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Resoconto d'Aula della Seduta n. 137 di martedì 02 febbraio 2010
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che sono in congedo per oggi  gli  onorevoli
  Greco, Marinello e Picciolo.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   «Schema  di  progetto  di legge da proporre  al  Parlamento  della
  Repubblica  ai  sensi dell'articolo 18 dello Statuto della  Regione
  recante   Modifiche  al decreto legge 16 settembre  2008,  n.  143,
  convertito,  con  modificazioni, dalla legge 13 novembre  2008,  n.
  181»  (n. 508)
   -  di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli  Adamo,
  Greco, Scilla, Aricò, Marrocco, Cristaudo, Scammacca e Nicotra   in
  data 21 gennaio 2010

   «Istituzione  dell'elenco delle guide di  percorsi  motociclistici
  (n. 509)
   -  di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Apprendi
  e Oddo in data 27 gennaio 2010

   «Norme  per il contrasto e la prevenzione della violenza di genere
  (n. 510)
   -  di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Marziano
  e De Benedictis in data 27 gennaio 2010

   «Istituzione degli ecomusei della Sicilia (n. 511)
   -  di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Raia  in
  data 27 gennaio 2010

   «Credito  d'imposta  regionale per l'incremento  dell'occupazione»
  (n. 512)
   -  di  iniziativa  parlamentare, presentato dagli onorevoli  Lupo,
  Cracolici,  Ammatuna,  Apprendi,  Barbagallo,  De  Benedictis,   Di
  Benedetto,   Digiacomo,  Donegani,  Faraone,   Ferrara,   Fiorenza,
  Galvagno,  Gucciardi,  Laccoto,  Marinello,  Marziano,  Mattarella,
  Oddo,  Panarello,  Panepinto, Picciolo,  Raia,  Rinaldi,  Speziale,
  Termine, Vitrano,  in data 1 febbraio 2010.

      Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
                        Commissione legislativa

   PRESIDENTE.  Comunico che il seguente disegno  di  legge  è  stato
  inviato,  in  data  1  febbraio 2010, alla  competente  Commissione
  legislativa:

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   «Istituzione  dell'elenco delle guide di percorsi  motociclistici»
  (n. 509)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli  Apprendi,
  Oddo in data 27 gennaio 2010.

                 Comunicazione di richiesta di parere

   PRESIDENTE. Comunico che la seguente richiesta di parere  è  stata
  assegnata alla competente Commissione legislativa:

                    SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   Deliberazione   n.  539  del  15  dicembre  2009.   Relazione   di
  accompagnamento  riguardante l'attuazione dell'obiettivo  operativo
  6.1.2 del P.O. FESR Sicilia 2007/2013. Linea di intervento 6.1.2.1.
  Azioni per l'incremento della dotazione di apparecchiature ad  alta
  tecnologia nei poli sanitari regionali' (n. 70/VI)
   pervenuta in data 26 gennaio 2010
   inviata in data 27  gennaio 2010.

                     Comunicazione di pareri resi

   PRESIDENTE. Comunico che i seguenti pareri sono stati  resi  dalle
  competenti Commissioni legislative:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   Accademia delle Belle Arti di Catania. Designazione componente  in
  seno al collegio dei revisori dei conti (n. 65/I)
   reso in data 26  gennaio 2010
   inviato in data 28 gennaio 2010

   Accademia delle Belle Arti di Palermo. Designazione componente  in
  seno al collegio dei revisori dei conti (n. 66/I)
   reso in data 26 gennaio 2010
   inviato in data 28 gennaio 2010

   Convitto audiofonolesi di Marsala. Designazione componente in seno
  al collegio dei revisori dei conti (n. 67/I)
   reso in data 26  gennaio 2010
   inviato in data 28 gennaio 2010

   Istituto  regionale per l'integrazione dei diversamente  abili  in
  Sicilia.  Designazione componente in seno al collegio dei  revisori
  dei conti (n. 68/I)
   reso in data 26  gennaio 2010
   inviato in data 28 gennaio 2010

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   Criteri  di riconoscimento dei distretti turistici.  L.r. 15/09/05
  n. 10, art. 7 (n. 61/IV)
   reso in data 27  gennaio 2010
   inviato in data 28 gennaio 2010.

      Comunicazione pervenuta da parte del Governo della Regione

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le delibere della  Giunta
  regionale - Sesto bimestre 2009.
   Copie  delle  medesime e il relativo elenco recante  l'oggetto  di
  ciascuna è disponibile all'archivio del Servizio Commissioni.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   LEANZA EDOARDO, segretario:

   «Al  Presidente  della  Regione,  all'Assessore  per  le  attività
  produttive e all'Assessore per l'economia, premesso che:

   con  ddg  n.  1884/35 dell'ex Assessorato regionale  cooperazione,
  commercio,  artigianato e pesca, è stata approvata  la  graduatoria
  delle  istanze ammesse, presentate dalle amministrazioni  comunali,
  riguardanti gli interventi di nuova realizzazione e/o completamenti
  e riqualificazione e centri servizi nelle aree artigianali;

   con il predetto ddg i progetti ammessi a finanziamento sono 56  di
  cui:

   a)  n.  37, per un importo di euro 92.784.105,00 trovano copertura
  finanziaria con fondi regionali per euro 11.000.000,00 e con  fondi
  del  POR  FESR  2007/2013, linee di intervento 5.1.2.1,  5.1.2.2  e
  5.1.2.3  categoria di spesa 78  infrastrutture edilizie'  per  euro
  81.784.105,00;
   b) n. 19, per un importo di euro 48.614.166, risultano inseriti in
  una graduatoria ma al momento senza copertura finanziaria;

   la  copertura  finanziaria  complessiva delle  linee  d'intervento
  5.1.2.1  - 5.1.2.2 (linee accorpate) e 5.1.2.3, categoria di  spesa
  78  infrastrutture edilizie', è pari ad euro 104.648,775,00;

   con la predetta graduatoria si sta utilizzando, così come previsto
  dalla  delibera  di Giunta regionale n. 83 del 6  marzo  2009,  una
  somma  pari  ad  euro  81.784.105 (70  per  cento  della  dotazione
  finanziaria delle linee d'intervento), pertanto resta un residuo di
  euro  22.864.670  che dovrà essere adoperato per  finanziare  altri
  progetti già inseriti nella predetta graduatoria;

   considerato che la predetta delibera di Giunta regionale n. 83 del
  6   marzo  2009  autorizza  l'avvio  del  programma  operativo   di
  riferimento FESR 2007/2013 con una percentuale di risorse  pari  al
  70  per  cento  del totale assegnato ad ogni singolo  Dipartimento,
  senza  destinare  il  rimanente 30 per  cento  ad  altre  finalità,
  peraltro non previste dalla legge;

   tenuto conto che:

   l'applicazione di quanto stabilito dalla delibera di giunta n.  83
  del  6  marzo 2009 non permette il finanziamento di alcuni progetti
  ritenuti   ammissibili  e  finanziabili  dallo  stesso  Assessorato
  Cooperazione,   causando  quindi  un  danno  rilevante   a   quelle
  amministrazioni  comunali che speravano in tali contributi  per  il
  rilancio delle proprie aree artigianali;

   le  uniche  graduatoria attive sono quelle de quibus e che  non  è
  pensabile  che  possano  essere attivate  e  rese  operative  altre
  graduatorie  che sarebbero suscettibili di ricorso da  parte  degli
  enti locali già in graduatoria;

   visto che:

   in  data  4 novembre 2009, nella seduta d'Aula n. 119, l'Assemblea
  regionale  siciliana ha approvato l'ordine del giorno  n.  172  che
  impegnava il Governo a sbloccare gli interi importi previsti per le
  aree  degli  interventi di nuova realizzazione e/o completamenti  e
  riqualificazione   e   centri  servizi  nelle   aree   artigianali,
  annullando,  di  fatto, quanto stabilito dalla delibera  di  Giunta
  regionale n. 83 che autorizzava l'avvio del programma operativo  di
  riferimento FESR 2007/2013 con una percentuale di risorse  pari  al
  70 per cento del totale assegnato ad ogni singolo Dipartimento;

   preso  atto  che,  ad oggi, il Governo non ha  dato  attuazione  a
  quanto deliberato dall'ARS:

   per sapere:

   i  motivi  per  i  quali il Governo della Regione,  nella  persona
  dell'Assessore  regionale  per  le  attività  produttive,  non   ha
  provveduto  a  sbloccare gli interi importi previsti  per  le  aree
  degli  interventi  di  nuova  realizzazione  e/o  completamenti   e
  riqualificazione   e   centri  servizi  nelle   aree   artigianali,
  annullando,  di  fatto, quanto stabilito dalla delibera  di  Giunta
  regionale  n.  83  del  6 marzo 2009, che autorizzava  l'avvio  del
  programma   operativo  di  riferimento  FESR  2007/2013   con   una
  percentuale di risorse pari al 70 per cento del totale assegnato ad
  ogni  singolo  Dipartimento,  così come  deliberato  dall'Assemblea
  regionale siciliana nella seduta d'Aula n. 119 del 4 novembre 2009;

   se  non  ritengano necessario ed improcrastinabile dare attuazione
  alla volontà dell'Assemblea regionale siciliana che, all'unanimità,
  ha  impegnato il Governo a sbloccare tutte le somme disponibili per
  evitare sia di perdere i finanziamenti assegnati sia l'insorgere di
  interminabili  contenziosi con gli enti locali esclusi,  di  fatto,
  dal beneficio di legge». (985)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   in  provincia di Siracusa, il 25 per cento dei decessi è dovuto  a
  malattie tumorali e che, di conseguenza, le neoplasia ed in  genere
  le  patologie  tumorali  rappresentano  un  fortissimo  fattore  di
  rischio  per  le aspettative di vita dei cittadini della  provincia
  aretusea;

   la  cosa più preoccupante, sulla vicenda, è che secondo le  ultime
  statistiche,  nonostante  l'azione di  prevenzione,  il  numero  di
  uomini  e  donne che ogni anno si ammala non è solo in  continuo  e
  costante  incremento,  ma colpisce una fascia  di  età  sempre  più
  giovane  che,  sino  ad  ora,  è stata  interessata  solo  in  modo
  marginale;

   è  notorio che la chirurgia, in primis, e la radioterapia, insieme
  alla  chemioterapia, rappresentano gli unici  e,  fino  ad  ora,  i
  principali rimedi per la terapia tumorale;

   per  la  prevenzione,  la  diagnosi e la  cura,  in  provincia  di
  Siracusa   sono  attivi  un  numero  di  posti  letto   del   tutto
  insignificanti,  che  costringe oltre il 90 per  cento  dei  malati
  tumorali e terminali a recarsi presso strutture sanitarie esistenti
  nel resto del Paese;

   le  strutture  ospedaliere pubbliche e private che  assicurano  la
  radioterapia,  la chemioterapia e la diagnostica, in  provincia  di
  Siracusa,  sono del tutto insufficienti, purtroppo,  ad  assicurare
  livelli    elementari   di   assistenza   sanitaria   a    soggetti
  particolarmente svantaggiati;

   di conseguenza, molti pazienti, anche terminali, sono costretti  a
  sobbarcarsi  il carico di insopportabili spostamenti,  che  causano
  disagi  disumani  per i malati oncologici unitamente  ad  un  costo
  altissimo  per le casse del sistema sanitario nazionale e regionale
  in particolare;

   nella  provincia di Siracusa, oltre ad aumentare ed  incrementare,
  in modo congruo alle necessità, il numero dei posti letto destinati
  ai   malati  oncologici  ed  assicurare,  di  fatto  e   non   solo
  formalmente,   un   servizio    h   24',   sarebbe   necessario   e
  indispensabile,   viste   le   caratteristiche   orografiche    del
  territorio,   realizzare  tre  strutture  oncologiche   ospedaliere
  pubbliche, per assicurare a tutti i cittadini siracusani, equità di
  trattamento con il resto dei cittadini italiani;

   visto che la legge regionale n. 5 del 2009 di riforma del servizio
  sanitario  regionale  ha  previsto, su  proposta  del  sottoscritto
  interrogante,  una  specifica  deroga nell'assegnazione  dei  posti
  letto  in  Sicilia nelle strutture ospedaliere della  provincia  di
  Siracusa,  in considerazione della presenza del più imponente  polo
  petrolchimico operante in tutta Italia;

   considerato  che  in  seguito ad una controversia  lavorativa  tra
  soggetti affetti da malattie professionali e parenti di deceduti  a
  causa  dell'amianto,  una società privata ha messo  a  disposizione
  della  provincia  di  Siracusa,  a titolo  risarcitorio,  oltre  un
  milione di euro per la realizzazione di una struttura chemioterapia
  e radioterapia;

   per sapere:

   se  non  ritengano  necessario e improcrastinabile  attivarsi  per
  dotare  la provincia di Siracusa di strutture sanitarie ospedaliere
  di  prevenzione  e  cura  delle  malattie  oncologiche  in  maniera
  rispondente, purtroppo, alla necessità del territorio;

   se  non  ritengano utile e indispensabile individuare le strutture
  ospedaliere che devono ospitare tali reparti;

   se non ritengano opportuno, attraverso questa attivazione, fermare
  l'esodo  di massa di malati oncologici e terminali della  provincia
  di  Siracusa verso altri territori, alleviando, di conseguenza,  le
  difficoltà  di  soggetti  che sono stati già  colpiti,  in  maniera
  drammatica, dalla nefasta malattia;

   se  non  ritengano  utile  utilizzare il contributo  di  circa  un
  milione  di  euro  che un ente privato ha messo a disposizione  dei
  cittadini  della provincia di Siracusa per curare  coloro  i  quali
  sono  caduti  nella  trappola  di un  male  ancora  così  oscuro  e
  devastante». (986)

                                                            VINCIULLO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione professionale, premesso che:

   il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, con
  propria  circolare  del 10 dicembre 2009, ha promosso  un  progetto
  pilota  finalizzato alla diffusione dell'educazione  motoria  nella
  scuola primaria;

   l'attività  sarà svolta da personale specializzato in possesso  di
  specifico titolo;

   per l'attuazione del suddetto progetto, sono stati individuati dal
  Ministero 1000 istituti scolastici in tutta Italia;

   tenuto conto che:

   nella ricerca degli istituti scolastici idonei all'attuazione  del
  suddetto  progetto,  in  Sicilia sono  state  individuate  solo  90
  scuole;

   stranamente,   i  plessi  scelti  dal  Ministero  dell'istruzione,
  dell'università e della ricerca appartengono tutti  alla  provincia
  di  Messina, sollevando, di fatto, numerose perplessità sui criteri
  di  scelta  adottati dal Ministero nella ricerca degli istituti  da
  inserire nel progetto de quo;

   per  sapere  se  non  ritengano  necessario  ed  improcrastinabile
  intervenire presso il Ministero dell'istruzione, dell'università  e
  della ricerca al fine di rimodulare in Sicilia l'organizzazione del
  progetto pilota finalizzato alla diffusione dell'educazione motoria
  nella   scuola   primaria,  adottando   un   nuovo   criterio   che
  permetterebbe l'individuazione di 10 scuole in ogni provincia, cosa
  che  avrebbe  un  maggiore  impatto  sulla  popolazione  scolastica
  siciliana  per  il  suo alto significato didattico  e  pedagogico».
  (987)

                                                            VINCIULLO

   «All'Assessore per le risorse agricole e alimentari, premesso che:

   numerose  zone  del territorio siciliano versano in condizioni  di
  serio rischio idrogeologico;

   i  fenomeni di smottamento, esondazione di fiumi e torrenti  hanno
  provocato, soprattutto nel 2009, ingenti danni a cose e persone;

   il  disastro  verificatosi in provincia di  Messina  ha  provocato
  numerose   vittime   e  sconvolgimenti  significativi   all'assetto
  orografico del territorio;

   il  grave  fatto, indubbiamente, rappresenta l'ennesimo campanello
  d'allarme per le altre zone a rischio del territorio siciliano;

   tali  eventi  sono  stati determinati anche  dall'abbandono  della
  coltivazione  di buona parte delle campagne e dai continui  incendi
  che hanno distrutto, nel tempo, centinaia di ettari di boschi;

   nell'autunno  2009,  alcuni comuni del comprensorio  ericino  (TP)
  sono  stati  interessati da un evento alluvionale che ha  procurato
  ingenti danni nei centri urbani a valle del monte Erice, tanto  che
  è  stato  dichiarato lo stato di calamità naturale  nei  comuni  di
  Trapani, Custonaci, Erice, Valderice;

   nella  Gazzetta ufficiale della Regione siciliana  n.  58  del  18
  dicembre  2009 è stato pubblicato l'atto di indirizzo da parte  del
  Dipartimento  regionale foreste nell'ambito del PSR  -  Misura  226
   Ricostituzione   del  potenziale  forestale  ed  introduzione   di
  interventi  preventivi' che individua l'Azienda  foreste  demaniali
  quale   soggetto   deputato  a  presentare   progetti   miranti   a
  ricostituire  il  patrimonio  boschivo  in  aree  ad  alta  valenza
  naturalistica e a prevenire il rischio incendi;

   la  predetta Azienda è proprietaria di diversi ettari  di  terreno
  ricadenti nel comprensorio di monte Erice;

   per sapere se:

   non   ritenga  necessario,  opportuno  e  doveroso  attivarsi  per
  sensibilizzare  l'Azienda foreste demaniali a  presentare  proposte
  progettuali riguardanti il comprensorio di monte Erice ai sensi del
  predetto bando;

   non  ritenga opportuno e ragionevole intervenire affinché  vengano
  garantiti interventi di rimboschimento riguardanti il territorio di
  monte  Erice  a  valere su altre risorse finanziarie regionali  e/o
  nazionali di imminente attuazione». (988)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                                 ODDO

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  le  attività
  produttive, premesso che:

   da  notizie  di  stampa si apprende che, con un disegno  di  legge
  predisposto dall'Assessore per le attività produttive, in un'ottica
  di  contenimento dei costi, sarebbe prevista la rimodulazione delle
  aree di sviluppo industriale (ASI) in Sicilia;

   tale  rimodulazione,  tra  l'altro, prevedrebbe  la  creazione  di
  quattro  macroaree di dimensione sovraprovinciale,  accorpando,  di
  fatto, le 10 ASI presenti in Sicilia;

   secondo  quanto previsto dal suddetto disegno di legge,  l'ASI  di
  Siracusa verrebbe accorpata con quella di Ragusa, perpetuandosi una
  politica  di  spoliazione  che ha visto la  provincia  di  Siracusa
  perdere,  in  questi ultimi anni, la sede della Banca d'Italia,  la
  sede  dell'ex  Banco  di Sicilia, la sede dell'UREGA,  le  sedi  di
  numerose aziende private e, da ultimo, la sede dell'ASL;

   viene,  altresì,  ridisegnato l'assetto dei  consorzi  in  termini
  gestionali:   i   presidenti   dei   consorzi   verrebbero   scelti
  dall'Assessore   regionale  per  le  attività  produttive   tra   i
  rappresentanti delle associazioni degli industriali. Nel  consiglio
  generale, scendono da 3 a 1 i rappresentanti degli enti consorziati
  (comuni  e  province) mentre diminuiscono da 3 a 2 i rappresentanti
  delle  organizzazioni sindacali ed artigiane. I membri del comitato
  direttivo  diventano  5,  di cui, oltre  al  presidente,  due  sono
  rappresentanti  degli  industriali,  uno  è  rappresentante   della
  Regione e uno è eletto dal consiglio generale;

   considerato che:

   per  quanto concerne la creazione delle macroaree, lascia alquanto
  perplessi la decisione di privare la provincia di Siracusa  di  una
  sua  autonoma  ASI, fermo restando la finalità  cui  si  ispira  il
  disegno di legge de quo;

   necessita ricordare che l'area industriale di Siracusa  è  la  più
  grande della Sicilia ed una delle più importanti d'Italia;

   la  presenza  di immensi impianti di raffinazione e di  produzione
  chimica  determina  la  movimentazione,  nei  porti  di  Augusta  e
  Siracusa,  di  oltre 50 milioni di tonnellate annue di  merci,  che
  riguardano,  principalmente, prodotti petroliferi che rappresentano
  il 50 per cento del traffico totale regionale;

   nell'area  siracusana vengono difatti raffinate,  annualmente,  27
  milioni  di  tonnellate  di greggio, pari al  26  per  cento  della
  raffinazione nazionale ed al 74 per cento di quella regionale,  con
  una  esportazione  di  oltre 12 milioni di tonnellate  di  prodotti
  petroliferi,  pari  al  4  per  cento della  quota  nazionale,  con
  destinazione Stati Uniti, Tunisia, Gibilterra, Francia e Spagna;

   visto che:

   l'unicità dell'area industriale di Siracusa, rispetto a  tutte  le
  altre  ASI  siciliane, impone, da parte del Governo regionale,  una
  particolare  attenzione sia in termini strutturali sia  in  termini
  politici e gestionali;

   la  creazione della macroarea industriale di Siracusa e Ragusa non
  può  e  non deve significare un pericoloso stravolgimento  di  quei
  particolari  e  delicati equilibri attualmente in atto  nella  zona
  industriale   di  Siracusa,  equilibri  raggiunti   con   anni   di
  mediazione,  spesso  burrascosa, tra  aziende  ivi  operanti  e  le
  autorità preposte alla gestione del sito. Basta citare gli  accordi
  raggiunti  sullo  smaltimento dei residui  tossici  o  l'uso  delle
  sostanze idriche;

   l'ottimizzazione della nuova struttura ASI può solo  prevedere  la
  presenza  costante della nuova dirigenza nell'attuale sede dell'ASI
  di Siracusa, non stravolgendo, di fatto, quanto sino ad ora è stato
  creato;

   tenuto conto che la rimodulazione degli assetti dirigenziali delle
  nuove  ASI, se da un lato diminuisce il numero dei componenti degli
  organi  di  amministrazione,  dall'altro  riduce  drasticamente  la
  presenza  dei  rappresentanti del territorio e delle organizzazioni
  artigiane  e  sindacali, lasciando, di fatto, il potere decisionale
  di queste nuove strutture praticamente in mano agli industriali;

   per sapere:

   se   non   ritengano  assolutamente  prioritario  individuare   la
  provincia  di  Siracusa quale sede operativa della nuova  macroarea
  industriale di Siracusa e Ragusa che andrà a sostituire le  vecchie
  aree  di  sviluppo industriale, così come previsto dal  disegno  di
  legge del Governo;

   se  non  ritengano  veramente  mortificante,  per  il  territorio,
  delegare   la   gestione  dello  stesso  ai  rappresentanti   delle
  associazioni degli industriali, privando, di fatto, gli enti locali
  e  i  rappresentanti dei lavoratori e degli artigiani, di qualsiasi
  capacità di intervento nella gestione del consorzio;

   se  non  reputino indispensabile intervenire per riequilibrare  le
  rappresentanze  all'interno  del consiglio  direttivo,  dando  pari
  opportunità  a  tutti  i  soggetti che fanno  parte  dell'assemblea
  generale,  assicurando:  un rappresentante  all'associazione  degli
  industriali,  uno  alle  associazioni  dei  lavoratori,  uno   alle
  associazioni  degli artigiani, uno agli enti locali consorziati  ed
  uno alla Regione, ristabilendo inoltre il principio che ad eleggere
  il  presidente  sia l'assemblea e non l'Assessore per  le  attività
  produttive,   in  nome  dell'autonomia  del  territorio   e   della
  democrazia  che  deve vigere all'interno di un consorzio,  evitando
  così  che i cittadini possano pensare che l'ASI diventi, così  come
  previsto    da   questo   disegno   di   legge,   una    succursale
  dell'associazione degli industriali». (989)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e il lavoro, premesso che:

   la  legge  statale  n.  328 del 2000 prevede il  finanziamento  di
  progetti  riservati  alle  persone  con  disabilità,  attraverso  i
  relativi piani di zona;

   i progetti, presentati all'Assessore per la famiglia, le politiche
  sociali   e   il  lavoro,  hanno  scadenza  triennale.  Attualmente
  dovrebbero essere operativi i piani per il triennio 2010-2013, cosa
  che,  ovviamente,  permetterebbe  l'erogazione  dei  servizi  senza
  soluzione di continuità;

   considerato che, a quanto pare, l'Assessorato Famiglia, alla  data
  odierna,  ha approvato e finanziato solo 3 piani su 55,  in  quanto
  presentati  per  tempo  ed  in  forma  completa.  Per  gli   altri,
  presentati  in  tempi  diversi  o  necessitanti  di  modifiche   ed
  integrazioni, l'iter procedurale sarebbe ancora in itinere;

   tenuto conto che:

   tra  i  piani di zona non ancora approvati vi è anche  quello  del
  distretto 48, con capofila il comune di Siracusa;

   il  ritardo nell'approvazione di detto piano di zona sta  causando
  allarme fra tutte le organizzazioni di volontariato che operano nel
  campo dell'assistenza ai diversamente abili;

   difatti,   a   partire  dall'1  gennaio  2010,  tutto   il   mondo
  dell'assistenza ai disabili, in provincia di Siracusa, ha subito un
  durissimo  colpo:  le famiglie di disabili hanno  perso  gli  unici
  punti  di  riferimento per la presa in carico dei propri figli  con
  minorazioni  o  disabilità, numerosi progetti  educativi  in  corso
  d'opera   si  sono  dovuti  interrompere  e  decine  di   operatori
  regolarmente assunti rischiano il licenziamento;

   considerato che le inadempienze o i ritardi dovuti ad una  cattiva
  programmazione  da  parte del distretto  48  o  della  Regione  non
  possono  e  non  devono ricadere sulle spalle di  chi,  con  enorme
  spirito  di  abnegazione,  opera per alleviare  le  sofferenze  dei
  diversamente abili e delle loro famiglie;

   per  sapere quali provvedimenti urgenti intendano adottare al fine
  di  permettere  la  continuità  nella  erogazione  dei  servizi  ai
  disabili da parte delle organizzazioni di volontariato, nelle  more
  che tutti i distretti regolarizzino la loro posizione nei confronti
  del programma operativo fissato dalla legge 328/2000». (990)

