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Resoconto d'Aula della Seduta n. 140 di mercoledì 10 febbraio 2010
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   Presidenza del presidente Cascio


   GENNUSO, segretario, dà lettura del processo verbale delle sedute
  numero  138  e  numero 139  del 9 febbraio 2009 che, non  sorgendo
  osservazioni, si intendono approvati.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
  votazioni  mediante procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica del  numero
  legale  (art.  85) ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che sono in congedo per oggi gli  onorevoli
  Cintola e Fagone.

   L'Assemblea ne prende atto.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
  di legge:

   -  «Norme  in favore dei centralinisti ciechi» (516),  presentato
  dagli   onorevoli   Panarello,  Marziano,   Cracolici,   Ammatuna,
  Apprendi,  Barbagallo, De Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo,  Di
  Guardo, Donegani, Faraone, Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gucciardi,
  Laccoto,  Lupo, Marinello, Mattarella, Oddo, Panepinto,  Picciolo,
  Raia,  Rinaldi,  Speziale, Termine e Vitrano, in data  9  febbraio
  2010;

   -  «Norme in materia di riordino delle società partecipate  dalla
  Regione»    (517),   presentato  Cracolici,  Ammatuna,   Apprendi,
  Barbagallo,  De  Benedictis, Di Benedetto, Digiacomo,  Di  Guardo,
  Donegani,   Faraone,   Ferrara,  Fiorenza,  Galvagno,   Gucciardi,
  Laccoto,  Lupo, Mattarella, Marinello, Marziano, Oddo,  Panarello,
  Panepinto,  Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale, Termine e  Vitrano,
  in data 9 febbraio 2010;

   - «Norme in materia di addizionale regionale IRPEF a favore delle
  famiglie  numerose  o  con  soggetti disabili  a  carico»   (518),
  presentato dagli onorevoli Cordaro, Gianni, Ardizzone, Lo Giudice,
  Cascio Salvatore, Maira, Fagone, Dina, Ragusa e Savona, in data  9
  febbraio 2010;

   -   «Disposizioni   per   la  trasparenza,  la   semplificazione,
  l'efficienza,  l'informatizzazione della Pubblica amministrazione,
  l'agevolazione  delle iniziative economiche. Disposizioni  per  il
  contrasto  alla  corruzione  ed alla  criminalità  organizzata  di
  stampo  mafioso. Disposizioni per il riordino e la semplificazione
  della  legislazione  regionale» (520), presentato  dal  Presidente
  della Regione (Lombardo) su proposta dell'Assessore regionale  per
  le  autonomie locali e la funzione pubblica (Chinnici) in data  10
  febbraio 2010.
      Comunicazione di invio di disegno di legge alla competente
                        Commissione legislativa

   PRESIDENTE.  Comunico che il seguente disegno di  legge  è  stato
  inviato alla competente Commissione:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   -  «Norme  per  l'istituzione ed il coordinamento dei  centri  di
  composizione familiare»  (500)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 9 febbraio 2010.

      Comunicazione di assenze alla riunione della I Commissione
                              legislativa

   PRESIDENTE.   Comunico   che  nella  seduta   della   Commissione
  legislativa permanente  Affari Istituzionali' (I) numero 84 del  9
  febbraio  2010  sono  risultati  assenti  gli  onorevoli:   Arena,
  Barbagallo, Cordaro, De Luca, Di Guardo, Greco, Gucciardi,  Maira,
  Marrocco e Musotto.

    Comunicazione di approvazione di risoluzione da parte della III
                        Commissione legislativa

   PRESIDENTE.  Comunico  che la Commissione  legislativa   Attività
  produttive' (III) nella seduta numero 118 del 2 febbraio  2010  ha
  approvato la risoluzione numero 2/III «Azioni da adottare  per  la
  soluzione  della  vertenza degli ex ufficiali di  riscossione  del
  Servizio riscossione tributi».
   Ne do lettura:

                             «Premesso che

   la  società  Montepaschi  Serit Spa  ha  gestito  in  qualità  di
  Concessionario  per la riscossione delle imposte  in  Sicilia  dal
  1998, dopo un periodo di gestione commissariale iniziata nel 1991;

   tra  il  1999  e  il  2001 la stessa società  ha  presentato  due
  progetti  per assunzioni di giovani con contratti di formazione  e
  lavoro  (CFL) e ha trasformato in assunzioni a tempo indeterminato
  l'ottanta per cento dei soggetti selezionati;

   nel  2002  la  Montepaschi  Serit ha assunto,  dietro  selezione,
  ancora  con  CFL, 256 giovani in possesso di speciale abilitazione
  all'esercizio della professione di ufficiale di riscossione e  che
  la  medesima è rilasciata dalle Procure della Repubblica a seguito
  di un complesso esame;

   al  contrario  di  quanto avvenuto per i giovani  assunti  con  i
  precedenti  CFL  e  in contrasto con quanto la stessa  Montepaschi
  Serit aveva ripetutamente dichiarato, nessuno del 256 ufficiali di
  riscossione veniva confermato al lavoro al termine del progetto;

   da   parte   della  Montepaschi  Serit  è  stato   sostenuto,   a
  giustificazione  delle mancate assunzioni, che  la  cessazione  di
  ogni  rapporto  di  lavoro è stata determinata dalla  riforma  del
  servizio  di  riscossione, D. Lgs. n. 46/1999, con il  conseguente
  passaggio di tutte le attività connesse alla mano pubblica e,  nel
  caso in specie, alla Regione;

   dall'1 ottobre 2006 la riscossione in Sicilia é stata  trasferita
  a   Riscossione  Sicilia  Spa  e  a  Serit  Sicilia  Spa,  società
  controllate  dall'Amministrazione  regionale,  dall'Agenzia  delle
  Entrate e dalla Banca Montepaschi;

   entro  il 31/12/2010 i soci pubblici Regione Siciliana e  Agenzia
  delle  Entrate hanno l'obbligo di legge di acquistare il pacchetto
  azionario   di  Riscossione  Sicilia  Spa  e  Serit  Sicilia   Spa
  attualmente  di  proprietà  del  socio  privato,  che   diverranno
  pertanto società a capitale interamente pubblico;

                            considerato che

   i  suddetti  lavoratori  hanno svolto con  diligenza  il  proprio
  compito, contribuendo non poco al netto miglioramento degli indici
  di   riscossione  coattiva  avvenuto  in  quel  periodo  ed  hanno
  acquisito,  con l'intervento finanziario della Regione  Siciliana,
  una  buona professionalità, in un settore come quello dei  tributi
  ed  in  una  fase  operativa, quale quella della  riscossione  nei
  confronti  di  contribuenti  non pronti  al  pagamento  spontaneo,
  estremamente delicati e complessi;

   i costi della formazione dei lavoratori sono ricaduti anche sulla
  Regione Sicilia, soggetto che ha valutato ed approvato il progetto
  di formazione e lavoro;

   per effetto di accordi stipulati con le organizzazioni sindacali,
  nell'ottica  della riduzione dei costi di gestione, l'organico  di
  Serit Sicilia in questi ultimi anni si è drasticamente ridotto  di
  circa 400 unità;

   circa 200 ufficiali ex contrattisti hanno adito le vie legali, al
  fine  di ottenere, per via giudiziaria, il riconoscimento del loro
  diritto  ad  essere  assunti dalla Spa Serit  Sicilia,  subentrata
  nella gestione del servizio di riscossione alla Montepaschi Serit;

   fino  a  questo  momento almeno cinque ricorrenti hanno  ottenuto
  sentenza a loro favorevole immediatamente esecutiva, con l'obbligo
  per Riscossione Sicilia Spa dell'assunzione e del pagamento di  un
  risarcimento di circa 120 mila euro per ognuno dei ricorrenti;

   i  lavoratori  in  questione sono soggetti già  professionalmente
  formati  e la loro assunzione negli organici di Serit Sicilia  non
  comporterebbe nessun ulteriore costo in termini di formazione,  al
  contrario di quanto dovrebbe avvenire per altri;

   in   favore   dell'assunzione  di  tali  lavoratori   l'Assemblea
  Regionale  Siciliana  si è già espressa con  l'Ordine  del  Giorno
  accettato  come raccomandazione nella seduta n.16 del  18  ottobre
  2006, n.13 a firma degli On.li Cracolici Antonino (DS), Borsellino
  Rita   (Misto),  Barbagallo  Giovanni  (Dem.  è   Libertà   -   La
  Margherita), Ballistreri Gandolfo (Uniti per la Sicilia), Di Mauro
  Giovanni Roberto (MPA), Fleres Salvatore (FI), e con la Mozione n.
  110  approvata  il  25  ottobre 2006 a firma  degli  On.li  Pagano
  Alessandro (FI), Turano Girolamo (UDC), Cascio Francesco (FI),  De
  Luca  Cateno (MPA), Fleres Salvatore (FI), Cappadona Nunzio (UDC),
  Regina   Francesco  (UDC),  Leontini  Innocenzo  (FI),   Confalone
  Giancarlo (FI);

                             rilevato che

   esiste  la  concreta  prospettiva che altri, se  non  addirittura
  tutti  i  rimanenti ricorrenti, possano ottenere analoga  sentenza
  favorevole,  il  che comporterebbe un onere per  Serit  Sicilia  e
  Riscossione  Sicilia  spa  molto  pesante  legato  in  particolare
  all'obbligo del risarcimento, onere che finirebbe con il  ricadere
  sulla  Regione  Siciliana che di Riscossione Sicilia  e  di  Serit
  Sicilia è azionista;

   come  è  stato  dimostrato negli anni in  cui  i  lavoratori  con
  contratto  CFL  hanno svolto la propria attività, si  rinviene  un
  indubbio  interesse, sia da parte della società  che  gestisce  la
  riscossione in Sicilia, sia da parte della Regione Siciliana,  che
  non  solo  è  azionista di detta società, ma è anche la principale
  beneficiaria della riscossione e del recupero coattivo dei crediti
  vantati  nei  confronti  di  imprese e cittadini,  affinché  venga
  fortemente  potenziata  l'attività di  riscossione  anche  tramite
  l'assunzione   in   pianta  stabile  di  personale   già   formato
  direttamente in azienda;

                   impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire con l'urgenza del caso, in qualità  di  socio  di
  maggioranza  e  riferimento di Riscossione  Sicilia  Spa  e  Serit
  Sicilia  Spa,  per concordare, con i contrattisti  ricorrenti,  un
  accordo  mirante  alla  trasformazione  del  contratto  da   tempo
  determinato  a  tempo indeterminato, al fine di evitare  ulteriori
  decisioni  da  parte  dei  giudici del lavoro  che  vedrebbero  la
   Riscossione  Sicilia  S.p.A.  soccombere di  fatto  davanti  alla
  richiesta dei lavoratori ricorrenti e, di conseguenza, la  Regione
  siciliana  costretta  ad  un esborso di somme,  non  previste  nel
  bilancio,  di  oltre 20 milioni di euro, ed al contempo  bloccando
  ogni altra assunzione, nelle suddette società, di soggetti che non
  siano  i ricorrenti prima che non sia definita la vicenda ad  essi
  legata».

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta scritta presentate.

   GENNUSO, segretario:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione  e
  la formazione professionale, premesso che:

   il  comune di Cerda (PA) ha emesso un'ordinanza di chiusura della
  scuola materna per grave pericolo di crollo;

   dalla  relazione degli uffici tecnici è emerso che  la  struttura
  sarebbe  stata  realizzata con calcestruzzo di bassissima  qualità
  che ne compromette la sicurezza;

   considerato che:

   è   stato   chiesto  dall'amministrazione  comunale  l'intervento
  immediato ed urgente del dipartimento della Protezione civile;

   tale  grave  situazione  costituisce  pericolo  per  l'incolumità
  pubblica;

   ritenuto che situazioni come quella accaduta a Cerda sono  comuni
  ad  altri edifici scolastici per i quali gli amministratori locali
  e  le  direzioni scolastiche hanno sollecitato l'intervento  della
  Protezione civile regionale;

   ritenuto,   altresí,  che  stante  l'urgenza   ed   il   pericolo
  all'incolumità pubblica, è necessario un intervento immediato;

   per sapere:

   quali   provvedimenti  intendano  adottare   per   garantire   le
  condizioni  di agibilità ed i requisiti di sicurezza dell'edificio
  scolastico  di Cerda e degli edifici scolastici del territorio  al
  fine di tutelare e salvaguardare l'incolumità pubblica da pericoli
  di crollo;
   se sia stato predisposto un piano strategico e finanziario per la
  sicurezza degli edifici scolastici siciliani». (1014)

                                                              CAPUTO

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  l'economia,
  premesso che:

   l'articolo  2  della legge regionale n. 5 del  27  febbraio  2007
  disciplina le disposizioni per il personale;

   secondo  quanto  descritto  dalla  norma  si  prevede  che:   'Al
  personale di cui all'articolo 48 della legge regionale 3  novembre
  1993  n.  30, inquadrato nel ruolo speciale transitorio  istituito
  presso la Presidenza della Regione ai sensi dell'articolo 8  della
  legge  regionale  27  dicembre 1985 n. 53, si  applica  la  deroga
  prevista  nel secondo comma dell'articolo 10 della legge regionale
  9  maggio 1986 n. 21. Al personale suddetto si applica a fare data
  dall'1  gennaio  2004,  l'articolo 20  della  legge  regionale  29
  dicembre 2003 n. 21';

   l'articolo  20  in  particolare  disciplina  il  trattamento   di
  quiescenza del personale regionale;

   considerato  che l'applicazione dell'articolo 2, comma  1,  della
  legge regionale n. 5 del 2007 non ha ancora trovato attuazione;

   ritenuto  che  l'Amministrazione regionale ha l'obbligo  di  fare
  chiarezza sull'applicazione della normativa;

   per  sapere  i  provvedimenti  che intendano  adottare  per  fare
  chiarezza sulla mancata applicazione della norma».(1015)

                                                              CAPUTO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e il lavoro, premesso che:

   l'azienda agricola denominata 'Verbumcaudo', confiscata  al  boss
  di  cosa  nostra Michele Greco, con provvedimento del  6  febbraio
  2008  dell'Agenzia del demanio di Palermo, è stata  consegnata  al
  Comune di Polizzi Generosa (PA) e, quindi, acquisita al patrimonio
  indisponibile del Comune;

   l'amministrazione comunale ha provveduto ad affidare la  gestione
  del bene alla cooperativa Placido Rizzotto 'Libera Terra';

   al momento dell'immissione in possesso da parte della cooperativa
  è  stato  riscontrato  che il bene risultava  essere  occupato  da
  soggetti   terzi  in  virtù  di  un  provvedimento   dell'autorità
  giudiziaria di Termini Imprese (PA);

   l'immobile  in questione risulta ipotecato dal Banco  di  Sicilia
  che nel 1985 ha proceduto alla trascrizione del pignoramento;

   considerato che:

   il bene, pur se legittimamente acquisito al patrimonio del Comune
  a  seguito  di assegnazione definitiva del Demanio, in realtà  non
  può  essere  dallo stesso utilizzato per le finalità di  cui  alla
  legge sui beni confiscati;

   in  particolare,  il  bene è gravato da ipoteca  per  un  credito
  vantato  dal Banco di Sicilia e del quale il Comune non può  farsi
  carico;

   ritenuto che tale situazione non consente l'utilizzo sociale  del
  bene confiscato;

   per  sapere quali provvedimenti intendano adottare per consentire
  al   Comune  di  Polizzi  Generosa  il  pieno  utilizzo  del  bene
  confiscato alla mafia secondo le modalità previste dalla normativa
  vigente». (1016)

                                                              CAPUTO

   PRESIDENTE. Le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo.

                          Annunzio di mozione

   PRESIDENTE.  Comunico  che, in data 10  febbraio  2010,  è  stata
  presentata la mozione numero 179  «Soluzione della vertenza  degli
  ex  ufficiali  di  riscossione del servizio riscossione  tributi»,
  degli   onorevoli  Colianni,  Apprendi,  Musotto,  Romano,  Arena,
  Calanducci,  Federico,  Falcone,  Vinciullo,  Caputo,   Ardizzone,
  Gianni,  Lentini,  Cascio  Salvatore, Caronia,  Gennuso,   Corona,
  Cracolici,  Termine,  Digiacomo,  Dina,  Gucciardi,  Oddo,   Raia,
  Panarello e Vitrano.
   Invito il deputato segretario a darne lettura.

   GENNUSO, segretario:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  società 'Montepaschi Serit s.p.a.' ha gestito, in qualità  di
  concessionario, la riscossione delle imposte in Sicilia dal  1998,
  dopo un periodo di gestione commissariale iniziata nel 1991;

   tra  il  1999  e  il  2001 la stessa società  ha  presentato  due
  progetti  per assunzioni di giovani con contratti di formazione  e
  lavoro  (CFL) e ha trasformato in assunzioni a tempo indeterminato
  l'ottanta per cento di quelle dei soggetti selezionati;

   nel  2002  la  Montepaschi Serit ha assunto,  tramite  selezione,
  ancora  con  CFL, 256 giovani in possesso di speciale abilitazione
  all'esercizio della professione di ufficiale di riscossione, e che
  tale  abilitazione è rilasciata dalle procure della  Repubblica  a
  seguito di un complesso esame;

   al  contrario  di  quanto avvenuto per i giovani  assunti  con  i
  precedenti  CFL  ed in contrasto con quanto la stessa  Montepaschi
  Serit aveva ripetutamente dichiarato, nessuno dei 256 ufficiali di
  riscossione veniva confermato al lavoro al termine del progetto;

   da   parte   della  Montepaschi  Serit  è  stato   sostenuto,   a
  giustificazione  delle mancate assunzioni, che  la  cessazione  di
  ogni  rapporto  di  lavoro è stata determinata dalla  riforma  del
  servizio  di  riscossione (d.lgs. n. 46/1999), con il  conseguente
  passaggio di tutte le attività connesse alla mano pubblica e,  nel
  caso in specie, alla Regione;

   dall'1 ottobre 2006, la riscossione in Sicilia è stata trasferita
  a 'Riscossione Sicilia s.p.a.' e a 'Serit Sicilia s.p.a.', società
  controllate  dall'Amministrazione  regionale,  dall'Agenzia  delle
  entrate e dalla banca Montepaschi;

   entro  il 31 dicembre 2010, i soci pubblici Regione siciliana  ed
  Agenzia  delle  entrate hanno l'obbligo di legge di acquistare  il
  pacchetto azionario di Riscossione Sicilia s.p.a. e Serit  Sicilia
  s.p.a., attualmente di proprietà del socio privato, che diverranno
  pertanto società a capitale interamente pubblico;

   considerato che:

   i  suddetti  lavoratori  hanno svolto con  diligenza  il  proprio
  compito, contribuendo non poco al netto miglioramento degli indici
  di   riscossione  coattiva  avvenuto  in  quel  periodo  ed  hanno
  acquisito,  con l'intervento finanziario della Regione  siciliana,
  una buona professionalità in un settore come quello dei tributi ed
  in   una  fase  operativa,  quale  quella  della  riscossione  nei
  confronti  di contribuenti non disponibili al pagamento spontaneo,
  fattispecie estremamente delicate e complesse;

   i costi della formazione dei lavoratori sono ricaduti anche sulla
  Regione  siciliana,  soggetto  che ha  valutato  ed  approvato  il
  progetto di formazione e lavoro;

   per effetto di accordi stipulati con le organizzazioni sindacali,
  nell'ottica  della riduzione dei costi di gestione, l'organico  di
  Serit Sicilia in questi ultimi anni si è drasticamente ridotto  di
  circa 400 unità;

   circa 200 ufficiali ex contrattisti hanno adito le vie legali, al
  fine  di ottenere, per via giudiziaria, il riconoscimento del loro
  diritto  ad  essere assunti dalla Serit Sicilia s.p.a., subentrata
  alla Montepaschi Serit nella gestione del servizio di riscossione;

   fino  a  questo  momento almeno cinque ricorrenti hanno  ottenuto
  sentenza  favorevole immediatamente esecutiva, con  l'obbligo  per
  Riscossione Sicilia s.p.a. dell'assunzione e del pagamento  di  un
  risarcimento di circa 120 mila euro per ognuno dei ricorrenti;

   i  lavoratori  in  questione sono soggetti già  professionalmente
  formati  e la loro assunzione negli organici di Serit Sicilia  non
  comporterebbe  alcun ulteriore costo in termini di formazione,  al
  contrario di quanto dovrebbe avvenire per altri;

   in   favore   dell'assunzione  di  tali  lavoratori   l'Assemblea
  regionale  siciliana si è già espressa con l'ordine del giorno  n.
  13,  accettato  come raccomandazione nella seduta  n.  16  del  18
  ottobre  2006,  a  firma  degli  on.li  Cracolici  Antonino  (DS),
  Borsellino Rita (Misto), Barbagallo Giovanni (Dem. è Libertà -  La
  Margherita), Ballistreri Gandolfo (Uniti per la Sicilia), Di Mauro
  Giovanni  Roberto (MPA), Fleres Salvatore (FI); e che in  data  25
  ottobre  2006  è  stata  depositata, a firma  degli  on.li  Pagano
  Alessandro (FI), Turano Girolamo (UDC), Cascio Francesco (FI),  De
  Luca  Cateno (MPA), Fleres Salvatore (FI), Cappadona Nunzio (UDC),
  Regina   Francesco  (UDC),  Leontini  Innocenzo  (FI),   Confalone
  Giancarlo  (FI),  la  mozione  n.  110,  poi  decaduta  per   fine
  legislatura;

   rilevato che:

   esiste  la  concreta  prospettiva che altri, se  non  addirittura
  tutti  i  rimanenti ricorrenti, possano ottenere analoga  sentenza
  favorevole,  il  che comporterebbe un onere per  Serit  Sicilia  e
  Riscossione  Sicilia s.p.a. molto gravoso, legato  in  particolare
  all'obbligo del risarcimento, onere che finirebbe con il  ricadere
  sulla  Regione  siciliana che di Riscossione Sicilia  e  di  Serit
  Sicilia è azionista;

   come  è  stato  dimostrato negli anni in  cui  i  lavoratori  con
  contratto  CFL  hanno svolto la propria attività, si  rinviene  un
  indubbio  interesse - sia da parte della società che  gestisce  la
  riscossione  in Sicilia sia da parte della Regione siciliana,  che
  non  solo  è  azionista di detta società, ma è anche la principale
  beneficiaria della riscossione e del recupero coattivo dei crediti
  vantati  nei  confronti  di imprese e  cittadini  -  a  che  venga
  fortemente  potenziata  l'attività di  riscossione  anche  tramite
  l'assunzione   in   pianta  stabile  di  personale   già   formato
  direttamente in azienda,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire con l'urgenza del caso, in qualità  di  socio  di
  maggioranza  e riferimento di Riscossione Sicilia s.p.a.  e  Serit
  Sicilia  s.p.a., per definire, con i contrattisti  ricorrenti,  un
  accordo  mirante  alla  trasformazione  del  contratto  da   tempo
  determinato  a  tempo indeterminato, al fine di evitare  ulteriori
  decisioni  da  parte  dei  giudici del lavoro  che  vedrebbero  la
  'Riscossione  Sicilia  s.p.a.' soccombere di  fatto  davanti  alla
  richiesta dei lavoratori ricorrenti e, di conseguenza, la  Regione
  siciliana,  costretta  ad un esborso di somme,  non  previste  nel
  bilancio, di oltre 20 milioni di euro, ed al contestuale blocco di
  ogni altra assunzione, nelle suddette società, di soggetti che non
  siano i ricorrenti fino a che non sia stata definita la vicenda ad
  essi legata». (179)

                             COLIANNI-APPRENDI-MUSOTTO-ROMANO-ARENA-
                              CALANDUCCI-FEDERICO-FALCONE-VINCIULLO-
                          CAPUTO-ARDIZZONE-GIANNI-LENTINI-CASCIO S.-
                           CARONIA-GENNUSO-CORONA-CRACOLICI-TERMINE-
                                DIGIACOMO- DINA-GUCCIARDI-ODDO-RAIA-
                                                   PANARELLO-VITRANO

   Avverto  che la stessa sarà iscritta all'ordine del giorno  della
  seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.

        Comunicazione relativa all'ordine del giorno numero 262

   PRESIDENTE. Comunico che, a seguito di coordinamento finale,  nel
  testo  dell'ordine del giorno numero 262 «Iniziative nei confronti
  del  Parlamento e del Governo nazionale al fine di scongiurare  la
  chiusura  del canale satellitare  RAI MED», approvato nella seduta
  numero  137  del  2  febbraio  2010, è  stato  inserito  specifico
  riferimento all'articolo 17, comma 1, dello Statuto siciliano.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Onorevoli  colleghi, in attesa che il rappresentante del  Governo
  arrivi in Aula, sospendo brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 16.37, è ripresa alle ore 17.05)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Cascio


     Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per il
       sostegno dell'attività edilizia e la riqualificazione del
      patrimonio edilizio esistente» (nn. 459-386-209-394-404/A)

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede con il seguito della discussione del disegno di  legge
  nn.  459-386-209-394-404/A  «Norme per  il  sostegno  dell'attività
  edilizia  e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente»,
  posto al numero 1) del secondo punto dell'ordine del giorno.
   Invito  i  componenti la IV Commissione a prendere posto al  banco
  delle commissioni.
   Ricordo  che l'esame del disegno di legge era stato sospeso  nella
  seduta  numero  137  del  2 febbraio 2010 in  fase  di  discussione
  generale. Ha facoltà di parlare l'assessore Gentile.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, intervengo per chiarire,  dopo  il
  dibattito che è stato fatto la settimana scorsa sul piano casa, che
  il  relativo disegno di legge ha seguito in Commissione un iter  di
  sei mesi circa.
   Intendo  rassicurare  tutti i colleghi che nessun  blitz  è  stato
  fatto  presso  la  Commissione. Nell'ultima  seduta  il  presidente
  Mancuso  non era presente per motivi personali, ma aveva  convocato
  la  riunione  regolarmente  e  in  quell'ultima  riunione  dovevamo
  stabilire che fine dovevano fare alcuni emendamenti.
   All'unanimità  i colleghi della Commissione hanno  stabilito,  con
  grande  senso di responsabilità, di ritirare  quegli emendamenti  e
  trattarli direttamente in Aula.
   Voglio  ringraziare principalmente il presidente  Mancuso  per  il
  lavoro  serio  che ha fatto nell'arco dei sei mesi  alla  fine  dei
  quali credo sia stato redatto un buon testo di legge.
   Ed  è  una legge che ha delle finalità. La prima finalità è quella
  di rimettere in moto specialmente l'economia di questo comparto che
  da  diversi anni rimane stagnante. La seconda finalità è migliorare
  la  qualità  abitativa. La terza finalità è migliorare  e,  quindi,
  abbattere  e demolire gli edifici fatiscenti. La quarta finalità  è
  applicare  le  norme sismiche, specialmente alla  luce  dell'ultima
  normativa in vigore dal mese di luglio. L'ultima finalità è  quella
  di utilizzare materiali che consentono un risparmio energetico.
   Una legge, dicevo, che si deve occupare solo ed esclusivamente  di
  piano casa. Abbiamo lavorato in questo senso, tant'è che l'articolo
  1,  che  parla  di ampliamento, dà la possibilità  a  tutte  quelle
  abitazioni unifamiliari, bifamiliari, di fare un ampliamento fino a
  un 20 per cento, per un massimo di 150 metri cubi.
   Per  quanto  riguarda l'articolo 2, esso consente di  abbattere  e
  ricostruire  tutti  quegli  edifici  fatiscenti  che   sono   stati
  costruiti  entro il 31 dicembre 2003. Questo consente, sicuramente,
  di   migliorare  tutte  quelle  costruzioni  fatiscenti  che  hanno
  problemi  sismici e di poterle ricostruire secondo le  nuove  norme
  vigenti.
   Per  quanto  riguarda gli oneri concessori è  stata  prevista  una
  serie  di  sgravi. E precisamente: il 20 per cento di  sgravio  per
  coloro  i  quali fanno un ampliamento; il 30 per cento nell'ipotesi
  in   cui  gli  edifici  destinati  all'ampliamento  sono  di  prima
  abitazione;   il   50  per  cento  nel  caso   di   demolizioni   e
  ristrutturazioni.
   Una  particolare  attenzione è stata posta alla semplificazione  e
  allo snellimento delle procedure amministrative e burocratiche  per
  velocizzare  l'iter  delle  pratiche  e  rendere  più  agevole   ai
  cittadini interessati l'accesso ai benefici di legge.
   In  questa  ottica, il Governo, in Commissione si è  riservato  di
  proporre  alcuni  aggiustamenti tecnici con  emendamenti  che  sono
  stati   presentati  e  che  saranno  discussi  appena  sarà  pronto
  l'articolato.
   Per  quanto riguarda le attività produttive, abbiamo detto che  la
  legge  deve  essere  snella  e, vista la situazione  economica  che
  stiamo  attraversando, non deve avere rallentamenti. Non  dobbiamo,
  quindi,  fare  una  legge con tanti articoli  col  rischio  che  il
  Commissario dello Stato la impugni.
   Lo  stesso senso di responsabilità  chiedo a tutti i colleghi  che
  hanno  presentato emendamenti  e che, pertanto, invito a  ritirarli
  in modo da potere, nell'arco di pochissimo tempo, esitare una legge
  che è molto attesa da tutto il popolo siciliano.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, prima di procedere all'esame  dei
  singoli  articoli  del disegno di legge, al fine  di  rendere  tale
  attività più agevole e più chiara, do comunicazione delle decisioni
  adottate  dalla  Presidenza  con il  supporto  degli  Uffici  sugli
  emendamenti presentati.
   Tali  decisioni  sono  state assunte nel rispetto  delle  seguenti
  norme regolamentari:

   1)  Necessità  del numero minimo di firme per la presentazione  di
  emendamenti  una  volta  cominciata la discussione  generale  (art.
  112);
   2)   obbligo  della  previa  presentazione  in  Commissione  degli
  emendamenti (art. 111);
   3)  attinenza degli emendamenti all'oggetto del disegno  di  legge
  (art. 112).

   Si è inoltre tenuto conto della vigenza dell'esercizio provvisorio
  del  bilancio della Regione che impedisce di esaminare norme aventi
  profili di spesa.
      Sulla base di tali considerazioni, conformi a quanto deliberato
  in  Conferenza  dei  Presidenti  dei  gruppi  parlamentari  con  la
  partecipazione del Presidente della Regione e condivise  dall'Aula,
  la  Presidenza  ha  dichiarato inammissibili  gli  emendamenti  non
  ricompresi nel fascicolo del disegno di legge.
   Comunico,  altresì, che il fascicolo del disegno di  legge  e  dei
  relativi emendamenti verrà trasmesso alla competente Commissione al
  fine di consentirle l'espressione del parere sugli emendamenti,  ai
  sensi dell'articolo 112 del Regolamento interno.

   Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
   Dichiaro  chiusa la discussione generale e pongo in  votazione  il
  passaggio all'esame degli articoli.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor  Presidente, desidero sapere se  gli  emendamenti
  presentati  dai  singoli deputati entro lunedì, così  come  avevamo
  previsto la settimana scorsa, sono stati accettati o no.

   PRESIDENTE.  Gli emendamenti a firma di singoli deputati  che  non
  erano stati presentati in Commissione non sono stati ammessi,  come
  prescrive il Regolamento.
   Quelli presentati in Commissione sono ritenuti ammissibili.

   RINALDI. Io mi riferisco a quelli presentati  da singoli deputati.

   PRESIDENTE. Lei li ha presentati prima della discussione generale?

   RINALDI.  Sì.

   PRESIDENTE.  Allora sì.

   RINALDI.  Sono stati accettati.  Quindi, sono quelli che scadevano
  lunedì e sono stati presentati

   PRESIDENTE.  Se  sono  stati presentati  prima  della  discussione
  generale,  con  una  sola firma può andar bene.  Dall'inizio  della
  discussione generale fino alla chiusura dei termini, quindi  lunedì
  a mezzogiorno, solo quelli che recavano  o quattro firme o la firma
  di un capogruppo.

   RINALDI.  La discussione generale la stiamo chiudendo oggi

   PRESIDENTE.  Onorevole, ha ragione.  L'Aula aveva  determinato  in
  virtù  della  corposità della legge che il termine di presentazione
  degli emendamenti venisse trasportato a lunedì alle ore 12.00.

   RINALDI.  Quindi,  quelli  presentati  entro  lunedì  da  deputati
  singoli sono validi.

   PRESIDENTE.  Non  ci siamo capiti. Una volta  che  è  iniziata  la
  discussione generale

   RINALDI   ma la discussione generale è stata rimandata  e  abbiamo
  dato  tempo  ai deputati di presentare gli emendamenti sottoscritti
  da  un  solo  firmatario entro lunedì e io così  ho  fatto.  Li  ho
  presentati soltanto a mia firma. Ora invece, sto capendo che se non
  c'erano quattro firme non potevano essere accettati.

   PRESIDENTE. Diciamo che non possiamo utilizzare un criterio se non
  quello del Regolamento

   RINALDI.  Ma voi avete detto che la discussione generale era stata
  rimandata,  quindi avevamo tempo fino a lunedì per  presentare  gli
  emendamenti

   PRESIDENTE. Secondo i termini del Regolamento.
   Onorevole Rinaldi, vediamo che fine hanno fatto i suoi, per quanto
  mi riguarda non so di quali stiamo parlando

   RINALDI.  Degli emendamenti presentati entro quella data  che  era
  stata  stabilita qui. Siccome siamo ancora alla discussine generale
  e  io  li  ho  presentati  prima della discussione  generale,  devo
  ritenere  che  sono stati accettati.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Rinaldi, non glielo  so  dire  perché  non
  conosco il destino di tutti gli emendamenti.
   Quando la Presidenza assume una decisione lo fa senza guardare  le
  firme dei deputati proponenti.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor  Presidente, sulla vicenda  posta  dall'onorevole
  Rinaldi credo ci sia stato un malinteso. A onor del vero, in  Aula,
  il  Presidente  di  turno aveva detto che la  discussione  generale
  veniva  rinviata  fino alla replica del Governo;   ciò  ha  indotto
  alcuni  uffici  a  cui  si sono rivolti i gruppi  a  dire  che  gli
  emendamenti dei singoli deputati potevano essere presentati fino  a
  mezzogiorno.  Capisco  che la regola che  lei  ha  citato  è  anche
  giustissima però questo malinteso ha fatto sì, e tra l'altro non si
  tratta di molti emendamenti, che i singoli deputati ritenessero che
  la discussione generale dovesse ancora finire.
   Lei  non  era  presente in Aula, ma il Presidente di  turno  aveva
  detto che la discussione generale veniva rinviata fino alla replica
  del Governo.

