Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedo e missione
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Raia è in congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunico, altresì, che l'onorevole Vinciullo è in missione, per
ragioni del suo ufficio, dall'1 al 2 marzo 2010.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura della
interrogazione con richiesta di risposta orale presentata.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le risorse
agricole e alimentari e all'Assessore per la salute, premesso che
l'agricoltura siciliana vive un momento di gravissima crisi di
mercato, che sta mettendo in ginocchio l'intero comparto
produttivo, determinando, al contempo, la chiusura di migliaia di
piccole aziende e imprese agricole a carattere familiare;
considerato che una delle cause che condizionano il mancato
sviluppo dell'agricoltura è da ascriversi alla concorrenza
determinata da Paesi esteri che esportano enormi quantità di merci
nei mercati agricoli siciliani. Questa circostanza, oltre a
determinare l'ingresso in Sicilia di merci che creano inflazione
nei mercati agricoli e consente l'ingresso di grano e altri generi
agricoli le cui condizioni di igiene e qualità pongono a rischio la
salute e la sicurezza alimentare dei consumatori siciliani;
ritenuto che spetta agli organi regionali la competenza ad
effettuare i controlli igienico-sanitari sulla qualità dei prodotti
e sulla loro provenienza;
per sapere:
- quali siano gli organi regionali preposti ai controlli;
- quanto personale sia preposto allo svolgimento dei suddetti
controlli;
- quanti controlli siano stati effettuati nel 2009 e nei correnti
mesi del 2010, su quali merci e sulla loro provenienza;
- quali siano stati gli esiti e i provvedimenti adottati;
- se il Governo regionale intenda aumentare il numero
dell'organico preposto ai controlli». (1054)
CAPUTO
PRESIDENTE. Avverto che l'interrogazione testé annunziata sarà
posta all'ordine del giorno per essere svolta al proprio turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura della interrogazione
con richiesta di risposta scritta presentata.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
l'Assessore regionale per la salute, con proprio decreto, ha
rimodulato il servizio di emergenza - urgenza 118', depotenziando
oltre 33 postazioni territoriali a cui è stato assicurato il
servizio per sole 12 ore quotidiane;
detta decisione scaturisce dall'applicazione del piano di rientro,
ma contrasta allo stesso tempo con i criteri individuati dallo
stesso circa il garantire il servizio senza compromettere il
diritto alla salute di cui ogni cittadino deve poter godere;
la chiusura di alcune postazioni nelle ore notturne ha creato e
continua a creare serie problematiche a tutti i cittadini dei
territori coinvolti da questa rimodulazione del servizio;
sembra che la rimodulazione non abbia tenuto conto delle effettive
specificità delle singole postazioni oggetto dell'intervento e che
si sia proceduto più per input politico' che a seguito di
un'attenta analisi dei dati maturati nel corso degli anni e del
bacino di popolazione investita;
considerato che:
la postazione del servizio di emergenza - urgenza di San Leone,
nell'Agrigentino, copre un'utenza di oltre 40.000 abitanti e nel
periodo estivo questo dato cresce vertiginosamente;
stando ai dati in possesso dell'Assessorato regionale della
salute, la postazione di San Leone nel corso dell'anno 2008 ha
effettuato 922 prestazioni, superando tante altre postazioni della
stessa provincia, ed in particolare di altre province in cui il
servizio è rimasto inalterato anche a fronte di medie piuttosto
basse;
la salute è un diritto fondamentale ed inalienabile dettato dalla
Costituzione di fronte al quale appaiono impossibili tutti i
tentativi di razionalizzazione o di riorganizzazione, soprattutto
quando riguardano territori deboli e svantaggiati;
per sapere:
come intendano intervenire al fine di assicurare il pieno diritto
alla salute ai cittadini del comprensorio servito dalla postazione
118 di san Leone, anche alla luce di molteplici incidenti che si
registrano compiutamente in questa zona;
se abbiano intenzione di rivedere il provvedimento che ha
depotenziato di fatto una postazione strategica del servizio di
emergenza - urgenza, generando parecchi disagi alla cittadinanza,
ripristinando il servizio a tempo pieno anche in ragione
dell'approssimarsi della stagione estiva che vedrà il comprensorio
di San Leone ospitare migliaia di vacanzieri». (1055)
CASCIO S.
PRESIDENTE. Avverto che l'interrogazione testé annunziata sarà
inviata al Governo.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per il
sostegno dell'attività edilizia
e la riqualificazione del patrimonio edilizio» (459-386-209-394-
404/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Seguito
della discussione del disegno di legge numeri 459-386-209-394-404/A
«Norme per il sostegno dell'attività edilizia e la riqualificazione
del patrimonio edilizio».
Invito i componenti la IV Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Onorevoli colleghi, ricordo che l'esame del disegno di legge era
stato sospeso nella seduta precedente dopo l'approvazione
dell'articolo 11 e che era stato sospeso l'esame dell'articolo 7
con i relativi emendamenti.
Comunico che sono stati presentati emendamenti agli articoli di
rielaborazione presentati nella precedente seduta dal Governo a
norma dell'articolo 112 del Regolamento.
Comunico altresì che alcuni di questi emendamenti sono stati
dichiarati inammissibili perché relativi a profili nuovi e quindi
non pertinenti.
Dispongo che gli emendamenti ritenuti ammissibili siano posti in
distribuzione.
Faccio presente, infine, che in questa fase dell'esame solo il
Governo e la Commissione possono presentare articoli di
rielaborazione di articoli o emendamenti già presentati.
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
«Art. 2.
Interventi edilizi di ampliamento degli edifici
esistenti
1. Per le finalità di cui all'articolo 1 è consentito
l'ampliamento degli edifici esistenti destinati ad uso residenziale
con tipologia unifamiliare o bifamiliare, ultimati entro la data
del 31 dicembre 2008, purché siano stati realizzati sulla base di
un regolare titolo autorizzativo, siano in regola dal punto di
vista catastale e purché al momento del rilascio del titolo
abilitativo siano in regola con il pagamento della TARSU o della
TIA e dell'ICI alla data del 31 dicembre 2008. L'ampliamento è
consentito nei limiti del 20 per cento del volume esistente, a
condizione che venga eseguito un progetto unitario di
riqualificazione dell'intero immobile che preveda il rifacimento
dei prospetti.
2. I nuovi volumi realizzati ai sensi del presente articolo non
possono eccedere complessivamente il limite di metri cubi 150 della
volumetria residenziale esistente per l'intero corpo di fabbrica.
3. Gli interventi di cui al comma 1 sono ammessi nei limiti di
altezze massime, numero di piani e distanze previste dagli
strumenti urbanistici e da norme di legge.
4. Gli ampliamenti sono consentiti a condizione che la
realizzazione comporti una certificata diminuzione, riferita alla
porzione di edificio esistente, superiore al 10 per cento del
fabbisogno annuo di energia primaria per la climatizzazione
invernale.
5. Gli interventi possono riguardare esclusivamente edifici
legittimamente realizzati. Sono esclusi gli immobili che hanno
usufruito di condono edilizio.
6. L' ampliamento è realizzabile in adiacenza a fabbricati
esistenti sullo stesso livello di piano e/o in sopraelevazione,
anche con un corpo edilizio separato.
7. L'ampliamento in sopraelevazione è consentito esclusivamente
quale recupero ad uso abitativo, anche con eventuale ampliamento
dello stesso livello di volumi accessori e/o pertinenziali già
regolarmente realizzati alla data del 31 dicembre 2008.
8. Gli interventi sono subordinati alle verifiche sulle condizioni
statiche dell'intero edificio ed all'eventuale adeguamento
strutturale in caso di mancato rispetto dei vigenti criteri di
sicurezza antisismica».
Comunico che il Governo ha presentato l'emendamento 2.158 Gov, di
riscrittura dell'articolo 2:
«Art. 2.
Interventi edilizi di ampliamento degli edifici esistenti
1. Per le finalità di cui all'art. 1 è consentito l'ampliamento
degli edifici esistenti, con tipologia unifamiliare o bifamiliare
e/o uffici o comunque di volumetria non superiore ai 1000 metri
cubi, ultimati entro la data del 31 dicembre 2009, purché risultino
realizzati sulla base di un regolare titolo abilitativo edilizio
ove previsto, siano state dichiarate per l'iscrizione al catasto e
purché al momento del rilascio del titolo abilitativo edilizio
siano in regola con il pagamento della TARSU o della TIA e dell'ICI
alla data della presentazione dell'istanza di cui al successivo
art. 6. L'ampliamento è consentito nei limiti del 20 per cento del
volume esistente, per ogni unità immobiliare, a condizione che
venga eseguito un progetto unitario di riqualificazione delle
unità immobiliari, ove necessario per tale riqualificazione.
S'intendono per ultimati gli edifici nei quali sia stato eseguito
il rustico e completata la copertura.
2. I nuovi volumi realizzati ai sensi del presente articolo non
possono eccedere il limite di mc 200 per l'intero corpo di
fabbrica, risultante alla data del 31 dicembre 2009, suddivisibili
proporzionalmente al volume di ogni singola unità immobiliare.
3. Gli interventi sono ammessi in deroga alle previsioni degli
strumenti urbanistici comunali, purché nel rispetto delle distanze
minime stabilite da norme legislative vigenti ed in conformità alla
normativa antisismica.
4. Gli interventi possono riguardare esclusivamente edifici
legittimamente realizzati. Sono esclusi gli immobili che hanno
usufruito di condono edilizio.
5. L'ampliamento è realizzabile in aderenza a fabbricati esistenti
sullo stesso livello di piano e/o in sopraelevazione.
6. L'ampliamento in sopraelevazione è consentito esclusivamente
quale recupero ad uso abitativo o uffici, anche con eventuale
ampliamento dello stesso livello di volumi accessori e/o
pertinenziali già regolarmente realizzati alla data del 31 dicembre
2009.
7. Gli interventi sono subordinati alle verifiche sulle condizioni
statiche dell'intero edificio ed all'eventuale adeguamento
strutturale in caso di mancato rispetto dei vigenti criteri di
sicurezza antisismica».
Comunico che all'emendamento 2.158 Gov sono stati presentati i
seguenti subemendamenti:
- dal Governo: subemendamento 2.158 Gov. 21:
«Al comma 4, dopo le parole condono edilizio aggiungere le
parole salvo quelli oggetto di accertamento di conformità di cui
all'art. 13 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 recepito dall'art.
1 della legge 10 agosto 1985, n. 37 »;
- dagli onorevoli Bosco, Corona, Falcone e Limoli:
subemendamento 2.158 Gov. 4:
«Sostituire il comma 1 con il seguente:
1. Per le finalità di cui all'articolo 1 è consentito
l'ampliamento degli edifici esistenti ad uso residenziale con
tipologia unifamiliare o bifamiliare, ultimati entro la data del 31
dicembre 2009, purché risultino realizzati sulla base di un
regolare titolo abilitativi edilizio, siano state dichiarate per
l'iscrizione al catasto e purché al momento del rilascio del titolo
abilitativo siano in regola con il pagamento della TARSU o della
TIA e dell'ICI alla data del 31 dicembre 2009. L'ampliamento è
consentito nei limiti del 20 per cento del volume esistente, per
ogni unità immobiliare a condizione che venga eseguito un progetto
unitario di riqualificazione delle unità immobiliari ove necessario
per tale riqualificazione. Si intendono per ultimati gli edifici
nei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura .
Al comma 2:
- sostituire le parole l'intero corpo di fabbrica con ogni
unità immobiliare, quale risulta alla data del 31 dicembre 2009 .»;
subemendamento 2.158 Gov. 5:
«Sostituire il comma 1 con il seguente:
1. Per le finalità di cui all'articolo 1 è consentito
l'ampliamento degli edifici esistenti destinati ad uso residenziale
con tipologia unifamiliare o bifamiliare, purché siano in possesso
all'atto dell'istanza di un regolare titolo autorizzativo, siano in
regola dal punto di vista catastale e purché al momento del
rilascio del titolo abilitativo siano in regola con il pagamento
della TARSU o della TIA e dell'ICI alla data del 31 dicembre 2008.
L'ampliamento è consentito nei limiti del 20 per cento del volume
esistente, a condizione che venga eseguito un progetto unitario di
riqualificazione dell' intero immobile che preveda il rifacimento
dei prospetti .»;
subemendamento 2.158 Gov. 6:
«Sostituire il comma 1 con il seguente:
1. Per le finalità di cui al comma 1 è consentito l'ampliamento
degli edifici esistenti destinati ad uso residenziale con tipologia
unifamiliare e bifamiliare, ultimati entro la data del 31 dicembre
2008, purché siano in possesso di regolare titolo abilitativi. In
caso di immobile per il quale è stata presentata istanza di condono
edilizio e non ancora in possesso del titolo abilitativo,
l'amministratore locale, ove ne ricorrano le condizioni, rilascia
un attestato che comprovi che nulla-osta all'ottenimento della
sanatoria. L'ampliamento è consentito nei limiti del 20 per cento
del volume esistente, a condizione che venga eseguito un progetto
unitario di riqualificazione dell'immobile che preveda il
rifacimento dei prospetti .»;
subemendamento 2.158 Gov. 7:
«Sostituire il comma 1 con il seguente:
Per le finalità di cui all'articolo 1 è consentito l'ampliamento
degli edifici esistenti destinati ad uso residenziale, ultimati
entro la data del 31 dicembre 2008, purché siano stati realizzati
sulla base di un regolare titolo autorizzativi, siano in regola dal
punto di vista catastale e purché al momento del rilascio del
titolo autorizzatativo siano in regola con il pagamento della
TARSU o della TIA e dell'ICI. L'ampliamento è consentito nei limiti
del 20 per cento del volume esistente, a condizione che venga
eseguito un progetto unitario di riqualificazione dell'intero
immobile che preveda il rifacimento dei prospetti .»;
subemendamento 2.158 Gov. 9:
«Al comma 4 dopo le parole edifici legittimamente realizzati,
aggiungere con licenza/concessione edilizia esplicita e/o tacita
ai sensi dell'art. 2 della legge regionale n. 17/94 »;
subemendamento 2.158 Gov. 10:
«Al comma 4 dopo le parole legittimamente realizzati sostituire
le parole sono esclusi con la parola nonché »;
subemendamento 2.158 Gov. 12:
«Cassare il comma 6»;
subemendamento 2.158 Gov. 13:
«Al comma 6 dopo le parole accessori o pertinenziali aggiungere
e/o in aree limitrofe all'interno del medesimo lotto appartenente
allo stesso soggetto fisico o giuridico »;
subemendamento 2.158 Gov. 14:
«Al comma 6 aggiungere il seguente periodo:
La presente disposizione si applica esclusivamente alle unità
immobiliari con destinazione ad abitazione e loro pertinenze. »;
- dagli onorevoli Beninati, Bosco, Torregrossa ed altri:
subemendamento 2.158 Gov. 19:
- Dopo la parola bifamiliare' aggiungere ad uso residenziale';
- sopprimere da s'intendono' a copertura';
- il comma 4 è soppresso;
- sostituire al comma 7 la parola sulle' con delle'»;
- dagli onorevoli Falcone, Mancuso, Pogliese, Caputo, Buzzanca e
Vinciullo:
subemendamento 2.158 Gov.20:
«Alla fine del comma 1 cassare le parole si intendono per
ultimati gli edifici nei quali sia stato eseguito il rustico e
completata la copertura ».
Si passa all'emendamento 2.158 Gov.4.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 2.158 Gov.5.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 2.158 Gov.6.
Verifica del numero legale
BUZZANCA. Chiedo la verifica del numero legale.
(Alla richiesta si associano gli onorevoli Cordaro, Corona,
Forzese, Lo Giudice e Torregrossa)
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la verifica del numero legale.
(Proteste in Aula)
CRACOLICI. Vogliamo sapere dov'è l'onorevole Forzese.
MUSOTTO. L'onorevole Forzese non è presente in Aula.
PRESIDENTE. Mi risulta dal verbale. La verifica del numero legale
è annullata.
Indìco nuovamente la verifica del numero legale.
Si procede intanto alla verifica dei richiedenti.
Essendo la richiesta appoggiata a termini di Regolamento dagli
onorevoli Cordaro, Corona, Dina, Ragusa e Torregrossa, invito gli
onorevoli deputati a registrare la loro presenza.
Chiarisco le modalità di registrazione: il deputato può pigiare
qualunque tasto.
Dichiaro aperta la verifica.
(Si procede alla verifica)
Sono presenti: Adamo, Apprendi, Aricò, Cascio Francesco, Cintola,
Cracolici, Currenti, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Faraone,
Gennuso, Gentile, Leanza Nicola, Marinese, Marrocco, Minardo,
Mineo, Musotto, Nicotra, Oddo, Romano, Scammacca, Speziale,
Termine.
Richiedenti: Cordaro, Corona, Dina, Ragusa e Torregrossa.
Sono in congedo: Raia e Vinciullo.
Dichiaro chiusa la verifica.
Risultato della verifica
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della verifica del numero legale:
Presenti 30
L'Assemblea non è in numero legale.
Onorevoli colleghi, sospendo, pertanto, la seduta e avverto che
riprenderà alle ore 17.40.
(La seduta, sospesa alle ore 16,40, è ripresa alle ore 17.53)
La seduta è ripresa.
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge «Norme
per il sostegno dell'attività edilizia e la riqualificazione del
patrimonio edilizio» (459-386-209-394-404/A)
PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 2.158 Gov.6.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, intanto mi scuso con l'intero
Parlamento se sono arrivato in ritardo. Mi dicono alcuni colleghi
che, comunque, alle ore 16.30 è stato chiesto il numero legale.
Perché intervengo stasera quasi preliminarmente? Perché ritengo
opportuno, alla luce della novità che il Governo ha presentato un
emendamento di riscrittura dell'articolo 2, che il Governo lo
illustri ai parlamentari i quali hanno, a loro volta, presentato
alcuni subemendamenti sottoscrivendoli insieme ad altri colleghi.
Credo sia giusto che essi comprendano fino in fondo quali sono le
novità e qual è stata l'esigenza che il Governo ha avvertito di
accogliere alcune modifiche da loro proposte: si parla di
inserimento di uffici che prima non c'erano; si parla di aumento
della cubatura, si è passati da 150 metri cubi, 20 per cento,
massimo 150 metri cubi di cubatura a 200 metri cubi. Sappiamo bene
che 200 metri cubi corrispondono a 75 metri quadrati, quindi una
nuova abitazione.
Però, attenzione Chi parla ha manifestato ampio favore a questa
norma; tuttavia, è giusto, si è parlato anche di condoni.
Alla luce, dunque, di tutte queste motivazioni che il Governo ha
sentito magari dai vari partiti oltre che dalle categorie
professionali e ne ha fatto proprie anche alcune, sarebbe
opportuno, prima di entrare nel vivo della discussione - non stiamo
facendo salti pindarici, ma entriamo nel vivo della discussione -,
che il Governo ci illustri quali sono le sue decisioni e anche
quali sono gli obiettivi che intende raggiungere con la riscrittura
dell'articolo 2, che reca la nuova denominazione di 2.158 Gov.
