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Resoconto d'Aula della Seduta n. 155 di giovedì 18 marzo 2010
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   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   FARAONE,  segretario f.f., dà lettura del processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                          Congedi e missioni

   PRESIDENTE. Comunico che sono  in congedo per oggi gli  onorevoli:
  Aricò, Dina, Fagone, Fiorenza, Forzese e Vinciullo.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Comunico,  altresì,  che l'onorevole Gennuso è  in  missione,  per
  ragioni del suo ufficio, dal 17 al 19 marzo 2010.
   Comunico, inoltre, che saranno in missione, per ragioni  del  loro
  ufficio, gli onorevoli:
   - Ruggirello, dall'8 al 10 aprile 2010;
   - Gucciardi, dal 18 al 26 maggio 2010.
   L'Assemblea ne prende atto.

                 Comunicazione di richiesta di parere

   PRESIDENTE.  Comunico che la seguente richiesta  è  pervenuta  dal
  Governo ed assegnata alla competente Commissione legislativa:

                    SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)

   -  Piano  regionale  sangue  e  plasma  2010-2012  -  riassetto  e
  rifunzionalizzazione della rete trasfusionale  (79/VI)
   pervenuta in data 15 marzo  2010
   inviata in data 17 marzo  2010.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   FARAONE, segretario f.f.:

   «All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il  lavoro,
  premesso che:

   mille  nuovi posti di lavoro per un anno a 500 euro al  mese  sono
  stati  messi  a  bando da 'Italia-Lavoro-Sicilia',  una  delle  più
  grosse società partecipate dalla Regione;

   l'operazione  costerà  10  milioni di  euro  garantiti  dal  fondo
  sociale   europeo  per  attivare  stage  formativi  presso  aziende
  pubbliche o private per la durata di poco più di un anno;

   osservato che:

   la pubblicazione è avvenuta il 9 marzo 2010 e che i termini per la
  presentazione della domanda scadono il 17 marzo successivo;

   la  pubblicazione di un così rilevante bando non è avvenuta  nella
  Gazzetta  ufficiale della Regione siciliana, ma in un sito internet
  di  Italia-Lavoro-Sicilia, che non tutti conoscono o  seguono  come
  fonte  per  attingere alla principale e attendibile  documentazione
  della pubblica Amministrazione regionale;

   per  la  presentazione  delle domande è possibile  ricorrere  alla
  spedizione con raccomandata a/r alla sede di Italia Lavoro  Sicilia
  oppure alla consegna brevi manu all'Ircac;

   considerato che:

   le  modalità sopra descritte configurano un'operazione per pochi',
  che non passa attraverso i canali ufficiali e sembra destinata a un
  nucleo mirato di persone;

   comunque,  tale iniziativa finisce con l'alimentare il proliferare
  del precariato;

   i  finanziamenti  vengono dati non alle aziende  private  ma  alle
  partecipate della Regione distorcendo la libera concorrenza;

   il  limite  del  74 per cento di riserva per gli  invalidi  appare
  arbitrario e inutilmente fiscale, oltre che discriminatorio;

   per sapere:

   quali  ragioni  che abbiano spinto ad adottare una procedura  così
  poco trasparente affidandone la gestione a due strutture societarie
  e non direttamente ad uffici dell'Amministrazione regionale;

   se  non  ritenga  opportuno utilizzare i 10 milioni  di  euro  per
  finanziare  il credito d'imposta per le assunzioni di  personale  a
  tempo indeterminato nelle aziende private». (1083)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                             APPRENDI

   «All'Assessore  per  l'energia e i servizi  di  pubblica  utilità,
  premesso  che,  nei giorni scorsi, in un incontro pubblico  che  ha
  visto  insieme cittadini di Misterbianco e Motta S.Anastasia  (CT),
  esponenti     dell'amministrazione    comunale    provinciale     e
  rappresentanti regionali delle principali forze politiche, è  stata
  sostenuta la necessità e l'urgenza di richiedere la chiusura  della
  discarica  di  Motta  S.  Anastasia  (contrada  Tiritì  e  Valanghe
  d'Inverno) i cui miasmi avvelenano l'aria di detti comuni,  essendo
  tale  impianto ubicato a ridosso del centro storico di Misterbianco
  e nelle vicinanze di Motta Sant'Anastasia;

   ricordato  che  i sottoscritti interroganti hanno presentato,  già
  nel  settembre del 2008, una circostanziata interrogazione (n. 142)
  all'Assessore  per  il  territorio  pro  tempore,  sollecitando  la
  chiusura di tale discarica;

   osservato  che la risposta, malgrado numerosi solleciti,  è  stata
  fornita  solo l'anno successivo, il 4 agosto 2009, nella seduta  n.
  107  dell'ARS, con un intervento che già allora fu giudicato grave,
  omissivo  e  contraddittorio in quanto, con una formula contorta  e
  reticente, veniva comunicato che si stava operando non già  per  la
  richiesta  chiusura,  ma  bensì per un ampliamento  della  suddetta
  discarica;

   evidenziato  che nella risposta l'Assessorato, maliziosamente,  ha
  occultato di comunicare che da ben cinque mesi aveva già rilasciato
  l'autorizzazione all'ampliamento (il 19 marzo 2009 con  decreto  n.
  221),  nonostante - ben sei mesi prima dell'autorizzazione -  fosse
  stato  messo  sull'avviso  dalla interrogazione  dei  sottoscritti,
  presentata nel settembre 2008;

   rilevato  che il ritardo nella risposta dell'Assessore ha  coperto
  un   evidente   disegno  che,  malgrado  l'allarme   lanciato   dai
  sottoscritti  con l'interrogazione del settembre 2008, predisponeva
  gli atti successivamente decretati;

   considerato  che ciò sarebbe attribuibile a funzionari  che  hanno
  agito  slealmente  verso l'Assessore ovvero all'Assessore  medesimo
  che, consapevole e connivente, avrebbe fornito risposta senza alcun
  rispetto verso l'Assemblea regionale siciliana e i suoi esponenti;

   rilevato altresì che in entrambi i casi appare evidente la volontà
  di  nascondere  all'atto  ispettivo  procedure  che  hanno  pesanti
  ricadute   sulla  salute  dei  cittadini  e  rilevanti  conseguenze
  economiche per i gestori di tale discarica;

   per sapere:

   le  ragioni  di  tali  gravi comportamenti  dilatori  e  omissivi,
  comunque  atti  a  mantenere  in funzione  una  discarica  che,  da
  quarant'anni, contiene nelle sue 'viscere' milioni di tonnellate di
  rifiuti, rendendo saturo l'intero territorio, e per la quale non  è
  ammissibile in alcun modo qualsiasi ulteriore ampliamento  ma  che,
  invece, deve essere definitivamente chiusa per liberare i cittadini
  di  Misterbianco e Motta S.Anastasia dai miasmi fetidi e  insalubri
  che fuoriescono da tale impianto;

   se  non ritenga, quindi, di dover avviare rapidamente le procedure
  per   la  revoca  dell'autorizzazione  all'ampliamento  e  disporre
  l'immediata   chiusura  della  discarica  di  Motta  Sant'Anastasia
  (contrade Tiritì e Valanghe d'Inverno), riconoscendo finalmente  il
  diritto  delle  popolazioni interessate a  vivere  in  un  ambiente
  salubre, e non più maleodorante e igienicamente pericoloso». (1087)

        (Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)

                                            DI GUARDO-BARBAGALLO-RAIA

   «All'Assessore per la salute, premesso che:

   in   Sicilia  appare  evidente  lo  scarto  tra  la  normativa   e
  l'effettiva   realtà  delle  strutture  sanitarie,   per   cui   la
  valutazione    va    fatta    partendo   dall'effettivo    sviluppo
  dell'assistenza sanitaria;

   in psichiatria, finito l'effetto propulsivo della legge n. 180 del
  1979,    la   rete   territoriale   ha   subìto   una   progressiva
  marginalizzazione  da parte delle AUSL, con l'effetto  di  spostare
  risorse  verso  altri ambiti assistenziali, creando una  situazione
  assistenziale   più   arretrata  rispetto  al  progetto   obiettivo
  nazionale del 1994;

   per  le  tossicodipendenze la normativa regionale ha  istituito  i
  servizi   per   le   tossicodipendenze  all'interno   dei   servizi
  territoriali di tutela di salute mentale. Essi istituiti con d.p.r.
  309 del 1990, in Sicilia, sono stati meramente recepiti senza alcun
  adattamento  alla  realtà  regionale  e,  pur  avendo   una   buona
  diffusione  sul territorio, sono rimasti a un modello di assistenza
  di  tipo  ambulatoriale,  mentre nel  2002  l'organizzazione  delle
  tossicodipendenze   ha   avuto  dal   piano   sanitario   regionale
  un'ulteriore  sistemazione,  che è stata  disattesa  dall'esistenza
  attuale  di almeno tre tipologie di organizzazione: settore  salute
  mentale,   dipartimento   salute   mentale   e   tossicodipendenze,
  dipartimento per le dipendenze;

   nell'ambito     della     neuropsichiatria     dell'infanzia     e
  dell'adolescenza (NPIA) si registra in Sicilia una frammentazione e
  una  disomogeneità assistenziale in seguito alla  collocazione  dei
  servizi NPIA o nei distretti dell'area materno -infantile, o  nella
  salute  mentale con estreme diversità organizzative,  di  dotazioni
  d'organico  e  strutturali. Va ricordato, peraltro, che  nell'unico
  piano  sanitario  regionale, quello del 2002, questi  servizi  sono
  assolutamente assenti e lo stesso mancano dalle linee guida per  la
  riorganizzazione territoriale (PTA) del 2009;

   considerato  che  per tali ragioni i servizi, pur  garantendo  una
  effettiva  presa  in carico ambulatoriale, non  sono  in  grado  di
  fornire interventi più complessi e articolati;

   per sapere quali misure intenda adottare per superare i problemi:

   della  gravissima  carenza di posti letto per la psichiatria,  che
  comporta  ricoveri anche a centinaia di chilometri di  distanza,  e
  per le NPI;

   della differenza tra il modello adottato dal privato accreditato e
  quello   pubblico  in  psichiatria  per  le  CTA  e  l'assenza   di
  residenzialità per le NPI e per le tossicodipendenze, relativamente
  ai pazienti con doppia prognosi;

   della  presenza  formale delle strutture di semiresidenzialità  in
  psichiatria,  peraltro senza alcun rispetto dei parametri  previsti
  dalle  normative,  e  dell'assenza di tali  strutture  negli  altri
  ambiti, NPI e tossicodipendenze;

   della   ridotta  presenza  degli  ambulatori  e  degli  interventi
  domiciliari sul territorio;

   del  sottodimensionamento del personale per oltre il 30 per  cento
  su quello previsto dalle normative e dall'assenza diffusa di figure
  professionali dedicati agli aspetti riabilitativi;

   della mancata attivazione dei tre dipartimenti (psichiatria, NPI e
  dipendenze),  così come previsto anche dalle linee  guida  recepite
  nel 2009;

   dell'assenza  d'integrazione  tra comuni  e  ASP,  con  gravissimi
  problemi che investono la residenzialità (comunità-alloggio, gruppi
  appartamento, ecc.), gli interventi di reinserimento  lavorativo  e
  risocializzazione, l'attività domiciliare integrata». (1088)

                                                                 RAIA

   «All'Assessore  regionale  per le infrastrutture  e  la  mobilità,
  premesso  che  a  seguito  delle  ininterrotte  piogge  che   hanno
  caratterizzato la stagione invernale, la s.s. 188, di  collegamento
  tra Salemi a Marsala, e la s.s. 188 A, che collega Salemi - Vita  -
  Trapani, sono state interessate da smottamenti di terreno,  con  la
  conseguente interruzione della viabilità;

   considerato che:

   la strada s.s. 188 A è la principale arteria di collegamento tra i
  comuni  dell'entroterra trapanese e della Valle del Belice  con  il
  capoluogo di provincia;

   la  strada s.s. 188 è la principale via di collegamento  tra  vari
  comuni della Provincia di Trapani con la città di Marsala;

   le  superiori strade rivestono particolare rilievo per le attività
  economiche, commerciali, ma soprattutto agricole, di gran parte del
  territorio della provincia di Trapani;

   l'interruzione alla viabilità ha causato grave nocumento a tutti i
  soggetti  interessati  che, per lavoro, per  studio,  per  attività
  commerciali ed agricole, quotidianamente transitano sulle stesse;

   l'intransitabilità  delle  strade  ha,  inoltre,  determinato   un
  notevole  disagio ai mezzi pubblici per raggiungere i  vari  centri
  della  provincia, ed in particolar modo alle ambulanze che prestano
  interventi in caso di urgenze sanitarie;

   preso atto che nessun intervento per ripristinare la viabilità, ad
  oggi,  sembra  essere  stato posto in essere  dagli  organi  a  ciò
  preposti;

   ritenuto   che   è   indifferibile  ed  urgente  provvedere   alla
  riattivazione della circolazione nelle strade de quibus;

   per sapere:

   quali  iniziative urgenti intenda adottare al fine di ripristinare
  la  circolazione  nella  strada s.s.  188,  che  collega  Salemi  a
  Marsala, e nella s.s. 188 A, che collega Salemi - Vita - Trapani;

   se  non  ritenga  di avviare le relative procedure  finalizzate  a
  ripristinare  la  viabilità  nelle citate  strade,  ovvero  se  non
  ritenga  di intervenire con urgenza estrema presso altri competenti
  organi per realizzare il predetto obiettivo». (1090)

                                                            GUCCIARDI

   «All'Assessore per la salute, premesso che:

   la  direzione generale dell'ASP Trapani ha assunto la decisione di
  ridurre  i  posti letto della divisione di diabetologia  presso  il
  presidio  ospedaliero  'Paolo Borsellino'  di  Marsala  (TP)  dagli
  attuali 12 posti a soli 2, con 4 posti in day hospital;

   il  reparto di diabetologia di Marsala è l'unico presente in tutto
  il  territorio  della provincia di Trapani e rappresenta  il  fiore
  all'occhiello della sanità marsalese per l'ottimo lavoro  svolto  e
  per i riconoscimenti nazionali ricevuti;

   l'organizzazione mondiale della sanità (O.M.S.) ha classificato il
  diabete  come una malattia sociale, altrimenti detta 'Pandemia  del
  terzo  millennio',  in  forte crescita  soprattutto  nelle  società
  progredite come la nostra;

   il  mantenimento degli attuali 12 posti letto rappresenta elemento
  essenziale per l'esistenza stessa del reparto, poiché alla malattia
  si  associano  quasi sempre effetti secondari non meno  importanti,
  quali  ad esempio le malattie cardiovascolari, cecità e il problema
  del  piede  diabetico,  causa di frequenti amputazioni  degli  arti
  inferiori, che necessitano monitoraggi costanti e duraturi da parte
  degli operatori sanitari;

   per   sapere  se  non  ritenga  utile  intervenire  al   fine   di
  salvaguardare  gli  attuali  12  posti  letto  della  divisione  di
  diabetologia del presidio ospedaliero 'Paolo Borsellino' di Marsala
  in considerazione anche del fatto che è l'unico reparto presente in
  tutta la provincia di Trapani e rappresenta, 'nel suo piccolo',  un
  centro di 'eccellenza' grazie ai riconoscimenti ricevuti». (1093)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                                 ODDO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione professionale, premesso che:

   il  Governo  nazionale, per mere esigenze di bilancio, negli  anni
  scolastici  2008/2009  e 2009/2010, ha già tagliato,  nella  scuola
  statale  siciliana, oltre 7000 mila posti di lavoro  tra  personale
  docente   e   non  docente  e  si  appresta,  nell'anno  scolastico
  2010/2011, a sopprimerne ulteriori 5000 posti, impedendo  di  fatto
  lo  svolgimento dei percorsi formativi e didattici, soprattutto per
  gli  studenti diversamente abili, aggiungendo, nello stesso  tempo,
  migliaia di disoccupati alla già drammatica crisi occupazionale che
  sta vivendo la nostra Regione;

   il  Governo nazionale, con l'integrale attuazione dei commi 413  e
  414  dell'art. 2 della legge n. 244 del dicembre 2007  (finanziaria
  Prodi),  ha  sancito  di  fatto l'impossibilità  di  assumere,  con
  contratti a tempo determinato, insegnanti di sostegno, in deroga al
  rapporto alunni-docenti pur in presenza di certificazioni di  gravi
  disabilità, e con ciò violando:

   gli articoli 2, 3, 4, 10, 30, 31, 34, 35 e 38 della Costituzione;

   l'articolo  24 della Convenzione delle nazioni unite  sui  diritti
  delle  persone  con  disabilità, adottata  dall'Assemblea  generale
  delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006;

   gli  articoli  1,  3, 5, 8, 12, 13 della legge n. 104/1992  (legge
  quadro  per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti  delle
  persone);

   l'articolo  40, comma 1, della legge n. 449 del 27  dicembre  1997
  (deroga  al  rapporto  docenti/alunni  in  presenza  di  disabilità
  gravi);

   l'articolo  1,  comma  605, lett. b, (individuazione  di  organici
  corrispondenti  alle effettive esigenze rilevate)  della  legge  n.
  296/2006 (finanziaria 2007);

   le  sentenze della Corte costituzionale n. 215/1987; n.  406/1992;
  n. 52/2000; n. 226/2000; n. 251/2008;

   tutte  queste  violazioni di legge e di diritti,  riconosciute  da
  tanti  autorevoli organismi nazionale ed internazionali sono  state
  preparate,  solo  per raggiungere l'obiettivo 'ragionieristico',  e
  contrario ai più elementari principi della didattica di un  docente
  ogni  due  alunni  diversamente abili, stabilendo,  per  legge,  un
  mostro giuridico che porta a risparmiare solo sui più deboli;

   tenuto conto che:

   in  Sicilia, nell'anno scolastico 2008/2009, sono state  soppresse
  880 cattedre di sostegno, destinate agli alunni diversamente abili,
  passando  da  12789  posti  del  2007/2008  agli  11909  posti  del
  2008/2009;

   nell'anno  scolastico  2009/2010 sono state  soppresse  altre  693
  cattedre, sempre riservate agli alunni diversamente abili, in  modo
  da  passare da 11909 a 11216 cattedre, e cioè a 1573 posti in  meno
  in  soli  due  anni, in modo da raggiungere il rapporto  di  1:1,80
  circa  (un  insegnante  di sostegno ogni 1,80  alunni  diversamente
  abili);

   nell'anno  scolastico 2010/2011 si prevede il taglio di altre  716
  cattedre, riservate ai docenti di sostegno, passando dalle  attuali
  11216  a  10500,  a  fronte  di una stima  certa  di  21000  alunni
  diversamente abili, con un rapporto assurdo ed insopportabile  pari
  ad un insegnante di sostegno ogni due alunni diversamente abili;

   considerato che:

   la  Sicilia  non può sostenere nell'anno scolastico  2010-2011  la
  perdita  di  ulteriori 5000 posti di lavoro, di cui ben  716  posti
  riservati agli insegnanti di sostegno;

   la  Sicilia  conta un numero di studenti con disabilità  (art.  3,
  commi 2 e 3, legge n. 104/92), statisticamente superiore alle altre
  regioni,   dovuto   ai  gravissimi  'effetti  teratogeni'   causati
  dall'inquinamento   provocato   dai   numerosissimi    insediamenti
  petrolchimici  ed  industriali  che  hanno  devastato   il   nostro
  territorio;

   privando  un numero così alto di alunni del proprio insegnante  di
  sostegno,  si  preclude, per tutta la vita,  a  questi  ragazzi  la
  possibilità di inserirsi autonomamente nella società del domani;

   visto che:

   la  sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 22 febbraio 2010
  ha  giudicato illegittimi i commi 413 e 414 dell'art. 2 della legge
  244/2007  (finanziaria  Prodi), in quanto  in  aperto  ed  evidente
  contrasto  con  il  quadro  normativo internazionale  e  ordinario,
  nonché  con  la consolidata ed univoca giurisprudenza  della  Corte
  costituzionale, a protezione dei soggetti diversamente abili;

   la  Corte costituzionale ha precisato che i due commi dell'art.  2
  della   legge  244/2007  (finanziaria  Prodi)  devono  considerarsi
  illegittimi nella parte in cui fissano un limite massimo al  numero
  dei  posti degli insegnanti di sostegno (comma 413) e escludono  la
  possibilità   di  assumere  insegnanti  di  sostegno   in   deroga,
  nonostante  la  presenza  di studenti con disabilità  grave  (comma
  414);

   per sapere:

   se  intendano  promuovere, nei confronti  del  Governo  nazionale,
  iniziative  al  fine  di  ottenere la  possibilità,  sin  dall'anno
  scolastico  2010/2011, di poter nominare un insegnante di  sostegno
  ogni   1,70   alunni  diversamente  abili  (rapporto  1:1,70)   con
  l'obiettivo di assicurare un insegnante di sostegno per ogni alunno
  diversamente abile 'grave' (articolo 3, commi 2 e 3, l.  104/92)  e
  di un insegnante di sostegno ogni 2 alunni con disabilità 'lieve  o
  media';

   quali  provvedimenti intendano intraprendere,  nei  confronti  del
  Governo  nazionale,  per bloccare, nell'anno scolastico  2010/2011,
  ulteriori  perdite  di posti di lavoro per docenti  e  non  docenti
  nelle scuole statali siciliane;

   soprattutto, quali provvedimenti intendano adottare per  garantire
  agli   alunni  diversamente  abili,  che  frequentano   le   scuole
  siciliane,  il  diritto  ad  inserirsi autonomamente  nel  contesto
  classe». (1097)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  le  risorse
  agricole  e  alimentari, premesso che con decreto 11 dicembre  2009
  sono  stati  dettati  i criteri relativi alla  presentazione  delle
  istanze, valutazione dei titoli e dei requisiti per la designazione
  dei   componenti   delle  commissioni  di  esami  di   abilitazione
  all'esercizio venatorio;

   considerato che questi criteri per la presentazione delle  domande
  per la nomina in qualità di componenti esperti delle commissioni di
  esami di abilitazione all'esercizio venatorio sono stati pubblicati
  nella GURS n. 60 del 24 dicembre 2009;

   preso  atto che la succitata gazzetta è stata pubblicata il giorno
  precedente  alle  festività natalizie e che, a quanto  pare,  molti
  degli  aspiranti  e  degli  aventi  diritto  all'inserimento  nelle
  commissioni  non  sono  venuti  a  conoscenza  di  detta   gazzetta
  ufficiale, che fissava in trenta giorni il limite massimo entro  il
  quale doveva essere presentata idonea richiesta;

   per  sapere  se  non ritengano utile riaprire i termini  di  dette
  domande,  in  modo  da  consentire a quanti non  sono  stati  nelle
  condizioni  di presentare richiesta di far parte delle  commissioni
  di  esami di abilitazione all'esercizio venatorio, entro i  termini
  stabiliti, di poter presentare domanda di partecipazione al decreto
  dell'11 dicembre 2009, per non perdere la possibilità di continuare
  ad  utilizzare personale che ha acquisito, negli anni,  particolari
  competenze e capacità professionali nel settore». (1098)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   negli  anni  2006-2007-2008 alcune piccole strutture convenzionate
  non hanno superato il budget minimo loro assegnato;

   i  titolari  delle strutture interessate, non avendo  superato  il
  tetto  loro  assegnato, non solo non hanno contribuito al  dissesto
  finanziario della Regione siciliana, ma hanno dimostrato di operare
  in modo virtuoso ed oculato;

   queste piccole strutture, nella maggior parte dei casi, si trovano
  ad  operare in condizioni ambientali difficili, derivanti,  per  lo
  più,  dalla  limitata popolazione presente nei  territori  dove  si
  trovano ad operare (piccole isole, zone montane, piccoli comuni);

   considerato che:

   queste piccole strutture, gestite da medici convenzionati, a causa
  del  corretto  ma irrilevante fatturato, non possono accedere  alla
  premialità   prevista   e  determinata  dalla   vigente   normativa
  regionale, nonostante operino in zone prive di rilevanti  strutture
  sanitarie pubbliche;

   queste  strutture, nonostante il loro comportamento virtuoso,  non
  avranno  riconosciuto nessuno arretrato per il  biennio  2007-2008,
  perché non hanno sforato il budget loro assegnato;

   visto che:

   anche    queste   piccole   strutture   sono   state   interessate
  dall'abbattimento del budget, che si aggira intorno al 30 per cento
  che  ha contribuito, anche nei piccoli comuni, alla creazione delle
  tanto famigerate liste di attesa, facendo scomparire totalmente  la
  prevenzione  ed incrementando, invece, di contro, il  ricorso  alle
  strutture  ospedaliere, sicuramente più costose e  dispendiose  per
  l'erario pubblico;

   nello stabilire il metodo di assegnazione del budget 2010, non  si
  è tenuto conto alcuno, né della oculatezza che ha caratterizzato il
  lavoro   dei  titolari  delle  strutture  interessate,   né   delle
  difficoltà  ambientali in cui essi si trovano adoperare,  né  tanto
  meno del prezioso servizio svolto attraverso le risposte concrete e
  continue che danno quotidianamente al territorio;

   per  sapere  se  non  ritengano utile, anziché applicare  anche  a
  questi  onesti e virtuosi professionisti l'abbattimento del 30  per
  cento  sul loro misero budget annuale, determinare diversamente  il
  tetto  loro  assegnato, stabilendo come budget massimo previsto  la
  somma  del fatturato degli ultimi tre anni, dividendolo per  tre  e
  assegnando  loro  come budget annuale 2010 il risultato  matematico
  derivante da questa operazione». (1099)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e il lavoro, premesso che:

   i   funzionari   direttivi   in   servizio   presso   gli   uffici
  dell'ispettorato provinciale del lavoro di Siracusa con funzioni di
  ispettore  del  lavoro  evidenziano da mesi lo  stato  di  profondo
  disagio in cui sono costretti a lavorare, cosa che li ha spinti, in
  più  occasioni, a dichiarare lo stato di agitazione e a  riservarsi
  di  intraprendere idonee azioni di tutela, fra le quali la rinuncia
  alle 'funzioni ispettive';

   nonostante  il  disagio  più  volte denunciato,  il  comitato  che
  rappresenta  gli  ispettori del lavoro  ha  deciso  di  sospendere,
  temporaneamente,   ogni   azione   di   lotta,   confidando   nella
  disponibilità da parte dell'Assessore per la famiglia;

   considerato che:

   gli   ispettori  del  lavoro,  in  servizio  presso   gli   uffici
  dell'ispettorato  provinciale del lavoro  di  Siracusa,  richiedono
  l'immediato  ripristino  dell'indennità  di  missione,  così   come
  avviene  per gli ispettori dipendenti dal Ministero del lavoro  che
  operano nelle restanti regioni d'Italia o che si trovano ad operare
  nel territorio della Regione siciliana;

   alla  luce del servizio svolto dagli ispettori del lavoro,  appare
  più  che  naturale  la concessione dell'indennità  di  funzione  di
  polizia giudiziaria;

   sembra dovuta la stipula, da parte dell'Assessore regionale per la
  famiglia,  di  un'apposita  polizza  assicurativa  a  favore  degli
  ispettori del lavoro operanti in Sicilia, al fine di assicurare una
  congrua  copertura  dei  rischi  derivanti  dall'  esercizio  delle
  funzioni loro assegnate dalle vigenti normative regionali;

   sembra  del tutto inspiegabile che, ad oggi, non vengano applicate
  le tabelle ACI per il calcolo del rimborso chilometrico dovuto agli
  ispettori del lavoro, quando gli stessi, per esigenze di lavoro,  e
  quindi  per esigenze dell'Amministrazione regionale, sono costretti
  a mettere a disposizione la propria autovettura;

   visto  che  già  da  tempo, in altre regioni d'Italia  sono  state
  stipulate apposite convenzioni con istituti di credito al  fine  di
  consentire  agli  ispettori del lavoro l'accesso ad  una  linea  di
  credito  agevolato, in quando gli stessi per evidenti e documentate
  ragioni  di  sicurezza sono costretti a cambiare spesso la  propria
  autovettura che viene utilizzata per esigenze di servizio;

   per  sapere se non ritengano sostenere l'approvazione del  disegno
  di  legge n. 138 del 15 luglio 2008, recante 'Istituzione del ruolo
  degli  Ispettori  del  lavoro. Norme per  il  contrasto  al  lavoro
  irregolare',  a  tutt'oggi rimasto lettera  morta,  nonostante  sia
  stato  già, a suo tempo, licenziato dalla V Commissione legislativa
  permanente dell'Assemblea regionale siciliana». (1100)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  l'economia,
  premesso che:

   la  Regione siciliana ha provveduto all'individuazione delle  aree
  che  potranno  usufruire delle agevolazioni fiscali previste  dalla
  legge finanziaria approvata dal Governo nazionale nel 2007, con  la
  quale sono state istituite le zone franche urbane;

   la  Giunta  regionale ha individuato solo 12 aree, appartenenti  a
  sei province su nove, mentre sono rimaste escluse le rimanenti tre,
  da  sottoporre  alla  valutazione del  Ministero  per  lo  sviluppo
  economico,   per   la  definitiva  approvazione  ed   il   relativo
  finanziamento;

   in  seguito alle scelte del Governo regionale, solo nelle province
  di  Siracusa, Ragusa ed Enna, nonostante presentino vaste sacche di
  povertà e di mancata inclusione sociale, nonché rilevanti tassi  di
  inoccupazione, non sono state individuate aree idonee e meritevoli,
  secondo  la  valutazione del Governo regionale,  di  usufruire  dei
  vantaggi stabiliti dal legislatore nazionale;

   le  zone  franche  urbane  sono state  istituite  dal  legislatore
  nazionale  allo  scopo  di agevolare le aree  comunali  di  piccole
  dimensioni,  dove  concentrare programmi di  defiscalizzazione  per
  l'insediamento di piccole e medie imprese;

   la  norma  invocata prevede tra i vantaggi: contributi  sociali  a
  favore di datori di lavoro per la malattia e per la maternità;

   visto che:

   in  più  occasioni e da più parti politiche e sindacali,  l'intero
  triangolo  industriale  della provincia di  Siracusa,  formata  dai
  comuni  di  Priolo, Melilli e Augusta, oltre al quartiere Mazzarona
  della  città di Siracusa, era stato considerato meritevole di poter
  usufruire di dette agevolazioni;

   dalle   unanimi  considerazioni  e  valutazioni  era   addirittura
  maturata  l'intenzione  di richiedere il  riconoscimento  di  'zone
  franche  urbane'  per  quasi  tutti i  comuni  della  provincia  di
  Siracusa, ed in particolare per quelli interessati dal decreto  per
  il piano di risanamento ambientale;

   per sapere:

   in  primo luogo, quali siano stati i criteri adottati dalla Giunta
  regionale  nell'individuazione  delle  aree  da  destinare  a  zone
  franche urbane;

   se  e  quali  comuni  delle province di Siracusa,  Enna  e  Ragusa
  avessero presentato le relative domande;

   nel  caso  in  cui le province di Siracusa, Enna e Ragusa  abbiano
  presentato  le  relative  domande  perché  nessuna  area  di  dette
  province  sia  stata  inserita, nonostante  il  forte  ed  evidente
  disagio   sociale  ed  economico  che  interessa  i  territori   in
  questione». (1101)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per  l'energia  e  i
  servizi di pubblica utilità, premesso che:

   la rada di Augusta, e i suoli situati nel territorio dei Comuni di
  Augusta Melilli, Priolo Gargallo (originariamente Siracusa) è ed  ��
  stata   interessata   da   fenomeni  ricorrenti   di   inquinamento
  ambientale,  la  cui origine risale agli anni sessanta,  quando  il
  territorio  è  stato  depredato e saccheggiato  per  consentire  la
  realizzazione del polo petrolchimico di Augusta, Melilli e Priolo;

   nel  dicembre  del  2005  veniva siglato 'l'Accordo  di  Programma
  Quadro  per  la Chimica nell'area industriale di Priolo',  volto  a
  garantire un futuro al triangolo industriale siracusano, previa una
  intensa  opera  di bonifica di tutto il territorio interessato  che
  negli  anni  era  stato  sottoposto  al  più  insopportabile  degli
  inquinamenti, con livelli di mortalità infantile ed oncologica  fra
  i più alti in Europa;

   nel  gennaio del 2010, a Roma, presso la sede del Ministero  dello
  sviluppo  economico, ha avuto luogo un incontro  fra  i  funzionari
  dello  stesso Ministero e l'osservatorio provinciale per la chimica
  di   Siracusa,  con  l'obiettivo  di  riavviare  il  confronto  per
  l'attuazione  dell''Accordo  di Programma  Quadro  per  la  Chimica
  nell'area industriale di Priolo', siglato nel dicembre del 2005;

   detto  programma prevedeva due tempi per la sua realizzazione:  il
  primo,   quello  della  bonifica,  e  il  secondo,   quello   della
  realizzazione  di nuove iniziative produttive dirette  al  rilancio
  dell'attività  industriale, fra cui anche la  realizzazione  di  un
  rigassificatore nella zona industriale interessata dall'accordo;

   considerato che:

   alla  luce di quanto sopra, la società IONIO GAS s.r.l. (una joint
  venture  paritetica  costituita  da  Erg,  società  con  una  forte
  presenza  in  Sicilia e nell'area di Melilli/Priolo/Augusta,  e  da
  Shell)  ha  presentato  un  progetto  industriale  che  prevede  la
  realizzazione di un terminale di rigassificazione del gas  naturale
  liquefatto (GNL) della capacità di 8 miliardi di metri cubi (in una
  seconda  fase  si prevede un potenziamento dell'impianto,  con  una
  movimentazione di 12 miliardi di metri cubi di GNL);

   il  progetto  della  IONIO  GAS  è stato  giudicato  dall'avvocato
  Rossana Interlandi, dirigente regionale del dipartimento territorio
  e ambiente, e dal dottor Antonino Cuspilici, dirigente generale del
  Dipartimento  territorio e ambiente, ex ufficio  speciale,  con  le
  seguenti considerazioni: 'L'opera in argomento non risulta coerente
  con  i princìpi di risanamento ambientale di cui al predetto Piano,
  considerando  che lo stesso pone tra detti princìpi il contenimento
  e  la riduzione dei rischi. In conclusione poco spazio è stato dato
  alle  alternative al progetto e alla loro analisi, quale ad esempio
  impianto off-shore, navi gassificatrici, impianti interrati e  loro
  conseguente   analisi  critica.  Per  quanto  sopra  rappresentato,
  nell'ottica della prevenzione, della sicurezza e del contenimento e
  riduzione  degli incidenti derivanti dai rischi prima  evidenziati,
  si  esprime parere negativo alla realizzazione dell'opera nell'area
  prevista  dal progetto. L'opera potrebbe risultare compatibile  con
  il  territorio  interessato qualora si riuscisse  ad  abbassare  il
  livello di rischio che lo caratterizza';

   il  progetto  in  esame individua quale area su cui  costruire  il
  terminale  di  rigassificazione la zona  industriale  di  Siracusa,
  ovvero  l'area  della  raffineria  ISAB,  impianti  nord  di   ERG,
  raffinerie mediterranee all'interno della rada di Augusta;

   la  zona  in  cui  dovrebbe sorgere l'opera è interessata  da  una
  massiva   presenza  di  stabilimenti  di  vario  tipo  (raffinerie,
  produzioni  di prodotti chimici, cementifici, depositi di  sostanze
  pericolose,   ecc.),   molti  dei  quali  inclusi   nell'inventario
  nazionale  degli  stabilimenti suscettibili  di  causare  incidenti
  rilevanti,  predisposto dal Ministero dell'ambiente, ai  sensi  del
  d.lgs. n. 334 del 1999;

   gli  stabilimenti  ad  oggi attivi nel polo Augusta-Priolo-Melilli
  hanno  negli  anni influito negativamente sulla qualità  ambientale
  del  luogo (ne sono dimostrazione la continua moria di pesci nonché
  gli  esiti di numerose ricerche) fino al punto di spingere, con  il
  DPR   del  17  gennaio  1995,  a  dichiarare  l'attività  del  polo
  petrolchimico ad alto rischio ambientale;

   il  rigassificatore  potrebbe apportare un ulteriore  aggravamento
  dell'area interessata, in quanto potrebbe alterare le acque per via
  degli  scarichi  giornalieri di oltre 30.000 mclh di  acque  marine
  raffreddate   e   di  un'immissione  di  agenti  antivegetativi   e
  disincrostanti;

   preso  atto che ad oggi nessun intervento di bonifica e/o di messa
  in   sicurezza  del  triangolo  industriale  siracusano   è   stato
  intrapreso  né  dalle società private né da quelle a partecipazione
  statale,   in   ciò   disattendendo  gravemente   quanto   previsto
  dall'accordo  di  programma  quadro  per  la  chimica,  e  che   di
  conseguenza  non  si può passare al secondo tempo degli  interventi
  (rigassificatore)  senza avere, non per forza concluso,  ma  almeno
  iniziato il primo tempo dell'intervento;

   visto che:

   la   Corte   di  giustizia  delle  Comunità  europee  ha  risposto
  affermativamente al rinvio pregiudiziale sollevato dal TAR  Sicilia
  sul  principio 'chi inquina paga', iscritto nel trattato UE, e alla
  direttiva  comunitaria  sul  danno  ambientale,  in  seguito   alla
  vertenza che da cinque anni oppone il Ministero dell'ambiente  e  i
  Comuni  di Augusta e Melilli nei confronti delle imprese  del  polo
  petrolchimico di Priolo (raffinerie mediterranee - Erg  e  Polimeri
  Europa e Syndial - gruppo Eni), riguardo all'inquinamento dei suoli
  de quibus e della rada di Augusta;

   i   magistrati  europei,  interpretando  la  normativa  UE   sulla
  responsabilità ambientale 'in materia di prevenzione e  riparazione
  del  danno,  anche se non hanno commessi illeciti' hanno affermato,
  oltre all'obbligo degli operatori di provvedere a proprie spese  al
  risanamento  ambientale,  il  tassativo  divieto  di  utilizzo  dei
  terreni  di  loro  proprietà fino all'attuazione  delle  misure  di
  risanamento;

   le  eventuali decisioni che vorrà prendere il TAR di  Catania  non
  potranno  non  conformarsi  alla decisione  presa  dalla  Corte  di
  Giustizia;

   per sapere:

