Presidenza del presidente Cascio
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, avverto che del verbale della
seduta precedente sarà data lettura nella seduta successiva.
Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento interno, do
il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali votazioni
mediante procedimento elettronico che dovessero avere luogo nel
corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (articolo 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (articolo 127) sono effettuate mediante
procedimento elettronico.
Presidenza del presidente Cascio
Determinazione della data di discussione di mozioni
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno: Lettura,
ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d) e 153 del
Regolamento interno, delle seguenti mozioni:
- numero 190 «Costituzione di una Commissione parlamentare di
indagine sulla vicenda giudiziaria che ha coinvolto l'ospedale
Civico di Palermo in relazione ai rapporti con la 'MEDLINE
s.r.l.'», degli onorevoli Caputo, Pogliese, Falcone e Vinciullo;
- numero 191 «Interventi per l'utilizzazione nelle scuole
siciliane, nella seconda annualità del programma 'Frutta nelle
scuole' previsto dal Regolamento (CE) numero 288/2009 in
applicazione del Regolamento del Consiglio numero 1234/2007, di
prodotti di qualità certificata, impiantati e coltivati in
Sicilia», degli onorevoli Vinciullo, Pogliese, Caputo, Falcone e
Buzzanca.
Avverto che la determinazione della data di discussione delle
mozioni sopra citate, integralmente riportate nell'ordine del
giorno della presente seduta, è demandata, secondo consuetudine
parlamentare, alla Conferenza dei Presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Presidenza del presidente Cascio
Comunicazioni del Presidente della Regione in ordine alle vicende
di carattere giudiziario riportate dalla stampa che lo riguardano
PRESIDENTE. Si passa al III punto dell'ordine del giorno:
Comunicazioni del Presidente della Regione in ordine alle vicende
di carattere giudiziario riportate dalla stampa che lo riguardano.
Ha facoltà di parlare il Presidente della Regione.
LOMBARDO, presidente della Regione. Signor Presidente, comincio
con il ringraziarla perché, aderendo all'invito, alla richiesta
pervenutale da parte di più gruppi politici, mi consente di
rispondere, con questa mia comunicazione, ai tanti interrogativi
sorti nel cuore e nella mente dei siciliani, oltre che dei
parlamentari qui presenti, a seguito di notizie - me riguardanti -
in merito a una vicenda giudiziaria dai contorni ancora
abbondantemente nebulosi a partire dal 29 marzo scorso.
A proposito di nebulosità, devo dire ai parlamentari che mi
ascoltano, a cominciare da lei, signor Presidente - e, attraverso
loro, ma anche attraverso i mezzi di comunicazione, che ringrazio
per la presenza, lo dico all'opinione pubblica - che può apparire
incredibile che per una vicenda giudiziaria che investe il
Presidente della Regione siciliana e mette a repentaglio la
sopravvivenza di questo Governo (che presiedo e che sono stato
chiamato a presiedere dai siciliani), la sopravvivenza
dell'Assemblea e della legislatura di cui siamo protagonisti, che
chi vi parla non abbia, a tutt'oggi, ricevuto neppure un avviso di
garanzia
Chi vi parla non ha ricevuto neppure un avviso di garanzia Sembra
incredibile - come ho appena detto - ma è vero
Abbiamo letto infamanti accuse, calunnie, oltraggi che mi sono
stati rivolti da una sorta di magistratura parallela. Questo è il
ruolo che è stato affidato a certa stampa. Da chi non lo sappiamo e
lo vogliamo sapere. Dovrà essere la magistratura, quella vera, a
svelarcelo.
Chiedo scusa se involontariamente ho determinato un equivoco e
voglio chiarire che, parlando di invio di ispettori rivolgendomi al
Ministro della Giustizia - ne parlavo avantieri -, non invitavo il
Ministro a fare la stessa cosa a Catania, dove il Presidente della
Regione siciliana veniva aggredito mediaticamente in seguito ad una
fuga di notizie che il Procuratore della Repubblica definiva
dovuta ad una manovra politica . Semmai lamentavo, credo che si
tratti di un sentimento che ha attraversato la mente di tutti, la
palese disparità con l'intervento, quello fulmineo, su un'altra
Procura per altra notizia diffusa ad opera degli stessi
giornalisti. Bisogna notare tante cose, le tante coincidenze: gli
stessi due giornalisti, analoga fuga di notizie, seppure quella
volta a carico del Presidente del Consiglio.
Un'aggressione mediatica, quella del 29 marzo, congegnata (lo si è
letto tante volte) da menti raffinate e costruita su voci e su
intercettazioni a partire dalle dichiarazioni di un ex
collaboratore di giustizia (il quale avrebbe perso e sarebbe
uscito dal programma di protezione), dichiarazioni per le quali era
stata per ben due volte richiesta l'archiviazione presso gli uffici
competenti della magistratura catanese. Questi ultimi sicuramente
sempre egualmente intransigenti e rigorosissimi nel vagliare, e
eventualmente nel negare o consentire o accettare richieste di
archiviazione.
Di tale Avola queste dichiarazioni. "Un pluriomicida e
rapinatore , come risulta, stavolta non da voci, ma ufficialmente
in sentenze del Tribunale di Palermo e della Corte d'Assise di
Appello di Catania. Personaggio non attendibile - cito -
personalità inquietante, la sua scelta di collaborazione con la
giustizia ritenuta inaffidabile ed anche ritenuto come solito
accusare grossi nomi della politica e della finanza per dare
nell'occhio .
Un uomo che non ho mai visto e col quale ho chiesto che mi si
metta a confronto in video registrazione, pubblica se possibile,
credo che non sia possibile, ma pubblica se possibile.
Non ho mai posseduto, lo sanno tutti a Catania e non solo, non ho
guidato, non ho mai avuto la disponibilità delle auto che egli
dichiara che avrei usato. Mai frequentato un bar che egli ha
indicato, mai conosciuto o incontrato il capo della mafia della
Sicilia orientale, di tutta la Sicilia o almeno della Sicilia
orientale, Santapaola.
Mi avrebbe riconosciuto nel 2007 perché sarei diventato visibile,
riconoscibile; come se non lo fossi già almeno dal 2000, quando fui
vice sindaco a Catania e poi presidente della Provincia. Già
allora ero quasi tutti i giorni sui giornali e nelle tv. E ciò
accadeva in particolare nel 2005, quando abbiamo fondato il
Movimento per l'autonomia e abbiamo partecipato alle elezioni
comunali di Catania. Ero visibile in tutti i network e in tutti i
mezzi di comunicazione nazionali. E come se non bastasse, nel 2006
abbiamo celebrato un congresso visibilissimo, non fosse altro che
per la presenza di tanti leader nazionali accanto a noi
Sicuro egli non contribuì alla mia elezione nel 1991, quando in
realtà raggiunsi il record di preferenze, credo oltre 60 mila nella
provincia di Catania, dal momento che a qualunque elezione io mi
sia candidato sono stato eletto, salvo quella credo del 1996, dove
nella parte del proporzionale quella lista non raggiunse il 4 per
cento minimo richiesto e, pertanto, in quell'occasione non fu a
causa mia che non sono stato eletto. Né ho mai incontrato gli altri
soggetti citati da quello o da altri organi di stampa, dopo il 29
marzo. Mentre, invece per il tramite - leggo sempre il 29 o nei
giorni successivi - di esponenti del mio partito, nella città di
Paternò, in provincia di Catania, avrei favorito o sarei stato in
contatto per organizzare illeciti con tale Carmelo Frisenna,
detenuto ormai da oltre un anno per reati di mafia e che viene
processato e che ha subìto un duplice sequestro dei beni.
Secondo costui - si legge nelle intercettazioni che mi hanno fatto
pervenire e che ho letto nei giorni scorsi -, il capo dei
progettisti di una tale opera pubblica sarebbe stato mio genero.
Mi hanno fornito queste intercettazioni, non le ho lette tutte. Io
credo che ne è emerso un quadro inquietante e credo che su questo
quadro un cenno minimo e tante letture di tutto il resto vada
fatto.
Io non ho generi. E, visto che ora i figli maschi si sposano ad
una certa età, non ho all'orizzonte neppure nuore. Eppure, dalle
conversazioni del Frisenna - beh, se sono tutte così, anche quelle
che non conosciamo - possono essere cinquemila, tremila generi,
suoceri, interventi ed iniziative. Siamo in attesa di leggere
questi atti. E dicevo che dalle conversazioni del Frisenna emerge
un frenetico lavorìo alla vigilia delle regionali del 2008, quando
il consenso - che emerge - si scambia con promessi posti di lavoro
e bei discorsi', e va scritto tra virgolette, i quali bei discorsi
alludono ad argomenti che poco hanno di culturale e di spirituale
Tante le intercettazioni di questo Frisenna E, in particolare, in
una molto delicata il Frisenna, parlando con i suoi amici, conferma
un rapporto di appartenenza totale e di subordinazione non al mio
Movimento o a me, devo dire che è nelle carte e le carte contano un
po' più che non le voci, ma al deputato nazionale Torrisi e al
senatore Firrarello. Entrambi i parlamentari sono o sono stati
componenti della Commissione Antimafia; il primo lo è ancora oggi,
il secondo lo era ieri ed è definito in dialetto - per carità in
senso politico - il suo padrino' . E viene citato, in particolare,
in una conversazione del 3 aprile del 2008, qualche giorno prima
delle elezioni regionali, alle quali tutti voi ed io nella qualità
di candidato presidente partecipammo. Una telefonata che, riportata
da un settimanale, non è stata né smentita né contestata. Egli
esalta il suo leader: «E' bravo» riferisce. Traduco perché è una
parolaccia. Mentre, invece, all'inizio non gli stavano dando
niente; si è fatto un accordo - per carità politico, per
prospettive politiche, ci mancherebbe altro -, si è fatto un
accordo con Berlusconi. «Ah sì, Lombardo, mi sta bene Lombardo»
riferisce il Frisenna parlando con i suoi amici e facendo
riferimento al suo capo «Mi sta bene Lombardo» (sott'intende
candidato Presidente). «Ma come?» interloquiscono gli amici
«dicevi che erano ammazzati?» Risponde Frisenna: «No, mi sta bene,
mi sta bene Lombardo, tanto muore di morte naturale. Lo eliminano
di morte naturale, a Lombardo lo fanno attaccare . Te lo dice il
sottoscritto. Per una sciocchezza - traduco -, per le assunzioni
della Multiservizi che hanno fatto a Catania, ma sono preparati. La
sinistra, la sinistra - l'ha detto lui - Agguerriti sono La
sinistra »
La destra che parla, la sinistra che colpisce. In quel di Catania,
onorevole Barbagallo. Morte naturale e attaccare inteso
ovviamente come arrestare .
Io vengo insultato, aggredito mediaticamente, senza avere ad oggi
ricevuto un avviso di garanzia. Avrei favorito l'illecito in mille
cose, nel peggiore dei modi, e ne avrei avuto vantaggi elettorali.
Per quanto riferito si tratta di fatti, credo, più che riscontrati,
che accadevano a Paternò, Comune sul quale, tra parentesi, grava
una proposta prefettizia di scioglimento almeno da un anno per
infiltrazione mafiosa. Comune nel cui territorio, in un sito di
interesse comunitario e di grande pregio ambientale - contro la cui
localizzazione hanno manifestato tantissime volte i cittadini anche
dei comuni vicini e l'allora presidente della Provincia contro
questa localizzazione fece ricorso al TAR -, doveva sorgere uno dei
quattro grandi termo-valorizzatori siciliani.
E ancora, leggendo i giornali il 29 marzo, alcuni per carità, e
nei giorni seguenti, io avrei eretto (voi mi conoscete, voi
novanta, ma anche tantissime altre persone) uno scudo invalicabile
per furbizia o per intervenuta prudenza attorno a me. E invece
tutti sapete che io parlo con chiunque. Chiunque mi contatta e, se
non ci riesce direttamente per telefono, lo fa con un messaggio
telefonico, con un sms e dopo viene contattato puntualmente. Ricevo
centinaia di sms alla settimana anche dai miei collaboratori,
anche per inviare un appunto. E se possibile, li ricevo anche la
domenica, tutto il giorno dalle otto di mattina fino alla
mezzanotte. E ciò per incontrarmi
E tutto questo è registrato Credo funzioni così; è tutto nei
tabulati del mio cellulare. Ho un unico numero da dieci anni a
questa parte, da quando ho cominciato la mia esperienza di
amministrazione attiva. E tutto è memorizzato, sappiatelo, peggio
per voi, nelle schede compilate per ciascuna persona che mi
incontra. Numeri, tabulati e schede sono a disposizione anche di
ciascuno di voi. Ritengo, infatti, di avere anche questo dovere nei
confronti dei rappresentanti del popolo siciliano.
E può anche capitare che inoltri un sms per invitarvi a seguire la
diretta o, avendovi divisi per nome di battesimo - Francesco per
Francesco, Salvatore per Salvatore, Michele per Michele -, che
invii un messaggino di auguri nel giorno dell'onomastico.
Quindi, nessuna barriera, nessun tramite. I miei amici, per la
verità, credo che lo possano confermare e lamentano anzi la mia
smania, devo dirvi faticosa, di avere un rapporto diretto. E
qualcuno in termini negativi mi dice: ma come? Perché non ti trovi
un tramite a cui delegare alcune cose? Pretendi ancora, alla tua
veneranda età, di continuare a rapportati con tutti, ad occuparti
più o meno delle cose che ti capita di vedere e di trattare?
Nessuna barriera e nessun tramite. Né di amici e neppure di
parenti Certo, chiunque risponde delle proprie azioni o delle
proprie omissioni, delle proprie virtù o dei propri vizi, delle
proprie leggerezze o dei propri errori. E nessuno, amici o parenti,
mi ha proposto di intervenire per affari più o meno leciti per
forniture, per appalti, a favore di chicchessia, mafiosi o
limpidissimi imprenditori
Sono nella amministrazione attiva - in questa ultima fase della
vita, quella della vecchiaia, se volete - ormai da almeno dieci
anni. Fui vice sindaco ed assessore ai lavori pubblici e una serie
di altre cose al comune di Catania sino al 2003, fui presidente
della mia Provincia fino al 2008 e della Regione dal 2008 ad oggi.
I dirigenti di questi enti, vent'otto, trenta, oggi alla Regione, i
cinque, otto, dieci del Comune o della Provincia hanno un cognome
ed un nome e godono di ottima salute.
Io ho chiesto nella sede competente che si accerti se mi sono
occupato di qualcosa di illecito, che non andasse, se ho fatto
pressioni indebite perché qualcuno vincesse piuttosto che perdere,
perché qualcuno si avvantaggiasse piuttosto che no. Sono
chiaramente disponibile. E chiedo a voi stessi, signori deputati,
onorevoli colleghi, siete novanta, per la verità siete un po' di
più di novanta, ci sono diversi tecnici esterni anche nei banchi di
questo Governo: qualcuno di voi mi ha sollecitato di intervenire
per modificare la sorte o l'esito di un appalto? Di una fornitura?
E io, a mia volta, l'ho chiesto a qualcuno? Lo chiedo agli
assessori qui presenti, all'assessore all'agricoltura, saltiamo la
Sanità e i rifiuti, per carità, all'assessore al bilancio e a
quant'altro. Forse voi non ricevete che sollecitazioni lecite?
Forse che voi non acquisite informazioni? Non è il vostro dovere?
Non date notizie sul piano dell'iniziativa legislativa a favore di
alcune categorie per risolvere problemi importanti? Si parla sempre
delle cooperative che riguardano l'edilizia e di quelle degli
artigiani. E qual è la nostra funzione se non di occuparci dei
problemi delle persone e delle categorie?
Io vi chiedo come mai nessuno si rivolge a me? Perché sono
incapace? O forse perché il nostro rapporto non è fondato su questo
tipo di scambi e su interventi di questo genere.
Non credo che qualcuno di voi mi abbia detto di no. Non è stato
interpellato per intervenire su questi argomenti e su queste
materie. E devo dirvi a vanto di tutti voi e del popolo siciliano
che possiamo rivendicare che questo Governo che ho l'onore di
presiedere e noi tutti, anche io, non trattiamo privilegi, premi e
neppure tangenti.
