Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
LEANZA EDOARDO, dà lettura dei processi verbali delle sedute
numeri 160 e 161 del 13 aprile 2010 che, non sorgendo osservazioni,
si intendono approvati.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, ai sensi dell'articolo 127, comma
9, del Regolamento interno, do il preavviso di trenta minuti al
fine delle eventuali votazioni mediante procedimento elettronico
che dovessero avere luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Apprendi, Calanducci,
Campagna, De Benedictis, Faraone, Panepinto e Speziale sono in
congedo per oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
- da parte dell'Assessore per l'economia
- n. 938 - Notizie circa il mancato riconoscimento alla Regione
siciliana di funzioni e risorse costituzionalmente garantite.
Firmatario: Barbagallo Giovanni
- da parte dell'Assessore per la salute
- n. 474 - Concessione di aiuti economici ed assistenziali a
favore dei familiari di soggetti in stato vegetativo.
Firmatari: Lo Giudice Giuseppe; Maira Raimondo; Cascio Salvatore;
Dina Antonino; Fagone Fausto; Ardizzone Giovanni; Cordaro
Salvatore; Ragusa Orazio; Savona Riccardo; Forzese Marco.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Comunicazione di richiesta di parere
PRESIDENTE. Comunico che il seguente parere è pervenuto ed è stato
assegnato alla competente Commissione:
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
- Criteri per la concessione del contributo buono scuola (n.
82/V)
pervenuta in data 9 aprile 2010
inviata in data 13 aprile 2010.
Comunicazione di parere reso
PRESIDENTE. Comunico che il seguente parere è stato reso dalla
competente Commissione:
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
- Norme in materia di aiuti alle imprese. L.r. 9/2009. PO FESR
2007/2013. Linea di intervento 5.1.3.1 (80/III)
reso in data 7 aprile 2010.
inviato in data 13 aprile 2010.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
LEANZA EDOARDO, segretario:
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'energia e i
servizi di pubblica utilità e all'Assessore per le risorse agricole
e alimentari, premesso che:
la società consortile Zena cave gestisce la manutenzione ordinaria
e straordinaria del lago Biviere di Lentini (SR), a far data
dall'anno 2001;
la predetta società consortile, in data 2 aprile 2010, ha inviato
a tutti i dipendenti una lettera di licenziamento con effetto
immediato, a causa dei mancati trasferimenti finanziari da parte
della Regione;
come conseguenza di tale licenziamento, il lago Biviere di
Lentini, attualmente, si trova in stato di totale abbandono e privo
di ogni elemento di sicurezza, dal momento che, dal 15 aprile c.a.,
verranno licenziati anche i lavoratori addetti alla sicurezza e
alla vigilanza esterna 24 ore su 24;
i servizi essenziali, quali l'erogazione dell'energia elettrica,
l'illuminazione, tutte le attività di misurazione e di
approvvigionamento dell'acqua sono privi di ogni controllo, in
quanto gli operai già licenziati costituiscono il nucleo lavorativo
indispensabile per garantire i servizi di pulizia, la manutenzione
ordinaria e straordinaria, le manovre di chiusura e apertura delle
valvole;
preso atto che i lavoratori Grasso Vincenzo, Mangiameli Maurizio,
Fisicaro Sebastiano, Nicoletti Giuseppe e Parisi Angelo
rappresentano l'ultimo e indispensabile nucleo lavorativo che
garantiva la continuazione dei predetti servizi che ormai risultano
sospesi;
considerato che:
le industrie siracusano e gli imprenditori agricoli di Lentini,
Carlentini, Scordia e Militello nonché quelli della Piana di
Catania e quelli appartenenti al Consorzio di bonifica 9 di
Catania, rischiano di rimanere senza il necessario
approvvigionamento idrico e, di conseguenza, sono costretti ad
emungere l'acqua loro necessaria dalle falde acquifere con grave e
irreparabile danno per il sistema idrico del sottosuolo;
la Zena Cave non percepisce dal 2008 il trasferimento dei
finanziamenti della Regione, anche a causa del riordino della
struttura dell'Assessorato regionale risorse agricole e alimentari
e per il trasferimento di alcune competenze all'Assessorato
regionale energia;
la società consortile Zena Cave afferma di vantare un credito nei
confronti della Regione di oltre 4 milioni di euro;
a causa di questo credito la società, come precedentemente
esposto, ha proceduto al licenziamento dei lavoratori;
per sapere:
se risponda al vero quanto denunciato dai lavoratori e dai
rappresentanti sindacali dei lavoratori stessi;
se siano a conoscenza che il lago Biviere di Lentini è privo di
quei lavoratori che, fino ad ora, hanno garantito la sicurezza e
l'approvvigionamento dell'acqua ai soggetti richiedenti;
se non ritengano utile, necessario ed improcrastinabile nominare
ed inviare degli ispettori, in modo da verificare la gravissima
situazione che si è venuta a creare presso il lago Biviere di
Lentini;
come pensano di assicurare ai dipendenti licenziati, a far data
dal 2 aprile 2010, adeguate garanzie per la continuazione del
rapporto di lavoro;
infine, a chi pensino di affidare la gestione del servizio di
erogazione delle acque e di vigilanza esterna, considerato che
l'assenza dei lavoratori potrebbe portare alla manomissione degli
impianti, alla distruzione degli stessi, alla mancata erogazione a
soggetti aventi diritto all'acqua e, soprattutto, a spiacevoli
episodi tragici che potrebbero comportare anche la morte di
soggetti che, approfittando dell'assenza del personale di
vigilanza, potrebbero raggiungere il lago di Biviere, lasciato in
stato di abbandono». (1143)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro, premesso che:
il gruppo SMA, che gestisce supermercati in Italia e in Sicilia,
ha deciso di smantellare e chiudere due punti vendita in provincia
di Siracusa;
in seguito alla chiusura di detti centri vendita, 22 lavoratori
sono stati licenziati perdendo il posto di lavoro e con esso la
tranquillità e la sicurezza familiare;
preso atto che:
la società SMA, dopo timide aperture a favore dei lavoratori, ha
deciso di cambiare strategia, cancellando ogni possibilità di
recuperare qualche posto di lavoro e di raggiungere un accordo
sindacale con i rappresentanti dei lavoratori;
è stata messa, perfino, in discussione anche la possibilità, per i
lavoratori licenziati, di accedere alla cassa integrazione da
aggiungere al periodo di mobilità;
visto che non è stata presa ancora in considerazione l'ipotesi di
ricorrere al prepensionamento di tutti i lavoratori che hanno le
condizioni giuridiche per accedere alla fuoriuscita anticipata dal
mondo del lavoro, in modo da favorire il mantenimento in servizio
di tutti coloro che sono stati oggi licenziati;
per sapere:
se non ritengano utile e necessario invitare l'Ufficio provinciale
del lavoro di Siracusa e l'Ispettorato provinciale del lavoro a
vigilare, con la massima attenzione, sulle modalità di svolgimento
delle trattative fra la società SMA e i rappresentanti dei
lavoratori, al fine di assicurare a tutti i dipendenti licenziati
il massimo delle possibilità consentite dalle leggi vigenti in
materia di diritti del lavoro fiscali e previdenziali;
se non ritengano utile e improcrastinabile riconoscere alla
società SMA tutti quegli incentivi, previsti dalla legge, atti ad
impedire il licenziamento degli operai e il loro riassorbimento nei
ranghi della società;
se non ritengano di prendere in esame ogni proposta utile e
legittima, atta ad assicurare, ai 22 lavoratori licenziati, un
futuro occupazionale certo e tranquillità alle rispettive
famiglie». (1144)
VINCIULLO-POGLIESE-FALCONE
«Al Presidente della Regione, premesso che:
la frazione di Sfaranda, nel territorio del Comune di
Castell'Umberto (ME), da oltre due mesi, è interessata da un
incessante ed inarrestabile fenomeno franoso;
a seguito di detto fenomeno franoso, numerose famiglie sono state
costrette a lasciare le proprie abitazioni;
anche la chiesa Maria Santissima Annunziata, già precedentemente
ferita, presenta vistose lesioni a causa della frana che sta
interessando la frazione e rischia di essere trascinata a valle;
preso atto che la Protezione civile ha già effettuato un
monitoraggio nei luoghi e nelle abitazioni, quantificando i danni e
prevedendo gli interventi necessari alla messa in sicurezza del
sito;
visto che ad oggi nessun intervento è stato ancora messo in opera
da parte delle autorità regionali e i pochi interventi realizzati,
quali la pulitura dei corsi d'acqua e la sistemazione delle strade,
sono stati affrontati dagli abitanti della frazione, in condizione
di assoluto volontariato e senza coordinamento alcuno;
per sapere:
quali iniziative intenda prendere a tutela della frazione Sfaranda
nel territorio di Castell'Umberto, interessato da oltre due mesi da
un movimento franoso;
se non ritenga utile nominare un commissario ad acta che abbia il
compito di coordinare e sovrintendere a tutte le iniziative di
messa in sicurezza del sito;
se non intenda tranquillizzare gli abitanti di Sfaranda, facendo
conoscere loro quali iniziative il Governo regionale, e per esso la
Protezione civile, intenda prendere a tutela del sito, in modo da
riportare la serenità in un contesto sociale particolarmente
preoccupato;
infine, quali iniziative siano state già intraprese per ospitare
altri sfollati, nel malaugurato caso in cui la frana non dovesse
fermarsi». (1145)
VINCIULLO-BUZZANCA-FORMICA-POGLIESE
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che è stata presentata la seguente interrogazione con
richiesta di risposta in Commissione:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
l'Assessore regionale per la salute ha provveduto alla definizione
del piano regionale sangue e plasma;
il piano de quo è rivolto alla riorganizzazione del servizio di
medicina trasfusionale dell'intero territorio siciliano;
la rete trasfusionale regionale risulterebbe costituita da nove
strutture provinciali di coordinamento per le attività
trasfusionali, all'interno delle quali operano 32 strutture
trasfusionali allocate nelle nove province del territorio
regionale;
anche i SIMT dell'ospedale Umberto I' di Siracusa e del p.o. Di
Maria' di Avola sono interessati alla riforma regionale;
considerato che:
attualmente, presso il servizio di medicina trasfusionale
dell'ospedale Umberto I' di Siracusa, i costi per test e per
profilo risultano essere molto bassi, rappresentando un vantaggio
per la collettività;
il profilo obbligatorio costituito da quattro parametri EIA (HBs,
Ag, HIV-Ab, HCV-AB e TPHA), a seguito della recente gara
consorziata (2009) ha un costo complessivo di 10,09 euro, compresi
i costi di manutenzione delle apparecchiature, dei servizi di
assistenza, dei controlli di qualità esterna ed interna, dei
materiali consumabili e di tutte le attrezzature connesse;
per i parametri di chimica clinica, previsti dall'articolo 7 del
d.m. 3 marzo 2005 ( e non 9, come erroneamente si evince dalla
