Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
FARAONE, segretario f.f., dà lettura del processo verbale della
seduta precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende
approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi e missioni
PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo per oggi gli onorevoli:
Aricò, Dina, Fagone, Fiorenza, Forzese e Vinciullo.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunico, altresì, che l'onorevole Gennuso è in missione, per
ragioni del suo ufficio, dal 17 al 19 marzo 2010.
Comunico, inoltre, che saranno in missione, per ragioni del loro
ufficio, gli onorevoli:
- Ruggirello, dall'8 al 10 aprile 2010;
- Gucciardi, dal 18 al 26 maggio 2010.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione di richiesta di parere
PRESIDENTE. Comunico che la seguente richiesta è pervenuta dal
Governo ed assegnata alla competente Commissione legislativa:
SERVIZI SOCIALI E SANITARI (VI)
- Piano regionale sangue e plasma 2010-2012 - riassetto e
rifunzionalizzazione della rete trasfusionale (79/VI)
pervenuta in data 15 marzo 2010
inviata in data 17 marzo 2010.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
FARAONE, segretario f.f.:
«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro,
premesso che:
mille nuovi posti di lavoro per un anno a 500 euro al mese sono
stati messi a bando da 'Italia-Lavoro-Sicilia', una delle più
grosse società partecipate dalla Regione;
l'operazione costerà 10 milioni di euro garantiti dal fondo
sociale europeo per attivare stage formativi presso aziende
pubbliche o private per la durata di poco più di un anno;
osservato che:
la pubblicazione è avvenuta il 9 marzo 2010 e che i termini per la
presentazione della domanda scadono il 17 marzo successivo;
la pubblicazione di un così rilevante bando non è avvenuta nella
Gazzetta ufficiale della Regione siciliana, ma in un sito internet
di Italia-Lavoro-Sicilia, che non tutti conoscono o seguono come
fonte per attingere alla principale e attendibile documentazione
della pubblica Amministrazione regionale;
per la presentazione delle domande è possibile ricorrere alla
spedizione con raccomandata a/r alla sede di Italia Lavoro Sicilia
oppure alla consegna brevi manu all'Ircac;
considerato che:
le modalità sopra descritte configurano un'operazione per pochi',
che non passa attraverso i canali ufficiali e sembra destinata a un
nucleo mirato di persone;
comunque, tale iniziativa finisce con l'alimentare il proliferare
del precariato;
i finanziamenti vengono dati non alle aziende private ma alle
partecipate della Regione distorcendo la libera concorrenza;
il limite del 74 per cento di riserva per gli invalidi appare
arbitrario e inutilmente fiscale, oltre che discriminatorio;
per sapere:
quali ragioni che abbiano spinto ad adottare una procedura così
poco trasparente affidandone la gestione a due strutture societarie
e non direttamente ad uffici dell'Amministrazione regionale;
se non ritenga opportuno utilizzare i 10 milioni di euro per
finanziare il credito d'imposta per le assunzioni di personale a
tempo indeterminato nelle aziende private». (1083)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
APPRENDI
«All'Assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità,
premesso che, nei giorni scorsi, in un incontro pubblico che ha
visto insieme cittadini di Misterbianco e Motta S.Anastasia (CT),
esponenti dell'amministrazione comunale provinciale e
rappresentanti regionali delle principali forze politiche, è stata
sostenuta la necessità e l'urgenza di richiedere la chiusura della
discarica di Motta S. Anastasia (contrada Tiritì e Valanghe
d'Inverno) i cui miasmi avvelenano l'aria di detti comuni, essendo
tale impianto ubicato a ridosso del centro storico di Misterbianco
e nelle vicinanze di Motta Sant'Anastasia;
ricordato che i sottoscritti interroganti hanno presentato, già
nel settembre del 2008, una circostanziata interrogazione (n. 142)
all'Assessore per il territorio pro tempore, sollecitando la
chiusura di tale discarica;
osservato che la risposta, malgrado numerosi solleciti, è stata
fornita solo l'anno successivo, il 4 agosto 2009, nella seduta n.
107 dell'ARS, con un intervento che già allora fu giudicato grave,
omissivo e contraddittorio in quanto, con una formula contorta e
reticente, veniva comunicato che si stava operando non già per la
richiesta chiusura, ma bensì per un ampliamento della suddetta
discarica;
evidenziato che nella risposta l'Assessorato, maliziosamente, ha
occultato di comunicare che da ben cinque mesi aveva già rilasciato
l'autorizzazione all'ampliamento (il 19 marzo 2009 con decreto n.
221), nonostante - ben sei mesi prima dell'autorizzazione - fosse
stato messo sull'avviso dalla interrogazione dei sottoscritti,
presentata nel settembre 2008;
rilevato che il ritardo nella risposta dell'Assessore ha coperto
un evidente disegno che, malgrado l'allarme lanciato dai
sottoscritti con l'interrogazione del settembre 2008, predisponeva
gli atti successivamente decretati;
considerato che ciò sarebbe attribuibile a funzionari che hanno
agito slealmente verso l'Assessore ovvero all'Assessore medesimo
che, consapevole e connivente, avrebbe fornito risposta senza alcun
rispetto verso l'Assemblea regionale siciliana e i suoi esponenti;
rilevato altresì che in entrambi i casi appare evidente la volontà
di nascondere all'atto ispettivo procedure che hanno pesanti
ricadute sulla salute dei cittadini e rilevanti conseguenze
economiche per i gestori di tale discarica;
per sapere:
le ragioni di tali gravi comportamenti dilatori e omissivi,
comunque atti a mantenere in funzione una discarica che, da
quarant'anni, contiene nelle sue 'viscere' milioni di tonnellate di
rifiuti, rendendo saturo l'intero territorio, e per la quale non è
ammissibile in alcun modo qualsiasi ulteriore ampliamento ma che,
invece, deve essere definitivamente chiusa per liberare i cittadini
di Misterbianco e Motta S.Anastasia dai miasmi fetidi e insalubri
che fuoriescono da tale impianto;
se non ritenga, quindi, di dover avviare rapidamente le procedure
per la revoca dell'autorizzazione all'ampliamento e disporre
l'immediata chiusura della discarica di Motta Sant'Anastasia
(contrade Tiritì e Valanghe d'Inverno), riconoscendo finalmente il
diritto delle popolazioni interessate a vivere in un ambiente
salubre, e non più maleodorante e igienicamente pericoloso». (1087)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)
DI GUARDO-BARBAGALLO-RAIA
«All'Assessore per la salute, premesso che:
in Sicilia appare evidente lo scarto tra la normativa e
l'effettiva realtà delle strutture sanitarie, per cui la
valutazione va fatta partendo dall'effettivo sviluppo
dell'assistenza sanitaria;
in psichiatria, finito l'effetto propulsivo della legge n. 180 del
1979, la rete territoriale ha subìto una progressiva
marginalizzazione da parte delle AUSL, con l'effetto di spostare
risorse verso altri ambiti assistenziali, creando una situazione
assistenziale più arretrata rispetto al progetto obiettivo
nazionale del 1994;
per le tossicodipendenze la normativa regionale ha istituito i
servizi per le tossicodipendenze all'interno dei servizi
territoriali di tutela di salute mentale. Essi istituiti con d.p.r.
309 del 1990, in Sicilia, sono stati meramente recepiti senza alcun
adattamento alla realtà regionale e, pur avendo una buona
diffusione sul territorio, sono rimasti a un modello di assistenza
di tipo ambulatoriale, mentre nel 2002 l'organizzazione delle
tossicodipendenze ha avuto dal piano sanitario regionale
un'ulteriore sistemazione, che è stata disattesa dall'esistenza
attuale di almeno tre tipologie di organizzazione: settore salute
mentale, dipartimento salute mentale e tossicodipendenze,
dipartimento per le dipendenze;
nell'ambito della neuropsichiatria dell'infanzia e
dell'adolescenza (NPIA) si registra in Sicilia una frammentazione e
una disomogeneità assistenziale in seguito alla collocazione dei
servizi NPIA o nei distretti dell'area materno -infantile, o nella
salute mentale con estreme diversità organizzative, di dotazioni
d'organico e strutturali. Va ricordato, peraltro, che nell'unico
piano sanitario regionale, quello del 2002, questi servizi sono
assolutamente assenti e lo stesso mancano dalle linee guida per la
riorganizzazione territoriale (PTA) del 2009;
considerato che per tali ragioni i servizi, pur garantendo una
effettiva presa in carico ambulatoriale, non sono in grado di
fornire interventi più complessi e articolati;
per sapere quali misure intenda adottare per superare i problemi:
della gravissima carenza di posti letto per la psichiatria, che
comporta ricoveri anche a centinaia di chilometri di distanza, e
per le NPI;
della differenza tra il modello adottato dal privato accreditato e
quello pubblico in psichiatria per le CTA e l'assenza di
residenzialità per le NPI e per le tossicodipendenze, relativamente
ai pazienti con doppia prognosi;
della presenza formale delle strutture di semiresidenzialità in
psichiatria, peraltro senza alcun rispetto dei parametri previsti
dalle normative, e dell'assenza di tali strutture negli altri
ambiti, NPI e tossicodipendenze;
della ridotta presenza degli ambulatori e degli interventi
domiciliari sul territorio;
del sottodimensionamento del personale per oltre il 30 per cento
su quello previsto dalle normative e dall'assenza diffusa di figure
professionali dedicati agli aspetti riabilitativi;
della mancata attivazione dei tre dipartimenti (psichiatria, NPI e
dipendenze), così come previsto anche dalle linee guida recepite
nel 2009;
dell'assenza d'integrazione tra comuni e ASP, con gravissimi
problemi che investono la residenzialità (comunità-alloggio, gruppi
appartamento, ecc.), gli interventi di reinserimento lavorativo e
risocializzazione, l'attività domiciliare integrata». (1088)
RAIA
«All'Assessore regionale per le infrastrutture e la mobilità,
premesso che a seguito delle ininterrotte piogge che hanno
caratterizzato la stagione invernale, la s.s. 188, di collegamento
tra Salemi a Marsala, e la s.s. 188 A, che collega Salemi - Vita -
Trapani, sono state interessate da smottamenti di terreno, con la
conseguente interruzione della viabilità;
considerato che:
la strada s.s. 188 A è la principale arteria di collegamento tra i
comuni dell'entroterra trapanese e della Valle del Belice con il
capoluogo di provincia;
la strada s.s. 188 è la principale via di collegamento tra vari
comuni della Provincia di Trapani con la città di Marsala;
le superiori strade rivestono particolare rilievo per le attività
economiche, commerciali, ma soprattutto agricole, di gran parte del
territorio della provincia di Trapani;
l'interruzione alla viabilità ha causato grave nocumento a tutti i
soggetti interessati che, per lavoro, per studio, per attività
commerciali ed agricole, quotidianamente transitano sulle stesse;
l'intransitabilità delle strade ha, inoltre, determinato un
notevole disagio ai mezzi pubblici per raggiungere i vari centri
della provincia, ed in particolar modo alle ambulanze che prestano
interventi in caso di urgenze sanitarie;
preso atto che nessun intervento per ripristinare la viabilità, ad
oggi, sembra essere stato posto in essere dagli organi a ciò
preposti;
ritenuto che è indifferibile ed urgente provvedere alla
riattivazione della circolazione nelle strade de quibus;
per sapere:
quali iniziative urgenti intenda adottare al fine di ripristinare
la circolazione nella strada s.s. 188, che collega Salemi a
Marsala, e nella s.s. 188 A, che collega Salemi - Vita - Trapani;
se non ritenga di avviare le relative procedure finalizzate a
ripristinare la viabilità nelle citate strade, ovvero se non
ritenga di intervenire con urgenza estrema presso altri competenti
organi per realizzare il predetto obiettivo». (1090)
GUCCIARDI
«All'Assessore per la salute, premesso che:
la direzione generale dell'ASP Trapani ha assunto la decisione di
ridurre i posti letto della divisione di diabetologia presso il
presidio ospedaliero 'Paolo Borsellino' di Marsala (TP) dagli
attuali 12 posti a soli 2, con 4 posti in day hospital;
il reparto di diabetologia di Marsala è l'unico presente in tutto
il territorio della provincia di Trapani e rappresenta il fiore
all'occhiello della sanità marsalese per l'ottimo lavoro svolto e
per i riconoscimenti nazionali ricevuti;
l'organizzazione mondiale della sanità (O.M.S.) ha classificato il
diabete come una malattia sociale, altrimenti detta 'Pandemia del
terzo millennio', in forte crescita soprattutto nelle società
progredite come la nostra;
il mantenimento degli attuali 12 posti letto rappresenta elemento
essenziale per l'esistenza stessa del reparto, poiché alla malattia
si associano quasi sempre effetti secondari non meno importanti,
quali ad esempio le malattie cardiovascolari, cecità e il problema
del piede diabetico, causa di frequenti amputazioni degli arti
inferiori, che necessitano monitoraggi costanti e duraturi da parte
degli operatori sanitari;
per sapere se non ritenga utile intervenire al fine di
salvaguardare gli attuali 12 posti letto della divisione di
diabetologia del presidio ospedaliero 'Paolo Borsellino' di Marsala
in considerazione anche del fatto che è l'unico reparto presente in
tutta la provincia di Trapani e rappresenta, 'nel suo piccolo', un
centro di 'eccellenza' grazie ai riconoscimenti ricevuti». (1093)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
ODDO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che:
il Governo nazionale, per mere esigenze di bilancio, negli anni
scolastici 2008/2009 e 2009/2010, ha già tagliato, nella scuola
statale siciliana, oltre 7000 mila posti di lavoro tra personale
docente e non docente e si appresta, nell'anno scolastico
2010/2011, a sopprimerne ulteriori 5000 posti, impedendo di fatto
lo svolgimento dei percorsi formativi e didattici, soprattutto per
gli studenti diversamente abili, aggiungendo, nello stesso tempo,
migliaia di disoccupati alla già drammatica crisi occupazionale che
sta vivendo la nostra Regione;
il Governo nazionale, con l'integrale attuazione dei commi 413 e
414 dell'art. 2 della legge n. 244 del dicembre 2007 (finanziaria
Prodi), ha sancito di fatto l'impossibilità di assumere, con
contratti a tempo determinato, insegnanti di sostegno, in deroga al
rapporto alunni-docenti pur in presenza di certificazioni di gravi
disabilità, e con ciò violando:
gli articoli 2, 3, 4, 10, 30, 31, 34, 35 e 38 della Costituzione;
l'articolo 24 della Convenzione delle nazioni unite sui diritti
delle persone con disabilità, adottata dall'Assemblea generale
delle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006;
gli articoli 1, 3, 5, 8, 12, 13 della legge n. 104/1992 (legge
quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle
persone);
l'articolo 40, comma 1, della legge n. 449 del 27 dicembre 1997
(deroga al rapporto docenti/alunni in presenza di disabilità
gravi);
l'articolo 1, comma 605, lett. b, (individuazione di organici
corrispondenti alle effettive esigenze rilevate) della legge n.
296/2006 (finanziaria 2007);
le sentenze della Corte costituzionale n. 215/1987; n. 406/1992;
n. 52/2000; n. 226/2000; n. 251/2008;
tutte queste violazioni di legge e di diritti, riconosciute da
tanti autorevoli organismi nazionale ed internazionali sono state
preparate, solo per raggiungere l'obiettivo 'ragionieristico', e
contrario ai più elementari principi della didattica di un docente
ogni due alunni diversamente abili, stabilendo, per legge, un
mostro giuridico che porta a risparmiare solo sui più deboli;
tenuto conto che:
in Sicilia, nell'anno scolastico 2008/2009, sono state soppresse
880 cattedre di sostegno, destinate agli alunni diversamente abili,
passando da 12789 posti del 2007/2008 agli 11909 posti del
2008/2009;
nell'anno scolastico 2009/2010 sono state soppresse altre 693
cattedre, sempre riservate agli alunni diversamente abili, in modo
da passare da 11909 a 11216 cattedre, e cioè a 1573 posti in meno
in soli due anni, in modo da raggiungere il rapporto di 1:1,80
circa (un insegnante di sostegno ogni 1,80 alunni diversamente
abili);
nell'anno scolastico 2010/2011 si prevede il taglio di altre 716
cattedre, riservate ai docenti di sostegno, passando dalle attuali
11216 a 10500, a fronte di una stima certa di 21000 alunni
diversamente abili, con un rapporto assurdo ed insopportabile pari
ad un insegnante di sostegno ogni due alunni diversamente abili;
considerato che:
la Sicilia non può sostenere nell'anno scolastico 2010-2011 la
perdita di ulteriori 5000 posti di lavoro, di cui ben 716 posti
riservati agli insegnanti di sostegno;
la Sicilia conta un numero di studenti con disabilità (art. 3,
commi 2 e 3, legge n. 104/92), statisticamente superiore alle altre
regioni, dovuto ai gravissimi 'effetti teratogeni' causati
dall'inquinamento provocato dai numerosissimi insediamenti
petrolchimici ed industriali che hanno devastato il nostro
territorio;
privando un numero così alto di alunni del proprio insegnante di
sostegno, si preclude, per tutta la vita, a questi ragazzi la
possibilità di inserirsi autonomamente nella società del domani;
visto che:
la sentenza della Corte costituzionale n. 80 del 22 febbraio 2010
ha giudicato illegittimi i commi 413 e 414 dell'art. 2 della legge
244/2007 (finanziaria Prodi), in quanto in aperto ed evidente
contrasto con il quadro normativo internazionale e ordinario,
nonché con la consolidata ed univoca giurisprudenza della Corte
costituzionale, a protezione dei soggetti diversamente abili;
la Corte costituzionale ha precisato che i due commi dell'art. 2
della legge 244/2007 (finanziaria Prodi) devono considerarsi
illegittimi nella parte in cui fissano un limite massimo al numero
dei posti degli insegnanti di sostegno (comma 413) e escludono la
possibilità di assumere insegnanti di sostegno in deroga,
nonostante la presenza di studenti con disabilità grave (comma
414);
per sapere:
se intendano promuovere, nei confronti del Governo nazionale,
iniziative al fine di ottenere la possibilità, sin dall'anno
scolastico 2010/2011, di poter nominare un insegnante di sostegno
ogni 1,70 alunni diversamente abili (rapporto 1:1,70) con
l'obiettivo di assicurare un insegnante di sostegno per ogni alunno
diversamente abile 'grave' (articolo 3, commi 2 e 3, l. 104/92) e
di un insegnante di sostegno ogni 2 alunni con disabilità 'lieve o
media';
quali provvedimenti intendano intraprendere, nei confronti del
Governo nazionale, per bloccare, nell'anno scolastico 2010/2011,
ulteriori perdite di posti di lavoro per docenti e non docenti
nelle scuole statali siciliane;
soprattutto, quali provvedimenti intendano adottare per garantire
agli alunni diversamente abili, che frequentano le scuole
siciliane, il diritto ad inserirsi autonomamente nel contesto
classe». (1097)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le risorse
agricole e alimentari, premesso che con decreto 11 dicembre 2009
sono stati dettati i criteri relativi alla presentazione delle
istanze, valutazione dei titoli e dei requisiti per la designazione
dei componenti delle commissioni di esami di abilitazione
all'esercizio venatorio;
considerato che questi criteri per la presentazione delle domande
per la nomina in qualità di componenti esperti delle commissioni di
esami di abilitazione all'esercizio venatorio sono stati pubblicati
nella GURS n. 60 del 24 dicembre 2009;
preso atto che la succitata gazzetta è stata pubblicata il giorno
precedente alle festività natalizie e che, a quanto pare, molti
degli aspiranti e degli aventi diritto all'inserimento nelle
commissioni non sono venuti a conoscenza di detta gazzetta
ufficiale, che fissava in trenta giorni il limite massimo entro il
quale doveva essere presentata idonea richiesta;
per sapere se non ritengano utile riaprire i termini di dette
domande, in modo da consentire a quanti non sono stati nelle
condizioni di presentare richiesta di far parte delle commissioni
di esami di abilitazione all'esercizio venatorio, entro i termini
stabiliti, di poter presentare domanda di partecipazione al decreto
dell'11 dicembre 2009, per non perdere la possibilità di continuare
ad utilizzare personale che ha acquisito, negli anni, particolari
competenze e capacità professionali nel settore». (1098)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
negli anni 2006-2007-2008 alcune piccole strutture convenzionate
non hanno superato il budget minimo loro assegnato;
i titolari delle strutture interessate, non avendo superato il
tetto loro assegnato, non solo non hanno contribuito al dissesto
finanziario della Regione siciliana, ma hanno dimostrato di operare
in modo virtuoso ed oculato;
queste piccole strutture, nella maggior parte dei casi, si trovano
ad operare in condizioni ambientali difficili, derivanti, per lo
più, dalla limitata popolazione presente nei territori dove si
trovano ad operare (piccole isole, zone montane, piccoli comuni);
considerato che:
queste piccole strutture, gestite da medici convenzionati, a causa
del corretto ma irrilevante fatturato, non possono accedere alla
premialità prevista e determinata dalla vigente normativa
regionale, nonostante operino in zone prive di rilevanti strutture
sanitarie pubbliche;
queste strutture, nonostante il loro comportamento virtuoso, non
avranno riconosciuto nessuno arretrato per il biennio 2007-2008,
perché non hanno sforato il budget loro assegnato;
visto che:
anche queste piccole strutture sono state interessate
dall'abbattimento del budget, che si aggira intorno al 30 per cento
che ha contribuito, anche nei piccoli comuni, alla creazione delle
tanto famigerate liste di attesa, facendo scomparire totalmente la
prevenzione ed incrementando, invece, di contro, il ricorso alle
strutture ospedaliere, sicuramente più costose e dispendiose per
l'erario pubblico;
nello stabilire il metodo di assegnazione del budget 2010, non si
è tenuto conto alcuno, né della oculatezza che ha caratterizzato il
lavoro dei titolari delle strutture interessate, né delle
difficoltà ambientali in cui essi si trovano adoperare, né tanto
meno del prezioso servizio svolto attraverso le risposte concrete e
continue che danno quotidianamente al territorio;
per sapere se non ritengano utile, anziché applicare anche a
questi onesti e virtuosi professionisti l'abbattimento del 30 per
cento sul loro misero budget annuale, determinare diversamente il
tetto loro assegnato, stabilendo come budget massimo previsto la
somma del fatturato degli ultimi tre anni, dividendolo per tre e
assegnando loro come budget annuale 2010 il risultato matematico
derivante da questa operazione». (1099)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro, premesso che:
i funzionari direttivi in servizio presso gli uffici
dell'ispettorato provinciale del lavoro di Siracusa con funzioni di
ispettore del lavoro evidenziano da mesi lo stato di profondo
disagio in cui sono costretti a lavorare, cosa che li ha spinti, in
più occasioni, a dichiarare lo stato di agitazione e a riservarsi
di intraprendere idonee azioni di tutela, fra le quali la rinuncia
alle 'funzioni ispettive';
nonostante il disagio più volte denunciato, il comitato che
rappresenta gli ispettori del lavoro ha deciso di sospendere,
temporaneamente, ogni azione di lotta, confidando nella
disponibilità da parte dell'Assessore per la famiglia;
considerato che:
gli ispettori del lavoro, in servizio presso gli uffici
dell'ispettorato provinciale del lavoro di Siracusa, richiedono
l'immediato ripristino dell'indennità di missione, così come
avviene per gli ispettori dipendenti dal Ministero del lavoro che
operano nelle restanti regioni d'Italia o che si trovano ad operare
nel territorio della Regione siciliana;
alla luce del servizio svolto dagli ispettori del lavoro, appare
più che naturale la concessione dell'indennità di funzione di
polizia giudiziaria;
sembra dovuta la stipula, da parte dell'Assessore regionale per la
famiglia, di un'apposita polizza assicurativa a favore degli
ispettori del lavoro operanti in Sicilia, al fine di assicurare una
congrua copertura dei rischi derivanti dall' esercizio delle
funzioni loro assegnate dalle vigenti normative regionali;
sembra del tutto inspiegabile che, ad oggi, non vengano applicate
le tabelle ACI per il calcolo del rimborso chilometrico dovuto agli
ispettori del lavoro, quando gli stessi, per esigenze di lavoro, e
quindi per esigenze dell'Amministrazione regionale, sono costretti
a mettere a disposizione la propria autovettura;
visto che già da tempo, in altre regioni d'Italia sono state
stipulate apposite convenzioni con istituti di credito al fine di
consentire agli ispettori del lavoro l'accesso ad una linea di
credito agevolato, in quando gli stessi per evidenti e documentate
ragioni di sicurezza sono costretti a cambiare spesso la propria
autovettura che viene utilizzata per esigenze di servizio;
per sapere se non ritengano sostenere l'approvazione del disegno
di legge n. 138 del 15 luglio 2008, recante 'Istituzione del ruolo
degli Ispettori del lavoro. Norme per il contrasto al lavoro
irregolare', a tutt'oggi rimasto lettera morta, nonostante sia
stato già, a suo tempo, licenziato dalla V Commissione legislativa
permanente dell'Assemblea regionale siciliana». (1100)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'economia,
premesso che:
la Regione siciliana ha provveduto all'individuazione delle aree
che potranno usufruire delle agevolazioni fiscali previste dalla
legge finanziaria approvata dal Governo nazionale nel 2007, con la
quale sono state istituite le zone franche urbane;
la Giunta regionale ha individuato solo 12 aree, appartenenti a
sei province su nove, mentre sono rimaste escluse le rimanenti tre,
da sottoporre alla valutazione del Ministero per lo sviluppo
economico, per la definitiva approvazione ed il relativo
finanziamento;
in seguito alle scelte del Governo regionale, solo nelle province
di Siracusa, Ragusa ed Enna, nonostante presentino vaste sacche di
povertà e di mancata inclusione sociale, nonché rilevanti tassi di
inoccupazione, non sono state individuate aree idonee e meritevoli,
secondo la valutazione del Governo regionale, di usufruire dei
vantaggi stabiliti dal legislatore nazionale;
le zone franche urbane sono state istituite dal legislatore
nazionale allo scopo di agevolare le aree comunali di piccole
dimensioni, dove concentrare programmi di defiscalizzazione per
l'insediamento di piccole e medie imprese;
la norma invocata prevede tra i vantaggi: contributi sociali a
favore di datori di lavoro per la malattia e per la maternità;
visto che:
in più occasioni e da più parti politiche e sindacali, l'intero
triangolo industriale della provincia di Siracusa, formata dai
comuni di Priolo, Melilli e Augusta, oltre al quartiere Mazzarona
della città di Siracusa, era stato considerato meritevole di poter
usufruire di dette agevolazioni;
dalle unanimi considerazioni e valutazioni era addirittura
maturata l'intenzione di richiedere il riconoscimento di 'zone
franche urbane' per quasi tutti i comuni della provincia di
Siracusa, ed in particolare per quelli interessati dal decreto per
il piano di risanamento ambientale;
per sapere:
in primo luogo, quali siano stati i criteri adottati dalla Giunta
regionale nell'individuazione delle aree da destinare a zone
franche urbane;
se e quali comuni delle province di Siracusa, Enna e Ragusa
avessero presentato le relative domande;
nel caso in cui le province di Siracusa, Enna e Ragusa abbiano
presentato le relative domande perché nessuna area di dette
province sia stata inserita, nonostante il forte ed evidente
disagio sociale ed economico che interessa i territori in
questione». (1101)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'energia e i
servizi di pubblica utilità, premesso che:
la rada di Augusta, e i suoli situati nel territorio dei Comuni di
Augusta Melilli, Priolo Gargallo (originariamente Siracusa) è ed ��
stata interessata da fenomeni ricorrenti di inquinamento
ambientale, la cui origine risale agli anni sessanta, quando il
territorio è stato depredato e saccheggiato per consentire la
realizzazione del polo petrolchimico di Augusta, Melilli e Priolo;
nel dicembre del 2005 veniva siglato 'l'Accordo di Programma
Quadro per la Chimica nell'area industriale di Priolo', volto a
garantire un futuro al triangolo industriale siracusano, previa una
intensa opera di bonifica di tutto il territorio interessato che
negli anni era stato sottoposto al più insopportabile degli
inquinamenti, con livelli di mortalità infantile ed oncologica fra
i più alti in Europa;
nel gennaio del 2010, a Roma, presso la sede del Ministero dello
sviluppo economico, ha avuto luogo un incontro fra i funzionari
dello stesso Ministero e l'osservatorio provinciale per la chimica
di Siracusa, con l'obiettivo di riavviare il confronto per
l'attuazione dell''Accordo di Programma Quadro per la Chimica
nell'area industriale di Priolo', siglato nel dicembre del 2005;
detto programma prevedeva due tempi per la sua realizzazione: il
primo, quello della bonifica, e il secondo, quello della
realizzazione di nuove iniziative produttive dirette al rilancio
dell'attività industriale, fra cui anche la realizzazione di un
rigassificatore nella zona industriale interessata dall'accordo;
considerato che:
alla luce di quanto sopra, la società IONIO GAS s.r.l. (una joint
venture paritetica costituita da Erg, società con una forte
presenza in Sicilia e nell'area di Melilli/Priolo/Augusta, e da
Shell) ha presentato un progetto industriale che prevede la
realizzazione di un terminale di rigassificazione del gas naturale
liquefatto (GNL) della capacità di 8 miliardi di metri cubi (in una
seconda fase si prevede un potenziamento dell'impianto, con una
movimentazione di 12 miliardi di metri cubi di GNL);
il progetto della IONIO GAS è stato giudicato dall'avvocato
Rossana Interlandi, dirigente regionale del dipartimento territorio
e ambiente, e dal dottor Antonino Cuspilici, dirigente generale del
Dipartimento territorio e ambiente, ex ufficio speciale, con le
seguenti considerazioni: 'L'opera in argomento non risulta coerente
con i princìpi di risanamento ambientale di cui al predetto Piano,
considerando che lo stesso pone tra detti princìpi il contenimento
e la riduzione dei rischi. In conclusione poco spazio è stato dato
alle alternative al progetto e alla loro analisi, quale ad esempio
impianto off-shore, navi gassificatrici, impianti interrati e loro
conseguente analisi critica. Per quanto sopra rappresentato,
nell'ottica della prevenzione, della sicurezza e del contenimento e
riduzione degli incidenti derivanti dai rischi prima evidenziati,
si esprime parere negativo alla realizzazione dell'opera nell'area
prevista dal progetto. L'opera potrebbe risultare compatibile con
il territorio interessato qualora si riuscisse ad abbassare il
livello di rischio che lo caratterizza';
il progetto in esame individua quale area su cui costruire il
terminale di rigassificazione la zona industriale di Siracusa,
ovvero l'area della raffineria ISAB, impianti nord di ERG,
raffinerie mediterranee all'interno della rada di Augusta;
la zona in cui dovrebbe sorgere l'opera è interessata da una
massiva presenza di stabilimenti di vario tipo (raffinerie,
produzioni di prodotti chimici, cementifici, depositi di sostanze
pericolose, ecc.), molti dei quali inclusi nell'inventario
nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti
rilevanti, predisposto dal Ministero dell'ambiente, ai sensi del
d.lgs. n. 334 del 1999;
gli stabilimenti ad oggi attivi nel polo Augusta-Priolo-Melilli
hanno negli anni influito negativamente sulla qualità ambientale
del luogo (ne sono dimostrazione la continua moria di pesci nonché
gli esiti di numerose ricerche) fino al punto di spingere, con il
DPR del 17 gennaio 1995, a dichiarare l'attività del polo
petrolchimico ad alto rischio ambientale;
il rigassificatore potrebbe apportare un ulteriore aggravamento
dell'area interessata, in quanto potrebbe alterare le acque per via
degli scarichi giornalieri di oltre 30.000 mclh di acque marine
raffreddate e di un'immissione di agenti antivegetativi e
disincrostanti;
preso atto che ad oggi nessun intervento di bonifica e/o di messa
in sicurezza del triangolo industriale siracusano è stato
intrapreso né dalle società private né da quelle a partecipazione
statale, in ciò disattendendo gravemente quanto previsto
dall'accordo di programma quadro per la chimica, e che di
conseguenza non si può passare al secondo tempo degli interventi
(rigassificatore) senza avere, non per forza concluso, ma almeno
iniziato il primo tempo dell'intervento;
visto che:
la Corte di giustizia delle Comunità europee ha risposto
affermativamente al rinvio pregiudiziale sollevato dal TAR Sicilia
sul principio 'chi inquina paga', iscritto nel trattato UE, e alla
direttiva comunitaria sul danno ambientale, in seguito alla
vertenza che da cinque anni oppone il Ministero dell'ambiente e i
Comuni di Augusta e Melilli nei confronti delle imprese del polo
petrolchimico di Priolo (raffinerie mediterranee - Erg e Polimeri
Europa e Syndial - gruppo Eni), riguardo all'inquinamento dei suoli
de quibus e della rada di Augusta;
i magistrati europei, interpretando la normativa UE sulla
responsabilità ambientale 'in materia di prevenzione e riparazione
del danno, anche se non hanno commessi illeciti' hanno affermato,
oltre all'obbligo degli operatori di provvedere a proprie spese al
risanamento ambientale, il tassativo divieto di utilizzo dei
terreni di loro proprietà fino all'attuazione delle misure di
risanamento;
le eventuali decisioni che vorrà prendere il TAR di Catania non
potranno non conformarsi alla decisione presa dalla Corte di
Giustizia;
per sapere:
se non ritengano prioritario per il territorio siracusano e per
tutta la sua popolazione, negli anni fortemente danneggiati
dall'attività industriale del luogo, riconoscersi nella volontà del
legislatore europeo, e dunque subordinare qualunque autorizzazione
volta a consentire alla IONIO GAS la realizzazione del progetto
industriale di rigassificazione ad una intensa attività di
risanamento ambientale delle aree interessate da parte dei soggetti
responsabili;
se non ritengano opportuno esprimere parere negativo alla
realizzazione dell'opera da parte della società IONIO GAS nell'area
prevista dal progetto, in considerazione dell'impossibilità di
adottare nella zona industriale siracusana, e specificatamente nel
sito in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore, le norme dell'IMO
(International maritime organization), che nella sua circolare
dell'11 dicembre 2006 stabilisce specifiche misure di
regolamentazione del traffico relativo alla gasiere, prescrivendo
una 'zona di sicurezza di 2 chilometri di raggio attorno
all'impianto, nella quale sono permanentemente vietati il transito,
l'ancoraggio, lo stazionamento di navi in attesa (...) e qualsiasi
altra attività'. Norme, quelle previste dall'IMO, che - se
applicate al contesto in esame - renderebbero il rigassificatore
incompatibile tanto con i programmi di sviluppo dei traffici
commerciali, quanto con l'operatività del Porto di Augusta;
se la IONIO GAS abbia presentato deduzioni alle osservazioni
formulate dall'avvocato Rossana Interlandi, dirigente regionale del
Dipartimento territorio e ambiente, e dal dottor Antonino
Cuspilici, dirigente generale del Dipartimento territorio e
ambiente;
come pensino di superare tutti i pareri negativi e i rilievi
formulati dai due dirigenti generali della Regione;
infine, primo non ultimo, come pensino di dare seguito a tutti gli
effetti giuridici scaturenti dalla sentenza della Corte di
Giustizia in materia di prevenzione e riparazione del danno
arrecato ad un territorio 'a causa della vicinanza dei loro
impianti ad una zona inquinata'». (1102)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le risorse
agricole e alimentari, premesso che:
nella Regione siciliana insistono i Consorzi di ripopolamento
ittico, previsti dalla legge regionale 1 agosto 1974, n. 31, nonché
costituiti ai sensi dell'articolo 172 della legge regionale 23
dicembre 2000, n. 32 e successive modifiche ed integrazioni, per lo
sviluppo ed il riequilibrio del patrimonio ittico mediante opere di
ripopolamento;
l'articolo 44 della legge finanziaria regionale del 2009 (l.r. 14
maggio 2009, n. 6) autorizza l'Assessore regionale per la
cooperazione, il commercio, l'artigianato e la pesca, ora Assessore
per le risorse agricole e alimentari, a procedere, con proprio
decreto, ad una riorganizzazione dei comuni costituenti i consorzi
di ripopolamento ittico, escludendo quelli il cui territorio non
confina con il mare o nel quale non insistano imprese di
conservazione o trasformazione di prodotti ittici, 'fermi restando
i consigli di amministrazione oggi in carica';
lo stesso articolo 44 della citata legge regionale 14 maggio 2009,
n. 6, al successivo comma 4, dispone che 'i consorzi di
ripopolamento ittico sono autorizzati, previa convenzione con
l'Assessorato della cooperazione, del commercio, dell'artigianato e
della pesca, negli ambiti territoriali di loro competenza, a
svolgere i servizi previsti dagli articoli 175, 176, 177, 178, 179
e 180 della legge regionale n. 32 del 2000, nonché indagini
biologiche delle acque ed il monitoraggio degli ambienti marino-
costieri.';
con proprio decreto attuativo del 29 gennaio 2010, sulla GURS il
19 febbraio 2010, l'Assessore regionale per le risorse agricole e
alimentari procedeva alla estromissione dei comuni montani dai
consorzi di ripopolamento, dichiarando decaduti i relativi
rappresentanti in seno agli organi consortili, non tenendo in alcun
conto, ed anzi contravvenendo, la norma di salvaguardia dei
consigli di amministrazione in carica;
non si è ancora provveduto a dare attuazione ad una parte
importante della predetta legge che prevede il conferimento di
competenze e lo svolgimento dei servizi sopra indicati ai consorzi
di ripopolamento con l'evidente duplice vantaggio di un loro
autofinanziamento e dello sgravio delle spese di funzionamento che
invece sono tuttora a carico del bilancio regionale;
l'esclusione dai consorzi di ripopolamento ittico dei comuni il
cui territorio non confina con il mare ed i problemi legati alla
mancata disponibilità di cassa di quelli che sono stati colpiti dai
ben noti, recenti e gravissimi eventi calamitosi, non in grado di
corrispondere le quote, riducono drasticamente le disponibilità
finanziarie di alcuni Consorzi, peraltro già penalizzati dalle
passività bancarie accumulatesi nel tempo, a seguito degli
interessi passivi sulle anticipazioni necessarie per porre in
essere gli interventi di ripopolamento ittico ad oggi realizzati;
i colpevoli ritardi dell'amministrazione regionale, dal mancato
rispetto dei tempi di erogazione dei fondi attribuiti ai Consorzi
alla loro iniqua ripartizione rispetto alle diverse esigenze di
questi ultimi, dalla diminuzione dei trasferimenti al di sotto
delle spese indispensabili ed indifferibili alla mancata nomina del
Collegio dei revisori dei conti, dalla istituzione delle piante
organiche allo sblocco delle assunzioni, alla modifica dello
statuto per adeguarlo alla nuova normativa, sono causa di gravi e
perduranti criticità e remore all'auspicabile ottimale
funzionamento degli stessi Consorzi;
i Consorzi di ripopolamento ittico sono enti strumentali della
Regione siciliana finalizzati ad operare nel settore, dotati di
uffici e attrezzature idonee a svolgere tali mansioni;
per sapere se non intendano:
revocare il decreto dell'Assessore per le risorse agricole e
alimentari del 29 gennaio 2010, pubblicato nella GURS il 19
febbraio 2010, con il quale sono stati illegittimamente dichiarati
decaduti dai consigli di amministrazione in carica i rappresentanti
dei comuni montani estromessi dai Consorzi di ripopolamento in
seguito alla predetta riorganizzazione, in palese violazione
dell'articolo 44 della l.r. 6 del 2009, provvedendo al contempo a
reinsediarli sino alla scadenza del loro mandato;
attivare, con altrettanta tempestività con la quale è stato
adottato il predetto decreto assessoriale quanto necessario per
l'affidamento ai Consorzi di ripopolamento dei servizi previsti
dagli articoli 175, 176, 177, 178, 179 e 180 della legge regionale
n. 32 del 2000, nonché per lo svolgimento delle indagini biologiche
delle acque ed il monitoraggio degli ambienti marino - costieri,
secondo quanto previsto dal comma 4 dell'articolo 44 della citata
l.r. 6 del 2009;
procedere alla creazione di uno sportello per la pesca all'interno
dei Consorzi di ripopolamento ittico, utilizzando personale
regionale qualificato in distacco per supportare gli organici già
esistenti;
esitare sollecitamente il nuovo regolamento della pesca sportiva,
già munito del parere favorevole del Consiglio regionale della
Pesca, con la previsione dell'affidamento ai Consorzi di
ripopolamento ittico del rilascio di una apposita licenza ai
pescatori sportivi, dietro il pagamento di un canone, riconoscendo
agli stessi Consorzi un aggio quale compenso per l'espletamento del
servizio;
provvedere alla modifica dello statuto dei Consorzi per adeguarlo
alle novelle normative intervenute;
appostare maggiori risorse e provvedere alle erogazioni a termini
di legge in favore dei Consorzi di ripopolamento, nelle more del
conferimento delle competenze e dell'affidamento dei predetti
servizi dai quali potrebbe derivare il loro autofinanziamento».
