o dissipazione termica e sismica.
L'articolo 8 prevede disposizioni finalizzate al rispetto del
decoro urbano e alla riduzione dell'impatto architettonico sul
patrimonio edilizio esistente. Infatti, è previsto il divieto di
collocare cartellonistica sulle coperture degli edifici che
ricadono nelle zone A', ossia nei centri storici, degli strumenti
urbanistici e viene fissato il limite massimo in ordine all'altezza
dei tabelloni pubblicitari da collocare sulle coperture a terrazza
e/o tetto degli immobili che ricadono nelle zone B' degli
strumenti urbanistici.
L'articolo 9 stabilisce che la chiusura di terrazze di
collegamento o di terrazze non superiori a 50 metri quadri e/o la
copertura di spazi interni con strutture precarie possono essere
recuperate ai fini abitativi, previa denuncia di attività.
L'articolo 10 del presente disegno di legge promuove la
realizzazione di aree a verde pubblico e parcheggi da parte dei
privati. I privati, infatti, possono realizzare opere interrate da
adibire a parcheggio, con l'obbligo della cessione gratuita al
comune della relativa area di superficie da attrezzare e destinare
a verde pubblico.
Il rilascio della concessione edilizia per la realizzazione di
tali opere è a titolo gratuito e il provvedimento non è soggetto
alla procedura del silenzio-assenso.
L'articolo 11, al fine di assicurare il rendimento energetico
degli edifici, indica che vengono recepite le disposizioni del
protocollo ITACA 2009, il quale stabilisce gli standard che devono
avere gli edifici per il risparmio energetico.
La Regione, entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge, ha
il compito di attivare le procedure per la registrazione del
marchio di qualità ambientale ed energetica degli edifici
realizzati ai sensi della presente legge. I comuni, a loro volta,
devono istituire un apposito registro con l'elenco degli edifici
che sono dotati di tale certificazione energetica.
Infine, l'articolo 12 prevede che gli interventi di cui agli
articoli 2 e 3, ossia quelli relativi all'ampliamento, da una
parte, e alla demolizione e ricostruzione, dall'altra, possono
essere estesi anche ad edifici che sono soggetti a specifiche forme
di vincolo, a condizione che gli enti preposti rilascino apposita
autorizzazione.
L'articolo 12, infatti, al comma 2, nel rispetto dei vincoli di
salvaguardia e tutela che sono previsti dalle normative vigenti,
elenca comunque anche le aree e i contesti esclusi
dall'applicazione di quanto previsto dagli articoli 2 e 3 (aree con
vincolo di inedificabilità assoluta, quelle demaniali, quelle con
destinazione a parco o riserva, di pregio artistico, soggette a
rischio idrogeologico, zone di centro storico, etc.).
Quanto sopra premesso ed illustrato, mi corre l'obbligo di portare
a conoscenza dell'Aula che, al fine di consentire una più rapida
conclusione dei lavori, la Commissione si è determinata,
all'unanimità dei presenti, di rinviare alla sede assembleare la
presentazione e la discussione di emendamenti che sono ancora in
attesa di essere valutati.
Pertanto, la Commissione, avendo svolto in maniera piuttosto
complessa questo ruolo, ha ritenuto opportuno rinviare soltanto ad
oggi, al termine che la Presidenza vorrà stabilire, la
presentazione di ulteriori emendamenti.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Speziale ha chiesto congedo
per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Riprende la discussione del disegno di legge nn. 459-386-209-394-
404/A
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, dichiaro aperta la discussione
generale sul disegno di legge nn. 459-386-209-394-404/A «Norme per
il sostegno dell'attività edilizia e la riqualificazione del
patrimonio edilizio esistente».
MINEO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINEO. Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione, così come
nei giorni scorsi in Commissione, la discussione su questo disegno
di legge, che ho anche approfondito passo dopo passo, e sono
convinto degli effetti positivi che la sua approvazione avrà nei
confronti dei siciliani, nei confronti del comparto dell'edilizia e
dell'ambiente, del decoro e dell'urbanizzazione delle nostre città.
L'ampliamento degli edifici, con la penuria di abitazioni e con la
necessità che si ha in un comparto così asfittico, era necessario.
Ma è necessario soprattutto che questa legge, così come recita il
testo, garantisca il rispetto della sicurezza e dell'ambiente per
evitare altre disgrazie come quella recente di Favara, dando un
grande impulso ad un comparto che ne ha bisogno.
Nel ringraziare il Governo per gli emendamenti proposti, che sono
stati fondamentali e hanno rafforzato e arricchito il disegno di
legge, preannuncio il voto favorevole del Gruppo parlamentare che
rappresento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto devo
ringraziare la Presidenza e anche l'onorevole Mancuso per il fatto
che stiamo procedendo serenamente e seriamente con la discussione
generale di questo disegno di legge, e quindi stiamo andando avanti
nei lavori.
Poi vorrei aggiungere, se il Governo mi ascolta, che in
Commissione sono stato l'unico a votare contro questo disegno di
legge, e desidero chiarirne i termini e invitare a riflettere sugli
emendamenti che ho presentato assieme al Gruppo dell'UDC. Perché,
se quegli emendamenti venissero guardati con l'attenzione che
meritano, anche con una risposta negativa però ragionata, allora è
chiaro che può anche modificarsi il giudizio che è stato dato, un
giudizio espresso non tanto sulla legge nella sua interezza -
infatti è una legge importante, alla quale arriviamo già con
ritardo e che dobbiamo chiudere il più velocemente possibile -, ma
è chiaro che bisogna puntualizzare alcuni aspetti, che non possono
essere sottaciuti e che sono stati anche discussi in Commissione,
ma che non ritrovo nel disegno di legge al nostro esame, forse
anche perché mi sono assentato un paio di mesi per gravi motivi di
salute.
I problemi che ho sollevato sono di equiparare le concessioni
edilizie al certificato di abitabilità, perché se c'è la
concessione edilizia e non c'è il certificato di abitabilità
possiamo entrare in una sanatoria che non è concessa, a meno che
non si dica che stiamo facendo una legge sulla sanatoria, e allora
possiamo anche affrontare il problema. Ci deve essere la
trasposizione del sito nella proprietà di chi ha costruito prima,
se si passa sempre dalla stessa proprietà, allora bisogna
aggiungere che ha le stesse caratteristiche di cubatura , onde
evitare ulteriori speculazioni, magari su verde agricolo.
Non sono grandi cose che sono state sottolineate con gli
emendamenti che abbiamo presentato, sono dodici emendamenti in
tutto, e non è detto che tutti e dodici abbiano la paternità per
essere definiti positivamente. Vediamo se possiamo dare a tutti la
stessa dignità, sia a chi ha avuto la concessione e l'abitabilità,
sia a chi ha avuto la concessione in sanatoria e l'abitabilità per
costruzioni che potevano essere fatte in ogni caso.
Queste sono cose che possono interagire, perché noi stiamo facendo
una legge per aiutare l'impresa edile a costruire e per dare al
piccolo proprietario la possibilità, senza guastare il territorio e
senza modificarne le strutture, senza colate di cemento, di
ampliare la proprietà.
A me basta che sia stabilito con chiarezza che andiamo a favore
dei cittadini nella loro interezza.
E non ho consultato costruttori, imprese o singoli proprietari; ho
consultato solo un geometra bravo, intelligente e preparato che,
con me, ha guardato sillaba per sillaba la legge dandomi
indicazioni a favore della mia terra di Sicilia, a favore di chi
noi vogliamo davvero favorire, a favore di chi spesso non ha voce
in capitolo ed è emarginato.
Se il Governo, la Commissione e i colleghi vorranno porre
attenzione agli emendamenti presentati, anche quelli che saranno
bocciati ma con un ragionamento logico, credo che il giudizio possa
essere modificato in Aula e possa essere dato un contributo enorme,
forte, anche in Sicilia, dopo diciassette regioni che hanno già
approvato il piano casa.
Cerchiamo di essere la penultima regione in Italia ad approvare la
legge sulla casa, e non quella sulla sanatoria edilizia.
CARONIA, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha volontà.
CARONIA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avendo
svolto la relazione sul disegno di legge, che è stato approvato da
quasi tutti i componenti della quarta Commissione, voglio precisare
che ciascuno di noi commissari, con grande senso di responsabilità,
ha stabilito che questa fosse una legge prioritaria e urgente.
Pertanto, al fine di agevolarne il percorso, abbiamo ritenuto
opportuno postergare la presentazione di emendamenti, e anche di
eventuali contributi per migliorare questa legge in Aula.
Vorrei immediatamente sollevare un rilievo in merito all'articolo
6 del disegno di legge, richiamando l'attenzione del Governo
sull'opportunità di valutare positivamente l'introduzione di un
emendamento, di cui preannuncio la presentazione, in relazione alla
possibilità di non subordinare gli interventi alla concessione
edilizia, ma vincolandoli alla presentazione della DIA, ossia la
dichiarazione di inizio attività. Questo perché, poiché questa
legge ha una durata di 24 mesi, e deve essere valutata prima da
parte dei Consigli comunali i quali dispongono di centoventi giorni
entro i quali deliberare in merito alle zone che possono essere
escluse dagli interventi di ampliamento e demolizione o
costruzione; pertanto, i 24 mesi - che decorrono dall'entrata in
vigore della legge - verrebbero già decurtati di quattro mesi,
qualora i consigli comunali non si dovessero esprimere.
Poi, per quanto riguarda la fattispecie che gli interventi non
siano subordinati al rilascio della concessione edilizia, ritengo
che darebbe la possibilità ai soggetti che intendono usufruire
delle opportunità che questa legge offre, di cominciare in tempi
più rapidi gli eventuali ampliamenti e ricostruzioni, consentendo
soprattutto al mondo dei professionisti di potersi riattivare,
essendo necessaria l'attestazione di un ingegnere o di un
architetto nel presentare la DIA, che deve testimoniare che tutto
avvenga nel rispetto delle norme.
Nel preannunciare la presentazione di questi due emendamenti, mi
riservo di firmarne altri se dal dibattito emergerà la necessità di
dare un ulteriore contributo a questo disegno di legge.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Faraone. Ne ha
facoltà.
FARAONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non mi piace
chiamare questo disegno di legge piano casa perché non lo considero
tale, e lo dico pur avendo espresso in Commissione Territorio e
ambiente il mio parere favorevole al testo che oggi è in
discussione. Infatti ritengo che questa Regione parlerà di piano
casa quando immaginerà strumenti e soluzioni per realizzare la casa
a chi ha redditi bassi o a chi non ha reddito.
Ad oggi, io interpreto questo disegno di legge come uno strumento
positivo su due ambiti ben precisi e delimitati: uno, per l'impulso
economico e occupazionale del settore edile, che soltanto
nell'ultimo anno ha perso trentamila addetti; due, uno strumento
utile per la riqualificazione urbanistica di interi centri che
hanno visto devastato il loro aspetto estetico.
Queste sono le due finalità del disegno di legge, e credo che
proprio per queste due finalità valga la pena approvarlo.
Però, signor Presidente della Regione, noi abbiamo anche
l'obiettivo di rispondere all'esigenza di chi, in Sicilia, ancora
oggi, anche dopo l'approvazione di questo disegno di legge,
continuerà ad essere iscritto nelle graduatorie degli Istituti
autonomi di case popolari per l'assegnazione di un alloggio e che
in quella graduatoria rimarrà fermo. Lo dico perché in tutti i
grandi centri urbani, ma anche nei piccoli comuni, le graduatorie
dei cittadini che fanno richiesta di un alloggio popolare sono
infinite. Solo a Palermo la graduatoria ha toccato quota 20.000.