tabella di classificazione e tipologia delle attività redatta
dall'Assessorato), vale a dire: glicemia, creatinina, proteine
totali, ferritina, colesterolo e trigliceridi, il costo sostenuto,
utilizzando il service CONSIP con l'aggiunta del test ALT
(transaminasi) è, allo stato attuale, di appena 0,303 euro;
detto decreto, prevedendo il trasferimento degli attuali servizi
trasfusionali ai centri di livello C dei test EIA per la
qualificazione biologica del sangue e di quelli di chimica clinica,
comporterà, quasi certamente, un allungamento dei tempi di risposta
al donatore oltre ad un innalzamento del costo di esercizio
dell'intero servizio;
in attuazione del decreto de quo, tutte le sacche di sangue
dovranno essere quotidianamente trasferite dai centri di livello A
a quelli di livello B, per la lavorazione e la produzione degli
emocomponenti, comportando un ulteriore motivo di innalzamento dei
costi del servizio e dell'intera spesa sanitaria regionale;
preso atto che:
allo stato attuale, essendo il piano di riordino del sistema
trasfusionale regionale privo di una dettagliata analisi degli
attuali livelli di qualità e sicurezza del settore trasfusionale
siciliano, risulta difficile preventivare un innalzamento di tali
livelli derivante dalla riforma;
il programma per l'autosufficienza nazionale, pubblicato sulla
GURI n. 30 del 29 dicembre 2009, cita, a più riprese, la Sicilia e
la sua critica condizione deficitaria;
la Tabella 4, allegata al decreto ministeriale, dimostra che, a
fronte di 182.789 unità di globuli rossi trasfusi nel 2008, ne sono
stati prodotti, in Sicilia, 173.979, con la conseguente
importazione di 8.810 unità di globuli rossi da altre Regioni, e un
costo, per le casse della Regione siciliana di 1.347,793 euro;
le circolari ministeriali 30 ottobre 2009, n. 17 e 19 dicembre
2001, n. 14, sull'adeguamento dei livelli di sicurezza
trasfusionale in presenza di metodiche atte alle indagini sui
costituenti virali per HCV (metodica NAT), non fissano un limite di
produzione di unità di sangue per la centralizzazione dell'attività
di diagnostica con metodica NAT, bensì prendono in considerazione
il 25 per cento dei centri che raggiungono una produzione superiore
alle 10.000 unità, come nel caso del SIMT del p.o. Umberto I' di
Siracusa;
la circolare ministeriale 19 dicembre 2001, n. 14, prevede che
l'incremento del livello di semplificazione e del grado di
automazione delle tecniche NAT consente una più ampia diffusione
di tali metodologie con conseguente riduzione dei costi;
visto che:
la provincia di Siracusa ha superato, nel corso del 2009, le
17.000 donazioni di sangue ed emocomponenti, con un indice di
produzione pari a 43 unità per 1.000 abitanti, superiore all'indice
medio nazionale (42 unità/1000) ed ha registrato i più alti
incrementi di donazione;
il SIMT dell'ospedale Umberto I' di Siracusa, con oltre 10.500
donazioni, è il quarto centro siciliano per massa critica prodotta
e lavorata;
il SIMT del p.o. Di Maria' di Avola è il secondo centro, in
ambito provinciale, per massa critica raccolta e lavorata;
per sapere se:
alla luce di quanto ampiamente esposto, non ritengano utile e
necessario, al fine di contenere la spesa sanitaria regionale e
garantire un'adeguata qualità del servizio di trasfusione,
mantenere ai livelli A i compiti di lavorazione e produzione degli
emocomponenti ed al livello B la qualificazione biologica degli
emocomponenti con test EIA e chimica clinica;
inoltre, se non ritengano utile per la collettività attribuire al
SIMT dell'ospedale Umberto I' di Siracusa la funzione di livello C
per i test NAT e al SIMT del p.o. Di Maria' di Avola la funzione
di livello B, anche in considerazione degli importanti dati di
produzione sopra riportati». (1146)
VINCIULLO-BONOMO-DE BENEDICTIS-POGLIESE
L'interrogazione testé annunziata sarà inviata al Governo e alla
competente Commissione.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Sull''ordine dei lavori
MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei
rappresentare il disagio di un parlamentare. In questa settimana
abbiamo lavorato tutti, come aveva deciso questo Parlamento e lo
stesso Ufficio di Presidenza, agli emendamenti sulla finanziaria e
sul bilancio.
Lo abbiamo fatto con grande attenzione per arrivare, alla fine di
questa settimana, a consegnare al Parlamento un documento che può
costituire l'avvio di una discussione e anche un documento che dava
il tempo a tutto il Parlamento di poter intervenire.
Come lei sa, a mezzogiorno sono stati depositati circa mille
emendamenti; ma questo è nella normale attività parlamentare, nella
prerogativa di ogni parlamentare.
Mi sembra, non dico inusuale, perché forse sotto il profilo
tecnico è corretto, ma la presentazione di un ulteriore emendamento
del Governo, qualche minuto fa, di altri cinquanta emendamenti, il
cosiddetto Gov 2', mette in difficoltà tutto il Parlamento, perché
è assurdo che, dopo avere lavorato su un testo, il Governo si
ripresenti in Commissione con un testo completamente rifatto e dopo
avere fatto con lei una riunione ed aver indicato una strada.
Domani mattina, alle ore 10.30, ci sarà la riunione della
Commissione, dove, mi sembra chiaro, i parlamentari devono avere la
stessa possibilità che hanno avuto nel corso della settimana.
Io non vorrei che qualcuno ritenesse che questa ultima
presentazione di emendamenti sia una scorciatoia per raggiungere
chissà quale fine e chissà quale risultato, scavalcando le
prerogative del Parlamento ed anche delle Commissioni.
Sono amareggiato di questo atteggiamento anche perché non c'è
nessun rispetto per la Presidenza del nostro Parlamento, nessun
rispetto delle regole fondamentali delle attività dei parlamentari.
Non si può arrivare, sforando anche la zona Cesarini, a presentare
un nuovo testo e - io direi - anche una nuova finanziaria, perché
si tratta di questo. Cinquanta emendamenti sono un ulteriore
schiaffo al lavoro che tutto il Parlamento ha fatto fino a qualche
ora fa.
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo su un
argomento che è rimasto in sospeso, e mi riferisco all'ordine del
giorno numero 272, discusso in Aula circa due mesi fa, e che
riguardava un ente della città di Messina, l'Ente Porto, per il
quale, oltretutto, per il suo iter, andava chiesta la liquidazione.
Signor Presidente, se lei ricorda, il Presidente della Regione -
che intervenne immediatamente appena si discusse l'ordine del
giorno, perché in quel momento era assente - effettivamente, dopo
una discussione, ha chiesto che venisse sospesa la trattazione
dell'ordine del giorno, in quanto chiedeva del tempo per valutare,
attraverso i tecnici, l'opportunità o meno di liquidare l'ente e
non so quale altra soluzione. Penso che sia passata più di una
settimana, forse sono trascorsi due mesi.
Signor Presidente, oggi chiedo che si discuta prima possibile
l'ordine del giorno numero 272 che è stato sospeso e al quale,
effettivamente, non si è data alcuna risposta né in un senso né
nell'altro.
Ho appreso solo da notizie di stampa - e la cosa sarebbe
gravissima - che, nelle more, è stato nominato un commissario ad
acta, paradossalmente una persona esterna dell'Amministrazione,
guarda caso il vecchio presidente. Non so, e non mi risulta che la
I Commissione legislativa abbia espresso alcun parere su questa
figura; oltretutto lei sa, meglio di me, che un commissario ad
acta, per legge e per principio giuridico di questa Assemblea, è un
dirigente della Regione.
Pertanto, le chiedo - certamente nei dettagli non è sua competenza
entrare nel merito - che venga messo di nuovo in discussione
l'ordine del giorno nella prima seduta utile, anche perché da me fu
condivisa la richiesta del Presidente della Regione di sospenderlo
e, quindi, di non votarlo, e fu richiesto a me di dire sì o no; io
dissi sì, è ovvio, dopo 7, 8 o 9 giorni si doveva discutere di
nuovo.
Sono passati due mesi e addirittura si è andati avanti con una
nomina di un commissario ad acta. Questo è quanto ho appreso dalla
stampa; per il resto, non so nient'altro.
PRESIDENTE. Onorevole Beninati, con gli Uffici faremo tutto quello
che è nelle nostre possibilità affinché venga rispettata la volontà
del Parlamento.
BUZZANCA Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sottoscrivo
preliminarmente le preoccupazioni espresse qui dall'onorevole
Mancuso e le preoccupazioni espresse dall'onorevole Beninati, e
voglio porre alla Presidenza un problema che questa Assemblea ha
già affrontato qualche mese addietro, ed è stata pure votata la
procedura d'urgenza per la trattazione dell'argomento al quale
faccio riferimento.
Voi sapete che, nel mese di ottobre del 2009, la città di Messina,
insieme ai comuni di Scaletta Zanclea e di Itala, è stata teatro di
una tragedia che ha visto ben 31 morti e ben 6 dispersi. In quella
occasione - primo firmatario io, cofirmatari altri parlamentari
messinesi, e non solo - si è pensato di creare un meccanismo
legislativo che consentisse ai familiari delle vittime la
possibilità di avere un ristoro sotto il profilo lavorativo.
Questa Assemblea, su nostra richiesta, ha votato la procedura di
urgenza.
Correva il mese di ottobre del 2009. Siamo giunti al mese di
aprile del 2010 e l'Aula non si è ancora occupata di questo
problema che, come lei ben sa, afferisce ad un dramma che stanno
vivendo i familiari di quelle vittime che hanno perso il posto di
lavoro, che hanno perso la casa, che hanno perso i loro cari e che,
in questo momento, non vedono alcuna attenzione da parte delle
istituzioni.
Noi ci eravamo espressi, lo aveva fatto il Governo, lo aveva fatto
l'Assemblea. Non capisco, signor Presidente - e mi appello alla sua
sensibilità - il motivo per il quale questo disegno di legge non è
stato ancora calendarizzato.
Spero che questo avvenga al più presto, spero che l'Assemblea
possa presto occuparsi del problema per non aggiungere al danno la
beffa della mancanza di attenzione verso un problema che, a caldo,
sembrava interessare tutti i siciliani e tutti i parlamentari di
questa Aula ma che, ahimè, è caduto, o sembra essere caduto, nel
dimenticatoio.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Discussione del disegno di legge «Disposizioni sulla
partecipazione della Regione al processo normativo dell'Unione
europea, sulle procedure di esecuzione degli obblighi derivanti
dall'appartenenza all'Unione europea e di attuazione delle
politiche dell'Unione europea»
(379 bis/A)
PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:
Discussione di disegni di legge.
Si procede con la discussione del disegno di legge numero 379
bis/A «Disposizioni sulla partecipazione della Regione al processo
normativo dell'Unione europea, sulle procedure di esecuzione degli
obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione europea e di
attuazione delle politiche dell'Unione europea», posto al numero
1).
