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Resoconto d'Aula della Seduta n. 148 di mercoledì 03 marzo 2010
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   GENNUSO, segretario, dà lettura del processo verbale della  seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

      Indirizzo di saluto agli studenti del Liceo classico  Gian
                            Giacomo Adria'
                       di Mazara del Vallo (TP)

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, rivolgo un  indirizzo  di  saluto
  agli studenti del Liceo classico  Gian Giacomo Adria' di Mazara del
  Vallo (TP).

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico che gli onorevoli Rinaldi e Scoma  sono  in
  congedo per oggi.

   L'Assemblea ne prende atto.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                        Commissioni legislative

   PRESIDENTE.  Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle competenti Commissioni legislative:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   «Schema  di  progetto  di  legge  costituzionale  da  proporre  al
  Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto
  della Regione» (524),
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 2 marzo 2010

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   «Iniziative  per  incentivare  e  regolamentare  in   Sicilia   la
  agroenergia per la produzione di biocarburanti»  (519)
   di iniziativa parlamentare
   inviato in data 2 marzo  2010.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   GENNUSO, segretario:

   «All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro e
  all'Assessore per la salute, premesso che:

   la   legge  regionale  9  maggio  1986,  n.  22,  ed  il   decreto
  presidenziale  del  29  giugno 1988 avente  ad  oggetto  'Standards
  strutturali ed organizzativi dei servizi e degli interventi  socio-
  assistenziali' prevedono che le case protette per anziani,  inabili
  e  minori sono strutture socio-sanitarie residenziali destinate  ad
  accogliere  anziani, inabili e minori non autosufficienti  che  non
  necessitano  di  specifiche prestazioni  ospedaliere,  con  bisogni
  assistenziali   di  diversa  intensità  (disturbi  comportamentali,
  elevati    bisogni   sanitari   correlati   ad   elevati    bisogni
  assistenziali, disabilità severe e moderate);

   tutti  gli interventi socio-assistenziali, coordinati ed integrati
  dalle  aziende  sanitarie  provinciali (ASP),  sono  principalmente
  rivolti  all'assistenza ed all'eventuale reinserimento dei soggetti
  portatori di handicap di vario genere;

   considerato che:

   i  servizi  offerti ai soggetti non autosufficienti  ospiti  delle
  case  protette  tendono,  comunque, a spaziare  tra  le  più  varie
  attività,   nell'ambito  dell'integrazione  socio-assistenziale   e
  riabilitativa;

   le prestazioni erogate, nello specifico, dalle case protette sono:
  a)  assistenza  di base diurna e notturna; b) assistenza  sanitaria
  comprensiva di prestazioni medico-generiche, infermieristiche e  di
  somministrazione dei farmaci, attività riabilitative; c) assistenza
  farmaceutica;   d)   attività  di  mobilizzazione,   occupazionali,
  ricreativo-culturali e aggregative per il mantenimento  della  vita
  di  relazione  all'interno della struttura e nel  contesto  sociale
  esterno; e) servizio alberghiero comprensivo di colazione,  pranzo,
  merende  e  cena,  guardaroba, lavanderia, servizio  di  pulizia  e
  riordino locali;

   il  nostro ordinamento giuridico prevede che i costi del  servizio
  pubblico  di  assistenza e cura dei soggetti non autosufficienti  o
  dei  portatori di handicap grave siano a carico delle  istituzioni:
  la  retta di degenza è suddivisa in quota sanitaria (a carico delle
  ASP) e quota sociale (a carico dei comuni);

   preso atto che:

   gli   accordi  Stato-Regioni,  volti  a  riordinare  le  strutture
  residenziali  e  semiresidenziali  extraospedaliere  per   anziani,
  disabili, patologie psichiatriche e tossicodipendenze, impongono la
  necessità  di  dover  procedere  ad una  nuova  programmazione  del
  settore;

   al  riguardo,  il DPCM 14 febbraio 2001 stabilisce le  definizioni
  delle 'Prestazioni sanitarie a rilevanza sociale, delle prestazioni
  sociali a rilevanza sanitaria, delle prestazioni socio-sanitarie ad
  elevata integrazione sanitaria';

   sono  da considerare prestazioni sanitarie a rilevanza sociale  le
  prestazioni assistenziali che, erogate contestualmente ad  adeguati
  interventi sociali, sono finalizzate alla promozione della  salute,
  alla prevenzione, individuazione, rimozione e contenimento di esiti
  degenerativi  o  invalidanti di patologie  congenite  o  acquisite,
  contribuendo,  tenuto  conto  delle  componenti  ambientali,   alla
  partecipazione alla vita sociale e all'espressione personale;

   sono  da  considerare  prestazioni sociali a  rilevanza  sanitaria
  tutte  le  attività  del sistema sociale che hanno  l'obiettivo  di
  supportare  la  persona  in  stato  di  bisogno,  con  problemi  di
  disabilità o di emarginazione condizionanti lo stato di  salute,  e
  che tali attività sono di competenza dei comuni;

   sono   da   considerare  prestazioni  socio-sanitarie  ad  elevata
  integrazione  sanitaria  tutte  le  prestazioni  caratterizzate  da
  particolare  rilevanza  terapeutica e  intensità  della  componente
  sanitaria, le quali attengono prevalentemente alle aree  materno  -
  infantile,  anziani, handicap, patologie psichiatriche e dipendenze
  da  droga,  alcool  e  farmaci, patologie per infezioni  da  HIV  e
  patologie terminali, inabilità o disabilità conseguenti a patologie
  cronico-degenerative   e   che   dette   prestazioni   ad   elevata
  integrazione sanitaria sono erogate dalle aziende sanitarie e  sono
  a   carico  del  fondo  sanitario  (ad  es.:  hospice,  RSA,   CTA,
  prestazioni ex art. 26 legge n. 833 del 1978, comunità terapeutiche
  per tossicodipendenti, etc.);

   per sapere se non ritengano di:

   riconoscere  alle case protette per anziani, inabili e  minori  lo
  status  di  'residenza sanitarie assistite a medio bassa intensità'
  o,  in  analogia  all'esperienza di altre regioni,  la  dizione  di
  'residenze assistenziali flessibili', in quanto gli ospiti di  tali
  residenze  sono  qualificabili come pazienti clinicamente  stabili,
  che  non richiedono monitoraggio costante dei parametri vitali, non
  bisognosi   di  presenza  medica  continuativa  ed  in   cui   sono
  prevalenti   le attività tecniche/infermieristiche  di  base  e  di
  assistenza igienico - personale;

   riconoscere,  pertanto,  ope  legis l'erogazione  della  retta  di
  degenza suddivisa tra quota sanitaria (a carico delle ASP) e  quota
  sociale  (a carico dei comuni e/o con integrazione dei privati)  in
  favore degli ospiti assistiti;

   riformare,   quanto   prima,  la  materia,   procedendo   ad   una
  riorganizzazione  del  sistema delle cure  extraospedaliere  e  del
  sistema socio - sanitario, favorendo una maggiore integrazione  tra
  il  Dipartimento  della  famiglia e delle politiche  sociali  e  il
  Dipartimento   della  sanità  sia  in  termini  di   pianificazione
  integrata  delle  risorse sia in termini di monitoraggio  quali  il
  quantitativo degli interventi socio - sanitari attualmente vigenti,
  allo  scopo  di  armonizzare ed perfezionare le due aree,  evitando
  giustapposizioni  di  servizi,  rilevando  le  lacune   sistemiche,
  creando economie di spesa e sinergie interistituzionali». (1056)

                                                            MARZIANO

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per il  territorio  e
  l'ambiente  e  all'Assessore  per i  beni  culturali  e  l'identità
  siciliana,  premesso che, con il decreto interministeriale  del  27
  dicembre 1991, veniva istituita, in Sicilia, l'area marina protetta
  delle Egadi, la più grande d'Europa con i suoi 53.992 ettari  e  74
  chilometri di costa;

   considerato che:

   il Governo nazionale ha attivato le procedure istituzionali per la
  creazione  del  Parco  nazionale  delle  Egadi  che,  tra  l'altro,
  dovrebbe comprendere, al suo interno, l'area marina protetta  delle
  Egadi  e  parti  di  territorio di vari comuni della  provincia  di
  Trapani,   comuni   che   hanno,   tra   di   loro,   macroscopiche
  differenziazioni;

   sembrerebbe,  da  notizie di stampa, che il  precedente  assessore
  regionale per il territorio e l'ambiente abbia già svolto  numerosi
  incontri  con alcuni rappresentanti di enti locali della  provincia
  di Trapani al fine di concordare le procedure per l'istituzione del
  suddetto parco;

   stranamente,  di  tutti questi incontri non vi è  traccia  alcuna.
  Difatti,  non  esistono  né pareri né atti predisposti  dai  comuni
  interessati, ad eccezione del Sindaco di Favignana che, con proprio
  atto   deliberativo,   ha   espresso   il   suo   parere   negativo
  all'istituzione  di un parco nazionale che, di fatto,  annullerebbe
  tutte  le  prerogative  di controllo e di tutela  insite  nell'area
  marina protetta;

   tenuto conto che:

   l'istituzione  del  Parco nazionale delle  Egadi,  infatti,  mette
  insieme  parti  di territorio della provincia di Trapani  che,  per
  intrinseche   peculiarità   economiche,   sociali,   culturali    e
  paesaggistiche, presentano evidenti differenze tra di loro;

   la suddetta istituzione del Parco nazionale delle Egadi può e deve
  quindi  passare  esclusivamente attraverso un serio  e  propositivo
  tavolo di concertazione che preveda la partecipazione non solo  dei
  comuni  interessati e dell'ente istitutore, ma anche e  soprattutto
  dei rappresentanti delle attività produttive, delle associazioni ed
  enti culturali, dei rappresentanti sindacali e di tutti coloro  che
  subiranno    danni   non   indifferenti   e   non    quantificabili
  dall'istituzione di detto Parco nazionale delle Egadi;

   appare  inoltre  superfluo sottolineare che  l'istituzione  di  un
  parco,   da  parte  delle  autorità  competenti  nazionali,   debba
  obbligatoriamente passare attraverso la verifica  sia  del  Governo
  sia  dell'Assemblea  regionale, che  ne  ratifica  l'attuazione  ed
  applicazione;

   visto che:

   alla  data odierna, nessun documento ove si accenni al Parco delle
  Egadi è mai giunto a questa Assemblea regionale;

   è bene ricordare che la Regione siciliana si è dotata di normative
  precise in merito all'istituzione di parchi e riserve naturali  nel
  nostro territorio;

   la l.r. n. 98 del 6 maggio 1981, modificata dalla l.r. n. 14 del 9
  agosto  1988  (entrambe  le  leggi regolamentano  l'istituzione  di
  parchi e riserve in Sicilia) precisa, tra l'altro, all'articolo  6,
  che  l'istituzione  delle riserve naturali  dovrebbe  avvenire  con
  decreto    dell'Assessore   sentita   la   competente   Commissione
  legislativa dell'Assemblea regionale;

   per sapere:

   se non ritengano indispensabile comunicare all'Assemblea regionale
  quale  iter  procedurale  si stia attuando  per  l'istituzione  del
  suddetto Parco;

   se  sussista il parere obbligatorio della commissione parlamentare
  competente;

   se  si  conoscano  i  limiti  territoriali  dell'istituendo  Parco
  nazionale  delle Egadi, quali sarebbero i poteri di  autonomia  dei
  comuni interessati e se gli stessi saranno coinvolti nella gestione
  del Parco;

   se  l'area  marina protetta delle Egadi continuerà  a  esistere  o
  verrà  inglobata  all'interno del Parco,  perdendo  così  autonomia
  gestionale ed organizzativa;

   se   ciò  dovesse  essere  nelle  previsioni  del  suddetto  Parco
  nazionale,  non  ritengano urgente intervenire  presso  il  Governo
  nazionale  al fine di garantire l'esistenza e l'autonomia dell'area
  marina  protetta delle Egadi, escludendo, di fatto,  l'accorpamento
  della costa trapanese e delle sue isole all'interno dell'istituendo
  Parco nazionale delle Egadi;

   se   non  ritengano  improcrastinabile  istituire  un  tavolo   di
  concertazione  con  i  sindaci,  i  rappresentanti  delle  attività
  economiche  e  produttive, le associazioni e gli enti culturali,  i
  rappresentanti  sindacali e le autorità competenti della  provincia
  regionale   di   Trapani,   nel   pieno   rispetto   delle   regole
  democratiche». (1057)

                             ADAMO-FERRARA-GUCCIARDI-MARROCCO-SCILLA

   «All'Assessore  per  l'energia e i servizi di pubblica  utilità  e
  all'Assessore per le attività produttive, premesso che:

   il  Consiglio  comunale  di Custonaci (TP),  nella  seduta  del  9
  dicembre 2009, con propria delibera ha denunciato il problema della
  mancata  e/o discontinua fornitura di energia elettrica nel proprio
  territorio da parte di Enel s.p.a.;

   tale  disservizio, che trae origine dall'inadeguatezza  e  vetustà
  della  linea  elettrica che raggiunge il comune di  Custonaci,  sta
  causando gravi ripercussioni nella comunità locale;

   nel  comune  di  Custonaci sono presenti  decine  di  aziende  che
  operano  nel  settore marmifero e che, a causa di tali  continue  e
  perduranti interruzioni, intensificatesi nell'ultimo anno  in  modo
  esponenziale,   hanno   subito  dei  danni  al   proprio   processo
  produttivo;

   il  Comune di Custonaci, che ha coinvolto la Prefettura di Trapani
  per   affrontare   tale  problematica,  ha  avviato   una   corposa
  corrispondenza  con l'Enel distribuzione s.p.a. che,  ad  oggi,  ha
  addebitato  tale  situazione  a non  meglio  precisati  'eventi  di
  origine accidentale';

   i  cittadini  di  Custonaci hanno il diritto ad  una  corretta  ed
  efficiente  erogazione di energia elettrica così  come  avviene  in
  tutte le comunità civili;

   per  sapere se non intendano sollecitare immediatamente la società
  Enel   distribuzione  s.p.a.  ad  intervenire  nel  territorio   di
  Custonaci  al  fine di risolvere tale perdurante problema  che  sta
  causando   gravi  danni  alla  comunità  locale  ed  all'importante
  distretto produttivo marmifero». (1058)

                     (L'interrogante chiede lo svolgimento  con
                   urgenza)

                                                                ODDO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  le  risorse
  agricole e alimentari, premesso che:

   la  pesca  del  tonno è, tradizionalmente, una  delle  peculiarità
  della   marineria  siciliana.  Il  tonno  rosso  nei  nostri  mari,
  catturato con vari sistemi di pesca, è conosciuto in tutto il mondo
  sia  sotto  forma  di  prodotto fresco, sia nei  suoi  derivati  di
  produzione;

   in  Sicilia sono diciassette i titolari delle quote per  la  pesca
  del   tonno   rosso  che  permettono,  alla  nostra   Regione,   di
  rappresentare,  da  sola,  il  40 per  cento  dell'intero  comparto
  italiano;

   considerato che:

   le imprese siciliane autorizzate alla pesca del tonno rosso vivono
  una  grave  crisi  e  hanno proclamato lo stato di  agitazione  per
  denunciare l'agonia di un comparto economico che fattura 5 miliardi
  l'anno e dà lavoro a quasi 2.000 persone;

   su  cinque  licenze  per  allevamento di  tonni,  solo  due  fanno
  riferimento  ad aziende operative. Entrambe rischiano  la  chiusura
  per  la mancanza della materia prima, il tonno, oramai pescato  con
  sistemi  satellitari da altre marinerie mentre ancora si  trova  in
  branco nell'oceano Atlantico;

   tenuto conto che a questa endemica crisi di produzione si aggiunge
  l'Unione  europea che ha assegnato all'Italia una quota di  pescato
  per  il tonno pari a 1.973 tonnellate, con una riduzione del 33 per
  cento  rispetto all'anno precedente, riduzione da applicare a tutti
  i  sistemi  di  pesca:  dalle  tonnare fisse  alle  volanti,  dalla
  circuizione ai palangari;

   visto che:

   questa  riduzione  progressiva delle  quote  di  pescato  mette  a
  rischio  500  posti di lavoro tra chi si occupa della pesca,  della
  lavorazione,  della trasformazione e della commercializzazione  del
  tonno;

   questa   riduzione,  decisa  dal  Parlamento  europeo,   ha   come
  motivazione   la   richiesta   d'inserimento   del   tonno    rosso
  nell'allegato   1  delle  specie  minacciate  d'estinzione   e   da
  salvaguardare,  introducendo  il tonno  nella  lista  delle  specie
  protette dalla convenzione CITES e, conseguentemente, vietandone il
  commercio internazionale;

   alla  luce  di  quanto sopra, il Governo italiano ha proposto  una
  moratoria  di  18 mesi per approfondire la questione dell'effettiva
  consistenza degli stock in mare;

   per  sapere  quali misure urgenti intendano mettere in  atto,  sia
  presso  il Governo nazionale che presso il Parlamento europeo,  per
  evitare    la   paventata   moratoria   della   pesca    e    della
  commercializzazione internazionale del tonno rosso». (1059)

  ADAMO-ARICO'-CRISTAUDO-CURRENTI-GRECO-INCARDONA-MARINESE-MARROCCO-
                                      MINEO-NICOTRA-SCAMMACCA-SCILLA

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Invito  il  deputato segretario a dare lettura dell'interrogazione
  con richiesta di risposta scritta presentata.

   GENNUSO, segretario:

   «All'Assessore  per  l'istruzione e la formazione  professionale,
  premesso che:

   con  l'avviso  n.  6 del 26 maggio 2009 il Dipartimento  regionale
  delle  formazione professionale intendeva promuovere  l'inserimento
  lavorativo   di   giovani   disoccupati   o   inoccupati    tramite
  l'apprendimento di uno degli 'antichi mestieri';

   con  l'avviso  pubblico n. 7 del 26 maggio  2009  il  Dipartimento
  regionale   formazione   professionale  intendeva   promuovere   la
  realizzazione di progetti di 'work experience' rivolte  a  soggetti
  in  condizioni di relativo svantaggio sul mercato del lavoro per la
  realizzazione di percorsi integrati per sostenere l'occupabilità di
  inoccupati e disoccupati;

   con  l'avviso  n.  8  del  29.05.2009  il  Dipartimento  regionale
  formazione professionale intendeva promuovere interventi  formativi
  per  lo  sviluppo dei saperi e delle competenze utili sia  per  gli
  occupati  che  necessitano di una riconversione e  riqualificazione
  delle  proprie competenze professionali ma non di meno di  un  loro
  aggiornamento,  sia  per  sostenere  processi  di  attivazione  per
  quell'ampio spettro di cittadini, soprattutto giovani e donne,  che
  trovano  difficoltà  ad  inserirsi o reinserirsi  nel  mercato  del
  lavoro;

   tali avvisi riportavano le seguenti scadenze:

   avviso n. 6: 4 agosto 2009; avviso n. 7: 4 agosto 2009;
   avviso n. 8: 29 settembre 2009;

   successivamente,  in data 29 luglio 2009, la scadenza  dell'avviso
  numero      7,      così     come     pubblicato      sul      sito
  http://www.lavoro.regione.sicilia.it la formazione informa, è stata
  prorogata al 14 settembre 2009;

   in data 29 luglio 2009 presso il Dipartimento pubblica istruzione,
  in  via  Ausonia n. 122, Palermo, avveniva l'estrazione, in  seduta
  pubblica, di n. 71 valutatori per gli avvisi 6 e 7;

   in  data 14 ottobre 2009 con d.d.g dell'8 ottobre 2009, pubblicato
  sul sito http://www.lavoro.regione.sicilia.it, venivano istituiti i
  nuclei di valutazione per la valutazione dei progetti presentati  a
  valere  sull'avviso  pubblico n. 6, sull'avviso  pubblico  n.  7  e
  sull'avviso n. 8;

   lo  stesso  comunicato  rilevava la necessità,  in  ragione  della
  urgenza   di  avviare  la  programmazione  2007/2013,  evitare   il
  disimpegno  automatico e garantire l'allineamento dei  tempi  delle
  attività   formative  a  quelli  delle  attività  scolastiche   (in
  particolare per l'avviso 8), che i nuclei per la valutazione  degli
  avvisi n. 7 e 8, per i quali sono pervenuti numerosissimi progetti,
  provvedessero   a  costituirsi  in  subcommissioni,   secondo   una
  regolamentazione fornita dallo stesso Dipartimento;

   lo  stesso comunicato dava atto di costituire n. 3 nuclei  per  la
  valutazione;

   per l'avviso n. 6 i progetti pervenuti erano n. 415; componenti n.
  5, subcommissioni nessuna;

   per  l'avviso n. 7 i progetti pervenuti erano n. 1116;  componenti
  n. 10, subcommissioni n. 2;

   per  l'avviso n. 8 i progetti pervenuti erano n. 2900;  componenti
  n. 30, subcommissioni n. 6;

   secondo  quanto citato nell'articolo 3, le attività di valutazione
  in  questione avrebbero dovuto espletarsi entro il termine  massimo
  di 25 giorni lavorativi dall'insediamento dei suddetti nuclei;

   in  data 9 dicembre 2009, sulla pagina 'la formazione informa' del
  sito    http://www.lavoro.regione.sicilia.it   del    Dipartimento,
  appariva un comunicato con richiesta per l'avviso 6 di integrazione
  degli  elementi  formali di cui 'all'Allegato  4  Dichiarazione  di
  adesione  del titolare di bottega/impresa' per un elenco nominativo
  di  soggetti  proponenti,  per  i quali  l'allegato  4  in  oggetto
  risultava  privo  di  timbro  e/o firma  dell'organismo  e/o  della
  bottega artigiana;

   il  comunicato  invitava tali enti di formazione a contattare  con
  sollecitudine  l'Amministrazione ed  a  procedere  all'integrazione
  degli elementi mancanti entro e non oltre il 17 dicembre 2009;

   in  data  14  dicembre 2009 appariva sulla pagina  'la  formazione
  informa'  del sito http://www.lavoro.regione.sicilia.it, una  nuova
  nota  del  nucleo di valutazione dell'avviso pubblico n. 6  del  26
  maggio  2009 che, dietro approfondita verifica, invitava  un  altro
  elenco  di  potenziali  beneficiari ad integrare  elementi  formali
  entro  la  data del 18 dicembre 2009, pena l'esclusione  automatica
  del progetto;

   in  data  23  dicembre 2009 appariva sulla pagina  'la  formazione
  informa'  del sito http://www.lavoro.regione.sicilia.it,  una  nota
  dove  il  nucleo di valutazione dell'avviso pubblico n.  6  del  26
  maggio  2009, dietro approfondita verifica, trasmetteva  una  nuova
  nota con allegato l'elenco nominativo dei soggetti proponenti i cui
  allegati  4  risultavano  mancanti di  una  o  più  delle  seguenti
  informazioni:

   - data di costituzione della bottega artigiana;
   - settore di attività - codice ateco;
   - descrizione del prodotto / servizi forniti;
   - nominativo del mentore e indicazione della posizione/ruolo dello
  stesso;

   e  che  entro  il  termine perentorio del 30 dicembre  2009,  pena
  l'esclusione automatica del progetto, avrebbero dovuto integrare  i
  documenti;

   il  24 dicembre 2009 sulla pagina 'la formazione informa' del sito
  http://www.lavoro.regione.sicilia.it, con una nuova nota lo  stesso
  nucleo  sollecitava  un  altro  elenco  di  soggetti  a  presentare
  integrazioni entro il termine perentorio del 30 dicembre 2009;

   per sapere:

   perché  sia  stato  disatteso il termine  massimo  di  venticinque
  giorni  dall'insediamento  dei nuclei di valutazione  per  valutare
  definitivamente gli avvisi 6, 7, 8;

   se  non  ritenga di dover urgentemente verificare con il dirigente
  del  Dipartimento della formazione la sussistenza  di  irregolarità
  sulle  procedure di verifica di ammissibilità a cura  del  servizio
  competente    del    Dipartimento   regionale   della    formazione
  professionale e della successiva istruttoria di valutazione tecnica
  da  parte  del nucleo di valutazione, atteso che l'avviso  6,  alla
  pagina  19,  porta  esplicitamente,  al  punto  16.1  'Verifica  di
  ammissibilità',  che per la valutazione delle  proposte  e  per  la
  verifica  di ammissibilità le proposte risultino complete  in  ogni
  loro parte e corredate dalla documentazione richiesta;

   se  non  ritenga  di  dover urgentemente  attivare  una  procedura
  ispettiva al fine di verificare la sussistenza di irregolarità  e/o
  approssimazioni  da parte del nucleo di valutazione  dell'avviso  6
  per   le   continue  reiterazioni  di  comunicati  ed  elenchi   di
  beneficiari  diversi di volta in volta chiamati ad integrare  parti
  documentali;

   se   il   nucleo   di  valutazione  possa  dirsi   affidabile   in
  considerazione delle 4 note pubblicate in dieci giorni per gli enti
  di formazione dell'avviso 6;

   se  sia noto al Dipartimento, e quindi perché non sia stato ancora
  pubblicato, l'elenco finale dei beneficiari dell'avviso  n.  6  che
  hanno  integrato in tempo la documentazione, e chi può  certificare
  l'esclusione  automatica dei progetti per  quei  soggetti  che  non
  hanno fatto pervenire le integrazioni entro le date stabilite nelle
  note;

   se  non ritenga che il lungo lasso temporale che intercorre  dalla
  presentazione   dei  progetti  da  parte  degli   operatori   della
  formazione   professionale  alla  realizzazione  degli   interventi
  medesimi disattenda la certezza dei tempi, determinando una pietosa
  frustrazione   per   chi   opera  nel  settore   della   formazione
  professionale  e  un  disorientamento per  i  potenziali  fruitori,
  destinatari di risposte formative non sempre attuali;

   se   tale  disordinato,  incomprensibile,  avventuroso  metodo  di
  valutazione della delicata materia non possa inficiare quei  canoni
  di  regolarità  e  trasparenza  richiesti  dai  bandi  ad  evidenza
  pubblica;

   se  non  ritenga di dover invalidare l'avviso n. 6 del  26  maggio
  2009  a  tutela  dell'Amministrazione regionale e dei concorrenti».
  (1060)

                     (L'interrogante  richiede   risposta   con
                   urgenza)

                                                               ARENA

   PRESIDENTE.  Avverto che l'interrogazione testé  annunziata  sarà
  inviata al Governo.

                       Annunzio di interpellanza

   PRESIDENTE.   Invito  il  deputato  segretario  a  dare   lettura
  dell'interpellanza presentata:

   GENNUSO, segretario:

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente, premesso che:

   a   seguito  dell'amministrazione  commissariale  della  Parmalat
  s.p.a.  è  stata  avviata  già  nel  2004  la  procedura  per   la
  dismissione di diversi beni immobili;

   fra  detti beni immobili vi sono diversi appezzamenti di  terreno
  allocati nelle isole di Marettimo, Levanzo e Favignana (arcipelago
  Egadi - TP) per una superficie complessiva di circa 80 ettari;

   a seguito dell'avvio del bando per la vendita di dette proprietà,
  la  comunità locale ha sensibilizzato le istituzioni regionali  al
  fine  di  evitare che i terreni potessero diventare  occasione  di
  speculazione;

   l'Amministrazione  regionale, tramite l'Azienda regionale  foreste
  demaniali,  ha  espresso nel 2006 la volontà  di  acquistare  detti
  terreni  al  fine di implementare la proprietà demaniale nell'isola
  di Marettimo;

   l'Azienda regionale foreste demaniali da diversi anni contribuisce
  allo  sviluppo socio-economico dell'isola di Marettimo,  impegnando
  diverse decine di lavoratori;

   la  Regione  siciliana, anche a seguito di una stima  dell'Azienda
  foreste,  ha  messo a disposizione euro 500 mila per l'acquisto  di
  detti terreni bloccando la procedura di asta pubblica;

   dal  settembre  2006 ad oggi la procedura in oggetto  è  stata  di
  fatto  interrotta, dando adito alla comunità locale di pensare  che
  sarebbero  nuovamente  probabili  mire  speculative  da  parte   di
  privati, come peraltro si evince da notizie di stampa delle  ultime
  settimane;

   per  conoscere  se non intendano opportuno convocare  urgentemente
  una  riunione fra le istituzioni interessate e la società  Parmalat
  s.p.a.    al   fine   di   perfezionare   le   trattative   avviate
  dall'Amministrazione regionale già nel 2006 per preservare l'enorme
  patrimonio   naturalistico  che  offre  l'isola  di   Marettimo   e
  implementare la proprietà demaniale rappresentata, in buona  parte,
  da superficie boscata». (82)

                     (L'interpellante chiede lo svolgimento con
                   urgenza)

                                                                ODDO

   PRESIDENTE.   Avverto  che,  trascorsi  tre  giorni   dall'odierno
  annunzio  senza  che  il Governo abbia fatto alcuna  dichiarazione,
  l'interpellanza si intende accettata e sarà iscritta all'ordine del
  giorno per essere svolta al proprio turno.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Invito il deputato segretario a dare  lettura  delle
  mozioni presentate.

   GENNUSO, segretario:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  pesca  del  tonno  rosso  nel Mar Mediterraneo  e  nell'Oceano
  Atlantico   settentrionale  è  sottoposta  al  controllo   di   una
  commissione  internazionale che assegna  annualmente  le  quote  di
  pescato  ai  vari Stati membri, che successivamente la ripartiscono
  tra i rispettivi operatori nazionali della pesca;

   la  Commissione  europea stabilisce, inoltre,  le  regole  per  le
  campagne di pesca ed indica i periodi entro i quali tale attività è
  consentita;

   già  per  la  campagna  di pesca del 2008,  la  Commissione  aveva
  fissato  un  periodo  di  pesca breve e  tutti  gli  operatori  del
  settore,  pur  lamentandosi  per la brevità  del  periodo,  avevano
  investito  risorse  economiche, stipulando vari  contratti  per  il
  noleggio  di natanti e assumendo pure personale necessario  per  le
  battute di pesca;

   in data 12 giugno 2008, nel pieno periodo di pesca, la Commissione
  europea  ha  emanato il regolamento CE n. 530/08 con  il  quale  ha
  disposto  la  chiusura anticipata della pesca  del  tonno  rosso  a
  partire  dal  16  giugno  successivo,  ma  soltanto  per  le  unità
  appartenenti ad Italia, Francia, Grecia, Cipro e Malta;

   considerato che:

   nonostante  la  chiusura anticipata, i gruppi di  pesca  tunisini,
  algerini   e   turchi  hanno  continuato  a  pescare  nelle   acque
  internazionali  del Mar Tirreno, mentre le nostre  flotte  tonniere
  sono rimaste in banchina in ottemperanza al provvedimento della UE;

   l'anticipata  chiusura  si è rilevata catastrofica  in  quanto  le
  aziende  del  settore, nonostante gli enormi costi  sostenuti,  non
  sono  riuscite  a procurarsi il pescato necessario  per  garantirsi
  l'avvio della stagione di allevamento;

   il  Governo italiano, in questi giorni, ha appoggiato la decisione
  del Parlamento europeo di inserire il tonno rosso nella lista delle
  specie  protette dalla Convezione dell'ONU per la fauna e la  flora
  selvatiche in via di estinzione;

   ritenuto che:

   la  Commissione  europea ha chiesto all'Unione di  fare  pressione
  affinché  'il divieto del commercio internazionale di  tonno  rosso
  dell'Atlantico  entri  in  vigore nel  corso  dell'anno  prossimo',
  inserendo tale divieto nell'Appendice 1 delle specie minacciate  di
  estinzione e tutelate dalla Convenzione CITES a Doha in Qatar,  dal
  13 al 25 marzo;

   Bruxelles  è  convinta  che: 'L'eccessivo sfruttamento  legato  al
  commercio  internazionale sta depauperando le poche risorse  ancora
  esistenti di tonno rosso';

   l'1  febbraio  la Commissione consultiva centrale  della  pesca  e
  dell'acquacoltura ha dato il via libera alla moratoria per bloccare
  per un anno la pesca del tonno rosso;

   considerato  infine  che  per  le  organizzazioni  dei   pescatori
  l'iscrizione   del  tonno  rosso  nell'Appendice  1  delle   specie
  minacciate  di  estinzione  e  tutelate  dalla  Convenzione   CITES
  equivarrebbe ad una sentenza di condanna per il comparto tonniero,

                   impegna il Governo della Regione

   ad   intervenire  urgentemente  presso  le  sedi   opportune   per
  individuare  le  risorse  economico -  finanziarie  necessarie  per
  risarcire i danni che gli operatori del settore hanno dovuto subire
  a causa dei provvedimenti succedutisi nel tempo e per far fronte ai
  danni  che  sicuramente  il  blocco della  pesca  del  tonno  rosso
  provocherà;

   ad  individuare  gli eventuali strumenti di tutela dei  lavoratori
  che  inevitabilmente verranno licenziati, evitando una nuova  crisi
  occupazionale a seguito della messa al bando della pesca del  tonno
  rosso  da parte della Convenzione delle Nazioni Unite sul commercio
  internazionale delle specie selvatiche minacciate dall'estinzione».
  (181)

                       GENNUSO-RUGGIRELLO-MINARDO-CALANDUCCI-MUSOTTO

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che il Governo regionale ha ampiamente annunciato, sia  a
  mezzo  stampa sia con le dovute procedure istituzionali, che  è  in
  itinere  la  riforma degli ambiti territoriali ottimali  (ATO)  nel
  settore   dei   rifiuti,  trasformazione  diventata   assolutamente
  necessaria  alla  luce delle macroscopiche inadempienze  e  carenze
  riscontrate  in  quasi  tutti gli ATO e  che  stanno  avendo,  come
  risultato, un colossale 'black out' nella raccolta dei rifiuti, con
  le drammatiche conseguenze igieniche e sanitarie che, giornalmente,
  balzano agli onori della cronaca;

   considerato che:

   alla   luce  di  quanto  sopra,  giungono  notizie,  a  dir   poco
  allarmanti,  di  improvvise  accelerazioni,  da  parte  di   alcuni
  consigli di amministrazione, nell'indizione di gare d'ambito che  -
  è  bene  ricordare  - sono vincolanti per 5 anni,  e  di  inopinati
  snellimenti  degli iter procedurali per la scelta di  fornitori  di
  servizi e prestazioni;

   alcune strutture aziendali hanno scoperto, improvvisamente, di non
  avere  personale  sufficiente ed hanno  attivato,  di  conseguenza,
  procedure  di  assunzione che violano sia le normative  vigenti  in
  materia e che, soprattutto, risultano assolutamente incomprensibili
  alla luce del fatto che il dissesto finanziario in cui versano  gli
  ATO  rifiuti regionali ha, come uno dei motivi fondanti, l'assoluto
  sovradimensionamento del personale;

   visto che:

   la   Regione   siciliana  ha  il  diritto-dovere  di   intervenire
  immediatamente quando risultino evidenti discrepanze ed  illegalità
  all'interno  di  strutture che vengono finanziate e foraggiate  con
  soldi regionali, e quindi pubblici;

   risulta  palese  ed evidente che queste improvvise,  e  per  certi
  versi straordinarie, accelerazioni sono il frutto di tentativi,  da
  parte  di alcuni ATO rifiuti, di porre la Regione davanti al  fatto
  compiuto, cioè di giungere all'annunciata riforma con appalti, gare
  ed assunzioni già effettuati,

                   impegna il Governo della Regione

   ad   attivare   immediatamente  tutte  le   procedure   utili   ed
  indispensabili al fine di bloccare le gare d'ambito attualmente  in
  atto,  le  assunzioni  e, comunque, tutti gli  atti  inopinatamente
  attivati  dagli ATO rifiuti, frutto di una vergognosa  macchina  di
  interessi  privati  che nulla ha a che fare  con  la  logica  della
  trasparenza  e della legalità, criterio fondante della  pubblica  e
  buona amministrazione». (182)

    NICOTRA-ADAMO-ARICO'-CRISTAUDO-CURRENTI-GRECO-INCARDONA-MARINESE-
                                      MARROCCO-MINEO-SCAMMACCA-SCILLA

   PRESIDENTE. Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine  del
  giorno  della seduta successiva perchè se ne determini la  data  di
  discussione.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


                        Sull'ordine dei lavori

   MUSOTTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSOTTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  ho  chiesto  di
  intervenire per evidenziare un inconveniente che si verifica  nello
  svolgimento dei lavori delle commissioni parlamentari.
   Purtroppo, per tutta una serie di ragioni, di norma le Commissioni
  si  riuniscono  nel primo pomeriggio del martedì  ed  il  mercoledì
  mattina.  Questo  significa  che, per la  concomitanza  dell'orario
  della   convocazione  delle  varie  Commissioni,  non  si   dà   la
  possibilità  ai deputati di partecipare a tutte le commissioni  cui
  sono componenti, costringendoli a fare delle scelte.
   Signor  Presidente, a mio avviso è opportuno che lei trovi,  anche
  con  il  concorso,  con i suggerimenti e con la  concertazione  dei
  presidenti  delle commissioni, orari che consentano ai deputati  di
  partecipare a tutte le sedute di commissione di cui sono membri.
   Tra  l'altro noi potremmo, se lei lo riterrà opportuno,  stabilire
  anche dei giorni in cui si possano convocare solo le commissioni  e
  non  l'Aula,  altrimenti  si  verifica che  nelle  commissioni  non
  legislative   c'è  una  scarsa  partecipazione,  non  dovuta   alla
  negligenza  dei  commissari  ma  alla  impossibilità  dei   singoli
  deputati di partecipare ai lavori di più commissioni concomitanti.
   Tra  l'altro, lei sa bene che il giovedì il deputato si dedica  al
  proprio  collegio. Ricordo che al Parlamento europeo  era  prevista
  una settimana  gialla  nella quale ogni deputato si poteva dedicare
  esclusivamente al Collegio, un'altra settimana soltanto per l'Aula,
  e un'altra settimana ancora per le riunioni delle commissioni.

