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Resoconto d'Aula della Seduta n. 139 di martedì 09 febbraio 2010
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   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunico che  del  verbale  della
  seduta precedente verrà data lettura nella seduta successiva.

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


          Determinazione della data di discussione di mozione

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai  sensi e per gli effetti, degli articoli 83, lettera d)   e  153
  del  Regolamento interno, della mozione numero 177  «Iniziative  al
  fine  di garantire la continuità del servizio di trasporto pubblico
  locale   mediante  linee  tranviarie»,  degli  onorevoli  Buzzanca,
  Pogliese, Falcone, Vinciullo e  Caputo.

   Avverto  che  la  determinazione della data di  discussione  della
  mozione  sopra  citata,  integralmente  riportata  nell'ordine  del
  giorno  della  presente seduta, è demandata,  secondo  consuetudine
  parlamentare,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.

   Discussione unificata di mozione e di interrogazioni concernenti
                                il tema
                  della crisi del comparto agrumicolo


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE.  Si  passa  al  III  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione  unificata di mozione e di interrogazioni,  concernenti
  il tema della crisi del comparto agrumicolo:

   -  mozione  numero 174  Iniziative, anche a livello centrale,  per
  fronteggiare  la  crisi del comparto agrumicolo  siciliano ,  degli
  onorevoli Limoli, Leontini, Torregrossa, Mancuso, D'Asero,  Caputo,
  Corona, Beninati, Campagna,  Scoma,  Bosco e Leanza Edoardo;

   -  interrogazione numero n. 522  Mantenimento in istruttoria delle
  istanze  per risarcimento danni presentate dai produttori olivicoli
  e  agrumicoli  delle  province  di  Trapani,  Palermo,  Siracusa  e
  Messina , dell'onorevole Oddo;

   -   interrogazione  numero  692   Interventi   in   favore   degli
  agrumicoltori di Scordia e Palagonia (CT) , dell'onorevole Falcone;

   -  interrogazione  numero 741  Ripristino dei contributi  per  gli
  agrumicoltori della provincia di Siracusa colpiti dalle gelate  del
  2008 , dell'onorevole  Vinciullo;

   -   interrogazione   numero  833   Interventi   a   tutela   degli
  agrumicoltori siciliani , degli onorevoli Vinciullo e Pogliese;

   -   interrogazione   numero  914   Interventi   a   favore   degli
  agrumicoltori siciliani , dell'onorevole Vinciullo.
   Ne do lettura:

                        «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che il settore della produzione agrumicola siciliana  sta
  attraversando  un  momento di drammatica  crisi  determinata  dallo
  spaventoso  calo dei prezzi corrisposti ai produttori agrumicoli  a
  fronte dell'elevato prezzo pagato dai cittadini al consumo;

   CONSIDERATO che detta crisi sta mettendo in ginocchio un  comparto
  caratterizzato  da  una pesante situazione di  indebitamento  delle
  aziende  e gravemente penalizzato dagli alti costi di produzione  e
  dalla  marginalità geografica, oltre che dalla spietata concorrenza
  non  solo  dei  Paesi  terzi, che immettono sul  mercato  nazionale
  grandi  quantitativi  di  agrumi  prodotti  a  costi  assolutamente
  inferiori rispetto a quelli sopportati dai produttori siciliani, ma
  anche  da  Paesi  europei, come la Spagna, che  introduce  sul  suo
  territorio   agrumi   provenienti  da  Paesi  extracomunitari   che
  successivamente immette sul mercato europeo attraverso  un  sistema
  di triangolazione commerciale;

   VERIFICATO  che,  dal  marzo  del  2009,  con  nota  di  indirizzo
  dell'Assessore  regionale  per  l'agricoltura  e  le  foreste   pro
  tempore, si destinavano al comparto agricolo ben 13 milioni di euro
  per  i  danni  causati dalle gelate del febbraio  2008,  somme  che
  ancora  oggi  non sono state distribuite, causando ulteriori  gravi
  danni agli agrumicoltori;

   CONSIDERATO  inoltre che fra gli elevati costi che  gravano  sulle
  aziende   agrumicole  particolare  rilevanza  hanno   gli   onerosi
  contributi  previdenziali, le tariffe  ENEL,  i  canoni  idrici,  i
  trasporti;

   RITENUTO   ormai  improcrastinabile  che  l'Assemblea   regionale,
  insieme col Governo regionale, si occupi del comparto così come  ci
  si  è  occupati  nei giorni scorsi della vertenza FIAT  di  Termini
  Imerese,

                   impegna il Governo della Regione
      e per esso l'Assessore per le risorse agricole e alimentari

   ad  attivare  iniziative,  anche di  tipo  normativo,  per  venire
  incontro  alle aziende agrumicole siciliane al fine di  consentirne
  la   ripresa  economica,  ed  altresì  nei  confronti  del  Governo
  nazionale  ed  in particolare del Ministero dell'economia  e  delle
  finanze,  del  Ministero  delle politiche  agricole,  alimentari  e
  forestali  e  dell'Unione  europea, affinché  procedano,  in  tempi
  brevissimi,  insieme  ad atti concreti della Regione  siciliana,  a
  definire  misure  compensative quali, per esempio,  il  ritiro  dal
  mercato  di  quote  della produzione agrumicola in  eccesso  ad  un
  prezzo che sia di vero ristoro (almeno euro 0,28) per i produttori,
  ad avviare una seria campagna di promozione dell'arancia rossa, sia
  in  Italia  che all'estero, e ad adottare provvedimenti finalizzati
  alla   riconferma  delle  giornate  lavorative  del  comparto   del
  bracciantato agrumicolo». (174)

   «All'Assessore per l'agricoltura e le foreste, premesso che:

   in  data 4 luglio 2008 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale
  della  Repubblica italiana n. 155 il decreto ministeriale 23 giugno
  2008  di  declaratoria, ai sensi del d.lgs. n. 102/2004, dei  danni
  subiti  dalle produzioni olivicole e agrumicole nelle  province  di
  Trapani,  Palermo, Siracusa e Messina a causa dei venti  sciroccali
  della primavera del 2007;

   sono  decorsi  i termini per la presentazione delle  richieste  di
  risarcimento   dei  danni,  pari  a  45  giorni   dalla   data   di
  pubblicazione  del  citato  decreto ministeriale  23  giugno  2008,
  coincidenti, quindi, con il periodo di ferragosto;

   la   coincidenza  con  il  periodo  delle  ferie  estive  non   ha
  consentito,  anche a causa della chiusura di molti  studi  tecnici,
  alla  quasi  totalità  dei richiedenti, di  presentare  le  istanze
  complete  di  tutta la documentazione indicata al punto  4.2  della
  circolare n. 1/2006 recante modalità di applicazione del d. lgs. n.
  102/2004;

   le  istanze presentate incomplete, nel rispetto di quanto previsto
  dalla  circolare  n.  1/2006,  dovrebbero  essere  archiviate   con
  ulteriore  grave  danno  per le aziende già fortemente  danneggiate
  dalla calamità;

   per sapere:

   se   non   ritenga  ragionevole  fornire  agli  uffici  istruttori
  indicazioni per mantenere in istruttoria le istanze in argomento  e
  chiedere l'integrazione della documentazione mancante solo nel caso
  in  cui  vi  sia  la copertura finanziaria per il  pagamento  delle
  stesse;

   se  non  ritenga opportuno modificare la circolare  n.  1/2006  al
  punto  4.2 'documentazione a corredo dell'istanza' stabilendo  che,
  in  sede  di  presentazione  della  richiesta  di  risarcimento,  è
  sufficiente  produrre  la sola domanda sul  modello  allegato  alla
  circolare  e,  successivamente, acquisita la copertura finanziaria,
  saranno  gli uffici a richiedere la documentazione necessaria  alla
  definizione dell'istruttoria». (522)

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura  e
  le foreste, premesso che:

   gli agricoltori di Scordia e Palagonia, grossi centri agricoli  in
  provincia  di  Catania,  da alcuni giorni hanno  iniziato  vibranti
  proteste per denunciare la gravissima situazione in cui versano gli
  agrumeti   del   Calatino  a  causa  dell'assenza  di   acqua   per
  l'irrigazione;

   è oramai dal 20 di giugno che il consorzio di bonifica 9 non eroga
  più acqua, costringendo gli oltre 500 proprietari di agrumeti della
  zona ad approvvigionarsi di acqua proveniente da pozzi privati, con
  un notevole aggravio dei costi di produzione;

   tenuto conto che:

   di  contro, lo stesso consorzio di bonifica 9 ha inviato  a  tutti
  gli  agrumicoltori la richiesta di pagamento anticipato del  canone
  per  la  fornitura  di  acqua (300 euro per  ettaro),  aggiungendo,
  quindi, al danno la beffa;

   tale fornitura di acqua proviene dalla vasca di Serravalle, oramai
  quasi  a  secco anche per le innumerevoli perdite che si verificano
  all'interno della stessa vasca;

   per sapere:

   se non ritengano opportuno avviare una procedura d'urgenza al fine
  di  garantire agli agrumicoltori di Scordia e Palagonia la regolare
  fornitura  di acqua secondo gli accordi stipulati con il  consorzio
  di bonifica 9;

   se  non  ritengano opportuno intervenire al fine  di  bloccare  il
  pagamento  del  canone per la fornitura di acqua per  l'irrigazione
  sino al momento del ripristino del servizio». (692)

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura  e
  le foreste, premesso che:

   a seguito delle gravi gelate che hanno colpito, nel febbraio 2008,
  gli  agrumeti  della zona nord della provincia di  Siracusa  e  che
  hanno determinato un notevole calo produttivo, azzerando il reddito
  degli  agricoltori, è stato loro riconosciuto lo stato di  calamità
  naturale;

   a  seguito  del  riconoscimento di tale stato, è  stato  previsto,
  dall'Assessorato  regionale  per l'agricoltura  e  le  foreste,  un
  contributo alle aziende agricole danneggiate dalla calamità;

   rilevato che:

   nel    mese    di    agosto   2009,   l'Ispettorato    provinciale
  dell'agricoltura  di  Siracusa  ha notificato  a  quasi  tutti  gli
  agricoltori  richiedenti una comunicazione di  archiviazione  delle
  pratiche  di  contributo,  adducendo  motivazioni  che,   a   detta
  dell'associazioni di categoria, sono ingiustificate;

   difatti,  il  motivo  dell'archiviazione delle  pratiche,  secondo
  quanto dichiarato dai funzionari dell'IPA di Siracusa, è da addurre
  alla mancanza di alcuni documenti;

   tali  documenti,  di  contro, sono oggetto  di  autocertificazione
  stati  autodichiarati  dagli stessi richiedenti  con  dichiarazioni
  sostitutive  dell'atto  di  notorietà.  Tali  dati  sono   visibili
  attraverso  il sistema SIAN, insieme a tutti i titoli  in  possesso
  dei  dichiaranti,  nonché le mappe catastali e quant'altro  occorre
  per dare seguito alle richieste degli agricoltori;

   considerato che:

   alla  luce  di  quanto sopra, appare assolutamente  ingiustificata
  l'archiviazione   delle   pratiche   di   contributo,   dovuta   ad
  un'esasperata  burocrazia che, invece di snellire  le  procure,  le
  rende articolate ed inestricabili;

   tale  scelta,  oltre che causare un grave danno  agli  agricoltori
  che, con tante difficoltà, tentano di resistere ad una scoraggiante
  crisi  di comparto, porterà ad una probabile e giustificata valanga
  di ricorsi;

   la   mancata  erogazione  dei  contributi  porta  ad  un   diverso
  trattamento   degli   stessi  agricoltori  siracusani   a   livello
  regionale,  perché  le risorse, che con questo provvedimento  quasi
  persecutorio   non   vengono  assegnate,   una   volta   restituite
  all'Assessorato regionale Agricoltura, finiscono ridistribuite agli
  agricoltori delle altre province;

   per sapere:

   quali  provvedimenti  urgenti  intendano  adottare,  al  fine   di
  ripristinare  le  procedure per la concessione dei contributi  agli
  agricoltori siracusani;

   quali  iniziative intendano portare avanti perché venga recuperato
  il  rapporto  di  fiducia  e  di  assistenza  costruttiva  tra  gli
  imprenditori  agricoli  siracusani e tutti  gli  uffici  periferici
  dell'Assessorato regionale Agricoltura e foreste». (741)

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura  e
  le foreste, premesso che:

   negli  ultimi  anni  si  verifica sempre con  maggiore  insistenza
  l'arrivo sui mercati italiani e siciliani di limoni provenienti  da
  Paesi extracomunitari, in particolar modo Argentina e Uruguay;

   questi limoni, prodotti con metodo industriale, arrivano in Italia
  e  in Sicilia con prezzi assolutamente concorrenziali rispetto alla
  nostra  produzione, che si è sempre contraddistinta per  la  scelta
  della qualità del limone rispetto alla quantità prodotta;

   rilevato che:

   quest'anno si sono già verificati i primi contraccolpi  di  questa
  invasione   agrumicola.  Infatti,  il  limone  'verdello',   tipica
  produzione  della  nostra  terra, venduto  di  solito  tra  gli  80
  centesimi  e  1,20  euro  al  chilo, si è notevolmente  deprezzato,
  toccando il minimo storico di 50 centesimi al chilo;

   a  novembre  dovrebbe giungere la produzione di  un  altro  limone
  caratteristico dei nostri agrumeti, il 'primo fiore': alla luce  di
  quanto  successo con il 'verdello', si prevede un crollo del prezzo
  di vendita anche per questa particolare tipologia di limone;

   considerato  che  tale  crollo  dei  prezzi  induce  i  produttori
  siciliani  di  limoni  a  reclamare  una  drammatica  richiesta  di
  intervento   da   parte   delle  autorità  regionali,   visto   che
  l'abbattimento dei prezzi di vendita del limone non  permette  agli
  stessi  produttori  di  sopravvivere, calcolando  che  i  costi  di
  produzione oramai sono superiori ai ricavi;

   per sapere se non ritengano opportuno intervenire urgentemente  al
  fine  di  garantire i nostri produttori di limoni nei confronti  di
  altre produzioni provenienti da Paesi extracomunitari che, sia  per
  la  tipologia del raccolto che per i costi della manodopera, stanno
  mettendo  in ginocchio l'intero comparto produttivo del  limone  in
  Sicilia». (833)

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura  e
  le foreste, premesso che:

   il  caldo  prolungato che, in questi ultimi giorni, ha interessato
  la  nostra Regione ed in modo particolare la provincia di Siracusa,
  sta causando enormi problemi agli agrumicoltori siciliani;

   la  mancanza  di acqua piovana, normalmente abbondante  in  questo
  periodo  dell'anno,  sta  costringendo i  coltivatori  ad  irrigare
  artificialmente  gli  agrumeti, con evidenti  costi  di  produzione
  aggiuntivi.   Di  contro,  i  prezzi  alla  vendita  sono   rimasti
  invariati, se non addirittura diminuiti, anche perché quest'anno si
  è avuta un'abbondante produzione di tutti i tipi di agrumi;

   rilevato che:

   a  questa già problematica situazione, si deve aggiungere l'arrivo
  sui  mercati  italiani e siciliani di agrumi  provenienti  da  vari
  Paesi extracomunitari che stanno stravolgendo l'intero mercato;

   questi agrumi, 'figli' di sistemi di coltivazione intensiva,  sono
  prodotti  senza  alcuna  regola in termini  di  igiene  alimentare,
  sicurezza nei luoghi di lavoro e costo della mano d'opera,  fattori
  produttivi  che  incidono  in  maniera  prevalente  sui  costi   di
  produzione. Tutto ciò consente l'arrivo, sui mercati europei, di un
  prodotto con prezzi assolutamente competitivi rispetto alla  nostra
  produzione,  che  si è sempre contraddistinta per la  scelta  della
  qualità  degli agrumi rispetto alla quantità prodotta, nel rispetto
  delle  disposizioni comunitarie e del PSR 2007/2013  della  Regione
  siciliana;

   non   essendoci  inoltre,  in  questi  Paesi  produttori,   severe
  normative  che tutelino la salute pubblica, gli agrumi immessi  sul
  mercato  siciliano presentano residui chimici, causati dall'uso  di
  antiparassitari, nocivi per l'uomo, assolutamente vietati in  tutta
  la Comunità europea;

   considerato  che  tale  crollo  dei  prezzi  induce  i  produttori
  siciliani  di  agrumi  a  lanciare  una  drammatica  richiesta   di
  intervento alle Autorità regionali, visto che il crollo dei  prezzi
  di  vendita  degli  agrumi non permette agli stessi  produttori  di
  sopravvivere,  calcolando  che i costi di  produzione  oramai  sono
  superiori ai ricavi;

   per sapere:

   se  non  ritengano  utile predisporre interventi  in  aiuto  degli
  agrumicoltori   siciliani,  vittime  delle  condizioni   climatiche
  avverse;

   se  non  ritengano opportuno intervenire urgentemente al  fine  di
  garantire  i  nostri  produttori di agrumi nei confronti  di  altre
  produzioni  provenienti da Paesi extracomunitari che,  sia  per  la
  tipologia  del  raccolto che per i costi della  manodopera,  stanno
  mettendo  in  ginocchio l'intero comparto agrumicolo  in  Sicilia».
  (914)

   Di  seguito verranno trattati gli ordini del giorno che sono stati
  presentati e che riguardano il settore agricolo.
   Si  procede alla discussione della mozione numero 174  Iniziative,
  anche  a  livello centrale, per fronteggiare la crisi del  comparto
  agrumicolo siciliano .