   se  non ritengano prioritario per il territorio siracusano  e  per
  tutta  la  sua  popolazione, negli anni     fortemente  danneggiati
  dall'attività industriale del luogo, riconoscersi nella volontà del
  legislatore  europeo, e dunque subordinare qualunque autorizzazione
  volta  a  consentire alla IONIO GAS la realizzazione  del  progetto
  industriale   di  rigassificazione  ad  una  intensa  attività   di
  risanamento ambientale delle aree interessate da parte dei soggetti
  responsabili;

   se   non  ritengano  opportuno  esprimere  parere  negativo   alla
  realizzazione dell'opera da parte della società IONIO GAS nell'area
  prevista  dal  progetto,  in considerazione  dell'impossibilità  di
  adottare nella zona industriale siracusana, e specificatamente  nel
  sito  in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore, le norme dell'IMO
  (International  maritime  organization), che  nella  sua  circolare
  dell'11    dicembre   2006   stabilisce   specifiche   misure    di
  regolamentazione  del traffico relativo alla gasiere,  prescrivendo
  una   'zona  di  sicurezza  di  2  chilometri  di  raggio   attorno
  all'impianto, nella quale sono permanentemente vietati il transito,
  l'ancoraggio, lo stazionamento di navi in attesa (...) e  qualsiasi
  altra  attività'.  Norme,  quelle  previste  dall'IMO,  che  -   se
  applicate  al  contesto in esame - renderebbero il  rigassificatore
  incompatibile  tanto  con  i programmi  di  sviluppo  dei  traffici
  commerciali, quanto con l'operatività del Porto di Augusta;

   se  la  IONIO  GAS  abbia presentato deduzioni  alle  osservazioni
  formulate dall'avvocato Rossana Interlandi, dirigente regionale del
  Dipartimento   territorio  e  ambiente,  e  dal   dottor   Antonino
  Cuspilici,   dirigente  generale  del  Dipartimento  territorio   e
  ambiente;

   come  pensino  di  superare tutti i pareri negativi  e  i  rilievi
  formulati dai due dirigenti generali della Regione;

   infine, primo non ultimo, come pensino di dare seguito a tutti gli
  effetti   giuridici  scaturenti  dalla  sentenza  della  Corte   di
  Giustizia  in  materia  di  prevenzione  e  riparazione  del  danno
  arrecato  ad  un  territorio  'a causa  della  vicinanza  dei  loro
  impianti ad una zona inquinata'». (1102)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  le  risorse
  agricole e alimentari, premesso che:

   nella  Regione  siciliana  insistono i Consorzi  di  ripopolamento
  ittico, previsti dalla legge regionale 1 agosto 1974, n. 31, nonché
  costituiti  ai  sensi dell'articolo 172 della  legge  regionale  23
  dicembre 2000, n. 32 e successive modifiche ed integrazioni, per lo
  sviluppo ed il riequilibrio del patrimonio ittico mediante opere di
  ripopolamento;

   l'articolo 44 della legge finanziaria regionale del 2009 (l.r.  14
  maggio   2009,  n.  6)  autorizza  l'Assessore  regionale  per   la
  cooperazione, il commercio, l'artigianato e la pesca, ora Assessore
  per  le  risorse  agricole e alimentari, a procedere,  con  proprio
  decreto,  ad una riorganizzazione dei comuni costituenti i consorzi
  di  ripopolamento ittico, escludendo quelli il cui  territorio  non
  confina  con  il  mare  o  nel  quale  non  insistano  imprese   di
  conservazione o trasformazione di prodotti ittici, 'fermi  restando
  i consigli di amministrazione oggi in carica';

   lo stesso articolo 44 della citata legge regionale 14 maggio 2009,
  n.   6,  al  successivo  comma  4,  dispone  che  'i  consorzi   di
  ripopolamento  ittico  sono  autorizzati,  previa  convenzione  con
  l'Assessorato della cooperazione, del commercio, dell'artigianato e
  della  pesca,  negli  ambiti territoriali  di  loro  competenza,  a
  svolgere i servizi previsti dagli articoli 175, 176, 177, 178,  179
  e  180  della  legge  regionale n. 32  del  2000,  nonché  indagini
  biologiche  delle  acque ed il monitoraggio degli ambienti  marino-
  costieri.';

   con  proprio decreto attuativo del 29 gennaio 2010, sulla GURS  il
  19  febbraio 2010, l'Assessore regionale per le risorse agricole  e
  alimentari  procedeva  alla estromissione dei  comuni  montani  dai
  consorzi   di  ripopolamento,  dichiarando  decaduti   i   relativi
  rappresentanti in seno agli organi consortili, non tenendo in alcun
  conto,  ed  anzi  contravvenendo,  la  norma  di  salvaguardia  dei
  consigli di amministrazione in carica;

   non  si  è  ancora  provveduto  a dare  attuazione  ad  una  parte
  importante  della  predetta legge che prevede  il  conferimento  di
  competenze e lo svolgimento dei servizi sopra indicati ai  consorzi
  di  ripopolamento  con  l'evidente duplice  vantaggio  di  un  loro
  autofinanziamento e dello sgravio delle spese di funzionamento  che
  invece sono tuttora a carico del bilancio regionale;

   l'esclusione  dai consorzi di ripopolamento ittico dei  comuni  il
  cui  territorio non confina con il mare ed i problemi  legati  alla
  mancata disponibilità di cassa di quelli che sono stati colpiti dai
  ben  noti, recenti e gravissimi eventi calamitosi, non in grado  di
  corrispondere  le  quote, riducono drasticamente  le  disponibilità
  finanziarie  di  alcuni  Consorzi, peraltro già  penalizzati  dalle
  passività   bancarie  accumulatesi  nel  tempo,  a  seguito   degli
  interessi  passivi  sulle  anticipazioni necessarie  per  porre  in
  essere gli interventi di ripopolamento ittico ad oggi realizzati;

   i  colpevoli  ritardi dell'amministrazione regionale, dal  mancato
  rispetto  dei tempi di erogazione dei fondi attribuiti ai  Consorzi
  alla  loro  iniqua ripartizione rispetto alle diverse  esigenze  di
  questi  ultimi,  dalla diminuzione dei trasferimenti  al  di  sotto
  delle spese indispensabili ed indifferibili alla mancata nomina del
  Collegio  dei  revisori dei conti, dalla istituzione  delle  piante
  organiche  allo  sblocco  delle  assunzioni,  alla  modifica  dello
  statuto  per adeguarlo alla nuova normativa, sono causa di gravi  e
  perduranti    criticità    e   remore   all'auspicabile    ottimale
  funzionamento degli stessi Consorzi;

   i  Consorzi  di  ripopolamento ittico sono enti strumentali  della
  Regione  siciliana  finalizzati ad operare nel settore,  dotati  di
  uffici e attrezzature idonee a svolgere tali mansioni;

   per sapere se non intendano:

   revocare  il  decreto  dell'Assessore per le  risorse  agricole  e
  alimentari  del  29  gennaio  2010, pubblicato  nella  GURS  il  19
  febbraio  2010, con il quale sono stati illegittimamente dichiarati
  decaduti dai consigli di amministrazione in carica i rappresentanti
  dei  comuni  montani  estromessi dai Consorzi di  ripopolamento  in
  seguito   alla  predetta  riorganizzazione,  in  palese  violazione
  dell'articolo 44 della l.r. 6 del 2009, provvedendo al  contempo  a
  reinsediarli sino alla scadenza del loro mandato;

   attivare,  con  altrettanta tempestività  con  la  quale  è  stato
  adottato  il  predetto decreto assessoriale quanto  necessario  per
  l'affidamento  ai  Consorzi di ripopolamento dei  servizi  previsti
  dagli  articoli 175, 176, 177, 178, 179 e 180 della legge regionale
  n. 32 del 2000, nonché per lo svolgimento delle indagini biologiche
  delle  acque  ed il monitoraggio degli ambienti marino -  costieri,
  secondo  quanto previsto dal comma 4 dell'articolo 44 della  citata
  l.r. 6 del 2009;

   procedere alla creazione di uno sportello per la pesca all'interno
  dei   Consorzi  di  ripopolamento  ittico,  utilizzando   personale
  regionale  qualificato in distacco per supportare gli organici  già
  esistenti;

   esitare  sollecitamente il nuovo regolamento della pesca sportiva,
  già  munito  del  parere favorevole del Consiglio  regionale  della
  Pesca,   con   la  previsione  dell'affidamento  ai   Consorzi   di
  ripopolamento  ittico  del  rilascio di  una  apposita  licenza  ai
  pescatori  sportivi, dietro il pagamento di un canone, riconoscendo
  agli stessi Consorzi un aggio quale compenso per l'espletamento del
  servizio;

   provvedere alla modifica dello statuto dei Consorzi per  adeguarlo
  alle novelle normative intervenute;

   appostare maggiori risorse e provvedere alle erogazioni a  termini
  di  legge  in favore dei Consorzi di ripopolamento, nelle more  del
  conferimento  delle  competenze  e  dell'affidamento  dei  predetti
  servizi  dai  quali  potrebbe derivare il loro  autofinanziamento».
  (1103)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                             BENINATI

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  le  risorse
  agricole e alimentari, premesso che:

   vi è un notevole, ingiustificato e grave ritardo nell'approvazione
  dei  bilanci  della  CRIAS  considerato che  l'ultima  approvazione
  risale al 2006;

   i  tempi  di erogazione dei crediti di esercizio si protraggono  a
  dismisura,   prolungandosi  anche  sino  a  11  -  12  mesi   dalla
  presentazione dell'istanza, segno di una certa sofferenza dell'ente
  nella gestione della propria liquidità;

   sembrerebbe che l'ente abbia intrapreso iniziative per definire il
  contenzioso relativo a pretese mansioni superiori vantate  dal  suo
  personale   in  assenza  di  una  previa  definizione  di   criteri
  oggettivi,   con   proposte   transattive   ritenute    inique    e
  discriminatorie;

   in occasione del nuovo organigramma, si sarebbero potuti prevedere
  percorsi  trasparenti per consentire la possibilità  di  concorrere
  all'assunzione di posizioni organizzative superiori  ai  dipendenti
  che vantano legittime aspettative di carriera;

   l'attuale  direttore facente funzioni, la cui nomina  non  prevede
  alcun termine di cessazione dell'incarico conferito, risultando  di
  fatto  a  tempo  indeterminato, ha avallato  operazioni,  quali  la
  liquidazione  del  fondo  pensione  e  l'approvazione   del   nuovo
  organigramma, che prevedono grandi esborsi, in assenza  di  bilanci
  certi  e  approvati  e  quindi  senza avere  reale  contezza  della
  situazione economico-finanziaria dell'ente e del predetto fondo;

   è  palese  che la gestione dell'ente manca di una guida autorevole
  ed  all'altezza  della situazione, avendo piuttosto un'impronta  di
  superficialità ed approssimazione;

   per sapere se non intendano:

   verificare,  disponendo apposite ispezioni, se quanto in  premessa
  risponde al vero e quale sia il reale stato in cui versa la CRIAS;

   sospendere  l'iter  avviato, in attesa almeno  delle  pronunce  di
  primo  grado, per procedere alla individuazione di criteri generali
  ed  astratti  per l'attribuzione di posizioni di carriera  che  non
  pregiudichino diritti ed aspettative legittime di alcuno;

   bandire  il  concorso  per  direttore  generale  dell'ente,   così
  consentendo una guida ed una gestione adeguate alla funzione  e  al
  suo importante ruolo». (1104)

                                                             BENINATI

   «All'Assessore  per  i  beni  culturali  e  l'identità  siciliana,
  premesso che:

   da notizie di stampa si apprende che sarebbe in via di definizione
  la   nomina   del   presidente  dell'ente   Parco  archeologico   e
  paesaggistico  della  Valle dei Templi', individuato  nella  figura
  dell'attuale direttore dell'Assessorato regionale Beni culturali;

   la  legge  regionale n. 20 del 2000 stabilisce,  all'articolo  11,
  comma  1, che il parco è sottoposto alla vigilanza dell'Assessorato
  Beni culturali;

   in base alla suddetta norma, la possibile nomina del direttore per
  i  beni  culturali alla presidenza del Parco risulterebbe in palese
  conflitto  di interesse determinandosi in capo alla stessa  persona
  il ruolo di controllore e di controllato;

   unitamente  al presidente si profila l'ipotesi della nomina  anche
  del direttore così come riportato da notizie di stampa;

   rilevato  che  la  nomina di cui trattasi, così  come  ogni  altra
  nomina,  deve  necessariamente rispondere ai criteri di  competenza
  nel pieno rispetto della legislazione vigente in materia;

   per sapere:

   se  non  ritenga opportuno fornire chiarimenti circa le  possibili
  nomine relative all'ente  Parco archeologico e paesaggistico  della
  Valle dei Templi';

   se  non  ritenga di dover garantire, nell'ambito delle  nomine  di
  competenza  di  codesto  Assessorato, l'applicazione  della  legge,
  nonché  il  criterio delle competenze quale elemento  discriminante
  per il conferimento delle suddette nomine». (1105)

                                                         DI BENEDETTO

   «All'Assessore per le infrastrutture e la mobilità,  premesso  che
  il  progetto  Librino, nato circa quarant'anni fa e originariamente
  simbolo  di  un ambizioso avanguardismo architettonico che  avrebbe
  dovuto  offrire un volto razionale nella distribuzione degli  spazi
  abitativi  e  delle  infrastrutture primarie  nella  periferia  sud
  catanese,  rappresenta  ancora  oggi purtroppo  l'ennesima   brutta
  storia'  di degrado urbanistico che tante altre città siciliane  ed
  italiane hanno vissuto e continuano a vivere;

   considerato che:

   emblema di un tale fallimento di riqualificazione urbanistica è il
  caso  delle   palazzine  dello IACP di  Catania  del  viale  Biagio
  Pecorino   di   Librino',  frutto  di  un  programma  di   edilizia
  sperimentale sovvenzionata ex articolo 4 legge n. 94 del 1982  che,
  all'epoca  della  loro realizzazione, risalente a circa  trent'anni
  fa,  costituirono un  pionieristico quanto avventuroso esempio'  di
  progettazione  edilizia basato sull'impiego di  materiali  plastici
  non  tradizionali, quali ad esempio il linoleum, materiale a  tutti
  noto perché normalmente utilizzato in ospedali, scuole ed in genere
  locali  pubblici  o ome i pannelli di materiale vinilico  impiegati
  nei rivestimenti per i bagni in luogo delle più comuni ed igieniche
  piastrelle;

   il   complesso   residenziale  in  oggetto  ha,  sin   dalla   sua
  ultimazione, mostrato tutte le sue ritmicità strutturali, frutto di
  scelte  progettuali discutibili, la più grave delle quali interessa
  le  coperture delle palazzine, realizzate in  cartone impregnato di
  catrame'.  L'estrema permeabilità di tale materiale ha  determinato
  copiose   infiltrazioni  d'acqua  che  hanno  reso  invivibili   le
  abitazioni e contribuito a provocare gravissime lesioni  che  fanno
  temere danni irreparabili per la pubblica incolumità. La situazione
  descritta  offre scenari ben più inquietanti, avuto  riguardo  alle
  insalubri condizioni in cui versano i locali terranei del plesso in
  oggetto, dove tra le immondizie e le pozze d'acqua conseguenti alle
  infiltrazioni,  giocano i figli dei tanti abitanti delle  palazzine
  sperimentali;

   alle  reiterate,  civili iniziative di protesta  degli  inquilini,
  costretti  a  provvedere  di  propria  iniziativa  alle  opere   di
  manutenzione straordinaria, necessarie a fronteggiare i tanti danni
  causati  dalle  recenti  condizioni meteo,  nessuno  degli  impegni
  assunti  dallo IACP di Catania per un'effettiva messa in  sicurezza
  degli stabili ha avuto concretamente seguito;

   il  Ministero  delle infrastrutture, interpellato in  merito  alla
  grave situazione, ha rappresentato che  le soluzioni adottate e  le
  scelte  progettuali  ed  esecutive,  con  particolare  riguardo  ai
  materiali  utilizzati per la realizzazione delle  coperture'  siano
  riconducibili allo IACP ed al progettista incaricato,  evidenziando
  come  tali opere abbiano ricevuto in passato le dovute approvazioni
  dall'Istituto autonomo catanese;

   per sapere:

   quali urgenti iniziative intenda intraprendere per individuare  le
  responsabilità amministrative che hanno determinato il  verificarsi
  ed il perdurare dell'incresciosa situazione descritta;

   quali  immediati  interventi  intenda  predisporre  affinché   sia
  garantito ai cittadini inquilini degli alloggi popolari in  oggetto
  l'effettivo   diritto  di  abitazione  gravemente  compromesso   da
  sconsiderate  e  superficiali  scelte  che  rischiano  di   nuocere
  gravemente alla loro salute». (1106)

                                                                ARENA

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  l'economia,
  premesso che:

   da  due settimane circa è stata avviata un'attività conoscitiva ed
  ispettiva  da  parte  della II Commissione  legislativa  permanente
   Bilancio' dell'ARS;

   con  questa attività si è voluto, di fatto, riprendere la  prassi,
  ormai  consolidata, durante la sessione di bilancio, di  incontrare
  ed  audire  tutte  le  società con capitale pubblico,  chiedendogli
  preventivamente,   attraverso  una  missiva,  tutti   i   documenti
  contabili,  tra cui: copia dei bilanci, la dotazione  organica  dei
  dipendenti   attualmente  in  servizio,  gli   atti   relativi   al
  conferimento  di  incarichi di consulenza e di nomina  di  esperti,
  dalla  data  di fondazione della società, ed infine l'elenco  degli
  affidamenti dei servizi e di acquisto dei beni;

   preso  atto  che  la  lettera di richiesta  inviata  alle  società
  partecipate,  lo  scorso  26 febbraio, ha,  al  momento,  avuto  la
  risposta  documentata di solo quattro società, di cui tre a  totale
  partecipazione regionale;

   considerato  che  in vigenza di un rapporto di dipendenza,  non  è
  consentito a delle società che ricevono finanziamenti regionali,  e
  quindi   pubblici,  ignorare  una  esplicita  e  lecita   richiesta
  proveniente dalla Commissione  Bilancio' dell'ARS che, non  occorre
  ricordare, è l'organo istituzionale e legislativo che approva tutte
  le proposte finanziarie e vigila sulla spesa regionale in virtù dei
  princìpi di trasparenza e legittimità;

   per   sapere  quali  provvedimenti  intendano  intraprendere   nei
  confronti  delle  24 società partecipate che, ad  oggi,  non  hanno
  ancora  fatto  pervenire  alcuna  documentazione  alla  richiedente
  Commissione  Bilancio' dell'ARS, venendo meno, in questo  modo,  al
  loro dovere di sottoporsi al controllo legittimo e necessario sulle
  spese  sostenute, e negando il diritto di tutti i  contribuenti  di
  conoscere come vengono spesi dalle società dipendenti dalla Regione
  siciliana i soldi pubblici». (1107)

                   VINCIULLO - POGLIESE - BUZZANCA - CAPUTO - FALCONE

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  l'economia,
  premesso che:

   a  quanto  si  legge  dagli  organi  di  stampa,  il  Dipartimento
  regionale  della  Protezione civile avrebbe  deciso  di  sperperare
  circa  tre milioni di euro, provenienti dai fondi europei di Agenda
  2007,   per    diffondere  le  conoscenze   sui   rischi   sismico,
  idrogeologico, vulcanico API e degli incendi e i corretti metodi di
  comportamento';

   a  quanto  pare, per presentare le offerte di partecipazione  alla
  gara,  (ancora  da  bandire?)  si sarà  tempo  fino  al  17  maggio
  prossimo,  nonostante  non  risulti che  il  bando  sia  stato  mai
  pubblicato sulla GURS;

   a  quanto  sembra,  a  realizzare il progetto  sarà:   un'impresa,
  singola  o consorziata, che si aggiudicherà la gara, bandita  dalla
  Regione';

   considerato che:

   già  da  anni,  tutte  le istituzioni scolastiche  siciliane  sono
  impegnate,   nel   rispetto   della   loro   autonomia   didattica,
  riconosciuta  dallo  Stato  e di conseguenza  anche  dalla  Regione
  siciliana,  in azioni tese a sviluppare nei giovani,  nei  docenti,
  nel  personale  non  docente  e nei genitori  una  coscienza  della
  prevenzione  sismica,  idrogeologica, vulcanica,  degli  incendi  e
  nelle  zone  industriali  del  rischio  legato  all'attività  delle
  società che operano in questo settore;

   in ogni scuola vi è almeno un docente referente di questo progetto
  educativo che ora, all'improvviso, dopo anni di assoluto silenzio e
  di  assoluto  disinteresse vorrebbe essere realizzato  direttamente
  dalla Regione siciliana. Docente che ha partecipato, quasi sempre a
  sue  spese,  a convegni, corsi di formazione e seminari, acquisendo
  capacità  e  conoscenze  specifiche legate alla  sicurezza  e  alle
  caratteristiche  geomorfologiche e  antropologiche  del  territorio
  dove opera e vive;

   un  provvedimento  del genere, che andrebbe  a  mortificare  tutte
  queste    capacità    e   conoscenze,   deve   essere    concordato
  preventivamente  con  le singole istituzioni scolastiche,  operanti
  sul  territorio  della Regione siciliana, per  evitare  di  violare
  l'autonomia   scolastica  riconosciuta  alle  singole   istituzioni
  scolastiche dalla legge;

   il progetto, che il Governo regionale vorrebbe finanziare, prevede
  la  formazione  di  figure di esperti e animatori',  che  sono  già
  presenti in ogni istituzione scolastica;

   in  questo  modo, oltre a mortificare i docenti referenti  per  la
  prevenzione in ogni singolo istituto, si mortificano pure, oltre ai
  dipendenti  dei  comuni  e delle province che  da  anni  seguono  i
  progetti,  soprattutto  le centinaia di associazioni  di  volontari
  della Protezione civile che da anni sono impegnati, con passione  e
  spirito  di abnegazione, senza percepire alcun compenso, nell'opera
  meritoria  di  coinvolgimento  delle  scolaresche  in  progetti  di
  prevenzione dei rischi de quibus;

   il progetto educativo del Governo, in modo assurdo e inconcepibile
  per  un Dipartimento regionale della Protezione civile, non prevede
  fra  i  rischi anche quello industriale che, non occorre ricordare,
  in  provincia di Siracusa, Caltanissetta e Messina è pari,  se  non
  superiore, a quello degli altri rischi elencati dai giornali;

   preso   atto  che  il  provvedimento  in  questione  non  è  stato
  concordato  con  la  Sovrintendenza  scolastica  regionale,  organo
  periferico  del Ministero della pubblica istruzione e  referente  a
  livello regionale di tutte le istituzioni scolastiche presenti  nel
  territorio della Regione siciliana;

   per sapere:

   i  motivi  per  i  quali il Governo regionale,  anziché  destinare
  queste   somme   alle  singole  istituzioni  scolastiche   e   alle
  associazioni  regionali  di  Protezione  civile,  abbia  deciso  di
  sperperare il pubblico denaro in questa campagna di promozione  che
  si  andrebbe  a  sovrapporre a quella già attuata in  ogni  singolo
  istituto scolastico;

   come pensino di evitare l'insorgere di un naturale contenzioso con
  gli  istituti scolastici che non intendano, giustamente, rinunciare
  alla  propria  autonomia  e non accetteranno  l'imposizione  di  un
  progetto  educativo per gli studenti che nasce dalla mortificazione
  sistematica  del lavoro svolto, con tanta passione  e  senza  alcun
  compenso,  da anni, da centinaia di docenti siciliani  e  personale
  non docente;

   i  motivi per i quali, in questo progetto educativo, si sia voluto
  scientificamente escludere le associazioni di protezione civile che
  da  anni,  a  titolo  assolutamente gratuito,  collaborano  con  le
  singole  istituzioni  scolastiche  e  con  gli  enti  locali,  alla
  realizzazione di progetti educativi sulla sicurezza;

   se  non  ritengano  necessario ed indispensabile  ritirare  questo
  provvedimento  e  destinare queste ingenti  somme  a  tutte  quelle
  istituzioni  scolastiche che, di concerto  con  le  prefetture,  le
  province  ed  i  comuni, decideranno di sviluppare ulteriormente  i
  progetti educativi relativi ai rischi de quibus;

   infine  come  pensino  di  far inserire,  nei  piani  dell'offerta
  formativa  delle  singole  istituzioni  scolastiche,  un   progetto
  educativo  che non è stato mai accettato dal collegio dei  docenti,
  che  è sicuramente generico, teorico e non tiene in alcun conto  le
  professionalità  acquisite  già all'interno  dei  singoli  istituti
  scolastici  e  che  sono costate anni di sacrifici  per  i  docenti
  referenti  e  anni  di  investimenti  per  le  singole  istituzioni
  scolastiche». (1108)

                   VINCIULLO - POGLIESE - BUZZANCA - CAPUTO - FALCONE

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta in Commissione:

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  l'economia  e
  all'Assessore per le attività produttive, premesso che:

   nel lontano 1999, la Commissione speciale di inchiesta e vigilanza
  sul  fenomeno della mafia in Sicilia dell'ARS ha avuto  modo,  dopo
  una  lunga  e minuziosa indagine e l'audizione di diversi soggetti,
  di relazionare sulle anomalie nella gestione dell'IRCAC;

   tale  relazione finale è stata approvata dalla stessa  Commissione
  in  data  14  giugno  1999 e in pari data trasmessa  al  Presidente
  dell'ARS,  perché ne curasse la trattazione da parte dell'Assemblea
  regionale;

   da  allora,  la  relazione  non è stata mai  discussa  e,  quindi,
  nessuna  valutazione  è  stata  espressa  dall'Assemblea   con   la
  conseguenza che nessuna decisione è stata mai assunta coerentemente
  con  le  risultanze  conclusive  cui  è  pervenuta  la  Commissione
  speciale;

   tuttavia,   tali  risultanze  consegnano  all'Assemblea  regionale
  siciliana - come è dato leggere nelle stesse considerazioni  finali
  della  relazione rassegnata dalla Commissione - 'una conoscenza  di
  un coacervo di fatti e comportamenti amministrativi e gestionali, i
  quali,  ancorché  censurabili  non  soltanto  sul  piano  politico,
  dovrebbero costituire elemento di seria riflessione con lo scopo di
  apprestare  idonee  misure, legislative e amministrative,  atte  ad
  eliminare le distorsioni riscontrate riconsiderando alla radice  le
  ragioni  per  la permanenza in attività dell'IRCAC ed  altresì  per
  individuare  nuovi e più confacenti percorsi per  la  politica  del
  medio credito della Regione';

   in sintesi, la Commissione è pervenuta a queste considerazioni:

   1)   la   vigente  legislazione  in  materia  di  cooperazione   è
  inadeguata;

   2) occorrono scelte dolorose e radicali per evitare il perpetuarsi
  di  metodologie che arrecano grave danno alle finanze della Regione
  per conseguire spesso inutili ed insignificanti risultati a livello
  di sviluppo economico e del reddito;

   la  Commissione  perveniva  quindi alle considerazioni  rassegnate
  alla libera valutazione dell'Assemblea regionale perché 'il Governo
  della  Regione  e  la  stessa  ARS si interrogassero  per  chiudere
  questa  pagina  della  politica dell'intervento  finanziario  della
  Regione in favore del variegato settore della cooperazione';

   di  qui  la  proposta  di  'scioglimento  dell'IRCAC  come  strada
  praticabile   coerente  con  la  politica  allora   avviata   dello
  scioglimento degli enti economici';

   dall'esaurimento della funzione dell'IRCAC e dalla  ridimensionata
  attività  di  istituti  similari  (IRFIS  e  CRIAS)  scaturiva  'un
  giudizio  sul  ruolo che il medio credito può e  deve  svolgere  in
  Sicilia,  con una conseguente razionalizzazione delle politiche  di
  sostegno  alle  attività produttive, mediante la  creazione  di  un
  soggetto  pubblico  capace  di  erogare  credito  a  medio  termine
  all'insegna dell'efficienza e della selettività';

   ma,   dato   che   tale  relazione  non  è  mai   stata   discussa
  dall'Assemblea regionale, il tempo lasciato passare - ben 10 anni -
  ha  prodotto  l'amara conseguenza che non sono state  apportate  le
  dovute,  necessarie  e giuste riforme che dalla stessa  Commissione
  furono auspicate;

   a  distanza  di dieci anni il quadro sostanziale dell'IRCAC  resta
  immutato  con l'aggravante che in questo lungo lasso  di  tempo  si
  sono consolidati le prassi e i sistemi all'epoca evidenziati di una
  gestione poco oculata verso l'interesse generale e pubblico;

   il provvedimento adottato per l'IRCAC, inserito nell'art. 55 della
  l.r.  n.  10  del  1999, con la previsione di un piano  industriale
  oltre ad un ridimensionamento della pianta organica e del personale
  attraverso  un esodo, è stato di fatto vanificato a  causa  di  una
  gestione  dell'ente  priva  di  una  reale  direzione  generale   e
  'abbandonata'  ad un'alternanza di dirigenti interni  con  funzioni
  apicali, che non ha permesso un vero rinnovamento né funzionale  né
  organizzativo dell'ente medesimo;

   di   fatto   il  consiglio  di  amministrazione  e  i   commissari
  succedutisi  non  hanno  aggredito i nodi di  fondo  delle  vicende
  IRCAC,  che,  anzi,  in  alcuni vistosi  casi,  hanno  deviato  dal
  perseguimento dell'interesse pubblico;

   resta   emblematica,  in  tal  senso,  la  nomina  a   commissario
  dell'Istituto  dell'ex vicedirettore generale  già  in  quiescenza,
  nonostante  il  contenzioso personale intrattenuto  con  lo  stesso
  Istituto per l'incarico di direttore generale a lui attribuito;

   e  così  si  è  continuato  imperterriti  nell'attribuzione  delle
  mansioni   di   direttore  generale,  in  alcuni  casi  addirittura
  nonostante  il  parere contrario dell'ex Assessorato  Cooperazione,
  amministrazione  vigilante, caso già rilevato come  anomalia  dalla
  stessa Commissione Antimafia, che hanno determinato un crescendo di
  contenziosi  per  il  riconoscimento in sede giudiziaria  di  oltre
  1.100.000,00 euro di differenze retributive, con l'aggravante  che,
  a  seguire, potrebbero essere attivate altre azioni giudiziarie  da
  parte  di  altri dirigenti nel frattempo preposti, potendo  vantare
  gli  stessi,  analoghe pretese, tutto ciò avvenendo, sembra,  nella
  inerzia se non acquiescenza degli organi tutori ;

   e   dunque:   l'assenza   di  un'adeguata   riorganizzazione,   il
  mantenimento   di  un  obsoleto  regolamento  del   personale   non
  aggiornato in coerenza con l'art. 31 della l.r. n. 6 del 1997  e  a
  quanto  previsto  dai  CC.CC.NN.LL. del  credito,  assieme  ad  una
  'mirata' attribuzione di mansioni ad alcuni 'prescelti' dipendenti,
  consentendo loro il passaggio a qualifiche superiori di  funzionari
  e dirigenti, talvolta anche con transazioni dirette e senza neppure
  intraprendere  un  percorso  giudiziario;  lo  stesso  concorso   a
  direttore generale che, sembra, non sia stato esente da anomalie  e
  complicazioni, contestato da alcuni candidati per le modalità poste
  in essere dalla commissione esaminatrice e approdato presso le sedi
  giudiziarie per motivazioni inerenti a 'false' dichiarazioni  circa
  i   requisiti  posseduti  dal  candidato  poi  nominato   vincitore
  nonostante  circolari  della  Regione  siciliana,  atti  giudiziari
  (sentenze che negano tale attestazione) oltre a pareri dell'Ufficio
  legislativo e legale, attestino che a tutt'oggi resta ancora valida
  non  solo  l'indagine svolta a suo tempo dalla Commissione speciale
  di inchiesta e vigilanza per la lotta alla criminalità mafiosa e le
  considerazioni alle quali pervenne, ma la stessa domanda  d'obbligo
  circa  il  ruolo  e  il  compito dell'IRCAC, se  cioè  esso  svolga
  adeguatamente o meno il suo compito e assolva ancora alla  funzione
  storica  che ad esso era stata assegnata con la sua istituzione  di
  istituto di credito del sistema cooperativistico;

   dalla lettura dei bilanci presentati dall'IRCAC, si ricava infatti
  che,  nonostante i fatti comunicati dal presidente  del  precedente
  c.d.a.,  oggi  commissario,  sul c.d.  risanamento  dell'IRCAC,  di
  fatto,  questo  rimane relegato a un mero messaggio  pubblicitario,
  per  la  diffusione  del quale vengono sostenuti costi  aggiuntivi,
  mantenendo  la  rivista interna 'Cooperazione 2000'  e  remunerando
  svariati  organi  di  stampa, perpetrando così una  delle  anomalie
  indicate, ancora una volta, dalla Commissione Antimafia;

   a fronte, dunque, di accresciuti costi di gestione per pubblicità,
  consulenze,   uffici  e  sedi  decentrate,  mansioni  superiori   e
  pagamento  di  immotivati  straordinari ai  dipendenti  (visto  che
  l'ente  stesso  dichiara di avere deliberato solo 117  pratiche  di
  finanziamento nel 2008), i risultati in termini di aiuto al settore
  cooperativistico    (erogazioni)   non    appaiono    assolutamente
  paragonabili ai costi per il mantenimento della stessa struttura;

   l'IRCAC poi, dopo 10 anni, appare come un ente votato a tentare di
  recuperare  i  suoi  crediti  (più di  1000  linee  di  credito  in
  contenzioso, su cui l'Istituto ricava le commissioni per  i  propri
  costi  di  gestione)  piuttosto  che  a  concedere  credito  (dando
  complessivamente affidamento a circa 200 cooperative);

   nella   considerazione  che  occorre  riaggiornare   l'analisi   e
  l'indagine svolta nella XII legislatura dalla Commissione regionale
  Antimafia,  al fine di acquisire - se del caso - nuovi elementi  di
  riflessione utili ad apportare quelle riforme necessarie  da  tanti
  auspicate,   ma  mai  varate,  oltre  a  verificare  quanto   hanno
  funzionato  gli  strumenti adottati per il mantenimento  dei  costi
  degli  enti economici regionali sottoposti a vigilanza (l.r.  n.  6
  del 1997, art. 31);

   per sapere quale sia oggi lo stato dell'IRCAC relativamente a:

   - personale dipendente e remunerazioni relative;
   - utilizzazione dei fondi e contenzioso con la Regione;
   - crediti e sofferenze;
   -   convenzioni  con  istituti  di  credito  per  il  servizio  di
  tesoreria;
   - stato dell'ufficio di Messina;
   - stato della rivista 'Cooperazione 2000';
   - partecipazione azionarie dell'Istituto;
   - stato delle consulenze esterne». (1084)

         (L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)

                                                              FARAONE

   «All'Assessore  per le attività produttive, premesso  che  con  il
  comma  1  dell'articolo 31 della legge regionale n. 6 del  7  marzo
  1997,  la  Regione  ha dettato norme sul trattamento  giuridico  ed
  economico  del personale degli enti, aziende ed istituti sottoposti
  a  vigilanza e tutela dell'Amministrazione regionale e le cui spese
  di  funzionamento sono a carico del bilancio regionale,  stabilendo
  altresì  esso  non può essere superiore a quello  stabilito  per  i
  dipendenti regionali, secondo le tabelle di equiparazione  adottate
  dai  rispettivi  organi di amministrazione, vistate dai  componenti
  gli  organi di revisione ed approvate dal Presidente della Regione,
  su deliberazione della Giunta regionale;

   considerato che circola voce che la CRIAS stia procedendo a  nuovi
  inquadramenti/promozione   per  figure   apicali   per   circa   40
  dipendenti, senza che però abbia esperito l'iter procedurale di cui
  al sopra richiamato comma 1, dell'articolo 31 della l.r. 6/97;

   ritenuto  che,  qualora  dovesse risultare  vera  la  notizia  che
  circola  riguardo  a tali presunti inquadramenti  senza  l'adozione
  preliminare  della  prevista  tabella  di  equiparazione,   ci   si
  troverebbe di fronte ad una grave violazione di legge tanto più  se
  si  considera che, in atto, il Governo della Regione si appresta  a
  discutere,  nella  prossima manovra finanziaria,  del  riordino  di
  tutte le società partecipate;

   considerato  ancora che l'eventuale avanzamento  di  carriera  che
  sembra  si  stia  configurando  alla  CRIAS  senza  i  necessari  e
  preliminari presupposti giuridici, si configurerebbe con un aumento
  indiscriminato  della  spesa  che resta  comunque  a  carico  della
  Regione  Siciliana, circostanza questa che non potrebbe  tollerarsi
  in un quadro di politiche di risparmio della spesa;

   per sapere se intenda disporre apposita ispezione e/o acquisire  i
  dovuti  chiarimenti al fine di verificare se sia vero che la  CRIAS
  starebbe   procedendo  all'avanzamento  di   carriera   con   nuovi
  inquadramenti  per  figure  apicali  in  assenza  delle  preventive
  previste  tabelle di equiparazione di cui all'art.  31  della  l.r.
  6/97  e,  qualora  dovesse risultare fondata la procedura  adottata
  dalla  CRIAS,  in  spregio  della  normativa,  quali  provvedimenti
  intenda assumere per il rispetto delle norme vigenti e a tutela del
  buon andamento e dell'imparzialità della pubblica Amministrazione».
  (1085)

         (L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)

                                                              FARAONE

   «All'Assessore per le infrastrutture e la mobilità, premesso che é
  ormai di dominio pubblico la notizia che circola insistentemente su
  un  vero  e  proprio racket organizzato da parte della  criminalità
  organizzata sulle abitazioni e sui locali commerciali ubicati nello
  ZEN di Palermo;

   ritenuto  che  di  fatto,  nonostante  gli  arresti  clamorosi   e
  importanti  dei  capi  mandamenti di  San  Lorenzo  dentro  la  cui
  'giurisdizione  mafiosa'  ricade  lo  ZEN,  ovvero  i  Lo  Piccolo,
  tuttavia,  niente  é  cambiato rispetto  al  parallelo  sistema  di
  controllo territoriale mafioso che continua indisturbato;

   considerato che:

   sul  piano dell'affermazione dello Stato diritto si gioca la  vera
  battaglia per la sconfitta della mafia e dei suoi infimi modelli di
  riferimento  sociale sostitutivi e incompatibili con quelli  propri
  dello Stato di diritto;

   i  cittadini  onesti che vivono nel quartiere non  possono  essere
  alla  mercé  di taglieggiatori mafiosi che impunemente circolano  e
  osano affermare il proprio spregiudicato dominio;

   l'affermazione della legalità nei quartieri di frontiera come é lo
  ZEN   di  Palermo,  non  può  che  passare  dalla  presenza   delle
  istituzioni, di tutte le istituzioni;

   ritenuto  che:  il patrimonio abitativo pubblico  é  di  proprietà
  dello  IACP di Palermo, e che esso non sfugge a questa morsa  della
  mafia  ed  al  taglieggiamento continuo dei suoi estortori  con  il
  mercato parallelo messo su;

   per  sapere se lo IACP di Palermo sia in possesso di un censimento
  aggiornato  delle  abitazioni e dei locali  commerciali,  del  loro
  utilizzo  e  di  chi  vi  abiti e se questi  abbiano  la  legittima
  titolarità ad abitarli». (1086)