   PRESIDENTE.  Onorevole Musotto, come lei sa  l'organizzazione  dei
  lavori  del  Parlamento è stata stabilita dalla  Presidenza  in  un
  incontro formale che abbiamo avuto con la Conferenza dei presidenti
  dei  Gruppi parlamentari. In quella occasione si è stabilito che  i
  lavori  del Parlamento sono così suddivisi: nei giorni di  martedì,
  mercoledì  e  giovedì  mattina  lavorano  le  Commissioni,  e   nei
  pomeriggi  degli  stessi  giorni lavora l'Aula,  almeno  fino  alla
  conclusione della legge finanziaria, cioè fino alla fine  del  mese
  di marzo.
   Concluso  l'iter legislativo dei documenti finanziari,  una  nuova
  Conferenza  dei  presidenti  dei Gruppi parlamentari  stabilirà  un
  nuovo  modo  di  procedere per consentire a  tutti  i  deputati  di
  partecipare  attivamente alle commissioni, fermo  restando  che  le
  modalità  di attività del Parlamento possono essere le più diverse.
  L'importante è metterci d'accordo sulla funzionalità dell'Assemblea
  stessa.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


     Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per il
       sostegno dell'attività edilizia e la riqualificazione del
             patrimonio edilizio» (459-386-209-394-404/A)

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Seguito
  della  discussione  del disegno di legge nn. 459-386-209-394-404/A
  «Norme   per   il   sostegno   dell'attività   edilizia    e    la
  riqualificazione del patrimonio edilizio»
   Invito  i componenti la IV Commissione a prendere posto al  banco
  delle commissioni.
   Onorevoli colleghi, ricordo che l'esame del disegno di legge  era
  stato   sospeso   nella  seduta  precedente  dopo   l'approvazione
  dell'articolo 7.
   Onorevoli    colleghi,    il   Governo   chiede    di    esaminare
  prioritariamente gli emendamenti aggiuntivi.
   Non sorgendo osservazioni, resta stabilito in tal senso.
   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dall'onorevole Mancuso: A.6, A4, A 15;
   - dagli onorevoli Cracolici e De Benedictis: 4.16;
   - dagli onorevoli Romano e Musotto: 5.6;
   - dagli onorevoli Ruggirello e altri: A 32;
   - dal Governo: A 68;
   - dall'onorevole Maira: A 39;
   - dagli onorevoli Faraone e Cracolici: A 50, 7.7;
   - dagli onorevoli Falcone ed altri: A 49;
   - dall'onorevole Leontini: A 14;
   - dagli onorevoli Dina e Maira. A 44;
   - dagli onorevoli D'Asero e altri:  A 24;
   - dall'onorevole Caronia: A 51.

   Si  procede con l'emendamento A.6, a firma dell'onorevole Mancuso.
  Ne do lettura:

   «Dopo l'articolo 3 aggiungere i seguenti articoli:

    Art. 3 bis - Riqualificazione di ambiti urbani degradati - 1. Per
  gli  interventi  di ristrutturazione (demolizione e ricostruzione),
  ai sensi della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71 e successive
  modifiche  ed  integrazioni,  che  interessano  interi  isolati   é
  consentito un incremento del 40 per cento.
   2. I comuni, previa delibera del consiglio comunale, entro quattro
  mesi  da1l'entrata in vigore della presente legge, individuano  gli
  ambiti del territorio comunale di forte degrado urbanistico,  anche
  non  caratterizzati da una continuità spaziale, da  assoggettare  a
  riqualificazione urbana, ricomprendendo in essi, oltre alle aree  e
  agli  immobili strettamente interessati dagli interventi, anche  le
  aree  urbane  interessate dagli effetti della riqualificazione.  La
  medesima  delibera  definisce i tempi ed i temi  di  azione  e  gli
  obiettivi   di   qualità   energetica,   ambientale,   sociale    e
  architettonica  che  si  intendono  realizzare  in  ciascuno  degli
  ambiti.
   In tali ambiti urbani, gli interventi, se destinati a prima casa o
  ad  edilizia economica e popolare, godono di un incremento  del  50
  per cento della cubatura e l'abbattimento degli oneri concessori.
   3.  Per godere del diritto all'aumento di cubatura di cui al comma
  2,  gli  interventi devono prevedere, altresì, l'adeguamento  delle
  urbanizzazioni primarie, o, in loro assenza, la loro realizzazione.
   4. Per gli interventi di cui al comma 2 i progetti di piano devono
  essere  presentati  ai  comuni  che,  in  sede  di  conferenza  dei
  servizio,  li approvano entro 60 giorni. Trascorso tale periodo  il
  progetto  piano si intende approvato. Il progetto-piano  presentato
  deve  essere  corredato  dalla convenzione  ai  sensi  della  legge
  regionale  27  dicembre  1978,  n. 71  e  successive  modifiche  ed
  integrazioni.
   5.   Tutti   gli   interventi  di  ampliamento,   ristrutturazione
  (demolizione  e ricostruzione) e gli interventi di adeguamento  che
  riguardano parti strutturali degli edifici interessati di cui  agli
  articoli 2, 3, non possono essere realizzati e, per gli stessi, non
  si  applicano i premi urbanistici previsti dalla presente legge, se
  il  progettista  non  abbia  provato  il  rispetto  alla  normativa
  antisismica .

    Art.  3  ter. - Documento programmatico per la qualità  urbana  -
   l.  Al  fine di avviare il processo di individuazione degli ambiti
  da  assoggettare a riqualificazione urbana ai sensi  del  comma  1,
  dell'art. 3 bis, il Consiglio comunale, anche sviluppando  processi
  partecipativi  dei  cittadini   interessati,  approva  un  apposito
  documento  di  indirizzo  che prevede  una  prima  indicazione  dei
  tessuti  urbani  che  presentano condizioni  di  degrado  edilizio,
  ambientale  e  sociale  e  degli obiettivi generali  da  perseguire
  attraverso   interventi  di  riqualificazione  degli  stessi.   Per
  elaborare  la  proposta di delibera di cui al comma  1,  la  Giunta
  comunale,  sulla base del documento di indirizzo ed attuando  forme
  di  consultazione  e  partecipazione dei  cittadini  e  delle  loro
  associazioni,  svolge, con riguardo al territorio  urbanizzato  una
  ricognizione dei fabbisogni di:
   a) edilizia residenziale sociale;
   b) dotazioni territoriali;
   c)  interventi  per migliorare la qualità e l'accessibilità  degli
  spazi pubblici e la mobilità sostenibile;
   d) riqualificazione energetica, ambientale ed architettonica degli
  edifici e del territorio interessato.
   2.   A  seguito  della  valutazione di tali fabbisogni  la  Giunta
  comunale  predispone  il  Documento programmatico  per  la  qualità
  urbana  che  contiene gli obiettivi di riallineamento funzionale  e
  qualitativo    che   costituiscono,   per   ciascun    ambito    di
  riqualificazione, le priorità di interesse pubblico a cui  dovranno
  essere   subordinate   le   successive   procedure   partecipative,
  concorsuali o negoziali, anche attraverso l'indizione di  specifici
  bandi di concorso di riqualificazione urbana. Nel caso in cui siano
  previste   varianti   agli   strumenti  urbanistici   vigenti   che
  interessino  le  aree  destinate a verde  e  servizi,  il  medesimo
  documento assicura il rispetto delle dotazioni minime di  cui  alla
  legge  24  marzo 1989, n. 122 in materia di parcheggi,  nonché  dei
  servizi a rete .»

   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente   della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi,  innanzitutto vorrei  precisare  all'onorevole
  Musotto  che  non si tratta di una legge, ma di un  intervento  nei
  centri storici, la qualcosa richiederebbe un'attenzione particolare
  da  parte del Parlamento. Se si decidesse di intervenire nei centri
  storici in modo specifico e particolare, anche per riqualificare il
  tessuto urbano delle nostre città, soprattutto delle grandi  città,
  si  dovrebbe  avere  una  certa attenzione  nel  fare  la  norma  e
  nell'applicarla.
   Non  si  tratta di sanatoria, né di allargamenti, né di altro.  Si
  tratta  di un intervento mirato, preciso, puntuale e penso  che  il
  Governo abbia dato parere contrario soltanto per posizione politica
  e  non perché ci sia qualcosa da dire sull'emendamento, scritto tra
  l'altro, sotto il profilo tecnico, da professionisti validi.
   E' inutile che io ripeta quello che c'è nell'articolo. Occorre una
  responsabilizzazione  degli  enti  locali,  in  particolare   delle
  assemblee   degli   enti   locali,  dei  consigli   comunali,   per
  intervenire  secondo  un piano programmato nei  centri  storici  e,
  nello  stesso  tempo,  per  prevedere la  riqualificazione,  quindi
  demolizione  e  ricostruzione, una premialità che  non  superi  mai
  quello che è lo stato dell'arte.
   Quindi, queste sono le linee guida in generale, in conformità alle
  leggi  che  sono tuttora in vigore e in conformità ai  vincoli  che
  sono in vigore sotto diversi profili.
   Io  ritengo  che  questo  emendamento dovrebbe  essere  apprezzato
  favorevolmente  dal  Parlamento;   qualora  -  naturalmente  me  ne
  renderò  conto  dagli interventi - si manifestasse  un  impegno  da
  parte   dei  colleghi  parlamentari,  ne  potremmo  anche   parlare
  successivamente. In tal caso mi impegno a ritirare l'emendamento  e
  a presentare immediatamente, domani mattina, un apposito disegno di
  legge  da  discutere in tempi brevi. E ciò anche in  considerazione
  del fatto che sono il presidente di questa Commissione.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  vorrei  dire
  all'onorevole Mancuso che personalmente non voglio sottrarmi ad una
  questione  che sta investendo la Sicilia, oltretutto con  fatti  di
  cronaca  anche  drammatici:  mi riferisco  ai  crolli,  al  degrado
  diffuso  di  un  patrimonio che, in assenza di manutenzione,  anche
  ordinaria,  sta  finendo per costituire un pericolo per  tantissime
  città della Sicilia.
   Oltretutto, ad onor del vero, questo è un tema assai caro  al  mio
  collega  di Gruppo, onorevole Galvagno, che su queste questioni  ha
  prospettato, anche all'interno del Gruppo, la necessità  di  andare
  avanti.  Ritengo che nessuno di noi possa sottrarsi  al  dovere  di
  trovare modalità e forme per affrontare tale questione, sapendo che
  in  Sicilia, per quanto riguarda il patrimonio storico edilizio, la
  nostra  legislazione,  in  assenza di strumenti  particolareggiati,
  prevede   esclusivamente  interventi  di  manutenzione   ordinaria,
  straordinaria e di restauro conservativo.
   Chiedo  all'onorevole Mancuso di ritirare l'emendamento, non  solo
  per  l'approfondimento necessario su un argomento così complesso  -
  perché  quando facciamo una legge non possiamo stabilire di  farla,
  per esempio, solo per Favara, ma la facciamo per tutta la Sicilia -
  ,  e lo chiedo anche per un'altra ragione, che è la ragione per  la
  quale   ieri   sono  intervenuto  in  quest'Aula   ricordando   che
  l'onorevole  Mancuso  aveva  presentato  un  emendamento,   da   me
  condiviso,    per    introdurre   all'articolo   1   l'applicazione
  dell'accordo Stato-Regioni.
   Ieri  abbiamo  ribadito per l'ennesima volta che in  quell'accordo
  tre  cose  sono  chiare:  abusivismo,  centri  storici  e  aree  di
  inedificabilità assoluta. Tutto il resto è generico.
   Ripeto, nel merito, credo sia serio da parte nostra affrontare  il
  problema  di  come  aiutare  anche  i  Comuni  ad  intervenire  nel
  patrimonio edilizio storico delle nostre città e dei nostri  paesi,
  laddove   in   alcuni  casi  non  esistono  strumenti   urbanistici
  particolareggiati.
   Credo,  però,  che  su  questo ci dobbiamo  anche  far  supportare
  nell'attività  legislativa, perché parliamo  di  una  legislazione,
  anch'essa  storica, di competenze, di professionalità e  di  saperi
  che non facciano vivere la legge sul risanamento della Sicilia come
  una legge di danno alla Sicilia.
   Invito,  pertanto,  l'onorevole Mancuso a ritirare  l'emendamento.
  Ma, nel merito, nessuna preclusione ad una discussione intelligente
  che  possa  accertare di risolvere il problema dei  centri  storici
  siciliani.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   ho   letto
  l'emendamento  aggiuntivo  a  firma dell'onorevole  Mancuso  questa
  notte tornando a Catania. E l'ho letto ancora questa mattina,  dopo
  aver  letto il  Giornale di Sicilia  che aveva riportato  le  prime
  notizie. Ed ho fatto la seguente considerazione su questa norma: mi
  sono  chiesto  quali  saranno  gli  effetti  che  potrà  avere  nei
  confronti  della Sicilia e fino a che punto saranno quelli  che  ci
  siamo prefissi.
   Mi  riferisco alla ricaduta economica, innanzitutto, mi  riferisco
  alla   riqualificazione  urbanistica  del  contesto  edilizio,   mi
  riferisco allo slancio di quella economia edilizia asfittica a  cui
  tutti abbiamo fatto cenno. Non c'è stato parlamentare in quest'Aula
  che  sia  intervenuto e che non abbia detto di dare a questa  legge
  un'impronta tale che possa raggiungere questi obiettivi.
   Mi  rendo  conto, invece, che per quanto fatto fino ad  ora  -  ma
  questo non è chi vi parla a doverlo dire - lo vedremo fra un anno
   Il  mio  timore è che fra un anno ci ripresenteremo in  quest'Aula
  per  dire  che  questa legge non ha sortito tutti  questi  effetti,
  questi risultati da noi sperati, da noi auspicati, da noi invocati,
  da  noi fortemente voluti, non soltanto in quanto parlamentari,  ma
  in quanto siciliani.
   Sulla  scorta di queste considerazioni, e non mi voglio  attardare
  perché  ci  siamo  dati un impegno, abbiamo fatto una  premessa  di
  sintesi, dobbiamo andare al dunque. E' volontà di questo Parlamento
  stringere   i  tempi  e  arrivare  stasera  alla  conclusione   del
  dibattito,  per  poter  licenziare  già  domani  o  al  massimo  la
  settimana prossima, col voto conclusivo, questa norma.
   E'  chiaro che l'onorevole Mancuso pone un problema serio,  quello
  della  riqualificazione - attenzione, onorevole Romano  -  non  dei
  centri storici, ma dei centri degradati.
   Abbiamo  un  problema, ma il problema lo abbiamo  in  Sicilia,  il
  problema  lo  abbiamo  a  Palermo, non voglio  andare  lontano,  lo
  abbiamo  a duecento metri dal Palazzo dei Normanni, dove c'è  tutto
  un  segmento.  E io, seppure non da palermitano ma  ormai  sono  un
  abituale   frequentatore di Palermo, mi rendo  conto  che  ci  sono
  squarci, ci sono contesti, ci sono realtà assolutamente degradate e
  abbisognevoli di interventi che, se non venissero fatti, lasceremmo
  veramente  perplessi i cittadini, palermitani e  siciliani,  tutti.
  Noi,  come  parlamentari, non avremmo fatto  molto  per  realizzare
  quegli  obiettivi  che  ci eravamo prefissi all'origine  di  questo
  articolo.
   Ecco  perché sono favorevole all'emendamento; e non lo dico perché
  noi  del  PDL  vogliamo fare opposizione, perché  oggi,  purtroppo,
  siamo  in  minoranza, e lo siamo a causa di uno stravolgimento  del
  principio elettorale (chi prima aveva perso oggi ha vinto); abbiamo
  assistito solo a giochetti politici. Pur non di meno questo non  ci
  esime  dal  dire le cose come stanno, non ci esime dal sottolineare
  che,  alla fine, questa nuova maggioranza rischia di diventare  non
  la sintesi delle riforme, non la sintesi di quegli obiettivi che la
  Sicilia tanto auspica, ma rischia di diventare la negazione di  una
  vera attività legislativa.
   Personalmente   sono   convinto  che   questo   emendamento   vada
  considerato  con  attenzione  e, se  è  il  caso,  presenterò   sub
  emendamenti che possano restringere il campo di applicazione. E  mi
  permetto  di dire ciò, signor Presidente, perché ho visto  che  già
  qualcuno  ha  presentato sub emendamenti, nonostante la  Presidenza
  avesse  chiaramente manifestato la volontà di non ammetterne altri.
  E' chiaro che, nel momento in cui vedo che ne affluiscono ancora  -
  ne è stato distribuito uno - posso presentarne altri secondo la mia
  coscienza.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente   della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli   colleghi,  dichiaro  di  ritirare   l'emendamento   A6,
  preannunciando  che  lo stesso verrà ripresentato  all'interno  del
  disegno di legge presentato questa mattina dall'onorevole Bosco. Un
  disegno  di  legge  specifico che riguarda  il  centro  storico  di
  Favara, che sarà ampiamente discusso e approfondito in Commissione,
  preso  atto  anche  della disponibilità manifestata  dall'onorevole
  Cracolici.

   FALCONE.  Signor  Presidente, dichiaro di fare  mio  l'emendamento
  A.6.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   L'onorevole  falcone non rende un servizio all'onorevole  Mancuso,
  potrebbe fare un danno potenziale; infatti, se viene bocciato mette
  in   discussione  l'eventuale  disegno  di  legge  che  l'Assemblea
  potrebbe approvare tra qualche mese.
   E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor   Presidente,  onorevoli  assessori,   onorevoli
  colleghi,  provo  un certo imbarazzo nel dover  considerare  e  nel
  dovere valutare alcune posizioni che rischiano di appalesarsi,  non
  so se lo siano realmente, schizofreniche.
   Comprendo bene che la Conferenza Stato-Regioni ha lasciato fuori i
  centri  storici  dal disegno di legge che andavamo a  recepire;  ma
  vorrei  ricordare all'onorevole Cracolici che la Conferenza  Stato-
  Regioni  ha  lasciato  fuori anche le zone industriali  e  le  aree
  commerciali.
   E  allora, posto che noi siamo siciliani, posto che in Sicilia  ci
  sono  i  centri storici più importanti, più grandi e  purtroppo  in
  gran  parte  più  decadenti d'Europa, posto che  dobbiamo  fare  lo
  sforzo  di adattare il testo che ci arriva dalla Conferenza  Stato-
  Regioni  nel  rispetto  assoluto  della  legalità,  e  anche  delle
  esigenze siciliane, credo che quest'Assemblea - ed è un invito  che
  rivolgo  all'Assessore - dovrebbe sforzarsi appunto di  comprendere
  quali  sono  le  esigenze dei siciliani. Infatti, le  esigenze  del
  centro  storico di Palermo, sono distinte e diverse  da  quelle  di
  Milano  che  non  ha un centro storico o, quanto meno,  non  lo  ha
  degradato come il nostro.
   Onorevole Assessore, onorevole Cracolici, non si può immaginare di
  escludere  i  centri storici, nei quali insistono zone residenziali
  abitative e zone degradate, e dire sì alle aree commerciali e  alle
  zone industriali.
   Ritengo   che  da  parte  di  tutti  si  debba  fare  uno   sforzo
  nell'interesse  della legge, che è l'interesse  dei  siciliani.  Ha
  fatto   bene   l'onorevole   Falcone  a  fare   suo   l'emendamento
  dell'onorevole   Mancuso,  tanto  più  che,  senza  preventivamente
  discuterlo con nessuno, ha ritenuto di doverlo ritirare. E ha fatto
  bene  tanto più che in Commissione quell'emendamento aveva  trovato
  largo consenso.
   Signor  Presidente, sono convinto che nessuno qui stia combattendo
  guerre  islamiche  o  guerre sante e, almeno  per  quanto  riguarda
  l'UDC, stiamo cercando di approvare la migliore legge possibile.
   Siccome  non  mi  basta  il  duetto tra gli  onorevoli  Mancuso  e
  Cracolici  sulla  possibilità che domani questo  emendamento  venga
  trasformato  e  presentato in Commissione come  disegno  di  legge,
  chiedo,  signor  Presidente - e spero di trovare  il  consenso  del
  Governo e dei Capigruppo - una brevissima sospensione  perché ci si
  raccordi tra le forze politiche presenti in Aula.
   Chiedo  soltanto  due  minuti affinché le  ragioni  dell'onorevole
  Falcone - che, poi, sono le ragioni di tanti deputati di quest'Aula
  -  vengano  salvaguardate  e  perché la  dichiarazione  di  intenti
  dell'onorevole  Mancuso  e  dell'onorevole  Cracolici  venga  fatta
  propria dal Governo e si lavori su un testo che riguardi non,  come
  surrettiziamente  è  stato sostenuto, i  centri  storici  che  sono
  muniti  di  tutele artistiche, patrimoniali e culturali, ma  quelle
  zone  degradate dei nostri centri storici che hanno   necessità  di
  tutela  e  di ristrutturazione nell'interesse non degli industriali
  che devono speculare, ma delle famiglie che vi abitano.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Onorevoli colleghi, ho il dovere di  ricordare  che  se
  questo  emendamento  viene messo ai voti e  bocciato  non  potrebbe
  essere più oggetto di un disegno di legge.

   CORDARO.  Signor Presidente, ho chiesto due minuti di  sospensione
  per un momento di riflessione considerato che abbiamo assistito  ad
  un  duetto  tra  l'onorevole  Cracolici  e  l'onorevole  Mancuso  e
  vorremmo tutti partecipare alla discussione.

   PRESIDENTE.   Onorevole  Cordaro,  sospenderò   la   seduta   dopo
  l'intervento dell'onorevole Beninati.

   BENINATI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo argomento
  era  stato  valutato  in  Commissione e in quella  occasione  -  lo
  rammento  a me stesso - avevo proposto un emendamento che riportava
  qualcosa  di simile a quella che oggi è diventata legge,  cioè  che
  entro  centoventi  giorni   i  Comuni possono  escludere  aree  del
  territorio  dove  applicare questa legge. E più o  meno  era  sullo
  stesso  clima. Nel senso che si poteva fare seppure nelle zone   A
  non  si  può fare nulla. Si volevano scrivere tre o quattro  righe,
  non  di  più, per dare un segnale. Ritengo infatti che la cosa  non
  sia sbagliata. Si dava un tempo ai Comuni, fermo restando che nelle
  zone   A   non  si  può costruire, così è previsto,  ma  escludendo
  alcune  aree  delle zone  A . Sappiamo bene come è fatta  tutta  la
  Sicilia:   ci sono edifici di pregio, come ci sono, ahimè,  edifici
  degradati  che non hanno nulla di storico. E si presume  che  nelle
  zone   A   ci  sia tutta un'edilizia di pregio storico.  Questa  la
  ragione per la quale nella zona  A  non si può costruire . A questo
  punto,   suggerisco - e lo dico all'onorevole Falcone e a  tutti  i
  colleghi  e  non  per spendere una parola a favore  del  presidente
  della  Commissione - che quell'articolo vale un disegno  di  legge;
  pertanto, valutarlo come articolo è a mio avviso una forzatura.
   Se  si  vuole  dare  un  segnale, si potrebbe,  se  il  Governo  è
  d'accordo, prendere a spunto l'emendamento che oggi è legge, quello
  che  prevede che entro centoventi giorni i Comuni possono escludere
  aree  del territorio e fare qualcosa di simile. Lasciare ai  Comuni
  la  facoltà entro centoventi giorni di individuare nelle  zone   A
  alcune  parti  di  edifici o di edilizia dove si può  applicare  la
  legge,  sia  per  quanto  riguarda  gli  ampliamenti  che  per   la
  demolizione.  Quindi, i Comuni entro centoventi  giorni  potrebbero
  fare  questo; in atto, non si può fare. Per il resto si  rinvia  ad
  una  legge  organica  in  quanto, è vero,  ha  ragione  l'onorevole
  Cracolici,  un  argomento del genere non si  può  discutere  in  un
  emendamento, è una materia  troppo complessa.
   Al  limite, per quei Comuni organizzati e che hanno già  in  corso
  attività  di  questo  tipo  e  hanno avuto  dei  problemi,  si  può
  prevedere   che   entro   centoventi  giorni   procedano   ad   una
  perimetrazione di aree in cui insistono fabbricati non  storici  ma
  degradati;  ripeto,  potrebbero farlo  entro  il  tempo  limite  di
  centoventi giorni e, quindi, fare applicare questa legge.
   Io  non  andrei  oltre, perché altrimenti la  discussione  diventa
  complessa.
   Infine,   colgo  l'occasione, signor Presidente, per suggerire  al
  Governo  una  cosa molto delicata. In questa legge non abbiamo  (io
  per  primo  quando la proposi, ma devo dire anche  il  collega  che
  l'ha   un  po'  fatta sua per buona parte), non abbiamo minimamente
  parlato  di  un  problema  che da dicembre  ormai  esiste  come  un
  ulteriore  appesantimento delle problematiche  della  edificabilità
  dei  suoli  in Sicilia. Mi riferisco alla provincia di Messina,  ma
  vale per tutti.
   L'assessorato per i Beni culturali ha adottato a fine dicembre del
  2009,  correttamente - e devo dire questo è avvenuto  in  tutta  la
  Sicilia  -  i piani paesaggistici. Questo argomento, attenzione,  è
  una  giusta  norma  di tutela, però se non si prevede  qualcosa  in
  questo disegno di legge rischiamo che abbiamo previsto che tutte le
  opere  sono  in  deroga agli strumenti urbanistici.  Ma  sui  piani
  paesaggistici   non  abbiamo previsto nulla; non  so  se  si  debba
  inserire qualcosa, ma stiamo attenti che questo problema esiste  da
  dicembre in poi, cioè la Sicilia ha un Piano paesaggistico di tutto
  il territorio che si sovrappone ai Piani regolatori.
   Fino a questo momento, su questo argomento, non abbiamo speso  una
  parola.  Valutiamolo attentamente. Assessore, non  so  se  mi  sono
  spiegato chiaramente, ma sto parlando di un problema molto serio  e
  se  non si risolve si rischia di non fare applicare questa legge  e
  non  perché voglio essere a favore o contro. Ritengo cioè che   sia
  il  caso  di prevedere qualcosa per evitare che questa legge  venga
  vanificata.  Considerato  che i piani  paesaggistici  di  tutte  le
  province   di  tutte  le  realtà  della  Sicilia  sono   una   cosa
  recentissima e noi  abbiamo previsto che questa norma  si  applichi
  in  deroga  ai  Piani regolatori, dobbiamo pensare anche  ai  Piani
  paesaggistici per i quali non abbiamo detto nulla.
   E' necessario un approfondimento e le chiedo, Assessore,  anche in
  queste  poche ore, di farlo fare ai suoi uffici affinché, se  è  il
  caso, si preveda questa possibilità, fermo restando i pareri, fermo
  restando  tutto quello che si vuole, ma si prenda in considerazione
  di  scrivere  qualcosa perché rischiamo che la  legge  si  applichi
  difficilmente.

   PRESIDENTE. La seduta è sospesa per cinque minuti.
     (La seduta, sospesa alle ore 17.08, è ripresa alle ore 17.16)

   La seduta è ripresa.

   GENTILE, assessore  per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Signor
  Presidente, solo per dire che la materia sui centri storici è molto
  complessa. Quindi sarebbe opportuno stralciare questo emendamento e
  farne un disegno di legge.

   PRESIDENTE. Io accederei a questa ipotesti.

   MAIRA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  quello  che  sta
  avvenendo  credo fosse scontato e bene o male lo sapevamo  tutti  o
  tutti  coloro  i  quali  hanno seguito passo passo  l'andamento  di
  questo disegno di legge.
   Questo Parlamento, attraverso i propri deputati, e sollecitato  da
  tutte  le  parti sociali, dalle parti produttive, ha  ricevuto  una
  spinta  notevolissima  ad occuparsi attraverso  questo  disegno  di
  legge  della sistemazione urbanistica ed edilizia di tutti  i  nodi
  irrisolti che da decenni attanagliano la Sicilia.
   Una  continua  proposizione di emendamenti  e  subemendamenti  che
  mirano  ad ampliare la legge e che a volte vanno al di là di quelli
  che  sono  i propositi ufficiali che i Gruppi hanno dichiarato  nel
  corso di questi giorni, non solo sta snaturando sostanzialmente  il
  disegno  di  legge, ma forse ci fa rischiare di emanare norme,  non
  dico improvvisate, ma certamente fuori testo e confusionarie.
   Rivolgo  un  invito  ai  colleghi, se mi  prestano  un  attimo  di
  attenzione:  variamo  il  più presto possibile  questo  disegno  di
  legge,  cioè stasera. Assumiamoci l'impegno di ritirare  tutti  gli
  emendamenti  e i subemendamenti che sono fuori dal testo,  lasciamo
  il  disegno di legge come è uscito dalla Commissione e come risulta
  dalle  riscritture  del  Governo, giuste  o  sbagliate  che  siano,
  seppure io nutra seri dubbi sulla opportunità di alcuni aspetti  e,
  del resto, ne abbiamo discusso più volte anche nel confronto con  i
  capigruppo e il con Governo.
   Usciamocene da questa legge; evitiamo di fare ulteriori danni  con
  la  presentazione  di  emendamenti e  subemendamenti  estemporanei.
  Prendiamo  l'impegno, con un ordine del giorno  dell'Aula,  che  ho
  anticipato  a  qualche  collega e che  mi  impegno  di  predisporre
  nell'arco  di  qualche  minuto.  Facciamo  carico  alla  Presidenza
  dell'Assemblea  di  nominare un gruppo di  lavoro  di  urbanisti  e
  docenti   universitari  di  chiara  fama,  da  concordare   con   i
  capigruppo, affinché in un tempo breve e delimitato presentino alla
  Commissione   competente,  in  sede  redigente,  un   testo   unico
  sull'urbanistica  e sull'edilizia che aggiorni la legge  numero  71
  del  1978  di modo che tutte le giuste, legittime sollecitazioni  e
  interessamenti dell'Aula e dei deputati possano trovare, in  questo
  testo  unico,  giusto  sfogo  e giusta sistemazione  per  quel  che
  riguarda i problemi dell'urbanistica e dell'edilizia in Sicilia.
   Questo  ci  consentirebbe  di  non  snaturare  definitivamente  il
  disegno  di  legge  sul  piano casa, di fare finalmente  il  punto,
  concretamente,  sull'edilizia  e sull'urbanistica  perché  in  ogni
  caso,  e  ce  lo dobbiamo dire, è inutile che prendiamo impegni  di
  redigere  in  ventiquattro ore o in dieci giorni  una  qualsivoglia
  legge,  anche  parziale,  che si occupi di edilizia  e  urbanistica
  perché ormai dobbiamo discutere, per almeno un mese, di bilancio  e
  qualunque altro  provvedimento legislativo  si tratterà a maggio.
   In  questo periodo i tecnici e la Commissione possono lavorare per
  far  sì  che  al  primo  appuntamento  utile,  dopo  l'esame  degli
  strumenti  di bilancio, quest'Aula possa affrontare, con la  dovuta
  serietà   e  soprattutto  organicità,  tutto  quello  che  riguarda
  l'urbanistica e l'edilizia della Sicilia.
   Credo che sia una proposta ragionevole, razionale - che ha trovato
  attenzione presso i colleghi ai quali l'ho esposta -, che non vuole
  avere paternità, ma è omnicomprensiva delle volontà dell'Assemblea.
  La mia è una proposta che faccio con spirito costruttivo, guardando
  con attenzione alla posizione politica di tutti i Gruppi.
   Ritengo,  infine,  che su un fatto di questo genere  ci  si  possa
  consentire di varare immediatamente  il piano casa senza  ulteriori
  perdite di tempo e prospettare una seria valutazione su quello  che
  dobbiamo fare, organicamente, sull'edilizia e sull'urbanistica.

   PRESIDENTE.  Comunico  che   sono  stati  presentati  i   seguenti
  emendamenti:

   - dall'onorevole Mancuso: A.6, A4, A 15;
   - dagli onorevoli Cracolici e De Benedictis: 4.16;
   - dagli onorevoli Romano e Musotto: 5.6;
   - dagli onorevoli Ruggirello e altri: A 32;
   - dal Governo: A 68;
   - dall'onorevole Maira: A 39;
   - dagli onorevoli Faraone e Cracolici: A 50, 7.7;
   - dagli onorevoli Falcone ed altri: A 49;
   - dall'onorevole Leontini: A 14;
   - dagli onorevoli Dina e Maira. A 44;
   - dagli onorevoli D'Asero e altri:  A 24;
   - dall'onorevole Caronia: A 51.

   Dispongo  che  l'emendamento  A.6  sia  stralciato  dal  testo   e
  trasmesso alla quarta Commissione legislativa.
   Così resta stabilito.
   Si passa all'emendamento 4.16, a firma degli onorevoli Cracolici e
  De Benedictis.

   CRACOLICI. Signor Presidente,  dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   L'emendamento  5.6,  a  firma degli onorevoli  Romano  e  Musotto,
  decade per assenza dall'Aula dei firmatari.
   Si passa all'emendamento A.68, a firma del Governo.
   Assessore  Gentile, la invito a ritirarlo perché  è  di  difficile
  attuazione.

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE,  assessore per le infrastrutture e la  mobilità.   Signor
  Presidente,   onorevoli  colleghi,  è  solo   una   semplificazione
  dell'iter   procedurale  per  il  rilascio  del  parere   igienico-
  sanitario.  In tal modo diamo la possibilità agli uffici  che  sono
  ingolfati di sfoltire un po' il lavoro. C'è questa esigenza.

   PRESIDENTE. Onorevole Assessore, è proprio questo il problema, lei
  non  può sostituire un certificato di conformità igienico-sanitario
  con  la dichiarazione di un progettista. E' una procedura ai limiti
  della costituzionalità.

