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Resoconto d'Aula della Seduta n. 147 di martedì 02 marzo 2010
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   LEANZA EDOARDO, segretario, dà lettura del processo verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                          Congedo e missione

   PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Raia è in congedo per oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunico,  altresì, che l'onorevole Vinciullo è in  missione,  per
  ragioni del suo ufficio, dall'1 al  2 marzo 2010.
   L'Assemblea ne prende atto.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  della
  interrogazione con richiesta di risposta orale presentata.

   LEANZA EDOARDO, segretario:

   «Al   Presidente  della  Regione,  all'Assessore  per  le  risorse
  agricole  e alimentari e all'Assessore per la salute, premesso  che
  l'agricoltura  siciliana vive un momento  di  gravissima  crisi  di
  mercato,   che   sta   mettendo  in  ginocchio  l'intero   comparto
  produttivo,  determinando, al contempo, la chiusura di migliaia  di
  piccole aziende e imprese agricole a carattere familiare;

   considerato  che  una  delle  cause che  condizionano  il  mancato
  sviluppo   dell'agricoltura  è  da  ascriversi   alla   concorrenza
  determinata da Paesi esteri che esportano enormi quantità di  merci
  nei  mercati  agricoli  siciliani.  Questa  circostanza,  oltre   a
  determinare  l'ingresso in Sicilia di merci che  creano  inflazione
  nei  mercati agricoli e consente l'ingresso di grano e altri generi
  agricoli le cui condizioni di igiene e qualità pongono a rischio la
  salute e la sicurezza alimentare dei consumatori siciliani;

   ritenuto  che  spetta  agli  organi  regionali  la  competenza  ad
  effettuare i controlli igienico-sanitari sulla qualità dei prodotti
  e sulla loro provenienza;

   per sapere:

   - quali siano gli organi regionali preposti ai controlli;

   -  quanto  personale  sia preposto allo svolgimento  dei  suddetti
  controlli;
   -  quanti controlli siano stati effettuati nel 2009 e nei correnti
  mesi del 2010, su quali merci e sulla loro provenienza;

   - quali siano stati gli esiti e i provvedimenti adottati;

   -   se   il   Governo  regionale  intenda  aumentare   il   numero
  dell'organico preposto ai controlli». (1054)

                                                               CAPUTO

   PRESIDENTE.  Avverto  che l'interrogazione testé  annunziata  sarà
  posta all'ordine del giorno per essere svolta al proprio turno.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura della interrogazione
  con richiesta di risposta scritta presentata.

   LEANZA EDOARDO, segretario:

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   l'Assessore  regionale  per la salute,  con  proprio  decreto,  ha
  rimodulato il servizio di emergenza  - urgenza  118', depotenziando
  oltre  33  postazioni  territoriali a cui  è  stato  assicurato  il
  servizio per sole 12 ore quotidiane;

   detta decisione scaturisce dall'applicazione del piano di rientro,
  ma  contrasta  allo  stesso tempo con i criteri  individuati  dallo
  stesso  circa  il  garantire  il servizio  senza  compromettere  il
  diritto alla salute di cui ogni cittadino deve poter godere;

   la  chiusura di alcune postazioni nelle ore notturne ha  creato  e
  continua  a  creare  serie problematiche a tutti  i  cittadini  dei
  territori coinvolti da questa rimodulazione del servizio;

   sembra che la rimodulazione non abbia tenuto conto delle effettive
  specificità delle singole postazioni oggetto dell'intervento e  che
  si  sia  proceduto  più  per   input politico'  che  a  seguito  di
  un'attenta  analisi dei dati maturati nel corso degli  anni  e  del
  bacino di popolazione investita;

   considerato che:

   la  postazione del servizio di emergenza - urgenza di  San  Leone,
  nell'Agrigentino, copre un'utenza di oltre 40.000  abitanti  e  nel
  periodo estivo questo dato cresce vertiginosamente;

   stando  ai  dati  in  possesso  dell'Assessorato  regionale  della
  salute,  la  postazione di San Leone nel corso  dell'anno  2008  ha
  effettuato 922 prestazioni, superando tante altre postazioni  della
  stessa  provincia, ed in particolare di altre province  in  cui  il
  servizio  è  rimasto inalterato anche a fronte di  medie  piuttosto
  basse;

   la  salute è un diritto fondamentale ed inalienabile dettato dalla
  Costituzione  di  fronte  al  quale appaiono  impossibili  tutti  i
  tentativi  di razionalizzazione o di riorganizzazione,  soprattutto
  quando riguardano territori deboli e svantaggiati;

   per sapere:

   come  intendano intervenire al fine di assicurare il pieno diritto
  alla  salute ai cittadini del comprensorio servito dalla postazione
  118  di  san Leone, anche alla luce di molteplici incidenti che  si
  registrano compiutamente in questa zona;

   se   abbiano  intenzione  di  rivedere  il  provvedimento  che  ha
  depotenziato  di  fatto una postazione strategica del  servizio  di
  emergenza  -  urgenza, generando parecchi disagi alla cittadinanza,
  ripristinando   il  servizio  a  tempo  pieno  anche   in   ragione
  dell'approssimarsi della stagione estiva che vedrà il  comprensorio
  di San Leone ospitare migliaia di vacanzieri». (1055)

                                                            CASCIO S.

   PRESIDENTE.  Avverto  che l'interrogazione testé  annunziata  sarà
  inviata al Governo.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


     Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per il
                    sostegno dell'attività edilizia
   e la riqualificazione del patrimonio edilizio» (459-386-209-394-
                                404/A)

   PRESIDENTE.  Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Seguito
  della discussione del disegno di legge numeri 459-386-209-394-404/A
  «Norme per il sostegno dell'attività edilizia e la riqualificazione
  del patrimonio edilizio».
   Invito   i   componenti  la  IV  Commissione  a   prendere   posto
  nell'apposito banco.
   Onorevoli  colleghi, ricordo che l'esame del disegno di legge  era
  stato   sospeso   nella   seduta  precedente  dopo   l'approvazione
  dell'articolo  11 e che era stato sospeso l'esame  dell'articolo  7
  con i relativi emendamenti.
   Comunico  che sono stati presentati emendamenti agli  articoli  di
  rielaborazione  presentati nella precedente seduta  dal  Governo  a
  norma dell'articolo 112 del Regolamento.
   Comunico  altresì  che  alcuni di questi  emendamenti  sono  stati
  dichiarati inammissibili perché relativi a profili nuovi  e  quindi
  non pertinenti.
   Dispongo  che gli emendamenti ritenuti ammissibili siano posti  in
  distribuzione.
   Faccio  presente,  infine, che in questa fase dell'esame  solo  il
  Governo   e   la   Commissione  possono  presentare   articoli   di
  rielaborazione di articoli o emendamenti già presentati.

   Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:

                               «Art. 2.
            Interventi edilizi di ampliamento degli edifici
                               esistenti

   1.   Per   le   finalità  di  cui  all'articolo  1  è   consentito
  l'ampliamento degli edifici esistenti destinati ad uso residenziale
  con  tipologia unifamiliare o bifamiliare, ultimati entro  la  data
  del  31 dicembre 2008, purché siano stati realizzati sulla base  di
  un  regolare  titolo autorizzativo, siano in regola  dal  punto  di
  vista  catastale  e  purché  al momento  del  rilascio  del  titolo
  abilitativo  siano in regola con il pagamento della TARSU  o  della
  TIA  e  dell'ICI  alla data del 31 dicembre 2008.  L'ampliamento  è
  consentito  nei  limiti del 20 per cento del  volume  esistente,  a
  condizione   che   venga   eseguito   un   progetto   unitario   di
  riqualificazione  dell'intero immobile che preveda  il  rifacimento
  dei prospetti.

   2.  I  nuovi volumi realizzati ai sensi del presente articolo  non
  possono eccedere complessivamente il limite di metri cubi 150 della
  volumetria residenziale esistente per l'intero corpo di fabbrica.

   3.  Gli  interventi di cui al comma 1 sono ammessi nei  limiti  di
  altezze  massime,  numero  di  piani  e  distanze  previste   dagli
  strumenti urbanistici e da norme di legge.

   4.   Gli   ampliamenti  sono  consentiti  a  condizione   che   la
  realizzazione  comporti una certificata diminuzione, riferita  alla
  porzione  di  edificio esistente, superiore al  10  per  cento  del
  fabbisogno   annuo  di  energia  primaria  per  la  climatizzazione
  invernale.

   5.   Gli  interventi  possono  riguardare  esclusivamente  edifici
  legittimamente  realizzati. Sono esclusi  gli  immobili  che  hanno
  usufruito di condono edilizio.
   6.  L'  ampliamento  è  realizzabile  in  adiacenza  a  fabbricati
  esistenti  sullo  stesso livello di piano e/o  in  sopraelevazione,
  anche con un corpo edilizio separato.

   7.  L'ampliamento  in sopraelevazione è consentito  esclusivamente
  quale  recupero  ad uso abitativo, anche con eventuale  ampliamento
  dello  stesso  livello  di volumi accessori e/o  pertinenziali  già
  regolarmente realizzati alla data del 31 dicembre 2008.

   8. Gli interventi sono subordinati alle verifiche sulle condizioni
  statiche   dell'intero   edificio  ed   all'eventuale   adeguamento
  strutturale  in  caso di mancato rispetto dei  vigenti  criteri  di
  sicurezza antisismica».

   Comunico che il Governo ha presentato l'emendamento 2.158 Gov,  di
  riscrittura dell'articolo 2:

                               «Art. 2.

       Interventi edilizi di ampliamento degli edifici esistenti

   1.  Per  le  finalità di cui all'art. 1 è consentito l'ampliamento
  degli  edifici esistenti, con tipologia unifamiliare o  bifamiliare
  e/o  uffici  o comunque di volumetria non superiore ai  1000  metri
  cubi, ultimati entro la data del 31 dicembre 2009, purché risultino
  realizzati  sulla  base di un regolare titolo abilitativo  edilizio
  ove previsto, siano state dichiarate per l'iscrizione al catasto  e
  purché  al  momento  del rilascio del titolo  abilitativo  edilizio
  siano in regola con il pagamento della TARSU o della TIA e dell'ICI
  alla  data  della presentazione dell'istanza di cui  al  successivo
  art. 6. L'ampliamento è consentito nei limiti del 20 per cento  del
  volume  esistente,  per ogni unità immobiliare,  a  condizione  che
  venga  eseguito  un  progetto  unitario di  riqualificazione  delle
  unità   immobiliari,  ove  necessario  per  tale  riqualificazione.
  S'intendono  per ultimati gli edifici nei quali sia stato  eseguito
  il rustico e completata la copertura.

   2.  I  nuovi volumi realizzati ai sensi del presente articolo  non
  possono  eccedere  il  limite  di mc  200  per  l'intero  corpo  di
  fabbrica,  risultante alla data del 31 dicembre 2009, suddivisibili
  proporzionalmente al volume di ogni singola unità immobiliare.

   3.  Gli  interventi sono ammessi in deroga alle  previsioni  degli
  strumenti urbanistici comunali, purché nel rispetto delle  distanze
  minime stabilite da norme legislative vigenti ed in conformità alla
  normativa antisismica.

   4.   Gli  interventi  possono  riguardare  esclusivamente  edifici
  legittimamente  realizzati. Sono esclusi  gli  immobili  che  hanno
  usufruito di condono edilizio.

   5. L'ampliamento è realizzabile in aderenza a fabbricati esistenti
  sullo stesso livello di piano e/o in sopraelevazione.

   6.  L'ampliamento  in sopraelevazione è consentito  esclusivamente
  quale  recupero  ad  uso abitativo o uffici,  anche  con  eventuale
  ampliamento   dello   stesso  livello  di  volumi   accessori   e/o
  pertinenziali già regolarmente realizzati alla data del 31 dicembre
  2009.

   7. Gli interventi sono subordinati alle verifiche sulle condizioni
  statiche   dell'intero   edificio  ed   all'eventuale   adeguamento
  strutturale  in  caso di mancato rispetto dei  vigenti  criteri  di
  sicurezza antisismica».

   Comunico  che  all'emendamento 2.158 Gov sono stati  presentati  i
  seguenti subemendamenti:

   - dal Governo: subemendamento 2.158 Gov. 21:
   «Al  comma  4,  dopo  le parole  condono edilizio   aggiungere  le
  parole   salvo quelli oggetto di accertamento di conformità di  cui
  all'art.  13 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 recepito dall'art.
  1 della legge 10 agosto 1985, n. 37 »;

   - dagli onorevoli Bosco, Corona, Falcone e Limoli:

   subemendamento 2.158 Gov. 4:
   «Sostituire il comma 1 con il seguente:
    1.   Per   le   finalità  di  cui  all'articolo  1  è  consentito
  l'ampliamento  degli  edifici esistenti  ad  uso  residenziale  con
  tipologia unifamiliare o bifamiliare, ultimati entro la data del 31
  dicembre  2009,  purché  risultino  realizzati  sulla  base  di  un
  regolare  titolo abilitativi edilizio, siano state  dichiarate  per
  l'iscrizione al catasto e purché al momento del rilascio del titolo
  abilitativo  siano in regola con il pagamento della TARSU  o  della
  TIA  e  dell'ICI  alla data del 31 dicembre 2009.  L'ampliamento  è
  consentito  nei  limiti del 20 per cento del volume esistente,  per
  ogni  unità immobiliare a condizione che venga eseguito un progetto
  unitario di riqualificazione delle unità immobiliari ove necessario
  per  tale  riqualificazione. Si intendono per ultimati gli  edifici
  nei quali sia stato eseguito il rustico e completata la copertura .

   Al comma 2:
   -  sostituire  le  parole  l'intero corpo di fabbrica   con   ogni
  unità immobiliare, quale risulta alla data del 31 dicembre 2009 .»;

   subemendamento 2.158 Gov. 5:
   «Sostituire il comma 1 con il seguente:
    1.   Per   le   finalità  di  cui  all'articolo  1  è  consentito
  l'ampliamento degli edifici esistenti destinati ad uso residenziale
  con  tipologia unifamiliare o bifamiliare, purché siano in possesso
  all'atto dell'istanza di un regolare titolo autorizzativo, siano in
  regola  dal  punto  di  vista catastale e  purché  al  momento  del
  rilascio  del  titolo abilitativo siano in regola con il  pagamento
  della  TARSU o della TIA e dell'ICI alla data del 31 dicembre 2008.
  L'ampliamento è consentito nei limiti del 20 per cento  del  volume
  esistente, a condizione che venga eseguito un progetto unitario  di
  riqualificazione dell' intero immobile che preveda  il  rifacimento
  dei prospetti .»;

   subemendamento 2.158 Gov. 6:
   «Sostituire il comma 1 con il seguente:
    1.  Per  le finalità di cui al comma 1 è consentito l'ampliamento
  degli edifici esistenti destinati ad uso residenziale con tipologia
  unifamiliare e bifamiliare, ultimati entro la data del 31  dicembre
  2008,  purché siano in possesso di regolare titolo abilitativi.  In
  caso di immobile per il quale è stata presentata istanza di condono
  edilizio   e   non  ancora  in  possesso  del  titolo  abilitativo,
  l'amministratore  locale, ove ne ricorrano le condizioni,  rilascia
  un  attestato  che  comprovi che nulla-osta  all'ottenimento  della
  sanatoria. L'ampliamento è consentito nei limiti del 20  per  cento
  del  volume esistente, a condizione che venga eseguito un  progetto
  unitario   di   riqualificazione  dell'immobile  che   preveda   il
  rifacimento dei prospetti .»;

   subemendamento 2.158 Gov. 7:
   «Sostituire il comma 1 con il seguente:
    Per  le finalità di cui all'articolo 1 è consentito l'ampliamento
  degli  edifici  esistenti destinati ad uso  residenziale,  ultimati
  entro  la  data del 31 dicembre 2008, purché siano stati realizzati
  sulla base di un regolare titolo autorizzativi, siano in regola dal
  punto  di  vista  catastale e purché al momento  del  rilascio  del
  titolo  autorizzatativo  siano in  regola con  il  pagamento  della
  TARSU o della TIA e dell'ICI. L'ampliamento è consentito nei limiti
  del  20  per  cento  del volume esistente, a condizione  che  venga
  eseguito  un  progetto  unitario  di  riqualificazione  dell'intero
  immobile che preveda il rifacimento dei prospetti .»;

   subemendamento 2.158 Gov. 9:
   «Al  comma  4  dopo le parole  edifici legittimamente realizzati,
  aggiungere   con licenza/concessione edilizia esplicita e/o  tacita
  ai sensi dell'art. 2 della legge regionale n.  17/94 »;

   subemendamento 2.158 Gov. 10:
   «Al  comma 4 dopo le parole  legittimamente realizzati  sostituire
  le parole  sono esclusi  con la parola  nonché »;

   subemendamento 2.158 Gov. 12:
   «Cassare il comma 6»;

   subemendamento 2.158 Gov. 13:
   «Al  comma 6 dopo le parole  accessori o pertinenziali  aggiungere
   e/o  in aree limitrofe all'interno del medesimo lotto appartenente
  allo stesso soggetto fisico o giuridico »;

   subemendamento 2.158 Gov. 14:
   «Al comma 6 aggiungere il seguente periodo:
    La  presente  disposizione si applica esclusivamente  alle  unità
  immobiliari con destinazione ad abitazione e loro pertinenze. »;

   - dagli onorevoli Beninati, Bosco, Torregrossa ed altri:

   subemendamento  2.158 Gov. 19:
   - Dopo la parola  bifamiliare' aggiungere  ad uso residenziale';
   - sopprimere da  s'intendono' a  copertura';
   - il comma 4 è soppresso;
   - sostituire al comma 7 la parola  sulle' con  delle'»;

   -  dagli onorevoli Falcone, Mancuso, Pogliese, Caputo, Buzzanca  e
  Vinciullo:

   subemendamento 2.158 Gov.20:
   «Alla  fine  del  comma  1  cassare le parole   si  intendono  per
  ultimati  gli  edifici nei quali sia stato eseguito  il  rustico  e
  completata la copertura ».

   Si passa all'emendamento 2.158 Gov.4.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è contrario resti seduto; chi  è  favorevole  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 2.158 Gov.5.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 2.158 Gov.6.

                      Verifica del numero legale

   BUZZANCA. Chiedo la verifica del numero legale.

      (Alla richiesta si associano gli onorevoli Cordaro, Corona,
                  Forzese, Lo Giudice e Torregrossa)

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento, indìco la verifica del numero legale.

                          (Proteste in Aula)

   CRACOLICI. Vogliamo sapere dov'è l'onorevole Forzese.

   MUSOTTO. L'onorevole Forzese non è presente in Aula.

   PRESIDENTE. Mi risulta dal verbale. La verifica del numero  legale
  è annullata.
   Indìco nuovamente la verifica del numero legale.
   Si procede intanto alla verifica dei richiedenti.

   Essendo  la  richiesta appoggiata a termini di  Regolamento  dagli
  onorevoli  Cordaro, Corona, Dina, Ragusa e Torregrossa, invito  gli
  onorevoli deputati a registrare la loro presenza.

   Chiarisco  le modalità di registrazione: il deputato  può  pigiare
  qualunque tasto.
   Dichiaro aperta la verifica.

                      (Si procede alla verifica)

   Sono  presenti: Adamo, Apprendi, Aricò, Cascio Francesco, Cintola,
  Cracolici,  Currenti, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo,  Faraone,
  Gennuso,  Gentile,  Leanza  Nicola,  Marinese,  Marrocco,  Minardo,
  Mineo,   Musotto,  Nicotra,  Oddo,  Romano,  Scammacca,   Speziale,
  Termine.

   Richiedenti: Cordaro, Corona, Dina, Ragusa e Torregrossa.

   Sono in congedo: Raia e Vinciullo.

   Dichiaro chiusa la verifica.

                       Risultato della verifica

   PRESIDENTE. Proclamo l'esito della verifica del numero legale:

   Presenti            30

   L'Assemblea non è in numero legale.
   Onorevoli  colleghi, sospendo, pertanto, la seduta e  avverto  che
  riprenderà alle ore 17.40.

     (La seduta, sospesa alle ore 16,40, è ripresa alle ore 17.53)

   La seduta è ripresa.

   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge «Norme
   per il sostegno dell'attività edilizia e la riqualificazione del
             patrimonio edilizio» (459-386-209-394-404/A)

   PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 2.158 Gov.6.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.   Signor  Presidente,  intanto  mi  scuso  con   l'intero
  Parlamento  se sono arrivato in ritardo. Mi dicono alcuni  colleghi
  che, comunque, alle ore 16.30 è stato chiesto il numero legale.
   Perché  intervengo stasera quasi preliminarmente?  Perché  ritengo
  opportuno,  alla luce della novità che il Governo ha presentato  un
  emendamento  di  riscrittura dell'articolo 2,  che  il  Governo  lo
  illustri  ai  parlamentari i quali hanno, a loro volta,  presentato
  alcuni  subemendamenti sottoscrivendoli insieme ad altri  colleghi.
  Credo  sia giusto che essi comprendano fino in fondo quali sono  le
  novità  e  qual è stata l'esigenza che il Governo ha  avvertito  di
  accogliere  alcune  modifiche  da  loro  proposte:  si   parla   di
  inserimento  di uffici che prima non c'erano; si parla  di  aumento
  della  cubatura,  si  è passati da 150 metri cubi,  20  per  cento,
  massimo 150 metri cubi di cubatura a 200 metri cubi. Sappiamo  bene
  che  200  metri cubi corrispondono a 75 metri quadrati, quindi  una
  nuova abitazione.
   Però,  attenzione  Chi parla ha manifestato ampio favore a  questa
  norma; tuttavia, è giusto, si è parlato anche di condoni.
   Alla  luce, dunque, di tutte queste motivazioni che il Governo  ha
  sentito   magari  dai  vari  partiti  oltre  che  dalle   categorie
  professionali   e  ne  ha  fatto  proprie  anche  alcune,   sarebbe
  opportuno, prima di entrare nel vivo della discussione - non stiamo
  facendo salti pindarici, ma entriamo nel vivo della discussione  -,
  che  il   Governo ci illustri quali sono le sue decisioni  e  anche
  quali sono gli obiettivi che intende raggiungere con la riscrittura
  dell'articolo  2,  che reca la nuova denominazione  di  2.158  Gov.
  Pertanto, a nome del PDL, chiedo di conoscere quali sono le volontà
  e le nuove direttive formulate dal Governo.

