Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
GENNUSO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
Indirizzo di saluto agli studenti del Liceo classico Gian
Giacomo Adria'
di Mazara del Vallo (TP)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, rivolgo un indirizzo di saluto
agli studenti del Liceo classico Gian Giacomo Adria' di Mazara del
Vallo (TP).
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Rinaldi e Scoma sono in
congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
inviati alle competenti Commissioni legislative:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
«Schema di progetto di legge costituzionale da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto
della Regione» (524),
di iniziativa parlamentare
inviato in data 2 marzo 2010
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
«Iniziative per incentivare e regolamentare in Sicilia la
agroenergia per la produzione di biocarburanti» (519)
di iniziativa parlamentare
inviato in data 2 marzo 2010.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
GENNUSO, segretario:
«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro e
all'Assessore per la salute, premesso che:
la legge regionale 9 maggio 1986, n. 22, ed il decreto
presidenziale del 29 giugno 1988 avente ad oggetto 'Standards
strutturali ed organizzativi dei servizi e degli interventi socio-
assistenziali' prevedono che le case protette per anziani, inabili
e minori sono strutture socio-sanitarie residenziali destinate ad
accogliere anziani, inabili e minori non autosufficienti che non
necessitano di specifiche prestazioni ospedaliere, con bisogni
assistenziali di diversa intensità (disturbi comportamentali,
elevati bisogni sanitari correlati ad elevati bisogni
assistenziali, disabilità severe e moderate);
tutti gli interventi socio-assistenziali, coordinati ed integrati
dalle aziende sanitarie provinciali (ASP), sono principalmente
rivolti all'assistenza ed all'eventuale reinserimento dei soggetti
portatori di handicap di vario genere;
considerato che:
i servizi offerti ai soggetti non autosufficienti ospiti delle
case protette tendono, comunque, a spaziare tra le più varie
attività, nell'ambito dell'integrazione socio-assistenziale e
riabilitativa;
le prestazioni erogate, nello specifico, dalle case protette sono:
a) assistenza di base diurna e notturna; b) assistenza sanitaria
comprensiva di prestazioni medico-generiche, infermieristiche e di
somministrazione dei farmaci, attività riabilitative; c) assistenza
farmaceutica; d) attività di mobilizzazione, occupazionali,
ricreativo-culturali e aggregative per il mantenimento della vita
di relazione all'interno della struttura e nel contesto sociale
esterno; e) servizio alberghiero comprensivo di colazione, pranzo,
merende e cena, guardaroba, lavanderia, servizio di pulizia e
riordino locali;
il nostro ordinamento giuridico prevede che i costi del servizio
pubblico di assistenza e cura dei soggetti non autosufficienti o
dei portatori di handicap grave siano a carico delle istituzioni:
la retta di degenza è suddivisa in quota sanitaria (a carico delle
ASP) e quota sociale (a carico dei comuni);
preso atto che:
gli accordi Stato-Regioni, volti a riordinare le strutture
residenziali e semiresidenziali extraospedaliere per anziani,
disabili, patologie psichiatriche e tossicodipendenze, impongono la
necessità di dover procedere ad una nuova programmazione del
settore;
al riguardo, il DPCM 14 febbraio 2001 stabilisce le definizioni
delle 'Prestazioni sanitarie a rilevanza sociale, delle prestazioni
sociali a rilevanza sanitaria, delle prestazioni socio-sanitarie ad
elevata integrazione sanitaria';
sono da considerare prestazioni sanitarie a rilevanza sociale le
prestazioni assistenziali che, erogate contestualmente ad adeguati
interventi sociali, sono finalizzate alla promozione della salute,
alla prevenzione, individuazione, rimozione e contenimento di esiti
degenerativi o invalidanti di patologie congenite o acquisite,
contribuendo, tenuto conto delle componenti ambientali, alla
partecipazione alla vita sociale e all'espressione personale;
sono da considerare prestazioni sociali a rilevanza sanitaria
tutte le attività del sistema sociale che hanno l'obiettivo di
supportare la persona in stato di bisogno, con problemi di
disabilità o di emarginazione condizionanti lo stato di salute, e
che tali attività sono di competenza dei comuni;
sono da considerare prestazioni socio-sanitarie ad elevata
integrazione sanitaria tutte le prestazioni caratterizzate da
particolare rilevanza terapeutica e intensità della componente
sanitaria, le quali attengono prevalentemente alle aree materno -
infantile, anziani, handicap, patologie psichiatriche e dipendenze
da droga, alcool e farmaci, patologie per infezioni da HIV e
patologie terminali, inabilità o disabilità conseguenti a patologie
cronico-degenerative e che dette prestazioni ad elevata
integrazione sanitaria sono erogate dalle aziende sanitarie e sono
a carico del fondo sanitario (ad es.: hospice, RSA, CTA,
prestazioni ex art. 26 legge n. 833 del 1978, comunità terapeutiche
per tossicodipendenti, etc.);
per sapere se non ritengano di:
riconoscere alle case protette per anziani, inabili e minori lo
status di 'residenza sanitarie assistite a medio bassa intensità'
o, in analogia all'esperienza di altre regioni, la dizione di
'residenze assistenziali flessibili', in quanto gli ospiti di tali
residenze sono qualificabili come pazienti clinicamente stabili,
che non richiedono monitoraggio costante dei parametri vitali, non
bisognosi di presenza medica continuativa ed in cui sono
prevalenti le attività tecniche/infermieristiche di base e di
assistenza igienico - personale;
riconoscere, pertanto, ope legis l'erogazione della retta di
degenza suddivisa tra quota sanitaria (a carico delle ASP) e quota
sociale (a carico dei comuni e/o con integrazione dei privati) in
favore degli ospiti assistiti;
riformare, quanto prima, la materia, procedendo ad una
riorganizzazione del sistema delle cure extraospedaliere e del
sistema socio - sanitario, favorendo una maggiore integrazione tra
il Dipartimento della famiglia e delle politiche sociali e il
Dipartimento della sanità sia in termini di pianificazione
integrata delle risorse sia in termini di monitoraggio quali il
quantitativo degli interventi socio - sanitari attualmente vigenti,
allo scopo di armonizzare ed perfezionare le due aree, evitando
giustapposizioni di servizi, rilevando le lacune sistemiche,
creando economie di spesa e sinergie interistituzionali». (1056)
MARZIANO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per il territorio e
l'ambiente e all'Assessore per i beni culturali e l'identità
siciliana, premesso che, con il decreto interministeriale del 27
dicembre 1991, veniva istituita, in Sicilia, l'area marina protetta
delle Egadi, la più grande d'Europa con i suoi 53.992 ettari e 74
chilometri di costa;
considerato che:
il Governo nazionale ha attivato le procedure istituzionali per la
creazione del Parco nazionale delle Egadi che, tra l'altro,
dovrebbe comprendere, al suo interno, l'area marina protetta delle
Egadi e parti di territorio di vari comuni della provincia di
Trapani, comuni che hanno, tra di loro, macroscopiche
differenziazioni;
sembrerebbe, da notizie di stampa, che il precedente assessore
regionale per il territorio e l'ambiente abbia già svolto numerosi
incontri con alcuni rappresentanti di enti locali della provincia
di Trapani al fine di concordare le procedure per l'istituzione del
suddetto parco;
stranamente, di tutti questi incontri non vi è traccia alcuna.
Difatti, non esistono né pareri né atti predisposti dai comuni
interessati, ad eccezione del Sindaco di Favignana che, con proprio
atto deliberativo, ha espresso il suo parere negativo
all'istituzione di un parco nazionale che, di fatto, annullerebbe
tutte le prerogative di controllo e di tutela insite nell'area
marina protetta;
tenuto conto che:
l'istituzione del Parco nazionale delle Egadi, infatti, mette
insieme parti di territorio della provincia di Trapani che, per
intrinseche peculiarità economiche, sociali, culturali e
paesaggistiche, presentano evidenti differenze tra di loro;
la suddetta istituzione del Parco nazionale delle Egadi può e deve
quindi passare esclusivamente attraverso un serio e propositivo
tavolo di concertazione che preveda la partecipazione non solo dei
comuni interessati e dell'ente istitutore, ma anche e soprattutto
dei rappresentanti delle attività produttive, delle associazioni ed
enti culturali, dei rappresentanti sindacali e di tutti coloro che
subiranno danni non indifferenti e non quantificabili
dall'istituzione di detto Parco nazionale delle Egadi;
appare inoltre superfluo sottolineare che l'istituzione di un
parco, da parte delle autorità competenti nazionali, debba
obbligatoriamente passare attraverso la verifica sia del Governo
sia dell'Assemblea regionale, che ne ratifica l'attuazione ed
applicazione;
visto che:
alla data odierna, nessun documento ove si accenni al Parco delle
Egadi è mai giunto a questa Assemblea regionale;
è bene ricordare che la Regione siciliana si è dotata di normative
precise in merito all'istituzione di parchi e riserve naturali nel
nostro territorio;
la l.r. n. 98 del 6 maggio 1981, modificata dalla l.r. n. 14 del 9
agosto 1988 (entrambe le leggi regolamentano l'istituzione di
parchi e riserve in Sicilia) precisa, tra l'altro, all'articolo 6,
che l'istituzione delle riserve naturali dovrebbe avvenire con
decreto dell'Assessore sentita la competente Commissione
legislativa dell'Assemblea regionale;
per sapere:
se non ritengano indispensabile comunicare all'Assemblea regionale
quale iter procedurale si stia attuando per l'istituzione del
suddetto Parco;
se sussista il parere obbligatorio della commissione parlamentare
competente;
se si conoscano i limiti territoriali dell'istituendo Parco
nazionale delle Egadi, quali sarebbero i poteri di autonomia dei
comuni interessati e se gli stessi saranno coinvolti nella gestione
del Parco;
se l'area marina protetta delle Egadi continuerà a esistere o
verrà inglobata all'interno del Parco, perdendo così autonomia
gestionale ed organizzativa;
se ciò dovesse essere nelle previsioni del suddetto Parco
nazionale, non ritengano urgente intervenire presso il Governo
nazionale al fine di garantire l'esistenza e l'autonomia dell'area
marina protetta delle Egadi, escludendo, di fatto, l'accorpamento
della costa trapanese e delle sue isole all'interno dell'istituendo
Parco nazionale delle Egadi;
se non ritengano improcrastinabile istituire un tavolo di
concertazione con i sindaci, i rappresentanti delle attività
economiche e produttive, le associazioni e gli enti culturali, i
rappresentanti sindacali e le autorità competenti della provincia
regionale di Trapani, nel pieno rispetto delle regole
democratiche». (1057)
ADAMO-FERRARA-GUCCIARDI-MARROCCO-SCILLA
«All'Assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità e
all'Assessore per le attività produttive, premesso che:
il Consiglio comunale di Custonaci (TP), nella seduta del 9
dicembre 2009, con propria delibera ha denunciato il problema della
mancata e/o discontinua fornitura di energia elettrica nel proprio
territorio da parte di Enel s.p.a.;
tale disservizio, che trae origine dall'inadeguatezza e vetustà
della linea elettrica che raggiunge il comune di Custonaci, sta
causando gravi ripercussioni nella comunità locale;
nel comune di Custonaci sono presenti decine di aziende che
operano nel settore marmifero e che, a causa di tali continue e
perduranti interruzioni, intensificatesi nell'ultimo anno in modo
esponenziale, hanno subito dei danni al proprio processo
produttivo;
il Comune di Custonaci, che ha coinvolto la Prefettura di Trapani
per affrontare tale problematica, ha avviato una corposa
corrispondenza con l'Enel distribuzione s.p.a. che, ad oggi, ha
addebitato tale situazione a non meglio precisati 'eventi di
origine accidentale';
i cittadini di Custonaci hanno il diritto ad una corretta ed
efficiente erogazione di energia elettrica così come avviene in
tutte le comunità civili;
per sapere se non intendano sollecitare immediatamente la società
Enel distribuzione s.p.a. ad intervenire nel territorio di
Custonaci al fine di risolvere tale perdurante problema che sta
causando gravi danni alla comunità locale ed all'importante
distretto produttivo marmifero». (1058)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con
urgenza)
ODDO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le risorse
agricole e alimentari, premesso che:
la pesca del tonno è, tradizionalmente, una delle peculiarità
della marineria siciliana. Il tonno rosso nei nostri mari,
catturato con vari sistemi di pesca, è conosciuto in tutto il mondo
sia sotto forma di prodotto fresco, sia nei suoi derivati di
produzione;
in Sicilia sono diciassette i titolari delle quote per la pesca
del tonno rosso che permettono, alla nostra Regione, di
rappresentare, da sola, il 40 per cento dell'intero comparto
italiano;
considerato che:
le imprese siciliane autorizzate alla pesca del tonno rosso vivono
una grave crisi e hanno proclamato lo stato di agitazione per
denunciare l'agonia di un comparto economico che fattura 5 miliardi
l'anno e dà lavoro a quasi 2.000 persone;
su cinque licenze per allevamento di tonni, solo due fanno
riferimento ad aziende operative. Entrambe rischiano la chiusura
per la mancanza della materia prima, il tonno, oramai pescato con
sistemi satellitari da altre marinerie mentre ancora si trova in
branco nell'oceano Atlantico;
tenuto conto che a questa endemica crisi di produzione si aggiunge
l'Unione europea che ha assegnato all'Italia una quota di pescato
per il tonno pari a 1.973 tonnellate, con una riduzione del 33 per
cento rispetto all'anno precedente, riduzione da applicare a tutti
i sistemi di pesca: dalle tonnare fisse alle volanti, dalla
circuizione ai palangari;
visto che:
questa riduzione progressiva delle quote di pescato mette a
rischio 500 posti di lavoro tra chi si occupa della pesca, della
lavorazione, della trasformazione e della commercializzazione del
tonno;
questa riduzione, decisa dal Parlamento europeo, ha come
motivazione la richiesta d'inserimento del tonno rosso
nell'allegato 1 delle specie minacciate d'estinzione e da
salvaguardare, introducendo il tonno nella lista delle specie
protette dalla convenzione CITES e, conseguentemente, vietandone il
commercio internazionale;
alla luce di quanto sopra, il Governo italiano ha proposto una
moratoria di 18 mesi per approfondire la questione dell'effettiva
consistenza degli stock in mare;
per sapere quali misure urgenti intendano mettere in atto, sia
presso il Governo nazionale che presso il Parlamento europeo, per
evitare la paventata moratoria della pesca e della
commercializzazione internazionale del tonno rosso». (1059)
ADAMO-ARICO'-CRISTAUDO-CURRENTI-GRECO-INCARDONA-MARINESE-MARROCCO-
MINEO-NICOTRA-SCAMMACCA-SCILLA
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Invito il deputato segretario a dare lettura dell'interrogazione
con richiesta di risposta scritta presentata.
GENNUSO, segretario:
«All'Assessore per l'istruzione e la formazione professionale,
premesso che:
con l'avviso n. 6 del 26 maggio 2009 il Dipartimento regionale
delle formazione professionale intendeva promuovere l'inserimento
lavorativo di giovani disoccupati o inoccupati tramite
l'apprendimento di uno degli 'antichi mestieri';
con l'avviso pubblico n. 7 del 26 maggio 2009 il Dipartimento
regionale formazione professionale intendeva promuovere la
realizzazione di progetti di 'work experience' rivolte a soggetti
in condizioni di relativo svantaggio sul mercato del lavoro per la
realizzazione di percorsi integrati per sostenere l'occupabilità di
inoccupati e disoccupati;
con l'avviso n. 8 del 29.05.2009 il Dipartimento regionale
formazione professionale intendeva promuovere interventi formativi
per lo sviluppo dei saperi e delle competenze utili sia per gli
occupati che necessitano di una riconversione e riqualificazione
delle proprie competenze professionali ma non di meno di un loro
aggiornamento, sia per sostenere processi di attivazione per
quell'ampio spettro di cittadini, soprattutto giovani e donne, che
trovano difficoltà ad inserirsi o reinserirsi nel mercato del
lavoro;
tali avvisi riportavano le seguenti scadenze:
avviso n. 6: 4 agosto 2009; avviso n. 7: 4 agosto 2009;
avviso n. 8: 29 settembre 2009;
successivamente, in data 29 luglio 2009, la scadenza dell'avviso
numero 7, così come pubblicato sul sito
http://www.lavoro.regione.sicilia.it la formazione informa, è stata
prorogata al 14 settembre 2009;
in data 29 luglio 2009 presso il Dipartimento pubblica istruzione,
in via Ausonia n. 122, Palermo, avveniva l'estrazione, in seduta
pubblica, di n. 71 valutatori per gli avvisi 6 e 7;
in data 14 ottobre 2009 con d.d.g dell'8 ottobre 2009, pubblicato
sul sito http://www.lavoro.regione.sicilia.it, venivano istituiti i
nuclei di valutazione per la valutazione dei progetti presentati a
valere sull'avviso pubblico n. 6, sull'avviso pubblico n. 7 e
sull'avviso n. 8;
lo stesso comunicato rilevava la necessità, in ragione della
urgenza di avviare la programmazione 2007/2013, evitare il
disimpegno automatico e garantire l'allineamento dei tempi delle
attività formative a quelli delle attività scolastiche (in
particolare per l'avviso 8), che i nuclei per la valutazione degli
avvisi n. 7 e 8, per i quali sono pervenuti numerosissimi progetti,
provvedessero a costituirsi in subcommissioni, secondo una
regolamentazione fornita dallo stesso Dipartimento;
lo stesso comunicato dava atto di costituire n. 3 nuclei per la
valutazione;
per l'avviso n. 6 i progetti pervenuti erano n. 415; componenti n.
5, subcommissioni nessuna;
per l'avviso n. 7 i progetti pervenuti erano n. 1116; componenti
n. 10, subcommissioni n. 2;
per l'avviso n. 8 i progetti pervenuti erano n. 2900; componenti
n. 30, subcommissioni n. 6;
secondo quanto citato nell'articolo 3, le attività di valutazione
in questione avrebbero dovuto espletarsi entro il termine massimo
di 25 giorni lavorativi dall'insediamento dei suddetti nuclei;
in data 9 dicembre 2009, sulla pagina 'la formazione informa' del
sito http://www.lavoro.regione.sicilia.it del Dipartimento,
appariva un comunicato con richiesta per l'avviso 6 di integrazione
degli elementi formali di cui 'all'Allegato 4 Dichiarazione di
adesione del titolare di bottega/impresa' per un elenco nominativo
di soggetti proponenti, per i quali l'allegato 4 in oggetto
risultava privo di timbro e/o firma dell'organismo e/o della
bottega artigiana;
il comunicato invitava tali enti di formazione a contattare con
sollecitudine l'Amministrazione ed a procedere all'integrazione
degli elementi mancanti entro e non oltre il 17 dicembre 2009;
in data 14 dicembre 2009 appariva sulla pagina 'la formazione
informa' del sito http://www.lavoro.regione.sicilia.it, una nuova
nota del nucleo di valutazione dell'avviso pubblico n. 6 del 26
maggio 2009 che, dietro approfondita verifica, invitava un altro
elenco di potenziali beneficiari ad integrare elementi formali
entro la data del 18 dicembre 2009, pena l'esclusione automatica
del progetto;
in data 23 dicembre 2009 appariva sulla pagina 'la formazione
informa' del sito http://www.lavoro.regione.sicilia.it, una nota
dove il nucleo di valutazione dell'avviso pubblico n. 6 del 26
maggio 2009, dietro approfondita verifica, trasmetteva una nuova
nota con allegato l'elenco nominativo dei soggetti proponenti i cui
allegati 4 risultavano mancanti di una o più delle seguenti
informazioni:
- data di costituzione della bottega artigiana;
- settore di attività - codice ateco;
- descrizione del prodotto / servizi forniti;
- nominativo del mentore e indicazione della posizione/ruolo dello
stesso;
e che entro il termine perentorio del 30 dicembre 2009, pena
l'esclusione automatica del progetto, avrebbero dovuto integrare i
documenti;
il 24 dicembre 2009 sulla pagina 'la formazione informa' del sito
http://www.lavoro.regione.sicilia.it, con una nuova nota lo stesso
nucleo sollecitava un altro elenco di soggetti a presentare
integrazioni entro il termine perentorio del 30 dicembre 2009;
per sapere:
perché sia stato disatteso il termine massimo di venticinque
giorni dall'insediamento dei nuclei di valutazione per valutare
definitivamente gli avvisi 6, 7, 8;
se non ritenga di dover urgentemente verificare con il dirigente
del Dipartimento della formazione la sussistenza di irregolarità
sulle procedure di verifica di ammissibilità a cura del servizio
competente del Dipartimento regionale della formazione
professionale e della successiva istruttoria di valutazione tecnica
da parte del nucleo di valutazione, atteso che l'avviso 6, alla
pagina 19, porta esplicitamente, al punto 16.1 'Verifica di
ammissibilità', che per la valutazione delle proposte e per la
verifica di ammissibilità le proposte risultino complete in ogni
loro parte e corredate dalla documentazione richiesta;
se non ritenga di dover urgentemente attivare una procedura
ispettiva al fine di verificare la sussistenza di irregolarità e/o
approssimazioni da parte del nucleo di valutazione dell'avviso 6
per le continue reiterazioni di comunicati ed elenchi di
beneficiari diversi di volta in volta chiamati ad integrare parti
documentali;
se il nucleo di valutazione possa dirsi affidabile in
considerazione delle 4 note pubblicate in dieci giorni per gli enti
di formazione dell'avviso 6;
se sia noto al Dipartimento, e quindi perché non sia stato ancora
pubblicato, l'elenco finale dei beneficiari dell'avviso n. 6 che
hanno integrato in tempo la documentazione, e chi può certificare
l'esclusione automatica dei progetti per quei soggetti che non
hanno fatto pervenire le integrazioni entro le date stabilite nelle
note;
se non ritenga che il lungo lasso temporale che intercorre dalla
presentazione dei progetti da parte degli operatori della
formazione professionale alla realizzazione degli interventi
medesimi disattenda la certezza dei tempi, determinando una pietosa
frustrazione per chi opera nel settore della formazione
professionale e un disorientamento per i potenziali fruitori,
destinatari di risposte formative non sempre attuali;
se tale disordinato, incomprensibile, avventuroso metodo di
valutazione della delicata materia non possa inficiare quei canoni
di regolarità e trasparenza richiesti dai bandi ad evidenza
pubblica;
se non ritenga di dover invalidare l'avviso n. 6 del 26 maggio
2009 a tutela dell'Amministrazione regionale e dei concorrenti».
(1060)
(L'interrogante richiede risposta con
urgenza)
ARENA
PRESIDENTE. Avverto che l'interrogazione testé annunziata sarà
inviata al Governo.
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura
dell'interpellanza presentata:
GENNUSO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che:
a seguito dell'amministrazione commissariale della Parmalat
s.p.a. è stata avviata già nel 2004 la procedura per la
dismissione di diversi beni immobili;
fra detti beni immobili vi sono diversi appezzamenti di terreno
allocati nelle isole di Marettimo, Levanzo e Favignana (arcipelago
Egadi - TP) per una superficie complessiva di circa 80 ettari;
a seguito dell'avvio del bando per la vendita di dette proprietà,
la comunità locale ha sensibilizzato le istituzioni regionali al
fine di evitare che i terreni potessero diventare occasione di
speculazione;
l'Amministrazione regionale, tramite l'Azienda regionale foreste
demaniali, ha espresso nel 2006 la volontà di acquistare detti
terreni al fine di implementare la proprietà demaniale nell'isola
di Marettimo;
l'Azienda regionale foreste demaniali da diversi anni contribuisce
allo sviluppo socio-economico dell'isola di Marettimo, impegnando
diverse decine di lavoratori;
la Regione siciliana, anche a seguito di una stima dell'Azienda
foreste, ha messo a disposizione euro 500 mila per l'acquisto di
detti terreni bloccando la procedura di asta pubblica;
dal settembre 2006 ad oggi la procedura in oggetto è stata di
fatto interrotta, dando adito alla comunità locale di pensare che
sarebbero nuovamente probabili mire speculative da parte di
privati, come peraltro si evince da notizie di stampa delle ultime
settimane;
per conoscere se non intendano opportuno convocare urgentemente
una riunione fra le istituzioni interessate e la società Parmalat
s.p.a. al fine di perfezionare le trattative avviate
dall'Amministrazione regionale già nel 2006 per preservare l'enorme
patrimonio naturalistico che offre l'isola di Marettimo e
implementare la proprietà demaniale rappresentata, in buona parte,
da superficie boscata». (82)
(L'interpellante chiede lo svolgimento con
urgenza)
ODDO
PRESIDENTE. Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno
annunzio senza che il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione,
l'interpellanza si intende accettata e sarà iscritta all'ordine del
giorno per essere svolta al proprio turno.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
mozioni presentate.
GENNUSO, segretario:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la pesca del tonno rosso nel Mar Mediterraneo e nell'Oceano
Atlantico settentrionale è sottoposta al controllo di una
commissione internazionale che assegna annualmente le quote di
pescato ai vari Stati membri, che successivamente la ripartiscono
tra i rispettivi operatori nazionali della pesca;
la Commissione europea stabilisce, inoltre, le regole per le
campagne di pesca ed indica i periodi entro i quali tale attività è
consentita;
già per la campagna di pesca del 2008, la Commissione aveva
fissato un periodo di pesca breve e tutti gli operatori del
settore, pur lamentandosi per la brevità del periodo, avevano
investito risorse economiche, stipulando vari contratti per il
noleggio di natanti e assumendo pure personale necessario per le
battute di pesca;
in data 12 giugno 2008, nel pieno periodo di pesca, la Commissione
europea ha emanato il regolamento CE n. 530/08 con il quale ha
disposto la chiusura anticipata della pesca del tonno rosso a
partire dal 16 giugno successivo, ma soltanto per le unità
appartenenti ad Italia, Francia, Grecia, Cipro e Malta;
considerato che:
nonostante la chiusura anticipata, i gruppi di pesca tunisini,
algerini e turchi hanno continuato a pescare nelle acque
internazionali del Mar Tirreno, mentre le nostre flotte tonniere
sono rimaste in banchina in ottemperanza al provvedimento della UE;
l'anticipata chiusura si è rilevata catastrofica in quanto le
aziende del settore, nonostante gli enormi costi sostenuti, non
sono riuscite a procurarsi il pescato necessario per garantirsi
l'avvio della stagione di allevamento;
il Governo italiano, in questi giorni, ha appoggiato la decisione
del Parlamento europeo di inserire il tonno rosso nella lista delle
specie protette dalla Convezione dell'ONU per la fauna e la flora
selvatiche in via di estinzione;
ritenuto che:
la Commissione europea ha chiesto all'Unione di fare pressione
affinché 'il divieto del commercio internazionale di tonno rosso
dell'Atlantico entri in vigore nel corso dell'anno prossimo',
inserendo tale divieto nell'Appendice 1 delle specie minacciate di
estinzione e tutelate dalla Convenzione CITES a Doha in Qatar, dal
13 al 25 marzo;
Bruxelles è convinta che: 'L'eccessivo sfruttamento legato al
commercio internazionale sta depauperando le poche risorse ancora
esistenti di tonno rosso';
l'1 febbraio la Commissione consultiva centrale della pesca e
dell'acquacoltura ha dato il via libera alla moratoria per bloccare
per un anno la pesca del tonno rosso;
considerato infine che per le organizzazioni dei pescatori
l'iscrizione del tonno rosso nell'Appendice 1 delle specie
minacciate di estinzione e tutelate dalla Convenzione CITES
equivarrebbe ad una sentenza di condanna per il comparto tonniero,
impegna il Governo della Regione
ad intervenire urgentemente presso le sedi opportune per
individuare le risorse economico - finanziarie necessarie per
risarcire i danni che gli operatori del settore hanno dovuto subire
a causa dei provvedimenti succedutisi nel tempo e per far fronte ai
danni che sicuramente il blocco della pesca del tonno rosso
provocherà;
ad individuare gli eventuali strumenti di tutela dei lavoratori
che inevitabilmente verranno licenziati, evitando una nuova crisi
occupazionale a seguito della messa al bando della pesca del tonno
rosso da parte della Convenzione delle Nazioni Unite sul commercio
internazionale delle specie selvatiche minacciate dall'estinzione».
(181)
GENNUSO-RUGGIRELLO-MINARDO-CALANDUCCI-MUSOTTO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che il Governo regionale ha ampiamente annunciato, sia a
mezzo stampa sia con le dovute procedure istituzionali, che è in
itinere la riforma degli ambiti territoriali ottimali (ATO) nel
settore dei rifiuti, trasformazione diventata assolutamente
necessaria alla luce delle macroscopiche inadempienze e carenze
riscontrate in quasi tutti gli ATO e che stanno avendo, come
risultato, un colossale 'black out' nella raccolta dei rifiuti, con
le drammatiche conseguenze igieniche e sanitarie che, giornalmente,
balzano agli onori della cronaca;
considerato che:
alla luce di quanto sopra, giungono notizie, a dir poco
allarmanti, di improvvise accelerazioni, da parte di alcuni
consigli di amministrazione, nell'indizione di gare d'ambito che -
è bene ricordare - sono vincolanti per 5 anni, e di inopinati
snellimenti degli iter procedurali per la scelta di fornitori di
servizi e prestazioni;
alcune strutture aziendali hanno scoperto, improvvisamente, di non
avere personale sufficiente ed hanno attivato, di conseguenza,
procedure di assunzione che violano sia le normative vigenti in
materia e che, soprattutto, risultano assolutamente incomprensibili
alla luce del fatto che il dissesto finanziario in cui versano gli
ATO rifiuti regionali ha, come uno dei motivi fondanti, l'assoluto
sovradimensionamento del personale;
visto che:
la Regione siciliana ha il diritto-dovere di intervenire
immediatamente quando risultino evidenti discrepanze ed illegalità
all'interno di strutture che vengono finanziate e foraggiate con
soldi regionali, e quindi pubblici;
risulta palese ed evidente che queste improvvise, e per certi
versi straordinarie, accelerazioni sono il frutto di tentativi, da
parte di alcuni ATO rifiuti, di porre la Regione davanti al fatto
compiuto, cioè di giungere all'annunciata riforma con appalti, gare
ed assunzioni già effettuati,
impegna il Governo della Regione
ad attivare immediatamente tutte le procedure utili ed
indispensabili al fine di bloccare le gare d'ambito attualmente in
atto, le assunzioni e, comunque, tutti gli atti inopinatamente
attivati dagli ATO rifiuti, frutto di una vergognosa macchina di
interessi privati che nulla ha a che fare con la logica della
trasparenza e della legalità, criterio fondante della pubblica e
buona amministrazione». (182)
NICOTRA-ADAMO-ARICO'-CRISTAUDO-CURRENTI-GRECO-INCARDONA-MARINESE-
MARROCCO-MINEO-SCAMMACCA-SCILLA
PRESIDENTE. Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del
giorno della seduta successiva perchè se ne determini la data di
discussione.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Sull'ordine dei lavori
MUSOTTO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho chiesto di
intervenire per evidenziare un inconveniente che si verifica nello
svolgimento dei lavori delle commissioni parlamentari.