(1103)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
BENINATI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le risorse
agricole e alimentari, premesso che:
vi è un notevole, ingiustificato e grave ritardo nell'approvazione
dei bilanci della CRIAS considerato che l'ultima approvazione
risale al 2006;
i tempi di erogazione dei crediti di esercizio si protraggono a
dismisura, prolungandosi anche sino a 11 - 12 mesi dalla
presentazione dell'istanza, segno di una certa sofferenza dell'ente
nella gestione della propria liquidità;
sembrerebbe che l'ente abbia intrapreso iniziative per definire il
contenzioso relativo a pretese mansioni superiori vantate dal suo
personale in assenza di una previa definizione di criteri
oggettivi, con proposte transattive ritenute inique e
discriminatorie;
in occasione del nuovo organigramma, si sarebbero potuti prevedere
percorsi trasparenti per consentire la possibilità di concorrere
all'assunzione di posizioni organizzative superiori ai dipendenti
che vantano legittime aspettative di carriera;
l'attuale direttore facente funzioni, la cui nomina non prevede
alcun termine di cessazione dell'incarico conferito, risultando di
fatto a tempo indeterminato, ha avallato operazioni, quali la
liquidazione del fondo pensione e l'approvazione del nuovo
organigramma, che prevedono grandi esborsi, in assenza di bilanci
certi e approvati e quindi senza avere reale contezza della
situazione economico-finanziaria dell'ente e del predetto fondo;
è palese che la gestione dell'ente manca di una guida autorevole
ed all'altezza della situazione, avendo piuttosto un'impronta di
superficialità ed approssimazione;
per sapere se non intendano:
verificare, disponendo apposite ispezioni, se quanto in premessa
risponde al vero e quale sia il reale stato in cui versa la CRIAS;
sospendere l'iter avviato, in attesa almeno delle pronunce di
primo grado, per procedere alla individuazione di criteri generali
ed astratti per l'attribuzione di posizioni di carriera che non
pregiudichino diritti ed aspettative legittime di alcuno;
bandire il concorso per direttore generale dell'ente, così
consentendo una guida ed una gestione adeguate alla funzione e al
suo importante ruolo». (1104)
BENINATI
«All'Assessore per i beni culturali e l'identità siciliana,
premesso che:
da notizie di stampa si apprende che sarebbe in via di definizione
la nomina del presidente dell'ente Parco archeologico e
paesaggistico della Valle dei Templi', individuato nella figura
dell'attuale direttore dell'Assessorato regionale Beni culturali;
la legge regionale n. 20 del 2000 stabilisce, all'articolo 11,
comma 1, che il parco è sottoposto alla vigilanza dell'Assessorato
Beni culturali;
in base alla suddetta norma, la possibile nomina del direttore per
i beni culturali alla presidenza del Parco risulterebbe in palese
conflitto di interesse determinandosi in capo alla stessa persona
il ruolo di controllore e di controllato;
unitamente al presidente si profila l'ipotesi della nomina anche
del direttore così come riportato da notizie di stampa;
rilevato che la nomina di cui trattasi, così come ogni altra
nomina, deve necessariamente rispondere ai criteri di competenza
nel pieno rispetto della legislazione vigente in materia;
per sapere:
se non ritenga opportuno fornire chiarimenti circa le possibili
nomine relative all'ente Parco archeologico e paesaggistico della
Valle dei Templi';
se non ritenga di dover garantire, nell'ambito delle nomine di
competenza di codesto Assessorato, l'applicazione della legge,
nonché il criterio delle competenze quale elemento discriminante
per il conferimento delle suddette nomine». (1105)
DI BENEDETTO
«All'Assessore per le infrastrutture e la mobilità, premesso che
il progetto Librino, nato circa quarant'anni fa e originariamente
simbolo di un ambizioso avanguardismo architettonico che avrebbe
dovuto offrire un volto razionale nella distribuzione degli spazi
abitativi e delle infrastrutture primarie nella periferia sud
catanese, rappresenta ancora oggi purtroppo l'ennesima brutta
storia' di degrado urbanistico che tante altre città siciliane ed
italiane hanno vissuto e continuano a vivere;
considerato che:
emblema di un tale fallimento di riqualificazione urbanistica è il
caso delle palazzine dello IACP di Catania del viale Biagio
Pecorino di Librino', frutto di un programma di edilizia
sperimentale sovvenzionata ex articolo 4 legge n. 94 del 1982 che,
all'epoca della loro realizzazione, risalente a circa trent'anni
fa, costituirono un pionieristico quanto avventuroso esempio' di
progettazione edilizia basato sull'impiego di materiali plastici
non tradizionali, quali ad esempio il linoleum, materiale a tutti
noto perché normalmente utilizzato in ospedali, scuole ed in genere
locali pubblici o ome i pannelli di materiale vinilico impiegati
nei rivestimenti per i bagni in luogo delle più comuni ed igieniche
piastrelle;
il complesso residenziale in oggetto ha, sin dalla sua
ultimazione, mostrato tutte le sue ritmicità strutturali, frutto di
scelte progettuali discutibili, la più grave delle quali interessa
le coperture delle palazzine, realizzate in cartone impregnato di
catrame'. L'estrema permeabilità di tale materiale ha determinato
copiose infiltrazioni d'acqua che hanno reso invivibili le
abitazioni e contribuito a provocare gravissime lesioni che fanno
temere danni irreparabili per la pubblica incolumità. La situazione
descritta offre scenari ben più inquietanti, avuto riguardo alle
insalubri condizioni in cui versano i locali terranei del plesso in
oggetto, dove tra le immondizie e le pozze d'acqua conseguenti alle
infiltrazioni, giocano i figli dei tanti abitanti delle palazzine
sperimentali;
alle reiterate, civili iniziative di protesta degli inquilini,
costretti a provvedere di propria iniziativa alle opere di
manutenzione straordinaria, necessarie a fronteggiare i tanti danni
causati dalle recenti condizioni meteo, nessuno degli impegni
assunti dallo IACP di Catania per un'effettiva messa in sicurezza
degli stabili ha avuto concretamente seguito;
il Ministero delle infrastrutture, interpellato in merito alla
grave situazione, ha rappresentato che le soluzioni adottate e le
scelte progettuali ed esecutive, con particolare riguardo ai
materiali utilizzati per la realizzazione delle coperture' siano
riconducibili allo IACP ed al progettista incaricato, evidenziando
come tali opere abbiano ricevuto in passato le dovute approvazioni
dall'Istituto autonomo catanese;
per sapere:
quali urgenti iniziative intenda intraprendere per individuare le
responsabilità amministrative che hanno determinato il verificarsi
ed il perdurare dell'incresciosa situazione descritta;
quali immediati interventi intenda predisporre affinché sia
garantito ai cittadini inquilini degli alloggi popolari in oggetto
l'effettivo diritto di abitazione gravemente compromesso da
sconsiderate e superficiali scelte che rischiano di nuocere
gravemente alla loro salute». (1106)
ARENA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'economia,
premesso che:
da due settimane circa è stata avviata un'attività conoscitiva ed
ispettiva da parte della II Commissione legislativa permanente
Bilancio' dell'ARS;
con questa attività si è voluto, di fatto, riprendere la prassi,
ormai consolidata, durante la sessione di bilancio, di incontrare
ed audire tutte le società con capitale pubblico, chiedendogli
preventivamente, attraverso una missiva, tutti i documenti
contabili, tra cui: copia dei bilanci, la dotazione organica dei
dipendenti attualmente in servizio, gli atti relativi al
conferimento di incarichi di consulenza e di nomina di esperti,
dalla data di fondazione della società, ed infine l'elenco degli
affidamenti dei servizi e di acquisto dei beni;
preso atto che la lettera di richiesta inviata alle società
partecipate, lo scorso 26 febbraio, ha, al momento, avuto la
risposta documentata di solo quattro società, di cui tre a totale
partecipazione regionale;
considerato che in vigenza di un rapporto di dipendenza, non è
consentito a delle società che ricevono finanziamenti regionali, e
quindi pubblici, ignorare una esplicita e lecita richiesta
proveniente dalla Commissione Bilancio' dell'ARS che, non occorre
ricordare, è l'organo istituzionale e legislativo che approva tutte
le proposte finanziarie e vigila sulla spesa regionale in virtù dei
princìpi di trasparenza e legittimità;
per sapere quali provvedimenti intendano intraprendere nei
confronti delle 24 società partecipate che, ad oggi, non hanno
ancora fatto pervenire alcuna documentazione alla richiedente
Commissione Bilancio' dell'ARS, venendo meno, in questo modo, al
loro dovere di sottoporsi al controllo legittimo e necessario sulle
spese sostenute, e negando il diritto di tutti i contribuenti di
conoscere come vengono spesi dalle società dipendenti dalla Regione
siciliana i soldi pubblici». (1107)
VINCIULLO - POGLIESE - BUZZANCA - CAPUTO - FALCONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'economia,
premesso che:
a quanto si legge dagli organi di stampa, il Dipartimento
regionale della Protezione civile avrebbe deciso di sperperare
circa tre milioni di euro, provenienti dai fondi europei di Agenda
2007, per diffondere le conoscenze sui rischi sismico,
idrogeologico, vulcanico API e degli incendi e i corretti metodi di
comportamento';
a quanto pare, per presentare le offerte di partecipazione alla
gara, (ancora da bandire?) si sarà tempo fino al 17 maggio
prossimo, nonostante non risulti che il bando sia stato mai
pubblicato sulla GURS;
a quanto sembra, a realizzare il progetto sarà: un'impresa,
singola o consorziata, che si aggiudicherà la gara, bandita dalla
Regione';
considerato che:
già da anni, tutte le istituzioni scolastiche siciliane sono
impegnate, nel rispetto della loro autonomia didattica,
riconosciuta dallo Stato e di conseguenza anche dalla Regione
siciliana, in azioni tese a sviluppare nei giovani, nei docenti,
nel personale non docente e nei genitori una coscienza della
prevenzione sismica, idrogeologica, vulcanica, degli incendi e
nelle zone industriali del rischio legato all'attività delle
società che operano in questo settore;
in ogni scuola vi è almeno un docente referente di questo progetto
educativo che ora, all'improvviso, dopo anni di assoluto silenzio e
di assoluto disinteresse vorrebbe essere realizzato direttamente
dalla Regione siciliana. Docente che ha partecipato, quasi sempre a
sue spese, a convegni, corsi di formazione e seminari, acquisendo
capacità e conoscenze specifiche legate alla sicurezza e alle
caratteristiche geomorfologiche e antropologiche del territorio
dove opera e vive;
un provvedimento del genere, che andrebbe a mortificare tutte
queste capacità e conoscenze, deve essere concordato
preventivamente con le singole istituzioni scolastiche, operanti
sul territorio della Regione siciliana, per evitare di violare
l'autonomia scolastica riconosciuta alle singole istituzioni
scolastiche dalla legge;
il progetto, che il Governo regionale vorrebbe finanziare, prevede
la formazione di figure di esperti e animatori', che sono già
presenti in ogni istituzione scolastica;
in questo modo, oltre a mortificare i docenti referenti per la
prevenzione in ogni singolo istituto, si mortificano pure, oltre ai
dipendenti dei comuni e delle province che da anni seguono i
progetti, soprattutto le centinaia di associazioni di volontari
della Protezione civile che da anni sono impegnati, con passione e
spirito di abnegazione, senza percepire alcun compenso, nell'opera
meritoria di coinvolgimento delle scolaresche in progetti di
prevenzione dei rischi de quibus;
il progetto educativo del Governo, in modo assurdo e inconcepibile
per un Dipartimento regionale della Protezione civile, non prevede
fra i rischi anche quello industriale che, non occorre ricordare,
in provincia di Siracusa, Caltanissetta e Messina è pari, se non
superiore, a quello degli altri rischi elencati dai giornali;
preso atto che il provvedimento in questione non è stato
concordato con la Sovrintendenza scolastica regionale, organo
periferico del Ministero della pubblica istruzione e referente a
livello regionale di tutte le istituzioni scolastiche presenti nel
territorio della Regione siciliana;
per sapere:
i motivi per i quali il Governo regionale, anziché destinare
queste somme alle singole istituzioni scolastiche e alle
associazioni regionali di Protezione civile, abbia deciso di
sperperare il pubblico denaro in questa campagna di promozione che
si andrebbe a sovrapporre a quella già attuata in ogni singolo
istituto scolastico;
come pensino di evitare l'insorgere di un naturale contenzioso con
gli istituti scolastici che non intendano, giustamente, rinunciare
alla propria autonomia e non accetteranno l'imposizione di un
progetto educativo per gli studenti che nasce dalla mortificazione
sistematica del lavoro svolto, con tanta passione e senza alcun
compenso, da anni, da centinaia di docenti siciliani e personale
non docente;
i motivi per i quali, in questo progetto educativo, si sia voluto
scientificamente escludere le associazioni di protezione civile che
da anni, a titolo assolutamente gratuito, collaborano con le
singole istituzioni scolastiche e con gli enti locali, alla
realizzazione di progetti educativi sulla sicurezza;
se non ritengano necessario ed indispensabile ritirare questo
provvedimento e destinare queste ingenti somme a tutte quelle
istituzioni scolastiche che, di concerto con le prefetture, le
province ed i comuni, decideranno di sviluppare ulteriormente i
progetti educativi relativi ai rischi de quibus;
infine come pensino di far inserire, nei piani dell'offerta
formativa delle singole istituzioni scolastiche, un progetto
educativo che non è stato mai accettato dal collegio dei docenti,
che è sicuramente generico, teorico e non tiene in alcun conto le
professionalità acquisite già all'interno dei singoli istituti
scolastici e che sono costate anni di sacrifici per i docenti
referenti e anni di investimenti per le singole istituzioni
scolastiche». (1108)
VINCIULLO - POGLIESE - BUZZANCA - CAPUTO - FALCONE
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta in Commissione:
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'economia e
all'Assessore per le attività produttive, premesso che:
nel lontano 1999, la Commissione speciale di inchiesta e vigilanza
sul fenomeno della mafia in Sicilia dell'ARS ha avuto modo, dopo
una lunga e minuziosa indagine e l'audizione di diversi soggetti,
di relazionare sulle anomalie nella gestione dell'IRCAC;
tale relazione finale è stata approvata dalla stessa Commissione
in data 14 giugno 1999 e in pari data trasmessa al Presidente
dell'ARS, perché ne curasse la trattazione da parte dell'Assemblea
regionale;
da allora, la relazione non è stata mai discussa e, quindi,
nessuna valutazione è stata espressa dall'Assemblea con la
conseguenza che nessuna decisione è stata mai assunta coerentemente
con le risultanze conclusive cui è pervenuta la Commissione
speciale;
tuttavia, tali risultanze consegnano all'Assemblea regionale
siciliana - come è dato leggere nelle stesse considerazioni finali
della relazione rassegnata dalla Commissione - 'una conoscenza di
un coacervo di fatti e comportamenti amministrativi e gestionali, i
quali, ancorché censurabili non soltanto sul piano politico,
dovrebbero costituire elemento di seria riflessione con lo scopo di
apprestare idonee misure, legislative e amministrative, atte ad
eliminare le distorsioni riscontrate riconsiderando alla radice le
ragioni per la permanenza in attività dell'IRCAC ed altresì per
individuare nuovi e più confacenti percorsi per la politica del
medio credito della Regione';
in sintesi, la Commissione è pervenuta a queste considerazioni:
1) la vigente legislazione in materia di cooperazione è
inadeguata;
2) occorrono scelte dolorose e radicali per evitare il perpetuarsi
di metodologie che arrecano grave danno alle finanze della Regione
per conseguire spesso inutili ed insignificanti risultati a livello
di sviluppo economico e del reddito;
la Commissione perveniva quindi alle considerazioni rassegnate
alla libera valutazione dell'Assemblea regionale perché 'il Governo
della Regione e la stessa ARS si interrogassero per chiudere
questa pagina della politica dell'intervento finanziario della
Regione in favore del variegato settore della cooperazione';
di qui la proposta di 'scioglimento dell'IRCAC come strada
praticabile coerente con la politica allora avviata dello
scioglimento degli enti economici';
dall'esaurimento della funzione dell'IRCAC e dalla ridimensionata
attività di istituti similari (IRFIS e CRIAS) scaturiva 'un
giudizio sul ruolo che il medio credito può e deve svolgere in
Sicilia, con una conseguente razionalizzazione delle politiche di
sostegno alle attività produttive, mediante la creazione di un
soggetto pubblico capace di erogare credito a medio termine
all'insegna dell'efficienza e della selettività';
ma, dato che tale relazione non è mai stata discussa
dall'Assemblea regionale, il tempo lasciato passare - ben 10 anni -
ha prodotto l'amara conseguenza che non sono state apportate le
dovute, necessarie e giuste riforme che dalla stessa Commissione
furono auspicate;
a distanza di dieci anni il quadro sostanziale dell'IRCAC resta
immutato con l'aggravante che in questo lungo lasso di tempo si
sono consolidati le prassi e i sistemi all'epoca evidenziati di una
gestione poco oculata verso l'interesse generale e pubblico;
il provvedimento adottato per l'IRCAC, inserito nell'art. 55 della
l.r. n. 10 del 1999, con la previsione di un piano industriale
oltre ad un ridimensionamento della pianta organica e del personale
attraverso un esodo, è stato di fatto vanificato a causa di una
gestione dell'ente priva di una reale direzione generale e
'abbandonata' ad un'alternanza di dirigenti interni con funzioni
apicali, che non ha permesso un vero rinnovamento né funzionale né
organizzativo dell'ente medesimo;
di fatto il consiglio di amministrazione e i commissari
succedutisi non hanno aggredito i nodi di fondo delle vicende
IRCAC, che, anzi, in alcuni vistosi casi, hanno deviato dal
perseguimento dell'interesse pubblico;
resta emblematica, in tal senso, la nomina a commissario
dell'Istituto dell'ex vicedirettore generale già in quiescenza,
nonostante il contenzioso personale intrattenuto con lo stesso
Istituto per l'incarico di direttore generale a lui attribuito;
e così si è continuato imperterriti nell'attribuzione delle
mansioni di direttore generale, in alcuni casi addirittura
nonostante il parere contrario dell'ex Assessorato Cooperazione,
amministrazione vigilante, caso già rilevato come anomalia dalla
stessa Commissione Antimafia, che hanno determinato un crescendo di
contenziosi per il riconoscimento in sede giudiziaria di oltre
1.100.000,00 euro di differenze retributive, con l'aggravante che,
a seguire, potrebbero essere attivate altre azioni giudiziarie da
parte di altri dirigenti nel frattempo preposti, potendo vantare
gli stessi, analoghe pretese, tutto ciò avvenendo, sembra, nella
inerzia se non acquiescenza degli organi tutori ;
e dunque: l'assenza di un'adeguata riorganizzazione, il
mantenimento di un obsoleto regolamento del personale non
aggiornato in coerenza con l'art. 31 della l.r. n. 6 del 1997 e a
quanto previsto dai CC.CC.NN.LL. del credito, assieme ad una
'mirata' attribuzione di mansioni ad alcuni 'prescelti' dipendenti,
consentendo loro il passaggio a qualifiche superiori di funzionari
e dirigenti, talvolta anche con transazioni dirette e senza neppure
intraprendere un percorso giudiziario; lo stesso concorso a
direttore generale che, sembra, non sia stato esente da anomalie e
complicazioni, contestato da alcuni candidati per le modalità poste
in essere dalla commissione esaminatrice e approdato presso le sedi
giudiziarie per motivazioni inerenti a 'false' dichiarazioni circa
i requisiti posseduti dal candidato poi nominato vincitore
nonostante circolari della Regione siciliana, atti giudiziari
(sentenze che negano tale attestazione) oltre a pareri dell'Ufficio
legislativo e legale, attestino che a tutt'oggi resta ancora valida
non solo l'indagine svolta a suo tempo dalla Commissione speciale
di inchiesta e vigilanza per la lotta alla criminalità mafiosa e le
considerazioni alle quali pervenne, ma la stessa domanda d'obbligo
circa il ruolo e il compito dell'IRCAC, se cioè esso svolga
adeguatamente o meno il suo compito e assolva ancora alla funzione
storica che ad esso era stata assegnata con la sua istituzione di
istituto di credito del sistema cooperativistico;
dalla lettura dei bilanci presentati dall'IRCAC, si ricava infatti
che, nonostante i fatti comunicati dal presidente del precedente
c.d.a., oggi commissario, sul c.d. risanamento dell'IRCAC, di
fatto, questo rimane relegato a un mero messaggio pubblicitario,
per la diffusione del quale vengono sostenuti costi aggiuntivi,
mantenendo la rivista interna 'Cooperazione 2000' e remunerando
svariati organi di stampa, perpetrando così una delle anomalie
indicate, ancora una volta, dalla Commissione Antimafia;
a fronte, dunque, di accresciuti costi di gestione per pubblicità,
consulenze, uffici e sedi decentrate, mansioni superiori e
pagamento di immotivati straordinari ai dipendenti (visto che
l'ente stesso dichiara di avere deliberato solo 117 pratiche di
finanziamento nel 2008), i risultati in termini di aiuto al settore
cooperativistico (erogazioni) non appaiono assolutamente
paragonabili ai costi per il mantenimento della stessa struttura;
l'IRCAC poi, dopo 10 anni, appare come un ente votato a tentare di
recuperare i suoi crediti (più di 1000 linee di credito in
contenzioso, su cui l'Istituto ricava le commissioni per i propri
costi di gestione) piuttosto che a concedere credito (dando
complessivamente affidamento a circa 200 cooperative);
nella considerazione che occorre riaggiornare l'analisi e
l'indagine svolta nella XII legislatura dalla Commissione regionale
Antimafia, al fine di acquisire - se del caso - nuovi elementi di
riflessione utili ad apportare quelle riforme necessarie da tanti
auspicate, ma mai varate, oltre a verificare quanto hanno
funzionato gli strumenti adottati per il mantenimento dei costi
degli enti economici regionali sottoposti a vigilanza (l.r. n. 6
del 1997, art. 31);
per sapere quale sia oggi lo stato dell'IRCAC relativamente a:
- personale dipendente e remunerazioni relative;
- utilizzazione dei fondi e contenzioso con la Regione;
- crediti e sofferenze;
- convenzioni con istituti di credito per il servizio di
tesoreria;
- stato dell'ufficio di Messina;
- stato della rivista 'Cooperazione 2000';
- partecipazione azionarie dell'Istituto;
- stato delle consulenze esterne». (1084)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)
FARAONE
«All'Assessore per le attività produttive, premesso che con il
comma 1 dell'articolo 31 della legge regionale n. 6 del 7 marzo
1997, la Regione ha dettato norme sul trattamento giuridico ed
economico del personale degli enti, aziende ed istituti sottoposti
a vigilanza e tutela dell'Amministrazione regionale e le cui spese
di funzionamento sono a carico del bilancio regionale, stabilendo
altresì esso non può essere superiore a quello stabilito per i
dipendenti regionali, secondo le tabelle di equiparazione adottate
dai rispettivi organi di amministrazione, vistate dai componenti
gli organi di revisione ed approvate dal Presidente della Regione,
su deliberazione della Giunta regionale;
considerato che circola voce che la CRIAS stia procedendo a nuovi
inquadramenti/promozione per figure apicali per circa 40
dipendenti, senza che però abbia esperito l'iter procedurale di cui
al sopra richiamato comma 1, dell'articolo 31 della l.r. 6/97;
ritenuto che, qualora dovesse risultare vera la notizia che
circola riguardo a tali presunti inquadramenti senza l'adozione
preliminare della prevista tabella di equiparazione, ci si
troverebbe di fronte ad una grave violazione di legge tanto più se
si considera che, in atto, il Governo della Regione si appresta a
discutere, nella prossima manovra finanziaria, del riordino di
tutte le società partecipate;
considerato ancora che l'eventuale avanzamento di carriera che
sembra si stia configurando alla CRIAS senza i necessari e
preliminari presupposti giuridici, si configurerebbe con un aumento
indiscriminato della spesa che resta comunque a carico della
Regione Siciliana, circostanza questa che non potrebbe tollerarsi
in un quadro di politiche di risparmio della spesa;
per sapere se intenda disporre apposita ispezione e/o acquisire i
dovuti chiarimenti al fine di verificare se sia vero che la CRIAS
starebbe procedendo all'avanzamento di carriera con nuovi
inquadramenti per figure apicali in assenza delle preventive
previste tabelle di equiparazione di cui all'art. 31 della l.r.
6/97 e, qualora dovesse risultare fondata la procedura adottata
dalla CRIAS, in spregio della normativa, quali provvedimenti
intenda assumere per il rispetto delle norme vigenti e a tutela del
buon andamento e dell'imparzialità della pubblica Amministrazione».
