Presidenza del presidente Cascio
GENNUSO, segretario, dà lettura del processo verbale delle sedute
numero 138 e numero 139 del 9 febbraio 2009 che, non sorgendo
osservazioni, si intendono approvati.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo per oggi gli onorevoli
Cintola e Fagone.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
- «Norme in favore dei centralinisti ciechi» (516), presentato
dagli onorevoli Panarello, Marziano, Cracolici, Ammatuna,
Apprendi, Barbagallo, De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di
Guardo, Donegani, Faraone, Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gucciardi,
Laccoto, Lupo, Marinello, Mattarella, Oddo, Panepinto, Picciolo,
Raia, Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano, in data 9 febbraio
2010;
- «Norme in materia di riordino delle società partecipate dalla
Regione» (517), presentato Cracolici, Ammatuna, Apprendi,
Barbagallo, De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo,
Donegani, Faraone, Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gucciardi,
Laccoto, Lupo, Mattarella, Marinello, Marziano, Oddo, Panarello,
Panepinto, Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano,
in data 9 febbraio 2010;
- «Norme in materia di addizionale regionale IRPEF a favore delle
famiglie numerose o con soggetti disabili a carico» (518),
presentato dagli onorevoli Cordaro, Gianni, Ardizzone, Lo Giudice,
Cascio Salvatore, Maira, Fagone, Dina, Ragusa e Savona, in data 9
febbraio 2010;
- «Disposizioni per la trasparenza, la semplificazione,
l'efficienza, l'informatizzazione della Pubblica amministrazione,
l'agevolazione delle iniziative economiche. Disposizioni per il
contrasto alla corruzione ed alla criminalità organizzata di
stampo mafioso. Disposizioni per il riordino e la semplificazione
della legislazione regionale» (520), presentato dal Presidente
della Regione (Lombardo) su proposta dell'Assessore regionale per
le autonomie locali e la funzione pubblica (Chinnici) in data 10
febbraio 2010.
Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
Commissione legislativa
PRESIDENTE. Comunico che il seguente disegno di legge è stato
inviato alla competente Commissione:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
- «Norme per l'istituzione ed il coordinamento dei centri di
composizione familiare» (500)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 9 febbraio 2010.
Comunicazione di assenze alla riunione della I Commissione
legislativa
PRESIDENTE. Comunico che nella seduta della Commissione
legislativa permanente Affari Istituzionali' (I) numero 84 del 9
febbraio 2010 sono risultati assenti gli onorevoli: Arena,
Barbagallo, Cordaro, De Luca, Di Guardo, Greco, Gucciardi, Maira,
Marrocco e Musotto.
Comunicazione di approvazione di risoluzione da parte della III
Commissione legislativa
PRESIDENTE. Comunico che la Commissione legislativa Attività
produttive' (III) nella seduta numero 118 del 2 febbraio 2010 ha
approvato la risoluzione numero 2/III «Azioni da adottare per la
soluzione della vertenza degli ex ufficiali di riscossione del
Servizio riscossione tributi».
Ne do lettura:
«Premesso che
la società Montepaschi Serit Spa ha gestito in qualità di
Concessionario per la riscossione delle imposte in Sicilia dal
1998, dopo un periodo di gestione commissariale iniziata nel 1991;
tra il 1999 e il 2001 la stessa società ha presentato due
progetti per assunzioni di giovani con contratti di formazione e
lavoro (CFL) e ha trasformato in assunzioni a tempo indeterminato
l'ottanta per cento dei soggetti selezionati;
nel 2002 la Montepaschi Serit ha assunto, dietro selezione,
ancora con CFL, 256 giovani in possesso di speciale abilitazione
all'esercizio della professione di ufficiale di riscossione e che
la medesima è rilasciata dalle Procure della Repubblica a seguito
di un complesso esame;
al contrario di quanto avvenuto per i giovani assunti con i
precedenti CFL e in contrasto con quanto la stessa Montepaschi
Serit aveva ripetutamente dichiarato, nessuno del 256 ufficiali di
riscossione veniva confermato al lavoro al termine del progetto;
da parte della Montepaschi Serit è stato sostenuto, a
giustificazione delle mancate assunzioni, che la cessazione di
ogni rapporto di lavoro è stata determinata dalla riforma del
servizio di riscossione, D. Lgs. n. 46/1999, con il conseguente
passaggio di tutte le attività connesse alla mano pubblica e, nel
caso in specie, alla Regione;
dall'1 ottobre 2006 la riscossione in Sicilia é stata trasferita
a Riscossione Sicilia Spa e a Serit Sicilia Spa, società
controllate dall'Amministrazione regionale, dall'Agenzia delle
Entrate e dalla Banca Montepaschi;
entro il 31/12/2010 i soci pubblici Regione Siciliana e Agenzia
delle Entrate hanno l'obbligo di legge di acquistare il pacchetto
azionario di Riscossione Sicilia Spa e Serit Sicilia Spa
attualmente di proprietà del socio privato, che diverranno
pertanto società a capitale interamente pubblico;
considerato che
i suddetti lavoratori hanno svolto con diligenza il proprio
compito, contribuendo non poco al netto miglioramento degli indici
di riscossione coattiva avvenuto in quel periodo ed hanno
acquisito, con l'intervento finanziario della Regione Siciliana,
una buona professionalità, in un settore come quello dei tributi
ed in una fase operativa, quale quella della riscossione nei
confronti di contribuenti non pronti al pagamento spontaneo,
estremamente delicati e complessi;
i costi della formazione dei lavoratori sono ricaduti anche sulla
Regione Sicilia, soggetto che ha valutato ed approvato il progetto
di formazione e lavoro;
per effetto di accordi stipulati con le organizzazioni sindacali,
nell'ottica della riduzione dei costi di gestione, l'organico di
Serit Sicilia in questi ultimi anni si è drasticamente ridotto di
circa 400 unità;
circa 200 ufficiali ex contrattisti hanno adito le vie legali, al
fine di ottenere, per via giudiziaria, il riconoscimento del loro
diritto ad essere assunti dalla Spa Serit Sicilia, subentrata
nella gestione del servizio di riscossione alla Montepaschi Serit;
fino a questo momento almeno cinque ricorrenti hanno ottenuto
sentenza a loro favorevole immediatamente esecutiva, con l'obbligo
per Riscossione Sicilia Spa dell'assunzione e del pagamento di un
risarcimento di circa 120 mila euro per ognuno dei ricorrenti;
i lavoratori in questione sono soggetti già professionalmente
formati e la loro assunzione negli organici di Serit Sicilia non
comporterebbe nessun ulteriore costo in termini di formazione, al
contrario di quanto dovrebbe avvenire per altri;
in favore dell'assunzione di tali lavoratori l'Assemblea
Regionale Siciliana si è già espressa con l'Ordine del Giorno
accettato come raccomandazione nella seduta n.16 del 18 ottobre
2006, n.13 a firma degli On.li Cracolici Antonino (DS), Borsellino
Rita (Misto), Barbagallo Giovanni (Dem. è Libertà - La
Margherita), Ballistreri Gandolfo (Uniti per la Sicilia), Di Mauro
Giovanni Roberto (MPA), Fleres Salvatore (FI), e con la Mozione n.
110 approvata il 25 ottobre 2006 a firma degli On.li Pagano
Alessandro (FI), Turano Girolamo (UDC), Cascio Francesco (FI), De
Luca Cateno (MPA), Fleres Salvatore (FI), Cappadona Nunzio (UDC),
Regina Francesco (UDC), Leontini Innocenzo (FI), Confalone
Giancarlo (FI);
rilevato che
esiste la concreta prospettiva che altri, se non addirittura
tutti i rimanenti ricorrenti, possano ottenere analoga sentenza
favorevole, il che comporterebbe un onere per Serit Sicilia e
Riscossione Sicilia spa molto pesante legato in particolare
all'obbligo del risarcimento, onere che finirebbe con il ricadere
sulla Regione Siciliana che di Riscossione Sicilia e di Serit
Sicilia è azionista;
come è stato dimostrato negli anni in cui i lavoratori con
contratto CFL hanno svolto la propria attività, si rinviene un
indubbio interesse, sia da parte della società che gestisce la
riscossione in Sicilia, sia da parte della Regione Siciliana, che
non solo è azionista di detta società, ma è anche la principale
beneficiaria della riscossione e del recupero coattivo dei crediti
vantati nei confronti di imprese e cittadini, affinché venga
fortemente potenziata l'attività di riscossione anche tramite
l'assunzione in pianta stabile di personale già formato
direttamente in azienda;
impegna il Governo della Regione
ad intervenire con l'urgenza del caso, in qualità di socio di
maggioranza e riferimento di Riscossione Sicilia Spa e Serit
Sicilia Spa, per concordare, con i contrattisti ricorrenti, un
accordo mirante alla trasformazione del contratto da tempo
determinato a tempo indeterminato, al fine di evitare ulteriori
decisioni da parte dei giudici del lavoro che vedrebbero la
Riscossione Sicilia S.p.A. soccombere di fatto davanti alla
richiesta dei lavoratori ricorrenti e, di conseguenza, la Regione
siciliana costretta ad un esborso di somme, non previste nel
bilancio, di oltre 20 milioni di euro, ed al contempo bloccando
ogni altra assunzione, nelle suddette società, di soggetti che non
siano i ricorrenti prima che non sia definita la vicenda ad essi
legata».
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.
GENNUSO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e
la formazione professionale, premesso che:
il comune di Cerda (PA) ha emesso un'ordinanza di chiusura della
scuola materna per grave pericolo di crollo;
dalla relazione degli uffici tecnici è emerso che la struttura
sarebbe stata realizzata con calcestruzzo di bassissima qualità
che ne compromette la sicurezza;
considerato che:
è stato chiesto dall'amministrazione comunale l'intervento
immediato ed urgente del dipartimento della Protezione civile;
tale grave situazione costituisce pericolo per l'incolumità
pubblica;
ritenuto che situazioni come quella accaduta a Cerda sono comuni
ad altri edifici scolastici per i quali gli amministratori locali
e le direzioni scolastiche hanno sollecitato l'intervento della
Protezione civile regionale;
ritenuto, altresí, che stante l'urgenza ed il pericolo
all'incolumità pubblica, è necessario un intervento immediato;
per sapere:
quali provvedimenti intendano adottare per garantire le
condizioni di agibilità ed i requisiti di sicurezza dell'edificio
scolastico di Cerda e degli edifici scolastici del territorio al
fine di tutelare e salvaguardare l'incolumità pubblica da pericoli
di crollo;
se sia stato predisposto un piano strategico e finanziario per la
sicurezza degli edifici scolastici siciliani». (1014)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'economia,
premesso che:
l'articolo 2 della legge regionale n. 5 del 27 febbraio 2007
disciplina le disposizioni per il personale;
secondo quanto descritto dalla norma si prevede che: 'Al
personale di cui all'articolo 48 della legge regionale 3 novembre
1993 n. 30, inquadrato nel ruolo speciale transitorio istituito
presso la Presidenza della Regione ai sensi dell'articolo 8 della
legge regionale 27 dicembre 1985 n. 53, si applica la deroga
prevista nel secondo comma dell'articolo 10 della legge regionale
9 maggio 1986 n. 21. Al personale suddetto si applica a fare data
dall'1 gennaio 2004, l'articolo 20 della legge regionale 29
dicembre 2003 n. 21';
l'articolo 20 in particolare disciplina il trattamento di
quiescenza del personale regionale;
considerato che l'applicazione dell'articolo 2, comma 1, della
legge regionale n. 5 del 2007 non ha ancora trovato attuazione;
ritenuto che l'Amministrazione regionale ha l'obbligo di fare
chiarezza sull'applicazione della normativa;
per sapere i provvedimenti che intendano adottare per fare
chiarezza sulla mancata applicazione della norma».(1015)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro, premesso che:
l'azienda agricola denominata 'Verbumcaudo', confiscata al boss
di cosa nostra Michele Greco, con provvedimento del 6 febbraio
2008 dell'Agenzia del demanio di Palermo, è stata consegnata al
Comune di Polizzi Generosa (PA) e, quindi, acquisita al patrimonio
indisponibile del Comune;
l'amministrazione comunale ha provveduto ad affidare la gestione
del bene alla cooperativa Placido Rizzotto 'Libera Terra';
al momento dell'immissione in possesso da parte della cooperativa
è stato riscontrato che il bene risultava essere occupato da
soggetti terzi in virtù di un provvedimento dell'autorità
giudiziaria di Termini Imprese (PA);
l'immobile in questione risulta ipotecato dal Banco di Sicilia
che nel 1985 ha proceduto alla trascrizione del pignoramento;
considerato che:
il bene, pur se legittimamente acquisito al patrimonio del Comune
a seguito di assegnazione definitiva del Demanio, in realtà non
può essere dallo stesso utilizzato per le finalità di cui alla
legge sui beni confiscati;
in particolare, il bene è gravato da ipoteca per un credito
vantato dal Banco di Sicilia e del quale il Comune non può farsi
carico;
ritenuto che tale situazione non consente l'utilizzo sociale del
bene confiscato;
per sapere quali provvedimenti intendano adottare per consentire
al Comune di Polizzi Generosa il pieno utilizzo del bene
confiscato alla mafia secondo le modalità previste dalla normativa
vigente». (1016)
CAPUTO
PRESIDENTE. Le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo.
Annunzio di mozione
PRESIDENTE. Comunico che, in data 10 febbraio 2010, è stata
presentata la mozione numero 179 «Soluzione della vertenza degli
ex ufficiali di riscossione del servizio riscossione tributi»,
degli onorevoli Colianni, Apprendi, Musotto, Romano, Arena,
Calanducci, Federico, Falcone, Vinciullo, Caputo, Ardizzone,
Gianni, Lentini, Cascio Salvatore, Caronia, Gennuso, Corona,
Cracolici, Termine, Digiacomo, Dina, Gucciardi, Oddo, Raia,
Panarello e Vitrano.
Invito il deputato segretario a darne lettura.
GENNUSO, segretario:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la società 'Montepaschi Serit s.p.a.' ha gestito, in qualità di
concessionario, la riscossione delle imposte in Sicilia dal 1998,
dopo un periodo di gestione commissariale iniziata nel 1991;
tra il 1999 e il 2001 la stessa società ha presentato due
progetti per assunzioni di giovani con contratti di formazione e
lavoro (CFL) e ha trasformato in assunzioni a tempo indeterminato
l'ottanta per cento di quelle dei soggetti selezionati;
nel 2002 la Montepaschi Serit ha assunto, tramite selezione,
ancora con CFL, 256 giovani in possesso di speciale abilitazione
all'esercizio della professione di ufficiale di riscossione, e che
tale abilitazione è rilasciata dalle procure della Repubblica a
seguito di un complesso esame;
al contrario di quanto avvenuto per i giovani assunti con i
precedenti CFL ed in contrasto con quanto la stessa Montepaschi
Serit aveva ripetutamente dichiarato, nessuno dei 256 ufficiali di
riscossione veniva confermato al lavoro al termine del progetto;
da parte della Montepaschi Serit è stato sostenuto, a
giustificazione delle mancate assunzioni, che la cessazione di
ogni rapporto di lavoro è stata determinata dalla riforma del
servizio di riscossione (d.lgs. n. 46/1999), con il conseguente
passaggio di tutte le attività connesse alla mano pubblica e, nel
caso in specie, alla Regione;
dall'1 ottobre 2006, la riscossione in Sicilia è stata trasferita
a 'Riscossione Sicilia s.p.a.' e a 'Serit Sicilia s.p.a.', società
controllate dall'Amministrazione regionale, dall'Agenzia delle
entrate e dalla banca Montepaschi;
entro il 31 dicembre 2010, i soci pubblici Regione siciliana ed
Agenzia delle entrate hanno l'obbligo di legge di acquistare il
pacchetto azionario di Riscossione Sicilia s.p.a. e Serit Sicilia
s.p.a., attualmente di proprietà del socio privato, che diverranno
pertanto società a capitale interamente pubblico;
considerato che:
i suddetti lavoratori hanno svolto con diligenza il proprio
compito, contribuendo non poco al netto miglioramento degli indici
di riscossione coattiva avvenuto in quel periodo ed hanno
acquisito, con l'intervento finanziario della Regione siciliana,
una buona professionalità in un settore come quello dei tributi ed
in una fase operativa, quale quella della riscossione nei
confronti di contribuenti non disponibili al pagamento spontaneo,
fattispecie estremamente delicate e complesse;
i costi della formazione dei lavoratori sono ricaduti anche sulla
Regione siciliana, soggetto che ha valutato ed approvato il
progetto di formazione e lavoro;
per effetto di accordi stipulati con le organizzazioni sindacali,
nell'ottica della riduzione dei costi di gestione, l'organico di
Serit Sicilia in questi ultimi anni si è drasticamente ridotto di
circa 400 unità;
circa 200 ufficiali ex contrattisti hanno adito le vie legali, al
fine di ottenere, per via giudiziaria, il riconoscimento del loro
diritto ad essere assunti dalla Serit Sicilia s.p.a., subentrata
alla Montepaschi Serit nella gestione del servizio di riscossione;
fino a questo momento almeno cinque ricorrenti hanno ottenuto
sentenza favorevole immediatamente esecutiva, con l'obbligo per
Riscossione Sicilia s.p.a. dell'assunzione e del pagamento di un
risarcimento di circa 120 mila euro per ognuno dei ricorrenti;
i lavoratori in questione sono soggetti già professionalmente
formati e la loro assunzione negli organici di Serit Sicilia non
comporterebbe alcun ulteriore costo in termini di formazione, al
contrario di quanto dovrebbe avvenire per altri;
in favore dell'assunzione di tali lavoratori l'Assemblea
regionale siciliana si è già espressa con l'ordine del giorno n.
13, accettato come raccomandazione nella seduta n. 16 del 18
ottobre 2006, a firma degli on.li Cracolici Antonino (DS),
Borsellino Rita (Misto), Barbagallo Giovanni (Dem. è Libertà - La
Margherita), Ballistreri Gandolfo (Uniti per la Sicilia), Di Mauro
Giovanni Roberto (MPA), Fleres Salvatore (FI); e che in data 25
ottobre 2006 è stata depositata, a firma degli on.li Pagano
Alessandro (FI), Turano Girolamo (UDC), Cascio Francesco (FI), De
Luca Cateno (MPA), Fleres Salvatore (FI), Cappadona Nunzio (UDC),
Regina Francesco (UDC), Leontini Innocenzo (FI), Confalone
Giancarlo (FI), la mozione n. 110, poi decaduta per fine
legislatura;
rilevato che:
esiste la concreta prospettiva che altri, se non addirittura
tutti i rimanenti ricorrenti, possano ottenere analoga sentenza
favorevole, il che comporterebbe un onere per Serit Sicilia e
Riscossione Sicilia s.p.a. molto gravoso, legato in particolare
all'obbligo del risarcimento, onere che finirebbe con il ricadere
sulla Regione siciliana che di Riscossione Sicilia e di Serit
Sicilia è azionista;
come è stato dimostrato negli anni in cui i lavoratori con
contratto CFL hanno svolto la propria attività, si rinviene un
indubbio interesse - sia da parte della società che gestisce la
riscossione in Sicilia sia da parte della Regione siciliana, che
non solo è azionista di detta società, ma è anche la principale
beneficiaria della riscossione e del recupero coattivo dei crediti
vantati nei confronti di imprese e cittadini - a che venga
fortemente potenziata l'attività di riscossione anche tramite
l'assunzione in pianta stabile di personale già formato
direttamente in azienda,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire con l'urgenza del caso, in qualità di socio di
maggioranza e riferimento di Riscossione Sicilia s.p.a. e Serit
Sicilia s.p.a., per definire, con i contrattisti ricorrenti, un
accordo mirante alla trasformazione del contratto da tempo
determinato a tempo indeterminato, al fine di evitare ulteriori
decisioni da parte dei giudici del lavoro che vedrebbero la
'Riscossione Sicilia s.p.a.' soccombere di fatto davanti alla
richiesta dei lavoratori ricorrenti e, di conseguenza, la Regione
siciliana, costretta ad un esborso di somme, non previste nel
bilancio, di oltre 20 milioni di euro, ed al contestuale blocco di
ogni altra assunzione, nelle suddette società, di soggetti che non
siano i ricorrenti fino a che non sia stata definita la vicenda ad
essi legata». (179)
COLIANNI-APPRENDI-MUSOTTO-ROMANO-ARENA-
CALANDUCCI-FEDERICO-FALCONE-VINCIULLO-
CAPUTO-ARDIZZONE-GIANNI-LENTINI-CASCIO S.-
CARONIA-GENNUSO-CORONA-CRACOLICI-TERMINE-
DIGIACOMO- DINA-GUCCIARDI-ODDO-RAIA-
PANARELLO-VITRANO
Avverto che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno della
seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.
Comunicazione relativa all'ordine del giorno numero 262
PRESIDENTE. Comunico che, a seguito di coordinamento finale, nel
testo dell'ordine del giorno numero 262 «Iniziative nei confronti
del Parlamento e del Governo nazionale al fine di scongiurare la
chiusura del canale satellitare RAI MED», approvato nella seduta
numero 137 del 2 febbraio 2010, è stato inserito specifico
riferimento all'articolo 17, comma 1, dello Statuto siciliano.
L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, in attesa che il rappresentante del Governo
arrivi in Aula, sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 16.37, è ripresa alle ore 17.05)
La seduta è ripresa.
Presidenza del presidente Cascio
Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per il
sostegno dell'attività edilizia e la riqualificazione del
patrimonio edilizio esistente» (nn. 459-386-209-394-404/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di legge
nn. 459-386-209-394-404/A «Norme per il sostegno dell'attività
edilizia e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente»,
posto al numero 1) del secondo punto dell'ordine del giorno.
Invito i componenti la IV Commissione a prendere posto al banco
delle commissioni.
Ricordo che l'esame del disegno di legge era stato sospeso nella
seduta numero 137 del 2 febbraio 2010 in fase di discussione
generale. Ha facoltà di parlare l'assessore Gentile.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per chiarire, dopo il
dibattito che è stato fatto la settimana scorsa sul piano casa, che
il relativo disegno di legge ha seguito in Commissione un iter di
sei mesi circa.
Intendo rassicurare tutti i colleghi che nessun blitz è stato
fatto presso la Commissione. Nell'ultima seduta il presidente
Mancuso non era presente per motivi personali, ma aveva convocato
la riunione regolarmente e in quell'ultima riunione dovevamo
stabilire che fine dovevano fare alcuni emendamenti.
All'unanimità i colleghi della Commissione hanno stabilito, con
grande senso di responsabilità, di ritirare quegli emendamenti e
trattarli direttamente in Aula.
Voglio ringraziare principalmente il presidente Mancuso per il
lavoro serio che ha fatto nell'arco dei sei mesi alla fine dei
quali credo sia stato redatto un buon testo di legge.
Ed è una legge che ha delle finalità. La prima finalità è quella
di rimettere in moto specialmente l'economia di questo comparto che
da diversi anni rimane stagnante. La seconda finalità è migliorare
la qualità abitativa. La terza finalità è migliorare e, quindi,
abbattere e demolire gli edifici fatiscenti. La quarta finalità è
applicare le norme sismiche, specialmente alla luce dell'ultima
normativa in vigore dal mese di luglio. L'ultima finalità è quella
di utilizzare materiali che consentono un risparmio energetico.
Una legge, dicevo, che si deve occupare solo ed esclusivamente di
piano casa. Abbiamo lavorato in questo senso, tant'è che l'articolo
1, che parla di ampliamento, dà la possibilità a tutte quelle
abitazioni unifamiliari, bifamiliari, di fare un ampliamento fino a
un 20 per cento, per un massimo di 150 metri cubi.
Per quanto riguarda l'articolo 2, esso consente di abbattere e
ricostruire tutti quegli edifici fatiscenti che sono stati
costruiti entro il 31 dicembre 2003. Questo consente, sicuramente,
di migliorare tutte quelle costruzioni fatiscenti che hanno
problemi sismici e di poterle ricostruire secondo le nuove norme
vigenti.
Per quanto riguarda gli oneri concessori è stata prevista una
serie di sgravi. E precisamente: il 20 per cento di sgravio per
coloro i quali fanno un ampliamento; il 30 per cento nell'ipotesi
in cui gli edifici destinati all'ampliamento sono di prima
abitazione; il 50 per cento nel caso di demolizioni e
ristrutturazioni.
Una particolare attenzione è stata posta alla semplificazione e
allo snellimento delle procedure amministrative e burocratiche per
velocizzare l'iter delle pratiche e rendere più agevole ai
cittadini interessati l'accesso ai benefici di legge.
In questa ottica, il Governo, in Commissione si è riservato di
proporre alcuni aggiustamenti tecnici con emendamenti che sono
stati presentati e che saranno discussi appena sarà pronto
l'articolato.
Per quanto riguarda le attività produttive, abbiamo detto che la
legge deve essere snella e, vista la situazione economica che
stiamo attraversando, non deve avere rallentamenti. Non dobbiamo,
quindi, fare una legge con tanti articoli col rischio che il
Commissario dello Stato la impugni.
Lo stesso senso di responsabilità chiedo a tutti i colleghi che
hanno presentato emendamenti e che, pertanto, invito a ritirarli
in modo da potere, nell'arco di pochissimo tempo, esitare una legge
che è molto attesa da tutto il popolo siciliano.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di procedere all'esame dei
singoli articoli del disegno di legge, al fine di rendere tale
attività più agevole e più chiara, do comunicazione delle decisioni
adottate dalla Presidenza con il supporto degli Uffici sugli
emendamenti presentati.
Tali decisioni sono state assunte nel rispetto delle seguenti
norme regolamentari:
1) Necessità del numero minimo di firme per la presentazione di
emendamenti una volta cominciata la discussione generale (art.
112);
2) obbligo della previa presentazione in Commissione degli
emendamenti (art. 111);
3) attinenza degli emendamenti all'oggetto del disegno di legge
(art. 112).
Si è inoltre tenuto conto della vigenza dell'esercizio provvisorio
del bilancio della Regione che impedisce di esaminare norme aventi
profili di spesa.
Sulla base di tali considerazioni, conformi a quanto deliberato
in Conferenza dei Presidenti dei gruppi parlamentari con la
partecipazione del Presidente della Regione e condivise dall'Aula,
la Presidenza ha dichiarato inammissibili gli emendamenti non
ricompresi nel fascicolo del disegno di legge.
Comunico, altresì, che il fascicolo del disegno di legge e dei
relativi emendamenti verrà trasmesso alla competente Commissione al
fine di consentirle l'espressione del parere sugli emendamenti, ai
sensi dell'articolo 112 del Regolamento interno.
Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
Dichiaro chiusa la discussione generale e pongo in votazione il
passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, desidero sapere se gli emendamenti
presentati dai singoli deputati entro lunedì, così come avevamo
previsto la settimana scorsa, sono stati accettati o no.
PRESIDENTE. Gli emendamenti a firma di singoli deputati che non
erano stati presentati in Commissione non sono stati ammessi, come
prescrive il Regolamento.
Quelli presentati in Commissione sono ritenuti ammissibili.
RINALDI. Io mi riferisco a quelli presentati da singoli deputati.
PRESIDENTE. Lei li ha presentati prima della discussione generale?
RINALDI. Sì.
PRESIDENTE. Allora sì.
RINALDI. Sono stati accettati. Quindi, sono quelli che scadevano
lunedì e sono stati presentati
PRESIDENTE. Se sono stati presentati prima della discussione
generale, con una sola firma può andar bene. Dall'inizio della
discussione generale fino alla chiusura dei termini, quindi lunedì
a mezzogiorno, solo quelli che recavano o quattro firme o la firma
di un capogruppo.
RINALDI. La discussione generale la stiamo chiudendo oggi
PRESIDENTE. Onorevole, ha ragione. L'Aula aveva determinato in
virtù della corposità della legge che il termine di presentazione
degli emendamenti venisse trasportato a lunedì alle ore 12.00.
RINALDI. Quindi, quelli presentati entro lunedì da deputati
singoli sono validi.
PRESIDENTE. Non ci siamo capiti. Una volta che è iniziata la
discussione generale
RINALDI ma la discussione generale è stata rimandata e abbiamo
dato tempo ai deputati di presentare gli emendamenti sottoscritti
da un solo firmatario entro lunedì e io così ho fatto. Li ho
presentati soltanto a mia firma. Ora invece, sto capendo che se non
c'erano quattro firme non potevano essere accettati.
PRESIDENTE. Diciamo che non possiamo utilizzare un criterio se non
quello del Regolamento
RINALDI. Ma voi avete detto che la discussione generale era stata
rimandata, quindi avevamo tempo fino a lunedì per presentare gli
emendamenti
PRESIDENTE. Secondo i termini del Regolamento.
Onorevole Rinaldi, vediamo che fine hanno fatto i suoi, per quanto
mi riguarda non so di quali stiamo parlando
RINALDI. Degli emendamenti presentati entro quella data che era
stata stabilita qui. Siccome siamo ancora alla discussine generale
e io li ho presentati prima della discussione generale, devo
ritenere che sono stati accettati.
PRESIDENTE. Onorevole Rinaldi, non glielo so dire perché non
conosco il destino di tutti gli emendamenti.