Pertanto, a nome del PDL, chiedo di conoscere quali sono le volontà
e le nuove direttive formulate dal Governo.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Volevo
chiarire all'onorevole Falcone che giovedì scorso abbiamo fatto una
riunione con i Capigruppo. Era presente, per il PDL,
PRESIDENTE. Assessore Gentile, lei non è obbligato a rispondere,
c'è la Presidenza che regola i lavori d'Aula. Non si preoccupi.
Grazie per la sua disponibilità.
Si passa all'emendamento 2.158 Gov.7. Il parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 2.158 Gov.19. Lo pongo in votazione. Il
parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.
CARONIA, relatore. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei precisare
che il Governo, forse per un fatto di maggioranza ed opposizione,
ha dato parere contrario all'emendamento a mia firma.
Assessore, guardi che questo emendamento scrive qualcosa che, se
non aggiustiamo la norma, questa non funzionerà, perché
l'emendamento 2.158 Gov ha dimenticato, al terzo rigo - credo per
una svista - di scrivere residenziali' dopo le parole esistenti
per tipologia unifamiliari o bifamiliari', bisogna scrivere e/o
uffici'; altrimenti per le residenziali non si applica la legge.
Ecco perché ho presentato l'emendamento: dopo la parola
bifamiliare' aggiungere ad uso residenziale', altrimenti faremmo
la norma solo per gli uffici.
Assessore, forse un attimo di riflessione va fatto su questo
emendamento perché per un errore, per una svista, per una
distrazione, non so per che cosa, avete dimenticato di scrivere
residenziali'. Quindi, la norma è inapplicabile, si applicherebbe
solo per gli uffici. Pertanto, credo che vada aggiunto ad uso
residenziale . Questo va certamente inserito, anche perché c'era
prima nella riscrittura; ora è scomparso, è rimasto solo uffici .
Poi al secondo punto sopprimere da si intendono a copertura ;
anche questo, secondo me, si leggerebbe meglio...
CRACOLICI. Dov'è scritto si intendono a copertura ?
BENINATI. sempre al comma 1: Si intendono per ultimati gli
edifici nei quali sia stato eseguito il rustico ancorché è
completata la copertura .
E' una sciocchezza perché stiamo dicendo che per i rustici si può
applicare questa norma, quando sappiamo bene che questa norma si
applica agli edifici ultimati. Quindi, suggerisco al Governo di
togliere quest'ultimo capoverso. Ma cosa c'entra il rustico? Non
c'entra nulla.
Comunque, se il Governo vuole mantenere il contrario, io voterò a
favore.
Poi, ve ne è un altro: al comma 7, sostituire la parola sulle'
con delle' perché è più corretto in italiano.
CRACOLICI. Ma c'è anche il comma 4
BENINATI. Il comma 4 è una riscrittura dell'articolo 12 che avevo
fatto, ma ho visto che non me l'hanno accolta, perché, per esempio,
sono dell'avviso che le opere con condono possono usufruire di
questa norma. Pertanto, premesso il comma 4 - come dice
l'onorevole Cracolici -, i tre commi, invito il Governo a prestare
attenzione a questo problema perché, se non lo aggiustiamo,
commetteremo un errore.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Avverto i colleghi che è inutile
continuare a presentare emendamenti in quanto la Presidenza non li
accoglierà più. Abbiamo chiuso la fase degli emendamenti, non
possono arrivarne altri, altrimenti significa che non abbiamo
capito nulla. Sono ammissibili solo subemendamenti di riscrittura o
modificativi di emendamenti del Governo; alcuni sono inammissibili,
altri sono ammissibili e li stiamo valutando.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, leggo il
subemendamento 2.158 Gov.19 della collega Caronia come un atto di
buon senso: si tratta, in effetti, di tre subemendamenti che
vengono raggruppati in un unico subemendamento, e riguardano tre
aspetti particolari del subemendamento governativo.
Allora, è chiaro l'uso residenziale. Mi pare ovvio che parliamo di
piano casa, non parliamo di altro e quando parliamo di edifici
unifamiliari o bifamiliari, di queste tipologie, penso che sia
stata una mera svista, come ha detto opportunamente l'onorevole
Beninati.
Per quanto riguarda, invece, l'ultima parte io, a differenza
dell'onorevole Beninati - mi perdoni il collega - non sono così
tenue, ma credo che invece il Governo debba rettificare, e avrebbe
dovuto già rettificare quest'ultima parte, perché, dobbiamo dirla
tutta: dobbiamo fare una legge che guardi agli interessi diffusi,
non possiamo fare una legge che guardi allo specifico caso.
Qui rischiamo di fare la fotografia a qualche specifico contesto,
a qualche specifico amico vicino, come diceva giustamente il
presidente della Regione Lombardo, per cui rischiamo di infrangere
lo spirito forte della legge che vuole guardare ad un interesse
collettivo. Poi, magari all'interno del quale poter inserire
interessi specifici, ma laddove gli stessi siano armonizzati con i
primi, e non viceversa. Ma non possiamo armonizzare gli interessi
generali con gli interessi specifici
Dobbiamo sostenere, a mio parere, questo subemendamento presentato
dall'onorevole Caronia anche perché nell'ultima parte, quando si
parla dell'articolo 7 gli interventi sono subordinati alle
verifiche sulle condizioni sappiamo chiaramente che, se
l'approvassimo così, rischieremmo di cadere in una interpretazione
giuridica, in un tecnicismo giuridico tale da infrangere la stessa
norma.
E' giusto, invece, emendarlo dicendo che gli interventi sono
subordinati alle verifiche delle condizioni statiche dell'intero
edifici .
E' chiaro, sul subemendamento 2.158 Gov c'è il comma 4 che recita
gli interventi possono riguardare esclusivamente edifici
legittimamente realizzati , onorevole Cracolici.
Noi dobbiamo stare attenti. Non possiamo inserire lì una norma di
salvaguardia che possa poi, alla fine, salvare capra e cavoli. Noi
dobbiamo fare una legge chiara, una legge che metta gli uffici
tecnici nelle condizioni di essere salvaguardati, garantiti e
scevri da ogni tipo di interpretazione.
Voglio dirlo all'Aula in maniera chiara: noi dobbiamo fare una
legge chiara, snella, semplice, che sia comprensibile, che possa
essere attuata immediatamente perché interpreta quei princìpi che
abbiamo detto. Pertanto, sono favorevole alla proposta
dell'onorevole Caronia, se è il caso anche sostenendola con la
richiesta di voto segreto.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio vuol
essere un intervento per provare a risolvere il problema. Condivido
le questioni poste dall'onorevole Beninati nell'interpretazione
dell'emendamento, di cui non sono riuscito a capire chi sia il
primo firmatario.
Vorrei che il Governo mi ascoltasse. Se i firmatari tolgono
l'eliminazione del comma 4, dove invece al comma 4 c'è un
emendamento del Governo, che specifica che l'esclusione del
beneficio della premialità é anche per gli edifici condonati,
tranne quelli che hanno sanato ai sensi dell'ex articolo 13 della
legge 47/1985, credo che se i firmatari cassano la soppressione del
comma 4, possiamo votare l'emendamento perché, per il resto, mi
sembra corretto.
DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, Assessore, volevo fare notare in
occasione di questo esame che, nel penultimo capoverso, c'è scritta
una cosa che non ha senso, e cioè: l'ampliamento è consentito, nei
limiti del 20%, eccetera eccetera, per ogni unità immobiliare, a
condizione che venga eseguito un progetto unitario di
riqualificazione delle unità immobiliari, ove necessario per tale
riqualificazione . E', quanto meno, una tautologia, se non un
nonsenso assoluto.
Propongo, quindi, di recuperare il senso di quello che si sarebbe
voluto dire, attraverso un mio emendamento, il 2.75, che credo sia
idoneo allo scopo, perché scrivere, appunto, come ho appena letto
a condizione che venga eseguito un progetto di riqualificazione,
ove necessario per tale riqualificazione , immagino, quanto meno,
che sia un refuso, non ha alcun senso questa scrittura.
Suggerisco al Governo di recuperare la dizione del mio emendamento
2.75, che si leggerebbe in questo modo a condizione che
l'ampliamento venga armonizzato in un progetto architettonico
riguardante l'intero edificio . Non possiamo nemmeno imporre il
rifacimento di prospetti, come era nella originaria formulazione
perché è un gravame non necessario per legge e, quindi, si dovrebbe
dire - e questo credo che voglia intendere il legislatore - che
viene armonizzato nel progetto.
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto, onorevole
Assessore, la ringrazio per avere inserito una mia richiesta sugli
uffici, all'interno dell'articolo 2.
Vorrei, però, suggerire, se possibile, nel caso in cui dovessimo
trovare nello stesso edificio abitazioni ad uso residenziale e
uffici, per evitare che ci sia un'interpretazione diversa degli
uffici, li vogliamo individuare con la categoria 10; così,
inserendolo, siamo sicuri che parliamo degli uffici?
CARONIA, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARONIA, relatore. Signor Presidente, chiedo, innanzitutto, se è
possibile, il voto segreto, scorporando i vari articoli, perché in
realtà gli emendamenti riguardano più fattispecie, più commi del
testo.
Relativamente al subemendamento che recita che il comma 4
dell'emendamento 2.158 Gov é soppresso, vorrei dire, in relazione a
questo emendamento, che la soppressione, a mio avviso, è da
condividere. Dal momento che questa è una legge che dovrebbe
riqualificare il patrimonio edilizio esistente e, soprattutto,
incentivare l'attività produttiva legata al mondo edilizio, io
ritengo che abrogare il comma 4 che individua soltanto negli
edifici che sono legittimamente realizzati, escludendo quegli
edifici che hanno usufruito di condono edilizio, sia una
limitazione eccessiva rispetto a questa norma, poiché gli
interventi che devono essere realizzati, sia di ampliamento che di
demolizione e ricostruzione, a mio avviso dovrebbero essere
applicati a tutti quegli edifici che sono stati costruiti
legittimamente ma che sono stati anche sanati e che, quindi, sono
legittimi al momento di entrata in vigore di questa legge. Questo,
perché?
Noi sappiamo benissimo che ci sono state diverse sanatorie, le
quali hanno dato la possibilità ai cittadini che avevano commesso
un abuso, di sanare gli immobili in maniera legittima, e credo che
sarebbe un errore non comprendere questi immobili, anche perché
sappiamo bene che l'80 per cento dei comuni siciliani sono
sprovvisti di strumenti urbanistici.
Molti comuni ancora dispongono soltanto di piani di fabbricazione.
Tutto questo ha fatto sì che l'abusivismo abbia dato luogo a tutta
una serie di quartieri che sono stati costruiti in maniera abusiva.
Molti di questi immobili sono stati sanati e, quando sono stati
sanati legittimamente, chiaramente sono diventati immobili a tutti
gli effetti legittimi.
Se noi escludiamo tali immobili da questi interventi che la legge
prevede, credo che avremo escluso almeno l'80 per cento del
patrimonio esistente in Sicilia. E questa legge sarebbe soltanto
una legge-manifesto che non produrrebbe quegli effetti sperati, di
cui alla finalità del punto 1, che individua, invece, non solo
nella riqualificazione del patrimonio esistente ma anche nel
riattivare l'economia legata al mondo edilizio, gli obiettivi
primari di questa legge.
Pertanto, ritengo che l'abolizione di questo emendamento sia da
perorare.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, vorrei chiedere al Governo e ai
colleghi un momento di riflessione.
Io ritengo che stiamo trattando un emendamento delicato,
interessante ed importante; ma ritengo anche che l'assessore
Gentile sia disattento e, quindi, non riesce ad entrare nel tema
che è delicato perché o noi consideriamo l'abuso perpetrato e poi
condonato come una amnistia Stiamo parlando degli interessi di
questa Sicilia e dei siciliani e non capisco perché non possiamo
fermarci cinque minuti a discutere seriamente
Se il condono edilizio è equiparabile ad una amnistia e
l'amnistiato sa di non avere commesso alcun reato nel momento in
cui viene amnistiato, non capisco perché chi ha commesso un abuso,
poi sanato dalla legge, oggi debba essere escluso dall'essere
considerato un cittadino di serie A , uguale agli altri, dato che
il condono non gli è stato dato sic et simpliciter, ha dovuto
pagare in termini economici, ha dovuto pagare anche in termini
penali - due mesi, tre mesi con la condizionale - e alla fine ha
reso l'edificio uguale agli altri edifici costruiti con regolare
licenza. Ma c'è di più
Il Governo, con questa legge, ancora oggi perpetua il senso di una
palese ingiustizia quando dice che dà la possibilità di ampliare a
chi ha la concessione edilizia, e non il certificato di
abitabilità
Sta concedendo un condono prima ancora di iniziare; e, però, al
condonato che ha già pagato non consente di potere usufruire della
legge
E' assurdo, signor Presidente, onorevoli colleghi, visti gli
emendamenti che io ho presentato in sostituzione della cosiddetta
concessione edilizia, che viene concessa all'inizio quando ancora
non si è costruito, mentre noi diamo a chi ha la concessione in
mano la possibilità di poter modificare e poter accedere alla
legge E questo è un abuso, assessore Gentile, perché lei sta
dicendo con la legge - nel momento in cui dice, e conferma, che
basta la concessione edilizia per poter accedere a questa legge -
che chi ha commesso un abuso può sanarlo senza sanatoria. Sta
concedendo una sanatoria, e l'onorevole Cracolici, che è tanto
attento all'emendamento della collega Baronia, che riprende in
parte anche un emendamento che io ho presentato, che dice diamo la
stessa dignità anche agli abusi che sono stati regolarmente sanati
e con il certificato di abitabilità, però, della sanatoria
Attenzione
Così come il certificato di abitabilità deve essere concesso anche
a coloro i quali devono usufruire di questa legge. Altrimenti lei,
onorevole Gentile, forse in buona fede - ma dopo che avrò finito di
parlare non potrà più acclamare una buona fede, dovrà dire che è in
mala fede - accetterà di dare dignità a chi sta costruendo
abusivamente, avendo una concessione in mano, ma non ha il
certificato di abitabilità che dice che, invece, la casa è stata
fatta tale e quale, è stata concessa con licenza, e invece va oltre
e accetta una sanatoria in pectore e nascosta, che consente di
dover dire che, a coloro i quali sono ancora senza una sanatoria
concessa dallo Stato, lei non concede a chi ha avuto sanata la casa
e ha il certificato di abitabilità in mano di accedere alla legge
perché è un abusivo che ha pagato e si è messo in regola con la
legge
A questi lei non consente di usufruire della legge, mentre invece
a chi ha avuto una concessione edilizia e non l'ha realizzata
perché ancora non ha il certificato di abitabilità e, quindi, ha
commesso un abuso in essere senza che abbia pagato niente, ma è
abusivo, lei consente di poter usufruire della legge Quello che
sta facendo è assurdo
Le dico non solo che voto a favore dell'emendamento della collega,
ma che non ho bisogno di votare in maniera segreta perché queste
cose si fanno apertamente, perché queste cose servono al cittadino
siciliano il quale ha il diritto di avere quanto la collega ha
chiesto ed io continuo a chiedere, e non solo per quelli che hanno
anticipato, come è scritto nel suo emendamento, cioè una licenza
che poi andava data, ma a tutti coloro i quali hanno avuto una
licenza rilasciata in sanatoria e per la quale hanno avuto il
certificato di abitabilità.
Se lei non dovesse accedere a questo, lei commetterebbe un reato,
a mio avviso, nei confronti dell'intera popolazione siciliana.
ROMANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANO. Intervengo su questo subemendamento per chiarire due
aspetti.
Ci sono degli aspetti formali secondo cui il primo, il secondo ed
il terzo punto possono essere accettati dal Governo, cioè
l'aggiunta di uso residenziale', la soppressione dell'ultimo
capoverso del comma 1, che chiarisce l'aspetto architettonico ed
urbanistico del fine lavori' e la correzione della parola sulla
con della . Per quanto mi riguarda, invece, credo che dobbiamo
essere contrari alla soppressione del comma 4.
Ci dobbiamo capire, signor Presidente, Governo, tutti in Aula, sia
con l'intesa che senza, del tavolo dei gruppi o meno. Se vogliamo
mettere dentro le opere che hanno usufruito del condono con
abitabilità, con regolare concessione o meno, ci dobbiamo capire
perché questo tema si riproporrà ad ogni articolo. Ci dobbiamo
capire e, se è il caso, fermiamo i lavori.
Io non credo che questo subemendamento vada votato tutto,
nell'insieme. E' un rischio, è un'immagine distorta che diamo
all'esterno. Stiamo provando a fare una legge pulita, una legge che
è coerente con l'accordo Stato-Regione e la soppressione di questo
comma aprirebbe quella maglia perversa di equiparare chi ha fatto
l'abuso a chi si è comportato correttamente.
Credo che su ciò il Parlamento debba avere un sussulto d'orgoglio;
non stiamo e non dobbiamo sanare niente. So come la pensa il
governatore Lombardo in proposito.
Non deve essere una legge di sanatoria. Lo abbiamo detto,
assessore Gentile, ci dobbiamo capire. Io non sono per fare una
legge sulla sanatoria, sono per fare una legge che metta in moto
l'edilizia e che consenta alle famiglie siciliane di potere fare
quel quid in più che non hanno fatto abusivamente.
C'è, quindi, un problema etico, c'è un problema formale.
Credo che questa parte possa essere anche impugnata perché non è
corretto premiare chi ha fatto l'abuso, tra l'altro facendo un
carico di volume, con la possibilità di usufruire del 20 per cento
anche per la parte abusiva, anche di farsi carico della parte
abusiva per avere il surplus di carico
Credo che sia veramente immorale pensare di cassare il comma 4 di
questo articolo
FARAONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, reputo questo
emendamento essenziale per la filosofia, oltre che per la sorte,
dell'intero disegno di legge.
Se si dovesse cassare il comma 4 dell'articolo, signor
Presidente, noi faremmo valere un principio che io reputo veramente
immorale, l'ha detto ora anche l'onorevole Romano. Non trovo
termine migliore di questo.
Chi in passato ha commesso l'abuso, ha anticipato il piano casa e
lo ha fatto in autonomia, senza che alcuna legge glielo
consentisse, ed ha fatto un incremento di cubatura spontaneamente,
negli anni. A chi ha commesso l'abuso, per il quale ha avuto la
sanatoria, nessuno sta togliendo la possibilità che quella
sanatoria che ha fatto, negli anni, gli venga revocata. Ha commesso
l'abuso e gli è stata concessa la sanatoria.
Onorevole Cintola, posso concludere il mio intervento? Quando lei
ha parlato io l'ho ascoltata.
CINTOLA. A questo non ci credo. Infatti non direbbe ciò che ha
appena detto.
