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Resoconto d'Aula della Seduta n. 161 di martedì 13 aprile 2010
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   Presidenza del presidente Cascio


   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, avverto che  del  verbale  della
  seduta precedente sarà data lettura nella seduta successiva.

   Ai  sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno,  do
  il  preavviso  di  trenta minuti al fine delle eventuali  votazioni
  mediante  procedimento elettronico che dovessero  avere  luogo  nel
  corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale (articolo 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale  o  di
  scrutinio   segreto   (articolo  127)  sono   effettuate   mediante
  procedimento elettronico.


   Presidenza del presidente Cascio


          Determinazione della data di discussione di mozioni

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai  sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e 153 del
  Regolamento interno, delle seguenti mozioni:

   -  numero  190  «Costituzione di una Commissione  parlamentare  di
  indagine  sulla  vicenda  giudiziaria che ha  coinvolto  l'ospedale
  Civico  di  Palermo  in  relazione  ai  rapporti  con  la  'MEDLINE
  s.r.l.'», degli onorevoli Caputo, Pogliese,  Falcone e  Vinciullo;

   -   numero  191  «Interventi  per  l'utilizzazione  nelle   scuole
  siciliane,  nella  seconda annualità del  programma  'Frutta  nelle
  scuole'   previsto   dal  Regolamento  (CE)  numero   288/2009   in
  applicazione  del  Regolamento del Consiglio numero  1234/2007,  di
  prodotti   di  qualità  certificata,  impiantati  e  coltivati   in
  Sicilia», degli onorevoli Vinciullo, Pogliese,  Caputo,  Falcone  e
  Buzzanca.

   Avverto  che  la  determinazione della data di  discussione  delle
  mozioni  sopra  citate,  integralmente  riportate  nell'ordine  del
  giorno  della  presente seduta, è demandata,  secondo  consuetudine
  parlamentare,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.


   Presidenza del presidente Cascio


   Comunicazioni del Presidente della Regione in ordine alle vicende
   di carattere giudiziario riportate dalla stampa che lo riguardano

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  III  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Comunicazioni del Presidente della Regione in ordine  alle  vicende
  di carattere giudiziario riportate dalla stampa che lo riguardano.
   Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.