Purtroppo, per tutta una serie di ragioni, di norma le Commissioni
si riuniscono nel primo pomeriggio del martedì ed il mercoledì
mattina. Questo significa che, per la concomitanza dell'orario
della convocazione delle varie Commissioni, non si dà la
possibilità ai deputati di partecipare a tutte le commissioni cui
sono componenti, costringendoli a fare delle scelte.
Signor Presidente, a mio avviso è opportuno che lei trovi, anche
con il concorso, con i suggerimenti e con la concertazione dei
presidenti delle commissioni, orari che consentano ai deputati di
partecipare a tutte le sedute di commissione di cui sono membri.
Tra l'altro noi potremmo, se lei lo riterrà opportuno, stabilire
anche dei giorni in cui si possano convocare solo le commissioni e
non l'Aula, altrimenti si verifica che nelle commissioni non
legislative c'è una scarsa partecipazione, non dovuta alla
negligenza dei commissari ma alla impossibilità dei singoli
deputati di partecipare ai lavori di più commissioni concomitanti.
Tra l'altro, lei sa bene che il giovedì il deputato si dedica al
proprio collegio. Ricordo che al Parlamento europeo era prevista
una settimana gialla nella quale ogni deputato si poteva dedicare
esclusivamente al Collegio, un'altra settimana soltanto per l'Aula,
e un'altra settimana ancora per le riunioni delle commissioni.
PRESIDENTE. Onorevole Musotto, come lei sa l'organizzazione dei
lavori del Parlamento è stata stabilita dalla Presidenza in un
incontro formale che abbiamo avuto con la Conferenza dei presidenti
dei Gruppi parlamentari. In quella occasione si è stabilito che i
lavori del Parlamento sono così suddivisi: nei giorni di martedì,
mercoledì e giovedì mattina lavorano le Commissioni, e nei
pomeriggi degli stessi giorni lavora l'Aula, almeno fino alla
conclusione della legge finanziaria, cioè fino alla fine del mese
di marzo.
Concluso l'iter legislativo dei documenti finanziari, una nuova
Conferenza dei presidenti dei Gruppi parlamentari stabilirà un
nuovo modo di procedere per consentire a tutti i deputati di
partecipare attivamente alle commissioni, fermo restando che le
modalità di attività del Parlamento possono essere le più diverse.
L'importante è metterci d'accordo sulla funzionalità dell'Assemblea
stessa.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Seguito della discussione del disegno di legge «Norme per il
sostegno dell'attività edilizia e la riqualificazione del
patrimonio edilizio» (459-386-209-394-404/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Seguito
della discussione del disegno di legge nn. 459-386-209-394-404/A
«Norme per il sostegno dell'attività edilizia e la
riqualificazione del patrimonio edilizio»
Invito i componenti la IV Commissione a prendere posto al banco
delle commissioni.
Onorevoli colleghi, ricordo che l'esame del disegno di legge era
stato sospeso nella seduta precedente dopo l'approvazione
dell'articolo 7.
Onorevoli colleghi, il Governo chiede di esaminare
prioritariamente gli emendamenti aggiuntivi.
Non sorgendo osservazioni, resta stabilito in tal senso.
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dall'onorevole Mancuso: A.6, A4, A 15;
- dagli onorevoli Cracolici e De Benedictis: 4.16;
- dagli onorevoli Romano e Musotto: 5.6;
- dagli onorevoli Ruggirello e altri: A 32;
- dal Governo: A 68;
- dall'onorevole Maira: A 39;
- dagli onorevoli Faraone e Cracolici: A 50, 7.7;
- dagli onorevoli Falcone ed altri: A 49;
- dall'onorevole Leontini: A 14;
- dagli onorevoli Dina e Maira. A 44;
- dagli onorevoli D'Asero e altri: A 24;
- dall'onorevole Caronia: A 51.
Si procede con l'emendamento A.6, a firma dell'onorevole Mancuso.
Ne do lettura:
«Dopo l'articolo 3 aggiungere i seguenti articoli:
Art. 3 bis - Riqualificazione di ambiti urbani degradati - 1. Per
gli interventi di ristrutturazione (demolizione e ricostruzione),
ai sensi della legge regionale 27 dicembre 1978, n. 71 e successive
modifiche ed integrazioni, che interessano interi isolati é
consentito un incremento del 40 per cento.
2. I comuni, previa delibera del consiglio comunale, entro quattro
mesi da1l'entrata in vigore della presente legge, individuano gli
ambiti del territorio comunale di forte degrado urbanistico, anche
non caratterizzati da una continuità spaziale, da assoggettare a
riqualificazione urbana, ricomprendendo in essi, oltre alle aree e
agli immobili strettamente interessati dagli interventi, anche le
aree urbane interessate dagli effetti della riqualificazione. La
medesima delibera definisce i tempi ed i temi di azione e gli
obiettivi di qualità energetica, ambientale, sociale e
architettonica che si intendono realizzare in ciascuno degli
ambiti.
In tali ambiti urbani, gli interventi, se destinati a prima casa o
ad edilizia economica e popolare, godono di un incremento del 50
per cento della cubatura e l'abbattimento degli oneri concessori.
3. Per godere del diritto all'aumento di cubatura di cui al comma
2, gli interventi devono prevedere, altresì, l'adeguamento delle
urbanizzazioni primarie, o, in loro assenza, la loro realizzazione.
4. Per gli interventi di cui al comma 2 i progetti di piano devono
essere presentati ai comuni che, in sede di conferenza dei
servizio, li approvano entro 60 giorni. Trascorso tale periodo il
progetto piano si intende approvato. Il progetto-piano presentato
deve essere corredato dalla convenzione ai sensi della legge
regionale 27 dicembre 1978, n. 71 e successive modifiche ed
integrazioni.
5. Tutti gli interventi di ampliamento, ristrutturazione
(demolizione e ricostruzione) e gli interventi di adeguamento che
riguardano parti strutturali degli edifici interessati di cui agli
articoli 2, 3, non possono essere realizzati e, per gli stessi, non
si applicano i premi urbanistici previsti dalla presente legge, se
il progettista non abbia provato il rispetto alla normativa
antisismica .
Art. 3 ter. - Documento programmatico per la qualità urbana -
l. Al fine di avviare il processo di individuazione degli ambiti
da assoggettare a riqualificazione urbana ai sensi del comma 1,
dell'art. 3 bis, il Consiglio comunale, anche sviluppando processi
partecipativi dei cittadini interessati, approva un apposito
documento di indirizzo che prevede una prima indicazione dei
tessuti urbani che presentano condizioni di degrado edilizio,
ambientale e sociale e degli obiettivi generali da perseguire
attraverso interventi di riqualificazione degli stessi. Per
elaborare la proposta di delibera di cui al comma 1, la Giunta
comunale, sulla base del documento di indirizzo ed attuando forme
di consultazione e partecipazione dei cittadini e delle loro
associazioni, svolge, con riguardo al territorio urbanizzato una
ricognizione dei fabbisogni di:
a) edilizia residenziale sociale;
b) dotazioni territoriali;
c) interventi per migliorare la qualità e l'accessibilità degli
spazi pubblici e la mobilità sostenibile;
d) riqualificazione energetica, ambientale ed architettonica degli
edifici e del territorio interessato.
2. A seguito della valutazione di tali fabbisogni la Giunta
comunale predispone il Documento programmatico per la qualità
urbana che contiene gli obiettivi di riallineamento funzionale e
qualitativo che costituiscono, per ciascun ambito di
riqualificazione, le priorità di interesse pubblico a cui dovranno
essere subordinate le successive procedure partecipative,
concorsuali o negoziali, anche attraverso l'indizione di specifici
bandi di concorso di riqualificazione urbana. Nel caso in cui siano
previste varianti agli strumenti urbanistici vigenti che
interessino le aree destinate a verde e servizi, il medesimo
documento assicura il rispetto delle dotazioni minime di cui alla
legge 24 marzo 1989, n. 122 in materia di parcheggi, nonché dei
servizi a rete .»
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.
MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, innanzitutto vorrei precisare all'onorevole
Musotto che non si tratta di una legge, ma di un intervento nei
centri storici, la qualcosa richiederebbe un'attenzione particolare
da parte del Parlamento. Se si decidesse di intervenire nei centri
storici in modo specifico e particolare, anche per riqualificare il
tessuto urbano delle nostre città, soprattutto delle grandi città,
si dovrebbe avere una certa attenzione nel fare la norma e
nell'applicarla.
Non si tratta di sanatoria, né di allargamenti, né di altro. Si
tratta di un intervento mirato, preciso, puntuale e penso che il
Governo abbia dato parere contrario soltanto per posizione politica
e non perché ci sia qualcosa da dire sull'emendamento, scritto tra
l'altro, sotto il profilo tecnico, da professionisti validi.
E' inutile che io ripeta quello che c'è nell'articolo. Occorre una
responsabilizzazione degli enti locali, in particolare delle
assemblee degli enti locali, dei consigli comunali, per
intervenire secondo un piano programmato nei centri storici e,
nello stesso tempo, per prevedere la riqualificazione, quindi
demolizione e ricostruzione, una premialità che non superi mai
quello che è lo stato dell'arte.
Quindi, queste sono le linee guida in generale, in conformità alle
leggi che sono tuttora in vigore e in conformità ai vincoli che
sono in vigore sotto diversi profili.
Io ritengo che questo emendamento dovrebbe essere apprezzato
favorevolmente dal Parlamento; qualora - naturalmente me ne
renderò conto dagli interventi - si manifestasse un impegno da
parte dei colleghi parlamentari, ne potremmo anche parlare
successivamente. In tal caso mi impegno a ritirare l'emendamento e
a presentare immediatamente, domani mattina, un apposito disegno di
legge da discutere in tempi brevi. E ciò anche in considerazione
del fatto che sono il presidente di questa Commissione.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei dire
all'onorevole Mancuso che personalmente non voglio sottrarmi ad una
questione che sta investendo la Sicilia, oltretutto con fatti di
cronaca anche drammatici: mi riferisco ai crolli, al degrado
diffuso di un patrimonio che, in assenza di manutenzione, anche
ordinaria, sta finendo per costituire un pericolo per tantissime
città della Sicilia.
Oltretutto, ad onor del vero, questo è un tema assai caro al mio
collega di Gruppo, onorevole Galvagno, che su queste questioni ha
prospettato, anche all'interno del Gruppo, la necessità di andare
avanti. Ritengo che nessuno di noi possa sottrarsi al dovere di
trovare modalità e forme per affrontare tale questione, sapendo che
in Sicilia, per quanto riguarda il patrimonio storico edilizio, la
nostra legislazione, in assenza di strumenti particolareggiati,
prevede esclusivamente interventi di manutenzione ordinaria,
straordinaria e di restauro conservativo.
Chiedo all'onorevole Mancuso di ritirare l'emendamento, non solo
per l'approfondimento necessario su un argomento così complesso -
perché quando facciamo una legge non possiamo stabilire di farla,
per esempio, solo per Favara, ma la facciamo per tutta la Sicilia -
, e lo chiedo anche per un'altra ragione, che è la ragione per la
quale ieri sono intervenuto in quest'Aula ricordando che
l'onorevole Mancuso aveva presentato un emendamento, da me
condiviso, per introdurre all'articolo 1 l'applicazione
dell'accordo Stato-Regioni.
Ieri abbiamo ribadito per l'ennesima volta che in quell'accordo
tre cose sono chiare: abusivismo, centri storici e aree di
inedificabilità assoluta. Tutto il resto è generico.
Ripeto, nel merito, credo sia serio da parte nostra affrontare il
problema di come aiutare anche i Comuni ad intervenire nel
patrimonio edilizio storico delle nostre città e dei nostri paesi,
laddove in alcuni casi non esistono strumenti urbanistici
particolareggiati.
Credo, però, che su questo ci dobbiamo anche far supportare
nell'attività legislativa, perché parliamo di una legislazione,
anch'essa storica, di competenze, di professionalità e di saperi
che non facciano vivere la legge sul risanamento della Sicilia come
una legge di danno alla Sicilia.
Invito, pertanto, l'onorevole Mancuso a ritirare l'emendamento.
Ma, nel merito, nessuna preclusione ad una discussione intelligente
che possa accertare di risolvere il problema dei centri storici
siciliani.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho letto
l'emendamento aggiuntivo a firma dell'onorevole Mancuso questa
notte tornando a Catania. E l'ho letto ancora questa mattina, dopo
aver letto il Giornale di Sicilia che aveva riportato le prime
notizie. Ed ho fatto la seguente considerazione su questa norma: mi
sono chiesto quali saranno gli effetti che potrà avere nei
confronti della Sicilia e fino a che punto saranno quelli che ci
siamo prefissi.
Mi riferisco alla ricaduta economica, innanzitutto, mi riferisco
alla riqualificazione urbanistica del contesto edilizio, mi
riferisco allo slancio di quella economia edilizia asfittica a cui
tutti abbiamo fatto cenno. Non c'è stato parlamentare in quest'Aula
che sia intervenuto e che non abbia detto di dare a questa legge
un'impronta tale che possa raggiungere questi obiettivi.
Mi rendo conto, invece, che per quanto fatto fino ad ora - ma
questo non è chi vi parla a doverlo dire - lo vedremo fra un anno
Il mio timore è che fra un anno ci ripresenteremo in quest'Aula
per dire che questa legge non ha sortito tutti questi effetti,
questi risultati da noi sperati, da noi auspicati, da noi invocati,
da noi fortemente voluti, non soltanto in quanto parlamentari, ma
in quanto siciliani.
Sulla scorta di queste considerazioni, e non mi voglio attardare
perché ci siamo dati un impegno, abbiamo fatto una premessa di
sintesi, dobbiamo andare al dunque. E' volontà di questo Parlamento
stringere i tempi e arrivare stasera alla conclusione del
dibattito, per poter licenziare già domani o al massimo la
settimana prossima, col voto conclusivo, questa norma.
E' chiaro che l'onorevole Mancuso pone un problema serio, quello
della riqualificazione - attenzione, onorevole Romano - non dei
centri storici, ma dei centri degradati.
Abbiamo un problema, ma il problema lo abbiamo in Sicilia, il
problema lo abbiamo a Palermo, non voglio andare lontano, lo
abbiamo a duecento metri dal Palazzo dei Normanni, dove c'è tutto
un segmento. E io, seppure non da palermitano ma ormai sono un
abituale frequentatore di Palermo, mi rendo conto che ci sono
squarci, ci sono contesti, ci sono realtà assolutamente degradate e
abbisognevoli di interventi che, se non venissero fatti, lasceremmo
veramente perplessi i cittadini, palermitani e siciliani, tutti.
Noi, come parlamentari, non avremmo fatto molto per realizzare
quegli obiettivi che ci eravamo prefissi all'origine di questo
articolo.
Ecco perché sono favorevole all'emendamento; e non lo dico perché
noi del PDL vogliamo fare opposizione, perché oggi, purtroppo,
siamo in minoranza, e lo siamo a causa di uno stravolgimento del
principio elettorale (chi prima aveva perso oggi ha vinto); abbiamo
assistito solo a giochetti politici. Pur non di meno questo non ci
esime dal dire le cose come stanno, non ci esime dal sottolineare
che, alla fine, questa nuova maggioranza rischia di diventare non
la sintesi delle riforme, non la sintesi di quegli obiettivi che la
Sicilia tanto auspica, ma rischia di diventare la negazione di una
vera attività legislativa.
Personalmente sono convinto che questo emendamento vada
considerato con attenzione e, se è il caso, presenterò sub
emendamenti che possano restringere il campo di applicazione. E mi
permetto di dire ciò, signor Presidente, perché ho visto che già
qualcuno ha presentato sub emendamenti, nonostante la Presidenza
avesse chiaramente manifestato la volontà di non ammetterne altri.
E' chiaro che, nel momento in cui vedo che ne affluiscono ancora -
ne è stato distribuito uno - posso presentarne altri secondo la mia
coscienza.
MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, dichiaro di ritirare l'emendamento A6,
preannunciando che lo stesso verrà ripresentato all'interno del
disegno di legge presentato questa mattina dall'onorevole Bosco. Un
disegno di legge specifico che riguarda il centro storico di
Favara, che sarà ampiamente discusso e approfondito in Commissione,
preso atto anche della disponibilità manifestata dall'onorevole
Cracolici.
FALCONE. Signor Presidente, dichiaro di fare mio l'emendamento
A.6.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
L'onorevole falcone non rende un servizio all'onorevole Mancuso,
potrebbe fare un danno potenziale; infatti, se viene bocciato mette
in discussione l'eventuale disegno di legge che l'Assemblea
potrebbe approvare tra qualche mese.
E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli assessori, onorevoli
colleghi, provo un certo imbarazzo nel dover considerare e nel
dovere valutare alcune posizioni che rischiano di appalesarsi, non
so se lo siano realmente, schizofreniche.
Comprendo bene che la Conferenza Stato-Regioni ha lasciato fuori i
centri storici dal disegno di legge che andavamo a recepire; ma
vorrei ricordare all'onorevole Cracolici che la Conferenza Stato-
Regioni ha lasciato fuori anche le zone industriali e le aree
commerciali.
E allora, posto che noi siamo siciliani, posto che in Sicilia ci
sono i centri storici più importanti, più grandi e purtroppo in
gran parte più decadenti d'Europa, posto che dobbiamo fare lo
sforzo di adattare il testo che ci arriva dalla Conferenza Stato-
Regioni nel rispetto assoluto della legalità, e anche delle
esigenze siciliane, credo che quest'Assemblea - ed è un invito che
rivolgo all'Assessore - dovrebbe sforzarsi appunto di comprendere
quali sono le esigenze dei siciliani. Infatti, le esigenze del
centro storico di Palermo, sono distinte e diverse da quelle di
Milano che non ha un centro storico o, quanto meno, non lo ha
degradato come il nostro.
Onorevole Assessore, onorevole Cracolici, non si può immaginare di
escludere i centri storici, nei quali insistono zone residenziali
abitative e zone degradate, e dire sì alle aree commerciali e alle
zone industriali.
Ritengo che da parte di tutti si debba fare uno sforzo
nell'interesse della legge, che è l'interesse dei siciliani. Ha
fatto bene l'onorevole Falcone a fare suo l'emendamento
dell'onorevole Mancuso, tanto più che, senza preventivamente
discuterlo con nessuno, ha ritenuto di doverlo ritirare. E ha fatto
bene tanto più che in Commissione quell'emendamento aveva trovato
largo consenso.
Signor Presidente, sono convinto che nessuno qui stia combattendo
guerre islamiche o guerre sante e, almeno per quanto riguarda
l'UDC, stiamo cercando di approvare la migliore legge possibile.
Siccome non mi basta il duetto tra gli onorevoli Mancuso e
Cracolici sulla possibilità che domani questo emendamento venga
trasformato e presentato in Commissione come disegno di legge,
chiedo, signor Presidente - e spero di trovare il consenso del
Governo e dei Capigruppo - una brevissima sospensione perché ci si
raccordi tra le forze politiche presenti in Aula.
Chiedo soltanto due minuti affinché le ragioni dell'onorevole
Falcone - che, poi, sono le ragioni di tanti deputati di quest'Aula
- vengano salvaguardate e perché la dichiarazione di intenti
dell'onorevole Mancuso e dell'onorevole Cracolici venga fatta
propria dal Governo e si lavori su un testo che riguardi non, come
surrettiziamente è stato sostenuto, i centri storici che sono
muniti di tutele artistiche, patrimoniali e culturali, ma quelle
zone degradate dei nostri centri storici che hanno necessità di
tutela e di ristrutturazione nell'interesse non degli industriali
che devono speculare, ma delle famiglie che vi abitano.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Onorevoli colleghi, ho il dovere di ricordare che se
questo emendamento viene messo ai voti e bocciato non potrebbe
essere più oggetto di un disegno di legge.
CORDARO. Signor Presidente, ho chiesto due minuti di sospensione
per un momento di riflessione considerato che abbiamo assistito ad
un duetto tra l'onorevole Cracolici e l'onorevole Mancuso e
vorremmo tutti partecipare alla discussione.
PRESIDENTE. Onorevole Cordaro, sospenderò la seduta dopo
l'intervento dell'onorevole Beninati.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo argomento
era stato valutato in Commissione e in quella occasione - lo
rammento a me stesso - avevo proposto un emendamento che riportava
qualcosa di simile a quella che oggi è diventata legge, cioè che
entro centoventi giorni i Comuni possono escludere aree del
territorio dove applicare questa legge. E più o meno era sullo
stesso clima. Nel senso che si poteva fare seppure nelle zone A
non si può fare nulla. Si volevano scrivere tre o quattro righe,
non di più, per dare un segnale. Ritengo infatti che la cosa non
sia sbagliata. Si dava un tempo ai Comuni, fermo restando che nelle
zone A non si può costruire, così è previsto, ma escludendo
alcune aree delle zone A . Sappiamo bene come è fatta tutta la
Sicilia: ci sono edifici di pregio, come ci sono, ahimè, edifici
degradati che non hanno nulla di storico. E si presume che nelle
zone A ci sia tutta un'edilizia di pregio storico. Questa la
ragione per la quale nella zona A non si può costruire . A questo
punto, suggerisco - e lo dico all'onorevole Falcone e a tutti i
colleghi e non per spendere una parola a favore del presidente
della Commissione - che quell'articolo vale un disegno di legge;
pertanto, valutarlo come articolo è a mio avviso una forzatura.
Se si vuole dare un segnale, si potrebbe, se il Governo è
d'accordo, prendere a spunto l'emendamento che oggi è legge, quello
che prevede che entro centoventi giorni i Comuni possono escludere
aree del territorio e fare qualcosa di simile. Lasciare ai Comuni
la facoltà entro centoventi giorni di individuare nelle zone A
alcune parti di edifici o di edilizia dove si può applicare la
legge, sia per quanto riguarda gli ampliamenti che per la
demolizione. Quindi, i Comuni entro centoventi giorni potrebbero
fare questo; in atto, non si può fare. Per il resto si rinvia ad
una legge organica in quanto, è vero, ha ragione l'onorevole
Cracolici, un argomento del genere non si può discutere in un
emendamento, è una materia troppo complessa.
Al limite, per quei Comuni organizzati e che hanno già in corso
attività di questo tipo e hanno avuto dei problemi, si può
prevedere che entro centoventi giorni procedano ad una
perimetrazione di aree in cui insistono fabbricati non storici ma
degradati; ripeto, potrebbero farlo entro il tempo limite di
centoventi giorni e, quindi, fare applicare questa legge.
Io non andrei oltre, perché altrimenti la discussione diventa
complessa.
Infine, colgo l'occasione, signor Presidente, per suggerire al
Governo una cosa molto delicata. In questa legge non abbiamo (io
per primo quando la proposi, ma devo dire anche il collega che
l'ha un po' fatta sua per buona parte), non abbiamo minimamente
parlato di un problema che da dicembre ormai esiste come un
ulteriore appesantimento delle problematiche della edificabilità
dei suoli in Sicilia. Mi riferisco alla provincia di Messina, ma
vale per tutti.
L'assessorato per i Beni culturali ha adottato a fine dicembre del
2009, correttamente - e devo dire questo è avvenuto in tutta la
Sicilia - i piani paesaggistici. Questo argomento, attenzione, è
una giusta norma di tutela, però se non si prevede qualcosa in
questo disegno di legge rischiamo che abbiamo previsto che tutte le
opere sono in deroga agli strumenti urbanistici. Ma sui piani
paesaggistici non abbiamo previsto nulla; non so se si debba
inserire qualcosa, ma stiamo attenti che questo problema esiste da
dicembre in poi, cioè la Sicilia ha un Piano paesaggistico di tutto
il territorio che si sovrappone ai Piani regolatori.
Fino a questo momento, su questo argomento, non abbiamo speso una
parola. Valutiamolo attentamente. Assessore, non so se mi sono
spiegato chiaramente, ma sto parlando di un problema molto serio e
se non si risolve si rischia di non fare applicare questa legge e
non perché voglio essere a favore o contro. Ritengo cioè che sia
il caso di prevedere qualcosa per evitare che questa legge venga
vanificata. Considerato che i piani paesaggistici di tutte le
province di tutte le realtà della Sicilia sono una cosa
recentissima e noi abbiamo previsto che questa norma si applichi
in deroga ai Piani regolatori, dobbiamo pensare anche ai Piani
paesaggistici per i quali non abbiamo detto nulla.
E' necessario un approfondimento e le chiedo, Assessore, anche in
queste poche ore, di farlo fare ai suoi uffici affinché, se è il
caso, si preveda questa possibilità, fermo restando i pareri, fermo
restando tutto quello che si vuole, ma si prenda in considerazione
di scrivere qualcosa perché rischiamo che la legge si applichi
difficilmente.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 17.08, è ripresa alle ore 17.16)
La seduta è ripresa.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
Presidente, solo per dire che la materia sui centri storici è molto
complessa. Quindi sarebbe opportuno stralciare questo emendamento e
farne un disegno di legge.
PRESIDENTE. Io accederei a questa ipotesti.
MAIRA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quello che sta
avvenendo credo fosse scontato e bene o male lo sapevamo tutti o
tutti coloro i quali hanno seguito passo passo l'andamento di
questo disegno di legge.
Questo Parlamento, attraverso i propri deputati, e sollecitato da
tutte le parti sociali, dalle parti produttive, ha ricevuto una
spinta notevolissima ad occuparsi attraverso questo disegno di
legge della sistemazione urbanistica ed edilizia di tutti i nodi
irrisolti che da decenni attanagliano la Sicilia.
Una continua proposizione di emendamenti e subemendamenti che
mirano ad ampliare la legge e che a volte vanno al di là di quelli
che sono i propositi ufficiali che i Gruppi hanno dichiarato nel
corso di questi giorni, non solo sta snaturando sostanzialmente il
disegno di legge, ma forse ci fa rischiare di emanare norme, non
dico improvvisate, ma certamente fuori testo e confusionarie.
Rivolgo un invito ai colleghi, se mi prestano un attimo di
attenzione: variamo il più presto possibile questo disegno di
legge, cioè stasera. Assumiamoci l'impegno di ritirare tutti gli
emendamenti e i subemendamenti che sono fuori dal testo, lasciamo
il disegno di legge come è uscito dalla Commissione e come risulta
dalle riscritture del Governo, giuste o sbagliate che siano,
seppure io nutra seri dubbi sulla opportunità di alcuni aspetti e,
del resto, ne abbiamo discusso più volte anche nel confronto con i
capigruppo e il con Governo.
Usciamocene da questa legge; evitiamo di fare ulteriori danni con
la presentazione di emendamenti e subemendamenti estemporanei.
Prendiamo l'impegno, con un ordine del giorno dell'Aula, che ho
anticipato a qualche collega e che mi impegno di predisporre
nell'arco di qualche minuto. Facciamo carico alla Presidenza
dell'Assemblea di nominare un gruppo di lavoro di urbanisti e
docenti universitari di chiara fama, da concordare con i
capigruppo, affinché in un tempo breve e delimitato presentino alla
Commissione competente, in sede redigente, un testo unico
sull'urbanistica e sull'edilizia che aggiorni la legge numero 71
del 1978 di modo che tutte le giuste, legittime sollecitazioni e
interessamenti dell'Aula e dei deputati possano trovare, in questo
testo unico, giusto sfogo e giusta sistemazione per quel che
riguarda i problemi dell'urbanistica e dell'edilizia in Sicilia.
Questo ci consentirebbe di non snaturare definitivamente il
disegno di legge sul piano casa, di fare finalmente il punto,
concretamente, sull'edilizia e sull'urbanistica perché in ogni
caso, e ce lo dobbiamo dire, è inutile che prendiamo impegni di
redigere in ventiquattro ore o in dieci giorni una qualsivoglia
legge, anche parziale, che si occupi di edilizia e urbanistica
perché ormai dobbiamo discutere, per almeno un mese, di bilancio e
qualunque altro provvedimento legislativo si tratterà a maggio.
In questo periodo i tecnici e la Commissione possono lavorare per
far sì che al primo appuntamento utile, dopo l'esame degli
strumenti di bilancio, quest'Aula possa affrontare, con la dovuta
serietà e soprattutto organicità, tutto quello che riguarda
l'urbanistica e l'edilizia della Sicilia.
Credo che sia una proposta ragionevole, razionale - che ha trovato
attenzione presso i colleghi ai quali l'ho esposta -, che non vuole
avere paternità, ma è omnicomprensiva delle volontà dell'Assemblea.
La mia è una proposta che faccio con spirito costruttivo, guardando
con attenzione alla posizione politica di tutti i Gruppi.
Ritengo, infine, che su un fatto di questo genere ci si possa
consentire di varare immediatamente il piano casa senza ulteriori
perdite di tempo e prospettare una seria valutazione su quello che
dobbiamo fare, organicamente, sull'edilizia e sull'urbanistica.
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti
emendamenti:
- dall'onorevole Mancuso: A.6, A4, A 15;
- dagli onorevoli Cracolici e De Benedictis: 4.16;
- dagli onorevoli Romano e Musotto: 5.6;
- dagli onorevoli Ruggirello e altri: A 32;
- dal Governo: A 68;
- dall'onorevole Maira: A 39;
- dagli onorevoli Faraone e Cracolici: A 50, 7.7;
- dagli onorevoli Falcone ed altri: A 49;
- dall'onorevole Leontini: A 14;
- dagli onorevoli Dina e Maira. A 44;
- dagli onorevoli D'Asero e altri: A 24;
- dall'onorevole Caronia: A 51.
Dispongo che l'emendamento A.6 sia stralciato dal testo e
trasmesso alla quarta Commissione legislativa.
Così resta stabilito.
Si passa all'emendamento 4.16, a firma degli onorevoli Cracolici e
De Benedictis.
CRACOLICI. Signor Presidente, dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
L'emendamento 5.6, a firma degli onorevoli Romano e Musotto,
decade per assenza dall'Aula dei firmatari.
Si passa all'emendamento A.68, a firma del Governo.
Assessore Gentile, la invito a ritirarlo perché è di difficile
attuazione.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, è solo una semplificazione
dell'iter procedurale per il rilascio del parere igienico-
sanitario. In tal modo diamo la possibilità agli uffici che sono
ingolfati di sfoltire un po' il lavoro. C'è questa esigenza.
PRESIDENTE. Onorevole Assessore, è proprio questo il problema, lei
non può sostituire un certificato di conformità igienico-sanitario
con la dichiarazione di un progettista. E' una procedura ai limiti
della costituzionalità.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. E' una
richiesta fatta anche dall'assessore per la salute.
PRESIDENTE. Da come è stato redatto si capisce, infatti, che è
scritto dall'Assessorato alla salute.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Dichiaro
di ritiralo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento A.32, a firma degli onorevoli Ruggirello
ed altri.
MUSOTTO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento A.39, a firma dell'onorevole Maira.