Ricordo altresì che la famiglia che ha subìto il crollo
dell'edificio nel centro storico di Favara, oltre a vivere in un
centro storico e, quindi, in un ambiente che andrebbe riqualificato
dal punto di vista estetico e per il mantenimento del patrimonio
edilizio esistente che fa parte della nostra storia, era iscritta
in una delle tante graduatorie dei singoli comuni siciliani.
Pertanto, signor Presidente, quello che mi aspetto é che noi
individuiamo, contestualmente a questo disegno di legge, soluzioni
per i cittadini che sono iscritti nelle graduatorie per gli alloggi
popolari ma anche per le famiglie di medio reddito in quanto,
purtroppo, con l'inflazione e l'aumento del costo della vita in
questi ultimi anni, le famiglie che avevano redditi medi con il
pagamento di affitti elevati o di mutui a costi elevatissimi sono
diventate famiglie a basso reddito.
Questo è un tema sociale fondamentale rivolto anche a quelle
giovani coppie che non si sposano perché non hanno la casa. Il
fenomeno di coppie che si sposano e vanno a vivere a casa dei
genitori si sta diffondendo in maniera enorme; il tema della casa è
diventato un fatto sociale, un fatto di reddito, un fatto economico
e di esclusione.
Non è vero che in Sicilia non si costruisce più.
In Sicilia, purtroppo, si continua a costruire male; costruiscono
i furbi e costruiscono in maniera abusiva; costruiscono i ricchi
perché le possibilità di interventi anche nella riqualificazione
dei centri storici, sono limitate ai luoghi d'elite e sono limitate
a quelle grandi imprese che hanno fatto della ristrutturazione un
legittimo business, che riguarda redditi e famiglie con redditi
elevati, non riguarda le famiglie più povere.
Io faccio questa introduzione al disegno di legge in quanto, se
non si chiude il tassello, se il progetto casa non diventa un
progetto organico che comprende anche una risposta al fenomeno
dell'edilizia sociale, oggi ci saremo limitati esclusivamente ad
avere dato due risposte importanti ma non esclusive: quella, come
dicevo all'inizio, di un impulso all'economia nel settore edile e
quella di una riqualificazione di alcuni habitat territoriali.
Inoltre, signor Presidente, rivolgo un invito anche rispetto alla
discussione che c'è sulle benedette proroghe per le cooperative
edilizie e per le imprese: questo disegno di legge, insieme ad
altri provvedimenti, deve essere spinto e canalizzato nell'ambito
del recupero.
Fino a quando daremo un bonus ad una cooperativa o ad un'impresa,
bonus che potranno spendere ovunque, noi creeremo le condizioni
affinché la cooperativa o l'impresa andranno a spendere nei luoghi
dove costa meno per loro realizzare un edificio e, quindi, quel
bonus varrà di più.
Ad oggi, ad una impresa conviene di più investire e costruire su
verde agricolo piuttosto che nei centri storici riqualificandoli;
il costo è triplo.
Pertanto, o noi portiamo questo costo, non dico al pari di un
intervento sul verde agricolo, ma avviciniamo molto il costo
dell'investimento anche nell'ambito del recupero, oppure andremo
sempre più ad invadere un territorio e zone libere del nostro
territorio regionale e sempre meno investiremo sul recupero.
Quindi, da questo punto di vista, credo che il Governo, insieme
alle forze parlamentari che vorranno farlo, debba pensare a
provvedimenti che vanno nella direzione dell'incentivo al recupero,
in una condizione in cui le risorse economiche sono sempre meno.
Mentre negli anni passati abbiamo fatto i bandi e i privati
potevano accedervi per avere incentivi alla riqualificazione, oggi
ci sono meno soldi; quindi, dobbiamo spingere i privati, con le
poche risorse pubbliche, ad intervenire nei centri storici.
Tutto ciò si può realizzare solo se il pubblico e il privato
trovano strumenti di concertazione, che la legge già prevede: le
S.T.U. (società di trasformazione urbana) che prevedono gli
interventi e i consorzi tra pubblico e privato che intervengono su
comparti nei centri storici delle città, è una legge che già
esiste.
Con l'intervento pubblico che incide sulla velocità dell'esproprio
e l'intervento privato che incide sulle risorse economiche, è
possibile realizzare questi interventi strutturali nei centri
storici obbligando i privati a destinare alcuni alloggi
all'edilizia sociale: io ti consento di intervenire, di
espropriare quegli edifici per conto mio, tu realizzi, guadagni, ma
una parte degli alloggi che realizzi devi destinarli ad edilizia
popolare . E questi sono strumenti che possono, già oggi, essere
messi in campo con le società di trasformazione urbana, che sono
strumenti di riqualificazione complessiva dei territori.
Non mi sento di dire oggi, come l'onorevole Mineo e l'onorevole
Caronia, che questa legge va votata a prescindere; questa legge,
invece, va rivista.
E' chiaro che la legge, secondo come verrà fuori, anche a seguito
degli emendamenti, potrà essere votata positivamente o meno, in
quanto l'impianto che è uscito dalla Commissione Territorio e
ambiente va ritoccato, va rivisto; ma mi convince. Se, per caso,
invece, con gli emendamenti approvati dall'Aula dovessero essere
previste deroghe o interventi in luoghi in cui oggi non prevediamo
l'intervento, e fra questi inserisco i centri storici, signor
Presidente, noi potremmo decidere di votare diversamente.
E' fondamentale, quindi, il lavoro d'Aula che faremo e gli
emendamenti che passeranno.
Credo che, ad esempio, questa legge non vada bene per i centri
storici. Essendo una legge a costo zero, lo strumento che si può
mettere in campo per incentivare il privato a realizzare
l'intervento è l'incremento di cubatura e i centri storici non sono
luoghi dove ciò si può realizzare. Bisogna mantenere una
morfologia, bisogna mantenere l'autonomia dei comuni che, nelle
loro norme tecniche di attuazione, nei loro piani particolareggiati
hanno - per chi li ha, per chi ne è dotato - autonomamente deciso,
rispetto alla loro caratteristica di territorio, come organizzarsi
i centri storici.
Bisogna, semmai, trovare risorse per consentire ai comuni che non
hanno i piani particolareggiati di poterli fare. Questo è un altro
discorso.
In alcuni comuni - oggi veniva citato l'esempio di Enna, in cui le
zone A' rappresentano quasi l'intero territorio comunale - bisogna
trovare strumenti economici per realizzare un piano
particolareggiato che consenta di distinguere le zone A' dalle
zone A1', cosa che oggi non è prevista. Quindi, il comune di Enna
rischia di rimanere escluso da questo disegno di legge, e tutto il
suo territorio è fuori dal poter utilizzare gli incrementi di
cubatura che prevediamo.
Reputo che in questo disegno di legge non rientrino i centri
storici, e concludo.
Credo che alcuni interventi siano importantissimi, proprio in
virtù della questione che riguarda lo sviluppo economico e
l'incentivo al settore edile, e al tempo stesso per quel che
riguarda la riqualificazione. Gli emendamenti del Partito
Democratico spingeranno sempre più in questa direzione puntando sul
fatto che si possano realizzare questi incrementi di cubatura
vincolandoli al tema del risparmio energetico, del rischio sismico
e legandoli ad alcune questioni che non sono state pubblicizzate e
che io reputo importanti: chi realizza l'incremento di cubatura è
obbligato a rivedere l'intero prospetto della propria abitazione.
Oggi, percorrendo le strade della Sicilia, vediamo interi comuni
che hanno scheletri o abitazioni iniziate e mai definite. Se i
proprietari vogliono fare l'incremento di cubatura, devono essere
costretti a definire e sistemare anche l'intero edificio.
Ritengo che questa possa essere un'occasione importante. Però,
signor Presidente, se continuiamo a propagandare questo come il
piano casa rischiamo di dire la verità a metà. Manca l'aspetto che
reputo essenziale, quello dell'edilizia sociale perché - ripeto e
concludo - la casa in Sicilia c'è; non c'è per i più poveri
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pogliese. Ne ha
facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori, sarò
estremamente sintetico ma ritengo assolutamente doveroso
intervenire questa sera all'interno di questa Assemblea convocata
per discutere su un tema e su un disegno di legge di fondamentale
importanza per la nostra Regione. Un disegno di legge di
fondamentale importanza perché, dopo l'input intelligentemente
dato dal governo nazionale e da Berlusconi, consente di conseguire
una molteplicità di aspetti e di obiettivi. Innanzitutto, quello di
riqualificare il patrimonio edilizio della nostra Regione e di
mettere in sicurezza soprattutto gli immobili particolarmente
vetusti attraverso anche alcuni articoli che stimolano l'utilizzo
di nuove tecnologie eco-compatibili, penso alla bio-architettura, e
permette altresì di dare un input importante ad un settore
strategico dell'economia della nostra Regione che sta attraversando
una crisi congiunturale di particolare intensità.
Per capire l'importanza della crisi che sta attraversando
trasversalmente il settore edile della nostra Regione, credo sia
importante, onorevole assessore Gentile, confrontarsi su alcuni
dati statistici meritevoli di essere oggetto di attenzione. Questi
dati statistici sono stati esternati qualche settimana fa
dall'ANCE, che ha individuato 1.600 piccole e medie aziende della
nostra Regione che hanno chiuso i battenti durante l'anno solare
del 2009 con oltre 17mila lavoratori che hanno perso il posto di
lavoro; alcuni sindacati, in realtà, lo ha detto prima l'onorevole
Faraone, hanno individuato in circa 30mila unità coloro i quali
sono stati licenziati nel 2009.
Ma comunque sono dati altrettanto significativi.
Gli investimenti nel comparto a livello nazionale sono diminuiti
del 9,5 per cento; le abitazioni progettate dal 2005 al 2009 sono
passate da 305mila unità, a livello nazionale ovviamente, a 187
mila; il tasso di interesse medio sui mutui per l'acquisto della
casa è aumentato dello 0,5 per cento. Ma la riduzione dei mutui
erogati dalle banche per l'acquisto della casa ha registrato nel
2009 in Italia una riduzione del 20 per cento, in Sicilia del 43,7
per cento e i bandi pubblicati nel settore dell'edilizia pubblica
hanno registrato un decremento del 31 per cento soltanto nel 2009.
Ebbene, credo che questi dati siano particolarmente significativi.
Danno un quadro non edificante del comparto, ma con l'oggettività e
il cinismo dei numeri credo che facciano comprendere, in maniera
significativa, la gravità della crisi che sta attraversando in
maniera trasversale il comparto edile siciliano e nazionale.
Qualche settimana fa, quest'Aula è stata giustamente convocata con
un ordine del giorno esclusivo che prevedeva il dibattito su una
vertenza, quella della Sicilfiat di Termini Imerese, di grande
valenza per la nostra Regione ma che comunque interessa oltre 2000
famiglie della nostra Terra.
Ebbene, oggi stiamo parlando di un comparto che - come ho detto
prima - ha interessato il licenziamento di oltre 17mila siciliani.
Ecco perché credo che occorra rilanciare questo comparto e questo
disegno di legge, a mio avviso, può dare un contributo
significativo in tal senso.