FARAONE. Oggi, proporre di cassare il comma 4 vuol dire che chi ha
commesso l'abuso contro la legge, non solo l'ha commesso, ma gli
viene concessa la possibilità di sanarlo rispetto a chi l'abuso non
l'ha commesso, in quanto può avere una cubatura aggiuntiva.
Se, ad esempio, sono proprietario di una porzione di una villetta
bifamiliare e non ho commesso alcun abuso, oggi posso incrementare
la percentuale nella misura che la legge consente e posso
incrementare soltanto di quella percentuale. Chi ha commesso
l'abuso, invece, non solo avrà il 20 per cento che prevede la
legge, ma questo 20 per cento aggiuntivo è calcolato anche
sull'abuso
Quindi, è una disparità, ed è una cosa veramente incredibile
Io credo che, invece, dobbiamo lasciare l'incremento di cubatura a
chi, comunque, ha rispettato la legge in questi anni e che oggi ha
la possibilità, non di fare una sanatoria, ma di fare un incremento
di cubatura nel rispetto della legge.
A nome del Partito Democratico dico che cassare il comma 4, se
dovesse passare, stravolgerebbe la filosofia e l'impostazione di
questa legge. Ed è un tema politico, non è un tema tecnico.
Pertanto, onorevole Cintola e onorevole Caronia, voi avete posto
un problema giuridicamente corretto, e cioè chi ha sanato negli
anni è oggi nel rispetto della legge, ma questo non vuol dire che
gli si debba dare il premio; vuol dire che se si è sanato, si è
avuto un condono edilizio su quella cubatura su cui è stato
commesso l'abuso, ma io non gli do il premio dell'incremento di
cubatura.
Mi sembra un fatto legittimo, logico. Per cui chiedo, signor
Presidente, e chiedo al Governo e anche ai parlamentari, di
valutare bene la proposta dell'onorevole Caronia, che condivido in
una parte, e concordo con la proposta di scorporare il
subemendamento in quanto, invece, sono d'accordo sull'aspetto che
riguarda i rustici, che vanno tenuti fuori, perché anche quella è
una furbizia: se io ho costruito un rustico dieci anni fa
nell'ottica che, domani, potrebbe essermi data la possibilità di
completarlo e in più gli do l'incremento di cubatura, mi sembra
anche questo un fatto ingiusto.
Quindi, credo che bisogna scorporare l'emendamento in due parti:
bocciare la proposta di cassare il comma 4 e approvare la proposta
che riguarda, invece, i rustici e i tetti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Ragusa. Ne ha
facoltà.
RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io condivido
l'emendamento presentato dall'onorevole Caronia per ovvie ragioni:
dare la possibilità di sanare la casa lo permette la legge dello
Stato; se c'è una legge che ha permesso di sanare e se il cittadino
ha pagato quello che doveva pagare per sanare, ciò rientra
nell'ambito della normalità.
Oggi sarebbe immorale non sostenere questo tipo di attività
perché, domani mattina, dovremo dare conto a tutti i cittadini che
hanno sanato il proprio edificio e che non potrebbero usufruire di
questa legge che è importante, ed è importante per tutti. Infatti,
se un cittadino ha commesso un abuso e poi l'ha sanato, l'ha sanato
con leggi dello Stato, non l'ha fatto per spontanea volontà.
Pertanto concordo con l'emendamento presentato dall'onorevole
Caronia.
FORMICA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'altra sera
entrando in quest'Aula, colleghi, un attimo
PRESIDENTE. Per la prima volta nella storia di questa legislatura
chiedo aiuto ai deputati Questori.
Onorevole Ruggirello e onorevole Gucciardi, datemi una mano perché
da solo non riesco a mantenere l'ordine in Aula. Ho bisogno che mi
aiutiate a mantenere il silenzio in quest'Aula.
Onorevole Gucciardi, come deputato Questore le chiedo formalmente
di aiutarmi a gestire l'Aula perchè da solo non sono capace.
Quindi, quanto meno per la parte sinistra dell'Aula, tenga a freno
i suoi colleghi, c'è troppo rumore, non si capisce più niente.
Da questo momento in poi, per favore, datemi una mano. Non c'è il
terzo Questore, non c'è l'onorevole Ardizzone, e mi dispiace.
Prego, onorevole Formica.
FORMICA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando l'altra
sera sono entrato in quest'Aula un autorevole esponente del PD -
che è una persona che sostiene lealmente questo Governo - ha detto
che su questa legge ci sono tre categorie di persone: quelli che
non la vogliono fare; quelli per i quali è indifferente se si fa o
non si fa e vanno bene comunque le due soluzioni, e quelli che
invece la legge la vogliono fare veramente.
Ora, signor Presidente, io appartengo a quelli che la legge la
vogliono fare veramente e che la vorrebbero fare velocemente e
senza compromettere con decisioni affrettate il buon esito della
legge stessa - che io ritengo indispensabile per la Sicilia - e
senza forzature ideologiche.
Ora, appare chiaro ormai da circa quindici, venti giorni che il
dibattito, le forzature, le prese di posizione, i distinguo - che
sono diventati, ahimè ideologici, e non dovrebbero esserlo su una
norma di questo tipo, e invece sono diventati ideologici - sono
essenzialmente su pochissimi punti, oserei dire su due punti.
Io devo dare atto al Governo che ha, in qualche modo, recepito
alcune delle richieste presentate dai gruppi parlamentari. Avendo
recepito alcune di queste richieste, fermarsi ideologicamente,
stopparsi ideologicamente significa mettere a rischio la legge.
(Ricordate quello che vi ho detto: c'è chi non la vuole fare, c'è
chi è indifferente, c'è chi la vuole fare.)
Fermarsi dal punto di vista ideologico, ripeto, per non andare ad
approfondire due punti, ripeto, due, due: uno è quello delle case
che ormai sono regolarmente provviste di una licenza edilizia, e
l'altro riguarda argomenti pretestuosi. Infatti, quando si dice
andiamo a premiare i furbi', che vuol dire? Alcune città di questa
nostra terra sono state interamente costruite senza strumenti
urbanistici (nel Trapanese, come in qualche altro posto). In quei
posti, che fai? La legge vale su tutto il territorio regionale
tranne che lì? Ci sono intere città sorte senza strumento
urbanistico e che sono state poi oggetto di sanatoria. Quante sono
quelle regolarmente costruite? Gela, per esempio, o Triscina, per
esempio. Quante sono? Facciamo una legge che si applica in alcune
parti del territorio e in altre no?
Noi possiamo fare una legge che disciplina, ma non possiamo fare
una legge che a priori, per motivi ideologici, si ferma e dice
stop.
Il legislatore ha una funzione disciplinante su norme di questo
tipo. Il legislatore può stabilire di dare regolare possibilità di
ampliamento anche alle case sanate purché, per esempio - e qui si
possono introdurre alcuni meccanismi -. Ma non si può dire
aprioristicamente no , rischiando poi, con voti segreti e per
contrapposizioni ideologiche, di far passare emendamenti che essi
sì, privi di qualsiasi logica, metterebbero a rischio la norma.
L'altro problema, che taglierebbe subito la testa al toro, lo
desumo dagli interventi che ci sono stati da parte di deputati di
tutti gli schieramenti politici: mi riferisco alla possibilità di
aprire alle piccole attività produttive. Non capisco perché si è
aperto alle grandi attività produttive - é giusto e ho ringraziato
il Governo per averlo fatto nelle zone ASI e nelle zone D dei piani
regolatori - e per esempio non si apre per quanto riguarda i piani
regolatori, gli inserimenti produttivi, che sono le aree a servizi
ricordando che quasi tutti i comuni siciliani, in passato e fino ad
ora, hanno dato concessione alle aree a servizi. Non capisco perché
ad alcune aree sì e a quelle a servizi no.
E, soprattutto, non capisco l'accanimento a volersi ostinare a non
aprire alle piccole attività artigianali e commerciali; stabiliamo
un limite. Mettiamo un limite basso. Apriamo anche a questo tipo di
attività, così daremmo un incentivo forte e risparmieremmo
territorio. Infatti, prima o poi, chi ha una piccola attività, e
non ha la possibilità di ampliarla oggi, sarà un abusivo del domani
e brucerà ulteriore territorio. Questa è una norma che consente di
risparmiare territorio.
Con queste due piccole modifiche chiuderemmo una legge, una ottima
legge, senza correre rischi. Andando avanti corriamo il rischio di
sbranarci e, per contrapposizioni ideologiche, passi qualche norma,
essa sì pericolosa.
Perché non riflettere prima? Un minuto e si chiude. Renderemo un
grande servizio alla Sicilia, alle attività produttive, agli
artigiani, ai cittadini con una legge che, se ragionata prima,
evita che ci siano abusi e cattive interpretazioni e, soprattutto,
evita discriminazioni perché è intollerabile che un Parlamento, che
rappresenta tutti i siciliani, possa mettere in campo provvedimenti
che risultano discriminanti per una parte importante dei siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Adamo. Ne ha
facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, la legge che stasera discutiamo è stata
a lungo al centro di un appassionato dibattito a cui hanno
partecipato tutti i gruppi politici e dobbiamo tutti dare atto al
Governo - e credo che molti lo hanno fatto con lealtà - di grande
disponibilità ed elasticità.
L'assessore e i tecnici dell'assessorato sono stati disponibili ad
ascoltare tutte le proposte di tutti i gruppi. Non c'è stata
nessuna differenza tra gruppi di maggioranza e gruppi di
opposizione.
Non è possibile però partecipare alle riunioni - questo lo dico ai
colleghi, l'ultima si è fatta circa mezz'ora fa - e poi venire in
Aula e dire tutto il contrario, perché, evidentemente, c'è una
parte dell'Aula che non vuole modificare la legge, c'è una parte
dell'Aula che la vuole affossare.
Io mi riferisco proprio all'intervento dell'onorevole Formica:
intervenire in Aula dopo avere partecipato alle riunioni in cui si
è concordato, si è fatto un lavoro in cui nessuno è protagonista ma
tutti i gruppi hanno partecipato, hanno ottenuto alcune cose, hanno
migliorato la legge, ma c'è stato da sempre un paletto chiaro: non
si può concedere a chi ha costruito in sanatoria di aumentare la
cubatura perché questi non sono poveri disgraziati, sono persone
che hanno già costruito e hanno usufruito della sanatoria, hanno
già ampliato i loro metri cubi, sono andati oltre i limiti della
legge. Allora, chi insiste su questo, secondo me, e torno
all'intervento dell'onorevole Formica, si assume la responsabilità
politica di tentare - io sono convinta che non ci riuscirà - di
affossare la legge Ribadisco, e riprendo l'intervento
dell'onorevole Formica, è un dibattito ormai politico.
C'è qualcuno che vuole utilizzare una legge su cui si è discusso,
su cui si è concordato, su cui i rappresentanti del vostro gruppo
sono venuti a discutere con noi, venire ora a creare nuove
discussioni per cercare di spaccare la maggioranza, questo è
l'obiettivo, e noi non saremo così stupidi da cascarci. E questo è,
a mio avviso, l'unico obiettivo.
Quindi, l'appello è quello di mantenere la proposta per la quale
in ogni caso, su qualsiasi proposta, dobbiamo assumerci almeno la
responsabilità di evitare il voto segreto. Alziamoci in base alle
nostre idee con orgoglio e lealtà a dire ai siciliani come la
pensiamo su questa questione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei un attimo
esplicitare quanto nei vari interventi sinceramente non ho sentito.
Noi stiamo cercando un punto di equilibrio salvando coloro che
hanno commesso abusi con la famosa questione della doppia
conformità (articolo 13 della legge 47 e articolo 1 della legge 37
del 1985), ed è l'emendamento 2.158 Gov.21 che il comma 4
dell'emendamento 2.158 Gov del Governo, di riscrittura
dell'articolo 2.
Con molta sincerità, signor Presidente, avverto che questo non è
chiaro.
Noi stiamo salvando coloro che, in sostanza, hanno comunque
commesso un abuso e che sono stati regolarmente poi concessionari
per quanto concerne la famosa doppia conformità: conforme al piano
urbanistico, allo strumento urbanistico nel momento in cui è stato
commesso l'abuso, conforme nel momento in cui é stato chiesto,
appunto, l'articolo 13 dello strumento urbanistico vigente. Mi
chiedo: è un buon punto di equilibrio?
Come faremo a tirare fuori una soluzione per tutti coloro che non
sono articolo 13, per intenderci? Quale è stata la percentuale di
abuso per quanto concerne coloro che hanno edificato abusivamente
in zona B, per esempio? Quale è stato per coloro che hanno
edificato fuori dalla cosiddetta zona B? In zona C senza
lottizzazione, in zona agricola per altri motivi?
Sarebbe un conteggio infernale che non porterebbe mai ad una
conclusione. Mentre la conclusione mediana, rispetto a quello che è
lo spirito del testo, è l'unica cosa possibile. E' inutile che ci
giriamo attorno, perché è ovvio che, tutto sommato, rientra in un
principio. Sono sicuro che, ai sensi dell'articolo 13, con la
doppia conformità, chi ha commesso un abuso poi regolarmente sanato
e così via, può rientrare nel premio volumetrico che stiamo
mettendo in questa legge, che ha validità di due anni. Chiaro?
I punti mediani si apprezzano, non si forzano, perché poi come
faremo a determinare quanto abbattiamo rispetto alla percentuale di
premio che stiamo normando rispetto a coloro che, a prescindere
dall'articolo 13, hanno commesso l'abuso? E' una cosa che non sta
né in cielo né in terra. Se dobbiamo fare una norma chiara e che
risponda anche a determinati requisiti, è inutile avventurarsi.
Altra cosa può essere, nella sperimentazione di questa norma, un
intervento attraverso un monitoraggio serio che può anche
interessare una parte, una percentuale di coloro che hanno commesso
abusi edilizi che non sono configurabili con l'articolo 13 o che
non hanno, anzi, usufruito della possibilità che dà l'articolo 13
della legge 47 e l'articolo 1 della 37.
Anch'io ero convinto, nelle discussioni tra di noi, che poteva
essere possibile trovare una soluzione per tutti coloro che avevano
commesso abusi. Ma obiettivamente, se ci ragioniamo, onorevole
Formica, è ovvio che - parlo qui con persone che in questa Aula
fanno i deputati ma sono ingegneri - su questo dobbiamo essere non
solo molto attenti, ma dobbiamo fare una cosa che abbia un minimo
di ragionevolezza. Non possiamo tirare fuori un argomento come se
sembrasse tutto possibile, mentre sappiamo che ci sono implicazioni
serie, molto più serie di quanto pensiamo.
Mi permetto di suggerire: questo emendamento di riscrittura e,
soprattutto, il discorso sul comma 4 va affrontato tenendo presente
il subemendamento 2.158 Gov.21 per avere una idea di quello che
stiamo facendo. Perché se diciamo comma 4 sì, comma 4 no andiamo
fuori pista perché è ovvio che il risultato finale sarà quello di
mettere comunque coloro che hanno usufruito dell'articolo 13 e
dell'articolo 1 della legge 37 in condizioni di rientrare nel
premio di volumetria.
Altra cosa è sull'articolo 3 quello che si svilupperà per quanto
concerne la cosiddetta riqualificazione . Lì è ovvio che il
discorso può anche, in un certo qual senso, andare verso coloro che
hanno commesso determinati abusi, onorevole collega Determinati
abusi, e quali?
Quindi, io direi con molta sincerità di vederlo nella sua
complessità, ma vediamo anche nella sua interezza quello che
rappresenterà il comma 4 dell'emendamento di riscrittura. Se no,
rischiamo di lasciare fuori un argomento che mi pare estremamente
serio e che rappresenta un punto di equilibrio, secondo me
dignitoso, non dico altro, che può, tutto sommato, dare a
quest'Aula e al legislatore la possibilità di dire che abbiamo
fatto un discreto lavoro e che forse, domani, approfondirla non
sarà male.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha
facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io cercherò di
dare il mio modesto contributo al dibattito su questo emendamento e
cercherò di usare il buon senso, oltre a quelle nozioni di diritto
che l'onorevole Faraone ignora non perché sia ignorante ma perché,
non essendo laureato in legge, ovviamente non le conosce - non è
una critica, è un dato di fatto -, ma cercherò di usare il mio buon
senso al contrario di come ha fatto l'onorevole Adamo.
E voglio dire all'onorevole Adamo, ai colleghi del PDL Sicilia e a
tutti gli altri che mi ascoltano che io mi iscrivo, insieme
all'onorevole Formica, a quella categoria di deputati che, insieme
a tutti coloro che sono iscritti al Gruppo dell'UDC, vogliono
questa legge.
Allora, la invito, onorevole Faraone, insieme a me, a seguire il
senso di questo comma, il comma 4 dell'articolo 2, e il senso
dell'emendamento che lo vuole sopprimere.
Intanto premetto che il mio intervento non è in contrasto con
quanto sostenuto dal capogruppo Maira nelle riunione precedenti. Il
capogruppo Maira ha sostenuto, e l'UDC continuerà a sostenerlo in
Aula, che è contrario ad ogni sanatoria. Noi in questa legge non
permetteremo e vigileremo a che una sanatoria non si nasconda
dietro un articolo o un subemendamento a un emendamento
E, però, cari colleghi, qui stiamo parlando di beni sanati e di
condono edilizio previgente, stiamo parlando di qualcosa che è già
accaduto negli anni precedenti.
E, allora, vado al punto tecnico, di diritto sostanziale.
La differenza tra il soggetto che legittimamente ottiene
l'autorizzazione a costruire e colui che, invece, non l'ha
ottenuta, e quindi incorre in un reato, è che il primo paga la
licenza, l'autorizzazione a costruire; il secondo, quando ottiene
la sanatoria, paga anche una contravvenzione in più. Cioè, il
secondo soggetto è già stato penalizzato nel momento in cui ha
ottenuto la sanatoria. Allora, lo Stato in quel momento, facendogli
pagare un surplus li ha equiparati di fronte alla legge, perché
sono due soggetti in identica situazione di legittimità: uno,
perché ha ottenuto un'autorizzazione a costruire ab initio e un
altro, perché ha sanato un'eventuale illegittimità a posteriori
pagando in più, rispetto al primo, una sanzione
Allora, invito i deputati a riflettere: siccome questi due
soggetti, avendo il secondo pagato la sanatoria, sono equiparati
dalla legge, Presidente della Regione, noi rischiamo di porre in
essere un passaggio incostituzionale, perché nel momento in cui
stiamo differenziando due soggetti che sono equiparati dallo Stato,
dando la possibilità all'uno di ampliare e all'altro no,
probabilmente incorriamo anche in un problema del genere.
Per concludere, noi continuiamo ad essere contrari alla sanatoria,
ma vogliamo contribuire a fare una legge vera, seria, corretta e
lineare che tuteli il diritto di tutti i siciliani, e non solo di
quei poveri disgraziati a cui si rivolgeva prima la collega Adamo.