Quando la Presidenza assume una decisione lo fa senza guardare le
firme dei deputati proponenti.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, sulla vicenda posta dall'onorevole
Rinaldi credo ci sia stato un malinteso. A onor del vero, in Aula,
il Presidente di turno aveva detto che la discussione generale
veniva rinviata fino alla replica del Governo; ciò ha indotto
alcuni uffici a cui si sono rivolti i gruppi a dire che gli
emendamenti dei singoli deputati potevano essere presentati fino a
mezzogiorno. Capisco che la regola che lei ha citato è anche
giustissima però questo malinteso ha fatto sì, e tra l'altro non si
tratta di molti emendamenti, che i singoli deputati ritenessero che
la discussione generale dovesse ancora finire.
Lei non era presente in Aula, ma il Presidente di turno aveva
detto che la discussione generale veniva rinviata fino alla replica
del Governo.
PRESIDENTE. Non cambiano i termini della questione, onorevole
Laccoto.
Il fatto che la discussione generale venisse posticipata alla
settimana successiva, cioè ad oggi, non cambia comunque i termini
regolamentari. Cioè, prima della discussione generale, occorre una
firma. Durante la discussione generale occorrono quattro firme. E
ciò indipendentemente dalle parole del presidente di turno. Non ci
può essere una interpretazione sugli articoli del Regolamento. Ma
non ci bagniamo prima che piova.
Vediamo che fine hanno fatto gli emendamenti.
Presidenza del presidente Cascio
Celebrazione del Giorno del ricordo delle vittime delle Foibe
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di proseguire con la
discussione degli altri disegni di legge posti all'ordine del
giorno, desidero sottolineare che oggi è un giorno importante che
credo il Parlamento debba ricordare.
Onorevoli colleghi, oggi, 10 febbraio, la Repubblica italiana
celebra il «Giorno del ricordo» al fine di conservare e rinnovare
la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime
delle foibe, dell'esodo, dalle loro terre, di istriani, fiumani e
dalmati.
Il Parlamento siciliano vuole ricordare quei tragici eventi per
rendere un doveroso omaggio alla memoria di quei
trecentocinquantamila italiani che hanno vissuto l'esodo
dall'Istria e dalla Dalmazia e di quelli fra questi - dodicimila -
trucidati nelle foibe senza nessuna colpa.
L'Assemblea regionale siciliana, però, nel voler ripercorrere quei
tragici fatti, è animata dalla volontà non soltanto di manifestare
un vivo sentimento di riconoscimento istituzionale a quelle vittime
innocenti, ma, altresì, di contribuire a diffondere la memoria di
quei tristi eventi soprattutto nei nostri giovani.
Il futuro può essere migliore soltanto se si hanno il coraggio e
la capacità di guardare al passato e interrogarsi sulle sue
disfunzioni. Conservare sempre la memoria storica è un dovere di
democrazia e non soltanto un atto di alto contenuto civile. Ma
perché il ricordo abbia un senso deve entrare nella sostanza della
nostra cultura, dell'educazione dei nostri giovani per
cristallizzare con forza il concetto di rispetto della vita e della
dignità umana e dell'inossidabilità stessa di tutti i diritti
umani.
Onorevoli colleghi, da questa Assemblea rinnoviamo oggi i nostri
sentimenti di solidarietà ai superstiti e ai congiunti di coloro
che hanno subìto questo dramma sulla propria pelle. Con la legge
numero 92 del 30 marzo 2004 il Parlamento nazionale, il Parlamento
italiano, ha istituito questa ricorrenza per affermare con forza un
giusto tributo a quegli italiani che senza alcuna colpa hanno
subito l'umiliazione, la sofferenza e la condanna a morte
Non può, però, essere trascurato come, purtroppo, ad oggi,
nonostante gli sforzi di democrazia fatti dal legislatore, dalla
società civile e dall'opinione pubblica, ci sia ancora chi mescola
le ragioni di questo ricordo, di questo doveroso riconoscimento
istituzionale con il revisionismo storico, il revanscismo e il
nazionalismo. Nulla di tutto questo
Il giorno del ricordo, voluto dal Parlamento, è, piuttosto, la
testimonianza della memoria che coltiviamo nonché della
responsabilità istituzionale che ci spinge ad analizzare il perchè
di violenze indescrivibili.
Questa giornata deve servire ad affermare un sentimento condiviso,
teso ad abbattere le barriere di negazionismo che ancora resistono
sulla vicenda delle foibe. Ci sono addirittura testi scolastici che
non parlano di questa tragedia. E questo, accanto all'indifferenza
di alcuni e al rinnegare di altri, rende ancora più profonda la
vergogna verso questo triste capitolo della nostra storia
nazionale
Ecco, onorevoli colleghi, da qui oggi, e credo che il messaggio
sia ancora più forte perché proviene dal Parlamento della Sicilia,
deve partire un messaggio di solidarietà, ma anche un nuovo impulso
a sfatare le logiche dell'indifferenza, perché solo così potremo
onorare davvero le migliaia di nostri connazionali barbaramente
uccisi e combattere l'arroganza con cui, da più parti, si continua
a perpetrare un agghiacciante delitto insistendo sulla strada del
silenzio e del rifiuto della realtà storica che, purtroppo, invece
ben comprova l'esistenza di questo terribile crimine contro
l'umanità.
Invito, quindi, l'Assemblea regionale siciliana ad osservare un
minuto di silenzio.
(Tutti i deputati in piedi osservano un minuto di silenzio)
Presidenza del presidente Cascio
Discussione del disegno di legge «Nuovo ordinamento delle Camere
di commercio,
industria, artigianato e agricoltura» (270/A)
PRESIDENTE. Si passa alla discussione del disegno di legge numero
270/A «Nuovo ordinamento delle Camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura», posto al numero 2) del secondo punto
dell'ordine del giorno.
Ha facoltà di intervenire il relatore, onorevole Corona, per
svolgere la relazione.
CORONA, relatore. Signor Presidente, onorevole Assessore,
onorevoli colleghi, in merito alla relazione e all'articolato del
disegno di legge presentato ad inizio di questa legislatura,
desidero fare alcune considerazioni ed esprimere il mio
compiacimento per la fortunata coincidenza che questo Parlamento
siciliano ha nell'affrontare questo disegno di legge che,
utilizzando la cosiddetta tecnica del recepimento dinamico della
normativa dello Stato, oggi, con la sua approvazione, potrà, subito
dopo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, prendere atto
anche del cosiddetto decreto che il Consiglio dei Ministri
stamattina ha approvato sulla base delle indicazioni del Parlamento
che, nel luglio del 2009, aveva votato una legge delega al
Consiglio dei Ministri per riordinare la cosiddetta legge numero
580 del 1993.
Questo Parlamento siciliano, oggi, a distanza di diciassette anni,
ha la possibilità di aderire ad un riequilibrio del sistema
camerale della nostra Regione col sistema nazionale delle camere di
commercio che, certamente non sfuggirà a nessuno, svolgono un ruolo
importante al servizio delle imprese e del tessuto produttivo della
nostra Regione che è tanto importante per lo sviluppo economico
della nostra Isola. La Commissione, presieduta dal presidente
Caputo, ha affrontato nei mesi scorsi l'interessante articolarsi di
questo ragionamento legato alla nuova filosofia che le Regioni
debbono avere nel cambiamento che c'è stato nel rapporto con lo
Stato.
Voglio qui ringraziare tutti i componenti della Commissione, tutti
i firmatari di questa legge, ma anche lei, Presidente, e la
Conferenza dei capigruppo che ha fissato nella giornata odierna la
data per approvare definitivamente questo disegno di legge
innovativo. Non si tratta di una legge di spesa, ma di una legge
che recupera un ritardo di oltre quindici anni della nostra
Regione; infatti, la legge che è stata approvato da questa Aula
nel 1995, in coerenza con la legge nazionale, non ha subito nessuna
procedura di innovazione e di adeguamento a tutto quel sistema
legislativo che, via via, si è sviluppato per dar sempre più forza
alle Camere di commercio, a favore del servizio reso alle imprese
del nostro Paese.
Pertanto, se oggi, a distanza di quindici anni questa Regione
recupera un ritardo e, per prima nel panorama nazionale, già
accoglie con questo disegno di legge numero 270 quello che è venuto
fuori stamattina dal Consiglio dei Ministri, nel riordino del
sistema camerale, secondo me abbiamo fatto veramente un grande
passo avanti. E peraltro siamo convinti che le camere di commercio
potranno sempre più svolgere un ruolo importante nella nostra
Regione, nelle nove province della Regione siciliana, al servizio
delle imprese ed al servizio dello sviluppo economico.
Ringrazio ancora una volta tutta l'Aula, i Capigruppo e la
Commissione e mi rimetto al testo della relazione che introduce
questo disegno di legge fiducioso per l'esito della votazione. Sono
sicuro, infatti, che l'Aula approverà questo disegno di legge.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono dell'avviso, se il Parlamento
è d'accordo, che potremmo definire e votare questa legge anche oggi
dal momento che si tratta di una legge di recepimento della norma
nazionale. Dichiaro aperta la discussione generale.
GUCCIARDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che questa
norma, che pur potrà essere meritoria, tuttavia necessiti di un
ulteriore approfondimento anche per la dimensione della riforma che
con essa introduciamo nel nostro ordinamento regionale.
La legge che recepiamo, la numero 580 del 1993, è una riforma
organica su una materia complessa qual è quella appunto delle
Camere di commercio. In un periodo in cui il tema, dal punto di
vista culturale e politico, del federalismo dovrebbe ispirare i
comportamenti di un Parlamento regionale come il nostro, mi sembra
che con il testo oggi all'esame del Parlamento si faccia un passo
indietro pericoloso.
Non mi pare, signor Presidente, che - senza entrare nel merito
delle singole norme di questa riforma corposa approvata dallo Stato
nel 93' con modificazioni fino al 2001 - questa norma possa essere
recepita senza alcun esame critico da parte del Parlamento. E
utilizzare anche in questa fase storica, parlamentare di tecnica
legislativa, il rinvio dinamico ad una legge dello Stato che
espropria la Regione, al di là di quelle che sono le competenze
attribuite alla nostra Regione dalla riforma del Titolo V della
Costituzione nella materia specifica, è una cosa che deve farci
riflettere.
Cioè, attribuire la vigilanza sulle Camere di commercio non più
alla Regione siciliana, ma al Ministero e quindi allo Stato è una
modifica che credo debba farci riflettere e dobbiamo riflettere sul
fatto che stiamo approvando frettolosamente e senza ulteriori
approfondimenti questa riforma . E, peraltro, oltre alla vigilanza
- che è un tema davvero delicato che esproprierebbe il nostro
ordinamento da una competenza in una materia che incide
profondamente sui processi produttivi perché è vigilanza sulle
imprese - dico altresì che ho seri dubbi su quella che sarà,
approvata questa legge, la dimensione giuridica del personale delle
Camere di commercio. Ho infatti la sensazione che il Parlamento,
approvando questo disegno di legge così come esitato per l'Aula,
continuerà a caricarsi l'onere dei dipendenti delle Camere di
commercio, ma saremmo del tutto espropriati dalla vigilanza sulle
Camere di commercio.
Personalmente, non sono in linea di principio contrario a
coordinare e rendere coerente l'ordinamento giuridico regionale con
le leggi dello Stato, ma certamente non sono assolutamente
d'accordo a condividere un percorso legislativo che nel 2010 pone
un rinvio dinamico sic et simpliciter ad una riforma varata dal
Parlamento nazionale nel 93', quindi prima ancora dell'approvazione
della riforma del Titolo V della Costituzione e, prima ancora, che
si aprisse la stagione delle riforme del federalismo fiscale.
Quindi, ritengo che questa norma meriti una approfondimento anche
tecnico ed occorre dare la possibilità al Parlamento di comprendere
esattamente articolo per articolo che cosa sta recependo
nell'ordinamento giuridico regionale.
DI BENEDETTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BENEDETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non comprendo
le ragioni per le quali la Presidenza intende dare una così forte
accelerazione all'approvazione di questo testo quando l'Aula ha già
rinviato alla IV Commissione una norma per l'esame degli
emendamenti. E, peraltro, su tale decisione esprimo anche qualche
dubbio in riferimento al potere della Commissione di valutare
emendamenti presentati in Aula e al potere di decidere se possono
essere votati in Aula o meno. Ma questo fa parte di un'altra
questione.
La norma che viene proposta, di recepimento della normativa
nazionale, ci porta a discutere dell'abrogazione sostanziale della
norma regionale che, se confrontata, a parte le questioni che
riguardano il personale, è tale e quale, anzi in alcuni aspetti è
migliorativa rispetto alla norma nazionale che si intende
recepire.
Io non comprendo quali siano le ragioni che inducano alcuni
parlamentari a recepire la norma nazionale in maniera dinamica,
quindi espropriandoci anche di osservazioni, di riflessioni, in
riferimento a quello che potrà avvenire nel mutamento nazionale
della norma che viene recepita.
Di fatto noi, come Regione, continuiamo a mantenere l'intero
carico delle Camere di Commercio, continuiamo a mantenere i costi
del personale, continuiamo a mantenere anche, giustamente, una
situazione contrattuale diversificata dei dipendenti delle Camere
di commercio rispetto a quella nazionale, ma ci espropriamo della
possibilità di legiferare per migliorare e intervenire sulla legge
regionale rimandandola a quella nazionale, ma ci espropriamo ancor
di più dei poteri di vigilanza e di controllo sulle Camere di
commercio.
Vorrei capire, signor Presidente, onorevoli colleghi, perché una
Regione a Statuto speciale, autonoma, che rivendica la potestà sul
proprio territorio, debba trasferire in capo al Ministero, con
tutto ciò che significa l'appesantimento burocratico, la vigilanza
ed il controllo sulle Camere di commercio siciliane.
E' veramente un atto di rinuncia a nostre competenze, a nostri
poteri che non si giustifica in alcun modo che abbia una logica
trasparente.
Se ci sono altre ragioni che attengono al basso cabotaggio
politico, alla bassa cucina, alle miserie di Governo che ci portano
ad abdicare a ruoli, competenze e poteri della Regione venga detto
qua e con chiarezza, con limpidità e su questo giudicheremo. A me
appare più come un sotterfugio, come un modo di nascondere intenti
diversi.
Per questo, signor Presidente, credo che questa norma vada
studiata, vada approfondita in un quadro di confronto tra la norma
nazionale e quella regionale.
Sono stati presentati emendamenti entro la chiusura della
discussione generale. Io chiedo, intanto, le ventiquattro ore come
da Regolamento per l'approfondimento degli emendamenti, e chiedo
soprattutto di riflettere profondamente su ciò che stiamo compiendo
e sugli atti di rinuncia e di abdicazione ai poteri ed alle potestà
di questa Regione.
Non è consentito, per ragioni che mi paiono ancora poco chiare,
rinunciare per oggi e per il futuro - non è un problema della
contingenza - ripeto, per oggi e per il futuro, a poteri e potestà
della Regione.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho molte cose da
dire in questo mio intervento. Anticipo che, così come hanno detto
i colleghi che mi hanno preceduto, occorrerebbe, quanto meno, un
rinvio alla prossima settimana non tanto e non solo per consentire
di presentare degli emendamenti. Peraltro, questa legge regionale,
nella sua semplicità, nasconde tante di quelle cose da chiarire che
sarebbe il caso di far partire i termini per gli emendamenti
addirittura dalla prossima settimana. A cosa mi riferisco?
Noi andremmo a recepire una legge dello Stato vecchia ormai di
quasi vent'anni e andremmo a recepirla senza un minimo di esame
critico su quello che nel frattempo è avvenuto sullo stesso testo
normativo nazionale (su questa legge sono intervenute sentenze
della Corte Costituzionale, sentenze della giurisdizione ordinaria
e di quella amministrativa) e su alcuni punti che restano,
nell'atto di recepimento puro e semplice, insoluti. Mi riferisco
alla natura del rapporto di lavoro che lega i dipendenti delle
Camere di commercio alle Camere di commercio stesse, cioè se il
rapporto di lavoro è di natura privata oppure pubblica e se,
nell'ambito delle funzioni svolte dai dipendenti, possano esserci
profili di rapporto di lavoro pubblico assieme a profili di
rapporto di lavoro privato, questione che è stata affrontata dalla
Corte Costituzionale prevedendo anche la possibilità di una doppia
previsione pubblica e privata del rapporto di lavoro.
Questa stessa legge applicata in Sicilia puramente e semplicemente
lascia punti oscuri sul regime previdenziale dei dipendenti delle
Camere di commercio.
Questa legge nazionale, recepita puramente e semplicemente
nell'ambito della legislazione regionale, lascia poco chiari alcuni
rapporti che riguardano le funzioni pubbliche o private della
Camera di commercio.
Siccome il dibattito che sulle Camere di commercio in questi anni
si è sviluppato non ha trovato cassa di risonanza in Sicilia, credo
che non possiamo semplicemente recepire la legge nazionale perché
ha bisogno di un adeguamento a quella che è la nostra normativa.
Ecco perché, quanto meno, sono d'accordo con l'ipotesi di rinviare
alla prossima settimana. Aggiungo che meglio sarebbe che il
Parlamento utilizzasse questa settimana per gli approfondimenti
sugli emendamenti e rinviasse alla prossima settimana.
BUZZANCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rendo conto
che una legge così importante meriti approfondimenti.
Dalla una lettura dell'articolato ho avuto un'impressione positiva
della legge, ma vorrei fare alcune considerazioni seppure è chiaro
che si va verso un rinvio, l'Aula si sta pronunciando in tal senso.
Ho ascoltato con attenzione il dibattito e gli interventi dei
colleghi che mi hanno preceduto, i quali hanno fatto riferimento a
problematiche serie, importanti, interessanti, intelligenti. Non mi
convince, però, il richiamo alla competenza, al controllo, alla
vigilanza. Infatti, chi conosce - e tutti quanti noi conosciamo -
la Camera di commercio, sa che si tratta di organo estremamente
importante e centrale nella vita produttiva della nostra Regione,
ma pur sempre di un organo troppo appesantito, con funzioni che
vengono frazionate, con un ruolo del presidente che è
sostanzialmente un ruolo di rappresentanza, con una giunta che ha
poteri limitati, con un consiglio che sicuramente ha una sua
struttura e risponde a quella che è la realtà del tessuto
imprenditoriale.
Quindi, dobbiamo avviare un dibattito non preoccupandoci soltanto
della competenza, ma soprattutto dell'efficienza di uno strumento
che, se opportunamente aggiustato, se messo in condizione di
lavorare, può dare quei risultati che si aspettano oggi gli
esercenti, coloro i quali producono e coloro i quali sono il
cuore pulsante della nostra economia ed anche la maggiore fonte di
occupazione. Non avviamoci verso un dibattito che contrappone la
destra alla sinistra, un dibattito che tiene conto della riforma
del Titolo V e delle attribuzioni che, attraverso quella riforma,
sono state donate alle Regioni.
Certamente bisogna stare molto attenti, ma non bisogna cadere
nella trappola di preoccuparsi soltanto di difendere una posizione
politica, o se volete anche ideologica, e non al contrario guardare
alla reale efficienza del progetto di legge che oggi ci viene
presentato.
E mi pare che potremmo avviarci serenamente; la Commissione ha
fatto un ottimo lavoro. Rinvieremo, probabilmente, alla prossima
settimana.
Il mio è un invito accorato affinché si metta da parte qualunque
senso di appartenenza e si guardi alla reale efficienza del
provvedimento che questo Parlamento dovrà adottare ed al più
presto.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi fa piacere che
tra i banchi del Governo ci sia l'assessore Venturi, presidente di
una Camera di commercio, quella di Caltanissetta. Questo è un
argomento che qualche anno fa - ricordo - abbiamo anche affrontato
quando ricoprivo la carica di assessore.
Il tema, effettivamente, è alquanto importante. E' vero che, alla
fine, le argomentazioni sono tutte raccolte in tre righe, ma devo
dire che, come regione Sicilia, il più delle volte, nascondendoci
dietro questa autonomia, abbiamo fatto più danno che altro.
Dico questo perché la Regione, se facciamo un excursus storico
delle Camere di commercio, ha fatto un danno negli anni che credo,
ancora oggi, sia incalcolabile. E forse non tutti sanno che per le
proprie potestà le Camere di commercio oggi subiscono una
situazione economica molto difficoltosa, proprio a seguito di un
fondo che era un fondo pensioni' che è stato dalla Regione
sottratto. E oggi, di fatto, le Camere di commercio, quasi tutte,
sono in sofferenza.
Aggiungo che non c'è un capitolo o una voce di spesa che dia
sostegno e sussidi alle Camere di Commercio. Le Camere di
Commercio, forse i colleghi non lo sanno, vivono esclusivamente di
risorse proprie.
Pertanto, come si fa a continuare a dire, da un lato, che
dobbiamo liberalizzare ed accelerare tutte le procedure autonome,
sì, della gestione di questi enti, ed in particolare delle Camere
di commercio e, nel contempo, invece, quando si propone una legge
di questo tipo, che va su questa linea, automaticamente gridiamo
allo scandalo perché vogliamo continuare ad avere noi la vigilanza,
il controllo e tutto quello che segue dietro?
Alla fine, cosa fa la Regione? La Regione, nei periodi in cui si
provvede alla ricostruzione degli organi, nomina i commissari e,
successivamente, controlla i bilanci. Per il resto, non fa
nient'altro. Non diamo una lira, non diamo nulla
Per cui, condivido lo spirito della legge, del recepimento della
norma nazionale, anche perché, diciamocelo pure, in tutte le Camere
di Commercio e nella Confcommercio, anzi nella Unioncamere, in
tutta Italia, in tutte le Regioni d'Italia, ormai, si segue questa
procedura. Pertanto, non ci vedo niente di scandaloso se con due
righe si recepisce in toto la norma nazionale che, effettivamente,
sì, ci toglie una competenza, ma credetemi non è altro che di
impedimento e, paradossalmente, il danno la Regione, non certamente
qualche anno fa, ma molti, molti anni fa, alle Camere di Commercio
lo aveva già fatto abbondantemente.
Pertanto, continuare ad avere questo controllo solo per dire che
si può nominare qualche commissario, ritengo non sia importante.
Ed aggiungo di più. La procedura per la rinomina di tutti gli
organi di cui fanno parte i componenti delle Camere di commercio,
credetemi, è obsoleta, fuori luogo e non ha nulla a che vedere con
le giuste norme acceleratrici per nominare i cosiddetti vertici - e
quindi le assemblee e il presidente - allorquando scadono.
Condivido pienamente lo spirito di questa norma. E' ovvio, non è
una legge del Governo, ma sono più che convinto, mi auguro, che
l'assessore Venturi non possa che essere d'accordo, anzi lo invito
poi a manifestare la sua opinione.
Dichiaro di voler apporre la firma a questo disegno al nostro
esame.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
DIGIACOMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DIGIACOMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori
Assessori, ritengo che sia un presupposto legittimo la custodia e
la gelosa salvaguardia dell'Assemblea regionale rispetto alle
prerogative dell'Assemblea stessa. Tuttavia c'è una prerogativa,
secondo me prevalente, quella di tutelare gli interessi dei
siciliani per i quali legiferiamo.
Assessore, vorrei porle alcune domande precise, se mi consente.
E' vero o non è vero che la mancata approvazione dei bilanci
preventivi, consuntivi e di assestamento è una piaga che si ripete
regolarmente e che ha impedito ad alcune Camere di commercio
siciliane di investire milioni di euro in promozione?
E' vero che questo tipo di norma aiuta a spendere velocemente e
bene? (Sì o no, dobbiamo imparare ad essere concreti).
E' vero o non è vero che ci sono Camere di commercio che hanno
avuto sei bilanci non approvati?
Il problema che ci dobbiamo porre è il seguente: vogliamo
svincolare le Camere di commercio dalle pastoie per le quali la
Regione siciliana ha dimostrato tutti i suoi ritardi dannosi o
vogliamo, invece, inserire la gestione delle Camere di commercio in
una prospettiva di collegamento più diretto, in una prospettiva,
appunto, nazionale?
Vorrei ricordare, e mi avvio velocemente a concludere
l'intervento, che tutte queste sono questioni di lana caprina. La
Camera di commercio non è un soggetto politico, non è un'Agenzia
regionale, non è una società in cui la Regione c'entri alcunché; la
Camera di commercio è la Camera di commercio, quindi, meno ci
immischiamo, a mio parere, in quei settori e meno danni facciamo.
Vi ripeto, si può rimandare il testo in Commissione, ne possiamo
parlare per altre quattro settimane, rimarranno sei bilanci da
approvare, milioni di euro non spesi, danni per i siciliani e i
nostri imprenditori potranno schiattare, poi, perché diremo che per
le nostre nobili prerogative statutarie non siamo nemmeno capaci di
nominare i revisori dei conti, che è una vergogna.
Signor Presidente, credo che il Governo avrebbe dovuto relazionare
in termini drammatici perché mi rendo conto che nessuno è tenuto a
sapere le cose che può anche conoscere il singolo deputato. Alla
luce di questo contesto, è ovvio, che questa è una necessità ed è
un atto semplice scaricare zavorra e ritardi per cercare di
ottenere un obiettivo molto semplice dietro cui non si cela
alcunché.
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, alla luce anche
degli interventi che mi hanno preceduto e vista la complessità
della materia, chiedo che il testo venga rinviato alla prossima
settimana dando il tempo ai deputati di presentare gli emendamenti
così come previsto dal Regolamento, in modo che martedì si possa
approfondire la materia con gli emendamenti presentati.
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che dal
dibattito stia emergendo che questa legge si inserisce nelle norme
che servono allo snellimento delle procedure burocratiche. Se ci
sono perplessità o se necessitano aggiustamenti possono essere
serenamente rivisti alla luce degli emendamenti. Quindi, basta
parlare di rinvio della legge Mi sembra una cosa talmente assurda.
Basterebbe dare il tempo, così come chiediamo e mi associo alle
altre richieste, per gli emendamenti che possono intervenire a
mettere in luce alcuni aspetti.
APPRENDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
APPRENDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anche io
intervengo brevemente per ribadire ciò che è stato già detto anche
da altri colleghi. Intanto, si tratta del recepimento della norma
nazionale, di una legge semplice, presentata da un gruppo di
parlamentari che ovviamente si è documentato ed ha ascoltato i
rappresentanti delle Camere di commercio che sono le autorità in
materia di questa legge.
E' da un po' di tempo che in questa Aula serpeggia un'atmosfera di
diffidenza incredibile; incredibile perché non entra nel merito. Ci
sono illazioni aleatorie che non si capisce perché non vengano
esplicitate. Allora, chi fa il parlamentare deve assumersi le
proprie responsabilità, deve chiaramente dire dove sono i problemi
in una legge, piuttosto che mettere in campo elementi di disturbo
anche per chi solitamente non è disturbato.
Qualcuno che parla di bassa cucina', probabilmente, se ne intende
di bassa cucina', perché un conto è discutere di una legge ed
entrare nel merito della sostanza di una legge, e un conto è
parlare di bassa cucina'. Probabilmente, c'è una grande capacità
ad intendersi di bassa cucina'.
Allora, signor Presidente, non sono assolutamente d'accordo con
l'ipotesi di accantonare questo disegno di legge. Chiedo, invece,
di entrare nel merito di questo testo di legge.
E ripeto che, se ci sono illazioni o dubbi, questi devono essere
esplicitati; un parlamentare, infatti, ha il dovere di esplicitare,
di suggerire, di migliorare una legge e non di parlare di cose che
danno fastidio anche al nostro padiglione auricolare.
CORONA, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORONA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
ribadire un concetto, condividendo, tra l'altro, molti interventi
dei colleghi. E vorrei soprattutto fugare un senso di
incomprensione che potrebbe essere nascosto tra le righe semplici
di un articolo di legge che vuole recepire una normativa
nazionale, la numero 580 del 1993 ed anche le successive modifiche
ed integrazioni che sono via via intervenute nei successivi
quindici anni circa.
Questa legge, onorevole Maira, non è ferma al 1993. Come Regione
siciliana siamo fermi al 1995, cioè al momento in cui abbiamo fatto
la legge numero 28, di adeguamento alla normativa nazionale.
Successivamente, questo Parlamento non si è mai più occupato dei
problemi relativi alle Camere di commercio che, e qui lo
sottolineo, svolgono un ruolo importante nella nostra Regione. Esse
sono autonomie funzionali che si autogovernano e si autofinanziano
attraverso le numerose imprese iscritte agli albi camerali.
La Regione siciliana non è mai intervenuta in questi quindici anni
a favore o contro le Camere di commercio. Qui non si tratta di
nascondere, di sotterfugi. Si tratta di recuperare anni di ritardo,
di recuperare anche l'opportunità, approvando questa legge, di
tenere in conto il decreto legge che questa mattina ha emanato il
Consiglio dei Ministri, decreto che ha riordinato la legge numero
580 adeguandola, a distanza di diciassette anni, alle esigenze del
mondo delle Camere di commercio e del mondo dell'impresa e
dell'economia.