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Volevo
  chiarire all'onorevole Falcone che giovedì scorso abbiamo fatto una
  riunione con i Capigruppo. Era presente, per il PDL,

   PRESIDENTE.  Assessore Gentile, lei non è obbligato a  rispondere,
  c'è  la  Presidenza che regola i lavori d'Aula. Non  si  preoccupi.
  Grazie per la sua disponibilità.
   Si passa all'emendamento 2.158 Gov.7. Il parere del Governo?

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 2.158 Gov.19. Lo pongo in votazione.  Il
  parere del Governo?

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.

   CARONIA,  relatore. Chiedo che la votazione avvenga per  scrutinio
  segreto.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei precisare
  che  il  Governo, forse per un fatto di maggioranza ed opposizione,
  ha dato parere contrario all'emendamento a mia firma.
   Assessore, guardi che questo emendamento scrive qualcosa  che,  se
  non   aggiustiamo   la   norma,  questa  non   funzionerà,   perché
  l'emendamento 2.158 Gov ha dimenticato, al terzo rigo -  credo  per
  una  svista  - di scrivere  residenziali' dopo le parole  esistenti
  per  tipologia  unifamiliari o bifamiliari', bisogna scrivere   e/o
  uffici'; altrimenti per le residenziali non si applica la legge.
   Ecco   perché   ho  presentato  l'emendamento:  dopo   la   parola
   bifamiliare' aggiungere  ad uso residenziale', altrimenti  faremmo
  la norma solo per gli uffici.
   Assessore,  forse  un attimo di riflessione  va  fatto  su  questo
  emendamento  perché  per  un  errore,  per  una  svista,  per   una
  distrazione,  non  so per che cosa, avete dimenticato  di  scrivere
   residenziali'. Quindi, la norma è inapplicabile, si  applicherebbe
  solo  per  gli  uffici. Pertanto, credo che vada aggiunto   ad  uso
  residenziale .  Questo va certamente inserito, anche  perché  c'era
  prima nella riscrittura; ora è scomparso, è rimasto solo  uffici .
   Poi al secondo punto sopprimere da  si intendono a copertura     ;
  anche questo, secondo me, si leggerebbe meglio...

   CRACOLICI. Dov'è scritto  si intendono a copertura ?

   BENINATI.   sempre  al  comma 1:  Si intendono  per  ultimati  gli
  edifici  nei  quali  sia  stato  eseguito  il  rustico  ancorché  è
  completata la copertura .
   E'  una sciocchezza perché stiamo dicendo che per i rustici si può
  applicare  questa norma, quando sappiamo bene che questa  norma  si
  applica  agli  edifici ultimati. Quindi, suggerisco al  Governo  di
  togliere  quest'ultimo capoverso. Ma cosa c'entra il  rustico?  Non
  c'entra nulla.
   Comunque, se il Governo vuole mantenere il contrario, io voterò  a
  favore.
   Poi,  ve  ne è un altro: al comma 7, sostituire la parola   sulle'
  con  delle' perché è più corretto in italiano.

   CRACOLICI. Ma c'è anche il comma 4

   BENINATI. Il comma 4 è una riscrittura dell'articolo 12 che  avevo
  fatto, ma ho visto che non me l'hanno accolta, perché, per esempio,
  sono  dell'avviso  che  le opere con condono possono  usufruire  di
  questa   norma.  Pertanto,   premesso  il  comma  4  -  come   dice
  l'onorevole Cracolici -, i tre commi, invito il Governo a  prestare
  attenzione  a  questo  problema  perché,  se  non  lo  aggiustiamo,
  commetteremo un errore.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne  ha  facoltà. Avverto i  colleghi  che  è  inutile
  continuare a presentare emendamenti in quanto la Presidenza non  li
  accoglierà  più.  Abbiamo  chiuso la fase  degli  emendamenti,  non
  possono  arrivarne  altri,  altrimenti significa  che  non  abbiamo
  capito nulla. Sono ammissibili solo subemendamenti di riscrittura o
  modificativi di emendamenti del Governo; alcuni sono inammissibili,
  altri sono ammissibili e li stiamo valutando.

   FALCONE.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   leggo   il
  subemendamento 2.158 Gov.19 della collega Caronia come un  atto  di
  buon  senso:  si  tratta,  in effetti, di  tre  subemendamenti  che
  vengono  raggruppati in un unico subemendamento, e  riguardano  tre
  aspetti particolari del subemendamento governativo.
   Allora, è chiaro l'uso residenziale. Mi pare ovvio che parliamo di
  piano  casa,  non  parliamo di altro e quando parliamo  di  edifici
  unifamiliari  o  bifamiliari, di queste tipologie,  penso  che  sia
  stata  una  mera  svista, come ha detto opportunamente  l'onorevole
  Beninati.
   Per  quanto  riguarda,  invece, l'ultima parte  io,  a  differenza
  dell'onorevole  Beninati - mi perdoni il collega -  non  sono  così
  tenue,  ma credo che invece il Governo debba rettificare, e avrebbe
  dovuto  già rettificare quest'ultima parte, perché, dobbiamo  dirla
  tutta:  dobbiamo fare una legge che guardi agli interessi  diffusi,
  non possiamo fare una legge che guardi allo specifico caso.
   Qui  rischiamo di fare la fotografia a qualche specifico contesto,
  a  qualche  specifico  amico  vicino, come  diceva  giustamente  il
  presidente  della Regione Lombardo, per cui rischiamo di infrangere
  lo  spirito  forte della legge che vuole guardare ad  un  interesse
  collettivo.  Poi,  magari  all'interno  del  quale  poter  inserire
  interessi specifici, ma laddove gli stessi siano armonizzati con  i
  primi,  e  non viceversa. Ma non possiamo armonizzare gli interessi
  generali con gli interessi specifici
   Dobbiamo sostenere, a mio parere, questo subemendamento presentato
  dall'onorevole  Caronia anche perché nell'ultima parte,  quando  si
  parla  dell'articolo  7   gli  interventi  sono  subordinati   alle
  verifiche   sulle   condizioni   sappiamo   chiaramente   che,   se
  l'approvassimo  così, rischieremmo di cadere in una interpretazione
  giuridica, in un tecnicismo giuridico tale da infrangere la  stessa
  norma.
   E'  giusto,  invece,  emendarlo dicendo che  gli  interventi  sono
  subordinati  alle  verifiche delle condizioni statiche  dell'intero
  edifici .
   E'  chiaro, sul subemendamento 2.158 Gov c'è il comma 4 che recita
   gli   interventi   possono   riguardare   esclusivamente   edifici
  legittimamente realizzati , onorevole Cracolici.
   Noi dobbiamo stare attenti. Non possiamo inserire lì una norma  di
  salvaguardia che possa poi, alla fine, salvare capra e cavoli.  Noi
  dobbiamo  fare  una legge chiara, una legge che  metta  gli  uffici
  tecnici  nelle  condizioni  di essere  salvaguardati,  garantiti  e
  scevri da ogni tipo di interpretazione.
   Voglio  dirlo  all'Aula in maniera chiara: noi dobbiamo  fare  una
  legge  chiara, snella, semplice, che sia comprensibile,  che  possa
  essere  attuata immediatamente perché interpreta quei princìpi  che
  abbiamo    detto.   Pertanto,   sono   favorevole   alla   proposta
  dell'onorevole  Caronia,  se è il caso anche  sostenendola  con  la
  richiesta di voto segreto.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  il  mio  vuol
  essere un intervento per provare a risolvere il problema. Condivido
  le  questioni  poste  dall'onorevole Beninati  nell'interpretazione
  dell'emendamento,  di cui non sono riuscito a  capire  chi  sia  il
  primo firmatario.
   Vorrei  che  il  Governo  mi ascoltasse. Se  i  firmatari  tolgono
  l'eliminazione  del  comma  4,  dove  invece  al  comma  4  c'è  un
  emendamento  del  Governo,  che  specifica  che  l'esclusione   del
  beneficio  della  premialità  é anche per  gli  edifici  condonati,
  tranne  quelli che hanno sanato ai sensi dell'ex articolo 13  della
  legge 47/1985, credo che se i firmatari cassano la soppressione del
  comma  4,  possiamo votare l'emendamento perché, per il  resto,  mi
  sembra corretto.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE BENEDICTIS. Signor Presidente, Assessore, volevo fare notare in
  occasione di questo esame che, nel penultimo capoverso, c'è scritta
  una cosa che non ha senso, e cioè:  l'ampliamento è consentito, nei
  limiti  del  20%, eccetera eccetera, per ogni unità immobiliare,  a
  condizione   che   venga   eseguito   un   progetto   unitario   di
  riqualificazione delle unità immobiliari, ove necessario  per  tale
  riqualificazione .  E',  quanto meno, una  tautologia,  se  non  un
  nonsenso assoluto.
   Propongo, quindi, di recuperare il senso di quello che si  sarebbe
  voluto dire, attraverso un mio emendamento, il 2.75, che credo  sia
  idoneo  allo scopo, perché scrivere, appunto, come ho appena  letto
   a  condizione  che venga eseguito un progetto di riqualificazione,
  ove  necessario per tale riqualificazione , immagino, quanto  meno,
  che sia un refuso, non ha alcun senso questa scrittura.
   Suggerisco al Governo di recuperare la dizione del mio emendamento
  2.75,   che  si  leggerebbe  in  questo  modo   a  condizione   che
  l'ampliamento  venga  armonizzato  in  un  progetto  architettonico
  riguardante  l'intero edificio . Non possiamo  nemmeno  imporre  il
  rifacimento  di  prospetti, come era nella originaria  formulazione
  perché è un gravame non necessario per legge e, quindi, si dovrebbe
  dire  -  e questo credo che voglia intendere il legislatore  -  che
  viene armonizzato nel progetto.

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto, onorevole
  Assessore, la ringrazio per avere inserito una mia richiesta  sugli
  uffici, all'interno dell'articolo 2.
   Vorrei,  però, suggerire, se possibile, nel caso in cui  dovessimo
  trovare  nello  stesso edificio abitazioni ad  uso  residenziale  e
  uffici,  per  evitare che ci sia un'interpretazione  diversa  degli
  uffici,  li  vogliamo  individuare  con  la  categoria  10;   così,
  inserendolo, siamo sicuri che parliamo degli uffici?

   CARONIA, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARONIA, relatore. Signor Presidente, chiedo, innanzitutto,  se  è
  possibile, il voto segreto, scorporando i vari articoli, perché  in
  realtà  gli emendamenti riguardano più fattispecie, più  commi  del
  testo.
   Relativamente  al  subemendamento  che  recita  che  il  comma   4
  dell'emendamento 2.158 Gov é soppresso, vorrei dire, in relazione a
  questo  emendamento,  che  la soppressione,  a  mio  avviso,  è  da
  condividere.  Dal  momento  che questa è  una  legge  che  dovrebbe
  riqualificare  il  patrimonio edilizio  esistente  e,  soprattutto,
  incentivare  l'attività produttiva legata  al  mondo  edilizio,  io
  ritengo  che  abrogare  il  comma 4 che  individua  soltanto  negli
  edifici  che  sono  legittimamente  realizzati,  escludendo  quegli
  edifici   che  hanno  usufruito  di  condono  edilizio,   sia   una
  limitazione   eccessiva  rispetto  a  questa  norma,   poiché   gli
  interventi che devono essere realizzati, sia di ampliamento che  di
  demolizione  e  ricostruzione,  a  mio  avviso  dovrebbero   essere
  applicati   a  tutti  quegli  edifici  che  sono  stati   costruiti
  legittimamente ma che sono stati anche sanati e che,  quindi,  sono
  legittimi al momento di entrata in vigore di questa legge.  Questo,
  perché?
   Noi  sappiamo  benissimo che ci sono state diverse  sanatorie,  le
  quali  hanno dato la possibilità ai cittadini che avevano  commesso
  un  abuso, di sanare gli immobili in maniera legittima, e credo che
  sarebbe  un  errore non comprendere questi immobili,  anche  perché
  sappiamo  bene  che  l'80  per  cento  dei  comuni  siciliani  sono
  sprovvisti di strumenti urbanistici.
   Molti comuni ancora dispongono soltanto di piani di fabbricazione.
   Tutto questo ha fatto sì che l'abusivismo abbia dato luogo a tutta
  una serie di quartieri che sono stati costruiti in maniera abusiva.
  Molti  di  questi immobili sono stati sanati e, quando  sono  stati
  sanati legittimamente, chiaramente sono diventati immobili a  tutti
  gli effetti legittimi.
   Se  noi escludiamo tali immobili da questi interventi che la legge
  prevede,  credo  che  avremo  escluso almeno  l'80  per  cento  del
  patrimonio  esistente in Sicilia. E questa legge  sarebbe  soltanto
  una legge-manifesto che non produrrebbe quegli effetti sperati,  di
  cui  alla  finalità del punto 1, che individua,  invece,  non  solo
  nella  riqualificazione  del  patrimonio  esistente  ma  anche  nel
  riattivare  l'economia  legata  al mondo  edilizio,  gli  obiettivi
  primari di questa legge.
   Pertanto,  ritengo che l'abolizione di questo emendamento  sia  da
  perorare.

   CINTOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CINTOLA.  Signor  Presidente, vorrei  chiedere  al  Governo  e  ai
  colleghi un momento di riflessione.
   Io   ritengo   che  stiamo  trattando  un  emendamento   delicato,
  interessante  ed  importante;  ma  ritengo  anche  che  l'assessore
  Gentile  sia disattento e, quindi, non riesce ad entrare  nel  tema
  che  è delicato perché o noi consideriamo l'abuso perpetrato e  poi
  condonato  come  una amnistia  Stiamo parlando degli  interessi  di
  questa  Sicilia e dei siciliani e non capisco perché  non  possiamo
  fermarci cinque minuti a discutere seriamente
   Se   il  condono  edilizio  è  equiparabile  ad  una  amnistia   e
  l'amnistiato  sa di non avere commesso alcun reato nel  momento  in
  cui  viene amnistiato, non capisco perché chi ha commesso un abuso,
  poi  sanato  dalla  legge,  oggi debba essere  escluso  dall'essere
  considerato un cittadino di serie  A , uguale agli altri, dato  che
  il  condono  non  gli  è stato dato sic et simpliciter,  ha  dovuto
  pagare  in  termini economici, ha dovuto pagare  anche  in  termini
  penali  - due mesi, tre mesi con la condizionale - e alla  fine  ha
  reso  l'edificio uguale agli altri edifici costruiti  con  regolare
  licenza. Ma c'è di più
   Il Governo, con questa legge, ancora oggi perpetua il senso di una
  palese ingiustizia quando dice che dà la possibilità di ampliare  a
  chi   ha   la  concessione  edilizia,  e  non  il  certificato   di
  abitabilità
   Sta  concedendo un condono prima ancora di iniziare; e,  però,  al
  condonato che ha già pagato non consente di potere usufruire  della
  legge
   E'  assurdo,  signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  visti  gli
  emendamenti  che io ho presentato in sostituzione della  cosiddetta
  concessione  edilizia, che viene concessa all'inizio quando  ancora
  non  si  è  costruito, mentre noi diamo a chi ha la concessione  in
  mano  la  possibilità  di poter modificare e  poter  accedere  alla
  legge   E  questo  è un abuso, assessore Gentile,  perché  lei  sta
  dicendo  con  la legge - nel momento in cui dice, e  conferma,  che
  basta  la concessione edilizia per poter accedere a questa legge  -
  che  chi  ha  commesso  un abuso può sanarlo senza  sanatoria.  Sta
  concedendo  una  sanatoria, e l'onorevole Cracolici,  che  è  tanto
  attento  all'emendamento  della collega Baronia,  che  riprende  in
  parte anche un emendamento che io ho presentato, che dice  diamo la
  stessa dignità anche agli abusi che sono stati regolarmente sanati
  e  con  il  certificato  di  abitabilità,  però,  della  sanatoria
  Attenzione
   Così come il certificato di abitabilità deve essere concesso anche
  a  coloro i quali devono usufruire di questa legge. Altrimenti lei,
  onorevole Gentile, forse in buona fede - ma dopo che avrò finito di
  parlare non potrà più acclamare una buona fede, dovrà dire che è in
  mala  fede  -  accetterà  di  dare dignità  a  chi  sta  costruendo
  abusivamente,  avendo  una  concessione  in  mano,  ma  non  ha  il
  certificato  di abitabilità che dice che, invece, la casa  è  stata
  fatta tale e quale, è stata concessa con licenza, e invece va oltre
  e  accetta  una  sanatoria in pectore e nascosta, che  consente  di
  dover  dire  che, a coloro i quali sono ancora senza una  sanatoria
  concessa dallo Stato, lei non concede a chi ha avuto sanata la casa
  e  ha  il certificato di abitabilità in mano di accedere alla legge
  perché  è  un abusivo che ha pagato e si è messo in regola  con  la
  legge
   A  questi lei non consente di usufruire della legge, mentre invece
  a  chi  ha  avuto  una concessione edilizia e non  l'ha  realizzata
  perché  ancora non ha il certificato di abitabilità e,  quindi,  ha
  commesso  un  abuso in essere senza che abbia pagato niente,  ma  è
  abusivo,  lei consente di poter usufruire della legge   Quello  che
  sta facendo è assurdo
   Le dico non solo che voto a favore dell'emendamento della collega,
  ma  che  non ho bisogno di votare in maniera segreta perché  queste
  cose  si fanno apertamente, perché queste cose servono al cittadino
  siciliano  il  quale ha il diritto di avere quanto  la  collega  ha
  chiesto ed io continuo a chiedere, e non solo per quelli che  hanno
  anticipato,  come è scritto nel suo emendamento, cioè  una  licenza
  che  poi  andava  data, ma a tutti coloro i quali hanno  avuto  una
  licenza  rilasciata  in sanatoria e per la  quale  hanno  avuto  il
  certificato di abitabilità.
   Se  lei non dovesse accedere a questo, lei commetterebbe un reato,
  a mio avviso, nei confronti dell'intera popolazione siciliana.

   ROMANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ROMANO.  Intervengo  su  questo subemendamento  per  chiarire  due
  aspetti.
   Ci  sono degli aspetti formali secondo cui il primo, il secondo ed
  il   terzo  punto  possono  essere  accettati  dal  Governo,   cioè
  l'aggiunta  di   uso  residenziale',  la  soppressione  dell'ultimo
  capoverso  del  comma 1, che chiarisce l'aspetto architettonico  ed
  urbanistico del  fine lavori' e la correzione della parola   sulla
  con   della .  Per quanto mi riguarda, invece, credo  che  dobbiamo
  essere contrari alla soppressione del comma 4.
   Ci dobbiamo capire, signor Presidente, Governo, tutti in Aula, sia
  con  l'intesa che senza, del tavolo dei gruppi o meno. Se  vogliamo
  mettere  dentro  le  opere  che hanno  usufruito  del  condono  con
  abitabilità,  con regolare concessione o meno, ci  dobbiamo  capire
  perché  questo  tema  si riproporrà ad ogni articolo.  Ci  dobbiamo
  capire e, se è il caso, fermiamo i lavori.
   Io   non  credo  che  questo  subemendamento  vada  votato  tutto,
  nell'insieme.  E'  un  rischio, è un'immagine  distorta  che  diamo
  all'esterno. Stiamo provando a fare una legge pulita, una legge che
  è  coerente con l'accordo Stato-Regione e la soppressione di questo
  comma  aprirebbe quella maglia perversa di equiparare chi ha  fatto
  l'abuso a chi si è comportato correttamente.
   Credo che su ciò il Parlamento debba avere un sussulto d'orgoglio;
  non  stiamo  e  non  dobbiamo sanare niente. So come  la  pensa  il
  governatore Lombardo in proposito.
   Non  deve  essere  una  legge  di  sanatoria.  Lo  abbiamo  detto,
  assessore  Gentile, ci dobbiamo capire. Io non sono  per  fare  una
  legge  sulla sanatoria, sono per fare una legge che metta  in  moto
  l'edilizia  e che consenta alle famiglie siciliane di  potere  fare
  quel quid in più che non hanno fatto abusivamente.
   C'è, quindi, un problema etico, c'è un problema formale.
   Credo  che questa parte possa essere anche impugnata perché non  è
  corretto  premiare  chi ha fatto l'abuso, tra  l'altro  facendo  un
  carico di volume, con la possibilità di usufruire del 20 per  cento
  anche  per  la  parte  abusiva, anche di farsi carico  della  parte
  abusiva per avere il surplus di carico
   Credo che sia veramente immorale pensare di cassare il comma 4  di
  questo articolo

   FARAONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FARAONE.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  reputo  questo
  emendamento  essenziale per la filosofia, oltre che per  la  sorte,
  dell'intero disegno di legge.
   Se   si   dovesse   cassare  il  comma  4  dell'articolo,   signor
  Presidente, noi faremmo valere un principio che io reputo veramente
  immorale,  l'ha  detto  ora  anche l'onorevole  Romano.  Non  trovo
  termine migliore di questo.
   Chi in passato ha commesso l'abuso, ha anticipato il piano casa  e
  lo   ha   fatto  in  autonomia,  senza  che  alcuna  legge   glielo
  consentisse,  ed ha fatto un incremento di cubatura spontaneamente,
  negli  anni.  A chi ha commesso l'abuso, per il quale ha  avuto  la
  sanatoria,   nessuno  sta  togliendo  la  possibilità  che   quella
  sanatoria che ha fatto, negli anni, gli venga revocata. Ha commesso
  l'abuso e gli è stata concessa la sanatoria.
   Onorevole Cintola, posso concludere il mio intervento? Quando  lei
  ha parlato io l'ho ascoltata.