Noi siamo convinti che l'80 per cento delle abitazioni che si
trovano nei paesini dell'entroterra siciliano vi rientrano, e non
sono affatto ricchi, Presidente. Qui stiamo parlando di povera
gente che probabilmente viveva e vive in un comune dove manca pure
il piano regolatore
Allora, abbiamo il coraggio di essere legislatori. Qui non si
stanno difendendo né categorie né soggetti in particolare. Si sta
cercando solo di dare un contributo per fare una legge seria,
aderente alla realtà siciliana, e per questo, senza incorrere in
contraddizioni, concludo dicendo che il Gruppo dell'UDC voterà
convintamene l'emendamento dell'onorevole Caronia.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole D'Asero. Ne ha
facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io ritengo che,
innanzitutto, al di sopra e al di là delle norme che richiedono
competenza tecnica, sia necessario esprimere sempre la competenza
generale, quella del buon senso, e quindi anche il senso - se mi
consentite, colleghi - del rispetto delle posizioni degli altri.
Ognuno è qui per esercitare una funzione, un ruolo; quindi faremmo
bene ad evitare interventi che tendono a sminuire, a denigrare i
comportamenti e gli interventi degli altri, se mi consentite, per
un senso di rispetto reciproco.
Ciò premesso, io ritengo che ci sono sicuramente aspetti di
carattere etico e morale e aspetti di carattere giuridico. La
nostra capacità è nel cercare di far convivere tutti e due i
momenti.
Ritengo che se siamo in presenza di un evento in cui si è
determinato un abuso edilizio, e quindi il soggetto,
giuridicamente, ha sanato la propria posizione, e quindi siamo in
quella fattispecie in cui c'è la procedura che ha visto
legittimamente definita la questione, oggi questo soggetto si
ritrova in una condizione in cui - recita l'articolo 2, comma 4, di
riscrittura - deve avere preclusa la possibilità di usufruire della
norma.
Io sono perché si rispettino le regole, e di questo ne faccio
sempre un motivo di impegno politico oltre che personale. Nella
fattispecie, dove sta il senso dell'equilibrio - me lo dovreste
fare comprendere, io non lo comprendo - dove sta al momento in cui
chi ha sostenuto e ha determinato un abuso edilizio, per il quale
ha avuto il condono edilizio, per una cubatura, ad esempio, di 80
metri, oggi, ai sensi della norma, potrebbe usufruire di una
agevolazione, di un incremento di volumetria di 200, perché la
differenza di 120 metri cubi, sto andando avanti a mo' di esempio,
non dovrebbe essere consentito? E questo è il primo punto
interrogativo a cui, secondo me, dovrebbe essere data una risposta
in maniera equilibrata.
Pertanto, a questo punto ritengo che è giusto e fondato il
principio secondo il quale questo articolo dovrebbe essere
soppresso.
Ma io faccio ancora, in subordine, un'altra considerazione: questo
tipo di intervento, quindi questo tipo di soppressione comunque, a
mio avviso, dovrebbe essere realizzato perché poi si può
successivamente, nel trattare l'articolo 12, ritornare sulla
questione nella parte in cui si parla - nell'ambito di applicazione
dell'articolo 12 - poi di tutti gli altri aspetti che devono essere
ancora lì rappresentati, dove l'articolo 12, al punto f), prevede
proprio la preclusione per quegli immobili oggetto di condono
edilizio, nonché di ordinanze di demolizione, salvo quanto previsto
dall'articolo 3. Quindi, ancora si ritorna sulla questione.
Concordo con chi dice che ogni tanto dobbiamo spogliarci da
posizioni ideologiche o preconcette, perché questa è una norma
molto importante, su cui c'è una grande e fondamentale
determinazione che può sicuramente, in questa ricerca spasmodica di
non solo quale finta moralità, invece, determinare una posizione di
ingiustizia che di fatto deve essere salvaguardata nelle procedure.
Ritengo che, innanzitutto, nessuno vuole portare avanti posizioni
che possano determinare dilatazioni delle condizioni di sanatoria;
che però nessuno vuole far sì che vengano agevolati i furbi. E'
invece necessario creare, anche nell'applicazione della norma,
quelle condizioni di equilibrio che ritengo vadano approfondite in
questo senso e, quindi, perché ciò avvenga, l'articolo 4 deve
essere soppresso. Ribadisco che, per rappresentare una par
condicio, chi ha già usufruito di un privilegio non può oggi
usufruire di un ulteriore privilegio.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo che stiamo discutendo
dell'emendamento 2.158 Gov. 19, che reca la firma dell'onorevole
Beninati ed altri, al quale l'onorevole Caronia ha dichiarato di
apporre la firma.
MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, vorrei richiamarmi a tre interventi: quello
dell'onorevole Formica, che richiamava il Parlamento ad iscriversi
ad uno dei tre gruppi, quelli che vogliono fare la legge, quelli
che stanno a guardare e quelli che non la vogliono fare; alla
moralità richiamata dall'onorevole Romano e al richiamo fatto
dall'onorevole Adamo agli accordi tra i capigruppo ad un tavolo di
concertazione.
Bene. Modestamente, con la mia esperienza all'interno di questo
Parlamento, mi sento di dire che dopo che l'Aula ha approvato la
cementificazione selvaggia del territorio, con l'articolo 10
proposto dall'onorevole Romano, non solo ha fatto saltare quel
tavolo di buon senso dei capigruppo, ma personalmente mi iscrivo a
quella categoria di persone che questa legge non la vuole fare,
onorevole Formica. Perché la cementificazione del territorio non è
solo quella quando si guarda dall'alto, è quella che si vuole fare
con l'articolo 10 quando si vuole inondare il sottosuolo con
cemento a non finire. Infatti, chi legge attentamente che fine ha
fatto in questo fine settimana l'articolo 10, si accorge che
chiunque, il privato, basta che sopra mette un tappetino verde e
sotto può costruire il garage o quello che gli interessa
Questa legge non ha più un'anima Non è più il piano casa I
parcheggi non c'entravano nulla Non c'entra più l'accordo fatto in
maggioranza, in minoranza, l'ideologia, la moralità; ormai si è
rotto l'argine e, quando si rompe l'argine, ogni deputato presenta
emendamenti soppressivi guardando all'articolo 13, guardando alla
sanatoria, alla legge 874 o alla legge 45.
Vorrei ricordare che siamo ancora al quarto subemendamento
all'articolo 2 e, prima di arrivare all'articolo 13, non so se sia
produttivo per il Parlamento e per la Sicilia parlare di tutta una
serie di argomenti per i quali, invece, le idee dovrebbero essere
chiare e ferme, e non guardando ad una cementificazione selvaggia.
E l'articolo 10 è una cementificazione selvaggia
LEANZA NICOLA, assessore per la famiglia, le politiche sociali e
il lavoro. Il PDL l'ha votato.
MANCUSO. Io non so se il PDL l'abbia votata; certamente, io ho
dichiarato di non votarla.
Ricordo che il voto è stato segreto, e se qualcuno ritiene di
conoscere i voti segreti forse potrebbe fare il mago piuttosto che
il parlamentare.
Buona cosa sarebbe che il Governo con un atto di grande coraggio -
perché è questo che ci vorrebbe - ritirasse questo disegno di legge
ed entro giovedì si tornasse in Aula con un altro testo, perché a
mio avviso l'articolo 10 grida allo scandalo.
Onorevole Cracolici, lei non può votare questo disegno di legge, e
non lo può votare per diversi motivi, che lei stesso ha
sottolineato, proprio per la sua posizione politica. Questo disegno
di legge, con l'approvazione dell'articolo 10, non può andare
avanti, al di là di quello che possiamo mediare con l'articolo 2 e
l'articolo 3, con la ristrutturazione, con l'ampliamento. Ogni
parlamentare si sente in diritto e in dovere di intervenire,
considerata la violenza già fatta al cosiddetto piano casa.
Un atto di responsabilità sarebbe rifare poche norme che servono
al rilancio dell'economia, così come aveva statuito il patto Stato-
Regioni, e non questa torre di Babele che non so dove ci porterà.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo confessare a
questa Aula che non mi meraviglia quello che sta succedendo, perché
per esempio su questo subemendamento che sopprime un comma
dell'emendamento del Governo, le ipotesi sono divise, e gli
interventi dei Gruppi sono anche contraddittori, così come
nell'ambito della stessa maggioranza politica che di fatto regge il
Governo ci sono voci dissonanti.
Non mi meraviglia perché, come avevamo cercato di far capire,
questa legge si è snaturata, per cui abbiamo colleghi deputati e
pezzi di partito - che sono teoricamente per la rigidità di questo
disegno di legge -, che poi, magari, presentano e approvano
emendamenti e subemendamenti che allargano le maglie della legge
sul piano casa e, viceversa, deputati che hanno una interpretazione
più elastica della legge, che diventano invece molto rigidi.
Sarà stato l'articolo 10, sarà stato il rincorrere le necessità
che salgono dagli abitanti di Sicilia, ma questo è il dato di
fatto Ma questo perché Perché noi stiamo facendo una legge che
non si adegua a quello che è stato il patto della Conferenza Stato-
Regioni, che faceva espresso divieto di discutere di piano casa in
presenza di abusivismo, che faceva espresso divieto di parlare di
piano casa nei centri storici, che faceva espresso divieto di
parlare di piano casa per attività diverse da quelle abitative, e
quindi da quelle residenziali.
Sostanzialmente, abbiamo fatto un tentativo maldestro di
modificare alcune norme di natura edilizia e di natura urbanistica,
che erano proprio quelle negate dallo spirito e dalla lettera della
legge nazionale sul piano casa e dalla Conferenza Stato-Regioni.
Allora, al punto in cui siamo, non importa se l'emendamento
soppressivo sarà approvato oppure no, perché rientra perfettamente
nella logica di un disegno di legge che ha perso il suo spirito,
che ha perso la sua finalità Diremo meglio, quando parleremo del
Titolo III, che sarebbe ancor più grave dell'articolo 10 approvato
nella scorsa seduta, se noi andassimo ad applicare il piano casa
anche all'interno delle aree industriali, e anche per le attività
produttive. A conferma della stranezza delle posizioni, guarda
caso, proprio le norme del Titolo III sono sostenute da quelle
forze politiche che storicamente, in questa Aula, si sono sempre
opposte a forme indirette di sanatoria, anche sotto l'aspetto del
cambiamento di destinazione d'uso.
E allora, signor Presidente, onorevoli colleghi, non è per
prendere tempo, per fare ostruzionismo, per rinviare, per creare
ostacoli al Governo con il quale ci confrontiamo, a volte
aspramente, a volte meno aspramente. Ma credetemi, andando avanti
così noi faremo una legge che nulla ha a che vedere con il piano
casa.
Bene faremmo - e siamo ancora in tempo senza bisogno di ritornare
in Commissione, senza bisogno di ritirare il provvedimento in
esame, senza ulteriori perdite di tempo - a restringere il disegno
di legge alle norme strettamente collegate al piano casa e
impegnarci tutti, subito dopo le leggi finanziaria e di bilancio,
ad approvare un nuovo testo unico dell'edilizia e dell'urbanistica
di cui la Sicilia ha bisogno - come dicono tutte le categorie - per
aggiornare una legislazione vecchia del 1978, che era sì valida, ma
che oggi necessita di ammodernamento anche sotto l'aspetto delle
sanatorie e dei condoni, di cui forse alcune categorie produttive
di questa Regione hanno bisogno.
Pertanto, invito l'assessore, i colleghi e i Gruppi parlamentari a
fare un esame di coscienza riducendo al minimo l'articolato di
questo disegno di legge e rinviando il resto ad un nuovo testo
unico dell'edilizia e dell'urbanistica, per fare delle cose, una
volta tanto organiche, nella legislazione di questa Aula e di
questa Regione.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
DE LUCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che stasera
abbiamo avuto la riprova che questo provvedimento è impregnato di
grande schizofrenia che nasce anche dalla poca chiarezza che in
questo mese non abbiamo ricevuto rispetto alle linee annunciate sui
giornali, combattute secondo azioni e reazioni di natura politica e
che hanno portato, poi, ad un pastrocchio - lo potremmo definire in
questi termini - che contiene alcuni elementi che nulla hanno a che
vedere con il tanto decantato accordo Stato-Regione.
In più occasioni ho sentito sbandierare in quest'Aula che c'era
una cornice entro la quale bisognava trovare un accordo, ma qui
sono stati proposti e già approvati articoli che non hanno nulla a
che vedere con il piano casa. Allora mi comincio a porre un
interrogativo: se questo non è più il piano casa, ma comincia a
rappresentare la soluzione per una serie di escamotage, per una
serie di pressioni - più o meno legittime conta poco -, mi chiedo e
chiedo a questo Parlamento se è il caso di trasformare questo
disegno di legge direttamente in una norma più ampia che contenga
vari elementi.
E, quindi, si può giustificare la schizofrenia dell'Aula solo in
questi termini, perché poi ognuno di noi, legittimamente, ha anche
il diritto/dovere come parlamentare di rappresentare in Aula
interessi legittimi che gli vengono prospettati, e nessuno lo può
vietare.
Naturalmente questo nasce da un indirizzo ben preciso e il
Governo, da questo punto di vista, non è stato lineare fino ad ora:
abbiamo assistito a diverse prese di posizione che non hanno tenuto
conto di quella che, comunque, era la linea iniziale dell'accordo
Stato-Regione.
Alla luce di ciò, non credo che ci si possa meravigliare di questo
atteggiamento in Assemblea; anzi, se si adotta questo atteggiamento
della meraviglia, credo che tutti quanti potremmo anche iniziare a
considerare questo provvedimento un'altra cosa.
Credo, invece, che l'accordo iniziale era quello di fare realmente
il piano casa, e siccome gli umori cominciano ad evidenziarsi e mi
auguro che questo provvedimento non sia assolutamente la prova, o
la riprova, della tenuta di questo Governo, invito il Governo o il
Presidente della Commissione, che ha fatto un intervento in parte
condivisibile, a chiedere che questo testo ritorni in Commissione,
che venga ripulito degli elementi che non c'entrano nulla con il
piano casa. E se c'è realmente senso di responsabilità, se
realmente vogliamo fare il piano casa per i siciliani, diamoci
allora dei tempi stretti e riportiamo il testo in Aula con un
accordo tra persone per bene e lo approviamo.
Andando avanti così, si scaricheranno su questo provvedimento
mille frustrazioni, mille ricatti, mille riprove che porteranno ad
un risultato non coerente col disegno di legge iniziale e che
probabilmente avrà consentito ad alcuni signori di tirare dalla
giacca il Governo o di provocare altri tipi di reazione.
Non ho il potere di chiedere che questo provvedimento ritorni in
Commissione perché il Regolamento prevede che ciò venga fatto dal
Governo, o da un Capogruppo, o dal Presidente di Commissione. Mi
auguro che, per la riflessione sincera che ho voluto consegnare al
Governo e a quest'Aula, questo mio accorato invito venga accolto e
che si trovi realmente un accordo che metta fuori tutto ciò che non
c'entri con lo spirito del piano casa e si vada, definitivamente e
velocemente, ad approvare questo provvedimento.
BUZZANCA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, Presidente della Regione, onorevoli
colleghi, dopo aver ascoltato il dibattito di stasera sono sempre
più convinto che vi sia bisogno di una regia.
In sua assenza, signor Presidente della Regione, ho già invocato
una regia da lei presieduta, perché è evidente che ci sono delle
divaricazioni molto importanti, forti. E, chiaramente, io ritengo
che questo sia, tuttavia, un provvedimento che dobbiamo portare a
termine, che dobbiamo concludere al più presto e che è necessaria,
quindi, una mediazione in tal senso.
Certo, la posizione dell'onorevole Faraone che giudica questo
provvedimento dubbio e discutibile sul piano morale, mi lascia
profondamente perplesso, e voglio citare l'esempio della
civilissima Emilia Romagna, là dove il piano casa è stato adottato.
Credo che la civilissima Emilia Romagna sia una regione, tra
virgolette, rossa, onorevole Faraone, e in quella realtà, nel
computare ciò che noi stasera stiamo esaminando e che è oggetto di
una diatriba e di una opposizione anche molto forte - io dico
ideologica - tra impostazioni diverse, l'Emilia Romagna ha pensato
bene di affrontare il problema dell'abusivismo e delle concessioni
edilizie rilasciate in sanatoria. Come in gran parte del territorio
siciliano, del territorio messinese, ovviamente. E in quella
occasione l'Emilia Romagna ha fatto una distinzione netta: per
quelle concessioni edilizie rilasciate in sanatoria e che
prevedevano un ampliamento del 20, 30 per cento della superficie
regolarmente concessa, si può applicare il piano casa, ma soltanto
su quella che è la superficie non oggetto di sanatoria.
Ben altro trattamento l'Emilia Romagna ha riservato, invece,
all'abusivismo totale, cioè a quelle unità abitative, di qualunque
genere e di qualunque tipo, che sono state oggetto di sanatoria
tout court, e questa è una linea che noi possiamo demarcare, è una
posizione che il Parlamento potrà apprezzare. Ma non si parli di
morale da parte del Partito Democratico.
Così continuando, signor Presidente della Regione, certamente noi
non avremo un provvedimento che sarà calato sulle reali esigenze
dei siciliani. Forse faremo un provvedimento che, a colpi di voto
segreto, a colpi di maggioranza o di pseudo-maggioranza, a colpi di
posizioni diverse, ci consegnerà una legge che, probabilmente, non
servirà ai siciliani. Andremo sicuramente alle calende greche.
Allora, se è necessario un momento di riflessione a brevissima
scadenza e se la posizione di altre Regioni può essere utile a
guidare anche noi, con l'autonomia che ci deve essere, con la
capacità di apprezzare le differenze che abbiamo, ma per andare
avanti, signor Presidente, bisogna che vi sia una regia politica,
altrimenti questo Parlamento continuerà a dividersi.
Non penso che questo sia il modo migliore per dire ai siciliani
che stiamo rendendo loro un servizio. Allora, fermiamoci un attimo,
diamoci tempi strettissimi, perchè questa legge va fatta, va fatta
subito; ma, signor Presidente, va fatta bene.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge «Norme
per il sostegno dell'attività edilizia e la riqualificazione del
patrimonio edilizio» (459-386-209-394-404/A)
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'assessore Gentile, informo
che la Presidenza intende porre in votazione l'emendamento per
parti separate, cioè prima il primo, il secondo e il quarto punto
e, nella seconda votazione, il terzo punto, quello relativo alla
soppressione del comma 4.
Ha facoltà di parlare l'assessore Gentile.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, ribadisco ancora una volta il
parere contrario del Governo alla soppressione del comma 4
dell'articolo 2, come è stato riscritto.
Questo punto è stato dibattuto tante volte sia in IV Commissione
che in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari. Ci siamo
sempre detti che dare un premio a coloro i quali hanno usufruito di
un condono e di una volumetria in più è, a dir poco, inaccettabile.
Quindi siamo contrari e ribadiamo il nostro voto contrario.