(1085)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)
FARAONE
«All'Assessore per le infrastrutture e la mobilità, premesso che é
ormai di dominio pubblico la notizia che circola insistentemente su
un vero e proprio racket organizzato da parte della criminalità
organizzata sulle abitazioni e sui locali commerciali ubicati nello
ZEN di Palermo;
ritenuto che di fatto, nonostante gli arresti clamorosi e
importanti dei capi mandamenti di San Lorenzo dentro la cui
'giurisdizione mafiosa' ricade lo ZEN, ovvero i Lo Piccolo,
tuttavia, niente é cambiato rispetto al parallelo sistema di
controllo territoriale mafioso che continua indisturbato;
considerato che:
sul piano dell'affermazione dello Stato diritto si gioca la vera
battaglia per la sconfitta della mafia e dei suoi infimi modelli di
riferimento sociale sostitutivi e incompatibili con quelli propri
dello Stato di diritto;
i cittadini onesti che vivono nel quartiere non possono essere
alla mercé di taglieggiatori mafiosi che impunemente circolano e
osano affermare il proprio spregiudicato dominio;
l'affermazione della legalità nei quartieri di frontiera come é lo
ZEN di Palermo, non può che passare dalla presenza delle
istituzioni, di tutte le istituzioni;
ritenuto che: il patrimonio abitativo pubblico é di proprietà
dello IACP di Palermo, e che esso non sfugge a questa morsa della
mafia ed al taglieggiamento continuo dei suoi estortori con il
mercato parallelo messo su;
per sapere se lo IACP di Palermo sia in possesso di un censimento
aggiornato delle abitazioni e dei locali commerciali, del loro
utilizzo e di chi vi abiti e se questi abbiano la legittima
titolarità ad abitarli». (1086)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione)
FARAONE
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
nella precedente interrogazione a risposta orale n. 967, trasmessa
al Governo in data 2 febbraio 2010, si chiedevano chiarimenti al
Presidente della Regione e all'Assessore per la salute sulle
modalità di reperimento di nuove figure professionali inserite
nell'organico della Si.S.E.;
si evidenzia l'assoluta mancanza nella compagine societaria della
S.E.U.S. S.C.p.A., del più volte richiesto 'Soggetto di
riconosciuta valenza nazionale'. La VI Commissione legislativa
permanente 'Servizi sociali e sanitari' dell'ARS ne ha, infatti,
puntualmente richiesto l'inserimento, richiesta che è stata,
perlomeno, a quanto è dato conoscere, totalmente disattesa;
si stigmatizza, inoltre, la violazione perpetrata dal soggetto
gestore del divieto di assunzione di nuove unità di personale
all'interno dello stesso. Ed invero, tale divieto è stato più volte
disatteso con l'inserimento in organico del dott. Marco Romano
(fino al 31 dicembre 2009) con contratto a progetto e le funzioni
di direttore generale; con l'ulteriore inserimento del dott.
Gabriele Cappelletti con le funzioni di direttore amministrativo ed
un contratto di lavoro subordinato a termine al 31 dicembre 2009,
poi prorogato al 31 marzo 2010; e con un contratto di direttore
sanitario per la dottoressa Nunziata Sciacca fino al 31 dicembre
2009;
considerato che:
tali inserimenti, oltre a contravvenire al divieto posto dalla
normativa ed a un preciso precetto sancito dalla VI Commissione
legislativa permanente (assunzioni bloccate al 31 luglio 2008),
potrebbero comportare delle refluenze negative, a livello
economico, che potrebbero richiamare l'attenzione della Corte dei
Conti per palese danno erariale, anche alla luce del conflitto di
attribuzioni, risolto in favore di quest'ultima, con la recente
sentenza, dalla Corte costituzionale;
invero, non si può fare a meno di rilevare, onde non essere
'coinvolti' per comportamento omissivo, che alla data delle dette
immissioni esistevano (e tuttora esistono) in azienda, regolarmente
assunti, le medesime figure (dott. Giuseppe Giordano, direttore
amministrativo e facente funzioni di direttore generale, e dott.
Adolfo De Meo, direttore sanitario);
si è perpetrata una chiara violazione normativa (divieto di nuove
assunzioni) ed una duplicazione della spesa; inoltre, il dott.
Cappelletti, attuale direttore generale con contratto di lavoro
subordinato a tempo determinato fino al 31/3/10, 'rischia' di
essere stabilizzato a tempo indeterminato nell'ipotesi di una nuova
proroga del suo contratto alla scadenza ovvero con un suo,
eventuale, transito all'interno del nuovo soggetto gestore S.E.U.S;
tale fatto evidenzia chiaramente un danno erariale. Ed invero,
stante il divieto di nuove assunzioni, per procedere eventualmente
alle stesse 'per mancanza di professionalità interne' che potessero
ricoprire tale ruolo, si doveva procedere allo 'screening' del
personale interno. Ciò non è stato fatto perché, altrimenti, si
sarebbe evidenziato che tali professionalità sono già presenti in
azienda e non vi era necessità alcuna di ricorrere all'esterno;
la possibilità di stabilizzazione a tempo indeterminato del dott.
Cappelletti è reale, in quanto, come detto, il transito nel nuovo
soggetto S.E.U.S. è, di fatto, una continuazione del rapporto con
un soggetto legato al precedente da una convenzione e svolgente il
medesimo servizio con identico personale e stesse attrezzature
('ergo': trasferimento di azienda);
ad oggi il nuovo soggetto gestore del servizio d'emergenza-urgenza
è ancora in stato embrionale e che tutti i rapporti giuridici sono
ancora in carico alla Si.S.E.;
per sapere:
se, stante il tenore della citata sentenza della Corte
costituzionale (n. 337/09) e il possibile coinvolgimento nel danno
erariale perpetrato, con comportamento omissivo, per le dette
assunzioni, cosa intendano fare alla luce dei fatti narrati in
premessa;
se non reputino necessario rivedere gli atti deliberativi
approvati dalla Giunta, che hanno consentito una deroga
'eccezionale' a quanto stabilito per legge (l.r. n. 5 del 2009,
art.24, c. 12) secondo quanto riferito dall'Assessore regionale per
la salute nella seduta della VI Commissione legislativa permanente
dell'ARS n. 78 del 26 gennaio 2010». (1091)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento in Commissione)
FORZESE-MAIRA-CORDARO-FALCONE-LEONTINI-DINA-CASCIO S.
CAPUTO-RAGUSA-LIMOLI-MANCUSO-BUZZANCA
«All'Assessore per la salute, premesso che lo stesso, in data 15
marzo 2010, ha emanato un decreto assessoriale con il quale ha
provveduto a ripartire, per l'anno 2010, le risorse da assegnare
alle aziende sanitarie provinciali della Sicilia per finanziare una
serie di prestazioni;
considerato che tra queste vi sono anche le somme relative ai
laboratori di analisi convenzionati;
preso atto che, per l'azienda sanitaria provinciale di Ragusa, la
somma individuata risulta pari ad euro 4.344.000;
considerato che la ripartizione del totale di euro 110.000.000 per
il numero degli abitanti residenti nelle diverse province siciliane
avrebbe determinato l'assegnazione all'ASP di Ragusa di una cifra
decisamente superiore, pari ad euro 6.200.000;
tenuto conto che la somma assegnata consente di coprire il costo
del servizio soltanto sino al mese di giugno, il che produrrà
inevitabilmente la formazione di lunghe liste di attesa con gravi
disagi per i cittadini;
considerato, altresì, che non risulta tollerabile una politica che
tenda a penalizzare le piccole province a scapito di altre di
maggiori dimensioni;
ritenuto imprescindibile ed improrogabile un intervento del
Governo che assicuri, in ogni realtà territoriale, il pieno
soddisfacimento dei bisogni delle comunità locali;
per sapere:
i criteri posti a base della ripartizione effettuata con il
suddetto d.a. n. 779 del 15 marzo 2010;
se intenda intervenire con un nuovo provvedimento per correggere
le distorsioni determinate da tale ripartizione, individuando una
più equa soluzione, anche al fine di fronteggiare i notevoli disagi
determinati». (1094)
(L'interrogante chiede lo svolgimento in Commissione con urgenza)
MINARDO
PRESIDENTE. Le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al
Governo e alle competenti Commissioni.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
FARAONE, segretario f.f.:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che:
il comune di Capo d'Orlando (ME) ha adottato con delibera
consiliare n. 85 del 6 settembre 2000 il piano di distribuzione dei
carburanti in variante al p.r.g.;
tra le aree destinate all'istallazione di impianti di carburante
ve ne è una sita in via Torrente Forno;
la ditta Arena Gaetano ha presentato un progetto per
l'istallazione di un impianto di carburante che prevede, secondo la
normativa vigente in materia, anche la predisposizione di impianto
gpl;
la medesima ditta Arena Gaetano ha chiesto al Comune di Capo
d'Orlando l'assegnazione dell'area di cui sopra, già destinata
all'installazione di impianti di carburante, al fine di realizzare
un distributore di carburante i.d.c. e un distributore di gpl;
atteso che:
il Comune di Capo d'Orlando ha rigettato la richiesta in oggetto
adducendo che vi è l'obbligo per l'ente locale di reperire aree
alternative solo in caso di trasferimento coatto di impianti
esistenti su aree pubbliche;
nel comune di Capo d'Orlando esiste un solo distributore di
carburante gpl;
ritenuto che:
l'installazione di un nuovo impianto di carburante, peraltro già
previsto nel p.r.g. del Comune, non può che ritenersi di pubblica
utilità e che il reperimento delle aree da destinare alla
realizzazione degli impianti non può essere lasciato al libero
mercato, ma deve conformarsi al piano di distribuzione deliberato
dal consiglio comunale;
la realizzazione del distributore gpl, oggetto di istanza della
ditta Arena, è oggettivamente di pubblica utilità anche in ragione
del contributo alla riduzione dell'inquinamento atmosferico. A tal
proposito, appare utile rilevare che il Ministero dell'ambiente,
per favorire i piani regionali redatti ai sensi dell'art. 8 del
d.lgs. n. 351/99 riguardante 'Misure da applicare nelle zone in cui
i livelli sono più alti dei valori limite' miranti a ridurre
l'inquinamento atmosferico prodotto dal traffico veicolare,
favorisce l'utilizzo di metano e gpl da parte dei cittadini
attraverso la diffusione sul territorio nazionale di impianti di
distribuzione dei predetti carburanti;
in ogni caso, le leggi vigenti in materia di installazione di
impianti di carburante definiscono di pubblica utilità le aree da
occuparsi per l'istallazione di tali impianti;
ritenuto, inoltre, che:
vi sarebbe il fondato pericolo che la normativa relativa alla
localizzazione degli impianti di carburante non venga attuata a
causa di una cattiva interpretazione della stessa;
laddove si lasciasse, in assoluto, al libero mercato il
reperimento delle aree già destinate, attraverso le previsioni di
p.r.g., all'installazione degli impianti di distribuzione del
carburante, verrebbe frustrata l'attività della Pubblica
Amministrazione che, con i piani di distribuzione, razionalizza,
distribuisce organicamente gli impianti affinché rispondano alle
reali esigenze degli utenti in rapporto all'effettiva presenza del
traffico veicolare;
nella suindicata prospettiva non si darebbe attuazione alle norme
volte a contrastare l'inquinamento atmosferico, attraverso la
riduzione delle emissioni di CO, e conseguentemente la Pubblica
Amministrazione verrebbe meno al suo compito primario, che è quello
di tutelare la salute dei cittadini anche attraverso la tutela
dell'ambiente;
per sapere se non ritengano opportuno emanare una nota esplicativa
della normativa in materia onde stabilire, in maniera
inequivocabile, che le previsioni del piano di distribuzione del
carburante vengano attuate dalla Pubblica Amministrazione anche in
maniera coattiva, dovendosi intendere di pubblica utilità la
realizzazione dei distributori i.d.c. e gpl». (1089)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
RINALDI
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
nel dicembre 2008 il laboratorio avanzato di oncopatologia
dell'ARNAS Ospedale civico di Palermo è stato inaugurato dal
professore Umberto Veronesi e dall'assessore Massimo Russo alla
presenza di ospiti prestigiosi, quali il prof. Generoso Bevilacqua,
presidente del gruppo europeo di patologia molecolare, e del prof.
Alberto J. L. Macario dell'istituto di biotecnokogia
dell'Università del Maryland;
il laboratorio diretto dal professore Marasà dispone di
attrezzature di alta tecnologia che consentono di dare risposte a
particolari richieste clinicoterapeutiche nell'ambito
dell'oncologia;
considerato che:
in una recente audizione nella VI Commissione legislativa dell'ARS
'Servizi sociali e sanitari';
il professore Marasà ha illustrato le potenzialità del laboratorio
avanzato di oncopatologia; ha, inoltre, sottolineato i vantaggi sia
per i pazienti che per i costi del servizio sanitario regionale di
una chemioterapia mirata (target therapy), resa possibile dai dati
ottenibili dal laboratorio; ha, altresì, fatto presente ai deputati
commissari che per una attività a pieno regime è necessario fornire
alla struttura un adeguato utilizzo di personale altamente
qualificato (medici, biologi, informatici, amministrativi);
la spesa per i farmaci antineoplastici (e immunomodulatori) è in
aumento e incide in misura considerevole nella spesa farmaceutica
globale della nostra Regione;
la target therapy permette, calibrando meglio il trattamento,
risparmi significativi sulla spesa e riduce le complicanze che una
terapia non specifica può causare ai pazienti;
atteso che:
purtroppo i cosiddetti 'DRGs di fuga' sono ancora, nella nostra
Regione, elevati per il trattamento delle neoplasie e nello
specifico per una precisa diagnosi istopatologia e per la
chemioterapia dei pazienti con neoplasie;
la ricerca e l'innovazione nel nostro sistema sanitario regionale
non sono purtroppo al livello degli standard delle altre regioni
d'Italia;
ritenuto che:
il laboratorio avanzato di oncopatologia potrebbe diventare un
importante punto di riferimento per una costituenda rete siciliana
di diagnostica oncologica;
tale laboratorio mette a disposizione dei pazienti siciliani, nel
loro territorio, straordinarie acquisizioni di biologia molecolare,
evitando il ricorso penoso a strutture specializzate del Centro-
Nord d'Italia, con i conseguenti disagi che questo comporta per le
famiglie oltre agli aggravi di spesa per l'Amministrazione
regionale;
per sapere:
se il laboratorio avanzato di oncopatologia dell'ARNAS Ospedale
civico di Palermo sia stato messo nelle condizioni di operare a
pieno regime;
se abbia intenzione di valorizzare la suddetta struttura;
se non ritengano opportuno attivare nel più breve tempo possibile
ogni misura idonea e necessaria a non disperdere risorse e
tecnologie di indubbio valore scientifico e di inestimabile valore
umano per la salute dei siciliani». (1092)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
FERRARA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che:
gli enti di formazione professionale procedono ad una sconsiderata
politica di assunzioni e ad un appesantimento della spesa pubblica;
atteso che gli stessi enti lamentano il taglio dei finanziamenti;
per sapere:
se da settembre 2009 ad oggi siano state fatte assunzioni dagli
enti professionali ai sensi della legge regionale n. 24 del 1976;
se siano a conoscenza di dati informativi da parte dei nove uffici
provinciali del lavoro della Regione, nonché INPS e INAIL;
i criteri e le modalità degli avvisi 6 e 7;
a tal fine, in base alla legge nazionale 7 agosto 1990, n. 241
(aggiornata con le modifiche introdotte dalla legge n. 15/2005 e
dalla legge n. 80/2005), alla legge regionale 30 aprile 1991, n. 10
(articolo 28), e alla successiva legge regionale del 16 aprile
1993, n. 4 (articolo 45), se sia possibile accedere agli atti entro
30 giorni dalla presentazione della presente interrogazione,
allegando quanto richiesto alla risposta scritta». (1095)
FALCONE
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, all'Assessore per l'energia e i servizi di pubblica
utilità e all'Assessore per attività produttive, premesso che,
con d.a. n. 50/GAB del 4 settembre 2002, il territorio dei Comuni
di Condrò, Gualtieri Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, San Filippo
del Mela, San Pier Niceto e Santa Lucia del Mela è stato dichiarato
area ad elevato rischio di crisi ambientale in relazione
all'impatto ambientale conseguente alla presenza di insediamenti
industriali di notevoli dimensioni (centrale termoelettrica,
raffineria di petrolio, ecc.). Con lo stesso provvedimento è stata,
inoltre, istituita la Commissione Stato-Regione-provincia-enti
locali con il compito di predispone il piano di risanamento
ambientale e rilancio economico del comprensorio del Mela,
integrata nella composizione con il successivo d.a. n. 883 del 16
luglio 2003;
considerato che:
il Ministero dell'ambiente, nei propri decreti di autorizzazione
integrata ambientale, per quanto attiene la zona del Mela, rileva
che con d.a. 305/GAB del 19 dicembre 2006 è stata adottata la
zonizzazione del territorio della Regione siciliana, ed il
territorio in cui è ubicata la centrale EDIPOWER si trova in ZONA
A, ovvero quella parte di territorio nella quale è stato accertato,
mediante misurazioni in siti fissi, il superamento dei valori
limite e/o dei valori limite più il margine di tolleranza di cui al
DM 60/2002 e nelle quali si deve intervenire in tempi brevi con i
piani di azione e/o i piani di risanamento. Essendo l'area del Mela
ad elevato rischio di crisi ambientale, la classificazione adottata
è R3 e comprende il territorio che insiste nei comuni di Gualtieri
Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, San Filippo del Mela, Santa Lucia
del Mela, San Pier Niceto, Condrò;
rilevato che, con d.a. n. 48/GAB del 23 febbraio 2005, alla
commissione provinciale per la tutela dell'ambiente e la lotta
contro l'inquinamento di Messina fu affidato il compito di
predispone le linee guida per la formazione del piano di
risanamento ambientale e rilancio economico del comprensorio del
Mela da sottoporre all'Assessore regionale per il territorio e
l'ambiente, per la successiva approvazione da parte della
Commissione Stato-Regione-provincia-enti locali istituita ai sensi
dell'art. 2 del d.a. n. 50/2002 prima citato;
tali linee guida relative al piano di risanamento ambientale e
rilancio economico del comprensorio del Mela dovevano essere
definite dalla commissione tutela ambiente e lotta contro
l'inquinamento di Messina e trasmesse all'Assessore regionale per
il territorio e l'ambiente entro il 30 marzo 2005 e che, in data 14
giugno 2005, si teneva una riunione presso l'Assessorato Territorio
e ambiente per la presentazione delle linee guida ed in tale sede
1'Assessorato si impegnava, tramite il presidente della CPTA di
Messina, a presentare alle parti il piano di risanamento entro i
termini previsti ed individuati nel 31 gennaio 2006;
verificato che nell'anno 2005, con delibera di Giunta di governo,
è stato istituito l'ufficio speciale per le aree ad elevato rischio
di crisi ambientale, ai sensi dell'art. 4, comma 7, della legge
regionale n. 10/2000, e che alcuni dei compiti demandati
all'ufficio speciale sono: l'acquisizione delle informazioni sullo
stato dell'ambiente nelle aree a rischio ai fini dell'attuazione
del piano di risanamento; esprimere parere preliminare su qualsiasi
provvedimento di competenza della Regione e degli enti locali
relativamente a problematiche ambientali, e comunque, con
implicazioni ambientali, inerenti le aree a rischio o relative
all'attuazione dei piani di risanamento; curare l'attività
straordinaria e sperimentale per il miglioramento ed il
potenziamento dell'azione di risanamento tramite l'impiego
coordinato di più strutture operative anche appartenenti a diversi
Assessorati o sviluppando rapporti con le Università;
verificato inoltre che il 28 luglio 2006 si teneva, presso il
Ministero dell' ambiente, una riunione in cui si prendeva atto che
alla data di tale riunione non era stato elaborato alcun piano di
risanamento della qualità dell'aria in conformità alle norme
europee e nazionali. L'Assessore pro tempore si impegnava a
istituire un tavolo regionale per concordare e programmare anche
con gli enti locali le attività da svolgere in materia di
valutazione, gestione e pianificazione della qualità dell'aria;
considerato ancora che il 10 aprile 2006 la Commissione europea ha
notificato all'Italia il parere motivato per la procedura
d'infrazione per violazione dell'articolo 8 della direttiva 96/62 e
articoli 4 e 5 della direttiva 99/30, che la Repubblica italiana
era tenuta a conformarsi al parere motivato entro due mesi dal
ricevimento del medesimo e che al comma 17 del parere motivato si
legge che tra i piani presentati quello della Regione Veneto
addirittura è palesemente inidoneo a costituire davvero un piano
perché mancante della descrizione delle misure deliberate e il
calendario di attuazione;
verificato ancora che l'Assessorato Territorio ed ambiente, con
atto amministrativo, in data agosto 2007, approvava il piano
regionale di risanamento, ponendosi in tal modo in una singolare
situazione, unica nel contesto italiano, senza la forza di
specifici atti normativi dell'Assemblea regionale siciliana, e che
tale piano è stato oggetto di critica da parte di vari soggetti,
ledendo l'immagine della Regione. In data l febbraio 2010 la
Commissione ribadiva le carenze del piano per le stesse
contestazioni fatte al Veneto e, nello specifico, con riguardo alle
misure da prendere in considerazione conformemente all'allegato XV,
parte B, punto 3, della direttiva 2008/50/CE, per le zone da 4 a 7
le autorità italiane non hanno tenuto conto di numerosi tipi di
misure senza fornire spiegazioni. Per la Sicilia, inoltre, si
contesta anche il punto 8, lettera b), della parte A, dell'allegato
XV, della direttiva 2008/50/CE, ossia gli effetti riscontrati dei
provvedimenti di miglioramento vigenti anteriormente all'1 giugno
2008, la stima dei miglioramenti programmati della qualità
dell'aria e dei tempi previsti per conseguire la riduzione
dell'inquinamento a seguito dell'entrata in vigore della direttiva
2008/50/CE e un calendario per l'attuazione delle misure e dei
progetti a tale scopo;
ritenuto che in conseguenza di ciò è più che verosimile una
condanna per l'Italia con l'effetto di una rivalsa della
Commissione sui fondi assegnati alla Sicilia;
evidenziato che, in tale quadro di disastro tecnico ed
amministrativo, si innestava una serie di ulteriori peculiarietà a
carico dello stesso servizio dell' Assessorato Territorio e
ambiente. Veniva nominato capo servizio il presidente della CPTA di
Messina. L'effetto di tale nomina sarebbe la nascita di un
conflitto di interessi tra le funzioni della CPTA, deputata a dare
valutazioni circa l'idoneità delle misure atte a contenere
l'inquinamento, e l'Assessorato, competente ad emanare gli atti
autorizzativi. In altri termini, lo stesso soggetto prima valuta ed
in seguito, in altra veste, recepisce ciò che egli stesso ha fatto,
situazione che ha determinato innumerevoli contenziosi tra tale
servizio dell'Assessorato ed altre commissioni provinciali. Le
commissioni, con atti inequivocabili, hanno dimostrato
all'Assessorato l'assoluta infondatezza tecnica e giuridica di atti
che il servizio pretendeva, anche con minacce alla stesse CPTA, di
adottare. In particolare, tutti gli atti sono riconducibili alla
corretta applicazione della delicatissima normativa in materia di
trattamento termico dei rifiuti. In particolare, le CPTA osservano,
nello specifico, che impianti destinati a produrre energia o
recuperare materia prima dai rifiuti sono sottoposti alla
stringente normativa di cui al d.lgs. 133/05 ed in conseguenza di
ciò non si applica agli stessi il regime di cui alla parte V del
d.lgs. 152/06, per espressa esclusione dello stesso operato
dall'art 267, comma 2;
accertato che l'Assessore per il Territorio pro tempore, con
proprio decreto del 22 dicembre 2009, esprimendosi su un caso
sollevato dal servizio in questione, aveva dovuto annullare in
autotutela un proprio precedente decreto basatosi su una relazione
del servizio in questione ed avallata dal dirigente generale pro
tempore, dopo avere verificato l'assoluta insussistenza delle
motivazione addotte dal servizio stesso e che, in data 18 febbraio
2010, il 'Giornale di Sicilia', dava notizia di avvisi di garanzia
verso tutti gli Assessori per il territorio, i dirigenti generali e
due dirigenti del servizio in questione, tra cui il richiamato
dirigente per la mancata adozione, sopra accennata, di misure a
tutela della salute relative al piano di risanamento della qualità
dell'aria;
per sapere se risponda al vero che:
1- l'Assessore per il territorio aveva richiesto nei confronti di
tale dirigente l'apertura di un procedimento disciplinare;
2- l'Assessorato, al fine di evitare che il suo operato possa
essere in qualche modo sottoposto a verifica, seppure incidentale,
da parte di organismi indipendenti quali le CPTA, volute peraltro
dal legislatore siciliano per dare la necessaria consulenza agli
enti locali nella difficilissima materia ambientale, stia
preparando un atto normativo per l'abolizione delle stesse;
3- il servizio in questione, nonostante la definizione, ormai
esaustiva, tra impianti soggetti a VIA ed impianti non sottoposti a
VIA, continui a rilasciare autorizzazioni che per legge sono state
trasferite alle province regionali;
4- il servizio suggerisca a terzi una pseudo-formula giuridica,
per aggirare, a seguito di dichiarazione del privato ( ed in piena
violazione di norma), la procedura in materia di VIA;
5- il servizio ha emanato atti autorizzatori modificando o
addirittura ribaltando la valutazione tecnica effettuate dalle
CPTA;
6- il servizio ha emanato propri decreti nell'ambito di procedure
uniche, quali l'autorizzazione integrata ambientale o
l'autorizzazione alla costruzione e gestione di impianti energetici
per fonti rinnovabile, vanificando il criterio ispiratore del
procedimento unico e nel caso di AIA in violazione dell'esplicito
divieto di procedere ad approcci separati in materia di
inquinamento nel caso di impianti sottoposti ad AIA;
per sapere, inoltre ove quanto sopra richiesto rispondesse al
vero, in considerazione del sopraccennato conflitto di interesse ed
alla luce della gravissima irregolarità, vista anche la solenne
bocciatura da parte del TAR del piano energetico e quella della
Commissione europea del piano di risanamento della qualità
dell'aria, al fine di tutelare la popolazione della zona di Milazzo
e del Mela che non può continuare ad essere vittima delle anomalie
amministrative se intendano effettuare con urgenza, una verifica di
tutti gli atti compiuti dal servizio in questione in materia di
autorizzazione rilasciate nella provincia di Messina». (1096)
CORONA
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
inviate al Governo.
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente
interpellanza:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che:
i regolamenti attuativi della riforma della scuola secondaria
superiore, ancorché pubblicati sul sito del MIUR, ad oggi non sono
stati pubblicati in Gazzetta ufficiale;
tali regolamenti, pur essendo egualmente efficaci, potranno essere
annullati dal giudice amministrativo, evento che verosimilmente
accadrà, facendo precipitare la scuola in un caos ancora maggiore;
considerato che:
l'istruzione è materia di legislazione concorrente ai sensi
dell'art. 117 della Costituzione per cui fino a che i regolamenti
non saranno pubblicati, la Regione non potrà provvedere ad
approvare le delibere relative ai piani di dimensionamento e
all'offerta formativa regionale (inerente agli insegnamenti
aggiuntivi per cui è lasciata autonomia alle singole regioni);
la loro applicazione comporterebbe pertanto una rinuncia da parte
della Regione a tale autonomia;
questo 'accentramento' delle competenze legislative in materia
scolastica, oltre che essere anticostituzionale, mal si concilia
con l'attuazione del federalismo, che appare sempre più di
facciata, e con una reale applicazione del Titolo V della
Costituzione;
i regolamenti in oggetto prevedono una pesante riduzione
dell'offerta formativa, sancendo un inaccettabile impoverimento
della formazione culturale dei giovani siciliani, privandoli
dell'apporto fondamentale di discipline insostituibili quali
diritto, economia, geografia e riducendo le ore di insegnamento per
tutte le altre materie;
negli ultimi 5 anni la scuola siciliana ha perso 11.000 posti di
lavoro, di cui 7.260 solo nel 2009, con la previsione certa di
un'ulteriore emorragia di 5.000 unità per il prossimo anno tra
docenti e personale amministrativo;
atteso che, a fronte di quanto sopra descritto, si registra una
crescita esponenziale della dispersione scolastica con punte di
oltre il 18 per cento negli istituti tecnici;
preso atto che, in base ad argomentazioni analoghe, la Provincia
autonoma di Bolzano ha deliberato che la riforma prenderà il via,
nel suo territorio, con un anno di ritardo (settembre 2012) per
adeguarla alle particolarità della realtà scolastica locale ed in
tal senso si sta orientando anche la Regione Toscana;
molte scuole, anche siciliane, stanno deliberando di accettare le
iscrizioni, per il prossimo anno scolastico, in base al vecchio
ordinamento (formalmente ancora in vigore);
per conoscere:
se non ritengano indispensabile rinviare l'avvio del provvedimento
di riordino all'anno scolastico 2011-2012;
se non ritengano di dover chiedere tempestivamente al MIUR di
applicare il percorso partecipativo previsto dalla legge, nel
rispetto dell'autonomia scolastica e delle competenze regionali;
se sia sufficientemente chiaro al Governo della Regione che la
c.d. 'riforma Gelmini' taglia solo risorse alla scuola e non fa
alcun investimento per recuperare efficacia, efficienza ed equità
nella scuola pubblica, autentico ed insostituibile caposaldo per
una Regione che intende scommettere sull'innovazione, nonché sulle
competenze e i saperi innanzitutto delle giovani generazioni». (83)
GUCCIARDI-BARBAGALLO
Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, l'interpellanza si
intende accettata e sarà iscritta all'ordine del giorno per essere
svolta al proprio turno.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
numero 186 «Modalità di rimodulazione dei posti letto a favore
dell'ospedalità privata», degli onorevoli Limoli, Leontini, Mancuso
e Bosco, presentata il 16 marzo 2010;
numero 187 «Provvedimenti della Regione siciliana per il
finanziamento delle Zone Franche Urbane», degli onorevoli Marrocco,
Scammacca Della Bruca, Falcone, Torregrossa e Gucciardi, presentata
il 17 marzo 2010. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la recente inchiesta giornalistica del quotidiano 'la Repubblica',
edizione di Palermo, ha posto in risalto le modalità di
applicazione della riforma sanitaria regionale, evidenziando che,
relativamente all'ospedalità privata, la macchina regionale si è
mossa con estrema lentezza rimanendo tutt'ora disapplicata,
particolarmente per la riduzione dei posti letto per acuti e per la
determinazione dei 'budget' ad essa destinati;
la Commissione nazionale d'inchiesta su 'Errori sanitari e
disavanzi sanitari regionali', al termine delle audizioni sulla
sanità regionale, ha evidenziato errori e criticità funzionali e
gestionali in Sicilia in merito ai temi della riduzione dei posti
letto ed alle assegnazioni dei 'budget';
con l'accordo del 31 luglio 2007, attuativo del piano di rientro,
si stabilivano le misure e le azioni di riorganizzazione, di
riqualificazione e di individuazione degli interventi per il
perseguimento del riequilibrio economico del Servizio sanitario
regionale, previsto dall'art. 1, comma 180, della legge 30 dicembre
2004, n. 311, prevedendo, tra l'altro, per le case di cura private,
un doppio intervento: uno di tipo strutturale e uno di tipo
finanziario. Il primo prevedeva, al 31 dicembre 2009, la
disattivazione di 435 posti letto per acuti e la riconversione di
ulteriori 135 posti letto per acuti in posti letto di lungodegenza
e riabilitazione; la seconda manovra, quella di tipo finanziario,
prevedeva la riduzione del 'budget' di 55 milioni di euro;
con la delibera n. 212 del 23 settembre 2008, l'ospedalità privata
aveva ottenuto un beneficio non indifferente, in quanto il
riassetto della rete ospedaliera, approvato e successivamente
validato dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche
sociali con provvedimento del dirigente generale Prog 27 ottobre
2008 0000349-P dell'11 novembre 2008, prevedeva, invece della
disattivazione di 435 posti letto per acuti da parte delle case di
cura private, la riconversione degli stessi in posti letto di
lungodegenza;
con il decreto assessoriale n. 3473 del 24 dicembre 2008
'Indirizzi e criteri per l'applicazione del Piano di rientro di cui
all'art. 1, comma 180, della legge 30 dicembre 2004, n. 311,
stipulato dalla Regione siciliana in data 31 luglio 2007 ed
approvato dalla Giunta regionale l'1 agosto 2007', sono stati
forniti, tra l'altro, gli indirizzi e i criteri, con riferimento
alla tabella di rimodulazione, per la riconversione di n. 588 posti
letto per acuti in altrettanti posti letto di
riabilitazione/lungodegenza;
la disattivazione dei 588 posti letto per acuti, distribuiti per
provincia, doveva avvenire sulla base di criteri tecnico-sanitari
da convenirsi con l'associazione di categoria al fine della
successiva fase operativa, a decorrere da settembre 2009, così come
previsto e attuato per le strutture pubbliche;
nel verbale degli incontri definitisi nel gennaio 2009 tra il
Governo regionale e l'Associazione italiana ospedalità privata
(AIOP) emergono i criteri concordati per la riconversione dei 588
posti letto da acuti in altrettanti di riabilitazione/lungodegenza,
nella misura percentuale, rispettivamente, del 60/40 per cento dei
posti letto;
la metodologia della fissazione di tetti di spesa risulta uno
strumento indispensabile per garantire l'equilibrio finanziario del
sistema sanitario regionale per la realizzazione del contenimento e
la razionalizzazione della spesa pubblica;
con successivo decreto del 2009 è stato fissato il tetto di spesa
regionale per l'anno 2009, pari ad euro 442.873.876,00, limite
invalicabile che sarà ripartito tra le case di cura di media
specialità e le case di cura di alta specialità per i ricoveri per
acuti, ed euro 17.545.656,00 per i ricoveri di lungodegenza e
riabilitazione del II semestre 2009;
considerato che:
rispetto al piano di rientro sottoscritto il 31 luglio 2007,
l'ospedalità privata, con la delibera n. 212 del 23 settembre 2008,
aveva già ottenuto un vantaggio finanziario non indifferente, in
quanto i posti letto per acuti, che dovevano essere disattivati da
parte delle case di cura private, sono stati riconvertiti in
lungodegenza e riabilitazione;
con decreto n. 2384 del 24 settembre 2008, invece, l'Assessore
regionale per la sanità pro tempore prevedeva la trasformazione di
588 posti letto senza tenere in alcun conto il valore equivalente
di 1 posto letto per acuti ed 1 posto letto di lungodegenza o
riabilitazione, che, come stabilito nel piano di rientro, fissa il
valore del singolo posto letto per acuti nell'ospedalità privata in
circa 105.000,00 euro, mentre quello di un posto letto di
lungodegenza e riabilitazione in circa 35.000,00 euro;
tale rapporto, di fatto, è circa 1 a 3, cioè 1 posto letto per
acuti equivale a 3 posti letto di riabilitazione e lungodegenza,
con la conseguenza che le case di cura, non avendo disattivato i
435 posti letto per acuti, li dovevano trasformare in circa 1500
posti letto di lungodegenza e riabilitazione per rientrare nel
tetto di spesa fissato;
per effetto dei decreti sopra citati, in data 26 gennaio 2009,
erano stati sottoscritti, tra i rappresentanti dell'AIOP e i
vertici tecnici e politici dell'ex Assessorato regionale Sanità, i
criteri con cui venivano fissati i parametri per la trasformazione
dei posti letto per acuti delle strutture private in posti letto
per la lungodegenza e la riabilitazione;
l'AIOP e i suoi associati, a far data da gennaio 2009, non solo
erano pienamente consapevoli dell'eccezionale vantaggio ricevuto in
merito alla mancata disattivazione dei posti letto, ma erano
perfettamente a conoscenza dei criteri con cui si doveva operare la
successiva trasformazione;
nonostante ciò, l'AIOP faceva pervenire una proposta che non era
coerente con quanto pattuito, come si evidenzia chiaramente dal
decreto assessoriale 01129/09 del 12 giugno 2009. Nello stesso
decreto veniva stabilito, nella tabella 1, per singola provincia,
il tetto di spesa per l'anno 2009 per i posti letto per acuti a
media ed alta specialità, per un totale di 442.873.376,00 euro cui
dovevano aggiungersi, relativamente al secondo semestre 2009,
17.545.656,00 euro per l'attivazione dei posti di lungodegenza e
riabilitazione;
inoltre, l'AIOP, il 9 luglio 2009, otteneva un incontro con
l'Assessore per la sanità pro tempore, dott. Russo, nel corso del
quale veniva concordata la modalità della richiesta che l'AIOP
avrebbe dovuto formalizzare successivamente. Tanto è vero che,
nella nota dell'Assessore prot. n. 8326 del 28 luglio 2009, si
prende atto che 'l'effettiva attivazione dei posti letto di
riabilitazione e lungodegenza potrà avvenire solo negli ultimi mesi
dell'anno in corso', e si stabilisce 'che venga presa in
considerazione l'opportunità almeno per l'anno in corso di non
procedere alla differenziazione dei budget (...) attribuendo alle
strutture un budget indistinto',
impegna il Governo della Regione
A) a motivare l'accoglimento della richiesta dell'AIOP che ha
stravolto quanto stabilito dal piano di rientro effettuando, di
fatto, una deroga nei confronti della ospedalità privata per la
rimodulazione dei posti letto, con la prevedibile conseguenza dello
sforamento dei 'budget' previsti, nonostante la critica situazione
finanziaria della Regione;
B) a chiarire:
1) se ed in che modo siano state verificate le condizioni ostative
per le quali l'AIOP ha chiesto ed ottenuto il rinvio della
riconversione dei posti letto per acuti in posti letto di
riabilitazione e lungodegenza, nonostante la VI Commissione
legislativa permanente 'Servizi sociali e sanitari' dell'ARS
ritenesse tale riconversione indispensabile e necessaria;
2) se, prima di ufficializzare tale scelta, siano stati effettuati
per tempo i monitoraggi utili relativi al fabbisogno assistenziale,
nonché gli studi di fattibilità per l'impegno di ulteriori risorse
finanziarie in bilancio;
3) se e quando sia stata autorizzata dal Ministero la modifica del
decreto n. 1129/09 del 12 giugno 2009, in mancanza della quale si
dovranno ritirare o modificare i decreti assessoriali che prevedono
sia la proroga dei termini, sia la riconversione dei posti letto
delle case di cura private invece della disattivazione degli
stessi, visto che, nonostante le richieste, non sono stati attuati
eguali criteri per l'ospedalità pubblica, nei cui confronti
l'Amministrazione regionale è stata inflessibile nella rigida
applicazione del termine di disattivazione e nella trasformazione
dei posti letto». (186)
LIMOLI - LEONTINI - MANCUSO - BOSCO
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
l'istituzione delle Zone Franche Urbane (ZFU) è prevista dalla
legge finanziaria nazionale 2008 (l. 244 del 2007, art. 2, commi
561 e seguenti, che hanno modificato la precedente legge
finanziaria) e, nello specifico, sono state individuate 22 'Zone
Franche Urbane';
il decreto-legge 30 dicembre 2009, n. 194, coordinato con la legge
di conversione 26 febbraio 2010, n. 25, recante 'Proroga di termini
previsti da disposizioni legislative', pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica del 27 febbraio 2010, cosiddetto decreto
'Milleproroghe', ha di fatto limitato gli aiuti alle Zone Franche
Urbane ai soli primi due anni di attività (100 milioni di euro alle
22 ZFU sono infatti sufficienti per due anni);
tenuto conto che, a fronte di una prospettata dotazione
finanziaria di 500 milioni di euro accolta positivamente dalla
Commissione europea con la decisione n. 8126 del 28 ottobre 2009,
il Governo nazionale, diversamente, ha mantenuto solamente quanto
previsto nella legge finanziaria 2007, limitando quindi la
copertura finanziaria ai soli anni 2008 e 2009;
preso atto della distribuzione totale delle risorse finanziarie
per i comuni siciliani: 7.349.992,00 di euro per la ZFU di Catania;
5.718.855,00 di euro per la ZFU di Gela e 3.797.252,00 di euro per
la ZFU di Erice;
considerato che le Zone Franche Urbane sono aree individuate in
quartieri che vivono situazioni di disagio sociale ed occupazionale
e con un particolare bisogno di strategie per lo sviluppo e
l'occupazione,
impegna il Governo della Regione
a) a trovare proprie risorse finanziarie, anche a valere sui fondi
FAS, affinché la portata innovativa di questo straordinario
strumento di sviluppo non sia vanificata dall'assenza di strumenti
finanziari da mettere a disposizione delle aree più svantaggiate
del Paese. Non vi è dubbio che tali aiuti regionali produrranno un
sicuro effetto moltiplicativo sul sistema imprenditoriale regionale
ed andranno a rimpinguare le esigue risorse finanziarie oggi
stanziate per il programma di esonero fiscale e contributivo delle
Zone Franche Urbane;
b) a fare un ulteriore sforzo per sostenere gli investimenti nei
confronti di tutte le categorie di imprese che vogliono inserirsi
nelle ZFU, al fine di colmare gli spazi lasciati vuoti dal Governo
nazionale;
c) ad intraprendere tutte le procedure utili e indispensabili per
il corretto avvio delle 3 ZFU siciliane, con il recupero della
dotazione necessaria, al fine di garantire il regime di sgravi che,
per i 14 anni previsti, ammontava a euro 77.600.000,00 circa, a
fronte di quelli già assegnati alle tre ZFU siciliane pari a circa
euro 17.000.000,00;
d) a garantire, dunque, la piena attuazione delle ZFU in Sicilia,
considerato che occorrono ancora 60 milioni di euro, di cui 25,5
milioni per gli anni 2010, 2011, 2012 e, per la rimanente parte,
pari a 35 milioni, nell'arco dei successivi 9 anni». (187)
MARROCCO - SCAMMACCA DELLA BRUCA - FALCONE - TORREGROSSA -
GUCCIARDI
Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno della
seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.