   CINTOLA.  A  questo non ci credo. Infatti non direbbe ciò  che  ha
  appena detto.

   FARAONE. Oggi, proporre di cassare il comma 4 vuol dire che chi ha
  commesso  l'abuso contro la legge, non solo l'ha commesso,  ma  gli
  viene concessa la possibilità di sanarlo rispetto a chi l'abuso non
  l'ha commesso, in quanto può avere una cubatura aggiuntiva.
   Se,  ad esempio, sono proprietario di una porzione di una villetta
  bifamiliare  e non ho commesso alcun abuso, oggi posso incrementare
  la   percentuale  nella  misura  che  la  legge  consente  e  posso
  incrementare  soltanto  di  quella  percentuale.  Chi  ha  commesso
  l'abuso,  invece,  non  solo avrà il 20 per cento  che  prevede  la
  legge,  ma  questo  20  per  cento  aggiuntivo  è  calcolato  anche
  sull'abuso
   Quindi, è una disparità, ed è una cosa veramente incredibile
   Io credo che, invece, dobbiamo lasciare l'incremento di cubatura a
  chi, comunque, ha rispettato la legge in questi anni e che oggi  ha
  la possibilità, non di fare una sanatoria, ma di fare un incremento
  di cubatura nel rispetto della legge.
   A  nome  del Partito Democratico dico che cassare il comma  4,  se
  dovesse  passare,  stravolgerebbe la filosofia e l'impostazione  di
  questa legge. Ed è un tema politico, non è un tema tecnico.
   Pertanto,  onorevole Cintola e onorevole Caronia, voi avete  posto
  un  problema  giuridicamente corretto, e cioè chi ha  sanato  negli
  anni  è oggi nel rispetto della legge, ma questo non vuol dire  che
  gli  si  debba dare il premio; vuol dire che se si è sanato,  si  è
  avuto  un  condono  edilizio su quella  cubatura  su  cui  è  stato
  commesso  l'abuso,  ma io non  gli do il premio dell'incremento  di
  cubatura.
   Mi  sembra  un  fatto  legittimo, logico. Per cui  chiedo,  signor
  Presidente,  e  chiedo  al  Governo e  anche  ai  parlamentari,  di
  valutare bene la proposta dell'onorevole Caronia, che condivido  in
  una   parte,   e   concordo  con  la  proposta  di  scorporare   il
  subemendamento  in quanto, invece, sono d'accordo sull'aspetto  che
  riguarda  i rustici, che vanno tenuti fuori, perché anche quella  è
  una  furbizia:  se  io  ho  costruito  un  rustico  dieci  anni  fa
  nell'ottica  che, domani, potrebbe essermi data la  possibilità  di
  completarlo  e  in più gli do l'incremento di cubatura,  mi  sembra
  anche questo un fatto ingiusto.
   Quindi,  credo che bisogna scorporare l'emendamento in due  parti:
  bocciare  la proposta di cassare il comma 4 e approvare la proposta
  che riguarda, invece, i rustici e i tetti.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Ragusa.  Ne  ha
  facoltà.

   RAGUSA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  io  condivido
  l'emendamento presentato dall'onorevole Caronia per ovvie  ragioni:
  dare  la  possibilità di sanare la casa lo permette la legge  dello
  Stato; se c'è una legge che ha permesso di sanare e se il cittadino
  ha  pagato  quello  che  doveva  pagare  per  sanare,  ciò  rientra
  nell'ambito della normalità.
   Oggi  sarebbe  immorale  non sostenere  questo  tipo  di  attività
  perché, domani mattina, dovremo dare conto a tutti i cittadini  che
  hanno sanato il proprio edificio e che non potrebbero usufruire  di
  questa  legge che è importante, ed è importante per tutti. Infatti,
  se un cittadino ha commesso un abuso e poi l'ha sanato, l'ha sanato
  con leggi dello Stato, non l'ha fatto per spontanea volontà.
   Pertanto  concordo  con  l'emendamento  presentato  dall'onorevole
  Caronia.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  l'altra  sera
  entrando in quest'Aula, colleghi, un attimo

   PRESIDENTE.  Per la prima volta nella storia di questa legislatura
  chiedo aiuto ai deputati Questori.
   Onorevole Ruggirello e onorevole Gucciardi, datemi una mano perché
  da  solo non riesco a mantenere l'ordine in Aula. Ho bisogno che mi
  aiutiate a mantenere il silenzio in quest'Aula.
   Onorevole  Gucciardi, come deputato Questore le chiedo formalmente
  di  aiutarmi  a  gestire  l'Aula perchè da solo  non  sono  capace.
  Quindi, quanto meno per la parte sinistra dell'Aula, tenga a  freno
  i suoi colleghi, c'è troppo rumore, non si capisce più niente.
   Da  questo momento in poi, per favore, datemi una mano. Non c'è il
  terzo Questore, non c'è l'onorevole Ardizzone, e mi dispiace.
   Prego, onorevole Formica.

   FORMICA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  quando  l'altra
  sera  sono entrato in quest'Aula  un autorevole esponente del PD  -
  che  è una persona che sostiene lealmente questo Governo - ha detto
  che  su  questa legge ci sono tre categorie di persone: quelli  che
  non la vogliono fare; quelli per i quali è indifferente se si fa  o
  non  si  fa  e vanno bene comunque le due soluzioni, e  quelli  che
  invece la legge la vogliono fare veramente.
   Ora,  signor  Presidente, io appartengo a quelli che la  legge  la
  vogliono  fare  veramente e che la vorrebbero  fare  velocemente  e
  senza  compromettere con decisioni affrettate il buon  esito  della
  legge  stessa - che io ritengo indispensabile per la  Sicilia  -  e
  senza forzature ideologiche.
   Ora,  appare chiaro ormai da circa quindici, venti giorni  che  il
  dibattito, le forzature, le prese di posizione, i distinguo  -  che
  sono diventati, ahimè  ideologici, e non dovrebbero esserlo su  una
  norma  di  questo tipo, e invece sono diventati ideologici  -  sono
  essenzialmente su pochissimi punti, oserei dire su due punti.
   Io  devo  dare  atto al Governo che ha, in qualche modo,  recepito
  alcune  delle richieste presentate dai gruppi parlamentari.  Avendo
  recepito  alcune  di  queste  richieste, fermarsi  ideologicamente,
  stopparsi  ideologicamente significa mettere a  rischio  la  legge.
  (Ricordate quello che vi ho detto: c'è chi non la vuole  fare,  c'è
  chi è indifferente, c'è chi la vuole fare.)
   Fermarsi dal punto di vista ideologico, ripeto, per non andare  ad
  approfondire due punti, ripeto, due, due: uno è quello  delle  case
  che  ormai  sono regolarmente provviste di una licenza edilizia,  e
  l'altro  riguarda argomenti pretestuosi. Infatti,  quando  si  dice
   andiamo a premiare i furbi', che vuol dire? Alcune città di questa
  nostra  terra  sono  state  interamente costruite  senza  strumenti
  urbanistici (nel Trapanese, come in qualche altro posto).  In  quei
  posti,  che  fai?  La  legge vale su tutto il territorio  regionale
  tranne   che  lì?  Ci  sono  intere  città  sorte  senza  strumento
  urbanistico e che sono state poi oggetto di sanatoria. Quante  sono
  quelle  regolarmente costruite? Gela, per esempio, o Triscina,  per
  esempio.  Quante sono? Facciamo una legge che si applica in  alcune
  parti del territorio e in altre no?
   Noi  possiamo fare una legge che disciplina, ma non possiamo  fare
  una  legge  che a priori, per motivi ideologici, si  ferma  e  dice
  stop.
   Il  legislatore ha una funzione disciplinante su norme  di  questo
  tipo. Il legislatore può stabilire di dare regolare possibilità  di
  ampliamento anche alle case sanate purché, per esempio  - e qui  si
  possono  introdurre  alcuni  meccanismi  -.  Ma  non  si  può  dire
  aprioristicamente   no , rischiando poi, con  voti  segreti  e  per
  contrapposizioni ideologiche, di far passare emendamenti  che  essi
  sì, privi di qualsiasi logica, metterebbero a rischio la norma.
   L'altro  problema,  che taglierebbe subito la testa  al  toro,  lo
  desumo  dagli interventi che ci sono stati da parte di deputati  di
  tutti gli schieramenti politici: mi riferisco alla possibilità   di
  aprire  alle piccole attività produttive. Non capisco perché  si  è
  aperto  alle grandi attività produttive - é giusto e ho ringraziato
  il Governo per averlo fatto nelle zone ASI e nelle zone D dei piani
  regolatori - e per esempio non si apre per quanto riguarda i  piani
  regolatori, gli inserimenti produttivi, che sono le aree a  servizi
  ricordando che quasi tutti i comuni siciliani, in passato e fino ad
  ora, hanno dato concessione alle aree a servizi. Non capisco perché
  ad alcune aree sì e a quelle a servizi no.
   E, soprattutto, non capisco l'accanimento a volersi ostinare a non
  aprire  alle piccole attività artigianali e commerciali; stabiliamo
  un limite. Mettiamo un limite basso. Apriamo anche a questo tipo di
  attività,   così   daremmo  un  incentivo  forte  e  risparmieremmo
  territorio.  Infatti, prima o poi, chi ha una piccola  attività,  e
  non ha la possibilità di ampliarla oggi, sarà un abusivo del domani
  e  brucerà ulteriore territorio. Questa è una norma che consente di
  risparmiare territorio.
   Con queste due piccole modifiche chiuderemmo una legge, una ottima
  legge, senza correre rischi. Andando avanti corriamo il rischio  di
  sbranarci e, per contrapposizioni ideologiche, passi qualche norma,
  essa sì pericolosa.
   Perché  non riflettere prima? Un minuto e si chiude. Renderemo  un
  grande  servizio  alla  Sicilia,  alle  attività  produttive,  agli
  artigiani,  ai  cittadini con una legge che,  se  ragionata  prima,
  evita  che ci siano abusi e cattive interpretazioni e, soprattutto,
  evita discriminazioni perché è intollerabile che un Parlamento, che
  rappresenta tutti i siciliani, possa mettere in campo provvedimenti
  che risultano discriminanti per una parte importante dei siciliani.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a parlare  l'onorevole  Adamo.   Ne  ha
  facoltà.

   ADAMO. Signor Presidente, la legge che stasera discutiamo è  stata
  a  lungo  al  centro  di  un appassionato  dibattito  a  cui  hanno
  partecipato tutti i gruppi politici e dobbiamo tutti dare  atto  al
  Governo  - e credo che molti lo hanno fatto con lealtà - di  grande
  disponibilità ed elasticità.
   L'assessore e i tecnici dell'assessorato sono stati disponibili ad
  ascoltare  tutte  le  proposte di tutti i  gruppi.  Non  c'è  stata
  nessuna   differenza  tra  gruppi  di  maggioranza  e   gruppi   di
  opposizione.
   Non è possibile però partecipare alle riunioni - questo lo dico ai
  colleghi,  l'ultima si è fatta circa mezz'ora fa - e poi venire  in
  Aula  e  dire  tutto il contrario, perché, evidentemente,  c'è  una
  parte  dell'Aula che non vuole modificare la legge, c'è  una  parte
  dell'Aula che la vuole affossare.
   Io  mi  riferisco  proprio all'intervento dell'onorevole  Formica:
  intervenire in Aula dopo avere partecipato alle riunioni in cui  si
  è concordato, si è fatto un lavoro in cui nessuno è protagonista ma
  tutti i gruppi hanno partecipato, hanno ottenuto alcune cose, hanno
  migliorato la legge, ma c'è stato da sempre un paletto chiaro:  non
  si  può  concedere a chi ha costruito in sanatoria di aumentare  la
  cubatura  perché questi non sono poveri disgraziati,  sono  persone
  che  hanno  già costruito e hanno usufruito della sanatoria,  hanno
  già  ampliato  i loro metri cubi, sono andati oltre i limiti  della
  legge.  Allora,  chi  insiste  su  questo,  secondo  me,  e   torno
  all'intervento  dell'onorevole Formica, si assume la responsabilità
  politica  di  tentare - io sono convinta che non ci riuscirà  -  di
  affossare    la   legge    Ribadisco,   e   riprendo   l'intervento
  dell'onorevole Formica, è un dibattito ormai politico.
   C'è  qualcuno che vuole utilizzare una legge su cui si è discusso,
  su  cui  si è concordato, su cui i rappresentanti del vostro gruppo
  sono  venuti  a  discutere  con noi,  venire  ora  a  creare  nuove
  discussioni  per  cercare  di spaccare  la  maggioranza,  questo  è
  l'obiettivo, e noi non saremo così stupidi da cascarci. E questo è,
  a mio avviso, l'unico obiettivo.
   Quindi,  l'appello è quello di mantenere la proposta per la  quale
  in  ogni caso, su qualsiasi proposta, dobbiamo assumerci almeno  la
  responsabilità di evitare il voto segreto. Alziamoci in  base  alle
  nostre  idee  con  orgoglio e lealtà a dire ai  siciliani  come  la
  pensiamo su questa questione.
   PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.

   ODDO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  vorrei  un  attimo
  esplicitare quanto nei vari interventi sinceramente non ho sentito.
  Noi  stiamo  cercando  un punto di equilibrio salvando  coloro  che
  hanno   commesso  abusi  con  la  famosa  questione  della   doppia
  conformità (articolo 13 della legge 47 e articolo 1 della legge  37
  del  1985),  ed  è  l'emendamento  2.158  Gov.21  che  il  comma  4
  dell'emendamento   2.158   Gov   del   Governo,   di    riscrittura
  dell'articolo 2.
   Con  molta sincerità, signor Presidente, avverto che questo non  è
  chiaro.
   Noi  stiamo  salvando  coloro  che, in  sostanza,  hanno  comunque
  commesso  un  abuso e che sono stati regolarmente poi concessionari
  per  quanto concerne la famosa doppia conformità: conforme al piano
  urbanistico, allo strumento urbanistico nel momento in cui è  stato
  commesso  l'abuso,  conforme nel momento in cui  é  stato  chiesto,
  appunto,  l'articolo  13  dello strumento urbanistico  vigente.  Mi
  chiedo: è un buon punto di equilibrio?
   Come faremo a tirare fuori una soluzione per tutti coloro che  non
  sono  articolo 13, per intenderci? Quale è stata la percentuale  di
  abuso  per  quanto concerne coloro che hanno edificato abusivamente
  in  zona  B,  per  esempio?  Quale è stato  per  coloro  che  hanno
  edificato  fuori  dalla  cosiddetta  zona  B?  In  zona   C   senza
  lottizzazione, in zona agricola per altri motivi?
   Sarebbe  un  conteggio  infernale che non porterebbe  mai  ad  una
  conclusione. Mentre la conclusione mediana, rispetto a quello che è
  lo  spirito del testo, è l'unica cosa possibile. E' inutile che  ci
  giriamo attorno, perché è ovvio che, tutto sommato, rientra  in  un
  principio.  Sono  sicuro  che, ai sensi dell'articolo  13,  con  la
  doppia conformità, chi ha commesso un abuso poi regolarmente sanato
  e  così  via,  può  rientrare  nel premio  volumetrico  che  stiamo
  mettendo in questa legge, che ha validità di due anni. Chiaro?
   I  punti  mediani si apprezzano, non si forzano, perché  poi  come
  faremo a determinare quanto abbattiamo rispetto alla percentuale di
  premio  che  stiamo normando rispetto a coloro che,  a  prescindere
  dall'articolo 13, hanno commesso l'abuso? E' una cosa che  non  sta
  né  in  cielo né in terra. Se dobbiamo fare una norma chiara e  che
  risponda anche a determinati requisiti, è inutile avventurarsi.
   Altra  cosa può essere, nella sperimentazione di questa norma,  un
  intervento   attraverso  un  monitoraggio  serio  che   può   anche
  interessare una parte, una percentuale di coloro che hanno commesso
  abusi  edilizi che non sono configurabili con l'articolo 13  o  che
  non  hanno, anzi, usufruito della possibilità che dà l'articolo  13
  della legge 47 e l'articolo 1 della 37.
   Anch'io  ero  convinto, nelle discussioni tra di noi,  che  poteva
  essere possibile trovare una soluzione per tutti coloro che avevano
  commesso  abusi.  Ma  obiettivamente, se ci  ragioniamo,  onorevole
  Formica,  è  ovvio che - parlo qui con persone che in  questa  Aula
  fanno i deputati ma sono ingegneri - su questo dobbiamo essere  non
  solo  molto attenti, ma dobbiamo fare una cosa che abbia un  minimo
  di  ragionevolezza. Non possiamo tirare fuori un argomento come  se
  sembrasse tutto possibile, mentre sappiamo che ci sono implicazioni
  serie, molto più serie di quanto pensiamo.
   Mi  permetto  di  suggerire: questo emendamento di riscrittura  e,
  soprattutto, il discorso sul comma 4 va affrontato tenendo presente
  il  subemendamento 2.158 Gov.21 per avere una idea  di  quello  che
  stiamo  facendo. Perché se diciamo  comma 4 sì, comma 4 no  andiamo
  fuori  pista perché è ovvio che il risultato finale sarà quello  di
  mettere  comunque  coloro che hanno usufruito  dell'articolo  13  e
  dell'articolo  1  della  legge 37 in condizioni  di  rientrare  nel
  premio di volumetria.
   Altra  cosa è sull'articolo 3 quello che si svilupperà per  quanto
  concerne  la  cosiddetta  riqualificazione .  Lì  è  ovvio  che  il
  discorso può anche, in un certo qual senso, andare verso coloro che
  hanno  commesso  determinati abusi, onorevole collega   Determinati
  abusi, e quali?
   Quindi,  io  direi  con  molta  sincerità  di  vederlo  nella  sua
  complessità,  ma  vediamo  anche nella  sua  interezza  quello  che
  rappresenterà  il comma 4 dell'emendamento di riscrittura.  Se  no,
  rischiamo  di  lasciare fuori un argomento che mi pare estremamente
  serio  e  che  rappresenta  un  punto  di  equilibrio,  secondo  me
  dignitoso,  non  dico  altro,  che  può,  tutto  sommato,  dare   a
  quest'Aula  e  al  legislatore la possibilità di dire  che  abbiamo
  fatto  un  discreto  lavoro e che forse, domani, approfondirla  non
  sarà male.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Cordaro.  Ne  ha
  facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  io  cercherò  di
  dare il mio modesto contributo al dibattito su questo emendamento e
  cercherò di usare il buon senso, oltre a quelle nozioni di  diritto
  che  l'onorevole Faraone ignora non perché sia ignorante ma perché,
  non  essendo laureato in legge, ovviamente non le conosce -  non  è
  una critica, è un dato di fatto -, ma cercherò di usare il mio buon
  senso al contrario di come ha fatto l'onorevole Adamo.
   E voglio dire all'onorevole Adamo, ai colleghi del PDL Sicilia e a
  tutti  gli  altri  che  mi  ascoltano che io  mi  iscrivo,  insieme
  all'onorevole Formica, a quella categoria di deputati che,  insieme
  a  tutti  coloro  che  sono iscritti al Gruppo  dell'UDC,  vogliono
  questa legge.
   Allora,  la invito, onorevole Faraone, insieme a me, a seguire  il
  senso  di  questo comma, il comma 4 dell'articolo  2,  e  il  senso
  dell'emendamento che lo vuole sopprimere.
   Intanto  premetto  che il mio intervento non è  in  contrasto  con
  quanto sostenuto dal capogruppo Maira nelle riunione precedenti. Il
  capogruppo  Maira ha sostenuto, e l'UDC continuerà a sostenerlo  in
  Aula,  che  è contrario ad ogni sanatoria. Noi in questa legge  non
  permetteremo  e  vigileremo  a che una sanatoria  non  si  nasconda
  dietro un articolo o un subemendamento a un emendamento
   E,  però, cari colleghi, qui stiamo parlando di beni sanati  e  di
  condono edilizio previgente, stiamo parlando di qualcosa che è  già
  accaduto negli anni precedenti.
   E, allora, vado al punto tecnico, di diritto sostanziale.
   La   differenza   tra  il  soggetto  che  legittimamente   ottiene
  l'autorizzazione  a  costruire  e  colui  che,  invece,  non   l'ha
  ottenuta,  e  quindi incorre in un reato, è che il  primo  paga  la
  licenza,  l'autorizzazione a costruire; il secondo, quando  ottiene
  la  sanatoria,  paga anche una contravvenzione  in  più.  Cioè,  il
  secondo  soggetto  è già stato penalizzato nel momento  in  cui  ha
  ottenuto la sanatoria. Allora, lo Stato in quel momento, facendogli
  pagare  un  surplus li ha equiparati di fronte alla  legge,  perché
  sono  due  soggetti  in  identica situazione di  legittimità:  uno,
  perché  ha  ottenuto un'autorizzazione a costruire ab initio  e  un
  altro,  perché  ha sanato un'eventuale illegittimità  a  posteriori
  pagando in più, rispetto al primo, una sanzione
   Allora,  invito  i  deputati  a  riflettere:  siccome  questi  due
  soggetti,  avendo il secondo pagato la sanatoria,  sono  equiparati
  dalla  legge, Presidente della Regione, noi  rischiamo di porre  in
  essere  un  passaggio incostituzionale, perché nel momento  in  cui
  stiamo differenziando due soggetti che sono equiparati dallo Stato,
  dando   la   possibilità  all'uno  di  ampliare  e  all'altro   no,
  probabilmente incorriamo anche in un problema del genere.
   Per concludere, noi continuiamo ad essere contrari alla sanatoria,
  ma  vogliamo contribuire a fare una legge vera, seria,  corretta  e
  lineare  che tuteli il diritto di tutti i siciliani, e non solo  di
  quei poveri disgraziati a cui si rivolgeva prima la collega Adamo.
   Noi  siamo  convinti che l'80 per cento delle  abitazioni  che  si
  trovano nei paesini dell'entroterra siciliano vi rientrano,  e  non
  sono  affatto  ricchi, Presidente. Qui stiamo  parlando  di  povera
  gente che probabilmente viveva e vive in un comune dove manca  pure
  il piano regolatore
   Allora,  abbiamo  il coraggio di essere legislatori.  Qui  non  si
  stanno  difendendo né categorie né soggetti in particolare. Si  sta
  cercando  solo  di  dare un contributo per fare  una  legge  seria,
  aderente  alla realtà siciliana, e per questo, senza  incorrere  in
  contraddizioni,  concludo  dicendo che il  Gruppo  dell'UDC  voterà
  convintamene l'emendamento dell'onorevole Caronia.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  D'Asero.  Ne  ha
  facoltà.