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, credo che dai tanti interventi che abbiamo ascoltato
possiamo convenire sul fatto che anche la votazione per parti
separate di questo emendamento assume un significato e una
coloritura di carattere prettamente politico. E non sono sorpreso,
onorevole Cracolici.
Qualcuno si è chiesto cosa sta succedendo. Bene, sta succedendo
quello che è successo ieri e che succederà domani: una legge sulla
quale abbiamo trovato tante intese e, al di là delle dichiarazioni,
non c'è dubbio che si mettono in atto tentativi per bloccarla e, al
tempo stesso, per bloccare l'azione del Governo, e non solo questa.
Quando ne abbiamo parlato, a novembre e a dicembre, dicendo che
questa riforma andava fatta con serietà, con dignità,
costruttivamente per la Sicilia, non prevedevamo retromarce o
inversioni di rotta. Mettevamo in conto, chiaramente, che avremmo
incontrato ostacoli lungo la strada, provenienti da tutte le parti
- ho detto che i più rilevanti non venivano sicuramente da quanti
non la pensano come noi -, in quest'Aula e anche fuori, seguiamo
quasi un copione, rispetto al quale e a conclusione del quale io
credo che quello che conta é che si sia coerenti e che non si
receda da questa volontà ferma e determinata di portare avanti, con
chi ci crede, con chi interpreta in tal senso l'azione
rappresentativa di portare avanti questo processo che - per carità,
noi la pensiamo così - dovrà servire ai siciliani.
Lo stesso discorso, a maggior ragione, vale per questo disegno di
legge che deve servire a tante cose: a rilanciare l'edilizia, a
rimettere in movimento l'economia, a ridare fiato ai tanti
costruttori piccoli e medi che languono nel nostro territorio
senza granché di investimenti pubblici, forse senza neppure un
euro, ma ovviamente rispettando delle regole sulle quali abbiamo
convenuto.
Non è che io sia un esperto, un tecnico di urbanistica; ne capisco
pochissimo - qualcuno giustamente ha richiamato anche il
significato più profondo e i termini che si usano in diritto - ma
mi faccio guidare da un poco di buon senso e da quel poco di
partecipazione che ho dovuto assicurare alle tante discussioni che
si sono fatte attorno a questo disegno di legge in cui ero presente
quando abbiamo inaugurato, confermato questo metodo del confronto a
360 gradi con tutti i presidenti dei Gruppi parlamentari, laddove
si era trovata, appunto, un'intesa precisa su alcuni punti che
ritenevamo e riteniamo imprescindibili: riferirci il più possibile
- per carità, ci sono dei margini, dobbiamo legiferare, perché,
quindi, non aggiungere o sottrarre, purché nei limiti di una legge
che serva, che abbia una sua coerenza - a questo accordo della
Conferenza Stato-Regioni.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, poi, per la verità, tenuto
conto anche di ciò che sta accadendo attorno a noi - e che non
voglio richiamare quasi per indurci alla commozione -, ogni giorno
un pezzo del nostro territorio, aggredito dal cemento - ci
riferiamo a quello che vediamo e non a quello che sta nel
sottosuolo, altrettanto pernicioso - ma non credo che il problema
sia dei parcheggi sotterranei in quel di Caronia piuttosto che di
San Fratello.
Evocare i termini condono, sanatoria e quant'altro, intanto sul
piano estetico oltre che urbanistico ritengo sia profondamente
inopportuno e, in tal senso, il Governo esprime il suo profondo
dissenso, così come riteniamo - lasciamo perdere se ritenete che
sia stato inopportuno o eccessivo parlare di morale, di etica,
perché oggi non si usa, siamo quasi allergici a questi argomenti, a
questi sostantivi, non è di moda - che il condono o il non condono
non sia una penalizzazione.
Se ho costruito abusivamente, poi pago la sanzione; sono
penalizzato, diciamo che sono punito, sono stato sanzionato ed
eventualmente mi si distingua da chi dovrà avvalersi di un
beneficio, cioè la percentuale in più di cubatura; mi si distingua
se non ho messo in essere comportamenti da sanzionare. Mi sembra
giusto e non credo che sia l'80 per cento dei siciliani - e delle
case dei siciliani - quelli che hanno avuto inflitta una sanzione,
per cui, avendo poi costruito, hanno ottenuto il condono o la
sanatoria.
Oltre ad una ragione estetica e urbanistica, quindi, c'è una
motivazione di giustizia, di equità, per cui se oltre che alla
Conferenza Stato-Regioni l'intesa cui hanno partecipato tutti i
presenti escludeva ed esclude da questi benefici, da questa
possibilità di costruire chi ha abusivamente costruito e poi è
stato sanzionato, non penalizzato, non ci vedo niente di
straordinario. E mettere tutta l'erba in un fascio - se permettete,
parlando di cementificazione, ho partecipato a quel dibattito,
c'ero anch'io quando si è parlato dei parcheggi sotterranei come se
questo argomento fosse estraneo alle case, come se chi va ad
abitare in una casa non ha bisogno, poi, anche del garage per
metterci la propria macchina. Ne abbiamo parlato tante volte, a
Catania, a proposito di quei parcheggi realizzati in project. Li
realizzano i privati perché hanno un importante valore; li
realizzano con una gara indubbiamente pubblica, per cui, se offro
di più, me li godo per 30 anni piuttosto che per 29 e, allora,
perdo piuttosto che vincere.
Scusatemi, ritengo che semmai il dibattito si aprì sul fatto che
il verde fosse attrezzato o meno. Per carità, meglio attrezzato, ma
meglio di niente il tappetino verde sotto cui si rispondeva ad una
domanda che è fondamentale anche in alcune parti della città per
cui, se permettete, non è la violenza né l'aggressione del cemento
in un disegno di legge che sia più che opportuno, nonostante i
tentativi. Con molto zelo, il mio amico, l'assessore Leanza mi tira
fuori i nomi di quanti oggi hanno una posizione diversa rispetto
all'altra volta a proposito dei parcheggi, non so se con il verde
attrezzato o meno.
Non parliamo di cementificazione selvaggia; cerchiamo di tenercelo
un poco di pudore.
Non parliamo di cementificazione selvaggia, non per i parcheggi
sotterranei.
Onorevole Mancuso, ho grande rispetto per il suo ruolo ed anche
per l'impegno che lei sta profondendo perché, se da una Commissione
esce un disegno di legge, noi plaudiamo, anche pubblicamente,
all'agilità dei lavori. Dovremmo ricrederci se poi la legge dovesse
fare avanti e indietro dall'Aula alla Commissione e dalla
Commissione all'Aula. Penso sia importante che se i lavori sono
stati portati avanti agilmente, una volta che il disegno di legge
arriva in Aula, siano svolti anche costruttivamente perché si vada
avanti. Si tratta di argomenti - non entro nel merito - che, prima
o poi, questa Assemblea si deve porre, oggi in questa legislatura e
poi, nella prossima legislatura, che riguardano il tema del
Regolamento, dello scrutinio segreto, che riguardano i fatti
personali, di coscienza.
Sarebbe più logico che sui parcheggi, sul verde, così come su
altri argomenti, ci si esprimesse alla luce del sole per quello che
riteniamo ma, per carità, c'è nel Regolamento, è pienamente
legittimo e andiamo avanti lungo questa strada. Andiamo avanti
lungo la strada che consenta - ed invito tutti perché sapete che,
alla fine, si vota più o meno unanimemente il disegno di legge - a
noi tutti di consegnare, come si dice, alla Sicilia una legge che
complessivamente rimanga dignitosa, seria, utile ai siciliani,
seppure su qualche argomento possiamo non essere d'accordo.
Per carità, si mantenga quella coerenza che è nel disegno di
legge, che è venuta fuori dai vari discorsi che si sono fatti con
tutti i presidenti dei Gruppi parlamentari e che, fino ad oggi, si
sta mantenendo. Se poi, anche per un tot di principio -
riguardasse una sola casa in Sicilia o, peggio ancora, se fosse
l'80 per cento - tollerassimo condoni e sanatorie, la legge - e,
quindi, tutti noi, l'Assemblea che le leggi le approva -
sicuramente perderebbe quella dignità.
Ecco perché, aggiungo a quanto ha detto l'assessore Gentile, anche
il mio punto di vista, quello del Presidente della Regione,
nell'esprimere un no fermo a questo emendamento.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 2.158 Gov.19
(parti I, II e IV).
Il parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità.
Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo, quindi, in votazione la parte III: Il comma 4 è
soppresso .
CARONIA, relatore. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio
segreto.
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, intendo dire due cose: la prima è che
avevo chiesto di votare per scrutinio palese e non accetto i voti
di imboscate fatte con lo scrutinio segreto e, siccome mi ero
pronunziato contrario, cioè a favore dell'emendamento della collega
Caronia, sembrerebbe che il primo voto sia il mio. Invece, non
voterò astenendomi dalla votazione perché non voglio dare alla
votazione segreta alcun significato politico perché non idoneo ed
assurdo.
MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, adesso lei non può intervenire. Può
parlare solo per dichiarare la sua astensione.
MANCUSO, presidente della Commissione. Parlerò dopo, signor
Presidente, non è un problema. Vorrei però segnalarle che - non
sono molto giovane in questo Parlamento - quella Presidenza, non
con lei Presidente, all'onorevole Cracolici ha dato la parola anche
quando è stato richiesto lo scrutinio segreto. E non solo
all'onorevole Cracolici.
CRACOLICI. No, no, possiamo parlare, attenzione. Il mio discorso
era a garanzia sua.
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente, rinuncio
a parlare ma vorrei dichiarare il voto contrario della Commissione.
PRESIDENTE. Era stata formulata una richiesta di votazione per
scrutinio segreto.
Indìco la verifica dei richiedenti.
(Gli onorevoli Buzzanca, Campagna, Cascio Salvatore, Cordaro,
Falcone, Lo Giudice, Scoma e Torregrossa si associano alla
richiesta)
Votazione per scrutinio segreto del subemendamento 2.158 Gov.19
(parte III)
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto del
subemendamento 2.158 Gov 19 (parte III).
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano: Adamo, Ammatuna, Arena, Aricò, Barbagallo, Bonomo, Bosco,
Bufardeci, Buzzanca, Campagna, Caronia, Cascio Salvatore, Cimino,
Colianni, Cordaro, Corona, Cracolici, Cristaudo, Currenti,
D'Agostino, D'Asero, De Benedictis, Digiacomo, Di Guardo, Di Mauro,
Dina, Donegani, Falcone, Faraone, Federico, Ferrara, Fiorenza,
Formica, Gennuso, Gentile, Gianni, Greco, Incardona, Laccoto, Leanza
Nicola, Lentini, Limoli, Lo Giudice, Lombardo, Lupo, Maira, Mancuso,
Marinello, Marinese, Marrocco, Marziano, Mattarella, Minardo, Mineo,
Musotto, Nicotra, Oddo, Panarello, Panepinto, Picciolo, Pogliese,
Ragusa, Rinaldi, Romano, Ruggirello, Savona, Scammacca, Scilla,
Scoma, Speziale, Torregrossa, Vitrano.
Richiedenti: Caronia, Buzzanca, Campagna, Cascio Salvatore,
Cordaro, Falcone, Lo Giudice, Scoma e Torregrossa.
Sono in congedo: Raia e Vinciullo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 73
Votanti 72
Maggioranza 37
Favorevoli 25
Contrari 47
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 2.158 Gov.9.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è contrario resti seduto; chi è favorevole si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 2.158 Gov.21.
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E'approvato)
Il submendamento 2.158 Gov.10 è precluso.
Si passa al subemendamento 2.158 Gov.12. Lo pongo in votazione. Il
parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 2.158 Gov.13.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 2.158 Gov.14.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(Non è approvato)
Dichiaro inammissibili tutti gli altri emendamenti.
Si passa all'emendamento 2.158 Gov, di riscrittura dell'articolo
2.
DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
per leggere in italiano. Ribadisco che stiamo approvando un testo
dove c'è scritto l'ampliamento è effettuato a condizione che venga
eseguito un progetto unitario di riqualificazione dell'unità
immobiliare ove necessario per tale riqualificazione .
Se siete convinti che questa proposta abbia un senso, votiamola.
Ho invitato il Governo a presentare un emendamento, é l'ultimo
capoverso che abbiamo soppresso.
Al comma 1, potete leggere questa cosa che è un non senso.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo dire che
l'onorevole De Benedictis ha ragione perché effettivamente farebbe
bene, Assessore, a modificare questo refuso visto che non funziona;
è scritto male.
Colgo l'occasione - non per sollevare un dubbio a quello che
abbiamo votato, ma purtroppo non mi è stata data l'opportunità,
l'avrei voluto dire prima ma ero già intervenuto sull'articolo 4 -,
signor Presidente, lo dico a tutti ed è bene che resti agli atti
che, di fatto, abbiamo votato questo. Ecco perché ne avevo proposto
la soppressione. Poi, possiamo tornare all'articolo 12 perché forse
non tutti sanno che all'articolo 12 si ritorna su tutto ciò che non
è permesso.
Era bene toglierlo adesso perché ora vi dico cosa abbiamo votato,
ve lo leggo. Abbiamo votato che gli interventi possono riguardare
esclusivamente edifici legittimamente realizzati. Sono esclusi gli
immobili che hanno usufruito di condono edilizio .
Su questo ci sarà un contenzioso che nascerà, grande come le case,
visto che gli immobili legittimamente realizzati, forse in molti
non lo sanno, sono anche immobili condonati.
E allora, quando ho proposto di sopprimere questo articolo, era
proprio per ritornarci all'articolo 12, dove si mettono tutte le
preclusioni: cosa si può fare e cosa non si può fare. Al comma f)
dell'articolo 12, si poteva dire che le opere condonate non si
fanno, ma si scriveva dopo.
Ora abbiamo fatto un bel pastrocchio, sono contento.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dal Governo il
subemendamento 2.158 Gov.31:
«Al comma 1 le parole a condizione che venga eseguito un progetto
unitario di riqualificazione delle unità immobiliari, ove
necessario per tale riqualificazione sono sostituite con le
parole a condizione che l'ampliamento venga armonizzato in un
progetto unitario con il restante edificio .»
Onorevole De Benedictis, questo subemedamento viene incontro a
quanto lei ha richiesto nel suo intervento. Al comma 1, le parole
a condizione che venga eseguito un progetto unitario di
riqualificazione delle unità immobiliari ove necessario per tale
riqualificazione sono sostituite con le parole a condizione che
l'ampliamento venga armonizzato in un progetto unitario con il
restante edificio .
Può andare così? Va bene anche per lei, onorevole Beninati?
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione il subemendamento 2.158 Gov, come modificato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
«Art. 3.
Interventi per favorire il rinnovamento del patrimonio
edilizio esistente
1. La Regione promuove la sostituzione e il rinnovamento del
patrimonio edilizio esistente mediante la demolizione e
ricostruzione degli edifici residenziali o destinati ad attività
produttive, ultimati anteriormente alla data del 31 marzo 2003, che
non risultino adeguati agli attuali standard qualitativi, igienico-
sanitari, energetici, tecnologici, di sicurezza o alla normativa in
materia di fasce di inedificabilità e di distanze tra edifici,
dalle strade e dai confini.
2. Gli interventi di cui al comma l possono riguardare edifici
legittimamente realizzati nonché quelli oggetto di condono
edilizio, a condizione che sia stata rilasciata la concessione
edilizia in sanatoria, anche ai sensi dell'articolo 17 della legge
regionale 16 aprile 2003, n. 4 e successive modifiche ed
integrazioni, purché rispettino la normativa vigente all'epoca di
realizzazione, siano in regola dal punto di vista catastale e
purché al momento del rilascio del titolo abilitativo siano in
regola con il pagamento della TARSU o della TIA e dell'ICI alla
data del 31 dicembre 2008.
3. Al fine di favorire la realizzazione degli interventi, sono
consentiti interventi di integrale demolizione e ricostruzione,
anche su area di sedime diversa, ricadente all'interno della stessa
area di proprietà, purché non interessino aree per attrezzature
discendenti dallo strumento urbanistico vigente o adottato o aree
gravate da vincoli di inedificabilità previsti dalla vigente
normativa statale o regionale.
4. Gli interventi possono prevedere aumenti fino al 35 per cento
del volume autorizzato e/o condonato per gli edifici ad uso
residenziale, e fino al 25 per cento della superficie coperta
autorizzata e/o condonata per quelli adibiti ad attività
produttive, con obbligo di utilizzare le tecniche costruttive della
bioedilizia.
5. Gli interventi sono ammessi in deroga alle previsioni degli
strumenti urbanistici comunali, purché nel rispetto delle distanze
minime stabilite da norme legislative vigenti ed in conformità alla
normativa antisismica.
6. Nel caso di ricostruzione dell'edificio su area di sedime
diversa, all'interno della stessa area di proprietà, la superficie
originariamente occupata dal fabbricato demolito deve essere
sistemata a verde privato e/o prevedere parcheggi a servizio dello
stesso, nel rispetto di eventuali vincoli esistenti, con
apposizione di vincolo di inedificabilità. In ogni caso la
superficie originariamente occupata dal fabbricato deve essere
sistemata con materiali e tecniche che garantiscano la permeabilità
del terreno.
7. Gli immobili oggetto degli interventi di cui al presente
articolo mantengono la destinazione urbanistica preesistente, fatti
salvi i cambi di destinazione d'uso autorizzati dai comuni.
8. Gli interventi sono subordinati all'esistenza o all'
adeguamento da parte dei richiedenti, di rete idrica, rete
fognaria, illuminazione pubblica e viabilità.
9. Con decreto dell'Assessore regionale per le infrastrutture e la
mobilità, emanato entro novanta giorni dalla pubblicazione della
presente legge, sono definite le caratteristiche tecniche per gli
interventi di bioedilizia di cui al comma 4».
Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento 3.145
Gov, di riscrittura dell'articolo 3:
«Art. 3.
Interventi per favorire il rinnovamento del patrimonio edilizio
esistente
1. Per la finalità di cui all'art. l è consentita la demolizione e
ricostruzione degli edifici residenziali, ultimati entro la data
del 31 dicembre 2009, purché risultino realizzati sulla base di un
regolare titolo abilitativo edilizio ove previsto, siano state
dichiarate per l'iscrizione al catasto e siano in regola con il
pagamento della TARSU o della TIA e dell'ICI alla data della
presentazione dell'istanza.
2. Al fine di favorire la realizzazione degli interventi, sono
consentiti interventi dì integrale demolizione e ricostruzione,
anche su area di sedime diversa, ricadente all'interno della stessa
area di proprietà intesa come insieme di particelle catastalmente
contigue senza soluzione di continuità e appartenenti allo stesso
proprietario, purché non interessino aree per attrezzature
discendenti dallo strumento urbanistico vigente o adottato o aree
gravate da vincoli di inedificabilità previsti dalla vigente
normativa statale e regionale.