Annunzio di ritiro di interrogazione
PRESIDENTE. Comunico che, con nota del 17 marzo 2010, pervenuta in
pari data, l'onorevole Vinciullo ha dichiarato di ritirare
l'interrogazione con richiesta di risposta orale n. 1077
Annullamento del decreto assessoriale n. 162/IX/10 di sospensione
della verticalizzazione della direzione didattica 'Pascoli' di
Augusta (SR)', di cui è firmatario.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione relativa all'interrogazione numero 1083
PRESIDENTE. Comunico che, a seguito dell'approvazione nella seduta
d'Assemblea n. 151 del 10 marzo 2010 dell'ordine del giorno n. 293
Utilizzazione del finanziamento garantito dal fondo sociale
europeo per il credito d'imposta per le assunzioni di personale a
tempo indeterminato nelle aziende private', presentato
dall'onorevole Apprendi, è da intendersi assorbita
l'interrogazione, con richiesta di risposta orale, n. 1083, di
identico contenuto, presentata dallo stesso deputato in data 16
marzo 2010 e testé annunziata.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Beninati è in congedo per
oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Seguito della discussione del disegno di legge numeri 525-528/A
«Gestione integrata
dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati»
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con il seguito della discussione del disegno di legge
numeri 525-528/A «Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei
siti inquinati».
Invito i componenti la IV Commissione a prendere posto al banco
delle Commissioni.
Ricordo che la discussione era stata sospesa durante l'esame
dell'articolo 5 e dei relativi emendamenti.
Comunico che è stato presentato dalla Commissione l'emendamento
5.22, di riformulazione integrale dell'articolo 5:
«L'articolo 5 è così riformulato:
«Art. 5.
Ambiti territoriali ottimali per la gestione integrata dei rifiuti
1. Sulla base delle esigenze di efficacia, efficienza ed
economicità di cui all'articolo 200, comma 1, lettera f) del
decreto legislativo n. 152/2006 ed in attuazione dei principi di
coordinamento della finanza pubblica di cui ai commi 33 e 38
dell'articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, nonché al
fine di consentire il sollecito avvio dell'assetto organizzativo
derivante dall'applicazione della presente legge sono confermati
gli Ambiti territoriali ottimali costituiti in applicazione
dell'articolo 45 della legge regionale n. 2/2007, quali
identificati nel D.P.R. n. 127/2007, pubblicato nella Gazzetta
ufficiale della Regione siciliana del 6 giugno 2008, n. 25. Essi
sono i seguenti:
ATO 1 - PALERMO;
ATO 2 - CATANIA;
ATO 3 - MESSINA;
ATO 4 - AGRIGENTO;
ATO 5 - CALTANISSETTA;
ATO 6 - ENNA;
ATO 7 - RAGUSA;
ATO 8 - SIRACUSA;
ATO 9 - TRAPANI;
ATO 10 - ISOLE MINORI.
2. Il piano regionale dei rifiuti di cui all'articolo 9 della
presente legge, comunicato ai comuni ed alle province interessate,
costituisce, sulla base di un dettagliato studio sul punto, la sede
per il riscontro dell'adeguatezza della nuova delimitazione degli
ATO rispetto agli obiettivi generali del piano stesso. Il numero
complessivo degli ATO non può comunque eccedere quello di cui al
precedente comma 1.
3. I singoli comuni appartenenti all'ATO, entro trenta giorni
dalla comunicazione di cui al comma 2 possono richiedere il
passaggio ad un diverso ATO, secondo quanto previsto dall'articolo
200, comma 6, del decreto legislativo n. 152/2006. Il passaggio è
disposto mediante decreto dell'Assessore regionale per l'energia ed
i servizi di pubblica utilità, previa istruttoria da parte del
competente Dipartimento ed è adottato entro centottanta giorni
dalla presentazione della richiesta, che si intende assentita nel
caso di infruttuoso decorso del termine».
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, intanto volevo ringraziarla per avere dato la
possibilità di una riflessione ulteriore, nella mattinata di oggi,
insieme agli uffici di questa Assemblea e al Governo per rimodulare
l'articolo 5 e riproporlo con i richiami normativi che riguardavano
sia l'articolo 200 sia la finanziaria nazionale del 2007.
La rimodulazione dell'articolo 5 naturalmente dà la possibilità,
oltre a quello che era già previsto per il comma 2, della
cosiddetta concertazione sul piano d'ambito sia ai comuni che alle
province, quindi un intervento diretto degli enti locali affinché
possano essere messi nelle condizioni di un dettagliato piano di
studio che poi consegnerà.
La previsione, rispetto alla modulazione originaria, é un ATO in
più; ha tenuto conto anche sia del dibattito d'Aula che dei diversi
emendamenti e la delimitazione delle Isole minori è stata proposta
come decimo ATO. Rispetto alle differenze che riguardano la vecchia
formulazione non ci sono novità ulteriori, l'istruttoria è sempre
prevista secondo quello che è il dettato del 152, quindi articolo
200 e in particolare il comma 6.
Il lavoro svolto durante l'intera mattina, ritengo abbia dato i
suoi frutti e naturalmente è a disposizione di tutto il Parlamento
per apprezzarlo ed eventualmente migliorarlo con altri suggerimenti
che possono essere utili affinché non ci sia, da parte dell'organo
di controllo, un blocco di quello che era un articolo
indispensabile per il prosieguo di questa legge.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, qualora l'emendamento 5.22 venisse
approvato tutti gli emendamenti presentati all'articolo 5 sarebbero
preclusi.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
«Articolo 6
Autorità d'Ambito ed Organi
1. Per l'esercizio delle funzioni di gestione integrata dei
rifiuti, la provincia e i comuni ricompresi in ciascun ATO formano
un consorzio a partecipazione obbligatoria, ai sensi dell'articolo
31 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. Il consorzio
costituisce l'Autorità d'ambito di cui all'articolo 201 del decreto
legislativo 152/2006 e all'articolo 2, comma 38, lettera a) della
legge 24 dicembre 2007, n. 244.
2. Le quote di partecipazione degli enti locali a ciascuna
Autorità d'ambito sono determinate nel seguente modo:
a) 95 per cento ai comuni sulla base della popolazione residente
in ciascun comune, quale risulta dai dati dell'ultimo censimento
generale della popolazione;
b) 5 per cento alla provincia appartenente all'ATO.
3. Organi del consorzio sono l'assemblea dei sindaci, il
presidente dell'assemblea dei sindaci ed il presidente del
consorzio. Il presidente dell'assemblea dei sindaci è il presidente
della provincia. La funzione di presidente e di componente
dell'assemblea dei sindaci è esercitata a titolo gratuito.
4. L'assemblea dei sindaci elegge al suo interno oltre al
presidente del consorzio, che ha la rappresentanza dell'Autorità
d'ambito, sei componenti. La funzione di presidente e componente
del consorzio è esercitata a titolo gratuito. L'assemblea dei
sindaci si esprime preventivamente su tutti gli atti relativi a
programmazione e organizzazione del servizio di gestione integrata
dei rifiuti, organizzazione territoriale dei servizi,
programmazione e pianificazione impiantistica, modalità gestionali
e personale.
5. Il presidente del consorzio resta in carica per tre anni e
comunque fino alla scadenza del suo mandato amministrativo.
6. L'assemblea determina ed approva la tariffa di cui all'articolo
238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 e successive
modifiche ed integrazioni. Nelle more dell'emanazione del decreto
ministeriale di cui al comma 11 dell'articolo 238 del decreto
legislativo 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni,
l'Autorità d'ambito individua uno standard medio al quale è
parametrata la tariffa di igiene ambientale o la tassa per lo
smaltimento dei rifiuti solidi urbani per i comuni compresi negli
Ambiti Territoriali Ottimali, come introdotti dalla presente legge.
I comuni possono adeguare la TIA o la TARSU allo standard, fermo
restando che, ove necessario, sono comunque tenuti a individuare
nel proprio bilancio le risorse finanziarie, ulteriori rispetto a
quelle provenienti dalla tariffa o dalla tassa, vincolandole alla
copertura dei costi derivanti dal servizio di gestione integrata
dei rifiuti.
7. Nelle votazioni dell'assemblea dei sindaci ogni comune ha
diritto ad un voto ogni diecimila abitanti e per frazioni oltre
cinquemila, fino a un massimo di voti pari al 30 per cento dei voti
totali, calcolati sulla base della popolazione residente
nell'ambito territoriale ottimale al 31 dicembre 2007, secondo i
dati ufficiali dell'ultimo censimento generale della popolazione. I
comuni con popolazione inferiore a diecimila abitanti hanno in ogni
caso diritto a un voto. Per il funzionamento del consorzio si
applicano le norme dell'Ordinamento autonomie enti locali
(O.A.EE.LL.) vigente nella Regione ed il relativo regolamento di
esecuzione.
8. Gli atti adottati dal consorzio sono pubblicati per intero sul
sito web dello stesso».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dalla Commissione:
emendamento 6.1:
«Al comma 4 abrogare le parole programmazione e pianificazione
impiantistica »;
subemendamento 6.31.1.12;
«Al subemendamenti 6.31.1 sono soppresse le parole da in
attuazione' sino a legge regionale n. 2 del 2007'»;
subemendamento 6.31.1.13:
«Il comma 5 è soppresso»;
subemendamento 6.31.1.14:
«Al comma 6 sopprimere le parole da I comuni sino a rifiuti »;
subemendamento 6.31.1.19:
«Dopo il comma 7 aggiungere: L'Amministrazione ed il controllo
sulle società sono disciplinati altresì dai rispettivi atti
costitutivi e statuti che si conformano alle indicazioni di cui
alla presente legge .»;
- dal Governo:
emendamento 6.31:
«L'articolo 6 è così sostituito:
Art. 6
Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti
ed Organi
1. In attuazione di quanto disposto dall'art. 45 della l.r. n.
2/2007, per l'esercizio delle funzioni di gestione integrata dei
rifiuti la provincia ed i comuni ricompresi in ciascun Ambito
territoriale ottimale costituiscono, per ogni ATO, una società
consortile di capitali per l'esercizio delle funzioni affidate alla
società stessa con la presente legge. Le società sono denominate
Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti ,
con acronimo S.R.R.. Alla società consortile non possono
partecipare altri soggetti pubblici o privati.
2. Per gli ambiti territoriali ottimali la cui popolazione superi
il milione di residenti o per quelli la cui città capoluogo abbia
un numero di residenti superiore ad un terzo di quello complessivo
della provincia, possono essere costituite, mediante adesione
volontaria, due SRR, fermo restando che le stesse società non
possono essere costituite da un solo comune. Qualora l'adesione
interessi un numero di comuni che rappresenti almeno il 75 per
cento della popolazione residente nella Provincia, la SRR è
costituita obbligatoriamente su base provinciale.
Tutti gli oneri per la costituzione ed il funzionamento delle SRR
sono posti a carico dei comuni consorziati.
3. Le quote di partecipazione degli enti locali a ciascuna Società
consortile sono determinate nel seguente modo:
a) 95 per cento ai comuni sulla base della popolazione residente
in ciascun comune, quale risulta dai dati dell'ultimo censimento
generale della popolazione;
b) 5 per cento alla provincia appartenente all'ATO.
4. Gli Organi della Società consortile sono individuati ed eletti
secondo la disciplina prevista al riguardo per le società stesse
dal codice civile il Presidente della Provincia ne assume la
presidenza. Le relative funzioni sono svolte a titolo gratuito.
5. Il presidente del consorzio resta in carica per tre anni e
comunque per la durata del suo mandato amministrativo.
6. La SRR, nelle more dell'emanazione del decreto ministeriale di
cui al comma 11 dell'articolo 238 del decreto legislativo 152/2006
e successive modifiche ed integrazioni, individua uno standard
medio al quale è parametrata la tariffa di igiene ambientale o la
tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani per i comuni
compresi negli Ambiti Territoriali Ottimali, come introdotti dalla
presente legge. I comuni possono adeguare la TIA o la TARSU allo
standard, fermo restando che, ove necessario, sono comunque tenuti
a individuare nel proprio bilancio le risorse finanziarie,
ulteriori rispetto a quelle provenienti dalla tariffa o dalla
tassa, vincolandole alla copertura dei costi derivanti dal servizio
di gestione integrata dei rifiuti.
7. Nelle votazioni dell'assemblea dei sindaci ogni comune ha
diritto ad un voto ogni diecimila abitanti e per frazioni oltre
cinquemila, fino a un massimo di voti pari al 30 per cento dei voti
totali, calcolati sulla base della popolazione residente
nell'ambito territoriale ottimale al 31 dicembre 2007, secondo i
dati ufficiali dell'ultimo censimento generale della popolazione. I
comuni con popolazione inferiore a diecimila abitanti hanno in ogni
caso diritto a un voto. Per il funzionamento del consorzio si
applicano le norme del codice civile.
8. Gli atti adottati dal consorzio sono pubblicati per intero sul
sito web dello stesso .»;
subemendamento 6.31.1:
«L'articolo 6 è sostituito dal seguente:
Art. 6
Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti
ed Organi
1. In attuazione di quanto disposto dall'art. 45 della l.r. n.
2/2007, per l'esercizio delle funzioni di gestione integrata dei
rifiuti la provincia ed i comuni ricompresi in ciascun Ambito
territoriale ottimale costituiscono, per ogni ATO, una società
consortile di capitali per l'esercizio delle funzioni affidate alla
società stessa con la presente legge. Le società sono denominate
Società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti ,
con acronimo S.R.R.. Alla società consortile non possono
partecipare altri soggetti pubblici o privati.
2. Per gli ambiti territoriali ottimali la cui popolazione superi
il milione di residenti o per quelli la cui città capoluogo abbia
un numero di residenti superiore ad un terzo di quello complessivo
della provincia, possono essere costituite, mediante adesione
volontaria, due SRR, fermo restando che le stesse società non
possono essere costituite da un solo comune. Qualora l'adesione
interessi un numero di comuni che rappresenti almeno il 75% della
popolazione residente nella Provincia, la SRR è costituita
obbligatoriamente su base provinciale.
Tutti gli oneri per la costituzione ed il funzionamento delle SRR
sono posti a carico dei comuni consorziati.
3. Le quote di partecipazione degli enti locali a ciascuna Società
consortile sono determinate nel seguente modo:
a) 95 per cento ai comuni sulla base della popolazione residente
in ciascun comune, quale risulta dai dati dell'ultimo censimento
generale della popolazione;
b) 5 per cento alla provincia appartenente all'ATO.
4. Gli Organi della Società consortile sono individuati ed eletti
secondo la disciplina prevista al riguardo per le società stesse
dal codice civile il Presidente della Provincia ne assume la
presidenza. Le relative funzioni sono svolte a titolo gratuito.
5. Il presidente del consorzio resta in carica per tre esercizi e
comunque per la durata del suo mandato amministrativo.
6. La SRR, nelle more dell'emanazione del decreto ministeriale di
cui al comma 11 dell'articolo 238 del decreto legislativo 152/2006
e successive modifiche ed integrazioni, individua uno standard
medio al quale è parametrata la tariffa di igiene ambientale o la
tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani per i comuni
compresi negli Ambiti Territoriali Ottimali, come introdotti dalla
presente legge. I comuni possono adeguare la TIA o la TARSU allo
standard, fermo restando che, ove necessario, sono comunque tenuti
a individuare nel proprio bilancio le risorse finanziarie,
ulteriori rispetto a quelle provenienti dalla tariffa o dalla
tassa, vincolandole alla copertura dei costi derivanti dal servizio
di gestione integrata dei rifiuti.
7. Nelle votazioni dell'assemblea dei sindaci ogni comune ha
diritto ad un voto ogni diecimila abitanti e per frazioni oltre
cinquemila, fino a un massimo di voti pari al 30 per cento dei voti
totali, calcolati sulla base della popolazione residente
nell'ambito territoriale ottimale al 31 dicembre 2007, secondo i
dati ufficiali dell'ultimo censimento generale della popolazione. I
comuni con popolazione inferiore a diecimila abitanti hanno in ogni
caso diritto a un voto. Per il funzionamento del consorzio si
applicano le norme del codice civile.
8. Gli atti adottati dal consorzio sono pubblicati per intero sul
sito web dello stesso .»;
- dagli onorevoli Mancuso e Maira:
subemendamento 6.31.1.1:
«Al comma 1 del subemendamento 6.31.1 sostituire le parole di
capitali' con di cui agli articoli 31 e 114 del decreto
legislativo n. 267/2000'»;
- dagli onorevoli Falcone, Vinciullo, Pogliese, Caputo:
subemendamento 6.31.1.2:
«Il comma 4 è così sostituito: Gli organi della società
consortile sono individuati ed eletti secondo la disciplina
prevista al riguardo per le società stesse dal codice civile.
Il consiglio di amministrazione è composto da tre membri compreso
il Presidente.»;
- dagli onorevoli Gucciardi, Ferrara, Vitrano, Picciolo, Raia:
subemendamento 6.31.1.3:
«L'emendamento 6.31.1 è sostituito dal seguente:
Il comma 4 dell'articolo 6 è sostituito dal seguente:
4. Gli organi della S.S.R. sono stabiliti dai Comuni e dalle
Province regionali negli atti costitutivi»;
subemendamento 6.31.1.5:
«Nel secondo periodo del comma 6 dell'articolo 6 sostituire le
parole possono adeguare con le parole approvano ed adeguano »;
subemendamento 6.31.1.6:
«Alla fine del comma 6 dell'articolo 6 aggiungere:
Qualora i Comuni non provvedano entro sessanta giorni dalla
comunicazione dello standard medio da parte della SRR, l'Assessore
per l'energia e i servizi di pubblica utilità nomina un commissario
ad acta che provvederà entro 30 giorni dalla nomina medesima .»;
- dagli onorevoli De Benedictis, Gucciardi, Raia e Vitrano:
subemendamento 6.31.1.4:
«All'articolo 6 è aggiunto il seguente comma:
2 bis. I Consorzi e le società d'ambito esistenti che alla data
del 31 dicembre 2009 hanno raggiunto una percentuale di raccolta
differenziata non inferiore al 15 per cento e siano in regola con
gli obblighi contributivi previdenziali, assistenziali e fiscali,
sono confermati e trasformati in S.S.R. alla data di entrata in
vigore della presente legge .»;
- dagli onorevoli Caronia, Ruggirello e De Luca:
emendamento 6.20:
«Sopprimere l'articolo 6»;
emendamento 6.21:
«Sopprimere il comma 1»;
emendamento 6.22:
«Sopprimere il comma 2»;
emendamento 6.23:
«Sopprimere il comma 3»;
emendamento 6.25:
«Sopprimere il comma 4»;
emendamento 6.26:
«Sopprimere il comma 5»;
emendamento 6.27:
«Sopprimere il comma 6»;
emendamento 6.29:
«Sopprimere il comma 7»;
emendamento 6.30:
«Sopprimere il comma 8»;
- dagli onorevoli Gucciardi, Ferrara, Vitrano e Picciolo:
emendamento 6.5:
«Sostituire il comma 1 con il seguente:
1. I comuni ricompresi in ciascun bacino territoriale esercitano
le funzioni di gestione integrata dei rifiuti attraverso una delle
forme associative previste dal capo V del Titolo II del decreto
legislativo 18 agosto 2000, n. 267 e successive modificazioni ed
integrazioni. I consigli comunali deliberano la forma associativa
entro 30 giorni dalla istituzione del bacino territoriale; in caso
di inerzia si procede all'intervento sostitutivo da parte della
Regione .»;
emendamento 6.9:
«Al comma 2 sostituire le parole autorità d'ambito con forma
associativa »;
emendamento 6.12:
«I commi 3, 4 e 5 sono sostituiti dal seguente:
3. Gli organi decisionali e gestionali della forma associativa
sono stabiliti dai comuni negli atti costitutivi »;
- dagli onorevoli Cracolici, De Benedictis, Raia e Faraone:
emendamento 6.7:
«Al comma 1 cassare le parole la Provincia e »;
emendamento 6.8:
«Sostituire il comma 2 con il seguente:
2. Le quote di partecipazione dei comuni a ciascuna Autorità
d'ambito sono determinate nel seguente sulla base della popolazione
residente in ciascuno di essi, quale risulta dai dati del più
recente censimento ISTAT. »;
emendamento 6.15:
«Al comma 4 dopo le parole sei componenti aggiungere
costituenti il gruppo di coordinamento dell'Assemblea, per le
funzioni previste nello Statuto »;
- dagli onorevoli Panepinto, Galvagno, De Benedictis e Apprendi:
emendamento 6.6:
«Al comma 1 sopprimere le parole a partecipazione obbligatoria »;
emendamento 6.19:
«Sostituire il comma 6 con il seguente:
6. L'Assemblea entro il 31 dicembre approva il bilancio
preventivo del consorzio per l'anno successivo. Le spese generali
del consorzio vengono ripartite proporzionalmente tra tutti i
comuni aderenti sulla base del numero degli abitanti. Ogni comune
provvede ad approvare la TIA o la TARSU a copertura dei costi
complessivi previsti nel bilancio preventivo. L'Assemblea con
apposito atto deliberativo prende atto della determinazione della
TIA o della TARSU di ogni singolo ente e verifica la sussistenza
del pareggio tra uscite ed entrate preventivate per l'intero Ambito
Ottimale. »;
- dagli onorevoli Di Benedetto, Panepinto, Di Guardo:
emendamento 6.10:
«Al comma 2, alla lettera a) sostituire 95% con 99% ; alla
lettera b) sostituire 5% con 1% »;
- dagli onorevoli Musotto e Arena:
emendamento 6.13:
«Al comma 3 dopo le parole Il Presidente dell'assemblea dei
sindaci aggiungere il consiglio di amministrazione »;
- dagli onorevoli Faraone, Panarello, Di Guardo e Apprendi:
emendamento 6.11:
«Al comma 3 dopo la parola consorzio sostituire le parole Il
Presidente dell'assemblea dei sindaci è il Presidente della
provincia con L'Assemblea dei sindaci determina il Presidente
dell'Assemblea »;
- dagli onorevoli Caputo, Falcone, Vinciullo e Pogliese:
emendamento 6.2:
«Al comma 4 sostituire le parole Presidente del consorzio con
Amministratore unico »;
emendamento 6.3:
«Al comma 4 sostituire le parole Presidente del consorzio con
Amministratore unico »;
- dagli onorevoli Di Benedetto, Panepinto, Di Guardo e Termine:
emendamento 6.17:
«Al comma 4 dopo le parole sei componenti aggiungere con
compiti di coordinamento »;
emendamento 6.18:
«Al comma 5 sostituire le parole comunque fino alla con
comunque non oltre la »;
subemendamento 6.31.1.7:
«Al comma 3, lettera a), sostituire 95' con 00';
Al comma 3, lettera b) sostituire 5' con 1'»;
subemendamento 6.31.1.8:
«Al punto 5, sostituire la parola per' con le parole non
oltre'»;
- dagli onorevoli Laccoto, Picciolo, Gucciardi, Vitrano:
emendamento 6.16:
«Al comma 4 dopo le parole sei componenti aggiungere di cui
almeno due sono riservati ai comuni con popolazione residente
inferiore a diecimila abitanti »;
- dagli onorevoli Buzzanca, Pogliese, Caputo, Falcone, Formica e
Vinciullo:
emendamento 6.4:
«Sostituire il comma 7 con il seguente:
7. In tutte le votazioni dell'assemblea dei sindaci ogni comune
ha diritto ad un voto ogni diecimila abitanti sino ad un massimo di
voti pari al 40 per cento dei voti totali calcolati sulla base
della popolazione residente nell'ambito territoriale ottimale al 31
dicembre 2007, secondo i dati ufficiali dell'ultimo censimento
generale della popolazione.
Ai comuni con popolazione inferiore a diecimila abitanti è
attribuito un voto per ogni diecimila abitanti calcolato sulla
somma complessiva degli abitanti dei predetti comuni.
Le determinazioni dell'assemblea sono assunte attraverso
l'espressione di una doppia maggioranza determinata .»;
- dagli onorevoli Corona, Bosco, Limoli e Torregrossa:
emendamento 6.28:
«Al comma 7 sostituire la parola diecimila con mille e la
parola cinquemila con cinquecento »;
- dagli onorevoli Cracolici e De Benedictis:
subemendamento 6.31.1.9:
«Al comma 1 cassare le parole la Provincia ed »;
subemendamento 6.31.1.10:
«Il comma 3 è sostituito dal seguente:
3. le quote di partecipazione dei Comuni a ciascuna Autorità
d'ambito sono determinate sulla base della popolazione residente in
ciascuno di essi, quale risulta dai dati dell'ultimo censimento
generale della popolazione .».
Comunico che l'emendamento 6.20 è ritirato.
L'Assemblea ne prende atto.
Si passa al subemendamento 6.31.1 del Governo, interamente
sostitutivo dell'emendamento del Governo 6.31, di riscrittura
dell'articolo 6, al quale sono stati presentati numerosi
subemendamenti, tra cui il 6.31.1.12, della Commissione.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, questo subemendamento è relativo al
problema che nel corso di questi anni ha assillato gli enti locali
e, nello stesso tempo, la Regione e gli ambiti territoriali, perché
il sistema si è mosso su due direttrici, una che guardava ai
dettati del Codice Civile e l'altra ai dettati del decreto
legislativo numero 267 sugli enti locali.
