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Resoconto d'Aula della Seduta n. 138 di martedì 09 febbraio 2010
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   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   VITRANO, segretario, dà lettura del processo verbale della  seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale (articolo 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale  o  di
  scrutinio   segreto   (articolo  127)  sono   effettuate   mediante
  procedimento elettronico.

                          Congedi e missione

   PRESIDENTE.  Comunico che sono in congedo per oggi gli  onorevoli:
  Bonomo, Cintola, Fiorenza, Lo Giudice.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunico,  altresì,  che l'onorevole Gennuso è  in  missione,  per
  ragioni del suo ufficio, dal 17 al 20 febbraio 2010.

   L'Assemblea ne prende atto.

            Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute, da parte  dell'Assessore
  per la salute, le risposte scritte alle seguenti interrogazioni:

   -  numero 503 «Interventi urgenti per l'attivazione del reparto di
  medicina preventiva delle migrazioni presso l'ospedale San Giovanni
  di Dio di Agrigento».
   - Firmatario: Bosco Antonino;

   -  numero  518  «Conferimento di incarico di dirigente  medico  di
  ortopedia e traumatologia dell'azienda USL 1 di Agrigento».
   - Firmatario: D'Agostino Nicola;

   -   numero   539   «Revisione  delle  disposizioni   del   decreto
  assessoriale  29  luglio  2008  relativamente  ai  dipartimenti  di
  prevenzione veterinaria».
   - Firmatario: Dina Antonino;

   -   numero  549  «Incremento  degli  aggregati  di  spesa  per  la
  specialistica ambulatoriale nella provincia di Messina».
   - Firmatario: Picciolo Giuseppe;

   -  numero  640  «Iniziative per consentire al dottore  Maxhuni  di
  svolgere la propria attività nell'ospedale Villa Sofia (PA)».
   - Firmatario: Mattarella Bernardo;
   - numero 747 «Notizie circa i criteri adottati nella redazione del
  decreto  assessoriale  n. 01129/09, relativamente  alla  erogazione
  delle prestazioni di riabilitazione in regime di ricovero».
   - Firmatario: Picciolo Giuseppe.

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   - «Aiuti per incentivazione alla creazione di imprese nel comparto
  della   lavorazione  dei  materiali  provenienti   dalla   raccolta
  differenziata»  (numero 513),
   - di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Faraone in
  data 4 febbraio 2010;

   - «Norme per la rivitalizzazione ed il recupero dei centri storici
  della Regione»  (numero 514),
   - di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Gennuso in
  data 4 febbraio 2010;

   -  «Tutela  dei  lavoratori  in occasione di appalti  pubblici  di
   servizi. Modifica dell'articolo 32 della legge regionale numero  7
   del 2 agosto 2002» (numero 515),
   -  di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli  Adamo,
   Aricò,  Cristaudo, Currenti, Greco, Incardona, Marinese, Marrocco,
   Mineo, Nicotra, Scammacca, Scilla in data 4 febbraio 2010.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                        Commissioni legislative

   PRESIDENTE.  Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle competenti Commissioni:

                       AFFARI  ISTITUZIONALI (I)

   -  «Norme  per  il  contrasto e la prevenzione della  violenza  di
  genere»  (numero 510),
   - di iniziativa parlamentare,
   - inviato in data 2 febbraio 2010.

                             BILANCIO (II)

   -  «Credito d'imposta regionale per l'incremento dell'occupazione»
  (numero 512),
   - di iniziativa parlamentare,
   - inviato in data 5 febbraio 2010,
   - PARERE V.

                    SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   - «Promozione della ricerca sanitaria» (numero 483),
   - di iniziativa governativa,
   - inviato in data 2 febbraio 2010;

   -  «Recepimento della legge 30 marzo 2001, n. 125  Legge quadro in
  materia di alcool e problemi alcool correlati'» (numero 489),
   - di iniziativa parlamentare,
   - inviato in data 3 febbraio 2010,
   - PARERE I.

                     Comunicazione di pareri resi

   PRESIDENTE. Comunico che i seguenti pareri sono stati  resi  dalla
  competente Commissione legislativa:

                    SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   -  «Linee guida di riorganizzazione dell'attività territoriale  ai
  sensi  dell'articolo 12, comma 8, della legge regionale  14/4/2009,
  numero  5  recante   Norme per il riordino del  servizio  sanitario
  regionale'» (numero 69/VI),
   - reso in data 3 febbraio 2010,
   - inviato in data 4 febbraio 2010;

   -  «Deliberazione  numero 539 del 15 dicembre 2009.  Relazione  di
  accompagnamento  riguardante l'attuazione dell'obiettivo  operativo
  6.1.2 del P.O. FESR Sicilia 2007/2013. Linea di intervento 6.1.2.1.
  Azioni per l'incremento della dotazione di apparecchiature ad  alta
  tecnologia nei poli sanitari regionali» (n. 70/VI),
   - reso in data 3 febbraio 2010,
   - inviato in data 4 febbraio 2010.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  seguenti interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   VITRANO, segretario:

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  le  attività
  produttive,

   premesso  che  la  Giunta regionale di Governo  ha  deliberato  di
  mantenere  in  vita l'ente Porto di Messina e di nominare,  per  la
  gestione, un amministratore unico;

   considerato che:

   con  precedenti  atti  il  Governo  regionale  aveva  sancito   lo
  scioglimento e la messa in liquidazione del predetto ente;

   lo  scioglimento  dell'ente  Porto  si  era  reso  necessario  per
  l'esaurimento delle funzioni per le quali era stato costituito;

   la  messa in liquidazione era stata apprezzata da tutti coloro che
  consideravano  inopportuna la sopravvivenza  di  un  ente  divenuto
  'inutile'  per carenza di competenze ed ingiustificate  le  risorse
  regionali destinate alla gestione dello stesso;

   appare, perciò, incomprensibile le nuova delibera della Giunta che
  si  configura  come una sconcertante retromarcia in relazione  alle
  scelte precedentemente compiute dal Governo regionale;
   le  forze sociali, gli operatori del settore e l'opinione pubblica
  hanno   manifestato   comprensibile  allarme  per   una   decisione
  immotivata che offusca la proclamata volontà del Governo  regionale
  di eliminare sprechi di risorse regionali;

   per sapere:

   se  non  valutino  necessario  revocare  la  predetta  delibera  e
  riattivare le procedure di liquidazione dell'ente Porto di Messina;

   se  non  considerino  opportuno  promuovere  tutte  le  iniziative
  necessarie,  con adeguate risorse, per bonificare la  zona  falcata
  (promessa  mai  mantenuta  dai  precedenti  Governi  regionali)   e
  rilanciare il ruolo produttivo delle aree portuali». (993)

                                                            PANARELLO

   «All'Assessore per territorio e l'ambiente,

   premesso  che  in data 3 settembre 2009 il Comune di Castellammare
  del  Golfo   (TP)  inoltrava all'Assessorato Territorio e  ambiente
  formale  richiesta di finanziamento del progetto di  consolidamento
  del costone roccioso su cui si erge il centro storico in prossimità
  del Castello sito in viale Zangara, esposto ad accertato rischio di
  gravi fenomeni franosi;

   considerato  che le persistenti precipitazioni meteorologiche  che
  si  sono  abbattute nella Provincia di Trapani hanno  aggravato  il
  rischio di dissesto idrogeologico ed acuito il pericolo di frane  e
  smottamenti  di intere zone prossime ai centri abitati,  allarmando
  la  popolazione locale e sollecitando le amministrazioni locali  ad
  interventi di messa in sicurezza dei luoghi;

   rilevato che:

   in riferimento all'oggetto della presente interrogazione, nel mese
  di  dicembre  u.s. si è verificato il crollo di una porzione  della
  spalla  del  ponte Castello determinando, in via precauzionale,  la
  chiusura   al  transito  di  veicoli  e  pedoni  nell'intera   zona
  densamente   popolata   nonché  unica  via   d'accesso   al   museo
  dell'artigianato e delle arti minori;

   l'evento franoso descritto non risulta isolato, ma si aggiunge  ad
  altro  verificatosi il mese di ottobre nella zona di  via  Fugardi,
  che  ha gravemente danneggiato veicoli ed immobili, a dimostrazione
  che  l'intera zona risulta sottoposta a grave rischio idrogeologico
  in continua, pericolosa, evoluzione;

   per sapere:

   le  ragioni  che avrebbero determinato i ritardi nella concessione
  del  finanziamento necessario alla realizzazione  del  progetto  di
  messa in sicurezza dei luoghi interessati dai fenomeni descritti;

   se,  a  fronte  di  una grave situazione di allarme  sociale,  non
  ritenga  di  intervenire con estrema urgenza  per  consentire  alle
  autorità  locali di realizzare le misure necessarie  al  ripristino
  della sicurezza dei luoghi». (994)

                                                           RUGGIRELLO

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  le  attività
  produttive,

   premesso che:

   il  Comune  di Custonaci (TP) lamenta, da molto tempo, la  qualità
  del  servizio di fornitura di energia elettrica da parte  dell'ENEL
  S.p.A.,  in  ragione  delle  reiterate  interruzioni  alla  normale
  erogazione;

   a  nulla  sono  valse le ripetute sollecitazioni nei confronti  di
  ENEL  S.p.A.  da  parte del Sindaco, aziende  e  privati  cittadini
  mirate a ottenere un servizio adeguato;

   considerato che:

   il  comprensorio comprendente il comune di Custonaci è noto per  i
  numerosi  insediamenti industriali che ne fanno il  più  importante
  polo siciliano nell'attività di estrazione marmifera;

   oltre agli insediamenti industriali, Custonaci è altresì nota  per
  le  bellezze  naturali e artistiche dei luoghi offrendo,  ai  tanti
  turisti italiani e stranieri interessati a fruirne, una vasta gamma
  di  strutture per la ricettività turistica ed innumerevoli esercizi
  pubblici;

   ancora  oggi  l'ENEL  DISTRIBUZIONE  S.p.A.  non  garantisce   una
  fornitura  di  energia elettrica costante, bensì caratterizzata  da
  ripetute interruzioni che creano notevole disagio pratico oltre che
  economico alle attività economiche menzionate;

   preso atto che:

   a seguito delle ripetute e innumerevoli lamentele da parte di enti
  pubblici,  aziende  e privati cittadini, ENEL DISTRIBUZIONE  S.p.A.
  attribuisce e cause meramente accidentali gli episodi di  distacco,
  assumendo  un  atteggiamento che mostra di sottovalutare  la  reale
  entità dei danni sofferti dai tanti operatori economici della  zona
  conseguenti all'erogazione 'a singhiozzo' offerta dal gestore;

   il  perdurare di una tale situazione di instabilità, oltre ad aver
  compromesso  l'efficienza di alcune aziende, ha causato  non  pochi
  disagi   alla  popolazione  locale  cagionando  numerosi  incidenti
  domestici;

   per sapere:

   quali  interventi urgenti intendano porre in essere per  sollevare
  gli  operatori economici e la popolazione del comune  di  Custonaci
  dal notevole disagio ad oggi sofferto;

   se  non  ritengano di dover intervenire presso i vertici aziendali
  di  ENEL  DISTRIBUZIONE S.p.A. e, ove fossero ravvisabili eventuali
  responsabilità  a carico del gestore, intraprendere  in  ogni  sede
  qualsivoglia   iniziativa   volta  a  ristorare   adeguatamente   i
  danneggiati dal disservizio». (995)

                                                           RUGGIRELLO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente,

   premesso che:
   il  Comune  di  Castellammare del Golfo  (TP),  con  comunicazioni
  inviate  all'Assessorato regionale Territorio e ambiente protocollo
  numeri  0029074  e 0029081 del 3 settembre 2009,  ha  richiesto  il
  finanziamento  di opere di consolidamento e messa in  sicurezza  di
  aree ricadenti nel centro storico del paese;

   tali  interventi sono stati richiesti alla luce di quanto successo
  a  Giampilieri  (ME), dove il mancato rispetto delle  più  semplici
  norme   di   tutela  dell'ambiente  ha  causato  una  frana   dalle
  conseguenze, purtroppo, tragiche per la popolazione del luogo;

   tenuto conto che:

   le  recenti condizioni climatiche che hanno interessato  tutta  la
  Sicilia,  con piogge intense soprattutto nella zona del  Trapanese,
  hanno  acuito, se non peggiorato, il rischio di smottamenti e frane
  che,  in  questo  caso,  interesserebbero  il  centro  storico   di
  Castellammare,  che, è bene ricordarlo, è abitato da  centinaia  di
  famiglie;

   a  causa  delle  suddette  condizioni  meteorologiche,  si  è  già
  verificato  un  crollo  nel  centro  storico  del  paese   che   ha
  interessato  una  porzione della spalla  del  ponte  Castello,  con
  conseguente chiusura del traffico sia pedonale che veicolare;

   visto che sia il Governo nazionale che quello regionale hanno dato
  ampie  garanzie  di  interventi  straordinari  sul  territorio   se
  sussistevano  richieste provenienti dagli enti  locali  interessati
  alla tutela dell'ambiente;

   per sapere:

   se  non  ritengano  urgente  ed  improcrastinabile  dare  priorità
  assoluta  al  finanziamento di tutti i progetti  presentati  presso
  l'Assessorato regionale Territorio aventi per oggetto la  messa  in
  sicurezza ed il consolidamento di zone a rischio idrogeologico;

   se    non    ritengano    necessario     attivare immediatamente i
  finanziamenti per i progetti presentati dal Comune di Castellammare
  del Golfo, visto che la tutela dell'incolumità fisica dei siciliani
  non  può attendere la conclusione dell'iter procedimentale previsto
  dalle prassi burocratiche». (999)

                                                             MARROCCO

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per la  famiglia,  le
  politiche sociali e il lavoro e all'Assessore per l'economia,

   premesso che:

   l'emergenza  occupazionale che sta interessando tutta  l'Italia  a
  seguito  della  crisi economica mondiale sta avendo,  nella  nostra
  Regione, ripercussioni altamente drammatiche;

   le  notizie  provenienti dalla Fiat di Termini Imerese,  dal  polo
  industriale di Catania e dalle industrie petrolchimiche siracusane,
  evidenziano   un   quadro  assolutamente  devastante   in   termini
  occupazionali.  Migliaia  e migliaia di lavoratori  hanno  perso  o
  perderanno a breve il loro posto di lavoro in una Regione, come  la
  Sicilia,  dove  il tasso occupazionale era già uno  dei  più  bassi
  d'Europa;

   considerato che:

   la  provincia  di Trapani non è immune da tale crisi.  Le  aziende
  esistenti  stanno  tentando di resistere alle oggettive  difficoltà
  che  assillano  le  imprese, difficoltà che,  spesso,  vedono  come
  attori principali le banche e gli istituti finanziari;

   è  indubbio  che,  nei momenti di crisi di liquidità,  le  aziende
  necessitano del supporto quasi vitale del mondo finanziario. Ma  se
  tale  supporto, alla fine, si tramuta in motivo di tracollo totale,
  allora  le  istituzioni  hanno  l'obbligo  morale  e  politico   di
  intervenire  al  fine di garantire la necessaria tranquillità  alle
  imprese che ricorrono al credito bancario;

   visto  che  non  sono  più  sufficienti  interventi  pubblici  che
  ottengono  solo  lo  scopo di prolungare un'agonia  che,  senza  le
  giuste   motivazioni  e  validi  interventi,  sfocia  nel  drastico
  licenziamento di tutto il personale;

   per sapere:

   se  non ritengano urgente ed improcrastinabile istituire un tavolo
  di  concertazione  con i rappresentanti degli istituti  di  credito
  siciliani al fine di garantire l'erogazione di crediti alle aziende
  in difficoltà;

   se  non ritengano indispensabile intervenire presso le aziende  in
  crisi  della  provincia di Trapani per individuare, con  i  vertici
  aziendali, percorsi alternativi alla chiusura delle aziende in modo
  tale da garantire i posti di lavoro». (1000)

                                                ADAMO-MARROCCO-SCILLA

   «Al  Presidente  della Regione e all'Assessore  per  le  autonomie
  locali e la funzione pubblica,

   premesso   che  l'ANCI  Sicilia  ha  recentemente  esautorato   il
  segretario  generale, professor Andrea Piraino, docente di  diritto
  regionale e responsabile della scuola universitaria per i segretari
  generali dei comuni;

   considerato che l'ANCI Sicilia ha nominato al posto del  professor
  Andrea  Piraino  tale Mario Emanuele Alvano che,  rispetto  al  suo
  predecessore, potrebbe non avere adeguata esperienza professionale,
  né  tanto  meno  il  prestigio che tutti riconoscono  al  professor
  Piraino in forza anche della sua rinomata carriera accademica;

   atteso che la nomina di Mario Emanuele Alvano, per la quale l'ANCI
  avrebbe aumentato notevolmente anche l'onere economico per  il  suo
  compenso,  risulterebbe l'ennesimo caso di  una  parentopoli  tutta
  siciliana,  in  quanto  lo  stesso  sarebbe  imparentato   con   un
  parlamentare MPA;

   per sapere se anche l'ANCI Sicilia, alla luce della nuova elezione
  del  suo  presidente, sia oggetto di 'spartizione politica'  tra  i
  gruppi   che  sostengono  il  Governo  regionale,  assumendo   come
  parametro  una  sorta  di 'manuale Cencelli' che  parcellizza  ogni
  nomina in organi di sottogoverno, finanche l'ANCI». (1001)
                                                 MAIRA-GIANNI-FORZESE

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  le  risorse
  agricole e alimentari,

   premesso che:

   negli  ultimi anni si è verificata sempre con maggiore  insistenza
  l'arrivo sui mercati italiani e siciliani di limoni provenienti  da
  Paesi extracomunitari, in particolar modo Argentina e Uruguay;

   questi  limoni, prodotti con modalità industriale e  senza  alcuna
  tracciabilità,  arrivano  in  Italia  e  in  Sicilia   con   prezzi
  assolutamente  concorrenziali rispetto alla nostra produzione,  che
  si  è sempre contraddistinta per la scelta della qualità del limone
  rispetto alla quantità prodotta;

   rilevato che:

   già  l'anno scorso si sono già verificati i primi contraccolpi  di
  questa  invasione agrumicola. Infatti, il limone 'verdello', tipica
  produzione  della  nostra  terra, venduto  di  solito  tra  gli  80
  centesimi-1,20  euro  al  chilo,  si  è  notevolmente   deprezzato,
  toccando il minimo storico di 50 centesimi al chilo;

   identica   sorte  ha  subito  il  'primo  fiore',   altro   limone
  caratteristico  del  nostro territorio che  ha  visto  crollare  il
  prezzo di vendita su tutti i mercati nazionali ed internazionali;

   considerato  che  tale  crollo  dei  prezzi  induce  i  produttori
  siciliani  di  limoni  a  lanciare  una  drammatica  richiesta   di
  intervento   da   parte   delle  autorità  regionali,   visto   che
  l'abbattimento dei prezzi di vendita del limone non  permette  agli
  stessi  produttori  di  sopravvivere, calcolando  che  i  costi  di
  produzione oramai sono superiori ai ricavi;

   per sapere:

   se  non  ritengano opportuno intervenire urgentemente al  fine  di
  garantire  i  nostri  produttori di limoni nei confronti  di  altre
  produzioni  provenienti da Paesi extracomunitari che,  sia  per  la
  tipologia  del  raccolto che per i costi della  manodopera,  stanno
  mettendo  in ginocchio l'intero comparto produttivo del  limone  in
  Sicilia;

   se  non  reputino, altresì, necessario coinvolgere sia il  Governo
  nazionale  che  la  Comunità europea  al  fine  di  vigilare  e  di
  conseguenza  impedire  l'arrivo  sui  mercati  europei  di   limoni
  provenienti da Paesi extracomunitari». (1005)

                                                            VINCIULLO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità,

   premesso che:

   dopo  una  lunga  crisi  che stava portando  al  fallimento  della
  compagnia  di bandiera italiana, nel dicembre del 2008  nasceva  la
  nuova  ALITALIA - CAI alla quale il Governo Italiano  ha  conferito
  tutte  le  attività della vecchia ed ormai defunta compagnia  aerea
  ALITALIA;

   a   seguito   del   suo  insediamento,  il  nuovo   consiglio   di
  amministrazione  della  CAI  operava una  serie  di  operazioni  ed
  iniziative  miranti alla ristrutturazione della  società  ALITALIA,
  inclusi  la  riduzione  del personale in servizio  ed  il  drastico
  taglio  del  numero di voli nazionali ed internazionali  unitamente
  alla  riduzione  di svariate destinazioni, anch'esse  nazionali  ed
  estere;

   i  sopra  citati  tagli del numero dei voli colpivano  in  maniera
  eccezionale   gli  aeroporti  siciliani,  che  si  sono   ritrovati
  all'inizio  del  2009 con un numero inferiore  di  collegamenti  di
  circa  il  40  per  cento  rispetto alla originaria  programmazione
  ALITALIA,  che  aveva  pianificato i voli anche  in  considerazione
  della  difficoltà  di  collegamenti tra  la  Sicilia  ed  il  resto
  d'Italia;

   avvalorando  la tesi di un presunto disinteresse  di  CAI  per  la
  Sicilia, alla data del 25 febbraio 2009 gli stipendi arretrati  dei
  lavoratori ALITALIA dell'aeroporto Falcone e Borsellino  non  erano
  ancora stati corrisposti, unico caso in Italia. Ci sono volute  una
  serie  di  interrogazioni parlamentari e le pressioni  del  Governo
  della Regione siciliana presso il Governo centrale per sbloccare la
  situazione nell'aprile dello scorso anno;

   considerato che:

   nell'ottobre  2009,  il gruppo ALITALIA-CAI  presentava  il  nuovo
  brand  del prodotto Roma/Milano - Milano/Roma, contenente una nuova
  offerta  e tutti i servizi per i collegamenti fra Roma Fiumicino  e
  Milano  Linate, a partire dalla struttura dei nuovi varchi dedicati
  che  consentiranno una riduzione dei tempi necessari a  raggiungere
  l'imbarco, ed oltre 70 collegamenti giornalieri, con la partenza di
  un  volo  ogni 15 minuti nelle ore di punta e l'arrivo di  15  voli
  entro le 9,30 del mattino, a favore dei pendolari che viaggiano  su
  questa rotta;

   per  pubblicizzare  questa iniziativa, il gruppo  ALITALIA-CAI  ha
  sostenuto una spesa di svariati milioni di euro, acquistando  spazi
  su  tutte  le  testate nazionali ed internazionali e lanciando  una
  imponente campagna all'interno degli aeroporti di Roma e Milano,  a
  volte    francamente   detrattiva   nei   confronti   delle   altre
  destinazioni, incluso quelle siciliane;

   i collegamenti giornalieri tra Roma e gli aeroporti siciliani sono
  circa  la  metà  di  quelli  tra Roma e  Milano  e,  nonostante  la
  peculiarità  della Sicilia, non è mai stata offerta ai  viaggiatori
  isolani  facilitazione alcuna nei servizi, come varchi  dedicati  e
  diminuzione dei tempi di imbarco;

   ad  oltre un anno dall'inizio della nuova gestione della compagnia
  ALITALIA  da  parte  di  CAI,  è  chiara  la  volontà  dei  vertici
  dell'azienda di non adeguare gli aeroporti siciliani a  quelli  del
  resto d'Italia, considerando gli scali di Palermo e Catania,  e  di
  conseguenza  i  viaggiatori siciliani, come scali e  passeggeri  di
  'serie B';

   per sapere:

   quali  provvedimenti, anche legislativi, in  virtù  delle  potestà
  fornite  dallo Statuto autonomistico siciliano, intendano  adottare
  per  colmare il gap tra gli scali aeroportuali siciliani  e  quelli
  del resto d'Italia;

   quali iniziative intendano intraprendere nei confronti del Governo
  centrale   per   informare  gli  organismi   preposti   di   questo
  inaccettabile  stato di cose e modificare le strategie  del  gruppo
  ALITALIA-CAI al fine di non penalizzare ulteriormente i viaggiatori
  siciliani, assicurando pari dignità ai collegamenti tra la  Sicilia
  e gli scali del resto d'Italia». (1006)
                                                               ARICO'