Invito i componenti la I Commissione, «Affari istituzionali», a
prendere posto nel relativo banco.
Non è presente alcun rappresentante del Governo; ho chiamato
l'Assessore per l'economia, che é il rappresentante del Governo con
delega alla programmazione. E' impegnato nella scrittura di altri
emendamenti, come diceva l'onorevole Mancuso.
Non sono riuscito a rintracciare nessun altro componente del
Governo.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Musotto per svolgere la
relazione.
MUSOTTO, relatore. Signor Presidente, io sono per continuare il
nostro lavoro, per fare la legge, per far conoscere ai colleghi
questo disegno di legge.
MANCUSO. Non possiamo inaugurare una stagione senza Governo
MUSOTTO, relatore. Noi andiamo avanti. Onorevole Mancuso, apprezzo
questa sua sensibilità istituzionale che non conoscevo e che va
crescendo di giorno in giorno.
Onorevoli colleghi, il disegno di legge che si propone
all'approvazione dell'Aula contiene disposizioni sulla
partecipazione della Regione al processo normativo dell'Unione
europea, sulle procedure di esecuzione degli obblighi derivanti
dall'appartenenza all'Unione europea e sugli strumenti della
programmazione dei fondi europei.
In particolare, il provvedimento mira ad introdurre nel nostro
ordinamento la cosiddetta legge sulla partecipazione della Regione
all'Unione europea', riproducendo per grandi linee quanto previsto
dalla legge n. 11 del 2005 (cosiddetta legge Buttiglione) per la
legge comunitaria nazionale.
Si tratta di uno strumento normativo di notevole importanza, di
cui gran parte delle altre regioni italiane si sono già dotate, e
che tende a dare attuazione, nella Regione, al diritto ed alle
politiche europee.
La possibilità, per l'Assemblea regionale, di recepire con cadenza
annuale il diritto dell'Unione europea, cosiddetto derivato',
consente infatti di evitare dubbi interpretativi, soprattutto in
sede amministrativa, che possono determinare situazioni di
incertezza per i cittadini e per gli amministratori pubblici.
L'approvazione annuale di una legge comunitaria regionale
consente, inoltre, di prevenire il cosiddetto potere sostitutivo
dello Stato'. Il Titolo V della Costituzione, come modificato dalla
legge costituzionale n. 1 del 2001, prevede infatti che lo Stato
possa intervenire dettando le disposizioni necessarie a conformare
l'ordinamento interno a quello europeo, ciò, si badi bene, anche
nelle materie di competenza regionale.
Inoltre, la legge n. 11 del 2005 ha previsto che lo Stato possa
esercitare il diritto di rivalsa nei confronti di quelle Regioni
che, non conformandosi alle norme dell'Unione europea, abbiano
determinato l'avvio di una procedura d'infrazione nei confronti
dell'Italia.
L'introduzione della legge comunitaria regionale' consente,
quindi, di evitare sia il rischio che lo Stato si sostituisca alla
Regione, sia il rischio che lo Stato, chiamato a rispondere in sede
europea per una inadempienza della Regione, eserciti
successivamente il diritto di rivalsa nei suoi confronti.
Il disegno di legge contiene, altresì, al Titolo I, ulteriori
disposizioni che regolamentano la partecipazione della Regione alla
fase ascendente (formazione del diritto e delle politiche europee)
e che prevedono obblighi di informazione per il Governo della
Regione nei confronti dell'Assemblea regionale, tanto sulla
formazione degli atti che sulla definizione delle politiche
europee.
Particolare attenzione meritano, infine, le norme sulla
programmazione dei fondi europei contenute nel Titolo II del
disegno di legge.
Queste tendono a coniugare i ruoli del Governo e dell'Assemblea
nelle scelte di fondo relative all'utilizzo sia delle risorse
europee sia di quelle nazionali e regionali, con riguardo ai
Programmi operativi e agli accordi di programma quadro.
Prevedendo tempi certi per l'approvazione, da parte
dell'Assemblea, degli atti di indirizzo e di programmazione e la
possibilità, per il Governo, di prescindere da essi trascorsi
termini precisi, il disegno di legge mira a rendere maggiormente
partecipate le scelte strategiche per il futuro della Regione,
senza tuttavia ingolfare o bloccare l'attività dell'esecutivo che,
per sua natura, deve essere quanto più dinamica e reattiva.
Auspico, alla luce delle predette considerazioni, che il disegno
di legge possa essere positivamente accolto da tutte le forze
politiche presenti in Parlamento e che possa essere, pertanto,
approvato in tempi rapidi.
Signor Presidente, vorrei dirle, oltre a questa relazione che ho
voluto leggere in quanto determina le linee guida del disegno di
legge, e per questo mi dispiace che il Governo sia assente, che
questa è una legge che per la prima volta viene adottata dalla
nostra Assemblea ed è anche un riconoscimento all'Assemblea
regionale siciliana, avendo potestà legislativa alla luce del
Trattato di Lisbona entrato in vigore nel dicembre del 2009.
E' uno strumento straordinario perché i deputati di questa Aula,
che attentamente mi stanno seguendo, saranno certamente coinvolti
in questo processo, che non è soltanto un processo di controllo, ma
anche un processo di programmazione di questi fondi comunitari che,
alla fine, sappiamo perfettamente, anche in questa fase difficile
della formazione del bilancio, sono le uniche risorse che la
Regione può programmare per creare occasioni di sviluppo e di
lavoro.
Ci sono due norme importanti, gli articoli 6 e 9, che impongono al
Governo anche un compito di informazione dell'Assemblea regionale
siciliana per coinvolgere tutti i deputati nel processo
programmatico, di responsabilizzazione, di indirizzo rispetto a ciò
che è stato fatto ed a ciò che si può fare.
La legge prevede, altresì, una relazione annuale, una sessione
comunitaria, per cui entro il 30 aprile di ogni anno il Governo
dovrà comunicare all'Aula le attività svolte, le attività di
rilievo internazionale, gli accordi, le intese e tutte le attività
promozionali che il Governo ha posto in essere e l'Assemblea potrà
assumere le conseguenti determinazioni ed esprimere eventuali atti
di indirizzo.
Abbiamo presentato pure degli emendamenti, signor Presidente e
onorevoli colleghi, alla luce del Trattato di Lisbona. E' stato,
quindi, un iter anche lento, sofferto; ma proprio per questo
vorrei, innanzitutto, ringraziare il Servizio Studi dell'Assemblea
regionale siciliana, la dottoressa Giudice, la dottoressa Lo Verde,
naturalmente il funzionario della Commissione, dottore Cantone, per
la collaborazione, per l'entusiasmo e per la preparazione con cui
hanno seguito questo disegno di legge.
Vorrei anche ringraziare sentitamente due miei colleghi, il
vicepresidente onorevole Bruno Marziano e l'onorevole Massimo
Ferrara, unici fedelissimi di questa Commissione misconosciuta cui
vogliamo sempre di più dare un ruolo e speriamo, con questo disegno
di legge, che sarà - mi auguro - anche legge dell'Assemblea
regionale siciliana, un ruolo maggiore, più importante, di
coinvolgimento in un settore che riteniamo determinante per i
destini socio-economici della nostra Regione. Quindi, mi auguro che
anche le altre forze politiche, collaborando alla formulazione ed
al dibattito, alla dialettica, concorreranno all'approvazione di
questa legge.
Abbiamo presentato - come ho detto - anche alcuni emendamenti, di
cui due saranno ritirati, in quanto abbiamo rivisto poc'anzi con i
colleghi e i funzionari, che si tratta di due emendamenti che non
servono assolutamente alla comprensione ed alla trasparenza di
questa legge.
Queste sono le considerazioni che ritenevo opportuno fare e,
pertanto, poniamo all'esame dell'Aula questo disegno di legge.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
Non avendo alcun deputato chiesto di parlare, dichiaro chiusa la
discussione generale e pongo in votazione il passaggio all'esame
degli articoli. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 1. Ne do lettura:
«Articolo 1
Principi e finalità
1. La Regione, nel rispetto della Costituzione, dello Statuto
regionale e delle norme di procedura stabilite dalle leggi dello
Stato, nell'ambito delle proprie competenze, concorre alla
formazione degli atti e alla determinazione delle politiche
dell'Unione europea, garantisce l'adempimento degli obblighi
derivanti dall'appartenenza dell'Italia all'Unione europea e
provvede all'attuazione ed esecuzione degli accordi internazionali
sulla base dei principi di sussidiarietà, proporzionalità,
efficienza, trasparenza, partecipazione democratica e leale
collaborazione con lo Stato, secondo le modalità disciplinate
dalla presente legge».
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Musotto
l'emendamento 1.1, di natura tecnica:
«Al comma 1 dopo la parola concorre aggiungere la parola
direttamente ».
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 1, come emendato. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 2. Ne do lettura:
«Articolo 2
Osservazioni della Regione sui progetti di atti dell'Unione
europea
1. Il Governo della Regione definisce le osservazioni della
Regione sui progetti di atti dell'Unione europea nonché sugli atti
preordinati alla formulazione degli stessi e sulle loro
modificazioni.
2. Il Governo della Regione riferisce alle competenti commissioni
legislative e alla Commissione per l'esame delle questioni
concernenti l'attività dell'Unione europea dell'Assemblea regionale
siciliana sulle proposte di osservazioni.
3. Le commissioni legislative competenti e la Commissione per
l'esame delle questioni concernenti l'attività dell'Unione europea
esaminano i progetti e gli atti di cui al comma 1 ed esprimono atti
di indirizzo al Governo della Regione ai fini della formazione
della posizione italiana. L'Assemblea può, inoltre, formulare
osservazioni e trasmetterle al Presidente del Consiglio o al
Ministro per le politiche europee, ai sensi dell'articolo 5, comma
3, della legge 4 febbraio 2005, n. 11, tramite la Conferenza dei
Presidenti delle Assemblee, dei Consigli regionali e delle Province
autonome.
4. L'Assemblea regionale siciliana può esprimere indirizzi al
Governo della Regione anche al fine di sollecitare la richiesta di
convocazione della Conferenza permanente per i rapporti tra lo
Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano per il
raggiungimento dell'intesa e per l'apposizione della riserva di
esame di cui all'articolo 5, commi 4 e 5, della legge 4 febbraio
2005, n. 11».
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Musotto
l'emendamento 2.1:
«Il comma 1 è così modificato:
sostituire la parola definisce' con le seguenti e l'Assemblea
regionale siciliana concorrono a definire';
Il comma 3 è così modificato:
le parole da inoltre,' a comunitarie' sono sostituite dalle
seguenti ,altresì, esprimere atti di indirizzo al Governo
regionale al fine della formazione della posizione italiana';
«Dopo il comma 3 inserire il seguente:
L'Assemblea regionale siciliana, inoltre, secondo quanto previsto
dall'articolo 6 del protocollo sulla applicazione dei principi di
sussidiarietà e di proporzionalità allegato al Trattato sull'Unione
europea (TUE) e al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea,
trasmette al Parlamento della Repubblica le proprie valutazioni
circa il rispetto del principio di sussidiarietà nelle proposte e
negli atti dell'Unione europea che abbiano ad oggetto materie di
competenza regionale .»