E a proposito di mafia posso affermare che questo Governo ha
assestato alla mafia i colpi più micidiali che siano mai stati
inflitti a Cosa nostra. E così opererà. E per questo deve
continuare ad operare sempre con maggiore incisività finché noi
vorremo, finché voi vorrete in quanto rappresentanti del popolo
siciliano, fin quando Dio vorrà.
Non è indifferente, non è estranea l'aggressione quotidiana che
noi subiamo da un anno e mezzo a questa parte - da un anno e mezzo
-e che io in prima persona, se permettete in maniera particolare,
giorno per giorno, subisco rispetto a questa scelta di fermezza e
determinazione che il Governo ha intrapreso. E forse più forte,
forse perché i tempi, le evenienze, i fatti ci inducono ad esser
così.
Io non dico che siamo migliori, né di quelli che c'erano, né tanto
meno di quelli che ci saranno, ma è così. Abbiamo assunto insieme
ciò anche con tante leggi e vi torneremo.
La legge antimafia - è stato detto -, è tutta frutto
dell'iniziativa parlamentare di quest'Assemblea. E' la migliore che
ci sia in Italia.
Io credo che c'è una ragione di più per cui questa legislatura si
dovrà completare, al di là di quella che potrà essere la mia
situazione. Ho detto e ripeto che sono pronto a rendere conto; che
mi si chieda, non attraverso la stampa, non attraverso certa
stampa, di rendere conto di ogni rilievo, di ogni azione, di ogni
mia scelta. Possibile che abbia incontrato x che, in effetti, era
y. Ma lo direi. Se avessi incontrato i nomi famosi che ho avuto
modo di citare, l'avrei detto. Ho incontrato quel signore. Avevo
paura. Mi conveniva. Non si sfugge a queste regole elementari della
verità.
Credo che sia mio diritto e mio dovere, mio dovere e mio diritto,
essere chiamato a render conto di ogni azione.
Questa legislatura deve andare avanti per continuare e per
completare questo grande, faticoso, difficilissimo, irto di
ostacoli, impegno di cambiamenti, nonostante le pressioni,
nonostante le previsioni sinistre riportate nelle conversazioni del
Frisenna - di cui vi dicevo - e pronunciate dai suoi riferimenti
politici.
E credo che non basti neppure questa legislatura. Io credo che
bisognerà continuare nelle prossime, certo, con nuovi presidenti,
con nuovi governi e anche con voi, che vi sarete meritata, non
certo con me, mi sarò affaticato abbastanza, vi sarete meritata,
attraverso il vostro lavoro, la fiducia del popolo siciliano.
Ho letto, l'avrete letto anche voi, che avrei favorito le cosche,
in particolare nei settori dei rifiuti e della sanità.
Cosa abbiamo fatto nella sanità? Abbiamo eliminato gli extra
budget, abbiamo contrattualizzato l'obbligo di denuncia delle
estorsioni o delle usure; abbiamo fatto qualche gara, e si è
trattato di gare regolari senza niente di miracoloso, che ha
portato ad un risparmio di un centinaio di milioni di euro su un
miliardo di farmaceutica ospedaliera, più o meno, e ha fatto
ridurre al 40 per cento circa il costo di certi vaccini rispetto a
quelli precedenti.
Abbiamo rispettato un piano di rientro quasi impossibile; altro
che rigoroso
Ma, al di là di questo, se posso permettermi, è il clima che è
cambiato. Credo che stia cambiando in molti rami
dell'amministrazione. E non credo che questo dispiaccia alla gran
parte dei siciliani o alla gran parte di voi, onorevoli colleghi.
Un clima diverso che è fatto di valori diversi, che è fatto di
principi diversi. Oggi si guarda e si deve guardare sempre più al
merito, al lavoro degli operatori, al sacrificio, soprattutto
bisogna guardare alla salute e alla persona del paziente e non ai
favori o alle raccomandazioni.
La sanità, è scritto giorno 29 o giorno 30, dove sarebbe stato
questo aiuto? Dovrebbero chiederlo, non io, per carità,
all'assessore, o a ciascuno dei direttori generali, o a ciascuno
dei direttori amministrativi e sanitari di ciascun direttore
generale. La risposta è sempre la stessa: nessun intervento,
nessuna ingerenza da parte di chi vi parla né per forniture né per
raccomandazioni.
Mi dica l'assessore al personale (non credo che si favoriscano le
cosche ) o il suo dirigente generale che si occupa di funzione
pubblica se gli ho chiesto un trasferimento; se l'ho chiesto a lui
in due anni o a chi c'era prima di lui.
E poi l'intervento attraverso l'impiego dei fondi strutturali.
Sarebbe un'iniziativa anche questa a favore della criminalità
organizzata. Io vorrei capire come si fa a favorirla nel settore
dei fondi strutturali. Sarebbe veramente opportuno che qualcuno me
lo spiegasse. Io questi meccanismi non li conosco
E della formazione professionale? E come?
All'indomani del nostro insediamento, Giunta insediata o non
insediata - nella formazione, per quanto riguarda il bacino delle
assunzioni -, abbiamo deliberato e poi legiferato, assieme a tutti
voi, all'unanimità, il blocco delle assunzioni nell'Amministrazione
regionale.
Li avremo favoriti nel settore dell'energia?
E' scritto sulla stampa seppure ci sia stato un no netto. E quante
critiche e contestazioni su falsi argomenti abbiamo e ho subito E
abbiamo bloccato lo sviluppo, il lavoro e investimenti per decine
di milioni di euro per il no secco che abbiamo detto all'eolico, se
è possibile, anticipando la stessa Magistratura, la quale
successivamente ha attestato la presenza degli interessi di Cosa
nostra e tante illegalità nel campo di quella energia alternativa.
E poi vengono i rifiuti.
Al riguardo parla da sè la relazione che abbiamo adottato in
Giunta, che abbiamo voluto fare collegialmente. Non il solo
Presidente, non l'assessore, non questo e non quell'altro, ma
l'abbiamo voluta fare tutti insieme assumendocene la responsabilità
come Giunta, perché lì si attesta l'infiltrazione della mafia in
quel sistema. E si attesta con una società in particolare, una
società che ha un nome, si chiama Altecoen. Questa società è
presente in particolare in alcuni termovalorizzatori. E' presente
quanto meno inizialmente, poi cede le quote. Ed è presente - vale
la pena di citarlo - anche in quello dell'area di Paternò. Quella
società doveva nascere in quel di Paternò e faceva capo a quel
signore che era il leader della mafia nella Sicilia orientale.
Una relazione che, finalmente, tramuta in una scelta politica
efficace e coerente la deliberazione della Corte dei Conti numero 1
del 2005, le dichiarazioni - tra le altre - del Procuratore
Scarpinato e del Procuratore nazionale antimafia, rilasciate nella
specifica Commissione che ci ha ascoltato per la lotta contro le
infiltrazioni mafiose nel settore dei rifiuti, da anni, ma che ora
sono diventate, se posso permettermi, scelta politica efficace e
coerente.
In questa vicenda mediatico-giudiziaria, quando sarà - passerà del
tempo, e ce ne vorrà sicuramente - si coglierà il nesso con
l'affare più grande di tutti i tempi che credo si sia concepito in
Sicilia e si coglierà il nesso anche con molte delle vicende di cui
si è letto in questi giorni.
Basterà fare i conti con quanto si è preteso che la Regione
sborsasse e quanto effettivamente si era investito in quei siti.
Basterà accertare le proprietà, i passaggi di proprietà, i valori
iniziali e i valori di vendita. Basterà questo e i nomi e i cognomi
sono già scritti sulle carte, sono scritti lì a disposizione del
popolo siciliano. Ci sono i nomi e i prestanome, le contrade e le
discariche più o meno abusive per rifiuti pericolosi e i mattoni
che si sono confezionati, a partire da quelle argille nocive per
la salute della gente e le autorevolissime raccomandazioni che sono
intervenute su queste fattispecie.
Ci sono tutti questi nomi e questi cognomi e noi questa relazione
l'abbiamo fatta, l'abbiamo consegnata alla Procura della Repubblica
di Palermo. E abbiamo dato vita ad un ufficio speciale che evolve
nell'Agenzia per la legalità. Ciò al fine di coordinare tutte le
iniziative della Regione e degli enti locali di contrasto a Cosa
nostra e di far sì che i beni confiscati alla mafia vengano
lasciati ai siciliani. Un'Agenzia alla quale chiamare a collaborare
quanti siciliani coraggiosi e onesti si sono distinti per
competenza e per coraggio nella lotta alla mafia.
Anche perché questa Assemblea - come vi dicevo -, lo riconoscono
tutti nel nostro Paese, si è dotata di uno strumento importante, la
legge antimafia di cui dicevamo. E questa nostra Terra porta avanti
indubbiamente una lotta senza quartiere che dà in Sicilia - è il
vanto di tutti noi - risultati importanti nella lotta contro la
mafia.
E voglio rivolgere un appello, torno a riferirmi a lui, con il
rispetto che gli si deve, al Ministro della Giustizia. E al
contempo, oltre che al Ministro, mi rivolgo ai siciliani, e non
solo ai siciliani, ai meridionali, ai calabresi, ai campani, ai
pugliesi, a tutti i gruppi del Parlamento nazionale. Personalmente
dovrei, essendo una presunta vittima, sostenerlo, ma mi si consenta
di chiedere al Ministro e ai parlamentari che non si abolisca lo
strumento delle intercettazioni.
Guai a privare la lotta alla mafia di questo strumento importante
E non vale limitarne l'impiego, perché i più utili contributi - mi
si dice - molto spesso sono venuti dalle intercettazioni
apparentemente più banali. Basta salvaguardare i fatti che
riguardano le persone, quelli della vita privata. Certo c'è il
rischio, tanti rischi, e lì bisogna controllare e vigilare.
Tutto quello che può servire - quello che non serve si cestina, si
distrugge, si elimina - per combattere la criminalità grande,
piccola e media, lo si usi e lo si usi fino in fondo
Ho visto l'altra sera, e sono rimasto impressionato, la proiezione
di un film che faceva vedere come, attraverso la percezione del
rumore di un motore a scoppio, si individuava la localizzazione di
un famoso latitante di mafia che, immediatamente dopo, veniva
catturato. Se non ci fosse stata l'intercettazione di quella
telefonata di quel signore - il cui telefono, possibilmente, era
sconosciuto ed egli apparentemente era un incensurato cittadino -
sicuramente quel mafioso non sarebbe stato catturato e avrebbe
continuato a delinquere e a diffondere violenza e morte.
Quella di questo Governo, senza strombazzarlo ai quattro venti,
senza proclami e manifesti, è stata e sarà, perché è nostro dovere,
fin quando ci sarà dato, la sfida più alta che si possa portare
alla mafia. E così dovrà essere per chi verrà dopo, nei prossimi
anni, nei prossimi lustri.
Guai a tornare indietro, a percorrere vecchie strade che non
portano certamente al bene della Sicilia
L'obiettivo finale di questa fuga di notizie - e torno al 29 marzo
-, che ha una mano politica, di questa fuga di notizie non casuale,
l'obiettivo finale è ripristinare, piaccia o non piaccia, un
passato che credo - e lo credono anche i siciliani - vada comunque
archiviato. Ecco in che cosa si concreta questa iniziativa, o si
può concretare: quello di impedirci - ricordate il 29 marzo?
Dimissioni Tutti a casa Domani mattina, perché no - di adottare
una finanziaria di riforme serie, di riforme sostanziali,
costringendoci a subire, invece, una leggina che a stento sia
sufficiente per tirare a campare.
Per carità, il lavoro dell'Assemblea è fondamentale Ma vedete,
per fare un paio di leggi importanti passano tre mesi. Fa bene il
Presidente dell'Assemblea a rivendicare il merito di una produzione
legislativa intelligente ed organica. Non è soltanto una questione
di numero, anzi, potrebbero anche essere mille leggi, venti,
venticinque, trenta, non lo so, tutte ben mirate. Se in una
finanziaria può trovare spazio, può trovare posto questa o
quell'altra iniziativa di riforma, perché no Una finanziaria senza
la quale la legge sui rifiuti, come giustamente è stato detto, non
troverebbe copertura finanziaria e si tornerebbe al vecchio
sistema.
Io credo sinceramente che questa finanziaria debba riprendere, ad
esempio, il tema del piano energetico che è stato bocciato dal TAR
Palermo e poi rimesso in vita, ma a tempo determinato - se così si
può dire - dal CGA. Guai se nella finanziaria non si toccano questi
temi.
Una finanziaria che dovrà occuparsi dello sviluppo. Inserire,
perché no, qualche elemento di semplificazione burocratica che si
accompagni anche all'aumento delle entrate, piuttosto che alla
riduzione delle spese. Di semplificazione burocratica che elimini o
riduca le intermediazioni burocratiche parassitarie nelle quali si
annida l'arbitrio e si annida, molto spesso, la sopraffazione sui
più deboli.
Una finanziaria nella quale, perché no , si riprenda il tema della
ripubblicizzazione del servizio idrico. Sarà un tema, mi si dice,
non meno delicato di quello dei rifiuti, e non solo per quanto
riguarda il peso finanziario. Si riprenda il tema - so che
l'Assessore ha redatto un emendamento che non abbiamo ancora avuto
modo di vedere - della ripubblicizzazione del servizio idrico a
conseguenza di quanto il Parlamento nazionale ha fatto qualche
giorno fa legiferando in materia.
Una finanziaria che abolisca sperperi e sprechi. Ce ne sono
tanti. Ci si dice: perché non lo abbiamo fatto? Lo facciamo domani
mattina, basta un colpo di bacchetta
Indubbiamente il sigillo della legislazione, anche in questo caso,
è importante.
Che guardi alle categorie economiche in crisi, da quella
dell'agricoltura a quella dell'edilizia, e risolva il più possibile
il tema del precariato che - storicamente - da dieci, vent'anni è
il terreno fertile per lo sfruttamento politico e per lo
sfruttamento elettorale. Ed è difficile, indubbiamente Come è
stato difficile portare avanti, assessori Gentile e Russo
Piercarmelo, nelle tante sedute d'Aula, per carità, attraverso un
dibattito sempre costruttivo, le due leggi che hanno visto in prima
persona, in prima linea la vostra iniziativa. Molto difficile
Molto difficile
E' stato detto, a tal proposito, che sono un uomo in difficoltà .
E' vero Sono un uomo in enorme difficoltà Così come è in grande
difficoltà la Sicilia e sono in difficoltà i siciliani. Non mi
sento infatti, per quello che è il mio sentimento, di condividere
una condizione di tranquillità. Il mio status di presidente della
Regione me lo permetterebbe, ma non mi sentirei di sentirmi
tranquillo in questa nostra Sicilia Ma non sono in difficoltà
dal 29 marzo, non ho motivo di essere io in difficoltà dal 29
marzo Dal 29 marzo non ho motivo di essere io in difficoltà
Sottolineo e ripeto queste parole Anzi dal 29 marzo mi sento, e si
senta il Governo della Regione e si senta questa Assemblea, più
libero e più forte e più determinato a continuare ad andare avanti
Se non ci fosse stato il 29 marzo? Mi domando e mi rispondo: no,
sicuramente non avrei fatto queste dichiarazioni all'Assemblea, e
non solo all'Assemblea, ma all'intero popolo siciliano.
Mi sono trovato in difficoltà dall'aprile-maggio del 2008. Non lo
sapevo, non lo immaginavo. Non voglio dirvi - forse apparirei poco
coraggioso - che, se lo avessi saputo, forse non mi sarei
cimentato. Sinceramente condivido, ed è pesante, per quanto
possibile - sono parole seppure per la verità sembrano chiacchiere
- le difficoltà dei siciliani che sono costretti a cercare fuori
dalla nostra terra il lavoro. Sembrano parole vuote. E invece io
questo stato d'animo lo condivido. Lo stato d'animo di quanti
lottano per rivendicare i diritti o di quanti, e sono la stragrande
maggioranza, silenziosamente si affannano per arrivare alla fine
del mese. Questa è la mia difficoltà Le altre le supero. Le supero
con la forza della verità e pronto a render conto anche a tutti
voi, a ciascuno di voi - da subito, da dopo questa seduta - di ogni
mia azione, di ogni mia scelta, di ogni mia parola.