   PRESIDENTE.  Non  cambiano  i termini della  questione,  onorevole
  Laccoto.
   Il  fatto  che  la  discussione generale venisse posticipata  alla
  settimana successiva, cioè ad oggi,  non cambia comunque i  termini
  regolamentari. Cioè, prima della discussione generale, occorre  una
  firma.  Durante la discussione generale occorrono quattro firme.  E
  ciò indipendentemente dalle parole del presidente di turno. Non  ci
  può  essere una interpretazione sugli articoli del Regolamento.  Ma
  non ci bagniamo prima che piova.
   Vediamo che fine hanno fatto gli emendamenti.


   Presidenza del presidente Cascio


     Celebrazione del Giorno del ricordo delle vittime delle Foibe

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  prima  di  proseguire  con   la
  discussione  degli  altri  disegni di legge  posti  all'ordine  del
  giorno,  desidero sottolineare che oggi è un giorno importante  che
  credo il Parlamento debba ricordare.
   Onorevoli  colleghi,  oggi, 10 febbraio,  la  Repubblica  italiana
  celebra  il «Giorno del ricordo» al fine di conservare e  rinnovare
  la  memoria  della  tragedia degli italiani e di tutte  le  vittime
  delle  foibe, dell'esodo, dalle loro terre, di istriani, fiumani  e
  dalmati.
   Il  Parlamento siciliano vuole ricordare quei tragici  eventi  per
  rendere    un    doveroso   omaggio   alla    memoria    di    quei
  trecentocinquantamila   italiani   che   hanno   vissuto    l'esodo
  dall'Istria e dalla Dalmazia e di quelli fra questi - dodicimila  -
  trucidati nelle foibe senza nessuna colpa.
   L'Assemblea regionale siciliana, però, nel voler ripercorrere quei
  tragici fatti, è animata dalla volontà non soltanto di  manifestare
  un vivo sentimento di riconoscimento istituzionale a quelle vittime
  innocenti,  ma, altresì, di contribuire a diffondere la memoria  di
  quei tristi eventi soprattutto nei nostri giovani.
   Il  futuro può essere migliore soltanto se si hanno il coraggio  e
  la  capacità  di  guardare  al passato  e  interrogarsi  sulle  sue
  disfunzioni.  Conservare sempre la memoria storica è un  dovere  di
  democrazia  e  non  soltanto un atto di alto contenuto  civile.  Ma
  perché il ricordo abbia un senso deve entrare nella sostanza  della
  nostra   cultura,   dell'educazione   dei   nostri   giovani    per
  cristallizzare con forza il concetto di rispetto della vita e della
  dignità  umana  e  dell'inossidabilità stessa di  tutti  i  diritti
  umani.
   Onorevoli colleghi, da questa Assemblea rinnoviamo oggi  i  nostri
  sentimenti  di solidarietà ai superstiti e ai congiunti  di  coloro
  che  hanno subìto questo dramma sulla propria pelle. Con  la  legge
  numero  92 del 30 marzo 2004 il Parlamento nazionale, il Parlamento
  italiano, ha istituito questa ricorrenza per affermare con forza un
  giusto  tributo  a  quegli italiani che senza  alcuna  colpa  hanno
  subito l'umiliazione, la sofferenza e la condanna a morte
   Non  può,  però,  essere  trascurato  come,  purtroppo,  ad  oggi,
  nonostante  gli  sforzi di democrazia fatti dal legislatore,  dalla
  società  civile e dall'opinione pubblica, ci sia ancora chi mescola
  le  ragioni  di  questo ricordo, di questo doveroso  riconoscimento
  istituzionale  con  il revisionismo storico, il  revanscismo  e  il
  nazionalismo. Nulla di tutto questo
   Il  giorno  del  ricordo, voluto dal Parlamento, è, piuttosto,  la
  testimonianza   della   memoria  che   coltiviamo    nonché   della
  responsabilità istituzionale che ci spinge ad analizzare il  perchè
  di violenze indescrivibili.
   Questa giornata deve servire ad affermare un sentimento condiviso,
  teso  ad abbattere le barriere di negazionismo che ancora resistono
  sulla vicenda delle foibe. Ci sono addirittura testi scolastici che
  non  parlano di questa tragedia. E questo, accanto all'indifferenza
  di  alcuni  e  al rinnegare di altri, rende ancora più profonda  la
  vergogna   verso  questo  triste  capitolo  della   nostra   storia
  nazionale
   Ecco,  onorevoli colleghi, da qui oggi, e credo che  il  messaggio
  sia  ancora più forte perché proviene dal Parlamento della Sicilia,
  deve partire un messaggio di solidarietà, ma anche un nuovo impulso
  a  sfatare  le logiche dell'indifferenza, perché solo così  potremo
  onorare  davvero  le  migliaia di nostri connazionali  barbaramente
  uccisi  e combattere l'arroganza con cui, da più parti, si continua
  a  perpetrare un agghiacciante delitto insistendo sulla strada  del
  silenzio e del rifiuto della realtà storica che, purtroppo,  invece
  ben   comprova  l'esistenza  di  questo  terribile  crimine  contro
  l'umanità.
   Invito,  quindi, l'Assemblea regionale siciliana ad  osservare  un
  minuto di silenzio.

      (Tutti i deputati in piedi osservano un minuto di silenzio)


   Presidenza del presidente Cascio


   Discussione del disegno di legge «Nuovo ordinamento delle Camere
                             di commercio,
             industria, artigianato e agricoltura» (270/A)

   PRESIDENTE. Si passa alla discussione del disegno di legge  numero
  270/A  «Nuovo  ordinamento  delle Camere di  commercio,  industria,
  artigianato  e  agricoltura», posto al numero 2) del secondo  punto
  dell'ordine del giorno.
   Ha  facoltà  di  intervenire il relatore,  onorevole  Corona,  per
  svolgere la relazione.

   CORONA,   relatore.   Signor  Presidente,   onorevole   Assessore,
  onorevoli  colleghi, in merito alla relazione e all'articolato  del
  disegno  di  legge  presentato  ad inizio  di  questa  legislatura,
  desidero   fare   alcune  considerazioni  ed   esprimere   il   mio
  compiacimento  per  la fortunata coincidenza che questo  Parlamento
  siciliano   ha  nell'affrontare  questo  disegno  di   legge   che,
  utilizzando  la  cosiddetta tecnica del recepimento dinamico  della
  normativa dello Stato, oggi, con la sua approvazione, potrà, subito
  dopo  la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, prendere  atto
  anche   del  cosiddetto  decreto  che  il  Consiglio  dei  Ministri
  stamattina ha approvato sulla base delle indicazioni del Parlamento
  che,  nel  luglio  del  2009,  aveva votato  una  legge  delega  al
  Consiglio  dei Ministri per riordinare la cosiddetta  legge  numero
  580 del 1993.
   Questo Parlamento siciliano, oggi, a distanza di diciassette anni,
  ha  la  possibilità  di  aderire ad  un  riequilibrio  del  sistema
  camerale della nostra Regione col sistema nazionale delle camere di
  commercio che, certamente non sfuggirà a nessuno, svolgono un ruolo
  importante al servizio delle imprese e del tessuto produttivo della
  nostra  Regione  che  è tanto importante per lo sviluppo  economico
  della  nostra  Isola.  La  Commissione, presieduta  dal  presidente
  Caputo, ha affrontato nei mesi scorsi l'interessante articolarsi di
  questo  ragionamento  legato alla nuova filosofia  che  le  Regioni
  debbono  avere  nel cambiamento che c'è stato nel rapporto  con  lo
  Stato.
   Voglio qui ringraziare tutti i componenti della Commissione, tutti
  i  firmatari  di  questa  legge, ma anche  lei,  Presidente,  e  la
  Conferenza dei capigruppo che ha fissato nella giornata odierna  la
  data   per  approvare  definitivamente  questo  disegno  di   legge
  innovativo.  Non si tratta di una legge di spesa, ma di  una  legge
  che  recupera  un  ritardo  di  oltre quindici  anni  della  nostra
  Regione;  infatti,  la legge che è stata approvato da  questa  Aula
  nel 1995, in coerenza con la legge nazionale, non ha subito nessuna
  procedura  di  innovazione e di adeguamento a  tutto  quel  sistema
  legislativo che, via via, si è sviluppato per dar sempre più  forza
  alle  Camere di commercio, a favore del servizio reso alle  imprese
  del nostro Paese.
   Pertanto,  se  oggi,  a distanza di quindici anni  questa  Regione
  recupera  un  ritardo  e,  per prima nel  panorama  nazionale,  già
  accoglie con questo disegno di legge numero 270 quello che è venuto
  fuori  stamattina  dal  Consiglio dei Ministri,  nel  riordino  del
  sistema  camerale,  secondo me abbiamo fatto  veramente  un  grande
  passo  avanti. E peraltro siamo convinti che le camere di commercio
  potranno  sempre  più  svolgere un ruolo  importante  nella  nostra
  Regione,  nelle nove province della Regione siciliana, al  servizio
  delle imprese ed al servizio dello sviluppo economico.
   Ringrazio  ancora  una  volta tutta  l'Aula,  i  Capigruppo  e  la
  Commissione  e  mi rimetto al testo della relazione  che  introduce
  questo disegno di legge fiducioso per l'esito della votazione. Sono
  sicuro, infatti, che l'Aula approverà questo disegno di legge.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono dell'avviso, se il Parlamento
  è d'accordo, che potremmo definire e votare questa legge anche oggi
  dal  momento che si tratta di una legge di recepimento della  norma
  nazionale. Dichiaro aperta la discussione generale.

   GUCCIARDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che questa
  norma,  che  pur potrà essere meritoria, tuttavia necessiti  di  un
  ulteriore approfondimento anche per la dimensione della riforma che
  con essa introduciamo nel nostro ordinamento regionale.
   La  legge  che  recepiamo, la numero 580 del 1993, è  una  riforma
  organica  su  una  materia complessa qual è  quella  appunto  delle
  Camere  di  commercio. In un periodo in cui il tema, dal  punto  di
  vista  culturale  e politico, del federalismo dovrebbe  ispirare  i
  comportamenti di un Parlamento regionale come il nostro, mi  sembra
  che  con il testo oggi all'esame del Parlamento si faccia un  passo
  indietro pericoloso.
   Non  mi  pare, signor Presidente, che - senza entrare  nel  merito
  delle singole norme di questa riforma corposa approvata dallo Stato
  nel  93' con modificazioni fino al 2001 - questa norma possa essere
  recepita  senza  alcun  esame critico da parte  del  Parlamento.  E
  utilizzare  anche in questa fase storica, parlamentare  di  tecnica
  legislativa,  il  rinvio  dinamico ad una  legge  dello  Stato  che
  espropria  la  Regione, al di là di quelle che sono  le  competenze
  attribuite  alla nostra Regione dalla riforma del  Titolo  V  della
  Costituzione  nella materia specifica, è una cosa  che  deve  farci
  riflettere.
   Cioè,  attribuire la vigilanza sulle Camere di commercio  non  più
  alla  Regione siciliana, ma al Ministero e quindi allo Stato è  una
  modifica che credo debba farci riflettere e dobbiamo riflettere sul
  fatto  che  stiamo  approvando frettolosamente  e  senza  ulteriori
  approfondimenti questa riforma . E, peraltro, oltre alla  vigilanza
  -  che  è  un  tema davvero delicato che esproprierebbe  il  nostro
  ordinamento   da   una  competenza  in  una  materia   che   incide
  profondamente  sui  processi produttivi perché  è  vigilanza  sulle
  imprese  -  dico  altresì che ho seri dubbi  su  quella  che  sarà,
  approvata questa legge, la dimensione giuridica del personale delle
  Camere  di  commercio. Ho infatti la sensazione che il  Parlamento,
  approvando  questo disegno di legge così come esitato  per  l'Aula,
  continuerà  a  caricarsi  l'onere dei dipendenti  delle  Camere  di
  commercio,  ma saremmo del tutto espropriati dalla vigilanza  sulle
  Camere di commercio.
   Personalmente,  non  sono  in  linea  di  principio  contrario   a
  coordinare e rendere coerente l'ordinamento giuridico regionale con
  le   leggi  dello  Stato,  ma  certamente  non  sono  assolutamente
  d'accordo  a condividere un percorso legislativo che nel 2010  pone
  un  rinvio  dinamico sic et simpliciter ad una riforma  varata  dal
  Parlamento nazionale nel 93', quindi prima ancora dell'approvazione
  della riforma del Titolo V della Costituzione e, prima ancora,  che
  si aprisse la stagione delle riforme del federalismo fiscale.
   Quindi, ritengo che questa norma meriti una approfondimento  anche
  tecnico ed occorre dare la possibilità al Parlamento di comprendere
  esattamente   articolo  per  articolo  che   cosa   sta   recependo
  nell'ordinamento giuridico regionale.

   DI BENEDETTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI BENEDETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non comprendo
  le  ragioni per le quali la Presidenza intende dare una così  forte
  accelerazione all'approvazione di questo testo quando l'Aula ha già
  rinviato   alla   IV  Commissione  una  norma  per  l'esame   degli
  emendamenti.  E, peraltro, su tale decisione esprimo anche  qualche
  dubbio  in  riferimento  al potere della  Commissione  di  valutare
  emendamenti presentati in Aula e al potere di decidere  se  possono
  essere  votati  in  Aula o meno. Ma questo  fa  parte  di  un'altra
  questione.
   La  norma  che  viene  proposta, di  recepimento  della  normativa
  nazionale, ci porta a discutere dell'abrogazione sostanziale  della
  norma  regionale  che,  se confrontata, a parte  le  questioni  che
  riguardano il personale, è tale e quale, anzi in alcuni  aspetti  è
  migliorativa  rispetto  alla   norma  nazionale  che   si   intende
  recepire.
   Io  non  comprendo  quali  siano le ragioni  che  inducano  alcuni
  parlamentari  a  recepire la norma nazionale in  maniera  dinamica,
  quindi  espropriandoci anche di osservazioni,  di  riflessioni,  in
  riferimento  a  quello che potrà avvenire nel  mutamento  nazionale
  della norma che viene recepita.
   Di  fatto  noi,  come  Regione, continuiamo a  mantenere  l'intero
  carico  delle Camere di Commercio, continuiamo a mantenere i  costi
  del  personale,  continuiamo a mantenere  anche,  giustamente,  una
  situazione  contrattuale diversificata dei dipendenti delle  Camere
  di  commercio rispetto a quella nazionale, ma ci espropriamo  della
  possibilità di legiferare per migliorare e intervenire sulla  legge
  regionale rimandandola a quella nazionale, ma ci espropriamo  ancor
  di  più  dei  poteri di vigilanza e di controllo  sulle  Camere  di
  commercio.
   Vorrei  capire, signor Presidente, onorevoli colleghi, perché  una
  Regione a Statuto speciale, autonoma, che rivendica la potestà  sul
  proprio  territorio,  debba trasferire in capo  al  Ministero,  con
  tutto  ciò che significa l'appesantimento burocratico, la vigilanza
  ed il controllo sulle Camere di commercio siciliane.
   E'  veramente  un atto di rinuncia a nostre competenze,  a  nostri
  poteri  che  non si giustifica in alcun modo che abbia  una  logica
  trasparente.
   Se  ci  sono  altre  ragioni  che attengono  al  basso  cabotaggio
  politico, alla bassa cucina, alle miserie di Governo che ci portano
  ad  abdicare a ruoli, competenze e poteri della Regione venga detto
  qua  e con chiarezza, con limpidità e su questo giudicheremo. A  me
  appare  più come un sotterfugio, come un modo di nascondere intenti
  diversi.
   Per  questo,  signor  Presidente,  credo  che  questa  norma  vada
  studiata, vada approfondita in un quadro di confronto tra la  norma
  nazionale e quella regionale.
   Sono   stati  presentati  emendamenti  entro  la  chiusura   della
  discussione generale. Io chiedo, intanto, le ventiquattro ore  come
  da  Regolamento per l'approfondimento degli emendamenti,  e  chiedo
  soprattutto di riflettere profondamente su ciò che stiamo compiendo
  e sugli atti di rinuncia e di abdicazione ai poteri ed alle potestà
  di questa Regione.
   Non  è  consentito, per ragioni che mi paiono ancora poco  chiare,
  rinunciare  per  oggi e per il futuro -  non è  un  problema  della
  contingenza - ripeto, per oggi e per il futuro, a poteri e  potestà
  della Regione.

   MAIRA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non ho molte cose da
  dire  in questo mio intervento. Anticipo che, così come hanno detto
  i  colleghi che mi hanno preceduto, occorrerebbe, quanto  meno,  un
  rinvio  alla prossima settimana non tanto e non solo per consentire
  di  presentare degli emendamenti. Peraltro, questa legge regionale,
  nella sua semplicità, nasconde tante di quelle cose da chiarire che
  sarebbe  il  caso  di  far partire i termini  per  gli  emendamenti
  addirittura dalla prossima settimana. A cosa mi riferisco?
   Noi  andremmo a recepire una legge dello Stato vecchia   ormai  di
  quasi  vent'anni  e andremmo a recepirla senza un minimo  di  esame
  critico  su quello che nel frattempo è avvenuto sullo stesso  testo
  normativo  nazionale  (su  questa legge sono  intervenute  sentenze
  della  Corte Costituzionale, sentenze della giurisdizione ordinaria
  e  di  quella  amministrativa)  e  su  alcuni  punti  che  restano,
  nell'atto  di  recepimento puro e semplice, insoluti. Mi  riferisco
  alla  natura  del  rapporto di lavoro che lega i  dipendenti  delle
  Camere  di  commercio alle Camere di commercio stesse, cioè  se  il
  rapporto  di  lavoro  è  di natura privata oppure  pubblica  e  se,
  nell'ambito  delle funzioni svolte dai dipendenti, possano  esserci
  profili  di  rapporto  di  lavoro pubblico  assieme  a  profili  di
  rapporto di lavoro privato, questione che è stata affrontata  dalla
  Corte  Costituzionale prevedendo anche la possibilità di una doppia
  previsione pubblica e privata del rapporto di lavoro.
   Questa stessa legge applicata in Sicilia puramente e semplicemente
  lascia  punti oscuri sul regime previdenziale dei dipendenti  delle
  Camere di commercio.
   Questa   legge   nazionale,  recepita  puramente  e  semplicemente
  nell'ambito della legislazione regionale, lascia poco chiari alcuni
  rapporti  che  riguardano  le funzioni pubbliche  o  private  della
  Camera di commercio.
   Siccome il dibattito che sulle Camere di commercio in questi  anni
  si è sviluppato non ha trovato cassa di risonanza in Sicilia, credo
  che  non possiamo semplicemente recepire la legge nazionale  perché
  ha bisogno di un adeguamento a quella che è la nostra normativa.
   Ecco perché, quanto meno, sono d'accordo con l'ipotesi di rinviare
  alla  prossima  settimana.  Aggiungo  che  meglio  sarebbe  che  il
  Parlamento  utilizzasse  questa settimana per  gli  approfondimenti
  sugli emendamenti e rinviasse  alla prossima settimana.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi  rendo  conto
  che una legge così importante meriti approfondimenti.
   Dalla una lettura dell'articolato ho avuto un'impressione positiva
  della  legge, ma vorrei fare alcune considerazioni seppure è chiaro
  che si va verso un rinvio, l'Aula si sta pronunciando in tal senso.
   Ho  ascoltato  con  attenzione il dibattito e gli  interventi  dei
  colleghi che mi hanno preceduto, i quali hanno fatto riferimento  a
  problematiche serie, importanti, interessanti, intelligenti. Non mi
  convince,  però,  il richiamo alla competenza, al  controllo,  alla
  vigilanza. Infatti,  chi conosce - e tutti quanti noi conosciamo  -
  la  Camera  di  commercio, sa  che si tratta di organo estremamente
  importante  e centrale nella vita produttiva della nostra  Regione,
  ma  pur  sempre di un organo troppo appesantito, con  funzioni  che
  vengono   frazionate,   con   un  ruolo  del   presidente   che   è
  sostanzialmente un ruolo di rappresentanza, con una giunta  che  ha
  poteri  limitati,  con  un consiglio che  sicuramente  ha  una  sua
  struttura  e  risponde  a  quella  che  è  la  realtà  del  tessuto
  imprenditoriale.
   Quindi,  dobbiamo avviare un dibattito non preoccupandoci soltanto
  della  competenza, ma soprattutto dell'efficienza di uno  strumento
  che,  se  opportunamente  aggiustato, se  messo  in  condizione  di
  lavorare,  può  dare  quei  risultati che  si  aspettano  oggi  gli
  esercenti,  coloro i quali  producono  e coloro  i  quali  sono  il
  cuore pulsante della nostra economia ed anche la maggiore fonte  di
  occupazione.  Non avviamoci verso un dibattito che  contrappone  la
  destra  alla  sinistra, un dibattito che tiene conto della  riforma
  del  Titolo V e delle attribuzioni che, attraverso quella  riforma,
  sono state  donate  alle Regioni.
   Certamente  bisogna  stare molto attenti, ma  non  bisogna  cadere
  nella  trappola di preoccuparsi soltanto di difendere una posizione
  politica, o se volete anche ideologica, e non al contrario guardare
  alla  reale  efficienza del progetto di legge  che  oggi  ci  viene
  presentato.
   E  mi  pare  che potremmo avviarci serenamente; la Commissione  ha
  fatto  un  ottimo lavoro. Rinvieremo, probabilmente,  alla prossima
  settimana.
   Il  mio  è un invito accorato affinché si metta da parte qualunque
  senso  di  appartenenza  e  si guardi  alla  reale  efficienza  del
  provvedimento  che  questo  Parlamento dovrà  adottare  ed  al  più
  presto.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi fa piacere che
  tra i banchi del Governo ci sia l'assessore Venturi, presidente  di
  una  Camera  di  commercio, quella di Caltanissetta.  Questo  è  un
  argomento  che qualche anno fa - ricordo - abbiamo anche affrontato
  quando ricoprivo la carica di assessore.
   Il  tema, effettivamente, è alquanto importante. E' vero che, alla
  fine,  le argomentazioni sono tutte raccolte in tre righe, ma  devo
  dire  che,  come regione Sicilia, il più delle volte, nascondendoci
  dietro questa autonomia, abbiamo fatto più danno che altro.
   Dico  questo  perché la Regione, se facciamo un  excursus  storico
  delle  Camere di commercio, ha fatto un danno negli anni che credo,
  ancora oggi, sia incalcolabile. E forse non tutti  sanno che per le
  proprie   potestà  le  Camere  di  commercio  oggi  subiscono   una
  situazione economica  molto difficoltosa, proprio a seguito  di  un
  fondo  che  era  un   fondo pensioni' che  è  stato  dalla  Regione
  sottratto.  E oggi, di fatto, le Camere di commercio, quasi  tutte,
  sono in sofferenza.
   Aggiungo  che  non c'è un capitolo o una voce di   spesa  che  dia
  sostegno  e  sussidi  alle  Camere  di  Commercio.  Le  Camere   di
  Commercio, forse i colleghi non lo sanno, vivono esclusivamente  di
  risorse proprie.
   Pertanto,  come  si  fa  a continuare a dire,  da  un  lato,   che
  dobbiamo  liberalizzare ed accelerare tutte le procedure  autonome,
  sì,  della gestione di questi enti, ed in particolare delle  Camere
  di  commercio e, nel contempo, invece, quando si propone una  legge
  di  questo  tipo, che va su questa linea, automaticamente  gridiamo
  allo scandalo perché vogliamo continuare ad avere noi la vigilanza,
  il controllo e tutto quello che segue dietro?
   Alla  fine, cosa fa la Regione? La Regione, nei periodi in cui  si
  provvede  alla  ricostruzione degli organi, nomina i commissari  e,
  successivamente,  controlla  i  bilanci.  Per  il  resto,  non   fa
  nient'altro. Non diamo una lira, non diamo nulla
   Per  cui, condivido lo spirito della legge, del recepimento  della
  norma nazionale, anche perché, diciamocelo pure, in tutte le Camere
  di  Commercio  e  nella Confcommercio, anzi nella  Unioncamere,  in
  tutta  Italia, in tutte le Regioni d'Italia, ormai, si segue questa
  procedura.  Pertanto, non ci vedo niente di scandaloso se  con  due
  righe  si recepisce in toto la norma nazionale che, effettivamente,
  sì,  ci  toglie  una competenza, ma credetemi non è  altro  che  di
  impedimento e, paradossalmente, il danno la Regione, non certamente
  qualche  anno fa, ma molti, molti anni fa, alle Camere di Commercio
  lo aveva già fatto abbondantemente.
   Pertanto, continuare ad avere questo controllo solo per  dire  che
  si può nominare qualche commissario, ritengo non sia importante.
   Ed  aggiungo  di più. La procedura per la rinomina  di  tutti  gli
  organi  di  cui fanno parte i componenti delle Camere di commercio,
  credetemi, è obsoleta, fuori luogo e non ha nulla a che vedere  con
  le giuste norme acceleratrici per nominare i cosiddetti vertici - e
  quindi le assemblee e il presidente - allorquando scadono.
   Condivido pienamente lo spirito di questa norma. E' ovvio,  non  è
  una  legge  del Governo, ma sono più che convinto, mi  auguro,  che
  l'assessore Venturi non possa che essere d'accordo, anzi lo  invito
  poi a manifestare la sua opinione.
   Dichiaro  di  voler  apporre la firma a questo disegno  al  nostro
  esame.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   DIGIACOMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DIGIACOMO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   signori
  Assessori,  ritengo che sia un presupposto legittimo la custodia  e
  la  gelosa  salvaguardia  dell'Assemblea  regionale  rispetto  alle
  prerogative  dell'Assemblea stessa. Tuttavia c'è  una  prerogativa,
  secondo  me  prevalente,  quella  di  tutelare  gli  interessi  dei
  siciliani per i quali legiferiamo.
   Assessore, vorrei porle alcune domande precise, se mi consente.
   E'  vero  o  non  è vero che la mancata approvazione  dei  bilanci
  preventivi, consuntivi e di assestamento è una piaga che si  ripete
  regolarmente  e  che  ha  impedito ad alcune  Camere  di  commercio
  siciliane di investire milioni di euro in promozione?
   E'  vero  che questo tipo di norma aiuta a spendere velocemente  e
  bene? (Sì o no, dobbiamo imparare ad essere concreti).
   E'  vero  o  non è vero che ci sono Camere di commercio che  hanno
  avuto sei bilanci non approvati?
   Il  problema  che  ci  dobbiamo  porre  è  il  seguente:  vogliamo
  svincolare  le Camere di commercio dalle pastoie per  le  quali  la
  Regione  siciliana  ha dimostrato tutti i suoi  ritardi  dannosi  o
  vogliamo, invece, inserire la gestione delle Camere di commercio in
  una  prospettiva  di collegamento più diretto, in una  prospettiva,
  appunto, nazionale?
   Vorrei   ricordare,   e   mi   avvio  velocemente   a   concludere
  l'intervento, che tutte queste sono questioni di lana  caprina.  La
  Camera  di  commercio non è un soggetto politico, non è  un'Agenzia
  regionale, non è una società in cui la Regione c'entri alcunché; la
  Camera  di  commercio  è la Camera di commercio,  quindi,  meno  ci
  immischiamo, a mio parere, in quei settori e meno danni facciamo.
   Vi  ripeto, si può rimandare il testo in Commissione, ne  possiamo
  parlare  per  altre quattro settimane, rimarranno  sei  bilanci  da
  approvare,  milioni di euro non spesi, danni per i  siciliani  e  i
  nostri imprenditori potranno schiattare, poi, perché diremo che per
  le nostre nobili prerogative statutarie non siamo nemmeno capaci di
  nominare i revisori dei conti, che è una vergogna.
   Signor Presidente, credo che il Governo avrebbe dovuto relazionare
  in termini drammatici perché mi rendo conto che nessuno è tenuto  a
  sapere  le  cose che può anche conoscere il singolo deputato.  Alla
  luce  di questo contesto, è ovvio, che questa è una necessità ed  è
  un  atto  semplice  scaricare zavorra  e  ritardi  per  cercare  di
  ottenere  un  obiettivo  molto semplice  dietro  cui  non  si  cela
  alcunché.

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  alla luce  anche
  degli  interventi  che  mi hanno preceduto e vista  la  complessità
  della  materia,  chiedo che il testo venga rinviato  alla  prossima
  settimana  dando il tempo ai deputati di presentare gli emendamenti
  così  come previsto dal Regolamento, in modo che martedì  si  possa
  approfondire la  materia con gli emendamenti presentati.
   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  credo  che  dal
  dibattito stia emergendo che questa legge si inserisce nelle  norme
  che  servono allo snellimento delle procedure burocratiche.  Se  ci
  sono  perplessità  o  se necessitano aggiustamenti  possono  essere
  serenamente  rivisti  alla  luce degli emendamenti.  Quindi,  basta
  parlare di rinvio della legge  Mi sembra una cosa talmente assurda.
  Basterebbe  dare  il tempo, così come chiediamo e mi  associo  alle
  altre  richieste,  per  gli emendamenti che possono  intervenire  a
  mettere in luce alcuni aspetti.

   APPRENDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   APPRENDI.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   anche   io
  intervengo brevemente per ribadire ciò che è stato già detto  anche
  da  altri colleghi. Intanto, si tratta del recepimento della  norma
  nazionale,  di  una  legge semplice, presentata  da  un  gruppo  di
  parlamentari  che  ovviamente si è documentato ed  ha  ascoltato  i
  rappresentanti  delle Camere di commercio che sono le  autorità  in
  materia di questa legge.
   E' da un po' di tempo che in questa Aula serpeggia un'atmosfera di
  diffidenza incredibile; incredibile perché non entra nel merito. Ci
  sono  illazioni  aleatorie che non si capisce  perché  non  vengano
  esplicitate.  Allora,  chi  fa il parlamentare  deve  assumersi  le
  proprie  responsabilità, deve chiaramente dire dove sono i problemi
  in  una  legge, piuttosto che mettere in campo elementi di disturbo
  anche per chi solitamente non è disturbato.
   Qualcuno che parla di  bassa cucina', probabilmente, se ne intende
  di   bassa  cucina', perché un conto è discutere di  una  legge  ed
  entrare  nel  merito  della sostanza di una legge,  e  un  conto  è
  parlare  di  bassa cucina'. Probabilmente, c'è una grande  capacità
  ad intendersi di  bassa cucina'.
   Allora,  signor Presidente, non sono assolutamente  d'accordo  con
  l'ipotesi  di accantonare questo disegno di legge. Chiedo,  invece,
  di entrare nel  merito di questo testo di legge.
   E  ripeto che, se ci sono illazioni o dubbi, questi  devono essere
  esplicitati; un parlamentare, infatti, ha il dovere di esplicitare,
  di  suggerire, di migliorare una legge e non di parlare di cose che
  danno fastidio anche al nostro padiglione auricolare.