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente,

   premesso  che il territorio del comune di Torrenova (ME)  è  stato
  recentemente colpito da inondazioni che hanno procurato gravi danni
  alle   abitazioni  ed  alle  campagne  ed  hanno  messo  a  rischio
  l'incolumità    pubblica   e   la   funzionalità   di    importanti
  infrastrutture;

   considerato che:

   il  territorio  del  predetto comune è attraversato  dai  torrenti
  Rosmarino e Favara;

   il tratto terminale dei predetti corsi d'acqua è caratterizzato da
  accumuli detritici che hanno innalzato il fondo dell'alveo (a quota
  più  alta  delle  campagne, delle strade e del  centro  abitato)  e
  ridotto fortemente la sezione di deflusso;

   il predetto fenomeno, per quanto riguarda il torrente Rosmarino, è
  particolarmente  evidente in corrispondenza del ponte  attraversato
  dalla  linea ferroviaria Messina-Palermo e nel tratto compreso  tra
  la  spalla del sopra citato ponte e quello della strada provinciale
  Torrenova-Sant'Agata Militello;

   l'alveo   del  Favara  (nel  quale  insistono  canneti  ed   altra
  vegetazione  infestante che, assieme a detriti  e  rifiuti  solidi,
  ostacolano il decorso delle acque) nel tratto terminale si snoda in
  adiacenza al centro abitato;

   la  mancata manutenzione ed il conseguente grave degrado  dei  due
  corsi   d'acqua   è  all'origine  delle  ripetute   esondazioni   e
  costituisce un costante pericolo per i residenti e per la sicurezza
  dei trasporti;

   la  situazione descritta e l'assenza di interventi da parte  degli
  uffici  preposti ha determinato una comprensibile esasperazione  da
  parte dei cittadini;

   i  mancati  interventi  configurano  un  comportamento  gravemente
  omissivo;

   per  sapere  se non valutino necessario promuovere tempestivamente
  tutti  gli  interventi  necessari per rimuovere  la  situazione  di
  degrado  dei torrenti Rosmarino e Favara ed eliminare le cause  che
  determinano  l'attuale condizione di pericolo per l'incolumità  dei
  cittadini di Torrenova e per la sicurezza dei trasporti stradali  e
  ferroviari». (1008)

                                                            PANARELLO

   «All'Assessore per le infrastrutture e la mobilità,

   premesso  che  nella  rete  autostradale siciliana  sono  presenti
  numerose  gallerie di varia lunghezza e che in tali  gallerie  sono
  frequentissime  le  interruzioni  delle  conversazioni  telefoniche
  tramite telefoni cellulari con conseguente notevole disagio per gli
  utenti;

   considerato che molto spesso i contratti di telefonia prevedono il
  cosiddetto   'scatto   alla  risposta',  per   cui   la   frequente
  interruzione delle conversazioni telefoniche comporta  un  notevole
  onere   aggiuntivo   per   gli  utenti  e   contemporaneamente   un
  arricchimento per i gestori;

   considerato  inoltre  che  tale disagio dipende  unicamente  dalla
  mancata  apposizione  nelle  gallerie,  da  parte  dei  gestori  di
  telefonia   mobile   (Tim,   Vodafone,   Wind,   3),   di    idonee
  apparecchiature atte a garantire la continuità delle  conversazioni
  nelle stesse;

   per  sapere  quali iniziative intenda assumere nei  confronti  dei
  gestori  di telefonia mobile per costringerli a dotare le  gallerie
  autostradali  siciliane di tali apparecchiature e se non  ritengono
  opportuno  vincolare  qualsiasi ulteriore eventuale  concessione  o
  autorizzazione  a  tali gestori al rispetto  di  tale  obbligo  nei
  confronti degli utenti siciliani». (1009)

                                                             MARZIANO

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per il  territorio  e
  l'ambiente  e all'Assessore per le autonomie locali e  la  funzione
  pubblica,

   premesso che:

   il territorio del Comune di Aci Castello (CT) insiste su una delle
  aree a maggiore rischio idrogeologico;

   in  particolare,  la  collina di Vampolieri è  all'attenzione  dei
  massimi organismi di Protezione civile per i continui smottamenti e
  parimenti dicasi per la riviera che va dal Castello Normanno,  bene
  d'inestimabile  valore storico ed archeologico,  sino  a  tutta  la
  scogliera a nord di Catania;

   considerato che le zone sopra elencate sono qualificate, sotto  il
  profilo  del  rischio  idrogeologico,  zone  'R4'  (rischio   molto
  elevato, come definito dal piano per l'assetto idrogeologico, ossia
  zone  dove sono possibili la perdita di vite umane e lesioni  gravi
  alle  persone,  danni gravi agli edifici, alle  infrastrutture,  al
  patrimonio   ambientale  e  la  distruzione  di   attività   socio-
  economiche);

   preso   atto  che  l'Amministrazione  regionale  ha  escluso   dai
  finanziamenti di 'Agenda 2007' tre progetti, presentati dal  Comune
  di  Aci  Castello, destinati alle opere di prevenzione dal  rischio
  idrogeologico;

   per  sapere  se non ritengano opportuno provvedere al riesame  dei
  progetti   e  concedere,  al  Comune  di  Aci  Castello  (CT),   il
  finanziamento per le opere di prevenzione dal rischio idrogeologico
  per  scongiurare i gravi rischi in termini di vite umane e di danni
  al territorio». (1010)

                                                             POGLIESE

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità e all'Assessore il territorio e all'ambiente,

   premesso che:

   nei  giorni scorsi, a seguito delle intense e persistenti  piogge,
  si sono verificate nella provincia di Messina una serie di frane  e
  smottamenti nelle arterie stradali con conseguente interruzione  di
  alcuni tratti, ed in particolare si segnala:

   la  strada  statale 117 all'altezza del km 24+800,  a  circa  otto
  chilometri direzione sud dal centro di Mistretta (ME);
   la  strada statale 113 interrotta per l'ennesima frana all'altezza
  di Testa di Monaco nel territorio di Capo d'Orlando (ME);

   le  strade provinciali che collegano i comuni di Alcara  Li  Fusi,
  Ficarra, Frazzanò, Mirto, Sinagra, Raccuja, S.Salvatore di Fitalia,
  Longi e Ucria ed altri comuni;

   le  strade  comunali  dei  villaggi  Cumia,  Bordonaro,  Larderia,
  Scoppo,  Castanea, Sperone, Annunziata ed altri villaggi  ricadenti
  nel Comune di Messina;

   premesso  inoltre  che  i  Comuni  di  Alcara  Li  Fusi,  Ficarra,
  Frazzanò,  Mirto, Sinagra, Raccuja, S.Salvatore di Fitalia,  Longi,
  Ucria  ed altri, così come i villaggi sopra indicati del comune  di
  Messina,  trovano  difficoltà  a fronteggiare  le  nuove  emergenze
  idrogeologiche  in prossimità dei centri abitati,  le  quali  hanno
  causato  nuovi  fronti  di frana non identificati  e  inseriti  nel
  vigente  piano per l'assetto idrogeologico regionale  ovvero  hanno
  aggravato  situazioni  preesistenti già  individuate  come  zone  a
  rischio elevato;

   considerato che la s.s. 117, anche nota come 'Strada dei Due Mari'
  o  'Strada  Nord-Sud',  risulta essere asse stradale  di  rilevanza
  nazionale  che  collega Santo Stefano di Camastra a Leonforte,  per
  poi proseguire lungo la strada statale 117 bis centrale sicula fino
  a  Gela,  congiungendo la costa tirrenica dell'Isola al  Canale  di
  Sicilia passando per la città di Enna, al centro dell'Isola, e  che
  la  stessa  s.s. 117 è stata finanziata nel tratto ricadente  nella
  provincia  di  Enna - ovvero quello più esteso - dalla  finanziaria
  2007  per  445 milioni di euro e che per i tratti settentrionale  e
  centrale  non è ancora stata realizzata, divenendo spesso luogo  di
  episodi   di   cedimento  dell'arteria  stradale  ricadente   nella
  provincia di Messina a discapito delle utenze;

   la  s.s.  113  di collegamento tra Messina e Trapani via  Palermo,
  costituisce  l'unica via di collegamento per centinaia  di  comuni,
  soprattutto nella fascia più densamente popolosa della provincia di
  Messina, e che la chiusura parziale della stessa si ripercuote  sul
  normale  transito  di  mezzi da e per Capo d'Orlando,  laddove  per
  raggiungere la città palatina dalla zona est bisogna circumnavigare
  la  statale  113  passando per l'autostrada  e  quindi  entrare  al
  casello di Brolo ed uscire a quello di Rocca di Caprileone;

   i  cittadini di Brolo, Piraino, S. Angelo di Brolo, Gioiosa  Marea
  ed  altri  comuni  sono esasperati per la continua  chiusura  della
  statale  113  a  causa  delle ricorrenti frane  che  si  verificano
  periodicamente  a seguito delle precipitazioni invernali  e  che  i
  lavori dell'ANAS nel comune di Gioiosa Marea ritardano a partire, a
  causa dei lunghi tempi tecnici e burocratici;

   i  villaggi  del  comune di Messina rappresentano aree  fortemente
  antropizzate, la cui sicurezza dipende molto dal sistema  viario  e
  dagli  interventi di messa in sicurezza dei costoni  sovrastanti  i
  villaggi stessi;

   per sapere:

   se,  a  seguito dei rilevamenti effettuati in questi  giorni,  non
  valutino urgente la richiesta al Governo nazionale di dichiarazione
  dello stato di calamità naturale per la provincia di Messina ed  in
  particolare per la zona dei Nebrodi;

   quali  iniziative  intendano adottare per  snellire  le  procedure
  tecniche   e   amministrative,  consentire   rapidi      interventi
  funzionali    ed     evitare sovrapposizione di competenze tra enti
  territoriali;
   se  non  sia necessaria la rivisitazione immediata del  piano  per
  l'assetto idrogeologico, attualmente aggiornato al 2007, in ragione
  dei recenti eventi atmosferici;

   quali  interventi intendano adottare insieme all'ANAS e  gli  enti
  competenti  per consentire una rapida riapertura della s.s.  117  e
  della  s.s. 113, arterie nevralgiche e fondamentali per il  tessuto
  sociale e produttivo dell'Isola;

   cosa  l'ANAS stia facendo in particolare per fronteggiare la frana
  che ha coinvolto il Comune di Gioiosa Marea - Capo Skino;

   se  ci  siano le condizioni per disporre una 'legge speciale'  per
  Messina, in ragione dell'assetto idrogeologico e idrografico  delle
  zone,  che  consenta  un  impegno di pianificazione  e  di  risorse
  straordinario,  finalizzato  alla messa  in  sicurezza  dell'intero
  territorio;

   se  non ritengano necessario individuare nuove adeguate risorse al
  fine   di  rafforzare  l'organizzazione  della  Protezione   civile
  siciliana   reclutando,   tra   il  personale   regionale,   figure
  professionali  da impiegare nel monitoraggio e nella pianificazione
  degli   interventi  di  prevenzione  e  mitigazione   del   rischio
  idrogeologico   in   quelle  zone  che  presentano   una   maggiore
  vulnerabilità del proprio territorio». (1011)

                                                               ROMANO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità,

   premesso che:

   la  rete  ferroviaria  siciliana è, notoriamente,  una  delle  più
  vecchie e anacronistiche dell'intera rete nazionale;

   l'assoluto disinteresse, da parte dei vertici delle Ferrovie dello
  Stato,  al miglioramento un servizio che dovrebbe essere di  vitale
  importanza   per   l'intera  economia  regionale,   è   palesemente
  vergognoso. Le ferrovie dello Stato hanno chiuso gli scali merce di
  tutta  la  Sicilia,  lasciando in funzione solo quello  di  Catania
  Librino e costringendo, di fatto, le aziende siciliane a effettuare
  i  loro  trasporti  su mezzi gommati, con un evidente  aumento  del
  traffico  stradale e dell'inquinamento atmosferico. A  Siracusa  la
  nuova  fossa di manutenzione, inaugurata in pompa magna  e  costata
  l'incredibile  cifra  di 16 miliardi di vecchie  lire,  non  è  mai
  entrata  in  funzione, mentre in grossi centri,  come  per  esempio
  Lentini ed Augusta, le stazioni sono state private dei più semplici
  servizi  all'utente,  come le biglietterie e i  punti  di  ristoro.
  Nonostante i ripetuti interventi da parte dei vertici regionali, le
  FF.SS., continuano in questa politica di totale disinteresse  delle
  problematiche  siciliane, ritenendo, forse, che la  Sicilia  è  una
  Regione di 'serie B';

   tenuto conto che, mentre le stesse FF.SS. pubblicizzano, su  tutti
  mezzi di comunicazione, la velocità di collegamento dei nuovi treni
  tra  Roma  e Milano (3 ore per 850 chilometri, alla media di  circa
  283 chilometri all'ora), in Sicilia per percorrere i 200 chilometri
  che  separano  Catania  da Palermo occorrono  ben  6  ore,  ad  una
  velocità  di ben 33 chilometri all'ora, media che non si  riscontra
  neanche nelle ferrovie dei Paesi del Sub-Sahara;

   considerato che:

   nel 2009, la fondazione SABIR, in un convegno tenutosi proprio nei
  locali dell'ARS, presentò un progetto di fattibilità su una dorsale
  ferroviaria    della   linea   Palermo-Catania   che    prevedendo,
  inizialmente,  una razionalizzazione delle fermate e  degli  orari,
  avrebbe accorciato i tempi di percorrenza portandoli a 3 ore  e  20
  minuti,   il  tutto  senza  spendere  un  centesimo.  In   seguito,
  utilizzando  i  fondi  europei 2007/2013,  con  una  spesa  di  due
  miliardi  e 600 milioni, i tempi di percorrenza sarebbero  scesi  a
  solo  1 ora e 40 minuti. Il progetto, tra l'altro, permetteva, agli
  abitanti   delle  province  di  Enna  e  Caltanissetta  di   potere
  raggiungere  Catania  e  Palermo in tempi decisamente  europei.  Lo
  stesso  progetto  è  stato omaggiato, dalla  fondazione  SABIR,  al
  Ministro delle infrastrutture;

   di contro, le Ferrovie dello Stato puntano su un loro progetto che
  prevedrebbe  una galleria di ben 40 chilometri sotto i Nebrodi  dal
  costo  di  oltre  6 miliardi di euro, in pratica  la  stessa  cifra
  stanziata  dal Governo italiano per la costruzione del ponte  sullo
  Stretto  di Messina, ovviamente con tempi di realizzazione biblici.
  Inoltre,  tale progetto taglia fuori completamente le  province  di
  Enna  e  Caltanissetta, che già per posizionamento  territoriale  e
  condizioni climatiche hanno i loro grossi problemi nei collegamenti
  viari con il resto della Sicilia;

   visto che nei messaggi pubblicitari delle Ferrovie dello Stato  le
  linee ad alta velocità vengono indicate come 'Le linee che uniscono
  l'Italia',  risulta  indiscutibile ed  incontestabile  che  per  le
  stesse FF.SS. il Sud, e la Sicilia in particolare, non fanno  parte
  dell'Italia;

   per sapere:

   quali  iniziative  intendano adottare, nei confronti  dei  vertici
  delle  Ferrovie dello Stato, al fine di avere garantito in  Sicilia
  un servizio pubblico degno di un Paese europeo;

   se  non  ritengano improcrastinabile ed urgente intervenire presso
  il  Ministero  delle  infrastrutture  affinché  il  progetto  della
  fondazione SABIR sia ripristinato e realizzato». (1012)

                                    SCAMMACCA DELLA BRUCA-ADAMO-MINEO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  iscritte all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito  il  deputato  segretario a  dare  lettura  delle  seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta in Commissione presentate.

   VITRANO, segretario:

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'economia,

   premesso che:

   con  l'interrogazione  numero 676 del  20  luglio  2009,  è  stato
  richiesto di sapere:

   'se  sia stata data esecutività alla delibera di Giunta di Governo
  numero  222  del  30  settembre 2008 ad  oggetto:  'Riordino  delle
  partecipazioni  della  Regione Siciliana in società  di  capitali',
  approntando  i  relativi  piani  di  dismissione,  accorpamento   e
  scioglimento  delle relative società, e quale sia lo stato  attuale
  del suo iter;

   se ancora non fosse stato approntato nessun piano operativo, quali
  siano  i  motivi  che  ne abbiano impedito, fino  ad  ora,  la  sua
  operatività  e  se non ritenga opportuno coinvolgere le  competenti
  Commissioni  legislative dell'ARS per una più compiuta  e  completa
  analisi;

   inoltre,   nell'ottica  di  avere  contezza  di   cosa   realmente
  rappresentano dette società regionali, quale sia la loro situazione
  patrimoniale, la loro dotazione organica e, in particolare,  quante
  assunzioni siano state fatte in ognuna di esse, in ultimo, dal 2001
  ad  oggi, per quelle società a questa data già costituite e, in tal
  caso,  secondo quali procedure e necessità derivanti dalle relative
  dotazioni organiche e piani industriali siano stati assunti.'

   a  tutt'oggi  nessuna risposta è pervenuta al riguardo,  rimanendo
  inevasa l'interrogazione presentata;

   contemporaneamente,  il sottoscritto interrogante,  nell'esercizio
  delle funzioni concernenti il mandato parlamentare, in applicazione
  dell'articolo 45 della legge regionale 16 aprile 2003, numero 4, ha
  richiesto  a tutte le società partecipate dalla Regione  tutti  gli
  atti relativi al conferimento degli incarichi di consulenza e/o  di
  nomina  di esperti dalla data di fondazione della società, l'elenco
  degli  affidamenti  di  servizi (in  appalto  o  subappalto)  e  di
  acquisto  di beni operati nell'analogo periodo, nonché, su supporto
  informatico, copia dei bilanci consuntivi dall'anno successivo alla
  costituzione con le relative relazioni dei revisori dei  conti,  la
  dotazione  organica  con  l'elenco dei  dipendenti  attualmente  in
  sevizio evidenziandone la data dell'assunzione e, infine, anche  la
  trasmissione  dei  dati relativi ai nomi delle  aziende  che  hanno
  eseguito  subforniture di grossi appalti con i relativi certificati
  antimafia;

   anche  dinanzi a questa richiesta di diritto di accesso, la  quasi
  totalità  delle  società  non ha risposto ovvero,  addirittura,  ha
  risposto ma non ha inviato gli atti richiesti adducendo motivazioni
  che, di fatto, contravvengono alle chiare disposizioni di legge  in
  materia di trasparenza amministrativa di cui alla legge numero  241
  del  1990  e  della  legge  regionale  numero  10/91  e  successive
  modifiche e integrazioni, negando, vieppiù, l'esercizio del mandato
  parlamentare;

   considerato che:

   l'articolo 7 della legge regionale 14 maggio 2009, numero 6,  pone
  divieto  alle  società  a  capitale  interamente  o  a  maggioranza
  pubblico   non   quotate   in  borsa,  costituite   o   partecipate
  dall'Amministrazione regionale, nonché alle aziende regionali, agli
  istituti,  alle  agenzie,  ai  consorzi,  agli  organismi  ed  enti
  regionali  comunque  denominati, di procedere alla  costituzione  o
  partecipazione ad altre società od organismi vari, e ciò al fine di
  evitare alterazioni o distorsioni della concorrenza e del mercato e
  di  assicurare  la parità degli operatori, obbligando  gli  enti  a
  procedere, entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge, alla
  liquidazione  delle  società od organismi partecipati,  comunicando
  l'avvio  delle  procedure  ed i tempi di liquidazione  agli  organi
  tutori e alla Ragioneria generale della Regione;

   inoltre,  la legge stabilisce che il mancato avvio delle procedure
  di  dismissione comporta l'immediata decadenza di tutti gli  organi
  d'amministrazione  degli  enti  di  cui  al  comma  1  della  legge
  regionale  numero  6/2009  o  la revoca  dei  rappresentanti  della
  Regione nelle medesime società;

   l'articolo  26  della legge regionale numero  4/2003  prevede  una
  forma di vigilanza che si coniuga con la programmazione strategica,
  tracciando  un  percorso che impone agli enti vigilati,  alle  loro
  figure  apicali  (di  indirizzo  politico  amministrativo,  e    di
  responsabilità amministrativo gestionale), di procedere a:
   A.- programmare l'attività interna;
   B.-   accogliere   gli   obiettivi  fissati   dall'amministrazione
  regionale;
   C.-   verificare   il  raggiungimento  degli  obiettivi   fissati,
  prevedendosi sanzioni nell'ipotesi di mancato raggiungimento  degli
  obiettivi;

   l'articolo  53 della legge regionale numero 17/2004  e  l'articolo
  18,  comma  4,  della  legge regionale numero  19/05,  in  tema  di
  controllo  e  vigilanza  ribadiscono che  la  Regione  esercita  il
  proprio  controllo  sugli enti, istituti  e  aziende  sottoposte  a
  vigilanza;

   l'articolo  48  della legge regionale numero 17/2004  precisa  che
  tutti  gli  enti  o aziende sottoposti a controllo o  vigilanza  da
  parte  delle  Regione  devono dotarsi di  un  organo  di  controllo
  interno;  tale  organo  deve svolgere un  controllo  di  efficienza
  dell'attività gestionale della società;

   nel reiterare le domande poste con l'interrogazione numero 676 del
  20 luglio 2009, per sapere inoltre:

   se,  da parte delle società a capitale interamente o a maggioranza
  pubblico   non   quotate   in  borsa,  costituite   o   partecipate
  dall'Amministrazione  regionale, nonché  delle  aziende  regionali,
  degli  istituti,  delle agenzie, dei consorzi, degli  organismi  ed
  enti  regionali  comunque denominati, sia  stata  data  esecutività
  all'articolo 7 della legge regionale 14 maggio 2009, numero 6, e in
  quali  termini,  avendo consegnato al riguardo il  relativo  quadro
  sinottico riepilogativo;

   se   sia  stata  data  esecutività  all'articolo  26  della  legge
  regionale  numero  4/2003  e,  in caso contrario,  quali  eventuali
  sanzioni siano state comminate;

   se  l'eventuale  mancato  rispetto  delle  disposizioni  di  legge
  configuri  per  gli  amministratori, i  dirigenti  e  i  funzionari
  preposti   l'avvio  di  procedura  di  danno  erariale  e  relativa
  comunicazione alla Corte dei conti». (996)

         (L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)

                                                              FARAONE

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e il lavoro,

   premesso che:

   dall'1   gennaio  2010,  25 operatori del servizio  114  Emergenza
  infanzia - 'Telefono Azzurro', operanti nella sede di Palermo, sono
  stati  licenziati, nonostante il Ministero delle pari  opportunità,
  sembra,  avesse  prorogato il servizio per un  periodo  sufficiente
  all'espletamento  delle  procedure  di  affidamento   della   nuova
  concessione;

   di  fatto,  si  é  interrotto un servizio di alta  professionalità
  (psicologi,   pedagogisti,  assistenti  sociali   e   giuristi)   e
  sensibilità  per  i  compiti  che  esso  assolve  per  affidarlo  a
  volontari del servizio civile;

   nel  contempo,  non sfuggono i risvolti connessi alla  tutela  dei
  rapporti   di  lavoro  con  gli  operatori  licenziati  di   ordine
  previdenziale e assicurativi;

   considerato che:
   risulta iscritta nel bilancio della Regione siciliana, al capitolo
  183767  - UPB 6.2.1.3.1, una consistente posta di bilancio a favore
  del servizio telefonico nazionale Telefono Azzurro;

   non si comprende, quindi, sulla base di quali risultanze sia stato
  chiuso  il servizio e siano stati licenziati gli operatori addetti,
  quando lo stesso gode di un consistente finanziamento regionale per
  il suo funzionamento;

   per  sapere  quali iniziative intendano adottare per  ripristinare
  nell'immediato il servizio e per dare vita ad una concreta sinergia
  fra  le  diverse  istituzioni  coinvolte,  in  primis  Ministero  e
  Regione,  affinché,  per  l'avvenire, non  solo  non  abbia  più  a
  ripetersi  quanto accaduto ma, anzi, il servizio venga potenziato».
  (997)

         (L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)

                                                              FARAONE

   PRESIDENTE. Le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo e alle competenti Commissioni.
   Invito  il  deputato  segretario a  dare  lettura  delle  seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.