   PRESIDENTE.  Invito gli uffici a prendere nota che  gli  onorevoli
  Cordaro,  Buzzanca,  Maira, Nicotra, Ragusa, Speziale  e  Vinciullo
  appongono la firma alla mozione numero 174.

   L'Assemblea ne prende atto.

   Invito,  altresì,  a prendere nota che tutti i  deputati  presenti
  appongono la firma alla mozione.

   L'Assemblea ne prende atto.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Limoli.  Ne  ha
  facoltà.

   LIMOLI.  Signor  Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli colleghi, nel dare atto alla Presidenza dell'Assemblea  e
  a  tutti  i  Presidenti  dei Gruppi parlamentari  rappresentati  in
  Assemblea  della  sensibilità dimostrata nel  voler  accelerare  la
  trattazione  della  mozione a firma mia e  di  altri  colleghi,  mi
  auguro  che il dibattito che scaturirà possa segnare una inversione
  di  tendenza  per  quanto concerne l'approccio del  Parlamento  nei
  confronti delle emergenze vere del popolo siciliano.
   Mentre  noi siamo qui, centinaia e centinaia di migliaia di nostri
  concittadini,  di agricoltori e, in particolare, di  agrumicoltori,
  hanno   il  pensiero  rivolto  a  ciò  che  l'Aula,  questa   sera,
  determinerà  con  la mozione in discussione. E lo dico  soprattutto
  ai   colleghi   che  vivono  nelle  province  in  cui   il   dramma
  dell'agrumicoltura o non c'è o si fa sentire di meno:  centinaia  e
  centinaia di migliaia di agrumicoltori che attendono delle risposte
  concrete  da parte nostra e la mozione, da me presentata,   ha  uno
  scopo principale.
   Vorrei  richiamare  l'attenzione dei colleghi  che  sono  un  poco
  disattenti  sulla disperazione, sul dolore e sulla  solitudine  con
  cui  convivono  migliaia e migliaia di nostri piccoli imprenditori,
  di nostri produttori, che non sanno più come mantenere la famiglia.
   So  di non appartenere alla categoria dei parlamentari che contano
  in  questo  Parlamento, ma penso di rappresentare  il  pensiero  di
  tantissima parte della società siciliana.
   Vorrei  ricordare  ai  colleghi che  un  caffè  costa  al  bar  80
  centesimi,  che un chilogrammo di arance, raccolto con la  spesa  a
  carico  del  produttore, viene pagato a 10 centesimi. Il  che  vuol
  dire  che per potersi prendere un caffè la mattina, cosa che  tutti
  noi facciamo, occorrono otto chili di arance.
   Credo   che  basti  questo  esempio  per  capire,  con  il  nostro
  atteggiamento, quanto lontana sia la classe politica siciliana  dai
  problemi  veri che assillano e che attanagliano in una disperazione
  che  accomuna  coloro i quali rappresentano il comparto  principale
  della nostra economia.
   Ho  notato poco fa che, per ben due volte, dopo tante chiacchiere,
  il disegno di legge sull'agriturismo è ritornato in Commissione. Ma
  se  i  nostri produttori dovessero fare la proporzione tra il tempo
  dedicato  ad un comparto importante, ma sicuramente di  gran  lunga
  inferiore  dal  punto di vista strategico rispetto all'agricoltura,
  cosa dovrebbero fare?
   Onorevoli  colleghi, dobbiamo tutti avere finalmente la  coscienza
  di  riportare  al  centro  del  dibattito  politico  dell'Assemblea
  regionale,  del  Governo regionale e, quindi, di  tutta  la  classe
  dirigente  politica  siciliana, il  dramma  che  sta  accompagnando
  giorno  per  giorno,  fino alla disperazione,  tantissime  famiglie
  siciliane  che non sanno più cosa fare e che vogliono  quanto  meno
  sentire che noi ci siamo, che abbiamo capito di essere in ritardo e
  che è indispensabile avere tutti una unità di intenti e parlare con
  un'unica  voce  per  impedire,  fra l'altro,  che  possa  scoppiare
  qualche sommossa o qualche rivoluzione popolare.
   E'  possibile  che  nei  vostri cuori  non  scatti  una  presa  di
  coscienza  per  accendere  finalmente  la  luce  su  questo  dramma
  dell'agricoltura siciliana, e dell'agrumicoltura in particolare, in
  questo periodo?
   I  nostri prodotti di eccellenza dell'agrumicoltura sono calcolati
  in   maniera   irrisoria;  questo  comparto  non   esiste,   eppure
  rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell'economia siciliana.
   Ecco  il  senso  di questa mozione che deve riportare  tutti  noi,
  assieme,  al  di  là  delle appartenenze politiche,  a  considerare
  questo comparto strategico per la nostra economia.
   Ieri,  in  provincia di Catania, si sono svolte contemporaneamente
  tre assemblee nei comuni di Palagonia, di Scordia e di Grammichele,
  che  fanno seguito a tante altre manifestazioni e assemblee che  si
  sono  tenute  in  tanti  altri  luoghi.  Ma  perché  arrivare  alla
  rivoluzione?
   Facciamo  sentire a tutti che ci siamo, che abbiamo capito  questo
  dramma  ormai  diventato insopportabile. E ringrazio il  Presidente
  dell'Assemblea  per  avere  autorizzato  una  seduta  straordinaria
  congiunta   delle   Commissioni  III  e  V,   con   la   presidenza
  dell'onorevole  Caputo  e  dell'onorevole  Fagone,  nel  paese   di
  Ramacca. Seduta a cui hanno partecipato tanti parlamentari, uno per
  tutti  l'onorevole Nino Di Guardo, che ha presentato un ordine  del
  giorno, e l'onorevole Calanducci che ha presentato un altro  ordine
  del giorno, per dire che ci siamo, ci siamo tutti.
   Stiamo  cercando  di  dire  ai nostri amici,  ai  nostri  fratelli
  produttori che siamo accanto a loro.
   Cosa si chiede, allora? Una presa di coscienza vera.
   Il  tema non può fermarsi solamente a queste sedute e chiediamo al
  Governo  -  perché  queste sono le esigenze, sono  le  domande  che
  provengono dal profondo del cuore dei nostri produttori, e saremo a
  supporto di tutte le iniziative che potranno essere portate avanti,
  e le sosterremo pienamente - che si arrivi alla dichiarazione dello
  stato  di crisi di mercato. Chiediamo che siano trovate le  risorse
  finanziarie per poter attuare e dare delle misure compensative  per
  il  ritiro del prodotto in eccesso che oggi c'è in tutti i giardini
  e  in  tutti  gli  agrumeti, per superare  quella  miseria,  quella
  vergogna dei dieci centesimi al chilo, e arrivare almeno a 25, a 28
  centesimi al chilo.
   Chiediamo  che le grandi catene di distribuzione non  facciano  la
  parte dei padroni in Sicilia.
   Le  grandi  catene di distribuzione, che levano tante  risorse  ai
  siciliani,  che  qui hanno trovato il loro eden, il  loro  paradiso
  economico,  devono essere costrette a vendere al  loro  interno  il
  prodotto: l'arancia rossa siciliana, l'arancia rossa di Sicilia.
   Chiediamo  che  una  buona parte dei fondi  PSR  siano  utilizzati
  affinché  la  promozione di questo prodotto avvenga, e  avvenga  in
  maniera seria, su tutti i mercati internazionali utilizzando  anche
  il  marchio  Sicilia  per  dire che non è possibile  accettare  che
  entrino  nel nostro mercato, nel nostro territorio, arance  targate
  tarocco,  targate Tunisia, e poi diventano arance  tarocco,  arance
  rosse di Sicilia. Questo è un falso
   Occorre  attivarsi affinché ci siano dei controlli per contrastare
  il  fenomeno nei porti, nelle campagne ed anche presso le  attività
  di  quei commercianti disonesti che poi mettono una etichetta falsa
  al nostro prodotto.
   Chiediamo  pure che siano riconosciute le giornate  ai  braccianti
  agricoli, perché è un altro comparto che soffre.
   Ecco  il  senso della mozione, che è aperta a tutti, onorevole  Di
  Guardo.  E'  aperta a contributi e a miglioramenti. Il senso  della
  mozione  è  quello  di  far sì che all'esterno  questo  Parlamento,
  questa  classe dirigente politica mandi un messaggio di unità  vera
  per  dire  che  siamo  insieme a voi, produttori,  insieme  a  voi,
  agricoltori e agrumicoltori, e su questa battaglia non siete, e non
  sarete, da questo momento in poi, mai più soli.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Di  Guardo.  Ne  ha
  facoltà.

   DI   GUARDO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   abbiamo
  sottoscritto la mozione presentata dall'onorevole Limoli ed  altri,
  anche  se noi abbiamo presentato un ordine del giorno che va  nella
  stessa  direzione e, tuttavia, vogliamo sottolineare alcuni aspetti
  che non sono secondari.
   L'onorevole Limoli ha detto che la questione è dichiarare lo stato
  di  crisi  in base, io dico, alla legge 102. Questo è un  atto  che
  deve  fare  il Governo nazionale. Io credo che il Presidente  della
  Regione debba chiederlo, partecipando al Consiglio dei ministri, in
  quella sede.
   Capisco  che il Ministro per l'agricoltura Zaia, essendo candidato
  alle prossime elezioni regionali ed essendo del Nord, ignora o  non
  è  sensibile - come dovrebbe - ai problemi della Sicilia, ma spetta
  a  noi  sottolineare l'urgenza di un intervento che dia respiro  ai
  nostri produttori, alla nostra economia agricola che in gran  parte
  poggia, nell'area orientale, sulla questione agrumicola.
   E'  stato  detto, lo voglio ribadire, che occorrono  provvedimenti
  urgenti  che  diano  la  possibilità  di  conferire  nel  modo  più
  opportuno gli agrumi di pezzatura piccola per esigenze di carattere
  umanitario,  attraverso la distribuzione di succhi nelle  scuole  e
  negli  ospedali,  per  dare possibilità  poi  agli  agricoltori  di
  vendere le pezzature migliori ad un prezzo accettabile.
   E  così  tante altre iniziative che vanno nella stessa  direzione,
  come  quella  -  una  volta dichiarato  lo  stato  di  crisi  -  di
  riconfermare  le  giornate di lavoro per gli operai  agrumicoli  in
  presenza di calamità; l'immediata liquidazione di tutte le  domande
  pregresse  per danni ed eventi metereologici; l'adozione di  misure
  per  incentivare la ripresa dei contratti assicurativi per calamità
  naturali e mancato reddito.
   In  una  parola, apprezzo il richiamo all'unità, al  di  là  delle
  posizioni  politiche,  per trovare una via  percorribile.  Ma  ora,
  Presidente  della Regione, e non tra un mese, perché lei  sa  -  in
  quanto   vive  in una realtà agrumicola - che la risposta  va  data
  subito,   nei  tempi  più  rapidi  possibili,  perché   la   nostra
  agricoltura, i nostri braccianti non riescono più a vivere.
   Mi  auguro  che ci sia un impegno comune perché, in  primo  luogo,
  venga  dichiarato lo stato di crisi per questioni legate alla crisi
  di  mercato  e  perché si trovino gli sbocchi più utili  a  che  la
  nostra  agrumicoltura  trovi un attimo  di  respiro,  anche  se  il
  problema,  come si sa, è di più ampio respiro e riguarda  un  nuovo
  modo di concepire l'agricoltura e l'agrumicoltura.
   Mi  fermo  qui nell'intento che, tutti insieme, si possa dare  una
  risposta  positiva  agli operatori del mercato  che  aspettano  dal
  Governo  una risposta adeguata alle loro esigenze e allo  stato  di
  crisi dell'agrumicoltura siciliana.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Marziano.  Ne  ha
  facoltà.

   MARZIANO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  solo   poche
  considerazioni  perché  mi ritrovo nella  grandissima  parte  delle
  proposte contenute nella mozione e che sono state illustrate.
   Vorrei solo soffermarmi su un aspetto.
   Nell'ambito  dei  problemi  generali che  oggi  vive  il  comparto
  dell'agrumicoltura, bisogna intervenire, a nostro parere,  con  tre
  filoni d'intervento, con tre modalità diverse.
   C'è  un primo filone di intervento che riguarda l'emergenza, e che
  va fatto subito.
   La  maggior  parte delle aziende agricole e agrumicole  è  in  una
  condizione  di indebitamento ai limiti del fallimento. Per  cui  la
  prima  cosa  da fare, assieme alla sospensione delle  scadenze  dei
  tributi nazionali e regionali, è di trovare forme per ristrutturare
  il  debito,  per  spalmare il debito in un periodo  medio-lungo  e,
  soprattutto,  per  garantire agli agricoltori che volessero  farlo,
  l'accesso al credito senza garanzie patrimoniali.
   C'è  poi  un  secondo  blocco di interventi  che  mi  permetto  di
  sollecitare e che riguarda uno dei problemi che sono la causa della
  crisi: l'eccessivo costo di produzione della nostra agrumicoltura.
   Si  può intervenire, ad esempio, senza prefigurare aiuti di Stato,
  riducendo il costo dell'energia, che è uno dei costi più alti della
  filiera  produttiva e che incide per quasi il venti per  cento  sul
  costo  del  prodotto.  Come si può fare ad  intervenire  su  questo
  filone  senza prefigurare aiuti di Stato? Attraverso una promozione
  della  installazione  del fotovoltaico con onere  totale  a  carico
  della  Regione  o  riducendo al massimo la quota  di  finanziamento
  degli  agricoltori  perché  l'autonomia  energetica  non  solo  può
  abbattere  di  quasi il venti per cento il costo di produzione,  ma
  ove  il  fotovoltaico  può determinare una produzione  di  surplus,
  oltre  a  quella  necessaria, può realizzare  un  incremento  delle
  entrate dell'azienda agricola.
   Si  può  intervenire attraverso l'eliminazione di tasse odiose  in
  questo campo, come le accise sui carburanti per l'agricoltura.
   Ma  mi permetto di rimarcare un tema: in questo campo noi dobbiamo
  certamente  salvare le aziende perché l'agricoltura è  innanzitutto
  fatta dalle aziende agricole.
   Non  dobbiamo  dimenticare,  però,  che  nell'agricoltura  e,   in
  particolar  modo, nell'agrumicoltura vivono migliaia e migliaia  di
  famiglie di lavoratori agricoli.
   Allora, un punto sul quale è necessario che ci sia un'azione forte
  e ferma del Governo regionale nei confronti del Governo nazionale è
  quello  della  riconferma  delle  giornate  lavorative.  Solo  così
  potremo   evitare   una  situazione  di  macelleria   sociale   che
  determinerebbe la disperazione di decine di migliaia di operai  del
  settore.
   Infine,  mi  permetto  di aggiungere un'ulteriore  considerazione.
  Degli oltre 2 miliardi e 100 milioni di fondi europei destinati  al
  Piano di sviluppo rurale, quasi la metà, ben 950 milioni, sono  già
  stati  messi  a  bando o stanno per essere a bando. Ci  sono  delle
  misure,  tra  quelle  che  sono  previste  nel  Piano  di  sviluppo
  regionale,  come  l'immissione di giovani in agricoltura,  come  la
  formazione,  come  i  100  milioni previsti  per  le  industrie  di
  trasformazione  che possono essere in aggiunta agli  interventi  di
  emergenza  e  rappresentare così un'immissione di denaro  fresco  e
  importante nel sistema della nostra agricoltura.
   Poter determinare il pagamento di tutti i contributi e di tutte le
  domande  pregresse nell'arco di poche settimane e  di  pochi  mesi,
  accelerare  il  completamento delle graduatorie dei  bandi  già  in
  essere  e  spingere per la pubblicazione degli altri bandi,  il  n.
  111, il 112, cioè quelli che riguardano la formazione, i giovani in
  agricoltura, può servire evidentemente a toccare un altro tasto,  a
  dare risposte ad un comparto fondamentale dell'economia siciliana.