L'unica cosa che vi chiedo è di scusare, di perdonare qualche
intemperanza del mio carattere, i tanti errori, i tanti vizi, ma
non credo che siano passibili di azione penale. (E mi capirete se
metto la mano sulla spalla all'assessore Massimo Russo.) E non mi
sento in difficoltà, quindi, in questa vicenda giudiziaria nella
quale non mi assolvo. Vi dico quello che ho letto sulla stampa e mi
pare doveroso che io ve ne renda conto. Non giudico, non condanno e
non assolvo. Mi è stato insegnato che non devi giudicare perché
sennò sarai giudicato. E non sono in difficoltà perché non sono
sorpreso. Io penso che siamo affaticati e stanchi, ma non credo che
ci sia bisogno per voi di rileggere gli atti parlamentari
relativamente al 9 dicembre quando, parlandovi da questo posto -
ricordate? era il 9 dicembre, quattro mesi fa - dicevo di subire
uno stillicidio fatto di oltraggi, di calunnie, di insulti,
ispirati da un tavolo trasversale - vi prego di verificare gli atti
- ai partiti e agli schieramenti, nel quale si è progettato - lo
dicevo allora - di far cadere il Governo e la legislatura. E ciò da
parte di quanti sono pronti a tutto, impegnati alacremente e
maniacalmente ad abbattere l'avversario - ricordate? - con mezzi
politici, se basta, con mezzi mediatico-giudiziari, se non bastano
quelli politici. Ad abbatterlo tout court, anche fisicamente (c'è
poco da sorridere) se non dovessero bastare quelli mediatico-
giudiziari
Devo ricordare, fra l'altro, che, a proposito di mezzi politici e
legislativi, in questa Assemblea - mi spiace ricordarlo - si sono
registrate iniziative di parecchi deputati di quella che era stata
una maggioranza, di quella che era stata una coalizione che non
sono stato io a dissolvere irreversibilmente. Che maggioranza è e
che coalizione è se da quella maggioranza o coalizione vengono
fuori, tra l'altro, anche quei sentimenti? Se permettete, il 3
aprile del 2008 era prima che io venissi eletto e anche voi. E
vengono fuori quei sentimenti? Quella è maggioranza? Quella è
coalizione?
Non vale la pena cercare responsabili?
Sono stato io a dissolverla irreversibilmente?
E, letto quello che abbiamo letto, quella era maggioranza e quella
era coalizione?
E mi si rimprovera di averla dissolta se pure ci sono quei
sentimenti: la morte naturale, la libertà e quant'altro? Signori
miei, un disegno di legge nel quale oltre alla morte, anche non
naturale, si prevedeva l'elezione in corso di legislatura di un
nuovo presidente della Regione, ricorderete, se questi - chi vi
parla - fosse stato costretto a dimettersi Non si sa mai,
prepariamoci.
I sentimenti sono espressi il 3 aprile. Il disegno di legge sarà
stato di un anno dopo. Non si sa mai: morte naturale, attaccari
(che poi vuol dire arrestare, dimettersi, rimuovere) o fosse stato
stabilmente impedito a esercitare il suo mandato. Lo avete letto
che c'è qualcuno in questi giorni, forse il più bravo, che parla di
consequenziali complimenti se dovesse venire una richiesta di
rinvio a giudizio . Ah, ah, complimenti Ora aspetto un confronto
diretto così gli ricordiamo tante cose a questi rigorosi.
Poi c'è stato un altro disegno di legge di iniziativa del partito
ex alleato, ex di coalizione, una mozione di sfiducia al
presidente, efficace in corso di legislatura, se la metà più uno
dei deputati dei partiti che lo avevano sostenuto, una trentina di
deputati, trentuno deputati, avesse firmato quella mozione di
sfiducia. Il presidente eletto direttamente dalla gente non lo
avrebbero sfiduciato 46 persone, quello è ovvio, lo sfiduciano la
metà più uno di quanti parteciparono alla coalizione del
presidente. Il disegno di legge non è andato avanti, penso per
incostituzionalità, forse anche per ridicola illegittimità. E
l'hanno sottoscritto eminenti parlamentari che a loro fianco hanno
eminenti specialisti e costituzionalisti. E non è andato avanti
credo perché - del resto lo si è visto in tante occasioni, in
occasione della legge sui rifiuti, in occasione della legge sulla
prima casa - in fondo, neanche questo gruppo di trenta parlamentari
si sarebbe ritrovato. Lo dico a onore di tutti quanti hanno
cominciato a provare gusto, a prescindere dagli schieramenti, a
fare un po' di riforme buone e di quanti, con grande
determinazione, tengono alzata la bandiera dell'opposizione.
Questo disegno di legge per una qualche ragione è stato
accantonato.
Ecco perché si converrà che non sono stato colto di sorpresa il 29
marzo E sono però in difficoltà. La nostra è stata una scelta
della difficoltà. Bastava autorizzare qualche decina di parchi
eolici, lasciare degenerare il sistema sanitario, tanto qualche
sconto un governo amico ce lo avrebbe fatto. Su queste cose eccome
se si chiudono gli occhi da Roma Bastava distrarre qualche
centinaio di milioni di euro dai fondi destinati agli investimenti
del FAS, sottraendoli al Piano, per coprire il buco della sanità. E
tutto sarebbe andato avanti liscio. Bastava far sì che i siciliani
pagassero salato per almeno trent'anni l'investimento per
incenerire i loro rifiuti impegnandosi fino alla fame e anche più,
la bolletta dell'acqua e dei rifiuti e mille altre bollette
sarebbero state puntualmente recapitate e non avremmo avuto nessuna
difficoltà. Avremmo vissuto felici e contenti. Bastava assumere,
anche per togliersi il fastidio dei postulanti sotto casa, qualche
centinaio di amici nell'amministrazione regionale. E vivacchiare
tra privilegi, comodità ed amicizie. E non farsi nemici lasciando
che tutto restasse com'era, magari illudendo i siciliani - come
capita ormai da secoli - che tutto nel frattempo andava cambiando.
E possibilmente facendosi fare, perché no - per ricordarvi
l'intercettazione a proposito del lavorio pre-elettorale in quel di
Paternò alla vigilia del 2008 - facendosi fare tanti bei discorsi.
Le difficoltà, la lotta, i mille ostacoli li abbiamo voluti perché
questo ci fa sentire più adeguati e più vicini ai problemi dei
siciliani e alle difficoltà da superare. E so bene che ci aspetta
un grande lavoro e ancora mille difficoltà. Questa Sicilia ha più
risorse delle regioni ricche del nord. Ve lo posso assicurare. Non
ne ero consapevole, è come se avessi vissuto per cinquant'anni con
gli occhi chiusi. Che la Sicilia diventi moderna, innovativa,
produttiva e libera da tutte le mafie. Che riprenda il suo cammino
dopo secoli di torpore e sappia competere e superare le sfide che
l'attendono, a cominciare da quella del federalismo che non sarà
rose e fiori.
Sarà più duro e le critiche che ci rivolgono, le mille critiche,
le ho riviste sintetizzate nella mozione di sfiducia - allora non
era cruenta la conseguenza, oggi sì - presentata a Silvio Milazzo,
sintetizzata in tre punti. Avere tradito la volontà degli elettori
(allora non c'era l'attuale sistema di elezione diretta del
Presidente, eppure anche lui, fu accusato di avere fatto una sorta
di ribaltone.) Fu accusato di immobilismo. (Si diceva che era tutto
fermo, che non si faceva niente, che non si spendevano i soldi, che
le risorse erano lì ad aspettare). E avere portato i comunisti al
governo, quelli con la K', allora, oggi non so, forse non c'è
neppure la C'.
Il discorso non può che andare alle nostre alleanze, a questo
ritrovarci una compagine autonomista che vuole fare le riforme. Con
chi vuole partecipare a questo progetto riformista?
Nell'Assemblea e nel Governo, lo dico a chiare lettere, a chi non
resista nella illusione di potere riportare indietro nel tempo le
lancette dell'orologio.
Il Partito democratico ne parla, ha avviato questa esperienza di
sostegno, insieme ad un'area riformista di circa trenta deputati,
insieme al partito API per realizzare alcune importanti riforme.
In poche settimane, come vi dicevo, sono state approvate due
riforme. Questo a partire da tre mesi a questa parte.
Ecco perché. Ma perché e con quale partecipazione?
I rifiuti, ad esempio, credo con la partecipazione di quasi tutti
i deputati, 59, 60, quasi tutti presenti, salvo chi avrebbe dovuto
inscenare la solita polemica, stavolta sugli ATO virtuosi, che solo
con questa legge, facendo riferimento al decreto legge numero
52/2006, articolo 200, commi 5 e 6 - mi corregga se sbaglio,
assessore Russo - potrà consentire di mantenere in vita quattro ATO
virtuosi, nove più eventualmente uno, più eventualmente quattro in
questo anno di transizione.
Quattro, onorevole Raia, quattro Mentre in quel caso, se
permaneva in vita quel famoso emendamento, la parte dattiloscritta,
se non ricordo male, erano nove più uno, più i tre metropolitani
virtuosi - Palermo, Catania e Messina -, c'era spazio solo per
uno.
Ora, se in questo anno di transizione si valuta che quattro
virtuosi hanno ragione di esistere, quattro virtuosi potranno
resistere. Senza considerare che amministratori bravi che hanno
avviato quella esperienza, oltre che essere stati chiamati, al di
là degli schieramenti - sarà capitato nel novembre scorso - a
redigere il piano di rifiuti, dovranno lavorare, se vorranno e
vorranno partecipare in modo che tutta la Regione siciliana sia
virtuosa per quanto riguarda la percentuale di differenziata,
piuttosto che la benedetta vicenda degli impianti di compostaggio,
di utilizzo e riutilizzo delle plastiche piuttosto che bruciarle
con l'emissione di sostanze venefiche.
Questo è l'obiettivo che il Governo vuole portare avanti
attraverso un rapporto - e lo dico ai siciliani - con il Partito
democratico, che è quanto di più limpido e alla luce del sole ci
sia, sulle riforme e su quanti emendamenti alle leggi e agli
articoli delle leggi ci siamo potuti trovare favorevoli o contrari
tra di noi. Un rapporto limpido, non portato avanti all'insegna
dell'inciucio e del compromesso. Lo dico e lo sottolineo. Non alla
chetichella, come accade nella mia provincia di provenienza. Come
se Veltroni, dopo avere perso le elezioni, facesse il consulente di
Berlusconi, così il candidato della sinistra a presidente alla
provincia, sconfitto, fa il consulente del presidente del centro
destra. Dove il più importante ente di sottogoverno della provincia
viene affidato, come amministratore unico, a un mandatario
elettorale di uno di quei leader di quell'area politica che si
scandalizza di questo rapporto che, invece, è trasparente ed onesto
ed è fondato sulle cose, non sullo scambio dei favori dei governi o
dei sottogoverni.
Ecco perché è importante questa occasione.
Forse queste cose non avremmo avuto il motivo, il coraggio di
dirle. Abbiamo tante difficoltà perché, scusate, mi avvio a
concludere, stiamo tentando di avviarci tra mille limiti e mille
difficoltà. Saranno gli altri a portarla avanti, dopo naturalmente,
i giovani, forze fresche. Con chi ci sta o con chi vuole dare una
mano.
Questa esperienza è una piccola rivoluzione. Intanto - lo dicevo
qualche giorno fa - è una rivoluzione del nostro modo di pensare,
della nostra forma mentis perché siamo abituati sempre a dire di
sì, ad inchinarci, a sottometterci, se posso permettermi, per
soppiantare il modello con cui è stata governata la Sicilia nei
secoli da prefetti o viceré, da ministri o baroni. Avendo capito
che c'è in corso questa rivoluzione, questa è l'impronta di un
presidente che si è convertito, non ci è nato. Quindi, alle spalle
ci sono tante storie brutte e negative, c'è l'autonomia, c'è l'idea
di autonomia e si sono messe in atto mille contromisure.
La Sicilia è stata governata, signori miei, lo sappiamo, da ascari
che hanno sovrinteso con lucro, con fini di lucro, ai saccheggi
elettorali ed ai saccheggi delle infinite risorse della nostra
terra. Sono questi gli ascari politici più o meno famosi, gli
alleati naturali, consapevoli o meno dei campieri e dei capimafia
(in fondo, se ci fate caso, fanno lo stesso mestiere, vigilano sul
saccheggio e sullo sfruttamento).
Un governo autonomista, al di là dei limiti di ciascuno di noi,
per quella che è la sua azione politica, è una minaccia mortale e
lo si combatte con tutti i mezzi. E' naturale, è una questione per
loro di sopravvivenza. Queste due grandi categorie operanti nel
sociale e nel politico ed operanti nella criminalità. Autonomia è
liberarsi di tutte le ipoteche, di tutte le intermediazioni
parassitarie, politiche e delinquenziali.
Io credo che tutti noi dobbiamo farlo. Perché al nord sì e non
anche al sud e in Sicilia? E non soltanto; e non mi riferisco -
almeno leggendo qualche nota dell'Agenzia ANSA di oggi - soltanto
al partito della Lega.
Intermediazioni che vanno eliminate, se vogliamo salvare la
Sicilia
Coloro che vivono come una minaccia mortale questo Governo, questa
convergenza di fatto sulle riforme, i loro pupi che a loro volta
sono pupi dei grandi poteri, dei grandi partiti, dei grandi
potentati, anche se si sentono potenti si affannano a dare una
mano, ad aggredire, ad insultare, ad appattare, anzi ad attaccare.
E certo qualcuno si presta a dargli una mano, qualcuno che non
dovrebbe in questa immane, tragica commedia che si è recitata in
Sicilia, salvo l'intervallo di qualche Vespro.
Noi ci stiamo incaricando di interrompere questa recita. E spero
che la nostra non sia solo un'illusione. E comunque lasceremo ai
nostri figli e ai nostri nipoti l'esperienza che questo si può
fare, che questo, per l'avvenire, si potrà realizzare. Noi abbiamo
il dovere di lottare contro quelli e questi ascari, contro i pupi
dei pupi dei pupi della mafia e dell'ascarismo politico. E talvolta
le due cose coincidono.
Dobbiamo essere forti d'animo, e non farci intimidire dai mille
sicari che assoldano e assolderanno. Dico una cosa: io difendo il
mio onore e difendo anche l'onore della Sicilia. Chiedo scusa alla
mia terra. Infangando me - non è colpa mia, credetemi - hanno
infangato l'onore della mia terra e dei milioni dei suoi figli e
figlie, persone straordinariamente coraggiose, grandi lavoratori e
persone per bene. E vi posso assicurare - e credo che questa
fermezza la si colga anche al di fuori di quest'Aula - che tengo
innanzitutto a questo onore. E lo dico dinnanzi a tutti e, se
permettete - so che mi stanno ascoltando -, innanzitutto dinnanzi
ai miei cari, ai miei figli e a mia moglie, e poi dinnanzi ai
siciliani tutti. Dopo che a questo onore, tengo alla mia libertà,
quella relativa al verbo attaccare , tradotto in lingua siciliana.
E in ultima istanza, tanto perché sia chiaro, tengo anche alla mia
vita.
La Sicilia, se saremo forti e non ci faremo intimidire dai sicari
che assoldano e assolderanno assecondando - non si tratta di soldi,
talvolta - le loro ambizioni, le loro speranze, le loro miserie, ha
il diritto di vincere e noi di servirla, costi quel che costi.
(Applausi dai banchi del PDL Sicilia e del Gruppo MPA)
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, per definire i tempi del dibattito
sulle dichiarazioni del Presidente della Regione, sospendo la
seduta e convoco immediatamente la Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari in Sala Lettura Deputati.
(La seduta, sospesa alle ore 18.04, è ripresa alle ore
18.39)
La seduta è ripresa.
Onorevoli colleghi, assessori, per l'economia dei lavori e per
rendere il dibattito più fluido, la Conferenza dei Presidenti dei
Gruppi parlamentari ha deciso che interverrà un deputato per
gruppo, tranne i due deputati del Gruppo misto che si divideranno
il tempo loro assegnato.
L'UDC, per una scelta di gruppo, dividerà il tempo a sua
disposizione in due interventi.
Il primo deputato iscritto a parlare è l'onorevole Cracolici,
presidente del Gruppo parlamentare del PD. Ha facoltà di parlare.
