Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che del verbale della
seduta precedente verrà data lettura nella seduta successiva.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Determinazione della data di discussione di mozione
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti, degli articoli 83, lettera d) e 153
del Regolamento interno, della mozione numero 177 «Iniziative al
fine di garantire la continuità del servizio di trasporto pubblico
locale mediante linee tranviarie», degli onorevoli Buzzanca,
Pogliese, Falcone, Vinciullo e Caputo.
Avverto che la determinazione della data di discussione della
mozione sopra citata, integralmente riportata nell'ordine del
giorno della presente seduta, è demandata, secondo consuetudine
parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Discussione unificata di mozione e di interrogazioni concernenti
il tema
della crisi del comparto agrumicolo
Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Discussione unificata di mozione e di interrogazioni, concernenti
il tema della crisi del comparto agrumicolo:
- mozione numero 174 Iniziative, anche a livello centrale, per
fronteggiare la crisi del comparto agrumicolo siciliano , degli
onorevoli Limoli, Leontini, Torregrossa, Mancuso, D'Asero, Caputo,
Corona, Beninati, Campagna, Scoma, Bosco e Leanza Edoardo;
- interrogazione numero n. 522 Mantenimento in istruttoria delle
istanze per risarcimento danni presentate dai produttori olivicoli
e agrumicoli delle province di Trapani, Palermo, Siracusa e
Messina , dell'onorevole Oddo;
- interrogazione numero 692 Interventi in favore degli
agrumicoltori di Scordia e Palagonia (CT) , dell'onorevole Falcone;
- interrogazione numero 741 Ripristino dei contributi per gli
agrumicoltori della provincia di Siracusa colpiti dalle gelate del
2008 , dell'onorevole Vinciullo;
- interrogazione numero 833 Interventi a tutela degli
agrumicoltori siciliani , degli onorevoli Vinciullo e Pogliese;
- interrogazione numero 914 Interventi a favore degli
agrumicoltori siciliani , dell'onorevole Vinciullo.
Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che il settore della produzione agrumicola siciliana sta
attraversando un momento di drammatica crisi determinata dallo
spaventoso calo dei prezzi corrisposti ai produttori agrumicoli a
fronte dell'elevato prezzo pagato dai cittadini al consumo;
CONSIDERATO che detta crisi sta mettendo in ginocchio un comparto
caratterizzato da una pesante situazione di indebitamento delle
aziende e gravemente penalizzato dagli alti costi di produzione e
dalla marginalità geografica, oltre che dalla spietata concorrenza
non solo dei Paesi terzi, che immettono sul mercato nazionale
grandi quantitativi di agrumi prodotti a costi assolutamente
inferiori rispetto a quelli sopportati dai produttori siciliani, ma
anche da Paesi europei, come la Spagna, che introduce sul suo
territorio agrumi provenienti da Paesi extracomunitari che
successivamente immette sul mercato europeo attraverso un sistema
di triangolazione commerciale;
VERIFICATO che, dal marzo del 2009, con nota di indirizzo
dell'Assessore regionale per l'agricoltura e le foreste pro
tempore, si destinavano al comparto agricolo ben 13 milioni di euro
per i danni causati dalle gelate del febbraio 2008, somme che
ancora oggi non sono state distribuite, causando ulteriori gravi
danni agli agrumicoltori;
CONSIDERATO inoltre che fra gli elevati costi che gravano sulle
aziende agrumicole particolare rilevanza hanno gli onerosi
contributi previdenziali, le tariffe ENEL, i canoni idrici, i
trasporti;
RITENUTO ormai improcrastinabile che l'Assemblea regionale,
insieme col Governo regionale, si occupi del comparto così come ci
si è occupati nei giorni scorsi della vertenza FIAT di Termini
Imerese,
impegna il Governo della Regione
e per esso l'Assessore per le risorse agricole e alimentari
ad attivare iniziative, anche di tipo normativo, per venire
incontro alle aziende agrumicole siciliane al fine di consentirne
la ripresa economica, ed altresì nei confronti del Governo
nazionale ed in particolare del Ministero dell'economia e delle
finanze, del Ministero delle politiche agricole, alimentari e
forestali e dell'Unione europea, affinché procedano, in tempi
brevissimi, insieme ad atti concreti della Regione siciliana, a
definire misure compensative quali, per esempio, il ritiro dal
mercato di quote della produzione agrumicola in eccesso ad un
prezzo che sia di vero ristoro (almeno euro 0,28) per i produttori,
ad avviare una seria campagna di promozione dell'arancia rossa, sia
in Italia che all'estero, e ad adottare provvedimenti finalizzati
alla riconferma delle giornate lavorative del comparto del
bracciantato agrumicolo». (174)
«All'Assessore per l'agricoltura e le foreste, premesso che:
in data 4 luglio 2008 è stato pubblicato nella Gazzetta ufficiale
della Repubblica italiana n. 155 il decreto ministeriale 23 giugno
2008 di declaratoria, ai sensi del d.lgs. n. 102/2004, dei danni
subiti dalle produzioni olivicole e agrumicole nelle province di
Trapani, Palermo, Siracusa e Messina a causa dei venti sciroccali
della primavera del 2007;
sono decorsi i termini per la presentazione delle richieste di
risarcimento dei danni, pari a 45 giorni dalla data di
pubblicazione del citato decreto ministeriale 23 giugno 2008,
coincidenti, quindi, con il periodo di ferragosto;
la coincidenza con il periodo delle ferie estive non ha
consentito, anche a causa della chiusura di molti studi tecnici,
alla quasi totalità dei richiedenti, di presentare le istanze
complete di tutta la documentazione indicata al punto 4.2 della
circolare n. 1/2006 recante modalità di applicazione del d. lgs. n.
102/2004;
le istanze presentate incomplete, nel rispetto di quanto previsto
dalla circolare n. 1/2006, dovrebbero essere archiviate con
ulteriore grave danno per le aziende già fortemente danneggiate
dalla calamità;
per sapere:
se non ritenga ragionevole fornire agli uffici istruttori
indicazioni per mantenere in istruttoria le istanze in argomento e
chiedere l'integrazione della documentazione mancante solo nel caso
in cui vi sia la copertura finanziaria per il pagamento delle
stesse;
se non ritenga opportuno modificare la circolare n. 1/2006 al
punto 4.2 'documentazione a corredo dell'istanza' stabilendo che,
in sede di presentazione della richiesta di risarcimento, è
sufficiente produrre la sola domanda sul modello allegato alla
circolare e, successivamente, acquisita la copertura finanziaria,
saranno gli uffici a richiedere la documentazione necessaria alla
definizione dell'istruttoria». (522)
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura e
le foreste, premesso che:
gli agricoltori di Scordia e Palagonia, grossi centri agricoli in
provincia di Catania, da alcuni giorni hanno iniziato vibranti
proteste per denunciare la gravissima situazione in cui versano gli
agrumeti del Calatino a causa dell'assenza di acqua per
l'irrigazione;
è oramai dal 20 di giugno che il consorzio di bonifica 9 non eroga
più acqua, costringendo gli oltre 500 proprietari di agrumeti della
zona ad approvvigionarsi di acqua proveniente da pozzi privati, con
un notevole aggravio dei costi di produzione;
tenuto conto che:
di contro, lo stesso consorzio di bonifica 9 ha inviato a tutti
gli agrumicoltori la richiesta di pagamento anticipato del canone
per la fornitura di acqua (300 euro per ettaro), aggiungendo,
quindi, al danno la beffa;
tale fornitura di acqua proviene dalla vasca di Serravalle, oramai
quasi a secco anche per le innumerevoli perdite che si verificano
all'interno della stessa vasca;
per sapere:
se non ritengano opportuno avviare una procedura d'urgenza al fine
di garantire agli agrumicoltori di Scordia e Palagonia la regolare
fornitura di acqua secondo gli accordi stipulati con il consorzio
di bonifica 9;
se non ritengano opportuno intervenire al fine di bloccare il
pagamento del canone per la fornitura di acqua per l'irrigazione
sino al momento del ripristino del servizio». (692)
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura e
le foreste, premesso che:
a seguito delle gravi gelate che hanno colpito, nel febbraio 2008,
gli agrumeti della zona nord della provincia di Siracusa e che
hanno determinato un notevole calo produttivo, azzerando il reddito
degli agricoltori, è stato loro riconosciuto lo stato di calamità
naturale;
a seguito del riconoscimento di tale stato, è stato previsto,
dall'Assessorato regionale per l'agricoltura e le foreste, un
contributo alle aziende agricole danneggiate dalla calamità;
rilevato che:
nel mese di agosto 2009, l'Ispettorato provinciale
dell'agricoltura di Siracusa ha notificato a quasi tutti gli
agricoltori richiedenti una comunicazione di archiviazione delle
pratiche di contributo, adducendo motivazioni che, a detta
dell'associazioni di categoria, sono ingiustificate;
difatti, il motivo dell'archiviazione delle pratiche, secondo
quanto dichiarato dai funzionari dell'IPA di Siracusa, è da addurre
alla mancanza di alcuni documenti;
tali documenti, di contro, sono oggetto di autocertificazione
stati autodichiarati dagli stessi richiedenti con dichiarazioni
sostitutive dell'atto di notorietà. Tali dati sono visibili
attraverso il sistema SIAN, insieme a tutti i titoli in possesso
dei dichiaranti, nonché le mappe catastali e quant'altro occorre
per dare seguito alle richieste degli agricoltori;
considerato che:
alla luce di quanto sopra, appare assolutamente ingiustificata
l'archiviazione delle pratiche di contributo, dovuta ad
un'esasperata burocrazia che, invece di snellire le procure, le
rende articolate ed inestricabili;
tale scelta, oltre che causare un grave danno agli agricoltori
che, con tante difficoltà, tentano di resistere ad una scoraggiante
crisi di comparto, porterà ad una probabile e giustificata valanga
di ricorsi;
la mancata erogazione dei contributi porta ad un diverso
trattamento degli stessi agricoltori siracusani a livello
regionale, perché le risorse, che con questo provvedimento quasi
persecutorio non vengono assegnate, una volta restituite
all'Assessorato regionale Agricoltura, finiscono ridistribuite agli
agricoltori delle altre province;
per sapere:
quali provvedimenti urgenti intendano adottare, al fine di
ripristinare le procedure per la concessione dei contributi agli
agricoltori siracusani;
quali iniziative intendano portare avanti perché venga recuperato
il rapporto di fiducia e di assistenza costruttiva tra gli
imprenditori agricoli siracusani e tutti gli uffici periferici
dell'Assessorato regionale Agricoltura e foreste». (741)
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura e
le foreste, premesso che:
negli ultimi anni si verifica sempre con maggiore insistenza
l'arrivo sui mercati italiani e siciliani di limoni provenienti da
Paesi extracomunitari, in particolar modo Argentina e Uruguay;
questi limoni, prodotti con metodo industriale, arrivano in Italia
e in Sicilia con prezzi assolutamente concorrenziali rispetto alla
nostra produzione, che si è sempre contraddistinta per la scelta
della qualità del limone rispetto alla quantità prodotta;
rilevato che:
quest'anno si sono già verificati i primi contraccolpi di questa
invasione agrumicola. Infatti, il limone 'verdello', tipica
produzione della nostra terra, venduto di solito tra gli 80
centesimi e 1,20 euro al chilo, si è notevolmente deprezzato,
toccando il minimo storico di 50 centesimi al chilo;
a novembre dovrebbe giungere la produzione di un altro limone
caratteristico dei nostri agrumeti, il 'primo fiore': alla luce di
quanto successo con il 'verdello', si prevede un crollo del prezzo
di vendita anche per questa particolare tipologia di limone;
considerato che tale crollo dei prezzi induce i produttori
siciliani di limoni a reclamare una drammatica richiesta di
intervento da parte delle autorità regionali, visto che
l'abbattimento dei prezzi di vendita del limone non permette agli
stessi produttori di sopravvivere, calcolando che i costi di
produzione oramai sono superiori ai ricavi;
per sapere se non ritengano opportuno intervenire urgentemente al
fine di garantire i nostri produttori di limoni nei confronti di
altre produzioni provenienti da Paesi extracomunitari che, sia per
la tipologia del raccolto che per i costi della manodopera, stanno
mettendo in ginocchio l'intero comparto produttivo del limone in
Sicilia». (833)
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'agricoltura e
le foreste, premesso che:
il caldo prolungato che, in questi ultimi giorni, ha interessato
la nostra Regione ed in modo particolare la provincia di Siracusa,
sta causando enormi problemi agli agrumicoltori siciliani;
la mancanza di acqua piovana, normalmente abbondante in questo
periodo dell'anno, sta costringendo i coltivatori ad irrigare
artificialmente gli agrumeti, con evidenti costi di produzione
aggiuntivi. Di contro, i prezzi alla vendita sono rimasti
invariati, se non addirittura diminuiti, anche perché quest'anno si
è avuta un'abbondante produzione di tutti i tipi di agrumi;
rilevato che:
a questa già problematica situazione, si deve aggiungere l'arrivo
sui mercati italiani e siciliani di agrumi provenienti da vari
Paesi extracomunitari che stanno stravolgendo l'intero mercato;
questi agrumi, 'figli' di sistemi di coltivazione intensiva, sono
prodotti senza alcuna regola in termini di igiene alimentare,
sicurezza nei luoghi di lavoro e costo della mano d'opera, fattori
produttivi che incidono in maniera prevalente sui costi di
produzione. Tutto ciò consente l'arrivo, sui mercati europei, di un
prodotto con prezzi assolutamente competitivi rispetto alla nostra
produzione, che si è sempre contraddistinta per la scelta della
qualità degli agrumi rispetto alla quantità prodotta, nel rispetto
delle disposizioni comunitarie e del PSR 2007/2013 della Regione
siciliana;
non essendoci inoltre, in questi Paesi produttori, severe
normative che tutelino la salute pubblica, gli agrumi immessi sul
mercato siciliano presentano residui chimici, causati dall'uso di
antiparassitari, nocivi per l'uomo, assolutamente vietati in tutta
la Comunità europea;
considerato che tale crollo dei prezzi induce i produttori
siciliani di agrumi a lanciare una drammatica richiesta di
intervento alle Autorità regionali, visto che il crollo dei prezzi
di vendita degli agrumi non permette agli stessi produttori di
sopravvivere, calcolando che i costi di produzione oramai sono
superiori ai ricavi;
per sapere:
se non ritengano utile predisporre interventi in aiuto degli
agrumicoltori siciliani, vittime delle condizioni climatiche
avverse;
se non ritengano opportuno intervenire urgentemente al fine di
garantire i nostri produttori di agrumi nei confronti di altre
produzioni provenienti da Paesi extracomunitari che, sia per la
tipologia del raccolto che per i costi della manodopera, stanno
mettendo in ginocchio l'intero comparto agrumicolo in Sicilia».