         (L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)

                                                              FARAONE

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   nella precedente interrogazione a risposta orale n. 967, trasmessa
  al  Governo  in data 2 febbraio 2010, si chiedevano chiarimenti  al
  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute  sulle
  modalità  di  reperimento  di nuove figure  professionali  inserite
  nell'organico della Si.S.E.;

   si  evidenzia l'assoluta mancanza nella compagine societaria della
  S.E.U.S.   S.C.p.A.,   del   più  volte  richiesto   'Soggetto   di
  riconosciuta  valenza  nazionale'. La  VI  Commissione  legislativa
  permanente  'Servizi sociali e sanitari' dell'ARS ne  ha,  infatti,
  puntualmente  richiesto  l'inserimento,  richiesta  che  è   stata,
  perlomeno, a quanto è dato conoscere, totalmente disattesa;

   si  stigmatizza,  inoltre, la violazione perpetrata  dal  soggetto
  gestore  del  divieto  di assunzione di nuove  unità  di  personale
  all'interno dello stesso. Ed invero, tale divieto è stato più volte
  disatteso  con  l'inserimento in organico del  dott.  Marco  Romano
  (fino  al  31 dicembre 2009) con contratto a progetto e le funzioni
  di  direttore  generale;  con  l'ulteriore  inserimento  del  dott.
  Gabriele Cappelletti con le funzioni di direttore amministrativo ed
  un  contratto di lavoro subordinato a termine al 31 dicembre  2009,
  poi  prorogato  al 31 marzo 2010; e con un contratto  di  direttore
  sanitario  per la dottoressa Nunziata Sciacca fino al  31  dicembre
  2009;

   considerato che:

   tali  inserimenti,  oltre a contravvenire al divieto  posto  dalla
  normativa  ed  a  un preciso precetto sancito dalla VI  Commissione
  legislativa  permanente (assunzioni bloccate al  31  luglio  2008),
  potrebbero   comportare  delle  refluenze   negative,   a   livello
  economico, che potrebbero richiamare l'attenzione della  Corte  dei
  Conti  per palese danno erariale, anche alla luce del conflitto  di
  attribuzioni,  risolto in favore di quest'ultima,  con  la  recente
  sentenza, dalla Corte costituzionale;

   invero,  non  si  può  fare a meno di rilevare,  onde  non  essere
  'coinvolti'  per comportamento omissivo, che alla data delle  dette
  immissioni esistevano (e tuttora esistono) in azienda, regolarmente
  assunti,  le  medesime figure (dott. Giuseppe  Giordano,  direttore
  amministrativo  e facente funzioni di direttore generale,  e  dott.
  Adolfo De Meo, direttore sanitario);

   si  è perpetrata una chiara violazione normativa (divieto di nuove
  assunzioni)  ed  una duplicazione della spesa;  inoltre,  il  dott.
  Cappelletti,  attuale direttore generale con  contratto  di  lavoro
  subordinato  a  tempo  determinato fino al  31/3/10,  'rischia'  di
  essere stabilizzato a tempo indeterminato nell'ipotesi di una nuova
  proroga  del  suo  contratto  alla  scadenza  ovvero  con  un  suo,
  eventuale, transito all'interno del nuovo soggetto gestore S.E.U.S;

   tale  fatto  evidenzia chiaramente un danno erariale.  Ed  invero,
  stante  il divieto di nuove assunzioni, per procedere eventualmente
  alle stesse 'per mancanza di professionalità interne' che potessero
  ricoprire  tale  ruolo, si doveva procedere  allo  'screening'  del
  personale  interno.  Ciò non è stato fatto perché,  altrimenti,  si
  sarebbe  evidenziato che tali professionalità sono già presenti  in
  azienda e non vi era necessità alcuna di ricorrere all'esterno;

   la  possibilità di stabilizzazione a tempo indeterminato del dott.
  Cappelletti è reale, in quanto, come detto, il transito  nel  nuovo
  soggetto  S.E.U.S. è, di fatto, una continuazione del rapporto  con
  un  soggetto legato al precedente da una convenzione e svolgente il
  medesimo  servizio  con  identico personale e  stesse  attrezzature
  ('ergo': trasferimento di azienda);

   ad oggi il nuovo soggetto gestore del servizio d'emergenza-urgenza
  è  ancora in stato embrionale e che tutti i rapporti giuridici sono
  ancora in carico alla Si.S.E.;

   per sapere:

   se,   stante   il  tenore  della  citata  sentenza   della   Corte
  costituzionale (n. 337/09) e il possibile coinvolgimento nel  danno
  erariale  perpetrato,  con comportamento  omissivo,  per  le  dette
  assunzioni,  cosa  intendano fare alla luce dei  fatti  narrati  in
  premessa;

   se   non   reputino  necessario  rivedere  gli  atti  deliberativi
  approvati   dalla   Giunta,  che  hanno   consentito   una   deroga
  'eccezionale'  a quanto stabilito per legge (l.r. n.  5  del  2009,
  art.24, c. 12) secondo quanto riferito dall'Assessore regionale per
  la  salute nella seduta della VI Commissione legislativa permanente
  dell'ARS n. 78 del 26 gennaio 2010». (1091)

       (Gli interroganti chiedono lo svolgimento in Commissione)

                FORZESE-MAIRA-CORDARO-FALCONE-LEONTINI-DINA-CASCIO S.
                                CAPUTO-RAGUSA-LIMOLI-MANCUSO-BUZZANCA

   «All'Assessore per la salute, premesso che lo stesso, in  data  15
  marzo  2010,  ha emanato un decreto assessoriale con  il  quale  ha
  provveduto  a  ripartire, per l'anno 2010, le risorse da  assegnare
  alle aziende sanitarie provinciali della Sicilia per finanziare una
  serie di prestazioni;

   considerato  che  tra queste vi sono anche le  somme  relative  ai
  laboratori di analisi convenzionati;

   preso atto che, per l'azienda sanitaria provinciale di Ragusa,  la
  somma individuata risulta pari ad euro 4.344.000;

   considerato che la ripartizione del totale di euro 110.000.000 per
  il numero degli abitanti residenti nelle diverse province siciliane
  avrebbe  determinato l'assegnazione all'ASP di Ragusa di una  cifra
  decisamente superiore, pari ad euro 6.200.000;

   tenuto  conto che la somma assegnata consente di coprire il  costo
  del  servizio  soltanto  sino al mese di giugno,  il  che  produrrà
  inevitabilmente la formazione di lunghe liste di attesa  con  gravi
  disagi per i cittadini;

   considerato, altresì, che non risulta tollerabile una politica che
  tenda  a  penalizzare  le piccole province a scapito  di  altre  di
  maggiori dimensioni;

   ritenuto  imprescindibile  ed  improrogabile  un  intervento   del
  Governo  che  assicuri,  in  ogni  realtà  territoriale,  il  pieno
  soddisfacimento dei bisogni delle comunità locali;

   per sapere:

   i  criteri  posti  a  base della ripartizione  effettuata  con  il
  suddetto d.a. n. 779 del 15 marzo 2010;

   se  intenda  intervenire con un nuovo provvedimento per correggere
  le  distorsioni determinate da tale ripartizione, individuando  una
  più equa soluzione, anche al fine di fronteggiare i notevoli disagi
  determinati». (1094)

   (L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione con urgenza)

                                                              MINARDO

   PRESIDENTE. Le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo e alle competenti Commissioni.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate.

   FARAONE, segretario f.f.:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente, premesso che:

   il  comune  di  Capo  d'Orlando  (ME)  ha  adottato  con  delibera
  consiliare n. 85 del 6 settembre 2000 il piano di distribuzione dei
  carburanti in variante al p.r.g.;

   tra  le  aree destinate all'istallazione di impianti di carburante
  ve ne è una sita in via Torrente Forno;

   la   ditta   Arena   Gaetano  ha  presentato   un   progetto   per
  l'istallazione di un impianto di carburante che prevede, secondo la
  normativa vigente in materia, anche la predisposizione di  impianto
  gpl;

   la  medesima  ditta  Arena Gaetano ha chiesto al  Comune  di  Capo
  d'Orlando  l'assegnazione  dell'area di cui  sopra,  già  destinata
  all'installazione di impianti di carburante, al fine di  realizzare
  un distributore di carburante i.d.c. e un distributore di gpl;

   atteso che:

   il  Comune di Capo d'Orlando ha rigettato la richiesta in  oggetto
  adducendo  che  vi è l'obbligo per l'ente locale di  reperire  aree
  alternative  solo  in  caso  di trasferimento  coatto  di  impianti
  esistenti su aree pubbliche;

   nel  comune  di  Capo  d'Orlando esiste un  solo  distributore  di
  carburante gpl;

   ritenuto che:

   l'installazione di un nuovo impianto di carburante,  peraltro  già
  previsto  nel p.r.g. del Comune, non può che ritenersi di  pubblica
  utilità  e  che  il  reperimento  delle  aree  da  destinare   alla
  realizzazione  degli  impianti non può essere  lasciato  al  libero
  mercato,  ma deve conformarsi al piano di distribuzione  deliberato
  dal consiglio comunale;

   la  realizzazione del distributore gpl, oggetto di  istanza  della
  ditta  Arena, è oggettivamente di pubblica utilità anche in ragione
  del  contributo alla riduzione dell'inquinamento atmosferico. A tal
  proposito,  appare  utile rilevare che il Ministero  dell'ambiente,
  per  favorire  i piani regionali redatti ai sensi dell'art.  8  del
  d.lgs. n. 351/99 riguardante 'Misure da applicare nelle zone in cui
  i  livelli  sono  più  alti dei valori limite'  miranti  a  ridurre
  l'inquinamento   atmosferico  prodotto  dal   traffico   veicolare,
  favorisce  l'utilizzo  di  metano e  gpl  da  parte  dei  cittadini
  attraverso  la diffusione sul territorio nazionale di  impianti  di
  distribuzione dei predetti carburanti;

   in  ogni  caso,  le  leggi vigenti in materia di installazione  di
  impianti di carburante definiscono di pubblica utilità le  aree  da
  occuparsi per l'istallazione di tali impianti;

   ritenuto, inoltre, che:

   vi  sarebbe  il  fondato pericolo che la normativa  relativa  alla
  localizzazione  degli impianti di carburante non  venga  attuata  a
  causa di una cattiva interpretazione della stessa;

   laddove   si   lasciasse,  in  assoluto,  al  libero  mercato   il
  reperimento  delle aree già destinate, attraverso le previsioni  di
  p.r.g.,  all'installazione  degli  impianti  di  distribuzione  del
  carburante,   verrebbe   frustrata   l'attività   della    Pubblica
  Amministrazione  che,  con i piani di distribuzione,  razionalizza,
  distribuisce  organicamente gli impianti affinché  rispondano  alle
  reali esigenze degli utenti in rapporto all'effettiva presenza  del
  traffico veicolare;

   nella  suindicata prospettiva non si darebbe attuazione alle norme
  volte  a  contrastare  l'inquinamento  atmosferico,  attraverso  la
  riduzione  delle  emissioni di CO, e conseguentemente  la  Pubblica
  Amministrazione verrebbe meno al suo compito primario, che è quello
  di  tutelare  la  salute dei cittadini anche attraverso  la  tutela
  dell'ambiente;

   per sapere se non ritengano opportuno emanare una nota esplicativa
  della   normativa   in   materia   onde   stabilire,   in   maniera
  inequivocabile,  che le previsioni del piano di  distribuzione  del
  carburante vengano attuate dalla Pubblica Amministrazione anche  in
  maniera  coattiva,  dovendosi  intendere  di  pubblica  utilità  la
  realizzazione dei distributori i.d.c. e gpl». (1089)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                              RINALDI

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   nel   dicembre  2008  il  laboratorio  avanzato  di  oncopatologia
  dell'ARNAS  Ospedale  civico  di Palermo  è  stato  inaugurato  dal
  professore  Umberto  Veronesi e dall'assessore Massimo  Russo  alla
  presenza di ospiti prestigiosi, quali il prof. Generoso Bevilacqua,
  presidente del gruppo europeo di patologia molecolare, e del  prof.
  Alberto    J.    L.    Macario   dell'istituto   di   biotecnokogia
  dell'Università del Maryland;

   il   laboratorio   diretto  dal  professore  Marasà   dispone   di
  attrezzature di alta tecnologia che consentono di dare  risposte  a
  particolari      richieste     clinicoterapeutiche      nell'ambito
  dell'oncologia;

   considerato che:

   in una recente audizione nella VI Commissione legislativa dell'ARS
  'Servizi sociali e sanitari';

   il professore Marasà ha illustrato le potenzialità del laboratorio
  avanzato di oncopatologia; ha, inoltre, sottolineato i vantaggi sia
  per i pazienti che per i costi del servizio sanitario regionale  di
  una  chemioterapia mirata (target therapy), resa possibile dai dati
  ottenibili dal laboratorio; ha, altresì, fatto presente ai deputati
  commissari che per una attività a pieno regime è necessario fornire
  alla   struttura  un  adeguato  utilizzo  di  personale   altamente
  qualificato (medici, biologi, informatici, amministrativi);

   la  spesa per i farmaci antineoplastici (e immunomodulatori) è  in
  aumento  e  incide in misura considerevole nella spesa farmaceutica
  globale della nostra Regione;

   la  target  therapy  permette, calibrando meglio  il  trattamento,
  risparmi significativi sulla spesa e riduce le complicanze che  una
  terapia non specifica può causare ai pazienti;

   atteso che:

   purtroppo  i  cosiddetti 'DRGs di fuga' sono ancora, nella  nostra
  Regione,  elevati  per  il  trattamento  delle  neoplasie  e  nello
  specifico  per  una  precisa  diagnosi  istopatologia  e   per   la
  chemioterapia dei pazienti con neoplasie;

   la  ricerca e l'innovazione nel nostro sistema sanitario regionale
  non  sono  purtroppo al livello degli standard delle altre  regioni
  d'Italia;

   ritenuto che:

   il  laboratorio  avanzato di oncopatologia potrebbe  diventare  un
  importante punto di riferimento per una costituenda rete  siciliana
  di diagnostica oncologica;

   tale laboratorio mette a disposizione dei pazienti siciliani,  nel
  loro territorio, straordinarie acquisizioni di biologia molecolare,
  evitando  il  ricorso penoso a strutture specializzate del  Centro-
  Nord d'Italia, con i conseguenti disagi che questo comporta per  le
  famiglie   oltre   agli  aggravi  di  spesa  per  l'Amministrazione
  regionale;

   per sapere:

   se  il  laboratorio avanzato di oncopatologia dell'ARNAS  Ospedale
  civico  di  Palermo sia stato messo nelle condizioni di  operare  a
  pieno regime;

   se abbia intenzione di valorizzare la suddetta struttura;

   se  non ritengano opportuno attivare nel più breve tempo possibile
  ogni  misura  idonea  e  necessaria  a  non  disperdere  risorse  e
  tecnologie di indubbio valore scientifico e di inestimabile  valore
  umano per la salute dei siciliani». (1092)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                              FERRARA

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione professionale, premesso che:

   gli enti di formazione professionale procedono ad una sconsiderata
  politica di assunzioni e ad un appesantimento della spesa pubblica;

   atteso che gli stessi enti lamentano il taglio dei finanziamenti;

   per sapere:

   se  da  settembre 2009 ad oggi siano state fatte assunzioni  dagli
  enti professionali ai sensi della legge regionale n. 24 del 1976;

   se siano a conoscenza di dati informativi da parte dei nove uffici
  provinciali del lavoro della Regione, nonché INPS e INAIL;

   i criteri e le modalità degli avvisi 6 e 7;

   a  tal  fine, in base alla legge nazionale 7 agosto 1990,  n.  241
  (aggiornata  con le modifiche introdotte dalla legge n.  15/2005  e
  dalla legge n. 80/2005), alla legge regionale 30 aprile 1991, n. 10
  (articolo  28),  e alla successiva legge regionale  del  16  aprile
  1993, n. 4 (articolo 45), se sia possibile accedere agli atti entro
  30   giorni  dalla  presentazione  della  presente  interrogazione,
  allegando quanto richiesto alla risposta scritta». (1095)

                                                              FALCONE

   «Al  Presidente della Regione, all'Assessore per il  territorio  e
  l'ambiente,  all'Assessore per l'energia e i  servizi  di  pubblica
  utilità e all'Assessore per attività produttive, premesso che,

   con  d.a. n. 50/GAB del 4 settembre 2002, il territorio dei Comuni
  di  Condrò, Gualtieri Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, San Filippo
  del Mela, San Pier Niceto e Santa Lucia del Mela è stato dichiarato
  area   ad   elevato  rischio  di  crisi  ambientale  in   relazione
  all'impatto  ambientale conseguente alla presenza  di  insediamenti
  industriali   di   notevoli  dimensioni  (centrale  termoelettrica,
  raffineria di petrolio, ecc.). Con lo stesso provvedimento è stata,
  inoltre,  istituita  la  Commissione   Stato-Regione-provincia-enti
  locali  con  il  compito  di predispone  il  piano  di  risanamento
  ambientale  e  rilancio  economico  del  comprensorio   del   Mela,
  integrata nella composizione con il successivo d.a. n. 883  del  16
  luglio 2003;

   considerato che:

   il  Ministero  dell'ambiente, nei propri decreti di autorizzazione
  integrata  ambientale, per quanto attiene la zona del Mela,  rileva
  che  con  d.a.  305/GAB del 19 dicembre 2006 è  stata  adottata  la
  zonizzazione  del  territorio  della  Regione  siciliana,   ed   il
  territorio in cui è ubicata la centrale EDIPOWER si trova  in  ZONA
  A, ovvero quella parte di territorio nella quale è stato accertato,
  mediante  misurazioni  in  siti fissi, il  superamento  dei  valori
  limite e/o dei valori limite più il margine di tolleranza di cui al
  DM  60/2002 e nelle quali si deve intervenire in tempi brevi con  i
  piani di azione e/o i piani di risanamento. Essendo l'area del Mela
  ad elevato rischio di crisi ambientale, la classificazione adottata
  è  R3 e comprende il territorio che insiste nei comuni di Gualtieri
  Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, San Filippo del Mela, Santa Lucia
  del Mela, San Pier Niceto, Condrò;

   rilevato  che,  con  d.a.  n. 48/GAB del 23  febbraio  2005,  alla
  commissione  provinciale  per la tutela dell'ambiente  e  la  lotta
  contro  l'inquinamento  di  Messina  fu  affidato  il  compito   di
  predispone  le  linee  guida  per  la  formazione  del   piano   di
  risanamento  ambientale e rilancio economico del  comprensorio  del
  Mela  da  sottoporre all'Assessore regionale per  il  territorio  e
  l'ambiente,   per  la  successiva  approvazione  da   parte   della
  Commissione Stato-Regione-provincia-enti locali istituita ai  sensi
  dell'art. 2 del d.a. n. 50/2002 prima citato;

   tali  linee  guida relative al piano di risanamento  ambientale  e
  rilancio  economico  del  comprensorio  del  Mela  dovevano  essere
  definite   dalla  commissione  tutela  ambiente  e   lotta   contro
  l'inquinamento di Messina e trasmesse all'Assessore  regionale  per
  il territorio e l'ambiente entro il 30 marzo 2005 e che, in data 14
  giugno 2005, si teneva una riunione presso l'Assessorato Territorio
  e  ambiente per la presentazione delle linee guida ed in tale  sede
  1'Assessorato  si impegnava, tramite il presidente  della  CPTA  di
  Messina,  a presentare alle parti il piano di risanamento  entro  i
  termini previsti ed individuati nel 31 gennaio 2006;

   verificato che nell'anno 2005, con delibera di Giunta di  governo,
  è stato istituito l'ufficio speciale per le aree ad elevato rischio
  di  crisi  ambientale, ai sensi dell'art. 4, comma 7,  della  legge
  regionale   n.   10/2000,  e  che  alcuni  dei  compiti   demandati
  all'ufficio speciale sono: l'acquisizione delle informazioni  sullo
  stato  dell'ambiente  nelle aree a rischio ai fini  dell'attuazione
  del piano di risanamento; esprimere parere preliminare su qualsiasi
  provvedimento  di  competenza della Regione  e  degli  enti  locali
  relativamente   a   problematiche  ambientali,  e   comunque,   con
  implicazioni  ambientali, inerenti le aree  a  rischio  o  relative
  all'attuazione   dei  piani  di  risanamento;   curare   l'attività
  straordinaria   e   sperimentale  per  il   miglioramento   ed   il
  potenziamento   dell'azione   di  risanamento   tramite   l'impiego
  coordinato di più strutture operative anche appartenenti a  diversi
  Assessorati o sviluppando rapporti con le Università;

   verificato  inoltre  che il 28 luglio 2006 si  teneva,  presso  il
  Ministero dell' ambiente, una riunione in cui si prendeva atto  che
  alla  data di tale riunione non era stato elaborato alcun piano  di
  risanamento  della  qualità  dell'aria  in  conformità  alle  norme
  europee  e  nazionali.  L'Assessore  pro  tempore  si  impegnava  a
  istituire  un  tavolo regionale per concordare e programmare  anche
  con  gli  enti  locali  le  attività  da  svolgere  in  materia  di
  valutazione, gestione e pianificazione della qualità dell'aria;

   considerato ancora che il 10 aprile 2006 la Commissione europea ha
  notificato   all'Italia  il  parere  motivato  per   la   procedura
  d'infrazione per violazione dell'articolo 8 della direttiva 96/62 e
  articoli  4  e 5 della direttiva 99/30, che la Repubblica  italiana
  era  tenuta  a  conformarsi al parere motivato entro due  mesi  dal
  ricevimento  del medesimo e che al comma 17 del parere motivato  si
  legge  che  tra  i  piani presentati quello  della  Regione  Veneto
  addirittura  è palesemente inidoneo a costituire davvero  un  piano
  perché  mancante  della descrizione delle misure  deliberate  e  il
  calendario di attuazione;

   verificato  ancora che l'Assessorato Territorio ed  ambiente,  con
  atto  amministrativo,  in  data agosto  2007,  approvava  il  piano
  regionale  di  risanamento, ponendosi in tal modo in una  singolare
  situazione,  unica  nel  contesto  italiano,  senza  la  forza   di
  specifici atti normativi dell'Assemblea regionale siciliana, e  che
  tale  piano  è stato oggetto di critica da parte di vari  soggetti,
  ledendo  l'immagine  della Regione. In  data  l  febbraio  2010  la
  Commissione   ribadiva  le  carenze  del  piano   per   le   stesse
  contestazioni fatte al Veneto e, nello specifico, con riguardo alle
  misure da prendere in considerazione conformemente all'allegato XV,
  parte B, punto 3, della direttiva 2008/50/CE, per le zone da 4 a  7
  le  autorità  italiane non hanno tenuto conto di numerosi  tipi  di
  misure  senza  fornire  spiegazioni. Per la  Sicilia,  inoltre,  si
  contesta anche il punto 8, lettera b), della parte A, dell'allegato
  XV,  della direttiva 2008/50/CE, ossia gli effetti riscontrati  dei
  provvedimenti di miglioramento vigenti anteriormente  all'1  giugno
  2008,   la  stima  dei  miglioramenti  programmati  della   qualità
  dell'aria   e  dei  tempi  previsti  per  conseguire  la  riduzione
  dell'inquinamento a seguito dell'entrata in vigore della  direttiva
  2008/50/CE  e  un calendario per l'attuazione delle  misure  e  dei
  progetti a tale scopo;

   ritenuto  che  in  conseguenza di ciò è  più  che  verosimile  una
  condanna   per   l'Italia  con  l'effetto  di  una  rivalsa   della
  Commissione sui fondi assegnati alla Sicilia;

   evidenziato   che,   in  tale  quadro  di  disastro   tecnico   ed
  amministrativo, si innestava una serie di ulteriori peculiarietà  a
  carico  dello  stesso  servizio  dell'  Assessorato  Territorio   e
  ambiente. Veniva nominato capo servizio il presidente della CPTA di
  Messina.  L'effetto  di  tale  nomina  sarebbe  la  nascita  di  un
  conflitto di interessi tra le funzioni della CPTA, deputata a  dare
  valutazioni   circa  l'idoneità  delle  misure  atte  a   contenere
  l'inquinamento,  e l'Assessorato, competente ad  emanare  gli  atti
  autorizzativi. In altri termini, lo stesso soggetto prima valuta ed
  in seguito, in altra veste, recepisce ciò che egli stesso ha fatto,
  situazione  che  ha determinato innumerevoli contenziosi  tra  tale
  servizio  dell'Assessorato  ed altre  commissioni  provinciali.  Le
  commissioni,   con  atti       inequivocabili,  hanno    dimostrato
  all'Assessorato l'assoluta infondatezza tecnica e giuridica di atti
  che il servizio pretendeva, anche con minacce alla stesse CPTA,  di
  adottare.  In  particolare, tutti gli atti sono riconducibili  alla
  corretta  applicazione della delicatissima normativa in materia  di
  trattamento termico dei rifiuti. In particolare, le CPTA osservano,
  nello  specifico,  che  impianti destinati  a  produrre  energia  o
  recuperare   materia  prima  dai  rifiuti  sono   sottoposti   alla
  stringente  normativa di cui al d.lgs. 133/05 ed in conseguenza  di
  ciò  non si applica agli stessi il regime di cui alla parte  V  del
  d.lgs.   152/06,  per  espressa  esclusione  dello  stesso  operato
  dall'art 267, comma 2;

   accertato  che  l'Assessore  per il Territorio  pro  tempore,  con
  proprio  decreto  del  22 dicembre 2009, esprimendosi  su  un  caso
  sollevato  dal  servizio in questione, aveva  dovuto  annullare  in
  autotutela un proprio precedente decreto basatosi su una  relazione
  del  servizio  in questione ed avallata dal dirigente generale  pro
  tempore,  dopo  avere  verificato  l'assoluta  insussistenza  delle
  motivazione addotte dal servizio stesso e che, in data 18  febbraio
  2010,  il 'Giornale di Sicilia', dava notizia di avvisi di garanzia
  verso tutti gli Assessori per il territorio, i dirigenti generali e
  due  dirigenti  del  servizio in questione, tra cui  il  richiamato
  dirigente  per la mancata adozione, sopra accennata,  di  misure  a
  tutela  della salute relative al piano di risanamento della qualità
  dell'aria;

   per sapere se risponda al vero che:

   1-  l'Assessore per il territorio aveva richiesto nei confronti di
  tale dirigente l'apertura di un procedimento disciplinare;
   2-  l'Assessorato,  al fine di evitare che il  suo  operato  possa
  essere  in qualche modo sottoposto a verifica, seppure incidentale,
  da  parte  di organismi indipendenti quali le CPTA, volute peraltro
  dal  legislatore  siciliano per dare la necessaria consulenza  agli
  enti   locali   nella  difficilissima  materia   ambientale,   stia
  preparando un atto normativo per l'abolizione delle stesse;
   3-  il  servizio  in  questione, nonostante la definizione,  ormai
  esaustiva, tra impianti soggetti a VIA ed impianti non sottoposti a
  VIA,  continui a rilasciare autorizzazioni che per legge sono state
  trasferite alle province regionali;
   4-  il  servizio suggerisca a terzi una pseudo-formula  giuridica,
  per  aggirare, a seguito di dichiarazione del privato ( ed in piena
  violazione di norma), la procedura in materia di VIA;
   5-  il  servizio  ha  emanato  atti  autorizzatori  modificando  o
  addirittura  ribaltando  la valutazione  tecnica  effettuate  dalle
  CPTA;
   6-  il servizio ha emanato propri decreti nell'ambito di procedure
  uniche,    quali    l'autorizzazione   integrata    ambientale    o
  l'autorizzazione alla costruzione e gestione di impianti energetici
  per  fonti  rinnovabile,  vanificando il  criterio  ispiratore  del
  procedimento  unico e nel caso di AIA in violazione  dell'esplicito
  divieto   di   procedere  ad  approcci  separati  in   materia   di
  inquinamento nel caso di impianti sottoposti ad AIA;

   per  sapere,  inoltre  ove quanto sopra richiesto  rispondesse  al
  vero, in considerazione del sopraccennato conflitto di interesse ed
  alla  luce  della gravissima irregolarità, vista anche  la  solenne
  bocciatura  da  parte del TAR del piano energetico e  quella  della
  Commissione   europea  del  piano  di  risanamento  della   qualità
  dell'aria, al fine di tutelare la popolazione della zona di Milazzo
  e  del Mela che non può continuare ad essere vittima delle anomalie
  amministrative se intendano effettuare con urgenza, una verifica di
  tutti  gli  atti compiuti dal servizio in questione in  materia  di
  autorizzazione rilasciate nella provincia di Messina». (1096)

                                                               CORONA

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  inviate al Governo.

                       Annunzio di interpellanza

   PRESIDENTE.   Comunico   che  è  stata  presentata   la   seguente
  interpellanza:

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione professionale, premesso che:

   i  regolamenti  attuativi  della riforma della  scuola  secondaria
  superiore, ancorché pubblicati sul sito del MIUR, ad oggi non  sono
  stati pubblicati in Gazzetta ufficiale;

   tali regolamenti, pur essendo egualmente efficaci, potranno essere
  annullati  dal  giudice amministrativo, evento  che  verosimilmente
  accadrà, facendo precipitare la scuola in un caos ancora maggiore;

   considerato che:

   l'istruzione  è  materia  di  legislazione  concorrente  ai  sensi
  dell'art.  117 della Costituzione per cui fino a che i  regolamenti
  non  saranno  pubblicati,  la  Regione  non  potrà  provvedere   ad
  approvare  le  delibere  relative ai  piani  di  dimensionamento  e
  all'offerta   formativa  regionale  (inerente   agli   insegnamenti
  aggiuntivi per cui è lasciata autonomia alle singole regioni);

   la  loro applicazione comporterebbe pertanto una rinuncia da parte
  della Regione a tale autonomia;

   questo  'accentramento'  delle competenze legislative  in  materia
  scolastica,  oltre che essere anticostituzionale, mal  si  concilia
  con  l'attuazione  del  federalismo,  che  appare  sempre  più   di
  facciata,  e  con  una  reale  applicazione  del  Titolo  V   della
  Costituzione;

   i   regolamenti   in  oggetto  prevedono  una  pesante   riduzione
  dell'offerta  formativa,  sancendo un  inaccettabile  impoverimento
  della   formazione  culturale  dei  giovani  siciliani,  privandoli
  dell'apporto      fondamentale di discipline  insostituibili  quali
  diritto, economia, geografia e riducendo le ore di insegnamento per
  tutte le altre materie;

   negli  ultimi 5 anni la scuola siciliana ha perso 11.000 posti  di
  lavoro,  di  cui  7.260 solo nel 2009, con la previsione  certa  di
  un'ulteriore  emorragia di 5.000 unità per  il  prossimo  anno  tra
  docenti e personale amministrativo;

   atteso  che,  a fronte di quanto sopra descritto, si registra  una
  crescita  esponenziale della dispersione scolastica  con  punte  di
  oltre il 18 per cento negli istituti tecnici;

   preso  atto che, in base ad argomentazioni analoghe, la  Provincia
  autonoma di Bolzano ha deliberato che la riforma prenderà  il  via,
  nel  suo  territorio, con un anno di ritardo (settembre  2012)  per
  adeguarla alle particolarità della realtà scolastica locale  ed  in
  tal senso si sta orientando anche la Regione Toscana;

   molte scuole, anche siciliane, stanno deliberando di accettare  le
  iscrizioni,  per  il prossimo anno scolastico, in base  al  vecchio
  ordinamento (formalmente ancora in vigore);

   per conoscere:

   se non ritengano indispensabile rinviare l'avvio del provvedimento
  di riordino all'anno scolastico 2011-2012;

   se  non  ritengano di dover chiedere tempestivamente  al  MIUR  di
  applicare  il  percorso  partecipativo previsto  dalla  legge,  nel
  rispetto dell'autonomia scolastica e delle competenze regionali;

   se  sia  sufficientemente chiaro al Governo della Regione  che  la
  c.d.  'riforma Gelmini' taglia solo risorse alla scuola  e  non  fa
  alcun  investimento per recuperare efficacia, efficienza ed  equità
  nella  scuola  pubblica, autentico ed insostituibile caposaldo  per
  una  Regione che intende scommettere sull'innovazione, nonché sulle
  competenze e i saperi innanzitutto delle giovani generazioni». (83)

                                                 GUCCIARDI-BARBAGALLO

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia  fatto alcuna dichiarazione, l'interpellanza  si
  intende accettata e sarà iscritta all'ordine del giorno per  essere
  svolta al proprio turno.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  mozioni:

   numero  186  «Modalità di rimodulazione dei posti letto  a  favore
  dell'ospedalità privata», degli onorevoli Limoli, Leontini, Mancuso
  e Bosco, presentata il 16 marzo 2010;

   numero   187  «Provvedimenti  della  Regione  siciliana   per   il
  finanziamento delle Zone Franche Urbane», degli onorevoli Marrocco,
  Scammacca Della Bruca, Falcone, Torregrossa e Gucciardi, presentata
  il 17 marzo 2010. Ne do lettura:

                       «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la recente inchiesta giornalistica del quotidiano 'la Repubblica',
  edizione   di   Palermo,  ha  posto  in  risalto  le  modalità   di
  applicazione  della riforma sanitaria regionale, evidenziando  che,
  relativamente  all'ospedalità privata, la macchina regionale  si  è
  mossa   con   estrema  lentezza  rimanendo  tutt'ora  disapplicata,
  particolarmente per la riduzione dei posti letto per acuti e per la
  determinazione dei 'budget' ad essa destinati;

   la  Commissione  nazionale  d'inchiesta  su  'Errori  sanitari   e
  disavanzi  sanitari  regionali', al termine delle  audizioni  sulla
  sanità  regionale, ha evidenziato errori e criticità  funzionali  e
  gestionali in Sicilia in merito ai temi della riduzione  dei  posti
  letto ed alle assegnazioni dei 'budget';

   con  l'accordo del 31 luglio 2007, attuativo del piano di rientro,
  si  stabilivano  le  misure  e le azioni  di  riorganizzazione,  di
  riqualificazione  e  di  individuazione  degli  interventi  per  il
  perseguimento  del  riequilibrio economico del  Servizio  sanitario
  regionale, previsto dall'art. 1, comma 180, della legge 30 dicembre
  2004, n. 311, prevedendo, tra l'altro, per le case di cura private,
  un  doppio  intervento:  uno  di tipo strutturale  e  uno  di  tipo
  finanziario.   Il  primo  prevedeva,  al  31  dicembre   2009,   la
  disattivazione  di 435 posti letto per acuti e la riconversione  di
  ulteriori  135 posti letto per acuti in posti letto di lungodegenza
  e  riabilitazione; la seconda manovra, quella di tipo  finanziario,
  prevedeva la riduzione del 'budget' di 55 milioni di euro;

   con la delibera n. 212 del 23 settembre 2008, l'ospedalità privata
  aveva  ottenuto  un  beneficio  non  indifferente,  in  quanto   il
  riassetto  della  rete  ospedaliera,  approvato  e  successivamente
  validato  dal Ministero del lavoro, della salute e delle  politiche
  sociali  con provvedimento del dirigente generale Prog  27  ottobre
  2008  0000349-P  dell'11  novembre 2008, prevedeva,   invece  della
  disattivazione di 435 posti letto per acuti da parte delle case  di
  cura  private,  la  riconversione degli stessi in  posti  letto  di
  lungodegenza;

   con   il  decreto  assessoriale  n.  3473  del  24  dicembre  2008
  'Indirizzi e criteri per l'applicazione del Piano di rientro di cui
  all'art.  1,  comma  180,  della legge 30 dicembre  2004,  n.  311,
  stipulato  dalla  Regione  siciliana in  data  31  luglio  2007  ed
  approvato  dalla  Giunta  regionale l'1 agosto  2007',  sono  stati
  forniti,  tra  l'altro, gli indirizzi e i criteri, con  riferimento
  alla tabella di rimodulazione, per la riconversione di n. 588 posti
  letto    per    acuti    in    altrettanti    posti    letto     di
  riabilitazione/lungodegenza;

   la  disattivazione dei 588 posti letto per acuti, distribuiti  per
  provincia,  doveva avvenire sulla base di criteri  tecnico-sanitari
  da  convenirsi  con  l'associazione  di  categoria  al  fine  della
  successiva fase operativa, a decorrere da settembre 2009, così come
  previsto e attuato per le strutture pubbliche;

   nel  verbale  degli incontri definitisi nel gennaio  2009  tra  il
  Governo  regionale  e  l'Associazione italiana  ospedalità  privata
  (AIOP)  emergono i criteri concordati per la riconversione dei  588
  posti letto da acuti in altrettanti di riabilitazione/lungodegenza,
  nella misura percentuale, rispettivamente, del 60/40 per cento  dei
  posti letto;

   la  metodologia  della fissazione di tetti di  spesa  risulta  uno
  strumento indispensabile per garantire l'equilibrio finanziario del
  sistema sanitario regionale per la realizzazione del contenimento e
  la razionalizzazione della spesa pubblica;

   con  successivo decreto del 2009 è stato fissato il tetto di spesa
  regionale  per  l'anno  2009, pari ad euro  442.873.876,00,  limite
  invalicabile  che  sarà  ripartito tra le case  di  cura  di  media
  specialità e le case di cura di alta specialità per i ricoveri  per
  acuti,  ed  euro  17.545.656,00 per i ricoveri  di  lungodegenza  e
  riabilitazione del II semestre 2009;

   considerato che:

   rispetto  al  piano  di rientro sottoscritto il  31  luglio  2007,
  l'ospedalità privata, con la delibera n. 212 del 23 settembre 2008,
  aveva  già  ottenuto un vantaggio finanziario non indifferente,  in
  quanto i posti letto per acuti, che dovevano essere disattivati  da
  parte  delle  case  di  cura private, sono  stati  riconvertiti  in
  lungodegenza e riabilitazione;

   con  decreto  n.  2384 del 24 settembre 2008, invece,  l'Assessore
  regionale per la sanità pro tempore prevedeva la trasformazione  di
  588  posti  letto senza tenere in alcun conto il valore equivalente
  di  1  posto  letto  per acuti ed 1 posto letto di  lungodegenza  o
  riabilitazione, che, come stabilito nel piano di rientro, fissa  il
  valore del singolo posto letto per acuti nell'ospedalità privata in
  circa  105.000,00  euro,  mentre  quello  di  un  posto  letto   di
  lungodegenza e riabilitazione in circa 35.000,00 euro;

   tale  rapporto,  di fatto, è circa 1 a 3, cioè 1 posto  letto  per
  acuti  equivale  a 3 posti letto di riabilitazione e  lungodegenza,
  con  la  conseguenza che le case di cura, non avendo disattivato  i
  435  posti  letto per acuti, li dovevano trasformare in circa  1500
  posti  letto  di  lungodegenza e riabilitazione per  rientrare  nel
  tetto di spesa fissato;

   per  effetto  dei decreti sopra citati, in data 26  gennaio  2009,
  erano  stati  sottoscritti,  tra i  rappresentanti  dell'AIOP  e  i
  vertici tecnici e politici dell'ex Assessorato regionale Sanità,  i
  criteri  con cui venivano fissati i parametri per la trasformazione
  dei  posti  letto per acuti delle strutture private in posti  letto
  per la lungodegenza e la riabilitazione;

   l'AIOP  e  i suoi associati, a far data da gennaio 2009, non  solo
  erano pienamente consapevoli dell'eccezionale vantaggio ricevuto in
  merito  alla  mancata  disattivazione dei  posti  letto,  ma  erano
  perfettamente a conoscenza dei criteri con cui si doveva operare la
  successiva trasformazione;

   nonostante ciò, l'AIOP faceva pervenire una proposta che  non  era
  coerente  con  quanto pattuito, come si evidenzia  chiaramente  dal
  decreto  assessoriale  01129/09 del 12 giugno  2009.  Nello  stesso
  decreto  veniva stabilito, nella tabella 1, per singola  provincia,
  il  tetto  di spesa per l'anno 2009 per i posti letto per  acuti  a
  media ed alta specialità, per un totale di 442.873.376,00 euro  cui
  dovevano  aggiungersi,  relativamente  al  secondo  semestre  2009,
  17.545.656,00  euro per l'attivazione dei posti di  lungodegenza  e
  riabilitazione;

   inoltre,  l'AIOP,  il  9  luglio 2009, otteneva  un  incontro  con
  l'Assessore per la sanità pro tempore, dott. Russo, nel  corso  del
  quale  veniva  concordata la modalità della  richiesta  che  l'AIOP
  avrebbe  dovuto  formalizzare successivamente. Tanto  è  vero  che,
  nella  nota  dell'Assessore prot. n. 8326 del 28  luglio  2009,  si
  prende  atto  che  'l'effettiva  attivazione  dei  posti  letto  di
  riabilitazione e lungodegenza potrà avvenire solo negli ultimi mesi
  dell'anno  in  corso',  e  si  stabilisce  'che  venga   presa   in
  considerazione  l'opportunità almeno per l'anno  in  corso  di  non
  procedere  alla differenziazione dei budget (...) attribuendo  alle
  strutture un budget indistinto',

                   impegna il Governo della Regione

   A)  a  motivare  l'accoglimento della richiesta dell'AIOP  che  ha
  stravolto  quanto  stabilito dal piano di rientro  effettuando,  di
  fatto,  una  deroga nei confronti della ospedalità privata  per  la
  rimodulazione dei posti letto, con la prevedibile conseguenza dello
  sforamento  dei 'budget' previsti, nonostante la critica situazione
  finanziaria della Regione;