Presidenza del presidente Cascio
CRACOLICI. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, abbiamo chiesto che quest'Aula avesse la
possibilità di ascoltare il Presidente della Regione immediatamente
dopo le notizie che sono state pubblicate dagli organi di stampa
il 29 marzo. E ciò non per trasformare quest'Aula in un'altra aula,
cioè in un aula di tribunale, ma perché il Parlamento siciliano non
può essere un luogo di indifferenza, né un luogo dove si volta la
faccia di fronte a una vicenda che, piaccia o no, ha gettato
un'ombra inquietante e pesante nella vita della nostra regione.
Noi non conosciamo le vicende che investono la notizia, che è
stata resa pubblica, di eventuale reato commesso dal Presidente
della Regione.
Di questo il Presidente della Regione, come ogni cittadino che
debba rispondere di contestazioni di reato, risponde
esclusivamente all'autorità e agli organi inquirenti.
Noi abbiamo voluto chiedere, immediatamente, che il Presidente
riferisse in Aula perché conosciamo l'inquietudine del popolo
siciliano che ha già vissuto un'esperienza drammatica e senza
precedenti. Mi riferisco alla vicenda di un Presidente prima
indagato, poi rinviato a giudizio, infine condannato, con l'epilogo
dello scioglimento anticipato del Parlamento siciliano. E questo è
successo per la prima volta nella sua storia democratica.
Devo dire con molta onestà che ho ascoltato il Presidente della
Regione. E ho udito un discorso che ho definito onesto - come
qualche momento fa ho detto alle testate giornalistiche che mi
chiedevano un'opinione -. Il discorso di un uomo turbato, come sono
turbati tutti i siciliani, ma certamente lui più di tutti. Il
discorso di un uomo che ha difeso orgogliosamente il lavoro fin qui
fatto per provare a dare senso, parola, concreta attuazione ad una
possibilità nuova per la Sicilia in tanti settori della vita della
nostra regione, dove si annidano interessi criminali, interessi
parassitari, interessi mafiosi.
Va detto con altrettanto onestà che oggi il Presidente della
Regione ha fatto l'unico discorso che poteva fare. Una persona che
difende con orgoglio il proprio operato, la propria onorabilità, la
propria storia.
E qui abbiamo un compito, anche, di natura diversa.
Dobbiamo verificare, dobbiamo valutare se le condizioni perché il
lavoro di cambiamento possa concretamente avere spazio in questa
nostra regione si possano realmente realizzare.
E lo voglio dire con molta onestà, onorevole Presidente.
Noi - e quando dico noi non parlo a nome del Partito Democratico.
Quando dico noi credo di interpretare in questo momento lo
stato d'animo dei siciliani - non possiamo consentirci più di
vivere un secondo film come quello che abbiamo vissuto dal 26
giugno 2003 fino alla notte del 5 febbraio 2008 e poi del 9
febbraio, data nella quale il presidente in carica, a seguito della
condanna che aveva subito, comunicò a quest'Aula la sua intenzione
di dimettersi.
Non possiamo vivere quest'altro film non perché ci turba sul piano
personale, ma perché credo che sarebbe un dramma, un delitto per
tutta la regione piegare ancora una volta gli interessi eventuali,
legittimi di difesa di una persona agli interessi complessivi della
regione.
Ecco perché, onorevole Presidente, con molta forza dico che
qualora dovesse confermarsi questo reato pesante, di cui parlano i
giornali, e per questo reato giungere ad un eventuale rinvio a
giudizio, noi pensiamo che bisogni separare, nel rispetto delle
garanzie e in nome del garantismo, i destini di una persona che ha
il diritto di difendersi dai destini della Sicilia.
Guai a ripetere questo secondo tempo del film che sarebbe, a
questo punto, mortale per la nostra regione
Ecco perché noi, oggi, proprio forti di questa impostazione, che
non è né giustizialista né di processi anticipati, ma proprio in
virtù di una cultura garantista, ma altrettanto garantista nel
rispetto delle istituzioni, vogliamo dire con altrettanta forza
che, per quanto ci riguarda, non ci fermeremo di fronte alla
possibilità di cambiare la Sicilia, di liberarla dagli spazi e dai
luoghi dove si sono annidati, in tutti questi anni, l'intreccio
perverso tra politica, affari e Cosa nostra , nei rifiuti come
nell'energia, nella pubblica amministrazione come nella sanità.
Lei ha fatto bene - e questo è il giudizio che do nel
riconoscere l'onestà del suo intervento - a rivendicare le cose
prodotte e non le chiacchiere, non le intenzioni, ma le cose
prodotte da questo Parlamento al fine di marginalizzare, di rendere
più debole, di contrastare la possibilità di infiltrazione e di
condizionamento della mafia nella vita pubblica di questa regione
E mi permetta di dire, onorevole Presidente, che noi, questa sua
rivendicazione la facciamo non solo nostra, ma siamo noi, con
altrettanta forza, a rivendicare il fatto che in questa Sicilia si
è avuta una nuova legge sui rifiuti, piuttosto che sulla sanità,
piuttosto che sulla riforma dell'Amministrazione pubblica che sarà
esitata quanto prima. Diciamolo, a quei tanti siciliani che si
formano un'opinione molto spesso su luoghi comuni, che con quella
legge sulla riforma dei dipartimenti abbiamo ridotto di oltre un
terzo i dirigenti di servizio, ovvero i luoghi della
intermediazione tra la pubblica amministrazione e il cittadino,
riducendo di oltre duecentoquaranta le funzioni apicali di questa
Regione.
Diciamolo, raccontiamolo alla Sicilia Anche le cose che si sono
fatte per contrastare nel merito e non a parole la possibilità di
liberare questa nostra Terra da una intermediazione opprimente
della politica e di una burocrazia che spesso non è migliore della
politica.
E questo lo rivendichiamo con altrettanta forza e con altrettanto
orgoglio. E vogliamo continuare a farlo. E lo dico, onorevole
Presidente, ai siciliani che ci ascoltano e anche a quei siciliani
che spesso vogliono - volutamente - rappresentare la politica solo
come luogo di intrallazzi, di inciuci, di compromessi, di accordi,
di spartizioni di poltrone. E molto spesso sono solo parole vuote
di chi non conosce le cose e si rifugia nei luoghi comuni perché
non ha voglia e coraggio di guardare in faccia la realtà. E a quei
siciliani vogliamo dire che non consentiremo che la Sicilia faccia
un passo indietro finché ce ne sarà data la possibilità. Finché
questo Parlamento sarà in vita noi ci batteremo perché la Sicilia
provi a cambiare a partire da una cosa che lei ha detto sulla
finanziaria. Lei ha annunciato la sua intenzione di ripubblicizzare
la gestione del servizio idrico in Sicilia. Bene, questa sfida noi
siamo pronti a raccoglierla, caro Presidente, perché siamo certi
che risponderemmo all'interesse di una parte larga dei siciliani
che in questi anni è stata piegata agli interessi di un falso
modernismo che in realtà nascondeva interessi affaristici e in
alcuni casi criminali.
Quindi, onorevole Presidente, la sfida che abbiamo dinnanzi è una
sfida difficile, lo so bene. Sarà dura nei prossimi mesi, sarà dura
- non c'è dubbio, piaccia o no - anche per lo spaccato che lei ha
raccontato a quest'Aula. Non so se le cose che lei ha raccontato a
questo Parlamento, lo scenario nel quale è maturato e nel quale è
possibile che si sia anche sviluppata questa vicenda giudiziaria
sia vero o meno; sinceramente non sono in grado di giudicarlo come
non è in grado di giudicarlo il siciliano medio che non conosce le
cose particolari di questa vicenda.
Onorevole Presidente, vorrei ricordarle che quei signori di cui
lei parla e di cui racconta, per aver conosciuto, oggi, dialoghi
telefonici nei quali si esprimevano giudizi non solo politici, ma
giudizi che vanno ben oltre la lotta politica, la dimensione dello
scontro, delle opinioni, non c'era insomma una partita democratica
che si giocava nei colloqui telefonici di questi signori, ci
dimostra il grumo di interessi nascosti e per certi versi
inquietanti in cui si è alimentato il centro destra della nostra
Regione. Veda, onorevole Presidente, nel 2006, alla vigilia delle
elezioni, chiesi ai dirigenti della Casa delle libertà, forse c'era
ancora Forza Italia, chiesi ai dirigenti della Casa della Libertà
di evitare di consegnare la vicenda siciliana ad una paralisi che
ci avrebbe inevitabilmente, al di là del giudizio che si poteva
avere sulle persone, posto dinnanzi la ricandidatura di Salvatore
Cuffaro.
Allora il centro destra, in maniera arrogante, forte della logica
dei numeri, ha scelto di andare avanti infischiandosene della
Sicilia
Se nel 2008 esisteva quello spaccato, quella coalizione che lei ha
raccontato, mi chiedo in nome di che cosa quella coalizione si
metteva insieme Se non ci si rispettava tra persone, qual era la
ragione dell'alleanza che si era fatta in Sicilia? Quali interessi
muovevano quell'alleanza?
Pertanto, onorevole Presidente, i siciliani non devono conoscere
tanto e soltanto se il senatore Firrarello, l'onorevole Torrisi o
altri uomini di seconda, terza e quarta fila che gravitano in
questo mondo della politica siciliana aspiravano a eliminazioni
politiche e forse non solo politiche, chissà, ma il punto vero è:
può la Sicilia non sapere che di fronte a tutto questo ci stava una
alleanza che si poneva al governo della nostra Isola dove l'un
contro l'altro erano armati non solo di parole ma anche e forse
qualcosa di più?
Infatti, se lei, come ha detto, ha prima temuto l'offensiva
politica e poi quella mediatico- giudiziaria e speriamo di esserci
fermati lì , onorevole Presidente, posso dirle con molta franchezza
che lei è un conoscitore di quel mondo. Lo conosce, conosce gran
parte dei suoi alleati, li ha conosciuti già tanti anni fa, ne
conosce gli aspetti pubblici e gli aspetti privati. E allora le
chiedo: può la Sicilia continuare a coesistere con l'inganno di una
alleanza che è solo formalmente politica, ma che molto spesso si
fonda sull'interesse dell'inceneritore di Paternò, piuttosto di
quello di Bellolampo?
Degli interessi che gravitano nel mondo degli affari dove quattro
società, apparentemente distinte l'una dall'altra, nello stesso
giorno, con lo stesso notaio fanno quattro ATO per partecipare a
quattro gare vincendole tutte e quattro. L'affare del secolo, lei
l'ha chiamato L'affare del secolo Gli inceneritori E non è una
battaglia tra ambientalisti, da un lato, che sono i soliti
rompiscatole che vorrebbero il mondo tutto fatto in bomboniera. No
Come si vede e come si è visto, è una questione che riguarda - si
dice a Stoccolma' la cutra - gli interessi, la roba, La roba,
quella che Verga qualche anno fa ben rappresentò nella letteratura
italiana, l'interesse della roba'.
Noi siamo pronti a rompere questo sodalizio. Lei ha parlato di
crisi irreversibile dell'alleanza che l'ha eletto. Io le credo,
onorevole Presidente, lo ha detto più volte e la ringrazio anche
per come ha trattato la vicenda del rapporto con il Partito
Democratico.
Onorevole Presidente, certamente è stato ferito in questi giorni
e in queste settimane per la vicenda che l'ha segnato sul piano
della notizia di un'indagine sul suo conto. Altri sono stati
segnati, in maniera fortunatamente meno grave sul piano personale,
ma la ferita non è meno grave sul piano politico. Altri come noi
che, avendo scelto di mettere al centro l'interesse della Sicilia e
dei siciliani, siamo stati accusati di essere traditori,
collaborazionisti. In tempo di guerra i collaborazionisti vengono
passati alle armi. Per noi è stato detto addirittura che la nostra
politica fa rivoltare nelle tombe uomini che hanno onorato questa
terra, uomini come Pio La Torre e Piersanti Mattarella.
So bene che quelle parole non sono state buttate lì a caso. Sono
parole che colpiscono, che offendono la dignità di ognuno di noi.
Noi vogliamo contribuire a fare in modo che questa terra si liberi
dalla mafia, E lo facciamo de visu, in maniera trasparente.
Mettiamo innanzitutto al primo posto l'interesse dei siciliani,
senza ombre, senza sconti per nessuno. Sul terreno della legalità
non esistono negoziazioni, non esistono accordi, non esistono
mediazioni.
Ecco perché - ripeto - con la stessa fermezza con la quale
ribadisco di avere ascoltato e di avere apprezzato l'onestà del suo
intervento, onorevole Presidente Lombardo, la esorto ad avere il
coraggio di andare avanti per rompere le collusioni e le connivenze
e troverà il PD attento a valutare nel merito queste condizioni.
Ma con altrettanta forza le dico: guai se la nostra Regione
dovesse tornare a vivere una condizione di paralisi e di attesa
come quella vissuta tra il 2003 e il 2008, cinque anni decisivi di
cui oggi stiamo pagando un carissimo prezzo, perché oggi la nostra
terra è più povera, più sottosviluppata, più disoccupata, più
fragile, con più rifiuti in mezzo la strada anche per colpa di quei
cinque anni, cinque anni di attesa, di paralisi. Cinque anni nei
quali la politica, in maniera arrogante, ha cercato di conservare
se stessa infischiandosene della Sicilia e dei siciliani.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Leontini. Ne ha
facoltà.
LEONTINI. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, personalmente sono di diverso avviso rispetto a
quanto detto dall'onorevole Cracolici.
Ritengo che l'intervento del Presidente della Regione sia stato
profondamente sbagliato, sia nel suo fondamento giustificativo che
nel suo sviluppo e nei suoi contenuti.
I condimenti continuo a definirli inqualificabili. E per
condimento mi riferisco, ancora una volta, alla citazione del
Ministro della Giustizia, i cui tratti peculiari sono
universalmente riconosciuti e sono: l'equilibrio, la saggezza, la
moderazione, la correttezza, il garbo e l'eleganza. E dispiace
sentire un Presidente della Regione riferirsi ad un Ministro senza
essere stato probabilmente adeguatamente informato dai suoi
consulenti.
L'inchiesta amministrativa non consegue necessariamente ad ogni
fuga di notizie che si verifichi in un procedimento pendente nella
fase segreta delle indagini preliminari.
Normalmente, in casi del genere, ci si limita a richiedere al
competente Procuratore generale assicurazioni in ordine al fatto
che sia stato aperto un procedimento penale per l'individuazione
dei responsabili della divulgazione.
L'inchiesta amministrativa è invece disposta quando, dal contenuto
delle notizie diffuse, emergano possibili profili di abnormità
nella condotta dei magistrati.
Nel caso di Trani, l'inchiesta è stata disposta perché dalle
notizie di stampa potevano ravvisarsi sia una grave violazione
delle regole sulla competenza territoriale e funzionale del
Tribunale per i reati ministeriali, sia l'esistenza di un possibile
contrasto tra il Procuratore e il Sostituto nella gestione di un
procedimento penale per fatti ascritti anche al Presidente del
Consiglio.
L'inchiesta era essenzialmente tesa ad accertare proprio questa
abnormità.
Viceversa, nel procedimento pendente presso la Procura della
Repubblica di Catania a carico del Presidente Lombardo, non
emergevano dalle notizie di stampa profili di abnormità nella
gestione del procedimento. Anzi, negli articoli in questione
venivano riportate dichiarazioni attribuite al Procuratore della
Repubblica di Catania con le quali questi, nel lamentare la
indebita divulgazione di notizie, affermava di avere
tempestivamente e correttamente aperto al riguardo un procedimento
penale.
Quindi, due fattispecie diverse; quindi, un giudizio ingeneroso,
sbagliato, scorretto, per il quale si dovrebbe soltanto chiedere
scusa al Ministro della Giustizia.
Per la terza volta quest'Aula ha assistito alla evocazione di un
livore universale, una sorta di complotto, di malanimo viscerale
che, collegando posizioni diverse, attenterebbe alla serenità di
impostazione e di azione del Governatore e del suo Governo.
Badate bene, uno può avere giudizi soggettivi diversi dall'altro
sulla fuga di notizie e lamentare la fuga di notizie: ma cosa
c'entra la fuga di notizie con l'esistenza di un procedimento del
quale abbiamo appurato l'esistenza? Se il complotto fosse alla base
dell'esistenza del procedimento, certamente sarebbe una cosa
gravissima; ma nella tesi non tanto indiretta, non tanto
dissimulata del Presidente della Regione, dal complotto deriverebbe
l'esistenza di questo procedimento poi inquinato, alterato,
volgarizzato da una fuga di notizie.