   GENTILE,  assessore per le infrastrutture e la  mobilità.  E'  una
  richiesta fatta anche dall'assessore per la salute.

   PRESIDENTE.  Da  come è stato redatto si capisce, infatti,  che  è
  scritto dall'Assessorato alla salute.

   GENTILE,  assessore per le infrastrutture e la mobilità.  Dichiaro
  di ritiralo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento A.32, a firma degli onorevoli Ruggirello
  ed altri.

   MUSOTTO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento A.39, a firma dell'onorevole Maira.

   MAIRA. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento A.4, a firma dell'onorevole Mancuso.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento A.50, a firma degli onorevoli  Faraone  e
  Cracolici.

   CRACOLICI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento 7.7, a firma degli onorevoli Faraone  e
  Cracolici.

   CRACOLICI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Onorevoli colleghi, dell'emendamento A.49 terremo conto in sede di
  coordinamento formale del testo.
   Si  passa  agli  emendamenti  A.14, A.15, A.44,  A.24  e  A.51  di
  identico   contenuto.   Quello   scritto   con   una   formulazione
  tecnicamente  più  appropriata è l'emendamento A24,  che  quindi  è
  quello che prenderei in considerazione.

   CRACOLICI. Signor Presidente, come stiamo procedendo?

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cracolici,  procediamo  con  l'emendamento
  A.24, pressoché di identico contenuto degli emendamenti A.14, A.15,
  A.44, A.24, A.51.

   L'emendamento  A.24 è quello tecnicamente scritto in  maniera  più
  corretta.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Signor
  Presidente,  si  configura come una sanatoria e  quindi  credo  che
  dovremmo inserirlo in un altro disegno di legge.

   PRESIDENTE.  No,  non  è una sanatoria. E' la  possibilità  per  i
  Comuni di completare le sanatorie. E' diverso, non è una sanatoria,
  è un'altra cosa.

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità.  Chiedo un
  minuto di sospensione.

   PRESIDENTE. Sospendo la seduta per un minuto.

     (La seduta, sospesa alle ore 17.26, è ripresa alle ore 17.46)

   La seduta è ripresa.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   intervengo
  soltanto per capire come debba procedere l'Aula in un momento quasi
  vacanziero. Vorrei capirlo.
   C'era  stata  una proposta dell'onorevole Maira di ritirare  tutti
  gli  emendamenti ed i subemendamenti e di votare gli articoli  così
  come  erano  arrivati in Aula. Su questa proposta  avrei  avuto  il
  piacere  di sentire il Governo e invece abbiamo proseguito cercando
  di proteggere altri emendamenti e subemendamenti. Delle due, l'una.
   Sono  pronto  a  ritirare tutti gli emendamenti e a  dare  il  mio
  personale consenso per quello che può valere - quasi nulla,  oramai
  mi  rendo  conto  -  per  il  ritiro di  tutti  gli  emendamenti  e
  subemendamenti per passare immediatamente all'articolo  12  e  alla
  votazione finale.
   Vorremmo  comprendere  inoltre  se  il  ritiro  degli  emendamenti
  riguarda soltanto alcuni e non riguarda altri. Se questo piano casa
  è un piano che riguarda la casa o se invece riguarda e non riguarda
  i  centri storici e poi riguarda anche le zone industriali e quelle
  artigianali. Vorrei chiedere al Governo di intervenire - almeno una
  delle pochissime volte - per fare chiarezza a quest'Aula.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi  -  mi  rivolgo
  anche  al  Governo  -,  ogni  mezz'ora rischiamo  di  innescare  in
  quest'Aula  meccanismi  per  i quali ci appassioniamo  e  prendiamo
  fuoco  facilmente.  E  ciò su questioni che  ereditiamo  tutti  dal
  passato  di  cui  ognuno  di noi è figlio  più  che  promotore.  E'
  probabile che ci sarà tra mezz'ora un altro emendamento per qualche
  altro motivo.
   Non so se sia giusto o sbagliato, ma mi è stato detto, ad esempio,
  che  in merito al rapporto con le amministrazioni pubbliche, queste
  -  in  maniera un po'  piratesca - decidono di non esprimere pareri
  e, utilizzando il silenzio, di fatto bloccano le procedure. E credo
  che un'amministrazione pubblica abbia il dovere di dire no, non  di
  far  finta  di  non  sentire. E dico ciò anche ai colleghi  perché,
  nell'agire politico e nel fare il legislatore, c'è anche un momento
  in  cui  bisogna  coniugare il fare con il contesto  nel  quale  si
  opera.
   Stamattina ho percorso l'autostrada Catania-Palermo e, all'altezza
  di  Altavilla  Milicia, sono transitato da un punto  in  cui  c'era
  stata - ieri o l'altro ieri - una frana. Ripeto: in autostrada
   La  Sicilia  sta  vivendo un momento di seria  difficoltà.  Voglio
  dirlo   con estrema onestà. Non sono un tecnico e non so se  questa
  norma  che è stata proposta sia giusta o sbagliata, ma so  che,  in
  questo  momento  nel  quale la Sicilia frana,  anche  laddove  sono
  sopravvenuti  vincoli di inedificabilità per rischio idrogeologico,
  con  questa norma obblighiamo a sanare anche gli immobili edificati
  in quei siti.
   Lo considero un fatto che ci deve portare ad una responsabilità di
  contesto.  La politica non può soltanto agire a chiamata,  ma  deve
  assumersi  la  responsabilità dei fatti  generali.  Credo  che,  in
  questo  momento,  questo  disegno di  legge  non  possa  consentire
  neanche che si dica o si pensi minimamente che si possa fare  salvo
  un  edificio  che corre rischi per le condizioni idrogeologiche  in
  cui è contestualizzato.
   Ecco  perché chiedo ai colleghi di ritirare l'emendamento evitando
  di  metterci in una difficoltà, permettetemi di dire, morale  oltre
  che politica o legislativa. Morale
   C'è un momento per tutto. Questo, in Sicilia, non è un momento  in
  cui  bisogna  dare messaggi di sanatorie; questo non è  il  momento
  adatto.
   Ecco  perché  chiedo ai colleghi una manifestazione  di  senso  di
  responsabilità, per evitare di mandare ancora messaggi sbagliati  a
  questa  Terra con le conseguenze che tutti conosciamo,  di  cui  ci
  indigniamo  il giorno dopo che succedono le disgrazie, ma  che  non
  prendiamo mai in considerazione  il giorno prima.
   Facciamo in modo che questo disegno di legge non contenga  neanche
  il sospetto di norme di questo tipo.

   PRESIDENTE. Onorevole Beninati, è richiesta la sua consulenza.

   BENINATI.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   onorevole
  Cracolici, penso che non sia il caso di accaldarsi su un  argomento
  del  genere, anche perché se quello che lei dice rispecchia il modo
  di  leggere l'articolo - si riporta a ciò che si è letto -, allora,
  ha ragione; in effetti, però, qui non c'è scritto qualcosa che va a
  favore   dei  dissesti  o,  addirittura,  che  permette  di  sanare
  situazioni che possono provocare dissesti.
   Vorrei  soltanto  ricordare a voi tutti che si può  valutare,  col
  buon  senso  di tutti, di approfondire una volta per  tutte  questo
  tema e di inserirlo in una materia che possa non essere di ostacolo
  alla  legge. Tanto per capire di cosa stiamo parlando - lo  ricordo
  ai  tanti colleghi che erano presenti quando si è recepita l'ultima
  sanatoria nazionale, quella del 2004, quando, se non ricordo  male,
  signor Presidente, lei era assessore per il territorio e l'ambiente
  e  io ero presidente della IV Commissione -. Questo problema ce  lo
  siamo  posti tutti; non è vero che, allora, non ce lo siamo  posti.
  Ma  purtroppo  non  lo si è mai affrontato perché,  quando  abbiamo
  recepito la normativa nazionale che prevedeva termini strettissimi,
  l'abbiamo  recepita tout court, cioè senza modificare assolutamente
  nulla  di  quella  nazionale. E invece avremmo  potuto  modificarla
  perché è ovvio che la Regione può modificare e può agire come crede
  senza che lo Stato dica nulla.
   Dopo  aver recepito questa norma, ci si è resi conto che -  forse,
  in  Aula, tutti lo sanno ma non lo dicono - la Regione Sicilia, per
  un  verso o per un altro, ha sul territorio una quantità di vincoli
  -  vincoli relativi, che è ben altra cosa - che certamente  mettono
  in  discussione  l'applicabilità, in buona parte,  della  sanatoria
  recepita.   Mentre   la   norma   nazionale,   infatti,   stabiliva
  chiaramente  che  nelle  zone sottoposte  a  vincoli  la  sanatoria
  nazionale non si applicava,  nella  Regione Sicilia, come era stato
  fatto  nel 1985 e anche dopo, si chiarì, con una norma chiara,  che
  le sanatorie, laddove vi sono vincoli di inedificabilità assoluta -
  mi  riferisco ai 150 metri - e in tutte quelle zone in cui vi  sono
  vincoli,  la sanatoria non si applica. Laddove, però, è  consentito
  costruire - ed ora passo a questo aspetto perché, nei pareri  della
  Sovrintendenza  non  è  detto che non  si  può  costruire,  si  può
  costruire - allora in quelle zone, in quelle fattispecie, in quella
  vincolistica  chiamata  vincolo  relativo  perché  si  presenta  il
  progetto, sia esso progetto ex novo sia esso progetto di sanatoria,
  si  fa  istanza  all'ente competente e l'ente  esprime  il  proprio
  parere.
   Se il parere è favorevole, la sanatoria si esprime favorevolmente;
  se  il  parere è negativo, la sanatoria non si rilascia e  così  fu
  fatto  nel  1985. Proprio per questo motivo, siccome in Sicilia  la
  sanatoria   del   1985  prevedeva  questa  proceduta,   moltissimi,
  tantissimi cittadini presentarono istanza di sanatoria e, quando si
  chiarì  che la sanatoria non si poteva applicare a  qualsiasi  tipo
  di  vincolo, è successo che quei cittadini paradossalmente pagarono
  allo  Stato  (le  somme relative alla sanatoria si  versavano  allo
  Stato,  tanto  per  ricordare). Si trattava di  zone  che  potevano
  essere  sanate,  ma  i Comuni, poiché la legge  prevedeva  che  non
  fossero inserite le zone sottoposte a vincoli, automaticamente  non
  trasmettevano  le  pratiche  con relativa  documentazione  all'ente
  preposto per il vincolo.
   Il  risultato è che le sanatorie sono da anni bloccate, non  si  è
  dato  loro corso e non si  concludono. Ed aggiungo, inoltre, che  -
  nessuno lo dice ma anche questo è un fattore presente - che, se  le
  procure  della Repubblica domani si svegliassero con  l'intento  di
  chiarire  di cosa si parla, andando in tutti i Comuni e cominciando
  a  chiedere  come mai queste pratiche non  sono state completate  e
  nessuno  giustamente  potrebbe spiegare che  queste  pratiche,  per
  un'anomalia,   non   sono   state   esitate,   si   applicherebbero
  provvedimenti  per  gli amministratori e discrete  sanzioni  perché
  hanno,  di  fatto,  bloccato le pratiche  in  quanto  impediti  nel
  trasmetterle  agli  enti  preposti  con  una  situazione   alquanto
  complessa nei confronti del primo cittadino stesso.
   Ecco  perché  si  propone ora di approvare questa  norma  anche  a
  distanza  di  tempo.  Lo si propone perché  ci  sono  centinaia  di
  migliaia  di  sanatorie incagliate nei comuni  proprio  per  questo
  motivo
   Di  conseguenza, oggi  possiamo decidere di non trattarla,  signor
  Presidente,  visto che potrebbe essere materia di altra  normativa,
  ma  occorre  un  impegno da parte di tutta l'Aula  affinché  questo
  argomento  venga  trattato.  Non  è  vero  che  si  stanno  facendo
  sanatorie per sanare chissà che cosa; non si sta sanando niente  di
  nuovo. Si  sta soltanto dicendo a tutti coloro che hanno sanato nel
  2004,  che  lo hanno fatto convinti che si applicavano le procedure
  precedenti,  che  li  rimettiamo in condizione di  potere  chiudere
  queste  pratiche, altrimenti, qua lo dico, ognuno si assume le  sue
  responsabilità.
   Il  problema  esiste  e  una quantità di  sanatorie,  per  vincoli
  relativi,  potrebbe essere accolta, come accadde  nel  1985  perché
  tutte  le sanatorie del 1985 furono accolte, visto che le  aree  in
  cui  vi sono i terreni sottoposti a vincoli non sono inedificabili,
  hanno  bisogno  del  parere di quell'ente e noi  stiamo  chiedendo,
  appunto, il parere di quell'ente. Che poi sia favorevole o negativo
  è un altro problema.
   Ho  spiegato  ciò  di  cui stiamo parlando,  ma  mi  rimetto  alle
  valutazioni dell'Aula - ed alle sue, signor Presidente  -  affinché
  si  chiuda questa materia entro la legge finanziaria, visto che  vi
  sono  delle  responsabilità penali per i sindaci i quali dovrebbero
  prendere  tutte  queste  istanze  di  sanatoria  e  restituirle  al
  mittente  con  il  paradosso che coloro  che  hanno  presentato  le
  istanze  di  sanatoria  hanno pagato  al  Governo  centrale  e  non
  potranno avere più i soldi indietro.

   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  quando  abbiamo
  cominciato  a discutere di questo testo così complesso  ci  eravamo
  dati  anche  un  metodo, largamente condiviso  dall'Aula,  che  era
  quello   di   non   accettare   emendamenti   dell'ultimo   minuto,
  disposizioni  confuse di cui nessuno può veramente  rendere  conto,
  del cui risultato nessuno è sicuro.
   Abbiamo attivato un tavolo tecnico al quale abbiamo portato  tutte
  le  nostre  richieste irrinunciabili e ne abbiamo  discusso  tutti,
  maggioranza e opposizione. Oggi parliamo di un emendamento  con  il
  quale si deve costringere la Sovrintendenza a rispondere.
   E perché non risponde?
   O  perché  non si possono sanare, o perché è in ritardo, com'è  in
  ritardo su mille questioni.
   E  allora facciamo una legge generale in cui è previsto che  entro
  una certa data deve rispondere.
   Tutto questo non ha senso. Gli Uffici spiegano che questa norma  è
  un'autentica sanatoria, e siamo in un momento in cui nessuno riesce
  a spiegare il senso di questo emendamento. Non posso credere che si
  debba  oggi  fare  una  legge per costringere la  Sovrintendenza  a
  rispondere.   Questa  è  una  norma  generale   che   riguarda   la
  ristrutturazione del sistema burocratico.
   Condivido  la proposta dell'onorevole Maira, il quale con  estremo
  buon  senso  ha  detto: ritiriamo gli emendamenti,  approviamo  una
  legge semplice, utile alla Sicilia e poi, se ci sono argomenti  per
  riprendere  la  questione,  nominiamo  un  tavolo  tecnico,  e   li
  affrontiamo.
   Signor  Presidente, chiedo anche a lei di trovare  una  linea  che
  possa  dare risposte alla Sicilia nei prossimi anni, perché  in  un
  momento  di  dissesto totale del nostro territorio non è  possibile
  approvare una norma che, francamente, è difficile da capire.
   Accogliamo   la  proposta  dell'onorevole  Maira,  ritiriamo   gli
  emendamenti  e attiviamo un tavolo tecnico. Non interveniamo  nella
  fase  finale con proposte incomprensibili, rimandiamo ad  altro  le
  questioni controverse. Questa è una proposta di buon senso e  credo
  che a questa dovremmo attenerci.
   E,  comunque, su questo emendamento dovremmo avere il coraggio  di
  non  chiedere  il  voto segreto. Che ognuno si  assuma  le  proprie
  responsabilità

   DINA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DINA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  quando  non   si
  vogliono affrontare i problemi, ci si rifugia sugli accordi,  sulla
  contrattazione preventiva, e se per caso si è omesso di  affrontare
  un  tema,  l'Aula può affrontarlo a condizione che ci si  fermi  un
  momento e si ascolti chi è intervenuto, per capire a fondo il senso
  di  questo  emendamento che, peraltro, dall'intervento del  collega
  Cracolici, risulta sempre più confuso, deviante e mistificato.
   Infatti,  ci  siamo  accorti che, oltre ai  vincoli  esistenti  in
  materia urbanistica, quello più grave, più pesante e irremovibile è
  il  vincolo ideologico, che l'onorevole Cracolici vuole inserire in
  questa norma. Superiamo questo aspetto e riflettiamo sui fatti. C'è
  una mistificazione enorme rispetto alla proposizione e alla valenza
  dell'emendamento. L'onorevole Beninati lo ha spiegato egregiamente:
  trattasi  di una sanatoria retrodatata, la 326 del 2003, si  tratta
  di  domande  giacenti presso i Comuni, laddove c'è  il  vincolo  di
  inedificabilità assoluta.
   Invece,  dove  ci  sono vincoli relativi, non  diciamo  che  vanno
  rimossi,  diciamo che le relative pratiche devono essere sottoposte
  all'autorità  che ha posto il vincolo. Quindi, se  c'è  un  vincolo
  idrogeologico,   si  pronuncerà  il  Genio  civile;   sul   vincolo
  forestale,    la    foresta;   sul   vincolo   paesaggistico,    le
  Soprintendenze. Parliamo di zone dove si costruisce regolarmente.
   Paradossalmente,  lo  stesso  abuso,  concepito  in  un   progetto
  organico  e  presentato  agli  organi  competenti,  poteva   essere
  approvato.  E' stato fatto prima di essere sottoposto a  vincolo  e
  quindi è entrato in sanatoria. Purtroppo la legge nazionale non  ha
  legiferato in merito, rimandando il compito alle regioni.
   La   Regione   Sicilia  ha  recepito  la  legge  nazionale   senza
  intervenire. Sta intervenendo con ritardo, ma sta intervenendo  per
  regolarizzare pratiche giacenti. Non stiamo facendo nessun abuso, e
  mi  sembra veramente patetico invocare crolli e danni idrogeologici
  nel  nostro  territorio quando parliamo di zone dove si costruisce.
  L'organo  preposto  - il Genio civile - valuterà  se  quel  piccolo
  abuso poteva esistere, se quel grande abuso è compatibile e insiste
  in  zone  dove si faranno le prove sismiche, tutte le  prove  ormai
  introdotte  dalla  nuova normativa, e si verificherà  se  si  potrà
  continuare e quindi sanare i manufatti realizzati.
   Quindi  nessuno  scandalo. Nessun rischio per la  Sicilia  se  non
  quello,  che posso anche capire, che teme l'onorevole Cracolici  di
  offrire  una norma manifesto, una norma sul piano casa che  secondo
  il  parere  di  qualcuno  ha risolto tutti  i  problemi,  ma  resta
  manifesto perché su problemi pregnanti che interessano la  gente  -
  non parliamo di grandi abusi, ma parliamo anche di povera gente che
  ha  realizzato  piccoli abusi - si chiudono  gli  occhi  e  non  si
  affrontano i problemi.
   Invito  pertanto  l'Assessore  e la Commissione  a  rimettersi  al
  giudizio  dell'Aula,  perché  stiamo  parlando  di  una  norma   di
  saggezza.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente   della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli colleghi, meno male che l'assessore Centorrino non lo  ha
  toccato,  ma io mi rifarei a un grande scrittore siciliano  che  ha
  scritto  per  i  posteri, e soprattutto per  noi,   fare  finta  di
  cambiare tutto per non cambiare nulla'.
   E  si  tratta di questo  Dagli interventi che ho ascoltato fino  a
  questo  momento  ritengo  che l'intervento  nel  merito,  sotto  il
  profilo  tecnico,  l'ha  svolto molto  bene  l'onorevole  Beninati.
  Quello  che mi dispiace è che, ancora una volta da questo  scranno,
  ascoltiamo  interventi ricchi di un pathos particolare  soprattutto
  dai  colleghi del Partito Democratico, che si richiamano con grande
  forza  ad una legge che deve fermare l'eventuale richiesta di abusi
  o  di  sanatoria, di fermarsi su quella che deve essere  tutta  una
  serie  di azioni che possono migliorare il comparto abitativo della
  Sicilia.
   E'  una  gara, così come si può leggere dalle note di  agenzia  di
  questi  giorni,  dove si parla di una legge severa che  servirà  ai
  siciliani e che, allo stesso tempo, porterà anche sviluppo.
   Signor  Presidente, volevo parlarne nel corso delle  dichiarazioni
  di voto finali, ma lo dirò adesso, seppure continuerò, così come ho
  fatto  fino  ad  oggi, a svolgere il mio compito di  presidente  di
  commissione.   Che  si  consideri  ciò  che  sto  per   dire   come
  un'anteprima della mia dichiarazione di voto.
   Questa  è una legge che non può essere votata, perché non  porterà
  nulla  di  tutto  quello  che  i  colleghi  si  sforzano  di  voler
  consegnare ai siciliani come una innovazione di chissà di che  cosa
  o una rivoluzione rispetto all'economia del comparto edilizio.
   Questa è una legge, onorevole Adamo e onorevole Cracolici, che  ha
  sancito,  all'articolo 10, il dissesto idrogeologico della Sicilia,
  di  cui  vi dovete rendere conto. E votando questa legge, sarete  i
  primi a dissestare la Sicilia. Sarete non solo i complici, ma anche
  gli  autori del dissesto della Sicilia  Quindi, rispetto alle buone
  parole,  alle buone intenzioni, a tutto quello che abbiamo  sentito
  in   queste  ore,  meglio  cento  volte  questa  norma  che   serve
  esclusivamente a dare input agli enti locali e agli uffici  tecnici
  e  non quello che tra qualche minuto vi troverete a fare - immagino
  per  spirito  di  Governo, perché per spirito  ideologico  non  può
  essere  - cioè a votare una legge che io non voterò, e che  porterà
  la Sicilia al dissesto idrogeologico.
   E  questo  non lo dico io, perché se lo dicessi io non varrebbe  a
  nulla, ma lo dice un cattedratico responsabile del Dipartimento  di
  ingegneria   dell'Università  palermitana,  oggi  ripreso   su   un
  quotidiano  nazionale  -  su  un  quotidiano  nazionale   carissimo
  onorevole  Romano  -  su quello che sta avvenendo  in  Sicilia.  Vi
  assumerete  questa  responsabilità. La legge sul comparto  edilizio
  non porterà a nulla; avrete sancito, con l'articolo 10, il dissesto
  della   Sicilia  e  di  tutto  il  sottosuolo,  spiegato   bene   e
  tecnicamente,  e rispetto a questo dico che è poca cosa parlare  di
  un  emendamento che avrebbe dato a tutta la Sicilia,  a  tutti  gli
  uffici tecnici, la possibilità quanto meno di aggiustare quello che
  fino ad oggi non è stato possibile aggiustare.
   Spero  che l'Aula sia matura sotto questo profilo e non si  faccia
  trascinare  da  interventi ideologici che  certamente  non  possono
  aiutare lo sviluppo.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE   BENEDICTIS.   Signor  Presidente,  onorevoli   colleghi,   ho
  l'impressione  che, come spesso accade, noi parliamo e  affrontiamo
  questi  argomenti  come se fosse l'ultima occasione  possibile  per
  affrontare un problema. Sistematicamente, per ogni legge che passa,
  cerchiamo  di  caricare  tutte  le possibilità  di  risoluzione  di
  problemi,  magari annosi e magari anche reali. Affermo  ciò  perché
  molte  delle cose che ho ascoltato dall'onorevole Beninati  ritengo
  siano fondate.
   E  -  seconda questione - noi cerchiamo di affrontare  i  problemi
  come  se  non  avessimo  uffici, come  se  non  avessimo  strutture
  tecniche negli assessorati in grado di costruire norme che  servono
  effettivamente a risolvere il problema. E invece ci ritroviamo  con
  questa scrittura che serve semplicemente ad evitarlo.
   Oggi noi abbiamo un problema, vogliamo evitarlo e quindi scriviamo
  questa  norma.  Ma  una cosa è evitarlo altra  cosa  è  risolverlo.
  Brevemente spiegherò perché.
   Noi  stiamo dicendo che se abbiamo una costruzione che insiste  in
  un'area,   oggi  individuata  come  possibile  area   di   dissesto
  idrogeologico  e quindi assoggettata a vincolo, la  cui  istanza  è
  stata  presentata  prima  dell'apposizione  del  vincolo,  possiamo
  andare a sanare, ovviamente verificando le condizioni di sanabilità
  della casa stessa.
   Voglio  ricordare  che in Sicilia dalle strutture dell'Assessorato
  sono  state  censite ad oggi come attive in seno al PAI  (piano  di
  assetto  idrogeologico) oltre 32 mila frane (vuol dire che sono  in
  movimento,  o comunque suscettibili di potersi ancora  muovere).  A
  queste  aggiungiamo  le  aree  di  dissesto  idrico,  e  quindi  da
  esondazioni,  e  queste  sono aree interessate  all'emendamento  in
  discussione.
   Abbiamo  una situazione estremamente critica, e non si tratta  qui
  di  fare  allarmismo o di gridare più forte. Si tratta di  prendere
  atto che il problema esiste, che esiste il problema di edifici  che
  possono  essere  sanati, ancorché insistenti  in  aree  oggetto  di
  vincolo idrogeologico.
   Vorrei  che questo Parlamento riconoscesse il problema, proprio  a
  conferma  della  sua  capacità  di analisi,  perché  è  un  dettato
  assolutamente  acritico.  Immagino  che  per  affrontare  realmente
  questo  problema con una norma - e il Parlamento ha  il  dovere  di
  affrontarlo realmente - innanzitutto, disponga un censimento  delle
  casistiche possibili. Abbiamo da conoscere quali sono le  tipologie
  di  questi casi, e dobbiamo dare le disposizioni che orientino  gli
  Uffici  a dare risposte concrete. Diversamente, facciamo una  delle
  tante  norme  con  le quali ci togliamo momentaneamente   un  peso,
  crediamo  di  risolvere  il  problema  e,  invece,   torno  a  dire
  semplicemente che ce lo evitiamo.
   Ma  non è questa l'ultima legge che possiamo approvare. Ci mancano
  forse strumenti tecnici, personale capace di approfondire, di dirci
  e  di  orientarci  in che modo dobbiamo farlo?  E'  proprio  questa
  l'unica  possibilità che abbiamo in un territorio dove sono  attive
  32  mila frane, dove sono state censite oltre 2 mila strutture  fra
  ponti, strutture viarie ed edifici a rischio alto ed altissimo, che
  coprono circa il 65 per cento dei centri urbani della Sicilia? Sono
  queste  condizioni che meritano un approfondimento ed una norma  di
  cui  il  Parlamento può essere fiero per porre soluzione  a  questo
  problema che esiste oppure questa è l'unica maniera che abbiamo  di
  affrontarlo?
   Io  mi  rifiuto  di  pensare che un Parlamento  fatto  da  persone
  responsabili,  capaci di collaborare con le strutture  tecniche  di
  cui  questa  Regione  dispone, non sia in  grado  di  fare  meglio.
  Pertanto,  chiedo  un  patto di serietà fra  parlamentari  affinché
  ritirino  questa  norma  e ci si impegni a risolvere  il  problema,
  tenendo  conto  degli  aspetti tecnici, degli aspetti  giuridici  e
  amministrativi  che  ricadrebbero  oggi  su  chi  ne   avrebbe   la
  responsabilità, e che noi non saremmo in grado di orientare.
   In questo modo potremmo affrontare e risolvere il problema.

   CAPUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPUTO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessore,  ho
  l'impressione  che  in Aula stia passando un messaggio  secondo  il
  quale  c'è chi è per il sacco della Sicilia, c'è invece chi  è  per
  arginare  con  rigore  e  autorevolezza  la  cementificazione   del
  territorio.  Personalmente,  in  più  occasioni,  ho  invitato   il
  Parlamento  ad  evitare  che una parte politica  si  intestasse  la
  politicizzazione di questo disegno di legge.
   Invece continua ad essere così. Il Parlamento si divide in  due  e
  addirittura si pretende di dettare l agenda politica al Governo. Io
  vorrei   ricordare  che  qui  non  c'è  nessuno  che  possa  sanare
  costruzioni  poste  in zone vincolate di inedificabilità  assoluta.
  Chi  ha fatto l'amministratore di enti locali sa benissimo che  gli
  immobili  si  possono  sanare  a  determinate  condizioni   e   con
  determinati presupposti urbanistici territoriali e ambientali.
   Quindi,  è  il  metodo  che  non si riesce  ad  accettare,  di  un
  messaggio  trasversale - che arriva da parte di qualcuno in  questo
  Parlamento  e fuori da questo Parlamento - di un rigore o  presunto
  tale,   da   un   lato  e,   dall'altro  lato,  della   voglia   di
  cementificare. Non è così
   L'emendamento  sul  quale siamo pronti a fare  qualunque  tipo  di
  ragionamento,  anche  di  rinviare il  punto  per  qualche  giorno,
  consente  la  sanatoria  di  immobili in  presenza  di  determinate
  condizioni urbanistiche, paesaggistiche ed ambientali. Qui nessuno,
  me  compreso,  intende  avviare  una sanatoria  indiscriminata  del
  patrimonio edilizio privato esistente.
   Vorrei  che qui passasse un messaggio diverso, che deve essere  di
  collaborazione,   di  incontri  della  volontà   parlamentare,   di
  affrontare un tema che è certamente delicato. Ma è anche  vero  che
  dobbiamo consentire, con questo disegno di legge, di sanare  quello
  che è sanabile in Sicilia. Su questo noi siamo più intransigenti di
  altri  e  abbiamo le idee chiare più di tanti altri. E il principio
  che  non  deve passare è che ci sia qualcuno che difende in maniera
  rigorosa  il territorio e una parte politica che lo vuole devastare
  e deturpare, perché così non è.
   Questo  è  un  messaggio  pericoloso,  che  rischia  di  inficiare
  l'intero ragionamento di questo disegno di legge, che è nato  anche
  -  e  voglio  ricordare  cosa ha detto lo stesso  Presidente  della
  Regione  e  del  Governo - come un disegno  di  legge  di  sviluppo
  riguardante  una forma economica della Sicilia, che  è  l'edilizia,
  del  sistema  di  recupero del patrimonio  ambientale  esistente  e
  sanabile.
   Adesso  non è più così. Si è creata confusione ad arte  e  si  sta
  creando  anche  un condizionamento da parte di un  Gruppo  politico
  verso il Governo.

   CARONIA, relatore. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CARONIA,  relatore.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  in
  realtà  avevo presentato un emendamento che sostanzialmente, tranne
  che   per  un'aggiunta,  riprende  l'emendamento  presentato  dagli
  onorevoli D'Asero, Cristaudo, Bosco e Torregrossa.
   Devo  dire,  rispetto ad alcune affermazioni che ho  sentito,  che
  sono  state  dette alcune imprecisioni in quanto questa legge,  pur
  essendo  vero  che  noi  abbiamo  approvato,  all'articolo  1,   un
  emendamento  che  prevede  l'attuazione dell'accordo  tra  Stato  e
  Regioni, è pur vero che, scorgendo tra gli emendamenti che tra  qui
  a qualche ora andremo a discutere, ce ne sono alcuni che riguardano
  per  esempio  la delocalizzazione, alla quale io sono assolutamente
  favorevole.  Ma  è pur vero che stiamo trattando di  argomenti  che
  esulano  l'aspetto  secco di quelle che erano  le  indicazioni,  il
  recinto  preciso che era stato individuato dalla Conferenza  Stato-
  Regioni.  Pertanto, visto che in quell'articolo si parla di  ciò  -
  proprio   quello  riguarda  la  delocalizzazione  dei  vincoli   di
  inedificabilità  assoluta,  mentre  credo  che  questo  riguardi  i
  vincoli  di  inedificabilità relativa -  lo  ritengo  assolutamente
  pertinente e quindi oggetto di discussione e assolutamente in linea
  con gli obiettivi di questa legge.
   Questa  legge non vuole in nessun modo e maniera sanare  alcunché,
  né  tanto meno cementificare, come qualcuno in maniera faziosa oggi
  vuole  fare credere. Io credo che con questo emendamento si  voglia
  fare  chiarezza  per  tutti coloro i quali hanno  legittimamente  -
  perché  una  legge  statale lo ha consentito  -  fatto  istanza  di
  sanatoria  e per questo hanno versato anche dei soldi e ottemperato
  ad aspetti economici preliminari.
   Allora  è  giusto che a questi soggetti, che hanno fatto  regolare
  istanza di sanatoria, si possa dare la certezza di un procedimento
   In  merito  a  questa  problematica, non credo che  quest'articolo
  porti avanti nessuna sanatoria, né tanto meno alcuna intenzione  di
  cementificare  o  costruire  o  fare  sprofondare  la  Sicilia  per
  problemi  di  rischio  idrogeologico.  Credo,  invece,  che  faccia
  chiarezza per tutti quei soggetti che hanno fatto regolare  istanza
  di  sanatoria  e  che oggi, attraverso questa normativa,  avrebbero
  certezza di quale possa essere l'esito della propria richiesta.
   Come  ha ben detto l'onorevole Dina, i pareri che dovranno  essere
  resi  potranno  essere favorevoli ma anche contrari,  il  che  darà
  adito alla conclusione di un iter amministrativo che vede in alcuni
  soggetti,  che  hanno  fatto  regolare istanza  di  sanatoria,  una
  risposta.
   Credo  che,  in un momento come questo, nel quale ci  si  pone  la
  problematica inerente alla gestione ed alla salvaguardia della vita
  dei  cittadini, potere stabilire senza equivoci se un immobile vada
  sanato  o demolito, sia molto importante. E questa è una norma  che
  va proprio in questa direzione.
   E'  chiaro  che  se un immobile oggetto di questo  articolo  fosse
  dichiarato  non  sanabile, e quindi i relativi pareri  non  fossero
  resi  in  termini positivi, le amministrazioni potrebbero procedere
  alla demolizione. Cosa che sarebbe giusta e corretta.
   Questo,  pertanto, è un emendamento che va nella  direzione  della
  legalità, della salvaguardia del territorio e del monitoraggio  del
  territorio,  quello che oggi purtroppo manca grazie  al  fatto  che
  buona  parte  degli strumenti urbanistici dei comuni  della  nostra
  Regione  sono  scaduti e non sono stati aggiornati, motivo  per  il
  quale questo Parlamento, e di conseguenza il Governo, ha finanziato
  una  legge  che  prevede contributi affinché si  redigano  i  piani
  regolatori.
   Credo che questo emendamento sia coerente con il corpo della legge
  e,  ripeto,  si tratta di vincoli di inedificabilità  relativa.  E,
  visto   che   fra  poco  parleremo  di  inedificabilità   assoluta,
  l'emendamento  risulta coerente e pertanto ritengo  sia  valido  da
  approvare.

   ODDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, devo obiettivamente
  dire  che ascoltare le motivazioni dell'onorevole Beninati è stato,
  per me, estremamente interessante.
   Ricordo,  infatti, che in una legge finanziaria di  questi  ultimi
  anni, l'argomento è stato posto anche da parte di alcuni di noi.
   Dobbiamo essere seri, sereni e leali perché tutti sappiamo che dal
  2005, se non mi sbaglio, c'è un problema che riguarda centinaia  di
  casi  di  costruzioni che rientravano nella famosa norma  nazionale
  che  permetteva la loro cosiddetta  sanabilità  rispetto ai vincoli
  sopravvenuti - per questioni di sintesi, la fermo qui - rispetto  a
  quanto  era invece disciplinato con le famose leggi che, è  inutile
  citarle, permettevano di sanare gli edifici abusivi.
   Dal 2005 si tenta di discutere serenamente di questo argomento.
   Mentre   ascoltare  l'onorevole  Beninati  è  stato   estremamente
  interessante, mi permetto di dire, ad ascoltare altri colleghi, che
  per  forza la devono  buttare in politica , cadono le braccia   Qui
  non c'è nessuno che è assolutamente pervaso dal sacro furore di non
  permettere  chissà  quale piratesca azione da parte  dei  colleghi
  Dovremmo  invece cercare di dare letture utili allo svolgimento  di
  determinate  funzioni. Cioè, se  non spieghiamo  bene  nel  merito,
  secondo  me, nessuno può credere che c'è un'opposizione  in  questo
  momento intelligente, propositiva, che è anche lungimirante;  un ci
  criri  nuddu , lo dico anche in olandese così, onorevole  Leontini,
  amico mio, ci comprendiamo
   Detto  ciò,  è  opportuno  che  il mio  amico  onorevole  D'Asero,
  comprenda  che  è  argomento  che possiamo  sviluppare  durante  la
  finanziaria  e  che  può  trovare anche, perché  no,  un'attenzione
  estrema  anche da parte di coloro che, come me, per esempio,  hanno
  presentato  tempo  fa questo emendamento. Non era  scritto  con  il
  principio reciproco come è scritto questo, che è graziosissimo  per
  come  è  scritto, è scritto in maniera molto abile, era scritto  in
  maniera diversa. Ma lì siamo.
   Io  penso  che   il  collega d'Asero si renderà conto  che  non  è
  opportuno,  altrimenti poi è inutile discutere sulla questione  che
  noi   abbiamo   fatto  in  riferimento  all'accordo  Stato-Regione;
  l'accordo Stato-Regione comunque esclude qualsiasi intervento anche
  per  quanto  concerne l'estensione, ragionevole o meno, per  quanto
  concerne  la  sanabilità di alcuni edifici, però nel contempo  noi,
  dopo sei anni, vogliamo risolvere il problema inserendolo nel piano
  casa
   Il  piano  casa non diventa più buono e diventa figlio  del  sacro
  furore  perché dovremmo fare una cosa che è già scritta in  maniera
  chiarissima nell'accordo Stato-Regione.
   Allora, io dico, collega D'Asero, che un segnale a quest'Aula  lei
  lo può dare ed è un segnale di ragionevolezza e di buon senso.
   Questa  è  una norma che non ha niente a che spartire  con  questo
  testo.
   E  penso,  addirittura,  che  il  Presidente  sia  stato  generoso
  sull'ammissibilità,   perché  ha  voluto  comunque   ammetterlo   e
  permettere  questa  lunga  discussione.  Bene,  non  fa  mai   male
  discutere,  però io credo che il collega D'Asero dovrebbe  ritirare
  questo emendamento, assumendo l'impegno - posso parlare solo a nome
  personale  evidentemente, ha già parlato il  mio  capogruppo  -  di
  approfondirlo per come si deve, perché un problema c'è. Ma  bisogna
  capire, come ha detto il collega De Benedictis.
   Ma abbiamo idea di cosa realmente c'è nel territorio siciliano per
  quanto  concerne  questa  casistica?  No.  E  allora  fermiamoci  e
  riflettiamo, consultiamo il Dipartimento, vediamo i Comuni cosa  ci
  dicono  ed apriamo una seria discussione anche per quanto  concerne
  quest'altro  capitolo,  non escludendo che alcuni  di  questi  casi
  hanno  concorso  a creare qualche problema per le cose  che  diceva
  poca fa il collega De Benedictis.
   Attenzione, non escludiamolo.
   Io non sono per dire che ciò che sta accadendo in Sicilia è frutto
  dell'abusivismo di tipo A o dell'abusivismo di tipo B,  ma  ritengo
  di poter dire di fare attenzione, perché sappiamo bene che comunque
  anche  elementi  di  questo  tipo  concorrono  a  determinare   una
  situazione particolare rispetto al territorio.
   Infine,  con  buon  senso  e,  mi  permetto  di  dire,  anche  con
  ragionevolezza,  penso  che  l'onorevole  D'Asero  possa   ritirare
  l'emendamento  e  ne  facciamo un punto di  discussione  anche  per
  quanto concerne la discussione sulla finanziaria.

   CRISTAUDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRISTAUDO. Signor Presidente,  la ringrazio per avermi concesso la
  parola.
   Desidero  portare  a conoscenza degli onorevoli  colleghi  che  il
  senso  di  questo  articolo  non è la concessione  di  un'ulteriore
  sanatoria.   Ho  l'impressione  che  qui  si  sia  equivocato   sul
  significato di quest'emendamento. Tengo a precisare che  l'articolo
  riguarda   soltanto   quelle   sanatorie   presentate   nei    siti
  paesaggistici. Sta a significare che nel passato coloro  che  hanno
  avuto  rilasciate sanatorie in luoghi paesaggistici hanno  soltanto
  presentato la documentazione al Comune, hanno pagato le tasse,  poi
  hanno  costruito  e non se n'è accorto mai nessuno,  perché  nessun
  provvedimento, nessun controllo è venuto dagli enti preposti.
   Con  l'introduzione della legge nazionale che  è  stata  recepita,
  purtroppo,  da  quest'Aula  in un modo errato,  sorvolando  per  la
  premura di approvare e recepire la legge, non ci siamo accorti  che
  dovevamo  provvedere  alla correzione. Pur tuttavia,  l'emendamento
  che  io  sto presentando vuole dare una maggiore sicurezza  ed  una
  maggiore legalità a coloro che hanno presentato la sanatoria. E  mi
  spiego meglio.
   Così   com'è   stato   presentato,   l'emendamento   parla   molto
  chiaramente: «le aree soggette a vincoli imposti sulla  base  della
  legge statale o regionale a tutela degli interessi idrogeologici  e
  delle  falde  acquifere nonché le opere abusive non  sono  comunque
  suscettibili di sanatoria».
   Io  credo che l'emendamento lo dica abbastanza chiaramente. Non  è
  che   stiamo  dando  un'ulteriore  sanatoria  abusiva,  non  esiste
  affatto.  Fra  le  altre cose tengo a precisare  che  le  sanatorie
  presentate  sono quelle prima del 2003, non sono quelle  presentate
  solo nel 2010 e nel 2009.
   A  sua  volta  l'articolo 2 fa un richiamo all'articolo  32  della
  legge  del  28 febbraio 1985, la quale recita che «fatte  salve  le
  fattispecie  previste  all'articolo  33,  il  rilascio  del  titolo
  edilizio  in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti  a
  vincoli  è subordinato al parere favorevole dell'amministrazione  e
  alla tutela del vincolo stesso».
   Cosa  significa?  Che  nessun Comune ha  previsto  di  inviare  la
  sanatoria  dopo  che  in parte le hanno già  esaurite  e  le  hanno
  rilasciate,  però  nessun  Comune ha  rimandato  la  documentazione
  dovuta alla Sovrintendenza.
   E'  vero  sì  che  in  quell'epoca è stato  messo  il  termine  di
  centottanta  giorni per mandarla alla Sovrintendenza,  purtroppo  i
  Comuni anziché inviare i progetti approvati hanno affisso manifesti
  murali  ed  il  cittadino non se n'è accorto.  Quindi,  con  questo
  articolo  non stiamo facendo nessuna sanatoria, bensì stiamo  dando
  la possibilità a chi ha avuto accettata la sanatoria di poter avere
  la  disponibilità di portarla al Genio Civile e farla esaminare per
  ottenerla  eventualmente  - anche se in ritardo  -  con  il  parere
  contrario. Certamente non si darà parere favorevole.

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE,   assessore  per  le  infrastrutture   e   la   mobilità.
  Semplicemente per ribadire quello che abbiamo detto decine di volte
  e  cioè  che  tutto quello che era materia urbanistica  si  sarebbe
  trattato in un secondo momento con un nuovo disegno di legge che al
  più  presto  l'Assessore Di Mauro presenterà. Mi  appello  al  buon
  senso  di  tutti i colleghi e rivolgo loro l'invito a ritirare  gli
  emendamenti per ripresentarli nella sede di un apposito disegno  di
  legge.

   D'ASERO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sosteniamo  a  tal
  punto  tale emendamento che purtroppo è la terza o la quarta  volta
  che  lo  ripresentiamo. Quest'Aula deve sapere che  il  problema  è
  stato  posto  perché  lo  ritengo di carattere  sociale,  ma  anche
  istituzionale.  Nel  senso che diversi Comuni oggi  sono  realmente
  nelle  condizioni  di non poter operare in preda  ad  un  disordine
  amministrativo  nonché finanziario. Le pratiche a  suo  tempo  sono
  state  presentate  con parte della oblazione  già  pagata  che,  di
  fatto, diventa motivo di non utilizzo di questa risorsa.
   Ognuno  di  noi è portatore sicuramente di istanze. La  mia  vuole
  essere  un'istanza di carattere istituzionale e il senso di  questo
  tipo  di  emendamento  è quello che è stato già  ribadito  ma  che,
  secondo  il  mio  modesto  avviso, viene  interpretato  in  maniera
  fuorviante,  nel  senso che alcuni ritengono che attraverso  questo
  emendamento si voglia aprire a nuove possibilità di sanatorie  o  a
  iniziative che sicuramente io non condivido.
   Qui  non  si vuole riaprire nessuna sanatoria né tanto meno   dare
  spazio  ai  furbi. Questa vuole essere semplicemente la possibilità
  di  regolarizzare,  di  definire, di  far  pronunziare  gli  organi
  competenti, primi fra tutti le sovrintendenze, a che definiscano se
  il   parere  richiesto  sulle  pratiche  di  condono  a  suo  tempo
  presentate, sia relativo ad un vincolo di inedificabilità assoluta,
  così  come  la  norma dice, su cui non c'è niente da  fare,  o  sia
  legato  ad  un vincolo di inedificabilità relativa, dove  la  legge
  nazionale prima e lo spirito del legislatore era quello di dire  se
  nel  vincolo  di  inedificabilità  relativa  ci  possa  essere   il
  pronunciamento dell'organo competente.
   Cosa che fino ad oggi non avviene.
   Il senso di questa iniziativa è di interesse generale. In Sicilia,
  probabilmente, ci sono da ottanta a centomila pratiche pendenti, in
  attesa  di giudizio. Pertanto, ritengo che sia un argomento su  cui
  questa Assemblea si debba pronunciare.
   Ciò  premesso e ciò nonostante,  ritengo - e lo vado predicando  -
  che  bisogna  confrontarsi con gli altri  per  capire  se  esistono
  motivi anche solo in parte di ingiustificata interpretazione,  come
  se   si  volesse  creare  una  condizione  diversa,  oppure  motivi
  derivanti da una spinta di carattere psicologico. Ricordiamoci  che
  oggi  siamo nell'era in cui ci sono problematiche di altro  genere,
  di  dissesto idrogeologico, di frane. Sia chiaro, nessuno su questa
  direzione  vuole creare deroghe o aperture. Siamo per difendere  il
  territorio,  per  difendere  la sicurezza.  Si  vuole  dare  questa
  possibilità nel rispetto della norma.
   Comprendo,  anche  dagli interventi che si  sono  susseguiti,  che
  vuole  esserci  una  disponibilità ad affrontare  l'argomento  e  a
  trovarvi  una  definizione, magari riformulandolo  in  maniera  più
  chiara  - e per me lo è - o comunque in maniera più condivisa.  Ciò
  premesso,  se questo vuole essere anche il senso del dibattito,  io
  sono disponibile a ritirare l'emendamento purché il Governo prima e
  il  presidente  dell'Assemblea dopo si assumano  l'impegno  che  su
  questo immediatamente si provveda o inserendolo in una norma la cui
  discussione  è  immediatamente successiva a  questa  seduta,  o  in
  qualche altra condizione che permetta la discussione dell'articolo.
  Si  può  anche  fare un tavolo tecnico e dare subito una  risposta.
  D'altronde,  qui  siamo per confrontarci ed il senso  del  rispetto
  istituzionale,  in  maniera costruttiva, ritengo  debba  portare  a
  questo.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per evitare che con una  votazione
  si  possa  pregiudicare il destino di questo disegno di legge  che,
  invece,  potrebbe  essere una legge con importanti  ricadute  sulla
  Sicilia,   stralciamo  questo  argomento  e  lo  trasferiamo   alla
  Commissione  per il territorio e l'ambiente, così come abbiamo  già
  fatto con l'emendamento A6.
   Pertanto, i cinque emendamenti che abbiamo in discussione  saranno
  oggetto  di  apposito disegno di legge che rinviamo alla competente
  Commissione per il territorio e l'ambiente.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo su questa proposta?

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Il Governo
  è favorevole.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,  presidente  della Commissione.  Signor  Presidente,  già
  esiste  un disegno di legge derubricato che la Commissione  ha  tra
  gli atti, e che penso sia possibile iscrivere all'ordine del giorno
  della Commissione per un giorno della prossima settimana.

   PRESIDENTE.  Se  il disegno di legge cui lei fa riferimento  è  di
  contenuto analogo, la Presidenza è d'accordo.
   Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
   Comunico  che  è stato presentato l'emendamento A95  del  Governo.
  Comunico  altresì  che  sono stati altresì  presentati  i  seguenti
  subemendamenti:

    -  dal  Governo: A.95 Gov.18, A.95.13, A.95.12,  A.95 Gov.19;  A103
    Gov;
    -  dall'onorevole  Maira: A.95.5, A.95.6, A.95.7,  A.95.8,  A.95.9,
    A.95.10;
    -  dagli  onorevoli Leontini, Beninati. D'Asero e Limoli:  A.95.17,
    A.95.16;
    - dagli onorevoli Mancuso, Limoli, Bosco e Campagna: A.95.2;
    - dagli onorevoli Cracolici e Faraone: A.95.3;
    - dagli onorevoli Falcone, Mancuso ed altri: A.98; A.95 Gov.20;
    - dagli onorevoli Barbagallo, Ammatuna ed altri: A 4.1;
    - dagli onorevoli Rinaldi, Mattarella, Piccione e Laccoto: A 15.1.

   Si  procede  con l'emendamento A95.18 Gov, interamente sostitutivo
  della prima parte dell'emendamento A95 Gov.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,  presidente della Commissione. Signor Presidente,  vorrei
  capire: se passa l'emendamento A95.18 Gov tutti gli altri decadono?

   PRESIDENTE. Tutti quelli presentati alla prima parte, sì.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Presidente, questo non è un
  modo  di  procedere regolare; perché basta cambiare  una  parola  e
  l'attività   di   deputato   viene  così  mortificata,   basterebbe
  riscriverlo.

   PRESIDENTE. Come lei sa quando un Governo riscrive un articolo, il
  testo del Governo ha la precedenza sugli altri.

   MANCUSO,  presidente della Commissione. Sì, ho capito, ma dobbiamo
  dare tempo ai deputati di esaminare il testo.

   PRESIDENTE. Si passa all'emendamento A 95.18 di riscrittura  della
  prima  parte  dell'A.95  al quale sono  stati  presentati  dei  sub
  emendamenti.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente per capire sull'ordine dei lavori,  noi
  abbiamo un emendamento di riscrittura che è appunto l'A 95.18. Gov.
  A  questo emendamento ci sono dei sub emendamenti che appunto  sono
  A. 95.5 e

   MANCUSO, presidente della Commissione. Non è così.

   FALCONE. Un attimo, delle due l'una: o quelli sono sub emendamenti
  che  possono  essere  trattati  o  se  c'è  un  subemendamento   di
  riscrittura,  questa  Aula  deve avere il  tempo  di  riflettere  e
  presentare un ulteriore subemendamento. E ciò a norma dell'articolo
  112 del nostro Regolamento.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI.  Signor  Presidente, vorrei un attimo di  attenzione  su
  quest'altro problema. Noi stiamo parlando dell'emendamento A  95.18
  Gov.  Ebbene, a questo emendamento avevo presentato un  emendamento
  dopo  avere avuto assicurazioni da parte del Governo. E  devo  dire
  che  il  Governo ha preso una parte, la parte alberghiera,  che  in
  effetti  mancava  e  ora  l'ha inserita  nel  suo  testo.  Desidero
  precisare,  anche se so che è una volontà condivisa da  tutti,  che
  quando   si  scrive  nell'articolo    gli  interventi  non  possono
  riguardare  i  siti a carattere alberghiero turistico  ricettivo  e
  commerciali ,  stiamo attenti a chiarire bene  cosa  vuol  dire  la
  parola   commerciali'.  A mio avviso, per  commerciale  si   devono
  intendere  le  grandi  e  medie strutture e i  centri  commerciali.
  Sarebbe   un   paradosso  se  andassimo   in   contrasto   con   il
  contingentamento.  Quindi,  questi devono  essere  esclusi,  perché
  edifici  commerciali  generici potrebbero non  escludere  i  centri
  commerciali.  Ed ecco perché ho proposto l'emendamento  A.95.16  il
  quale  precisa  cosa  si  intende  con   commerciali',  cioè   sono
  strutture di vendita medie e grandi, nonché centri commerciali così
  come  definiti  dal  decreto  che fu  fatto  dal  Presidente  della
  Regione.
   Il Governo deve ribadire cosa intende con la parola  commerciali ,
  cioè  che  questo  è  lo  spirito della legge,  perché  commerciali
  potrebbero  essere anche i piccoli negozi. Dobbiamo chiarire  quali
  sono  le  attività commerciali che vengono escluse. Da  quello  che
  capisco  è  la grande distribuzione, le medie e le grandi strutture
  di  vendita.  Così come dichiarato nel decreto del  Presidente.  Ma
  l'Assessore  non  penso  abbia compreso. Ma glielo  ripeteremo  con
  calma.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, secondo me dovremmo proseguire  con
  l'emendamento  A95.18 Gov e poi con i relativi  subemendamenti  che
  allo stesso sono stati presentati.

   PRESIDENTE. La seduta è sospesa per qualche minuto.

     (La seduta, sospesa alle ore 18.52, è ripresa alle ore 18.56)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, si passa all'emendamento  A95.18
  Gov  che  riscrive il primo articolo dell'emendamento A 95.  Ne  do
  lettura:

                              «TITOLO III

                             Articolo ...
          Ampliamento, demolizione e ricostruzione di edifici
                adibiti ad uso diverso dall'abitazione
  1.  Ai  fini  della  sostituzione e  rinnovamento  del  patrimonio
  edilizio   esistente   alla  data  del  31  dicembre   2009,   con
  destinazione d'uso non residenziale, sono consentiti interventi di
  ampliamento nei limiti del 15% della superficie coperta e comunque
  per  una  superficie  non  superiore  a  metri  quadrati  400   di
  superficie   coperta.  Sono  altresì  consentiti   interventi   di
  demolizione  e  ricostruzione con ampliamento nei limiti  del  25%
  della  superficie  coperta  e  comunque  per  una  superficie  non
  superiore  a metri quadrati 400 di superficie coperta. I  suddetti
  limiti  sono incrementati del 10% qualora vengano adottati sistemi
  che   utilizzano  fonti  di  energie  rinnovabili  che  consentano
  l'autonomia energetica degli edifici.

  2. Gli interventi di cui al comma 1 non possono riguardare edifici
  a  carattere alberghiero, turistico-ricettivo e commerciali  e  in
  ogni   caso  devono  ricadere  nelle  zone  territoriali  omogenee
  classificate "D" degli strumenti urbanistici generali ai sensi del
  D.M.  2.4.1968,  n.  1444  e nei piani regolatori  delle  aree  di
  sviluppo  industriale di cui alla legge regionale 4 gennaio  1984,
  n. 1.

  3.  Gli interventi di cui al comma 1 sono ammessi, in deroga  alle
  previsioni  degli  strumenti  urbanistici  comunali,   vigenti   o
  adottati,  purché nel rispetto delle distanze minime stabilite  da
  norme   legislative  vigenti  e  in  conformità   alla   normativa
  antisismica.

  4. Gli interventi di cui al comma 1 devono essere effettuati entro
  i limiti di altezza degli edifici esistenti.

   ROMANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ROMANO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  suggerirei  al
  Governo di chiarire al comma 1 che cos'è tutto quello che non è  la
  destinazione d'uso residenziale. Questo articolo era stato  pensato
  per  l'artigianale, l'industriale e le riserve del 20 per cento  di
  servizi  e  uffici. Mentre nel comma 2 si chiarisce che si  esclude
  l'alberghiero, l'ex alberghiero e il commerciale che  anche  qui  è
  definito  in maniera generica nel comma 1. Codificherei quindi  che
  cos'è  il  non  residenziale;  nel comma  2  aggiungerei  i  centri
  commerciali. Per dare chiarezza a ciò che vuole dire il Governo, in
  questo senso, nelle premialità.

   ARDIZZONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARDIZZONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  occorre  un
  chiarimento  del  Governo,  ma  anche degli  uffici  eventualmente.
  L'A.95.18  è  un subemendamento di riscrittura del Governo  che  si
  riferisce ad un emendamento che consta di due parti: l'ampliamento,
  ristrutturazione  e  demolizione, cioè il titolo  di  questa  prima
  parte viene tenuto fermo e la seconda che riguarda la demolizione e
  la ricostruzione. Gradirei sapere: approvando questo decade pure la
  seconda parte? Va chiarito.

   PRESIDENTE.  No,  questo  articolo riscrive  la  prima  parte,  la
  seconda rimane comunque in vita.

   ARDIZZONE.  Il Governo ha presentato due emendamenti,  di  analogo
  contenuto, uno precedente, l' A 95 Gov composto da due parti. E ora
  ha riscritto questa prima parte

   PRESIDENTE. Ho capito, onorevole Ardizzone. L'emendamento A  95.18
  Gov  sostituisce la prima parte dell'emendamento A 95. Per la parte
  seconda rimane in vita così come è.

   ARDIZZONE. Va bene.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che  stasera
  siamo  alle battute finali di questa legge e, proprio perché  siamo
  alle  battute finali, dobbiamo comprendere fino in fondo se  questa
  legge  veramente  la  vogliamo fare o se essa  deve  avere  qualche
  problema.
   Io  mi voglio ricollegare a due interventi precedenti. Il primo  è
  quello   che  si  rifaceva  all'articolo  1,  così  come   emendato
  dall'onorevole  Mancuso;  erano quelli i  princìpi  cui  si  doveva
  ispirare  questa  legge. Piano casa significa una riqualificazione.
  Non dovevamo tenere conto delle sanatorie; non dovevamo intervenire
  nei  centri storici; non dovevamo ammettere tutto ciò che  non  era
  strettamente edilizio o della casa. E questo è il primo.
   Il  secondo  intervento era di buon senso ed  era  stato  proposto
  dall'onorevole Maira ai fini della speditezza dei lavori d'Aula. In
  tal  senso  proponeva che, affinché la stessa legge fosse approvata
  stasera anche col voto finale, si ritirassero tutti gli emendamenti
  da qualunque parte gli stessi provenissero, anche dal Governo.
   Ora  credo,  e non sono il solo a pensarla così, che  stasera,  se
  questa  Aula  volesse  licenziare  questo  articolo,  andremmo   in
  dispregio  dell'articolo  1, andremmo a violare  quello  che  è  il
  principio  del piano casa e soprattutto dell'accordo Stato-Regione.
  Delle  due l'una: o questa norma soccorre le varie esigenze che  il
  territorio  siciliano presenta o questa norma è una  norma  strictu
  sensu della casa, dell'abitazione.
   E  se  la seconda ipotesi si affaccia a quest'Aula dobbiamo  anche
  dire  che  non possiamo tenere conto di una norma che  guarda  alle
  aree industriali, alle attività produttive, sebbene sono tutte cose
  legittime,   sebbene  sono  tutte  cose  richieste  dal  territorio
  siciliano.
   Ma  delle due l'una: o questo Governo vuole fare un piano  casa  e
  noi  abbiamo dato la nostra disponibilità a farlo, abbiamo  votato,
  stiamo  votando, stiamo ritirando gli emendamenti,  stiamo  facendo
  dei   passi   indietro,   ma  non  dobbiamo   poi   scadere   nella
  contraddizione  che  se  ci sono cose che  ci  interessano  vengono
  inserite,  e  le  cose invece che non ci  interessano  non  vengono
  inserite
   Allora,  siccome con questa norma andiamo oltre, invito l'Aula  ad
  allinearsi  alla  richiesta dell'onorevole Maira, cioè  a  ritirare
  questo  emendamento e andare subito all'articolo 12 per  votarlo  e
  per  dare  stasera  stessa il voto finale. E ciò  per  esitare  una
  legge,  sulla quale abbiamo molte grosse perplessità e sulla  quale
  abbiamo preannunziato il nostro voto favorevole, ma che sia  almeno
  una  legge  del piano casa che riguardi il diritto alla  casa,  che
  riguardi  il  contesto  edilizio e che non riguardi  altre  cose  a
  spizzichi e a bocconi.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Leontini.  Ne  ha
  facoltà.

   LEONTINI.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  nel  dibattito
  riguardante l'argomento immediatamente precedente quello che stiamo
  discutendo adesso, su proposta dell'Assessore, alla fine  condivisa
  dai  colleghi  seppur  firmatari di emendamenti,  si  è  deciso  di
  mantenere  il  testo riferito e inerente a tutte  le  problematiche
  riguardanti  l'edilizia abitativa e quindi la casa, cioè  il  piano
  casa. Abbiamo, pertanto, espunto le parti relative con l'intenzione
  virtuosa di affidare il compito di normare altro tipo di interventi
  ad  una  legge specifica sull'urbanistica. Addirittura, l'Assessore
  aveva  suggerito  di inserire alcuni argomenti in  finanziaria.  Ma
  quando  si fa così si sa che si destinano ad un cimitero o  ad  una
  camera  ardente  le  norme  che  non si  vogliono  discutere  nella
  contingenza,  attualmente. Di solito si  fa  così.  Noi  che  siamo
  anziani  nelle tecniche d'Aula e di commissione quando non vogliamo
  né  esaminare,  né approvare una norma diciamo di affidarla  ad  un
  successivo disegno di legge.
   Questo  non  è possibile soprattutto se il successivo  disegno  di
  legge  è  la finanziaria nella quale da sempre abbiamo espunto  gli
  articoli riguardanti l'urbanistica.
   Ci  sono dichiarazioni verbali anche mie e dell'onorevole Beninati
  dell'anno  scorso.  Proprio  nel  dibattito  sulla  finanziaria  si
  decise,  dietro  intervento  autorevole  della  Presidenza  e   per
  condivisione dell'Aula, di espungere tutti gli articoli riguardanti
  l'urbanistica.
   Pertanto,  come si può un secondo prima affermare questo criterio,
  questo principio e un secondo dopo presentare un subemendamento che
  lo mortifica, lo contraddice e lo capovolge?
   Questo  articolo non ha nulla a che fare col piano casa  Il  piano
  casa è altra cosa
   Se   vogliamo   estendere  l'attività  normativa  all'urbanistica,
  peraltro  con  principi  di equità, dobbiamo  rivolgerci  ad  altro
  strumento legislativo, cioè al testo unico sull'urbanistica.
   L'onorevole   Beninati  poco  fa  ha  precisato  che   in   questo
  subemendamento  ci  sono elementi di iniquità   persino  nella  sua
  formulazione; infatti, nel limitare l'intervento e nel  precluderlo
  alle  attività commerciali non si fa nemmeno la distinzione tra  le
  grandi  catene e i piccoli e medi commercianti. Quindi, si mantiene
  un  principio  di iniquità che, proprio nel momento  in  cui  siamo
  chiamati  a  normare,   dovremmo  invece  eliminare;  e  invece  lo
  riproduciamo e lo confermiamo e lo rilanciamo
   Peraltro, abbiamo anche ieri escluso che interventi di demolizione
  e di ricostruzione possano riguardare le case condonate. Cioè, ieri
  si  parlava di case condonate - case condonate  - ed è stato deciso
  di  escludere gli interventi di demolizione e ricostruzione per  le
  case condonate. Oggi presentiamo un articolo sull'ampliamento delle
  strutture destinate ad attività industriali e commerciali.
   Questo non è il  piano casa , questo è altra  cosa
   Perché  ritornare a dare del Parlamento siciliano  l'immagine  che
  quando legifera utilizza le occasioni per organizzare i treni merci
  ai  quali collega tutti i vagoni della torbida materia che poi  non
  si riesce a normare, a disciplinare diversamente?
   Questo  non voleva essere e non doveva essere un treno merci.  Non
  siamo  differenti dalla Lombardia, dal Veneto, dalla Campania  dove
  hanno prodotto un testo lineare inerente le problematiche del piano
  casa. Queste sono problematiche che non  ineriscono al piano casa.
   Pertanto,  evitiamo  di dare la solita immagine  dei  treni  merci
  omnibus,  nei quali inseriamo tutto quello che abbiamo  contrattato
  negli  ultimi  tempi  nelle sedi dei gruppi, con  altri  gruppi  di
  parlamentari  o  con  qualche componente del Governo.  Evitiamo  di
  inserire  in  questa norma una congerie di indicazioni  lobbistiche
  che potremo, invece, disciplinare e normare in un testo riguardante
  l'urbanistica.
   Per   quanto  ci  riguarda,  questo  argomento  per  noi   è   uno
  spartiacque:  o questo argomento viene eliminato e  il  Governo  lo
  ritira o noi non votiamo l'intera legge.
   Lo  ripeto,  Presidente,  noi  non voteremo  la  legge  se  questo
  argomento non verrà ritirato

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nei cinque  minuti
  che  lei  mi  ha dato cercherò di fare una sintesi e poi  farò  due
  appelli.
   La  sintesi  è  la  seguente. Come gruppo  dell'UDC  all'Assemblea
  regionale  siciliana,  in questi giorni e nelle  ultime  settimane,
  abbiamo  fatto  su  questo disegno di legge una  battaglia  per  la
  trasparenza,  per la legalità e per il recepimento,  nella  maniera
  più  rigorosa  possibile,  di quello che era  stato  l'intendimento
  della Conferenza Stato-Regioni su questo disegno di legge. Sapevamo
  e  non  lo  abbiamo  mai fatto, anche per quel senso  estetico  che
  evocava ieri il Presidente Lombardo, che non avremmo potuto - né lo
  abbiamo fatto, ribadisco - parlare di condoni, di sanatorie,  tanto
  meno di abusivismo così come fa la legge nazionale di riferimento.
   Ma  abbiamo  anche immaginato, colleghi parlamentari,  soprattutto
  colleghi  del Partito Democratico, di dovere lavorare su  un  piano
  casa  che  non considerasse la possibilità in maniera  più  o  meno
  proditoria  di  riconsiderare qual è la filosofia della  legge  per
  rivolgersi  ad  aree industriali e a zone commerciali.  Poiché  noi
  siamo per lo sviluppo della Sicilia, per uno sviluppo della Sicilia
  legittimo, legale, regolare, abbiamo invitato l'assessore Gentile e
  il Governo a mettere tutte insieme queste norme che esulavano da un
  piano  casa  in  un testo unico che venisse discusso immediatamente
  dopo nella Commissione competente ed esitato per l'esame dell'Aula.
  Abbiamo  assistito, nostro malgrado, in questi  giorni  al  tira  e
  molla che hanno fatto i partiti di questa surrettizia maggioranza a
  lei,  Presidente Lombardo, costringendola un giorno a dire una cosa
  e  il  giorno  dopo  -  suo malgrado, mi rendo  conto,  lei  ha  la
  responsabilità della sintesi - a dire la cosa opposta.
   Allora, cari colleghi,  siamo al redde  rationem, siamo al momento
  delle scelte. La scelta è molto chiara e lineare, prima di me lo ha
  detto  l'onorevole Leontini, se dovessero passare  gli  emendamenti
  che  fanno  riferimento  alle  aree non  residenziali,  l'UDC  sarà
  costretto  a  riconsiderare il proprio atteggiamento  circa  questo
  disegno  di  legge.  Noi lo diciamo con chiarezza  al  Governo,  lo
  diciamo  con  chiarezza  all'Aula, ma lo  diciamo  soprattutto  con
  chiarezza  ai  colleghi del PD, che per anni ci hanno spiegato,  ci
  hanno  cercato di fare credere che erano i tutori della legalità  e
  della trasparenza. Abbiamo immaginato un percorso di legalità e  di
  trasparenza insieme a voi, colleghi del PD, anche su questa  legge.
  Il fatto che voi  oggi rischiate di essere sintesi di interessi con
  altre parti di questo Parlamento e sintesi di interessi con vicende
  che sono fuori da questo Parlamento è un fatto che ci allarma e che
  vi chiediamo di scongiurare. Siamo ancora in tempo per fare questo.
  L'appello  finale  lo vorrei rivolgere al Presidente della  Regione
  che  si  è  allontanato, e mi dispiace, lo faccio all'Assessore  al
  ramo e ai colleghi presenti.
     Presidente della Regione e assessore Gentile, riunite la  vostra
  maggioranza.  Presidente della Regione, inviti i  componenti  della
  sua  maggioranza a ritirare questo emendamento perché non vedo  per
  quale ragione non ci debba essere lo stesso impegno ad occuparci di
  queste  parti  che sono del tutto urbanistiche e  che  esulano  dal
  piano  casa  nello stesso momento in cui ci occuperemo  dei  centri
  storici.  Stiamo parlando delle stesse cose, stiamo parlando  della
  stessa  materia.  Non  ci imponete, perché noi  -  lo  ribadisco  -
  riconsidereremo il nostro atteggiamento a votare qualche  cosa  che
  finirebbe  per  stravolgere  la filosofia  del  piano  casa  e  per
  diventare  un'altra cosa. Noi non saremo testimoni  di  sintesi  di
  nessun  affare e noi soprattutto - lo voglio ribadire - non  saremo
  quelli  che verremo tirati da nessuna parte per nessun interesse  e
  per nessuna ragione.
   Noi  abbiamo  una stella polare che ci guida, che è  quella  degli
  interessi dei siciliani e della Sicilia.
   Vi  chiediamo  e  chiediamo  agli  uomini  di  buona  volontà,  di
  buonsenso, se veramente hanno a cuore la trasparenza e la  legalità
  in  questa  Aula,  di  fare  voti con  i colleghi  affinché  questo
  Governo ritiri l'emendamento in discussione.

                   Presidenza del Presidente Formica

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Caputo.  Ne  ha
  facoltà.