   B) a chiarire:

   1) se ed in che modo siano state verificate le condizioni ostative
  per  le  quali  l'AIOP  ha  chiesto ed  ottenuto  il  rinvio  della
  riconversione  dei  posti  letto  per  acuti  in  posti  letto   di
  riabilitazione   e  lungodegenza,  nonostante  la  VI   Commissione
  legislativa  permanente  'Servizi  sociali  e  sanitari'   dell'ARS
  ritenesse tale riconversione indispensabile e necessaria;

   2) se, prima di ufficializzare tale scelta, siano stati effettuati
  per tempo i monitoraggi utili relativi al fabbisogno assistenziale,
  nonché  gli studi di fattibilità per l'impegno di ulteriori risorse
  finanziarie in bilancio;

   3) se e quando sia stata autorizzata dal Ministero la modifica del
  decreto  n. 1129/09 del 12 giugno 2009, in mancanza della quale  si
  dovranno ritirare o modificare i decreti assessoriali che prevedono
  sia  la  proroga dei termini, sia la riconversione dei posti  letto
  delle  case  di  cura  private  invece della  disattivazione  degli
  stessi,  visto che, nonostante le richieste, non sono stati attuati
  eguali   criteri  per  l'ospedalità  pubblica,  nei  cui  confronti
  l'Amministrazione  regionale  è  stata  inflessibile  nella  rigida
  applicazione  del termine di disattivazione e nella  trasformazione
  dei posti letto». (186)

                                  LIMOLI - LEONTINI - MANCUSO - BOSCO

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   l'istituzione  delle Zone Franche Urbane (ZFU)  è  prevista  dalla
  legge  finanziaria nazionale 2008 (l. 244 del 2007, art.  2,  commi
  561   e   seguenti,  che  hanno  modificato  la  precedente   legge
  finanziaria)  e, nello specifico, sono state individuate  22  'Zone
  Franche Urbane';

   il decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, coordinato con la legge
  di conversione 26 febbraio 2010, n. 25, recante 'Proroga di termini
  previsti  da  disposizioni legislative', pubblicato nella  Gazzetta
  Ufficiale della Repubblica del 27 febbraio 2010, cosiddetto decreto
  'Milleproroghe', ha di fatto limitato gli aiuti alle  Zone  Franche
  Urbane ai soli primi due anni di attività (100 milioni di euro alle
  22 ZFU sono infatti sufficienti per due anni);

   tenuto   conto   che,  a  fronte  di  una  prospettata   dotazione
  finanziaria  di  500  milioni di euro accolta  positivamente  dalla
  Commissione  europea con la decisione n. 8126 del 28 ottobre  2009,
  il  Governo nazionale, diversamente, ha mantenuto solamente  quanto
  previsto   nella  legge  finanziaria  2007,  limitando  quindi   la
  copertura finanziaria ai soli anni 2008 e 2009;

   preso  atto  della distribuzione totale delle risorse  finanziarie
  per i comuni siciliani: 7.349.992,00 di euro per la ZFU di Catania;
  5.718.855,00 di euro per la ZFU di Gela e 3.797.252,00 di euro  per
  la ZFU di Erice;

   considerato  che le Zone Franche Urbane sono aree  individuate  in
  quartieri che vivono situazioni di disagio sociale ed occupazionale
  e  con  un  particolare  bisogno di strategie  per  lo  sviluppo  e
  l'occupazione,

                   impegna il Governo della Regione

   a) a trovare proprie risorse finanziarie, anche a valere sui fondi
  FAS,   affinché  la  portata  innovativa  di  questo  straordinario
  strumento  di sviluppo non sia vanificata dall'assenza di strumenti
  finanziari  da  mettere a disposizione delle aree più  svantaggiate
  del Paese. Non vi è dubbio che tali aiuti regionali produrranno  un
  sicuro effetto moltiplicativo sul sistema imprenditoriale regionale
  ed  andranno  a  rimpinguare  le esigue  risorse  finanziarie  oggi
  stanziate per il programma di esonero fiscale e contributivo  delle
  Zone Franche Urbane;

   b)  a fare un ulteriore sforzo per sostenere gli investimenti  nei
  confronti  di tutte le categorie di imprese che vogliono  inserirsi
  nelle  ZFU, al fine di colmare gli spazi lasciati vuoti dal Governo
  nazionale;

   c)  ad intraprendere tutte le procedure utili e indispensabili per
  il  corretto  avvio  delle 3 ZFU siciliane, con il  recupero  della
  dotazione necessaria, al fine di garantire il regime di sgravi che,
  per  i  14  anni previsti, ammontava a euro 77.600.000,00 circa,  a
  fronte di quelli già assegnati alle tre ZFU siciliane pari a  circa
  euro 17.000.000,00;

   d)  a garantire, dunque, la piena attuazione delle ZFU in Sicilia,
  considerato  che occorrono ancora 60 milioni di euro, di  cui  25,5
  milioni  per  gli anni 2010, 2011, 2012 e, per la rimanente  parte,
  pari a 35 milioni, nell'arco dei successivi 9 anni». (187)

           MARROCCO - SCAMMACCA DELLA BRUCA - FALCONE - TORREGROSSA -
                                                            GUCCIARDI

   Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno della
  seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.

                 Annunzio di ritiro di interrogazione

   PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 17 marzo 2010, pervenuta in
  pari   data,  l'onorevole  Vinciullo  ha  dichiarato  di   ritirare
  l'interrogazione   con  richiesta  di  risposta   orale   n.   1077
   Annullamento del decreto assessoriale n. 162/IX/10 di  sospensione
  della  verticalizzazione  della direzione  didattica  'Pascoli'  di
  Augusta (SR)', di cui è firmatario.

   L'Assemblea ne prende atto.

         Comunicazione relativa all'interrogazione numero 1083

   PRESIDENTE. Comunico che, a seguito dell'approvazione nella seduta
  d'Assemblea n. 151 del 10 marzo 2010 dell'ordine del giorno n.  293
   Utilizzazione  del  finanziamento  garantito  dal  fondo   sociale
  europeo  per il credito d'imposta per le assunzioni di personale  a
  tempo    indeterminato    nelle   aziende   private',    presentato
  dall'onorevole     Apprendi,    è    da    intendersi     assorbita
  l'interrogazione,  con richiesta di risposta  orale,  n.  1083,  di
  identico  contenuto, presentata dallo stesso deputato  in  data  16
  marzo 2010 e testé annunziata.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Beninati è  in  congedo  per
  oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


    Seguito della discussione del disegno di legge numeri 525-528/A
                          «Gestione integrata
              dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati»

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione di disegni di legge.
   Si  procede con il seguito della discussione del disegno di  legge
  numeri  525-528/A «Gestione integrata dei rifiuti  e  bonifica  dei
  siti inquinati».
   Invito  i  componenti la IV Commissione a prendere posto al  banco
  delle Commissioni.
   Ricordo  che  la  discussione era stata  sospesa  durante  l'esame
  dell'articolo 5 e dei relativi emendamenti.
   Comunico  che  è stato presentato dalla Commissione  l'emendamento
  5.22, di riformulazione  integrale dell'articolo 5:

   «L'articolo 5 è così riformulato:
                               «Art. 5.

  Ambiti territoriali ottimali per la gestione integrata dei rifiuti

   1.   Sulla  base  delle  esigenze  di  efficacia,  efficienza   ed
  economicità  di  cui  all'articolo 200, comma  1,  lettera  f)  del
  decreto  legislativo n. 152/2006 ed in attuazione dei  principi  di
  coordinamento  della  finanza pubblica di cui  ai  commi  33  e  38
  dell'articolo  2 della legge 24 dicembre 2007, n.  244,  nonché  al
  fine  di  consentire il sollecito avvio dell'assetto  organizzativo
  derivante  dall'applicazione della presente legge  sono  confermati
  gli   Ambiti   territoriali  ottimali  costituiti  in  applicazione
  dell'articolo   45   della  legge  regionale   n.   2/2007,   quali
  identificati  nel  D.P.R.  n. 127/2007, pubblicato  nella  Gazzetta
  ufficiale  della Regione siciliana del 6 giugno 2008, n.  25.  Essi
  sono i seguenti:

  ATO 1 - PALERMO;
  ATO 2 - CATANIA;
  ATO 3 - MESSINA;
  ATO 4 - AGRIGENTO;
  ATO 5 - CALTANISSETTA;
  ATO 6 - ENNA;
  ATO 7 - RAGUSA;
  ATO 8 - SIRACUSA;
  ATO 9 - TRAPANI;
  ATO 10 - ISOLE MINORI.

   2.  Il  piano  regionale dei rifiuti di cui all'articolo  9  della
  presente  legge, comunicato ai comuni ed alle province interessate,
  costituisce, sulla base di un dettagliato studio sul punto, la sede
  per  il riscontro dell'adeguatezza della nuova delimitazione  degli
  ATO  rispetto agli obiettivi generali del piano stesso.  Il  numero
  complessivo degli ATO non può comunque eccedere quello  di  cui  al
  precedente comma 1.

   3.  I  singoli  comuni appartenenti all'ATO, entro  trenta  giorni
  dalla  comunicazione  di  cui  al comma  2  possono  richiedere  il
  passaggio  ad un diverso ATO, secondo quanto previsto dall'articolo
  200,  comma 6, del decreto legislativo n. 152/2006. Il passaggio  è
  disposto mediante decreto dell'Assessore regionale per l'energia ed
  i  servizi  di  pubblica utilità, previa istruttoria da  parte  del
  competente  Dipartimento  ed è adottato  entro  centottanta  giorni
  dalla  presentazione della richiesta, che si intende assentita  nel
  caso di infruttuoso decorso del termine».

   MANCUSO,  presidente  della  Commissione  e  relatore.  Chiedo  di
  parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente,   intanto  volevo  ringraziarla  per  avere   dato   la
  possibilità di una riflessione ulteriore, nella mattinata di  oggi,
  insieme agli uffici di questa Assemblea e al Governo per rimodulare
  l'articolo 5 e riproporlo con i richiami normativi che riguardavano
  sia l'articolo 200 sia la finanziaria nazionale del 2007.
   La  rimodulazione dell'articolo 5 naturalmente dà la  possibilità,
  oltre  a  quello  che  era  già previsto  per  il  comma  2,  della
  cosiddetta concertazione sul piano d'ambito sia ai comuni che  alle
  province,  quindi un intervento diretto degli enti locali  affinché
  possano  essere messi nelle condizioni di un dettagliato  piano  di
  studio che poi consegnerà.
   La  previsione, rispetto alla modulazione originaria, é un ATO  in
  più; ha tenuto conto anche sia del dibattito d'Aula che dei diversi
  emendamenti e la delimitazione delle Isole minori è stata  proposta
  come decimo ATO. Rispetto alle differenze che riguardano la vecchia
  formulazione non ci sono novità ulteriori, l'istruttoria  è  sempre
  prevista  secondo quello che è il dettato del 152, quindi  articolo
  200 e in particolare il comma 6.
   Il  lavoro svolto durante l'intera mattina, ritengo abbia  dato  i
  suoi  frutti e naturalmente è a disposizione di tutto il Parlamento
  per apprezzarlo ed eventualmente migliorarlo con altri suggerimenti
  che  possono essere utili affinché non ci sia, da parte dell'organo
  di   controllo,   un  blocco  di  quello  che   era   un   articolo
  indispensabile per il prosieguo di questa legge.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, qualora l'emendamento 5.22 venisse
  approvato tutti gli emendamenti presentati all'articolo 5 sarebbero
  preclusi.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

                              «Articolo 6
                      Autorità d'Ambito ed Organi

   1.  Per  l'esercizio  delle  funzioni di  gestione  integrata  dei
  rifiuti, la provincia e i comuni ricompresi in ciascun ATO  formano
  un  consorzio a partecipazione obbligatoria, ai sensi dell'articolo
  31  del  decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.  Il  consorzio
  costituisce l'Autorità d'ambito di cui all'articolo 201 del decreto
  legislativo 152/2006 e all'articolo 2, comma 38, lettera  a)  della
  legge 24 dicembre 2007, n. 244.

   2.  Le  quote  di  partecipazione degli  enti  locali  a  ciascuna
  Autorità d'ambito sono determinate nel seguente modo:
   a)  95  per cento ai comuni sulla base della popolazione residente
  in  ciascun  comune, quale risulta dai dati dell'ultimo  censimento
  generale della popolazione;

   b) 5 per cento alla provincia appartenente all'ATO.

   3.   Organi  del  consorzio  sono  l'assemblea  dei  sindaci,   il
  presidente   dell'assemblea  dei  sindaci  ed  il  presidente   del
  consorzio. Il presidente dell'assemblea dei sindaci è il presidente
  della   provincia.  La  funzione  di  presidente  e  di  componente
  dell'assemblea dei sindaci è esercitata a titolo gratuito.

   4.  L'assemblea  dei  sindaci  elegge  al  suo  interno  oltre  al
  presidente  del  consorzio, che ha la rappresentanza  dell'Autorità
  d'ambito,  sei componenti. La funzione di presidente  e  componente
  del  consorzio  è  esercitata a titolo  gratuito.  L'assemblea  dei
  sindaci  si  esprime preventivamente su tutti gli atti  relativi  a
  programmazione e organizzazione del servizio di gestione  integrata
  dei    rifiuti,    organizzazione   territoriale    dei    servizi,
  programmazione e pianificazione impiantistica, modalità  gestionali
  e personale.

   5.  Il  presidente del consorzio resta in carica per  tre  anni  e
  comunque fino alla scadenza del suo mandato amministrativo.

   6. L'assemblea determina ed approva la tariffa di cui all'articolo
  238  del  decreto  legislativo 3 aprile 2006, n. 152  e  successive
  modifiche  ed integrazioni. Nelle more dell'emanazione del  decreto
  ministeriale  di  cui  al comma 11 dell'articolo  238  del  decreto
  legislativo   152/2006  e  successive  modifiche  ed  integrazioni,
  l'Autorità  d'ambito  individua  uno  standard  medio  al  quale  è
  parametrata  la  tariffa di igiene ambientale o  la  tassa  per  lo
  smaltimento  dei rifiuti solidi urbani per i comuni compresi  negli
  Ambiti Territoriali Ottimali, come introdotti dalla presente legge.
  I  comuni  possono adeguare la TIA o la TARSU allo standard,  fermo
  restando  che,  ove necessario, sono comunque tenuti a  individuare
  nel  proprio bilancio le risorse finanziarie, ulteriori rispetto  a
  quelle  provenienti dalla tariffa o dalla tassa, vincolandole  alla
  copertura  dei  costi derivanti dal servizio di gestione  integrata
  dei rifiuti.

   7.  Nelle  votazioni  dell'assemblea dei sindaci  ogni  comune  ha
  diritto  ad  un  voto ogni diecimila abitanti e per frazioni  oltre
  cinquemila, fino a un massimo di voti pari al 30 per cento dei voti
  totali,   calcolati   sulla   base  della   popolazione   residente
  nell'ambito  territoriale ottimale al 31 dicembre 2007,  secondo  i
  dati ufficiali dell'ultimo censimento generale della popolazione. I
  comuni con popolazione inferiore a diecimila abitanti hanno in ogni
  caso  diritto  a  un voto. Per il funzionamento  del  consorzio  si
  applicano   le   norme  dell'Ordinamento  autonomie   enti   locali
  (O.A.EE.LL.)  vigente nella Regione ed il relativo  regolamento  di
  esecuzione.

   8.  Gli atti adottati dal consorzio sono pubblicati per intero sul
  sito web dello stesso».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dalla Commissione:

   emendamento 6.1:
   «Al  comma  4  abrogare le parole  programmazione e pianificazione
  impiantistica »;

   subemendamento 6.31.1.12;
   «Al   subemendamenti  6.31.1  sono  soppresse  le  parole  da   in
  attuazione' sino a  legge regionale n. 2 del 2007'»;

   subemendamento 6.31.1.13:
   «Il comma 5 è soppresso»;

   subemendamento 6.31.1.14:
   «Al comma 6 sopprimere le parole da  I comuni  sino a  rifiuti »;
   subemendamento 6.31.1.19:
   «Dopo  il  comma 7 aggiungere:  L'Amministrazione ed il  controllo
  sulle  società  sono  disciplinati  altresì  dai  rispettivi   atti
  costitutivi  e  statuti che si conformano alle indicazioni  di  cui
  alla presente legge .»;

   - dal Governo:

   emendamento 6.31:
   «L'articolo 6 è così sostituito:
                                 Art. 6
   Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti
                               ed Organi

   1.  In  attuazione di quanto disposto dall'art. 45 della  l.r.  n.
  2/2007,  per  l'esercizio delle funzioni di gestione integrata  dei
  rifiuti  la  provincia  ed i comuni ricompresi  in  ciascun  Ambito
  territoriale  ottimale  costituiscono, per ogni  ATO,  una  società
  consortile di capitali per l'esercizio delle funzioni affidate alla
  società  stessa  con la presente legge. Le società sono  denominate
   Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti ,
  con   acronimo   S.R.R..  Alla  società  consortile   non   possono
  partecipare altri soggetti pubblici o privati.

   2.  Per gli ambiti territoriali ottimali la cui popolazione superi
  il  milione di residenti o per quelli la cui città capoluogo  abbia
  un  numero di residenti superiore ad un terzo di quello complessivo
  della  provincia,  possono  essere  costituite,  mediante  adesione
  volontaria,  due  SRR,  fermo restando che le  stesse  società  non
  possono  essere  costituite da un solo comune.  Qualora  l'adesione
  interessi  un  numero di comuni che rappresenti almeno  il  75  per
  cento  della  popolazione  residente  nella  Provincia,  la  SRR  è
  costituita obbligatoriamente su base provinciale.
   Tutti gli oneri per la costituzione ed il funzionamento delle  SRR
  sono posti a carico dei comuni consorziati.

   3. Le quote di partecipazione degli enti locali a ciascuna Società
  consortile sono determinate nel seguente modo:
   a)  95  per cento ai comuni sulla base della popolazione residente
  in   ciascun  comune, quale risulta dai dati dell'ultimo censimento
  generale della popolazione;
   b) 5 per cento alla provincia appartenente all'ATO.

   4.  Gli Organi della Società consortile sono individuati ed eletti
  secondo  la  disciplina prevista al riguardo per le società  stesse
  dal  codice  civile  il  Presidente della Provincia  ne  assume  la
  presidenza. Le relative funzioni sono svolte a titolo gratuito.

   5.  Il  presidente del consorzio resta in carica per  tre  anni  e
  comunque per la durata del suo mandato amministrativo.

   6.  La SRR, nelle more dell'emanazione del decreto ministeriale di
  cui  al comma 11 dell'articolo 238 del decreto legislativo 152/2006
  e  successive  modifiche  ed integrazioni, individua  uno  standard
  medio al quale è parametrata la tariffa di igiene ambientale  o  la
  tassa  per  lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani per  i  comuni
  compresi negli Ambiti Territoriali Ottimali, come introdotti  dalla
  presente  legge. I comuni possono adeguare la TIA o la  TARSU  allo
  standard, fermo restando che, ove necessario, sono comunque  tenuti
  a   individuare  nel  proprio  bilancio  le  risorse   finanziarie,
  ulteriori  rispetto  a  quelle provenienti dalla  tariffa  o  dalla
  tassa, vincolandole alla copertura dei costi derivanti dal servizio
  di gestione integrata dei rifiuti.

   7.  Nelle  votazioni  dell'assemblea dei sindaci  ogni  comune  ha
  diritto  ad  un  voto ogni diecimila abitanti e per frazioni  oltre
  cinquemila, fino a un massimo di voti pari al 30 per cento dei voti
  totali,   calcolati   sulla   base  della   popolazione   residente
  nell'ambito  territoriale ottimale al 31 dicembre 2007,  secondo  i
  dati ufficiali dell'ultimo censimento generale della popolazione. I
  comuni con popolazione inferiore a diecimila abitanti hanno in ogni
  caso  diritto  a  un voto. Per il funzionamento  del  consorzio  si
  applicano le norme del codice civile.

   8.  Gli atti adottati dal consorzio sono pubblicati per intero sul
  sito web dello stesso .»;

   subemendamento 6.31.1:
   «L'articolo 6 è sostituito dal seguente:

                                 Art. 6
   Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti
                               ed Organi

   1.  In  attuazione di quanto disposto dall'art. 45 della  l.r.  n.
  2/2007,  per  l'esercizio delle funzioni di gestione integrata  dei
  rifiuti  la  provincia  ed i comuni ricompresi  in  ciascun  Ambito
  territoriale  ottimale  costituiscono, per ogni  ATO,  una  società
  consortile di capitali per l'esercizio delle funzioni affidate alla
  società  stessa  con la presente legge. Le società sono  denominate
   Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti ,
  con   acronimo   S.R.R..  Alla  società  consortile   non   possono
  partecipare altri soggetti pubblici o privati.

   2.  Per gli ambiti territoriali ottimali la cui popolazione superi
  il  milione di residenti o per quelli la cui città capoluogo  abbia
  un  numero di residenti superiore ad un terzo di quello complessivo
  della  provincia,  possono  essere  costituite,  mediante  adesione
  volontaria,  due  SRR,  fermo restando che le  stesse  società  non
  possono  essere  costituite da un solo comune.  Qualora  l'adesione
  interessi  un numero di comuni che rappresenti almeno il 75%  della
  popolazione   residente  nella  Provincia,  la  SRR  è   costituita
  obbligatoriamente su base provinciale.
   Tutti gli oneri per la costituzione ed il funzionamento delle  SRR
  sono posti a carico dei comuni consorziati.

   3. Le quote di partecipazione degli enti locali a ciascuna Società
  consortile sono determinate nel seguente modo:
   a)  95  per cento ai comuni sulla base della popolazione residente
  in  ciascun  comune, quale risulta dai dati dell'ultimo  censimento
  generale della popolazione;
   b) 5 per cento alla provincia appartenente all'ATO.

   4.  Gli Organi della Società consortile sono individuati ed eletti
  secondo  la  disciplina prevista al riguardo per le società  stesse
  dal  codice  civile  il  Presidente della Provincia  ne  assume  la
  presidenza. Le relative funzioni sono svolte a titolo gratuito.

   5. Il presidente del consorzio resta in carica per tre esercizi  e
  comunque per la durata del suo mandato amministrativo.

   6.  La SRR, nelle more dell'emanazione del decreto ministeriale di
  cui  al comma 11 dell'articolo 238 del decreto legislativo 152/2006
  e  successive  modifiche  ed integrazioni, individua  uno  standard
  medio al quale è parametrata la tariffa di igiene ambientale  o  la
  tassa  per  lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani per  i  comuni
  compresi negli Ambiti Territoriali Ottimali, come introdotti  dalla
  presente  legge. I comuni possono adeguare la TIA o la  TARSU  allo
  standard, fermo restando che, ove necessario, sono comunque  tenuti
  a   individuare  nel  proprio  bilancio  le  risorse   finanziarie,
  ulteriori  rispetto  a  quelle provenienti dalla  tariffa  o  dalla
  tassa, vincolandole alla copertura dei costi derivanti dal servizio
  di gestione integrata dei rifiuti.

   7.  Nelle  votazioni  dell'assemblea dei sindaci  ogni  comune  ha
  diritto  ad  un  voto ogni diecimila abitanti e per frazioni  oltre
  cinquemila, fino a un massimo di voti pari al 30 per cento dei voti
  totali,   calcolati   sulla   base  della   popolazione   residente
  nell'ambito  territoriale ottimale al 31 dicembre 2007,  secondo  i
  dati ufficiali dell'ultimo censimento generale della popolazione. I
  comuni con popolazione inferiore a diecimila abitanti hanno in ogni
  caso  diritto  a  un voto. Per il funzionamento  del  consorzio  si
  applicano le norme del codice civile.

   8.  Gli atti adottati dal consorzio sono pubblicati per intero sul
  sito web dello stesso .»;

   - dagli onorevoli Mancuso e Maira:

   subemendamento 6.31.1.1:
   «Al  comma  1 del subemendamento 6.31.1 sostituire le  parole   di
  capitali'  con   di  cui  agli  articoli  31  e  114  del   decreto
  legislativo n. 267/2000'»;

   - dagli onorevoli Falcone, Vinciullo, Pogliese, Caputo:

   subemendamento  6.31.1.2:
   «Il   comma  4  è  così  sostituito:   Gli  organi  della  società
  consortile   sono  individuati  ed  eletti  secondo  la  disciplina
  prevista al riguardo per le società stesse dal codice civile.
   Il  consiglio di amministrazione è composto da tre membri compreso
  il Presidente.»;

   - dagli onorevoli Gucciardi, Ferrara, Vitrano,  Picciolo, Raia:

   subemendamento 6.31.1.3:
   «L'emendamento 6.31.1 è sostituito dal seguente:
    Il comma 4 dell'articolo 6 è sostituito dal seguente:
   4.  Gli  organi  della S.S.R. sono stabiliti dai  Comuni  e  dalle
  Province regionali negli atti costitutivi»;

   subemendamento 6.31.1.5:
   «Nel  secondo  periodo del comma 6 dell'articolo 6  sostituire  le
  parole  possono adeguare  con le parole  approvano ed adeguano »;

   subemendamento 6.31.1.6:
   «Alla fine del comma 6 dell'articolo 6 aggiungere:
    Qualora  i  Comuni  non  provvedano entro sessanta  giorni  dalla
  comunicazione dello standard medio da parte della SRR,  l'Assessore
  per l'energia e i servizi di pubblica utilità nomina un commissario
  ad acta che provvederà entro 30 giorni dalla nomina medesima .»;

   - dagli onorevoli De Benedictis, Gucciardi, Raia e Vitrano:

   subemendamento 6.31.1.4:
   «All'articolo 6 è aggiunto il seguente comma:
    2  bis. I Consorzi e le società d'ambito esistenti che alla  data
  del  31  dicembre 2009 hanno raggiunto una percentuale di  raccolta
  differenziata non inferiore al 15 per cento e siano in  regola  con
  gli  obblighi contributivi previdenziali, assistenziali e  fiscali,
  sono  confermati e trasformati in S.S.R. alla data  di  entrata  in
  vigore della presente legge .»;

   - dagli onorevoli Caronia, Ruggirello e De Luca:

   emendamento 6.20:
   «Sopprimere l'articolo 6»;

   emendamento 6.21:
   «Sopprimere il comma 1»;

   emendamento 6.22:
   «Sopprimere il comma 2»;

   emendamento 6.23:
   «Sopprimere il comma 3»;

   emendamento 6.25:
   «Sopprimere il comma 4»;

   emendamento 6.26:
   «Sopprimere il comma 5»;

   emendamento 6.27:
   «Sopprimere il comma 6»;

   emendamento 6.29:
   «Sopprimere il comma 7»;

   emendamento 6.30:
   «Sopprimere il comma 8»;

   - dagli onorevoli Gucciardi, Ferrara, Vitrano e Picciolo:

   emendamento 6.5:
   «Sostituire il comma 1 con il seguente:
    1.  I comuni ricompresi in ciascun bacino territoriale esercitano
  le  funzioni di gestione integrata dei rifiuti attraverso una delle
  forme  associative previste dal capo V del Titolo  II  del  decreto
  legislativo  18  agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni  ed
  integrazioni.  I consigli comunali deliberano la forma  associativa
  entro 30 giorni dalla istituzione del bacino territoriale; in  caso
  di  inerzia  si procede all'intervento sostitutivo da  parte  della
  Regione .»;

   emendamento 6.9:
   «Al  comma  2 sostituire le parole  autorità d'ambito  con   forma
  associativa »;

   emendamento 6.12:
   «I commi 3, 4 e 5 sono sostituiti dal seguente:
    3.  Gli  organi decisionali e gestionali della forma  associativa
  sono stabiliti dai comuni negli atti costitutivi »;

   - dagli onorevoli Cracolici, De Benedictis, Raia e Faraone:

   emendamento 6.7:
   «Al comma 1 cassare le parole  la Provincia e »;

   emendamento 6.8:
   «Sostituire il comma 2 con il seguente:
    2.  Le  quote  di  partecipazione dei comuni a ciascuna  Autorità
  d'ambito sono determinate nel seguente sulla base della popolazione
  residente  in  ciascuno di essi, quale risulta  dai  dati  del  più
  recente censimento ISTAT. »;

   emendamento 6.15:
   «Al   comma   4   dopo  le  parole   sei  componenti    aggiungere
   costituenti  il  gruppo  di coordinamento dell'Assemblea,  per  le
  funzioni previste nello Statuto »;

   - dagli onorevoli Panepinto, Galvagno, De Benedictis e Apprendi:

   emendamento 6.6:
   «Al comma 1 sopprimere le parole  a partecipazione obbligatoria »;

   emendamento 6.19:
   «Sostituire il comma 6 con il seguente:
    6.   L'Assemblea  entro  il  31  dicembre  approva  il   bilancio
  preventivo  del consorzio per l'anno successivo. Le spese  generali
  del  consorzio  vengono  ripartite proporzionalmente  tra  tutti  i
  comuni  aderenti sulla base del numero degli abitanti. Ogni  comune
  provvede  ad  approvare  la TIA o la TARSU a  copertura  dei  costi
  complessivi  previsti  nel  bilancio  preventivo.  L'Assemblea  con
  apposito  atto deliberativo prende atto della determinazione  della
  TIA  o  della  TARSU di ogni singolo ente e verifica la sussistenza
  del pareggio tra uscite ed entrate preventivate per l'intero Ambito
  Ottimale. »;

   - dagli onorevoli Di Benedetto, Panepinto, Di Guardo:

   emendamento 6.10:
   «Al  comma  2,  alla lettera a) sostituire  95%  con   99% ;  alla
  lettera b) sostituire  5%  con  1% »;

   - dagli onorevoli Musotto e Arena:

   emendamento 6.13:
   «Al  comma  3  dopo  le parole  Il Presidente  dell'assemblea  dei
  sindaci  aggiungere  il consiglio di amministrazione »;

   - dagli onorevoli Faraone, Panarello, Di Guardo e Apprendi:

   emendamento 6.11:
   «Al  comma  3 dopo la parola  consorzio  sostituire le parole   Il
  Presidente  dell'assemblea  dei  sindaci  è  il  Presidente   della
  provincia   con   L'Assemblea dei sindaci determina  il  Presidente
  dell'Assemblea »;

   - dagli onorevoli Caputo, Falcone, Vinciullo e Pogliese:

   emendamento 6.2:
   «Al  comma  4 sostituire le parole  Presidente del consorzio   con
   Amministratore unico »;

   emendamento 6.3:
   «Al  comma  4 sostituire le parole  Presidente del consorzio   con
   Amministratore unico »;

   - dagli onorevoli Di Benedetto, Panepinto, Di Guardo e Termine:

   emendamento 6.17:
   «Al  comma  4  dopo  le  parole  sei componenti   aggiungere   con
  compiti di coordinamento »;

   emendamento 6.18:
   «Al  comma  5  sostituire  le  parole   comunque  fino  alla   con
   comunque non oltre la »;

   subemendamento 6.31.1.7:
   «Al comma 3, lettera a), sostituire  95' con  00';
   Al comma 3, lettera b) sostituire  5' con  1'»;

   subemendamento 6.31.1.8:
   «Al  punto  5,  sostituire  la parola  per'  con  le  parole   non
  oltre'»;

   - dagli onorevoli Laccoto, Picciolo, Gucciardi, Vitrano:

   emendamento 6.16:
   «Al  comma  4 dopo le parole  sei componenti  aggiungere   di  cui
  almeno  due  sono  riservati  ai comuni con  popolazione  residente
  inferiore a diecimila abitanti »;

   -  dagli onorevoli Buzzanca, Pogliese, Caputo, Falcone, Formica  e
  Vinciullo:

   emendamento 6.4:
   «Sostituire il comma 7 con il seguente:
    7.  In  tutte le votazioni dell'assemblea dei sindaci ogni comune
  ha diritto ad un voto ogni diecimila abitanti sino ad un massimo di
  voti  pari  al  40 per cento dei voti totali calcolati  sulla  base
  della popolazione residente nell'ambito territoriale ottimale al 31
  dicembre  2007,  secondo  i dati ufficiali  dell'ultimo  censimento
  generale della popolazione.
   Ai  comuni  con  popolazione  inferiore  a  diecimila  abitanti  è
  attribuito  un  voto  per ogni diecimila abitanti  calcolato  sulla
  somma complessiva degli abitanti dei predetti comuni.
   Le   determinazioni   dell'assemblea   sono   assunte   attraverso
  l'espressione di una doppia maggioranza determinata .»;

   - dagli onorevoli Corona, Bosco, Limoli e Torregrossa:

   emendamento 6.28:
   «Al  comma  7  sostituire la parola  diecimila  con  mille   e  la
  parola  cinquemila  con  cinquecento »;

   - dagli onorevoli Cracolici e De Benedictis:

   subemendamento 6.31.1.9:
   «Al comma 1 cassare le parole  la Provincia ed »;

    subemendamento 6.31.1.10:
   «Il comma 3 è sostituito dal seguente:
    3.  le  quote  di  partecipazione dei Comuni a ciascuna  Autorità
  d'ambito sono determinate sulla base della popolazione residente in
  ciascuno  di  essi,  quale risulta dai dati dell'ultimo  censimento
  generale della popolazione .».

   Comunico che l'emendamento 6.20 è ritirato.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Si   passa  al  subemendamento  6.31.1  del  Governo,  interamente
  sostitutivo  dell'emendamento  del  Governo  6.31,  di  riscrittura
  dell'articolo   6,   al   quale  sono  stati  presentati   numerosi
  subemendamenti, tra cui il 6.31.1.12, della Commissione.