   CORONA, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORONA,  relatore. Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  vorrei
  ribadire  un concetto, condividendo, tra l'altro, molti  interventi
  dei   colleghi.   E   vorrei  soprattutto  fugare   un   senso   di
  incomprensione  che potrebbe essere nascosto tra le righe  semplici
  di   un  articolo  di   legge  che  vuole  recepire  una  normativa
  nazionale, la numero 580 del 1993 ed anche le successive  modifiche
  ed  integrazioni  che  sono  via  via  intervenute  nei  successivi
  quindici anni circa.
   Questa  legge, onorevole Maira, non è ferma al 1993. Come  Regione
  siciliana siamo fermi al 1995, cioè al momento in cui abbiamo fatto
  la  legge  numero  28,  di  adeguamento alla  normativa  nazionale.
  Successivamente,  questo Parlamento non si è mai più  occupato  dei
  problemi  relativi  alle  Camere  di  commercio  che,  e   qui   lo
  sottolineo, svolgono un ruolo importante nella nostra Regione. Esse
  sono  autonomie funzionali che si autogovernano e si autofinanziano
  attraverso le numerose imprese iscritte agli albi camerali.
   La Regione siciliana non è mai intervenuta in questi quindici anni
  a  favore  o  contro le Camere di commercio. Qui non si  tratta  di
  nascondere, di sotterfugi. Si tratta di recuperare anni di ritardo,
  di  recuperare  anche l'opportunità, approvando  questa  legge,  di
  tenere  in conto il decreto legge che questa mattina ha emanato  il
  Consiglio  dei Ministri, decreto che ha riordinato la legge  numero
  580  adeguandola, a distanza di diciassette anni, alle esigenze del
  mondo  delle  Camere  di  commercio  e  del  mondo  dell'impresa  e
  dell'economia.
   Il  Parlamento nazionale, nel luglio del 2009, attraverso la legge
  del  cosiddetto  sviluppo,  ha dato  la  delega  al  Consiglio  dei
  Ministri  di  procedere  al riordino. Il  riordino  stamattina  c'è
  stato,  dopo una serie di incontri fra le Commissioni di competenza
  e  le  Conferenze tra Stato e Regioni del nostro Paese  e  si  sono
  ristabilite le competenze e ripartite le responsabilità.
   La  Regione siciliana non perde nulla attraverso l'approvazione di
  questa  legge.  Non  possiamo interpretare la  volontà  di  qualche
  collega che vuole stabilire un principio di protezionismo verso  un
  mondo che si autogoverna e si autofinanzia.
   Tante   volte,  in  questo  Parlamento,  ho  sentito  parlare   di
  rivendicare la nostra autonomia rispetto allo Stato, poi, quando si
  tratta  di dare autonomia a istituzioni che svolgono il loro  ruolo
  con grande senso di responsabilità e capacità non si vuole delegare
  niente a nessuno.
   Allora,  quello che riteniamo che di  buono viene  fatto  a  Roma,
  non vediamo il perché non possiamo farlo al sud.
   Le  Camere  di commercio svolgono un ruolo importante al  servizio
  delle  imprese  e  la  Regione approvando questa  legge  non  perde
  assolutamente nessuna prerogativa. Infatti, continuerà  a  fare  le
  nomine  per  i  Consigli  camerali,  continuerà  ad  esercitare   i
  controlli. La Regione siciliana determinerà anche i componenti  del
  Collegio  sindacale,  che è l'unico organo  che  può  esercitare  i
  controlli sui bilanci e sulle relazioni annuali di tutte le  Camere
  di  commercio della nostra Regione in sinergia e in sintonia con il
  sistema a rete delle Camere di commercio nazionale.
   Non  si  vuole  nascondere  nessuno. Se  c'è  qualcuno  che  vuole
  presentare  qualche  emendamento, credo che il Presidente  darà  la
  possibilità ai colleghi parlamentari di farlo, ma qui si tratta  di
  stabilire se noi vogliamo adeguarci alla legge nazionale numero 580
  e a tutte le sue successive modificazioni che sono intervenute fino
  a questa mattina, oppure se vogliamo ridiscutere questo sistema. Ci
  dobbiamo assumere, allora, le responsabilità; dobbiamo far  sì  che
  questa  Regione intervenga anche a favore e a sostegno delle Camere
  di  commercio  che  hanno svolto un ruolo  al  servizio  del  mondo
  dell'economia  della  nostra regione la quale non ha  mai  dato  un
  contributo in questo senso, neanche un indirizzo.
   Dopo  quindici  anni le Camere di commercio si sono  rivolte  alla
  Commissione  Attività  Produttive - che le  ha  audite  -  e  hanno
  sollecitato  un  adeguamento  dinamico  alla  legge  nazionale.  La
  Commissione in tante riunioni ha approfondito con i tecnici  e  con
  il  Governo.  C'è  stato il parere favorevole del Comitato  per  la
  qualità della legislazione e si è arrivati al documento pronto  per
  l'Aula;  la  Conferenza  dei  presidenti  del  Gruppi  parlamentari
  all'unanimità, insieme al Consiglio di Presidenza, ha stabilito  di
  mettere  in  calendario questa legge e ha accolto lo spirito  della
  Commissione  che ha lavorato tantissimo a favore di questo  disegno
  di  legge.  Questa  sera è al nostro esame in  Aula  e  abbiamo  la
  fortuna  che ciò coincide con un decreto legislativo del  Consiglio
  dei Ministri in materia. Vogliamo perdere questa opportunità?
   Rinviamo  a  domani, se è possibile, oppure il  Presidente  decida
  diversamente  ed  io  mi adeguerò alle sue  decisioni  e  a  questo
  Parlamento,  ma  sono  convinto che dobbiamo procedere  con  grande
  urgenza   per  dare  al  sistema  delle  Camere  di  commercio   la
  possibilità  di  svolgere pienamente il proprio ruolo  al  servizio
  dell'economia e delle imprese della nostra Regione.

   ODDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne  ha  facoltà. Ricordo ai  colleghi  che  volessero
  presentare  emendamenti che lo possono fare,  ma  ricordo  che  già
  adesso sono necessarie quattro firme.

   ODDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che il  lavoro
  che  è stato fatto dai deputati che hanno presentato questo disegno
  di legge è un lavoro che sicuramente, almeno da parte mia, ha visto
  la  comparazione  fra il testo della legge nazionale  e  la  nostra
  legge regionale.
   Averci convinto che il recepimento è cosa buona, sicuramente non è
  chissà  quale  operazione strana e inconfessabile. Vi  devo  subito
  dire  -  lo voglio dire anche affettuosamente ai colleghi  del  mio
  gruppo  -  che sicuramente non c'è niente di misterioso  e  nemmeno
  chissà quale spregiudicatezza nel nostro ragionamento.
   Abbiamo  audito,  onorevole Presidente, tutti i  presidenti  delle
  camere di commercio; abbiamo audito l'Unioncamere; abbiamo superato
  alcuni  dubbi che inizialmente, per primo io, avevamo, lo dico  con
  estrema  lealtà e con estrema sincerità; a parte, però, il  fare  i
  conti  con alcune questioni che ora voglio sottolineare.
   Il  personale delle Camere di commercio viene pagato dalle  Camere
  di  commercio. La Regione non mette una lira. I commissari  mandati
  dalla  Regione vengono pagati dalle Camere di commercio.  Io  credo
  che  l'assessore Venturi non manderà mai un commissario sapendo che
  gli  altri pagano, a meno che non ci sia una esigenza assolutamente
  delicata, pregnante che lo porta ad intervenire, perché  il  potere
  di   vigilanza  e  di  controllo  deve  espletarsi  con  una  certa
  delicatezza ed una certa attenzione.
   I  servizi che organizza sono pagati dalla Camera di commercio. Se
  vediamo sostanzialmente l'esborso da parte della Regione siciliana,
  nel corso dell'ultimo decennio, ci può essere - e mi pare ci sia  -
  qualche  contributo  finalizzato a  qualcosa,  cioè  ad  interventi
  documentati e che consistono in  progetti',  se non erro (parlo  in
  linea  di  massima,  attenzione). C'è  però  qualcosa,  forse,  che
  riguarda il bilancio '98 o '99.
   Noi  ci  spoglieremmo  di chissà che cosa, di  una  costola  della
  potestà  esclusiva  della  nostra  Regione  contenuta  nel   nostro
  Statuto. Non è così.
   Mi  posso  permettere nei confronti di stimati  colleghi  di  fare
  osservare  una cosa: proprio stamane il Consiglio dei  Ministri  ha
  approvato un nuovo testo perché era stato delegato dal Parlamento a
  mettere  mano, a rivisitare la legge che disciplina  le  camere  di
  commercio in Italia.
   Da  una prima lettura in quel testo noi possiamo sicuramente avere
  benefici  per le nostre camere di commercio, perché, se operano  in
  sinergia, possono accedere a fondi statali.
   Se   noi  vogliamo  mettere  a  disposizione  di  ciò  una   legge
  successiva, dopo avere ben studiato e ben approfondito quel  testo,
  lo  possiamo  sempre fare. Non mi pare che stiamo  dicendo  che  ci
  spogliamo  di  quelle  che sono, invece, le competenze  per  quanto
  concerne  anche  eventuali  interventi  in  materia  di  camere  di
  commercio.
   Non  complichiamoci la vita  E' stato questo il ragionamento,  dal
  momento che ognuno di noi all'inizio ha posto alcune questioni e si
  è   posto  il  problema  di  cosa  effettivamente  significava   il
  recepimento.  Altra  cosa - mi permetto  di  dire  -  è  il  rinvio
  dinamico  su  cui  sono  stati scritti  testi  abbastanza  corposi,
  considerando  la questione anche dal punto di vista giuridico.  Non
  stiamo  qui  a  fare  un convegno; non stiamo parlando  del  rinvio
  dinamico,  del modo come farlo, del modo come scriverlo,  del  modo
  come impostarlo dal punto di vista tecnico-normativo.
   La  convinzione che ci siamo fatti non è stata solo quella di  una
  spinta  che  veniva da tutte le Camere di commercio, ma soprattutto
  la  possibilità  di  incentivare  le  iniziative  delle  Camere  di
  commercio,  di  essere  più presenti sui territori,  di  stabilire,
  anche  dal punto di vista dell'elezione dei propri organi, di  come
  farlo democraticamente e questo non muta perché è stato controllato
  anche  quel  testo  da  questo punto di  vista.  Quindi,  il  fatto
  democratico di essere rappresentati dentro una Camera,  dentro  una
  giunta camerale, come si determinano i presidenti, il dato concreto
  che  tutto deve mirare sempre più ad un migliore funzionamento,  ad
  una  maggiore efficacia di intervento nel territorio da parte delle
  camere, questo è quello che ci ha ispirato.
   Non  ci  ha  ispirato assolutamente alcun misterioso  interesse  e
  alcun  misterioso calcolo politico, perché poi, se  guardiamo  alle
  camere  di  commercio  come  vengono governate,  non  mi  pare  che
  possiamo  trarne chissà quale conclusione dal punto di vista  anche
  del ragionamento interno ad ogni forza politica.
   Concludo,  signor Presidente, dicendo che mi permetto di suggerire
  di andare avanti nel recepimento, senza perdere tempo e senza avere
  dubbi   (che,  evidentemente  -  per  carità  -  sono  sintomo   di
  intelligenza  e soprattutto attengono al diritto che ogni  deputato
  ha  di  chiedere  delucidazioni come possibile  approfondimento  di
  tutto  quello  che  è  immaginabile) e, nel  contempo,  uno  studio
  attento  anche  del  testo  che stamani  è  uscito  -  che  ancora,
  evidentemente,  non è legge - sostanzialmente  per  fare  in  modo,
  invece,  che  noi possiamo migliorare ulteriormente  il  profilo  e
  anche  e  soprattutto  l'azione  delle  camere  di  commercio   nel
  territorio siciliano.
   Mi  limiterei a ciò e farei uno sforzo per capire, invece, se  noi
  vogliamo investire. Infatti, fino ad oggi non abbiamo investito una
  lira  bucata  e  in più dalle camere di commercio abbiamo  preteso
  Attenzione,  signor Presidente, quando dico  preteso , intendo  che
  pretendiamo  da  coloro  che  sono lì sostanzialmente   associati .
  Attenzione    Quindi,   abbiamo  chiesto   ai   nostri   artigiani,
  agricoltori  e  così via, di mettere a disposizione  della  Regione
  ogni  tanto  qualche  soldino per fare  evidentemente   intervenire
  qualche  bravissimo  nostro dirigente che,  sicuramente,  ha  fatto
  qualcosa di buono ma, da questo punto di vista, è ovvio che, con la
  tasca  altrui, non mi pare che noi possiamo continuare a far  finta
  di niente.
   Quindi,  potrebbero arrivare maggiori risorse.  Nulla  cambia,  da
  questo  punto  di  vista,  per quanto concerne  la  nostra  potestà
  legislativa,  in questo caso esclusiva o meno, dopo  di  che  penso
  che,  invece, si faccia una cosa buona seppure, se l'avessimo fatto
  prima,  tutto sommato non sarebbe cambiato niente; il futuro  della
  Sicilia,   da  questo  punto  di  vista,  sicuramente  non  sarebbe
  cambiato.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dico subito che mi
  ha  confortato la sua precisazione di poc'anzi quando ha detto  che
  per  la  presentazione di emendamenti sono già  necessarie  quattro
  firme, cioè, siamo nella discussione generale.
   Questo già mi conforta perché avevo sentito di richieste, peraltro
  non  corrispondenti  alle  attività di  questo  Parlamento.  A  mio
  avviso, sia la Conferenza dei Capigruppo sia la Commissione,  sotto
  il  profilo  regolamentare, sono state ineccepibili  e  nessuno  ha
  eccepito quello che è stato stabilito prima dalla Commissione e poi
  dalla Conferenza dei Capigruppo.
   E'  chiaro  che  qualche critica che, come ha  detto   l'onorevole
  Apprendi,  può  dare  fastidio ai padiglioni  auricolari,  come  li
  chiama qualcuno, è stata sentita. Ma va sottolineata la bontà della
  norma,  e mi affido alle dichiarazioni del vicepresidente di questa
  Assembla, onorevole Oddo, peraltro parlamentare attento,  di  lungo
  corso,  e ritengo che nessuno di noi può muovere una critica  sotto
  il  profilo tecnico alla ricerca che è stata fatta. Peraltro, è una
  Commissione che sulla competenza non mi sembra che, fino  ad  oggi,
  abbia  dato  il  via  libera ad altri disegni di  legge  di  questa
  portata  che  potrebbero  mettere in  difficoltà  eventualmente  la
  Regione siciliana.
   In  pratica, cosa è successo? Ciò che ho compreso - perché non  ho
  letto   neanche il testo, mi affido ai colleghi della  Commissione,
  al  mio capogruppo che ha dato il via libera per questa legge  -  è
  che  si  farà  qualche commissario in meno. Capisco che  in  questo
  periodo  i  commissari, invece di essere qualcosa di straordinario,
  sono    diventati   attività   amministrativa   ordinaria,    direi
  governativa.  Vuol  dire  che  il  Governo  rinuncerà   a   qualche
  commissario,   peraltro,  commissari  che  incidono   in   attività
  economiche, in attività di azioni che non c'entrano nulla né  sotto
  il  profilo  diretto del  bilancio regionale né  sotto  il  profilo
  della  gestione  di  quelli che sono gli aderenti  alle  Camere  di
  commercio.
   E'  chiaro  che gli interventi dei colleghi hanno suscitato  forse
  atteggiamenti lobbistici che hanno premurato alcuni parlamentari  a
  porre  situazioni  inesistenti, ma, dopo i confortevoli  interventi
  dei  deputati  della  Commissione e di molti altri  dell'Assemblea,
  ritengo  che  questa legge possa essere consegnata ai  siciliani  e
  alle   Camere  di  commercio  affinché  queste  ultime  si  possano
  riorganizzare  e si possa dare avvio a una nuova stagione,  secondo
  quello  che è un principio già datato e in un settore nel quale  la
  Sicilia  mi  sembra  sia   un  po'  in  ritardo,  quanto  meno  nel
  recepimento di norme innovative.

   CAPUTO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPUTO, presidente della Commissione. Signor Presidente, onorevoli
  colleghi, ho ascoltato con il dovuto interesse interventi che hanno
  preceduto  quello  che  sto  per fare  e  questo  conferma  che  la
  Commissione   Attività produttive', ancora una volta, ha  partorito
  un  testo  di  legge che incide positivamente nel sistema  camerale
  siciliano.
   Conosco  molto bene l'onorevole Di Benedetto che so essere persona
  in  buona fede e parlamentare attento, so con quanto garbo e quanta
  passione affronta gli argomenti parlamentari.
   Evidentemente, però, ha sbagliato disegno di legge, perché  quando
  parla  di  cucina  di basso livello e di sottoscale  o  sotterfugi,
  probabilmente si riferisce al disegno di legge sul piano casa.
   Qui  parliamo di un testo di legge di riforma e di riordino  delle
  camere  di commercio in Sicilia che non è il frutto dell'impegno  e
  della  passione  di  un  parlamentare  di  grande  competenza  come
  l'onorevole  Corona, ma di un lavoro intenso, svolto come  è  nello
  stile delle commissioni di questo Parlamento e in particolare della
  commissione  legislativa   Attività  produttive',  che   prima   di
  consegnare  all'Aula   questo disegno  di  legge  ha  incontrato  e
  ascoltato tutti i presidenti e i direttori generali delle Camere di
  commercio,  ha  ascoltato le categorie produttive legate  al  ruolo
  delle  camere  di  commercio,  ha  ascoltato  il  presidente  e  il
  direttore dell'Unione delle camere di commercio della Sicilia.
   Abbiamo ascoltato preoccupazioni, timori, ma anche il desiderio di
  una riforma positiva delle camere di commercio.
   Noi  parliamo delle Camere di commercio che nascono da  una  legge
  nazionale  che ha avuto innovazioni successive a livello regionale,
  e  condivido in questo senso l'intervento dell'onorevole  Gucciardi
  quando  dice che è necessario uniformare il ruolo delle  Camere  di
  commercio con la normativa nazionale, ma è proprio quello  che  noi
  stiamo facendo.
   Questo  disegno  di legge va proprio nella direzione  auspicata  e
  sollevata  dall'onorevole Gucciardi perché noi recepiamo una  norma
  nazionale  che  rende  veramente dinamiche le Camere  di  commercio
  siciliane  che  oggi  sono appesantite da un sistema  di  controllo
  regionale,   che  certamente  non  va  né  nella  direzione   della
  modernizzazione  né nella direzione del rilancio  delle  Camere  di
  commercio  che sono le centrali dello sviluppo economico di  questa
  Sicilia.
   E'  un disegno di legge che non lede nessuna forma di autonomia di
  questa  Regione, né spoglia o espropria il Parlamento di competenze
  legislative,  ma  è  un  disegno di legge  corroborato  dai  pareri
  favorevoli  di  tutti i destinatari naturali,  cioè  le  Camere  di
  commercio,  e  che  propone  alla Sicilia  un  nuovo  sistema,  più
  dinamico  e  più  agile, che consenta alle Camere di  commercio  di
  incidere positivamente nei settori dell'agricoltura, del commercio,
  dell'artigianato, dell'economia viva di questo territorio.
   Questo è un Governo che si vanta di volere fare le riforme  e  c'è
  un  gruppo parlamentare che sostiene dall'esterno, anche  se  perde
  pezzi,  questo  Governo sul piano delle riforme. Noi proponiamo  un
  disegno  di  legge  che  riforma in senso  positivo  le  camere  di
  commercio.
   Quindi,  signor  Presidente,  pur  condividendo  gli  appassionati
  interventi   dei   colleghi  che  ringrazio  a   nome   dell'intera
  Commissione  per  il contributo che hanno dato,  credo  che  questi
  interventi  possano fugare i dubbi che sono stati sollevati  e  che
  questo  disegno  di  legge possa essere votato questa  sera  stessa
  dall'Aula.

   MAIRA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  nel  precedente
  intervento  avevo chiesto il rinvio alla prossima  settimana  della
  discussione di questo disegno di legge. Ritiro quanto detto  e  non
  perché  mi  abbiano  particolarmente convinto i colleghi  che  sono
  intervenuti dopo di me, ma proprio per dimostrare che non  c'è,  da
  parte  dell'UDC,  nessuna volontà di rallentare  l'approvazione  di
  questo   disegno  di  legge  che,  tra  l'altro,  è  di  iniziativa
  parlamentare  e, a maggior ragione, non abbiamo nessuna  intenzione
  di dare l'impressione di volere tergiversare.
   Anticipo, come dichiarazione di voto, che noi siamo d'accordo  per
  andare  avanti, ma siamo anche d'accordo, qualora ve  ne  siano  le
  condizioni, di votare stasera. Più di così non posso fare.

   PRESIDENTE. Assessore Venturi, mi interessa il parere del  Governo
  per prendere una decisione.

   VENTURI,  assessore per le attività produttive. Signor Presidente,
  onorevoli  colleghi, il recepimento di questo disegno di  legge  da
  parte  della  Regione  siciliana è un  passo  in  avanti  verso  la
  semplificazione amministrativa e verso la sburocratizzazione.
   Questa   sera  ho  sentito  espressioni  forti,   bassa   cucina',
   cabotaggio  politico',  miserie di Governo',   sotterfugi'.  Forse
  gli onorevoli parlamentari non conoscono le realtà delle camere  di
  commercio che sono enti autonomi non a finanza derivata;  ha  detto
  bene  l'onorevole Beninati, sono istituzioni che vivono con i soldi
  delle imprese, con i servizi che danno nei territori, con i diritti
  camerali.
   La  Regione non spende una lira per il personale delle  camere  di
  commercio,  non  spende una lira per la gestione, per  gli  affitti
  degli  immobili,  per  le  attività che quotidianamente  le  camere
  svolgono.
   L'unico  onere grosso che le Camere hanno risale a circa vent'anni
  fa, quando è stato chiuso il fondo pensioni e si sono scaricate  le
  pensioni sulle Camere; ciò ha creato un grosso dissesto agli organi
  camerali.  Da  Reggio  Calabria a Bolzano le  Camere  di  commercio
  svolgono un ruolo importante perché sono presenti, riescono a  fare
  promozione,  sono quelle che si occupano del marketing territoriale
  per le aziende commerciali, industriali e agricole.
   E  oggi,  con questa legge, la Regione non perde completamente  la
  vigilanza sulle Camere perché mantiene il controllo con i  revisori
  dei conti; pertanto, avrà sempre un ruolo di vigilanza. Il problema
  è  che si rendono più autonome nel senso che si uniformano a quella
  che   è  la  normativa  nazionale.  Da  Bolzano  ad  Agrigento,   a
  Caltanissetta  si  parlerà  lo  stesso  linguaggio,  ci   sarà   la
  possibilità di accedere a finanziamenti statali. E non  è  poco  in
  periodi di crisi come quelli che stiamo attraversando.
   E'  chiaro  che  - giusto per fare chiarezza - i dipendenti  delle
  Camere,  come  dicevo poco fa, non sono pagati  dalla  Regione,  ma
  hanno  i compensi dei dipendenti regionali. Quello che è anomalo  è
  che un segretario generale di Camera di commercio sia equiparato ad
  un  dirigente regionale, come anche i dirigenti delle  ASI.  E'  su
  quello che il Parlamento dovrebbe riflettere, perché ci sono  stati
  nel  passato questi stipendi che sono cresciuti in modo  esagerato,
  non  chiedendo nulla al datore di lavoro, che in questo caso  è  la
  Camera  di  commercio, perché in passato non si invitavano  neanche
  alle trattazioni sindacali.
   Quindi,  il Governo esprime parere favorevole all'approvazione  di
  questo disegno di legge, al recepimento della legge nazionale.

   PRESIDENTE. La Presidenza è orientata a fissare il termine per  la
  presentazione  degli  emendamenti fino alle ore  14.00  di  domani,
  giovedì  11  gennaio,  in maniera tale che  di  pomeriggio  potremo
  tornare  in Aula avendo concesso agli uffici il tempo di  elaborare
  il fascicolo della legge.
   Così  resta  stabilito.  Il  termine per  la  presentazione  degli
  emendamenti è fissato fino alle ore 14.00 di  domani.


   Presidenza del presidente Cascio


     Discussione del disegno di legge «Misure per il reinserimento
                              lavorativo
      dei lavoratori che hanno superato i 50 anni di età» (467/A)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa all'esame del  disegno di
  legge  numero  467/A  «Misure per il reinserimento  lavorativo  dei
  lavoratori  che hanno superato i cinquanta anni di età»,  posto  al
  numero 4) del secondo punto dell'ordine del giorno.
   Invito  i  componenti  la  V Commissione,  Cultura,  formazione  e
  lavoro', a prendere posto al banco delle commissioni.
   Ha   facoltà  di  parlare  l'onorevole  Lentini  per  svolgere  la
  relazione.

   LENTINI,  vicepresidente  della  Commissione  e  relatore.  Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, il fenomeno  dei  lavoratori  che,
  superati  i  50 anni di età, sono esposti al rischio di  espulsione
  dal  mondo  del  lavoro  e  che sperimentano  grandi  difficoltà  a
  rientrarvi,  sta aumentando in modo sempre più preoccupante  sia  a
  livello  nazionale che ancora di più nella nostra Regione  dove  la
  disoccupazione è più alta.
   Chi   perde   oggi  il  lavoro,  soprattutto  se  ha  superato   i
  cinquant'anni,  ha scarsissime possibilità di essere  riassunto:  è
  troppo  vecchio  per ritrovare un lavoro e troppo  giovane  per  la
  pensione.
   Questi  lavoratori  in  un'età intermedia si  ritrovano,  infatti,
  disoccupati  e  con grossi problemi di reinserimento professionale:
  economicamente  e  psicologicamente  distrutti,  impossibilitati  a
  consolidare le basi per il futuro proprio e della propria famiglia.
  Va   sottolineato,   altresì,  che  molti  di   questi   lavoratori
  ultracinquantenni, anche solo per mancanza di  uno  o  pochi  anni,
  perdono  gli  effetti di decine di anni di lavoro e  di  contributi
  versati per maturare il diritto alla pensione.
   La gravità della situazione impone l'adozione urgente di politiche
  di  intervento per il reinserimento nel mondo del lavoro degli over
  cinquanta ovvero per favorire l'invecchiamento attivo che  consenta
  di  superare  in  modo efficace lo svantaggio  legato  all'età  del
  lavoratore, aumentando la convenienza, per le imprese, ad impiegare
  e reimpiegare persone in età matura.
   In  questo quadro, si colloca il presente disegno di legge e nelle
  more  che  provvedimenti a livello strutturale siano  realizzati  a
  vari   livelli  istituzionali  per  l'invecchiamento  attivo  della
  popolazione,  intende  dare una prima e concreta  risposta  ad  una
  fetta  di  disoccupati dai cinquanta anni in sù che hanno perso  il
  lavoro  a  pochi  anni  dalla pensione  e  si  ritrovano  in  gravi
  difficoltà per la impossibilità a trovare una nuova occupazione.
   L'unico  articolo  del  disegno di legge   intende  perseguire  il
  superiore    fine    prevedendo   che   le   risorse    finanziarie
  complessivamente  destinate al finanziamento degli  aiuti  previsti
  per   l'assunzione  a  tempo  indeterminato  dei  soggetti  in  cui
  all'articolo 36, primo comma,  della legge regionale 6 agosto 2009,
  numero  9,  dovranno essere impiegate nella misura  del  venti  per
  cento  per  la concessione degli incentivi in favore del datore  di
  lavoro  che  assume,  nel rispetto delle condizioni  fissate  dalla
  stessa  legge,  i lavoratori che abbiano superato cinquant'anni  di
  età,  che  siano residenti nella regione da almeno un  anno  e  che
  siano disoccupati da almeno sei e non più di dieci anni.
   Viene  così  introdotta una riserva di risorse  finanziarie  nella
  misura  del  venti  per  cento per i lavoratori  ultracinquantenni,
  contemplati  al  comma  1, lettera a), punto  3)  del  sopraccitato
  articolo 36.
   Per  le  ragioni  suesposte  vi   invito,  onorevoli  colleghi  ad
  approvare con sollecitudine la proposta di legge.
   Vorrei ringraziare la Commissione, la Presidenza, i Capigruppo che
  hanno  dimostrato  attenzione per questa  legge  che   è  un  fatto
  fondamentale,  oggi, per coloro che si ritrovano a  cinquanta  anni
  licenziati dalle aziende per la crisi che sta attraversando   varie
  nazioni e anche l'Italia.
   Questo  disegno  di  legge  permette,  con   tutti  i  flussi  che
  giungeranno  dalla  Comunità  europea,  di  intervenire   con   una
  percentuale   del   venti  dando  dignità   a  questi   lavoratori,
  permettendo  loro di andare in pensione, anche perché  a  molti  di
  loro mancano pochissimi anni.
   L'articolo  36  della scorsa legge finanziaria,  al  comma  3,  dà
  questa possibilità; la Comunità  europea con la delibera numero 800
  del  2008  dava  questa possibilità, mancava solo  da  definire  la
  percentuale  per inserire questi lavoratori nel mondo  del  lavoro.
  Oggi c'è questa possibilità.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  poiché  il  mio
  Capogruppo  mi  dice che non ha parole  nel dire le parole ,  posso
  dire di avere la parola per esprimere il mio convincimento assoluto
  della  bontà  della norma. E devo dire di più. E' inutile  ripetere
  quanto   ha   già  espresso  il  collega  che  pedissequamente   ha
  relazionato quanto già scritto.
   Signor Presidente, penso che il mio Capogruppo a breve deciderà in
  quale  commissione mandarmi e  siccome forse parteciperò ai  lavori
  della  V,  desidero, se possibile,  apporre la mia firma  a  questo
  testo, perché lo ritengo importante. Ed ancor più importante  nella
  prospettiva di un mio futuro impegno in V Commissione. E allora  mi
  sembra giusto che un disegno di  legge del genere, così importante,
  mi  veda  presente.  E credo che tutti i miei colleghi  del  Gruppo
  parlamentare, parlo del PDL storico, apporranno  la firma.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, come  voi  sapete,  non  si  può
  apporre la firma ad un disegno di legge già presentato, pur non  di
  meno gli Uffici prendono nota della vostra disponibilità.

   LEANZA  NICOLA, assessore per la famiglia, le politiche sociali  e
  il lavoro. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA, assessore per la famiglia, le politiche sociali  e
  il  lavoro.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho  chiesto  la
  parola  solo  per ribadire la volontà di un giudizio  assolutamente
  positivo.
   Purtroppo,  in  questo  momento  di  grandissima  difficoltà,   se
  dobbiamo fare una classifica dei più poveri o dei più disagiati, la
  categoria  degli  over  cinquanta è quella a  maggiore  rischio  di
  esclusione sociale. Troppo giovani per la pensione, troppo  vecchi,
  molto spesso, per essere ricollocati nel mercato del lavoro.
   Ritengo,  a  questo punto, che questo disegno di legge, presentato
  dall'onorevole Lentini e dalla Commissione, vada approvato perché è
  assolutamente in linea con le indicazioni del Governo  e,  ritengo,
  soprattutto del buon senso. E' una categoria che va in qualche modo
  garantita  e, quindi, su questa parte sono assolutamente d'accordo.
  Il Governo è pertanto favorevole.

   PRESIDENTE.  Non  essendoci  altri iscritti  a  parlare,  dichiaro
  chiusa  la  discussione generale e pongo in votazione il  passaggio
  all'esame degli articoli.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:

                              «Articolo 1
                Misure per il reinserimento lavorativo
          dei lavoratori che hanno superato i 50 anni di età

   1. All'articolo 36 della legge regionale 6 agosto 2009, n. 9, sono
  apportate le seguenti modifiche:

   a)  al  comma 1, lettera a), punto 3), dopo la parola   età   sono
  aggiunte le seguenti:  con una riserva di risorse finanziarie nella
  misura prevista dal comma 1 bis .

   b) dopo il comma 1 è inserito il seguente:
    1  bis.  Le  risorse  finanziarie complessivamente  destinate  al
  finanziamento  degli  aiuti  previsti  per  l'assunzione  a   tempo
  indeterminato dei soggetti di cui al comma 1 dell'articolo 36  sono
  impiegate prioritariamente, nella misura del 20 per cento,  per  la
  concessione  degli  incentivi in favore dei datori  di  lavoro  che
  assumono,  nel  rispetto  delle condizioni fissate  dalla  presente
  legge,  i lavoratori che abbiano superato i cinquanta anni di  età,
  che  siano  residenti nella Regione da almeno un anno e  che  siano
  disoccupati da almeno sei mesi e da non più di dieci anni».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 2.  Ne do lettura:

                              «Articolo 2
                             Norma finale

   1.  La  presente  legge sarà pubblicata nella  Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e  di  farla
  osservare come legge della Regione».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)


   Presidenza del presidente Cascio


                        Sull'ordine dei lavori

   DI BENEDETTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI   BENEDETTO.   Signor  Presidente,  è   stata   annunciata   la
  presentazione  del  disegno di legge numero  517  che  riguarda  le
  società  regionali  e,  quindi,  accorpamento,  scioglimento  delle
  stesse.  Io  chiedo  che venga assegnato, per competenza,  alla  II
  commissione, trattandosi di società a partecipazione regionale e di
  questioni finanziarie.

   PRESIDENTE. In merito alla richiesta dell'onorevole Di Benedetto e
  non  sorgendo osservazioni, dispongo l'assegnazione del disegno  di
  legge numero 517 alla II Commissione.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.   Signor   Presidente,  mi   rivolgo   al   Governo,   ai
  rappresentanti del Governo presenti. In questi giorni il territorio
  dei  Nebrodi, della provincia di Messina, è stato devastato da  una
  serie di smottamenti idro-geologici che hanno provocato seri rischi
  per le popolazioni ed un isolamento totale per migliaia di persone.
  Credo  sia opportuno che il Governo intervenga in maniera  incisiva
  per  chiedere  allo  Stato non soltanto lo stato  di  calamità,  ma
  chiedere, in maniera prioritaria, lo stato di emergenza al fine  di
  potere  affrontare questo disastro che si sta consumando  ora  dopo
  ora, giorno dopo giorno.
   Io  spero che anche i rappresentanti del Governo presenti  possano
  in  questa  fase  accelerare il relativo iter.  In  merito  ho  già
  informato   il  direttore  della  Protezione  civile    perché   la
  situazione si sta facendo drammatica.
   Nel contempo rivolgo un invito alla Presidenza affinché faccia  un
  appello  sia al Governo regionale sial al Governo nazionale  perché
  si  intervenga celermente al fine di evitare disastri che sono,  in
  questo momento, anche annunciati.


   Presidenza del presidente Cascio


                  Comunicazione di ordini del giorno

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati
  i seguenti ordini del giorno:

   -  numero  250 «Iniziative urgenti per impedire la chiusura  dello
  stabilimento   Keller   di   Palermo   e   garantire   i    livelli
  occupazionali», degli onorevoli Cracolici, Lupo, Apprendi, Faraone,
  Mattarella, Vitrano, Panarello;

   -  numero  267  «Interventi urgenti per l'avvio  dei  cantieri  di
  lavoro   per  disoccupati»,  degli  onorevoli  Cracolici,  D'Asero,
  Marziano,  Panarello,  Rinaldi,  Faraone,  Ammatuna,  Galvagno,  Di
  Benedetto, Di Guardo, Panepinto;

   -  numero  272 «Riavvio delle procedure di scioglimento  dell'Ente
  Porto  di  Messina», degli onorevoli Beninati,  Buzzanca,  Formica,
  Ardizzone, Leontini, Maira, Caputo, Mancuso, Bosco, Vinciullo.