                                                            VINCIULLO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   l'unità  operativa opere marittime, portuali e civili,  in  genere
  dell'Assessorato  Territorio e ambiente della Regione  siciliana  -
  Dipartimento Territorio e ambiente servizio 2 VAS - VIA,  con  nota
  prot.  n.  232 del 5 gennaio 2010, chiedeva alla Direzione  per  la
  salvaguardia ambientale del Ministero dell'ambiente e della  tutela
  del  territorio  e  del  mare di voler precisare,  in  ordine  alle
  procedure  di valutazione di impatto ambientale (VIA) e valutazione
  di  incidenza  (VI)esperite  dalla  Commissione  VIA  sul  progetto
  QLavori  di  costruzione delle banchine a ponente  dello  Sporgente
  Ronciglio'  del  porto  di Trapani e sulle  attività  di  esercizio
  ordinario connesse, compresa l'attività di dragaggio, o di chiarire
  se queste procedure siano giunte a conclusione;

   considerato che:

   l'ufficio in premessa si riservava di definire l'autorizzazione ai
  sensi dell'articolo 21 della legge 179/2002 non appena acquisiti  i
  chiarimenti  richiesti  in  merito  alle  procedure  di  VIA  e  VI
  predette;

   già  in  data 27 novembre 2009 l'Assessorato Territorio e ambiente
  della  Regione  siciliana aveva indetto una  riunione  tecnica  per
  trattare  le  problematiche istruttorie inerenti il riutilizzo  dei
  materiali in esubero provenienti dai lavori a tergo delle strutture
  di  banchinaggio in corso di esecuzione ed all'interno della  vasca
  di  colmata individuata in parte nell'ex salina Brignano e che  nel
  corso della predetta riunione tecnica è emerso che, per le opere in
  argomento,  con  parere  n.  728 del 15  settembre  2005,  è  stato
  espresso  dalla  Commissione  VIA del  Ministero  dell'ambiente  un
  giudizio circa la compatibilità ambientale relativamente alle opere
  di   prolungamento   della  diga  foranea   della   Colombaia,   la
  realizzazione  di  un  tratto  della  diga  di  sottoflutto  e   la
  realizzazione della banchina a ponente dello sporgente Ronciglio;

   con  nota  prot.  DSA  - 2008 - 0019698 del  15  luglio  2008,  il
  Ministero  dell'ambiente  ha determinato  la  positiva  conclusione
  delle  attività  di  ottemperanza delle conclusioni  contenute  nel
  parere  VIA n. 728/05 e che da queste restano escluse le  opere  di
  dragaggio che devono seguire percorsi  idonei';

   tenuto   conto  che  il  dragaggio  rientra  tra  gli   interventi
  propedeutici  all'esercizio delle opere per i  quali  dovrà  essere
  attivata  una  conseguente procedura di VIA, così come  determinato
  dalla  Commissione VIA con parere n. 728/05 e ribadito  nella  nota
  prot.  DSA  -  2008  - 0019698 del 15 luglio 2008  dalla  Direzione
  salvaguardia ambientale;

   per  sapere  se  risulti a tutt'oggi una determinazione  certa  in
  ordine  agli  interventi  di dragaggio  che,  come  predetto,  sono
  propedeutici   all'esercizio  delle  opere  di  costruzione   delle
  banchine  del porto di Trapani a ponente dello sporgente Ronciglio,
  considerato  inoltre  che  in  questi giorni  la  vicenda  relativa
  all'autorità portuale di Trapani si è risolta positivamente per  il
  relativo  territorio, tenuto infine conto che il rilancio economico
  e  turistico del porto dipende soprattutto dal completamento  delle
  opere predette». (991)

                                                             MARROCCO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   la  Regione siciliana ha proceduto alla nomina di nuovo  personale
  esterno per incarichi dirigenziali;

   in  particolare,  risulta  che  le  predette  nomine  siano  state
  eseguite  in  violazione delle disposizioni di legge,  regionale  e
  nazionale;

   a  tal  proposito,  si osserva che gli atti di nomina  sono  stati
  eseguiti  in violazione della legge regionale n. 10 del  15  maggio
  2000  nonché in violazione del decreto legislativo n.  150  del  27
  ottobre 2009 (cosiddetto decreto Brunetta);

   infatti, si precisa che l'obbligo di applicazione dei requisiti  e
  delle  condizioni previste dalla norma statale deriva  direttamente
  dalla legge regionale in quanto ne fa espresso richiamo;

   inoltre,  è  da  evidenziare che la delibera del 14  gennaio  2010
  indicava  solamente  di  verificare se i  curricula  dei  dirigenti
  esterni   incaricati  il  29  dicembre  2009  erano,  in  astratto,
  compatibili con i programmi di Governo;

   conseguentemente la consulta non è stata incaricata  di  esaminare
  l'esistenza  dei  presupposti di cui all'articolo  19  del  decreto
  legislativo n. 165 del 2001, esame, invero, effettuato dall'ufficio
  di gabinetto del Presidente;

   considerato che:

   la  Regione siciliana può procedere ai sensi dell'articolo 9 della
  legge regionale 15 maggio 2000, n. 10, al conferimento di incarichi
  di  dirigenti in strutture di massima dimensione a soggetti esterni
  all'Amministrazione  regionale.  In  questo  ambito  la   normativa
  regionale  ha  operato  il  rinvio  all'articolo  19  del   decreto
  legislativo  n.  29/1993  e successive modifiche  ed  integrazioni,
  introdotte di fatto dal citato decreto legislativo n. 165/2001,  ad
  esclusione  di  quanto espressamente disciplinato  dal  legislatore
  regionale;

   considerato altresì che:

   l'articolo 1, comma 2, della legge regionale n. 10/2000 dispone un
  rinvio  dinamico  al  decreto legislativo n.  29/1993  (ora  d.lgs.
  165/2001), per quanto non espressamente disciplinato dalla Regione;

   il  rinvio alla normativa statale e successive modifiche  comporta
  l'applicazione, in ambito regionale, delle disposizioni del decreto
  legislativo  n.  150/2009,  che hanno  testualmente  modificato  il
  decreto legislativo n. 165/2001;

   quindi,  è  lo  stesso  legislatore regionale  a  disciplinare  la
  materia  rinviando  alla  legge  di  fonte  statale  e   successive
  modifiche ed integrazioni';

   nel  caso  opposto,  quando la fattispecie  è  disciplinata  dalla
  normativa regionale non trova applicazione quella statale;

   l'articolo  9 della legge regionale n. 10/2000 rinvia al  comma  6
  dell'articolo 19 del d.lgs. 29/1993 (ora art. 19 d.lgs. 165/2001) e
  successive modifiche ed integrazioni;

   le  disposizioni di cui al decreto legislativo n.  150/2009  hanno
  modificato testualmente le disposizioni del d.lgs.  n. 165/2001;

   ne  consegue, dunque, che trovano applicazione le disposizioni  di
  cui al decreto legislativo n. 150/2009;

   ritenuto che:

   ai  sensi  della  norma  statale, gli incarichi   sono  conferiti,
  fornendone  esplicita  motivazione,  a  persone  di  particolare  e
  comprovata qualificazione professionale non rinvenibile  nei  ruoli
  dell'Amministrazione ';

   in  merito  alle  nuove  nomine non risulta che  l'Amministrazione
  abbia fornito esplicita motivazione, così come impone la norma,  né
  che  tra  il personale in servizio presso la Regione non vi fossero
  persone di particolare e comprovata qualificazione professionale;

   la Regione, invero, ha 6 dirigenti avvocati presso l'Ufficio;

   ritenuto infine che:

   la   nomina  del  dr.  Romeo  Palma,  non  iscritto  agli   ordini
  professionali,  appare  in  violazione  della  norma  regionale   e
  statale;

   tale  situazione può compromettere l'ente Regione  in  termini  di
  immagine  e  danno erariale per i costi sostenuti per il  pagamento
  della prestazione svolta dai soggetti illegittimamente incaricati;

   tale  situazione di illegittimità espone l'ente a denunciare anche
  presso  la Corte dei conti e la Procura della Repubblica presso  il
  tribunale di Palermo;

   per  sapere i criteri adottati in merito alla nomina del dirigente
  dr.  Romeo Palma e quali provvedimenti intenda adottare in  merito,
  soprattutto  alla  luce dell'applicazione della  normativa  statale
  vigente anche a livello regionale». (992)

                                                               CAPUTO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  iscritte all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che, in data 28 gennaio  2010,  sono  state
  presentate le seguenti mozioni:

   n.  175  «Iniziative, a livello centrale, per  l'introduzione  nel
  codice  penale  italiano  del reato di  tortura»,  degli  onorevoli
  Barbagallo, Leanza Edoardo, Leontini e Lupo;

   n.  176  «Verifica  dei criteri di nomina dei  dirigenti  generali
  esterni  all'Amministrazione regionale»,  degli  onorevoli  Limoli,
  Leontini,  Mancuso e D'Asero. Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   in  Italia  il  codice  penale non prevede  il  reato  di  tortura
  nonostante  la  Convenzione  contro la  tortura  ed  altre  pene  o
  trattamenti crudeli, disumani o degradanti firmata a New York il 10
  dicembre 1984 (ratificata e resa esecutiva con la legge n. 498  del
  1988)  obblighi  gli Stati aderenti a prevedere  specifiche  misure
  legislative;

   tale  scelta  è stata assunta ritenendo che alcune fattispecie  di
  reati  penali,  riconducibili alla definizione di tortura,  fossero
  già  previste  dalla  legge  italiana (violenza  privata,  minacce,
  lesioni, percosse, ecc.);

   a  distanza  di  oltre  venti anni dalla predetta  Convenzione  si
  avverte l'esigenza di rivedere quella scelta poiché la legislazione
  vigente   non  punisce  in  maniera  adeguata  tutte  le   condotte
  riconducibili alla nozione di tortura;

   considerato che:

   l'Italia  ripudia  la  tortura ed ha  sottoscritto  convenzioni  e
  trattati che la condannano;

   senatori  e  deputati, appartenenti a forze  politiche  diverse  e
  contrapposte,   hanno  depositato  iniziative  per   l'introduzione
  nell'ordinamento italiano del reato di tortura;

   l'iter  legislativo, per ragioni di tempo, non è stato  completato
  con l'approvazione da parte del Senato;

   ritenuto che:

   la  comunità internazionale ha più volte stigmatizzato  l'assenza,
  nel nostro ordinamento, del reato di tortura;

   anche in Italia vengono ancora inflitte torture ad uomini, donne e
  bambini;

   non  è  più  tollerabile la mancata previsione, nel codice  penale
  italiano, di un articolo di legge specifico di perseguimento  della
  tortura,

                   impegna il Governo della Regione

   ad   assumere  nei  confronti  del  Governo  nazionale  tutte   le
  iniziative  istituzionali  e politiche  opportune  per  raggiungere
  l'obiettivo  di  introdurre il reato di tortura nel  codice  penale
  italiano». (175)

                             BARBAGALLO - LEANZA E. - LEONTINI - LUPO

                         «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   come  divulgato  dagli organi di informazione, sia  regionali  che
  nazionali,  la Giunta regionale di Governo il giorno 17 gennaio  ha
  deciso di ratificare le nomine, deliberate il 29 dicembre u.s.,  di
  nove  soggetti  esterni all'Amministrazione regionale  ai  quali  è
  stato  conferito  l'incarico di dirigente generale  al  vertice  di
  altrettanti dipartimenti della Regione siciliana;

   la suddetta ratifica porta a compimento un procedimento che sembra
  esporsi,   per   molteplici   aspetti,   a   fondate   censure   di
  illegittimità, per l'evidente violazione di diverse norme di legge,
  ed  in  quanto  in  palese contrasto con l'uniforme  giurisprudenza
  della  Corte  costituzionale  e  delle  magistrature  ordinarie   e
  contabili,  che  nell'ultimo decennio si è  andata  formando  sulla
  materia in esame, e con i fondamentali principi di tutela del  buon
  andamento,   di  razionalità,  di  coerenza,  di  trasparenza,   di
  congruità  rispetto al perseguimento degli interessi pubblici,  che
  devono   necessariamente  connotare  l'azione   di   una   pubblica
  Amministrazione;

   qualora  tali  illegittimità dovessero essere  accertate,  sarebbe
  conclamato  un  ingente danno di natura economica  a  carico  della
  collettività  oltre  alle connesse gravi responsabilità  di  natura
  personale degli amministratori responsabili;

   considerato che:

   la  disciplina  fondamentale  in  materia  di  conferimento  degli
  incarichi   di  dirigente  generale  nella  Regione   siciliana   è
  disciplinata  dalla  legge  regionale 15  maggio  2000,  n.  10,  e
  successive  modifiche  ed integrazioni; in  particolare  l'art.  9,
  comma 4, di suddetta legge prevede che l'incarico in questione  sia
  conferito 'con decreto del Presidente della Regione previa delibera
  della  Giunta  regionale,  su  proposta  dell'Assessore  competente
  (...)';

   tale  procedura  sembra essere stata, inopinatamente,  violata  in
  quanto  il Presidente della Regione, approfittando di un brevissimo
  lasso  di  tempo  (circa  sette  giorni)  durante  il  quale  aveva
  riassunto la titolarità di 10 delle 12 preposizioni assessoriali  -
  per  effetto  della revoca degli Assessori regionali effettuata  il
  giorno 28 dicembre u.s. ed alla contestuale nomina dei nuovi senza,
  però,  procedere  alle  relative preposizioni  -,  ha  ritenuto  di
  avviare immediatamente dopo (il giorno successivo) le procedure  di
  nomina  dei nuovi 28 dirigenti generali della Regione siciliana  ai
  sensi della legge regionale n. 19 del 2008, provvedendo egli stesso
  a  formulare  tutte le proposte di nomina, sottoponendole,  quindi,
  all'approvazione della nuova Giunta regionale e provocando, in  tal
  modo,  evidentemente  premeditato, una palese  e  grave  violazione
  della  procedura prevista dal citato comma 4, che veniva  di  fatto
  stravolta: tale comportamento ha, in primo luogo, posto  in  essere
  una   grave  lesione  delle  prerogative  attribuite  dalla   norma
  regionale  agli  Assessori regionali, privandoli del  diritto  loro
  riservato di scegliere i dirigenti generali cui affidare  la  guida
  degli  Assessorati di propria competenza - che è poi la vera  ratio
  del  citato  art. 9, comma 4 -, di fatto pervenendo ad  una  scelta
  unilaterale   da   parte  del  Presidente  di   tutte   le   figure
  dirigenziali, solo apparentemente condivise da una Giunta regionale
  formata  da  Assessori impossibilitati a formulare le  proposte  in
  quanto non ancora preposti ai singoli rami d'Amministrazione;

   al   contempo  tale  condotta,  che  lascia  intravedere  un   uso
  quantomeno   'abnorme  ed  eccessivo'  dei  poteri  attribuiti   al
  Presidente   della   Regione,  costituisce  anche   un   pericoloso
  precedente  di alterazione del riparto di competenze  voluto  dalla
  legge e dallo Statuto siciliano all'interno della Giunta regionale;

   si  evidenzia,  altresì, come il comma 8 del  già  citato  art.  9
  consenta   il   ricorso   a  soggetti  esterni  all'Amministrazione
  regionale  per  ricoprire gli incarichi in questione,  individuando
  però  'il  limite del trenta per cento della dotazione organica'  -
  (percentuale di recente innalzata con l'art. 2, c. 3, della l.r. n.
  19  del 2008) - e prescrivendo l'applicazione delle 'previsioni  di
  cui  al  comma  6 dell'art. 19 del decreto legislativo  3  febbraio
  1993, n. 29 e successive modifiche ed integrazioni';

   ritenuto che:

   si nutrono perplessità sul criterio adottato nell'applicazione del
  predetto comma 8 dell'art. 9, in netta antitesi, peraltro, a quello
  adottato  dalle  precedenti Giunte regionali, per  l'individuazione
  della 'dotazione organica' su cui applicare la percentuale del 30%;

   tale   criterio   scaturisce  da  un  parere   reso   dall'Ufficio
  legislativo  e legale della Presidenza della Regione  al  quale  la
  Giunta  si  era  rivolta  - consapevole, evidentemente,  di  essere
  incorsa  in  un  errore  - avendo proceduto  alla  nomina  di  nove
  dirigenti  esterni  anziché di otto, come  avrebbe  dovuto  essere,
  considerato  che  la  dotazione organica dei dirigenti  generali  è
  costituita dai 28 dipartimenti regionali previsti dalla citata l.r.
  n.  19  del  2008;  ciononostante l'Ufficio  legislativo  e  legale
  forniva un'interpretazione sorprendente dell'art. 4, comma 2, della
  l.r.  n. 10 del 2000, aggiungendo al numero 28, corrispondente alle
  'strutture  di massima dimensione' previste dalla l.r. 19/08,  quel
  numero 8 che col citato art. 4, comma 2, era stato artificiosamente
  creato  per risolvere, in fase di prima applicazione, noti problemi
  contingenti   legati   alla   situazione   esistente   al   momento
  dell'approvazione della l.r. n. 10 del 2000 e la cui efficacia  era
  chiaramente   transitoria,  come  d'altronde   testimoniato   dalle
  successive  uniformi  applicazioni adottate  dalla  Giunta  per  le
  numerose nomine di soggetti esterni succedutesi nel tempo;

   sembra inoltre evidente che siffatta interpretazione, oltre che  a
  porsi  in  contrasto  con il consolidato operato  delle  precedenti
  Giunte  regionali, non appare rispettosa dei principi di  coerenza,
  ragionevolezza e di tutela del buon andamento dell'Amministrazione;

   non  può,  inoltre, trascurarsi il fatto che il  superiore  parere
  avrebbe   dovuto  essere  richiesto  ad  altro  organo  consultivo,
  trovandosi  l'Ufficio legislativo e legale della  Regione,  che  ha
  reso  il parere in questione, in una palese situazione di conflitto
  di   interesse  in  quanto  diretto  da  un  avvocato  direttamente
  interessato   alla   problematica  in  quanto   anch'egli   esterno
  all'Amministrazione  regionale, ed in merito  al  quale,  peraltro,
  erano  stati  sollevati  in passato parecchi  dubbi  sull'effettivo
  possesso  di tutti requisiti necessari per ricoprire l'incarico  di
  avvocato generale;

   ritenuto ancora che:

   altro  aspetto chiaramente illegittimo, che forse ancor più  degli
  altri  dimostra  il totale disprezzo delle chiare  prescrizioni  di
  legge, nonché dei più elementari principi di buona amministrazione,
  di  trasparenza,  di ragionevolezza e di compatibilità  dell'azione
  amministrativa  con le finalità di interesse pubblico,  del  quale,
  invero,  la Giunta regionale ed il suo Presidente, quali organi  di
  Governo della Regione, dovrebbero essere garanti, è costituito  dal
  mancato  rispetto  del fondamentale disposto  di  cui  al  comma  6
  dell'art.  19  del  d.lgs.  n. 29/93 - ora  d.lgs.  n.  165/2001  -
  richiamato dinamicamente, come detto, dalla legge regionale  n.  10
  del  2000: tale comma, nel prevedere che gli incarichi in argomento
  'siano  conferiti fornendone esplicita motivazione,  a  persone  di
  particolare   e   comprovata  qualificazione   professionale,   non
  rinvenibile  nei  ruoli  dell'Amministrazione',  provvede  poi   ad
  individuare gli specifici requisiti di professionalità  che  devono
  essere posseduti dai soggetti esterni all'Amministrazione per poter
  accedere all'incarico;

   dell'esistenza di tale norme pare che la Giunta regionale  si  sia
  accorta  di  recente,  esattamente  solo  dopo  aver  proceduto   a
  deliberare  le  nomine in questione. La cosa non può  che  lasciare
  stupiti, essendo la norma, vigente dal 1993, applicabile in Sicilia
  dal  2000  ed  avendo  il  c.d. decreto legislativo  'Brunetta'  n.
  150/2009 introdotto solo delle integrazioni che l'hanno resa  ancor
  più  penetrante; ed, effettivamente, pare che anche le  nomine  dei
  dirigenti  generali deliberate dalla Giunta regionale medesima  nel
  febbraio   2009  fossero  prive  del  fondamentale   requisito   di
  legittimità derivante dall'applicazione del disposto di cui al  più
  volte  citato  art.  19, comma 6, come d'altra parte  è  facilmente
  verificabile  dall'esame dei provvedimenti di nomina dei  dirigenti
  esterni,   privi  di  qualsiasi  traccia  che  attesti   l'avvenuto
  compimento  di  almeno  un minimo di istruttoria  propedeutica,  di
  verifica dei curricula e/o del possesso dei requisiti da parte  dei
  soggetti nominati;

   preso atto che:

   le  nomine  dei dirigenti generali esterni di cui si discute,  per
  essere  conformi  alla  legge,  avrebbero  dovuto  presuppore   una
  procedura ben definita, così individuata:

   1)  preliminare verifica effettuata, con i necessari requisiti  di
  pubblicità    e   trasparenza,   all'interno   dell'Amministrazione
  regionale, finalizzata alla ricerca di professionalità adeguate per
  ricoprire  gli  incarichi in questione; questo  non  sembra  essere
  avvenuto  e  appare  difficile immaginare che tra  i  più  di  2000
  dirigenti di cui la Regione siciliana dispone nei suoi ruoli non se
  ne  riescano  a  trovare più di 19; peraltro  si  ricorda  come  da
  febbraio 2009 diversi dirigenti dell'Amministrazione regionale, che
  hanno per anni ricoperto l'incarico di dirigente generale ricevendo
  valutazioni  positive, pur continuando ad essere remunerati  con  i
  compensi  spettanti  ai dirigenti generali, siano  stati  lasciati,
  loro malgrado, privi di incarico, (letteralmente a spasso ) con  il
  conseguente danno erariale che ne deriva;