Si auspica che questa riforma possa invece mettere tutti su un
binario, cioè tirare fuori i riferimenti al Codice civile e
incanalare le istituende società consortili sul dettato del
decreto legislativo 267/2000, per armonizzare le norme e per
evitare ricorsi e tutta una serie di azioni legali o pareri
giurisprudenziali che hanno impantanato, a volte, anche la
dialettica tra i diversi enti o gli enti tra di loro non
direttamente subordinati. Quindi, la previsione era quella -
naturalmente comprendo la portata della norma e la difficoltà di
intraprendere un percorso che non sia misto - di evitare che la
società consortile si rifacesse a società di capitali, così come è
richiamato nell'emendamento 6.31, ma si rifacesse alla società
consortile di cui all'articolo 31 e all'articolo 114 del decreto
legislativo 267/2000, che è poi l'organizzazione, l'ordinamento
degli enti locali.
Questa proposizione, signor Presidente, sarà anche richiamata per
altre parti dell'articolato, sempre nell'ottica, se è possibile -
perché poi questa normativa è assai complessa -, di evitare il
doppio binario dove, da un lato, le società consortili
corrispondono e devono guardare al Codice Civile e, dall'altro,
considerato che i sindaci, l'assemblea, il presidente della
provincia, il presidente del consorzio, devono guardare alle norme
invece che regolano gli enti locali. Ripeto, la materia è molto
complessa ma spero che il Parlamento semplifichi quello che è stato
uno dei tantissimi problemi che non hanno agevolato le attività
degli ambiti territoriali.
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,
l'articolo 6 individua la forma societaria che dovrebbe garantire
sul territorio i servizi assegnati per legge. Abbiamo già discusso,
signor Assessore, di questa previsione, di cui all'emendamento
6.31.1, cambiando la strategia da un consorzio, a cui si applica il
Testo Unico degli enti locali, ad una società alla quale si
applicano le norme del diritto civile. Ci è stato chiarito che c'è
un problema riferito al personale.
Assessore, prima che si discuta questo articolo, desidero che lei
ci comunichi qual è la strategia, il pensiero, la proposta del
Governo perché è importante capire se la proposta giustifica il
cambio di strategia del Governo stesso.
Onorevoli colleghi, su questo mi fermo perché dobbiamo sapere, e
lo sappiamo, che fondamentalmente, al di là di alcuni fenomeni
particolari, gli elementi, le due voci principali che hanno
affossato il sistema sono: il personale e i costi delle discariche.
Se puntiamo a riproporre nel nuovo sistema gli stessi elementi che
hanno affossato il vecchio sistema, le finalità di questo disegno
di legge, diciamolo chiaramente, sono ben altre, sono di natura
sociale, lo diciamo una volta per tutte, in modo tale che quando si
evidenzierà nel giro di pochi mesi il fallimento del sistema,
almeno sapremo di chi è la responsabilità.
Intanto, desidero che sul tema del personale il Governo ci dica
chiaramente cosa intende fare.
Qualora la questione venisse affrontata e chiarita, Assessore, mi
permetto di suggerire alcuni aggiustamenti, se sarà questa la forma
che il Parlamento riterrà utile e quindi la forma societaria a cui
si applicheranno le norme del diritto civile.
C'è un problema di modello. Desidero sottoporre alla sua
autorevole attenzione, Assessore, una valutazione: credo che non
sia corretto pensare che i sindaci possano fare gli amministratori
di ambiti così delicati, glielo dice uno che fa il sindaco e che è
inseguito da mille problemi.
E' il caso - e ne abbiamo già parlato - di chiarire in questo
testo quale dovrà essere il modello organizzativo. Personalmente,
propenderei per quello dualistico, un comitato di sorveglianza
fatto dagli amministratori e un comitato di gestione fatto dai
tecnici.
Non credo, onorevole Buzzanca, che lei possa quotidianamente
pensare di gestire direttamente una struttura così complessa; però,
come amministratore, avrebbe il diritto di vigilare ed intervenire,
come oggi il modello dualistico potrebbe consentirci.
Assessore, anche su questo, una sua valutazione, in modo tale che
nelle indicazioni e nel rinvio fatto allo statuto tipo venga
individuato un modello che realmente consenta agli amministratori
di svolgere il proprio ruolo, che non è quello di gestire ma di
controllare e di intervenire prontamente nel momento in cui la
società impazzisce. Dobbiamo dire, in effetti, che il modello che
proponiamo oggi è lo stesso che è impazzito in questi anni, in
quanto, nel momento in cui la società viene creata, sostanzialmente
va per i fatti propri perché la regolamentazione che si applica,
purtroppo, è quella del codice civile.
Mi permetto di darle un altro suggerimento, Assessore: prevedere
il capitale minimo, perché non è possibile che si faccia
riferimento a quello del codice civile. Pensare ad una società a
responsabilità limitata con 10 mila euro di capitale o ad una
società per azioni con 120 mila euro di capitale per una struttura
del genere, francamente, credo sia ridicolo. Di conseguenza, anche
da questo punto di vista, sarebbe utile un approfondimento perché
credo sia necessario individuare nello statuto tipo, facendo anche
un calcolo molto pratico, che queste società, nel momento in cui
devono partire, hanno bisogno di liquidità. Il capitale sociale, da
questo punto di vista, funziona anche come liquidità.
Vorrei capire come nell'ambito dei primi due o tre mesi, queste
società possano fare fronte ai costi certi, come il personale, e
così via, rispetto alla mancanza di introiti di cassa.
Allora, mettere un capitale sociale, anche importante, non solo
risolve parzialmente questa fase di start up, ma comunque offre un
altro elemento di garanzia in modo tale che i sottoscrittori,
dall'inizio, fanno quel minimo di investimento che sia
effettivamente proporzionale alla tipologia di servizio da
svolgere.
Signor Presidente, mi riservo quindi di entrare nel merito di
questo emendamento solo dopo che il Governo avrà chiarito cosa vuol
fare del personale, quale strategia vuole applicare, in modo tale
da renderci conto se questa modifica di strategia sia compatibile
con le prospettive che su questo argomento il Governo oggi ci
ufficializza.
TERMINE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
TERMINE. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, avendo
approvato l'articolo 5, in cui sostanzialmente è stato ripreso
l'articolo 45 della finanziaria 2007 ed inserito i dieci ATO,
vorrei capire - visto che all'articolo 6 si parla della
costituzione della SRR., riferendoci alle Isole minori, dato che il
95 per cento delle quote azionarie sono dei Comuni ed il 5 per
cento della Provincia - sul piano societario quale sarà il
riferimento in ordine alle Isole minori, tenuto conto che
appartengono a quattro province, una diversa dall'altra.
Penso che l'Assessore si debba porre il problema di modificare
questo aspetto delle quote azionarie, altrimenti corriamo il
rischio che le Isole minori - che abbiamo identificato come
possibile ATO sul piano territoriale - non troveranno una
corrispondenza sul piano societario, perché comunque queste devono
essere assorbite all'interno di una SRR. Se sono scorporate fra di
loro e fanno parte ognuna della propria provincia, ha un senso; ma
se dovessero essere tutte assieme, con una gara singola per le
Isole minori, la provincia di riferimento non ci sarebbe perché -
ripeto - sono quattro le province che attualmente riguardano le
isole minori.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli deputati, partirò
dalla questione dell'ATO isole minori.
Per quanto il presidente Mancuso lo abbia completamente enunciato,
l'ATO isole minori è una previsione che si è resa necessaria per il
riferimento al decreto presidenziale 127 del 2008 in quanto - come
già emerso nel dibattito di ieri e definitivamente acclarato oggi -
il piano rifiuti deve essere fatto, e la fonte da cui promana la
ripartizione in ATO è questo decreto presidenziale, che questa
ripartizione l'aveva già fatta.
Laddove si ritenga di dovere variare la partecipazione delle quote
societarie, mediante la presentazione di emendamenti eventualmente
presentati al riguardo, sono disponibile a discuterne, ma, al
momento, non mi pare ci siano elementi particolari.
Capisco che bisogna variare la ripartizione della SRR isole minori
perché ci sono più province, ma questo sarà un aggiustamento
tecnico, un problema di coordinamento, di calcolo aritmetico.
Per quanto riguarda il problema più complesso, cui ha accennato
l'onorevole Termine, noi abbiamo un ATO isole minori, se non ho mal
compreso, cui corrisponde una società consortile che prevede che il
capitale sia suddiviso per il 95 per cento ai Comuni e per il 5 per
cento alla Provincia. Quindi, mi chiedo, se in una società
consortile - quella appunto menzionata dall'onorevole Termine -
sono comprese quattro province, come si ripartisce il capitale
sociale?
Secondo me, ma è utile un intervento interpretativo se lo
ritenete, potrebbe prevedersi il 95 per cento ai Comuni e il 5 per
cento alle Province partecipanti.
Ogni soluzione tecnica, da questo punto di vista, ogni modifica
costruttiva al testo, è ben accetta, perché anche se al momento la
norma è totalmente compatibile, è comunque modificabile: d'altronde
siete in Aula per questo
Per quanto riguarda, invece, i problemi sollevati dall'onorevole
De Luca, devo dire che, dopo alcuni giorni di dibattito, talvolta
mi trovo a vivere un momento di straniamento perché, da un lato, si
ritiene che questo disegno di legge sia talvolta eccessivamente
compressivo dei comuni e, dall'altro, si ritiene che sia
eccessivamente ampio rispetto alla partecipazione dei comuni nella
società.
Nella misura in cui si è detto che gli amministratori sono i
sindaci, si è voluto dare il segno più pregnante possibile del
fatto che questa è una società consortile solo di enti locali, che
non ha amministratori professionali, che è stata la maggiore delle
accuse che sono state rivolte alla società d'ambito. Si è preferito
questo modello, anche se personalmente, dal punto di vista
speculativo, io sono affezionatissimo al modello duale e, quindi,
non mi opporrei nel caso in cui dovesse pervenire un emendamento
che propone il modello duale.
Il Governo ha predisposto il disegno di legge in questi termini
per dare il segno della massima partecipazione da parte degli enti
locali.
Andiamo ora alla questione che torna sempre alla ribalta, quella
del personale.
Personalmente pensavo di essere stato chiaro, ma evidentemente non
è così.
Io non ho alcuna simpatia per chi è stato assunto in violazione di
legge. Quindi, per quanto riguarda il personale, l'assunzione è
fatta soltanto nei confronti di chi è stato assunto, a suo tempo,
nel rispetto delle leggi di settore.
Questa dizione è espressamente indicata nell'ambito dell'articolo
18, commi 8 e seguenti, dove si dice che l'assunzione ha luogo in
favore di coloro i quali sono stati assunti nel rispetto delle
norme vigenti o di sentenze che abbiano acquisito efficacia di cosa
giudicata e si fa espresso riferimento a che non vi siano equivoci
all'articolo 45 della legge 2 del 2007 e all'articolo 61 della
legge 6 del 2009. Quindi, chi è stato assunto dopo la legge del
2007, in assenza di procedure di evidenza pubblica, non potrà
essere assunto nelle nuove società consortili.
La parte finale del comma 8 dell'articolo 18 recita l'assunzione
ha luogo a condizione che l'originario rapporto di lavoro
dipendente o le progressioni di carriera' - addirittura - siano
stati costituiti o realizzati nel rispetto della normativa di
riferimento o in forza di pronuncia giurisdizionale che abbia
acquisito efficacia di cosa giudicata. Fermo restando l'obbligo del
ricorso alle procedure di evidenza pubblica prevista dall'articolo
45 della legge regionale n. 2 del 2007 e dall'articolo 61 della
legge regionale n. 6 del 200 .
Come si assume, chi si assume e quali sono le condizioni, è
piuttosto dettagliato e anche in questo ho vissuto un momento di
straniamento perché, da una parte, si ritiene troppo larga questa
assunzione, dall'altra eccessivamente stretta. Io ritengo di
essermi attestato su una posizione mediana.
PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 6.31.1.12 della
Commissione, all'emendamento del Governo 6.31.1. Il parere del
Governo?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Onorevole Mancuso, vorrei affidare alla
Commissione la riflessione sul mantenimento di questo emendamento
posto che, a mio avviso, ben si coordina con l'articolo 5, nel
testo modificato dalla Commissione e approvato dall'Assemblea , che
all'articolo 45 fa espresso riferimento.
MANCUSO. Dichiaro di ritirare il subemendamento 6.31.1.12.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Onorevoli colleghi, gli Uffici hanno l'esigenza di riformulare la
parte iniziale del comma 1 del subemendamenti del Governo 6.31.1,
perché così come è scritto in attuazione di quanto disposto
dall'articolo 45 legge regionale 2/2007 ' presenta qualche problema
di natura tecnica.
Pertanto, lo stesso verrà poi riscritto in maniera formalmente più
corretta, con la presentazione di un emendamento ai sensi
dell'articolo 117 del Regolamento interno.
Si passa al subemendamento 6.31.1.9, degli onorevoli Cracolici e
De Benedictis.
DE BENEDICTS. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE BENEDICTS. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il
subemendamento mira a lasciare i consorzi costituiti solamente dai
comuni, in attuazione al dibattito che è stato più volte ripreso in
questa Aula, tendente a dare centralità al ruolo dei Comuni nella
gestione dei rifiuti, e non alle Province. Inoltre, le Province,
così come abbiamo individuato nell'articolo 3 già esaminato, hanno
compiti in seno a questa norma che sono di monitoraggio, di
sorveglianza. Pertanto, appare del tutto improprio che le stesse
assumano ruoli che siano contemporaneamente di monitoraggio, di
sorveglianza e di controllo di funzioni a cui esse stesse
partecipano.
In più nasce il problema dell'articolo 5, appena votato, che
prevede che l'ente locale non può fare parte contemporaneamente di
più consorzi aventi la stessa funzione. Indubbiamente, in questo
caso, avendo istituito l'ATO isole minori ci sono province che
fanno parte di più ATO e, addirittura, di più società regionali per
la gestione dei rifiuti. Quindi, il ruolo delle Province in seno a
questo articolo non solo è sconsigliabile, ma credo che sia
improponibile. Ecco perché chiediamo che venga votato il
subemendamento soppressivo.
Ovviamente questo non va contro il ruolo che le province possono e
devono avere, tant'è che in altra parte di questo stesso disegno di
legge, non solo all'articolo 3, c'è un lungo elenco di competenze
che, in ossequio al decreto legislativo 152/2006, vengono
riconosciute alle province, alle quali abbiamo anche implementato
queste funzioni, sempre nell'ambito della regolazione dei rapporti
e non della governance del consorzio, o meglio della ex
territorialità d'ambito, ora SRR, da cui crediamo che la Provincia
debba essere esclusa.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, penso che dell'ultimo intervento
sarà contentissimo il Presidente della Regione perché l'onorevole
De Benedictis aspira ad essere iscritto al Movimento per le
Autonomie, un'autonomia vera della Regione siciliana. Anch'io
potrei avere la stessa ispirazione, ma non su questa norma, perché
su questo argomento dobbiamo sempre fare riferimento al decreto
legislativo 152/2006, siamo legati allo Stato e non è possibile
fare di testa propria.
Proprio nell'ultima riforma - che sarà in terza lettura al Senato
la prossima settimana per la conversione in legge del decreto sugli
enti locali - lo Stato la pensa in maniera totalmente diversa, nel
senso che le province sono il motore degli Ambiti Territoriali
Ottimali.
Io ritengo che la nostra norma non si può discostare da questo
orientamento, prima di tutto perché la norma statale dà delle
indicazioni precise anche riguardo alla soppressione dell'articolo
201 e degli altri articoli che ha voluto far abrogare con l'ultima
legge, e in secondo luogo perché il decreto legislativo 152/2006 dà
specifiche competenze alle province.
In ultimo, vorrei ricordare che quest'Aula ha già approvato
l'articolo 2, che ha dei riferimenti molto precisi in tal senso,
che sconvolgerebbero tutto l'impianto legislativo già approvato.
Quindi, è una proposta politica su cui si può discutere, ma io
ritengo che sotto il profilo tecnico sia assolutamente impossibile
introdurre questo emendamento; anzi, direi - ma non è un
suggerimento né un'azione che scavalca la Presidenza dell'Assemblea
- che è una materia di discussione quasi inammissibile sotto il
profilo tecnico.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore Russo,
non voglio fare polemica, però mi pare che, ogni tanto, è come se
ci fossero più testi di legge. Nonostante ieri ci sia stata una
Conferenza dei Capigruppo che ha, in un certo senso, raddrizzato un
po' il tiro, altrimenti avremmo fatto veramente una magra figura,
tenuto conto che molti emendamenti presentati da deputati dello
stesso Gruppo parlamentare sono contraddittori l'uno con l'altro,
ragione voleva che si ritirassero gli emendamenti privi di logicità
e coerenza col testo voluto dal Governo. Quindi, ci aspettavamo che
anche questo emendamento, la cui approvazione stravolgerebbe
l'intera impalcatura del disegno di legge, venisse ritirato.
Purtroppo, non è avvenuto
Devo dire che, nel momento in cui, per un attimo, pensassimo di
eliminare le province dagli ATO, dai consorzi per la
regolamentazione, ci rimetteremmo nelle condizioni di espungere la
norma del decreto legislativo 152/2006 - quindi tutti i controlli
che spettano alle province e anche la partecipazione alla gestione
del sistema integrato dei rifiuti -, stravolgendo l'intera legge.
Ma stravolgendo, di fatto, l'intera impalcatura dell'emendamento
6.31.1 del Governo, verrebbe completamente stravolto pure un
emendamento a mia firma, secondo cui il presidente della Provincia
non può essere anche presidente del Consorzio, proprio per evitare
che vengano dati al presidente della Provincia poteri ultronei
appesantendone la figura istituzionale in quanto tale; quindi
ipotizziamo che gli organi statutari siano quelli previsti dal
codice civile.
Ma da qui a dire che estrapoliamo la Provincia quale soggetto
giuridico che partecipa nelle SRR, mi sembra veramente eccessivo.
Ritengo molto interessante il precedente intervento: atteso che
abbiamo dieci ATO, qual è la funzione della Provincia nel decimo, e
quindi nella SRR del decimo?
Questo è un fatto che attiene alla logicità del ragionamento.
Mi sembra invece che questo, signor Presidente dell'Assemblea,
vada fuori norma e imporrebbe al Governo di chiedere una
sospensione per ritornare in Aula dopo avere riformulato l'intera
impalcatura dell'articolo 6 e successivi. Pertanto, chiedo che
questo emendamento sia ritirato per consentire che i lavori
procedano nel migliore dei modi. Comunque, noi siamo assolutamente
contrari all'emendamento.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, Assessore, vorrei ricordare che la
presentazione di ulteriori riscritture con emendamenti o
subemendamenti in questo momento è tardiva perché rischia di
allungare la procedura, considerato che siamo come sempre riempiti
da carte.
La Presidenza non può accettare emendamenti in maniera
continuativa nel corso della seduta sia da parte del Governo sia
dei deputati.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei che proprio
l'assessore Russo e l'onorevole Cracolici mi ascoltassero perché
non tornerò sugli aspetti tecnici che sono stati compiutamente
affrontati dall'onorevole Falcone.
Tornerò, invece, al dibattito di ieri pomeriggio e gradirei che mi
ascoltasse anche il Presidente della Regione, per capire che cosa
sta succedendo in Aula in questo momento.
Ieri ci sono state alcune riunioni, nel corso delle quali si è
stabilito - a cagione del fatto il disegno di legge pervenuto in
Aula, che era quello presentato dal Governo, fosse stato approvato
all'unanimità dalla Commissione - da parte dei partiti di
maggioranza, cioè PD, MPA e PDL Sicilia, di ritirare tutti gli
emendamenti e da parte dell'UDC e del PDL di continuare a lavorare
senza fare ostruzionismo perché, se c'era questa volontà da parte
dei partiti di Governo, non saremmo stati certo noi, per una legge
così importante, a metterci di traverso.
Onorevole Presidente della Regione, il disegno di legge
dell'assessore Russo prevede la centralità delle province,
l'emendamento presentato dal capogruppo del PD, onorevole
Cracolici, prevede la soppressione, in un momento strategico, della
parola Provincia'.
CRACOLICI. E' una cosa gravissima, lo so
CORDARO. Le cose gravissime sono quelle che lei ci proporrà da
articolo in articolo, onorevole Cracolici Questa è mediamente
grave rispetto alla buffonata che ci avete fatto fare ieri in
quella riunione, nella quale avete preso l'impegno di ritirare
tutti gli emendamenti, cosa che invece non state mantenendo e ciò
con buona pace del fatto che sia l'opposizione a non voler
approvare questo disegno di legge. Rimette in gioco tutto. Che sia
chiaro.
L'UDC rispetto a questa novità - che è una novità sostanziale -
prende atto che il presidente del Gruppo parlamentare PD presenta
un emendamento che modifica il disegno di legge del Governo e,
allora, se il Presidente Lombardo ritiene di essere tirato dalla
sua parte sinistra della giacca, lo invito oggi in Aula, per non
farsela poi strappare dalla parte destra, a chiedere al presidente
del Gruppo del più importante Partito di maggioranza che sostiene
il suo Governo, ossia il Partito Democratico, di ritirare questo
emendamento e ciò nell'interesse dei siciliani e anche di
un'approvazione rapida di questo disegno di legge.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 6.31.1.9. Il
parere del Governo?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli colleghi, posto che
sono seduto alla destra del Presidente, non sono io a tirargli la
giacca da sinistra, che la Provincia sia centrale mi pare un po'
eccessivo - ha il 5 per cento del capitale sociale - che sia un
elemento del disegno di legge è innegabile.
Dico che si creerebbe una disarmonia, un andamento sinusoidale
perché in atto lo possiamo fare certamente - mi riferisco
all'eliminazione della Provincia dal disegno di legge - però, fra
due giorni, giorno 23 per la precisione, verrà approvato dal Senato
un testo che ha enfatizzato il ruolo della Provincia. Se la legge -
me lo auguro - dovesse andare in pubblicazione, ci troveremmo di
nuovo in conflitto.
Posto che l'articolo 3 del disegno di legge riconosce un ruolo
importante nell'organizzazione, prevede competenze delle Province,
interventi nei piani d'ambito e così via, escludere la Provincia
diventa disarmonico. Altro è una riflessione che va fatta sul
ragionamento dell'onorevole Falcone di quello che deve essere il
ruolo della Provincia negli organi della società ma quello è un
altro libro.
Esprimo parere contrario ma, in relazione ad esigenze di eleganza
normativa, non è impossibile escludere le Province ma non è
elegante rispetto alla legge che sta per essere approvata dal
Senato, ammesso che lo sia e, comunque, rispetto all'impianto che
prevede un ruolo della Provincia nell'organizzazione e, quindi, una
contrarietà di stile, se volete.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 6.31.1.1.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Comunico che è stato presentato dal Governo il subemendamento
6.31.1.17 all'emendamento 6.31.1 Gov:
«Al comma 2 le parole da Per gli ambiti territoriali a su base
provinciale sono soppresse».
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi riservo
- sempre che il Presidente mi conceda questa eccezione - di
presentare un emendamento aggiuntivo perché preferisco tecnicamente
inserire questa norma in un articolo diverso, farne oggetto di un
articolo diverso. La riformulerò proponendola in un articolo
diverso perché è meglio separarla.
PRESIDENTE. E' già depositato; me lo dicono gli Uffici.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Credo di sì.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Parliamo della
parte prima, articolo 2 che è armonizzato con l'articolo 7.
Favorevole.
DI BENEDETTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BENEDETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per poter
esprimere meglio il voto, nella piena conoscenza della situazione,
vorrei illustrato dall'Assessore, visto che c'è, il subemendamento
6.31.1.18 che, di fatto, è sostitutivo della parte che viene
soppressa con il subemendamento 6.31.1.17. Vorrei conoscere le
ragioni per cui non è stato presentato un emendamento sostitutivo
ma due subemendamenti: uno, soppressivo di una parte e poi il
contenuto della parte soppressa viene spostato su articolo
successivo e diverso. Vorrei sapere dall'Assessore le ragioni al
fine di votare con molta chiarezza i due emendamenti, uno adesso e
uno, probabilmente, dopo.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Stasera è la serata delle questioni di stile.
Semplicemente perché preferisco, come tecnica legislativa, inserire
le deroghe in un articolo separato.
PRESIDENTE. Grazie, assessore. Pongo in votazione il
subemendamento 6.31.1.17, con il parere favorevole del Governo e
della Commissione. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario
si alzi.
(E' approvato)
Il subemendamento 6.31.1.4 sarà trattato alla fine, insieme al
subemendamento 6.31.1.18, a firma del Governo.
Si passa al subemendamento 6.31.1.10.
Lo mantiene o lo ritira, onorevole Cracolici? Fa riferimento
soltanto ai comuni: le quote di partecipazione ai comuni a ciascun
ambito sono determinate sulla base della popolazione residente su
ciascuno di essi, quale risulta dai dati dell'ultimo censimento .
CRACOLICI. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo scusa
all'onorevole Falcone che prima accennava che fosse precluso, non
capisco. Abbiamo stabilito che il 95 per cento della società è
costituita dai comuni, ma come si determina questa ripartizione se
non in funzione della popolazione? Cosa stabilisce questo
emendamento?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. E' nella legge.
CRACOLICI. Ed è quello che c'è nella legge? E allora di che
parliamo? Perché ho presentato l'emendamento?
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, c'è un problema tecnico. Questo
emendamento si riferisce al comma 3. Il comma 3, a sua volta, fa
riferimento a due fattispecie: a) i comuni, b) le province. Siccome
questo è un emendamento interamente sostitutivo del comma 3 e,
invece, fa riferimento soltanto alla lettera a) del comma 3 perché
riguarda soltanto i comuni, deve essere riformulato in virtù del
fatto che si riferisce soltanto al comma a).
Non mi pare che cambi granché. Se lo ritira, andiamo avanti con i
lavori. Lo legga bene.
CRACOLICI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa al subemendamento 6.31.1.7. Si tratta di un
subemendamento che punta ad aumentare la percentuale dei Comuni e a
diminuire quella delle Province.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, mi sembra che il clima di
collaborazione per raggiungere il risultato e portare questa legge
immediatamente a disposizione della Sicilia, viene meno.
Questo è un emendamento che provoca l'Assemblea. Se il Partito
Democratico vuole continuare così, può farlo ma è chiaro che tutti
devono sapere che qui le provocazioni non sono accettate.
O approviamo un disegno di legge ragionando su argomenti
difficilissimi oppure votiamo questo emendamento che è una
provocazione a tutto il Parlamento.
Se vogliamo continuare così, continuate.
RINALDI. Non è una provocazione.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Allora,
continuiamo così Considerata questa azione dei colleghi, vuol dire
che ognuno si attrezzerà a portare avanti quello che ritiene.
Andiamo avanti. Il parere della Commissione è contrario.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sono sorpreso e mi
lamento del temperamento dell'ultima ora dell'onorevole Mancuso .
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. L'altra volta,
ci avete fatto attendere due ore.
RINALDI. Ognuno, in Aula, presenta quello che vuole.
FALCONE perché, nelle ultime sedute, il suo atteggiamento è
stato sempre contraddistinto da equilibrio, da serenità, anche
nell'accogliere qualche provocazione che non perveniva dai partiti
dell'opposizione bensì dai partiti di maggioranza.
Onorevole Mancuso, se ha ragione nella sostanza, evitiamo che,
nella forma, almeno da presidente della IV Commissione, si lasci
prendere la mano.
Avevamo chiesto - e l'Assemblea si è già espressa in tal senso -
che tutti gli emendamenti che potevano rappresentare un elemento di
disturbo venissero ritirati e che quegli emendamenti che, invece,
potevano contribuire al miglioramento del disegno di legge, ad
approvare un disegno di legge più preciso e più attuale, sarebbero
stati ben accetti.
Potrei capire se questi emendamenti provenissero dall'opposizione,
ma non è così, Presidente Lombardo, arrivano da qualche altro
parlamentare del Partito del Patto per le riforme, un termine che è
stato usato ieri. E' chiaro che, sulla scorta di questo, dovremmo
fare una riflessione.
Rivolgo un invito a me stesso e ai colleghi: evitiamo questi
emendamenti anche perché che senso ha se, a livello nazionale,
diamo funzioni alle province ?
DI BENEDETTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BENEDETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
invitare l'onorevole Mancuso a mantenere la dovuta calma quando
discutiamo di queste cose che hanno la loro serietà e il cui
obiettivo è quello di dare maggiori poteri ai comuni e limitare non
le competenze della provincia, ma le influenze della provincia
all'interno delle società per la regolamentazione del servizio di
gestione rifiuti, con competenza diversa rispetto alle competenze
della provincia.
Siccome, rispetto alla proposta di questo subemendamento, non c'è
nessuna intenzione né strumentale né dilatoria, onde evitare
qualsiasi forma di strumentalizzazione, l'emendamento è ritirato.
Solo per quello non perché, nel merito, non lo consideriamo giusto
e non lo consideri giusto io stesso.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa al subemendamento 6.31.1.2 che sostituisce il comma 4.
Assessore Russo, l'ha già letto?
Onorevoli colleghi, il disegno di legge è particolarmente
complicato e dovremmo cercare di essere un po' più attenti.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non lo dico per
sembrare presuntuoso ma mi pare un emendamento di equilibrio, che
ristabilisce il ruolo in capo ai comuni. Da un lato, consente
legittimamente la partecipazione delle province; dall'altro lato,
invece, dice che gli organi statutari vengono stabiliti secondo il
codice civile e sono fissati nel limite di tre i consigli di
amministrazione e non parliamo di altro. Se, invece, dicessimo che
il presidente della Provincia e anche il presidente delle SRR ma
non è così.
Dobbiamo capire. Laddove ve n'è una ci potrebbe stare, sebbene con
tutte le mie riserve; dove ve ne sono due, non ci può stare
assolutamente. Immaginiamo, ad esempio, nel decimo ATO, che altro
problema Evitiamo, allora, che si sclerotizzi la vicenda degli
organi statutari focalizzando tutta l'attenzione sul presidente
della Provincia. La Provincia entra, partecipa, ha una funzione
importante ma come partecipazione; gli organi statutari è giusto
che siano eletti dai comuni.
Chiedo, quindi, che questo subemendamento, di buon senso e di
equilibrio, possa avere il parere favorevole dell'Aula.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti
seduto.
(Non è approvato)
Si passa al subemendamento 6.31.1.3, dell'onorevole Gucciardi.
GUCCIARDI. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GUCCIARDI. Signor Presidente, penso che questa, rispetto al tema
così complesso che stiamo trattando, come correttamente lei ha
detto sia una norma di buon senso: mi riferisco al fatto che il
Parlamento regionale attribuisce ai Comuni e alle Province
regionali il compito di inserire nei propri statuti la definizione
degli organismi delle SRR che, credo, sia quanto di più normale un
Parlamento possa fare per non strozzare, evidentemente, con norme
di dubbia legittimità costituzionale, perché entriamo nel campo del
diritto civile che è con riserva assoluta di legge del Parlamento
dello Stato.
Attribuire, pertanto, da parte del Parlamento regionale ai Comuni
e alle Province, che sono soci delle SRR, il compito di inserire e
di definire nei propri statuti i propri organismi, credo sia un
atto dovuto e doveroso da parte del Parlamento.
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io condivido
l'emendamento dell'onorevole Gucciardi e vorrei anche sollevare una
questione. Condivido, intanto, i dubbi di legittimità che sono
stati posti nell'imporre a una società a cui si applicano le norme
del codice civile e si dice già anche nella legge che vengono
eletti dai soci e, a un certo punto, si legge e il Presidente
della Provincia .
Questo, francamente, non credo sia compatibile dal punto di vista
giuridico.
Per quanto riguarda la questione finanziaria, se non erro, quando
abbiamo approvato lo status degli amministratori, quella norma
prevedeva già che gli amministratori, nel momento in cui
ricoprivano un ruolo in società o enti nella loro qualità, quindi
sia sindaci sia presidenti del Consiglio, non potevano percepire
ulteriori compensi.
Questa norma, dunque, non richiede copertura finanziaria.
Mi rivolgo anche agli Uffici, in modo tale che si approfondisca
immediatamente la questione perché, facendo riferimento alla legge
che questo Parlamento ha varato sullo status degli amministratori,
mi sembra che non ci sia alcun ulteriore compenso e, nello stesso
tempo, ribadisco che i vizi di legittimità sollevati dal collega
Gucciardi sono da me condivisi pienamente, visto che non si può
assolutamente dire una cosa e poi affermare l'opposto nello stesso
comma.
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'accordo era chiaro
e comprensibile a tutti. Il disegno di legge proposto è quella del
Governo, che intendiamo approvare senza confusione e senza
emendamenti e subemendamenti. Non si capisce che cosa reintroducano
per tornare a cambiare tutto in Sicilia, e non cambiare niente.
Allora, se gli emendamenti non saranno ritirati, il nostro Gruppo
lascerà l'Aula e non parteciperà più al voto. Noi crediamo nella
necessità di cambiare le cose in maniera chiara, limpida e
comprensibile, senza emendamenti e subemendamenti dell'ultima ora.
Su questo avevamo raggiunto un accordo. Ora chiediamo che
l'accordo sia rispettato.
Non c'è discussione, non c'è comprensione. Questa storia che,
all'ultimo minuto, si introduce una parola o un testo che non si
capisce cosa voglia dire e che rischia di reintrodurre i consigli
di amministrazione che noi vogliamo eliminare, è inaccettabile Il
PDL Sicilia abbandonerà l'Aula.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, nel merito l'onorevole Gucciardi ha
ragione, però lo invito a leggere il subemendamento 6.31.1.19
perché il problema non si pone solo al comma 4.