Il Parlamento nazionale, nel luglio del 2009, attraverso la legge
del cosiddetto sviluppo, ha dato la delega al Consiglio dei
Ministri di procedere al riordino. Il riordino stamattina c'è
stato, dopo una serie di incontri fra le Commissioni di competenza
e le Conferenze tra Stato e Regioni del nostro Paese e si sono
ristabilite le competenze e ripartite le responsabilità.
La Regione siciliana non perde nulla attraverso l'approvazione di
questa legge. Non possiamo interpretare la volontà di qualche
collega che vuole stabilire un principio di protezionismo verso un
mondo che si autogoverna e si autofinanzia.
Tante volte, in questo Parlamento, ho sentito parlare di
rivendicare la nostra autonomia rispetto allo Stato, poi, quando si
tratta di dare autonomia a istituzioni che svolgono il loro ruolo
con grande senso di responsabilità e capacità non si vuole delegare
niente a nessuno.
Allora, quello che riteniamo che di buono viene fatto a Roma,
non vediamo il perché non possiamo farlo al sud.
Le Camere di commercio svolgono un ruolo importante al servizio
delle imprese e la Regione approvando questa legge non perde
assolutamente nessuna prerogativa. Infatti, continuerà a fare le
nomine per i Consigli camerali, continuerà ad esercitare i
controlli. La Regione siciliana determinerà anche i componenti del
Collegio sindacale, che è l'unico organo che può esercitare i
controlli sui bilanci e sulle relazioni annuali di tutte le Camere
di commercio della nostra Regione in sinergia e in sintonia con il
sistema a rete delle Camere di commercio nazionale.
Non si vuole nascondere nessuno. Se c'è qualcuno che vuole
presentare qualche emendamento, credo che il Presidente darà la
possibilità ai colleghi parlamentari di farlo, ma qui si tratta di
stabilire se noi vogliamo adeguarci alla legge nazionale numero 580
e a tutte le sue successive modificazioni che sono intervenute fino
a questa mattina, oppure se vogliamo ridiscutere questo sistema. Ci
dobbiamo assumere, allora, le responsabilità; dobbiamo far sì che
questa Regione intervenga anche a favore e a sostegno delle Camere
di commercio che hanno svolto un ruolo al servizio del mondo
dell'economia della nostra regione la quale non ha mai dato un
contributo in questo senso, neanche un indirizzo.
Dopo quindici anni le Camere di commercio si sono rivolte alla
Commissione Attività Produttive - che le ha audite - e hanno
sollecitato un adeguamento dinamico alla legge nazionale. La
Commissione in tante riunioni ha approfondito con i tecnici e con
il Governo. C'è stato il parere favorevole del Comitato per la
qualità della legislazione e si è arrivati al documento pronto per
l'Aula; la Conferenza dei presidenti del Gruppi parlamentari
all'unanimità, insieme al Consiglio di Presidenza, ha stabilito di
mettere in calendario questa legge e ha accolto lo spirito della
Commissione che ha lavorato tantissimo a favore di questo disegno
di legge. Questa sera è al nostro esame in Aula e abbiamo la
fortuna che ciò coincide con un decreto legislativo del Consiglio
dei Ministri in materia. Vogliamo perdere questa opportunità?
Rinviamo a domani, se è possibile, oppure il Presidente decida
diversamente ed io mi adeguerò alle sue decisioni e a questo
Parlamento, ma sono convinto che dobbiamo procedere con grande
urgenza per dare al sistema delle Camere di commercio la
possibilità di svolgere pienamente il proprio ruolo al servizio
dell'economia e delle imprese della nostra Regione.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Ricordo ai colleghi che volessero
presentare emendamenti che lo possono fare, ma ricordo che già
adesso sono necessarie quattro firme.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che il lavoro
che è stato fatto dai deputati che hanno presentato questo disegno
di legge è un lavoro che sicuramente, almeno da parte mia, ha visto
la comparazione fra il testo della legge nazionale e la nostra
legge regionale.
Averci convinto che il recepimento è cosa buona, sicuramente non è
chissà quale operazione strana e inconfessabile. Vi devo subito
dire - lo voglio dire anche affettuosamente ai colleghi del mio
gruppo - che sicuramente non c'è niente di misterioso e nemmeno
chissà quale spregiudicatezza nel nostro ragionamento.
Abbiamo audito, onorevole Presidente, tutti i presidenti delle
camere di commercio; abbiamo audito l'Unioncamere; abbiamo superato
alcuni dubbi che inizialmente, per primo io, avevamo, lo dico con
estrema lealtà e con estrema sincerità; a parte, però, il fare i
conti con alcune questioni che ora voglio sottolineare.
Il personale delle Camere di commercio viene pagato dalle Camere
di commercio. La Regione non mette una lira. I commissari mandati
dalla Regione vengono pagati dalle Camere di commercio. Io credo
che l'assessore Venturi non manderà mai un commissario sapendo che
gli altri pagano, a meno che non ci sia una esigenza assolutamente
delicata, pregnante che lo porta ad intervenire, perché il potere
di vigilanza e di controllo deve espletarsi con una certa
delicatezza ed una certa attenzione.
I servizi che organizza sono pagati dalla Camera di commercio. Se
vediamo sostanzialmente l'esborso da parte della Regione siciliana,
nel corso dell'ultimo decennio, ci può essere - e mi pare ci sia -
qualche contributo finalizzato a qualcosa, cioè ad interventi
documentati e che consistono in progetti', se non erro (parlo in
linea di massima, attenzione). C'è però qualcosa, forse, che
riguarda il bilancio '98 o '99.
Noi ci spoglieremmo di chissà che cosa, di una costola della
potestà esclusiva della nostra Regione contenuta nel nostro
Statuto. Non è così.
Mi posso permettere nei confronti di stimati colleghi di fare
osservare una cosa: proprio stamane il Consiglio dei Ministri ha
approvato un nuovo testo perché era stato delegato dal Parlamento a
mettere mano, a rivisitare la legge che disciplina le camere di
commercio in Italia.
Da una prima lettura in quel testo noi possiamo sicuramente avere
benefici per le nostre camere di commercio, perché, se operano in
sinergia, possono accedere a fondi statali.
Se noi vogliamo mettere a disposizione di ciò una legge
successiva, dopo avere ben studiato e ben approfondito quel testo,
lo possiamo sempre fare. Non mi pare che stiamo dicendo che ci
spogliamo di quelle che sono, invece, le competenze per quanto
concerne anche eventuali interventi in materia di camere di
commercio.
Non complichiamoci la vita E' stato questo il ragionamento, dal
momento che ognuno di noi all'inizio ha posto alcune questioni e si
è posto il problema di cosa effettivamente significava il
recepimento. Altra cosa - mi permetto di dire - è il rinvio
dinamico su cui sono stati scritti testi abbastanza corposi,
considerando la questione anche dal punto di vista giuridico. Non
stiamo qui a fare un convegno; non stiamo parlando del rinvio
dinamico, del modo come farlo, del modo come scriverlo, del modo
come impostarlo dal punto di vista tecnico-normativo.
La convinzione che ci siamo fatti non è stata solo quella di una
spinta che veniva da tutte le Camere di commercio, ma soprattutto
la possibilità di incentivare le iniziative delle Camere di
commercio, di essere più presenti sui territori, di stabilire,
anche dal punto di vista dell'elezione dei propri organi, di come
farlo democraticamente e questo non muta perché è stato controllato
anche quel testo da questo punto di vista. Quindi, il fatto
democratico di essere rappresentati dentro una Camera, dentro una
giunta camerale, come si determinano i presidenti, il dato concreto
che tutto deve mirare sempre più ad un migliore funzionamento, ad
una maggiore efficacia di intervento nel territorio da parte delle
camere, questo è quello che ci ha ispirato.
Non ci ha ispirato assolutamente alcun misterioso interesse e
alcun misterioso calcolo politico, perché poi, se guardiamo alle
camere di commercio come vengono governate, non mi pare che
possiamo trarne chissà quale conclusione dal punto di vista anche
del ragionamento interno ad ogni forza politica.
Concludo, signor Presidente, dicendo che mi permetto di suggerire
di andare avanti nel recepimento, senza perdere tempo e senza avere
dubbi (che, evidentemente - per carità - sono sintomo di
intelligenza e soprattutto attengono al diritto che ogni deputato
ha di chiedere delucidazioni come possibile approfondimento di
tutto quello che è immaginabile) e, nel contempo, uno studio
attento anche del testo che stamani è uscito - che ancora,
evidentemente, non è legge - sostanzialmente per fare in modo,
invece, che noi possiamo migliorare ulteriormente il profilo e
anche e soprattutto l'azione delle camere di commercio nel
territorio siciliano.
Mi limiterei a ciò e farei uno sforzo per capire, invece, se noi
vogliamo investire. Infatti, fino ad oggi non abbiamo investito una
lira bucata e in più dalle camere di commercio abbiamo preteso
Attenzione, signor Presidente, quando dico preteso , intendo che
pretendiamo da coloro che sono lì sostanzialmente associati .
Attenzione Quindi, abbiamo chiesto ai nostri artigiani,
agricoltori e così via, di mettere a disposizione della Regione
ogni tanto qualche soldino per fare evidentemente intervenire
qualche bravissimo nostro dirigente che, sicuramente, ha fatto
qualcosa di buono ma, da questo punto di vista, è ovvio che, con la
tasca altrui, non mi pare che noi possiamo continuare a far finta
di niente.
Quindi, potrebbero arrivare maggiori risorse. Nulla cambia, da
questo punto di vista, per quanto concerne la nostra potestà
legislativa, in questo caso esclusiva o meno, dopo di che penso
che, invece, si faccia una cosa buona seppure, se l'avessimo fatto
prima, tutto sommato non sarebbe cambiato niente; il futuro della
Sicilia, da questo punto di vista, sicuramente non sarebbe
cambiato.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dico subito che mi
ha confortato la sua precisazione di poc'anzi quando ha detto che
per la presentazione di emendamenti sono già necessarie quattro
firme, cioè, siamo nella discussione generale.
Questo già mi conforta perché avevo sentito di richieste, peraltro
non corrispondenti alle attività di questo Parlamento. A mio
avviso, sia la Conferenza dei Capigruppo sia la Commissione, sotto
il profilo regolamentare, sono state ineccepibili e nessuno ha
eccepito quello che è stato stabilito prima dalla Commissione e poi
dalla Conferenza dei Capigruppo.
E' chiaro che qualche critica che, come ha detto l'onorevole
Apprendi, può dare fastidio ai padiglioni auricolari, come li
chiama qualcuno, è stata sentita. Ma va sottolineata la bontà della
norma, e mi affido alle dichiarazioni del vicepresidente di questa
Assembla, onorevole Oddo, peraltro parlamentare attento, di lungo
corso, e ritengo che nessuno di noi può muovere una critica sotto
il profilo tecnico alla ricerca che è stata fatta. Peraltro, è una
Commissione che sulla competenza non mi sembra che, fino ad oggi,
abbia dato il via libera ad altri disegni di legge di questa
portata che potrebbero mettere in difficoltà eventualmente la
Regione siciliana.
In pratica, cosa è successo? Ciò che ho compreso - perché non ho
letto neanche il testo, mi affido ai colleghi della Commissione,
al mio capogruppo che ha dato il via libera per questa legge - è
che si farà qualche commissario in meno. Capisco che in questo
periodo i commissari, invece di essere qualcosa di straordinario,
sono diventati attività amministrativa ordinaria, direi
governativa. Vuol dire che il Governo rinuncerà a qualche
commissario, peraltro, commissari che incidono in attività
economiche, in attività di azioni che non c'entrano nulla né sotto
il profilo diretto del bilancio regionale né sotto il profilo
della gestione di quelli che sono gli aderenti alle Camere di
commercio.
E' chiaro che gli interventi dei colleghi hanno suscitato forse
atteggiamenti lobbistici che hanno premurato alcuni parlamentari a
porre situazioni inesistenti, ma, dopo i confortevoli interventi
dei deputati della Commissione e di molti altri dell'Assemblea,
ritengo che questa legge possa essere consegnata ai siciliani e
alle Camere di commercio affinché queste ultime si possano
riorganizzare e si possa dare avvio a una nuova stagione, secondo
quello che è un principio già datato e in un settore nel quale la
Sicilia mi sembra sia un po' in ritardo, quanto meno nel
recepimento di norme innovative.
CAPUTO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO, presidente della Commissione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, ho ascoltato con il dovuto interesse interventi che hanno
preceduto quello che sto per fare e questo conferma che la
Commissione Attività produttive', ancora una volta, ha partorito
un testo di legge che incide positivamente nel sistema camerale
siciliano.
Conosco molto bene l'onorevole Di Benedetto che so essere persona
in buona fede e parlamentare attento, so con quanto garbo e quanta
passione affronta gli argomenti parlamentari.
Evidentemente, però, ha sbagliato disegno di legge, perché quando
parla di cucina di basso livello e di sottoscale o sotterfugi,
probabilmente si riferisce al disegno di legge sul piano casa.
Qui parliamo di un testo di legge di riforma e di riordino delle
camere di commercio in Sicilia che non è il frutto dell'impegno e
della passione di un parlamentare di grande competenza come
l'onorevole Corona, ma di un lavoro intenso, svolto come è nello
stile delle commissioni di questo Parlamento e in particolare della
commissione legislativa Attività produttive', che prima di
consegnare all'Aula questo disegno di legge ha incontrato e
ascoltato tutti i presidenti e i direttori generali delle Camere di
commercio, ha ascoltato le categorie produttive legate al ruolo
delle camere di commercio, ha ascoltato il presidente e il
direttore dell'Unione delle camere di commercio della Sicilia.
Abbiamo ascoltato preoccupazioni, timori, ma anche il desiderio di
una riforma positiva delle camere di commercio.
Noi parliamo delle Camere di commercio che nascono da una legge
nazionale che ha avuto innovazioni successive a livello regionale,
e condivido in questo senso l'intervento dell'onorevole Gucciardi
quando dice che è necessario uniformare il ruolo delle Camere di
commercio con la normativa nazionale, ma è proprio quello che noi
stiamo facendo.
Questo disegno di legge va proprio nella direzione auspicata e
sollevata dall'onorevole Gucciardi perché noi recepiamo una norma
nazionale che rende veramente dinamiche le Camere di commercio
siciliane che oggi sono appesantite da un sistema di controllo
regionale, che certamente non va né nella direzione della
modernizzazione né nella direzione del rilancio delle Camere di
commercio che sono le centrali dello sviluppo economico di questa
Sicilia.
E' un disegno di legge che non lede nessuna forma di autonomia di
questa Regione, né spoglia o espropria il Parlamento di competenze
legislative, ma è un disegno di legge corroborato dai pareri
favorevoli di tutti i destinatari naturali, cioè le Camere di
commercio, e che propone alla Sicilia un nuovo sistema, più
dinamico e più agile, che consenta alle Camere di commercio di
incidere positivamente nei settori dell'agricoltura, del commercio,
dell'artigianato, dell'economia viva di questo territorio.
Questo è un Governo che si vanta di volere fare le riforme e c'è
un gruppo parlamentare che sostiene dall'esterno, anche se perde
pezzi, questo Governo sul piano delle riforme. Noi proponiamo un
disegno di legge che riforma in senso positivo le camere di
commercio.
Quindi, signor Presidente, pur condividendo gli appassionati
interventi dei colleghi che ringrazio a nome dell'intera
Commissione per il contributo che hanno dato, credo che questi
interventi possano fugare i dubbi che sono stati sollevati e che
questo disegno di legge possa essere votato questa sera stessa
dall'Aula.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel precedente
intervento avevo chiesto il rinvio alla prossima settimana della
discussione di questo disegno di legge. Ritiro quanto detto e non
perché mi abbiano particolarmente convinto i colleghi che sono
intervenuti dopo di me, ma proprio per dimostrare che non c'è, da
parte dell'UDC, nessuna volontà di rallentare l'approvazione di
questo disegno di legge che, tra l'altro, è di iniziativa
parlamentare e, a maggior ragione, non abbiamo nessuna intenzione
di dare l'impressione di volere tergiversare.
Anticipo, come dichiarazione di voto, che noi siamo d'accordo per
andare avanti, ma siamo anche d'accordo, qualora ve ne siano le
condizioni, di votare stasera. Più di così non posso fare.
PRESIDENTE. Assessore Venturi, mi interessa il parere del Governo
per prendere una decisione.
VENTURI, assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, il recepimento di questo disegno di legge da
parte della Regione siciliana è un passo in avanti verso la
semplificazione amministrativa e verso la sburocratizzazione.
Questa sera ho sentito espressioni forti, bassa cucina',
cabotaggio politico', miserie di Governo', sotterfugi'. Forse
gli onorevoli parlamentari non conoscono le realtà delle camere di
commercio che sono enti autonomi non a finanza derivata; ha detto
bene l'onorevole Beninati, sono istituzioni che vivono con i soldi
delle imprese, con i servizi che danno nei territori, con i diritti
camerali.
La Regione non spende una lira per il personale delle camere di
commercio, non spende una lira per la gestione, per gli affitti
degli immobili, per le attività che quotidianamente le camere
svolgono.
L'unico onere grosso che le Camere hanno risale a circa vent'anni
fa, quando è stato chiuso il fondo pensioni e si sono scaricate le
pensioni sulle Camere; ciò ha creato un grosso dissesto agli organi
camerali. Da Reggio Calabria a Bolzano le Camere di commercio
svolgono un ruolo importante perché sono presenti, riescono a fare
promozione, sono quelle che si occupano del marketing territoriale
per le aziende commerciali, industriali e agricole.
E oggi, con questa legge, la Regione non perde completamente la
vigilanza sulle Camere perché mantiene il controllo con i revisori
dei conti; pertanto, avrà sempre un ruolo di vigilanza. Il problema
è che si rendono più autonome nel senso che si uniformano a quella
che è la normativa nazionale. Da Bolzano ad Agrigento, a
Caltanissetta si parlerà lo stesso linguaggio, ci sarà la
possibilità di accedere a finanziamenti statali. E non è poco in
periodi di crisi come quelli che stiamo attraversando.
E' chiaro che - giusto per fare chiarezza - i dipendenti delle
Camere, come dicevo poco fa, non sono pagati dalla Regione, ma
hanno i compensi dei dipendenti regionali. Quello che è anomalo è
che un segretario generale di Camera di commercio sia equiparato ad
un dirigente regionale, come anche i dirigenti delle ASI. E' su
quello che il Parlamento dovrebbe riflettere, perché ci sono stati
nel passato questi stipendi che sono cresciuti in modo esagerato,
non chiedendo nulla al datore di lavoro, che in questo caso è la
Camera di commercio, perché in passato non si invitavano neanche
alle trattazioni sindacali.
Quindi, il Governo esprime parere favorevole all'approvazione di
questo disegno di legge, al recepimento della legge nazionale.
PRESIDENTE. La Presidenza è orientata a fissare il termine per la
presentazione degli emendamenti fino alle ore 14.00 di domani,
giovedì 11 gennaio, in maniera tale che di pomeriggio potremo
tornare in Aula avendo concesso agli uffici il tempo di elaborare
il fascicolo della legge.
Così resta stabilito. Il termine per la presentazione degli
emendamenti è fissato fino alle ore 14.00 di domani.
Presidenza del presidente Cascio
Discussione del disegno di legge «Misure per il reinserimento
lavorativo
dei lavoratori che hanno superato i 50 anni di età» (467/A)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa all'esame del disegno di
legge numero 467/A «Misure per il reinserimento lavorativo dei
lavoratori che hanno superato i cinquanta anni di età», posto al
numero 4) del secondo punto dell'ordine del giorno.
Invito i componenti la V Commissione, Cultura, formazione e
lavoro', a prendere posto al banco delle commissioni.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Lentini per svolgere la
relazione.
LENTINI, vicepresidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, il fenomeno dei lavoratori che,
superati i 50 anni di età, sono esposti al rischio di espulsione
dal mondo del lavoro e che sperimentano grandi difficoltà a
rientrarvi, sta aumentando in modo sempre più preoccupante sia a
livello nazionale che ancora di più nella nostra Regione dove la
disoccupazione è più alta.
Chi perde oggi il lavoro, soprattutto se ha superato i
cinquant'anni, ha scarsissime possibilità di essere riassunto: è
troppo vecchio per ritrovare un lavoro e troppo giovane per la
pensione.
Questi lavoratori in un'età intermedia si ritrovano, infatti,
disoccupati e con grossi problemi di reinserimento professionale:
economicamente e psicologicamente distrutti, impossibilitati a
consolidare le basi per il futuro proprio e della propria famiglia.
Va sottolineato, altresì, che molti di questi lavoratori
ultracinquantenni, anche solo per mancanza di uno o pochi anni,
perdono gli effetti di decine di anni di lavoro e di contributi
versati per maturare il diritto alla pensione.
La gravità della situazione impone l'adozione urgente di politiche
di intervento per il reinserimento nel mondo del lavoro degli over
cinquanta ovvero per favorire l'invecchiamento attivo che consenta
di superare in modo efficace lo svantaggio legato all'età del
lavoratore, aumentando la convenienza, per le imprese, ad impiegare
e reimpiegare persone in età matura.
In questo quadro, si colloca il presente disegno di legge e nelle
more che provvedimenti a livello strutturale siano realizzati a
vari livelli istituzionali per l'invecchiamento attivo della
popolazione, intende dare una prima e concreta risposta ad una
fetta di disoccupati dai cinquanta anni in sù che hanno perso il
lavoro a pochi anni dalla pensione e si ritrovano in gravi
difficoltà per la impossibilità a trovare una nuova occupazione.
L'unico articolo del disegno di legge intende perseguire il
superiore fine prevedendo che le risorse finanziarie
complessivamente destinate al finanziamento degli aiuti previsti
per l'assunzione a tempo indeterminato dei soggetti in cui
all'articolo 36, primo comma, della legge regionale 6 agosto 2009,
numero 9, dovranno essere impiegate nella misura del venti per
cento per la concessione degli incentivi in favore del datore di
lavoro che assume, nel rispetto delle condizioni fissate dalla
stessa legge, i lavoratori che abbiano superato cinquant'anni di
età, che siano residenti nella regione da almeno un anno e che
siano disoccupati da almeno sei e non più di dieci anni.
Viene così introdotta una riserva di risorse finanziarie nella
misura del venti per cento per i lavoratori ultracinquantenni,
contemplati al comma 1, lettera a), punto 3) del sopraccitato
articolo 36.
Per le ragioni suesposte vi invito, onorevoli colleghi ad
approvare con sollecitudine la proposta di legge.
Vorrei ringraziare la Commissione, la Presidenza, i Capigruppo che
hanno dimostrato attenzione per questa legge che è un fatto
fondamentale, oggi, per coloro che si ritrovano a cinquanta anni
licenziati dalle aziende per la crisi che sta attraversando varie
nazioni e anche l'Italia.
Questo disegno di legge permette, con tutti i flussi che
giungeranno dalla Comunità europea, di intervenire con una
percentuale del venti dando dignità a questi lavoratori,
permettendo loro di andare in pensione, anche perché a molti di
loro mancano pochissimi anni.
L'articolo 36 della scorsa legge finanziaria, al comma 3, dà
questa possibilità; la Comunità europea con la delibera numero 800
del 2008 dava questa possibilità, mancava solo da definire la
percentuale per inserire questi lavoratori nel mondo del lavoro.
Oggi c'è questa possibilità.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, poiché il mio
Capogruppo mi dice che non ha parole nel dire le parole , posso
dire di avere la parola per esprimere il mio convincimento assoluto
della bontà della norma. E devo dire di più. E' inutile ripetere
quanto ha già espresso il collega che pedissequamente ha
relazionato quanto già scritto.
Signor Presidente, penso che il mio Capogruppo a breve deciderà in
quale commissione mandarmi e siccome forse parteciperò ai lavori
della V, desidero, se possibile, apporre la mia firma a questo
testo, perché lo ritengo importante. Ed ancor più importante nella
prospettiva di un mio futuro impegno in V Commissione. E allora mi
sembra giusto che un disegno di legge del genere, così importante,
mi veda presente. E credo che tutti i miei colleghi del Gruppo
parlamentare, parlo del PDL storico, apporranno la firma.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, come voi sapete, non si può
apporre la firma ad un disegno di legge già presentato, pur non di
meno gli Uffici prendono nota della vostra disponibilità.
LEANZA NICOLA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e
il lavoro. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e
il lavoro. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto la
parola solo per ribadire la volontà di un giudizio assolutamente
positivo.
Purtroppo, in questo momento di grandissima difficoltà, se
dobbiamo fare una classifica dei più poveri o dei più disagiati, la
categoria degli over cinquanta è quella a maggiore rischio di
esclusione sociale. Troppo giovani per la pensione, troppo vecchi,
molto spesso, per essere ricollocati nel mercato del lavoro.
Ritengo, a questo punto, che questo disegno di legge, presentato
dall'onorevole Lentini e dalla Commissione, vada approvato perché è
assolutamente in linea con le indicazioni del Governo e, ritengo,
soprattutto del buon senso. E' una categoria che va in qualche modo
garantita e, quindi, su questa parte sono assolutamente d'accordo.
Il Governo è pertanto favorevole.
PRESIDENTE. Non essendoci altri iscritti a parlare, dichiaro
chiusa la discussione generale e pongo in votazione il passaggio
all'esame degli articoli.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:
«Articolo 1
Misure per il reinserimento lavorativo
dei lavoratori che hanno superato i 50 anni di età
1. All'articolo 36 della legge regionale 6 agosto 2009, n. 9, sono
apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1, lettera a), punto 3), dopo la parola età sono
aggiunte le seguenti: con una riserva di risorse finanziarie nella
misura prevista dal comma 1 bis .
b) dopo il comma 1 è inserito il seguente:
1 bis. Le risorse finanziarie complessivamente destinate al
finanziamento degli aiuti previsti per l'assunzione a tempo
indeterminato dei soggetti di cui al comma 1 dell'articolo 36 sono
impiegate prioritariamente, nella misura del 20 per cento, per la
concessione degli incentivi in favore dei datori di lavoro che
assumono, nel rispetto delle condizioni fissate dalla presente
legge, i lavoratori che abbiano superato i cinquanta anni di età,
che siano residenti nella Regione da almeno un anno e che siano
disoccupati da almeno sei mesi e da non più di dieci anni».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
«Articolo 2
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Presidenza del presidente Cascio
Sull'ordine dei lavori
DI BENEDETTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BENEDETTO. Signor Presidente, è stata annunciata la
presentazione del disegno di legge numero 517 che riguarda le
società regionali e, quindi, accorpamento, scioglimento delle
stesse. Io chiedo che venga assegnato, per competenza, alla II
commissione, trattandosi di società a partecipazione regionale e di
questioni finanziarie.
PRESIDENTE. In merito alla richiesta dell'onorevole Di Benedetto e
non sorgendo osservazioni, dispongo l'assegnazione del disegno di
legge numero 517 alla II Commissione.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, mi rivolgo al Governo, ai
rappresentanti del Governo presenti. In questi giorni il territorio
dei Nebrodi, della provincia di Messina, è stato devastato da una
serie di smottamenti idro-geologici che hanno provocato seri rischi
per le popolazioni ed un isolamento totale per migliaia di persone.
Credo sia opportuno che il Governo intervenga in maniera incisiva
per chiedere allo Stato non soltanto lo stato di calamità, ma
chiedere, in maniera prioritaria, lo stato di emergenza al fine di
potere affrontare questo disastro che si sta consumando ora dopo
ora, giorno dopo giorno.
Io spero che anche i rappresentanti del Governo presenti possano
in questa fase accelerare il relativo iter. In merito ho già
informato il direttore della Protezione civile perché la
situazione si sta facendo drammatica.
Nel contempo rivolgo un invito alla Presidenza affinché faccia un
appello sia al Governo regionale sial al Governo nazionale perché
si intervenga celermente al fine di evitare disastri che sono, in
questo momento, anche annunciati.
Presidenza del presidente Cascio
Comunicazione di ordini del giorno
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati
i seguenti ordini del giorno:
- numero 250 «Iniziative urgenti per impedire la chiusura dello
stabilimento Keller di Palermo e garantire i livelli
occupazionali», degli onorevoli Cracolici, Lupo, Apprendi, Faraone,
Mattarella, Vitrano, Panarello;
- numero 267 «Interventi urgenti per l'avvio dei cantieri di
lavoro per disoccupati», degli onorevoli Cracolici, D'Asero,
Marziano, Panarello, Rinaldi, Faraone, Ammatuna, Galvagno, Di
Benedetto, Di Guardo, Panepinto;
- numero 272 «Riavvio delle procedure di scioglimento dell'Ente
Porto di Messina», degli onorevoli Beninati, Buzzanca, Formica,
Ardizzone, Leontini, Maira, Caputo, Mancuso, Bosco, Vinciullo.
Avverto che prima della votazione finale del disegno di legge
numero 467/A metterò in discussione e quindi in votazione i tre
ordini del giorno appena comunicati.