Appunto per questo, il PDL ha presentato per primo, il 19 marzo
2009, primo firmatario l'onorevole Fabio Mancuso, un disegno di
legge in tal senso. Successivamente, altri quattro gruppi
parlamentari o singoli parlamentari hanno presentato disegni di
legge in tal senso.
Oggi ci ritroviamo a confrontarci su questo testo, dopo che
diciassette regioni in Italia hanno già provveduto a recepire il
testo approvato dal governo nazionale.
Ecco perché, quando il presidente Lombardo, qualche giorno dopo la
tragica alluvione di Messina, l'1 ottobre 2009, ha dichiarato che
era opportuno fare un'ulteriore riflessione su una tematica così
delicata, ebbene, io sono stato iscritto al partito di coloro i
quali, invece, immaginavano un percorso di accelerazione, proprio
per le stesse esigenze di cui parlava il presidente della Regione.
Infatti, credo che il rischio idrogeologico e sismico, che nella
nostra Regione attanaglia moltissime realtà territoriali, possa
combattersi attraverso la riqualificazione del patrimonio edilizio
della nostra Terra.
Ecco perché io credo - e mi avvio alla conclusione - che questo
disegno di legge sia importante. Sono perfettamente convinto e sono
d'accordo sulla necessità di individuare dei vincoli molto rigidi,
escludendo, per esempio, da questi benefici tutti coloro i quali
hanno usufruito del condono edilizio. Ma sono convinto, altresì,
che su alcune tematiche e su alcuni articoli vi sia l'assoluta
necessità, all'interno dell'Aula, di articolare un dibattito e un
confronto molto importanti, per modificare parzialmente o
sostanzialmente alcuni aspetti sui quali mi riservo di intervenire
durante l'articolato, per illustrare gli emendamenti che stiamo
predisponendo, ma che vanno nella direzione di riqualificare il
patrimonio edilizio regionale e di rilanciare un comparto di
fondamentale importanza, qual è quello edile per la nostra Terra.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, stasera interveniamo nella discussione generale
su questo disegno di legge di cui si è tanto parlato, negli ultimi
giorni e settimane, anche a livello nazionale. Innanzitutto, ci fa
piacere che finalmente anche il nostro Parlamento inizi a prendere
consapevolezza che un'iniziativa governativa nazionale può avere
ricadute positive in questo territorio.
Il piano casa, che è stato da qualche giorno licenziato dalla
Commissione, sebbene con alcuni distinguo anche ora segnalati e
sottolineati da qualche esponente del Partito Democratico,
rappresenta sicuramente uno strumento importante, non soltanto per
riqualificare il sistema ed il patrimonio edilizio esistente, non
soltanto per metterlo in sicurezza, non soltanto per
l'ammodernamento dello stesso, ma anche per una semplificazione
delle procedure, perché finalmente la pubblica amministrazione
possa essere liberata da quella malattia che qualcuno definisce
Qburopatologia': quindi, si parla di accelerazione, di
semplificazione amministrativa.
E' chiaro, però, che dobbiamo fare qualche considerazione.
Infatti, se è giusto che riqualifichiamo il patrimonio edilizio,
che consentiamo l'ampliamento per quelle famiglie, per quegli
immobili, uni o bifamiliari, che consentiamo la demolizione e la
ricostruzione di quegli immobili che sono stati regolarmente
costruiti o sanati entro il 31 marzo 2003, è altrettanto giusto che
questo Parlamento si interroghi sull'esigenza di dare, alle giovani
coppie o a chi una prima abitazione non ce l'ha, una prima casa, di
consegnare loro un diritto sacrosanto che è quello che la
Costituzione riconosce, il diritto alla casa. E' giusto che questo
disegno di legge, chiamato piano casa, sia uno strumento per
rilanciare, sino in fondo ed appieno, lo sviluppo.
Devo dire che un mese e mezzo addietro, durante la discussione
sull'esercizio provvisorio - ma era anche quella una norma tesa
allo sviluppo ed all'occupazione -, avevo presentato un emendamento
importante - a mio avviso, ma non soltanto ad avviso di chi parla
ma di diverse associazioni di categoria, prima fra tutte l'Ance
Sicilia -, cioè quello della proroga dei termini per le cooperative
dell'edilizia agevolata e convenzionata. Ne abbiamo parlato e c'era
l'impegno, onorevole Mancuso, che il Governo esplicitamente aveva
fatto di rinviare l'emendamento, in quanto non attinente in quella
sede, al momento in cui avremmo parlato di piano casa.
Stasera accediamo finalmente a questo disegno di legge.
Ma non ci sono stati interventi tesi a dare, a chi aspetta da
tanti anni, una prima abitazione a quelle giovani coppie, a quelle
famiglie deboli, a quelle famiglie che non hanno la possibilità di
avere una casa e che abitano in una casa di affitto, a quelle
famiglie che potrebbero costruire con una forma di cooperazione
agevolata e convenzionata immobili e abitazioni dignitose, che
invece non possono fare.
L'onorevole Pogliese, che è un esperto di numeri, ha tracciato
sino in fondo lo stato della crisi nel settore edilizio, segnalata
non soltanto dall'Ance ma anche dalla Uil.
Abbiamo tracciato dei numeri, abbiamo snocciolato il dramma di
tanti operatori.
Vorrei dire stasera, ad integrazione di quanto ha detto il vice
capogruppo onorevole Pogliese, che secondo una vecchia graduatoria
ci sono ben 40mila alloggi che potrebbero essere costruiti in
Sicilia, soltanto se questo Parlamento varerà la proroga dei
termini alle cooperative edilizie. Quarantamila alloggi che
potrebbero essere realizzati in tutta la Sicilia, con un ritorno e
una ricaduta economica ed occupazionale non indifferenti.
Da un lato, il diritto alla prima abitazione e, dall'altro, il
diritto reale allo sviluppo e all'occupazione.
Sarebbe veramente paradossale e saremmo veramente ipocriti se, da
un lato, proclamassimo lo sviluppo di questa Sicilia e, dall'altro,
invece, frenassimo gli investimenti privati e lo sviluppo edilizio
necessario con appena un concorso in conto interessi della Regione.
Pertanto, preannuncio la presentazione di un emendamento in tal
senso.
Poi, é chiaro che questa norma va attenzionata, come hanno detto
bene coloro che mi hanno preceduto. E' una norma che va vista, ad
esempio, sulla semplificazione, certo.
Ma se all'articolo 6, assessore Gentile, laddove si pone la
possibilità agli enti locali di determinarsi entro 120 giorni
sull'eventualità di escludere delle parti del territorio in cui
potrebbero ricadere gli interventi di cui agli articoli 2 e 3, non
viene collegata una sanzione o non ne viene indicata la
perentorietà, come ha detto l'onorevole Caronia noi correremmo il
rischio, da un lato, di poter escludere e dall'altro lato invece, i
comuni potrebbero rimanere inerti, senza pronunciarsi e quindi
dovremo ricorrere al tribunale amministrativo, al commissario ad
acta e così via.
Inseriamo, allora, una norma o un emendamento che dia la
perentorietà del termine, in assenza del quale quelle istanze si
ritengono accolte.
Detto ciò, un'altra precisazione va fatta sulla possibilità, che
viene compiuta e che dovrebbe essere determinata, di non creare
volumetrie o di non considerare volumetrie la realizzazione di
spazi nel sottosuolo. Oggi si parla tanto di parcheggi, si parla
tanto di trovare delle aree da utilizzare in tal senso; però si fa
molto poco.
Allora, evitiamo che si possa impedire l'utilizzo o la creazione
di spazi nel sottosuolo, anche su più livelli, perché se li potremo
escludere dalla considerazione di una volumetria aggiuntiva, in
questo senso daremo una risposta importante anche ad una
pianificazione ragionata e strategica del nostro territorio, ad una
fruizione equilibrata del nostro territorio.
L'ultima mia considerazione è per i centri storici. Li abbiamo
esclusi, li vogliamo escludere dall'articolo 3; eppure ci rendiamo
conto che nelle città piccole e grandi (non voglio invocare Favara
perché peccherei di demagogia, non voglio invocare situazioni di
dramma per non scivolare su un populismo molte volte becero), ci
sono delle ferite aperte.
Se andiamo qui dietro il Palazzo, da qui a qualche centinaio di
metri nella città di Palermo, ci possiamo rendere conto che nel
centro storico ci sono ferite che andrebbero curate con interventi
calibrati, con nulla-osta delle relative sovrintendenze ai beni
culturali, senza che ciò crei problemi all'equilibrio urbanistico e
territoriale dando invece, e di converso, una possibilità di
strategia lungimirante nel territorio, facendoci diventare
finalmente non l'ultima regione, non una regione che è diventata
ormai il nord dell'Africa, ma una regione che possa candidarsi ad
avere una dignità abitativa e territoriale, una strategia di
pianificazione urbanistica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Beninati. Ne ha
facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero
intervenire sull'argomento perché mi trovo indirettamente coinvolto
in quanto, in buona parte, questo testo scritto ed esitato dalla
Commissione risale al periodo in cui ero al Governo.
Pertanto, devo dire che su buona parte di questo disegno di legge
certamente oggi, pur avendo un po' cambiato la mia posizione per
motivi che vanno oltre quella mia personale, indubbiamente mi trovo
in imbarazzo perché mi sembra di essere ritornato al 1996. Chi
allora era in quest'Aula ricorderà che nel 1996 nacque un governo
a guida PDL; a distanza di pochi mesi ci fu un ribaltone e io mi
trovai prima in maggioranza, poi al governo e, dopo un anno e
mezzo, mi trovai all'opposizione.
Mi sembra di essere ritornato a quel periodo, seppure con una
differenza: allora, quando mi trovai all'opposizione il presidente
della Regione era un altro; oggi paradossalmente, ahimè, è lo
stesso
Oggi c'è qualche cambiamento che mi ha visto in imbarazzo
nell'intervenire. Allora intervenni quando ero all'opposizione;
oggi, devo dire, mi trovo in imbarazzo dovendo intervenire
effettivamente a favore di questa legge.
Pur non di meno, interverrò a favore della legge perché riconosco,
sì riconosco, che la celerità con cui va portata avanti è
importantissima anche sotto il profilo della sua validità.
Si è perso troppo tempo e i motivi certo non sta a me stabilirli,
ma si è perso tempo. E questa legge ha un senso se viene emanata
rapidamente. Infatti, se la legge non nasce, e desidero che questo
sia chiaro - penso che anche con il collega assessore Gentile sia
d'accordo perché quando lui presentò il testo inizialmente
procedette celermente, poi il disegno di legge ebbe degli intoppi
per altri motivi e non andò avanti -, comunque devo dire che questa
legge non deve assolutamente essere stravolta nelle finalità per le
quali nasce.
Questa legge nasce solo ed esclusivamente per intervenire
celermente a mettere in moto l'economia. Questa deve essere la
legge Ed è ovvio che è una legge che va in deroga agli strumenti
urbanistici, altrimenti non avrebbe senso neanche approvarla. La
Regione ha partecipato alla conferenza Stato-Regioni, ne ha
condiviso i princìpi ed entro quei princìpi si è limitata per
questa legge. Pertanto, io invito tutti i colleghi in tal senso, se
si vuole fare veramente questa legge, altrimenti non faremo una
legge rapidamente e velocemente per mettere in moto l'economia.
Faremo altre cose, faremo recuperi dei centri storici, faremo
recuperi architettonici; ma quelli attengono ad altre leggi.