GUCCIARDI. Dichiaro di ritirare il subemendamento 6.31.1.3.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, apprezzo molto
la voglia di lavorare che oggi c'è e la consapevolezza diffusa in
Aula; però, allo stesso tempo, vorrei dire, con altrettanta onestà,
che sarebbe opportuno evitare un clima che rischia anche di far
vedere le cose giuste con gli occhi della fretta. E voglio dirlo
all'onorevole Adamo.
La questione che qui è stata posta non è di ricostituire un
consiglio di amministrazione, per la semplice ragione che la norma
prevede già che ci siano sei componenti del consiglio di
amministrazione che svolgono questo lavoro a titolo gratuito.
La proposta era stata avanzata, poi l'emendamento è stato
ritirato, quindi non ne discutiamo più.
Il problema, però, riguarda il metodo. La proposta stabiliva un
punto di principio. Se è stabilito - ed è la norma cui faceva
riferimento l'onorevole De Luca - il concetto della gratuità, ferma
restando la gratuità dell'azione svolta dagli amministratori delle
SRR, il principio di auto-organizzazione degli organi che sono, tra
l'altro, di una società consortile dei comuni, non mi pare una
violazione; anzi, afferma un principio di rispetto delle autonomie,
dove, probabilmente, qualche dubbio sul fatto che l'autogoverno si
affronti con legge regionale potrei averlo.
Detto ciò, al di là della questione di merito, vorrei suggerire
che, se c'è qualche emendamento che forse può aggiustare una svista
o fare una precisazione, evitiamo di viverlo come un problema
dell'Aula che vuole far perdere tempo.
Non vi è, ripeto, nessun obiettivo di ricostituire consigli di
amministrazione surrettizi perché sono previsti da questa norma.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge
numeri 525-528/A
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
PRESIDENTE. Riprende il seguito della discussione del disegno di
legge numeri 525-528/A.
Comunico che è stato presentato dagli onorevoli Buzzanca,
Cracolici, Musotto ed altri il subemendamento 6.31.1.20
all'emendamento 6.31.1 del Governo. Ne do lettura:
«Al comma 4 dopo le parole codice civile cassare le parole il
presidente della Provincia ne assume la presidenza ».
CINTOLA. Dichiaro di apporvi la firma.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Onorevole Buzzanca, sono stati presentati due subemendamenti: il
6.31.1.16 e il 6.31.1.20. Deve scegliere uno dei due.
BUZZANCA. Scelgo il 6.31.1.20.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
BUZZANCA. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, Assessore, onorevole Presidente della
Regione, mi pare assai chiaro quello che ho scritto: dopo le
parole codice civile' cassare il presidente ne assume la
presidenza' . E' chiaro il meccanismo.
CORDARO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, con la stessa chiarezza e con la
stessa velocità dell'onorevole Buzzanca, dal momento che mi trovavo
in Commissione quando si affrontava questo argomento ed abbiamo
avuto modo di confrontarci con l'Assessore, proprio su questo tema,
vorrei chiedere all'Assessore se può spiegarci per quale ragione ha
sentito l'esigenza giuridica e normativa di inserire questo assunto
che oggi viene richiesto di cassare.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Con altrettanta rapidità - non c'è un'esigenza
giuridica, normativa obbligatoria - era la mera trasposizione del
precedente assetto consortile di tipo pubblicistico.
Di fronte ai dubbi di costituzionalità che sono emersi sul fatto
che, in particolare dall'intervento dell'onorevole De Luca,
l'indicazione di un organo di una società di capitali sia una legge
regionale ad indicarlo, faccio un passo indietro. Mentre su un
consorzio di diritto pubblico, sulla cui organizzazione la Regione
ha potestà legislativa esclusiva, non avevo dubbi, sul fatto che
una legge regionale possa indicare chi ricopre un certo organo, non
essendo peraltro la Regione socio di quella società, in questi
termini c'è un problema costituzionale.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
FALCONE. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, faccio una dichiarazione di voto con
una premessa.
Poiché sono neofita di questo Parlamento, come mai stiamo facendo
in Aula una legge che non ha copertura finanziaria? Mi è stato
detto, signor Presidente, assessore Russo, che è una legge che,
poiché è in itinere, ha tutto un percorso, con dei costi.
L'idea del legislatore è quella di ridurre questo processo, questo
percorso che in questo momento l'attività del sistema integrato di
gestione dei rifiuti comporta.
L'idea del legislatore e, quindi, di questa Assemblea, è quanto
meno di ridurre i costi, onorevole Adamo; non possiamo abolirli
completamente, ma dobbiamo ridurli. I costi vi saranno, ma saranno
comunque degli oneri accettabili. E' giusto.
Detto questo, io sono contento che stiamo approvando questo
emendamento, assessore Russo, perché fa giustizia e, alla fine,
sana. E' il terzo subemendamento che entra nel merito della
vicenda, ma c'è un altro problema: io preannunzio un
subemendamento.
Non stiamo giocando, stiamo facendo dei ragionamenti seri.
Ho detto all'onorevole Federico caro collega Federico, immagini
se lei se domani lasciasse le sue funzioni di presidente della
Provincia e si dedicasse alla presidenza di un soggetto che avrà
una importanza strategica nei servizi della collettività .
Con questa norma andiamo a fare finalmente il primo atto di
giustizia, nel senso che solleviamo il presidente da questo
ulteriore onore.
C'è comunque un altro problema ed è una ipocrisia che noi stiamo,
come dire, sbandierando sull'altare delle riforme: vale a dire
l'incarico conferito a titolo gratuito. Eliminare la parola
gratuità' non significa appesantire la legge sotto il profilo
finanziario; questo è un errore madornale, assessore. Qui dobbiamo
essere corretti anche nei ragionamenti.
Allora, poiché nel percorso già abbiamo delle spese, nel momento
in cui riduciamo i consigli d'amministrazione degli organi abbiamo
già, ipso facto, dei risparmi e quindi questi obiettivi sono quelli
che la legge deve perseguire. Ma dire che gli incarichi sono a
titolo gratuito è una ipocrisia
Io vorrei trovare delle persone che per un anno, due anni, tre
anni possano svolgere a pieno e nel migliore dei modi incarichi
così onerosi senza un euro; vuol dire che poi dovremo andare a
trovare i soldi in altro modo, quindi in una maniera illecita,
illegale.
Allora, io vi dico di fermarci un attimo per cercare di fare una
norma di buon senso.
Onorevoli colleghi, cerchiamo di fare una norma che metta al
centro il buon governo e non le false ipocrisie.
Vorrei dire un'ultima cosa, e concludo veramente: attenzione,
stiamo discutendo una norma che deve guardare alla efficienza e
all'efficacia dei servizi che noi diamo e preannunzio la
presentazione di un subemendamento per eliminare la gratuità
dell'incarico, oltre che essere favorevolissimo su questo
emendamento.
PRESIDENTE. Il parere del Governo sull'emendamento 6.31.1.20?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione sull'emendamento
6.31.1.20?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Assessore Russo, la Presidenza si poneva un problema,
però siamo in tempo per chiarirlo. Avendo tolto Il presidente
della provincia come presidente del consorzio, al comma 5 del suo
subemendamento, c'è scritto che il presidente del consorzio resta
in carica tre anni e comunque per la durata del suo mandato
amministrativo, allora l'eventuale presidente che sarà eletto del
consorzio è sempre un'istituzione, cioè un sindaco o un presidente
di provincia?'
Funziona così o dobbiamo modificare anche il comma 5?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Per una precisazione: non è per tre anni, ma per
tre esercizi.
PRESIDENTE. Per tre esercizi e comunque per la durata del suo
mandato amministrativo.
Sarà poi corretto con l'articolo 117 del Regolamento interno.
Si passa al subemendamento 6.31.1.13, a firma della Commissione.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Lo si approva
tenendo conto che all'articolo 15 abbiamo la stessa esigenza.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione il subemendamento 6.31.1.19. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
I subemendamenti 6.31.1.15 e 6.31.1.8 sono preclusi.
L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione il subemendamento 6.31.1.14, con la
precisazione che è cassata la seconda parte del comma 6, dalle
parole I comuni' fino alla parola rifiuti'.
Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Il subemendamento 6.31.1.5 é precluso.
Si passa all'emendamento 6.31.1.6, a firma dell'onorevole
Gucciardi.
GUCCIARDI. Lo ritiro.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento 6.31.1 del Governo, come
subemendato. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa al subemendamento 6.31.1.18, del Governo, ed ai relativi
subemendamenti: 6.31.1.18.1, degli onorevoli Cracolici, Oddo ed
altri; 6.31.1.18.2, dell'onorevole Falcone ed altri; 6.31.1.18.3,
degli onorevoli Di Benedetto, Galvagno, Mattarella e Termine;
6.31.1.18.4, degli onorevoli Falcone, Corona ed altro.
Do lettura del subemendamento 6.31.1.18:
«Dopo l'articolo 6 è aggiunto il seguente:
6 bis. Per gli ambiti territoriali ottimali la cui popolazione
superi il milione di residenti o per quelli in cui una città abbia
un numero di residenti superiore ad un terzo di quello complessivo
della provincia, possono essere costituite, mediante adesione
volontaria, due SRR, fermo restando che le stesse società non
possono essere costituite da un solo comune. Qualora l'adesione
interessi un numero di comuni che rappresenti almeno il 75 per
cento della popolazione residente nella Provincia, la SRR è
costituita obbligatoriamente su base provinciale. Analoga facoltà
di costituzione di una SRR è consentita ai comuni che, alla data di
entrata in vigore della presente legge, siano aggregati in Società
o Consorzi d'ambito che, alla medesima data, posseggano i seguenti
requisiti: a) 15 per cento di raccolta differenziata; b) regolarità
contributiva, fiscale, previdenziale ed assistenziale.
Il primo subemendamento da mettere in discussione è il 6.31.18.2,
presentato dagli onorevoli Falcone ed altri:
«Dopo le parole previdenziale e assistenziale' aggiungere le
parole c) competenza su parte del territorio superiore al 35 per
cento dell'intera provincia di appartenenza'.
FALCONE. Chiedo di parlare per illustrare l'emendamento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, è chiaro che il
mio subemendamento ora cozza con quello sul quale l'Aula si è
confrontata. Qui ci troviamo dinanzi a due percorsi: o allarghiamo
e creiamo 29 SRR oppure mettiamo dei paletti chiari, che possano
evidenziare degli ex ATO come SRR virtuosi.
Il subemendamento dice che ci vogliono tre requisiti perché si
possano creare all'interno degli ATO più SRR. Quali sono? Primo:
essere in regola con i contributi previdenziali e assicurativi;
secondo: con la percentuale differenziata il raggiungimento della
raccolta differenziata al 15 per cento; terzo: c'è un altro
elemento, quello della competenza territoriale, cioè gli ex ATO,
domani SRR, devono avere una competenza sul territorio provinciale
superiore al 35 per cento.
Che significa? Significa che un ex ATO, che ha gestito il servizio
su un territorio superiore al 35 per cento e ha gli altri due
elementi, può essere mantenuto.
Altrimenti, se non passa questo subemendamento, rischiamo di
creare un gruppo di nuove SRR, di ex ATO, passando da 27 a 29
addirittura Quindi vi prego di valutarlo, poi possiamo fare tutto.
Alla fine non siamo noi la maggioranza, la maggioranza è composta
da PD, MPA e Gruppo Sicilia.
Pertanto, noi ci rimettiamo all'Aula.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
contrario resti seduto.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 6.31.1.18.3, a firma degli onorevoli Di
Benedetto e Galvagno:
«Alla fine dell'articolo, dopo la lettera b) aggiungere le parole:
c) non avere posizione debitoria superiore a 500.000 euro fino al
31 dicembre 2009 .»
DI BENEDETTO. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BENEDETTO. Signor Presidente, chiedo all'Assessore dei
chiarimenti in riferimento all'emendamento presentato. Il primo
chiarimento riguarda, oltre che le sue competenze di assessore, le
sue competenze di tipo professionale e la coerenza di questo
emendamento con l'articolo 200 della legge 152.
L'altro quesito che le pongo è il modo in cui è stata individuata
la percentuale del 15 per cento, considerato che esiste il terzo
comma dell'articolo 45 della legge 2/2006 che detta percentuali
diverse.
Individuare il 15 per cento sarebbe una violazione di legge e
andrebbe comunque soppresso, altrimenti creeremmo confusione: non
possiamo avere un obbligo di legge dettato dall'articolo 45 e
prevedere una deroga che mantiene in piedi l'articolo 45. Dovremmo
contemporaneamente sopprimere il comma 3 dell'articolo 45 che detta
percentuali differenziate diverse.
Riguardo al mio emendamento, ritengo che tra le caratteristiche
che un ATO deve possedere per rimanere in piedi è non avere debiti,
perché se vi sono ATO con una esposizione debitoria elevata,
chiaramente non meritano di rimanere in piedi.
Io non voglio esagerare e, quindi, possono esserci delle
esposizioni debitorie, ma pongo la questione che non abbiano
esposizioni debitorie superiori a 500.000 euro, quindi una cifra
che esce fuori da fatti contingenti. Se il Governo vuol essere
obiettivo, anche in riferimento all'individuazione di criteri,
dovrebbe dare parere favorevole a questo emendamento, volto a
costruire un'immagine di ATO con reali caratteristiche per stare in
piedi.
Invito quindi il Governo ad esprimere, se possibile, parere
favorevole all'emendamento sapendo che comunque questo non inficerà
il mio voto sull'emendamento stesso, visto che è concordato con il
mio Gruppo.
PRESIDENTE. Onorevole Di Benedetto, ritira il suo emendamento?
DI BENEDETTO. No, Presidente.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Mi hanno chiesto delle spiegazioni e io le
fornisco. E' molto semplice: io sono convinto che costituisca - e
non io - una forma di assoluta, non dico virtù, non utilizzo questo
termine, piuttosto una forma di intelligenza imprenditoriale: fare
molti debiti se sono per spese di investimento.
Se contraggo, ad esempio, 10 milioni di euro di debiti per
rinnovare il parco autocompattatori è una scelta saggia.
DI BENEDETTO. Allora, diciamo per spese correnti.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore regionale per l'energia e i
servizi di pubblica utilità. Quindi avere cinquecento mila euro di
debiti non è
DE LUCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DE LUCA. Signor Presidente, stasera su questo emendamento, mi
permetto di dire e non se la prenda l'assessore, assistiamo al
festival dell'ipocrisia, per un motivo molto semplice.
Intanto non capisco la logica dell'emendamento. Vogliamo
individuare altre società, vogliamo individuare la possibilità di
costituire altre società, fermo restando quanti sono gli ambiti
ottimali, si dice questo? Perfetto. Allora io non capisco,
assessore, sulla base di quale ragionamento lei ha previsto questi
due requisiti.
E vado al dunque: se ci sono degli ambiti territoriali ottimali,
degli attuali ATO, anzi le attuali società, che non hanno i bilanci
a posto, però hanno rispettato il 15 per cento di raccolta
differenziata e risultano in regola sotto il profilo dei versamenti
dei contributi, possono continuare magari a costituirsi in società?
E aggiungo un'altra cosa per completare: se ci sono attuali società
che non hanno rispettato il reclutamento di personale utilizzando
le norme di evidenza pubblica, consentiamo loro di costituirsi in
società, le premiamo?
Me lo chiarisca perché queste cose non sono scritte.
Rispetto a questo non so qual è stata la questione e le
motivazioni che hanno indotto il Governo a proporre questo
emendamento. Però noi siamo arrivati al dunque, assessore, siamo
andati fuori da quelli che finora sono stati dei ragionamenti
chiari e dei punti di riferimento che ci siamo dati in questi
giorni. Introdurre all'improvviso una procedura del genere
significa non tenere conto di come hanno operato alcune società,
alcuni ambiti territoriali ottimali.
Le voglio dire che alcune società hanno avuto la possibilità di
svolgere determinate attività perché hanno usufruito di
finanziamenti molti anni fa, per cui hanno avuto delle possibilità
che altri non hanno avuto. Quindi, se noi facciamo riferimento e
vogliamo premiare solo chi ha fatto la raccolta differenziata del
15 per cento - che non mi pare neanche un grande risultato,
francamente - non capisco perchè ciò debba essere premiale rispetto
alla possibilità di proseguire nella costituzione della società
stessa.
Non ne capisco la logica, sto parlando dell'emendamento 6.31.1.18.
Arrivo all'emendamento dell'onorevole Di Benedetto, a cui siamo
collegati come ragionamento. Perché ho fatto questa riflessione,
onorevoli colleghi? Perché, poi, è normale che ognuno, onorevole
Cracolici, si sbizzarrisca nell'individuare i criteri per fare
costituire queste società.
Signor Presidente, questo non rientrava in un ragionamento fatto
precedentemente, io non posso accoglierlo. E se questo è oggi
l'atteggiamento del Governo, allora cominceremo a discutere tutti i
miei emendamenti abrogativi, sia chiaro
Qui significa, con un colpo di mano, all'improvviso, volere
stabilire delle caratteristiche, dei princìpi, che nulla hanno a
che vedere con il procedimento che finora abbiamo seguito.
Questo è il tema Allora, se il Governo ha clemenza dell'Aula e
ritira l'emendamento, bene Diversamente, ci confronteremo su ogni
dettaglio perché non reputo corretto aver individuato solo dei
requisiti parziali , ripeto, che non hanno alcuna logica.
Non si può premiare solo chi ha fatto il 15 per cento di raccolta
differenziata. Non lo reputo un elemento qualificante
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Ricordo, onorevoli colleghi, che stiamo
trattando l'emendamento 6.31.1.18.3, a firma dell'onorevole Di
Benedetto.
CRACOLICI. E' ritirato.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, mettetevi d'accordo, l'onorevole
Di Benedetto ha detto che non è ritirato
CRACOLICI. Come capogruppo dico che è ritirato.
DI BENEDETTO. Non sono d'accordo, ma se il mio capogruppo dice di
ritirarlo, lo ritiro
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
LEONTINI. Signor Presidente, rinuncio all'intervento.
PRESIDENTE. I subemendamenti 6.31.1.18.1 e 6.31.1.18.4 sono
inammissibili.
Si passa al subemendamento 6.31.1.18 (articolo aggiuntivo), a
firma del Governo.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare dal podio perché non parlo da presidente della commissione
ma da deputato.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, poiché ritengo che a questa legge ho
contribuito e contribuirò moltissimo fino alla sua approvazione, io
le rassegno sotto il profilo politico la responsabilità che il
Governo si assume con questo emendamento.
Questo emendamento significa chiamarla riforma, o cambiare tutto
per non cambiare nulla?
Io non credo che possiamo riformare il sistema quando determiniamo
che può nascere una società consortile sol perché ha nel suo know-
how la raccolta del 15 per cento di differenziata. Questo è un
metro che certamente offende quella che è l'azione su tutto il
territorio nazionale e regionale.
Non si può premiare chi non ha saputo fare
Il 15 per cento di raccolta differenziata non rientra neppure nel
primo parametro previsto dalla legge comunitaria e dalla legge
nazionale. Significa fare delle fotografie territoriali per mettere
in difficoltà non quegli ATO cosiddetti virtuosi, che forse
continueranno nella loro azione sol perché all'interno delle loro
società hanno avuto la fortuna di avere degli impianti che hanno
prodotto dei ricavi, ma mettere in difficoltà chi, fino ad oggi, ha
pagato i costi esorbitanti di un sistema che non è stato integrato.
Questo sistema può funzionare solo se la gestione è integrata. Se
disegniamo la gestione del servizio a macchia di leopardo, così
com'é oggi e così come prevede questo articolo, abbiamo fallito.
Non ci sarà nessuna riforma
Per quanto mi riguarda, voterò contro questo emendamento e
continuerò il mio lavoro fattivo per il disegno di legge e per la
sua approvazione. Sono convinto che se questo articolo dovesse
passare, sarebbe ancora una volta la distruzione della Sicilia, e
lo dico oggi perché ritengo che questo Parlamento meriti molto di
più e che si debba avere più coraggio.
Il coraggio è dire no anche a consorterie legittime, che vogliono
rimanere tali.
Il sistema che il Governo ha portato in Commissione e che ha
difeso è sicuramente eccellente in quanto rimette nelle mani del
Governo regionale, con l'articolo 14, il motore per intervenire
laddove possano verificarsi tutta una serie di indicatori negativi;
ma con questo articolo significherebbe distruggere tutto il buon
lavoro fatto.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido le
considerazioni che poc'anzi hanno fatto i colleghi De Luca e
Mancuso. Il Governo aveva concordato con i componenti della
Commissione, sulla base di un lavoro che è stato lungo ma
abbastanza articolato e scrupoloso, un testo che era stato
considerato soddisfacente dallo stesso Governo e, per mantenere
l'integrità del quale, noi ieri, in Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari, stavamo stabilendo di ritirare,
aprioristicamente e concordemente, tutti gli emendamenti.
Qual è la ratio e la motivazione da parte del Governo di accedere
ad un emendamento del genere, che è la neutralizzazione e la
sconfessione del testo che, fino a ieri, lo stesso Governo
dichiarava positivo? Si tratta di un'adesione a delle
sollecitazioni in negativo che squalificano il tentativo di
riforma, che lo neutralizzano, che vanno a raccogliere nel
territorio elementi torbidi di disfunzione, qualitativamente
negativi, che non possono essere alla base di una disciplina
normativa che noi vorremmo ispirare alla riforma e alla
qualificazione.
Questo è un testo che neutralizza e inficia tutta la legge e non
si capisce qual è la motivazione che abbia indotto il Governo ad
accoglierlo. Noi chiediamo che il Governo lo ritiri, che lo
riconsideri perché il contenuto dell'articolo che il Governo
intende riformare con questo emendamento è già positivo, per
ammissione del Governo stesso e per adesione nostra.
Qual è la motivazione per cui dobbiamo peggiorarlo? Perché andare
alla ricerca di quelle situazioni che, caratterizzate dal 15 per
cento di raccolta differenziata, evidenziano in Sicilia tutta una
serie di fotografie negative del servizio fin qui espletato? Se
stiamo andando ad indicare una possibilità virtuosa e a riformare
questi obiettivi virtuosi, qual è il motivo per cui andiamo a
raccogliere l'immondizia? Questa è una sanatoria al ribasso
dell'immondizia
E allora il Governo sia responsabile e mantenga il suo testo, che
noi condividiamo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono iscritti a parlare gli
onorevoli Adamo, Cracolici, Arena, Oddo e Raia; ma mi ha chiesto di
parlare l'assessore Russo. Ne ha facoltà.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Scusate, siccome la risposta, in particolare,
coinvolge l'onorevole De Luca, vorrei richiamare la vostra
attenzione, capisco che per il dibattito che c'è stato ci siano dei
riflessi condizionati, però questa norma non è la norma salva ATO
virtuosi, come sono stati chiamati.
Nel corso del dibattito, soprattutto da parte dell'onorevole De
Luca, c'è stata una richiesta insistita, continuata, di consentire
forme di aggregazione alternative di Comuni.
Il Governo ha presentato un emendamento - che andrà alla verifica
dell'Aula, ovviamente - che consente, all'esito di uno studio
etc. , l'aggregazione anche di trenta Comuni.
Non si parla di salvare le società, vi prego di leggere con
attenzione la parte in questione: analoga facoltà , vedremo in
cosa consiste l'analogia di costituzione di una SRR è consentita
ai Comuni . Cosa significa analoga facoltà ? Rispetto alla facoltà
precedente.
E qual è la facoltà precedente? Quella di costituzione su base
volontaria.
Quindi, tutti i Comuni - non gli ATO - che presentino queste
caratteristiche, su base volontaria possono riunirsi. Si vuole
privilegiare l'esperienza. I Comuni possono aderire o non aderire,
questo evento può accadere o non accadere; si è voluto
semplicemente in quella logica assolutamente identica e, attenzione
non è scambio di cosa contro prezzo, nel senso che non è che dico
che se non c'è questo, ritiro quell'altro. Non accadrà perché io
sono convinto di entrambi, quindi con molta tranquillità, quale che
sia la decisione dell'Aula, manterrò l'altro emendamento.
Si è voluto dire che le esperienze comunali che hanno avuto lo
sforzo di regolarità contributiva fiscale, previdenziale e
assistenziale, che significa, in sostanza, quei comuni che hanno
coperto al cento per cento, più o meno, ripeto comuni non ATO, il
costo dell'attività sono la stessa cosa? No.
E' una norma che interviene a favore dei comuni, e non degli ATO.
Nulla di più.
Dopo di che i giudizi possono essere i più vari, ma è una norma di
agilità associativa in favore dei comuni. Se poi non è ritenuta
congrua, l'Aula è sovrana.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Assessore, nella formulazione letterale, e lei è uno che
non trascura mai di attenersi alla regolarità formale delle
espressioni, si fa riferimento a Comuni che siano aggregati in
società o consorzi d'ambito che, alla medesima data, posseggano i
requisiti: le società e i consorzi d'ambito, secondo questa
formulazione.
Lei ha fatto riferimento ai comuni
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Ma saranno i comuni a decidere se farlo o meno.
LEONTINI. Le società sono soggetti nuovi, e questo è il primo
motivo.
Secondo motivo: come è possibile che si debba partecipare, nella
organizzazione del nuovo servizio, ad una olimpiade delle virtù, e
si stia ammettendo che tutti gli sciancati, i fratturati e tutti
coloro che hanno frequentato le ortopedie del mondo facciano parte
di questo virtuoso riconoscimento. Non è possibile che questa
fotografia della immondizia amministrativa possa albergare in un
testo di riforma
Prima di tutto, non sono i comuni, ma sono le società, e
bisognerebbe correggere modificando completamente la formulazione.
Ma siccome il requisito che si richiede è un requisito al ribasso
qualitativo, il 15 per cento di raccolta differenziata non è
accoglibile.
CRACOLICI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, per il rispetto
che ho dell'onorevole Leontini vorrei che mi ascoltasse, rispetto
alle questioni di cui stiamo discutendo perché noi possiamo
scegliere di fare tante parti in commedia. Proviamo, almeno, a
stabilire qual è la commedia.
Nel 2007 noi abbiamo approvato, con l'articolo 45 della legge 2,
una norma che dai ventisette ATO, sulla base di uno studio,
stabiliva che il presidente della Regione, con decreto, avrebbe
potuto proporre una riduzione dei nuovi ambiti territoriali fino ad
un massimo di quattordici.
Mi rivolgo all'onorevole Leontini non a caso, perché era mio
collega, assieme ad altri, in quella legislatura.
Quella fattispecie nasceva perché abbiamo un sistema organizzato
sulle nove province, abbiamo un modello costruito sulle due grandi
città e poi sapevamo tutti che c'erano alcune esperienze - lo
sapevamo già nel 2007 - che in Sicilia, in un momento drammatico,
che non era così drammatico come quello attuale perché già avevamo
visto tutti i segni del fallimento del sistema, siamo arrivati oggi
all'immondizia per strada e a condizioni igienico - sanitarie che
determinano anche l'urgenza di affrontare il tema della riforma,
per mettere la parola fine al sistema che si è costruito fino ad
oggi.
In quel sistema che conoscevamo e che aveva determinato non solo
debiti, questioni finanziarie, il disastro e una difficoltà nella
gestione, c'erano invece degli ambiti - e insisto sugli ambiti -
che in un mondo di disastro avevano dimostrato, con fatica e con
generosità, di raggiungere due obiettivi: fare funzionare il
sistema, anche attraverso la infrastrutturazione all'interno del
proprio ambito e l'altro, il secondo e più importante obiettivo,
ricordo a me stesso e ai colleghi, consentire di avere un costo del
servizio - e, quindi, della tassa dei rifiuti per i cittadini - ad
oggi, dal punto di vista pro-capite, tra i più bassi della nostra
regione.
Qui nessuno deve fare l'ipocrita, poi possiamo decidere tutto. Si
può dire che la stessa cosa, in Sicilia, è l'ATO gestito da Paternò
e Simeto 3 ed è la stessa cosa di Calatambiente? Si può dire, con
onestà, che due modelli, distanti qualche chilometro e siti nella
stessa provincia, abbiano prodotto risultati diversi e può, con
onestà, il legislatore regionale trattarli alla stessa maniera, non
valorizzando e non riconoscendo, quanti, in un momento di grande
difficoltà, hanno difeso un modello, hanno garantito un servizio,
lo hanno reso efficiente ed hanno consentito anche un costo
accettabile per i cittadini? Tant'é che non ci sono quegli elementi
e quei livelli di evasione e di indebitamente che invece esistono
in altri ATO.
L'assessore Russo, in quest'Aula, ha riferito di un ATO che è
stato commissariato, non so se ha detto quale fosse, la cui
richiesta è di tre milioni e mezzo di euro al mese, ovvero di
quarantaduemilioni di euro l'anno, ovvero - aggiungo io - di un
costo pro capite per cittadino residente in quell'ATO di
centosettanta euro cadauno.
Quando dico cadauno' intendo dal bambino, nato ieri, al nonno di
novantanove anni ovvero - aggiungiamo e diciamo la verità - in una
famiglia media composta da moglie, marito e due figli, e magari con
il nonno a carico residente in quell'ATO bisognerà pagare 850 euro
annue di tassa sull'immondizia per il fallimento gestionale
provocato in quel territorio.
E' vero, ci sono altri ATO, onorevole Leontini, altre società che
hanno gestito gli ATO garantendo comunque non solo l'efficienza del
servizio con un costo pro capite medio di meno di 46 euro.
Sono la stessa cosa? In nome del fare pulizia, dobbiamo fare
pulizia alla stessa maniera?
Questo è il punto
Vogliamo essere ipocriti? Vogliamo nascondere la testa sotto la
sabbia?
Io non me la sento. Non me la sento di dire che chi in Sicilia,
comunque, ha operato per cercare di tenere alto il livello di
organizzazione del servizio debba essere trattato alla stessa
maniera degli altri. Ecco perché difendo questo emendamento
Difendo il principio, fermo restando - vorrei che fosse chiaro -
che il sistema che stiamo costruendo non prevede più le società,
non prevede più quel modello. Stiamo parlando di comuni che si
associano, cosa che porterà le nuove società a bandire le gare al
pari di tutti gli altri, come tutti gli altri. Non si può dire che
queste realtà che hanno garantito, nel disastro, un livello che
costituisce eccellenza, debbano essere considerate alla stessa
stregua delle altre.
Difendo l'emendamento, e lo difendo a testa alta, senza
vergognarmi di premiare il merito di chi ha cercato di fare, con
onestà e capacità, il proprio dovere al servizio dei cittadini di
quel territorio.
ADAMO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, credo che la volontà dell'Aula di
procedere con serietà all'approvazione della legge sia assoluta.
Questo problema è vissuto con passione e sincerità e senza nessuna
questione politica, perché è trasversale agli schieramenti, e
questo rappresenta un ottimo segno.
Molti di noi si chiedono se esistono comuni virtuosi. La maggior
parte di noi, probabilmente, non ci crede. Molti sostengono con
passione l'idea che se c'è un ATO virtuoso va salvato.
Se ci sono realtà, e credo che ve ne siano almeno due, se ne parla
ogni tanto, se esistono queste realtà, ad un certo punto, perché
non fare i nomi, se serve?
Ma, parlare di criteri, qual è la preoccupazione della maggioranza
dell'Assemblea? Credo che sia la maggioranza trasversale agli
schieramenti che, quando si stabiliscono i criteri - i criteri sono
la cosa più soggettiva della Terra, i criteri vengono manipolati,
stravolti - il rischio concreto è che domani ci ritroveremo, alla
luce dei criteri, che tutti i comuni diventeranno virtuosi.
Il quindici per cento, assessore, non è questa grande virtù, e
probabilmente tutti lo sono già stati.
C'è un problema di indebitamento, c'è un problema di contenzioso
enorme con i cittadini.
Ci sono comuni che forse hanno alcuni parametri. Se ci sono
realtà, onorevole Cracolici, perché non fare i nomi?
Assume la Presidenza il Vicepresidente Formica
ADAMO. Perché non fare i nomi e dire per l'ATO rifiuti tal dei
tali io propongo una eccezione e su questo penso che l'Aula
potrebbe riflettere. Ma la questione dei criteri rischia di
affossare una buona legge e di metterci veramente in difficoltà.
ARENA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ARENA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, piuttosto che
parlare di nomi e cognomi l'Assemblea stasera registra, ancora una
volta, purtroppo, poche presenze per l'esame di un disegno di legge
così importante. Quindi continuo a denunziare, così come ho fatto
sulla stampa in questi giorni, l'incomprensibile atteggiamento di
una stragrande maggioranza di parlamentari che si ostina ad
assentarsi dall'Aula del Parlamento siciliano, soprattutto
nell'imminenza di un voto così importante che, tra l'altro, vedrà
anche giudizi critici e severi che sicuramente si abbatteranno sul
Governo o sul Parlamento.
Però, parlando proprio dell'emendamento 6.31.1.18, visto che ho
sentito parlare di know-how, visto che ho sentito parlare di
indecenza, visto che ho sentito parlare di parametri nazionali, di
correttezza e di scorrettezza, dai colleghi che mi hanno preceduto,
mi sia consentito, onorevoli colleghi, fare alcuni valutazioni di
carattere politico che non possono assolutamente non partire dai
disastri che questa Terra in questi anni ha registrato in materia
di ambiente, disastri che forse sono stati dimenticati da tutti
coloro i quali oggi accusano questo Governo.