MAIRA. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento A.4, a firma dell'onorevole Mancuso.
MANCUSO, presidente della Commissione. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento A.50, a firma degli onorevoli Faraone e
Cracolici.
CRACOLICI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 7.7, a firma degli onorevoli Faraone e
Cracolici.
CRACOLICI. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, dell'emendamento A.49 terremo conto in sede di
coordinamento formale del testo.
Si passa agli emendamenti A.14, A.15, A.44, A.24 e A.51 di
identico contenuto. Quello scritto con una formulazione
tecnicamente più appropriata è l'emendamento A24, che quindi è
quello che prenderei in considerazione.
CRACOLICI. Signor Presidente, come stiamo procedendo?
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, procediamo con l'emendamento
A.24, pressoché di identico contenuto degli emendamenti A.14, A.15,
A.44, A.24, A.51.
L'emendamento A.24 è quello tecnicamente scritto in maniera più
corretta.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
Presidente, si configura come una sanatoria e quindi credo che
dovremmo inserirlo in un altro disegno di legge.
PRESIDENTE. No, non è una sanatoria. E' la possibilità per i
Comuni di completare le sanatorie. E' diverso, non è una sanatoria,
è un'altra cosa.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo un
minuto di sospensione.
PRESIDENTE. Sospendo la seduta per un minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 17.26, è ripresa alle ore 17.46)
La seduta è ripresa.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo
soltanto per capire come debba procedere l'Aula in un momento quasi
vacanziero. Vorrei capirlo.
C'era stata una proposta dell'onorevole Maira di ritirare tutti
gli emendamenti ed i subemendamenti e di votare gli articoli così
come erano arrivati in Aula. Su questa proposta avrei avuto il
piacere di sentire il Governo e invece abbiamo proseguito cercando
di proteggere altri emendamenti e subemendamenti. Delle due, l'una.
Sono pronto a ritirare tutti gli emendamenti e a dare il mio
personale consenso per quello che può valere - quasi nulla, oramai
mi rendo conto - per il ritiro di tutti gli emendamenti e
subemendamenti per passare immediatamente all'articolo 12 e alla
votazione finale.
Vorremmo comprendere inoltre se il ritiro degli emendamenti
riguarda soltanto alcuni e non riguarda altri. Se questo piano casa
è un piano che riguarda la casa o se invece riguarda e non riguarda
i centri storici e poi riguarda anche le zone industriali e quelle
artigianali. Vorrei chiedere al Governo di intervenire - almeno una
delle pochissime volte - per fare chiarezza a quest'Aula.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi - mi rivolgo
anche al Governo -, ogni mezz'ora rischiamo di innescare in
quest'Aula meccanismi per i quali ci appassioniamo e prendiamo
fuoco facilmente. E ciò su questioni che ereditiamo tutti dal
passato di cui ognuno di noi è figlio più che promotore. E'
probabile che ci sarà tra mezz'ora un altro emendamento per qualche
altro motivo.
Non so se sia giusto o sbagliato, ma mi è stato detto, ad esempio,
che in merito al rapporto con le amministrazioni pubbliche, queste
- in maniera un po' piratesca - decidono di non esprimere pareri
e, utilizzando il silenzio, di fatto bloccano le procedure. E credo
che un'amministrazione pubblica abbia il dovere di dire no, non di
far finta di non sentire. E dico ciò anche ai colleghi perché,
nell'agire politico e nel fare il legislatore, c'è anche un momento
in cui bisogna coniugare il fare con il contesto nel quale si
opera.
Stamattina ho percorso l'autostrada Catania-Palermo e, all'altezza
di Altavilla Milicia, sono transitato da un punto in cui c'era
stata - ieri o l'altro ieri - una frana. Ripeto: in autostrada
La Sicilia sta vivendo un momento di seria difficoltà. Voglio
dirlo con estrema onestà. Non sono un tecnico e non so se questa
norma che è stata proposta sia giusta o sbagliata, ma so che, in
questo momento nel quale la Sicilia frana, anche laddove sono
sopravvenuti vincoli di inedificabilità per rischio idrogeologico,
con questa norma obblighiamo a sanare anche gli immobili edificati
in quei siti.
Lo considero un fatto che ci deve portare ad una responsabilità di
contesto. La politica non può soltanto agire a chiamata, ma deve
assumersi la responsabilità dei fatti generali. Credo che, in
questo momento, questo disegno di legge non possa consentire
neanche che si dica o si pensi minimamente che si possa fare salvo
un edificio che corre rischi per le condizioni idrogeologiche in
cui è contestualizzato.
Ecco perché chiedo ai colleghi di ritirare l'emendamento evitando
di metterci in una difficoltà, permettetemi di dire, morale oltre
che politica o legislativa. Morale
C'è un momento per tutto. Questo, in Sicilia, non è un momento in
cui bisogna dare messaggi di sanatorie; questo non è il momento
adatto.
Ecco perché chiedo ai colleghi una manifestazione di senso di
responsabilità, per evitare di mandare ancora messaggi sbagliati a
questa Terra con le conseguenze che tutti conosciamo, di cui ci
indigniamo il giorno dopo che succedono le disgrazie, ma che non
prendiamo mai in considerazione il giorno prima.
Facciamo in modo che questo disegno di legge non contenga neanche
il sospetto di norme di questo tipo.
PRESIDENTE. Onorevole Beninati, è richiesta la sua consulenza.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Cracolici, penso che non sia il caso di accaldarsi su un argomento
del genere, anche perché se quello che lei dice rispecchia il modo
di leggere l'articolo - si riporta a ciò che si è letto -, allora,
ha ragione; in effetti, però, qui non c'è scritto qualcosa che va a
favore dei dissesti o, addirittura, che permette di sanare
situazioni che possono provocare dissesti.
Vorrei soltanto ricordare a voi tutti che si può valutare, col
buon senso di tutti, di approfondire una volta per tutte questo
tema e di inserirlo in una materia che possa non essere di ostacolo
alla legge. Tanto per capire di cosa stiamo parlando - lo ricordo
ai tanti colleghi che erano presenti quando si è recepita l'ultima
sanatoria nazionale, quella del 2004, quando, se non ricordo male,
signor Presidente, lei era assessore per il territorio e l'ambiente
e io ero presidente della IV Commissione -. Questo problema ce lo
siamo posti tutti; non è vero che, allora, non ce lo siamo posti.
Ma purtroppo non lo si è mai affrontato perché, quando abbiamo
recepito la normativa nazionale che prevedeva termini strettissimi,
l'abbiamo recepita tout court, cioè senza modificare assolutamente
nulla di quella nazionale. E invece avremmo potuto modificarla
perché è ovvio che la Regione può modificare e può agire come crede
senza che lo Stato dica nulla.
Dopo aver recepito questa norma, ci si è resi conto che - forse,
in Aula, tutti lo sanno ma non lo dicono - la Regione Sicilia, per
un verso o per un altro, ha sul territorio una quantità di vincoli
- vincoli relativi, che è ben altra cosa - che certamente mettono
in discussione l'applicabilità, in buona parte, della sanatoria
recepita. Mentre la norma nazionale, infatti, stabiliva
chiaramente che nelle zone sottoposte a vincoli la sanatoria
nazionale non si applicava, nella Regione Sicilia, come era stato
fatto nel 1985 e anche dopo, si chiarì, con una norma chiara, che
le sanatorie, laddove vi sono vincoli di inedificabilità assoluta -
mi riferisco ai 150 metri - e in tutte quelle zone in cui vi sono
vincoli, la sanatoria non si applica. Laddove, però, è consentito
costruire - ed ora passo a questo aspetto perché, nei pareri della
Sovrintendenza non è detto che non si può costruire, si può
costruire - allora in quelle zone, in quelle fattispecie, in quella
vincolistica chiamata vincolo relativo perché si presenta il
progetto, sia esso progetto ex novo sia esso progetto di sanatoria,
si fa istanza all'ente competente e l'ente esprime il proprio
parere.
Se il parere è favorevole, la sanatoria si esprime favorevolmente;
se il parere è negativo, la sanatoria non si rilascia e così fu
fatto nel 1985. Proprio per questo motivo, siccome in Sicilia la
sanatoria del 1985 prevedeva questa proceduta, moltissimi,
tantissimi cittadini presentarono istanza di sanatoria e, quando si
chiarì che la sanatoria non si poteva applicare a qualsiasi tipo
di vincolo, è successo che quei cittadini paradossalmente pagarono
allo Stato (le somme relative alla sanatoria si versavano allo
Stato, tanto per ricordare). Si trattava di zone che potevano
essere sanate, ma i Comuni, poiché la legge prevedeva che non
fossero inserite le zone sottoposte a vincoli, automaticamente non
trasmettevano le pratiche con relativa documentazione all'ente
preposto per il vincolo.
Il risultato è che le sanatorie sono da anni bloccate, non si è
dato loro corso e non si concludono. Ed aggiungo, inoltre, che -
nessuno lo dice ma anche questo è un fattore presente - che, se le
procure della Repubblica domani si svegliassero con l'intento di
chiarire di cosa si parla, andando in tutti i Comuni e cominciando
a chiedere come mai queste pratiche non sono state completate e
nessuno giustamente potrebbe spiegare che queste pratiche, per
un'anomalia, non sono state esitate, si applicherebbero
provvedimenti per gli amministratori e discrete sanzioni perché
hanno, di fatto, bloccato le pratiche in quanto impediti nel
trasmetterle agli enti preposti con una situazione alquanto
complessa nei confronti del primo cittadino stesso.
Ecco perché si propone ora di approvare questa norma anche a
distanza di tempo. Lo si propone perché ci sono centinaia di
migliaia di sanatorie incagliate nei comuni proprio per questo
motivo
Di conseguenza, oggi possiamo decidere di non trattarla, signor
Presidente, visto che potrebbe essere materia di altra normativa,
ma occorre un impegno da parte di tutta l'Aula affinché questo
argomento venga trattato. Non è vero che si stanno facendo
sanatorie per sanare chissà che cosa; non si sta sanando niente di
nuovo. Si sta soltanto dicendo a tutti coloro che hanno sanato nel
2004, che lo hanno fatto convinti che si applicavano le procedure
precedenti, che li rimettiamo in condizione di potere chiudere
queste pratiche, altrimenti, qua lo dico, ognuno si assume le sue
responsabilità.
Il problema esiste e una quantità di sanatorie, per vincoli
relativi, potrebbe essere accolta, come accadde nel 1985 perché
tutte le sanatorie del 1985 furono accolte, visto che le aree in
cui vi sono i terreni sottoposti a vincoli non sono inedificabili,
hanno bisogno del parere di quell'ente e noi stiamo chiedendo,
appunto, il parere di quell'ente. Che poi sia favorevole o negativo
è un altro problema.
Ho spiegato ciò di cui stiamo parlando, ma mi rimetto alle
valutazioni dell'Aula - ed alle sue, signor Presidente - affinché
si chiuda questa materia entro la legge finanziaria, visto che vi
sono delle responsabilità penali per i sindaci i quali dovrebbero
prendere tutte queste istanze di sanatoria e restituirle al
mittente con il paradosso che coloro che hanno presentato le
istanze di sanatoria hanno pagato al Governo centrale e non
potranno avere più i soldi indietro.
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando abbiamo
cominciato a discutere di questo testo così complesso ci eravamo
dati anche un metodo, largamente condiviso dall'Aula, che era
quello di non accettare emendamenti dell'ultimo minuto,
disposizioni confuse di cui nessuno può veramente rendere conto,
del cui risultato nessuno è sicuro.
Abbiamo attivato un tavolo tecnico al quale abbiamo portato tutte
le nostre richieste irrinunciabili e ne abbiamo discusso tutti,
maggioranza e opposizione. Oggi parliamo di un emendamento con il
quale si deve costringere la Sovrintendenza a rispondere.
E perché non risponde?
O perché non si possono sanare, o perché è in ritardo, com'è in
ritardo su mille questioni.
E allora facciamo una legge generale in cui è previsto che entro
una certa data deve rispondere.
Tutto questo non ha senso. Gli Uffici spiegano che questa norma è
un'autentica sanatoria, e siamo in un momento in cui nessuno riesce
a spiegare il senso di questo emendamento. Non posso credere che si
debba oggi fare una legge per costringere la Sovrintendenza a
rispondere. Questa è una norma generale che riguarda la
ristrutturazione del sistema burocratico.
Condivido la proposta dell'onorevole Maira, il quale con estremo
buon senso ha detto: ritiriamo gli emendamenti, approviamo una
legge semplice, utile alla Sicilia e poi, se ci sono argomenti per
riprendere la questione, nominiamo un tavolo tecnico, e li
affrontiamo.
Signor Presidente, chiedo anche a lei di trovare una linea che
possa dare risposte alla Sicilia nei prossimi anni, perché in un
momento di dissesto totale del nostro territorio non è possibile
approvare una norma che, francamente, è difficile da capire.
Accogliamo la proposta dell'onorevole Maira, ritiriamo gli
emendamenti e attiviamo un tavolo tecnico. Non interveniamo nella
fase finale con proposte incomprensibili, rimandiamo ad altro le
questioni controverse. Questa è una proposta di buon senso e credo
che a questa dovremmo attenerci.
E, comunque, su questo emendamento dovremmo avere il coraggio di
non chiedere il voto segreto. Che ognuno si assuma le proprie
responsabilità
DINA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DINA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, quando non si
vogliono affrontare i problemi, ci si rifugia sugli accordi, sulla
contrattazione preventiva, e se per caso si è omesso di affrontare
un tema, l'Aula può affrontarlo a condizione che ci si fermi un
momento e si ascolti chi è intervenuto, per capire a fondo il senso
di questo emendamento che, peraltro, dall'intervento del collega
Cracolici, risulta sempre più confuso, deviante e mistificato.
Infatti, ci siamo accorti che, oltre ai vincoli esistenti in
materia urbanistica, quello più grave, più pesante e irremovibile è
il vincolo ideologico, che l'onorevole Cracolici vuole inserire in
questa norma. Superiamo questo aspetto e riflettiamo sui fatti. C'è
una mistificazione enorme rispetto alla proposizione e alla valenza
dell'emendamento. L'onorevole Beninati lo ha spiegato egregiamente:
trattasi di una sanatoria retrodatata, la 326 del 2003, si tratta
di domande giacenti presso i Comuni, laddove c'è il vincolo di
inedificabilità assoluta.
Invece, dove ci sono vincoli relativi, non diciamo che vanno
rimossi, diciamo che le relative pratiche devono essere sottoposte
all'autorità che ha posto il vincolo. Quindi, se c'è un vincolo
idrogeologico, si pronuncerà il Genio civile; sul vincolo
forestale, la foresta; sul vincolo paesaggistico, le
Soprintendenze. Parliamo di zone dove si costruisce regolarmente.
Paradossalmente, lo stesso abuso, concepito in un progetto
organico e presentato agli organi competenti, poteva essere
approvato. E' stato fatto prima di essere sottoposto a vincolo e
quindi è entrato in sanatoria. Purtroppo la legge nazionale non ha
legiferato in merito, rimandando il compito alle regioni.
La Regione Sicilia ha recepito la legge nazionale senza
intervenire. Sta intervenendo con ritardo, ma sta intervenendo per
regolarizzare pratiche giacenti. Non stiamo facendo nessun abuso, e
mi sembra veramente patetico invocare crolli e danni idrogeologici
nel nostro territorio quando parliamo di zone dove si costruisce.
L'organo preposto - il Genio civile - valuterà se quel piccolo
abuso poteva esistere, se quel grande abuso è compatibile e insiste
in zone dove si faranno le prove sismiche, tutte le prove ormai
introdotte dalla nuova normativa, e si verificherà se si potrà
continuare e quindi sanare i manufatti realizzati.
Quindi nessuno scandalo. Nessun rischio per la Sicilia se non
quello, che posso anche capire, che teme l'onorevole Cracolici di
offrire una norma manifesto, una norma sul piano casa che secondo
il parere di qualcuno ha risolto tutti i problemi, ma resta
manifesto perché su problemi pregnanti che interessano la gente -
non parliamo di grandi abusi, ma parliamo anche di povera gente che
ha realizzato piccoli abusi - si chiudono gli occhi e non si
affrontano i problemi.
Invito pertanto l'Assessore e la Commissione a rimettersi al
giudizio dell'Aula, perché stiamo parlando di una norma di
saggezza.
MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, meno male che l'assessore Centorrino non lo ha
toccato, ma io mi rifarei a un grande scrittore siciliano che ha
scritto per i posteri, e soprattutto per noi, fare finta di
cambiare tutto per non cambiare nulla'.
E si tratta di questo Dagli interventi che ho ascoltato fino a
questo momento ritengo che l'intervento nel merito, sotto il
profilo tecnico, l'ha svolto molto bene l'onorevole Beninati.
Quello che mi dispiace è che, ancora una volta da questo scranno,
ascoltiamo interventi ricchi di un pathos particolare soprattutto
dai colleghi del Partito Democratico, che si richiamano con grande
forza ad una legge che deve fermare l'eventuale richiesta di abusi
o di sanatoria, di fermarsi su quella che deve essere tutta una
serie di azioni che possono migliorare il comparto abitativo della
Sicilia.
E' una gara, così come si può leggere dalle note di agenzia di
questi giorni, dove si parla di una legge severa che servirà ai
siciliani e che, allo stesso tempo, porterà anche sviluppo.
Signor Presidente, volevo parlarne nel corso delle dichiarazioni
di voto finali, ma lo dirò adesso, seppure continuerò, così come ho
fatto fino ad oggi, a svolgere il mio compito di presidente di
commissione. Che si consideri ciò che sto per dire come
un'anteprima della mia dichiarazione di voto.
Questa è una legge che non può essere votata, perché non porterà
nulla di tutto quello che i colleghi si sforzano di voler
consegnare ai siciliani come una innovazione di chissà di che cosa
o una rivoluzione rispetto all'economia del comparto edilizio.
Questa è una legge, onorevole Adamo e onorevole Cracolici, che ha
sancito, all'articolo 10, il dissesto idrogeologico della Sicilia,
di cui vi dovete rendere conto. E votando questa legge, sarete i
primi a dissestare la Sicilia. Sarete non solo i complici, ma anche
gli autori del dissesto della Sicilia Quindi, rispetto alle buone
parole, alle buone intenzioni, a tutto quello che abbiamo sentito
in queste ore, meglio cento volte questa norma che serve
esclusivamente a dare input agli enti locali e agli uffici tecnici
e non quello che tra qualche minuto vi troverete a fare - immagino
per spirito di Governo, perché per spirito ideologico non può
essere - cioè a votare una legge che io non voterò, e che porterà
la Sicilia al dissesto idrogeologico.
E questo non lo dico io, perché se lo dicessi io non varrebbe a
nulla, ma lo dice un cattedratico responsabile del Dipartimento di
ingegneria dell'Università palermitana, oggi ripreso su un
quotidiano nazionale - su un quotidiano nazionale carissimo
onorevole Romano - su quello che sta avvenendo in Sicilia. Vi
assumerete questa responsabilità. La legge sul comparto edilizio
non porterà a nulla; avrete sancito, con l'articolo 10, il dissesto
della Sicilia e di tutto il sottosuolo, spiegato bene e
tecnicamente, e rispetto a questo dico che è poca cosa parlare di
un emendamento che avrebbe dato a tutta la Sicilia, a tutti gli
uffici tecnici, la possibilità quanto meno di aggiustare quello che
fino ad oggi non è stato possibile aggiustare.
Spero che l'Aula sia matura sotto questo profilo e non si faccia
trascinare da interventi ideologici che certamente non possono
aiutare lo sviluppo.
DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho
l'impressione che, come spesso accade, noi parliamo e affrontiamo
questi argomenti come se fosse l'ultima occasione possibile per
affrontare un problema. Sistematicamente, per ogni legge che passa,
cerchiamo di caricare tutte le possibilità di risoluzione di
problemi, magari annosi e magari anche reali. Affermo ciò perché
molte delle cose che ho ascoltato dall'onorevole Beninati ritengo
siano fondate.
E - seconda questione - noi cerchiamo di affrontare i problemi
come se non avessimo uffici, come se non avessimo strutture
tecniche negli assessorati in grado di costruire norme che servono
effettivamente a risolvere il problema. E invece ci ritroviamo con
questa scrittura che serve semplicemente ad evitarlo.
Oggi noi abbiamo un problema, vogliamo evitarlo e quindi scriviamo
questa norma. Ma una cosa è evitarlo altra cosa è risolverlo.
Brevemente spiegherò perché.
Noi stiamo dicendo che se abbiamo una costruzione che insiste in
un'area, oggi individuata come possibile area di dissesto
idrogeologico e quindi assoggettata a vincolo, la cui istanza è
stata presentata prima dell'apposizione del vincolo, possiamo
andare a sanare, ovviamente verificando le condizioni di sanabilità
della casa stessa.
Voglio ricordare che in Sicilia dalle strutture dell'Assessorato
sono state censite ad oggi come attive in seno al PAI (piano di
assetto idrogeologico) oltre 32 mila frane (vuol dire che sono in
movimento, o comunque suscettibili di potersi ancora muovere). A
queste aggiungiamo le aree di dissesto idrico, e quindi da
esondazioni, e queste sono aree interessate all'emendamento in
discussione.
Abbiamo una situazione estremamente critica, e non si tratta qui
di fare allarmismo o di gridare più forte. Si tratta di prendere
atto che il problema esiste, che esiste il problema di edifici che
possono essere sanati, ancorché insistenti in aree oggetto di
vincolo idrogeologico.
Vorrei che questo Parlamento riconoscesse il problema, proprio a
conferma della sua capacità di analisi, perché è un dettato
assolutamente acritico. Immagino che per affrontare realmente
questo problema con una norma - e il Parlamento ha il dovere di
affrontarlo realmente - innanzitutto, disponga un censimento delle
casistiche possibili. Abbiamo da conoscere quali sono le tipologie
di questi casi, e dobbiamo dare le disposizioni che orientino gli
Uffici a dare risposte concrete. Diversamente, facciamo una delle
tante norme con le quali ci togliamo momentaneamente un peso,
crediamo di risolvere il problema e, invece, torno a dire
semplicemente che ce lo evitiamo.
Ma non è questa l'ultima legge che possiamo approvare. Ci mancano
forse strumenti tecnici, personale capace di approfondire, di dirci
e di orientarci in che modo dobbiamo farlo? E' proprio questa
l'unica possibilità che abbiamo in un territorio dove sono attive
32 mila frane, dove sono state censite oltre 2 mila strutture fra
ponti, strutture viarie ed edifici a rischio alto ed altissimo, che
coprono circa il 65 per cento dei centri urbani della Sicilia? Sono
queste condizioni che meritano un approfondimento ed una norma di
cui il Parlamento può essere fiero per porre soluzione a questo
problema che esiste oppure questa è l'unica maniera che abbiamo di
affrontarlo?
Io mi rifiuto di pensare che un Parlamento fatto da persone
responsabili, capaci di collaborare con le strutture tecniche di
cui questa Regione dispone, non sia in grado di fare meglio.
Pertanto, chiedo un patto di serietà fra parlamentari affinché
ritirino questa norma e ci si impegni a risolvere il problema,
tenendo conto degli aspetti tecnici, degli aspetti giuridici e
amministrativi che ricadrebbero oggi su chi ne avrebbe la
responsabilità, e che noi non saremmo in grado di orientare.
In questo modo potremmo affrontare e risolvere il problema.
CAPUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, ho
l'impressione che in Aula stia passando un messaggio secondo il
quale c'è chi è per il sacco della Sicilia, c'è invece chi è per
arginare con rigore e autorevolezza la cementificazione del
territorio. Personalmente, in più occasioni, ho invitato il
Parlamento ad evitare che una parte politica si intestasse la
politicizzazione di questo disegno di legge.
Invece continua ad essere così. Il Parlamento si divide in due e
addirittura si pretende di dettare l agenda politica al Governo. Io
vorrei ricordare che qui non c'è nessuno che possa sanare
costruzioni poste in zone vincolate di inedificabilità assoluta.
Chi ha fatto l'amministratore di enti locali sa benissimo che gli
immobili si possono sanare a determinate condizioni e con
determinati presupposti urbanistici territoriali e ambientali.
Quindi, è il metodo che non si riesce ad accettare, di un
messaggio trasversale - che arriva da parte di qualcuno in questo
Parlamento e fuori da questo Parlamento - di un rigore o presunto
tale, da un lato e, dall'altro lato, della voglia di
cementificare. Non è così
L'emendamento sul quale siamo pronti a fare qualunque tipo di
ragionamento, anche di rinviare il punto per qualche giorno,
consente la sanatoria di immobili in presenza di determinate
condizioni urbanistiche, paesaggistiche ed ambientali. Qui nessuno,
me compreso, intende avviare una sanatoria indiscriminata del
patrimonio edilizio privato esistente.
Vorrei che qui passasse un messaggio diverso, che deve essere di
collaborazione, di incontri della volontà parlamentare, di
affrontare un tema che è certamente delicato. Ma è anche vero che
dobbiamo consentire, con questo disegno di legge, di sanare quello
che è sanabile in Sicilia. Su questo noi siamo più intransigenti di
altri e abbiamo le idee chiare più di tanti altri. E il principio
che non deve passare è che ci sia qualcuno che difende in maniera
rigorosa il territorio e una parte politica che lo vuole devastare
e deturpare, perché così non è.
Questo è un messaggio pericoloso, che rischia di inficiare
l'intero ragionamento di questo disegno di legge, che è nato anche
- e voglio ricordare cosa ha detto lo stesso Presidente della
Regione e del Governo - come un disegno di legge di sviluppo
riguardante una forma economica della Sicilia, che è l'edilizia,
del sistema di recupero del patrimonio ambientale esistente e
sanabile.
Adesso non è più così. Si è creata confusione ad arte e si sta
creando anche un condizionamento da parte di un Gruppo politico
verso il Governo.
CARONIA, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CARONIA, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in
realtà avevo presentato un emendamento che sostanzialmente, tranne
che per un'aggiunta, riprende l'emendamento presentato dagli
onorevoli D'Asero, Cristaudo, Bosco e Torregrossa.
Devo dire, rispetto ad alcune affermazioni che ho sentito, che
sono state dette alcune imprecisioni in quanto questa legge, pur
essendo vero che noi abbiamo approvato, all'articolo 1, un
emendamento che prevede l'attuazione dell'accordo tra Stato e
Regioni, è pur vero che, scorgendo tra gli emendamenti che tra qui
a qualche ora andremo a discutere, ce ne sono alcuni che riguardano
per esempio la delocalizzazione, alla quale io sono assolutamente
favorevole. Ma è pur vero che stiamo trattando di argomenti che
esulano l'aspetto secco di quelle che erano le indicazioni, il
recinto preciso che era stato individuato dalla Conferenza Stato-
Regioni. Pertanto, visto che in quell'articolo si parla di ciò -
proprio quello riguarda la delocalizzazione dei vincoli di
inedificabilità assoluta, mentre credo che questo riguardi i
vincoli di inedificabilità relativa - lo ritengo assolutamente
pertinente e quindi oggetto di discussione e assolutamente in linea
con gli obiettivi di questa legge.
Questa legge non vuole in nessun modo e maniera sanare alcunché,
né tanto meno cementificare, come qualcuno in maniera faziosa oggi
vuole fare credere. Io credo che con questo emendamento si voglia
fare chiarezza per tutti coloro i quali hanno legittimamente -
perché una legge statale lo ha consentito - fatto istanza di
sanatoria e per questo hanno versato anche dei soldi e ottemperato
ad aspetti economici preliminari.
Allora è giusto che a questi soggetti, che hanno fatto regolare
istanza di sanatoria, si possa dare la certezza di un procedimento
In merito a questa problematica, non credo che quest'articolo
porti avanti nessuna sanatoria, né tanto meno alcuna intenzione di
cementificare o costruire o fare sprofondare la Sicilia per
problemi di rischio idrogeologico. Credo, invece, che faccia
chiarezza per tutti quei soggetti che hanno fatto regolare istanza
di sanatoria e che oggi, attraverso questa normativa, avrebbero
certezza di quale possa essere l'esito della propria richiesta.
Come ha ben detto l'onorevole Dina, i pareri che dovranno essere
resi potranno essere favorevoli ma anche contrari, il che darà
adito alla conclusione di un iter amministrativo che vede in alcuni
soggetti, che hanno fatto regolare istanza di sanatoria, una
risposta.
Credo che, in un momento come questo, nel quale ci si pone la
problematica inerente alla gestione ed alla salvaguardia della vita
dei cittadini, potere stabilire senza equivoci se un immobile vada
sanato o demolito, sia molto importante. E questa è una norma che
va proprio in questa direzione.
E' chiaro che se un immobile oggetto di questo articolo fosse
dichiarato non sanabile, e quindi i relativi pareri non fossero
resi in termini positivi, le amministrazioni potrebbero procedere
alla demolizione. Cosa che sarebbe giusta e corretta.
Questo, pertanto, è un emendamento che va nella direzione della
legalità, della salvaguardia del territorio e del monitoraggio del
territorio, quello che oggi purtroppo manca grazie al fatto che
buona parte degli strumenti urbanistici dei comuni della nostra
Regione sono scaduti e non sono stati aggiornati, motivo per il
quale questo Parlamento, e di conseguenza il Governo, ha finanziato
una legge che prevede contributi affinché si redigano i piani
regolatori.
Credo che questo emendamento sia coerente con il corpo della legge
e, ripeto, si tratta di vincoli di inedificabilità relativa. E,
visto che fra poco parleremo di inedificabilità assoluta,
l'emendamento risulta coerente e pertanto ritengo sia valido da
approvare.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, devo obiettivamente
dire che ascoltare le motivazioni dell'onorevole Beninati è stato,
per me, estremamente interessante.
Ricordo, infatti, che in una legge finanziaria di questi ultimi
anni, l'argomento è stato posto anche da parte di alcuni di noi.
Dobbiamo essere seri, sereni e leali perché tutti sappiamo che dal
2005, se non mi sbaglio, c'è un problema che riguarda centinaia di
casi di costruzioni che rientravano nella famosa norma nazionale
che permetteva la loro cosiddetta sanabilità rispetto ai vincoli
sopravvenuti - per questioni di sintesi, la fermo qui - rispetto a
quanto era invece disciplinato con le famose leggi che, è inutile
citarle, permettevano di sanare gli edifici abusivi.
Dal 2005 si tenta di discutere serenamente di questo argomento.