Si passa all'ordine del giorno numero 250. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
nello stabilimento della Keller di Palermo sono state
progressivamente ridotte le commesse nonostante l'annuncio di piani
industriali che negli anni prevedevano nuovi investimenti con
lavori provenienti anche dall'estero;
negli ultimi due anni sono state realizzate solo 20 carrozze per
Trenitalia, mentre la realizzazione di altre 20 è stata dirottata
in Sardegna in seguito ad una scelta industriale tesa a
privilegiare siti come Villacidro per la produzione di materiale
rotabile;
la riduzione del volume di lavoro si è accompagnata in questi anni
al continuo ed estenuante ricorso alla cassa integrazione per gli
operai dello stabilimento palermitano;
ai 207 dipendenti di Palermo, dopo giorni di tensione per la
possibile proroga della cassa integrazione guadagni straordinaria
(CIGS), è stata invece comunicata dalla direzione aziendale la
mobilità quale premessa, di fatto, per il licenziamento e la
chiusura definitiva dello stabilimento;
considerato che:
nel 2007 l'imprenditore Piero Mancini, proprietario della Keller
dal 2002, in assenza di adeguati investimenti, ha scelto di vendere
l'azienda ad una società di Bologna, la 'Busi impianti', pur
mantenendo la proprietà dei terreni sui quali sorge lo stabilimento
di Palermo;
contestualmente alle procedure di mobilità che investono i
duecento operai è in atto l'iter di un progetto che interessa i
suddetti terreni allo scopo di realizzare alloggi residenziali;
le organizzazioni sindacali hanno chiesto da tempo che la Keller
ed altre aziende in crisi sottoscrivessero un accordo di programma
con l'obiettivo di attrarre nuove commesse per rilanciare il
comparto metalmeccanico in Sicilia;
Ritenuto che in Sicilia da tempo è in atto un processo che può
determinare gli effetti di una complessiva 'desertificazione
industriale',cancellando centinaia di posti di lavoro e azzerando
professionalità che andrebbero valorizzate e migliorate nei
processi di innovazione tecnologica qualora vi fosse una precisa
strategia industriale,
impegna il Governo della Regione
ad attivare tutte le iniziative possibili per garantire il
rispetto del piano industriale e a predisporre ogni misura idonea
per bloccare le procedure di mobilità avviate dai vertici aziendali
della Keller;
a porre in essere ogni condizione utile per giungere alla
definizione di un accordo di programma che punti al rilancio delle
aziende del settore industriale in crisi». (250)
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente credo che l'ordine del giorno numero
250 non potrà che essere, mi auguro, ma non ho dubbi, approvato
all'unanimità dall'Aula. Stiamo affrontando un altro dramma di
questa nostra Terra che sta vivendo un momento senza precedenti;
sembra che si sia abbattuto un ciclone sulla nostra Isola.
Ieri sera abbiamo parlato di agrumicoltura. Qualche giorno fa
abbiamo parlato di FIAT. Stasera parliamo di Keller, di una delle
aziende del rotabile palermitano. Azienda privata, che ha vissuto
la tragedia di un imprenditore e che si è avviata alla dismissione,
è rientrata nella legge Prodi, in un sistema di assistenza del
pubblico verso un imprenditore privato che prima è stato un tale
Kurt Mayer ed oggi è l'imprenditore Mancini.
La sostanza è che la Keller da anni è entrata in un vortice dove
le prospettive di futuro sono ogni giorno sempre più incerte, non
ultimo l'annunciata iniziativa da parte dell'azienda di mettere in
mobilità gli oltre duecento lavoratori dello stabilimento di Carini
e che prevedeva quindi la dismissione dell'attività con la
cancellazione di un altro dei pochi - e ormai sempre più fragili -
esempi di aziende industriali esistenti nella nostra Regione.
So che il Governo ha incontrato le parti ed è riuscito a
determinare una situazione transitoria che vede la possibilità per
questi lavoratori di entrare in un circuito di cassa integrazione,
di formazione, che ne accompagnerà il reddito.
La verità però è una, la politica in Sicilia si è trasformata in
un 118, cioè ci occupiamo delle emergenze e di come provare a
lenire le ferite che via via si stanno producendo. Credo che
abbiamo bisogno - e lo dico qui all'Assessore per il lavoro, ma
anche all'Assessore per le attività produttive - di fare il punto
della situazione su questo tema; infatti, non possiamo essere
tavoli di gestione di crisi, con il problema di quanto la Regione
possa finanziare per lenire le ferite, di come possa integrare una
parte del reddito e come ritardare, il più possibile, la
dismissione e, quindi, la chiusura.
Abbiamo bisogno di aprire una grande questione nazionale. La
Sicilia sta per essere dismessa dal Governo di questo Paese. Siamo
in una fase di rottamazione industriale' da parte del Governo del
nostro Paese. Io credo che sia venuto il tempo di aprire una grande
vertenza Sicilia.
Ecco perché l'ordine del giorno, ripeto, non può che essere
accolto, come atto di solidarietà, ma anche di iniziativa idonea a
sostenere la vertenza dei lavoratori. Oggi Keller, ieri FIAT,
l'altro ieri ITALTEL, ora si scopre della vicenda della SAT di
Catania. Ci sono altre vertenze nel territorio siciliano, insomma,
siamo un insieme diffuso di vertenze e di drammi sociali,
occupazionali e di nuclei familiari. Stiamo per approvare la legge
dei cinquantenni'.
Si corre il rischio di avere un'intera generazione di cinquantenni
che verrà espulsa da un segmento produttivo, già fragile, che vive
la Sicilia.
Ecco perché credo sia venuto il momento di calendarizzare,
chiamando il Ministro del Lavoro di questo Paese, chiamando il
Ministro all'Economia. Non è più consentito e non è più tollerabile
che i siciliani rischino di essere vissuti come cittadini di serie
B .
Io mi chiedo e vi chiedo: se la vicenda dello stabilimento di
Termini Imprese fosse stata una vicenda del Nord di questo Paese
avrebbe avuto la stessa rappresentazione giornalistica?
Mi raccontava l'onorevole Lupo che l'altro giorno è stato a
Catania a raccogliere i drammi di un'azienda, la SAT, i cui
lavoratori da settimane, se non da mesi, presidiano davanti
l'azienda per impedire che gli impianti vengano portati fuori dalla
stessa azienda.
Mi chiedo: chi è a conoscenza di tutto questo? Qual è la sede dove
la vertenza dei lavoratori riesce a fare notizia e la notizia
appare e riesce a bucare , a diventare patrimonio condiviso del
Paese?
L'informazione si sta persino abituando al fatto che la Sicilia
viva questi drammi e, con l'abitudine, neanche fa più notizia.
Chiedo, pertanto, che l'approvazione dell'ordine del giorno sia
anche l'occasione perché da qui al ventuno marzo si apra la
primavera anche con un'iniziativa pubblica, politica del Governo di
questa Regione, a difesa dei diritti dei siciliani. A difesa, cioè,
di una politica industriale di questo Governo che deve essere a
favore della Sicilia. Ecco perché l'ordine del giorno è una grande
occasione per porre il tema dei lavoratori, ma anche delle aziende
e delle imprese in Sicilia.
LACCOTO. Chiedo di apporre la firma all'ordine del giorno numero
250.
PANARELLO. Chiedo di apporre la firma agli ordini del giorno
numeri 250 e 272.
ODDO. Chiedo di apporre la firma agli ordini del giorno numeri 250
e 272.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
APPRENDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
APPRENDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per
illustrare brevemente l'adesione come firmatario all'ordine del
giorno numero 250 e per sottolineare come questo sia un momento
particolare per la nostra Terra.
E' ormai chiaro il disegno di deindustrializzare la Sicilia. Siamo
molto preoccupati. La Commissione Attività produttive' è ormai
diventata un tavolo permanente di consultazione di aziende in
crisi.
E' una crisi che viene da lontano, ci sono state vicissitudini
alterne, imprenditori strani' che hanno rilevato l'azienda per poi
abbandonare gli stabilimenti e per proporsi, come imprenditori, nel
campo dell'edilizia; quindi, quando dico strani imprenditori mi
riferisco a persone di poco scrupolo che con la connivenza della
politica siciliana hanno fatto i soldi'.
Basti andare a vedere i precedenti, non so chi abbia pronunciato i
nomi e i cognomi.
Siamo, quindi, preoccupati che questo tavolo permanente di
consultazione, ogni giorno, sia gravato sempre di più dalle crisi
che vengono rappresentate, come dicevo, dalle aziende e dai
rappresentanti sindacali.
Credo che ci voglia un grande sforzo da parte del Governo
regionale.
Penso che l'approvazione di una legge sul credito di imposta alle
imprese potrà dare una risposta concreta a questa crisi.
E invece si registra una disattenzione del Governo nazionale;
diceva bene l'onorevole Cracolici quando diceva che c'è un
silenzio assordante da parte della classe politica nazionale.
Fiat assurge alle cronache nazionali per un fatto meramente
numerico, perché lì stiamo parlando di una crisi che investe
duemila persone, ma le piccole aziende siciliane che ogni giorno
chiudono, mettono i catenacci, licenziano, senza diritto di
replica da parte dei lavoratori, sono tantissime.
Credo, quindi, che la Regione debba intestarsi questa scommessa,
intanto per fare un vero censimento, per avere dei numeri precisi
rispetto a quello che sta accadendo in Sicilia.
E bene ha fatto, poco fa, l'Assemblea ad approvare gli articoli
del disegno di legge presentato dall'onorevole Lentini che riguarda
un sostegno alle imprese, per mettere in ciclo e in moto i
cinquantenni espulsi dal mondo del lavoro.
C'è una grande scommessa, come dicevo, assessore Leanza; bisogna
coinvolgere chi di ferrovie si occupa in Sicilia.
Abbiamo un piano della mobilità su rotabile che è fermo dai primi
anni del novecento e c'è tantissimo da fare.
Credo che quello sia un settore che si possa utilizzare bene per
mettere in moto, di nuovo, non solo la Keller, ma altre imprese che
di rotabile si occupano e che potranno certamente avere ossigeno e
una prospettiva vera. Se si mette in moto il rotabile in Sicilia,
piuttosto che pensare ai mega progetti, come il ponte sullo
stretto, certamente, ci saranno anni e anni di lavoro.
Assessore Leanza, il Governo regionale in questo deve essere
determinato, non ci possono essere tentennamenti o soltanto
messaggi, per così dire, mediatici; ci vogliono fatti concreti e
come dicevo poco fa, il credito di imposta, certamente, potrà
essere una seria risposta a questo problema.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il dramma che
stiamo vivendo in solitudine, vista la disattenzione con cui il
Governo nazionale sottace l'emergenza che ormai ci attanaglia, ci
deve indurre, in qualche maniera, ad alzare il tono del confronto.
Ogni giorno innumerevoli aziende falliscono, nonostante questo
Parlamento abbia approvato la legge 23 all'interno della quale
l'articolo 8 poteva essere d'aiuto per il consolidamento dei debiti
con le banche per le piccole e medie imprese, ma c'è un ritardo
nell'applicazione della legge forse anche perché la stessa non è
nemmeno tanto conosciuta.
Sarebbe opportuno che l'Assessore per l'industria, e quant'altri
possano farlo, in qualche maniera, intervenisse per far sapere che
esiste questa legge, che ci sono bandi che nessuno conosce. Il
momento così difficile, la depressione economica internazionale, la
disoccupazione impongono che il Governo faccia un passo in avanti,
faccia qualcosa di più, che poi non è altro che la normalità,
quello di far sapere quali sono i meccanismi con i quali ci
accingiamo a frenare questo momento difficile.
Si parla dei cinquantenni, dei trentenni, non solo de i
cinquantenni, e dei venticinquenni.
Poco fa dicevo all'Assessore per l'industria che sarebbe opportuno
fare pervenire nella III commissione il Piano della ricerca per
arginare l'emorragia dei cervelli in fuga, per tentare di trovare,
come avevamo convenuto con il presidente Caputo, la verifica di un
piano complessivo per sapere qual è la fotografia dell'esistente,
quali sono le aziende che stanno fallendo, per tentare di trovare
un piano generale da indirizzare, per dare un suggerimento al
Governo, per sapere verso dove vogliamo muoverci. Il problema della
Fiat di Termini non è soltanto il problema di duemila persone che
entrano in disoccupazione. Con esso muore l'idea stessa
dell'industria in Sicilia. Siamo di fronte ad un momento così
difficile e così grave del quale non ci rendiamo conto.
E mentre a Termini la Fiat muore, l'ENI, che per il trenta per
cento è dello Stato, è completamente assente dalle problematiche
dell'Industria siciliana. Si disattende e sottace un accordo di
programma stipulato già sei anni fa e per il quale non c'è nessuna
novità, solo il fatto che all'interno di questo accordo di
programma della chimica c'è anche il rigassificatore di Priolo,
scelto in un posto assolutamente infelice. E più volte lo ha anche
detto il Presidente della Regione, anzi ha addirittura partecipato,
attraverso l'ex assessore Interlandi, al referendum contro il
rigassificatore.
C'è una ENI assente; c'è il Governo assente, ci sono decine di
aziende che ogni giorno chiudono; c'è il piano energetico
ambientale che il TAR, oggi, ha bocciato nella parte in cui ritiene
non sia possibile fare un passo indietro. Non ci può essere una
retroattività, perché il piano è un atto amministrativo, non è una
legge, come più volte abbiamo ricordato al Presidente, purtroppo
preso come è da cieco furore.
Fare fallire un'azienda con settecento persone che andranno a
casa, da qui a qualche settimana, perché non c'è un piano che possa
garantire la possibilità di un tempo minimo per modificare la
mission dell'azienda che si chiama SITECO, che è in provincia di
Siracusa, non quella Moncada, non vorrei ci fosse qualche equivoco,
perché pur essendo anche quella una impresa importante, ha qualche
problema. Queste settecento persone, occupate fra diretto e
indotto, lavorano a Priolo, la SITECO di Priolo, cioè lavoravano
vicino ai parchi eolici.
Il Governo che cosa dovrebbe fare? Anziché mandarli a casa, il
Governo dovrebbe prevedere un programma in cui individuare due o
tre parchi eolici, visto che l'eolico in questo momento a livello
internazionale è riconosciuto come energia alternativa pura e
importante; visto che ci lamentiamo che a Siracusa, come a Palermo,
così come a Catania e in altri grandi centri c'è un inquinamento
micidiale; che ci sono tre aziende produttrici di energia, tre
centrali che sono altamente inquinanti. Certamente sarebbe stato
opportuno che il Governo si fosse fermato a guardare con
attenzione.
Assessore per l'industria, lei è un imprenditore e sa che è
opportuno concedere del tempo alle imprese per non farle fallire.
Quindi, aggiungere disoccupati a disoccupati, è inopportuno, a
volte anche per motivi strettamente psicologici o personali.
Avevamo proposto con l'amico, onorevole Apprendi, qualche tempo fa,
di mettere tutte le risorse del Piano FESR dell'industria e dei
trasporti in un unico programma-progetto, per consentire alla
Keller e ad altre aziende simili, come la Siteco di Priolo, la
metalmeccanica, di fare insieme un grande progetto di alta velocità
in Sicilia, costruendo qui ferrovie, vagoni e quant'altro per fare,
turismo, trasporti e altro.
Assessore, io rubo soltanto qualche secondo per sollecitarla, so
infatti quanto lei si stia spendendo sul terreno della Fiat e di
altre aziende. Lo vediamo anche quando viene in Commissione di
merito per le cose che ci viene a dire. Io capisco che il
Presidente della Regione ormai vola alto, siamo oltre il Governo,
siamo oltre l'imperatore.
Lei ha quindi il dovere, come assessore per l'industria e come
industriale, di far valere le motivazioni che l'hanno portata a
fare l'assessore. Lei deve fare l'assessore per l'industria, lei
deve applicare la legge, lei deve applicare il Piano, deve
consentire alla Regione di risollevarsi perché ormai non è solo in
ginocchio, siamo più giù del ginocchio
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la vicenda che
trae spunto da questo documento sulla Keller, oggi all'attenzione
dell'Aula, finisce per essere la pagliuzza nell'occhio, caro
onorevole Cracolici, rispetto ad un tema lavoro che oggi
drammaticamente coinvolge la Sicilia e rispetto al quale questo
Governo regionale, prima che quello nazionale, non riesce a dare
una risposta.
L'UDC, onorevole Cracolici, è all'opposizione a Roma ed è
all'opposizione a Palermo
CRACOLICI. Non al Comune di Palermo, solo alla Regione
CORDARO. A Palermo è stato eletto perché facesse parte della
maggioranza e siccome noi, a differenza di qualcuno qui dentro,
rispettiamo gli elettori, continuiamo a sostenere quella
maggioranza.
CRACOLICI. Complimenti, con Cammarata Auguri.
CORDARO. E lo so, lei con l'onorevole Lombardo Fra qualche mese
vedremo. Ma andiamo avanti che a questo ora ci arriviamo.
In realtà, il Governo nazionale, che è un governo sempre più
spostato verso il Nord, non sostiene le battaglie della Sicilia e
dei siciliani. E cosa ancor più grave è che di questo Governo
nazionale, presieduto dall'onorevole Berlusconi, fanno parte
l'onorevole Presidente Lombardo e l'MPA Per chiarezza, altrimenti
ci confondiamo.
Mi chiedo. Come farà questo Governo nazionale a vedere
all'opposizione il Presidente Lombardo, il quale dovrebbe curare
gli interessi della Sicilia?
E mi chiedo ancora. Come farà il PD, che oggi sostiene questo
Governo regionale, ad andare contro quel Governo nazionale del
quale Lombardo fa parte?
Amici miei, qui è richiesto un momento di serietà, di coerenza, un
momento di chiarezza Nella fattispecie, al momento il problema è
la Keller, ma il problema riguarda soprattutto i mille posti di
lavoro che probabilmente si perderanno ad Unicredit entro il 2010.
Nelle stesse condizioni si trova l'Italtel, la Fiat, con i 40.000
posti di lavoro che in Sicilia si sono persi nel 2009, a fronte di
un Governo regionale inerme, perché è un governo regionale abusivo,
che non è riconosciuto dalla popolazione siciliana perché non era
questo il governo che il popolo siciliano aveva votato.
Ora, rispetto a queste cose, l'intero gruppo parlamentare dell'UDC
appone la firma tanto all'ordine del giorno sulla Keller, primo
firmatario l'onorevole Cracolici, quanto a quello sull'Ente porto
di Messina a firma Cracolici ed altri, rispetto al quale documento
l'UDC ieri ha peraltro presentato un'interrogazione. Ma immagino
che avremo tempo e modo di discutere anche di questo.
Per concludere, quindi, siamo a fianco dei lavoratori della
Keller, sottoscriviamo questo documento e lo voteremo, siamo a
fianco dei lavoratori della Fiat, siamo a fianco dei lavoratori
siciliani, abbiamo grosse perplessità che questo Governo regionale
non soltanto sia accanto, perché sino ad oggi non lo è stato, ma
abbiamo grosse perplessità che un governo regionale così debole,
che deve fare l'opposizione a Berlusconi per curare gli interessi
della Sicilia, mentre invece fa parte di questo Governo nazionale,
così come un PD che deve fare gli interessi dei siciliani stando
all'interno di questo governo regionale, possano avere a cuore gli
interessi dei siciliani.
L'UDC voterà questo ordine del giorno, ma soprattutto continuerà a
stare accanto ai lavoratori siciliani.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Onorevoli colleghi, non si può non condividere l'ordine
del giorno sui lavoratori della Keller, ma la portata di questo
ordine del giorno è rilevante, e approfitto anche dell'entrata
dell'Assessore per il territorio e l'ambiente, e devo dire che
quando è intervenuto l'onorevole Apprendi effettivamente non avevo
capito la portata del documento. Poi, leggendolo, mi sono reso
conto che è palesemente in atto, e non c'è motivo di non credere ai
colleghi parlamentari, una speculazione edilizia su uno
stabilimento industriale.
E quindi la mia solidarietà va non solo ai lavoratori che hanno il
mio pieno sostegno sotto tutti i profili, ma io chiedo
all'assessore Di Mauro di porre la giusta attenzione a questa
speculazione edilizia sullo stabilimento Keller, perché dicono i
colleghi che, contestualmente alle procedure di mobilità che
investono i 200 operai, è in atto l'iter di un progetto che
interessa i suddetti terreni allo scopo di realizzare alloggi
residenziali.
Onorevole Assessore, noi non dobbiamo stare solo attenti, ma
dobbiamo essere vigili ed evitare questi capitani di ventura -
come li ha chiamati giustamente l'onorevole Apprendi - che vengono
in Sicilia non a depredare la Sicilia dalle imprese, ma anche a
speculare nella nostra terra.
E questo, onorevole Cracolici, è un'attenzione che io chiedo al
Governo regionale. E mi consenta di dirlo, lei che se la piglia
sempre con Berlusconi. Cosa c'entra Berlusconi in tutto il suo
intervento su un'azione di salvaguardia del nostro territorio e
sull'occupazione, considerato che le trasferte nei Paesi
dell'Oriente, o le trasferte fatte anche in Europa dei nostri
assessori stanno portando qui in Sicilia nuova linfa
imprenditoriale?
Allora, la vertenza deve essere mirata a realizzare un bacino al
cui interno mettiamo tutte queste situazioni esistenti per poi
impiegarle nei grandi investimenti che la Sicilia conoscerà da qui
a qualche mese, così come peraltro abbiamo già conosciuto le
intenzioni dai giornali.
Quindi, il gruppo parlamentare del Popolo della Libertà, sono
delegato naturalmente dai colleghi, appone con queste precisazioni
la firma all'ordine del giorno presentato.
CAPUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente onorevoli colleghi, onorevole Presidente
della Regione e assessori della Giunta di Governo, chiaramente
l'ordine del giorno presentato dal gruppo del PD è condiviso da me
e quindi l'onorevole Mancuso appone la sua firma e io appongo la
mia.
Ma credo che oggi si voglia introdurre anche la Keller (è l'ultimo
dei bollettini di guerra diramati ogni giorno dalle aziende
siciliane in crisi).
La Commissione Attività produttive' martedì prossimo incontrerà
l'amministratore delegato nazionale dell'Italtel, che rappresenterà
quali sono le motivazioni per le quali metterà in mobilità tutto il
personale tranne ottanta dipendenti.
La Fiat di Termini Imprese è argomento ormai costante del
dibattito politico, soltanto politico, di questo Parlamento e
dell'intera Sicilia. La cantieristica navale è fortemente in crisi.
Oggi c'è uno stato di agitazione del personale aeroportuale di
Palermo perché è già tornato a soffiare il vento di crisi dopo
l'operazione Alitalia.
Io credo che qui non ci possiamo sottrarre; un Governo che ritiene
di essere autorevole e un Parlamento che sa di essere la voce del
popolo siciliano, quella vera naturalmente, non possono non
affrontare e porsi il problema del perché.
C'è uno stato di crisi che sta investendo l'intero settore
industriale siciliano e se non lo investe per la crisi, lo investe
per le polemiche. Io non entro nel merito, ma vorrei capire cosa
sta succedendo oggi nel settore eolico o del fotovoltaico. Soltanto
ieri Moncada inaugurava la sua azienda, il suo impianto, alla
presenza delle massime cariche dello Stato e della Regione e adesso
viene investito da una polemica ferocissima che riguarda l'intero
settore industriale legato all'energia alternativa.
Ho letto le prese di posizione dell'Assessore per l'attività
produttive e le rispetto. Però è chiaro che in Sicilia, onorevole
Presidente della Regione, spirano venti di crisi.
C'è un settore legato all'industria in totale crisi irreversibile.
Il Governo, al di là dello scacchiere delle singole iniziative a
sostegno delle aziende in crisi, non può essere il malato che passa
da un lettino all'altro, da un capezzale all'altro
Qui bisogna capire perché in Sicilia, improvvisamente e a
differenza di qualche anno fa, tutto il settore industriale è in
crisi.
Perché le grandi aziende e i grandi gruppi multinazionali legati
al settore dell'industria vanno via dalla Sicilia? Va via la Fiat
per un motivo, la Keller è in crisi per un altro motivo, l'Italtel
per un altro motivo, un'altra azienda chiude a Palermo per aprire
lo stesso stabilimento in Sardegna.
C'è una politica del Governo della Regione che affronta il
problema dell'emergenza occupazione in Sicilia a fronte delle
aziende che chiudono?
Ci sono provvedimenti che il Governo sta adottando?
C'è un tavolo sulla crisi? Una pianificazione istituzionale a
fronte della crisi industriale?
Io credo che il Parlamento debba fare la sua parte. Ma mi domando
se è con gli ordini del giorno, pur sottoscritti da tutto il
Parlamento, che possiamo pensare di risolvere il problema. Qui ci
sono i grandi gruppi multinazionali che forse non credono più che
la Sicilia sia terra di investimento, che la Sicilia sia terra di
sviluppo, che la Sicilia sia terra che possa garantire investimenti
e lavoro. Un problema che attiene al Governo. Gli imprenditori
pensano che il Governo sia troppo debole per garantire la
sopravvivenza degli interessi industriali in Sicilia.
Noi dobbiamo porci questo problema perché non è possibile che vi
siano chiusure di aziende e crisi di impianti una appresso
all'altra. Qui c'è un Governo che deve sentire il dovere di
istituire un tavolo sulla crisi e non certamente limitarsi ad
avviare questa iniziativa, perché noi poi faremo sì un ordine del
giorno e chiederemo al Governo della Regione perché i nostri
assessori vanno in America, perché vanno in Cina, perché stanno
andando in India per accompagnare omonimi imprenditori. Omonimi
imprenditori , sì; forse si sente male, non parlo di anonimato
parlo di omonimia Ci sono imprenditori che hanno cognomi forti
come quelli di chi governa in Sicilia.
Io voglio capire se questi viaggi all'estero hanno un ritorno per
questa Sicilia, se noi andiamo in India per portare risorse in
Sicilia, se noi andiamo in Cina per investire e portare risorse in
Sicilia.
Mentre qui le aziende muoiono, onorevole Presidente
dell'Assemblea, noi abbiamo avviato il tour istituzionale nei Paesi
del mondo con assessori che apparentemente non hanno delega per
andare a trattare attività in quei paesi del mondo in cui si
recano.
Io chiedo dunque che il Parlamento faccia il suo dovere, come lo
fa ogni giorno, ma che il Governo ci dica, con un'apposita seduta
d'Aula, che cosa sta facendo per frenare la crisi del settore
industriale e per salvaguardare i posti lavoro. Non possiamo
limitarci a dire, onorevole Presidente della Regione, lei è stato a
Roma con noi, noi non possiamo pensare di dare 350 milioni alla
FIAT quando Marchionne ha detto noi non vogliamo più i soldi dello
Stato e quindi della Regione . Ci vuole anche autorevolezza
nell'affrontare un problema che oggi sta mettendo in ginocchio la
Sicilia.
PRESIDENTE. Onorevole Leanza, il parere del Governo sull'ordine
del giorno numero 250?
LEANZA NICOLA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e
il lavoro. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'onorevole
Cracolici e tutti gli intervenuti hanno trattato un argomento
certamente drammatico: la mancanza di lavoro e, soprattutto in
alcuni casi, come in questi casi, il rischio di perdere il lavoro.
Desidero dire all'onorevole Caputo, che poco fa ci ha fatto una
serie di lezioni, desidero ribadire il fatto che purtroppo la crisi
non è solo siciliana. Le multinazionali, ma anche le aziende
italiane, scappano anche da altri Paesi. Il dramma è che purtroppo
se ne stanno andando dalla Sicilia.
E' una Sicilia in grave difficoltà. Questo è un colpo quasi
mortale.
In questa direzione dobbiamo cercare tutti quanti di fare
assolutamente il nostro dovere. Né, onorevole Cordaro, basta
entrare nel merito, MPA, maggioranza, minoranza, qui c'è la
necessità assoluta che ognuno, da qualunque posto si trovi in
questo momento, faccia la propria parte perché purtroppo i
disoccupati, i lavoratori in difficoltà, non sono né di destra, né
di sinistra, né autonomisti, né altro. Sono persone che aspettano
anche da parte nostra, da parte di tutti noi, una risposta e una
risposta concreta e vera.
Come Governo accolgo, e ve lo dico con molta serietà e con molto
senso di responsabilità, tutti gli spunti assolutamente positivi
emersi nel corso del dibattito. Vorrei che questa Assemblea,
Presidente Cascio, dedicasse una seduta al dramma della
disoccupazione; dedicasse, con numeri alla mano, una seduta alle
soluzioni da trovare insieme; dedicasse infine una seduta per
vedere e verificare quali sono le condizioni reali di questa terra.
E se possono servire alcuni numeri, onorevole Cracolici, onorevoli
colleghi che mi avete preceduto, posso dire, per esempio, dei
numeri drammatici che in Sicilia abbiamo sugli ammortizzatori in
deroga. In un periodo in cui non vi era ancora la crisi, nel 2007-
2008, gli ammortizzatori sociali erano di 16 milioni, oggi abbiamo
70 milioni di euro stanziati per lavoratori con cassa integrazione
in deroga. Questo la dice lunga su quello che succederà nel 2010.