   Avverto  che  prima della votazione finale del  disegno  di  legge
  numero  467/A  metterò in discussione e quindi in votazione  i  tre
  ordini del giorno appena comunicati.
   Si passa all'ordine del giorno numero 250. Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   nello   stabilimento   della  Keller   di   Palermo   sono   state
  progressivamente ridotte le commesse nonostante l'annuncio di piani
  industriali  che  negli  anni prevedevano  nuovi  investimenti  con
  lavori provenienti anche dall'estero;

   negli  ultimi due anni sono state realizzate solo 20 carrozze  per
  Trenitalia,  mentre la realizzazione di altre 20 è stata  dirottata
  in   Sardegna  in  seguito  ad  una  scelta  industriale   tesa   a
  privilegiare  siti come Villacidro per la produzione  di  materiale
  rotabile;

   la riduzione del volume di lavoro si è accompagnata in questi anni
  al  continuo ed estenuante ricorso alla cassa integrazione per  gli
  operai dello stabilimento palermitano;

   ai  207  dipendenti  di Palermo, dopo giorni di  tensione  per  la
  possibile  proroga della cassa integrazione guadagni  straordinaria
  (CIGS),  è  stata  invece comunicata dalla direzione  aziendale  la
  mobilità  quale  premessa,  di fatto, per  il  licenziamento  e  la
  chiusura definitiva dello stabilimento;

   considerato che:

   nel  2007 l'imprenditore Piero Mancini, proprietario della  Keller
  dal 2002, in assenza di adeguati investimenti, ha scelto di vendere
  l'azienda  ad  una  società di Bologna,  la  'Busi  impianti',  pur
  mantenendo la proprietà dei terreni sui quali sorge lo stabilimento
  di Palermo;

   contestualmente  alle  procedure  di  mobilità  che  investono   i
  duecento  operai  è in atto l'iter di un progetto che  interessa  i
  suddetti terreni allo scopo di realizzare alloggi residenziali;

   le  organizzazioni sindacali hanno chiesto da tempo che la  Keller
  ed  altre aziende in crisi sottoscrivessero un accordo di programma
  con  l'obiettivo  di  attrarre nuove  commesse  per  rilanciare  il
  comparto metalmeccanico in Sicilia;
   Ritenuto  che  in Sicilia da tempo è in atto un processo  che  può
  determinare   gli  effetti  di  una  complessiva  'desertificazione
  industriale',cancellando centinaia di posti di lavoro  e  azzerando
  professionalità  che  andrebbero  valorizzate  e   migliorate   nei
  processi  di  innovazione tecnologica qualora vi fosse una  precisa
  strategia industriale,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  attivare  tutte  le  iniziative  possibili  per  garantire  il
  rispetto  del piano industriale e a predisporre ogni misura  idonea
  per bloccare le procedure di mobilità avviate dai vertici aziendali
  della Keller;

   a  porre  in  essere  ogni  condizione  utile  per  giungere  alla
  definizione di un accordo di programma che punti al rilancio  delle
  aziende del settore industriale in crisi». (250)

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente credo che l'ordine del giorno  numero
  250  non  potrà  che essere, mi auguro, ma non ho dubbi,  approvato
  all'unanimità  dall'Aula. Stiamo affrontando  un  altro  dramma  di
  questa  nostra  Terra che sta vivendo un momento senza  precedenti;
  sembra che si sia abbattuto un ciclone sulla nostra Isola.
   Ieri  sera  abbiamo  parlato di agrumicoltura. Qualche  giorno  fa
  abbiamo  parlato di FIAT. Stasera parliamo di Keller, di una  delle
  aziende  del rotabile palermitano. Azienda privata, che ha  vissuto
  la tragedia di un imprenditore e che si è avviata alla dismissione,
  è  rientrata  nella  legge Prodi, in un sistema di  assistenza  del
  pubblico  verso un imprenditore privato che prima è stato  un  tale
  Kurt Mayer  ed oggi è l'imprenditore Mancini.
   La  sostanza è che la Keller da anni è entrata in un vortice  dove
  le  prospettive di futuro sono ogni  giorno sempre più incerte, non
  ultimo l'annunciata iniziativa da parte dell'azienda di mettere  in
  mobilità gli oltre duecento lavoratori dello stabilimento di Carini
  e   che  prevedeva  quindi  la  dismissione  dell'attività  con  la
  cancellazione di un altro dei pochi - e ormai sempre più fragili  -
  esempi di aziende industriali esistenti nella nostra Regione.
   So  che  il  Governo  ha  incontrato le  parti  ed  è  riuscito  a
  determinare una situazione transitoria che vede la possibilità  per
  questi  lavoratori di entrare in un circuito di cassa integrazione,
  di formazione, che ne accompagnerà il reddito.
   La  verità però è una,  la politica in Sicilia si è trasformata in
  un  118,  cioè  ci occupiamo delle emergenze e di  come  provare  a
  lenire  le  ferite  che  via via si stanno  producendo.  Credo  che
  abbiamo  bisogno - e lo dico qui all'Assessore per il   lavoro,  ma
  anche  all'Assessore per le  attività produttive - di fare il punto
  della  situazione  su  questo tema; infatti,  non  possiamo  essere
  tavoli  di gestione di crisi, con il problema di quanto la  Regione
  possa finanziare  per lenire le ferite, di come possa integrare una
  parte   del  reddito  e  come  ritardare,  il  più  possibile,   la
  dismissione e, quindi, la chiusura.
   Abbiamo  bisogno  di  aprire una grande  questione  nazionale.  La
  Sicilia sta per essere dismessa dal Governo di questo Paese.  Siamo
  in  una fase di  rottamazione industriale' da parte del Governo del
  nostro Paese. Io credo che sia venuto il tempo di aprire una grande
  vertenza Sicilia.
   Ecco  perché  l'ordine  del giorno, ripeto,  non  può  che  essere
  accolto, come atto di solidarietà, ma anche di iniziativa idonea  a
  sostenere  la  vertenza  dei lavoratori. Oggi  Keller,  ieri  FIAT,
  l'altro  ieri  ITALTEL, ora si scopre della vicenda  della  SAT  di
  Catania.  Ci sono altre vertenze nel territorio siciliano, insomma,
  siamo   un  insieme  diffuso  di  vertenze  e  di  drammi  sociali,
  occupazionali e di nuclei familiari. Stiamo per approvare la  legge
  dei cinquantenni'.
   Si corre il rischio di avere un'intera generazione di cinquantenni
  che  verrà espulsa da un segmento produttivo, già fragile, che vive
  la Sicilia.
   Ecco  perché  credo  sia  venuto  il  momento  di  calendarizzare,
  chiamando  il  Ministro del Lavoro di questo  Paese,  chiamando  il
  Ministro all'Economia. Non è più consentito e non è più tollerabile
  che  i siciliani rischino di essere vissuti come cittadini di serie
   B .
   Io  mi  chiedo  e  vi chiedo: se la vicenda dello stabilimento  di
  Termini  Imprese fosse stata una vicenda del Nord di  questo  Paese
  avrebbe avuto la stessa rappresentazione giornalistica?
   Mi  raccontava  l'onorevole Lupo che  l'altro  giorno  è  stato  a
  Catania  a  raccogliere  i  drammi di un'azienda,  la  SAT,  i  cui
  lavoratori   da  settimane,   se non da  mesi,  presidiano  davanti
  l'azienda per impedire che gli impianti vengano portati fuori dalla
  stessa azienda.
   Mi chiedo: chi è a conoscenza di tutto questo? Qual è la sede dove
  la  vertenza  dei  lavoratori riesce a fare notizia  e  la  notizia
  appare  e riesce a   bucare , a diventare patrimonio condiviso  del
  Paese?
   L'informazione  si sta persino abituando al fatto che  la  Sicilia
  viva questi drammi e, con l'abitudine, neanche fa più notizia.
   Chiedo,  pertanto, che l'approvazione dell'ordine del  giorno  sia
  anche  l'occasione  perché  da qui al  ventuno  marzo  si  apra  la
  primavera anche con un'iniziativa pubblica, politica del Governo di
  questa Regione, a difesa dei diritti dei siciliani. A difesa, cioè,
  di  una  politica industriale di questo Governo che deve  essere  a
  favore  della Sicilia. Ecco perché l'ordine del giorno è una grande
  occasione per porre il tema dei lavoratori, ma anche delle  aziende
  e delle imprese in Sicilia.

   LACCOTO.  Chiedo di apporre la firma all'ordine del giorno  numero
  250.

   PANARELLO.  Chiedo  di  apporre la firma agli  ordini  del  giorno
  numeri 250 e 272.

   ODDO. Chiedo di apporre la firma agli ordini del giorno numeri 250
  e 272.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   APPRENDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   APPRENDI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  per
  illustrare  brevemente  l'adesione come firmatario  all'ordine  del
  giorno  numero  250 e per sottolineare come questo sia  un  momento
  particolare per la nostra Terra.
   E' ormai chiaro il disegno di deindustrializzare la Sicilia. Siamo
  molto  preoccupati.  La Commissione  Attività produttive'  è  ormai
  diventata  un  tavolo  permanente di consultazione  di  aziende  in
  crisi.
   E'  una  crisi  che viene da lontano, ci sono state  vicissitudini
  alterne, imprenditori  strani' che hanno rilevato l'azienda per poi
  abbandonare gli stabilimenti e per proporsi, come imprenditori, nel
  campo  dell'edilizia; quindi, quando dico  strani imprenditori   mi
  riferisco  a  persone di poco scrupolo che con la connivenza  della
  politica siciliana  hanno fatto i soldi'.
   Basti andare a vedere i precedenti, non so chi abbia pronunciato i
  nomi e i cognomi.
   Siamo,  quindi,  preoccupati  che  questo  tavolo  permanente   di
  consultazione, ogni giorno, sia gravato sempre di più  dalle  crisi
  che  vengono  rappresentate,  come  dicevo,  dalle  aziende  e  dai
  rappresentanti sindacali.
   Credo  che  ci  voglia  un  grande sforzo  da  parte  del  Governo
  regionale.
   Penso che l'approvazione di una legge sul credito di imposta  alle
  imprese potrà dare una risposta concreta a questa crisi.
   E  invece  si  registra una disattenzione del  Governo  nazionale;
  diceva  bene  l'onorevole  Cracolici quando  diceva  che   c'è   un
  silenzio  assordante   da  parte della classe  politica  nazionale.
  Fiat  assurge  alle  cronache  nazionali  per  un  fatto  meramente
  numerico,  perché  lì  stiamo parlando di  una  crisi  che  investe
  duemila  persone, ma le piccole aziende siciliane che  ogni  giorno
  chiudono,  mettono  i  catenacci,  licenziano,   senza  diritto  di
  replica da parte dei lavoratori, sono tantissime.
   Credo,  quindi, che la Regione debba intestarsi questa  scommessa,
  intanto  per fare un vero censimento, per avere dei numeri  precisi
  rispetto a quello che sta accadendo in Sicilia.
   E  bene  ha fatto, poco fa, l'Assemblea ad approvare gli  articoli
  del disegno di legge presentato dall'onorevole Lentini che riguarda
  un  sostegno  alle  imprese, per mettere  in  ciclo  e  in  moto  i
  cinquantenni espulsi dal mondo del lavoro.
   C'è  una  grande scommessa, come dicevo, assessore Leanza; bisogna
  coinvolgere chi di ferrovie si occupa in Sicilia.
   Abbiamo un piano della mobilità su rotabile che è fermo dai  primi
  anni del novecento e c'è tantissimo da fare.
   Credo che quello sia un settore che si possa  utilizzare bene  per
  mettere in moto, di nuovo, non solo la Keller, ma altre imprese che
  di rotabile si occupano e che potranno certamente avere ossigeno  e
  una  prospettiva vera. Se si  mette in moto il rotabile in Sicilia,
  piuttosto  che  pensare  ai  mega progetti,  come  il  ponte  sullo
  stretto, certamente, ci saranno anni e anni di lavoro.
   Assessore  Leanza,  il  Governo regionale in  questo  deve  essere
  determinato,  non  ci  possono  essere  tentennamenti  o   soltanto
  messaggi,  per così dire, mediatici; ci vogliono fatti  concreti  e
  come  dicevo  poco  fa, il credito di imposta,   certamente,  potrà
  essere una seria risposta a questo problema.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  il  dramma  che
  stiamo  vivendo in solitudine, vista la disattenzione  con  cui  il
  Governo  nazionale sottace l'emergenza che ormai ci attanaglia,  ci
  deve indurre, in qualche maniera, ad alzare il tono del confronto.
   Ogni  giorno  innumerevoli aziende falliscono,  nonostante  questo
  Parlamento  abbia  approvato la legge 23  all'interno  della  quale
  l'articolo 8 poteva essere d'aiuto per il consolidamento dei debiti
  con  le  banche per le  piccole e medie imprese, ma c'è un  ritardo
  nell'applicazione della legge forse anche perché la  stessa  non  è
  nemmeno tanto conosciuta.
   Sarebbe  opportuno che l'Assessore per l'industria, e  quant'altri
  possano farlo, in qualche maniera, intervenisse per far sapere  che
  esiste  questa  legge,  che ci sono bandi che nessuno  conosce.  Il
  momento così difficile, la depressione economica internazionale, la
  disoccupazione impongono che il Governo faccia un passo in  avanti,
  faccia  qualcosa  di  più, che poi non è altro  che  la  normalità,
  quello  di  far  sapere  quali sono i meccanismi  con  i  quali  ci
  accingiamo a frenare questo momento difficile.
   Si   parla  dei  cinquantenni,  dei  trentenni,  non  solo  de   i
  cinquantenni, e dei venticinquenni.
   Poco fa dicevo all'Assessore per l'industria che sarebbe opportuno
  fare  pervenire  nella III commissione il Piano della  ricerca  per
  arginare  l'emorragia dei cervelli in fuga, per tentare di trovare,
  come avevamo convenuto con il presidente Caputo, la verifica di  un
  piano  complessivo per sapere qual è la fotografia  dell'esistente,
  quali  sono le aziende che stanno fallendo, per tentare di  trovare
  un  piano  generale  da indirizzare, per dare  un  suggerimento  al
  Governo, per sapere verso dove vogliamo muoverci. Il problema della
  Fiat  di Termini non è soltanto il problema di duemila persone  che
  entrano   in    disoccupazione.  Con  esso  muore   l'idea   stessa
  dell'industria  in  Sicilia. Siamo di fronte  ad  un  momento  così
  difficile e così grave del quale non ci rendiamo conto.
   E  mentre  a  Termini la Fiat muore, l'ENI, che per il trenta  per
  cento  è  dello  Stato, è completamente assente dalle problematiche
  dell'Industria  siciliana. Si disattende e sottace  un  accordo  di
  programma stipulato già sei anni fa e per il quale non c'è  nessuna
  novità,  solo  il  fatto  che  all'interno  di  questo  accordo  di
  programma  della  chimica c'è anche il rigassificatore  di  Priolo,
  scelto in un posto assolutamente infelice. E più volte lo ha  anche
  detto il Presidente della Regione, anzi ha addirittura partecipato,
  attraverso  l'ex  assessore Interlandi,  al  referendum  contro  il
  rigassificatore.
   C'è  una  ENI assente; c'è il Governo assente, ci sono  decine  di
  aziende   che  ogni  giorno  chiudono;  c'è  il  piano   energetico
  ambientale che il TAR, oggi, ha bocciato nella parte in cui ritiene
  non  sia  possibile fare un passo indietro. Non ci può  essere  una
  retroattività, perché il piano è un atto amministrativo, non è  una
  legge,  come  più volte abbiamo ricordato al Presidente,  purtroppo
  preso come è da cieco furore.
   Fare  fallire  un'azienda con settecento persone  che  andranno  a
  casa, da qui a qualche settimana, perché non c'è un piano che possa
  garantire  la  possibilità  di un tempo minimo  per  modificare  la
  mission  dell'azienda che si chiama SITECO,  che è in provincia  di
  Siracusa, non quella Moncada, non vorrei ci fosse qualche equivoco,
  perché  pur essendo anche quella una impresa importante, ha qualche
  problema.   Queste  settecento  persone,  occupate  fra  diretto  e
  indotto,  lavorano a Priolo, la SITECO di Priolo,  cioè  lavoravano
  vicino  ai parchi eolici.
   Il   Governo che cosa dovrebbe fare? Anziché mandarli a  casa,  il
  Governo  dovrebbe prevedere un programma in cui individuare  due  o
  tre  parchi eolici,  visto che l'eolico in questo momento a livello
  internazionale  è  riconosciuto come  energia  alternativa  pura  e
  importante; visto che ci lamentiamo che a Siracusa, come a Palermo,
  così  come  a  Catania e in altri grandi centri c'è un inquinamento
  micidiale;  che  ci sono tre aziende produttrici  di  energia,  tre
  centrali  che  sono altamente inquinanti. Certamente sarebbe  stato
  opportuno   che  il  Governo  si  fosse  fermato  a  guardare   con
  attenzione.
   Assessore  per  l'industria, lei è un  imprenditore  e  sa  che  è
  opportuno concedere del tempo alle imprese per non farle fallire.
   Quindi,  aggiungere disoccupati a disoccupati,  è  inopportuno,  a
  volte  anche  per  motivi  strettamente  psicologici  o  personali.
  Avevamo proposto con l'amico, onorevole Apprendi, qualche tempo fa,
  di  mettere  tutte le risorse del Piano FESR dell'industria  e  dei
  trasporti  in  un  unico programma-progetto,  per  consentire  alla
  Keller  e  ad  altre aziende simili, come la Siteco di  Priolo,  la
  metalmeccanica, di fare insieme un grande progetto di alta velocità
  in Sicilia, costruendo qui ferrovie, vagoni e quant'altro per fare,
  turismo, trasporti e altro.
   Assessore,  io rubo soltanto qualche secondo per sollecitarla,  so
  infatti  quanto lei si stia spendendo sul terreno della Fiat  e  di
  altre  aziende.  Lo  vediamo anche quando viene in  Commissione  di
  merito  per  le  cose  che  ci viene a  dire.  Io  capisco  che  il
  Presidente  della Regione ormai vola alto, siamo oltre il  Governo,
  siamo oltre l'imperatore.
   Lei  ha  quindi il dovere, come assessore per l'industria  e  come
  industriale,  di  far valere le motivazioni che l'hanno  portata  a
  fare  l'assessore. Lei deve fare l'assessore per  l'industria,  lei
  deve  applicare  la  legge,  lei  deve  applicare  il  Piano,  deve
  consentire alla Regione di risollevarsi perché ormai non è solo  in
  ginocchio, siamo più giù del ginocchio

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  la  vicenda  che
  trae  spunto  da questo documento sulla Keller, oggi all'attenzione
  dell'Aula,  finisce  per  essere  la  pagliuzza  nell'occhio,  caro
  onorevole   Cracolici,  rispetto  ad  un  tema  lavoro   che   oggi
  drammaticamente  coinvolge la Sicilia e rispetto  al  quale  questo
  Governo  regionale, prima che quello nazionale, non riesce  a  dare
  una risposta.
   L'UDC,  onorevole  Cracolici,  è  all'opposizione  a  Roma  ed   è
  all'opposizione a Palermo

   CRACOLICI. Non al Comune di Palermo, solo alla Regione

   CORDARO.  A  Palermo  è stato eletto perché  facesse  parte  della
  maggioranza  e  siccome noi, a differenza di qualcuno  qui  dentro,
  rispettiamo   gli   elettori,  continuiamo   a   sostenere   quella
  maggioranza.

   CRACOLICI. Complimenti, con Cammarata  Auguri.

   CORDARO.  E lo so, lei con l'onorevole Lombardo  Fra qualche  mese
  vedremo. Ma andiamo avanti che a questo ora ci arriviamo.
   In  realtà,  il  Governo nazionale, che è un  governo  sempre  più
  spostato  verso il Nord, non sostiene le battaglie della Sicilia  e
  dei  siciliani.  E  cosa ancor più grave è che  di  questo  Governo
  nazionale,   presieduto  dall'onorevole  Berlusconi,  fanno   parte
  l'onorevole Presidente Lombardo e l'MPA  Per chiarezza,  altrimenti
  ci confondiamo.
   Mi   chiedo.   Come  farà  questo  Governo  nazionale   a   vedere
  all'opposizione  il Presidente Lombardo, il quale  dovrebbe  curare
  gli interessi della Sicilia?
   E  mi  chiedo  ancora. Come farà il PD, che oggi  sostiene  questo
  Governo  regionale,  ad  andare contro quel Governo  nazionale  del
  quale Lombardo fa parte?
   Amici miei, qui è richiesto un momento di serietà, di coerenza, un
  momento  di chiarezza  Nella fattispecie, al momento il problema  è
  la  Keller,  ma il problema riguarda soprattutto i mille  posti  di
  lavoro che probabilmente si perderanno ad Unicredit entro il  2010.
  Nelle  stesse condizioni si trova l'Italtel, la Fiat, con i  40.000
  posti di lavoro che in Sicilia si sono persi nel 2009, a fronte  di
  un Governo regionale inerme, perché è un governo regionale abusivo,
  che  non è riconosciuto dalla popolazione siciliana perché non  era
  questo il governo che il popolo  siciliano aveva votato.
   Ora, rispetto a queste cose, l'intero gruppo parlamentare dell'UDC
  appone  la  firma tanto all'ordine del giorno sulla  Keller,  primo
  firmatario  l'onorevole Cracolici, quanto a quello sull'Ente  porto
  di  Messina a firma Cracolici ed altri, rispetto al quale documento
  l'UDC  ieri  ha peraltro presentato un'interrogazione. Ma  immagino
  che avremo tempo e modo di discutere anche di questo.
   Per  concludere,  quindi,  siamo a  fianco  dei  lavoratori  della
  Keller,  sottoscriviamo questo documento e  lo  voteremo,  siamo  a
  fianco  dei  lavoratori della Fiat, siamo a fianco  dei  lavoratori
  siciliani, abbiamo grosse perplessità che questo Governo  regionale
  non  soltanto sia accanto, perché sino  ad oggi non lo è stato,  ma
  abbiamo  grosse perplessità che un governo regionale  così  debole,
  che  deve  fare l'opposizione a Berlusconi per curare gli interessi
  della  Sicilia, mentre invece fa parte di questo Governo nazionale,
  così  come  un PD che deve fare gli interessi dei siciliani  stando
  all'interno di questo governo regionale, possano avere a cuore  gli
  interessi dei siciliani.
   L'UDC voterà questo ordine del giorno, ma soprattutto continuerà a
  stare accanto ai lavoratori siciliani.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Onorevoli colleghi, non si può non condividere  l'ordine
  del  giorno  sui lavoratori della Keller, ma la portata  di  questo
  ordine  del  giorno  è rilevante, e approfitto  anche  dell'entrata
  dell'Assessore  per il territorio e l'ambiente,  e  devo  dire  che
  quando è intervenuto l'onorevole Apprendi effettivamente non  avevo
  capito  la  portata del documento. Poi, leggendolo,  mi  sono  reso
  conto che è palesemente in atto, e non c'è motivo di non credere ai
  colleghi   parlamentari,   una   speculazione   edilizia   su   uno
  stabilimento industriale.
   E quindi la mia solidarietà va non solo ai lavoratori che hanno il
  mio   pieno   sostegno  sotto  tutti  i  profili,  ma   io   chiedo
  all'assessore  Di  Mauro  di porre la giusta  attenzione  a  questa
  speculazione  edilizia sullo stabilimento Keller, perché  dicono  i
  colleghi  che,  contestualmente  alle  procedure  di  mobilità  che
  investono  i  200  operai,  è in atto l'iter  di  un  progetto  che
  interessa  i  suddetti  terreni allo scopo  di  realizzare  alloggi
  residenziali.
   Onorevole  Assessore,  noi non dobbiamo  stare  solo  attenti,  ma
  dobbiamo  essere vigili ed evitare questi  capitani di  ventura   -
  come  li ha chiamati giustamente l'onorevole Apprendi - che vengono
  in  Sicilia  non a depredare la Sicilia dalle imprese, ma  anche  a
  speculare nella nostra terra.
   E  questo,  onorevole Cracolici, è un'attenzione che io chiedo  al
  Governo  regionale. E mi consenta di dirlo, lei che  se  la  piglia
  sempre  con  Berlusconi. Cosa c'entra Berlusconi in  tutto  il  suo
  intervento  su  un'azione di salvaguardia del nostro  territorio  e
  sull'occupazione,   considerato  che   le   trasferte   nei   Paesi
  dell'Oriente,  o  le  trasferte fatte anche in  Europa  dei  nostri
  assessori   stanno   portando   qui   in   Sicilia   nuova    linfa
  imprenditoriale?
   Allora, la vertenza deve essere mirata a realizzare un bacino   al
  cui  interno  mettiamo tutte queste situazioni  esistenti  per  poi
  impiegarle nei grandi investimenti che la Sicilia conoscerà da  qui
  a  qualche  mese,   così come peraltro abbiamo  già  conosciuto  le
  intenzioni dai giornali.
   Quindi,  il  gruppo  parlamentare del Popolo della  Libertà,  sono
  delegato  naturalmente dai colleghi, appone con queste precisazioni
  la firma all'ordine del giorno presentato.

   CAPUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPUTO. Signor Presidente onorevoli colleghi, onorevole Presidente
  della  Regione  e  assessori della Giunta di  Governo,  chiaramente
  l'ordine del giorno presentato dal gruppo del PD è condiviso da  me
  e  quindi  l'onorevole Mancuso appone la sua firma e io appongo  la
  mia.
   Ma credo che oggi si voglia introdurre anche la Keller (è l'ultimo
  dei  bollettini  di  guerra  diramati  ogni  giorno  dalle  aziende
  siciliane in crisi).
   La  Commissione  Attività produttive' martedì prossimo  incontrerà
  l'amministratore delegato nazionale dell'Italtel, che rappresenterà
  quali sono le motivazioni per le quali metterà in mobilità tutto il
  personale tranne ottanta dipendenti.
   La  Fiat  di  Termini  Imprese  è  argomento  ormai  costante  del
  dibattito  politico,  soltanto politico,  di  questo  Parlamento  e
  dell'intera Sicilia. La cantieristica navale è fortemente in crisi.
  Oggi  c'è  uno  stato di agitazione del personale  aeroportuale  di
  Palermo  perché  è già tornato a soffiare il vento  di  crisi  dopo
  l'operazione Alitalia.
   Io credo che qui non ci possiamo sottrarre; un Governo che ritiene
  di  essere autorevole e un Parlamento che sa di essere la voce  del
  popolo  siciliano,  quella  vera  naturalmente,  non  possono   non
  affrontare e porsi il problema del perché.
   C'è  uno  stato  di  crisi  che  sta investendo  l'intero  settore
  industriale siciliano e se non lo investe per la crisi, lo  investe
  per  le  polemiche. Io non entro nel merito, ma vorrei capire  cosa
  sta succedendo oggi nel settore eolico o del fotovoltaico. Soltanto
  ieri  Moncada  inaugurava la sua azienda,  il  suo  impianto,  alla
  presenza delle massime cariche dello Stato e della Regione e adesso
  viene  investito da una polemica ferocissima che riguarda  l'intero
  settore industriale legato all'energia alternativa.
   Ho  letto  le  prese  di posizione dell'Assessore  per  l'attività
  produttive  e le rispetto. Però è chiaro che in Sicilia,  onorevole
  Presidente della Regione, spirano venti di crisi.
   C'è un settore legato all'industria in totale crisi irreversibile.
  Il  Governo,  al di là dello scacchiere delle singole iniziative  a
  sostegno delle aziende in crisi, non può essere il malato che passa
  da un lettino all'altro, da un capezzale all'altro
   Qui  bisogna  capire  perché  in  Sicilia,  improvvisamente  e   a
  differenza  di qualche anno fa, tutto il settore industriale  è  in
  crisi.
   Perché  le grandi aziende e i grandi gruppi multinazionali  legati
  al  settore dell'industria vanno via dalla Sicilia? Va via la  Fiat
  per  un motivo, la Keller è in crisi per un altro motivo, l'Italtel
  per  un  altro motivo, un'altra azienda chiude a Palermo per aprire
  lo stesso stabilimento in Sardegna.
   C'è  una  politica  del  Governo della  Regione  che  affronta  il
  problema  dell'emergenza  occupazione in  Sicilia  a  fronte  delle
  aziende che chiudono?
   Ci sono provvedimenti che il Governo sta adottando?
   C'è  un  tavolo  sulla crisi? Una pianificazione  istituzionale  a
  fronte della crisi industriale?
   Io  credo che il Parlamento debba fare la sua parte. Ma mi domando
  se  è  con  gli  ordini del giorno, pur sottoscritti  da  tutto  il
  Parlamento, che possiamo pensare di risolvere il problema.  Qui  ci
  sono  i grandi gruppi multinazionali che forse non credono più  che
  la  Sicilia sia terra di investimento, che la Sicilia sia terra  di
  sviluppo, che la Sicilia sia terra che possa garantire investimenti
  e   lavoro.  Un  problema che attiene al Governo. Gli  imprenditori
  pensano  che  il  Governo  sia  troppo  debole  per  garantire   la
  sopravvivenza degli interessi industriali in Sicilia.
   Noi  dobbiamo porci questo problema perché non è possibile che  vi
  siano  chiusure  di  aziende   e crisi  di  impianti  una  appresso
  all'altra.  Qui  c'è  un  Governo che deve  sentire  il  dovere  di
  istituire  un  tavolo  sulla crisi e non  certamente  limitarsi  ad
  avviare  questa iniziativa, perché noi poi faremo sì un ordine  del
  giorno  e  chiederemo  al  Governo della Regione  perché  i  nostri
  assessori  vanno  in America, perché vanno in Cina,  perché  stanno
  andando  in  India per accompagnare omonimi imprenditori.   Omonimi
  imprenditori ,  sì;  forse si sente male, non  parlo  di  anonimato
  parlo  di  omonimia  Ci sono imprenditori che hanno  cognomi  forti
  come quelli di chi governa in Sicilia.
   Io  voglio capire se questi viaggi all'estero hanno un ritorno per
  questa  Sicilia,  se  noi andiamo in India per portare  risorse  in
  Sicilia, se noi andiamo in Cina per investire e portare risorse  in
  Sicilia.
   Mentre    qui    le   aziende   muoiono,   onorevole    Presidente
  dell'Assemblea, noi abbiamo avviato il tour istituzionale nei Paesi
  del  mondo  con assessori che apparentemente non hanno  delega  per
  andare  a  trattare  attività in quei paesi del  mondo  in  cui  si
  recano.
   Io  chiedo dunque che il Parlamento faccia il suo dovere, come  lo
  fa  ogni giorno, ma che il Governo ci dica, con un'apposita  seduta
  d'Aula,  che  cosa  sta facendo per frenare la  crisi  del  settore
  industriale  e  per  salvaguardare i  posti  lavoro.  Non  possiamo
  limitarci a dire, onorevole Presidente della Regione, lei è stato a
  Roma   con  noi, noi non possiamo pensare di dare 350 milioni  alla
  FIAT quando Marchionne ha detto  noi non vogliamo più i soldi dello
  Stato  e  quindi  della  Regione .  Ci  vuole  anche  autorevolezza
  nell'affrontare un problema che oggi sta mettendo in  ginocchio  la
  Sicilia.

   PRESIDENTE.  Onorevole Leanza, il parere del  Governo  sull'ordine
  del giorno numero 250?