C'è stato anche qualcuno che ha detto che il Governo manca di
coraggio. Invece questo è un Governo coraggioso che ha avuto il
coraggio e la prontezza e la lungimiranza, grazie anche al lavoro
sostenuto dalla Commissione Territorio ed ambiente' che ha
funzionato e da quella parte di Parlamento, poca in verità,
interessata al reale miglioramento delle condizioni di vita dei
siciliani, perché è molto bello scrivere comunicati e tuonare la
sera per poi assentarsi o razzolare male o all'incontrario, il
giorno dopo.
Vero è che se noi parametriamo - mi riferisco all'intervento
dell'onorevole Mancuso - questo 15 per cento potremmo pensare ad
una media insufficiente rispetto ad altre realtà nazionali. Vero è
anche che - non vorrei, ma reperita iuvant, ricalcare
pedissequamente l'intervento del presidente Cracolici - non può
assolutamente sfuggire alla valutazione del Parlamento siciliano
il disastro, la disamministrazione organizzata, scientifica, non
casuale, che in questi anni ha visto la devastazione dell'ambiente
con la complicità - dico con la complicità -, anche amministrativa
di ATO gestiti male.
Forse sarà errato definirli virtuosi, assessore Russo, lei che è
un purista della lingua italiana, saranno anche i meno peggio gli
interpreti di questo quindici per cento, ma non è possibile e non è
pensabile oggi puntare il dito contro coloro i quali in una
situazione di degrado, in una situazione di disastro, in una
situazione scandalosa - diceva bene il presidente Cracolici, che
sicuramente è lontano alla provincia di Catania - ma Paternò ha
fatto il giro del mondo, non solo con quel sindaco in mutande ma
con i disastri di quell'ATO cittadino che non possono assolutamente
essere paragonabili, non dico virtù ma decenza, a quelli di Kalat
ambiente, visto che l'onorevole Adamo ci invitava a fare i nomi.
C'è qualcun altro che in Sicilia ha raggiunto la decenza? Se c'è
qualcun altro che in Sicilia ha raggiunto la sufficienza, non si
vede per quale motivo debba essere penalizzato nella rivisitazione
organica e intelligente di una legge sui rifiuti che, siamo sicuri,
verrà incontro alle esigenze del territorio.
Allora, signor Presidente, assessori, onorevoli colleghi, non si
può continuare su questa via demagogica e strumentalmente becera,
che vede prese di posizione di una parte di opposizione o di coloro
i quali non aderiscono a questo patto per la riforma, che vede
puntare il dito contro il coraggio e contro la giustezza di un
Governo che ritiene di riscrivere un emendamento, in cui non ci
sono assolutamente premialità nei confronti di qualcuno, ma in cui
si ravvisa il senso di giustizia e la registrazione lucida di
quello che è avvenuto in questi anni, che non può assolutamente
esimerci dal valutare correttamente e positivamente modelli di
gestione del territorio che hanno visto alcune realtà primeggiare
rispetto agli sconquassi di Sicilia.
Allora, non è uno scandalo, non è scorretto, non è osceno, non
smonta l'impianto normativo parlarne in questa norma, in maniera
astratta e generale, anche se poi si vanno a ricalcare le
esperienze siciliane che hanno visto superare il 15 per cento, una
valorizzazione di realtà collaudate che, se garantite, potrebbero
solo continuare a fare il bene di questo territorio.
ODDO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà..
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, desidero motivare il
mio voto favorevole all'emendamento per due semplici motivi. Ma
prima di esprimere in maniera netta e chiara i due motivi, vorrei
un attimo riferirmi agli interventi degli onorevoli Mancuso e
Leontini.
L'onorevole Mancuso, sostanzialmente, ha richiamato Tomasi di
Lampedusa. Ma Tomasi di Lampedusa non scriveva nel suo famoso
Gattopardo che il concetto basilare del gattopardismo si applica
alle cose ragionevoli. Si riferiva a tutt'altro, onorevole Mancuso,
perché una norma non solo ha necessità di essere astratta e
generica ma deve essere - più volte si è pronunciato il giudice
della legge, come lei ben sa - una norma ragionevole: deve esserci
la ragionevolezza. Addirittura, proprio in queste ore, la Corte di
Cassazione sta introducendo, con una giurisprudenza specifica,
tutta una serie di paletti per quanto concerne la ragionevolezza
della norma, intervenendo non solo in maniere interpretativa, ma
quasi novellando.
Ora, quando sento dire in quest'Aula che ognuno fa il suo mestiere
- ci mancherebbe altro -, ma c'è chi si sta opponendo al patto
delle riforme e addirittura non vorrebbe nemmeno che lo definissimo
patto per le riforme, perché voi avete l'interesse di dire che c'è
una maggioranza.
Ma mi pare scontato che su un patto ci sia una maggioranza
E anche sulla questione del patto vorrei dire ai colleghi che sono
intervenuti e che fanno parte di quel patto, che un patto si fa
perché ci si riconosce a vicenda e si converge vicendevolmente su
questioni importanti e su una fase delicatissima di questa Regione,
e dopo un periodo in cui avete dato spettacolo in negativo,
onorevole Mancuso, sostanzialmente bloccando anche l'attività di
questa Assemblea, spesso e volentieri, viene assolutamente
dimenticato o si fa finta di dimenticare da dove veniamo, anche
rispetto agli ultimi otto mesi.
Dopo che avete bloccato qualsiasi aspetto che riguardava anche
interventi sull'amministrazione di questa Regione, per giochi e
giochetti e per una guerra interna spaventosa - siete arrivati
addirittura a mettere in campo una terminologia assolutamente
inedita rispetto al confronto con le forze politiche all'interno di
una maggioranza, e all'interno di un Parlamento, quindi compresa
l'opposizione - ora siete sul piede, onorevole Leontini, cosiddetto
di guerra e volete ogni questione ragionevole.
Mi pongo una domanda elementare: può una riforma non considerare
complessivamente le questioni che riguardano coloro che hanno dato
anche esempio di buon governo, rispetto alla materia che stiamo
trattando? E' corretto anche dal punto di vista della cosiddetta,
ormai molto diffusa, cultura giuridica? Ritengo proprio di no.
Sarebbe certamente apprezzabile che tutto ciò che fa parte del
diritto di ogni singola persona che ha governato, e che ha avuto
funzioni, un vero e proprio contenzioso rispetto a questa norma.
Mi sorprende che si tenti di fare vincere il particolarismo,
vestendolo di ragionamento politico.
Si vuole introdurre un argomento che non sta né in cielo né in
terra e, comunque, si devono agitare le acque. Perché è ovvio che
così facendo si ritarda l'approvazione di questo testo. Ma,
attenzione, perché è vero che ognuno fa la sua parte; ma se ciò
significa mettere sotto i piedi la realtà, la ragionevolezza, e
tutto ciò che sta dietro, anche per quanto concerne l'esperienza
degli ATO in Sicilia, siamo fuori dal mondo.
Quella norma tenta di mettere al centro un principio, e il
principio si può discutere, se deve essere il 15, il 18, il 19 o il
20 per cento. Non è questo il problema Ma è un principio sano,
altro che gattopardismo Altro che particolarismi E il principio
sano sta nel fatto che, comunque, qualcuno ha dato esempio che quel
sistema poteva funzionare e, invece, è stato interpretato
nell'attività di Governo di quel sistema in maniera tale da avere
creato i guai e i guasti che oggi stiamo cercando di riparare.
Non comprendo perché ci sono colleghi, anche alcuni che fanno
parte del patto, che non riescono ad entrare in questa logica in
maniera serena. E' nostro dovere affrontare le questioni con un
metro che sia cento centimetri, non possiamo farlo diventare
organetto quando, magari, ci fa comodo, e creare un clima che non
va verso un lavoro sereno di quest'Aula. E nemmeno possiamo
assistere - lo dico a conclusione perché non voglio fare polemica -
che da questo pulpito si lanciano messaggi che sono da cabaret.
Chi vuole fare cabaret lo faccia a casa propria, e chi vuole
nominare colleghi con una certa cadenza anche.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Lo dica a
qualche suo collega di non nominarci
ODDO. Onorevole Mancuso, mi rendo conto che la verità fa male. Ma
se è vero che vogliamo fare il nostro dovere fino in fondo in
maniera seria, corretta e nel rispetto reciproco, comportiamoci di
conseguenza.
CORDARO. Signor Presidente, rispettiamo i tempi.
ODDO. Onorevole Cordaro, non capisco perché si appella al tempo,
forse perché la verità detta così fa male. Ma è proprio questa
verità che toglie serenità a chi vorrebbe fare seriamente un lavoro
di merito, senza giochetti e senza furbetti.
RAIA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
RAIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che stasera
stiamo discutendo di una cosa molta importante, e forse sarebbe il
caso anche di abbassare un po' i toni, per cercare di capire quale
è la norma che dobbiamo fare per la Sicilia.
Abbiamo iniziato la discussione con questi argomenti ed è chiaro
che li abbiamo trattati rispetto al fatto che c'era un'emergenza, e
che stiamo cercando di affrontare in tutti i suoi percorsi per fare
in modo che la Sicilia risolva i suoi problemi dal punto di vista
emergenziale della spazzatura e quant'altro.
Noi conosciamo la realtà che c'è in Sicilia, i drammi e quello che
sta accadendo in ogni angolo della nostra Regione, e sappiamo anche
dove non accadono i drammi e dove non ci sono problemi, o ce ne
sono meno. Oggi che noi dobbiamo scrivere una riforma, che sia
corretta e giusta, dobbiamo anche ripartire dalla realtà. E non è
cambiare tutto per non cambiare niente', perché, come Parlamento
siciliano, dobbiamo dare delle risposte e dobbiamo dire in che
direzione la Sicilia vuole andare, quale è la direzione che deve
intraprendere. E se non siamo onesti con noi stessi, non possiamo
esserlo neanche nei confronti dei Siciliani. E allora, quando
parliamo di norme nazionali, di norme europee, quando parliamo
della legge 152, che tratta pure di gestione integrata dei rifiuti,
parliamo di una cosa che ha che fare con alcune strutture, alcuni
impianti, alcuni strumenti che già esistono in alcuni ATO, ed è
questo che richiama l'articolo 200 del decreto legislativo
152/2006.
Onorevoli colleghi, noi stasera dobbiamo dire che, se c'è qualcuno
che si è comportato in maniera diversa, così come altri ATO si sono
comportati in maniera difforme, facendo assunzioni, facendo debiti
e lasciando rifiuti per strada, ci sono invece altri ATO che si
sono comportati in maniera normale, e credo che abbiamo l'obbligo
di non fare diventare tutta la Sicilia uguale, di non pensare che
tutta la Sicilia sia uguale. Se lo facciamo, mandiamo ai siciliani
un messaggio assolutamente sbagliato.
Ecco perché un ATO che ha lavorato bene non può essere considerato
come un ATO che si è comportato male; chi ha lavorato per una
raccolta differenziata del 15, 20 per cento - che poi è la media
della differenziata che si è fatta nei comuni siciliani - non può
essere considerato come altri che non hanno operato allo stesso
modo. Per fare questo serve sicuramente un atto di responsabilità.
CORONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CORONA. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, vorrei
motivare il mio voto contrario all'emendamento 6.31.1.18,
innanzitutto perché credo che sia anomalo per un assessore
presentare un articolo aggiuntivo ad un disegno di legge,
soprattutto al punto in cui siamo adesso, cambiando tutta la
filosofia della legge.
Mentre in un primo momento si prevedeva una società per ogni
realtà territoriale, quindi per ogni provincia, adesso con questo
articolo aggiuntivo si dice una cosa diversa.
Signor Presidente, oltre a dichiarare il mio voto contrario,
essendo un articolo che stravolge un principio importante della
legge, sarebbe fondamentale capire se siamo in numero legale e poi,
soprattutto, chiedo che si proceda alla votazione per scrutinio
nominale, in modo tale che ognuno di noi si assuma le proprie
responsabilità, per distinguere tra gli scienziati che capiscono
velocemente quello che avviene qui, con la proposta di un articolo
certamente contraddittorio, e chi, invece, si sforza per cercare di
capire e di dare il suo contributo per fare una legge
comprensibile.
Da un lato, l'assessore ci propone che nella nostra Regione le
città, che hanno più del 30 per cento della popolazione, possono
realizzare una società diversa e poi aggiunge che questo è
possibile solo se c'è un altro comune. Non capisco per quale
motivo, se c'è già il cosiddetto terzo in più rispetto alla realtà
provinciale, occorra aggiungere un altro comune, come se ci fosse
bisogno, nel momento in cui si va a realizzare una società
consortile, di avere almeno due soci. Lo può fare direttamente una
sola realtà. Dall'altro lato, poi, l'assessore ci dice che se ci
sono dei comuni che rappresentano il 75 per cento della
popolazione, allora se ne fa solo uno.
Questo è contraddittorio Alla fine, quando si aggiunge che, nel
momento in cui la legge sarà pubblicata, ci possono essere comuni
che fanno parte di ambiti o di società che possono raggiungere quei
requisiti, allora, siccome lei, assessore Russo ha detto una cosa
semplice io non sono qui a fare il gioco delle tre carte - e
personalmente condivido questa battuta - nel momento in cui un'ora
prima di votare ci presenta un articolo così complesso dicendo
questo vince e questo perde , non può contraddirsi fino a questo
punto.
Allora, sarebbe meglio dire che i Comuni che lo vogliono si
impegnano a raggiungere i seguenti requisiti, non che li
posseggono . A questo punto lei ci deve chiaramente dire, oltre
alle nove realtà provinciali, se ci deve essere una realtà diversa
a Palermo, una a Catania, una a Messina, perché mi sembra di capire
che sono solo tre le città della nostra Regione che superano il 30
per cento della popolazione di quella provincia. E poi vorrei anche
conoscere quali sono i comuni che posseggono questi requisiti.
Perché, signor assessore, se lei ce lo propone, sa già quali sono
questi comuni, così possiamo fare un approfondimento ed esprimere
un voto che sia consapevole. Diversamente io sono giustificato nel
momento in cui voto contro questo emendamento, contro questo
articolo aggiuntivo.
INCARDONA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
INCARDONA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho sentito gli
interventi di alcuni colleghi, soprattutto del Partito Democratico,
dall'onorevole Cracolici all'onorevole Oddo e all'onorevole Raia
che, partendo dal particolare, cercano di argomentare delle ragioni
che dovrebbero giustificare invece il generale. Ed è esattamente un
procedimento non corretto, assolutamente sbagliato, volere partire
dal particolare per cercare di giustificare un impianto normativo
che, invece, dice tutt'altra cosa. Oggi, fare quello che si propone
con questo emendamento è una vera e propria ingiustizia, perché
secondo l'orientamento che il Governo ha proposto, si vuole creare
un nuovo sistema di gestione dei rifiuti, un nuovo sistema degli
ambiti territoriali.
Il Governo lo ha ripetuto diverse volte, ha detto che l'ambito
territoriale sarebbe coinciso con la provincia, e quindi avrebbe
avuto una rilevanza meramente geografica. Oggi, invece, si tende ad
articolare un ragionamento che dovrebbe portare a delle
considerazioni completamente opposte.
Se è vero quello che voi dite, e che io ho sempre sostenuto, che
era un sistema che poteva funzionare, allora bisognava fare una
legge che portasse dei correttivi a quel sistema per migliorarlo e
renderlo efficiente ed efficace.
Qui invece si dice il contrario, cioè che quel sistema poteva
andare bene ma bisognava modificarlo, stravolgerlo. Perché lo
stiamo facendo? Per quale ragione stiamo cambiando il sistema nella
sua complessità? Sento delle argomentazioni che vogliono essere
giuridiche, ma che in verità giuridiche non sono, perché ogni volta
che ci cimentiamo su questo principio dell'eguaglianza, ne diciamo
di tutti i colori.
Noi non possiamo argomentare partendo dal particolare per arrivare
ad una cosa generale. L'eccezione, quando va inserita nella norma,
deve essere a conferma del principio di carattere generale, mai il
contrario, perché altrimenti l'eccezione stessa non si giustifica.
Assessore, come tutti i miei colleghi, ho stima di lei, e lei ha
detto, quando ha presentato la legge, io che sono tetragono . In
italiano, significa che lei rimane fermo sulle sue posizioni perché
sono posizioni razionali, meditate, che hanno quattro angoli e
quindi poggiano su basi ferme.
Queste basi ferme, lei le aveva ribadite e noi le avevamo
accettate, anche ieri, quando è stato detto a tutti i gruppi
parlamentari che sostengono il Governo, di ritirare gli
emendamenti, compresi quelli presentati dai deputati del Partito
Democratico. Non me ne vogliano gli onorevoli Gucciardi e Oddo, ma
non è corretto dire che qui si fanno discorsi di carattere generale
e poi, invece, si identifica in maniera precisa l'ambito
territoriale di Castelvetrano, di Caltagirone: Calatambiente.
Perché questi parametri, e non anche altri, che avrebbero potuto
inserire ad esempio l'ATO di Ragusa, che è certamente la più
virtuosa perché non ha debiti, non ha fatto assunzioni, ha 18
milioni di attivo, ed è l'unica ATO in Sicilia in attivo?
Perché la norma è stata riscritta, ma noi non abbiamo avuto la
possibilità di partecipare a scrivere le regole di quegli ATO che
dovevano essere considerati virtuosi. Avremmo stabilito anche lì
dove c'erano gli impianti di compostaggio, che a Ragusa sono stati
realizzati. E invece no, si fa riferimento al 15 per cento della
raccolta differenziata. E' una vergogna Noi dovremmo premiare chi
ha fatto un 15 per cento di raccolta differenziata, é veramente
assurdo
Avremmo dovuto stabilire almeno il 50 o il 60 per cento.
Invece questa è una norma fatta ad hoc, fatta per il particolare e
che contraddice completamente l'impianto normativo della legge.
Vergogna
Onorevole Arena, non porti la discussione sempre sul sostegno al
Governo.
Stiamo parlando di problemi tecnici e ci stiamo confrontando su
alcune idee precise dal punto di vista tecnico. Se ogni volta prima
di parlare, di esprimere la nostra opinione, dobbiamo sempre
tornare indietro e dire: così, colì, i governi precedenti, i
governi passati e quello di ora e quello del futuro , ebbene, non
se ne può più. Riportiamo la discussione a quello che è il
confronto tecnico.
La mia opinione è che questo emendamento - così come lei,
Assessore, aveva garantito, così come lei, per la sua qualità di
tetragono, aveva detto e stabilito - deve essere ritirato perché
non ha senso, è una contraddizione in termini rispetto all'impianto
normativo, un impianto normativo che abbiamo apprezzato e che ha
apprezzato tutta l'Aula, nella sua espressione sintetica
rappresentata dalla Commissione.
In Commissione, il disegno di legge fu apprezzato molto
velocemente perché aveva un preciso impianto, che ora qui, invece,
si cerca di stravolgere. Ebbene, in quella sede fu detto, e me lo
aveva garantito il mio capogruppo, l'onorevole Giulia Adamo, che
non ci sarebbero stati nuovi emendamenti, che non sarebbero state
fatte particolarità tra i miei emendamenti, ad esempio, e quelli di
un altro collega.
Assessore, mi scusi, siccome anche noi abbiamo un poco di
esperienza e forse un briciolo di intelligenza, sappiamo leggere le
carte e sappiamo leggere che dietro a quella norma che lei ha
riscritto - altrimenti non potremmo avere stima di lei, come invece
é e sappiamo che lei è una persona che rimane ferma sulle sue
posizioni perché è tetragono - c'è, evidentemente, una pressione
che le hanno fatto. Allora, la invito a ritirare l'emendamento.
Sull'ordine dei lavori
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ieri è stata
convocata la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari e
poi una riunione della cosiddetta maggioranza sul patto per le
riforme e siccome questa cosiddetta maggioranza sul patto per le
riforme ha dato mandato all'assessore, sulla base del ritiro di una
serie di emendamenti, di scrivere un emendamento su queste basi,
chiedo ai colleghi della cosiddetta maggioranza sul patto per le
riforme se l'emendamento è quello che avevamo concordato. E, se non
lo è, ci fermiamo un attimo perché qui non possiamo impazzire.
Siamo un Parlamento dove ci sono Gruppi parlamentari e forze
politiche e, se si assume un impegno, lo si porta fino in fondo,
non è che siamo a tema libero.
Altrimenti, diventa ingovernabile per tutti; diventiamo una scuola
materna.
Pertanto suggerirei ai colleghi di verificare se quell'emendamento
è coerente con gli obiettivi che ci eravamo dati; se non è coerente
si aggiusti, si scriva tutto ciò che si vuole.
Se è coerente, chiedo però che si rispetti la coerenza delle cose
che si dicono e che si fanno; altrimenti diventa ingovernabile
gestire l'Aula.
PRESIDENTE. Onorevole Cracolici, lei non può rivolgere un appunto
alla Presidenza sulla gestione dell'Aula. Quando i deputati
chiedono di intervenire, questa Presidenza non può negare loro tale
facoltà.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
Riprende il seguito della discussione del disegno di legge numeri
525-528/A
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Scilla. Ne ha
facoltà.
SCILLA. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, questa legge è stata definita una legge di
riforma che la Sicilia aspetta e che deve servire a cambiare le
cose in Sicilia. Allora, dobbiamo fare le cose per bene e dobbiamo
farlo tra persone serie.
Io chiedo al Governo di ritirare questo emendamento, per rispetto
nei confronti dell'intelligenza di ogni parlamentare.
Abbiamo detto che il sistema degli ATO non ha funzionato e che ha
indebitato le casse di tutti i comuni siciliani; sono state attuate
politiche clientelari; si sono fatte campagne elettorali e, ancora
una volta, sono stati mortificati i bisogni di tanti cittadini
facendo vedere loro la chimera di un posto di lavoro. Abbiamo detto
di cambiare, di riformare, non di fare una legge con dei
particolari.
Potete spiegarmi quali sarebbero questi comuni già costituiti in
ATO che, rispetto ad altri, hanno prerogative superiori?
Signor Presidente della Regione, il Gruppo parlamentare PDL
Sicilia ha sposato il suo progetto per cambiare e riformare la
Sicilia.
Se questa politica cerca di salvare qualche amico o qualche
compare di qualche amico sol perché, magari, in un determinato
momento storico, il presidente dell'ATO era il compare del sindaco
di un comune e quindi il comune si è indebitato facendo delle
erogazioni, se qualcuno pensa che l'ATO Belice Ambiente possa
essere un ATO virtuoso, sappia che il comune é indebitato per ben
un milione e settecentomila euro e che ci sono stati dei soggetti
che sono stati ingannati.
Noi vogliamo fare la riforma, vogliamo farla bene senza figli e
figliastri.
L'impianto che il Governo ha proposto era quello di delimitare gli
ambiti territoriali provinciali. Per quanto ci riguarda si vada
avanti in questa direzione, signor Presidente, si ritiri questo
emendamento o, quanto meno, lo si modifichi in maniera sostanziale
perché, ribadisco, è vergognoso che un elemento di particolarità
sia rappresentato dal raggiungimento della raccolta differenziata
al 15 per cento. I cittadini hanno avuto raddoppiato o triplicato
il costo della bolletta; il servizio non è migliorato; i comuni
sono indebitati e i debiti con le banche sono notevoli.
Andate a vedere chi ha pagato regolarmente gli oneri contributivi,
anziché cercare di trovare un escamotage infantile che cozza con la
struttura della legge. Se abbiamo detto che la struttura
amministrativa e giuridica degli ATO non ha funzionato, diventa
offensivo e vergognoso fare delle scelte a cui manca soltanto il
nome e il cognome.
Spesso l'onorevole Cracolici ha parlato in Aula di princìpi
generali, siamo un Parlamento e non possiamo fare norme ad
personam. Qui, non c'è qualcuno più furbo di qualcun altro.
Con questa legge dobbiamo riformare una parte importante della
struttura amministrativa della Regione e dei comuni. E allora, non
ci sono presidenti di ATO di serie A e di serie B. Ci sono, semmai,
presidenti di ATO compari di sindaci che hanno strutturato
operazioni finanziarie dei Comuni, operazioni che hanno portato a
debiti che adesso sicuramente pagano i nostri concittadini.
Siccome abbiamo fatto una scelta non di poco conto, quella di
sostenere questo Governo, come vogliamo continuare a fare e ci
abbiamo messo la faccia, non permettiamo a nessuno di giocare e di
offendere la nostra intelligenza personale e politica.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole De Luca. Ne ha
facoltà.
CRACOLICI. Di nuovo
PRESIDENTE. Sono stato coerente nella gestione dell'Aula. Non
possiamo cambiare le regole in corso d'Aula.
DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, credo che questa
sera abbiamo scritto nuovi princìpi per concorsi pubblici. Signor
Presidente, ne prenda nota, perché qui si è avviato un concorso e
le regole le abbiamo stabilite dopo quelle del concorso.
E' successa la stessa identica cosa: all'improvviso si escono dal
cilindro degli elementi che dovrebbero consentire - come è stato
già detto da qualche collega - ad alcuni sistemi di continuare a
sopravvivere a se stessi perché è vero che ci sono dei comuni che
si sono indebitati per non fare indebitare l'ATO, dove c'è qualche
meccanismo particolare e che da questa fotografia, naturalmente,
non traspare. Ma è pur vero, come è vero, che questi ATO hanno
puntualmente violato le procedure di arruolamento del personale.
Il nostro Parlamento non può subire l'offesa di avere stabilito un
concorso, di averlo indetto e qui, stasera, dovremmo stabilire i
principi per vincerlo.
A noi mancano gli elementi, signor Presidente, perché se dobbiamo
fare una radiografia dei 27 mostri', così li ho definiti, non si
può assolutamente pensare di premiare soltanto quelli che hanno
fatto a mala pena il 15 per cento di differenziata. Non è possibile
per vari motivi.
Aggiungo che qualche ATO che oggi si fregia di questo risultato,
allora ha incassato pure i soldi della munnizza di Napoli, il che
ha consentito di evitare disavanzi ed altro ancora.
Dovremmo capire, una volta per tutte, di cosa parliamo. Abbiamo
fatto un accordo fra gentiluomini e tutti quanti, con grande senso
di responsabilità, pensavamo di ritirare gli emendamenti e,
soprattutto, di contribuire senza sterili posizioni, senza
sfruttare, presidente Formica, ciò che ci consente legittimamente
il nostro Regolamento.
Io mi sono stancato di sentire le accuse di qualche collega che
continua a strumentalizzare chi, legittimamente, interviene e oggi
all'improvviso, non so dopo quanti anni, ritiene urgente che si
cambi il Regolamento d'Aula.
Cambiamo il modo di portare qui le proposte legislative e
soprattutto se andiamo a verificare come sono stati proposti i
provvedimenti legislativi, se si vanno a controllare i primi sei
articoli, ci si renderà conto che sono stati completamente
stravolti. Ciò significa che la qualità dei provvedimenti che
proponete in questa sede, non è sicuramente all'altezza di
quest'Aula. Ecco il vero problema
Rispetto a ciò, non si può pensare che per contribuire
costruttivamente, fattivamente, a modificare un testo - e possiamo
dimostrarlo non solo da quello che è il risultato dei primi sei
articoli -, per potere fare questo ognuno di noi, secondo il
Regolamento, ha delle facoltà, dei diritti e dei doveri che
dobbiamo utilizzare cercando di mettere da parte, poi, certi
atteggiamenti che soffocano il libero dibattito d'Aula dove
ciascuno, alla fin fine, cerca in termini generali - e non come fa
questo emendamento - di contribuire a formare provvedimenti
legislativi che non siano né la fotocopia dell'esistente né altro
ancora.
A me piacerebbe uscire domani con un comunicato stampa dove si
dice, in sostanza, che si è passati da 27 ATO a 27 cuccioli di quei
mostri' perché, se andiamo a sommare quello che leggiamo in
questo emendamento, Assessore, mi creda, non abbiamo altro che
dieci ambiti territoriali. Ma poi abbiamo altri soggetti, comunque
centri di spesa, centri gestionali che, pur se legittimi, se li
individuiamo con criteri a priori dobbiamo evitare che si faccia
semplicemente un criterio aggiuntivo per fare la fotografia.
Sono stato autorizzato da tutti i colleghi del Gruppo Misto a
dichiarare che siamo contrari a questa norma, e non solo.
Presidente Formica, già le annunzio che legittimamente chiederò il
voto segreto perché è un mio diritto, una mia facoltà. Preannunzio,
quindi, non solo che voterò contro, ma chiederò che questa
votazione avvenga per scrutinio segreto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Caputo. Ne ha
facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Presidente della
Regione, consentitemi di fare due considerazioni, una di natura
politica e una di natura tecnica.
Mi rivolgo al partito dell'ammucchiata del patto delle riforme -
così lo ha definito l'onorevole Cracolici - e voglio dire che nella
politica delle istituzioni le parole devono avere un senso.
Quando si parla di fare le riforme non si fanno slogan o si
rilasciano interviste; per fare le riforme ci vuole la cultura
politica delle riforme e questo Governo e questa maggioranza
eterogenea hanno dimostrato di non avere e di non possedere la
cultura politica ed istituzionale per fare le riforme.
Vorrei dire al collega Cracolici e al suo Gruppo parlamentare che
io frequento quest'Aula da tanti anni come lui e devo dire che, in
altri momenti, non più tardi di tre o quattro mesi fa, se soltanto
il Governo avesse presentato questo emendamento, quando lui era
uomo dell'opposizione e non appannaggio di questo Governo, avrebbe
bloccato l'Aula per una notte intera gridando allo scandalo e agli
interessi affaristici della Regione e del Governo.
Sono parole che ha usato così spesso e che tutti conosciamo.
Eppure oggi mi pare di rivedere la stessa faccia di quella stessa
sera quando è stato costretto a difendere un emendamento che, dopo
due minuti, il Presidente della Regione ha ritirato: quello della
delocalizzazione, ovvero noto ai più come emendamento Pizzo Sella
di Palermo'. In quel momento, ha cercato di fare diventare bianco
ciò che bianco certamente non era, e adesso che arriva un
emendamento che è la fotografia, non sbiadita, di qualche ATO della
provincia occidentale di Palermo, caro evidentemente a qualche
esponente politico di questa confusionaria maggioranza, adesso gli
ATO diventano virtuosi e non sono strumento politico da difendere
con un emendamento che stride con qualunque logica. Ma voi avete
esperienza di ATO?
Onorevole Presidente della Regione, lei che ha presentato un
piano casa dove la casa sicuramente non c'era e poi l'ha
presentato come la riforma dell'edilizia in Sicilia, sa che
significa raccolta differenziata del 15 per cento?
In tutta Italia si parla di livelli di raccolta differenziata dal
40 per cento in su E voi ritenete, nella vostra miopia e
incompetenza politica su questo settore, che per l'ATO raggiungere
il 15 per cento sia elemento di virtuosità? E' il fallimento di una
società
Quando voi dite che con il 15 per cento si è virtuosi, sapete che
siamo agli ultimi livelli d'Italia, quando si parla di raccolta
differenziata già al 25 per cento? Avete letto le statistiche dei
CONAI o dei Consorzi di voltura dei rifiuti che parlano di
percentuali dal 45 per cento in su?
Poi, questo criterio che volete applicare ad alcuni ATO siciliani
- che non sono più di due e tutti e due ben identificabili,
compresi i presidenti e i deputati amici dei presidenti di questi
ATO che volete salvare - perché non lo avete applicato alla sanità?
Perché non avete premiato quelle realtà sanitarie, pubbliche o
private, che erano punte di eccellenza?
Perché lì non avevate cosa salvare e perché avevate già salvato
tutto, perché ci aveva pensato l'assessore Russo, non Pietro
Carmelo, l'altro Russo che aveva già salvato quello che il
Presidente della Regione voleva che si salvasse nella sanità
E adesso volete continuare con un principio che si può definire
solo con una parola: scandaloso.
Onorevole Cracolici, lei deve rassegnarsi ormai al fatto che
questo Parlamento non è un Parlamento che porta il cervello
all'ammasso, e anche all'interno di questa maggioranza ci sono
parlamentari che si stanno stancando dei diktat che voi volete
imporre in ogni legge.
Io vi avevo avvisato di non mettere la targa e il timbro su ogni
disegno di legge perché poi avreste scatenato la reazione di quei
deputati che non si vogliono massimizzare alla vostra logica.
State commettendo il secondo errore. Questo emendamento non
passerà perché chiederemo il voto segreto e col voto segreto
vedremo chi voterà questo emendamento.
LOMBARDO, presidente della Regione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, purtroppo non ho partecipato né alle due precedenti
sedute di questa settimana, né al mandato che sarebbe stato dato
all'assessore Russo di redigere questo emendamento preannunziandolo
e concordandolo sui contenuti - ma non credo che la lettera di
questo emendamento sia tanto distinta, tanto lontana dai contenuti
-, mandato dato, quanto meno, da partiti che sono stati definiti -
non credo che si chiamassero Patto per la riforma - il Gruppo PDL
Sicilia, così mi pare sia stato convenuto, oltre che l'MPA e il
Partito Democratico. Quindi, quanto meno i toni, i termini
provocatori, offensivi, mi sembrano, da parte di quanti si rifanno
a queste aree, eccessivi. Però, può darsi che nella redazione
dell'emendamento ci siano state delle anomalie che stasera vengono
riscontrate e che non convincono tutti.