3. Gli interventi possono prevedere aumenti fino al 25 per cento
del volume degli edifici ad uso residenziale, con obbligo di
utilizzare le tecniche costruttive della bioedilizia. Il suddetto
limite è incrementato del 10 per cento, per un aumento complessivo
fino al 35 per cento, qualora vengano adottati sistemi che
utilizzano fonti di energie rinnovabili che consentano l'autonomia
energetica degli edifici.
4. Gli interventi sono ammessi in deroga alle previsioni degli
strumenti urbanistici comunali, purché nel rispetto delle distanze
minime stabilite da norme legislative vigenti ed in conformità alla
normativa antisismica.
5. Nel caso di ricostruzione dell'edificio su area diversa,
all'interno della stessa area di proprietà, la superficie
originariamente occupata dal fabbricato demolito deve essere
sistemata a verde privato e/o prevedere parcheggi a servizio dello
stesso, nel rispetto di eventuali vincoli esistenti, con
apposizione di vincolo di inedificabilità. In ogni caso la
superficie originariamente occupata dal fabbricato deve essere
sistemata con materiale e tecniche che garantiscano la permeabilità
del terreno.
6. Gli immobili oggetto degli interventi di cui al presente
articolo mantengono la destinazione urbanistica preesistente, fatti
salvi i cambi di destinazione d'uso autorizzabili dai comuni.
7. Con decreto dell'Assessore regionale delle infrastrutture e
della mobilità, emanato entro 90 giorni dalla pubblicazione della
presente legge, sono definite le caratteristiche tecniche per gli
interventi di bioedilizia di cui al comma l».
Comunico, altresì, che sono stati presentati dagli onorevoli
Bosco, Corona, Falcone e Limoli, i seguenti subemendamenti:
subemendamento 3.145 Gov.3:
«Al comma 1 cassare le parole purché risultino realizzati sulla
base di un regolare titolo abitativo edilizio ove previsto ;
subemendamento 3.145 Gov.4:
«Al comma 1, dopo le parole ove previsto aggiungere le
seguenti parole: nonché quelli oggetto di condono edilizio ai
sensi delle leggi n. 47/85, 724/94 e 326/03 entro i termini
previsti dall'articolo 6, comma 2 »;
subemendamento 3.145 Gov.6:
«Sostituire il comma 2 con il seguente:
Gli interventi di cui al comma 1 possono riguardare edifici
legittimamente realizzati nonché quelli oggetto di condono
edilizio, a condizione che sia stata rilasciata la concessione
edilizia in sanatoria,anche ai sensi dell'articolo 17 della legge
regionale 16 aprile 2003, n. 4 e successive modifiche ed
integrazioni, siano in regola dal punto di vista catastale e purché
al momento del rilascio del titolo abilitativo siano in regola con
il pagamento della TARSU o della TIA e dell'ICI .»;
subemendamento 3.145 Gov.7:
«Al comma 3, terzo rigo, dopo la parola residenziale aggiungere
le parole realizzati con concessione edilizia e/o condonati ».
Si passa al subemendamento 3.145 Gov.3. Lo pongo in votazione. Il
parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 3.145 Gov.4.
CARONIA, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARONIA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in
questo emendamento sostanzialmente si ripropone il tema che abbiamo
trattato lungamente nell'articolo 2.
In realtà, l'emendamento prevede l'inserimento anche di quegli
immobili che sono stati oggetto di sanatoria.
Credo che, ovviamente, alla luce di quello che è stato detto
poc'anzi, a maggior ragione per quello che riguarda gli interventi
di demolizione e di ricostruzione, sia opportuno valutare l'ipotesi
di inserire gli immobili che sono stati sanati legittimamente.
Proprio perché questo tipo di intervento è molto oneroso, è molto
dispendioso, sappiamo bene che se andiamo ad escludere tutta quella
percentuale che ha avuto, al proprio interno, almeno una parte
sanata, per quanto riguarda gli immobili che sono stati oggetto di
condono verrebbero esclusi - cosa che, invece, avevamo previsto nel
testo esitato dalla Commissione - per la demolizione e
ricostruzione, che non è per l'ampliamento. Questo è l'altro
articolo.
La Commissione, all'unanimità dei Gruppi parlamentari, convenne di
inserire gli immobili che erano stati oggetto di sanatoria
all'articolo 3, che riguardava la demolizione e ricostruzione.
Teniamo presente che, perché un soggetto, un cittadino possa
adempiere, possa porre in essere questo intervento che comporta la
demolizione e la ricostruzione - che è piuttosto oneroso, non
dimentichiamolo - sicuramente, se andiamo ad escludere tutta quella
parte di patrimonio edilizio che è stato oggetto di sanatoria,
andiamo di fatto a precludere la possibilità a tantissimi cittadini
di godere di questa opportunità che, peraltro, - ricordo - non è
illimitata ma ha una durata temporale ben definita, visto che si
parla di ventiquattro mesi.
Pertanto, credo che se si vuole dare un senso a questa legge sono
per approvarla perché è una legge importante, ma è una legge utile
soltanto se la riempiamo di contenuto; diversamente, sarà soltanto
un manifesto per dire anche noi ci siamo omologati al resto delle
Regioni , ma non avrà risolto il problema del fermo dell'economia
in ambito edilizio.
Credo che sia opportuno che il Governo riconsideri l'opportunità
di inserire anche gli immobili che sono stati oggetto di condono, e
non soltanto all'articolo 13 perché, così facendo, includiamo
tantissimi immobili a cui verrebbe preclusa la possibilità di fare
un intervento importante, quale la demolizione-ricostruzione che
non è un intervento alla portata di tutti né tanto meno poco
oneroso.
Quindi, vorrei che il Governo riflettesse su questa opportunità e
desidero che l'Aula rifletta molto seriamente su questa opzione che
è stata lungamente dibattuta anche nei tavoli con i presidenti dei
Gruppi parlamentari.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Governo deve
fare chiarezza perché, in questo articolo, così come è formulato,
secondo me non si parla di esclusione di opere soggette a condono,
per cui sono d'accordo, anche perché nella stesura originaria del
testo esitato dalla Commissione, si è chiarito, per una volontà del
Governo di allora - a meno che il Governo non abbia cambiato
tendenza a distanza di un mese, tanto per essere chiari - che le
opere condonate, in questo caso, vanno incluse nella demolizione-
ricostruzione. E c'è un motivo, visto che utilizziamo attraverso la
demolizione-ricostruzione un meccanismo intelligente, quello di
eliminare le opere costruite abusivamente e poi condonate per
ricostruirle, anche se con l'aumento, ma con le nuove norme di
legge, tra cui le barriere architettoniche e le nuove norme
antisismiche.
Suggerisco che il Governo dica di migliorarlo, a prescindere da
cosa c'è scritto, se sulle demolizioni-ricostruzioni è d'accordo
che vengano escluse le opere condonate. Così come è scritto,
risultano incluse perché, non essendoci scritto che sono escluse,
sono incluse e sono d'accordo.
Se il Governo intende un'altra cosa, lo dica e così abbiamo chiuso
la nostra discussione.
C'è una differenza fra l'articolo 2 e l'articolo 3: l'articolo 2
esclude le opere soggette a condono, anche se, per quello che ho
detto prima, secondo me saranno incluse. Ora, bisogna che ci sia
chiarezza su cosa il Governo vuole fare perché, fino a un mese e
mezzo fa, due mesi fa, era d'accordo sul fatto di includerle. Ma se
ora ha cambiato tendenza, lo deve dire.
FIORENZA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FIORENZA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la vicenda che
stiamo trattando, così come testé accennata dal collega Beninati,
gradirei fosse specificata, al di là delle divisioni partitiche o
ideologiche, visto che l'Aula riesce a dividersi su tutto.
Credo che questo sia un argomento estremamente importante in
quanto tocca e riguarda un fattore estremamente delicato, quello
della sicurezza.
L'onorevole Beninati ne faceva cenno poc'anzi. Faccio un esempio
tangibile affinché rimanga agli atti: un edificio costruito
abusivamente prima della legge antisismica è un edificio
pericolante, è un edificio non sicuro. La demolizione e la
ricostruzione secondo i nuovi princìpi di sicurezza farebbero in
modo che quegli edifici sanati e che, pertanto, adesso sono
regolamentari, vengano finalmente messi a norma di sicurezza.
Il Governo sia chiaro su questo aspetto perché riguarda, oltre che
la sicurezza, anche l'abbattimento delle barriere architettoniche.
Quindi, Governo, a questo punto verrebbe da dire fuori dalla
tana , ma questo è un argomento estremamente importante.
Cosa vuol dire il fatto che non sia stato specificato nel suo
articolato? Onorevole Assessore, ci deve spiegare perché nel suo
articolato non è specificato, se sono inclusi gli edifici oggetto
di sanatoria.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ho comunicato in precedenza
all'Aula che la Presidenza non avrebbe accettato emendamenti che
portassero problematiche nuove, né da parte dei singoli deputati,
né da parte della Commissione, né da parte del Governo. Lo
ribadisco, in quanto continuano ad arrivare emendamenti che sono
fuori testo e fuori tema e non sono neanche delle riscritture.
Quindi, sono emendamenti tutti inammissibili.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei dire
subito una cosa: noi possiamo decidere tutto ciò che si deve fare e
che non si deve fare, l'importante è evitare che lo interpretino
gli avvocati.
L'urbanistica, come si sa, è una delle materie dove più che quello
che è scritto è l'interpretazione dei giudici a farla da padrona.
Evitiamo di fare queste guerre ideologiche che sono diventate
veramente insopportabili, lo dico nel merito a prescindere dalle
vicende politiche.
Io sono tra quelli che pensavano che all'articolo 3 potesse essere
consentita la demolizione e la ricostruzione anche degli edifici
per i quali era stata fatta la sanatoria successivamente. La
ragione per la quale lo credevo è che se uno demolisce vuol dire
che sta facendo un intervento che ha due obiettivi: la messa in
sicurezza dell'immobile che aveva o una migliore qualità
architettonica che possa in qualche modo migliorare l'ambiente. E,
comunque, è uno che ci mette soldi di tasca propria.
Alla fine, però, mentre ho sempre ritenuto sbagliato consentire
all'articolo 2 una premialità in presenza semplicemente di
un'aggiunta rispetto a quello che si era già edificato, però si è
poi fatta una scelta - lo dico a tutti i colleghi, perché questa
legge non può diventare il teatrino delle ipocrisie -, tutti
insieme, tranne l'onorevole Beninati che, pur comprendendo le
ragioni della scelta, ha detto però io mantengo un giudizio
diverso avendolo proposto quando ero assessore .
Abbiamo fatto questa scelta per due ragioni: la prima la ha
spiegata il Presidente della Regione. Noi abbiamo fatto questa
legge e ricordo che la stiamo facendo per ultimi in Italia. Perché
per ultimi? Perché abbiamo avuto la vicenda di Giampilieri e ognuno
di noi si sta ponendo una serie di interrogativi tant'è che ci sono
norme innovative in questo disegno di legge che difenderò, come la
delocalizzazione, perché ha un obiettivo che risponde anche a quei
problemi che si stanno affrontando in questo momento a San Fratello
piuttosto che in altre aree.
Abbiamo approvato un emendamento all'articolo 1, a firma
dell'onorevole Mancuso, che, a differenza del testo che era stato
esitato dalla IV Commissione, recita che i princìpi sono in
attuazione di quanto disposto dalla Conferenza Stato-Regioni.
Onorevoli colleghi, alla Conferenza Stato-Regioni all'unanimità,
lo ha raccontato il Presidente della Regione, quei princìpi dicono:
le regioni possono fare una serie di cose , ma dicono anche che
tre cose non si possono fare. Infatti, gli interventi sul piano
casa non possono riguardare tre tipologie, in maniera chiara:
abusivismo (non l'abusivismo di oggi perché non esiste sul piano
urbanistico), cioè interventi che hanno avuto un procedimento che è
stato in seguito sanato, centri storici e zone di inedificabilità
assoluta.
La Conferenza Stato-Regioni regola questi tre principi. Su tutto
il resto, come ad esempio le aree produttive, sostanzialmente
demanda la facoltà alle regioni ed è su questo che le famose altre
regioni (ho visto con sorpresa che l'onorevole Buzzanca è diventato
un tifoso dell'Emilia Romagna, fa sempre piacere), adesso si
utilizzano come modello.
Ebbene, vorrei ricordare che su quei tre princìpi nessuna regione
ha derogato.
L'altra ragione è tutta politica, abbiamo fatto tutti insieme
questa scelta.
Qual è la ragione politica? Stiamo facendo questa legge dopo che
era stata sospesa per la vicenda Giampilieri. Quando l'abbiamo
ripresa, si è messo in moto il problema San Fratello piuttosto che
su Caronia e su quello che sta succedendo
BUZZANCA. Non facciamo demagogia
CRACOLICI. Onorevole Buzzanca, sono stato uno di quelli che è
intervenuto pubblicamente per dire che il tentativo di certa stampa
di rappresentare la vicenda di Giampilieri come una vicenda di
abusivismo edilizio era intollerabile ed inaccettabile.
Detto ciò, però, non possiamo nasconderci gli occhi col
prosciutto. La Sicilia, come è, la conosciamo tutti. La scelta
politica di evitare che questa legge, anche mediaticamente, sia
sporcata rispetto agli obiettivi che invece vogliamo raggiungere,
cioè concedere, attraverso una premialità di cubatura, la ripresa
del settore dell'edilizia privata, fermo restando i paletti fissati
dalla Conferenza Stato-Regioni, ebbene questo obiettivo, ripeto, è
stato addirittura sancito con un emendamento sottoscritto
dall'onorevole Mancuso ed approvato da quest'Aula.
Un emendamento rafforzativo rispetto al testo originario.
Non discuto più nel merito, se sia giusto o sbagliato. L'articolo
3 poteva prevedere la demolizione e ricostruzione anche degli
edifici concessi in sanatoria; si è operata la scelta di non farlo.
Però, onorevole Assessore, non vorrei che, così come è scritto,
diciamo di non farla e, poi, la facciamo fare attraverso gli
avvocati. Per cui, dobbiamo scriviamo le cose per bene, perché
giustamente mi fanno rilevare che un regolare titolo abitativo
edilizio si ottiene anche attraverso la concessione in sanatoria.
Allora non possiamo dire di non volere fare le cose e, poi, le
facciamo fare attraverso gli avvocati.
CORDARO. Noi abbiamo già votato favorevolmente
CRACOLICI. Quindi, quello che voglio dire è: stabiliamo qual è
l'indirizzo che vogliamo perseguire. Ripeto, in sede di Conferenza
dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, da parte di tutti si è
utilizzata questa modalità per evitare che la legge venga sporcata
attraverso un uso mediatico distorto rispetto a ciò che si vuole
perseguire.
Credo che il Governo debba correggere la formulazione così come è
scritta, altrimenti rischiamo di arrivare, per via giudiziaria, ad
un risultato che non volevamo raggiungere per via amministrativa.
INCARDONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con una battuta,
sarebbe opportuno dire all'onorevole Cracolici che il peggio si ha
quando ad interpretare la legge sono persone che non sono né
ingegneri né avvocati perché, in quel caso, sì, ci sono guai neri.
Nel merito del dibattito relativo all'articolo 3, mentre
all'articolo 2 poteva esserci qualche perplessità sull'opportunità
o meno di includere gli immobili che avevano ottenuto il condono,
che erano stati, quindi, legittimati e resi dal punto di vista
legale alla stessa stregua degli altri e, quindi, mentre lì ancora
c'era la possibilità di dibattere, di discutere e poteva sorgere
qualche perplessità, rispetto all'articolo 3 - che prevede la
demolizione e la ricostruzione degli immobili - penso che non ci
possa essere alcuna remora ad inserire anche quelli che sono stati
resi perfettamente legali con la sanatoria.
Infatti, come diceva poco fa l'onorevole Cordaro, commetteremmo
ancora una volta, anche in questa seconda occasione, una disparità
di trattamento che, se impugnata innanzi alla Corte Costituzionale,
non potrebbe che dare ragione a quei cittadini che sono stati, sul
piano legale, messi nelle condizioni di essere considerati alla
stessa stregua degli altri e che, invece, una legge della Regione
tratta diversamente.
Inoltre, in questo caso c'è una motivazione importante: quella che
viene meno l'effetto stesso dell'abuso, con la demolizione viene
meno l'effetto principale che è stato quello di costruire un
immobile. Quindi, sarebbe un'ingiustizia grave, estrema, nei
confronti di quei cittadini che, magari, avrebbero la possibilità,
demolendo e ricostruendo, di avere una cubatura diversa e, quindi,
adattare alle esigenze della propria famiglia o ad altre esigenze
la propria casa, il proprio immobile. Per altro, in questo caso, si
dà la possibilità di mettere in sicurezza gli immobili, che non è
cosa da poco.
Allora, in questo caso, sull'articolo 3 penso che non ci possano
essere dubbi.
Mi preoccupa molto poco l'effetto mediatico perché ciò che mi
interessa è dare la possibilità ai cittadini siciliani di
soddisfare le proprie esigenze attraverso gli strumenti della
legalità.
Infatti, ogni volta che non consentiamo ai cittadini di
realizzare, di fare qualche cosa che invece in altre parti
d'Italia, che nella stessa nostra Terra si sarebbe potuta fare
senza ricorrere a pregiudizi e a ipocrisie, allora, solo se i
cittadini si convincono che la legge è giusta, che la legge usa il
buon senso, ebbene, solo in questo caso i cittadini saranno portati
a rispettare la legge. Infatti, ogni volta che si parla di legalità
ci dimentichiamo di un dato, cioè che il primo principio che deve
ispirare il legislatore è quello che la legge deve essere condivisa
dai cittadini perché venga rispettata.
Non ci può essere rispetto per la legge che sia solo imposizione,
che sia solo divieto; ci vuole anzitutto la condivisione. Una legge
h condivisa quando è ritenuta giusta dai cittadini, allora in quel
caso i cittadini esprimono affetto verso le istituzioni, rispetto
nei confronti delle istituzioni, rispetto nei confronti delle
leggi.
Ora, in questo caso, negare la possibilità di realizzare
ampliamenti a chi demolisce e ricostruisce è veramente una grande
ingiustizia.
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, poco fa abbiamo
approvato l'emendamento 2.158 Gov.21, che prevede, per l'articolo
2, quelle abitazioni che sono state sanate ai sensi dell'articolo
13 della legge 28 febbraio 1985 e quella del 95.
Ora, sarebbe penalizzante per l'articolo 2 inserire questa
fattispecie e non inserirla anche per l'articolo 3, cioè eliminare
la sanatoria definitivamente.
CRACOLICI. Lo faremo all'articolo 12.