Mentre ascoltare l'onorevole Beninati è stato estremamente
interessante, mi permetto di dire, ad ascoltare altri colleghi, che
per forza la devono buttare in politica , cadono le braccia Qui
non c'è nessuno che è assolutamente pervaso dal sacro furore di non
permettere chissà quale piratesca azione da parte dei colleghi
Dovremmo invece cercare di dare letture utili allo svolgimento di
determinate funzioni. Cioè, se non spieghiamo bene nel merito,
secondo me, nessuno può credere che c'è un'opposizione in questo
momento intelligente, propositiva, che è anche lungimirante; un ci
criri nuddu , lo dico anche in olandese così, onorevole Leontini,
amico mio, ci comprendiamo
Detto ciò, è opportuno che il mio amico onorevole D'Asero,
comprenda che è argomento che possiamo sviluppare durante la
finanziaria e che può trovare anche, perché no, un'attenzione
estrema anche da parte di coloro che, come me, per esempio, hanno
presentato tempo fa questo emendamento. Non era scritto con il
principio reciproco come è scritto questo, che è graziosissimo per
come è scritto, è scritto in maniera molto abile, era scritto in
maniera diversa. Ma lì siamo.
Io penso che il collega d'Asero si renderà conto che non è
opportuno, altrimenti poi è inutile discutere sulla questione che
noi abbiamo fatto in riferimento all'accordo Stato-Regione;
l'accordo Stato-Regione comunque esclude qualsiasi intervento anche
per quanto concerne l'estensione, ragionevole o meno, per quanto
concerne la sanabilità di alcuni edifici, però nel contempo noi,
dopo sei anni, vogliamo risolvere il problema inserendolo nel piano
casa
Il piano casa non diventa più buono e diventa figlio del sacro
furore perché dovremmo fare una cosa che è già scritta in maniera
chiarissima nell'accordo Stato-Regione.
Allora, io dico, collega D'Asero, che un segnale a quest'Aula lei
lo può dare ed è un segnale di ragionevolezza e di buon senso.
Questa è una norma che non ha niente a che spartire con questo
testo.
E penso, addirittura, che il Presidente sia stato generoso
sull'ammissibilità, perché ha voluto comunque ammetterlo e
permettere questa lunga discussione. Bene, non fa mai male
discutere, però io credo che il collega D'Asero dovrebbe ritirare
questo emendamento, assumendo l'impegno - posso parlare solo a nome
personale evidentemente, ha già parlato il mio capogruppo - di
approfondirlo per come si deve, perché un problema c'è. Ma bisogna
capire, come ha detto il collega De Benedictis.
Ma abbiamo idea di cosa realmente c'è nel territorio siciliano per
quanto concerne questa casistica? No. E allora fermiamoci e
riflettiamo, consultiamo il Dipartimento, vediamo i Comuni cosa ci
dicono ed apriamo una seria discussione anche per quanto concerne
quest'altro capitolo, non escludendo che alcuni di questi casi
hanno concorso a creare qualche problema per le cose che diceva
poca fa il collega De Benedictis.
Attenzione, non escludiamolo.
Io non sono per dire che ciò che sta accadendo in Sicilia è frutto
dell'abusivismo di tipo A o dell'abusivismo di tipo B, ma ritengo
di poter dire di fare attenzione, perché sappiamo bene che comunque
anche elementi di questo tipo concorrono a determinare una
situazione particolare rispetto al territorio.
Infine, con buon senso e, mi permetto di dire, anche con
ragionevolezza, penso che l'onorevole D'Asero possa ritirare
l'emendamento e ne facciamo un punto di discussione anche per
quanto concerne la discussione sulla finanziaria.
CRISTAUDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRISTAUDO. Signor Presidente, la ringrazio per avermi concesso la
parola.
Desidero portare a conoscenza degli onorevoli colleghi che il
senso di questo articolo non è la concessione di un'ulteriore
sanatoria. Ho l'impressione che qui si sia equivocato sul
significato di quest'emendamento. Tengo a precisare che l'articolo
riguarda soltanto quelle sanatorie presentate nei siti
paesaggistici. Sta a significare che nel passato coloro che hanno
avuto rilasciate sanatorie in luoghi paesaggistici hanno soltanto
presentato la documentazione al Comune, hanno pagato le tasse, poi
hanno costruito e non se n'è accorto mai nessuno, perché nessun
provvedimento, nessun controllo è venuto dagli enti preposti.
Con l'introduzione della legge nazionale che è stata recepita,
purtroppo, da quest'Aula in un modo errato, sorvolando per la
premura di approvare e recepire la legge, non ci siamo accorti che
dovevamo provvedere alla correzione. Pur tuttavia, l'emendamento
che io sto presentando vuole dare una maggiore sicurezza ed una
maggiore legalità a coloro che hanno presentato la sanatoria. E mi
spiego meglio.
Così com'è stato presentato, l'emendamento parla molto
chiaramente: «le aree soggette a vincoli imposti sulla base della
legge statale o regionale a tutela degli interessi idrogeologici e
delle falde acquifere nonché le opere abusive non sono comunque
suscettibili di sanatoria».
Io credo che l'emendamento lo dica abbastanza chiaramente. Non è
che stiamo dando un'ulteriore sanatoria abusiva, non esiste
affatto. Fra le altre cose tengo a precisare che le sanatorie
presentate sono quelle prima del 2003, non sono quelle presentate
solo nel 2010 e nel 2009.
A sua volta l'articolo 2 fa un richiamo all'articolo 32 della
legge del 28 febbraio 1985, la quale recita che «fatte salve le
fattispecie previste all'articolo 33, il rilascio del titolo
edilizio in sanatoria per opere eseguite su immobili sottoposti a
vincoli è subordinato al parere favorevole dell'amministrazione e
alla tutela del vincolo stesso».
Cosa significa? Che nessun Comune ha previsto di inviare la
sanatoria dopo che in parte le hanno già esaurite e le hanno
rilasciate, però nessun Comune ha rimandato la documentazione
dovuta alla Sovrintendenza.
E' vero sì che in quell'epoca è stato messo il termine di
centottanta giorni per mandarla alla Sovrintendenza, purtroppo i
Comuni anziché inviare i progetti approvati hanno affisso manifesti
murali ed il cittadino non se n'è accorto. Quindi, con questo
articolo non stiamo facendo nessuna sanatoria, bensì stiamo dando
la possibilità a chi ha avuto accettata la sanatoria di poter avere
la disponibilità di portarla al Genio Civile e farla esaminare per
ottenerla eventualmente - anche se in ritardo - con il parere
contrario. Certamente non si darà parere favorevole.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità.
Semplicemente per ribadire quello che abbiamo detto decine di volte
e cioè che tutto quello che era materia urbanistica si sarebbe
trattato in un secondo momento con un nuovo disegno di legge che al
più presto l'Assessore Di Mauro presenterà. Mi appello al buon
senso di tutti i colleghi e rivolgo loro l'invito a ritirare gli
emendamenti per ripresentarli nella sede di un apposito disegno di
legge.
D'ASERO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
D'ASERO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sosteniamo a tal
punto tale emendamento che purtroppo è la terza o la quarta volta
che lo ripresentiamo. Quest'Aula deve sapere che il problema è
stato posto perché lo ritengo di carattere sociale, ma anche
istituzionale. Nel senso che diversi Comuni oggi sono realmente
nelle condizioni di non poter operare in preda ad un disordine
amministrativo nonché finanziario. Le pratiche a suo tempo sono
state presentate con parte della oblazione già pagata che, di
fatto, diventa motivo di non utilizzo di questa risorsa.
Ognuno di noi è portatore sicuramente di istanze. La mia vuole
essere un'istanza di carattere istituzionale e il senso di questo
tipo di emendamento è quello che è stato già ribadito ma che,
secondo il mio modesto avviso, viene interpretato in maniera
fuorviante, nel senso che alcuni ritengono che attraverso questo
emendamento si voglia aprire a nuove possibilità di sanatorie o a
iniziative che sicuramente io non condivido.
Qui non si vuole riaprire nessuna sanatoria né tanto meno dare
spazio ai furbi. Questa vuole essere semplicemente la possibilità
di regolarizzare, di definire, di far pronunziare gli organi
competenti, primi fra tutti le sovrintendenze, a che definiscano se
il parere richiesto sulle pratiche di condono a suo tempo
presentate, sia relativo ad un vincolo di inedificabilità assoluta,
così come la norma dice, su cui non c'è niente da fare, o sia
legato ad un vincolo di inedificabilità relativa, dove la legge
nazionale prima e lo spirito del legislatore era quello di dire se
nel vincolo di inedificabilità relativa ci possa essere il
pronunciamento dell'organo competente.
Cosa che fino ad oggi non avviene.
Il senso di questa iniziativa è di interesse generale. In Sicilia,
probabilmente, ci sono da ottanta a centomila pratiche pendenti, in
attesa di giudizio. Pertanto, ritengo che sia un argomento su cui
questa Assemblea si debba pronunciare.
Ciò premesso e ciò nonostante, ritengo - e lo vado predicando -
che bisogna confrontarsi con gli altri per capire se esistono
motivi anche solo in parte di ingiustificata interpretazione, come
se si volesse creare una condizione diversa, oppure motivi
derivanti da una spinta di carattere psicologico. Ricordiamoci che
oggi siamo nell'era in cui ci sono problematiche di altro genere,
di dissesto idrogeologico, di frane. Sia chiaro, nessuno su questa
direzione vuole creare deroghe o aperture. Siamo per difendere il
territorio, per difendere la sicurezza. Si vuole dare questa
possibilità nel rispetto della norma.
Comprendo, anche dagli interventi che si sono susseguiti, che
vuole esserci una disponibilità ad affrontare l'argomento e a
trovarvi una definizione, magari riformulandolo in maniera più
chiara - e per me lo è - o comunque in maniera più condivisa. Ciò
premesso, se questo vuole essere anche il senso del dibattito, io
sono disponibile a ritirare l'emendamento purché il Governo prima e
il presidente dell'Assemblea dopo si assumano l'impegno che su
questo immediatamente si provveda o inserendolo in una norma la cui
discussione è immediatamente successiva a questa seduta, o in
qualche altra condizione che permetta la discussione dell'articolo.
Si può anche fare un tavolo tecnico e dare subito una risposta.
D'altronde, qui siamo per confrontarci ed il senso del rispetto
istituzionale, in maniera costruttiva, ritengo debba portare a
questo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per evitare che con una votazione
si possa pregiudicare il destino di questo disegno di legge che,
invece, potrebbe essere una legge con importanti ricadute sulla
Sicilia, stralciamo questo argomento e lo trasferiamo alla
Commissione per il territorio e l'ambiente, così come abbiamo già
fatto con l'emendamento A6.
Pertanto, i cinque emendamenti che abbiamo in discussione saranno
oggetto di apposito disegno di legge che rinviamo alla competente
Commissione per il territorio e l'ambiente.
PRESIDENTE. Il parere del Governo su questa proposta?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Il Governo
è favorevole.
MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente, già
esiste un disegno di legge derubricato che la Commissione ha tra
gli atti, e che penso sia possibile iscrivere all'ordine del giorno
della Commissione per un giorno della prossima settimana.
PRESIDENTE. Se il disegno di legge cui lei fa riferimento è di
contenuto analogo, la Presidenza è d'accordo.
Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
Comunico che è stato presentato l'emendamento A95 del Governo.
Comunico altresì che sono stati altresì presentati i seguenti
subemendamenti:
- dal Governo: A.95 Gov.18, A.95.13, A.95.12, A.95 Gov.19; A103
Gov;
- dall'onorevole Maira: A.95.5, A.95.6, A.95.7, A.95.8, A.95.9,
A.95.10;
- dagli onorevoli Leontini, Beninati. D'Asero e Limoli: A.95.17,
A.95.16;
- dagli onorevoli Mancuso, Limoli, Bosco e Campagna: A.95.2;
- dagli onorevoli Cracolici e Faraone: A.95.3;
- dagli onorevoli Falcone, Mancuso ed altri: A.98; A.95 Gov.20;
- dagli onorevoli Barbagallo, Ammatuna ed altri: A 4.1;
- dagli onorevoli Rinaldi, Mattarella, Piccione e Laccoto: A 15.1.
Si procede con l'emendamento A95.18 Gov, interamente sostitutivo
della prima parte dell'emendamento A95 Gov.
MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente, vorrei
capire: se passa l'emendamento A95.18 Gov tutti gli altri decadono?
PRESIDENTE. Tutti quelli presentati alla prima parte, sì.
MANCUSO, presidente della Commissione. Presidente, questo non è un
modo di procedere regolare; perché basta cambiare una parola e
l'attività di deputato viene così mortificata, basterebbe
riscriverlo.
PRESIDENTE. Come lei sa quando un Governo riscrive un articolo, il
testo del Governo ha la precedenza sugli altri.
MANCUSO, presidente della Commissione. Sì, ho capito, ma dobbiamo
dare tempo ai deputati di esaminare il testo.
PRESIDENTE. Si passa all'emendamento A 95.18 di riscrittura della
prima parte dell'A.95 al quale sono stati presentati dei sub
emendamenti.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente per capire sull'ordine dei lavori, noi
abbiamo un emendamento di riscrittura che è appunto l'A 95.18. Gov.
A questo emendamento ci sono dei sub emendamenti che appunto sono
A. 95.5 e
MANCUSO, presidente della Commissione. Non è così.
FALCONE. Un attimo, delle due l'una: o quelli sono sub emendamenti
che possono essere trattati o se c'è un subemendamento di
riscrittura, questa Aula deve avere il tempo di riflettere e
presentare un ulteriore subemendamento. E ciò a norma dell'articolo
112 del nostro Regolamento.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, vorrei un attimo di attenzione su
quest'altro problema. Noi stiamo parlando dell'emendamento A 95.18
Gov. Ebbene, a questo emendamento avevo presentato un emendamento
dopo avere avuto assicurazioni da parte del Governo. E devo dire
che il Governo ha preso una parte, la parte alberghiera, che in
effetti mancava e ora l'ha inserita nel suo testo. Desidero
precisare, anche se so che è una volontà condivisa da tutti, che
quando si scrive nell'articolo gli interventi non possono
riguardare i siti a carattere alberghiero turistico ricettivo e
commerciali , stiamo attenti a chiarire bene cosa vuol dire la
parola commerciali'. A mio avviso, per commerciale si devono
intendere le grandi e medie strutture e i centri commerciali.
Sarebbe un paradosso se andassimo in contrasto con il
contingentamento. Quindi, questi devono essere esclusi, perché
edifici commerciali generici potrebbero non escludere i centri
commerciali. Ed ecco perché ho proposto l'emendamento A.95.16 il
quale precisa cosa si intende con commerciali', cioè sono
strutture di vendita medie e grandi, nonché centri commerciali così
come definiti dal decreto che fu fatto dal Presidente della
Regione.
Il Governo deve ribadire cosa intende con la parola commerciali ,
cioè che questo è lo spirito della legge, perché commerciali
potrebbero essere anche i piccoli negozi. Dobbiamo chiarire quali
sono le attività commerciali che vengono escluse. Da quello che
capisco è la grande distribuzione, le medie e le grandi strutture
di vendita. Così come dichiarato nel decreto del Presidente. Ma
l'Assessore non penso abbia compreso. Ma glielo ripeteremo con
calma.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, secondo me dovremmo proseguire con
l'emendamento A95.18 Gov e poi con i relativi subemendamenti che
allo stesso sono stati presentati.
PRESIDENTE. La seduta è sospesa per qualche minuto.
(La seduta, sospesa alle ore 18.52, è ripresa alle ore 18.56)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa all'emendamento A95.18
Gov che riscrive il primo articolo dell'emendamento A 95. Ne do
lettura:
«TITOLO III
Articolo ...
Ampliamento, demolizione e ricostruzione di edifici
adibiti ad uso diverso dall'abitazione
1. Ai fini della sostituzione e rinnovamento del patrimonio
edilizio esistente alla data del 31 dicembre 2009, con
destinazione d'uso non residenziale, sono consentiti interventi di
ampliamento nei limiti del 15% della superficie coperta e comunque
per una superficie non superiore a metri quadrati 400 di
superficie coperta. Sono altresì consentiti interventi di
demolizione e ricostruzione con ampliamento nei limiti del 25%
della superficie coperta e comunque per una superficie non
superiore a metri quadrati 400 di superficie coperta. I suddetti
limiti sono incrementati del 10% qualora vengano adottati sistemi
che utilizzano fonti di energie rinnovabili che consentano
l'autonomia energetica degli edifici.
2. Gli interventi di cui al comma 1 non possono riguardare edifici
a carattere alberghiero, turistico-ricettivo e commerciali e in
ogni caso devono ricadere nelle zone territoriali omogenee
classificate "D" degli strumenti urbanistici generali ai sensi del
D.M. 2.4.1968, n. 1444 e nei piani regolatori delle aree di
sviluppo industriale di cui alla legge regionale 4 gennaio 1984,
n. 1.
3. Gli interventi di cui al comma 1 sono ammessi, in deroga alle
previsioni degli strumenti urbanistici comunali, vigenti o
adottati, purché nel rispetto delle distanze minime stabilite da
norme legislative vigenti e in conformità alla normativa
antisismica.
4. Gli interventi di cui al comma 1 devono essere effettuati entro
i limiti di altezza degli edifici esistenti.
ROMANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, suggerirei al
Governo di chiarire al comma 1 che cos'è tutto quello che non è la
destinazione d'uso residenziale. Questo articolo era stato pensato
per l'artigianale, l'industriale e le riserve del 20 per cento di
servizi e uffici. Mentre nel comma 2 si chiarisce che si esclude
l'alberghiero, l'ex alberghiero e il commerciale che anche qui è
definito in maniera generica nel comma 1. Codificherei quindi che
cos'è il non residenziale; nel comma 2 aggiungerei i centri
commerciali. Per dare chiarezza a ciò che vuole dire il Governo, in
questo senso, nelle premialità.
ARDIZZONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, occorre un
chiarimento del Governo, ma anche degli uffici eventualmente.
L'A.95.18 è un subemendamento di riscrittura del Governo che si
riferisce ad un emendamento che consta di due parti: l'ampliamento,
ristrutturazione e demolizione, cioè il titolo di questa prima
parte viene tenuto fermo e la seconda che riguarda la demolizione e
la ricostruzione. Gradirei sapere: approvando questo decade pure la
seconda parte? Va chiarito.
PRESIDENTE. No, questo articolo riscrive la prima parte, la
seconda rimane comunque in vita.
ARDIZZONE. Il Governo ha presentato due emendamenti, di analogo
contenuto, uno precedente, l' A 95 Gov composto da due parti. E ora
ha riscritto questa prima parte
PRESIDENTE. Ho capito, onorevole Ardizzone. L'emendamento A 95.18
Gov sostituisce la prima parte dell'emendamento A 95. Per la parte
seconda rimane in vita così come è.
ARDIZZONE. Va bene.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che stasera
siamo alle battute finali di questa legge e, proprio perché siamo
alle battute finali, dobbiamo comprendere fino in fondo se questa
legge veramente la vogliamo fare o se essa deve avere qualche
problema.
Io mi voglio ricollegare a due interventi precedenti. Il primo è
quello che si rifaceva all'articolo 1, così come emendato
dall'onorevole Mancuso; erano quelli i princìpi cui si doveva
ispirare questa legge. Piano casa significa una riqualificazione.
Non dovevamo tenere conto delle sanatorie; non dovevamo intervenire
nei centri storici; non dovevamo ammettere tutto ciò che non era
strettamente edilizio o della casa. E questo è il primo.
Il secondo intervento era di buon senso ed era stato proposto
dall'onorevole Maira ai fini della speditezza dei lavori d'Aula. In
tal senso proponeva che, affinché la stessa legge fosse approvata
stasera anche col voto finale, si ritirassero tutti gli emendamenti
da qualunque parte gli stessi provenissero, anche dal Governo.
Ora credo, e non sono il solo a pensarla così, che stasera, se
questa Aula volesse licenziare questo articolo, andremmo in
dispregio dell'articolo 1, andremmo a violare quello che è il
principio del piano casa e soprattutto dell'accordo Stato-Regione.
Delle due l'una: o questa norma soccorre le varie esigenze che il
territorio siciliano presenta o questa norma è una norma strictu
sensu della casa, dell'abitazione.
E se la seconda ipotesi si affaccia a quest'Aula dobbiamo anche
dire che non possiamo tenere conto di una norma che guarda alle
aree industriali, alle attività produttive, sebbene sono tutte cose
legittime, sebbene sono tutte cose richieste dal territorio
siciliano.
Ma delle due l'una: o questo Governo vuole fare un piano casa e
noi abbiamo dato la nostra disponibilità a farlo, abbiamo votato,
stiamo votando, stiamo ritirando gli emendamenti, stiamo facendo
dei passi indietro, ma non dobbiamo poi scadere nella
contraddizione che se ci sono cose che ci interessano vengono
inserite, e le cose invece che non ci interessano non vengono
inserite
Allora, siccome con questa norma andiamo oltre, invito l'Aula ad
allinearsi alla richiesta dell'onorevole Maira, cioè a ritirare
questo emendamento e andare subito all'articolo 12 per votarlo e
per dare stasera stessa il voto finale. E ciò per esitare una
legge, sulla quale abbiamo molte grosse perplessità e sulla quale
abbiamo preannunziato il nostro voto favorevole, ma che sia almeno
una legge del piano casa che riguardi il diritto alla casa, che
riguardi il contesto edilizio e che non riguardi altre cose a
spizzichi e a bocconi.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nel dibattito
riguardante l'argomento immediatamente precedente quello che stiamo
discutendo adesso, su proposta dell'Assessore, alla fine condivisa
dai colleghi seppur firmatari di emendamenti, si è deciso di
mantenere il testo riferito e inerente a tutte le problematiche
riguardanti l'edilizia abitativa e quindi la casa, cioè il piano
casa. Abbiamo, pertanto, espunto le parti relative con l'intenzione
virtuosa di affidare il compito di normare altro tipo di interventi
ad una legge specifica sull'urbanistica. Addirittura, l'Assessore
aveva suggerito di inserire alcuni argomenti in finanziaria. Ma
quando si fa così si sa che si destinano ad un cimitero o ad una
camera ardente le norme che non si vogliono discutere nella
contingenza, attualmente. Di solito si fa così. Noi che siamo
anziani nelle tecniche d'Aula e di commissione quando non vogliamo
né esaminare, né approvare una norma diciamo di affidarla ad un
successivo disegno di legge.
Questo non è possibile soprattutto se il successivo disegno di
legge è la finanziaria nella quale da sempre abbiamo espunto gli
articoli riguardanti l'urbanistica.
Ci sono dichiarazioni verbali anche mie e dell'onorevole Beninati
dell'anno scorso. Proprio nel dibattito sulla finanziaria si
decise, dietro intervento autorevole della Presidenza e per
condivisione dell'Aula, di espungere tutti gli articoli riguardanti
l'urbanistica.
Pertanto, come si può un secondo prima affermare questo criterio,
questo principio e un secondo dopo presentare un subemendamento che
lo mortifica, lo contraddice e lo capovolge?
Questo articolo non ha nulla a che fare col piano casa Il piano
casa è altra cosa
Se vogliamo estendere l'attività normativa all'urbanistica,
peraltro con principi di equità, dobbiamo rivolgerci ad altro
strumento legislativo, cioè al testo unico sull'urbanistica.
L'onorevole Beninati poco fa ha precisato che in questo
subemendamento ci sono elementi di iniquità persino nella sua
formulazione; infatti, nel limitare l'intervento e nel precluderlo
alle attività commerciali non si fa nemmeno la distinzione tra le
grandi catene e i piccoli e medi commercianti. Quindi, si mantiene
un principio di iniquità che, proprio nel momento in cui siamo
chiamati a normare, dovremmo invece eliminare; e invece lo
riproduciamo e lo confermiamo e lo rilanciamo
Peraltro, abbiamo anche ieri escluso che interventi di demolizione
e di ricostruzione possano riguardare le case condonate. Cioè, ieri
si parlava di case condonate - case condonate - ed è stato deciso
di escludere gli interventi di demolizione e ricostruzione per le
case condonate. Oggi presentiamo un articolo sull'ampliamento delle
strutture destinate ad attività industriali e commerciali.
Questo non è il piano casa , questo è altra cosa
Perché ritornare a dare del Parlamento siciliano l'immagine che
quando legifera utilizza le occasioni per organizzare i treni merci
ai quali collega tutti i vagoni della torbida materia che poi non
si riesce a normare, a disciplinare diversamente?
Questo non voleva essere e non doveva essere un treno merci. Non
siamo differenti dalla Lombardia, dal Veneto, dalla Campania dove
hanno prodotto un testo lineare inerente le problematiche del piano
casa. Queste sono problematiche che non ineriscono al piano casa.
Pertanto, evitiamo di dare la solita immagine dei treni merci
omnibus, nei quali inseriamo tutto quello che abbiamo contrattato
negli ultimi tempi nelle sedi dei gruppi, con altri gruppi di
parlamentari o con qualche componente del Governo. Evitiamo di
inserire in questa norma una congerie di indicazioni lobbistiche
che potremo, invece, disciplinare e normare in un testo riguardante
l'urbanistica.
Per quanto ci riguarda, questo argomento per noi è uno
spartiacque: o questo argomento viene eliminato e il Governo lo
ritira o noi non votiamo l'intera legge.
Lo ripeto, Presidente, noi non voteremo la legge se questo
argomento non verrà ritirato
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, nei cinque minuti
che lei mi ha dato cercherò di fare una sintesi e poi farò due
appelli.
La sintesi è la seguente. Come gruppo dell'UDC all'Assemblea
regionale siciliana, in questi giorni e nelle ultime settimane,
abbiamo fatto su questo disegno di legge una battaglia per la
trasparenza, per la legalità e per il recepimento, nella maniera
più rigorosa possibile, di quello che era stato l'intendimento
della Conferenza Stato-Regioni su questo disegno di legge. Sapevamo
e non lo abbiamo mai fatto, anche per quel senso estetico che
evocava ieri il Presidente Lombardo, che non avremmo potuto - né lo
abbiamo fatto, ribadisco - parlare di condoni, di sanatorie, tanto
meno di abusivismo così come fa la legge nazionale di riferimento.
Ma abbiamo anche immaginato, colleghi parlamentari, soprattutto
colleghi del Partito Democratico, di dovere lavorare su un piano
casa che non considerasse la possibilità in maniera più o meno
proditoria di riconsiderare qual è la filosofia della legge per
rivolgersi ad aree industriali e a zone commerciali. Poiché noi
siamo per lo sviluppo della Sicilia, per uno sviluppo della Sicilia
legittimo, legale, regolare, abbiamo invitato l'assessore Gentile e
il Governo a mettere tutte insieme queste norme che esulavano da un
piano casa in un testo unico che venisse discusso immediatamente
dopo nella Commissione competente ed esitato per l'esame dell'Aula.
Abbiamo assistito, nostro malgrado, in questi giorni al tira e
molla che hanno fatto i partiti di questa surrettizia maggioranza a
lei, Presidente Lombardo, costringendola un giorno a dire una cosa
e il giorno dopo - suo malgrado, mi rendo conto, lei ha la
responsabilità della sintesi - a dire la cosa opposta.
Allora, cari colleghi, siamo al redde rationem, siamo al momento
delle scelte. La scelta è molto chiara e lineare, prima di me lo ha
detto l'onorevole Leontini, se dovessero passare gli emendamenti
che fanno riferimento alle aree non residenziali, l'UDC sarà
costretto a riconsiderare il proprio atteggiamento circa questo
disegno di legge. Noi lo diciamo con chiarezza al Governo, lo
diciamo con chiarezza all'Aula, ma lo diciamo soprattutto con
chiarezza ai colleghi del PD, che per anni ci hanno spiegato, ci
hanno cercato di fare credere che erano i tutori della legalità e
della trasparenza. Abbiamo immaginato un percorso di legalità e di
trasparenza insieme a voi, colleghi del PD, anche su questa legge.
Il fatto che voi oggi rischiate di essere sintesi di interessi con
altre parti di questo Parlamento e sintesi di interessi con vicende
che sono fuori da questo Parlamento è un fatto che ci allarma e che
vi chiediamo di scongiurare. Siamo ancora in tempo per fare questo.
L'appello finale lo vorrei rivolgere al Presidente della Regione
che si è allontanato, e mi dispiace, lo faccio all'Assessore al
ramo e ai colleghi presenti.
Presidente della Regione e assessore Gentile, riunite la vostra
maggioranza. Presidente della Regione, inviti i componenti della
sua maggioranza a ritirare questo emendamento perché non vedo per
quale ragione non ci debba essere lo stesso impegno ad occuparci di
queste parti che sono del tutto urbanistiche e che esulano dal
piano casa nello stesso momento in cui ci occuperemo dei centri
storici. Stiamo parlando delle stesse cose, stiamo parlando della
stessa materia. Non ci imponete, perché noi - lo ribadisco -
riconsidereremo il nostro atteggiamento a votare qualche cosa che
finirebbe per stravolgere la filosofia del piano casa e per
diventare un'altra cosa. Noi non saremo testimoni di sintesi di
nessun affare e noi soprattutto - lo voglio ribadire - non saremo
quelli che verremo tirati da nessuna parte per nessun interesse e
per nessuna ragione.
Noi abbiamo una stella polare che ci guida, che è quella degli
interessi dei siciliani e della Sicilia.
Vi chiediamo e chiediamo agli uomini di buona volontà, di
buonsenso, se veramente hanno a cuore la trasparenza e la legalità
in questa Aula, di fare voti con i colleghi affinché questo
Governo ritiri l'emendamento in discussione.
Presidenza del Presidente Formica
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha
facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole
Presidente della Regione, non ripeterò quello che hanno detto i
miei colleghi e gli amici dell'UDC perché ne condivido in toto le
osservazioni e le critiche fortemente fondate.
Ricordo che l'onorevole Presidente di questo Parlamento,
all'inizio della prima seduta, quando furono presentati seicento
emendamenti disse a tutti, in modo determinato, così come è uso
fare, che non avrebbe ammesso all'esame del Parlamento, e
relativamente a questo disegno di legge, norme di carattere
urbanistico. Ricordo, e i verbali fanno memoria, che il Presidente
aveva detto che norme di carattere urbanistico non dovevano entrare
in un disegno di legge sul piano casa che aveva ed ha una logica
completamente diversa.
Ho preso atto di quanto detto dal presidente del Gruppo
parlamentare di cui faccio parte, onorevole Leontini, ma chiederò
al mio capogruppo libertà di voto perché, se dovessimo marciare
così, non mi assumerò la responsabilità di dare alla Sicilia questo
disegno di legge che distruggerà il settore edilizio in Sicilia.
Ci stiamo assumendo una responsabilità con questa forma di assalto
alla Bastiglia e di norme ed emendamenti contraddittori che hanno
soltanto una chiara valenza politica. Qualcuno vuole dimostrare -
cari colleghi della minoranza - al Presidente della Regione che c'è
un partito affidabile che farà in modo di fare votare questo
disegno di legge.
E' un problema vostro, è un problema del PD e di quelli che
all'interno del PD ci stanno. E' un problema che riguarda il
Governo che ha scelto una strada politica senza ritorno.
Non voterò questo disegno di legge se l'andazzo sarà questo.
Ho consultato diversi urbanisti, i responsabili degli uffici
tecnici, tutti quelli che ogni giorno per attività professionale
si confrontano sulla materia delle sanatorie, dei condoni, del
riordino del patrimonio edilizio esistente. E dico che noi stiamo
facendo una legge che farà cadere la Sicilia nel caos urbanistico,
nel caos edilizio.