   2)  accertata  l'assenza  nei  moli  della  Regione  di  dirigenti
  provvisti dei necessari requisiti -della qual cosa comunque avrebbe
  dovuto darsi contezza nei rispettivi provvedimenti di nomina -,  la
  Giunta  regionale avrebbe potuto estendere la ricerca  all'esterno;
  comunque,  la  presenza dell'elemento fiduciario,  che  certo  deve
  sussistere  nell'ambito delle scelte operate,  non  avrebbe  potuto
  prescindere,  in ossequio al principio della trasparenza  che  deve
  connotare  l'attività  amministrativa,  da  un'oggettiva  selezione
  secondo criteri predeterminati e da un'approfondita valutazione del
  'curriculum  vitae' di ciascun soggetto preso in considerazione  al
  fine   di   garantire  all'Amministrazione  regionale   l'effettiva
  acquisizione di professionalità esterne tali da presentare  qualità
  aggiuntive   non  rinvenibili  all'interno  della  stessa   e   ben
  correlabili  con  l'estrema complessità dell'Ufficio  da  dirigere.
  Anche  di  queste  attività  avrebbe dovuto  darsi  conto  in  modo
  completo ed approfondito nei rispettivi provvedimenti di nomina;

   in  occasione delle nomine in questione nessuna delle  evidenziate
  attività  pare essere stata svolta, se non una tardiva  e  sommaria
  valutazione  affidata, 'a posteriori', ad un'improvvisata  non  ben
  definita tema di 'saggi' costituita da tre dirigenti regionali, tra
  i  quali  il solito componente dell'Ufficio legislativo  e  legale,
  che,  è  del  tutto evidente, mai avrebbe potuto  sanare,  con  una
  superficiale  attività svolta in poche ore, tutte le carenze  e  le
  illegittimità perpetrate nel corso dei procedimenti di  nomina  'de
  quibus';

   osservato che:

   il  ricorso  a  professionalità esterne debba  essere  una  deroga
  circoscritta ai soli casi in cui ricorrano specifiche e  comprovate
  esigenze  di  interesse  pubblico  che  richiedano  l'utilizzo   di
  competenze non rinvenibili nei ruoli dell'Amministrazione  (tra  le
  tante, cfr. Corte costituzionale, sentenze n. 81/2006, n. 363/2006,
  n. 293/2009, n. 9/2010);

   si  richiede che l'attività discrezionale degli amministratori sia
  rispondente  a criteri di legittimità, di razionalità e  congruità,
  sia  compatibile  con le finalità di pubblico interesse  perseguite
  dall'ente  e sia coerente con i presupposti di fatto e  di  diritto
  posti  a  base  della scelta effettuata (fra le tante,  cfr.  Corte
  Conti, Sezione Emilia Romagna,n. 2329/2002, Sezione II Centrale  n.
  154/A  del  1999, Adun. Cong. I e II Sez. Controllo  Legitt.  Corte
  Conti Campania del. 3/2003),

                   impegna il Governo della Regione

   a  procedere, alla luce di quanto in premessa esposto e per quanto
  di   propria   competenza,  all'accertamento  degli  atti   e   dei
  comportamenti  di  cui  sopra, dei quali si  presume  l'illegalità,
  provvedendo,  altresì, alla quantificazione dell'entità  del  danno
  cagionato,  nonché  all'individuazione  delle  responsabilità,  nei
  diversi  profili configurabili, in capo ai soggetti  che  li  hanno
  posti in essere e/o consentiti». (176)

                                LIMOLI - LEONTINI - MANCUSO - D'ASERO

   Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno della
  seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.

         Comunicazione relativa all'interrogazione numero 980

   PRESIDENTE.   Comunico  che,  con  nota  del  29   gennaio   2009,
  l'onorevole  Oddo  ha  dichiarato di ritirare l'interrogazione  con
  richiesta  di  risposta orale n. 980  Nomina di un  commissario  ad
  acta per la gestione del fondo regionale per il commercio', di  cui
  è  primo  firmatario,  a  seguito dell'approvazione,  nella  seduta
  d'Aula  n.  133 del 19-20 gennaio 2010, dell'ordine del  giorno  n.
  231, di identico contenuto.

   L'Assemblea ne prende atto.

                Comunicazione di decreto presidenziale

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, invito il deputato  Segretario  a
  dare  lettura  della nota prot. n. 721/C1/22 del  29  gennaio  2010
  della  Segreteria  generale  della Presidenza  della  Regione,  qui
  pervenuta   l'1   febbraio  2010,  avente  ad   oggetto:    Decreto
  presidenziale n. 11/Area 1 /S.G. del 29 gennaio 2010:  Conferimento
  delega  all'Assessore  onorevole Michele  Cimino  alla  trattazione
  degli affari ricompresi nelle competenze del Dipartimento regionale
  della Programmazione della Presidenza della Regione'.

   LEANZA EDOARDO, segretario:

                            «IL PRESIDENTE

   VISTO lo Statuto della Regione Siciliana;

   VISTA  la legge regionale 29 dicembre 1962, n. 28 e sue successive
  modifiche ed integrazioni;

   VISTA  la  legge regionale 15 maggio 2000, n. 10 e sue  successive
  modifiche ed integrazioni nonché l'allegata tabella A;

   VISTA  la  legge  regionale  16  dicembre  2008,  n.  19,  ed   in
  particolare  le  disposizioni di cui al Titolo II  soprattutto  con
  riferimento  a  quelle,  quali l'articolo  4  e  l'articolo  8  che
  rimodulano l'apparato ordinamentale ed organizzativo della  Regione
  siciliana  in  termini di nuova individuazione e di competenze  dei
  rami dell'Amministrazione regionale e dei Dipartimenti regionali;

   VISTO  il Decreto Presidenziale 5 dicembre 2009 n. 12  Regolamento
  di  attuazione  del Titolo II della L.r. 16 dicembre  2008,  n.  19
  recante   Norme per la Riorganizzazione dei Dipartimenti regionali.
  Ordinamento  del  Governo e dell'Amministrazione  della  Regione' ,
  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana  n.  59
  parte 1  del 21 dicembre 2009;

   VISTO il Decreto presidenziale n. 504/Area 1 /S.G. del 29 dicembre
  2009 di nomina degli Assessori regionali;

   VISTO  il Decreto presidenziale n. 1/Area 1 /S.G. dell'11  gennaio
  2010,  con il quale sono stati preposti gli Assessori regionali  ai
  singoli Assessorati di cui agli articoli 4 e 8 del Titolo II  della
  L.r. 16 dicembre 2008 n. 19, tra i quali l'onorevole Michele Cimino
  preposto all'Assessorato regionale dell'economia;

   CONSIDERATO  che, come espressamente previsto nel citato  D.P.  n.
  12/2009 articolo 2, terzo periodo, il Presidente della Regione  può
  delegare  agli  Assessori regionali, in coerenza con le  rispettive
  attribuzioni,  la trattazione di singoli affari  o  di  blocchi  di
  materie  attribuiti  ai  Dipartimenti  regionali  della  protezione
  civile,  della  programmazione  ed  al  Dipartimento  regionale  di
  Bruxelles e degli affari extraregionali;

   RITENUTO  di  voler  esercitare la facoltà rimessa  al  Presidente
  della  Regione  di  cui  al  precedente considerato,  delegando  il
  Presidente  medesimo all'Assessore regionale per  l'economia  -  in
  coerenza  con  le  attribuzioni proprie di quest'ultimo  specie  in
  materia   di  coordinamento  della  finanza  pubblica  e  documenti
  contabili   e  finanziari,  nonché  di  programmazione   economico-
  finanziaria   -  la  trattazione  degli  affari  ricompresi   nella
  competenza   del   Dipartimento  regionale  della   programmazione,
  individuati per blocchi di materie equivalenti a quelli  esercitati
  dalle  strutture  intermedie  di  tale  Dipartimento  nel  rispetto
  dell'assetto  stabilito con D.P.Reg. n. 12/2009,  tenuto,  comunque
  conto,  di  quanto disposto dall'articolo 6, comma 5, disciplinante
  la  fase  transitoria  preliminare all'attuazione  a  regime  della
  riforma dell'Amministrazione;

                             D E C R E T A

                                ART. 1

   1.   Ai   sensi  dell'articolo  2,  terzo  periodo,  del   decreto
  presidenziale  regolamentare 5 dicembre 2009,  n.  12,  l'onorevole
  Michele  Cimino, preposto con D.P.Reg. n. 1 dell'11  gennaio  2010,
  all'Assessorato  regionale  dell'economia,  in  coerenza   con   le
  attribuzioni proprie dell'Assessorato, è delegato alla  trattazione
  degli affari ricompresi nelle competenze del Dipartimento regionale
  della  programmazione  della Presidenza della Regione,  individuati
  per  blocchi  di  materie corrispondenti a quelli esercitati  dalle
  strutture intermedie  indicate nel nel D.P.Reg. n. 12/2009.

   2.  Il presente decreto di delega, avente decorrenza dalla data di
  notifica   all'Assessore  regionale  per  l'economia,   nonché   al
  Dirigente generale del Dipartimento regionale della programmazione,
  dovrà,   comunque,  tener  conto  della  strutturazione  temporanea
  organizzativa   dipartimentale  ai   sensi   di   quanto   disposto
  dall'articolo 6, comma 5, del D.P.Reg. 5 dicembre 2009, n. 12.

   3.  Il  presente decreto sarà pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale
  della Regione Siciliana.

   Palermo, 29 gennaio 2010
                                                      IL PRESIDENTE

                                     (On.le Dott. Raffaele Lombardo)


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


          Determinazione della data di discussione di mozione

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e 153 del
  Regolamento interno, della mozione numero 174 «Iniziative, anche  a
  livello centrale, per fronteggiare la crisi del comparto agrumicolo
  siciliano», degli onorevoli Limoli, Leontini, Torregrossa, Mancuso,
  D'Asero, Caputo, Corona, Beninati, Campagna, Scoma, Bosco e  Leanza
  Edoardo.

   Avverto  che  la  determinazione della data di  discussione  della
  mozione  sopra  citata,  integralmente  riportata  nell'ordine  del
  giorno  della  presente seduta, è demandata,  secondo  consuetudine
  parlamentare,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.

           Sull'assegnazione del disegno di legge numero 512

   GALVAGNO. Signor Presidente, chiedo di parlare sulle comunicazioni
  in ordine al disegno di legge numero 512.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GALVAGNO.  Signor Presidente, intervengo per chiedere  formalmente
  che   il   disegno   di  legge  n.  512  «Credito   d'imposta   per
  l'occupazione», testé comunicato, venga assegnato per l'esame  alla
  seconda Commissione, in quanto la stessa Commissione ha già esitato
  il  disegno  di  legge sul credito d'imposta che è stato  approvato
  dall'Aula.
   Pertanto,  per  attinenza di materia, chiedo che  venga  assegnato
  alla predetta Commissione.

   PRESIDENTE.  La Presidenza ne terrà conto in sede di  assegnazione
  del disegno di legge.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


        Discussione del disegno di legge «Norme per il sostegno
      dell'attività edilizia e la riqualificazione del patrimonio
              edilizio esistente» (459-386-209-394-404/A)

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  terzo punto dell'ordine  del  giorno:
  Discussione   del   disegno  di  legge  «Norme  per   il   sostegno
  dell'attività   edilizia  e  la  riqualificazione  del   patrimonio
  edilizio esistente», (nn. 459-386-209-394-404/A).
   Invito  i  componenti la quarta Commissione a  prendere  posto  al
  banco alla medesima assegnato.

          Ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento interno

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente   della  Commissione.   Signor   Presidente,
  intervengo  ai sensi dell'articolo 101del Regolamento  interno  per
  porre una questione sospensiva sul disegno di legge nn. 459-386-209-
  394-404/A  che  è  all'ordine  del giorno  e,  segnatamente,  sugli
  articoli che riguardano gli oneri di pagamento degli enti locali.
   Faccio  riferimento, così come è avvenuto già in questo Parlamento
  per   altri   disegni   di   legge,  alla  sentenza   della   Corte
  Costituzionale  n. 417 del 2005. Tale sentenza, in modo  chiaro  ed
  esplicito,  attribuisce direttamente - in  questo  caso  agli  enti
  locali  - la potestà di assegnare o addirittura diminuire, con  una
  percentuale che sarà discussa dai consigli comunali, gli  oneri  di
  urbanizzazione  previsti dalla legge. Non  sto  qui  a  leggere  la
  sentenza che è molto precisa su questo punto.
   La  Commissione competente - ho letto gli atti che hanno poi fatto
  sì  che il testo venisse esitato per l'Aula - ha sorvolato su  tale
  questione  che  ritengo,  invece,  essere  indispensabile  per   il
  prosieguo dell'esame del disegno di legge.

   CINTOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CINTOLA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  noi   avevamo
  sollevato  questo  problema in Commissione nell'ultima  seduta;  in
  particolare,  l'avevo sollevato io e, con qualche  dubbio,  l'aveva
  sollevato  anche l'onorevole Davide Faraone. Abbiamo  sentito,  sia
  pure  informalmente,  i funzionari dell'Assessorato  Bilancio,  con
  l'Assessore che è adesso presente in Aula, ed è stato detto che  si
  poteva  andare  avanti  in quanto la questione  non  avrebbe  avuto
  un'incidenza tale da fermare i lavori.
     Però, siccome l'argomentazione posta dal collega Mancuso  non  è
  peregrina, questo non deve impedirci comunque di andare avanti  con
  i  lavori perché, se iniziamo l'esame del disegno di legge, ci sarà
  tempo  per gli uffici di poter valutare meglio, in modo più sereno,
  la  questione in relazione agli oneri di cui si parla. Tra l'altro,
  c'è  anche  un  appostamento in bilancio per i  comuni  che  devono
  utilizzare tali somme per alcune cose specifiche.
   E'  giusto  approfondire la vicenda, ma è pure giusto che  non  si
  fermino i lavori d'Aula.
   A  mio giudizio, possiamo andare ugualmente avanti, incardinare il
  disegno  di  legge  e  rinviare,  se  è  il  caso,  la  discussione
  all'articolo 1.
   Io  sono  tra  coloro  che hanno votato contro,  ma  so  quanto  è
  importante  il  disegno di legge, e così lo ritiene  anche  il  mio
  partito.  Io  dico  sempre credo, perché non sono  un  tuttologo  e
  ritengo  di dovere parlare prima a titolo personale; poi il  gruppo
  parlamentare vedrà, se vuole, di ripetere la mia stessa opinione.
   Questa  la ritengo una legge importante e noi arriviamo per ultimi
  in  Italia: sono 17 le regioni che l'hanno già adottata e quindi  è
  necessario non fermarsi.
   Io dico che la bontà dell'argomentazione del collega Mancuso cozza
  contro  la  stessa necessità che egli ha manifestato in Commissione
  quando  riteneva di dovere fare in fretta e lavorare; ha  convocato
  numerose riunioni di commissione che sono ad onore del collega.
   Però oggi, signor Presidente, pur tenendo conto delle cose che lui
  ha  detto,  noi  possiamo  ugualmente quanto  meno  incardinare  il
  disegno di legge, rinviare la discussione all'articolo 1 e dare  il
  tempo  necessario  perché gli uffici possano  dirimere  in  termini
  sereni e costruttivi la questione.
   La  legge, a mio avviso, è importante, ma va modificata in  alcuni
  punti perchè non può diventare,  lo dico ad onore della verità, una
  legge di sanatoria; è una legge per la casa.
   Non  è  una  nuova legge di sanatoria - cosa che per  quel  che  è
  scritto, se non ci sono gli accorgimenti necessari da me presentati
  e  che, mi auguro, vengano apprezzati dal Governo, diventerebbe una
  sanatoria. Se è una sanatoria, diciamolo e facciamola   Io  non  ho
  niente  in  contrario a fare una sanatoria purché ci si  assuma  la
  responsabilità di chiamare questa legge per quello che è: o  è  una
  legge di sanatoria o è una legge per la casa
   Attualmente è legge di sanatoria e per la casa.
   Vado  a  concludere. Non ho necessità di avere una platea,  né  di
  avere  applausi  o  consensi. Quello che dico può  benissimo  anche
  essere bocciato, purché rimanga agli atti; perché poi so come  fare
  per far valere le ragioni di chi non ha voce in quest'Assemblea,  o
  di chi le voci, in quest'Assemblea, le dice solo per farfugliare  e
  non per avere a cuore le sorti della Regione siciliana.
   Dico,  pertanto, all'onorevole Mancuso, che è una  persona  seria,
  responsabile  e che conosco da una vita, che se lui ritira  la  sua
  proposta e la trasformiamo insieme - sono disposto a farlo -  senza
  far perdere, però, ulteriore tempo, possiamo incardinare il disegno
  di  legge e andare avanti, possiamo coordinare le due cose: da  una
  parte,  mantenerci dentro la legge con certezza e,  dall'altra,  di
  non  metterci neanche un minuto a chi come me ha votato  contro,  a
  chi  come  te ha cercato di agevolare il percorso di questa  legge,
  senza  riuscirci poi alla fine, per fatti politici non tecnici,  di
  potere   dire  che  andiamo  avanti.  Anche  se  approviamo  questo
  provvedimento  dopo  che  si  sono  espresse  prima  di   noi   ben
  diciassette  regioni, le quali hanno già approvato la  legge  sulla
  casa.
   Una volta che il provvedimento è stato esitato per l'Aula, diventa
  inopportuno sostenerne il rinvio in commissione: sarebbe come  dire
  che  i  lavori svolti in commissione non hanno alcun conto. Essendo
  possibile  emendarla e modificarla, o tentare di avere la  certezza
  che  la  modifica  approvata dalla Commissione non  comporti  danni
  successivi,  ritengo che le due cose possano sposarsi e,  se  siamo
  d'accordo,  ripeto, potremmo andare avanti con l'esame del  disegno
  di legge.

   PANARELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  considero  del
  tutto  irrituale  la  richiesta  avanzata  dall'onorevole  Mancuso.
  Capisco  che lui abbia mosso un'obiezione che non ha fatto  mistero
  di  rappresentare in sede di Commissione - credo, peraltro, che non
  fosse  neanche presente nel momento in cui è stato esitato il testo
  -;  dopodiché  il problema che ha posto, ritengo che  debba  essere
  esaminato  innanzitutto dalla Presidenza ed affrontato  per  quello
  che é.
   Se  la Commissione ha approvato una norma che, come è successo  in
  altre  circostanze,  può  avere profili di incostituzionalità,  non
  mancherà alla Presidenza dell'Assemblea verificarlo nel corso della
  discussione  ed eventualmente chiedere l'accantonamento  di  quella
  norma o la sua modifica.
   Non credo che in rapporto a questo problema e a questo profilo sia
  necessario il rinvio del disegno di legge in commissione.

   MINEO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MINEO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intervengo  per
  precisare che è necessario portare avanti questo disegno  di  legge
  sul  quale  vi  sono tantissime aspettative. Poi, se  qualcosa  non
  dovesse andare, in corso d'opera potremo modificarla.
   Trovo  irrituale quello che sta succedendo. A mio parere,  c'è  la
  volontà di non portare avanti questo disegno di legge. Noi, invece,
  dobbiamo   portarlo   avanti  perché,   come   giustamente   diceva
  l'onorevole  Cintola,  siamo  in  grave  ritardo,  e  questo  conto
  rischiano di pagarlo i siciliani.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, vorrei  fare  una  proposta,  in
  primis all'onorevole Mancuso che ha avanzato la richiesta.
   Ovviamente, l'applicazione del Regolamento prevede che ci  sia  un
  voto d'Aula, prevede altresì che si stabilisca anche un termine  di
  sospensione  dei lavori riguardo al disegno di legge in  questione,
  che può andare da una settimana anche a quindici giorni.
   Ma io farei un'altra proposta, se l'onorevole Mancuso è d'accordo.
   Posto  che  si tratta di un provvedimento molto importante  e  sul
  quale  più  volte  il Parlamento si è espresso, nel  senso  che  la
  quarta Commissione legislativa da tempo ha dedicato i suoi lavori a
  questo importantissimo disegno di legge, e visto che è orientamento
  della  Presidenza,  dopo avere ascoltato le richieste  dei  singoli
  gruppi  parlamentari, di dare un congruo tempo per la presentazione
  degli  emendamenti (quindi, in ogni caso, c'è tempo,  da  qui  alla
  settimana  prossima,  per  approfondire),  suggerirei,  se   questa
  proposta incontra il parere favorevole dei presidenti dei gruppi  e
  del  presidente Mancuso, di iniziare comunque questa  sera  con  la
  relazione  e  con  la discussione generale e dare tempo  fino  alla
  settimana prossima per la presentazione degli emendamenti.
   In  questo  lasso di tempo si potrà verificare quanto ha sostenuto
  giustamente  il  presidente  Mancuso e,  se  è  il  caso,  arrivati
  all'articolo  che sarebbe tacciato di possibile incostituzionalità,
  cercare  di trovare il giusto accordo per vedere di modificarlo  in
  Commissione o, addirittura, di ritirarlo.
   La Presidenza formula questa proposta, se l'Aula è d'accordo.