   LOMBARDO,  presidente  della Regione. Signor Presidente,  comincio
  con  il  ringraziarla perché, aderendo all'invito,  alla  richiesta
  pervenutale  da  parte  di  più gruppi  politici,  mi  consente  di
  rispondere,  con  questa mia comunicazione, ai tanti  interrogativi
  sorti  nel  cuore  e  nella  mente dei  siciliani,  oltre  che  dei
  parlamentari qui presenti, a seguito di notizie - me riguardanti  -
  in   merito   a   una  vicenda  giudiziaria  dai  contorni   ancora
  abbondantemente nebulosi a partire dal 29 marzo scorso.
   A  proposito  di  nebulosità, devo dire  ai  parlamentari  che  mi
  ascoltano,  a cominciare da lei, signor Presidente - e,  attraverso
  loro,  ma  anche attraverso i mezzi di comunicazione, che ringrazio
  per  la  presenza, lo dico all'opinione pubblica - che può apparire
  incredibile  che  per  una  vicenda  giudiziaria  che  investe   il
  Presidente  della  Regione  siciliana  e  mette  a  repentaglio  la
  sopravvivenza  di  questo Governo (che presiedo e  che  sono  stato
  chiamato    a   presiedere   dai   siciliani),   la   sopravvivenza
  dell'Assemblea  e della legislatura di cui siamo protagonisti,  che
  chi vi parla non abbia, a tutt'oggi, ricevuto neppure un avviso  di
  garanzia
   Chi vi parla non ha ricevuto neppure un avviso di garanzia  Sembra
  incredibile - come ho appena detto - ma è vero
   Abbiamo  letto infamanti accuse, calunnie, oltraggi  che  mi  sono
  stati rivolti da una sorta di magistratura parallela. Questo  è  il
  ruolo che è stato affidato a certa stampa. Da chi non lo sappiamo e
  lo  vogliamo sapere. Dovrà essere la magistratura, quella  vera,  a
  svelarcelo.
   Chiedo  scusa  se involontariamente ho determinato un  equivoco  e
  voglio chiarire che, parlando di invio di ispettori rivolgendomi al
  Ministro della Giustizia - ne parlavo avantieri -, non invitavo  il
  Ministro a fare la stessa cosa a Catania, dove il Presidente  della
  Regione siciliana veniva aggredito mediaticamente in seguito ad una
  fuga  di  notizie  che  il  Procuratore della  Repubblica  definiva
   dovuta  ad una manovra politica . Semmai lamentavo, credo  che  si
  tratti  di un sentimento che ha attraversato la mente di tutti,  la
  palese  disparità  con l'intervento, quello fulmineo,  su  un'altra
  Procura   per   altra  notizia  diffusa  ad  opera   degli   stessi
  giornalisti.  Bisogna notare tante cose, le tante coincidenze:  gli
  stessi  due  giornalisti, analoga fuga di notizie,  seppure  quella
  volta a carico del Presidente del Consiglio.
   Un'aggressione mediatica, quella del 29 marzo, congegnata (lo si è
  letto  tante  volte) da menti raffinate e costruita su  voci  e  su
  intercettazioni   a   partire  dalle   dichiarazioni   di   un   ex
  collaboratore  di  giustizia (il quale  avrebbe  perso   e  sarebbe
  uscito dal programma di protezione), dichiarazioni per le quali era
  stata per ben due volte richiesta l'archiviazione presso gli uffici
  competenti  della magistratura catanese. Questi ultimi  sicuramente
  sempre  egualmente intransigenti e rigorosissimi  nel  vagliare,  e
  eventualmente  nel  negare o consentire o  accettare  richieste  di
  archiviazione.
   Di   tale   Avola   queste  dichiarazioni.  "Un   pluriomicida   e
  rapinatore ,  come risulta, stavolta non da voci, ma  ufficialmente
  in  sentenze  del  Tribunale di Palermo e della Corte  d'Assise  di
  Appello  di  Catania.   Personaggio  non  attendibile  -   cito   -
  personalità  inquietante, la sua scelta di  collaborazione  con  la
  giustizia  ritenuta  inaffidabile ed  anche  ritenuto  come  solito
  accusare  grossi  nomi  della politica e  della  finanza  per  dare
  nell'occhio .
   Un  uomo  che non ho mai visto e col quale ho chiesto  che  mi  si
  metta  a  confronto in video registrazione, pubblica se  possibile,
  credo che non sia possibile, ma pubblica se possibile.
   Non ho mai posseduto, lo sanno tutti a Catania e non solo, non  ho
  guidato,  non  ho mai avuto la disponibilità delle  auto  che  egli
  dichiara  che  avrei  usato. Mai frequentato un  bar  che  egli  ha
  indicato,  mai  conosciuto o incontrato il capo della  mafia  della
  Sicilia  orientale,  di  tutta la Sicilia o  almeno  della  Sicilia
  orientale, Santapaola.
   Mi  avrebbe riconosciuto nel 2007 perché sarei diventato visibile,
  riconoscibile; come se non lo fossi già almeno dal 2000, quando fui
  vice  sindaco  a  Catania e poi  presidente  della  Provincia.  Già
  allora  ero  quasi tutti i giorni sui giornali e nelle  tv.  E  ciò
  accadeva  in  particolare  nel  2005,  quando  abbiamo  fondato  il
  Movimento  per  l'autonomia  e abbiamo  partecipato  alle  elezioni
  comunali di Catania. Ero visibile in tutti i network e in  tutti  i
  mezzi di comunicazione nazionali. E come se non bastasse, nel  2006
  abbiamo  celebrato un congresso visibilissimo, non fosse altro  che
  per la presenza di tanti leader nazionali accanto a noi
   Sicuro  egli non contribuì alla mia  elezione nel 1991, quando  in
  realtà raggiunsi il record di preferenze, credo oltre 60 mila nella
  provincia  di Catania, dal momento che a qualunque elezione  io  mi
  sia  candidato sono stato eletto, salvo quella credo del 1996, dove
  nella  parte del proporzionale quella lista non raggiunse il 4  per
  cento  minimo richiesto e, pertanto, in quell'occasione  non  fu  a
  causa mia che non sono stato eletto. Né ho mai incontrato gli altri
  soggetti citati da quello o da altri organi di stampa, dopo  il  29
  marzo.  Mentre, invece per il tramite - leggo sempre il  29  o  nei
  giorni  successivi - di esponenti del mio partito, nella  città  di
  Paternò,  in provincia di Catania, avrei favorito o sarei stato  in
  contatto  per  organizzare  illeciti  con  tale  Carmelo  Frisenna,
  detenuto  ormai  da oltre un anno per reati di mafia  e  che  viene
  processato e che ha subìto un duplice sequestro dei beni.
   Secondo costui - si legge nelle intercettazioni che mi hanno fatto
  pervenire  e  che  ho  letto  nei giorni  scorsi  -,  il  capo  dei
  progettisti di una tale opera pubblica sarebbe stato mio genero.
   Mi hanno fornito queste intercettazioni, non le ho lette tutte. Io
  credo  che ne è emerso un quadro inquietante e credo che su  questo
  quadro  un  cenno  minimo e tante letture di tutto  il  resto  vada
  fatto.
   Io  non  ho generi. E, visto che ora i figli maschi si sposano  ad
  una  certa  età, non ho all'orizzonte neppure nuore. Eppure,  dalle
  conversazioni del Frisenna - beh, se sono tutte così, anche  quelle
  che  non  conosciamo - possono essere cinquemila,  tremila  generi,
  suoceri,  interventi  ed iniziative. Siamo  in  attesa  di  leggere
  questi  atti. E dicevo che  dalle conversazioni del Frisenna emerge
  un  frenetico lavorìo alla vigilia delle regionali del 2008, quando
  il  consenso - che emerge - si scambia con promessi posti di lavoro
  e  bei discorsi', e va scritto tra virgolette, i quali bei discorsi
  alludono ad argomenti che poco hanno di culturale e di spirituale
   Tante le intercettazioni di questo Frisenna  E, in particolare, in
  una molto delicata il Frisenna, parlando con i suoi amici, conferma
  un  rapporto di appartenenza totale e di subordinazione non al  mio
  Movimento o a me, devo dire che è nelle carte e le carte contano un
  po'  più  che  non le voci, ma al deputato nazionale Torrisi  e  al
  senatore  Firrarello. Entrambi i parlamentari  sono  o  sono  stati
  componenti della Commissione Antimafia; il primo lo è ancora  oggi,
  il  secondo lo era ieri ed è definito in dialetto - per carità   in
  senso politico -  il suo padrino' . E viene citato, in particolare,
  in  una  conversazione del 3 aprile del 2008, qualche giorno  prima
  delle  elezioni regionali, alle quali tutti voi ed io nella qualità
  di candidato presidente partecipammo. Una telefonata che, riportata
  da  un  settimanale,  non è stata né smentita né  contestata.  Egli
  esalta  il suo leader: «E' bravo» riferisce. Traduco perché  è  una
  parolaccia.  Mentre,  invece,  all'inizio  non  gli  stavano  dando
  niente;  si  è  fatto  un  accordo  -  per  carità   politico,  per
  prospettive  politiche,  ci mancherebbe altro  -,  si  è  fatto  un
  accordo  con  Berlusconi. «Ah sì, Lombardo, mi sta  bene  Lombardo»
  riferisce  il  Frisenna  parlando  con  i  suoi  amici  e   facendo
  riferimento  al  suo  capo  «Mi  sta bene  Lombardo»  (sott'intende
  candidato   Presidente).  «Ma  come?»  interloquiscono  gli   amici
  «dicevi che erano ammazzati?» Risponde Frisenna: «No, mi sta  bene,
  mi  sta  bene Lombardo, tanto muore di morte naturale. Lo eliminano
  di  morte naturale, a Lombardo lo fanno  attaccare .  Te lo dice il
  sottoscritto.  Per una sciocchezza - traduco -, per  le  assunzioni
  della Multiservizi che hanno fatto a Catania, ma sono preparati. La
  sinistra,  la  sinistra  -  l'ha detto lui -  Agguerriti  sono   La
  sinistra »
   La destra che parla, la sinistra che colpisce. In quel di Catania,
  onorevole   Barbagallo.   Morte  naturale   e   attaccare    inteso
  ovviamente come  arrestare .
   Io  vengo insultato, aggredito mediaticamente, senza avere ad oggi
  ricevuto un avviso di garanzia. Avrei favorito l'illecito in  mille
  cose,  nel peggiore dei modi, e ne avrei avuto vantaggi elettorali.
  Per quanto riferito si tratta di fatti, credo, più che riscontrati,
  che  accadevano  a Paternò, Comune sul quale, tra parentesi,  grava
  una  proposta  prefettizia di scioglimento almeno da  un  anno  per
  infiltrazione  mafiosa. Comune nel cui territorio, in  un  sito  di
  interesse comunitario e di grande pregio ambientale - contro la cui
  localizzazione hanno manifestato tantissime volte i cittadini anche
  dei  comuni  vicini  e l'allora presidente della  Provincia  contro
  questa localizzazione fece ricorso al TAR -, doveva sorgere uno dei
  quattro grandi termo-valorizzatori siciliani.
   E  ancora,  leggendo i giornali il 29 marzo, alcuni per carità,  e
  nei  giorni  seguenti,  io  avrei eretto  (voi  mi  conoscete,  voi
  novanta,  ma anche tantissime altre persone) uno scudo invalicabile
  per  furbizia   o per intervenuta prudenza attorno a me.  E  invece
  tutti sapete  che io parlo con chiunque. Chiunque mi contatta e, se
  non  ci  riesce direttamente per telefono, lo fa con  un  messaggio
  telefonico, con un sms e dopo viene contattato puntualmente. Ricevo
  centinaia  di  sms  alla  settimana anche dai  miei  collaboratori,
  anche  per inviare un appunto. E se possibile, li ricevo  anche  la
  domenica,  tutto  il  giorno  dalle  otto  di  mattina  fino   alla
  mezzanotte. E ciò per incontrarmi
     E  tutto  questo è registrato  Credo funzioni così; è tutto  nei
  tabulati  del  mio cellulare. Ho un unico numero  da dieci  anni  a
  questa  parte,  da  quando  ho  cominciato  la  mia  esperienza  di
  amministrazione  attiva. E tutto è memorizzato, sappiatelo,  peggio
  per  voi,  nelle  schede  compilate per  ciascuna  persona  che  mi
  incontra.  Numeri, tabulati e schede sono a disposizione  anche  di
  ciascuno di voi. Ritengo, infatti, di avere anche questo dovere nei
  confronti dei rappresentanti del popolo siciliano.
   E può anche capitare che inoltri un sms per invitarvi a seguire la
  diretta  o,  avendovi divisi per nome di battesimo - Francesco  per
  Francesco,  Salvatore per Salvatore, Michele  per  Michele  -,  che
  invii un messaggino di auguri nel giorno dell'onomastico.
   Quindi,  nessuna barriera, nessun tramite. I miei  amici,  per  la
  verità,  credo che lo possano confermare e lamentano  anzi  la  mia
  smania,  devo  dirvi  faticosa, di avere  un  rapporto  diretto.  E
  qualcuno in termini negativi mi dice: ma come? Perché non ti  trovi
  un  tramite a cui delegare alcune cose? Pretendi ancora,  alla  tua
  veneranda  età, di continuare a rapportati con tutti, ad  occuparti
  più o meno delle cose che ti capita di vedere e di trattare?
   Nessuna  barriera  e  nessun tramite. Né di  amici  e  neppure  di
  parenti   Certo,  chiunque risponde delle proprie  azioni  o  delle
  proprie  omissioni,  delle proprie virtù o dei propri  vizi,  delle
  proprie leggerezze o dei propri errori. E nessuno, amici o parenti,
  mi  ha  proposto  di intervenire per affari più o meno  leciti  per
  forniture,  per  appalti,  a  favore  di  chicchessia,  mafiosi   o
  limpidissimi imprenditori
   Sono  nella  amministrazione attiva - in questa ultima fase  della
  vita,  quella  della vecchiaia, se volete - ormai da  almeno  dieci
  anni.  Fui vice sindaco ed assessore ai lavori pubblici e una serie
  di  altre  cose  al comune di Catania sino al 2003, fui  presidente
  della  mia Provincia fino al 2008 e della Regione dal 2008 ad oggi.
  I dirigenti di questi enti, vent'otto, trenta, oggi alla Regione, i
  cinque,  otto, dieci del Comune o della Provincia hanno un  cognome
  ed un nome e godono di ottima salute.
   Io  ho  chiesto nella sede competente che si accerti  se  mi  sono
  occupato  di  qualcosa di illecito, che non andasse,  se  ho  fatto
  pressioni indebite perché qualcuno vincesse piuttosto che  perdere,
  perché   qualcuno  si  avvantaggiasse  piuttosto   che   no.   Sono
  chiaramente  disponibile. E chiedo a voi stessi, signori  deputati,
  onorevoli  colleghi, siete novanta, per la verità siete un  po'  di
  più di novanta, ci sono diversi tecnici esterni anche nei banchi di
  questo  Governo: qualcuno di voi mi ha sollecitato  di  intervenire
  per  modificare la sorte o l'esito di un appalto? Di una fornitura?
  E  io,  a  mia  volta,  l'ho  chiesto a qualcuno?  Lo  chiedo  agli
  assessori qui presenti, all'assessore all'agricoltura, saltiamo  la
  Sanità  e  i  rifiuti, per carità, all'assessore al  bilancio  e  a
  quant'altro.  Forse  voi  non ricevete che  sollecitazioni  lecite?
  Forse  che voi non acquisite informazioni? Non è il vostro  dovere?
  Non date notizie sul piano dell'iniziativa legislativa a favore  di
  alcune categorie per risolvere problemi importanti? Si parla sempre
  delle  cooperative  che riguardano l'edilizia  e  di  quelle  degli
  artigiani.  E  qual è la nostra funzione se non  di  occuparci  dei
  problemi delle persone e delle categorie?
   Io  vi  chiedo  come  mai nessuno si rivolge  a  me?  Perché  sono
  incapace? O forse perché il nostro rapporto non è fondato su questo
  tipo di scambi e su interventi di questo genere.
   Non  credo che qualcuno di voi mi abbia detto di no. Non  è  stato
  interpellato  per  intervenire  su questi  argomenti  e  su  queste
  materie.  E devo dirvi a vanto di tutti voi e del popolo  siciliano
  che  possiamo  rivendicare che questo Governo  che  ho  l'onore  di
  presiedere e noi tutti, anche io, non trattiamo privilegi, premi  e
  neppure tangenti.
   E  a  proposito  di  mafia posso affermare che questo  Governo  ha
  assestato  alla  mafia i colpi più micidiali che  siano  mai  stati
  inflitti  a  Cosa  nostra.  E  così  opererà.  E  per  questo  deve
  continuare  ad  operare sempre con maggiore incisività  finché  noi
  vorremo,  finché  voi vorrete in quanto rappresentanti  del  popolo
  siciliano, fin quando Dio vorrà.
   Non  è  indifferente, non è estranea l'aggressione quotidiana  che
  noi subiamo da un anno e mezzo a questa parte - da un anno e mezzo
  -e  che  io in prima persona, se permettete in maniera particolare,
  giorno  per giorno, subisco rispetto a questa scelta di fermezza  e
  determinazione  che il Governo ha intrapreso. E  forse  più  forte,
  forse  perché i tempi, le evenienze, i fatti ci inducono  ad  esser
  così.
   Io non dico che siamo migliori, né di quelli che c'erano, né tanto
  meno  di  quelli che ci saranno, ma è così. Abbiamo assunto insieme
  ciò anche con tante leggi e vi torneremo.
   La   legge   antimafia  -  è  stato  detto  -,  è   tutta   frutto
  dell'iniziativa parlamentare di quest'Assemblea. E' la migliore che
  ci sia in Italia.
   Io  credo che c'è una ragione di più per cui questa legislatura si
  dovrà  completare,  al  di là di quella che  potrà  essere  la  mia
  situazione. Ho detto e ripeto che sono pronto a rendere conto;  che
  mi  si  chieda,  non  attraverso la stampa,  non  attraverso  certa
  stampa,  di rendere conto di ogni rilievo, di ogni azione, di  ogni
  mia  scelta. Possibile che abbia incontrato x che, in effetti,  era
  y.  Ma  lo  direi. Se avessi incontrato i nomi famosi che ho  avuto
  modo  di  citare, l'avrei detto. Ho incontrato quel signore.  Avevo
  paura. Mi conveniva. Non si sfugge a queste regole elementari della
  verità.
   Credo  che sia mio diritto e mio dovere, mio dovere e mio diritto,
  essere chiamato a render conto di ogni azione.
   Questa  legislatura  deve  andare  avanti  per  continuare  e  per
  completare  questo  grande,  faticoso,  difficilissimo,   irto   di
  ostacoli,   impegno  di  cambiamenti,  nonostante   le   pressioni,
  nonostante le previsioni sinistre riportate nelle conversazioni del
  Frisenna  -  di cui vi dicevo - e pronunciate dai suoi  riferimenti
  politici.
   E  credo  che non basti neppure questa legislatura. Io  credo  che
  bisognerà  continuare nelle prossime, certo, con nuovi  presidenti,
  con  nuovi  governi  e anche con voi, che vi sarete  meritata,  non
  certo  con   me, mi sarò affaticato abbastanza, vi sarete meritata,
  attraverso il vostro lavoro, la fiducia del popolo siciliano.
   Ho  letto, l'avrete letto anche voi, che avrei favorito le cosche,
  in particolare nei settori dei rifiuti e della sanità.
   Cosa  abbiamo  fatto  nella sanità? Abbiamo  eliminato  gli  extra
  budget,  abbiamo  contrattualizzato  l'obbligo  di  denuncia  delle
  estorsioni  o  delle  usure; abbiamo fatto qualche  gara,  e  si  è
  trattato  di  gare  regolari senza niente  di  miracoloso,  che  ha
  portato  ad un risparmio di un centinaio di milioni di euro  su  un
  miliardo  di  farmaceutica ospedaliera, più  o  meno,  e  ha  fatto
  ridurre al 40 per cento circa il costo di certi vaccini rispetto  a
  quelli precedenti.
   Abbiamo  rispettato  un piano di rientro quasi impossibile;  altro
  che rigoroso
   Ma,  al  di là di questo, se posso permettermi, è il clima  che  è
  cambiato.    Credo    che   stia   cambiando    in    molti    rami
  dell'amministrazione. E non credo che questo dispiaccia  alla  gran
  parte  dei siciliani o  alla gran parte di voi, onorevoli colleghi.
  Un  clima  diverso che è fatto di valori diversi, che  è  fatto  di
  principi diversi. Oggi si guarda e si deve guardare sempre  più  al
  merito,  al  lavoro  degli  operatori, al  sacrificio,  soprattutto
  bisogna guardare alla salute e alla persona del paziente e  non  ai
  favori o alle raccomandazioni.
   La  sanità,  è  scritto giorno 29 o giorno 30, dove sarebbe  stato
  questo   aiuto?   Dovrebbero  chiederlo,  non   io,   per   carità,
  all'assessore, o a ciascuno dei direttori generali,  o  a  ciascuno
  dei  direttori  amministrativi  e  sanitari  di  ciascun  direttore
  generale.  La  risposta  è  sempre la  stessa:  nessun  intervento,
  nessuna ingerenza da parte di chi vi parla né per forniture né  per
  raccomandazioni.
   Mi  dica l'assessore al personale (non credo che si favoriscano le
  cosche )  o  il  suo dirigente generale che si occupa  di  funzione
  pubblica se gli ho chiesto un trasferimento; se l'ho chiesto a  lui
  in due anni o a chi c'era prima di lui.
   E  poi  l'intervento  attraverso l'impiego dei fondi  strutturali.
  Sarebbe  un'iniziativa  anche questa  a  favore  della  criminalità
  organizzata.  Io vorrei capire come si fa a favorirla  nel  settore
  dei fondi strutturali. Sarebbe veramente opportuno che qualcuno  me
  lo spiegasse. Io questi meccanismi non li conosco
   E della formazione professionale? E come?
   All'indomani  del  nostro insediamento,  Giunta  insediata  o  non
  insediata  - nella formazione, per quanto riguarda il bacino  delle
  assunzioni -, abbiamo deliberato e poi legiferato, assieme a  tutti
  voi, all'unanimità, il blocco delle assunzioni nell'Amministrazione
  regionale.
   Li avremo favoriti nel settore dell'energia?
   E' scritto sulla stampa seppure ci sia stato un no netto. E quante
  critiche e contestazioni su falsi argomenti abbiamo e ho subito   E
  abbiamo  bloccato lo sviluppo, il lavoro e investimenti per  decine
  di milioni di euro per il no secco che abbiamo detto all'eolico, se
  è   possibile,  anticipando  la  stessa  Magistratura,   la   quale
  successivamente  ha attestato la presenza degli interessi  di  Cosa
  nostra  e tante illegalità nel campo di quella energia alternativa.
   E poi vengono i rifiuti.
   Al  riguardo  parla  da sè la relazione che  abbiamo  adottato  in
  Giunta,  che  abbiamo  voluto  fare  collegialmente.  Non  il  solo
  Presidente,  non  l'assessore, non questo  e  non  quell'altro,  ma
  l'abbiamo voluta fare tutti insieme assumendocene la responsabilità
  come  Giunta, perché lì si attesta l'infiltrazione della  mafia  in
  quel  sistema.  E  si attesta con una società in  particolare,  una
  società  che  ha  un  nome, si chiama Altecoen.  Questa  società  è
  presente  in particolare in alcuni termovalorizzatori. E'  presente
  quanto  meno inizialmente, poi cede le quote. Ed è presente -  vale
  la  pena di citarlo - anche in quello dell'area di Paternò.  Quella
  società  doveva  nascere in quel di Paternò e faceva  capo  a  quel
  signore che era il leader della mafia nella Sicilia orientale.
   Una  relazione  che,  finalmente, tramuta in una  scelta  politica
  efficace e coerente la deliberazione della Corte dei Conti numero 1
  del  2005,  le  dichiarazioni  - tra le  altre  -  del  Procuratore
  Scarpinato e del Procuratore nazionale antimafia, rilasciate  nella
  specifica  Commissione che ci ha ascoltato per la lotta  contro  le
  infiltrazioni mafiose nel settore dei rifiuti, da anni, ma che  ora
  sono  diventate, se posso permettermi, scelta politica  efficace  e
  coerente.
   In questa vicenda mediatico-giudiziaria, quando sarà - passerà del
  tempo,  e  ce  ne  vorrà  sicuramente - si coglierà  il  nesso  con
  l'affare più grande di tutti i tempi che credo si sia concepito  in
  Sicilia e si coglierà il nesso anche con molte delle vicende di cui
  si è letto in questi giorni.
   Basterà  fare  i  conti  con quanto si è preteso  che  la  Regione
  sborsasse  e quanto effettivamente si era investito in  quei  siti.
  Basterà  accertare le proprietà, i passaggi di proprietà, i  valori
  iniziali e i valori di vendita. Basterà questo e i nomi e i cognomi
  sono  già  scritti sulle carte, sono scritti lì a disposizione  del
  popolo siciliano. Ci sono i nomi e i prestanome, le contrade  e  le
  discariche  più o meno abusive per rifiuti pericolosi e  i  mattoni
  che   si sono confezionati, a partire da quelle argille nocive  per
  la salute della gente e le autorevolissime raccomandazioni che sono
  intervenute su queste fattispecie.
   Ci  sono tutti questi nomi e questi cognomi e noi questa relazione
  l'abbiamo fatta, l'abbiamo consegnata alla Procura della Repubblica
  di  Palermo. E abbiamo dato vita ad un ufficio speciale che  evolve
  nell'Agenzia  per la legalità. Ciò al fine di coordinare  tutte  le
  iniziative della Regione e degli enti locali di contrasto  a   Cosa
  nostra   e  di  far  sì che  i beni confiscati alla  mafia  vengano
  lasciati ai siciliani. Un'Agenzia alla quale chiamare a collaborare
  quanti   siciliani  coraggiosi  e  onesti  si  sono  distinti   per
  competenza e per coraggio nella lotta alla mafia.
   Anche  perché questa Assemblea - come vi dicevo -, lo  riconoscono