(914)
Di seguito verranno trattati gli ordini del giorno che sono stati
presentati e che riguardano il settore agricolo.
Si procede alla discussione della mozione numero 174 Iniziative,
anche a livello centrale, per fronteggiare la crisi del comparto
agrumicolo siciliano .
PRESIDENTE. Invito gli uffici a prendere nota che gli onorevoli
Cordaro, Buzzanca, Maira, Nicotra, Ragusa, Speziale e Vinciullo
appongono la firma alla mozione numero 174.
L'Assemblea ne prende atto.
Invito, altresì, a prendere nota che tutti i deputati presenti
appongono la firma alla mozione.
L'Assemblea ne prende atto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Limoli. Ne ha
facoltà.
LIMOLI. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, nel dare atto alla Presidenza dell'Assemblea e
a tutti i Presidenti dei Gruppi parlamentari rappresentati in
Assemblea della sensibilità dimostrata nel voler accelerare la
trattazione della mozione a firma mia e di altri colleghi, mi
auguro che il dibattito che scaturirà possa segnare una inversione
di tendenza per quanto concerne l'approccio del Parlamento nei
confronti delle emergenze vere del popolo siciliano.
Mentre noi siamo qui, centinaia e centinaia di migliaia di nostri
concittadini, di agricoltori e, in particolare, di agrumicoltori,
hanno il pensiero rivolto a ciò che l'Aula, questa sera,
determinerà con la mozione in discussione. E lo dico soprattutto
ai colleghi che vivono nelle province in cui il dramma
dell'agrumicoltura o non c'è o si fa sentire di meno: centinaia e
centinaia di migliaia di agrumicoltori che attendono delle risposte
concrete da parte nostra e la mozione, da me presentata, ha uno
scopo principale.
Vorrei richiamare l'attenzione dei colleghi che sono un poco
disattenti sulla disperazione, sul dolore e sulla solitudine con
cui convivono migliaia e migliaia di nostri piccoli imprenditori,
di nostri produttori, che non sanno più come mantenere la famiglia.
So di non appartenere alla categoria dei parlamentari che contano
in questo Parlamento, ma penso di rappresentare il pensiero di
tantissima parte della società siciliana.
Vorrei ricordare ai colleghi che un caffè costa al bar 80
centesimi, che un chilogrammo di arance, raccolto con la spesa a
carico del produttore, viene pagato a 10 centesimi. Il che vuol
dire che per potersi prendere un caffè la mattina, cosa che tutti
noi facciamo, occorrono otto chili di arance.
Credo che basti questo esempio per capire, con il nostro
atteggiamento, quanto lontana sia la classe politica siciliana dai
problemi veri che assillano e che attanagliano in una disperazione
che accomuna coloro i quali rappresentano il comparto principale
della nostra economia.
Ho notato poco fa che, per ben due volte, dopo tante chiacchiere,
il disegno di legge sull'agriturismo è ritornato in Commissione. Ma
se i nostri produttori dovessero fare la proporzione tra il tempo
dedicato ad un comparto importante, ma sicuramente di gran lunga
inferiore dal punto di vista strategico rispetto all'agricoltura,
cosa dovrebbero fare?
Onorevoli colleghi, dobbiamo tutti avere finalmente la coscienza
di riportare al centro del dibattito politico dell'Assemblea
regionale, del Governo regionale e, quindi, di tutta la classe
dirigente politica siciliana, il dramma che sta accompagnando
giorno per giorno, fino alla disperazione, tantissime famiglie
siciliane che non sanno più cosa fare e che vogliono quanto meno
sentire che noi ci siamo, che abbiamo capito di essere in ritardo e
che è indispensabile avere tutti una unità di intenti e parlare con
un'unica voce per impedire, fra l'altro, che possa scoppiare
qualche sommossa o qualche rivoluzione popolare.
E' possibile che nei vostri cuori non scatti una presa di
coscienza per accendere finalmente la luce su questo dramma
dell'agricoltura siciliana, e dell'agrumicoltura in particolare, in
questo periodo?
I nostri prodotti di eccellenza dell'agrumicoltura sono calcolati
in maniera irrisoria; questo comparto non esiste, eppure
rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell'economia siciliana.
Ecco il senso di questa mozione che deve riportare tutti noi,
assieme, al di là delle appartenenze politiche, a considerare
questo comparto strategico per la nostra economia.
Ieri, in provincia di Catania, si sono svolte contemporaneamente
tre assemblee nei comuni di Palagonia, di Scordia e di Grammichele,
che fanno seguito a tante altre manifestazioni e assemblee che si
sono tenute in tanti altri luoghi. Ma perché arrivare alla
rivoluzione?
Facciamo sentire a tutti che ci siamo, che abbiamo capito questo
dramma ormai diventato insopportabile. E ringrazio il Presidente
dell'Assemblea per avere autorizzato una seduta straordinaria
congiunta delle Commissioni III e V, con la presidenza
dell'onorevole Caputo e dell'onorevole Fagone, nel paese di
Ramacca. Seduta a cui hanno partecipato tanti parlamentari, uno per
tutti l'onorevole Nino Di Guardo, che ha presentato un ordine del
giorno, e l'onorevole Calanducci che ha presentato un altro ordine
del giorno, per dire che ci siamo, ci siamo tutti.
Stiamo cercando di dire ai nostri amici, ai nostri fratelli
produttori che siamo accanto a loro.
Cosa si chiede, allora? Una presa di coscienza vera.
Il tema non può fermarsi solamente a queste sedute e chiediamo al
Governo - perché queste sono le esigenze, sono le domande che
provengono dal profondo del cuore dei nostri produttori, e saremo a
supporto di tutte le iniziative che potranno essere portate avanti,
e le sosterremo pienamente - che si arrivi alla dichiarazione dello
stato di crisi di mercato. Chiediamo che siano trovate le risorse
finanziarie per poter attuare e dare delle misure compensative per
il ritiro del prodotto in eccesso che oggi c'è in tutti i giardini
e in tutti gli agrumeti, per superare quella miseria, quella
vergogna dei dieci centesimi al chilo, e arrivare almeno a 25, a 28
centesimi al chilo.
Chiediamo che le grandi catene di distribuzione non facciano la
parte dei padroni in Sicilia.
Le grandi catene di distribuzione, che levano tante risorse ai
siciliani, che qui hanno trovato il loro eden, il loro paradiso
economico, devono essere costrette a vendere al loro interno il
prodotto: l'arancia rossa siciliana, l'arancia rossa di Sicilia.
Chiediamo che una buona parte dei fondi PSR siano utilizzati
affinché la promozione di questo prodotto avvenga, e avvenga in
maniera seria, su tutti i mercati internazionali utilizzando anche
il marchio Sicilia per dire che non è possibile accettare che
entrino nel nostro mercato, nel nostro territorio, arance targate
tarocco, targate Tunisia, e poi diventano arance tarocco, arance
rosse di Sicilia. Questo è un falso
Occorre attivarsi affinché ci siano dei controlli per contrastare
il fenomeno nei porti, nelle campagne ed anche presso le attività
di quei commercianti disonesti che poi mettono una etichetta falsa
al nostro prodotto.
Chiediamo pure che siano riconosciute le giornate ai braccianti
agricoli, perché è un altro comparto che soffre.
Ecco il senso della mozione, che è aperta a tutti, onorevole Di
Guardo. E' aperta a contributi e a miglioramenti. Il senso della
mozione è quello di far sì che all'esterno questo Parlamento,
questa classe dirigente politica mandi un messaggio di unità vera
per dire che siamo insieme a voi, produttori, insieme a voi,
agricoltori e agrumicoltori, e su questa battaglia non siete, e non
sarete, da questo momento in poi, mai più soli.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Di Guardo. Ne ha
facoltà.
DI GUARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, abbiamo
sottoscritto la mozione presentata dall'onorevole Limoli ed altri,
anche se noi abbiamo presentato un ordine del giorno che va nella
stessa direzione e, tuttavia, vogliamo sottolineare alcuni aspetti
che non sono secondari.
L'onorevole Limoli ha detto che la questione è dichiarare lo stato
di crisi in base, io dico, alla legge 102. Questo è un atto che
deve fare il Governo nazionale. Io credo che il Presidente della
Regione debba chiederlo, partecipando al Consiglio dei ministri, in
quella sede.
Capisco che il Ministro per l'agricoltura Zaia, essendo candidato
alle prossime elezioni regionali ed essendo del Nord, ignora o non
è sensibile - come dovrebbe - ai problemi della Sicilia, ma spetta
a noi sottolineare l'urgenza di un intervento che dia respiro ai
nostri produttori, alla nostra economia agricola che in gran parte
poggia, nell'area orientale, sulla questione agrumicola.
E' stato detto, lo voglio ribadire, che occorrono provvedimenti
urgenti che diano la possibilità di conferire nel modo più
opportuno gli agrumi di pezzatura piccola per esigenze di carattere
umanitario, attraverso la distribuzione di succhi nelle scuole e
negli ospedali, per dare possibilità poi agli agricoltori di
vendere le pezzature migliori ad un prezzo accettabile.
E così tante altre iniziative che vanno nella stessa direzione,
come quella - una volta dichiarato lo stato di crisi - di
riconfermare le giornate di lavoro per gli operai agrumicoli in
presenza di calamità; l'immediata liquidazione di tutte le domande
pregresse per danni ed eventi metereologici; l'adozione di misure
per incentivare la ripresa dei contratti assicurativi per calamità
naturali e mancato reddito.
In una parola, apprezzo il richiamo all'unità, al di là delle
posizioni politiche, per trovare una via percorribile. Ma ora,
Presidente della Regione, e non tra un mese, perché lei sa - in
quanto vive in una realtà agrumicola - che la risposta va data
subito, nei tempi più rapidi possibili, perché la nostra
agricoltura, i nostri braccianti non riescono più a vivere.
Mi auguro che ci sia un impegno comune perché, in primo luogo,
venga dichiarato lo stato di crisi per questioni legate alla crisi
di mercato e perché si trovino gli sbocchi più utili a che la
nostra agrumicoltura trovi un attimo di respiro, anche se il
problema, come si sa, è di più ampio respiro e riguarda un nuovo
modo di concepire l'agricoltura e l'agrumicoltura.
Mi fermo qui nell'intento che, tutti insieme, si possa dare una
risposta positiva agli operatori del mercato che aspettano dal
Governo una risposta adeguata alle loro esigenze e allo stato di
crisi dell'agrumicoltura siciliana.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Marziano. Ne ha
facoltà.
MARZIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo poche
considerazioni perché mi ritrovo nella grandissima parte delle
proposte contenute nella mozione e che sono state illustrate.
Vorrei solo soffermarmi su un aspetto.
Nell'ambito dei problemi generali che oggi vive il comparto
dell'agrumicoltura, bisogna intervenire, a nostro parere, con tre
filoni d'intervento, con tre modalità diverse.
C'è un primo filone di intervento che riguarda l'emergenza, e che
va fatto subito.
La maggior parte delle aziende agricole e agrumicole è in una
condizione di indebitamento ai limiti del fallimento. Per cui la
prima cosa da fare, assieme alla sospensione delle scadenze dei
tributi nazionali e regionali, è di trovare forme per ristrutturare
il debito, per spalmare il debito in un periodo medio-lungo e,
soprattutto, per garantire agli agricoltori che volessero farlo,
l'accesso al credito senza garanzie patrimoniali.
C'è poi un secondo blocco di interventi che mi permetto di
sollecitare e che riguarda uno dei problemi che sono la causa della
crisi: l'eccessivo costo di produzione della nostra agrumicoltura.
Si può intervenire, ad esempio, senza prefigurare aiuti di Stato,
riducendo il costo dell'energia, che è uno dei costi più alti della
filiera produttiva e che incide per quasi il venti per cento sul
costo del prodotto. Come si può fare ad intervenire su questo
filone senza prefigurare aiuti di Stato? Attraverso una promozione
della installazione del fotovoltaico con onere totale a carico
della Regione o riducendo al massimo la quota di finanziamento
degli agricoltori perché l'autonomia energetica non solo può
abbattere di quasi il venti per cento il costo di produzione, ma
ove il fotovoltaico può determinare una produzione di surplus,
oltre a quella necessaria, può realizzare un incremento delle
entrate dell'azienda agricola.
Si può intervenire attraverso l'eliminazione di tasse odiose in
questo campo, come le accise sui carburanti per l'agricoltura.
Ma mi permetto di rimarcare un tema: in questo campo noi dobbiamo
certamente salvare le aziende perché l'agricoltura è innanzitutto
fatta dalle aziende agricole.
Non dobbiamo dimenticare, però, che nell'agricoltura e, in
particolar modo, nell'agrumicoltura vivono migliaia e migliaia di
famiglie di lavoratori agricoli.
Allora, un punto sul quale è necessario che ci sia un'azione forte
e ferma del Governo regionale nei confronti del Governo nazionale è
quello della riconferma delle giornate lavorative. Solo così
potremo evitare una situazione di macelleria sociale che
determinerebbe la disperazione di decine di migliaia di operai del
settore.
Infine, mi permetto di aggiungere un'ulteriore considerazione.
Degli oltre 2 miliardi e 100 milioni di fondi europei destinati al
Piano di sviluppo rurale, quasi la metà, ben 950 milioni, sono già
stati messi a bando o stanno per essere a bando. Ci sono delle
misure, tra quelle che sono previste nel Piano di sviluppo
regionale, come l'immissione di giovani in agricoltura, come la
formazione, come i 100 milioni previsti per le industrie di
trasformazione che possono essere in aggiunta agli interventi di
emergenza e rappresentare così un'immissione di denaro fresco e
importante nel sistema della nostra agricoltura.
Poter determinare il pagamento di tutti i contributi e di tutte le
domande pregresse nell'arco di poche settimane e di pochi mesi,
accelerare il completamento delle graduatorie dei bandi già in
essere e spingere per la pubblicazione degli altri bandi, il n.