   CAMPAGNA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAMPAGNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevo chiesto  di
  intervenire  prima  dell'onorevole Mancuso perché  non  vorrei  che
  passasse il principio che dentro questa Aula c'è chi è d'accordo ed
  è  per  andare  avanti  - perché si parla di un  disegno  di  legge
  importante  - e, invece, c'è chi non è d'accordo. Io credo  che  la
  richiesta del presidente Mancuso - come lei giustamente ha spiegato
  - abbia un fondamento in quanto ha apportato una motivazione seria.
   E'  chiaro  ed  evidente  che io non  ho  nessun  problema  se  il
  presidente    Mancuso   accetta   la   proposta   del    Presidente
  dell'Assemblea, ci mancherebbe altro, ma era solo per precisare che
  nessuno in questa Aula è contro questo disegno di legge.
   Siamo   tutti  favorevoli  affinché  il  disegno  di  legge   vada
  speditamente in porto.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente   della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli colleghi, intanto io ho dichiarato, a differenza di altri
  colleghi - ma ognuno fa l'uso che ne vuole degli organi di stampa -
  ,  che su questo disegno di legge la verità doveva venire fuori  in
  Parlamento. Ho sentito anche poc'anzi, dagli interventi che si sono
  succeduti  che,  da  un lato, c'è chi ritiene che  qualcuno  voglia
  perdere  tempo;  l'onorevole  Panarello  in  modo  particolare   mi
  accusava  di non essere stato presente in Commissione,  come  hanno
  fatto altri; non è il solo, ce ne sono anche altri sprovveduti, non
  è il solo.
   Allora,  rispetto al fatto di accogliere o meno la proposta  della
  Presidenza è doveroso rappresentare a questo Parlamento - a chi non
  è componente della quarta Commissione - che se si è perso tempo, se
  ci sono voluti lunghi mesi per l'approvazione del piano casa, ciò è
  dovuto   esclusivamente   al   Governo  presieduto   dall'onorevole
  Raffaele Lombardo.
   Il  piano casa, infatti, viene presentato il 19 marzo 2009 con  il
  disegno  di legge n. 386, a firma dell'onorevole Mancuso ed  altri.
  Nella  seduta  n.  44 del 25 marzo 2009 è inserito  all'ordine  del
  giorno;  nella  seduta n. 45 del 31 marzo 2009 è individuato,  come
  testo  base, il 386. Non sto qui ad elencare tutte le sedute svolte
  con  le  varie audizioni. Nella seduta n. 50 del 22 aprile  2009  è
  pervenuta una richiesta del Governo di attendere, in quanto  doveva
  depositare il piano casa; allora l'assessore era lo stesso che oggi
  rappresenta il Governo, l'assessore Gentile.
   Dal 22 aprile al 15 settembre 2009, la Commissione si è riunita  e
  sull'argomento specifico si è rinviato perché non era pervenuto  il
  disegno di legge governativo; quindi, dal 15 aprile al 15 settembre
  2009 siamo stati in attesa del disegno di legge governativo.
   Il  16  settembre  2009 è pervenuto il disegno di  legge  n.  459,
  quello che oggi è all'ordine del giorno, e da lì tutta una serie di
  riunioni di commissione che hanno permesso di esitare il testo.
   Nel  corso  dell'ultima seduta, sia gli organi  di  stampa  sia  i
  presidenti dei gruppi parlamentari ed alcuni colleghi hanno  voluto
  enfatizzare l'assenza del presidente della commissione.  Io  vorrei
  fare  conoscere al Parlamento - e mi dispiace che nessun componente
  della  commissione lo abbia voluto consegnare alla stampa -, ma  in
  modo  molto atipico, invece, hanno trasmesso comunicati stampa  che
  non  riguardano  la  realtà  di quella azione.  Effettivamente,  la
  Commissione  doveva  completare i lavori il mercoledì  prima  della
  fatidica  giornata. In quella giornata il Governo  fa  sapere,  con
  lettera  e  tramite il suo capo di gabinetto, di non  poter  essere
  presente  a  quella seduta e pregava la Commissione di rinviare  la
  seduta all'indomani, giovedì.
   Non  sto qui a dire i motivi per cui io non potevo essere presente
  a  quella  seduta  di  commissione, non  sono  motivi  che  possono
  interessare i colleghi parlamentari o i siciliani. Nonostante  ciò,
  il  presidente ha convocato la commissione per l'indomani, al  fine
  di esitare quel disegno di legge.
   Bene,  la  sera io vengo interpellato dai giornalisti per  via  di
  alcuni comunicati stampa, uno del Partito Democratico e l'altro del
  mio  amico,  onorevole Mineo, nei quali mi si accusava dell'assenza
  in  commissione, vista l'importanza dell'attività della commissione
  stessa.
   Allora,  rispetto  a  ciò, io ritengo che   la  fretta  fa  sempre
  gattini  ciechi'  e per questo ho fatto riferimento  alla  sentenza
  della Corte Costituzionale, molto chiara in questa materia, oggi  a
  disposizione  del Parlamento. Al di là di come alcuni  interpretano
  la  questione  sospensiva,  ai  sensi  del  Regolamento  interno  -
  condivido  quanto ha detto l'onorevole Cintola che,  peraltro,  era
  presente  in  Commissione quando è stata sollevata la  questione  -
  ritengo  che  debba evitarsi una sicura impugnativa  da  parte  del
  Commissario  dello  Stato, ed anche evitare che questo  disegno  di
  legge  incida  profondamente nei bilanci  di  centinaia  di  comuni
  siciliani. Infatti, quella norma incostituzionale inciderebbe nella
  preparazione  dei  bilanci comunali, che hanno  regole  diverse  da
  quelle  a  cui si rifà il bilancio del nostro Parlamento:  oggi,  i
  dodicesimi dei bilanci comunali si rifanno al bilancio 2009, mentre
  noi  ci  rifacciamo, con l'esercizio provvisorio, al  bilancio  del
  2010.
   Questo  creerebbe scompensi sotto il profilo economico-finanziario
  degli enti locali.
   Signor Presidente, per quanto mi riguarda questo era l'unico  modo
  per richiedere un'attenzione alla disattenzione che c'è stata.
   Nessun  problema se il Governo si fa carico di quella che è  stata
  una   problematica   sollevata  dalla   Corte   costituzionale   e,
  personalmente, accolgo positivamente quello che l'onorevole Cintola
  ha voluto rappresentare al Parlamento e la proposta che ha fatto la
  Presidenza poc'anzi.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ringrazio l'onorevole Mancuso  per
  il   contributo   positivo  che  ha  voluto  dare.   Tenuto   conto
  dell'importanza del disegno di legge in esame e a seguito anche  di
  discussioni   informali   avute  con  i   presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari,  preannuncio che l'orientamento  della  Presidenza  è
  quello   di  dare  tempo  fino  alla  prossima  settimana  per   la
  presentazione  degli emendamenti, dando modo ai  singoli  deputati,
  alla  Commissione  ed al Governo, di esaminare e  porre  la  giusta
  attenzione sulla questione che è stata qui sollevata.

   Riprende la discussione del disegno di legge nn. 459-386-209-394-
                                 404/A

   PRESIDENTE. Riprende la discussione del disegno di legge nn.  459-
  386-209-394-404/A.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Caronia, relatore del disegno di
  legge, per svolgere la relazione.

   CARONIA,  relatore.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   è
  innegabile  che, soprattutto in Sicilia, una legge così  importante
  per il rilancio dell'edilizia, è particolarmente utile e strategica
  per  una regione come la nostra, in cui lo sviluppo economico è  da
  sempre  intimamente  connesso alla vitalità dei processi  economici
  legati all'edilizia.
   La proposta legislativa che è ora in discussione ha l'obiettivo di
  incentivare  gli  investimenti diffusi nel settore  edilizio  anche
  prevedendo    la    semplificazione   delle   relative    procedure
  autorizzative e realizzative.
   D'altra  parte,  tenendo  conto dei  contenuti  e  delle  finalità
  dell'intesa raggiunta nella Conferenza Stato-Regioni del  31  marzo
  2009,    è    assolutamente   necessario   e   urgente   provvedere
  all'approvazione del presente disegno di legge.
   Ad oggi, infatti, la quasi totalità delle altre regioni del nostro
  Paese  ha  già  provveduto  a  dotarsi  dello  strumento  normativo
  inerente  le  norme di semplificazione e agevolazione dell'attività
  edilizia.
   Il   presente   disegno   di   legge   rappresenta,   quindi,   un
  insostituibile    strumento    normativo    di    agevolazione    e
  semplificazione  amministrativa  che  sono  indispensabili  per  il
  rilancio  dell'attività  edilizia nella  logica  del  miglioramento
  della  qualità  degli immobili e per favorire la  diffusione  e  la
  utilizzazione   delle  soluzioni  tecnologiche  coerenti   con   le
  politiche di risparmio energetico e riduzione del rischio sismico e
  idrogeologico.
   La  presente iniziativa legislativa si compone di dodici articoli,
  oltre la norma finale di entrata in vigore.
   L'articolo 1 introduce le finalità dell'iniziativa legislativa che
  si  propone  di promuovere ed agevolare interventi a  sostegno  del
  settore edilizio attraverso provvedimenti finalizzati a preservare,
  mantenere e/o ricostruire il patrimonio edilizio esistente,  nonché
  diminuire   il  rischio  sismico  ed  idrogeologico  e  incentivare
  l'utilizzo di soluzioni tecnologiche innovative.
   L'articolo  2  prevede  interventi  di  ampliamento  che   vengono
  consentiti  nel  limite massimo del venti per cento della  cubatura
  esistente   e   solo  su  edifici  con  destinazione  residenziale,
  comprendenti  una o due unità immobiliari, realizzati  su  base  di
  regolari autorizzazioni entro il 31 dicembre 2008.
   L'incremento  del  20 per cento, inoltre, non  potrà  eccedere  il
  limite  massimo di 150 metri cubi del volume residenziale esistente
  e  gli interventi devono essere realizzati nel rispetto delle norme
  previste dagli strumenti urbanistici e da norme di legge.
   Le  anzidette  agevolazioni  sono ammesse  solo  per  gli  edifici
  legittimamente realizzati, pertanto non possono essere riconosciuti
  aumenti  di cubatura sugli immobili che hanno usufruito di  condono
  edilizio.
   L'ampliamento   è   consentito  qualora  le  condizioni   statiche
  dell'immobile  lo  consentano, in aderenza a fabbricati  esistenti,
  sia  a  livello  di piano e/o in sopraelevazione, o  con  un  corpo
  edilizio  separato.  In ogni caso gli interventi  sono  subordinati
  alle  verifiche di stabilità dell'edificio stesso e, se necessario,
  all'adeguamento  strutturale  in caso  di  mancato  rispetto  delle
  vigenti norme in ordine alla sicurezza antisismica.
   L'articolo 3 prevede benefici finalizzati alla sostituzione  e  al
  rinnovamento del patrimonio edilizio esistente mediante  interventi
  di  demolizione e conseguente ricostruzione, consentendo  l'aumento
  di  volume  fino  al  35 per cento per gli edifici  residenziali  e
  l'aumento  di  superficie coperta sino al  25  per  cento  per  gli
  edifici  destinati  ad  attività  produttive.  In  tal  modo   sarà
  possibile  rinnovare il patrimonio edilizio esistente,  ridurre  il
  rischio sismico ed idrogeologico, migliorare la qualità abitative e
  assicurare   adeguati   standard  qualitativi,   igienico-sanitari,
  energetici, tecnologici e di sicurezza.
   Gli  interventi di demolizione e ricostruzione sono consentiti  su
  tutti  gli  edifici legittimamente realizzati, compresi quelli  che
  sono stati oggetto di condono con concessione edilizia in sanatoria
  assentita.
   Viene   imposto,   inoltre,  l'obbligo   di   impiegare   tecniche
  costruttive di bioedilizia la cui definizione viene demandata ad un
  successivo decreto dell'assessore regionale per le infrastrutture e
  la mobilità.
   I  suddetti interventi sono consentiti in deroga alle disposizioni
  previste  dagli strumenti urbanistici comunali vigenti, sempre  che
  siano  rispettate  le distanze minime stabilite dalle  norme  e  in
  conformità alla normativa antisismica.
   La  ricostruzione è consentita anche su area di sedime diversa  da
  quella  occupata  originariamente  dal  fabbricato  demolito,   con
  l'obbligo  però  di  destinare a verde privato  o  a  parcheggi  di
  pertinenza dell'immobile la superficie originariamente occupata dal
  fabbricato demolito.
   In  ogni  caso gli interventi di demolizione e ricostruzione  sono
  subordinati all'esistenza o all'adeguamento, da realizzare  a  cura
  dei richiedenti, delle opere di urbanizzazione primaria.
   Gli  immobili oggetto di intervento di demolizione o ricostruzione
  mantengono la destinazione d'uso preesistente, fatti salvi i  cambi
  di destinazione d'uso assentiti dai comuni.
   L'articolo  4  regolamenta  il pagamento  degli  oneri  concessori
  dovuti dai richiedenti per l'attuazione degli interventi edilizi di
  cui  agli  articoli  2  e  3,  ossia ampliamento  e  demolizione  e
  ricostruzione.
   In  caso di ampliamento di volume o della superficie coperta,  gli
  oneri sono calcolati in base al solo ampliamento ridotto del 20 per
  cento.  Nel  caso  in  cui  l'immobile o  l'unità  immobiliare  sia
  destinata a prima abitazione del proprietario, la riduzione è  pari
  al 30 per cento.
   Per  gli  interventi di demolizione e ricostruzione, gli oneri  in
  concessione sono determinati nella misura del 50 per cento.
   Le  somme riscosse dai comuni a titolo di oneri concessori -  ecco
  il caso di cui parlava l'onorevole Mancuso - vengono iscritte in un
  apposito capitolo con destinazione vincolata alla realizzazione  di
  interventi  di riqualificazione e messa in sicurezza del patrimonio
  edilizio  comunale esistente nonché alla realizzazione  di  aree  a
  verde pubblico.
   L'articolo  5  prevede  l'obbligo per i  comuni  di  istituire  ed
  aggiornare  un elenco degli interventi autorizzati ai  sensi  degli
  articoli  2  e  3, quindi sia di ampliamento che di  demolizione  e
  ricostruzione,  finalizzato a verificare eventuali  sovrapposizioni
  di più interventi su uno stesso immobile.
   L'articolo 6 prevede, per gli interventi di cui agli articoli 2  e
  3,  quindi  ampliamento  e  demolizione e  ricostruzione,  che  sia
  previsto il rilascio della concessione edilizia.
   Entro  il  termine di 120 giorni dalla data di entrata  in  vigore
  della  legge, i comuni possono adottare con delibera consiliare  un
  provvedimento   che   esclude   o  limita   l'applicabilità   delle
  disposizioni di cui agli articoli 2 e 3 per immobili o zone,  sulla
  base   di   specifiche   motivazioni  di   carattere   urbanistico,
  paesaggistico o ambientale.
   Le  istanze  relative  agli interventi dovranno  essere  inoltrate
  entro  24 mesi dall'entrata in vigore della presente legge o  dalla
  adozione   della   delibera  del  consiglio  comunale   in   ordine
  all'esclusione o limitazione dell'applicabilità delle  disposizioni
  di  cui  agli  articoli 2 e 3 per immobili o zone,  sulla  base  di
  specifiche  ragioni  di  carattere  urbanistico,  paesaggistico   e
  ambientale.
   Gli  Enti  preposti  al  rilascio di pareri  o  nulla-osta  devono
  procedere  secondo l'ordine cronologico e sono tenuti a  rilasciare
  il  titolo  autorizzativo entro il termine  perentorio  di  novanta
  giorni    dalla   presentazione   dell'istanza,   salvo   eventuale
  interruzione dei termini che potrà avvenire una sola volta.
   Nel  caso  di  accertata carenza di personale,  i  comuni  possono
  procedere  alla  stipula  di  contratti  di  lavoro  autonomo   con
  professionisti  iscritti  agli  albi  professionali,  al  fine   di
  garantire  l'espletamento  di tutte le procedure  propedeutiche  al
  rilascio del titolo autorizzativo.
   L'articolo  7 prevede un'ulteriore riduzione del venti  per  cento
  sugli  oneri concessori per gli interventi che prevedono l'adozione
  di sistemi di isolamento e/o dissipazione termica e sismica.
   L'articolo  8  prevede disposizioni finalizzate  al  rispetto  del
  decoro  urbano  e  alla riduzione dell'impatto  architettonico  sul
  patrimonio  edilizio esistente. Infatti, è previsto il  divieto  di
  collocare   cartellonistica  sulle  coperture  degli  edifici   che
  ricadono  nelle zone  A', ossia nei centri storici, degli strumenti
  urbanistici e viene fissato il limite massimo in ordine all'altezza
  dei  tabelloni pubblicitari da collocare sulle coperture a terrazza
  e/o  tetto  degli  immobili  che  ricadono  nelle  zone   B'  degli
  strumenti urbanistici.
   L'articolo   9   stabilisce  che  la  chiusura  di   terrazze   di
  collegamento o di terrazze non superiori a 50 metri quadri  e/o  la
  copertura  di  spazi interni con strutture precarie possono  essere
  recuperate ai fini abitativi, previa denuncia di attività.
   L'articolo   10  del  presente  disegno  di  legge   promuove   la
  realizzazione  di aree a verde pubblico e parcheggi  da  parte  dei
  privati. I privati, infatti, possono realizzare opere interrate  da
  adibire  a  parcheggio, con l'obbligo della  cessione  gratuita  al
  comune  della relativa area di superficie da attrezzare e destinare
  a verde pubblico.
   Il  rilascio  della concessione edilizia per la  realizzazione  di
  tali  opere  è a titolo gratuito e il provvedimento non è  soggetto
  alla procedura del silenzio-assenso.
   L'articolo  11,  al  fine di assicurare il  rendimento  energetico
  degli  edifici,  indica che vengono recepite  le  disposizioni  del
  protocollo ITACA 2009, il quale stabilisce gli standard che  devono
  avere gli edifici per il risparmio energetico.
   La  Regione, entro tre mesi dall'entrata in vigore della legge, ha
  il  compito  di  attivare  le procedure per  la  registrazione  del
  marchio   di   qualità  ambientale  ed  energetica  degli   edifici
  realizzati  ai sensi della presente legge. I comuni, a loro  volta,
  devono  istituire un apposito registro con l'elenco  degli  edifici
  che sono dotati di tale certificazione energetica.
   Infine,  l'articolo  12  prevede che gli interventi  di  cui  agli
  articoli  2  e  3,  ossia quelli relativi all'ampliamento,  da  una
  parte,  e  alla  demolizione e ricostruzione,  dall'altra,  possono
  essere estesi anche ad edifici che sono soggetti a specifiche forme
  di  vincolo, a condizione che gli enti preposti rilascino  apposita
  autorizzazione.
   L'articolo  12, infatti, al comma 2, nel rispetto dei  vincoli  di
  salvaguardia  e  tutela che sono previsti dalle normative  vigenti,
  elenca    comunque   anche   le   aree   e   i   contesti   esclusi
  dall'applicazione di quanto previsto dagli articoli 2 e 3 (aree con
  vincolo  di inedificabilità assoluta, quelle demaniali, quelle  con
  destinazione  a  parco o riserva, di pregio artistico,  soggette  a
  rischio idrogeologico, zone di centro storico, etc.).
   Quanto sopra premesso ed illustrato, mi corre l'obbligo di portare
  a  conoscenza dell'Aula che, al fine di consentire una  più  rapida
  conclusione   dei   lavori,  la  Commissione  si   è   determinata,
  all'unanimità  dei presenti, di rinviare alla sede  assembleare  la
  presentazione  e la discussione di emendamenti che sono  ancora  in
  attesa di essere valutati.
   Pertanto,  la  Commissione,  avendo svolto  in  maniera  piuttosto
  complessa questo ruolo, ha ritenuto opportuno rinviare soltanto  ad
  oggi,   al   termine   che  la  Presidenza  vorrà   stabilire,   la
  presentazione di ulteriori emendamenti.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Speziale ha chiesto  congedo
  per la seduta odierna.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   Riprende la discussione del disegno di legge nn. 459-386-209-394-
                                 404/A

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, dichiaro  aperta  la  discussione
  generale  sul disegno di legge nn. 459-386-209-394-404/A «Norme  per
  il   sostegno  dell'attività  edilizia  e  la  riqualificazione  del
  patrimonio edilizio esistente».

   MINEO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MINEO.  Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione, così  come
  nei  giorni scorsi in Commissione, la discussione su questo disegno
  di  legge,  che  ho  anche approfondito passo dopo  passo,  e  sono
  convinto  degli effetti positivi che la sua approvazione  avrà  nei
  confronti dei siciliani, nei confronti del comparto dell'edilizia e
  dell'ambiente, del decoro e dell'urbanizzazione delle nostre città.
   L'ampliamento degli edifici, con la penuria di abitazioni e con la
  necessità  che si ha in un comparto così asfittico, era necessario.
  Ma  è necessario soprattutto che questa legge, così come recita  il
  testo,  garantisca il rispetto della sicurezza e dell'ambiente  per
  evitare  altre  disgrazie come quella recente di Favara,  dando  un
  grande impulso ad un comparto che ne ha bisogno.
   Nel  ringraziare il Governo per gli emendamenti proposti, che sono
  stati  fondamentali e hanno rafforzato e arricchito il  disegno  di
  legge,  preannuncio il voto favorevole del Gruppo parlamentare  che
  rappresento.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Cintola.  Ne  ha
  facoltà.

   CINTOLA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  intanto  devo
  ringraziare la Presidenza e anche l'onorevole Mancuso per il  fatto
  che  stiamo  procedendo serenamente e seriamente con la discussione
  generale di questo disegno di legge, e quindi stiamo andando avanti
  nei lavori.
   Poi   vorrei  aggiungere,  se  il  Governo  mi  ascolta,  che   in
  Commissione  sono stato l'unico a votare contro questo  disegno  di
  legge, e desidero chiarirne i termini e invitare a riflettere sugli
  emendamenti  che ho presentato assieme al Gruppo dell'UDC.  Perché,
  se  quegli  emendamenti  venissero guardati  con  l'attenzione  che
  meritano, anche con una risposta negativa però ragionata, allora  è
  chiaro  che può anche modificarsi il giudizio che è stato dato,  un
  giudizio  espresso  non  tanto sulla legge nella  sua  interezza  -
  infatti  è  una  legge  importante, alla quale  arriviamo  già  con
  ritardo e che dobbiamo chiudere il più velocemente possibile -,  ma
  è  chiaro che bisogna puntualizzare alcuni aspetti, che non possono
  essere  sottaciuti e che sono stati anche discussi in  Commissione,
  ma  che  non  ritrovo nel disegno di legge al nostro  esame,  forse
  anche perché mi sono assentato un paio di mesi per gravi motivi  di
  salute.
   I  problemi  che  ho sollevato sono di equiparare  le  concessioni
  edilizie   al  certificato  di  abitabilità,  perché  se   c'è   la
  concessione  edilizia  e  non  c'è il  certificato  di  abitabilità
  possiamo  entrare in una sanatoria che non è concessa, a  meno  che
  non  si dica che stiamo facendo una legge sulla sanatoria, e allora
  possiamo   anche  affrontare  il  problema.  Ci  deve   essere   la
  trasposizione  del sito nella proprietà di chi ha costruito  prima,
  se   si   passa  sempre  dalla  stessa  proprietà,  allora  bisogna
  aggiungere   che  ha le stesse caratteristiche di  cubatura ,  onde
  evitare ulteriori speculazioni, magari su verde agricolo.
   Non   sono  grandi  cose  che  sono  state  sottolineate  con  gli
  emendamenti  che  abbiamo presentato, sono  dodici  emendamenti  in
  tutto,  e  non è detto che tutti e dodici abbiano la paternità  per
  essere definiti positivamente. Vediamo se possiamo dare a tutti  la
  stessa  dignità, sia a chi ha avuto la concessione e l'abitabilità,
  sia  a chi ha avuto la concessione in sanatoria e l'abitabilità per
  costruzioni che potevano essere fatte in ogni caso.
   Queste sono cose che possono interagire, perché noi stiamo facendo
  una  legge  per aiutare l'impresa edile a costruire e per  dare  al
  piccolo proprietario la possibilità, senza guastare il territorio e
  senza  modificarne  le  strutture,  senza  colate  di  cemento,  di
  ampliare la proprietà.
   A  me  basta che sia stabilito con chiarezza che andiamo a  favore
  dei cittadini nella loro interezza.
   E non ho consultato costruttori, imprese o singoli proprietari; ho
  consultato  solo un geometra bravo, intelligente e  preparato  che,
  con   me,   ha  guardato  sillaba  per  sillaba  la  legge  dandomi
  indicazioni  a favore della mia terra di Sicilia, a favore  di  chi
  noi  vogliamo davvero favorire, a favore di chi spesso non ha  voce
  in capitolo ed è emarginato.
   Se  il  Governo,  la  Commissione  e  i  colleghi  vorranno  porre
  attenzione  agli emendamenti presentati, anche quelli  che  saranno
  bocciati ma con un ragionamento logico, credo che il giudizio possa
  essere modificato in Aula e possa essere dato un contributo enorme,
  forte,  anche  in Sicilia, dopo diciassette regioni che  hanno  già
  approvato il piano casa.
   Cerchiamo di essere la penultima regione in Italia ad approvare la
  legge sulla casa, e non quella sulla sanatoria edilizia.

   CARONIA, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha volontà.