L'emendamento è ritirato.
L'Assemblea ne prende atto.
Pongo in votazione l'articolo 2. Chi è favorevole resti seduto;
chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:
«Articolo 3
Esame del programma legislativo annuale e
dei documenti di consultazione della Commissione europea
1. Le commissioni legislative, per le parti di propria competenza,
e la Commissione per l'esame delle questioni concernenti l'attività
dell'Unione europea dell'Assemblea regionale siciliana esaminano i
libri bianchi, i libri verdi, le comunicazioni e il programma
legislativo annuale della Commissione europea. Le commissioni
possono formulare osservazioni ed esprimere atti di indirizzo al
Governo della Regione. L'Assemblea può assumere le conseguenti
determinazioni ed esprimere gli eventuali atti d'indirizzo che
contribuiscono alla formazione della posizione italiana».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:
«Articolo 4
Obblighi di informazione sulla formazione degli atti e la
definizione
delle politiche dell'Unione europea
1. Il Governo della Regione comunica all'Assemblea regionale
siciliana:
a) preventivamente il programma dei lavori e, successivamente, le
risultanze delle riunioni della Conferenza permanente per i
rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento
e di Bolzano convocata in sessione comunitaria ai sensi
dell'articolo 17 della legge 4 febbraio 2005, n. 11, delle riunioni
per il raggiungimento dell'intesa sui progetti e gli atti
dell'Unione europea nelle materie di competenza regionale ai sensi
dell'articolo 5, comma 4, della legge 4 febbraio 2005, n. 11,
nonché delle altre riunioni aventi ad oggetto questioni europee;
b) preventivamente il programma dei lavori e, successivamente, le
risultanze della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle
Province autonome di Trento e di Bolzano che abbiano ad oggetto
questioni europee;
c) preventivamente il programma dei lavori e, successivamente, le
risultanze dei tavoli di coordinamento nazionali sui progetti e gli
atti dell'Unione europea nelle materie di competenza regionale ai
fini della definizione della posizione italiana ai sensi
dell'articolo 5, comma 7, della legge 4 febbraio 2005, n. 11;
d) preventivamente il programma dei lavori e, successivamente, le
risultanze del comitato tecnico integrato del Comitato
interministeriale per gli affari comunitari europei di cui
all'articolo 2, comma 4, della legge 4 febbraio 2005, n. 11;
e) le risultanze delle riunioni della Conferenza Stato - Regioni
nelle quali il Governo della Repubblica abbia illustrato la
posizione che intende assumere relativamente alle proposte e alle
materie di competenza regionale inserite all'ordine del giorno del
Consiglio europeo e del Consiglio dei Ministri dell'Unione europea,
ai sensi dell'articolo 5, comma 10, della legge 4 febbraio 2005, n.
11, e gli esiti delle relative riunioni del Consiglio europeo e del
Consiglio dei Ministri dell'Unione europea;
f) preventivamente il programma dei lavori e, successivamente, gli
esiti degli incontri svolti dalle delegazioni governative che
partecipano alle attività del Consiglio e della Commissione europea
ai sensi dell'articolo 5, comma 1, della legge 5 giugno 2003, n.
131.
2. In relazione agli atti di cui al comma 1, le commissioni
dell'Assemblea regionale siciliana possono formulare osservazioni
ed esprimere indirizzi al Governo della Regione».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:
«Articolo 5
Rappresentanti regionali nel Comitato delle Regioni dell'Unione
europea
1. L'indicazione dei rappresentanti regionali, titolari e
supplenti, in seno al Comitato delle Regioni dell'Unione europea,
quando spetti alla Regione, è effettuata dal Governo della Regione,
previo parere della Commissione per l'esame delle questioni
concernenti l'attività dell'Unione europea dell'Assemblea regionale
siciliana.
2. Il Governo della Regione tiene informata la Commissione per
l'esame delle questioni concernenti l'attività dell'Unione europea
dell'attività svolta dai rappresentanti regionali in seno al
predetto Comitato».
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Musotto
l'emendamento 5.1:
«Al comma 2 le parole tiene informata sono sostituite dalle
seguenti garantisce un'informazione qualificata e tempestiva ».
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 5, come emendato. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:
«Articolo 6
Obblighi di informazione
1. Il Governo della Regione comunica all'Assemblea regionale
siciliana l'avvio dei procedimenti di indagine formale sugli aiuti
di Stato e delle procedure di infrazione da parte della Commissione
europea per inadempienze o violazioni degli obblighi derivanti
dall'appartenenza all'Unione europea imputabili alla Regione, con
le informazioni sulle eventuali conseguenze di carattere
finanziario.
2. Le commissioni legislative competenti e la Commissione per
l'esame delle questioni concernenti l'attività dell'Unione europea
dell'Assemblea regionale siciliana esaminano i predetti atti e
possono formulare osservazioni o esprimere atti d'indirizzo al
Governo della Regione.
3. I dipartimenti regionali assicurano una verifica costante della
conformità dell'ordinamento regionale con l'ordinamento dell'Unione
europea, anche ai fini dell'articolo 8, comma 3, della legge 4
febbraio 2005, n. 11, e ne trasmettono le risultanze, con
particolare riguardo alle misure da intraprendere, alla Presidenza
della Regione. Gli assessori regionali, per le materie relative al
proprio ramo di amministrazione, riferiscono annualmente sugli
esiti di tale verifica alle competenti commissioni dell'Assemblea
regionale siciliana, dando conto anche dello stato di attuazione
dei provvedimenti legislativi di adeguamento all'ordinamento
dell'Unione europea».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:
«Articolo 7
Adeguamento dell'ordinamento regionale agli obblighi derivanti
dall'appartenenza all'Unione europea
1. Il Governo della Regione, al fine di dare tempestiva attuazione
alle direttive europee e di conseguire l'obiettivo dell'adeguamento
dell'ordinamento regionale all'ordinamento dell'Unione europea,
presenta all'Assemblea regionale siciliana i necessari disegni di
legge di settore. Quando sorga l'obbligo in capo agli Stati membri
di dare attuazione agli atti dell'Unione europea entro un termine
stabilito dai medesimi, il Governo presenta i predetti disegni di
legge non oltre i tre mesi anteriori alla scadenza, anche al fine
di evitare che la Regione incorra nelle sanzioni previste
all'articolo 16 bis della legge 4 febbraio 2005, n. 11».
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Musotto
l'emendamento 7.1:
«Nel primo periodo dopo la parola attuazione inserire le
seguenti , nelle materie di competenza regionale, ;
nel secondo periodo sostituire le parole all'articolo 16 bis
della legge 4 febbraio 2005, n. 11 con le seguenti
dall'ordinamento nazionale e dall'ordinamento dell'Unione
europea ».
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 7, come emendato. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:
«Articolo 8
Contenuto della legge sulla partecipazione della
Regione all'Unione europea
1. Al fine di garantire il periodico adeguamento dell'ordinamento
regionale agli obblighi derivanti dall'emanazione di atti
dell'Unione europea o da sentenze degli organi giurisdizionali
dell'Unione europea, il Governo della Regione, entro il 30 aprile
di ogni anno, presenta all'Assemblea regionale siciliana un disegno
di legge per l'adempimento degli obblighi derivanti
dall'appartenenza all'Unione europea denominato Legge sulla
partecipazione della Regione all'Unione europea' seguito dall'anno
di riferimento. Nella relazione al disegno di legge, il Governo
della Regione riferisce sullo stato di conformità dell'ordinamento
regionale all'ordinamento dell'Unione europea e, in particolare,
sullo stato delle eventuali procedure di infrazione per
inadempienze e violazione degli obblighi imputabili alla Regione.
Da conto, in particolare, delle direttive in merito alle quali il
termine di recepimento è scaduto e lo Stato ha adottato
provvedimenti attuativi nell'esercizio del potere sostitutivo ai
sensi dell'articolo 117, quinto comma, della Costituzione.
2. La legge sulla partecipazione della Regione all'Unione europea:
a) reca le disposizioni volte a dare attuazione, nelle materie di
competenza regionale, ove non si sia provveduto con i disegni di
legge di settore di cui all'articolo 7, comma 1, alle direttive
europee e ad assicurare, ove necessario, la piena applicazione dei
regolamenti europei e la conformità ai principi sanciti dalla
giurisprudenza degli organi giurisdizionali dell'Unione europea;
b) contiene le disposizioni necessarie all'esecuzione delle
sentenze degli organi giurisdizionali e degli atti della
Commissione o degli altri organi dell'Unione europea che comportino
obblighi di adeguamento per la Regione e le opportune disposizioni
modificative o abrogative di disposizioni vigenti oggetto di
procedure d'infrazione;
c) contiene, altresì, le disposizioni modificative o abrogative
della legislazione regionale vigente necessarie all'attuazione o
applicazione degli atti di cui alle lettere a) e b) e a garantire
la conformità dell'ordinamento regionale all'ordinamento
dell'Unione europea.
3. Alla legge sulla partecipazione della Regione all'Unione
europea è allegato un elenco contenente:
a) le direttive europee che non necessitino di provvedimenti di
attuazione in quanto l'ordinamento regionale è già conforme ad
esse;
b) gli atti dell'Unione europea che non necessitino di interventi
legislativi con l'indicazione dei relativi provvedimenti
amministrativi di attuazione».
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Musotto
l'emendamento 8.1:
«Al comma 3, lett. b) dopo la parola attuazione aggiungere le
parole adottati o da adottare .
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 8, come emendato. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:
«Articolo 9
Relazione annuale del Governo della Regione sulla partecipazione
alla formazione degli atti dell'Unione europea ed alla
determinazione
delle politiche dell'Unione europea e sull'attività di rilievo
internazionale
1. Entro il 30 aprile di ogni anno, il Governo della Regione
presenta all'Assemblea regionale siciliana una relazione relativa
a:
a) le attività svolte, anche dai singoli assessori, e le posizioni
assunte e che intenda assumere nella formazione degli atti e nella
determinazione delle politiche dell'Unione europea, nelle sedi sia
nazionali che europee;
b) le attività di rilievo internazionale, inclusi gli accordi, le
intese e le attività promozionali, posti in essere nell'esercizio
del potere estero della Regione.