   CAPUTO.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   onorevole
  Presidente  della Regione, non ripeterò quello che  hanno  detto  i
  miei  colleghi e gli amici dell'UDC perché ne condivido in toto  le
  osservazioni e le critiche fortemente fondate.
   Ricordo   che   l'onorevole  Presidente  di   questo   Parlamento,
  all'inizio  della  prima seduta, quando furono presentati  seicento
  emendamenti  disse a tutti, in modo determinato, così  come  è  uso
  fare,   che  non  avrebbe  ammesso  all'esame  del  Parlamento,   e
  relativamente  a  questo  disegno  di  legge,  norme  di  carattere
  urbanistico. Ricordo, e i verbali fanno memoria, che il  Presidente
  aveva detto che norme di carattere urbanistico non dovevano entrare
  in  un disegno di legge sul  piano casa  che aveva ed ha una logica
  completamente diversa.
   Ho   preso  atto  di  quanto  detto  dal  presidente  del   Gruppo
  parlamentare di cui faccio parte, onorevole Leontini,  ma  chiederò
  al  mio  capogruppo  libertà di voto perché, se dovessimo  marciare
  così, non mi assumerò la responsabilità di dare alla Sicilia questo
  disegno di legge che distruggerà il settore edilizio in Sicilia.
   Ci stiamo assumendo una responsabilità con questa forma di assalto
  alla  Bastiglia e di norme ed emendamenti contraddittori che  hanno
  soltanto  una chiara valenza politica. Qualcuno vuole dimostrare  -
  cari colleghi della minoranza - al Presidente della Regione che c'è
  un  partito  affidabile  che farà in modo  di  fare  votare  questo
  disegno di legge.
   E'  un  problema  vostro, è un problema del PD  e  di  quelli  che
  all'interno  del  PD  ci  stanno. E' un problema  che  riguarda  il
  Governo che ha scelto una strada politica senza ritorno.
   Non voterò questo disegno di legge se l'andazzo sarà questo.
   Ho  consultato  diversi  urbanisti, i  responsabili  degli  uffici
  tecnici,  tutti quelli che ogni giorno  per attività  professionale
  si  confrontano  sulla materia delle sanatorie,  dei  condoni,  del
  riordino  del patrimonio edilizio esistente. E dico che noi  stiamo
  facendo  una legge che farà cadere la Sicilia nel caos urbanistico,
  nel caos edilizio.
   Onorevole Leontini, non mi voglio assumere questa responsabilità
   Non  me  la  voglio  assumere  se il  Governo  non  ritira  questo
  emendamento  che, nei commi 2, 3 e 4, contiene norme  di  carattere
  squisitamente  urbanistico che non c'entrano con la  filosofia  del
  disegno di legge.
   Si  vogliono  fare entrare nel disegno di legge  norme  che  nulla
  hanno  a  che  fare con la filosofia di questo testo e con  quanto,
  onorevole  Presidente  della  Regione,  in  più  occasioni  lei  ha
  dichiarato alla stampa, sui quotidiani e ovunque è stato.
   Non  voglio fare parte di un tradimento dell'aspettativa di questa
  Sicilia.
   Abbiamo   escluso  la  proroga  delle  cooperative  edilizie   che
  avrebbero  rilanciato l'economia di questa Sicilia. Stiamo  facendo
  perdere  centinaia  di  milioni di euro alle cooperative  edilizie,
  perché qualcuno si è opposto perché non doveva passare.
   Qualcuno  sta facendo il condottiero d'Aula perché deve dimostrare
  compattezza  politica al Presidente della Regione  per  guadagnarsi
  galloni da futuro assessore in questo Parlamento.
   Noi non ci stiamo  Noi non siamo al servizio di nessuno
   Se   questo  emendamento  interamente  di  riscrittura  non  viene
  ritirato,  assessore Gentile, qualunque sia l'indicazione  del  mio
  Gruppo  parlamentare, voterò contro perché non  mi  voglio  rendere
  complice  del  disastro  di questa Sicilia  sotto  l'aspetto  della
  presentazione di questo disegno di legge.

   FARAONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

   FARAONE.   Signor  Presidente,  speravo  che  la  discussione   si
  svolgesse, rispetto a questo disegno di legge, nel merito di quanto
  scritto  e  degli emendamenti proposti. Purtroppo, dagli interventi
  dei  colleghi  del PDL e dell'UDC, mi rendo conto  che  con  questo
  disegno  di legge - e lo dico senza contestare nessuno,  nel  senso
  che  mi rendo conto che anche noi del PD lo stiamo facendo - si sta
  facendo politica e non si valutano nel merito le proposte e le cose
  che stiamo per votare.
   Pertanto,  dagli  interventi degli onorevoli Cordaro,  Leontini  e
  dall'ultimo intervento dell'onorevole Caputo, io leggo  la  volontà
  di  porre  questioni politiche e ostacoli politici all'approvazione
  del disegno di legge più che valutazioni di merito.
   Lo dico perché le stesse persone che stanno intervenendo sul fatto
  che stiamo andando a modificare le norme urbanistiche, o che dicono
  che  bisogna destinare al  piano casa  soltanto questo  disegno  di
  legge,    sono    le   stesse   persone   che   sono    intervenute
  sull'approvazione dell'articolo 10 (tranne l'onorevole Mancuso che,
  devo dire, è coerente nell'impostazione dall'inizio alla fine),   e
  che sull'articolo 10 ci dicevano tutt'altro.
   L'onorevole Caputo ha fatto qui uno degli interventi più  forti  a
  difesa  dell'approvazione dell'articolo 10, che non c'entra con  il
   piano  casa  perché riguarda i parcheggi sotterranei, che  prevede
  modifiche  alle norme urbanistiche. Fare oggi l'intervento  che  ha
  fatto un minuto fa, dà il senso della strumentalità della posizione
  che sta assumendo.
   Così  come, onorevole Leontini - lei non c'è stato nella  sessione
  precedente ed in parte neanche in questa -, i parlamentari del  suo
  Gruppo,   sull'articolo  10  che  prevede  modifiche   alle   norme
  urbanistiche  hanno reso dichiarazioni di voto  a  favore  e  hanno
  votato a favore.
   Quindi,  questo principio non può valere su alcuni articoli  e  su
  altri no.
   Noi  abbiamo fatto su questo articolo una mediazione alta,  perché
  crediamo  che  sia  opportuno che questo  disegno  di  legge  venga
  approvato,  e per farlo approvare bisogna costruire una maggioranza
  in Aula. Quindi, secondo noi è opportuno costruire una mediazione e
  limitare questo intervento soltanto alle aree industriali.
   Pertanto,  non ritengo opportuno dire che si stanno favorendo  gli
  speculatori e gli interessi. E credo che se la proposta fosse stata
  estesa  a  tutte  le attività produttive, allora mi  avrebbe  visto
  condividere le preoccupazioni che ha espresso l'onorevole  Cordaro;
  ma  limitare  alle aree ASI ed alle aree  D  mi  sembra  che  è  un
  enfatizzare, tra l'altro con tutte le limitazioni previste, che  si
  stiano  facendo  interventi  che  hanno  più  il  carattere   della
  strumentalità che quello dell'efficacia e dell'effettiva  ricaduta,
  che viene denunciata dagli interventi in quest'Aula.
   Lo  dico  anche perché mi sembra paradossale, Presidente  Formica,
  sentire ciò che dicono l'onorevole Caputo, l'onorevole Leontini,  i
  deputati del PDL, che è il partito dei piccoli imprenditori,  delle
  imprese, che  hanno il Presidente del Consiglio imprenditore , dopo
  di  che  è  diventato  il  partito contrario  ad  estendere  questo
  intervento alle attività produttive.
   Mi sembra paradossale che in quest'Aula debba fare io la parte del
  liberale,   mentre  qui  abbiamo  fior  di  pidiellini,   fior   di
  rappresentanti  del partito del Presidente del Consiglio.  Siccome,
  però,  tutta  la  posizione  è  strumentale  perché  bisogna   fare
  inciampare  questa  riforma, allora si diventa pure  comunisti,  si
  diventa  persone  -  l'onorevole Caputo  è  esperto  nel  diventare
  comunista  pur  di  mettersi contro il presidente  Lombardo  -  che
  contrastano  la  possibilità di estendere  questo  intervento  alle
  imprese soltanto nelle aree ASI e nelle aree  D .

   CRACOLICI. Qualunquisti.

   FARAONE.   Credo  che  questo  sia  l'emblema  ed   il   paradosso
  straordinario a cui stiamo assistendo. Noi crediamo che questo  sia
  un disegno di legge utile per la Sicilia; crediamo che debba andare
  avanti; speriamo che ci siano almeno 46 parlamentari che lo votino,
  purché esca da quest'Aula.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare  l'onorevole  Adamo.  Ne  ha
  facoltà.

   ADAMO. Rinuncio a parlare.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   E'iscritto a parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha facoltà.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Mi sono iscritto a  parlare
  quando ho sentito l'onorevole Faraone il quale stimola il dibattito
  assembleare  col raccontare tutta una serie di cose  che  suscitano
  l'interesse della politica piuttosto che della norma.
   Onorevole  Faraone,  lei  ci dice oggi che  questo  emendamento  è
  frutto di un accordo, di una liberalità che oggi nella politica del
  Partito Democratico sovrasta quelle che sono state per diversi anni
  posizioni completamente opposte. Lo ha detto lei, non lo dico io. E
  magari  qualche malpensante potrebbe utilizzare queste parole.  Lei
  ha detto che la sua posizione è una posizione utile. Bisogna vedere
  a  chi  è  utile. Naturalmente ritengo che parla del  suo  Partito.
  Penso che la vostra azione in questo disegno di legge e negli altri
  che vedremo a venire sarà unicamente di stampella. E' una posizione
  che  non  è né carne né pesce, dovete fare da stampella a qualsiasi
  norma che tiene uniti rispetto ad un programma che non esiste.
   E  rispetto  a queste posizioni politiche nel merito  vorrei  fare
  riflettere il Governo.
   Già  questo  disegno  di legge con l'articolo  10  ha  pensato  di
  distruggere  il  territorio creando - e lo  creerà  -  un  dissesto
  idrogeologico che non può fermare più nessuno. A questo si aggiunge
  un  articolo che mette nelle condizioni i Comuni di non  poter  più
  governare  sulle  aree  D. E le aree D  non  è  che  sono  le  aree
  industriali, le aree D sono tante particelle secondo gli  strumenti
  urbanistici  comunali che hanno diverse destinazioni. E soprattutto
  nei  paesi  che vanno da 20 a 50 mila abitanti stiamo  creando  una
  deregulation  non  indifferente  di  cui  vi  assumete   tutta   la
  responsabilità; non stiamo parlando dell'area D e quindi della zona
  industriale  di un'area metropolitana, stiamo parlando dell'area  D
  di  tutta  la  Sicilia   E  nelle  aree  D  dei  paesi  piccoli  le
  distribuzioni  del  territorio sono compensate secondo  quelle  che
  sono  le  esigenze del territorio. Con questa norma state togliendo
  le esigenze del territorio perché derogate ai piani urbanistici dei
  Comuni.
   Con  la  deregulation totale che avete scelto con il  comma  3  vi
  assumete una responsabilità. Dopo che votate questa norma, infatti,
  non  si  tratta   più del piano casa, il piano casa  è  passato  in
  secondo ordine perché il primo intervento di deregulation totale  è
  la  formula   il  parcheggio dove lo vuoi  lo  fai .  E'  bene  che
  facciamo  una  bella  pubblicità  in  tutte  le  televisioni  della
  Sicilia:   vuoi  un parcheggio? Dove lo vuoi lo fai.  Dovunque,  in
  qualsiasi parte della Sicilia, perché lo ha deciso buona  parte  di
  questo Parlamento che ha avuto la maggioranza. Nella zona  D ? Cosa
  vuoi  fare, vuoi ampliare, vuoi demolire, vuoi allargare?  Lo  puoi
  fare a discapito di quelle che sono state le azioni dei Comuni .
   In altre parole,  state cancellando riunioni, tavoli concertativi,
  imprese,  artigiani  che si sono messi insieme  per  distribuire  e
  centellinare, nella zona  D , quelle che sono le esigenze comunali.
   Date il via libera all'assalto senza regole
   Assessore  Gentile, lasci, quantomeno agli enti locali  -  perché,
  secondo  me,  il  Commissario dello Stato, leggerà questa  norma  -
  lasci  agli  enti locali la potestà di decidere che  cosa  vogliono
  fare  in  questo territorio, e non preveda la deroga a distruggerlo
  con  una norma per ampliare o, addirittura, demolire e ricostruire.
  La deroga non è possibile sugli strumenti urbanistici, comunali.
   Forse, sarebbe stato molto più serio intervenire con un piano, che
  doveva  fare il Consiglio comunale, nuovo, rispetto alla legge  che
  noi   facevamo.   Ma   se  volete  fare  così,  assumetevi   questa
  responsabilità. Distruggete allora i piccoli comuni e non  date  la
  possibilità agli artigiani e a tutti quelli che avevano programmato
  nel  territorio, con un'azione vera, di potere dire che nella  loro
  città era possibile fare le cose.

   DE LUCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che a questo
  emendamento  manchi  un  quinto comma: il  comma  che  contenga  il
  titolare  dell'immobile che dovrebbe ricadere in questa previsione
  Lo  voglio  dire  con molta chiarezza, perché comincio  a  rendermi
  conto,  sempre di più, che trapelano emendamenti che fanno,  quasi,
  la   fotografia   in  situazioni  che  in  altri  tempi   sarebbero
  individuali  nelle singole amministrazioni locali. Addirittura,  si
  adotta  un provvedimento legislativo per fotografarle. E questo  lo
  voglio  dire perché, anche in relazione all'emendamento 12.53,  del
  Governo,  che è l'ambito di applicazione della norma, si escludono,
  perché magari questo prevede  l'accordo Stato-Regione, le zone  A .
   Allora,  io  mi  faccio una domanda e la giro a voi  colleghi:  se
  cominciamo  a  porci l'interrogativo di quale sarà il territorio  e
  per  quanti  siciliani  questa norma troverà applicazione,  tenendo
  conto  che  l'80  per cento dei comuni, se non il  90,  soprattutto
  quelli interni - posso citare il mio, Fiumedinisi per esempio,  che
  è interamente zona  A  - sono appunto zona  A .
   Il   piano  casa   si  chiama così perché dovremmo  consentire  di
  ampliare,  nell'ambito  delle  percentuali  stabilite,   le   unità
  immobiliari,  ma  si  dice  no al 90 per  cento  dei  siciliani.  E
  parliamo  di  quelle  zone  dove, magari, l'interesse  ad  ampliare
  potrebbe  dare realmente un input in più a ristrutturare  le  unità
  abitative.  Rispetto  a  questo si  dice  di  no.  Quando,  invece,
  dobbiamo   fare  fotografie  si dice di sì. E  ci  si  propone  per
  varare questi provvedimenti.
   Invito,  pertanto, il Governo, soprattutto in relazione all'ambito
  di   applicazione   che  state  proponendo,  di   ritirare   questo
  emendamento, per il quale mi vedo costretto a dichiarare già il mio
  voto  contrario,  come avevo anticipato anche ieri.  Già  lo  avevo
  detto  ieri e qualcuno  mi ha accusato di avere fatto un intervento
  scomposto.  Ma  io  parlo così dopo aver letto  le  carte  come  le
  leggono tutti.
   Ecco  perché  avevo  chiesto di far tornare  il  provvedimento  in
  Commissione,  lo  avevo  chiesto  perché  lì  le  fotografie  erano
  numerose e non perché c'è qualche situazione che devo regolare,  ma
  perchè  oggi  si  comincia ad individuare il problema  e  cioè  che
  volete   impedire   al  90  per  cento  del  territorio   siciliano
  l'applicabilità e i benefici di questa norma. Bene, se è quello che
  volete,  allora  fatelo,  d'altronde  l'accordo  Stato-Regione  non
  prevede gli interventi in zone  A . Non ci è vietato. Come è  stato
  detto  in  qualche precedente intervento, per noi l'accordo  Stato-
  Regioni non è la Bibbia.
   Ma  allora era Bibbia per quanto riguarda l'estensione a tutto  il
  territorio,  e  non  lo  è  più  per estenderlo  a  qualche  grosso
  proprietario di immobili di determinate zone?
   Allora  se  questo  è, io sono contrario a questo  emendamento,  e
  soprattutto sono contrario a questa vergognosa logica.

   ARDIZZONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARDIZZONE.  Signor  Presidente,  onorevole  Presidente   Lombardo,
  onorevoli  colleghi, io ho tutta la buona volontà di votare  questa
  legge,   l'altro  giorno,  peraltro,  intervenendo   per   chiedere
  chiarimenti  al  Governo, mi ero soffermato su una  norma  relativa
  alla    cosiddetta   delocalizzazione   e   adesso    io    chiedo,
  obiettivamente, un momento di riflessione, perché mi sembra che  si
  sta  parlando  di  tutta  una  serie  di  norme  urbanistiche  che,
  conoscendo  il  Presidente Lombardo e la sua rigorosità  su  questa
  materia, non credo che siano conosciuti allo stesso.
   Onorevole  De Luca non si deve innervosire perché sarà escluso  il
  suo  Comune,  in  quanto zona  A , per tutto  quello  che  riguarda
  l'attività  residenziale, perché c'è un altro  emendamento  che  lo
  reinserisce che riguarda la riutilizzazione delle aree industriali.
  Bisogna fare attenzione, e lo dico perché ho chiesto lumi a chi  ci
  ha  lavorato  su  queste norme, ad esempio l'onorevole  Adamo,  che
  ringrazio  per l'onestà intellettuale, la quale mi dice francamente
  che  sconosco  questa altra norma, ed è per questo  che  chiedo  un
  momento di riflessione.
   Signor Presidente, per chiarezza dei parlamentari e per serietà di
  quest'Aula, le chiedo di sospendere la seduta per capire quali sono
  gli  emendamenti che dovremo trattare, perché l'uno è collegato con
  all'altro, e sono convinto onorevole Presidente della Regione,  che
  neanche  lei è a conoscenza di alcuni emendamenti, forse è il  caso
  di approfondirli.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  ricordo  all'Aula  che   stiamo
  trattando l'emendamento A 95 a firma del Governo, che è composto da
  due articoli.
   L'emendamento  in  discussione, l'A 95.18 Gov, riguarda  il  primo
  articolo, e la sua approvazione renderebbe preclusi tutti gli altri
  subemendamenti al primo articolo dell'emendamento A 95.
   Resterebbe, poi, da discutere il secondo articolo dell'emendamento
  A 95 ed i subemendamenti ad esso collegati.
   Pongo  in  votazione l'emendamento A 95.18 Gov.  Il  parere  della
  Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Mi rimetto all'Aula.

   BENINATI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei porre  una
  questione   regolamentare.  Essendo  l'emendamento   A   95.16   un
  subemendamento  all'A  95.18  Gov,  che  stiamo  votando,  dovremmo
  votarlo per primo.

   PRESIDENTE. Onorevole Beninati, l'emendamento A 95.16 è già  stato
  dichiarato inammissibile dalla Presidenza.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, si rende conto che siamo in  fase
  di votazione.

   CRACOLICI. Signor Presidente, non mi può accusare di non voler far
  procedere  l'Aula.  Volevo semplicemente tentare  di  risolvere  la
  questione.
   Noi   tutti  avevamo  interpretato  l'esclusione  delle   attività
  commerciali, assieme a quelle turistico-alberghiere come motivo  di
  esclusione  per  tutte le tipologie commerciali. Ma se  l'onorevole
  Beninati,  giustamente, fa notare che c'è una disciplina  specifica
  che  riguarda i centri commerciali, proprio nello spirito  con  cui
  abbiamo fatto questa norma - che voleva esclusivamente favorire gli
  interventi  di  ampliamento o di demolizione  e  ricostruzione  per
  tutte  le  attività artigianali e industriali,  e  non  dei  centri
  commerciali,  né  piccoli, né grandi, né  medi  -  se  siamo  tutti
  d'accordo,  basterebbe  aggiungere  alla  parola   commerciale'  le
  parole  di qualunque dimensione'.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Cracolici,  la  Presidenza  chiarisce  che
  questo  argomento era stato già posto all'attenzione  del  Governo,
  che si era rifiutato di modificarlo.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi,  il  Governo  è  favorevole  alla
  presentazione di un subemendamento in tal senso.

   PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.

        (La seduta, sospesa alle ore 19.50, è ripresa alle ore
                                19.54)

   La seduta è ripresa

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunica che al subemendamento  A
  95.18 Gov è stato presentato il seguente subemendamento A 95.18.1:

   «Al  comma 2, dopo la parola  commerciali' aggiungere le  seguenti
   di qualunque dimensione».

   Lo  pongo  in votazione. Chi è favorevoli si alzi; chi è contrario
  resti seduto.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Pongo  in votazione l'emendamento A.95.18  Gov,  così
  come emendato.

   MAIRA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale.

      (La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)

      Votazione per scrutinio nominale l'emendamento A 95.18 Gov

   PRESIDENTE.   Essendo  la  richiesta  appoggiata  a   termini   di
  Regolamento,   indìco   la   votazione   per   scrutinio   nominale
  dell'emendamento A 95.18 Gov.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano  sì:  Adamo, Ammatuna, Apprendi, Arena, Bonomo, Bufardeci,
  Cimino,  Cintola,  Colianni, Cracolici, Cristaudo, D'Agostino,  De
  Beneductis, De Luca, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Di Mauro,
  Donegani, Faraone, Federico, Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gennuso,
  Gentile,  Greco,  Gucciardi, Incardona,  Laccoto,  Leanza  Nicola,
  Lentini,  Lombardo, Lupo, Marinello, Marinese, Marrocco, Marziano,
  Minardo,  Mineo,  Musotto,  Nicotra, Oddo,  Panarello,  Panepinto,
  Picciolo,  Raia, Rinaldi, Romano, Ruggirello,  Savona,  Scammacca,
  Scilla, Termine, Vinciullo.

   Votano   no:  Ardizzone,  Barbagallo,  Beninati,  Bosco,   Caputo,
  Caronia,  Cascio  Salvatore,  Cordaro,  Corona,  D'Asero,  Falcone,
  Gianni, Leontini, Limoli, Maira, Mancuso, Pugliese, Torregrossa.

   E' in congedo: Scoma

   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti            76
   Votanti             74
   Maggioranza         38
   Favorevoli          56
   Contrari            18

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, i subemendamenti  A95.5,  A95.17,
  A95.2, A95.6, A95.16, A95.7, A95.3, A95.8 e A95.13 sono preclusi.
   Si passa al subemendamento A95.9, dell'onorevole Maira.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO,  presidente della Commissione. Signor Presidente,  stiamo
  parlando dell'articolo che recita:  demolizioni e ricostruzioni  di
  edifici ricadenti in aree sottoposte a vincolo di inedificabilità'.
  Ciò  significa  che  dove non era possibile edificare  ora  si  può
  edificare.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Mancuso,  se  lei  ha  terminato  il   suo
  intervento, do la parola ad altri.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Ardizzone.

   ARDIZZONE.   Signor   Presidente,   onorevole   Presidente   della
  Commissione, su questo emendamento, qualche seduta fa, si è  aperto
  un  vivace  dibattito,  quando io ebbi  qualcosa  da  dire  facendo
  l'esempio,  qualcuno si è risentito, ma me ne guarderei  bene,  che
  nella  mia esperienza di parlamentare regionale, lunga o breve  che
  sia,  ci  trovammo a votare su una norma e il giorno  dopo  eravamo
  quelli che volevano sanare il caso di  Pizzo Sella'.
   Io  ho  detto,  sicuramente non sarà questa la  norma?  C'è  stato
  spiegato in Aula che non era questa la norma, perché gran parte dei
  beni erano stati confiscati ed appartenevano già al patrimonio  del
  Comune   che  avrebbe  dovuto  procedere  alla  demolizione   delle
  strutture, ma ahimé , siccome c'è internet, mi sono messo a cercare
  la  parola   Pizzo  Sella' ed ho trovato ben  cinquantacinque  casi
  relativi a  Pizzo Sella e Palermo'.
   Addirittura,  ho  letto che nel 2005 era stata avviata,  da  parte
  dell'allora  assessorato al territorio ed ambiente,  un'indagine  a
  tappeto  dove si evidenziava che nel corso degli anni, parliamo  di
  fine  anni  70'  primi  anni 80' si costruiva  senza   il  rispetto
  rigido,  se  così  vogliamo, delle regole,  proprio  per  usare  un
  eufemismo.
   Mi  si  dice che là si trattava di lottizzazione abusiva, è sempre
  un   reato.  In  questo caso  la bontà della norma  è  chiara,  noi
  vogliamo  delocalizzare' laddove vi è un vincolo di inedificabilità
  assoluta.  Giusto   Però,  i comuni devono  individuare,  nei  loro
  strumenti urbanistici, le aree dove delocalizzare. Mi chiedo,  ma a
  carico di chi?
   Signor  Presidente,  gradirei un po' di attenzione  da  parte  del
  presidente della Commissione.

   PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, è richiesta una maggiore attenzione
  da parte sua.

   ARDIZZONE. Mi rivolgo sempre alla Presidenza dell'Assemblea e agli
  Uffici:  vedete questa è una di quelle norme che il  Lombardo  bis,
  con  allora  assessore, onorevole Beninati il quale   presentò  una
  norma apparentemente simile che ha  avuto pure  il plauso di Italia
  Nostra, perché si trattava, di delocalizzare le attività, anche non
  residenziali,  laddove  era stato posto  un successivo  vincolo  di
  inedificabilità assoluta dovuto sola ad un vincolo paesaggistico  o
  a  grave dissesto idrogeologico. Questa norma cambia. Le posso dire
  che  ho presentato un disegno di legge, il numero 476 - l'avevo già
  detto  in questa Aula -, che ha ottenuto il plauso del WWF, se  non
  altro  a  livello nazionale, proprio perché, probabilmente,   aveva
  collaborato alla sua redazione.
   Questo  disegno di legge, che giace nella seconda Commissione  per
  mancanza  di  copertura  finanziaria,  prevedeva  l'individuazione,
  quindi la delocalizzazione di tutte quelle attività.
   Signor  Presidente, non riesco a continuare,  lei ha il dovere  di
  sospendere l'Aula. E' una mortificazione.

   PRESIDENTE.  Onorevole  Ardizzone,  lei  aveva  concluso  il   suo
  intervento, sembra una  presa di posizione.
   L'argomento  è  complesso, se il Governo  ha  bisogno  di  qualche
  minuto per approfondire quello che  stiamo trattando, sono pronto a
  sospendere i lavori.
   Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per cinque minuti.

     (La seduta, sospesa alle ore 20.06, è ripresa alle ore 21.03)

   La seduta è ripresa.

                   Presidenza del Presidente CASCIO

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  onorevole  assessore   Gentile,
  durante  la  sospensione dei lavori ho avuto modo di  esaminare  la
  documentazione  ancora da trattare e vorrei dal Governo,  ma  anche
  dall'Aula, una risposta ad alcune mie considerazioni.
   Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati dal Governo
  i subemendamenti A 95Gov 19.1 e A 95.Gov.22 all'emendamento A 95.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sorprendo  che
  ancora  vengono presentati ulteriori subemendamenti, nonostante  il
  chiaro intendimento della Presidenza di non ammetterne altri.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, siamo in fase di votazione  della
  seconda  parte  dell'emendamento A95 Gov e,  anche  alla  luce  del
  dibattito  svolto  in  occasione degli  emendamenti  A24  e  A  44,
  relativi alla sanatoria edilizia, rileggendo quest'emendamento,  mi
  sembra che stiamo andando incontro ad un atteggiamento molto grave.

                  (Applausi dai banchi della destra)

   Non  volevo l'applauso, onorevoli colleghi, ma volevo invitare  il
  Governo    a    riflettere   su   questa   materia   perché,    con
  quest'emendamento,  stiamo sostanzialmente  concedendo  un  condono
  edilizio  molto più incisivo di quello previsto dall'emendamento  A
  24,  con  la  differenza  che lo stiamo concedendo  a  chi  che  ha
  costruito in zone di inedificabilità assoluta.
   Pertanto,  invito  il  Governo al ritiro dell'emendamento  perché,
  basta  leggerlo, e si commenta da se:  Nella formazione e revisione
  del  piano  regolatore generale ovvero con l'adozione  di  apposita
  variante  urbanistica, ai sensi degli articoli 3 e  4  della  legge
  regionale  27  dicembre  1978,  n. 71  e  successive  modifiche  ed
  integrazioni,  i comuni individuano gli edifici esistenti  in  aree
  sottoposte  a  vincoli di inedificabilità assoluta  previsti  dalla
  vigente   legislazione  e  disciplinano  le  parti  del  territorio
  comunale   dove   consentire,  previa  la  loro   demolizione,   la
  riedificazione e la eventuale modifica di destinazione d'uso con un
  incremento non superiore ecc. ecc. . Sostanzialmente, ai  cittadini
  che  hanno  costruito in zone di inedificabilità  assoluta,  quindi
  dove  non  potevano  costruire, non  soltanto  gli  consentiamo  di
  delocalizzare, ma gli permettiamo anche di fare un 25 per cento  di
  cubatura in più.
   Secondo  me,  alla  luce del dibattito che si è sviluppato  questo
  emendamento è assolutamente scandaloso. Pertanto, chiedo nuovamente
  al Governo di ritirarlo.

   ROMANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ROMANO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intanto  se  lei
  permette, completando la lettura dell'articolato, si nota  come  si
  preveda   che   i   vincoli   siano  stati  posti   successivamente
  all'edificazione dell'immobile,  con un incremento non superiore al
  25  per cento della volumetria, consentita mediante regolare titolo
  abilitativo   edilizio,  sempre  che  risultino  realizzati   prima
  dell'apposizione dei medesimi vincoli . E questo è importante.
   Vorrei  chiarire  che  questo  articolo  è  di  una  straordinaria
  importanza  perché pone una questione. Noi possiamo  pure  valutare
  tutte  le  ipotesi, però si pone una questione che è aperta,  molto
  seria,  l'ipotesi di delocalizzazione degli immobili legittimamente
  costruiti  sulle  cui aree sono stati posti vincoli successivamente
  all'edificato.  E'  scritto così, quindi  sono  vincoli  di  natura
  paesaggistica,  di natura idrogeologica, del piano PAI,  norme  che
  oggi  sono  cambiate sulle distanze dei cimiteri, penso alla  legge
  Galasso  e  quant'altro, quindi norme successive entrate in  vigore
  dopo l'edificazione dell'immobile stesso.
   Per  esempio, a Giampilieri è stata posta dalla Protezione  civile
  regionale una macchia rossa all'interno della quale non si può  più
  edificare:  é  una  via di fuga, un canale di  scolo  delle  acque,
  quindi  le  case esistenti vanno demolite. Ma, al tempo della  loro
  costruzione, quelle case erano in regola; il vincolo è stato  posto
  successivamente. Il Comune dovrebbe quindi individuare  nuove  aree
  che  possono  essere, invece, edificate e invitare i proprietari  a
  ricostruire  un  nuovo  fabbricato, previa  demolizione  di  quello
  esistente, dando loro una premialità.
   Il  tutto  è  a  carico del privato, non c'è alcun  costo  per  la
  Regione; il Comune si deve fare carico solo di pianificare,  con  i
  propri strumenti urbanistici, queste aree.
   Ritengo  che questa sia una idea eccezionale. Saremmo i  primi  in
  Italia  a  potere sostenere questa grande idea di delocalizzare  le
  aree  a rischio, mettere in sicurezza il nostro territorio e aprire
  una  maglia  di edilizia fortissima. Questa è la vera  norma  sulla
  casa,  con  la  quale mettiamo in sicurezza il nostro territorio  e
  mettiamo in moto l'edilizia. Sono due aspetti, quello ambientale  e
  quello   economico,  di  straordinaria  importanza.   Diventa   una
  operazione   importante   che  noi  oggi  con   questo   articolato
  presentiamo un po' come provocazione, signor Presidente.
   So  che  il  Governo ha presentato un emendamento,  che  cassa  la
  parola   cambio di destinazione d'uso' per cui, chi aveva  la  casa
  può  costruire una casa con la premialità; chi aveva il  capannone,
  può  rifarsi  il  capannone in una zona   D'  sicura.  Pensate  per
  esempio ai vincoli sui torrenti, posti successivamente. Diventa una
  norma  seria  che tutela e mette in sicurezza il nostro territorio,
  oltre a dare una grande spinta all'edilizia.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Romano,
  pensavo che dopo le parole del Presidente si potesse rinvenire  una
  maggiore  dose di senso di responsabilità e di accortezza, evitando
  di   appesantire  ulteriormente  il  metodo  spiacevole   che   sta
  caratterizzando la elaborazione di questo disegno  di  legge.  Dopo
  che il Presidente dell'Assemblea, che è il garante della congruità,
  della  regolarità, della legittimità e della coerenza  delle  norme
  all'interno di un testo, definisce scandalosa la formulazione di un
  emendamento, non si può eccepire che l'emendamento può essere utile
  ai  fini  e motivi di regolamentazione di un territorio che  è  già
  regolamentato da una ordinanza di protezione civile. Questa  è  una
  norma che è diretta ai siciliani
   Noi  vorremmo sapere a chi il Governo vorrebbe destinare la norma.
  Forse agli abusivi?
   Noi  diciamo  che  questa norma è destinata  agli  abusivi  perché
  favorisce  la delocalizzazione; dopodiché, siccome si è  detto  che
  questo  testo  doveva essere alleggerito dalla materia  urbanistica
  degli  articoli aggiuntivi, che nessuno ha esaminato  prima  d'ora,
  che  non sono passati dalla Commissione e che anche il Governo  sta
  sottoponendo a rielaborazioni continue, non possono dare in  questo
  momento   all'Aula  la  possibilità  di  continuare.  Sarebbe   una
  vergogna
   Dopo  le parole del Presidente, questa Aula si deve fermare e noi,
  per  protesta,  abbandoniamo  i lavori  perché,  se  continuassimo,
  sarebbe   uno  scandalo,  perché  queste  sono  norme   che   hanno
  destinatari ben precisi e noi vogliamo avere la valutazione  giusta
  per poterli individuare: dopodiché ci confrontiamo. Ma questo non è
  il modo di legiferare.
   Le  norme sono di una pesantezza inaudita. Sono destinate a  pezzi
  di  storia  della nostra Regione che in questa Aula altri  colleghi
  dell'altra  parte, in altri momenti, hanno definito inavvicinabili,
  scandalosi, che appartengono alle zone d'ombre della nostra storia.
  Se  queste zone d'ombra devono essere illuminate da un'Aula che non
  ha  la possibilità di illuminarle, perché non le ha mai apprezzate,
  sarebbe scandaloso.
   Rispettiamo le parole del Presidente dell'Assemblea e abbandoniamo
  l'Aula perché non è il caso di continuare e vergogna al Governo

          (I deputati dell'UDC e del PDL abbandonano l'Aula)

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che  tutti
  noi  abbiamo  il  dovere di mantenere la calma e  la  lucidità  per
  evitare  che vicende esterne al disegno di legge diventino pretesto
  per  giudicare  o  dare  giudizi, nel migliore  dei  casi,  un  po'
  frettolosi.
   Lei è il Presidente di questa Assemblea. Le ho sempre riconosciuto
  un  equilibrio, in un momento turbolento come quello che è la  vita
  politica  di  questa  Assemblea, e ha cercato e  cerca,  mi  auguro
  continuerà  a  cercare,  di  svolgere  la  sua  funzione  con   una
  navigazione tempestosa ma provando a portare la nave in porto, cioè
  fare funzionare questo Parlamento nel rispetto delle regole e della
  reciprocità della battaglia politica.
   Signor  Presidente,  io  considero  l'emendamento  presentato  dal
  Governo  un  emendamento  che, senza  ipocrisie,  è  stato  scritto
  durante  una  riunione a cui hanno partecipato tutti i  capigruppo,
  anche  quelli  in  rappresentanza  dell'onorevole  Leontini  ed  il
  capogruppo  dell'UDC,  oltre che il Presidente  della  Commissione,
  anche se per qualche minuto perché impegnato in Commissione per  la
  vicenda dei rifiuti, e la relatrice.
   Io  non sto chiamando a correità. Io difenderò questo emendamento,
  e lo difenderò nel merito.
   Ora,  al  di là delle polemiche che ci sono state, se i  condonati
  dovevano  essere  inseriti o meno, c'è un dato: c'è  una  parte  di
  Sicilia che, in questi anni, si è ritrovata, per tante ragioni,  in
  aree  dove  è sopraggiunta una inedificabilità e, io aggiungo,  una
  pericolosità di localizzazione, ad esempio chi ha realizzato  lungo
  i corsi fluviali, lungo le faglie di frana.
   C'è  un pezzo di Sicilia di cui parliamo molto spesso e di cui  si
  legge  nelle  cronache.  Tutti noi ci indigniamo  sempre  dopo  che
  succedono le disgrazie, versiamo qualche lacrima di coccodrillo.
   La realtà è, però, che nulla cambia perché nulla può cambiare.
   Si è provato a fare una norma coerentissima con il  piano casa   -
  si  può  non  condividerla  ma non si può considerarla  immorale  -
  perché  si  limita a precisare quello che già prevede la legge,  la
  legge  71 del 1978, che dà ai comuni, attraverso procedure previste
  dal  Consiglio  comunale,  l'adozione  di  una  variante  al  piano
  regolatore generale.
   Lei,  signor  Presidente, è stato assessore per  il  territorio  e
  conosce bene la materia. La legge 71 del 1978 prevede che i comuni,
  attraverso quelle procedure, possono individuare aree di territorio
  e  fare una variante, perimetrare un'area e individuare gli edifici
  che sono in quelle zone a rischio idrogeologico, di inedificabilità
  assoluta   e,  individuando  quegli  edifici,  possono  provare   a
  costruire: questa si chiama urbanistica concertata.
   Il  Comune, una volta individuata l'area, può provare a trasferire
  i legittimi proprietari che erano proprietari in regola e che, come
  lei,  signor Presidente,  ha letto fino ad un certo punto -  perché
  non ha letto la parte finale dell'emendamento -, sono quelli la cui
  condizione  di  presenza in un'area di inedificabilità  assoluta  è
  sopraggiunta.   Quegli  edifici  c'erano   prima   che   ci   fosse
  l'inedificabilità.
   Essendoci,  quindi, una condizione di rischio, di  difficoltà,  il
  cittadino   può   trasferirsi  (si  chiama   delocalizzazione),   a
  condizione  che  si  demolisca quell'immobile. Previa  demolizione,
  quindi,  il Comune consente di ricostruire la casa in un'area  dove
  ha  già fatto la variante, garantendo una premialità, un aumento di
  cubatura.
   Se  ci  riuscissimo,  ma purtroppo non ci credo,  sarebbe  la  più
  grande operazione di salvaguardia del territorio che sia mai  stata
  fatta in Sicilia.
   C'è poi un altro subemendamento che lei, signor Presidente, non ha
  letto,  che era quello per cui l'onorevole Mancuso aveva protestato
  dicendo  che  si  trattava  di  una riscrittura.  Ma  non  era  una
  riscrittura,  perché  era quello che avevamo concordato  in  quella
  riunione.
   Si  possono  fare  tante  parti  in commedia,  ma  bisogna  essere
  coerenti con le cose che si dicono.
   Il  secondo  comma prevede che, nelle more che i  Comuni  facciano
  quelle  cose,  e ricordatevi che questa norma vige per ventiquattro
  mesi,  io che abito o che ho un'attività economica in una  zona  di
  inedificabilità assoluta, se dispongo nel mio territorio di un'area
  dove posso realizzare quello che ho già, ottengo una premialità nel
  momento in cui delocalizzo, cioè demolisco il manufatto e lo  porto
  in  questa area, già urbanisticamente coerente, e non bisogna  fare
  varianti.
   Onorevole   Presidente,  questo  non  è  immorale,  è  una   norma
  urbanistica.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, sta dicendo  esattamente  quello
  che ho detto io alla fine del mio discorso.