   MANCUSO,  presidente  della  Commissione  e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, questo subemendamento è relativo al
  problema che nel corso di questi anni ha assillato gli enti  locali
  e, nello stesso tempo, la Regione e gli ambiti territoriali, perché
  il  sistema  si  è  mosso su due direttrici, una  che  guardava  ai
  dettati  del  Codice  Civile  e  l'altra  ai  dettati  del  decreto
  legislativo numero 267 sugli enti locali.
   Si  auspica  che questa riforma possa invece mettere tutti  su  un
  binario,  cioè  tirare  fuori  i riferimenti  al  Codice  civile  e
  incanalare  le  istituende  società  consortili   sul  dettato  del
  decreto  legislativo  267/2000, per  armonizzare  le  norme  e  per
  evitare  ricorsi  e  tutta  una serie di  azioni  legali  o  pareri
  giurisprudenziali  che  hanno  impantanato,  a  volte,   anche   la
  dialettica  tra  i  diversi  enti  o  gli  enti  tra  di  loro  non
  direttamente  subordinati.  Quindi,  la  previsione  era  quella  -
  naturalmente  comprendo la portata della norma e la  difficoltà  di
  intraprendere  un percorso che non sia misto - di  evitare  che  la
  società consortile si rifacesse a società di capitali, così come  è
  richiamato  nell'emendamento 6.31, ma  si  rifacesse  alla  società
  consortile  di cui all'articolo 31 e all'articolo 114  del  decreto
  legislativo  267/2000,  che  è poi l'organizzazione,  l'ordinamento
  degli enti locali.
   Questa proposizione, signor Presidente, sarà anche richiamata  per
  altre  parti dell'articolato, sempre nell'ottica, se è possibile  -
  perché  poi  questa normativa è assai complessa -,  di  evitare  il
  doppio   binario   dove,   da  un  lato,  le   società   consortili
  corrispondono  e  devono guardare al Codice Civile  e,  dall'altro,
  considerato  che  i  sindaci,  l'assemblea,  il  presidente   della
  provincia, il presidente del consorzio, devono guardare alle  norme
  invece  che  regolano gli enti locali. Ripeto, la materia  è  molto
  complessa ma spero che il Parlamento semplifichi quello che è stato
  uno  dei  tantissimi  problemi che non hanno agevolato le  attività
  degli ambiti territoriali.

   DE LUCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE   LUCA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  Assessore,
  l'articolo  6 individua la forma societaria che dovrebbe  garantire
  sul territorio i servizi assegnati per legge. Abbiamo già discusso,
  signor  Assessore,  di  questa previsione, di  cui  all'emendamento
  6.31.1, cambiando la strategia da un consorzio, a cui si applica il
  Testo  Unico  degli  enti  locali, ad una  società  alla  quale  si
  applicano le norme del diritto civile. Ci è stato chiarito che  c'è
  un problema riferito al personale.
   Assessore, prima che si discuta questo articolo, desidero che  lei
  ci  comunichi  qual è la strategia, il pensiero,  la  proposta  del
  Governo  perché  è importante capire se la proposta  giustifica  il
  cambio di strategia del Governo stesso.
   Onorevoli  colleghi, su questo mi fermo perché dobbiamo sapere,  e
  lo  sappiamo,  che  fondamentalmente, al di là di  alcuni  fenomeni
  particolari,  gli  elementi,  le  due  voci  principali  che  hanno
  affossato il sistema sono: il personale e i costi delle discariche.
   Se puntiamo a riproporre nel nuovo sistema gli stessi elementi che
  hanno  affossato il vecchio sistema, le finalità di questo  disegno
  di  legge,  diciamolo chiaramente, sono ben altre, sono  di  natura
  sociale, lo diciamo una volta per tutte, in modo tale che quando si
  evidenzierà  nel  giro  di  pochi mesi il fallimento  del  sistema,
  almeno sapremo di chi è la responsabilità.
   Intanto,  desidero che sul tema del personale il Governo  ci  dica
  chiaramente cosa intende fare.
   Qualora la questione venisse affrontata e chiarita, Assessore,  mi
  permetto di suggerire alcuni aggiustamenti, se sarà questa la forma
  che  il Parlamento riterrà utile e quindi la forma societaria a cui
  si applicheranno le norme del diritto civile.
   C'è   un  problema  di  modello.  Desidero  sottoporre  alla   sua
  autorevole  attenzione, Assessore, una valutazione: credo  che  non
  sia  corretto pensare che i sindaci possano fare gli amministratori
  di ambiti così delicati, glielo dice uno che fa il sindaco e che  è
  inseguito da mille problemi.
   E'  il  caso  - e ne abbiamo già parlato - di chiarire  in  questo
  testo  quale  dovrà essere il modello organizzativo. Personalmente,
  propenderei  per  quello  dualistico, un comitato  di  sorveglianza
  fatto  dagli  amministratori e un comitato di  gestione  fatto  dai
  tecnici.
   Non  credo,  onorevole  Buzzanca, che  lei  possa  quotidianamente
  pensare di gestire direttamente una struttura così complessa; però,
  come amministratore, avrebbe il diritto di vigilare ed intervenire,
  come oggi il modello dualistico potrebbe consentirci.
   Assessore, anche su questo, una sua valutazione, in modo tale  che
  nelle  indicazioni  e  nel  rinvio fatto allo  statuto  tipo  venga
  individuato  un  modello che realmente consenta agli amministratori
  di  svolgere  il proprio ruolo, che non è quello di gestire  ma  di
  controllare  e  di intervenire prontamente nel momento  in  cui  la
  società  impazzisce. Dobbiamo dire, in effetti, che il modello  che
  proponiamo  oggi  è lo stesso che è impazzito in  questi  anni,  in
  quanto, nel momento in cui la società viene creata, sostanzialmente
  va  per  i  fatti propri perché la regolamentazione che si applica,
  purtroppo, è quella del codice civile.
   Mi  permetto di darle un altro suggerimento, Assessore:  prevedere
  il   capitale  minimo,  perché  non  è  possibile  che  si   faccia
  riferimento  a quello del codice civile. Pensare ad una  società  a
  responsabilità  limitata con 10 mila euro  di  capitale  o  ad  una
  società  per azioni con 120 mila euro di capitale per una struttura
  del  genere, francamente, credo sia ridicolo. Di conseguenza, anche
  da  questo punto di vista, sarebbe utile un approfondimento  perché
  credo  sia necessario individuare nello statuto tipo, facendo anche
  un  calcolo molto pratico, che queste società, nel momento  in  cui
  devono partire, hanno bisogno di liquidità. Il capitale sociale, da
  questo punto di vista, funziona anche come liquidità.
   Vorrei  capire come nell'ambito dei primi due o tre  mesi,  queste
  società  possano fare fronte ai costi certi, come il  personale,  e
  così via, rispetto alla mancanza di introiti di cassa.
   Allora,  mettere un capitale sociale, anche importante,  non  solo
  risolve parzialmente questa fase di start up, ma comunque offre  un
  altro  elemento  di  garanzia in modo tale  che  i  sottoscrittori,
  dall'inizio,   fanno   quel   minimo  di   investimento   che   sia
  effettivamente   proporzionale  alla  tipologia  di   servizio   da
  svolgere.
   Signor  Presidente,  mi riservo quindi di entrare  nel  merito  di
  questo emendamento solo dopo che il Governo avrà chiarito cosa vuol
  fare  del personale, quale strategia vuole applicare, in modo  tale
  da  renderci  conto se questa modifica di strategia sia compatibile
  con  le  prospettive  che su questo argomento il  Governo  oggi  ci
  ufficializza.

   TERMINE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   TERMINE. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi,  avendo
  approvato  l'articolo  5, in cui sostanzialmente  è  stato  ripreso
  l'articolo  45  della finanziaria 2007 ed inserito  i   dieci  ATO,
  vorrei   capire  -  visto  che  all'articolo  6  si   parla   della
  costituzione della SRR., riferendoci alle Isole minori, dato che il
  95  per  cento delle quote azionarie sono dei Comuni ed  il  5  per
  cento  della  Provincia  -  sul  piano  societario  quale  sarà  il
  riferimento  in  ordine  alle  Isole  minori,  tenuto   conto   che
  appartengono a quattro province, una diversa dall'altra.
   Penso  che  l'Assessore si debba porre il problema  di  modificare
  questo  aspetto  delle  quote  azionarie,  altrimenti  corriamo  il
  rischio  che  le  Isole  minori  - che  abbiamo  identificato  come
  possibile   ATO  sul  piano  territoriale  -  non  troveranno   una
  corrispondenza sul piano societario, perché comunque queste  devono
  essere assorbite all'interno di una SRR. Se sono scorporate fra  di
  loro e fanno parte ognuna della propria provincia, ha un senso;  ma
  se  dovessero  essere tutte assieme, con una gara  singola  per  le
  Isole  minori, la provincia di riferimento non ci sarebbe perché  -
  ripeto  -  sono  quattro le province che attualmente riguardano  le
  isole minori.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica  utilità.  Signor Presidente, onorevoli deputati,  partirò
  dalla questione dell'ATO isole minori.
   Per quanto il presidente Mancuso lo abbia completamente enunciato,
  l'ATO isole minori è una previsione che si è resa necessaria per il
  riferimento al decreto presidenziale 127 del 2008 in quanto -  come
  già emerso nel dibattito di ieri e definitivamente acclarato oggi -
  il  piano  rifiuti deve essere fatto, e la fonte da cui promana  la
  ripartizione  in  ATO  è questo decreto presidenziale,  che  questa
  ripartizione l'aveva già fatta.
   Laddove si ritenga di dovere variare la partecipazione delle quote
  societarie,  mediante la presentazione di emendamenti eventualmente
  presentati  al  riguardo, sono disponibile  a  discuterne,  ma,  al
  momento, non mi pare ci siano elementi particolari.
   Capisco che bisogna variare la ripartizione della SRR isole minori
  perché  ci  sono  più  province, ma questo  sarà  un  aggiustamento
  tecnico, un problema di coordinamento, di calcolo aritmetico.
   Per  quanto  riguarda il problema più complesso, cui ha  accennato
  l'onorevole Termine, noi abbiamo un ATO isole minori, se non ho mal
  compreso, cui corrisponde una società consortile che prevede che il
  capitale sia suddiviso per il 95 per cento ai Comuni e per il 5 per
  cento  alla  Provincia.  Quindi,  mi  chiedo,  se  in  una  società
  consortile  -  quella appunto menzionata dall'onorevole  Termine  -
  sono  comprese  quattro  province, come si ripartisce  il  capitale
  sociale?
   Secondo  me,  ma  è  utile  un  intervento  interpretativo  se  lo
  ritenete, potrebbe prevedersi il 95 per cento ai Comuni e il 5  per
  cento alle Province partecipanti.
   Ogni  soluzione tecnica, da questo punto di vista,  ogni  modifica
  costruttiva al testo, è ben accetta, perché anche se al momento  la
  norma è totalmente compatibile, è comunque modificabile: d'altronde
  siete in Aula per questo
   Per  quanto  riguarda, invece, i problemi sollevati dall'onorevole
  De  Luca,  devo dire che, dopo alcuni giorni di dibattito, talvolta
  mi trovo a vivere un momento di straniamento perché, da un lato, si
  ritiene  che  questo  disegno di legge sia talvolta  eccessivamente
  compressivo   dei  comuni  e,  dall'altro,  si  ritiene   che   sia
  eccessivamente ampio rispetto alla partecipazione dei comuni  nella
  società.
   Nella  misura  in  cui  si è detto che gli amministratori  sono  i
  sindaci,  si  è  voluto dare il segno più pregnante  possibile  del
  fatto che questa è una società consortile solo di enti locali,  che
  non  ha amministratori professionali, che è stata la maggiore delle
  accuse che sono state rivolte alla società d'ambito. Si è preferito
  questo  modello,  anche  se  personalmente,  dal  punto  di   vista
  speculativo, io sono affezionatissimo al modello duale  e,  quindi,
  non  mi  opporrei nel caso in cui dovesse pervenire un  emendamento
  che propone il modello duale.
   Il  Governo  ha predisposto il disegno di legge in questi  termini
  per  dare il segno della massima partecipazione da parte degli enti
  locali.
   Andiamo  ora alla questione che torna sempre alla ribalta,  quella
  del personale.
   Personalmente pensavo di essere stato chiaro, ma evidentemente non
  è così.
   Io non ho alcuna simpatia per chi è stato assunto in violazione di
  legge.  Quindi,  per quanto riguarda il personale,  l'assunzione  è
  fatta  soltanto nei confronti di chi è stato assunto, a suo  tempo,
  nel rispetto delle leggi di settore.
   Questa  dizione è espressamente indicata nell'ambito dell'articolo
  18, commi 8 e seguenti, dove si dice che  l'assunzione ha luogo  in
  favore  di  coloro  i quali sono stati assunti nel  rispetto  delle
  norme vigenti o di sentenze che abbiano acquisito efficacia di cosa
  giudicata  e si fa espresso riferimento a che non vi siano equivoci
  all'articolo  45  della  legge 2 del 2007 e all'articolo  61  della
  legge  6  del 2009. Quindi, chi è stato assunto dopo la  legge  del
  2007,  in  assenza  di  procedure di evidenza pubblica,  non  potrà
  essere assunto nelle nuove società consortili.
   La  parte finale del comma 8 dell'articolo 18 recita  l'assunzione
  ha   luogo  a  condizione  che  l'originario  rapporto  di   lavoro
  dipendente  o le progressioni di carriera' - addirittura  -   siano
  stati  costituiti  o  realizzati nel rispetto  della  normativa  di
  riferimento  o  in  forza  di pronuncia giurisdizionale  che  abbia
  acquisito efficacia di cosa giudicata. Fermo restando l'obbligo del
  ricorso  alle procedure di evidenza pubblica prevista dall'articolo
  45  della  legge regionale n. 2 del 2007 e dall'articolo  61  della
  legge regionale n. 6 del 200 .
   Come  si  assume,  chi  si assume e quali sono  le  condizioni,  è
  piuttosto  dettagliato e anche in questo ho vissuto un  momento  di
  straniamento  perché, da una parte, si ritiene troppo larga  questa
  assunzione,  dall'altra  eccessivamente  stretta.  Io  ritengo   di
  essermi attestato su una posizione mediana.

   PRESIDENTE.   Si   passa   al   subemendamento   6.31.1.12   della
  Commissione,  all'emendamento del Governo  6.31.1.  Il  parere  del
  Governo?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica   utilità.   Onorevole  Mancuso,  vorrei   affidare   alla
  Commissione  la riflessione sul mantenimento di questo  emendamento
  posto  che,  a  mio avviso, ben si coordina con l'articolo  5,  nel
  testo modificato dalla Commissione e approvato dall'Assemblea , che
  all'articolo 45 fa espresso riferimento.

   MANCUSO. Dichiaro di ritirare il subemendamento 6.31.1.12.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Onorevoli colleghi, gli Uffici hanno l'esigenza di riformulare  la
  parte  iniziale del comma 1 del subemendamenti del Governo  6.31.1,
  perché  così  come  è  scritto  in attuazione  di  quanto  disposto
  dall'articolo 45 legge regionale 2/2007 ' presenta qualche problema
  di natura tecnica.
   Pertanto, lo stesso verrà poi riscritto in maniera formalmente più
  corretta,  con  la  presentazione  di  un  emendamento   ai   sensi
  dell'articolo 117 del Regolamento interno.
   Si  passa al subemendamento 6.31.1.9, degli onorevoli Cracolici  e
  De Benedictis.

   DE BENEDICTS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE   BENEDICTS.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   il
  subemendamento mira a lasciare i consorzi costituiti solamente  dai
  comuni, in attuazione al dibattito che è stato più volte ripreso in
  questa  Aula, tendente a dare centralità al ruolo dei Comuni  nella
  gestione  dei  rifiuti, e non alle Province. Inoltre, le  Province,
  così  come abbiamo individuato nell'articolo 3 già esaminato, hanno
  compiti  in  seno  a  questa  norma che sono  di  monitoraggio,  di
  sorveglianza.  Pertanto, appare del tutto improprio che  le  stesse
  assumano  ruoli  che siano contemporaneamente di  monitoraggio,  di
  sorveglianza  e  di  controllo  di  funzioni  a  cui  esse   stesse
  partecipano.
   In  più  nasce  il  problema dell'articolo 5, appena  votato,  che
  prevede che l'ente locale non può fare parte contemporaneamente  di
  più  consorzi aventi la stessa funzione. Indubbiamente,  in  questo
  caso,  avendo  istituito  l'ATO isole minori  ci sono province  che
  fanno parte di più ATO e, addirittura, di più società regionali per
  la gestione dei rifiuti. Quindi, il ruolo delle Province in seno  a
  questo  articolo  non  solo  è sconsigliabile,  ma  credo  che  sia
  improponibile.   Ecco  perché  chiediamo  che   venga   votato   il
  subemendamento soppressivo.
   Ovviamente questo non va contro il ruolo che le province possono e
  devono avere, tant'è che in altra parte di questo stesso disegno di
  legge,  non  solo all'articolo 3, c'è un lungo elenco di competenze
  che,   in   ossequio  al  decreto  legislativo  152/2006,   vengono
  riconosciute  alle province, alle quali abbiamo anche  implementato
  queste  funzioni, sempre nell'ambito della regolazione dei rapporti
  e   non   della  governance  del  consorzio,  o  meglio  della   ex
  territorialità d'ambito, ora SRR, da cui crediamo che la  Provincia
  debba essere esclusa.

   MANCUSO,  presidente  della  Commissione  e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi, penso che dell'ultimo  intervento
  sarà  contentissimo il Presidente della Regione perché  l'onorevole
  De  Benedictis  aspira  ad  essere iscritto  al  Movimento  per  le
  Autonomie,  un'autonomia  vera  della  Regione  siciliana.  Anch'io
  potrei  avere la stessa ispirazione, ma non su questa norma, perché
  su  questo  argomento dobbiamo sempre fare riferimento  al  decreto
  legislativo  152/2006, siamo legati allo Stato e  non  è  possibile
  fare di testa propria.
   Proprio nell'ultima riforma - che sarà in terza lettura al  Senato
  la prossima settimana per la conversione in legge del decreto sugli
  enti locali - lo Stato la pensa in maniera totalmente diversa,  nel
  senso  che  le  province sono il motore degli  Ambiti  Territoriali
  Ottimali.
   Io  ritengo  che la nostra norma non si può discostare  da  questo
  orientamento,  prima  di  tutto perché la norma  statale  dà  delle
  indicazioni  precise anche riguardo alla soppressione dell'articolo
  201  e degli altri articoli che ha voluto far abrogare con l'ultima
  legge, e in secondo luogo perché il decreto legislativo 152/2006 dà
  specifiche competenze alle province.
   In  ultimo,  vorrei  ricordare  che quest'Aula  ha  già  approvato
  l'articolo  2, che ha dei riferimenti molto precisi in  tal  senso,
  che sconvolgerebbero tutto l'impianto legislativo già approvato.
   Quindi,  è  una proposta politica su cui si può discutere,  ma  io
  ritengo  che sotto il profilo tecnico sia assolutamente impossibile
  introdurre  questo  emendamento;  anzi,  direi  -  ma  non   è   un
  suggerimento né un'azione che scavalca la Presidenza dell'Assemblea
  -  che  è  una materia di discussione quasi inammissibile sotto  il
  profilo tecnico.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore  Russo,
  non  voglio fare polemica, però mi pare che, ogni tanto, è come  se
  ci  fossero  più testi di legge. Nonostante ieri ci sia  stata  una
  Conferenza dei Capigruppo che ha, in un certo senso, raddrizzato un
  po'  il  tiro, altrimenti avremmo fatto veramente una magra figura,
  tenuto  conto  che molti emendamenti presentati da  deputati  dello
  stesso  Gruppo parlamentare sono contraddittori l'uno con  l'altro,
  ragione voleva che si ritirassero gli emendamenti privi di logicità
  e coerenza col testo voluto dal Governo. Quindi, ci aspettavamo che
  anche   questo  emendamento,  la  cui  approvazione  stravolgerebbe
  l'intera  impalcatura  del  disegno  di  legge,  venisse  ritirato.
  Purtroppo, non è avvenuto
   Devo  dire  che, nel momento in cui, per un attimo, pensassimo  di
  eliminare   le   province   dagli  ATO,   dai   consorzi   per   la
  regolamentazione, ci rimetteremmo nelle condizioni di espungere  la
  norma  del  decreto legislativo 152/2006 - quindi tutti i controlli
  che  spettano alle province e anche la partecipazione alla gestione
  del sistema integrato dei rifiuti -, stravolgendo l'intera legge.
   Ma  stravolgendo,  di fatto, l'intera impalcatura dell'emendamento
  6.31.1  del  Governo,  verrebbe  completamente  stravolto  pure  un
  emendamento a mia firma, secondo cui il presidente della  Provincia
  non  può essere anche presidente del Consorzio, proprio per evitare
  che  vengano  dati  al presidente della Provincia  poteri  ultronei
  appesantendone  la  figura istituzionale  in  quanto  tale;  quindi
  ipotizziamo  che  gli  organi statutari siano quelli  previsti  dal
  codice civile.
   Ma  da  qui  a  dire che estrapoliamo la Provincia quale  soggetto
  giuridico che partecipa nelle SRR, mi sembra veramente eccessivo.
   Ritengo  molto interessante il precedente intervento:  atteso  che
  abbiamo dieci ATO, qual è la funzione della Provincia nel decimo, e
  quindi nella SRR del decimo?
   Questo è un fatto che attiene alla logicità del ragionamento.
   Mi  sembra  invece  che questo, signor Presidente  dell'Assemblea,
  vada   fuori  norma  e  imporrebbe  al  Governo  di  chiedere   una
  sospensione  per ritornare in Aula dopo avere riformulato  l'intera
  impalcatura  dell'articolo  6 e successivi.  Pertanto,  chiedo  che
  questo  emendamento  sia  ritirato  per  consentire  che  i  lavori
  procedano  nel migliore dei modi. Comunque, noi siamo assolutamente
  contrari all'emendamento.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, Assessore, vorrei ricordare che la
  presentazione   di   ulteriori  riscritture   con   emendamenti   o
  subemendamenti  in  questo  momento è  tardiva  perché  rischia  di
  allungare la procedura, considerato che siamo come sempre  riempiti
  da carte.
   La   Presidenza   non   può  accettare  emendamenti   in   maniera
  continuativa  nel corso della seduta sia da parte del  Governo  sia
  dei deputati.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei che proprio
  l'assessore  Russo  e l'onorevole Cracolici mi ascoltassero  perché
  non  tornerò  sugli  aspetti tecnici che sono  stati  compiutamente
  affrontati dall'onorevole Falcone.
   Tornerò, invece, al dibattito di ieri pomeriggio e gradirei che mi
  ascoltasse anche il Presidente della Regione, per capire  che  cosa
  sta succedendo in Aula in questo momento.
   Ieri  ci  sono state alcune riunioni, nel corso delle quali  si  è
  stabilito  -  a cagione del fatto il disegno di legge pervenuto  in
  Aula,  che era quello presentato dal Governo, fosse stato approvato
  all'unanimità  dalla  Commissione  -  da  parte  dei   partiti   di
  maggioranza,  cioè  PD, MPA e PDL Sicilia, di  ritirare  tutti  gli
  emendamenti e da parte dell'UDC e del PDL di continuare a  lavorare
  senza  fare ostruzionismo perché, se c'era questa volontà da  parte
  dei  partiti di Governo, non saremmo stati certo noi, per una legge
  così importante, a metterci di traverso.
   Onorevole   Presidente  della  Regione,  il   disegno   di   legge
  dell'assessore   Russo  prevede  la  centralità   delle   province,
  l'emendamento   presentato  dal  capogruppo   del   PD,   onorevole
  Cracolici, prevede la soppressione, in un momento strategico, della
  parola  Provincia'.

   CRACOLICI. E' una cosa gravissima, lo so

   CORDARO.  Le  cose gravissime sono quelle che lei ci  proporrà  da
  articolo  in  articolo, onorevole Cracolici   Questa  è  mediamente
  grave  rispetto  alla buffonata che ci avete  fatto  fare  ieri  in
  quella  riunione,  nella quale avete preso  l'impegno  di  ritirare
  tutti  gli emendamenti, cosa che invece non state mantenendo e  ciò
  con  buona  pace  del  fatto  che sia  l'opposizione  a  non  voler
  approvare questo disegno di legge. Rimette in gioco tutto. Che  sia
  chiaro.
   L'UDC  rispetto a questa novità - che è una novità  sostanziale  -
  prende  atto che il presidente del Gruppo parlamentare PD  presenta
  un  emendamento  che modifica il disegno di legge  del  Governo  e,
  allora,  se  il Presidente Lombardo ritiene di essere tirato  dalla
  sua  parte sinistra della giacca, lo invito oggi in Aula,  per  non
  farsela  poi strappare dalla parte destra, a chiedere al presidente
  del  Gruppo del più importante Partito di maggioranza che  sostiene
  il  suo  Governo, ossia il Partito Democratico, di ritirare  questo
  emendamento  e  ciò  nell'interesse  dei  siciliani  e   anche   di
  un'approvazione rapida di questo disegno di legge.

   PRESIDENTE.  Pongo  in  votazione il subemendamento  6.31.1.9.  Il
  parere del Governo?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli colleghi, posto  che
  sono  seduto alla destra del Presidente, non sono io a tirargli  la
  giacca  da sinistra, che la Provincia sia centrale mi pare  un  po'
  eccessivo  - ha il 5 per cento del capitale sociale -  che  sia  un
  elemento del disegno di legge è innegabile.
   Dico  che  si  creerebbe una disarmonia, un andamento  sinusoidale
  perché   in  atto  lo  possiamo  fare  certamente  -  mi  riferisco
  all'eliminazione della Provincia dal disegno di legge -  però,  fra
  due giorni, giorno 23 per la precisione, verrà approvato dal Senato
  un testo che ha enfatizzato il ruolo della Provincia. Se la legge -
  me  lo  auguro - dovesse andare in pubblicazione, ci troveremmo  di
  nuovo in conflitto.
   Posto  che  l'articolo 3 del disegno di legge riconosce  un  ruolo
  importante nell'organizzazione, prevede competenze delle  Province,
  interventi  nei piani d'ambito e così via, escludere  la  Provincia
  diventa  disarmonico.  Altro è una riflessione  che  va  fatta  sul
  ragionamento  dell'onorevole Falcone di quello che deve  essere  il
  ruolo  della  Provincia negli organi della società ma quello  è  un
  altro libro.
   Esprimo  parere contrario ma, in relazione ad esigenze di eleganza
  normativa,  non  è  impossibile escludere  le  Province  ma  non  è
  elegante  rispetto  alla  legge che sta per  essere  approvata  dal
  Senato,  ammesso che lo sia e, comunque, rispetto all'impianto  che
  prevede un ruolo della Provincia nell'organizzazione e, quindi, una
  contrarietà di stile, se volete.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 6.31.1.1.

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Comunico  che  è  stato presentato dal Governo  il  subemendamento
  6.31.1.17 all'emendamento 6.31.1 Gov:

   «Al  comma 2 le parole da  Per gli ambiti territoriali  a  su base
  provinciale  sono soppresse».

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi riservo
  -  sempre  che  il  Presidente mi conceda  questa  eccezione  -  di
  presentare un emendamento aggiuntivo perché preferisco tecnicamente
  inserire questa norma in un articolo diverso, farne oggetto  di  un
  articolo  diverso.  La  riformulerò  proponendola  in  un  articolo
  diverso perché è meglio separarla.

   PRESIDENTE. E' già depositato; me lo dicono gli Uffici.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Credo di sì.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MANCUSO,  presidente della Commissione e relatore. Parliamo  della
  parte  prima,  articolo  2  che  è armonizzato  con  l'articolo  7.
  Favorevole.

   DI BENEDETTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI  BENEDETTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  per  poter
  esprimere  meglio il voto, nella piena conoscenza della situazione,
  vorrei  illustrato dall'Assessore, visto che c'è, il subemendamento
  6.31.1.18  che,  di  fatto, è sostitutivo  della  parte  che  viene
  soppressa  con  il  subemendamento 6.31.1.17. Vorrei  conoscere  le
  ragioni  per  cui non è stato presentato un emendamento sostitutivo
  ma  due  subemendamenti: uno, soppressivo di una  parte  e  poi  il
  contenuto   della  parte  soppressa  viene  spostato  su   articolo
  successivo  e diverso. Vorrei sapere dall'Assessore le  ragioni  al
  fine di votare con molta chiarezza i due emendamenti, uno adesso  e
  uno, probabilmente, dopo.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica  utilità.  Stasera è la serata delle questioni  di  stile.
  Semplicemente perché preferisco, come tecnica legislativa, inserire
  le deroghe in un articolo separato.

   PRESIDENTE.    Grazie,   assessore.   Pongo   in   votazione    il
  subemendamento 6.31.1.17, con il parere favorevole  del  Governo  e
  della  Commissione. Chi è favorevole resti seduto; chi è  contrario
  si alzi.

                            (E' approvato)

   Il  subemendamento 6.31.1.4 sarà trattato alla  fine,  insieme  al
  subemendamento 6.31.1.18, a firma del Governo.
   Si passa al subemendamento 6.31.1.10.
   Lo  mantiene  o  lo  ritira, onorevole Cracolici?  Fa  riferimento
  soltanto ai comuni:  le quote di partecipazione ai comuni a ciascun
  ambito  sono determinate sulla base della popolazione residente  su
  ciascuno di essi, quale risulta dai dati dell'ultimo censimento .

   CRACOLICI. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  chiedo  scusa
  all'onorevole Falcone che prima accennava che fosse precluso,  non
  capisco.  Abbiamo stabilito che il 95 per cento  della  società  è
  costituita dai comuni, ma come si determina questa ripartizione se
  non   in   funzione  della  popolazione?  Cosa  stabilisce  questo
  emendamento?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. E' nella legge.

   CRACOLICI.  Ed  è  quello che c'è nella legge?  E  allora  di  che
  parliamo?  Perché ho presentato  l'emendamento?

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, c'è un problema tecnico.  Questo
  emendamento  si riferisce al comma 3. Il comma 3, a sua  volta,  fa
  riferimento a due fattispecie: a) i comuni, b) le province. Siccome
  questo  è  un emendamento interamente sostitutivo  del comma  3  e,
  invece, fa riferimento soltanto alla lettera a) del comma 3  perché
  riguarda  soltanto i comuni, deve essere riformulato in  virtù  del
  fatto che si riferisce soltanto al comma a).
   Non mi pare che cambi granché. Se lo ritira, andiamo avanti con  i
  lavori. Lo legga bene.

   CRACOLICI. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si   passa   al   subemendamento  6.31.1.7.  Si   tratta   di   un
  subemendamento che punta ad aumentare la percentuale dei Comuni e a
  diminuire quella delle Province.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi,  mi  sembra  che  il   clima   di
  collaborazione per raggiungere il risultato e portare questa  legge
  immediatamente a disposizione della Sicilia, viene meno.
   Questo  è  un emendamento che provoca l'Assemblea. Se  il  Partito
  Democratico vuole continuare così, può farlo ma è chiaro che  tutti
  devono sapere che qui le provocazioni non sono accettate.
   O   approviamo  un  disegno  di  legge  ragionando  su   argomenti
  difficilissimi  oppure  votiamo  questo  emendamento  che   è   una
  provocazione a tutto il Parlamento.
   Se vogliamo continuare così, continuate.

   RINALDI. Non è una provocazione.

   MANCUSO,   presidente  della  Commissione  e   relatore.   Allora,
  continuiamo così  Considerata questa azione dei colleghi, vuol dire
  che  ognuno  si  attrezzerà  a portare avanti quello  che  ritiene.
  Andiamo avanti.  Il parere della Commissione è contrario.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono sorpreso e mi
  lamento del temperamento dell'ultima ora dell'onorevole Mancuso .

   MANCUSO,  presidente della Commissione e relatore. L'altra  volta,
  ci avete fatto attendere due ore.

   RINALDI. Ognuno, in Aula, presenta quello che vuole.

   FALCONE     perché, nelle ultime sedute,  il suo  atteggiamento  è
  stato  sempre  contraddistinto da equilibrio,  da  serenità,  anche
  nell'accogliere qualche provocazione che non perveniva dai  partiti
  dell'opposizione bensì dai partiti di maggioranza.
   Onorevole  Mancuso,  se ha ragione nella sostanza,  evitiamo  che,
  nella  forma, almeno da presidente della IV Commissione,  si  lasci
  prendere la mano.
   Avevamo  chiesto - e l'Assemblea si è già espressa in tal senso  -
  che tutti gli emendamenti che potevano rappresentare un elemento di
  disturbo  venissero ritirati e che quegli emendamenti che,  invece,
  potevano  contribuire  al miglioramento del disegno  di  legge,  ad
  approvare  un disegno di legge più preciso e più attuale, sarebbero
  stati ben accetti.
   Potrei capire se questi emendamenti provenissero dall'opposizione,
  ma  non  è  così,  Presidente Lombardo, arrivano da  qualche  altro
  parlamentare del Partito del Patto per le riforme, un termine che è
  stato  usato ieri. E' chiaro che, sulla scorta di questo,  dovremmo
  fare una riflessione.
   Rivolgo  un  invito  a  me stesso e ai colleghi:  evitiamo  questi
  emendamenti  anche  perché che senso ha se,  a  livello  nazionale,
  diamo funzioni alle province ?

   DI BENEDETTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI   BENEDETTO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  vorrei
  invitare  l'onorevole Mancuso a mantenere la  dovuta  calma  quando
  discutiamo  di  queste  cose che hanno la loro  serietà  e  il  cui
  obiettivo è quello di dare maggiori poteri ai comuni e limitare non
  le  competenze  della  provincia, ma le influenze  della  provincia
  all'interno  delle società per la regolamentazione del servizio  di
  gestione  rifiuti, con competenza diversa rispetto alle  competenze
  della provincia.
   Siccome, rispetto alla proposta di questo subemendamento, non  c'è
  nessuna  intenzione  né  strumentale  né  dilatoria,  onde  evitare
  qualsiasi  forma di strumentalizzazione, l'emendamento è  ritirato.
  Solo  per quello non perché, nel merito, non lo consideriamo giusto
  e non lo consideri giusto io stesso.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  al subemendamento 6.31.1.2 che sostituisce il comma  4.
  Assessore Russo, l'ha già letto?
   Onorevoli   colleghi,  il  disegno  di  legge  è   particolarmente
  complicato e dovremmo cercare di essere un po' più attenti.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, non lo  dico  per
  sembrare  presuntuoso ma mi pare un emendamento di equilibrio,  che
  ristabilisce  il  ruolo in capo ai comuni.  Da  un  lato,  consente
  legittimamente  la partecipazione delle province; dall'altro  lato,
  invece, dice  che gli organi statutari vengono stabiliti secondo il
  codice  civile  e  sono fissati nel limite di  tre  i  consigli  di
  amministrazione e non parliamo di altro. Se, invece, dicessimo  che
  il  presidente della Provincia e anche il presidente delle SRR   ma
  non è così.
   Dobbiamo capire. Laddove ve n'è una ci potrebbe stare, sebbene con
  tutte  le  mie  riserve;  dove ve ne sono due,  non  ci  può  stare
  assolutamente. Immaginiamo, ad esempio, nel decimo ATO,  che  altro
  problema   Evitiamo, allora, che si sclerotizzi  la  vicenda  degli
  organi  statutari  focalizzando tutta l'attenzione  sul  presidente
  della  Provincia. La Provincia entra, partecipa,  ha  una  funzione
  importante  ma come partecipazione; gli organi statutari  è  giusto
  che siano eletti dai comuni.
   Chiedo,  quindi,  che questo subemendamento, di buon  senso  e  di
  equilibrio, possa avere il parere favorevole dell'Aula.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE.  Chi  è  favorevole si alzi;  chi  è  contrario  resti
  seduto.

                           (Non è approvato)

   Si passa al subemendamento 6.31.1.3, dell'onorevole Gucciardi.

   GUCCIARDI. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GUCCIARDI. Signor Presidente, penso che questa, rispetto  al  tema
  così  complesso  che  stiamo trattando, come correttamente  lei  ha
  detto  sia  una norma di buon senso: mi riferisco al fatto  che  il
  Parlamento   regionale  attribuisce  ai  Comuni  e  alle   Province
  regionali  il compito di inserire nei propri statuti la definizione
  degli organismi delle SRR che, credo, sia quanto di più normale  un
  Parlamento possa fare per non strozzare, evidentemente,  con  norme
  di dubbia legittimità costituzionale, perché entriamo nel campo del
  diritto  civile che è con riserva assoluta di legge del  Parlamento
  dello Stato.
   Attribuire, pertanto, da parte del Parlamento regionale ai  Comuni
  e  alle Province, che sono soci delle SRR, il compito di inserire e
  di  definire  nei propri statuti i propri organismi, credo  sia  un
  atto dovuto e doveroso da parte del Parlamento.

   DE LUCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  LUCA.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  io  condivido
  l'emendamento dell'onorevole Gucciardi e vorrei anche sollevare una
  questione.  Condivido,  intanto, i dubbi di  legittimità  che  sono
  stati  posti nell'imporre a una società a cui si applicano le norme
  del  codice  civile  e si dice già anche nella  legge  che  vengono
  eletti  dai  soci  e, a un certo punto, si legge  e  il  Presidente
  della Provincia .
   Questo, francamente, non credo sia compatibile dal punto di  vista
  giuridico.
   Per  quanto riguarda la questione finanziaria, se non erro, quando
  abbiamo  approvato  lo  status degli amministratori,  quella  norma
  prevedeva   già  che  gli  amministratori,  nel  momento   in   cui
  ricoprivano  un ruolo in società o enti nella loro qualità,  quindi
  sia  sindaci  sia presidenti del Consiglio, non potevano  percepire
  ulteriori compensi.
   Questa norma, dunque, non richiede copertura finanziaria.
   Mi  rivolgo  anche agli Uffici, in modo tale che si  approfondisca
  immediatamente la questione  perché, facendo riferimento alla legge
  che  questo Parlamento ha varato sullo status degli amministratori,
  mi  sembra che non ci sia alcun ulteriore compenso e, nello  stesso
  tempo,  ribadisco che i vizi di legittimità sollevati  dal  collega
  Gucciardi  sono da me condivisi pienamente, visto che  non  si  può
  assolutamente dire una cosa e poi affermare l'opposto nello  stesso
  comma.

   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'accordo era chiaro
  e  comprensibile a tutti. Il disegno di legge proposto è quella del
  Governo,  che  intendiamo  approvare  senza  confusione   e   senza
  emendamenti e subemendamenti. Non si capisce che cosa reintroducano
  per  tornare  a  cambiare tutto in Sicilia, e non cambiare  niente.
  Allora,  se gli emendamenti non saranno ritirati, il nostro  Gruppo
  lascerà  l'Aula  e non parteciperà più al voto. Noi crediamo  nella
  necessità  di  cambiare  le  cose  in  maniera  chiara,  limpida  e
  comprensibile, senza emendamenti e subemendamenti dell'ultima ora.
   Su   questo  avevamo  raggiunto  un  accordo.  Ora  chiediamo  che
  l'accordo sia rispettato.
   Non  c'è  discussione, non c'è comprensione.  Questa  storia  che,
  all'ultimo  minuto, si introduce una parola o un testo che  non  si
  capisce  cosa voglia dire e che rischia di reintrodurre i  consigli
  di  amministrazione che noi vogliamo eliminare, è inaccettabile  Il
  PDL Sicilia abbandonerà l'Aula.