In questa direzione il Governo non solo si è mosso, mi riferisco
alla vicenda FIAT, ma il Governo si sta muovendo in tutte le
vertenze non soltanto per dare lo zuccherino o per cercare così di
dare il contentino. Purtroppo, ieri sera, presiedendo la
Commissione regionale per l'impiego, ho notato ancora una volta
come con grande difficoltà quante aziende hanno fatto ricorso alla
cassa integrazione. Tantissime Compresa la KELLER e oltre alla
KELLER vorrei ricordare ai colleghi presenti, in modo particolare
al primo firmatario di questo ordine del giorno, l'onorevole
Cracolici, gli vorrei ricordare una cosa che mi è successa pochi
giorni fa: nel momento in cui abbiamo incontrato i lavoratori della
DELIVER, per capirci, i quattordici/sedici lavoratori che sono
saliti sul tetto e sono stati su quel tetto per diversi giorni, pur
col tempo terribile che c'era. Avevamo facce tristi e amareggiate.
Rivendicavano il proprio diritto al lavoro e per rivendicarlo
hanno dovuto subire anche l'umiliazione di salire sopra un tetto e
cercare con ogni mezzo di salvaguardare il posto di lavoro.
Vederli ad un metro di distanza Parlare con loro Qualsiasi
persona impegnata nelle istituzioni non può non provare un grande
senso di angoscia e soprattutto un grande senso di responsabilità.
E' a questo senso di responsabilità che io richiamo tutti a
partire, innanzitutto, dal Governo, e dal sottoscritto.
In questi primi venti giorni di attività in questo assessorato,
assieme al collega Venturi e all'intero Governo, abbiamo deciso di
avviare un percorso così in punta di piedi, molto importante, per
cercare di creare le opportunità, per creare nuovo lavoro e per
garantire, nei limiti del possibile, i lavoratori che questo lavoro
rischiano di perderlo.
Abbiamo convocato le forze sindacali e i lavoratori per cercare di
discutere insieme, in un tavolo di concertazione vero, puro, forte,
se ci possano essere le condizioni - a legislazione vigente -
affinché, utilizzando alcune risorse del FESR, il credito di
imposta, dal punto di vista infrastrutturale, se guardiamo
all'interno di ogni misura e di ogni singolo assessorato, si
possano trovare quelle misure che possono garantire una trafila a
qualunque imprenditore puntuale per potere accedere a
finanziamenti, a sgravi contributivi, a sgravi sul costo del
lavoro. Ci può essere quindi la possibilità di fare un'operazione
meritoria.
Questo Governo non lo vuole fare solo con le parti sociali, ma lo
vuole fare con questo Parlamento e vuole fare insieme un percorso
comune che consenta di affrontare, di mettere in campo,
complessivamente, un'iniziativa molto semplice dal punto di vista
dell'esposizione, molto semplice dal punto di vista
dell'attuazione. Noi ci siamo presi del tempo, massimo un mese per
presentare un piano sull'occupazione, un pianino, un pianetto,
chiamiamolo come vogliamo, per cercare di rilanciare e di
invogliare gli imprenditori, soprattutto siciliani, a fare in modo
che possano investire in Sicilia e comunque possano garantire ai
siciliani il superamento di questo stato di difficoltà.
Mi riferisco a tante leggi che noi abbiamo fatto e che nella
stragrande maggioranza dei casi sono leggi inapplicate o nella
stragrande maggioranza dei casi sono leggi senza risorse.
Ieri sera abbiamo approvato una parte importante del FAS e ne
parleremo successivamente; sono tutte risorse che ovviamente
saranno messe in circolazione nella nostra terra. Ritengo,
pertanto, che è un richiamo alla responsabilità di tutti, il
Governo per primo farà la propria parte e non aspetterà inerme che
tutte le fabbriche chiudano; certamente ce la metterà tutta per
raggiungere gli obiettivi di salvaguardia del posto di lavoro e di
salvaguardia di un diritto sacrosanto, il diritto al lavoro.
In questi giorni, dalla SAT alla KELLER, dall'antica CESAME a
Catania, per fare un esempio, a Termini Imerese, dalla DELIVER ai
call center - altra bomba che sta per scoppiare in Sicilia - non
facciamo altro che pellegrinaggi. E stiamo attenti, più che di
pellegrinaggi, parlerei di quelle manifestazioni-eventi di
solidarietà che devono essere fatti senza demagogia, senza
strumentalizzazioni, ma con grande senso di responsabilità.
A questa gente dobbiamo rispondere con i fatti. Ci stiamo
provando. Entro un mese, un mese e mezzo, presenteremo una proposta
completa. E mi piacerebbe che questa proposta venisse discussa in
questo Parlamento.
Accolgo, quindi, con parere favorevole l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. Con il parere favorevole del Governo, pongo in
votazione l'ordine del giorno numero 250. Chi è favorevole resti
seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'ordine del giorno numero 267 «Interventi urgenti per
l'avvio dei cantieri di lavoro per disoccupati», a firma degli
onorevoli Cracolici ed altri. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che
secondo gli ultimi dati emersi dal rapporto UIL sulle ore di cassa
integrazione autorizzata sul territorio nazionale la Sicilia spicca
con un aumento dell'82 per cento;
nel settore edilizio, in particolare, i dati emersi dall'ultimo
rapporto Feneal-Cresme registrano la perdita di trentamila posti di
lavoro;
per fare qualche esempio, a Palermo, nel primo trimestre del 2009,
la media mensile di ore autorizzate nel settore edile era di 25.448
e già ad ottobre il numero è più che raddoppiato arrivando a quota
61.506; a Catania si è addirittura quadruplicato, passando da
11.618 ore a 43.912; la città di Palermo a metà 2008 contava una
media mensile di 11.414 lavoratori nel settore edile che nel terzo
trimestre 2009 è scesa a poco più di 9 mila addetti, mentre a
Catania la media mensile di addetti è passata da poco meno di 14
mila a 11 mila e 600; sulla stessa onda è la città di Messina, con
un crollo che tocca il 40 per cento; ad Enna da 'zero ore' del mese
di dicembre 2009 si è passati a 27 mila ore autorizzate nel mese di
gennaio 2010;
rilevato che in Sicilia il settore edile è in piena crisi, come
dimostra il crollo degli appalti ed il boom della cassa
integrazione;
considerato che:
l'articolo 36 della legge regionale 14 maggio 2009, numero 6,
concernente misure urgenti per fronteggiare l'emergenza sociale, ha
autorizzato l'Assessore regionale per il lavoro a finanziare per
gli anni 2009 e 2010 a favore dei comuni siciliani cantieri di
lavoro per la realizzazione di progetti per l'esecuzione o la
manutenzione straordinaria di opere di pubblica utilità
appartenenti al demanio o al patrimonio dei comuni della Regione,
da realizzarsi mediante l'impiego dei lavoratori che abbiano
presentato al Centro per l'impiego competente per territorio la
dichiarazione di disponibilità di cui al decreto legislativo 21
aprile 2000, n. 181, come modificato dal decreto legislativo 19
dicembre 2002, n. 297;
al fine di rendere più tempestiva l'azione della pubblica
Amministrazione, nelle more che si rendano disponibili le risorse
previste dall'art. 36 per la costituzione dei cantieri regionali di
lavoro per disoccupati, l'Assessore regionale per il lavoro, con
circolare n. 1 del 5 ottobre 2009 pubblicata nella Gazzetta
Ufficiale della Regione siciliana n. 48 del 16 ottobre 2009, ha
impartito le direttive finalizzate all' acquisizione delle istanze
di finanziamento;
atteso che:
nelle direttive contenute nella suddetta circolare si stabilisce
il termine del 60.mo giorno dalla pubblicazione entro il quale i
comuni interessati avrebbero dovuto far pervenire le istanze di
finanziamento corredate dai progetti, secondo le modalità in essa
indicate;
i comuni interessati al finanziamento dei cantieri di lavoro hanno
presentato le istanze nei termini e secondo le modalità previste;
i progetti presentati riguardano la realizzazione o la
manutenzione straordinaria di opere destinate a migliorare la
vivibilità dei cittadini e dei quartieri, la cui esecuzione non
risulterebbe altrimenti possibile in presenza delle difficoltà
economiche in cui versano i comuni dell'Isola;
ritenuto che:
al cospetto della grave crisi economica in cui versa la Regione
siciliana occorrano misure urgenti ed idonee a fronteggiare
l'emorragia dei posti di lavoro;
i cantieri di lavoro previsti dall'articolo 36 della l.r. n. 6 del
2009, approvata dall'Assemblea regionale siciliana con grande senso
di responsabilità, al fine di dare avvio concreto ad interventi
anticrisi immediati, seppur di piccola entità, costituiscano uno
strumento importante per offrire un' esperienza di lavoro concreta
a tanti disoccupati, se non l'unico strumento di ammortizzatore
sociale che consenta agli enti locali non soltanto di avviare al
lavoro disoccupati e di sostenere le famiglie in questa fase
economica assai difficile, ma anche per riqualificare quartieri,
città e territorio,
impegna il Governo della Regione
all'immediato finanziamento dei progetti presentati, nei termini e
secondo le modalità previste, dai comuni interessati all'avvio dei
cantieri di lavoro, per non vanificare l'impegno assunto
dall'Assemblea regionale con l'approvazione della norma di cui
all'art. 36 della l.r. n. 6 del 2009 finalizzata a fronteggiare la
drammatica crisi occupazionale che travolge migliaia di famiglie
siciliane e a favorire, nel contempo, la riqualificazione e la
ripresa economica delle comunità locali». (267)
LEANZA NICOLA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e
il lavoro. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEANZA NICOLA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e
il lavoro. Onorevoli colleghi, desidero informare l'Aula del fatto
che proprio ieri sera abbiamo avviato le procedure relative al FAS
per dare seguito a questo ordine del giorno per quanto riguarda i
cantieri di lavoro.
Anche per questo, entro due mesi, i trecentonovanta comuni della
Regione siciliana saranno raggiunti dall'iniziativa relativa ai
cantieri di lavoro. Saranno 1.800 cantieri, per un totale di 36.000
disoccupati che avranno l'opportunità di lavorare all'interno dei
cantieri di lavoro.
E' un'iniziativa fondamentale ed importante, fatta con legge del
Parlamento e che, ieri sera, sbloccando il PAR FAS, mettiamo in
linea.
Fra pochi giorni uscirà una circolare che riapre i termini, per
consentire ai comuni che hanno presentato la domanda in modo
incompleto - e sono la stragrande maggioranza - o che non l'hanno
presentata o che l'hanno presentata indicando un numero inferiore
rispetto al numero di cantieri che potevano richiedere di
ripresentarla. Avrà la durata di venti giorni e, quindi, è giusto
che questo Parlamento lo sappia.
Ieri sera, in Commissione regionale per l'impiego, abbiamo
approvato i criteri di selezione del personale, attivando le
quattro procedure che riguardano o la residenza, o la
disoccupazione, o il carico familiare o l'età. I criteri non sono
cumulabili, vengono considerati nell'ordine.
Un'ultima cosa e concludo, signor Presidente.
Di tutte le pratiche è iniziata l'istruttoria. Entro due mesi ci
auguriamo che questi cantieri di lavoro possano essere approvati
con ciò che ne consegue. E' stato calcolato l'1,8 in più di PIL,
dal punto di vista della disoccupazione, rispetto alla
disoccupazione. Un duro colpo, quindi, temporaneo, per carità, alla
disoccupazione, con la possibilità di riqualificare. E sono 220
milioni che restano per intero in Sicilia, oltre, ovviamente, a
creare un bel po' di indotto.
Il parere del Governo, quindi, è favorevole.
PRESIDENTE. Si prende atto che l'ordine del giorno in discussione
reca le firme di tutti i parlamentari presenti. Con il parere
favorevole del Governo, lo pongo in votazione.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno numero 272 «Riavvio
delle procedure di scioglimento dell'Ente porto di Messina». Ne do
lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
l'articolo1 della legge 15 marzo 1951, numero 191, ha istituito
nel porto di Messina un punto franco che 'comprende le aree della
zona falcata della superficie di circa metri quadrati 144.000';
secondo l'articolo 2 della sopraccitata legge statale la
sussistenza delle condizioni per l'applicazione del regime di punto
franco è riconosciuta con decreto del Ministro per le finanze;
l'articolo 15 della medesima legge prevede l'adozione di 'apposito
regolamento, che sarà approvato con decreto del Presidente della
Repubblica, sentito il Consiglio di Stato ed il Consiglio dei
Ministri' per stabilire 'le norme di coordinamento e quelle
speciali intese ad assicurare la tutela degli interessi fiscali e
valutari' nonché altre norme per il funzionamento;
l'articolo 8 della predetta legge affida l'amministrazione e la
gestione del punto franco ad apposito ente tenuto: 'a) a mantenere
in buono stato la cinta doganale e ad eseguire tutte le opere che
fossero richieste dall'Amministrazione finanziaria per il sicuro
esercizio della vigilanza; b) a fornire gratuitamente i locali
necessari per gli uffici doganali e ferroviari per il personale di
vigilanza ed a provvedere alla ordinaria manutenzione di essi.';
considerato che:
non è mai stato emanato il decreto del Ministro per le finanze di
avvio del regime di punto franco e che l'Amministrazione statale,
pertanto, non ha ovviamente provveduto ad istituire un ente
incaricato della gestione;
le rilevanti modificazioni della normativa in materia doganale e
di istituzione dei punti franchi, registrata dal 1951 ad oggi,
impongono di ritenere fortemente in dubbio la persistente vigenza
della legge n. 191 del 1951, da considerarsi 'tacitamente abrogata'
ovvero del tutto inapplicata secondo la posizione espressa dal
Ministero delle finanze nella nota del 25 febbraio 1998, prot. n.8
, indirizzata all'Autorità portuale di Messina;
nondimeno, la Regione siciliana, avvalendosi della propria potestà
legislativa esclusiva in materia industriale, ha provveduto
all'istituzione di un soggetto incaricato della gestione di un
punto franco nel porto di Messina con decreto del Presidente della
Regione siciliana 10 novembre 1953, n.270-A, ente di fatto
strumentale ma privo di effettivo mandato istituzionale;
per la mancata istituzione del punto franco, l'Ente autonomo
portuale ha di fatto giustificato il suo operato negli anni
esclusivamente con l'attività rivolta al comparto industriale
secondo le disposizioni contenute nel decreto istitutivo;
ritenuto che:
a parte ogni considerazione sull'atto istitutivo (emanato ad un
livello di governo non previsto né indicato nella legge del 1951) e
sulle funzioni attribuite può affermarsi con certezza che l'Ente
autonomo portuale non rientra, né è mai rientrato, nell'ambito
dell'amministrazione decentrata diretta o indiretta della
navigazione e, ben a ragione, il Ministero ne ignora esistenza e
funzioni;
l'amministrazione della navigazione e del demanio marittimo di
Messina, infatti, è stata sempre assicurata dalla locale
Capitaneria di porto e, per i profili di competenza, dall'Azienda
dei mezzi meccanici istituita con legge 9 ottobre '67, numero 961;
successivamente la legge numero 84 del 1994 di riforma dei porti
ha trasformato l'Azienda dei mezzi meccanici in Autorità portuale
(articolo 6, comma 1) trasferendo a quest'ultima l'amministrazione
dei beni demaniali ed i compiti in materia di gestione delle
attività portuali;
in data 8 febbraio 2008, a riprova di quanto anzidetto, il
Ministro dei trasporti pro tempore, professore Alessandro Bianchi,
con nota indirizzata al Presidente della Regione così si esprimeva:
'Al di là delle motivazioni giuridico-istituzionali o tecniche che
nell'arco di 50 anni hanno impedito l'attuazione della legge 191
del 1951, purché il contributo ad oggi sia costruttivo, ritengo
indispensabile affrontare la problematica, all'attualità
non mancando di evidenziare che il Ministero dell'Economia e delle
Finanze competente in materia si è più volte espresso nel senso di
ritenere la legge istitutiva del Punto Franco di Messina
incompatibile con il codice doganale comunitario di cui al
regolamento CEE 2913/92 con conseguente effetto abrogativo della
norma in contrasto.
Sarebbe oggi impossibile dare attuazione alla legge 191/51 poiché
la legge ha esattamente individuato i limiti del Punto Franco in
zona Falcata, area interna al Porto di Messina, che poteva
ritenersi idonea con riferimento ai traffici di allora ma che allo
stato attuale non presenta più i requisiti necessari, né sotto il
profilo commerciale, né infrastrutturale.
Non meno importanti ai fini dell'impedimento della realizzazione
del Punto Franco dell'area Falcata sono i vincoli storico culturali
cui l'area medesima è sottoposta ed i pesanti condizionamenti di
carattere ambientale.
Anche gli enti locali interessati hanno acquisito da tempo la
consapevolezza della inattuabilità del Punto Franco in zona Falcata
proponendone l'effettiva realizzazione in zone costiere limitrofe
al Porto di Messina (Comune di San Filippo).
Perciò qualora anche si ritenesse ancora vigente la L.191/'51
occorrerebbe un'altra legge per modificare gli ambiti del Punto
Franco con la conseguente applicazione delle procedure di modalità
previste dalla vigente legislazione (oltre alla legge un successivo
provvedimento dei Ministri competenti per individuare le aree su
proposta dell'Autorità Portuale istituita nello scalo marittimo) e
comunque nel rispetto dei nuovi e particolari limiti imposti dal
regolamento comunitario 2913/92.
Alla luce della predetta considerazione, non sembra che la
sopravvivenza di un organismo incaricato della gestione di un Punto
Franco, ormai non realizzabile nei termini indicati dalla legge del
1951, sia legittimamente supportata.';
nella seduta del 27 marzo 2008 il Comitato dell'Autorità portuale
di Messina ha adottato il piano regolatore dei porti di Messina e
Tremestieri secondo il quale, a larghe linee, la zona falcata viene
rivista valorizzando la cantieristica, le valenze paesaggistiche e
ambientali, eliminando i depositi di carburante, degassifica,
inceneritori ed ipotizzando la ridelimitazione dell'area della zona
franca in quelle parti di territorio rese disponibili dai comuni di
Pace del Mela e San Filippo;
tra i componenti il Comitato, tra gli altri, erano presenti il
Commissario straordinario del Comune di Messina, il Presidente
della Provincia regionale, il Presidente della Camera di commercio,
i quali hanno espresso voto favorevole;
rilevato che:
in linea con quanto sopra, in data 11 settembre 2009, la Giunta
regionale ha assentito alla designazione, da parte dell'Assessore
regionale per l'industria, dell'Avv. Panepinto Francesco quale
commissario liquidatore dell'Ente autonomo portuale di Messina con
urgenza ai sensi della l.r. n. 35 del 1976;
in data 30 ottobre 2009 la designazione è stata trasmessa
all'Assemblea regionale siciliana per il parere di competenza e
che, in tempi rapidissimi, il 10 novembre 2009, nella seduta n. 70,
la I Commissione legislativa permanente dell'Assemblea regionale
ha espresso parere favorevole sulla richiesta;
lo stesso Assessore per l'industria, Marco Venturi, competente per
materia, così giustificava il provvedimento di nomina del
commissario liquidatore: 'In un momento di forte crisi economica e
finanziaria che ha riflessi negativi nel mondo della produzione,
con piccole e medie imprese che stanno chiudendo mettendo a rischio
migliaia di posti di lavoro, il Governo Regionale non può
permettersi di sprecare denaro pubblico mantenendo in piedi enti
improduttivi utili solo alle clientele politiche. La Sicilia ha
bisogno di scelte coraggiose, anche impopolari. Questo governo
vuole eliminare gli sprechi definendo un progetto strategico di
sviluppo e una programmazione orientata alla crescita e alla
competitività.';
considerato che:
con un' incomprensibile inversione di rotta, con successivo
provvedimento contrario ed opposto adottato nel mese di gennaio del
2010, la Giunta regionale di Governo ha abbandonato la procedura di
liquidazione ed ha riavviato il mantenimento dell'Ente autonomo
porto di Messina con una gestione straordinaria;
tale provvedimento, a prescindere dalla decisione del Consiglio di
giustizia amministrativa per la Regione siciliana n. 91/10 del 25
gennaio 2010, a mantenere l'Ente autonomo porto di Messina di fatto
determina un impedimento alla riqualificazione avviata dalla stessa
Regione, dal Comune di Messina e dall'Autorità portuale;
considerata infine non ultima, l'approvazione ormai definitiva. da
parte del Consiglio superiore dei lavori pubblici, del piano
regolatore del porto;
impegna il Presidente della Regione
a revocare con urgenza il provvedimento di nomina del Commissario
straordinario dell'Ente autonomo porto di Messina;
a ripristinare il percorso già avviato dall'Assessore per
l'industria pro tempore e condiviso dall'intera città e dalle
istituzioni competenti, riavviando le procedure di scioglimento con
l'emanazione del decreto di nomina del Commissario liquidatore
dell'Ente autonomo porto di Messina». (272)
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, come sappiamo ci sono posizioni differenziate sulla
vicende dell'Ente autonomo porto di Messina, che è stato oggetto di
una iniziativa per il suo scioglimento qualche mese fa. Iniziativa
e scioglimento che sono stati bloccati in attesa di una sentenza
della Corte d'Appello, rispetto a quella del TAR, che il Consiglio
di Giustizia Amministrativa ha pronunziato qualche settimana fa.
La sospensione e lo scioglimento, peraltro, sono stati
accompagnati, da parte del Governo della Regione, dall'avvio di una
ispezione conoscitiva perché, di questa lunga vicenda, che dura da
una cinquantina di anni circa, da quando si costituì con legge
dello Stato appunto il porto franco, si avesse una conoscenza
approfondita.
Con atto del Presidente della Regione è stato incaricato l'Ufficio
legislativo e l'Ufficio Tecnico, o meglio l'ingegnere Martia, che
ha competenze tecniche in materia, perché nell'arco di qualche
giorno, non di qualche anno, potessero dare al Presidente della
Regione e al Governo un quadro chiaro di come stanno le cose. Devo
dire per altro, ed è bene, signor Presidente, che lo si sappia,
che, in merito alla vicenda sulla rivendicazione delle aree di
pertinenza dell'Ente Autonomo Porto di Messina - autorità portuale
che, come sapete, fa capo al Ministero infrastrutture -, vicenda
che in primo grado si era conclusa con la famosa vertenza del TAR
con la quale l'Ente Autonomo Porto di Messina soccombeva, nel
secondo grado invece il CGA si è pronunciato in modo favorevole
all'Ente Porto. E, pertanto, l'Ente si ritrova nuovamente titolare
di queste aree e le ha acquisite a sé.
Ho dato notizia anche alla stampa delle ragioni per le quali è
stata assunta questa iniziativa, attivando questa Commissione
ispettiva che darà a breve le risultanze del lavoro svolto e in
ordine alle quali riferirò all'Assemblea. In attesa di questo,
signor Presidente, mi pare utile e ragionevole, perché tutti si sia
nelle condizione di conoscere al meglio come stanno le cose, che la
trattazione di questo ordine del giorno venga rinviata, non di un
anno, ma di tre, quattro o cinque giorni.
Sarà comunque mia premura sollecitare la relazione conclusiva
dell'ispezione, e martedì prossimo saremo nelle condizioni di
rendervi la relazione stessa in maniera tale che insieme, senza
nessuna posizione pregiudiziale da parte del Governo, potremo
assumere una decisione nell'interesse della Regione.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le precisazioni
del Presidente mi possono anche far condividere il rinvio di questa
discussione, ma devo ricordare che, nell'ultima riunione della
Giunta cui io ho partecipato, avevo invitato il presidente della
Regione a fare delle valutazioni prima di prendere una decisione
sull'argomento. Questo avvenne il 10, il 12 o il 15 dicembre dello
scorso anno.
Io ero convinto che le precisazioni, signor Presidente, lei le
avesse già avute, perché altrimenti, mi scusi, non comprendo per
quale motivo è stata fatta la nomina, non di un Commissario
liquidatore, ma di un Commissario straordinario.
Se effettivamente quanto lei dice rientra nella logica delle cose,
allora, il Commissario straordinario che ha nominato deve essere
sospeso, diversamente ci prendiamo in giro. Pertanto, chiedo che si
voti questo ordine del giorno.
Se, invece, si sospende sia il Commissario straordinario - che di
fatto rimette in vita un ente inutile, che purtroppo provocherà
solo impedimento, come ha già fatto negli anni, di quelle aree -
sia il Commissario liquidatore, possiamo rinviarne la trattazione
ad altra data.
Il punto franco di cui tutti parliamo non si è mai attuato, in
quanto andava creato con un decreto del Ministero, che non è mai
stato fatto. La Regione ha creato un ente differente che in questi
anni non si è mai capito cosa dovesse fare.
Ebbene, a questo punto, non essendo mai stato avviato il punto
franco, è ovvio che l'Ente Porto va sciolto perché sarebbe un
impedimento a tutto ciò che paradossalmente la Regione stessa
potrebbe fare, nella competenza che ha nel comitato dell'autorità
portuale, dove ha approvato il piano regolatore del Porto che,
certamente, in quell'area, tutto prevede tranne che mantenere
contenitori di benzina, inceneritori, tutte opere che non hanno
niente a che vedere con lo sviluppo che la città vuole per il
futuro. E, peraltro, in quell'area ci sono - e l'onorevole Leanza
lo sa - progetti fatti dal CEDAC, il Centro d'arte contemporanea,
si pensa al recupero della cittadella e a tutto un insieme di
interventi che anche il sindaco di Messina conosce, e che oggi
mettiamo in discussione per un Ente che tutto ha fatto in questi
anni, tranne che far crescere quell'area.
BUZZANCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, l'argomento è troppo importante per non essere
affrontato qui, stasera, in maniera compiuta.
L'ordine del giorno numero 272 ha trovato largo consenso in
quest'Aula, e lei è perfettamente al corrente della posizione che
la città ha assunto, recentemente, nei confronti di questa querelle
che - lo ricordo - il Consiglio di Giustizia Amministrativa ha
definito, sospendendo il giudizio, in ragione di un vizio che
esiste all'interno di questo percorso e che riguarda la stessa
perimetrazione delle aree, che non è perfettamente definita. Nel
1951 infatti, cinquantanove anni fa, gli enti locali - e cioè il
comune di Messina in misura del 40 per cento, la provincia
regionale di Messina (allora soltanto provincia di Messina) conferì
parimenti il 40 per cento, la Camera di Commercio il 20 per cento -
chiarirono la finalità ma non perfettamente le delimitazioni delle
aree.
Questo, ovviamente, ha comportato problemi nel corso degli anni.
Non siamo riusciti, nonostante i tentativi che tutti quanti abbiamo
fatto da diversi punti di osservazione, dall'allora Ministro delle
finanze prima, al Ministro dell'economia dopo, attraverso gli
uffici della Prefettura, attraverso gli uffici della Presidenza del
Senato, della Camera, di venire a capo di una situazione che era
certamente difficile.
Sta succedendo in questo particolare momento che l'Autorità
portuale, anche utilizzando i poteri che il sottoscritto ha come
Commissario straordinario, ha posto in essere alcuni interventi di
riqualificazione e di bonifica, non solo degli assi viari, ma anche
dell'affaccio al mare, che se dovesse succedere che non si revoca
l'Ente autonomo portuale, andrebbero immediatamente vanificati con
un gravame sulla città che è sicuramente insopportabile.
A me sembra che l'intervento del Presidente della Regione sia un
intervento finalizzato ad affrontare compiutamente il problema e a
risolverlo, perché sono convinto che lei, signor Presidente, questo
problema lo voglia risolvere, atteso che è necessaria una
concertazione con le Autonomie locali, che in questa ultima fase
non c'è stata per i tempi stretti dopo che è intervenuta la
sentenza.
Ed è chiaro che un segnale da parte del Governo deve esserci, e
soprattutto un segnale da parte del Governatore che, dandoci
contezza del proprio interessamento e avendo necessità di
approfondire, tuttavia, non può misconoscere che in questa fase
storica si ha bisogno di interventi tempestivi, e che la mancanza
di questi ultimi comporterebbe quel danno al quale ho fatto
riferimento. E vi è di più: comporterebbe anche la possibilità, in
questa fase, di ulteriori fatti speculativi che si stanno
profilando all'orizzonte.
Ha letto, certamente, in questi giorni ciò che ha scritto il
nostro quotidiano di Messina, la Gazzetta del Sud. Ha aperto quasi
ogni giorno la pagina di cronaca su questo argomento per
testimoniare insieme alle televisioni locali quanto alta sia
l'attenzione nei confronti di questo problema. Allora, se questo
segnale arriva, e penso che certamente arriverà, noi dobbiamo far
prevalere il buon senso e la collaborazione che ci deve essere tra
le istituzioni a vario livello.
Pertanto, sono favorevole ad un rinvio di qualche giorno, attesa
la sua disponibilità, in ragione di una querelle che ci portiamo
avanti da decenni e che ha portato alla città soltanto guasti,
difficoltà e impossibilità di intervento in settori e in punti
nevralgici.
Questo è quello che dobbiamo portare avanti con forza e
d'altronde, qualche giorno fa, abbiamo ottenuto nel Palazzo del
Municipio un incontro con la delegazione regionale e da lì, come
certamente lei sa, signor Presidente, è venuta la spinta dal
Sindaco della città di proporre ulteriori approfondimenti per
chiarire quel problema così grande e gravoso, avendo tutti quanti
concordato - con il solo distinguo dell'onorevole Picciolo, che
tuttavia si è mostrato favorevole a che la questione si risolva -
sulla possibilità che la città abbia il proprio punto franco.