  tutti nel nostro Paese, si è dotata di uno strumento importante, la
  legge antimafia di cui dicevamo. E questa nostra Terra porta avanti
  indubbiamente una lotta senza quartiere che dà in Sicilia  -  è  il
  vanto  di  tutti noi - risultati importanti nella lotta  contro  la
  mafia.
   E  voglio  rivolgere un appello, torno a riferirmi a lui,  con  il
  rispetto  che  gli  si  deve, al Ministro  della  Giustizia.  E  al
  contempo,  oltre  che al Ministro, mi rivolgo ai siciliani,  e  non
  solo  ai  siciliani, ai meridionali, ai calabresi, ai  campani,  ai
  pugliesi,  a tutti i gruppi del Parlamento nazionale. Personalmente
  dovrei, essendo una presunta vittima, sostenerlo, ma mi si consenta
  di  chiedere  al Ministro e ai parlamentari che non si abolisca  lo
  strumento delle intercettazioni.
   Guai a privare la lotta alla mafia di questo strumento importante
  E  non vale limitarne l'impiego, perché i più utili contributi - mi
  si   dice   -   molto  spesso  sono  venuti  dalle  intercettazioni
  apparentemente  più  banali.  Basta  salvaguardare  i   fatti   che
  riguardano  le  persone, quelli della vita privata.  Certo  c'è  il
  rischio, tanti rischi, e lì bisogna controllare e vigilare.
   Tutto quello che può servire - quello che non serve si cestina, si
  distrugge,  si  elimina  - per combattere  la  criminalità  grande,
  piccola e media, lo si usi e lo si usi fino in fondo
   Ho visto l'altra sera, e sono rimasto impressionato, la proiezione
  di  un  film  che faceva vedere come, attraverso la percezione  del
  rumore di un motore a scoppio, si individuava la localizzazione  di
  un  famoso  latitante  di  mafia che, immediatamente  dopo,  veniva
  catturato.  Se  non  ci  fosse  stata l'intercettazione  di  quella
  telefonata  di  quel signore - il cui telefono, possibilmente,  era
  sconosciuto  ed egli apparentemente era un incensurato cittadino  -
  sicuramente  quel  mafioso non sarebbe stato  catturato  e  avrebbe
  continuato a delinquere e a diffondere violenza e morte.
   Quella  di  questo Governo, senza strombazzarlo ai quattro  venti,
  senza proclami e manifesti, è stata e sarà, perché è nostro dovere,
  fin  quando  ci  sarà dato, la sfida più alta che si possa  portare
  alla  mafia.  E così dovrà essere per chi verrà dopo, nei  prossimi
  anni, nei prossimi lustri.
   Guai  a  tornare  indietro, a percorrere vecchie  strade  che  non
  portano certamente al bene della Sicilia
   L'obiettivo finale di questa fuga di notizie - e torno al 29 marzo
  -, che ha una mano politica, di questa fuga di notizie non casuale,
  l'obiettivo  finale  è  ripristinare, piaccia  o  non  piaccia,  un
  passato  che credo - e lo credono anche i siciliani - vada comunque
  archiviato.  Ecco in che cosa si concreta questa iniziativa,  o  si
  può  concretare:  quello  di impedirci -  ricordate  il  29  marzo?
  Dimissioni   Tutti a casa  Domani mattina, perché no - di  adottare
  una   finanziaria   di  riforme  serie,  di  riforme   sostanziali,
  costringendoci  a  subire, invece, una leggina  che  a  stento  sia
  sufficiente per tirare a campare.
   Per  carità, il lavoro dell'Assemblea è fondamentale   Ma  vedete,
  per  fare un paio di leggi importanti passano tre mesi. Fa bene  il
  Presidente dell'Assemblea a rivendicare il merito di una produzione
  legislativa intelligente ed organica. Non è soltanto una  questione
  di  numero,  anzi,  potrebbero anche  essere  mille  leggi,  venti,
  venticinque,  trenta,  non  lo so, tutte  ben  mirate.  Se  in  una
  finanziaria  può  trovare  spazio,  può  trovare  posto  questa   o
  quell'altra iniziativa di riforma, perché no  Una finanziaria senza
  la  quale la legge sui rifiuti, come giustamente è stato detto, non
  troverebbe  copertura  finanziaria  e  si  tornerebbe  al   vecchio
  sistema.
   Io  credo sinceramente che questa finanziaria debba riprendere, ad
  esempio, il tema del piano energetico che  è stato bocciato dal TAR
  Palermo e poi rimesso in vita, ma a tempo determinato - se così  si
  può dire - dal CGA. Guai se nella finanziaria non si toccano questi
  temi.
   Una  finanziaria  che  dovrà occuparsi dello  sviluppo.  Inserire,
  perché  no, qualche elemento di semplificazione burocratica che  si
  accompagni  anche  all'aumento delle entrate,  piuttosto  che  alla
  riduzione delle spese. Di semplificazione burocratica che elimini o
  riduca le intermediazioni burocratiche parassitarie nelle quali  si
  annida  l'arbitrio e si annida, molto spesso, la sopraffazione  sui
  più deboli.
   Una finanziaria nella quale, perché no , si riprenda il tema della
  ripubblicizzazione del servizio idrico. Sarà un tema, mi  si  dice,
  non  meno  delicato di quello dei rifiuti, e non  solo  per  quanto
  riguarda  il  peso  finanziario. Si  riprenda  il  tema  -  so  che
  l'Assessore ha redatto un emendamento che non abbiamo ancora  avuto
  modo  di  vedere - della ripubblicizzazione del servizio  idrico  a
  conseguenza  di  quanto il Parlamento nazionale  ha  fatto  qualche
  giorno fa legiferando in materia.
   Una  finanziaria   che  abolisca sperperi e sprechi.  Ce  ne  sono
  tanti.  Ci si dice: perché non lo abbiamo fatto? Lo facciamo domani
  mattina, basta un colpo di bacchetta
   Indubbiamente il sigillo della legislazione, anche in questo caso,
  è importante.
   Che   guardi  alle  categorie  economiche  in  crisi,  da   quella
  dell'agricoltura a quella dell'edilizia, e risolva il più possibile
  il  tema del precariato che - storicamente - da dieci, vent'anni  è
  il   terreno  fertile  per  lo  sfruttamento  politico  e  per   lo
  sfruttamento  elettorale.  Ed è difficile,  indubbiamente   Come  è
  stato   difficile  portare  avanti,  assessori  Gentile   e   Russo
  Piercarmelo,  nelle tante sedute d'Aula, per carità, attraverso  un
  dibattito sempre costruttivo, le due leggi che hanno visto in prima
  persona,  in  prima linea  la vostra iniziativa.  Molto  difficile
  Molto difficile
   E' stato detto, a tal proposito, che sono  un uomo in difficoltà .
  E'  vero  Sono un uomo in enorme difficoltà  Così come è in  grande
  difficoltà  la  Sicilia e sono in difficoltà i  siciliani.  Non  mi
  sento   infatti, per quello che è il mio sentimento, di condividere
  una  condizione di tranquillità. Il mio status di presidente  della
  Regione  me  lo  permetterebbe, ma  non  mi  sentirei  di  sentirmi
   tranquillo   in questa nostra Sicilia  Ma non sono  in  difficoltà
  dal  29  marzo,  non  ho motivo di essere io in difficoltà  dal  29
  marzo   Dal  29  marzo non ho motivo di essere  io  in  difficoltà
  Sottolineo e ripeto queste parole  Anzi dal 29 marzo mi sento, e si
  senta  il  Governo della Regione e si senta questa  Assemblea,  più
  libero e più forte e più determinato a continuare ad andare avanti
  Se  non  ci fosse stato il 29 marzo? Mi domando e mi rispondo:  no,
  sicuramente  non avrei fatto queste dichiarazioni all'Assemblea,  e
  non solo all'Assemblea, ma all'intero popolo siciliano.
   Mi  sono trovato in difficoltà dall'aprile-maggio del 2008. Non lo
  sapevo, non lo immaginavo. Non voglio dirvi - forse apparirei  poco
  coraggioso  -  che,  se  lo  avessi  saputo,  forse  non  mi  sarei
  cimentato.  Sinceramente  condivido,  ed  è  pesante,  per   quanto
  possibile  - sono parole seppure per la verità sembrano chiacchiere
  -  le  difficoltà dei siciliani che sono costretti a cercare  fuori
  dalla  nostra terra il lavoro. Sembrano parole vuote. E  invece  io
  questo  stato  d'animo  lo condivido. Lo stato  d'animo  di  quanti
  lottano per rivendicare i diritti o di quanti, e sono la stragrande
  maggioranza,  silenziosamente si affannano per arrivare  alla  fine
  del mese. Questa è la mia difficoltà  Le altre le supero. Le supero
  con  la  forza della verità e pronto a render conto anche  a  tutti
  voi, a ciascuno di voi - da subito, da dopo questa seduta - di ogni
  mia azione, di ogni mia scelta, di ogni  mia parola.
   L'unica  cosa  che  vi chiedo è di scusare, di  perdonare  qualche
  intemperanza  del mio carattere, i tanti errori, i tanti  vizi,  ma
  non  credo che siano passibili di azione penale. (E mi capirete  se
  metto  la mano sulla spalla all'assessore Massimo Russo.) E non  mi
  sento  in  difficoltà, quindi, in questa vicenda giudiziaria  nella
  quale non mi assolvo. Vi dico quello che ho letto sulla stampa e mi
  pare doveroso che io ve ne renda conto. Non giudico, non condanno e
  non  assolvo.  Mi  è stato insegnato che non devi giudicare  perché
  sennò  sarai  giudicato. E non sono in difficoltà perché  non  sono
  sorpreso. Io penso che siamo affaticati e stanchi, ma non credo che
  ci   sia  bisogno  per  voi  di  rileggere  gli  atti  parlamentari
  relativamente al 9 dicembre quando,  parlandovi da questo  posto  -
  ricordate? era il 9 dicembre,  quattro mesi fa - dicevo  di  subire
  uno  stillicidio  fatto  di  oltraggi,  di  calunnie,  di  insulti,
  ispirati da un tavolo trasversale - vi prego di verificare gli atti
  -  ai  partiti e agli schieramenti, nel quale si è progettato -  lo
  dicevo allora - di far cadere il Governo e la legislatura. E ciò da
  parte  di  quanti  sono  pronti a tutto,  impegnati  alacremente  e
  maniacalmente ad abbattere l'avversario - ricordate?  -  con  mezzi
  politici, se basta, con  mezzi mediatico-giudiziari, se non bastano
  quelli  politici. Ad abbatterlo tout court, anche fisicamente  (c'è
  poco  da  sorridere)  se  non dovessero bastare  quelli  mediatico-
  giudiziari
   Devo ricordare, fra l'altro, che, a proposito di mezzi politici  e
  legislativi, in questa Assemblea - mi spiace ricordarlo -  si  sono
  registrate iniziative di parecchi deputati di quella che era  stata
  una  maggioranza,  di quella che era stata una coalizione  che  non
  sono stato io a dissolvere irreversibilmente. Che maggioranza  è  e
  che  coalizione  è  se da quella maggioranza o  coalizione  vengono
  fuori,  tra  l'altro, anche quei sentimenti? Se  permettete,  il  3
  aprile  del  2008 era prima che io venissi eletto e  anche  voi.  E
  vengono  fuori  quei  sentimenti? Quella è  maggioranza?  Quella  è
  coalizione?
   Non vale la pena cercare responsabili?
   Sono stato io a dissolverla irreversibilmente?
   E, letto quello che abbiamo letto, quella era maggioranza e quella
  era coalizione?
   E  mi  si  rimprovera  di averla dissolta se  pure  ci  sono  quei
  sentimenti:  la morte naturale, la libertà  e quant'altro?  Signori
  miei,  un  disegno di legge nel quale oltre alla morte,  anche  non
  naturale,  si  prevedeva l'elezione in corso di legislatura  di  un
  nuovo  presidente della Regione, ricorderete, se questi  -  chi  vi
  parla  -  fosse  stato  costretto a  dimettersi   Non  si  sa  mai,
  prepariamoci.
   I  sentimenti sono espressi il 3 aprile. Il disegno di legge  sarà
  stato  di  un  anno dopo. Non si sa mai: morte naturale,  attaccari
  (che  poi vuol dire arrestare, dimettersi, rimuovere) o fosse stato
  stabilmente  impedito a esercitare il suo mandato. Lo  avete  letto
  che c'è qualcuno in questi giorni, forse il più bravo, che parla di
   consequenziali  complimenti se dovesse  venire  una  richiesta  di
  rinvio  a giudizio . Ah, ah, complimenti   Ora aspetto un confronto
  diretto così gli ricordiamo tante cose a questi rigorosi.
   Poi  c'è stato un altro disegno di legge di iniziativa del partito
  ex   alleato,  ex  di  coalizione,   una  mozione  di  sfiducia  al
  presidente,  efficace in corso di legislatura, se la metà  più  uno
  dei deputati dei partiti che lo avevano sostenuto, una trentina  di
  deputati,  trentuno  deputati, avesse  firmato  quella  mozione  di
  sfiducia.  Il  presidente eletto direttamente dalla  gente  non  lo
  avrebbero  sfiduciato 46 persone, quello è ovvio, lo sfiduciano  la
  metà   più   uno  di  quanti  parteciparono  alla  coalizione   del
  presidente.  Il  disegno di legge non è andato  avanti,  penso  per
  incostituzionalità,  forse  anche  per  ridicola  illegittimità.  E
  l'hanno sottoscritto eminenti parlamentari che a loro fianco  hanno
  eminenti  specialisti e costituzionalisti. E non  è  andato  avanti
  credo  perché  -  del  resto lo si è visto in tante  occasioni,  in
  occasione  della legge sui rifiuti, in occasione della legge  sulla
  prima casa - in fondo, neanche questo gruppo di trenta parlamentari
  si  sarebbe  ritrovato.  Lo  dico a onore  di  tutti  quanti  hanno
  cominciato  a  provare gusto, a prescindere dagli  schieramenti,  a
  fare   un   po'   di  riforme  buone  e  di  quanti,   con   grande
  determinazione, tengono alzata la bandiera dell'opposizione.
   Questo   disegno  di  legge  per  una  qualche  ragione  è   stato
  accantonato.
   Ecco perché si converrà che non sono stato colto di sorpresa il 29
  marzo   E  sono  però in difficoltà. La nostra è stata  una  scelta
  della  difficoltà.  Bastava autorizzare qualche  decina  di  parchi
  eolici,  lasciare  degenerare il sistema sanitario,  tanto  qualche
  sconto  un governo amico ce lo avrebbe fatto. Su queste cose eccome
  se  si  chiudono  gli  occhi  da Roma   Bastava  distrarre  qualche
  centinaio  di milioni di euro dai fondi destinati agli investimenti
  del FAS, sottraendoli al Piano, per coprire il buco della sanità. E
  tutto  sarebbe andato avanti liscio. Bastava far sì che i siciliani
  pagassero   salato   per  almeno  trent'anni   l'investimento   per
  incenerire i loro rifiuti impegnandosi fino alla fame e anche  più,
  la  bolletta  dell'acqua  e  dei rifiuti  e  mille  altre  bollette
  sarebbero state puntualmente recapitate e non avremmo avuto nessuna
  difficoltà.  Avremmo vissuto felici e contenti.  Bastava  assumere,
  anche  per togliersi il fastidio dei postulanti sotto casa, qualche
  centinaio  di  amici nell'amministrazione regionale. E  vivacchiare
  tra  privilegi, comodità ed amicizie. E non farsi nemici  lasciando
  che  tutto  restasse com'era, magari illudendo i siciliani  -  come
  capita  ormai da secoli - che tutto nel frattempo andava cambiando.
  E   possibilmente  facendosi  fare,  perché  no  -  per  ricordarvi
  l'intercettazione a proposito del lavorio pre-elettorale in quel di
  Paternò alla vigilia del 2008 - facendosi fare tanti bei discorsi.
   Le difficoltà, la lotta, i mille ostacoli li abbiamo voluti perché
  questo  ci  fa  sentire più adeguati e più vicini ai  problemi  dei
  siciliani  e alle difficoltà da superare. E so bene che ci  aspetta
  un  grande lavoro e ancora mille difficoltà. Questa Sicilia ha  più
  risorse delle regioni ricche del nord. Ve lo posso assicurare.  Non
  ne  ero consapevole, è come se avessi vissuto per cinquant'anni con
  gli  occhi  chiusi.  Che  la Sicilia diventi  moderna,  innovativa,
  produttiva e libera da tutte le mafie. Che riprenda il suo  cammino
  dopo  secoli di torpore e sappia competere e superare le sfide  che
  l'attendono,  a cominciare da quella del federalismo che  non  sarà
  rose e fiori.
   Sarà  più  duro e le critiche che ci rivolgono, le mille critiche,
  le  ho riviste sintetizzate nella mozione di sfiducia - allora  non
  era  cruenta la conseguenza, oggi sì - presentata a Silvio Milazzo,
  sintetizzata in tre punti. Avere tradito la volontà degli  elettori
  (allora  non  c'era  l'attuale  sistema  di  elezione  diretta  del
  Presidente, eppure anche lui, fu accusato di avere fatto una  sorta
  di ribaltone.) Fu accusato di immobilismo. (Si diceva che era tutto
  fermo, che non si faceva niente, che non si spendevano i soldi, che
  le  risorse erano lì ad aspettare). E  avere portato i comunisti al
  governo,  quelli con la  K', allora, oggi  non so, forse   non  c'è
  neppure la  C'.
   Il  discorso  non  può che andare alle nostre alleanze,  a  questo
  ritrovarci una compagine autonomista che vuole fare le riforme. Con
  chi vuole partecipare a questo progetto riformista?
   Nell'Assemblea e nel Governo, lo dico a chiare lettere, a chi  non
  resista  nella illusione di potere riportare indietro nel tempo  le
  lancette dell'orologio.
   Il  Partito democratico ne parla, ha avviato questa esperienza  di
  sostegno,  insieme ad un'area riformista di circa trenta  deputati,
  insieme al partito API per realizzare alcune importanti riforme.
   In  poche  settimane,  come vi dicevo, sono  state  approvate  due
  riforme. Questo a partire da tre mesi a questa parte.
   Ecco perché. Ma perché e con quale partecipazione?
   I  rifiuti, ad esempio, credo con la partecipazione di quasi tutti
  i  deputati, 59, 60, quasi tutti presenti, salvo chi avrebbe dovuto
  inscenare la solita polemica, stavolta sugli ATO virtuosi, che solo
  con  questa  legge,  facendo riferimento al  decreto  legge  numero
  52/2006,  articolo  200,  commi 5 e 6 -  mi  corregga  se  sbaglio,
  assessore Russo - potrà consentire di mantenere in vita quattro ATO
  virtuosi, nove più eventualmente uno, più eventualmente quattro  in
  questo anno di transizione.
   Quattro,  onorevole  Raia,  quattro   Mentre  in  quel  caso,   se
  permaneva in vita quel famoso emendamento, la parte dattiloscritta,
  se  non  ricordo male, erano nove più uno, più i tre  metropolitani
  virtuosi  -  Palermo, Catania e Messina -,  c'era spazio  solo  per
  uno.
   Ora,  se  in  questo  anno di transizione si  valuta  che  quattro
  virtuosi  hanno  ragione  di  esistere, quattro  virtuosi  potranno
  resistere.  Senza considerare che amministratori  bravi  che  hanno
  avviato quella esperienza, oltre che essere stati chiamati,  al  di
  là  degli  schieramenti - sarà capitato nel  novembre  scorso  -  a
  redigere  il  piano di rifiuti, dovranno lavorare,  se  vorranno  e
  vorranno  partecipare  in modo che tutta la Regione  siciliana  sia
  virtuosa  per  quanto  riguarda  la percentuale  di  differenziata,
  piuttosto  che la benedetta vicenda degli impianti di compostaggio,
  di  utilizzo  e riutilizzo delle plastiche piuttosto che  bruciarle
  con l'emissione di sostanze venefiche.
   Questo   è  l'obiettivo  che  il  Governo  vuole  portare   avanti
  attraverso  un rapporto - e lo dico ai siciliani - con  il  Partito
  democratico, che è quanto di più limpido e alla luce  del  sole  ci
  sia,  sulle  riforme  e su quanti emendamenti  alle  leggi  e  agli
  articoli  delle leggi ci siamo potuti trovare favorevoli o contrari
  tra  di  noi.  Un rapporto limpido, non portato avanti  all'insegna
  dell'inciucio e del compromesso. Lo dico e lo sottolineo. Non  alla
  chetichella,  come accade nella mia provincia di provenienza.  Come
  se Veltroni, dopo avere perso le elezioni, facesse il consulente di
  Berlusconi,  così  il candidato della sinistra  a  presidente  alla
  provincia,  sconfitto, fa il consulente del presidente  del  centro
  destra. Dove il più importante ente di sottogoverno della provincia
  viene   affidato,  come  amministratore  unico,  a  un   mandatario
  elettorale  di  uno di quei leader di quell'area  politica  che  si
  scandalizza di questo rapporto che, invece, è trasparente ed onesto
  ed è fondato sulle cose, non sullo scambio dei favori dei governi o
  dei sottogoverni.
   Ecco perché è importante questa occasione.
   Forse  queste  cose non avremmo avuto il motivo,  il  coraggio  di
  dirle.  Abbiamo  tante  difficoltà  perché,  scusate,  mi  avvio  a
  concludere,  stiamo tentando di avviarci tra mille limiti  e  mille
  difficoltà. Saranno gli altri a portarla avanti, dopo naturalmente,
  i  giovani, forze fresche. Con chi ci sta o con chi vuole dare  una
  mano.
   Questa  esperienza è una piccola rivoluzione. Intanto - lo  dicevo
  qualche  giorno fa - è una rivoluzione del nostro modo di  pensare,
  della  nostra forma mentis perché siamo abituati sempre a  dire  di
  sì,  ad  inchinarci,  a  sottometterci, se posso  permettermi,  per
  soppiantare  il  modello con cui è stata governata la  Sicilia  nei
  secoli  da  prefetti o viceré, da ministri o baroni. Avendo  capito
  che  c'è  in  corso questa rivoluzione, questa è l'impronta  di  un
  presidente che si è convertito, non ci è nato. Quindi, alle  spalle
  ci sono tante storie brutte e negative, c'è l'autonomia, c'è l'idea
  di autonomia e si sono messe in atto mille contromisure.
   La Sicilia è stata governata, signori miei, lo sappiamo, da ascari
  che  hanno  sovrinteso con lucro, con fini di lucro,  ai  saccheggi
  elettorali  ed  ai  saccheggi delle infinite risorse  della  nostra
  terra.  Sono  questi  gli ascari politici più o  meno  famosi,  gli
  alleati  naturali, consapevoli o meno dei campieri e dei  capimafia
  (in  fondo, se ci fate caso, fanno lo stesso mestiere, vigilano sul
  saccheggio e sullo sfruttamento).
   Un  governo autonomista, al di là dei limiti di ciascuno  di  noi,
  per  quella che è la sua azione politica, è una minaccia mortale  e
  lo  si combatte con tutti i mezzi. E' naturale, è una questione per
  loro  di  sopravvivenza. Queste due grandi categorie  operanti  nel
  sociale  e nel politico ed operanti nella criminalità. Autonomia  è
  liberarsi  di  tutte  le  ipoteche,  di  tutte  le  intermediazioni
  parassitarie, politiche e delinquenziali.
   Io  credo  che tutti noi dobbiamo farlo. Perché al nord sì  e  non
  anche  al  sud e in Sicilia? E non soltanto; e non mi  riferisco  -
  almeno  leggendo qualche nota dell'Agenzia ANSA di oggi -  soltanto
  al partito della Lega.
   Intermediazioni  che  vanno  eliminate,  se  vogliamo  salvare  la
  Sicilia
   Coloro che vivono come una minaccia mortale questo Governo, questa
  convergenza  di fatto sulle riforme, i loro pupi che a  loro  volta
  sono  pupi  dei  grandi  poteri, dei  grandi  partiti,  dei  grandi
  potentati,  anche  se si sentono potenti si affannano  a  dare  una
  mano,  ad aggredire, ad insultare, ad appattare, anzi ad attaccare.
  E  certo  qualcuno  si presta a dargli una mano, qualcuno  che  non
  dovrebbe  in  questa immane, tragica commedia che si è recitata  in
  Sicilia, salvo l'intervallo di qualche Vespro.
   Noi  ci stiamo incaricando di interrompere questa recita. E  spero
  che  la  nostra non sia solo un'illusione. E comunque lasceremo  ai
  nostri  figli  e ai nostri nipoti l'esperienza che  questo  si  può
  fare,  che questo, per l'avvenire, si potrà realizzare. Noi abbiamo
  il  dovere di lottare contro quelli e questi ascari, contro i  pupi
  dei pupi dei pupi della mafia e dell'ascarismo politico. E talvolta
  le due cose coincidono.
   Dobbiamo  essere forti d'animo, e non farci intimidire  dai  mille
  sicari  che assoldano e assolderanno. Dico una cosa: io difendo  il
  mio  onore e difendo anche l'onore della Sicilia. Chiedo scusa alla
  mia  terra.  Infangando  me - non è colpa mia,  credetemi  -  hanno
  infangato  l'onore della mia terra e dei milioni dei suoi  figli  e
  figlie, persone straordinariamente coraggiose, grandi lavoratori  e
  persone  per  bene.  E vi posso assicurare -  e  credo  che  questa
  fermezza  la si colga anche al di fuori di quest'Aula -  che  tengo
  innanzitutto  a  questo onore. E lo dico dinnanzi  a  tutti  e,  se
  permettete - so che mi stanno ascoltando -, innanzitutto   dinnanzi
  ai  miei  cari,  ai miei figli e a mia moglie, e  poi  dinnanzi  ai
  siciliani  tutti. Dopo che a questo onore, tengo alla mia  libertà,
  quella relativa al verbo  attaccare , tradotto in lingua siciliana.
  E  in ultima istanza, tanto perché sia chiaro, tengo anche alla mia
  vita.
   La  Sicilia, se saremo forti e non ci faremo intimidire dai sicari
  che assoldano e assolderanno assecondando - non si tratta di soldi,
  talvolta - le loro ambizioni, le loro speranze, le loro miserie, ha
  il diritto di vincere e noi di servirla, costi quel che costi.