   LEANZA  NICOLA, assessore per la famiglia, le politiche sociali  e
  il  lavoro.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  l'onorevole
  Cracolici  e  tutti  gli  intervenuti hanno trattato  un  argomento
  certamente  drammatico:  la mancanza di lavoro  e,  soprattutto  in
  alcuni casi, come in questi casi, il rischio di perdere il lavoro.
   Desidero  dire all'onorevole Caputo, che poco fa ci ha  fatto  una
  serie di lezioni, desidero ribadire il fatto che purtroppo la crisi
  non  è  solo  siciliana. Le multinazionali,  ma  anche  le  aziende
  italiane,  scappano anche da altri Paesi. Il dramma è che purtroppo
  se ne stanno andando dalla Sicilia.
   E'  una  Sicilia  in grave difficoltà. Questo  è  un  colpo  quasi
  mortale.
   In   questa  direzione  dobbiamo  cercare  tutti  quanti  di  fare
  assolutamente  il  nostro  dovere.  Né,  onorevole  Cordaro,  basta
  entrare  nel  merito,  MPA,  maggioranza,  minoranza,  qui  c'è  la
  necessità  assoluta  che ognuno, da qualunque  posto  si  trovi  in
  questo  momento,  faccia  la  propria  parte  perché  purtroppo   i
  disoccupati, i lavoratori in difficoltà, non sono né di destra,  né
  di  sinistra, né autonomisti, né altro. Sono persone che  aspettano
  anche  da parte nostra, da parte di tutti noi, una risposta  e  una
  risposta concreta e vera.
   Come  Governo accolgo, e ve lo dico con molta serietà e con  molto
  senso  di  responsabilità, tutti gli spunti assolutamente  positivi
  emersi  nel  corso  del  dibattito. Vorrei  che  questa  Assemblea,
  Presidente   Cascio,   dedicasse  una  seduta   al   dramma   della
  disoccupazione;  dedicasse, con numeri alla mano, una  seduta  alle
  soluzioni  da  trovare  insieme; dedicasse infine  una  seduta  per
  vedere e verificare quali sono le condizioni reali di questa terra.
   E se possono servire alcuni numeri, onorevole Cracolici, onorevoli
  colleghi  che  mi  avete preceduto, posso dire,  per  esempio,  dei
  numeri  drammatici  che in Sicilia abbiamo sugli ammortizzatori  in
  deroga. In un periodo in cui non vi era ancora la crisi, nel  2007-
  2008,  gli ammortizzatori sociali erano di 16 milioni, oggi abbiamo
  70  milioni di euro stanziati per lavoratori con cassa integrazione
  in deroga. Questo la dice lunga su quello che succederà nel 2010.
   In  questa  direzione il Governo non solo si è mosso, mi riferisco
  alla  vicenda  FIAT,  ma il Governo si sta  muovendo  in  tutte  le
  vertenze non soltanto per dare lo zuccherino o per cercare così  di
  dare   il   contentino.  Purtroppo,  ieri  sera,   presiedendo   la
  Commissione  regionale per l'impiego, ho notato  ancora  una  volta
  come  con grande difficoltà quante aziende hanno fatto ricorso alla
  cassa  integrazione. Tantissime  Compresa la KELLER  e  oltre  alla
  KELLER  vorrei ricordare ai colleghi presenti, in modo  particolare
  al  primo  firmatario  di  questo ordine  del  giorno,  l'onorevole
  Cracolici,  gli  vorrei ricordare una cosa che mi è successa  pochi
  giorni fa: nel momento in cui abbiamo incontrato i lavoratori della
  DELIVER,  per  capirci,  i quattordici/sedici lavoratori  che  sono
  saliti sul tetto e sono stati su quel tetto per diversi giorni, pur
  col  tempo terribile che c'era. Avevamo facce tristi e amareggiate.
  Rivendicavano  il  proprio diritto al lavoro  e   per  rivendicarlo
  hanno dovuto subire anche l'umiliazione di salire sopra un tetto  e
  cercare con ogni mezzo di salvaguardare il posto di lavoro.
   Vederli  ad  un  metro  di distanza  Parlare con  loro   Qualsiasi
  persona  impegnata nelle istituzioni non può non provare un  grande
  senso di angoscia e soprattutto un grande senso di responsabilità.
   E'  a  questo  senso  di responsabilità che io  richiamo  tutti  a
  partire, innanzitutto, dal Governo, e dal sottoscritto.
   In  questi  primi venti  giorni di attività in questo assessorato,
  assieme al collega Venturi e all'intero Governo, abbiamo deciso  di
  avviare  un percorso così in punta di piedi, molto importante,  per
  cercare  di  creare le opportunità, per creare nuovo lavoro  e  per
  garantire, nei limiti del possibile, i lavoratori che questo lavoro
  rischiano di perderlo.
   Abbiamo convocato le forze sindacali e i lavoratori per cercare di
  discutere insieme, in un tavolo di concertazione vero, puro, forte,
  se  ci  possano  essere  le condizioni - a legislazione  vigente  -
  affinché,  utilizzando  alcune risorse  del  FESR,  il  credito  di
  imposta,   dal  punto  di  vista  infrastrutturale,  se   guardiamo
  all'interno  di  ogni  misura  e di ogni  singolo  assessorato,  si
  possano  trovare quelle misure che possono garantire una trafila  a
  qualunque    imprenditore   puntuale   per   potere   accedere    a
  finanziamenti,  a  sgravi contributivi,  a  sgravi  sul  costo  del
  lavoro.  Ci  può essere quindi la possibilità di fare un'operazione
  meritoria.
   Questo Governo non lo vuole fare solo con le parti sociali, ma  lo
  vuole  fare con questo Parlamento e vuole fare insieme un  percorso
  comune   che  consenta  di  affrontare,  di   mettere   in   campo,
  complessivamente, un'iniziativa molto semplice dal punto  di  vista
  dell'esposizione,    molto   semplice   dal    punto    di    vista
  dell'attuazione. Noi ci siamo presi del tempo, massimo un mese  per
  presentare  un  piano  sull'occupazione, un pianino,  un  pianetto,
  chiamiamolo  come  vogliamo,  per  cercare  di  rilanciare   e   di
  invogliare gli imprenditori, soprattutto siciliani, a fare in  modo
  che  possano  investire in Sicilia e comunque possano garantire  ai
  siciliani il superamento di questo stato di difficoltà.
   Mi  riferisco  a  tante leggi che noi abbiamo fatto  e  che  nella
  stragrande  maggioranza  dei casi sono leggi  inapplicate  o  nella
  stragrande maggioranza dei casi sono leggi senza risorse.
   Ieri  sera  abbiamo approvato una parte importante del  FAS  e  ne
  parleremo   successivamente;  sono  tutte  risorse  che  ovviamente
  saranno   messe  in  circolazione  nella  nostra  terra.   Ritengo,
  pertanto,  che  è  un  richiamo alla responsabilità  di  tutti,  il
  Governo per primo farà la propria parte e non aspetterà inerme  che
  tutte  le  fabbriche chiudano; certamente ce la metterà  tutta  per
  raggiungere gli obiettivi di salvaguardia del posto di lavoro e  di
  salvaguardia di un diritto sacrosanto, il diritto al lavoro.
   In  questi  giorni,  dalla SAT alla KELLER, dall'antica  CESAME  a
  Catania, per fare un esempio,  a Termini Imerese, dalla DELIVER  ai
  call  center - altra bomba che sta per scoppiare in Sicilia  -  non
  facciamo  altro  che pellegrinaggi. E stiamo attenti,  più  che  di
  pellegrinaggi,   parlerei   di  quelle   manifestazioni-eventi   di
  solidarietà   che  devono  essere  fatti  senza  demagogia,   senza
  strumentalizzazioni, ma con grande senso di responsabilità.
   A  questa  gente  dobbiamo  rispondere  con  i  fatti.  Ci  stiamo
  provando. Entro un mese, un mese e mezzo, presenteremo una proposta
  completa.  E mi piacerebbe che questa proposta venisse discussa  in
  questo Parlamento.
   Accolgo, quindi, con parere favorevole l'ordine del giorno.

   PRESIDENTE.  Con  il  parere  favorevole  del  Governo,  pongo  in
  votazione  l'ordine del giorno numero 250. Chi è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa all'ordine del giorno numero 267 «Interventi urgenti per
  l'avvio  dei  cantieri di lavoro per disoccupati»,  a  firma  degli
  onorevoli Cracolici ed altri. Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che

   secondo gli ultimi dati emersi dal rapporto UIL sulle ore di cassa
  integrazione autorizzata sul territorio nazionale la Sicilia spicca
  con un aumento dell'82 per cento;

   nel  settore  edilizio, in particolare, i dati emersi  dall'ultimo
  rapporto Feneal-Cresme registrano la perdita di trentamila posti di
  lavoro;

   per fare qualche esempio, a Palermo, nel primo trimestre del 2009,
  la media mensile di ore autorizzate nel settore edile era di 25.448
  e  già ad ottobre il numero è più che raddoppiato arrivando a quota
  61.506;  a  Catania  si  è addirittura quadruplicato,  passando  da
  11.618  ore  a 43.912; la città di Palermo a metà 2008 contava  una
  media  mensile di 11.414 lavoratori nel settore edile che nel terzo
  trimestre  2009  è  scesa a poco più di 9 mila  addetti,  mentre  a
  Catania  la media mensile di addetti è passata da poco meno  di  14
  mila a 11 mila e 600; sulla stessa onda è la città di Messina,  con
  un crollo che tocca il 40 per cento; ad Enna da 'zero ore' del mese
  di dicembre 2009 si è passati a 27 mila ore autorizzate nel mese di
  gennaio 2010;

   rilevato  che in Sicilia il settore edile è in piena  crisi,  come
  dimostra   il   crollo  degli  appalti  ed  il  boom  della   cassa
  integrazione;

   considerato che:

   l'articolo  36  della legge regionale 14 maggio  2009,  numero  6,
  concernente misure urgenti per fronteggiare l'emergenza sociale, ha
  autorizzato  l'Assessore regionale per il lavoro a  finanziare  per
  gli  anni  2009  e 2010 a favore dei comuni siciliani  cantieri  di
  lavoro  per  la  realizzazione di progetti per  l'esecuzione  o  la
  manutenzione   straordinaria   di   opere   di   pubblica   utilità
  appartenenti  al demanio o al patrimonio dei comuni della  Regione,
  da  realizzarsi  mediante  l'impiego  dei  lavoratori  che  abbiano
  presentato  al  Centro per l'impiego competente per  territorio  la
  dichiarazione  di  disponibilità di cui al decreto  legislativo  21
  aprile  2000,  n. 181, come modificato dal decreto  legislativo  19
  dicembre 2002, n. 297;

   al   fine  di  rendere  più  tempestiva  l'azione  della  pubblica
  Amministrazione, nelle more che si rendano disponibili  le  risorse
  previste dall'art. 36 per la costituzione dei cantieri regionali di
  lavoro  per  disoccupati, l'Assessore regionale per il lavoro,  con
  circolare  n.  1  del  5  ottobre 2009  pubblicata  nella  Gazzetta
  Ufficiale  della  Regione siciliana n. 48 del 16 ottobre  2009,  ha
  impartito le direttive finalizzate all' acquisizione delle  istanze
  di finanziamento;

   atteso che:

   nelle  direttive contenute nella suddetta circolare si  stabilisce
  il termine del 60.mo  giorno dalla pubblicazione entro il  quale  i
  comuni  interessati avrebbero dovuto far pervenire  le  istanze  di
  finanziamento corredate dai progetti, secondo le modalità  in  essa
  indicate;

   i comuni interessati al finanziamento dei cantieri di lavoro hanno
  presentato le istanze nei termini e secondo le modalità previste;

   i   progetti   presentati  riguardano  la   realizzazione   o   la
  manutenzione  straordinaria  di opere  destinate  a  migliorare  la
  vivibilità  dei  cittadini e dei quartieri, la cui  esecuzione  non
  risulterebbe  altrimenti  possibile in  presenza  delle  difficoltà
  economiche in cui versano i comuni dell'Isola;

   ritenuto che:

   al  cospetto della grave crisi economica in cui versa  la  Regione
  siciliana   occorrano  misure  urgenti  ed  idonee  a  fronteggiare
  l'emorragia dei posti di lavoro;

   i cantieri di lavoro previsti dall'articolo 36 della l.r. n. 6 del
  2009, approvata dall'Assemblea regionale siciliana con grande senso
  di  responsabilità,  al fine di dare avvio concreto  ad  interventi
  anticrisi  immediati, seppur di piccola entità,  costituiscano  uno
  strumento importante per offrire un' esperienza di lavoro  concreta
  a  tanti  disoccupati, se non l'unico strumento  di  ammortizzatore
  sociale  che consenta agli enti locali non soltanto di  avviare  al
  lavoro  disoccupati  e  di  sostenere le famiglie  in  questa  fase
  economica  assai  difficile, ma anche per riqualificare  quartieri,
  città e territorio,

                   impegna il Governo della Regione

   all'immediato finanziamento dei progetti presentati, nei termini e
  secondo le modalità previste, dai comuni interessati all'avvio  dei
  cantieri   di   lavoro,  per  non  vanificare   l'impegno   assunto
  dall'Assemblea  regionale con l'approvazione  della  norma  di  cui
  all'art. 36 della l.r. n. 6 del 2009 finalizzata a fronteggiare  la
  drammatica  crisi occupazionale che travolge migliaia  di  famiglie
  siciliane  e  a  favorire, nel contempo, la riqualificazione  e  la
  ripresa economica delle comunità locali». (267)

   LEANZA  NICOLA, assessore per la famiglia, le politiche sociali  e
  il lavoro. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEANZA  NICOLA, assessore per la famiglia, le politiche sociali  e
  il  lavoro. Onorevoli colleghi, desidero informare l'Aula del fatto
  che  proprio ieri sera abbiamo avviato le procedure relative al FAS
  per  dare seguito a questo ordine del giorno per quanto riguarda  i
  cantieri di lavoro.
   Anche  per questo, entro due mesi, i trecentonovanta comuni  della
  Regione  siciliana  saranno raggiunti dall'iniziativa  relativa  ai
  cantieri di lavoro. Saranno 1.800 cantieri, per un totale di 36.000
  disoccupati  che avranno l'opportunità di lavorare all'interno  dei
  cantieri di lavoro.
   E'  un'iniziativa fondamentale ed importante, fatta con legge  del
  Parlamento  e  che, ieri sera, sbloccando il PAR FAS,  mettiamo  in
  linea.
   Fra  pochi  giorni uscirà una circolare che riapre i termini,  per
  consentire  ai  comuni  che hanno presentato  la  domanda  in  modo
  incompleto  - e sono la stragrande maggioranza - o che non  l'hanno
  presentata  o che l'hanno presentata indicando un numero  inferiore
  rispetto   al  numero  di  cantieri  che  potevano  richiedere   di
  ripresentarla. Avrà la durata di venti giorni e, quindi, è   giusto
  che questo Parlamento lo sappia.
   Ieri   sera,  in  Commissione  regionale  per  l'impiego,  abbiamo
  approvato  i  criteri  di  selezione del  personale,  attivando  le
  quattro   procedure   che  riguardano  o   la   residenza,   o   la
  disoccupazione, o il carico familiare o l'età. I criteri  non  sono
  cumulabili, vengono considerati nell'ordine.
   Un'ultima cosa e concludo, signor Presidente.
   Di  tutte le pratiche è iniziata l'istruttoria. Entro due mesi  ci
  auguriamo  che  questi cantieri di lavoro possano essere  approvati
  con  ciò  che ne consegue. E' stato calcolato l'1,8 in più di  PIL,
  dal   punto   di   vista   della  disoccupazione,   rispetto   alla
  disoccupazione. Un duro colpo, quindi, temporaneo, per carità, alla
  disoccupazione,  con la possibilità di riqualificare.  E  sono  220
  milioni  che  restano per intero in Sicilia, oltre,  ovviamente,  a
  creare un bel po' di indotto.
   Il parere del Governo, quindi, è favorevole.

   PRESIDENTE.  Si prende atto che l'ordine del giorno in discussione
  reca  le  firme  di tutti i parlamentari presenti.  Con  il  parere
  favorevole del Governo, lo pongo in votazione.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Si  passa all'ordine del giorno numero  272  «Riavvio
  delle procedure di scioglimento dell'Ente porto di Messina». Ne  do
  lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   l'articolo1  della legge 15 marzo 1951, numero 191,  ha  istituito
  nel  porto di Messina un punto franco che 'comprende le aree  della
  zona falcata della superficie di circa metri quadrati 144.000';

   secondo   l'articolo  2  della  sopraccitata  legge   statale   la
  sussistenza delle condizioni per l'applicazione del regime di punto
  franco è riconosciuta con decreto del Ministro per le finanze;

   l'articolo 15 della medesima legge prevede l'adozione di 'apposito
  regolamento,  che  sarà approvato con decreto del Presidente  della
  Repubblica,  sentito  il Consiglio di Stato  ed  il  Consiglio  dei
  Ministri'  per  stabilire  'le  norme  di  coordinamento  e  quelle
  speciali  intese ad assicurare la tutela degli interessi fiscali  e
  valutari' nonché altre norme per il funzionamento;

   l'articolo  8 della predetta legge affida l'amministrazione  e  la
  gestione  del punto franco ad apposito ente tenuto: 'a) a mantenere
  in  buono stato la cinta doganale e ad eseguire tutte le opere  che
  fossero  richieste dall'Amministrazione finanziaria per  il  sicuro
  esercizio  della  vigilanza; b) a fornire  gratuitamente  i  locali
  necessari per gli uffici doganali e ferroviari per il personale  di
  vigilanza ed a provvedere alla ordinaria manutenzione di essi.';

   considerato che:

   non è mai stato emanato il decreto del Ministro per le finanze  di
  avvio  del regime di punto franco e che l'Amministrazione  statale,
  pertanto,  non  ha  ovviamente  provveduto  ad  istituire  un  ente
  incaricato della gestione;

   le  rilevanti modificazioni della normativa in materia doganale  e
  di  istituzione  dei punti franchi, registrata dal  1951  ad  oggi,
  impongono  di ritenere fortemente in dubbio la persistente  vigenza
  della legge n. 191 del 1951, da considerarsi 'tacitamente abrogata'
  ovvero  del  tutto  inapplicata secondo la posizione  espressa  dal
  Ministero delle finanze nella nota del 25 febbraio 1998, prot.  n.8
  , indirizzata all'Autorità portuale di Messina;

   nondimeno, la Regione siciliana, avvalendosi della propria potestà
  legislativa   esclusiva  in  materia  industriale,  ha   provveduto
  all'istituzione  di  un soggetto incaricato della  gestione  di  un
  punto  franco nel porto di Messina con decreto del Presidente della
  Regione  siciliana  10  novembre  1953,  n.270-A,  ente  di   fatto
  strumentale ma privo di effettivo mandato istituzionale;

   per  la  mancata  istituzione del punto  franco,  l'Ente  autonomo
  portuale  ha  di  fatto  giustificato il  suo  operato  negli  anni
  esclusivamente  con  l'attività  rivolta  al  comparto  industriale
  secondo le disposizioni contenute nel decreto istitutivo;

   ritenuto che:

   a  parte ogni considerazione sull'atto istitutivo (emanato  ad  un
  livello di governo non previsto né indicato nella legge del 1951) e
  sulle  funzioni attribuite può affermarsi con certezza  che  l'Ente
  autonomo  portuale  non  rientra, né è mai  rientrato,  nell'ambito
  dell'amministrazione   decentrata   diretta   o   indiretta   della
  navigazione  e, ben a ragione, il Ministero ne ignora  esistenza  e
  funzioni;

   l'amministrazione  della navigazione e del  demanio  marittimo  di
  Messina,   infatti,   è  stata  sempre  assicurata   dalla   locale
  Capitaneria  di porto e, per i profili di competenza,  dall'Azienda
  dei mezzi meccanici istituita con legge 9 ottobre '67, numero 961;

   successivamente la legge numero 84 del 1994 di riforma  dei  porti
  ha  trasformato l'Azienda dei mezzi meccanici in Autorità  portuale
  (articolo  6, comma 1) trasferendo a quest'ultima l'amministrazione
  dei  beni  demaniali  ed  i compiti in materia  di  gestione  delle
  attività portuali;

   in  data  8  febbraio  2008, a riprova  di  quanto  anzidetto,  il
  Ministro  dei trasporti pro tempore, professore Alessandro Bianchi,
  con nota indirizzata al Presidente della Regione così si esprimeva:
  'Al  di là delle motivazioni giuridico-istituzionali o tecniche che
  nell'arco  di 50 anni hanno impedito l'attuazione della  legge  191
  del  1951,  purché  il contributo ad oggi sia costruttivo,  ritengo
  indispensabile    affrontare     la     problematica, all'attualità
  non  mancando di evidenziare che il Ministero dell'Economia e delle
  Finanze competente in materia si è più volte espresso nel senso  di
  ritenere   la  legge  istitutiva  del  Punto  Franco   di   Messina
  incompatibile  con  il  codice  doganale  comunitario  di  cui   al
  regolamento  CEE  2913/92 con conseguente effetto abrogativo  della
  norma in contrasto.
   Sarebbe oggi impossibile dare attuazione alla legge 191/51  poiché
  la  legge  ha esattamente individuato i limiti del Punto Franco  in
  zona  Falcata,  area  interna  al  Porto  di  Messina,  che  poteva
  ritenersi idonea con riferimento ai traffici di allora ma che  allo
  stato  attuale non presenta più i requisiti necessari, né sotto  il
  profilo commerciale, né infrastrutturale.
   Non  meno  importanti ai fini dell'impedimento della realizzazione
  del Punto Franco dell'area Falcata sono i vincoli storico culturali
  cui  l'area  medesima è sottoposta ed i pesanti condizionamenti  di
  carattere ambientale.
   Anche  gli  enti locali interessati hanno acquisito  da  tempo  la
  consapevolezza della inattuabilità del Punto Franco in zona Falcata
  proponendone  l'effettiva realizzazione in zone costiere  limitrofe
  al Porto di Messina (Comune di San Filippo).
   Perciò  qualora  anche  si ritenesse ancora vigente  la  L.191/'51
  occorrerebbe  un'altra legge per modificare gli  ambiti  del  Punto
  Franco  con la conseguente applicazione delle procedure di modalità
  previste dalla vigente legislazione (oltre alla legge un successivo
  provvedimento dei Ministri competenti per individuare  le  aree  su
  proposta dell'Autorità Portuale istituita nello scalo marittimo)  e
  comunque  nel rispetto dei nuovi e particolari limiti  imposti  dal
  regolamento comunitario 2913/92.
   Alla  luce  della  predetta  considerazione,  non  sembra  che  la
  sopravvivenza di un organismo incaricato della gestione di un Punto
  Franco, ormai non realizzabile nei termini indicati dalla legge del
  1951, sia legittimamente supportata.';

   nella  seduta del 27 marzo 2008 il Comitato dell'Autorità portuale
  di  Messina ha adottato il piano regolatore dei porti di Messina  e
  Tremestieri secondo il quale, a larghe linee, la zona falcata viene
  rivista valorizzando la cantieristica, le valenze paesaggistiche  e
  ambientali,  eliminando  i  depositi  di  carburante,  degassifica,
  inceneritori ed ipotizzando la ridelimitazione dell'area della zona
  franca in quelle parti di territorio rese disponibili dai comuni di
  Pace del Mela e San Filippo;

   tra  i  componenti il Comitato, tra gli altri, erano  presenti  il
  Commissario  straordinario  del Comune di  Messina,  il  Presidente
  della Provincia regionale, il Presidente della Camera di commercio,
  i quali hanno espresso voto favorevole;

   rilevato che:

   in  linea  con quanto sopra, in data 11 settembre 2009, la  Giunta
  regionale  ha  assentito alla designazione, da parte dell'Assessore
  regionale  per  l'industria, dell'Avv.  Panepinto  Francesco  quale
  commissario liquidatore dell'Ente autonomo portuale di Messina  con
  urgenza ai sensi della l.r. n. 35 del 1976;

   in  data  30  ottobre  2009  la  designazione  è  stata  trasmessa
  all'Assemblea  regionale siciliana per il parere  di  competenza  e
  che, in tempi rapidissimi, il 10 novembre 2009, nella seduta n. 70,
  la  I   Commissione legislativa permanente dell'Assemblea regionale
  ha espresso parere favorevole sulla richiesta;

   lo stesso Assessore per l'industria, Marco Venturi, competente per
  materia,   così  giustificava  il  provvedimento  di   nomina   del
  commissario liquidatore: 'In un momento di forte crisi economica  e
  finanziaria  che  ha riflessi negativi nel mondo della  produzione,
  con piccole e medie imprese che stanno chiudendo mettendo a rischio
  migliaia  di  posti  di  lavoro,  il  Governo  Regionale  non   può
  permettersi  di sprecare denaro pubblico mantenendo in  piedi  enti
  improduttivi  utili solo alle clientele politiche.  La  Sicilia  ha
  bisogno  di  scelte  coraggiose, anche impopolari.  Questo  governo
  vuole  eliminare  gli sprechi definendo un progetto  strategico  di
  sviluppo  e  una  programmazione orientata  alla  crescita  e  alla
  competitività.';

   considerato che:

   con  un'  incomprensibile  inversione  di  rotta,  con  successivo
  provvedimento contrario ed opposto adottato nel mese di gennaio del
  2010, la Giunta regionale di Governo ha abbandonato la procedura di
  liquidazione  ed  ha  riavviato il mantenimento dell'Ente  autonomo
  porto di Messina con una gestione straordinaria;

   tale provvedimento, a prescindere dalla decisione del Consiglio di
  giustizia amministrativa per la Regione siciliana n. 91/10  del  25
  gennaio 2010, a mantenere l'Ente autonomo porto di Messina di fatto
  determina un impedimento alla riqualificazione avviata dalla stessa
  Regione, dal Comune di Messina e dall'Autorità portuale;

   considerata infine non ultima, l'approvazione ormai definitiva. da
  parte  del  Consiglio  superiore dei  lavori  pubblici,  del  piano
  regolatore del porto;

                  impegna il Presidente della Regione

   a  revocare con urgenza il provvedimento di nomina del Commissario
  straordinario dell'Ente autonomo porto di Messina;

   a   ripristinare  il  percorso  già  avviato  dall'Assessore   per
  l'industria  pro  tempore  e condiviso dall'intera  città  e  dalle
  istituzioni competenti, riavviando le procedure di scioglimento con
  l'emanazione  del  decreto  di nomina del  Commissario  liquidatore
  dell'Ente autonomo porto di Messina». (272)

   LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  come  sappiamo  ci  sono posizioni  differenziate  sulla
  vicende dell'Ente autonomo porto di Messina, che è stato oggetto di
  una  iniziativa per il suo scioglimento qualche mese fa. Iniziativa
  e  scioglimento che sono stati bloccati in attesa di  una  sentenza
  della  Corte d'Appello, rispetto a quella del TAR, che il Consiglio
  di Giustizia Amministrativa ha pronunziato qualche settimana fa.
   La   sospensione   e   lo  scioglimento,  peraltro,   sono   stati
  accompagnati, da parte del Governo della Regione, dall'avvio di una
  ispezione conoscitiva perché, di questa lunga vicenda, che dura  da
  una  cinquantina  di  anni circa, da quando si costituì  con  legge
  dello  Stato  appunto  il porto franco, si  avesse  una  conoscenza
  approfondita.
   Con atto del Presidente della Regione è stato incaricato l'Ufficio
  legislativo  e l'Ufficio Tecnico, o meglio l'ingegnere Martia,  che
  ha  competenze  tecniche in materia, perché  nell'arco  di  qualche
  giorno,  non  di  qualche anno, potessero dare al Presidente  della
  Regione e al Governo un quadro chiaro di come stanno le cose.  Devo
  dire  per  altro, ed è bene,  signor Presidente, che lo si  sappia,
  che,  in  merito alla vicenda sulla rivendicazione  delle  aree  di
  pertinenza dell'Ente Autonomo Porto di Messina - autorità  portuale
  che,  come  sapete, fa capo al Ministero infrastrutture -,  vicenda
  che  in primo grado si era conclusa con la famosa vertenza del  TAR
  con  la  quale  l'Ente  Autonomo Porto di Messina  soccombeva,  nel
  secondo  grado  invece il CGA si  è pronunciato in modo  favorevole
  all'Ente  Porto. E, pertanto, l'Ente si ritrova nuovamente titolare
  di queste aree e le  ha acquisite a sé.
   Ho  dato  notizia anche alla stampa delle ragioni per le  quali  è
  stata  assunta  questa  iniziativa,  attivando  questa  Commissione
  ispettiva  che darà a breve le risultanze del lavoro  svolto  e  in
  ordine  alle  quali  riferirò all'Assemblea. In attesa  di  questo,
  signor Presidente, mi pare utile e ragionevole, perché tutti si sia
  nelle condizione di conoscere al meglio come stanno le cose, che la
  trattazione di questo ordine del giorno venga rinviata, non  di  un
  anno, ma di tre, quattro o cinque giorni.
   Sarà  comunque  mia  premura sollecitare la  relazione  conclusiva
  dell'ispezione,  e  martedì  prossimo saremo  nelle  condizioni  di
  rendervi  la  relazione stessa in maniera tale che  insieme,  senza
  nessuna  posizione  pregiudiziale da  parte  del  Governo,  potremo
  assumere una decisione nell'interesse della Regione.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, le  precisazioni
  del Presidente mi possono anche far condividere il rinvio di questa
  discussione,  ma  devo  ricordare che, nell'ultima  riunione  della
  Giunta  cui  io ho partecipato, avevo invitato il presidente  della
  Regione  a  fare delle valutazioni prima di prendere una  decisione
  sull'argomento. Questo avvenne il 10, il 12 o il 15 dicembre  dello
  scorso anno.
   Io  ero  convinto che le precisazioni, signor Presidente,  lei  le
  avesse  già  avute, perché altrimenti, mi scusi, non comprendo  per
  quale  motivo  è  stata  fatta la nomina,  non  di  un  Commissario
  liquidatore, ma di un Commissario straordinario.
   Se effettivamente quanto lei dice rientra nella logica delle cose,
  allora,  il  Commissario straordinario che ha nominato deve  essere
  sospeso, diversamente ci prendiamo in giro. Pertanto, chiedo che si
  voti questo ordine del giorno.
   Se, invece, si sospende sia il Commissario straordinario - che  di
  fatto  rimette  in  vita un ente inutile, che purtroppo  provocherà
  solo  impedimento, come ha già fatto negli anni, di quelle  aree  -
  sia  il  Commissario liquidatore, possiamo rinviarne la trattazione
  ad altra data.
   Il  punto  franco di cui tutti parliamo non si è mai  attuato,  in
  quanto  andava creato con un decreto del Ministero, che non  è  mai
  stato  fatto. La Regione ha creato un ente differente che in questi
  anni non si è mai capito cosa dovesse fare.
   Ebbene,  a  questo punto, non essendo mai stato avviato  il  punto
  franco,  è  ovvio  che l'Ente Porto va sciolto  perché  sarebbe  un
  impedimento  a  tutto  ciò che paradossalmente  la  Regione  stessa
  potrebbe  fare, nella competenza che ha nel comitato  dell'autorità
  portuale,  dove  ha approvato il piano regolatore  del  Porto  che,
  certamente,  in  quell'area,  tutto prevede  tranne  che  mantenere
  contenitori  di benzina, inceneritori, tutte opere  che  non  hanno
  niente  a  che  vedere con lo sviluppo che la città  vuole  per  il
  futuro.  E, peraltro, in quell'area ci sono - e l'onorevole  Leanza
  lo  sa  - progetti fatti dal CEDAC, il Centro d'arte contemporanea,
  si  pensa  al  recupero della cittadella e a tutto  un  insieme  di
  interventi  che  anche il sindaco di Messina conosce,  e  che  oggi
  mettiamo  in discussione per un Ente che tutto ha fatto  in  questi
  anni, tranne che far crescere quell'area.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA.  Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  onorevoli colleghi, l'argomento è troppo importante per non  essere
  affrontato qui, stasera, in maniera compiuta.
   L'ordine  del  giorno  numero 272 ha  trovato  largo  consenso  in
  quest'Aula,  e lei è perfettamente al corrente della posizione  che
  la città ha assunto, recentemente, nei confronti di questa querelle
  che  -  lo  ricordo  - il Consiglio di Giustizia Amministrativa  ha
  definito,  sospendendo  il giudizio, in ragione  di  un  vizio  che
  esiste  all'interno  di questo percorso e che  riguarda  la  stessa
  perimetrazione  delle aree, che non è perfettamente  definita.  Nel
  1951  infatti, cinquantanove anni fa, gli enti locali - e  cioè  il
  comune  di  Messina  in  misura del  40  per  cento,  la  provincia
  regionale di Messina (allora soltanto provincia di Messina) conferì
  parimenti il 40 per cento, la Camera di Commercio il 20 per cento -
  chiarirono la finalità ma non perfettamente le delimitazioni  delle
  aree.
   Questo,  ovviamente, ha comportato problemi nel corso degli  anni.
  Non siamo riusciti, nonostante i tentativi che tutti quanti abbiamo
  fatto  da diversi punti di osservazione, dall'allora Ministro delle
  finanze  prima,  al  Ministro dell'economia  dopo,  attraverso  gli
  uffici della Prefettura, attraverso gli uffici della Presidenza del
  Senato,  della Camera, di venire a capo di una situazione  che  era
  certamente difficile.
   Sta  succedendo  in  questo  particolare  momento  che  l'Autorità
  portuale,  anche utilizzando i poteri che il sottoscritto  ha  come
  Commissario straordinario, ha posto in essere alcuni interventi  di
  riqualificazione e di bonifica, non solo degli assi viari, ma anche
  dell'affaccio al mare, che se dovesse succedere che non  si  revoca
  l'Ente autonomo portuale, andrebbero immediatamente vanificati  con
  un gravame sulla città che è sicuramente insopportabile.
   A  me sembra che l'intervento del Presidente della Regione sia  un
  intervento finalizzato ad affrontare compiutamente il problema e  a
  risolverlo, perché sono convinto che lei, signor Presidente, questo
  problema   lo  voglia  risolvere,  atteso  che  è  necessaria   una
  concertazione  con le Autonomie locali, che in questa  ultima  fase
  non  c'è  stata  per  i  tempi stretti dopo che  è  intervenuta  la
  sentenza.
   Ed  è  chiaro che un segnale da parte del Governo deve esserci,  e
  soprattutto  un  segnale  da  parte del  Governatore  che,  dandoci
  contezza   del   proprio  interessamento  e  avendo  necessità   di
  approfondire,  tuttavia, non può misconoscere che  in  questa  fase
  storica  si ha bisogno di interventi tempestivi, e che la  mancanza
  di  questi  ultimi  comporterebbe quel  danno  al  quale  ho  fatto
  riferimento. E vi è di più: comporterebbe anche la possibilità,  in
  questa   fase,  di  ulteriori  fatti  speculativi  che  si   stanno
  profilando all'orizzonte.
   Ha  letto,  certamente, in questi giorni ciò  che  ha  scritto  il
  nostro quotidiano di Messina, la Gazzetta del Sud. Ha aperto  quasi
  ogni   giorno  la  pagina  di  cronaca  su  questo  argomento   per
  testimoniare  insieme  alle  televisioni  locali  quanto  alta  sia
  l'attenzione  nei confronti di questo problema. Allora,  se  questo
  segnale  arriva, e penso che certamente arriverà, noi dobbiamo  far
  prevalere il buon senso e la collaborazione che ci deve essere  tra
  le istituzioni a vario livello.
   Pertanto,  sono favorevole ad un rinvio di qualche giorno,  attesa
  la  sua  disponibilità, in ragione di una querelle che ci  portiamo
  avanti  da  decenni  e che ha portato alla città  soltanto  guasti,
  difficoltà  e  impossibilità di intervento in settori  e  in  punti
  nevralgici.
   Questo   è  quello  che  dobbiamo  portare  avanti  con  forza   e
  d'altronde,  qualche giorno fa, abbiamo ottenuto  nel  Palazzo  del
  Municipio  un incontro con la delegazione regionale e da  lì,  come
  certamente  lei  sa,  signor Presidente, è  venuta  la  spinta  dal
  Sindaco  della  città  di  proporre ulteriori  approfondimenti  per
  chiarire  quel problema così grande e gravoso, avendo tutti  quanti
  concordato  -  con il solo distinguo dell'onorevole  Picciolo,  che
  tuttavia  si è mostrato favorevole a che la questione si risolva  -
  sulla possibilità che la città abbia il proprio punto franco.
   Ed  è  chiaro che questo è un problema che attiene a tutti  quanti
  noi,  e che se è possibile facciamo nostro; è un mandato a riferire
  che  ho ricevuto come Sindaco e pertanto, come tale,  riferisco  al
  presidente della Regione siciliana che la deputazione dei messinesi
  è orientata a chiedere  lo scioglimento dell'Ente autonomo portuale
  di Messina.