   D'ASERO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io  ritengo  che,
  innanzitutto,  al  di sopra e al di là delle norme  che  richiedono
  competenza  tecnica, sia necessario esprimere sempre la  competenza
  generale, quella del buon senso, e quindi anche il senso  -  se  mi
  consentite,  colleghi - del rispetto delle posizioni  degli  altri.
  Ognuno  è qui per esercitare una funzione, un ruolo; quindi faremmo
  bene  ad  evitare interventi che tendono a sminuire, a denigrare  i
  comportamenti  e gli interventi degli altri, se mi consentite,  per
  un senso di rispetto reciproco.
   Ciò  premesso,  io  ritengo  che ci sono  sicuramente  aspetti  di
  carattere  etico  e  morale e aspetti di  carattere  giuridico.  La
  nostra  capacità  è  nel cercare di far convivere  tutti  e  due  i
  momenti.
   Ritengo  che  se  siamo  in presenza di un  evento  in  cui  si  è
  determinato   un   abuso   edilizio,   e   quindi   il    soggetto,
  giuridicamente, ha sanato la propria posizione, e quindi  siamo  in
  quella   fattispecie  in  cui  c'è  la  procedura  che   ha   visto
  legittimamente  definita  la questione,  oggi  questo  soggetto  si
  ritrova in una condizione in cui - recita l'articolo 2, comma 4, di
  riscrittura - deve avere preclusa la possibilità di usufruire della
  norma.
   Io  sono  perché  si rispettino le regole, e di questo  ne  faccio
  sempre  un  motivo  di impegno politico oltre che personale.  Nella
  fattispecie,  dove sta il senso dell'equilibrio -  me  lo  dovreste
  fare comprendere, io non lo comprendo - dove sta al momento in  cui
  chi  ha sostenuto e ha determinato un abuso edilizio, per il  quale
  ha  avuto il condono edilizio, per una cubatura, ad esempio, di  80
  metri,  oggi,  ai  sensi  della norma, potrebbe  usufruire  di  una
  agevolazione,  di  un incremento di volumetria di  200,  perché  la
  differenza di 120 metri cubi, sto andando avanti a mo' di  esempio,
  non   dovrebbe  essere  consentito?  E  questo  è  il  primo  punto
  interrogativo a cui, secondo me, dovrebbe essere data una  risposta
  in maniera equilibrata.
   Pertanto,  a  questo  punto ritengo che  è  giusto  e  fondato  il
  principio   secondo  il  quale  questo  articolo  dovrebbe   essere
  soppresso.
   Ma io faccio ancora, in subordine, un'altra considerazione: questo
  tipo di intervento, quindi questo tipo di soppressione comunque,  a
  mio   avviso,  dovrebbe  essere  realizzato  perché  poi   si   può
  successivamente,  nel  trattare  l'articolo  12,  ritornare   sulla
  questione nella parte in cui si parla - nell'ambito di applicazione
  dell'articolo 12 - poi di tutti gli altri aspetti che devono essere
  ancora  lì rappresentati, dove l'articolo 12, al punto f),  prevede
  proprio  la  preclusione  per quegli immobili  oggetto  di  condono
  edilizio, nonché di ordinanze di demolizione, salvo quanto previsto
  dall'articolo 3. Quindi, ancora si ritorna sulla questione.
   Concordo  con  chi  dice  che ogni tanto  dobbiamo  spogliarci  da
  posizioni  ideologiche o preconcette, perché  questa  è  una  norma
  molto   importante,   su   cui  c'è  una  grande   e   fondamentale
  determinazione che può sicuramente, in questa ricerca spasmodica di
  non solo quale finta moralità, invece, determinare una posizione di
  ingiustizia che di fatto deve essere salvaguardata nelle procedure.
   Ritengo  che, innanzitutto, nessuno vuole portare avanti posizioni
  che  possano determinare dilatazioni delle condizioni di sanatoria;
  che  però  nessuno vuole far sì che vengano agevolati i  furbi.  E'
  invece  necessario  creare,  anche nell'applicazione  della  norma,
  quelle condizioni di equilibrio che ritengo vadano approfondite  in
  questo  senso  e,  quindi, perché ciò avvenga,  l'articolo  4  deve
  essere   soppresso.  Ribadisco  che,  per  rappresentare  una   par
  condicio,  chi  ha  già  usufruito di un privilegio  non  può  oggi
  usufruire di un ulteriore privilegio.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, ricordo  che  stiamo  discutendo
  dell'emendamento  2.158 Gov. 19, che reca la  firma  dell'onorevole
  Beninati  ed  altri, al quale l'onorevole Caronia ha dichiarato  di
  apporre la  firma.

   MANCUSO,  presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente   della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi,  vorrei richiamarmi a tre  interventi:  quello
  dell'onorevole Formica, che richiamava il Parlamento ad  iscriversi
  ad  uno  dei tre gruppi, quelli che vogliono fare la legge,  quelli
  che  stanno  a  guardare e quelli che non la  vogliono  fare;  alla
  moralità  richiamata  dall'onorevole Romano  e  al  richiamo  fatto
  dall'onorevole Adamo agli accordi tra i capigruppo ad un tavolo  di
  concertazione.
   Bene.  Modestamente, con la mia esperienza all'interno  di  questo
  Parlamento,  mi sento di dire che dopo che l'Aula ha  approvato  la
  cementificazione  selvaggia  del  territorio,  con  l'articolo   10
  proposto  dall'onorevole Romano, non solo  ha  fatto  saltare  quel
  tavolo di buon senso dei capigruppo, ma personalmente mi iscrivo  a
  quella  categoria di persone che questa legge non  la  vuole  fare,
  onorevole Formica. Perché la cementificazione del territorio non  è
  solo  quella quando si guarda dall'alto, è quella che si vuole fare
  con  l'articolo  10  quando  si vuole inondare  il  sottosuolo  con
  cemento  a non finire. Infatti, chi legge attentamente che fine  ha
  fatto  in  questo  fine settimana l'articolo  10,  si  accorge  che
  chiunque,  il privato, basta che sopra mette un tappetino  verde  e
  sotto può costruire il garage o quello che gli interessa
   Questa  legge  non  ha più un'anima  Non è più il  piano  casa   I
  parcheggi non c'entravano nulla  Non c'entra più l'accordo fatto in
  maggioranza,  in minoranza, l'ideologia, la moralità;  ormai  si  è
  rotto  l'argine e, quando si rompe l'argine, ogni deputato presenta
  emendamenti  soppressivi guardando all'articolo 13, guardando  alla
  sanatoria, alla legge 874 o alla legge 45.
   Vorrei   ricordare  che  siamo  ancora  al  quarto  subemendamento
  all'articolo 2 e, prima di arrivare all'articolo 13, non so se  sia
  produttivo per il Parlamento e per la Sicilia parlare di tutta  una
  serie  di argomenti per i quali, invece, le idee dovrebbero  essere
  chiare  e ferme, e non guardando ad una cementificazione selvaggia.
  E l'articolo 10 è una cementificazione selvaggia

   LEANZA  NICOLA, assessore per la famiglia, le politiche sociali  e
  il lavoro. Il PDL l'ha votato.

   MANCUSO.  Io  non so se il PDL l'abbia votata; certamente,  io  ho
  dichiarato di non votarla.
   Ricordo  che  il  voto è stato segreto, e se qualcuno  ritiene  di
  conoscere i voti segreti forse potrebbe fare il mago piuttosto  che
  il parlamentare.
   Buona cosa sarebbe che il Governo con un atto di grande coraggio -
  perché è questo che ci vorrebbe - ritirasse questo disegno di legge
  ed  entro giovedì si tornasse in Aula con un altro testo, perché  a
  mio avviso l'articolo 10 grida allo scandalo.
   Onorevole Cracolici, lei non può votare questo disegno di legge, e
  non   lo  può  votare  per  diversi  motivi,  che  lei  stesso   ha
  sottolineato, proprio per la sua posizione politica. Questo disegno
  di  legge,  con  l'approvazione dell'articolo 10,  non  può  andare
  avanti, al di là di quello che possiamo mediare con l'articolo 2  e
  l'articolo  3,  con  la ristrutturazione, con  l'ampliamento.  Ogni
  parlamentare  si  sente  in  diritto e in  dovere  di  intervenire,
  considerata la violenza già fatta al cosiddetto piano casa.
   Un  atto  di responsabilità sarebbe rifare poche norme che servono
  al rilancio dell'economia, così come aveva statuito il patto Stato-
  Regioni, e non questa torre di Babele che non so dove ci porterà.

   MAIRA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo  confessare  a
  questa Aula che non mi meraviglia quello che sta succedendo, perché
  per   esempio  su  questo  subemendamento  che  sopprime  un  comma
  dell'emendamento  del  Governo,  le  ipotesi  sono  divise,  e  gli
  interventi  dei  Gruppi  sono  anche  contraddittori,   così   come
  nell'ambito della stessa maggioranza politica che di fatto regge il
  Governo ci sono voci dissonanti.
   Non  mi  meraviglia perché, come avevamo cercato  di  far  capire,
  questa  legge si è snaturata, per cui abbiamo colleghi  deputati  e
  pezzi  di partito - che sono teoricamente per la rigidità di questo
  disegno  di  legge  -,  che  poi, magari,  presentano  e  approvano
  emendamenti  e subemendamenti che allargano le maglie  della  legge
  sul piano casa e, viceversa, deputati che hanno una interpretazione
  più elastica della legge, che diventano invece molto rigidi.
   Sarà  stato  l'articolo 10, sarà stato il rincorrere le  necessità
  che  salgono  dagli abitanti di Sicilia, ma questo  è  il  dato  di
  fatto   Ma  questo perché  Perché noi stiamo facendo una legge  che
  non si adegua a quello che è stato il patto della Conferenza Stato-
  Regioni, che faceva espresso divieto di discutere di piano casa  in
  presenza  di abusivismo, che faceva espresso divieto di parlare  di
  piano  casa  nei  centri storici, che faceva  espresso  divieto  di
  parlare  di piano casa per attività diverse da quelle abitative,  e
  quindi da quelle residenziali.
   Sostanzialmente,   abbiamo  fatto  un   tentativo   maldestro   di
  modificare alcune norme di natura edilizia e di natura urbanistica,
  che erano proprio quelle negate dallo spirito e dalla lettera della
  legge nazionale sul piano casa e dalla Conferenza Stato-Regioni.
   Allora,  al  punto  in  cui  siamo, non importa  se  l'emendamento
  soppressivo  sarà approvato oppure no, perché rientra perfettamente
  nella  logica  di un disegno di legge che ha perso il suo  spirito,
  che  ha perso la sua finalità  Diremo meglio, quando parleremo  del
  Titolo  III, che sarebbe ancor più grave dell'articolo 10 approvato
  nella  scorsa seduta, se noi andassimo ad applicare il  piano  casa
  anche  all'interno delle aree industriali, e anche per le  attività
  produttive.  A  conferma  della stranezza delle  posizioni,  guarda
  caso,  proprio  le  norme del Titolo III sono sostenute  da  quelle
  forze  politiche che storicamente, in questa Aula, si  sono  sempre
  opposte  a forme indirette di sanatoria, anche sotto l'aspetto  del
  cambiamento di destinazione d'uso.
   E  allora,  signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non  è  per
  prendere  tempo, per fare ostruzionismo, per rinviare,  per  creare
  ostacoli  al  Governo  con  il  quale  ci  confrontiamo,  a   volte
  aspramente,  a volte meno aspramente. Ma credetemi, andando  avanti
  così  noi  faremo una legge che nulla ha a che vedere con il  piano
  casa.
   Bene  faremmo - e siamo ancora in tempo senza bisogno di ritornare
  in  Commissione,  senza  bisogno di ritirare  il  provvedimento  in
  esame,  senza ulteriori perdite di tempo - a restringere il disegno
  di  legge  alle  norme  strettamente  collegate  al  piano  casa  e
  impegnarci  tutti, subito dopo le leggi finanziaria e di  bilancio,
  ad  approvare un nuovo testo unico dell'edilizia e dell'urbanistica
  di cui la Sicilia ha bisogno - come dicono tutte le categorie - per
  aggiornare una legislazione vecchia del 1978, che era sì valida, ma
  che  oggi  necessita di ammodernamento anche sotto l'aspetto  delle
  sanatorie  e dei condoni, di cui forse alcune categorie  produttive
  di questa Regione hanno bisogno.
   Pertanto, invito l'assessore, i colleghi e i Gruppi parlamentari a
  fare  un  esame  di coscienza riducendo al minimo  l'articolato  di
  questo  disegno  di legge e rinviando il resto ad  un  nuovo  testo
  unico  dell'edilizia e dell'urbanistica, per fare delle  cose,  una
  volta  tanto  organiche, nella legislazione di  questa  Aula  e  di
  questa Regione.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   DE LUCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che stasera
  abbiamo  avuto la riprova che questo provvedimento è impregnato  di
  grande  schizofrenia che nasce anche dalla poca  chiarezza  che  in
  questo mese non abbiamo ricevuto rispetto alle linee annunciate sui
  giornali, combattute secondo azioni e reazioni di natura politica e
  che hanno portato, poi, ad un pastrocchio - lo potremmo definire in
  questi termini - che contiene alcuni elementi che nulla hanno a che
  vedere con il tanto decantato accordo Stato-Regione.
   In  più  occasioni ho sentito sbandierare in quest'Aula che  c'era
  una  cornice  entro la quale bisognava trovare un accordo,  ma  qui
  sono stati proposti e già approvati articoli che non hanno nulla  a
  che  vedere  con  il  piano casa. Allora mi  comincio  a  porre  un
  interrogativo:  se questo non è più il piano casa,  ma  comincia  a
  rappresentare  la  soluzione per una serie di escamotage,  per  una
  serie di pressioni - più o meno legittime conta poco -, mi chiedo e
  chiedo  a  questo  Parlamento se è il caso  di  trasformare  questo
  disegno  di legge direttamente in una norma più ampia che  contenga
  vari elementi.
   E,  quindi, si può giustificare la schizofrenia dell'Aula solo  in
  questi termini, perché poi ognuno di noi, legittimamente, ha  anche
  il  diritto/dovere  come  parlamentare  di  rappresentare  in  Aula
  interessi legittimi che gli vengono prospettati, e nessuno  lo  può
  vietare.
   Naturalmente  questo  nasce  da un  indirizzo  ben  preciso  e  il
  Governo, da questo punto di vista, non è stato lineare fino ad ora:
  abbiamo assistito a diverse prese di posizione che non hanno tenuto
  conto  di  quella che, comunque, era la linea iniziale dell'accordo
  Stato-Regione.
   Alla luce di ciò, non credo che ci si possa meravigliare di questo
  atteggiamento in Assemblea; anzi, se si adotta questo atteggiamento
  della meraviglia, credo che tutti quanti potremmo anche iniziare  a
  considerare questo provvedimento un'altra cosa.
   Credo, invece, che l'accordo iniziale era quello di fare realmente
  il  piano casa, e siccome gli umori cominciano ad evidenziarsi e mi
  auguro  che questo provvedimento non sia assolutamente la prova,  o
  la  riprova, della tenuta di questo Governo, invito il Governo o il
  Presidente della Commissione, che ha fatto un intervento  in  parte
  condivisibile, a chiedere che questo testo ritorni in  Commissione,
  che  venga ripulito degli elementi che non c'entrano nulla  con  il
  piano  casa.  E  se  c'è  realmente  senso  di  responsabilità,  se
  realmente  vogliamo  fare il piano casa per  i  siciliani,  diamoci
  allora  dei  tempi stretti e riportiamo il testo  in  Aula  con  un
  accordo tra persone per bene e lo approviamo.
   Andando  avanti  così,  si scaricheranno su  questo  provvedimento
  mille frustrazioni, mille ricatti, mille riprove che porteranno  ad
  un  risultato  non  coerente col disegno di legge  iniziale  e  che
  probabilmente  avrà consentito ad alcuni signori  di  tirare  dalla
  giacca il Governo o di provocare altri tipi di reazione.
   Non  ho il potere di chiedere che questo provvedimento ritorni  in
  Commissione perché il Regolamento prevede che ciò venga  fatto  dal
  Governo,  o  da un Capogruppo, o dal Presidente di Commissione.  Mi
  auguro che, per la riflessione sincera che ho voluto consegnare  al
  Governo e a quest'Aula, questo mio accorato invito venga accolto  e
  che si trovi realmente un accordo che metta fuori tutto ciò che non
  c'entri con lo spirito del piano casa e si vada, definitivamente  e
  velocemente, ad approvare questo provvedimento.

   BUZZANCA Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA.  Signor Presidente, Presidente della Regione,  onorevoli
  colleghi,  dopo aver ascoltato il dibattito di stasera sono  sempre
  più convinto che vi sia bisogno di una regia.
   In  sua  assenza, signor Presidente della Regione, ho già invocato
  una  regia  da lei presieduta, perché è evidente che ci sono  delle
  divaricazioni molto importanti, forti. E, chiaramente,  io  ritengo
  che  questo sia, tuttavia, un provvedimento che dobbiamo portare  a
  termine,  che dobbiamo concludere al più presto e che è necessaria,
  quindi, una mediazione in tal senso.
   Certo,  la  posizione dell'onorevole Faraone  che  giudica  questo
  provvedimento  dubbio  e discutibile sul piano  morale,  mi  lascia
  profondamente   perplesso,   e  voglio   citare   l'esempio   della
  civilissima Emilia Romagna, là dove il piano casa è stato adottato.
   Credo  che  la  civilissima Emilia Romagna sia  una  regione,  tra
  virgolette,  rossa,  onorevole Faraone, e  in  quella  realtà,  nel
  computare ciò che noi stasera stiamo esaminando e che è oggetto  di
  una  diatriba  e  di una opposizione anche molto forte  -  io  dico
  ideologica - tra impostazioni diverse, l'Emilia Romagna ha  pensato
  bene  di affrontare il problema dell'abusivismo e delle concessioni
  edilizie rilasciate in sanatoria. Come in gran parte del territorio
  siciliano,  del  territorio  messinese,  ovviamente.  E  in  quella
  occasione  l'Emilia  Romagna ha fatto una  distinzione  netta:  per
  quelle   concessioni  edilizie  rilasciate  in  sanatoria   e   che
  prevedevano  un  ampliamento del 20, 30 per cento della  superficie
  regolarmente concessa, si può applicare il piano casa, ma  soltanto
  su quella che è la superficie non oggetto di sanatoria.
   Ben  altro  trattamento  l'Emilia Romagna  ha  riservato,  invece,
  all'abusivismo totale, cioè a quelle unità abitative, di  qualunque
  genere  e  di  qualunque tipo, che sono state oggetto di  sanatoria
  tout court, e questa è una linea che noi possiamo demarcare, è  una
  posizione  che il Parlamento potrà apprezzare. Ma non si  parli  di
  morale da parte del Partito Democratico.
   Così continuando, signor Presidente della Regione, certamente  noi
  non  avremo  un provvedimento che sarà calato sulle reali  esigenze
  dei  siciliani. Forse faremo un provvedimento che, a colpi di  voto
  segreto, a colpi di maggioranza o di pseudo-maggioranza, a colpi di
  posizioni diverse, ci consegnerà una legge che, probabilmente,  non
  servirà ai siciliani. Andremo sicuramente alle calende greche.
   Allora,  se  è  necessario un momento di riflessione a  brevissima
  scadenza  e  se  la posizione di altre Regioni può essere  utile  a
  guidare  anche  noi,  con l'autonomia che ci deve  essere,  con  la
  capacità  di  apprezzare le differenze che abbiamo, ma  per  andare
  avanti,  signor Presidente, bisogna che vi sia una regia  politica,
  altrimenti questo Parlamento continuerà a dividersi.
   Non  penso  che questo sia il modo migliore per dire ai  siciliani
  che stiamo rendendo loro un servizio. Allora, fermiamoci un attimo,
  diamoci tempi strettissimi, perchè questa legge va fatta, va  fatta
  subito; ma, signor Presidente, va fatta bene.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge «Norme
   per il sostegno dell'attività edilizia e la riqualificazione del
             patrimonio edilizio» (459-386-209-394-404/A)

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Prima di dare la parola all'assessore Gentile, informo
  che  la  Presidenza  intende porre in votazione  l'emendamento  per
  parti  separate, cioè prima il primo, il secondo e il quarto  punto
  e,  nella  seconda votazione, il terzo punto, quello relativo  alla
  soppressione del comma 4.
   Ha facoltà di parlare l'assessore Gentile.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi, ribadisco  ancora  una  volta  il
  parere  contrario  del  Governo  alla  soppressione  del  comma   4
  dell'articolo 2, come è stato riscritto.
   Questo  punto è stato dibattuto tante volte sia in IV  Commissione
  che  in Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari. Ci siamo
  sempre detti che dare un premio a coloro i quali hanno usufruito di
  un condono e di una volumetria in più è, a dir poco, inaccettabile.
  Quindi siamo contrari e ribadiamo il nostro voto contrario.

   LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  credo  che  dai tanti interventi che  abbiamo  ascoltato
  possiamo  convenire  sul  fatto che anche la  votazione  per  parti
  separate  di  questo  emendamento  assume  un  significato  e   una
  coloritura di carattere prettamente politico. E non sono  sorpreso,
  onorevole Cracolici.
   Qualcuno  si  è chiesto cosa sta succedendo. Bene, sta  succedendo
  quello che è successo ieri e che succederà domani: una legge  sulla
  quale abbiamo trovato tante intese e, al di là delle dichiarazioni,
  non c'è dubbio che si mettono in atto tentativi per bloccarla e, al
  tempo stesso, per bloccare l'azione del Governo, e non solo questa.
   Quando  ne  abbiamo parlato, a novembre e a dicembre, dicendo  che
  questa   riforma   andava   fatta   con   serietà,   con   dignità,
  costruttivamente  per  la  Sicilia, non  prevedevamo  retromarce  o
  inversioni  di rotta. Mettevamo in conto, chiaramente, che  avremmo
  incontrato ostacoli lungo la strada, provenienti da tutte le  parti
  -  ho  detto che i più rilevanti non venivano sicuramente da quanti
  non  la  pensano come noi -, in quest'Aula e anche fuori,  seguiamo
  quasi  un  copione, rispetto al quale e a conclusione del quale  io
  credo  che  quello che conta é che si sia coerenti  e  che  non  si
  receda da questa volontà ferma e determinata di portare avanti, con
  chi   ci   crede,   con  chi  interpreta  in  tal  senso   l'azione
  rappresentativa di portare avanti questo processo che - per carità,
  noi la pensiamo così - dovrà servire ai siciliani.
   Lo  stesso discorso, a maggior ragione, vale per questo disegno di
  legge  che  deve servire a tante cose: a rilanciare  l'edilizia,  a
  rimettere  in  movimento  l'economia,  a  ridare  fiato  ai   tanti
  costruttori   piccoli  e  medi che languono nel  nostro  territorio
  senza  granché  di  investimenti pubblici, forse senza  neppure  un
  euro,  ma  ovviamente rispettando delle regole sulle quali  abbiamo
  convenuto.
   Non è che io sia un esperto, un tecnico di urbanistica; ne capisco
  pochissimo   -   qualcuno  giustamente  ha  richiamato   anche   il
  significato più profondo e i termini che si usano in diritto  -  ma
  mi  faccio  guidare  da un poco di buon senso e  da  quel  poco  di
  partecipazione che ho dovuto assicurare alle tante discussioni  che
  si sono fatte attorno a questo disegno di legge in cui ero presente
  quando abbiamo inaugurato, confermato questo metodo del confronto a
  360  gradi con tutti i presidenti dei Gruppi parlamentari,  laddove
  si  era  trovata,  appunto, un'intesa precisa su alcuni  punti  che
  ritenevamo e riteniamo imprescindibili: riferirci il più  possibile
  -  per  carità,  ci sono dei margini, dobbiamo legiferare,  perché,
  quindi, non aggiungere o sottrarre, purché nei limiti di una  legge
  che  serva,  che  abbia una sua coerenza - a questo  accordo  della
  Conferenza Stato-Regioni.
   Signor  Presidente, onorevoli colleghi, poi, per la verità, tenuto
  conto  anche  di ciò che sta accadendo attorno a noi -  e  che  non
  voglio  richiamare quasi per indurci alla commozione -, ogni giorno
  un  pezzo  del  nostro  territorio,  aggredito  dal  cemento  -  ci
  riferiamo  a  quello  che  vediamo e  non  a  quello  che  sta  nel
  sottosuolo,  altrettanto pernicioso - ma non credo che il  problema
  sia  dei parcheggi sotterranei in quel di Caronia piuttosto che  di
  San Fratello.
   Evocare  i  termini condono, sanatoria e quant'altro, intanto  sul
  piano  estetico  oltre  che urbanistico ritengo  sia  profondamente
  inopportuno  e,  in tal senso, il Governo esprime il  suo  profondo
  dissenso,  così come riteniamo - lasciamo perdere se  ritenete  che
  sia  stato  inopportuno o eccessivo parlare di  morale,  di  etica,
  perché oggi non si usa, siamo quasi allergici a questi argomenti, a
  questi  sostantivi, non è di moda - che il condono o il non condono
  non sia una penalizzazione.
   Se   ho  costruito  abusivamente,  poi  pago  la  sanzione;   sono
  penalizzato,  diciamo  che sono punito, sono  stato  sanzionato  ed
  eventualmente  mi  si  distingua  da  chi  dovrà  avvalersi  di  un
  beneficio, cioè la percentuale in più di cubatura; mi si  distingua
  se  non  ho messo in essere comportamenti da sanzionare. Mi  sembra
  giusto  e non credo che sia l'80 per cento dei siciliani - e  delle
  case  dei siciliani - quelli che hanno avuto inflitta una sanzione,
  per  cui,  avendo  poi costruito, hanno ottenuto il  condono  o  la
  sanatoria.
   Oltre  ad  una  ragione estetica e urbanistica,  quindi,  c'è  una
  motivazione  di  giustizia, di equità, per cui se  oltre  che  alla
  Conferenza  Stato-Regioni l'intesa cui hanno  partecipato  tutti  i
  presenti  escludeva  ed  esclude  da  questi  benefici,  da  questa
  possibilità  di  costruire chi ha abusivamente costruito  e  poi  è
  stato   sanzionato,  non  penalizzato,  non  ci  vedo   niente   di
  straordinario. E mettere tutta l'erba in un fascio - se permettete,
  parlando  di  cementificazione, ho partecipato  a  quel  dibattito,
  c'ero anch'io quando si è parlato dei parcheggi sotterranei come se
  questo  argomento  fosse estraneo alle case,  come  se  chi  va  ad
  abitare  in  una  casa non ha bisogno, poi, anche  del  garage  per
  metterci  la  propria macchina. Ne abbiamo parlato tante  volte,  a
  Catania,  a  proposito di quei parcheggi realizzati in project.  Li
  realizzano  i  privati  perché  hanno  un  importante  valore;   li
  realizzano con una gara indubbiamente pubblica, per cui,  se  offro
  di  più,  me  li godo per 30 anni piuttosto che per 29  e,  allora,
  perdo piuttosto che vincere.
   Scusatemi, ritengo che semmai il dibattito si aprì sul  fatto  che
  il verde fosse attrezzato o meno. Per carità, meglio attrezzato, ma
  meglio di niente il tappetino verde sotto cui si rispondeva ad  una
  domanda  che è fondamentale anche in alcune parti della  città  per
  cui,  se permettete, non è la violenza né l'aggressione del cemento
  in  un  disegno  di legge che sia più che opportuno,  nonostante  i
  tentativi. Con molto zelo, il mio amico, l'assessore Leanza mi tira
  fuori  i  nomi di quanti oggi hanno una posizione diversa  rispetto
  all'altra volta a proposito dei parcheggi, non so se con  il  verde
  attrezzato o meno.
   Non parliamo di cementificazione selvaggia; cerchiamo di tenercelo
  un poco di pudore.
   Non  parliamo di cementificazione selvaggia, non per  i  parcheggi
  sotterranei.
   Onorevole  Mancuso, ho grande rispetto per il suo ruolo  ed  anche
  per l'impegno che lei sta profondendo perché, se da una Commissione
  esce  un  disegno  di  legge, noi plaudiamo,  anche  pubblicamente,
  all'agilità dei lavori. Dovremmo ricrederci se poi la legge dovesse
  fare   avanti  e  indietro  dall'Aula  alla  Commissione  e   dalla
  Commissione  all'Aula. Penso sia importante che se  i  lavori  sono
  stati  portati avanti agilmente, una volta che il disegno di  legge
  arriva in Aula, siano svolti anche costruttivamente perché si  vada
  avanti. Si tratta di argomenti - non entro nel merito - che,  prima
  o poi, questa Assemblea si deve porre, oggi in questa legislatura e
  poi,  nella  prossima  legislatura,  che  riguardano  il  tema  del
  Regolamento,  dello  scrutinio  segreto,  che  riguardano  i  fatti
  personali, di coscienza.
   Sarebbe  più  logico che sui parcheggi, sul verde,  così  come  su
  altri argomenti, ci si esprimesse alla luce del sole per quello che
  riteniamo  ma,  per  carità,  c'è  nel  Regolamento,  è  pienamente
  legittimo  e  andiamo  avanti lungo questa strada.  Andiamo  avanti
  lungo  la strada che consenta - ed invito tutti perché sapete  che,
  alla fine, si vota più o meno unanimemente il disegno di legge -  a
  noi  tutti di consegnare, come si dice, alla Sicilia una legge  che
  complessivamente  rimanga  dignitosa, seria,  utile  ai  siciliani,
  seppure su qualche argomento possiamo non essere d'accordo.
   Per  carità,  si  mantenga quella coerenza che è  nel  disegno  di
  legge,  che è venuta fuori dai vari discorsi che si sono fatti  con
  tutti i presidenti dei Gruppi parlamentari e che, fino ad oggi,  si
  sta   mantenendo.  Se  poi,  anche  per  un  tot  di  principio   -
  riguardasse  una  sola casa in Sicilia o, peggio ancora,  se  fosse
  l'80  per cento - tollerassimo condoni e sanatorie, la legge  -  e,
  quindi,   tutti  noi,  l'Assemblea  che  le  leggi  le  approva   -
  sicuramente perderebbe quella dignità.
   Ecco perché, aggiungo a quanto ha detto l'assessore Gentile, anche
  il  mio  punto  di  vista,  quello del  Presidente  della  Regione,
  nell'esprimere un no fermo a questo emendamento.

   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione il subemendamento  2.158  Gov.19
  (parti I, II e IV).
   Il parere del Governo?

   GENTILE,   assessore  per  le  infrastrutture   e   la   mobilità.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo,  quindi,  in  votazione  la  parte  III:    Il  comma  4  è
  soppresso .

   CARONIA,  relatore. Chiedo che la votazione avvenga per  scrutinio
  segreto.

   CINTOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CINTOLA. Signor Presidente, intendo dire due cose: la prima è  che
  avevo  chiesto di votare per scrutinio palese e non accetto i  voti
  di  imboscate  fatte con lo scrutinio segreto  e,  siccome  mi  ero
  pronunziato contrario, cioè a favore dell'emendamento della collega
  Caronia,  sembrerebbe che il primo voto sia  il  mio.  Invece,  non
  voterò  astenendomi  dalla votazione perché non  voglio  dare  alla
  votazione  segreta alcun significato politico perché non idoneo  ed
  assurdo.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, adesso lei non può intervenire. Può
  parlare solo per dichiarare la sua astensione.

   MANCUSO,  presidente  della  Commissione.  Parlerò  dopo,   signor
  Presidente,  non è un problema. Vorrei però segnalarle  che  -  non
  sono  molto  giovane in questo Parlamento - quella Presidenza,  non
  con lei Presidente, all'onorevole Cracolici ha dato la parola anche
  quando  è  stato  richiesto  lo  scrutinio  segreto.  E  non   solo
  all'onorevole Cracolici.

   CRACOLICI.  No, no, possiamo parlare, attenzione. Il mio  discorso
  era a garanzia sua.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente, rinuncio
  a parlare ma vorrei dichiarare il voto contrario della Commissione.

   PRESIDENTE.  Era  stata formulata una richiesta di  votazione  per
  scrutinio segreto.
   Indìco la verifica dei richiedenti.

     (Gli onorevoli Buzzanca, Campagna, Cascio Salvatore, Cordaro,
      Falcone, Lo Giudice, Scoma e Torregrossa si associano alla
                              richiesta)

    Votazione per scrutinio segreto del subemendamento 2.158 Gov.19
                              (parte III)

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,  indìco  la  votazione  per  scrutinio   segreto   del
  subemendamento 2.158 Gov 19 (parte III).

   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme  il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme  il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano:  Adamo, Ammatuna, Arena, Aricò, Barbagallo, Bonomo,  Bosco,
  Bufardeci,  Buzzanca, Campagna, Caronia, Cascio  Salvatore,  Cimino,
  Colianni,   Cordaro,   Corona,   Cracolici,   Cristaudo,   Currenti,
  D'Agostino, D'Asero, De Benedictis, Digiacomo, Di Guardo, Di  Mauro,
  Dina,  Donegani,  Falcone,  Faraone,  Federico,  Ferrara,  Fiorenza,
  Formica, Gennuso, Gentile, Gianni, Greco, Incardona, Laccoto, Leanza
  Nicola, Lentini, Limoli, Lo Giudice, Lombardo, Lupo, Maira, Mancuso,
  Marinello, Marinese, Marrocco, Marziano, Mattarella, Minardo, Mineo,
  Musotto,  Nicotra,  Oddo, Panarello, Panepinto, Picciolo,  Pogliese,
  Ragusa,  Rinaldi,  Romano,  Ruggirello, Savona,  Scammacca,  Scilla,
  Scoma, Speziale, Torregrossa, Vitrano.

   Richiedenti:   Caronia,  Buzzanca,  Campagna,   Cascio   Salvatore,
  Cordaro, Falcone, Lo Giudice, Scoma e Torregrossa.

   Sono in congedo: Raia e Vinciullo.

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  segreto:

    Presenti               73
    Votanti                72
    Maggioranza       37
    Favorevoli           25
    Contrari               47

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 2.158 Gov.9.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è contrario resti seduto; chi  è  favorevole  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 2.158 Gov.21.

   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                             (E'approvato)

   Il submendamento 2.158 Gov.10 è precluso.
   Si passa al subemendamento 2.158 Gov.12. Lo pongo in votazione. Il
  parere del Governo?

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 2.158 Gov.13.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 2.158 Gov.14.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                           (Non è approvato)

   Dichiaro inammissibili tutti gli altri emendamenti.
   Si  passa  all'emendamento 2.158 Gov, di riscrittura dell'articolo
  2.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo
  per  leggere in italiano. Ribadisco che stiamo approvando un  testo
  dove c'è scritto  l'ampliamento è effettuato a condizione che venga
  eseguito   un  progetto  unitario  di  riqualificazione  dell'unità
  immobiliare ove necessario per tale riqualificazione .
   Se  siete  convinti che questa proposta abbia un senso, votiamola.
  Ho  invitato  il  Governo a presentare un emendamento,  é  l'ultimo
  capoverso che abbiamo soppresso.
   Al comma 1, potete leggere questa cosa  che è un non senso.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  devo  dire  che
  l'onorevole De Benedictis ha ragione perché effettivamente  farebbe
  bene, Assessore, a modificare questo refuso visto che non funziona;
  è scritto male.
   Colgo  l'occasione  -  non per sollevare un dubbio  a  quello  che
  abbiamo  votato,  ma  purtroppo non mi è stata data  l'opportunità,
  l'avrei voluto dire prima ma ero già intervenuto sull'articolo 4 -,
  signor  Presidente, lo dico a tutti ed è bene che resti  agli  atti
  che, di fatto, abbiamo votato questo. Ecco perché ne avevo proposto
  la soppressione. Poi, possiamo tornare all'articolo 12 perché forse
  non tutti sanno che all'articolo 12 si ritorna su tutto ciò che non
  è permesso.
   Era  bene toglierlo adesso perché ora vi dico cosa abbiamo votato,
  ve  lo  leggo. Abbiamo votato che gli interventi possono riguardare
   esclusivamente edifici legittimamente realizzati. Sono esclusi gli
  immobili che hanno usufruito di condono edilizio .
   Su questo ci sarà un contenzioso che nascerà, grande come le case,
  visto  che gli immobili legittimamente realizzati, forse  in  molti
  non lo sanno, sono anche immobili condonati.
   E  allora,  quando ho proposto di sopprimere questo articolo,  era
  proprio  per ritornarci all'articolo 12, dove si mettono  tutte  le
  preclusioni: cosa si può fare e cosa non si può fare. Al  comma  f)
  dell'articolo  12,  si poteva dire che le opere  condonate  non  si
  fanno, ma si scriveva dopo.
   Ora abbiamo fatto un bel pastrocchio, sono contento.

   PRESIDENTE.  Comunico  che  è  stato  presentato  dal  Governo  il
  subemendamento 2.158 Gov.31:

   «Al comma 1 le parole  a condizione che venga eseguito un progetto
  unitario   di   riqualificazione  delle  unità   immobiliari,   ove
  necessario  per  tale  riqualificazione   sono  sostituite  con  le
  parole   a  condizione che l'ampliamento venga  armonizzato  in  un
  progetto unitario con il restante edificio .»

   Onorevole  De  Benedictis, questo subemedamento viene  incontro  a
  quanto  lei ha richiesto nel suo intervento. Al comma 1, le  parole
   a   condizione  che  venga  eseguito  un  progetto   unitario   di
  riqualificazione  delle unità immobiliari ove necessario  per  tale
  riqualificazione  sono sostituite con le parole  a  condizione  che
  l'ampliamento  venga  armonizzato in un progetto  unitario  con  il
  restante edificio .

   Può andare così?  Va bene anche per lei, onorevole Beninati?
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione il subemendamento 2.158 Gov, come modificato.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)
   Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:

                               «Art. 3.
        Interventi per favorire il rinnovamento del patrimonio
                          edilizio esistente

   1.  La  Regione  promuove la sostituzione e  il  rinnovamento  del
  patrimonio   edilizio   esistente   mediante   la   demolizione   e
  ricostruzione  degli edifici residenziali o destinati  ad  attività
  produttive, ultimati anteriormente alla data del 31 marzo 2003, che
  non risultino adeguati agli attuali standard qualitativi, igienico-
  sanitari, energetici, tecnologici, di sicurezza o alla normativa in
  materia  di  fasce  di inedificabilità e di distanze  tra  edifici,
  dalle strade e dai confini.

   2.  Gli  interventi  di cui al comma l possono riguardare  edifici
  legittimamente   realizzati  nonché  quelli  oggetto   di   condono
  edilizio,  a  condizione che sia stata  rilasciata  la  concessione
  edilizia in sanatoria, anche ai sensi dell'articolo 17 della  legge
  regionale   16  aprile  2003,  n.  4  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni, purché rispettino la normativa vigente  all'epoca  di
  realizzazione,  siano  in regola dal punto di  vista  catastale   e
  purché  al  momento  del rilascio del titolo abilitativo  siano  in
  regola  con  il  pagamento della TARSU o della TIA e dell'ICI  alla
  data del  31 dicembre 2008.

   3.  Al  fine  di favorire la realizzazione degli interventi,  sono
  consentiti  interventi  di integrale demolizione  e  ricostruzione,
  anche su area di sedime diversa, ricadente all'interno della stessa
  area  di  proprietà, purché non interessino aree  per  attrezzature
  discendenti dallo strumento urbanistico vigente o adottato  o  aree
  gravate  da  vincoli  di  inedificabilità  previsti  dalla  vigente
  normativa statale o regionale.

   4.  Gli interventi possono prevedere aumenti fino al 35 per  cento
  del  volume  autorizzato  e/o condonato  per  gli  edifici  ad  uso
  residenziale,  e  fino  al  25 per cento della  superficie  coperta
  autorizzata   e/o   condonata  per  quelli  adibiti   ad   attività
  produttive, con obbligo di utilizzare le tecniche costruttive della
  bioedilizia.

   5.  Gli  interventi sono ammessi in deroga alle  previsioni  degli
  strumenti urbanistici comunali, purché nel rispetto delle  distanze
  minime stabilite da norme legislative vigenti ed in conformità alla
  normativa antisismica.

   6.  Nel  caso  di  ricostruzione dell'edificio su area  di  sedime
  diversa,  all'interno della stessa area di proprietà, la superficie
  originariamente  occupata  dal  fabbricato  demolito  deve   essere
  sistemata a verde privato e/o prevedere parcheggi a servizio  dello
  stesso,   nel   rispetto  di  eventuali  vincoli   esistenti,   con
  apposizione  di  vincolo  di  inedificabilità.  In  ogni  caso   la
  superficie  originariamente  occupata dal  fabbricato  deve  essere
  sistemata con materiali e tecniche che garantiscano la permeabilità
  del terreno.

   7.  Gli  immobili  oggetto degli interventi  di  cui  al  presente
  articolo mantengono la destinazione urbanistica preesistente, fatti
  salvi i cambi di destinazione d'uso autorizzati dai comuni.

   8.   Gli   interventi  sono  subordinati  all'esistenza   o   all'
  adeguamento  da  parte  dei  richiedenti,  di  rete  idrica,   rete
  fognaria, illuminazione pubblica e viabilità.

   9. Con decreto dell'Assessore regionale per le infrastrutture e la
  mobilità,  emanato  entro novanta giorni dalla pubblicazione  della
  presente legge, sono definite le caratteristiche tecniche  per  gli
  interventi di bioedilizia di cui al comma 4».

   Comunico  che  è stato presentato dal Governo l'emendamento  3.145
  Gov, di riscrittura dell'articolo 3:

                               «Art. 3.
    Interventi per favorire il rinnovamento del patrimonio edilizio
                               esistente

   1. Per la finalità di cui all'art. l è consentita la demolizione e
  ricostruzione  degli edifici residenziali, ultimati entro  la  data
  del 31 dicembre 2009, purché risultino realizzati sulla base di  un
  regolare  titolo  abilitativo edilizio ove  previsto,  siano  state
  dichiarate  per l'iscrizione al catasto e siano in  regola  con  il
  pagamento  della  TARSU  o  della TIA e dell'ICI  alla  data  della
  presentazione dell'istanza.

   2.  Al  fine  di favorire la realizzazione degli interventi,  sono
  consentiti  interventi  dì integrale demolizione  e  ricostruzione,
  anche su area di sedime diversa, ricadente all'interno della stessa
  area  di  proprietà intesa come insieme di particelle catastalmente
  contigue  senza soluzione di continuità e appartenenti allo  stesso
  proprietario,   purché  non  interessino  aree   per   attrezzature
  discendenti dallo strumento urbanistico vigente o adottato  o  aree
  gravate  da  vincoli  di  inedificabilità  previsti  dalla  vigente
  normativa statale e regionale.