Onorevole Leontini, non mi voglio assumere questa responsabilità
Non me la voglio assumere se il Governo non ritira questo
emendamento che, nei commi 2, 3 e 4, contiene norme di carattere
squisitamente urbanistico che non c'entrano con la filosofia del
disegno di legge.
Si vogliono fare entrare nel disegno di legge norme che nulla
hanno a che fare con la filosofia di questo testo e con quanto,
onorevole Presidente della Regione, in più occasioni lei ha
dichiarato alla stampa, sui quotidiani e ovunque è stato.
Non voglio fare parte di un tradimento dell'aspettativa di questa
Sicilia.
Abbiamo escluso la proroga delle cooperative edilizie che
avrebbero rilanciato l'economia di questa Sicilia. Stiamo facendo
perdere centinaia di milioni di euro alle cooperative edilizie,
perché qualcuno si è opposto perché non doveva passare.
Qualcuno sta facendo il condottiero d'Aula perché deve dimostrare
compattezza politica al Presidente della Regione per guadagnarsi
galloni da futuro assessore in questo Parlamento.
Noi non ci stiamo Noi non siamo al servizio di nessuno
Se questo emendamento interamente di riscrittura non viene
ritirato, assessore Gentile, qualunque sia l'indicazione del mio
Gruppo parlamentare, voterò contro perché non mi voglio rendere
complice del disastro di questa Sicilia sotto l'aspetto della
presentazione di questo disegno di legge.
FARAONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FARAONE. Signor Presidente, speravo che la discussione si
svolgesse, rispetto a questo disegno di legge, nel merito di quanto
scritto e degli emendamenti proposti. Purtroppo, dagli interventi
dei colleghi del PDL e dell'UDC, mi rendo conto che con questo
disegno di legge - e lo dico senza contestare nessuno, nel senso
che mi rendo conto che anche noi del PD lo stiamo facendo - si sta
facendo politica e non si valutano nel merito le proposte e le cose
che stiamo per votare.
Pertanto, dagli interventi degli onorevoli Cordaro, Leontini e
dall'ultimo intervento dell'onorevole Caputo, io leggo la volontà
di porre questioni politiche e ostacoli politici all'approvazione
del disegno di legge più che valutazioni di merito.
Lo dico perché le stesse persone che stanno intervenendo sul fatto
che stiamo andando a modificare le norme urbanistiche, o che dicono
che bisogna destinare al piano casa soltanto questo disegno di
legge, sono le stesse persone che sono intervenute
sull'approvazione dell'articolo 10 (tranne l'onorevole Mancuso che,
devo dire, è coerente nell'impostazione dall'inizio alla fine), e
che sull'articolo 10 ci dicevano tutt'altro.
L'onorevole Caputo ha fatto qui uno degli interventi più forti a
difesa dell'approvazione dell'articolo 10, che non c'entra con il
piano casa perché riguarda i parcheggi sotterranei, che prevede
modifiche alle norme urbanistiche. Fare oggi l'intervento che ha
fatto un minuto fa, dà il senso della strumentalità della posizione
che sta assumendo.
Così come, onorevole Leontini - lei non c'è stato nella sessione
precedente ed in parte neanche in questa -, i parlamentari del suo
Gruppo, sull'articolo 10 che prevede modifiche alle norme
urbanistiche hanno reso dichiarazioni di voto a favore e hanno
votato a favore.
Quindi, questo principio non può valere su alcuni articoli e su
altri no.
Noi abbiamo fatto su questo articolo una mediazione alta, perché
crediamo che sia opportuno che questo disegno di legge venga
approvato, e per farlo approvare bisogna costruire una maggioranza
in Aula. Quindi, secondo noi è opportuno costruire una mediazione e
limitare questo intervento soltanto alle aree industriali.
Pertanto, non ritengo opportuno dire che si stanno favorendo gli
speculatori e gli interessi. E credo che se la proposta fosse stata
estesa a tutte le attività produttive, allora mi avrebbe visto
condividere le preoccupazioni che ha espresso l'onorevole Cordaro;
ma limitare alle aree ASI ed alle aree D mi sembra che è un
enfatizzare, tra l'altro con tutte le limitazioni previste, che si
stiano facendo interventi che hanno più il carattere della
strumentalità che quello dell'efficacia e dell'effettiva ricaduta,
che viene denunciata dagli interventi in quest'Aula.
Lo dico anche perché mi sembra paradossale, Presidente Formica,
sentire ciò che dicono l'onorevole Caputo, l'onorevole Leontini, i
deputati del PDL, che è il partito dei piccoli imprenditori, delle
imprese, che hanno il Presidente del Consiglio imprenditore , dopo
di che è diventato il partito contrario ad estendere questo
intervento alle attività produttive.
Mi sembra paradossale che in quest'Aula debba fare io la parte del
liberale, mentre qui abbiamo fior di pidiellini, fior di
rappresentanti del partito del Presidente del Consiglio. Siccome,
però, tutta la posizione è strumentale perché bisogna fare
inciampare questa riforma, allora si diventa pure comunisti, si
diventa persone - l'onorevole Caputo è esperto nel diventare
comunista pur di mettersi contro il presidente Lombardo - che
contrastano la possibilità di estendere questo intervento alle
imprese soltanto nelle aree ASI e nelle aree D .
CRACOLICI. Qualunquisti.
FARAONE. Credo che questo sia l'emblema ed il paradosso
straordinario a cui stiamo assistendo. Noi crediamo che questo sia
un disegno di legge utile per la Sicilia; crediamo che debba andare
avanti; speriamo che ci siano almeno 46 parlamentari che lo votino,
purché esca da quest'Aula.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Adamo. Ne ha
facoltà.
ADAMO. Rinuncio a parlare.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
E'iscritto a parlare l'onorevole Mancuso. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione. Mi sono iscritto a parlare
quando ho sentito l'onorevole Faraone il quale stimola il dibattito
assembleare col raccontare tutta una serie di cose che suscitano
l'interesse della politica piuttosto che della norma.
Onorevole Faraone, lei ci dice oggi che questo emendamento è
frutto di un accordo, di una liberalità che oggi nella politica del
Partito Democratico sovrasta quelle che sono state per diversi anni
posizioni completamente opposte. Lo ha detto lei, non lo dico io. E
magari qualche malpensante potrebbe utilizzare queste parole. Lei
ha detto che la sua posizione è una posizione utile. Bisogna vedere
a chi è utile. Naturalmente ritengo che parla del suo Partito.
Penso che la vostra azione in questo disegno di legge e negli altri
che vedremo a venire sarà unicamente di stampella. E' una posizione
che non è né carne né pesce, dovete fare da stampella a qualsiasi
norma che tiene uniti rispetto ad un programma che non esiste.
E rispetto a queste posizioni politiche nel merito vorrei fare
riflettere il Governo.
Già questo disegno di legge con l'articolo 10 ha pensato di
distruggere il territorio creando - e lo creerà - un dissesto
idrogeologico che non può fermare più nessuno. A questo si aggiunge
un articolo che mette nelle condizioni i Comuni di non poter più
governare sulle aree D. E le aree D non è che sono le aree
industriali, le aree D sono tante particelle secondo gli strumenti
urbanistici comunali che hanno diverse destinazioni. E soprattutto
nei paesi che vanno da 20 a 50 mila abitanti stiamo creando una
deregulation non indifferente di cui vi assumete tutta la
responsabilità; non stiamo parlando dell'area D e quindi della zona
industriale di un'area metropolitana, stiamo parlando dell'area D
di tutta la Sicilia E nelle aree D dei paesi piccoli le
distribuzioni del territorio sono compensate secondo quelle che
sono le esigenze del territorio. Con questa norma state togliendo
le esigenze del territorio perché derogate ai piani urbanistici dei
Comuni.
Con la deregulation totale che avete scelto con il comma 3 vi
assumete una responsabilità. Dopo che votate questa norma, infatti,
non si tratta più del piano casa, il piano casa è passato in
secondo ordine perché il primo intervento di deregulation totale è
la formula il parcheggio dove lo vuoi lo fai . E' bene che
facciamo una bella pubblicità in tutte le televisioni della
Sicilia: vuoi un parcheggio? Dove lo vuoi lo fai. Dovunque, in
qualsiasi parte della Sicilia, perché lo ha deciso buona parte di
questo Parlamento che ha avuto la maggioranza. Nella zona D ? Cosa
vuoi fare, vuoi ampliare, vuoi demolire, vuoi allargare? Lo puoi
fare a discapito di quelle che sono state le azioni dei Comuni .
In altre parole, state cancellando riunioni, tavoli concertativi,
imprese, artigiani che si sono messi insieme per distribuire e
centellinare, nella zona D , quelle che sono le esigenze comunali.
Date il via libera all'assalto senza regole
Assessore Gentile, lasci, quantomeno agli enti locali - perché,
secondo me, il Commissario dello Stato, leggerà questa norma -
lasci agli enti locali la potestà di decidere che cosa vogliono
fare in questo territorio, e non preveda la deroga a distruggerlo
con una norma per ampliare o, addirittura, demolire e ricostruire.
La deroga non è possibile sugli strumenti urbanistici, comunali.
Forse, sarebbe stato molto più serio intervenire con un piano, che
doveva fare il Consiglio comunale, nuovo, rispetto alla legge che
noi facevamo. Ma se volete fare così, assumetevi questa
responsabilità. Distruggete allora i piccoli comuni e non date la
possibilità agli artigiani e a tutti quelli che avevano programmato
nel territorio, con un'azione vera, di potere dire che nella loro
città era possibile fare le cose.
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che a questo
emendamento manchi un quinto comma: il comma che contenga il
titolare dell'immobile che dovrebbe ricadere in questa previsione
Lo voglio dire con molta chiarezza, perché comincio a rendermi
conto, sempre di più, che trapelano emendamenti che fanno, quasi,
la fotografia in situazioni che in altri tempi sarebbero
individuali nelle singole amministrazioni locali. Addirittura, si
adotta un provvedimento legislativo per fotografarle. E questo lo
voglio dire perché, anche in relazione all'emendamento 12.53, del
Governo, che è l'ambito di applicazione della norma, si escludono,
perché magari questo prevede l'accordo Stato-Regione, le zone A .
Allora, io mi faccio una domanda e la giro a voi colleghi: se
cominciamo a porci l'interrogativo di quale sarà il territorio e
per quanti siciliani questa norma troverà applicazione, tenendo
conto che l'80 per cento dei comuni, se non il 90, soprattutto
quelli interni - posso citare il mio, Fiumedinisi per esempio, che
è interamente zona A - sono appunto zona A .
Il piano casa si chiama così perché dovremmo consentire di
ampliare, nell'ambito delle percentuali stabilite, le unità
immobiliari, ma si dice no al 90 per cento dei siciliani. E
parliamo di quelle zone dove, magari, l'interesse ad ampliare
potrebbe dare realmente un input in più a ristrutturare le unità
abitative. Rispetto a questo si dice di no. Quando, invece,
dobbiamo fare fotografie si dice di sì. E ci si propone per
varare questi provvedimenti.
Invito, pertanto, il Governo, soprattutto in relazione all'ambito
di applicazione che state proponendo, di ritirare questo
emendamento, per il quale mi vedo costretto a dichiarare già il mio
voto contrario, come avevo anticipato anche ieri. Già lo avevo
detto ieri e qualcuno mi ha accusato di avere fatto un intervento
scomposto. Ma io parlo così dopo aver letto le carte come le
leggono tutti.
Ecco perché avevo chiesto di far tornare il provvedimento in
Commissione, lo avevo chiesto perché lì le fotografie erano
numerose e non perché c'è qualche situazione che devo regolare, ma
perchè oggi si comincia ad individuare il problema e cioè che
volete impedire al 90 per cento del territorio siciliano
l'applicabilità e i benefici di questa norma. Bene, se è quello che
volete, allora fatelo, d'altronde l'accordo Stato-Regione non
prevede gli interventi in zone A . Non ci è vietato. Come è stato
detto in qualche precedente intervento, per noi l'accordo Stato-
Regioni non è la Bibbia.
Ma allora era Bibbia per quanto riguarda l'estensione a tutto il
territorio, e non lo è più per estenderlo a qualche grosso
proprietario di immobili di determinate zone?
Allora se questo è, io sono contrario a questo emendamento, e
soprattutto sono contrario a questa vergognosa logica.
ARDIZZONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevole Presidente Lombardo,
onorevoli colleghi, io ho tutta la buona volontà di votare questa
legge, l'altro giorno, peraltro, intervenendo per chiedere
chiarimenti al Governo, mi ero soffermato su una norma relativa
alla cosiddetta delocalizzazione e adesso io chiedo,
obiettivamente, un momento di riflessione, perché mi sembra che si
sta parlando di tutta una serie di norme urbanistiche che,
conoscendo il Presidente Lombardo e la sua rigorosità su questa
materia, non credo che siano conosciuti allo stesso.
Onorevole De Luca non si deve innervosire perché sarà escluso il
suo Comune, in quanto zona A , per tutto quello che riguarda
l'attività residenziale, perché c'è un altro emendamento che lo
reinserisce che riguarda la riutilizzazione delle aree industriali.
Bisogna fare attenzione, e lo dico perché ho chiesto lumi a chi ci
ha lavorato su queste norme, ad esempio l'onorevole Adamo, che
ringrazio per l'onestà intellettuale, la quale mi dice francamente
che sconosco questa altra norma, ed è per questo che chiedo un
momento di riflessione.
Signor Presidente, per chiarezza dei parlamentari e per serietà di
quest'Aula, le chiedo di sospendere la seduta per capire quali sono
gli emendamenti che dovremo trattare, perché l'uno è collegato con
all'altro, e sono convinto onorevole Presidente della Regione, che
neanche lei è a conoscenza di alcuni emendamenti, forse è il caso
di approfondirli.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ricordo all'Aula che stiamo
trattando l'emendamento A 95 a firma del Governo, che è composto da
due articoli.
L'emendamento in discussione, l'A 95.18 Gov, riguarda il primo
articolo, e la sua approvazione renderebbe preclusi tutti gli altri
subemendamenti al primo articolo dell'emendamento A 95.
Resterebbe, poi, da discutere il secondo articolo dell'emendamento
A 95 ed i subemendamenti ad esso collegati.
Pongo in votazione l'emendamento A 95.18 Gov. Il parere della
Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Mi rimetto all'Aula.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei porre una
questione regolamentare. Essendo l'emendamento A 95.16 un
subemendamento all'A 95.18 Gov, che stiamo votando, dovremmo
votarlo per primo.
PRESIDENTE. Onorevole Beninati, l'emendamento A 95.16 è già stato
dichiarato inammissibile dalla Presidenza.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, si rende conto che siamo in fase
di votazione.
CRACOLICI. Signor Presidente, non mi può accusare di non voler far
procedere l'Aula. Volevo semplicemente tentare di risolvere la
questione.
Noi tutti avevamo interpretato l'esclusione delle attività
commerciali, assieme a quelle turistico-alberghiere come motivo di
esclusione per tutte le tipologie commerciali. Ma se l'onorevole
Beninati, giustamente, fa notare che c'è una disciplina specifica
che riguarda i centri commerciali, proprio nello spirito con cui
abbiamo fatto questa norma - che voleva esclusivamente favorire gli
interventi di ampliamento o di demolizione e ricostruzione per
tutte le attività artigianali e industriali, e non dei centri
commerciali, né piccoli, né grandi, né medi - se siamo tutti
d'accordo, basterebbe aggiungere alla parola commerciale' le
parole di qualunque dimensione'.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, la Presidenza chiarisce che
questo argomento era stato già posto all'attenzione del Governo,
che si era rifiutato di modificarlo.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, il Governo è favorevole alla
presentazione di un subemendamento in tal senso.
PRESIDENTE. Sospendo brevemente la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 19.50, è ripresa alle ore
19.54)
La seduta è ripresa
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunica che al subemendamento A
95.18 Gov è stato presentato il seguente subemendamento A 95.18.1:
«Al comma 2, dopo la parola commerciali' aggiungere le seguenti
di qualunque dimensione».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevoli si alzi; chi è contrario
resti seduto.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Pongo in votazione l'emendamento A.95.18 Gov, così
come emendato.
MAIRA. Chiedo che la votazione avvenga per scrutinio nominale.
(La richiesta risulta appoggiata a termini di Regolamento)
Votazione per scrutinio nominale l'emendamento A 95.18 Gov
PRESIDENTE. Essendo la richiesta appoggiata a termini di
Regolamento, indìco la votazione per scrutinio nominale
dell'emendamento A 95.18 Gov.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Adamo, Ammatuna, Apprendi, Arena, Bonomo, Bufardeci,
Cimino, Cintola, Colianni, Cracolici, Cristaudo, D'Agostino, De
Beneductis, De Luca, Di Benedetto, Digiacomo, Di Guardo, Di Mauro,
Donegani, Faraone, Federico, Ferrara, Fiorenza, Galvagno, Gennuso,
Gentile, Greco, Gucciardi, Incardona, Laccoto, Leanza Nicola,
Lentini, Lombardo, Lupo, Marinello, Marinese, Marrocco, Marziano,
Minardo, Mineo, Musotto, Nicotra, Oddo, Panarello, Panepinto,
Picciolo, Raia, Rinaldi, Romano, Ruggirello, Savona, Scammacca,
Scilla, Termine, Vinciullo.
Votano no: Ardizzone, Barbagallo, Beninati, Bosco, Caputo,
Caronia, Cascio Salvatore, Cordaro, Corona, D'Asero, Falcone,
Gianni, Leontini, Limoli, Maira, Mancuso, Pugliese, Torregrossa.
E' in congedo: Scoma
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 76
Votanti 74
Maggioranza 38
Favorevoli 56
Contrari 18
(E' approvato)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, i subemendamenti A95.5, A95.17,
A95.2, A95.6, A95.16, A95.7, A95.3, A95.8 e A95.13 sono preclusi.
Si passa al subemendamento A95.9, dell'onorevole Maira.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione. Signor Presidente, stiamo
parlando dell'articolo che recita: demolizioni e ricostruzioni di
edifici ricadenti in aree sottoposte a vincolo di inedificabilità'.
Ciò significa che dove non era possibile edificare ora si può
edificare.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, se lei ha terminato il suo
intervento, do la parola ad altri.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Ardizzone.
ARDIZZONE. Signor Presidente, onorevole Presidente della
Commissione, su questo emendamento, qualche seduta fa, si è aperto
un vivace dibattito, quando io ebbi qualcosa da dire facendo
l'esempio, qualcuno si è risentito, ma me ne guarderei bene, che
nella mia esperienza di parlamentare regionale, lunga o breve che
sia, ci trovammo a votare su una norma e il giorno dopo eravamo
quelli che volevano sanare il caso di Pizzo Sella'.
Io ho detto, sicuramente non sarà questa la norma? C'è stato
spiegato in Aula che non era questa la norma, perché gran parte dei
beni erano stati confiscati ed appartenevano già al patrimonio del
Comune che avrebbe dovuto procedere alla demolizione delle
strutture, ma ahimé , siccome c'è internet, mi sono messo a cercare
la parola Pizzo Sella' ed ho trovato ben cinquantacinque casi
relativi a Pizzo Sella e Palermo'.
Addirittura, ho letto che nel 2005 era stata avviata, da parte
dell'allora assessorato al territorio ed ambiente, un'indagine a
tappeto dove si evidenziava che nel corso degli anni, parliamo di
fine anni 70' primi anni 80' si costruiva senza il rispetto
rigido, se così vogliamo, delle regole, proprio per usare un
eufemismo.
Mi si dice che là si trattava di lottizzazione abusiva, è sempre
un reato. In questo caso la bontà della norma è chiara, noi
vogliamo delocalizzare' laddove vi è un vincolo di inedificabilità
assoluta. Giusto Però, i comuni devono individuare, nei loro
strumenti urbanistici, le aree dove delocalizzare. Mi chiedo, ma a
carico di chi?
Signor Presidente, gradirei un po' di attenzione da parte del
presidente della Commissione.
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, è richiesta una maggiore attenzione
da parte sua.
ARDIZZONE. Mi rivolgo sempre alla Presidenza dell'Assemblea e agli
Uffici: vedete questa è una di quelle norme che il Lombardo bis,
con allora assessore, onorevole Beninati il quale presentò una
norma apparentemente simile che ha avuto pure il plauso di Italia
Nostra, perché si trattava, di delocalizzare le attività, anche non
residenziali, laddove era stato posto un successivo vincolo di
inedificabilità assoluta dovuto sola ad un vincolo paesaggistico o
a grave dissesto idrogeologico. Questa norma cambia. Le posso dire
che ho presentato un disegno di legge, il numero 476 - l'avevo già
detto in questa Aula -, che ha ottenuto il plauso del WWF, se non
altro a livello nazionale, proprio perché, probabilmente, aveva
collaborato alla sua redazione.
Questo disegno di legge, che giace nella seconda Commissione per
mancanza di copertura finanziaria, prevedeva l'individuazione,
quindi la delocalizzazione di tutte quelle attività.
Signor Presidente, non riesco a continuare, lei ha il dovere di
sospendere l'Aula. E' una mortificazione.
PRESIDENTE. Onorevole Ardizzone, lei aveva concluso il suo
intervento, sembra una presa di posizione.
L'argomento è complesso, se il Governo ha bisogno di qualche
minuto per approfondire quello che stiamo trattando, sono pronto a
sospendere i lavori.
Onorevoli colleghi, sospendo la seduta per cinque minuti.
(La seduta, sospesa alle ore 20.06, è ripresa alle ore 21.03)
La seduta è ripresa.
Presidenza del Presidente CASCIO
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, onorevole assessore Gentile,
durante la sospensione dei lavori ho avuto modo di esaminare la
documentazione ancora da trattare e vorrei dal Governo, ma anche
dall'Aula, una risposta ad alcune mie considerazioni.
Onorevoli colleghi, comunico che sono stati presentati dal Governo
i subemendamenti A 95Gov 19.1 e A 95.Gov.22 all'emendamento A 95.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sorprendo che
ancora vengono presentati ulteriori subemendamenti, nonostante il
chiaro intendimento della Presidenza di non ammetterne altri.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, siamo in fase di votazione della
seconda parte dell'emendamento A95 Gov e, anche alla luce del
dibattito svolto in occasione degli emendamenti A24 e A 44,
relativi alla sanatoria edilizia, rileggendo quest'emendamento, mi
sembra che stiamo andando incontro ad un atteggiamento molto grave.
(Applausi dai banchi della destra)
Non volevo l'applauso, onorevoli colleghi, ma volevo invitare il
Governo a riflettere su questa materia perché, con
quest'emendamento, stiamo sostanzialmente concedendo un condono
edilizio molto più incisivo di quello previsto dall'emendamento A
24, con la differenza che lo stiamo concedendo a chi che ha
costruito in zone di inedificabilità assoluta.
Pertanto, invito il Governo al ritiro dell'emendamento perché,
basta leggerlo, e si commenta da se: Nella formazione e revisione
del piano regolatore generale ovvero con l'adozione di apposita
variante urbanistica, ai sensi degli articoli 3 e 4 della legge
regionale 27 dicembre 1978, n. 71 e successive modifiche ed
integrazioni, i comuni individuano gli edifici esistenti in aree
sottoposte a vincoli di inedificabilità assoluta previsti dalla
vigente legislazione e disciplinano le parti del territorio
comunale dove consentire, previa la loro demolizione, la
riedificazione e la eventuale modifica di destinazione d'uso con un
incremento non superiore ecc. ecc. . Sostanzialmente, ai cittadini
che hanno costruito in zone di inedificabilità assoluta, quindi
dove non potevano costruire, non soltanto gli consentiamo di
delocalizzare, ma gli permettiamo anche di fare un 25 per cento di
cubatura in più.
Secondo me, alla luce del dibattito che si è sviluppato questo
emendamento è assolutamente scandaloso. Pertanto, chiedo nuovamente
al Governo di ritirarlo.
ROMANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ROMANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto se lei
permette, completando la lettura dell'articolato, si nota come si
preveda che i vincoli siano stati posti successivamente
all'edificazione dell'immobile, con un incremento non superiore al
25 per cento della volumetria, consentita mediante regolare titolo
abilitativo edilizio, sempre che risultino realizzati prima
dell'apposizione dei medesimi vincoli . E questo è importante.
Vorrei chiarire che questo articolo è di una straordinaria
importanza perché pone una questione. Noi possiamo pure valutare
tutte le ipotesi, però si pone una questione che è aperta, molto
seria, l'ipotesi di delocalizzazione degli immobili legittimamente
costruiti sulle cui aree sono stati posti vincoli successivamente
all'edificato. E' scritto così, quindi sono vincoli di natura
paesaggistica, di natura idrogeologica, del piano PAI, norme che
oggi sono cambiate sulle distanze dei cimiteri, penso alla legge
Galasso e quant'altro, quindi norme successive entrate in vigore
dopo l'edificazione dell'immobile stesso.
Per esempio, a Giampilieri è stata posta dalla Protezione civile
regionale una macchia rossa all'interno della quale non si può più
edificare: é una via di fuga, un canale di scolo delle acque,
quindi le case esistenti vanno demolite. Ma, al tempo della loro
costruzione, quelle case erano in regola; il vincolo è stato posto
successivamente. Il Comune dovrebbe quindi individuare nuove aree
che possono essere, invece, edificate e invitare i proprietari a
ricostruire un nuovo fabbricato, previa demolizione di quello
esistente, dando loro una premialità.
Il tutto è a carico del privato, non c'è alcun costo per la
Regione; il Comune si deve fare carico solo di pianificare, con i
propri strumenti urbanistici, queste aree.
Ritengo che questa sia una idea eccezionale. Saremmo i primi in
Italia a potere sostenere questa grande idea di delocalizzare le
aree a rischio, mettere in sicurezza il nostro territorio e aprire
una maglia di edilizia fortissima. Questa è la vera norma sulla
casa, con la quale mettiamo in sicurezza il nostro territorio e
mettiamo in moto l'edilizia. Sono due aspetti, quello ambientale e
quello economico, di straordinaria importanza. Diventa una
operazione importante che noi oggi con questo articolato
presentiamo un po' come provocazione, signor Presidente.
So che il Governo ha presentato un emendamento, che cassa la
parola cambio di destinazione d'uso' per cui, chi aveva la casa
può costruire una casa con la premialità; chi aveva il capannone,
può rifarsi il capannone in una zona D' sicura. Pensate per
esempio ai vincoli sui torrenti, posti successivamente. Diventa una
norma seria che tutela e mette in sicurezza il nostro territorio,
oltre a dare una grande spinta all'edilizia.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onorevole Romano,
pensavo che dopo le parole del Presidente si potesse rinvenire una
maggiore dose di senso di responsabilità e di accortezza, evitando
di appesantire ulteriormente il metodo spiacevole che sta
caratterizzando la elaborazione di questo disegno di legge. Dopo
che il Presidente dell'Assemblea, che è il garante della congruità,
della regolarità, della legittimità e della coerenza delle norme
all'interno di un testo, definisce scandalosa la formulazione di un
emendamento, non si può eccepire che l'emendamento può essere utile
ai fini e motivi di regolamentazione di un territorio che è già
regolamentato da una ordinanza di protezione civile. Questa è una
norma che è diretta ai siciliani
Noi vorremmo sapere a chi il Governo vorrebbe destinare la norma.
Forse agli abusivi?
Noi diciamo che questa norma è destinata agli abusivi perché
favorisce la delocalizzazione; dopodiché, siccome si è detto che
questo testo doveva essere alleggerito dalla materia urbanistica
degli articoli aggiuntivi, che nessuno ha esaminato prima d'ora,
che non sono passati dalla Commissione e che anche il Governo sta
sottoponendo a rielaborazioni continue, non possono dare in questo
momento all'Aula la possibilità di continuare. Sarebbe una
vergogna
Dopo le parole del Presidente, questa Aula si deve fermare e noi,
per protesta, abbandoniamo i lavori perché, se continuassimo,
sarebbe uno scandalo, perché queste sono norme che hanno
destinatari ben precisi e noi vogliamo avere la valutazione giusta
per poterli individuare: dopodiché ci confrontiamo. Ma questo non è
il modo di legiferare.
Le norme sono di una pesantezza inaudita. Sono destinate a pezzi
di storia della nostra Regione che in questa Aula altri colleghi
dell'altra parte, in altri momenti, hanno definito inavvicinabili,
scandalosi, che appartengono alle zone d'ombre della nostra storia.
Se queste zone d'ombra devono essere illuminate da un'Aula che non
ha la possibilità di illuminarle, perché non le ha mai apprezzate,
sarebbe scandaloso.
Rispettiamo le parole del Presidente dell'Assemblea e abbandoniamo
l'Aula perché non è il caso di continuare e vergogna al Governo
(I deputati dell'UDC e del PDL abbandonano l'Aula)
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che tutti
noi abbiamo il dovere di mantenere la calma e la lucidità per
evitare che vicende esterne al disegno di legge diventino pretesto
per giudicare o dare giudizi, nel migliore dei casi, un po'
frettolosi.
Lei è il Presidente di questa Assemblea. Le ho sempre riconosciuto
un equilibrio, in un momento turbolento come quello che è la vita
politica di questa Assemblea, e ha cercato e cerca, mi auguro
continuerà a cercare, di svolgere la sua funzione con una
navigazione tempestosa ma provando a portare la nave in porto, cioè
fare funzionare questo Parlamento nel rispetto delle regole e della
reciprocità della battaglia politica.
Signor Presidente, io considero l'emendamento presentato dal
Governo un emendamento che, senza ipocrisie, è stato scritto
durante una riunione a cui hanno partecipato tutti i capigruppo,
anche quelli in rappresentanza dell'onorevole Leontini ed il
capogruppo dell'UDC, oltre che il Presidente della Commissione,
anche se per qualche minuto perché impegnato in Commissione per la
vicenda dei rifiuti, e la relatrice.
Io non sto chiamando a correità. Io difenderò questo emendamento,
e lo difenderò nel merito.
Ora, al di là delle polemiche che ci sono state, se i condonati
dovevano essere inseriti o meno, c'è un dato: c'è una parte di
Sicilia che, in questi anni, si è ritrovata, per tante ragioni, in
aree dove è sopraggiunta una inedificabilità e, io aggiungo, una
pericolosità di localizzazione, ad esempio chi ha realizzato lungo
i corsi fluviali, lungo le faglie di frana.
C'è un pezzo di Sicilia di cui parliamo molto spesso e di cui si
legge nelle cronache. Tutti noi ci indigniamo sempre dopo che
succedono le disgrazie, versiamo qualche lacrima di coccodrillo.
La realtà è, però, che nulla cambia perché nulla può cambiare.
Si è provato a fare una norma coerentissima con il piano casa -
si può non condividerla ma non si può considerarla immorale -
perché si limita a precisare quello che già prevede la legge, la
legge 71 del 1978, che dà ai comuni, attraverso procedure previste
dal Consiglio comunale, l'adozione di una variante al piano
regolatore generale.