   VITRANO, segretario:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente,

   premesso che il monitoraggio della Protezione civile e Legambiente
  (rapporto  'Ecosistema  rischio 2008')  ha  tracciato  un  panorama
  abbastanza  preoccupante circa il rischio di frane e alluvioni  che
  interessano  praticamente  tutta  l'Italia,  secondo  l'indagine  i
  problemi connessi al rischio idrogeologico diventano anno dopo anno
  più gravi e preoccupanti;

   considerato  che  il  dato più allarmante è quello  relativo  alle
  attività  messe in campo per la prevenzione di frane  e  alluvioni.
  Infatti,  nel  42  per  cento  dei 1.244  comuni  ad  alto  rischio
  idrogeologico  che  hanno risposto al questionario  di  'Ecosistema
  rischio   2008'  non  viene  svolta  regolarmente  un'attività   di
  manutenzione  ordinaria dei corsi d'acqua e delle opere  di  difesa
  idraulica.  Questi  dati,  inoltre,  mettono  in  luce  in  maniera
  inequivocabile che nella gestione del territorio non si tiene conto
  del rischio idrogeologico;

   verificato che nella speciale classifica la maglia nera di  questa
  inefficienza  è  andata a due comuni del messinese,  Ucria  ed  Alì
  (entrambi  con  voti  0),  i  quali  non  hanno  messo   in   campo
  praticamente   nessuna   azione   di   mitigazione   del    rischio
  idrogeologico;

   verificato,  inoltre,  che  proprio nel  comune  di  Ucria,  dalla
  seconda quindicina del mese di gennaio del corrente anno 2010, è in
  atto  una  grave situazione di disastro ambientale: un costone  del
  comune  nebroideo,  nella contrada Callina,  sta  massicciamente  e
  paurosamente  crollando,  coinvolgendo  terreni  e  abitazioni   di
  incolpevoli  cittadini; la strada provinciale  136  S.Piero  Patti-
  Ucria  al  chilometro  23 è crollata e che, con  determina  del  21
  gennaio  del dirigente provinciale attualmente, è stata  chiusa  al
  traffico e non si sanno i tempi per la riparazione e la riapertura;

   accertato che il Consiglio comunale di Ucria, nella seduta del  27
  gennaio,  ha  manifestato la propria solidarietà, con un  documento
  approvato  all'unanimità, ai cittadini che hanno già  subito  gravi
  danni  alle  proprie  abitazioni  e  verso  i  prossimi  potenziali
  danneggiati;

   ritenuto che in queste gravi circostanze non basta la solidarietà,
  ma occorrono azioni concrete ed immediate;

   per sapere se intendano:

   predisporre interventi immediati, indifferibili ed urgenti al fine
  di  attivare tutti gli organi competenti, a dare risposte  concrete
  anche  per  evitare  che  il disastro ambientale  si  trasformi  in
  tragedia;

   sollecitare  gli  organi politici, tecnici ed  amministrativi  del
  comune  di  Ucria  (all'ultimo posto in graduatoria  nazionale  per
  inefficienza)  ad  attivare  un ampio monitoraggio  del  territorio
  comunale  e tutti i dovuti provvedimenti per garantire ai cittadini
  di  poter  vivere  in sicurezza nel proprio paese  ed  in  concreto
  accertare  se vi siano cause, omissioni e responsabilità di  quanto
  accaduto  e  continua ad accadere, per l'adozione dei provvedimenti
  di conseguenza». (998)

                                                               CORONA

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per salute,

   premesso che:

   con  il  decreto dell'ex Assessorato regionale Sanità  n.  0944/09
  veniva  individuata l'ex AUSL 3 di Catania quale  azienda  capofila
  per   la  realizzazione  di  una  gara  telematica  regionale   per
  l'acquisto di microchip sottocutanei per l'identificazione di  cani
  per coprire il fabbisogno regionale per l'anno in corso;

   tale iniziativa, si presume, nasceva dalla volontà di contenere le
  spese migliorando l'efficienza e l'efficacia dell'intervento;

   l'ASP  di  Catania  ha  indetto una gara per l'acquisto  di  circa
  80.000  microchip (incrementabile fino alla concorrenza  dei  2/5),
  per  un  presunto  importo  complessivo  della  fornitura  di  euro
  115.700,00 più IVA, accogliendo le richieste delle singole  ASP  di
  cui  all'allegato invito a presentare offerta per la  fornitura  di
  microchip per l'anagrafe canina (allegato A);

   visto  che  dai  dati pubblicati sul sito ufficiale  dell'anagrafe
  canina  della  Regione siciliana risultano essere  stati  applicati
  negli  ultimi 9 anni 243.000 microchip, pari ad un valore medio  di
  27000 chip l'anno;

   per sapere:

   se non ritengano opportuno intervenire immediatamente emanando una
  nota con cui si richieda:
   a) quanti microchip siano stati acquistati da ogni singola ex AUSL
  dal 2000 (legge regionale 15/2000) all'1 settembre 2009;
   b)  quanti microchip siano stati applicati da ogni singola ASL dal
  2000 all'1 settembre 2009;
   c) quanti dei microchip applicati siano stati inseriti nella banca
  dati  regionale anagrafe canina (www.anagrafecanina.com) alla  data
  dell'1 settembre 2009;
   d)  quanti fossero i chip in  giacenza  presso le  ASL  alla  data
  dell'1 settembre 2009;

   se  non  ritengano  necessario richiedere  al  dirigente  generale
  dell'Ispettorato regionale della sanità se, prima di procedere alla
  programmazione  relativa  ai fabbisogni necessari  all'attività  di
  identificazione   elettronica  dei  cani,   abbia   provveduto   ad
  effettuare  un'attenta  ricognizione delle  risorse  in  precedenza
  assegnate ed al loro corretto utilizzo;

   se,  inoltre,  non ritengano chiarire se, prima di  assegnare  gli
  obbiettivi   ai  direttori  generali  delle  ASP  in  merito   agli
  interventi  contro il randagismo, abbiano provveduto ad  effettuare
  un'attenta   ricognizione   relativamente   agli   interventi    di
  sterilizzazione effettuati nel corso degli anni, ed in  particolare
  degli anni 2008 e 2009, nelle diverse AUSL della Regione». (1002)

                                                                 DINA

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente,

   premesso che con nota dell'1 febbraio 2010, l'E.N.E.L. comunicava,
  ai vari organi interessati, che il livello d'acqua del serbatoio di
  Guadalami  del bacino della diga di Piana degli Albanesi  (PA)  era
  oltre il valore della quota autorizzata per il periodo invernale e,
  considerato il perdurare delle condizioni meteo avverse, lo scarico
  di fondo della diga sarebbe stato manovrato in modo da incrementare
  la portata di scarico del suddetto bacino;

   per sapere:

   quali   provvedimenti  intendano  adottare  a  salvaguardia  della
  popolazione   e   del  territorio  agricolo  per  la   manovra   di
  alleggerimento del serbatoio di Guadalami;

   se  non  sia  opportuno, per il tramite della  Protezione  civile,
  verificare  e  monitorare  il  livello  d'acqua  del  serbatoio  di
  Guadalami del bacino della diga di Piana degli Albanesi al fine  di
  scongiurare  gravi  danni per la popolazione e  per  il  territorio
  agricolo». (1003)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                               CAPUTO

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  le  attività
  produttive,

   premesso che:

   la  situazione dell'agrumicoltura siciliana, ormai da anni in  uno
  stato  di  grandissima difficoltà, è giunta al  capolinea,  in  uno
  'stato  comatoso' purtroppo accertato e documentato.  Il  calo  dei
  prezzi   all'origine,   l'aumento  dei  costi   di   produzione   e
  l'importazione  non  controllata di agrumi da Paesi  comunitari  ed
  extracomunitari  ha  definitivamente messo  in  ginocchio  l'intero
  comparto  che, non occorre ricordare, è elemento vitale e trainante
  dell'intera economia siciliana;
   le  imprese  agricole  siciliane,  ogni  giorno  di  più,  perdono
  competitività sui mercati nazionali ed internazionali, il  prodotto
  rimane invenduto e di conseguenza gli agricoltori sono costretti ad
  abbandonare  gli  agrumeti al loro destino, a chiudere  le  aziende
  agricole, a licenziare tutti i lavoratori impegnati;

   il   crollo   dei  prezzi  praticati  è  l'elemento  di   maggiore
  preoccupazione   per  i  coltivatori.  Questo  crollo   è   causato
  dall'arrivo,   sui   mercati  italiani  e  siciliani,   di   agrumi
  provenienti  da Paesi comunitari che spesso introducono  in  Europa
  prodotti coltivati da Paesi extracomunitari, in particolar modo dai
  Paesi dell'Africa settentrionale;

   questi  agrumi, prodotti con modalità non conosciute, arrivano  in
  Europa,   in   Italia   e  in  Sicilia  con  prezzi   assolutamente
  concorrenziali  rispetto alla nostra produzione, che  si  è  sempre
  contraddistinta per la scelta della qualità rispetto alla  quantità
  prodotta e per la sua tracciabilità;

   rilevato che:

   i processi di allargamento dei mercati non sono stati governati da
  idonee politiche, sia regionali che nazionali, di accompagnamento e
  di  supporto,  indispensabili per aiutare le aziende  siciliane  ad
  affrontare le nuove sfide del mercato globale, tenendo conto  anche
  della peculiarità tipica della produzione siciliana legata alla sua
  insularità che, ovviamente, incide in maniera rilevante  sui  costi
  di spedizione e di trasporto;

   la  presenza nei mercati italiani di prodotti provenienti da Paesi
  extracomunitari  che  vengono  offerti,  sia  per  la  qualità  del
  prodotto  sia  per il sistema di produzione, a prezzi assolutamente
  concorrenziali rispetto alla produzione siciliana, sta causando  un
  vero  e  proprio  cataclisma  nella filiera  produttiva  regionale,
  costringendo  i  nostri produttori a immettere spesso  sul  mercato
  prodotti  agricoli  a prezzi addirittura al di sotto  degli  stessi
  costi di produzione. Il prezzo degli agrumi è bloccato fra i cinque
  e  i  dieci  centesimi al chilo, quando per produrre  un  chilo  di
  arance  non  bastano  venti centesimi e di contro  sui  banchi  dei
  mercati  siciliani  un chilo di arance arriva a costare  anche  due
  euro, mentre a Milano lo stesso prodotto sfiora tre euro al chilo;

   considerato che:

   tale  crollo dei prezzi induce i produttori siciliani di agrumi  a
  lanciare  una  drammatica richiesta di intervento  da  parte  delle
  autorità regionali, visto che l'abbattimento dei prezzi di  vendita
  non permette agli stessi produttori di sopravvivere, calcolando che
  i costi di produzione oramai sono di molto superiori ai ricavi;

   soltanto  un forte e massiccio intervento delle autorità regionali
  può  dare  un  aiuto concreto e tangibile ai nostri produttori  del
  comparto  agrumicolo, onde evitare che la crisi in  atto  esistente
  porti alla chiusura, già ampiamente paventata dalle associazioni di
  categoria,  di  migliaia  di  piccole  e  medie  aziende,  con   le
  prevedibili   e   catastrofiche   ripercussioni   sull'economia   e
  sull'occupazione dell'Isola;

   preso atto che:

   la   notte  tra  martedì  26  e  mercoledì  27  gennaio  è   stata
  caratterizzata  da piogge torrenziali che si sono abbattute,  senza
  soste,  sul  territorio  della provincia di  Siracusa  e,  in  modo
  particolare,  sul  triangolo  agrumicolo  che  gravita  attorno   a
  Francofone;
   mercoledì  mattina,  a intervalli regolari, grandine,  quanto  mai
  copiosa,  ha  colpito  sempre  il  medesimo  territorio,  arrecando
  ulteriori  e  non rimediabili danni ai coltivatori di agrumi  della
  provincia di Siracusa;

   l'umidità e la pioggia insistente hanno causato la caduta di oltre
  il  60  per  cento dei frutti, ancora pendenti sulle piante,  com'è
  possibile  constatare  tristemente  transitando  fra  gli  agrumeti
  intorno  a  Francofonte, tanto che lo scenario che  si  presenta  è
  alquanto  sconfortante: un immenso tappeto  rosso  copre  tutta  la
  campagna, a riprova degli effetti devastanti del maltempo;

   preso  atto inoltre che la grandine ha rovinato i frutti,  rimasti
  sugli  alberi,  che  di conseguenza non avranno mercato  perché  si
  presenteranno  agli  acquirenti  con  la  buccia  macchiata   dalla
  grandine;

   considerato altresì che:

   fra  i  prezzi  alla produzione e i prezzi praticati sui  mercati,
  l'incremento  minimo  praticato,  cioè  il  ricarico  dovuto   alla
  filiera, è pari al 650 per cento;

   l'Unione europea, per combattere l'obesità dei bambini e abituarli
  a mangiare in modo sano, sin dalla più tenera età, ha finanziato un
  progetto pilota, investendo ben 125 milioni di euro;

   il  progetto consiste nella introduzione di nuovi cibi nelle mense
  scolastiche sostituendo snack e liquidi gassosi con frutta fresca e
  succhi di frutta;

   il progetto è stato già adottato, non solo in Sicilia, ma anche in
  altre  province  italiane con esiti straordinari perché  i  bambini
  hanno molto gradito le spremute d'arance;

   l'Italia  spenderà  25  milioni in cinque aree:  Sud,  Centro-Sud,
  Centro-Nord, Nord e Nord-Est;

   il  programma  durerà  cinque anni e al Sud verranno  accreditati,
  qualora vi saranno progetti, 5,5 milioni ogni anno. Necessariamente
  si tratta di una opportunità che dovrà essere sfruttata saggiamente
  dai   nostri  produttori  che,  per  questo,  avranno  bisogno   di
  consorziarsi  tra di loro e di non continuare con  un  personalismo
  che,  fino  ad  oggi, purtroppo, non ha dato esiti favorevoli  alla
  categoria e, di conseguenza, all'economia dell'Isola;

   per sapere se non ritengano opportuno:

   intervenire  presso il Governo nazionale per la concessione  della
  stato  di calamità naturale per l'agricoltura siciliana in modo  da
  sospendere il pagamento di ogni onere e tributi vari;

   dichiarare, in modo particolare, lo stato di calamità del  settore
  agrumicolo,  cosa che consentirebbe ai produttori di  ricevere  una
  contribuzione ad ettaro, in considerazione dei danni  subiti  dalle
  piogge e dalla grandine degli ultimi giorni;

   reperire  il  massimo possibile di risorse finanziarie  per  poter
  acquistare  sul  mercato le arance di seconda scelta  o  che  siano
  cadute dalle piante ad un prezzo che sia di vero ristoro (almeno 30
  centesimi  al chilo), ritirando dal mercato i prodotti di pezzatura
  limitata. Con questo intervento si otterrebbe il risultato di poter
  spuntare  un  prezzo migliore, rispetto a quello  attuale,  per  le
  arance  di  ottima  qualità. Le arance ritirate  potrebbero  essere
  utilizzate   per  trasformarle  in  succhi  da  distribuire   negli
  ospedali,  nei  centri per anziani, nelle strutture  che  accolgono
  soggetti diversamente abili, nelle sedi della Caritas e negli asili
  nido e nelle scuole, dove operano le mense;

   attivare una seria campagna di promozione della unicità e  qualità
  delle nostre arance sia in Italia che all'estero;

   riconfermare   le  giornate  lavorative  più  favorevoli   per   i
  braccianti agricoli impegnati nel comparto;

   autorizzare   l'Assessorato  regionale   Attività   Produttive   a
  cofinanziare la realizzazione di strutture, nei siti di produzione,
  per la trasformazione degli agrumi in succhi;

   richiedere  al  Governo  centrale di  incrementare,  su  tutto  il
  territorio  nazionale, le azioni di controllo  e  di  verifica  per
  impedire    l'ingresso   illegale   di   prodotti   agro-alimentari
  provenienti da Paesi esteri, anche comunitari;

   pretendere  dalla  Comunità europea severi controlli,  soprattutto
  sui  Paesi  mediterranei  appartenenti alla  Comunità  stessa,  che
  detengono  rapporti storici, economici e commerciali  con  i  Paesi
  dell'Africa  settentrionale  al fine  di  evitare,  come  spesso  è
  avvenuto  nel passato, che si scambino per comunitari prodotti  che
  invece non lo sono;

   istituire  un  'Marchio  Sicilia' a tutela  di  tutti  i  prodotti
  agricoli  siciliani. La polemica sollevata da 'Striscia la notizia'
  nella  puntata  'Tarocchi  taroccati' non  può  lasciare,  infatti,
  indifferenti.  Il 'Marchio Sicilia', prova di tracciabilità  di  un
  prodotto,  deve identificare, in maniera inequivocabile e  semplice
  allo stesso tempo, il luogo di produzione di un prodotto agricolo;

   favorire,   con   agevolazioni  fiscali  e  aiuti  economici,   la
  costituzione  di  consorzi  fra  produttori  agricoli  al  fine  di
  incrementare  la  possibilità degli stessi di accedere  ai  mercati
  nazionali ed internazionali. Per far questo bisogna andare oltre le
  divisioni, spesso campanilistiche, ed affermare invece il  concetto
  che  tutte le varietà di agrumi prodotti in una provincia siciliana
  siano migliori di tutte le rimanenti presenti sui mercati;

   incrementare  e favorire la diffusione dei mercati  contadini  per
  accorciare  la filiera, spesso troppo lunga, e favorire  l'acquisto
  dal produttore al consumatore per eliminare, di conseguenza, questo
  ricarico insopportabile fra produzione e vendita;

   autorizzare  immediatamente  tutti   gli  agrumicoltori   che   ne
  facciano  richiesta ad installare impianti fotovoltaici nelle  loro
  aziende  al  fine  di  abbattere  i costi  dell'energia  elettrica,
  utilizzata per la conduzione delle loro imprese agricole;

   snellire  e  velocizzare le procedure per  accedere  al  fondo  di
  solidarietà  del settore agricolo inserito nella legge  finanziaria
  del Governo e quelle per il credito agricolo;

   puntare  sui  125 milioni di euro, stanziati dall'Unione  europea,
  per  combattere  l'obesità dei bambini e  salvare  così  le  nostre
  arance;

   inviare immediatamente ispettori in tutti i comuni dell'Isola  che
  hanno ottenuto finanziamenti per l'acquisto di distributori spremi-
  agrumi,  per verificare se gli stessi siano ancora attivi  o,  come
  contrariamente  sembra,  se  gli stessi spremi-agrumi  siano  stati
  smarriti   ovvero  giacciano  occultati;  mentre  i  nostri   figli
  continuano  ad  alimentarsi di bevande gassate,  le  nostre  arance
  marciscono  abbandonate sul terreno e intanto i  nostri  produttori
  guardano   impotenti   i  loro  agrumi,  assaliti   da   rabbia   e
  disperazione;

   disporre,  infine,  in  tempi brevi, l'istituzione  di  un  tavolo
  tecnico permanente che coinvolga, oltre alla Regione, i sindaci dei
  comuni   agrumetati,  i  rappresentanti  degli   agricoltori,   dei
  braccianti  agricoli,  dei commercianti  e  di  quanti  interessati
  quotidianamente  agli effetti devastanti della crisi,  fornendo  al
  Governo valutazioni e suggerimenti per uscire dallo stallo  in  cui
  versa l'agricoltura siciliana». (1004)

                                                            VINCIULLO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,

   premesso che:

   il  signor Carmelo Consoli si è ricoverato volontariamente  presso
  l'ospedale S. Chiara di Pisa il 31 marzo 2007, dove aveva già avuto
  precedenti  ricoveri, non avendo ricevuto risposte  adeguate  dalle
  strutture territoriali di Catania;

   a  seguito  di  peggioramenti avuti nel  corso  del  ricovero,  la
  direzione   sanitaria  dell'A.O.U.P.  ha  diffidato   i   familiari
  dall'accettare  le  dimissioni proposte, nonostante  le  condizioni
  critiche del congiunto e nonostante i familiari avessero presentato
  formale  richiesta di opposizione alle dimissioni  e  richiesta  di
  intervento  dell'ASL 5 di Pisa, ai sensi delle leggi  vigenti,  nel
  maggio-giugno  2007,  informando  anche  la  Regione  Toscana.   La
  richiesta  di  trasferire il paziente presso la  villa  di  Nozzano
  (Lucca), accreditata con il sistema sanitario nazionale, non  venne
  eseguita per rifiuto ripetuto da parte di quest' ultima;

   per tale motivo il figlio del sig. Consoli è stato convocato negli
  uffici   di  polizia  dell'ospedale  S.Chiara  (pur  non   avendone
  competenza)  e  sottoposto  a  interrogatorio  chiarificatore   che
  giustificasse la situazione in atto. La diffida alle  dimissioni  è
  stata  notificata  al figlio del signor Consoli dal  dottor  Sbrana
  Alfredo,  durante  l'ora  di visita nel reparto  di  degenza,  alla
  presenza  del padre, di un sovrintendente di polizia, del personale
  di  turno,  dei degenti e dei parenti presenti. I tentativi  bonari
  del  figlio  di  trovare una soluzione sono stati inutili  sia  con
  l'ospedale che con l'ASL 5 di Pisa;

   l'ospedale  S.  Chiara di Pisa ha denunciato i familiari  per  non
  aver  accettato le dimissioni proposte e i fatti sono stati ripresi
  dalla stampa locale ('La Nazione' e il 'Tirreno');

   l'ASL  5 di Pisa, sulla base dell'istanza avanzata al fine  di  un
  suo  intervento sanitario nel concedere una struttura  residenziale
  idonea,  si  è  espressa negativamente in data 9 agosto  2007.  Nel
  corso  del  ricovero il sig. Consoli ha riferito di  maltrattamenti
  operati  nei  suoi  confronti  e dei fatti  è  stato  informato  il
  responsabile  di  reparto; ciononostante sono proseguite  nei  suoi
  confronti azioni di maltrattamento e sono state presentate ripetute
  denunce presso la Procura della Repubblica di Pisa, anche a  fronte
  di  lesioni patite dal Consoli. Dall'ottobre 2007 è stato  lasciato
  senza adeguata terapia farmacologia di cui necessitava;

   al figlio, autorizzato, insieme agli altri familiari, alla visione
  della   cartella   clinica  da  parte  della  direzione   sanitaria
  dell'ospedale  S.  Chiara  di Pisa, veniva  negato  il  diritto  di
  visionare  la cartella clinica e di avere notizie sulle  condizioni
  del  padre.  Risulta inoltre che la richiesta di  cartella  clinica
  sarebbe  stata rilasciata oltre i termini previsti e  dopo  diversi
  solleciti;

   durante il ricovero sono state tentate più volte le dimissioni del
  paziente con l'uso della forza anche nei confronti dei familiari  e
  per  tale  motivo  la moglie è stata ricoverata  in  condizioni  di
  urgenza. II figlio è stato sequestrato nel reparto, impedendogli di
  uscire  e  trattenendolo contro la sua volontà. Si precisa  che  il
  tentativo  di  dimissione  del  18  febbraio  2009  fu   fatto   in
  conseguenza della notizia che il Pubblico ministero aveva deciso di
  archiviare  le  indagini,  dopo  consistenti  denunce,  mentre   la
  comunicazione ufficiale di archiviazione venne notificata al figlio
  nel  maggio  del  2009. Della fuga di notizie  è  stata  presentata
  denuncia alla Procura della Repubblica di Pisa;

   l'A.O.U.P.  non  ha  mai  provveduto ad  eseguire  le  'dimissioni
  protette'  del  signor  Consoli,  come  previsto  in  questi  casi,
  trattandosi  di paziente invalido non autosufficiente e addebitando
  responsabilità ai familiari che per legge non hanno  nessun  onere;
  inoltre  non  ha  mai provveduto ad eseguire un piano  di  cure  da
  comunicare all'ASL. Dopo parecchio tempo, i familiari sono riusciti
  a  trovare un medico disponibile (tutti gli interpellati in Toscana
  si erano rifiutati) ad effettuare una valutazione clinica e insieme
  alla  proposta  di  cure  del  medico curante  sono  stare  inviate
  all'ASL, al fine di ottenere un idoneo luogo di cura;

   l'ASL  5  di Pisa si è espressa di nuovo negativamente confermando
  la  posizione precedente, non ottemperando ai precetti  legislativi
  che le impongono di intervenire;

   considerato che:

   a  chiarimento del diritto del sig. Consoli, diritto previsto  tra
  l'altro dalle leggi sanitarie vigenti, si ricorda in particolare la
  legge n. 289 del 2002 che, all'articolo 54, ha confermato i livelli
  essenziali  di  assistenza  indicati dal  DPCM  29  novembre  2001,
  rilevando al comma 2 che: 'Le prestazioni riconducibili ai suddetti
  livelli  di assistenza e garantite dal Servizio sanitario nazionale
  sono   quelle  individuate  all'allegato  1',  ovvero   anche   gli
  interventi  di  riabilitazione  e di  lungodegenza,  nonché  quelli
  relativi  alle  attività sanitarie e socio-sanitarie  rivolte  alle
  persone anziane non autosufficienti;