   3.  Gli interventi possono prevedere aumenti fino al 25 per  cento
  del  volume  degli  edifici  ad uso residenziale,  con  obbligo  di
  utilizzare  le tecniche costruttive della bioedilizia. Il  suddetto
  limite  è incrementato del 10 per cento, per un aumento complessivo
  fino  al  35  per  cento,  qualora  vengano  adottati  sistemi  che
  utilizzano  fonti di energie rinnovabili che consentano l'autonomia
  energetica degli edifici.

   4.  Gli  interventi sono ammessi in deroga alle  previsioni  degli
  strumenti urbanistici comunali, purché nel rispetto delle  distanze
  minime stabilite da norme legislative vigenti ed in conformità alla
  normativa antisismica.

   5.  Nel  caso  di  ricostruzione dell'edificio  su  area  diversa,
  all'interno   della  stessa  area  di  proprietà,   la   superficie
  originariamente  occupata  dal  fabbricato  demolito  deve   essere
  sistemata a verde privato e/o prevedere parcheggi a servizio  dello
  stesso,   nel   rispetto  di  eventuali  vincoli   esistenti,   con
  apposizione  di  vincolo  di  inedificabilità.  In  ogni  caso   la
  superficie  originariamente  occupata dal  fabbricato  deve  essere
  sistemata con materiale e tecniche che garantiscano la permeabilità
  del terreno.

   6.  Gli  immobili  oggetto degli interventi  di  cui  al  presente
  articolo mantengono la destinazione urbanistica preesistente, fatti
  salvi i cambi di destinazione d'uso autorizzabili dai comuni.

   7.  Con  decreto  dell'Assessore regionale delle infrastrutture  e
  della  mobilità, emanato entro 90 giorni dalla pubblicazione  della
  presente legge, sono definite le caratteristiche tecniche  per  gli
  interventi di bioedilizia di cui al comma l».

   Comunico,  altresì,  che  sono stati  presentati  dagli  onorevoli
  Bosco, Corona, Falcone e Limoli, i seguenti subemendamenti:

   subemendamento 3.145 Gov.3:

   «Al  comma 1 cassare le parole  purché risultino realizzati  sulla
  base di un regolare titolo abitativo edilizio ove previsto ;

   subemendamento  3.145 Gov.4:
   «Al  comma  1,  dopo  le   parole   ove  previsto   aggiungere  le
  seguenti  parole:    nonché quelli oggetto di condono  edilizio  ai
  sensi  delle  leggi  n.  47/85, 724/94 e  326/03  entro  i  termini
  previsti dall'articolo 6, comma 2 »;

   subemendamento  3.145 Gov.6:
   «Sostituire il comma  2 con il seguente:
    Gli  interventi  di  cui  al comma 1 possono  riguardare  edifici
  legittimamente   realizzati  nonché  quelli  oggetto   di   condono
  edilizio,  a  condizione  che sia stata rilasciata  la  concessione
  edilizia  in sanatoria,anche ai sensi dell'articolo 17 della  legge
  regionale   16  aprile  2003,  n.  4  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni, siano in regola dal punto di vista catastale e purché
  al  momento del rilascio del titolo abilitativo siano in regola con
  il pagamento della TARSU o della TIA e dell'ICI .»;

   subemendamento 3.145 Gov.7:
   «Al  comma 3, terzo rigo, dopo la parola  residenziale  aggiungere
  le parole  realizzati con concessione edilizia e/o condonati ».

   Si  passa al subemendamento 3.145 Gov.3. Lo pongo in votazione. Il
  parere del Governo?

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento  3.145 Gov.4.

   CARONIA, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARONIA,  relatore.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  in
  questo emendamento sostanzialmente si ripropone il tema che abbiamo
  trattato lungamente nell'articolo 2.
   In  realtà,  l'emendamento prevede l'inserimento anche  di  quegli
  immobili che sono stati oggetto di sanatoria.
   Credo  che,  ovviamente, alla luce di quello  che  è  stato  detto
  poc'anzi,  a maggior ragione per quello che riguarda gli interventi
  di demolizione e di ricostruzione, sia opportuno valutare l'ipotesi
  di inserire gli immobili che sono stati sanati legittimamente.
   Proprio perché questo tipo di intervento è molto oneroso, è  molto
  dispendioso, sappiamo bene che se andiamo ad escludere tutta quella
  percentuale  che  ha avuto, al proprio interno,  almeno  una  parte
  sanata, per quanto riguarda gli immobili che sono stati oggetto  di
  condono verrebbero esclusi - cosa che, invece, avevamo previsto nel
  testo   esitato   dalla  Commissione  -  per   la   demolizione   e
  ricostruzione,  che  non  è  per l'ampliamento.  Questo  è  l'altro
  articolo.
   La Commissione, all'unanimità dei Gruppi parlamentari, convenne di
  inserire   gli  immobili  che  erano  stati  oggetto  di  sanatoria
  all'articolo 3, che riguardava la demolizione e ricostruzione.
   Teniamo  presente  che,  perché un soggetto,  un  cittadino  possa
  adempiere, possa porre in essere questo intervento che comporta  la
  demolizione  e  la  ricostruzione - che è  piuttosto  oneroso,  non
  dimentichiamolo - sicuramente, se andiamo ad escludere tutta quella
  parte  di  patrimonio  edilizio che è stato oggetto  di  sanatoria,
  andiamo di fatto a precludere la possibilità a tantissimi cittadini
  di  godere di questa opportunità che, peraltro, - ricordo -  non  è
  illimitata  ma ha una durata temporale ben definita, visto  che  si
  parla di ventiquattro mesi.
   Pertanto, credo che se si vuole dare un senso a questa legge  sono
  per  approvarla perché è una legge importante, ma è una legge utile
  soltanto  se la riempiamo di contenuto; diversamente, sarà soltanto
  un  manifesto per dire  anche noi ci siamo omologati al resto delle
  Regioni ,  ma  non avrà risolto il problema del fermo dell'economia
  in ambito edilizio.
   Credo  che  sia opportuno che il Governo riconsideri l'opportunità
  di inserire anche gli immobili che sono stati oggetto di condono, e
  non  soltanto  all'articolo  13 perché,  così  facendo,  includiamo
  tantissimi immobili  a cui verrebbe preclusa la possibilità di fare
  un  intervento  importante, quale la demolizione-ricostruzione  che
  non  è  un  intervento alla portata di tutti  né  tanto  meno  poco
  oneroso.
   Quindi, vorrei che il Governo riflettesse su questa opportunità  e
  desidero che l'Aula rifletta molto seriamente su questa opzione che
  è  stata lungamente dibattuta anche nei tavoli con i presidenti dei
  Gruppi parlamentari.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, il Governo  deve
  fare  chiarezza perché, in questo articolo, così come è  formulato,
  secondo  me non si parla di esclusione di opere soggette a condono,
  per  cui sono d'accordo, anche perché nella stesura originaria  del
  testo esitato dalla Commissione, si è chiarito, per una volontà del
  Governo  di  allora  -  a meno che il Governo  non  abbia  cambiato
  tendenza  a distanza di un mese, tanto per essere chiari -  che  le
  opere  condonate, in questo caso, vanno incluse nella  demolizione-
  ricostruzione. E c'è un motivo, visto che utilizziamo attraverso la
  demolizione-ricostruzione  un meccanismo  intelligente,  quello  di
  eliminare  le  opere  costruite abusivamente e  poi  condonate  per
  ricostruirle,  anche se con l'aumento, ma con  le  nuove  norme  di
  legge,  tra  cui  le  barriere architettoniche  e  le  nuove  norme
  antisismiche.
   Suggerisco  che  il Governo dica di migliorarlo, a prescindere  da
  cosa  c'è  scritto, se sulle demolizioni-ricostruzioni è  d'accordo
  che  vengano  escluse  le opere condonate.  Così  come  è  scritto,
  risultano  incluse perché, non essendoci scritto che sono  escluse,
  sono incluse e sono d'accordo.
   Se il Governo intende un'altra cosa, lo dica e così abbiamo chiuso
  la nostra discussione.
   C'è  una differenza fra l'articolo 2 e l'articolo 3: l'articolo  2
  esclude  le opere soggette a condono, anche se, per quello  che  ho
  detto  prima, secondo me saranno incluse. Ora, bisogna che  ci  sia
  chiarezza  su cosa il Governo vuole fare perché, fino a un  mese  e
  mezzo fa, due mesi fa, era d'accordo sul fatto di includerle. Ma se
  ora ha cambiato tendenza, lo deve dire.

   FIORENZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FIORENZA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, la  vicenda  che
  stiamo  trattando, così come testé accennata dal collega  Beninati,
  gradirei  fosse specificata, al di là delle divisioni partitiche  o
  ideologiche, visto che l'Aula riesce a dividersi su tutto.
   Credo  che  questo  sia  un argomento estremamente  importante  in
  quanto  tocca  e riguarda un fattore estremamente delicato,  quello
  della sicurezza.
   L'onorevole Beninati ne faceva cenno poc'anzi. Faccio  un  esempio
  tangibile  affinché  rimanga   agli  atti:  un  edificio  costruito
  abusivamente   prima  della  legge  antisismica   è   un   edificio
  pericolante,  è  un  edificio  non  sicuro.  La  demolizione  e  la
  ricostruzione  secondo i nuovi princìpi di sicurezza  farebbero  in
  modo  che  quegli  edifici  sanati e  che,  pertanto,  adesso  sono
  regolamentari, vengano finalmente messi a norma di sicurezza.
   Il Governo sia chiaro su questo aspetto perché riguarda, oltre che
  la  sicurezza, anche l'abbattimento delle barriere architettoniche.
  Quindi,  Governo,  a  questo punto verrebbe da  dire   fuori  dalla
  tana , ma questo è un argomento estremamente importante.
   Cosa  vuol  dire  il fatto che non sia stato specificato  nel  suo
  articolato?  Onorevole Assessore, ci deve spiegare perché  nel  suo
  articolato  non è specificato, se sono inclusi gli edifici  oggetto
  di sanatoria.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  ho  comunicato  in   precedenza
  all'Aula  che  la Presidenza non avrebbe accettato emendamenti  che
  portassero  problematiche nuove, né da parte dei singoli  deputati,
  né  da  parte  della  Commissione, né  da  parte  del  Governo.  Lo
  ribadisco,  in quanto continuano ad arrivare emendamenti  che  sono
  fuori testo e fuori tema e non sono neanche delle riscritture.
   Quindi, sono emendamenti tutti inammissibili.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  vorrei  dire
  subito una cosa: noi possiamo decidere tutto ciò che si deve fare e
  che  non  si  deve fare, l'importante è evitare che lo interpretino
  gli avvocati.
   L'urbanistica, come si sa, è una delle materie dove più che quello
  che  è  scritto è l'interpretazione dei giudici a farla da padrona.
  Evitiamo  di  fare  queste guerre ideologiche  che  sono  diventate
  veramente  insopportabili, lo dico nel merito a  prescindere  dalle
  vicende politiche.
   Io sono tra quelli che pensavano che all'articolo 3 potesse essere
  consentita  la  demolizione e la ricostruzione anche degli  edifici
  per  i  quali  era  stata  fatta la sanatoria  successivamente.  La
  ragione  per la quale lo credevo è che se uno demolisce  vuol  dire
  che  sta  facendo un intervento che ha due obiettivi: la  messa  in
  sicurezza   dell'immobile  che  aveva  o   una   migliore   qualità
  architettonica che possa in qualche modo migliorare l'ambiente.  E,
  comunque, è uno che ci mette soldi di tasca propria.
   Alla  fine,  però, mentre ho sempre ritenuto sbagliato  consentire
  all'articolo   2  una  premialità  in  presenza  semplicemente   di
  un'aggiunta rispetto a quello che si era già edificato, però  si  è
  poi  fatta  una scelta - lo dico a tutti i colleghi, perché  questa
  legge  non  può  diventare  il teatrino delle  ipocrisie  -,  tutti
  insieme,  tranne  l'onorevole Beninati  che,  pur  comprendendo  le
  ragioni  della  scelta,  ha detto  però  io  mantengo  un  giudizio
  diverso avendolo proposto quando ero assessore .
   Abbiamo  fatto  questa  scelta per due ragioni:  la  prima  la  ha
  spiegata  il  Presidente della Regione. Noi  abbiamo  fatto  questa
  legge  e ricordo che la stiamo facendo per ultimi in Italia. Perché
  per ultimi? Perché abbiamo avuto la vicenda di Giampilieri e ognuno
  di noi si sta ponendo una serie di interrogativi tant'è che ci sono
  norme innovative in questo disegno di legge che difenderò, come  la
  delocalizzazione, perché ha un obiettivo che risponde anche a  quei
  problemi che si stanno affrontando in questo momento a San Fratello
  piuttosto che in altre aree.
   Abbiamo   approvato  un  emendamento  all'articolo  1,   a   firma
  dell'onorevole Mancuso, che, a differenza del testo che  era  stato
  esitato  dalla  IV  Commissione, recita  che  i  princìpi  sono  in
  attuazione di quanto disposto dalla Conferenza Stato-Regioni.
   Onorevoli  colleghi, alla Conferenza Stato-Regioni  all'unanimità,
  lo ha raccontato il Presidente della Regione, quei princìpi dicono:
   le  regioni possono fare una serie di cose , ma dicono  anche  che
  tre  cose  non si possono fare. Infatti, gli interventi  sul  piano
  casa  non  possono  riguardare tre tipologie,  in  maniera  chiara:
  abusivismo  (non l'abusivismo di oggi perché non esiste  sul  piano
  urbanistico), cioè interventi che hanno avuto un procedimento che è
  stato  in  seguito sanato, centri storici e zone di inedificabilità
  assoluta.
   La  Conferenza Stato-Regioni regola questi tre principi. Su  tutto
  il  resto,  come  ad  esempio  le aree produttive,  sostanzialmente
  demanda la facoltà alle regioni ed è su questo che le famose  altre
  regioni (ho visto con sorpresa che l'onorevole Buzzanca è diventato
  un  tifoso  dell'Emilia  Romagna, fa  sempre  piacere),  adesso  si
  utilizzano come modello.
   Ebbene,  vorrei ricordare che su quei tre princìpi nessuna regione
  ha derogato.
   L'altra  ragione  è  tutta politica, abbiamo fatto  tutti  insieme
  questa scelta.
   Qual  è la ragione politica? Stiamo facendo questa legge dopo  che
  era  stata  sospesa  per la vicenda Giampilieri.  Quando  l'abbiamo
  ripresa, si è messo in moto il problema San Fratello piuttosto  che
  su Caronia e su quello che sta succedendo

   BUZZANCA. Non facciamo demagogia

   CRACOLICI.  Onorevole Buzzanca, sono stato uno  di  quelli  che  è
  intervenuto pubblicamente per dire che il tentativo di certa stampa
  di  rappresentare  la vicenda di Giampilieri come  una  vicenda  di
  abusivismo edilizio era intollerabile ed inaccettabile.
   Detto   ciò,  però,  non  possiamo  nasconderci  gli   occhi   col
  prosciutto.  La  Sicilia, come è, la conosciamo  tutti.  La  scelta
  politica  di  evitare  che questa legge, anche mediaticamente,  sia
  sporcata  rispetto agli obiettivi che invece vogliamo  raggiungere,
  cioè  concedere, attraverso una premialità di cubatura, la  ripresa
  del settore dell'edilizia privata, fermo restando i paletti fissati
  dalla Conferenza Stato-Regioni, ebbene questo obiettivo, ripeto,  è
  stato   addirittura   sancito  con  un   emendamento   sottoscritto
  dall'onorevole Mancuso ed approvato da quest'Aula.
   Un emendamento rafforzativo rispetto al testo originario.
   Non  discuto più nel merito, se sia giusto o sbagliato. L'articolo
  3  poteva  prevedere  la  demolizione e ricostruzione  anche  degli
  edifici concessi in sanatoria; si è operata la scelta di non farlo.
   Però,  onorevole Assessore, non vorrei che, così come  è  scritto,
  diciamo  di  non  farla  e, poi, la facciamo  fare  attraverso  gli
  avvocati.  Per  cui, dobbiamo scriviamo le cose  per  bene,  perché
  giustamente  mi  fanno  rilevare che un regolare  titolo  abitativo
  edilizio si ottiene anche attraverso la concessione in sanatoria.
   Allora  non  possiamo dire di non volere fare le cose e,  poi,  le
  facciamo fare attraverso gli avvocati.

   CORDARO. Noi abbiamo già votato favorevolmente

   CRACOLICI.  Quindi, quello che voglio dire è:  stabiliamo  qual  è
  l'indirizzo che vogliamo perseguire. Ripeto, in sede di  Conferenza
  dei  Presidenti dei Gruppi parlamentari, da parte  di  tutti  si  è
  utilizzata questa modalità per evitare che la legge venga  sporcata
  attraverso  un uso mediatico distorto rispetto a ciò che  si  vuole
  perseguire.
   Credo che il Governo debba correggere la formulazione così come  è
  scritta, altrimenti rischiamo di arrivare, per via giudiziaria,  ad
  un risultato che non volevamo raggiungere per via amministrativa.

   INCARDONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, con una battuta,
  sarebbe opportuno dire all'onorevole Cracolici che il peggio si  ha
  quando  ad  interpretare  la legge sono persone  che  non  sono  né
  ingegneri né avvocati perché, in quel caso, sì, ci sono guai neri.
   Nel   merito  del  dibattito  relativo  all'articolo   3,   mentre
  all'articolo  2 poteva esserci qualche perplessità sull'opportunità
  o  meno  di includere gli immobili che avevano ottenuto il condono,
  che  erano  stati, quindi, legittimati e resi dal  punto  di  vista
  legale  alla stessa stregua degli altri e, quindi, mentre lì ancora
  c'era  la  possibilità di dibattere, di discutere e poteva  sorgere
  qualche  perplessità, rispetto all'articolo  3  -  che  prevede  la
  demolizione e la ricostruzione degli immobili - penso  che  non  ci
  possa  essere alcuna remora ad inserire anche quelli che sono stati
  resi perfettamente legali con la sanatoria.
   Infatti,  come  diceva poco fa l'onorevole Cordaro,  commetteremmo
  ancora  una volta, anche in questa seconda occasione, una disparità
  di trattamento che, se impugnata innanzi alla Corte Costituzionale,
  non  potrebbe che dare ragione a quei cittadini che sono stati, sul
  piano  legale,  messi nelle condizioni di essere  considerati  alla
  stessa  stregua degli altri e che, invece, una legge della  Regione
  tratta diversamente.
   Inoltre, in questo caso c'è una motivazione importante: quella che
  viene  meno  l'effetto stesso dell'abuso, con la demolizione  viene
  meno  l'effetto  principale  che è stato  quello  di  costruire  un
  immobile.  Quindi,  sarebbe  un'ingiustizia  grave,  estrema,   nei
  confronti  di quei cittadini che, magari, avrebbero la possibilità,
  demolendo e ricostruendo, di avere una cubatura diversa e,  quindi,
  adattare  alle esigenze della propria famiglia o ad altre  esigenze
  la propria casa, il proprio immobile. Per altro, in questo caso, si
  dà  la possibilità di mettere in sicurezza gli immobili, che non  è
  cosa da poco.
   Allora,  in questo caso, sull'articolo 3 penso che non ci  possano
  essere dubbi.
   Mi  preoccupa  molto poco l'effetto mediatico perché  ciò  che  mi
  interessa   è  dare  la  possibilità  ai  cittadini  siciliani   di
  soddisfare  le  proprie  esigenze attraverso  gli  strumenti  della
  legalità.
   Infatti,   ogni  volta  che  non  consentiamo  ai   cittadini   di
  realizzare,  di  fare  qualche  cosa  che  invece  in  altre  parti
  d'Italia,  che  nella  stessa nostra Terra si sarebbe  potuta  fare
  senza  ricorrere  a  pregiudizi e a ipocrisie, allora,  solo  se  i
  cittadini si convincono che la legge è giusta, che la legge usa  il
  buon senso, ebbene, solo in questo caso i cittadini saranno portati
  a rispettare la legge. Infatti, ogni volta che si parla di legalità
  ci  dimentichiamo di un dato, cioè che il primo principio che  deve
  ispirare il legislatore è quello che la legge deve essere condivisa
  dai cittadini perché venga rispettata.
   Non  ci può essere rispetto per la legge che sia solo imposizione,
  che sia solo divieto; ci vuole anzitutto la condivisione. Una legge
  h  condivisa quando è ritenuta giusta dai cittadini, allora in quel
  caso  i  cittadini esprimono affetto verso le istituzioni, rispetto
  nei  confronti  delle  istituzioni, rispetto  nei  confronti  delle
  leggi.
   Ora,   in   questo  caso,  negare  la  possibilità  di  realizzare
  ampliamenti a chi demolisce e ricostruisce è veramente  una  grande
  ingiustizia.

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, poco  fa  abbiamo
  approvato  l'emendamento 2.158 Gov.21, che prevede, per  l'articolo
  2,  quelle  abitazioni che sono state sanate ai sensi dell'articolo
  13 della legge 28 febbraio 1985 e quella del  95.
   Ora,   sarebbe  penalizzante  per  l'articolo  2  inserire  questa
  fattispecie e non inserirla anche per l'articolo 3, cioè  eliminare
  la sanatoria definitivamente.

   CRACOLICI. Lo faremo all'articolo 12.