111, il 112, cioè quelli che riguardano la formazione, i giovani in
agricoltura, può servire evidentemente a toccare un altro tasto, a
dare risposte ad un comparto fondamentale dell'economia siciliana.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha
facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, intanto, non è per fare polemica, mi
dispiace parlare di una situazione così importante in assenza del
Governo dall'Aula, ma lo faccio lo stesso perché in questo momento
non c'è bisogno di attendere il Governo su una questione
importante.
Mi dispiace anche sentire colleghi sensibili a questa materia,
come Nino Di Guardo, richiamare il ministro dell'Agricoltura ad una
attenzione verso la Sicilia.
Non sono certo un difensore di un ministro della Lega, ma devo
riconoscere al ministro Zaia la massima attenzione alla nostra
Sicilia. L'hanno potuto constatare tutti gli italiani domenica
scorsa. Non so se lei, Presidente, ha seguito la trasmissione su
Rai Uno Linea Verde : mi sono sorpreso non solo della competenza,
ma anche della conoscenza che il ministro Zaia aveva della materia
intervenendo nei territori. Ho visto il ministro Zaia a Palagonia,
a Caltagirone, l'ho visto girare insieme al comandante della
Forestale in tutti i comparti per rendersi conto della situazione
disastrosa in Sicilia in cui versa un comparto che ha bisogno -
come sosteneva l'onorevole Limoli - dell'aiuto di tutti e non di
dire che il Governo regionale deve dire al Governo nazionale di
intervenire o più o meno.
In quanto alle responsabilità, ritengo che noi Assemblea, noi
Governo regionale - in questo caso non so a chi riferirmi, se a voi
o a una parte di voi - siamo in un ritardo non indifferente per
quanto riguarda gli aiuti comunitari, per quanto riguarda una
politica che, in questo momento, è dell'emergenza in agricoltura.
Ho seguito gli incontri che il Governo ha tenuto prima con i
sindaci, poi con gli operatori del settore, e mi sembra che siano
stati assunti degli impegni ben precisi. Spero che questa sera in
Aula il Governo li ribadisca perché gli impegni presi con i
produttori, gli impegni presi con le istituzioni già dovrebbero
dare corso a tutta una serie di attenzioni che l'onorevole Marziano
ha voluto ribadire nel suo intervento, di aiuti che riguardano i
costi di produzione, di aiuti che riguardano, così come prevede la
legge comunitaria, l'eventuale trasformazione dei prodotti e il
trasferimento per gli aiuti umanitari. Questo per ricevere,
appunto, quelli che sono fondi non regionali.
Rispetto a ciò io attendo i tre provvedimenti che il Governo ha
consegnato a tutti i produttori.
Il primo è quello della sospensione dei tributi. Ancora non ho
capito se deve essere varato un decreto o se il decreto non basta e
bisogna prevedere una norma all'interno della finanziaria o un
piccolo disegno di legge che preveda quello che l'assessore Cimino
ha detto a tutti i siciliani: la sospensione dei tributi regionali
per il comparto agricolo.
Il secondo è un intervento di ristoro, che riguarda non solo gli
eventi atmosferici che hanno causato in tutta l'Isola danni sotto
tutti i profili, con un impegno economico di circa venti milioni di
euro. Vorrei comprendere come, quando e con quale provvedimento -
che, per altro, ritengo urgente - il Governo voglia erogare questi
venti milioni di euro.
Rispetto a questo il nostro ruolo è quello di rappresentare - come
hanno fatto l'onorevole Limoli e i colleghi parlamentari con una
mozione dettagliata -, di attenzionare gli interventi, soprattutto
regionali, e di richiamare eventualmente il Governo nazionale alle
sue responsabilità affinché questa Terra possa dire che la politica
almeno si occupa di quelle che sono delle emergenze indispensabili
della vita quotidiana.
Questo è un comparto che, rispetto a quello industriale, secondo
le ultime statistiche, occupa quasi il triplo degli operatori, e
ritengo che l'attenzione del nostro Parlamento non deve essere da
meno di quella che viene dedicata ad altri comparti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Calanducci. Ne ha
facoltà.
CALANDUCCI. Signor Presidente, rappresentanti del Governo,
onorevoli colleghi, il comparto agrumicolo è in crisi ed è inutile
ripetere tutte le varie condizioni di crisi che caratterizzano
questo settore. Però io ritengo oggi che bisogna prendere coscienza
che questo stato di crisi non è legato solo ad un fattore, o solo a
pochi fattori. Io credo che pochi possono dirsi esenti da
responsabilità nell'avere determinato le condizioni di questa
crisi.
Io ritengo che essenzialmente dobbiamo fare un'analisi di
coscienza perché problemi culturali stanno alla base della
percezione del problema e dell'insorgere del problema stesso. Non
dimentichiamoci che, per decenni, l'interesse nei confronti
dell'agricoltura e dell'agrumicoltura è stato sempre considerato
come un ripiego. Di conseguenza, si è verificato che energie vitali
si sono trasferite verso altri settori.
Motivi strutturali stanno alla base di questa crisi.
Nell'agrumicoltura non abbiamo saputo cogliere la necessità di
organizzarsi bene; l'organizzazione dei produttori, purtroppo, da
noi è stata un fallimento. Naturalmente mi riferisco a quelle
centinaia di agrumicoltori che in questi giorni abbiamo incontrato
e, voglio sottolineare, abbiamo incontrato insieme al Presidente
della Regione, insieme all'assessore Bufardeci e ai funzionari del
Governo, in diverse assemblee. Sabato scorso, in emergenza, essi
hanno ascoltato e attenzionato quali possono essere i primi passi
da muovere per correggere o, comunque, per poter aiutare questo
settore in grave crisi, anzi in crisi terminale premortale, perché
se non si riesce ad intervenire - ma non lo si può fare in
emergenza -, se non si riesce ad intervenire sui due fattori che ho
precedentemente enunciato, difficilmente la crisi non si ripeterà
l'anno prossimo, difficilmente non si ripeterà nei prossimi anni.
Non c'è dubbio che le istituzioni hanno le loro responsabilità.
Noi, che rappresentiamo questa istituzione, dobbiamo farci carico
con coscienza di questa responsabilità dovuta a disattenzione, a
carenza normativa, a carenza di stimoli e controlli e di
incentivazione del giusto lavoro degli agrumicoltori che a tanti di
noi hanno permesso, e a me tra questi, di realizzare aspirazioni
personali.
Va sottolineato che se si ferma l'agrumicoltura, almeno nella
Sicilia orientale, si ferma tutto; anche se è difficile percepire
un danno così grave. Mai era successo che le arance venissero
vendute a dieci centesimi, il che naturalmente, già solo a dirlo, è
un peccato, pensando alle fatiche e al sudore dei poveri
agricoltori e agrumicoltori per produrre questa merce così pregiata
che non hanno saputo valorizzare.
E lì il deficit delle istituzioni, perché vedete, non so se
sicuramente in quest'Aula molti sanno che importanti studi si
stanno avviando in altri settori, che non sono solo quelli della
trasformazione in succhi e della commercializzazione. Oggi si parla
della possibilità di realizzare prodotti liofilizzati, considerato
che la nostra arancia rossa produce antiossidanti, le anticianine,
che bloccano i radicali liberi; e non solo, ma le arance rosse,
seppure fino ad ora ci era sembrata una reclàme pubblicitaria,
possono essere utilizzate per fronteggiare le malattie neoplastiche
e pure in tanti altri settori della medicina.
Presso l'Università di Tor Vergata si sta conducendo uno studio
avanzato, in base al quale il silicio viene sostituito con queste
sostanze di produzione agrumicola per la creazione dei pannelli. E
pare che il silicio - che, tra l'altro, costa moltissimo ed è di
difficile reperimento - sia meno produttivo di queste sostanze
antiossidanti che possono essere utilizzate a tale scopo.
Tante possono essere le strade da perseguire per riportare, in
qualche maniera, l'agrumicoltura nell'alveo dello giusto sviluppo.
Ma oggi la domanda è: cosa fare?
Le arance, non solo si vendono a dieci centesimi, ma si stanno
perdendo; la produzione si sta perdendo Chiedo scusa, ma sento
moltissimo il problema provenendo da una famiglia di agrumicoltori
ed essendo io stesso un produttore.
Quando un ammalato è grave, si interviene con una terapia d'urto
nell'emergenza e poi con una terapia a lungo termine per risolvere
la condizione di malattia. Cosa fare?
Dobbiamo innanzitutto avere chiara l'idea che, secondo le esigenze
attuali, tutto quello che il Governo si è impegnato a fare, e deve
fare, deve ricadere sugli agrumicoltori; altrimenti ogni sforzo
risulta vano. Solo così si può dare una boccata d'ossigeno agli
agrumicoltori, solo così si può permettere di avviare un
ragionamento a 360 gradi sui benefici, su ciò che può essere fatto
relativamente alle cartelle esattoriali, sulla dichiarazione dello
stato di calamità che, conseguentemente, abbatte le passività di
ogni azienda. E concludo perché non voglio esagerare.
Non v'è dubbio che condivido l'esortazione, già avanzata
precedentemente, di mettere al centro della nostra attività oltre
ad altri comparti produttivi, come nei giorni scorsi si è fatto e
come oggi si continua a fare per la FIAT, anche l'agrumicoltura,
che rappresenta uno dei veri motori dell'economia della nostra
Terra ed è una delle vere condizioni di benessere delle nostre
famiglie.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ragusa. Ne ha
facoltà.
RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che dal
tenore degli interventi e dagli argomenti illustrati dai colleghi,
il ragionamento è unico e percepisco pure che la politica in questi
giorni deve avere un ruolo importante.
Assessore Bufardeci, ritengo che da domani mattina si debbano
organizzare i controlli nei porti siciliani per fare sì che le
merci importate in Italia vengano controllate. Non è più possibile
che il pomodorino prodotto nella nostra Isola, nella provincia di
Ragusa, non porti il marchio siciliano. Stasera mi aspetto da lei,
Assessore, una presa di posizione forte perché è questa la
richiesta che proviene da tutte le parti: é necessario un controllo
importante, efficiente ed efficace
Le voglio rappresentare in questa sede che stanno nascendo
comitati spontanei, che hanno superato le organizzazioni sindacali
e che stanno superando anche la politica.
Questo è un prezzo che non possiamo più pagare
C'è bisogno che qualcuno assuma iniziative forti per l'agricoltura
siciliana e oggi questo può essere fatto da lei attraverso il
Governo regionale.
Si sono fatte cose, piccole cose, da parte nostra, gli articoli 16
e 17 della vecchia finanziaria. Ma non basta C'è un ragionamento
importante da sviluppare con le grosse catene di distribuzione, che
devono acquistare e vendere il nostro prodotto. Così vale per il
vino di Trapani, per l'uva di Trapani, ma vale anche per tutti i
prodotti siciliani. E soprattutto vale per l'agricoltura ragusana
che ha permesso a questa Regione di avere ed annoverare nella sua
contribuzione agricola quasi il 60 per cento dei prodotti che
vengono fatti in provincia di Ragusa. Noi esportiamo gran parte del
nostro prodotto che, purtroppo, viene vanificato e leso nella
dignità di prodotto, e soprattutto viene lesa la dignità dei
produttori.
Non è possibile che il pomodorino o il datterino siano acquistati
a 0,80 centesimi e siano poi rivenduti a 2,50 euro e, addirittura,
il zatterino a Milano sia rivenduto a 12 euro al chilogrammo.
E' una filiera troppo lunga. Noi dobbiamo impedire che questo
avvenga perché la nostra agricoltura è in grande crisi, ha grosse
difficoltà.
Bene ha fatto l'assessore Cimino ad emettere quel decreto, ma
bisogna capire meglio cosa si può pagare e finché dura questo non
pagare le tasse a carico della Regione.
Si deve favorire l'accesso al credito: non è possibile che i
nostri produttori non ottengano denaro dalle banche, non ottengano
più fiducia se non dietro la garanzia della propria casa o del
terreno.
A questo punto bisogna anche intensificare le azioni e chiedere,
per forza di cose, la dichiarazione dello stato di crisi che ci
permetterebbe di alleviare le sofferenze derivanti dalla crisi
agricola.
Occorrono pure aiuti per il trasporto: viviamo in un'isola e per
noi raggiungere i mercati europei è molto costoso. Occorre
riportare il gasolio agricolo al prezzo ordinario di qualche mese
fa. Oggi il gasolio agricolo viene pagato a prezzo pieno e gli
agricoltori non possono più permettersi né di consumare gasolio
per il trasporto, né tanto meno di accendere il fuoco nelle notti
quando il freddo attanaglia la nostra produzione.
E' importante, poi, la riconferma delle giornate lavorative.
Assessore, mi ascolti Le rivolgo un appello: riveda il programma
di sviluppo rurale perchè la provincia di Ragusa e gran parte di
essa non ne potrà usufruire. Il PSR é stato trattato male, è stato
studiato senza valutare sotto il profilo tecnico e scientifico le
peculiarità e le esigenze del territorio.
Il marchio: Assessore, si intesti questa grande battaglia Crei un
marchio che identifichi il nostro prodotto, che il nostro prodotto
sia rintracciabile, sia tracciabile Non è più possibile che la
gente, che i consumatori vanno a comprare prodotti che sono vestiti
del nostro famosissimo prodotto ma che, invece, non ci
appartengono.
L'ultimo invito, Assessore. La mela melinda nella nostra Nazione
ha fatto storia. La invito ad organizzare un marketing importante,
dove si possa impegnare una certa quantità di risorse finanziarie
per promuovere i prodotti siciliani.
Rappresento, infine, signor Presidente, che sono promotore di
comitati spontanei per combattere la crisi agricola in Sicilia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musotto. Ne ha
facoltà.
Onorevoli colleghi, avverto che a conclusione dell'intervento
dell'onorevole Musotto dichiarerò chiuse le iscrizioni a parlare.
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi associo a
questo grido di dolore anche io che sono della provincia di
Palermo. Tra l'altro, quando scrivo il mio curriculum, e lo dico a
testa alta, mi qualifico anche come imprenditore agricolo, come
agrumicoltore. Infatti, mi sono anche diplomato perito agro-tecnico
all'età di 50 anni per la mia passione per l'agricoltura perché
credo che l'agricoltura, oltre ad essere un settore portante della
nostra società e della nostra tradizione, non debba mai essere
abbandonata.