   il  comitato etico Caregivers di tutela al diritto alla salute  ha
  accertato,  con  approfonditi studi sul caso, riconfermando  quanto
  stabilito  dall'articolo 117, comma 2, lettera m,  Cost.,  dove  si
  ribadisce  la  potestà legislativa dello Stato  nelle  materie  dei
  livelli  essenziali  delle prestazioni sanitarie  da  garantire  su
  tutto  il  territorio nazionale. Inoltre è intervenuto il difensore
  civico  della  Regione  Toscana  il  quale,  in  accordo  a  quanto
  comunicato dal Ministero della salute, confermava che hanno diritto
  all'assistenza  sanitaria  ai  sensi della  legge  regionale  della
  Toscana  numero 40 del 2005, articolo 2.1, lettera b,  i  cittadini
  residenti  e  coloro che hanno diritto all'assistenza  sanitaria  e
  sociale  integrate,  cui sono assicurati i  livelli  essenziali  di
  assistenza, cioè soggetti forniti di domicilio sanitario. Ai  sensi
  del  DPCM  del  19 maggio 1995, punto 6.6, numero 3, sono  previsti
  utenti  non  residenti  con  domicilio sanitario  nelle  USL  nelle
  diverse tipologie di casi. Pertanto il cittadino che si trova nella
  condizione  di  essere ricompreso negli elenchi  dell'ASL  dove  ha
  domicilio sanitario e medico di base, ha diritto a tutti i  servizi
  erogabili previsti dai l.e.a, e in particolare di essere ammesso ad
  assistenza   distrettuale  e  particolarmente  di  tipo   sanitario
  residenziale;

   il  signor  Consoli è in possesso di regolare domicilio sanitario,
  con tesserino, codice regionale e medico di base, e quindi soddisfa
  tutti  i  requisiti  di  legge  per  aver  diritto  alle  cure  con
  competenza  territoriale da parte dell'ASL 5 di Pisa. Ciononostante
  la predetta ASL di Pisa si è rifiutata di intervenire, lasciando il
  paziente ricoverato per due anni circa in ospedale con gravi  danni
  psicofisici, esistenziali e a carico dell'erario, sul  quale  hanno
  gravato  oneri  che potevano essere evitati solo  se  il  cittadino
  fosse  stato  ammesso a godere dei suoi diritti  alla  salute,  con
  l'ammissione  ad  una  struttura  residenziale  idonea.  Oneri  che
  dovrebbero  essere  fatti  gravare su chi  ha  commesso  la  palese
  violazione  dei  diritti del signor Consoli, mediante  accertamento
  delle  responsabilità. Resta comunque accertato il danno  grave  di
  violazione del diritto alla salute del signor Consoli, lasciato  in
  attesa  per  due  anni  in condizioni che non  si  addicono  ad  un
  ospedale pubblico;

   il  paziente  è stato trasferito proditoriamente dall'ospedale  S.
  Chiara di Pisa, il 12 maggio scorso, dopo appello lanciato dal  TG5
  dell'8  maggio, in Sicilia presso l'ospedale Cannizzaro di Catania,
  contro  la  propria  volontà  e senza  che  venissero  informati  i
  familiari, residenti in Sicilia, ma di fatto domiciliati a Pisa, in
  presenza di lesioni al capo e di evidente stato di malessere,  dopo
  due anni di ricovero in condizioni di privazione della libertà e di
  restrizioni che arrivano a violare i diritti umani e della  dignità
  della  persona (articolo 1 della legge 833/78), con lesioni plurime
  e  continuate riportate all'interno del reparto. Tra le lesioni  si
  sono  riscontrate  rottura del setto nasale e rottura  dei  tendini
  della  spalla,  lesione  per  la quale  non  solo  non  sono  stati
  informati  i  familiari,  che hanno appreso  ciò  dall'ospedale  di
  Catania, ma nessuna iniziativa di cura è stata intrapresa da  parte
  dell'ospedale S. Chiara, dato che il trauma risale al gennaio 2009.
  Si conferma la mancata considerazione della competenza territoriale
  dell'ASL 5 di Pisa, che doveva ammettere il cittadino alla prevista
  assistenza distrettuale;

   la  richiesta legale ex articolo 700 c.p.c. al giudice del  lavoro
  di Pisa, per l'erogazione della prestazione sanitaria al diritto di
  cura del signor Consoli, si è conclusa senza esito e la motivazione
  ha  riguardato  difficoltà di interpretazione  della  normativa  di
  riferimento;

   la  mole  di  denunce  e  querele presentate  alla  Procura  della
  Repubblica  di Pisa, dai familiari del signor Consoli e dal  citato
  comitato sono andate paradossalmente archiviate;

   medesimo  esposto-denuncia  è stato  inviato  ai  Ministeri  della
  salute,  della  giustizia e della funzione  pubblica,  nonché  agli
  Assessorati regionali Salute della Toscana e della Sicilia,  per  i
  provvedimenti di relativa competenza;

   per   sapere  alla  luce  dell'allucinante  trattamento  -   ormai
  accertato   -   subito  dal  signor  Carmelo  Consoli   all'interno
  dell'ospedale di Pisa, che ha compromesso la vita familiare  ed  il
  suo  stato  di  salute sin dall'inizio della sua patologia,  avendo
  subito  in  particolare per oltre due anni,  in  conseguenza  della
  mancata   attuazione   di   continuità   assistenziale   (richiesta
  esplicitamente) una sequela di dinieghi di ricovero  in  condizioni
  dure,  con  sofferenza  accentuata da privazione  immotivata  della
  libertà,  divieto  di  ricevere generi di conforto,  sopratutto  da
  bere,   nonostante  le  autorizzazioni  fornite  dagli  specialisti
  dell'ospedale  (completano il quadro lesioni personali  continuate,
  smarrimento di dentiera, occhiali, eccetera, inadempienze  cliniche
  primarie,  dinieghi  di accesso alla notizie  sanitarie,  violenza,
  ingiurie,  diffamazioni,  privacy violata, pressioni  psicologiche,
  tentativi di dimissione attuati con la forza, atteggiamenti pesanti
  che  hanno  messo a grave rischio lo stato psicofisico  del  signor
  Consoli  e dell'intera famiglia, consumata per anni nelle  usuranti
  cure  domiciliai  con danni biologici ed esistenziali  -  ritenendo
  questo  un  evidente  caso  di eutanasia  omissiva),  se  intendano
  avviare  con  carattere  di  urgenza,  l'apertura  di  una  formale
  inchiesta  che porti ad accertare responsabilità e motivazioni  per
  le quali al signor Carmelo Consoli siano stati negati il diritto di
  cura  e  di  libertà  in  violazione  di  ogni  norma  nazionale  e
  regionale, e principalmente della Costituzione italiana». (1007)

                                                               LIMOLI

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e il lavoro,

   premesso che:

   la  Questura  di  Palermo  ha ottenuto da parte  dell'Agenzia  del
  demanio l'assegnazione di alcuni alloggi sottoposti a provvedimento
  definitivo di confisca;

   per  tali immobili l'amministrazione ha sostenuto le spese per  il
  pagamento delle quote condominiali, per il pagamento dei lavori  di
  manutenzione ordinaria e straordinaria e per la messa in sicurezza;

   nonostante   siano   trascorsi  15  anni  dall'assegnazione   alla
  Questura,  gli immobili non sono stati concessi alle  famiglie  dei
  poliziotti, ma sono rimasti inutilizzati;

   considerato che:

   la normativa vigente consente l'utilizzo dei beni quali alloggi di
  servizio  delle  famiglie dei poliziotti in condizioni  di  disagio
  economico;

   ad  oggi,  anche se sono trascorsi ben 15 anni, gli  immobili  non
  sono stati assegnati;

   ritenuto che:

   la   possibilità  di  assegnazione  degli  alloggi  ai  poliziotti
  determina  anche un vantaggio per l'amministrazione,  che  potrebbe
  sgravarsi dall'onere del pagamento delle spese;

   nonostante   i   numerosi   solleciti   anche   da   parte   delle
  organizzazioni  sindacali,  in particolare  del  sindacato  CONSAP,
  l'amministrazione  non ha reso noto nessun tipo di  chiarimento  in
  merito alla mancata assegnazione;

   il  mancato  utilizzo dei beni per un tempo così prolungato  -  15
  anni  -  ha  impedito l'uso degli stessi ed uno  spreco  di  denaro
  pubblico;

   per sapere quali provvedimenti abbiano posto in essere sul mancato
  utilizzo dei beni in oggetto e quale azione intendano adottare  per
  definire la questione e consentire che gli immobili possano  essere
  utilizzati  per alloggi di servizio alle famiglie dei  poliziotti».
  (1013)

   (L'interrogante chiede risposta scritta)

                                                               CAPUTO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  inviate al Governo.

                       Annunzio di interpellanze

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interpellanze:

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione professionale,

   premesso che:

   è dei giorni scorsi la notizia di un 'ritardo' nella pubblicazione
  dei  bandi  per  il  concorso dei dottorati di ricerca  dell'ateneo
  palermitano;

   i  motivi  sembrano risiedere nelle gravi condizioni  di  dissesto
  finanziario  in  cui  versa l'ateneo palermitano,  tanto  gravi  da
  essere già state oggetto di segnalazione, nella scorsa estate, alla
  Procura di Palermo, la quale ha aperto un'inchiesta;

   lo  slittamento della pubblicazione dei nuovi bandi comporterà  di
  certo che molti brillanti laureati palermitani saranno costretti  a
  compiere  fuori  Palermo  l'esperienza post  lauream,  abbandonando
  l'idea di una carriera nell'ambito accademico palermitano;

   ciò  comporterà  quindi  l'esodo dei nostri  migliori  ricercatori
  verso  altre regioni o all'estero, con una perdita irreparabile  di
  'cervelli'  che  ancora  una volta impiegheranno  altrove  la  loro
  formazione;

   Palermo,  già  collocata  in fondo alle classifiche  nazionali  di
  qualità, confermerebbe questo dato, aggravandolo: saltare  un  anno
  di  ciclo  di  dottorato aumenterà ancora di più questa difficoltà.
  Infatti,  secondo  i  nuovi  provvedimenti  adottati  dal  Ministro
  dell'istruzione,  solo  gli  atenei  virtuosi  ottengono  fondi   e
  finanziamenti,  e  sono  atenei virtuosi quelli  che  investono  in
  programmi  e  ricerca, e non solo nelle semplici funzioni  di  tipo
  didattico;

   c'è   dunque   da  attendersi  un  ulteriore  aggravamento   della
  situazione;

   c'è  da  chiedere al consiglio di amministrazione  dell'ateneo  di
  Palermo   se   si   tratti  davvero  di  un  problema   burocratico
  amministrativo,   tale  dunque  da  potersi  risolvere   in   tempi
  brevissimi,  oppure  se  i  veri motivi consistano  nell'incertezza
  totale di reperire le risorse necessarie per bandire il concorso e,
  se  la seconda ipotesi corrisponda a verità, quali iniziative  sono
  state messe in campo per reperire i fondi necessari;

   è  certo  comunque  che  la Regione siciliana  non  può  'stare  a
  guardare' inerme lo stato di fatto in cui versa l'Università  degli
  studi di Palermo e, più in generale, quella siciliana;

   altre  regioni, al riguardo, come per esempio Sardegna  e  Puglia,
  hanno  legiferato  a tal favore individuando percorsi  di  sostegno
  alla  ricerca  e alla formazione post lauream concedendo  borse  di
  studio  (aggiuntive  o  suppletive)  al  fine  di  incentivare   la
  frequenza  dei  corsi  attivati  presso  gli  atenei  regionali   e
  finalizzati al conseguimento del titolo avvalendosi, per lo  scopo,
  di fondi già esistenti nel campo della formazione;

   per conoscere il reale intendimento del Governo circa l'adozione o
  meno  di interventi finalizzati all'attivazione di borse di  studio
  (aggiuntive  o  suppletive)  di  sostegno  alla  ricerca   e   alla
  formazione post lauream da concedere ai giovani laureati  siciliani
  per la frequenza presso gli atenei della Regione». (79)

                                                              FARAONE

   «Al Presidente della Regione,
   premesso  che  la  Sicilia ha perso definitivamente  nel  2009  55
  milioni  di  euro  del  fondo  sociale  europeo  destinati   all'ex
  Assessorato   lavoro   e   finalizzati   alla   formazione,    alla
  riqualificazione professionale per le imprese ed a tutte le  misure
  di accompagnamento al lavoro;

   verificato  che  l'enorme  massa  di  denaro  si  è  perduta   per
  l'immobilismo  del Governo, che non ha proceduto alla pubblicazione
  dei relativi bandi; conseguentemente non sono state selezionate  le
  proposte  ed  inevitabilmente non sono state impegnate  le  risorse
  comunitarie;

   considerato che  proprio il settore dell'occupazione  è  quello  a
  causa  del  quale la Sicilia soffre particolarmente, in particolare
  per  le  misure di accompagnamento al lavoro, e la spesa di risorse
  comunitarie  certamente avrebbe aiutato tante aziende che  oggi  si
  trovano in crisi;

   per conoscere quali provvedimenti urgenti intenda adottare al fine
  di  scongiurare il ripetersi di questi gravissimi episodi specie in
  questo momento di grave crisi economica, onde evitare lo spreco  di
  ingentissime e preziose risorse pubbliche». (80)

          (L'interpellante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                               LIMOLI

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia fatto alcuna dichiarazione, le interpellanze  si
  intendono  accettate e saranno iscritte all'ordine del  giorno  per
  essere svolte al loro turno.

                          Annunzio di mozione

   PRESIDENTE.  Comunico  che,  in data  2  febbraio  2010,  è  stata
  presentata la seguente mozione:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   ai  sensi  della legge regionale 14 giugno 1983, numero  68,  l'ex
  Assessore  regionale per il turismo, le comunicazioni e i trasporti
  è  autorizzato,  al fine di garantire la continuità e  l'efficienza
  dei  servizi  pubblici  di  trasporto  di  persone  attraverso   il
  conseguimento  dell' equilibrio economico dei bilanci,  ad  erogare
  contributi  annui  di esercizio alle aziende pubbliche  e  private,
  agli  enti  locali  ed ai loro consorzi esercenti  il  servizio  di
  trasporto  pubblico  locale  di  persone  di  cui  al  primo  comma
  dell'articolo 1 della legge 10 aprile 1981, numero 151;

   l'articolo  5  della  legge regionale numero  68  del  1983,  come
  modificato dall'articolo 31 della legge regionale 6 febbraio  2008,
  numero  1,  prevede l'erogazione di tale contributo  anche  per  le
  linee  tranviali sostitutive di quelle automobilistiche  realizzate
  dai  comuni  al fine di diminuire l'impatto ambientale o migliorare
  il  servizio, gestite in regime di concessione da aziende pubbliche
  o  private o gestite direttamente, in economia o a mezzo di azienda
  speciale, dagli enti locali o dai loro consorzi;

   con  l'articolo  27,  comma 6, della legge regionale  22  dicembre
  2005,  numero  19, tra l'altro, è stato previsto  che,  nelle  more
  dell'approvazione del piano di riassetto organizzativo e funzionale
  del  trasporto pubblico locale, al fine di assicurare la continuità
  del  servizio pubblico di autolinee, le concessioni in atto vigenti
  accordate  dalla  Regione  e dai comuni ai  sensi  della  legge  28
  settembre 1939, numero 1822, e dalla legge regionale 4 giugno 1964,
  numero   10,   sono   trasformate  in  contratti   di   affidamento
  provvisorio;

   a  tal  fine  il contributo erogato dall'Assessorato regionale,  a
  trimestri  anticipati,  deve prevedere  un  corrispettivo  pari  al
  contributo  spettante  all'azienda per l'anno  2005,  calcolato  ai
  sensi  della legge regionale 14 giugno 1983, numero 68, oltre  IVA,
  ovvero   alla   somma   dei  contributi  spettanti   alle   aziende
  costituitesi  in  consorzi o in associazioni  temporanee,  adeguato
  alla  dinamica dei dati ISTAT relativi ai prezzi al consumo per  le
  famiglie di operai ed impiegati dal 1998 al 2004 ed in ragione  del
  regime fiscale dell'azienda destinataria;

   con  l'articolo 31 della legge regionale numero 1 del 2008 è stato
  aggiunto  all'articolo 27 della legge regionale numero 19 del  2005
  il  comma 6 ter che, in particolare, prevede: 'la spesa autorizzata
  per  gli esercizi finanziari 2008, 2009 e 2010 per le finalità  del
  comma  6 è comprensiva di tutti gli oneri relativi ai corrispettivi
  previsti dal medesimo comma 6';

   il  servizio di trasporto urbano del Comune di Messina è  affidato
  in  convenzione  all'Azienda  trasporti  Messina  (ATM)  cui  viene
  riconosciuto,  nonostante  la  previsione  di  cui  al   richiamato
  articolo 31 della legge regionale numero 1 del 2008, esclusivamente
  il contributo per le autolinee urbane;

   l'Azienda  speciale trasporti di Messina (ATM) gestisce in  regime
  di  affidamento, dall'anno 2003, la linea tranviale realizzata  dal
  Comune  al  fine di diminuire l'impatto ambientale o migliorare  il
  servizio, senza tuttavia percepire il relativo contributo calcolato
  in euro 4,50 per chilometro;

   il  perdurare  di  tale incresciosa situazione  ha  determinato  e
  determina  gravissime conseguenze finanziarie per l'ente  locale  e
  per   l'Azienda  trasporti,  con  comprensibili  ripercussioni  sul
  servizio di trasporto locale;

   considerato  che,  al  fine  di  scongiurare  la  sospensione  del
  servizio pubblico, è indispensabile impinguare, tenuto conto  della
  maggiorazione  del  contributo, la spesa  autorizzata  dalla  legge
  regionale numero 19 del 2005 per gli esercizi finanziari 2008, 2009
  e 2010,

                   impegna il Governo della Regione

   a  dare piena e concreta attuazione alle modifiche introdotte  con
  l'articolo  31, comma 3, della legge regionale numero 1  del  2008,
  ponendo  in  essere, con urgenza, tutte le iniziative istituzionali
  perchè   venga   garantita,   anche  per   le   linee   tranviarie,
  l'erogazione, mediante impinguamento della spesa prevista  per  gli
  esercizi  finanziari  2008, 2009 e 2010,  del  contributo  previsto
  dall'articolo  27,  comma 6, della legge regionale  numero  19  del
  2005». (177)

                                            BUZZANCA-POGLIESE-FALCONE
                                                     VINCIULLO-CAPUTO

   Avverto  che  la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno  della
  seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.

        Comunicazione relativa all'ordine del giorno numero 261

   PRESIDENTE.  Comunico  che, su precisazione  dell'onorevole  Dina,
  primo  firmatario  dell'ordine  del  giorno  numero  261  approvato
  dall'Assemblea  nella seduta numero 137 del 2  febbraio  2010,  nel
  testo,   l'inciso    igienista  orale'  deve  leggersi    igienista
  dentale'.
   Pertanto,  a  seguito  di  coordinamento  finale,  il  titolo  del
  suddetto ordine del giorno risulta il seguente  Istituzione  presso
  le aziende sanitarie regionali della figura di igienista dentale'.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


         Comunicazione del calendario dei lavori parlamentari

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunico che  la  Conferenza  dei
  Presidenti  dei Gruppi parlamentari, allargata ai Presidenti  delle
  Commissioni legislative permanenti e della Commissione per  l'esame
  delle   questioni   concernenti  l'attività  dell'Unione   europea,
  riunitasi  il  9 febbraio 2010, sotto la presidenza del  Presidente
  dell'ARS,  onorevole  Cascio, presenti  il  Vicepresidente  vicario
  dell'ARS, onorevole Formica, e il Vicepresidente, onorevole Oddo, e
  con  la  partecipazione  dell'Assessore per  l'economia,  onorevole
  Cimino,  ha  definito all'unanimità la seguente agenda  dei  lavori
  parlamentari in seno alla sessione  di bilancio:

   Sessione di bilancio

   Mercoledì  10  febbraio  2010  : prosecuzione  della  sessione  di
  bilancio.

   Dalla  predetta  data riprendono a decorrere  i  termini  previsti
  dall'articolo  73 bis del Regolamento. Tuttavia, in  considerazione
  della   circostanza   che,  ad  eccezione  della   VI   Commissione
  legislativa permanente e della V Commissione legislativa permanente
  (quest'ultima   limitatamente  alle   note   di   variazione),   le
  Commissioni  di  merito  hanno già reso il  parere  di  competenza,
  l'articolazione della sessione di bilancio è ridefinita secondo  il
  seguente schema:

   Commissioni

   Entro sabato 20 febbraio 2010, la V e la VI Commissione, dopo aver
  esaminato,  per  le  parti  di rispettiva competenza,  i  documenti
  finanziari,  sono  invitate ad inviare le  proprie  osservazioni  e
  proposte alla Commissione  Bilancio', nominando altresì un relatore
  che   partecipi,   per  riferirvi,  alle  sedute  di   quest'ultima
  Commissione (articolo 73 ter, comma 3, del Regolamento).
   Entro  sabato  6  marzo   2010,  la Commissione   Bilancio'  dovrà
  concludere l'esame dei predetti  documenti (articolo 73 ter,  comma
  6, Regolamento interno).
   Entro martedì 9 marzo 2010 saranno completati gli adempimenti  per
  la  predisposizione  e la stampa dei volumi del  bilancio  e  della
  finanziaria nei testi esitati per l'Aula.

   Aula

   Mercoledì  10  marzo l'Aula avvierà la discussione  dei  documenti
  finanziari  fino a conclusione dei relativi lavori nella  settimana
  di  riferimento,  e  comunque  in maniera  tale  da  consentire  la
  pubblicazione   in  Gazzetta ufficiale della legge  di  bilancio  e
  della  legge finanziaria entro il termine ultimo del 31 marzo 2010,
  data di scadenza dell'esercizio provvisorio.
   All'uopo,  la Presidenza si farà carico di predisporre  un'ipotesi
  di  organizzazione dei tempi e degli stessi lavori parlamentari  ai
  sensi dell'articolo 73 bis Regolamento interno.
   Salvi  gli  adempimenti  prescritti per la sessione  di  bilancio,
  l'attività   parlamentare  riguarderà  anche  i  temi  di   seguito
  specificati:

   Commissioni

   Le   Commissioni   legislative  permanenti  si  riuniranno   nella
  corrente  settimana  (9-11  febbraio)  e  nella  successiva  (16-18
  febbraio)  compatibilmente  con  i lavori  d'Aula,  dando  comunque
  priorità all'esame dei documenti finanziari, nel rispetto dei tempi
  già  specificati,  e poi all'esame dei seguenti  disegni  di  legge
  sempreché  non comportino nuove o maggiori spese ovvero diminuzioni
  di entrate:
   -  numero 379 «Disposizioni sulla partecipazione della Regione  al
  processo   normativo  dell'Unione  europea,  sulle   procedure   di
  esecuzione   degli  obblighi  comunitari  e  di  attuazione   delle
  politiche comunitarie»;
   -   numero   318  «Norme  in  materia  di  segretari  comunali   e
  provinciali. Istituzione dell'Albo regionale, dell'Agenzia autonoma
  regionale  per  la  gestione dell'Albo  dei  segretari  comunali  e
  provinciali,    e    della   scuola   superiore   della    pubblica
  amministrazione locale della Regione»;
   - numero 491 «Ordinamento della professione di maestro di sci»;
   -  numero  512  «Credito  di  imposta regionale  per  l'incremento
  dell'occupazione»;
   - numero 119 «Norme in materia di bilancio e contabilità»;
   - numero 517 in materia di società partecipate dalla Regione;
   -  i  disegni  di legge in materia di rifiuti e di semplificazione
  amministrativa in riferimento ai quali il Governo ha  preannunciato
  la presentazione di proprie iniziative legislative;
   -  numero  508  «Schema  di  progetto  di  legge  da  proporre  al
  Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto
  della  Regione  recante 'Modifiche al decreto  legge  16  settembre
  2008,  numero  143,  convertito con modificazioni  dalla  legge  13
  novembre 2008, numero 181».

   L'Aula terrà seduta:

   -   oggi pomeriggio, oltre che per i disegni di legge già iscritti
  all'ordine del giorno della seduta, anche per la discussione  della
  mozione  numero  174   «Iniziative, anche a livello  centrale,  per
  fronteggiare la crisi del comparto agrumicolo siciliano»,  a  firma
  dell'onorevole  Limoli e altri, nonché di eventuali ulteriori  atti
  di indirizzo politico ed ispettivi in materia;
     -  nel corso della corrente settimana (da martedì 9 a giovedì 11
  febbraio,  ore  16.00)  e in quella successiva  (da  martedì  16  a
  giovedì   18  febbraio,  ore  16.00)  per  la  prosecuzione   della
  discussione   dei  disegni di legge,  già iscritti  all'ordine  del
  giorno  dell'Aula,  numeri  459-386-209-394-404/A  «Norme  per   il
  sostegno   dell'attività   edilizia  e  la   riqualificazione   del
  patrimonio  edilizio» e numero 337/A  «Disciplina  dell'agriturismo
  in  Sicilia» (già rinviato in Commissione), nonché dei  disegni  di
  legge  numero  270/A «Nuovo ordinamento delle Camere di  commercio,
  industria, artigianato e agricoltura» e numero 467/A «Misure per il
  reinserimento nel mondo del lavoro degli over 50».
   Con riferimento alla presentazione di subemendamenti ai disegni di
  legge  in  discussione in Aula, la Presidenza ha comunicato,  e  la
  Conferenza  ne  ha  preso  atto, che  gli  stessi  dovranno  essere
  presentati  con  almeno  un'ora  di  anticipo  rispetto  alla  loro
  trattazione, onde consentirne i necessari approfondimenti.
   E'   stata  infine  avanzata  richiesta  alla  Presidenza  per  la
  calendarizzazione della proposta della Commissione speciale per  la
  revisione  e  l'attuazione  dello  Statuto  della  Regione  di  non
  passaggio  all'esame  dell'articolato, ex articolo  64  Regolamento
  interno ARS, del disegno di legge numero 52  Schema di progetto  di
  legge  costituzionale da proporre al Parlamento nazionale  ai sensi
  dell'articolo   41  ter, comma 2, dello Statuto recante  «Modifiche
  dello  Statuto  della  Regione siciliana'», a firma  dell'onorevole
  Barbagallo e altri.
   Al  riguardo  la  Presidenza si è riservata,  su  richiesta  della
  stessa Conferenza, di approfondire gli aspetti procedurali connessi
  all'applicabilità per analogia dell'articolo 64 Regolamento interno
  ad  un  disegno  di  legge  di  modifica  dello  Statuto  ai  sensi
  dell'articolo 41 ter dello stesso.