   PRESIDENTE.  Ha  chiesto  di parlare l'onorevole  Mancuso.  Ne  ha
  facoltà.

   MANCUSO.  Signor Presidente, intanto, non è per fare polemica,  mi
  dispiace  parlare di una situazione così importante in assenza  del
  Governo  dall'Aula, ma lo faccio lo stesso perché in questo momento
  non   c'è   bisogno  di  attendere  il  Governo  su  una  questione
  importante.
   Mi  dispiace  anche sentire colleghi sensibili a  questa  materia,
  come Nino Di Guardo, richiamare il ministro dell'Agricoltura ad una
  attenzione verso la  Sicilia.
   Non  sono  certo un difensore di un ministro della Lega,  ma  devo
  riconoscere  al  ministro Zaia la massima  attenzione  alla  nostra
  Sicilia.  L'hanno  potuto constatare tutti  gli  italiani  domenica
  scorsa.  Non  so se lei, Presidente, ha seguito la trasmissione  su
  Rai  Uno  Linea Verde : mi sono sorpreso non solo della competenza,
  ma  anche della conoscenza che il ministro Zaia aveva della materia
  intervenendo nei territori. Ho visto il ministro Zaia a  Palagonia,
  a  Caltagirone,  l'ho  visto  girare insieme  al  comandante  della
  Forestale  in tutti i comparti per rendersi conto della  situazione
  disastrosa  in Sicilia in cui versa un comparto che  ha  bisogno  -
  come  sosteneva l'onorevole Limoli - dell'aiuto di tutti e  non  di
  dire  che  il  Governo regionale deve dire al Governo nazionale  di
  intervenire o più o meno.
   In  quanto  alle  responsabilità, ritengo che noi  Assemblea,  noi
  Governo regionale - in questo caso non so a chi riferirmi, se a voi
  o  a  una  parte di voi - siamo in un ritardo non indifferente  per
  quanto  riguarda  gli  aiuti comunitari, per  quanto  riguarda  una
  politica che, in questo momento, è dell'emergenza in agricoltura.
   Ho  seguito  gli  incontri che il Governo ha tenuto  prima  con  i
  sindaci,  poi con gli operatori del settore, e mi sembra che  siano
  stati  assunti degli impegni ben precisi. Spero che questa sera  in
  Aula  il  Governo  li  ribadisca perché gli  impegni  presi  con  i
  produttori,  gli  impegni presi con le istituzioni  già  dovrebbero
  dare corso a tutta una serie di attenzioni che l'onorevole Marziano
  ha  voluto  ribadire nel suo intervento, di aiuti che riguardano  i
  costi di produzione, di aiuti che riguardano, così come prevede  la
  legge  comunitaria, l'eventuale trasformazione dei  prodotti  e  il
  trasferimento  per  gli  aiuti  umanitari.  Questo  per   ricevere,
  appunto, quelli che sono fondi non regionali.
   Rispetto  a  ciò io attendo i tre provvedimenti che il Governo  ha
  consegnato a tutti i produttori.
   Il  primo  è quello della sospensione dei tributi. Ancora  non  ho
  capito se deve essere varato un decreto o se il decreto non basta e
  bisogna  prevedere  una norma all'interno della  finanziaria  o  un
  piccolo disegno di legge che preveda quello che l'assessore  Cimino
  ha  detto a tutti i siciliani: la sospensione dei tributi regionali
  per il comparto agricolo.
   Il  secondo è un intervento di ristoro, che riguarda non solo  gli
  eventi  atmosferici che hanno causato in tutta l'Isola danni  sotto
  tutti i profili, con un impegno economico di circa venti milioni di
  euro.  Vorrei comprendere come, quando e con quale provvedimento  -
  che,  per altro, ritengo urgente - il Governo voglia erogare questi
  venti milioni di euro.
   Rispetto a questo il nostro ruolo è quello di rappresentare - come
  hanno  fatto l'onorevole Limoli e i colleghi parlamentari  con  una
  mozione  dettagliata -, di attenzionare gli interventi, soprattutto
  regionali, e di richiamare eventualmente il Governo nazionale  alle
  sue responsabilità affinché questa Terra possa dire che la politica
  almeno  si occupa di quelle che sono delle emergenze indispensabili
  della vita quotidiana.
   Questo  è un comparto che, rispetto a quello industriale,  secondo
  le  ultime  statistiche, occupa quasi il triplo degli operatori,  e
  ritengo  che l'attenzione del nostro Parlamento non deve essere  da
  meno di quella che viene dedicata ad altri comparti.

   PRESIDENTE.  E' iscritto a parlare l'onorevole Calanducci.  Ne  ha
  facoltà.

   CALANDUCCI.   Signor  Presidente,  rappresentanti   del   Governo,
  onorevoli colleghi, il comparto agrumicolo è in crisi ed è  inutile
  ripetere  tutte  le  varie condizioni di crisi  che  caratterizzano
  questo settore. Però io ritengo oggi che bisogna prendere coscienza
  che questo stato di crisi non è legato solo ad un fattore, o solo a
  pochi  fattori.  Io  credo  che  pochi  possono  dirsi  esenti   da
  responsabilità  nell'avere  determinato  le  condizioni  di  questa
  crisi.
   Io   ritengo  che  essenzialmente  dobbiamo  fare  un'analisi   di
  coscienza   perché  problemi  culturali  stanno  alla  base   della
  percezione  del problema e dell'insorgere del problema stesso.  Non
  dimentichiamoci  che,  per  decenni,  l'interesse   nei   confronti
  dell'agricoltura  e  dell'agrumicoltura è stato sempre  considerato
  come un ripiego. Di conseguenza, si è verificato che energie vitali
  si sono trasferite verso altri settori.
   Motivi   strutturali   stanno   alla   base   di   questa   crisi.
  Nell'agrumicoltura  non  abbiamo saputo cogliere  la  necessità  di
  organizzarsi  bene; l'organizzazione dei produttori, purtroppo,  da
  noi  è  stata  un  fallimento. Naturalmente mi riferisco  a  quelle
  centinaia  di agrumicoltori che in questi giorni abbiamo incontrato
  e,  voglio  sottolineare, abbiamo incontrato insieme al  Presidente
  della Regione, insieme all'assessore Bufardeci e ai funzionari  del
  Governo,  in  diverse assemblee. Sabato scorso, in emergenza,  essi
  hanno  ascoltato e attenzionato quali possono essere i primi  passi
  da  muovere  per  correggere o, comunque, per poter aiutare  questo
  settore in grave crisi, anzi in crisi terminale premortale,  perché
  se  non  si  riesce  ad intervenire - ma non  lo  si  può  fare  in
  emergenza -, se non si riesce ad intervenire sui due fattori che ho
  precedentemente enunciato, difficilmente la crisi non  si  ripeterà
  l'anno prossimo, difficilmente non si ripeterà nei prossimi anni.
   Non  c'è  dubbio  che le istituzioni hanno le loro responsabilità.
  Noi,  che rappresentiamo questa istituzione, dobbiamo farci  carico
  con  coscienza  di questa responsabilità dovuta a disattenzione,  a
  carenza  normativa,  a  carenza  di  stimoli  e  controlli   e   di
  incentivazione del giusto lavoro degli agrumicoltori che a tanti di
  noi  hanno  permesso, e a me tra questi, di realizzare  aspirazioni
  personali.
   Va  sottolineato  che  se si ferma l'agrumicoltura,  almeno  nella
  Sicilia  orientale, si ferma tutto; anche se è difficile  percepire
  un  danno  così  grave. Mai era successo che  le  arance  venissero
  vendute a dieci centesimi, il che naturalmente, già solo a dirlo, è
  un   peccato,  pensando  alle  fatiche  e  al  sudore  dei   poveri
  agricoltori e agrumicoltori per produrre questa merce così pregiata
  che non hanno saputo valorizzare.
   E  lì  il  deficit  delle istituzioni, perché vedete,  non  so  se
  sicuramente  in  quest'Aula molti sanno  che  importanti  studi  si
  stanno  avviando in altri settori, che non sono solo  quelli  della
  trasformazione in succhi e della commercializzazione. Oggi si parla
  della  possibilità di realizzare prodotti liofilizzati, considerato
  che  la nostra arancia rossa produce antiossidanti, le anticianine,
  che  bloccano  i radicali liberi; e non solo, ma le  arance  rosse,
  seppure  fino  ad  ora  ci era sembrata una reclàme  pubblicitaria,
  possono essere utilizzate per fronteggiare le malattie neoplastiche
  e pure in tanti altri settori della medicina.
   Presso  l'Università di Tor Vergata si sta conducendo  uno  studio
  avanzato,  in base al quale il silicio viene sostituito con  queste
  sostanze di produzione agrumicola per la creazione dei pannelli.  E
  pare  che il silicio - che, tra l'altro, costa moltissimo ed  è  di
  difficile  reperimento  - sia meno produttivo  di  queste  sostanze
  antiossidanti che possono essere utilizzate a tale scopo.
   Tante  possono  essere le strade da perseguire per  riportare,  in
  qualche  maniera, l'agrumicoltura nell'alveo dello giusto sviluppo.
  Ma oggi la domanda è: cosa fare?
   Le  arance,  non solo si vendono a dieci centesimi, ma  si  stanno
  perdendo;  la  produzione si sta perdendo  Chiedo scusa,  ma  sento
  moltissimo  il problema provenendo da una famiglia di agrumicoltori
  ed essendo io stesso un produttore.
   Quando  un ammalato è grave, si interviene con una terapia  d'urto
  nell'emergenza e poi con una terapia a lungo termine per  risolvere
  la condizione di malattia. Cosa fare?
   Dobbiamo innanzitutto avere chiara l'idea che, secondo le esigenze
  attuali, tutto quello che il Governo si è impegnato a fare, e  deve
  fare,  deve  ricadere sugli agrumicoltori; altrimenti  ogni  sforzo
  risulta  vano.  Solo così si può dare una boccata  d'ossigeno  agli
  agrumicoltori,  solo  così  si  può  permettere   di   avviare   un
  ragionamento a 360 gradi sui benefici, su ciò che può essere  fatto
  relativamente alle cartelle esattoriali, sulla dichiarazione  dello
  stato  di calamità che, conseguentemente,  abbatte le passività  di
  ogni azienda. E concludo perché non voglio esagerare.
   Non   v'è   dubbio  che  condivido  l'esortazione,  già   avanzata
  precedentemente, di mettere al centro della nostra  attività  oltre
  ad  altri comparti produttivi, come nei giorni scorsi si è fatto  e
  come  oggi  si  continua a fare per la FIAT, anche l'agrumicoltura,
  che  rappresenta  uno  dei veri motori dell'economia  della  nostra
  Terra  ed  è  una delle vere condizioni di benessere  delle  nostre
  famiglie.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Ragusa.  Ne  ha
  facoltà.

   RAGUSA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, ritengo  che  dal
  tenore  degli interventi e dagli argomenti illustrati dai colleghi,
  il ragionamento è unico e percepisco pure che la politica in questi
  giorni deve avere un ruolo importante.
   Assessore  Bufardeci,  ritengo che da domani  mattina  si  debbano
  organizzare  i  controlli nei porti siciliani per fare  sì  che  le
  merci  importate in Italia vengano controllate. Non è più possibile
  che  il pomodorino prodotto nella nostra Isola, nella provincia  di
  Ragusa, non porti il marchio siciliano. Stasera mi aspetto da  lei,
  Assessore,  una  presa  di  posizione  forte  perché  è  questa  la
  richiesta che proviene da tutte le parti: é necessario un controllo
  importante, efficiente ed efficace
   Le  voglio  rappresentare  in  questa  sede  che  stanno  nascendo
  comitati  spontanei, che hanno superato le organizzazioni sindacali
  e che stanno superando anche la politica.
   Questo è un prezzo che non possiamo più pagare
   C'è bisogno che qualcuno assuma iniziative forti per l'agricoltura
  siciliana  e  oggi  questo può essere fatto da  lei  attraverso  il
  Governo regionale.
   Si sono fatte cose, piccole cose, da parte nostra, gli articoli 16
  e  17  della vecchia finanziaria. Ma non basta  C'è un ragionamento
  importante da sviluppare con le grosse catene di distribuzione, che
  devono  acquistare e vendere il nostro prodotto. Così vale  per  il
  vino  di  Trapani, per l'uva di Trapani, ma vale anche per tutti  i
  prodotti  siciliani. E soprattutto vale per l'agricoltura  ragusana
  che  ha permesso a questa Regione di avere ed annoverare nella  sua
  contribuzione  agricola  quasi il 60 per  cento  dei  prodotti  che
  vengono fatti in provincia di Ragusa. Noi esportiamo gran parte del
  nostro  prodotto  che,  purtroppo, viene vanificato  e  leso  nella
  dignità  di  prodotto,  e soprattutto viene  lesa  la  dignità  dei
  produttori.
   Non  è possibile che il pomodorino o il datterino siano acquistati
  a  0,80 centesimi e siano poi rivenduti a 2,50 euro e, addirittura,
  il zatterino a Milano sia rivenduto a 12 euro al chilogrammo.
   E'  una  filiera  troppo lunga. Noi dobbiamo impedire  che  questo
  avvenga  perché la nostra agricoltura è in grande crisi, ha  grosse
  difficoltà.
   Bene  ha  fatto  l'assessore Cimino ad emettere quel  decreto,  ma
  bisogna  capire meglio cosa si può pagare e finché dura questo  non
  pagare le tasse a carico della Regione.
   Si  deve  favorire  l'accesso al credito: non è  possibile  che  i
  nostri  produttori non ottengano denaro dalle banche, non ottengano
  più  fiducia  se non dietro la garanzia della propria  casa  o  del
  terreno.
     A questo punto bisogna anche intensificare le azioni e chiedere,
  per  forza  di cose, la dichiarazione dello stato di crisi  che  ci
  permetterebbe  di  alleviare le sofferenze  derivanti  dalla  crisi
  agricola.
   Occorrono pure aiuti per il trasporto: viviamo in un'isola  e  per
  noi   raggiungere  i  mercati  europei  è  molto  costoso.  Occorre
  riportare  il gasolio agricolo al prezzo ordinario di qualche  mese
  fa.  Oggi  il  gasolio agricolo viene pagato a prezzo pieno  e  gli
  agricoltori  non   possono più permettersi né di consumare  gasolio
  per  il trasporto, né tanto meno di accendere il fuoco nelle  notti
  quando il freddo attanaglia la nostra produzione.
    E' importante, poi, la riconferma delle giornate lavorative.
    Assessore, mi ascolti  Le rivolgo un appello: riveda il programma
  di  sviluppo rurale perchè la provincia di Ragusa e gran  parte  di
  essa  non ne potrà usufruire. Il PSR é stato trattato male, è stato
  studiato  senza valutare sotto il profilo tecnico e scientifico  le
  peculiarità e le esigenze del territorio.
   Il marchio: Assessore, si intesti questa grande battaglia  Crei un
  marchio  che identifichi il nostro prodotto, che il nostro prodotto
  sia  rintracciabile, sia tracciabile  Non è più  possibile  che  la
  gente, che i consumatori vanno a comprare prodotti che sono vestiti
  del   nostro   famosissimo  prodotto  ma  che,   invece,   non   ci
  appartengono.
   L'ultimo  invito, Assessore. La mela melinda nella nostra  Nazione
  ha  fatto storia. La invito ad organizzare un marketing importante,
  dove  si  possa impegnare una certa quantità di risorse finanziarie
  per promuovere i prodotti siciliani.
   Rappresento,  infine,  signor Presidente, che  sono  promotore  di
  comitati spontanei per combattere la crisi agricola in Sicilia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Musotto.  Ne  ha
  facoltà.
   Onorevoli  colleghi,  avverto  che a  conclusione  dell'intervento
  dell'onorevole Musotto dichiarerò chiuse le iscrizioni a parlare.