So perfettamente che nella Sicilia orientale centinaia, migliaia
di imprenditori agricoli ripongono la loro certezza di vivere e di
trarre reddito dall'agricoltura, ma non bisogna assolutamente
dimenticare che anche in provincia di Palermo abbiamo una grande
tradizione. Tra l'altro, abbiamo un prodotto unico, riconosciuto di
altissima qualità, il mandarino tardivo di Ciaculli, un prodotto
estremamente apprezzato in tutto il mondo e che costituisce anche
un presidio di slow food.
Pur non di meno, oggi il mandarino si vende a 10-12 centesimi al
chilogrammo. Ciò vuol dire, ovviamente, senza alcun guadagno per
gli agrumicoltori, per gli agricoltori e per coloro i quali hanno
impegnato la loro vita in questa attività. Tra l'altro, soprattutto
in provincia di Palermo, l'esistenza ancora di agrumicoltura, di
giardini di aranci - una grande tradizione che ci viene dal periodo
arabo - costituisce un freno all'assalto al territorio, una difesa
dell'ambiente, una difesa ancora oggi di una tradizione che affonda
le sue radici nella nostra cultura.
A fronte di questa crisi sono state prospettate tantissime
soluzioni, alle quali io ritengo che si possa facilmente accedere.
E, quindi: difesa della qualità dei prodotti, interventi per
contrastare i costi eccessivi che si registrano nel campo
dell'energia, sgravi fiscali, facilità di accesso al credito e
possibilità di usufruire dei fondi strutturali del PSR, a cui
faceva riferimento acutamente il collega Marziano, a fronte dei
quali occorre pure che gli agrumicoltori abbiano certezza di poter
partecipare ai bandi.
Il piccolo imprenditore ha bisogno di aiuto, ha bisogno di un
servizio, ha bisogno di poter investire in progetti con fondi e con
risorse finanziarie che, se non provengono dal sistema bancario,
che deve essere garantito da parte della Regione siciliana, non
consentiranno mai di progettare e di fare nuove proposte
soprattutto nel campo dell'imprenditoria giovanile,
dell'imprenditoria femminile che presenta situazioni di vantaggio
rispetto ad altri tipi di imprenditoria.
Voglio esprimere una certezza conoscendo la sensibilità di questo
Governo, dal Presidente all'Assessore per le risorse agricole che
vivono in realtà dove questo grido di dolore, di giorno in giorno,
si leva sempre più forte: per evitare che possano anche esserci
problemi di tensione sociale, rotture di equilibri sociali, di
possibilità e di certezze per il futuro, credo che il Governo ha
già dato delle opportunità attraverso l'assessore Cimino - vi
faceva riferimento l'onorevole Ragusa - con l'articolo 16 della
legge finanziaria; ha dato delle prime possibilità. Naturalmente il
comparto agricolo vive un periodo di crisi nella sua interezza, e
non solo l'agricoltura ma anche la cerealicoltura. Devono essere
date immediate risposte e il Governo certamente le darà.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Digiacomo. Ne ha
facoltà.
DIGIACOMO. Signor Presidente, sul tema dell'agricoltura credo che
la classe dirigente della nostra Regione si giochi una partita di
credibilità unica. A mio parere, noi stiamo toccando con mano una
pagina di storia in cui si racconta una vicenda molto triste: la
dissoluzione di uno degli elementi portanti non solo della nostra
economia ma - direi - della nostra società.
Signor Presidente, nella mia provincia c'è un'azienda agricola
ogni sessanta abitanti, ve ne sono 5 mila per 300 mila abitanti:
quando crolla l'agricoltura non crolla soltanto l'economia, crolla
il tessuto sociale; quando le donne del comune di Vittoria scendono
in piazza insieme con i loro mariti danno il segnale che si sta
dissolvendo non un elemento portante del soddisfacimento naturale
dei bisogni della famiglia, ma si sta dissolvendo la stessa
società.
E noi, in qualche modo, in modo ovviamente appassionato e anche
competente, come è accaduto stasera, stiamo, in pratica, rimanendo
vittime della sindrome da disastro aereo.
Sa qual è la sindrome da disastro aereo, Assessore? Se un aereo
cade e muoiono contemporaneamente 250 persone, lo leggiamo in prima
pagina nei giornali di tutto il mondo; se c'è una strage sulle
strade ogni sabato sera, in cui muoiono 70, 80, 90 persone, c'è
solo un trafiletto che registra quelle morti nella pagina di
cronaca provinciale.
Stiamo assistendo alla morte di una parte della nostra economia,
che coinvolge centinaia di migliaia di lavoratori e la cosa non fa
notizia; invece, fatti eclatanti come quello di Termini Imerese - a
cui io auguro la risoluzione del problema nel migliore dei modi
possibili - hanno visibilità. Però, a Termini Imerese, c'è un
interlocutore che è la Fiat e le sue politiche. Noi non abbiamo
questa giustificazione, perché il tema dell'agricoltura riempie
l'agenda politica del nostro territorio solo quando i prezzi di
mercato crollano, e allora la classe politica e la classe dirigente
se ne prendono cura.
Non può essere così. L'impegno della classe politica della nostra
Regione non può essere intermittente, altrimenti ci troveremo di
fronte all'irreparabile. Assessore, il giorno 24 a Bruxelles ci
rideranno in faccia perché noi, classe dirigente, dovremo spiegare
le ragioni di questo disastro dal momento che sono a nostra
disposizione 2 miliardi e 300 milioni di euro Come facciamo a
spiegare di non saper aiutare i nostri agricoltori non riuscendo a
spendere, evidentemente bene, 2 miliardi e 300 milioni di euro?
Come spieghiamo il fatto che i nostri agricoltori hanno ancora una
impostazione minimale di azienda familiare e che non siamo riusciti
a fare come in Spagna, dove 450 imprese si uniscono in un unico
consorzio?
Non abbiamo potere contrattuale Non facciamo i controlli alla
dogana Ci illudiamo che la filiera del prezzo ci possa garantire
come se il potenziale acquirente a Milano, sapendo che il
pomodorino è stato comperato a 50 centesimi e poi venduto a 12
euro, non lo compra più per questa ragione?
Facciamo ridere i polli quando cerchiamo di sfidare la cosa più
bella, più libera e più pericolosa al mondo qual è il mercato dove
c'è chi vende e dove c'è chi acquista
Noi non sappiano foraggiare nemmeno i consumi, non sappiamo
incentivarli
Ricordo bene quando e come è stata promossa la mela melinda,
oppure il prosciutto parmacotto, oppure il parmigiano reggiano:
grandi campagne nazionali sulle principali testate giornalistiche
E qual è, invece, l'ultima volta che c'è stata sulla stampa o in
televisione una nostra proposta o una nostra promozione per
promuovere il consumo?
Ecco, quindi, che è fin troppo facile attribuire le responsabilità
alla casualità. C'è stato disinteresse, c'è stato disimpegno;
l'agricoltura non è stata al primo posto nella nostra agenda
politica. Dobbiamo correre ai ripari, dobbiamo correre ai ripari
subito, in un tridente di iniziative; un tridente che sono i
provvedimenti a breve termine.
Se noi non riusciamo a fare conclamare lo stato di crisi, non
potremo fare alcunché. Non possiamo fare proposte per farci ridere
in faccia
Io sono contro i criteri del Mercato comune europeo che incentiva
il prodotto che viene dall'Africa, che ci fa letteralmente a pezzi;
ci faremo ridere in faccia. Ma se conclamiamo lo stato di crisi, se
sappiamo farci valere, allora sì che potremo andare in deroga e
dare un sostegno nell'immediato per proseguire, poi, con le
politiche di medio e lungo termine
Signor Presidente, io non escludo che la nostra Regione possa
diventare una grande stazione turistica, non escludo che la nostra
Regione possa diventare una grande stazione industriale
(dall'energia alle grandi multinazionali, ai cinesi, agli
americani, etc.), ma vedo che, da qui ai prossimi vent'anni,
l'agricoltura rimarrà un pilastro della nostra economia e della
nostra società. E, fino a quando rimarrà un pilastro, non deve più
scivolare dall'agenda politica del nostro Parlamento. Diversamente,
il prezzo da pagare sarà alto per gli agricoltori e per la società
siciliana.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Pogliese. Ne ha
facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò estremamente
sintetico, quasi telegrafico, anche perché credo che ci sia poco da
aggiungere a quanto brillantemente ha detto l'onorevole Limoli
sulla mozione a firma sua e sottoscritta da moltissimi parlamentari
di quest'Aula in maniera trasversale.
L'onorevole Limoli ha illustrato la mozione con grande passione e
anche con grande competenza, e ha descritto in maniera molto
evidente lo stato drammatico di crisi in cui versa l'agricoltura
siciliana, e l'agrumicoltura in particolare. L'agricoltura
siciliana è attraversata da una crisi congiunturale che ha
comportato la riduzione drastica dei consumi, sommando ad esso
anche l'aumento vertiginoso del costo del gasolio, dell'energia
elettrica, dei trasporti e la contestuale riduzione dei prezzi di
vendita.
Ebbene, in questo contesto credo che sia importante immaginare -
come ha detto anche chi mi ha preceduto - iniziative che diano a
breve un segnale importante, che diano ossigeno a questo comparto
strategico per la nostra economia. Sono perfettamente d'accordo con
quanto hanno detto l'onorevole Limoli e tutti gli altri che si sono
alternati dopo di lui. Sono d'accordo allorché si parla di
accelerazione dell'iter per la dichiarazione dello stato di crisi
commerciale che il Governo regionale, in realtà, ha chiesto - credo
nell'ottobre scorso - e che compete al Governo nazionale.
Sono assolutamente d'accordo ad incentivare controlli capillari
sui prodotti per evitare quella operazione di triangolazione
commerciale che la Spagna attua a discapito dei nostri prodotti.
Sono assolutamente d'accordo sull'ipotesi del prodotto meno buono
per determinare, contestualmente, un aumento del prezzo di vendita
dell'altro.
Sono d'accordo ad accelerare l'iter per sbloccare i fondi per le
gelate, che sono stati stanziati qualche anno fa. Credo che sia
importante, e in questo senso voglio dare un contributo aggiuntivo,
che il Governo regionale eserciti pressioni nei confronti del
Governo nazionale affinché vengano confermati, assessore Bufardeci,
gli sgravi contributivi per il settore agricolo che termineranno
il 31 luglio del 2010. Se ciò non avverrà, dopo un triennio la
situazione, già di per sé drammatica, potrebbe ulteriormente essere
compromessa.
Mi avvio alla conclusione con un'altra brevissima riflessione,
prendendo spunto da quello che ha detto brillantemente l'onorevole
Digiacomo prima di me, laddove faceva un'autocritica sul sistema
produttivo siciliano. Di questo si tratta, ed è giusto parlare di
ciò anche in quest'Aula laddove, anche grazie al Governo regionale
e al nostro Parlamento, bisogna contribuire a superare un retaggio
culturale tipico di noi meridionali, di noi siciliani in
particolare: l'individualismo.
E' inammissibile che in Sicilia ci siano decine di migliaia di
piccole e medie aziende di commercializzazione che,
inevitabilmente, perdono competitività nei confronti delle uniche
due grandi centrali spagnole che hanno un potere contrattuale
decisamente superiore alle nostre, nei confronti soprattutto della
grande distribuzione.
Per fare ciò è importante che la Regione svolga la sua parte al
riguardo, cercando di fare superare questo retaggio culturale che
rappresenta una palla al piede per lo sviluppo, non soltanto
dell'agricoltura, ma anche di altri comparti produttivi della
nostra terra.
Ben venga, quindi, l'idea che è stata lanciata dal presidente
regionale di Confagricoltura, dottor Gerardo Diana, e che è stata
brillantemente ripresa da lei, assessore Bufardeci, di creare un
marchio Sicilia. Ma, insieme a questa iniziativa, è importante
svolgere una funzione, di cui ho parlato prima, che possa dare un
contributo non indifferente ad un comparto strategico per la nostra
economia, qual é certamente l'agricoltura.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Vinciullo. Ne ha
facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, mi
pare di capire che un po' tutti, con argomenti condivisi, abbiamo
parlato dello stato di crisi dell'agricoltura siciliana, perché la
crisi non riguarda soltanto l'agrumicoltura ma riguarda un po'
tutta l'agricoltura.
Poco fa l'onorevole Ragusa parlava del pomodoro ciliegino, ma
potremmo parlare della patata novella di Siracusa, potremmo parlare
di tutti quei prodotti che, purtroppo, rimangono invenduti e che
stanno contribuendo a mandare in una crisi nerissima il comparto
agricolo.
Senza volermi soffermare ulteriormente sulle cause che hanno
portato alla crisi dell'agricoltura siciliana credo, però, che come
Assemblea regionale siciliana dobbiamo dare indicazioni al Governo
regionale in maniera tale che questi possa, recependole, attivarsi
per venire incontro alle richieste degli agricoltori.
Vedete, la situazione è drammatica; é drammatica perché il
prodotto non viene venduto; é drammatica, ad esempio, perché nel
triangolo di Lentini, Carlentini e Francofonte, e nella zona
limitrofa di Catania, fra il 26 e il 27 gennaio, per due giorni di
seguito è piovuto e poi, l'indomani mattina, una grandinata si è
abbattuta su quello che era rimasto ancora sulle piante
distruggendo definitivamente il prodotto che, comunque, era ancora
invenduto; la situazione é drammatica perché, come ricordava poco
fa qualche collega, il prezzo delle arance è addirittura inferiore
a 10 centesimi al chilogrammo e quindi é del tutto insufficiente a
coprire perfino le spese.
Il Governo sta lavorando e credo che per avere maggiore potere
contrattuale nei confronti del Governo nazionale e della Comunità
europea, occorre una mozione in cui tutte le forze politiche
presenti in Parlamento si schierino in difesa e a sostegno
dell'agricoltura siciliana, come diceva poco fa l'onorevole
Pogliese.
La prima cosa da fare sicuramente è chiedere al Governo nazionale
di dichiarare lo stato di calamità naturale in favore
dell'agricoltura siciliana tutta, e non soltanto per
l'agrumicoltura, dando però maggiore importanza e maggiore
attenzione al settore agrumicolo proprio perché quest'ultimo in
questo momento non è nelle condizioni di vendere il proprio
prodotto.
Bisogna incrementare le risorse finanziarie per poter acquistare
sul mercato le arance di seconda scelta. Eliminando queste arance,
infatti, avremmo la possibilità di scontare un prezzo maggiore per
le arance che sono, invece, di buona pezzatura.