   CRACOLICI. No, signor Presidente, perché mi permetto di  dire  che
  qui  non stiamo producendo una variante. La questione di cui stiamo
  discutendo   non   è  una  variante  urbanistica,   perchè   stiamo
  intervenendo su aree dove le varianti urbanistiche si fanno  perché
  i comuni possono farle con le procedure ordinarie.
   Signor Presidente, si può giudicare in tutti i modi, si può  avere
  un'opinione  diversa,  è  giusto fare una battaglia,  ma  non  dare
  giudizi di immoralità. Lei, in quest'Aula non ne può dare anche per
  la sua funzione, perché questo mette a disagio tutti noi, e quindi,
  così come ha fatto fino ad oggi, deve continuare il suo lavoro  con
  l'equilibrio che la contraddistingue.
   L'Aula  può  apprezzare  o  meno  l'emendamento,  il  Governo  può
  ritirarlo  se non condiviso, ma a me sembrava che fosse  una  norma
  condivisa; ad ogni modo, se ci sono agitazioni eccessive,  io  sono
  pronto  a  dire  al  Governo,  per la  mia  parte,  che  il  Gruppo
  parlamentare che rappresento non è innamorato di nulla: al punto in
  cui siamo, ci interessa soltanto portare a casa questa legge.
   Fondamentalmente, riteniamo che sta venendo fuori una buona legge,
  con  un  suo equilibrio, nonostante qualche elemento di disaccordo,
  come ad esempio la vicenda dei parcheggi.
   Abbiamo notato che pure l'onorevole Mancuso si è appassionato alla
  questione  dei parcheggi, salvo che cinque colleghi del suo  Gruppo
  parlamentare sono intervenuti da questo scranno accusandoci di  non
  volere lo sviluppo, di impedire cose gravissime, mentre erano  loro
  i  cementificatori. Mi permetto di dire che, se qualche elemento di
  immoralità in questo Parlamento si è avuto, é stato quando lei  non
  era  Presidente  dell'Assemblea e  sedeva  invece  nei  banchi  del
  Governo.

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, intanto, non capisco perché se la
  prende   sul  giudizio  di  moralità.  Non  era  riferito  a   lei,
  evidentemente

   CRACOLICI. E' una norma condivisa

   PRESIDENTE.  Non  mi  riferivo a lei.  Ma  il  fatto  che  lei  si
  accanisca in questo modo, mi fa pensare male.

   CRACOLICI. Sulla norma  Sulla norma

   PRESIDENTE.  Il  mio giudizio di moralità, che  io  confermo,  era
  legato  alla  discussione che questo Parlamento  ha  fatto,  appena
  qualche ora fa, su un emendamento che era ben poca cosa rispetto  a
  questo.

   PANARELLO. Su  una sanatoria   Su una proposta di fare  una  nuova
  sanatoria in Sicilia

   PRESIDENTE.  Onorevole Panarello, l'italiano non si spiega,  basta
  leggerlo  L'italiano non c'è bisogno di spiegarlo. La filosofia può
  essere  spiegata  o contestabile, l'italiano basta  leggerlo  e  si
  capisce. Quella non era una sanatoria. Era la possibilità di potere
  concludere  un  percorso  di sanatoria, ai  sensi  della  normativa
  vigente

   PANARELLO.   istituendo vincoli diversi da quelli  previsti  dalla
  normativa nazionale che erano assoluti

   PRESIDENTE.  Mi  dispiace, onorevole Panarello. Evidentemente  lei
  continua,  quindi  parla  senza  capire   e  ha  il  malcostume  di
  interrompere. Io non interrompo mai nessuno e avrei la  possibilità
  di farlo come Presidente di questa Assemblea.
   Quella era un'altra cosa  Il giudizio di moralità era legato  alla
  discussione  che  questo  Parlamento  ha  fatto  qualche   ora   fa
  sull'emendamento.  In  virtù  di  quella  discussione,  mi   sembra
  sinceramente  poco  opportuno  continuare  a  parlare   di   questo
  emendamento.
   Però, se ne vogliamo continuare a parlare possiamo farlo.
   Aggiungo,  onorevole Cracolici, quella che era  la  coda  del  mio
  ragionamento:  in questa legge abbiamo inserito già  una  serie  di
  norme che avevano attinenza con l'oggetto della legge stessa,  cioè
  la  casa.  Abbiamo  impedito che un'altra serie di  norme  entrasse
  nella  legge  per non appesantirla. Adesso, con questo  emendamento
  stiamo appesantendo di un tema urbanisticamente consistente  questa
  norma. Se vogliamo fare un buon servizio

   CRACOLICI. Questo è un giudizio diverso

   PRESIDENTE.  Questo è un giudizio diverso. Siccome,  sempre  oggi,
  abbiamo  accantonato e stralciato, mandandoli in  commissione,  due
  emendamenti, due articoli, che possono essere oggetto di  un  unico
  disegno  di  legge  in  materia  di urbanistica,  sinceramente,  mi
  sembrerebbe anche coerente...

   CRACOLICI. Lo dichiaravamo improponibile e non se ne parlava più

   CINTOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CINTOLA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo  che  una
  riflessione  seria vada fatta in questo momento. Qui  presente  non
  c'è  l'Assemblea nella sua interezza, per cui è necessario  che  il
  Governo,  ascoltando  anche quella che è  stata  un'interpretazione
  data  dal  Presidente di questa Assemblea, faccia  una  riflessione
  sull'argomento che stiamo trattando.
   Ed  è  un  argomento sicuramente di urbanistica più che  collegato
  alla legge in senso stretto.
   Ritengo,  pertanto,  doveroso,  da  parte  del  Governo,  chiedere
  l'accantonamento  di questo emendamento e mandarlo  in  commissione
  perché,  se  è vero che vogliamo dare priorità a questa legge,  che
  noi  diciamo deve essere fatta, si può benissimo inserire in quella
  legge  l'emendamento che è oggetto di una questione  che  ha  fatto
  allontanare metà dei parlamentari dall'Aula.
   Non è cosa di poco conto
   Questa  è  una legge importantissima, voluta dal Governo nazionale
  con  le  Regioni: Berlusconi con le Regioni, per essere chiari.  E'
  una  legge  per la quale arriviamo ultimi in Italia ed è una  legge
  che può dare un volano serio all'edilizia in Sicilia.
   E'  una  legge, per la quale questo Governo, sentito il Presidente
  dell'Assemblea e nessun altro, può fare una riflessione  immediata:
  togliere  la  materia  del contendere dalla legge  e  passare  agli
  emendamenti  o agli articoli successivi, per portare la  quiete  in
  Aula  e  dare così alla Sicilia un testo legislativo appropriato  a
  quanto  le  altre regioni d'Italia hanno già fatto e  a  quanto  lo
  stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Berlusconi,
  ha posto in essere per l'Italia intera.
   Dico  che questo non è un momento nel quale bisogna, per forza  di
  cose, tenere in debito conto che io sono qui in Aula, quando il mio
  gruppo parlamentare è fuori. Il presidente Mancuso è qui, quando il
  suo gruppo parlamentare è fuori.

   MANCUSO, Presidente della Commissione. Non parli di me, parli  per
  sé

   CINTOLA.  Sto  dicendo  che  io sono  qui  mentre  il  mio  gruppo
  parlamentare  è  fuori.  Ma  non la sto  offendendo,  sto  soltanto
  facendo  una  considerazione. Lei é iscritto ad  un  gruppo  che  è
  quello  lealista' ed è  in Aula
   Ritengo,  pertanto,  che sia doveroso da  parte  del  Governo  non
  insistere  su questo emendamento, metterlo da parte, inserirlo  nel
  disegno  di  legge  che  è in Commissione e  che  dovrà  essere  in
  Commissione   supportato  e,  addirittura,  ritengo  sia   doveroso
  ripescare  invece  l'emendamento che è  stato  accantonato,  quello
  sulla  sanità, che è importantissimo, e rimetterlo in gioco  perché
  quello  ha  senso  rispetto alle cose che  stiamo  facendo,  mentre
  questo del quale si sta parlando ha poco senso.
   Resterò  in  Aula  ancora,  in  attesa  di  comprendere  quale   è
  l'atteggiamento  che il Governo vorrà assumere  rispetto  a  questo
  emendamento  e  ho  il  dovere, quindi, di  ascoltare  una  replica
  sull'argomento  per  poi avere anch'io la possibilità  di  decidere
  sulla mia permanenza in Aula o meno.
   Io  voglio restare in  Aula perché questa è una legge per la quale
  ritengo  sia  doveroso da parte dell'Assemblea  approvarla  stasera
  stessa,  anche se in ritardo, per dare alla Sicilia la  possibilità
  di  muoversi in un momento così difficile per l'economia siciliana.
  Ecco perché ritengo di dovere dire al Governo di avere un attimo di
  pazienza  perché sulla pazienza si costruiscono le grandi cose,  le
  forti  cose.  Tentiamo di ripescare l'emendamento  sulla  sanità  e
  lasciamo  questo ad una successiva legge che è già in  cantiere  in
  Commissione e che può essere benissimo portata avanti.
   Al  contrario  di questo, credo che faremmo un cattivo  uso  della
  volontà di dare alla Sicilia una legge buona ed onesta per  chi  la
  sta aspettando fino in fondo.

   LOMBARDO, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO,  Presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  intervengo  anche stasera perché  questo  articolo,  gli
  emendamenti e i subemendamenti che vi si agganciano, mi auguro  che
  i  colleghi  che  hanno  lasciato l'Aula ci  ascoltino,  anche  per
  comprendere  quale  è  stato  il  principio  ispiratore  di  questa
  iniziativa,  per  cui  si possa tornare in Aula  da  parte  loro  e
  continuare  a  partecipare  alla  costruzione  di  questo  processo
  legislativo che la Sicilia attende e rispetto al quale, almeno  per
  quanto  riguarda  questo articolo, la fuoruscita  o  quanto  altro,
  potrebbe  apparire ai miei occhi, che sono stato - mi  permetto  di
  ricordalo  -  colui il quale ha proposto l'idea  che  poi  è  stata
  tradotta, ovviamente, in termini compatibili con la legge  e  credo
  finalizzati   al  raggiungimento  dell'obiettivo,  l'allontanamento
  potrebbe  apparire  pretestuoso, un  pretesto  perché  i  tempi  si
  allunghino all'infinito.
   Cosa  dice  l'emendamento  e quale era  l'obiettivo  che  volevamo
  raggiungere?
   Senza entrare nel merito, per carità, di tante altre cose che sono
  state  fatte o che non sono state fatte, io riconosco,  come  credo
  parecchi  di  noi, la non assoluta competenza in  una  materia  che
  obiettivamente  è complicata e rispetto alla quale,  come  dicevamo
  ieri,  almeno per quanto mi riguarda, credo che debba  guidarci  il
  buon  senso.  Tanto che su molte cose io, ad esempio,  ho  cambiato
  idea e non c'è assolutamente da scandalizzarci se, convinti di  una
  cosa, cambiamo idea.
   Come  lo definiamo il titolo, almeno per capire il senso di questo
  emendamento? L'emendamento della delocalizzazione. Perché?
   Perché  ci accorgiamo in Sicilia, chi la gira in lungo e in largo,
  che  ci  sono degli scempi che sono stati fatti in epoche e vigendo
  norme e, come dire, con autorizzazioni che venivano date, forse  il
  termine autorizzazioni non è proprio avrei dovuto dire concessioni.
  Credo che, comunque, si capisca il senso di quello che voglio dire.
   Sono  stato  anche  oggi di gran corsa a Messina  e  sono  tornato
  indietro.  L'altro giorno in elicottero per recarci a San  Fratello
  vedevano,  a  prescindere  dalla frana, delle  costruzioni  che  si
  trovano  sull'acqua,  non  entro i centocinquanta  metri,  entro  i
  centottanta   metri,   eccetera.  Queste  costruzioni   oggi   sono
  sottoposte  ad  un  vincolo di inedificabilità  eppure  sono  state
  costruite con uno straccio di autorizzazione.
   Se  andiamo  da  Catania  a  Messina, torniamo  verso  Catania,  a
  proposito  della vicenda, non dico Giampilieri, ma in  maniera  più
  precisa  Scaletta Zanclea, laddove alcune persone  hanno  perso  la
  vita  perché quella grande massa di fango, di pietre e di acqua  ha
  travolto  costruzioni che si trovano nel bel mezzo di  una  fiumara
  che   negli   anni   scorsi,   quando  queste   autorizzazioni   si
  consentivano, e comunque non è soltanto quel caso, se voi vedete  e
  fate  quella  strada, fate l'autostrada, vedrete quante costruzioni
  ci  sono,  se  non  nel  bel  mezzo, ai margini  di  corsi  d'acqua
  potenziali, virtuali che magari per vent'anni, trent'anni non hanno
  visto  scorrere una goccia d'acqua ma che oggi, con gli  eventi  di
  questi  giorni,  di  questi mesi o di questi  ultimi  anni  corrono
  rischi grandissimi.
   E  poi chi non conosce il litorale, lo si percorre spesso, che  va
  da  Pachino  a  Pozzallo?  Quante  costruzioni  di  scarso  livello
  edilizio,   senza   nessuna  norma  antisismica   attuata    Quante
  costruzioni  sono state realizzate, ad esempio, nelle aree  attigue
  all'oasi  del  Simeto, in aree di pre-riserva,  sono  delle  intere
  kasbe  di case costruite a mare per le quali l'emendamento  prevede
  che siano state realizzate prima dell'apposizione di questi vincoli
  di  inedificabilità, non dopo, dopo sarebbero abusive a  tutti  gli
  effetti  e sarebbe una sanatoria quanto di più scandaloso ci  possa
  essere.
   Cosa si prevede per questo? Che i comuni, non i singoli cittadini,
  i  quali  poi,  nel secondo comma, semmai potrebbero rivolgersi  ad
  aree a ciò deputate, previste nei piani regolatori.
   Se lo vogliono fare, secondo me, farebbero un'opera di risanamento
  di  tante aree degradate che, francamente, resterebbero così per  i
  prossimi   cent'anni.  Se  i  comuni  individuano,  non   entro   i
  centocinquanta,  ma  duecento, duecentocinquanta  metri,  aree  che
  urbanizzano eventualmente, non è una cosa facile.
   Allora, quei cittadini possono avere un incentivo nell'aumento  di
  cubatura  a  demolire  prima quel piccolo scempio  che  costituisce
  un'area di degrado, per andarsene a costruire con tutte le norme di
  antisismicità,  di sicurezza, eccetera, in un'area,  non  solo  non
  sottoposta a vincolo di inedificabilità, ma in cui il comune con il
  piano  regolatore,  con la variante, ritiene che quell'agglomerato,
  quelle poche case, quelle molte case possono trasferirsi. E come?
   Sarà scritto male, c'è da togliere la b), c'è da aggiungere la c);
  questo  ce  lo dicono i tecnici che hanno collaborato con  noi,  ma
  questa  è  una delle norme che riguarda la casa, perché è una  casa
  nella  quale  molto spesso le persone vivono, c'è da  eliminare  la
  variazione della destinazione d'uso, sono pienamente d'accordo, non
  c'è dubbio, però, è una delle norme che, senza tirar fuori un euro,
  mi auguro funzioni.
   Temiamo che non funzioni per i tempi, perché chiunque ha la casa a
  cinquanta  metri dall'acqua, anche se è una mezza catapecchia,  non
  sarà  incentivato ad andarsene, non lo so se rientrano anche alcuni
  costruzioni che stanno da queste parti, signor Presidente, che sono
  oggetto  di  confische, sono in edificabili, però sono  autorizzate
  per  cui  c'è un contenzioso che non finisce più e soltanto  se  il
  privato ha un incentivo nella possibilità di allargare quella  casa
  e  ci  mette,  ovviamente, le proprie risorse,  può  rimuovere  una
  situazione, non voglio definirla scandalosa, perché, per carità, ha
  riguardato  gente che lo ha fatto regolarmente, ma  una  situazione
  che  libererebbe,  se rimossa, la Sicilia da tanti  punti  piccoli,
  medi  e  grandi di degrado che, complessivamente, non abbelliscono,
  non rendono migliore il nostro territorio.
   Questo  era  lo  spirito  e le dico che, quando  si  accennò  alla
  parola, eravamo insieme in una stanza, c'erano tutti i capigruppo o
  loro  delegati,  si  redasse  insieme  l'emendamento  ora  divenuto
  articolo  viene all'esame dell'Assemblea. Ecco perché  il  Governo,
  salvo  per  carità  a  convincersi perché  ci  si  dimostra  è  una
  porcheria   e,   allora,   lo   ritirerebbe,   ritiene   che    sia
  indispensabile,  invece,  per migliorare questa  legge,  anzi,  per
  arricchirla di un elemento sicuramente migliorativo, lo sostiene  e
  lo mantiene.

   ODDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO.  Signor Presidente, debbo dirle, con la massima schiettezza,
  che,  come tanti colleghi, sono in Parlamento da più legislature  e
  che  il  Presidente  del  gruppo del  partito  del  Presidente  del
  Consiglio  dei Ministri dica le cose che poco fa ho ascoltato,  con
  molta  sincerità, mi indigna e mi inquieta, perché coloro che  come
  me  hanno  letto  questi emendamenti e cercavano  di  sforzarsi  di
  capire  se  c'era qualche limite, un'ulteriore cosa da specificare,
  se   c'era   qualcosa  che,  possibilmente,  andava   ulteriormente
  approfondita, non possono sentir dire e parlare di cose  scandalose
  che,  addirittura,  rasentano comportamenti,  dal  punto  di  vista
  politico,  criminali .

   PRESIDENTE. Chi ha parlato di criminalità? Qualcuno ha parlato  di
  criminalità?

   ODDO.  Nel  resoconto  stenografico,  l'intervento  dell'onorevole
  Leontini  in  quest'Aula, per quanto mi concerne, non solo  non  lo
  accetto ma lo critico e lo rimando al mittente.
   A  parte  i  toni  esasperati, che il Presidente del  partito  del
  Presidente del Consiglio dei Ministri dovrebbe sicuramente evitare,
  le accuse che sono state lanciate in maniera generica...
   Signor   Presidente,  vorrei  che  mi  ascoltasse  perché  vorrei,
  inoltre, precisare che condivido alla lettera le cose dette dal mio
  collega,   presidente  del  gruppo,  onorevole  Cracolici,   quindi
  accelero in questo senso e mi vorrei riferire alla sceneggiata  che
  definisco  fuori  luogo e priva anche, se mi  permette,  di  quella
  responsabilità che, anche in termini istituzionali, dovrebbe sempre
  e  comunque caratterizzarci e a cui ho assistito assieme  ad  altri
  colleghi poco fa: l'abbandono dell'Aula.
   Onorevole  Russo,  mi  può fare parlare con  la  Presidenza  senza
  problemi?
   Se  mi ascoltasse un attimo, ma se proprio  sono cose urgentissime
  capisco, anche perché spesso poi si perde il filo e poiché  non  mi
  pare  che, in questo momento, nessuno di noi parla solo per  farlo,
  oppure esercitando la sua funzione perché, bene o male, ci piace il
  gioco del  facciamoci male'.
   Detto questo, sono state utilizzate parole che non hanno niente  a
  che  spartire con il merito ed è stata messa ad arte in  campo  una
  sceneggiata  che  è assolutamente ridicola e offensiva  per  quanto
  concerne  anche  il ruolo delicato e importante  che  hanno  sia  i
  parlamentari  sia  l'intero Parlamento, ridicola  e  offensiva  nei
  confronti di tutti noi e della Istituzione del Parlamento regionale
  siciliano.
   Sul  merito  non  mi  pare  che ci possano  essere  assolutamente,
  rispetto  anche ai subemendamenti presentati, dubbi e la  cosa  che
  intendo  specificare  con  un esempio  concreto  è  questa,  signor
  Presidente:  tutto ciò che è stato costruito, a me piace  definirlo
   ante   76 ,  è  regolarmente  costruito, ciò  significa  che  può,
  assolutamente,  essere  citato  il  caso  che,  non   solo   citava
  l'onorevole  Cracolici,  che non solo citava  il  Presidente  della
  Regione, ma possono essere citati altri casi concreti.
   Altri casi concreti quali sono?
   Tutti  gli  opifici costruiti entro la fascia dei 150 metri,  sono
  costruiti  con regolare licenza, allora si definiva e  si  chiamava
   licenza edilizia'.
   Nel '78 con la 71, qui dentro, il legislatore regionale decise  di
  dire:   Nei  150 metri dalla battigia non si deve più costruire  un
  bel niente  (vincolo di inedificabilità).
   Parliamo  di  cose concrete, smettiamola con i giochi,  giochetti,
  tatticismi e, per giunta, anche con le accuse infondate  quasi  che
  uno  dovrebbe  sentirsi  in  difficoltà perché,  invece,  cerca  di
  entrare  nella  logica di una norma e cerca di migliorarla  perché,
  questo, è il mestiere che dovremmo fare.
   Questo potrebbe essere esempio calzante per altre zone col vincolo
  di  inedificabilità,  anche con norme  diverse  dalla  71  del  '78
  perché,  quando  parliamo  di  fasce  di  rispetto,  di  superficie
  boscate,  quando  parliamo di cimiteri, quando  parliamo  di  oasi,
  quando  parliamo di parchi, sappiamo bene che ci riferiamo  ad  una
  disciplina  vincolistica  che  si ispira  a  più  leggi  in  vigore
  regolarmente  in  questa Regione e in vigore  nella  nostra  realtà
  nazionalmente vissuta.
   Detto  ciò,  non  solo, quindi, non è scandaloso  e  l'unica  cosa
  convincente che era possibile e che era accettabile, che i colleghi
  che   hanno  abbandonato  l'Aula  potevano  dire,  era  quella   di
  consigliare,  di  valutare l'opportunità rispetto  ad  altre  norme
  stralciate  -  chiamiamole stralciate -  altre  norme  che  avevamo
  deciso  di  stralciare, possibilmente, di stralciare  anche  questa
  norma.
   Mi  permetto di dire senza alcuna prepotenza, ma non è che  si  fa
  criminalizzando le cose, non è che si fa mistificando le  questioni
  che   sono  state  messe  in  campo,  non  è  che  si  fa   questo,
  evidentemente,  dicendo  addirittura delle corbellerie  per  quanto
  concerne  anche il modo in cui  sono stati scritti gli  emendamenti
  perché, se avete letto la 9522, addirittura, lo stesso Governo dice
  di  togliere  l'eventuale modifica di destinazione  d'uso,  quindi,
  ancora più restrittiva.
   Se  leggete, cari colleghi, l'intero comma, è scritto:  Volumetria
  assentita mediante regolare titolo abilitativo edilizio, sempre che
  risultino realizzati prima delle posizioni dei medesimi vincoli .
   Che  c'entra  cercare,  a  tutti i costi,  l'analogia  con  quanto
  discusso,  circa un'ora fa, per quanto concerne l'estensione  della
  37, cioè edifici costruiti in zone, evidentemente, a cui sono stati
  posti dei vincoli sopravvenuti come abbiamo detto?
   Non  c'entra  un  bel  niente, però, rispetto  a  quell'argomento,
  signor   Presidente,  noi  con  estrema  attenzione,  con   estrema
  correttezza  e  con  la convinzione che non vanno  mai  e  comunque
  criminalizzate le proposte che vengono messe su in quest'Aula anche
  attraverso l'attività emendativa, abbiamo detto che valeva la  pena
  approfondire e che valeva la pena fare di quell'approfondimento  un
  momenti di discussione, anche in quarta Commissione.
   Onorevole Bonomo, io la faccio subito contento anche perché lei  è
  una  persona  abbastanza ragionevole e, sicuramente, ha  capito  il
  perché  io  ho  deciso di intervenire anche quando potevo  farne  a
  meno.  Concludo dicendo semplicemente una cosa: cari  colleghi  che
  avete  abbandonato l'Aula - lo dico con rispetto ma, nel  contempo,
  lo  dico anche con determinazione - guardate, inventatevi altro per
  inscenare,  evidentemente, quello che avete  inscenato  perché,  da
  questo  punto  di  vista, se l'avete inscenato  rispetto  a  questo
  argomento ritenendo di criminalizzare il tutto, avete, secondo  me,
  fatto  un  errore  assolutamente, per  quanto  mi  concerne,  anche
  incomprensibile  per  ciò  che rappresentate  non  solo  in  questo
  Parlamento ma anche fuori dal Parlamento.

   DE LUCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  LUCA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intanto  volevo
  precisare  che, per quanto riguarda l'emendamento A.95.18  Gov,  io
  per  errore  pensavo  che  si votasse il  subemendamento  e  quindi
  risulta  che  ho  votato a favore, invece ho votato contro,  quindi
  desidero che si prenda atto del senso del voto da me espresso anche
  perché in coerenza con il senso dell'intervento fatto.
   Per quanto riguarda quest'emendamento, devo dire che il Presidente
  della  Regione  mi  ha  convinto. Però,  siccome  mi  piace  essere
  pratico, signor Presidente, e lei ha citato un caso specifico che è
  Scaletta Zanclea.
   Lei  deve  sapere  che  le  zone che ha citato  sono  zone  A,  di
  conseguenza, noi dobbiamo cercare alcune di queste zone:  Scaletta,
  Itala,  non  so  Giampilieri,  non  conosco  il  territorio,  però,
  dobbiamo essere chiari sino in fondo, perché l'idea di per  sé,  se
  effettivamente si deve estendere - e ribadisco il mio invito - alle
  zone  A,  allora noi sappiamo bene che gli edifici più pericolanti,
  oggi,  anche dopo i noti fatti che si sono verificati,  sono  nelle
  zone  A.  Allora,  rinnovo  il  mio  invito:  perché  non  dobbiamo
  consentire  che la stessa operazione si faccia nelle zone  A,  cioè
  edifici   pericolanti   nelle  zone  A,  chiaro?   Attualmente   il
  provvedimento lo esclude.
   Signor   Presidente,  io  l'invito  già  l'ho  fatto  al  Governo,
  d'altronde  ancora l'emendamento che riguarda l'applicazione  della
  norma  deve  essere votato. Ho chiesto già al Governo di  fare  una
  valutazione  di estensione di questa norma alle zone A, esattamente
  per  i  motivi che lei  ha detto, perché ha citato una  zona  dove,
  così, questa norma non si può applicare, perché è zona A.
   Di   conseguenza  la  invito  a  riformulare  quello  che   è   il
  provvedimento di applicazione e di estensione della norma.
   La  stessa  questione  riguarda lo stato  di  vetustà  dei  centri
  storici.  La  vetustà  dei centri storici,  noi  dobbiamo  comunque
  affrontarla  anche con questa  non dopo perché se  noi  già  stiamo
  facendo un ragionamento di dare un aiuto a chi oggi fa questi  tipi
  di  interventi di delocalizzazione, lo stesso problema,  in  questo
  momento, ancora più accentuato, è nelle zone A.
   Voglio ricordare a questo Parlamento e al Presidente della Regione
  che, per quanto riguarda la provincia di Messina, nell'80 per cento
  dei  comuni  non si può applicare questa norma, perché sono  comuni
  che fondamentalmente sono zona A.
   Ribadisco che sappiamo che l'accordo Stato-Regione esclude le zone
  A,  però  questo  non  ci  impedisce, per quanto  ci  riguarda,  di
  legiferare in merito.
   Allora, d'accordo su questo ragionamento a una condizione  che  la
  norma  venga  estesa definitivamente alla zona A e,  probabilmente,
  rispetto  ad alcuni atteggiamenti possiamo dire di avere  dato  una
  risposta immediata ad una serie di edifici che attualmente  mettono
  a repentaglio l'incolumità pubblica.
   Questo lo voglio anche collegare a un altro emendamento che è  l'A
  103, poi prenderò la parola, ma lo voglio collegare, perché il  103
  esclude    espressamente    come    logica,    Signor    Presidente
  dell'Assemblea, la destinazione urbanistica ad uso abitativo.
   Cioè  noi  abbiamo un ulteriore emendamento, l'A 103 Gov  che  non
  solo chiarisce che questo cambio di destinazione d'uso non vale  ai
  fini  abitativi, e noi stiamo parlando di una norma cioè del  piano
  casa,  quindi viene totalmente stravolto il senso. Poi si dice  che
  questo  cambio di destinazione urbanistica lo si può fare solo  per
  gli  immobili  che sono stati costruiti almeno da tre  anni,  e  mi
  chiedo perché non da cinque o non da dieci. Perché proprio da  tre.
  E,  guarda  caso, escludendo tutta una serie di ipotesi  alla  fine
  significa  alberghi in zona agricola .
   Allora  ribadisco  l'invito al Governo in  quanto  immorali  nella
  fattispecie non sono le singole norme.
   Io  non  voglio assolutamente permettermi di esprimere un giudizio
  di  valore,  Assessore.  Immorale è però questo modo di legiferare,
  Assessore.  Non  ci  state  mettendo in  condizione  di  capire  il
  significato  profondo  di  alcune  norme.  E  questo  è   immorale,
  Assessore,  non  il  significato delle varie norme.  Voi  ci  state
  impedendo  di capire definitivamente in quale tipo di  logica  sono
  state  concepite queste norme. Io mi interrogo se è stato fatto  un
  confronto  con  le  attività  produttive  per  chiedere  norme   di
  semplificazione urbanistica finalizzate allo sviluppo.
   Queste andavano messe nella tanto decantata norma per lo sviluppo.
  Allora,  visto  che  c'è  questa fretta e  noi  la  possiamo  anche
  condividere,   Presidente,  perché  la  Sicilia   ha   bisogno   di
  semplificazione  e  di  risposte immediate,  ma  allora  ci  volete
  mettere in condizione di capire ciò che stiamo votando? Perché  non
  tutti i novanta parlamentari erano nelle riunioni che si sono fatte
  e  non  solo.  Ma  molti  provvedimenti  sono  stati  partoriti  in
  Assemblea.   Allora, Presidente, mi appello a lei.   Lei  se  vuole
  continuare a consentire questo modo immorale di legiferare,  allora
  vorrei  capire  cosa  succederà con la finanziaria  d'ora  in  poi,
  Presidente.
   E quindi l'invito, nuovamente, Presidente, a rivederlo questo modo
  di  agire perché così non ci mettete in condizioni di esprimere  un
  vero giudizio di valore.  Probabilmente, e lo dice uno che non vuol
  cadere nella trappola della contrapposizione, però lo dice uno  che
  vuol  capire,  questo sì. E il Governo questa sera  per  l'ennesima
  volta  non  ci sta mettendo in condizioni di capire il senso  e  il
  valore   di   alcune  norme  che  probabilmente   saranno   nobili,
  attenzione, ma probabilmente sono formulate talmente male (e lei mi
  conferma  che non si è reso conto che la dichiarazione che  lei  ha
  fatto  cozza contro gli ambiti di applicazione della norma,  perché
  quello  che  lei  ha  detto  non si può applicare  nelle  zone  A).
  Allora, vale per lei Presidente e vale per noi e lo ribadisco.  Noi
  vogliamo   capire.  Vogliamo  capire,  Presidente   e   la   invito
  definitivamente, mi scusi, è un tema per me molto, molto importante
  proprio perché lei ha citato, il cuore buono ce l'ho presidente, ce
  l'ho  molto buono, da leone, mi creda. Allora, la invito a rivedere
  la  logica  di  questa  norma soprattutto per quanto  riguarda  gli
  ambiti di applicazione.

   PRESIDENTE.  Assessore Gentile, aveva chiesto di  intervenire?  Ho
  capito  male?  No. Avevo proposto più di un'ora fa lo  stralcio  di
  questo emendamento, dell'articolo 2 dell'emendamento A95, lo  avevo
  proposto un'ora fa e aspetto una risposta da parte del Governo.

   LOMBARDO, presidente della Regione. Il Governo rinuncia.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Caro  Presidente dell'Assemblea, caro  Presidente  della
  Regione,  non me ne vogliate se non mi rivolgo a voi,  ma  ai  miei
  colleghi.  Stiamo scrivendo una brutta pagina di questo Parlamento,
  non mi faccio dare giudizi morali da lei, nessun giudizio morale da
  lei. Niente, non lo può neanche pensare.
   Una  cattiva pagina, soprattutto, per gli interventi dei  colleghi
  che  hanno  biasimato i miei colleghi di Gruppo  che  io  tra  poco
  raggiungerò. Mi sono soffermato solo per il dovere istituzionale di
  presiedere  una  Commissione  e  di  dire  le  motivazioni   perché
  abbandono l'Aula, non per le ragioni di teatrino, come ha  rilevato
  l'onorevole Oddo. E volte, invece, è successo. Lo avete  fatto  per
  molti  anni e nessuno si è mai permesso di biasimare i colleghi  su
  un'azione  politica.  Nessuno si è permesso  di  dare  un  giudizio
  morale ai colleghi che abbandonavano l'Aula - e l'avete fatto mille
  volte  senza nessuna motivazione -. Ognuno fa quello che ritiene  e
  rispetto a questo non è il giudizio di un singolo deputato. Sarà il
  giudizio degli elettori, dei siciliani.
     Quindi,  caro onorevole Oddo le sue riflessione sulle  eventuali
  azioni  di due partiti politici se le tenga per conto suo,  non  le
  rassegni  al  Parlamento perché i colleghi  hanno  avuto  tutte  le
  ragioni  per abbandonare l'Aula, perché, signor Presidente,  questa
  norma il Commissario dello Stato - ne  sono certo - l'impugnerà. Le
  dico ora anche le ragioni sotto il profilo tecnico.
   Se  questo  non  avverrà è nostro dovere, di tutti i parlamentari,
  sollevare, se questo Parlamento vota questa norma, la questione  di
  legittimità costituzionale, forse è diventato anche di moda, però è
  legittima come tutte le cose che si fanno in politica.