Né, per la verità, devo dirvi, com'è ovvio che sia, per la fiducia
che il Governo ripone negli assessori che poi si fanno carico sia
di elaborare il disegno di legge che di portarlo in Giunta, che é
ovvio che il disegno di legge viene rivisto. Non so se i sei
articoli erano scritti tanto male da essere stati modificati del
tutto in Aula. Se così fosse stato, l'Aula avrebbe esercitato la
loro funzione.
La legge, a partire da una proposta, può essere anche modificata.
Per altro, su una materia sulla quale, come era quella sulla casa,
non voglio polemizzare né farvi perdere tempo. Ma di Pizzo Sella o
dell'Oasi del Simeto, ritenevo - e ritengo - che ce ne occuperemo
serenamente quando si potrà legiferare sulla materia urbanistica, e
questo è uno dei pochi modi per delocalizzare, cioè previo
abbattimento, previo o post non lo so, si eliminano alcuni sconci
che resteranno lì a nostra vergogna e a fare scrivere di noi
negativamente per i prossimi cento anni.
Aggiungo un paio di altre considerazioni.
Se, in effetti, c'è questo spirito e questa volontà di approvare
la legge, confermate stasera, bene. Allora, vediamo di riprendere
questo spirito - e in molti interventi l'ho colto, al di là della
passione che, giustamente, più o meno eccessiva ciascuno di noi ci
mette nel sostenere questi tesi - e credo sia rafforzata questa
volontà dalle considerazioni che oggi abbiamo fatto in Giunta,
quando abbiamo rimosso quella difficoltà relativamente al decreto
conseguente ad una delibera che poi sarebbe stata revocata e che è
stata confermata.
Ci siamo resi conto che per difendere la Regione, ma la sanzione
che il Tribunale di Milano avrebbe imposto, credo in esito al
ricorso fatto dai titolari per quel che riguarda la costruzione dei
termovalorizzatori, è grave dal punto di vista finanziario, nel
senso che la gara era nulla perché si sostiene fosse inficiata da
assoluta e indiscutibile presenza - come più volte ci è stato detto
nelle relazioni della specifica Commissione che il Parlamento ha
nominato per verificare queste cose - della criminalità
organizzata.
Ecco perché ritengo che questo Parlamento abbia fatto bene -
maggioranza e opposizione, destra e sinistra - a confermare la
volontà di arrivare ad una legge che ci consenta poi di avviare un
nuovo sistema.
In quanto a questi benedetti ATO, più o meno virtuosi o viziosi,
una cosa credo di averla capita, al di là delle fotocopie per
questo o per quell'altro. Se è vero che si volessero fare le
fotografie sulle persone, il virtuoso di Paternò piuttosto che di
Palermo, di Caltagirone piuttosto che del Belice, tutto questo non
si potrebbe assolutamente verificare in quanto se, fino ad oggi, il
capo dell'ATO virtuoso non può che essere stato un signore scelto
dai sindaci in quanto presidente dell'ATO e che sindaco non è,
domani, se l'ATO viene amministrato da quattro o cinque o sei
signori, o signore, che tutto possono essere salvo che esterni alla
professione di sindaco (quindi non so quanti siano stati definiti),
gli amministratori dell'ATO non potranno che essere sindaci.
E quindi il nuovo presidente, la guida dell'ATO vizioso o
virtuoso, non potrà essere la stessa persona per la quale si è
detto che si starebbe confezionando la fotografia.
Quindi, questo non è assolutamente vero. E' vero, il 15 per cento
di virtù nella differenziata, rispetto ad un 60 per cento al quale
dovremmo arrivare, è poco.
Devo dire con molta franchezza però che la media è scesa al di
sotto del 5 per cento circa.
Ci consoliamo? No
Stabilire che facciamo passare solo quelli che hanno il 60 per
cento, tanto vale che diciamo che non c'è né, lo sappiamo
perfettamente. In questo caso il 15 per cento, relativamente al
cinque per cento, è certamente qualcosa di straordinariamente
positivo, è tre volte la media regionale, comprese le altre
caratteristiche. Ne vogliamo aggiungere delle altre?
Prendo atto che l'argomento ha fermato la corsa all'approvazione
della legge. Pertanto, il Governo chiede che questo emendamento
venga accantonato perché se ne riparli in maniera più approfondita;
così i deputati e i Gruppi, che vogliono partecipare a questo
processo, potranno farlo nell'arco di un tempo che, da qui alla
definizione della legge, noi avremo disponibile.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, il subemendamento 6.31.1.18
è accantonato.
Considerato l'elevato numero di emendamenti all'articolo 7,
propongo di passare all'esame dell'articolo 8.
LEONTINI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, in Conferenza dei presidenti dei
Gruppi parlamentari avevamo tutti concordemente fissato come
criterio l'esame in successione di tutti gli articoli senza
saltarne uno.
PRESIDENTE. Si passa, pertanto, all'articolo 7. Ne do lettura:
«Articolo 7
Avvio operativo dell'Autorità d'Ambito
1. L'Assessore regionale per l'energia ed i servizi di pubblica
utilità, sentite le associazioni di province e di comuni, adotta
con proprio decreto gli schemi di convenzione e di statuto del
consorzio, trasmettendoli alla provincia per l'ulteriore invio ai
comuni interessati.
2. Gli enti locali appartenenti all'ATO sono convocati dalla
provincia entro i successivi sessanta giorni per l'assemblea di
insediamento e per l'approvazione della convenzione e dello
statuto.
3. Entro quarantacinque giorni dall'approvazione degli atti di cui
al comma 1 il consorzio elegge i propri organi. Con l'elezione
degli organi il consorzio è costituito.
4. L'Autorità d'ambito ha un patrimonio costituito dal fondo di
dotazione, nonché dagli eventuali conferimenti effettuati dagli
enti locali consorziati e dalle acquisizioni già realizzate o da
realizzare dagli enti consorziati e dall'Autorità d'ambito con
fondi nazionali, regionali o comunitari.
5. Il fondo di dotazione è sottoscritto da ogni comune in
proporzione alla popolazione servita, secondo le modalità fissate
nello statuto e nella convenzione, che determinano altresì la
ripartizione fra i comuni delle quote di finanziamento
dell'Autorità d'ambito.
6. Il patrimonio di beni mobili ed immobili degli enti locali
appartenenti all'ATO, utilizzato per la gestione dei servizi di
gestione integrata dei rifiuti, il cui esercizio è di competenza
dell'Autorità d'ambito, è conferito in disponibilità alla stessa
Autorità.
7. Nei trasferimenti di beni ed impianti di cui al comma 4
dell'articolo 204 del decreto legislativo 152/2006, si tiene in
considerazione anche il valore di eventuali contributi pubblici
erogati a favore degli stessi.
8. L'Autorità d'ambito conferisce in comodato eventuali beni
propri o dei propri soci ai soggetti affidatari del servizio
integrato di gestione dei rifiuti, che ne assumono i relativi oneri
nei termini e per la durata prevista dal contratto di servizio.
9. La dotazione organica dell'Autorità d'ambito è adottata dagli
organi della stessa Autorità ed approvata con decreto
dell'Assessore regionale per l'energia e dei servizi di pubblica
utilità, con le modalità di cui all'articolo 4, quarto comma, del
decreto presidenziale 28 febbraio 1979, n. 70. La mancata
definizione del procedimento di approvazione impedisce il ricorso,
da parte dell'Autorità d'ambito, a qualsiasi assunzione ed,
altresì, all'instaurazione di qualsiasi rapporto di consulenza,
collaborazione o incarico esterni, nonché all'acquisizione di forme
di lavoro disciplinate dal decreto legislativo 24 ottobre 2003, n.
276. In fase di prima applicazione, la dotazione organica è
determinata, in via provvisoria, con le modalità di cui
all'articolo 18.
10. Con il decreto di cui al comma 9 sono altresì disciplinate le
modalità attraverso cui la Autorità d'ambito provvedono al
fabbisogno del personale occorrente alle loro funzioni, ricorrendo
in via prioritaria alle procedure di mobilità interna all'ATO e
successivamente alle procedure di mobilità esterna. Nel caso in cui
l'attivazione delle predette procedure non sia sufficiente a
coprire il fabbisogno necessario, è consentito il ricorso
all'assunzione mediante pubblico concorso ai sensi dell'art. 49
della legge regionale 5 novembre 2004, n. 15.
11. I termini di cui al presente articolo sono perentori».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dal Governo:
emendamento 7.30:
«Sostituire l'articolo 7 con il seguente:
Art. 7
Avvio operativo della Società per la regolamentazione del
servizio di gestione rifiuti - SRR
1. L'Assessore regionale per l'energia ed i servizi di pubblica
utilità, sentite le associazioni di province e comuni, adotta con
proprio decreto lo schema-tipo di atto costitutivo e di statuto
della SRR, predisposti dall'Ufficio legislativo e legale della
Regione siciliana che si avvale a tal fine del supporto tecnico del
Dipartimento regionale per le acque ed i rifiuti, trasmettendoli
alla provincia per l'ulteriore invio ai comuni interessati.
2. Gli enti locali appartenenti all'ATO sono convocati dalla
provincia entro i successivi sessanta giorni per l'assemblea di
insediamento e per l'approvazione della convenzione e dello
statuto.
3. Entro quarantacinque giorni dall'approvazione degli atti di cui
al comma 1 il consorzio elegge i propri organi. Con l'elezione
degli organi il consorzio è costituito.
4. Il patrimonio delle SRR comprende un fondo di dotazione, nonché
gli eventuali conferimenti effettuati dagli enti locali consorziati
e dalle acquisizioni già realizzate o da realizzare dagli enti
consorziati con fondi nazionali, regionali o comunitari, relative
al servizio di gestione integrata dei rifiuti.
5. Il fondo di dotazione è sottoscritto da ogni comune in
proporzione alla popolazione servita, secondo le modalità fissate
nello statuto e nella convenzione, che determinano altresì la
ripartizione fra i comuni delle quote di finanziamento delle
Società consortili.
6. Il patrimonio di beni mobili ed immobili degli enti locali
appartenenti all'ATO, utilizzato per la gestione dei servizi di
gestione integrata dei rifiuti, il cui esercizio è di competenza
della SRR, è conferito in disponibilità alla stessa società.
7. Nei trasferimenti di beni ed impianti di cui al comma 4
dell'articolo 204 del decreto legislativo 152/2006, si tiene in
considerazione anche il valore di eventuali contributi pubblici
erogati a favore degli stessi.
8. La SRR conferisce in comodato eventuali beni propri o dei
propri soci ai soggetti affidatari del servizio integrato di
gestione dei rifiuti, che ne assumono i relativi oneri nei termini
e per la durata prevista dal contratto di servizio.
9. La dotazione organica della SRR è adottata dagli organi della
stessa società ed approvata con decreto dell'Assessore regionale
per l'energia e dei servizi di pubblica utilità, con le modalità di
cui all'articolo 4, quarto comma, del decreto presidenziale 28
febbraio 1979, n. 70. La mancata definizione del procedimento di
approvazione impedisce il ricorso, da parte della Società
consortile, a qualsiasi assunzione ed, altresì, all'instaurazione
di qualsiasi rapporto di consulenza, collaborazione o incarico
esterni, nonché all'acquisizione di forme di lavoro disciplinate
dal decreto legislativo 24 ottobre 2003, n. 276. In fase di prima
applicazione, la dotazione organica è determinata, in via
provvisoria, con le modalità di cui all'articolo 18. La quota di
personale inquadrato nei profili operativi destinati al servizio di
gestione integrato dei rifiuti non può essere inferiore al 90% del
personale complessivo. Gli oneri necessari per la costituzione ed
il funzionamento delle società sono posti integralmente a carico
dei comuni consorziati.
10. Con il decreto di cui al comma 9 sono altresì disciplinate le
modalità attraverso cui le società consortili provvedono al
fabbisogno del personale occorrente alle loro funzioni, ricorrendo
in via prioritaria alle procedure di mobilità interna all'ATO e
successivamente alle procedure di mobilità esterna fra personale
assegnato ad altri ATO. Nel caso in cui l'attivazione delle predette
procedure non sia sufficiente a coprire il fabbisogno necessario, è
consentito il ricorso all'assunzione mediante pubblico concorso ai
sensi dell'art. 49 della legge regionale 5 novembre 2004, n. 15,
nonché dell'art. 45 della l.r. n. 2/2007 e dell'art. 61 della l.r.
n. 6/2009.
11. Tutti i termini di cui al presente articolo hanno natura
perentoria e danno luogo ad intervento sostituivo dell'Assessorato
regionale per l'Energia ed i servizi di pubblica utilità. In specie,
nel caso di infruttuoso decorso del termine assegnato per la
costituzione dei consorzi, l'Assessorato regionale per l'Energia ed
i servizi di pubblica utilità che provvede:
a) alla costituzione delle SRR di cui all'art. 6, comma 1 della
presente legge, nel caso in cui non siano stati costituiti i
consorzi volontari,
b)alla costituzione in consorzio dei comuni che non abbiano
aderito alle SRR a partecipazione volontaria, disciplinati nel
precedente art. 6, comma 2. »;
- dagli onorevoli Caronia, Ruggirello e De Luca:
emendamento 7.17:
«Sopprimere l'articolo 7»;
emendamento 7.18:
«Sopprimere il comma 1»;
emendamento 7.19:
«Sopprimere il comma 2»;
emendamento 7.20:
«Sopprimere il comma 3»;
emendamento 7.21:
«Sopprimere il comma 4»;
emendamento 7.22:
«Sopprimere il comma 5»;
emendamento 7.23:
«Sopprimere il comma 6»;
emendamento 7.24:
«Sopprimere il comma 7»;
emendamento 7.25:
«Sopprimere il comma 8»;
emendamento 7.26:
«Sopprimere il comma 9»;
emendamento 7.27:
«Sopprimere il comma 10»;
emendamento 7.29:
«Sopprimere il comma 11»;
- dagli onorevoli Cracolici, De Benedictis, Raia e Faraone:
emendamento 7.8:
«Sostituire i commi 1, 2 e 3 con i seguenti:
1. L'Assessore regionale per l'energia ed i servizi di pubblica
utilità, entro trenta giorni dall'entrata in vigore della presente
legge, sentita la Conferenza permanente Regione-Autonomie locali,
emana con proprio decreto lo schema tipo di statuto e di convenzione
nei quali definisce le finalità, la durata, i rapporti economici e
finanziari tra l'Autorità d'ambito e i Comuni soci, nonché i
reciproci obblighi e garanzie, le modalità di determinazione e di
riscossione della TARSU e della TIA, le modalità di formazione del
patrimonio dell'Autorità d'ambito.
2. Entro trenta giorni dalla pubblicazione del decreto di cui al
comma 1, i Consigli comunali approvano lo statuto della Autorità
d'ambito, comprensivo dei principi e delle attribuzioni di
competenze stabilite nel relativo schema di convenzione.
3. Nei successivi trenta giorni, il sindaco del Comune con il
maggior numero di abitanti convoca l'assemblea dei sindaci dei
Comuni appartenenti al medesimo ATO per la definitiva approvazione
dello statuto, che avviene con il pronunciamento favorevole dei
comuni che rappresentano almeno la metà più uno della popolazione
ricadente nell'ATO. Trascorsi i termini di cui al presente comma la
Regione, senza previa diffida, nomina di un commissario ad acta .»;
- dagli onorevoli Musotto e Arena:
emendamento 7.9:
«Al comma 1 sostituire le parole le associazioni di province e di
comuni con l'ANCI SICILIA e l'URPS »;
- dagli onorevoli Caputo, Falcone, Vinciullo e Pogliese:
emendamento 7.4:
«Al comma 1 sostituire le parole con proprio decreto con entro
trenta giorni dall'approvazione della presente legge »;
emendamento 7.2:
«Sostituire il comma 1 con il comma 2»;
emendamento 7.3:
«Al comma 2 dopo il primo capoverso aggiungere: Convenzione e
statuto daranno comunque essere approvati entro e non oltre
quindici giorni dalla prima convocazione »;
emendamento 7.6:
«Al comma 8 dopo la parola comodato aggiungere la parola
oneroso »;
- dagli onorevoli Buzzanca, Pogliese, Caputo, Falcone, Formica,
Vinciullo:
emendamento 7.5:
«Al comma 4 cassare le parole dalle acquisizioni già realizzate
o »;
emendamento 7.7:
Al comma 9 cassare da ed approvata sino a all'articolo 18 »;
- dagli onorevoli Panepinto, Galvagno, Di Benedetto e Apprendi:
emendamento 7.10:
«Sopprimere il comma 5»;
emendamento 7.11:
«Sostituire il comma 9 con il seguente:
9. La dotazione organica dell'Autorità d'Ambito è adottata dagli
organi della stessa e trasmessa all'Assessorato regionale per
l'energia e per i servizi di pubblica utilità che ha il potere di
contestarla e di chiedere all'assemblea del consorzio la modifica.
L'assemblea del consorzio può accogliere i rilievi mossi
dall'assessorato o confermare il proprio deliberato.
E' fatto divieto agli ATO di assumere personale a tempo
determinato o indeterminato a qualunque titolo o conferire
consulenze per tre anni.
Le autorità d'ambito costituite dopo l'entrata in vigore della
presente legge dovranno osservare in materia di personale le
disposizioni di cui al decreto legislativo n. 165/ 2001 .»;
- dalla Commissione:
emendamento 7.1:
«Al comma 8 dopo le parole contratto di servizio aggiungere
L'Autorità d'ambito individua le opere ed impianti esistenti
realizzati anche in parte con contributi pubblici e/o finanziate da
tariffe pubbliche e prevede le relative modalità di utilizzo
nell'ambito del ciclo integrato dei rifiuti .»;
- dagli onorevoli Galvagno, Panepinto, Di Benedetto e Di Guardo:
emendamento 7.12:
«Al comma 9 cassare le parole da La dotazione fino a n. 70 e
sostituire con L'Assessore regionale per l'energia e per i servizi
di pubblica utilità definisce, con proprio decreto, lo standard
massimo di personale di ogni singola Autorità d'ambito. La
dotazione organica dell'Autorità d'ambito è approvata
dall'Assemblea consortile .»;
- dagli onorevoli Corona, Bosco, Limoli e Torregrossa:
emendamento 7.28:
«Al comma 9 dopo le parole n. 276 aggiungere con esclusione di
articolisti già comandati ed utilizzati da oltre un anno negli
ATO. »;
- dagli onorevoli Di Benedetto, Panepinto, Di Guardo e Termine:
emendamento 7.16:
«Al comma 10 dopo le parole procedure di mobilità esterna
aggiungere ivi compreso il personale, pubblico dipendente,
eventualmente in esubero negli ATO idrici »;
emendamento 7.13:
«Alla fine del comma 10 aggiungere il seguente comma:
Per i tre anni successivi alla costituzione dei nuovi ATO restano
in vigore i vincoli posti dal comma 4 art. 61 della legge regionale
14 maggio 2009 n. 6. Incarichi di consulenza o direzione esterni
sono consentiti solo per professionalità mancanti e dopo aver
infruttuosamente esperito le procedure di mobilità .»;
emendamento 7.15:
«Al comma 10 aggiungere il seguente:
Ove si ravvisi la necessità di ricorrere a consulenze, incarichi
o collaborazioni esterne, gli ATO dovranno ricorrere
prioritariamente, nel rispetto delle norme contrattuali, al
personale già in servizio negli enti locali consorziati .»;
emendamento 7.14:
«Alla fine del comma 10 aggiungere il seguente comma:
Fermo restando quanto previsto dal precedente comma 9, il ricorso
alle forme di lavoro disciplinate dal decreto legislativo 24
ottobre 2003 n. 276 per gli stessi soggetti non può superare la
durata di mesi 6 e vi si può fare ricorso solo per esigenze
straordinarie e temporanee o nelle more dell'espletamento delle
procedure concorsuali. »;
- dagli onorevoli Panepinto, Apprendi, Di Benedetto e Di Guardo:
subemendamento 7.30.2:
«Il comma 9 dell'articolo 7 è così sostituito:
9. La dotazione organica dell'Autorità d'Ambito è adottata dagli
organi della stessa e trasmessa all'Assessorato regionale
dell'energia e dei servizi di pubblica utilità che ha il potere di
contestarla e di chiedere all'assemblea del consorzio al modifica.
L'assemblea del consorzio può accogliere i rilievi mossi
dall'assessorato o confermare il proprio deliberato.
E' fatto divieto agli ATO di assumere personale a tempo
determinato o indeterminato a qualunque titolo o conferire
consulenze per tre anni.
Le autorità d'ambito costituite dopo l'entrata in vigore della
presente legge dovranno osservare in materia di personale le
disposizioni di cui al decreto legislativo n. 165/2001 .»;
subemendamento 7.30.3:
«Sostituire dall'articolo 49 .. n. 6/2009 con le procedure
previste dal decreto legislativo n. 165/2001 e successive modifiche
ed integrazioni »;
subemendamento 7.30.1:
«Sopprimere il comma 11 dell'articolo 7»;
- dagli onorevoli Di Benedetto, Panepinto, Di Guardo, Termine,
Apprendi e altro:
subemendamento 7.30.4:
«Dopo le parole procedure di mobilità esterna' aggiungere ivi
compreso il personale pubblico dipendente, eventualmente in
esubero negli ATO idrici'»;
subemendamento 7.30.5:
«Alla fine del comma 10 aggiungere per i tre anni successivi alla
costituzione dei nuovi ATO restano in vigore i vincoli posti dal
comma 3 dell'art. 61 della l.r. 14 maggio 2009, n. 6. Incarichi di
consulenza o direzione esterni sono consentiti solo per
professionalità mancanti e dopo aver infruttuosamente esperito le
procedure di mobilità .»;
subemendamento 7.30.6:
«Aggiungere Ove si ravvisi la necessità di ricorrere a
consulenze, incarichi o collaborazioni esterne, gli ATO dovranno
ricorrere prioritariamente, nel rispetto delle norme contrattuali,
al personale già in servizio negli enti locali consorziati .»;
subemendamento 7.30.7:
«Alla fine aggiungere Fermo restando quanto previsto dal comma 9,
il ricorso alle forme di lavoro disciplinate dal D.Lgs. 24 ottobre
2003, n. 276, per gli stessi soggetti non può superare la durata
di mesi 6 e vi si può fare ricorso solo per esigenze straordinarie
e temporanee o nelle more dell'espletamento delle procedure
concorsuali .»;
- dagli onorevoli Cracolici e De Benedictis:
subemendamento 7.30.8:
«Dopo il comma 10 dell'articolo 7 è aggiunto il seguente:
10 bis. Il personale non inquadrato nei profili operativi viene
quantificato in esubero, ai sensi di quanto previsto al comma 10,
con riferimento alle quote accertate nelle singole Società o
consorzi di provenienza .»
Si passa all'emendamento 7.17.
CARONIA. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 7.30 del Governo, interamente sostitutivo
dell'articolo 7, ed ai relativi subemendamenti.
Comunico che è stato presentato dal Governo il subemendamento
7.30.9 all'emendamento 7.30 Gov:
«Al comma 4 dopo la parola rifiuti sono aggiunte le seguenti
parole: Sono esclusi dal fondo di dotazione i beni già trasferiti
ai Consorzi ed alle Società d'Ambito, esistenti alla data di
entrata in vigore della presente legge, che accedono alla gestione
liquidatoria di cui al successivo articolo 18, comma 2 .»
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore regionale per l'energia e i
servizi di pubblica utilità. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore regionale per l'energia e i
servizi di pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli deputati,
l'emendamento prevede che i beni già conferiti alle società
d'ambito accedano alla gestione liquidatoria. Questo perché, se noi
la portassimo al fondo di dotazione delle nuove società, faremmo un
esproprio non consentito al patrimonio delle società esistenti, a
garanzia dei creditori.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione sul subemendamento 7.30.9?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, prima di esprimere il parere sul subemendamento vorrei
conoscere quali refluenze può avere la sua approvazione sui commi 6
e 7.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore regionale per l'energia e i
servizi di pubblica utilità. Nessuna refluenza.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Il parere della
Commissione è favorevole.
PRESIDENTE. Pongo in votazione il subemendamento 7.30.9. Chi è
favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.
(E' approvato)
Si passa ai subemendamenti 7.30.2, 7.30.4 e 7.30.3
PANEPINTO. Dichiaro di ritirarli.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa al subemendamento 7.30.5, dell'onorevole Di Benedetto.
DI BENEDETTO. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BENEDETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'emendamento
prevede semplicemente che, per i tre anni successivi alla sua
costituzione, le SRR non possono ricorrere a incarichi di
consulenza o direzione esterna degli ATO, tranne che non abbiano le
professionalità interne, perché è vero che poi vengono gestite dai
sindaci ma è anche vero che possono nominare direttori generali
esterni e che, in molti casi, sarebbe la riedizione di situazioni
presenti.
PRESIDENTE. Il parere del Governo sul subemendamento 7.30.5?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Favorevole nel merito, ma ritengo inappropriata
la sede. Propongo di trasferirlo all'articolo 18.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, resta così stabilito.
Si passa all'emendamento 7.30.6, dell'onorevole Di Benedetto.
DI BENEDETTO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 7.30.7, dell'onorevole Di Benedetto.
DI BENEDETTO. Chiedo di parlare per illustrarlo.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
DI BENEDETTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, questo
subemendamento non riguarda gli aspetti transitori. Molto spesso si
dice che gli ATO non fanno assunzioni e ricorrono alle società
interinali in maniera pilotata.
Con l'emendamento si vuole stabilire di non ricorrere a questo
tipo di assunzioni, se non per un periodo limitato di tempo. Se ci
sono i posti liberi in organico bisogna fare i concorsi, così come
previsto dalla noma che stiamo votando, e non ricorrere alle
società interinali che consentono le chiamate nominative,
individuali, senza procedure concorsuali trasparenti.
PRESIDENTE. Il parere del Governo?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Signor Presidente, è la sedes materiae che non è
appropriata. Ne propongo il rinvio all'articolo 18.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, così resta stabilito.
Si passa al subemendamento 7.30.8 che, non sorgendo osservazioni,
viene rinviato anch'esso all'articolo 18.
Si passa all'emendamento del Governo 7.30.
Onorevoli colleghi, preciso che anche la seconda parte del comma 9
dell'emendamento 7.30, dalle parole in fase di prima applicazione'
fino a comuni consorziati', va spostata al successivo articolo 18.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Signor Presidente, non è esattamente la stessa
cosa, perché mentre quelli riguardavano la disciplina transitoria,
questo riguarda la dotazione organica di avvio.
Comunque, il Governo è favorevole alla proposta avanzata dalla
Presidenza.
PRESIDENTE. Non sorgendo osservazioni, la seconda parte del comma
9 dell'emendamento 7.30 del Governo è rinviata all'articolo 10.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Chiedo di
parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, onorevoli colleghi, se il Governo è favorevole,
preannuncio la presentazione, ai sensi dell'articolo 117 del
Regolamento interno, di un emendamento tendente ad armonizzazione i
commi 6 e 7 agli articoli 202 e 204 del decreto legislativo
152/2006, che trattano la stessa materia.
PRESIDENTE. Si passa al subemendamento 7.30.1.
PANEPINTO. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'emendamento 7.30, come emendato. Il parere
della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Tutti gli altri emendamenti all'articolo 7 decadono.
Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:
«Articolo 8
Funzioni dell'Autorità d'ambito
l. L'Autorità d'ambito esercita le funzioni previste dagli
articoli 200, 201, 202, 203 del decreto legislativo 152/2006.
Provvede all'espletamento delle procedure per l'individuazione del
gestore del servizio integrato di gestione dei rifiuti, con le
modalità di cui all'articolo 15.
2. L'Autorità d'ambito esercita attività di controllo finalizzata
alla verifica del raggiungimento degli obiettivi qualitativi e
quantitativi determinati nei contratti a risultato di affidamento
del servizio con i gestori. La verifica comprende l'accertamento
della realizzazione degli investimenti e dell'utilizzo di tutta
l'impiantistica indicata nel contratto e nel piano d'ambito,
intervenendo in caso di qualsiasi evento che ne impedisca
l'utilizzo, verificando altresì il rispetto dei diritti degli
utenti, per i quali è istituito un apposito call-center.
3. L'Autorità d'ambito è tenuta alla trasmissione dei dati
relativi alla gestione dei rifiuti con le modalità indicate dalla
Regione nonché a fornire alla Regione ed alla provincia tutte le
informazioni richieste sulla gestione dei rifiuti urbani.
4. L'Autorità d'ambito attua attività di informazione e
sensibilizzazione degli utenti funzionali ai tipi di raccolta
attivati, in relazione alle modalità di gestione dei rifiuti ed
agli impianti di recupero e smaltimento in esercizio nel proprio
territorio.
5. Qualora nel piano regionale di gestione dei rifiuti siano
previsti attività ed impianti commisurati a bacini di utenza che
coinvolgono più ATO, le relative Autorità d'ambito concludono
accordi per la programmazione, l'organizzazione, la realizzazione e
la gestione degli stessi».
Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:
- dal Governo:
emendamento 8.9 (I parte):
«La rubrica dell'articolo è così sostituita: Funzioni della
Società di regolamentazione del servizio di gestione rifiuti .
- Il comma 1 è così sostituito: La SRR esercita le funzioni
previste dagli articoli 200, 202, 203 del decreto legislativo
152/2006. Provvede inoltre all'espletamento delle procedure per
l'individuazione del gestore del servizio integrato di gestione dei
rifiuti, con le modalità di cui al successivo art. 15.»;
emendamento 8.9 (II parte):
«Al comma 2 le parole L'Autorità d'ambito sono sostituite con le
parole La Società ; prima della parola intervenendo è aggiunta
la parola eventualmente ; le parole verificando altresì sono
sostituite con la parola ed e le parole per i quali è istituito
sono sostituite con le parole deve comunque essere »;
emendamento 8.9 (III parte):
«Al comma 3 le parole L'Autorità d'ambito sono sostituite con le
parole La SRR e dopo le parole le informazioni sono aggiunte le
parole da esse e le parole sulla gestione dei rifiuti
urbani sono soppresse»;
emendamento 8.9 (IV parte):
«Al comma 4 le parole L'Autorità d'ambito sono sostituite con le
parole La società »;
emendamento 8.9 (V parte):
«Al comma 5 le parole le relative Autorità d'ambito concludono
accordi sono sostituite con le parole le relative Società
consortili possono concludere .»;
- dagli onorevoli Caronia, Ruggirello e De Luca:
emendamento 8.2:
«Sopprimere l'articolo 8»;
emendamento 8.3:
«Sopprimere il comma 1»;
emendamento 8.4:
«Sopprimere il comma 2»;
emendamento 8.5:
«Sopprimere il comma 3»;
emendamento 8.6:
«Sopprimere il comma 4»;
emendamento 8.7:
«Sopprimere il comma 5»;
- dagli onorevoli Cracolici, De Benedictis, Raia e Faraone:
emendamento 8.1:
«Al comma 2, dopo le parole per i quali deve comunque essere
istituito un apposito call-center aggiungere senza oneri
aggiuntivi per l'Autorità d'ambito »;
- dagli onorevoli Corona, Bosco, Limoli e Torregrossa:
emendamento 8.8:
«Al comma 4 dopo la parola territorio aggiungere utilizzando
esclusivamente le poste in bilancio di previsione »;
- dagli onorevoli Cracolici e De Benedictis:
subemendamento 8.1.1:
«Al comma 2, dopo le parole per i quali deve comunque essere
istituito un apposito call-center aggiungere le parole senza
oneri aggiuntivi per la SSR ».
Si passa agli emendamenti 8.2 e 8.3.
CARONIA. Dichiaro di ritirarli.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 8.9 (I parte), del Governo. Il parere
della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 8.4.
CARONIA. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 8.9 (II parte), del Governo. Il parere
della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa al subemendamento 8.1.1, interamente sostitutivo
dell'emendamento 8.1.
Lo pongo in votazione. Il parere del Governo?
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Favorevole.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 8.5.
CARONIA. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 8.9 (III parte), del Governo. Il parere
della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 8.6.
CARONIA. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 8.9 (IV parte), del Governo. Il parere
della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'emendamento 8.8. Il parere del Governo?
RUSSO, assessore per l'energia e per i servizi di pubblica
utilità. Contrario.
PRESIDENTE. Il parere della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Contrario.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(Non è approvato)
Si passa all'emendamento 8.7.
CARONIA. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Si passa all'emendamento 8.9 (V parte), del Governo. Il parere
della Commissione?
MANCUSO, presidente della Commissione e relatore. Favorevole.
PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 8, nel testo risultante. Chi è
favorevole resti seduto, chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 23
marzo 2010, alle ore 16.00 con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Formica
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
n. 186 - Modalità di rimodulazione dei posti letto a favore
dell'ospedalità privata.
LIMOLI - LEONTINI - MANCUSO - BOSCO
n. 187 - Provvedimenti della Regione siciliana per il
finanziamento delle Zone Franche Urbane.
MARROCCO - SCAMMACCA - FALCONE - TORREGROSSA - GUCCIARDI
III - Discussione dei disegni di legge:
1) «Gestione integrata dei rifiuti e bonifica dei siti inquinati»
(nn. 525 - 528/A) (Seguito).
Relatore: on. Mancuso
2) «Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2010 e bilancio pluriennale per il triennio 2010/2012»
(nn. 470 - 470 bis).
3) «Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2010» (nn.
471 - 471 bis).
La seduta è tolta alle ore 20.26
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
dott.ssa Iolanda Caroselli