   MUSOTTO.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  mi  associo  a
  questo  grido  di  dolore  anche io che  sono  della  provincia  di
  Palermo. Tra l'altro, quando scrivo il mio curriculum, e lo dico  a
  testa  alta,  mi  qualifico anche come imprenditore agricolo,  come
  agrumicoltore. Infatti, mi sono anche diplomato perito agro-tecnico
  all'età  di  50  anni per la mia passione per l'agricoltura  perché
  credo  che l'agricoltura, oltre ad essere un settore portante della
  nostra  società  e  della nostra tradizione, non debba  mai  essere
  abbandonata.
   So  perfettamente che nella Sicilia orientale centinaia,  migliaia
  di  imprenditori agricoli ripongono la loro certezza di vivere e di
  trarre  reddito  dall'agricoltura,  ma  non  bisogna  assolutamente
  dimenticare  che anche in provincia di Palermo abbiamo  una  grande
  tradizione. Tra l'altro, abbiamo un prodotto unico, riconosciuto di
  altissima  qualità, il mandarino tardivo di Ciaculli,  un  prodotto
  estremamente  apprezzato in tutto il mondo e che costituisce  anche
  un presidio di slow food.
   Pur  non di meno, oggi il mandarino si vende a 10-12 centesimi  al
  chilogrammo.  Ciò vuol dire, ovviamente, senza alcun  guadagno  per
  gli  agrumicoltori, per gli agricoltori e per coloro i quali  hanno
  impegnato la loro vita in questa attività. Tra l'altro, soprattutto
  in  provincia  di Palermo, l'esistenza ancora di agrumicoltura,  di
  giardini di aranci - una grande tradizione che ci viene dal periodo
  arabo  - costituisce un freno all'assalto al territorio, una difesa
  dell'ambiente, una difesa ancora oggi di una tradizione che affonda
  le sue radici nella nostra cultura.
   A  fronte  di  questa  crisi  sono  state  prospettate  tantissime
  soluzioni, alle quali io ritengo che si possa facilmente  accedere.
  E,  quindi:  difesa  della  qualità dei  prodotti,  interventi  per
  contrastare  i  costi  eccessivi  che  si  registrano   nel   campo
  dell'energia,  sgravi  fiscali, facilità di accesso  al  credito  e
  possibilità  di  usufruire dei fondi strutturali  del  PSR,  a  cui
  faceva  riferimento acutamente il collega Marziano,  a  fronte  dei
  quali  occorre pure che gli agrumicoltori abbiano certezza di poter
  partecipare ai bandi.
   Il  piccolo  imprenditore ha bisogno di aiuto, ha  bisogno  di  un
  servizio, ha bisogno di poter investire in progetti con fondi e con
  risorse  finanziarie che, se non provengono dal  sistema  bancario,
  che  deve  essere garantito da parte della Regione  siciliana,  non
  consentiranno   mai  di  progettare  e  di  fare   nuove   proposte
  soprattutto     nel     campo     dell'imprenditoria     giovanile,
  dell'imprenditoria femminile che presenta situazioni  di  vantaggio
  rispetto ad altri tipi di imprenditoria.
   Voglio  esprimere una certezza conoscendo la sensibilità di questo
  Governo,  dal Presidente all'Assessore per le risorse agricole  che
  vivono  in realtà dove questo grido di dolore, di giorno in giorno,
  si  leva  sempre più forte: per evitare che possano  anche  esserci
  problemi  di  tensione  sociale, rotture di equilibri  sociali,  di
  possibilità  e di certezze per il futuro, credo che il  Governo  ha
  già  dato  delle  opportunità attraverso l'assessore  Cimino  -  vi
  faceva  riferimento  l'onorevole Ragusa - con l'articolo  16  della
  legge finanziaria; ha dato delle prime possibilità. Naturalmente il
  comparto  agricolo vive un periodo di crisi nella sua interezza,  e
  non  solo  l'agricoltura ma anche la cerealicoltura. Devono  essere
  date immediate risposte e il Governo certamente le darà.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Digiacomo.  Ne  ha
  facoltà.

   DIGIACOMO. Signor Presidente, sul tema dell'agricoltura credo  che
  la  classe dirigente della nostra Regione si giochi una partita  di
  credibilità unica. A mio parere, noi stiamo toccando con  mano  una
  pagina  di  storia in cui si racconta una vicenda molto triste:  la
  dissoluzione  di uno degli elementi portanti non solo della  nostra
  economia ma - direi - della nostra società.
   Signor  Presidente,  nella mia provincia c'è  un'azienda  agricola
  ogni  sessanta  abitanti, ve ne sono 5 mila per 300 mila  abitanti:
  quando  crolla l'agricoltura non crolla soltanto l'economia, crolla
  il tessuto sociale; quando le donne del comune di Vittoria scendono
  in  piazza  insieme con i loro mariti danno il segnale che  si  sta
  dissolvendo  non un elemento portante del soddisfacimento  naturale
  dei  bisogni  della  famiglia,  ma si  sta  dissolvendo  la  stessa
  società.
   E  noi,  in qualche modo, in modo ovviamente appassionato e  anche
  competente, come è accaduto stasera, stiamo, in pratica,  rimanendo
  vittime della sindrome da disastro aereo.
   Sa  qual  è la sindrome da disastro aereo, Assessore? Se un  aereo
  cade e muoiono contemporaneamente 250 persone, lo leggiamo in prima
  pagina  nei  giornali di tutto il mondo; se c'è  una  strage  sulle
  strade  ogni  sabato sera, in cui muoiono 70, 80, 90  persone,  c'è
  solo  un  trafiletto  che registra quelle  morti  nella  pagina  di
  cronaca provinciale.
   Stiamo  assistendo alla morte di una parte della nostra  economia,
  che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori e la cosa non  fa
  notizia; invece, fatti eclatanti come quello di Termini Imerese - a
  cui  io  auguro la risoluzione del problema nel migliore  dei  modi
  possibili  -  hanno  visibilità. Però, a Termini  Imerese,  c'è  un
  interlocutore  che è la Fiat e le sue politiche.  Noi  non  abbiamo
  questa  giustificazione,  perché il tema  dell'agricoltura  riempie
  l'agenda  politica del nostro territorio solo quando  i  prezzi  di
  mercato crollano, e allora la classe politica e la classe dirigente
  se ne prendono cura.
   Non  può essere così. L'impegno della classe politica della nostra
  Regione  non  può essere intermittente, altrimenti ci troveremo  di
  fronte  all'irreparabile. Assessore, il giorno 24  a  Bruxelles  ci
  rideranno in faccia perché noi, classe dirigente, dovremo  spiegare
  le  ragioni  di  questo  disastro dal momento  che  sono  a  nostra
  disposizione  2  miliardi e 300 milioni di euro   Come  facciamo  a
  spiegare di non saper aiutare i nostri agricoltori non riuscendo  a
  spendere, evidentemente bene, 2 miliardi e 300 milioni di euro?
   Come spieghiamo il fatto che i nostri agricoltori hanno ancora una
  impostazione minimale di azienda familiare e che non siamo riusciti
  a  fare  come in Spagna, dove 450 imprese si uniscono in  un  unico
  consorzio?
   Non  abbiamo  potere contrattuale  Non facciamo i  controlli  alla
  dogana   Ci illudiamo che la filiera del prezzo ci possa  garantire
  come  se  il  potenziale  acquirente  a  Milano,  sapendo  che   il
  pomodorino  è  stato comperato a 50 centesimi e poi  venduto  a  12
  euro, non lo compra più per questa ragione?
   Facciamo  ridere i polli quando cerchiamo di sfidare la  cosa  più
  bella, più libera e più pericolosa al mondo qual è il mercato  dove
  c'è chi vende e dove c'è chi acquista
   Noi  non  sappiano  foraggiare nemmeno  i  consumi,  non  sappiamo
  incentivarli
   Ricordo  bene  quando  e come è stata promossa  la  mela  melinda,
  oppure  il  prosciutto  parmacotto, oppure il parmigiano  reggiano:
  grandi  campagne nazionali sulle principali testate giornalistiche
  E  qual è, invece, l'ultima volta che c'è stata sulla stampa  o  in
  televisione  una  nostra  proposta  o  una  nostra  promozione  per
  promuovere il consumo?
   Ecco, quindi, che è fin troppo facile attribuire le responsabilità
  alla  casualità.  C'è  stato disinteresse,  c'è  stato  disimpegno;
  l'agricoltura  non  è  stata  al primo posto  nella  nostra  agenda
  politica.  Dobbiamo correre ai ripari, dobbiamo correre  ai  ripari
  subito,  in  un  tridente di iniziative; un  tridente  che  sono  i
  provvedimenti a breve termine.
   Se  noi  non  riusciamo a fare conclamare lo stato di  crisi,  non
  potremo fare alcunché. Non possiamo fare proposte per farci  ridere
  in faccia
   Io  sono contro i criteri del Mercato comune europeo che incentiva
  il prodotto che viene dall'Africa, che ci fa letteralmente a pezzi;
  ci faremo ridere in faccia. Ma se conclamiamo lo stato di crisi, se
  sappiamo  farci valere, allora sì che potremo andare  in  deroga  e
  dare  un  sostegno  nell'immediato  per  proseguire,  poi,  con  le
  politiche di medio e lungo termine
   Signor  Presidente,  io non escludo che la  nostra  Regione  possa
  diventare una grande stazione turistica, non escludo che la  nostra
  Regione   possa   diventare   una   grande   stazione   industriale
  (dall'energia   alle  grandi  multinazionali,   ai   cinesi,   agli
  americani,  etc.),  ma  vedo  che, da qui  ai  prossimi  vent'anni,
  l'agricoltura  rimarrà un pilastro della nostra  economia  e  della
  nostra società. E, fino a quando rimarrà un pilastro, non deve  più
  scivolare dall'agenda politica del nostro Parlamento. Diversamente,
  il  prezzo da pagare sarà alto per gli agricoltori e per la società
  siciliana.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Pogliese.  Ne  ha
  facoltà.

   POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò estremamente
  sintetico, quasi telegrafico, anche perché credo che ci sia poco da
  aggiungere  a  quanto  brillantemente ha detto  l'onorevole  Limoli
  sulla mozione a firma sua e sottoscritta da moltissimi parlamentari
  di quest'Aula in maniera trasversale.
   L'onorevole Limoli ha illustrato la mozione con grande passione  e
  anche  con  grande  competenza, e ha  descritto  in  maniera  molto
  evidente  lo  stato drammatico di crisi in cui versa  l'agricoltura
  siciliana,   e   l'agrumicoltura  in   particolare.   L'agricoltura
  siciliana  è  attraversata  da  una  crisi  congiunturale  che   ha
  comportato  la  riduzione drastica dei consumi,  sommando  ad  esso
  anche  l'aumento  vertiginoso del costo del  gasolio,  dell'energia
  elettrica, dei trasporti e la contestuale riduzione dei  prezzi  di
  vendita.
   Ebbene,  in questo contesto credo che sia importante immaginare  -
  come  ha  detto anche chi mi ha preceduto - iniziative che diano  a
  breve  un  segnale importante, che diano ossigeno a questo comparto
  strategico per la nostra economia. Sono perfettamente d'accordo con
  quanto hanno detto l'onorevole Limoli e tutti gli altri che si sono
  alternati  dopo  di  lui.  Sono  d'accordo  allorché  si  parla  di
  accelerazione dell'iter per la dichiarazione dello stato  di  crisi
  commerciale che il Governo regionale, in realtà, ha chiesto - credo
  nell'ottobre scorso - e che compete al Governo nazionale.
   Sono  assolutamente  d'accordo ad incentivare controlli  capillari
  sui  prodotti  per  evitare  quella  operazione  di  triangolazione
  commerciale  che  la Spagna attua a discapito dei nostri  prodotti.
  Sono  assolutamente d'accordo sull'ipotesi del prodotto meno  buono
  per  determinare, contestualmente, un aumento del prezzo di vendita
  dell'altro.
   Sono  d'accordo ad accelerare l'iter per sbloccare i fondi per  le
  gelate,  che  sono stati stanziati qualche anno fa. Credo  che  sia
  importante, e in questo senso voglio dare un contributo aggiuntivo,
  che  il  Governo  regionale eserciti pressioni  nei  confronti  del
  Governo nazionale affinché vengano confermati, assessore Bufardeci,
  gli  sgravi   contributivi per il settore agricolo che termineranno
  il  31  luglio  del 2010. Se ciò non avverrà, dopo un  triennio  la
  situazione, già di per sé drammatica, potrebbe ulteriormente essere
  compromessa.
   Mi  avvio  alla  conclusione con un'altra brevissima  riflessione,
  prendendo  spunto da quello che ha detto brillantemente l'onorevole
  Digiacomo  prima di me, laddove faceva un'autocritica  sul  sistema
  produttivo  siciliano. Di questo si tratta, ed è giusto parlare  di
  ciò  anche in quest'Aula laddove, anche grazie al Governo regionale
  e  al nostro Parlamento, bisogna contribuire a superare un retaggio
  culturale   tipico  di  noi  meridionali,  di  noi   siciliani   in
  particolare: l'individualismo.
     E'  inammissibile che in Sicilia ci siano decine di migliaia  di
  piccole    e    medie    aziende   di   commercializzazione    che,
  inevitabilmente, perdono competitività nei confronti  delle  uniche
  due  grandi  centrali  spagnole che hanno  un  potere  contrattuale
  decisamente superiore alle nostre, nei confronti soprattutto  della
  grande distribuzione.
   Per  fare  ciò è importante che la Regione svolga la sua parte  al
  riguardo,  cercando di fare superare questo retaggio culturale  che
  rappresenta  una  palla  al  piede per lo  sviluppo,  non  soltanto
  dell'agricoltura,  ma  anche  di altri  comparti  produttivi  della
  nostra terra.
   Ben  venga,  quindi,  l'idea che è stata lanciata  dal  presidente
  regionale di Confagricoltura, dottor Gerardo Diana, e che  è  stata
  brillantemente ripresa da lei, assessore Bufardeci,  di  creare  un
  marchio  Sicilia.  Ma,  insieme a questa iniziativa,  è  importante
  svolgere una funzione, di cui ho parlato prima, che possa  dare  un
  contributo non indifferente ad un comparto strategico per la nostra
  economia, qual é certamente l'agricoltura.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo.  Ne  ha
  facoltà.