Questa è ben altra cosa. Certo si possono fare tutte queste cose,
ma non c'entra minimamente con questa legge. Pertanto, invito tutta
l'Assemblea a limitare lo spirito con cui ogni parlamentare
giustamente vuole intervenire per migliorare o anche cambiare il
senso della norma, altrimenti il motivo per cui la legge era
partita viene meno.
Questa è una legge che ancora oggi rimette in moto l'economia se
c'è celerità nella sua applicazione, ed è limitatissima perché, in
effetti, gli ampliamenti sono addirittura ridotti a meno di quanto
è previsto nell'accordo Stato-Regioni. L'ampliamento, con un
emendamento del Presidente, è stato limitato a non più di 50 metri
cubi, e solo per case singole o bifamiliari. Si tratta veramente di
ampliamenti di piccole realizzazioni. Per le demolizioni e
ricostruzioni, invece, si è fatto un discorso differente.
C'è qualche altra cosa, in verità, nei primi nove, dieci articoli
che riguardano novità effettive; ma non andrei oltre. Diversamente
vanificheremmo il motivo per il quale il governo Berlusconi pensò
di voler fare questa legge: in quella occasione si disse di
rimettere in moto l'economia con piccoli interventi economici. Poi,
su tutto il resto - lo ribadisco - ci possiamo inserire tutto
quello che si vuole, ma così vanificheremmo il motivo per cui il
disegno di legge è stato predisposto.
Ribadisco che i centri storici sono stati esclusi nell'accordo
Stato-Regioni e invito a mantenere tale impegno. Ricordo che chi vi
parla è uno che aveva presentato inizialmente un emendamento sui
centri storici e poi lo ha ritirato perché si è reso conto che si
sarebbe vanificato l'accordo Stato-Regioni. Così come vale per le
case abusive - l'unico punto che effettivamente negli ampliamenti
non è obbligo -, ma si potrebbe valutare se inserirle o meno. C'era
per le case condonate, come ha detto l'onorevole Cintola. E questa
è una valutazione. Nell'articolato non c'è, sono esclusi i condoni
e le case condonate; varrebbero solo ed esclusivamente per le
demolizioni e le ricostruzione, che è ben altra cosa. E mi sembra
pure giusto perché uno toglie tutte le brutture e mette qualcosa di
nuovo e tecnicamente realizzato a norma di legge.
Certo, per gli ampliamenti la norma non lo prevede; è una
valutazione dell'Assemblea, tenuto conto che si tratta di piccoli
ampliamenti. In ogni caso, occorre valutare se inserire anche tra
chi ne può beneficiare le opere che hanno avuto dei condoni -
piccoli condoni, è ovvio -.
Per il resto io non penso di aggiungere altro. Certo, l'assessore
Gentile troverà in me un deputato che, a differenza di quanto si
possa pensare, trovandomi oggi all'opposizione e non per mia
scelta, non ostacolerà la legge, anche perché ritengo che questa
legge effettivamente possa dare un aiuto all'economia.
E considerato che il bene collettivo verso il quale ognuno di noi
tende nell'applicazione delle norme o nel fare le norme è prima di
tutto il bene collettivo degli altri e tenuto conto delle
difficoltà che oggi tutti ci rendiamo conto esistono nell'economia,
nello sviluppo, nel mettere in moto questa economia - è inutile che
ce lo neghiamo, giornalmente leggendo i giornali o seguendo la
televisione vediamo il disagio economico che c'è non solo in
Sicilia, anche in Sicilia, ma ovunque - credo che questo testo di
legge di sicuro possa aiutare proprio se limitata.
Certo, ho sentito dire che ci si preoccupa che questa legge possa
mettere in discussione problemi circa le zone dove si costruisce.
Me ne dispiace per quelli che lo hanno detto, questa norma è
limitatissima, esclude una quantità di aree dove si può realizzare
sia l'uno che l'altro, parlo di demolizioni o di ampliamenti, o
demolizioni e ricostruzioni. Quindi, è una norma molto accorta.
Effettivamente c'è stato un momento di riflessione che ha bloccato
questa norma.
Devo dire - e la mia non vuol essere ostinazione, lo dico con
franchezza - che ci sono stati momenti in cui si è pensato di
ritirare del tutto la norma; io ero contrario, avendola presentata
non prima di due mesi or sono, credo nel mese di agosto e,
pertanto, mi sembrava assurdo ritirare una norma che era stata
appena presentata.
Oggi penso che l'Aula prenda atto che questa iniziativa è stata
giusta, alla fine questo intervento è veramente un intervento di
piccola entità, sia nell'un caso che nell'altro.
Ritengo, pertanto, che sia giusto dare risposta alle piccole
categorie, artigiani, piccole imprese, piccole aziende, che
aspettano questa legge con grande ansia. E credo che ognuno di noi,
per senso di responsabilità, debba dimenticare in questo momento la
propria appartenenza politica, o quanto meno l'appartenenza di
ognuno in quest'Aula, anche perché poi, diciamocelo chiaramente,
questa è una norma che esce con un Governo della cui maggioranza
prima io facevo parte e oggi non più, mi trovo all'opposizione.
Quindi è una norma neutra: non è né della maggioranza né
dell'opposizione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha
facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
provvedimento legislativo che arriva in Aula dopo una fase
certamente non edificante del lavoro e dello stile delle
Commissioni parlamentari, rappresenta uno dei momenti più esaltanti
di questo Parlamento, non fosse altro perché finalmente un
provvedimento legislativo riporta in Aula il problema legato
all'edilizia in Sicilia. Un'edilizia vista non più come un fenomeno
di abusivismo da reprimere o un fenomeno edilizio da riordinare per
rendere armonico il paesaggio edilizio della nostra Regione, ma
finalmente l'edilizia diventa un fatto politico di questo
Parlamento, e certamente anche di questo Governo.
E va dato atto ad un gruppo di parlamentari di avere avuto la
sensibilità e l'intuito politico di sottoporre e di portare al
centro del dibattito politico di questo Parlamento la realtà
edilizia della Sicilia.
Con questo disegno di legge, chiamato impropriamente piano casa,
finalmente poniamo una logica anche culturale al riordino edilizio
della nostra Regione.
Siamo passati dagli anni del sacco edilizio di Palermo, quando al
comune di Palermo regnava una consorteria mafiosa che ha fatto
dell'edilizia il centro dell'economia e della ricchezza mafiosa
della Sicilia, ad oggi, con questo disegno di legge che ridisegna
in maniera armonica e ordinata lo sviluppo economico della nostra
Sicilia legato all'edilizia. E non a caso parlo di sviluppo
economico legato all'edilizia perché fino a quando, e chi è stato
sindaco negli anni passati lo sa benissimo, l'edilizia ha avuto il
suo momento di grande e ordinato sviluppo, l'economia dei comuni
della Sicilia é cresciuta in maniera esponenziale, così come é
diminuito in maniera incontrovertibile il livello di disoccupazione
della nostra Sicilia, perché quando cresce l'edilizia tutto il
comparto legato all'artigianato e al commercio cresce in maniera
esponenziale e positiva.
Però é chiaro che si tratta di un disegno di legge che ha bisogno
di essere qualificato con un lavoro parlamentare e con degli
emendamenti. Qui poniamo una norma che va ad ordinare il settore
edilizio in Sicilia, e dobbiamo coniugarlo con tutto quello che
dall'abusivismo in questi decenni è stato realizzato ed edificato
nei comuni siciliani, per i quali oggi l'alternativa è o la
sanatoria edilizia previo pagamento degli oneri concessori oppure
la demolizione.
E' chiaro che questo Parlamento si deve porre anche il problema
serio che gli amministratori e i sindaci della Sicilia si dovranno
porre, in caso di mancata proroga dei termini per la sanatoria
edilizia: il problema della demolizione di centinaia e centinaia di
costruzioni abusive per rispettare la legge e per riordinare il
territorio siciliano. Ecco perché con questo disegno di legge il
Parlamento si deve porre il problema di dare una risposta a tutti i
sindaci della Sicilia che da tempo chiedono di sapere se ci sarà un
termine per la sanatoria delle concessioni sanabili e delle
costruzioni sanabili, oppure bisognerà procedere all'emissione di
provvedimenti o di acquisizione al patrimonio comunale degli
immobili oppure di demolizione degli immobili non acquisibili, con
risvolti di ordine pubblico e di carattere abitativo e sociale.
Ecco perché questo disegno di legge deve avere una visione piena
della situazione, anche per arginare fenomeni di inquinamento e di
infiltrazioni mafiose nel settore dell'edilizia privata.
Ecco perché per i provvedimenti di riordino dell'edilizia vanno
previsti dei protocolli di legalità che vanno stipulati con le
prefetture, con i sindaci e con le associazioni dei costruttori,
perché è indubbio che - la storia di questa Sicilia ne è piena -
accanto allo sviluppo edilizio è cresciuto lo sviluppo degli
interessi della mafia in Sicilia.
Ecco perché ritengo che questo disegno di legge è importante,
complesso, va attentamente esaminato da questo Parlamento, va
accompagnato, corroborato e raffinato con una serie di emendamenti.
Se vogliamo dare alla Sicilia e ai siciliani e al settore
dell'edilizia, che oggi vive uno dei momenti più drammatici della
propria vita economica, che si può paragonare soltanto alla crisi
delle colture in Sicilia, questo disegno di legge deve imporre al
Parlamento un momento altissimo di attenzione, di esame, di
emendamenti, perché da questo Parlamento, con questa legge, esca
una norma che rilanci l'edilizia in Sicilia, rapportata e
armonizzata con i piani regolatori, ma che deve essere lo strumento
di sviluppo della Sicilia e non deve essere un'altra opportunità
data alla mafia per fare i suoi interessi enormi all'interno dello
sviluppo economico.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha
facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, poche battute per
confermare intanto che l'intervento dell'onorevole Cintola è
condiviso dal Gruppo parlamentare UDC e, quindi, il suo non è stato
un intervento a titolo personale, ma un intervento a nome del
gruppo, qualificato come personale sol perché, a seguito di un mio
ritardo come presenza in Aula, non è stato formalizzato come
intervento del gruppo, ma il gruppo ne aveva già parlato con
l'onorevole Cintola.
E' stato già evidenziato, da chi mi ha preceduto, che questa è una
legge importante per tanti aspetti. Io ne vorrei sottolineare
alcuni.
Intanto, consideriamo questa una legge importante per l'economia
della nostra Isola; è certamente un volano per tutto l'indotto
dell'edilizia ed è un toccasana per un comparto che ha visto
nell'arco del 2009 una perdita di posti di lavoro e di economia di
notevolissima importanza.
Questa legge arriva in ritardo in Aula (era già pronta all'inizio
del 2009) e, se devo fare un appunto, lo faccio proprio perché
abbiamo accumulato quasi un anno di ritardo a danno dell'edilizia,
a danno di questo comparto, a danno dell'economia siciliana.
Mi auguro che non ci siano altri ritardi, e bene ha fatto il
Presidente a rinviare l'esame dell'articolato fissando il termine
per la presentazione degli emendamenti alla prossima settimana,
senza un ritorno in Aula che sarebbe stato una inutile e dannosa
perdita di tempo.
Tengo a sottolineare che l'UDC presenterà un nutrito e corposo
numero di emendamenti, migliorativi dal nostro punto di vista e,
speriamo, condivisi dall'Aula, proprio nello spirito di quella
opposizione costruttiva che abbiamo ribadito più volte in
quest'Aula.