E' chiaro che - poco fa lo ricordavano i colleghi - le arance
ritirate non possono essere mandate al macero, come accadeva fino a
qualche anno fa. Queste arance devono essere trasformate in succhi
che possono essere distribuiti negli ospedali, nei centri per
anziani, nelle strutture che accolgono soggetti diversamente abili,
nelle sedi della Caritas, negli asili nido e nelle scuole che
operano nel nostro territorio.
Dobbiamo attivare una campagna di promozione sulla unicità e la
qualità delle nostre arance sia in Italia che all'estero. L'altro
giorno, infatti, abbiamo assistito ad una trasmissione vergognosa:
a Striscia la notizia si è parlato delle arance tarocco
taroccate, perché paghiamo anche il fatto di non avere un marchio
Sicilia, di non avere un marchio di qualità che permetta di
riconoscere i nostri prodotti e la loro tracciabilità.
Dobbiamo riconfermare, puntare alla riconferma delle giornate
lavorative più favorevoli per i braccianti agricoli che sono
impegnati nel settore. Non dobbiamo dimenticare che la crisi non
colpisce soltanto i proprietari di agrumeti, non colpisce soltanto
i coltivatori diretti, ma colpisce anche i braccianti, i quali
quest'anno avranno minori possibilità lavorative dello scorso anno.
Bisogna attivarsi con i mercati contadini per accorciare la
filiera e per dare, quindi, la possibilità all'utente ultimo di
acquistare a prezzo minore rispetto a quello praticato sul mercato
i nostri agrumi, e comunque i nostri prodotti dell'agricoltura.
Bisogna puntare sul Governo nazionale
Poco fa ho ascoltato l'invito rivolto ad impedire l'accesso nel
nostro territorio a prodotti provenienti, quasi sempre purtroppo,
dalla Spagna. La Spagna ha la capacità, insieme ad altre nazioni, a
dire il vero, di triangolare con gli ex Paesi che facevano parte
delle colonie spagnole. E quindi è chiaro che in territorio europeo
giungono prodotti dall'Africa settentrionale; prodotti che vengono
riciclati; prodotti che diventano europei; prodotti che vengono
però portati a maturazione ad un prezzo di molto inferiore a quello
praticato in Sicilia, e senza quella tracciabilità che è condizione
essenziale per avere la certezza del prodotto che si sta consumando
in quel momento.
Occorre favorire quanti decidono di mettersi insieme costituendo
dei consorzi. Bisogna cofinanziare quelle strutture che vedono
numerosi coltivatori diretti, numerosi produttori agricoli mettersi
insieme per tentare di stare insieme sul mercato, poiché
l'isolazionismo, che è un po' la caratteristica di noi siciliani,
sta condannando la nostra economia.
Non servono solo contributi ma anche agevolazioni fiscali per chi
si costituirà in consorzio.
Occorre, poi, dare la possibilità a tutte le imprese agricole che
ne facciano richiesta di realizzare immediatamente nei loro
possedimenti impianti fotovoltaici volti ad abbattere totalmente il
costo dell'energia elettrica. Occorre snellire e velocizzare le
procedure di accesso al fondo di solidarietà del settore agricolo.
Poi vorrei ricordare che la Comunità europea ha stanziato 125
milioni di euro per combattere l'obesità attraverso un progetto che
vede il convolgimento di tutte le scuole. Anche su questo, siccome
si tratta di 125 milioni di euro destinati al centro-sud, la
Sicilia avrebbe la possibilità per i prossimi anni di accedere a
questi mercati.
Inoltre, chiedo al Governo - in questo caso all'assessore Chinnici
qui presente - di inviare immediatamente degli ispettori in tutti i
comuni dell'Isola.
Negli scorsi anni sono stati concessi finanziamenti per l'acquisto
di centinaia di macchine spremiagrumi; di queste macchine,
acquistate con i fondi dell'Assessorato già Enti locali, si sono
perse le tracce. Dobbiamo sapere che fine hanno fatto, perché non
vengono utilizzate.
Anche questo è oggetto dell'ordine del giorno che ho presentato,
insieme ai colleghi Pogliese e Formica, a tutela dell'agricoltura e
dell'agrumicoltura siciliane affinché con tale supporto il Governo
regionale intraprenda tutte le attività necessarie a sostegno di
questo comparto in difficoltà.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Raia. Ne ha facoltà.
RAIA. Signor Presidente, così come hanno detto qui stasera i tanti
colleghi che mi hanno preceduta, è vero, noi stiamo vivendo, la
Sicilia vive un dramma, oltre al dramma della chiusura di
importanti aziende quali la FIAT e altre ancora che sono in grave
crisi come la SAT, e certamente nei prossimi mesi non andrà meglio.
Viviamo la crisi dell'agricoltura, e della agrumicoltura in modo
particolare, quest'anno più degli altri anni. Ed è un dramma della
Sicilia perché la Sicilia, soprattutto la parte orientale, basa la
sua economia in maniera esclusiva, o quasi esclusiva,
sull'agricoltura.
Oggi qui dobbiamo dare un segnale forte.
Sicuramente sono stati commessi errori da parte di tutti, anche da
parte degli agricoltori, così come errori sono stati commessi da
parte della politica.
Siamo ad un punto di non ritorno. La politica oggi è chiamata a
dare quelle risposte che attendono gli agricoltori e i lavoratori,
che nel comparto sono veramente migliaia - parliamo di oltre 300
mila persone che vivono con questo reddito - che da un momento
all'altro si ritrovano senza un minimo di sostentamento.
Allora vorrei avanzare delle proposte. Ritengo che tra
l'Assessorato delle risorse agricole ed alimentari e l'Assessorato
del lavoro si debba trovare un accordo per quel che concerne gli
ammortizzatori sociali in deroga per i braccianti che nel 2009
hanno perso il lavoro.
E' l'unico modo per poter dare quel reddito ai braccianti perché,
se aspettiamo la riconferma delle giornate, così come veniva detto
brillantemente da altri deputati che sono intervenuti, occorre la
modifica della legge 247 del 2007 a livello nazionale. Certo, lo
stato di crisi ci aiuterebbe parecchio, però a livello regionale si
può fare certamente, così come hanno fatto altre regioni d'Italia,
attivando gli accordi per gli ammortizzatori sociali in deroga.
Poi occorre intervenire subito sull'emergenza per cercare di fare
quelle cose che sono scritte negli ordini del giorno, così come
nella mozione presentata: quindi, ad esempio, il ritiro dal mercato
delle produzioni agrumicole e tutte quelle altre misure che fanno
respirare il comparto.
Io non aggiungo altro se non che bisogna intervenire subito perché
il dramma che stanno vivendo migliaia di famiglie in Sicilia si può
trasformare in qualcosa di più forte e incontrollato.
Allora noi dobbiamo dare dei segnali precisi, importanti, e fare
in modo che dopo si programmino interventi sia a breve che a lungo
termine, perché questo comparto ha bisogno di essere rilanciato, di
essere rivitalizzato.
L'agricoltura ha bisogno di misure assolutamente importanti che
servono perché serve alla Sicilia.
La Sicilia vuole continuare a vivere di agricoltura, la Sicilia
vuole continuare a vivere di industria, la Sicilia vuole continuare
a vivere di tutte quelle azioni che danno e che fanno della nostra
terra una terra importante. E siccome abbiamo tanti prodotti
importanti come l'arancia pigmentata rossa, che è un prodotto
unico, noi dobbiamo aiutare questo prodotto a stare sul mercato con
tutti i mezzi leciti che la Regione e la politica possono mettere
in campo.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Incardona. Ne ha
facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
associarmi al grido di dolore che si è levato in quest'Aula da
tutti i colleghi che mi hanno preceduto, ma soprattutto al grido di
dolore che si solleva dal nostro territorio, da parte di tutti gli
agricoltori, non solo delle produzioni agrumicole, ma di tutta
l'agricoltura, come è stato già evidenziato.
La mozione sull'agrumicoltura dà lo spunto per affrontare oggi
questo dibattito in Aula, un dibattito importante che mi auguro
abbia l'esito di dare una spinta forte all'azione che il Governo
sta portando avanti nel tentativo di risollevare le sorti
dell'agricoltura siciliana.
Però, accanto a tutte le giuste questioni che sono state elencate
in maniera brillante dai colleghi che mi hanno preceduto, i quali
hanno sviscerato la complessità dei problemi che riguardano la
nostra agricoltura e li hanno elencati ad uno ad uno, devo dire che
secondo me occorre anche inquadrare queste problematiche, che
riguardano un settore così importante, nel contesto dell'economia
internazionale.
Mentre fino a qualche anno fa, fino a qualche decennio fa, era
importante che si procedesse nella direzione di assicurare, non
solo in Europa ma anche fuori, un contesto di libera concorrenza
fra tutte le imprese, oggi - vista la capacità di impresa che
stanno dimostrando tantissimi paesi, non solo rivieraschi nel
Mediterraneo, ma in tutto il mondo, di organizzare la produzione, e
di organizzare soprattutto la produzione in agricoltura - è chiaro
che la politica comunitaria, la politica dell'Unione europea
dovrebbe essere rivista, perché non si può continuare ad offrire
pannicelli caldi ai nostri agricoltori magari dando, una volta
l'anno, delle sovvenzioni che arrivano attraverso una dichiarazione
di calamità, una dichiarazione di danni a vario titolo e poi ogni
anno riportare, comunque, nella stessa situazione la nostra
agricoltura.
Noi abbiamo un problema serio, oltre a tutti quelli che abbiamo
elencato, oltre alla nostra incapacità di consorziarci, di stare
insieme, oltre all'incapacità che la pubblica amministrazione in
generale ha dimostrato in questi decenni nell'offrire assistenza e
supporto alle nostre imprese -perché, se manca un marchio Sicilia è
una responsabilità tutta nostra, se manca una campagna
pubblicitaria di promozione dei nostri prodotti, compito primario
della pubblica amministrazione regionale in particolare, è chiaro
che è colpa nostra -: c'è una grande responsabilità della pubblica
Amministrazione in generale, che non ha saputo andare in
controtendenza, che non ha saputo indicare ai siciliani verso quale
direzione andare per superare alcune problematiche che, invece,
altre comunità - si ricordava poco fa quella spagnola, ad esempio -
sono riuscite a superare. Anche se non è vero però che lì, in
Spagna, c'è un solo mercato, non è vero che lì il prezzo viene
stabilito da una centrale unica. Sì, è vero che ci sono delle
centrali, ma non per fare il prezzo del prodotto, non per
commercializzare tutti insieme, in blocco, i prodotti nazionali ma
per offrire all'agricoltura e alle imprese quei servizi che
occorrono.
Si tratta di associazioni che, in sostanza, svolgono compiti di
assistenza e di supporto; si tratta di associazioni che comunicano
costantemente ogni anno quali sono iniziative che l'Unione europea
vuole mettere in campo, quali sono le indicazioni e i suggerimenti
che una impresa deve seguire per stare insieme e, soprattutto,
controllano, vigilano sull'effettiva applicazione dei disciplinari
di produzione, che sono il presupposto per il marchio di qualità.
Questa è la funzione delle associazioni in Spagna, questa è la
funzione che svolgono le associazioni che funzionano al fine di
dare supporto per creare le condizioni dello stare insieme.
In Sicilia non siamo riusciti a svolgere questo compito; e ciò,
oltre che un problema culturale di un individualismo esasperato, è
una responsabilità oggettiva della pubblica Amministrazione.
Oggi, a mio avviso, occorre andare a rivedere il nostro stare in
Europa, occorre verificare se oggi ci sono le condizioni affinché
la nostra agricoltura non debba subire la concorrenza dei Paesi in
via di sviluppo, dove certamente i costi di produzione sono
inferiori e dove la produzione è meglio organizzata, anche perché
dove si è favorita la delocalizzazione delle imprese gli europei
sono andati produrre lì.
Ecco perché, probabilmente, è giunto il momento di rivedere la
politica dell'Unione europea.
Ma, per farlo, mi rendo conto che il nostro Parlamento non è
sufficiente.
Però questo Parlamento con questo Governo, intanto, possono
trovare alleanze e solidarietà nelle altre regioni d'Italia,
interessate all'agricoltura, e insieme possono fare pressione sul
Governo nazionale e, poi, all'interno dell'Unione europea, per
rivedere la politica agricola europea. Altrimenti, non è possibile
sostenere la concorrenza, non è possibile garantire la qualità dei
nostri prodotti e l'osservanza di tutte quelle regole sulla
sicurezza che comportano ciascuna un costo per le nostre imprese.
Se crediamo nella qualità, se crediamo nell'impegno dei nostri
agricoltori, dobbiamo metterli anche nelle condizioni di essere
alla pari con gli altri produttori del resto del mondo.
Probabilmente occorre intervenire cambiando direzione per fare in
modo che, forse, si torni al passato, non certo per proteggere le
frontiere ma per mettere i nostri produttori in condizioni di
parità. Come? Intervenendo sui costi di produzione, offrendo dei
contributi, magari non a pioggia, offrendo interventi su alcuni
particolari mezzi di produzione per garantire alla nostra
produzione parità di trattamento con le produzioni estere, e in
questo senso è da apprezzare e da condividere lo sforzo che il
Governo regionale sta facendo per consentire l'accesso al credito
per l'acquisto dei mezzi di produzione.
Tutto questo, intanto, nelle more che si possa estendere e
condividere il principio dell'abbattimento dei costi di produzione,
rappresenta un modo concreto per aiutare la nostra agricoltura,
fare in modo che le nostre imprese effettivamente accedano al
credito, e questo credito effettivamente sia finalizzato
all'acquisto dei mezzi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, i contenuti della
mozione e degli ordini del giorno fanno riferimento ad una
difficoltà ormai drammatica del comparto agrumicolo, e ci inducono
- come diceva il collega Limoli nel suo intervento - a manifestare
la nostra adesione, la nostra vicinanza, il nostro sostegno, ma
anche la nostra capacità di governare i processi socio-economici
che riguardano il territorio.
E' chiaro che i vari comparti dell'agricoltura hanno delle
problematiche analoghe per certi aspetti, e differenti per altre.
Il comparto agrumicolo, oggi, soffre di una crisi di mercato che
richiede degli interventi emergenziali, ma anche, necessariamente e
obbligatoriamente, delle immediate programmazioni di prospettiva
che, se non attuate, porterebbero negli anni a venire alle
medesime, drammatiche condizioni odierne.