Lei, signor Presidente, è stato assessore per il territorio e
conosce bene la materia. La legge 71 del 1978 prevede che i comuni,
attraverso quelle procedure, possono individuare aree di territorio
e fare una variante, perimetrare un'area e individuare gli edifici
che sono in quelle zone a rischio idrogeologico, di inedificabilità
assoluta e, individuando quegli edifici, possono provare a
costruire: questa si chiama urbanistica concertata.
Il Comune, una volta individuata l'area, può provare a trasferire
i legittimi proprietari che erano proprietari in regola e che, come
lei, signor Presidente, ha letto fino ad un certo punto - perché
non ha letto la parte finale dell'emendamento -, sono quelli la cui
condizione di presenza in un'area di inedificabilità assoluta è
sopraggiunta. Quegli edifici c'erano prima che ci fosse
l'inedificabilità.
Essendoci, quindi, una condizione di rischio, di difficoltà, il
cittadino può trasferirsi (si chiama delocalizzazione), a
condizione che si demolisca quell'immobile. Previa demolizione,
quindi, il Comune consente di ricostruire la casa in un'area dove
ha già fatto la variante, garantendo una premialità, un aumento di
cubatura.
Se ci riuscissimo, ma purtroppo non ci credo, sarebbe la più
grande operazione di salvaguardia del territorio che sia mai stata
fatta in Sicilia.
C'è poi un altro subemendamento che lei, signor Presidente, non ha
letto, che era quello per cui l'onorevole Mancuso aveva protestato
dicendo che si trattava di una riscrittura. Ma non era una
riscrittura, perché era quello che avevamo concordato in quella
riunione.
Si possono fare tante parti in commedia, ma bisogna essere
coerenti con le cose che si dicono.
Il secondo comma prevede che, nelle more che i Comuni facciano
quelle cose, e ricordatevi che questa norma vige per ventiquattro
mesi, io che abito o che ho un'attività economica in una zona di
inedificabilità assoluta, se dispongo nel mio territorio di un'area
dove posso realizzare quello che ho già, ottengo una premialità nel
momento in cui delocalizzo, cioè demolisco il manufatto e lo porto
in questa area, già urbanisticamente coerente, e non bisogna fare
varianti.
Onorevole Presidente, questo non è immorale, è una norma
urbanistica.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, sta dicendo esattamente quello
che ho detto io alla fine del mio discorso.
CRACOLICI. No, signor Presidente, perché mi permetto di dire che
qui non stiamo producendo una variante. La questione di cui stiamo
discutendo non è una variante urbanistica, perchè stiamo
intervenendo su aree dove le varianti urbanistiche si fanno perché
i comuni possono farle con le procedure ordinarie.
Signor Presidente, si può giudicare in tutti i modi, si può avere
un'opinione diversa, è giusto fare una battaglia, ma non dare
giudizi di immoralità. Lei, in quest'Aula non ne può dare anche per
la sua funzione, perché questo mette a disagio tutti noi, e quindi,
così come ha fatto fino ad oggi, deve continuare il suo lavoro con
l'equilibrio che la contraddistingue.
L'Aula può apprezzare o meno l'emendamento, il Governo può
ritirarlo se non condiviso, ma a me sembrava che fosse una norma
condivisa; ad ogni modo, se ci sono agitazioni eccessive, io sono
pronto a dire al Governo, per la mia parte, che il Gruppo
parlamentare che rappresento non è innamorato di nulla: al punto in
cui siamo, ci interessa soltanto portare a casa questa legge.
Fondamentalmente, riteniamo che sta venendo fuori una buona legge,
con un suo equilibrio, nonostante qualche elemento di disaccordo,
come ad esempio la vicenda dei parcheggi.
Abbiamo notato che pure l'onorevole Mancuso si è appassionato alla
questione dei parcheggi, salvo che cinque colleghi del suo Gruppo
parlamentare sono intervenuti da questo scranno accusandoci di non
volere lo sviluppo, di impedire cose gravissime, mentre erano loro
i cementificatori. Mi permetto di dire che, se qualche elemento di
immoralità in questo Parlamento si è avuto, é stato quando lei non
era Presidente dell'Assemblea e sedeva invece nei banchi del
Governo.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, intanto, non capisco perché se la
prende sul giudizio di moralità. Non era riferito a lei,
evidentemente
CRACOLICI. E' una norma condivisa
PRESIDENTE. Non mi riferivo a lei. Ma il fatto che lei si
accanisca in questo modo, mi fa pensare male.
CRACOLICI. Sulla norma Sulla norma
PRESIDENTE. Il mio giudizio di moralità, che io confermo, era
legato alla discussione che questo Parlamento ha fatto, appena
qualche ora fa, su un emendamento che era ben poca cosa rispetto a
questo.
PANARELLO. Su una sanatoria Su una proposta di fare una nuova
sanatoria in Sicilia
PRESIDENTE. Onorevole Panarello, l'italiano non si spiega, basta
leggerlo L'italiano non c'è bisogno di spiegarlo. La filosofia può
essere spiegata o contestabile, l'italiano basta leggerlo e si
capisce. Quella non era una sanatoria. Era la possibilità di potere
concludere un percorso di sanatoria, ai sensi della normativa
vigente
PANARELLO. istituendo vincoli diversi da quelli previsti dalla
normativa nazionale che erano assoluti
PRESIDENTE. Mi dispiace, onorevole Panarello. Evidentemente lei
continua, quindi parla senza capire e ha il malcostume di
interrompere. Io non interrompo mai nessuno e avrei la possibilità
di farlo come Presidente di questa Assemblea.
Quella era un'altra cosa Il giudizio di moralità era legato alla
discussione che questo Parlamento ha fatto qualche ora fa
sull'emendamento. In virtù di quella discussione, mi sembra
sinceramente poco opportuno continuare a parlare di questo
emendamento.
Però, se ne vogliamo continuare a parlare possiamo farlo.
Aggiungo, onorevole Cracolici, quella che era la coda del mio
ragionamento: in questa legge abbiamo inserito già una serie di
norme che avevano attinenza con l'oggetto della legge stessa, cioè
la casa. Abbiamo impedito che un'altra serie di norme entrasse
nella legge per non appesantirla. Adesso, con questo emendamento
stiamo appesantendo di un tema urbanisticamente consistente questa
norma. Se vogliamo fare un buon servizio
CRACOLICI. Questo è un giudizio diverso
PRESIDENTE. Questo è un giudizio diverso. Siccome, sempre oggi,
abbiamo accantonato e stralciato, mandandoli in commissione, due
emendamenti, due articoli, che possono essere oggetto di un unico
disegno di legge in materia di urbanistica, sinceramente, mi
sembrerebbe anche coerente...
CRACOLICI. Lo dichiaravamo improponibile e non se ne parlava più
CINTOLA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo che una
riflessione seria vada fatta in questo momento. Qui presente non
c'è l'Assemblea nella sua interezza, per cui è necessario che il
Governo, ascoltando anche quella che è stata un'interpretazione
data dal Presidente di questa Assemblea, faccia una riflessione
sull'argomento che stiamo trattando.
Ed è un argomento sicuramente di urbanistica più che collegato
alla legge in senso stretto.
Ritengo, pertanto, doveroso, da parte del Governo, chiedere
l'accantonamento di questo emendamento e mandarlo in commissione
perché, se è vero che vogliamo dare priorità a questa legge, che
noi diciamo deve essere fatta, si può benissimo inserire in quella
legge l'emendamento che è oggetto di una questione che ha fatto
allontanare metà dei parlamentari dall'Aula.
Non è cosa di poco conto
Questa è una legge importantissima, voluta dal Governo nazionale
con le Regioni: Berlusconi con le Regioni, per essere chiari. E'
una legge per la quale arriviamo ultimi in Italia ed è una legge
che può dare un volano serio all'edilizia in Sicilia.
E' una legge, per la quale questo Governo, sentito il Presidente
dell'Assemblea e nessun altro, può fare una riflessione immediata:
togliere la materia del contendere dalla legge e passare agli
emendamenti o agli articoli successivi, per portare la quiete in
Aula e dare così alla Sicilia un testo legislativo appropriato a
quanto le altre regioni d'Italia hanno già fatto e a quanto lo
stesso Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Berlusconi,
ha posto in essere per l'Italia intera.
Dico che questo non è un momento nel quale bisogna, per forza di
cose, tenere in debito conto che io sono qui in Aula, quando il mio
gruppo parlamentare è fuori. Il presidente Mancuso è qui, quando il
suo gruppo parlamentare è fuori.
MANCUSO, Presidente della Commissione. Non parli di me, parli per
sé
CINTOLA. Sto dicendo che io sono qui mentre il mio gruppo
parlamentare è fuori. Ma non la sto offendendo, sto soltanto
facendo una considerazione. Lei é iscritto ad un gruppo che è
quello lealista' ed è in Aula
Ritengo, pertanto, che sia doveroso da parte del Governo non
insistere su questo emendamento, metterlo da parte, inserirlo nel
disegno di legge che è in Commissione e che dovrà essere in
Commissione supportato e, addirittura, ritengo sia doveroso
ripescare invece l'emendamento che è stato accantonato, quello
sulla sanità, che è importantissimo, e rimetterlo in gioco perché
quello ha senso rispetto alle cose che stiamo facendo, mentre
questo del quale si sta parlando ha poco senso.
Resterò in Aula ancora, in attesa di comprendere quale è
l'atteggiamento che il Governo vorrà assumere rispetto a questo
emendamento e ho il dovere, quindi, di ascoltare una replica
sull'argomento per poi avere anch'io la possibilità di decidere
sulla mia permanenza in Aula o meno.
Io voglio restare in Aula perché questa è una legge per la quale
ritengo sia doveroso da parte dell'Assemblea approvarla stasera
stessa, anche se in ritardo, per dare alla Sicilia la possibilità
di muoversi in un momento così difficile per l'economia siciliana.
Ecco perché ritengo di dovere dire al Governo di avere un attimo di
pazienza perché sulla pazienza si costruiscono le grandi cose, le
forti cose. Tentiamo di ripescare l'emendamento sulla sanità e
lasciamo questo ad una successiva legge che è già in cantiere in
Commissione e che può essere benissimo portata avanti.
Al contrario di questo, credo che faremmo un cattivo uso della
volontà di dare alla Sicilia una legge buona ed onesta per chi la
sta aspettando fino in fondo.
LOMBARDO, Presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO, Presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, intervengo anche stasera perché questo articolo, gli
emendamenti e i subemendamenti che vi si agganciano, mi auguro che
i colleghi che hanno lasciato l'Aula ci ascoltino, anche per
comprendere quale è stato il principio ispiratore di questa
iniziativa, per cui si possa tornare in Aula da parte loro e
continuare a partecipare alla costruzione di questo processo
legislativo che la Sicilia attende e rispetto al quale, almeno per
quanto riguarda questo articolo, la fuoruscita o quanto altro,
potrebbe apparire ai miei occhi, che sono stato - mi permetto di
ricordalo - colui il quale ha proposto l'idea che poi è stata
tradotta, ovviamente, in termini compatibili con la legge e credo
finalizzati al raggiungimento dell'obiettivo, l'allontanamento
potrebbe apparire pretestuoso, un pretesto perché i tempi si
allunghino all'infinito.
Cosa dice l'emendamento e quale era l'obiettivo che volevamo
raggiungere?
Senza entrare nel merito, per carità, di tante altre cose che sono
state fatte o che non sono state fatte, io riconosco, come credo
parecchi di noi, la non assoluta competenza in una materia che
obiettivamente è complicata e rispetto alla quale, come dicevamo
ieri, almeno per quanto mi riguarda, credo che debba guidarci il
buon senso. Tanto che su molte cose io, ad esempio, ho cambiato
idea e non c'è assolutamente da scandalizzarci se, convinti di una
cosa, cambiamo idea.
Come lo definiamo il titolo, almeno per capire il senso di questo
emendamento? L'emendamento della delocalizzazione. Perché?
Perché ci accorgiamo in Sicilia, chi la gira in lungo e in largo,
che ci sono degli scempi che sono stati fatti in epoche e vigendo
norme e, come dire, con autorizzazioni che venivano date, forse il
termine autorizzazioni non è proprio avrei dovuto dire concessioni.
Credo che, comunque, si capisca il senso di quello che voglio dire.
Sono stato anche oggi di gran corsa a Messina e sono tornato
indietro. L'altro giorno in elicottero per recarci a San Fratello
vedevano, a prescindere dalla frana, delle costruzioni che si
trovano sull'acqua, non entro i centocinquanta metri, entro i
centottanta metri, eccetera. Queste costruzioni oggi sono
sottoposte ad un vincolo di inedificabilità eppure sono state
costruite con uno straccio di autorizzazione.
Se andiamo da Catania a Messina, torniamo verso Catania, a
proposito della vicenda, non dico Giampilieri, ma in maniera più
precisa Scaletta Zanclea, laddove alcune persone hanno perso la
vita perché quella grande massa di fango, di pietre e di acqua ha
travolto costruzioni che si trovano nel bel mezzo di una fiumara
che negli anni scorsi, quando queste autorizzazioni si
consentivano, e comunque non è soltanto quel caso, se voi vedete e
fate quella strada, fate l'autostrada, vedrete quante costruzioni
ci sono, se non nel bel mezzo, ai margini di corsi d'acqua
potenziali, virtuali che magari per vent'anni, trent'anni non hanno
visto scorrere una goccia d'acqua ma che oggi, con gli eventi di
questi giorni, di questi mesi o di questi ultimi anni corrono
rischi grandissimi.
E poi chi non conosce il litorale, lo si percorre spesso, che va
da Pachino a Pozzallo? Quante costruzioni di scarso livello
edilizio, senza nessuna norma antisismica attuata Quante
costruzioni sono state realizzate, ad esempio, nelle aree attigue
all'oasi del Simeto, in aree di pre-riserva, sono delle intere
kasbe di case costruite a mare per le quali l'emendamento prevede
che siano state realizzate prima dell'apposizione di questi vincoli
di inedificabilità, non dopo, dopo sarebbero abusive a tutti gli
effetti e sarebbe una sanatoria quanto di più scandaloso ci possa
essere.
Cosa si prevede per questo? Che i comuni, non i singoli cittadini,
i quali poi, nel secondo comma, semmai potrebbero rivolgersi ad
aree a ciò deputate, previste nei piani regolatori.
Se lo vogliono fare, secondo me, farebbero un'opera di risanamento
di tante aree degradate che, francamente, resterebbero così per i
prossimi cent'anni. Se i comuni individuano, non entro i
centocinquanta, ma duecento, duecentocinquanta metri, aree che
urbanizzano eventualmente, non è una cosa facile.
Allora, quei cittadini possono avere un incentivo nell'aumento di
cubatura a demolire prima quel piccolo scempio che costituisce
un'area di degrado, per andarsene a costruire con tutte le norme di
antisismicità, di sicurezza, eccetera, in un'area, non solo non
sottoposta a vincolo di inedificabilità, ma in cui il comune con il
piano regolatore, con la variante, ritiene che quell'agglomerato,
quelle poche case, quelle molte case possono trasferirsi. E come?
Sarà scritto male, c'è da togliere la b), c'è da aggiungere la c);
questo ce lo dicono i tecnici che hanno collaborato con noi, ma
questa è una delle norme che riguarda la casa, perché è una casa
nella quale molto spesso le persone vivono, c'è da eliminare la
variazione della destinazione d'uso, sono pienamente d'accordo, non
c'è dubbio, però, è una delle norme che, senza tirar fuori un euro,
mi auguro funzioni.
Temiamo che non funzioni per i tempi, perché chiunque ha la casa a
cinquanta metri dall'acqua, anche se è una mezza catapecchia, non
sarà incentivato ad andarsene, non lo so se rientrano anche alcuni
costruzioni che stanno da queste parti, signor Presidente, che sono
oggetto di confische, sono in edificabili, però sono autorizzate
per cui c'è un contenzioso che non finisce più e soltanto se il
privato ha un incentivo nella possibilità di allargare quella casa
e ci mette, ovviamente, le proprie risorse, può rimuovere una
situazione, non voglio definirla scandalosa, perché, per carità, ha
riguardato gente che lo ha fatto regolarmente, ma una situazione
che libererebbe, se rimossa, la Sicilia da tanti punti piccoli,
medi e grandi di degrado che, complessivamente, non abbelliscono,
non rendono migliore il nostro territorio.
Questo era lo spirito e le dico che, quando si accennò alla
parola, eravamo insieme in una stanza, c'erano tutti i capigruppo o
loro delegati, si redasse insieme l'emendamento ora divenuto
articolo viene all'esame dell'Assemblea. Ecco perché il Governo,
salvo per carità a convincersi perché ci si dimostra è una
porcheria e, allora, lo ritirerebbe, ritiene che sia
indispensabile, invece, per migliorare questa legge, anzi, per
arricchirla di un elemento sicuramente migliorativo, lo sostiene e
lo mantiene.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, debbo dirle, con la massima schiettezza,
che, come tanti colleghi, sono in Parlamento da più legislature e
che il Presidente del gruppo del partito del Presidente del
Consiglio dei Ministri dica le cose che poco fa ho ascoltato, con
molta sincerità, mi indigna e mi inquieta, perché coloro che come
me hanno letto questi emendamenti e cercavano di sforzarsi di
capire se c'era qualche limite, un'ulteriore cosa da specificare,
se c'era qualcosa che, possibilmente, andava ulteriormente
approfondita, non possono sentir dire e parlare di cose scandalose
che, addirittura, rasentano comportamenti, dal punto di vista
politico, criminali .
PRESIDENTE. Chi ha parlato di criminalità? Qualcuno ha parlato di
criminalità?
ODDO. Nel resoconto stenografico, l'intervento dell'onorevole
Leontini in quest'Aula, per quanto mi concerne, non solo non lo
accetto ma lo critico e lo rimando al mittente.
A parte i toni esasperati, che il Presidente del partito del
Presidente del Consiglio dei Ministri dovrebbe sicuramente evitare,
le accuse che sono state lanciate in maniera generica...
Signor Presidente, vorrei che mi ascoltasse perché vorrei,
inoltre, precisare che condivido alla lettera le cose dette dal mio
collega, presidente del gruppo, onorevole Cracolici, quindi
accelero in questo senso e mi vorrei riferire alla sceneggiata che
definisco fuori luogo e priva anche, se mi permette, di quella
responsabilità che, anche in termini istituzionali, dovrebbe sempre
e comunque caratterizzarci e a cui ho assistito assieme ad altri
colleghi poco fa: l'abbandono dell'Aula.
Onorevole Russo, mi può fare parlare con la Presidenza senza
problemi?
Se mi ascoltasse un attimo, ma se proprio sono cose urgentissime
capisco, anche perché spesso poi si perde il filo e poiché non mi
pare che, in questo momento, nessuno di noi parla solo per farlo,
oppure esercitando la sua funzione perché, bene o male, ci piace il
gioco del facciamoci male'.
Detto questo, sono state utilizzate parole che non hanno niente a
che spartire con il merito ed è stata messa ad arte in campo una
sceneggiata che è assolutamente ridicola e offensiva per quanto
concerne anche il ruolo delicato e importante che hanno sia i
parlamentari sia l'intero Parlamento, ridicola e offensiva nei
confronti di tutti noi e della Istituzione del Parlamento regionale
siciliano.
Sul merito non mi pare che ci possano essere assolutamente,
rispetto anche ai subemendamenti presentati, dubbi e la cosa che
intendo specificare con un esempio concreto è questa, signor
Presidente: tutto ciò che è stato costruito, a me piace definirlo
ante 76 , è regolarmente costruito, ciò significa che può,
assolutamente, essere citato il caso che, non solo citava
l'onorevole Cracolici, che non solo citava il Presidente della
Regione, ma possono essere citati altri casi concreti.
Altri casi concreti quali sono?
Tutti gli opifici costruiti entro la fascia dei 150 metri, sono
costruiti con regolare licenza, allora si definiva e si chiamava
licenza edilizia'.
Nel '78 con la 71, qui dentro, il legislatore regionale decise di
dire: Nei 150 metri dalla battigia non si deve più costruire un
bel niente (vincolo di inedificabilità).
Parliamo di cose concrete, smettiamola con i giochi, giochetti,
tatticismi e, per giunta, anche con le accuse infondate quasi che
uno dovrebbe sentirsi in difficoltà perché, invece, cerca di
entrare nella logica di una norma e cerca di migliorarla perché,
questo, è il mestiere che dovremmo fare.
Questo potrebbe essere esempio calzante per altre zone col vincolo
di inedificabilità, anche con norme diverse dalla 71 del '78
perché, quando parliamo di fasce di rispetto, di superficie
boscate, quando parliamo di cimiteri, quando parliamo di oasi,
quando parliamo di parchi, sappiamo bene che ci riferiamo ad una
disciplina vincolistica che si ispira a più leggi in vigore
regolarmente in questa Regione e in vigore nella nostra realtà
nazionalmente vissuta.
Detto ciò, non solo, quindi, non è scandaloso e l'unica cosa
convincente che era possibile e che era accettabile, che i colleghi
che hanno abbandonato l'Aula potevano dire, era quella di
consigliare, di valutare l'opportunità rispetto ad altre norme
stralciate - chiamiamole stralciate - altre norme che avevamo
deciso di stralciare, possibilmente, di stralciare anche questa
norma.
Mi permetto di dire senza alcuna prepotenza, ma non è che si fa
criminalizzando le cose, non è che si fa mistificando le questioni
che sono state messe in campo, non è che si fa questo,
evidentemente, dicendo addirittura delle corbellerie per quanto
concerne anche il modo in cui sono stati scritti gli emendamenti
perché, se avete letto la 9522, addirittura, lo stesso Governo dice
di togliere l'eventuale modifica di destinazione d'uso, quindi,
ancora più restrittiva.
Se leggete, cari colleghi, l'intero comma, è scritto: Volumetria
assentita mediante regolare titolo abilitativo edilizio, sempre che
risultino realizzati prima delle posizioni dei medesimi vincoli .
Che c'entra cercare, a tutti i costi, l'analogia con quanto
discusso, circa un'ora fa, per quanto concerne l'estensione della
37, cioè edifici costruiti in zone, evidentemente, a cui sono stati
posti dei vincoli sopravvenuti come abbiamo detto?
Non c'entra un bel niente, però, rispetto a quell'argomento,
signor Presidente, noi con estrema attenzione, con estrema
correttezza e con la convinzione che non vanno mai e comunque
criminalizzate le proposte che vengono messe su in quest'Aula anche
attraverso l'attività emendativa, abbiamo detto che valeva la pena
approfondire e che valeva la pena fare di quell'approfondimento un
momenti di discussione, anche in quarta Commissione.
Onorevole Bonomo, io la faccio subito contento anche perché lei è
una persona abbastanza ragionevole e, sicuramente, ha capito il
perché io ho deciso di intervenire anche quando potevo farne a
meno. Concludo dicendo semplicemente una cosa: cari colleghi che
avete abbandonato l'Aula - lo dico con rispetto ma, nel contempo,
lo dico anche con determinazione - guardate, inventatevi altro per
inscenare, evidentemente, quello che avete inscenato perché, da
questo punto di vista, se l'avete inscenato rispetto a questo
argomento ritenendo di criminalizzare il tutto, avete, secondo me,
fatto un errore assolutamente, per quanto mi concerne, anche
incomprensibile per ciò che rappresentate non solo in questo
Parlamento ma anche fuori dal Parlamento.
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intanto volevo
precisare che, per quanto riguarda l'emendamento A.95.18 Gov, io
per errore pensavo che si votasse il subemendamento e quindi
risulta che ho votato a favore, invece ho votato contro, quindi
desidero che si prenda atto del senso del voto da me espresso anche
perché in coerenza con il senso dell'intervento fatto.
Per quanto riguarda quest'emendamento, devo dire che il Presidente
della Regione mi ha convinto. Però, siccome mi piace essere
pratico, signor Presidente, e lei ha citato un caso specifico che è
Scaletta Zanclea.
Lei deve sapere che le zone che ha citato sono zone A, di
conseguenza, noi dobbiamo cercare alcune di queste zone: Scaletta,
Itala, non so Giampilieri, non conosco il territorio, però,
dobbiamo essere chiari sino in fondo, perché l'idea di per sé, se
effettivamente si deve estendere - e ribadisco il mio invito - alle
zone A, allora noi sappiamo bene che gli edifici più pericolanti,
oggi, anche dopo i noti fatti che si sono verificati, sono nelle
zone A. Allora, rinnovo il mio invito: perché non dobbiamo
consentire che la stessa operazione si faccia nelle zone A, cioè
edifici pericolanti nelle zone A, chiaro? Attualmente il
provvedimento lo esclude.
Signor Presidente, io l'invito già l'ho fatto al Governo,
d'altronde ancora l'emendamento che riguarda l'applicazione della
norma deve essere votato. Ho chiesto già al Governo di fare una
valutazione di estensione di questa norma alle zone A, esattamente
per i motivi che lei ha detto, perché ha citato una zona dove,
così, questa norma non si può applicare, perché è zona A.
Di conseguenza la invito a riformulare quello che è il
provvedimento di applicazione e di estensione della norma.
La stessa questione riguarda lo stato di vetustà dei centri
storici. La vetustà dei centri storici, noi dobbiamo comunque
affrontarla anche con questa non dopo perché se noi già stiamo
facendo un ragionamento di dare un aiuto a chi oggi fa questi tipi
di interventi di delocalizzazione, lo stesso problema, in questo
momento, ancora più accentuato, è nelle zone A.
Voglio ricordare a questo Parlamento e al Presidente della Regione
che, per quanto riguarda la provincia di Messina, nell'80 per cento
dei comuni non si può applicare questa norma, perché sono comuni
che fondamentalmente sono zona A.
Ribadisco che sappiamo che l'accordo Stato-Regione esclude le zone
A, però questo non ci impedisce, per quanto ci riguarda, di
legiferare in merito.
Allora, d'accordo su questo ragionamento a una condizione che la
norma venga estesa definitivamente alla zona A e, probabilmente,
rispetto ad alcuni atteggiamenti possiamo dire di avere dato una
risposta immediata ad una serie di edifici che attualmente mettono
a repentaglio l'incolumità pubblica.
Questo lo voglio anche collegare a un altro emendamento che è l'A
103, poi prenderò la parola, ma lo voglio collegare, perché il 103
esclude espressamente come logica, Signor Presidente
dell'Assemblea, la destinazione urbanistica ad uso abitativo.
Cioè noi abbiamo un ulteriore emendamento, l'A 103 Gov che non
solo chiarisce che questo cambio di destinazione d'uso non vale ai
fini abitativi, e noi stiamo parlando di una norma cioè del piano
casa, quindi viene totalmente stravolto il senso. Poi si dice che
questo cambio di destinazione urbanistica lo si può fare solo per
gli immobili che sono stati costruiti almeno da tre anni, e mi
chiedo perché non da cinque o non da dieci. Perché proprio da tre.
E, guarda caso, escludendo tutta una serie di ipotesi alla fine
significa alberghi in zona agricola .
Allora ribadisco l'invito al Governo in quanto immorali nella
fattispecie non sono le singole norme.
Io non voglio assolutamente permettermi di esprimere un giudizio
di valore, Assessore. Immorale è però questo modo di legiferare,
Assessore. Non ci state mettendo in condizione di capire il
significato profondo di alcune norme. E questo è immorale,
Assessore, non il significato delle varie norme. Voi ci state
impedendo di capire definitivamente in quale tipo di logica sono
state concepite queste norme. Io mi interrogo se è stato fatto un
confronto con le attività produttive per chiedere norme di
semplificazione urbanistica finalizzate allo sviluppo.
Queste andavano messe nella tanto decantata norma per lo sviluppo.
Allora, visto che c'è questa fretta e noi la possiamo anche
condividere, Presidente, perché la Sicilia ha bisogno di
semplificazione e di risposte immediate, ma allora ci volete
mettere in condizione di capire ciò che stiamo votando? Perché non
tutti i novanta parlamentari erano nelle riunioni che si sono fatte
e non solo. Ma molti provvedimenti sono stati partoriti in
Assemblea. Allora, Presidente, mi appello a lei. Lei se vuole
continuare a consentire questo modo immorale di legiferare, allora
vorrei capire cosa succederà con la finanziaria d'ora in poi,
Presidente.
E quindi l'invito, nuovamente, Presidente, a rivederlo questo modo
di agire perché così non ci mettete in condizioni di esprimere un
vero giudizio di valore. Probabilmente, e lo dice uno che non vuol
cadere nella trappola della contrapposizione, però lo dice uno che
vuol capire, questo sì. E il Governo questa sera per l'ennesima
volta non ci sta mettendo in condizioni di capire il senso e il
valore di alcune norme che probabilmente saranno nobili,
attenzione, ma probabilmente sono formulate talmente male (e lei mi
conferma che non si è reso conto che la dichiarazione che lei ha
fatto cozza contro gli ambiti di applicazione della norma, perché
quello che lei ha detto non si può applicare nelle zone A).
Allora, vale per lei Presidente e vale per noi e lo ribadisco. Noi
vogliamo capire. Vogliamo capire, Presidente e la invito
definitivamente, mi scusi, è un tema per me molto, molto importante
proprio perché lei ha citato, il cuore buono ce l'ho presidente, ce
l'ho molto buono, da leone, mi creda. Allora, la invito a rivedere
la logica di questa norma soprattutto per quanto riguarda gli
ambiti di applicazione.
PRESIDENTE. Assessore Gentile, aveva chiesto di intervenire? Ho
capito male? No. Avevo proposto più di un'ora fa lo stralcio di
questo emendamento, dell'articolo 2 dell'emendamento A95, lo avevo
proposto un'ora fa e aspetto una risposta da parte del Governo.
LOMBARDO, presidente della Regione. Il Governo rinuncia.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Caro Presidente dell'Assemblea, caro Presidente della
Regione, non me ne vogliate se non mi rivolgo a voi, ma ai miei
colleghi. Stiamo scrivendo una brutta pagina di questo Parlamento,
non mi faccio dare giudizi morali da lei, nessun giudizio morale da
lei. Niente, non lo può neanche pensare.
Una cattiva pagina, soprattutto, per gli interventi dei colleghi
che hanno biasimato i miei colleghi di Gruppo che io tra poco
raggiungerò. Mi sono soffermato solo per il dovere istituzionale di
presiedere una Commissione e di dire le motivazioni perché
abbandono l'Aula, non per le ragioni di teatrino, come ha rilevato
l'onorevole Oddo. E volte, invece, è successo. Lo avete fatto per
molti anni e nessuno si è mai permesso di biasimare i colleghi su
un'azione politica. Nessuno si è permesso di dare un giudizio
morale ai colleghi che abbandonavano l'Aula - e l'avete fatto mille
volte senza nessuna motivazione -. Ognuno fa quello che ritiene e
rispetto a questo non è il giudizio di un singolo deputato. Sarà il
giudizio degli elettori, dei siciliani.