Sono due cose diverse Un conto è la fuga di notizie, altro conto
è l'esistenza di un procedimento del quale abbiamo accertato essere
in campo indagini e accertamenti.
Noi auspichiamo che siano tutti a favore poi della condizione e
posizione del Presidente della Regione, ma questo non vuol dire che
si possa utilizzare il Parlamento per commentare le notizie
giornalistiche, dopo avere riempito per due giorni le testate di
tutto il mondo con la notizia che si sarebbero fatti i nomi di
collusi, di politici mafiosi.
Abbiamo assistito alla ripetizione di alcuni titoli di giornale,
abbondantemente consumati e commentati, che non hanno mai
determinato conseguenze giudiziarie a carico di chicchessia e che
sono quindi gratuitamente commentati, come altrettanto
gratuitamente sarebbero commentati elementi a carico del
Presidente, qualora venissero volgarizzati dalla stampa e non
fondati su elementi esistenti, che non compete a noi conoscere in
questo momento perché fanno parte di un'indagine e di un'attività
per la quale questo dibattito non andava nemmeno ricercato, per
dare la possibilità ancora una volta di riempire quest'Aula di un
sentimento di livore e di complotto che sta minando l'attività
della compagine governativa.
Onorevole Presidente della Regione, quando lei riferisce di
telefonate che, così come hanno riguardato lei - sempre sulla base
di commenti giornalistici -, hanno riguardato altri senza alcun
costrutto e senza alcuna conseguenza di carattere giudiziario,
allora non era neppure il caso di parlarne, se voleva distinguersi
dallo stile che attribuisce all'assedio mediatico.
Si è lamentato dell'assedio mediatico ed è venuto qui ad
utilizzare lo stesso peso e la stessa misura come se il Parlamento
attendesse che lo sfogatoio del Presidente Lombardo dovesse essere
questa occasione. E ha citato noi, i colleghi, che sarebbero
investiti di che cosa?
Delle refluenze di una notizia giornalistica commentata dal
Presidente.
Guardi, onorevole Presidente della Regione, di recente questa
Regione ha avuto a che fare con enti di formazione che, nella loro
dimensione regionale, sono stati costituiti da colleghi
parlamentari del suo partito e da presunti capi della mafia, e a
questi enti di formazione, la Regione, mettendoli in fila assieme
agli altri, ha elargito finanziamenti e contributi. Allora, bisogna
stare attenti a parlare. E' sbagliata l'utilizzazione di questo
Parlamento per dire cose che si ritorcono come un boomerang.
D'altronde, il Presidente è così oberato di lavoro che è difficile
raggiungere la Presidenza e poter parlare con lui.
Come si può parlare di politica col Presidente quando, così come
lui stesso dichiara, emergono notizie riguardanti proprio
l'esistenza di enti di formazione che, per distrazione o per
notizie conosciute dopo, sono stati destinatari dell'attenzione
della Regione, pur avendo al loro interno persone che la
Magistratura ha poi indicato essere i capi della mafia?
I capi, non i pupi, i pupiddi e i figghi dei pupiddi
Caro Presidente, la smetta di riempire il Parlamento di questo
linguaggio e di questi riferimenti che si ritorcono come un
boomerang nei confronti della sua azione, per certi aspetti
disattenta. Come dovrei giudicarla, io che apprezzo, mi piace la
lingua italiana e la letteratura? Disattenta Indulgente Oggi
nemmeno tardivamente autocritica, perché mi sarei aspettato,
signori Assessori, anche magistrati, che, successivamente alla
pubblicazione di certe notizie, un sentimento autocritico,
preoccupato sulla necessità - caro Antonello Cracolici - di
rompere, tranciare, certi possibili collegamenti, albergasse
nell'animo del Presidente della Regione.
Sarei stato felice di sentire il Presidente Lombardo dire: sono
preoccupato di ciò che è successo; adesso mi rimboccherò le maniche
e mi preoccuperò di verificare che cosa è accaduto.
Non ho sentito una sola dichiarazione su questi argomenti.
Sembra ci sia una utilizzazione propagandistica della lotta alla
mafia. Cos'è? Un motivo del venerdì che si copia il sabato e si
dissimula la domenica?
Onorevole Presidente Lombardo, ha riempito tre quarti d'ora di
relazione con tutta una serie di intrattenimenti propagandistici.
Ma a noi interessa la correttezza delle attività della Procura
della Repubblica e rispettiamo il lavoro dei magistrati.
Attenzione: mi riferisco alla Procura della Repubblica, Repubblica
come Stato, come Nazione, non come testata giornalistica.
Se ella, Presidente, intendeva prendere le distanze dai commenti
giornalistici, poteva farlo benissimo con commenti suoi, avvisi,
comunicati stampa e tutto si sarebbe risolto. E invece no,
ascoltiamo il coro - anche un po' ipocrita - delle posizioni di chi
oggi sottolinea la correttezza della sua impostazione.
Ieri, per una fattispecie analoga, al suo predecessore si gridava
in faccia che se ne doveva andare a casa. E sa cosa si scriveva?
Valutato che l'onorevole non è adeguato al compito di Governatore
della Regione, per la delegittimazione che emerge dalla sua vicenda
giudiziaria, la quale - lo dico sottovoce come si esprime il
Presidente Lombardo - ferma restando la presunzione di innocenza,
ripropone al più alto livello la questione morale e il nodo dei
rapporti mafia-politica .
E sono gli stessi colleghi che stasera hanno parlato di
correttezza dell'intervento: Cracolici, Speziale, De Benedictis e
altri.
Non sto parlando di un periodo che va dal venerdì al venerdì
successivo, siamo dal 2005 al 2010 . E siamo le stesse coscienze,
le stesse persone, le stesse azioni, le stesse storie, gli stessi
esiti. Come mai, pertanto, queste difformità interessate? Altro
che rapporto limpido Mi hanno insegnato - non soltanto coloro alle
cui fonti mi sono abbeverato, ma anche i maestri del pensiero a me
avversario - che la limpidezza, alla quale ella fa riferimento, ha
una sola radice: il collegamento tra la sua azione e la volontà
degli elettori espressasi su un programma sottoposto
all'elettorato
Quando questo collegamento viene meno non c'è più limpidezza. C'è
deriva, c'è tradimento, c'è un andare per un'altra direzione, non
più sancita dal patto morale e politico fondato sul rapporto con
gli elettori.
Quest'ultimo è venuto meno per una serie, per una somma di azioni
del Presidente Lombardo. Siamo noi ad evocare un clima di complotto
e di livore sin dall'inizio: i deputati che sono passati da un
partito ad un altro, la stagione delle geometrie variabili , le
alleanze con l'estrema destra, il protocollo d'intesa con i
presidenti della sinistra fatto il 30 marzo del 2009 contro il
Governo Berlusconi strangolatore . Queste sono state le azioni del
Governatore Lombardo, leader del suo partito. Non qualcuno contro
lui, lui contro tutti. E non contro tutti nel senso ecumenico e
universale del termine - perché a me, da questo punto di vista, non
importerebbe se fosse contro i suoi avversari -, ma l'essere contro
tutti coloro che hanno determinato la sua elezione a Presidente, la
dice lunga sulla sua volontà limpida di governare secondo il
contratto con gli elettori Un milione 862 mila voti, di cui suoi
solo 300 mila. E gli altri? Un milione di voti sono nostri; 340
mila sono dell'UDC e 110 mila dei sicilianisti autonomisti.
Com'é possibile che in due anni sia stato capace di fare questo? E
sciorina tutte le indicazioni del fallimento, per esempio la
sanità
Ma proprio la sanità appartiene a questo Parlamento, nei confronti
del quale c'è da esprimere un giudizio positivo, lusinghiero, ma
nei confronti della cui attività, i nostri colleghi della sinistra,
che oggi vantano queste riforme, non hanno votato favorevolmente.
Quanto meno si sono astenuti o hanno votato contro.
La più grande occupazione del potere in sanità che la storia della
Sicilia ricordi è stata l'applicazione di questa legge, caro
Assessore Russo e Presidente Lombardo. Fate un giro per le ASP
Nelle ASP non si muove foglia che Lombardo non voglia Ci sono
direttori generali che non fiatano se prima la cornetta non
suggerisce, con la trasmissione persino dell'alito, quello che loro
devono fiatare. C'è un'occupazione selvaggia del potere in sanità,
altro che riforma della sanità
Ci sono direttori generali che non sono compatibili, ce ne sono
altri che non hanno i titoli - e su questo noi abbiamo già avviato
le nostre iniziative finalizzate a verificare e ad appurare -; ci
sono direttori e dirigenti generali degli assessorati che ancora
non hanno contratto perché la nomina, per autocritica e giudizio
dello stesso Governatore, non è ovviamente fondata su pieni criteri
di legittimità; ci sono storie, esperienze territoriali, che la
dicono lunga su questa finzione che vede oggi il Governatore
atteggiarsi a nuova epifania della politica siciliana', come se
non fosse più grande di me e non avesse venticinque anni di
appartenenza al sistema politico siciliano precedenti la mia
formazione e la mia attività Come se governando la provincia di
Catania non fosse accaduto che si parlava di ritorno alla
pubblicizzazione della gestione del servizio idrico (E lo dico
sottovoce altrimenti lo sentono a Catania.)
Il presidente dell'ATO idrico, in presenza di una gara annullata
dal CGA, mette insieme il presunto primo e il presunto secondo in
una transazione, a gara annullata Presidente, come si chiama
questa categoria? E' stata chiamata ritorno alla pubblicizzazione.
Se le storie e i precedenti sono questi, di quale ritorno stiamo
parlando? Ritorno a quello stile, ritorno a quel criterio, il
criterio dell'occupazione, dei collegamenti.
E per quanto riguarda la spesa, noi abbiamo chiesto l'accesso agli
atti per Sicilia e Servizi, che ha speso in un mese 79 milioni di
euro, e 300 milioni e più nell'arco temporale della sua esistenza
per i servizi di informatizzazione delle nostre strutture
amministrative regionali. Una spesa abnorme, una gallina dalle uova
d'oro, una cosa folle, che nessuno oggi commenta quando parla di
riduzione della spesa, di razionalizzazione delle risorse, compagni
del PD
E' facile venire qui a fare passeggiate pomeridiane e a inventare
slogan propagandistici che non servono a coprire le proprie magagne
o inadeguatezze politiche, che sono sotto gli occhi di tutti,
perché tutti conosciamo l'attualità, la cronaca e le vicende
passate, che speriamo possano avere un angolino nella storia, ma
che ancora risiedono nella pagina, non sempre aurea, della cronaca
politica.
E, allora, é sbagliato l'intervento; sbagliato perché non è il
complotto che sta alla base dell'esistenza della vicenda. Abbiamo
appreso che esiste, prendiamone atto Noi siamo garantisti.
Aspettiamo. Aspetti anche lei. Alla fine saremo contenti di
constatare che tutto quello che è emerso dalla fuga di notizie era
stato assolutamente verificato ed è destituito di fondamento. Ma
non attribuiamo al complotto l'esistente; la fuga di notizie è
un'altra cosa.
Il suo intervento, onorevole Presidente della Regione, è stato
sbagliato perfino nella genesi. E' stato offeso il Parlamento.
Altro che correttezza Ed è stato offeso nello stile, nei contenuti
e nelle finalità.
Le alleanze autonomiste, come le chiama lei, i pateracchi più
insulsi della storia della Regione siciliana, come li chiamo io. E,
poi fa il paragone con Milazzo. Ma nemmeno la storia conosce
Cosa c'entra Milazzo? Il sistema elettorale di Milazzo era lo
stesso di quello che ha visto il Presidente Lombardo votato da 1
milione e 862 mila votanti? Il Presidente Milazzo è stato eletto in
quest'Aula dai colleghi che applaudivano e votavano con palline
nere o bianche. Il Presidente Lombardo sta facendo un'operazione
ovviamente analoga, per certi aspetti, quando si riferisce alle
formule, ma totalmente distinta e distante dal punto di vista dei
metodi, perché fondata immoralmente - parlo di moralità politica -
sul tradimento del contratto con gli elettori, sul tradimento degli
alleati, sulla soppressione degli alleati.
Quando gli alleati vanno soppressi, quali motivazioni ci sono alla
base della soppressione? Motivazioni morali? E quali sono? Le ha
indicate? Prima il Parlamento non era un'Aula giudiziaria e,
quindi, noi sapevamo che non avrebbe potuto fare nomi, perché
altrimenti gli avremmo detto di andare dai giudici invece di
raccontarlo in quest'Aula. Il Parlamento non aveva tempo da perdere
per commentare notizie giornalistiche; ma il Parlamento conosce
l'attività di questo Governo e l'ha già giudicata: la finanziaria
ci attende, e perfino sulla finanziaria ci sono gli slogan Stiamo
lavorando tutti i giorni alla miriade di testi che vengono fuori
dalla Giunta per questa finanziaria e per questo bilancio.
Ho già con me due faldoni enormi nei quali non sono riuscito a
raccapezzarmi. E c'è una modifica continua di formulazioni e di
testi Anche il collega De Luca ha evidenziato la stessa difficoltà
in Commissione dove ha dato dei suggerimenti perché nemmeno lui,
che pure ha condotto uno studio sul bilancio, riusciva a
raccapezzarsi.
Caro Presidente Cascio, nella prima formulazione della finanziaria
e del bilancio, non era prevista la copertura finanziaria della
legge sui rifiuti.
Ma di cosa parla il Presidente Lombardo? Chi gliele ha riferite
queste cose? Chi scrive ciò che deve dire? Ripeto, nella prima
formulazione della finanziaria non c'era L'assessore Russo sa bene
che, successivamente, alla terza riformulazione, è stata integrata
ed aggiunta una scheda.
Dopo un mese di perdita di tempo
Dopo di che la legge sui rifiuti è stata procrastinata di due
anni, con il colpevole esito, caro onorevole Cintola, che allora il
deficit era una cifra, oggi quel buco è giunto a un miliardo e
cento milioni di euro in più E quella legge fu procrastinata di
due anni, perché in Commissione, nel novembre del 2008, fu bocciato
il disegno di legge presentato dall'allora assessore Sorbello. E
ciò per pagare l'obolo alla stagione delle geometrie variabili che
significava votare a favore degli undici emendamenti presentati
dall'onorevole Cracolici. Il risultato é stato che la legge fu
messa in un binario morto e abbiamo perduto due anni di tempo. La
conseguenza, per quanto riguarda ieri, è stata l'insolvenza
finanziaria ATO, Comuni e quant'altro, per quanto riguarda oggi è
Napoli 2 con la saturazione delle discariche e l'immondizia di
Paternò che sta girando nei siti Internet di tutto il mondo.
Questo è il Governo Lombardo Queste sono le conseguenze del
Governo Lombardo Queste sono le perdite di tempo di chi ha fatto
prevalere sui compiti di capo del Governo i compiti ingrati di capo
del proprio Partito, che sulla coalizione deve lucrare
danneggiandola, tradendo gli elettori e tradendo il patto con gli
alleati.
Questa è la deriva politica ed istituzionale di questo momento. Lo
dico al Governatore come lo dico al Parlamento, lo dico ai
cittadini, ai colleghi assessori, tecnici e non tecnici. Questa è
l'avventura che stanno contribuendo a mettere in campo.
E quando nelle province si vuole votare democraticamente, caro
Presidente Cascio, intervengono gli anatemi del Governo regionale e
partono circolari o note dagli assessorati, come quelle emanate
dall'Assessorato dell'industria. Questo infatti è gestito da
dirigenti che, nooo , non è che sono vicini all'MPA Noo Non è che
sono stati scelti perché dirigenti dell'MPA? Noo Come se fossero
stati scelti per il bene della Sicilia o perché rispondenti a
criteri di elevatissima professionalità. Ma E ciò soprattutto nel
settore dell'industria. E dall'assessorato per l'industria è
partita una nota nella quale vi era scritto di bloccare tutto, di
non andare alle elezioni perché bisognava dare tempo a due sindaci
dell'MPA di modificare le proprie terne. Risultato: si perde un
mese di tempo, si annullano le elezioni democratiche e si utilizza
la perdita di tempo provocata dall'assessorato dell'industria per
giustificare il commissariamento.