   RINALDI.  Io  direi che quel che è stato fatto  per  l'articolo  2
  debba  essere  inserito  anche per l'articolo  3,  per  uniformità;
  altrimenti quelli dell'articolo 2 risultano penalizzati rispetto  a
  quelli dell'articolo 3.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor Presidente, siccome qui chi non è né avvocato  né
  ingegnere finisce per spiegarci cosa si fa dell'urbanistica  e  del
  diritto,  avevo la fortuna di parlare con un ingegnere, il  collega
  De  Benedictis,  che  mi stava spiegando una  cosa  che  non  avevo
  capito.  Non  ero  distratto, mi dispiace soltanto  di  non  averla
  intesa subito.
   Signor  Presidente  della Regione, lei è il capo  del  Governo   e
  quindi  è, alla fine, è responsabile di ciò che di buono o di  meno
  buono fa il Governo. Allora, desidero dirle, perché resti agli atti
  di  questa seduta, che all'articolo 2, a mio parere, - e  credo  di
  poter  dire, ma lo dirò da qui a qualche mese, non soltanto  a  mio
  parere - è stato già commesso un misfatto giuridico.
   Lo  ha  riconosciuto l'onorevole Cracolici, seppur tardivamente  e
  con  riferimento  all'articolo 3; però il tema  adesso  diventa  di
  particolare  rilevanza perché quando parliamo di demolizione  e  di
  ricostruzione  -  che  è  il  tema,  appunto,  dell'articolo  3   -
  immaginare  che chi ha sanato la propria abitazione  e,  quindi,  é
  stato  equiparato sotto il profilo legale a chi aveva costruito  in
  forza  di  una  regolare  autorizzazione, non  possa,  demolendo  e
  ricostruendo, mettere a norma, soprattutto antisismica, la  propria
  costruzione,  il proprio edificio, significa creare  i  presupposti
  per  i  quali, signor Presidente della Regione, lei si è  recato  a
  Messina  e  a  Giampilieri per i funerali e  per  commemorare  quei
  morti.
   Allora,  qui  dovete avere chiare le cose di cui  parlate,  perché
  stiamo parlando di impedire a chi ha avuto sanata la casa di  poter
  abbattere,  demolire  e ricostruire quella casa  secondo  le  norme
  antisismiche.  Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le  cose  con
  il proprio nome perché qui, Presidente della Regione, non si tratta
  di  una  norma  estetica. Altrimenti lei, con quello che  ha  detto
  poc'anzi,  dà  la  sensazione  che  noi  ci  laviamo  l'anima   non
  pronunciando  la parola condono o sanatoria; ma, tolta  l'estetica,
  resta  la  sostanza. E non vorrei che in questa sostanza  ci  fosse
  qualche cosa di grave per il futuro della Sicilia.
   Lo  ha spiegato l'onorevole Fiorenza, voi forse eravate distratti.
  Bocciare  l'emendamento  che stiamo discutendo,  signor  Presidente
  della Regione - mi ascolti perché sarà sua la responsabilità e  non
  varrà niente andare ai funerali -, significa - ascolti, presidente,
  non  è  un gioco, lasci stare i diktat, qui parliamo di cose serie,
  io  spero  che poi potremo ridere insieme quando tutto sarà  andato
  bene,  ma non è il momento di ridere - impedire al soggetto che  ha
  sanato la propria abitazione non già di ampliare come era nel comma
  2  - ed è un errore per quello che ho detto prima, ma non è passato
  -, ma impediremo al soggetto che ha sanato la propria abitazione di
  demolirla  e  di costruirla di nuovo secondo le norme antisismiche,
  cioè   questo  soggetto  resterà  in  una  condizione  perenne   di
  insicurezza e di illegittimità.
   Bene,  allora  detto  ciò ne prendiamo atto. Ciascuno  può  votare
  liberamente  come vuole. Io però resto d'accordo con  quanto  detto
  dall'onorevole  Fiorenza e vorrei che ciascuno, in  quest'Aula,  si
  assumesse  la  responsabilità di quello che  vota  e,  soprattutto,
  colleghi, vorrei che lo capiste, perché ho la sensazione netta  che
  molti  colleghi  non  sanno che cosa stanno  votando  e  questo  mi
  allarma.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  sto ascoltando  e
  sto  cercando  di  seguire i lavori d'Aula, cerco di  lavorare  con
  coscienza,  anche  sforzandomi  di  guardare  a  quali  saranno   i
  risultati  dopo  l'approvazione di questa norma.  Sulla  scorta  di
  queste considerazioni

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, date la possibilità all'onorevole
  Falcone di fare il suo intervento.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi rendo conto che
  forse parliamo di una materia un po' difficile da comprendere, però
  credo  che  sia stato il presidente Lombardo a dare la linea  e  la
  direttiva a questa norma.
   Signor  Presidente della Regione, lei ha detto di  non  essere  un
  tecnico,  ma  ha  anche detto di aver ascoltato le indicazioni  dei
  tecnici e di operare, laddove possibile, con il buon senso.
   E  noi,  allora, in questa sede dobbiamo cercare di  coniugare  la
  tecnica  con  il  buonsenso  senza  trincerarci  dietro  prese   di
  posizione  acritiche  e aprioristiche che hanno  il  sapore  di  un
  fondamentalismo  che non può essere attuale e  non  può  essere  di
  questo  Parlamento,  non può appartenere al legislatore  in  quanto
  tale, che deve varare norme destinate a proiettarsi nel futuro.
   Allora, ecco perché è assurdo pensare di dare innanzitutto  parere
  sfavorevole ad un emendamento che ho inteso presentare  assieme  ai
  colleghi  Bosco,  Corona  e Limoli,  intanto  perché  non  vogliamo
  creare   nuovo   abusivismo.   Noi   vogliamo,   anzi,   correggere
  l'abusivismo che è stato perpetrato in questa terra di  Sicilia,  e
  prova  ne  è  il fatto che alcuni componenti, e mi fa piacere,  del
  Partito Democratico ne hanno preso conoscenza e coscienza.
   Mi  fa  piacere che al capogruppo del Partito Democratico  abbiano
  risposto già diversi colleghi dello stesso partito, essendo in  una
  posizione completamente distante.
   E'  come  volere  guardare, volere trincerarsi dietro  l'esistente
  che, sebbene scorretto, dobbiamo difendere a tutti i costi.
   Noi  vogliamo, invece, fare una norma di buon senso. Una norma che
  dica   correggiamo  ciò che è stato oggetto sì  di  un  condono  ma
  perché era abusivo, ciò che è stato sanato, regolarizzato ma perché
  era  irregolare , e come vogliamo farlo? Demolendo e  ricostruendo,
  cioè azzerando, onorevole Di Guardo, quello che non era stato fatto
  regolarmente e rifacendolo con regolarità.
   E' chiaro, in medio stat virtus, dicevano i latini.
   E,  allora,  onorevole  Cordaro, se  poi  dobbiamo  apportare  dei
  correttivi facciamolo pure.
   Pertanto,   è   giusto  che  il  Governo   si   carichi   di   una
  responsabilità,  che  è  quella di dare  e   di  offrire  a  questo
  Parlamento  una  norma mediana, magari ipotizzando che  coloro  che
  hanno  perpetrato nel passato abusivismi e abbiano realizzato  case
  abusive,   se  vogliono  demolirle  e  ricostruirle  non   potranno
  utilizzare gli ampliamenti, non potranno fruire di ampliamenti.
   Questo  è un altro discorso che dovrebbe venire dal Governo,  cioè
  da  chi  ha  un  potere esecutivo, da chi ha  anche  un  potere  di
  proposta. E, invece, mi dispiace dirlo, ma ciò non arriva. Non  c'è
  ad  un  certo punto un dibattito proficuo in questa Aula,  ci  sono
  quasi  delle prese di posizione acritiche, delle prese di posizione
  che non servono al nostro dibattito.
   E'  vero  che  abbiamo votato tutti, all'articolo 1, l'emendamento
  dell'onorevole  Mancuso,  che recita   la  Regione,  in  attuazione
  dell'intesa    tra   Stato,   Regioni   ed   enti    locali ;    ma
  quell'emendamento   dice  pure  che   vogliamo  promuovere   misure
  straordinarie  ed  urgenti finalizzate  a  sostenere  la  messa  in
  sicurezza e la riduzione del rischio sismico e idrogeologico .
   Presidente  Lombardo, lei più volte ha denunciato che  laddove  ci
  sono stati disastri ambientali questi sono il frutto di abusivismi.
  Allora,  dobbiamo  correggerli, e lo  faremo  solo  se  approveremo
  questa  norma  che è una norma di buon senso, una norma  che  tende
  alla correzione di quelle irregolarità.
   Chiedo,  pertanto, che questo subemendamento sia approvato  e,  in
  subordine,  signor Presidente, chiedo la sospensione  della  seduta
  per  un  quarto d'ora in modo da consentire al Governo di formulare
  un  emendamento, un comma di riscrittura, che consenta,  con  molto
  buon   senso  e  con  grande  lungimiranza,  di  offrire  a  questo
  Parlamento una norma da votare e che abbia delle ricadute  positive
  per il nostro territorio.

   PANARELLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   PANARELLO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  sommessamente
  vorrei   dire   ai   colleghi  che  sono  intervenuti,   esprimendo
  legittimamente  dei  punti di vista su  queste  norme  e  sui  loro
  aspetti  tecnici,  che  dovremmo avere  l'ambizione  di  legiferare
  tenendo   conto   dell'interesse   della   società   che   vogliamo
  rappresentare.
   Ora, dagli accenti di alcuni colleghi credo che emerga una visione
  della   società   siciliana  che  è  offensiva   della   stragrande
  maggioranza  dei siciliani, perché quando si dice che  i  siciliani
  hanno  costruito abusivamente in quanto le norme non hanno concesso
  loro di costruire legalmente, quando si dice che fenomeni di questo
  genere sono estremamente diffusi, credo che si dicano cose che  non
  hanno un fondamento.
   La  stragrande maggioranza dei cittadini che vive in  Sicilia  non
  abita  in  edifici  abusivi, né totalmente né parzialmente.  Credo,
  quindi,  che  dovremmo innanzitutto rispettare la condizione  e  la
  volontà della stragrande maggioranza dei siciliani e non dare,  noi
  per  primi,  l'idea  di una Sicilia i cui cittadini  sono,  per  la
  stragrande maggioranza, volti all'illegalità.
   Le  stesse  persone che qui si lamentano del fatto che i  giornali
  nazionali parlano male della Sicilia, non si lamentino poi se  sono
  essi  stessi a dare questa idea negativa della Sicilia,  proprio  a
  partire da una cultura che vuole premiare, sostanzialmente,  coloro
  che hanno costruito illegalmente.
   Perché di questo si tratta
   La  questione della sismicità e tutte le altre questioni che  sono
  state  qui richiamate impropriamente, non hanno niente a che vedere
  con  la  premialità che la legge dovrebbe dare a coloro  che  hanno
  costruito  illegalmente,  ancorché sanato successivamente.  Perché,
  cari  colleghi,  se  si  desse premialità a  queste  situazioni  si
  commetterebbe  un'ingiustizia nei confronti di coloro,  e  insisto,
  che  sono  la  stragrande  maggioranza  dei  siciliani,  che  hanno
  costruito legalmente.
   Pertanto, invito tutti a riflettere su questo elemento e a  ridare
  etica ai nostri comportamenti legislativi che devono essere di buon
  senso  e  che  possono trovare consenso solo se  tengono  conto  di
  princìpi  che  sono  largamente condivisi dai cittadini  siciliani,
  senza  dimenticare che se noi oggi dovessimo avere un atteggiamento
  indulgente, al di là delle intenzioni nei confronti di  coloro  che
  hanno  commesso abusi edilizi, daremmo un indirizzo certamente  non
  positivo per il futuro alle nuove generazioni.
   Credo che se vogliamo evitare gli errori e gli orrori del passato,
  dal  punto  di  vista urbanistico, dobbiamo avere  sempre  contezza
  delle  cose  che facciamo e delle cose che diciamo per  evitare  di
  continuare  a  dare  un  indirizzo  ai  nostri  cittadini  che  sia
  sostanzialmente  rivolto  verso una  elusione  o  addirittura,  una
  violazione delle norme.

   ROMANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ROMANO. Onorevoli colleghi, vorrei partire dal rileggere insieme a
  voi  l'accordo  Stato-Regioni perchè mi sembra  che  tutti  citiamo
  questo  accordo,  però  mi  sono accorto dalle  domande  fatte  nei
  corridoi che molti di noi non lo hanno letto.
   Credo  sia  necessario partire da questo accordo  per  cercare  di
  capire di cosa stiamo parlando.
   L'accordo  Stato-Regioni prevede le cose che si possono fare:  gli
  ampliamenti, le demolizioni, la semplificazione delle procedure.  E
  recita   testualmente:    tali  interventi  edilizi   non   possono
  riferirsi   -  per  la  verità  è  l'unico  divieto  suggerito   al
  legislatore  regionale - ad edifici abusivi, nei centri  storici  e
  nelle  aree di inedificabilità assoluta . Tale accordo dice inoltre
  di   individuare  gli  ambiti  nei  quali  gli  interventi   devono
  insistere, previa la riqualificazione delle aree urbane degradate.
   Vorrei quindi fare rilevare che tutta la legge - e voglio dirlo al
  presidente  della  Commissione Mancuso e  all'onorevole  Cordaro  -
  introduce  elementi  innovativi suggeriti dal protocollo  d'intesa,
  che  sono cose straordinariamente importanti che la Regione Sicilia
  ha  inventato:  penso  alla  certificazione,  penso  agli  isolanti
  antisismici, ai sistemi innovativi di sicurezza.
   Penso,  inoltre,  che  quando  l'accordo  Stato-Regioni  parla  di
  riqualificazione  delle aree degradate - e noi  abbiamo  inventato,
  presidente  Mancuso,  i  parcheggi come opera  di  riqualificazione
  naturale del territorio, previo consolidamento, e operiamo così  il
  consolidamento naturale del terreno alleggerendo il terreno  stesso
  - chi è tecnico capisce - e recuperando in tal modo zone degradate.
   Infine,   vorrei  dire  all'onorevole  Cordaro  che  il  cittadino
  messinese  si  indigna quando sente utilizzare i morti  di  Messina
  allorquando ci si riferisce a questa norma. I morti di Messina  non
  ci  sono stati perchè i fabbricati non erano a norma sismica  Vieni
  sul posto e te lo dimostro

   CORDARO. Io parlavo per il futuro, non hai capito

   ROMANO. Del futuro poi ne parliamo, il futuro è nelle mani di Dio.
  Allora  io  ti dico che oggi i fabbricati si possono adeguare,  non
  abbiamo  bisogno di questa legge per adeguare i fabbricati a  norme
  antisismiche: basta depositare i calcoli al Genio civile e la  casa
  può   essere   adeguata  alle  norme   antisismiche,  non   occorre
  l'incentivo per metterla in sicurezza.
   E'  una  macabra demagogia quella di utilizzare i morti di Messina
  per  sostenere questa legge. E' una vergogna  Le norme sismiche  ci
  sono  e  chi  vuole  adeguare il proprio fabbricato  lo  può  fare,
  presenta  i calcoli e li deposita al Genio civile. Qui parliamo  di
  un'altra cosa.
   Non  possiamo e non dobbiamo dare premialità a chi ha commesso  un
  abuso. Non è corretto nei confronti di chi ha realizzato il proprio
  edificio,  il  proprio fabbricato con regole rigide, applicando  la
  norma e pagando le tasse.
   Credo  che  il nostro Parlamento debba dare un grande  esempio  di
  legalità,  per questa generazione e per le future generazioni.  Non
  possiamo  accettare  il  principio  di  legalizzare  chi   non   ha
  realizzato le opere urbanistiche e civili.
   Credo che questo Parlamento si debba assumere la responsabilità di
  fare una buona legge.

   PRESIDENTE.  Ricordo  che  sono  ancora  iscritti  a  parlare  gli
  onorevoli Pogliese e Buzzanca.
   Mi  chiedo se non sia il caso, Presidente della Regione, visto che
  il  Governo  sta  approntando  un emendamento  di  riscrittura,  di
  accantonare questo articolo e proseguire con gli articoli 6 e 7.

   POGLIESE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   POGLIESE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho ascoltato  in
  religioso silenzio gli interventi che si sono alternati a  sostegno
  o  in contrasto dell'emendamento similare che è stato discusso  con
  riferimento all'articolo 2.
   E  seppure  sono rimasto convinto dell'opportunità  di  permettere
  l'ampliamento  anche all'immobile oggetto di condono  edilizio,  le
  argomentazioni  che sono state esternate da coloro  i  quali  hanno
  votato  in  maniera  difforme rispetto al sottoscritto  ed  al  mio
  gruppo   parlamentare,  erano,  comunque,  legittime,  laddove   si
  evidenziava, per ragioni etiche, che non poteva essere  ammesso  un
  meccanismo  di  premialità nei confronti di chi aveva  commesso  un
  abuso, seppure successivamente condonato.
   Questa   tipologia   è   diversa  rispetto   a   quella   prevista
  dall'articolo 2.
   Nel  momento in cui si favorisce, attraverso questi meccanismi  di
  premialità,  la  demolizione  e  la  ricostruzione,  credo  che  le
  finalità della legge, onorevole Presidente, siano duplici: favorire
  un  percorso  che  possa permettere ad un settore strategico  della
  nostra  economia,  quale quello edile, di avere un  input  positivo
  dopo la crisi congiunturale del 2009.
   Ricordo a me stesso e a tutti voi che la crisi ha comportato,  nel
  solo anno solare 2009, la chiusura e il fallimento di 1.600 piccole
  e  medie imprese, con il contestuale licenziamento di 17.000 operai
  e tecnici. Oltre a ciò, la finalità di questa legge è rappresentata
  dalla   possibilità   di  riqualificare  il   patrimonio   edilizio
  siciliano.   In   tal   modo  si  persegue  tale   finalità   dando
  l'opportunità  a  chi  ha  un  immobile,  oggetto  di  condono,  di
  demolirlo e ricostruirlo.
   Concludo signor Presidente, perché credo che la sua richiesta  sia
  ragionevole,  in  attesa,  mi  auguro,  che  il  Governo   riscriva
  l'articolo 3.
   In  tal  modo  si favorirebbe questo percorso nella consapevolezza
  che   la   tematica   dovrà  essere  affrontata  senza   pregiudizi
  ideologici, col buon senso cui faceva riferimento prima il  collega
  Falcone.  L'onorevole Beninati l'ha detto brillantemente,  come  al
  solito,  nel suo intervento, grazie alla sua esperienza politica  e
  alla  sua  competenza  tecnica  ed anche  gli  onorevoli  Fiorenza,
  Incardona e  Cordaro lo hanno ricordato.
   Credo  che  questa  sia una norma di buon senso  che  deve  essere
  affrontata  dal  nostro Parlamento in maniera oculata,  con  grande
  attenzione,  nell'auspicio  che possa  veramente  riqualificare  il
  patrimonio edilizio siciliano.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, stasera  accadono
  qui  delle cose curiose: succede che l'onorevole Cracolici  difende
  la Sicilia e io l'Emilia Romagna.
   Voglio dire con molta chiarezza che proprio gli interventi che qui
  stiamo  ascoltando e l'attenzione che poniamo a questa  norma,  che
  certamente  dovrà servire ai siciliani, ci deve fare  porre  alcuni
  interrogativi.  Siamo sicuri che, approvata la norma  così  come  è
  scritta, onorevole Presidente, non nasceranno numerosi contenziosi?
  Siamo  sicuri che, così come è scritto l'articolo 3,  così  come  è
  stato  votato l'articolo 2, sarà possibile  evitare l'insorgere  di
  contenziosi?
   L'onorevole  Rinaldi diceva poco fa che l'articolo 13 della  legge
  del  1985 - che oggi è l'articolo 9 della legge 47 del 1985 - è una
  fattispecie  precisa in quanto si tratta di costruzione  realizzata
  certamente  senza autorizzazione e senza concessione, ma  il  luogo
  poteva essere oggetto sia di autorizzazione che di concessione.
   Se lo si applica per l'articolo 2, non vedo il motivo per il quale
  non  debba  applicarsi per l'articolo 3. Infatti  se  rileggiamo  e
  confrontiamo  l'articolo  3,  e  precisamente  il  comma   1,   con
  l'articolo 12, che  inevitabilmente dovremo affrontare, si  osserva
  che  esistono delle incongruenze in quanto l'articolo  3  parla  di
  possibilità di ricostruire dopo la demolizione od esiste il  titolo
  abitativo;  mentre  l'articolo 12 prevede che  non  possono  essere
  oggetto  di  ricostruzione con concessione regolarmente  rilasciata
  gli  immobili  oggetto di condono edilizio, nonché di ordinanza  di
  demolizione, salvo quanto previsto dall'articolo 3.
   Allora,  signor Presidente, si renderà conto che in questo momento
  siamo dinanzi a delle difficoltà obiettive, abbiamo la necessità di
  porre  un  freno e di fare in modo che la riscrittura di norme  che
  condividiamo, di quelle più significative, sia oggetto di  maggiore
  attenzione e di maggiore approfondimento
   Mi  pare  sensata,  quindi,  la proposta  dell'onorevole  Formica:
  accantoniamo  l'articolo  3 e facciamo  una  pausa  di  riflessione
  perché, così continuando, con questo schema, con questo sistema  e,
  se  mi  consentite,  anche con questa stanchezza  che  poi  produce
  scarsa  attenzione, rischiamo di fare una norma che non  servirà  a
  nessuno  e  che graverà sui comuni, che dovranno poi difendersi  da
  migliaia e migliaia di contenziosi che nasceranno da qui a poco.
   Quindi  attenzione   Questo  lusso non  possiamo  permettercelo  e
  nessuno pensi di andare avanti a favore degli abusivi perché non  è
  il momento di affrontare questo argomento.
   Però  finiamola con le speculazioni sui morti di Messina   Nessuno
  deve  speculare,  nessuno  può  speculare;  quello  è  un  capitolo
  certamente   troppo   doloroso  che  questa  Assemblea   ha   anche
  affrontato. Andiamo avanti comunque con serenità, cerchiamo di fare
  le   norme  che  sono  necessarie  ed  utili  senza  derive,  senza
  demagogia, senza posizioni preconcette, senza falsi idealismi.
   Signor  Presidente, reputo necessario, dunque, che si  accantonino
  questi  articoli per passare all'articolo 6 e poi rinviare i nostri
  lavori.