   CRACOLICI. Quindi è un atto politico quello del Governo nazionale?

   MANCUSO.  Quello  del Governo nazionale è stato già  spiegato  dal
  Ministro che lo ha proposto al Parlamento nelle pagine di oggi.

   CRACOLICI. Lei lo stava commentando.

   MANCUSO.  Io parlo per me. Non per quello che fa. Quando  sarò  al
  Governo  nazionale  e siederò nel Consiglio dei Ministri  le  potrò
  dare risposta. Al momento non c'è neanche la speranza.

   CRACOLICI. Io glielo auguro.

   MANCUSO.  Rispetto  a  questo  si parla  di  rischio  di  dissesto
  idrogeologico; questa norma serve a sanare tutta una serie di  cose
  che  sono state riprese dal capogruppo del Partito Democratico, dal
  Presidente della Regione, forse, anche.
   Signor Presidente, nulla di più falso
   Questa  norma può essere applicata da tutti quelli che possiedono,
  tutti indistintamente, che possiedono una situazione edilizia in un
  terreno dove c'è un vincolo di inedificabilità assoluta, da  tutti.
  E  non  è  specificato nella norma che deve essere    con  regolare
  concessione   o   licenza  oppure  abusiva . Non  c'è  scritto.  Da
  tutti. Indistintamente. Dagli abusivi ai regolari. Senza no,  basta
  leggerla.  Se volete, la leggo e facciamo lo spelling  come  dicono
  gli  inglesi. Ripeto: da tutti in modo indistinto. Gli abusivi e  i
  regolari  possono  utilizzare questa  norma  e  questo  ordine  che
  richiamava  il capogruppo del Partito Democratico da tutti,  sia  i
  regolari e sia gli abusivi.
   Il  limite è un altro; il limite è quello che la regolarità  della
  licenza  o  della concessione o l'abusivismo va commesso prima  che
  scattava il vincolo o può essere utilizzata da tutti.
   E  non  solo   Questa norma prevede pure, al di là di  quello  che
  richiamava gli oneri di urbanizzazione, l'urbanizzazione nei luoghi
  dove si andrà a fare questo tipo di azione, può essere fatta questa
  operazione di cosiddetta perequazione urbanistica, la chiamano così
  i  tecnici, si può fare con una normale dichiarazione di inizio  di
  attività, non ci vuole neanche la concessione.
   Signor  Presidente, la invito a leggere il secondo comma.  Non  ci
  vuole la concessione oppure le opere di urbanizzazione.
   Per  i  colleghi, cito testualmente:  agli interventi  di  cui  al
  presente comma si applica la disposizione di cui agli articoli 4  e
  6'.  Mi  sembra che questo Parlamento ha votato l'emendamento  6.77
  dove  è  previsto  che  ci  vuole la  dichiarazione.  Senza  nessun
  problema con la dichiarazione si va avanti.
   La deregulation  più assoluta di tutto il territorio siciliano.
   Aggiungo  una  cosa  alla  regolarità delle  eventuali  situazioni
  edilizie.  Andiamo  a sanare, in questo caso, con  la  perequazione
  urbanistica, intanto quelle irregolari, quelle che sono abusive,  e
  andiamo  a  sanare,  purtroppo le conosco  per  una  mia  pregressa
  attività  lavorando nella città di Palermo, tutte quelle licenze  e
  concessioni  edilizie che, se ricordate bene, anni fa,  negli  anni
  '80,  c'è  stato  in  questa città  il sacco  edilizio.  Allora  le
  corruzioni sulle licenze edilizie erano all'ordine del giorno,   le
  concessioni edilizie venivano certificate da una cosiddetta società
  per  azioni  che  si chiama Mafia, che ha permesso lo  scempio  del
  territorio, del litorale della nostra terra.
   Tutto questo non solo non si è fermato nella città di Palermo,  ma
  ha  proseguito,  come ho ascoltato in Commissione, nella  città  di
  Trapani e nelle vicine cittadine.
   Ci  sono anche quelli che hanno comprato la licenza edilizia, così
  come   viene  fuori  dagli  atti  parlamentari  d'inchiesta,  dalle
  inchieste della Magistratura, dalle confessioni dei pentiti.
   Quelli  che  hanno una licenza e si trovano la casa  e  poi  hanno
  messo  il  vincolo di inedificabilità, possono usufruire di  questa
  norma.
   Non  ci  dobbiamo nascondere dietro ad un dito,  al  di  là  della
  sceneggiata, come la chiama l'onorevole Oddo.
   Fate pure  Accomodatevi  Se avete questo coraggio, fate pure

   PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, sono trascorsi tre minuti e mezzo.

   MANCUSO. Signor Presidente, mi richiama sempre all'ordine.  Signor
  Presidente, ho segnato quanti minuti hanno parlato gli  altri  miei
  colleghi.  L'onorevole Oddo ha parlato nove minuti  e  27  secondi,
  l'onorevole Cracolici ha parlato dodici minuti.
   Non  ho  problemi. Lei deve fare il Presidente con  noi,  con  gli
  altri invece, no.
   Io questo l'accetto.
   Rispetto  a questo, non biasimate chi abbandona l'Aula e dove  gli
  argomenti    che   utilizzeremo   sono   quelli   per    i    quali
  successivamente,   forse,  tra  qualche  mese,   voi   vi   dovrete
  vergognare.  E  ripeto:  voi, non noi, che invece  mettiamo  questo
  argomento a disposizione di tutti i parlamentari che sono liberi.
   Qualcuno  ha richiamato che sull'articolo 10 io la pensavo  in  un
  modo e i colleghi del mio partito in un altro modo.
   Noi non siamo pecore, neanche capre. Ognuno la può pensare in modo
  diverso.
   Rispetto  a  questo ritengo, signor Presidente, che  lei  non  può
  andare avanti nei lavori.
   Manca  metà  del  Parlamento. Mancano due  partiti  importanti  di
  questo  Parlamento che hanno contribuito a far diventare Presidente
  della Regione l'onorevole Lombardo.
   Lei non può andare avanti con queste norme sul piano casa.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  penso  che
  nessuno  di  noi, almeno credo può non riconoscere  al sottoscritto
  che  non è intervenuto in quest'Aula  con l'obiettivo di introdurre
  normative  che  potessero appesantire il già  pesante  bilancio  di
  metri cubi sul territorio.
   Quindi,  io  penso  di potere essere creduto, almeno  nella  buona
  fede,  perché  mi pare che il dibattito è scivolato su  toni  etico
  ideologici. E dico ciò in considerazione del fatto che lo strumento
  della delocalizzazione a cui questa norma si ispira rappresenta una
  rivoluzione   positiva  per  l'urbanistica  e  per  il   territorio
  siciliano.
   Io  credo  che questa, se ben gestita e ben scritta, possa  essere
  una  norma  di straordinaria efficacia, credo che valga una  legge,
  credo  di  più  che  se  noi una volta per  tutte  uscissimo  dalla
  ambiguità  formale  anche  nei confronti  del  patrimonio  edilizio
  abusivo, che sta lì e nessuno demolirà mai e nessuno sa in che modo
  dobbiamo affrontare e gestire, forse ci accorgeremmo che l'istituto
  della   delocalizzazione  può  offrire  strumenti  e  risorse   per
  migliorare l'assetto del territorio trasferendo ciò che non  doveva
  essere costruito altrove.
   Tuttavia  questa  norma  così come è  scritta  esclude  che  possa
  esserne  oggetto  l'edilizia  abusiva,  credo  che  giustamente  si
  sarebbe  dovuto  scrivere  al comma 1 che  riporta   che  risultino
  legittimamente realizzati , anziché   che risultano realizzati .
   Ma  voglio  dire:  una norma di questa portata  -  e  io  mi  sono
  espresso  considerandola di straordinaria importanza dal  punto  di
  vista  del riassetto del territorio - non può essere fatta   da  un
  Parlamento che non è nelle condizioni di serenità di potere capire,
  anzi, dico io, con mille sospetti di incomprensioni che portano una
  norma  che  dovrebbe essere qualificante  per la  legge  e  per  il
  Parlamento,  ad essere quasi oggetto di scontro, di incomprensione,
  di  equivoco  e,  aggiungo  io, e questa  è  la  sostanza  del  mio
  intervento, anche di qualche errore.
   Perché  vede, signor Presidente, o noi scriviamo una norma di  cui
  siamo  orgogliosi, convinti e sicuri che gli effetti  che  produrrà
  sono  quelli che vogliamo, oppure non scriviamo quella norma e  non
  siamo in condizione di votarla.
   Essere sicuri di questo significa sapere che cento volte una norma
  urbanistica produce effetti poi pratici diversi o altri  da  quelli
  che si immaginano.
   Una  norma  di questo genere, una volta che impatta sul territorio
  e  che  ha mille variabili e può avere mille implicazioni e  la  si
  medita  attentamente o anche nella migliore buona  fede,  può  dare
  luogo a errori.
   Cosa voglio dire?
   Fra  gli  errori   che vedo qui, per esempio, alcuni  mi  sembrano
  macroscopici.
   Noi  immaginiamo che questa delocalizzazione possa avvenire  anche
  nelle  zone  B,  C  e D. Bisognerebbe specificare,  e  qua  non  lo
  possiamo   fare  nell'economia  di  questo  testo,  che  questo   è
  consentito   nelle  zone  C.  Non  è  necessario  provvedere   alla
  lottizzazione o a piani particolareggiati e quindi in zone che sono
  già  edificabili  con  singola concezione edilizia  o  permesso  di
  costruire,  non  lo  stiamo dicendo e si  potrebbe  dare  luogo  ad
  errore.
   Così  come  è  scritto  io  potrei immaginare  di  trasferire  una
  cubatura  che mi è consentito di trasferire in una area che  ancora
  deve   essere  oggetto  di  piano  di  lottizzazione  o  di   piano
  particolareggiato.
   Qualcuno ha sollevato una questione che io non demonizzo, ma pongo
  alla  riflessione dell'Aula perché penso che merita una riflessione
  attenta che però non possiamo fare.
   Se il fabbricato di cui io sono proprietario e del quale chiedo la
  delocalizzazione  è  un  fabbricato di  natura  rurale,  e  volessi
  trasferirlo in zona agricola dove è consentito una decubatura dello
  0,03  per  cento ma a condizione che sia un fabbricato  ad  uso  di
  conduzione del fondo , lo potrei fare, ma è una norma da maneggiare
  con le pinze, avendo contezza di tutto quello che può comportare  e
  di quello che non vogliamo che comporti.
   Qui non è prevista, ma teoricamente potrebbe essere possibile.
   Ancora,  noi  abbiamo  espunto il cambio  di  destinazione  d'uso.
  Questo  è  l'indice della paura,  del clima che si è instaurato  in
  Aula, del timore di produrre effetti non controllati. In realtà, se
  ho  un edificio e voglio trasferirlo in un'altra zona, cambiando la
  destinazione  d'uso,  non è detto che sia  un  male.  Non  è  detto
  affatto  che  sia  un  male   Ma  il  clima  con  il  quale  stiamo
  ragionando, cioè una specie di  mosca cieca , nel quale andiamo  ad
  immaginare  una  norma che, lo ripeto, potrebbe avere  una  valenza
  straordinaria, ma non siamo più in grado di governarne gli  effetti
  e  di comprenderne appieno la funzione, ci fa addirittura rimuovere
  pezzi di norma che invece potrebbero essere giusti.
   Ma poi, Assessore, vorrei almeno solo qui, la sua attenzione.
   C'è  un  elemento  che mi fa preoccupare e voglio  parlarne.  1000
  metri cubi, e con questa norma posso delocalizzarlo, usufruendo del
  premio di cubatura e trasferendolo in una zona B, realizzando  1200
  metri  cubi. Ma scusate, ma siamo sicuri che la deroga ai parametri
  urbanistici  non  mi fa sì che lì, in realtà, edifico  dove  potevo
  costruirne 500 o 600 di metri cubi?
   E  l'effetto di delocalizzazione mi fa guadagnare il 20 per  cento
  rispetto  a  quello  che  avevo prima, ma  complessivamente  mi  fa
  edificare il doppio di quello che le norme lì mi consentirebbero di
  realizzare.
   Allora, qui non è che abbiamo un effetto del 20 per cento in  più.
  Noi  potremmo  avere  un  100 per cento in più,  in  violazione  ai
  parametri  urbanistici dell'area dove mi sto andando ad  insediare,
  che non abbiamo inserito neanche negli articoli 2 e 3.
     Ecco,  perché penso, ripeto, io difendo il principio  e  siccome
  penso  che  il  Parlamento debba fare la delocalizzazione,  e  deve
  farla  per  questo motivo, bene  Facendo in modo  che  produca  gli
  effetti  che  vogliamo e non produca gli effetti di  cui  oggi  non
  possiamo  renderci  conto,  induco il Governo  ad  una  riflessione
  consequenziale.

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a parlare l'onorevole  Caronia.  Ne  ha
  facoltà.

   CARONIA,  relatore.  Signor  Presidente,  desidero  stigmatizzare,
  stasera, un comportamento che, devo dire, mi lascia sgomenta. Forse
  perché   alla  prima  esperienza  come  deputato,  devo  dire   che
  l'ipocrisia  che in questi giorni ho potuto constatare,  mi  lascia
  veramente attonita.
   Abbiamo  parlato, o meglio sono stata anch'io oggetto  di  alcune,
  non  saprei  come  definirle, invettive  o,  comunque,  momenti  di
  riflessione. Sono stata, addirittura, invitata a riflettere su come
  una   giovane  parlamentare  possa  difendere  questi   assassini ,
   delinquenti  che hanno sanato le proprie case e che, quindi,  oggi
  potrebbero essere inseriti all'interno degli articoli 2 e 3.
   Devo  dire, ed ora, in questo momento, ho avuto la possibilità  di
  vedere  un articolo che invece parla di edifici esistenti,  quindi,
  di  edifici che sono stati costruiti in maniera abusiva oppure,  in
  seconda battuta, utilizzando la sanatoria. E tutto questo non porta
  ad  alcuno  scandalo,  non  si  grida allo  scandalo,  anzi,  molti
  deputati  che  hanno parlato, soprattutto del Partito  Democratico,
  dicono  che questa sia una norma giusta che identifica dei soggetti
  che hanno diritto a questo tipo di delocalizzazione.
   Fermo restando che non sono contraria concettualmente all'idea  di
  delocalizzare, questo proprio perché quello che sto dicendo  non  è
  strumentale,  non è per fare opposizione, non voglio  fare  sterile
  opposizione, credo che delocalizzare sia utile.
   Credo, però, che questa norma, così come è scritta e, soprattutto,
  per le modalità con le quali abbiamo affrontato questa legge, oggi,
  diventi, assolutamente, fuori tempo e fuori luogo.
   Credo  che abbiamo affrontato tempi anche di una certa importanza,
  sui  quali  il  Governo  ha dato parere contrario  e  mi  riferisco
  all'articolo  9, quando si parlava di norme che riguardavano  -  le
  cito proprio per essere corretta e non dire inesattezze -  Norme in
  favore  del  recupero  abitativo  (il Governo  ci  ha  dato  parere
  contrario); l'articolo 8,  Norme finalizzate al rispetto del decoro
  urbano   (anch'esso  ha  ricevuto parere  contrario).   Questi  due
  articoli non sono stati inseriti nella legge.
   Ho  avuto  modo  di  scandalizzarmi, e  lo  dico,  scandalizzarmi,
  leggendo   l'articolo   che  adesso  sarà  oggetto   del   prossimo
  emendamento, il 103.
   Si   parla  di  modifica  di  destinazione  d'uso,  dai  capannoni
  agricoli  a tutto, tranne che all'uso residenziale. Se non  ricordo
  male,  forse sbaglio, leggo male, ma leggo che il disegno di  legge
  si   chiama   Norme  per  il  sostegno  dell'attività  edilizia   e
  riqualificazione   del   patrimonio   edilizio ,     piano    casa
  cosiddetto.  Cosa  c'entra  una  norma  che  esclude  a  priori  la
  possibilità di convertire dei capannoni industriali in casa?
   Io  credo che rispetto a questo dobbiamo fare una riflessione.  Io
  non  voglio  assolutamente  con  questo  mio  intervento  dare   la
  sensazione  di una che rema contro a tutti i costi; io per   questa
  legge  mi  sono  spesa, ci ho creduto e continuo a  crederci,  però
  purtroppo  devo dire che siamo quasi arrivati alla fine  dell'esame
  di  questa  legge ed è uscito qualcosa di molto diverso rispetto  a
  quello che ci immaginavamo e soprattutto rispetto a quello che  era
  l'indicazione che era stata dalla conferenza Stato-Regioni, proprio
  perché doveva essere una legge di incentivo all'economia edilizia e
  che doveva favorire il recupero del patrimonio edilizio, esistente,
  destinato alla finalità residenziale.
   Io  credo  che,  per altro, rispetto a quegli accordi  di  cui  in
  qualche modo io sono stata un osservatore in quanto relatrice della
  legge,  sono  stata  invitata ad alcuni di quegli  incontri  tra  i
  capigruppo,   devo   dire   anche  degli   emendamenti   che   sono
  assolutamente  stravolti  rispetto a  quelle  che  erano  state  in
  qualche  modo  le  indicazioni  date,  tant'è  che  adesso  ci   si
  ripresenta  una  nuova  riscrittura,  l'ennesima  riscrittura,  che
  ripristina in qualche modo uno pseudo accordo che era stato fatto.
   Inoltre  vorrei  anche  aggiungere  qualcosa  rispetto  ad  alcune
  affermazioni che sono state fatte negli interventi precedenti. Si è
  parlato  di  norme  che non devono alterare l'urbanistica;  non  si
  doveva affrontare nessun tema che potesse in qualche modo essere di
  competenza   di  una  legge  sull'urbanistica  che   tanto   stiamo
  attendendo e che ancora non arriva in Commissione. Ebbene, io credo
  che  queste norme siano assolutamente materia dove l'urbanistica  è
  elemento fondamentale.
   Per  quanto riguarda il titolo abilitativo io credo che  qualsiasi
  giudice  che  avrà la possibilità di poter esaminare i ricorsi  che
  verranno presentati, perché sono certa che verranno presentati  dei
  ricorsi a seguito dell'approvazione di questa legge, non potrà  che
  convenire  sul fatto che una casa sanata è a tutti gli effetti  una
  casa  che  ha  un  titolo  abilitativo al  pari  della  concessione
  edilizia,   altrimenti  queste  leggi  non  ci   sarebbero   state,
  altrimenti dobbiamo sovvertire le fonti del diritto.
   Io credo che noi non siamo nelle condizioni di potere fare questo.
  Io non mi sento nelle condizioni, ma credo che non lo siano neanche
  i  colleghi  che  sono assurti al ruolo sopra le parti  per  potere
  stabilire  ciò  che non si poteva fare anche su norme  nazionali  e
  regionali.
   Per  ultimo, vorrei soltanto dire che proprio perché io in  questa
  legge  ho  creduto  continuo a credere  nella  possibilità  che  il
  Governo  invece sia propositivo e che non faccia perdere  il  senso
  del  lavoro  fatto. E  auspico - come, peraltro, signor Presidente,
  anche lei inizialmente aveva detto, visto che è stato accantonato o
  meglio  è  stato rinviato in Commissione il precedente  emendamento
  che  riguarda una materia simile seppure molto più semplice per  la
  verità,   ma  comunque  simile,  che  riguardava  dei  vincoli   di
  inedificabilit��  relativa  - che questo  emendamento  debba  essere
  accorpato  a quello e diventare un disegno di legge da valutare  in
  termini  piuttosto  brevi  all'interno  della  Commissione,  perché
  ciascun  deputato  e  ciascun componente  della  Commissione  possa
  portare    avanti   tutte   quelle   indicazioni,   anche    quelle
  dell'onorevole  De  Benedictis che mi sento di condividere  per  la
  buona parte, in modo tale che possa uscire un testo, una norma  che
  sia  effettivamente utile ai siciliani perché spero che  non voglio
  essere  per questo faziosa, però credo che non dobbiamo dimenticare
  che  questa è una norma che serve ai siciliani prima di tutto.  Non
  dimentichiamolo

   LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   LOMBARDO,  presidente  della  Regione.  Signor  Presidente,  è  un
  crescendo su questo emendamento e anche sugli altri che rischia  di
  portarci al terzo conflitto mondiale che noi vogliamo evitare.
   E  allora, siccome obiettivamente tante delle cose  al  di  là  di
  qualche elemento di scompostezza che io ho trovato anche in  ordine
  ad  altri articoli sui quali qualcuno si è scagliato contro,  salvo
  poi  a  verificare che al momento del voto ha cambiato  idea  e  ha
  votato a favore, ma questo può succedere.
   Ma  mi convince che cosa? Mi convince che può essere migliorato il
  testo,  deve  esser messo al riparo da rischi di incostituzionalità
  che eventualmente qualcun altro provvederebbe a sollevare.
   Comunque  voglio dirle che siccome anche qualche altro  passaggio,
  per  carità,  qualche altro articolo, qualche altro emendamento,  è
  stato  rinviato ad un provvedimento che potrà al meglio  affrontare
  l'argomento,  io  credo  che questo articolo  o  emendamento  e  il
  successivo, quello relativo ad attività produttive dismesse per  le
  quali  sono  state  già anticipate e suggerite tante  idee  che  ci
  porterebbero  a  trascorrere  tanto tempo,  il  Governo  li  ritira
  entrambi purché - è un auspicio, mi auguro riscontri la volontà  di
  tutti  -  si definisca la legge, esaminando l'ultimo articolo,  sul
  quale   peraltro  credo  ci  sia  la  possibilità  di  una   celere
  definizione.
   Signor  Presidente, non sono né un esperto, né un tecnico,  ma  il
  testo è stato redatto dai legislatori con l'ausilio di tecnici e, a
  scanso    di   equivoci,   in   materie   delicate   come    quelle
  dell'urbanistica, mi impegno a presentare un testo prossimamente, e
  portarlo  in  Aula  e  votarlo  così com'è.  Qualunque  emendamento
  indubbiamente può convincerci, ma mi rendo conto che può essere  lo
  strumento per introdurre alterazioni, rivoluzioni per cui la  legge
  poi non sta in piedi.
   Credo  che  l'Assemblea,  lo  dico  per  tutti  noi,  è  fatta  di
  legislatori  che,  sebbene, non sono urbanisti provetti,  hanno  la
  responsabilità,  la  capacità,  e tutti  i  sussidi  necessari  per
  legiferare bene.
   Ciò  premesso, comunque, accogliamo il suo invito a  ritirare  gli
  emendamenti, per spostarli in una norma apposita, perché  si  passi
  immediatamente all'articolo 12.

   PRESIDENTE.  Onorevole Presidente della Regione,  la  ringrazio  e
  apprezzo  la  sua decisione, mi sarebbe piaciuto fosse arrivata  un
  po'  prima,  visto che l'appello della Presidenza è di qualche  ora
  fa,  in  considerazione  del  fatto che  di  norma  urbanistica  si
  trattava, e difficilmente avremmo potuto trovare una differenza  di
  valutazione sul testo oggetto della discussione.
   Detto questo dispongo che l'articolo 2 dell'emendamento A 95  vada
  in  Commissione, dove sarà oggetto di un disegno di legge unico  in
  materia  di  urbanistica, insieme alle altre due norme che  abbiamo
  rinviato in Commissione. Insieme a questo dispongo altresì che  gli
  emendamenti  A 95.12, A 96 e A 103 del Governo, seguano  la  stessa
  strada.
   Così resta stabilito.

   RUSSO, assessore per la salute. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RUSSO,  assessore  per  la  salute. Signor  Presidente,  onorevoli
  deputati,  è  stato ritirato dal Governo l'emendamento  A68,  e  io
  chiedo  se è possibile una sua riproposizione, perché forse  andava
  chiarito  un  aspetto  fondamentale, che ben si  salda  al  tessuto
  normativo  di  questa riforma, perché semplifica le  procedure  nel
  rispetto della normativa nazionale e segnatamente del DPR 6  giugno
  2001,  n. 380, di cui praticamente ripete il testo in maniera quasi
  pedissequa.
   La  legge  nazionale non è stata recepita dalla Regione  siciliana
  proprio  negli  articoli  20  e  23  e  riguarda  le  procedure  di
  autocertificazione,   in  luogo  della  cosiddetta   autorizzazione
  sanitaria.  La  stessa prevedeva che sia per le opere  soggetto  al
  permesso   di  costruire  (articolo  20),  sia  per  le  opere   da
  realizzarsi mediante denuncia di attività si potesse far luogo  con
  un'autocertificazione e volevamo introdurre questa procedura  anche
  in  Sicilia, peraltro adempiendo ad una prescrizione della legge  5
  che,  all'articolo 26, imponeva al Governo di presentare  normative
  relative alle procedure di semplificazione.
   Chiedo  che questo emendamento possa essere discusso ed approvato,
  perché  consente  alla  Sicilia di recepire puntualmente  la  legge
  nazionale.
   E'  una  norma  condivisa  dagli operatori,  che  snellisce  molto
  l'attività   delle  Aziende  sanitarie  provinciali,   che   devono
  impiegare del personale per rilasciare delle autorizzazioni  quando
  queste,  attenendo a fatti oggettivi, a stati e a qualità,  possono
  essere surrogate da autocertificazioni.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   CRACOLICI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  mi  dispiace
  intervenire parlare contro la proposta dell'assessore Russo, ma non
  per  il  merito che condivido e sottoscrivo; non l'ho  ritirato  io
  l'emendamento.
   Vede  assessore,  una  cosa del genere si potrebbe  fare,  in  via
  eccezionale, tutta l'Aula fosse presente. Mi permetto di  dire  che
  noi  dobbiamo  essere  rispettosi del Regolamento,  tanto  più  nei
  momenti di conflitto.
   Ecco  perché  questa norma, essendo una norma  di  procedura,  può
  benissimo  essere  inserita in finanziaria. Non  è  una  norma  che
  attiene,  per  così  dire,  ad oneri finanziari;  è  una  norma  di
  semplificazione, pertanto possiamo snellire con lo stesso obiettivo
  che  vuole proporre con una legge che speriamo di fare tra le prime
  possibili nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.
   Da  Capogruppo  di  un  partito, ho il  dovere  di  intervenire  a
  garanzia  delle procedure di questo Regolamento, tanto  più  quando
  l'Aula non è nel suo plenum, ecco perché le chiedo di non insistere
  sulla riproposizione, perché la cosa ci metterebbe in imbarazzo.

   CARONIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   CARONIA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  in  riferimento
  agli emendamenti rimandati in Commissione, volevo sottolineare  che
  l'emendamento A96, sostanzialmente individua, per gli interventi di
  cui all'articolo 2 e 3, l'obbligatorietà del corredo di un apposito
  studio geologico.
   Credo  che  questo,  alla  luce di  quello  che  noi  abbiamo  già
  approvato,  diventi un corredo indispensabile dal  momento  che  si
  parla   di   ampliamenti,   ma   soprattutto   di   demolizioni   e
  ricostruzioni.  Pertanto, io vorrei farlo  mio  o,  se  il  Governo
  volesse  o  ci fosse comunque la possibilità di riproporlo,  chiedo
  che  venga  posto  in votazione, perché la relazione  geologica  ci
  metterebbe  in una condizione di serenità rispetto alle  condizioni
  di  pericolo  che  gli  eventuali  ampliamenti  o  ricostruzioni  e
  demolizioni potrebbero ripresentare.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, volevo dire, a proposito di questo
  emendamento,  che la riflessione sullo stesso non era  nel  merito,
  perché  nessuno contestava la validità. Gli Uffici mi  hanno  fatto
  rilevare, già stamattina, che era formulato in maniera poco chiara,
  diciamo  di non facile applicazione, per cui la Presidenza ritiene,
  visto  che  abbiamo dato una corsia preferenziale  a  questa  legge
  sull'urbanistica, di trattarlo in quella sede.

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  le  tensioni  in
  Aula  non  servono, soprattutto mentre si esamina  una  legge  così
  importante,  e  bisognerebbe  prestare  più  attenzione  quando  si
  valutano i ritiri di questi emendamenti.
   Io concordo nel merito, per quanto riguarda l'emendamento proposto
  dall'assessore  Russo,  ma credo che il Presidente  dell'Assemblea,
  onde   evitare  successivi  equivoci,  non  trattandosi  di   norma
  urbanistica,  possa  anche prendere l'impegno  di  inserirla  nella
  norma  finanziaria perché tanto non vanificherebbe la questione,  è
  una norma di semplificazione assolutamente necessaria.
   Volevo  inoltre  rassicurare l'onorevole Caronia  che  già  esiste
  nella  norma  regionale  l'obbligo per le concessioni  edilizie  di
  avere la relazione geologica.

   CARONIA, relatore. Ma per l'ampliamento no.

   LACCOTO.  E'  prevista in ogni caso però, considerato  che  stiamo
  rimandando  ad  una  successiva  norma,  è  chiaro  che  senza   la
  confusione di queste aree, di questi giorni possiamo anche produrre
  una legge che sia sistematica.
   Signor   Assessore,   non   illudiamoci   che   il   testo   unico
  dell'urbanistica possa essere fatto in pochi giorni; un testo unico
  dell'urbanistica  ha  bisogno di un anno almeno  per  poter  essere
  esitato.   Abbiamo  bisogno,  invece,  di  una  legge,   di   norme
  urbanistiche  urgenti per sistemare tutte le questioni  evidenziate
  in questo testo e che, sicuramente, non fanno parte del piano casa.

   PRESIDENTE.  Onorevole Laccoto, in effetti nessuno ha  parlato  di
  testo unico, in questa fase, ma di norme urbanistiche urgenti.
   Assessore   Russo,  mi  è  sembrato  che  il  rinvio  alla   legge
  finanziaria  sarebbe ben accettato dal Governo  quindi  così  resta
  stabilito.
   Si passa all'articolo 12. Ne do lettura:

                             «Articolo12.
                        Ambito di applicazione

   1.  Le  disposizioni di cui agli articoli 2 e 3,  in  deroga  alle
  previsioni  dei  regolamenti edilizi e degli strumenti  urbanistici
  comunali,  si  applicano anche agli edifici soggetti  a  specifiche
  forme  di  vincolo, a condizione che gli interventi possano  essere
  autorizzati  ai sensi della normativa vigente dagli  enti  preposti
  alla tutela del vincolo stesso.

   2.  Gli  interventi  previsti  dalla presente  legge  non  possono
  riguardare:

   a)  le  zone  di  tutela  naturalistica, il  sistema  forestale  e
  boschivo, gli invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi di  acqua  e
  le  zone di tutela della costa e dell'arenile, come perimetrati nel
  piano  territoriale paesistico regionale (PTPR)  ovvero  nei  piani
  provinciali e comunali che abbiano provveduto a darne attuazione;

   b)  le zone interne alle aree  A' e  B' dei parchi regionali e  le
  aree delle riserve naturali, ad esclusione dei territori ricompresi
  all'interno  delle  zone   D' dei parchi  regionali  e  delle  pre-
  riserve.  Per gli interventi realizzabili in detti ambiti i  limiti
  massimi  di  incremento volumetrico previsto  sono  ridotti  di  un
  terzo.  Detti  interventi sono soggetti al  preventivo  nulla  osta
  dell'ente parco;

   c)  le fasce di rispetto dei territori costieri, dei boschi, delle
  foreste e dei parchi archeologici;

   d)  le  aree  interessate da vincolo assoluto di  inedificabilità,
  salvo quanto previsto dall'articolo 10;

   e) le zone del demanio statale, regionale, provinciale e comunale;

   f) gli immobili oggetto di condono edilizio nonché di ordinanza di
  demolizione, salvo quanto previsto dall'articolo 3;

   g)  gli  immobili privati situati su aree demaniali  di  proprietà
  dello Stato, Regione, provincia e comune;

   h)  gli immobili tutelati ai sensi di quanto previsto dalla  parte
  II  del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni
  culturali e del paesaggio;

   i)  gli  immobili privati ricadenti nelle aree a pericolosità  e/o
  rischio  idrogeologico, elevato o molto elevato, come  classificate
  nel vigente Piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico di
  cui all'articolo 130 della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6;

   j)  le  zone   A'  come  definite e  perimetrate  dagli  strumenti
  urbanistici    ai   sensi   di   quanto   previsto   dal    decreto
  interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444;

   k)  le  aree  di danno degli stabilimenti a rischio  di  incidente
  rilevante,  ricomprese  in  quelle ad elevato  rischio  ambientale,
  qualora  gli  edifici risultino non compatibili con  i  criteri  di
  sicurezza  definiti  dal decreto 9 maggio  2001  del  Ministro  dei
  lavori pubblici».

   PRESIDENTE.   Comunico   che  è  stato  presentato   dal   Governo
  l'emendamento 12.53 Gov, di riscrittura dell'intero articolo. Ne do
  lettura:

                               «Art. 12
                        Ambito di applicazione

   1.  Ferme  restando le esclusioni e le limitazioni riguardanti  le
  tipologie di aree indicate nei precedenti articoli, le disposizioni
  di   cui  agli  articoli  2,  3,  in  deroga  alle  previsioni  dei
  regolamenti  edilizi  e  degli strumenti urbanistici  comunali,  si
  applicano  anche  agli  edifici  soggetti  a  specifiche  forme  di
  vincolo, a condizione che gli interventi possano essere autorizzati
  ai  sensi  della normativa vigente dagli enti preposti alla  tutela
  del vincolo stesso.

   2.   Gli  interventi  previsti dalla presente  legge  non  possono
  riguardare:
   a)  le  zone  di  tutela  naturalistica, il  sistema  forestale  e
  boschivo, gli invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi di  acqua  e
  le  zone di tutela della costa e dell'arenile, come perimetrali nel
  piano  territoriale paesistico regionale (PTPR)  ovvero  nei  piani
  provinciali e comunali che abbiano provveduto a darne attuazione;
   b)  le zone interne alle aree  A  e  B  dei parchi regionali e  le
  aree delle riserve naturali, ad esclusione dei territori ricompresi
  all'interno  delle  zone   D  dei parchi  regionali  e  delle  pre-
  riserve.  Per gli interventi realizzabili in detti ambiti i  limiti
  massimi  di  incremento volumetrico previsto  sono  ridotti  di  un
  terzo.  Detti  interventi sono soggetti al  preventivo  nulla  osta
  dell'ente parco;
   c)  le fasce di rispetto dei territori costieri, dei boschi, delle
  foreste e dei parchi archeologici;
   d)  le  aree  interessate da vincolo assoluto di  inedificabilità,
  salvo quanto previsto dall'articolo 10;
   e) le zone del demanio statale, regionale, provinciale e comunale;
   f) gli immobili oggetto di condono edilizio nonché di ordinanza di
  demolizione;
   g)  gli  immobili privati situati su aree demaniali  di  proprietà
  dello Stato, Regione, provincia e comune;
   h)  gli immobili tutelati ai sensi di quanto previsto dalla  parte
  II  del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, codice dei beni
  culturali e del paesaggio;
   i)  gli  immobili ricadenti nelle aree a pericolosità e/o  rischio
  idrogeologico  elevato  o  molto  elevato,  come  classificate  nel
  vigente Piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico di cui
  all'articolo  130  della legge regionale 3 maggio  2001,  n.  6  al
  momento della presentazione dell'istanza;
   j)   le  zone  A  come  definite  e  perimetrate  dagli  strumenti
  urbanistici    ai   sensi   di   quanto   previsto   dal    decreto
  interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444;
   k)  le  aree  di danno degli stabilimenti a rischio  di  incidente
  rilevante,  qualora  gli edifici risultino non  compatibili  con  i
  criteri  di  sicurezza  definiti dal  decreto  9  maggio  2001  del
  Ministro dei lavori pubblici».