   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


          Determinazione della data di discussione di mozioni

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai sensi e per gli effetti, degli articoli 83, lettera d) e 153 del
  Regolamento interno, delle seguenti mozioni:

   -  numero  175 «Iniziative, a livello centrale, per l'introduzione
  nel  codice penale italiano del reato di tortura», degli  onorevoli
  Barbagallo, Leanza Edoardo, Leontini e Lupo;

   -  numero  176  «Verifica  dei criteri  di  nomina  dei  dirigenti
  generali  esterni all'Amministrazione regionale»,  degli  onorevoli
  Limoli, Leontini,  Mancuso e D'Asero.

   Avverto  che  la  determinazione della data di  discussione  delle
  mozioni  sopra  citate,  integralmente  riportate  nell'ordine  del
  giorno  della  presente seduta, è demandata,  secondo  consuetudine
  parlamentare,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.

    Rinvio del seguito della discussione del disegno «Norme per il
       sostegno dell'attività edilizia e la riqualificazione del
      patrimonio edilizio esistente» (nn. 459-386-209-394-404/A)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, informo che per assenza  dall'Aula
  della   Commissione  e  del  Governo  nonché   per   definire   gli
  emendamenti,  il  disegno  di  legge  numeri  459-386-209-394-404/A
  «Norme per il sostegno dell'attività edilizia e la riqualificazione
  del patrimonio edilizio esistente», è rinviato ad altro momento.


   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


      Seguito della discussione del disegno di legge «Disciplina
                dell'agriturismo in Sicilia» (n. 337/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  punto  terzo  all'ordine  del  giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede con il seguito della discussione del disegno di  legge
  numero  337/A  «Disciplina dell'agriturismo in Sicilia»,  posto  al
  numero 2).
   Invito  i componenti la III Commissione a prendere posto al  banco
  delle Commissioni.
   Onorevoli colleghi comunico che la III Commissione, a seguito  del
  rinvio  ai  sensi dell'articolo 121 quater comma 2 del  Regolamento
  interno, deliberato dall'Assemblea nella seduta numero 136  del  27
  gennaio,  ha  proceduto  al riesame del  disegno  di  legge  ed  ha
  approvato  gli  emendamenti 3, 5, 4.7, 5.4, 6.3,  7.2,  18.3  e  A4
  trasmettendoli all'Aula.
   La   Commissione  ha  altresì  espresso  parere  favorevole  sugli
  emendamenti 8.1, 17.1, 18.1, 18.2, 20.1 e A3 bis e parere contrario
  sull'emendamento 3.2.
   La   Presidenza  pertanto  invita  i  firmatari  a  ritirare   gli
  emendamenti    superati   dagli   emendamenti   presentati    dalla
  Commissione.  Più avanti saranno citati i numeri degli  emendamenti
  da ritirare.
   Ricordo  che  avevamo approvato gli articoli 1 e  2.  Si  riprende
  l'esame  dell'articolo  3 e dei relativi emendamenti.  Avevamo  già
  approvato l'emendamento 3.1, 3.3, accantonato l'emendamento 3.2  su
  cui la Commissione aveva espresso parere contrario.
   Comunico che la Commissione ha presentato l'emendamento 3.5:

   -  «Dopo  la parola  esistenti' sostituire  nell'azienda agricola'
  con le parole  nel fondo a servizio dell'azienda agricola'».

   Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 3.2:

   - «Sostituire interamente il comma 1 con il seguente:
    1.  Possono essere utilizzati per le attività agrituristiche  gli
  edifici  o  parti  di  essi catastati, non diruti  totalmente.  Gli
  edifici devono essere già esistenti nell'azienda agricola da almeno
  trentasei  mesi  al  momento  della  richiesta  del  rilascio   del
  certificato  di  abilitazione  di  cui  all'articolo  7,  comma  l.
  L'ampliamento  della  volumetria  esistente  è  consentito,   fermo
  restando  quanto  previsto  dagli  strumenti  urbanistici  vigenti,
  esclusivamente  per volumi tecnici e servizi igienici  di  limitata
  dimensione  nonché,  per le fattispecie previste  dall'articolo  23
  della   legge   regionale  27  dicembre  1978,  numero   71,   agli
  imprenditori   agricoli.   L'ospitalità   in   spazi   aperti   per
  campeggiatori   può   essere   effettuata   anche   in    strutture
  prefabbricate  in  legno,  o  altro  materiale  a  ridotto  impatto
  ambientale  e  paesaggistico. Detta norma  si  estende  anche  alle
  aziende  agricole insistenti in aree destinate a  riserve,  con  la
  limitazione  che gli edifici non possono essere ampliati  oltre  la
  superficie  ed  il  volume  esistente,  fatta  eccezione   per   il
  soddisfacimento   delle   condizioni  igienico   sanitarie   minime
  necessarie,  realizzazione di nuovi servizi  igienici  completi  di
  docce.  Gli  impianti  di depurazione previsti  per  tali  impianti
  dovranno  essere  tali  da garantire una depurazione  totale  delle
  acque  e  un  loro  completo  riutilizzo all'interno  della  stessa
  azienda  agricola.  l'ospitalità in spazi aperti per  campeggiatori
  può  essere  effettuata  anche in aree  classificate  riserva,  nei
  limiti delle zone identificate come pre-riserva o pre-parco,  anche
  in  strutture prefabbricate in legno, o altro materiale  a  ridotto
  impatto ambientale e paesaggistico. Si dovrà tenere conto per dette
  strutture che è vietato l'utilizzo del cemento o di qualunque altro
  materiale che possa connotare una modifica definitiva dei suoli, ed
  in ogni caso la posa in opera di dette struttura non potrà avvenire
  a   seguito   di   eliminazione   di  piantumazione   esistente   e
  ridefinizione  di  terrazzamenti o  aree  coltivate.  Si  specifica
  inoltre,  sia per le aree riserva che per le aree agricole  libere,
  che  le strutture utilizzate a fine agrituristico, siano esse fisse
  o  precarie, non potranno essere soggette a cambi di destinazione a
  fine abitativo diverso dall'uso agrituristico, neanche a seguito di
  condoni  e sanatori e di alcun genere. detto impegno va assunto  in
  sede   di  rilascio  delle  autorizzazioni  rilasciati  dagli  enti
  interessati'».

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  mi  permetto  di
  intervenire perché non mi pare che la volta scorsa ci sia stato  un
  parere  contrario della Commissione, ma era stata  manifestata  una
  perplessità da parte di qualche collega del Partito Democratico.
   Per  una  questione di buon senso abbiamo detto di  sospendere  ed
  accantonare  l'emendamento proprio per procedere alla presentazione
  di  un subemendamento, che carcerasse, eventualmente, quella parola
   riserva' e quella frase in cui si prevedono gli ampliamenti per  i
  servizi  igienici degli immobili esistenti, ricadenti  in  area  di
  riserva.
   Pertanto, chiedo alla Commissione, di rivedere il parere contrario
  all'emendamento 3.2, perché si tratta di una norma che accelera con
  molta  regolarità,  tutto  l'iter burocratico  ed  il  rilascio  di
  concessioni,  non crea alterazioni al territorio paesaggistico,  ma
  mette e consente, a chi ha un immobile vicino a zone di riserva,  e
  vuole   fare   intrapresa   nell'agriturismo,   di   poterlo   fare
  serenamente, ed ai campeggiatori di potersi allocare in quelle zone
  perimetrate dalla riserva.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Falcone  le  ripeto,  la  Commissione   ha
  trattato l'emendamento ed ha espresso parere contrario.
   Sull'emendamento 3.2, comunque, chiedo il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Signor Presidente, onorevoli
  colleghi,  la  Commissione ricorda anche al Governo che  fino  alla
  parola  paesaggistico' avevamo dato parere favorevole.
   Da   paesaggistico' in poi c'era un problema che avevano sollevato
  gli  Uffici,  ma fino a  paesaggistico' il parere della Commissione
  era favorevole.

   PRESIDENTE.   Onorevole  Caputo,  il  parere  della   Commissione,
  sostanzialmente,  è  un  parere  contrario,  quindi,  non  possiamo
  ritornare  indietro, tengo conto della precisazione che  il  parere
  contrario riguarda la prima parte dell'emendamento.

   CORDARO. Signor Presidente, non si può votare mezzo articolo

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  col  parere  contrario   della
  Commissione  e  del Governo, pongo in votazione l'emendamento  3.2,
  per  la  parte  che va dalle parole da  detta norma' al  dodicesimo
  rigo fino a  dagli enti interessati'.
   Onorevole Beninati,  chiarisco il significato della votazione  per
  la   parte   iniziale  da   possono  essere  utilizzati'   fino   a
   paesaggistico' la Commissione ha espresso parere favorevole perché
  identico  al  testo  già votato. Per quanto concerne  la  parte  da
   detta norma' fino a  dagli enti interessati' la Commissione ed  il
  Governo  hanno  espresso  parere  contrario.  Pertanto,  pongo   in
  votazione questa parte dell'emendamento 3.2.
   Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 3.4 del Governo, che così recita:
   -   «Al  comma  2  sostituire  le  parole   Assessorato  regionale
  dell'agricoltura e delle foreste' con  Assessorato regionale  delle
  risorse agricole e alimentari'».

   Il parere della Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'articolo 3, nel testo risultante.

   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si riprende l'esame dell'articolo 4 e dei relativi emendamenti.
   Si passa all'emendamento 4.2 che così recita:

   - «Al comma 6 sono apportate le seguenti modifiche:
   la lettera a), punti 1, 2 e 3, è soppressa;
   alla  lettera  c),  la  lettera  a)' e le parole   fermo  restando
  l'obbligo  delle  quote  minime di prodotto  proprio  di  cui  alla
  precedente lettera a)' sono soppresse; le parole  Tali quote'  sono
  sostituite dalle parole  Tale quota'».

   L'emendamento è ritirato.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Comunico  che  è stato presentato dalla Commissione  l'emendamento
  4.7, interamente sostitutivo dell'articolo 4, che così recita:

   - «Sostituire l'articolo 4 con il seguente:
    Articolo 4. Criteri e limiti dell'attività agrituristica - l.  Le
  attività  agrituristiche devono essere esercitate  in  rapporto  di
  connessione  con  l'attività  agricola  che,  in  ogni  caso,  deve
  rimanere  prevalente. Si considerano agricole  anche  le  forme  di
  utilizzo  dei  terreni  per le quali è prevista  una  compensazione
  finanziaria da parte dell'Unione europea, nell'ambito della P.A.C.,
  fermo restando l'obbligo della sussistenza dell'impresa agricola.
   I  criteri e i limiti dell'attività agrituristica sono individuati
  dall'Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari, con
  il decreto previsto dall'articolo 13 comma 1.
   2.  Ai  fini  della  valutazione  sulla  prevalenza  dell'attività
  agricola,  è  considerato  il  rapporto  fra  il  tempo  di  lavoro
  necessario   per   lo   svolgimento   della   stessa    e    quello
  complessivamente   assorbito  dalle  attività   agrituristiche.   I
  relativi  criteri  di  calcolo  sono  determinati  dall'Assessorato
  regionale  delle  risorse  agricole e  alimentari  con  il  decreto
  previsto  dall'articolo  13  comma  1,  tenendo  conto  anche   dei
  fabbisogni di lavoro necessari per la gestione dei terreni  secondo
  gli  usi previsti dalla P.A.C., nonché delle superfici destinate  a
  bosco e/o soggette a vincoli ambientali e paesaggistici.
   3.  L'attività di ospitalità deve essere dimensionata in  coerenza
  con  le  tipologie  dei fabbricati aziendali  esistenti  ed  essere
  contenuta  entro  limiti  compatibili con  un'offerta  di  servizi,
  differenziati  da quelli di tipo turistico-alberghieri,  che  siano
  espressione  delle  autentiche  connotazioni  rurali  degli  ambiti
  territoriali interessati. L'attività di somministrazione di pasti e
  bevande  all'interno  dell'azienda  agrituristica,  è  ammessa  nei
  limiti  determinati anche dalla disponibilità della  materia  prima
  agricola  aziendale, salvaguardando in ogni caso le caratteristiche
  di  un'offerta di qualità, rivolta preferibilmente agli ospiti  che
  soggiornano  in  azienda,  nel  rispetto  dei  requisiti   igienico
  sanitari.
   4.  L'attività di somministrazione di pasti e bevande  di  cui  al
  comma   precedente,   nonché  le  iniziative  promozionali   e   le
  degustazioni  di  cui all'articolo 2, comma 3, lettera  c),  devono
  essere prevalentemente finalizzate alla valorizzazione di:
   a)  prodotti aziendali propri e prodotti ricavati da materie prime
  dell'azienda, anche attraverso lavorazioni effettuate da terzi;
   b) prodotti regionali con marchio DOP, IGP, IGT, DOC, DOCG;
   c) prodotti compresi nell'elenco nazionale dei prodotti agricoli e
  agroalimentari tradizionali;
   d)  prodotti  biologici certificati nel rispetto  della  normativa
  comunitaria, nazionale e regionale vigente.
   5. L'attività agricola si considera comunque prevalente, quando le
  attività  di  ricezione e di somministrazione di  pasti  e  bevande
  interessano  un  numero non superiore a dieci  ospiti  e  l'azienda
  dispone di almeno due ettari di superficie agricola utilizzata,  le
  cui  caratteristiche  sono  determinate  con  il  decreto  previsto
  dall'articolo 13 comma 1.
   6.  Nell'attività di somministrazione di pasti e  bevande  i  menù
  proposti  devono essere, in ogni caso, coerenti con  le  tradizioni
  gastronomiche  proprie del comprensorio rurale  in  cui  è  situata
  l'azienda agrituristica.
   7. Le attività ricreative o culturali di cui all'articolo 2, comma
  3,   lettera   d),   possono   svolgersi   autonomamente   rispetto
  all'ospitalità  e alla somministrazione di pasti e bevande  di  cui
  alle lettere a) e b) del medesimo comma 3 dell'articolo 2, solo  in
  quanto  realizzino obiettivamente la connessione con  l'attività  e
  con  le  risorse  agricole aziendali, nonché con le attività  volte
  alla conoscenza del patrimonio storico ambientale e culturale delle
  aree  rurali,  ove  ricade  l'azienda  agrituristica.  Le  attività
  ricreative  e  culturali  per  le quali  tale  connessione  non  si
  realizza, possono svolgersi esclusivamente come servizi integrativi
  e  accessori  riservati  agli ospiti che  soggiornano  nell'azienda
  agricola  e  la partecipazione, anche facoltativa, a tali  attività
  non può, pertanto, dare luogo ad autonomo corrispettivo'».

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Tutti gli altri emendamenti all'articolo 4 si intendono preclusi.
   Si riprende l'esame dell'articolo 5.
   Comunico   che  è  stato  presentato  dal  Governo   il   seguente
  emendamento 5.4:
   -  «Al comma 11 dopo le parole  può essere ridotto' sostituire  le
  parole  a uno' con le parole  alla percentuale del 5 per cento  dei
  posti letto e comunque non inferiore a uno'».

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   onorevole
  Assessore,   quando  lei,  nell'articolo  6  dice   per  l'attività
  agrituristica  di  alloggio nei limiti di 10 posti  letti  ai  fini
  della   idoneità   dei  locali  è  sufficiente  il   requisito   di
  abitabilità', ritengo che sia fuori luogo aggiungere  rilasciata  a
  seguito  di valutazioni dell'azienda (sanitaria)' perché forse  per
  poca conoscenza di chi lo ha scritto, non certamente sua, assessore
  Bufardeci,  chi  glielo  ha scritto non  sa  che  l'abitabilità  si
  rilascia  con  il  parere espresso proprio dalla figura  che  è  il
  membro dell'ASL di riferimento.
   Per  cui  è  pleonastico e, sinceramente, sarebbe  bene  toglierlo
  perché  è  un   appesantimento della procedura.  E'  già  previsto.
  L'abitabilità prevede questo passaggio.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Signor
  Presidente,    onorevoli    colleghi,   comprendo    l'osservazione
  dell'onorevole Beninati che è in punto di diritto corretta.
   Vorrei, però, spiegare il senso di questo emendamento del Governo,
  che  è  quello  di preoccuparsi delle fattispecie  nelle  quali  in
  strutture  piccole con capacità di alloggio, nei  limiti  di  dieci
  posti  ci  possa  essere  un  problema, per  esempio  organizzativo
  specifico, immobiliare, fisico, oggettivo, dei locali ai fini della
  agibilità in ordine ai quali teoricamente, poi, non potrebbe essere
  concessa  l'agibilità.  In quel caso, riteniamo  che  possa  essere
  utile,  viceversa,  la valutazione dell'ASP che deve  tenere  conto
  della  sanità  e della idoneità dei locali indipendentemente  dalla
  legittimità  ai  fini  dell'abitabilità,  che  sono  due   concetti
  diversi.

   TERMINE. Allora glielo scriva

   BUFARDECI,  assessore  per le risorse agricole  e  alimentari.  E'
  scritto  in questo senso, infatti. E' una prudenza proprio  per  le
  piccole  strutture che potrebbero non avere locali  ai  fini  della
  agibilità,  così  come  li  vorrebbe la norma.  Però,  non  si  può
  stravolgere un vecchio edificio e, quindi, in quel caso si  rimette
  all'ASP  la  valutazione della coerenza storica, se  effettivamente
  quell'immobile  e quel locale è stato storicamente  destinato,  per
  esempio, anche a servizi ai fini della fruizione dell'immobile  nel
  suo complesso. Questo è il senso dell'emendamento.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   onorevole
  Assessore,  devo dire che la precisazione, purtroppo, non  aiuta  a
  risolvere il problema che avevo in mente di porre.
   Onorevole  Bufardeci,  dire  che le norme  prevedono  una  cosa  e
  l'azienda  sanitaria  dovrà  valutare  se  rispettare  tale  norma,
  significa  affidare una discrezionalità, tra l'altro non  governata
  da  alcun  parametro se non la generica o storicità di un immobile,
  che  rende  il  diritto,  che  deve essere  oggettivo,  astratto  e
  generale, una condizione quindi di mera discrezionalità per cui  si
  nega un principio che deve essere, appunto, un riconoscimento di un
  diritto o meno.
   Mi  permetto di suggerire che questo emendamento più che risolvere
  il problema, lo aggrava.
   Ripeto,   qual   è  il  confine  di  questa  discrezionalità   che
  attribuiamo all'azienda? Che poi, l'azienda è una persona che dovrà
  mettere  un  nulla  osta,  ma sulla base  di  quale  convincimento?
  Amicale? Diventa una cosa complicata.
   Suggerirei, quindi, il ritiro di questo emendamento da  parte  del
  Governo.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, ho cercato di rappresentare  tutto
  ciò.
   Capisco  che l'assegnazione possa ingenerare un qualunque  dubbio,
  una  qualunque  discrezionalità  e quindi,  per  evitare  ulteriori
  polemiche, il Governo ritira l'emendamento 5.2.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   APPRENDI, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà .

   APPRENDI, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  poiché
  abbiamo discusso parecchio questo emendamento, credo che ci si stia
  riferendo  al comma 1 dell'articolo, in quanto in questo  comma  le
  norme  igienico-sanitarie acquisiscono come parametro quelle di  un
  normale appartamento e non credo che in un normale appartamento sia
  previsto  l'accesso  al  disabile come  normato,  pur  avendone  il
  diritto.
   Adesso  interrogo  me  stesso, perché l'abbiamo  approfondito  per
  questa tipologia di attività.

   PRESIDENTE. Onorevole Apprendi, accantoniamo l'emendamento 5.2 che
  così recita:

   -  «Al comma 6 dopo la parola  abitabilità' aggiungere  rilasciato
  a   seguito   di  valutazione  dell'Azienda  sanitaria  provinciale
  competente per territorio che valuterà la sanità e l'idoneità degli
  ambienti  proposti  in  coerenza con la struttura  e  la  storicità
  dell'immobile'».
   Onorevoli  colleghi,  vediamo se con una  riscrittura  e  con  una
  verifica da parte degli uffici sia possibile fare qualcosa di utile
  per quanto concerne poi l'efficacia della norma.
   L'emendamento 5.2 è accantonato.
   Si passa all'emendamento 5.1, del Governo che così recita:

   -  «Al  comma 10 sostituire le parole  Assessorato regionale della
  sanità  con  Assessorato regionale della salute ».

   Il parere della Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 5.1. Chi è favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 3.4, del Governo che così recita:

   -  «Al  comma  10  sostituire  le  parole   Assessorato  regionale
  dell'agricoltura e delle foreste  con  Assessorato regionale  delle
  risorse agricole e alimentari ».

   Il parere della Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 5.3 che così recita:

   -  «Al  comma 11 sostituire la parola  uno' con   il 10 per  cento
  dei posti letto'».

   Se   l'onorevole   Corona   ha  letto  l'emendamento   5.4   della
  Commissione, sarà d'accordo a ritirare l'emendamento 5.3.

   CORONA. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento 5.4, della Commissione. Il  parere  del
  Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE  Pongo in votazione l'emendamento 5.4. Chi è favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   L'articolo 5 è accantonato.
   Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

                              «Articolo 6
                       Disciplina amministrativa

   1.  All'esercizio  dell'attività agrituristica si  applica  quanto
  previsto dal comma 1 dell'articolo 6 della legge 20 febbraio  2006,
  numero 96 e successive modifiche ed integrazioni.

   2.  Per  l'esercizio  dell'attività  agrituristica,  è  necessario
  presentare  una comunicazione d'inizio attività al comune  nel  cui
  territorio  ricade l'immobile aziendale interessato, come  disposto
  dall'articolo  14 della legge regionale 26 marzo  2002,  numero  2.
  Alla   comunicazione  d'inizio  attività  è  allegata  la  seguente
  documentazione:

   a)  relazione agrituristica e certificato di abilitazione  di  cui
  all'articolo 7, comma 1;

   b)  indicazione  del periodo di apertura e delle  tariffe  che  si
  intendono applicare;

   c)   dati   catastali  dell'immobile  destinato   all'agriturismo,
  relativi  ad una delle categorie catastali previste per le attività
  agricole   e  connesse,  nonché  provvedimento  di  classificazione
  agrituristica nei casi previsti dall'articolo 10, comma 2;

   d)   indicazione   degli  estremi  dell'eventuale   accreditamento
  aziendale  di  cui all'articolo 7, comma 2, esclusivamente  per  le
  aziende e fattorie didattiche.

   3.  Il  comune,  compiuti  i  necessari accertamenti,  può,  entro
  quarantacinque  giorni,  formulare rilievi  prevedendo  i  relativi
  tempi  di  adeguamento senza sospensione dell'attività in  caso  di
  lievi  carenze  e  irregolarità.  Nel  caso  di  gravi  carenze   e
  irregolarità,  il  comune  può  disporre  l'immediata   sospensione
  dell'attività  sino alla loro rimozione da parte  dell'interessato,
  opportunamente  verificata, entro il termine stabilito  dal  comune
  stesso.  I  tempi  di  adeguamento  assegnati  non  possono  essere
  inferiori a trenta giorni.

   4.  Entro  sessanta  giorni  dal ricevimento  della  comunicazione
  d'inizio attività, il comune notifica all'operatore agrituristico e
  all'Assessorato regionale dell'agricoltura e delle foreste i limiti
  e le modalità di esercizio dell'attività agrituristica, compresa la
  durata  minima  di  apertura annuale di cui  all'articolo  9.  Tali
  limiti  e  modalità  non  possono  eccedere  quelli  previsti   dal
  certificato di abilitazione di cui all'articolo 7.