Ed è chiaro che questo è un problema che attiene a tutti quanti
noi, e che se è possibile facciamo nostro; è un mandato a riferire
che ho ricevuto come Sindaco e pertanto, come tale, riferisco al
presidente della Regione siciliana che la deputazione dei messinesi
è orientata a chiedere lo scioglimento dell'Ente autonomo portuale
di Messina.
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente
della Regione, mi permetto, approfittando di questo ordine del
giorno, di affrontare una questione un po' più generale. E la
voglio porre nei confronti del Governo regionale, che rispetto ad
alcuni provvedimenti sta dando l'impressione di sostituire il
centralismo statale con un neoregionalismo di sturziana memoria.
Allora se ne parlò tanto quando si parlava di vera autonomia
locale.
Non è pensabile affrontare in questo modo un argomento così
delicato, considerato che mesi fa abbiamo avuto un elemento in
piena contraddizione, e cioè un provvedimento di scioglimento
dell'Ente porto di Messina; poi la Giunta ha pensato bene,
probabilmente per le motivazioni che sono state spiegate, di farlo
rivivere. Ma voglio evidenziare che c'è un aspetto grave che io non
condivido in entrambi i provvedimenti. Non possiamo continuare a
calpestare quelle che sono comunque le autonomie locali e
funzionali, che non sono state interessate. E la cosa che
soprattutto ha colpito noi messinesi è stata quella di essere
stati messi alla gogna rispetto ad un ente pletorico (il Consiglio
di amministrazione conta ventimila componenti), e di essere stati
usati come slogan anche nelle pagine nazionali, derisi per
l'ennesima volta. E questo accadeva soltanto tre mesi fa.
Oggi, a distanza di tre mesi, abbiamo assistito ad un
provvedimento che ha dato l'effetto contrario, però con motivazioni
di cui la Giunta, che ha pensato all'improvviso scioglimento, non
ha tenuto conto.
Io comprendo che il Governo regionale possa avere una visione più
complessiva rispetto a quella particolare di ognuno di noi nelle
rispettive province, ma è anche vero che il rispetto dell'autonomia
significa anche discutere preventivamente con gli Enti interessati.
E questo non è stato fatto né nel primo caso né nel secondo caso.
Al di là del merito, signor Presidente, rispetto a questa vicenda
non ho condiviso il metodo e non lo condivido anche per altri
provvedimenti che vengono annunciati nei corridoi e che riguardano
e coinvolgono gli enti locali. Il Governo deve, da questo punto di
vista, fare una scelta di campo, deve decidere se governare in
solitudine rispetto a quelle che sono le prerogative delle
autonomie locali, oppure avviare una sana concertazione e quindi
motivare preventivamente e discutere con gli enti coinvolti. Nel
caso specifico, noi non contestiamo la revoca del provvedimento di
scioglimento, anzi, siamo convinti che quel provvedimento è stato
un grande errore, ma è stato un grande errore l'atto di
scioglimento fatto semplicemente per acquisire un ulteriore spazio,
un ulteriore slogan sui giornali.
Noi messinesi questo non l'abbiamo gradito, soprattutto perché, a
distanza di pochi mesi, in piena contraddizione con quegli annunci
sui giornali, abbiamo assistito, appunto, alla revoca di quel
provvedimento. E, allora, credo che il sindaco Buzzanca abbia detto
chiaramente che noi vogliamo discutere in quanto la zona Falcata
rappresenta per Messina una zona strategica, particolare e non è
tale solo per Messina, lo è per l'intera Sicilia. Pertanto, credo
che lei, signor Presidente, se c'è oggi una soluzione, abbia il
dovere di concertare con i soggetti interessati il destino di
quella zona, andando fino in fondo anche sulla vera validità di un
punto franco che non è stato comunque realizzato in sessant'anni.
Certamente, dopo cinquant'anni, di scelte scellerate a Messina ne
abbiamo subite; il cuore della città è stato preso e utilizzato
come pattumiera. Non possiamo consentire che si continui a giocare
con la parte più delicata della nostra città.
Signor Presidente, io non mi sento di sottoscrivere questo ordine
del giorno; non è un problema riferito soltanto alla revoca della
revoca, ma da messinese, e anche da fautore convinto del rispetto
delle autonomie locali e funzionali, la invito a rivedere o a
chiarire definitivamente la posizione del Governo, non soltanto
rispetto all'eventualità della realizzazione del punto franco, ma
affinché si mantengano gli impegni che già il Governo Cuffaro aveva
assunto con la città di Messina rispetto alla zona Falcata, che
deve essere riqualificata e, quindi, trasferita, o nella zona del
Mela, o in altre zone dove ci sono le condizioni per sviluppare il
punto franco.
PICCIOLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PICCIOLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, il problema che viene affrontato con
l'ordine del giorno numero 272 è stato già da me attenzionato nel
2008 con una interrogazione parlamentare seppure di senso opposto.
Come ha detto bene il sindaco Buzzanca nell'ultima riunione che
abbiamo fatto presso il suo ufficio proprio qualche giorno fa, ho
manifestato la mia posizione di dissenso rispetto al provvedimento
di scioglimento dell'Ente porto perchè questo Ente è stato
istituito nel lontano 1951 con una legge dello Stato per il punto
franco nella città di Messina.
Ovviamente, l'Ente porto rappresentato in questi anni, sia pure
con le lacune, con le difficoltà di gestione, con i conflitti che
lo hanno animato negli anni, è stato l'unico baluardo per mantenere
la difesa di quelle aree su cui la Regione ha investito ben 41
miliardi di lire circa nel corso degli anni, comprendendo anche
immobili di pregio all'interno dell'area portuale, che di fatto
sarebbero stati annessi, in assenza di resistenza nei confronti
dell'autority, dall'autorità portuale con un grave depauperamento
per l'erario regionale.
Da un calcolo rapido fatto in conseguenza della sentenza,
l'autority dovrà restituire alla Regione circa 40 milioni di euro
di canoni riscossi per conto della Regione medesima, in virtù di
atti di sottomissione che erano stati firmati tra l'Ente porto e
l'autorità portuale in attesa di definizione della proprietà delle
aree.
Allora, fermo restando, come ha detto bene il sindaco, che la
vocazione di quell'area non può essere quella della declassifico o
del bunkeraggio, è pur vero che a Messina abbiamo il più grande
bacino di carenaggio delle navi del Mediterraneo. Sulle aree
dell'Ente porto abbiamo i cantieri Rodriguez che oggi sono oggetto
di discussione per il tentativo - da parte del dottore Colannino -
di disimpegnarsi dalle aree dello Stretto, e questo potrebbe essere
un altro pretesto. Abbiamo la difesa del patrimonio regionale, che
comunque non è patrimonio che andrebbe al Comune o alla Provincia o
alla Camera di commercio, soci fondatori, ma secondo l'articolo 23,
in caso di scioglimento dell'ente porto, andrebbe all'autorità
portuale.
Quindi, sono somme che la Regione potrà introitare
dall'acquisizione di queste aree. Ritengo, pertanto, legittimamente
che il Presidente e la Giunta abbiano in questo momento sospeso un
frettoloso provvedimento di scioglimento, fatto in prima battuta
sui rumors di trasmissioni televisive; mi riferisco
specificatamente a Porta a Porta dove si è parlato di enti
pletorici, e in realtà l'Ente porto con quattordici consiglieri di
amministrazione e un solo dipendente era un ente pletorico. Adesso,
però, la Giunta ha di fatto azzerato il Consiglio di
amministrazione nominando un commissario che, da notizie di stampa,
ha dichiarato di svolgere il proprio incarico a titolo gratuito,
quindi senza alcuna retribuzione, a costo zero per la Regione, in
cambio della possibilità di risolvere un contenzioso che può vedere
introitare da parte della Regione cifre iperboliche che possono,
anzi debbono dalla Regione stessa essere reinvestite nelle aree
della Falce, che devono essere riqualificate, bonificate, destinate
ad altra fruizione per ciò che riguarda i settori inquinanti e,
certamente, possono essere utilizzate per il recupero della zona
dell'inceneritore - che nulla ha a che vedere con l'Ente porto,
perché l'inceneritore è su terreni comunali -, per il recupero del
campo Rom, che deriva dal degrado di quell'area della quale per
anni l'autorità portuale si è disinteressata infischiandosene dei
problemi e creando soltanto conflitti con l'Ente porto.
E in ultimo, signor Presidente, voglio denunciare un'incongruenza.
La Regione si è costituita contro l'Ente porto in primo grado in
merito a quello che dice lo statuto. Quindi la Regione si è
costituita a fianco dell'autority e in danno di un proprio ente.
Veramente qua parliamo di paradossi e quindi la riflessione che
lei deve fare è sulla vera vocazione di questa città. La vera
vocazione di quell'area, senza dimenticare la tutela del patrimonio
della Regione e dei cittadini messinesi.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho sottoscritto
quest'ordine del giorno, ma considero utile accettare la proposta
del Presidente della Regione di rinviare la discussione alla
prossima settimana perché la mia firma a quell'ordine del giorno
mira a fare in modo che da questa vicenda ci se ne esca con un
indirizzo chiaro, che solleciti - come è giusto, tenuto conto che
stiamo parlando di patrimonio pubblico - una collaborazione tra le
diverse istituzioni a partire dalla Regione.
Penso di potere proprio dire questo perché, a differenza di
qualche altro collega che ha sottoscritto il documento, io nelle
precedenti legislature ho sollevato il tema dello scioglimento
dell'ente autonomo portuale di Messina e non mi pare che ci sia
stato da parte di colleghi - che oggi sono molto aggressivi su
questo tema - un impegno in questa direzione.
Ritengo però, come ricordava il sindaco Buzzanca, che dobbiamo
guardare innanzitutto e prima di tutto all'interesse della città
(che coincide, deve necessariamente coincidere con gli interessi
del Governo della Regione, che credo ha tutto l'interesse che la
città di Messina abbia una prospettiva di sviluppo nell'area
portuale compatibile con i problemi ambientali che ci sono nella
nostra realtà). E cioè bisogna andare in quella direzione. E vorrei
dire ai colleghi di non appassionarci troppo al fatto che la
Regione ha la titolarità su di esso piuttosto che lo Stato, il
Comune, la Provincia e vorrei ricordare a noi stessi che si tratta
di patrimonio pubblico.
Personalmente aggiungerei una norma che preclude la possibilità
agli enti pubblici di attivare un contenzioso con altri enti
pubblici se non hanno l'autorizzazione della loro fonte di nomina.
Uno dei danni che si determinano costantemente nell'azione della
pubblica amministrazione - e, quindi, il discredito che la pubblica
amministrazione ha poi nei confronti dei cittadini - è un
permanente contenzioso tra enti pubblici, contenziosi che
ingrassano i professionisti che ovviamente fanno il loro mestiere e
che rimandano a coloro che invece dovrebbero operare nell'interesse
pubblico.
Credo che nella città di Messina ci sia la consapevolezza della
necessità di utilizzare produttivamente l'area portuale e di fare
in modo che il Governo regionale attuale faccia quello che non
hanno fatto i precedenti governi, anche in termini di
riqualificazione della zona dell'area Falcata, cioè affrontare e
risolvere questi temi nell'interesse di Messina e nell'interesse
della Regione siciliana.
GIANNI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GIANNI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per un
chiarimento. L'onorevole De Luca - del quale ho apprezzato
l'intervento autonomista - ha avuto qualche imprecisione. Così come
anche l'onorevole Picciolo. Nessuna fretta c'è stata nell'azzerare
l'Ente porto da parte del Governo precedente, e precisamente da me
che ero l'assessore al ramo. Certamente non è stato né il Cabibbo,
né Porta a Porta che mi hanno indotto all'azione, né tanto meno
l'intervento forte del presidente di Confindustria siciliano Lo
Bello, né di tutti gli altri che sono intervenuti per eliminare
questo Ente porto che aspettava da ben cinquantanove anni che il
Punto franco entrasse in funzione.
Cinquantanove anni Il fatto è che nel frattempo era venuta fuori
una legge che istituiva le autorità portuali. Quindi, nulla contro
l'Ente porto o il punto franco, ci mancherebbe altro Era soltanto
una questione di risparmio, di risparmio vero. Non per i tredici
dipendenti che costavano 300 milioni l'anno, i tredici consiglieri
di amministrazione e un dipendente, tra l'altro andato in pensione,
ma un risparmio che potesse impedire non solo ai giornali italiani,
ma anche a quelli esteri, da Le Monde a tutti gli altri, di
continuare a dire che questa Regione è brava a sperperare.
Quindi, nulla contro il Presidente, il Commissario, i consiglieri
di amministrazione. Cinquantanove anni ancorché questa Regione è
conosciuta in tutto il mondo per i ritardi nel fare le cose che
deve fare, ma cinquantanove anni sono troppi per tutti. Allora, non
una fretta o un'azione frettolosa, ma la consapevolezza che è
opportuno eliminare qualcosa che non funzionava e riportare tutto
nell'alveo dell'autorità portuale, che è il nuovo ente che ha mille
possibilità di potere inglobare, così come fece la legge nazionale,
tutto quello che prevede la stessa legge.
Quindi, onorevole Presidente, ribadisco che l'azione svolta -
signor Presidente dell'Assemblea, mi rivolgo a lei perché possa
sentirmi anche il Presidente della Regione -, che quell'intervento
fatto insieme al Presidente della Regione Lombardo, con il quale
io ho concordato ogni atto che ho fatto, l'ho fatto dopo averne
parlato, dopo aver chiarito.
E il Presidente Lombardo è stato d'accordo ad eliminare un ente
inutile e così come è stato concordato, così è stato eseguito.
CORONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei intervenire
su questo argomento ricordando a questo Parlamento della Regione
che in questi cinquantasette anni si è andati avanti nominando
consigli di amministrazione, nominando commissari per realizzare il
punto franco a Messina.
Dal punto di vista personale, come cultura politica, ritengo che
non si debba neanche chiudere una società di fatto tra persone, che
abbia uno scopo sociale, se c'è solo una speranza per poterne
realizzare l'obiettivo.
Credo, onorevole Gianni, che non è mai troppo tardi, anche se sono
passati ormai cinquantanove anni da quando questa Regione ha
stabilito di realizzare a Messina un Ente porto finalizzato alla
costruzione di un punto franco nella zona Falcata, se questo sogno
dopo cinquantasette anni può essere possibile. Se c'è una sola
speranza noi abbiamo il dovere di perseguire l'obiettivo.
Certamente dopo cinquantasette anni non possiamo che rivedere
quella intuizione, quella proposta contenuta in una legge nazionale
che nel 1951pensava di realizzare a Messina il punto franco.
Non voglio difendere qui una causa persa, né voglio difendere
qualcuno che pensa di potere speculare, più o meno legittimamente,
all'interno dell'area della zona Falcata. Ritengo che la zona
Falcata è destinata, come area strategica, a qualcosa di diverso
rispetto alla realizzazione del Punto franco. Lì bisogna
intervenire per valorizzare quell'area sotto il profilo culturale e
anche turistico. Dobbiamo cercare di costruire anche, se c'è la
possibilità, porticcioli turistici che portano flussi di tanti
visitatori. Possiamo dare questa vocazione a quella zona del porto
della città di Messina. Possiamo sognare anche di realizzare un
casinò che guardi al futuro ponte sullo Stretto e che possa dare la
possibilità ai flussi turistici, che vengono anche per vedere
questa bellissima opera che speriamo il Governo Berlusconi possa
realizzare al più presto e dare anche ai messinesi dopo tanti anni
la realizzazione di un sogno.
Siamo persone riflessive, siamo anche armati di buona pazienza.
Personalmente, non è che non condivido le impostazioni dei colleghi
che la pensano diversamente da quanto io ho detto, ma apprezzo che
un Governo della Regione possa anche, con senso di responsabilità,
fare un'inversione a U rispetto ad un provvedimento.
Non sono intervenuto quando la Regione ha sciolto l'Ente Porto,
non ho preso nessuna iniziativa, ma se un Governo decide sulla base
di una legge nazionale del dicembre del 2009 che ristabilisce la
validità della legge del 1951 e anche sulla base di un
provvedimento del Consiglio di Giustizia amministrativa di rivedere
le proprie posizioni, io non posso che apprezzare questa
intuizione, fermo restando che l'Ente Porto di Messina domani si
potrà chiamare anche Ente per la realizzazione di un Punto
franco , che dovrà essere certamente allocato in una posizione
diversa, nella zona tirrenica, nella zona di San Filippo del Mela,
dove ci sono aree disponibili e dove è possibile disinquinare
rispetto alle industrie che provocano anche morti nelle nostre zone
per effetto dell'inquinamento di quel sistema industriale.
Dobbiamo pensare di valorizzare il porto di Messina come fatto
turistico e dobbiamo riappropriarci di quel patrimonio che oggi
l'Ente Porto ha, senza darlo in gestione allo Stato che in questi
cinquantasette anni non è riuscito, assieme alla Regione siciliana,
a stabilire alcunché in una conferenza tenutasi per la
realizzazione del Punto franco.
Pertanto, se c'è una sola possibilità, la voglio difendere perché
so che il Punto franco crea sviluppo, crea occupazione e favorisce
anche l'economia del nostro territorio.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è un momento in
cui, come abbiamo potuto constatare dal dibattito che si è avuto
questo pomeriggio sulla crisi della nostra economia, la Sicilia è
veramente bersagliata da una serie di accadimenti e accanimenti
sull'occupazione.
Io ritengo che dobbiamo fare in modo che la tegola Ente Porto non
si accanisca sull'immagine della Sicilia e io ritengo, Presidente
Lombardo, che lei non abbia nessun bisogno, nessuna necessità di
avere questa tegola dal momento che ha dichiarato, come ha più
volte fatto, che dobbiamo in qualche modo rimediare ai problemi di
carattere finanziario che affliggono la nostra Regione. Ritengo
inopportuno offrire questa immagine al resto d'Italia, con
trasmissioni come Report o altre trasmissioni televisive e,
prendendo spunto da questa querelle che ha dell'assurdo e sa di
vicenda kafkiana, penso che sarebbe interesse del Governo non
intrupparsi in quest'altra tegola.
E allora, ho colto di buon grado la proposta che lei aveva fatto
di sospendere per qualche giorno questo dibattito in attesa di
avere le idee chiare su come comportarsi; alcune cose sono emerse
in tutta chiarezza dal dibattito di questa sera. E, oltre al fatto
di essere obsolete, la previsione del punto franco e la legge
istitutiva del 1951 sono diventate irrealizzabili E allora ben
venga un approfondimento per vedere se possiamo realizzare qualcosa
in qualche altro posto, ma pensare di mantenere in vita dei
cadaveri, perché di questo si tratta, cadaveri industriali ed
amministrativi, è fare un torto a lei ed alla sua azione
riformatrice, onorevole Presidente E lei, certamente, non ha
bisogno di questo, perché perderebbe di credibilità per ciò che
dice e potrebbe essere smentito in qualsiasi momento.
Perderebbe di credibilità nell'azione riformatrice nel momento in
cui avvengono cose di questo tipo
L'arte di governare è spesso l'arte del possibile. Quasi mai
diventa l'arte dell'impossibile, di arrampicarsi sulla soluzione di
un problema che non è risolvibile. Se qualche deputato ha a cuore
le sorti di un ente, piuttosto che di un altro, ma cosa sono le
sorti di un ente a fronte delle sorti di una intera città che si è
rivoltata contro questa decisione?
Una decisione che ritiene assurda, incomprensibile, che non
ritiene più realizzabile Che ritiene, a giusto titolo, che
finalmente Messina, con l'avvio dei programmi di sviluppo, potrà
riappropriarsi della zona Falcata.
Se, poi, c'è un modo, signor Presidente Lombardo, di riprendere la
possibilità, dopo cinquantasette o cinquantanove anni, di dare vita
in qualche maniera al punto franco , seppure non certamente in
quella zona, non saremo noi ad opporci, anzi la solleciteremo ed
avrà il nostro appoggio.
Ma non manteniamo in vita cadaveri che cozzano con la realtà, con
la storia, con la tradizione, con le aspirazioni e con le voglie
della città
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Lombardo, presidente
della Regione.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, non siamo molto tempestivi, me ne rendo conto oggi. Il
provvedimento relativo alla nomina di un commissario, della
permanenza in funzione di un commissario, del ripristino in vita di
una gestione commissariale, per mesi tre, del famoso ente autonomo
Porto di Messina, addirittura, risale al 29 dicembre 2009, delibera
di Giunta numero 605. Oggi è il 10 febbraio 2010, sono trascorsi la
bellezza di quaranta giorni e, ci accorgiamo stasera, perché ci si
chiede ciò, che non si insedia, che dopo quaranta giorni non si è
insediato.
Aderisco, quindi, appieno, alla proposta, invito o richiesta che
non si insedi fino quando gli ispettori non abbiano fatto
chiarezza.
Questo, ritengo, ci consente, non tanto di prender tempo per
questa o per quell'altra ragione più o meno recondita,
contraddittoria o conflittuale, a maggior ragione, con interessi
del territorio o degli enti territoriali, ma ci consente di
conoscere meglio, a me per primo, tutta la storia di questo ente.
A noi Governo regionale gli interessi pubblici, quelli dei
cittadini, ci ispirano e non ci fanno entrare in conflitto con gli
interessi degli enti locali nel momento in cui assumiamo delle
decisioni.
Vi rendo conto, comunque, come è giusto che sia, della decisione
che ho proposto al Governo.
Perché di punto in bianco il ripristino di una gestione
commissariale?
E perché il 29 dicembre 2009, alla vigilia del capodanno?
Per due ragioni che non conoscevamo. Quando, unanimemente,
parlammo della liquidazione di questo ente, sentimmo, per carità,
ed è quello che la gran parte di noi sa, nozioni, notizie su un
ente istituito sessant'anni fa circa con legge del 1951, che aveva
un dipendente e quindici consiglieri di amministrazione, e sentimmo
che in fondo non aveva raggiunto i suoi obiettivi. Pertanto, ci
parve opportuno procedere allo scioglimento di quell'ente.
Come mai il 29 dicembre questo cambio di rotta?
Per due fatti che il Governo, ed io personalmente, avevamo
appreso; fatti che non violano le scelte, le opzioni o i progetti
di nessun ente locale né del Comune di Messina, né della Provincia,
né di altri.
I due fatti erano i seguenti (e credo vadano presi in
considerazione e annotati da parte dei signori deputati, signor
Presidente).
Il primo di dicembre - cioè ventotto giorni prima - il
legislatore nazionale non aveva inserito tra le norme da cancellare
con provvedimenti di delegificazione, tra quelle antecedenti al
1970, la legge del 1951 istitutiva di questo Ente Autonomo porto
franco di Messina. Il legislatore nazionale aveva ritenuto che
quella non fosse una legge da cancellare esplicitamente, ritenendo
che sia la legge che l'ente porto potessero svolgere una funzione.
Poi però, abbiamo appreso anche, e questo non lo sapevamo, che
rispetto l'autorità portuale - che è una autorità istituita certo
successivamente (non so se è stato nel 90 o nell'88), il cui
vertice è di nomina del Ministro delle infrastrutture, acquisito un
parere da parte del Presidente della Regione, ma che fa capo al
Governo nazionale - l'autorità portuale, ripeto, si era
determinata a introitare i terreni, le aree e i beni e tutti i
diritti dell'ente autonomo porto di Messina.
Rispetto a questa determinazione dell'autorità portuale statale,
che cosa succede?
Intanto, che la Regione presso il TAR, o forse presso il CGA o
addirittura, ma non vorrei sbagliarmi, saremo più precisi nella
relazione che sicuramente leggeremo redatta dai nostri ispettori,
non si costituisce a difendersi e viene difesa dalla stessa
Avvocatura dello Stato, che difende contestualmente la controparte
e cioè l'autorità portuale. Senonché, a fronte, ecco perché ci
determiniamo il 29 gennaio a fermare il processo, a fronte di una
sentenza del TAR favorevole alla determinazione dell'autorità
portuale che avrebbe assunto nelle sue proprietà tutto quello che
era di pertinenza dell'ente regionale autonomo porto di Messina, il
TAR accetta le ragioni dell'autorità portuale statale e respinge il
ricorso dell'ente regionale porto di Messina.
Senonché l'ente, più o meno per inerzia, fa ricorso al CGA. Il 29
di dicembre eravamo in attesa di sentenza da parte del CGA sul
ricorso che l'ente autonomo aveva fatto avverso la sentenza del
TAR, perché, le sue prerogative, i diritti derivanti dalla legge
del 1951, le proprietà, un bacino di carenaggio costato alle casse
della Regione qualcosa come 41 miliardi, restassero di sua
pertinenza per cautela e per prudenza e nell'interesse del
patrimonio regionale.
Pertanto, abbiamo mantenuto in vita l'ente con la nomina per tre
mesi di un commissario.
Io credo che voi apprezzerete, per la opportunità di quella scelta
e di quella determinazione, quanto il Governo ha fatto dal momento
che il 25 gennaio 2010 il CGA ha dato ragione all'Ente Porto
dicendo che la pretesa e il decreto che era, ovviamente, del
ministro delle infrastrutture cui fa capo l'autorità portuale, per
assumere a sé, ai suoi poteri, alle sue proprietà, tutto quello che
era della Regione, è stato cassato e sono state accolte le ragioni
contenute nel ricorso dell'ente autonomo Porto di Messina.
Discorso diverso è quello che, in questi cinquanta anni, si è
fatto a Trieste, perché da noi non c'è stata nessuna azione a
difesa degli interessi della Regione del porto franco che ha
potenzialità strepitose. Infatti, ha un pontile al quale le navi
potrebbero attraccare e fare riserva di carburante, riversando le
tasse e le accise nelle tasche della Regione; ma questo non si è
fatto. Si è fatto per Trieste.
Diverso è il discorso sul risanamento dell'area.
Diverso è il discorso su tante altre cose; sulle comprensibili
rivendicazioni, ad esempio, di una società, stavolta non pubblica
che si chiama COMECAN, che è la compagnia mediterranea per la
cantieristica e l'ambiente che si prefigge di valorizzare
quell'area. Per carità, da prendere in considerazione Ma in questo
caso, dal momento che il bene e le sue prerogative restano della
Regione, eventualmente, la vendita di quell'area e il trasferimento
di cui parla, opportunamente, l'onorevole Corona del punto franco,
dei serbatoi, eccetera, in altra aerea, li vende la Regione e non
l'autorità portuale ed eventualmente a caro, salatissimo prezzo,
per evitare che, invece, lì ogni ipotesi diversa possa andare in
porto a scapito della Regione stessa.
Vi ringrazio.
Credo che la relazione che acquisiremo ci consentirà di avere una
visione più completa su questa delicatissima vicenda. Ringrazio Dio
che mi sono trovato quasi per caso qua. Era opportuno, chiaramente,
che su questo argomento si facessero gli approfondimenti necessari
e qualche giorno di tempo ci consentirà di acquisirli.
PRESIDENTE. Onorevole Presidente della Regione, desidero
puntualizzare che lei non è mai qui per caso. La sua presenza è
sempre opportuna ed utile.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Se è così come ha detto il Presidente, chiedo di
accantonare l'ordine del giorno.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno è momentaneamente accantonato e
rinviato ad una prossima seduta.
Riprende la discussione del disegno di legge numero 467/A
PRESIDENTE. Prima di passare al voto finale, comunico che è stato
presentato l'emendamento A1, che è un emendamento aggiuntivo alla
legge numero 467/A, a firma del Governo e di tutti i capigruppo
parlamentari. Ne do lettura:
«Articolo...Norma interpretativa
1. Per effetto del combinato disposto dall'articolo 36, comma 1 e
comma 2, della legge regionale 6 agosto 2009, n. 9, tra le
assunzioni a tempo indeterminato agevolate rientrano anche le
trasformazioni a tempo indeterminato pieno o parziale dei contratti
di lavoro previsti dall'articolo 36, comma 2, purché riguardanti
lavoratori appartenenti alle categorie di cui all'articolo 36,
comma 1».
Lo pongo in votazione.
Chi è favorevole rimanga seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Onorevoli colleghi, ovviamente, la votazione che abbiamo testé
effettuato, onorevole Leanza, onorevole Cracolici, onorevole
Leontini, non può costituire un precedente. E'successo perché c'è
la concordia di tutta l'Aula e il titolo dell'articolo verrà
definito in sede di coordinamento.
Presidenza del presidente Cascio
Votazione finale per scrutinio palese nominale del disegno
di legge numero 467/A «Misure per il reinserimento lavorativo
dei lavoratori che hanno superato i cinquanta anni di età»
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio palese
nominale del disegno di legge numero 467/A «Misure per il
reinserimento lavorativo dei lavoratori che hanno superato i
cinquanta anni di età».