   DE LUCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Presidente
  della  Regione,  mi  permetto, approfittando di questo  ordine  del
  giorno,  di  affrontare una questione un po'  più  generale.  E  la
  voglio  porre nei confronti del Governo regionale, che rispetto  ad
  alcuni  provvedimenti  sta  dando l'impressione  di  sostituire  il
  centralismo  statale con un neoregionalismo di  sturziana  memoria.
  Allora  se  ne  parlò  tanto quando si parlava  di  vera  autonomia
  locale.
   Non  è  pensabile  affrontare in questo  modo  un  argomento  così
  delicato,  considerato che mesi fa abbiamo  avuto  un  elemento  in
  piena  contraddizione,  e  cioè  un provvedimento  di  scioglimento
  dell'Ente  porto  di  Messina;  poi  la  Giunta  ha  pensato  bene,
  probabilmente per le motivazioni che sono state spiegate, di  farlo
  rivivere. Ma voglio evidenziare che c'è un aspetto grave che io non
  condivido  in  entrambi i provvedimenti. Non possiamo continuare  a
  calpestare  quelle  che  sono  comunque  le  autonomie   locali   e
  funzionali,  che  non  sono  state  interessate.  E  la  cosa   che
  soprattutto  ha  colpito noi messinesi  è stata  quella  di  essere
  stati  messi alla gogna rispetto ad un ente pletorico (il Consiglio
  di  amministrazione conta ventimila componenti), e di essere  stati
  usati  come  slogan  anche  nelle  pagine  nazionali,  derisi   per
  l'ennesima volta. E questo accadeva soltanto tre mesi fa.
   Oggi,   a   distanza  di  tre  mesi,  abbiamo  assistito   ad   un
  provvedimento che ha dato l'effetto contrario, però con motivazioni
  di  cui la Giunta, che ha pensato all'improvviso scioglimento,  non
  ha tenuto conto.
   Io  comprendo che il Governo regionale possa avere una visione più
  complessiva  rispetto a quella particolare di ognuno di  noi  nelle
  rispettive province, ma è anche vero che il rispetto dell'autonomia
  significa anche discutere preventivamente con gli Enti interessati.
  E questo non è stato fatto né nel primo caso né nel secondo caso.
   Al  di là del merito, signor Presidente, rispetto a questa vicenda
  non  ho  condiviso  il metodo e non lo condivido  anche  per  altri
  provvedimenti che vengono annunciati nei corridoi e che  riguardano
  e  coinvolgono gli enti locali. Il Governo deve, da questo punto di
  vista,  fare  una  scelta di campo, deve decidere se  governare  in
  solitudine  rispetto  a  quelle  che  sono  le  prerogative   delle
  autonomie  locali, oppure avviare una sana concertazione  e  quindi
  motivare  preventivamente e discutere con gli enti  coinvolti.  Nel
  caso specifico, noi non contestiamo la revoca del provvedimento  di
  scioglimento, anzi, siamo convinti che quel provvedimento  è  stato
  un   grande  errore,  ma  è  stato  un  grande  errore  l'atto   di
  scioglimento fatto semplicemente per acquisire un ulteriore spazio,
  un ulteriore slogan sui giornali.
   Noi messinesi questo non l'abbiamo gradito, soprattutto perché,  a
  distanza di pochi mesi, in piena contraddizione con quegli  annunci
  sui  giornali,  abbiamo assistito, appunto,  alla  revoca  di  quel
  provvedimento. E, allora, credo che il sindaco Buzzanca abbia detto
  chiaramente  che noi vogliamo discutere in quanto la  zona  Falcata
  rappresenta per Messina una zona strategica, particolare  e  non  è
  tale  solo per Messina, lo è per l'intera Sicilia. Pertanto,  credo
  che  lei,  signor Presidente, se c'è oggi una soluzione,  abbia  il
  dovere  di  concertare  con i soggetti interessati  il  destino  di
  quella zona, andando fino in fondo anche sulla vera validità di  un
  punto franco che non è stato comunque realizzato in sessant'anni.
   Certamente, dopo cinquant'anni, di scelte scellerate a Messina  ne
  abbiamo  subite;  il cuore della città è stato preso  e  utilizzato
  come pattumiera. Non  possiamo consentire che si continui a giocare
  con la parte più delicata della nostra città.
   Signor  Presidente, io non mi sento di sottoscrivere questo ordine
  del  giorno;  non è un problema riferito soltanto alla revoca della
  revoca,  ma da messinese, e anche da fautore convinto del  rispetto
  delle  autonomie  locali e funzionali, la invito  a  rivedere  o  a
  chiarire  definitivamente la posizione del  Governo,  non  soltanto
  rispetto  all'eventualità della realizzazione del punto franco,  ma
  affinché si mantengano gli impegni che già il Governo Cuffaro aveva
  assunto  con  la città di Messina rispetto alla zona  Falcata,  che
  deve  essere riqualificata e, quindi, trasferita, o nella zona  del
  Mela, o in altre zone dove ci sono le condizioni per sviluppare  il
  punto franco.

   PICCIOLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PICCIOLO.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   onorevole
  Presidente  della  Regione, il problema che  viene  affrontato  con
  l'ordine  del giorno numero 272 è stato già da me attenzionato  nel
  2008 con una interrogazione parlamentare seppure di senso opposto.
   Come  ha  detto bene il sindaco Buzzanca nell'ultima riunione  che
  abbiamo fatto presso il suo ufficio proprio qualche giorno  fa,  ho
  manifestato  la mia posizione di dissenso rispetto al provvedimento
  di   scioglimento  dell'Ente  porto  perchè  questo  Ente  è  stato
  istituito nel lontano 1951 con una legge dello Stato per  il  punto
  franco nella città di Messina.
   Ovviamente, l'Ente porto rappresentato in questi anni,   sia  pure
  con  le lacune, con le difficoltà di gestione, con i conflitti  che
  lo hanno animato negli anni, è stato l'unico baluardo per mantenere
  la  difesa  di  quelle aree su cui la Regione ha investito  ben  41
  miliardi  di  lire  circa nel corso degli anni, comprendendo  anche
  immobili  di  pregio all'interno dell'area portuale, che  di  fatto
  sarebbero  stati  annessi, in assenza di resistenza  nei  confronti
  dell'autority,  dall'autorità portuale con un grave  depauperamento
  per l'erario regionale.
   Da   un  calcolo  rapido  fatto  in  conseguenza  della  sentenza,
  l'autority dovrà restituire alla Regione circa 40 milioni  di  euro
  di  canoni riscossi per conto della Regione medesima, in  virtù  di
  atti  di  sottomissione che erano stati firmati tra l'Ente porto  e
  l'autorità portuale in attesa di definizione della proprietà  delle
  aree.
   Allora,  fermo  restando, come ha detto bene il  sindaco,  che  la
  vocazione di quell'area non può essere quella della declassifico  o
  del  bunkeraggio, è pur vero che a Messina abbiamo  il  più  grande
  bacino  di  carenaggio  delle  navi del  Mediterraneo.  Sulle  aree
  dell'Ente porto abbiamo i cantieri Rodriguez che oggi sono  oggetto
  di discussione per il tentativo - da parte del dottore Colannino  -
  di disimpegnarsi dalle aree dello Stretto, e questo potrebbe essere
  un  altro pretesto. Abbiamo la difesa del patrimonio regionale, che
  comunque non è patrimonio che andrebbe al Comune o alla Provincia o
  alla Camera di commercio, soci fondatori, ma secondo l'articolo 23,
  in  caso  di  scioglimento dell'ente porto,  andrebbe  all'autorità
  portuale.
   Quindi,    sono   somme   che   la   Regione   potrà    introitare
  dall'acquisizione di queste aree. Ritengo, pertanto, legittimamente
  che il Presidente e la Giunta abbiano in questo momento sospeso  un
  frettoloso  provvedimento di scioglimento, fatto in  prima  battuta
  sui    rumors    di   trasmissioni   televisive;    mi    riferisco
  specificatamente  a   Porta a Porta  dove si  è   parlato  di  enti
  pletorici, e in realtà l'Ente porto con quattordici  consiglieri di
  amministrazione e un solo dipendente era un ente pletorico. Adesso,
  però,    la   Giunta   ha  di  fatto  azzerato  il   Consiglio   di
  amministrazione nominando un commissario che, da notizie di stampa,
  ha  dichiarato  di svolgere il proprio incarico a titolo  gratuito,
  quindi  senza alcuna retribuzione, a costo zero per la Regione,  in
  cambio della possibilità di risolvere un contenzioso che può vedere
  introitare  da parte della Regione cifre iperboliche  che  possono,
  anzi  debbono  dalla Regione stessa essere reinvestite  nelle  aree
  della Falce, che devono essere riqualificate, bonificate, destinate
  ad  altra  fruizione per ciò che riguarda i settori  inquinanti  e,
  certamente,  possono essere utilizzate per il recupero  della  zona
  dell'inceneritore  - che nulla ha a che vedere  con  l'Ente  porto,
  perché l'inceneritore è su terreni comunali -, per il recupero  del
  campo  Rom,  che deriva dal degrado di quell'area della  quale  per
  anni  l'autorità portuale si è disinteressata infischiandosene  dei
  problemi e creando soltanto conflitti con l'Ente porto.
   E in ultimo, signor Presidente, voglio denunciare un'incongruenza.
  La  Regione si è costituita contro l'Ente porto in primo  grado  in
  merito  a  quello  che  dice lo statuto. Quindi  la  Regione  si  è
  costituita a fianco dell'autority  e in danno di un proprio ente.
   Veramente  qua  parliamo di paradossi e quindi la riflessione  che
  lei  deve  fare  è sulla vera vocazione di questa  città.  La  vera
  vocazione di quell'area, senza dimenticare la tutela del patrimonio
  della Regione e dei cittadini messinesi.

   PANARELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho sottoscritto
  quest'ordine del giorno, ma considero utile accettare  la  proposta
  del  Presidente  della  Regione  di rinviare  la  discussione  alla
  prossima  settimana perché la mia firma a quell'ordine  del  giorno
  mira  a  fare  in modo che da questa vicenda ci se ne esca  con  un
  indirizzo  chiaro, che solleciti - come è giusto, tenuto conto  che
  stiamo parlando di patrimonio pubblico - una collaborazione tra  le
  diverse istituzioni a partire dalla Regione.
   Penso  di  potere  proprio  dire questo perché,  a  differenza  di
  qualche  altro collega che ha sottoscritto il documento,  io  nelle
  precedenti  legislature  ho sollevato il  tema  dello  scioglimento
  dell'ente  autonomo portuale di Messina e non mi pare  che  ci  sia
  stato  da  parte  di colleghi - che oggi sono molto  aggressivi  su
  questo tema - un impegno in questa direzione.
   Ritengo  però,  come ricordava il sindaco Buzzanca,  che  dobbiamo
  guardare  innanzitutto e prima di tutto all'interesse  della  città
  (che  coincide, deve necessariamente coincidere con  gli  interessi
  del  Governo della Regione, che credo ha tutto l'interesse  che  la
  città  di  Messina  abbia  una prospettiva  di  sviluppo  nell'area
  portuale  compatibile con i problemi ambientali che ci  sono  nella
  nostra realtà). E cioè bisogna andare in quella direzione. E vorrei
  dire  ai  colleghi  di non appassionarci troppo  al  fatto  che  la
  Regione  ha  la titolarità su di esso piuttosto che  lo  Stato,  il
  Comune, la Provincia e vorrei  ricordare a noi stessi che si tratta
  di patrimonio pubblico.
   Personalmente  aggiungerei una norma che preclude  la  possibilità
  agli  enti  pubblici  di  attivare un contenzioso  con  altri  enti
  pubblici se non hanno l'autorizzazione della loro fonte di  nomina.
  Uno  dei  danni che si determinano costantemente nell'azione  della
  pubblica amministrazione - e, quindi, il discredito che la pubblica
  amministrazione  ha  poi  nei  confronti  dei  cittadini  -  è   un
  permanente   contenzioso   tra  enti  pubblici,   contenziosi   che
  ingrassano i professionisti che ovviamente fanno il loro mestiere e
  che rimandano a coloro che invece dovrebbero operare nell'interesse
  pubblico.
   Credo  che  nella città di Messina ci sia la consapevolezza  della
  necessità di utilizzare produttivamente l'area portuale e  di  fare
  in  modo  che  il Governo regionale attuale faccia quello  che  non
  hanno   fatto   i   precedenti  governi,  anche   in   termini   di
  riqualificazione  della zona dell'area Falcata, cioè  affrontare  e
  risolvere  questi  temi nell'interesse di Messina e  nell'interesse
  della Regione siciliana.

   GIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GIANNI.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  solo  per   un
  chiarimento.  L'onorevole  De  Luca  -  del  quale  ho   apprezzato
  l'intervento autonomista - ha avuto qualche imprecisione. Così come
  anche  l'onorevole Picciolo. Nessuna fretta c'è stata nell'azzerare
  l'Ente porto da parte del Governo precedente, e precisamente da  me
  che  ero l'assessore al ramo. Certamente non è stato né il Cabibbo,
  né   Porta a Porta  che mi hanno indotto all'azione, né tanto  meno
  l'intervento  forte  del presidente di Confindustria  siciliano  Lo
  Bello,  né  di  tutti gli altri che sono intervenuti per  eliminare
  questo  Ente porto che aspettava da ben cinquantanove anni  che  il
  Punto franco entrasse in funzione.
   Cinquantanove anni  Il fatto  è che nel frattempo era venuta fuori
  una  legge che istituiva le autorità portuali. Quindi, nulla contro
  l'Ente  porto o il punto franco, ci mancherebbe altro  Era soltanto
  una  questione di risparmio, di risparmio vero. Non per  i  tredici
  dipendenti  che costavano 300 milioni l'anno, i tredici consiglieri
  di amministrazione e un dipendente, tra l'altro andato in pensione,
  ma un risparmio che potesse impedire non solo ai giornali italiani,
  ma  anche  a  quelli  esteri, da Le Monde a  tutti  gli  altri,  di
  continuare a dire che questa Regione è brava a sperperare.
   Quindi,  nulla contro il Presidente, il Commissario, i consiglieri
  di  amministrazione. Cinquantanove anni ancorché questa  Regione  è
  conosciuta  in tutto il mondo per i ritardi nel fare  le  cose  che
  deve fare, ma cinquantanove anni sono troppi per tutti. Allora, non
  una  fretta  o  un'azione frettolosa, ma la  consapevolezza  che  è
  opportuno  eliminare qualcosa che non funzionava e riportare  tutto
  nell'alveo dell'autorità portuale, che è il nuovo ente che ha mille
  possibilità di potere inglobare, così come fece la legge nazionale,
  tutto quello che prevede la stessa legge.
   Quindi,  onorevole  Presidente, ribadisco che  l'azione  svolta  -
  signor  Presidente dell'Assemblea, mi rivolgo a  lei  perché  possa
  sentirmi  anche il Presidente della Regione -, che quell'intervento
  fatto  insieme al Presidente della Regione Lombardo, con  il  quale
  io  ho  concordato ogni atto che ho fatto, l'ho fatto  dopo  averne
  parlato, dopo aver chiarito.
   E  il  Presidente Lombardo è stato d'accordo ad eliminare un  ente
  inutile e così come è stato concordato, così è stato eseguito.

   CORONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORONA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei intervenire
  su  questo  argomento ricordando a questo Parlamento della  Regione
  che  in  questi  cinquantasette anni si è andati  avanti  nominando
  consigli di amministrazione, nominando commissari per realizzare il
  punto franco a Messina.
   Dal  punto di vista personale, come cultura politica, ritengo  che
  non si debba neanche chiudere una società di fatto tra persone, che
  abbia  uno  scopo  sociale, se c'è solo una  speranza  per  poterne
  realizzare l'obiettivo.
   Credo, onorevole Gianni, che non è mai troppo tardi, anche se sono
  passati  ormai  cinquantanove  anni da  quando  questa  Regione  ha
  stabilito  di  realizzare a Messina un Ente porto finalizzato  alla
  costruzione di un punto franco nella zona Falcata, se questo  sogno
  dopo  cinquantasette anni può essere possibile.  Se  c'è  una  sola
  speranza noi abbiamo il dovere di perseguire l'obiettivo.
   Certamente  dopo  cinquantasette anni non  possiamo  che  rivedere
  quella intuizione, quella proposta contenuta in una legge nazionale
  che nel 1951pensava di realizzare a Messina il punto franco.
   Non  voglio  difendere qui una causa persa,  né  voglio  difendere
  qualcuno  che pensa di potere speculare, più o meno legittimamente,
  all'interno  dell'area  della zona Falcata.  Ritengo  che  la  zona
  Falcata  è  destinata, come area strategica, a qualcosa di  diverso
  rispetto   alla   realizzazione  del  Punto  franco.   Lì   bisogna
  intervenire per valorizzare quell'area sotto il profilo culturale e
  anche  turistico. Dobbiamo cercare di costruire anche,  se  c'è  la
  possibilità,  porticcioli turistici che  portano  flussi  di  tanti
  visitatori. Possiamo dare questa vocazione a quella zona del  porto
  della  città  di Messina. Possiamo sognare anche di  realizzare  un
  casinò che guardi al futuro ponte sullo Stretto e che possa dare la
  possibilità  ai  flussi  turistici, che vengono  anche  per  vedere
  questa  bellissima opera che speriamo il Governo  Berlusconi  possa
  realizzare al più presto e dare anche ai messinesi dopo tanti  anni
  la realizzazione di un sogno.
   Siamo  persone  riflessive, siamo anche armati di buona  pazienza.
  Personalmente, non è che non condivido le impostazioni dei colleghi
  che  la pensano diversamente da quanto io ho detto, ma apprezzo che
  un  Governo della Regione possa anche, con senso di responsabilità,
  fare un'inversione a U rispetto ad un provvedimento.
   Non  sono  intervenuto quando la Regione ha sciolto l'Ente  Porto,
  non ho preso nessuna iniziativa, ma se un Governo decide sulla base
  di  una  legge nazionale del dicembre del 2009 che ristabilisce  la
  validità   della  legge  del  1951  e  anche  sulla  base   di   un
  provvedimento del Consiglio di Giustizia amministrativa di rivedere
  le   proprie   posizioni,  io  non  posso  che  apprezzare   questa
  intuizione,  fermo restando che l'Ente Porto di Messina  domani  si
  potrà  chiamare  anche   Ente  per la  realizzazione  di  un  Punto
  franco ,  che  dovrà essere certamente allocato  in  una  posizione
  diversa, nella zona tirrenica, nella zona di San Filippo del  Mela,
  dove  ci  sono  aree  disponibili e dove è  possibile  disinquinare
  rispetto alle industrie che provocano anche morti nelle nostre zone
  per effetto dell'inquinamento di quel sistema industriale.
   Dobbiamo  pensare  di valorizzare il porto di Messina  come  fatto
  turistico  e  dobbiamo riappropriarci di quel patrimonio  che  oggi
  l'Ente  Porto ha, senza darlo in gestione allo Stato che in  questi
  cinquantasette anni non è riuscito, assieme alla Regione siciliana,
  a   stabilire   alcunché  in  una  conferenza   tenutasi   per   la
  realizzazione del Punto franco.
   Pertanto, se c'è una sola possibilità, la voglio difendere  perché
  so  che il Punto franco crea sviluppo, crea occupazione e favorisce
  anche l'economia del nostro territorio.
   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, è un  momento  in
  cui,  come abbiamo potuto constatare dal dibattito che si  è  avuto
  questo  pomeriggio sulla crisi della nostra economia, la Sicilia  è
  veramente  bersagliata  da una serie di accadimenti  e  accanimenti
  sull'occupazione.
   Io  ritengo che dobbiamo fare in modo che la tegola Ente Porto non
  si  accanisca sull'immagine della Sicilia e io ritengo,  Presidente
  Lombardo,  che lei non abbia nessun bisogno, nessuna  necessità  di
  avere  questa  tegola dal momento che ha dichiarato,  come  ha  più
  volte fatto, che dobbiamo in qualche modo rimediare ai problemi  di
  carattere  finanziario  che affliggono la nostra  Regione.  Ritengo
  inopportuno   offrire  questa  immagine  al  resto  d'Italia,   con
  trasmissioni  come  Report  o  altre  trasmissioni  televisive   e,
  prendendo  spunto da questa querelle che ha dell'assurdo  e  sa  di
  vicenda  kafkiana,  penso  che sarebbe interesse  del  Governo  non
  intrupparsi in quest'altra tegola.
   E  allora, ho colto di buon grado la proposta che lei aveva  fatto
  di  sospendere  per qualche giorno questo dibattito  in  attesa  di
  avere  le idee chiare su come comportarsi; alcune cose sono  emerse
  in tutta chiarezza dal dibattito di questa sera. E,  oltre al fatto
  di  essere  obsolete, la previsione del punto  franco  e  la  legge
  istitutiva  del 1951 sono diventate irrealizzabili   E  allora  ben
  venga un approfondimento per vedere se possiamo realizzare qualcosa
  in  qualche  altro  posto,  ma pensare di  mantenere  in  vita  dei
  cadaveri,  perché  di  questo si tratta,  cadaveri  industriali  ed
  amministrativi,  è  fare  un  torto  a  lei  ed  alla  sua   azione
  riformatrice,  onorevole  Presidente  E  lei,  certamente,  non  ha
  bisogno  di  questo, perché perderebbe di credibilità per  ciò  che
  dice e potrebbe essere smentito in qualsiasi momento.
   Perderebbe di credibilità nell'azione riformatrice nel momento  in
  cui avvengono cose di questo tipo
   L'arte  di  governare  è spesso l'arte del  possibile.  Quasi  mai
  diventa l'arte dell'impossibile, di arrampicarsi sulla soluzione di
  un  problema che non è risolvibile. Se qualche deputato ha a  cuore
  le  sorti  di un ente, piuttosto che di un altro, ma cosa  sono  le
  sorti di un ente a fronte delle sorti di una intera città che si  è
  rivoltata contro questa decisione?
   Una  decisione  che  ritiene  assurda,  incomprensibile,  che  non
  ritiene  più  realizzabile   Che  ritiene,  a  giusto  titolo,  che
  finalmente  Messina, con l'avvio dei programmi di  sviluppo,  potrà
  riappropriarsi della zona Falcata.
   Se, poi, c'è un modo, signor Presidente Lombardo, di riprendere la
  possibilità, dopo cinquantasette o cinquantanove anni, di dare vita
  in  qualche  maniera al  punto franco , seppure non  certamente  in
  quella  zona,  non saremo noi ad opporci, anzi la solleciteremo  ed
  avrà il nostro appoggio.
   Ma  non manteniamo in vita cadaveri che cozzano con la realtà, con
  la  storia, con la tradizione, con le aspirazioni e con  le  voglie
  della città

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Lombardo, presidente
  della Regione.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  non siamo molto tempestivi, me ne rendo conto  oggi.  Il
  provvedimento  relativo  alla  nomina  di  un  commissario,   della
  permanenza in funzione di un commissario, del ripristino in vita di
  una  gestione commissariale, per mesi tre, del famoso ente autonomo
  Porto di Messina, addirittura, risale al 29 dicembre 2009, delibera
  di Giunta numero 605. Oggi è il 10 febbraio 2010, sono trascorsi la
  bellezza di quaranta giorni e, ci accorgiamo stasera, perché ci  si
  chiede ciò, che non si insedia, che dopo quaranta giorni non  si  è
  insediato.
   Aderisco,  quindi, appieno, alla proposta, invito o richiesta  che
  non   si  insedi  fino  quando  gli  ispettori  non  abbiano  fatto
  chiarezza.
   Questo,  ritengo,  ci  consente, non tanto di  prender  tempo  per
  questa   o   per   quell'altra  ragione  più  o   meno   recondita,
  contraddittoria o conflittuale, a  maggior ragione,  con  interessi
  del  territorio  o  degli  enti territoriali,  ma  ci  consente  di
  conoscere meglio, a me per primo, tutta la storia di questo ente.
   A  noi  Governo  regionale  gli  interessi  pubblici,  quelli  dei
  cittadini, ci ispirano e non ci fanno entrare in conflitto con  gli
  interessi  degli  enti locali nel momento in  cui  assumiamo  delle
  decisioni.
   Vi  rendo  conto, comunque, come è giusto che sia, della decisione
  che ho proposto al Governo.
     Perché  di  punto  in  bianco  il  ripristino  di  una  gestione
  commissariale?
   E perché il 29 dicembre 2009, alla vigilia del capodanno?
   Per   due  ragioni  che  non  conoscevamo.  Quando,  unanimemente,
  parlammo  della liquidazione di questo ente, sentimmo, per  carità,
  ed  è  quello che la gran parte di noi sa, nozioni, notizie  su  un
  ente  istituito sessant'anni fa circa con legge del 1951, che aveva
  un dipendente e quindici consiglieri di amministrazione, e sentimmo
  che  in  fondo  non aveva raggiunto i suoi obiettivi. Pertanto,  ci
  parve opportuno procedere allo scioglimento di quell'ente.
   Come mai il 29 dicembre questo cambio di rotta?
   Per  due  fatti  che  il  Governo, ed  io  personalmente,  avevamo
  appreso;  fatti che non violano le scelte, le opzioni o i  progetti
  di nessun ente locale né del Comune di Messina, né della Provincia,
  né di altri.
   I   due   fatti  erano  i  seguenti  (e  credo  vadano  presi   in
  considerazione  e  annotati da parte dei signori  deputati,  signor
  Presidente).
   Il   primo  di  dicembre  -   cioè  ventotto  giorni  prima  -  il
  legislatore nazionale non aveva inserito tra le norme da cancellare
  con  provvedimenti di delegificazione,  tra quelle  antecedenti  al
  1970,  la  legge del 1951 istitutiva di questo Ente Autonomo  porto
  franco  di  Messina.  Il legislatore nazionale aveva  ritenuto  che
  quella  non fosse una legge da cancellare esplicitamente, ritenendo
  che sia la legge che l'ente porto potessero svolgere una funzione.
   Poi  però,  abbiamo appreso anche, e questo non lo  sapevamo,  che
  rispetto l'autorità portuale -  che è una autorità istituita  certo
  successivamente  (non  so se è stato nel  90  o  nell'88),  il  cui
  vertice è di nomina del Ministro delle infrastrutture, acquisito un
  parere  da  parte del Presidente della Regione, ma che fa  capo  al
  Governo   nazionale  -  l'autorità  portuale,   ripeto,    si   era
  determinata  a  introitare i terreni, le aree e i beni  e  tutti  i
  diritti dell'ente autonomo porto di Messina.
   Rispetto  a questa determinazione dell'autorità portuale  statale,
  che cosa succede?
   Intanto,  che la Regione presso il TAR, o forse presso  il  CGA  o
  addirittura,  ma  non vorrei sbagliarmi, saremo più  precisi  nella
  relazione  che sicuramente leggeremo redatta dai nostri  ispettori,
  non  si  costituisce  a  difendersi e  viene  difesa  dalla  stessa
  Avvocatura  dello Stato, che difende contestualmente la controparte
  e  cioè  l'autorità portuale. Senonché, a fronte,  ecco  perché  ci
  determiniamo il 29 gennaio a fermare il processo, a fronte  di  una
  sentenza  del  TAR  favorevole  alla  determinazione  dell'autorità
  portuale  che avrebbe assunto nelle sue proprietà tutto quello  che
  era di pertinenza dell'ente regionale autonomo porto di Messina, il
  TAR accetta le ragioni dell'autorità portuale statale e respinge il
  ricorso dell'ente regionale porto di Messina.
   Senonché l'ente, più o meno per inerzia, fa ricorso al CGA. Il  29
  di  dicembre  eravamo in attesa di sentenza da parte  del  CGA  sul
  ricorso  che  l'ente autonomo aveva fatto avverso la  sentenza  del
  TAR,  perché, le sue prerogative, i diritti derivanti  dalla  legge
  del  1951, le proprietà, un bacino di carenaggio costato alle casse
  della  Regione  qualcosa  come  41  miliardi,  restassero  di   sua
  pertinenza  per  cautela  e  per  prudenza  e  nell'interesse   del
  patrimonio regionale.
   Pertanto, abbiamo mantenuto in vita l'ente con la nomina  per  tre
  mesi di un commissario.
   Io credo che voi apprezzerete, per la opportunità di quella scelta
  e  di quella determinazione, quanto il Governo ha fatto dal momento
  che  il  25  gennaio  2010  il CGA ha dato ragione  all'Ente  Porto
  dicendo  che  la  pretesa  e il decreto che  era,  ovviamente,  del
  ministro delle infrastrutture cui fa capo l'autorità portuale,  per
  assumere a sé, ai suoi poteri, alle sue proprietà, tutto quello che
  era  della Regione, è stato cassato e sono state accolte le ragioni
  contenute nel ricorso dell'ente autonomo Porto di Messina.
   Discorso  diverso  è quello che, in questi cinquanta  anni,  si  è
  fatto  a  Trieste,  perché da noi non c'è stata  nessuna  azione  a
  difesa  degli  interessi  della Regione del  porto  franco  che  ha
  potenzialità  strepitose. Infatti, ha un pontile al quale  le  navi
  potrebbero  attraccare e fare riserva di carburante, riversando  le
  tasse  e le accise nelle tasche della Regione; ma questo non  si  è
  fatto. Si è fatto per Trieste.
   Diverso è il discorso sul risanamento dell'area.
   Diverso  è  il  discorso su tante altre cose; sulle  comprensibili
  rivendicazioni, ad esempio, di una società, stavolta  non  pubblica
  che  si  chiama  COMECAN, che è la compagnia  mediterranea  per  la
  cantieristica   e  l'ambiente  che  si  prefigge   di   valorizzare
  quell'area. Per carità, da prendere in considerazione  Ma in questo
  caso,  dal  momento che il bene e le sue prerogative restano  della
  Regione, eventualmente, la vendita di quell'area e il trasferimento
  di  cui parla, opportunamente, l'onorevole Corona del punto franco,
  dei  serbatoi, eccetera, in altra aerea, li vende la Regione e  non
  l'autorità  portuale  ed eventualmente a caro, salatissimo  prezzo,
  per  evitare che, invece, lì ogni ipotesi diversa possa  andare  in
  porto a scapito della Regione stessa.
   Vi ringrazio.
   Credo che la relazione che acquisiremo ci consentirà di avere  una
  visione più completa su questa delicatissima vicenda. Ringrazio Dio
  che mi sono trovato quasi per caso qua. Era opportuno, chiaramente,
  che  su questo argomento si facessero gli approfondimenti necessari
  e qualche giorno di tempo ci consentirà di acquisirli.

   PRESIDENTE.   Onorevole   Presidente   della   Regione,   desidero
  puntualizzare  che lei non è mai qui per caso. La  sua  presenza  è
  sempre opportuna ed utile.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Se  è  così  come  ha detto il  Presidente,  chiedo  di
  accantonare l'ordine del giorno.

   PRESIDENTE.  L'ordine del giorno è momentaneamente  accantonato  e
  rinviato ad una prossima seduta.

       Riprende la discussione del disegno di legge numero 467/A

   PRESIDENTE. Prima di passare al voto finale, comunico che è  stato
  presentato  l'emendamento A1, che è un emendamento aggiuntivo  alla
  legge  numero  467/A, a firma del Governo e di tutti  i  capigruppo
  parlamentari. Ne do lettura:

                   «Articolo...Norma interpretativa

   1. Per effetto del combinato disposto dall'articolo 36, comma 1  e
  comma  2,  della  legge  regionale 6 agosto  2009,  n.  9,  tra  le
  assunzioni  a  tempo  indeterminato agevolate  rientrano  anche  le
  trasformazioni a tempo indeterminato pieno o parziale dei contratti
  di  lavoro  previsti dall'articolo 36, comma 2, purché  riguardanti
  lavoratori  appartenenti  alle categorie di  cui  all'articolo  36,
  comma 1».

   Lo pongo in votazione.
   Chi è favorevole rimanga seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Onorevoli  colleghi, ovviamente, la votazione  che  abbiamo  testé
  effettuato,   onorevole  Leanza,  onorevole  Cracolici,   onorevole
  Leontini,  non può costituire un precedente. E'successo perché  c'è
  la  concordia  di  tutta  l'Aula e il  titolo  dell'articolo  verrà
  definito in sede di coordinamento.


   Presidenza del presidente Cascio


      Votazione finale per scrutinio palese nominale del disegno
     di legge numero 467/A «Misure per il reinserimento lavorativo
      dei lavoratori che hanno superato i cinquanta anni di età»

   PRESIDENTE.  Si  passa alla votazione finale per scrutinio  palese
  nominale  del  disegno  di  legge  numero  467/A  «Misure  per   il
  reinserimento  lavorativo  dei  lavoratori  che  hanno  superato  i
  cinquanta anni di età».
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano  sì: Ammatuna, Arena, Bonomo, Bosco, Bufardeci,  Buzzanca,
  Calanducci, Campagna, Caputo, Caronia, Cascio Salvatore, Colianni,
  Cordaro,  Corona,  Cracolici, Cristaudo, D'Agostino,  D'Asero,  De
  Luca, Di Benedetto, Di Mauro, Falcone, Faraone, Federico, Ferrara,
  Fiorenza,  Formica, Gianni, Greco, Gucciardi, Incardona,  Laccoto,
  Leanza   Nicola,  Lentini,  Leontini,  Limoli,  Lombardo,   Maira,
  Mancuso,  Marinello,  Marinese,  Marrocco,  Marziano,  Mattarella,
  Minardo,  Musotto, Nicotra, Oddo, Panarello, Panepinto,  Picciolo,
  Pogliese,  Ragusa, Raia, Rinaldi, Romano, Ruggirello,   Scammacca,
  Scilla, Torregrossa, Vinciullo.