Tengo a sottolineare altresì che l'UDC non sarà disponibile a
camuffare questa legge, anche in alcune sue parti, come una legge
di sanatoria edilizia. Chi vuole parlare di sanatoria edilizia lo
faccia chiaramente, si approfondisca il tema, lo si faccia con
altro provvedimento legislativo che con trasparenza affronti i
problemi della sanatoria. Ma questa non è una legge di sanatoria
edilizia, questa è una legge di propulsione dell'edilizia in
Sicilia.
Il Gruppo parlamentare UDC anticipa - è l'ultimo aspetto che
voglio trattare - che depositerà già domani un emendamento che
riporta all'attenzione di quest'Aula i problemi delle cooperative
edilizie, cioè del ripescaggio dei termini per quelle cooperative
che con poca sensibilità quest'Aula rimanda da più di un anno, e
sempre su emendamenti presentati dall'UDC che più volte sono stati
rinviati ad una legge organica che non è mai intervenuta. L'ultimo
rinvio è stato fatto a fine del 2009 e si prese impegno sia da
parte del Governo e, personalmente dal Presidente della Regione,
sia da parte della Commissione e della Presidenza di quest'Aula,
che sarebbe stato presentato un disegno di legge organico nella
prima seduta d'Aula utile del 2010.
Questo non è avvenuto, avevamo dato per scontato che non sarebbe
avvenuto.
Ecco perché ripresenteremo quegli emendamenti che, da più di un
anno, l'UDC ripropone ad ogni legge che ha come materia l'edilizia
con la speranza - e su questo saremo violentemente presenti in Aula
- che l'Aula finalmente abbia buone orecchie per sentire e che si
approvino immediatamente gli emendamenti che l'UDC predisporrà
sulla materia e che saranno depositati domani.
Nient'altro ho da dire a nome dell'UDC tranne invitare quest'Aula,
e siamo certi che la Presidenza sarà attenta e operativa in tal
senso, a licenziare questo testo di legge il più presto possibile
perché serve alla Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Bonomo. Ne ha
facoltà.
BONOMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, poche battute per
specificare e sottolineare che questa legge è una grande
opportunità per la Sicilia e per i siciliani.
Vero è che c'è stato un problema, ovviamente politico, se si
riscontra che già nel mese di marzo dello scorso anno il testo del
disegno di legge era stato abbondantemente sviscerato in
commissione ed era già pronto prima dell'estate per approdare in
Aula.
Le note vicissitudini legate alle problematiche governative ne
hanno comunque impedito un veloce passaggio dalla commissione
all'Aula ed oggi, comunque, dopo un celere ma non per questo poco
approfondito esame in Commissione del testo definitivo, ci troviamo
ad esaminare l'articolato in Aula per varare quello che ritengo sia
uno degli strumenti più importanti per la Sicilia per il rilancio
di un comparto stagnante e in profonda regressione economica e di
posti di lavoro.
Da questo scranno non posso che fare appello al senso di
responsabilità di tutti noi, onorevoli colleghi, a che con le
opportune modifiche che vogliamo apportare ad un testo di legge
che, come tutti i disegni di legge, è perfettibile, si possa dare
in breve tempo ai siciliani e all'Isola lo strumento per rimettere
in moto una parte dell'economia.
Onorevoli colleghi, non bastano le risorse pubbliche, non basta
l'assistenzialismo per dare risposte ai siciliani, le risposte
occupazionali che i siciliani da noi aspettano, ma è necessario
rimettere in moto l'economia privata. E ritengo che questa sia una
buona legge che potrà certamente sensibilizzare e stimolare
l'imprenditoria privata nel mettere in campo risorse economiche,
magari in questo momento accantonate nelle famiglie.
E' chiaro che il piano casa è una grande opportunità per il
lavoro, per le imprese e per la ripresa economica, ed è anche
chiaro che nel passaggio in cui diamo l'opportunità non solo al
piano casa, ma anche alle attività produttive di rimettere in moto,
con la demolizione e la ricostruzione degli opifici fatiscenti,
anche la messa in sicurezza degli edifici industriali e commerciali
ad uso artigianale, noi rendiamo possibile l'immissione di risorse
all'interno del circuito economico, ma anche la messa in sicurezza
dei posti di lavoro. E questo mi sembra uno dei più importanti
risvolti sociali che possiamo dare ed ottenere con il piano casa.
La sicurezza sul lavoro quindi, come ulteriore obiettivo, oltre al
rilancio economico, di questa legge.
E' anche vero che, per quanto riguarda le norme sulla bioedilizia,
norme che saranno comunque stabilite dall'assessore con un decreto,
non possiamo che rifarci a tutto quello che la legislazione e le
opportunità in fase di sperimentazione e di ricerca ci hanno dato
strutturalmente negli ultimi anni.
Bene Un breve passaggio politico prima di passare alle eccezioni
che si possono fare.
Ho sentito due UDC: una UDC di appoggio e che approva in pieno,
che é l'UDC dell'onorevole Cintola, che ha fatto delle
sottolineature importanti sia sul numero degli emendamenti, dodici,
sia sulla possibilità - che non può essere un'eccezione ma deve
essere un dovere - che alla licenza edilizia, all'autorizzazione
edilizia si accompagni, in maniera importante e fondamentale, la
possibilità che l'edificio sia munito di agibilità. Ricordiamoci
che l'agibilità non tratta solo la possibilità di avere un edificio
sicuro, questo lo danno già le norme; ma quel certificato di
agibilità dice pure che tutti gli oneri concessori e di
edificazione sono stati già pagati.
Onde evitare un'ulteriore sanatoria su edifici che comunque sono
parzialmente in regola, ritengo che l'esibizione del certificato di
agibilità, per accedere al nuovo piano casa, sia uno strumento
essenziale, oltre alla licenza edilizia o di sanatoria.
Tutto ciò si contrappone alla visione che l'onorevole Maira ha
dato del piano casa, preannunciando nel suo intervento innumerevoli
e corposi emendamenti. Bene, l'UDC si decida, o sono dodici gli
emendamenti da presentare in Aula o sono numerosi e innumerevoli.
Ritengo che si debba andare nella prima direzione per senso di
responsabilità perché questo, comunque, lo dobbiamo ai cittadini,
ai Siciliani. Noi lavoriamo per loro e non contro di loro.
Per quanto riguarda le eccezioni: le periferie sono state spesso
al centro dell'attenzione dei colleghi che mi hanno preceduto. Ma é
anche vero che nell'avanzare verso la periferia in una
cementificazione, per quanto oculata ma di massa, che possa portare
le aree agricole all'interno delle cooperative edilizie, non
possiamo lasciare dietro di noi le macerie.
E le macerie sono quelle di un'edilizia degli anni 60 che ha
bisogno di essere rimodulata, ristrutturata, ma anche quella di
alcuni centri storici, anzi della maggior parte di essi. E, a mio
avviso, perdiamo un'occasione importante se non riconduciamo le
periferie all'interno della legge sul cosiddetto piano-casa.
Centri storici che, ovviamente, non possono avere come premialità
un nuovo e importante aumento di cubatura, perché ciò è
impossibile, ma possono vedere come premialità un contributo
economico di cui la Regione Sicilia deve farsi carico e/o la
possibilità di accedere a mutui a tasso agevolato affinché i centri
storici possano essere restaurati.
Vedete, il restauro dei centri storici può essere effettuato
secondo le norme che le sovrintendenze vogliono comunque dare, come
norme vincolanti, e attraverso tecniche innovative che vedano anche
l'uso, oltre che dei materiali di bioedilizia tipici dei centri
storici nel tempo, anche di materiali nuovi. Mi riferisco, ad
esempio, alle fibre di carbonio, mono/ bi e triassiali, che, come
forma di sperimentazione, sono state usate non in un momento
qualsiasi, ma nella ricostruzione della Basilica di Assisi.
Se questo si è potuto attuare nella Basilica di Assisi, ritengo
che anche i nostri centri storici, di altrettanta rilevanza ed
importanza, possono essere oggetto di uno studio approfondito con
tecniche di ricostruzione all'avanguardia ma, comunque, nel
rispetto dell'equilibrio della nostra storia.
In ultimo, questa premialità che in cubatura non può certamente
essere data, comunque va trasferita in una premialità economica. Se
l'Assessorato dell'Economia fa due conti, con le risorse che
mettiamo in moto nel campo dell'edilizia in genere e con la
possibilità di fare fronte ad una fuga in massa dal nostro
territorio soprattutto di maestri d'ascia o di esperienze che sui
centri storici c'è la necessità di recuperare e valorizzare,
ritengo che, fatti i conti, il punto di pareggio è molto basso,
molto semplice da trovare. Bastano pochi incentivi economici o
accordi con banche comunque di primo livello per permettere ai
siciliani di non avanzare verso le periferie lasciando dietro di sé
il degrado, ma di trovare l'equilibrio del buon vivere, del solo
vivere all'interno di quelli che erano i criteri costruttivi delle
case di una volta, che abbiamo la necessità e il dovere di
recuperare, possibilmente con questa legge.
C'è la possibilità. La legge è snella, sono pochi articoli e pochi
potrebbero essere gli emendamenti. Da quest'Aula - perché l'Aula é
sovrana nel formulare le leggi - abbiamo il dovere di portare
avanti un buon piano casa.
Con queste poche eccezioni, rimettendomi comunque alla volontà
dell'Aula sugli emendamenti, preannuncio il mio voto fattivo e
propositivo per una buona legge che, da oltre un anno, ci siamo
trascinati in commissione.
ROMANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la legge
al nostro esame sia una buona legge. Vorrei fare alcune
considerazioni, richiamando anche gli interventi dei colleghi: la
legge non va stravolta; la legge non è omnicomprensiva di tutto lo
scibile umano; non ha elementi di urbanistica né elementi di
sicurezza, ma li contiene al tempo stesso.
Credo che abbia alcune lacune che possano essere recuperate con il
lavoro d'Aula e segnalo in modo particolare qualche refuso nei
passaggi dove, più di una volta, sono riportate le parole attività
produttive , dobbiamo capire se cassarle o inserire alcune delle
attività produttive. Penso ai tempi di applicazione della norma -
la legge prevede 24 mesi, che anche a me sembrano pochi -; c'è
l'articolo 9 che crea qualche perplessità, che dobbiamo
approfondire assieme, perché si configura come una sorta di
sanatoria, mentre non è questo lo spirito della legge. Dico ancora
che non vuole invadere altre norme, lascia libero tutto il tema
delle zone A' dei piani regolatori tanto discussi in questi
giorni; dobbiamo affrontare separatamente le zone A' con un norma
ad hoc. Ma dobbiamo trovare un accordo su questo.
Il senso del mio intervento è questo.
Se noi vogliamo - recuperando anche il pensiero dell'onorevole
Beninati e di chi mi ha preceduto - lasciare una norma snella,
essenziale, nello spirito dell'accordo Stato-Regioni, non possiamo
non fare uno sforzo per presentare pochi emendamenti. Dopodiché, se
vogliamo aprire la maglia e inserirvi dentro il testo unico
dell'urbanistica, le zone A', le leggi di sanatoria, il Pai, la
sicurezza, il risanamento, l'abusivismo, possiamo mettere dentro
tutto; però non è questo il senso della legge.