2. L'Assemblea regionale siciliana può assumere le conseguenti
determinazioni ed esprimere gli eventuali atti d'indirizzo».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 10. Ne do lettura:
«Articolo 10
Ricorsi dinanzi agli organi giurisdizionali
dell'Unione europea
1. Nei casi in cui la Regione sia titolare della relativa
legittimazione, il Presidente della Regione propone ricorso dinanzi
agli organi giurisdizionali dell'Unione europea avverso gli atti
della medesima Unione ritenuti illegittimi, previa delibera della
Giunta regionale, udita la Commissione per l'esame delle questioni
concernenti l'attività dell'Unione europea dell'Assemblea regionale
siciliana.
2. Ai fini di cui all'articolo 5, comma 2, della legge 5 giugno
2003, n. 131, il Presidente della Regione chiede al Governo della
Repubblica di proporre ricorso dinanzi agli organi giurisdizionali
dell'Unione europea avverso gli atti normativi ritenuti
illegittimi, previa delibera della Giunta regionale, udita la
Commissione per l'esame delle questioni concernenti l'attività
dell'Unione europea dell'Assemblea regionale siciliana.
3. Nei casi di cui ai commi 1 e 2 l'Assemblea regionale siciliana
può approvare appositi atti d'indirizzo al Governo della Regione
per sollecitare l'impugnazione degli atti dell'Unione europea».
Comunico che è stato presentato dall'onorevole Musotto
l'emendamento 10.1:
«Ai commi 1 e 2 la parola udita è sostituita dalla parola
sentita ;
- al comma 3 sopprimere le parole Nei casi di cui ai commi 1 e
2 ;
- dopo la parola siciliana sono inserite le seguenti anche ai
fini del controllo giuridisdizionale sul rispetto del principio di
sussidiarietà di cui all'articolo 5 del TUE ;
- le parole per sollecitare sono sostituite dalle parole ai
fini dell'attivazione della procedura per ».
Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?
MINARDO, presidente della Commissione. Favorevole.
PRESIDENTE. Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si
alzi.
(E' approvato)
Pongo in votazione l'articolo 10, come emendato. Chi è favorevole
resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 11. Ne do lettura:
«Articolo 11
Modifiche all'articolo 50 della legge regionale 6 agosto 2009, n.
9, in materia di attuazione della programmazione regionale unitaria
1. All'articolo 50 della legge regionale 6 agosto 2009, n. 9, sono
apportate le seguenti modifiche ed integrazioni:
a) alla fine del comma 1 è aggiunto il seguente periodo:
Un'apposita sezione del Documento di programmazione economico-
finanziaria illustra lo stato di attuazione della programmazione
regionale unitaria, in particolare lo stato di attuazione e di
avanzamento dei programmi regionali relativi ai fondi europei, del
programma di utilizzo delle risorse del Fondo per le aree
sottoutilizzate e in genere dei programmi di spesa delle risorse
aggiuntive nazionali, delle politiche di sviluppo regionali
finanziate con risorse ordinarie, dando conto del coordinamento fra
i diversi strumenti';
b) dopo il comma 1 è aggiunto il seguente: 1 bis. Ai fini
dell'espressione degli atti d'indirizzo di cui al comma 1, il
Governo della Regione assicura all'Assemblea regionale siciliana
una qualificata e tempestiva informazione circa l'istruttoria degli
atti e i relativi negoziati con gli organismi dell'Unione europea,
statali e con tutti gli altri enti coinvolti nei tavoli di
trattative, riferendo periodicamente alla Commissione per l'esame
delle questioni concernenti l'attività dell'Unione europea e alle
competenti commissioni legislative dell'Assemblea regionale
siciliana.';
c) il comma 3 è sostituito dal seguente: 3. I Programmi operativi
che attuano la programmazione regionale unitaria sono approvati
dalla Giunta regionale previo parere della Commissione per l'esame
delle questioni concernenti l'attività dell'Unione europea e delle
competenti commissioni legislative dell'Assemblea regionale
siciliana, da rendersi entro 15 giorni dall'assegnazione della
relativa richiesta da parte del Presidente dell'Assemblea. Laddove
i pareri non siano trasmessi nei 15 giorni previsti, il Governo ne
prescinde. Le modifiche di carattere finanziario e di merito ai
Programmi operativi sono comunicati alla Commissione per l'esame
delle questioni concernenti l'attività dell'Unione europea e alla
II Commissione legislativa Bilancio' dell'Assemblea regionale
siciliana.';
d) il comma 7 è sostituito dal seguente: 7. Il Governo riferisce
annualmente alle competenti commissioni legislative e alla
Commissione per l'esame delle questioni concernenti l'attività
dell'Unione europea dell'Assemblea regionale siciliana
sull'attuazione o modificazione dei programmi regionali relativi ai
fondi europei, facendo riferimento allo stato di attuazione dei
singoli programmi e dando conto, per ciascun asse e ciascun
obiettivo, dello stato di avanzamento degli interventi attivati,
degli impegni di spesa e dei corrispondenti pagamenti avvenuti
rispetto ai livelli previsti, e in generale di ogni elemento di
conoscenza e valutazione sia quantitativo che qualitativo dei
programmi. Le commissioni possono formulare osservazioni o
esprimere atti d'indirizzo al Governo della Regione e, ove ne
ravvisino l'opportunità, riferiscono all'Assemblea con apposita
relazione.'».
Comunico che é stato presentato dall'onorevole Musotto
l'emendamento 11.1:
«Al comma 1 sopprimere le lettere c' e d'».
L'emendamento è ritirato.
L'Assemblea ne prende atto.
MARZIANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZIANO. Signor Presidente, lei mi scuserà se ho approfittato
dell'emendamento e del suo ritiro per esprimere il mio giudizio
sulla legge e per fare delle considerazioni aggiuntive a quelle del
presidente Musotto.
Mi sembrava istituzionalmente scortese fare una sub-relazione dopo
quella del presidente Musotto, ma vorrei approfittare per esprimere
il mio giudizio estremamente positivo, non già perché sono uno dei
presentatori della legge ma perché, signor Presidente, questa legge
definisce un modello gestionale nel rapporto tra Esecutivo e
Assemblea regionale in una materia di fondamentale importanza qual
è l'utilizzo dei fondi europei intesi nella loro accezione più
larga, cioè dal FESR al Fondo per l'agricoltura, al FEP, al Fondo
sociale europeo ed anche al FAS.
Essa restituisce all'Assemblea, anche se la portata non è ancora
colta dalla gran parte dell'Assemblea, un ruolo di primo piano che,
da qualche anno, essa ha progressivamente perduto a vantaggio
dell'Esecutivo, senza che, però, questa perdita di ruolo
dell'Assemblea abbia rappresentato una maggiore celerità nelle
scelte del Governo, se è vero che appena qualche mese fa eravamo a
due anni e mezzo dall'avvio della programmazione europea ed ancora
non si era speso un solo euro.
Quindi, la perdita di potere di decisione dell'Assemblea regionale
non aveva corrisposto ad una maggiore celerità ed inoltre, così
come diceva il presidente Musotto e come ha sostenuto il dirigente
generale della programmazione nel corso dell'audizione in
Commissione, su questa legge c'è la piena condivisione della
programmazione poiché essa, in qualche modo, copre una vistosa
lacuna legislativa.
Non è solo la riappropriazione da parte dell'Assemblea regionale,
del Parlamento nelle sue articolazioni, da parte della Commissione
sulle attività dell'Unione europea che, dopo questa legge, potrà
svolgere una sorta di ruolo di cabina di regia tra le varie branche
dell'Amministrazione regionale al fine di migliorare e rendere più
produttiva l'attività dei vari rami, ma anche per le Commissioni di
merito, che si vedranno restituita una funzione di controllo e di
indirizzo su tutta la materia dei fondi europei. Oltre che, signor
Presidente, una vera e propria sfida al modo di lavorare e di
produrre di questo Parlamento, delle sue Commissioni, dell'Aula in
una materia che, almeno per i prossimi sei - sette anni, vedrà il
Parlamento impegnato per il corretto utilizzo di quelle risorse
che, spesso, sono le uniche di cui la Regione dispone.
Il Parlamento deve avere la consapevolezza, pure in questa
situazione di distrazione, che attraverso gli strumenti previsti
con gli articoli 9, 11, quello di cui stiamo parlando, e 12, sarà
possibile individuare i punti di criticità della spesa delle
risorse europee ed esercitare un ruolo di indirizzo e di
orientamento al fine di superarli.
Ritengo importante inoltre, signor Presidente, rilevare come
l'approvazione di questa legge cada in un momento assolutamente
irripetibile per il settennio europeo, a poche settimane dal
momento in cui l'Unione europea consentirà la possibilità di
rimodulazione del POR Sicilia 2007/2013.
L'approvazione di questa legge consentirà di fare in modo che
questo processo di rimodulazione, di accorpamento delle oltre 200
misure, che rappresentano una parcellizzazione e una frammentazione
della spesa, si possa fare di concerto con il ruolo e la funzione
del Parlamento.
Non è sicuramente la panacea di tutti i mali che hanno afflitto e
affliggono l'attuazione della spesa dei fondi europei, ma certo
mette il Parlamento in condizione di poterne monitorare con
maggiore puntualità gli elementi di criticità e di poterli superare
in un rapporto tra Parlamento e Governo che ne coniughi e ne salvi
i rispettivi ruoli.
PRESIDENTE. Onorevole Marziano, mi sento di condividere la sua
relazione. Il fatto che l'Assemblea riesca a partecipare
attivamente a questo processo decisionale mi sembra assolutamente
utile e produttivo.
MUSOTTO, relatore. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MUSOTTO, relatore. Signor Presidente, melius re perpensa,
sull'emendamento 2.1 relativo all'articolo 2, per i commi 1 e 3 va
bene il ritiro; però, dopo il comma 3, inserire il seguente:
L'Assemblea regionale siciliana, inoltre, secondo quanto previsto
dall'articolo 6 .
C'è un problema di adeguamento al Trattato di Lisbona, cioè questo
comma riprende il Trattato di Lisbona e, quindi, dobbiamo
reinserirlo necessariamente.
PRESIDENTE. Dopo il comma 3 inserire il seguente , da questo in
poi.
MUSOTTO, relatore. Sì, signor Presidente.
PRESIDENTE. Compreso al comma 4, sostituire la parola
sollecitare'?
MUSOTTO, relatore. Questo no. Soltanto quello dopo il comma 3.
PRESIDENTE. Siccome non abbiamo ancora dato il voto finale alla
legge, ma abbiamo approvato l'articolo 2, si può scrivere un
emendamento, che consideriamo aggiuntivo e lo votiamo adesso,
soltanto con questa parte. Le concedo un minuto mentre andiamo
avanti.
MUSOTTO, relatore. Grazie.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, mentre viene formulato
l'emendamento aggiuntivo, pongo in votazione l'articolo 11. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 12. Ne do lettura:
«Articolo 12
Accordi di programma quadro
1. I nuovi accordi di programma quadro, sottoscritti dalla data di
entrata in vigore della presente legge, sono approvati dalla Giunta
regionale, previo parere delle competenti commissioni
dell'Assemblea regionale siciliana, da rendersi entro 15 giorni
dall'assegnazione della relativa richiesta da parte del Presidente
della medesima Assemblea.