   5.  In  caso  di  trasferimento dell'azienda  agricola,  il  nuovo
  titolare   è  autorizzato,  dopo  aver  comunicato  all'Assessorato
  regionale  dell'agricoltura e delle foreste e al comune  competente
  l'avvenuto    trasferimento,   alla   prosecuzione    dell'attività
  agrituristica,  per  non  oltre  novanta  giorni,  sulla  base   di
  specifica  autocertificazione attestante il possesso dei  requisiti
  previsti  dalla normativa vigente. Il subentro in via definitiva  è
  subordinato all'acquisizione del certificato di abilitazione di cui
  all'articolo  7  e  all'aggiornamento della comunicazione  d'inizio
  attività o dell'autorizzazione agrituristica da parte del comune.

   6.  Qualsiasi variazione intervenuta delle attività in  precedenza
  autorizzate  o  relativa  alle superfici agricole  coltivate,  deve
  essere   comunicata,   entro   sessanta   giorni,   all'Ispettorato
  provinciale all'agricoltura competente per territorio e al  comune,
  confermando,  sotto  propria  responsabilità,  la  sussistenza  dei
  requisiti e degli adempimenti di legge.

   7.  L'esercizio dell'attività agrituristica non comporta  modifica
  della destinazione d'uso agricolo degli edifici interessati».

   Comunico  che  all'articolo  6 sono stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti:

   - dagli onorevoli Corona, Leontini e Torregrossa:

   - emendamento 6.2:
   «Al  comma  2, lettera b) dopo la parola  apertura' aggiungere  le
  parole  non inferiore a sei mesi per anno solare'»;

   - dal Governo:

   - emendamento 3.4:
   «Ai  commi  4  e  5  sostituire le parole   Assessorato  regionale
  dell'agricoltura e delle foreste', con  Assessorato regionale delle
  risorse agricole e alimentari'»;

   - emendamento 6.1 bis:
   «Al  comma  4 dopo le parole  delle foreste' aggiungere le  parole
   l'autorizzazione relativa a'»;

   - dalla Commissione:

   - emendamento 6.3:
   «Il comma 2 dell'articolo 6 è così sostituito:
    Per   l'esercizio  dell'attività  agrituristica,   è   necessario
  presentare  una comunicazione d'inizio attività al comune  nel  cui
  territorio  ricade l'immobile aziendale interessato, come  disposto
  dall'articolo 14 della legge regionale 26 marzo 2002, numero 2.  La
  documentazione da allegare alla comunicazione di inizio attività  è
  individuata con il decreto previsto dall'articolo 13 comma 1.'»;

   -subemendamento  6.3.1,  interamente sostitutivo  dell'emendamento
      6.3:

   «Per  l'esercizio dell'attività agrituristica la comunicazione  di
  inizio di attività, di cui all'articolo 14 della legge regionale 26
  marzo  2002,  numero 2, da presentare al comune è  corredata  dalla
  documentazione  individuata con il decreto di cui  all'articolo  13
  comma 1».

   Si passa all'emendamento 6.2. Il parere della Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento  3.4,  del  Governo.  Il  parere  della
  Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa al subemendamento 6.3.1.

   CRACOLICI. Sono state citate due leggi, la numero 2 e la numero 6.
  Qual è giusta?

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, accantoniamo l'emendamento  6.3.1,
  se  l'onorevole Caputo non ha niente in contrario, perché credo che
  debba  essere nuovamente ricontrollato. L'emendamento 6.1 bis verrà
  votato successivamente.
   Onorevoli colleghi, l'articolo 6 con i relativi emendamenti 6.3  e
  6.3.1 è accantonato.
   Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:

                              «Articolo 7
                      Certificato di abilitazione

   l.  L'imprenditore agricolo che intenda esercitare,  in  qualsiasi
  forma  giuridica, una o più attività agrituristiche,  è  tenuto  ad
  acquisire    un    certificato   di   abilitazione    all'esercizio
  dell'attività  agrituristica rilasciato dall'Assessorato  regionale
  dell'agricoltura e delle foreste, secondo le modalità dallo  stesso
  previste. Il certificato di abilitazione è rilasciato entro novanta
  giorni   dalla  richiesta.  Decorso   tale  termine,  la  richiesta
  s'intende   accolta   a  meno  di  espresso  diniego   dell'ufficio
  competente, secondo le previsioni della legge regionale  30  aprile
  1991, n. 10 e successive modifiche e integrazioni. La richiesta può
  essere   riproposta  in  relazione  a  fatti  nuovi  e  circostanze
  sopravvenute.

   2.  L'esercizio  delle attività didattiche di cui all'articolo  2,
  comma   3,   lettera   d),  può  essere  sottoposto   a   specifico
  accreditamento  dell'azienda agricola, rilasciato  dall'Assessorato
  regionale  dell'agricoltura e delle foreste. Sono fatti  salvi  gli
  accreditamenti rilasciati in data antecedente all'entrata in vigore
  della presente legge.
   3.  Allo svolgimento dell'attività agrituristica si applica quanto
  previsto dal comma 2 dell'articolo 7 della legge 20 febbraio  2006,
  n. 96 e successive modifiche e integrazioni».

   Comunico  che  all'articolo  7 sono stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti:

   - dal Governo:

   - emendamento 3.4:
   «Ai  commi  4  e  5  sostituire le parole   Assessorato  regionale
  dell'agricoltura e delle foreste', con  Assessorato regionale delle
  risorse agricole e alimentari'»;
   - dalla Commissione:

   -emendamento 7.1:
   «Al  comma  3  sostituire le parole  si applica' con  continua  ad
  applicarsi'»;

   -emendamento  7.2:
   «Al  comma  1  dopo le parole  le modalità dallo stesso  previste'
  aggiungere  le  seguenti  che devono prevedere procedure  volte  ad
  accertare  la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge  anche
  in fase progettuale' ».

   Si  passa  all'emendamento  3.4,  del  Governo.  Il  parere  della
  Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   L'emendamento  7.2,  è  quello  della  Commissione  che   dobbiamo
  necessariamente  votare prima dell'emendamento 7.1.,  così  recita:
  dopo  le  parole  le modalità dallo stesso previste' aggiungere  le
  seguenti   che  devono prevedere procedure volte  ad  accertare  la
  sussistenza  dei  requisiti  previsti dalla  legge  anche  in  fase
  progettuale'.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   stiamo
  introducendo un albo della professione agrituristica?
   Vorrei  capire  non  solo  il  senso  dell'emendamento  ma   anche
  dell'articolo.
   In  quale  albo  bisogna essere iscritti per  svolgere  l'attività
  agrituristica?  Dove  ci si abilita? Da qualche  ente  deve  essere
  riconosciuto questo albo?
   Addirittura  qui si dice:   in fase progettuale'.  Ma  qual  è  la
  connessione  tra  la struttura che va a realizzare  un'attività  di
  agriturismo ed il gestore?
   Qual  è  la  fase  progettuale che lega l'attività progettuale  in
  senso  tradizionale con la persona fisica che ne  deve  gestire  od
  essere il proprietario?
   Questa espressione, mi pare, non risolva nulla.
   Da chi viene riconosciuta l'abilitazione?

   PRESIDENTE.  Onorevole  Caputo,  credo  sia  ragionevole  ritirare
  l'emendamento.    Inoltre,   gli   uffici   mi   consigliano    che
  sostanzialmente non risolviamo il problema.

   CAPUTO,   presidente  della  Commissione.  Dichiaro  di   ritirare
  l'emendamento 7.2.

   PRESIDENTE.  L'Assemblea ne prende atto.
   Onorevoli colleghi la Commissione lo ha apprezzato, e va bene, per
  quanto  concerne l'emendamento 7.2 c'era il problema di  aggiungere
   secondo  le  modalità'  e  poi seguiva  con  quanto  l'emendamento
  recitava.

   CRACOLICI. Volevo capire dove si abilita

   CAPUTO,  presidente  della Commissione.  Le  Camere  di  commercio
  abilitano i soggetti che possono svolgere attività agrituristiche.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi  chiedo  cosa
  abbiamo finanziato nel passato POR, nel passato strumento economico
  dei  fondi  comunitari, se stiamo dicendo che  ora  stiamo  facendo
  attività,  anzi stiamo abilitando, come dice l'onorevole Cracolici,
  qualcosa  che  fino  ad adesso hanno avuto illegittimamente  tutti.
  Stiamo  dando delle regole non tanto alla struttura che deve  avere
  dei  requisiti, stiamo dicendo addirittura che già è  regolato  chi
  deve  fare  e  chi  può fare l'agriturismo, oggi  stiamo  dando  un
  ulteriore appesantimento delle procedure.
   Pertanto, inviterei, ed è paradossale che debba dirlo proprio  io,
  il Governo a sopprimere l'intero articolo.

   GALVAGNO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GALVAGNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo il  rinvio
  del disegno di legge in Commissione.

   PRESIDENTE. Onorevole Assessore, valuterei la necessità  da  parte
  sua  di  un  approfondimento  per  un  eventuale  ritiro,  anzi  un
  emendamento soppressivo dell'intero articolo 7.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi,  lo  ritengo  opportuno  anch'io,
  perché ho approfondito la questione e non esiste una autorizzazione
  della  Camera di commercio che abiliti all'esercizio agrituristico.
  Più  che  l'abrogazione  dell'articolo 7, chiedere  formalmente  un
  ritorno in Commissione di questo disegno di legge. Scriveteli  bene
  i disegni di legge perché non si capisce cosa si vuole dire

   PRESIDENTE.  Dispongo  l'accantonamento  dell'articolo  7  e   dei
  relativi emendamenti.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:

                              «Articolo 8
                Obblighi degli operatori agrituristici

   1. L'operatore agrituristico è tenuto a:

   a)  assicurare  la  reperibilità propria o di un  addetto  per  la
  ricezione degli ospiti nei periodi di apertura dell'esercizio;

   b)  esporre  al  pubblico, in luogo ben visibile: la comunicazione
  d'inizio   attività   di   cui   all'articolo   6,   comma   2,   o
  l'autorizzazione rilasciata ai sensi della normativa vigente  prima
  dell'entrata in vigore della presente legge, una tabella contenente
  i  prezzi  dei servizi praticati; una targa identificativa  di  cui
  all'articolo 10, comma 2;

   c)  non  utilizzare, in ogni forma di comunicazione  e  pubblicità
  dell'attività agrituristica, denominazioni riservate agli  esercizi
  di  tipo  turistico alberghiero, di cui all'articolo 3 della  legge
  regionale  6  aprile 1996, numero 27, compresa  quella  di  turismo
  rurale', hotel', resort', albergo rurale';

   d)  mantenere i requisiti sulla base dei quali è stata  attribuita
  la classificazione di cui all'articolo 10, comma 2;

   e) rispettare i limiti e le modalità per l'esercizio dell'attività
  di  cui  all'articolo 4, nonché quelli notificati dal comune,  come
  previsto dall'articolo 6, comma 4, o già autorizzati ai sensi della
  precedente normativa;

   f) rispettare le tariffe di cui all'articolo 9, comma 1;

   g)  comunicare,  con  un preavviso di sette giorni,  al  comune  e
  all'Assessorato   regionale  dell'agricoltura   e   delle   foreste
  l'eventuale    data    di   cessazione   o   chiusura    temporanea
  dell'esercizio;

   h)  non  stipulare  con  terzi  contratti  d'affitto  dell'azienda
  agrituristica  aventi scopi estranei alle finalità  della  presente
  legge».

   Comunico  che  all'articolo  8 sono stati  presentati  i  seguenti
  emendamenti:

   - dagli onorevoli Corona, Leontini e Torregrossa:

   - emendamento 8.1:
   «Al  comma  1,  lettera c) aggiungere alla fine  bar,  ristorante,
  trattoria, pizzeria'»;

   - dal Governo:

   - emendamento 3.4:
   «Ai  commi  4  e  5  sostituire le parole   Assessorato  regionale
  dell'agricoltura e delle foreste', con  Assessorato regionale delle
  risorse agricole e alimentari'»;

   - emendamento 8.2:
   «Si sopprime la lettera h)».

   Si  passa  all'emendamento  3.4,  del  Governo.  Il  parere  della
  Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)
   .
   Si passa all'emendamento 8.1. Il parere della Commissione?

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne  ha  facoltà.  Ma  perché  prima  di  chiedere  di
  intervenire aspettate che si ponga in votazione?

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le chiedo  scusa
  ma   stabilirei   il   metodo   tradizionale:   passare   all'esame
  dell'articolo ed eventualmente  aprire la discussione generale.
   Io  qui  leggo una cosa: nel comma 1, lettera c, precludiamo  agli
  agriturismo alcune denominazioni, tra cui quella di hotel,  resort,
  albergo   rurale,   turismo  rurale.  Con  l'emendamento   proposto
  addirittura  diciamo  che alle preclusioni si aggiungono  anche  il
  bar, il ristorante, la pizzeria, la trattoria, eccetera.
   Onorevole Assessore, in Sicilia, con legge dello Stato, la 488,  i
  patti   territoriali,  l'assessorato  regionale  per  l'agricoltura
  eccetera,  sono  stati  finanziati  e  realizzati  agriturismo   di
  qualità, addirittura anche con la definizione delle stelle, ci sono
  agriturismo a cinque stelle, a quattro stelle, adesso mi dicono che
  hanno un'altra denominazione: le spighe.
   Ho  l'impressione  che stiamo intervenendo anche su  denominazioni
  che  ci  sono in atto, cioè noi stiamo prevedendo oggi, per  legge,
  che uno che ha realizzato un agriturismo dove c'è un centro resort,
  hotel,   connesso  all'attività  di  agriturismo   dovrà   cambiare
  denominazione.
   Non  vorrei  che questa norma invece di risolvere il  problema  ne
  crei di più di quelli che pensiamo di risolvere.
   Posso  permettermi di manifestare un dubbio? Io sono stato venerdì
  e  sabato presso uno degli agriturismo considerato a cinque stelle,
  dove  abbiamo  svolto  un  seminario. Mi chiedo,  allora,  come  si
  chiamerà dopo che verrà approvata questa legge.
   Attenzione, qui rischiamo di aprire una stagione di conflitti  che
  Dio solo sa dove ci porterà
   C'è  stato  un approfondimento da parte degli uffici su  quanto  è
  realizzato  e  su  quale sia la denominazione  del  realizzato?  O,
  invece questa legge ha come obiettivo la mera normalizzazione ed il
  livellamento degli agriturismo?
   Personalmente,  credo che la differenziazione, anche  di  qualità,
  dei  diversi  agriturismo  non sia un  fattore  negativo,  cioè  ci
  saranno  agriturismo  di  maggiore  pregio  per  la  capacità,   la
  logistica,  la location, la residenzialità, i servizi ed  altri  di
  minore  pregio,  ma  non possiamo stabilire che tutti  sono  uguali
  perché si chiamano agriturismo, punto e basta.
   Quindi,  io  non  sono  un  esperto - vorrei  che  l'Assessore  mi
  ascoltasse -, può darsi che stia dicendo anche delle sciocchezze  e
  sono  pronto a ritirarle un minuto dopo, però ho la sensazione  che
  questa  norma  abbia qualche idea un po' dirigista  della  Sicilia.
  Pertanto,  non vorrei, ripeto, che invece di risolvere il  problema
  di un settore, con l'approvazione di questa norma lo aggravassimo.
   Il Governo può dirci se le mie preoccupazioni sono campate in aria
  o  se invece c'è il rischio che questo sia un problema più serio di
  quanto si pensi?

   CORONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORONA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   onorevole
  Cracolici,  se posso dare un contributo ai suoi dubbi, vorrei  dire
  due parole.
   Intanto, questa è una legge che è stata predisposta dal precedente
  assessore  per  l'agricoltura, per dare una  nuova  normativa  alla
  Sicilia che regoli il settore, recependo una legge nazionale.
   E'  chiaro che su questa legge la Commissione con i suoi  tecnici,
  ma  soprattutto  con il confronto con l'attuale  Assessore  per  le
  risorse  agricole e alimentari ed i suoi tecnici,   ha  rivisto  in
  alcuni articoli il disegno di legge originario. In Commissione si è
  convenuto,  unanimemente, con lo stesso Assessore che  ha  recepito
  tutte  le  osservazioni  ed  anche i  vari  emendamenti  che  erano
  aggiuntivi, sempre nello spirito di meglio chiarire i termini della
  legge  e  dare  una  parola chiara, definitiva agli  operatori  del
  settore  che  aspettano  risposte concrete al  fine  di  rilanciare
  importanti  attività  produttive del settore dell'agricoltura,  che
  possono  implementare, all'interno delle loro aziende,  un'attività
  agrituristica  che  confina poi sia nel settore dell'accoglienza  -
  realizzando   posti   letto  e  dando   un   contributo   ai   fini
  dell'incentivazione del turismo nella nostra Regione  -  sia  anche
  offrendo  la  possibilità  di consumare dei  pasti  all'interno  di
  quelle aziende, quindi opera di ristorazione, in generale.
   E'  chiaro però che la norma non può - in considerazione del fatto
  che   questi  imprenditori  non  hanno  obblighi  derivanti   dalla
  legislazione  sulle  strutture alberghiere e  sulle  strutture  dei
  pubblici  esercizi,  quindi  bar, ristoranti,  pizzerie,  eccetera,
  tutte le varie definizioni del settore - confondere.
   I   tecnici  e  l'Assessorato  hanno  predisposto  il  divieto  di
  utilizzare  la parola  hotel' perché non può essere assimilabile  a
  quella legislazione che regola gli hotel.
   Lei stesso, assessore Bufardeci, ha precisato che mentre gli hotel
  in Italia, patria del turismo, si distinguono per numeri di stelle,
  a  seconda delle varie categorie, dalla più bassa fino a quella  di
  lusso,  gli agriturismo si configurano, nella loro classificazione,
  per  il  numero di spighe, a seconda della qualità; ma non  possono
  certamente  diventare alberghi perché questi ultimi sono tutt'altra
  cosa.
   Ci  sono  norme diverse ai fini igienico-sanitari, ai  fini  della
  sicurezza, ci sono normative che riguardano anche diversi  tipi  di
  contratto  di  lavoro applicabili agli operatori  del  settore  che
  svolgono  attività.  Qui, invece l'imprenditore  agricolo  utilizza
  anche  i dipendenti dell'azienda agricola stessa per portare avanti
  questo tipo di attività.
   Nella legge si dice che gli agriturismo, che svolgono attività  di
  accoglienza  e  di  somministrazione di  alimenti  e  bevande,  non
  possono  essere  né alberghi né bar, ristoranti,  eccetera,  perché
  anche in questo caso c'è una legislazione ed un contratto di lavoro
  diverso che non può essere applicato a questo settore.
   Credo  che  con  l'emendamento da noi presentato abbiamo  dato  un
  contributo  alla  materia, e ricordo che  l'emendamento  era  stato
  condiviso sia dalla Commissione che dal Governo.

            Assume la Presidenza il vicepresidente Formica

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, durante l'intervento dell'onorevole
  Corona, mi sono ulteriormente accertato.
   Si  tratta  di un articolo che esce dallo studio del Dipartimento,
  perché  è  pacifica  la  differenza  sostanziale  che  esiste   tra
  agriturismo e hotel.
   Bisogna  evitare la confusione con l'hotel, il turismo rurale,  il
  resort, e l'albergo rurale.
   Se  c'è  qualcuno di questi soggetti che ha avuto un finanziamento
  non  lo ha avuto per la caratteristica giuridica di cui oggi stiamo
  parlando,    recependo   sostanzialmente   la    norma    nazionale
  dell'agriturismo;   c'è   una  differenziazione   che   anche   con
  l'emendamento  che tende ad evitare l'utilizzazione dei  termini  o
  delle  denominazioni  bar,  ristorante,  trattoria  pizzeria,  è  a
  garanzia  che  stiamo parlando di quell'attività  economica  legata
  all'azienda agricola che è agriturismo  - fattispecie completamente
  diversa  rispetto a questa precisazione - che magari potrà apparire
  bizantina nel dire che è negato ad usare questo, perché la norma  è
  sempre positiva.
   Si tratta di agriturismo. Non si può dire che è ciò che non è.
   Il  senso di questo approfondimento è stato fatto, il Dipartimento
  mi conferma la bontà tecnica della dizione.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ribadisco  quanto
  detto da alcuni colleghi che, secondo me, nonostante lo spirito  di
  collaborazione   nei   confronti  del   Governo,   in   particolare
  dell'assessore Bufardeci, questa norma ha un vizio all'origine.
   Sono  più  che convinto che questa norma sia partita  come  testo,
  allora  dall'assessore La Via, poi ritengo ci sia stato l'assessore
  Cimino,  perché  per  un  periodo  ha  fatto  lui  l'assessore  per
  l'agricoltura,  che di sicuro l'avrà rivista. Da  un  mese  o  due,
  l'assessore  Bufardeci,  anche  lui  si  è  trovato  questa  norma,
  sinceramente, non conoscendola. Per cui, a mio modo di vedere,  non
  è  possibile  che  si scriva in questo modo un  articolo  8  quando
  bastava  scrivere che con successivo decreto, l'Assessore determina
  tutto  quanto è scritto qui, ma non bisognava creare in  una  norma
  ciò  che  si dispone generalmente per decreto, altrimenti, è  ovvio
  che questa norma è difficilmente comprensibile.
   Sto  leggendo la norma per la prima volta ed invito i  colleghi  a
  farlo perché ognuno di noi demandato a fare le norme risponde della
  norma che poi viene pubblicata sulla Gazzetta.
   E' possibile che si possa scrivere:   esporre al pubblico in luogo
  ben   visibile   la  comunicazione  di  inizio  attività   di   cui
  all'articolo  6,  comma 2 o l'autorizzazione  rilasciata  ai  sensi
  della normativa vigente prima dell'entrata in vigore della presente
  legge  una tabella '; ma questo è tutto ciò che materialmente viene
  già  previsto  dalle norme di sicurezza, perché è ovvio  che  tutto
  questo debba esistere in un agriturismo, in un hotel.
   E'  già previsto, non comprendo perché si stia inserendo in questo
  comma.
   Inoltre,  da un lato si dice come si sta facendo con  la  legge  e
  nello  stesso  tempo si richiama la vecchia legge. Ne leggo  ancora
  un'altra.    Rispettare   i  limiti  e  le   modalità '.   E'   una
  complicazione  solo  a  leggerlo. Io non  so  chi  lo  ha  scritto.
  Obiettivamente,  non  lo so, ma vi invito a  riflettere  un  attimo
  sull'opportunità   di  riscrivere  questo  articolo   dicendo   che
  l'Assessore  con  decreto  normerà tutte queste  cose,  ed  abbiamo
  terminato. Non  usciamo pazzi a capire ciò che, invece, c'è scritto
  qui

   APPRENDI, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   APPRENDI,  relatore.  Signor Presidente,  onorevoli  colleghi,  mi
  rendo  conto  che  ogni  volta che si vuole  cambiare  qualcosa  si
  suscitino  perplessità  legittime  in  ciascuno  di  noi,   quindi,
  comprendo  i  rilievi fatti dall'onorevole Cracolici e  da  qualche
  altro deputato, però vorrei ricordare a tutti ed a me stesso che  a
  partire  dal comma 1 dell'articolo 4 che recita - ne leggo soltanto
  una  parte  -:  le attività agrituristiche devono essere esercitate
  in rapporto di connessione con l'attività agricola che in ogni caso
  deve  rimanere prevalente , deve essere ben chiaro di  cosa  stiamo
  parlando;  l'agriturismo è agriturismo, il resort è resort, l'hotel
  è hotel.
   Quindi,  ripeto, legittime le perplessità ma credo che con  questo
  disegno   di  legge,  anche  se  in  alcune  parti  poteva   essere
  aggiustato, si voglia accrescere la qualità e chiamare le cose  per
  nome e cognome.
   Questo  è  il tentativo che stiamo facendo con questo  disegno  di
  legge.  Devo  dire  che  ci siamo confrontati  con  gli  uffici,  i
  funzionari  addetti  al servizio hanno approfondito  la  materia  e
  laddove  sono  stati  riscontrati dei rilievi di  nota  sono  state
  apportate alcune modifiche.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE . Ne ha facoltà.

   DE  BENEDICTIS.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei
  segnalare che l'ultima lettera dell'articolo che stiamo esaminando,
  la  lettera  h),  mi pare che contenga una materia  che  non  possa
  essere trattata dall'Assemblea regionale siciliana.
   Noi  non possiamo entrare nel merito dei rapporti civilistici  fra
  privati.  Mi pare che quanto contenuto nella lettera h), al  di  là
  del  merito, sia una norma che rischia di essere impugnata da parte
  del Commissario dello Stato.
   Propongo quindi l'abrogazione della stessa.

   PRESIDENTE.  Grazie onorevole De Benedictis, ma  pare  ci  sia  un
  emendamento correttivo da parte del Governo.

   COLIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   COLIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho partecipato ai
  lavori  della  Commissione di merito ed in quella sede  non  sempre
  siamo   stati  d'accordo  sulle  cose  che  facevamo   e   che   si
  prospettavano.
   Onorevole  Cracolici,  vorrei  far  rilevare,  a  mio  avviso,  un
  problema  di  fondo,  e cioè che vi è un'attività  agrituristica  a
  prevalente attività agricola e, pertanto, l'aspetto turistico è  un
  aspetto  secondario, e vi è un'attività agrituristica a  prevalente
  attività turistica piuttosto che agricola. Pertanto, in effetti  ci
  troviamo in questa situazione.
   Tant'è  vero  che  ho  posto  un problema:  l'attività  prevalente
  agricola  così come viene considerata in questa legge nei  casi  in
  cui  prevede  60 posti letto è di tutta evidenza che presuma  possa
  essere realizzata una struttura con 60 posti letto soltanto in aree
  grandissime ed estesissime, giammai in un ambiente che è magari più
  piccolo e che possa consentire all'imprenditore di esercitare  tale
  attività.
   Vorrei inoltre chiedere all'onorevole Corona con il quale ci siamo
  confrontati  sul tema, se noi non scrivessimo la parola   bar',  se
  non  scrivessimo  la  parola  ristorante', se  non  scrivessimo  la
  parola   trattoria',  di fatto, l'esercizio della  somministrazione
  dell'alcool,  dei  pasti,  delle  attività  di  ristorazione  e  di
  quant'altro, visto che è sempre la medesima, cosa cambierebbe, cosa
  avremmo risolto?
     Ecco,  a  me convince ciò che ha sostenuto l'onorevole Beninati,
  allorquando  propone di cassare l'articolo in esame, in  modo  tale
  che con giudizio, equilibrio e buon senso l'Assessore possa poi con
  successivo  decreto predisporre un'articolazione più equilibrata  e
  più  saggia  e  non  invece troppo restrittiva  e  contingente   Mi
  sentirei dunque di proporre di cassare e di delegare l'Assessore ad
  un successivo decreto che normi successivamente la materia.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, vorrei  fare  una  proposta  sul
  prosieguo dei nostri lavori.
   Era  stato  stabilito nella Conferenza dei Presidenti  dei  Gruppi
  parlamentari  che  intorno  alle  diciannove  di  stasera  dovevamo
  comunque  sospendere  l'Aula per incardinare la  discussione  della
  mozione  sull'agricoltura. Se ci sono ancora  molti  interventi,  e
  visto che siamo arenati a quanto pare su questa norma che è apparso
  in  maniera  chiara  che  ha bisogno di ulteriori  approfondimenti,
  direi, dopo gli interventi degli onorevoli Cracolici e Buzzanca, di
  sospendere anche per incardinare la mozione e contestualmente  dare
  la   possibilità  alla  Commissione  di  merito  di  valutare   gli
  emendamenti che sono stati presentati, gli approfondimenti  che  ci
  sono  da fare e stabilire, poi, il prosieguo del cammino di  questa
  norma o di ciò che bisogna fare.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, purtroppo  devo
  manifestare - mi rendo conto che ciò che sto per dire possa  urtare
  la sensibilità dei colleghi che hanno lavorato nella Commissione di
  merito   -   alcune  perplessità  ed  esternare  parte   dei   miei
  ragionamenti  a rischio anche di una semplificazione eccessiva  che
  però, devo dire, siccome sono fatto così, non posso trattenermi dal
  farlo.  Onorevoli colleghi, vorrei che valutassimo quindi  le  cose
  anche da semplici cittadini che devono interpretare una legge.
   Allora  faccio un esempio. Al di là della lettera h) che si  spera
  venga  soppressa, è riportato all'articolo 8 che   tra gli obblighi
  degli  operatori agrituristici, c'è quello di rispettare le tariffe
  di  cui all'articolo 9, comma 1'; vado all'articolo 9, comma 1, del
  testo  in  esame  e non ci sono le tariffe che vengono  individuate
  all'articolo precedente. Quindi si dovrebbe rispettare cosa?
   Lo dico perché ho la sensazione che l'arzigogolìo di una norma che
  vuole  entrare in un dettaglio eccessivo e anche - permettetemi  di
  dirlo  -  con una visione un po'  pauperista' dell'agriturismo,  in
  quanto  in Sicilia non c'è solo l'agriturismo rappresentato  da  un
  terreno  di un ettaro dove è ubicata una casetta con  cinque  posti
  letto  per il sabato e la domenica, ci sono in Sicilia, e mi auguro
  ci  saranno  in futuro, strutture nate, non come diceva l'onorevole
  Colianni  prevalentemente a scopo turistico  -  tanto  più  in  una
  regione in cui l'agricoltura da sola non è in grado, probabilmente,
  di  reggere  le sfide della globalizzazione - ma ci sono,  connessi
  alle  attività  agricole,  servizi per il  turismo  che  forniscono
  all'agriturismo una qualità medio-alta.
   Ho  la  sensazione  -  ripeto  -  che  l'eccessivo  dettaglio  sia
  costruito su un modello del servizio ridotto, del piccolo  servizio
  e  non della struttura di ricezione agrituristica che ha un livello
  anche di complessità, di qualità.
   Insomma,  la  vedo così. Ci sono strutture agrituristiche  in  cui
  l'addetto  alla  reception  non è un bracciante  agricolo,  ma  una
  persona  che espleta quell'attività e parla tre, quattro lingue  in
  rapporto ad un mercato dell'agriturismo internazionale.
   Ho  la  sensazione che questo provvedimento finirà  per  avere  un
  calibro che, probabilmente, rappresenterà un segmento del sistema e
  non l'insieme del sistema.
   Ecco  perché, Assessore, lo ripeto, l'altra volta ci siamo fermati
  con l'obiettivo di semplificare questa norma.
   Io  allora  dissi, con una battuta: visto che il  testo  di  legge
  prevedeva l'olio d'oliva, nell'ipotesi in cui si dovesse utilizzare
  l'aceto  balsamico  nelle  pietanze  che  vengono  servite  in   un
  agriturismo,  ciò potrebbe costituire un elemento di  reato  o  no,
  visto che l'aceto balsamico è prodotto a Modena e non in Sicilia?
   Ora,  io riporto la barzelletta dell'aceto balsamico per dire  che
  quando  si  entra in un livello tale di dettaglio,  il  legislatore
  farebbe bene a lasciare poi...

   MANCUSO.  Onorevole  Cracolici, può fare  solo  lei  una  proposta
  seria?

   CRACOLICI.  No,  io  non voglio fare alcuna proposta,  vorrei  che
  facessimo una legge che serva, non una legge che poi ci creerà  più
  problemi
   Ho  la  sensazione  -  insomma  io  la  vivo  così  -  che  questo
  provvedimento  rischi di creare più problemi  di  quanto  ne  possa
  risolvere.
   In   ogni   caso,   ancora   ora  non  ho   capito:   l'iniziativa
  dell'Assessore  precedente nasceva per quale obiettivo?  Quale  era
  l'obiettivo di fondo? Normare un settore che oggi non è normato?  O
  piuttosto riformare un settore i cui i livelli di qualità sono così
  complessi  che la norma di riferimento che esisteva non  è  più  in
  grado  di  soddisfare e di rispondere a questo  tipo  di  esigenze?
  Questo ancora non l'ho capito.
   Detto ciò, visto che il Presidente dell'Assemblea propone di fatto
  di  fermarci a quest'articolo, che non ho capito a questo punto  se
  conviene  approvare o meno, visto che c'è un ulteriore elemento  di
  riflessione  che secondo me è utile fare, ed a questo proposito  mi
  era  stato  detto che il Governo e la Commissione avevano  lavorato
  per una semplificazione del testo, devo dire onestamente che non mi
  pare si sia giunti finora ad una semplificazione.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, so bene  che  in
  questo  momento  la Sicilia ed i siciliani aspettano  questa  legge
  sulla  quale sono riposte molte aspettative. E so bene che dobbiamo
  andare  incontro alle legittime richieste, alle legittime ambizioni
  delle  categorie  produttive che in questo momento  aspettano  tale
  legge.
   Francamente, non riesco a raccapezzarmi e mi è venuto  un  dubbio,
  Assessore,  un  dubbio  che desidero chiarire  insieme  a  lei,  al
  Governo  ed  all'Assemblea. Ma questa legge è fatta  per  agevolare
  l'agriturismo o per complicare la vita agli operatori del settore?
   Perché di questo si tratta
   Leggendo  anche sommariamente l'articolato ci rendiamo  conto  che
  questa  norma complicherebbe notevolmente il percorso che poi  deve
  portare  al  contrario  ad agevolare chi  si  vuole  cimentare  nel
  settore,  chi  vuole  dare in qualche maniera risposte,  chi  vuole
  alzare  il  livello della qualità dell'agriturismo in Sicilia,  non
  dimenticando che siamo una Regione che ha questa vocazione.
   La  Sicilia  è  una  regione  che ha questa  fortissima  vocazione
  turistica  e  che  sa  coniugare turismo ed  agricoltura,  anche  a
  Fiumedinisi, onorevole De Luca.
   Mi rendo conto però, per esempio, che all'articolo 8, lettera g) è
  riportato    comunicare con un preavviso di 7 giorni  al  Comune  e
  all'Assessorato   regionale  dell'agricoltura   e   delle   foreste
  l'eventuale    data    di   cessazione   o   chiusura    temporanea
  dell'esercizio'.
   Questo  è  un  elemento che non può essere normato,  ma  che  deve
  essere  oggetto  di decreto. Lei sa che, per esempio,  la  chiusura
  temporanea   deve  essere  perfettamente  motivata  altrimenti   si
  arriverebbe  alla  conseguenza nefasta,  negativa  che  soprattutto
  nelle  zone a maggiore richiesta turistica ed a maggiore produzione
  turistica, penso alle isole Eolie, ciascuno degli operatori  si  fa
  tranquillamente  la stagione e poi con sette giorni  di  preavviso,
  senza motivazione, può decidere di chiudere.
   Onorevole  Assessore, credo che il percorso  fin  qui  seguito  ci
  abbia  portato  ad  accantonare 3 su 4 articoli discussi.  Ritengo,
  dunque,  che  non  sia  questa  la  strada  giusta  da  perseguire.
  Cerchiamo  viceversa  un  percorso  che  sia  condiviso,  perché  è
  evidente  che  tutti  quanti vogliamo migliorare  la  legge  ed   è
  evidente   che   vogliamo  fornire  ai  siciliani   uno   strumento
  legislativo  che sia operativo, che non sia un groviglio  di  norme
  che  magari stridono fra di loro e non consentono poi a  chi  vuole
  legittimamente   operare   nel  settore   di   poterlo   fare   con
  tranquillità.
   Tutto  ciò volevo significare, volevo dire all'Assemblea: portiamo
  avanti  una norma che sia finalmente aderente ai bisogni reali  dei
  siciliani.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Ringrazio  tutti i colleghi che si stanno impegnando per migliorare
  un  testo visto che, certamente, come tutti i disegni di legge  che
  si  presentano all'attenzione dell'Aula, è migliorabile. Però,  non
  vorrei  che  eccedessimo perché, anche nei confronti dell'onorevole
  Cracolici, vorrei dire che non trovo niente di contraddittorio  per
  quanto  riguarda  il  rispettare le  tariffe  che  sono  richiamate
  all'articolo  9  nel quale si fa riferimento alla comunicazione  al
  comune e all'assessorato.
   La  logica della comunicazione sta a significare che ci attendiamo
  da  parte di tutti una capacità di promozione all'esterno di quello
  che  offriamo  al  potenziale turista,  visitatore  o  allo  stesso
  siciliano,  come comunicazione. Tanto è vero che la data  è  quella
  del  31 ottobre dell'anno, ma vale per l'anno successivo per potere
  pianificare. Non c'è contraddizione però

   CRACOLICI. Se non la rispetti c'è una sanzione?

   BUFARDECI,  assessore per le risorse agricole e  alimentari.  Sono
  previste,  eventualmente, successivamente le sanzioni. Ma  in  ogni
  caso  per  quanto  riguarda  l'intero  articolo  8  non  ho  alcuna
  difficoltà  a sostituirlo con un subemendamento che dia la  facoltà
  all'assessore  attraverso un decreto di  regolare  le  modalità  di
  svolgimento dell'attività.

   BENINATI. Lo dica, è il mio, io l'ho aiutata.

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Condivido quello che ha detto l'onorevole Beninati.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevole  Assessore,  onorevoli  colleghi,  vorrei  fare,   se   è
  possibile,  un attimo di chiarezza sull'iter di questo  disegno  di
  legge  in  Aula perché non vorrei che surrettiziamente passasse  il
  messaggio  che l'Assemblea regionale, o una parte di  essa,  voglia
  contrastare lo sviluppo dell'economia siciliana.
   L'agriturismo ha già una disciplina. Il settore è normato,  dunque
  può continuare ad operare. Volevamo, immaginavamo e continuiamo  ad
  immaginare una disciplina che semplifichi l'attività per portare  a
  compimento  un  iter  che  agevoli un  percorso  a  favore  di  uno
  sviluppo.
   Che  poi  si  chiamino agriturismo, hotel o resort  o  in  maniera
  diversa  questo  diventa secondario. Però, signor  Presidente,  qui
  oggi  è  stato fatto l'elenco delle anomalie e delle contraddizioni
  che sono contenute all'interno di questo disegno di legge. Ciascuno
  ci ha messo la sua.
   Certo,  io non sono bravo come l'onorevole Cracolici che riesce  a
  fare  prima  un  intervento da oppositore e poi  un  intervento  da
  Governo.  Io  sono all'opposizione e, quindi, devo  avere  maggiore
  rigore  nel vaglio dei disegni di legge. Devo stare più  attento  e
  devo  cercare, nell'interesse dei siciliani, di fare  in  modo  che
  siano esitati disegni di legge fatti bene.
   E,  allora, uno per tutti, aggiungo anche io una chicca. E' a  mio
  parere  impossibile  immaginare che una  norma  come  questa  possa
  prevedere  che  l'agriturismo abbia,  ai  fini  dell'agibilità,  la
  stessa disciplina delle abitazioni private.
   Mi  chiedo:  ma  perché nelle abitazioni private  è  disposto  per
  legge,  ad esempio, l'ingresso per i diversamente abili? E'  chiaro
  che  ognuno a casa sua decida come organizzarsi a seconda che abbia
  o  meno  questa  evenienza.  Ma un agriturismo  non  può,  ai  fini
  dell'agibilità, avere, prevedere le stesse norme per le  abitazioni
  private  E allora, conoscendo la competenza del presidente  Caputo,
  del    vicepresidente   Apprendi,   e   dell'assessore   Bufardeci,
  conoscendoli  ed avendo stima di loro, credo che la proposta  della
  Presidenza dell'Assemblea sia sensata.
   Noi  dobbiamo  fermarci perché, nonostante i  tentativi  fatti  da
  ciascuno  di  noi per trovare delle soluzioni ad errori  che  credo
  siano  stati  commessi  ab origine, non è possibile  continuare  ad
  andare  avanti  così,  perché, come è stato  giustamente  detto  da
  alcuni  colleghi che mi hanno preceduto, su 5-6 articoli, tre  sono
  stati   accantonati  incentivando  delle  dinamiche  che  sono   di
  straordinaria importanza, io direi essenziali, per il buon esito di
  questa norma.
   Credo  sia  più  opportuno quanto meno sospendere la  discussione,
  rinviare il testo in  Commissione di merito in modo che la prossima
  settimana giunga in Aula nel complesso un testo più organico e  più
  coerente.
   Credo che dovremmo avere il coraggio di dire che questo disegno di
  legge  deve  tornare in Commissione. Ma, se non lo  vogliamo  fare,
  perché  è  un disegno di legge che non comporta spesa e  quindi  in
  questa  fase  di  esercizio provvisorio abbiamo la  possibilità  di
  esitarlo, fermiamoci.
   Signor Presidente, a nome del Gruppo UDC, accogliamo dunque la sua
  proposta:  fermiamoci e andiamo alla settimana prossima e cerchiamo
  di fare un cosa più seria e coerente.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, la seduta  è  rinviata  ad  oggi,
  martedì 9 febbraio 2010, alle ore 19.15, con il seguente ordine del
  giorno:


   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


      I  -Comunicazioni.

  II  - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
  lettera d), e 153 del Regolamento interno, della mozione:
       - numero 177   «Iniziative al fine di garantire la  continuità
                 del  servizio di trasporto pubblico locale  mediante
                 linee tranviarie».

                                        BUZZANCA - POGLIESE - FALCONE
                                                   VINCIULLO - CAPUTO

      III   -  Discussione unificata di mozione e di  interrogazioni,
       concernenti il tema della crisi del comparto agrumicolo.

      IV  - Discussione dei disegni di legge:

       1)   -  «Norme  per  il sostegno dell'attività edilizia  e  la
          riqualificazione del patrimonio edilizio» (numeri 459-386-209-394-
          404/A) (Seguito)
           Relatore: onorevole Caronia

       2)   - «Disciplina dell'agriturismo in Sicilia» (numero 337/A)
          (Seguito)
           Relatore: onorevole Apprendi

                   La seduta è tolta alle ore 18.53.

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      Dott.ssa Iolanda Caroselli

   ALLEGATO:

   Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica   Salute'

   BOSCO.  -  «Al  Presidente della Regione e all'Assessore  per  la
  sanità, premesso che:

   la  globalizzazione,  con  i suoi spostamenti  migratori,  spesso
  imponenti,  ha  cambiato radicalmente il panorama  sanitario,  con
  maggiore  rilevanza nei Paesi che si trovano al centro  di  questi
  flussi di uomini, donne e bambini;

   tra  le diverse problematiche che tale fenomeno sociale su  scala
  mondiale porta con sé vi è l'insorgenza di nuove affezioni,  anche
  Epidemiologiche,  o  il ritorno di malattie che  in  Italia  erano
  ormai scomparse;

   rilevato  che  il  bisogno di un nuovo approccio  al  tema  delle
  malattie  infettive, reintrodotte nel nostro  Paese  attraverso  i
  processi  migratori, comporta l'urgente necessità  di  organizzare
  una  struttura  sanitaria  in grado di rispondere  tempestivamente
  alla domanda di cure;

   considerato che:

   Agrigento  e la sua provincia, da parecchi anni rappresentano  il
  sito  privilegiato  per  lo sbarco di clandestini  provenienti  da
  Paesi dell'Africa;

   i  nuovi  migranti si aggiungono alle numerosissime  presenze  di
  extracomunitari  già  inseriti nel tessuto  socio-economico  della
  provincia  di  Agrigento,  provenienti anche  dai  Paesi  dell'Est
  europeo;

   sottolineato  che, a fronte di una siffatta composizione  sociale
  multietnica, non esiste presso il nosocomio agrigentino un reparto
  specifico per le malattie infettive;

   ricordato che:

   l'azienda  ospedaliera agrigentina, nel corso degli ultimi  anni,
  si  era  attivata  per reperire gli spazi idonei per  ospitare  un
  reparto di malattie infettive;

   i  locali individuati sono stati inaugurati per ben due volte, ma
  che il reparto non è stato reso mai operativo;

   ritenuto  indispensabile e indifferibile provvedere  all'apertura
  di  un  reparto  di  malattie infettive che sia  di  servizio  per
  Agrigento e la sua provincia;

   per  sapere  quali provvedimenti urgenti intendano  adottare  per
  l'istituzione  di  un reparto malattie infettive presso  l'azienda
  ospedaliera di Agrigento;

   quali   iniziative  intendano  intraprendere  al  fine  di   dare
  immediata operatività al predetto reparto». (503)

   Risposta. - «In ordine all'interrogazione numero 503 con la  quale
  l'onorevole  Bosco chiede interventi urgenti per l'attivazione  del
  reparto  di  medicina preventiva delle migrazioni presso l'ospedale
  San  Giovanni di Dio di Agrigento, si precisa che, a seguito  delle
  note vicende riguardanti le criticità strutturali degli edifici del
  predetto    complesso   ospedaliero   con   conseguente   sequestro
  cautelativo  da  parte  dell'Autorità  giudiziaria  ed  attesa   la
  necessità  di  dare  seguito  agli impegni  assunti  in  ordine  ai
  progetti di sperimentazione in parola, con decreto assessoriale del
  31  agosto 2009 è stato disposto il subentro dell'A.R.N.A.S. Civico
  di  Palermo  all'Azienda  ospedaliera   San  Giovanni  di  Dio'  di
  Agrigento nella titolarità della convenzione stipulata il 29 giugno
  2009  tra  quest'ultima e   L'Istituto nazionale per la  promozione
  della  salute  delle popolazioni migranti e per il contrasto  delle
  malattie  della povertà' (I.N.M.P.), l'Assessorato regionale  della
  sanità e conseguentemente il trasferimento del Centro regionale  di
  riferimento per l'I.N.M.P., la cui attività, alla data di  adozione
  del provvedimento in parola, non era stata ancora avviata.
   Successivamente,  in  data  29  novembre  2009,  il   Responsabile
  scientifico  per la Sicilia dell'I.N.M.P. ha dato comunicazione  di
  avvio  delle attività del Centro regionale di riferimento  I.N.M.P.
  Sicilia presso l'Ospedale  Civico - Benfratelli' di Palermo».

                              L'Assessore
                         dottor Massimo Russo

   D'AGOSTINO. - «All'Assessore per la sanità, premesso che:

   con  atto deliberativo numero 97 del 19 febbraio 2007, pubblicato
  nella  GURI Concorsi ed Esami - parte prima - del 15 giugno  2007,
  l'azienda  USL  1  di Agrigento ha pubblicato  un  avviso  per  il
  conferimento  di  incarico  di dirigente  medico  di  ortopedia  e
  traumatologia;

   con   nota   protocollo   numero  436  del   13   febbraio   2007
  dell'Assessorato  Sanità,  veniva  posto  divieto   alle   aziende
  sanitarie  di  adottare  provvedimenti di  modifica  delle  piante
  organiche, anche se scaturenti da atti di programmazione regionale
  emanati  nel  tempo, di bandire concorsi per i posti  esistenti  e
  vacanti   nelle  piante  organiche  e  di  adottare  delibere   di
  assunzioni   di   personale  a  qualunque  titolo   e,   comunque,
  provvedimenti che comportano incrementi di spesa per il personale;

   con   nota   protocollo   numero   1099   del   26   marzo   2007
  dell'Assessorato   Sanità,   veniva  considerato   che   eventuali
  necessità  aziendali  dovevano  essere  sottoposte  all'attenzione
  dell'Assessorato,  il  quale, previa  verifica,  anche  su  parere
  dell'IRS,  poteva  concedere le relative  autorizzazioni.  Ma  che
  comunque  le  aziende dovevano limitare le richieste di  deroga  a
  casi eccezionali ed urgenti;

   con  d.a.  numero  2831  del 13 dicembre  2007,  all'articolo  1,
  venivano  fissati  dei  limiti  percentuali  per  i  posti  resisi
  vacanti, e pertanto, ai sensi dell'articolo 2 di detto decreto  le
  aziende dovevano preventivamente individuare la consistenza  e  la
  tipologia delle figure professionali da assumere;

   con  d.a.  numero  1634  dell'8  luglio  2008,  l'articolo  1  ha
  sospeso, con decorrenza immediata e fino a nuova disposizione,  le
  procedure di cui al d.a. numero 2831 del 13 dicembre 2007 inerenti
  nuove  assunzioni per la copertura parziale del  turn  over  ed  i
  provvedimenti aziendali adottati dalla data del presente  decreto;
  l'articolo 2 ha sospeso altresì tutte le procedure concorsuali  in
  itinere, con divieto di bandire nuovi concorsi e l'articolo  3  ha
  stabilito  che  eventuali  eccezionali  ed  urgenti  necessità  di
  attivazione di procedure concorsuali e/o di reclutamento di  nuove
  unità  di personale erano soggette a preventiva verifica da  parte
  dell'Assessorato;

   con  d.a.  numero  1821  del  29 luglio  2008,  l'articolo  1  ha
  disposto  la  sospensione  di  ogni  provvedimento  amministrativo
  attinente il conferimento di incarichi dirigenziali;

   con  d.a. numero 2190 del 10 settembre 2008 ha integrato il  d.a.
  2831  del  13 luglio 2007 disponendo che eventuali mobilità  extra
  regionali doveva essere confidata quale nuova assunzione;

   la  figura  professionale richiesta con il concorso  in  premessa
  può  essere ricoperta, senza aggravio per la spesa sanitaria,  dal
  dottor  Antonino  Assenso,  già  presente  nella  pianta  organica
  dell'azienda  USL  1, con le funzioni di direttore  di  ortopedia,
  presso  il presidio ospedaliero di Ribera, e che l'unità operativa
  da  lui  diretta  è  stata chiusa per carenza di personale  dall'1
  agosto 2008;

   considerato che:

   l'azienda   USL   1   di   Agrigento,  a  conclusione   dell'iter
  concorsuale   in   premessa,   in  dispregio   alle   disposizioni
  assessoriali di cui sopra, con atto deliberativo numero 473 del 22
  settembre  2008  ha conferito incarico quinquennale  di  direttore
  medico di ortopedia e traumatologia;

   considerato che l'atto emesso è in palese contrasto con tutte  le
  disposizioni  emesse  in  relazione al  contenimento  della  spesa
  sanitaria;

   per   sapere   se  non  ritenga  opportuno,  in  autotutela   per
  l'amministrazione,  revocare  la  delibera  numero  473   del   22
  settembre 2008 emessa dall'azienda USL 1 di Agrigento.». (518)

   Risposta. - «In ordine all'interrogazione numero 518 con la  quale
  l'onorevole  D'Agostino  chiede notizie circa  il  conferimento  di
  incarico   di   dirigente  medico  di  ortopedia  e   traumatologia
  dell'azienda U.S.L. 1 di Agrigento, si rappresenta quanto segue.
   Con  delibera  numero  1 del 7 gennaio 2008 l'Azienda  in  parola,
  preso   atto  delle  cessazioni  intervenute  nell'anno  2007,   ha
  individuato  la percentuale di turn over attuabile - ai  sensi  del
  D.A.  13  dicembre 2007, numero 2831 - nella misura  di  numero  14
  unità  di  personale  del  ruolo sanitario  e  numero  4  unità  di
  personale del ruolo amministrativo/professionale.
   Con  nota assessoriale protocollo numero 211 del 24 gennaio  2008,
  l'Azienda  U.S.L. 1 è stata autorizzata a procedere alle assunzioni
  a  tempo  indeterminato  - previste dalla  citata  delibera  numero
  1/2008 - nei limiti delle unità come sopra indicati.
   A  seguito  dell'emanazione del decreto numero 1634 dell'8  luglio
  2008,  l'Azienda ha sospeso le procedure di immissione in  servizio
  del personale già individuato con la predetta delibera
  numero 1/2008.
   Con  successiva  nota protocollo numero 2120  del  4  agosto  2008
  l'Assessorato  è  intervenuto  sulla questione  chiarendo  che   Le
  disposizioni   relative  alla  sospensione   delle   procedure   di
  assunzione   di  cui  al  D.A.  numero  2831/2007  non   riguardano
  provvedimenti  già  resi esecutivi ai sensi dell'articolo  2  dello
  stesso  decreto nonché eventuali procedure concorsuali  in  itinere
  per  il  reclutamento  delle figure professionali  individuate  nei
  suddetti provvedimenti esecutivi'.
   Pertanto  l'Azienda,  con  nota protocollo  numero  12742  del  17
  ottobre  2008, ha comunicato di avere perfezionato il  procedimento
  la  definizione  delle  procedure di  immissioni  in  servizio  con
  l'indicazione,  per  le  figure  professionali  interessate,  delle
  relative delibere, tra le quali con l'atto deliberativo numero  473
  del  22  settembre 2008 l'assunzione di un dirigente  di  struttura
  complessa, disciplina ortopedia e traumatologia, P.O. di Licata».