RINALDI. Io direi che quel che è stato fatto per l'articolo 2
debba essere inserito anche per l'articolo 3, per uniformità;
altrimenti quelli dell'articolo 2 risultano penalizzati rispetto a
quelli dell'articolo 3.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, siccome qui chi non è né avvocato né
ingegnere finisce per spiegarci cosa si fa dell'urbanistica e del
diritto, avevo la fortuna di parlare con un ingegnere, il collega
De Benedictis, che mi stava spiegando una cosa che non avevo
capito. Non ero distratto, mi dispiace soltanto di non averla
intesa subito.
Signor Presidente della Regione, lei è il capo del Governo e
quindi è, alla fine, è responsabile di ciò che di buono o di meno
buono fa il Governo. Allora, desidero dirle, perché resti agli atti
di questa seduta, che all'articolo 2, a mio parere, - e credo di
poter dire, ma lo dirò da qui a qualche mese, non soltanto a mio
parere - è stato già commesso un misfatto giuridico.
Lo ha riconosciuto l'onorevole Cracolici, seppur tardivamente e
con riferimento all'articolo 3; però il tema adesso diventa di
particolare rilevanza perché quando parliamo di demolizione e di
ricostruzione - che è il tema, appunto, dell'articolo 3 -
immaginare che chi ha sanato la propria abitazione e, quindi, é
stato equiparato sotto il profilo legale a chi aveva costruito in
forza di una regolare autorizzazione, non possa, demolendo e
ricostruendo, mettere a norma, soprattutto antisismica, la propria
costruzione, il proprio edificio, significa creare i presupposti
per i quali, signor Presidente della Regione, lei si è recato a
Messina e a Giampilieri per i funerali e per commemorare quei
morti.
Allora, qui dovete avere chiare le cose di cui parlate, perché
stiamo parlando di impedire a chi ha avuto sanata la casa di poter
abbattere, demolire e ricostruire quella casa secondo le norme
antisismiche. Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con
il proprio nome perché qui, Presidente della Regione, non si tratta
di una norma estetica. Altrimenti lei, con quello che ha detto
poc'anzi, dà la sensazione che noi ci laviamo l'anima non
pronunciando la parola condono o sanatoria; ma, tolta l'estetica,
resta la sostanza. E non vorrei che in questa sostanza ci fosse
qualche cosa di grave per il futuro della Sicilia.
Lo ha spiegato l'onorevole Fiorenza, voi forse eravate distratti.
Bocciare l'emendamento che stiamo discutendo, signor Presidente
della Regione - mi ascolti perché sarà sua la responsabilità e non
varrà niente andare ai funerali -, significa - ascolti, presidente,
non è un gioco, lasci stare i diktat, qui parliamo di cose serie,
io spero che poi potremo ridere insieme quando tutto sarà andato
bene, ma non è il momento di ridere - impedire al soggetto che ha
sanato la propria abitazione non già di ampliare come era nel comma
2 - ed è un errore per quello che ho detto prima, ma non è passato
-, ma impediremo al soggetto che ha sanato la propria abitazione di
demolirla e di costruirla di nuovo secondo le norme antisismiche,
cioè questo soggetto resterà in una condizione perenne di
insicurezza e di illegittimità.
Bene, allora detto ciò ne prendiamo atto. Ciascuno può votare
liberamente come vuole. Io però resto d'accordo con quanto detto
dall'onorevole Fiorenza e vorrei che ciascuno, in quest'Aula, si
assumesse la responsabilità di quello che vota e, soprattutto,
colleghi, vorrei che lo capiste, perché ho la sensazione netta che
molti colleghi non sanno che cosa stanno votando e questo mi
allarma.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sto ascoltando e
sto cercando di seguire i lavori d'Aula, cerco di lavorare con
coscienza, anche sforzandomi di guardare a quali saranno i
risultati dopo l'approvazione di questa norma. Sulla scorta di
queste considerazioni
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, date la possibilità all'onorevole
Falcone di fare il suo intervento.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rendo conto che
forse parliamo di una materia un po' difficile da comprendere, però
credo che sia stato il presidente Lombardo a dare la linea e la
direttiva a questa norma.
Signor Presidente della Regione, lei ha detto di non essere un
tecnico, ma ha anche detto di aver ascoltato le indicazioni dei
tecnici e di operare, laddove possibile, con il buon senso.
E noi, allora, in questa sede dobbiamo cercare di coniugare la
tecnica con il buonsenso senza trincerarci dietro prese di
posizione acritiche e aprioristiche che hanno il sapore di un
fondamentalismo che non può essere attuale e non può essere di
questo Parlamento, non può appartenere al legislatore in quanto
tale, che deve varare norme destinate a proiettarsi nel futuro.
Allora, ecco perché è assurdo pensare di dare innanzitutto parere
sfavorevole ad un emendamento che ho inteso presentare assieme ai
colleghi Bosco, Corona e Limoli, intanto perché non vogliamo
creare nuovo abusivismo. Noi vogliamo, anzi, correggere
l'abusivismo che è stato perpetrato in questa terra di Sicilia, e
prova ne è il fatto che alcuni componenti, e mi fa piacere, del
Partito Democratico ne hanno preso conoscenza e coscienza.
Mi fa piacere che al capogruppo del Partito Democratico abbiano
risposto già diversi colleghi dello stesso partito, essendo in una
posizione completamente distante.
E' come volere guardare, volere trincerarsi dietro l'esistente
che, sebbene scorretto, dobbiamo difendere a tutti i costi.
Noi vogliamo, invece, fare una norma di buon senso. Una norma che
dica correggiamo ciò che è stato oggetto sì di un condono ma
perché era abusivo, ciò che è stato sanato, regolarizzato ma perché
era irregolare , e come vogliamo farlo? Demolendo e ricostruendo,
cioè azzerando, onorevole Di Guardo, quello che non era stato fatto
regolarmente e rifacendolo con regolarità.
E' chiaro, in medio stat virtus, dicevano i latini.
E, allora, onorevole Cordaro, se poi dobbiamo apportare dei
correttivi facciamolo pure.
Pertanto, è giusto che il Governo si carichi di una
responsabilità, che è quella di dare e di offrire a questo
Parlamento una norma mediana, magari ipotizzando che coloro che
hanno perpetrato nel passato abusivismi e abbiano realizzato case
abusive, se vogliono demolirle e ricostruirle non potranno
utilizzare gli ampliamenti, non potranno fruire di ampliamenti.
Questo è un altro discorso che dovrebbe venire dal Governo, cioè
da chi ha un potere esecutivo, da chi ha anche un potere di
proposta. E, invece, mi dispiace dirlo, ma ciò non arriva. Non c'è
ad un certo punto un dibattito proficuo in questa Aula, ci sono
quasi delle prese di posizione acritiche, delle prese di posizione
che non servono al nostro dibattito.
E' vero che abbiamo votato tutti, all'articolo 1, l'emendamento
dell'onorevole Mancuso, che recita la Regione, in attuazione
dell'intesa tra Stato, Regioni ed enti locali ; ma
quell'emendamento dice pure che vogliamo promuovere misure
straordinarie ed urgenti finalizzate a sostenere la messa in
sicurezza e la riduzione del rischio sismico e idrogeologico .
Presidente Lombardo, lei più volte ha denunciato che laddove ci
sono stati disastri ambientali questi sono il frutto di abusivismi.
Allora, dobbiamo correggerli, e lo faremo solo se approveremo
questa norma che è una norma di buon senso, una norma che tende
alla correzione di quelle irregolarità.
Chiedo, pertanto, che questo subemendamento sia approvato e, in
subordine, signor Presidente, chiedo la sospensione della seduta
per un quarto d'ora in modo da consentire al Governo di formulare
un emendamento, un comma di riscrittura, che consenta, con molto
buon senso e con grande lungimiranza, di offrire a questo
Parlamento una norma da votare e che abbia delle ricadute positive
per il nostro territorio.
PANARELLO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sommessamente
vorrei dire ai colleghi che sono intervenuti, esprimendo
legittimamente dei punti di vista su queste norme e sui loro
aspetti tecnici, che dovremmo avere l'ambizione di legiferare
tenendo conto dell'interesse della società che vogliamo
rappresentare.
Ora, dagli accenti di alcuni colleghi credo che emerga una visione
della società siciliana che è offensiva della stragrande
maggioranza dei siciliani, perché quando si dice che i siciliani
hanno costruito abusivamente in quanto le norme non hanno concesso
loro di costruire legalmente, quando si dice che fenomeni di questo
genere sono estremamente diffusi, credo che si dicano cose che non
hanno un fondamento.
La stragrande maggioranza dei cittadini che vive in Sicilia non
abita in edifici abusivi, né totalmente né parzialmente. Credo,
quindi, che dovremmo innanzitutto rispettare la condizione e la
volontà della stragrande maggioranza dei siciliani e non dare, noi
per primi, l'idea di una Sicilia i cui cittadini sono, per la
stragrande maggioranza, volti all'illegalità.
Le stesse persone che qui si lamentano del fatto che i giornali
nazionali parlano male della Sicilia, non si lamentino poi se sono
essi stessi a dare questa idea negativa della Sicilia, proprio a
partire da una cultura che vuole premiare, sostanzialmente, coloro
che hanno costruito illegalmente.
Perché di questo si tratta
La questione della sismicità e tutte le altre questioni che sono
state qui richiamate impropriamente, non hanno niente a che vedere
con la premialità che la legge dovrebbe dare a coloro che hanno
costruito illegalmente, ancorché sanato successivamente. Perché,
cari colleghi, se si desse premialità a queste situazioni si
commetterebbe un'ingiustizia nei confronti di coloro, e insisto,
che sono la stragrande maggioranza dei siciliani, che hanno
costruito legalmente.
Pertanto, invito tutti a riflettere su questo elemento e a ridare
etica ai nostri comportamenti legislativi che devono essere di buon
senso e che possono trovare consenso solo se tengono conto di
princìpi che sono largamente condivisi dai cittadini siciliani,
senza dimenticare che se noi oggi dovessimo avere un atteggiamento
indulgente, al di là delle intenzioni nei confronti di coloro che
hanno commesso abusi edilizi, daremmo un indirizzo certamente non
positivo per il futuro alle nuove generazioni.
Credo che se vogliamo evitare gli errori e gli orrori del passato,
dal punto di vista urbanistico, dobbiamo avere sempre contezza
delle cose che facciamo e delle cose che diciamo per evitare di
continuare a dare un indirizzo ai nostri cittadini che sia
sostanzialmente rivolto verso una elusione o addirittura, una
violazione delle norme.
ROMANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANO. Onorevoli colleghi, vorrei partire dal rileggere insieme a
voi l'accordo Stato-Regioni perchè mi sembra che tutti citiamo
questo accordo, però mi sono accorto dalle domande fatte nei
corridoi che molti di noi non lo hanno letto.
Credo sia necessario partire da questo accordo per cercare di
capire di cosa stiamo parlando.
L'accordo Stato-Regioni prevede le cose che si possono fare: gli
ampliamenti, le demolizioni, la semplificazione delle procedure. E
recita testualmente: tali interventi edilizi non possono
riferirsi - per la verità è l'unico divieto suggerito al
legislatore regionale - ad edifici abusivi, nei centri storici e
nelle aree di inedificabilità assoluta . Tale accordo dice inoltre
di individuare gli ambiti nei quali gli interventi devono
insistere, previa la riqualificazione delle aree urbane degradate.
Vorrei quindi fare rilevare che tutta la legge - e voglio dirlo al
presidente della Commissione Mancuso e all'onorevole Cordaro -
introduce elementi innovativi suggeriti dal protocollo d'intesa,
che sono cose straordinariamente importanti che la Regione Sicilia
ha inventato: penso alla certificazione, penso agli isolanti
antisismici, ai sistemi innovativi di sicurezza.
Penso, inoltre, che quando l'accordo Stato-Regioni parla di
riqualificazione delle aree degradate - e noi abbiamo inventato,
presidente Mancuso, i parcheggi come opera di riqualificazione
naturale del territorio, previo consolidamento, e operiamo così il
consolidamento naturale del terreno alleggerendo il terreno stesso
- chi è tecnico capisce - e recuperando in tal modo zone degradate.
Infine, vorrei dire all'onorevole Cordaro che il cittadino
messinese si indigna quando sente utilizzare i morti di Messina
allorquando ci si riferisce a questa norma. I morti di Messina non
ci sono stati perchè i fabbricati non erano a norma sismica Vieni
sul posto e te lo dimostro
CORDARO. Io parlavo per il futuro, non hai capito
ROMANO. Del futuro poi ne parliamo, il futuro è nelle mani di Dio.
Allora io ti dico che oggi i fabbricati si possono adeguare, non
abbiamo bisogno di questa legge per adeguare i fabbricati a norme
antisismiche: basta depositare i calcoli al Genio civile e la casa
può essere adeguata alle norme antisismiche, non occorre
l'incentivo per metterla in sicurezza.
E' una macabra demagogia quella di utilizzare i morti di Messina
per sostenere questa legge. E' una vergogna Le norme sismiche ci
sono e chi vuole adeguare il proprio fabbricato lo può fare,
presenta i calcoli e li deposita al Genio civile. Qui parliamo di
un'altra cosa.
Non possiamo e non dobbiamo dare premialità a chi ha commesso un
abuso. Non è corretto nei confronti di chi ha realizzato il proprio
edificio, il proprio fabbricato con regole rigide, applicando la
norma e pagando le tasse.
Credo che il nostro Parlamento debba dare un grande esempio di
legalità, per questa generazione e per le future generazioni. Non
possiamo accettare il principio di legalizzare chi non ha
realizzato le opere urbanistiche e civili.
Credo che questo Parlamento si debba assumere la responsabilità di
fare una buona legge.
PRESIDENTE. Ricordo che sono ancora iscritti a parlare gli
onorevoli Pogliese e Buzzanca.
Mi chiedo se non sia il caso, Presidente della Regione, visto che
il Governo sta approntando un emendamento di riscrittura, di
accantonare questo articolo e proseguire con gli articoli 6 e 7.
POGLIESE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
POGLIESE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato in
religioso silenzio gli interventi che si sono alternati a sostegno
o in contrasto dell'emendamento similare che è stato discusso con
riferimento all'articolo 2.
E seppure sono rimasto convinto dell'opportunità di permettere
l'ampliamento anche all'immobile oggetto di condono edilizio, le
argomentazioni che sono state esternate da coloro i quali hanno
votato in maniera difforme rispetto al sottoscritto ed al mio
gruppo parlamentare, erano, comunque, legittime, laddove si
evidenziava, per ragioni etiche, che non poteva essere ammesso un
meccanismo di premialità nei confronti di chi aveva commesso un
abuso, seppure successivamente condonato.
Questa tipologia è diversa rispetto a quella prevista
dall'articolo 2.
Nel momento in cui si favorisce, attraverso questi meccanismi di
premialità, la demolizione e la ricostruzione, credo che le
finalità della legge, onorevole Presidente, siano duplici: favorire
un percorso che possa permettere ad un settore strategico della
nostra economia, quale quello edile, di avere un input positivo
dopo la crisi congiunturale del 2009.
Ricordo a me stesso e a tutti voi che la crisi ha comportato, nel
solo anno solare 2009, la chiusura e il fallimento di 1.600 piccole
e medie imprese, con il contestuale licenziamento di 17.000 operai
e tecnici. Oltre a ciò, la finalità di questa legge è rappresentata
dalla possibilità di riqualificare il patrimonio edilizio
siciliano. In tal modo si persegue tale finalità dando
l'opportunità a chi ha un immobile, oggetto di condono, di
demolirlo e ricostruirlo.
Concludo signor Presidente, perché credo che la sua richiesta sia
ragionevole, in attesa, mi auguro, che il Governo riscriva
l'articolo 3.
In tal modo si favorirebbe questo percorso nella consapevolezza
che la tematica dovrà essere affrontata senza pregiudizi
ideologici, col buon senso cui faceva riferimento prima il collega
Falcone. L'onorevole Beninati l'ha detto brillantemente, come al
solito, nel suo intervento, grazie alla sua esperienza politica e
alla sua competenza tecnica ed anche gli onorevoli Fiorenza,
Incardona e Cordaro lo hanno ricordato.
Credo che questa sia una norma di buon senso che deve essere
affrontata dal nostro Parlamento in maniera oculata, con grande
attenzione, nell'auspicio che possa veramente riqualificare il
patrimonio edilizio siciliano.
BUZZANCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stasera accadono
qui delle cose curiose: succede che l'onorevole Cracolici difende
la Sicilia e io l'Emilia Romagna.
Voglio dire con molta chiarezza che proprio gli interventi che qui
stiamo ascoltando e l'attenzione che poniamo a questa norma, che
certamente dovrà servire ai siciliani, ci deve fare porre alcuni
interrogativi. Siamo sicuri che, approvata la norma così come è
scritta, onorevole Presidente, non nasceranno numerosi contenziosi?
Siamo sicuri che, così come è scritto l'articolo 3, così come è
stato votato l'articolo 2, sarà possibile evitare l'insorgere di
contenziosi?
L'onorevole Rinaldi diceva poco fa che l'articolo 13 della legge
del 1985 - che oggi è l'articolo 9 della legge 47 del 1985 - è una
fattispecie precisa in quanto si tratta di costruzione realizzata
certamente senza autorizzazione e senza concessione, ma il luogo
poteva essere oggetto sia di autorizzazione che di concessione.
Se lo si applica per l'articolo 2, non vedo il motivo per il quale
non debba applicarsi per l'articolo 3. Infatti se rileggiamo e
confrontiamo l'articolo 3, e precisamente il comma 1, con
l'articolo 12, che inevitabilmente dovremo affrontare, si osserva
che esistono delle incongruenze in quanto l'articolo 3 parla di
possibilità di ricostruire dopo la demolizione od esiste il titolo
abitativo; mentre l'articolo 12 prevede che non possono essere
oggetto di ricostruzione con concessione regolarmente rilasciata
gli immobili oggetto di condono edilizio, nonché di ordinanza di
demolizione, salvo quanto previsto dall'articolo 3.
Allora, signor Presidente, si renderà conto che in questo momento
siamo dinanzi a delle difficoltà obiettive, abbiamo la necessità di
porre un freno e di fare in modo che la riscrittura di norme che
condividiamo, di quelle più significative, sia oggetto di maggiore
attenzione e di maggiore approfondimento
Mi pare sensata, quindi, la proposta dell'onorevole Formica:
accantoniamo l'articolo 3 e facciamo una pausa di riflessione
perché, così continuando, con questo schema, con questo sistema e,
se mi consentite, anche con questa stanchezza che poi produce
scarsa attenzione, rischiamo di fare una norma che non servirà a
nessuno e che graverà sui comuni, che dovranno poi difendersi da
migliaia e migliaia di contenziosi che nasceranno da qui a poco.
Quindi attenzione Questo lusso non possiamo permettercelo e
nessuno pensi di andare avanti a favore degli abusivi perché non è
il momento di affrontare questo argomento.
Però finiamola con le speculazioni sui morti di Messina Nessuno
deve speculare, nessuno può speculare; quello è un capitolo
certamente troppo doloroso che questa Assemblea ha anche
affrontato. Andiamo avanti comunque con serenità, cerchiamo di fare
le norme che sono necessarie ed utili senza derive, senza
demagogia, senza posizioni preconcette, senza falsi idealismi.