Gli interventi emergenziali sono stati sintetizzati in alcune
misure atte a definire compensazioni, quali per esempio il ritiro
dal mercato di alcune quote della produzione agrumicola in eccesso
ad un prezzo che sia di ristoro, almeno ventotto centesimi per i
produttori, l'avviamento di una campagna di promozione dell'arancia
rossa, sia in Italia che all'estero, e provvedimenti finalizzati
alla riconferma delle giornate lavorative del comparto del
bracciantato agricolo.
Poiché in alcuni dei documenti presentati si fa riferimento
nuovamente alla connessione fra la dichiarazione della crisi di
mercato e il riconoscimento della calamità, io suggerirei
all'Assessore di prestare attenzione ad una serie di questioni che
sono state già affrontate in modo netto, negli anni precedenti, e
ci inducono ad avere le idee più chiare.
Nel 2005 l'Unione europea ha bocciato l'identificazione fra il
riconoscimento della crisi di mercato e la calamità. Le due cose
vanno impostate e affrontate differentemente. E purtroppo l'Unione
europea non condivide che la crisi di mercato possa essere inserita
nel riconoscimento di una calamità, e quindi possa far accedere a
dei provvedimenti analoghi a quelli che vengono erogati quando
vengono riconosciute le calamità.
Allora, alla crisi di mercato si reagisce con tutto ciò che
possiamo mettere in campo per consentire ai nostri produttori e ai
nostri lavoratori di essere presenti nel mercato. E allora
cominciamo: le misure di ristoro le abbiamo già indicate; le misure
che possono consentire un accesso al credito in modo più agevole,
le avevamo inserite l'anno scorso nella finanziaria; purtroppo,
quelle misure non furono notificate all'Unione Europea e rimasero
lettera morta.
Riprendiamo, quindi, gli articoli 16, 17, 18 e 19 della
finanziaria dell'anno scorso, notifichiamoli all'Unione europea e
facciamo in modo che un fondo ripreso, incrementato e messo a
disposizione di un credito agevolato, sia misura credibile. L'anno
scorso avevamo detto di prendere un fondo pubblico e di metterlo a
disposizione dei produttori, in modo tale che i debiti da cui sono
oberati siano diluiti in un decennio, in quindici anni, con il
pagamento degli interessi da parte dello stesso fondo pubblico che
noi mettiamo a disposizione.
Siccome in questo momento le esposizioni debitorie sono quelle che
affliggono in modo più pesante l'85 per cento della nostra piccola
e media economia agricola, in questo modo faremmo risorgere il
mondo della produzione e dei lavoratori e, al contempo,
consentiremmo un più proficuo accesso ai bandi che ci stiamo
impegnando ad elaborare, perché l'80 per cento delle piccole e
medie imprese agricole ed agrumicole non sono in grado di accedere
a quel quaranta per cento di cofinanziamento previsto nei bandi
comunitari perché afflitte dalle esposizioni debitorie.
Se vogliamo che il mondo dell'economia agricola partecipi a questi
flussi finanziari che stiamo mettendo a disposizione dobbiamo,
ovviamente riproponendola in finanziaria, riattualizzare quella
norma e consentire che, ristorando le imprese dalle esposizioni
debitorie, si possa ripartire con gli investimenti. Mi riferisco,
tra l'altro, agli investimenti agevolati dei fondi comunitari,
altrimenti molte delle nostre imprese non riuscirebbero ad
utilizzare quella quota di cofinanziamento.
Sono contento che nei giorni scorsi l'assessore Bufardeci ha
ripreso a dichiarare la grande fiducia di questo Governo verso la
politica dei marchi. Non voglio sottolineare meriti personali o
pregressi, ma quando ho letto le dichiarazioni dell'assessore sono
stato tentato di complimentarmi con lui perché la ripresa del
marchio significa l'immediata attuazione di una legge del 2005 che
ha istituito il marchio Sicilia' e che reca la mia firma.
Oggi può essere uno strumento - e plaudo all'iniziativa
dell'assessore Bufardeci, se associata ad una politica della
promozione alimentare e del controllo dei mercati - la politica di
svolta del marketing della produzione agricola e agrumicola
siciliana. E' chiaro che per fare questo bisogna attuare dei
protocolli, come dicevano poco fa l'onorevole Incardona e gli altri
colleghi, tra cui l'onorevole Di Giacomo. Molti prodotti che
provengono dalle aree dove si produce in maniera delocalizzata,
essendo provenienti da zone nelle quali i costi di produzione sono
eguali a zero, chiaramente concorrono in modo molto vantaggioso con
i nostri; ma non rispondono a quei requisiti di produzione, dal
punto di vista alimentare e dei protocolli europei certificati
dagli enti di certificazione, che potrebbero, se controllati e
attuati, fare verificare ovviamente le difformità, le infrazioni e
avvantaggiare il nostro prodotto nei mercati.
Le grandi distribuzioni attendono questo. Attendono, come diceva
l'assessore Bufardeci nei giorni scorsi, una politica dei marchi
che risponda ad una modalità di produzione che sia già certificata
e che, consentendo alle grandi distribuzioni di attingere al nostro
prodotto in modo esclusivo, possano assorbire il prodotto di cui
noi disponiamo.
E' necessario quindi, per fare questo, intensificare la politica
della produzione alimentare, intensificare gli investimenti e il
marketing del nostro prodotto, ma nello stesso tempo fare in modo
che le modalità di produzione siano rispondenti a delle diversità
tra il nostro prodotto e il prodotto che fa il suo ingresso, spesso
piratesco, nei nostri mercati.
Per fare questo bisogna essere impegnati ad individuare i momenti
strategici di contatto con il mercato. Avere rinunciato alla
presenza del nostro Governo e della nostra Sicilia a Berlino è
stata una grave lacuna, perché la Fruit logistica di Berlino è uno
degli appuntamenti più importanti della promozione ortofrutticola
mondiale. Lì si apprende, da qualche anno, che il settanta per
cento dell'approvvigionamento agrumicolo della Mitteleuropa
proviene da Valencia, laddove 20-25 anni fa il monopolio del
mercato era tutto siciliano.
E' chiaro che bisogna individuare i meriti di quelle produzioni,
che risiedono nei grandi accorpamenti delle organizzazioni di
produttori, che nella penisola iberica sono circa quattro, rispetto
alla frammentazione della nostra produzione e che quando penetrano
nel mercato europeo fanno schizzare via la concorrenza e, in una
politica di grandi e cospicui investimenti sulla promozione e sulla
presenza dei mercati europei e mondiali.
Quindi: qualità, politica della produzione alimentare,
investimenti nel marketing e nella promozione dei prodotti, ma in
modo massiccio e senza le dispersioni che hanno caratterizzato fino
ad ora certi provvedimenti o certe comparse in alcune fiere di
paese o altre cose. Sicuramente queste sono alcune delle misure
che, non essendo inserite nella mozione, potrebbero ad integrazione
suggerire al Governo un più completo programma di attuazione di
queste finalità.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scilla. Ne ha
facoltà.
SCILLA. Signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, mi
sembra doveroso intervenire questa sera su una tematica così
importante, quale appunto analizzare i problemi dell'agricoltura
siciliana, perché l'agricoltura rappresenta per la nostra Regione
non soltanto un'attività economica, ma la storia, la cultura di
gran parte dei nostri territori. Quindi è un settore che va difeso,
è un settore che va rilanciato senza demagogia, senza speculazione
politica, ma con fatti concreti.
Accolgo stasera con molto piacere tutti gli interventi dei miei
colleghi, tutti ci siamo dichiarati amici e sostenitori
dell'agricoltura.
Mi auguro che, poi, nell'esame ed approvazione della finanziaria e
del bilancio, saremo tutti consequenziali nel difendere questo
settore che ritengo appunto strategico.
L'agricoltura è in crisi, non certo da qualche anno, e non penso
che il governo Lombardo abbia precise responsabilità; anzi,
tutt'altro.
Devo dire che se sono arrivate risposte certe lo si deve anche a
questo Parlamento che, nell'ultima finanziaria, ha dato risposte
concrete. Per esempio, per quanto riguarda la mia provincia,
Trapani, dove abbiamo il territorio più vitato d'Europa, in quella
finanziaria sono stati previsti ben 8 milioni di euro che sono
serviti a pagare i danni provocati dalla siccità del 2002. Era una
incombenza che esisteva da tempo; oggi gli agricoltori hanno
incassato quei soldi. Sono atti concreti che dimostrano come questo
Parlamento e questo Governo vogliono sicuramente dare risposte
certe.
E' evidente, Assessore, che qualche cosa deve sicuramente
cambiare. Dobbiamo cambiare perché spesso, direi sempre, le somme
notevoli che arrivano come finanziamenti, come bandi, vengono
intercettati dalle solite lobby e dai soliti gruppi di potere.
Questo Governo deve vincere una scommessa: quella di fare arrivare
i soldi comunitari direttamente nelle tasche degli agricoltori
siciliani. Per fare questo bisogna lavorare di concerto con il
territorio, bisogna lavorare assieme alle organizzazioni di
categoria.
C'è già uno schema di finanziamento previsto per il 2009 e 2010;
abbiamo già somme stanziate per l'arricchimento, la
ristrutturazione dei vigneti, la distillazione, la vendemmia verde.
Io dico a questo Governo e all'assessore Bufardeci di valutare
bene le domande che arrivano in Assessorato per rimodulare
eventualmente le somme non vincolate alle reali esigenze del
comparto agricolo. Noi dobbiamo dare risposte a chi realmente
lavora la terra e produce il prodotto.
Questo è un impegno che credo il Governo possa prendere; abbiamo
già lavorato in tal senso, siamo in questa ottica. Quindi penso
che, pur se il momento è di grande difficoltà, un certo ottimismo
possa certamente rimanere.
Abbiamo, poi, due provvedimenti in itinere e anche lì possiamo
dare risposte certe: il primo riguarda una misura agro-ambientale.
Vi è un regolamento comunitario che prevede la possibilità di dare
ad ettaro fino a 900 euro; attualmente, purtroppo, non si sa per
colpa di chi, é prevista la metà della cifra. Ora, avendo un
regolamento comunitario che non ci impedisce, anzi ci agevola, deve
servire allo scopo, e lì devono lavorare gli uffici per creare le
condizioni tecniche, giuridiche ed economiche per portare questo
finanziamento previsto a 900 euro.
L'altra battaglia che dobbiamo vincere, e mi rivolgo al presidente
Lombardo, è quella per risolvere il problema della peronospora: si
sono versati fiumi di parole ma, alla fine, non è mai arrivata una
lira per una misura prevista dal regolamento comunitario.
Nel nostro bilancio sono già stanziati ben 8 milioni di euro, 5
milioni arriveranno dallo Stato, anche se riguardano la misura de
minimis. E, allora, si mandi una delegazione a Bruxelles per
chiarire definitivamente i contenuti di una norma che il nostro
Parlamento possa votare per evitare che, ancora una volta, i soldi
che abbiamo promesso e che si possono dare, alla fine - non si sa
per quale ragione - non arrivano mai nelle tasche degli
agricoltori.
Sono due punti strategici che dobbiamo portare avanti e che
bisogna sicuramente concordare con la Comunità europea.
La Comunità europea non è fatta da persone con cui non si può
dialogare o ragionare. Ci sono tutte le condizioni tecniche e
giuridiche per fare in modo di dare una risposta certa al settore
agricolo.
Concludo con una velata critica: secondo me, dobbiamo cambiare il
metodo della promozione.
Oggi i soldi spesi per promuovere i prodotti agricoli siciliani e
le aziende agricole siciliane non sono stati sicuramente utilizzati
in maniera corretta. Troppi sperperi, e l'utilizzo delle somme non
ha prodotto mai un risultato concreto in favore delle nostre
aziende, dei prezzi dei prodotti e per la conquista dei mercati,
riducendosi solo a gite, a missioni, a feste e festicciole.
Allora, siccome questo Governo ha già dimostrato di avere la
capacità di dare delle risposte vere, che lo si faccia in maniera
coesa e coerente per fare sì che gli agricoltori siciliani abbiano
un futuro migliore.
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato con molta attenzione
tutti gli interventi che sono univoci nel richiedere la
dichiarazione dello stato di crisi. Tutti hanno tracciato analisi
e, magari, anche qualche terapia circa la soluzione della crisi e
di questa situazione.
Io mi permetto di fare qualche considerazione in ordine a tutti
gli interventi dicendo con i numeri, innanzitutto, come 240 mila
partite Iva in materia di aziende agricole testimoniano innanzi
tutto che l'agricoltura è la base economica dello sviluppo della
nostra Regione.
Basterebbe fare una moltiplicazione per un nucleo familiare di 4
persone per rendersi conto come 1 milione di persone vivano
esclusivamente, per ragioni di partita Iva, dell'agricoltura. Se a
queste aggiungiamo tutte quei soggetti del mondo del lavoro, ci
rendiamo conto come - altro che il problema della Fiat a Termini
Imerese, drammatico, gravissimo, che il Governo sta seguendo con la
massima attenzione - il problema dell'agricoltura sia assolutamente
tante volte drammaticamente superiore a quello dell'azienda
automobilistica della Fiat.
Si è parlato di alcune questioni. Vorrei sintetizzarle, perché
sono state qui richiamate; da ultimo l'onorevole Leontini, citando
una legge del 2005, ha parlato della questione del marchio.
Mi chiedo però - se vogliamo fare squadra tutti insieme in una
logica che mi è piaciuta, di non essere nessuno, ovviamente,
controparte in questa Sala, ma tutti uniti nell'interesse generale
della nostra agricoltura, della nostra Sicilia - come é possibile
che in questi cinque anni comunque non sia stata portata avanti una
logica di accreditamento a Bruxelles di questo marchio? Com'è
possibile che questo marchio sia stato intestato ad un consorzio di
proprietà della Regione, il Coribia, e oggi dobbiamo muoverci
ancora per avere l'accreditamento? Com'è possibile che in ordine a
questo marchio si siano spesi soldi, magari per la promozione, a
questo punto assolutamente inutili?
E' evidente che senza marchio non ci può essere una logica della
qualità certificata; senza marchio non ci può essere una logica
della tracciabilità, del sapere dove è stato coltivato un prodotto,
dove è stato raccolto, come è arrivato al banco a quel mercato.
Ma tutto questo è indispensabile in una regione in cui i
controlli, sostanzialmente, non mancano.