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Ammatuna, Arena, Bonomo, Bosco, Bufardeci, Buzzanca,
Calanducci, Campagna, Caputo, Caronia, Cascio Salvatore, Colianni,
Cordaro, Corona, Cracolici, Cristaudo, D'Agostino, D'Asero, De
Luca, Di Benedetto, Di Mauro, Falcone, Faraone, Federico, Ferrara,
Fiorenza, Formica, Gianni, Greco, Gucciardi, Incardona, Laccoto,
Leanza Nicola, Lentini, Leontini, Limoli, Lombardo, Maira,
Mancuso, Marinello, Marinese, Marrocco, Marziano, Mattarella,
Minardo, Musotto, Nicotra, Oddo, Panarello, Panepinto, Picciolo,
Pogliese, Ragusa, Raia, Rinaldi, Romano, Ruggirello, Scammacca,
Scilla, Torregrossa, Vinciullo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 62
Votanti 61
Maggioranza 31
Favorevoli 61
(L'Assemblea approva)
L'onorevole Currenti era presente ed ha votato a favore.
Presidenza del presidente Cascio
Seguito della discussione del disegno di legge «Disciplina
dell'agriturismo in Sicilia» (337/A)
PRESIDENTE. Si procede con il seguito della discussione del
disegno di legge numero 337/A «Disciplina dell'agriturismo in
Sicilia», posto al numero 3) del secondo punto dell'ordine del
giorno.
Invito i componenti la III Commissione a prendere posto al banco
delle Commissioni.
Ricordo che nella seduta numero 138 del 9 febbraio 2010 erano
stati accantonati gli articolo 5, 6, 7 e 8.
Si riprende l'esame dell'articolo 5 e relativi emendamenti, in
precedenza accantonato.
L'emendamento 5.3 era stato ritirato.
Gli emendamenti 3.4 e 5.1 erano già stati approvati.
Rimane soltanto l'emendamento 5.2 del Governo.
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Lo
ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 5, così come emendato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si riprende l'esame dell'articolo 6 e relativi emendamenti, in
precedenza accantonato.
L'emendamento 6.2 è stato approvato ieri.
L'emendamento 3.4 b è un emendamento tecnico che è stato
approvato.
Rimane l'emendamento 6.1 bis al quale è stato presentato il
subemendamento 6.3.1.
Ne do lettura:
«Emendamento 6.3.1:
L'emendamento 6.3 è sostituito dal seguente:
Per l'esercizio dell'attività agrituristica la comunicazione di
inizio di attività di cui all'articolo 14 della legge regionale 26
marzo 2002, n. 6 da presentare al Comune è corredata dalla
documentazione individuata con il decreto di cui all'articolo 13,
comma 1 .»;
«Emendamento 6.1 bis:
Al comma 4 dopo le parole delle foreste aggiungere le parole
l'autorizzazione relativa a .
Pongo in votazione l'emendamento 6.3.1. Il parere della
Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 6.1 bis, così come emendato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 6. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si riprende l'esame dell'articolo 7 e relativi emendamenti, in
precedenza accantonato.
L'emendamento 3.4 è un emendamento tecnico che è stato già
approvato.
Comunico che sono stati presentati gli emendamenti 7.3 e 7.4, a
firma dell'onorevole Caputo.
Do lettura dell'emendamento 7.3:
«Il comma 1 è soppresso».
Il parere del Governo sull'emendamento 7.3?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
L'emendamento 7.4 è precluso.
Si passa all'emendamento 7.1, a firma dell'onorevole Caputo.
Ne do lettura:
«Al comma 3 sostituire le parole si applica con continua ad
applicarsi ».
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 7 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si riprende l'esame dell'articolo 8 e relativi emendamenti, in
precedenza accantonato.
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dal Governo: 8.2 e 8.3;
- dalla Commissione: 8.4.
Do lettura dell'emendamento 8.4, interamente sostitutivo
dell'articolo 8:
«L'articolo 8 è così sostituito:
L'Assessorato regionale delle risorse agricole e alimentari
regolamenterà con il decreto di cui al comma 1 dell'articolo 13 gli
obblighi derivanti dallo svolgimento dell'attività
agrituristica. ».
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
A questo punto gli altri emendamenti sono preclusi.
Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:
«Articolo 9
Periodi di apertura e tariffe
1. L'attività agrituristica non può essere svolta per periodi
inferiori a novanta giorni, nel corso dell'anno solare. L'operatore
agrituristico comunica al comune e all'Assessorato regionale
dell'agricoltura e delle foreste, entro il 31 ottobre di ogni anno,
il calendario di apertura e le tariffe, riferite a periodi di alta
e di bassa stagione, che si impegna a praticare per l'anno
seguente.
2. Per esigenze legate alla conduzione dell'azienda agricola è
consentito, previa comunicazione al comune, sospendere l'attività
per periodi non superiori a quindici giorni continuativi fermo
restando il rispetto del periodo minimo di apertura annuale».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Corona, Leontini e Torregrossa: 9.1;
- dal Governo: 3.4, 9.2;
- dalla Commissione: 9.3.
Si inizia dall'emendamento 9.1. Ne do lettura:
«Emendamento 9.1:
Al comma 1 sostituire la parola novanta con centottanta ».
CORONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORONA. Questo emendamento è coerente con quello approvato al 6.2,
quindi va approvato e non può essere ritirato. Ribadisce quanto
detto nel 6.2.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 9.1. Il parere del
Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 9.2, del Governo. Ne do lettura:
«Emendamento 9.2:
Al comma 1 sopprimere da l'attività agrituristica .. fino a
anno solare ».
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 9.3. Ne do lettura:
«Emendamento 9.3:
Al comma 2, dopo le parole apertura annuale , sono aggiunte le
parole di cui all'articolo 6 ».
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 3.4, che è un emendamento tecnico. Ne do
lettura:
«Emendamento 3.4:
Al comma 1 sostituire le parole Assessorato regionale
dell'agricoltura e delle foreste con Assessorato regionale
delle risorse agricole e alimentari ».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 9 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 10. Ne do lettura:
«Articolo 10
Riserva di denominazione, classificazione
1. L'uso della denominazione agriturismo', agrituristico' e dei
termini attributivi derivati, in ogni forma di promozione,
pubblicità e comunicazione al pubblico è riservato alle aziende
agricole che esercitano attività agrituristica.
2. Al fine di qualificare l'offerta agrituristica, l'Assessorato
regionale dell'agricoltura e delle foreste determina un sistema di
classificazione delle aziende agrituristiche, incentrato sulla
valorizzazione delle produzioni aziendali, del patrimonio rurale
regionale e delle peculiarità ambientali, paesaggistiche e storico
culturali di ciascun territorio. Il medesimo Assessorato determina
altresì le specifiche caratteristiche della targa identificativa di
cui all'articolo 8, comma 1, lettera b).
3. Nelle more dell'adozione del sistema di classificazione, di cui
al comma 2, da adottare in coerenza con quanto previsto
dall'articolo 9, comma 2, della legge 20 febbraio 2006, n. 96,
continua ad applicarsi il vigente sistema di classificazione in
spighe', nonché la relativa tabellazione».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dal Governo: 3.4,
- dalla Commissione: 10.1, 10.2.
Ne do lettura:
«Emendamento 3.4:
Al comma 2 sostituire le parole Assessorato regionale
dell'agricoltura e delle foreste con Assessorato regionale delle
risorse agricole e alimentari .
«Emendamento 10.1:
Il comma 2 è così sostituito:
Al fine di qualificare l'offerta agrituristica l'assessorato
regionale delle risorse agricole e alimentari con decreto di cui
all'art. 13, comma 1, determina il sistema di classificazione delle
aziende agrituristiche ».
«Emendamento 10.2:
Il comma 3 è così sostituito:
Nelle more dell'emanazione del decreto di cui al comma 3 continua
ad applicarsi il vigente sistema di classificazione nonché la
relativa tabellazione ».
L'emendamento 3.4, è un emendamento tecnico. Lo pongo in
votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 10.1. Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 10.2. Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 10 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 11. Ne do lettura:
«Articolo 11
Elenchi delle aziende agrituristiche e didattiche
1. L'Assessorato regionale dell'agricoltura e foreste redige, con
cadenza annuale, l'elenco regionale delle aziende agricole che
esercitano attività agrituristiche. Con le medesime modalità è
predisposto l'elenco regionale delle aziende e fattorie didattiche
accreditate. Gli elenchi sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana».
Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento 3.4 che
è tecnico. Ne do lettura:
«Emendamento 3.4:
Sostituire le parole Assessorato regionale dell'agricoltura e
delle foreste con Assessorato regionale delle risorse agricole e
alimentari ».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 11 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 12. Ne do lettura:
«Articolo 12
Trasformazione e vendita dei prodotti
1. Alla trasformazione e alla vendita dei prodotti si applica la
disposizione di cui all'articolo 10 della legge 20 febbraio 2006,
n. 96».
All'articolo 12 non sono stati presentati emendamenti. Lo pongo in
votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 13. Ne do lettura:
«Articolo 13
Disposizioni applicative e competenze
1. Con decreto dell'Assessorato regionale dell'agricoltura e delle
foreste sono emanate le disposizioni applicative della presente
legge, ad esclusione delle materie disciplinate dall'articolo 5 e
dal comma 5.
2. Al Dipartimento regionale interventi strutturali
dell'Assessorato regionale dell'agricoltura e delle foreste, è
attribuita la competenza per l'attuazione della presente legge,
salvo quanto previsto dal Titolo IV in materia di vigilanza,
controlli e sanzioni.
3. Al Dipartimento di cui al comma 2 è attribuita, altresì, la
competenza in materia di concessione di aiuti pubblici alle aziende
agrituristiche, in applicazione di piani e programmi di sviluppo
rurale cofinanziati dall'Unione europea, comprese le azioni
promozionali delle attività agrituristiche. Le azioni promozionali
sono riservate alle aziende agrituristiche classificate e alle
aziende e fattorie didattiche accreditate. Ulteriori azioni
promozionali per il settore agrituristico possono essere realizzate
dall'Assessorato regionale del turismo, delle comunicazioni e dei
trasporti. Le azioni promozionali di cui al presente comma sono
sottoposte alle funzioni di coordinamento disciplinate con
deliberazione della Giunta regionale.
4. La competenza territoriale dei comuni, in rapporto alle
funzioni previste dalla presente legge, è individuata sulla base
della localizzazione del centro aziendale in cui è effettuata
l'attività agrituristica.
5. Il Dipartimento regionale della pesca emana specifiche
disposizioni applicative, nel rispetto della presente legge e in
conformità a quanto previsto dalla legge 20 febbraio 2006, n. 96».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dalla Commissione: 13.1, 13.3 e 13.4;
- dal Governo: 3.4, 13.2.
Si procede con l'emendamento 3.4, che è tecnico. Ne do lettura:
«Emendamento 3.4:
Ai commi 1 e 2 sostituire le parole Assessorato regionale
dell'agricoltura e delle foreste con Assessorato regionale
delle risorse agricole e alimentari e le parole Dipartimento
regionale Interventi strutturali con Dipartimento regionale
degli interventi strutturali per l'agricoltura .
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 13.1. Ne do lettura:
«Emendamento 13.1:
Al comma 1 sostituire le parole Con decreto dell'Assessorato
regionale dell'agricoltura e delle foreste con Con decreto del
Presidente della Regione su proposta dell'Assessore regionale per
le risorse agricole e alimentari ».
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 13.2. Ne do lettura:
«Emendamento 13.2:
Al comma 5 sostituire le parole Dipartimento regionale della
pesca con Dipartimento regionale degli interventi per la
pesca ».
L'emendamento 13.2, è tecnico. Lo pongo in votazione. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 13.3, a firma della Commissione. Ne do
lettura:
«Emendamento 13.3:
Il comma 3 è soppresso»
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 13.4. Ne do lettura:
«Emendamento 13.4:
L'Assessorato regionale del turismo, delle comunicazioni e dei
trasporti e l'Assessorato regionale per le risorse agricole e
alimentari possono, nell'ambito delle rispettive competenze,
attivare azioni promozionali per il settore dell'agriturismo .
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 13 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 14. Ne do lettura:
«Articolo 14
Programma agrituristico. Sviluppo del settore
1. La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale per
l'agricoltura e le foreste, e previo parere obbligatorio ma non
vincolante del Comitato tecnico regionale per l'agriturismo, di cui
all'articolo 15, approva il programma regionale agrituristico.
2. Il programma ha validità triennale, è aggiornabile annualmente
e definisce in particolare:
a) le linee di sviluppo del settore, tenendo conto delle diverse
vocazioni territoriali;
b) i criteri di priorità delle iniziative private da ammettere
all'aiuto pubblico, anche in relazione alle aree rurali
potenzialmente vocate per l'attività agrituristica;
c) le azioni di sostegno all'agriturismo, quali attività di
promozione, studio, ricerca, sperimentazione e formazione
professionale;
d) l'individuazione delle risorse finanziarie.
3. Nelle more dell'approvazione del programma, resta valido il
programma regionale agrituristico approvato ai sensi dell'articolo
19 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 25.
4. L'Assessorato regionale dell'agricoltura e delle foreste
sostiene, a valere sulle risorse finanziarie esistenti, lo sviluppo
dell'agriturismo attraverso attività di studio, di ricerca,
sperimentazione, formazione professionale e promozione.
5. L'Assessorato regionale dell'agricoltura e delle foreste
sostiene, a valere sulle risorse finanziarie esistenti, l'acquisto
e l'allevamento di cavalli da sella e l'allestimento delle relative
attrezzature di ricovero e di esercizio, nell'ambito dell'attività
delle aziende agrituristiche».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
-dal Governo:
«Emendamento 3.4:
Ai commi 1, 4 e 5 sostituire le parole Assessore regionale per
l'agricoltura e le foreste" con Assessore regionale per le
risorse agricole e alimentari e le parole Assessorato regionale
dell'agricoltura e delle foreste con Assessorato regionale
delle risorse agricole e alimentari ».
-dalla Commissione:
«Emendamento 14.1:
Il comma 1 è così sostituito: 1. L'assessore regionale per le
risorse agricole e alimentari propone, sentite le organizzazioni
agrituristiche maggiormente rappresentative, il programma
regionale agrituristico di durata triennale da approvare con
delibera della Giunta regionale. Con decreto da emanarsi ai sensi
dell'articolo 13, comma 1, sono individuate le finalità del piano
medesimo, in coerenza con le disposizioni di cui all'articolo 11
della legge 20 febbraio 2006, n. 96. ».
«Emendamento 14.2:
Il comma 2 è soppresso».
«Emendamento 14.3:
I commi 4 e 5 sono soppressi».
L'emendamento 3.4 è tecnico. Lo pongo in votazione. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 14.1, a firma della Commissione. Il
parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 14.2, a firma della Commissione. Il
parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 14.3, a firma della Commissione. Il
parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 14 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 15. Ne do lettura:
«Articolo 15
Comitato tecnico regionale per l'agriturismo
1. E' istituito, presso l'Assessorato regionale dell'agricoltura e
delle foreste, senza oneri aggiuntivi per il bilancio regionale, il
Comitato tecnico regionale per l'agriturismo.
2. Il Comitato tecnico è costituito con decreto dell'Assessore
regionale per l'agricoltura e le foreste ed è composto da:
a) l'Assessore regionale per l'agricoltura e le foreste o suo
delegato, che lo presiede;
b) il dirigente generale del Dipartimento interventi strutturali
dell'Assessorato regionale dell'agricoltura e delle foreste o suo
delegato;
c) i dirigenti responsabili del servizio e dell'unità operativa,
competenti in materia di agriturismo, dell'Assessorato regionale
dell'agricoltura e delle foreste;
d) un rappresentante designato dall'Assessore regionale per il
turismo, le comunicazioni e i trasporti;
e) un rappresentante designato dall'Assessore regionale per il
territorio e l'ambiente;
f) un rappresentante designato dall'Assessore regionale per la
sanità;
g) un rappresentante designato dall'Assessore regionale per i beni
culturali, ambientali e per la pubblica istruzione;
h) un rappresentante per ognuna delle organizzazioni
agrituristiche, maggiormente rappresentative a livello regionale;
i) due rappresentanti designati dall'ANCI Sicilia.
3. Sono compiti del Comitato tecnico:
a) esprimere indirizzi di natura tecnico-economica sui criteri di
calcolo per la valutazione per la prevalenza dell'attività agricola
di cui all'articolo 4, comma 2;
b) esprimere parere sul programma regionale agrituristico di cui
all'articolo 14, proponendo eventuali modifiche e/o integrazioni
allo stesso, e sul decreto di cui al comma 10 dell'articolo 5;
c) formulare proposte in merito all'applicazione della presente
legge;
d) effettuare una funzione di monitoraggio con l'acquisizione, la
gestione e la diffusione delle informazioni relative al settore
agrituristico regionale.
4. Per i componenti del Comitato tecnico non sono previsti
compensi di alcun genere, né rimborsi spese a qualunque titolo».
Comunico che all'articolo 15 è stato presentato, da parte della
Commissione, un emendamento interamente soppressivo. Ne do lettura:
«Emendamento 15.2
L'articolo 15 è soppresso.»
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 16. Ne do lettura:
«Articolo 16
Vincoli di destinazione e revoca dei benefici
1. Gli immobili, le strutture e le attrezzature fisse destinate
alle attività agrituristiche, oggetto di contributi pubblici, non
possono essere distolti dalla loro destinazione per dieci anni
dalla data dell'accertamento finale di esecuzione delle opere. Il
vincolo è indicato nel provvedimento di concessione e trascritto
presso la Conservatoria dei registri immobiliari.
2. Costituisce inosservanza del vincolo di destinazione anche la
trasformazione dell'attività agrituristica in un'attività turistico-
ricettiva, compresa quella di turismo rurale, nonché la mancata
comunicazione di inizio attività o l'assenza dei requisiti per la
stessa previsti, entro sei mesi dall'accertamento finale, fatte
salve le cause di forza maggiore debitamente documentate, fermo
restando quanto previsto dall'articolo 20.
3. La violazione dell'obbligo di destinazione comporta la revoca e
la restituzione dei contributi percepiti, secondo le disposizioni
che regolano il regime di aiuti interessato. La revoca e la
restituzione dei contributi si applicano, inoltre, nei casi di
divieto di esercizio totale delle attività agrituristiche di cui
all'articolo 19, comma 3, nonché di revoca totale del certificato
di abilitazione nei casi previsti dall'articolo 19, comma 4.
4. Il mancato inizio dell'attività, entro novanta giorni dalla
data della notifica dei limiti e delle modalità di esercizio
dell'attività di cui al comma 4 dell'articolo 6, comporta
l'applicazione delle disposizioni di cui al comma 3, fatte salve le
cause di forza maggiore debitamente documentate».
Comunico che è stato presentato dalla Commissione l'emendamento
16.1. Ne do lettura:
«Emendamento 16.1:
I commi 2, 3 e 4 sono soppressi».
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 16 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 17. Ne do lettura:
«Articolo 17
Vigilanza e controllo
1. La vigilanza e il controllo sull'osservanza della presente
legge sono esercitate dai comuni, dalle aziende sanitarie
provinciali territorialmente competenti nonché dall'Assessorato
regionale dell'agricoltura e delle foreste, in conformità alle
condizioni considerate per il rilascio del certificato di
abilitazione di cui all'articolo 7.
2. Al Corpo forestale regionale competono i seguenti compiti:
a) controllo in loco, a campione, dei requisiti aziendali, con
particolare riferimento all'effettivo utilizzo delle superfici e
alla prevalenza dell'attività agricola;
b) verifica del rispetto dei limiti e dei parametri previsti
dall'articolo 4, nonché della riserva di denominazione di cui
all'articolo 10, comma 1;
c) controllo del rispetto dei vincoli di destinazione previsti
all'articolo 16;
d) verifica del rispetto degli obblighi di cui agli articoli 8 e
9.
3. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente
legge, il Dipartimento regionale delle foreste provvede a definire,
di concerto con il Dipartimento interventi strutturali
dell'Assessorato regionale dell'agricoltura e delle foreste, un
piano annuale dei controlli da effettuare, contenente anche la
modulazione delle sanzioni di cui all'articolo 19. La modulazione
tiene conto di eventuali irregolarità nell'utilizzo di
finanziamenti pubblici. Il piano è aggiornato e realizzato
annualmente. La modulazione delle sanzioni è trasmessa ai comuni,
che sono tenuti ad osservarla nell'attività di controllo.
4. I comuni redigono, entro il 31 gennaio di ogni anno, una
relazione sui controlli effettuati nell'anno precedente ed i
relativi esiti, da trasmettere all'Assessorato regionale
dell'agricoltura e delle foreste».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
-dal Governo: 17.1 e 3.4.
Do lettura dell'emendamento 17.1:
«Sostituire l'articolo 17 con il seguente:
Articolo 17
Vigilanza e controllo
l. La vigilanza e il controllo sull'osservanza della presente
legge sono esercitate dai comuni, anche su segnalazione del
Dipartimento di cui al comma 2, con particolare riferimento alla
verifica del rispetto dei limiti e dei parametri previsti
dall'articolo 4, nonché della riserva di denominazione di cui
all'articolo 10, comma 1. Il Dipartimento Regionale per le
attività sanitarie dell'Assessorato Regionale della Salute
effettua i controlli di competenza in materia d'igiene, sicurezza
alimentare e ambienti di lavoro.
2. Al Dipartimento Regionale degli Interventi Strutturali per
l'Agricoltura dell'Assessorato regionale delle Risorse Agricole e
Alimentari, sono attribuiti i seguenti compiti:
a) controllo in loco, a campione, dei requisiti aziendali, con
particolare riferimento al mantenimento delle condizioni per il
rilascio del certificato di abilitazione di cui all'articolo 7;
b) controllo del rispetto dei vincoli di destinazione previsti
all'articolo 16;
c) verifica del rispetto degli obblighi di cui agli articoli 8 e
9.
3. Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente
legge, il Dipartimento Regionale degli Interventi Strutturali per
l'Agricoltura dell'Assessorato regionale delle Risorse Agricole e
Alimentari provvede a definire un piano annuale dei controlli da
effettuare, contenente anche la modulazione delle sanzioni di cui
all'articolo 19. La modulazione tiene conto di eventuali
irregolarità nell'utilizzo di finanziamenti pubblici. Il piano è
aggiornato e realizzato annualmente. La modulazione delle sanzioni
è trasmessa ai comuni, che sono tenuti ad osservarla nell'attività
di controllo.
4. I comuni redigono, entro il 31 gennaio di ogni anno, una
relazione sui controlli effettuati nell'anno precedente ed i
relativi esiti, da trasmettere all'Assessorato regionale delle
Risorse Agricole e Alimentari. »
Do lettura dell'emendamento 3.4:
«Ai commi 1 e 2 sostituire le parole Assessorato regionale
dell'agricoltura e delle foreste con Assessorato regionale
delle risorse agricole e alimentari e le parole Dipartimento
regionale Interventi strutturali con Dipartimento regionale
degli interventi strutturali per l'agricoltura ».
Si passa all'emendamento 17.1, interamente sostitutivo
dell'articolo. Lo pongo in votazione. Il parere della
Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
L'emendamento 3.4 è pertanto assorbito.
Si passa all'articolo 18. Ne do lettura:
«Articolo 18
Sanzioni amministrative pecuniarie
1. L'imprenditore agricolo che esercita, anche in forma
occasionale, le attività agrituristiche in assenza di
autorizzazione rilasciata in base alla precedente normativa o della
comunicazione d'inizio attività di cui all'articolo 6, è soggetto
al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000,00
a 4.000,00 euro. Il Comune dispone la chiusura dell'esercizio.
2. In caso di violazione delle disposizioni di cui all'articolo
10, comma 1, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da
2.000,00 a 6.000,00 euro. Al trasgressore è fatto obbligo di
pubblicare a proprie spese, su un quotidiano a diffusione regionale
e nazionale, l'avviso di avere utilizzato la denominazione
agrituristica senza averne titolo.
3. L'operatore agrituristico autorizzato in base alla precedente
normativa o al quale siano stati notificati i limiti e le modalità
di esercizio dell'attività ai sensi dell'articolo 6, è soggetto
alla sanzione amministrativa pecuniaria da 250,00 a 5.000,00 euro
nei seguenti casi:
a) mancato rispetto dei limiti e delle modalità prescritti
dall'articolo 4, nonché di quelli contenuti nell'autorizzazione o
nella notifica di cui all'articolo 6, comma 4;
b) violazione degli obblighi di cui agli articoli 8 e 9.
4. Le sanzioni di cui al presente articolo sono raddoppiate, in
caso di reiterazione delle stesse inosservanze da parte del
medesimo soggetto, nei tre anni successivi alla prima violazione
5. Le somme derivanti dalle sanzioni di cui al presente articolo
sono versate all'erario comunale, qualora la violazione sia
accertata dagli organi di vigilanza dei comuni. Nei casi di
accertamenti operati dal Corpo forestale regionale, le somme
derivanti dalle sanzioni sono versate in apposito capitolo del
bilancio regionale.
6. Sono fatte salve le sanzioni previste dalla normativa
comunitaria, statale e regionale vigenti».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dal Governo: 18.2 e 18.1.
- dalla Commissione: 18.3.
Do lettura dell'emendamento 18.3:
«All'articolo 18, comma 1, sostituire gli importi da 2.000,00 a
4.000,00 con da 5.000,00 a 10.000,00 euro ;
All'articolo 18, comma 2, sostituire gli importi da 2.000,00 a
6.000,00 con da 4.000,00 a 8.000,00 euro ;
All'articolo 18, comma 3, sostituire gli importi da 250,00 a
5.000,00 con da 1.000,00 a 10.000,00 euro ».
Do lettura dell'emendamento 18.2:
«Il primo capoverso e la lettera a) del comma 3 sono così
sostituiti:
3. L'operatore agrituristico in possesso dell'autorizzazione o
della comunicazione di inizio attività ai sensi dell'articolo 6, o
in base alla precedente normativa, è soggetto alla sanzione
amministrativa pecuniaria da 250,00 a 5.000,00 euro nei seguenti
casi:
a) mancato rispetto dei limiti e delle modalità prescritti
dall'articolo 4, nonché di quelli contenuti nell'autorizzazione di
cui all'articolo 6, comma 4; ».
Do lettura dell'emendamento 18.1:
«Sostituire il comma 5 con il seguente:
5. Le somme derivanti dalle sanzioni di cui al presente articolo
sono versate all'erario comunale, qualora la violazione sia
accertata dagli organi di vigilanza dei comuni. Negli altri casi,
le somme derivanti dalle sanzioni sono versate in apposito capitolo
del bilancio regionale. ».
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari .
Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
L'emendamento 18.3 assorbe anche il 18.2, sostituisce gli importi
della sanzione da 250 a 5 milioni. Il 18.3 sostituisce anche le
sanzioni emendate con il 18.2.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo
sull'emendamento 18.3?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari .
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 18.2, come emendato. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 18.1. Il parere della
Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 18 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 19. Ne do lettura:
«Articolo 19
Sospensioni, revoche e divieto di esercizio dell'attività
1. Qualora sia accertata la violazione di uno o più obblighi di
cui agli articoli 8 e 9, oltre alla sanzione pecuniaria, il comune
dispone la sospensione dell'attività per un periodo da due a trenta
giorni. In caso di reiterazione delle violazioni, è disposta la
sospensione dell'attività per un periodo da quindici a trenta
giorni.
2. L'esercizio delle attività può, altresì, essere sospeso per il
tempo necessario a consentire gli adeguamenti strutturali e
organizzativi previsti dalla normativa igienico-sanitaria o di
sicurezza, o da altre disposizioni di legge.
3. Il Comune, fatte salve le cause di forza maggiore debitamente
documentate, adotta provvedimenti di divieto di esercizio
temporaneo o definitivo ovvero parziale o totale delle attività
agrituristiche, qualora sia accertato che l'operatore
agrituristico:
a) non abbia intrapreso l'attività entro un anno dalla data della
notifica dei limiti e delle modalità di esercizio dell'attività di
cui al comma 4 dell'articolo 6 ovvero abbia sospeso l'attività da
almeno un anno;
b) abbia perso uno o più dei requisiti soggettivi previsti dalla
legge per l'esercizio dell'attività agrituristica;
c) sia incorso, durante l'anno solare, in più provvedimenti di
sospensione di cui al comma 1 per un totale di oltre sessanta
giorni;
d) non abbia rispettato i vincoli di destinazione previsti
dall'articolo 16.
4. Il certificato di abilitazione di cui all'articolo 7, comma 1,
è revocato temporaneamente o definitivamente ovvero parzialmente o
totalmente nei seguenti casi:
a) venir meno dei presupposti in base ai quali lo stesso è stato
rilasciato;
b) adozione del divieto di esercizio di cui al comma 3;
c) mancato avvio dell'attività agrituristica entro i quattro anni
successivi alla data di rilascio del certificato di abilitazione.
5. L'accreditamento regionale per le attività didattiche è
revocato secondo le modalità e le procedure determinate dal
competente Dipartimento dell'Assessorato regionale dell'agricoltura
delle foreste».
Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento tecnico
3.4. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 19 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 20. Ne do lettura:
«Articolo 20
Norme transitorie
1. Sono fatte salve le autorizzazioni già rilasciate alle aziende
agrituristiche, purché, in caso di difformità rispetto alle
prescrizioni della presente legge, gli interessati provvedano
all'adeguamento dell'attività, entro il diciottesimo mese
successivo a quello di entrata in vigore della presente legge.