   CARONIA,  relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  avendo
  svolto la relazione sul disegno di legge, che è stato approvato  da
  quasi tutti i componenti della quarta Commissione, voglio precisare
  che ciascuno di noi commissari, con grande senso di responsabilità,
  ha  stabilito  che  questa fosse una legge prioritaria  e  urgente.
  Pertanto,  al  fine  di  agevolarne il percorso,  abbiamo  ritenuto
  opportuno  postergare la presentazione di emendamenti, e  anche  di
  eventuali contributi per migliorare questa legge in Aula.
   Vorrei  immediatamente sollevare un rilievo in merito all'articolo
  6  del  disegno  di  legge,  richiamando l'attenzione  del  Governo
  sull'opportunità  di  valutare positivamente l'introduzione  di  un
  emendamento, di cui preannuncio la presentazione, in relazione alla
  possibilità  di  non  subordinare gli interventi  alla  concessione
  edilizia,  ma vincolandoli alla presentazione della DIA,  ossia  la
  dichiarazione  di  inizio attività. Questo  perché,  poiché  questa
  legge  ha  una durata di 24 mesi, e deve essere valutata  prima  da
  parte dei Consigli comunali i quali dispongono di centoventi giorni
  entro  i  quali  deliberare in merito alle zone che possono  essere
  escluse   dagli   interventi  di  ampliamento   e   demolizione   o
  costruzione;  pertanto, i 24 mesi - che decorrono  dall'entrata  in
  vigore  della  legge - verrebbero già decurtati  di  quattro  mesi,
  qualora i consigli comunali non si dovessero esprimere.
   Poi,  per  quanto riguarda la fattispecie che gli  interventi  non
  siano  subordinati al rilascio della concessione edilizia,  ritengo
  che  darebbe  la  possibilità ai soggetti che  intendono  usufruire
  delle  opportunità che questa legge offre, di cominciare  in  tempi
  più  rapidi  gli eventuali ampliamenti e ricostruzioni, consentendo
  soprattutto  al  mondo  dei professionisti di  potersi  riattivare,
  essendo  necessaria  l'attestazione  di  un  ingegnere  o   di   un
  architetto nel presentare la DIA, che deve testimoniare  che  tutto
  avvenga nel rispetto delle norme.
   Nel  preannunciare la presentazione di questi due emendamenti,  mi
  riservo di firmarne altri se dal dibattito emergerà la necessità di
  dare un ulteriore contributo a questo disegno di  legge.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Faraone.  Ne  ha
  facoltà.

   FARAONE.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  non  mi  piace
  chiamare questo disegno di legge piano casa perché non lo considero
  tale,  e  lo  dico pur avendo espresso in Commissione Territorio  e
  ambiente  il  mio  parere  favorevole  al  testo  che  oggi  è   in
  discussione.  Infatti ritengo che questa Regione parlerà  di  piano
  casa quando immaginerà strumenti e soluzioni per realizzare la casa
  a chi ha redditi bassi o a chi non ha reddito.
   Ad  oggi, io interpreto questo disegno di legge come uno strumento
  positivo su due ambiti ben precisi e delimitati: uno, per l'impulso
  economico   e   occupazionale  del  settore  edile,  che   soltanto
  nell'ultimo  anno ha perso trentamila addetti; due,  uno  strumento
  utile  per  la  riqualificazione urbanistica di interi  centri  che
  hanno visto devastato il loro aspetto estetico.
   Queste  sono  le due finalità del disegno di legge,  e  credo  che
  proprio per queste due finalità valga la pena approvarlo.
   Però,   signor   Presidente  della  Regione,  noi  abbiamo   anche
  l'obiettivo  di rispondere all'esigenza di chi, in Sicilia,  ancora
  oggi,  anche  dopo  l'approvazione  di  questo  disegno  di  legge,
  continuerà  ad  essere  iscritto nelle graduatorie  degli  Istituti
  autonomi di case popolari per l'assegnazione di un alloggio  e  che
  in  quella  graduatoria rimarrà fermo. Lo dico perché  in  tutti  i
  grandi  centri urbani, ma anche nei piccoli comuni, le  graduatorie
  dei  cittadini  che  fanno richiesta di un alloggio  popolare  sono
  infinite. Solo a Palermo la graduatoria ha toccato quota 20.000.
   Ricordo   altresì  che  la  famiglia  che  ha  subìto  il   crollo
  dell'edificio nel centro storico di Favara, oltre a  vivere  in  un
  centro storico e, quindi, in un ambiente che andrebbe riqualificato
  dal  punto  di vista estetico e per il mantenimento del  patrimonio
  edilizio  esistente che fa parte della nostra storia, era  iscritta
  in una delle tante graduatorie dei singoli comuni siciliani.
   Pertanto,  signor  Presidente, quello che mi  aspetto  é  che  noi
  individuiamo, contestualmente a questo disegno di legge,  soluzioni
  per i cittadini che sono iscritti nelle graduatorie per gli alloggi
  popolari  ma  anche  per le famiglie di medio  reddito  in  quanto,
  purtroppo,  con l'inflazione e l'aumento del costo  della  vita  in
  questi  ultimi anni, le famiglie che avevano redditi  medi  con  il
  pagamento  di affitti elevati o di mutui a costi elevatissimi  sono
  diventate famiglie a basso reddito.
   Questo  è  un  tema sociale fondamentale rivolto  anche  a  quelle
  giovani  coppie  che non si sposano perché non hanno  la  casa.  Il
  fenomeno  di  coppie che si sposano e vanno a  vivere  a  casa  dei
  genitori si sta diffondendo in maniera enorme; il tema della casa è
  diventato un fatto sociale, un fatto di reddito, un fatto economico
  e di esclusione.
   Non è vero che in Sicilia non si costruisce più.
   In  Sicilia, purtroppo, si continua a costruire male; costruiscono
  i  furbi  e costruiscono in maniera abusiva; costruiscono i  ricchi
  perché  le  possibilità di interventi anche nella  riqualificazione
  dei centri storici, sono limitate ai luoghi d'elite e sono limitate
  a  quelle grandi imprese che hanno fatto della ristrutturazione  un
  legittimo  business,  che riguarda redditi e famiglie  con  redditi
  elevati, non riguarda le famiglie più povere.
   Io  faccio  questa introduzione al disegno di legge in quanto,  se
  non  si  chiude  il tassello, se il progetto casa  non  diventa  un
  progetto  organico  che comprende anche una  risposta  al  fenomeno
  dell'edilizia  sociale, oggi ci saremo limitati  esclusivamente  ad
  avere  dato due risposte importanti ma non esclusive: quella,  come
  dicevo  all'inizio, di un impulso all'economia nel settore edile  e
  quella di una riqualificazione di alcuni habitat territoriali.
   Inoltre, signor Presidente, rivolgo un invito anche rispetto  alla
  discussione  che  c'è sulle benedette proroghe per  le  cooperative
  edilizie  e  per  le imprese: questo disegno di legge,  insieme  ad
  altri  provvedimenti, deve essere spinto e canalizzato  nell'ambito
  del recupero.
   Fino  a quando daremo un bonus ad una cooperativa o ad un'impresa,
  bonus  che  potranno spendere ovunque, noi creeremo  le  condizioni
  affinché la cooperativa o l'impresa andranno a spendere nei  luoghi
  dove  costa  meno per loro realizzare un edificio e,  quindi,  quel
  bonus varrà di più.
   Ad  oggi, ad una impresa conviene di più investire e costruire  su
  verde  agricolo  piuttosto che nei centri storici riqualificandoli;
  il  costo è triplo.
   Pertanto,  o  noi portiamo questo costo, non dico al  pari  di  un
  intervento  sul  verde  agricolo, ma  avviciniamo  molto  il  costo
  dell'investimento  anche nell'ambito del recupero,  oppure  andremo
  sempre  più  ad  invadere un territorio e zone  libere  del  nostro
  territorio  regionale  e  sempre  meno  investiremo  sul  recupero.
  Quindi,  da  questo punto di vista, credo che il  Governo,  insieme
  alle  forze  parlamentari  che  vorranno  farlo,  debba  pensare  a
  provvedimenti che vanno nella direzione dell'incentivo al recupero,
  in  una  condizione in cui le risorse economiche sono sempre  meno.
  Mentre  negli  anni  passati abbiamo fatto  i  bandi  e  i  privati
  potevano accedervi per avere incentivi alla riqualificazione,  oggi
  ci  sono  meno soldi; quindi, dobbiamo spingere i privati,  con  le
  poche risorse pubbliche, ad intervenire nei centri storici.
   Tutto  ciò  si  può realizzare solo se il pubblico  e  il  privato
  trovano  strumenti di concertazione, che la legge già  prevede:  le
  S.T.U.  (società  di  trasformazione  urbana)  che  prevedono   gli
  interventi e i consorzi tra pubblico e privato che intervengono  su
  comparti  nei  centri  storici delle città, è  una  legge  che  già
  esiste.
   Con l'intervento pubblico che incide sulla velocità dell'esproprio
  e  l'intervento  privato  che incide sulle  risorse  economiche,  è
  possibile  realizzare  questi  interventi  strutturali  nei  centri
  storici   obbligando   i   privati  a  destinare   alcuni   alloggi
  all'edilizia   sociale:   io  ti  consento   di   intervenire,   di
  espropriare quegli edifici per conto mio, tu realizzi, guadagni, ma
  una  parte  degli alloggi che realizzi devi destinarli ad  edilizia
  popolare .  E  questi sono strumenti che possono, già oggi,  essere
  messi  in  campo con le società di trasformazione urbana, che  sono
  strumenti di riqualificazione complessiva dei territori.
   Non  mi  sento di dire oggi, come l'onorevole Mineo e  l'onorevole
  Caronia,  che  questa legge va votata a prescindere; questa  legge,
  invece, va rivista.
   E'  chiaro che la legge, secondo come verrà fuori, anche a seguito
  degli  emendamenti, potrà essere votata positivamente  o  meno,  in
  quanto  l'impianto  che  è  uscito dalla Commissione  Territorio  e
  ambiente  va ritoccato, va rivisto; ma mi convince. Se,  per  caso,
  invece,  con  gli emendamenti approvati dall'Aula dovessero  essere
  previste  deroghe o interventi in luoghi in cui oggi non prevediamo
  l'intervento,  e  fra  questi inserisco i  centri  storici,  signor
  Presidente, noi potremmo decidere di votare diversamente.
   E'  fondamentale,  quindi,  il lavoro  d'Aula  che  faremo  e  gli
  emendamenti che passeranno.
   Credo  che,  ad esempio, questa legge non vada bene per  i  centri
  storici.  Essendo una legge a costo zero, lo strumento che  si  può
  mettere   in   campo  per  incentivare  il  privato  a   realizzare
  l'intervento è l'incremento di cubatura e i centri storici non sono
  luoghi   dove   ciò  si  può  realizzare.  Bisogna  mantenere   una
  morfologia,  bisogna mantenere l'autonomia dei  comuni  che,  nelle
  loro norme tecniche di attuazione, nei loro piani particolareggiati
  hanno  - per chi li ha, per chi ne è dotato - autonomamente deciso,
  rispetto  alla loro caratteristica di territorio, come organizzarsi
  i centri storici.
   Bisogna, semmai, trovare risorse per consentire ai comuni che  non
  hanno  i piani particolareggiati di poterli fare. Questo è un altro
  discorso.
   In alcuni comuni - oggi veniva citato l'esempio di Enna, in cui le
  zone  A' rappresentano quasi l'intero territorio comunale - bisogna
  trovare    strumenti    economici   per   realizzare    un    piano
  particolareggiato  che consenta di distinguere le  zone   A'  dalle
  zone   A1', cosa che oggi non è prevista. Quindi, il comune di Enna
  rischia di rimanere escluso da questo disegno di legge, e tutto  il
  suo  territorio  è  fuori dal poter utilizzare  gli  incrementi  di
  cubatura che prevediamo.
   Reputo  che  in  questo disegno di legge  non rientrino  i  centri
  storici, e concludo.
   Credo  che  alcuni  interventi siano importantissimi,  proprio  in
  virtù  della  questione  che  riguarda  lo  sviluppo  economico   e
  l'incentivo  al  settore  edile, e al tempo  stesso  per  quel  che
  riguarda   la   riqualificazione.  Gli  emendamenti   del   Partito
  Democratico spingeranno sempre più in questa direzione puntando sul
  fatto  che  si  possano  realizzare questi incrementi  di  cubatura
  vincolandoli al tema del risparmio energetico, del rischio  sismico
  e  legandoli ad alcune questioni che non sono state pubblicizzate e
  che  io reputo importanti: chi realizza l'incremento di cubatura  è
  obbligato a rivedere l'intero prospetto della propria abitazione.
   Oggi,  percorrendo le strade della Sicilia, vediamo interi  comuni
  che  hanno  scheletri o abitazioni iniziate e mai  definite.  Se  i
  proprietari  vogliono fare l'incremento di cubatura, devono  essere
  costretti a definire e sistemare anche l'intero edificio.
   Ritengo  che  questa possa essere un'occasione  importante.  Però,
  signor  Presidente, se continuiamo a propagandare  questo  come  il
  piano casa rischiamo di dire la verità a metà. Manca l'aspetto  che
  reputo  essenziale, quello dell'edilizia sociale perché - ripeto  e
  concludo - la casa in Sicilia c'è; non c'è per i più poveri

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Pogliese.  Ne  ha
  facoltà.

   POGLIESE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessori,  sarò
  estremamente   sintetico   ma   ritengo   assolutamente    doveroso
  intervenire  questa sera all'interno di questa Assemblea  convocata
  per  discutere su un tema e su un disegno di legge di  fondamentale
  importanza  per  la  nostra  Regione.  Un  disegno  di   legge   di
  fondamentale  importanza  perché, dopo  l'input   intelligentemente
  dato  dal governo nazionale e da Berlusconi, consente di conseguire
  una molteplicità di aspetti e di obiettivi. Innanzitutto, quello di
  riqualificare  il  patrimonio edilizio della nostra  Regione  e  di
  mettere  in  sicurezza  soprattutto  gli  immobili  particolarmente
  vetusti   attraverso anche alcuni articoli che stimolano l'utilizzo
  di nuove tecnologie eco-compatibili, penso alla bio-architettura, e
  permette  altresì  di  dare  un  input  importante  ad  un  settore
  strategico dell'economia della nostra Regione che sta attraversando
  una crisi congiunturale di particolare intensità.
   Per   capire   l'importanza  della  crisi  che  sta  attraversando
  trasversalmente  il settore edile della nostra Regione,  credo  sia
  importante,  onorevole  assessore Gentile, confrontarsi  su  alcuni
  dati  statistici meritevoli di essere oggetto di attenzione. Questi
  dati   statistici  sono  stati  esternati  qualche   settimana   fa
  dall'ANCE,  che ha individuato 1.600 piccole e medie aziende  della
  nostra  Regione che hanno chiuso i battenti durante  l'anno  solare
  del  2009  con oltre 17mila lavoratori che hanno perso il posto  di
  lavoro;  alcuni sindacati, in realtà, lo ha detto prima l'onorevole
  Faraone,  hanno  individuato in circa 30mila unità coloro  i  quali
  sono stati licenziati nel 2009.
   Ma comunque sono dati altrettanto significativi.
   Gli  investimenti  nel comparto a livello nazionale sono diminuiti
  del  9,5 per cento; le abitazioni progettate dal 2005 al 2009  sono
  passate  da  305mila unità, a livello nazionale ovviamente,  a  187
  mila;  il  tasso di interesse medio sui mutui per l'acquisto  della
  casa  è  aumentato dello 0,5 per cento. Ma la riduzione  dei  mutui
  erogati  dalle  banche per l'acquisto della casa ha registrato  nel
  2009  in Italia una riduzione del 20 per cento, in Sicilia del 43,7
  per  cento e i bandi pubblicati nel settore dell'edilizia  pubblica
  hanno registrato un decremento del 31 per cento soltanto nel 2009.
   Ebbene, credo che questi dati siano particolarmente significativi.
  Danno un quadro non edificante del comparto, ma con l'oggettività e
  il  cinismo  dei numeri credo che facciano comprendere, in  maniera
  significativa,  la  gravità della crisi che  sta  attraversando  in
  maniera trasversale il comparto edile siciliano e nazionale.
   Qualche settimana fa, quest'Aula è stata giustamente convocata con
  un  ordine del giorno esclusivo che prevedeva il dibattito  su  una
  vertenza,  quella  della Sicilfiat di Termini  Imerese,  di  grande
  valenza per la nostra Regione ma che comunque interessa oltre  2000
  famiglie della nostra Terra.
   Ebbene,  oggi stiamo parlando di un comparto che - come  ho  detto
  prima  - ha interessato il licenziamento di oltre 17mila siciliani.
  Ecco  perché credo che occorra rilanciare questo comparto e  questo
  disegno   di   legge,  a  mio  avviso,  può  dare   un   contributo
  significativo in tal senso.
   Appunto  per questo, il PDL ha presentato per primo, il  19  marzo
  2009,  primo  firmatario l'onorevole Fabio Mancuso, un  disegno  di
  legge   in   tal  senso.  Successivamente,  altri  quattro   gruppi
  parlamentari  o  singoli parlamentari hanno presentato  disegni  di
  legge in tal senso.
   Oggi  ci  ritroviamo  a  confrontarci su questo  testo,  dopo  che
  diciassette  regioni in Italia hanno già provveduto a  recepire  il
  testo approvato dal governo nazionale.
   Ecco perché, quando il presidente Lombardo, qualche giorno dopo la
  tragica  alluvione di Messina, l'1 ottobre 2009, ha dichiarato  che
  era  opportuno  fare un'ulteriore riflessione su una tematica  così
  delicata,  ebbene, io sono stato iscritto al partito  di  coloro  i
  quali,  invece, immaginavano un percorso di accelerazione,  proprio
  per  le stesse esigenze di cui parlava il presidente della Regione.
  Infatti,  credo che il rischio idrogeologico e sismico,  che  nella
  nostra  Regione  attanaglia moltissime realtà  territoriali,  possa
  combattersi attraverso la riqualificazione del patrimonio  edilizio
  della nostra Terra.
   Ecco  perché io credo - e mi avvio alla conclusione -  che  questo
  disegno di legge sia importante. Sono perfettamente convinto e sono
  d'accordo sulla necessità di individuare dei vincoli molto  rigidi,
  escludendo,  per esempio, da questi benefici tutti coloro  i  quali
  hanno  usufruito  del condono edilizio. Ma sono convinto,  altresì,
  che  su  alcune  tematiche e su alcuni articoli vi  sia  l'assoluta
  necessità, all'interno dell'Aula, di articolare un dibattito  e  un
  confronto   molto   importanti,  per  modificare   parzialmente   o
  sostanzialmente alcuni aspetti sui quali mi riservo di  intervenire
  durante  l'articolato,  per illustrare gli emendamenti  che  stiamo
  predisponendo,  ma  che vanno nella direzione di  riqualificare  il
  patrimonio  edilizio  regionale e  di  rilanciare  un  comparto  di
  fondamentale importanza, qual è quello edile per la nostra Terra.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Falcone.  Ne  ha
  facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli colleghi, stasera interveniamo nella discussione generale
  su  questo disegno di legge di cui si è tanto parlato, negli ultimi
  giorni e settimane, anche a livello nazionale. Innanzitutto, ci  fa
  piacere  che finalmente anche il nostro Parlamento inizi a prendere
  consapevolezza  che un'iniziativa governativa nazionale  può  avere
  ricadute positive in questo territorio.
   Il  piano  casa,  che è stato da qualche giorno  licenziato  dalla
  Commissione,  sebbene con alcuni distinguo anche  ora  segnalati  e
  sottolineati   da   qualche  esponente  del  Partito   Democratico,
  rappresenta sicuramente uno strumento importante, non soltanto  per
  riqualificare  il sistema ed il patrimonio edilizio esistente,  non
  soltanto   per   metterlo   in   sicurezza,   non   soltanto    per
  l'ammodernamento  dello  stesso, ma anche per  una  semplificazione
  delle  procedure,  perché  finalmente la  pubblica  amministrazione
  possa  essere  liberata da quella malattia che  qualcuno  definisce
  Qburopatologia':   quindi,   si   parla   di   accelerazione,    di
  semplificazione amministrativa.
   E' chiaro, però, che dobbiamo fare qualche considerazione.
   Infatti,  se è giusto che riqualifichiamo il patrimonio  edilizio,
  che  consentiamo  l'ampliamento per  quelle  famiglie,  per  quegli
  immobili,  uni o bifamiliari, che consentiamo la demolizione  e  la
  ricostruzione  di  quegli  immobili  che  sono  stati  regolarmente
  costruiti o sanati entro il 31 marzo 2003, è altrettanto giusto che
  questo Parlamento si interroghi sull'esigenza di dare, alle giovani
  coppie o a chi una prima abitazione non ce l'ha, una prima casa, di
  consegnare  loro  un  diritto  sacrosanto  che  è  quello  che   la
  Costituzione riconosce, il diritto alla casa. E' giusto che  questo
  disegno  di  legge,  chiamato piano casa,  sia  uno  strumento  per
  rilanciare, sino in fondo ed appieno, lo sviluppo.
   Devo  dire  che  un mese e mezzo addietro, durante la  discussione
  sull'esercizio  provvisorio - ma era anche quella  una  norma  tesa
  allo sviluppo ed all'occupazione -, avevo presentato un emendamento
  importante - a mio avviso, ma non soltanto ad avviso di  chi  parla
  ma  di  diverse associazioni di categoria, prima fra  tutte  l'Ance
  Sicilia -, cioè quello della proroga dei termini per le cooperative
  dell'edilizia agevolata e convenzionata. Ne abbiamo parlato e c'era
  l'impegno,  onorevole Mancuso, che il Governo esplicitamente  aveva
  fatto  di rinviare l'emendamento, in quanto non attinente in quella
  sede, al momento in cui avremmo parlato di piano casa.
   Stasera accediamo finalmente a questo disegno di legge.
   Ma  non  ci  sono stati interventi tesi a dare, a chi  aspetta  da
  tanti  anni, una prima abitazione a quelle giovani coppie, a quelle
  famiglie deboli, a quelle famiglie che non hanno la possibilità  di
  avere  una  casa  e  che abitano in una casa di affitto,  a  quelle
  famiglie  che  potrebbero costruire con una forma  di  cooperazione
  agevolata  e  convenzionata  immobili e abitazioni  dignitose,  che
  invece non possono fare.
   L'onorevole  Pogliese, che è un esperto di  numeri,  ha  tracciato
  sino  in fondo lo stato della crisi nel settore edilizio, segnalata
  non soltanto dall'Ance ma anche dalla Uil.
   Abbiamo  tracciato dei numeri, abbiamo snocciolato  il  dramma  di
  tanti operatori.
   Vorrei  dire stasera, ad integrazione di quanto ha detto  il  vice
  capogruppo  onorevole Pogliese, che secondo una vecchia graduatoria
  ci  sono  ben  40mila  alloggi che potrebbero essere  costruiti  in
  Sicilia,  soltanto  se  questo Parlamento  varerà  la  proroga  dei
  termini   alle  cooperative  edilizie.  Quarantamila  alloggi   che
  potrebbero essere realizzati in tutta la Sicilia, con un ritorno  e
  una ricaduta economica ed occupazionale non indifferenti.
   Da  un  lato,  il diritto alla prima abitazione e, dall'altro,  il
  diritto reale allo sviluppo e all'occupazione.
   Sarebbe veramente paradossale e saremmo veramente ipocriti se,  da
  un lato, proclamassimo lo sviluppo di questa Sicilia e, dall'altro,
  invece,  frenassimo gli investimenti privati e lo sviluppo edilizio
  necessario con appena un concorso in conto interessi della Regione.
   Pertanto,  preannuncio la presentazione di un emendamento  in  tal
  senso.
   Poi,  é chiaro che questa norma va attenzionata, come hanno  detto
  bene  coloro che mi hanno preceduto. E' una norma che va vista,  ad
  esempio, sulla semplificazione, certo.
   Ma  se  all'articolo  6, assessore Gentile,  laddove  si  pone  la
  possibilità  agli  enti  locali di determinarsi  entro  120  giorni
  sull'eventualità  di escludere delle parti del  territorio  in  cui
  potrebbero ricadere gli interventi di cui agli articoli 2 e 3,  non
  viene   collegata  una  sanzione  o  non  ne  viene   indicata   la
  perentorietà,  come ha detto l'onorevole Caronia noi correremmo  il
  rischio, da un lato, di poter escludere e dall'altro lato invece, i
  comuni  potrebbero  rimanere inerti, senza  pronunciarsi  e  quindi
  dovremo  ricorrere al tribunale amministrativo, al  commissario  ad
  acta e così via.
   Inseriamo,  allora,  una  norma  o  un  emendamento  che  dia   la
  perentorietà  del termine, in assenza del quale quelle  istanze  si
  ritengono accolte.
   Detto  ciò, un'altra precisazione va fatta sulla possibilità,  che
  viene  compiuta e che dovrebbe essere determinata,  di  non  creare
  volumetrie  o  di  non considerare volumetrie la  realizzazione  di
  spazi  nel sottosuolo. Oggi si parla tanto di parcheggi,  si  parla
  tanto di trovare delle aree da utilizzare in tal senso; però si  fa
  molto poco.
   Allora,  evitiamo che si possa impedire l'utilizzo o la  creazione
  di spazi nel sottosuolo, anche su più livelli, perché se li potremo
  escludere  dalla  considerazione di una volumetria  aggiuntiva,  in
  questo   senso  daremo  una  risposta  importante  anche   ad   una
  pianificazione ragionata e strategica del nostro territorio, ad una
  fruizione equilibrata del nostro territorio.
   L'ultima  mia  considerazione è per i centri storici.  Li  abbiamo
  esclusi,  li vogliamo escludere dall'articolo 3; eppure ci rendiamo
  conto  che nelle città piccole e grandi (non voglio invocare Favara
  perché  peccherei di demagogia, non voglio invocare  situazioni  di
  dramma  per  non scivolare su un populismo molte volte becero),  ci
  sono delle ferite aperte.
   Se  andiamo  qui dietro il Palazzo, da qui a qualche centinaio  di
  metri  nella  città di Palermo, ci possiamo rendere conto  che  nel
  centro  storico ci sono ferite che andrebbero curate con interventi
  calibrati,  con  nulla-osta delle relative sovrintendenze  ai  beni
  culturali, senza che ciò crei problemi all'equilibrio urbanistico e
  territoriale  dando  invece,  e  di converso,  una  possibilità  di
  strategia   lungimirante   nel  territorio,   facendoci   diventare
  finalmente  non l'ultima regione, non una regione che  è  diventata
  ormai  il nord dell'Africa, ma una regione che possa candidarsi  ad
  avere  una  dignità  abitativa  e territoriale,  una  strategia  di
  pianificazione urbanistica.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Beninati.  Ne  ha
  facoltà.