   MANCUSO,  presidente  della  Commissione  e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, nel merito l'onorevole Gucciardi ha
  ragione,  però  lo  invito  a leggere il  subemendamento  6.31.1.19
  perché il problema non si pone solo al comma 4.

   GUCCIARDI. Dichiaro di ritirare il subemendamento 6.31.1.3.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, apprezzo  molto
  la  voglia di lavorare che oggi c'è e la consapevolezza diffusa  in
  Aula; però, allo stesso tempo, vorrei dire, con altrettanta onestà,
  che  sarebbe  opportuno evitare un clima che rischia anche  di  far
  vedere  le  cose giuste con gli occhi della fretta. E voglio  dirlo
  all'onorevole Adamo.
   La  questione  che  qui  è stata posta non è  di  ricostituire  un
  consiglio di amministrazione, per la semplice ragione che la  norma
  prevede   già  che  ci  siano  sei  componenti  del  consiglio   di
  amministrazione che svolgono questo lavoro a titolo gratuito.
   La   proposta  era  stata  avanzata,  poi  l'emendamento  è  stato
  ritirato, quindi non ne discutiamo più.
   Il  problema,  però, riguarda il metodo. La proposta stabiliva  un
  punto  di  principio.  Se è stabilito - ed è la  norma  cui  faceva
  riferimento l'onorevole De Luca - il concetto della gratuità, ferma
  restando la gratuità dell'azione svolta dagli amministratori  delle
  SRR, il principio di auto-organizzazione degli organi che sono, tra
  l'altro,  di  una società consortile dei comuni, non  mi  pare  una
  violazione; anzi, afferma un principio di rispetto delle autonomie,
  dove, probabilmente, qualche dubbio sul fatto che l'autogoverno  si
  affronti con legge regionale potrei averlo.
   Detto  ciò,  al di là della questione di merito, vorrei  suggerire
  che, se c'è qualche emendamento che forse può aggiustare una svista
  o  fare  una  precisazione, evitiamo di viverlo  come  un  problema
  dell'Aula che vuole far perdere tempo.
   Non  vi  è,  ripeto, nessun obiettivo di ricostituire consigli  di
  amministrazione surrettizi perché sono previsti da questa norma.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


      Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
                           numeri 525-528/A

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   PRESIDENTE. Riprende il seguito della discussione del  disegno  di
  legge numeri 525-528/A.
   Comunico   che  è  stato  presentato  dagli  onorevoli   Buzzanca,
  Cracolici,   Musotto   ed   altri   il   subemendamento   6.31.1.20
  all'emendamento 6.31.1 del Governo. Ne do lettura:

   «Al  comma 4 dopo le parole  codice civile  cassare le parole   il
  presidente della Provincia ne assume la presidenza ».

   CINTOLA. Dichiaro di apporvi la firma.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Onorevole  Buzzanca, sono stati presentati due subemendamenti:  il
  6.31.1.16 e il 6.31.1.20. Deve scegliere uno dei due.

   BUZZANCA. Scelgo il 6.31.1.20.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA. Signor Presidente, Assessore, onorevole Presidente della
  Regione,  mi  pare  assai chiaro quello che ho  scritto:   dopo  le
  parole   codice  civile'  cassare   il  presidente  ne  assume   la
  presidenza' . E' chiaro il meccanismo.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.  Signor  Presidente, con la stessa  chiarezza  e  con  la
  stessa velocità dell'onorevole Buzzanca, dal momento che mi trovavo
  in  Commissione  quando si affrontava questo argomento  ed  abbiamo
  avuto modo di confrontarci con l'Assessore, proprio su questo tema,
  vorrei chiedere all'Assessore se può spiegarci per quale ragione ha
  sentito l'esigenza giuridica e normativa di inserire questo assunto
  che oggi viene richiesto di cassare.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica  utilità. Con altrettanta rapidità - non  c'è  un'esigenza
  giuridica,  normativa obbligatoria - era la mera trasposizione  del
  precedente assetto consortile di tipo pubblicistico.
   Di  fronte ai dubbi di costituzionalità che sono emersi sul  fatto
  che,   in  particolare  dall'intervento  dell'onorevole  De   Luca,
  l'indicazione di un organo di una società di capitali sia una legge
  regionale  ad  indicarlo, faccio un passo indietro.  Mentre  su  un
  consorzio di diritto pubblico, sulla cui organizzazione la  Regione
  ha  potestà legislativa esclusiva, non avevo dubbi, sul  fatto  che
  una legge regionale possa indicare chi ricopre un certo organo, non
  essendo  peraltro  la Regione socio di quella  società,  in  questi
  termini c'è un problema costituzionale.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   FALCONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, faccio una dichiarazione di voto  con
  una premessa.
   Poiché  sono neofita di questo Parlamento, come mai stiamo facendo
  in  Aula  una legge che non ha copertura finanziaria?  Mi  è  stato
  detto,  signor  Presidente, assessore Russo, che è una  legge  che,
  poiché è  in itinere, ha tutto un percorso, con dei costi.
   L'idea del legislatore è quella di ridurre questo processo, questo
  percorso che in questo momento l'attività del sistema integrato  di
  gestione dei rifiuti comporta.
   L'idea  del legislatore e, quindi, di questa Assemblea,  è  quanto
  meno  di  ridurre  i costi, onorevole Adamo; non possiamo  abolirli
  completamente, ma dobbiamo ridurli. I costi vi saranno, ma  saranno
  comunque degli oneri accettabili. E' giusto.
   Detto  questo,  io  sono  contento che  stiamo  approvando  questo
  emendamento,  assessore Russo, perché fa giustizia  e,  alla  fine,
  sana.  E'  il  terzo  subemendamento che  entra  nel  merito  della
  vicenda,   ma   c'è   un   altro  problema:   io   preannunzio   un
  subemendamento.
   Non stiamo giocando, stiamo facendo dei ragionamenti seri.
   Ho  detto  all'onorevole Federico  caro collega Federico, immagini
  se  lei  se  domani  lasciasse le sue funzioni di presidente  della
  Provincia  e si dedicasse alla presidenza di un soggetto  che  avrà
  una importanza strategica nei servizi della collettività .
   Con  questa  norma   andiamo a fare finalmente il  primo  atto  di
  giustizia,  nel  senso  che  solleviamo  il  presidente  da  questo
  ulteriore onore.
   C'è  comunque un altro problema ed è una ipocrisia che noi stiamo,
  come  dire,  sbandierando sull'altare delle riforme:  vale  a  dire
  l'incarico  conferito  a  titolo  gratuito.  Eliminare  la   parola
   gratuità'  non  significa appesantire la legge  sotto  il  profilo
  finanziario; questo è un errore madornale, assessore. Qui  dobbiamo
  essere corretti anche nei ragionamenti.
   Allora,  poiché nel percorso già abbiamo delle spese, nel  momento
  in  cui riduciamo i consigli d'amministrazione degli organi abbiamo
  già, ipso facto, dei risparmi e quindi questi obiettivi sono quelli
  che  la  legge  deve perseguire. Ma dire che gli incarichi  sono  a
  titolo gratuito è una ipocrisia
   Io  vorrei  trovare delle persone che per un anno, due  anni,  tre
  anni  possano  svolgere a pieno e nel migliore dei  modi  incarichi
  così  onerosi  senza un euro; vuol dire che poi  dovremo  andare  a
  trovare  i  soldi  in altro modo, quindi in una  maniera  illecita,
  illegale.
   Allora,  io vi dico di fermarci un attimo per cercare di fare  una
  norma di buon senso.
   Onorevoli  colleghi,  cerchiamo di fare una  norma  che  metta  al
  centro il buon governo e non le false ipocrisie.
   Vorrei  dire  un'ultima  cosa, e concludo  veramente:  attenzione,
  stiamo  discutendo  una norma che deve guardare alla  efficienza  e
  all'efficacia   dei  servizi  che  noi  diamo  e   preannunzio   la
  presentazione  di  un  subemendamento  per  eliminare  la  gratuità
  dell'incarico,   oltre   che  essere  favorevolissimo   su   questo
  emendamento.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo sull'emendamento 6.31.1.20?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Favorevole.

   PRESIDENTE.   Il   parere   della   Commissione   sull'emendamento
  6.31.1.20?

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Assessore Russo, la Presidenza si poneva un  problema,
  però  siamo  in  tempo per chiarirlo. Avendo tolto   Il  presidente
  della provincia  come presidente del consorzio, al comma 5 del  suo
  subemendamento,  c'è scritto che il presidente del consorzio  resta
  in  carica  tre  anni  e  comunque per la durata  del  suo  mandato
  amministrativo, allora l'eventuale presidente che sarà  eletto  del
  consorzio  è sempre un'istituzione, cioè un sindaco o un presidente
  di provincia?'
   Funziona così o dobbiamo modificare anche il comma 5?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità.  Per una precisazione: non è per tre anni, ma per
  tre esercizi.

   PRESIDENTE.  Per  tre esercizi e comunque per la  durata  del  suo
  mandato amministrativo.
   Sarà poi corretto con l'articolo 117 del Regolamento interno.
   Si passa al subemendamento 6.31.1.13, a firma della Commissione.

   MANCUSO,  presidente  della  Commissione  e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,  presidente della Commissione e relatore. Lo  si  approva
  tenendo conto che  all'articolo 15 abbiamo la stessa esigenza.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione il subemendamento 6.31.1.19. Chi è favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   I subemendamenti 6.31.1.15  e 6.31.1.8 sono preclusi.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo   in   votazione  il  subemendamento   6.31.1.14,   con   la
  precisazione  che  è cassata la seconda parte del  comma  6,  dalle
  parole   I comuni' fino alla parola  rifiuti'.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Il subemendamento 6.31.1.5  é precluso.
   Si   passa   all'emendamento  6.31.1.6,  a  firma   dell'onorevole
  Gucciardi.

   GUCCIARDI. Lo ritiro.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo   in  votazione  l'emendamento  6.31.1  del  Governo,   come
  subemendato.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si  passa al subemendamento 6.31.1.18, del Governo, ed ai relativi
  subemendamenti:  6.31.1.18.1, degli onorevoli  Cracolici,  Oddo  ed
  altri;  6.31.1.18.2, dell'onorevole Falcone ed altri;  6.31.1.18.3,
  degli  onorevoli  Di  Benedetto, Galvagno,  Mattarella  e  Termine;
  6.31.1.18.4, degli onorevoli Falcone, Corona ed altro.
   Do lettura del subemendamento 6.31.1.18:

   «Dopo l'articolo 6 è aggiunto il seguente:
    6  bis.  Per  gli ambiti territoriali ottimali la cui popolazione
  superi il milione di residenti o per quelli in cui una città  abbia
  un  numero di residenti superiore ad un terzo di quello complessivo
  della  provincia,  possono  essere  costituite,  mediante  adesione
  volontaria,  due  SRR,  fermo restando che le  stesse  società  non
  possono  essere  costituite da un solo comune.  Qualora  l'adesione
  interessi  un  numero di comuni che rappresenti almeno  il  75  per
  cento  della  popolazione  residente  nella  Provincia,  la  SRR  è
  costituita  obbligatoriamente su base provinciale. Analoga  facoltà
  di costituzione di una SRR è consentita ai comuni che, alla data di
  entrata  in vigore della presente legge, siano aggregati in Società
  o  Consorzi d'ambito che, alla medesima data, posseggano i seguenti
  requisiti: a) 15 per cento di raccolta differenziata; b) regolarità
  contributiva, fiscale, previdenziale ed assistenziale.

   Il  primo subemendamento da mettere in discussione è il 6.31.18.2,
  presentato dagli onorevoli Falcone ed altri:

   «Dopo  le  parole   previdenziale e assistenziale'  aggiungere  le
  parole   c) competenza su parte del territorio superiore al 35  per
  cento dell'intera provincia di appartenenza'.

   FALCONE. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, è chiaro  che  il
  mio  subemendamento  ora cozza con quello sul  quale  l'Aula  si  è
  confrontata. Qui ci troviamo dinanzi a due percorsi: o  allarghiamo
  e  creiamo  29 SRR oppure mettiamo dei paletti chiari, che  possano
  evidenziare degli ex ATO come SRR virtuosi.
   Il  subemendamento  dice che ci vogliono tre requisiti  perché  si
  possano  creare all'interno degli ATO più SRR. Quali  sono?  Primo:
  essere  in  regola con i contributi previdenziali  e  assicurativi;
  secondo:  con la percentuale differenziata il raggiungimento  della
  raccolta  differenziata  al  15 per  cento;  terzo:  c'è  un  altro
  elemento,  quello della competenza territoriale, cioè gli  ex  ATO,
  domani  SRR, devono avere una competenza sul territorio provinciale
  superiore al 35 per cento.
   Che significa? Significa che un ex ATO, che ha gestito il servizio
  su  un  territorio  superiore al 35 per cento e ha  gli  altri  due
  elementi, può essere mantenuto.
   Altrimenti,  se  non  passa  questo subemendamento,  rischiamo  di
  creare  un  gruppo di nuove SRR, di ex ATO, passando  da  27  a  29
  addirittura  Quindi vi prego di valutarlo, poi possiamo fare tutto.
  Alla  fine non siamo noi la maggioranza, la maggioranza è  composta
  da PD, MPA e Gruppo Sicilia.
   Pertanto, noi ci rimettiamo all'Aula.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                           (Non è approvato)

   Si  passa all'emendamento 6.31.1.18.3, a firma degli onorevoli  Di
  Benedetto e Galvagno:

   «Alla fine dell'articolo, dopo la lettera b) aggiungere le parole:
    c) non avere posizione debitoria superiore a 500.000 euro fino al
  31 dicembre 2009 .»

   DI BENEDETTO. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI   BENEDETTO.   Signor  Presidente,  chiedo  all'Assessore   dei
  chiarimenti  in  riferimento all'emendamento presentato.  Il  primo
  chiarimento riguarda, oltre che le sue competenze di assessore,  le
  sue  competenze  di  tipo professionale e  la  coerenza  di  questo
  emendamento con l'articolo 200 della legge 152.
   L'altro  quesito che le pongo è il modo in cui è stata individuata
  la  percentuale del 15 per cento, considerato che esiste  il  terzo
  comma  dell'articolo  45 della legge 2/2006 che  detta  percentuali
  diverse.
   Individuare  il  15 per cento sarebbe una violazione  di  legge  e
  andrebbe  comunque soppresso, altrimenti creeremmo confusione:  non
  possiamo  avere  un   obbligo di legge dettato dall'articolo  45  e
  prevedere una deroga che mantiene in piedi l'articolo 45.  Dovremmo
  contemporaneamente sopprimere il comma 3 dell'articolo 45 che detta
  percentuali differenziate diverse.
   Riguardo  al   mio emendamento, ritengo che tra le caratteristiche
  che un ATO deve possedere per rimanere in piedi è non avere debiti,
  perché  se  vi  sono  ATO  con una esposizione  debitoria  elevata,
  chiaramente non meritano di rimanere in piedi.
   Io   non  voglio  esagerare  e,  quindi,  possono  esserci   delle
  esposizioni  debitorie,  ma  pongo la  questione  che  non  abbiano
  esposizioni  debitorie superiori a 500.000 euro, quindi  una  cifra
  che  esce  fuori  da fatti contingenti. Se il Governo  vuol  essere
  obiettivo,  anche  in  riferimento all'individuazione  di  criteri,
  dovrebbe  dare  parere  favorevole a questo  emendamento,  volto  a
  costruire un'immagine di ATO con reali caratteristiche per stare in
  piedi.
   Invito  quindi  il  Governo  ad esprimere,  se  possibile,  parere
  favorevole all'emendamento sapendo che comunque questo non inficerà
  il  mio voto sull'emendamento stesso, visto che è concordato con il
  mio Gruppo.

   PRESIDENTE. Onorevole Di Benedetto, ritira il suo emendamento?

   DI BENEDETTO. No, Presidente.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica  utilità.  Mi  hanno chiesto delle  spiegazioni  e  io  le
  fornisco. E' molto semplice: io sono convinto che costituisca  -  e
  non io - una forma di assoluta, non dico virtù, non utilizzo questo
  termine, piuttosto una forma di intelligenza imprenditoriale:  fare
  molti debiti se sono per spese di investimento.
   Se  contraggo,  ad  esempio, 10 milioni  di  euro  di  debiti  per
  rinnovare il parco autocompattatori è una scelta saggia.

   DI BENEDETTO. Allora, diciamo per spese correnti.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO,  assessore regionale  per  l'energia  e  i
  servizi di pubblica utilità.  Quindi avere cinquecento mila euro di
  debiti non è

   DE LUCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  LUCA.  Signor  Presidente, stasera su questo  emendamento,  mi
  permetto  di  dire  e non se la prenda l'assessore,  assistiamo  al
  festival dell'ipocrisia, per un motivo molto semplice.
   Intanto   non   capisco   la  logica  dell'emendamento.   Vogliamo
  individuare  altre società, vogliamo individuare la possibilità  di
  costituire  altre società, fermo restando quanti  sono  gli  ambiti
  ottimali,  si  dice  questo?  Perfetto.  Allora  io  non   capisco,
  assessore, sulla base di quale ragionamento lei ha previsto  questi
  due requisiti.
   E  vado  al dunque: se ci sono degli ambiti territoriali ottimali,
  degli attuali ATO, anzi le attuali società, che non hanno i bilanci
  a  posto,  però  hanno  rispettato il  15  per  cento  di  raccolta
  differenziata e risultano in regola sotto il profilo dei versamenti
  dei contributi, possono continuare magari a costituirsi in società?
  E aggiungo un'altra cosa per completare: se ci sono attuali società
  che  non  hanno rispettato il reclutamento di personale utilizzando
  le  norme di evidenza pubblica, consentiamo loro di costituirsi  in
  società, le premiamo?
   Me lo chiarisca perché queste cose non sono scritte.
   Rispetto  a  questo  non  so  qual  è  stata  la  questione  e  le
  motivazioni  che  hanno  indotto  il  Governo   a  proporre  questo
  emendamento.  Però noi siamo arrivati al dunque,  assessore,  siamo
  andati  fuori  da  quelli  che finora sono stati  dei  ragionamenti
  chiari  e  dei  punti di riferimento che ci siamo  dati  in  questi
  giorni.   Introdurre  all'improvviso  una  procedura   del   genere
  significa  non  tenere conto di come hanno operato alcune  società,
  alcuni ambiti territoriali ottimali.
   Le  voglio  dire che alcune società hanno avuto la possibilità  di
  svolgere   determinate   attività   perché   hanno   usufruito   di
  finanziamenti molti anni fa, per cui hanno avuto delle  possibilità
  che  altri  non hanno avuto. Quindi, se noi facciamo riferimento  e
  vogliamo  premiare solo chi ha fatto la raccolta differenziata  del
  15  per  cento  -  che  non mi pare neanche  un  grande  risultato,
  francamente - non capisco perchè ciò debba essere premiale rispetto
  alla  possibilità  di proseguire nella costituzione  della  società
  stessa.
   Non ne capisco la logica, sto parlando dell'emendamento 6.31.1.18.
   Arrivo  all'emendamento dell'onorevole Di Benedetto, a  cui  siamo
  collegati  come ragionamento.  Perché ho fatto questa  riflessione,
  onorevoli  colleghi? Perché, poi, è normale che  ognuno,  onorevole
  Cracolici,  si  sbizzarrisca nell'individuare i  criteri  per  fare
  costituire queste società.
   Signor  Presidente, questo non rientrava in un ragionamento  fatto
  precedentemente,  io non posso accoglierlo.  E  se  questo  è  oggi
  l'atteggiamento del Governo, allora cominceremo a discutere tutti i
  miei emendamenti abrogativi, sia chiaro
   Qui  significa,  con  un  colpo  di mano,  all'improvviso,  volere
  stabilire  delle caratteristiche, dei princìpi, che nulla  hanno  a
  che vedere con il procedimento che finora abbiamo seguito.
   Questo  è  il tema  Allora, se il Governo ha clemenza dell'Aula  e
  ritira l'emendamento, bene  Diversamente, ci confronteremo su  ogni
  dettaglio  perché  non  reputo corretto aver individuato  solo  dei
  requisiti  parziali , ripeto, che non hanno alcuna logica.
   Non  si può premiare solo chi ha fatto il 15 per cento di raccolta
  differenziata. Non lo reputo un elemento qualificante

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Ricordo, onorevoli colleghi, che stiamo
  trattando  l'emendamento  6.31.1.18.3, a  firma  dell'onorevole  Di
  Benedetto.

   CRACOLICI. E' ritirato.

   PRESIDENTE.  Onorevole Cracolici, mettetevi d'accordo, l'onorevole
  Di Benedetto ha detto che non è ritirato

   CRACOLICI. Come capogruppo dico che è ritirato.

   DI  BENEDETTO. Non sono d'accordo, ma se il mio capogruppo dice di
  ritirarlo, lo ritiro

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   LEONTINI. Signor Presidente, rinuncio all'intervento.

   PRESIDENTE.  I  subemendamenti  6.31.1.18.1  e  6.31.1.18.4   sono
  inammissibili.
   Si  passa   al  subemendamento 6.31.1.18 (articolo aggiuntivo),  a
  firma del Governo.

   MANCUSO,  presidente  della  Commissione  e  relatore.  Chiedo  di
  parlare  dal podio perché non parlo da presidente della commissione
  ma da deputato.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor Presidente, poiché ritengo che a questa legge  ho
  contribuito e contribuirò moltissimo fino alla sua approvazione, io
  le  rassegno  sotto  il profilo politico la responsabilità  che  il
  Governo si assume con questo emendamento.
   Questo  emendamento significa chiamarla riforma, o cambiare  tutto
  per non cambiare nulla?
   Io non credo che possiamo riformare il sistema quando determiniamo
  che  può nascere una società consortile sol perché ha nel suo know-
  how  la  raccolta del 15 per cento di differenziata.  Questo  è  un
  metro  che  certamente offende quella che è l'azione  su  tutto  il
  territorio nazionale e regionale.
   Non si può premiare chi non ha saputo fare
   Il  15 per cento di raccolta differenziata non rientra neppure nel
  primo  parametro previsto dalla legge comunitaria   e  dalla  legge
  nazionale. Significa fare delle fotografie territoriali per mettere
  in  difficoltà  non  quegli  ATO  cosiddetti  virtuosi,  che  forse
  continueranno nella loro azione sol perché all'interno  delle  loro
  società  hanno avuto la fortuna di avere degli impianti  che  hanno
  prodotto dei ricavi, ma mettere in difficoltà chi, fino ad oggi, ha
  pagato i costi esorbitanti di un sistema che non è stato integrato.
   Questo sistema può funzionare solo se la gestione è integrata.  Se
  disegniamo  la  gestione del servizio a macchia di leopardo,   così
  com'é  oggi  e così come prevede questo articolo, abbiamo  fallito.
  Non ci sarà nessuna riforma
   Per  quanto  mi  riguarda,  voterò  contro  questo  emendamento  e
  continuerò il mio lavoro fattivo per il disegno di legge e  per  la
  sua  approvazione.  Sono  convinto che se questo  articolo  dovesse
  passare,  sarebbe ancora una volta la distruzione della Sicilia,  e
  lo  dico oggi perché ritengo che questo Parlamento meriti molto  di
  più e che si debba avere più coraggio.
   Il  coraggio è dire no anche a consorterie legittime, che vogliono
  rimanere tali.
   Il  sistema  che  il Governo ha portato in Commissione  e  che  ha
  difeso  è  sicuramente eccellente in quanto rimette nelle mani  del
  Governo  regionale,  con l'articolo 14, il motore  per  intervenire
  laddove possano verificarsi tutta una serie di indicatori negativi;
  ma  con  questo articolo significherebbe distruggere tutto il  buon
  lavoro fatto.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor  Presidente, onorevoli  colleghi,  condivido  le
  considerazioni  che  poc'anzi hanno fatto  i  colleghi  De  Luca  e
  Mancuso.  Il  Governo  aveva  concordato  con  i  componenti  della
  Commissione,  sulla  base  di  un  lavoro  che  è  stato  lungo  ma
  abbastanza  articolato  e  scrupoloso,  un  testo  che  era   stato
  considerato  soddisfacente dallo stesso Governo  e,  per  mantenere
  l'integrità  del quale, noi ieri, in Conferenza dei Presidenti  dei
  Gruppi    parlamentari,    stavamo    stabilendo    di    ritirare,
  aprioristicamente e concordemente, tutti gli emendamenti.
   Qual  è la ratio e la motivazione da parte del Governo di accedere
  ad  un  emendamento  del  genere, che è la  neutralizzazione  e  la
  sconfessione  del  testo  che,  fino  a  ieri,  lo  stesso  Governo
  dichiarava   positivo?   Si   tratta   di   un'adesione   a   delle
  sollecitazioni  in  negativo  che  squalificano  il  tentativo   di
  riforma,  che  lo  neutralizzano,  che  vanno  a  raccogliere   nel
  territorio   elementi  torbidi  di  disfunzione,   qualitativamente
  negativi,  che  non  possono essere alla  base  di  una  disciplina
  normativa   che   noi  vorremmo  ispirare  alla  riforma   e   alla
  qualificazione.
   Questo è un testo che neutralizza e inficia tutta la legge  e  non
  si  capisce  qual è la motivazione che abbia indotto il Governo  ad
  accoglierlo.  Noi  chiediamo  che il  Governo  lo  ritiri,  che  lo
  riconsideri  perché  il  contenuto  dell'articolo  che  il  Governo
  intende  riformare  con  questo emendamento  è  già  positivo,  per
  ammissione del Governo stesso e per adesione nostra.
   Qual  è la motivazione per cui dobbiamo peggiorarlo? Perché andare
  alla  ricerca di quelle situazioni che, caratterizzate dal  15  per
  cento  di raccolta differenziata, evidenziano in Sicilia tutta  una
  serie  di  fotografie negative del servizio fin qui  espletato?  Se
  stiamo  andando ad indicare una possibilità virtuosa e a  riformare
  questi  obiettivi  virtuosi, qual è il motivo  per  cui  andiamo  a
  raccogliere  l'immondizia?  Questa  è  una  sanatoria  al   ribasso
  dell'immondizia
   E  allora il Governo sia responsabile e mantenga il suo testo, che
  noi condividiamo.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  sono  iscritti  a  parlare  gli
  onorevoli Adamo, Cracolici, Arena, Oddo e Raia; ma mi ha chiesto di
  parlare l'assessore Russo. Ne ha facoltà.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica  utilità.  Scusate, siccome la risposta,  in  particolare,
  coinvolge   l'onorevole  De  Luca,  vorrei  richiamare  la   vostra
  attenzione, capisco che per il dibattito che c'è stato ci siano dei
  riflessi  condizionati, però questa norma non è la norma salva  ATO
  virtuosi, come sono stati chiamati.
   Nel  corso  del dibattito, soprattutto da parte dell'onorevole  De
  Luca,  c'è stata una richiesta insistita, continuata, di consentire
  forme di aggregazione alternative di Comuni.
   Il  Governo ha presentato un emendamento - che andrà alla verifica
  dell'Aula,  ovviamente  - che consente,  all'esito  di  uno  studio
  etc. , l'aggregazione anche di trenta Comuni.
   Non  si  parla  di  salvare le società, vi prego  di  leggere  con
  attenzione  la  parte in questione:  analoga facoltà ,  vedremo  in
  cosa  consiste l'analogia  di costituzione di una SRR è  consentita
  ai Comuni . Cosa significa  analoga facoltà ? Rispetto alla facoltà
  precedente.
   E  qual  è la facoltà precedente? Quella di costituzione  su  base
  volontaria.
   Quindi,  tutti  i  Comuni - non gli ATO -  che  presentino  queste
  caratteristiche,  su  base volontaria possono  riunirsi.  Si  vuole
  privilegiare l'esperienza. I Comuni possono aderire o non  aderire,
  questo   evento  può  accadere  o  non  accadere;   si   è   voluto
  semplicemente in quella logica assolutamente identica e, attenzione
  non  è scambio di cosa contro prezzo, nel senso che non è che  dico
  che  se non c'è questo, ritiro quell'altro. Non accadrà  perché  io
  sono convinto di entrambi, quindi con molta tranquillità, quale che
  sia la decisione dell'Aula, manterrò l'altro emendamento.
   Si  è  voluto dire che le esperienze comunali che hanno  avuto  lo
  sforzo   di   regolarità  contributiva  fiscale,  previdenziale   e
  assistenziale,  che significa, in sostanza, quei comuni  che  hanno
  coperto  al cento per cento, più o meno, ripeto comuni non ATO,  il
  costo dell'attività sono la stessa cosa? No.
   E'  una norma che interviene a favore dei comuni, e non degli ATO.
  Nulla di più.
   Dopo di che i giudizi possono essere i più vari, ma è una norma di
  agilità  associativa in favore dei comuni. Se poi  non  è  ritenuta
  congrua, l'Aula è sovrana.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI. Assessore, nella formulazione letterale, e lei è uno che
  non  trascura  mai  di  attenersi  alla  regolarità  formale  delle
  espressioni,  si  fa  riferimento a Comuni che siano  aggregati  in
  società  o consorzi d'ambito che, alla medesima data, posseggano  i
  requisiti:  le  società  e  i  consorzi  d'ambito,  secondo  questa
  formulazione.
   Lei ha fatto riferimento ai comuni

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Ma saranno i comuni a decidere se farlo o meno.

   LEONTINI.  Le  società sono soggetti nuovi, e questo  è  il  primo
  motivo.
   Secondo  motivo: come è possibile che si debba partecipare,  nella
  organizzazione del nuovo servizio, ad una olimpiade delle virtù,  e
  si  stia  ammettendo che tutti gli sciancati, i fratturati e  tutti
  coloro che hanno frequentato le ortopedie del mondo facciano  parte
  di  questo  virtuoso  riconoscimento. Non è  possibile  che  questa
  fotografia  della immondizia amministrativa possa albergare  in  un
  testo di riforma
   Prima  di  tutto,  non  sono  i comuni,  ma  sono  le  società,  e
  bisognerebbe  correggere modificando completamente la formulazione.
  Ma  siccome il requisito che si richiede è un requisito al  ribasso
  qualitativo,  il  15  per  cento di raccolta  differenziata  non  è
  accoglibile.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per il  rispetto
  che  ho  dell'onorevole Leontini vorrei che mi ascoltasse, rispetto
  alle  questioni  di  cui  stiamo  discutendo  perché  noi  possiamo
  scegliere  di  fare  tante parti in commedia. Proviamo,  almeno,  a
  stabilire qual è la commedia.
   Nel  2007 noi abbiamo approvato, con l'articolo 45 della legge  2,
  una  norma  che  dai  ventisette ATO, sulla  base  di  uno  studio,
  stabiliva  che  il  presidente della Regione, con decreto,  avrebbe
  potuto proporre una riduzione dei nuovi ambiti territoriali fino ad
  un massimo di quattordici.
   Mi  rivolgo  all'onorevole Leontini non a  caso,  perché  era  mio
  collega, assieme ad altri, in quella legislatura.
   Quella  fattispecie nasceva perché abbiamo un sistema  organizzato
  sulle  nove province, abbiamo un modello costruito sulle due grandi
  città  e  poi  sapevamo tutti che c'erano alcune  esperienze  -  lo
  sapevamo  già nel 2007 - che in Sicilia, in un momento  drammatico,
  che  non era così drammatico come quello attuale perché già avevamo
  visto tutti i segni del fallimento del sistema, siamo arrivati oggi
  all'immondizia per strada e a condizioni igienico -  sanitarie  che
  determinano  anche l'urgenza di affrontare il tema  della  riforma,
  per mettere la parola  fine  al sistema che si è costruito fino  ad
  oggi.
   In  quel sistema che conoscevamo e che aveva determinato non  solo
  debiti,  questioni finanziarie, il disastro e una difficoltà  nella
  gestione,  c'erano invece degli ambiti - e insisto sugli  ambiti  -
  che  in un mondo di disastro avevano dimostrato, con fatica  e  con
  generosità,  di  raggiungere  due  obiettivi:  fare  funzionare  il
  sistema,  anche  attraverso la infrastrutturazione all'interno  del
  proprio  ambito  e l'altro, il secondo e più importante  obiettivo,
  ricordo a me stesso e ai colleghi, consentire di avere un costo del
  servizio - e, quindi, della tassa dei rifiuti per i cittadini -  ad
  oggi,  dal punto di vista pro-capite, tra i più bassi della  nostra
  regione.
   Qui nessuno deve fare l'ipocrita, poi possiamo decidere tutto.  Si
  può dire che la stessa cosa, in Sicilia, è l'ATO gestito da Paternò
  e  Simeto 3 ed è la stessa cosa di Calatambiente? Si può dire,  con
  onestà,  che due modelli, distanti qualche chilometro e siti  nella
  stessa  provincia, abbiano prodotto risultati diversi  e  può,  con
  onestà, il legislatore regionale trattarli alla stessa maniera, non
  valorizzando  e non riconoscendo, quanti, in un momento  di  grande
  difficoltà,  hanno difeso un modello, hanno garantito un  servizio,
  lo  hanno  reso  efficiente  ed hanno  consentito  anche  un  costo
  accettabile per i cittadini? Tant'é che non ci sono quegli elementi
  e  quei  livelli di evasione e di indebitamente che invece esistono
  in altri ATO.
   L'assessore  Russo, in quest'Aula, ha riferito di  un  ATO  che  è
  stato  commissariato,  non  so se ha  detto  quale  fosse,  la  cui
  richiesta  è  di  tre milioni e mezzo di euro al  mese,  ovvero  di
  quarantaduemilioni di euro l'anno, ovvero - aggiungo  io  -  di  un
  costo   pro   capite  per  cittadino  residente  in  quell'ATO   di
  centosettanta euro cadauno.
   Quando dico  cadauno' intendo dal bambino, nato ieri,  al nonno di
  novantanove anni ovvero - aggiungiamo e diciamo la verità - in  una
  famiglia media composta da moglie, marito e due figli, e magari con
  il  nonno a carico residente in quell'ATO bisognerà pagare 850 euro
  annue   di  tassa  sull'immondizia  per  il  fallimento  gestionale
  provocato in quel territorio.
   E'  vero, ci sono altri ATO, onorevole Leontini, altre società che
  hanno gestito gli ATO garantendo comunque non solo l'efficienza del
  servizio con un costo pro capite medio di meno di 46 euro.
   Sono  la  stessa  cosa?  In nome del fare pulizia,  dobbiamo  fare
  pulizia alla stessa maniera?
   Questo è il punto
   Vogliamo  essere ipocriti? Vogliamo nascondere la testa  sotto  la
  sabbia?
   Io  non  me la sento. Non me la sento di dire che chi in  Sicilia,
  comunque,  ha  operato per cercare di tenere  alto  il  livello  di
  organizzazione  del  servizio  debba essere  trattato  alla  stessa
  maniera degli altri. Ecco perché difendo questo emendamento
   Difendo  il principio, fermo restando - vorrei che fosse chiaro  -
  che  il  sistema che stiamo costruendo non prevede più le  società,
  non  prevede  più quel modello. Stiamo parlando di  comuni  che  si
  associano, cosa che porterà le nuove società a bandire le  gare  al
  pari di tutti gli altri, come tutti gli altri. Non si può dire  che
  queste  realtà  che hanno garantito, nel disastro, un  livello  che
  costituisce  eccellenza,  debbano essere  considerate  alla  stessa
  stregua delle altre.
   Difendo   l'emendamento,  e  lo  difendo  a  testa   alta,   senza
  vergognarmi  di premiare il merito di chi ha cercato di  fare,  con
  onestà  e capacità, il proprio dovere al servizio dei cittadini  di
  quel territorio.

   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO.  Signor  Presidente,  credo che  la  volontà  dell'Aula  di
  procedere  con  serietà all'approvazione della legge sia  assoluta.
  Questo  problema è vissuto con passione e sincerità e senza nessuna
  questione  politica,  perché  è trasversale  agli  schieramenti,  e
  questo rappresenta un ottimo segno.
   Molti  di noi si chiedono se esistono comuni virtuosi. La  maggior
  parte  di  noi,  probabilmente, non ci crede. Molti sostengono  con
  passione l'idea che se c'è un ATO virtuoso va salvato.
   Se ci sono realtà, e credo che ve ne siano almeno due, se ne parla
  ogni  tanto,  se esistono queste realtà, ad un certo punto,  perché
  non fare i nomi, se serve?
   Ma, parlare di criteri, qual è la preoccupazione della maggioranza
  dell'Assemblea?  Credo  che  sia la  maggioranza  trasversale  agli
  schieramenti che, quando si stabiliscono i criteri - i criteri sono
  la  cosa  più soggettiva della Terra, i criteri vengono manipolati,
  stravolti  - il rischio concreto è che domani ci ritroveremo,  alla
  luce dei criteri, che tutti i comuni diventeranno virtuosi.
   Il  quindici  per cento, assessore, non è questa grande  virtù,  e
  probabilmente tutti lo sono già stati.
   C'è  un  problema di indebitamento, c'è un problema di contenzioso
  enorme con i cittadini.
   Ci  sono  comuni  che  forse hanno alcuni parametri.  Se  ci  sono
  realtà, onorevole Cracolici, perché non fare i nomi?

            Assume la Presidenza il Vicepresidente Formica

   ADAMO.  Perché non fare i nomi e dire  per l'ATO rifiuti  tal  dei
  tali  io  propongo  una  eccezione  e su questo  penso  che  l'Aula
  potrebbe  riflettere.  Ma  la  questione  dei  criteri  rischia  di
  affossare una buona legge e di metterci veramente in difficoltà.