Signor Presidente, il mio intervento tende ad identificare questa
procedura, più che ad entrare nel merito, perché il dibattito
parlamentare mi consentirà dopo di entrare nel merito di un testo
di legge al quale abbiamo lavorato tanto, evidenziando che abbiamo
voluto puntare al decoro, a mettere in moto l'edilizia, alla
sicurezza, all'adeguamento sismico, al risparmio energetico e al
risparmio del suolo. C'è qualche novità interessante che va
approfondita, qualcosa che abbiamo lasciato fuori e che può essere
recuperata. Ma lo spirito della legge è questo.
E, quindi, invito l'Aula, ringraziando il Governo per l'attenzione
che ha posto al tema - anche se con un lungo dibattito in
commissione, ma il Governo ha spinto fortemente perché questo
disegno di legge arrivasse in Aula -, a cogliere il senso e
l'obiettivo del disegno di legge, auspicando quindi pochi
emendamenti, possibilmente concordati e concertati, che non
stravolgano l'impostazione generale e vadano all'essenza della
norma.
MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, i colleghi che mi hanno preceduto sono tutti
d'accordo nel dire che questo è un disegno di legge che porterà
l'economia della nostra Sicilia nei prossimi mesi ad una prosperità
ineguagliabile. Però ognuno di loro ha aggiunto che questo disegno
di legge manca di qualcosa: chi dice che manca di qualche norma
urbanistica, chi dice che manca di norme che guardano ai piani di
edilizia economica e popolare, chi dice che le norme sono troppo
restrittive, chi dice che mancano norme a salvaguardia dei centri
storici.
La sostanza è una: questo disegno di legge non ha un'anima e non è
vero che è il piano casa voluto dal presidente Berlusconi. Questa è
un'altra cosa. E' un'altra cosa perché siamo fuori tempo massimo
dall'accordo Stato-Regioni. La nostra è rimasta la penultima
regione, oltre la Calabria, a non avere adottato quello che
suggeriva circa nove mesi fa il Governo nazionale.
Questo è un disegno di legge che ha perso corpo ed anima, rispetto
a quello che era la congiuntura, sotto il profilo economico, del
comparto dell'edilizia. Allora, cosa si vuole fare?
Non si è capito bene.
Certo, quello che è fotografato in questo disegno di legge non si
capisce perché è stato fatto in fretta e furia - lo ripeto al
Parlamento - in una commissione dove, addirittura, sono stati
sostituiti i commissari per licenziarlo per l'Aula, e contiene
nell'articolato norme di sanatoria, norme con profili di
incostituzionalità, porta all'interno dell'articolato una visione
delle élites che hanno in possesso le loro abitazioni, tralasciando
quello che è, invece, il problema dell'edilizia in Sicilia, e il
problema sociale verso l'edilizia, in Sicilia.
Quindi, è un provvedimento senza anima - ne ha fatto bene il
quadro l'onorevole Beninati -, nasce con un governo, viene passato
di mano a un altro governo, dove non c'è una linea ben definita di
quello che vuol essere.
Ci ritroveremo nelle prossime ore non solo a rivedere quello che
ha votato la Commissione in fretta e furia, ma anche a valutare,
secondo il mio modesto avviso, centinaia di emendamenti che, come
già hanno annunciato alcuni colleghi, non daranno forza al
provvedimento ma metteranno il Parlamento in imbarazzo perché non
esiste una linea. Non si comprende se è un disegno di legge che
guarda all'economia o un disegno di legge che vuole aiutare le
norme urbanistiche del territorio.
Assessore Gentile, non si comprende, sotto il profilo della
fattibilità, come bisogna operare con questo disegno di legge. Non
c'è in nessuno degli articoli un riferimento, così come ha
richiamato qualche deputato, di deroga alle norme che regolamentano
gli strumenti urbanistici.
Io non comprendo cosa stiamo facendo. Se non andiamo in deroga,
siamo in ordinaria azione.
Rispetto a questo stiamo ingolfando gli uffici tecnici dei comuni
di ulteriori provvedimenti e, per aiutare i tecnici per semplici
concessioni edilizie, non basteranno sei o sette mesi.
Non vorrei che questo disegno di legge diventi il flop annunciato
di quello che, invece, voleva essere una cosa diversa.
Nell'ambito della collaborazione della Commissione, propongo al
Governo di rivedere il disegno di legge, secondo quanto emerso dal
dibattito della discussione generale, preparando un emendamento che
dia un'anima a questo disegno di legge e definendo i confini ai
quali si deve attenere tutto il Parlamento.
Nessuno degli interventi ha voluto mettere un colore a quello che
poi vuole essere il provvedimento finale. Così come è pensato, non
è un piano casa, non è neanche un disegno di legge che potrebbe
portare vantaggio a quel comparto a cui tutti guardiamo.
Ritengo che il lavoro del Governo deve essere di sintesi; deve
guardare ai suggerimenti di tutti i parlamentari; deve guardare ai
suggerimenti dei tecnici, soprattutto di quelli che si occupano di
ristrutturazioni e di riqualificazioni, i quali aspettano per
avviare una serie di innovazioni in Sicilia.
Ci sono delle cose positive nel disegno di legge, ad esempio
l'utilizzo del materiale bioedilizio, le norme antisismiche, una
serie di azioni che servono a riequilibrare il territorio anche
sotto il profilo urbanistico.
All'assessore Gentile dico che il lavoro di queste settimane deve
essere di concerto con il Parlamento affinché questo disegno di
legge, che non è più il piano casa, dia un avvio concreto, reale, a
quel comparto che tutti quanti abbiamo richiamato nei nostri
interventi.
Poco fa, confrontandomi con l'onorevole Romano, segretario della
quarta Commissione, non ricordiamo - lo vedremo poi negli atti
della Commissione - l'inserimento dell'articolo 9 nel disegno di
legge e naturalmente, per quanto mi riguarda, ritengo assolutamente
abnorme inserire l'articolo 10 in un provvedimento come quello oggi
all'esame del Parlamento.
Così come hanno detto tutti gli altri colleghi, di destra, di
sinistra e di centro, aspettiamo non solo suggerimenti attraverso
gli emendamenti dei deputati, ma soprattutto che il Governo dia
un'anima a questo disegno di legge affinché possiamo consegnare,
nel giro di breve tempo, a tutti i siciliani un'azione vera di
sviluppo dell'economia dell'Isola.
BUZZANCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che
stasera si stia scrivendo una pagina importante per la nostra
Sicilia e per il popolo siciliano, una pagina importante perché
forse, finalmente, stiamo cominciando ad incamminarci verso una
strada che ci consente di essere esenti da complessi di
inferiorità. Molto spesso nel legiferare, nell'affrontare i
problemi, nel tentare di dare risposta alle tante questioni di cui
soffre la Sicilia, siamo, per così dire, condizionati da
atteggiamenti che vengono da fuori. Siamo anche condizionati da
molti censori che, molto spesso, sono all'interno di questo
Parlamento e delle diverse formazioni politiche, come se ci fossero
buoni e cattivi, come se ci fossero coloro i quali hanno da dare
lezioni e, al contrario, coloro i quali devono riceverle.
Questa è una legge che, certamente, va incontro ad una legittima
esigenza del popolo italiano e, quindi, anche di quello siciliano.
Onorevole assessore, lei arriva alla fine di questo percorso.
Certo, non ha fatto mancare il suo contributo, non lo farà mancare
nel corso di questi giorni. Però dobbiamo correggere alcune
inesattezze. Inesattezze che provengono anche dalla comunicazione
che è stata fatta - quando la quarta Commissione ha esitato il
disegno di legge era assente il presidente, era assente il
sottoscritto che, tuttavia, ha partecipato ai lavori dando il suo
modesto contributo - circa il fatto che il PDL non aveva
partecipato per impostazioni politiche, per condizioni di
opportunità politica nei confronti di una legge che io
personalmente, ma penso il mio gruppo certamente condivide.
In quella occasione, forse con una forzatura, magari correndo,
magari tentando di far presto per mettere troppo in fretta il
cappello su una norma, si è voluta dare questa comunicazione che io
ritengo completamente errata e certamente non aderente alla realtà.
Certo, dobbiamo stare molto attenti nell'esaminare l'articolato di
questa legge importante che mette in moto l'economia, di questa
legge che è legittimamente attesa dall'Ance e dai cittadini, che
deve guardare con attenzione alla possibilità di riqualificazione e
che deve anche guardare alla possibilità di riqualificare non solo
alcuni settori importanti, intendendo le attività produttive.
Avevo proposto un emendamento, che ripresenterò all'Aula, e del
quale il Governo si era fatto carico per una riscrittura più
aderente alle esigenze e ai dettati normativi, e che riguardava la
possibilità di recuperare quei manufatti nella periferia della
città e che attengono al settore dell'agricoltura. Tutti quanti noi
sappiano, chi vive il territorio lo sa, che questo è un problema
serio che va affrontato e che va in direzione della
riqualificazione. E' un problema che mette in movimento importanti
risorse economiche e che noi non possiamo trascurare.
Quindi, alcuni aggiustamenti vanno sicuramente fatti.
Condivido l'impostazione che è stata data questa sera
dall'onorevole Bennati: noi non dobbiamo stravolgere questo
articolato, noi dobbiamo tenere conto di alcuni fatti importanti,
di alcuni fatti che possono qualificare, in qualche modo, questa
legge. Ma non deve uscire da questo Parlamento una sanatoria.
Questo non deve accadere.
Dobbiamo fare in modo che ciò non accada e ciascuno di noi,
ciascun parlamentare, rispondendo alla propria coscienza, al
proprio dovere di mandato, deve muoversi in questa direzione.
Noi certamente lo faremo, signor Presidente. Noi lo faremo,
onorevole assessore. Certamente lo farà il Popolo della Libertà,
certamente lo faranno gli altri Gruppi che compongono questo
Parlamento. Ma è importante che si faccia presto.
E' importante che si concluda presto questo iter, che si giunga
finalmente a soluzione, liberandoci, in conclusione - come dicevo
all'inizio del mio intervento - di quel complesso che finalmente
deve essere messo nel cassetto: noi non siamo migliori dei nostri
connazionali, ma non siamo neanche peggiori. Non esistono in questo
Parlamento forze politiche che devono insegnare e forze politiche
che devono imparare; ciascuno deve dare il proprio contributo, e
deve farlo con coscienza e senza nessuna deriva diversa da quello
che deve essere l'indirizzo politico.
Lasciamo fuori da quest'Aula qualunque deriva demagogica,
occupiamoci dei problemi per quelli che sono, per come vanno
affrontati, per come vanno risolti e certamente renderemo un
servizio alla Sicilia e ai siciliani.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole assessore, non posso
nascondere che, dopo aver ascoltato il dibattito questa sera, una
certa preoccupazione ce l'ho rispetto al merito di questo
provvedimento legislativo che, per le sue caratteristiche, presenta
elementi di complessità e anche il rischio che una facile demagogia
finisca per prendere il sopravvento rispetto al rigore che io credo
debba guidare l'azione da parte dei singoli parlamentari e dei
gruppi parlamentari nell'approccio con il quale vogliamo licenziare
questo testo.
E' vero che è un testo che avrà una vigenza di 24 mesi, ma apre un
precedente, apre una novità sul piano della legislazione
urbanistico-edilizia che ci porteremo e si porterà, chi verrà dopo
di noi, nell'attività legislativa di questa Regione.