        (Applausi dai banchi del PDL Sicilia e del Gruppo MPA)

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per definire i tempi del dibattito
  sulle  dichiarazioni  del  Presidente della  Regione,  sospendo  la
  seduta  e  convoco immediatamente la Conferenza dei Presidenti  dei
  Gruppi parlamentari in Sala Lettura Deputati.

        (La seduta, sospesa alle ore 18.04, è ripresa alle ore
                                18.39)

   La seduta è ripresa.

   Onorevoli  colleghi, assessori, per l'economia dei  lavori  e  per
  rendere  il dibattito più fluido, la Conferenza dei Presidenti  dei
  Gruppi  parlamentari  ha  deciso che  interverrà  un  deputato  per
  gruppo,  tranne i due deputati del Gruppo misto che si  divideranno
  il tempo loro assegnato.
   L'UDC,  per  una  scelta  di  gruppo,  dividerà  il  tempo  a  sua
  disposizione in due interventi.
   Il  primo  deputato  iscritto a parlare è  l'onorevole  Cracolici,
  presidente del Gruppo parlamentare del PD. Ha facoltà di parlare.


   Presidenza del presidente Cascio


   CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  onorevoli  colleghi,  abbiamo  chiesto  che  quest'Aula  avesse  la
  possibilità di ascoltare il Presidente della Regione immediatamente
  dopo  le notizie che sono state pubblicate dagli organi di   stampa
  il 29 marzo. E ciò non per trasformare quest'Aula in un'altra aula,
  cioè in un aula di tribunale, ma perché il Parlamento siciliano non
  può  essere un luogo di indifferenza, né un luogo dove si volta  la
  faccia  di  fronte  a una vicenda che, piaccia  o  no,  ha  gettato
  un'ombra inquietante e pesante nella vita della nostra regione.
   Noi  non  conosciamo le vicende che investono la  notizia,  che  è
  stata  resa  pubblica, di eventuale reato commesso  dal  Presidente
  della Regione.
   Di  questo  il  Presidente della Regione, come ogni cittadino  che
  debba    rispondere   di   contestazioni   di    reato,    risponde
  esclusivamente all'autorità e agli organi inquirenti.
   Noi  abbiamo  voluto chiedere, immediatamente, che  il  Presidente
  riferisse  in  Aula  perché  conosciamo l'inquietudine  del  popolo
  siciliano  che  ha  già vissuto un'esperienza  drammatica  e  senza
  precedenti.  Mi  riferisco  alla vicenda  di  un  Presidente  prima
  indagato, poi rinviato a giudizio, infine condannato, con l'epilogo
  dello scioglimento anticipato del Parlamento siciliano. E questo  è
  successo per la prima volta nella sua storia democratica.
   Devo  dire  con molta onestà che ho ascoltato il Presidente  della
  Regione.  E  ho  udito un discorso che ho definito  onesto  -  come
  qualche  momento  fa  ho detto alle testate giornalistiche  che  mi
  chiedevano un'opinione -. Il discorso di un uomo turbato, come sono
  turbati  tutti  i siciliani, ma certamente lui più  di  tutti.   Il
  discorso di un uomo che ha difeso orgogliosamente il lavoro fin qui
  fatto per provare a dare senso, parola, concreta attuazione ad  una
  possibilità nuova per la Sicilia in tanti settori della vita  della
  nostra  regione,  dove  si annidano interessi criminali,  interessi
  parassitari, interessi mafiosi.
   Va  detto  con  altrettanto onestà che oggi  il  Presidente  della
  Regione ha fatto l'unico discorso che poteva fare. Una persona  che
  difende con orgoglio il proprio operato, la propria onorabilità, la
  propria storia.
   E qui abbiamo un compito, anche, di natura diversa.
   Dobbiamo verificare, dobbiamo valutare se le condizioni perché  il
  lavoro  di  cambiamento possa concretamente avere spazio in  questa
  nostra regione  si possano realmente realizzare.
   E lo voglio dire con molta onestà, onorevole Presidente.
   Noi  - e quando dico noi non parlo a nome del Partito Democratico.
  Quando  dico   noi     credo di interpretare in questo  momento  lo
  stato  d'animo  dei  siciliani -  non possiamo consentirci  più  di
  vivere  un  secondo  film come quello che abbiamo  vissuto  dal  26
  giugno  2003  fino  alla notte del 5 febbraio  2008  e  poi  del  9
  febbraio, data nella quale il presidente in carica, a seguito della
  condanna  che aveva subito, comunicò a quest'Aula la sua intenzione
  di dimettersi.
   Non possiamo vivere quest'altro film non perché ci turba sul piano
  personale,  ma perché credo che sarebbe un dramma, un  delitto  per
  tutta la regione piegare ancora una volta  gli interessi eventuali,
  legittimi di difesa di una persona agli interessi complessivi della
  regione.
   Ecco  perché,  onorevole  Presidente, con  molta  forza  dico  che
  qualora dovesse confermarsi questo reato pesante, di cui parlano  i
  giornali,  e  per  questo reato giungere ad un eventuale  rinvio  a
  giudizio,  noi  pensiamo che bisogni separare, nel  rispetto  delle
  garanzie e in nome del garantismo, i destini di una persona che  ha
  il diritto di difendersi dai destini della Sicilia.
   Guai  a  ripetere  questo secondo tempo del film  che  sarebbe,  a
  questo punto, mortale per la nostra regione
   Ecco  perché noi, oggi, proprio forti di questa impostazione,  che
  non  è  né giustizialista né di processi anticipati, ma proprio  in
  virtù  di  una  cultura garantista, ma altrettanto  garantista  nel
  rispetto  delle  istituzioni, vogliamo dire con  altrettanta  forza
  che,  per  quanto  ci  riguarda, non ci fermeremo  di  fronte  alla
  possibilità di cambiare la Sicilia, di liberarla dagli spazi e  dai
  luoghi  dove  si  sono annidati, in tutti questi anni,  l'intreccio
  perverso  tra  politica, affari e  Cosa nostra , nei  rifiuti  come
  nell'energia, nella pubblica amministrazione come nella sanità.
     Lei  ha  fatto  bene  -   e  questo è il  giudizio  che  do  nel
  riconoscere  l'onestà del suo intervento - a  rivendicare  le  cose
  prodotte  e  non  le  chiacchiere, non le intenzioni,  ma  le  cose
  prodotte da questo Parlamento al fine di marginalizzare, di rendere
  più  debole,  di contrastare la possibilità di infiltrazione  e  di
  condizionamento della mafia nella vita pubblica di questa regione
   E  mi permetta di dire, onorevole  Presidente, che noi, questa sua
  rivendicazione   la  facciamo non solo nostra, ma  siamo  noi,  con
  altrettanta forza,  a rivendicare il fatto che in questa Sicilia si
  è  avuta  una nuova legge sui rifiuti, piuttosto che sulla  sanità,
  piuttosto che sulla riforma dell'Amministrazione pubblica che  sarà
  esitata  quanto  prima. Diciamolo, a quei tanti  siciliani  che  si
  formano un'opinione  molto spesso su luoghi comuni, che con  quella
  legge  sulla riforma dei dipartimenti abbiamo ridotto di  oltre  un
  terzo   i   dirigenti   di   servizio,  ovvero   i   luoghi   della
  intermediazione  tra la pubblica amministrazione  e  il  cittadino,
  riducendo  di oltre duecentoquaranta le funzioni apicali di  questa
  Regione.
   Diciamolo, raccontiamolo alla Sicilia  Anche le cose che  si  sono
  fatte  per contrastare nel merito e non a parole la possibilità  di
  liberare  questa  nostra  Terra da una  intermediazione  opprimente
  della  politica e di una burocrazia che spesso non è migliore della
  politica.
   E  questo lo rivendichiamo con altrettanta forza e con altrettanto
  orgoglio.  E  vogliamo  continuare a farlo. E  lo  dico,  onorevole
  Presidente, ai siciliani che ci ascoltano e anche a quei  siciliani
  che spesso vogliono - volutamente -  rappresentare la politica solo
  come  luogo di intrallazzi, di inciuci, di compromessi, di accordi,
  di  spartizioni di poltrone. E molto spesso sono solo parole  vuote
  di  chi  non conosce le cose e si rifugia nei luoghi comuni  perché
  non  ha voglia e coraggio di guardare in faccia la realtà. E a quei
  siciliani vogliamo dire che non consentiremo che la Sicilia  faccia
  un  passo  indietro  finché ce ne sarà data la possibilità.  Finché
  questo  Parlamento sarà in vita noi ci batteremo perché la  Sicilia
  provi  a  cambiare  a partire da una cosa che lei  ha  detto  sulla
  finanziaria. Lei ha annunciato la sua intenzione di ripubblicizzare
  la  gestione del servizio idrico in Sicilia. Bene, questa sfida noi
  siamo  pronti a raccoglierla, caro Presidente, perché  siamo  certi
  che  risponderemmo all'interesse di una parte larga  dei  siciliani
  che  in  questi  anni è stata piegata agli interessi  di  un  falso
  modernismo  che  in realtà nascondeva interessi  affaristici  e  in
  alcuni casi criminali.
   Quindi, onorevole Presidente, la sfida che abbiamo dinnanzi è  una
  sfida difficile, lo so bene. Sarà dura nei prossimi mesi, sarà dura
  -  non c'è dubbio, piaccia o no -  anche per lo spaccato che lei ha
  raccontato a quest'Aula. Non so se le cose che lei ha raccontato  a
  questo  Parlamento, lo scenario nel quale è maturato e nel quale  è
  possibile  che  si sia anche sviluppata questa vicenda  giudiziaria
  sia  vero o meno; sinceramente non sono in grado di giudicarlo come
  non è in grado di giudicarlo il siciliano medio che non conosce  le
  cose particolari di questa vicenda.
   Onorevole  Presidente, vorrei ricordarle che quei signori  di  cui
  lei  parla e di cui racconta,  per aver conosciuto, oggi,  dialoghi
  telefonici  nei quali si esprimevano giudizi non solo politici,  ma
  giudizi che vanno ben oltre la lotta politica, la dimensione  dello
  scontro,  delle opinioni, non c'era insomma una partita democratica
  che  si  giocava  nei  colloqui telefonici di  questi  signori,  ci
  dimostra  il  grumo  di  interessi  nascosti  e  per  certi   versi
  inquietanti  in cui si è alimentato il centro destra  della  nostra
  Regione. Veda, onorevole  Presidente, nel 2006, alla vigilia  delle
  elezioni, chiesi ai dirigenti della Casa delle libertà, forse c'era
  ancora  Forza Italia, chiesi ai dirigenti della Casa della  Libertà
  di  evitare di consegnare la vicenda siciliana ad una paralisi  che
  ci  avrebbe  inevitabilmente, al di là del giudizio che  si  poteva
  avere  sulle persone,  posto dinnanzi la ricandidatura di Salvatore
  Cuffaro.
   Allora  il centro destra, in maniera arrogante, forte della logica
  dei  numeri,  ha  scelto  di andare avanti  infischiandosene  della
  Sicilia
   Se nel 2008 esisteva quello spaccato, quella coalizione che lei ha
  raccontato,  mi  chiedo in nome di che cosa  quella  coalizione  si
  metteva insieme  Se non ci si rispettava  tra  persone, qual era la
  ragione  dell'alleanza che si era fatta in Sicilia? Quali interessi
  muovevano quell'alleanza?
   Pertanto,  onorevole Presidente, i siciliani non devono  conoscere
  tanto  e soltanto se il senatore Firrarello, l'onorevole Torrisi  o
  altri  uomini  di  seconda, terza e quarta fila  che  gravitano  in
  questo  mondo  della politica siciliana aspiravano  a  eliminazioni
  politiche e forse non solo politiche, chissà, ma il punto  vero  è:
  può la Sicilia non sapere che di fronte a tutto questo ci stava una
  alleanza  che  si  poneva al governo della nostra Isola  dove  l'un
  contro  l'altro erano armati  non solo di parole ma anche  e  forse
  qualcosa di più?
   Infatti,  se  lei,  come  ha  detto, ha prima  temuto  l'offensiva
  politica e poi quella mediatico- giudiziaria e speriamo di  esserci
  fermati lì , onorevole Presidente, posso dirle con molta franchezza
  che   lei è un conoscitore di quel mondo. Lo conosce, conosce  gran
  parte  dei  suoi alleati, li ha conosciuti già tanti  anni  fa,  ne
  conosce  gli  aspetti pubblici e gli aspetti privati. E  allora  le
  chiedo: può la Sicilia continuare a coesistere con l'inganno di una
  alleanza  che è solo formalmente politica, ma che molto  spesso  si
  fonda  sull'interesse  dell'inceneritore di Paternò,  piuttosto  di
  quello di Bellolampo?
   Degli  interessi che gravitano nel mondo degli affari dove quattro
  società,  apparentemente  distinte l'una dall'altra,  nello  stesso
  giorno,  con  lo stesso notaio fanno quattro ATO per partecipare  a
  quattro  gare vincendole tutte e quattro. L'affare del secolo,  lei
  l'ha  chiamato  L'affare del secolo  Gli inceneritori  E non è  una
  battaglia  tra  ambientalisti,  da  un  lato,  che  sono  i  soliti
  rompiscatole che vorrebbero il mondo tutto fatto in bomboniera. No
  Come  si vede e come si è visto, è una questione che riguarda -  si
  dice  a   Stoccolma'  la cutra  - gli interessi, la roba, La  roba,
  quella che Verga qualche anno fa  ben rappresentò nella letteratura
  italiana,  l'interesse della roba'.
   Noi  siamo  pronti a rompere questo sodalizio. Lei ha  parlato  di
  crisi  irreversibile dell'alleanza che l'ha eletto.  Io  le  credo,
  onorevole  Presidente, lo ha detto più volte e la  ringrazio  anche
  per   come  ha  trattato  la vicenda del rapporto  con  il  Partito
  Democratico.
    Onorevole  Presidente, certamente è stato ferito in questi giorni
  e  in  queste settimane per la vicenda che l'ha segnato  sul  piano
  della  notizia  di  un'indagine sul suo  conto.  Altri  sono  stati
  segnati,  in maniera fortunatamente meno grave sul piano personale,
  ma  la  ferita non è meno grave sul piano politico. Altri come  noi
  che, avendo scelto di mettere al centro l'interesse della Sicilia e
  dei   siciliani,   siamo  stati  accusati  di   essere   traditori,
  collaborazionisti.  In tempo di guerra i collaborazionisti  vengono
  passati alle armi. Per noi è stato detto addirittura che la  nostra
  politica  fa rivoltare nelle tombe uomini che hanno onorato  questa
  terra, uomini come Pio La Torre e Piersanti Mattarella.
   So  bene che quelle parole non sono state buttate lì a caso.  Sono
  parole che colpiscono, che offendono la dignità di ognuno di noi.
   Noi vogliamo contribuire a fare in modo che questa terra si liberi
  dalla  mafia,  E  lo  facciamo  de visu,  in  maniera  trasparente.
  Mettiamo  innanzitutto  al primo posto l'interesse  dei  siciliani,
  senza  ombre, senza sconti per nessuno. Sul terreno della  legalità
  non  esistono  negoziazioni,  non esistono  accordi,  non  esistono
  mediazioni.
     Ecco  perché  -  ripeto - con la stessa fermezza  con  la  quale
  ribadisco di avere ascoltato e di avere apprezzato l'onestà del suo
  intervento,  onorevole Presidente Lombardo, la esorto ad  avere  il
  coraggio di andare avanti per rompere le collusioni e le connivenze
  e troverà il PD attento a valutare nel merito queste condizioni.
   Ma  con  altrettanta  forza le dico: guai  se  la  nostra  Regione
  dovesse  tornare a vivere una condizione di paralisi  e  di  attesa
  come quella vissuta tra il 2003 e il 2008, cinque anni decisivi  di
  cui  oggi stiamo pagando un carissimo prezzo, perché oggi la nostra
  terra  è  più  povera,  più sottosviluppata, più  disoccupata,  più
  fragile, con più rifiuti in mezzo la strada anche per colpa di quei
  cinque  anni, cinque anni di attesa, di paralisi. Cinque  anni  nei
  quali  la  politica, in maniera arrogante, ha cercato di conservare
  se stessa infischiandosene della Sicilia e dei siciliani.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto a parlare l'onorevole  Leontini.  Ne  ha
  facoltà.