   VINCIULLO.  Signor Presidente, assessori, onorevoli  colleghi,  mi
  pare  di  capire che un po' tutti, con argomenti condivisi, abbiamo
  parlato dello stato di crisi dell'agricoltura siciliana, perché  la
  crisi  non  riguarda soltanto l'agrumicoltura ma  riguarda  un  po'
  tutta l'agricoltura.
   Poco  fa  l'onorevole  Ragusa parlava del pomodoro  ciliegino,  ma
  potremmo parlare della patata novella di Siracusa, potremmo parlare
  di  tutti quei prodotti che, purtroppo, rimangono invenduti  e  che
  stanno  contribuendo a mandare in una crisi nerissima  il  comparto
  agricolo.
   Senza  volermi  soffermare ulteriormente  sulle  cause  che  hanno
  portato alla crisi dell'agricoltura siciliana credo, però, che come
  Assemblea regionale siciliana dobbiamo dare indicazioni al  Governo
  regionale  in maniera tale che questi possa, recependole, attivarsi
  per venire incontro alle richieste degli agricoltori.
   Vedete,  la  situazione  è  drammatica;  é  drammatica  perché  il
  prodotto  non viene venduto; é drammatica, ad esempio,  perché  nel
  triangolo  di  Lentini,  Carlentini e  Francofonte,  e  nella  zona
  limitrofa di Catania, fra il 26 e il 27 gennaio, per due giorni  di
  seguito  è piovuto e poi, l'indomani mattina, una grandinata  si  è
  abbattuta   su   quello  che  era  rimasto  ancora   sulle   piante
  distruggendo definitivamente il prodotto che, comunque, era  ancora
  invenduto;  la situazione é drammatica perché, come ricordava  poco
  fa  qualche collega, il prezzo delle arance è addirittura inferiore
  a  10 centesimi al chilogrammo e quindi é del tutto insufficiente a
  coprire perfino le spese.
   Il  Governo  sta  lavorando e credo che per avere maggiore  potere
  contrattuale  nei confronti del Governo nazionale e della  Comunità
  europea,  occorre  una  mozione in cui  tutte  le  forze  politiche
  presenti  in  Parlamento  si  schierino  in  difesa  e  a  sostegno
  dell'agricoltura  siciliana,  come  diceva  poco   fa   l'onorevole
  Pogliese.
   La  prima cosa da fare sicuramente è chiedere al Governo nazionale
  di   dichiarare   lo   stato  di  calamità   naturale   in   favore
  dell'agricoltura    siciliana   tutta,   e   non    soltanto    per
  l'agrumicoltura,   dando  però  maggiore  importanza   e   maggiore
  attenzione  al  settore agrumicolo proprio perché  quest'ultimo  in
  questo  momento  non  è  nelle condizioni  di  vendere  il  proprio
  prodotto.
   Bisogna  incrementare le risorse finanziarie per poter  acquistare
  sul  mercato le arance di seconda scelta. Eliminando queste arance,
  infatti, avremmo la possibilità di scontare un prezzo maggiore  per
  le arance che sono, invece, di buona pezzatura.
     E'  chiaro che - poco fa lo ricordavano i colleghi -  le  arance
  ritirate non possono essere mandate al macero, come accadeva fino a
  qualche anno fa. Queste arance devono essere trasformate in  succhi
  che  possono  essere  distribuiti negli ospedali,  nei  centri  per
  anziani, nelle strutture che accolgono soggetti diversamente abili,
  nelle  sedi  della  Caritas, negli asili nido e  nelle  scuole  che
  operano nel nostro territorio.
   Dobbiamo  attivare una campagna di promozione sulla unicità  e  la
  qualità  delle nostre arance sia in Italia che all'estero.  L'altro
  giorno,  infatti, abbiamo assistito ad una trasmissione vergognosa:
  a    Striscia  la  notizia   si  è  parlato  delle  arance  tarocco
  taroccate,  perché paghiamo anche il fatto di non avere un  marchio
  Sicilia,  di  non  avere  un marchio di  qualità  che  permetta  di
  riconoscere i nostri prodotti e la loro tracciabilità.
   Dobbiamo  riconfermare,  puntare alla  riconferma  delle  giornate
  lavorative  più  favorevoli  per i  braccianti  agricoli  che  sono
  impegnati  nel settore. Non dobbiamo dimenticare che la  crisi  non
  colpisce  soltanto i proprietari di agrumeti, non colpisce soltanto
  i  coltivatori  diretti, ma colpisce anche i  braccianti,  i  quali
  quest'anno avranno minori possibilità lavorative dello scorso anno.
   Bisogna  attivarsi  con  i  mercati contadini  per  accorciare  la
  filiera  e  per dare, quindi, la possibilità all'utente  ultimo  di
  acquistare a prezzo minore rispetto a quello praticato sul  mercato
  i  nostri  agrumi,  e comunque i nostri prodotti  dell'agricoltura.
  Bisogna puntare sul Governo nazionale
   Poco  fa  ho ascoltato l'invito rivolto ad impedire l'accesso  nel
  nostro  territorio a prodotti provenienti, quasi sempre  purtroppo,
  dalla Spagna. La Spagna ha la capacità, insieme ad altre nazioni, a
  dire  il  vero, di triangolare con gli ex Paesi che facevano  parte
  delle colonie spagnole. E quindi è chiaro che in territorio europeo
  giungono prodotti dall'Africa settentrionale; prodotti che  vengono
  riciclati;  prodotti  che diventano europei; prodotti  che  vengono
  però portati a maturazione ad un prezzo di molto inferiore a quello
  praticato in Sicilia, e senza quella tracciabilità che è condizione
  essenziale per avere la certezza del prodotto che si sta consumando
  in quel momento.
   Occorre  favorire quanti decidono di mettersi insieme  costituendo
  dei  consorzi.  Bisogna cofinanziare quelle  strutture  che  vedono
  numerosi coltivatori diretti, numerosi produttori agricoli mettersi
  insieme   per   tentare  di  stare  insieme  sul  mercato,   poiché
  l'isolazionismo, che è un po' la caratteristica di  noi  siciliani,
  sta condannando la nostra economia.
   Non  servono solo contributi ma anche agevolazioni fiscali per chi
  si costituirà in consorzio.
   Occorre, poi, dare la possibilità a tutte le imprese agricole  che
  ne   facciano  richiesta  di  realizzare  immediatamente  nei  loro
  possedimenti impianti fotovoltaici volti ad abbattere totalmente il
  costo  dell'energia elettrica. Occorre snellire  e  velocizzare  le
  procedure di accesso al fondo di solidarietà del settore agricolo.
   Poi  vorrei  ricordare che la Comunità europea  ha  stanziato  125
  milioni di euro per combattere l'obesità attraverso un progetto che
  vede  il convolgimento di tutte le scuole. Anche su questo, siccome
  si  tratta  di  125  milioni di euro destinati  al  centro-sud,  la
  Sicilia  avrebbe la possibilità per i prossimi anni di  accedere  a
  questi mercati.
   Inoltre, chiedo al Governo - in questo caso all'assessore Chinnici
  qui presente - di inviare immediatamente degli ispettori in tutti i
  comuni dell'Isola.
   Negli scorsi anni sono stati concessi finanziamenti per l'acquisto
  di   centinaia  di  macchine  spremiagrumi;  di  queste   macchine,
  acquistate  con i fondi dell'Assessorato già Enti locali,  si  sono
  perse  le tracce. Dobbiamo sapere che fine hanno fatto, perché  non
  vengono utilizzate.
   Anche  questo è oggetto dell'ordine del giorno che ho  presentato,
  insieme ai colleghi Pogliese e Formica, a tutela dell'agricoltura e
  dell'agrumicoltura siciliane affinché con tale supporto il  Governo
  regionale  intraprenda tutte le attività necessarie a  sostegno  di
  questo comparto in difficoltà.

   PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Raia. Ne ha facoltà.

   RAIA. Signor Presidente, così come hanno detto qui stasera i tanti
  colleghi  che  mi hanno preceduta, è vero, noi stiamo  vivendo,  la
  Sicilia  vive  un  dramma,  oltre  al  dramma  della  chiusura   di
  importanti aziende quali la FIAT e altre ancora che sono  in  grave
  crisi come la SAT, e certamente nei prossimi mesi non andrà meglio.
  Viviamo  la crisi dell'agricoltura, e della agrumicoltura  in  modo
  particolare, quest'anno più degli altri anni. Ed è un dramma  della
  Sicilia perché la Sicilia, soprattutto la parte orientale, basa  la
  sua   economia   in   maniera   esclusiva,   o   quasi   esclusiva,
  sull'agricoltura.
   Oggi qui dobbiamo dare un segnale forte.
   Sicuramente sono stati commessi errori da parte di tutti, anche da
  parte  degli  agricoltori, così come errori sono stati commessi  da
  parte della politica.
   Siamo  ad  un punto di non ritorno. La politica oggi è chiamata  a
  dare  quelle risposte che attendono gli agricoltori e i lavoratori,
  che  nel  comparto sono veramente migliaia - parliamo di oltre  300
  mila  persone  che vivono con questo reddito - che  da  un  momento
  all'altro si ritrovano senza un minimo di sostentamento.
   Allora   vorrei   avanzare  delle  proposte.   Ritengo   che   tra
  l'Assessorato  delle risorse agricole ed alimentari e l'Assessorato
  del  lavoro  si debba trovare un accordo per quel che concerne  gli
  ammortizzatori  sociali  in deroga per i braccianti  che  nel  2009
  hanno perso il lavoro.
   E'  l'unico modo per poter dare quel reddito ai braccianti perché,
  se  aspettiamo la riconferma delle giornate, così come veniva detto
  brillantemente da altri deputati che sono intervenuti,  occorre  la
  modifica  della legge 247 del 2007 a livello nazionale.  Certo,  lo
  stato di crisi ci aiuterebbe parecchio, però a livello regionale si
  può  fare certamente, così come hanno fatto altre regioni d'Italia,
  attivando gli accordi per gli ammortizzatori sociali in deroga.
   Poi  occorre intervenire subito sull'emergenza per cercare di fare
  quelle  cose  che sono scritte negli ordini del giorno,  così  come
  nella mozione presentata: quindi, ad esempio, il ritiro dal mercato
  delle  produzioni agrumicole e tutte quelle altre misure che  fanno
  respirare il comparto.
   Io non aggiungo altro se non che bisogna intervenire subito perché
  il dramma che stanno vivendo migliaia di famiglie in Sicilia si può
  trasformare in qualcosa di più forte e incontrollato.
   Allora  noi dobbiamo dare dei segnali precisi, importanti, e  fare
  in  modo che dopo si programmino interventi sia a breve che a lungo
  termine, perché questo comparto ha bisogno di essere rilanciato, di
  essere rivitalizzato.
   L'agricoltura  ha bisogno di misure assolutamente  importanti  che
  servono perché serve alla Sicilia.
   La  Sicilia  vuole continuare a vivere di agricoltura, la  Sicilia
  vuole continuare a vivere di industria, la Sicilia vuole continuare
  a  vivere di tutte quelle azioni che danno e che fanno della nostra
  terra  una  terra  importante.  E siccome  abbiamo  tanti  prodotti
  importanti  come  l'arancia pigmentata rossa, che   è  un  prodotto
  unico, noi dobbiamo aiutare questo prodotto a stare sul mercato con
  tutti  i  mezzi leciti che la Regione e la politica possono mettere
  in campo.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole Incardona.  Ne  ha
  facoltà.

   INCARDONA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo  per
  associarmi  al  grido di dolore che si è levato  in  quest'Aula  da
  tutti i colleghi che mi hanno preceduto, ma soprattutto al grido di
  dolore che si solleva dal nostro territorio, da parte di tutti  gli
  agricoltori,  non  solo delle produzioni agrumicole,  ma  di  tutta
  l'agricoltura, come è stato già evidenziato.
   La  mozione  sull'agrumicoltura dà lo spunto per  affrontare  oggi
  questo  dibattito in Aula, un dibattito importante  che  mi  auguro
  abbia  l'esito di dare una spinta forte all'azione che  il  Governo
  sta   portando  avanti  nel  tentativo  di  risollevare  le   sorti
  dell'agricoltura siciliana.
   Però,  accanto a tutte le giuste questioni che sono state elencate
  in  maniera brillante dai colleghi che mi hanno preceduto, i  quali
  hanno  sviscerato  la complessità dei problemi  che  riguardano  la
  nostra agricoltura e li hanno elencati ad uno ad uno, devo dire che
  secondo  me  occorre  anche  inquadrare queste  problematiche,  che
  riguardano  un  settore così importante, nel contesto dell'economia
  internazionale.
   Mentre  fino  a qualche anno fa, fino a qualche decennio  fa,  era
  importante  che  si procedesse nella direzione di  assicurare,  non
  solo  in  Europa ma anche fuori, un contesto di libera  concorrenza
  fra  tutte  le  imprese, oggi - vista la capacità  di  impresa  che
  stanno  dimostrando  tantissimi paesi,  non  solo  rivieraschi  nel
  Mediterraneo, ma in tutto il mondo, di organizzare la produzione, e
  di  organizzare soprattutto la produzione in agricoltura - è chiaro
  che  la  politica  comunitaria,  la  politica  dell'Unione  europea
  dovrebbe  essere rivista, perché non si può continuare  ad  offrire
  pannicelli  caldi  ai nostri agricoltori magari  dando,  una  volta
  l'anno, delle sovvenzioni che arrivano attraverso una dichiarazione
  di  calamità, una dichiarazione di danni a vario titolo e poi  ogni
  anno   riportare,  comunque,  nella  stessa  situazione  la  nostra
  agricoltura.
   Noi  abbiamo  un problema serio, oltre a tutti quelli che  abbiamo
  elencato,  oltre alla nostra incapacità di consorziarci,  di  stare
  insieme,  oltre  all'incapacità che la pubblica amministrazione  in
  generale ha dimostrato in questi decenni nell'offrire assistenza  e
  supporto alle nostre imprese -perché, se manca un marchio Sicilia è
  una   responsabilità   tutta  nostra,   se   manca   una   campagna
  pubblicitaria  di promozione dei nostri prodotti, compito  primario
  della  pubblica amministrazione regionale in particolare, è  chiaro
  che  è colpa nostra -: c'è una grande responsabilità della pubblica
  Amministrazione   in  generale,  che  non  ha  saputo   andare   in
  controtendenza, che non ha saputo indicare ai siciliani verso quale
  direzione  andare  per superare alcune problematiche  che,  invece,
  altre comunità - si ricordava poco fa quella spagnola, ad esempio -
  sono  riuscite  a  superare. Anche se non è vero però  che  lì,  in
  Spagna,  c'è  un  solo mercato, non è vero che lì il  prezzo  viene
  stabilito  da  una  centrale unica. Sì, è vero che  ci  sono  delle
  centrali,  ma  non  per  fare  il  prezzo  del  prodotto,  non  per
  commercializzare tutti insieme, in blocco, i prodotti nazionali  ma
  per  offrire  all'agricoltura  e  alle  imprese  quei  servizi  che
  occorrono.
   Si  tratta  di associazioni che, in sostanza, svolgono compiti  di
  assistenza  e di supporto; si tratta di associazioni che comunicano
  costantemente ogni anno quali sono iniziative che l'Unione  europea
  vuole  mettere in campo, quali sono le indicazioni e i suggerimenti
  che  una  impresa  deve seguire per stare insieme  e,  soprattutto,
  controllano,  vigilano sull'effettiva applicazione dei disciplinari
  di produzione, che sono il presupposto per il marchio di qualità.
   Questa  è  la funzione delle associazioni in Spagna, questa  è  la
  funzione  che svolgono le associazioni che funzionano  al  fine  di
  dare supporto per creare le condizioni dello stare insieme.
   In  Sicilia non siamo riusciti a svolgere questo compito;  e  ciò,
  oltre che un problema culturale di un individualismo esasperato,  è
  una responsabilità oggettiva della pubblica Amministrazione.
   Oggi,  a mio avviso, occorre andare a rivedere il nostro stare  in
  Europa,  occorre verificare se oggi ci sono le condizioni  affinché
  la  nostra agricoltura non debba subire la concorrenza dei Paesi in
  via  di  sviluppo,  dove  certamente i  costi  di  produzione  sono
  inferiori  e dove la produzione è meglio organizzata, anche  perché
  dove  si  è favorita la delocalizzazione delle imprese gli  europei
  sono andati produrre lì.
   Ecco  perché,  probabilmente, è giunto il momento di  rivedere  la
  politica dell'Unione europea.
   Ma,  per  farlo,  mi rendo conto che il nostro  Parlamento  non  è
  sufficiente.
   Però  questo  Parlamento  con  questo  Governo,  intanto,  possono
  trovare  alleanze  e  solidarietà  nelle  altre  regioni  d'Italia,
  interessate  all'agricoltura, e insieme possono fare pressione  sul
  Governo  nazionale  e,  poi, all'interno dell'Unione  europea,  per
  rivedere  la politica agricola europea. Altrimenti, non è possibile
  sostenere la concorrenza, non è possibile garantire la qualità  dei
  nostri  prodotti  e  l'osservanza  di  tutte  quelle  regole  sulla
  sicurezza che comportano ciascuna un costo per le nostre imprese.
   Se  crediamo  nella qualità, se crediamo nell'impegno  dei  nostri
  agricoltori,  dobbiamo metterli anche nelle  condizioni  di  essere
  alla pari con gli altri produttori del resto del mondo.
   Probabilmente occorre intervenire cambiando direzione per fare  in
  modo  che, forse, si torni al passato, non certo per proteggere  le
  frontiere  ma  per  mettere i nostri produttori  in  condizioni  di
  parità.  Come? Intervenendo sui costi di produzione,  offrendo  dei
  contributi,  magari  non a pioggia, offrendo interventi  su  alcuni
  particolari   mezzi  di  produzione  per  garantire   alla   nostra
  produzione  parità di trattamento con le produzioni  estere,  e  in
  questo  senso  è da apprezzare e da condividere lo  sforzo  che  il
  Governo  regionale sta facendo per consentire l'accesso al  credito
  per l'acquisto dei mezzi di produzione.
   Tutto  questo,  intanto,  nelle more  che  si  possa  estendere  e
  condividere il principio dell'abbattimento dei costi di produzione,
  rappresenta  un  modo  concreto per aiutare la nostra  agricoltura,
  fare  in  modo  che  le nostre imprese effettivamente  accedano  al
  credito,   e   questo   credito  effettivamente   sia   finalizzato
  all'acquisto dei mezzi.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Leontini.  Ne  ha
  facoltà.

   LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i contenuti della
  mozione  e  degli  ordini  del  giorno  fanno  riferimento  ad  una
  difficoltà ormai drammatica del comparto agrumicolo, e ci  inducono
  -  come diceva il collega Limoli nel suo intervento - a manifestare
  la  nostra  adesione, la nostra vicinanza, il nostro  sostegno,  ma
  anche  la  nostra  capacità di governare i processi socio-economici
  che riguardano il territorio.
   E'  chiaro  che  i  vari  comparti  dell'agricoltura  hanno  delle
  problematiche analoghe per certi aspetti, e differenti  per  altre.
  Il  comparto  agrumicolo, oggi, soffre di una crisi di mercato  che
  richiede degli interventi emergenziali, ma anche, necessariamente e
  obbligatoriamente,  delle immediate programmazioni  di  prospettiva
  che,  se  non  attuate,  porterebbero  negli  anni  a  venire  alle
  medesime, drammatiche condizioni odierne.
   Gli  interventi  emergenziali sono stati  sintetizzati  in  alcune
  misure  atte a definire compensazioni, quali per esempio il  ritiro
  dal  mercato di alcune quote della produzione agrumicola in eccesso
  ad  un  prezzo che sia di ristoro, almeno ventotto centesimi per  i
  produttori, l'avviamento di una campagna di promozione dell'arancia
  rossa,  sia  in Italia che all'estero, e provvedimenti  finalizzati
  alla   riconferma  delle  giornate  lavorative  del  comparto   del
  bracciantato agricolo.
   Poiché  in  alcuni  dei  documenti presentati  si  fa  riferimento
  nuovamente  alla connessione fra la dichiarazione  della  crisi  di
  mercato   e   il  riconoscimento  della  calamità,  io   suggerirei
  all'Assessore di prestare attenzione ad una serie di questioni  che
  sono  state già affrontate in modo netto, negli anni precedenti,  e
  ci inducono ad avere le idee più chiare.
   Nel  2005  l'Unione europea ha bocciato l'identificazione  fra  il
  riconoscimento della crisi di mercato e la calamità.  Le  due  cose
  vanno  impostate e affrontate differentemente. E purtroppo l'Unione
  europea non condivide che la crisi di mercato possa essere inserita
  nel  riconoscimento di una calamità, e quindi possa far accedere  a
  dei  provvedimenti  analoghi a quelli che  vengono  erogati  quando
  vengono riconosciute le calamità.
   Allora,  alla  crisi  di mercato si reagisce  con  tutto  ciò  che
  possiamo mettere in campo per consentire ai nostri produttori e  ai
  nostri   lavoratori  di  essere  presenti  nel  mercato.  E  allora
  cominciamo: le misure di ristoro le abbiamo già indicate; le misure
  che  possono consentire un accesso al credito in modo più  agevole,
  le  avevamo  inserite  l'anno scorso nella finanziaria;  purtroppo,
  quelle  misure non furono notificate all'Unione Europea e  rimasero
  lettera morta.
   Riprendiamo,  quindi,  gli  articoli  16,  17,  18  e   19   della
  finanziaria dell'anno scorso, notifichiamoli all'Unione  europea  e
  facciamo  in  modo  che un fondo ripreso, incrementato  e  messo  a
  disposizione di un credito agevolato, sia misura credibile.  L'anno
  scorso avevamo detto di prendere un fondo pubblico e di metterlo  a
  disposizione dei produttori, in modo tale che i debiti da cui  sono
  oberati  siano  diluiti in un decennio, in quindici  anni,  con  il
  pagamento degli interessi da parte dello stesso fondo pubblico  che
  noi mettiamo a disposizione.
   Siccome in questo momento le esposizioni debitorie sono quelle che
  affliggono in modo più pesante l'85 per cento della nostra  piccola
  e  media  economia  agricola, in questo modo faremmo  risorgere  il
  mondo   della   produzione  e  dei  lavoratori  e,   al   contempo,
  consentiremmo  un  più  proficuo accesso ai  bandi  che  ci  stiamo
  impegnando  ad  elaborare, perché l'80 per cento  delle  piccole  e
  medie  imprese agricole ed agrumicole non sono in grado di accedere
  a  quel  quaranta per cento di cofinanziamento previsto  nei  bandi
  comunitari perché afflitte dalle esposizioni debitorie.
   Se vogliamo che il mondo dell'economia agricola partecipi a questi
  flussi  finanziari  che  stiamo mettendo a  disposizione  dobbiamo,
  ovviamente  riproponendola  in finanziaria,  riattualizzare  quella
  norma  e  consentire che, ristorando le imprese  dalle  esposizioni
  debitorie,  si possa ripartire con gli investimenti. Mi  riferisco,
  tra  l'altro,  agli  investimenti agevolati dei  fondi  comunitari,
  altrimenti   molte  delle  nostre  imprese  non  riuscirebbero   ad
  utilizzare quella quota di cofinanziamento.
   Sono  contento  che  nei giorni scorsi l'assessore  Bufardeci   ha
  ripreso  a dichiarare la grande fiducia di questo Governo verso  la
  politica  dei  marchi. Non voglio sottolineare meriti  personali  o
  pregressi, ma quando ho letto le dichiarazioni dell'assessore  sono
  stato  tentato  di  complimentarmi con lui perché  la  ripresa  del
  marchio significa l'immediata attuazione di una legge del 2005  che
  ha istituito il marchio  Sicilia' e che reca la mia firma.
   Oggi   può   essere  uno  strumento  -  e  plaudo   all'iniziativa
  dell'assessore  Bufardeci,  se  associata  ad  una  politica  della
  promozione alimentare e del controllo dei mercati - la politica  di
  svolta   del  marketing  della  produzione  agricola  e  agrumicola
  siciliana.  E'  chiaro  che  per fare questo  bisogna  attuare  dei
  protocolli, come dicevano poco fa l'onorevole Incardona e gli altri
  colleghi,  tra  cui  l'onorevole Di  Giacomo.  Molti  prodotti  che
  provengono  dalle  aree  dove si produce in maniera  delocalizzata,
  essendo provenienti da zone nelle quali i costi di produzione  sono
  eguali a zero, chiaramente concorrono in modo molto vantaggioso con
  i  nostri;  ma  non rispondono a quei requisiti di produzione,  dal
  punto  di  vista  alimentare e dei protocolli  europei  certificati
  dagli  enti  di  certificazione, che potrebbero, se  controllati  e
  attuati, fare verificare ovviamente le difformità, le infrazioni  e
  avvantaggiare il nostro prodotto nei mercati.
   Le  grandi distribuzioni attendono questo. Attendono, come  diceva
  l'assessore  Bufardeci nei giorni scorsi, una politica  dei  marchi
  che  risponda ad una modalità di produzione che sia già certificata
  e che, consentendo alle grandi distribuzioni di attingere al nostro
  prodotto  in modo esclusivo, possano assorbire il prodotto  di  cui
  noi disponiamo.
   E'  necessario quindi, per fare questo, intensificare la  politica
  della  produzione alimentare, intensificare gli investimenti  e  il
  marketing del nostro prodotto, ma nello stesso tempo fare  in  modo
  che  le  modalità di produzione siano rispondenti a delle diversità
  tra il nostro prodotto e il prodotto che fa il suo ingresso, spesso
  piratesco, nei nostri mercati.
   Per  fare questo bisogna essere impegnati ad individuare i momenti
  strategici  di  contatto  con  il mercato.  Avere  rinunciato  alla
  presenza  del  nostro Governo e della nostra Sicilia  a  Berlino  è
  stata una grave lacuna, perché la Fruit logistica di Berlino è  uno
  degli  appuntamenti più importanti della promozione  ortofrutticola
  mondiale.  Lì  si  apprende, da qualche anno, che il  settanta  per
  cento   dell'approvvigionamento   agrumicolo   della   Mitteleuropa
  proviene  da  Valencia,  laddove 20-25 anni  fa  il  monopolio  del
  mercato era tutto siciliano.
   E'  chiaro  che bisogna individuare i meriti di quelle produzioni,
  che  risiedono  nei  grandi accorpamenti  delle  organizzazioni  di
  produttori, che nella penisola iberica sono circa quattro, rispetto
  alla  frammentazione della nostra produzione e che quando penetrano
  nel  mercato europeo fanno schizzare via la concorrenza e,  in  una
  politica di grandi e cospicui investimenti sulla promozione e sulla
  presenza dei mercati europei e mondiali.
   Quindi:    qualità,   politica   della   produzione    alimentare,
  investimenti nel marketing e nella promozione dei prodotti,  ma  in
  modo massiccio e senza le dispersioni che hanno caratterizzato fino
  ad  ora  certi  provvedimenti o certe comparse in alcune  fiere  di
  paese  o  altre cose. Sicuramente queste sono alcune  delle  misure
  che, non essendo inserite nella mozione, potrebbero ad integrazione
  suggerire  al  Governo un più completo programma di  attuazione  di
  queste finalità.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Scilla.  Ne  ha
  facoltà.

   SCILLA.  Signor  Presidente,  assessori,  onorevoli  colleghi,  mi
  sembra  doveroso  intervenire questa  sera  su  una  tematica  così
  importante,  quale  appunto analizzare i problemi  dell'agricoltura
  siciliana,  perché l'agricoltura rappresenta per la nostra  Regione
  non  soltanto  un'attività economica, ma la storia, la  cultura  di
  gran parte dei nostri territori. Quindi è un settore che va difeso,
  è  un settore che va rilanciato senza demagogia, senza speculazione
  politica, ma con fatti concreti.
   Accolgo  stasera con molto piacere tutti gli interventi  dei  miei
  colleghi,   tutti   ci   siamo  dichiarati  amici   e   sostenitori
  dell'agricoltura.
   Mi auguro che, poi, nell'esame ed approvazione della finanziaria e
  del  bilancio,  saremo  tutti consequenziali nel  difendere  questo
  settore che ritengo appunto strategico.
   L'agricoltura è in crisi, non certo da qualche anno, e  non  penso
  che   il  governo  Lombardo  abbia  precise  responsabilità;  anzi,
  tutt'altro.
   Devo  dire che se sono arrivate risposte certe lo si deve anche  a
  questo  Parlamento che, nell'ultima finanziaria, ha  dato  risposte
  concrete.  Per  esempio,  per  quanto riguarda  la  mia  provincia,
  Trapani,  dove abbiamo il territorio più vitato d'Europa, in quella
  finanziaria  sono  stati previsti ben 8 milioni di  euro  che  sono
  serviti a pagare i danni provocati dalla siccità del 2002. Era  una
  incombenza  che  esisteva  da  tempo; oggi  gli  agricoltori  hanno
  incassato quei soldi. Sono atti concreti che dimostrano come questo
  Parlamento  e  questo  Governo vogliono sicuramente  dare  risposte
  certe.
   E'   evidente,  Assessore,  che  qualche  cosa  deve   sicuramente
  cambiare. Dobbiamo cambiare perché spesso, direi sempre,  le  somme
  notevoli  che  arrivano  come finanziamenti,  come  bandi,  vengono
  intercettati dalle solite lobby e dai soliti gruppi di potere.
   Questo Governo deve vincere una scommessa: quella di fare arrivare
  i  soldi  comunitari  direttamente nelle tasche  degli  agricoltori
  siciliani.  Per  fare questo bisogna lavorare di  concerto  con  il
  territorio,   bisogna  lavorare  assieme  alle  organizzazioni   di
  categoria.
   C'è  già uno schema di finanziamento previsto per il 2009 e  2010;
  abbiamo    già    somme    stanziate   per   l'arricchimento,    la
  ristrutturazione dei vigneti, la distillazione, la vendemmia verde.
   Io  dico  a  questo Governo e all'assessore Bufardeci di  valutare
  bene   le  domande  che  arrivano  in  Assessorato  per  rimodulare
  eventualmente  le  somme  non vincolate  alle  reali  esigenze  del
  comparto  agricolo.  Noi  dobbiamo dare risposte  a  chi  realmente
  lavora la terra e produce il prodotto.
   Questo  è un impegno che credo il Governo possa prendere;  abbiamo
  già  lavorato  in tal senso, siamo in questa ottica.  Quindi  penso
  che,  pur  se il momento è di grande difficoltà, un certo ottimismo
  possa certamente rimanere.
   Abbiamo,  poi,  due provvedimenti in itinere e anche  lì  possiamo
  dare  risposte certe: il primo riguarda una misura agro-ambientale.
  Vi  è un regolamento comunitario che prevede la possibilità di dare
  ad  ettaro fino a 900 euro; attualmente, purtroppo, non si  sa  per
  colpa  di  chi,  é  prevista la metà della cifra.  Ora,  avendo  un
  regolamento comunitario che non ci impedisce, anzi ci agevola, deve
  servire  allo scopo, e lì devono lavorare gli uffici per creare  le
  condizioni  tecniche, giuridiche ed economiche per  portare  questo
  finanziamento previsto a 900 euro.
   L'altra battaglia che dobbiamo vincere, e mi rivolgo al presidente
  Lombardo, è quella per risolvere il problema della peronospora:  si
  sono versati fiumi di parole ma, alla fine, non è mai arrivata  una
  lira per una misura prevista dal regolamento comunitario.
   Nel  nostro bilancio sono già stanziati ben 8 milioni di  euro,  5
  milioni  arriveranno dallo Stato, anche se riguardano la misura  de
  minimis.  E,  allora,  si  mandi una delegazione  a  Bruxelles  per
  chiarire  definitivamente i contenuti di una norma  che  il  nostro
  Parlamento possa votare per evitare che, ancora una volta, i  soldi
  che  abbiamo promesso e che si possono dare, alla fine - non si  sa
  per   quale   ragione  -  non  arrivano  mai  nelle  tasche   degli
  agricoltori.
   Sono  due  punti  strategici che dobbiamo  portare  avanti  e  che
  bisogna sicuramente concordare con la Comunità europea.
   La  Comunità  europea non è fatta da persone con cui  non  si  può
  dialogare  o  ragionare.  Ci sono tutte le  condizioni  tecniche  e
  giuridiche  per fare in modo di dare una risposta certa al  settore
  agricolo.
   Concludo con una velata critica: secondo me, dobbiamo cambiare  il
  metodo della promozione.
   Oggi i soldi spesi per promuovere i prodotti agricoli siciliani  e
  le aziende agricole siciliane non sono stati sicuramente utilizzati
  in  maniera corretta. Troppi sperperi, e l'utilizzo delle somme non
  ha  prodotto  mai  un  risultato concreto in  favore  delle  nostre
  aziende,  dei  prezzi dei prodotti e per la conquista dei  mercati,
  riducendosi solo a gite, a missioni, a feste e festicciole.
   Allora,  siccome  questo  Governo ha già dimostrato  di  avere  la
  capacità  di dare delle risposte vere, che lo si faccia in  maniera
  coesa  e coerente per fare sì che gli agricoltori siciliani abbiano
  un futuro migliore.