Una cosa deve essere chiara: stiamo stabilendo per legge le
deroghe ai coefficienti edilizi che hanno guidato e regolato
l'edilizia regolamentare nel nostro ordinamento legislativo almeno
dal 1968. Quindi, questa legge con elementi di premialità introduce
una tale portata di novità che, se non la guidiamo con rigore e con
serietà nell'approccio, rischiamo di consegnare alla Sicilia e ai
nostri figli un far west senza precedenti nella vita di questa
Regione. Altro che città brutte e abbrutite da un abusivismo che ha
guidato, in molti casi, le scelte urbanistiche di interi territori
della Sicilia
Qui rischiamo di consegnare al far west del fai da te un modello
di pianificazione e di edilizia per i prossimi decenni. Devo dire
che sono preoccupato perché ho sentito nella discussione di questa
sera anche posizioni che sono più il frutto della confusione
politica che regna e che rischia di guidare l'attività legislativa
nelle prossime settimane, in cui colleghi degli stessi gruppi
parlamentari, parlando a nome del rispettivo gruppo, hanno detto
cose opposte fra di loro.
Quindi, c'è un rischio, avverto una preoccupazione che mi auguro
possa essere sconfessata, smentita da comportamenti che poi provano
a costruire una sintesi.
Vorrei che questa mia preoccupazione fosse una preoccupazione di
tutto il Parlamento perché, ripeto, noi provvederemo - se faremo
questa legge - a licenziare una legge che segnerà il destino
edilizio e urbanistico nella nostra Regione per i prossimi decenni.
Voglio dirlo con molta onestà: io ho sentito colleghi dire che
questa è la legge voluta da Berlusconi; poi ho sentito colleghi del
gruppo del partito di Berlusconi dire questa è una legge che non
ci piace, perché l'avete fatta in fretta, perché c'è stato un colpo
di mano , per mille ragioni che sono intervenute nel corso
dell'esame di questo provvedimento.
Io so che è la legge che voleva Berlusconi. So che le regioni, le
uniche poi che hanno competenza in materia, hanno riportato la
legge all'interno di una cornice legislativa con dei paletti che la
rendono certamente un elemento di novità, con meccanismi di
premialità, ma chiudendola in un recinto che noi, personalmente e
collettivamente come gruppo parlamentare, consideriamo un recinto
dal quale non intendiamo derogare. Ecco perché il patto, l'accordo
definito dalla Conferenza Stato-Regioni per noi costituisce la
stella cometa con la quale vogliamo affrontare questa legislazione.
Infatti, se non abbiamo dei punti di riferimento che guidano
l'azione legislativa in questa legge, conoscendo io l'attività di
parlamentare di questa regione, so che ci sono sempre stati - e qui
i miei colleghi più anziani possono confermare - due grandi temi
che appassionano molto i deputati: uno è in genere il personale
della Regione, con norme che premiano, che consentono avanzamenti
di carriera, e l'altro è l'urbanistica, dove si sbizzarrisce la
fantasia più assoluta.
Credo che, da questo punto di vista, dobbiamo darci tutti un
orizzonte di riferimento, ripeto, una stella cometa che guidi
l'azione dell'attività legislativa, sapendo - lo diceva il collega
Faraone - che questa non è una legge per la casa, lo dico perché
anche qui non siamo comunque all'anno zero sulla legge per la casa.
In questa legislatura e, per la verità, anche nella precedente,
noi siamo stati gli artefici di una norma - lo dico all'assessore
Gentile che ha assunto da qualche giorno l'incarico di assessore
alle infrastrutture - che consente, ad esempio, ai siciliani che
vogliono ristrutturare nei centri storici, ristrutturare e non il
far west nei centri storici, la possibilità di accedere a mutui a
tasso agevolato, addirittura a tasso zero, per consentire sia
l'attività edilizia delle imprese che lavorano attraverso le
ristrutturazioni ma anche per consentire la rimessa in moto di una
attività di riqualificazione dei nostri centri storici in Sicilia,
attraverso la messa in sicurezza, attraverso la ristrutturazione
che consenta l'abitabilità in luoghi che, nel corso degli anni,
sono diventati inabitabili e invivibili.
Insomma, ci sono già dei provvedimenti che giacciono negli uffici
regionali da oltre un anno. E ricordo all'Assessore che la legge
che ha stanziato i contributi per i centri storici è stata
riscritta nel mese di aprile del 2009, dopo che era stata scritta
nel mese di febbraio del 2008 (quindi alla fine della XIV
legislatura), e non aveva trovato attuazione.
Adesso siamo nel gennaio 2010 e ancora deve essere fatto il
decreto di attuazione.
Forse, finalmente, nel ping pong tra l'Assessorato Lavori pubblici
e quello del Bilancio, qualcosa si é sbloccata, e sono lieto di
apprendere che il problema è stato risolto. Sarò però più felice
quando i cittadini potranno accedere all'utilizzo di questo
strumento per favorire l'attività di manutenzione e di
ristrutturazione nei centri storici e nelle zone A'.
E vorrei ricordare che, quando parliamo di zone A', parliamo di
un'edilizia di borgata che soprattutto nelle grandi aree urbane,
nelle periferie, nei quartieri, nelle frazioni, costituisce un
elemento della nostra civiltà. In quelle aree agricole l'edilizia
di borgata costituisce anche un elemento di ricchezza e di identità
della nostra cultura urbanistica, per la quale non ci può essere
una attenzione minore rispetto a quella che bisogna dimostrare
anche per i centri storici.
E quella norma va anche nella direzione dell'edilizia di borgata.
Così come avevamo approvato una norma nella finanziaria dell'aprile
2009, con la quale prevedevamo un piano di intervento per
l'edilizia pubblica in Sicilia e della quale il Commissario dello
Stato ha proposto l'impugnativa per una ragione che ancora oggi non
abbiamo capito. Non abbiamo capito se in questa nostra Regione
giacciono nei cassetti degli uffici fondi ex Gescal che non si
capisce come sono stati utilizzati, se sono stati utilizzati e se
si possono utilizzare per favorire un piano di edilizia pubblica in
Sicilia, o così come stiamo assistendo ad un furto da parte del
Governo nazionale nei confronti della Sicilia, che ha ridotto e
cancellato i fondi per l'edilizia pubblica riducendo la Sicilia ad
un intervento micragnoso di un piccolo quartiere di un piccolo
comune.
Le politiche sulla casa non saranno su questo provvedimento - non
facciamo demagogia, non creiamo false aspettative -, in questo
provvedimento io credo debbano stare solo la politica e gli
interventi finalizzati alla ristrutturazione delle case di
abitazione, non altro.
Noi dobbiamo assumere un orientamento, altro che sanatoria, perchè
qui ho sentito parlare di sanatorie. E vorrei ricordare ai colleghi
che la Sicilia, fortunatamente, non ha il potere di fare sanatorie.
E dico fortunatamente perché, come è noto, la sanatoria presuppone
l'estinzione di un reato penale e poiché noi non abbiamo ancora -
mi auguro non l'avremo mai - la potestà di estinguere reati penali,
non possiamo sanare abusi. Certo, con un'urbanistica fantasiosa si
può trovare un modo per fare rientrare dalla porta ciò che deve
stare fuori dalla finestra.
Onorevole Cintola, sappia che troverà nel Partito Democratico, in
quest'Aula, il Gruppo che sui temi del rigore non si farà dare
lezioni da nessuno.
Una cosa è certa: non possiamo usare questa legge per fare una
prova muscolare da parte di una ex maggioranza confusa e incerta,
la quale rischia di scaricare la crisi politica del PDL o dell'UDC
su un provvedimento, determinando la schizofrenia del provvedimento
legislativo stesso che abbiamo all'esame. Ecco perché chiedo a
tutti rigore.
Signor Presidente, vista la complessità della materia, le chiedo
di fissare un tempo congruo per la presentazione degli emendamenti,
che siano così presentati in maniera ragionata e non con pizzini
dell'ultimo momento, così che la prossima settimana l'Aula possa
cominciare l'esame di questo provvedimento con una attenzione e con
un rigore che sono fondamentali al fine di fare una legge che serva
alla Sicilia, ma soprattutto che non distrugga la Sicilia.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza deve stabilire
l'iter dei lavori per l'esame del disegno di legge in discussione.
In primis si rende necessario, come richiesto da più parti, un
congruo tempo per la presentazione degli emendamenti. Inoltre, c'è
da tenere presente l'esigenza degli uffici di avere anche loro la
possibilità di esaminare gli emendamenti presentati, e l'esigenza
del Governo di esaminare gli emendamenti per dare il parere di
competenza.
Siamo pure in presenza della festività di Sant'Agata, che
interessa e terrà impegnati tutti i colleghi catanesi.
Pertanto, propongo di fissare il termine per la presentazione
degli emendamenti a lunedì 8 febbraio 2010, alle ore 12.00, e di
tenere seduta il pomeriggio di martedì 9 febbraio per la replica
del Governo e la chiusura della discussione generale.
L'esame dell'articolato avrà luogo a partire da mercoledì 10
febbraio 2010.
Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
«Istituzione delle Unità operative delle professioni sanitarie»
(151/A)
PRESIDENTE. Si passa al IV punto dell'ordine del giorno: Votazione
finale del disegno di legge n. 151/A «Istituzione delle Unità
operative delle professioni sanitarie».
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Cracolici, ai sensi
dell'articolo 117 del Regolamento interno, l'emendamento 117.1:
«All'articolo 1, dopo la lettera d), aggiungere la seguente:
e) Unità operativa del servizio sociale professionale.
All'articolo 2, comma 1, dopo le parole legge 10 agosto 2000, n.
251' aggiungere e successive modifiche ed integrazioni'».
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Comunico, altresì, che è stato presentato dall'onorevole Dina
l'ordine del giorno numero 261 «Istituzione presso le Aziende
sanitarie locali del Servizio di igiene orale». Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il diritto alla salute è garantito dall'art. 32 della Costituzione
e che non sempre questa fondamentale affermazione trova la sua
pratica attuazione, sia a livello individuale che collettivo;
problemi economici, disfunzioni organizzative, inadeguate
applicazioni delle leggi esistenti impediscono la realizzazione di
tale diritto;
la sanità costituisce per il cittadino un costo che spesso va
oltre il giusto e progressivo contributo in termini di imposte, e
che molti cittadini e molte famiglie si sono impoveriti e si
impoveriscono per sostenere i costi che la stessa sanità comporta;
uno dei maggiori costi, se non tra i più pesanti in assoluto, è
quello relativo alle cure dentarie;
come avviene per ogni patologia prevenibile, e a maggior ragione
per quelle facilmente prevenibili quali le malattie della bocca e
dei denti, i costi da sostenere per le cure, quando le malattie si
instaurano, sono molti elevati;
considerato che si ritiene essenziale la prevenzione e
l'educazione alla salute orale, anche per abbattere i costi del
servizio, inserendo all'interno delle strutture sanitarie regionali
la figura dell'igienista dentale,
impegna il Governo della Regione
ad emanare un atto d'indirizzo ai dirigenti generali delle aziende
sanitarie regionali in cui si dettino i contenuti perché, su base
distrettuale, le aziende medesime garantiscano l'erogazione della
prestazione sanitaria di igiene orale attraverso operatori
abilitati, ai sensi della normativa statale, all'esercizio della
professione di igienista dentale, individuandone inoltre la figura
all'interno delle piante organiche, oggetto di rimodulazione». (261)
MAIRA. Dichiaro di apporvi la firma.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
DINA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per tre
ordini di motivi.