   Comunico   altresì   che   sono  stati   presentati   i   seguenti
  subemendamenti:

   - dal Governo: 12.53 Gov.1 e 12.53 Gov.5;
   -  dagli onorevoli Galvagno, Barbagallo, Rinaldi e Ammatuna: 12.53
  Gov.2;
   - dagli onorevoli Ruggirello e Musotto: 12.53 Gov.3.

   Ne do lettura:

   - subemendamento 12.53.Gov.1 all'emendamento 12.53 Gov:
   «Al comma 2, lettera f) dopo la parola  demolizione' aggiungere le
  seguenti  salvo quelli oggetto di accertamento di conformità di cui
  all'articolo  13  della  legge 28 febbraio 1985,  n.  47,  recepito
  dall'articolo 1 della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37'»;

   - subemendamento 12.53 Gov.5 all'emendamento 12.53 Gov:
   «Al  comma  1, le parole  gli articoli 2, 3, ...  sono  sostituite
  con le seguenti:  gli articoli 2, 3 e A.95.18.GOV ».

   LACCOTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LACCOTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi ci  sono  colleghi
  che  sono intervenuti spesso, ed io è la prima volta che intervengo
  su  questo   piano casa . Forse avrei potuto entrare nel merito  di
  alcune  questioni,  avendone  acquisito  conoscenza,  ma  non  sono
  intervenuto  proprio per agevolare i lavori. Però, siccome  non  mi
  convince la norma in cui vengo vengono escluse le fasce di rispetto
  dei territori costieri, mi vedo costretto ad intervenire.
   Ora,  io  non so quale sia l'intendimento del Governo, ma  se  per
  fasce  di  rispetto dei territori costieri intendiamo quelle  della
  norma  76  e  78,  mi  pare una cosa saggia  e  giusta,  se  invece
  intendiamo  le norme di riflesso, tutto diventa molto  generico,  e
  poi nei Comuni si danno interpretazioni diverse e si possono creare
  anche questioni giuridiche rilevanti.
   Allora,  al fine di evitare tutte le questioni, invito l'assessore
  a modificare l'emendamento precisando la fascia di rispetto dei 150
  metri,  non  dando adito a questioni e o a ricorsi giurisdizionali,
  perché  quella  sarebbe  la  zona già  ampiamente  rappresentata  e
  garantita.

   PRESIDENTE.  Si passa al subemendamento. 12.53.1 del  Governo.  Il
  parere della Commissione?

   CARONIA, relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                             (E'approvato)

   Si  passa  al  subemendamento  12.53.2  a  firma  degli  onorevoli
  Galvagno, Barbagallo, Rinaldi e Ammatuna.

   GALVAGNO. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GALVAGNO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  cercherò  di
  essere molto breve, anche perché, riprendendo qualche intervento di
  ieri,  non  essendo  né  avvocato né  ingegnere  diventa  difficile
  intervenire  in  un  tema come questo e non già certamente  per  la
  stanchezza o per l'ora.
   Io  intanto  devo stigmatizzare l'operato del Governo  per  quanto
  riguarda  la riscrittura degli emendamenti, perchè per  esempio  la
  riscrittura  dell'articolo 12 consiste soltanto in tre piccolissime
  parole  cambiate che, sostanzialmente, per nulla cambiano il  testo
  ma  che  sono  servite invece a far dichiarare decaduti  tutti  gli
  emendamenti che erano già presentati all'articolo.
   Vorrei  qui riprendere un discorso a proposito dell'accordo Stato-
  Regioni,  che  da  più  parti è stato ripreso,  per  dire  che  non
  parliamo né del vangelo e neanche del libretto rosso con i pensieri
  di  Mao,  nel  senso che l'accordo Stato-Regioni, tra  l'altro,  dà
  intanto  la  possibilità  di  salvaguardare  le  prerogative  delle
  Regioni a Statuto speciale, ma dà anche la possibilità alle Regioni
  di  adeguare  quell'accordo  alle singole  esigenze.  Infatti,  già
  quattro regioni, la Sardegna, la Liguria, la Lombardia e il Molise,
  non   solo   hanno   legiferato  sulle  zone  A,   ma   addirittura
  sull'edilizia  sanitaria,  sull'edilizia scolastica  e  quant'altro
  all'interno del piano casa.
   Questa  legge,  a mio avviso pone un problema di  fondo:  c'è  chi
  vuole  ricavarne  il dato politico, c'è chi invece  vuole  un  poco
  entrare nel merito. Io faccio parte del secondo gruppo, quello  che
  vuole  entrare nel merito, per dare una legge che sia utile  per  i
  siciliani.  Allora, brevissimamente, vorrei far notare solo  alcune
  piccole  cose:  gli immobili nei centri storici  o  nelle  zone  A,
  stanno a poco a poco crollando in quanto nelle predette aree non  è
  possibile  effettuare nessun intervento antisismico in assenza  dei
  piani particolareggiati, questo è il primo dato; il secondo dato  è
  che   su  oltre  390  e  più  comuni  in  Sicilia  -  dato  fornito
  dall'assessorato  regionale del territorio e dell'ambiente,  signor
  Presidente  - sono 19 i comuni che hanno il piano particolareggiato
  approvato.
   I  piani  particolareggiati non si fanno  perché  hanno  un  costo
  altissimo, e risorse non ce ne sono. Per un milione e 500 mila euro
  nelle variazioni l'anno scorso abbiamo fatto salti mortali.
   La  cosa  più  grave  è  invece,  tutti  però  ne  dobbiamo  avere
  cognizione,  che la maggior parte dei comuni in Sicilia,  che  sono
  piccoli comuni, hanno il centro storico, la cosiddetta zona  A' che
  coincide esattamente con tutto il centro abitato.
   Io  non  sono  tra quelli che vuole lo scempio dei centri  storici
  tant'é che l'emendamento riscritto credo che ponga dei paletti  ben
  precisi.  Quello che tutti dobbiamo avere presente è che  in  tutte
  queste  case ormai disabitate nelle zone  A', quando viene giù  una
  casa pregiudica anche quelle che vi stanno a fianco.
   Per  cui, credo che questa che non è certamente una legge,  almeno
  non  dovrebbe essere tale, una legge manifesto, ma mi riferisco  al
  titolo    riqualificazione  del  patrimonio  edilizio   esistente'.
  L'emendamento  che  propongo all'attenzione  dell'Aula,  credo  che
  abbia  tutti  quei  paletti necessari per  garantire  una  ordinata
  ristrutturazione degli edifici, tenendo conto di quelle che sono le
  previsioni della legge n. 71 del 1978, senza fare nessuno scempio.
   Pertanto, chiedo all'Aula, sulla base di queste considerazioni, di
  apprezzare   favorevolmente  l'emendamento  che   darebbe,   signor
  Presidente, un senso a questa legge.

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi,  per  quanto  riguarda  i  centro
  storici,  poco  fa durante l'esame di un emendamento dell'onorevole
  Mancuso,  si è stabilito di estrapolare tutto quello che riguardava
  questa materia e fare una legge apposita.

   PRESIDENTE. Onorevole colleghi, i subemendamenti 12.53.2 e 12.53.3
  sono stralciati dal disegno di legge in esame e trasferiti, insieme
  agli altri emendamenti in materia urbanistica, alla IV Commissione.
   Sospendo la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 22.57, è ripresa alle ore 22.59)

   La seduta è ripresa.

   PRESIDENTE.  Si passa al subemendamento 12.53 Gov.5, a  firma  del
  Governo.
   Il parere della Commissione?

   CARONIA, relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo in votazione l'emendamento 12.53 Gov, come modificato.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Si passa all'articolo 13. Ne do lettura:

                               «Art. 13.
                           Entrata in vigore

   1.   La   presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta  ufficiale
  della Regione siciliana.

   2.  E'   fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di  farla
  osservare come legge della Regione.»

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, martedì pomeriggio procederemo  al
  voto  finale di questa legge, dato che gli Uffici hanno bisogno  di
  un tempo ragionevole per mettere in piedi l'impalcatura della legge
  che si presenta non  semplice.
   Utilizzeremo, pertanto, l'articolo 117 del Regolamento  interno  e
  quindi chiedo la delega per il coordinamento formale del testo.

                            (E' approvata)


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini del giorno:

   -  numero  253  Utilizzo dei fondi inutilizzati ex Gescal  per  il
  recupero  del  patrimonio edilizio regionale , degli  onorevoli  De
  Luca,   Gennuso,  Scilla,  Marrocco,  Musotto,  Vinciullo,   Greco,
  Lentini,  Scoma,  Romano, D'Agostino, Arena, Torregrossa,  Minardo,
  Dina, Falcone ed altri;

   - numero 281  Destinazione di adeguate risorse a favore dei Comuni
  del  messinese ,  degli  onorevoli  Rinaldi,  Picciolo,  Laccoto  e
  Panarello;

   -  numero  285   Incremento  delle disponibilità  finanziarie  per
  consentire  l'adozione dei piani particolareggiati di recupero  dei
  centri storici dei comuni , dell'onorevole Faraone;

   -  numero  290   Redazione  del  Piano  rischi  regionale ,  degli
  onorevoli Beninati, Leontini, D'Asero e Limoli;

   - numero 291  Iniziative a sostegno dell'emittenza radiotelevisiva
  locale ,   degli  onorevoli  Lupo,  Picciolo,  Laccoto,   Galvagno,
  Mattarella, Raia ed altri. Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   le  modifiche  normative  intervenute in  questi  ultimi  anni,  a
  partire  dal decreto legislativo N. 112/98 e poi fino alla modifica
  al  titolo  V  della Costituzione (legge Costituzionale  n.  3  del
  2001),  hanno  assegnato  alle Regioni una  più  ampia  potestà  in
  materia di politiche abitative;

   con  accordo  di  programma quadro del 2001 tra  l'ex  Assessorato
  Lavori  pubblici  ed  il  Ministero dei lavori  pubblici,  è  stata
  effettuata la ricognizione dei fondi ex Gescal che lo Stato  doveva
  nel complesso trasferire allo stesso Assessorato e la quota che era
  stata effettivamente resa disponibile;

   con  analogo accordo di programma quadro, sempre del 2001, è stata
  effettuata  la  ricognizione dei fondi che lo Stato avrebbe  dovuto
  trasferire     alla     Regione    siciliana     per     l'edilizia
  agevolata/convenzionata, ai sensi della  legge  n.  457  del  1978,
  quantificando altresì le somme ancora dovute;

   nel  corso  degli  anni  la  Giunta regionale  ha  proceduto  alla
  deliberazione  di  programmi  di  edilizia  economica  e  popolare,
  impegnando  i  fondi  di provenienza statale relativi  all'edilizia
  sovvenzionata  (ex fondi Gescal), compresi quelli  derivanti  dalle
  ricognizioni  effettuate  nell'ambito degli  accordi  di  programma
  sopra menzionati;

   nel  corso  degli anni, con appositi provvedimenti  dell'Assessore
  regionale  per  i lavori pubblici pro tempore, si  è  proceduto  ad
  impegnare  i  fondi  di  provenienza statale relativi  all'edilizia
  agevolata/convenzionata,   compresi    quelli    derivanti    dalle
  ricognizioni  effettuate  nell'ambito degli  accordi  di  programma
  sopra menzionati;

   CONSIDERATO che:

   tali   programmazioni  non  sono  state  realizzate   nella   loro
  interezza, creando un 'plafond' di somme non utilizzate,  che  sono
  state  quantificate a chiusura dell'esercizio finanziario  2008  in
  360  milioni di euro circa dalla Cassa depositi e prestiti,  che  è
  autorizzata ad erogare le somme relative a finanziamenti con  fondi
  ex  Gescal  per  conto  della  Regione  siciliana;  mentre  possono
  quantificarsi  in non meno di 200 milioni di euro  quelli  giacenti
  per l'edilizia agevolata/convenzionata;

   con legge n. 21 del 2001 è stata data possibilità alle regioni  di
  riprogrammare  per  finalità attinenti  a  misure  per  ridurre  il
  disagio  abitativo e per incrementare l'offerta di alloggi pubblici
  in locazione, i fondi già assegnati alle stesse e non ancora spesi;

   il  crollo dell'immobile a Favara (AG), che ha provocato la  morte
  di  due  bambine  a  causa delle condizioni di inabitabilità  dello
  stesso,  ripropone,  in  maniera violenta e  improcrastinabile,  il
  problema  della  salvaguardia e della conservazione del  patrimonio
  immobiliare  -  sia  pubblico che privato  -  mediante  un  sistema
  preciso  e puntuale di controlli e di regole certe, per scongiurare
  il ripetersi di simili catastrofici eventi;

   al  verificarsi  dell'evento sopra richiamato,  si  è  manifestato
  immediatamente  un  altro  annoso problema legato  all'inefficienza
  degli  enti  preposti alla gestione e assegnazione  del  patrimonio
  edilizio  pubblico  e che tali ritardi portano  inevitabilmente  al
  deteriorarsi degli immobili ancor prima del loro utilizzo;

   CONSIDERATO altresì che:

   allo  stato attuale e data la persistente crisi economica  che  ha
  coinvolto   anche  il  settore  delle  costruzioni,  è   necessario
  convogliare quante più risorse possibili in settori che  consentano
  investimenti produttivi, forieri di ulteriori benefici per  piccole
  imprese locali;

   è  possibile utilizzare immediatamente le somme per le  quali  già
  alla  data odierna si è proceduto alla revoca di precedenti impegni
  ed è possibile procedere ad un'ulteriore ricognizione per accertare
  se  il  mancato  utilizzo dei fondi derivi da economie  sui  lavori
  realizzati  oppure dalla mancata realizzazione di taluni interventi
  programmati;

   da  tale  utilizzo scaturirebbero benefici effetti per  l'economia
  della   Regione,  in  quanto  si  rimetterebbero  in  moto  settori
  produttivi  al  momento  in  profonda crisi  e,  probabilmente,  si
  favorirebbe il fiorire di nuove attività legate all'indotto;

   il  mercato edilizio ha subito un forte regresso in funzione della
  carenza  delle  aree  per  nuove costruzioni  e  della  progressiva
  obsolescenza cui è soggetto il patrimonio edilizio esistente;

   oggi tali condizioni si sono ulteriormente aggravate poiché sempre
  più famiglie sono al di sotto della soglia di povertà e perché alle
  famiglie    tradizionali    si   sono   aggiunti    altri    nuclei
  tradizionalmente   svantaggiati,   quali   disoccupati,    precari,
  extracomunitari, studenti fuori sede, etc.;

   tali nuove utenze hanno quale unica fonte di aiuto l'ente pubblico
  e  che  pertanto  quest'ultimo deve  essere  in  grado  di  offrire
  soluzioni   capaci   di  ridurre  l'elevato   disagio   sociale   e
  l'emarginazione   di   cui  detti  nuclei  sono   vittime,   e   di
  salvaguardarne l'incolumità;

   al momento è possibile prevedere un utilizzo almeno parziale delle
  somme  sopra  indicate,  parte delle quali attualmente  disponibili
  presso la Cassa depositi e prestiti;

   alla  luce  anche  delle recenti vicende di Favara,  è  necessario
  procedere prioritariamente ad investimenti nel settore abitativo  -
  causa  di fenomeni di emarginazione sociale e di marcato disagio  -
  si  ritiene  in  particolare  che  le  risorse  vadano  decisamente
  orientate verso il recupero del patrimonio edilizio esistente - sia
  pubblico che privato - ed a rendere vivibili le città, dotandole di
  tutte le opere infrastrutturali necessarie;

   è  auspicabile, altresì, la creazione di un fondo unico - cui  far
  affluire  le  disponibilità economiche di cui  sopra  -  presso  il
  Dipartimento delle infrastrutture, della mobilità e dei  trasporti,
  al  quale  fondo  sarà possibile attingere per il finanziamento  di
  interventi  stabiliti  mediante accordi  di  programma  quadro  e/o
  mediante    programmazione   definita   dall'Assessore    per    le
  infrastrutture  e  la  mobilità,  unitamente  al  Ministero   delle
  infrastrutture e dei trasporti, competente per materia,

                   impegna il Governo della Regione
      e per esso l'assessore per le infrastrutture e la mobilità

   ad  adottare tutte le iniziative al fine di utilizzare sia i fondi
  attualmente  giacenti ed inutilizzati presso la  Cassa  depositi  e
  prestiti   (fondi  ex  Gescal)  che  quelli  relativi  all'edilizia
  agevolata/convenzionata immediatamente disponibili, almeno  per  la
  parte  derivante  da  provvedimenti di revoca e/o  di  economie  di
  interventi  a  suo tempo inseriti anche nelle programmazioni  della
  Giunta regionale e finanziati;

   ad  utilizzare tali somme prioritariamente per la realizzazione di
  alloggi  sociali da concedere alle categorie svantaggiate  mediante
  recupero   del  patrimonio  edilizio  esistente,  nonché   per   il
  finanziamento di interventi per il recupero complessivo dei  centri
  urbani,  secondo modalità da individuare con apposita deliberazione
  di Giunta di Governo» (253);

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   nella  provincia  di  Messina, nel mese di ottobre  2009,  diversi
  comuni   sono  stati  colpiti  da  eventi  franosi  di   gravissima
  intensità, causando fino a 37 morti;

   in  particolar  modo  è  stata colpita  la  zona  di  Giampilieri,
  Scaletta, Zanclea e le frazioni vicine;

   nel  corrente  mese sono stati interessati anche i comuni  di  San
  Fratello,  di  Sant'Angelo  di  Brolo,  Longi,  Ficarra  e   comuni
  limitrofi  dove è scattata, peraltro, l'ordinanza di  sgombero  per
  seicento famiglie;

   i  comuni  colpiti  da  tali eventi calamitosi,  di  straordinaria
  intensità, necessitano di importanti interventi strutturali sia per
  il  contenimento  delle parti più soggette  a  frane,  che  per  la
  ricostruzione di quanto portato via dagli eventi calamitosi;

   tali   eventi  hanno  inevitabilmente  indotto  nelle  popolazioni
  residenti sentimenti di forte incertezza sul proprio futuro,  anche
  per la sistemazione temporanea in comuni vicini;

   RITENUTO che, nonostante lo Stato possa intervenire in termini  di
  stanziamento  di  fondi,  la  Regione ha  il  doveroso  compito  di
  impinguare il capitolo di risorse previsto per i comuni in oggetto;

   RITENUTO altresì che una parte delle previsioni di spesa contenute
  nella tabella 'H' del bilancio regionale possono essere, fino  a  2
  anni  consecutivi,  diminuite per offrire immediato  sostegno  alle
  necessità delle popolazioni colpite dalle alluvioni,

                   impegna il Governo della Regione

   a  destinare,  nelle  misura del 20 per  cento,  gli  stanziamenti
  previsti per tutte le voci presenti nella tabella 'H' a favore  dei
  comuni  della  provincia di Messina che hanno subito danni  gravosi
  dalle  alluvioni     di  cui  in premessa,  proporzionalmente  alle
  richieste  effettuate  dai  comuni stessi  alla  Protezione  civile
  regionale» (281);

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   l'attuale   normativa  in  materia  di  redazione   di   strumenti
  urbanistici   generali  e  particolari  prevede  che  l'Assessorato
  regionale Territorio e ambiente intervenga a favore dei comuni  con
  un  apposito  contributo  a copertura delle  spese  necessarie  per
  l'espletamento dell'incarico di pianificazione urbanistica;

   CONSIDERATO   tuttavia  che  molti  comuni  siciliani,   anche   e
  soprattutto    per    motivi   riconducibili    all'indisponibilità
  finanziaria  propria,  o  non  hanno adottato  i  propri  strumenti
  urbanistici  generali,  ovvero, pur  essendo  dotati  di  strumenti
  urbanistici    generali,   pur   volendo    proseguire    nell'iter
  pianificatorio  con  la  redazione dei piani  particolareggiati  di
  recupero  dei  centri storici, sono impossibilitati a farlo  perché
  l'Assessorato  regionale Territorio e ambiente non è  in  grado  di
  corrispondere   quanto  dovuto  dato  che  la  relativa   dotazione
  finanziaria è insufficiente;

   CONSIDERATO  altresì, che la redazione del piano particolareggiato
  di  recupero  del centro storico è uno strumento di  pianificazione
  fondamentale  per la conservazione,il recupero, la riqualificazione
  e  la  rivitalizzazione dei centri storici - custodi della  memoria
  identitaria  dei  comuni siciliani - che, se adottato  dai  comuni,
  consentirebbe  di  avviare  politiche  attive  di  salvaguardia   e
  valorizzazione  in grado di rilanciare in maniera considerevole  il
  settore edilizio e dell'artigianato;

   RITENUTO che:

   il  tema  dei  centri storici è dirimente per  lo  sviluppo  della
  Sicilia;  che,con  riferimento  alla  recente  situazione,   lo   è
  addirittura  per la stessa sicurezza dei cittadini,  dato  che  nei
  centri  storici sono ubicati il gran numero - se non la totalità  -
  di edifici fatiscenti e degradati che necessiterebbero di immediati
  interventi,  anche di demolizione e di ricostruzione, ove  ritenuti
  di  nessun valore storico ed architettonico proprio dallo strumento
  particolareggiato; e che, proprio in mancanza di tale strumento  di
  pianificazione, non sarebbe possibile intervenire adeguatamente;

   occorre   dunque  incentivare  la  capacità  di   governo   e   di
  pianificazione  urbanistica del proprio  territorio  da  parte  dei
  comuni,  innescando  circuiti virtuosi di sano governo  dei  centri
  storici,

                   impegna il Governo della Regione

   a   prevedere,  in  sede  di  formazione  del  bilancio  2010,  l'
  incremento  della disponibilità finanziaria dell'unità previsionale
  di  base  in  capo all'Assessorato regionale Territorio e  ambiente
  destinata  alla corresponsione di appositi contributi a favore  dei
  comuni  che  avviino pianificazione urbanistica con  l'adozione  di
  strumenti  urbanistici generali e particolari, quali,  appunto,  il
  piano particolareggiato di recupero dei centri storici» (285);

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   con  delibera di Giunta regionale n. 415 del 3 ottobre  2009  sono
  stai  approvati 'Interventi urgenti in favore della  popolazione  e
  del  territorio  della  provincia di Messina colpiti  dal  violento
  nubifragio dell' 1 ottobre 2009 - Previsione di un fondo  regionale
  redazione del 'Piano rischi regionale'';

   su  proposta  dell'Assessore regionale per i lavori  pubblici  pro
  tempore,  oltre  a  quanto previsto per i primi  due  punti  ed  in
  particolare  lo stanziamento di euro 20.000.000,00, si è  condiviso
  che  bisognava per la prima volta coordinare le azioni di quei rami
  di  amministrazione che si accingono, a vario titolo, ad interventi
  di dissesto idrogeologico, ossia l'Assessorato regionale Territorio
  e  ambiente,  la Protezione Civile, l'Assessorato Infrastrutture  e
  mobilità;

   ai  fini  dell'efficacia  e  della  razionalizzazione  dell'azione
  amministrativa si rende necessario intervenire in maniera integrata
  e   coordinata   tra   le  strutture  regionali   istituzionalmente
  competenti  mediante  l'adozione di un  'Piano  rischi  regionale',
  individuando  l'Assessore regionale per  i  lavori  pubblici,  oggi
  infrastrutture e mobilità, quale coordinatore per la  redazione  di
  detto   Piano,  in  raccordo  con  l'Assessore  regionale  per   il
  territorio e l'ambiente;

   RITENUTO  che in quella sede è stato istituito un fondo  regionale
  coordinato dalla Ragioneria generale della Regione al fine di poter
  utilizzare,  in  maniera  integrata e  sinergica,  le  risorse  dei
  dipartimenti  regionali  interessati,  dando  mandato  alla  stessa
  Ragioneria  generale di reperire ulteriori risorse da immettere  in
  detto   fondo,   finalizzati  alla  messa   in   sicurezza   e   al
  consolidamento   dell'intero  territorio   regionale   secondo   la
  previsione   di  un  'Piano  rischi  regionale'  e   affidando   il
  coordinamento  della sua redazione all'Assessore  regionale  per  i
  lavori pubblici, oggi infrastrutture e mobilità,

                  impegna il Presidente della Regione
           e l'assessore per le infrastrutture e la mobilità

   1)  a  completare il lavoro già svolto ed interrotto, per le  note
  vicende politiche, dall'Assessore per i lavori pubblici pro tempore
  già nel dicembre 2009;

   2)  a  sospendere  qualsiasi  iniziativa  di  finanziamento  dell'
  Assessorato  Territorio  ed ambiente e del  Dipartimento  regionale
  della   Protezione  civile  per  le  problematiche  che  riguardano
  interventi di dissesto idrogeologico nel territorio regionale;

   3)  a definire con la massima urgenza il 'Piano rischi regionale',
  coordinato dall' Assessorato regionale Infrastrutture e mobilità, e
  per esso, dagli uffici di ogni singolo Genio civile provinciale;

   4) ad incrementare nel prossimo bilancio, in maniera tassativa, il
  capitolo per le calamità naturali    di pertinenza del Dipartimento
  Infrastrutture di almeno euro 40.000.000,00 rispetto  alle  attuali
  previsioni  di  bilancio,  pari a euro  6.500.000,00,  incongrui  e
  mortificanti  per  il  territorio e per i cittadini  siciliani,  in
  considerazione del fatto che il Governo regionale, e  per  esso  il
  suo   Presidente,   a   parole  sostiene   di   attenzionare   tali
  problematiche,  mentre nei fatti agisce in maniera  contraddittoria
  ed incoerente;

   5)  a limitare il ruolo della Protezione civile regionale a quanto
  previsto dalla l.r. 31 agosto 1998, n. 14, dall'art. 38 della  l.r.
  n.  10  del  2000, e a quanto previsto dal decreto  legislativo  31
  marzo  1998, n. 112, art. 108, comma 1, lettera a) (punti 1, 2,  3,
  4),  senza  che  di fatto la stessa struttura progetti,  diriga  ed
  appalti  lavori che non siano di propria competenza e  senza  alcun
  supporto normativo e senza capitolo di bilancio per tale spesa;

   6)  a revocare la delibera n. 534 del 19 dicembre 2006, in cui  di
  fatto,  senza un supporto normativo, vengono estese alla Protezione
  civile  regionale le competenze relative non soltanto ad interventi
  di  'somma  urgenza', ma anche ad interventi urgenti di  Protezione
  civile» (290);

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   PREMESSO che:

   la  libertà  di  informare  e  di  essere  informati  è  principio
  costituzionalmente  garantito  che trova  applicazione  solo  nella
  pluralità dei mezzi a ciò deputati;

   in   tale  ottica,  le  iniziative  editoriali  minori  o   locali
  contribuiscono in modo determinante all'arricchimento del  panorama
  informativo e, pertanto, meritano adeguato sostegno finanziario;

   CONSIDERATO che:

   con  la  legge di conversione del decreto legislativo n.  194/2009
  (c.d.  'Milleproroghe'),  è stata disposta  la  soppressione  delle
  provvidenze  in favore delle imprese radiotelevisive locali,  delle
  agenzie  di  settore,  dei  giornali italiani  all'estero  e  delle
  testate dei consumatori;

   il  provvedimento  colpisce pesantemente il  mondo  dell'emittenza
  locale  che,  oltre  a  svolgere una funzione  informativa  libera,
  incentrata  sul  territorio, offre lavoro a giornalisti,  personale
  tecnico ed amministrativo;

   in  favore  dell'editoria  locale, dell'eminenza,  radiotelevisiva
  locale  e  delle  produzioni editoriali diffuse a  mezzo  internet,
  l'onorevole  Lupo è cofirmatario del disegno di legge n.  369,  che
  prevede  l'erogazione di contributi per la copertura  di  costi  di
  produzione, nonché per l'acquisto di servizi, tecnologie  e  locali
  ai fini della qualificazione ed ammodernamento del settore;

   appare,  infatti,  imprescindibile  un  intervento  della  Regione
  siciliana per garantire la diffusione e l'incremento dei  mezzi  di
  comunicazione, a maggior ragione in un momento in cui lo Stato pare
  voglia abbandonare tale comparto al proprio destino;

                  impegna il Presidente della Regione

   a  farsi  promotore,  presso il Governo nazionale,  di  iniziative
  idonee  al  ripristino  delle provvidenze in favore  dell'emittenza
  radiotelevisiva  locale,  al  fine di tutelare  ed  incentivare  il
  pluralismo informativo;

   a sostenere l'approvazione di norme di legge aventi la finalità di
  valorizzare,  nel  territorio regionale, le iniziative  editoriali,
  l'emittenza  radiotelevisiva  locale  e  i  mezzi  di  informazione
  diffusa tramite internet» (291).

   Si  passa  all'ordine  del giorno numero 253  Utilizzo  dei  fondi
  inutilizzati  ex  Gescal  per il recupero del  patrimonio  edilizio
  regionale ,  degli  onorevoli De Luca, Gennuso,  Scilla,  Marrocco,
  Musotto,  Vinciullo, Greco, Lentini, Scoma ed altri. Il parere  del
  Governo?

   GENTILE,  assessore  per  le infrastrutture  e  per  la  mobilità.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE.   Si   passa   all'ordine  del   giorno   numero   281
   Destinazione  di  adeguate  risorse  a  favore  dei   comuni   del
  messinese ,  a firma degli onorevoli Rinaldi, Picciolo,  Laccoto  e
  Panarello.
   Questo  ordine  del  giorno impegna il Governo a  destinare  nella
  misura del venti per cento, gli stanziamenti previsti per tutte  le
  voci  presenti nella tabella H, a favore dei comuni della provincia
  di Messina che hanno subito danni gravosi.
   Tecnicamente,  però mi sembra inapplicabile, tranne che il Governo
  non voglia creare un capitolo apposito.

   CIMINO, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CIMINO,  assessore per l'economia. Signor Presidente,  considerato
  che  nel prossimo bilancio regionale non ci sarà più la tabella  H,
  questo ordine del giorno non può essere accolto.

   PRESIDENTE.  Era  quello che avevo già detto. Auspichiamo  che  il
  Governo intervenga nelle zone del messinese che hanno subìto questi
  fenomeni, come sarà sicuramente in grado di fare,.

   RINALDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo al  Governo
  che  ci  sia  un interessamento particolare per le zone  che  hanno
  subito questi danni nella provincia di Messina.
   Era ovvio che cercavo il sostegno che finora c'è stato,  ma vorrei
  che ci fosse un intervento maggiore di questo Governo regionale per
  gli  eventi che si sono susseguiti sia prima a Scaletta  Zanclea  e
  poi  a  Giampilieri e successivamente a San Fratello  e  tutti  gli
  altri  comuni  che  in questo momento stanno franando,  non  ultimo
  Caronia, dopo Sant'Angelo di Brolo e tutti gli altri.
   Chiedo  l'attenzione  particolare del  Governo  regionale  per  il
  territorio di Messina.

   PRESIDENTE.  Con  queste rassicurazioni da parte del  Governo,  mi
  sembra  che questo ordine del giorno si possa considerare ritirato.
  L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'ordine  del  giorno numero  285   Incremento  delle
  disponibilità  finanziarie  per  consentire  l'adozione  dei  piani
  particolareggiati  di recupero dei centri storici  dei  comuni ,  a
  firma dell'onorevole Faraone. Il parere del Governo?

   LOMBARDO,   presidente   della   Regione.   Lo   accettiamo   come
  raccomandazione.

   PRESIDENTE.  Si passa all'ordine del giorno numero 290   Redazione
  del  Piano  rischi  regionale , a firma degli  onorevoli  Beninati,
  Leontini, D'Asero e Limoli. Il parere del Governo?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Anche questo ordine del giorno
  lo accettiamo come raccomandazione.

   PRESIDENTE.  Si passa all'ordine del giorno numero 291  Iniziative
  a  sostegno dell'emittenza radiotelevisiva locale , degli onorevoli
  Lupo, Picciolo, Laccoto, Galvagno, Mattarella ed altri.

   Il parere del Governo?

   LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Lo accettiamo e  lo  facciamo
  nostro.   Io   ho   incontrato   una   delegazione   di   esponenti
  rappresentanti  della  remittenza,  cosiddetta,  locale,  radio   e
  televisione che come sappiamo sono stati penalizzati attraverso  la
  riduzione  di  un contributo che li riguarda e che rischia  di  far
  chiudere  molte di queste emittenti che, incredibile, sono  diverse
  decine  in Sicilia, forse 150 emittenti televisive e ancor  di  più
  quelle radiofoniche.
   Noi, credo che non solo ci impegniamo a intervenire con una nostra
  nota   presso  il  Governo  centrale,   che  peraltro  ha  adottato
  provvedimenti  diversi  tornando sui suoi passi a  proposito  della
  carta  stampata, che fa riferimento anche in particolare ai partiti
  politici,  e quindi ritengo che anche in questo caso, il ripristino
  del  finanziamento, che per quanto riguarda le emittenti  siciliane
  ammonterà a circa 8 milioni di euro, sia necessario.
   E'  importante,  però, se crediamo, come io credo  che  tutti  noi
  crediamo,   nel  valore  e  nella  importanza  per   il   dibattito
  democratico,  per il pluralismo delle idee, di questi strumenti  di
  comunicazione che da qui a quando adotteremo il nostro bilancio, lo
  strumento finanziario, non manchi il nostro contributo, quello  del
  Governo,  quello  dell'Assemblea, quello  della  Regione  siciliana
  perché,  comunque, si mettano queste emittenti nelle condizioni  di
  continuare ad operare.

   PRESIDENTE. L'ordine del giorno viene  accettato dal Governo  come
  raccomandazione.

   Onorevoli  colleghi, previo coordinamento formale, il voto  finale
  al  disegno di legge nn. 459-386-209-394-404  Norme per il sostegno
  dell'attività   edilizia  e  la  riqualificazione  del   patrimonio
  edilizio  verrà dato martedì  9 marzo 2010.

   La seduta è rinviata a giovedì, 4 marzo 2010,  alle ore 16.00, con
  il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica

   Presidenza del vicepresidente Oddo


   I -  Comunicazioni.

   II  -  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti  degli  articoli  83,
  lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:

   N. 181 - Interventi a sostegno della pesca del tonno rosso.

                Gennuso - Ruggirello - Minardo - Calanducci - Musotto

   N. 182  - Blocco delle assunzioni nonché delle attività in materia
  di  gare  ed  appalti degli ATO rifiuti, nelle more  della  riforma
  regionale.

        Nicotra  -  Adamo  -  Aricò  - Cristaudo - Currenti - Greco -
    Incardona - Marinese - Marrocco - Mineo - Scammacca Della Bruca -
                                                               Scilla

   III -  Discussione dei disegni di legge:

    Gestione  integrata  dei rifiuti e bonifica dei  siti  inquinati
  (525-528/A)

           Relatore: on. Mancuso

    Ordinamento della professione di maestro di sci  (491/A)
         Relatore: on. Fagone

    Norme   per   il   sostegno   dell'attività   edilizia    e    la
  riqualificazione  del  patrimonio edilizio  (459-386-209-394-404/A)
  (Seguito)
         Relatore: on. Caronia

                   La seduta è tolta alle ore 23.08

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      dott.ssa Iolanda Caroselli