2. Le rimodulazioni di carattere finanziario, le modifiche, le
integrazioni e gli atti aggiuntivi agli accordi di programma quadro
sono comunicati alle competenti commissioni dell'Assemblea
regionale siciliana.
3. Il Governo riferisce annualmente sull'attuazione o sulla
modificazione degli accordi di programma quadro in corso alle
competenti commissioni dell'Assemblea regionale siciliana e, con
particolare riferimento alle politiche finanziate con il Fondo per
le aree sottoutilizzate (FAS), nel quadro della politica regionale
unitaria di programmazione, alla Commissione per l'esame delle
questioni concernenti l'attività dell'Unione europea della medesima
Assemblea».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
BENINATI. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BENINATI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, invito la
Commissione a valutare l'opportunità, se occorre, di inserire
qualcosa che stabilisca non un termine, cioè quando si dice Le
rimodulazioni di carattere finanziario, le modifiche etc
aggiuntivi agli accordi di programma quadro sono comunicati alle
competenti Commissioni parlamentari dell'Assemblea regionale
siciliana', mi pongo una domanda: quando?
MUSOTTO, relatore. Onorevole Beninati, entro 15 giorni da che
cosa, da quando?
BENINATI. Da quando vengono fatti, altrimenti in teoria possono
essere anche dopo due anni.
O si mette un termine o la norma rischia di non avere significato.
Mi permetto di dirlo perché l'iniziativa è lodevole, ma poi non è
scritto entro quando; entro un termine da quando si attiva questo
provvedimento, altrimenti potrebbe avvenire dopo tre anni.
E' una valutazione e la Commissione, se vuole, può prenderne atto.
Diversamente, va bene così.
MARZIANO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MARZIANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la ratio di
quest'articolo e quindi del comma 2 va letta alla luce del comma 1;
siccome alla luce dell'entrata in vigore di questa legge vi é una
serie di nuovi accordi di programma che vanno comunicati, non c'è
una scadenza temporale perché si tratta di tutti quelli realizzati
in questo periodo.
Per la procedura normale valgono gli articoli 9 e 11, che
definiscono le modalità con cui il Governo deve illustrare, quindi
entro il 30 aprile la comunicazione all'Assemblea per avviare la
sessione comunitaria e tutte le volte che devono essere approvati
accordi di programma quadro o modifiche, alle Commissioni quindici
giorni prima della loro approvazione.
Quindi, è come una norma transitoria, non va messa una data entro
la quale comunicare.
Si tratta di tutti i nuovi accordi di programma.
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dagli onorevoli
Musotto, Marziano, Minardo e Ferrara l'emendamento aggiuntivo A1:
«Aggiungere il seguente articolo:
Art. ... - L'Assemblea regionale siciliana, inoltre, secondo
quanto previsto dall'articolo 6 del protocollo sulla applicazione
dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità allegato al
Trattato sull'Unione europea (TUE) e al Trattato sul funzionamento
dell'Unione europea, trasmette al Parlamento della Repubblica le
proprie valutazioni circa il rispetto del principio di
sussidiarietà nelle proposte e negli atti dell'Unione europea che
abbiano ad oggetto materie di competenza regionale .»
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Si passa all'articolo 13. Ne do lettura:
«Articolo 13
Entrata in vigore
1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale
della Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno successivo a
quello della sua pubblicazione.
2. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge della Regione».
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Annunzio di ordine del giorno
PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato l'ordine del giorno
numero 313 «Iniziative per la piena attuazione del trattato di
Lisbona e dei protocolli allegati sul ruolo dei parlamenti
regionali con poteri legislativi nel controllo, sul rispetto del
principio di sussidiarietà», dell'onorevole Musotto:
«L'Assemblea regionale siciliana:
tenuto conto che il disegno di legge n. 379 bis, disciplinando la
partecipazione della Regione siciliana al processo normativo
europeo, le procedure di esecuzione degli obblighi derivanti
dall'appartenenza all'Unione europea e quelle di attuazione delle
politiche europee, assegna all'Assemblea regionale siciliana un
ruolo centrale nella determinazione degli indirizzi generali di
tale partecipazione;
considerato che la legge 4 febbraio 2005, n. 11, valorizza il
ruolo delle Assemblee legislative regionali e delle Province
autonome nella formazione del diritto dell'Unione europea, anche al
fine di avvicinare le istituzioni europee alle realtà territoriali
e locali;
considerato che la disciplina dettata dalla predetta normativa
nazionale non costituisce solo esercizio di governance
multilivello, ma concorre alla definizione di un'idea più
consapevole e concreta di cittadinanza europea,
considerato che l'applicazione del principio di sussidiarietà di
cui all'articolo 5 del Trattato sull'Unione europea, come
modificato dal Trattato di Lisbona entrato in vigore l'1 dicembre
2009, impone che l'Unione, nei settori non di sua competenza
esclusiva, intervenga soltanto se ed in quanto gli obiettivi
dell'azione prevista non possono essere conseguiti in misura
sufficiente dagli Stati membri, né a livello centrale né a livello
regionale e locale ;
tenuto conto che la partecipazione alla formazione del diritto
dell'UE da parte delle Assemblee legislative regionali costituisce
un significativo esempio di applicazione in concreto del principio
di sussidiarietà;
tenuto conto che il nuovo Protocollo sull'applicazione del
principio di sussidiarietà e di proporzionalità, così come
modificato dal Trattato di Lisbona, prevede espressamente che i
Parlamenti nazionali consultino, all'occorrenza, i Parlamenti
regionali europei dotati di poteri legislativi, in merito alla
verifica del rispetto del principio di sussidiarietà da parte di
una proposta di atto normativo dell'UE;
vista anche la precedente partecipazione dell'Assemblea regionale
siciliana all'ampia consultazione sulla proposta di regolamento che
dovrà dare attuazione al nuovo diritto di iniziativa legislativa
riconosciuto ad almeno un milione di cittadini europei
dall'articolo 11 del Trattato sull'Unione europea così come
modificato a seguito dell'entrata in vigore del trattato di
Lisbona,
ritenuto essenziale l'ampio coinvolgimento dell'Assemblea
regionale siciliana, e di tutte le assemblee legislative regionali,
nel processo normativo europeo, con particolare riguardo alla
procedura di verifica sul rispetto del principio di sussidiarietà,
invita il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana
ad intervenire presso il Presidente del Senato della Repubblica ed
il Presidente della Camera dei Deputati affinché assicurino che le
proposte di modifica della legge n. 11 del 2005, segnatamente A.C.
2862, A.C. 2888 e A.C. 3055, attualmente in discussione, tengano
conto di quanto disposto dal Trattato di Lisbona e dall'allegato
Protocollo sull'applicazione dei princìpi di sussidiarietà e di
proporzionalità». (313)
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Comunico che gli onorevoli Greco e Minardo hanno dichiarato di
apporre la firma all'ordine del giorno numero 313.
L'Assemblea ne prende atto.
Lo pongo in votazione. Chi è favorevole resti seduto; chi è
contrario si alzi.
(E' approvato)
Discussione del disegno di legge numeri 508-527/A «Schema di
progetto di legge da proporre al Parlamento della Repubblica ai
sensi dell'articolo 18 dello Statuto della Regione recante
'Modifiche al decreto legge 16 settembre 2008, numero 143,
convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, numero
181'»
PRESIDENTE. Si passa alla discussione del disegno di legge numeri
508-527/A «Schema di progetto di legge da proporre al Parlamento
della Repubblica ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto della
regione recante 'Modifiche al decreto legge 16 settembre 2008, n.
143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008,
n. 181'», posto al numero 2).
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto al banco
delle Commissioni.
Invito il relatore, onorevole Marrocco, a svolgere la relazione.
MARROCCO, relatore. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il
presente progetto di legge, da sottoporre, una volta approvato
dall'Assemblea regionale siciliana, ai sensi dell'articolo 18 dello
Statuto, al Parlamento della Repubblica, propone importanti
modifiche alla normativa nazionale vigente al fine di assicurare
che le somme e i proventi dei beni confiscati nell'ambito di
procedimenti penali o per l'applicazione di misure di prevenzione,
affluiti nel Fondo Unico Giustizia, siano destinati allo sviluppo
dei territori interessati dai relativi provvedimenti di sequestro e
di confisca.
I beni confiscati alle organizzazioni criminali costituiscono,
come bene sappiamo, oggi, una significativa e peculiare voce attiva
del patrimonio indisponibile dello Stato. Il legislatore ha
progressivamente individuato il sequestro e la confisca dei beni
quali strumenti per la lotta alla criminalità organizzata. Essi,
peraltro, possono rappresentare uno strumento di sviluppo delle
comunità locali interessate, specie attraverso un'idonea gestione e
destinazione dei suddetti beni ed un'utilizzazione sociale degli
stessi.
In particolare, per quanto riguarda le somme di denaro sequestrate
ed i proventi derivanti dai beni confiscati, il legislatore ha
previsto nel tempo varie destinazioni.
Il procedimento vede in atto coinvolti una serie di soggetti
pubblici quali l'Autorità giudiziaria, l'Agenzia del demanio, la
Prefettura, la Presidenza del Consiglio con funzioni di
coordinamento attraverso un apposito Commissario straordinario, le
amministrazioni e gli enti destinatari o utilizzatori dei beni, i
soggetti anche privati autorizzati ad utilizzarli o ad
amministrarli.
Si tratta di somme sempre più ingenti: si consideri che così come
h in notevole crescita il numero dei beni in gestione nonché quello
dei beni confiscati (al 31 dicembre 2008 risultavano 3.430 quelli
in gestione su 8.446 beni in totale), con un'accelerazione nelle
procedure di destinazione dei beni immobili, altrettanto
significativa è la percentuale delle procedure di sequestro e
l'ammontare complessivo delle somme recuperate: basti pensare,
nell'ottobre 2009 quelle confluite nel Fondo Unico Giustizia
risultavano pari a ben 665,7 milioni di euro.
Si ricorda, infatti, che con la legge n. 133 del 2008 e
successivamente con l'articolo 2 del decreto legge n. 143 del 2008,
convertito con modificazioni dalla legge n. 181 del 2008, si è
passati da un fondo per la legalità nel quale confluivano soltanto
parte delle somme in questione alla costituzione di un Fondo Unico
Giustizia che, proprio per il fatto di raccogliere una serie di
risorse destinate a quelle finalità e generalmente connesse con il
buon funzionamento della giustizia, è stato simbolicamente
considerato una sorta di salvadanaio della legalità .
Con tale riforma si è affidata alla società Equitalia Giustizia
S.p.A. la gestione delle risorse del Fondo. In atto, la legge
prevede che affluiscano al Fondo le somme di denaro sequestrate e i
proventi derivanti dai beni confiscati nell'ambito di procedimenti
penali o per l'applicazione di misure di prevenzione. Tali somme e
proventi vengono successivamente restituiti agli aventi diritto o
allo Stato dalla società Equitalia Giustizia.