Signor Presidente, in una Regione che conta un personale - sia
organico che precario, a vario titolo, comunque alle dipendenze
delle casse regionali -, di molto superiore alle 60 mila unità,
soltanto 29 persone si occupano dei controlli in agricoltura nel
nostro assessorato. E' un numero che dice, in maniera palese, in
maniera chiara, in maniera netta, come non ci sia stata
sostanzialmente la volontà di difendere in concreto, con l'azione
del Governo, il nostro prodotto, la nostra eccellenza. Infatti, 29
è un numero ridicolo, come è ridicolo anche il numero dei
laboratori, in molti casi neanche accreditati, che possono svolgere
un lavoro di verifica.
Io ho già promosso degli incontri - lo dico all'onorevole Ragusa
che ha voluto richiamare la necessità dei controlli, mi dispiace
che si sia allontanato - sia con l'Assessorato della Salute sia con
la dogana per cercare di mettere a frutto un coordinamento proprio
nei controlli.
Oggi come oggi, se un prodotto siciliano va fuori della nostra
isola, subisce tutti i controlli del mondo, è super vigilato ed è
certamente un prodotto di eccellenza. Ma se un prodotto deve
arrivare in Sicilia, ed è un prodotto comunitario, Schengen non
consente sostanzialmente il controllo.
Se un prodotto è extracomunitario, abbiamo potuto verificare che
il controllo è saltuario, a campione, ed avviene forse ogni tanto
sull'animale e mai sul prodotto vegetale.
E' chiaro che occorre una campagna diversa.
Ho già dato indicazione ai miei uffici di operare una
riconversione dell'enorme numero di dipendenti che, a vario titolo,
si occupano di agricoltura tra SOAT, ESA e consorzi vari, perché ci
sia una riqualificazione del personale stesso che possa essere
assegnato, in numero consistente, all'attività di controllo e di
ispezione nei mercati e nei porti.
Senza questo non difenderemo il prodotto, senza questo non ha
senso la logica del marchio, senza questo non operiamo la logica
della tracciabilità e della difesa del nostro prodotto. Stiamo
lavorando in tal senso; sarà un fatto molto forte, molto incisivo,
ma è indispensabile.
Non è soltanto questa, però, la grande questione dell'agricoltura.
L'agricoltura è anche la grande questione di una forbice che si
allarga tra il costo della produzione e quello che è, invece, il
prezzo al banco, al mercato. Troppe volte, il produttore non riesce
neanche a recuperare il costo di produzione come costo di
investimento, non parliamo di utile; ma in questo però il prodotto
al banco, al mercato, ha sempre un costo molto caro, molto elevato,
e il consumatore non ha alcun beneficio. Molte volte, il
consumatore non ha nemmeno la garanzia dell'igiene e della
sicurezza alimentare proprio per quella mancanza di controlli di
cui ho detto prima e perché viene contrabbandato, troppe volte,
come prodotto siciliano quello che siciliano non è, non solo in
Sicilia, ma che viene portato fuori come se fosse siciliano senza
esserlo e senza essere coperto da quell'ombrello del marchio che
può indicare la garanzia.
Occorre scommettere su un concetto nuovo di commercializzazione,
sul quale finora abbiamo fallito. Non abbiamo saputo né sappiamo
commercializzare il nostro prodotto.
Oggi occorre sicuramente pensare ad un soggetto, ad una agenzia
che, occupandosi di commercializzazione, indichi qual è il prodotto
che serve e la quantità del prodotto che serve.
Non occorre che tutti producano un determinato prodotto se il
mercato non lo assorbe.
Già sappiamo quello che servirà al mercato l'anno prossimo; ma
oggi non abbiamo questa capacità, non abbiamo operato in questo
senso per intercettare i mercati. E non possiamo prendercela
soltanto col dato oggettivo che è anche la nostra incapacità di
fare sistema, di fare squadra, nel senso di fare OP. Giustamente
l'onorevole Incardona richiamava l'esempio della Spagna. Ma qui da
noi, solo nel settore agrumicolo, abbiamo 28 OP, che rappresentano
appena la metà del settore stesso.
Rendetevi conto che con questa forza non si può competere col
mercato e con la grande distribuzione, e il grande guaio nel
determinare poi il costo del prodotto con la conseguenza,
evidentemente, di eliminare il piccolo produttore.
Occorre, quindi, una vera e propria rivoluzione complessiva
nell'azione che bisogna fare. E si deve anche dire una cosa con
grande chiarezza sulla spesa per la promozione - lo dico al mio
amico Innocenzo Leontini, al di là delle polemiche se andare a
Berlino o meno, in cui indicavo ovviamente come questo dipendesse
anche dalle prenotazioni dell'anno precedente, e non certo relative
a questo momento e a questa gestione e come comunque sono state
presenti le OP, sempre con finanziamenti regionali -: non andremo
al Vinitaly come Regione Sicilia ma ci andremo come Istituto
regionale vite e vino, come pure voglio dichiarare che di soldi per
la promozione se ne sono spesi, e se ne sono spesi in quantità
enorme. Ma devo dire che la gran parte sono stati spesi male perché
non hanno prodotto nel nostro mercato quel risultato positivo per
intraprendere un'azione incisiva nei mercati europei e
internazionali.
Abbiamo anche investito un mare di soldi, sentivo l'altra volta in
alcuni interventi, nel settore della innovazione e della ricerca.
La Regione continua a finanziare numerosi consorzi che si occupano
di innovazione e ricerca, ma - diciamolo anche qui con molta
chiarezza - moltissimi di questi consorzi non hanno dato quei
risultati adeguati agli investimenti che si sono fatti.
Tutt'oggi investiamo decine di milioni di euro, ma questi consorzi
non hanno attuato quella ricerca che avrebbe dovuto valorizzare il
prodotto, compensando le difficoltà del mercato.
Anche lì occorre una rivoluzione: pensiamo ad una fondazione che
li assorba tutti e che assegni loro poi, per segmenti di prodotto,
una specificità per poter fare anche in questo caso una grande
riconversione.
Io sto tracciando brevemente, nell'ambito dei pochi minuti che mi
sono assegnati, alcune delle questioni sollevate.
Sono stati citati alcuni articoli della finanziaria. E' evidente
che l'articolo 16, relativo alle scorte - che ha visto una
provvista limitata prevista nella finanziaria dell'anno scorso, la
legge 6 del 2009 - proprio oggi con il disegno di legge in esame
sull'agriturismo, che è stato nuovamente oggetto di approfondimenti
in Commissione, consente attraverso un emendamento aggiuntivo lo
spostamento dal fondo dell'IRFIS a quello della CRIAS di 50 milioni
proprio per destinarli alle scorte e, quindi, all'articolo 16.
Con l'articolo 17 della finanziaria abbiamo già operato una
convenzione con l'ABI, che è stata sottoscritta da una dozzina di
istituti bancari ed è ovviamente aperta a tutti gli altri istituti
che vorranno compartecipare alla scommessa che vogliamo fare nel
compartecipare ai costi dei tassi di interesse che i nostri
coltivatori, i nostri produttori e i nostri allevatori sono
costretti a pagare.
Ma anche in questo caso è troppo chiaro che stiamo lavorando nella
logica degli articoli 18 e 19 e, da ultimo, dell'articolo 20, sul
tema della peronospora, citati dall'onorevole Scilla. Abbiamo già
richiesto da qualche tempo, e lo abbiamo ulteriormente sollecitato
proprio in queste ore - oggi ne ho parlato con il sottosegretario
Letta - un incontro con il ministro per le politiche agricole Zaia.
Siamo assolutamente in piena azione nei confronti del Governo
nazionale perché questi si renda conto che quella che stiamo
vivendo non è una crisi di settore, è una crisi di sistema, ed è
una crisi sociale, non é soltanto una crisi economico-finanziaria.
Ci aspettiamo che la deputazione siciliana, che tutti i siciliani
impegnati nell'azione di governo, che tutti i nostri parlamentari
facciano assolutamente squadra e operino in maniera assolutamente
coesa per portare all'attenzione del Consiglio dei Ministri questo
argomento affinché sia dichiarato lo stato di crisi.
Vorrei ricordare che di recente la nostra Regione, con un decreto
dell'assessore Cimino, ha provveduto, per quello che poteva, ad
operare la sospensione del pagamento dei tributi di competenza
regionale, a vantaggio sia degli agricoltori sia degli artigiani.
Ma è chiaramente troppo poco rispetto alle esigenze complessive di
migliaia, di decine di migliaia di imprenditori che oggi non
possono sostenere anche il carico fiscale e tributario.
Occorre la dichiarazione dello stato di crisi perché certamente
occorre una moratoria nel pagamento delle cartelle esattoriali,
occorre una moratoria per il pagamento dei contributi
previdenziali. E' evidente che, sotto questo profilo, gli
ammortizzatori sociali in agricoltura devono essere erogati in
deroga per la riconferma delle giornate di lavoro anche ai fini
previdenziali.
Ma è chiaro - ne parlava poc'anzi l'onorevole Incardona e voglio
ricordarlo - che occorre anche un rapporto nuovo con l'Unione
europea.
L'Unione europea che ha saputo dare deroghe al settore bancario,
al settore automobilistico, al settore delle industrie di
trasformazione, non può non ritenere analoga - ancor più grave, se
vogliamo - la situazione drammatica dell'agricoltura per la quale
anche l'incremento del de minimis da 7.500 a 15.000 solo per il
2010 è troppo poca cosa rispetto all'enormità della crisi che
stiamo vivendo.
E' veramente un pannicello caldo.
Occorrono deroghe vere, occorrono deroghe anche alle logiche di
Basilea per i nostri imprenditori i quali, altrimenti, come è stato
citato, non potranno neanche utilizzare quei fondi.
Ho raccolto da molti degli interventi lo spunto che questi bandi,
a volte, meritano di essere rivisitati. Io mi impegno perché ciò
avvenga.
Anche oggi, incontrando altri amici parlamentari, ho raccolto
l'invito a rivedere alcune di queste misure e cercherò di farlo
insieme ai dipartimenti di competenza, per consentire in maniera
quanto più snella e semplificata il vantaggio di poter investire
quelle somme importanti che sono alla nostra attenzione.
Concludo, dicendo che la nostra azione vuol essere un'azione
assolutamente innovativa e, per quanto riguarda la drammatica
vicenda del settore agrumicolo, proprio domani con il Presidente
della Regione avremo ulteriori incontri per trovare una soluzione
che consenta di togliere dal mercato, pagando direttamente il
produttore, una certa quantità di prodotto utile a poter elevare il
prezzo a vantaggio di questo settore. Speriamo di trovare una
soluzione tecnica.
Ci stiamo battendo in questo senso incontrando, ovviamente,
resistenze e difficoltà proprio da parte dell'Unione Europea che ci
invita a rivolgerci alle OP. Ma, in questo momento, abbiamo il
problema dei piccoli produttori, dei piccoli coltivatori, come
oggetto principale del nostro aiuto.
Ci stiamo adoperando e riferiremo in Aula circa i passi avanti che
speriamo di operare a partire da domani, così come riferiremo a
quest'Aula, nell'accogliere e nell'esprimere il più grande dei
pareri favorevoli a questa mozione, anche l'azione che speriamo il
Governo nazionale vorrà fare a vantaggio dell'agricoltura e,
quindi, della Sicilia.