   ARENA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARENA.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  piuttosto   che
  parlare di nomi e cognomi l'Assemblea stasera registra, ancora  una
  volta, purtroppo, poche presenze per l'esame di un disegno di legge
  così  importante. Quindi continuo a denunziare, così come ho  fatto
  sulla stampa in questi giorni,  l'incomprensibile atteggiamento  di
  una  stragrande  maggioranza  di  parlamentari  che  si  ostina  ad
  assentarsi   dall'Aula   del  Parlamento   siciliano,   soprattutto
  nell'imminenza  di un voto così importante che, tra l'altro,  vedrà
  anche giudizi critici e severi che sicuramente si abbatteranno  sul
  Governo o sul Parlamento.
   Però,  parlando proprio dell'emendamento 6.31.1.18, visto  che  ho
  sentito  parlare  di  know-how,  visto che ho  sentito  parlare  di
  indecenza, visto che ho sentito parlare di parametri nazionali,  di
  correttezza e di scorrettezza, dai colleghi che mi hanno preceduto,
  mi  sia consentito, onorevoli colleghi, fare alcuni valutazioni  di
  carattere  politico che non possono assolutamente non  partire  dai
  disastri  che questa Terra in questi anni ha registrato in  materia
  di  ambiente,  disastri che forse sono stati dimenticati  da  tutti
  coloro i quali oggi accusano questo Governo.
   C'è  stato  anche  qualcuno che ha detto che il Governo  manca  di
  coraggio.  Invece questo è un Governo coraggioso che  ha  avuto  il
  coraggio  e la prontezza e la lungimiranza, grazie anche al  lavoro
  sostenuto  dalla  Commissione   Territorio  ed  ambiente'  che   ha
  funzionato  e  da  quella  parte di  Parlamento,  poca  in  verità,
  interessata  al reale miglioramento delle condizioni  di  vita  dei
  siciliani,  perché è molto bello scrivere comunicati e  tuonare  la
  sera  per  poi  assentarsi o razzolare male o  all'incontrario,  il
  giorno dopo.
   Vero  è  che  se  noi  parametriamo - mi riferisco  all'intervento
  dell'onorevole  Mancuso - questo 15 per cento potremmo  pensare  ad
  una media insufficiente rispetto ad altre realtà nazionali. Vero  è
  anche   che   -   non   vorrei,  ma  reperita   iuvant,   ricalcare
  pedissequamente  l'intervento del presidente Cracolici  -  non  può
  assolutamente  sfuggire alla valutazione del  Parlamento  siciliano
  il  disastro,  la disamministrazione organizzata, scientifica,  non
  casuale,  che in questi anni ha visto la devastazione dell'ambiente
  con la complicità - dico con la complicità -,  anche amministrativa
  di ATO gestiti male.
   Forse  sarà errato definirli virtuosi, assessore Russo, lei che  è
  un  purista della lingua italiana,  saranno anche i meno peggio gli
  interpreti di questo quindici per cento, ma non è possibile e non è
  pensabile  oggi  puntare  il dito contro  coloro  i  quali  in  una
  situazione  di  degrado,  in una situazione  di  disastro,  in  una
  situazione  scandalosa - diceva bene il presidente  Cracolici,  che
  sicuramente  è lontano alla provincia di Catania -  ma  Paternò  ha
  fatto  il  giro del mondo, non solo con quel sindaco in mutande  ma
  con i disastri di quell'ATO cittadino che non possono assolutamente
  essere  paragonabili, non dico virtù ma decenza, a quelli di  Kalat
  ambiente,  visto che l'onorevole Adamo ci invitava a fare  i  nomi.
  C'è  qualcun altro che in Sicilia ha raggiunto la decenza?  Se  c'è
  qualcun  altro che in Sicilia ha raggiunto la sufficienza,  non  si
  vede  per quale motivo debba essere penalizzato nella rivisitazione
  organica e intelligente di una legge sui rifiuti che, siamo sicuri,
  verrà incontro alle esigenze del territorio.
   Allora, signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi,  non  si
  può  continuare su questa via demagogica e strumentalmente  becera,
  che vede prese di posizione di una parte di opposizione o di coloro
  i  quali  non  aderiscono a questo patto per la riforma,  che  vede
  puntare  il  dito  contro il coraggio e contro la giustezza  di  un
  Governo  che ritiene di riscrivere un emendamento, in  cui  non  ci
  sono assolutamente premialità nei confronti di qualcuno, ma in  cui
  si  ravvisa  il  senso  di giustizia e la registrazione  lucida  di
  quello  che  è  avvenuto in questi anni, che non può  assolutamente
  esimerci  dal  valutare  correttamente e positivamente  modelli  di
  gestione  del territorio che hanno visto alcune realtà  primeggiare
  rispetto agli sconquassi di Sicilia.
   Allora,  non  è uno scandalo, non è scorretto, non è  osceno,  non
  smonta  l'impianto normativo parlarne in questa norma,  in  maniera
  astratta  e  generale,  anche  se  poi  si  vanno  a  ricalcare  le
  esperienze siciliane che hanno visto superare il 15 per cento,  una
  valorizzazione  di realtà collaudate che, se garantite,  potrebbero
  solo continuare a fare il bene di questo territorio.

   ODDO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà..

   ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero motivare  il
  mio  voto  favorevole all'emendamento per due semplici  motivi.  Ma
  prima  di esprimere in maniera netta e chiara i due motivi,  vorrei
  un  attimo  riferirmi  agli interventi degli  onorevoli  Mancuso  e
  Leontini.
   L'onorevole  Mancuso,  sostanzialmente, ha  richiamato  Tomasi  di
  Lampedusa.  Ma  Tomasi  di Lampedusa non scriveva  nel  suo  famoso
  Gattopardo  che il concetto basilare del gattopardismo  si  applica
  alle cose ragionevoli. Si riferiva a tutt'altro, onorevole Mancuso,
  perché  una  norma  non  solo ha necessità  di  essere  astratta  e
  generica  ma  deve essere - più volte si è pronunciato  il  giudice
  della  legge, come lei ben sa - una norma ragionevole: deve esserci
  la  ragionevolezza. Addirittura, proprio in queste ore, la Corte di
  Cassazione  sta  introducendo,  con una  giurisprudenza  specifica,
  tutta  una  serie di paletti per quanto concerne la  ragionevolezza
  della  norma,  intervenendo non solo in maniere interpretativa,  ma
  quasi novellando.
   Ora, quando sento dire in quest'Aula che ognuno fa il suo mestiere
  -  ci  mancherebbe  altro -, ma c'è chi si sta opponendo  al  patto
  delle riforme e addirittura non vorrebbe nemmeno che lo definissimo
  patto per le riforme, perché voi avete l'interesse di dire che  c'è
  una maggioranza.
   Ma mi pare scontato che su un patto ci sia una maggioranza
   E anche sulla questione del patto vorrei dire ai colleghi che sono
  intervenuti  e che fanno parte di quel patto, che un  patto  si  fa
  perché  ci si riconosce a vicenda e si converge vicendevolmente  su
  questioni importanti e su una fase delicatissima di questa Regione,
  e  dopo  un  periodo  in  cui avete dato  spettacolo  in  negativo,
  onorevole  Mancuso, sostanzialmente bloccando anche  l'attività  di
  questa   Assemblea,   spesso  e  volentieri,  viene   assolutamente
  dimenticato  o  si fa finta di dimenticare da dove  veniamo,  anche
  rispetto agli ultimi otto mesi.
   Dopo  che  avete  bloccato qualsiasi aspetto che riguardava  anche
  interventi  sull'amministrazione di questa Regione,  per  giochi  e
  giochetti  e  per  una guerra interna spaventosa -  siete  arrivati
  addirittura  a  mettere  in  campo una  terminologia  assolutamente
  inedita rispetto al confronto con le forze politiche all'interno di
  una  maggioranza, e all'interno di un Parlamento,  quindi  compresa
  l'opposizione - ora siete sul piede, onorevole Leontini, cosiddetto
  di guerra e volete ogni questione ragionevole.
   Mi  pongo  una domanda elementare: può una riforma non considerare
  complessivamente le questioni che riguardano coloro che hanno  dato
  anche  esempio  di buon governo, rispetto alla materia  che  stiamo
  trattando?  E' corretto anche dal punto di vista della  cosiddetta,
  ormai molto diffusa, cultura giuridica? Ritengo proprio di no.
   Sarebbe  certamente apprezzabile che tutto ciò che  fa  parte  del
  diritto  di ogni singola persona che ha governato, e che  ha  avuto
  funzioni, un vero e proprio contenzioso rispetto a questa norma.
   Mi  sorprende  che  si  tenti di fare vincere  il  particolarismo,
  vestendolo di ragionamento politico.
   Si  vuole  introdurre un argomento che non sta né in cielo  né  in
  terra  e, comunque, si devono agitare le acque. Perché è ovvio  che
  così  facendo  si  ritarda  l'approvazione  di  questo  testo.  Ma,
  attenzione,  perché è vero che ognuno fa la sua parte;  ma  se  ciò
  significa  mettere  sotto i piedi la realtà, la  ragionevolezza,  e
  tutto  ciò  che sta dietro, anche per quanto concerne  l'esperienza
  degli ATO in Sicilia, siamo fuori dal mondo.
   Quella  norma  tenta  di  mettere al centro  un  principio,  e  il
  principio si può discutere, se deve essere il 15, il 18, il 19 o il
  20  per  cento.  Non è questo il problema  Ma è un principio  sano,
  altro  che  gattopardismo  Altro che particolarismi  E il principio
  sano sta nel fatto che, comunque, qualcuno ha dato esempio che quel
  sistema   poteva   funzionare  e,  invece,  è  stato   interpretato
  nell'attività di Governo di quel sistema in maniera tale  da  avere
  creato i guai e i guasti che oggi stiamo cercando di riparare.
   Non  comprendo  perché ci sono colleghi, anche  alcuni  che  fanno
  parte  del  patto, che non riescono ad entrare in questa logica  in
  maniera  serena.  E' nostro dovere affrontare le questioni  con  un
  metro  che  sia  cento  centimetri, non  possiamo  farlo  diventare
  organetto quando, magari, ci fa comodo, e creare un clima  che  non
  va  verso  un  lavoro  sereno  di quest'Aula.  E  nemmeno  possiamo
  assistere - lo dico a conclusione perché non voglio fare polemica -
  che da questo pulpito si lanciano messaggi che sono da cabaret.
   Chi  vuole  fare  cabaret lo faccia a casa propria,  e  chi  vuole
  nominare colleghi con una certa cadenza anche.

   MANCUSO,  presidente  della Commissione  e  relatore.  Lo  dica  a
  qualche suo collega di non nominarci

   ODDO. Onorevole Mancuso, mi rendo conto che la verità fa male.  Ma
  se  è  vero  che vogliamo fare il nostro dovere fino  in  fondo  in
  maniera seria, corretta e nel rispetto reciproco, comportiamoci  di
  conseguenza.

   CORDARO. Signor Presidente, rispettiamo i tempi.

   ODDO.  Onorevole Cordaro, non capisco perché si appella al  tempo,
  forse  perché  la  verità detta così fa male. Ma è  proprio  questa
  verità che toglie serenità a chi vorrebbe fare seriamente un lavoro
  di merito, senza giochetti e senza furbetti.

   RAIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAIA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che stasera
  stiamo discutendo di una cosa molta importante, e forse sarebbe  il
  caso  anche di abbassare un po' i toni, per cercare di capire quale
  è la norma che dobbiamo fare per la Sicilia.
   Abbiamo  iniziato la discussione con questi argomenti ed è  chiaro
  che li abbiamo trattati rispetto al fatto che c'era un'emergenza, e
  che stiamo cercando di affrontare in tutti i suoi percorsi per fare
  in  modo che la Sicilia risolva i suoi problemi dal punto di  vista
  emergenziale della spazzatura e quant'altro.
   Noi conosciamo la realtà che c'è in Sicilia, i drammi e quello che
  sta accadendo in ogni angolo della nostra Regione, e sappiamo anche
  dove  non accadono i drammi e dove non ci sono problemi,  o  ce  ne
  sono  meno.  Oggi  che noi dobbiamo scrivere una riforma,  che  sia
  corretta e giusta, dobbiamo anche ripartire dalla realtà. E  non  è
   cambiare  tutto per non cambiare niente', perché, come  Parlamento
  siciliano,  dobbiamo  dare delle risposte e dobbiamo  dire  in  che
  direzione  la Sicilia vuole andare, quale è la direzione  che  deve
  intraprendere. E se non siamo onesti con noi stessi,  non  possiamo
  esserlo  neanche  nei  confronti dei Siciliani.  E  allora,  quando
  parliamo  di  norme  nazionali, di norme europee,  quando  parliamo
  della legge 152, che tratta pure di gestione integrata dei rifiuti,
  parliamo  di una cosa che ha che fare con alcune strutture,  alcuni
  impianti,  alcuni strumenti che già esistono in alcuni  ATO,  ed  è
  questo   che   richiama  l'articolo  200  del  decreto  legislativo
  152/2006.
   Onorevoli colleghi, noi stasera dobbiamo dire che, se c'è qualcuno
  che si è comportato in maniera diversa, così come altri ATO si sono
  comportati in maniera difforme, facendo assunzioni, facendo  debiti
  e  lasciando rifiuti per strada, ci sono invece altri  ATO  che  si
  sono  comportati in maniera normale, e credo che abbiamo  l'obbligo
  di  non fare diventare tutta la Sicilia uguale, di non pensare  che
  tutta  la Sicilia sia uguale. Se lo facciamo, mandiamo ai siciliani
  un messaggio assolutamente sbagliato.
   Ecco perché un ATO che ha lavorato bene non può essere considerato
  come  un  ATO  che  si è comportato male; chi ha lavorato  per  una
  raccolta  differenziata del 15, 20 per cento - che poi è  la  media
  della  differenziata che si è fatta nei comuni siciliani - non  può
  essere  considerato  come altri che non hanno operato  allo  stesso
  modo. Per fare questo serve sicuramente un atto di responsabilità.

   CORONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORONA.  Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi,  vorrei
  motivare   il   mio   voto  contrario  all'emendamento   6.31.1.18,
  innanzitutto  perché  credo  che  sia  anomalo  per  un   assessore
  presentare  un  articolo  aggiuntivo  ad  un  disegno   di   legge,
  soprattutto  al  punto  in  cui siamo adesso,  cambiando  tutta  la
  filosofia della legge.
   Mentre  in  un  primo momento si prevedeva una  società  per  ogni
  realtà  territoriale, quindi per ogni provincia, adesso con  questo
  articolo aggiuntivo si dice una cosa diversa.
   Signor  Presidente,  oltre a dichiarare  il  mio  voto  contrario,
  essendo  un  articolo che stravolge un principio  importante  della
  legge, sarebbe fondamentale capire se siamo in numero legale e poi,
  soprattutto,  chiedo  che si proceda alla votazione  per  scrutinio
  nominale,  in  modo  tale che ognuno di noi si  assuma  le  proprie
  responsabilità,  per distinguere tra gli scienziati  che  capiscono
  velocemente quello che avviene qui, con la proposta di un  articolo
  certamente contraddittorio, e chi, invece, si sforza per cercare di
  capire   e   di  dare  il  suo  contributo  per  fare   una   legge
  comprensibile.
   Da  un  lato, l'assessore ci propone che nella nostra  Regione  le
  città,  che  hanno più del 30 per cento della popolazione,  possono
  realizzare  una  società  diversa  e  poi  aggiunge  che  questo  è
  possibile  solo  se  c'è  un altro comune. Non  capisco  per  quale
  motivo, se c'è già il cosiddetto terzo in più rispetto alla  realtà
  provinciale, occorra aggiungere un altro comune, come se  ci  fosse
  bisogno,  nel  momento  in  cui  si va  a  realizzare  una  società
  consortile, di avere almeno due soci. Lo può fare direttamente  una
  sola  realtà. Dall'altro lato, poi, l'assessore ci dice che  se  ci
  sono   dei   comuni  che  rappresentano  il  75  per  cento   della
  popolazione, allora se ne fa solo uno.
   Questo  è contraddittorio  Alla fine, quando si aggiunge che,  nel
  momento  in cui la legge sarà pubblicata, ci possono essere  comuni
  che fanno parte di ambiti o di società che possono raggiungere quei
  requisiti, allora, siccome lei, assessore Russo ha detto  una  cosa
  semplice   io  non sono qui a fare il gioco delle tre  carte   -  e
  personalmente condivido questa battuta - nel momento in cui  un'ora
  prima  di  votare  ci presenta un articolo così  complesso  dicendo
   questo  vince e questo perde , non può contraddirsi fino a  questo
  punto.
   Allora,  sarebbe  meglio  dire che i Comuni  che  lo  vogliono  si
  impegnano   a  raggiungere  i  seguenti  requisiti,  non   che   li
   posseggono .  A questo punto lei ci deve chiaramente  dire,  oltre
  alle  nove realtà provinciali, se ci deve essere una realtà diversa
  a Palermo, una a Catania, una a Messina, perché mi sembra di capire
  che sono solo tre le città della nostra Regione che superano il  30
  per cento della popolazione di quella provincia. E poi vorrei anche
  conoscere  quali  sono  i comuni che posseggono  questi  requisiti.
  Perché,  signor assessore, se lei ce lo propone, sa già quali  sono
  questi  comuni, così possiamo fare un approfondimento ed  esprimere
  un  voto che sia consapevole. Diversamente io sono giustificato nel
  momento  in  cui  voto  contro  questo emendamento,  contro  questo
  articolo aggiuntivo.

   INCARDONA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   INCARDONA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho sentito  gli
  interventi di alcuni colleghi, soprattutto del Partito Democratico,
  dall'onorevole  Cracolici all'onorevole Oddo e  all'onorevole  Raia
  che, partendo dal particolare, cercano di argomentare delle ragioni
  che dovrebbero giustificare invece il generale. Ed è esattamente un
  procedimento non corretto, assolutamente sbagliato, volere  partire
  dal  particolare per cercare di giustificare un impianto  normativo
  che, invece, dice tutt'altra cosa. Oggi, fare quello che si propone
  con  questo  emendamento è una vera e propria  ingiustizia,  perché
  secondo l'orientamento che il Governo ha proposto, si vuole  creare
  un  nuovo  sistema di gestione dei rifiuti, un nuovo sistema  degli
  ambiti territoriali.
   Il  Governo  lo ha ripetuto diverse volte, ha detto  che  l'ambito
  territoriale  sarebbe coinciso con la provincia, e  quindi  avrebbe
  avuto una rilevanza meramente geografica. Oggi, invece, si tende ad
  articolare   un   ragionamento  che  dovrebbe   portare   a   delle
  considerazioni completamente opposte.
   Se  è vero quello che voi dite, e che io ho sempre sostenuto,  che
  era  un  sistema che poteva funzionare, allora bisognava  fare  una
  legge che portasse dei correttivi a quel sistema per migliorarlo  e
  renderlo efficiente ed efficace.
   Qui  invece  si  dice il contrario, cioè che quel  sistema  poteva
  andare  bene  ma  bisognava modificarlo,  stravolgerlo.  Perché  lo
  stiamo facendo? Per quale ragione stiamo cambiando il sistema nella
  sua  complessità?  Sento delle argomentazioni che  vogliono  essere
  giuridiche, ma che in verità giuridiche non sono, perché ogni volta
  che  ci cimentiamo su questo principio dell'eguaglianza, ne diciamo
  di tutti i colori.
   Noi non possiamo argomentare partendo dal particolare per arrivare
  ad  una cosa generale. L'eccezione, quando va inserita nella norma,
  deve essere a conferma del principio di carattere generale, mai  il
  contrario, perché altrimenti l'eccezione stessa non si giustifica.
   Assessore, come tutti i miei colleghi, ho stima di lei, e  lei  ha
  detto,  quando ha presentato la legge,  io che sono tetragono .  In
  italiano, significa che lei rimane fermo sulle sue posizioni perché
  sono  posizioni  razionali, meditate, che hanno  quattro  angoli  e
  quindi poggiano su basi ferme.
   Queste  basi  ferme,  lei  le  aveva ribadite  e  noi  le  avevamo
  accettate,  anche  ieri,  quando è stato detto  a  tutti  i  gruppi
  parlamentari   che   sostengono  il  Governo,   di   ritirare   gli
  emendamenti,  compresi quelli presentati dai deputati  del  Partito
  Democratico. Non me ne vogliano gli onorevoli Gucciardi e Oddo,  ma
  non è corretto dire che qui si fanno discorsi di carattere generale
  e   poi,   invece,  si  identifica  in  maniera  precisa   l'ambito
  territoriale di Castelvetrano, di Caltagirone: Calatambiente.
   Perché  questi parametri, e non anche altri, che avrebbero  potuto
  inserire  ad  esempio  l'ATO di Ragusa, che  è  certamente  la  più
  virtuosa  perché  non  ha debiti, non ha fatto  assunzioni,  ha  18
  milioni di attivo, ed è l'unica ATO in Sicilia in attivo?
   Perché  la  norma è stata riscritta, ma noi non abbiamo  avuto  la
  possibilità di partecipare a scrivere le regole di quegli  ATO  che
  dovevano  essere considerati virtuosi. Avremmo stabilito  anche  lì
  dove  c'erano gli impianti di compostaggio, che a Ragusa sono stati
  realizzati.  E invece no, si fa riferimento al 15 per  cento  della
  raccolta differenziata. E' una vergogna  Noi dovremmo premiare  chi
  ha  fatto  un  15 per cento di raccolta differenziata, é  veramente
  assurdo
   Avremmo dovuto stabilire almeno il 50 o il 60 per cento.
   Invece questa è una norma fatta ad hoc, fatta per il particolare e
  che  contraddice  completamente l'impianto normativo  della  legge.
  Vergogna
   Onorevole  Arena, non porti la discussione sempre sul sostegno  al
  Governo.
   Stiamo  parlando  di problemi tecnici e ci stiamo confrontando  su
  alcune idee precise dal punto di vista tecnico. Se ogni volta prima
  di  parlare,  di  esprimere  la nostra  opinione,  dobbiamo  sempre
  tornare  indietro  e  dire:  così, colì, i  governi  precedenti,  i
  governi  passati e quello di ora e quello del futuro , ebbene,  non
  se  ne  può  più.  Riportiamo la discussione  a  quello  che  è  il
  confronto tecnico.
   La  mia  opinione  è  che  questo emendamento  -  così  come  lei,
  Assessore,  aveva garantito, così come lei, per la sua  qualità  di
  tetragono,  aveva detto e stabilito - deve essere  ritirato  perché
  non ha senso, è una contraddizione in termini rispetto all'impianto
  normativo, un impianto normativo che abbiamo apprezzato  e  che  ha
  apprezzato   tutta   l'Aula,   nella  sua   espressione   sintetica
  rappresentata dalla Commissione.
   In   Commissione,   il  disegno  di  legge  fu  apprezzato   molto
  velocemente perché aveva un preciso impianto, che ora qui,  invece,
  si  cerca di stravolgere. Ebbene, in quella sede fu detto, e me  lo
  aveva  garantito il mio capogruppo, l'onorevole Giulia  Adamo,  che
  non  ci sarebbero stati nuovi emendamenti, che non sarebbero  state
  fatte particolarità tra i miei emendamenti, ad esempio, e quelli di
  un altro collega.
   Assessore,  mi  scusi,  siccome  anche  noi  abbiamo  un  poco  di
  esperienza e forse un briciolo di intelligenza, sappiamo leggere le
  carte  e  sappiamo  leggere che dietro a quella norma  che  lei  ha
  riscritto - altrimenti non potremmo avere stima di lei, come invece
  é  e  sappiamo  che lei è una persona che rimane  ferma  sulle  sue
  posizioni  perché è tetragono - c'è, evidentemente,  una  pressione
  che le hanno fatto. Allora, la invito a ritirare l'emendamento.

   Sull'ordine dei lavori

   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  ieri  è  stata
  convocata  la  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari  e
  poi  una  riunione della cosiddetta maggioranza sul  patto  per  le
  riforme  e siccome questa cosiddetta maggioranza sul patto  per  le
  riforme ha dato mandato all'assessore, sulla base del ritiro di una
  serie  di  emendamenti, di scrivere un emendamento su queste  basi,
  chiedo  ai colleghi della cosiddetta maggioranza sul patto  per  le
  riforme se l'emendamento è quello che avevamo concordato. E, se non
  lo  è,  ci  fermiamo  un attimo perché qui non possiamo  impazzire.
  Siamo  un  Parlamento  dove  ci sono Gruppi  parlamentari  e  forze
  politiche  e, se si assume un impegno, lo si porta fino  in  fondo,
  non è che siamo a tema libero.
   Altrimenti, diventa ingovernabile per tutti; diventiamo una scuola
  materna.
   Pertanto suggerirei ai colleghi di verificare se quell'emendamento
  è coerente con gli obiettivi che ci eravamo dati; se non è coerente
  si aggiusti, si scriva tutto ciò che si vuole.
   Se  è coerente, chiedo però che si rispetti la coerenza delle cose
  che  si  dicono  e  che si fanno; altrimenti diventa  ingovernabile
  gestire l'Aula.

   PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, lei non può rivolgere un  appunto
  alla   Presidenza  sulla  gestione  dell'Aula.  Quando  i  deputati
  chiedono di intervenire, questa Presidenza non può negare loro tale
  facoltà.


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numeri
                               525-528/A

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Scilla.  Ne  ha
  facoltà.

   SCILLA.  Signor  Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli  colleghi,  questa legge è stata definita  una  legge  di
  riforma  che  la Sicilia aspetta e che deve servire a  cambiare  le
  cose  in Sicilia. Allora, dobbiamo fare le cose per bene e dobbiamo
  farlo tra persone serie.
   Io  chiedo al Governo di ritirare questo emendamento, per rispetto
  nei confronti dell'intelligenza di ogni parlamentare.
   Abbiamo detto che il sistema degli ATO non ha funzionato e che  ha
  indebitato le casse di tutti i comuni siciliani; sono state attuate
  politiche clientelari; si sono fatte campagne elettorali e,  ancora
  una  volta,  sono  stati mortificati i bisogni di  tanti  cittadini
  facendo vedere loro la chimera di un posto di lavoro. Abbiamo detto
  di   cambiare,  di  riformare,  non  di  fare  una  legge  con  dei
  particolari.
   Potete  spiegarmi quali sarebbero questi comuni già costituiti  in
  ATO che, rispetto ad altri, hanno prerogative superiori?
   Signor  Presidente  della  Regione,  il  Gruppo  parlamentare  PDL
  Sicilia  ha  sposato il suo progetto per cambiare  e  riformare  la
  Sicilia.
   Se  questa  politica  cerca di salvare  qualche  amico  o  qualche
  compare  di  qualche amico sol perché, magari,  in  un  determinato
  momento  storico, il presidente dell'ATO era il compare del sindaco
  di  un  comune  e  quindi il comune si è indebitato  facendo  delle
  erogazioni,  se  qualcuno  pensa che l'ATO  Belice  Ambiente  possa
  essere  un ATO virtuoso, sappia che il comune é indebitato per  ben
  un  milione e settecentomila euro e che ci sono stati dei  soggetti
  che sono stati ingannati.
   Noi  vogliamo fare la riforma, vogliamo farla bene senza  figli  e
  figliastri.
   L'impianto che il Governo ha proposto era quello di delimitare gli
  ambiti  territoriali provinciali. Per quanto ci  riguarda  si  vada
  avanti  in  questa direzione, signor Presidente, si  ritiri  questo
  emendamento  o, quanto meno, lo si modifichi in maniera sostanziale
  perché,  ribadisco, è vergognoso che un elemento  di  particolarità
  sia  rappresentato dal raggiungimento della raccolta  differenziata
  al  15  per cento. I cittadini hanno avuto raddoppiato o triplicato
  il  costo  della bolletta; il servizio non è migliorato;  i  comuni
  sono indebitati e i debiti con le banche sono notevoli.
   Andate a vedere chi ha pagato regolarmente gli oneri contributivi,
  anziché cercare di trovare un escamotage infantile che cozza con la
  struttura   della  legge.  Se  abbiamo  detto  che   la   struttura
  amministrativa  e  giuridica degli ATO non ha  funzionato,  diventa
  offensivo  e  vergognoso fare delle scelte a cui manca soltanto  il
  nome e il cognome.
   Spesso  l'onorevole  Cracolici ha  parlato  in  Aula  di  princìpi
  generali,  siamo  un  Parlamento  e  non  possiamo  fare  norme  ad
  personam. Qui, non c'è qualcuno più furbo di qualcun altro.
   Con  questa  legge  dobbiamo riformare una parte importante  della
  struttura amministrativa della Regione e dei comuni. E allora,  non
  ci sono presidenti di ATO di serie A e di serie B. Ci sono, semmai,
  presidenti   di  ATO  compari  di  sindaci  che  hanno  strutturato
  operazioni finanziarie dei Comuni, operazioni che hanno  portato  a
  debiti che adesso sicuramente pagano i nostri concittadini.
   Siccome  abbiamo  fatto una scelta non di poco  conto,  quella  di
  sostenere  questo Governo, come vogliamo continuare  a  fare  e  ci
  abbiamo messo la faccia, non permettiamo a nessuno di giocare e  di
  offendere la nostra intelligenza personale e politica.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  De  Luca.  Ne  ha
  facoltà.

   CRACOLICI. Di nuovo

   PRESIDENTE.  Sono  stato  coerente nella gestione  dell'Aula.  Non
  possiamo cambiare le regole in corso d'Aula.

   DE  LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che  questa
  sera  abbiamo scritto nuovi princìpi per concorsi pubblici.  Signor
  Presidente, ne prenda nota, perché qui si è avviato un  concorso  e
  le regole le abbiamo stabilite dopo quelle del concorso.
   E'  successa la stessa identica cosa: all'improvviso si escono dal
  cilindro  degli elementi che dovrebbero consentire - come  è  stato
  già  detto  da qualche collega - ad alcuni sistemi di continuare  a
  sopravvivere a se stessi perché è vero che ci sono dei  comuni  che
  si  sono indebitati per non fare indebitare l'ATO, dove c'è qualche
  meccanismo  particolare  e che da questa fotografia,  naturalmente,
  non  traspare.  Ma  è pur vero, come è vero, che questi  ATO  hanno
  puntualmente violato le procedure di arruolamento del personale.
   Il nostro Parlamento non può subire l'offesa di avere stabilito un
  concorso,  di averlo indetto e qui, stasera, dovremmo  stabilire  i
  principi per vincerlo.
   A  noi mancano gli elementi, signor Presidente, perché se dobbiamo
  fare  una radiografia dei 27  mostri', così li ho definiti, non  si
  può  assolutamente pensare di premiare soltanto  quelli  che  hanno
  fatto a mala pena il 15 per cento di differenziata. Non è possibile
  per vari motivi.
   Aggiungo  che qualche ATO che oggi si fregia di questo  risultato,
  allora ha incassato pure i soldi  della munnizza di Napoli, il  che
  ha consentito di evitare disavanzi ed altro ancora.
   Dovremmo  capire,  una volta per tutte, di cosa parliamo.  Abbiamo
  fatto  un accordo fra gentiluomini e tutti quanti, con grande senso
  di   responsabilità,  pensavamo  di  ritirare  gli  emendamenti  e,
  soprattutto,   di   contribuire  senza  sterili  posizioni,   senza
  sfruttare,  presidente Formica, ciò che ci consente  legittimamente
  il nostro Regolamento.
   Io  mi  sono stancato di sentire le accuse di qualche collega  che
  continua a strumentalizzare chi, legittimamente, interviene e  oggi
  all'improvviso,  non so dopo quanti anni, ritiene  urgente  che  si
  cambi il Regolamento d'Aula.
   Cambiamo  il  modo  di  portare  qui  le  proposte  legislative  e
  soprattutto  se  andiamo a verificare come sono  stati  proposti  i
  provvedimenti legislativi, se si vanno a controllare  i  primi  sei
  articoli,   ci  si  renderà  conto  che  sono  stati  completamente
  stravolti.  Ciò  significa  che la qualità  dei  provvedimenti  che
  proponete  in  questa  sede,  non  è  sicuramente  all'altezza   di
  quest'Aula. Ecco il vero problema
   Rispetto   a   ciò,  non  si  può  pensare  che  per   contribuire
  costruttivamente, fattivamente, a modificare un testo - e  possiamo
  dimostrarlo  non solo da quello che è il risultato  dei  primi  sei
  articoli  -,  per  potere fare questo ognuno  di  noi,  secondo  il
  Regolamento,  ha  delle  facoltà, dei  diritti  e  dei  doveri  che
  dobbiamo  utilizzare  cercando  di mettere  da  parte,  poi,  certi
  atteggiamenti  che  soffocano  il  libero  dibattito  d'Aula   dove
  ciascuno, alla fin fine, cerca in termini generali - e non come  fa
  questo   emendamento  -  di  contribuire  a  formare  provvedimenti
  legislativi che non siano né la fotocopia dell'esistente  né  altro
  ancora.
   A  me  piacerebbe uscire domani con un comunicato stampa  dove  si
  dice, in sostanza, che si è passati da 27 ATO a 27 cuccioli di quei
   mostri'  perché,  se  andiamo a sommare quello  che   leggiamo  in
  questo  emendamento,  Assessore, mi creda, non  abbiamo  altro  che
  dieci  ambiti territoriali. Ma poi abbiamo altri soggetti, comunque
  centri  di  spesa, centri gestionali che, pur se legittimi,  se  li
  individuiamo  con criteri a priori dobbiamo evitare che  si  faccia
  semplicemente un criterio aggiuntivo per fare la fotografia.
   Sono  stato  autorizzato da tutti i colleghi del  Gruppo  Misto  a
  dichiarare  che  siamo  contrari  a  questa  norma,  e  non   solo.
  Presidente Formica, già le annunzio che legittimamente chiederò  il
  voto segreto perché è un mio diritto, una mia facoltà. Preannunzio,
  quindi,  non  solo  che  voterò  contro,  ma  chiederò  che  questa
  votazione avvenga per scrutinio segreto.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare l'onorevole  Caputo.  Ne  ha
  facoltà.

   CAPUTO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, Presidente  della
  Regione,  consentitemi di fare  due considerazioni, una  di  natura
  politica e una di natura tecnica.
   Mi  rivolgo al partito dell'ammucchiata del patto delle riforme  -
  così lo ha definito l'onorevole Cracolici - e voglio dire che nella
  politica delle istituzioni le parole devono avere un senso.
   Quando  si  parla  di fare le riforme non si  fanno  slogan  o  si
  rilasciano  interviste; per fare le riforme  ci  vuole  la  cultura
  politica  delle  riforme  e  questo Governo  e  questa  maggioranza
  eterogenea   hanno  dimostrato di non avere e di non  possedere  la
  cultura politica ed istituzionale per fare le riforme.
   Vorrei dire al collega Cracolici  e al suo Gruppo parlamentare che
  io  frequento quest'Aula da tanti anni come lui e devo dire che, in
  altri  momenti, non più tardi di tre o quattro mesi fa, se soltanto
  il  Governo  avesse presentato questo emendamento, quando  lui  era
  uomo  dell'opposizione e non appannaggio di questo Governo, avrebbe
  bloccato l'Aula per una notte intera gridando allo scandalo e  agli
  interessi affaristici della Regione e del Governo.
   Sono parole che ha usato così spesso e che tutti conosciamo.
   Eppure  oggi mi pare di rivedere la stessa faccia di quella stessa
  sera  quando è stato costretto a difendere un emendamento che, dopo
  due  minuti, il Presidente della Regione ha ritirato: quello  della
  delocalizzazione, ovvero noto ai più come emendamento  Pizzo  Sella
  di  Palermo'. In quel momento, ha cercato di fare diventare  bianco
  ciò  che  bianco  certamente  non  era,  e  adesso  che  arriva  un
  emendamento che è la fotografia, non sbiadita, di qualche ATO della
  provincia  occidentale  di Palermo, caro  evidentemente  a  qualche
  esponente politico di questa confusionaria maggioranza, adesso  gli
  ATO  diventano virtuosi e non sono strumento politico da  difendere
  con  un  emendamento che stride con qualunque logica. Ma voi  avete
  esperienza di ATO?
   Onorevole  Presidente  della Regione, lei  che  ha  presentato  un
   piano  casa   dove  la  casa sicuramente  non  c'era  e  poi  l'ha
  presentato  come  la  riforma  dell'edilizia  in  Sicilia,  sa  che
  significa raccolta differenziata del 15 per cento?
   In  tutta Italia si parla di livelli di raccolta differenziata dal
  40  per  cento  in  su   E  voi ritenete,  nella  vostra  miopia  e
  incompetenza politica su questo settore, che per l'ATO  raggiungere
  il 15 per cento sia elemento di virtuosità? E' il fallimento di una
  società
   Quando voi dite che con il 15 per cento si è virtuosi, sapete  che
  siamo  agli  ultimi livelli d'Italia, quando si parla  di  raccolta
  differenziata  già al 25 per cento? Avete letto le statistiche  dei
  CONAI  o  dei  Consorzi  di  voltura dei  rifiuti  che  parlano  di
  percentuali dal 45 per cento in su?
   Poi,  questo criterio che volete applicare ad alcuni ATO siciliani
  -  che  non  sono  più  di  due e tutti e due  ben  identificabili,
  compresi  i presidenti e i deputati amici dei presidenti di  questi
  ATO che volete salvare - perché non lo avete applicato alla sanità?
  Perché  non  avete  premiato quelle realtà sanitarie,  pubbliche  o
  private, che erano punte di eccellenza?
   Perché  lì  non avevate cosa salvare e perché avevate già  salvato
  tutto,  perché  ci  aveva  pensato l'assessore  Russo,  non  Pietro
  Carmelo,  l'altro  Russo  che  aveva  già  salvato  quello  che  il
  Presidente della Regione voleva che si salvasse nella sanità
   E  adesso  volete continuare con un principio che si può  definire
  solo con una parola: scandaloso.
   Onorevole  Cracolici,  lei deve rassegnarsi  ormai  al  fatto  che
  questo  Parlamento  non  è  un Parlamento  che  porta  il  cervello
  all'ammasso,  e  anche all'interno di questa  maggioranza  ci  sono
  parlamentari  che  si stanno stancando dei diktat  che  voi  volete
  imporre in ogni legge.
   Io  vi avevo avvisato di non mettere la targa e il timbro su  ogni
  disegno  di legge perché poi avreste scatenato la reazione di  quei
  deputati  che non si vogliono massimizzare alla vostra logica.
   State  commettendo  il  secondo  errore.  Questo  emendamento  non
  passerà  perché  chiederemo  il voto segreto  e  col  voto  segreto
  vedremo chi voterà questo emendamento.

   LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LOMBARDO,  presidente della Regione. Signor Presidente,  onorevoli
  colleghi,  purtroppo  non ho partecipato  né  alle  due  precedenti
  sedute  di  questa settimana, né al mandato che sarebbe stato  dato
  all'assessore Russo di redigere questo emendamento preannunziandolo
  e  concordandolo  sui contenuti - ma non credo che  la  lettera  di
  questo  emendamento sia tanto distinta, tanto lontana dai contenuti
  -, mandato dato, quanto meno, da partiti che sono stati definiti  -
  non  credo che si chiamassero Patto per la riforma - il Gruppo  PDL
  Sicilia,  così mi pare sia stato convenuto, oltre che  l'MPA  e  il
  Partito   Democratico.  Quindi,  quanto  meno  i  toni,  i  termini
  provocatori, offensivi, mi sembrano, da parte di quanti si  rifanno
  a  queste  aree,  eccessivi. Però, può darsi  che  nella  redazione
  dell'emendamento ci siano state delle anomalie che stasera  vengono
  riscontrate e che non convincono tutti.
   Né, per la verità, devo dirvi, com'è ovvio che sia, per la fiducia
  che  il Governo ripone negli assessori che poi si fanno carico  sia
  di  elaborare il disegno di legge che di portarlo in Giunta, che  é
  ovvio  che  il  disegno di legge viene rivisto. Non  so  se  i  sei
  articoli  erano  scritti tanto male da essere stati modificati  del
  tutto  in  Aula. Se così fosse stato, l'Aula avrebbe esercitato  la
  loro funzione.
   La  legge, a partire da una proposta, può essere anche modificata.
  Per  altro, su una materia sulla quale, come era quella sulla casa,
  non voglio polemizzare né  farvi perdere tempo. Ma di Pizzo Sella o
  dell'Oasi  del Simeto, ritenevo - e ritengo - che ce ne  occuperemo
  serenamente quando si potrà legiferare sulla materia urbanistica, e
  questo  è  uno  dei  pochi  modi  per  delocalizzare,  cioè  previo
  abbattimento,  previo o post non lo so, si eliminano alcuni  sconci
  che  resteranno  lì  a  nostra vergogna e a fare  scrivere  di  noi
  negativamente per i prossimi cento anni.
   Aggiungo un paio di altre considerazioni.
   Se,  in  effetti, c'è questo spirito e questa volontà di approvare
  la  legge,  confermate stasera, bene. Allora, vediamo di riprendere
  questo  spirito - e in molti interventi l'ho colto, al di là  della
  passione che, giustamente, più o meno eccessiva ciascuno di noi  ci
  mette  nel  sostenere questi tesi - e credo sia  rafforzata  questa
  volontà  dalle  considerazioni che oggi abbiamo  fatto  in  Giunta,
  quando  abbiamo rimosso quella difficoltà relativamente al  decreto
  conseguente ad una delibera che poi sarebbe stata revocata e che  è
  stata confermata.
   Ci  siamo  resi conto che per difendere la Regione, ma la sanzione
  che  il  Tribunale  di Milano avrebbe imposto, credo  in  esito  al
  ricorso fatto dai titolari per quel che riguarda la costruzione dei
  termovalorizzatori,  è  grave dal punto di vista  finanziario,  nel
  senso  che la gara era nulla perché si sostiene fosse inficiata  da
  assoluta e indiscutibile presenza - come più volte ci è stato detto
  nelle  relazioni della specifica Commissione che il  Parlamento  ha
  nominato   per   verificare  queste  cose   -   della   criminalità
  organizzata.
   Ecco  perché  ritengo che questo Parlamento  abbia  fatto  bene  -
  maggioranza  e  opposizione, destra e sinistra -  a  confermare  la
  volontà di arrivare ad una legge che ci consenta poi di avviare  un
  nuovo sistema.
   In  quanto a questi benedetti ATO, più o meno virtuosi o  viziosi,
  una  cosa  credo  di  averla capita, al di là delle  fotocopie  per
  questo  o  per  quell'altro. Se è vero che  si  volessero  fare  le
  fotografie sulle persone, il virtuoso di Paternò piuttosto  che  di
  Palermo, di Caltagirone piuttosto che del Belice, tutto questo  non
  si potrebbe assolutamente verificare in quanto se, fino ad oggi, il
  capo  dell'ATO virtuoso non può che essere stato un signore  scelto
  dai  sindaci  in  quanto presidente dell'ATO e che sindaco  non  è,
  domani,  se  l'ATO viene amministrato da quattro  o  cinque  o  sei
  signori, o signore, che tutto possono essere salvo che esterni alla
  professione di sindaco (quindi non so quanti siano stati definiti),
  gli amministratori dell'ATO non potranno che essere sindaci.
   E  quindi  il  nuovo  presidente,  la  guida  dell'ATO  vizioso  o
  virtuoso,  non  potrà essere la stessa persona per la  quale  si  è
  detto che si starebbe confezionando la fotografia.
   Quindi, questo non è assolutamente vero. E' vero, il 15 per  cento
  di  virtù nella differenziata, rispetto ad un 60 per cento al quale
  dovremmo arrivare, è poco.
   Devo  dire  con molta franchezza però che la media è scesa  al  di
  sotto del 5 per cento circa.
   Ci consoliamo? No
   Stabilire  che facciamo passare solo quelli che hanno  il  60  per
  cento,  tanto  vale  che  diciamo  che  non  c'è  né,  lo  sappiamo
  perfettamente.  In  questo caso il 15 per cento,  relativamente  al
  cinque  per  cento,  è  certamente qualcosa  di  straordinariamente
  positivo,  è  tre  volte  la  media regionale,  comprese  le  altre
  caratteristiche. Ne vogliamo aggiungere delle altre?
   Prendo  atto  che l'argomento ha fermato la corsa all'approvazione
  della  legge.  Pertanto, il Governo chiede che  questo  emendamento
  venga accantonato perché se ne riparli in maniera più approfondita;
  così  i  deputati  e  i Gruppi, che vogliono partecipare  a  questo
  processo,  potranno farlo nell'arco di un tempo che,  da  qui  alla
  definizione della legge, noi avremo disponibile.

   PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, il subemendamento 6.31.1.18
  è accantonato.
   Considerato  l'elevato  numero  di  emendamenti  all'articolo   7,
  propongo di passare all'esame dell'articolo 8.

   LEONTINI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   LEONTINI.  Signor  Presidente, in Conferenza  dei  presidenti  dei
  Gruppi  parlamentari  avevamo  tutti  concordemente  fissato   come
  criterio  l'esame  in  successione  di  tutti  gli  articoli  senza
  saltarne uno.

   PRESIDENTE. Si passa, pertanto, all'articolo 7. Ne do lettura:

                              «Articolo 7
                Avvio operativo dell'Autorità d'Ambito

   1.  L'Assessore regionale per l'energia ed i servizi  di  pubblica
  utilità,  sentite le associazioni di province e di  comuni,  adotta
  con  proprio  decreto gli schemi di convenzione e  di  statuto  del
  consorzio, trasmettendoli alla provincia per l'ulteriore  invio  ai
  comuni interessati.

   2.  Gli  enti  locali  appartenenti all'ATO sono  convocati  dalla
  provincia  entro  i successivi sessanta giorni per  l'assemblea  di
  insediamento  e  per  l'approvazione  della  convenzione  e   dello
  statuto.

   3. Entro quarantacinque giorni dall'approvazione degli atti di cui
  al  comma  1  il  consorzio elegge i propri organi. Con  l'elezione
  degli organi il consorzio è costituito.

   4.  L'Autorità d'ambito ha un patrimonio costituito dal  fondo  di
  dotazione,  nonché  dagli eventuali conferimenti  effettuati  dagli
  enti  locali consorziati e dalle acquisizioni già realizzate  o  da
  realizzare  dagli  enti  consorziati e dall'Autorità  d'ambito  con
  fondi nazionali, regionali o comunitari.

   5.  Il  fondo  di  dotazione  è sottoscritto  da  ogni  comune  in
  proporzione  alla popolazione servita, secondo le modalità  fissate
  nello  statuto  e  nella  convenzione, che determinano  altresì  la
  ripartizione   fra   i   comuni  delle   quote   di   finanziamento
  dell'Autorità d'ambito.

   6.  Il  patrimonio  di beni mobili ed immobili degli  enti  locali
  appartenenti  all'ATO, utilizzato per la gestione  dei  servizi  di
  gestione  integrata dei rifiuti, il cui esercizio è  di  competenza
  dell'Autorità  d'ambito, è conferito in disponibilità  alla  stessa
  Autorità.

   7.  Nei  trasferimenti  di beni ed impianti  di  cui  al  comma  4
  dell'articolo  204 del decreto legislativo 152/2006,  si  tiene  in
  considerazione  anche  il valore di eventuali  contributi  pubblici
  erogati a favore degli stessi.

   8.  L'Autorità  d'ambito  conferisce in  comodato  eventuali  beni
  propri  o  dei  propri  soci ai soggetti  affidatari  del  servizio
  integrato di gestione dei rifiuti, che ne assumono i relativi oneri
  nei termini e per la durata prevista dal contratto di servizio.

   9.  La  dotazione organica dell'Autorità d'ambito è adottata dagli
  organi   della   stessa   Autorità   ed   approvata   con   decreto
  dell'Assessore  regionale per l'energia e dei servizi  di  pubblica
  utilità,  con le modalità di cui all'articolo 4, quarto comma,  del
  decreto   presidenziale  28  febbraio  1979,  n.  70.  La   mancata
  definizione del procedimento di approvazione impedisce il  ricorso,
  da   parte  dell'Autorità  d'ambito,  a  qualsiasi  assunzione  ed,
  altresì,  all'instaurazione di qualsiasi  rapporto  di  consulenza,
  collaborazione o incarico esterni, nonché all'acquisizione di forme
  di  lavoro disciplinate dal decreto legislativo 24 ottobre 2003, n.
  276.  In  fase  di  prima  applicazione, la  dotazione  organica  è
  determinata,   in   via  provvisoria,  con  le  modalità   di   cui
  all'articolo 18.

   10. Con il decreto di cui al comma 9 sono altresì disciplinate  le
  modalità   attraverso  cui  la  Autorità  d'ambito  provvedono   al
  fabbisogno  del personale occorrente alle loro funzioni, ricorrendo
  in  via  prioritaria alle procedure di mobilità interna  all'ATO  e
  successivamente alle procedure di mobilità esterna. Nel caso in cui
  l'attivazione  delle  predette  procedure  non  sia  sufficiente  a
  coprire   il   fabbisogno  necessario,  è  consentito  il   ricorso
  all'assunzione  mediante pubblico concorso ai  sensi  dell'art.  49
  della legge regionale 5 novembre 2004, n. 15.

   11. I termini di cui al presente articolo sono perentori».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dal Governo:

   emendamento 7.30:
   «Sostituire l'articolo 7 con il seguente:
                                 Art. 7
      Avvio operativo della  Società per la regolamentazione del
                  servizio di gestione rifiuti - SRR

   1.  L'Assessore regionale per l'energia ed i servizi  di  pubblica
  utilità,  sentite le associazioni di province e comuni, adotta  con
  proprio  decreto lo schema-tipo di atto costitutivo  e  di  statuto
  della  SRR,  predisposti dall'Ufficio legislativo  e  legale  della
  Regione siciliana che si avvale a tal fine del supporto tecnico del
  Dipartimento  regionale  per le acque ed i rifiuti,  trasmettendoli
  alla provincia per l'ulteriore invio ai comuni interessati.

   2.  Gli  enti  locali  appartenenti all'ATO sono  convocati  dalla
  provincia  entro  i successivi sessanta giorni per  l'assemblea  di
  insediamento  e  per  l'approvazione  della  convenzione  e   dello
  statuto.

   3. Entro quarantacinque giorni dall'approvazione degli atti di cui
  al  comma  1  il  consorzio elegge i propri organi. Con  l'elezione
  degli organi il consorzio è costituito.

   4. Il patrimonio delle SRR comprende un fondo di dotazione, nonché
  gli eventuali conferimenti effettuati dagli enti locali consorziati
  e  dalle  acquisizioni  già realizzate o da realizzare  dagli  enti
  consorziati  con fondi nazionali, regionali o comunitari,  relative
  al servizio di gestione integrata dei rifiuti.
   5.  Il  fondo  di  dotazione  è sottoscritto  da  ogni  comune  in
  proporzione  alla popolazione servita, secondo le modalità  fissate
  nello  statuto  e  nella  convenzione, che determinano  altresì  la
  ripartizione  fra  i  comuni  delle quote  di  finanziamento  delle
  Società consortili.

   6.  Il  patrimonio  di beni mobili ed immobili degli  enti  locali
  appartenenti  all'ATO, utilizzato per la gestione  dei  servizi  di
  gestione  integrata dei rifiuti, il cui esercizio è  di  competenza
  della SRR, è conferito in disponibilità alla stessa società.

   7.  Nei  trasferimenti  di beni ed impianti  di  cui  al  comma  4
  dell'articolo  204 del decreto legislativo 152/2006,  si  tiene  in
  considerazione  anche  il valore di eventuali  contributi  pubblici
  erogati a favore degli stessi.

   8.  La  SRR  conferisce in comodato eventuali beni  propri  o  dei
  propri  soci  ai  soggetti  affidatari del  servizio  integrato  di
  gestione dei rifiuti, che ne assumono i relativi oneri nei  termini
  e per la durata prevista dal contratto di servizio.

   9.  La  dotazione organica della SRR è adottata dagli organi della
  stessa  società  ed approvata con decreto dell'Assessore  regionale
  per l'energia e dei servizi di pubblica utilità, con le modalità di
  cui  all'articolo  4,  quarto comma, del decreto  presidenziale  28
  febbraio  1979,  n. 70. La mancata definizione del procedimento  di
  approvazione   impedisce  il  ricorso,  da  parte   della   Società
  consortile,  a  qualsiasi assunzione ed, altresì, all'instaurazione
  di  qualsiasi  rapporto  di consulenza, collaborazione  o  incarico
  esterni,  nonché  all'acquisizione di forme di lavoro  disciplinate
  dal  decreto legislativo 24 ottobre 2003, n. 276. In fase di  prima
  applicazione,   la  dotazione  organica  è  determinata,   in   via
  provvisoria, con le modalità di cui all'articolo 18.  La  quota  di
  personale inquadrato nei profili operativi destinati al servizio di
  gestione integrato dei rifiuti non può essere inferiore al 90%  del
  personale  complessivo. Gli oneri necessari per la costituzione  ed
  il  funzionamento delle società sono posti integralmente  a  carico
  dei comuni consorziati.

   10.  Con il decreto di cui al comma 9 sono altresì disciplinate  le
  modalità   attraverso  cui  le  società  consortili  provvedono   al
  fabbisogno  del personale occorrente alle loro funzioni,  ricorrendo
  in  via  prioritaria alle procedure di mobilità  interna  all'ATO  e
  successivamente  alle  procedure di mobilità esterna  fra  personale
  assegnato ad altri ATO. Nel caso in cui l'attivazione delle predette
  procedure non sia sufficiente a coprire il fabbisogno necessario,  è
  consentito  il ricorso all'assunzione mediante pubblico concorso  ai
  sensi  dell'art. 49 della legge regionale 5 novembre  2004,  n.  15,
  nonché  dell'art. 45 della l.r. n. 2/2007 e dell'art. 61 della  l.r.
  n. 6/2009.

   11.  Tutti  i  termini  di cui al presente  articolo  hanno  natura
  perentoria  e  danno luogo ad intervento sostituivo dell'Assessorato
  regionale per l'Energia ed i servizi di pubblica utilità. In specie,
  nel  caso  di  infruttuoso  decorso del  termine  assegnato  per  la
  costituzione dei consorzi, l'Assessorato regionale per l'Energia  ed
  i servizi di pubblica utilità che provvede:

   a)  alla  costituzione delle SRR di cui all'art. 6, comma  1  della
  presente  legge,  nel  caso  in cui non  siano  stati  costituiti  i
  consorzi volontari,

   b)alla  costituzione  in  consorzio  dei  comuni  che  non  abbiano
  aderito  alle  SRR  a  partecipazione volontaria,  disciplinati  nel
  precedente art. 6, comma 2. »;

   - dagli onorevoli Caronia, Ruggirello e De Luca:

   emendamento 7.17:
   «Sopprimere l'articolo 7»;

   emendamento 7.18:
   «Sopprimere il comma 1»;

   emendamento 7.19:
   «Sopprimere il comma 2»;

   emendamento 7.20:
   «Sopprimere il comma 3»;

   emendamento 7.21:
   «Sopprimere il comma 4»;

   emendamento 7.22:
   «Sopprimere il comma 5»;

   emendamento 7.23:
   «Sopprimere il comma 6»;

   emendamento 7.24:
   «Sopprimere il comma 7»;

   emendamento 7.25:
   «Sopprimere il comma 8»;

   emendamento  7.26:
   «Sopprimere il comma 9»;

   emendamento 7.27:
   «Sopprimere il comma 10»;

   emendamento 7.29:
   «Sopprimere il comma 11»;

   - dagli onorevoli Cracolici, De Benedictis, Raia e Faraone:

   emendamento 7.8:
   «Sostituire i commi 1, 2 e 3 con i seguenti:
    1.  L'Assessore regionale per l'energia ed i servizi  di  pubblica
  utilità,  entro trenta giorni dall'entrata in vigore della  presente
  legge,  sentita  la Conferenza permanente Regione-Autonomie  locali,
  emana con proprio decreto lo schema tipo di statuto e di convenzione
  nei  quali definisce le finalità, la durata, i rapporti economici  e
  finanziari  tra  l'Autorità  d'ambito e  i  Comuni  soci,  nonché  i
  reciproci  obblighi e garanzie, le modalità di determinazione  e  di
  riscossione  della TARSU e della TIA, le modalità di formazione  del
  patrimonio dell'Autorità d'ambito.
   2.  Entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto di  cui  al
  comma  1,  i  Consigli comunali approvano lo statuto della  Autorità
  d'ambito,   comprensivo  dei  principi  e  delle   attribuzioni   di
  competenze stabilite nel relativo schema di convenzione.
   3.  Nei  successivi  trenta giorni, il sindaco del  Comune  con  il
  maggior  numero  di  abitanti convoca l'assemblea  dei  sindaci  dei
  Comuni  appartenenti al medesimo ATO per la definitiva  approvazione
  dello  statuto,  che  avviene con il pronunciamento  favorevole  dei
  comuni  che  rappresentano almeno la metà più uno della  popolazione
  ricadente nell'ATO. Trascorsi i termini di cui al presente comma  la
  Regione, senza previa diffida, nomina di un commissario ad acta .»;

   - dagli onorevoli Musotto e Arena:

   emendamento 7.9:
   «Al comma 1 sostituire le parole  le associazioni di province e di
  comuni  con  l'ANCI SICILIA e l'URPS »;

   - dagli onorevoli Caputo, Falcone, Vinciullo e Pogliese:

   emendamento 7.4:
   «Al  comma 1 sostituire le parole  con proprio decreto  con  entro
  trenta giorni dall'approvazione della presente legge »;

   emendamento 7.2:
   «Sostituire il comma 1 con il comma 2»;

   emendamento 7.3:
   «Al   comma  2 dopo il primo capoverso aggiungere:  Convenzione  e
  statuto  daranno  comunque  essere  approvati  entro  e  non  oltre
  quindici giorni dalla prima convocazione »;

   emendamento  7.6:
   «Al  comma  8  dopo  la  parola  comodato   aggiungere  la  parola
   oneroso »;

   -  dagli  onorevoli Buzzanca, Pogliese, Caputo, Falcone,  Formica,
  Vinciullo:

   emendamento 7.5:
   «Al  comma  4 cassare le parole  dalle acquisizioni già realizzate
  o »;

   emendamento 7.7:
   Al comma 9 cassare da  ed approvata  sino a  all'articolo 18 »;

   - dagli onorevoli Panepinto, Galvagno, Di Benedetto e Apprendi:

   emendamento 7.10:
   «Sopprimere il comma 5»;

   emendamento  7.11:
   «Sostituire il comma 9 con il seguente:
    9.  La dotazione organica dell'Autorità d'Ambito è adottata dagli
  organi  della  stessa  e  trasmessa all'Assessorato  regionale  per
  l'energia  e per i servizi di pubblica utilità che ha il potere  di
  contestarla e di chiedere all'assemblea del consorzio la modifica.
   L'assemblea   del  consorzio  può  accogliere  i   rilievi   mossi
  dall'assessorato o confermare il proprio deliberato.
   E'   fatto  divieto  agli  ATO  di  assumere  personale  a   tempo
  determinato   o  indeterminato  a  qualunque  titolo  o   conferire
  consulenze per tre anni.
   Le  autorità  d'ambito costituite dopo l'entrata in  vigore  della
  presente  legge  dovranno  osservare in  materia  di  personale  le
  disposizioni di cui al decreto legislativo n. 165/ 2001 .»;

   - dalla Commissione:

   emendamento 7.1:
   «Al  comma  8  dopo  le parole  contratto di servizio   aggiungere
   L'Autorità  d'ambito  individua le  opere  ed  impianti  esistenti
  realizzati anche in parte con contributi pubblici e/o finanziate da
  tariffe  pubbliche  e  prevede  le relative  modalità  di  utilizzo
  nell'ambito del ciclo integrato dei rifiuti .»;

   - dagli onorevoli Galvagno, Panepinto, Di Benedetto e Di Guardo:

   emendamento 7.12:
   «Al  comma 9 cassare le parole da  La dotazione  fino a  n. 70   e
  sostituire con  L'Assessore regionale per l'energia e per i servizi
  di  pubblica  utilità definisce, con proprio decreto,  lo  standard
  massimo  di  personale  di  ogni  singola  Autorità  d'ambito.   La
  dotazione    organica    dell'Autorità   d'ambito    è    approvata
  dall'Assemblea consortile .»;

   - dagli onorevoli Corona, Bosco, Limoli e Torregrossa:

   emendamento 7.28:
   «Al comma 9 dopo le parole  n. 276  aggiungere  con esclusione  di
  articolisti  già  comandati ed utilizzati da oltre  un  anno  negli
  ATO. »;

   - dagli onorevoli Di Benedetto, Panepinto, Di Guardo e Termine:

   emendamento 7.16:
   «Al  comma  10  dopo  le parole  procedure di  mobilità   esterna
  aggiungere    ivi  compreso  il  personale,  pubblico   dipendente,
  eventualmente in esubero negli ATO idrici »;

   emendamento 7.13:
   «Alla fine del comma 10 aggiungere il seguente comma:
    Per i tre anni successivi alla costituzione dei nuovi ATO restano
  in vigore i vincoli posti dal comma 4 art. 61 della legge regionale
  14  maggio  2009 n. 6. Incarichi di consulenza o direzione  esterni
  sono  consentiti  solo  per professionalità mancanti  e  dopo  aver
  infruttuosamente esperito le procedure di mobilità .»;

   emendamento 7.15:
   «Al comma 10 aggiungere il seguente:
    Ove  si ravvisi la necessità di ricorrere a consulenze, incarichi
  o    collaborazioni    esterne,   gli   ATO   dovranno    ricorrere
  prioritariamente,  nel  rispetto  delle  norme   contrattuali,   al
  personale già in servizio negli enti locali consorziati .»;

   emendamento 7.14:

   «Alla fine del comma 10 aggiungere il seguente comma:
    Fermo restando quanto previsto dal precedente comma 9, il ricorso
  alle  forme  di  lavoro  disciplinate dal  decreto  legislativo  24
  ottobre  2003  n. 276 per gli stessi soggetti non può  superare  la
  durata  di  mesi  6  e  vi si può fare ricorso  solo  per  esigenze
  straordinarie  e  temporanee o nelle more  dell'espletamento  delle
  procedure concorsuali. »;

   - dagli onorevoli Panepinto, Apprendi,  Di Benedetto e Di Guardo:

   subemendamento 7.30.2:
   «Il comma 9 dell'articolo 7 è così sostituito:
    9.  La dotazione organica dell'Autorità d'Ambito è adottata dagli
  organi   della   stessa   e  trasmessa  all'Assessorato   regionale
  dell'energia e dei servizi di pubblica utilità che ha il potere  di
  contestarla e di chiedere all'assemblea del consorzio al modifica.
   L'assemblea   del  consorzio  può  accogliere  i   rilievi   mossi
  dall'assessorato o confermare il proprio deliberato.
   E'   fatto  divieto  agli  ATO  di  assumere  personale  a   tempo
  determinato   o  indeterminato  a  qualunque  titolo  o   conferire
  consulenze per tre anni.
   Le  autorità  d'ambito costituite dopo l'entrata in  vigore  della
  presente  legge  dovranno  osservare in  materia  di  personale  le
  disposizioni di cui al decreto legislativo n. 165/2001 .»;

   subemendamento 7.30.3:
   «Sostituire   dall'articolo 49  .. n. 6/2009   con   le  procedure
  previste dal decreto legislativo n. 165/2001 e successive modifiche
  ed integrazioni »;

   subemendamento 7.30.1:
   «Sopprimere il comma 11 dell'articolo 7»;

   -  dagli  onorevoli Di Benedetto, Panepinto, Di  Guardo,  Termine,
  Apprendi e altro:

   subemendamento 7.30.4:
   «Dopo  le  parole  procedure di mobilità esterna' aggiungere   ivi
   compreso  il  personale  pubblico  dipendente,  eventualmente   in
   esubero negli ATO idrici'»;

   subemendamento 7.30.5:
   «Alla fine del comma 10 aggiungere  per i tre anni successivi alla
   costituzione dei nuovi ATO restano in vigore i vincoli  posti  dal
   comma 3 dell'art. 61 della l.r. 14 maggio 2009, n. 6. Incarichi di
   consulenza   o   direzione  esterni  sono  consentiti   solo   per
   professionalità mancanti e dopo aver infruttuosamente esperito  le
   procedure di mobilità .»;

   subemendamento 7.30.6:
   «Aggiungere    Ove  si  ravvisi  la  necessità  di   ricorrere   a
   consulenze,  incarichi o collaborazioni esterne, gli ATO  dovranno
   ricorrere prioritariamente, nel rispetto delle norme contrattuali,
   al personale già in servizio negli enti locali consorziati .»;

   subemendamento 7.30.7:
   «Alla fine aggiungere  Fermo restando quanto previsto dal comma 9,
   il ricorso alle forme di lavoro disciplinate dal D.Lgs. 24 ottobre
   2003,  n. 276, per gli stessi soggetti non può superare la  durata
   di mesi 6 e vi si può fare ricorso solo per esigenze straordinarie
   e  temporanee  o  nelle  more  dell'espletamento  delle  procedure
   concorsuali .»;

   - dagli onorevoli Cracolici e De Benedictis:

   subemendamento 7.30.8:
   «Dopo il comma 10 dell'articolo 7 è aggiunto il seguente:
    10  bis. Il personale non inquadrato nei profili operativi  viene
  quantificato in esubero, ai sensi di quanto previsto al  comma  10,
  con  riferimento  alle  quote accertate  nelle  singole  Società  o
  consorzi di provenienza .»

   Si passa all'emendamento 7.17.

   CARONIA. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 7.30 del Governo, interamente sostitutivo
  dell'articolo 7, ed ai relativi subemendamenti.
   Comunico  che  è  stato presentato dal Governo  il  subemendamento
  7.30.9 all'emendamento 7.30 Gov:
   «Al  comma  4  dopo la parola  rifiuti  sono aggiunte le  seguenti
  parole:   Sono esclusi dal fondo di dotazione i beni già trasferiti
  ai  Consorzi  ed  alle  Società d'Ambito, esistenti  alla  data  di
  entrata  in vigore della presente legge, che accedono alla gestione
  liquidatoria di cui al successivo articolo 18, comma 2 .»

   RUSSO  PIETRO  CARMELO,  assessore regionale  per  l'energia  e  i
  servizi di pubblica utilità. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   RUSSO  PIETRO  CARMELO,  assessore regionale  per  l'energia  e  i
  servizi di pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli deputati,
  l'emendamento  prevede  che  i  beni  già  conferiti  alle  società
  d'ambito accedano alla gestione liquidatoria. Questo perché, se noi
  la portassimo al fondo di dotazione delle nuove società, faremmo un
  esproprio  non consentito al patrimonio delle società esistenti,  a
  garanzia dei creditori.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione sul subemendamento 7.30.9?

   MANCUSO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente, prima di esprimere il parere sul subemendamento  vorrei
  conoscere quali refluenze può avere la sua approvazione sui commi 6
  e 7.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO,  assessore regionale  per  l'energia  e  i
  servizi di pubblica utilità. Nessuna refluenza.

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Il parere  della
  Commissione è favorevole.

   PRESIDENTE.  Pongo in votazione il subemendamento  7.30.9.  Chi  è
  favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.

                            (E' approvato)

   Si passa ai subemendamenti 7.30.2, 7.30.4 e 7.30.3

   PANEPINTO. Dichiaro di ritirarli.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa al subemendamento 7.30.5, dell'onorevole Di Benedetto.

   DI BENEDETTO. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI BENEDETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento
  prevede  semplicemente  che, per i tre  anni  successivi  alla  sua
  costituzione,  le  SRR  non  possono  ricorrere  a   incarichi   di
  consulenza o direzione esterna degli ATO, tranne che non abbiano le
  professionalità interne, perché è vero che poi vengono gestite  dai
  sindaci  ma  è  anche vero che possono nominare direttori  generali
  esterni  e  che, in molti casi, sarebbe la riedizione di situazioni
  presenti.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo sul subemendamento 7.30.5?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia e   i  servizi  di
  pubblica  utilità. Favorevole nel merito, ma ritengo  inappropriata
  la sede. Propongo di trasferirlo all'articolo 18.

   PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
   Si passa all'emendamento 7.30.6, dell'onorevole Di Benedetto.

   DI BENEDETTO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 7.30.7, dell'onorevole Di Benedetto.

   DI BENEDETTO. Chiedo di parlare per illustrarlo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DI   BENEDETTO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  questo
  subemendamento non riguarda gli aspetti transitori. Molto spesso si
  dice  che  gli  ATO non fanno assunzioni e ricorrono  alle  società
  interinali in maniera pilotata.
   Con  l'emendamento  si vuole stabilire di non ricorrere  a  questo
  tipo di assunzioni, se non per un periodo limitato di tempo. Se  ci
  sono  i posti liberi in organico bisogna fare i concorsi, così come
  previsto  dalla  noma  che stiamo votando,  e  non  ricorrere  alle
  società   interinali   che  consentono  le   chiamate   nominative,
  individuali, senza procedure concorsuali trasparenti.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Signor Presidente, è la sedes materiae che non  è
  appropriata. Ne propongo il rinvio all'articolo 18.

   PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
   Si  passa al subemendamento 7.30.8 che, non sorgendo osservazioni,
  viene rinviato anch'esso all'articolo 18.
   Si passa all'emendamento del Governo 7.30.
   Onorevoli colleghi, preciso che anche la seconda parte del comma 9
  dell'emendamento 7.30, dalle parole  in fase di prima applicazione'
  fino a  comuni consorziati', va spostata al successivo articolo 18.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica  utilità. Signor Presidente, non è esattamente  la  stessa
  cosa,  perché mentre quelli riguardavano la disciplina transitoria,
  questo riguarda la dotazione organica di avvio.
   Comunque,  il  Governo è favorevole alla proposta  avanzata  dalla
  Presidenza.

   PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, la seconda parte del  comma
  9 dell'emendamento 7.30 del Governo è rinviata all'articolo 10.

   MANCUSO,  presidente  della  Commissione  e  relatore.  Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente,   onorevoli  colleghi,  se  il  Governo  è  favorevole,
  preannuncio  la  presentazione,  ai  sensi  dell'articolo  117  del
  Regolamento interno, di un emendamento tendente ad armonizzazione i
  commi  6  e  7  agli  articoli 202 e 204  del  decreto  legislativo
  152/2006, che trattano la stessa materia.

   PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 7.30.1.

   PANEPINTO. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Pongo  in  votazione l'emendamento 7.30, come emendato. Il  parere
  della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Tutti gli altri emendamenti all'articolo 7 decadono.
   Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:

                              «Articolo 8
                    Funzioni dell'Autorità d'ambito

   l.   L'Autorità  d'ambito  esercita  le  funzioni  previste  dagli
  articoli  200,  201,  202,  203 del decreto  legislativo  152/2006.
  Provvede all'espletamento delle procedure per l'individuazione  del
  gestore  del  servizio integrato di gestione dei  rifiuti,  con  le
  modalità di cui all'articolo 15.

   2.  L'Autorità d'ambito esercita attività di controllo finalizzata
  alla  verifica  del  raggiungimento degli obiettivi  qualitativi  e
  quantitativi  determinati nei contratti a risultato di  affidamento
  del  servizio  con i gestori. La verifica comprende  l'accertamento
  della  realizzazione  degli investimenti e dell'utilizzo  di  tutta
  l'impiantistica  indicata  nel  contratto  e  nel  piano  d'ambito,
  intervenendo   in  caso  di  qualsiasi  evento  che  ne   impedisca
  l'utilizzo,  verificando  altresì il  rispetto  dei  diritti  degli
  utenti, per i quali  è istituito un apposito call-center.

   3.  L'Autorità  d'ambito  è  tenuta  alla  trasmissione  dei  dati
  relativi  alla gestione dei rifiuti con le modalità indicate  dalla
  Regione  nonché a fornire alla Regione ed alla provincia  tutte  le
  informazioni richieste sulla gestione dei rifiuti urbani.

   4.   L'Autorità   d'ambito  attua  attività  di   informazione   e
  sensibilizzazione  degli  utenti funzionali  ai  tipi  di  raccolta
  attivati,  in  relazione alle modalità di gestione dei  rifiuti  ed
  agli  impianti di recupero e smaltimento in esercizio  nel  proprio
  territorio.

   5.  Qualora  nel  piano regionale di gestione  dei  rifiuti  siano
  previsti  attività ed impianti commisurati a bacini di  utenza  che
  coinvolgono  più  ATO,  le  relative Autorità  d'ambito  concludono
  accordi per la programmazione, l'organizzazione, la realizzazione e
  la gestione degli stessi».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dal Governo:

   emendamento 8.9 (I parte):
   «La  rubrica  dell'articolo  è  così sostituita:   Funzioni  della
  Società di regolamentazione del servizio di gestione rifiuti .

   -  Il  comma  1  è così sostituito:  La SRR esercita  le  funzioni
  previste  dagli  articoli  200, 202, 203  del  decreto  legislativo
  152/2006.  Provvede  inoltre all'espletamento delle  procedure  per
  l'individuazione del gestore del servizio integrato di gestione dei
  rifiuti, con le modalità di cui al successivo art. 15.»;

   emendamento 8.9 (II parte):
   «Al comma 2 le parole  L'Autorità d'ambito  sono sostituite con le
  parole   La Società ; prima della parola  intervenendo  è  aggiunta
  la  parola   eventualmente ; le parole  verificando  altresì   sono
  sostituite con la parola  ed  e le parole  per i quali è  istituito
    sono sostituite con le parole  deve comunque essere »;

   emendamento 8.9 (III parte):
   «Al comma 3 le parole  L'Autorità d'ambito  sono sostituite con le
  parole  La SRR  e dopo le parole  le informazioni  sono aggiunte le
  parole    da  esse   e  le  parole   sulla  gestione  dei   rifiuti
  urbani sono soppresse»;

   emendamento 8.9 (IV parte):
   «Al comma 4 le parole  L'Autorità d'ambito  sono sostituite con le
  parole  La  società »;

   emendamento 8.9 (V parte):
   «Al  comma  5 le parole  le relative Autorità d'ambito  concludono
  accordi   sono  sostituite  con  le  parole   le  relative  Società
  consortili possono concludere .»;

   - dagli onorevoli Caronia, Ruggirello e De Luca:

   emendamento 8.2:
   «Sopprimere l'articolo 8»;

   emendamento 8.3:
   «Sopprimere il comma 1»;

   emendamento 8.4:
   «Sopprimere il comma 2»;

   emendamento 8.5:
   «Sopprimere il comma 3»;

   emendamento 8.6:
   «Sopprimere il comma 4»;

   emendamento 8.7:
   «Sopprimere il comma 5»;

   - dagli onorevoli Cracolici, De Benedictis, Raia e Faraone:

   emendamento 8.1:
   «Al  comma  2,  dopo le parole  per i quali deve  comunque  essere
  istituito   un   apposito  call-center   aggiungere   senza   oneri
  aggiuntivi per l'Autorità d'ambito »;

   - dagli onorevoli Corona, Bosco, Limoli e Torregrossa:

   emendamento 8.8:
   «Al  comma  4  dopo la parola  territorio  aggiungere  utilizzando
  esclusivamente le poste in bilancio di previsione »;

   - dagli onorevoli Cracolici e De Benedictis:

   subemendamento 8.1.1:
   «Al  comma  2,  dopo le parole  per i quali deve  comunque  essere
  istituito  un  apposito call-center  aggiungere  le  parole   senza
  oneri aggiuntivi per la SSR ».

   Si passa agli emendamenti 8.2 e 8.3.

   CARONIA. Dichiaro di ritirarli.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   Si  passa  all'emendamento 8.9 (I parte), del Governo.  Il  parere
  della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 8.4.

   CARONIA. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento 8.9 (II parte), del Governo. Il  parere
  della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si   passa   al   subemendamento  8.1.1,  interamente  sostitutivo
  dell'emendamento 8.1.
   Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia e   i  servizi  di
  pubblica utilità. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 8.5.

   CARONIA. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa all'emendamento 8.9 (III parte), del Governo. Il  parere
  della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 8.6.

   CARONIA. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   Si  passa  all'emendamento 8.9 (IV parte), del Governo. Il  parere
  della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 8.8. Il parere del Governo?

   RUSSO,  assessore  per  l'energia e  per  i  servizi  di  pubblica
  utilità. Contrario.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                           (Non è approvato)

   Si passa all'emendamento 8.7.

   CARONIA. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si  passa  all'emendamento 8.9 (V parte), del Governo.  Il  parere
  della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti  seduto;
  chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 8, nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 23
  marzo 2010, alle ore 16.00 con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio

   Presidenza del vicepresidente Formica


   I   - Comunicazioni.

   II  -  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti  degli  articoli  83,
  lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:

   n.  186  -  Modalità  di rimodulazione dei posti  letto  a  favore
  dell'ospedalità privata.

                                  LIMOLI - LEONTINI - MANCUSO - BOSCO

   n.   187   -   Provvedimenti  della  Regione  siciliana   per   il
  finanziamento delle Zone Franche Urbane.

             MARROCCO - SCAMMACCA - FALCONE - TORREGROSSA - GUCCIARDI

   III - Discussione dei disegni di legge:

   1)  «Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati»
  (nn. 525 - 528/A) (Seguito).
          Relatore: on. Mancuso

   2)  «Bilancio  di  previsione della Regione siciliana  per  l'anno
  finanziario 2010 e bilancio pluriennale per il triennio  2010/2012»
  (nn. 470 - 470 bis).

   3) «Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2010» (nn.
  471 - 471 bis).

                   La seduta è tolta alle ore 20.26

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      dott.ssa Iolanda Caroselli