Il progetto di legge in esame mira a destinare le somme e i
proventi del Fondo allo sviluppo delle comunità locali e dei
territori danneggiati dalla criminalità organizzata, con specifico
riferimento ai territori nei quali il sequestro o la confisca sono
stati operati, con un intervento che mira a coniugare le esigenze
di crescita morale, sociale ed economica di uno stesso territorio.
La delicatezza della materia, l'importanza delle questioni
affrontate sotto il profilo sociale, economico e politico nonché
l'indubbio valore emblematico del provvedimento richiedono una
sollecita approvazione del provvedimento da parte dell'Aula.
Signor Presidente, onorevoli colleghi, in aggiunta a quanto
espresso nella relazione introduttiva di questo disegno di legge -
se pur rappresentato da un singolo articolo - vorrei rivolgere i
ringraziamenti alla I Commissione che ha, in tempi brevi, esitato
questo disegno di legge e rappresentare lo spirito dello stesso
disegno di legge che ha sicuramente una sua valenza anche
nell'ambito di quel richiamo, più volte fatto nell'attualità del
dibattito politico odierno, rispetto a quel federalismo di cui
spesso si parla, non soltanto per dibattito politico ma anche e
soprattutto per disegni di legge che sono già stati tramutati in
norma.
Ed è a questo spirito che si rifà questo disegno di legge che
ovviamente, ci auguriamo, venga approvato in Aula. Grazie.
PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.
CAPUTO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CAPUTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, innanzitutto nel
complimentarmi per il lavoro svolto dai firmatari del disegno di
legge in esame, chiedo di apporre la firma al disegno di legge
presentato che oggi il Parlamento, sono convinto, approverà.
La questione presentata è assai importante e attiene a quella
forma di risarcimento che la Sicilia deve ottenere per i tremendi
danni subiti dalla mafia e dalle organizzazioni criminali di Cosa
nostra. E' vero che in molti casi la mafia colpisce una volta, ma
spesso accade che l'antimafia colpisca in modo altrettanto
drammatico e devastante.
La Sicilia è la Regione che detiene il 51 per cento dei patrimoni
immobili confiscati alla mafia nel contesto del panorama nazionale
e, quindi, anche delle aziende confiscate, del patrimonio mobiliare
confiscato a Cosa Nostra.
L'onorevole Marrocco, che con me divide l'impegno in Commissione
Antimafia, sa quanto sforzo e quanto tempo abbiamo impegnato, anche
incontrando le più alte cariche dello Stato e delle istituzioni
nazionali per spiegare come fosse indispensabile l'azione delle
Forze dell'ordine e della Magistratura, dell'enorme sacrificio in
termini di tributo di sangue e di vite umane versate da
investigatori e magistrati, nel sottrarre a Cosa nostra quello che
loro temono di più. Perché i mafiosi, oggi, non temono il carcere,
al carcere sono abituati, i mafiosi ci sono cresciuti, ci sono
tornati. Il mafioso che delinque mette in conto di essere
arrestato, ma sa che, nonostante il regime del 41 bis, riesce lo
stesso a determinare il continuo controllo del territorio e delle
attività criminali.
Quello che il mafioso teme oggi - lo dicono gli stessi
collaboratori di giustizia - è l'espropriazione dei patrimoni. Ciò
infatti, non soltanto li rende poveri, ma fa perdere al mafioso
quella che è la forza derivante dal controllo del territorio e dal
controllo delle attività economiche impegnate nel territorio.
Allora sarebbe, ed è, una grande ingiustizia, la norma approvata
dal Parlamento nazionale e, quindi, dal Governo che prevede che
anche i proventi delle confische immobiliari e mobiliari, disposte
dai magistrati e dalle forze dell'ordine in Sicilia, entrino in
questo fondo unico Equitalia e vengano distribuiti a regioni che
non conoscono, per loro fortuna, l'efferatezza della presenza e
delle azioni del crimine mafioso.
E allora, se la mafia ha fatto un danno in termini di estorsioni,
in termini di perdita dello sviluppo economico, di condizionamento
dell'attività economica, di arretratezza sociale e culturale di
questa Sicilia, che cosa può risarcire la Sicilia? Soltanto il
ritorno e l'investimento delle risorse economiche nel territorio
siciliano.
E' assurdo e singolare che i proventi confiscati a Monreale, a
Corleone, a Santa Cristina Gela, a San Giuseppe Jato, ad
Altofonte, a Niscemi debbano essere distribuiti con Belluno, con
Rovigo, con Trieste, con Treviso che, per loro fortuna, nulla hanno
subìto in termini di virulenza e di prevaricazione mafiosa.
Con questo disegno di legge, quindi, che cosa chiediamo?
Chiediamo che la Sicilia si riappropri, in termini di risarcimento
danno e di restituzione e di ritorno economico, di quello che la
mafia ha sottratto con la violenza e con gli omicidi.
Invito, quindi, i colleghi ed il Parlamento a votare questo
disegno di legge, che porrà sicuramente al Governo nazionale un
grosso problema di coscienza, quello di difendere la Sicilia e di
dare ai Siciliani un segnale forte, determinato dalla restituzione
di quello che la mafia ha sottratto e che la mafia, oggi, deve
restituire.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Cordaro. Ne ha
facoltà.
CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, dalla relazione
del collega Marrocco e, poi, dall'intervento del collega che mi ha
preceduto, ho sentito tante belle frasi.
Ho sentito esprimere concetti meritevoli di grande attenzione.
Io vorrei, se ci riesco, fare un ragionamento molto più semplice
perché credo che sia dovere di tutti, in quest'Aula, provare a dire
sempre ai Siciliani qual è la verità.
Con questo non voglio dire che chi mi ha preceduto ha detto cose
diverse dalla verità. Voglio semplicemente dire che dobbiamo avere
il coraggio, e anche l'intendimento formale, oltre che sostanziale,
di dire ai Siciliani che oggi ci apprestiamo a votare - dire che
siamo tutti contro la mafia è una cosa, direi, banale, ovvia.
Infatti, non soltanto siamo tutti contro la mafia, ma dovremmo fare
in modo che, chi a Roma si troverà sui banchi parlamentari questo
disegno di legge che si appresta a diventare legge, ma che è
soltanto, cosa che, purtroppo, non è stata detta finora, una legge-
voto - é una legge che riguarda competenze esclusive dello Stato
centrale, del Parlamento nazionale, é una legge che potrà trovare
effettiva applicazione soltanto nel momento in cui verrà approvata
anche dal Parlamento nazionale.
Allora le belle frasi e i bei princìpi espressi negli interventi
che mi hanno preceduto dovranno, amici Marrocco e Caputo, trovare
viva espressione e concretezza a Roma.
E qui nasce la mia perplessità ed io la rassegno a quest'Aula, ma
la rassegno soprattutto ai Siciliani. Oggi - come brillantemente ha
ricordato chi mi ha preceduto - i soldi e i beni confiscati alla
mafia in Sicilia servono, ad esempio, anche per fare l'alta
velocità in Piemonte, dobbiamo avere il coraggio di dirci che,
seppure quest'Assemblea regionale oggi, votando certamente
all'unanimità questa legge, cercherà di rendere un servizio alla
Sicilia - io vi devo dire, senza essere pessimista ma perché
ritengo di dover essere concreto e onesto con chi ci ascolta e,
quindi, con i Siciliani - questa legge non verrà mai approvata dal
Parlamento nazionale.
E sapete perché? Io credo che in cuor vostro voi lo sappiate, ma
io ve lo ricordo ugualmente.
A Roma il Governo dell'economia è gestito da un leghista prestato
al PDL, che si chiama Giulio Tremonti, questo leghista non
permetterà mai che la gran parte dei proventi dei beni confiscati
possa restare, così come sarebbe giusto, non fosse altro che a
titolo di risarcimento, nella regione che ha visto la confisca di
questi beni.
Allora, cari amici del PDL (ufficiale o meno ufficiale), abbiate
la buona creanza di fare voti a Roma, presso il Presidente
Berlusconi, presso la Lega e presso coloro che decideranno che fine
faranno questi soldi, perché io sono fortemente convinto che è già
sbagliato che il provento dei beni confiscati venga diviso un terzo
per uno, così come accade allo Stato tra Ministero dell'economia,
Ministero della giustizia e Ministero dell'interno. E sarebbe
ancora più sbagliato prendere in giro i Siciliani dicendo loro che
abbiamo votato una legge che farà permanere in Sicilia la
realizzazione della confisca dei beni e, quindi, beni mobili ed
immobili, denaro e non.
Per quanto ci riguarda sono pronto a prendere impegno, anche per
l'UDC nazionale, che farà certamente la sua parte affinché il
maltolto resti in Sicilia, quanto meno a titolo di risarcimento,
come accennavo già.
Sono parimenti convinto che sarà dura convincere il vostro amico
Giulio Tremonti.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Romano. Ne ha
facoltà.
ROMANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, anch'io intendo
apporre la firma a questo disegno di legge e chi vi parla proprio
in queste ore è una presunta vittima della mafia; lo dico come
provocazione.
La mafia in questi giorni ha ripreso fiato sulla stampa e nelle
aule di Tribunale e nelle Procure di questa Sicilia. Se ne parla
ancora tanto e credo che questo disegno di legge rappresenti una
forte, opportuna, intelligente provocazione che va sostenuta,
onorevole Marrocco, fino in fondo.
E' il completamente di quell'articolato, la legge 15, su cui
abbiamo lavorato in Commissione antimafia non appena insediati, ed
è una provocazione forte che mira a modificare quel maledetto
emendamento che nella finanziaria del 2009 esproprierebbe i
territori colpiti dalla mafia dei beni e delle ricadute in positivo
che la confisca stessa avrebbe.
Quindi, il mio pieno sostegno, non solo formale ma politico,
confermando che la lotta alla mafia non è un fatto demagogico, di
parte. Dobbiamo avviare iniziative concrete, forti perché, se è
vero che la mafia è in grado di infiltrarsi nelle organizzazioni
cattoliche ed anche in quelle più piccole, più indifese, più
deboli, più insignificanti nel sistema, nel panorama politico ed
istituzionale della Sicilia, almeno così si presume, vuol dire che
è possibile che la mafia sia infiltrata dappertutto.
E allora, non dobbiamo consentire che la Sicilia venga scippata
con un doppio effetto anche di questi ulteriori beni, di questa
ulteriore possibilità.
E' una provocazione che va sostenuta sul piano politico, ma che va
sostenuta, soprattutto, sul piano culturale.
Pertanto, credo che questo disegno di legge debba essere
approvato, e deve esserlo con lo sforzo e col consenso di tutti.