Signor Presidente, reputo necessario, dunque, che si accantonino
questi articoli per passare all'articolo 6 e poi rinviare i nostri
lavori.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il Governo ha chiesto di
proseguire e pertanto adesso procederemo alla votazione
dell'emendamento 3.158 Gov.4, a firma degli onorevoli Bosco, Corona
e Limoli. Il parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e per la mobilità.
Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.
FALCONE. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO, presidente della Regione. Onorevoli colleghi, intervengo
per un chiarimento visto che siamo stati distratti dal dibattito.
Il Governo è contrario a questo subemendamento del quale si chiede
che la votazione avvenga per voto segreto.
(Gli onorevoli Beninati, Bosco, Buzzanca, Caputo, Caronia,
Cordaro, Corona e Forzese si associano alla richiesta)
Votazione per scrutinio segreto del subemendamento 3.145
Gov.4
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio segreto del
subemendamento 3.145 Gov.4.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano: Adamo, Ammatuna, Apprendi, Arena, Aricò, Barbagallo,
Beninati, Bonomo, Bosco, Bufardeci, Buzzanca, Calanducci, Caronia,
Cimino, Cintola, Colianni, Cordaro, Corona, Cracolici, Cristaudo,
Currenti, D'Agostino, De Benedictis, De Luca, Di Benedetto,
Digiacomo, Di Guardo, Di Mauro, Donegani, Falcone, Faraone,
Federico, Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gennuso, Gentile, Greco,
Gucciardi, Incardona, Laccoto, Leanza Nicola, Lentini, Leontini,
Limoli, Lo Giudice, Lombardo, Lupo, Maira, Mancuso, Marinello,
Marinese, Marrocco, Marziano, Mattarella, Minardo, Mineo, Musotto,
Nicotra, Oddo, Panarello, Panepinto, Picciolo, Pogliese, Ragusa,
Rinaldi, Romano, Ruggirello, Scammacca, Speziale, Termine,
Torregrossa.
Richiedenti: Beninati, Bosco, Buzzanca, Caputo, Caronia, Cordaro,
Corona e Forzese.
Sono in congedo: Raia e Vinciullo.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
segreto:
Presenti 76
Votanti 72
Maggioranza 37
Favorevoli 24
Contrari 48
(Non è approvato)
I subemendamenti 3.145 Gov.6 e 3.145 Gov.7 sono, pertanto,
preclusi.
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 3.145.Gov.
Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
«Semplificazione e snellimento delle procedure
1. Gli interventi di cui agli articoli 2 e 3 sono subordinati al
rilascio della concessione edilizia prevista dall'articolo 36 della
legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71 e successive modifiche e
integrazioni.
2. Le istanze relative agli interventi sono presentate entro
ventiquattro mesi dal termine fissato al comma 4 e sono corredate,
a pena di inammissibilità, dal titolo autorizzativo relativo
all'immobile oggetto di intervento, rilasciato o concretizzatosi
antecedentemente alla data di presentazione dell'istanza. Per gli
immobili realizzati antecedentemente all'entrata in vigore della
legge 17 agosto 1942, n. 1150 o prima dell'1 settembre 1968, purché
ricadenti questi ultimi all'esterno della perimetrazione dei centri
urbani, l'istanza è corredata, in alternativa al titolo
autorizzativo, da una perizia giurata, redatta da un professionista
abilitato, che attesti l'epoca di realizzazione dell' immobile.
3. L'istanza è corredata da quietanza di versamento delle spese di
istruttoria, il cui ammontare complessivo e la cui articolazione
temporale sono stabiliti da ciascun comune con determina sindacale
emanata entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione della
presente legge.
4. I comuni, con delibera consiliare, entro il termine di
centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, possono motivatamente escludere o limitare l'applicabilità
delle norme di cui agli articoli 2 e 3 ad immobili o zone del
proprio territorio o imporre limitazioni e modalità applicative,
sulla base di specifiche ragioni di carattere urbanistico,
paesaggistico e ambientale.
5. Nell'istruttoria dei progetti di cui alla presente legge, i
comuni e gli enti chiamati ad esprimere il proprio parere o nulla
osta, procedono esclusivamente in base all'ordine cronologico e, ai
fini del rilascio del relativo titolo autorizzativo, possono
interrompere i termini una sola volta. Gli stessi enti rilasciano
il titolo autorizzativo, entro il termine perentorio di novanta
giorni dalla presentazione dell'istanza, fatta salva l'eventuale
interruzione dei termini.
6. In presenza di accertate carenze di personale negli uffici
tecnici, i comuni possono procedere alla stipula di contratti di
lavoro autonomo, di natura occasionale o di collaborazione
coordinata e continuativa a progetto con professionisti iscritti
agli albi degli ingegneri o degli architetti, dei geometri e dei
periti edili, per l'espletamento di tutti gli adempimenti previsti
per l'attuazione degli interventi di cui agli articoli 2 e 3. Agli
oneri di cui al presente comma i comuni provvedono esclusivamente
con le entrate derivanti dal comma 3».
Comunico che il Governo ha presentato l'emendamento 6.77 Gov, di
riscrittura dell'articolo 6:
«Art. 6.
Semplificazione e snellimento delle procedure
1. Gli interventi di cui agli articoli 2 e 3 della presente legge
sono subordinati al rilascio della concessione edilizia prevista
dall'articolo 36 della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71
ovvero alla denuncia di inizio attività di cui all'art. 22 del
D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e successive modifiche ed
integrazioni.
2. Le istanze relative agli interventi sono presentate entro
ventiquattro mesi dal termine fissato al comma 4 e sono corredate,
a pena di inammissibilità, dal titolo abilitativo edilizio ove
previsto relativo all'immobile oggetto di intervento, rilasciato o
concretizzatosi antecedentemente alla data di presentazione
dell'istanza.
3. L'istanza è corredata da quietanza di versamento delle spese di
istruttoria, il cui ammontare complessivo e la cui articolazione
temporale sono stabiliti da ciascun comune con determina sindacale
emanata entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione della
presente legge.
4. I comuni, con delibera consiliare, entro il termine perentorio
di centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente
legge, possono motivatamente escludere o limitare l'applicabilità
delle norme di cui agli articoli 2 e 3 ad immobili o zone del
proprio territorio o imporre limitazioni e modalità applicative,
sulla base di specifiche ragioni di carattere urbanistico,
paesaggistico e ambientale».
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:
«Misure di prevenzione sismica
l. L'adozione di sistemi di isolamento e/o dissipazione sismica
nelle nuove costruzioni comporta una riduzione pari al 20 per cento
degli oneri concessori previsti dagli articoli 5 e 6 della legge 28
gennaio 1977, n. 10. La medesima riduzione si applica anche nel
caso di adozione di tali sistemi nell'ambito di interventi sul
patrimonio edilizio esistente.
2. Il direttore dei lavori comunica al comune in forma di
dichiarazione sostitutiva, anche contestualmente all'inizio dei
lavori, l'utilizzo di sistemi di isolamento e/o dissipazione
sismica, comunicando altresì gli estremi del deposito all'ufficio
del Genio Civile e del relativo nulla osta ai sensi della legge 2
febbraio 1974, n. 64».
Comunico che é stato presentato dal Governo l'emendamento 7.14
Gov, di riscrittura dell'articolo:
«Art. 7
Misure di prevenzione sismica
1. L'adozione di sistemi di isolamento e/o dissipazione sismica
nelle nuove costruzioni comporta una riduzione pari al 20 per cento
degli oneri concessori previsti dagli articoli 5 e 6 della legge 28
gennaio 1977, n. 10 che si sommano con quelli previsti dall'art. 4.
La medesima riduzione si applica anche nel caso di adozione di tali
sistemi nell'ambito di interventi sul patrimonio edilizio
esistente.
2. Gli acciai utilizzabili nelle strutture in cemento armato, ai
fini della ecosostenibilità, sono quelli riconosciuti e garantiti
da specifici marchi che ne certificano la prestazione sismica e la
sostenibilità ambientale del processo produttivo.
3. Il direttore dei lavori comunica al comune in forma di
dichiarazione sostitutiva, anche contestualmente all'inizio dei
lavori, l'utilizzo di sistemi di isolamento e/o dissipazione
sismica, comunicando altresì gli estremi del deposito all'ufficio
del Genio Civile e del relativo nulla osta ai sensi della legge 2
febbraio 1974, n. 64.»
DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
evidenziare che il secondo comma di questa riscrittura
dell'articolo 7 del Governo tratta una materia che noi, come
regione, non possiamo trattare perché entriamo nel merito della
definizione in termini di norme tecniche sulle costruzioni
edilizie. E qui dovremmo specificare quali tipi di acciaio vanno
usati nelle costruzioni. Questo è un argomento che non ci
appartiene.
Nel merito, sarebbe riprovevole una norma che, così come è
intendimento di questa scrittura, mira a favorire marchi
commerciali e non qualità che sono certificate da norme tecniche
perché i marchi cui si riferisce altro non sono che aggregazioni di
ditte che si promuovono attraverso questo cartello.
Credo, quindi, che la norma vada espunta con un subemendamento
soppressivo.
PRESIDENTE. In effetti, onorevoli colleghi, leggendo il comma 2 mi
pare che non sia possibile sostenere, attraverso una norma, alcuni
marchi anziché altri.
Invito quindi il Governo a espungerlo, se è possibile.
DE BENEDICTIS. Si tratta del marchio SISMIC, è un consorzio di
sette aziende e, quindi, con nome e cognome si trova su Internet.
Quindi, credo che vada espunto.
Aggiungo anche che al comma 1, quando si parla di adozione di
qualsiasi isolamento o dissipazione sismica , è scritto in maniera
sbagliata.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, veramente mi
stavo accingendo a plaudire a quanto aveva detto l'onorevole De
Benedictis, che il comma 2 era pleonastico oltre tutto perché è
normato da un decreto ministeriale, per cui la Regione in queste
cose non può entrare.
Ora, invece, apprendo che l'articolo 7 viene addirittura ritirato
dal Governo, dopo averlo riscritto.
A questo punto non penso di dover aggiungere altro perché il
Governo ha la sua maggioranza; però, credetemi, questa continua
ondulazione di pareri, di posizioni ondivaghe veramente mi
mortificano sistematicamente e penso che non interverrò più perché
questa norma, giusta o sbagliata che sia, a differenza di quanto
ora il Governo si appresterà a fare, rappresentava per la prima
volta un segnale innovativo.
Lo stesso Governo parla di sicurezza, di prevenzione, di
adeguamento, e poi? Noi incentiviamo, perché è ovvio che chiunque
può fare questo tipo di costruzioni con questi meccanismi, è ovvio
che non è vietato; però, paradossalmente, il Governo dice di volere
prestare attenzione a queste cose e poi, di fatto, non le
incentiva. Non ho più parole, non ho più nulla da aggiungere.
E' veramente - mi dispiace dirlo - una situazione che lascia
attoniti.
Onorevoli colleghi, e mi scuso anche con lei, Presidente, lei deve
decidere una volta per tutte qual è la sua posizione. Non può, sol
perché qualcuno la pensa in un modo, all'ultimo che arriva dare un
giudizio in un senso o in un altro. Lei deve avere una sua
posizione politica.
Il Governo ha riscritto questo articolo, lo aveva scritto
addirittura esagerando, e ora lo cassa.
A questo punto credo non ci sia altro da aggiungere.
Il Governo, però, sia coerente con quanto sostiene. Non può
cambiare opinione, a distanza di qualche minuto, sol perché -
ripeto- qualcuno va lì e gli fa cambiare idea. Forse, fra dieci
minuti, se non votiamo e c'è qualcun altro che ritorna
sull'argomento, cambia nuovamente idea.
Veramente non ci sono parole. Si trattava di una norma - diciamolo
pure - che la Regione Sicilia, rispetto alle altre regioni
d'Italia, aveva fatto qualcosa prima degli altri, incentivando e
questo, perché non c'è un obbligo, avrebbe dato un incentivo per la
sicurezza, per tutto ciò che riguarda la prevenzione, di cui tutti
parliamo riempiendoci la bocca. Poi, c'è qualcosa per cui non si
vuole arrivare a questo comma e noi l'abroghiamo. Penso di non
dover aggiungere altro.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dal Governo il
subemendamento 7.14 Gov.1, che sopprime il comma 2.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, capisco che c'è
volontà di accelerare per approvare questa legge in tempi
rapidissimi, però il rischio è che poi facciamo una legge su cui
molti parlamentari non riescono più a raccapezzarsi: qualcuno è
convinto che siamo ancora all'articolo 6, e invece siamo
all'articolo 7; si pensa che si sta ritirando l'articolo 7 e invece
stiamo ritirando soltanto il secondo comma.
E' chiaro che qualche considerazione politicamente la dobbiamo pur
fare, mio malgrado, perché se come Governo presento un articolo di
riscrittura perché ritengo che la proposta presentata da me Governo
non sia efficace per l'obiettivo che intendo raggiungere e poi
ritiro tale proposta di riscrittura perché ritengo che questa
ulteriore proposta creerà più danni che altro, qui dobbiamo
metterci d'accordo.
Credo che il Partito Democratico non riesca a dettare veramente
l'agenda di questo governo, perché due sono le cose: o il PD non
riesce a tenere la barra dritta di questo governo, come ha detto
l'onorevole Cracolici domenica oppure, in effetti, siamo in un
gioco di docce scozzesi: una volta acqua fredda, una volta acqua
calda. Ma cadiamo, spesso e volentieri, in una costante confusione.
E' giusto che dica che, come Gruppo PDL, abbiamo fatto rilevare
immediatamente che questo comma non andava bene perché é stringente
e, soprattutto, perché è quasi la fotografia sempre di quel famoso
interesse specifico che deve sovrastare l'interesse collettivo,
l'interesse generale, l'interesse diffuso. Questo non lo
ammettiamo, dobbiamo dire le cose come stanno, dobbiamo dire che
qualcuno cerca con questa norma, presidente Mancuso, di inserire
qualche amico, qualche piccolo interesse - legittimo, attenzione,
però è specifico - e noi abbiamo il dovere di fermarlo.
Detto ciò, spero che potremo licenziare questo disegno di legge
anche stasera, ma un minimo di riflessione dobbiamo pur farlo.
Tutte le volte che diciamo che bisogna riflettere sui vari articoli
lo diciamo perché spessissimo, se non ci fosse stato il nostro
controllo, chissà quale guaio avremmo licenziato su proposta del
Governo, che molte volte è ondivago, molte volte dice una cosa
perché poi ne pensa un'altra, o molte volte non è così certo in
questo suo cammino.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dal Governo il
subemendamento 7.14 Gov.2:
«I commi 2 e 3 sono soppressi».
Onorevoli colleghi, penso che possiamo avviarci rapidamente al
voto dell'articolo 7 con questa proposta emendativa dal Governo e,
se non ci sono altri interventi, lo metterei in votazione.
CAPUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mentre assistevo al
Governo che decideva di modificare, di ripresentare, di
ricorreggere e riscrivere o sopprimere il comma 2 dell'articolo 7,
pensavo che una volta, prima del governo Lombardo, le norme erano
generali e astratte; adesso sono particolari e concrete.
Sono esperto, ho studiato: il comma 2, che adesso il Governo vuole
ritirare, comporta un problema anche di opportunità. Questa norma,
voluta dal Governo - che ora la ritira sull'onda della reazione del
Parlamento, perché qui manca solo la fotografia del titolare
dell'impresa che dovrebbe svolgere questi servizi - credo che non
si possa scrivere in una legge: andare a restringere la griglia
delle condizioni per individuare, forse, un'unica impresa che
esegua questi lavori e, probabilmente, in un'area geografica di
questa Sicilia, non può essere inserito in una legge.
Quindi, mi fa piacere che il Governo si sia ricreduto proponendo
adesso la soppressione del comma 2. Però è grave che questo comma
sia stato inserito in una legge, perché se il Parlamento non avesse
coralmente individuato una forma di obiezione, probabilmente questo
articolo sarebbe stato votato. E' gravissimo che il Governo
proponga una norma che individua per legge il soggetto o l'impresa
che avrebbero dovuto fornire i servizi
DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al comma 1 -
lo dico anche agli uffici perché, forse, può essere oggetto di una
ricomposizione del testo - non si scrive l'adozione di qualsiasi
isolamento', ma, come era scritto nella formulazione iniziale, di
sistemi di isolamento', perché è questo che nelle norme
antisismiche è previsto: sistemi di isolamento o di situazione
sismica. Inoltre, vorrei informare l'assessore e l'Aula che
l'adozione di questi sistemi comporta un risparmio di costi.
Quindi, che poi l'Aula decida di premiare questi costi, è una
scelta politica.
Ritengo che farlo con una riduzione del 10 per cento, rispetto ad
una riduzione del 20 per cento, forse sarebbe un punto di
equilibrio. Lo sottopongo all'attenzione del Governo perché, già di
per sé, l'adozione di questi sistemi è vantaggiosa dal punto di
vista economico; che poi venga premiata ulteriormente mi sembra
strano. Che lo si faccia, almeno, con un punto mediano di sconto
del 10 per cento e non del 20 per cento, su questi oneri
concessori.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, informo che al comma 1
dell'emendamento 7.14 Gov, la parola qualsiasi' è sostituita dalle
parole sistemi di'.
L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione il subemendamento 7.14 Gov.2. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Il subemendamento 7.14 Gov.1 è superato.
Pongo in votazione l'emendamento 7.14 Gov, sostitutivo
dell'articolo 7, come modificato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione ampia delega agli uffici ed alla Presidenza per
il coordinamento formale del disegno di legge. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvata)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 3
marzo, alle ore 16.00
MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Su che cosa?
MANCUSO, presidente della Commissione. Si era deciso di
continuare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, gli uffici mi chiedono una breve
sospensione per un approfondimento. La seduta è sospesa per cinque
minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 21.16, è ripresa alle ore 21.17)
La seduta è ripresa.
Mi si dice da parte degli uffici che, se c'è un accordo condiviso
per ritirare gli emendamenti - ci sono ancora una ventina di
emendamenti - si annunci il ritiro di questi emendamenti e mettiamo
subito ai voti.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che su
questo articolo non ci sia una condivisione. Penso che riflettere
un attimo e rinviare la seduta a domani non comporti chi sa quale
reato. Pertanto, io inviterei a rinviare la seduta.
PRESIDENTE. Onorevole Falcone, accogliendo la sua richiesta,
rinvio la seduta a domani, mercoledì 3 marzo 2010, alle ore 16.00,
con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
I - Comunicazioni.
II - Discussione del disegno di legge «Norme per il sostegno
dell'attività edilizia e la riqualificazione del patrimonio
edilizio» (459-386-209-394-404/A) (Seguito).
La seduta è tolta alle ore 21.19
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
dott.ssa Iolanda Caroselli