   BENINATI.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   desidero
  intervenire sull'argomento perché mi trovo indirettamente coinvolto
  in  quanto,  in buona parte, questo testo scritto ed esitato  dalla
  Commissione risale al periodo in cui ero al Governo.
   Pertanto, devo dire che su buona parte di questo disegno di  legge
  certamente  oggi, pur avendo un po' cambiato la mia  posizione  per
  motivi che vanno oltre quella mia personale, indubbiamente mi trovo
  in  imbarazzo  perché mi sembra di essere ritornato  al  1996.  Chi
  allora  era in quest'Aula  ricorderà che nel 1996 nacque un governo
  a  guida PDL; a distanza di pochi  mesi ci fu un ribaltone e io  mi
  trovai  prima  in maggioranza, poi al governo e,  dopo  un  anno  e
  mezzo, mi trovai all'opposizione.
   Mi  sembra  di  essere ritornato a quel periodo, seppure  con  una
  differenza: allora, quando mi trovai all'opposizione il  presidente
  della  Regione  era  un altro; oggi paradossalmente,  ahimè,  è  lo
  stesso
   Oggi  c'è  qualche  cambiamento  che  mi  ha  visto  in  imbarazzo
  nell'intervenire.  Allora  intervenni quando  ero  all'opposizione;
  oggi,   devo  dire,  mi  trovo  in  imbarazzo  dovendo  intervenire
  effettivamente a favore di questa legge.
   Pur non di meno, interverrò a favore della legge perché riconosco,
  sì  riconosco,  che  la  celerità  con  cui  va  portata  avanti  è
  importantissima anche sotto il profilo della sua validità.
   Si  è perso troppo tempo e i motivi certo non sta a me stabilirli,
  ma  si  è  perso tempo. E questa legge ha un senso se viene emanata
  rapidamente. Infatti, se la legge non nasce, e desidero che  questo
  sia  chiaro - penso che anche con il collega assessore Gentile  sia
  d'accordo   perché  quando  lui  presentò  il  testo   inizialmente
  procedette  celermente, poi il disegno di legge ebbe degli  intoppi
  per altri motivi e non andò avanti -, comunque devo dire che questa
  legge non deve assolutamente essere stravolta nelle finalità per le
  quali nasce.
   Questa   legge  nasce  solo  ed  esclusivamente  per   intervenire
  celermente  a  mettere in moto l'economia. Questa  deve  essere  la
  legge   Ed  è ovvio che è una legge che va in deroga agli strumenti
  urbanistici,  altrimenti non avrebbe senso neanche  approvarla.  La
  Regione  ha  partecipato  alla  conferenza  Stato-Regioni,  ne   ha
  condiviso  i  princìpi ed entro quei princìpi  si  è  limitata  per
  questa legge. Pertanto, io invito tutti i colleghi in tal senso, se
  si  vuole  fare veramente questa legge, altrimenti non  faremo  una
  legge  rapidamente  e velocemente per mettere in  moto  l'economia.
  Faremo  altre  cose,  faremo recuperi dei  centri  storici,  faremo
  recuperi architettonici; ma quelli attengono ad altre leggi.
   Questa è ben altra cosa. Certo si possono fare tutte queste  cose,
  ma non c'entra minimamente con questa legge. Pertanto, invito tutta
  l'Assemblea  a  limitare  lo  spirito  con  cui  ogni  parlamentare
  giustamente  vuole intervenire per migliorare o anche  cambiare  il
  senso  della  norma,  altrimenti il motivo per  cui  la  legge  era
  partita viene meno.
   Questa  è una legge che ancora oggi rimette in moto l'economia  se
  c'è celerità nella sua applicazione, ed è limitatissima perché,  in
  effetti, gli ampliamenti sono addirittura ridotti a meno di  quanto
  è   previsto  nell'accordo  Stato-Regioni.  L'ampliamento,  con  un
  emendamento del Presidente,  è stato limitato a non più di 50 metri
  cubi, e solo per case singole o bifamiliari. Si tratta veramente di
  ampliamenti   di  piccole  realizzazioni.  Per  le  demolizioni   e
  ricostruzioni, invece, si è fatto un discorso differente.
   C'è qualche altra cosa, in verità,  nei primi nove, dieci articoli
  che riguardano novità effettive; ma  non andrei oltre. Diversamente
  vanificheremmo  il motivo per il quale il governo Berlusconi  pensò
  di  voler  fare  questa  legge: in quella  occasione  si  disse  di
  rimettere in moto l'economia con piccoli interventi economici. Poi,
  su  tutto  il  resto  - lo ribadisco - ci possiamo  inserire  tutto
  quello  che si vuole, ma così vanificheremmo il motivo per  cui  il
  disegno di legge è stato predisposto.
   Ribadisco  che  i  centri storici sono stati esclusi  nell'accordo
  Stato-Regioni e invito a mantenere tale impegno. Ricordo che chi vi
  parla  è  uno che aveva presentato inizialmente un emendamento  sui
  centri  storici e poi lo ha ritirato perché si è reso conto che  si
  sarebbe vanificato l'accordo Stato-Regioni. Così come vale  per  le
  case  abusive - l'unico punto che effettivamente negli  ampliamenti
  non è obbligo -, ma si potrebbe valutare se inserirle o meno. C'era
  per  le case condonate, come ha detto l'onorevole Cintola. E questa
  è  una valutazione. Nell'articolato non c'è, sono esclusi i condoni
  e  le  case  condonate;  varrebbero solo ed esclusivamente  per  le
  demolizioni e le ricostruzione, che è ben altra cosa. E  mi  sembra
  pure giusto perché uno toglie tutte le brutture e mette qualcosa di
  nuovo e tecnicamente realizzato a norma di legge.
   Certo,  per  gli  ampliamenti  la norma  non  lo  prevede;  è  una
  valutazione dell'Assemblea, tenuto conto che si tratta  di  piccoli
  ampliamenti. In ogni caso, occorre valutare se inserire  anche  tra
  chi  ne  può  beneficiare le opere che hanno avuto  dei  condoni  -
  piccoli condoni, è ovvio -.
   Per  il resto io non penso di aggiungere altro. Certo, l'assessore
  Gentile  troverà in me un deputato che, a differenza di  quanto  si
  possa  pensare,  trovandomi  oggi all'opposizione  e  non  per  mia
  scelta,   non ostacolerà la legge, anche perché ritengo che  questa
  legge effettivamente possa dare un aiuto all'economia.
   E  considerato che il bene collettivo verso il quale ognuno di noi
  tende nell'applicazione delle norme o nel fare le norme è prima  di
  tutto   il  bene  collettivo  degli  altri  e  tenuto  conto  delle
  difficoltà che oggi tutti ci rendiamo conto esistono nell'economia,
  nello sviluppo, nel mettere in moto questa economia - è inutile che
  ce  lo  neghiamo, giornalmente leggendo i giornali  o  seguendo  la
  televisione  vediamo  il disagio economico  che  c'è  non  solo  in
  Sicilia,  anche in Sicilia, ma ovunque - credo che questo testo  di
  legge di sicuro possa aiutare proprio se limitata.
   Certo, ho sentito dire che ci si preoccupa che questa legge  possa
  mettere  in  discussione problemi circa le zone dove si costruisce.
  Me  ne  dispiace  per  quelli che lo hanno detto,  questa  norma  è
  limitatissima, esclude una quantità di aree dove si può  realizzare
  sia  l'uno  che  l'altro, parlo di demolizioni o di ampliamenti,  o
  demolizioni  e  ricostruzioni. Quindi, è una norma  molto  accorta.
  Effettivamente c'è stato un momento di riflessione che ha  bloccato
  questa norma.
   Devo  dire  -  e la mia non vuol essere ostinazione, lo  dico  con
  franchezza  -  che ci sono stati momenti in cui  si  è  pensato  di
  ritirare  del tutto la norma; io ero contrario, avendola presentata
  non  prima  di  due  mesi  or sono, credo nel  mese  di  agosto  e,
  pertanto,  mi  sembrava assurdo ritirare una norma  che  era  stata
  appena presentata.
   Oggi  penso che l'Aula prenda atto che questa iniziativa  è  stata
  giusta,  alla  fine questo intervento è veramente un intervento  di
  piccola entità, sia nell'un caso che nell'altro.
   Ritengo,  pertanto,  che  sia giusto dare  risposta  alle  piccole
  categorie,   artigiani,  piccole  imprese,  piccole  aziende,   che
  aspettano questa legge con grande ansia. E credo che ognuno di noi,
  per senso di responsabilità, debba dimenticare in questo momento la
  propria  appartenenza  politica, o quanto  meno  l'appartenenza  di
  ognuno  in  quest'Aula, anche perché poi, diciamocelo  chiaramente,
  questa  è  una norma che esce con un Governo della cui  maggioranza
  prima  io  facevo  parte e oggi non più, mi trovo  all'opposizione.
  Quindi  è  una  norma  neutra:  non  è  né  della  maggioranza   né
  dell'opposizione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Caputo.  Ne  ha
  facoltà.

   CAPUTO.    Signor    Presidente,   onorevoli   colleghi,    questo
  provvedimento  legislativo  che  arriva  in  Aula  dopo  una   fase
  certamente   non  edificante  del  lavoro  e  dello   stile   delle
  Commissioni parlamentari, rappresenta uno dei momenti più esaltanti
  di   questo  Parlamento,  non  fosse  altro  perché  finalmente  un
  provvedimento  legislativo  riporta  in  Aula  il  problema  legato
  all'edilizia in Sicilia. Un'edilizia vista non più come un fenomeno
  di abusivismo da reprimere o un fenomeno edilizio da riordinare per
  rendere  armonico  il paesaggio edilizio della nostra  Regione,  ma
  finalmente   l'edilizia  diventa  un  fatto  politico   di   questo
  Parlamento, e certamente anche di questo Governo.
   E  va  dato  atto ad un gruppo di parlamentari di avere  avuto  la
  sensibilità  e  l'intuito politico di sottoporre e  di  portare  al
  centro  del  dibattito  politico di  questo  Parlamento  la  realtà
  edilizia della Sicilia.
   Con  questo disegno di legge, chiamato impropriamente piano  casa,
  finalmente poniamo una logica anche culturale al riordino  edilizio
  della nostra Regione.
   Siamo passati dagli anni del sacco edilizio di Palermo, quando  al
  comune  di  Palermo regnava una consorteria mafiosa  che  ha  fatto
  dell'edilizia  il  centro dell'economia e della  ricchezza  mafiosa
  della  Sicilia, ad oggi, con questo disegno di legge che  ridisegna
  in  maniera armonica e ordinata lo sviluppo economico della  nostra
  Sicilia  legato  all'edilizia.  E non  a  caso  parlo  di  sviluppo
  economico legato all'edilizia perché fino a quando, e chi  è  stato
  sindaco negli anni passati lo sa benissimo, l'edilizia ha avuto  il
  suo  momento di grande e ordinato sviluppo, l'economia  dei  comuni
  della  Sicilia  é cresciuta in maniera esponenziale,  così  come  é
  diminuito in maniera incontrovertibile il livello di disoccupazione
  della  nostra  Sicilia, perché quando cresce  l'edilizia  tutto  il
  comparto  legato all'artigianato e al commercio cresce  in  maniera
  esponenziale e positiva.
   Però  é chiaro che si tratta di un disegno di legge che ha bisogno
  di  essere  qualificato  con un lavoro  parlamentare  e  con  degli
  emendamenti.  Qui poniamo una norma che va ad ordinare  il  settore
  edilizio  in  Sicilia, e dobbiamo coniugarlo con tutto  quello  che
  dall'abusivismo in questi decenni è stato realizzato  ed  edificato
  nei  comuni  siciliani,  per  i quali oggi  l'alternativa  è  o  la
  sanatoria  edilizia previo pagamento degli oneri concessori  oppure
  la demolizione.
   E'  chiaro  che questo Parlamento si deve porre anche il  problema
  serio  che gli amministratori e i sindaci della Sicilia si dovranno
  porre,  in  caso  di mancata proroga dei termini per  la  sanatoria
  edilizia: il problema della demolizione di centinaia e centinaia di
  costruzioni  abusive per rispettare la legge e  per  riordinare  il
  territorio  siciliano. Ecco perché con questo disegno di  legge  il
  Parlamento si deve porre il problema di dare una risposta a tutti i
  sindaci della Sicilia che da tempo chiedono di sapere se ci sarà un
  termine  per  la  sanatoria  delle  concessioni  sanabili  e  delle
  costruzioni  sanabili, oppure bisognerà procedere all'emissione  di
  provvedimenti  o  di  acquisizione  al  patrimonio  comunale  degli
  immobili oppure di demolizione degli immobili non acquisibili,  con
  risvolti di  ordine pubblico e di carattere abitativo e sociale.
     Ecco perché questo disegno di legge deve avere una visione piena
  della situazione, anche per arginare fenomeni di inquinamento e  di
  infiltrazioni mafiose nel settore dell'edilizia privata.
   Ecco  perché  per i provvedimenti di riordino dell'edilizia  vanno
  previsti  dei  protocolli di legalità che vanno  stipulati  con  le
  prefetture,  con  i sindaci e con le associazioni dei  costruttori,
  perché  è indubbio che - la storia di questa Sicilia ne è  piena  -
  accanto  allo  sviluppo  edilizio è  cresciuto  lo  sviluppo  degli
  interessi della mafia in Sicilia.
   Ecco  perché  ritengo  che questo disegno di legge  è  importante,
  complesso,  va  attentamente esaminato  da  questo  Parlamento,  va
  accompagnato, corroborato e raffinato con una serie di emendamenti.
   Se  vogliamo  dare  alla  Sicilia e  ai  siciliani  e  al  settore
  dell'edilizia,  che oggi vive uno dei momenti più drammatici  della
  propria  vita economica, che si può paragonare soltanto alla  crisi
  delle  colture in Sicilia, questo disegno di legge deve imporre  al
  Parlamento  un  momento  altissimo  di  attenzione,  di  esame,  di
  emendamenti,  perché da questo Parlamento, con questa  legge,  esca
  una   norma  che  rilanci  l'edilizia  in  Sicilia,  rapportata   e
  armonizzata con i piani regolatori, ma che deve essere lo strumento
  di  sviluppo  della Sicilia e non deve essere un'altra  opportunità
  data  alla mafia per fare i suoi interessi enormi all'interno dello
  sviluppo economico.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Maira.  Ne  ha
  facoltà.

   MAIRA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, poche  battute  per
  confermare  intanto  che  l'intervento  dell'onorevole  Cintola   è
  condiviso dal Gruppo parlamentare UDC e, quindi, il suo non è stato
  un  intervento  a  titolo personale, ma un intervento  a  nome  del
  gruppo, qualificato come personale sol perché, a seguito di un  mio
  ritardo  come  presenza  in  Aula, non è  stato  formalizzato  come
  intervento  del  gruppo,  ma il gruppo ne  aveva  già  parlato  con
  l'onorevole Cintola.
   E' stato già evidenziato, da chi mi ha preceduto, che questa è una
  legge  importante  per  tanti aspetti. Io  ne  vorrei  sottolineare
  alcuni.
   Intanto,  consideriamo questa una legge importante per  l'economia
  della  nostra  Isola;  è certamente un volano per  tutto  l'indotto
  dell'edilizia  ed  è  un  toccasana per un comparto  che  ha  visto
  nell'arco del 2009 una perdita di posti di lavoro e di economia  di
  notevolissima importanza.
   Questa  legge arriva in ritardo in Aula (era già pronta all'inizio
  del  2009)  e,  se devo fare un appunto, lo faccio  proprio  perché
  abbiamo  accumulato quasi un anno di ritardo a danno dell'edilizia,
  a danno di questo comparto, a danno dell'economia siciliana.
   Mi  auguro  che  non ci siano altri ritardi, e bene  ha  fatto  il
  Presidente  a rinviare l'esame dell'articolato fissando il  termine
  per  la  presentazione degli emendamenti alla  prossima  settimana,
  senza  un  ritorno in Aula che sarebbe stato una inutile e  dannosa
  perdita di tempo.
   Tengo  a  sottolineare che l'UDC presenterà un nutrito  e  corposo
  numero  di emendamenti, migliorativi dal nostro punto di  vista  e,
  speriamo,  condivisi  dall'Aula, proprio nello  spirito  di  quella
  opposizione   costruttiva  che  abbiamo  ribadito  più   volte   in
  quest'Aula.
   Tengo  a  sottolineare altresì che l'UDC non  sarà  disponibile  a
  camuffare  questa legge, anche in alcune sue parti, come una  legge
  di  sanatoria edilizia. Chi vuole parlare di sanatoria edilizia  lo
  faccia  chiaramente, si approfondisca il tema,  lo  si  faccia  con
  altro  provvedimento  legislativo che con  trasparenza  affronti  i
  problemi  della sanatoria. Ma questa non è una legge  di  sanatoria
  edilizia,  questa  è  una  legge  di propulsione  dell'edilizia  in
  Sicilia.
   Il  Gruppo  parlamentare  UDC anticipa - è  l'ultimo  aspetto  che
  voglio  trattare  -  che depositerà già domani un  emendamento  che
  riporta  all'attenzione di quest'Aula i problemi delle  cooperative
  edilizie,  cioè del ripescaggio dei termini per quelle  cooperative
  che  con  poca sensibilità quest'Aula rimanda da più di un anno,  e
  sempre su emendamenti presentati dall'UDC che più volte sono  stati
  rinviati  ad una legge organica che non è mai intervenuta. L'ultimo
  rinvio  è  stato  fatto a fine del 2009 e si prese impegno  sia  da
  parte  del  Governo e, personalmente dal Presidente della  Regione,
  sia  da  parte della Commissione e della Presidenza di  quest'Aula,
  che  sarebbe  stato presentato un disegno di legge  organico  nella
  prima seduta d'Aula utile del 2010.
   Questo  non è avvenuto, avevamo dato per scontato che non  sarebbe
  avvenuto.
   Ecco  perché ripresenteremo quegli emendamenti che, da più  di  un
  anno,  l'UDC ripropone ad ogni legge che ha come materia l'edilizia
  con la speranza - e su questo saremo violentemente presenti in Aula
  -  che l'Aula finalmente abbia buone orecchie per sentire e che  si
  approvino  immediatamente  gli emendamenti  che  l'UDC  predisporrà
  sulla materia e che saranno depositati domani.
   Nient'altro ho da dire a nome dell'UDC tranne invitare quest'Aula,
  e  siamo  certi che la Presidenza sarà attenta e operativa  in  tal
  senso,  a  licenziare questo testo di legge il più presto possibile
  perché serve alla Sicilia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Bonomo.  Ne  ha
  facoltà.