Siamo alla vergogna Siamo alla copertura della Sicilia con un
lenzuolo di potere sempre più selvaggio
E qual è la differenza? Nel passato tutti hanno mirato al potere,
ma un conto è fare il resoconto di una esperienza che dura
venticinque anni e che ha visto gli uomini di governo mettere, nel
paese o nella regione, cannucce o bandierine su porzioni di potere,
altro conto è pretendere di sostituire questi sistemi in un anno e
mezzo. Altro che l'onorevole Cracolici che dice di recidere
Sostituire questi sistemi in un anno e mezzo?
Tutto ciò diventa violenza, progetto abnorme E'una cosa mostruosa
perché, in un anno e mezzo, il presidente Lombardo ha deciso che
deve sostituire i frutti ed i fantasmi della propria psicologia
politica.
Il buon Cuffaro deve essere criminalizzato, deve essere messo
all'indice. Il buon Cuffato deve essere sostituito. E chi si
incarica di sostituirlo? Si incarica il Presidente Lombardo con
questa smodata attività di occupazione del potere, unico dato che
emerge dall'attività del suo governo.
Bene Il Parlamento è stato investito di queste riflessioni quando
il dottore Leotta, tecnico e consulente del Presidente Castiglione,
venne scelto non certo per un connubio sottobanco tra Castiglione e
la sinistra catanese. Non faccia ridere
E' accaduto, invece, al Presidente Lombardo di mettere
all'assessorato al bilancio consulenti non appena si è insediato,
che sono colleghi miei e vostri, cari parlamentari del Partito
Democratico; amici miei e dell'onorevole Bufardeci, consulenti al
bilancio che sono persone gradevolissime, colleghi catanesi della
sinistra del Partito Democratico. Appena si è insediato l'onorevole
Di Mauro, collega deputato ma anche assessore, le porte
dell'assessorato del bilancio si sono spalancate alle consulenze
riguardanti espressioni e proiezioni del Partito democratico.
E allora la smetta con il complotto e concludo Ormai, il
complotto non convince più nessuno.
La gente e le comunità siciliane stanno lamentando, invece, un
complotto della politica che sta spingendo se stessa.
Si può presentare un disegno di legge, come quello che i nostri
senatori hanno presentato in Parlamento, e non lo si può qui citare
in modo scorretto.
«Quest'ultimo Governo - dice il disegno di legge nella sua
relazione - possa essere sfiduciato e sostituito con un nuovo
presidente eletto dall'Assemblea nell'ambito della coalizione che
ha ottenuto la maggioranza alle elezioni - quando? - nel caso in
cui sia stato violato il patto programmatico con gli elettori o si
sia trasformata la maggioranza che sostiene il governo».
Questo è il disegno di legge. Questi sono atti parlamentari. Le
bugie, in Parlamento, aggravano la situazione. I siciliani hanno
capito che c'è un complotto della politica. La casta La casta è
quella nella quale si entra, non certo per merito elettorale, ma
per una sorta di privilegio della camera caritatis. Si fanno gli
incontri poco limpidi, ci si incontra in alberghi. Improvvisamente,
si diventa alleati e la casta si autosospinge e va avanti.
Questo la gente non lo vuole. State andando avanti come casta e
quando poi titolano La casta', fanno riferimento alla categoria
privilegiata di chi, scollegandosi dalla volontà degli elettori, va
avanti per autospinte referenziali.
Questo è quanto di più dannoso poteva capitare alla Sicilia e lei,
onorevole presidente Lombardo, in questo momento ne è il simbolo.
(Applausi dai banchi di destra)
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Adamo. Ne ha
facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la decisione del
Presidente della Regione di intervenire immediatamente in Aula per
discutere le questioni giudiziarie che l'hanno visto coinvolto, a
nostro avviso è una decisione leale e coraggiosa, che dimostra
estremo rispetto per il Parlamento e per il popolo siciliano.
Abbiamo apprezzato il tono del Presidente, abbiamo apprezzato la
foga e anche la rabbia emersa dal suo intervento. Così come
condividiamo con il Presidente il rispetto assoluto che ha espresso
nei confronti delle indagini e della Magistratura.
E sorprende un po' il fatto che l'onorevole Leontini, di solito
così attento e colto negli interventi, non abbia notato questa
moderazione ed abbia chiesto conto del fatto che il Presidente -
che ha chiarito, con estrema forza, di non aver mai conosciuto le
persone e di non avere mai avuto questi collegamenti - avrebbe
dovuto invece denunciare e prendere le distanze, lui e la Giunta ,
da persone che chiaramente non conosce e con cui non è stato mai in
relazione.
E sorprende ancora che una persona che, come ha detto lei, ama
tanto la cultura, le lettere, la storia e, immagino anche la
filosofia, possa mettere sullo stesso piano un deputato, un
Presidente della Regione che, purtroppo per noi, è stato
denunciato, processato e condannato ed un Presidente che non ha
ricevuto invece neanche una comunicazione giudiziaria.
Sorprende questo attacco così fuori dalle righe. Sorprende
soprattutto perché viene da parte di una persona che tante volte fa
appello alla cultura, al ragionamento, alle buone lettere ed alle
buone letture.
Da tempo, in realtà, il Presidente lamenta un attacco che ha poco
di politico - e, purtroppo, l'ultimo intervento lo dimostra e lo
sottolinea -, ma che viene probabilmente da centri di potere.
Noi non parliamo di complotti, ma di centri di potere che
contrastano, in realtà, la volontà di questo Governo di cambiare le
cose, di avviare con forza e determinazione un progetto di riforme
serie e vere.
Fino a quando, invece, il Governo e il suo Presidente si
muoveranno su queste linee, avranno sempre il leale appoggio del
popolo della Sicilia, del Popolo del PDL Sicilia, del popolo che è
stato eletto con il Presidente per realizzare un progetto.
E a proposito di tradimenti degli elettori, dovremmo chiederci chi
tradisce: tradisce chi cambia maggioranza o tradisce chi, eletto
per realizzare un programma, cerca di far fuori il Presidente e
cerca, perfino, di cambiare una legge nazionale che tutti amano e
rispettano? Levando la possibilità per il popolo di scegliersi il
Presidente, non i consigli che, poi, si accordano e fanno fuori un
presidente se non rispetta ed obbedisce ai vecchi accordi.
Veniamo da una politica che queste cose le ha vissute ed è
vergognoso che nel Parlamento italiano si sia riproposta una legge
di questo genere. Una legge che non ha rispetto del popolo
italiano.
Noi gli staremo vicino. E mi dispiace che il Presidente si sia
allontanato, ma capisco che abbia avuto un momento di stanchezza.
Ciò che il Popolo delle libertà vuole dirgli è che staremo al suo
fianco e gli chiediamo, semmai, di essere ancora più forte e deciso
nel cambiamento.
Ha fatto bene a ricordare i successi ottenuti. Uno di questi è
certamente quello sulla sanità, dove il piano di rientro è stato
avviato e il risparmio è sotto gli occhi di tutti, a cominciare
dagli acquisti. Ed è un segnale di cambiamento.
Naturalmente ciò non basta, lo sappiamo. La vittoria sarà quando
avranno fine i viaggi della speranza che poi sono i viaggi della
disperazione. Quando avranno fine i viaggi della speranza da
provincia a provincia o dalla Sicilia verso altre regioni. Questo
sarà il segnale e noi su questo incalzeremo il Governo.
La riforma degli ATO è una riforma coraggiosa. E' stata fatta in
ritardo di due legislature perché è nella precedente legislatura
che noi, con forza, avevamo proposto questa riforma dell'ATO.
Naturalmente ci inquieta un poco quel passaggio sull'ATO virtuoso
in quanto, se su nove ATO quattro diventano virtuosi, gli altri
cinque nel giro di nulla lo diventeranno pure.
Quindi, ciò che chiediamo al Governo è rigore nell'applicazione
delle leggi.
Su questo Governo il nostro Gruppo ha scommesso tanto e ha
accettato anche una divisione dolorosa all'interno del Partito, ma
la scommessa è quella di vincere, di portare avanti con forza e
determinazione un programma.
Rigore nei corsi di formazione. Non è facile invertire un pessimo
progetto di sperpero del denaro pubblico che va avanti da decenni,
ma questo ci aspettiamo e questo, sicuramente, vorremo fare.
Sulla riforma della burocrazia, il PDL Sicilia pone assolutamente
condizioni fortissime. Noi, probabilmente, cominceremo a discutere
di ciò anche a proposito della finanziaria. Sulla finanziaria
abbiamo delle proposte che presenteremo con il nostro Assessore e
con le quali chiederemo un cambiamento e un cambiamento anche
nella disposizione dei fondi. Per esempio, in Sicilia da anni non
si fa manutenzione dei porti. Allora, non possiamo continuare a
parlare di infrastrutture e poi, non essere in grado di provvedere
alla loro manutenzione. L'Assessore per i lavori pubblici, da anni,
non ha una lira per la manutenzione dei porti. Chiediamo che la
finanziaria - e su questo, sicuramente, staremo attenti e vicini al
Governo - sia una finanziaria di cambiamento radicale.
Chiediamo che ci siano segnali forti sul sistema burocratico. In
tanti casi, faccio un esempio banale, abbiamo fondi veri,
l'agricoltura dispone di tanti fondi, l'Assessore si sta battendo
per questo, ma non riescono ad arrivare nelle tasche degli
agricoltori perché c'è un sistema incapace di funzionare.
La Sicilia è una delle poche regioni che non si è ancora dotata di
una cassa regionale. Pertanto, tutti i soldi della Comunità europea
arrivano ancora a Roma e poi si perdono o se arrivano, arrivano con
grandissima difficoltà.
Su questi progetti di cambiamento saremo al fianco del Governo e
lo sosterremo con lealtà. Condividiamo non il complesso del
complotto, ma condividiamo con lui la preoccupazione che attacchi
che non hanno nulla di politico, ma che nascono solo dalla volontà
di difendere centri di potere e di difendere un vecchio modo di
amministrare che vogliamo profondamente distruggere, possano
essere bloccati.
Quindi, il nostro intervento è orientato a essere un sostegno
forte del Governo e rilancia il progetto di riforme di cui la
Sicilia ha bisogno.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Musotto. Ne ha
facoltà.
MUSOTTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori Assessori,
ho seguito con grande partecipazione l'intervento dell'onorevole
Lombardo. Una partecipazione che deriva dal fatto che chi vi parla,
è notorio, è passato anch'esso attraverso il giogo delle calunnie,
delle ingiurie, della galera.
Tutto ciò in un periodo certamente non facile. E ciò perché
quindici anni fa vi erano altre interpretazioni, vi era un teorema
per cui la mafia faceva scelte ideologiche, votava per dei partiti.
Era pertanto chiaro e logico per i più che un uomo che come me era
stato eletto con un consenso straordinario nell'elezione diretta
del 1994 dovesse avere naturalmente legami mafiosi.
Devo dire che nei lunghi interrogatori cui fui sottoposto tentai
di chiarire e di spiegare un concetto e un'esperienza che mi veniva
dal decennale esercizio della professione forense ed anche da un
decennale rapporto con uomini siciliani straordinari - magistrati,
dal consigliere Chinnici all'onorevole Falcone - che avevano
chiarito ed espresso più volte un concetto fondamentale: la mafia
non ha ideologie, la mafia ha soltanto un obiettivo, fare affari,
il business. La mafia detesta la politica nel momento in cui c'è
un politico che aderisce a dei valori, a dei principi, a delle
battaglie che non siano affari e disprezza il politico che compra
attraverso la corruzione.
Si profilò tutto il problema del terzo livello. Falcone disse che
non esisteva il terzo livello. Ancora oggi questo terzo livello non
lo abbiamo individuato. Falcone fu sottoposto a critiche dure anche
per la sua carriera e fu costretto ad andarsene a Roma.
E non è un caso che per questi uomini straordinari - che hanno
sacrificato la propria vita perché siciliani, perché conoscevano
la complessità di questa nostra Terra meravigliosa, ma difficile,
complessa e complicata - nell'intreccio mafia-politica vi è da
tenere sempre chiaro che la politica si intreccia con la mafia
soltanto quando fa affari. E non è un caso, carissimo Presidente
dell'Assemblea regionale siciliana.
Signor Presidente dell'Assemblea, lei ha vissuto accanto a me quel
periodo del mio arresto. In quella circostanza, col tam tam che
c'era intorno al mio eventuale arresto, andai dall'allora
procuratore della Repubblica e gli dissi: «Signor Procuratore, so
che mi dovete arrestare. Non voglio coinvolgere le istituzioni in
una tragedia che potrebbe coinvolgere tantissima gente, ma potrebbe
fare soprattutto un danno ai tanti concittadini ed elettori che mi
hanno dato la loro fiducia»
Naturalmente non servì a niente, lo capii subito, facevo
l'avvocato, tornai a casa e dissi a mia moglie: «Mi arresteranno a
giorni».
Andai dall'allora nostro segretario di partito, Gianfranco
Miccichè, uomo straordinario, e gli dissi «Caro Gianfranco, voglio
dimettermi perché non voglio coinvolgere né il partito, né i
militanti, né coloro che mi hanno eletto in questo imminente fatto
certamente non semplice».
E Gianfranco mi disse: «No, vai avanti, io sarò con te fino alla
fine di questa vicenda che certamente si concluderà bene»
Ed è un caso della storia, dell'esistenza, caro Presidente Cascio,
che lei sia venuto a trovarmi alla IX sezione, terzo piano, dove
sono stato detenuto in regime di alta sorveglianza - grande
sorveglianza - per circa novanta giorni in isolamento. Era una
fredda giornata del dicembre 1995 e lei mi chiese cosa volessi
fare. Io risposi di volermi dimettere.
Scrissi una splendida lettera, tra l'altro una lettera suggeritami
da un uomo che voglio qui ricordare, un mio padre spirituale che
purtroppo è venuto a mancare. Si chiamava Piero Lorello e, sebbene
avesse avuto una tradizione, una storia completamente diversa
dalla mia, mi scrisse una lettera, quando ero in carcere, una delle
tantissime lettere che ebbi modo di ricevere, e mi disse: «Fai
appello soltanto e sempre al tribunale della tua coscienza. Se il
tribunale della tua coscienza ti assolve, allora vai avanti. Vai
avanti per la tua strada, sereno».
Ebbene, oggi sentendo parlare l'amico Raffaele Lombardo non ho
trovato un uomo in difficoltà. Assolutamente. Anzi, ritengo che è
una definizione che si poteva fare a meno di fare. Ho trovato un
uomo fermo, coriaceo. Che fa appello al tribunale della sua
coscienza. E il tribunale della sua coscienza, di fronte a queste
fumose notizie, piene di calunnie, piene di ingiurie che gli sono
state riversate contro senza alcuna legalità, senza alcuna
legittimazione, gli dice di andare avanti.
Ha avuto soltanto un momento di debolezza, e quello lo capisco.
Succede quando si fa appello ai sentimenti familiari, che sono gli
unici - amici, ricordatelo - che in queste vicende sono fermi,
certi e sicuri. E ognuno di noi si lega ad essi perché non vuole
fare del male e non vuole arrecare alcuno danno.
E quindi sono polemiche inutili quelle che sono state fatte in
interventi che mi hanno preceduto.
Oggi, qui Raffele Lombardo ha dato una lezione di altissima
democrazia, di una democrazia matura. Poteva fare a meno di venire
in Assemblea, in fondo sono soltanto articoli di giornali, fughe di
notizie - giuste, sbagliate -, certamente non segnale di grande
legalità di ciò che avviene nel nostro mondo, sia esso giudiziario,
sia esso politico, sia esso mediatico.
E ha voluto chiarire e dire quello che è stato il suo percorso
passato, qual è il suo percorso presente e quale sarà il suo
percorso futuro. Che è quello che più interessa ai siciliani, più
interessa a questa Aula. Quale traditore di programmi, di progetti
Quale traditore di elettorato
Si sono fatti dei conti, l'onorevole Lombardo ha preso un milione
e ottocentomila voti. Ognuno se ne attribuisce un milione o
centomila, o trecentomila. Diciamo che ciò che è successo in questi
anni, in questi due anni, all'interno del panorama politico
siciliano non si può dimenticare, non si può fare finta di niente,
né si può attribuire soltanto ad una bramosia di potere di Raffaele
Lombardo.