Scaduto infruttuosamente tale termine, le autorizzazioni non
conformi alla presente legge si intendono revocate di diritto.
2. Agli operatori agrituristici già autorizzati alla data di
entrata in vigore della presente legge, è consentita la
trasformazione dell'attività di agriturismo in quella di turismo
rurale. Limitatamente agli agricampeggi, in alternativa
all'adeguamento è consentita la trasformazione in complesso
turistico ricettivo all'aria aperta, nel rispetto delle previsioni
della legge regionale 13 marzo 1982, n. 14. E' consentita la
trasformazione dell'attività di turismo rurale in agriturismo,
qualora l'interessato comprovi il possesso dei requisiti previsti
dalla presente legge.
3. Le trasformazioni delle attività esercitate ai sensi del comma
2 sono comunicate all'Assessorato regionale dell'agricoltura e
delle foreste, all'Assessorato regionale del turismo, delle
comunicazioni e dei trasporti e ai comuni competenti, e restano
subordinate al rilascio delle autorizzazioni previste dalle vigenti
normative.
4. Nei casi in cui gli operatori agrituristici e di turismo rurale
abbiano beneficiato di contributi pubblici con vincolo di
destinazione di attività non ancora scaduto, le trasformazioni di
cui al comma 2 non costituiscono inosservanza del vincolo medesimo,
a condizione che la richiesta di trasformazione di attività sia
presentata agli uffici competenti, entro centottanta giorni dalla
data di entrata in vigore della presente legge».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dagli onorevoli Corona, Leontini e Torregrossa: 20.1;
- dal Governo: 3.4 e 15.1.
Ne do lettura:
«Emendamento 3.4:
Al comma 5 sostituire le parole Assessorato regionale
dell'agricoltura e delle foreste con Assessorato regionale delle
risorse agricole e alimentari ».
«Emendamento 20.1:
Al comma 1sostituire il diciottesimo con il dodicesimo ».
«Emendamento 3.4:
Al comma 3 sostituire le parole Assessorato regionale
dell'agricoltura e delle foreste con Assessorato regionale delle
risorse agricole e alimentari ».
«Emendamento 15.1:
Al comma 3 sostituire le parole Assessorato regionale del
turismo, le comunicazioni e i trasporti con Assessorato regionale
del turismo, dello sport e dello spettacolo ».
Si passa all'emendamento 20.1, a firma dell'onorevole Corona. Il
parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
L'emendamento 3.4 è tecnico. Lo pongo in votazione. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
L'emendamento 15.1, è tecnico. Lo pongo in votazione. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 20 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 21. Ne do lettura:
«Articolo 21
Abrogazioni di norme
1. A decorrere dalla data di entrata in vigore della presente
legge, sono abrogate le seguenti norme:
a) legge regionale 9 giugno 1994, n. 25, fatto salvo quanto
previsto dal comma 2;
b) comma 7 dell'articolo 87 della legge regionale 23 dicembre 2000
n. 32;
c) commi 1 e 2 dell'articolo 87 della legge regionale 23 dicembre
2000, n. 32, fatto salvo quanto previsto al comma 3.
2. Sono fatti salvi i vincoli già imposti ai sensi dell'articolo
18 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 25.
3. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 87 della
legge regionale 23 dicembre 2000, n. 32, continuano ad avere
effetto per i bandi pubblici già emanati alla data di entrata in
vigore della presente legge».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
-dalla Commissione: 21.1 e 21.2.
Ne do lettura:
«Emendamento 21.2:
Al comma 1 la lettera b) è così sostituita articolo 87 della
legge regionale 23 dicembre 2000, n. 32 ».
«Emendamento 21.1:
All'articolo 21, comma 1, è soppressa la lettera c) ed è
soppresso il comma 3».
Si passa all'emendamento 21.2. Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 21.2. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 21.1. Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 21.1. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 21 nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti
aggiuntivi:
- dal Governo: A2, A2.1, A 3 bis;
- dalla Commissione: A 4;
- dagli onorevoli Vinciullo e Leontini: A2.2;
- dagli onorevoli Falcone e Gianni: A2.3;
- dagli onorevoli Leontini ed altri: A2.4;
- dagli onorevoli Adamo ed altri A.5.
Si passa all'emendamento A 3 bis. Ne do lettura:
«Alla fine del comma 2 dell'articolo 16 della legge regionale 14
maggio 2009, n. 6, dopo le parole produzioni agricole primarie
aggiungere le seguenti: nonché alle imprese agricole, singole o
associate, che esercitano attività agrituristica relativamente alla
medesima attività. ».
Pongo in votazione l'emendamento A 3 bis. Il parere della
Commissione?
CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 22. Ne do lettura:
«Articolo 22
Norma finale
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento aggiuntivo A 4:
«La lettera a) del comma 4 dell'articolo 30 della l.r. 10 dicembre
2001, n. 21 e successive modifiche ed integrazioni è così
sostituita:
a) offerta di ospitalità e/o di ristorazione e di servizi
connessi a tale attività, esercitata in immobili già esistenti e
già risultanti classificati come edifici rurali.
Tale requisito è accertato con le seguenti modalità:
1) certificato o visura catastale storica del catasto terreni;
2) certificato o visura catastale del catasto fabbricati
attestante il possesso della categoria catastale D/10, fabbricati
con funzioni produttive connesse alle attività agricole ».
Il parere del Governo?
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.
Favorevole.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento A.2 ed al relativo subemendamento.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, vorrei invitarla a riflettere
sull'ammissibilità di questo emendamento nella legge
dell'agriturismo.
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, come l'Aula avrà ascoltato anche in
occasione del dibattito che si è tenuto ieri sui vari ordini del
giorno, ho riferito come in un momento di particolare difficoltà
dell'agricoltura, in merito all'articolo 16 della scorsa
finanziaria della legge 6, il Governo abbia inteso ampliare
incrementando il fondo di 15 milioni dalla finanziaria con altri 50
milioni che vengono prelevati dal fondo dell'IRFIS.
E' un aiuto che la categoria aspetta, si tratta di 50 milioni che
la CRIAS assegna al mondo dell'agricoltura per le scorte.
Ritengo che in questo contesto in cui parliamo di agriturismo, in
cui l'attività prevalente è quella dell'azienda agricola, sia
pienamente compatibile ed è un emendamento pienamente atteso dal
mondo dell'agricoltura; abbiamo assunto un po' tutti quanti impegni
nel corso del dibattito di ieri e vorrei quindi che questo
emendamento fosse votato dall'Aula in coerenza con l'enfasi con la
quale ieri abbiamo discusso della crisi.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la portata
dell'emendamento la comprendo, ma avevo chiesto un'altra cosa, e
cioè se la norma fosse ammissibile all'interno della legge
sull'agriturismo. Se è ammissibile, ritengo che il testo debba
andare in Commissione Bilancio' e non so se è possibile parlare di
quello che stiamo parlando senza che la Commissione Bilancio'
abbia valutato questo testo.
CAPUTO, presidente della Commissione. Onorevole Mancuso, su questo
c'è stato il parere della Commissione Bilancio'.
MANCUSO. C'è stato il parere su questo testo? Ma è un parere
personale, perché io non conosco - dagli atti su questo emendamento
- il parere della Commissione Bilancio'.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor presidente, onorevoli colleghi, chiaramente
qualche perplessità per l'attinenza alla materia l'avrei, però
comprendo fino in fondo la portata della crisi e dell'emergenza che
questa Sicilia sta vivendo e, quindi, se c'è una volontà condivisa
da parte dell'Assemblea bene, diversamente lo rinvieremo ad altra
data e ad altra sede.
Fermo restando che, nel caso in cui c'è la convergenza su questo
emendamento, io preannuncio - e lo dico anche al Governo, assessore
Bufardeci - la presentazione di un subemendamento, che è quello
voluto da Confagricoltura in Sicilia, cioé ampliare il senso della
parola CRIAS, che vorrà dire che questo istituto interviene anche
nei confronti dell'agricoltura.
Formalizziamo anche gli interventi che la CRIAS può operare nel
settore dell'agricoltura; quindi, se il Governo non ha nulla in
contrario e la Commissione è d'accordo, concordiamo tutti.
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, vorrei tranquillizzare l'onorevole
Falcone che l'intenzione ed il deliberato del Governo è proprio
quello che esso ha sottolineato, cioè i soldi assegnati alla CRIAS,
cioè la somma di 50 milioni, servono esclusivamente per
l'agricoltura. Quindi, è un dato pacifico che può restare anche
agli atti. Non c'è discussione.
RAGUSA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo sia
importante votare questo emendamento perché bisogna essere coerenti
e consequenziali. Ieri, tutto il pomeriggio, ci siamo arrovellati
sull'argomento della crisi in agricoltura e questo emendamento
mette nelle condizioni piccoli e medi imprenditori di avere una
boccata di ossigeno per la crisi che oggi attanaglia il comparto
agricolo.
Quindi, chiedo ai miei colleghi un atto consequenziale di
coerenza. Se siamo d'accordo a risolvere la crisi sull'agricoltura
questo è un emendamento importante e va votato. Va votato al di
sopra delle appartenenze politiche, dei lealisti, dei non lealisti,
dell'UDC e del PD; questo è un argomento importante che va a favore
dell'agricoltura siciliana. Dichiaro, pertanto, e penso di potere
parlare anche a nome del mio Gruppo, che voteremo a favore di
questo emendamento.
DI BENEDETTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BENEDETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per
informare il Presidente della IV Commissione, onorevole Mancuso,
che la Commissione Bilancio' è stata regolarmente convocata nella
giornata di ieri. Si è riunita alla presenza dell'Assessore al
bilancio, quindi alla presenza dell'Assessore competente e del
Governo ed ha espresso all'unanimità parere favorevole in
riferimento all'emendamento A 2.
La Commissione ha pure rilevato il fatto di richiedere una
copertura che riguardasse anche l'articolo 18 e, quindi, la
spalmatura dei debiti in agricoltura.
Ci è stato risposto dall'Assessore che è ancora in fase di
definizione l'accordo con le banche e, quindi, da questo punto di
vista, non si è accettato il fatto di dividere queste somme tra
articolo 16 e articolo 18.
Sono somme che non sono state utilizzate, che è opportuno
utilizzare in agricoltura e, quindi, c'è un impegno, in questo
senso, del Governo a trovare risorse anche per impinguare
successivamente l'articolo 18.
Signor Presidente, questo solo a chiarezza dei fatti e del ruolo
svolto da parte della Commissione.
VINCIULLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti
del Governo, assessore Bufardeci, noi siamo d'accordo con la
proposta di incrementare l'articolo 16 della legge regionale numero
6, anche perché era stato un disegno di legge che avevamo, a suo
tempo, proposto insieme all'onorevole Ragusa.
Ma il problema è un altro. Un fatto è quello che diciamo, un fatto
è quello che c'è scritto, non nell'incipit. C'è scritto interventi
in favore delle imprese artigiane ed agricole .
Allora, se noi stiamo dicendo che questo contributo va solo ed
esclusivamente a favore del mondo agricolo, perché in questo modo
si è espressa ieri questa Assemblea, e mi pare di capire che il
Governo ha recepito le istanze del Parlamento, sarebbe importante
correggere questo incipit ed indicare che questi 50 milioni di euro
sono riservati solo ed esclusivamente agli agricoltori così come è
stata la volontà della Commissione, così come mi pare si sia
espressa la Commissione Bilancio', altrimenti rischiamo di
illudere gli artigiani dicendo che potrebbero avere anche loro una
parte di questi 50 milioni di euro, venendo meno a quella che è
l'indicazione emersa dalla III Commissione.
Quindi, assessore Bufardeci, la invito a cassare il termine
artigiani' oppure a chiarire se questo contributo è riservato
anche agli artigiani. Allora, in questo caso la giustificazione da
lei portata avanti non è valida.
FIORENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIORENZA. Signor Presidente, se il deliberato dovesse essere solo
per l'agricoltura, allora si potrebbe cassare il termine
artigiani' ed eventualmente dedicare il capitolo solo ed
esclusivamente all'agricoltura. Però, al di là di questi dati,
bisogna ammettere che non si può più fare demagogia su un argomento
così importante.
Abbiamo discusso e continuiamo a discutere di Termini Imerese, non
si discute, invece, in modo approfondito e quando lo si fa vengono
date obiezioni, a mio parere, davvero strumentali.
Se questa Aula vuole realmente dare una boccata di ossigeno ad un
settore come quello dell'agricoltura, l'incremento dell'articolo 16
sembra un obbligo dell'intera Aula al di là dei fatti di
appartenenza partitica.
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato gli interventi anche
da ultimo dell'onorevole Vinciullo, oltre quello dell'onorevole
Fiorenza, e quindi ribadisco che il deliberato della nostra giunta
è stato evidentemente quello di assegnare questi 50 milioni in
maniera esclusiva al mondo dell'agricoltura. Se si ritiene che il
testo non sia così chiaro sotto questo profilo non c'è problema
perché venga, ulteriormente, con un subemendamento, precisato.
Voglio anche dire agli amici che mi hanno posto la questione per
quanto riguarda le somme assegnate alla CRIAS, che in una
determinata azione di governo, volta al sostegno delle attività
produttive, sono stati assegnati 50 milioni alla CRIAS per
l'agricoltura e 25 milioni alla CRIAS per gli artigiani, ma sono
somme distinte. Questi cinquanta milioni sono solo per il mondo
dell'agricoltura.
Lo preciso ulteriormente, così rimane agli atti: questa è la
volontà del Governo; l'Aula ne mostra una analoga.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la precisazione
dell'assessore Bufardeci è fondata ed è propria perché il titolo
dell'articolo avrebbe potuto ingenerare qualche confusione anche
se, onorevole Assessore, leggendo bene poi l'articolo, il rinvio
all'articolo 16, che ha finalità meramente agricole, avrebbe
potuto scongiurare il pericolo di un'applicazione all'artigianato
di questa legge; non perché si voglia escludere l'artigianato ma
perché la volontà, in questo momento unanime, è quella di
rispondere alla drammatica condizione che ieri sera tutti in Aula
abbiamo riconosciuto.
Se nell'ambito di questa finalità si possa sulla base del
dibattito di ieri assegnare una specifica finalità a superare
alcune delle difficoltà del mondo agrumicolo, dopo che ieri sera si
è affrontata la tematica riguardante il mondo agrumicolo, penso che
noi avremmo fatto il nostro dovere per intero; mantenendo la
finalità generale per l'agricoltura, se noi possiamo specificare
all'agrumicoltura una di queste somme o nell'ambito di questa somma
un'indicazione che il Governo vorrà dare, noi sicuramente avremo
risposto già con un intervento immediato.
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Chiedo
di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, accolgo e recepisco l'indicazione
che viene formulata anche dall'onorevole Leontini e mi permetto di
rappresentare all'Aula, in ragione proprio del dibattito di ieri,
la possibilità di ripartire i 50 milioni, così rimodulati tra il
fondo IRFIS e il fondo della CRIAS, in 37 milioni e 500 mila euro
alla CRIAS per le scorte (di cui alla legge numero 6 del 2009) e 12
milioni e 500 mila euro (che sono, sostanzialmente, pari a
cinquemila vagoni di arance) per l'acquisto dei prodotti da dare
per la trasformazione a succo a vantaggio della nostra agricoltura
e a vantaggio delle azioni umanitarie.
ADAMO. E' una specie di mercato, possiamo aggiungerci un po' di
vino
Abbiamo parecchio vino invenduto
MUSOTTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi pare che
quest'ulteriore dibattito, questo nuovo subemendamento ha dato
adito anche ad approfondire, a chiarire un impegno del Governo
rispetto alla discussione di ieri e, soprattutto, all'accorato
impegno dell'intera Assemblea regionale siciliana rispetto alla
drammatica crisi del settore agrumicolo.
Credo che sia l'intervento dell'onorevole Leontini che la
specifica dell'assessore Bufardeci determinino una risposta
concreta nell'ambito dell'acquisto di cinquemila vagoni di prodotti
agrumicoli all'esigenza di risollevare codesto settore dalla crisi
in cui versa e diano un segnale preciso di sensibilità, non
soltanto da parte dell'Assemblea regionale siciliana, ma una
risposta immediata, concreta e un riscontro preciso da parte del
Governo.
Quindi, per quanto ci riguarda e per quanto riguarda il Gruppo
dell'MPA, possiamo soltanto manifestare una grande soddisfazione e
un grande appoggio e condivisione su questo emendamento.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Caputo,
condivido il suo emendamento e faccio propria anche la proposta del
Governo.
Il problema è un altro.
Su quanto ha detto l'assessore Bufardeci ricordo, a me stesso e
penso di ricordarlo anche all'assessore Bufardeci, di stare
attenti. Se lui dice, come ha detto, che i 37 milioni e mezzo li
mette nel Fondo unico, che è un fondo a rotazione che va per le
scorte, per il medio termine e ha una sua linea, ha detto pure che
i 12 milioni e mezzo li mette dove?
Per dare un contributo o per darli in altro modo?
Se vanno dati in altro modo bisogna scrivere la norma, altrimenti
va in un fondo a rotazione e fa la stessa fine di quello.
Pertanto, Assessore, la invito a formalizzare che i 12 milioni e
mezzo hanno una finalità differente del fondo della CRIAS.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che mai
come in questo caso l'ottimo è nemico del bene e stiamo facendo un
patatrac. Forse non ci si sta rendendo conto delle cose che si
stanno dichiarando - e mi auguro solo dichiarando -. Fermiamoci
all'emendamento e non andiamo oltre. Vorrei ricordare, intanto, che
siamo in una legge dove abbiamo fatto una forzatura condivisa alla
luce di un impegno, un adempimento, un'emergenza che interviene
sulla struttura delle aziende in riferimento ad una norma che è già
finanziata, ma che è sottofinanziata rispetto alle esigenze.
Come si può dire, come ha fatto adesso l'Assessore, che da un
fondo di rotazione lo trasferiamo in un altro fondo di rotazione ed
una parte di questo fondo lo facciamo diventare contributo a fondo
perduto, signor Presidente Vorrei che l'Assessore per le risorse
agricole e alimentari mi ascoltasse e vorrei che avesse chiaro di
cosa stiamo parlando, perché oggi compriamo arance, domani
compriamo uva e dopodomani compreremo grano e fra tre giorni
compreremo la frutta di Vittoria. Stiamo attenti a quello che
stiamo producendo.
Suggerirei al Governo di non farsi prendere dall'euforia degli
scampoli notturni o serali dell'Aula. C'è un emendamento, quello è
stato proposto e quello è venuto in Commissione, che dice
dall'IRFIS alla CRIAS'. Questo è stato condiviso dalla
Commissione. Fermiamoci lì.
Se il Governo intende produrre atti di contributo a fondo perduto
li faccia con leggi specifiche e avendo uno sguardo all'insieme,
non al 118 dell'ultima emergenza, perché emergenze in agricoltura,
come in altri settori, ce ne sono una al minuto. Ecco perché
suggerisco prudenza, saggezza ed equilibrio.
Chiedo al Governo di limitarsi all'emendamento. Fermiamoci lì e
non ne parliamo più.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, Presidente della Regione, onorevoli
colleghi, prendo atto che da qualche giorno, sin da ieri con
l'approvazione dell'ordine del giorno sulla crisi dell'agricoltura,
il Governo, nella persona dell'assessore Bufardeci e questo
Parlamento, hanno attenzionato la crisi che investe il mondo
dell'agricoltura e hanno cercato di trovare le soluzioni migliori.
Il dibattito che si sta svolgendo stasera - e sono d'accordo con
il collega Cracolici - sono convinto che può creare momenti di
confusione e, soprattutto, momenti di disattenzione nella crisi
complessiva che riguarda l'agricoltura. Non è vero che la crisi
investe soltanto l'aspetto degli agrumi. La crisi, se l'assessore
Bufardeci mi segue un istante per dirmi se dico cose giuste o
sbagliate, non riguarda soltanto gli agrumi, ma anche i coltivatori
di pesche, riguarda l'uva da tavola, riguarda un altro aspetto del
settore che è quello degli allevatori.
Allora, sono d'accordo ad affrontare complessivamente il settore
in crisi che fa riferimento alla terra e all'agricoltura.
Limitiamoci stasera ad approvare l'emendamento. Dopodiché in tempi
rapidi individuiamo un provvedimento legislativo che crei anche la
normativa per poter distribuire finanziamenti a sostegno
dell'agricoltura e degli allevatori perché, per esempio, per gli
allevatori non c'è bisogno di soldi, ma c'è bisogno di norme per
poter aiutare la crisi gravissima che riguarda gli allevamenti.
Limitiamoci all'approvazione dell'emendamento così come è stato
proposto. Impegniamoci tutti, a partire dal Governo, a presentare
in tempi brevi, prima della finanziaria, un testo normativo che
riguardi complessivamente il settore dell'agricoltura.
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO, presidente della Regione. Onorevoli colleghi, le
considerazioni che sono state fatte anche dall'onorevole Maira,
oltre che dall'onorevole Cracolici, sono più che condivisibili.
Perché?
Come abbiamo specificato nella ulteriore nota che abbiamo
indirizzato al Presidente del Consiglio perché prenda in
considerazione la sacrosanta richiesta della dichiarazione dello
stato di crisi di mercato dell'agricoltura siciliana, ogni comparto
del settore agricolo è investito dalla crisi: il settore dell'uva
da tavola (e non, in questo caso, quella da mosto, quella da tavola
non è di grande attualità), il grano, il settore orticolo eccetera.
Al momento, oggi, domani e dopodomani, di grande attualità c'è una
crisi drammatica che investe il settore agrumicolo.
Vorrei aprire una piccola parentesi perché si allontani da me
l'idea che possa essere interessato e quindi colpito da conflitto
di interessi perché non mi avvarrei per nulla di questa misura, in
quanto produttore agrumicolo.
Chiaramente, poi, sarà vostra cura accertarlo con attenzione. Male
che vada potete presentare un'interrogazione ed io sarò costretto a
rispondere.
Oggi, dal punto di vista giuridico-formale, sottraiamo
all'impiego, attraverso l'IRFIS, 50 milioni di euro. Questi 50
milioni di euro, con legge, possiamo destinarli a quello che
riteniamo compatibile con la materia trattata in questo disegno di
legge. E li destiniamo al mondo agricolo perché gli siano d'aiuto.
Mettiamo da parte 12,5 milioni di euro, esattamente un quarto, e li
destiniamo con norma specificamente al settore agrumicolo. Tale
manovra più o meno può interessare un quarto del bilancio
complessivo dell'agricoltura siciliana.
Oggi si prevede che c'è una produzione di circa 140 mila vagoni di
prodotto agrumicolo che, più o meno, equivalgono ad un miliardo e
400 mila chili.
Su questi 140 mila vagoni, 10 mila chili ognuno di essi, si
interviene non dando prestiti, contributi o aiuti ad ettaro, ma
acquistando dal mercato dell'industria di trasformazione l'arancia
in succo, si acquista un tot di litri di succo di arancia che viene
destinato a fini di solidarietà o a paesi dell'Unione europea o,
previa autorizzazione del Ministero degli esteri, ad esempio alla
popolazione haitiana afflitta dal dramma del terremoto, alla quale
il succo di arancia, che come sapete contiene vitamina C e non
solo, è di grande aiuto.
Oggi potremmo dire che esiste anche il grano, il pomodorino rosso
di Pachino, così come il mosto non venduto. Ma mentre il grano è
nei magazzini e il mosto può restare un altro mese, fin quando non
si approva la finanziaria, invece le arance cadono.
Se sottraiamo dalla produzione quelle di seconda qualità, per un
totale al massimo di 5 mila vagoni su 140 mila, aiutiamo il mercato
a rinascere, a riprendersi e tutto il resto della merce, per un
totale di un quarto, a riacquisire un valore.
Tutto ciò con l'impegno di questo Governo che, come sa bene
l'onorevole Bufardeci che è impegnatissimo a riorganizzare i
meccanismi, soprattutto della commercializzazione oltre che della
qualità, del marchio, eccetera, si impegna a venire incontro anche
alle altre emergenze del campo agricolo (l'uva da mosto, il
pomodorino e tutto il resto delle produzioni da orto, il grano e
quant'altro); il Governo si impegna.
Ma se oggi le arance cadono, il mosto nelle cantine resiste, così
come resiste il grano nei magazzini. Ecco qual è la ragione per la
quale con norma daremmo luogo ad una risposta. Le altre risposte
verranno perché non ci sta più a cuore l'arancia che si coltiva a
Ramacca, oltre che a Paternò piuttosto che il grano che si semina a
Raddusa oltre che a Valledolmo e l'uva da mosto e da tavola che si
produce nel Trapanese, oltre che a Canicattì e a Mazzarrone.
E' un impegno che il Governo si assume, altrimenti, se siamo più
soddisfatti decidendo che non c'è niente per nessuno, non ci sarà
niente per nessuno, ma oggi faremo un grave danno all'agrumicoltura
e domani - vi posso assicurare - anche agli altri settori; infatti,
se oggi si dice di no ad una cosa, domani ci faremo un dispetto
tutti noi. Oggi questo, domani il resto. Ripeto, è un impegno che
noi ci assumiamo.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rispetto alle cose ha
detto il Presidente della Regione mi permetto di suggerire un
approfondimento dell'articolo 16 della legge finanziaria 2009,
quella che richiamiamo. L'articolo 16 della legge finanziaria del
2009 dice una cosa precisa a prova di smentita - i colleghi
chiaramente potranno approfondirla e il Presidente della Regione
potrà approfondirla -. Dice che all'impresa singola o comunque a
imprese associate noi diamo la possibilità di attingere. Si
riferisce alle imprese associate anche di trasformazione, quindi,
anche agrumicole, con cinquecentomila euro; all'impresa singola
senza garanzie con cinquantamila; all'impresa singola con garanzie
con trentamila euro.
Io non vedo, per la verità, il pericolo che tale norma possa
essere interpretata in maniera diversa perché abbiamo messo appunto
anche trasformazione del prodotto', quindi non stiamo solo
parlando di uva che diventa vino, stiamo parlando anche di arance
che possono diventare succo.
Pertanto, mi permetto di dire che sostanzialmente l'articolo mi
pare che potrebbe funzionare rispetto alle cose interessanti che ha
detto il Presidente della Regione; è semplicemente un contributo
per quanto concerne coloro che hanno contribuito a scrivere
l'articolo 16 della finanziaria.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, era esattamente
la finalità parziale che avevamo suggerito con l'intenzione di
formulare l'emendamento.
Se il testo è già noto, lo recupero in memoria, magari facendolo
conoscere ai colleghi perché ancora non è stato distribuito.
Nell'ambito della somma dei cinquanta milioni di euro da destinare
alle finalità agricole di cui all'articolo 16 della legge numero 6,
la destinazione di una somma di dodici milioni di euro è diretta ad
acquistare una quantità di agrumi corrispondenti da indirizzare a
finalità di carattere umanitario e sociale, così come dal dibattito
sull'agrumicoltura di ieri è stato evidenziato ed auspicato.
Peraltro, c'è stato ieri un susseguirsi lungo e travagliato di
incontri del Presidente con i sindaci e in quella occasione -
stamattina vi sono stati ancora altri incontri - il Presidente ha
già fatto riferimento ad una norma che poteva contenere queste
risorse e queste finalità.
A mio avviso, questa è l'occasione più propria sia per inserire la
somma che per assegnarla a queste finalità.
Non facciamo danno a nessuno, anzi, completiamo l'intervento che è
destinato all'agricoltura nel suo complesso con una specifica
attenzione alla vertenza più acuta che è quella che in questi
giorni in Aula ha dominato nel dibattito sull'agrumicoltura.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ci sono ancora molti iscritti a
parlare e siccome la Presidenza è stanca e la materia sta
rischiando di essere compromessa da questo rush finale, rinvio la
seduta a domani con tutti gli emendamenti che rimangono da
valutare, nella speranza che la notte porti consiglio e quindi
domani in Aula riusciamo a trovare un'intesa per evitare di fare,
alla fine, un lavoro cattivo.
La seduta è rinviata a domani, giovedì 11 febbraio 2010, alle ore
16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d), e 153 del Regolamento interno, della mozione:
N. 179 - Soluzione della vertenza degli ex ufficiali di
riscossione del servizio riscossione tributi.
COLIANNI - APPRENDI - MUSOTTO - ROMANO - ARENA - CALANDUCCI -
FEDERICO - FALCONE - VINCIULLO - CAPUTO - ARDIZZONE -GIANNI -
LENTINI - CASCIO S. - CARONIA - GENNUSO - CORONA - CRACOLICI -
TERMINE - DIGIACOMO - DINA - GUCCIARDI - ODDO - RAIA -
PANARELLO - VITRANO
III - Discussione dei disegni di legge:
1) Disciplina dell'agriturismo in Sicilia (337/A) (Seguito)
2) Nuovo ordinamento delle Camere di commercio, industria,
artigianato e agricoltura (270/A) (Seguito)
3) Norme per il sostegno dell'attività edilizia e la
riqualificazione del patrimonio edilizio (459-386-209-394-404/A)
(Seguito)
La seduta è tolta alle ore 21.27