   BONOMO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, poche battute  per
  specificare   e  sottolineare  che  questa  legge  è   una   grande
  opportunità per la Sicilia e per i siciliani.
   Vero  è  che  c'è  stato un problema, ovviamente politico,  se  si
  riscontra che già nel mese di marzo dello scorso anno il testo  del
  disegno   di   legge  era  stato  abbondantemente   sviscerato   in
  commissione  ed era già pronto prima dell'estate per  approdare  in
  Aula.
   Le  note  vicissitudini legate alle problematiche  governative  ne
  hanno  comunque  impedito  un  veloce passaggio  dalla  commissione
  all'Aula  ed oggi, comunque, dopo un celere ma non per questo  poco
  approfondito esame in Commissione del testo definitivo, ci troviamo
  ad esaminare l'articolato in Aula per varare quello che ritengo sia
  uno  degli strumenti più importanti per la Sicilia per il  rilancio
  di  un comparto stagnante e in profonda regressione economica e  di
  posti di lavoro.
   Da  questo  scranno  non  posso  che  fare  appello  al  senso  di
  responsabilità  di  tutti noi, onorevoli colleghi,  a  che  con  le
  opportune  modifiche che vogliamo apportare ad un  testo  di  legge
  che,  come tutti i disegni di legge, è perfettibile, si possa  dare
  in  breve tempo ai siciliani e all'Isola lo strumento per rimettere
  in moto una parte dell'economia.
   Onorevoli  colleghi, non bastano le risorse pubbliche,  non  basta
  l'assistenzialismo  per  dare  risposte ai siciliani,  le  risposte
  occupazionali  che i siciliani da noi aspettano,  ma  è  necessario
  rimettere in moto l'economia privata. E ritengo che questa sia  una
  buona   legge  che  potrà  certamente  sensibilizzare  e  stimolare
  l'imprenditoria  privata nel mettere in campo  risorse  economiche,
  magari in questo momento accantonate nelle famiglie.
   E'  chiaro  che  il  piano casa è una grande  opportunità  per  il
  lavoro,  per  le  imprese e per la ripresa economica,  ed  è  anche
  chiaro  che  nel passaggio in cui diamo l'opportunità non  solo  al
  piano casa, ma anche alle attività produttive di rimettere in moto,
  con  la  demolizione  e la ricostruzione degli opifici  fatiscenti,
  anche la messa in sicurezza degli edifici industriali e commerciali
  ad  uso artigianale, noi rendiamo possibile l'immissione di risorse
  all'interno del circuito economico, ma anche la messa in  sicurezza
  dei  posti  di  lavoro. E questo mi sembra uno dei  più  importanti
  risvolti sociali che possiamo dare ed ottenere con il piano casa.
   La sicurezza sul lavoro quindi, come ulteriore obiettivo, oltre al
  rilancio economico, di questa legge.
   E' anche vero che, per quanto riguarda le norme sulla bioedilizia,
  norme che saranno comunque stabilite dall'assessore con un decreto,
  non  possiamo che rifarci a tutto quello che la legislazione  e  le
  opportunità in fase di sperimentazione e di ricerca ci  hanno  dato
  strutturalmente negli ultimi anni.
   Bene   Un breve passaggio politico prima di passare alle eccezioni
  che si possono fare.
   Ho  sentito due UDC: una UDC di appoggio e che approva  in  pieno,
  che   é   l'UDC   dell'onorevole  Cintola,  che  ha   fatto   delle
  sottolineature importanti sia sul numero degli emendamenti, dodici,
  sia  sulla  possibilità - che non può essere un'eccezione  ma  deve
  essere  un  dovere  - che alla licenza edilizia, all'autorizzazione
  edilizia  si  accompagni, in maniera importante e fondamentale,  la
  possibilità  che  l'edificio sia munito di agibilità.  Ricordiamoci
  che l'agibilità non tratta solo la possibilità di avere un edificio
  sicuro,  questo  lo  danno già le norme;  ma  quel  certificato  di
  agibilità   dice  pure  che  tutti  gli  oneri  concessori   e   di
  edificazione sono stati già pagati.
   Onde  evitare un'ulteriore sanatoria su edifici che comunque  sono
  parzialmente in regola, ritengo che l'esibizione del certificato di
  agibilità,  per  accedere al nuovo piano casa,  sia  uno  strumento
  essenziale, oltre alla licenza edilizia o di sanatoria.
   Tutto  ciò  si contrappone alla visione che l'onorevole  Maira  ha
  dato del piano casa, preannunciando nel suo intervento innumerevoli
  e  corposi  emendamenti. Bene, l'UDC si decida, o sono  dodici  gli
  emendamenti  da presentare in Aula o sono numerosi e  innumerevoli.
  Ritengo  che  si debba andare nella prima direzione  per  senso  di
  responsabilità perché questo, comunque, lo dobbiamo  ai  cittadini,
  ai Siciliani. Noi lavoriamo per loro e non  contro di loro.
   Per  quanto riguarda le eccezioni: le periferie sono state  spesso
  al centro dell'attenzione dei colleghi che mi hanno preceduto. Ma é
  anche   vero   che   nell'avanzare  verso  la  periferia   in   una
  cementificazione, per quanto oculata ma di massa, che possa portare
  le  aree  agricole  all'interno  delle  cooperative  edilizie,  non
  possiamo lasciare dietro di noi le macerie.
   E  le  macerie sono quelle di un'edilizia degli anni   60  che  ha
  bisogno  di  essere rimodulata, ristrutturata, ma anche  quella  di
  alcuni centri storici, anzi della maggior parte di essi. E,  a  mio
  avviso,  perdiamo  un'occasione importante se non  riconduciamo  le
  periferie all'interno della legge sul cosiddetto piano-casa.
   Centri  storici che, ovviamente, non possono avere come premialità
  un   nuovo  e  importante  aumento  di  cubatura,  perché   ciò   è
  impossibile,  ma  possono  vedere  come  premialità  un  contributo
  economico  di  cui  la  Regione Sicilia deve farsi  carico  e/o  la
  possibilità di accedere a mutui a tasso agevolato affinché i centri
  storici possano essere restaurati.
   Vedete,  il  restauro  dei centri storici  può  essere  effettuato
  secondo le norme che le sovrintendenze vogliono comunque dare, come
  norme vincolanti, e attraverso tecniche innovative che vedano anche
  l'uso,  oltre che dei materiali di bioedilizia  tipici  dei  centri
  storici  nel  tempo,  anche di materiali nuovi.  Mi  riferisco,  ad
  esempio,  alle fibre di carbonio, mono/ bi e triassiali, che,  come
  forma  di  sperimentazione, sono state  usate  non  in  un  momento
  qualsiasi, ma nella ricostruzione della Basilica di Assisi.
   Se  questo  si è potuto attuare nella Basilica di Assisi,  ritengo
  che  anche  i  nostri centri storici, di altrettanta  rilevanza  ed
  importanza,  possono essere oggetto di uno studio approfondito  con
  tecniche   di  ricostruzione  all'avanguardia  ma,  comunque,   nel
  rispetto dell'equilibrio della nostra storia.
   In  ultimo,  questa premialità che in cubatura non può  certamente
  essere data, comunque va trasferita in una premialità economica. Se
  l'Assessorato  dell'Economia  fa due  conti,  con  le  risorse  che
  mettiamo  in  moto  nel campo dell'edilizia  in  genere  e  con  la
  possibilità  di  fare  fronte  ad una  fuga  in  massa  dal  nostro
  territorio soprattutto di maestri d'ascia o di esperienze  che  sui
  centri  storici  c'è  la  necessità di  recuperare  e  valorizzare,
  ritengo  che,  fatti i conti, il punto di pareggio è  molto  basso,
  molto  semplice  da  trovare. Bastano pochi incentivi  economici  o
  accordi  con  banche comunque di primo livello  per  permettere  ai
  siciliani di non avanzare verso le periferie lasciando dietro di sé
  il  degrado, ma di trovare l'equilibrio del buon vivere,  del  solo
  vivere all'interno di quelli che erano i criteri costruttivi  delle
  case  di  una  volta,  che  abbiamo la necessità  e  il  dovere  di
  recuperare, possibilmente con questa legge.
   C'è la possibilità. La legge è snella, sono pochi articoli e pochi
  potrebbero essere gli emendamenti. Da quest'Aula - perché l'Aula  é
  sovrana  nel  formulare le leggi - abbiamo  il  dovere  di  portare
  avanti un buon piano casa.
   Con  queste  poche eccezioni, rimettendomi comunque  alla  volontà
  dell'Aula  sugli  emendamenti, preannuncio il mio  voto  fattivo  e
  propositivo  per una buona legge che, da oltre un  anno,  ci  siamo
  trascinati in commissione.

   ROMANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ROMANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che la  legge
  al   nostro   esame  sia  una  buona  legge.  Vorrei  fare   alcune
  considerazioni, richiamando anche gli interventi dei  colleghi:  la
  legge non va stravolta; la legge non è omnicomprensiva di tutto  lo
  scibile  umano;  non  ha  elementi di urbanistica  né  elementi  di
  sicurezza, ma li contiene al tempo stesso.
   Credo che abbia alcune lacune che possano essere recuperate con il
  lavoro  d'Aula  e  segnalo in modo particolare qualche  refuso  nei
  passaggi dove, più di una volta, sono riportate le parole  attività
  produttive ,  dobbiamo capire se cassarle o inserire  alcune  delle
  attività produttive. Penso ai tempi di applicazione della  norma  -
  la  legge  prevede 24 mesi, che anche a me sembrano  pochi  -;  c'è
  l'articolo   9   che   crea  qualche  perplessità,   che   dobbiamo
  approfondire  assieme,  perché  si  configura  come  una  sorta  di
  sanatoria, mentre non è questo lo spirito della legge. Dico  ancora
  che  non  vuole invadere altre norme, lascia libero tutto  il  tema
  delle  zone   A'  dei  piani regolatori tanto  discussi  in  questi
  giorni; dobbiamo affrontare separatamente le zone  A' con un  norma
  ad hoc. Ma dobbiamo trovare un accordo su questo.
   Il senso del mio intervento è questo.
   Se  noi  vogliamo  - recuperando anche il pensiero  dell'onorevole
  Beninati  e  di  chi mi ha preceduto - lasciare una  norma  snella,
  essenziale, nello spirito dell'accordo Stato-Regioni, non  possiamo
  non fare uno sforzo per presentare pochi emendamenti. Dopodiché, se
  vogliamo  aprire  la  maglia  e inserirvi  dentro  il  testo  unico
  dell'urbanistica,  le zone  A', le leggi di sanatoria, il  Pai,  la
  sicurezza,  il  risanamento, l'abusivismo, possiamo mettere  dentro
  tutto; però non è questo il senso della legge.
   Signor  Presidente, il mio intervento tende ad identificare questa
  procedura,  più  che  ad entrare nel merito,  perché  il  dibattito
  parlamentare mi consentirà dopo di entrare nel merito di  un  testo
  di  legge al quale abbiamo lavorato tanto, evidenziando che abbiamo
  voluto  puntare  al  decoro, a mettere  in  moto  l'edilizia,  alla
  sicurezza,  all'adeguamento sismico, al risparmio energetico  e  al
  risparmio  del  suolo.  C'è  qualche  novità  interessante  che  va
  approfondita, qualcosa che abbiamo lasciato fuori e che può  essere
  recuperata. Ma lo spirito della legge è questo.
   E, quindi, invito l'Aula, ringraziando il Governo per l'attenzione
  che  ha  posto  al  tema  -  anche se con  un  lungo  dibattito  in
  commissione,  ma  il  Governo ha spinto  fortemente  perché  questo
  disegno  di  legge  arrivasse in Aula -,  a  cogliere  il  senso  e
  l'obiettivo   del  disegno  di  legge,  auspicando   quindi   pochi
  emendamenti,  possibilmente  concordati  e  concertati,   che   non
  stravolgano  l'impostazione  generale e  vadano  all'essenza  della
  norma.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente   della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi, i colleghi che mi hanno preceduto  sono  tutti
  d'accordo  nel  dire che questo è un disegno di legge  che  porterà
  l'economia della nostra Sicilia nei prossimi mesi ad una prosperità
  ineguagliabile. Però ognuno di loro ha aggiunto che questo  disegno
  di  legge  manca di qualcosa: chi dice che manca di  qualche  norma
  urbanistica, chi dice che manca di norme che guardano ai  piani  di
  edilizia  economica e popolare, chi dice che le norme  sono  troppo
  restrittive, chi dice che mancano norme a salvaguardia  dei  centri
  storici.
   La sostanza è una: questo disegno di legge non ha un'anima e non è
  vero che è il piano casa voluto dal presidente Berlusconi. Questa è
  un'altra  cosa. E' un'altra cosa perché siamo fuori  tempo  massimo
  dall'accordo  Stato-Regioni.  La  nostra  è  rimasta  la  penultima
  regione,  oltre  la  Calabria,  a non  avere  adottato  quello  che
  suggeriva circa nove mesi fa il Governo nazionale.
   Questo è un disegno di legge che ha perso corpo ed anima, rispetto
  a  quello  che era la congiuntura, sotto il profilo economico,  del
  comparto dell'edilizia. Allora, cosa si vuole fare?
   Non si è capito bene.
   Certo, quello che è fotografato in questo disegno di legge non  si
  capisce  perché  è stato fatto in fretta e furia  -  lo  ripeto  al
  Parlamento  -  in  una  commissione dove, addirittura,  sono  stati
  sostituiti  i  commissari per licenziarlo per  l'Aula,  e  contiene
  nell'articolato   norme  di  sanatoria,  norme   con   profili   di
  incostituzionalità, porta all'interno dell'articolato  una  visione
  delle élites che hanno in possesso le loro abitazioni, tralasciando
  quello  che è, invece, il problema dell'edilizia in Sicilia,  e  il
  problema sociale verso l'edilizia, in Sicilia.
   Quindi,  è  un  provvedimento senza anima - ne ha  fatto  bene  il
  quadro  l'onorevole Beninati -, nasce con un governo, viene passato
  di  mano a un altro governo, dove non c'è una linea ben definita di
  quello che vuol essere.
   Ci  ritroveremo nelle prossime ore non solo a rivedere quello  che
  ha  votato  la Commissione in fretta e furia, ma anche a  valutare,
  secondo  il mio modesto avviso, centinaia di emendamenti che,  come
  già  hanno  annunciato  alcuni  colleghi,  non  daranno  forza   al
  provvedimento ma metteranno il Parlamento in imbarazzo  perché  non
  esiste  una  linea. Non si comprende se è un disegno di  legge  che
  guarda  all'economia  o un disegno di legge che  vuole  aiutare  le
  norme urbanistiche del territorio.
   Assessore  Gentile,  non  si comprende,  sotto  il  profilo  della
  fattibilità, come bisogna operare con questo disegno di legge.  Non
  c'è  in  nessuno  degli  articoli  un  riferimento,  così  come  ha
  richiamato qualche deputato, di deroga alle norme che regolamentano
  gli strumenti urbanistici.
   Io  non  comprendo cosa stiamo facendo. Se non andiamo in  deroga,
  siamo in ordinaria azione.
   Rispetto a questo stiamo ingolfando gli uffici tecnici dei  comuni
  di  ulteriori  provvedimenti e, per aiutare i tecnici per  semplici
  concessioni edilizie, non basteranno sei o sette mesi.
   Non  vorrei che questo disegno di legge diventi il flop annunciato
  di quello che, invece, voleva essere una cosa diversa.
   Nell'ambito  della collaborazione della Commissione,  propongo  al
  Governo di rivedere il disegno di legge, secondo quanto emerso  dal
  dibattito della discussione generale, preparando un emendamento che
  dia  un'anima  a questo disegno di legge e definendo i  confini  ai
  quali si deve attenere tutto il Parlamento.
   Nessuno degli interventi ha voluto mettere un colore a quello  che
  poi  vuole essere il provvedimento finale. Così come è pensato, non
  è  un  piano  casa, non è neanche un disegno di legge che  potrebbe
  portare vantaggio a quel comparto a cui tutti guardiamo.
   Ritengo  che  il lavoro del Governo deve essere di  sintesi;  deve
  guardare ai suggerimenti di tutti i parlamentari; deve guardare  ai
  suggerimenti dei tecnici, soprattutto di quelli che si occupano  di
  ristrutturazioni  e  di  riqualificazioni, i  quali  aspettano  per
  avviare una serie di innovazioni in Sicilia.
   Ci  sono  delle  cose positive nel disegno di  legge,  ad  esempio
  l'utilizzo  del  materiale bioedilizio, le norme antisismiche,  una
  serie  di  azioni  che servono a riequilibrare il territorio  anche
  sotto il profilo urbanistico.
   All'assessore Gentile dico che il lavoro di queste settimane  deve
  essere  di  concerto con il Parlamento affinché questo  disegno  di
  legge, che non è più il piano casa, dia un avvio concreto, reale, a
  quel  comparto  che  tutti  quanti abbiamo  richiamato  nei  nostri
  interventi.
   Poco  fa, confrontandomi con l'onorevole Romano, segretario  della
  quarta  Commissione,  non ricordiamo - lo vedremo  poi  negli  atti
  della  Commissione - l'inserimento dell'articolo 9 nel  disegno  di
  legge e naturalmente, per quanto mi riguarda, ritengo assolutamente
  abnorme inserire l'articolo 10 in un provvedimento come quello oggi
  all'esame del Parlamento.
   Così  come  hanno detto tutti gli altri colleghi,  di  destra,  di
  sinistra  e di centro, aspettiamo non solo  suggerimenti attraverso
  gli  emendamenti dei deputati, ma soprattutto che  il  Governo  dia
  un'anima  a  questo disegno di legge affinché possiamo  consegnare,
  nel  giro  di  breve tempo, a tutti i siciliani un'azione  vera  di
  sviluppo dell'economia dell'Isola.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ritengo  che
  stasera  si  stia  scrivendo una pagina importante  per  la  nostra
  Sicilia  e  per  il popolo siciliano, una pagina importante  perché
  forse,  finalmente,  stiamo cominciando ad incamminarci  verso  una
  strada   che   ci  consente  di  essere  esenti  da  complessi   di
  inferiorità.   Molto  spesso  nel  legiferare,  nell'affrontare   i
  problemi, nel tentare di dare risposta alle tante questioni di  cui
  soffre   la   Sicilia,  siamo,  per  così  dire,  condizionati   da
  atteggiamenti  che  vengono da fuori. Siamo anche  condizionati  da
  molti  censori  che,  molto  spesso,  sono  all'interno  di  questo
  Parlamento e delle diverse formazioni politiche, come se ci fossero
  buoni  e  cattivi, come se ci fossero coloro i quali hanno da  dare
  lezioni e, al contrario, coloro i quali devono riceverle.
   Questa  è  una legge che, certamente, va incontro ad una legittima
  esigenza del popolo italiano e, quindi, anche di quello siciliano.
   Onorevole  assessore,  lei arriva alla fine  di  questo  percorso.
  Certo,  non ha fatto mancare il suo contributo, non lo farà mancare
  nel  corso  di  questi  giorni.  Però  dobbiamo  correggere  alcune
  inesattezze.  Inesattezze che provengono anche dalla  comunicazione
  che  è  stata  fatta - quando la quarta Commissione ha  esitato  il
  disegno  di  legge  era  assente  il  presidente,  era  assente  il
  sottoscritto che, tuttavia, ha partecipato ai lavori dando  il  suo
  modesto  contributo  -  circa  il  fatto  che  il  PDL  non   aveva
  partecipato   per   impostazioni  politiche,  per   condizioni   di
  opportunità   politica  nei  confronti  di   una   legge   che   io
  personalmente, ma penso il mio gruppo certamente  condivide.
   In  quella  occasione, forse con una forzatura,  magari  correndo,
  magari  tentando  di  far presto per mettere troppo  in  fretta  il
  cappello su una norma, si è voluta dare questa comunicazione che io
  ritengo completamente errata e certamente non aderente alla realtà.
   Certo, dobbiamo stare molto attenti nell'esaminare l'articolato di
  questa  legge  importante che mette in moto l'economia,  di  questa
  legge  che  è legittimamente attesa dall'Ance e dai cittadini,  che
  deve guardare con attenzione alla possibilità di riqualificazione e
  che  deve anche guardare alla possibilità di riqualificare non solo
  alcuni settori importanti, intendendo le attività produttive.
   Avevo  proposto un emendamento, che ripresenterò all'Aula,  e  del
  quale  il  Governo  si  era fatto carico per  una  riscrittura  più
  aderente alle esigenze e ai dettati normativi, e che riguardava  la
  possibilità  di  recuperare quei manufatti  nella  periferia  della
  città e che attengono al settore dell'agricoltura. Tutti quanti noi
  sappiano,  chi vive il territorio lo sa, che questo è  un  problema
  serio   che   va   affrontato  e  che   va   in   direzione   della
  riqualificazione. E' un problema che mette in movimento  importanti
  risorse economiche e che noi non possiamo trascurare.
   Quindi, alcuni aggiustamenti vanno sicuramente fatti.
   Condivido   l'impostazione   che  è   stata   data   questa   sera
  dall'onorevole   Bennati:  noi  non  dobbiamo  stravolgere   questo
  articolato,  noi dobbiamo tenere conto di alcuni fatti  importanti,
  di  alcuni  fatti che possono qualificare, in qualche modo,  questa
  legge.  Ma  non  deve  uscire da questo Parlamento  una  sanatoria.
  Questo non deve accadere.
   Dobbiamo  fare  in  modo che ciò non accada  e  ciascuno  di  noi,
  ciascun  parlamentare,  rispondendo  alla  propria  coscienza,   al
  proprio dovere di mandato, deve muoversi in questa direzione.
   Noi  certamente  lo  faremo,  signor Presidente.  Noi  lo  faremo,
  onorevole  assessore. Certamente lo farà il Popolo  della  Libertà,
  certamente  lo  faranno  gli  altri Gruppi  che  compongono  questo
  Parlamento. Ma è importante che si faccia presto.
   E'  importante che si concluda presto questo iter, che  si  giunga
  finalmente  a soluzione, liberandoci, in conclusione - come  dicevo
  all'inizio  del mio intervento - di quel  complesso che  finalmente
  deve  essere messo nel cassetto: noi non siamo migliori dei  nostri
  connazionali, ma non siamo neanche peggiori. Non esistono in questo
  Parlamento  forze politiche che devono insegnare e forze  politiche
  che  devono  imparare; ciascuno deve dare il proprio contributo,  e
  deve  farlo con coscienza e senza nessuna deriva diversa da  quello
  che deve essere l'indirizzo politico.
   Lasciamo   fuori   da  quest'Aula  qualunque  deriva   demagogica,
  occupiamoci  dei  problemi  per quelli che  sono,  per  come  vanno
  affrontati,  per  come  vanno risolti  e  certamente  renderemo  un
  servizio alla Sicilia e ai siciliani.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  onorevole  assessore,  non  posso
  nascondere che, dopo aver ascoltato il dibattito questa  sera,  una
  certa   preoccupazione  ce  l'ho  rispetto  al  merito  di   questo
  provvedimento legislativo che, per le sue caratteristiche, presenta
  elementi di complessità e anche il rischio che una facile demagogia
  finisca per prendere il sopravvento rispetto al rigore che io credo
  debba  guidare  l'azione da parte dei singoli  parlamentari  e  dei
  gruppi parlamentari nell'approccio con il quale vogliamo licenziare
  questo testo.
   E' vero che è un testo che avrà una vigenza di 24 mesi, ma apre un
  precedente,   apre   una  novità  sul  piano   della   legislazione
  urbanistico-edilizia che ci porteremo e si porterà, chi verrà  dopo
  di noi, nell'attività legislativa di questa Regione.
   Una  cosa  deve  essere  chiara: stiamo stabilendo  per  legge  le
  deroghe  ai  coefficienti  edilizi che  hanno  guidato  e  regolato
  l'edilizia regolamentare nel nostro ordinamento legislativo  almeno
  dal 1968. Quindi, questa legge con elementi di premialità introduce
  una tale portata di novità che, se non la guidiamo con rigore e con
  serietà nell'approccio, rischiamo di consegnare alla Sicilia  e  ai
  nostri  figli  un far west senza precedenti nella  vita  di  questa
  Regione. Altro che città brutte e abbrutite da un abusivismo che ha
  guidato,  in molti casi, le scelte urbanistiche di interi territori
  della Sicilia
   Qui rischiamo di consegnare al far west del  fai da te  un modello
  di  pianificazione e di edilizia per i prossimi decenni. Devo  dire
  che  sono preoccupato perché ho sentito nella discussione di questa
  sera  anche  posizioni  che  sono più il  frutto  della  confusione
  politica  che regna e che rischia di guidare l'attività legislativa
  nelle  prossime  settimane,  in cui colleghi  degli  stessi  gruppi
  parlamentari,  parlando a nome del rispettivo gruppo,  hanno  detto
  cose opposte fra di loro.
   Quindi,  c'è un rischio, avverto una preoccupazione che mi  auguro
  possa essere sconfessata, smentita da comportamenti che poi provano
  a costruire una sintesi.
   Vorrei  che questa mia preoccupazione fosse una preoccupazione  di
  tutto  il  Parlamento perché, ripeto, noi provvederemo - se  faremo
  questa  legge  -  a  licenziare una legge che  segnerà  il  destino
  edilizio e urbanistico nella nostra Regione per i prossimi decenni.
   Voglio  dirlo con molta onestà:  io ho sentito colleghi  dire  che
  questa è la legge voluta da Berlusconi; poi ho sentito colleghi del
  gruppo  del partito di Berlusconi dire  questa è una legge che  non
  ci piace, perché l'avete fatta in fretta, perché c'è stato un colpo
  di  mano ,  per  mille  ragioni  che  sono  intervenute  nel  corso
  dell'esame di questo provvedimento.
   Io  so che è la legge che voleva Berlusconi. So che le regioni, le
  uniche  poi  che  hanno competenza in materia, hanno  riportato  la
  legge all'interno di una cornice legislativa con dei paletti che la
  rendono  certamente  un  elemento  di  novità,  con  meccanismi  di
  premialità,  ma chiudendola in un recinto che noi, personalmente  e
  collettivamente come gruppo parlamentare, consideriamo  un  recinto
  dal  quale non intendiamo derogare. Ecco perché il patto, l'accordo
  definito  dalla  Conferenza Stato-Regioni per  noi  costituisce  la
  stella cometa con la quale vogliamo affrontare questa legislazione.
   Infatti,  se  non  abbiamo  dei punti di riferimento  che  guidano
  l'azione  legislativa in questa legge, conoscendo io l'attività  di
  parlamentare di questa regione, so che ci sono sempre stati - e qui
  i  miei  colleghi più anziani possono confermare - due grandi  temi
  che  appassionano  molto i deputati: uno è in genere  il  personale
  della  Regione, con norme che premiano, che consentono  avanzamenti
  di  carriera,  e  l'altro è l'urbanistica, dove si sbizzarrisce  la
  fantasia più assoluta.
   Credo  che,  da  questo punto di vista, dobbiamo  darci  tutti  un
  orizzonte  di  riferimento, ripeto, una  stella  cometa  che  guidi
  l'azione dell'attività legislativa, sapendo - lo diceva il  collega
  Faraone  -  che questa non è una legge per la casa, lo dico  perché
  anche qui non siamo comunque all'anno zero sulla legge per la casa.
   In  questa  legislatura e, per la verità, anche nella  precedente,
  noi  siamo  stati gli artefici di una norma - lo dico all'assessore
  Gentile  che  ha assunto da qualche giorno l'incarico di  assessore
  alle  infrastrutture - che consente, ad esempio, ai  siciliani  che
  vogliono ristrutturare nei centri storici, ristrutturare e  non  il
  far  west nei centri storici, la possibilità di accedere a mutui  a
  tasso  agevolato,  addirittura a tasso  zero,  per  consentire  sia
  l'attività  edilizia  delle  imprese  che  lavorano  attraverso  le
  ristrutturazioni ma anche per consentire la rimessa in moto di  una
  attività  di riqualificazione dei nostri centri storici in Sicilia,
  attraverso  la  messa in sicurezza, attraverso la  ristrutturazione
  che  consenta  l'abitabilità in luoghi che, nel corso  degli  anni,
  sono diventati inabitabili e invivibili.
   Insomma, ci sono già dei provvedimenti che giacciono negli  uffici
  regionali  da oltre un anno. E ricordo all'Assessore che  la  legge
  che  ha  stanziato  i  contributi per  i  centri  storici  è  stata
  riscritta  nel mese di aprile del 2009, dopo che era stata  scritta
  nel  mese  di  febbraio  del  2008  (quindi  alla  fine  della  XIV
  legislatura), e non aveva trovato attuazione.
   Adesso  siamo  nel  gennaio 2010 e ancora  deve  essere  fatto  il
  decreto di attuazione.
   Forse, finalmente, nel ping pong tra l'Assessorato Lavori pubblici
  e  quello  del Bilancio, qualcosa si é sbloccata, e sono  lieto  di
  apprendere  che il problema è stato risolto. Sarò però  più  felice
  quando   i  cittadini  potranno  accedere  all'utilizzo  di  questo
  strumento   per   favorire  l'attività   di   manutenzione   e   di
  ristrutturazione nei centri storici e nelle zone  A'.
   E  vorrei ricordare che, quando parliamo di zone  A', parliamo  di
  un'edilizia  di borgata che soprattutto nelle grandi  aree  urbane,
  nelle  periferie,  nei  quartieri, nelle frazioni,  costituisce  un
  elemento  della nostra civiltà. In quelle aree agricole  l'edilizia
  di borgata costituisce anche un elemento di ricchezza e di identità
  della  nostra cultura urbanistica, per la quale non ci  può  essere
  una  attenzione  minore  rispetto a quella che  bisogna  dimostrare
  anche per i centri storici.
   E  quella norma va anche nella direzione dell'edilizia di borgata.
  Così come avevamo approvato una norma nella finanziaria dell'aprile
  2009,  con  la  quale  prevedevamo  un  piano  di  intervento   per
  l'edilizia  pubblica in Sicilia e della quale il Commissario  dello
  Stato ha proposto l'impugnativa per una ragione che ancora oggi non
  abbiamo  capito.  Non  abbiamo capito se in questa  nostra  Regione
  giacciono  nei  cassetti degli uffici fondi ex Gescal  che  non  si
  capisce come sono stati utilizzati, se sono stati utilizzati  e  se
  si possono utilizzare per favorire un piano di edilizia pubblica in
  Sicilia,  o  così come stiamo assistendo ad un furto da  parte  del
  Governo  nazionale nei confronti della Sicilia, che  ha  ridotto  e
  cancellato i fondi per l'edilizia pubblica riducendo la Sicilia  ad
  un  intervento  micragnoso di un piccolo quartiere  di  un  piccolo
  comune.
   Le  politiche sulla casa non saranno su questo provvedimento - non
  facciamo  demagogia,  non creiamo false aspettative  -,  in  questo
  provvedimento  io  credo  debbano stare  solo  la  politica  e  gli
  interventi   finalizzati  alla  ristrutturazione  delle   case   di
  abitazione, non altro.
   Noi dobbiamo assumere un orientamento, altro che sanatoria, perchè
  qui ho sentito parlare di sanatorie. E vorrei ricordare ai colleghi
  che la Sicilia, fortunatamente, non ha il potere di fare sanatorie.
  E  dico fortunatamente perché, come è noto, la sanatoria presuppone
  l'estinzione di un reato penale e poiché noi non abbiamo  ancora  -
  mi auguro non l'avremo mai - la potestà di estinguere reati penali,
  non possiamo sanare abusi. Certo, con un'urbanistica fantasiosa  si
  può  trovare  un modo per fare rientrare dalla porta ciò  che  deve
  stare fuori dalla finestra.
   Onorevole Cintola, sappia che troverà nel Partito Democratico,  in
  quest'Aula,  il  Gruppo che sui temi del rigore non  si  farà  dare
  lezioni da nessuno.
   Una  cosa  è certa: non possiamo usare questa legge per  fare  una
  prova  muscolare da parte di una ex maggioranza confusa e  incerta,
  la  quale rischia di scaricare la crisi politica del PDL o dell'UDC
  su un provvedimento, determinando la schizofrenia del provvedimento
  legislativo  stesso  che abbiamo all'esame. Ecco  perché  chiedo  a
  tutti rigore.
   Signor  Presidente, vista la complessità della materia, le  chiedo
  di fissare un tempo congruo per la presentazione degli emendamenti,
  che  siano  così presentati in maniera ragionata e non con  pizzini
  dell'ultimo  momento, così che la prossima settimana  l'Aula  possa
  cominciare l'esame di questo provvedimento con una attenzione e con
  un rigore che sono fondamentali al fine di fare una legge che serva
  alla Sicilia, ma soprattutto che non distrugga la Sicilia.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  la  Presidenza  deve  stabilire
  l'iter  dei lavori per l'esame del disegno di legge in discussione.
  In  primis  si  rende necessario, come richiesto da più  parti,  un
  congruo tempo per la presentazione degli emendamenti. Inoltre,  c'è
  da  tenere presente l'esigenza degli uffici di avere anche loro  la
  possibilità  di esaminare gli emendamenti presentati, e  l'esigenza
  del  Governo  di esaminare gli emendamenti per dare  il  parere  di
  competenza.
   Siamo  pure  in  presenza  della  festività  di  Sant'Agata,   che
  interessa e terrà impegnati tutti i colleghi catanesi.
   Pertanto,  propongo  di fissare il termine  per  la  presentazione
  degli  emendamenti a lunedì 8 febbraio 2010, alle ore 12.00,  e  di
  tenere  seduta il pomeriggio di martedì 9 febbraio per  la  replica
  del Governo e la chiusura della discussione generale.
   L'esame  dell'articolato  avrà luogo a  partire  da  mercoledì  10
  febbraio 2010.
   Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


     Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
    «Istituzione delle Unità operative delle professioni sanitarie»
                                (151/A)

   PRESIDENTE. Si passa al IV punto dell'ordine del giorno:  Votazione
  finale  del  disegno  di  legge n. 151/A  «Istituzione  delle  Unità
  operative delle professioni sanitarie».
   Comunico che è stato presentato dall'onorevole Cracolici, ai sensi
  dell'articolo 117 del Regolamento interno, l'emendamento 117.1:

   «All'articolo 1, dopo la lettera d), aggiungere la seguente:
   e) Unità operativa del servizio sociale professionale.

   All'articolo 2, comma 1, dopo le parole  legge 10 agosto  2000,  n.
  251' aggiungere  e successive modifiche ed integrazioni'».


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   Comunico,  altresì,  che  è stato presentato  dall'onorevole  Dina
  l'ordine  del  giorno  numero 261 «Istituzione  presso  le  Aziende
  sanitarie locali del Servizio di igiene orale». Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   il  diritto alla salute è garantito dall'art. 32 della Costituzione
  e  che  non  sempre questa fondamentale affermazione  trova  la  sua
  pratica attuazione, sia a livello individuale che collettivo;

   problemi    economici,   disfunzioni   organizzative,    inadeguate
  applicazioni  delle leggi esistenti impediscono la realizzazione  di
  tale diritto;

   la  sanità  costituisce per il cittadino un  costo  che  spesso  va
  oltre  il  giusto e progressivo contributo in termini di imposte,  e
  che  molti  cittadini  e  molte famiglie si  sono  impoveriti  e  si
  impoveriscono per sostenere i costi che la stessa sanità comporta;

   uno  dei  maggiori costi, se non tra i più pesanti in  assoluto,  è
  quello relativo alle cure dentarie;

   come  avviene  per ogni patologia prevenibile, e a maggior  ragione
  per  quelle facilmente prevenibili quali le malattie della  bocca  e
  dei  denti, i costi da sostenere per le cure, quando le malattie  si
  instaurano, sono molti elevati;

   considerato   che   si   ritiene  essenziale   la   prevenzione   e
  l'educazione  alla  salute orale, anche per abbattere  i  costi  del
  servizio,  inserendo all'interno delle strutture sanitarie regionali
  la figura dell'igienista dentale,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  emanare un atto d'indirizzo ai dirigenti generali delle aziende
  sanitarie  regionali in cui si dettino i contenuti perché,  su  base
  distrettuale,  le  aziende medesime garantiscano l'erogazione  della
  prestazione   sanitaria   di  igiene  orale   attraverso   operatori
  abilitati,  ai  sensi  della normativa statale, all'esercizio  della
  professione di igienista dentale, individuandone inoltre  la  figura
  all'interno delle piante organiche, oggetto di rimodulazione». (261)

   MAIRA. Dichiaro di apporvi la firma.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   DINA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  per  tre
  ordini di motivi.
   Innanzitutto   per  dichiarazione  di  voto,  essendo   il   primo
  firmatario di questo disegno di legge, per ripercorrere quella  che
  h  la  genesi del disegno di legge stesso e l'approdo oggi al  voto
  finale.
   In  secondo luogo, intervengo sull'emendamento presentato ai sensi
  dell'articolo 117 del Regolamento interno, ed in ultimo  in  merito
  all'ordine del giorno n. 261.
   Per  quanto attiene il disegno di legge, proposto dal sottoscritto
  e  da  altri firmatari del mio Gruppo parlamentare, ricordo  che  è
  approdato  in  Commissione  riscontrando  un  terreno  fertile   di
  discussione, di confronto e di dialogo tra tutti i componenti della
  Commissione stessa e superando l'iniziale atteggiamento strumentale
  del  Governo,  il quale non aveva capito il senso  del  disegno  di
  legge che andava al di là di un cambiamento, di una riforma, di  un
  forte  momento innovativo del sistema sanitario. Successivamente  a
  questo  atteggiamento strumentale, si è registrata la disponibilità
  anche  in  Commissione,  addivenendo poi ad  un  disegno  di  legge
  condiviso pure dal Governo.
   Al  di  là  di  quello  che  scrivono i giornali,  abbiamo  sempre
  sostenuto  un disegno di legge che non aveva mai avuto  un  impegno
  finanziario  ulteriore,  nel  senso  che  anche  la  prima  stesura
  prevedeva l'individuazione di unità operative complesse laddove  si
  provvedeva,  anche  perché così recitava la legge  251/2000,  dalla
  quale   questo  disegno  di  legge  discende.  Si  contemplava   la
  soppressione  di altre unità operative complesse,  e  quindi  anche
  nella stesura iniziale c'era una compensazione delle spese e non vi
  erano  ulteriori  sprechi per il sistema finanziario  della  sanità
  siciliana.
   Si  è  poi  addivenuti ad un perfezionamento, ad un miglioramento,
  partendo  da  unità operative complesse relative alle quattro  aree
  delle  professioni  sanitarie  che -  bisogna  ricordare,  ancorché
  esemplificate in una dicitura riassuntiva - contengono  al  proprio
  interno  tanti  profili professionali. E bisogna ricordarli  perché
  significa  che  questa  riforma investe una  popolazione  sanitaria
  notevole,  non solo l'infermiere, il riabilitatore, gli assistenti,
  i  vigili  sanitari.  Per esempio, all'interno della  seconda  area
  delle  professioni sanitarie riabilitative abbiamo il podologo,  il
  fisioterapista,  il logopedista, l'assistente di  oftalmologia,  il
  terapista della neuropsicomotricità dell'età evolutiva, il  tecnico
  della  riabilitazione  psichiatrica,  il  terapista  occupazionale,
  l'educatore professionale.
   Nell'area  tecnico-sanitaria  abbiamo  il  tecnico  sanitario  del
  laboratorio  biomedico,  il  tecnico  di  neurofisiopatologia,   il
  tecnico ortopedico, il tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria
  e cardiovascolare, l'igienista dentale e il dentista.
   Ci  troviamo  di  fronte ad aree complesse e, in forza  di  quanto
  stabilito dalla legge n. 251 che individua profili specifici  e  li
  inquadra  all'interno  del sistema sanitario,  dando  autonomia  ed
  identità  a  questo  tipo  di attività,  si  dà  a  questo  sistema
  un'organizzazione  omogenea,  un  rapporto  sinergico  con   l'area
  medica.
   Voglio  qui sfatare il mito della contrapposizione con  la  classe
  medica,  che  ritengo sia semplicemente una montatura giornalistica
  giacché l'atto sanitario che afferisce alle professioni sanitarie è
  un  atto  autonomo, ben distinto dall'atto medico che afferisce  al
  medico. E' un atto specifico, collegato alla formazione del profilo
  professionale, cosa ben distinta dall'atto medico.
   Non  bisogna  fare confusione, ogni professione esercita  un  atto
  separato  e  distinto  dall'atto medico. Si  concede  semplicemente
  autonomia  organizzativa e gestionale in unità  operative  semplici
  che  afferiscono  allo  staff del direttore  generale;  quindi  con
  momenti di programmazione e di organizzazione complessiva.
   Siamo dinanzi ad una scelta organizzativa forte, di unità semplici
  che  potranno  diventare complesse, sempre mediante  compensazione,
  laddove  il direttore generale individuerà, con atto aziendale,  la
  trasformazione in rapporto alla grandezza ed alla complessità delle
  unità sanitarie locali. L'assessorato, anche in questo senso,  sarà
  chiamato a porre in essere la regolamentazione.
   Per  quanto  attiene l'emendamento 117.1, è un atto  di  giustizia
  alla mera dimenticanza di non avere inserito nella stesura iniziale
  il ruolo delle professioni sociali, perché bisogna ricordare che la
  legge  n. 251, da cui discende il testo legislativo che stiamo  per
  votare,  ha subìto modifiche ed integrazioni in periodi successivi,
  nel  2004  e  nel 2006. E' stata modificata la possibilità  che  le
  professioni sociali abbiano una loro autonomia e responsabilità.
   Quindi,  é  un  fatto  automatico, insito  nella  legge,  che  con
  l'emendamento 117.1 andiamo ad esplicitare.
   Per  quanto  riguarda l'ordine del giorno numero  261,  infine,  a
  differenza degli altri profili sanitari, l'igienista dentale è  una
  figura  che  non  è  presente all'interno  del  servizio  sanitario
  nazionale.
   Con questo atto si impegna il Governo a regolamentare il ruolo  di
  questa figura, nel senso di prevederlo nelle piante organiche, così
  come sono previsti gli altri profili professionali.

   PRESIDENTE. Si passa all'esame dell'emendamento 117.1.
   Gli   onorevoli  Lentini,  Leontini,  Formica,  Cordaro  e   Maira
  dichiarano di apporvi la firma.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   RUSSO, assessore per la salute. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   LACCOTO, presidente della Commissione. Mi rimetto all'Aula.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa all'ordine del giorno n. 261. Lo pongo in votazione.  Il
  parere del Governo?

   RUSSO, assessore per la salute. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Comunico  che  è  stato  presentato l'ordine  del  giorno  n.  262
  «Iniziative nei confronti del Parlamento e del Governo nazionale al
  fine di scongiurare la chiusura del canale satellitare  RAI  MED'»,
  degli  onorevoli  Lupo, Cracolici, Faraone, Mattarella,  Panarello,
  Marziano, Raia, Gucciardi, Apprendi e Vitrano. Ne do lettura:

                        «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che RAI MED è una canale satellitare digitale in  chiaro,
  nato  nel  2001  come articolazione del servizio  pubblico  RAI,  e
  diffuso in Europa e nella sponda settentrionale dell'Africa;

   il  canale trasmette programmi in lingua italiana ed araba, più un
  palinsesto  appositamente  sottotitolato  o  tradotto   in   arabo,
  coerentemente con la proprie finalità di favorire il dialogo tra le
  diverse culture del Mediterraneo;

   considerato che:

   la  RAI  ha  preannunciato la chiusura del canale satellitare  RAI
  MED,  la  cui  produzione è concentrata per la massima parte  nella
  sede di Palermo;

   la  finalità  perseguita  dall'Azienda è  quella  di  spostare  le
  risorse fin qui impiegate in RAI MED in favore del potenziamento di
  sedi dislocate nelle regioni settentrionali;

   ritenuto che:

   tale politica aziendale, alla vigilia dell'apertura del mercato di
  libero scambio nel bacino del Mediterraneo, appare miope da un lato
  e dannosa dall'altro;

   sarà  infatti inevitabile il depotenziamento della sede  regionale
  siciliana  e delle sue professionalità, nonché l'impoverimento  del
  dibattito  culturale  rivolto  all'integrazione  e  alla  reciproca
  conoscenza fra i Paesi magrebini e la Sicilia;

   considerato, inoltre, che:

   la  chiusura  di RAI MED si somma alla dismissione,  operata  solo
  pochi  anni fa, dell'attività di riprese esterne con l'assegnazione
  del  pullman  di  ripresa pentacamere digitalizzato  al  centro  di
  produzione di Milano;

   la   scelta   della   RAI  rafforza,  pertanto,  l'intenzione   di
  centralizzare mezzi e risorse in funzione di un'informazione  e  di
  una   produzione   pensata  esclusivamente  per   il   Centro-Nord,
  decretando  l'irreversibile declino dell'informazione  regionale  e
  locale;

   rilevato che:

   l'articolo 117 della Costituzione, come sostituito dall'articolo 3
  della  legge  costituzionale 18 ottobre 2001, n.  3,  assegna  alle
  Regioni    potestà    legislativa   concorrente    nella    materia
  dell'ordinamento della comunicazione;

   tale normativa inserisce le Regioni tra i soggetti legittimati  al
  governo  del  sistema  della comunicazione  e,  quindi,  anche  nei
  confronti della società concessionaria dell'emittenza pubblica;

   è  opportuno  impedire  il  progressivo isolamento  della  Regione
  siciliana  e  delle  sue  realtà  locali  dal  dibattito  culturale
  nazionale,  mentre  appare  indispensabile  favorire  una  puntuale
  informazione volta a divulgare sulle reti radiofoniche e televisive
  della  RAI  la  conoscenza di tutti i settori della vita  pubblica,
  dell'economia, della cultura e della società della Sicilia,

                  impegna il Presidente della Regione

   ad intervenire presso il Parlamento e il Governo nazionali, nonché
  in tutte le sedi competenti affinché la RAI revochi la decisione di
  chiudere  il  canale satellitare RAI MED, al fine di  garantire  la
  piena  funzionalità  dell'informazione  pubblica  nell'Isola  e  le
  professionalità  esistenti,  sia in termini  occupazionali  che  di
  valorizzazione di risorse già impiegate;

   ad  operare per il rilancio ed il complessivo rafforzamento  della
  sede  regionale  della  RAI,  compreso il  settore  informativo  ed
  ideativo-produttivo   della  programmazione,   con   il   personale
  necessario a far fronte alle esigenze radiotelevisive, ed  al  fine
  di  garantire un'adeguata informazione in sede locale e  promuovere
  l'approfondimento  di  tematiche regionali nelle  reti  nazionali».
  (262)

   PRESIDENTE.  Tutti  i  deputati presenti  in  Aula  dichiarano  di
  apporre la firma all'ordine del giorno.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Questo ordine del giorno esulerebbe dalla materia della legge  che
  stiamo  per votare ma, al contempo, riguarda un argomento  che,  di
  fatto, non avrebbe alcun altro tipo di aggancio a disegni di legge.
  Pertanto,  invito  il  Presidente della  Regione  ad  esprimere  il
  parere.

   LOMBARDO, presidente della Regione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'ordine del giorno n. 262.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  alla  votazione finale del disegno di  legge  n.  151/A
  «Istituzione delle Unità operative delle professioni sanitarie».
   Indìco   la   votazione  per  scrutinio  nominale.  Chiarisco   il
  significato del voto: chi vota sì preme il pulsante verde; chi vota
  no  preme  il  pulsante  rosso; chi si astiene  preme  il  pulsante
  bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano  sì:  Adamo,  Ammatuna, Arena,  Aricò,  Bonomo,  Bufardeci,
  Buzzanca,   Calanducci,   Caronia,  Cintola,   Colianni,   Cordaro,
  Currenti, D'Agostino, D'Asero, De Luca, Di Benedetto, Digiacomo, Di
  Guardo,  Dina, Falcone, Federico, Ferrara, Gentile, Gianni,  Greco,
  Gucciardi,   Incardona,  Laccoto,  Lentini,  Limoli,  Lo   Giudice,
  Lombardo,  Lupo,  Maira, Mancuso, Marrocco,  Marziano,  Mattarella,
  Minardo,  Musotto, Nicotra, Panarello, Panepinto,  Pogliese,  Raia,
  Romano,   Ruggirello,   Scammacca,   Scilla,   Speziale,   Termine,
  Torregrossa e Vinciullo.

   Sono in congedo: Marinello, Picciolo.

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti            55
   Votanti             54
   Maggioranza         28
   Favorevoli          54

                         (L'Assemblea approva)

   L'onorevole assessore Leanza Nicola fa rilevare il proprio voto
  favorevole al disegno di legge, che però non è stato registrato.

   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata a martedì,  9  febbraio
  2010, alle ore 17.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   I  -  Comunicazioni.

   II -  Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
  lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:

   n. 175   «Iniziative, a livello centrale, per l'introduzione nel
          codice penale italiano del reato di tortura».
                           BARBAGALLO - LEANZA E. - LEONTINI - LUPO

   n. 176   «Verifica   dei   criteri  di  nomina   dei   dirigenti
          generali esterni all'Amministrazione regionale».
                              LIMOLI - LEONTINI - MANCUSO - D'ASERO

   III - Discussione dei disegni di legge:

    1)  -  «Norme  per  il  sostegno dell'attività  edilizia  e  la
        riqualificazione del patrimonio edilizio» (nn. 459-386-209-394-
        404/A) (Seguito)
            Relatore: on. Caronia

    2)  - «Disciplina dell'agriturismo in Sicilia» (n. 337/A) (Seguito)
            Relatore: on. Apprendi.

                   La seduta è tolta alle ore 20.25

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      Dott.ssa Iolanda Caroselli