Quindi, caro onorevole Oddo le sue riflessione sulle eventuali
azioni di due partiti politici se le tenga per conto suo, non le
rassegni al Parlamento perché i colleghi hanno avuto tutte le
ragioni per abbandonare l'Aula, perché, signor Presidente, questa
norma il Commissario dello Stato - ne sono certo - l'impugnerà. Le
dico ora anche le ragioni sotto il profilo tecnico.
Se questo non avverrà è nostro dovere, di tutti i parlamentari,
sollevare, se questo Parlamento vota questa norma, la questione di
legittimità costituzionale, forse è diventato anche di moda, però è
legittima come tutte le cose che si fanno in politica.
CRACOLICI. Quindi è un atto politico quello del Governo nazionale?
MANCUSO. Quello del Governo nazionale è stato già spiegato dal
Ministro che lo ha proposto al Parlamento nelle pagine di oggi.
CRACOLICI. Lei lo stava commentando.
MANCUSO. Io parlo per me. Non per quello che fa. Quando sarò al
Governo nazionale e siederò nel Consiglio dei Ministri le potrò
dare risposta. Al momento non c'è neanche la speranza.
CRACOLICI. Io glielo auguro.
MANCUSO. Rispetto a questo si parla di rischio di dissesto
idrogeologico; questa norma serve a sanare tutta una serie di cose
che sono state riprese dal capogruppo del Partito Democratico, dal
Presidente della Regione, forse, anche.
Signor Presidente, nulla di più falso
Questa norma può essere applicata da tutti quelli che possiedono,
tutti indistintamente, che possiedono una situazione edilizia in un
terreno dove c'è un vincolo di inedificabilità assoluta, da tutti.
E non è specificato nella norma che deve essere con regolare
concessione o licenza oppure abusiva . Non c'è scritto. Da
tutti. Indistintamente. Dagli abusivi ai regolari. Senza no, basta
leggerla. Se volete, la leggo e facciamo lo spelling come dicono
gli inglesi. Ripeto: da tutti in modo indistinto. Gli abusivi e i
regolari possono utilizzare questa norma e questo ordine che
richiamava il capogruppo del Partito Democratico da tutti, sia i
regolari e sia gli abusivi.
Il limite è un altro; il limite è quello che la regolarità della
licenza o della concessione o l'abusivismo va commesso prima che
scattava il vincolo o può essere utilizzata da tutti.
E non solo Questa norma prevede pure, al di là di quello che
richiamava gli oneri di urbanizzazione, l'urbanizzazione nei luoghi
dove si andrà a fare questo tipo di azione, può essere fatta questa
operazione di cosiddetta perequazione urbanistica, la chiamano così
i tecnici, si può fare con una normale dichiarazione di inizio di
attività, non ci vuole neanche la concessione.
Signor Presidente, la invito a leggere il secondo comma. Non ci
vuole la concessione oppure le opere di urbanizzazione.
Per i colleghi, cito testualmente: agli interventi di cui al
presente comma si applica la disposizione di cui agli articoli 4 e
6'. Mi sembra che questo Parlamento ha votato l'emendamento 6.77
dove è previsto che ci vuole la dichiarazione. Senza nessun
problema con la dichiarazione si va avanti.
La deregulation più assoluta di tutto il territorio siciliano.
Aggiungo una cosa alla regolarità delle eventuali situazioni
edilizie. Andiamo a sanare, in questo caso, con la perequazione
urbanistica, intanto quelle irregolari, quelle che sono abusive, e
andiamo a sanare, purtroppo le conosco per una mia pregressa
attività lavorando nella città di Palermo, tutte quelle licenze e
concessioni edilizie che, se ricordate bene, anni fa, negli anni
'80, c'è stato in questa città il sacco edilizio. Allora le
corruzioni sulle licenze edilizie erano all'ordine del giorno, le
concessioni edilizie venivano certificate da una cosiddetta società
per azioni che si chiama Mafia, che ha permesso lo scempio del
territorio, del litorale della nostra terra.
Tutto questo non solo non si è fermato nella città di Palermo, ma
ha proseguito, come ho ascoltato in Commissione, nella città di
Trapani e nelle vicine cittadine.
Ci sono anche quelli che hanno comprato la licenza edilizia, così
come viene fuori dagli atti parlamentari d'inchiesta, dalle
inchieste della Magistratura, dalle confessioni dei pentiti.
Quelli che hanno una licenza e si trovano la casa e poi hanno
messo il vincolo di inedificabilità, possono usufruire di questa
norma.
Non ci dobbiamo nascondere dietro ad un dito, al di là della
sceneggiata, come la chiama l'onorevole Oddo.
Fate pure Accomodatevi Se avete questo coraggio, fate pure
PRESIDENTE. Onorevole Mancuso, sono trascorsi tre minuti e mezzo.
MANCUSO. Signor Presidente, mi richiama sempre all'ordine. Signor
Presidente, ho segnato quanti minuti hanno parlato gli altri miei
colleghi. L'onorevole Oddo ha parlato nove minuti e 27 secondi,
l'onorevole Cracolici ha parlato dodici minuti.
Non ho problemi. Lei deve fare il Presidente con noi, con gli
altri invece, no.
Io questo l'accetto.
Rispetto a questo, non biasimate chi abbandona l'Aula e dove gli
argomenti che utilizzeremo sono quelli per i quali
successivamente, forse, tra qualche mese, voi vi dovrete
vergognare. E ripeto: voi, non noi, che invece mettiamo questo
argomento a disposizione di tutti i parlamentari che sono liberi.
Qualcuno ha richiamato che sull'articolo 10 io la pensavo in un
modo e i colleghi del mio partito in un altro modo.
Noi non siamo pecore, neanche capre. Ognuno la può pensare in modo
diverso.
Rispetto a questo ritengo, signor Presidente, che lei non può
andare avanti nei lavori.
Manca metà del Parlamento. Mancano due partiti importanti di
questo Parlamento che hanno contribuito a far diventare Presidente
della Regione l'onorevole Lombardo.
Lei non può andare avanti con queste norme sul piano casa.
DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, penso che
nessuno di noi, almeno credo può non riconoscere al sottoscritto
che non è intervenuto in quest'Aula con l'obiettivo di introdurre
normative che potessero appesantire il già pesante bilancio di
metri cubi sul territorio.
Quindi, io penso di potere essere creduto, almeno nella buona
fede, perché mi pare che il dibattito è scivolato su toni etico
ideologici. E dico ciò in considerazione del fatto che lo strumento
della delocalizzazione a cui questa norma si ispira rappresenta una
rivoluzione positiva per l'urbanistica e per il territorio
siciliano.
Io credo che questa, se ben gestita e ben scritta, possa essere
una norma di straordinaria efficacia, credo che valga una legge,
credo di più che se noi una volta per tutte uscissimo dalla
ambiguità formale anche nei confronti del patrimonio edilizio
abusivo, che sta lì e nessuno demolirà mai e nessuno sa in che modo
dobbiamo affrontare e gestire, forse ci accorgeremmo che l'istituto
della delocalizzazione può offrire strumenti e risorse per
migliorare l'assetto del territorio trasferendo ciò che non doveva
essere costruito altrove.
Tuttavia questa norma così come è scritta esclude che possa
esserne oggetto l'edilizia abusiva, credo che giustamente si
sarebbe dovuto scrivere al comma 1 che riporta che risultino
legittimamente realizzati , anziché che risultano realizzati .
Ma voglio dire: una norma di questa portata - e io mi sono
espresso considerandola di straordinaria importanza dal punto di
vista del riassetto del territorio - non può essere fatta da un
Parlamento che non è nelle condizioni di serenità di potere capire,
anzi, dico io, con mille sospetti di incomprensioni che portano una
norma che dovrebbe essere qualificante per la legge e per il
Parlamento, ad essere quasi oggetto di scontro, di incomprensione,
di equivoco e, aggiungo io, e questa è la sostanza del mio
intervento, anche di qualche errore.
Perché vede, signor Presidente, o noi scriviamo una norma di cui
siamo orgogliosi, convinti e sicuri che gli effetti che produrrà
sono quelli che vogliamo, oppure non scriviamo quella norma e non
siamo in condizione di votarla.
Essere sicuri di questo significa sapere che cento volte una norma
urbanistica produce effetti poi pratici diversi o altri da quelli
che si immaginano.
Una norma di questo genere, una volta che impatta sul territorio
e che ha mille variabili e può avere mille implicazioni e la si
medita attentamente o anche nella migliore buona fede, può dare
luogo a errori.
Cosa voglio dire?
Fra gli errori che vedo qui, per esempio, alcuni mi sembrano
macroscopici.
Noi immaginiamo che questa delocalizzazione possa avvenire anche
nelle zone B, C e D. Bisognerebbe specificare, e qua non lo
possiamo fare nell'economia di questo testo, che questo è
consentito nelle zone C. Non è necessario provvedere alla
lottizzazione o a piani particolareggiati e quindi in zone che sono
già edificabili con singola concezione edilizia o permesso di
costruire, non lo stiamo dicendo e si potrebbe dare luogo ad
errore.
Così come è scritto io potrei immaginare di trasferire una
cubatura che mi è consentito di trasferire in una area che ancora
deve essere oggetto di piano di lottizzazione o di piano
particolareggiato.
Qualcuno ha sollevato una questione che io non demonizzo, ma pongo
alla riflessione dell'Aula perché penso che merita una riflessione
attenta che però non possiamo fare.
Se il fabbricato di cui io sono proprietario e del quale chiedo la
delocalizzazione è un fabbricato di natura rurale, e volessi
trasferirlo in zona agricola dove è consentito una decubatura dello
0,03 per cento ma a condizione che sia un fabbricato ad uso di
conduzione del fondo , lo potrei fare, ma è una norma da maneggiare
con le pinze, avendo contezza di tutto quello che può comportare e
di quello che non vogliamo che comporti.
Qui non è prevista, ma teoricamente potrebbe essere possibile.
Ancora, noi abbiamo espunto il cambio di destinazione d'uso.
Questo è l'indice della paura, del clima che si è instaurato in
Aula, del timore di produrre effetti non controllati. In realtà, se
ho un edificio e voglio trasferirlo in un'altra zona, cambiando la
destinazione d'uso, non è detto che sia un male. Non è detto
affatto che sia un male Ma il clima con il quale stiamo
ragionando, cioè una specie di mosca cieca , nel quale andiamo ad
immaginare una norma che, lo ripeto, potrebbe avere una valenza
straordinaria, ma non siamo più in grado di governarne gli effetti
e di comprenderne appieno la funzione, ci fa addirittura rimuovere
pezzi di norma che invece potrebbero essere giusti.
Ma poi, Assessore, vorrei almeno solo qui, la sua attenzione.
C'è un elemento che mi fa preoccupare e voglio parlarne. 1000
metri cubi, e con questa norma posso delocalizzarlo, usufruendo del
premio di cubatura e trasferendolo in una zona B, realizzando 1200
metri cubi. Ma scusate, ma siamo sicuri che la deroga ai parametri
urbanistici non mi fa sì che lì, in realtà, edifico dove potevo
costruirne 500 o 600 di metri cubi?
E l'effetto di delocalizzazione mi fa guadagnare il 20 per cento
rispetto a quello che avevo prima, ma complessivamente mi fa
edificare il doppio di quello che le norme lì mi consentirebbero di
realizzare.
Allora, qui non è che abbiamo un effetto del 20 per cento in più.
Noi potremmo avere un 100 per cento in più, in violazione ai
parametri urbanistici dell'area dove mi sto andando ad insediare,
che non abbiamo inserito neanche negli articoli 2 e 3.
Ecco, perché penso, ripeto, io difendo il principio e siccome
penso che il Parlamento debba fare la delocalizzazione, e deve
farla per questo motivo, bene Facendo in modo che produca gli
effetti che vogliamo e non produca gli effetti di cui oggi non
possiamo renderci conto, induco il Governo ad una riflessione
consequenziale.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Caronia. Ne ha
facoltà.
CARONIA, relatore. Signor Presidente, desidero stigmatizzare,
stasera, un comportamento che, devo dire, mi lascia sgomenta. Forse
perché alla prima esperienza come deputato, devo dire che
l'ipocrisia che in questi giorni ho potuto constatare, mi lascia
veramente attonita.
Abbiamo parlato, o meglio sono stata anch'io oggetto di alcune,
non saprei come definirle, invettive o, comunque, momenti di
riflessione. Sono stata, addirittura, invitata a riflettere su come
una giovane parlamentare possa difendere questi assassini ,
delinquenti che hanno sanato le proprie case e che, quindi, oggi
potrebbero essere inseriti all'interno degli articoli 2 e 3.
Devo dire, ed ora, in questo momento, ho avuto la possibilità di
vedere un articolo che invece parla di edifici esistenti, quindi,
di edifici che sono stati costruiti in maniera abusiva oppure, in
seconda battuta, utilizzando la sanatoria. E tutto questo non porta
ad alcuno scandalo, non si grida allo scandalo, anzi, molti
deputati che hanno parlato, soprattutto del Partito Democratico,
dicono che questa sia una norma giusta che identifica dei soggetti
che hanno diritto a questo tipo di delocalizzazione.
Fermo restando che non sono contraria concettualmente all'idea di
delocalizzare, questo proprio perché quello che sto dicendo non è
strumentale, non è per fare opposizione, non voglio fare sterile
opposizione, credo che delocalizzare sia utile.
Credo, però, che questa norma, così come è scritta e, soprattutto,
per le modalità con le quali abbiamo affrontato questa legge, oggi,
diventi, assolutamente, fuori tempo e fuori luogo.
Credo che abbiamo affrontato tempi anche di una certa importanza,
sui quali il Governo ha dato parere contrario e mi riferisco
all'articolo 9, quando si parlava di norme che riguardavano - le
cito proprio per essere corretta e non dire inesattezze - Norme in
favore del recupero abitativo (il Governo ci ha dato parere
contrario); l'articolo 8, Norme finalizzate al rispetto del decoro
urbano (anch'esso ha ricevuto parere contrario). Questi due
articoli non sono stati inseriti nella legge.
Ho avuto modo di scandalizzarmi, e lo dico, scandalizzarmi,
leggendo l'articolo che adesso sarà oggetto del prossimo
emendamento, il 103.
Si parla di modifica di destinazione d'uso, dai capannoni
agricoli a tutto, tranne che all'uso residenziale. Se non ricordo
male, forse sbaglio, leggo male, ma leggo che il disegno di legge
si chiama Norme per il sostegno dell'attività edilizia e
riqualificazione del patrimonio edilizio , piano casa
cosiddetto. Cosa c'entra una norma che esclude a priori la
possibilità di convertire dei capannoni industriali in casa?
Io credo che rispetto a questo dobbiamo fare una riflessione. Io
non voglio assolutamente con questo mio intervento dare la
sensazione di una che rema contro a tutti i costi; io per questa
legge mi sono spesa, ci ho creduto e continuo a crederci, però
purtroppo devo dire che siamo quasi arrivati alla fine dell'esame
di questa legge ed è uscito qualcosa di molto diverso rispetto a
quello che ci immaginavamo e soprattutto rispetto a quello che era
l'indicazione che era stata dalla conferenza Stato-Regioni, proprio
perché doveva essere una legge di incentivo all'economia edilizia e
che doveva favorire il recupero del patrimonio edilizio, esistente,
destinato alla finalità residenziale.
Io credo che, per altro, rispetto a quegli accordi di cui in
qualche modo io sono stata un osservatore in quanto relatrice della
legge, sono stata invitata ad alcuni di quegli incontri tra i
capigruppo, devo dire anche degli emendamenti che sono
assolutamente stravolti rispetto a quelle che erano state in
qualche modo le indicazioni date, tant'è che adesso ci si
ripresenta una nuova riscrittura, l'ennesima riscrittura, che
ripristina in qualche modo uno pseudo accordo che era stato fatto.
Inoltre vorrei anche aggiungere qualcosa rispetto ad alcune
affermazioni che sono state fatte negli interventi precedenti. Si è
parlato di norme che non devono alterare l'urbanistica; non si
doveva affrontare nessun tema che potesse in qualche modo essere di
competenza di una legge sull'urbanistica che tanto stiamo
attendendo e che ancora non arriva in Commissione. Ebbene, io credo
che queste norme siano assolutamente materia dove l'urbanistica è
elemento fondamentale.
Per quanto riguarda il titolo abilitativo io credo che qualsiasi
giudice che avrà la possibilità di poter esaminare i ricorsi che
verranno presentati, perché sono certa che verranno presentati dei
ricorsi a seguito dell'approvazione di questa legge, non potrà che
convenire sul fatto che una casa sanata è a tutti gli effetti una
casa che ha un titolo abilitativo al pari della concessione
edilizia, altrimenti queste leggi non ci sarebbero state,
altrimenti dobbiamo sovvertire le fonti del diritto.
Io credo che noi non siamo nelle condizioni di potere fare questo.
Io non mi sento nelle condizioni, ma credo che non lo siano neanche
i colleghi che sono assurti al ruolo sopra le parti per potere
stabilire ciò che non si poteva fare anche su norme nazionali e
regionali.
Per ultimo, vorrei soltanto dire che proprio perché io in questa
legge ho creduto continuo a credere nella possibilità che il
Governo invece sia propositivo e che non faccia perdere il senso
del lavoro fatto. E auspico - come, peraltro, signor Presidente,
anche lei inizialmente aveva detto, visto che è stato accantonato o
meglio è stato rinviato in Commissione il precedente emendamento
che riguarda una materia simile seppure molto più semplice per la
verità, ma comunque simile, che riguardava dei vincoli di
inedificabilit�� relativa - che questo emendamento debba essere
accorpato a quello e diventare un disegno di legge da valutare in
termini piuttosto brevi all'interno della Commissione, perché
ciascun deputato e ciascun componente della Commissione possa
portare avanti tutte quelle indicazioni, anche quelle
dell'onorevole De Benedictis che mi sento di condividere per la
buona parte, in modo tale che possa uscire un testo, una norma che
sia effettivamente utile ai siciliani perché spero che non voglio
essere per questo faziosa, però credo che non dobbiamo dimenticare
che questa è una norma che serve ai siciliani prima di tutto. Non
dimentichiamolo
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, è un
crescendo su questo emendamento e anche sugli altri che rischia di
portarci al terzo conflitto mondiale che noi vogliamo evitare.
E allora, siccome obiettivamente tante delle cose al di là di
qualche elemento di scompostezza che io ho trovato anche in ordine
ad altri articoli sui quali qualcuno si è scagliato contro, salvo
poi a verificare che al momento del voto ha cambiato idea e ha
votato a favore, ma questo può succedere.
Ma mi convince che cosa? Mi convince che può essere migliorato il
testo, deve esser messo al riparo da rischi di incostituzionalità
che eventualmente qualcun altro provvederebbe a sollevare.
Comunque voglio dirle che siccome anche qualche altro passaggio,
per carità, qualche altro articolo, qualche altro emendamento, è
stato rinviato ad un provvedimento che potrà al meglio affrontare
l'argomento, io credo che questo articolo o emendamento e il
successivo, quello relativo ad attività produttive dismesse per le
quali sono state già anticipate e suggerite tante idee che ci
porterebbero a trascorrere tanto tempo, il Governo li ritira
entrambi purché - è un auspicio, mi auguro riscontri la volontà di
tutti - si definisca la legge, esaminando l'ultimo articolo, sul
quale peraltro credo ci sia la possibilità di una celere
definizione.
Signor Presidente, non sono né un esperto, né un tecnico, ma il
testo è stato redatto dai legislatori con l'ausilio di tecnici e, a
scanso di equivoci, in materie delicate come quelle
dell'urbanistica, mi impegno a presentare un testo prossimamente, e
portarlo in Aula e votarlo così com'è. Qualunque emendamento
indubbiamente può convincerci, ma mi rendo conto che può essere lo
strumento per introdurre alterazioni, rivoluzioni per cui la legge
poi non sta in piedi.
Credo che l'Assemblea, lo dico per tutti noi, è fatta di
legislatori che, sebbene, non sono urbanisti provetti, hanno la
responsabilità, la capacità, e tutti i sussidi necessari per
legiferare bene.
Ciò premesso, comunque, accogliamo il suo invito a ritirare gli
emendamenti, per spostarli in una norma apposita, perché si passi
immediatamente all'articolo 12.
PRESIDENTE. Onorevole Presidente della Regione, la ringrazio e
apprezzo la sua decisione, mi sarebbe piaciuto fosse arrivata un
po' prima, visto che l'appello della Presidenza è di qualche ora
fa, in considerazione del fatto che di norma urbanistica si
trattava, e difficilmente avremmo potuto trovare una differenza di
valutazione sul testo oggetto della discussione.
Detto questo dispongo che l'articolo 2 dell'emendamento A 95 vada
in Commissione, dove sarà oggetto di un disegno di legge unico in
materia di urbanistica, insieme alle altre due norme che abbiamo
rinviato in Commissione. Insieme a questo dispongo altresì che gli
emendamenti A 95.12, A 96 e A 103 del Governo, seguano la stessa
strada.
Così resta stabilito.
RUSSO, assessore per la salute. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO, assessore per la salute. Signor Presidente, onorevoli
deputati, è stato ritirato dal Governo l'emendamento A68, e io
chiedo se è possibile una sua riproposizione, perché forse andava
chiarito un aspetto fondamentale, che ben si salda al tessuto
normativo di questa riforma, perché semplifica le procedure nel
rispetto della normativa nazionale e segnatamente del DPR 6 giugno
2001, n. 380, di cui praticamente ripete il testo in maniera quasi
pedissequa.
La legge nazionale non è stata recepita dalla Regione siciliana
proprio negli articoli 20 e 23 e riguarda le procedure di
autocertificazione, in luogo della cosiddetta autorizzazione
sanitaria. La stessa prevedeva che sia per le opere soggetto al
permesso di costruire (articolo 20), sia per le opere da
realizzarsi mediante denuncia di attività si potesse far luogo con
un'autocertificazione e volevamo introdurre questa procedura anche
in Sicilia, peraltro adempiendo ad una prescrizione della legge 5
che, all'articolo 26, imponeva al Governo di presentare normative
relative alle procedure di semplificazione.
Chiedo che questo emendamento possa essere discusso ed approvato,
perché consente alla Sicilia di recepire puntualmente la legge
nazionale.
E' una norma condivisa dagli operatori, che snellisce molto
l'attività delle Aziende sanitarie provinciali, che devono
impiegare del personale per rilasciare delle autorizzazioni quando
queste, attenendo a fatti oggettivi, a stati e a qualità, possono
essere surrogate da autocertificazioni.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi dispiace
intervenire parlare contro la proposta dell'assessore Russo, ma non
per il merito che condivido e sottoscrivo; non l'ho ritirato io
l'emendamento.
Vede assessore, una cosa del genere si potrebbe fare, in via
eccezionale, tutta l'Aula fosse presente. Mi permetto di dire che
noi dobbiamo essere rispettosi del Regolamento, tanto più nei
momenti di conflitto.
Ecco perché questa norma, essendo una norma di procedura, può
benissimo essere inserita in finanziaria. Non è una norma che
attiene, per così dire, ad oneri finanziari; è una norma di
semplificazione, pertanto possiamo snellire con lo stesso obiettivo
che vuole proporre con una legge che speriamo di fare tra le prime
possibili nei prossimi giorni e nelle prossime settimane.
Da Capogruppo di un partito, ho il dovere di intervenire a
garanzia delle procedure di questo Regolamento, tanto più quando
l'Aula non è nel suo plenum, ecco perché le chiedo di non insistere
sulla riproposizione, perché la cosa ci metterebbe in imbarazzo.
CARONIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
CARONIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in riferimento
agli emendamenti rimandati in Commissione, volevo sottolineare che
l'emendamento A96, sostanzialmente individua, per gli interventi di
cui all'articolo 2 e 3, l'obbligatorietà del corredo di un apposito
studio geologico.
Credo che questo, alla luce di quello che noi abbiamo già
approvato, diventi un corredo indispensabile dal momento che si
parla di ampliamenti, ma soprattutto di demolizioni e
ricostruzioni. Pertanto, io vorrei farlo mio o, se il Governo
volesse o ci fosse comunque la possibilità di riproporlo, chiedo
che venga posto in votazione, perché la relazione geologica ci
metterebbe in una condizione di serenità rispetto alle condizioni
di pericolo che gli eventuali ampliamenti o ricostruzioni e
demolizioni potrebbero ripresentare.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, volevo dire, a proposito di questo
emendamento, che la riflessione sullo stesso non era nel merito,
perché nessuno contestava la validità. Gli Uffici mi hanno fatto
rilevare, già stamattina, che era formulato in maniera poco chiara,
diciamo di non facile applicazione, per cui la Presidenza ritiene,
visto che abbiamo dato una corsia preferenziale a questa legge
sull'urbanistica, di trattarlo in quella sede.
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, le tensioni in
Aula non servono, soprattutto mentre si esamina una legge così
importante, e bisognerebbe prestare più attenzione quando si
valutano i ritiri di questi emendamenti.
Io concordo nel merito, per quanto riguarda l'emendamento proposto
dall'assessore Russo, ma credo che il Presidente dell'Assemblea,
onde evitare successivi equivoci, non trattandosi di norma
urbanistica, possa anche prendere l'impegno di inserirla nella
norma finanziaria perché tanto non vanificherebbe la questione, è
una norma di semplificazione assolutamente necessaria.
Volevo inoltre rassicurare l'onorevole Caronia che già esiste
nella norma regionale l'obbligo per le concessioni edilizie di
avere la relazione geologica.
CARONIA, relatore. Ma per l'ampliamento no.
LACCOTO. E' prevista in ogni caso però, considerato che stiamo
rimandando ad una successiva norma, è chiaro che senza la
confusione di queste aree, di questi giorni possiamo anche produrre
una legge che sia sistematica.
Signor Assessore, non illudiamoci che il testo unico
dell'urbanistica possa essere fatto in pochi giorni; un testo unico
dell'urbanistica ha bisogno di un anno almeno per poter essere
esitato. Abbiamo bisogno, invece, di una legge, di norme
urbanistiche urgenti per sistemare tutte le questioni evidenziate
in questo testo e che, sicuramente, non fanno parte del piano casa.
PRESIDENTE. Onorevole Laccoto, in effetti nessuno ha parlato di
testo unico, in questa fase, ma di norme urbanistiche urgenti.
Assessore Russo, mi è sembrato che il rinvio alla legge
finanziaria sarebbe ben accettato dal Governo quindi così resta
stabilito.
Si passa all'articolo 12. Ne do lettura:
«Articolo12.
Ambito di applicazione
1. Le disposizioni di cui agli articoli 2 e 3, in deroga alle
previsioni dei regolamenti edilizi e degli strumenti urbanistici
comunali, si applicano anche agli edifici soggetti a specifiche
forme di vincolo, a condizione che gli interventi possano essere
autorizzati ai sensi della normativa vigente dagli enti preposti
alla tutela del vincolo stesso.
2. Gli interventi previsti dalla presente legge non possono
riguardare:
a) le zone di tutela naturalistica, il sistema forestale e
boschivo, gli invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi di acqua e
le zone di tutela della costa e dell'arenile, come perimetrati nel
piano territoriale paesistico regionale (PTPR) ovvero nei piani
provinciali e comunali che abbiano provveduto a darne attuazione;
b) le zone interne alle aree A' e B' dei parchi regionali e le
aree delle riserve naturali, ad esclusione dei territori ricompresi
all'interno delle zone D' dei parchi regionali e delle pre-
riserve. Per gli interventi realizzabili in detti ambiti i limiti
massimi di incremento volumetrico previsto sono ridotti di un
terzo. Detti interventi sono soggetti al preventivo nulla osta
dell'ente parco;
c) le fasce di rispetto dei territori costieri, dei boschi, delle
foreste e dei parchi archeologici;
d) le aree interessate da vincolo assoluto di inedificabilità,
salvo quanto previsto dall'articolo 10;
e) le zone del demanio statale, regionale, provinciale e comunale;
f) gli immobili oggetto di condono edilizio nonché di ordinanza di
demolizione, salvo quanto previsto dall'articolo 3;
g) gli immobili privati situati su aree demaniali di proprietà
dello Stato, Regione, provincia e comune;
h) gli immobili tutelati ai sensi di quanto previsto dalla parte
II del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, Codice dei beni
culturali e del paesaggio;
i) gli immobili privati ricadenti nelle aree a pericolosità e/o
rischio idrogeologico, elevato o molto elevato, come classificate
nel vigente Piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico di
cui all'articolo 130 della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6;
j) le zone A' come definite e perimetrate dagli strumenti
urbanistici ai sensi di quanto previsto dal decreto
interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444;
k) le aree di danno degli stabilimenti a rischio di incidente
rilevante, ricomprese in quelle ad elevato rischio ambientale,
qualora gli edifici risultino non compatibili con i criteri di
sicurezza definiti dal decreto 9 maggio 2001 del Ministro dei
lavori pubblici».
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dal Governo
l'emendamento 12.53 Gov, di riscrittura dell'intero articolo. Ne do
lettura:
«Art. 12
Ambito di applicazione
1. Ferme restando le esclusioni e le limitazioni riguardanti le
tipologie di aree indicate nei precedenti articoli, le disposizioni
di cui agli articoli 2, 3, in deroga alle previsioni dei
regolamenti edilizi e degli strumenti urbanistici comunali, si
applicano anche agli edifici soggetti a specifiche forme di
vincolo, a condizione che gli interventi possano essere autorizzati
ai sensi della normativa vigente dagli enti preposti alla tutela
del vincolo stesso.
2. Gli interventi previsti dalla presente legge non possono
riguardare:
a) le zone di tutela naturalistica, il sistema forestale e
boschivo, gli invasi ed alvei di laghi, bacini e corsi di acqua e
le zone di tutela della costa e dell'arenile, come perimetrali nel
piano territoriale paesistico regionale (PTPR) ovvero nei piani
provinciali e comunali che abbiano provveduto a darne attuazione;
b) le zone interne alle aree A e B dei parchi regionali e le
aree delle riserve naturali, ad esclusione dei territori ricompresi
all'interno delle zone D dei parchi regionali e delle pre-
riserve. Per gli interventi realizzabili in detti ambiti i limiti
massimi di incremento volumetrico previsto sono ridotti di un
terzo. Detti interventi sono soggetti al preventivo nulla osta
dell'ente parco;
c) le fasce di rispetto dei territori costieri, dei boschi, delle
foreste e dei parchi archeologici;
d) le aree interessate da vincolo assoluto di inedificabilità,
salvo quanto previsto dall'articolo 10;
e) le zone del demanio statale, regionale, provinciale e comunale;
f) gli immobili oggetto di condono edilizio nonché di ordinanza di
demolizione;
g) gli immobili privati situati su aree demaniali di proprietà
dello Stato, Regione, provincia e comune;
h) gli immobili tutelati ai sensi di quanto previsto dalla parte
II del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, codice dei beni
culturali e del paesaggio;
i) gli immobili ricadenti nelle aree a pericolosità e/o rischio
idrogeologico elevato o molto elevato, come classificate nel
vigente Piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico di cui
all'articolo 130 della legge regionale 3 maggio 2001, n. 6 al
momento della presentazione dell'istanza;
j) le zone A come definite e perimetrate dagli strumenti
urbanistici ai sensi di quanto previsto dal decreto
interministeriale 2 aprile 1968, n. 1444;
k) le aree di danno degli stabilimenti a rischio di incidente
rilevante, qualora gli edifici risultino non compatibili con i
criteri di sicurezza definiti dal decreto 9 maggio 2001 del
Ministro dei lavori pubblici».