Sono accadute cose importanti. In questa Aula abbiamo visto
coalizioni, abbiamo visto sorgere il PDL Sicilia, abbiamo visto un
diverso atteggiamento del Partito Democratico, abbiamo visto
deputati dell'UDC, abbiamo visto che deputati di altri Gruppi che
avrebbero dovuto essere all'opposizione hanno votato quelle leggi
di riforma che riteniamo fondamentali per questa Terra di Sicilia.
Terra che deve mutare, che vuole rinnovarsi, che vuole fare appello
e vuole essere testimonianza di una realtà, di una società che va
avanti, che si evolve. Di una realtà di nuove classi dirigenti, di
un territorio che vuole essere ascoltato, che vuole essere
avvicinato. Che, infine, è il messaggio straordinario dell'MPA,
del Partito del Sud, del Partito del popolo siciliano, come si
voglia chiamare, che va crescendo con un consenso straordinario.
E chi, come vi parla e come tanti, presenti in questa Aula,
concepisce la politica soltanto stando con la gente, vicino alle
gente, volendo essere utili e volendo cercare di risolvere e di
dare soluzioni ai gravissimi problemi che questa Terra ha, si
accorge che c'è tanta attenzione, c'è tanta curiosità, ma c'è anche
tanta voglia di essere coinvolti, di partecipare, di individuare
nuove classi dirigenti che diano risposte e che siano all'altezza
delle tante scommesse, delle tante difficoltà che oggi abbiamo e
viviamo in Sicilia.
Quindi, oggi il Presidente Lombardo, con grande fermezza, grande
lealtà e grande coraggio, ha dato un segnale di democrazia. E ha
voluto - anche con la partecipazione mediatica di giornali,
televisioni, trasmissioni - far sapere ai siciliani, far sapere
all'intera Italia che non si deve mai e sempre avere un'immagine
negativa della nostra terra di Sicilia dove, purtroppo, ogni
presidente della Regione ha avuto difficoltà. Ricordiamo il
Presidente Mattarella, che purtroppo ha sacrificato la propria vita
nella battaglia alla legalità, al cambiamento, alla trasformazione
legislativa, ma soprattutto nella battaglia per un metodo, un
costume di pulizia e di rettitudine.
Il Presidente Lombardo vuole dare un segnale diverso e fa appello
a chi ci vuole stare, alle forze politiche che ci vogliono stare.
E' inutile stare qui e indicare le leggi che sono state emanate
col consenso della stragrande maggioranza di quest'Aula, a segnale
e a riscontro che sono leggi di cui il territorio aveva bisogno, ma
sono anche leggi di profonda riforma.
Non è certamente facile cambiare da un giorno all'altro o in poco
tempo questa nostra Terra amata, e tanto, che purtroppo ha pagato
nel passato per sbagli, per una classe dirigente inadeguata, per un
centralismo che ha sempre avuto in termini di voti e di consensi e
che non ha mai riversato nella nostra stessa Sicilia, non soltanto
risorse, ma anche idee e una classe dirigente all'altezza dei
problemi.
Quindi, credo che oggi sia stato un giorno importante per
quest'Aula. Quest'Aula, che ha tanta storia di cui siamo orgogliosi
e della quale spesso esaltiamo la storicità, è il più vecchio
Parlamento d'Europa
E' stato un esempio di grande democrazia, un esempio di come
Raffaele Lombardo sia certamente all'altezza dei suoi compiti. Non
può essere solo. Deve essere aiutato, deve essere coadiuvato da
tanta gente. E noi sappiamo - chi vive quest'Aula, chi vive il
lavoro delle commissioni, chi vive soprattutto fuori - sappiamo che
c'è grande attenzione.
Bisogna andare avanti, non si possono avere crasi, momenti di
scontri istituzionali, di fermo di un'attività amministrativa di
cui questa terra di Sicilia è esigente ed ha bisogno.
Ha bisogno di ulteriori riforme.
Si fa riferimento alla riforma burocratica. Si fa riferimento,
giustamente, e in questo domani emaneremo una legge importante, a
quella che è la capacità di spesa, di coinvolgimento dell'Assemblea
regionale siciliana, di programmazione per quel che riguarda i
fondi comunitari e le risorse che vengono dalla Comunità europea
che, certamente, stanno avendo accelerazioni attraverso bandi,
attraverso impegni della burocrazia.
A mio avviso, pertanto, non è un momento di divisione; è un
momento di dialettica com'è giusto che sia. E' normale che ognuno
si confronti. E' importante dirlo in buona fede. Non si devono
inserire - e non lo ha fatto certamente il Presidente Lombardo - in
questo contesto elementi di cattiveria, di sottolineatura, di fatti
giudiziari che non vengono fuori.
Oggi Raffaele Lombardo vi ha riferito ciò che i giornali dicono di
lui e dicono di tanti altri personaggi politici. Sarà poi la
Magistratura, saranno le Istituzioni a decidere.
Di fronte a questo dobbiamo sempre avere la concezione della
separatezza delle Istituzioni. La politica deve fare la politica, i
magistrati devono fare i magistrati. La polizia fa le indagini in
termini di prevenzione e repressione.
La politica deve andare avanti non già facendo appelli alla
legalità, facendo convegni sulla legalità. La legalità deve essere
presente nella nostra coscienza, nella nostra capacità di
amministrare quotidianamente.
Io, da presidente della Provincia di Palermo, non ho mai firmato
patti di legalità. Non ne avevo bisogno. Ho sempre seguito le
leggi, l'applicazione rigorosa delle leggi, la trasparenza, il
coinvolgimento della politica nelle decisioni importanti, il
sentire gli altri, il sentire i sindaci, i rappresentanti delle
istituzioni presenti sul territorio.
Tutto il resto sono parole vuote, sono polemiche assolutamente
inutili.
E oggi - lo ribadisco - credo che il nostro Presidente ci abbia
dato una grande lezione in questo senso, di non volere
assolutamente, al di là di quelle che erano le previsioni
mediatiche, grandi e straordinari scontri o notizie eclatanti.
E' venuto qua a dirci, giustamente e correttamente, ciò che doveva
dire per fare chiarezza rispetto a notizie stampa pubblicate non
certamente attraverso una sua volontà, una nostra volontà.
Non parliamo di complotto. Nessuno ne ha parlato e non ne ha
parlato neanche il Presidente. Ha parlato di tutta una serie di
gangli vitali, di interessi spaventosi presenti nella nostra
Sicilia, interessi che sono stati toccati, che sono stati divelti,
che sono stati troncati.
E, allora, di fronte a questo si dice che possibilmente ci sono
state reazioni, ci sono poteri forti, ci sono interessi, ci sono
forse finanziarie che, indubbiamente, non possono agevolare tutto
ciò, non lo possono condividere e quindi avranno creato momenti di
scontro, di divisione.
E allora, andiamo avanti Andiamo avanti con serenità, con calma
nella dialettica, nella divisione politica, nel confronto politico,
nella emanazione delle leggi che questo Parlamento vorrà adottare
per il bene della Sicilia.
Non credo che ci siano altre polemiche da dovere accendere.
A me dispiace quando personaggi politici di grande spessore
vengono, attraverso questi microfoni, ad accendere inutilmente,
senza motivo, senza alcuna ragione polemiche inutili, facendo nomi
e cognomi, o individuando, indicando, additando al pubblico
ludibrio personaggi politici o personaggi della pubblica
Amministrazione.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Maira. Ne ha
facoltà.
MAIRA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, non dico cosa nuova
quando affermo che l'UDC non era d'accordo sullo svolgimento di
questo dibattito in Aula. E non era d'accordo per una serie di
motivi. Rapidissimamente vedrò di individuarne alcuni.
Intanto, perché l'UDC è un Partito ed un Gruppo in Assemblea di
garantisti, di garantisti sempre. Mi dispiace che la collega Adamo
fa differenze tra la posizione giuridica di Raffaele Lombardo e
quella di Totò Cuffaro. Sbaglia. E sbaglia i toni proprio perché
dovrebbe prendere atto che l'UDC è stato garantista nei confronti
di Raffaele Lombardo. E sbaglia perché essere garantisti significa
esserlo veramente, secondo i precetti della Costituzione, ai sensi
della quale si è innocenti fino a sentenza definitiva.
E siamo garantisti anche nei confronti del PD e delle
dichiarazioni di Antonello Cracolici, il quale dice: andiamo
avanti perché non c'è ancora l'avviso di garanzia- quasi lo evoca -
, ma quando arriverà l'avviso di garanzia - e lo invoca per la
seconda volta - chiederemo le dimissioni del Presidente Lombardo .
E' un suo comunicato stampa, onorevole Cracolici. Forse lo hanno
scritto male. Non posso farci niente.
Allora se si è garantisti si deve essere garantisti sempre e non
per opportunità.
Eravamo contro e siamo contro questo dibattito anche se vi stiamo
partecipando perché conosciamo e garantiamo per l'onestà di
Raffaele Lombardo. Non fosse altro perché lo conosciamo da decenni
come collega di avventura in quella che fu la Democrazia Cristiana.
Non fosse altro perché è stato il nostro segretario regionale,
segretario regionale dell'UDC. E quindi non possiamo non garantire
- e lo garantiamo noi per primi - sulla sua onestà.
Non siamo d'accordo su questo dibattito in Aula perché non può
trasformarsi un'Aula di Parlamento in un pre-tribunale. Infatti, di
questo si tratta.
Dovremmo assolvere - ma lo assolviamo già - sul piano della
giustizia Raffaele Lombardo anticipando compiti, decisioni e ruoli
che non competono ad un Parlamento, ma che sono della Procura prima
e, speriamo Iddio no, della Magistratura dopo. Siamo contrari a
questo dibattito perché l'Aula non può essere luogo di regolamento
di conti politici, come quelli cui abbiamo assistito leggendo i
giornali oggi e ieri e ascoltando le dichiarazioni del Presidente
Lombardo, seppur in forma riduttiva rispetto a quello che aveva
dichiarato sui giornali.
Siamo contrari, sono personalmente contrario, alla confusione dei
ruoli.
Mi spiego. Sono contrario ai magistrati che fanno politica, mi
perdoni l'assessore Chinnici, e sono contrario ai politici che
fanno i P.M. Ad ognuno il proprio ruolo. I politici facciano i
politici. I magistrati facciano i magistrati.
Il Presidente Lombardo ha parlato caratterizzando il suo Governo
per la lotta alla mafia. Ha citato la legge antimafia adottata da
questo Parlamento come la migliore d'Italia. E' vero. Ci è stato
riconosciuto anche dal Procuratore Grasso. E però, Presidente
Lombardo, quella legge antimafia è stata discussa, ideata, votata
in Commissione Antimafia e poi adottata dall'Aula.
Vorrei ricordare al Presidente Lombardo ed ai colleghi che quella
legge antimafia è il frutto della partecipazione e del consenso di
tutti i membri della Commissione Antimafia, tra i quali il
sottoscritto in qualità di vicepresidente e l'onorevole Cordaro,
membro autorevole della stessa Commissione. Pertanto, se dobbiamo
parametrare la nostra condizione di legislatori antimafia su quella
legge, onorevole Lombardo, tutti abbiamo iniziato e tutti facciamo
lotta antimafia.
Lei ha citato, come esempio di un'altra svolta antimafia del
Governo e della sua maggioranza, l'eolico.
Presidente Lombardo, vorrei ricordare a lei, all'Aula e ai mass
media che ci ascoltano, stasera con più attenzione che mai, se non
ricordo male, per molto tempo in quell'Assessorato è stato
assessore un esponente dell'MPA. Il nome non importa, lo sappiamo
tutti Vorrei ricordare al Presidente Lombardo, all'Aula ed ai
giornali che stasera ci seguono, che l'assessore Gianni, fino a
quando gli è stato consentito di fare l'assessore - visto che poi,
insieme all'assessore Antinoro, è stato cancellato dalla Giunta
immotivatamente - è stato l'assessore che ha mandato alla Procura
della Repubblica di Palermo tutto il dossier dell'eolico nominando
contestualmente Santiapichi, ex Presidente della Corte
Costituzionale, come suo consulente in Assessorato.
Non sono segnali antimafia questi? Io credo di sì. E sono anche
segnali concreti, non verbali
E' stato sottolineato dal Presidente Lombardo che altro segnale
antimafia è stato dato sulla sanità.
Colleghi, testate giornalistiche e televisioni, per anni questo
Assessorato è stato retto da altro assessore dell'MPA e subito dopo
è stato seguito dal Rettore Lagalla, di cui tutti riconosciamo la
bravura, la serietà e l'imparzialità. Parliamo di una riforma
sanitaria che ha cancellato la mafia? Beh L'Assessore del tempo se
la senta questa affermazione E nessun altro La riforma sanitaria
è stata votata da tutti, anche da noi. E abbiamo migliorato questa
legge, ma sia chiaro che questa legge è sub judice, sub judice dei
risultati Nel senso che dovremmo verificare i reali risparmi della
riforma sanitaria e dovremo verificare il reale grado di efficienza
che questa riforma sanitaria ci ha dato Infatti, se poi il
risparmio è sui conti territoriali determinato dall'enorme aumento
dei conti che noi paghiamo per i ricoveri in Lombardia, in Veneto,
in Piemonte e nel Lazio, credo che grandi aspetti di questo
risparmio sarebbero vanificati
Termovalorizzatori. La parola aleggia ogni volta che parliamo di
rifiuti. Parentesi. La legge sugli ATO l'abbiamo votata tutti; è
stata votata all'unanimità. Se questo è un segnale antimafia, è da
parte di tutti Per quanto riguarda i termovalorizzatori, il Gruppo
aveva preparato una relazione dettagliata e temporale, cronologica.
Ci siamo resi conto che occorrerebbe un'ora e siamo fuori il tempo
concesso. Però, per sfatare le vicende dei termovalorizzatori,
anticipo che il gruppo dell'UDC chiederà un dibattito ad hoc in
Aula, perché da questa vicenda dei termovalorizzatori dobbiamo
uscircene Allora, come giustificare questa enorme aspettativa
mediatica?
Qui abbiamo un collegamento con il mondo che segue questa seduta
d'Aula.
Credo che, alla fine, il reale significato di questa seduta sia
travalicato dall'importanza che richiede la presenza qui di
televisioni satellitari e dirette TV. Credo che esso sia molto più
contenuto. Che sia minimo. Questa seduta d'Aula serve, e ne ho
avuto il riscontro dall'intervento del collega Cracolici, per
pulire l'anima a quella parte del PD che vuole entrare
ufficialmente in Giunta
Questa seduta d'Aula serve per tranquillizzare la coscienza dei
magistrati, assessori di questo Governo
Questa seduta d'Aula serve per dare una giustificazione ai tecnici
di area PD che sono già in Giunta
Questa seduta d'Aula serve per dare il via libera all'ingresso
ufficiale del PD in questa Giunta
Ma se è questo il vero significato della richiesta di un dibattito
d'Aula come questo - e non può essere diversamente perchè la
Procura di Catania di questo dibattito d'Aula non sa che cosa
farsene e fa bene in quanto giudizialmente e processualmente non ha
cosa farsene, non può farne uso come non può fare uso delle
dichiarazioni spontanee che il Presidente della Regione ha fatto
alla Procura di Catania, che non possono essere utilizzate in un
processo perché sono dichiarazioni spontanee -, e allora, se è
questo il vero motivo, fatelo questo Governo con il PD Fatelo E'
inutile che ci trasciniamo E' inutile che affossiamo la Sicilia in
discussioni che diventano inutili.
Noi abbiamo chiesto e chiediamo le dimissioni di Lombardo per
fatti politici.
Se Raffaele Lombardo e la sua maggioranza sono così convinti di
avere operato bene, vivaddio Che affrontino le urne I siciliani
sanno valutare e capire. Se veramente ha fatto bene, lo eleggeranno
a furor di popolo. Se, invece, sta facendo male, come noi
riteniamo, non lo eleggeranno. E però ci consentirà e consentirà
alla Sicilia di avere un governo stabile, quinquennale e che non
tradisca la volontà, la coscienza e il voto degli elettori
E' questo che noi chiediamo e nient'altro.
Il dibattito di stasera serva per questo, non per altro. Nessun
altro significato, infatti, può darsi a questo dibattito.