   LEONTINI.  Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  onorevoli colleghi, personalmente sono di diverso avviso rispetto a
  quanto detto dall'onorevole Cracolici.
   Ritengo  che l'intervento del Presidente della Regione  sia  stato
  profondamente sbagliato, sia nel suo fondamento giustificativo  che
  nel suo sviluppo e nei suoi contenuti.
   I   condimenti  continuo  a  definirli  inqualificabili.   E   per
  condimento  mi  riferisco,  ancora una volta,  alla  citazione  del
  Ministro   della   Giustizia,   i   cui   tratti   peculiari   sono
  universalmente riconosciuti e sono: l'equilibrio, la  saggezza,  la
  moderazione,  la  correttezza, il garbo e  l'eleganza.  E  dispiace
  sentire un Presidente della Regione riferirsi ad un Ministro  senza
  essere   stato  probabilmente  adeguatamente  informato  dai   suoi
  consulenti.
   L'inchiesta  amministrativa non consegue necessariamente  ad  ogni
  fuga  di notizie che si verifichi in un procedimento pendente nella
  fase segreta delle indagini preliminari.
   Normalmente,  in  casi del genere, ci si limita  a  richiedere  al
  competente  Procuratore generale assicurazioni in ordine  al  fatto
  che  sia  stato  aperto un procedimento penale per l'individuazione
  dei responsabili della divulgazione.
   L'inchiesta amministrativa è invece disposta quando, dal contenuto
  delle  notizie  diffuse, emergano possibili  profili  di  abnormità
  nella condotta dei magistrati.
   Nel  caso  di  Trani,  l'inchiesta è stata disposta  perché  dalle
  notizie  di  stampa  potevano ravvisarsi sia una  grave  violazione
  delle  regole  sulla  competenza  territoriale  e  funzionale   del
  Tribunale per i reati ministeriali, sia l'esistenza di un possibile
  contrasto  tra il Procuratore e il Sostituto nella gestione  di  un
  procedimento  penale  per fatti ascritti anche  al  Presidente  del
  Consiglio.
   L'inchiesta  era essenzialmente tesa ad accertare  proprio  questa
  abnormità.
   Viceversa,  nel  procedimento pendente  presso  la  Procura  della
  Repubblica  di  Catania  a  carico  del  Presidente  Lombardo,  non
  emergevano  dalle  notizie  di stampa profili  di  abnormità  nella
  gestione  del  procedimento.  Anzi,  negli  articoli  in  questione
  venivano  riportate dichiarazioni attribuite al  Procuratore  della
  Repubblica  di  Catania  con  le quali  questi,  nel  lamentare  la
  indebita    divulgazione   di   notizie,   affermava    di    avere
  tempestivamente e correttamente aperto al riguardo un  procedimento
  penale.
   Quindi,  due  fattispecie diverse; quindi, un giudizio ingeneroso,
  sbagliato,  scorretto, per il quale si dovrebbe  soltanto  chiedere
  scusa al Ministro della Giustizia.
   Per  la terza volta quest'Aula ha assistito alla evocazione di  un
  livore  universale,  una sorta di complotto, di malanimo  viscerale
  che,  collegando posizioni diverse, attenterebbe alla  serenità  di
  impostazione e di azione del Governatore e del suo Governo.
   Badate  bene, uno può avere giudizi soggettivi diversi  dall'altro
  sulla  fuga  di  notizie e lamentare la fuga di  notizie:  ma  cosa
  c'entra  la fuga di notizie con l'esistenza di un procedimento  del
  quale abbiamo appurato l'esistenza? Se il complotto fosse alla base
  dell'esistenza  del  procedimento,  certamente  sarebbe  una   cosa
  gravissima;   ma  nella  tesi  non  tanto  indiretta,   non   tanto
  dissimulata del Presidente della Regione, dal complotto deriverebbe
  l'esistenza   di  questo  procedimento  poi  inquinato,   alterato,
  volgarizzato da una fuga di notizie.
   Sono  due cose diverse  Un conto è la fuga di notizie, altro conto
  è l'esistenza di un procedimento del quale abbiamo accertato essere
  in campo indagini e accertamenti.
   Noi  auspichiamo che siano tutti a favore poi della  condizione  e
  posizione del Presidente della Regione, ma questo non vuol dire che
  si  possa  utilizzare  il  Parlamento  per  commentare  le  notizie
  giornalistiche, dopo avere riempito per due giorni  le  testate  di
  tutto  il  mondo con la notizia che si sarebbero fatti  i  nomi  di
  collusi, di politici mafiosi.
   Abbiamo  assistito alla ripetizione di alcuni titoli di  giornale,
  abbondantemente  consumati  e  commentati,  che   non   hanno   mai
  determinato conseguenze giudiziarie a carico di chicchessia  e  che
  sono    quindi    gratuitamente   commentati,   come    altrettanto
  gratuitamente   sarebbero  commentati   elementi   a   carico   del
  Presidente,  qualora  venissero volgarizzati  dalla  stampa  e  non
  fondati  su elementi esistenti, che non compete a noi conoscere  in
  questo  momento perché fanno parte di un'indagine e di  un'attività
  per  la  quale  questo dibattito non andava nemmeno ricercato,  per
  dare  la possibilità ancora una volta di riempire quest'Aula di  un
  sentimento  di  livore  e di complotto che sta  minando  l'attività
  della compagine governativa.
   Onorevole  Presidente  della  Regione,  quando  lei  riferisce  di
  telefonate che, così come hanno riguardato lei - sempre sulla  base
  di  commenti  giornalistici -, hanno riguardato altri  senza  alcun
  costrutto  e  senza  alcuna conseguenza di  carattere  giudiziario,
  allora  non era neppure il caso di parlarne, se voleva distinguersi
  dallo stile che attribuisce all'assedio mediatico.
   Si   è  lamentato  dell'assedio  mediatico  ed  è  venuto  qui  ad
  utilizzare  lo stesso peso e la stessa misura come se il Parlamento
  attendesse che lo sfogatoio del Presidente Lombardo dovesse  essere
  questa  occasione.  E  ha  citato noi, i  colleghi,  che  sarebbero
  investiti di che cosa?
   Delle  refluenze  di  una  notizia  giornalistica  commentata  dal
  Presidente.
   Guardi,  onorevole  Presidente della Regione,  di  recente  questa
  Regione ha avuto a che fare con enti di formazione che, nella  loro
  dimensione   regionale,   sono   stati   costituiti   da   colleghi
  parlamentari del suo partito e da presunti capi della  mafia,  e  a
  questi  enti di formazione, la Regione, mettendoli in fila  assieme
  agli altri, ha elargito finanziamenti e contributi. Allora, bisogna
  stare  attenti  a parlare. E' sbagliata l'utilizzazione  di  questo
  Parlamento per dire cose che si ritorcono come un boomerang.
   D'altronde, il Presidente è così oberato di lavoro che è difficile
  raggiungere la Presidenza e poter parlare con lui.
   Come  si può parlare di politica col Presidente quando, così  come
  lui   stesso   dichiara,  emergono  notizie   riguardanti   proprio
  l'esistenza  di  enti  di formazione che,  per  distrazione  o  per
  notizie  conosciute  dopo,  sono stati destinatari  dell'attenzione
  della   Regione,  pur  avendo  al  loro  interno  persone  che   la
  Magistratura ha poi indicato essere i capi della mafia?
   I capi, non i pupi, i pupiddi e i figghi dei pupiddi
   Caro  Presidente,  la smetta di riempire il Parlamento  di  questo
  linguaggio  e  di  questi  riferimenti che  si  ritorcono  come  un
  boomerang  nei  confronti  della  sua  azione,  per  certi  aspetti
  disattenta.  Come dovrei giudicarla, io che apprezzo, mi  piace  la
  lingua  italiana  e  la letteratura? Disattenta   Indulgente   Oggi
  nemmeno   tardivamente  autocritica,  perché  mi  sarei  aspettato,
  signori  Assessori,  anche  magistrati, che,  successivamente  alla
  pubblicazione   di   certe  notizie,  un  sentimento   autocritico,
  preoccupato  sulla  necessità  -  caro  Antonello  Cracolici  -  di
  rompere,   tranciare,  certi  possibili  collegamenti,   albergasse
  nell'animo del Presidente della Regione.
   Sarei  stato felice di sentire il Presidente Lombardo  dire:  sono
  preoccupato di ciò che è successo; adesso mi rimboccherò le maniche
  e mi preoccuperò di verificare che cosa è accaduto.
   Non ho sentito una sola dichiarazione su questi argomenti.
   Sembra  ci sia una utilizzazione propagandistica della lotta  alla
  mafia.  Cos'è? Un motivo del venerdì che si copia il  sabato  e  si
  dissimula la domenica?
   Onorevole  Presidente Lombardo, ha riempito tre  quarti  d'ora  di
  relazione  con  tutta una serie di intrattenimenti propagandistici.
  Ma  a  noi  interessa la correttezza delle attività  della  Procura
  della   Repubblica   e  rispettiamo  il  lavoro   dei   magistrati.
  Attenzione: mi riferisco alla Procura della Repubblica,  Repubblica
  come Stato, come Nazione, non come testata giornalistica.
   Se  ella,  Presidente, intendeva prendere le distanze dai commenti
  giornalistici,  poteva farlo benissimo con commenti  suoi,  avvisi,
  comunicati  stampa  e  tutto  si  sarebbe  risolto.  E  invece  no,
  ascoltiamo il coro - anche un po' ipocrita - delle posizioni di chi
  oggi sottolinea la correttezza della sua impostazione.
   Ieri,  per una fattispecie analoga, al suo predecessore si gridava
  in  faccia  che se ne doveva andare a casa. E sa cosa si  scriveva?
   Valutato  che l'onorevole non è adeguato al compito di Governatore
  della Regione, per la delegittimazione che emerge dalla sua vicenda
  giudiziaria,  la  quale  - lo dico sottovoce  come  si  esprime  il
  Presidente  Lombardo - ferma restando la presunzione di  innocenza,
  ripropone  al più alto livello la questione morale e  il  nodo  dei
  rapporti mafia-politica .
   E   sono  gli  stessi  colleghi  che  stasera  hanno  parlato   di
  correttezza  dell'intervento: Cracolici, Speziale, De Benedictis  e
  altri.
   Non  sto  parlando  di un periodo che va dal  venerdì  al  venerdì
  successivo, siamo  dal 2005 al 2010 . E siamo le stesse  coscienze,
  le  stesse persone, le stesse azioni, le stesse storie, gli  stessi
  esiti.  Come  mai, pertanto,  queste difformità interessate?  Altro
  che rapporto limpido  Mi hanno insegnato - non soltanto coloro alle
  cui fonti mi sono abbeverato, ma anche i maestri del pensiero a  me
  avversario - che la limpidezza, alla quale ella fa riferimento,  ha
  una  sola  radice: il collegamento tra la sua azione e  la  volontà
  degli    elettori    espressasi   su   un   programma    sottoposto
  all'elettorato
   Quando questo collegamento viene meno non c'è più limpidezza.  C'è
  deriva,  c'è tradimento, c'è un andare per un'altra direzione,  non
  più  sancita  dal patto morale e politico fondato sul rapporto  con
  gli elettori.
   Quest'ultimo è venuto meno per una serie, per una somma di  azioni
  del Presidente Lombardo. Siamo noi ad evocare un clima di complotto
  e  di  livore sin dall'inizio: i deputati che sono passati  da   un
  partito  ad  un altro,  la stagione delle geometrie variabili ,  le
  alleanze  con  l'estrema  destra,  il  protocollo  d'intesa  con  i
  presidenti  della  sinistra fatto il 30 marzo del  2009  contro  il
  Governo Berlusconi  strangolatore . Queste sono state le azioni del
  Governatore  Lombardo, leader del suo partito. Non qualcuno  contro
  lui,  lui  contro tutti. E non contro tutti nel senso  ecumenico  e
  universale del termine - perché a me, da questo punto di vista, non
  importerebbe se fosse contro i suoi avversari -, ma l'essere contro
  tutti coloro che hanno determinato la sua elezione a Presidente, la
  dice  lunga  sulla  sua  volontà limpida di  governare  secondo  il
  contratto con gli elettori  Un milione 862 mila voti, di  cui  suoi
  solo  300  mila. E gli altri? Un milione di voti sono nostri;   340
  mila sono dell'UDC e 110 mila dei sicilianisti autonomisti.
   Com'é possibile che in due anni sia stato capace di fare questo? E
  sciorina  tutte  le  indicazioni del  fallimento,  per  esempio  la
  sanità
   Ma proprio la sanità appartiene a questo Parlamento, nei confronti
  del  quale  c'è da esprimere un giudizio positivo, lusinghiero,  ma
  nei confronti della cui attività, i nostri colleghi della sinistra,
  che  oggi  vantano queste riforme, non hanno votato favorevolmente.
  Quanto meno si sono astenuti o hanno votato contro.
   La più grande occupazione del potere in sanità che la storia della
  Sicilia  ricordi  è  stata l'applicazione  di  questa  legge,  caro
  Assessore  Russo e Presidente Lombardo. Fate un giro  per  le  ASP
  Nelle  ASP   non si muove foglia che Lombardo non voglia   Ci  sono
  direttori  generali  che  non fiatano  se  prima  la  cornetta  non
  suggerisce, con la trasmissione persino dell'alito, quello che loro
  devono  fiatare. C'è un'occupazione selvaggia del potere in sanità,
  altro che riforma della sanità
   Ci  sono  direttori generali che non sono compatibili, ce ne  sono
  altri  che non hanno i titoli - e su questo noi abbiamo già avviato
  le  nostre iniziative finalizzate a verificare e ad appurare -;  ci
  sono  direttori e dirigenti generali degli assessorati  che  ancora
  non  hanno  contratto perché la nomina, per autocritica e  giudizio
  dello stesso Governatore, non è ovviamente fondata su pieni criteri
  di  legittimità; ci sono storie,  esperienze territoriali,  che  la
  dicono  lunga  su  questa  finzione che vede  oggi  il  Governatore
  atteggiarsi  a  nuova epifania della politica siciliana',  come  se
  non  fosse  più  grande  di  me e non avesse  venticinque  anni  di
  appartenenza  al  sistema  politico  siciliano  precedenti  la  mia
  formazione  e  la mia attività  Come se governando la provincia  di
  Catania  non  fosse  accaduto  che  si  parlava  di  ritorno   alla
  pubblicizzazione  della gestione del servizio idrico   (E  lo  dico
  sottovoce altrimenti lo sentono a Catania.)
   Il  presidente dell'ATO idrico, in presenza di una gara  annullata
  dal  CGA, mette insieme il presunto primo e il presunto secondo  in
  una  transazione,  a  gara annullata  Presidente,  come  si  chiama
  questa categoria? E' stata chiamata ritorno alla pubblicizzazione.
   Se  le  storie e i precedenti sono questi, di quale ritorno stiamo
  parlando?  Ritorno  a  quello stile, ritorno a  quel  criterio,  il
  criterio dell'occupazione, dei collegamenti.
   E per quanto riguarda la spesa, noi abbiamo chiesto l'accesso agli
  atti  per Sicilia e Servizi, che ha speso in un mese 79 milioni  di
  euro,  e 300 milioni e più  nell'arco temporale della sua esistenza
  per   i   servizi  di  informatizzazione  delle  nostre   strutture
  amministrative regionali. Una spesa abnorme, una gallina dalle uova
  d'oro,  una cosa folle, che nessuno oggi commenta quando  parla  di
  riduzione della spesa, di razionalizzazione delle risorse, compagni
  del PD
   E'  facile venire qui a fare passeggiate pomeridiane e a inventare
  slogan propagandistici che non servono a coprire le proprie magagne
  o  inadeguatezze  politiche, che sono sotto  gli  occhi  di  tutti,
  perché  tutti  conosciamo  l'attualità, la  cronaca  e  le  vicende
  passate,  che speriamo possano avere un angolino nella  storia,  ma
  che  ancora risiedono nella pagina, non sempre aurea, della cronaca
  politica.
   E,  allora, é sbagliato l'intervento; sbagliato perché  non  è  il
  complotto  che sta alla base dell'esistenza della vicenda.  Abbiamo
  appreso   che  esiste,  prendiamone  atto   Noi  siamo  garantisti.
  Aspettiamo.  Aspetti  anche  lei.  Alla  fine  saremo  contenti  di
  constatare che tutto quello che è emerso dalla fuga di notizie  era
  stato  assolutamente verificato ed è destituito di  fondamento.  Ma
  non  attribuiamo  al complotto l'esistente; la fuga  di  notizie  è
  un'altra cosa.
   Il  suo  intervento, onorevole Presidente della Regione,  è  stato
  sbagliato  perfino  nella genesi. E' stato  offeso  il  Parlamento.
  Altro che correttezza  Ed è stato offeso nello stile, nei contenuti
  e nelle finalità.
   Le  alleanze  autonomiste, come le chiama lei,  i  pateracchi  più
  insulsi della storia della Regione siciliana, come li chiamo io. E,
  poi fa il paragone con Milazzo. Ma nemmeno la storia conosce
   Cosa  c'entra  Milazzo? Il sistema elettorale di  Milazzo  era  lo
  stesso  di quello che ha visto il Presidente Lombardo votato  da  1
  milione e 862 mila votanti? Il Presidente Milazzo è stato eletto in
  quest'Aula  dai  colleghi che applaudivano e votavano  con  palline
  nere  o  bianche. Il Presidente Lombardo sta facendo  un'operazione
  ovviamente  analoga, per certi aspetti, quando  si  riferisce  alle
  formule,  ma totalmente distinta e distante dal punto di vista  dei
  metodi, perché fondata immoralmente - parlo di moralità politica  -
  sul tradimento del contratto con gli elettori, sul tradimento degli
  alleati, sulla soppressione degli alleati.
   Quando gli alleati vanno soppressi, quali motivazioni ci sono alla
  base  della soppressione? Motivazioni morali? E quali sono?  Le  ha
  indicate?  Prima  il  Parlamento non  era  un'Aula  giudiziaria  e,
  quindi,  noi  sapevamo  che non avrebbe potuto  fare  nomi,  perché
  altrimenti  gli  avremmo  detto di andare  dai  giudici  invece  di
  raccontarlo in quest'Aula. Il Parlamento non aveva tempo da perdere
  per  commentare  notizie giornalistiche; ma il  Parlamento  conosce
  l'attività  di questo Governo e l'ha già giudicata: la  finanziaria
  ci  attende, e perfino sulla finanziaria ci sono gli slogan  Stiamo
  lavorando  tutti i giorni alla miriade di testi che  vengono  fuori
  dalla Giunta per questa finanziaria e per questo bilancio.
   Ho  già  con  me due faldoni enormi nei quali non sono riuscito  a
  raccapezzarmi.  E  c'è una modifica continua di formulazioni  e  di
  testi  Anche il collega De Luca ha evidenziato la stessa difficoltà
  in  Commissione dove ha dato dei suggerimenti perché  nemmeno  lui,
  che   pure  ha  condotto  uno  studio  sul  bilancio,  riusciva   a
  raccapezzarsi.
   Caro Presidente Cascio, nella prima formulazione della finanziaria
  e  del  bilancio,  non era prevista la copertura finanziaria  della
  legge sui rifiuti.
   Ma  di  cosa parla il Presidente Lombardo? Chi gliele ha  riferite
  queste  cose?  Chi  scrive ciò che deve dire? Ripeto,  nella  prima
  formulazione della finanziaria non c'era  L'assessore Russo sa bene
  che,  successivamente, alla terza riformulazione, è stata integrata
  ed aggiunta una scheda.
   Dopo un mese di perdita di tempo
   Dopo  di  che  la legge sui rifiuti è stata procrastinata  di  due
  anni, con il colpevole esito, caro onorevole Cintola, che allora il
  deficit  era  una cifra, oggi quel buco è giunto a  un  miliardo  e
  cento  milioni  di euro in più  E quella legge fu procrastinata  di
  due anni, perché in Commissione, nel novembre del 2008, fu bocciato
  il  disegno  di legge presentato dall'allora assessore Sorbello.  E
  ciò  per pagare l'obolo alla stagione delle geometrie variabili che
  significava  votare  a  favore degli undici emendamenti  presentati
  dall'onorevole  Cracolici. Il risultato é stato  che  la  legge  fu
  messa  in un binario morto e abbiamo perduto due anni di tempo.  La
  conseguenza,   per  quanto  riguarda  ieri,  è  stata  l'insolvenza
  finanziaria ATO, Comuni e quant'altro, per quanto riguarda  oggi  è
   Napoli  2   con la saturazione delle discariche e l'immondizia  di
  Paternò che sta girando nei siti Internet di tutto il mondo.
   Questo  è  il  Governo Lombardo  Queste sono  le  conseguenze  del
  Governo  Lombardo  Queste sono le perdite di tempo di chi ha  fatto
  prevalere sui compiti di capo del Governo i compiti ingrati di capo
  del   proprio   Partito,   che  sulla   coalizione   deve   lucrare
  danneggiandola, tradendo gli elettori e tradendo il patto  con  gli
  alleati.
   Questa è la deriva politica ed istituzionale di questo momento. Lo
  dico  al  Governatore  come  lo dico  al  Parlamento,  lo  dico  ai
  cittadini, ai colleghi assessori, tecnici e non tecnici.  Questa  è
  l'avventura che stanno contribuendo a mettere in campo.
   E  quando  nelle  province si vuole votare democraticamente,  caro
  Presidente Cascio, intervengono gli anatemi del Governo regionale e
  partono  circolari  o note dagli assessorati, come  quelle  emanate
  dall'Assessorato  dell'industria.  Questo  infatti  è  gestito   da
  dirigenti che, nooo , non è che sono vicini all'MPA  Noo  Non è che
  sono  stati scelti perché dirigenti dell'MPA? Noo  Come se  fossero
  stati  scelti  per  il  bene della Sicilia o perché  rispondenti  a
  criteri di elevatissima professionalità. Ma  E ciò soprattutto  nel
  settore  dell'industria.  E  dall'assessorato  per  l'industria   è
  partita una nota  nella quale vi era scritto di bloccare tutto,  di
  non  andare alle elezioni perché bisognava dare tempo a due sindaci
  dell'MPA  di  modificare le proprie terne. Risultato: si  perde  un
  mese  di tempo, si annullano le elezioni democratiche e si utilizza
  la  perdita di tempo provocata dall'assessorato dell'industria  per
  giustificare il commissariamento.
   Siamo  alla  vergogna  Siamo alla copertura della Sicilia  con  un
  lenzuolo di potere sempre più selvaggio
   E  qual è la differenza? Nel passato tutti hanno mirato al potere,
  ma  un  conto  è  fare  il  resoconto di una  esperienza  che  dura
  venticinque anni e che ha visto gli uomini di governo  mettere, nel
  paese o nella regione, cannucce o bandierine su porzioni di potere,
  altro conto è pretendere di sostituire questi sistemi in un anno  e
  mezzo. Altro che l'onorevole Cracolici che dice di recidere
   Sostituire questi sistemi in un anno  e mezzo?
   Tutto ciò diventa violenza, progetto abnorme  E'una cosa mostruosa
  perché,  in  un anno e mezzo, il presidente Lombardo ha deciso  che
  deve  sostituire  i  frutti ed i fantasmi della propria  psicologia
  politica.
   Il  buon  Cuffaro  deve essere criminalizzato, deve  essere  messo
  all'indice.  Il  buon  Cuffato deve essere  sostituito.  E  chi  si
  incarica  di  sostituirlo? Si incarica il Presidente  Lombardo  con
  questa  smodata attività di occupazione del potere, unico dato  che
  emerge dall'attività del suo governo.
   Bene  Il Parlamento è stato investito di queste riflessioni quando
  il dottore Leotta, tecnico e consulente del Presidente Castiglione,
  venne scelto non certo per un connubio sottobanco tra Castiglione e
  la sinistra catanese. Non faccia ridere
   E'   accaduto,   invece,  al  Presidente   Lombardo   di   mettere
  all'assessorato al bilancio consulenti non appena si  è  insediato,
  che  sono  colleghi  miei e vostri, cari parlamentari  del  Partito
  Democratico;  amici miei e dell'onorevole Bufardeci, consulenti  al
  bilancio  che sono persone gradevolissime, colleghi catanesi  della
  sinistra del Partito Democratico. Appena si è insediato l'onorevole
  Di   Mauro,   collega  deputato  ma  anche  assessore,   le   porte
  dell'assessorato  del bilancio si sono spalancate  alle  consulenze
  riguardanti espressioni e proiezioni del Partito democratico.
   E  allora  la  smetta  con  il complotto  e  concludo   Ormai,  il
  complotto non convince più nessuno.
   La  gente  e  le comunità siciliane stanno lamentando, invece,  un
  complotto della politica che sta spingendo se stessa.
   Si  può  presentare un disegno di legge, come quello che i  nostri
  senatori hanno presentato in Parlamento, e non lo si può qui citare
  in modo scorretto.
   «Quest'ultimo  Governo  -  dice il  disegno  di  legge  nella  sua
  relazione  -  possa  essere sfiduciato e sostituito  con  un  nuovo
  presidente  eletto dall'Assemblea nell'ambito della coalizione  che
  ha  ottenuto la maggioranza alle elezioni - quando? - nel  caso  in
  cui sia stato violato il patto programmatico con gli elettori o  si
  sia trasformata la maggioranza che sostiene il governo».
   Questo  è  il disegno di legge. Questi sono atti parlamentari.  Le
  bugie,  in  Parlamento, aggravano la situazione. I siciliani  hanno
  capito  che c'è un complotto della politica. La casta  La  casta  è
  quella  nella  quale si entra, non certo per merito elettorale,  ma
  per  una  sorta di privilegio della camera caritatis. Si fanno  gli
  incontri poco limpidi, ci si incontra in alberghi. Improvvisamente,
  si diventa alleati e la casta si autosospinge e va avanti.
   Questo  la gente non lo vuole. State andando avanti come  casta  e
  quando  poi  titolano  La casta', fanno riferimento alla  categoria
  privilegiata di chi, scollegandosi dalla volontà degli elettori, va
  avanti per autospinte referenziali.
   Questo è quanto di più dannoso poteva capitare alla Sicilia e lei,
  onorevole presidente Lombardo, in questo momento ne è il simbolo.