                              L'Assessore
                         dottor Massimo Russo

   DINA.  -  «Al  Presidente della Regione e  all'Assessore  per  la
  sanità, premesso che:

   il  contratto  collettivo nazionale di lavoro dell'area  relativa
  alla   dirigenza  medica  e  veterinaria  del  servizio  sanitario
  nazionale, all'articolo 13, commi 3 e 4, recita testualmente che:

   '3.  L'assunzione,  con la quale si costituisce  il  rapporto  di
  lavoro  dei  dirigenti,  avviene  mediante  la  stipulazione   del
  contratto individuale.

   4.  Il  contratto  individuale che è regolato da disposizioni  di
  legge, normative comunitarie e dal presente contratto richiede  la
  forma scritta. In esso sono comunque indicati:

   (omissis)

   d)  incarico  conferito e relativa tipologia tra quelle  indicate
  nell'articolo   27,  obiettivi  generali  da  conseguire,   durata
  dell'incarico  stesso  che  è  sempre  a  termine,   modalità   di
  effettuazione  delle  verifiche, valutazioni e  soggetti  deputati
  alle stesse';

   l'articolo 27 del sopraccitato contratto di lavoro dispone che:

   '1.  Le tipologie di incarichi conferibili ai dirigenti medici  e
  veterinari sono le seguenti:

   a)  incarico di direzione di struttura complessa. Tra  essi  sono
  ricompresi  l'incarico di direttore di dipartimento, di  distretto
  sanitario  o  di  presidio ospedaliero di  cui  al  d.lgs.  numero
  502/1992;

   b) incarico di direzione di struttura semplice;

   c)    incarichi   di   natura   professionale   anche   di   alta
  specializzazione, di consulenza, di studio, e ricerca,  ispettivi,
  di verifica e di controllo';

   considerato che:

   il  decreto  assessoriale di cui in oggetto si pone  in  assoluto
  contrasto  con il riportato articolo 13 del CCNL e contestualmente
  sospende   illegittimamente   l'efficacia   di   quanto   disposto
  all'articolo 27;

   in   assenza   di  assegnazione  di  incarichi,  i   livelli   di
  responsabilizzazione dei dirigenti veterinari in  servizio  presso
  l'AUSL  6  di  Palermo sono affidati da sempre  esclusivamente  al
  senso  di  decoro  e  di  responsabilità individuale  senza  alcun
  riconoscimento giuridico ed economico;

   l'organizzazione   dipartimentale   veterinaria    esula    dalla
  rimodulazione della rete ospedaliera e che quindi la  'sospensione
  di  ogni procedimento amministrativo attinente al conferimento  di
  incarichi  dirigenziali',  non trova  ragione  nel  contenuto  del
  decreto de quo;

   le  indennità  spettanti ai responsabili di UOS (unità  operativa
  semplice) attingono al fondo, già determinato, dell'azienda USL  e
  che pertanto non costituiscono alcun incremento di spesa che possa
  recare nocumento al piano di rientro;

   per sapere:

   se  non  ritengano di dovere intervenire immediatamente  emanando
  un  decreto  di modifica che espliciti e sancisca quanto  sin  qui
  esposto;

   se  non  ritengano opportuno consentire il proseguo nell'iter  di
  conferimento  degli  incarichi  dirigenziali  del  personale   del
  dipartimento di prevenzione veterinario della AUSL 6  di  Palermo,
  già  avviato con la selezione per il conferimento di incarichi  di
  responsabile  UOS di cui alla nota numero 361 del 27 marzo  2008».
  (539)

   Risposta. - «In ordine all'interrogazione numero 539 con la  quale
  l'onorevole   Dina   chiede  notizie  circa  la   revisione   delle
  disposizioni  del decreto assessoriale 29 luglio 2008 relativamente
  ai  dipartimenti di prevenzione veterinaria, si rappresenta  quanto
  segue.
   Con  il  decreto assessoriale numero 1821 del 28 luglio  2008  era
  stata  disposta la sospensione, sino al 30 ottobre  2008,  di  ogni
  procedimento amministrativo attinente il conferimento di  incarichi
  dirigenziali presso le Aziende sanitarie siciliane al fine  evitare
  il  sorgere  di  posizioni soggettive che potessero  non  risultare
  coerenti con la definitiva programmazione regionale.
   Con  successivo  decreto assessoriale numero 2752 del  28  ottobre
  2008  le  disposizioni di cui al citato D.A. numero 1821/2008  sono
  state   prorogate     fino   alla   definitiva   attuazione   della
  rimodulazione della rete ospedaliera e territoriale ed al  riordino
  dell'organizzazione strutturale delle singole Aziende sanitarie con
  la  definitiva programmazione regionale.', e cioè, di  fatto,  fino
  alla  effettiva operatività (1  settembre 2009) delle nuove Aziende
  sanitarie (legge regionale numero 5/2009).
   Successivamente,  con  decreto 4 settembre 2009  pubblicato  sulla
  G.U.R.S. numero 43 del 18 settembre 2009, sono state impartite alle
  Aziende   Sanitarie  Provinciali  disposizioni   in   ordine   alla
  trasformazione  dei  contratti  di  diritto  privato   dei   medici
  veterinari   in  incarichi  ambulatoriali  ai  sensi   dell'Accordo
  collettivo  nazionale 23 marzo 2005 come rinnovato dalla Conferenza
  Stato-Regioni in data 29 luglio 2009».

                              L'Assessore
                         dottor Massimo Russo

   PICCIOLO. - «All'Assessore per la sanità, premesso che:

   gli aggregati di spesa per la specialistica ambulatoriale per  la
  Provincia   di   Messina  risultano  ampiamente  sottodimensionati
  rispetto  a  quelli  delle  altre province  maggiori  (in  cui  le
  tecnologie  avanzate  sono  più  diffusamente  presenti),  con  un
  impegno di spesa pro capite pari ad euro 54,00 (contro i 72,00  di
  Palermo ed i 64,00 di Catania);

   a  Messina  è  da  tempo disponibile, presso  una  struttura  già
  accreditata per il servizio di medicina nucleare, la metodica PET-
  CT;

   in  una propria nota del 4 aprile 2008 l'Azienda USL 5 di Messina
  ha  rappresentato  l'esigenza di avvalersi di  tale  metodica  nel
  proprio  territorio, precisando che 'dal punto di vista sanitario,
  l'acquisizione di tali prestazioni è certamente significativa  per
  il fabbisogno sanitario della popolazione assistibile (dal momento
  che  non  esiste  analoga  attrezzatura  su  tutto  il  territorio
  provinciale)';

   attraverso  il meccanismo della compensazione, la stessa  Azienda
  ASL   5   deve   comunque   farsi   carico   dell'onere   relativo
  all'esecuzione  di  esami eseguiti dai cittadini  messinesi  fuori
  provincia  e  che nell'anno 2007 tale spesa (certamente  cresciuta
  nel  2008) è stata quantificata dall'Assessorato Sanità  in  circa
  750 mila euro per le sole prestazioni erogate in Sicilia. A questo
  importo  sono da aggiungersi i costi (verosimilmente rilevanti  ma
  al momento non quantificabili) sostenuti per l'esecuzione di esami
  presso strutture non siciliane;

   numerosi  pazienti  e  diverse  associazioni  (Tribunale  per   i
  diritti  del  malato, AIOP) e il sottoscritto  interrogante  hanno
  ripetutamente rappresentato i disagi derivanti da tale situazione,
  sollecitando  agli  organi competenti la  più  rapida  risoluzione
  della vicenda, ottenendo rassicurazioni in tal senso;

   dalle  analisi  condotte dall'Assessorato Sanità in  ordine  alle
  prestazioni  ambulatoriali ricevute dai  cittadini  siciliani  nel
  corso  dell'anno  2007,  risulta che  la  mobilità  infraregionale
  concerne  sostanzialmente  le  prestazioni  ad  elevato  contenuto
  tecnologico  (radioterapia, medicina  nucleare,  TAC  e  risonanza
  magnetica), risultando per il resto l'offerta presente in  ciascun
  bacino  provinciale  autosufficiente rispetto  al  soddisfacimento
  della  domanda  degli  assistiti residenti in ciascuna  provincia.
  Dalle  stesse analisi è emersa una notevole variabilità  di  spesa
  per   analoghe  branche  specialistiche  nelle  diverse   province
  siciliane;

   il  superamento dell'anzidetta rilevata variabilità di spesa  tra
  le  province e della non omogenea offerta sul territorio  rispetto
  alla  domanda  costituisce un obiettivo  prioritario  del  Sistema
  sanitario regionale, nel tentativo di rendere omogeneo il  livello
  dei servizi offerti ai cittadini;

   il   potenziamento   di   branche   specialistiche   ad   elevata
  complessità  tecnologica e/o con rilevanti  ricadute  terapeutiche
  (medicina  nucleare,  radioterapia, TAC e risonanza  magnetica)  e
  l'avvio  di  azioni  finalizzate al contenimento  delle  liste  di
  attesa  per prestazioni specialistiche ambulatoriali rappresentano
  altresì   obiettivi  strategici  della  programmazione   sanitaria
  regionale per l'anno 2009;

   per sapere:

   come l'Assessore per la sanità ritenga di intervenire in fase  di
  determinazione dei tetti di spesa provinciali per la specialistica
  convenzionata  per l'anno 2009, al fine di poter  individuare  una
  soluzione  definitiva  alla problematica sopra  rappresentata,  in
  modo  da  riconoscere  ai  pazienti messinesi  parità  di  diritti
  rispetto  ai  cittadini delle altre province e valorizzare,  così,
  adeguatamente  -  in  coerenza  con gli  obiettivi,  ripetutamente
  proclamati,   della  programmazione  regionale,  -   le   capacità
  assistenziali  da tempo disponibili nel territorio, riequilibrando
  le  risorse  economiche  del  settore,  al  momento  risibili  per
  Messina, rispetto alle altre ASP». (549)

   Risposta. - «In ordine all'interrogazione numero 549 con la  quale
  l'onorevole  Picciolo  chiede  notizie  circa  l'incremento   degli
  aggregati  di  spesa  per  la  specialistica  ambulatoriale   nella
  provincia   di   Messina   ed   in  particolare   all'insufficiente
  assegnazione  di  risorse per soddisfare la domanda  anche  per  le
  prestazioni con metodica PET si rappresenta in via generale  che  i
  criteri  adottati  da  questo Assessorato per l'assegnazione  delle
  risorse  per  la  specialistica convenzionata esterna  sono  basati
  sulla  costruzione  del fabbisogno provinciale  tenendo  conto  dei
  fatturati   storici  delle  singole  strutture  e   delle   branche
  esistenti, in ottemperanza del raggiungimento degli obiettivi posti
  dal Piano di rientro.
   Tuttavia  si  precisa che questo Assessorato nella  determinazione
  dell'aggregato  di  spesa per la specialistica convenzionata  della
  provincia  di Messina ha tenuto conto dell'utilizzo della specifica
  tecnologia  (apparecchiatura  ad alta  tecnologia  PET-TC  allocata
  presso una struttura privata accreditata)».

                              L'Assessore
                         dottor Massimo Russo

   MATTARELLA. - «All'Assessore per la sanità, premesso che:

   l'1  luglio  2009  il    quotidiano  'Giornale  di  Sicilia'   ha
  pubblicato la dichiarazione di un consigliere comunale di  Palermo
  che  sollecita  'una  inchiesta amministrativa  per  capire  quali
  interessi  e grumi si vogliono coprire impedendo al chirurgo  Luan
  Maxhuni di operare a Villa Sofia';

   nella dichiarazione si sottolinea che 'nonostante il giudice  del
  lavoro  abbia  dato ragione a Maxhuni - vittima  di  mobbing  -  a
  questi non è stato ancora consentito di entrare in sala operatoria
  e  ignoti  gli  hanno  bloccato il lucchetto  dell'armadietto  con
  attack';

   per sapere:

   se   risponda   al  vero  quanto  riportato  nella  dichiarazione
  pubblicata dal 'Giornale di Sicilia';

   quali  provvedimenti  siano  stati  adottati  per  consentire  al
  dottor  Maxhuni di svolgere finalmente la propria attività,  senza
  alcun tipo di interferenze;

   se  il Dipartimento di chirurgia in oggetto sia lo stesso in  cui
  recentemente è stato promosso direttore il dottor Mandalà, con una
  nomina - aspramente contestata a livello sindacale - per la  quale
  è  già stata presentata un'interrogazione urgente alla quale non è
  stato fornito riscontro alcuno». (640)

   Risposta. - «In ordine all'interrogazione numero 640, con la quale
  l'onorevole  Mattarella chiede notizie in merito ad iniziative  per
  consentire  al  dott.  Maxhuni  di  svolgere  la  propria  attività
  nell'ospedale di Villa Sofia (PA), si rappresenta che con  la  nota
  protocollo  numero  1  del 14 gennaio 2010 il  Direttore  generale,
  dottor   Salvatore  Di  Rosa,  dell'Azienda  ospedaliera   Ospedali
  riuniti  Villa  Sofia - Cervello' nel comunicare  che  il  predetto
  dottor  Maxhuni  è stato assente per malattia nel  periodo  dal  23
  giugno 2009 al 31 dicembre 2009 e che lo stesso è in quiescenza dal
  l'1 gennaio 2010, ha altresì trasmesso una informativa, a firma del
  dottor Mandalà, con la quale quest'ultimo comunica che   le vicende
  giudiziarie (peraltro non attinenti alla mia attività di chirurgo)
  sono  state  definite  con  esiti completamente  ed  esaustivamente
  favorevoli.',  precisando di essere stato     assolto  d'accusa  di
  falsa   testimonianza   per  una  vicenda  risalente   negli   anni
  allorquando  ho  fatto  parte di una commissione  di  concorso  per
  l'assunzione di sei chirurghi indetto dalla A.U.S.L. 6  nel  maggio
  1999.'.  Lo stesso Mandalà ha inoltre precisato che  La Commissione
  tributaria     di     Palermo    ha    confermato    l'annullamento
  dell'accertamento fiscale dell'Agenzia delle entrate  che  già  era
  stato   annullato  in  primo  grado  dalla  Commissione  tributaria
  provinciale'.
   Sempre  con  la  stessa  nota protocollo  numero  1/2010  è  stata
  trasmessa la relazione protocollo numero 298 del 21 dicembre 2009 a
  firma  del  Direttore dell' U.O. di chirurgia generale e d'urgenza,
  dott.  Mandalà,  con la quale si riferisce in merito  alla  vicenda
  intercorsa  con  il  dottor Maxuni; per migliore  conoscenza  delle
  controdeduzioni del dottor Mandalà, si allega copia della  predetta
  nota».

                              L'Assessore
                         dottor Massimo Russo

                     «Servizio Sanitario Nazionale
                           Regione Siciliana
                          Azienda Ospedaliera
                Ospedali Riuniti Villa Sofia - Cervello

                                                      Al Direttore
                                       sanitario
                                                      del Presidio
                                       Ospedaliero Villa Sofia
                                                      dell'Azienda
                                       ospedaliera
                                                      Ospedali
                                       Riuniti Villa Sofia - Cervello

                                        Al Direttore sanitario
                                       aziendale
                                        dell'Azienda ospedaliera
                                        Ospedali Riuniti Villa Sofia
                                       - Cervello

                                        Al Direttore generale
                                        dell'Azienda ospedaliera
                                        Ospedali Riuniti Villa Sofia
                                       - Cervello

                                        L  O   R  O     S  E  D  I

  OGGETTO:   Interrogazione   parlamentare  dell'onorevole   Bernardo
  Mattarella trasmessa dall'Assessorato Sanità.

   Il  sottoscritto professore Vincenzo Mandalà, direttore  dell'U.O.
  di Chirurgia generale e d'Emergenza dell'Azienda Ospedaliera  Villa
  Sofia  -  CTO',  nel  riscontrare la Sua nota di  cui  all'oggetto,
  rileva quanto segue.
   Va  anzitutto doverosamente premesso, esclusivamente per amore  di
  verità,  che non esistono né sono mai esistiti  motivi' che possano
  avere impedito o impediscono al dottor Luan Maxuni di espletare  la
  sua attività di chirurgo a Villa Sofia.
   È  incontestabilmente vero invece che in un percorso volutamente e
  consapevolmente di contrapposizione e di contrasto, finalizzato  ad
  accreditare  la  tesi  di  una  condotta  caratterizzata  da  fatti
  illeciti in suo danno, il dottor Maxuni torna, ancora una volta,  a
  lamentarsi   di   essere  stato   marginalizzato'   ed   estromesso
  dall'attività chirurgica.
   È  bene,  a questo punto, ricordare la copiosissima corrispondenza
  inviata  regolarmente  alla Direzione generale  ed  alla  Direzione
  sanitaria con la quale è stata fornita puntuale informazione  sulle
  numerose  opportunità  offerte dal dottor Maxuni  di  svolgere  con
  continuità  la  propria  attività in  seno  all'U.O.  di  Chirurgia
  generale e d'urgenza.
   Egli,  infatti, è stato inserito nei turni in sala  operatoria  e,
  tuttavia, adducendo motivazioni disparate ha preferito sottrarsi al
  suo reinserimento nelle attività dell'U.O. programmate.
   Ed  ancora, è opportuno precisare che sin dalla fine del  mese  di
  maggio del 2009 e sino ad oggi, salvo brevissimi periodi, il dottor
  Maxuni  è stato assente per malattia, con le ovvie conseguenze  che
  ne  derivano  con riferimento al di lui inserimento nelle  attività
  dell'Unità Operativa.
   Per concludere, il sottoscritto non ha nulla da riferire in ordine
  all'increscioso episodio del lucchetto dell'armadietto  del  dottor
  Maxuni bloccato con l'attack.
   Può soltanto biasimare e fermamente condannare, come del resto  ha
  già  fatto,  un siffatto gesto, auspicando che i rilievi effettuati
  sul  luogo dalle competenti autorità e le relative indagini possano
  condurre a individuare, in tempi brevi, il colpevole.
   Distinti saluti.

                                                   Il       Direttore
                                                 dell'U.O.
                        di Chirurgia generale e
                               d'urgenza
                        prof. Vincenzo Mandalà»

   PICCIOLO. - «All'Assessore per la sanità, premesso che:

   il  decreto  assessoriale numero 01129/09  del  12  giugno  2009,
  relativo  alla pianificazione della spesa sanitaria regionale  per
  l'anno   2009,   prevede  specificatamente  all'allegato   3,   le
  'indicazioni per l'erogazione di prestazioni di riabilitazione  in
  regime  di  ricovero presso gli istituti e le case di  cura  della
  regione';

   l'Assessore,  nel  medesimo  decreto,  intende  specificare,  nel
  penultimo  capoverso del citato allegato, le modalità di  ricovero
  presso  le strutture accreditate per la riabilitazione limitandone
  i casi esclusivamente a due evenienze specifiche;

   tali  evenienze: 1) pazienti provenienti da struttura pubblica  o
  privata;  2)  pazienti provenienti da un reparto per  acuti  della
  medesima  struttura accreditata, escluderebbero la possibilità  di
  ricovero  per  tutti  quei  pazienti che  necessitano  di  terapia
  riabilitativa  non proveniente da reparti ospedalieri  per  acuti,
  come  per  esempio  per  i malati curati  per  varie  patologie  a
  domicilio  ed,  in un secondo momento, da inserire necessariamente
  in specifici piani di riabilitazione;

   l'interpretazione  letterale  della  norma  creerebbe  gravissime
  difficoltà logistiche ed operative,

   a)   dapprima  ai  malati  medesimi,  che  vedrebbero  gravemente
  limitata  la  possibilità di avvalersi, per più cicli  e  sino  al
  raggiungimento di un corretto ed idoneo risultato terapeutico,  di
  strutture specialistiche a tal uopo create;

   b)  ed  anche  ai  medici di base, i quali si troverebbero  nella
  impossibilità di proporre, ai pazienti medesimi, un  ricovero  per
  un  ciclo  di  riabilitazione in seguito a trattamenti terapeutici
  domiciliari e/o non in continuità con un ricovero ospedaliero  per
  acuti;

   per   sapere  come  ritenga  di  volere  intervenire  per  meglio
  integrare e specificare il predetto decreto nelle parti  citate  e
  ritenute,   dall'interrogante,  carenti,  precisando,  anche   con
  eventuali  limitazioni  temporali o per  patologia,  le  ulteriori
  modalità di fruizione per il ricovero riabilitativo per tutti quei
  pazienti  i  quali,  pur non provenendo da reparti  ospedalieri  o
  necessitando  di  ulteriori  cicli  terapeutici,  anche  in  tempi
  successivi,  ovviamente  sempre  direttamente  collegati  con   la
  patologia sofferta, vedrebbero attualmente gravemente limitato  il
  proprio    diritto   ad   un   idoneo   e   completo   trattamento
  riabilitativo». (747)

   Risposta  - «In ordine all'interrogazione numero 747 con la  quale
  l'onorevole Picciolo chiede notizie circa i criteri adottati  nella
  redazione  del decreto assessoriale numero 1129/2009, relativamente
   all'erogazione delle prestazioni di riabilitazione  in  regime  di
  ricovero',  si rappresenta che con D.A. numero 2059 del  2  ottobre
  2009  è  stato  modificato l'allegato 3 al  D.A.  numero  1129/2009
  introducendo   la   possibilità   di   ricovero   in   reparto   di
  riabilitazione  su  indicazione del medico curante,  entro  quattro
  mesi dall'evento acuto e previo parere positivo del medico fisiatra
  della struttura identificata dal paziente».

                              L'Assessore
                         dottor Massimo Russo