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti           62
   Votanti                    61
   Maggioranza                31
   Favorevoli         61

                         (L'Assemblea approva)

   L'onorevole Currenti era presente ed ha votato a favore.


   Presidenza del presidente Cascio


      Seguito della discussione del disegno di legge «Disciplina
                 dell'agriturismo in Sicilia» (337/A)

   PRESIDENTE.  Si  procede  con  il seguito  della  discussione  del
  disegno  di  legge  numero  337/A «Disciplina  dell'agriturismo  in
  Sicilia»,  posto  al  numero 3) del secondo punto  dell'ordine  del
  giorno.
   Invito  i componenti la III Commissione a prendere posto al  banco
  delle Commissioni.
   Ricordo  che  nella  seduta numero 138 del 9 febbraio  2010  erano
  stati accantonati gli articolo 5, 6, 7 e 8.
   Si  riprende  l'esame dell'articolo 5 e relativi  emendamenti,  in
  precedenza accantonato.
   L'emendamento 5.3 era stato ritirato.
   Gli emendamenti 3.4 e 5.1 erano già stati approvati.
   Rimane soltanto l'emendamento 5.2 del Governo.

   BUFARDECI,  assessore  per le risorse agricole  e  alimentari.  Lo
  ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo in votazione l'articolo 5, così come emendato.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  riprende  l'esame dell'articolo 6 e relativi  emendamenti,  in
  precedenza accantonato.
   L'emendamento 6.2 è stato approvato ieri.
   L'emendamento  3.4  b  è  un  emendamento  tecnico  che  è   stato
  approvato.
   Rimane  l'emendamento  6.1  bis al quale  è  stato  presentato  il
  subemendamento 6.3.1.
   Ne do lettura:

   «Emendamento 6.3.1:
   L'emendamento 6.3 è sostituito dal seguente:
    Per  l'esercizio dell'attività agrituristica la comunicazione  di
  inizio di attività di cui all'articolo 14 della legge regionale  26
  marzo  2002,  n.  6  da  presentare al  Comune  è  corredata  dalla
  documentazione  individuata con il decreto di cui all'articolo  13,
  comma 1 .»;

   «Emendamento 6.1 bis:
      Al comma 4 dopo le parole  delle foreste  aggiungere le parole
   l'autorizzazione relativa a .

   Pongo   in   votazione  l'emendamento  6.3.1.  Il   parere   della
  Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 6.1 bis, così come emendato.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'articolo 6. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  riprende  l'esame dell'articolo 7 e relativi  emendamenti,  in
  precedenza accantonato.
   L'emendamento  3.4  è  un  emendamento tecnico  che  è  stato  già
  approvato.
   Comunico  che sono stati presentati gli emendamenti 7.3 e  7.4,  a
  firma dell'onorevole Caputo.
   Do lettura dell'emendamento 7.3:

   «Il comma 1 è soppresso».

   Il parere del Governo sull'emendamento 7.3?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   L'emendamento 7.4 è precluso.
   Si passa all'emendamento 7.1, a firma dell'onorevole Caputo.
   Ne do lettura:

   «Al  comma  3  sostituire le parole  si applica  con  continua  ad
  applicarsi ».

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 7 nel  testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  riprende  l'esame dell'articolo 8 e relativi  emendamenti,  in
  precedenza accantonato.
   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dal Governo: 8.2 e 8.3;
   - dalla Commissione: 8.4.

   Do   lettura   dell'emendamento   8.4,   interamente   sostitutivo
  dell'articolo 8:
   «L'articolo 8 è così sostituito:
    L'Assessorato  regionale  delle  risorse  agricole  e  alimentari
  regolamenterà con il decreto di cui al comma 1 dell'articolo 13 gli
  obblighi      derivanti     dallo     svolgimento     dell'attività
  agrituristica. ».

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   A questo punto gli altri emendamenti sono preclusi.
   Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:

                              «Articolo 9
                     Periodi di apertura e tariffe

   1.  L'attività  agrituristica non può essere  svolta  per  periodi
  inferiori a novanta giorni, nel corso dell'anno solare. L'operatore
  agrituristico  comunica  al  comune  e  all'Assessorato   regionale
  dell'agricoltura e delle foreste, entro il 31 ottobre di ogni anno,
  il  calendario di apertura e le tariffe, riferite a periodi di alta
  e  di  bassa  stagione,  che  si impegna  a  praticare  per  l'anno
  seguente.

   2.  Per  esigenze legate alla conduzione dell'azienda  agricola  è
  consentito,  previa comunicazione al comune, sospendere  l'attività
  per  periodi  non  superiori a quindici giorni  continuativi  fermo
  restando il rispetto del periodo minimo di apertura annuale».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dagli onorevoli Corona, Leontini e Torregrossa: 9.1;
   - dal Governo: 3.4, 9.2;
   - dalla Commissione: 9.3.

   Si inizia  dall'emendamento 9.1. Ne do lettura:
   «Emendamento 9.1:
   Al comma 1 sostituire la parola  novanta  con  centottanta ».

   CORONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORONA. Questo emendamento è coerente con quello approvato al 6.2,
  quindi  va  approvato e non può essere ritirato.  Ribadisce  quanto
  detto nel 6.2.

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione l'emendamento 9.1. Il  parere  del
  Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 9.2, del Governo. Ne do lettura:

   «Emendamento 9.2:
   Al  comma  1  sopprimere da  l'attività agrituristica ..   fino  a
   anno solare ».

   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 9.3. Ne do lettura:

   «Emendamento 9.3:
   Al  comma  2, dopo le parole  apertura annuale , sono aggiunte  le
  parole  di cui all'articolo 6 ».

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 3.4, che è un emendamento tecnico. Ne do
   lettura:

   «Emendamento 3.4:

   Al comma 1 sostituire le parole  Assessorato regionale
   dell'agricoltura e delle foreste  con  Assessorato regionale
   delle risorse agricole e alimentari ».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 9 nel  testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 10. Ne do lettura:
                             «Articolo 10
               Riserva di denominazione, classificazione

   1.  L'uso della denominazione agriturismo', agrituristico'  e  dei
  termini   attributivi  derivati,  in  ogni  forma  di   promozione,
  pubblicità  e  comunicazione al pubblico è riservato  alle  aziende
  agricole che esercitano attività agrituristica.

   2.  Al  fine di qualificare l'offerta agrituristica, l'Assessorato
  regionale dell'agricoltura e delle foreste determina un sistema  di
  classificazione  delle  aziende  agrituristiche,  incentrato  sulla
  valorizzazione  delle produzioni aziendali, del  patrimonio  rurale
  regionale e delle peculiarità ambientali, paesaggistiche e  storico
  culturali  di ciascun territorio. Il medesimo Assessorato determina
  altresì le specifiche caratteristiche della targa identificativa di
  cui all'articolo 8, comma 1, lettera b).

   3. Nelle more dell'adozione del sistema di classificazione, di cui
  al   comma   2,  da  adottare  in  coerenza  con  quanto   previsto
  dall'articolo  9,  comma 2, della legge 20 febbraio  2006,  n.  96,
  continua  ad  applicarsi il vigente sistema di  classificazione  in
  spighe', nonché la relativa tabellazione».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dal Governo: 3.4,
   - dalla Commissione: 10.1, 10.2.

   Ne do lettura:
   «Emendamento 3.4:
   Al   comma   2   sostituire   le  parole   Assessorato   regionale
  dell'agricoltura e delle foreste  con  Assessorato regionale  delle
  risorse agricole e alimentari .

   «Emendamento 10.1:

   Il comma 2 è così sostituito:

    Al  fine  di  qualificare  l'offerta agrituristica  l'assessorato
  regionale  delle risorse agricole e alimentari con decreto  di  cui
  all'art. 13, comma 1, determina il sistema di classificazione delle
  aziende agrituristiche ».

   «Emendamento 10.2:

   Il comma 3 è così sostituito:

   Nelle more dell'emanazione del decreto di cui al comma 3 continua
  ad  applicarsi  il  vigente sistema di classificazione  nonché  la
  relativa tabellazione ».

   L'emendamento  3.4,  è  un  emendamento  tecnico.  Lo   pongo   in
  votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 10.1. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 10.2. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 10 nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 11. Ne do lettura:

                             «Articolo 11
           Elenchi delle aziende agrituristiche e didattiche

   1.  L'Assessorato regionale dell'agricoltura e foreste redige, con
  cadenza  annuale,  l'elenco regionale delle  aziende  agricole  che
  esercitano  attività  agrituristiche. Con le  medesime  modalità  è
  predisposto l'elenco regionale delle aziende e fattorie  didattiche
  accreditate.  Gli elenchi sono pubblicati nella Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana».

   Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento 3.4  che
  è tecnico. Ne do lettura:

   «Emendamento 3.4:
   Sostituire  le  parole  Assessorato regionale  dell'agricoltura  e
  delle foreste  con  Assessorato regionale delle risorse agricole  e
  alimentari ».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 11 nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 12. Ne do lettura:

                             «Articolo 12
                 Trasformazione e vendita dei prodotti

   1.  Alla trasformazione e alla vendita dei prodotti si applica  la
  disposizione  di cui all'articolo 10 della legge 20 febbraio  2006,
  n. 96».

   All'articolo 12 non sono stati presentati emendamenti. Lo pongo in
  votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 13. Ne do lettura:

                             «Articolo 13
                 Disposizioni applicative e competenze

   1. Con decreto dell'Assessorato regionale dell'agricoltura e delle
  foreste  sono  emanate le disposizioni applicative  della  presente
  legge, ad esclusione delle materie disciplinate dall'articolo  5  e
  dal comma 5.

   2.    Al    Dipartimento    regionale    interventi    strutturali
  dell'Assessorato  regionale dell'agricoltura  e  delle  foreste,  è
  attribuita  la  competenza per l'attuazione della  presente  legge,
  salvo  quanto  previsto  dal Titolo IV  in  materia  di  vigilanza,
  controlli e sanzioni.

   3.  Al  Dipartimento di cui al comma 2 è attribuita,  altresì,  la
  competenza in materia di concessione di aiuti pubblici alle aziende
  agrituristiche,  in applicazione di piani e programmi  di  sviluppo
  rurale   cofinanziati  dall'Unione  europea,  comprese  le   azioni
  promozionali  delle attività agrituristiche. Le azioni promozionali
  sono  riservate  alle  aziende agrituristiche classificate  e  alle
  aziende   e  fattorie  didattiche  accreditate.  Ulteriori   azioni
  promozionali per il settore agrituristico possono essere realizzate
  dall'Assessorato regionale del turismo, delle comunicazioni  e  dei
  trasporti.  Le  azioni promozionali di cui al presente  comma  sono
  sottoposte   alle   funzioni  di  coordinamento  disciplinate   con
  deliberazione della Giunta regionale.

   4.  La  competenza  territoriale  dei  comuni,  in  rapporto  alle
  funzioni  previste dalla presente legge, è individuata  sulla  base
  della  localizzazione  del centro aziendale  in  cui  è  effettuata
  l'attività agrituristica.

   5.   Il   Dipartimento  regionale  della  pesca  emana  specifiche
  disposizioni applicative, nel rispetto della presente  legge  e  in
  conformità a quanto previsto dalla legge 20 febbraio 2006, n. 96».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dalla Commissione: 13.1, 13.3 e 13.4;
   - dal Governo: 3.4, 13.2.

   Si procede con l'emendamento 3.4, che è tecnico. Ne do lettura:

   «Emendamento 3.4:

   Ai commi 1 e 2 sostituire le parole  Assessorato regionale
   dell'agricoltura e delle foreste  con  Assessorato regionale
   delle risorse agricole e alimentari  e le parole  Dipartimento
   regionale Interventi strutturali  con  Dipartimento regionale
   degli interventi strutturali per l'agricoltura .

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 13.1. Ne do lettura:

   «Emendamento 13.1:
   Al  comma  1  sostituire  le parole  Con decreto  dell'Assessorato
  regionale  dell'agricoltura e delle foreste  con  Con  decreto  del
  Presidente  della Regione su proposta dell'Assessore regionale  per
  le risorse agricole e alimentari ».

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 13.2. Ne do lettura:

   «Emendamento 13.2:

   Al  comma  5  sostituire le parole  Dipartimento regionale  della
   pesca   con   Dipartimento  regionale  degli  interventi  per  la
   pesca ».

   L'emendamento  13.2,  è  tecnico. Lo pongo  in  votazione.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa all'emendamento 13.3, a firma della Commissione.  Ne  do
  lettura:

   «Emendamento 13.3:
   Il comma 3 è soppresso»

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 13.4. Ne do lettura:

   «Emendamento 13.4:
    L'Assessorato  regionale del turismo, delle comunicazioni  e  dei
  trasporti  e  l'Assessorato regionale per  le  risorse  agricole  e
  alimentari   possono,  nell'ambito  delle  rispettive   competenze,
  attivare azioni promozionali per il settore dell'agriturismo .

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 13 nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 14. Ne do lettura:

                             «Articolo 14
             Programma agrituristico. Sviluppo del settore

   1.  La Giunta regionale, su proposta dell'Assessore regionale  per
  l'agricoltura  e  le foreste, e previo parere obbligatorio  ma  non
  vincolante del Comitato tecnico regionale per l'agriturismo, di cui
  all'articolo 15, approva il programma regionale agrituristico.

   2.  Il programma ha validità triennale, è aggiornabile annualmente
  e definisce in particolare:

   a)  le  linee di sviluppo del settore, tenendo conto delle diverse
  vocazioni territoriali;

   b)  i  criteri  di priorità delle iniziative private da  ammettere
  all'aiuto   pubblico,   anche  in  relazione   alle   aree   rurali
  potenzialmente vocate per l'attività agrituristica;

   c)  le  azioni  di  sostegno all'agriturismo,  quali  attività  di
  promozione,   studio,   ricerca,   sperimentazione   e   formazione
  professionale;

   d) l'individuazione delle risorse finanziarie.

   3.  Nelle  more dell'approvazione del programma, resta  valido  il
  programma  regionale agrituristico approvato ai sensi dell'articolo
  19 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 25.

   4.   L'Assessorato  regionale  dell'agricoltura  e  delle  foreste
  sostiene, a valere sulle risorse finanziarie esistenti, lo sviluppo
  dell'agriturismo  attraverso  attività  di  studio,   di   ricerca,
  sperimentazione, formazione professionale e promozione.

   5.   L'Assessorato  regionale  dell'agricoltura  e  delle  foreste
  sostiene,  a valere sulle risorse finanziarie esistenti, l'acquisto
  e l'allevamento di cavalli da sella e l'allestimento delle relative
  attrezzature  di ricovero e di esercizio, nell'ambito dell'attività
  delle aziende agrituristiche».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
   -dal Governo:

   «Emendamento 3.4:

   Ai  commi 1, 4 e 5 sostituire le parole  Assessore regionale  per
   l'agricoltura  e  le  foreste" con  Assessore  regionale  per  le
   risorse agricole e alimentari  e le parole  Assessorato regionale
   dell'agricoltura  e  delle  foreste  con   Assessorato  regionale
   delle risorse agricole e alimentari ».

   -dalla Commissione:

   «Emendamento 14.1:

   Il  comma 1 è così sostituito:  1. L'assessore regionale  per  le
   risorse  agricole e alimentari propone, sentite le organizzazioni
   agrituristiche   maggiormente   rappresentative,   il   programma
   regionale  agrituristico  di durata triennale  da  approvare  con
   delibera della Giunta regionale. Con decreto da emanarsi ai sensi
   dell'articolo 13, comma 1, sono individuate le finalità del piano
   medesimo, in coerenza con le disposizioni di cui all'articolo  11
   della legge 20 febbraio 2006, n. 96. ».

   «Emendamento 14.2:

   Il comma 2 è soppresso».

   «Emendamento 14.3:

   I commi 4 e 5 sono soppressi».

   L'emendamento  3.4  è  tecnico.  Lo  pongo  in  votazione.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento  14.1, a firma  della  Commissione.  Il
  parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento  14.2, a firma  della  Commissione.  Il
  parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa  all'emendamento  14.3, a firma  della  Commissione.  Il
  parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 14 nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 15. Ne do lettura:
                             «Articolo 15
             Comitato tecnico regionale per l'agriturismo

   1. E' istituito, presso l'Assessorato regionale dell'agricoltura e
  delle foreste, senza oneri aggiuntivi per il bilancio regionale, il
  Comitato tecnico regionale per l'agriturismo.

   2.  Il  Comitato  tecnico è costituito con decreto  dell'Assessore
  regionale per l'agricoltura e le foreste ed è composto da:

   a)  l'Assessore  regionale per l'agricoltura e le  foreste  o  suo
  delegato, che lo presiede;

   b)  il  dirigente generale del Dipartimento interventi strutturali
  dell'Assessorato regionale dell'agricoltura e delle foreste  o  suo
  delegato;

   c)  i  dirigenti responsabili del servizio e dell'unità operativa,
  competenti  in  materia di agriturismo, dell'Assessorato  regionale
  dell'agricoltura e delle foreste;

   d)  un  rappresentante designato dall'Assessore regionale  per  il
  turismo, le comunicazioni e i trasporti;

   e)  un  rappresentante designato dall'Assessore regionale  per  il
  territorio e l'ambiente;

   f)  un  rappresentante designato dall'Assessore regionale  per  la
  sanità;

   g) un rappresentante designato dall'Assessore regionale per i beni
  culturali, ambientali e per la pubblica istruzione;

   h)    un    rappresentante   per   ognuna   delle   organizzazioni
  agrituristiche, maggiormente rappresentative a livello regionale;

   i) due rappresentanti designati dall'ANCI Sicilia.

   3. Sono compiti del Comitato tecnico:

   a)  esprimere indirizzi di natura tecnico-economica sui criteri di
  calcolo per la valutazione per la prevalenza dell'attività agricola
  di cui all'articolo 4, comma 2;

   b)  esprimere parere sul programma regionale agrituristico di  cui
  all'articolo  14,  proponendo eventuali modifiche e/o  integrazioni
  allo stesso, e sul decreto di cui al comma 10 dell'articolo 5;

   c)  formulare  proposte in merito all'applicazione della  presente
  legge;

   d)  effettuare una funzione di monitoraggio con l'acquisizione, la
  gestione  e  la diffusione delle informazioni relative  al  settore
  agrituristico regionale.

   4.  Per  i  componenti  del  Comitato tecnico  non  sono  previsti
  compensi di alcun genere, né rimborsi spese a qualunque titolo».

   Comunico  che all'articolo 15 è stato presentato, da  parte  della
  Commissione, un emendamento interamente soppressivo. Ne do lettura:

   «Emendamento 15.2
   L'articolo 15 è soppresso.»

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 16. Ne do lettura:

                             «Articolo 16
             Vincoli di destinazione e revoca dei benefici

   1.  Gli  immobili, le strutture e le attrezzature fisse  destinate
  alle  attività agrituristiche, oggetto di contributi pubblici,  non
  possono  essere  distolti dalla loro destinazione  per  dieci  anni
  dalla  data dell'accertamento finale di esecuzione delle opere.  Il
  vincolo  è  indicato nel provvedimento di concessione e  trascritto
  presso la Conservatoria dei registri immobiliari.

   2.  Costituisce inosservanza del vincolo di destinazione anche  la
  trasformazione dell'attività agrituristica in un'attività turistico-
  ricettiva,  compresa quella di turismo rurale,  nonché  la  mancata
  comunicazione di inizio attività o l'assenza dei requisiti  per  la
  stessa  previsti,  entro sei mesi dall'accertamento  finale,  fatte
  salve  le  cause  di forza maggiore debitamente documentate,  fermo
  restando quanto previsto dall'articolo 20.

   3. La violazione dell'obbligo di destinazione comporta la revoca e
  la  restituzione dei contributi percepiti, secondo le  disposizioni
  che  regolano  il  regime  di aiuti interessato.  La  revoca  e  la
  restituzione  dei  contributi si applicano, inoltre,  nei  casi  di
  divieto  di esercizio totale delle attività agrituristiche  di  cui
  all'articolo  19, comma 3, nonché di revoca totale del  certificato
  di abilitazione nei casi previsti dall'articolo 19, comma 4.

   4.  Il  mancato inizio dell'attività, entro novanta  giorni  dalla
  data  della  notifica  dei  limiti e delle  modalità  di  esercizio
  dell'attività  di  cui  al  comma  4  dell'articolo   6,   comporta
  l'applicazione delle disposizioni di cui al comma 3, fatte salve le
  cause di forza maggiore debitamente documentate».

   Comunico  che  è stato presentato dalla Commissione  l'emendamento
  16.1. Ne do lettura:

   «Emendamento 16.1:

   I commi 2, 3 e 4 sono soppressi».

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 16 nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 17. Ne do lettura:

                             «Articolo 17
                         Vigilanza e controllo

   1.  La  vigilanza  e il controllo sull'osservanza  della  presente
  legge   sono   esercitate  dai  comuni,  dalle  aziende   sanitarie
  provinciali  territorialmente  competenti  nonché  dall'Assessorato
  regionale  dell'agricoltura  e delle foreste,  in  conformità  alle
  condizioni   considerate  per  il  rilascio  del   certificato   di
  abilitazione di cui all'articolo 7.

   2. Al Corpo forestale regionale competono i seguenti compiti:

   a)  controllo  in loco, a campione, dei requisiti  aziendali,  con
  particolare  riferimento all'effettivo utilizzo delle  superfici  e
  alla prevalenza dell'attività agricola;

   b)  verifica  del  rispetto dei limiti e  dei  parametri  previsti
  dall'articolo  4,  nonché  della riserva di  denominazione  di  cui
  all'articolo 10, comma 1;

   c)  controllo  del  rispetto dei vincoli di destinazione  previsti
  all'articolo 16;

   d)  verifica del rispetto degli obblighi di cui agli articoli 8  e
  9.

   3.  Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente
  legge, il Dipartimento regionale delle foreste provvede a definire,
  di    concerto   con   il   Dipartimento   interventi   strutturali
  dell'Assessorato  regionale dell'agricoltura e  delle  foreste,  un
  piano  annuale  dei  controlli da effettuare, contenente  anche  la
  modulazione  delle sanzioni di cui all'articolo 19. La  modulazione
  tiene   conto   di   eventuali   irregolarità   nell'utilizzo    di
  finanziamenti  pubblici.  Il  piano  è  aggiornato   e   realizzato
  annualmente. La modulazione delle sanzioni è trasmessa  ai  comuni,
  che sono tenuti ad osservarla nell'attività di controllo.

   4.  I  comuni  redigono, entro il 31 gennaio  di  ogni  anno,  una
  relazione  sui  controlli  effettuati  nell'anno  precedente  ed  i
  relativi    esiti,   da   trasmettere   all'Assessorato   regionale
  dell'agricoltura e delle foreste».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   -dal Governo: 17.1 e 3.4.

   Do lettura dell'emendamento 17.1:
   «Sostituire l'articolo 17 con il seguente:

                              Articolo 17

                         Vigilanza e controllo

    l.  La  vigilanza e il controllo sull'osservanza della  presente
  legge  sono  esercitate  dai  comuni, anche  su  segnalazione  del
  Dipartimento  di cui al comma 2, con particolare riferimento  alla
  verifica   del  rispetto  dei  limiti  e  dei  parametri  previsti
  dall'articolo  4,  nonché della riserva di  denominazione  di  cui
  all'articolo  10,  comma  1.  Il  Dipartimento  Regionale  per  le
  attività   sanitarie  dell'Assessorato  Regionale   della   Salute
  effettua  i controlli di competenza in materia d'igiene, sicurezza
  alimentare e ambienti di lavoro.

  2.  Al  Dipartimento  Regionale degli Interventi  Strutturali  per
  l'Agricoltura dell'Assessorato regionale delle Risorse Agricole  e
  Alimentari, sono attribuiti i seguenti compiti:

  a)  controllo  in loco, a campione, dei requisiti  aziendali,  con
  particolare  riferimento al mantenimento delle condizioni  per  il
  rilascio del certificato di abilitazione di cui all'articolo 7;

  b)  controllo  del  rispetto dei vincoli di destinazione  previsti
  all'articolo 16;

  c)  verifica del rispetto degli obblighi di cui agli articoli 8  e
  9.

  3.  Entro centottanta giorni dall'entrata in vigore della presente
  legge, il Dipartimento Regionale degli Interventi Strutturali  per
  l'Agricoltura dell'Assessorato regionale delle Risorse Agricole  e
  Alimentari  provvede a definire un piano annuale dei controlli  da
  effettuare, contenente anche la modulazione delle sanzioni di  cui
  all'articolo   19.  La  modulazione  tiene  conto   di   eventuali
  irregolarità nell'utilizzo di finanziamenti pubblici. Il  piano  è
  aggiornato e realizzato annualmente. La modulazione delle sanzioni
  è trasmessa ai comuni, che sono tenuti ad osservarla nell'attività
  di controllo.

  4.  I  comuni  redigono, entro il 31 gennaio  di  ogni  anno,  una
  relazione  sui  controlli  effettuati nell'anno  precedente  ed  i
  relativi  esiti,  da trasmettere all'Assessorato  regionale  delle
  Risorse Agricole e Alimentari. »

   Do lettura dell'emendamento 3.4:
   «Ai commi 1 e 2 sostituire le parole  Assessorato regionale
   dell'agricoltura e delle foreste  con  Assessorato regionale
   delle risorse agricole e alimentari  e le parole  Dipartimento
   regionale Interventi strutturali  con  Dipartimento regionale
   degli interventi strutturali per l'agricoltura ».

   Si    passa    all'emendamento   17.1,   interamente   sostitutivo
   dell'articolo.   Lo   pongo  in  votazione.    Il   parere   della
   Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.
                            (E' approvato)

   L'emendamento 3.4 è pertanto assorbito.

   Si passa all'articolo 18. Ne do lettura:

                             «Articolo 18
                  Sanzioni amministrative pecuniarie

   1.   L'imprenditore  agricolo  che  esercita,   anche   in   forma
  occasionale,   le   attività   agrituristiche   in    assenza    di
  autorizzazione rilasciata in base alla precedente normativa o della
  comunicazione d'inizio attività di cui all'articolo 6,  è  soggetto
  al  pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 2.000,00
  a 4.000,00 euro. Il Comune dispone la chiusura dell'esercizio.

   2.  In  caso  di violazione delle disposizioni di cui all'articolo
  10,  comma  1, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria  da
  2.000,00  a  6.000,00  euro. Al trasgressore  è  fatto  obbligo  di
  pubblicare a proprie spese, su un quotidiano a diffusione regionale
  e   nazionale,   l'avviso  di  avere  utilizzato  la  denominazione
  agrituristica senza averne titolo.

   3.  L'operatore agrituristico autorizzato in base alla  precedente
  normativa o al quale siano stati notificati i limiti e le  modalità
  di  esercizio  dell'attività ai sensi dell'articolo 6,  è  soggetto
  alla  sanzione amministrativa pecuniaria da 250,00 a 5.000,00  euro
  nei seguenti casi:

   a)  mancato  rispetto  dei  limiti  e  delle  modalità  prescritti
  dall'articolo  4, nonché di quelli contenuti nell'autorizzazione  o
  nella notifica di cui all'articolo 6, comma 4;

   b) violazione degli obblighi di cui agli articoli 8 e 9.

   4.  Le  sanzioni di cui al presente articolo sono raddoppiate,  in
  caso  di  reiterazione  delle  stesse  inosservanze  da  parte  del
  medesimo soggetto, nei tre anni successivi alla prima violazione

   5.  Le  somme derivanti dalle sanzioni di cui al presente articolo
  sono  versate  all'erario  comunale,  qualora  la  violazione   sia
  accertata  dagli  organi  di vigilanza  dei  comuni.  Nei  casi  di
  accertamenti  operati  dal  Corpo  forestale  regionale,  le  somme
  derivanti  dalle  sanzioni sono versate in  apposito  capitolo  del
  bilancio regionale.

   6.   Sono   fatte  salve  le  sanzioni  previste  dalla  normativa
  comunitaria, statale e regionale vigenti».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dal Governo: 18.2 e 18.1.
   - dalla Commissione: 18.3.

   Do lettura dell'emendamento 18.3:
   «All'articolo 18, comma 1, sostituire gli importi  da  2.000,00  a
  4.000,00  con  da 5.000,00 a 10.000,00 euro ;
   All'articolo  18, comma 2, sostituire gli importi  da  2.000,00  a
  6.000,00  con  da 4.000,00 a 8.000,00 euro ;
   All'articolo  18,  comma 3, sostituire gli importi   da  250,00  a
  5.000,00  con  da 1.000,00 a 10.000,00 euro ».

   Do lettura dell'emendamento 18.2:
   «Il  primo  capoverso  e  la lettera a)  del  comma  3  sono  così
  sostituiti:
    3.  L'operatore  agrituristico in possesso dell'autorizzazione  o
  della comunicazione di inizio attività ai sensi dell'articolo 6,  o
  in  base  alla  precedente  normativa,  è  soggetto  alla  sanzione
  amministrativa  pecuniaria da 250,00 a 5.000,00 euro  nei  seguenti
  casi:
   a)  mancato  rispetto  dei  limiti  e  delle  modalità  prescritti
  dall'articolo 4, nonché di quelli contenuti nell'autorizzazione  di
  cui all'articolo 6, comma 4; ».

   Do lettura dell'emendamento 18.1:
   «Sostituire il comma 5 con il seguente:

    5.  Le somme derivanti dalle sanzioni di cui al presente articolo
  sono  versate  all'erario  comunale,  qualora  la  violazione   sia
  accertata  dagli organi di vigilanza dei comuni. Negli altri  casi,
  le somme derivanti dalle sanzioni sono versate in apposito capitolo
  del bilancio regionale. ».

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e  alimentari .
  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI,  assessore  per  le  risorse  agricole  e   alimentari.
  L'emendamento 18.3 assorbe anche il 18.2, sostituisce  gli  importi
  della  sanzione  da 250 a 5 milioni. Il 18.3 sostituisce  anche  le
  sanzioni emendate con il 18.2.

   PRESIDENTE.  Lo  pongo  in  votazione.   Il  parere  del   Governo
  sull'emendamento 18.3?

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e  alimentari .
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'emendamento 18.2,  come  emendato.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo   in   votazione  l'emendamento  18.1.   Il   parere   della
  Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 18 nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 19. Ne do lettura:

                             «Articolo 19
       Sospensioni, revoche e divieto di esercizio dell'attività

   1.  Qualora  sia accertata la violazione di uno o più obblighi  di
  cui  agli articoli 8 e 9, oltre alla sanzione pecuniaria, il comune
  dispone la sospensione dell'attività per un periodo da due a trenta
  giorni.  In  caso di reiterazione delle violazioni, è  disposta  la
  sospensione  dell'attività  per un periodo  da  quindici  a  trenta
  giorni.

   2.  L'esercizio delle attività può, altresì, essere sospeso per il
  tempo  necessario  a  consentire  gli  adeguamenti  strutturali   e
  organizzativi  previsti  dalla normativa  igienico-sanitaria  o  di
  sicurezza, o da altre disposizioni di legge.

   3.  Il  Comune, fatte salve le cause di forza maggiore debitamente
  documentate,   adotta   provvedimenti  di  divieto   di   esercizio
  temporaneo  o  definitivo ovvero parziale o totale  delle  attività
  agrituristiche,    qualora    sia   accertato    che    l'operatore
  agrituristico:

   a)  non abbia intrapreso l'attività entro un anno dalla data della
  notifica dei limiti e delle modalità di esercizio dell'attività  di
  cui  al comma 4 dell'articolo 6 ovvero abbia sospeso l'attività  da
  almeno un anno;

   b)  abbia perso uno o più dei requisiti soggettivi previsti  dalla
  legge per l'esercizio dell'attività agrituristica;

   c)  sia  incorso,  durante l'anno solare, in più provvedimenti  di
  sospensione  di  cui  al comma 1 per un totale  di  oltre  sessanta
  giorni;

   d)  non  abbia  rispettato  i  vincoli  di  destinazione  previsti
  dall'articolo 16.

   4.  Il certificato di abilitazione di cui all'articolo 7, comma 1,
  è  revocato temporaneamente o definitivamente ovvero parzialmente o
  totalmente nei seguenti casi:

   a)  venir meno dei presupposti in base ai quali lo stesso è  stato
  rilasciato;

   b) adozione del divieto di esercizio di cui al comma 3;

   c)  mancato avvio dell'attività agrituristica entro i quattro anni
  successivi alla data di rilascio del certificato di abilitazione.

   5.  L'accreditamento  regionale  per  le  attività  didattiche   è
  revocato  secondo  le  modalità  e  le  procedure  determinate  dal
  competente Dipartimento dell'Assessorato regionale dell'agricoltura
  delle foreste».

   Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento  tecnico
  3.4.  Lo pongo in votazione.  Chi è favorevole resti seduto; chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 19 nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 20. Ne do lettura:

                             «Articolo 20
                           Norme transitorie

   1.  Sono fatte salve le autorizzazioni già rilasciate alle aziende
  agrituristiche,  purché,  in  caso  di  difformità  rispetto   alle
  prescrizioni  della  presente  legge,  gli  interessati  provvedano
  all'adeguamento   dell'attività,   entro   il   diciottesimo   mese
  successivo  a  quello  di entrata in vigore della  presente  legge.
  Scaduto  infruttuosamente  tale  termine,  le  autorizzazioni   non
  conformi alla presente legge si intendono revocate di diritto.