                    (Applausi dai banchi di destra)

   PRESIDENTE.  E'  iscritta  a  parlare  l'onorevole  Adamo.  Ne  ha
  facoltà.

   ADAMO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, la  decisione  del
  Presidente della Regione di intervenire immediatamente in Aula  per
  discutere  le questioni giudiziarie che l'hanno visto coinvolto,  a
  nostro  avviso  è  una decisione leale e coraggiosa,  che  dimostra
  estremo rispetto per il Parlamento e per il popolo siciliano.
   Abbiamo  apprezzato il tono del Presidente, abbiamo apprezzato  la
  foga  e  anche  la  rabbia  emersa dal suo  intervento.  Così  come
  condividiamo con il Presidente il rispetto assoluto che ha espresso
  nei confronti delle indagini e della Magistratura.
   E  sorprende un po' il fatto che l'onorevole Leontini,  di  solito
  così  attento  e  colto negli interventi, non abbia  notato  questa
  moderazione  ed abbia chiesto conto del fatto che il  Presidente  -
  che  ha chiarito, con estrema forza, di non aver mai conosciuto  le
  persone  e  di  non avere mai avuto questi collegamenti  -  avrebbe
  dovuto invece denunciare e prendere le distanze, lui e la Giunta  ,
  da persone che chiaramente non conosce e con cui non è stato mai in
  relazione.
   E  sorprende  ancora che una persona che, come ha detto  lei,  ama
  tanto  la  cultura,  le  lettere, la storia e,  immagino  anche  la
  filosofia,  possa  mettere  sullo  stesso  piano  un  deputato,  un
  Presidente   della  Regione  che,  purtroppo  per  noi,   è   stato
  denunciato,  processato e condannato ed un Presidente  che  non  ha
  ricevuto invece neanche una comunicazione giudiziaria.
   Sorprende   questo  attacco  così  fuori  dalle  righe.  Sorprende
  soprattutto perché viene da parte di una persona che tante volte fa
  appello  alla cultura, al ragionamento, alle buone lettere ed  alle
  buone letture.
   Da  tempo, in realtà, il Presidente lamenta un attacco che ha poco
  di  politico - e, purtroppo, l'ultimo intervento lo dimostra  e  lo
  sottolinea -, ma che viene probabilmente da centri di potere.
   Noi  non  parliamo  di  complotti, ma  di  centri  di  potere  che
  contrastano, in realtà, la volontà di questo Governo di cambiare le
  cose,  di avviare con forza e determinazione un progetto di riforme
  serie e vere.
   Fino  a  quando,  invece,  il  Governo  e  il  suo  Presidente  si
  muoveranno  su queste linee, avranno sempre il leale  appoggio  del
  popolo della Sicilia, del Popolo del PDL Sicilia, del popolo che  è
  stato eletto con il Presidente per realizzare un progetto.
   E a proposito di tradimenti degli elettori, dovremmo chiederci chi
  tradisce:  tradisce chi cambia maggioranza o tradisce  chi,  eletto
  per  realizzare  un programma, cerca di far fuori il  Presidente  e
  cerca,  perfino, di cambiare una legge nazionale che tutti amano  e
  rispettano? Levando la  possibilità per il popolo di scegliersi  il
  Presidente, non i consigli che, poi, si accordano e fanno fuori  un
  presidente se non rispetta ed obbedisce ai vecchi accordi.
   Veniamo  da  una  politica che queste cose  le  ha  vissute  ed  è
  vergognoso che nel Parlamento italiano si sia riproposta una  legge
  di  questo  genere.  Una  legge che  non  ha  rispetto  del  popolo
  italiano.
   Noi  gli  staremo vicino. E mi dispiace che il Presidente  si  sia
  allontanato,  ma capisco che abbia avuto un momento di  stanchezza.
  Ciò  che il Popolo delle libertà vuole dirgli è che staremo al  suo
  fianco e gli chiediamo, semmai, di essere ancora più forte e deciso
  nel cambiamento.
   Ha  fatto  bene a ricordare i successi ottenuti. Uno di  questi  è
  certamente  quello sulla sanità, dove il piano di rientro  è  stato
  avviato  e  il  risparmio è sotto gli occhi di tutti, a  cominciare
  dagli acquisti. Ed è un segnale di cambiamento.
   Naturalmente ciò non basta, lo sappiamo. La vittoria  sarà  quando
  avranno  fine  i viaggi della speranza che poi sono i viaggi  della
  disperazione.  Quando  avranno fine  i  viaggi  della  speranza  da
  provincia  a provincia o dalla Sicilia verso altre regioni.  Questo
  sarà il segnale e noi su questo incalzeremo il Governo.
   La  riforma degli ATO è una riforma coraggiosa. E' stata fatta  in
  ritardo  di  due legislature perché è nella precedente  legislatura
  che noi, con forza, avevamo proposto questa riforma dell'ATO.
   Naturalmente ci inquieta un poco quel passaggio sull'ATO  virtuoso
  in  quanto,  se su nove ATO quattro diventano virtuosi,  gli  altri
  cinque nel giro di nulla lo diventeranno pure.
   Quindi,  ciò  che  chiediamo al Governo è rigore nell'applicazione
  delle leggi.
   Su  questo  Governo  il  nostro Gruppo ha  scommesso  tanto  e  ha
  accettato anche una divisione dolorosa all'interno del Partito,  ma
  la  scommessa è quella di vincere, di portare avanti  con  forza  e
  determinazione un programma.
   Rigore  nei corsi di formazione. Non è facile invertire un pessimo
  progetto  di sperpero del denaro pubblico che va avanti da decenni,
  ma questo ci aspettiamo e questo, sicuramente, vorremo fare.
   Sulla  riforma della burocrazia, il PDL Sicilia pone assolutamente
  condizioni fortissime. Noi, probabilmente, cominceremo a  discutere
  di  ciò  anche  a  proposito della finanziaria.  Sulla  finanziaria
  abbiamo  delle proposte che presenteremo con il nostro Assessore  e
  con  le  quali  chiederemo un cambiamento e un  cambiamento   anche
  nella disposizione dei fondi. Per esempio, in Sicilia  da anni  non
  si  fa  manutenzione  dei porti. Allora, non possiamo continuare  a
  parlare  di infrastrutture e poi, non essere in grado di provvedere
  alla loro manutenzione. L'Assessore per i lavori pubblici, da anni,
  non  ha  una lira per la manutenzione dei porti. Chiediamo  che  la
  finanziaria - e su questo, sicuramente, staremo attenti e vicini al
  Governo - sia una finanziaria di cambiamento radicale.
   Chiediamo  che ci siano segnali forti sul sistema burocratico.  In
  tanti   casi,  faccio  un  esempio  banale,  abbiamo  fondi   veri,
  l'agricoltura dispone di tanti fondi, l'Assessore si  sta  battendo
  per  questo,  ma  non  riescono  ad  arrivare  nelle  tasche  degli
  agricoltori perché c'è un sistema incapace di funzionare.
   La Sicilia è una delle poche regioni che non si è ancora dotata di
  una cassa regionale. Pertanto, tutti i soldi della Comunità europea
  arrivano ancora a Roma e poi si perdono o se arrivano, arrivano con
  grandissima difficoltà.
   Su  questi progetti di cambiamento saremo al fianco del Governo  e
  lo  sosterremo  con  lealtà.  Condividiamo  non  il  complesso  del
  complotto,  ma condividiamo con lui la preoccupazione che  attacchi
  che  non hanno nulla di politico, ma che nascono solo dalla volontà
  di  difendere  centri di potere e di difendere un vecchio  modo  di
  amministrare  che  vogliamo  profondamente  distruggere,    possano
  essere bloccati.
   Quindi,  il  nostro intervento è orientato a essere  un   sostegno
  forte  del  Governo  e rilancia il progetto di riforme  di  cui  la
  Sicilia ha bisogno.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Musotto.  Ne  ha
  facoltà.

   MUSOTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori,
  ho  seguito  con  grande partecipazione l'intervento dell'onorevole
  Lombardo. Una partecipazione che deriva dal fatto che chi vi parla,
  è  notorio, è passato anch'esso attraverso il giogo delle calunnie,
  delle ingiurie, della galera.
   Tutto  ciò  in  un  periodo certamente non facile.  E  ciò  perché
  quindici anni fa vi erano altre interpretazioni, vi era un  teorema
  per cui la mafia faceva scelte ideologiche, votava per dei partiti.
  Era  pertanto chiaro e logico per i più che un uomo che come me era
  stato  eletto  con un consenso straordinario nell'elezione  diretta
  del 1994 dovesse avere naturalmente legami mafiosi.
   Devo  dire che nei lunghi interrogatori cui fui sottoposto  tentai
  di chiarire e di spiegare un concetto e un'esperienza che mi veniva
  dal  decennale esercizio della professione forense ed anche  da  un
  decennale  rapporto con uomini siciliani straordinari - magistrati,
  dal  consigliere  Chinnici  all'onorevole  Falcone  -  che  avevano
  chiarito  ed espresso più volte un concetto fondamentale: la  mafia
  non  ha  ideologie, la mafia ha soltanto un obiettivo, fare affari,
  il  business. La mafia detesta la politica  nel momento in cui  c'è
  un  politico  che  aderisce a dei valori, a dei principi,  a  delle
  battaglie  che non siano affari e disprezza il politico che  compra
  attraverso la corruzione.
   Si  profilò tutto il problema del terzo livello. Falcone disse che
  non esisteva il terzo livello. Ancora oggi questo terzo livello non
  lo abbiamo individuato. Falcone fu sottoposto a critiche dure anche
  per la sua carriera e fu costretto ad andarsene a Roma.
   E  non  è  un caso che per questi uomini straordinari - che  hanno
  sacrificato  la propria vita  perché siciliani, perché  conoscevano
  la  complessità di questa nostra Terra meravigliosa, ma  difficile,
  complessa  e complicata -  nell'intreccio mafia-politica  vi  è  da
  tenere  sempre  chiaro che la politica si intreccia  con  la  mafia
  soltanto  quando  fa affari. E non è un caso, carissimo  Presidente
  dell'Assemblea regionale siciliana.
   Signor Presidente dell'Assemblea, lei ha vissuto accanto a me quel
  periodo  del  mio arresto. In quella circostanza, col tam  tam  che
  c'era   intorno   al  mio  eventuale  arresto,  andai   dall'allora
  procuratore  della Repubblica e gli dissi: «Signor Procuratore,  so
  che  mi dovete arrestare. Non voglio coinvolgere le istituzioni  in
  una tragedia che potrebbe coinvolgere tantissima gente, ma potrebbe
  fare soprattutto un danno ai tanti concittadini ed elettori che  mi
  hanno dato la loro fiducia»
   Naturalmente   non  servì  a  niente,  lo  capii  subito,   facevo
  l'avvocato, tornai a casa e dissi a mia moglie: «Mi arresteranno  a
  giorni».
   Andai   dall'allora  nostro  segretario  di  partito,   Gianfranco
  Miccichè, uomo straordinario, e gli dissi «Caro Gianfranco,  voglio
  dimettermi  perché  non voglio coinvolgere  né  il  partito,  né  i
  militanti, né coloro che mi hanno eletto in questo imminente  fatto
  certamente non semplice».
   E  Gianfranco mi disse: «No, vai avanti, io sarò con te fino  alla
  fine di questa vicenda che certamente si concluderà bene»
   Ed è un caso della storia, dell'esistenza, caro Presidente Cascio,
  che  lei  sia venuto a trovarmi alla IX sezione, terzo piano,  dove
  sono  stato  detenuto  in  regime di  alta  sorveglianza  -  grande
  sorveglianza   -  per circa novanta giorni in isolamento.  Era  una
  fredda  giornata  del  dicembre 1995 e lei mi chiese  cosa  volessi
  fare. Io risposi di volermi dimettere.
   Scrissi una splendida lettera, tra l'altro una lettera suggeritami
  da  un  uomo che voglio qui ricordare, un mio padre spirituale  che
  purtroppo è venuto a mancare. Si chiamava Piero Lorello e,  sebbene
  avesse  avuto  una   tradizione, una storia  completamente  diversa
  dalla mia, mi scrisse una lettera, quando ero in carcere, una delle
  tantissime  lettere che ebbi modo di ricevere,  e  mi  disse:  «Fai
  appello soltanto e sempre al tribunale della tua coscienza.  Se  il
  tribunale  della tua coscienza ti assolve, allora vai  avanti.  Vai
  avanti per la tua strada, sereno».
   Ebbene,  oggi  sentendo parlare l'amico Raffaele Lombardo  non  ho
  trovato un uomo in difficoltà. Assolutamente. Anzi, ritengo  che  è
  una  definizione che si poteva fare a meno di fare. Ho  trovato  un
  uomo  fermo,  coriaceo.  Che  fa appello  al  tribunale  della  sua
  coscienza. E il tribunale della sua coscienza, di fronte  a  queste
  fumose  notizie, piene di calunnie, piene di ingiurie che gli  sono
  state   riversate  contro  senza  alcuna  legalità,  senza   alcuna
  legittimazione, gli dice di andare avanti.
   Ha  avuto  soltanto un momento di debolezza, e quello lo  capisco.
  Succede quando si fa appello ai sentimenti familiari, che sono  gli
  unici  -  amici,  ricordatelo - che in queste vicende  sono  fermi,
  certi  e  sicuri. E ognuno di noi si lega ad essi perché non  vuole
  fare del male e non vuole arrecare alcuno danno.
   E  quindi  sono polemiche inutili quelle che sono state  fatte  in
  interventi che mi hanno preceduto.
   Oggi,  qui   Raffele  Lombardo ha dato una  lezione  di  altissima
  democrazia, di una democrazia matura. Poteva fare a meno di  venire
  in Assemblea, in fondo sono soltanto articoli di giornali, fughe di
  notizie  -  giuste, sbagliate -, certamente non segnale  di  grande
  legalità di ciò che avviene nel nostro mondo, sia esso giudiziario,
  sia esso politico, sia esso mediatico.
   E  ha  voluto  chiarire e dire quello che è stato il suo  percorso
  passato,  qual  è  il suo percorso presente e  quale  sarà  il  suo
  percorso  futuro. Che è quello che più interessa ai siciliani,  più
  interessa a questa Aula. Quale traditore di programmi, di progetti
  Quale traditore di elettorato
   Si sono fatti dei conti, l'onorevole Lombardo ha preso un  milione
  e  ottocentomila  voti.  Ognuno se  ne  attribuisce  un  milione  o
  centomila, o trecentomila. Diciamo che ciò che è successo in questi
  anni,  in  questi  due  anni,  all'interno  del  panorama  politico
  siciliano non si può dimenticare, non si può fare finta di  niente,
  né si può attribuire soltanto ad una bramosia di potere di Raffaele
  Lombardo.
   Sono  accadute  cose  importanti. In  questa  Aula  abbiamo  visto
  coalizioni, abbiamo visto sorgere  il PDL Sicilia, abbiamo visto un
  diverso  atteggiamento  del  Partito  Democratico,  abbiamo   visto
  deputati  dell'UDC, abbiamo visto che deputati di altri Gruppi  che
  avrebbero  dovuto essere all'opposizione hanno votato quelle  leggi
  di  riforma che riteniamo fondamentali per questa Terra di Sicilia.
  Terra che deve mutare, che vuole rinnovarsi, che vuole fare appello
  e  vuole essere testimonianza di una realtà, di una società che  va
  avanti, che si evolve. Di una realtà di nuove classi dirigenti,  di
  un   territorio  che  vuole  essere  ascoltato,  che  vuole  essere
  avvicinato.  Che,  infine,  è il messaggio straordinario  dell'MPA,
  del  Partito  del  Sud, del Partito del popolo siciliano,  come  si
  voglia chiamare, che va crescendo con un consenso straordinario.
   E  chi,  come  vi  parla e come tanti, presenti  in  questa  Aula,
  concepisce  la politica soltanto stando con la gente,  vicino  alle
  gente,  volendo  essere utili e volendo cercare di risolvere  e  di
  dare  soluzioni  ai  gravissimi problemi che questa  Terra  ha,  si
  accorge che c'è tanta attenzione, c'è tanta curiosità, ma c'è anche
  tanta  voglia  di essere coinvolti, di partecipare, di  individuare
  nuove  classi dirigenti che diano risposte e che siano  all'altezza
  delle  tante scommesse, delle tante difficoltà che oggi  abbiamo  e
  viviamo in Sicilia.
   Quindi,  oggi il Presidente Lombardo, con grande fermezza,  grande
  lealtà  e grande coraggio, ha dato un segnale di democrazia.  E  ha
  voluto  -  anche  con  la  partecipazione  mediatica  di  giornali,
  televisioni,  trasmissioni - far sapere ai  siciliani,  far  sapere
  all'intera  Italia  che non si deve mai e sempre avere  un'immagine
  negativa  della  nostra  terra  di Sicilia  dove,  purtroppo,  ogni
  presidente  della  Regione  ha  avuto  difficoltà.  Ricordiamo   il
  Presidente Mattarella, che purtroppo ha sacrificato la propria vita
  nella  battaglia alla legalità, al cambiamento, alla trasformazione
  legislativa,  ma  soprattutto nella battaglia per  un  metodo,   un
  costume di pulizia e di rettitudine.
   Il  Presidente Lombardo vuole dare un segnale diverso e fa appello
  a chi ci vuole stare, alle forze politiche che ci vogliono stare.
   E'  inutile  stare qui e indicare le leggi che sono state  emanate
  col  consenso della stragrande maggioranza di quest'Aula, a segnale
  e a riscontro che sono leggi di cui il territorio aveva bisogno, ma
  sono anche leggi di profonda riforma.
   Non  è certamente facile cambiare da un giorno all'altro o in poco
  tempo  questa nostra Terra amata, e tanto, che purtroppo ha  pagato
  nel passato per sbagli, per una classe dirigente inadeguata, per un
  centralismo che ha sempre avuto in termini di voti e di consensi  e
  che  non ha mai riversato nella nostra stessa Sicilia, non soltanto
  risorse,  ma  anche  idee  e una classe dirigente  all'altezza  dei
  problemi.
   Quindi,  credo  che  oggi  sia  stato  un  giorno  importante  per
  quest'Aula. Quest'Aula, che ha tanta storia di cui siamo orgogliosi
  e  della  quale  spesso esaltiamo la storicità,  è il  più  vecchio
  Parlamento d'Europa
   E'  stato  un  esempio di grande democrazia, un  esempio  di  come
  Raffaele Lombardo sia certamente all'altezza dei suoi compiti.  Non
  può  essere  solo. Deve essere aiutato, deve essere  coadiuvato  da
  tanta  gente.  E noi sappiamo - chi vive quest'Aula,  chi  vive  il
  lavoro delle commissioni, chi vive soprattutto fuori - sappiamo che
  c'è grande attenzione.
   Bisogna  andare  avanti, non si possono avere  crasi,  momenti  di
  scontri  istituzionali, di fermo di un'attività  amministrativa  di
  cui questa terra di Sicilia è esigente ed ha bisogno.
   Ha bisogno di ulteriori riforme.
   Si  fa  riferimento alla riforma burocratica. Si  fa  riferimento,
  giustamente,  e in questo domani emaneremo una legge importante,  a
  quella che è la capacità di spesa, di coinvolgimento dell'Assemblea
  regionale  siciliana, di programmazione per  quel  che  riguarda  i
  fondi  comunitari  e le risorse che vengono dalla Comunità  europea
  che,  certamente,  stanno avendo accelerazioni  attraverso   bandi,
  attraverso  impegni della burocrazia.
   A  mio  avviso,  pertanto, non è un momento  di  divisione;  è  un
  momento  di dialettica com'è giusto che sia. E' normale che  ognuno
  si  confronti.  E' importante dirlo in buona fede.  Non  si  devono
  inserire - e non lo ha fatto certamente il Presidente Lombardo - in
  questo contesto elementi di cattiveria, di sottolineatura, di fatti
  giudiziari che non vengono fuori.
   Oggi Raffaele Lombardo vi ha riferito ciò che i giornali dicono di
  lui  e  dicono  di  tanti altri personaggi politici.  Sarà  poi  la
  Magistratura, saranno le Istituzioni a decidere.
   Di  fronte  a  questo  dobbiamo sempre avere la  concezione  della
  separatezza delle Istituzioni. La politica deve fare la politica, i
  magistrati  devono fare i magistrati. La polizia fa le indagini  in
  termini di prevenzione e repressione.
   La  politica  deve  andare  avanti non già  facendo  appelli  alla
  legalità, facendo convegni sulla legalità. La legalità deve  essere
  presente   nella  nostra  coscienza,  nella  nostra   capacità   di
  amministrare quotidianamente.
   Io,  da  presidente della Provincia di Palermo, non ho mai firmato
  patti  di  legalità.  Non ne avevo bisogno. Ho  sempre  seguito  le
  leggi,  l'applicazione  rigorosa delle leggi,  la  trasparenza,  il
  coinvolgimento  della  politica  nelle  decisioni  importanti,   il
  sentire  gli  altri,  il sentire i sindaci, i rappresentanti  delle
  istituzioni presenti sul territorio.
   Tutto  il  resto  sono parole vuote, sono polemiche  assolutamente
  inutili.
   E  oggi  - lo ribadisco - credo che il nostro Presidente ci  abbia
  dato   una   grande  lezione  in  questo  senso,  di   non   volere
  assolutamente,  al  di  là  di  quelle  che  erano  le   previsioni
  mediatiche, grandi e straordinari scontri o notizie eclatanti.
   E' venuto qua a dirci, giustamente e correttamente, ciò che doveva
  dire  per  fare chiarezza rispetto a notizie stampa pubblicate  non
  certamente attraverso una sua volontà, una nostra volontà.
   Non  parliamo  di complotto. Nessuno ne ha parlato  e  non  ne  ha
  parlato  neanche il Presidente. Ha parlato di  tutta una  serie  di
  gangli  vitali,  di  interessi  spaventosi  presenti  nella  nostra
  Sicilia,  interessi che sono stati toccati, che sono stati divelti,
  che sono stati troncati.
   E,  allora, di fronte a questo si dice che possibilmente  ci  sono
  state  reazioni, ci sono poteri forti, ci sono interessi,  ci  sono
  forse  finanziarie che, indubbiamente, non possono agevolare  tutto
  ciò, non lo possono condividere e quindi avranno creato momenti  di
  scontro, di divisione.
   E  allora, andiamo avanti  Andiamo avanti con serenità, con  calma
  nella dialettica, nella divisione politica, nel confronto politico,
  nella  emanazione delle leggi che questo Parlamento vorrà  adottare
  per il  bene della Sicilia.
   Non credo che ci siano altre polemiche da dovere accendere.
   A  me  dispiace  quando  personaggi politici  di  grande  spessore
  vengono,  attraverso  questi microfoni, ad  accendere  inutilmente,
  senza motivo, senza alcuna ragione polemiche inutili, facendo  nomi
  e   cognomi,  o  individuando,  indicando,  additando  al  pubblico
  ludibrio   personaggi   politici  o   personaggi   della   pubblica
  Amministrazione.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a  parlare  l'onorevole  Maira.  Ne  ha
  facoltà.

   MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non dico cosa  nuova
  quando  affermo  che l'UDC non era d'accordo sullo  svolgimento  di
  questo  dibattito  in Aula. E non era d'accordo per  una  serie  di
  motivi. Rapidissimamente vedrò di individuarne alcuni.
   Intanto,  perché l'UDC è un Partito ed un Gruppo in  Assemblea  di
  garantisti, di garantisti sempre. Mi dispiace che la collega  Adamo
  fa  differenze  tra la posizione giuridica di Raffaele  Lombardo  e
  quella  di  Totò Cuffaro. Sbaglia. E sbaglia i toni proprio  perché
  dovrebbe  prendere atto che l'UDC è stato garantista nei  confronti
  di  Raffaele Lombardo. E sbaglia perché essere garantisti significa
  esserlo veramente, secondo i precetti della Costituzione, ai  sensi
  della quale si è innocenti fino a sentenza definitiva.
   E   siamo   garantisti  anche  nei  confronti  del  PD   e   delle
  dichiarazioni  di  Antonello Cracolici,  il  quale  dice:   andiamo
  avanti perché non c'è ancora l'avviso di garanzia- quasi lo evoca -
  ,  ma  quando  arriverà l'avviso di garanzia - e lo invoca  per  la
  seconda  volta - chiederemo le dimissioni del Presidente Lombardo .
  E'  un  suo comunicato stampa, onorevole Cracolici. Forse lo  hanno
  scritto male. Non posso farci niente.
   Allora se si è garantisti si deve essere garantisti sempre  e  non
  per opportunità.
   Eravamo contro e siamo contro questo dibattito anche se vi  stiamo
  partecipando  perché  conosciamo  e  garantiamo  per  l'onestà   di
  Raffaele Lombardo. Non fosse altro perché lo conosciamo da  decenni
  come collega di avventura in quella che fu la Democrazia Cristiana.
  Non  fosse  altro  perché è stato il nostro  segretario  regionale,
  segretario regionale dell'UDC. E quindi non possiamo non  garantire
  - e lo garantiamo noi per primi - sulla sua onestà.
   Non  siamo  d'accordo su questo dibattito in Aula perché  non  può
  trasformarsi un'Aula di Parlamento in un pre-tribunale. Infatti, di
  questo si tratta.
   Dovremmo  assolvere  -  ma lo assolviamo già  -  sul  piano  della
  giustizia Raffaele Lombardo anticipando compiti, decisioni e  ruoli
  che non competono ad un Parlamento, ma che sono della Procura prima
  e,  speriamo  Iddio no, della Magistratura dopo. Siamo  contrari  a
  questo  dibattito perché l'Aula non può essere luogo di regolamento
  di  conti  politici, come quelli cui abbiamo assistito  leggendo  i
  giornali  oggi e ieri e ascoltando le dichiarazioni del  Presidente
  Lombardo,  seppur  in forma riduttiva rispetto a quello  che  aveva
  dichiarato sui giornali.
   Siamo contrari, sono personalmente contrario, alla confusione  dei
  ruoli.
   Mi  spiego.  Sono contrario ai magistrati che fanno  politica,  mi
  perdoni  l'assessore  Chinnici, e sono contrario  ai  politici  che
  fanno  i  P.M.  Ad ognuno il proprio ruolo. I politici  facciano  i
  politici. I magistrati facciano i magistrati.
   Il  Presidente Lombardo ha parlato caratterizzando il suo  Governo
  per  la lotta alla mafia. Ha citato la legge antimafia adottata  da
  questo  Parlamento come la migliore d'Italia. E' vero. Ci  è  stato
  riconosciuto  anche  dal  Procuratore Grasso.  E  però,  Presidente
  Lombardo,  quella legge antimafia è stata discussa, ideata,  votata
  in Commissione Antimafia e poi adottata dall'Aula.
   Vorrei  ricordare al Presidente Lombardo ed ai colleghi che quella
  legge antimafia è il frutto della partecipazione e del consenso  di
  tutti  i  membri  della  Commissione  Antimafia,  tra  i  quali  il
  sottoscritto  in  qualità di vicepresidente e l'onorevole  Cordaro,
  membro  autorevole della stessa Commissione. Pertanto, se  dobbiamo
  parametrare la nostra condizione di legislatori antimafia su quella
  legge,  onorevole Lombardo, tutti abbiamo iniziato e tutti facciamo
  lotta antimafia.
   Lei  ha  citato,  come  esempio di un'altra svolta  antimafia  del
  Governo e della sua maggioranza, l'eolico.
   Presidente Lombardo, vorrei ricordare a lei, all'Aula  e  ai  mass
  media che ci ascoltano, stasera con più attenzione che mai, se  non
  ricordo  male,  per  molto  tempo  in  quell'Assessorato  è   stato
  assessore  un esponente dell'MPA. Il nome non importa, lo  sappiamo
  tutti   Vorrei  ricordare al Presidente Lombardo,  all'Aula  ed  ai
  giornali  che  stasera ci seguono, che l'assessore Gianni,  fino  a
  quando gli è stato consentito di fare l'assessore - visto che  poi,
  insieme  all'assessore  Antinoro, è stato cancellato  dalla  Giunta
  immotivatamente - è stato l'assessore che ha mandato  alla  Procura
  della  Repubblica di Palermo tutto il dossier dell'eolico nominando
  contestualmente    Santiapichi,   ex   Presidente    della    Corte
  Costituzionale, come suo consulente in Assessorato.
   Non  sono  segnali antimafia questi? Io credo di sì. E sono  anche
  segnali concreti, non verbali
   E'  stato  sottolineato dal Presidente Lombardo che altro  segnale
  antimafia è stato dato sulla sanità.
   Colleghi,  testate giornalistiche e televisioni, per  anni  questo
  Assessorato è stato retto da altro assessore dell'MPA e subito dopo
  è  stato seguito dal Rettore Lagalla, di cui tutti riconosciamo  la
  bravura,  la  serietà  e l'imparzialità. Parliamo  di  una  riforma
  sanitaria che ha cancellato la mafia? Beh  L'Assessore del tempo se
  la  senta questa affermazione  E nessun altro  La riforma sanitaria
  è  stata votata da tutti, anche da noi. E abbiamo migliorato questa
  legge, ma sia chiaro che questa legge è sub judice, sub judice  dei
  risultati  Nel senso che dovremmo verificare i reali risparmi della
  riforma sanitaria e dovremo verificare il reale grado di efficienza
  che  questa  riforma  sanitaria ci ha  dato   Infatti,  se  poi  il
  risparmio è sui conti territoriali determinato dall'enorme  aumento
  dei  conti che noi paghiamo per i ricoveri in Lombardia, in Veneto,
  in  Piemonte  e  nel  Lazio,  credo che grandi  aspetti  di  questo
  risparmio sarebbero vanificati
   Termovalorizzatori. La parola aleggia ogni volta che  parliamo  di
  rifiuti.  Parentesi. La legge sugli ATO l'abbiamo votata  tutti;  è
  stata votata all'unanimità. Se questo è un segnale antimafia, è  da
  parte di tutti  Per quanto riguarda i termovalorizzatori, il Gruppo
  aveva preparato una relazione dettagliata e temporale, cronologica.
  Ci  siamo resi conto che occorrerebbe un'ora e siamo fuori il tempo
  concesso.  Però,  per  sfatare le vicende  dei  termovalorizzatori,
  anticipo  che il gruppo dell'UDC chiederà un dibattito  ad  hoc  in
  Aula,  perché  da  questa  vicenda dei termovalorizzatori  dobbiamo
  uscircene   Allora,  come  giustificare questa  enorme  aspettativa
  mediatica?
   Qui  abbiamo un collegamento con il mondo che segue questa  seduta
  d'Aula.
   Credo  che,  alla fine, il reale significato di questa seduta  sia
  travalicato  dall'importanza  che  richiede  la  presenza  qui   di
  televisioni satellitari e dirette TV. Credo che esso sia molto  più
  contenuto.  Che  sia minimo. Questa seduta d'Aula serve,  e  ne  ho
  avuto  il  riscontro  dall'intervento del  collega  Cracolici,  per
  pulire   l'anima   a  quella  parte  del  PD  che   vuole   entrare
  ufficialmente in Giunta
   Questa  seduta  d'Aula serve per tranquillizzare la coscienza  dei
  magistrati, assessori di questo Governo
   Questa seduta d'Aula serve per dare una giustificazione ai tecnici
  di area PD che sono già in Giunta
   Questa  seduta  d'Aula serve per dare il via  libera  all'ingresso
  ufficiale del PD in questa Giunta
   Ma se è questo il vero significato della richiesta di un dibattito
  d'Aula  come  questo  -  e  non può essere diversamente  perchè  la
  Procura  di  Catania di questo dibattito d'Aula  non  sa  che  cosa
  farsene e fa bene in quanto giudizialmente e processualmente non ha
  cosa  farsene,  non  può  farne uso come non  può  fare  uso  delle
  dichiarazioni  spontanee che il Presidente della Regione  ha  fatto
  alla  Procura di Catania, che non possono essere utilizzate  in  un
  processo  perché sono dichiarazioni spontanee -,  e  allora,  se  è
  questo il vero motivo, fatelo questo Governo con il PD  Fatelo   E'
  inutile che ci trasciniamo  E' inutile che affossiamo la Sicilia in
  discussioni che diventano inutili.
   Noi  abbiamo  chiesto e chiediamo le dimissioni  di  Lombardo  per
  fatti politici.
   Se  Raffaele  Lombardo e la sua maggioranza sono così convinti  di
  avere  operato bene, vivaddio  Che affrontino le urne  I  siciliani
  sanno valutare e capire. Se veramente ha fatto bene, lo eleggeranno
  a  furor  di  popolo.  Se,  invece,  sta  facendo  male,  come  noi
  riteniamo,  non lo eleggeranno. E però ci consentirà  e  consentirà
  alla  Sicilia di avere un governo stabile, quinquennale e  che  non
  tradisca la volontà, la coscienza e il voto degli elettori
   E' questo che noi chiediamo e nient'altro.
   Il  dibattito  di stasera serva per questo, non per altro.  Nessun
  altro significato, infatti, può darsi a questo dibattito.

   PRESIDENTE.  Per il Gruppo Misto è iscritto a parlare  l'onorevole
  Bonomo. Ha a sua disposizione metà del tempo regolamentare previsto
  in  quanto  l'altra metà è riservata all'intervento  dell'onorevole
  Caronia, anch'essa del Gruppo Misto.
   Ha facoltà di parlare l'onorevole Bonomo.