   BUFARDECI, assessore per le  risorse agricole e alimentari. Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, ho ascoltato con molta  attenzione
  tutti   gli   interventi  che  sono  univoci  nel   richiedere   la
  dichiarazione  dello stato di crisi. Tutti hanno tracciato  analisi
  e,  magari, anche qualche terapia circa la soluzione della crisi  e
  di questa situazione.
   Io  mi  permetto di fare qualche considerazione in ordine a  tutti
  gli  interventi dicendo con i numeri, innanzitutto, come  240  mila
  partite  Iva  in  materia di aziende agricole testimoniano  innanzi
  tutto  che  l'agricoltura è la base economica dello sviluppo  della
  nostra Regione.
   Basterebbe fare una moltiplicazione per un nucleo familiare  di  4
  persone  per  rendersi  conto  come 1  milione  di  persone  vivano
  esclusivamente, per ragioni di partita Iva, dell'agricoltura. Se  a
  queste  aggiungiamo tutte quei soggetti del mondo  del  lavoro,  ci
  rendiamo  conto come - altro che il problema della Fiat  a  Termini
  Imerese, drammatico, gravissimo, che il Governo sta seguendo con la
  massima attenzione - il problema dell'agricoltura sia assolutamente
  tante   volte   drammaticamente  superiore  a  quello  dell'azienda
  automobilistica della Fiat.
   Si  è  parlato  di alcune questioni. Vorrei sintetizzarle,  perché
  sono  state qui richiamate; da ultimo l'onorevole Leontini, citando
  una legge del 2005, ha parlato della questione del marchio.
   Mi  chiedo  però - se vogliamo fare squadra tutti insieme  in  una
  logica  che  mi  è  piaciuta,  di non essere  nessuno,  ovviamente,
  controparte in questa Sala, ma tutti uniti nell'interesse  generale
  della  nostra agricoltura, della nostra Sicilia - come é  possibile
  che in questi cinque anni comunque non sia stata portata avanti una
  logica  di  accreditamento  a Bruxelles di  questo  marchio?  Com'è
  possibile che questo marchio sia stato intestato ad un consorzio di
  proprietà  della  Regione,  il Coribia, e  oggi  dobbiamo  muoverci
  ancora per avere l'accreditamento? Com'è possibile che in ordine  a
  questo  marchio si siano spesi soldi, magari per la  promozione,  a
  questo punto assolutamente inutili?
   E'  evidente che senza marchio non ci può essere una logica  della
  qualità  certificata; senza marchio non ci può  essere  una  logica
  della tracciabilità, del sapere dove è stato coltivato un prodotto,
  dove è stato raccolto, come è arrivato al banco a quel mercato.
   Ma  tutto  questo  è  indispensabile  in  una  regione  in  cui  i
  controlli, sostanzialmente, non mancano.
   Signor  Presidente, in una Regione che conta un  personale  -  sia
  organico  che  precario, a vario titolo, comunque  alle  dipendenze
  delle  casse  regionali -, di molto superiore alle 60  mila  unità,
  soltanto  29  persone si occupano dei controlli in agricoltura  nel
  nostro  assessorato. E' un numero che dice, in maniera  palese,  in
  maniera   chiara,  in  maniera  netta,  come  non  ci   sia   stata
  sostanzialmente la volontà di difendere in concreto,  con  l'azione
  del Governo, il nostro prodotto, la nostra eccellenza. Infatti,  29
  è  un  numero  ridicolo,  come  è  ridicolo  anche  il  numero  dei
  laboratori, in molti casi neanche accreditati, che possono svolgere
  un lavoro di verifica.
   Io  ho  già promosso degli incontri - lo dico all'onorevole Ragusa
  che  ha  voluto richiamare la necessità dei controlli, mi  dispiace
  che si sia allontanato - sia con l'Assessorato della Salute sia con
  la  dogana per cercare di mettere a frutto un coordinamento proprio
  nei controlli.
   Oggi  come  oggi, se un prodotto siciliano va fuori  della  nostra
  isola, subisce tutti i controlli del mondo, è super vigilato  ed  è
  certamente  un  prodotto  di eccellenza. Ma  se  un  prodotto  deve
  arrivare  in  Sicilia, ed è un prodotto comunitario,  Schengen  non
  consente sostanzialmente il controllo.
   Se  un prodotto è extracomunitario, abbiamo potuto verificare  che
  il  controllo è saltuario, a campione, ed avviene forse ogni  tanto
  sull'animale e mai sul prodotto vegetale.
   E' chiaro che occorre una campagna diversa.
   Ho   già   dato   indicazione  ai  miei  uffici  di  operare   una
  riconversione dell'enorme numero di dipendenti che, a vario titolo,
  si occupano di agricoltura tra SOAT, ESA e consorzi vari, perché ci
  sia  una  riqualificazione del personale stesso  che  possa  essere
  assegnato,  in numero consistente, all'attività di controllo  e  di
  ispezione nei mercati e nei porti.
   Senza  questo  non difenderemo il prodotto, senza  questo  non  ha
  senso  la  logica del marchio, senza questo non operiamo la  logica
  della  tracciabilità  e  della difesa del nostro  prodotto.  Stiamo
  lavorando  in tal senso; sarà un fatto molto forte, molto incisivo,
  ma è indispensabile.
   Non è soltanto questa, però, la grande questione dell'agricoltura.
   L'agricoltura  è anche la grande questione di una forbice  che  si
  allarga  tra il costo della produzione e quello che è,  invece,  il
  prezzo al banco, al mercato. Troppe volte, il produttore non riesce
  neanche  a  recuperare  il  costo  di  produzione  come  costo   di
  investimento, non parliamo di utile; ma in questo però il  prodotto
  al banco, al mercato, ha sempre un costo molto caro, molto elevato,
  e   il  consumatore  non  ha  alcun  beneficio.  Molte  volte,   il
  consumatore  non  ha  nemmeno  la  garanzia  dell'igiene  e   della
  sicurezza  alimentare proprio per quella mancanza di  controlli  di
  cui  ho  detto  prima e perché viene contrabbandato, troppe  volte,
  come  prodotto siciliano quello che siciliano non è,  non  solo  in
  Sicilia,  ma che viene portato fuori come se fosse siciliano  senza
  esserlo  e  senza essere coperto da quell'ombrello del marchio  che
  può indicare la garanzia.
   Occorre  scommettere  su un concetto nuovo di commercializzazione,
  sul  quale  finora abbiamo fallito. Non abbiamo saputo né  sappiamo
  commercializzare il nostro prodotto.
   Oggi  occorre sicuramente pensare ad un soggetto, ad  una  agenzia
  che, occupandosi di commercializzazione, indichi qual è il prodotto
  che serve e la quantità del prodotto che serve.
   Non  occorre  che tutti producano un determinato  prodotto  se  il
  mercato non lo assorbe.
   Già  sappiamo  quello che servirà al mercato l'anno  prossimo;  ma
  oggi  non  abbiamo questa capacità, non abbiamo operato  in  questo
  senso  per  intercettare  i  mercati. E  non  possiamo  prendercela
  soltanto  col  dato oggettivo che è anche la nostra  incapacità  di
  fare  sistema,  di fare squadra, nel senso di fare OP.  Giustamente
  l'onorevole Incardona richiamava l'esempio della Spagna. Ma qui  da
  noi,  solo nel settore agrumicolo, abbiamo 28 OP, che rappresentano
  appena la metà del settore stesso.
   Rendetevi  conto  che con questa forza non si  può  competere  col
  mercato  e  con  la  grande distribuzione, e il  grande  guaio  nel
  determinare   poi  il  costo  del  prodotto  con  la   conseguenza,
  evidentemente, di eliminare il piccolo produttore.
   Occorre,  quindi,  una  vera  e  propria  rivoluzione  complessiva
  nell'azione  che bisogna fare. E si deve anche dire  una  cosa  con
  grande  chiarezza sulla spesa per la promozione - lo  dico  al  mio
  amico  Innocenzo  Leontini, al di là delle polemiche  se  andare  a
  Berlino  o  meno, in cui indicavo ovviamente come questo dipendesse
  anche dalle prenotazioni dell'anno precedente, e non certo relative
  a  questo  momento e a questa gestione e come comunque  sono  state
  presenti  le OP, sempre con finanziamenti regionali -: non  andremo
  al  Vinitaly  come  Regione  Sicilia ma ci  andremo  come  Istituto
  regionale vite e vino, come pure voglio dichiarare che di soldi per
  la  promozione  se  ne sono spesi, e se ne sono spesi  in  quantità
  enorme. Ma devo dire che la gran parte sono stati spesi male perché
  non  hanno prodotto nel nostro mercato quel risultato positivo  per
  intraprendere   un'azione   incisiva   nei   mercati   europei    e
  internazionali.
   Abbiamo anche investito un mare di soldi, sentivo l'altra volta in
  alcuni  interventi, nel settore della innovazione e della  ricerca.
  La  Regione continua a finanziare numerosi consorzi che si occupano
  di  innovazione  e  ricerca, ma - diciamolo  anche  qui  con  molta
  chiarezza  -  moltissimi di questi consorzi  non  hanno  dato  quei
  risultati adeguati agli investimenti che si sono fatti.
   Tutt'oggi investiamo decine di milioni di euro, ma questi consorzi
  non hanno attuato quella ricerca che avrebbe dovuto valorizzare  il
  prodotto, compensando le difficoltà del mercato.
   Anche  lì occorre una rivoluzione: pensiamo ad una fondazione  che
  li  assorba tutti e che assegni loro poi, per segmenti di prodotto,
  una  specificità  per poter fare anche in questo  caso  una  grande
  riconversione.
   Io  sto tracciando brevemente, nell'ambito dei pochi minuti che mi
  sono assegnati, alcune delle questioni sollevate.
   Sono  stati citati alcuni articoli della finanziaria. E'  evidente
  che  l'articolo  16,  relativo alle  scorte  -  che  ha  visto  una
  provvista limitata prevista nella finanziaria dell'anno scorso,  la
  legge  6  del 2009 - proprio oggi con il disegno di legge in  esame
  sull'agriturismo, che è stato nuovamente oggetto di approfondimenti
  in  Commissione, consente attraverso un emendamento  aggiuntivo  lo
  spostamento dal fondo dell'IRFIS a quello della CRIAS di 50 milioni
  proprio per destinarli alle scorte e, quindi, all'articolo 16.
   Con  l'articolo  17  della  finanziaria abbiamo  già  operato  una
  convenzione con l'ABI, che è stata sottoscritta da una  dozzina  di
  istituti  bancari ed è ovviamente aperta a tutti gli altri istituti
  che  vorranno compartecipare alla scommessa che vogliamo  fare  nel
  compartecipare  ai  costi  dei tassi  di  interesse  che  i  nostri
  coltivatori,  i  nostri  produttori  e  i  nostri  allevatori  sono
  costretti a pagare.
   Ma anche in questo caso è troppo chiaro che stiamo lavorando nella
  logica  degli articoli 18 e 19 e, da ultimo, dell'articolo 20,  sul
  tema  della peronospora, citati dall'onorevole Scilla. Abbiamo  già
  richiesto  da qualche tempo, e lo abbiamo ulteriormente sollecitato
  proprio  in  queste ore - oggi ne ho parlato con il sottosegretario
  Letta - un incontro con il ministro per le politiche agricole Zaia.
   Siamo  assolutamente  in piena azione nei  confronti  del  Governo
  nazionale  perché  questi  si renda conto  che  quella  che  stiamo
  vivendo  non è una crisi di settore, è una crisi di sistema,  ed  è
  una crisi sociale, non é soltanto una crisi economico-finanziaria.
   Ci  aspettiamo che la deputazione siciliana, che tutti i siciliani
  impegnati  nell'azione di governo, che tutti i nostri  parlamentari
  facciano  assolutamente squadra e operino in maniera  assolutamente
  coesa  per portare all'attenzione del Consiglio dei Ministri questo
  argomento affinché sia dichiarato lo stato di crisi.
   Vorrei  ricordare che di recente la nostra Regione, con un decreto
  dell'assessore  Cimino, ha  provveduto, per quello che  poteva,  ad
  operare  la  sospensione del pagamento dei  tributi  di  competenza
  regionale, a vantaggio sia degli agricoltori sia degli artigiani.
   Ma è chiaramente troppo poco rispetto alle esigenze complessive di
  migliaia,  di  decine  di  migliaia di imprenditori  che  oggi  non
  possono sostenere anche il carico fiscale e tributario.
   Occorre  la  dichiarazione dello stato di crisi perché  certamente
  occorre  una  moratoria  nel pagamento delle cartelle  esattoriali,
  occorre   una   moratoria   per   il   pagamento   dei   contributi
  previdenziali.   E'  evidente  che,  sotto  questo   profilo,   gli
  ammortizzatori  sociali  in agricoltura devono  essere  erogati  in
  deroga  per  la riconferma delle giornate di lavoro anche  ai  fini
  previdenziali.
   Ma  è  chiaro - ne parlava poc'anzi l'onorevole Incardona e voglio
  ricordarlo  -  che  occorre anche un rapporto  nuovo  con  l'Unione
  europea.
   L'Unione  europea che ha saputo dare deroghe al settore  bancario,
  al   settore   automobilistico,  al  settore  delle  industrie   di
  trasformazione, non può non ritenere analoga - ancor più grave,  se
  vogliamo  - la situazione drammatica dell'agricoltura per la  quale
  anche  l'incremento del de minimis da 7.500 a 15.000  solo  per  il
  2010  è  troppo  poca cosa rispetto all'enormità  della  crisi  che
  stiamo vivendo.
   E' veramente un pannicello caldo.
   Occorrono  deroghe vere, occorrono deroghe anche alle  logiche  di
  Basilea per i nostri imprenditori i quali, altrimenti, come è stato
  citato, non potranno neanche utilizzare quei fondi.
   Ho  raccolto da molti degli interventi lo spunto che questi bandi,
  a  volte,  meritano di essere rivisitati. Io mi impegno perché  ciò
  avvenga.
   Anche  oggi,  incontrando  altri amici parlamentari,  ho  raccolto
  l'invito  a  rivedere alcune di queste misure e cercherò  di  farlo
  insieme  ai  dipartimenti di competenza, per consentire in  maniera
  quanto  più  snella e semplificata il vantaggio di poter  investire
  quelle somme importanti che sono alla nostra attenzione.
   Concludo,  dicendo  che  la nostra azione  vuol  essere  un'azione
  assolutamente  innovativa  e,  per quanto  riguarda  la  drammatica
  vicenda  del  settore agrumicolo, proprio domani con il  Presidente
  della  Regione avremo ulteriori incontri per trovare una  soluzione
  che  consenta  di  togliere dal mercato,  pagando  direttamente  il
  produttore, una certa quantità di prodotto utile a poter elevare il
  prezzo  a  vantaggio  di questo settore. Speriamo  di  trovare  una
  soluzione tecnica.
   Ci  stiamo  battendo  in  questo  senso  incontrando,  ovviamente,
  resistenze e difficoltà proprio da parte dell'Unione Europea che ci
  invita  a  rivolgerci  alle OP. Ma, in questo momento,  abbiamo  il
  problema  dei  piccoli  produttori, dei piccoli  coltivatori,  come
  oggetto principale del nostro aiuto.
   Ci stiamo adoperando e riferiremo in Aula circa i passi avanti che
  speriamo  di  operare a partire da domani, così come  riferiremo  a
  quest'Aula,  nell'accogliere e nell'esprimere  il  più  grande  dei
  pareri favorevoli a questa mozione, anche l'azione che speriamo  il
  Governo  nazionale  vorrà  fare  a  vantaggio  dell'agricoltura  e,
  quindi, della Sicilia.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   PRESIDENTE.  Comunico che sono stati presentati i seguenti  ordini
  del giorno:

   -  n.  245   Dichiarazione dello stato di calamità per il comparto
  agrumicolo  siciliano ,  degli  onorevoli  Calanducci,  Musotto   e
  Gennuso;

   -   n.   246    Iniziative  a  sostegno  del  comparto  agrumicolo
  siciliano , degli onorevoli Di Guardo, De Benedictis, Di Benedetto,
  Digiacomo, Marinello, Marziano, Panarello e Raia;

   -  n. 260  Dichiarazione dello stato di calamità naturale a tutela
  degli  agrumicoltori siciliani ed in particolare  di  quelli  della
  provincia  di  Siracusa, di Catania e di Messina , degli  onorevoli
  Vinciullo, Pogliese e Formica. Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   preso atto:

   della grave crisi che attraversa il comparto agrumicolo siciliano,
  con particolare riferimento alla zona orientale della provincia  di
  Catania,  e  delle  conseguenti  pesanti  ricadute  che   essa   ha
  determinato  sui livelli occupazionali e sul reddito degli  addetti
  che operano in tale comparto;

   dei   motivi   più   o   meno  contingenti  di  destabilizzazione,
  rappresentati dalla pressante concorrenza estera, dal rallentamento
  dei consumi, dalle malattie delle piante e dalle perduranti avverse
  condizioni  climatiche, che hanno favorito  una  crisi  di  mercato
  senza  precedenti che ha ormai messo in ginocchio l'intero  settore
  agrumicolo,  altrimenti  noto per le  sue  eccellenze:  per  tutte,
  l'arancia   rossa   di  Sicilia,  che  oggi  i  produttori   vedono
  tristemente morire sulle proprie piante;

   di  tale gravissima crisi si sono fatte interpreti le associazioni
  degli  operatori  commerciali ed i sindaci dei  comuni  interessati
  che,  in  ogni sede, si sono unitariamente e civilmente mobilitati,
  rivendicando interventi urgenti, sia di carattere congiunturale che
  strutturale,  concentrando l'attenzione degli organi  istituzionali
  sulla  necessità  di  dichiarare lo stato di  calamità  per  eventi
  eccezionali nel comparto in questione;

   ritenuto  che  appare  di  estrema urgenza  offrire  risposte  che
  volgano  concretamente  verso adeguati  strumenti  straordinari  di
  sostegno  quali,  ad  esempio, l'attivazione del  conferimento  del
  prodotto  alle  industrie  di trasformazione,  istituendo  appositi
  centri di raccolta pubblici e garantendo agli agricoltori un prezzo
  non  inferiore  a  0,25/Kg; misure straordinarie di  sostegno  alle
  passività  finanziarie  delle  aziende  agrumicole  ed  accesso  al
  credito  agevolato con abbattimento degli oneri finanziari; accesso
  al  fondo di solidarietà nazionale di cui al d.lgs. n. 102 del 2004
  e successive modifiche ed integrazioni,

                   impegna il Governo della Regione

   a  dichiarare  lo  stato  di calamità per eventi  eccezionali  del
  comparto  agrumicolo siciliano, ponendo in essere, con  la  massima
  urgenza, ogni possibile iniziativa in campo regionale, nazionale  e
  comunitario a sostegno di un settore così gravemente penalizzato;

   a  disporre,  in tempi brevi, l'apertura di un tavolo tecnico  che
  coinvolga  i  sindaci  dei comuni agrumetati, rappresentanti  degli
  agricoltori e parti sociali, affinché sia data voce a coloro che da
  sventurati  protagonisti vivono quotidianamente gli  effetti  della
  crisi  in corso, concertando, attraverso un'attenta valutazione  di
  tutte  le  istanze,  gli  strumenti più  idonei  a  risolvere,  non
  soltanto  gli  aspetti  contingenti, ma  anche  quelli  strutturali
  dell'intero comparto agrumicolo». (245)