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  il  Governo  ha   chiesto   di
  proseguire   e   pertanto   adesso   procederemo   alla   votazione
  dell'emendamento 3.158 Gov.4, a firma degli onorevoli Bosco, Corona
  e Limoli. Il parere del Governo?

   GENTILE,  assessore  per  le infrastrutture  e  per  la  mobilità.
  Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Contrario.

   FALCONE. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio segreto.

   LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO, presidente della Regione. Onorevoli colleghi, intervengo
  per un chiarimento visto che siamo stati distratti dal dibattito.
   Il Governo è contrario a questo subemendamento del quale si chiede
  che la votazione avvenga per voto segreto.

   (Gli   onorevoli  Beninati,  Bosco,  Buzzanca,  Caputo,   Caronia,
  Cordaro, Corona e Forzese si associano alla richiesta)

       Votazione per scrutinio segreto del subemendamento 3.145
                                 Gov.4

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,  indìco  la  votazione  per  scrutinio   segreto   del
  subemendamento 3.145 Gov.4.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano:   Adamo,  Ammatuna,  Apprendi,  Arena,  Aricò,  Barbagallo,
  Beninati,  Bonomo, Bosco, Bufardeci, Buzzanca, Calanducci,  Caronia,
  Cimino,  Cintola,  Colianni, Cordaro, Corona, Cracolici,  Cristaudo,
  Currenti,   D'Agostino,  De  Benedictis,  De  Luca,  Di   Benedetto,
  Digiacomo,   Di  Guardo,  Di  Mauro,  Donegani,  Falcone,   Faraone,
  Federico,  Ferrara,  Fiorenza, Galvagno, Gennuso,  Gentile,   Greco,
  Gucciardi,  Incardona,  Laccoto, Leanza Nicola,  Lentini,  Leontini,
  Limoli,  Lo  Giudice,  Lombardo, Lupo,  Maira,  Mancuso,  Marinello,
  Marinese,  Marrocco, Marziano, Mattarella, Minardo, Mineo,  Musotto,
  Nicotra,  Oddo,  Panarello, Panepinto, Picciolo,  Pogliese,  Ragusa,
  Rinaldi,   Romano,   Ruggirello,   Scammacca,   Speziale,   Termine,
  Torregrossa.

   Richiedenti:  Beninati, Bosco, Buzzanca, Caputo, Caronia,  Cordaro,
  Corona e Forzese.

   Sono in congedo: Raia e Vinciullo.

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

    PRESIDENTE.  Proclamo l'esito della votazione  per  scrutinio
  segreto:

    Presenti               76
    Votanti                72
    Maggioranza       37
    Favorevoli           24
    Contrari               48

                           (Non è approvato)

   I  subemendamenti  3.145  Gov.6  e  3.145  Gov.7  sono,  pertanto,
  preclusi.

   PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento 3.145.Gov.
   Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

            «Semplificazione e snellimento delle procedure

   1.  Gli interventi di cui agli articoli 2 e 3 sono subordinati  al
  rilascio della concessione edilizia prevista dall'articolo 36 della
  legge  regionale 27 dicembre 1978, n. 71 e successive  modifiche  e
  integrazioni.

   2.  Le  istanze  relative agli interventi  sono  presentate  entro
  ventiquattro mesi dal termine fissato al comma 4 e sono  corredate,
  a  pena   di  inammissibilità,  dal titolo  autorizzativo  relativo
  all'immobile  oggetto di intervento, rilasciato  o  concretizzatosi
  antecedentemente alla data di presentazione dell'istanza.  Per  gli
  immobili  realizzati antecedentemente all'entrata in  vigore  della
  legge 17 agosto 1942, n. 1150 o prima dell'1 settembre 1968, purché
  ricadenti questi ultimi all'esterno della perimetrazione dei centri
  urbani,   l'istanza   è   corredata,  in  alternativa   al   titolo
  autorizzativo, da una perizia giurata, redatta da un professionista
  abilitato, che attesti l'epoca di realizzazione dell' immobile.

   3. L'istanza è corredata da quietanza di versamento delle spese di
  istruttoria,  il  cui ammontare complessivo e la cui  articolazione
  temporale  sono stabiliti da ciascun comune con determina sindacale
  emanata  entro  sessanta giorni dalla data di  pubblicazione  della
  presente legge.

   4.  I  comuni,  con  delibera  consiliare,  entro  il  termine  di
  centoventi  giorni dalla data di entrata in vigore  della  presente
  legge,  possono  motivatamente escludere o limitare l'applicabilità
  delle  norme  di  cui agli articoli 2 e 3 ad immobili  o  zone  del
  proprio  territorio  o imporre limitazioni e modalità  applicative,
  sulla   base   di  specifiche  ragioni  di  carattere  urbanistico,
  paesaggistico e ambientale.

   5.  Nell'istruttoria dei progetti di cui alla  presente  legge,  i
  comuni  e gli enti chiamati ad esprimere il proprio parere o  nulla
  osta, procedono esclusivamente in base all'ordine cronologico e, ai
  fini  del  rilascio  del  relativo  titolo  autorizzativo,  possono
  interrompere i termini una sola volta. Gli stessi  enti  rilasciano
  il   titolo  autorizzativo, entro il termine perentorio di  novanta
  giorni  dalla  presentazione dell'istanza, fatta salva  l'eventuale
  interruzione dei termini.

   6.  In  presenza  di accertate carenze di personale  negli  uffici
  tecnici,  i  comuni possono procedere alla stipula di contratti  di
  lavoro   autonomo,  di  natura  occasionale  o  di   collaborazione
  coordinata  e  continuativa a progetto con professionisti  iscritti
  agli  albi degli ingegneri o degli architetti, dei geometri  e  dei
  periti  edili, per l'espletamento di tutti gli adempimenti previsti
  per  l'attuazione degli interventi di cui agli articoli 2 e 3. Agli
  oneri  di  cui al presente comma i comuni provvedono esclusivamente
  con le entrate derivanti dal comma 3».

   Comunico che il Governo ha presentato l'emendamento 6.77  Gov,  di
  riscrittura dell'articolo 6:

                               «Art. 6.
             Semplificazione e snellimento delle procedure

   1.  Gli interventi di cui agli articoli 2 e 3 della presente legge
  sono  subordinati  al rilascio della concessione edilizia  prevista
  dall'articolo  36  della legge regionale 27 dicembre  1978,  n.  71
  ovvero  alla  denuncia di inizio attività di cui  all'art.  22  del
  D.P.R.   6   giugno  2001,  n.  380  e  successive   modifiche   ed
  integrazioni.

   2.  Le  istanze  relative agli interventi  sono  presentate  entro
  ventiquattro mesi dal termine fissato al comma 4 e sono  corredate,
  a  pena  di  inammissibilità, dal titolo abilitativo  edilizio  ove
  previsto relativo all'immobile oggetto di intervento, rilasciato  o
  concretizzatosi   antecedentemente  alla  data   di   presentazione
  dell'istanza.

   3. L'istanza è corredata da quietanza di versamento delle spese di
  istruttoria,  il  cui ammontare complessivo e la cui  articolazione
  temporale  sono stabiliti da ciascun comune con determina sindacale
  emanata  entro  sessanta giorni dalla data di  pubblicazione  della
  presente legge.

   4.  I comuni, con delibera consiliare, entro il termine perentorio
  di centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente
  legge,  possono  motivatamente escludere o limitare l'applicabilità
  delle  norme  di  cui agli articoli 2 e 3 ad immobili  o  zone  del
  proprio  territorio  o imporre limitazioni e modalità  applicative,
  sulla   base   di  specifiche  ragioni  di  carattere  urbanistico,
  paesaggistico e ambientale».

   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:

                    «Misure di prevenzione sismica

   l.  L'adozione  di sistemi di isolamento e/o dissipazione  sismica
  nelle nuove costruzioni comporta una riduzione pari al 20 per cento
  degli oneri concessori previsti dagli articoli 5 e 6 della legge 28
  gennaio  1977,  n. 10. La medesima riduzione si applica  anche  nel
  caso  di  adozione  di tali sistemi nell'ambito di  interventi  sul
  patrimonio edilizio esistente.

   2.  Il  direttore  dei  lavori comunica  al  comune  in  forma  di
  dichiarazione  sostitutiva,  anche contestualmente  all'inizio  dei
  lavori,  l'utilizzo  di  sistemi  di  isolamento  e/o  dissipazione
  sismica,  comunicando altresì gli estremi del deposito  all'ufficio
  del  Genio Civile e del relativo nulla osta ai sensi della legge  2
  febbraio 1974, n. 64».

   Comunico  che  é  stato presentato dal Governo l'emendamento  7.14
  Gov, di riscrittura dell'articolo:

                                «Art. 7

                     Misure di prevenzione sismica

   1.  L'adozione  di sistemi di isolamento e/o dissipazione  sismica
  nelle nuove costruzioni comporta una riduzione pari al 20 per cento
  degli oneri concessori previsti dagli articoli 5 e 6 della legge 28
  gennaio 1977, n. 10 che si sommano con quelli previsti dall'art. 4.
  La medesima riduzione si applica anche nel caso di adozione di tali
  sistemi   nell'ambito   di  interventi  sul   patrimonio   edilizio
  esistente.

   2.  Gli acciai utilizzabili nelle strutture in cemento armato,  ai
  fini  della ecosostenibilità, sono quelli riconosciuti e  garantiti
  da  specifici marchi che ne certificano la prestazione sismica e la
  sostenibilità ambientale del processo produttivo.

   3.  Il  direttore  dei  lavori comunica  al  comune  in  forma  di
  dichiarazione  sostitutiva,  anche contestualmente  all'inizio  dei
  lavori,  l'utilizzo  di  sistemi  di  isolamento  e/o  dissipazione
  sismica,  comunicando altresì gli estremi del deposito  all'ufficio
  del  Genio Civile e del relativo nulla osta ai sensi della legge  2
  febbraio 1974, n. 64.»

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  BENEDICTIS.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei
  evidenziare   che   il   secondo  comma   di   questa   riscrittura
  dell'articolo  7  del  Governo tratta una  materia  che  noi,  come
  regione,  non  possiamo trattare perché entriamo nel  merito  della
  definizione   in  termini  di  norme  tecniche  sulle   costruzioni
  edilizie.  E  qui dovremmo specificare quali tipi di acciaio  vanno
  usati  nelle  costruzioni.  Questo  è  un  argomento  che  non   ci
  appartiene.
   Nel  merito,  sarebbe  riprovevole una  norma  che,  così  come  è
  intendimento   di   questa  scrittura,  mira  a   favorire   marchi
  commerciali  e  non qualità che sono certificate da norme  tecniche
  perché i marchi cui si riferisce altro non sono che aggregazioni di
  ditte che si promuovono attraverso questo cartello.
   Credo,  quindi,  che la norma vada espunta con  un  subemendamento
  soppressivo.

   PRESIDENTE. In effetti, onorevoli colleghi, leggendo il comma 2 mi
  pare  che non sia possibile sostenere, attraverso una norma, alcuni
  marchi anziché altri.
   Invito quindi il Governo a espungerlo, se è possibile.

   DE  BENEDICTIS.  Si tratta del marchio SISMIC, è un  consorzio  di
  sette  aziende e, quindi, con nome e cognome si trova su  Internet.
  Quindi, credo che vada espunto.
   Aggiungo  anche  che al comma 1, quando si parla di   adozione  di
  qualsiasi isolamento o dissipazione sismica , è scritto in  maniera
  sbagliata.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  veramente  mi
  stavo  accingendo  a plaudire a quanto aveva detto  l'onorevole  De
  Benedictis,  che il comma 2 era pleonastico oltre  tutto  perché  è
  normato  da un decreto ministeriale, per cui la Regione  in  queste
  cose non può entrare.
   Ora,  invece, apprendo che l'articolo 7 viene addirittura ritirato
  dal Governo, dopo averlo riscritto.
   A  questo  punto  non penso di dover aggiungere  altro  perché  il
  Governo  ha  la  sua maggioranza; però, credetemi, questa  continua
  ondulazione   di  pareri,  di  posizioni  ondivaghe  veramente   mi
  mortificano sistematicamente e penso che non interverrò più  perché
  questa  norma, giusta o sbagliata che sia, a differenza  di  quanto
  ora  il  Governo si appresterà a fare, rappresentava per  la  prima
  volta un segnale innovativo.
   Lo   stesso  Governo  parla  di  sicurezza,  di  prevenzione,   di
  adeguamento,  e poi? Noi incentiviamo, perché è ovvio che  chiunque
  può  fare questo tipo di costruzioni con questi meccanismi, è ovvio
  che non è vietato; però, paradossalmente, il Governo dice di volere
  prestare  attenzione  a  queste  cose  e  poi,  di  fatto,  non  le
  incentiva. Non ho più parole, non ho più nulla da aggiungere.
   E'  veramente  -  mi  dispiace dirlo - una situazione  che  lascia
  attoniti.
   Onorevoli colleghi, e mi scuso anche con lei, Presidente, lei deve
  decidere una volta per tutte qual è la sua posizione. Non può,  sol
  perché qualcuno la pensa in un modo, all'ultimo che arriva dare  un
  giudizio  in  un  senso  o  in un altro. Lei  deve  avere  una  sua
  posizione politica.
   Il   Governo  ha  riscritto  questo  articolo,  lo  aveva  scritto
  addirittura esagerando, e ora lo cassa.
   A questo punto credo non ci sia altro da aggiungere.
   Il  Governo,  però,  sia  coerente con quanto  sostiene.  Non  può
  cambiare  opinione,  a  distanza di qualche minuto,  sol  perché  -
  ripeto-   qualcuno va lì e gli fa cambiare idea. Forse,  fra  dieci
  minuti,   se   non  votiamo  e  c'è  qualcun  altro   che   ritorna
  sull'argomento, cambia nuovamente idea.
   Veramente non ci sono parole. Si trattava di una norma - diciamolo
  pure  -  che  la  Regione  Sicilia,  rispetto  alle  altre  regioni
  d'Italia,  aveva fatto qualcosa prima degli altri,  incentivando  e
  questo, perché non c'è un obbligo, avrebbe dato un incentivo per la
  sicurezza, per tutto ciò che riguarda la prevenzione, di cui  tutti
  parliamo  riempiendoci la bocca. Poi, c'è qualcosa per cui  non  si
  vuole  arrivare  a questo comma e noi l'abroghiamo.  Penso  di  non
  dover aggiungere altro.

   PRESIDENTE.  Comunico  che  è  stato  presentato  dal  Governo  il
  subemendamento 7.14 Gov.1, che sopprime il comma 2.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, capisco  che  c'è
  volontà   di  accelerare  per  approvare  questa  legge  in   tempi
  rapidissimi,  però il rischio è che poi facciamo una legge  su  cui
  molti  parlamentari  non riescono più a raccapezzarsi:  qualcuno  è
  convinto   che   siamo  ancora  all'articolo  6,  e  invece   siamo
  all'articolo 7; si pensa che si sta ritirando l'articolo 7 e invece
  stiamo ritirando soltanto il secondo comma.
   E' chiaro che qualche considerazione politicamente la dobbiamo pur
  fare, mio malgrado, perché se come Governo presento un articolo  di
  riscrittura perché ritengo che la proposta presentata da me Governo
  non  sia  efficace  per l'obiettivo che intendo raggiungere  e  poi
  ritiro  tale  proposta  di riscrittura perché  ritengo  che  questa
  ulteriore  proposta  creerà  più  danni  che  altro,  qui  dobbiamo
  metterci d'accordo.
   Credo  che  il Partito Democratico non riesca a dettare  veramente
  l'agenda  di questo governo, perché due sono le cose: o il  PD  non
  riesce  a  tenere la barra dritta di questo governo, come ha  detto
  l'onorevole  Cracolici domenica oppure, in  effetti,  siamo  in  un
  gioco  di  docce scozzesi: una volta acqua fredda, una volta  acqua
  calda. Ma cadiamo, spesso e volentieri, in una costante confusione.
   E'  giusto  che dica che, come Gruppo PDL, abbiamo fatto  rilevare
  immediatamente che questo comma non andava bene perché é stringente
  e,  soprattutto, perché è quasi la fotografia sempre di quel famoso
  interesse  specifico  che  deve sovrastare l'interesse  collettivo,
  l'interesse   generale,   l'interesse  diffuso.   Questo   non   lo
  ammettiamo,  dobbiamo dire le cose come stanno, dobbiamo  dire  che
  qualcuno  cerca con questa norma, presidente Mancuso,  di  inserire
  qualche  amico, qualche piccolo interesse - legittimo,  attenzione,
  però è specifico - e noi abbiamo il dovere di fermarlo.
   Detto  ciò, spero che potremo licenziare questo disegno  di  legge
  anche  stasera,  ma  un minimo di riflessione dobbiamo  pur  farlo.
  Tutte le volte che diciamo che bisogna riflettere sui vari articoli
  lo  diciamo  perché spessissimo, se non ci fosse  stato  il  nostro
  controllo,  chissà quale guaio avremmo licenziato su  proposta  del
  Governo,  che  molte volte è ondivago, molte volte  dice  una  cosa
  perché  poi  ne pensa un'altra, o molte volte non è così  certo  in
  questo suo cammino.

   PRESIDENTE.  Comunico  che  è  stato  presentato  dal  Governo  il
  subemendamento 7.14 Gov.2:
   «I commi 2 e 3 sono soppressi».

   Onorevoli  colleghi,  penso che possiamo avviarci  rapidamente  al
  voto dell'articolo 7 con questa proposta emendativa dal Governo  e,
  se non ci sono altri interventi, lo metterei in votazione.

   CAPUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mentre assistevo al
  Governo   che   decideva  di  modificare,   di   ripresentare,   di
  ricorreggere e riscrivere o sopprimere il comma 2 dell'articolo  7,
  pensavo  che una volta, prima del governo Lombardo, le norme  erano
  generali e astratte; adesso sono particolari e concrete.
   Sono esperto, ho studiato: il comma 2, che adesso il Governo vuole
  ritirare, comporta un problema anche di opportunità. Questa  norma,
  voluta dal Governo - che ora la ritira sull'onda della reazione del
  Parlamento,  perché  qui  manca solo  la  fotografia  del  titolare
  dell'impresa che dovrebbe svolgere questi servizi - credo  che  non
  si  possa  scrivere in una legge: andare a restringere  la  griglia
  delle  condizioni  per  individuare, forse,  un'unica  impresa  che
  esegua  questi  lavori e, probabilmente, in un'area  geografica  di
  questa Sicilia, non può essere inserito in una legge.
   Quindi,  mi  fa piacere che il Governo si sia ricreduto proponendo
  adesso  la soppressione del comma 2. Però è grave che questo  comma
  sia stato inserito in una legge, perché se il Parlamento non avesse
  coralmente individuato una forma di obiezione, probabilmente questo
  articolo  sarebbe  stato  votato.  E'  gravissimo  che  il  Governo
  proponga  una norma che individua per legge il soggetto o l'impresa
  che avrebbero dovuto fornire i servizi

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, al comma 1 -
  lo  dico anche agli uffici perché, forse, può essere oggetto di una
  ricomposizione del testo - non si scrive  l'adozione  di  qualsiasi
  isolamento', ma, come era scritto nella formulazione iniziale,   di
  sistemi   di   isolamento',  perché  è  questo  che   nelle   norme
  antisismiche  è  previsto: sistemi di isolamento  o  di  situazione
  sismica.  Inoltre,  vorrei  informare  l'assessore  e  l'Aula   che
  l'adozione di questi sistemi comporta un risparmio di costi.
   Quindi,  che  poi l'Aula decida di premiare questi  costi,  è  una
  scelta politica.
   Ritengo che farlo con una riduzione del 10 per cento, rispetto  ad
  una  riduzione  del  20  per  cento,  forse  sarebbe  un  punto  di
  equilibrio. Lo sottopongo all'attenzione del Governo perché, già di
  per  sé,  l'adozione di questi sistemi è vantaggiosa dal  punto  di
  vista  economico;  che poi venga premiata ulteriormente  mi  sembra
  strano.  Che lo si faccia, almeno, con un punto mediano  di  sconto
  del  10  per  cento  e  non  del  20 per  cento,  su  questi  oneri
  concessori.

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  informo   che   al   comma   1
  dell'emendamento 7.14 Gov, la parola  qualsiasi' è sostituita dalle
  parole   sistemi di'.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in votazione il subemendamento 7.14 Gov.2. Chi è favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Il subemendamento 7.14 Gov.1 è superato.
   Pongo   in   votazione   l'emendamento   7.14   Gov,   sostitutivo
  dell'articolo 7, come modificato.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione ampia delega agli uffici ed alla Presidenza per
  il coordinamento formale del disegno di legge. Chi è favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)

   Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a domani, mercoledì 3
  marzo, alle ore 16.00

   MANCUSO, presidente della Commissione.  Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Su che cosa?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Si era deciso di
  continuare.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, gli uffici mi chiedono  una  breve
  sospensione per un approfondimento. La seduta è sospesa per  cinque
  minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 21.16, è ripresa alle ore 21.17)

   La seduta è ripresa.
   Mi  si dice da parte degli uffici che, se c'è un accordo condiviso
  per  ritirare  gli  emendamenti - ci sono  ancora  una  ventina  di
  emendamenti - si annunci il ritiro di questi emendamenti e mettiamo
  subito ai voti.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  ritengo  che  su
  questo  articolo non ci sia una condivisione. Penso che  riflettere
  un  attimo e rinviare la seduta a domani non comporti chi sa  quale
  reato. Pertanto, io inviterei a rinviare la seduta.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Falcone,  accogliendo  la  sua  richiesta,
  rinvio  la seduta a domani, mercoledì 3 marzo 2010, alle ore 16.00,
  con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   I    -  Comunicazioni.

   II  -  Discussione  del disegno di legge «Norme  per  il  sostegno
  dell'attività   edilizia  e  la  riqualificazione  del   patrimonio
  edilizio» (459-386-209-394-404/A) (Seguito).

                   La seduta è tolta alle ore 21.19

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      dott.ssa Iolanda Caroselli