   2.  Agli  operatori  agrituristici già autorizzati  alla  data  di
  entrata   in   vigore  della  presente  legge,  è   consentita   la
  trasformazione  dell'attività di agriturismo in quella  di  turismo
  rurale.    Limitatamente   agli   agricampeggi,   in    alternativa
  all'adeguamento  è  consentita  la  trasformazione   in   complesso
  turistico  ricettivo all'aria aperta, nel rispetto delle previsioni
  della  legge  regionale  13 marzo 1982, n.  14.  E'  consentita  la
  trasformazione  dell'attività  di turismo  rurale  in  agriturismo,
  qualora  l'interessato comprovi il possesso dei requisiti  previsti
  dalla presente legge.

   3.  Le trasformazioni delle attività esercitate ai sensi del comma
  2  sono  comunicate  all'Assessorato regionale  dell'agricoltura  e
  delle   foreste,  all'Assessorato  regionale  del  turismo,   delle
  comunicazioni  e  dei trasporti e ai comuni competenti,  e  restano
  subordinate al rilascio delle autorizzazioni previste dalle vigenti
  normative.

   4. Nei casi in cui gli operatori agrituristici e di turismo rurale
  abbiano   beneficiato  di  contributi  pubblici  con   vincolo   di
  destinazione  di attività non ancora scaduto, le trasformazioni  di
  cui al comma 2 non costituiscono inosservanza del vincolo medesimo,
  a  condizione  che la richiesta di trasformazione di  attività  sia
  presentata  agli uffici competenti, entro centottanta giorni  dalla
  data di entrata in vigore della presente legge».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dagli onorevoli Corona, Leontini e Torregrossa: 20.1;
   - dal Governo: 3.4 e 15.1.
   Ne do lettura:

   «Emendamento 3.4:
   Al   comma   5   sostituire   le  parole   Assessorato   regionale
  dell'agricoltura e delle foreste  con  Assessorato regionale  delle
  risorse agricole e alimentari ».

   «Emendamento 20.1:
   Al comma 1sostituire  il diciottesimo  con  il dodicesimo ».

   «Emendamento 3.4:
   Al   comma   3   sostituire   le  parole   Assessorato   regionale
  dell'agricoltura e delle foreste  con  Assessorato regionale  delle
  risorse agricole e alimentari ».

   «Emendamento 15.1:
   Al  comma  3  sostituire  le  parole   Assessorato  regionale  del
  turismo, le comunicazioni e i trasporti  con  Assessorato regionale
  del turismo, dello sport e dello spettacolo ».

   Si  passa all'emendamento 20.1, a firma dell'onorevole Corona.  Il
  parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   L'emendamento  3.4  è  tecnico.  Lo  pongo  in  votazione.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   L'emendamento  15.1,  è  tecnico. Lo pongo  in  votazione.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 20 nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 21. Ne do lettura:
                             «Articolo 21
                         Abrogazioni di norme

   1.  A  decorrere  dalla data di entrata in vigore  della  presente
  legge, sono abrogate le seguenti norme:

   a)  legge  regionale  9  giugno 1994, n. 25,  fatto  salvo  quanto
  previsto dal comma 2;

   b) comma 7 dell'articolo 87 della legge regionale 23 dicembre 2000
  n. 32;

   c)  commi 1 e 2 dell'articolo 87 della legge regionale 23 dicembre
  2000, n. 32, fatto salvo quanto previsto al comma 3.

   2.  Sono  fatti salvi i vincoli già imposti ai sensi dell'articolo
  18 della legge regionale 9 giugno 1994, n. 25.

   3.  Le  disposizioni di cui ai commi 1 e 2 dell'articolo 87  della
  legge  regionale  23  dicembre 2000, n.  32,  continuano  ad  avere
  effetto  per i bandi pubblici già emanati alla data di  entrata  in
  vigore della presente legge».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   -dalla Commissione: 21.1 e 21.2.
   Ne do lettura:

   «Emendamento 21.2:
   Al  comma  1  la lettera b) è così sostituita  articolo  87  della
   legge regionale 23 dicembre 2000, n. 32 ».

   «Emendamento 21.1:
   All'articolo  21,  comma  1,  è  soppressa  la  lettera  c)  ed  è
   soppresso il comma 3».

   Si passa all'emendamento 21.2. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione  l'emendamento  21.2.   Chi   è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 21.1. Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.   Pongo  in  votazione  l'emendamento  21.1.   Chi   è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 21 nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
                            (E' approvato)

   Comunico   che  sono  stati  presentati  i  seguenti   emendamenti
  aggiuntivi:

   - dal Governo: A2, A2.1, A 3 bis;
   - dalla Commissione: A 4;
   - dagli onorevoli Vinciullo e Leontini: A2.2;
   - dagli onorevoli Falcone e Gianni: A2.3;
   - dagli onorevoli Leontini ed altri: A2.4;
   - dagli onorevoli Adamo ed altri A.5.

   Si passa all'emendamento A 3 bis. Ne do lettura:
   «Alla  fine del comma 2 dell'articolo 16 della legge regionale  14
  maggio  2009,  n. 6, dopo le parole  produzioni agricole  primarie
  aggiungere  le seguenti:  nonché alle imprese agricole,  singole  o
  associate, che esercitano attività agrituristica relativamente alla
  medesima attività. ».

   Pongo  in  votazione   l'emendamento A  3  bis.  Il  parere  della
  Commissione?

   CAPUTO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 22. Ne do lettura:

                             «Articolo 22
                             Norma finale

   1.  La  presente  legge sarà pubblicata nella  Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e  di  farla
  osservare come legge della Regione».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento aggiuntivo A 4:
   «La lettera a) del comma 4 dell'articolo 30 della l.r. 10 dicembre
  2001,  n.  21  e  successive  modifiche  ed  integrazioni  è   così
  sostituita:
    a)  offerta  di  ospitalità  e/o di  ristorazione  e  di  servizi
  connessi  a  tale attività, esercitata in immobili già esistenti  e
  già risultanti classificati come edifici rurali.
   Tale requisito è accertato con le seguenti modalità:
   1) certificato o visura catastale storica del catasto terreni;
   2)   certificato   o  visura  catastale  del  catasto   fabbricati
  attestante  il possesso della categoria catastale D/10,  fabbricati
  con funzioni produttive connesse alle attività agricole ».

   Il parere del Governo?

   BUFARDECI,   assessore  per  le  risorse  agricole  e  alimentari.
  Favorevole.

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento A.2 ed al relativo subemendamento.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.   Signor  Presidente,  vorrei  invitarla   a   riflettere
  sull'ammissibilità    di    questo    emendamento    nella    legge
  dell'agriturismo.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, come l'Aula avrà ascoltato anche in
  occasione  del dibattito che si è tenuto ieri sui vari  ordini  del
  giorno,  ho  riferito come in un momento di particolare  difficoltà
  dell'agricoltura,   in   merito  all'articolo   16   della   scorsa
  finanziaria  della  legge  6,  il  Governo  abbia  inteso  ampliare
  incrementando il fondo di 15 milioni dalla finanziaria con altri 50
  milioni che vengono prelevati dal fondo dell'IRFIS.
    E' un aiuto che la categoria aspetta, si tratta di 50 milioni che
  la CRIAS assegna al mondo dell'agricoltura per le scorte.
    Ritengo che in questo contesto in cui parliamo di agriturismo, in
  cui  l'attività  prevalente  è quella  dell'azienda  agricola,  sia
  pienamente  compatibile ed è un emendamento pienamente  atteso  dal
  mondo dell'agricoltura; abbiamo assunto un po' tutti quanti impegni
  nel  corso  del  dibattito  di  ieri e  vorrei  quindi  che  questo
  emendamento fosse votato dall'Aula in coerenza con l'enfasi con  la
  quale ieri abbiamo discusso della crisi.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   MANCUSO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  la   portata
  dell'emendamento  la comprendo, ma avevo chiesto un'altra  cosa,  e
  cioè   se  la  norma  fosse  ammissibile  all'interno  della  legge
  sull'agriturismo.  Se è ammissibile, ritengo  che  il  testo  debba
  andare in Commissione  Bilancio' e non so se è possibile parlare di
  quello  che  stiamo  parlando senza che la  Commissione   Bilancio'
  abbia valutato questo testo.

   CAPUTO, presidente della Commissione. Onorevole Mancuso, su questo
  c'è stato il parere della Commissione  Bilancio'.

   MANCUSO.  C'è  stato il parere su questo testo?  Ma  è  un  parere
  personale, perché io non conosco - dagli atti su questo emendamento
  - il parere della Commissione  Bilancio'.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.   Signor  presidente,  onorevoli  colleghi,   chiaramente
  qualche  perplessità  per l'attinenza alla  materia  l'avrei,  però
  comprendo fino in fondo la portata della crisi e dell'emergenza che
  questa  Sicilia sta vivendo e, quindi, se c'è una volontà condivisa
  da  parte dell'Assemblea bene, diversamente lo rinvieremo ad  altra
  data e ad altra sede.
   Fermo  restando che, nel caso in cui c'è la convergenza su  questo
  emendamento, io preannuncio - e lo dico anche al Governo, assessore
  Bufardeci  -  la presentazione di un subemendamento, che  è  quello
  voluto da Confagricoltura in Sicilia, cioé ampliare il senso  della
  parola  CRIAS, che vorrà dire che questo istituto interviene  anche
  nei confronti dell'agricoltura.
   Formalizziamo  anche gli interventi che la CRIAS può  operare  nel
  settore  dell'agricoltura; quindi, se il Governo non  ha  nulla  in
  contrario e la Commissione è d'accordo, concordiamo tutti.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, vorrei tranquillizzare l'onorevole
  Falcone  che  l'intenzione ed il deliberato del Governo  è  proprio
  quello che esso ha sottolineato, cioè i soldi assegnati alla CRIAS,
  cioè   la   somma   di  50  milioni,  servono  esclusivamente   per
  l'agricoltura.  Quindi, è un dato pacifico che  può  restare  anche
  agli atti. Non c'è discussione.

   RAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAGUSA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  ritengo   sia
  importante votare questo emendamento perché bisogna essere coerenti
  e  consequenziali. Ieri, tutto il pomeriggio, ci siamo  arrovellati
  sull'argomento  della  crisi in agricoltura  e  questo  emendamento
  mette  nelle  condizioni piccoli e medi imprenditori di  avere  una
  boccata  di  ossigeno per la crisi che oggi attanaglia il  comparto
  agricolo.
   Quindi,  chiedo  ai  miei  colleghi  un  atto  consequenziale   di
  coerenza.  Se siamo d'accordo a risolvere la crisi sull'agricoltura
  questo  è  un emendamento importante e va votato. Va votato  al  di
  sopra delle appartenenze politiche, dei lealisti, dei non lealisti,
  dell'UDC e del PD; questo è un argomento importante che va a favore
  dell'agricoltura siciliana. Dichiaro, pertanto, e penso  di  potere
  parlare  anche  a  nome del mio Gruppo, che voteremo  a  favore  di
  questo emendamento.

   DI BENEDETTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  BENEDETTO.  Signor Presidente, onorevoli  colleghi,  solo  per
  informare  il  Presidente della IV Commissione, onorevole  Mancuso,
  che  la Commissione  Bilancio' è stata regolarmente convocata nella
  giornata  di  ieri.  Si è riunita alla presenza  dell'Assessore  al
  bilancio,  quindi  alla presenza dell'Assessore  competente  e  del
  Governo   ed   ha  espresso  all'unanimità  parere  favorevole   in
  riferimento all'emendamento A 2.
   La  Commissione  ha  pure  rilevato il  fatto  di  richiedere  una
  copertura  che  riguardasse  anche  l'articolo  18  e,  quindi,  la
  spalmatura dei debiti in agricoltura.
   Ci  è  stato  risposto  dall'Assessore che è  ancora  in  fase  di
  definizione l'accordo con le banche e, quindi, da questo  punto  di
  vista,  non  si è accettato il fatto di dividere queste  somme  tra
  articolo 16 e articolo 18.
   Sono  somme  che  non  sono  state  utilizzate,  che  è  opportuno
  utilizzare  in  agricoltura e, quindi, c'è un  impegno,  in  questo
  senso,   del   Governo  a  trovare  risorse  anche  per  impinguare
  successivamente l'articolo 18.
   Signor  Presidente, questo solo a chiarezza dei fatti e del  ruolo
  svolto da parte della Commissione.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  rappresentanti
  del  Governo,  assessore  Bufardeci, noi  siamo  d'accordo  con  la
  proposta di incrementare l'articolo 16 della legge regionale numero
  6,  anche perché era stato un disegno di legge che avevamo,  a  suo
  tempo, proposto insieme all'onorevole Ragusa.
   Ma il problema è un altro. Un fatto è quello che diciamo, un fatto
  è quello che c'è scritto, non nell'incipit. C'è scritto  interventi
  in favore delle imprese artigiane ed agricole .
   Allora,  se  noi stiamo dicendo che questo contributo va  solo  ed
  esclusivamente a favore del mondo agricolo, perché in  questo  modo
  si  è  espressa ieri questa Assemblea, e mi pare di capire  che  il
  Governo  ha  recepito le istanze del Parlamento, sarebbe importante
  correggere questo incipit ed indicare che questi 50 milioni di euro
  sono riservati solo ed esclusivamente agli agricoltori così come  è
  stata  la  volontà  della Commissione, così come  mi  pare  si  sia
  espressa   la  Commissione   Bilancio',  altrimenti  rischiamo   di
  illudere gli artigiani dicendo che potrebbero avere anche loro  una
  parte  di  questi 50 milioni di euro, venendo meno a quella  che  è
  l'indicazione emersa dalla III Commissione.
   Quindi,  assessore  Bufardeci, la  invito  a  cassare  il  termine
   artigiani'  oppure  a  chiarire se questo contributo  è  riservato
  anche agli artigiani. Allora, in questo caso la giustificazione  da
  lei portata avanti non è valida.

   FIORENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIORENZA. Signor Presidente, se il deliberato dovesse essere  solo
  per   l'agricoltura,   allora  si  potrebbe  cassare   il   termine
   artigiani'   ed  eventualmente  dedicare  il  capitolo   solo   ed
  esclusivamente  all'agricoltura. Però, al di  là  di  questi  dati,
  bisogna ammettere che non si può più fare demagogia su un argomento
  così importante.
   Abbiamo discusso e continuiamo a discutere di Termini Imerese, non
  si  discute, invece, in modo approfondito e quando lo si fa vengono
  date obiezioni, a mio parere, davvero strumentali.
   Se  questa Aula vuole realmente dare una boccata di ossigeno ad un
  settore come quello dell'agricoltura, l'incremento dell'articolo 16
  sembra  un  obbligo  dell'intera  Aula  al  di  là  dei  fatti   di
  appartenenza partitica.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, ho ascoltato gli interventi  anche
  da  ultimo  dell'onorevole Vinciullo, oltre  quello  dell'onorevole
  Fiorenza, e quindi ribadisco che il deliberato della nostra  giunta
  è  stato  evidentemente quello di assegnare questi  50  milioni  in
  maniera esclusiva al mondo dell'agricoltura. Se si ritiene  che  il
  testo  non  sia così chiaro sotto questo profilo non  c'è  problema
  perché venga, ulteriormente, con un subemendamento, precisato.
   Voglio  anche dire agli amici che mi hanno posto la questione  per
  quanto  riguarda  le  somme  assegnate  alla  CRIAS,  che  in   una
  determinata  azione  di governo, volta al sostegno  delle  attività
  produttive,  sono  stati  assegnati  50  milioni  alla  CRIAS   per
  l'agricoltura e 25 milioni alla CRIAS  per gli artigiani,  ma  sono
  somme  distinte. Questi cinquanta milioni sono solo  per  il  mondo
  dell'agricoltura.
   Lo  preciso  ulteriormente, così rimane agli  atti:  questa  è  la
  volontà del Governo; l'Aula ne mostra una analoga.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, la  precisazione
  dell'assessore Bufardeci  è fondata ed è propria perché  il  titolo
  dell'articolo  avrebbe potuto ingenerare qualche  confusione  anche
  se,  onorevole Assessore, leggendo bene poi l'articolo,  il  rinvio
  all'articolo  16,  che  ha   finalità meramente  agricole,  avrebbe
  potuto  scongiurare il pericolo di un'applicazione  all'artigianato
  di  questa  legge; non perché si voglia escludere l'artigianato  ma
  perché  la  volontà,  in  questo  momento  unanime,  è  quella   di
  rispondere alla drammatica condizione che ieri sera tutti  in  Aula
  abbiamo riconosciuto.
   Se  nell'ambito  di  questa  finalità  si  possa  sulla  base  del
  dibattito  di  ieri  assegnare una specifica  finalità  a  superare
  alcune delle difficoltà del mondo agrumicolo, dopo che ieri sera si
  è affrontata la tematica riguardante il mondo agrumicolo, penso che
  noi  avremmo  fatto  il  nostro dovere per  intero;  mantenendo  la
  finalità  generale  per l'agricoltura, se noi possiamo  specificare
  all'agrumicoltura una di queste somme o nell'ambito di questa somma
  un'indicazione  che  il Governo vorrà dare, noi sicuramente  avremo
  risposto già con un intervento immediato.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUFARDECI, assessore per le risorse agricole e alimentari.  Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, accolgo e recepisco  l'indicazione
  che viene formulata anche dall'onorevole Leontini e mi permetto  di
  rappresentare all'Aula, in ragione proprio del dibattito  di  ieri,
  la  possibilità di ripartire i 50 milioni, così rimodulati  tra  il
  fondo IRFIS e il fondo della CRIAS,  in 37 milioni e 500 mila  euro
  alla CRIAS per le scorte (di cui alla legge numero 6 del 2009) e 12
  milioni  e  500  mila  euro  (che  sono,  sostanzialmente,  pari  a
  cinquemila  vagoni di arance) per l'acquisto dei prodotti  da  dare
  per  la trasformazione a succo a vantaggio della nostra agricoltura
  e a vantaggio delle azioni umanitarie.

   ADAMO.  E' una specie di mercato, possiamo aggiungerci un  po'  di
  vino
   Abbiamo parecchio vino invenduto

   MUSOTTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSOTTO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  mi  pare  che
  quest'ulteriore  dibattito,  questo nuovo  subemendamento  ha  dato
  adito  anche  ad  approfondire, a chiarire un impegno  del  Governo
  rispetto  alla  discussione  di ieri e,  soprattutto,  all'accorato
  impegno  dell'intera  Assemblea regionale siciliana  rispetto  alla
  drammatica crisi del settore agrumicolo.
   Credo   che  sia  l'intervento  dell'onorevole  Leontini  che   la
  specifica   dell'assessore  Bufardeci  determinino   una   risposta
  concreta nell'ambito dell'acquisto di cinquemila vagoni di prodotti
  agrumicoli all'esigenza di risollevare codesto settore dalla  crisi
  in  cui  versa  e  diano  un segnale preciso  di  sensibilità,  non
  soltanto  da  parte  dell'Assemblea  regionale  siciliana,  ma  una
  risposta  immediata, concreta e un riscontro preciso da  parte  del
  Governo.
   Quindi,  per  quanto ci riguarda e per quanto riguarda  il  Gruppo
  dell'MPA, possiamo soltanto manifestare una grande soddisfazione  e
  un grande appoggio e condivisione su questo emendamento.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Caputo,
  condivido il suo emendamento e faccio propria anche la proposta del
  Governo.
   Il problema è un altro.
   Su  quanto ha detto l'assessore Bufardeci ricordo, a me  stesso  e
  penso   di  ricordarlo  anche  all'assessore  Bufardeci,  di  stare
  attenti.  Se lui dice, come ha detto, che i 37 milioni e  mezzo  li
  mette  nel  Fondo unico, che è un fondo a rotazione che va  per  le
  scorte, per il medio termine e ha una sua linea, ha detto pure  che
  i 12 milioni e mezzo li mette dove?
   Per dare un contributo o per darli in altro modo?
   Se  vanno dati in altro modo bisogna scrivere la norma, altrimenti
  va in un fondo a rotazione e fa la stessa fine di quello.
   Pertanto,  Assessore, la invito a formalizzare che i 12 milioni  e
  mezzo hanno una finalità differente del fondo della CRIAS.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo  che  mai
  come in questo caso l'ottimo è  nemico del bene e stiamo facendo un
  patatrac.  Forse  non ci si sta rendendo conto delle  cose  che  si
  stanno  dichiarando  - e mi auguro solo dichiarando  -.  Fermiamoci
  all'emendamento e non andiamo oltre. Vorrei ricordare, intanto, che
  siamo in una legge dove abbiamo fatto una forzatura condivisa  alla
  luce  di  un  impegno, un adempimento, un'emergenza che  interviene
  sulla struttura delle aziende in riferimento ad una norma che è già
  finanziata, ma che è sottofinanziata rispetto alle esigenze.
   Come  si  può dire, come ha fatto adesso l'Assessore,  che  da  un
  fondo di rotazione lo trasferiamo in un altro fondo di rotazione ed
  una  parte di questo fondo lo facciamo diventare contributo a fondo
  perduto,  signor Presidente  Vorrei che l'Assessore per le  risorse
  agricole  e alimentari mi ascoltasse e vorrei che avesse chiaro  di
  cosa   stiamo  parlando,  perché  oggi  compriamo  arance,   domani
  compriamo  uva  e  dopodomani compreremo grano  e  fra  tre  giorni
  compreremo  la  frutta  di Vittoria. Stiamo attenti  a  quello  che
  stiamo producendo.
   Suggerirei  al  Governo di non farsi prendere  dall'euforia  degli
  scampoli notturni o serali dell'Aula. C'è un emendamento, quello  è
  stato  proposto  e  quello  è  venuto  in  Commissione,  che   dice
   dall'IRFIS   alla   CRIAS'.  Questo  è   stato   condiviso   dalla
  Commissione. Fermiamoci lì.
   Se  il Governo intende produrre atti di contributo a fondo perduto
  li  faccia  con leggi specifiche e avendo uno sguardo  all'insieme,
  non  al 118 dell'ultima emergenza, perché emergenze in agricoltura,
  come  in  altri  settori,  ce ne sono una al  minuto.  Ecco  perché
  suggerisco prudenza, saggezza ed equilibrio.
   Chiedo  al Governo di limitarsi all'emendamento. Fermiamoci  lì  e
  non ne parliamo più.

   MAIRA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente, Presidente  della  Regione,  onorevoli
  colleghi,  prendo  atto  che da qualche giorno,  sin  da  ieri  con
  l'approvazione dell'ordine del giorno sulla crisi dell'agricoltura,
  il   Governo,  nella  persona  dell'assessore  Bufardeci  e  questo
  Parlamento,  hanno  attenzionato la  crisi  che  investe  il  mondo
  dell'agricoltura e hanno cercato di trovare le soluzioni migliori.
   Il  dibattito che si sta svolgendo stasera - e sono d'accordo  con
  il  collega  Cracolici -  sono convinto che può creare  momenti  di
  confusione  e,  soprattutto, momenti di disattenzione  nella  crisi
  complessiva  che riguarda l'agricoltura. Non è vero  che  la  crisi
  investe  soltanto l'aspetto degli agrumi. La crisi, se  l'assessore
  Bufardeci  mi  segue  un istante per dirmi se dico  cose  giuste  o
  sbagliate, non riguarda soltanto gli agrumi, ma anche i coltivatori
  di  pesche, riguarda l'uva da tavola, riguarda un altro aspetto del
  settore che è quello degli allevatori.
   Allora,  sono d'accordo ad affrontare complessivamente il  settore
  in   crisi   che  fa  riferimento  alla  terra  e  all'agricoltura.
  Limitiamoci stasera ad approvare l'emendamento. Dopodiché in  tempi
  rapidi individuiamo un provvedimento legislativo che crei anche  la
  normativa   per   poter   distribuire  finanziamenti   a   sostegno
  dell'agricoltura  e degli allevatori perché, per esempio,  per  gli
  allevatori  non c'è bisogno di soldi, ma c'è bisogno di  norme  per
  poter aiutare la crisi gravissima che riguarda gli allevamenti.
   Limitiamoci  all'approvazione dell'emendamento così come  è  stato
  proposto.  Impegniamoci tutti, a partire dal Governo, a  presentare
  in  tempi  brevi, prima della finanziaria, un testo  normativo  che
  riguardi complessivamente il settore dell'agricoltura.

   LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO,   presidente  della  Regione.  Onorevoli  colleghi,   le
  considerazioni  che  sono state fatte anche  dall'onorevole  Maira,
  oltre  che  dall'onorevole Cracolici, sono più  che  condivisibili.
  Perché?
     Come  abbiamo  specificato  nella  ulteriore  nota  che  abbiamo
  indirizzato   al   Presidente  del  Consiglio  perché   prenda   in
  considerazione  la  sacrosanta richiesta della dichiarazione  dello
  stato di crisi di mercato dell'agricoltura siciliana, ogni comparto
  del  settore agricolo è investito dalla crisi: il settore  dell'uva
  da tavola (e non, in questo caso, quella da mosto, quella da tavola
  non è di grande attualità), il grano, il settore orticolo eccetera.
   Al momento, oggi, domani e dopodomani, di grande attualità c'è una
  crisi drammatica che investe il settore agrumicolo.
   Vorrei  aprire  una piccola parentesi perché si  allontani  da  me
  l'idea  che possa essere interessato e quindi colpito da  conflitto
  di  interessi perché non mi avvarrei per nulla di questa misura, in
  quanto produttore agrumicolo.
   Chiaramente, poi, sarà vostra cura accertarlo con attenzione. Male
  che vada potete presentare un'interrogazione ed io sarò costretto a
  rispondere.
   Oggi,   dal   punto   di   vista   giuridico-formale,   sottraiamo
  all'impiego,  attraverso l'IRFIS, 50 milioni  di  euro.  Questi  50
  milioni  di  euro,  con  legge, possiamo destinarli  a  quello  che
  riteniamo compatibile con la materia trattata in questo disegno  di
  legge.  E li destiniamo al mondo agricolo perché gli siano d'aiuto.
  Mettiamo da parte 12,5 milioni di euro, esattamente un quarto, e li
  destiniamo  con  norma specificamente al settore  agrumicolo.  Tale
  manovra   più  o  meno  può  interessare  un  quarto  del  bilancio
  complessivo dell'agricoltura siciliana.
   Oggi si prevede che c'è una produzione di circa 140 mila vagoni di
  prodotto agrumicolo che, più o meno, equivalgono ad un  miliardo  e
  400 mila chili.
   Su  questi  140  mila  vagoni, 10 mila chili ognuno  di  essi,  si
  interviene  non dando prestiti, contributi o aiuti  ad  ettaro,  ma
  acquistando dal mercato dell'industria di trasformazione  l'arancia
  in succo, si acquista un tot di litri di succo di arancia che viene
  destinato  a fini di solidarietà o a paesi dell'Unione  europea  o,
  previa  autorizzazione del Ministero degli esteri, ad esempio  alla
  popolazione haitiana afflitta dal dramma del terremoto, alla  quale
  il  succo  di arancia, che come sapete contiene vitamina  C  e  non
  solo, è di grande aiuto.
   Oggi  potremmo dire che esiste anche il grano, il pomodorino rosso
  di  Pachino, così come il mosto non venduto. Ma mentre il  grano  è
  nei  magazzini e il mosto può restare un altro mese, fin quando non
  si approva la finanziaria, invece le arance cadono.
   Se  sottraiamo dalla produzione quelle di seconda qualità, per  un
  totale al massimo di 5 mila vagoni su 140 mila, aiutiamo il mercato
  a  rinascere,  a riprendersi e tutto il resto della merce,  per  un
  totale di un quarto, a riacquisire un valore.
   Tutto  ciò  con  l'impegno di questo Governo  che,  come  sa  bene
  l'onorevole  Bufardeci  che  è  impegnatissimo  a  riorganizzare  i
  meccanismi, soprattutto della commercializzazione oltre  che  della
  qualità, del marchio, eccetera, si impegna a venire incontro  anche
  alle  altre  emergenze  del  campo agricolo  (l'uva  da  mosto,  il
  pomodorino  e tutto il resto delle produzioni da orto, il  grano  e
  quant'altro); il Governo si impegna.
   Ma  se oggi le arance cadono, il mosto nelle cantine resiste, così
  come resiste il grano nei magazzini. Ecco qual è la ragione per  la
  quale  con  norma daremmo luogo ad una risposta. Le altre  risposte
  verranno  perché non ci sta più a cuore l'arancia che si coltiva  a
  Ramacca, oltre che a Paternò piuttosto che il grano che si semina a
  Raddusa oltre che a Valledolmo e l'uva da mosto e da tavola che  si
  produce nel Trapanese, oltre che a Canicattì e a Mazzarrone.
   E'  un impegno che il Governo si assume, altrimenti, se siamo  più
  soddisfatti decidendo che non c'è niente per nessuno, non  ci  sarà
  niente per nessuno, ma oggi faremo un grave danno all'agrumicoltura
  e domani - vi posso assicurare - anche agli altri settori; infatti,
  se  oggi  si  dice di no ad una cosa, domani ci faremo un  dispetto
  tutti  noi. Oggi questo, domani il resto. Ripeto, è un impegno  che
  noi ci assumiamo.

   ODDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rispetto alle cose ha
  detto  il  Presidente  della Regione mi permetto  di  suggerire  un
  approfondimento  dell'articolo  16 della  legge  finanziaria  2009,
  quella  che richiamiamo. L'articolo 16 della legge finanziaria  del
  2009  dice  una  cosa  precisa a prova di  smentita  -  i  colleghi
  chiaramente  potranno approfondirla e il Presidente  della  Regione
  potrà  approfondirla -. Dice che all'impresa singola o  comunque  a
  imprese  associate  noi  diamo  la  possibilità  di  attingere.  Si
  riferisce  alle imprese associate anche di trasformazione,  quindi,
  anche  agrumicole,  con cinquecentomila euro;  all'impresa  singola
  senza  garanzie con cinquantamila; all'impresa singola con garanzie
  con trentamila euro.
   Io  non  vedo,  per  la verità, il pericolo che tale  norma  possa
  essere interpretata in maniera diversa perché abbiamo messo appunto
  anche   trasformazione  del  prodotto',  quindi  non  stiamo   solo
  parlando  di uva che diventa vino, stiamo parlando anche di  arance
  che possono diventare succo.
   Pertanto,  mi  permetto di dire che sostanzialmente l'articolo  mi
  pare che potrebbe funzionare rispetto alle cose interessanti che ha
  detto  il  Presidente della Regione; è semplicemente un  contributo
  per  quanto  concerne  coloro  che  hanno  contribuito  a  scrivere
  l'articolo 16 della finanziaria.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, era  esattamente
  la  finalità  parziale che avevamo suggerito  con  l'intenzione  di
  formulare l'emendamento.
   Se  il  testo è già noto, lo recupero in memoria, magari facendolo
  conoscere ai colleghi perché ancora non è stato distribuito.
   Nell'ambito della somma dei cinquanta milioni di euro da destinare
  alle finalità agricole di cui all'articolo 16 della legge numero 6,
  la destinazione di una somma di dodici milioni di euro è diretta ad
  acquistare  una quantità di agrumi corrispondenti da indirizzare  a
  finalità di carattere umanitario e sociale, così come dal dibattito
  sull'agrumicoltura di ieri è stato evidenziato ed auspicato.
   Peraltro,  c'è  stato ieri un susseguirsi lungo e  travagliato  di
  incontri  del  Presidente con i sindaci e  in  quella  occasione  -
  stamattina  vi sono stati ancora altri incontri - il Presidente  ha
  già  fatto  riferimento  ad una norma che poteva  contenere  queste
  risorse e queste finalità.
   A mio avviso, questa è l'occasione più propria sia per inserire la
  somma che per assegnarla a queste finalità.
   Non facciamo danno a nessuno, anzi, completiamo l'intervento che è
  destinato  all'agricoltura  nel suo  complesso  con  una  specifica
  attenzione  alla  vertenza più acuta che è  quella  che  in  questi
  giorni in Aula ha dominato nel dibattito sull'agrumicoltura.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, ci sono ancora molti  iscritti  a
  parlare  e  siccome  la  Presidenza  è  stanca  e  la  materia  sta
  rischiando di essere compromessa da questo rush finale,  rinvio  la
  seduta  a  domani  con  tutti  gli  emendamenti  che  rimangono  da
  valutare,  nella  speranza che la notte porti  consiglio  e  quindi
  domani  in Aula riusciamo a trovare un'intesa per evitare di  fare,
  alla fine, un lavoro cattivo.

   La  seduta è rinviata a domani, giovedì 11 febbraio 2010, alle ore
  16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio


   I  -  Comunicazioni.

   II  -  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti  degli  articoli  83,
  lettera d), e 153 del Regolamento interno, della mozione:

   N.  179   -   Soluzione  della  vertenza  degli  ex  ufficiali  di
  riscossione del servizio riscossione tributi.

   COLIANNI - APPRENDI - MUSOTTO - ROMANO - ARENA -  CALANDUCCI -
   FEDERICO - FALCONE - VINCIULLO - CAPUTO - ARDIZZONE  -GIANNI -
   LENTINI - CASCIO S. - CARONIA - GENNUSO - CORONA - CRACOLICI -
   TERMINE -  DIGIACOMO  - DINA  - GUCCIARDI  - ODDO  - RAIA  -
   PANARELLO - VITRANO

   III - Discussione dei disegni di legge:

   1)  Disciplina dell'agriturismo in Sicilia  (337/A) (Seguito)

   2)   Nuovo  ordinamento  delle  Camere  di  commercio,  industria,
  artigianato e agricoltura  (270/A) (Seguito)

   3)    Norme   per   il  sostegno  dell'attività  edilizia   e   la
  riqualificazione  del patrimonio edilizio   (459-386-209-394-404/A)
  (Seguito)

                   La seduta è tolta alle ore 21.27