   BONOMO.  Signor  Presidente,  onorevole  Presidente,  signori  del
  Governo e onorevoli colleghi, non ho avuto l'opportunità di parlare
  della  logica  politica  che ci ha portato  all'appoggio  a  questo
  Governo,  non  ho mai chiamato questo Governo  Lombardo ,  ma  l'ho
  chiamato sempre - e comunque mi ostino a farlo perché questo è  nei
  fatti -  governo delle riforme . Alleanza per l'Italia non appoggia
  il  Governo  del  presidente Lombardo; appoggia  il  Governo  delle
  riforme, perché di questo a questo Governo va dato atto.
   Presidente,  l'adesione alla maggioranza, come sa bene l'onorevole
  Cordaro, è stata dichiarata da Alleanza per l'Italia subito dopo la
  costituzione.  E non senza travagli interni, non senza  aver  fatto
  riflessioni politiche e personali di cui adesso parlerò,  onorevoli
  colleghi.
   Vede,  non  bastava  ad  Alleanza per l'Italia,  che  è  nata  per
  disgregare il sistema bipolare, appoggiare naturalmente il  Governo
  delle  riforme  perché, comunque, il Governo delle  riforme  andava
  verso la disgregazione del sistema bipolare. Non era abbastanza per
  me,  non  era  abbastanza  per  il  partito  che  rappresento.  Nei
  confronti che si sono tenuti in quelle notti - il Presidente  della
  Regione lo ricorderà - noi abbiamo, e di questo ci deve dare  atto,
  dato  un appoggio incondizionato, senza per questo barattare nessun
  posto in Giunta o in amministrazione, semplicemente perchè a questo
  abbiamo  preferito che fossero inseriti alcuni punti  programmatici
  nella nuova agenda di governo.
   La  stagione  delle riforme vede questi punti programmatici  quasi
  attuati.
   La riforma della sanità è stata una riforma importante che, vorrei
  ricordare  a  tutti,  ha prodotto già il primo  anno  un   più   di
  bilancio  nella rubrica Sanità, dopo sette/otto anni di disastri  a
  più  cifre  per  centinaia  di  milioni  di  euro.  Era  quella  la
  maggioranza  che  comunque gestiva la sanità e la Regione  Sicilia.
  Una  regione che produce e che ha prodotto un miliardo, un miliardo
  e  mezzo di deficit di bilancio l'anno sanato con mutui, sanato con
  artifizi  contabili.  Questo  è  il  disastro  che  lei,  onorevole
  Presidente, e la sua maggioranza avete ereditato.
   E  siamo  andati avanti. Siamo arrivati alla riforma dei  rifiuti.
  Riforma   che  riteniamo  sia  strategica  per  la  nostra   Isola;
  strategica perché dalla crisi si esce attraverso  percorsi  indotti
  dal  sistema  delle  risorse.  Sistema che  produrrà  virtuosamente
  avanzi di bilancio che potranno essere spesi nei settori in cui c'è
  più bisogno, cioè nei settori produttivi. Bene, in quel sistema dei
  rifiuti - è evidente - per anni si sono annidate zecche come su  un
  cane malato, zecche che hanno succhiato avidamente linfa, risorse e
  sangue dai siciliani e dal nostro popolo.
   Noi,  signor Presidente, insieme, perché non la lasceremo da  solo
  in  questa  avventura, abbiamo toccato gangli di  potere  politico-
  mafioso  di primo ordine. Le reazioni a tutti i livelli non possono
  che essere violente e virulente. E  questo lei se lo deve aspettare
  e tutti noi ce lo dobbiamo aspettare a livello politico, ma anche a
  livello personale.
   E  le  fa onore, onorevole Presidente, quello che oggi ha riferito
  in questa Aula
   Le  fa onore perché lei ha parlato di amore per la sua terra.  Lei
  ha  parlato  di libertà e lei ha parlato anche di rispetto  per  la
  vita  umana.  E  noi  la  invitiamo  ad  andare  avanti,  onorevole
  Presidente.  La  invitiamo  ad andare avanti  insieme  al  Governo,
  insieme all'Aula, insieme agli uomini di buona volontà e ai partiti
  che ci stanno sulla riforma della formazione professionale, che  di
  certo non può passare attraverso un emendamento di finanziaria,  ma
  che,  caro  assessore Centorrino, sarà certamente  oggetto  di  una
  legge  specifica. Infatti, la formazione non può sicuramente essere
  trattata in quattro righe di finanziaria.
   La   ripubblicizzazione  dell'acqua  è  un   dovere   morale.   Su
  quest'ambito,  caro Cracolici, destra e sinistra,  trasversalmente,
  hanno avuto responsabilità pesanti nel volere comunque sottoporre a
  una  gestione  privata  e quindi utilitaristica  il  sistema  delle
  acque.  Su  questo  bisogna fare una profonda riflessione,  bisogna
  comunque  mettersi attorno a un tavolo e ripensare profondamente  a
  riportare  l'acqua sotto una gestione pubblica. Con una legge   del
  Parlamento o, qualora questo non si verificasse, tramite  le  leggi
  di  iniziativa  popolare  che  il nostro  ordinamento  consente  ai
  cittadini e che Alleanza per l'Italia sposa in prima persona.
   Questo,  onorevole Presidente, ci porta al rispetto degli  impegni
  con gli elettori e con i nostri cittadini. Noi abbiamo la necessità
  e  il dovere di rispettare gli impegni presi con il popolo, con  le
  associazioni  di categoria, con i sindacati e con i  rappresentanti
  dei  settori  produttivi;  abbiamo la necessità  di  rilanciare  la
  nostra  attività amministrativa; abbiamo la necessità che i  nostri
  dirigenti e i nostri assessori si muovano in maniera più  celere  e
  diano  le  risposte  che la nostra Sicilia  aspetta.  Il  tutto  in
  un'assoluta  e  totale  intransigenza, come ritengo  fino  ad  oggi
  abbiamo cercato di portare avanti.
   E  mi  consenta su questo, signor Presidente,  due  cenni  che  mi
  hanno  toccato  personalmente e che  comunque  oggi  vale  la  pena
  ricordare.
   Lei  mi  ha visto frequentare la sua sede per impedire - e  me  lo
  deve  pubblicamente riconoscere - che l'hospice di Siracusa finisse
  in  mani private. Personalmente le do atto dell'aiuto, del sostegno
  e della grande apertura che in quella occasione abbiamo avuto. Oggi
  l'hospice  è  aperto. E' gestito come struttura  pubblica.  Abbiamo
  risparmiato  un  milione e 800 mila euro che  sarebbero  finiti  in
  strutture private. Non dico che il privato avrebbe fatto peggio, ma
  sicuramente  oggi l'hospice di Siracusa rappresenta una  delle  più
  brillanti operazioni che abbiamo potuto portare a termine.
   E  mi  sia  consentito un accenno sul tanto atteso rigassificatore
  del comune di Siracusa.
   Sul  rigassificatore va smentita una falsità storica. E  cioè  che
  alcuni  deputati  del territorio - l'onorevole Gianni,  l'onorevole
  Vinciullo,  l'onorevole  Gennuso  e  io  -  fossero  contrari  alle
  attività produttive insediatesi nel nostro territorio.
   Noi abbiamo solo cercato, molto modestamente, di portare avanti la
  salvaguardia del nostro territorio. E devo dirle che la  Conferenza
  dei  servizi,  così  come  si  è conclusa,  nonostante  abbia  come
  strascico un'attività parlamentare di indagine, si può dire che  ci
  trova   soddisfatti  perché  le  nostre  preoccupazioni   si   sono
  trasformate in prescrizioni, senza le quali non si potrà dare avvio
  alla   costruzione   del   termovalorizzatore.   Prescrizioni   che
  sicuramente  rendono  il  territorio più sicuro.  Prescrizioni  che
  sicuramente  mettono i nostri cittadini sotto un riparo assoluto.

   PRESIDENTE.  Mi  scusi, onorevole Bonomo,  ma  devo  toglierle  la
  parola  visto che è andato ben oltre il tempo consentitole.
   E' iscritta a parlare l'onorevole Caronia. Ne ha facoltà.

   CARONIA.  Signor Presidente, onorevole Presidente  della  Regione,
  onorevoli  colleghi,  dal dibattito di questa  sera  ho  tratto  la
  seguente  considerazione. Stasera, Presidente Lombardo, lei  ci  ha
  dato una prova. Sì, è una prova  E la prova è relativa al modo come
  si  produce  e  si sostanzia una pubblicità ingannevole  in  questo
  nostro  Paese. Questa mia considerazione nasce dal fatto che  negli
  ultimi giorni siamo stati tempestati e tartassati da annunci  fatti
  da  emittenti locali e nazionali, da articoli su carta  stampata  e
  persino  da sms che annunciavano fino all'ultima ora questa  seduta
  scoop  che avrebbe rivelato all'Assemblea nomi di politici in  odor
  di mafia.
   Ebbene.  Nulla  di  tutto questo stasera è avvenuto.  Soltanto  un
  monologo che autoassolve lei, onorevole presidente,  da accuse  che
  certamente non sono oggetto del giudizio di questo Parlamento e che
  pertanto non credo che siano oggetto della discussione di stasera.
   Credo che questo Parlamento abbia il compito di valutare, infatti,
  soltanto  il  merito dell'iniziativa politica del Governo  che  lei
  presiede.  Credo che le accuse di chi lei stasera ci  ha  riferito,
  che  sono  state  oggetto  di articoli giornalistici  degli  ultimi
  giorni,   non  devono  essere  oggetto  della  nostra  trattazione.
  Personalmente sono convinta della sua estraneità rispetto a  queste
  accuse,  ma - ripeto - il Parlamento non è la sede né il luogo  che
  possa dare giudizi di questa natura.
   Credo  che  questo  confronto abbia avuto soltanto  un  obiettivo:
  quello  di individuare lei come vittima. Credo che lei sia  vittima
  in  questa  occasione della sua incoerenza, poiché  ha  tradito  il
  mandato elettorale. Mi dispiace esprimermi con tale durezza,  ma  è
  quello che penso. Credo che ci sia stata una coalizione che l'abbia
  votata  ed  un  patto  elettorale sul  quale  tutti  noi  ci  siamo
  scommessi   Oggi,  lei governa questa Regione  con  l'aiuto  di  un
  partito  che aveva un altro candidato come Presidente della Regione
  e  che  portava  avanti  un altro programma elettorale.  Credo  che
  questo  si  chiami ribaltone, si chiami geometria variabile.  E  in
  ogni modo non è quello per cui noi ci siamo spesi.
   Con  estrema chiarezza voglio utilizzare pochi minuti soltanto per
  dire quello che è il mio pensiero.
   Credo  che,  rispetto a quello che era l'obiettivo che ci  eravamo
  posti, votando un presidente della regione che fosse condiviso  dai
  partiti che l'hanno supportato, oggi ci ritroviamo davanti  ad  una
  realtà  ben  diversa. E quando lei fa appello  a  quei  numeri  che
  sostengono  le riforme che noi tutti vogliamo, giustamente  lei  fa
  riferimento ad una maggioranza quasi bulgara, 59 o 60. Ebbene,  tra
  quelli  ci  sono anche io  Io come tanti altri colleghi,  che  oggi
  rappresentiamo  l'opposizione,  crediamo  nella  possibilità  delle
  riforme.  Ma le riforme non si fanno stravolgendo quella che  è  la
  volontà degli elettori che ci hanno affidato un mandato.
   Io ricordo bene, avendo militato nel suo partito, quali sono state
  le indicazioni che sono state raccontate ed il voto è stato chiesto
  sulla  base  di un mandato elettorale ben preciso che  noi  abbiamo
  chiesto ai nostri elettori. E non è sicuramente quello che oggi lei
  sta portando avanti.
   Io  devo  dire che serate come queste le ritengo inutili.  Il  mio
  giudizio  su  questa seduta è appunto di inutilità  proprio  perché
  dibattiti  come  questo ci allontanano dalla possibile  risoluzione
  dei  problemi reali che affliggono i siciliani. Personalmente, devo
  dirle  che purtroppo, rispetto all'immobilismo, non posso che  dire
  che   lo riscontro. E lo riscontro, per esempio, in occasione degli
  avvisi che bandiscono la possibilità di fare progetti e quei  bandi
  vengono bloccati per mesi in attesa di capire non si sa bene  cosa.
  Lo  riscontro ancora nella vicenda relativa alla possibilità per la
  Regione  di  poter avere, a titolo gratuito, una  società  come  la
  Siremar.  E  questa viene rimandata per mesi e mesi per poi  finire
  con  una  gara che ci vedrà a dover spendere tantissimi  soldi  per
  qualcosa che potevamo avere gratuitamente.
   Così   come  non  comprendo  come  la  cosiddetta  riforma   della
  formazione  venga  annunciata e poi mai fatta. Ho visto  circolare,
  in   questi   giorni  decine  di  emendamenti  che  riguardano   la
  formazione.  Probabilmente stasera avremmo fatto  un  servizio  più
  utile ai siciliani se avessimo parlato di questi problemi che  sono
  attuali e cogenti e che, credo, siano a cuore di tutti noi,  al  di
  là delle appartenenze.
   E  concludo  dicendo soltanto che esprimo un giudizio di  assoluta
  inutilità   in  merito  ad  occasioni  come  questa  che,   invece,
  potrebbero  essere  occasioni per confrontarci su  temi  sui  quali
  personalmente mi sono più volte misurata.
   Ricordo a me stessa ed ai colleghi che, rispetto al piano casa, ho
  voluto  fortemente che questa legge giungesse in Aula nel  migliore
  dei  modi, con una condivisione quanto più ampia possibile. Ma devo
  anche  ricordare, a me stessa e ai miei colleghi,  quanto  è  stato
  difficile il cammino di alcuni disegni di legge che hanno  iniziato
  un  percorso  e poi sono stati bloccati. E faccio riferimento,  per
  esempio,  al  cosiddetto disegno di legge sulla sburocratizzazione.
  Ricordo  bene come l'anno scorso eravamo quasi arrivati al  momento
  finale.  Ebbene, un altro disegno di legge governativo ha fatto  di
  nuovo capolinea ed abbiamo ricominciato tutto daccapo.
   Quando  si parla di immobilismo io mi riferisco a questo e  non  a
  inutili  illazioni  che  vogliono essere soltanto  faziose.  Voglio
  essere assolutamente concreta e puntuale.
   L'ultimo  riferimento  vorrei  farlo  rispetto  alla  possibilità,
  invece,  di portare avanti disegni di legge come quello sugli  ATO.
  Credo che la battaglia condotta in questa Aula affinché si trovasse
  la  copertura  finanziaria in finanziaria,  affinché  questa  legge
  fosse una legge effettivamente efficace, credo che sia stato frutto
  dell'impegno di parlamentari che, nonostante seggano negli  scranni
  dell'opposizione,  abbiano a cuore che le  riforme  tanto  invocate
  siano effettivamente riforme applicabili.
   Ritengo, infine, che in questo bisogna dare credito anche a quelle
  voci  che magari oggi non le danno il plauso che altri colleghi  le
  hanno  dato,  ma che hanno il coraggio di dirle, in  maniera  molto
  chiara e molto franca, che i siciliani si aspettano sicuramente più
  azioni e meno annunci effetto.

   PRESIDENTE.  E'  iscritto  a parlare l'onorevole  Cintola.  Ne  ha
  facoltà.

   CINTOLA.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   condivido
  pienamente  l'interpretazione che  il  mio  partito  ha  dato  alla
  riunione  di  questa sera. Esso ha detto che sarebbe stato  inutile
  questo  tipo  di  discorso fatto qui in Aula e  che  sarebbe  stato
  meglio  che  il  Presidente della Regione avesse  taciuto  in  Aula
  perché  questa  non è un'aula di giustizia, seppure  nel  tempo  ci
  siamo  abituati  a vederla anche così, come un'aula  di  giustizia.
  Tante volte è successo e tante volte siamo stati garantisti.
   Stasera  sarebbe  stato  necessario  che  il  mio  partito  avesse
  taciuto,  che  il mio capogruppo non avesse preso la parola  subito
  dopo l'intervento del Presidente della Regione, in attesa che fatti
  veri   e   reali  potessero  più  lontanamente  possibile  invadere
  quest'Aula e la Presidenza della Regione.
   Ecco  perché  non è opportuno che il capogruppo prenda  la  parola
  senza  avere  riunito il Gruppo sull'argomento e  senza  avere  una
  concorde  valutazione  da parte del Gruppo.  Avrebbe  fatto  meglio
  prima  o  a parlarne nel Gruppo o ad essere consequenziale  e  dire
  chiaramente  e serenamente che noi non siamo interessati  a  questo
  dibattito.  Noi  siamo interessati a che la Sicilia  abbia  un  suo
  sviluppo,   siamo  interessati  a  che  leggi  vengano  fatte   per
  combattere la disoccupazione, per il lavoro da dare alla gente, per
  venire  incontro al precariato che non si ferma. Siamo  interessati
  non a reggere un governo, ma a dare la nostra indicazione forte per
  quello  che  la Regione e questo Governo devono fare.  Che  poi  la
  Magistratura faccia tutto quello che è giusto fare. Lo  faccia  con
  serenità  e  senza  nessun complotto. Io  non  ho  mai  creduto  ai
  complotti  della  Magistratura  neppure  quando  queste   cose   si
  accavallarono  all'interno della nostra  compagine  dell'UDC.  Ecco
  perché mi permetto di dire che libertà e democrazia vogliono che il
  capogruppo  faccia piuttosto i conti del Gruppo, che il  capogruppo
  faccia i conti e ci spieghi come vengono spesi i soldi del Gruppo e
  ci  spieghi  democraticamente come prende la parola  in  quest'Aula
  senza avere prima ascoltato il proprio Gruppo.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  il  dibattito  è   finito,   il
  Presidente della Regione non intende replicare.
   La  seduta è rinviata a domani, mercoledì 14 aprile 2010, alle ore
  16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio


  I  -Comunicazioni.

  II  - Discussione dei disegni di legge:
   1)  -     Disposizioni  sulla partecipazione  della  Regione  al
        processo normativo dell'Unione europea, sulle procedure  di
        esecuzione degli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione
        europea e di attuazione delle politiche dell'Unione europea  (n.
        379 bis/A);

   2)  -     Schema  di progetto di legge da proporre al Parlamento
        della Repubblica ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto della
        regione recante 'Modifiche al decreto legge 16 settembre 2008, n.
        143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008,
        n. 181'  (nn. 508-527/A).

                   La seduta è tolta alle ore 20.33

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      dott.ssa Iolanda Caroselli