PRESIDENTE. Per il Gruppo Misto è iscritto a parlare l'onorevole
Bonomo. Ha a sua disposizione metà del tempo regolamentare previsto
in quanto l'altra metà è riservata all'intervento dell'onorevole
Caronia, anch'essa del Gruppo Misto.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Bonomo.
BONOMO. Signor Presidente, onorevole Presidente, signori del
Governo e onorevoli colleghi, non ho avuto l'opportunità di parlare
della logica politica che ci ha portato all'appoggio a questo
Governo, non ho mai chiamato questo Governo Lombardo , ma l'ho
chiamato sempre - e comunque mi ostino a farlo perché questo è nei
fatti - governo delle riforme . Alleanza per l'Italia non appoggia
il Governo del presidente Lombardo; appoggia il Governo delle
riforme, perché di questo a questo Governo va dato atto.
Presidente, l'adesione alla maggioranza, come sa bene l'onorevole
Cordaro, è stata dichiarata da Alleanza per l'Italia subito dopo la
costituzione. E non senza travagli interni, non senza aver fatto
riflessioni politiche e personali di cui adesso parlerò, onorevoli
colleghi.
Vede, non bastava ad Alleanza per l'Italia, che è nata per
disgregare il sistema bipolare, appoggiare naturalmente il Governo
delle riforme perché, comunque, il Governo delle riforme andava
verso la disgregazione del sistema bipolare. Non era abbastanza per
me, non era abbastanza per il partito che rappresento. Nei
confronti che si sono tenuti in quelle notti - il Presidente della
Regione lo ricorderà - noi abbiamo, e di questo ci deve dare atto,
dato un appoggio incondizionato, senza per questo barattare nessun
posto in Giunta o in amministrazione, semplicemente perchè a questo
abbiamo preferito che fossero inseriti alcuni punti programmatici
nella nuova agenda di governo.
La stagione delle riforme vede questi punti programmatici quasi
attuati.
La riforma della sanità è stata una riforma importante che, vorrei
ricordare a tutti, ha prodotto già il primo anno un più di
bilancio nella rubrica Sanità, dopo sette/otto anni di disastri a
più cifre per centinaia di milioni di euro. Era quella la
maggioranza che comunque gestiva la sanità e la Regione Sicilia.
Una regione che produce e che ha prodotto un miliardo, un miliardo
e mezzo di deficit di bilancio l'anno sanato con mutui, sanato con
artifizi contabili. Questo è il disastro che lei, onorevole
Presidente, e la sua maggioranza avete ereditato.
E siamo andati avanti. Siamo arrivati alla riforma dei rifiuti.
Riforma che riteniamo sia strategica per la nostra Isola;
strategica perché dalla crisi si esce attraverso percorsi indotti
dal sistema delle risorse. Sistema che produrrà virtuosamente
avanzi di bilancio che potranno essere spesi nei settori in cui c'è
più bisogno, cioè nei settori produttivi. Bene, in quel sistema dei
rifiuti - è evidente - per anni si sono annidate zecche come su un
cane malato, zecche che hanno succhiato avidamente linfa, risorse e
sangue dai siciliani e dal nostro popolo.
Noi, signor Presidente, insieme, perché non la lasceremo da solo
in questa avventura, abbiamo toccato gangli di potere politico-
mafioso di primo ordine. Le reazioni a tutti i livelli non possono
che essere violente e virulente. E questo lei se lo deve aspettare
e tutti noi ce lo dobbiamo aspettare a livello politico, ma anche a
livello personale.
E le fa onore, onorevole Presidente, quello che oggi ha riferito
in questa Aula
Le fa onore perché lei ha parlato di amore per la sua terra. Lei
ha parlato di libertà e lei ha parlato anche di rispetto per la
vita umana. E noi la invitiamo ad andare avanti, onorevole
Presidente. La invitiamo ad andare avanti insieme al Governo,
insieme all'Aula, insieme agli uomini di buona volontà e ai partiti
che ci stanno sulla riforma della formazione professionale, che di
certo non può passare attraverso un emendamento di finanziaria, ma
che, caro assessore Centorrino, sarà certamente oggetto di una
legge specifica. Infatti, la formazione non può sicuramente essere
trattata in quattro righe di finanziaria.
La ripubblicizzazione dell'acqua è un dovere morale. Su
quest'ambito, caro Cracolici, destra e sinistra, trasversalmente,
hanno avuto responsabilità pesanti nel volere comunque sottoporre a
una gestione privata e quindi utilitaristica il sistema delle
acque. Su questo bisogna fare una profonda riflessione, bisogna
comunque mettersi attorno a un tavolo e ripensare profondamente a
riportare l'acqua sotto una gestione pubblica. Con una legge del
Parlamento o, qualora questo non si verificasse, tramite le leggi
di iniziativa popolare che il nostro ordinamento consente ai
cittadini e che Alleanza per l'Italia sposa in prima persona.
Questo, onorevole Presidente, ci porta al rispetto degli impegni
con gli elettori e con i nostri cittadini. Noi abbiamo la necessità
e il dovere di rispettare gli impegni presi con il popolo, con le
associazioni di categoria, con i sindacati e con i rappresentanti
dei settori produttivi; abbiamo la necessità di rilanciare la
nostra attività amministrativa; abbiamo la necessità che i nostri
dirigenti e i nostri assessori si muovano in maniera più celere e
diano le risposte che la nostra Sicilia aspetta. Il tutto in
un'assoluta e totale intransigenza, come ritengo fino ad oggi
abbiamo cercato di portare avanti.
E mi consenta su questo, signor Presidente, due cenni che mi
hanno toccato personalmente e che comunque oggi vale la pena
ricordare.
Lei mi ha visto frequentare la sua sede per impedire - e me lo
deve pubblicamente riconoscere - che l'hospice di Siracusa finisse
in mani private. Personalmente le do atto dell'aiuto, del sostegno
e della grande apertura che in quella occasione abbiamo avuto. Oggi
l'hospice è aperto. E' gestito come struttura pubblica. Abbiamo
risparmiato un milione e 800 mila euro che sarebbero finiti in
strutture private. Non dico che il privato avrebbe fatto peggio, ma
sicuramente oggi l'hospice di Siracusa rappresenta una delle più
brillanti operazioni che abbiamo potuto portare a termine.
E mi sia consentito un accenno sul tanto atteso rigassificatore
del comune di Siracusa.
Sul rigassificatore va smentita una falsità storica. E cioè che
alcuni deputati del territorio - l'onorevole Gianni, l'onorevole
Vinciullo, l'onorevole Gennuso e io - fossero contrari alle
attività produttive insediatesi nel nostro territorio.
Noi abbiamo solo cercato, molto modestamente, di portare avanti la
salvaguardia del nostro territorio. E devo dirle che la Conferenza
dei servizi, così come si è conclusa, nonostante abbia come
strascico un'attività parlamentare di indagine, si può dire che ci
trova soddisfatti perché le nostre preoccupazioni si sono
trasformate in prescrizioni, senza le quali non si potrà dare avvio
alla costruzione del termovalorizzatore. Prescrizioni che
sicuramente rendono il territorio più sicuro. Prescrizioni che
sicuramente mettono i nostri cittadini sotto un riparo assoluto.
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Bonomo, ma devo toglierle la
parola visto che è andato ben oltre il tempo consentitole.
E' iscritta a parlare l'onorevole Caronia. Ne ha facoltà.
CARONIA. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
onorevoli colleghi, dal dibattito di questa sera ho tratto la
seguente considerazione. Stasera, Presidente Lombardo, lei ci ha
dato una prova. Sì, è una prova E la prova è relativa al modo come
si produce e si sostanzia una pubblicità ingannevole in questo
nostro Paese. Questa mia considerazione nasce dal fatto che negli
ultimi giorni siamo stati tempestati e tartassati da annunci fatti
da emittenti locali e nazionali, da articoli su carta stampata e
persino da sms che annunciavano fino all'ultima ora questa seduta
scoop che avrebbe rivelato all'Assemblea nomi di politici in odor
di mafia.
Ebbene. Nulla di tutto questo stasera è avvenuto. Soltanto un
monologo che autoassolve lei, onorevole presidente, da accuse che
certamente non sono oggetto del giudizio di questo Parlamento e che
pertanto non credo che siano oggetto della discussione di stasera.
Credo che questo Parlamento abbia il compito di valutare, infatti,
soltanto il merito dell'iniziativa politica del Governo che lei
presiede. Credo che le accuse di chi lei stasera ci ha riferito,
che sono state oggetto di articoli giornalistici degli ultimi
giorni, non devono essere oggetto della nostra trattazione.
Personalmente sono convinta della sua estraneità rispetto a queste
accuse, ma - ripeto - il Parlamento non è la sede né il luogo che
possa dare giudizi di questa natura.
Credo che questo confronto abbia avuto soltanto un obiettivo:
quello di individuare lei come vittima. Credo che lei sia vittima
in questa occasione della sua incoerenza, poiché ha tradito il
mandato elettorale. Mi dispiace esprimermi con tale durezza, ma è
quello che penso. Credo che ci sia stata una coalizione che l'abbia
votata ed un patto elettorale sul quale tutti noi ci siamo
scommessi Oggi, lei governa questa Regione con l'aiuto di un
partito che aveva un altro candidato come Presidente della Regione
e che portava avanti un altro programma elettorale. Credo che
questo si chiami ribaltone, si chiami geometria variabile. E in
ogni modo non è quello per cui noi ci siamo spesi.
Con estrema chiarezza voglio utilizzare pochi minuti soltanto per
dire quello che è il mio pensiero.
Credo che, rispetto a quello che era l'obiettivo che ci eravamo
posti, votando un presidente della regione che fosse condiviso dai
partiti che l'hanno supportato, oggi ci ritroviamo davanti ad una
realtà ben diversa. E quando lei fa appello a quei numeri che
sostengono le riforme che noi tutti vogliamo, giustamente lei fa
riferimento ad una maggioranza quasi bulgara, 59 o 60. Ebbene, tra
quelli ci sono anche io Io come tanti altri colleghi, che oggi
rappresentiamo l'opposizione, crediamo nella possibilità delle
riforme. Ma le riforme non si fanno stravolgendo quella che è la
volontà degli elettori che ci hanno affidato un mandato.
Io ricordo bene, avendo militato nel suo partito, quali sono state
le indicazioni che sono state raccontate ed il voto è stato chiesto
sulla base di un mandato elettorale ben preciso che noi abbiamo
chiesto ai nostri elettori. E non è sicuramente quello che oggi lei
sta portando avanti.
Io devo dire che serate come queste le ritengo inutili. Il mio
giudizio su questa seduta è appunto di inutilità proprio perché
dibattiti come questo ci allontanano dalla possibile risoluzione
dei problemi reali che affliggono i siciliani. Personalmente, devo
dirle che purtroppo, rispetto all'immobilismo, non posso che dire
che lo riscontro. E lo riscontro, per esempio, in occasione degli
avvisi che bandiscono la possibilità di fare progetti e quei bandi
vengono bloccati per mesi in attesa di capire non si sa bene cosa.
Lo riscontro ancora nella vicenda relativa alla possibilità per la
Regione di poter avere, a titolo gratuito, una società come la
Siremar. E questa viene rimandata per mesi e mesi per poi finire
con una gara che ci vedrà a dover spendere tantissimi soldi per
qualcosa che potevamo avere gratuitamente.
Così come non comprendo come la cosiddetta riforma della
formazione venga annunciata e poi mai fatta. Ho visto circolare,
in questi giorni decine di emendamenti che riguardano la
formazione. Probabilmente stasera avremmo fatto un servizio più
utile ai siciliani se avessimo parlato di questi problemi che sono
attuali e cogenti e che, credo, siano a cuore di tutti noi, al di
là delle appartenenze.
E concludo dicendo soltanto che esprimo un giudizio di assoluta
inutilità in merito ad occasioni come questa che, invece,
potrebbero essere occasioni per confrontarci su temi sui quali
personalmente mi sono più volte misurata.
Ricordo a me stessa ed ai colleghi che, rispetto al piano casa, ho
voluto fortemente che questa legge giungesse in Aula nel migliore
dei modi, con una condivisione quanto più ampia possibile. Ma devo
anche ricordare, a me stessa e ai miei colleghi, quanto è stato
difficile il cammino di alcuni disegni di legge che hanno iniziato
un percorso e poi sono stati bloccati. E faccio riferimento, per
esempio, al cosiddetto disegno di legge sulla sburocratizzazione.
Ricordo bene come l'anno scorso eravamo quasi arrivati al momento
finale. Ebbene, un altro disegno di legge governativo ha fatto di
nuovo capolinea ed abbiamo ricominciato tutto daccapo.
Quando si parla di immobilismo io mi riferisco a questo e non a
inutili illazioni che vogliono essere soltanto faziose. Voglio
essere assolutamente concreta e puntuale.
L'ultimo riferimento vorrei farlo rispetto alla possibilità,
invece, di portare avanti disegni di legge come quello sugli ATO.
Credo che la battaglia condotta in questa Aula affinché si trovasse
la copertura finanziaria in finanziaria, affinché questa legge
fosse una legge effettivamente efficace, credo che sia stato frutto
dell'impegno di parlamentari che, nonostante seggano negli scranni
dell'opposizione, abbiano a cuore che le riforme tanto invocate
siano effettivamente riforme applicabili.
Ritengo, infine, che in questo bisogna dare credito anche a quelle
voci che magari oggi non le danno il plauso che altri colleghi le
hanno dato, ma che hanno il coraggio di dirle, in maniera molto
chiara e molto franca, che i siciliani si aspettano sicuramente più
azioni e meno annunci effetto.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cintola. Ne ha
facoltà.
CINTOLA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, condivido
pienamente l'interpretazione che il mio partito ha dato alla
riunione di questa sera. Esso ha detto che sarebbe stato inutile
questo tipo di discorso fatto qui in Aula e che sarebbe stato
meglio che il Presidente della Regione avesse taciuto in Aula
perché questa non è un'aula di giustizia, seppure nel tempo ci
siamo abituati a vederla anche così, come un'aula di giustizia.
Tante volte è successo e tante volte siamo stati garantisti.
Stasera sarebbe stato necessario che il mio partito avesse
taciuto, che il mio capogruppo non avesse preso la parola subito
dopo l'intervento del Presidente della Regione, in attesa che fatti
veri e reali potessero più lontanamente possibile invadere
quest'Aula e la Presidenza della Regione.
Ecco perché non è opportuno che il capogruppo prenda la parola
senza avere riunito il Gruppo sull'argomento e senza avere una
concorde valutazione da parte del Gruppo. Avrebbe fatto meglio
prima o a parlarne nel Gruppo o ad essere consequenziale e dire
chiaramente e serenamente che noi non siamo interessati a questo
dibattito. Noi siamo interessati a che la Sicilia abbia un suo
sviluppo, siamo interessati a che leggi vengano fatte per
combattere la disoccupazione, per il lavoro da dare alla gente, per
venire incontro al precariato che non si ferma. Siamo interessati
non a reggere un governo, ma a dare la nostra indicazione forte per
quello che la Regione e questo Governo devono fare. Che poi la
Magistratura faccia tutto quello che è giusto fare. Lo faccia con
serenità e senza nessun complotto. Io non ho mai creduto ai
complotti della Magistratura neppure quando queste cose si
accavallarono all'interno della nostra compagine dell'UDC. Ecco
perché mi permetto di dire che libertà e democrazia vogliono che il
capogruppo faccia piuttosto i conti del Gruppo, che il capogruppo
faccia i conti e ci spieghi come vengono spesi i soldi del Gruppo e
ci spieghi democraticamente come prende la parola in quest'Aula
senza avere prima ascoltato il proprio Gruppo.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, il dibattito è finito, il
Presidente della Regione non intende replicare.
La seduta è rinviata a domani, mercoledì 14 aprile 2010, alle ore
16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
I -Comunicazioni.
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Disposizioni sulla partecipazione della Regione al
processo normativo dell'Unione europea, sulle procedure di
esecuzione degli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione
europea e di attuazione delle politiche dell'Unione europea (n.
379 bis/A);
2) - Schema di progetto di legge da proporre al Parlamento
della Repubblica ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto della
regione recante 'Modifiche al decreto legge 16 settembre 2008, n.
143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008,
n. 181' (nn. 508-527/A).
La seduta è tolta alle ore 20.33
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
dott.ssa Iolanda Caroselli