                                       CALANDUCCI - MUSOTTO - GENNUSO

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso  che la situazione agricola siciliana è gravissima,  come
  testimoniato   dai   prezzi  dei  prodotti   agricoli   caduti   in
  quest'ultimo  anno a livelli tali da non rendere più  possibile  la
  sussistenza  delle stesse aziende agricole, con gravi ricadute  sul
  piano  occupazionale  e  pericoli, in  prospettiva,  di  turbamento
  dell'ordine pubblico;

   ricordato   in   questo  quadro  le  particolari  difficoltà   che
  colpiscono  da  tempo un settore di alto pregio delle  coltivazioni
  siciliane,  quello dell'agrumicoltura, i cui prodotti  non  trovano
  più un mercato sufficiente a remunerarne la produzione;

   ritenuto,   quindi,  che  si  debba  affrontare   tale   emergenza
  riconoscendo  innanzitutto  lo stato di  crisi  del  mercato  degli
  agrumi,  con  la  sospensione  delle  scadenze  contributive  e  la
  ristrutturazione a medio e lungo termine della situazione debitoria
  di tutte le aziende del settore;

   richiamando la piena applicazione del decreto legislativo 29 marzo
  2004,  n.  102, come modificato dal decreto legislativo n.  82  del
  2008,  relativamente  alle calamità per eventi  eccezionali  dovute
  alla grave crisi di mercato,

                   impegna il Governo della Regione

   al  ritiro dal mercato della produzione agrumicola in eccesso  per
  destinarla  a interventi umanitari, al conferimento alle  industrie
  di trasformazione, attraverso appositi centri di raccolta pubblici,
  a  un prezzo minimo di 0,25 al chilogrammo e con la possibilità  di
  conferire 20 mila chili di prodotto per ogni ettaro;

   alla riconferma delle giornate di lavoro per gli operai agrumicoli
  in presenza di calamità;

   all'immediata liquidazione di tutte le domande pregresse per danni
  da eventi meteorologici;

   all'adozione  di misure per incentivare la ripresa  dei  contratti
  assicurativi per calamità naturale e mancato reddito». (246)

   DI GUARDO - DE BENEDICTIS - DI BENEDETTO - DIGIACOMO - MARINELLO -
                                 MARZIANO - PANARELLO - RAIA - LIMOLI

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  situazione dell'agrumicoltura siciliana, ormai da anni in  uno
  stato  di  grandissima difficoltà, è giunta al  capolinea,  in  uno
  stato  comatoso  purtroppo  accertato e documentato.  Il  calo  dei
  prezzi   all'origine,   l'aumento  dei  costi   di   produzione   e
  l'importazione  non  controllata di agrumi da Paesi  comunitari  ed
  extracomunitari  ha  definitivamente messo  in  ginocchio  l'intero
  comparto  che  -  non  occorre ricordare  -  è  elemento  vitale  e
  trainante dell'intera economia siciliana;

   le  imprese  agricole  siciliane,  ogni  giorno  di  più,  perdono
  competitività sui mercati nazionali ed internazionali, il  prodotto
  rimane invenduto e di conseguenza gli agricoltori sono costretti ad
  abbandonare  gli  agrumeti al loro destino, a chiudere  le  aziende
  agricole, a licenziare tutti i lavoratori impegnati;

   il   crollo   dei  prezzi  praticati  è  l'elemento  di   maggiore
  preoccupazione   per   i  coltivatori.  Tale   crollo   è   causato
  dall'arrivo,   sui   mercati  italiani  e  siciliani,   di   agrumi
  provenienti  da Paesi comunitari che spesso introducono  in  Europa
  prodotti coltivati in Paesi extracomunitari, in particolar modo nei
  Paesi dell'Africa settentrionale;

   questi  agrumi, prodotti con modalità non conosciute, arrivano  in
  Europa,   in   Italia   e  in  Sicilia  con  prezzi   assolutamente
  concorrenziali  rispetto alla nostra produzione, che  si  è  sempre
  contraddistinta per la scelta della qualità rispetto alla  quantità
  prodotta e per la sua tracciabilità;

   rilevato che:

   i  processi di espansione dei mercati non sono stati governati  da
  idonee politiche, sia regionali che nazionali, di accompagnamento e
  di  supporto,  indispensabili per aiutare le aziende  siciliane  ad
  affrontare le nuove sfide del mercato globale, tenendo conto  anche
  della peculiarità tipica della produzione siciliana legata alla sua
  insularità che, ovviamente, incide in maniera rilevante  sui  costi
  di spedizione e di trasporto;

   la  presenza nei mercati italiani di prodotti provenienti da Paesi
  extracomunitari  che  vengono  offerti,  sia  per  la  qualità  del
  prodotto  sia  per il sistema di produzione, a prezzi assolutamente
  concorrenziali rispetto alla produzione siciliana, sta causando  un
  vero  e  proprio  cataclisma  nella filiera  produttiva  regionale,
  costringendo  i  nostri produttori a mettere, spesso,  sul  mercato
  prodotti  agricoli  a prezzi addirittura al di sotto  degli  stessi
  costi di produzione. Il prezzo degli agrumi è bloccato fra i cinque
  e  i  dieci  centesimi al chilo, quando per produrre  un  chilo  di
  arance  non  bastano venti centesimo e, di contro, sui  banchi  dei
  mercati  siciliani  un chilo di arance arriva a costare  anche  due
  euro,  mentre  a Milano lo stesso prodotto sfiora  i  tre  euro  al
  chilo;

   considerato che:

   detto crollo dei prezzi induce i produttori siciliani di agrumi  a
  lanciare  una  drammatica richiesta di intervento  da  parte  delle
  autorità regionali, visto che l'abbattimento dei prezzi di  vendita
  non permette agli stessi produttori di sopravvivere, calcolando che
  i costi di produzione oramai sono di molto superiori ai ricavi;

   soltanto  un forte e massiccio intervento delle autorità regionali
  può  dare un aiuto concreto e tangibile ai produttori siciliani del
  comparto  agrumicolo, onde evitare che la crisi in  atto  esistente
  porti alla chiusura, già ampiamente paventata dalle associazioni di
  categoria,  di  migliaia  di  piccole  e  medie  aziende,  con   le
  prevedibili   e   catastrofiche   ripercussioni   sull'economia   e
  sull'occupazione dell'Isola;

   preso atto che:

   la  notte  tra  martedì  26 e mercoledì 27 gennaio  u.s.  è  stata
  caratterizzata  da piogge torrenziali che si sono abbattute,  senza
  sosta,  sul  territorio  della provincia di  Siracusa  e,  in  modo
  particolare,  sul  triangolo  agrumicolo  che  gravita  attorno   a
  Francofonte;

   mercoledì  mattina, ad intervalli regolari, grandine,  quanto  mai
  copiosa,  ha colpito il suddetto territorio, arrecando ulteriori  e
  irrimediabili  danni ai coltivatori di agrumi  della  provincia  di
  Siracusa;

   l'umidità e la pioggia insistente hanno causato la caduta di oltre
  il 60% dei frutti, ancora pendenti sulle piante, come tristemente è
  possibile  constatare  transitando  fra  gli  agrumeti  intorno   a
  Francofonte;  lo scenario che si presenta è alquanto  sconfortante:
  un  immenso tappeto rosso copre tutta la campagna, a riprova  degli
  effetti devastanti del maltempo;

   preso  atto  infine che la grandine ha rovinato i frutti,  rimasti
  sugli  alberi,  che  di conseguenza non avranno mercato  perché  si
  presenteranno  agli  acquirenti  con  la  buccia  macchiata   dalla
  grandine;

   considerato altresì che:

   fra  i  prezzi  alla produzione e i prezzi praticati  sui  mercati
  l'incremento  minimo  praticato,  cioè  il  ricarico  dovuto   alla
  filiera, è pari al 650%;

   l'Unione  europea per combattere l'obesità dei bambini e abituarli
  a mangiare in modo sano, sin dalla più tenera età, ha finanziato un
  progetto pilota, investendo ben 125 milioni di euro;

   il  suddetto  progetto consiste nell' introduzione di  nuovi  cibi
  nelle  mense  scolastiche, sostituendo snack e liquidi gassosi  con
  frutta fresca e succhi di frutta;

   il progetto è stato già adottato, non solo in Sicilia, ma anche in
  altre  province  italiane con esiti straordinari perché  i  bambini
  hanno molto gradito le spremute d'arancia;

   l'Italia  spenderà  25  milioni in cinque aree:  Sud,  Centro-Sud,
  Centro-Nord, Nord e Nord-Est;

   il  programma  avrà una durata di cinque anni e  al  Sud  verranno
  accreditati,  qualora vi fossero progetti, 5,5 milioni  ogni  anno.
  Un'  opportunità che, necessariamente, dovrà essere  sfruttata  con
  saggezza  dai  produttori siciliani i quali, a  tal  fine,  avranno
  bisogno di consorziarsi tra loro, non perpetuando personalismi che,
  fino  ad  oggi,  purtroppo, non hanno dato  esiti  favorevoli  alla
  categoria e, di conseguenza, all'economia dell'Isola,

                   impegna il Governo della Regione

   a  richiedere al Governo nazionale la concessione della  stato  di
  calamità naturale per l'agricoltura siciliana in modo da sospendere
  il pagamento di oneri e tributi vari;

   ad applicare, in modo particolare, lo stato di calamità al settore
  agrumicolo,  cosa che consentirebbe ai produttori di  ricevere  una
  contribuzione ad ettaro, in considerazione dei danni  subiti  dalle
  piogge e dalla grandine degli ultimi giorni;

   a  reperire il massimo possibile di risorse finanziarie per  poter
  acquistare  sul  mercato le arance di seconda scelta  o  che  siano
  cadute  dalle piante, ad un prezzo che sia di vero ristoro, (almeno
  30  centesimi  al  chilo),  ritirando dal  mercato  i  prodotti  di
  pezzatura   limitata.  Con  questo  intervento  si  otterrebbe   il
  risultato di poter spuntare un prezzo migliore, rispetto  a  quello
  attuale,  per  le  arance  di ottima qualità.  Le  arance  ritirate
  potrebbero essere utilizzate per la loro trasformazione  in  succhi
  da  distribuire  negli  ospedali, nei  centri  per  anziani,  nelle
  strutture  che  accolgono soggetti diversamente abili,  nelle  sedi
  della  Caritas,  negli asili nido e nelle scuole  dove  operano  le
  mense; ad attivare una seria campagna di promozione dell' unicità e
  qualità delle arance siciliane sia in Italia che all'estero;

   alla  riconferma  delle giornate lavorative più favorevoli  per  i
  braccianti   agricoli   impegnati  nel  computo.   Ad   autorizzare
  l'Assessorato  regionale  Attività produttive  a  coofinanziare  la
  realizzazione  di  strutture,  nei  siti  di  produzione,  per   la
  trasformazione degli agrumi in succhi;

   a  richiedere  al Governo centrale di incrementare,  su  tutto  il
  territorio  nazionale, le azioni di controllo  e  di  verifica  per
  impedire    l'ingresso   illegale   di   prodotti   agro-alimentari
  provenienti da Paesi esteri, anche comunitari;

   a  pretendere dalla Comunità europea severi controlli, soprattutto
  sui  Paesi  mediterranei, appartenenti alla  comunità  stessa,  che
  detengono  rapporti storici, economici e commerciali  con  i  Paesi
  dell'Africa  settentrionale  al fine  di  evitare,  come  spesso  è
  avvenuto  nel passato, che si scambino per comunitari prodotti  che
  invece non lo sono;

   a  istituire  un  'Marchio Sicilia' a tutela di tutti  i  prodotti
  agricoli  siciliani. La polemica sollevata da 'Striscia la notizia'
  nella  rubrica  'Tarocchi  taroccati' non può  lasciarci,  infatti,
  indifferenti;  il 'Marchio Sicilia', prova di tracciabilità  di  un
  prodotto,  deve identificare, in maniera inequivocabile e  semplice
  allo stesso tempo, il luogo di produzione di un prodotto agricolo;

   a  favorire,  con  agevolazioni  fiscali  e  aiuti  economici,  la
  costituzione  di  consorzi  fra  produttori  agricoli  al  fine  di
  incrementare  la  possibilità degli stessi di accedere  ai  mercati
  nazionali  ed internazionali. A tal fine è necessario andare  oltre
  le  divisioni,  spesso  campanilistiche,  ed  affermare  invece  il
  concetto  che  le  varietà  di agrumi  prodotti  in  una  provincia
  siciliana  siano  migliori  di  tutte  le  rimanenti  presenti  sui
  mercati;

   ad incrementare e favorire la diffusione dei mercati contadini per
  accorciare  la filiera, spesso troppo lunga, e favorire  l'acquisto
  dal   produttore   al  consumatore,  eliminando   di   conseguenza,
  l'insopportabile ricarico fra produzione e vendita;

   all'autorizzazione  immediata a tutti  gli  agrumicoltori  che  ne
  facciano  richiesta ad installare impianti fotovoltaici nelle  loro
  aziende  al  fine  di  abbattere  i costi  dell'energia  elettrica,
  utilizzata per la conduzione delle loro imprese agricole;

   a  snellire  e velocizzare le procedure per accedere al  Fondo  di
  solidarietà  del settore agricolo inserito nella legge  finanziaria
  del Governo e quelle per il credito agricolo;

   a  puntare sui 125 milioni di euro, stanziati dall'Unione europea,
  per  combattere  l'obesità dei bambini e  salvare  così  le  arance
  siciliane;

   ad inviare, immediatamente, ispettori in tutti i comuni dell'Isola
  che  hanno  ottenuto finanziamento per l'acquisto  di  distributori
  spremi-agrumi, per verificare se gli stessi siano ancora attivi,  o
  -  come  al  contrario sembra - che gli stessi spremi-agrumi  siano
  stati  smarriti, oppure giacciano occultati, mentre i nostri  figli
  continuano ad alimentarsi di sostanze gassate e le arance siciliane
  marciscono  abbandonate sul terreno mentre  i  produttori  guardano
  impotenti i loro agrumi, assaliti da rabbia e disperazione;

   a  disporre,  infine, in tempi brevi, l'istituzione di  un  tavolo
  tecnico permanente che coinvolga, oltre alla Regione, i Sindaci dei
  comuni   agrumetati,  i  rappresentanti  degli   agricoltori,   dei
  braccianti  agricoli,  dei commercianti  e  di  quanti  interessati
  quotidianamente  agli effetti devastanti della crisi,  fornendo  al
  Governo valutazioni e suggerimenti per uscire dallo stallo  in  cui
  l'agricoltura siciliana versa». (260)

                                       VINCIULLO - POGLIESE - FORMICA


   Presidenza del vicepresidente Oddo


                        Sull'ordine dei lavori

   MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, siccome  ritengo
  sia  una  mozione importante che tutto il Parlamento ha  condiviso,
  considerato che molti colleghi sono all'interno del Palazzo  e  non
  sanno  che  stiamo  votando  e merita  una  votazione  corposa  se,
  cortesemente,  attendiamo cinque minuti  in  modo  che  i  colleghi
  arrivino in Aula, se può acconsentire a questa richiesta.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


                  Votazione della mozione numero 174

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione la mozione numero 174.  Il  parere
  del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi è favorevole  resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                     (E' approvata all'unanimità)

   Onorevoli  colleghi, informo che, in forza dell'articolo  156  del
  Regolamento  interno, gli ordini del giorno 245,  246  e  260  sono
  assorbiti.
   L'onorevole  Caputo  mi aveva chiesto se stasera  fosse  opportuno
  mettere in discussione gli ordini del giorno. Poiché gli ordini del
  giorno  sono  dodici, la Presidenza li porrà in discussione  domani
  sera,  anche perché non siamo riusciti a dare un ordine  all'ordine
  del giorno stesso.
   La  seduta  è rinviata a domani, mercoledì 10 febbraio 2010,  alle
  ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   I  - Comunicazioni

  II  - Discussione dei disegni di legge:
   1)   -  «Norme  per  il  sostegno  dell'attività  edilizia  e  la
       riqualificazione del patrimonio edilizio» (nn. 459-386-209-394-
       404/A) (Seguito)
       Relatore: on. Caronia

   2)  -  «Nuovo  ordinamento delle Camere di commercio, industria,
       artigianato e agricoltura» (n. 270/A)
       Relatore: on. Corona

   3)  - «Misure per il reinserimento lavorativo dei lavoratori che
       hanno superato i 50 anni di età» (n. 467/A)
       Relatore: on. Lentini

   4)  - «Disciplina dell'agriturismo in Sicilia» (n. 337/A)(Seguito)
       Relatore: on. Apprendi.

                   La seduta è tolta alle ore 21.24.

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      Dott.ssa Iolanda Caroselli