Presidenza del vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini
del giorno:
- n. 245 Dichiarazione dello stato di calamità per il comparto
agrumicolo siciliano , degli onorevoli Calanducci, Musotto e
Gennuso;
- n. 246 Iniziative a sostegno del comparto agrumicolo
siciliano , degli onorevoli Di Guardo, De Benedictis, Di Benedetto,
Digiacomo, Marinello, Marziano, Panarello e Raia;
- n. 260 Dichiarazione dello stato di calamità naturale a tutela
degli agrumicoltori siciliani ed in particolare di quelli della
provincia di Siracusa, di Catania e di Messina , degli onorevoli
Vinciullo, Pogliese e Formica. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
preso atto:
della grave crisi che attraversa il comparto agrumicolo siciliano,
con particolare riferimento alla zona orientale della provincia di
Catania, e delle conseguenti pesanti ricadute che essa ha
determinato sui livelli occupazionali e sul reddito degli addetti
che operano in tale comparto;
dei motivi più o meno contingenti di destabilizzazione,
rappresentati dalla pressante concorrenza estera, dal rallentamento
dei consumi, dalle malattie delle piante e dalle perduranti avverse
condizioni climatiche, che hanno favorito una crisi di mercato
senza precedenti che ha ormai messo in ginocchio l'intero settore
agrumicolo, altrimenti noto per le sue eccellenze: per tutte,
l'arancia rossa di Sicilia, che oggi i produttori vedono
tristemente morire sulle proprie piante;
di tale gravissima crisi si sono fatte interpreti le associazioni
degli operatori commerciali ed i sindaci dei comuni interessati
che, in ogni sede, si sono unitariamente e civilmente mobilitati,
rivendicando interventi urgenti, sia di carattere congiunturale che
strutturale, concentrando l'attenzione degli organi istituzionali
sulla necessità di dichiarare lo stato di calamità per eventi
eccezionali nel comparto in questione;
ritenuto che appare di estrema urgenza offrire risposte che
volgano concretamente verso adeguati strumenti straordinari di
sostegno quali, ad esempio, l'attivazione del conferimento del
prodotto alle industrie di trasformazione, istituendo appositi
centri di raccolta pubblici e garantendo agli agricoltori un prezzo
non inferiore a 0,25/Kg; misure straordinarie di sostegno alle
passività finanziarie delle aziende agrumicole ed accesso al
credito agevolato con abbattimento degli oneri finanziari; accesso
al fondo di solidarietà nazionale di cui al d.lgs. n. 102 del 2004
e successive modifiche ed integrazioni,
impegna il Governo della Regione
a dichiarare lo stato di calamità per eventi eccezionali del
comparto agrumicolo siciliano, ponendo in essere, con la massima
urgenza, ogni possibile iniziativa in campo regionale, nazionale e
comunitario a sostegno di un settore così gravemente penalizzato;
a disporre, in tempi brevi, l'apertura di un tavolo tecnico che
coinvolga i sindaci dei comuni agrumetati, rappresentanti degli
agricoltori e parti sociali, affinché sia data voce a coloro che da
sventurati protagonisti vivono quotidianamente gli effetti della
crisi in corso, concertando, attraverso un'attenta valutazione di
tutte le istanze, gli strumenti più idonei a risolvere, non
soltanto gli aspetti contingenti, ma anche quelli strutturali
dell'intero comparto agrumicolo». (245)
CALANDUCCI - MUSOTTO - GENNUSO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che la situazione agricola siciliana è gravissima, come
testimoniato dai prezzi dei prodotti agricoli caduti in
quest'ultimo anno a livelli tali da non rendere più possibile la
sussistenza delle stesse aziende agricole, con gravi ricadute sul
piano occupazionale e pericoli, in prospettiva, di turbamento
dell'ordine pubblico;
ricordato in questo quadro le particolari difficoltà che
colpiscono da tempo un settore di alto pregio delle coltivazioni
siciliane, quello dell'agrumicoltura, i cui prodotti non trovano
più un mercato sufficiente a remunerarne la produzione;
ritenuto, quindi, che si debba affrontare tale emergenza
riconoscendo innanzitutto lo stato di crisi del mercato degli
agrumi, con la sospensione delle scadenze contributive e la
ristrutturazione a medio e lungo termine della situazione debitoria
di tutte le aziende del settore;
richiamando la piena applicazione del decreto legislativo 29 marzo
2004, n. 102, come modificato dal decreto legislativo n. 82 del
2008, relativamente alle calamità per eventi eccezionali dovute
alla grave crisi di mercato,
impegna il Governo della Regione
al ritiro dal mercato della produzione agrumicola in eccesso per
destinarla a interventi umanitari, al conferimento alle industrie
di trasformazione, attraverso appositi centri di raccolta pubblici,
a un prezzo minimo di 0,25 al chilogrammo e con la possibilità di
conferire 20 mila chili di prodotto per ogni ettaro;
alla riconferma delle giornate di lavoro per gli operai agrumicoli
in presenza di calamità;
all'immediata liquidazione di tutte le domande pregresse per danni
da eventi meteorologici;
all'adozione di misure per incentivare la ripresa dei contratti
assicurativi per calamità naturale e mancato reddito». (246)
DI GUARDO - DE BENEDICTIS - DI BENEDETTO - DIGIACOMO - MARINELLO -
MARZIANO - PANARELLO - RAIA - LIMOLI
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la situazione dell'agrumicoltura siciliana, ormai da anni in uno
stato di grandissima difficoltà, è giunta al capolinea, in uno
stato comatoso purtroppo accertato e documentato. Il calo dei
prezzi all'origine, l'aumento dei costi di produzione e
l'importazione non controllata di agrumi da Paesi comunitari ed
extracomunitari ha definitivamente messo in ginocchio l'intero
comparto che - non occorre ricordare - è elemento vitale e
trainante dell'intera economia siciliana;
le imprese agricole siciliane, ogni giorno di più, perdono
competitività sui mercati nazionali ed internazionali, il prodotto
rimane invenduto e di conseguenza gli agricoltori sono costretti ad
abbandonare gli agrumeti al loro destino, a chiudere le aziende
agricole, a licenziare tutti i lavoratori impegnati;
il crollo dei prezzi praticati è l'elemento di maggiore
preoccupazione per i coltivatori. Tale crollo è causato
dall'arrivo, sui mercati italiani e siciliani, di agrumi
provenienti da Paesi comunitari che spesso introducono in Europa
prodotti coltivati in Paesi extracomunitari, in particolar modo nei
Paesi dell'Africa settentrionale;
questi agrumi, prodotti con modalità non conosciute, arrivano in
Europa, in Italia e in Sicilia con prezzi assolutamente
concorrenziali rispetto alla nostra produzione, che si è sempre
contraddistinta per la scelta della qualità rispetto alla quantità
prodotta e per la sua tracciabilità;
rilevato che:
i processi di espansione dei mercati non sono stati governati da
idonee politiche, sia regionali che nazionali, di accompagnamento e
di supporto, indispensabili per aiutare le aziende siciliane ad
affrontare le nuove sfide del mercato globale, tenendo conto anche
della peculiarità tipica della produzione siciliana legata alla sua
insularità che, ovviamente, incide in maniera rilevante sui costi
di spedizione e di trasporto;
la presenza nei mercati italiani di prodotti provenienti da Paesi
extracomunitari che vengono offerti, sia per la qualità del
prodotto sia per il sistema di produzione, a prezzi assolutamente
concorrenziali rispetto alla produzione siciliana, sta causando un
vero e proprio cataclisma nella filiera produttiva regionale,
costringendo i nostri produttori a mettere, spesso, sul mercato
prodotti agricoli a prezzi addirittura al di sotto degli stessi
costi di produzione. Il prezzo degli agrumi è bloccato fra i cinque
e i dieci centesimi al chilo, quando per produrre un chilo di
arance non bastano venti centesimo e, di contro, sui banchi dei
mercati siciliani un chilo di arance arriva a costare anche due
euro, mentre a Milano lo stesso prodotto sfiora i tre euro al
chilo;
considerato che:
detto crollo dei prezzi induce i produttori siciliani di agrumi a
lanciare una drammatica richiesta di intervento da parte delle
autorità regionali, visto che l'abbattimento dei prezzi di vendita
non permette agli stessi produttori di sopravvivere, calcolando che
i costi di produzione oramai sono di molto superiori ai ricavi;
soltanto un forte e massiccio intervento delle autorità regionali
può dare un aiuto concreto e tangibile ai produttori siciliani del
comparto agrumicolo, onde evitare che la crisi in atto esistente
porti alla chiusura, già ampiamente paventata dalle associazioni di
categoria, di migliaia di piccole e medie aziende, con le
prevedibili e catastrofiche ripercussioni sull'economia e
sull'occupazione dell'Isola;
preso atto che:
la notte tra martedì 26 e mercoledì 27 gennaio u.s. è stata
caratterizzata da piogge torrenziali che si sono abbattute, senza
sosta, sul territorio della provincia di Siracusa e, in modo
particolare, sul triangolo agrumicolo che gravita attorno a
Francofonte;
mercoledì mattina, ad intervalli regolari, grandine, quanto mai
copiosa, ha colpito il suddetto territorio, arrecando ulteriori e
irrimediabili danni ai coltivatori di agrumi della provincia di
Siracusa;
l'umidità e la pioggia insistente hanno causato la caduta di oltre
il 60% dei frutti, ancora pendenti sulle piante, come tristemente è
possibile constatare transitando fra gli agrumeti intorno a
Francofonte; lo scenario che si presenta è alquanto sconfortante:
un immenso tappeto rosso copre tutta la campagna, a riprova degli
effetti devastanti del maltempo;
preso atto infine che la grandine ha rovinato i frutti, rimasti
sugli alberi, che di conseguenza non avranno mercato perché si
presenteranno agli acquirenti con la buccia macchiata dalla
grandine;
considerato altresì che:
fra i prezzi alla produzione e i prezzi praticati sui mercati
l'incremento minimo praticato, cioè il ricarico dovuto alla
filiera, è pari al 650%;
l'Unione europea per combattere l'obesità dei bambini e abituarli
a mangiare in modo sano, sin dalla più tenera età, ha finanziato un
progetto pilota, investendo ben 125 milioni di euro;
il suddetto progetto consiste nell' introduzione di nuovi cibi
nelle mense scolastiche, sostituendo snack e liquidi gassosi con
frutta fresca e succhi di frutta;
il progetto è stato già adottato, non solo in Sicilia, ma anche in
altre province italiane con esiti straordinari perché i bambini
hanno molto gradito le spremute d'arancia;
l'Italia spenderà 25 milioni in cinque aree: Sud, Centro-Sud,
Centro-Nord, Nord e Nord-Est;
il programma avrà una durata di cinque anni e al Sud verranno
accreditati, qualora vi fossero progetti, 5,5 milioni ogni anno.
Un' opportunità che, necessariamente, dovrà essere sfruttata con
saggezza dai produttori siciliani i quali, a tal fine, avranno
bisogno di consorziarsi tra loro, non perpetuando personalismi che,
fino ad oggi, purtroppo, non hanno dato esiti favorevoli alla
categoria e, di conseguenza, all'economia dell'Isola,
impegna il Governo della Regione
a richiedere al Governo nazionale la concessione della stato di
calamità naturale per l'agricoltura siciliana in modo da sospendere
il pagamento di oneri e tributi vari;
ad applicare, in modo particolare, lo stato di calamità al settore
agrumicolo, cosa che consentirebbe ai produttori di ricevere una
contribuzione ad ettaro, in considerazione dei danni subiti dalle
piogge e dalla grandine degli ultimi giorni;
a reperire il massimo possibile di risorse finanziarie per poter
acquistare sul mercato le arance di seconda scelta o che siano
cadute dalle piante, ad un prezzo che sia di vero ristoro, (almeno
30 centesimi al chilo), ritirando dal mercato i prodotti di
pezzatura limitata. Con questo intervento si otterrebbe il
risultato di poter spuntare un prezzo migliore, rispetto a quello
attuale, per le arance di ottima qualità. Le arance ritirate
potrebbero essere utilizzate per la loro trasformazione in succhi
da distribuire negli ospedali, nei centri per anziani, nelle
strutture che accolgono soggetti diversamente abili, nelle sedi
della Caritas, negli asili nido e nelle scuole dove operano le
mense; ad attivare una seria campagna di promozione dell' unicità e
qualità delle arance siciliane sia in Italia che all'estero;
alla riconferma delle giornate lavorative più favorevoli per i
braccianti agricoli impegnati nel computo. Ad autorizzare
l'Assessorato regionale Attività produttive a coofinanziare la
realizzazione di strutture, nei siti di produzione, per la
trasformazione degli agrumi in succhi;
a richiedere al Governo centrale di incrementare, su tutto il
territorio nazionale, le azioni di controllo e di verifica per
impedire l'ingresso illegale di prodotti agro-alimentari
provenienti da Paesi esteri, anche comunitari;
a pretendere dalla Comunità europea severi controlli, soprattutto
sui Paesi mediterranei, appartenenti alla comunità stessa, che
detengono rapporti storici, economici e commerciali con i Paesi
dell'Africa settentrionale al fine di evitare, come spesso è
avvenuto nel passato, che si scambino per comunitari prodotti che
invece non lo sono;
a istituire un 'Marchio Sicilia' a tutela di tutti i prodotti
agricoli siciliani. La polemica sollevata da 'Striscia la notizia'
nella rubrica 'Tarocchi taroccati' non può lasciarci, infatti,
indifferenti; il 'Marchio Sicilia', prova di tracciabilità di un
prodotto, deve identificare, in maniera inequivocabile e semplice
allo stesso tempo, il luogo di produzione di un prodotto agricolo;
a favorire, con agevolazioni fiscali e aiuti economici, la
costituzione di consorzi fra produttori agricoli al fine di
incrementare la possibilità degli stessi di accedere ai mercati
nazionali ed internazionali. A tal fine è necessario andare oltre
le divisioni, spesso campanilistiche, ed affermare invece il
concetto che le varietà di agrumi prodotti in una provincia
siciliana siano migliori di tutte le rimanenti presenti sui
mercati;
ad incrementare e favorire la diffusione dei mercati contadini per
accorciare la filiera, spesso troppo lunga, e favorire l'acquisto
dal produttore al consumatore, eliminando di conseguenza,
l'insopportabile ricarico fra produzione e vendita;
all'autorizzazione immediata a tutti gli agrumicoltori che ne
facciano richiesta ad installare impianti fotovoltaici nelle loro
aziende al fine di abbattere i costi dell'energia elettrica,
utilizzata per la conduzione delle loro imprese agricole;
a snellire e velocizzare le procedure per accedere al Fondo di
solidarietà del settore agricolo inserito nella legge finanziaria
del Governo e quelle per il credito agricolo;
a puntare sui 125 milioni di euro, stanziati dall'Unione europea,
per combattere l'obesità dei bambini e salvare così le arance
siciliane;
ad inviare, immediatamente, ispettori in tutti i comuni dell'Isola
che hanno ottenuto finanziamento per l'acquisto di distributori
spremi-agrumi, per verificare se gli stessi siano ancora attivi, o
- come al contrario sembra - che gli stessi spremi-agrumi siano
stati smarriti, oppure giacciano occultati, mentre i nostri figli
continuano ad alimentarsi di sostanze gassate e le arance siciliane
marciscono abbandonate sul terreno mentre i produttori guardano
impotenti i loro agrumi, assaliti da rabbia e disperazione;
a disporre, infine, in tempi brevi, l'istituzione di un tavolo
tecnico permanente che coinvolga, oltre alla Regione, i Sindaci dei
comuni agrumetati, i rappresentanti degli agricoltori, dei
braccianti agricoli, dei commercianti e di quanti interessati
quotidianamente agli effetti devastanti della crisi, fornendo al
Governo valutazioni e suggerimenti per uscire dallo stallo in cui
l'agricoltura siciliana versa». (260)
VINCIULLO - POGLIESE - FORMICA
Presidenza del vicepresidente Oddo
Sull'ordine dei lavori
MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, siccome ritengo
sia una mozione importante che tutto il Parlamento ha condiviso,
considerato che molti colleghi sono all'interno del Palazzo e non
sanno che stiamo votando e merita una votazione corposa se,
cortesemente, attendiamo cinque minuti in modo che i colleghi
arrivino in Aula, se può acconsentire a questa richiesta.
Presidenza del vicepresidente Oddo
Votazione della mozione numero 174
PRESIDENTE. Pongo in votazione la mozione numero 174. Il parere
del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvata all'unanimità)
Onorevoli colleghi, informo che, in forza dell'articolo 156 del
Regolamento interno, gli ordini del giorno 245, 246 e 260 sono
assorbiti.
L'onorevole Caputo mi aveva chiesto se stasera fosse opportuno
mettere in discussione gli ordini del giorno. Poiché gli ordini del
giorno sono dodici, la Presidenza li porrà in discussione domani
sera, anche perché non siamo riusciti a dare un ordine all'ordine
del giorno stesso.
La seduta è rinviata a domani, mercoledì 10 febbraio 2010, alle
ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Oddo
I - Comunicazioni
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - «Norme per il sostegno dell'attività edilizia e la
riqualificazione del patrimonio edilizio» (nn. 459-386-209-394-
404/A) (Seguito)
Relatore: on. Caronia
2) - «Nuovo ordinamento delle Camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura» (n. 270/A)
Relatore: on. Corona
3) - «Misure per il reinserimento lavorativo dei lavoratori che
hanno superato i 50 anni di età» (n. 467/A)
Relatore: on. Lentini
4) - «Disciplina dell'agriturismo in Sicilia» (n. 337/A)(Seguito)
Relatore: on. Apprendi.
La seduta è tolta alle ore 21.24.
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
Dott.ssa Iolanda Caroselli