Innanzitutto per dichiarazione di voto, essendo il primo
firmatario di questo disegno di legge, per ripercorrere quella che
h la genesi del disegno di legge stesso e l'approdo oggi al voto
finale.
In secondo luogo, intervengo sull'emendamento presentato ai sensi
dell'articolo 117 del Regolamento interno, ed in ultimo in merito
all'ordine del giorno n. 261.
Per quanto attiene il disegno di legge, proposto dal sottoscritto
e da altri firmatari del mio Gruppo parlamentare, ricordo che è
approdato in Commissione riscontrando un terreno fertile di
discussione, di confronto e di dialogo tra tutti i componenti della
Commissione stessa e superando l'iniziale atteggiamento strumentale
del Governo, il quale non aveva capito il senso del disegno di
legge che andava al di là di un cambiamento, di una riforma, di un
forte momento innovativo del sistema sanitario. Successivamente a
questo atteggiamento strumentale, si è registrata la disponibilità
anche in Commissione, addivenendo poi ad un disegno di legge
condiviso pure dal Governo.
Al di là di quello che scrivono i giornali, abbiamo sempre
sostenuto un disegno di legge che non aveva mai avuto un impegno
finanziario ulteriore, nel senso che anche la prima stesura
prevedeva l'individuazione di unità operative complesse laddove si
provvedeva, anche perché così recitava la legge 251/2000, dalla
quale questo disegno di legge discende. Si contemplava la
soppressione di altre unità operative complesse, e quindi anche
nella stesura iniziale c'era una compensazione delle spese e non vi
erano ulteriori sprechi per il sistema finanziario della sanità
siciliana.
Si è poi addivenuti ad un perfezionamento, ad un miglioramento,
partendo da unità operative complesse relative alle quattro aree
delle professioni sanitarie che - bisogna ricordare, ancorché
esemplificate in una dicitura riassuntiva - contengono al proprio
interno tanti profili professionali. E bisogna ricordarli perché
significa che questa riforma investe una popolazione sanitaria
notevole, non solo l'infermiere, il riabilitatore, gli assistenti,
i vigili sanitari. Per esempio, all'interno della seconda area
delle professioni sanitarie riabilitative abbiamo il podologo, il
fisioterapista, il logopedista, l'assistente di oftalmologia, il
terapista della neuropsicomotricità dell'età evolutiva, il tecnico
della riabilitazione psichiatrica, il terapista occupazionale,
l'educatore professionale.
Nell'area tecnico-sanitaria abbiamo il tecnico sanitario del
laboratorio biomedico, il tecnico di neurofisiopatologia, il
tecnico ortopedico, il tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria
e cardiovascolare, l'igienista dentale e il dentista.
Ci troviamo di fronte ad aree complesse e, in forza di quanto
stabilito dalla legge n. 251 che individua profili specifici e li
inquadra all'interno del sistema sanitario, dando autonomia ed
identità a questo tipo di attività, si dà a questo sistema
un'organizzazione omogenea, un rapporto sinergico con l'area
medica.
Voglio qui sfatare il mito della contrapposizione con la classe
medica, che ritengo sia semplicemente una montatura giornalistica
giacché l'atto sanitario che afferisce alle professioni sanitarie è
un atto autonomo, ben distinto dall'atto medico che afferisce al
medico. E' un atto specifico, collegato alla formazione del profilo
professionale, cosa ben distinta dall'atto medico.
Non bisogna fare confusione, ogni professione esercita un atto
separato e distinto dall'atto medico. Si concede semplicemente
autonomia organizzativa e gestionale in unità operative semplici
che afferiscono allo staff del direttore generale; quindi con
momenti di programmazione e di organizzazione complessiva.
Siamo dinanzi ad una scelta organizzativa forte, di unità semplici
che potranno diventare complesse, sempre mediante compensazione,
laddove il direttore generale individuerà, con atto aziendale, la
trasformazione in rapporto alla grandezza ed alla complessità delle
unità sanitarie locali. L'assessorato, anche in questo senso, sarà
chiamato a porre in essere la regolamentazione.
Per quanto attiene l'emendamento 117.1, è un atto di giustizia
alla mera dimenticanza di non avere inserito nella stesura iniziale
il ruolo delle professioni sociali, perché bisogna ricordare che la
legge n. 251, da cui discende il testo legislativo che stiamo per
votare, ha subìto modifiche ed integrazioni in periodi successivi,
nel 2004 e nel 2006. E' stata modificata la possibilità che le
professioni sociali abbiano una loro autonomia e responsabilità.
Quindi, é un fatto automatico, insito nella legge, che con
l'emendamento 117.1 andiamo ad esplicitare.
Per quanto riguarda l'ordine del giorno numero 261, infine, a
differenza degli altri profili sanitari, l'igienista dentale è una
figura che non è presente all'interno del servizio sanitario
nazionale.
Con questo atto si impegna il Governo a regolamentare il ruolo di
questa figura, nel senso di prevederlo nelle piante organiche, così
come sono previsti gli altri profili professionali.
PRESIDENTE. Si passa all'esame dell'emendamento 117.1.
Gli onorevoli Lentini, Leontini, Formica, Cordaro e Maira
dichiarano di apporvi la firma.
L'Assemblea ne prende atto.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
RUSSO, assessore per la salute. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
LACCOTO, presidente della Commissione. Mi rimetto all'Aula.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno n. 261. Lo pongo in votazione. Il
parere del Governo?
RUSSO, assessore per la salute. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno n. 262
«Iniziative nei confronti del Parlamento e del Governo nazionale al
fine di scongiurare la chiusura del canale satellitare RAI MED'»,
degli onorevoli Lupo, Cracolici, Faraone, Mattarella, Panarello,
Marziano, Raia, Gucciardi, Apprendi e Vitrano. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che RAI MED è una canale satellitare digitale in chiaro,
nato nel 2001 come articolazione del servizio pubblico RAI, e
diffuso in Europa e nella sponda settentrionale dell'Africa;
il canale trasmette programmi in lingua italiana ed araba, più un
palinsesto appositamente sottotitolato o tradotto in arabo,
coerentemente con la proprie finalità di favorire il dialogo tra le
diverse culture del Mediterraneo;
considerato che:
la RAI ha preannunciato la chiusura del canale satellitare RAI
MED, la cui produzione è concentrata per la massima parte nella
sede di Palermo;
la finalità perseguita dall'Azienda è quella di spostare le
risorse fin qui impiegate in RAI MED in favore del potenziamento di
sedi dislocate nelle regioni settentrionali;
ritenuto che:
tale politica aziendale, alla vigilia dell'apertura del mercato di
libero scambio nel bacino del Mediterraneo, appare miope da un lato
e dannosa dall'altro;
sarà infatti inevitabile il depotenziamento della sede regionale
siciliana e delle sue professionalità, nonché l'impoverimento del
dibattito culturale rivolto all'integrazione e alla reciproca
conoscenza fra i Paesi magrebini e la Sicilia;
considerato, inoltre, che:
la chiusura di RAI MED si somma alla dismissione, operata solo
pochi anni fa, dell'attività di riprese esterne con l'assegnazione
del pullman di ripresa pentacamere digitalizzato al centro di
produzione di Milano;
la scelta della RAI rafforza, pertanto, l'intenzione di
centralizzare mezzi e risorse in funzione di un'informazione e di
una produzione pensata esclusivamente per il Centro-Nord,
decretando l'irreversibile declino dell'informazione regionale e
locale;
rilevato che:
l'articolo 117 della Costituzione, come sostituito dall'articolo 3
della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, assegna alle
Regioni potestà legislativa concorrente nella materia
dell'ordinamento della comunicazione;
tale normativa inserisce le Regioni tra i soggetti legittimati al
governo del sistema della comunicazione e, quindi, anche nei
confronti della società concessionaria dell'emittenza pubblica;
è opportuno impedire il progressivo isolamento della Regione
siciliana e delle sue realtà locali dal dibattito culturale
nazionale, mentre appare indispensabile favorire una puntuale
informazione volta a divulgare sulle reti radiofoniche e televisive
della RAI la conoscenza di tutti i settori della vita pubblica,
dell'economia, della cultura e della società della Sicilia,
impegna il Presidente della Regione
ad intervenire presso il Parlamento e il Governo nazionali, nonché
in tutte le sedi competenti affinché la RAI revochi la decisione di
chiudere il canale satellitare RAI MED, al fine di garantire la
piena funzionalità dell'informazione pubblica nell'Isola e le
professionalità esistenti, sia in termini occupazionali che di
valorizzazione di risorse già impiegate;
ad operare per il rilancio ed il complessivo rafforzamento della
sede regionale della RAI, compreso il settore informativo ed
ideativo-produttivo della programmazione, con il personale
necessario a far fronte alle esigenze radiotelevisive, ed al fine
di garantire un'adeguata informazione in sede locale e promuovere
l'approfondimento di tematiche regionali nelle reti nazionali».
(262)
PRESIDENTE. Tutti i deputati presenti in Aula dichiarano di
apporre la firma all'ordine del giorno.
L'Assemblea ne prende atto.
Questo ordine del giorno esulerebbe dalla materia della legge che
stiamo per votare ma, al contempo, riguarda un argomento che, di
fatto, non avrebbe alcun altro tipo di aggancio a disegni di legge.
Pertanto, invito il Presidente della Regione ad esprimere il
parere.
LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 262. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa alla votazione finale del disegno di legge n. 151/A
«Istituzione delle Unità operative delle professioni sanitarie».
Indìco la votazione per scrutinio nominale. Chiarisco il
significato del voto: chi vota sì preme il pulsante verde; chi vota
no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il pulsante
bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Adamo, Ammatuna, Arena, Aricò, Bonomo, Bufardeci,
Buzzanca, Calanducci, Caronia, Cintola, Colianni, Cordaro,
Currenti, D'Agostino, D'Asero, De Luca, Di Benedetto, Digiacomo, Di
Guardo, Dina, Falcone, Federico, Ferrara, Gentile, Gianni, Greco,
Gucciardi, Incardona, Laccoto, Lentini, Limoli, Lo Giudice,
Lombardo, Lupo, Maira, Mancuso, Marrocco, Marziano, Mattarella,
Minardo, Musotto, Nicotra, Panarello, Panepinto, Pogliese, Raia,
Romano, Ruggirello, Scammacca, Scilla, Speziale, Termine,
Torregrossa e Vinciullo.
Sono in congedo: Marinello, Picciolo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 55
Votanti 54
Maggioranza 28
Favorevoli 54
(L'Assemblea approva)
L'onorevole assessore Leanza Nicola fa rilevare il proprio voto
favorevole al disegno di legge, che però non è stato registrato.
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 9 febbraio
2010, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
n. 175 «Iniziative, a livello centrale, per l'introduzione nel
codice penale italiano del reato di tortura».
BARBAGALLO - LEANZA E. - LEONTINI - LUPO
n. 176 «Verifica dei criteri di nomina dei dirigenti
generali esterni all'Amministrazione regionale».
LIMOLI - LEONTINI - MANCUSO - D'ASERO
III - Discussione dei disegni di legge:
1) - «Norme per il sostegno dell'attività edilizia e la
riqualificazione del patrimonio edilizio» (nn. 459-386-209-394-
404/A) (Seguito)
Relatore: on. Caronia
2) - «Disciplina dell'agriturismo in Sicilia» (n. 337/A) (Seguito)
Relatore: on. Apprendi.
La seduta è tolta alle ore 20.25
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
Dott.ssa Iolanda Caroselli