Comunico altresì che sono stati presentati i seguenti
subemendamenti:
- dal Governo: 12.53 Gov.1 e 12.53 Gov.5;
- dagli onorevoli Galvagno, Barbagallo, Rinaldi e Ammatuna: 12.53
Gov.2;
- dagli onorevoli Ruggirello e Musotto: 12.53 Gov.3.
Ne do lettura:
- subemendamento 12.53.Gov.1 all'emendamento 12.53 Gov:
«Al comma 2, lettera f) dopo la parola demolizione' aggiungere le
seguenti salvo quelli oggetto di accertamento di conformità di cui
all'articolo 13 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, recepito
dall'articolo 1 della legge regionale 10 agosto 1985, n. 37'»;
- subemendamento 12.53 Gov.5 all'emendamento 12.53 Gov:
«Al comma 1, le parole gli articoli 2, 3, ... sono sostituite
con le seguenti: gli articoli 2, 3 e A.95.18.GOV ».
LACCOTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LACCOTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi ci sono colleghi
che sono intervenuti spesso, ed io è la prima volta che intervengo
su questo piano casa . Forse avrei potuto entrare nel merito di
alcune questioni, avendone acquisito conoscenza, ma non sono
intervenuto proprio per agevolare i lavori. Però, siccome non mi
convince la norma in cui vengo vengono escluse le fasce di rispetto
dei territori costieri, mi vedo costretto ad intervenire.
Ora, io non so quale sia l'intendimento del Governo, ma se per
fasce di rispetto dei territori costieri intendiamo quelle della
norma 76 e 78, mi pare una cosa saggia e giusta, se invece
intendiamo le norme di riflesso, tutto diventa molto generico, e
poi nei Comuni si danno interpretazioni diverse e si possono creare
anche questioni giuridiche rilevanti.
Allora, al fine di evitare tutte le questioni, invito l'assessore
a modificare l'emendamento precisando la fascia di rispetto dei 150
metri, non dando adito a questioni e o a ricorsi giurisdizionali,
perché quella sarebbe la zona già ampiamente rappresentata e
garantita.
PRESIDENTE. Si passa al subemendamento. 12.53.1 del Governo. Il
parere della Commissione?
CARONIA, relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E'approvato)
Si passa al subemendamento 12.53.2 a firma degli onorevoli
Galvagno, Barbagallo, Rinaldi e Ammatuna.
GALVAGNO. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GALVAGNO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, cercherò di
essere molto breve, anche perché, riprendendo qualche intervento di
ieri, non essendo né avvocato né ingegnere diventa difficile
intervenire in un tema come questo e non già certamente per la
stanchezza o per l'ora.
Io intanto devo stigmatizzare l'operato del Governo per quanto
riguarda la riscrittura degli emendamenti, perchè per esempio la
riscrittura dell'articolo 12 consiste soltanto in tre piccolissime
parole cambiate che, sostanzialmente, per nulla cambiano il testo
ma che sono servite invece a far dichiarare decaduti tutti gli
emendamenti che erano già presentati all'articolo.
Vorrei qui riprendere un discorso a proposito dell'accordo Stato-
Regioni, che da più parti è stato ripreso, per dire che non
parliamo né del vangelo e neanche del libretto rosso con i pensieri
di Mao, nel senso che l'accordo Stato-Regioni, tra l'altro, dà
intanto la possibilità di salvaguardare le prerogative delle
Regioni a Statuto speciale, ma dà anche la possibilità alle Regioni
di adeguare quell'accordo alle singole esigenze. Infatti, già
quattro regioni, la Sardegna, la Liguria, la Lombardia e il Molise,
non solo hanno legiferato sulle zone A, ma addirittura
sull'edilizia sanitaria, sull'edilizia scolastica e quant'altro
all'interno del piano casa.
Questa legge, a mio avviso pone un problema di fondo: c'è chi
vuole ricavarne il dato politico, c'è chi invece vuole un poco
entrare nel merito. Io faccio parte del secondo gruppo, quello che
vuole entrare nel merito, per dare una legge che sia utile per i
siciliani. Allora, brevissimamente, vorrei far notare solo alcune
piccole cose: gli immobili nei centri storici o nelle zone A,
stanno a poco a poco crollando in quanto nelle predette aree non è
possibile effettuare nessun intervento antisismico in assenza dei
piani particolareggiati, questo è il primo dato; il secondo dato è
che su oltre 390 e più comuni in Sicilia - dato fornito
dall'assessorato regionale del territorio e dell'ambiente, signor
Presidente - sono 19 i comuni che hanno il piano particolareggiato
approvato.
I piani particolareggiati non si fanno perché hanno un costo
altissimo, e risorse non ce ne sono. Per un milione e 500 mila euro
nelle variazioni l'anno scorso abbiamo fatto salti mortali.
La cosa più grave è invece, tutti però ne dobbiamo avere
cognizione, che la maggior parte dei comuni in Sicilia, che sono
piccoli comuni, hanno il centro storico, la cosiddetta zona A' che
coincide esattamente con tutto il centro abitato.
Io non sono tra quelli che vuole lo scempio dei centri storici
tant'é che l'emendamento riscritto credo che ponga dei paletti ben
precisi. Quello che tutti dobbiamo avere presente è che in tutte
queste case ormai disabitate nelle zone A', quando viene giù una
casa pregiudica anche quelle che vi stanno a fianco.
Per cui, credo che questa che non è certamente una legge, almeno
non dovrebbe essere tale, una legge manifesto, ma mi riferisco al
titolo riqualificazione del patrimonio edilizio esistente'.
L'emendamento che propongo all'attenzione dell'Aula, credo che
abbia tutti quei paletti necessari per garantire una ordinata
ristrutturazione degli edifici, tenendo conto di quelle che sono le
previsioni della legge n. 71 del 1978, senza fare nessuno scempio.
Pertanto, chiedo all'Aula, sulla base di queste considerazioni, di
apprezzare favorevolmente l'emendamento che darebbe, signor
Presidente, un senso a questa legge.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, per quanto riguarda i centro
storici, poco fa durante l'esame di un emendamento dell'onorevole
Mancuso, si è stabilito di estrapolare tutto quello che riguardava
questa materia e fare una legge apposita.
PRESIDENTE. Onorevole colleghi, i subemendamenti 12.53.2 e 12.53.3
sono stralciati dal disegno di legge in esame e trasferiti, insieme
agli altri emendamenti in materia urbanistica, alla IV Commissione.
Sospendo la seduta.
(La seduta, sospesa alle ore 22.57, è ripresa alle ore 22.59)
La seduta è ripresa.
PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 12.53 Gov.5, a firma del
Governo.
Il parere della Commissione?
CARONIA, relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'emendamento 12.53 Gov, come modificato.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'articolo 13. Ne do lettura:
«Art. 13.
Entrata in vigore
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione.»
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, martedì pomeriggio procederemo al
voto finale di questa legge, dato che gli Uffici hanno bisogno di
un tempo ragionevole per mettere in piedi l'impalcatura della legge
che si presenta non semplice.
Utilizzeremo, pertanto, l'articolo 117 del Regolamento interno e
quindi chiedo la delega per il coordinamento formale del testo.
(E' approvata)
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
Comunico che sono stati presentati i seguenti ordini del giorno:
- numero 253 Utilizzo dei fondi inutilizzati ex Gescal per il
recupero del patrimonio edilizio regionale , degli onorevoli De
Luca, Gennuso, Scilla, Marrocco, Musotto, Vinciullo, Greco,
Lentini, Scoma, Romano, D'Agostino, Arena, Torregrossa, Minardo,
Dina, Falcone ed altri;
- numero 281 Destinazione di adeguate risorse a favore dei Comuni
del messinese , degli onorevoli Rinaldi, Picciolo, Laccoto e
Panarello;
- numero 285 Incremento delle disponibilità finanziarie per
consentire l'adozione dei piani particolareggiati di recupero dei
centri storici dei comuni , dell'onorevole Faraone;
- numero 290 Redazione del Piano rischi regionale , degli
onorevoli Beninati, Leontini, D'Asero e Limoli;
- numero 291 Iniziative a sostegno dell'emittenza radiotelevisiva
locale , degli onorevoli Lupo, Picciolo, Laccoto, Galvagno,
Mattarella, Raia ed altri. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
le modifiche normative intervenute in questi ultimi anni, a
partire dal decreto legislativo N. 112/98 e poi fino alla modifica
al titolo V della Costituzione (legge Costituzionale n. 3 del
2001), hanno assegnato alle Regioni una più ampia potestà in
materia di politiche abitative;
con accordo di programma quadro del 2001 tra l'ex Assessorato
Lavori pubblici ed il Ministero dei lavori pubblici, è stata
effettuata la ricognizione dei fondi ex Gescal che lo Stato doveva
nel complesso trasferire allo stesso Assessorato e la quota che era
stata effettivamente resa disponibile;
con analogo accordo di programma quadro, sempre del 2001, è stata
effettuata la ricognizione dei fondi che lo Stato avrebbe dovuto
trasferire alla Regione siciliana per l'edilizia
agevolata/convenzionata, ai sensi della legge n. 457 del 1978,
quantificando altresì le somme ancora dovute;
nel corso degli anni la Giunta regionale ha proceduto alla
deliberazione di programmi di edilizia economica e popolare,
impegnando i fondi di provenienza statale relativi all'edilizia
sovvenzionata (ex fondi Gescal), compresi quelli derivanti dalle
ricognizioni effettuate nell'ambito degli accordi di programma
sopra menzionati;
nel corso degli anni, con appositi provvedimenti dell'Assessore
regionale per i lavori pubblici pro tempore, si è proceduto ad
impegnare i fondi di provenienza statale relativi all'edilizia
agevolata/convenzionata, compresi quelli derivanti dalle
ricognizioni effettuate nell'ambito degli accordi di programma
sopra menzionati;
CONSIDERATO che:
tali programmazioni non sono state realizzate nella loro
interezza, creando un 'plafond' di somme non utilizzate, che sono
state quantificate a chiusura dell'esercizio finanziario 2008 in
360 milioni di euro circa dalla Cassa depositi e prestiti, che è
autorizzata ad erogare le somme relative a finanziamenti con fondi
ex Gescal per conto della Regione siciliana; mentre possono
quantificarsi in non meno di 200 milioni di euro quelli giacenti
per l'edilizia agevolata/convenzionata;
con legge n. 21 del 2001 è stata data possibilità alle regioni di
riprogrammare per finalità attinenti a misure per ridurre il
disagio abitativo e per incrementare l'offerta di alloggi pubblici
in locazione, i fondi già assegnati alle stesse e non ancora spesi;
il crollo dell'immobile a Favara (AG), che ha provocato la morte
di due bambine a causa delle condizioni di inabitabilità dello
stesso, ripropone, in maniera violenta e improcrastinabile, il
problema della salvaguardia e della conservazione del patrimonio
immobiliare - sia pubblico che privato - mediante un sistema
preciso e puntuale di controlli e di regole certe, per scongiurare
il ripetersi di simili catastrofici eventi;
al verificarsi dell'evento sopra richiamato, si è manifestato
immediatamente un altro annoso problema legato all'inefficienza
degli enti preposti alla gestione e assegnazione del patrimonio
edilizio pubblico e che tali ritardi portano inevitabilmente al
deteriorarsi degli immobili ancor prima del loro utilizzo;
CONSIDERATO altresì che:
allo stato attuale e data la persistente crisi economica che ha
coinvolto anche il settore delle costruzioni, è necessario
convogliare quante più risorse possibili in settori che consentano
investimenti produttivi, forieri di ulteriori benefici per piccole
imprese locali;
è possibile utilizzare immediatamente le somme per le quali già
alla data odierna si è proceduto alla revoca di precedenti impegni
ed è possibile procedere ad un'ulteriore ricognizione per accertare
se il mancato utilizzo dei fondi derivi da economie sui lavori
realizzati oppure dalla mancata realizzazione di taluni interventi
programmati;
da tale utilizzo scaturirebbero benefici effetti per l'economia
della Regione, in quanto si rimetterebbero in moto settori
produttivi al momento in profonda crisi e, probabilmente, si
favorirebbe il fiorire di nuove attività legate all'indotto;
il mercato edilizio ha subito un forte regresso in funzione della
carenza delle aree per nuove costruzioni e della progressiva
obsolescenza cui è soggetto il patrimonio edilizio esistente;
oggi tali condizioni si sono ulteriormente aggravate poiché sempre
più famiglie sono al di sotto della soglia di povertà e perché alle
famiglie tradizionali si sono aggiunti altri nuclei
tradizionalmente svantaggiati, quali disoccupati, precari,
extracomunitari, studenti fuori sede, etc.;
tali nuove utenze hanno quale unica fonte di aiuto l'ente pubblico
e che pertanto quest'ultimo deve essere in grado di offrire
soluzioni capaci di ridurre l'elevato disagio sociale e
l'emarginazione di cui detti nuclei sono vittime, e di
salvaguardarne l'incolumità;
al momento è possibile prevedere un utilizzo almeno parziale delle
somme sopra indicate, parte delle quali attualmente disponibili
presso la Cassa depositi e prestiti;
alla luce anche delle recenti vicende di Favara, è necessario
procedere prioritariamente ad investimenti nel settore abitativo -
causa di fenomeni di emarginazione sociale e di marcato disagio -
si ritiene in particolare che le risorse vadano decisamente
orientate verso il recupero del patrimonio edilizio esistente - sia
pubblico che privato - ed a rendere vivibili le città, dotandole di
tutte le opere infrastrutturali necessarie;
è auspicabile, altresì, la creazione di un fondo unico - cui far
affluire le disponibilità economiche di cui sopra - presso il
Dipartimento delle infrastrutture, della mobilità e dei trasporti,
al quale fondo sarà possibile attingere per il finanziamento di
interventi stabiliti mediante accordi di programma quadro e/o
mediante programmazione definita dall'Assessore per le
infrastrutture e la mobilità, unitamente al Ministero delle
infrastrutture e dei trasporti, competente per materia,
impegna il Governo della Regione
e per esso l'assessore per le infrastrutture e la mobilità
ad adottare tutte le iniziative al fine di utilizzare sia i fondi
attualmente giacenti ed inutilizzati presso la Cassa depositi e
prestiti (fondi ex Gescal) che quelli relativi all'edilizia
agevolata/convenzionata immediatamente disponibili, almeno per la
parte derivante da provvedimenti di revoca e/o di economie di
interventi a suo tempo inseriti anche nelle programmazioni della
Giunta regionale e finanziati;
ad utilizzare tali somme prioritariamente per la realizzazione di
alloggi sociali da concedere alle categorie svantaggiate mediante
recupero del patrimonio edilizio esistente, nonché per il
finanziamento di interventi per il recupero complessivo dei centri
urbani, secondo modalità da individuare con apposita deliberazione
di Giunta di Governo» (253);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
nella provincia di Messina, nel mese di ottobre 2009, diversi
comuni sono stati colpiti da eventi franosi di gravissima
intensità, causando fino a 37 morti;
in particolar modo è stata colpita la zona di Giampilieri,
Scaletta, Zanclea e le frazioni vicine;
nel corrente mese sono stati interessati anche i comuni di San
Fratello, di Sant'Angelo di Brolo, Longi, Ficarra e comuni
limitrofi dove è scattata, peraltro, l'ordinanza di sgombero per
seicento famiglie;
i comuni colpiti da tali eventi calamitosi, di straordinaria
intensità, necessitano di importanti interventi strutturali sia per
il contenimento delle parti più soggette a frane, che per la
ricostruzione di quanto portato via dagli eventi calamitosi;
tali eventi hanno inevitabilmente indotto nelle popolazioni
residenti sentimenti di forte incertezza sul proprio futuro, anche
per la sistemazione temporanea in comuni vicini;
RITENUTO che, nonostante lo Stato possa intervenire in termini di
stanziamento di fondi, la Regione ha il doveroso compito di
impinguare il capitolo di risorse previsto per i comuni in oggetto;
RITENUTO altresì che una parte delle previsioni di spesa contenute
nella tabella 'H' del bilancio regionale possono essere, fino a 2
anni consecutivi, diminuite per offrire immediato sostegno alle
necessità delle popolazioni colpite dalle alluvioni,
impegna il Governo della Regione
a destinare, nelle misura del 20 per cento, gli stanziamenti
previsti per tutte le voci presenti nella tabella 'H' a favore dei
comuni della provincia di Messina che hanno subito danni gravosi
dalle alluvioni di cui in premessa, proporzionalmente alle
richieste effettuate dai comuni stessi alla Protezione civile
regionale» (281);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
l'attuale normativa in materia di redazione di strumenti
urbanistici generali e particolari prevede che l'Assessorato
regionale Territorio e ambiente intervenga a favore dei comuni con
un apposito contributo a copertura delle spese necessarie per
l'espletamento dell'incarico di pianificazione urbanistica;
CONSIDERATO tuttavia che molti comuni siciliani, anche e
soprattutto per motivi riconducibili all'indisponibilità
finanziaria propria, o non hanno adottato i propri strumenti
urbanistici generali, ovvero, pur essendo dotati di strumenti
urbanistici generali, pur volendo proseguire nell'iter
pianificatorio con la redazione dei piani particolareggiati di
recupero dei centri storici, sono impossibilitati a farlo perché
l'Assessorato regionale Territorio e ambiente non è in grado di
corrispondere quanto dovuto dato che la relativa dotazione
finanziaria è insufficiente;
CONSIDERATO altresì, che la redazione del piano particolareggiato
di recupero del centro storico è uno strumento di pianificazione
fondamentale per la conservazione,il recupero, la riqualificazione
e la rivitalizzazione dei centri storici - custodi della memoria
identitaria dei comuni siciliani - che, se adottato dai comuni,
consentirebbe di avviare politiche attive di salvaguardia e
valorizzazione in grado di rilanciare in maniera considerevole il
settore edilizio e dell'artigianato;
RITENUTO che:
il tema dei centri storici è dirimente per lo sviluppo della
Sicilia; che,con riferimento alla recente situazione, lo è
addirittura per la stessa sicurezza dei cittadini, dato che nei
centri storici sono ubicati il gran numero - se non la totalità -
di edifici fatiscenti e degradati che necessiterebbero di immediati
interventi, anche di demolizione e di ricostruzione, ove ritenuti
di nessun valore storico ed architettonico proprio dallo strumento
particolareggiato; e che, proprio in mancanza di tale strumento di
pianificazione, non sarebbe possibile intervenire adeguatamente;
occorre dunque incentivare la capacità di governo e di
pianificazione urbanistica del proprio territorio da parte dei
comuni, innescando circuiti virtuosi di sano governo dei centri
storici,
impegna il Governo della Regione
a prevedere, in sede di formazione del bilancio 2010, l'
incremento della disponibilità finanziaria dell'unità previsionale
di base in capo all'Assessorato regionale Territorio e ambiente
destinata alla corresponsione di appositi contributi a favore dei
comuni che avviino pianificazione urbanistica con l'adozione di
strumenti urbanistici generali e particolari, quali, appunto, il
piano particolareggiato di recupero dei centri storici» (285);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
con delibera di Giunta regionale n. 415 del 3 ottobre 2009 sono
stai approvati 'Interventi urgenti in favore della popolazione e
del territorio della provincia di Messina colpiti dal violento
nubifragio dell' 1 ottobre 2009 - Previsione di un fondo regionale
redazione del 'Piano rischi regionale'';
su proposta dell'Assessore regionale per i lavori pubblici pro
tempore, oltre a quanto previsto per i primi due punti ed in
particolare lo stanziamento di euro 20.000.000,00, si è condiviso
che bisognava per la prima volta coordinare le azioni di quei rami
di amministrazione che si accingono, a vario titolo, ad interventi
di dissesto idrogeologico, ossia l'Assessorato regionale Territorio
e ambiente, la Protezione Civile, l'Assessorato Infrastrutture e
mobilità;
ai fini dell'efficacia e della razionalizzazione dell'azione
amministrativa si rende necessario intervenire in maniera integrata
e coordinata tra le strutture regionali istituzionalmente
competenti mediante l'adozione di un 'Piano rischi regionale',
individuando l'Assessore regionale per i lavori pubblici, oggi
infrastrutture e mobilità, quale coordinatore per la redazione di
detto Piano, in raccordo con l'Assessore regionale per il
territorio e l'ambiente;
RITENUTO che in quella sede è stato istituito un fondo regionale
coordinato dalla Ragioneria generale della Regione al fine di poter
utilizzare, in maniera integrata e sinergica, le risorse dei
dipartimenti regionali interessati, dando mandato alla stessa
Ragioneria generale di reperire ulteriori risorse da immettere in
detto fondo, finalizzati alla messa in sicurezza e al
consolidamento dell'intero territorio regionale secondo la
previsione di un 'Piano rischi regionale' e affidando il
coordinamento della sua redazione all'Assessore regionale per i
lavori pubblici, oggi infrastrutture e mobilità,
impegna il Presidente della Regione
e l'assessore per le infrastrutture e la mobilità
1) a completare il lavoro già svolto ed interrotto, per le note
vicende politiche, dall'Assessore per i lavori pubblici pro tempore
già nel dicembre 2009;
2) a sospendere qualsiasi iniziativa di finanziamento dell'
Assessorato Territorio ed ambiente e del Dipartimento regionale
della Protezione civile per le problematiche che riguardano
interventi di dissesto idrogeologico nel territorio regionale;
3) a definire con la massima urgenza il 'Piano rischi regionale',
coordinato dall' Assessorato regionale Infrastrutture e mobilità, e
per esso, dagli uffici di ogni singolo Genio civile provinciale;
4) ad incrementare nel prossimo bilancio, in maniera tassativa, il
capitolo per le calamità naturali di pertinenza del Dipartimento
Infrastrutture di almeno euro 40.000.000,00 rispetto alle attuali
previsioni di bilancio, pari a euro 6.500.000,00, incongrui e
mortificanti per il territorio e per i cittadini siciliani, in
considerazione del fatto che il Governo regionale, e per esso il
suo Presidente, a parole sostiene di attenzionare tali
problematiche, mentre nei fatti agisce in maniera contraddittoria
ed incoerente;
5) a limitare il ruolo della Protezione civile regionale a quanto
previsto dalla l.r. 31 agosto 1998, n. 14, dall'art. 38 della l.r.
n. 10 del 2000, e a quanto previsto dal decreto legislativo 31
marzo 1998, n. 112, art. 108, comma 1, lettera a) (punti 1, 2, 3,
4), senza che di fatto la stessa struttura progetti, diriga ed
appalti lavori che non siano di propria competenza e senza alcun
supporto normativo e senza capitolo di bilancio per tale spesa;
6) a revocare la delibera n. 534 del 19 dicembre 2006, in cui di
fatto, senza un supporto normativo, vengono estese alla Protezione
civile regionale le competenze relative non soltanto ad interventi
di 'somma urgenza', ma anche ad interventi urgenti di Protezione
civile» (290);
«L'Assemblea regionale siciliana
PREMESSO che:
la libertà di informare e di essere informati è principio
costituzionalmente garantito che trova applicazione solo nella
pluralità dei mezzi a ciò deputati;
in tale ottica, le iniziative editoriali minori o locali
contribuiscono in modo determinante all'arricchimento del panorama
informativo e, pertanto, meritano adeguato sostegno finanziario;
CONSIDERATO che:
con la legge di conversione del decreto legislativo n. 194/2009
(c.d. 'Milleproroghe'), è stata disposta la soppressione delle
provvidenze in favore delle imprese radiotelevisive locali, delle
agenzie di settore, dei giornali italiani all'estero e delle
testate dei consumatori;
il provvedimento colpisce pesantemente il mondo dell'emittenza
locale che, oltre a svolgere una funzione informativa libera,
incentrata sul territorio, offre lavoro a giornalisti, personale
tecnico ed amministrativo;
in favore dell'editoria locale, dell'eminenza, radiotelevisiva
locale e delle produzioni editoriali diffuse a mezzo internet,
l'onorevole Lupo è cofirmatario del disegno di legge n. 369, che
prevede l'erogazione di contributi per la copertura di costi di
produzione, nonché per l'acquisto di servizi, tecnologie e locali
ai fini della qualificazione ed ammodernamento del settore;
appare, infatti, imprescindibile un intervento della Regione
siciliana per garantire la diffusione e l'incremento dei mezzi di
comunicazione, a maggior ragione in un momento in cui lo Stato pare
voglia abbandonare tale comparto al proprio destino;
impegna il Presidente della Regione
a farsi promotore, presso il Governo nazionale, di iniziative
idonee al ripristino delle provvidenze in favore dell'emittenza
radiotelevisiva locale, al fine di tutelare ed incentivare il
pluralismo informativo;
a sostenere l'approvazione di norme di legge aventi la finalità di
valorizzare, nel territorio regionale, le iniziative editoriali,
l'emittenza radiotelevisiva locale e i mezzi di informazione
diffusa tramite internet» (291).
Si passa all'ordine del giorno numero 253 Utilizzo dei fondi
inutilizzati ex Gescal per il recupero del patrimonio edilizio
regionale , degli onorevoli De Luca, Gennuso, Scilla, Marrocco,
Musotto, Vinciullo, Greco, Lentini, Scoma ed altri. Il parere del
Governo?
GENTILE, assessore per le infrastrutture e per la mobilità.
Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno numero 281
Destinazione di adeguate risorse a favore dei comuni del
messinese , a firma degli onorevoli Rinaldi, Picciolo, Laccoto e
Panarello.
Questo ordine del giorno impegna il Governo a destinare nella
misura del venti per cento, gli stanziamenti previsti per tutte le
voci presenti nella tabella H, a favore dei comuni della provincia
di Messina che hanno subito danni gravosi.
Tecnicamente, però mi sembra inapplicabile, tranne che il Governo
non voglia creare un capitolo apposito.
CIMINO, assessore per l'economia. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CIMINO, assessore per l'economia. Signor Presidente, considerato
che nel prossimo bilancio regionale non ci sarà più la tabella H,
questo ordine del giorno non può essere accolto.
PRESIDENTE. Era quello che avevo già detto. Auspichiamo che il
Governo intervenga nelle zone del messinese che hanno subìto questi
fenomeni, come sarà sicuramente in grado di fare,.
RINALDI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RINALDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo al Governo
che ci sia un interessamento particolare per le zone che hanno
subito questi danni nella provincia di Messina.
Era ovvio che cercavo il sostegno che finora c'è stato, ma vorrei
che ci fosse un intervento maggiore di questo Governo regionale per
gli eventi che si sono susseguiti sia prima a Scaletta Zanclea e
poi a Giampilieri e successivamente a San Fratello e tutti gli
altri comuni che in questo momento stanno franando, non ultimo
Caronia, dopo Sant'Angelo di Brolo e tutti gli altri.
Chiedo l'attenzione particolare del Governo regionale per il
territorio di Messina.
PRESIDENTE. Con queste rassicurazioni da parte del Governo, mi
sembra che questo ordine del giorno si possa considerare ritirato.
L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'ordine del giorno numero 285 Incremento delle
disponibilità finanziarie per consentire l'adozione dei piani
particolareggiati di recupero dei centri storici dei comuni , a
firma dell'onorevole Faraone. Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Lo accettiamo come
raccomandazione.
PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno numero 290 Redazione
del Piano rischi regionale , a firma degli onorevoli Beninati,
Leontini, D'Asero e Limoli. Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Anche questo ordine del giorno
lo accettiamo come raccomandazione.
PRESIDENTE. Si passa all'ordine del giorno numero 291 Iniziative
a sostegno dell'emittenza radiotelevisiva locale , degli onorevoli
Lupo, Picciolo, Laccoto, Galvagno, Mattarella ed altri.
Il parere del Governo?
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO, presidente della Regione. Lo accettiamo e lo facciamo
nostro. Io ho incontrato una delegazione di esponenti
rappresentanti della remittenza, cosiddetta, locale, radio e
televisione che come sappiamo sono stati penalizzati attraverso la
riduzione di un contributo che li riguarda e che rischia di far
chiudere molte di queste emittenti che, incredibile, sono diverse
decine in Sicilia, forse 150 emittenti televisive e ancor di più
quelle radiofoniche.
Noi, credo che non solo ci impegniamo a intervenire con una nostra
nota presso il Governo centrale, che peraltro ha adottato
provvedimenti diversi tornando sui suoi passi a proposito della
carta stampata, che fa riferimento anche in particolare ai partiti
politici, e quindi ritengo che anche in questo caso, il ripristino
del finanziamento, che per quanto riguarda le emittenti siciliane
ammonterà a circa 8 milioni di euro, sia necessario.
E' importante, però, se crediamo, come io credo che tutti noi
crediamo, nel valore e nella importanza per il dibattito
democratico, per il pluralismo delle idee, di questi strumenti di
comunicazione che da qui a quando adotteremo il nostro bilancio, lo
strumento finanziario, non manchi il nostro contributo, quello del
Governo, quello dell'Assemblea, quello della Regione siciliana
perché, comunque, si mettano queste emittenti nelle condizioni di
continuare ad operare.
PRESIDENTE. L'ordine del giorno viene accettato dal Governo come
raccomandazione.
Onorevoli colleghi, previo coordinamento formale, il voto finale
al disegno di legge nn. 459-386-209-394-404 Norme per il sostegno
dell'attività edilizia e la riqualificazione del patrimonio
edilizio verrà dato martedì 9 marzo 2010.
La seduta è rinviata a giovedì, 4 marzo 2010, alle ore 16.00, con
il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Presidenza del vicepresidente Oddo
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
N. 181 - Interventi a sostegno della pesca del tonno rosso.
Gennuso - Ruggirello - Minardo - Calanducci - Musotto
N. 182 - Blocco delle assunzioni nonché delle attività in materia
di gare ed appalti degli ATO rifiuti, nelle more della riforma
regionale.
Nicotra - Adamo - Aricò - Cristaudo - Currenti - Greco -
Incardona - Marinese - Marrocco - Mineo - Scammacca Della Bruca -
Scilla
III - Discussione dei disegni di legge:
Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati
(525-528/A)
Relatore: on. Mancuso
Ordinamento della professione di maestro di sci (491/A)
Relatore: on. Fagone
Norme per il sostegno dell'attività edilizia e la
riqualificazione del patrimonio edilizio (459-386-209-394-404/A)
(Seguito)
Relatore: on. Caronia
La seduta è tolta alle ore 23.08
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
dott.ssa Iolanda Caroselli