Credo, altresì, che bisogna mettere in moto, assieme a questo,
tutte quelle iniziative, ripartendo dalla legge 15 - che dovrà
trovare copertura di spesa anche nella prossima finanziaria - per
consentire alle vittime della mafia di utilizzare anche questi
strumenti, per combattere sul piano culturale ma anche sul terreno
dello scontro, tutti i giorni, nelle nostre città e nelle nostre
organizzazioni, questo cancro che non può non essere debellato con
la forza e la volontà anche di questo Parlamento.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Oddo. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo brevemente
per affermare che penso che dobbiamo necessariamente, con estrema
consapevolezza, dire che questa è una buona scelta e una strada in
salita. Accetto di buon grado quanto hanno dichiarato i colleghi,
dall'onorevole Cordaro e da altri ancora, che hanno motivato, anche
in maniera decisa, la sostanza di quello che stiamo facendo.
E' ovvio che dico che è una strada in salita perché le forze
politiche dovrebbero realmente organizzarsi, e il Partito
Democratico si organizzerà in tale direzione, per spiegare non solo
le ragioni che sono facilmente intuibili. Non mi pare che, tutto
sommato, siamo dinanzi a norme complesse, ma ad un principio per il
quale tutto ciò che è sostanzialmente proventi o somme di denaro,
tutto ciò che effettivamente è possibile investire nei territori in
cui si sono consumati efferati delitti o, comunque, tutto ciò che
Cosa nostra in questi anni ha prodotto e, purtroppo, a tutt'oggi
produce (mai abbassare la guardia ) con attività criminali e
illecite venga, invece, destinato a investimenti. Tutto qui. Ma
soprattutto c'è una parte che dice anche alle forze dell'ordine e
l'altra parte che dice alla legge 20 novembre 2008, n. 15 , che è
una legge nostra. Sostanzialmente, abbiamo tutti concordato che
questa è una norma valida da tale punto di vista e, quindi, occorre
darle la opportuna copertura finanziaria. Non si può solo sperare
in questa operazione, ma penso che dovremmo dare l'opportuna
copertura finanziaria alle legge 15. Infatti, se diciamo che è una
buona legge, dobbiamo anche renderne possibile l'attuazione.
Pertanto, dovremmo metterci qualche soldino e fare in modo che
anche questa nostra realtà sia realmente all'avanguardia per quanto
concerne il concetto che non si deve mai dimenticare, e cioè che
la guardia non si abbassa mai e che la politica deve fare di più
rispetto a quanto ha fatto finora e che non ci si può mai affidare
solo alla repressione e all'attività degli organi inquirenti.
Questo è un po' il concetto base.
Io penso che ogni forza politica ha il dovere, tenendo i piedi per
terra, di dire che effettivamente questo è un disegno di legge che
va sostenuto, e va sostenuto anche nel Parlamento nazionale e che,
soprattutto, deve essere anche oggetto, perché no, di iniziativa
politica. E noi ce ne facciamo carico, in quanto é ovvio che tutto
diventa più difficile dinanzi agli atteggiamenti che possono avere
i nostri governanti per quanto concerne questo aspetto.
Non mi pare che nell'approvare norme che regolano la materia, pur
quando ci possono essere alcune positività nella regia unica -
chiamiamola così -, da parte di chi gestisce, di chi fa la
giustizia, è ovvio che si voglia comunque guardare meno alla norma
e fare cassa.
Su questo mi pare che, tutto sommato, tutti noi abbiamo qualche
dubbio atroce, e quindi sì all'approvazione di tale proposta
legislativa. E' peraltro meritoria l'iniziativa da parte nostra, ma
è un lavoro che inizia proprio un minuto dopo che avremo approvato
questo disegno di legge.
PRESIDENTE. E' iscritta a parlare l'onorevole Adamo. Ne ha
facoltà.
ADAMO. Signor Presidente, la legge che sicuramente ci apprestiamo
a votare con piena convinzione è una legge voto. Sono assolutamente
d'accordo con i colleghi che mi hanno preceduto. Bisogna ricordare
che questa è una legge che noi proponiamo al Governo nazionale; non
è una legge che possiamo approvare e rendere operativa. E da domani
comincia una battaglia, una trattativa con il Governo nazionale
perché sia poi recepita.
Va anche detto che avevamo tentato di introdurre questi princìpi,
il principio sacrosanto che dice che i soldi e i fondi sequestrati
al sistema mafioso non possono che tornare nel territorio dove sono
stati sequestrati, intanto in forma risarcitoria, e poi per essere
investiti per rimediare almeno in parte ai danni che il sistema
mafioso ha creato.
Ma l'emendamento non è passato in finanziaria e, pertanto, abbiamo
pensato di trasformarlo in legge, consapevoli però del fatto che
bisognerà battersi.
Ognuno di noi dovrà essere pertanto garante con il proprio gruppo
di riferimento politico al Parlamento nazionale e ci rendiamo conto
del fatto che questa è anzi una sfida certamente elegante,
sensata, in linea con i princìpi che sono stati portati avanti in
questi anni dal Governo nazionale.
E' una sfida anche alla Lega e al principio del federalismo
fiscale, se è vero che i fondi prodotti in un territorio devono
essere in gran parte investiti in questo territorio, non c'è alcun
dubbio che i fondi che vengono sequestrati a Palermo, a Trapani, a
Catania, ma anche in Lombardia e in Calabria, e che vengono
sequestrati al sistema della malavita devono essere investiti lì
dove hanno creato il danno.
Al di là dell'approvazione, che noi diamo per scontata, non c'è
dubbio - e questo va sottolineato - che comincia una battaglia
politica che vede impegnati tutti noi, ma vede impegnata in prima
linea l'intera Sicilia.
Presidenza del Vicepresidente Oddo
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Buzzanca. Ne ha
facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente onorevoli colleghi, io intanto
sottoscrivo il disegno di legge che certamente indica un percorso,
ed è un percorso - non dobbiamo nascondercelo - irto di difficoltà.
Siamo consapevoli, infatti, che si tratta di un disegno di legge-
voto; abbiamo la consapevolezza che, attraverso questi strumenti -
di recente le cronache hanno riportato la notizia di ingenti somme
sequestrate da parte della Magistratura, da parte delle Forze
dell'Ordine, e sono somme che certamente ci fanno ben sperare -,
finalmente si faccia sul serio, che si combatta nel cuore la
criminalità organizzata di ogni tipo.
Le recenti notizie di sequestri anche in Sicilia, anche nella mia
provincia, nel messinese, rendono onore alla Magistratura e alle
Forze di Polizia che concorrono alla individuazione di queste
sacche di ricchezza importanti che poi sostanziano la mafia,
sostanziano le organizzazioni criminali e, nel momento in cui si
procede al sequestro, è evidente che si sferra un durissimo colpo.
Io condivido le preoccupazioni qui espresse, mi rendo conto che
dobbiamo adottare questo disegno di legge-voto come una
raccomandazione rivolta al Governo centrale. Ma, soprattutto,
dobbiamo fare in modo che ciascuno di noi, per il ruolo che
esercita, per la funzione che espleta, si faccia parte diligente
perché le forze politiche, che poi ci rappresentano in Parlamento e
che ci rappresentano nel Governo, possano avere contezza
dell'importanza di questo disegno di legge-voto e del ritorno che
si potrebbe avere, dal punto di vista della produzione di
ricchezza, in quelle popolazioni e per quelle popolazioni che
subiscono un danno così rilevante.
Allora si potrebbe proporre alla Presidenza di inviare questo
disegno di legge-voto perché lo possano votare anche le assemblee
di altre regioni che, al pari della Sicilia, soffrono più
intensamente il problema della mafia, piuttosto che della
ndrangheta, piuttosto che della camorra, perché da questa unione
si possa trarre una forza maggiore, signor Presidente, e si possa
raggiungere più agevolmente il risultato che tutti noi auspichiamo,
avendo la certezza che il disegno di legge stasera sarà votato
all'unanimità e avendo la consapevolezza che, tuttavia, noi
dobbiamo concorrere non soltanto ad una enunciazione di principio,
ma al conseguimento di un risultato.
MARROCCO, relatore. Chiedo di parlare per un chiarimento.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. Onorevoli colleghi, se nessun altro
chiede di parlare, dopo l'intervento dell'onorevole Marrocco
procederemo alla votazione delle due delibere legislative. Avverto
che tra gli iscritti a parlare c'è ancora l'onorevole Falcone e
dopo il suo intervento passeremo alla votazione dei due disegni di
legge.
MARROCCO, relatore. Signor Presidente, intervengo molto brevemente
per una precisazione.
Premesso che eviterei di procedere a lezioni di verità da parte di
alcuno in quanto sappiamo quanto queste appartengano, comunque, ad
una visione soggettiva e, quindi chiaramente non alla verità
assoluta, vorrei sottolineare a tutti i nostri colleghi che noi non
stiamo sottoponendo alcunché al Governo nazionale. Noi stiamo
sottoponendo, secondo quanto previsto dal nostro Statuto, al
Parlamento nazionale di confrontarsi su un argomento.
Stiamo, cioè, dicendo in termini molto semplici ai nostri colleghi
parlamentari di discutere, seguendo quel filo logico legato al
federalismo fiscale, su un tema importante che è legato non tanto
alla confisca dei beni immobili, quanto ancor di più a
quell'insieme di beni che sono rappresentati da quote societarie,
che sono rappresentati dai cosiddetti soldi liquidi che
rappresentano la gran parte di quelle somme che confluiscono nel
fondo che fa riferimento a Equitalia s.p.a..
Allora, è su questo che chiediamo ai nostri colleghi, soprattutto
siciliani, non solo di confrontarsi ma anche di adempiere al loro
dovere di parlamentare, soprattutto di parlamentare rappresentante
del territorio della Sicilia. E non solo della Sicilia, ma di tutti
quei territori - come è stato benissimo sottolineato da altri
parlamentari - che subiscono come la Sicilia una presenza sempre
più forte e sempre più ramificata, che ha abbandonato alcune
logiche di azione legate a periodi storici passati, che oggi è
presente soprattutto nel mondo finanziario attraverso una
ramificazione - che, tra l'altro, in Sicilia negli ultimi tempi
sembra essere sempre più lampante -, una ramificazione che
appartiene a livelli della nostra società che chiaramente ci pone
in grande allarme.
Dobbiamo confrontarci con questo e chiedere al Parlamento
nazionale di discutere e di confrontarci e di essere finalmente
veramente difensori dei territori del nostro Paese.
PRESIDENTE. E' iscritto a parlare l'onorevole Falcone. Ne ha
facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, pronuncio il mio
personale apprezzamento a questo disegno di legge che vuole
rappresentare una piattaforma perché poi il Parlamento nazionale
possa esprimersi su un tema così dibattuto. Il mio personale
apprezzamento si manifesta nell'apporre - assieme all'onorevole
Vinciullo qui presente - la nostra firma a questa proposta che
l'Assemblea regionale siciliana intende formulare al Parlamento
nazionale.
Pur non di meno mi permetto di sollevare alcune perplessità.
Oggi la normativa dice, in buona sostanza, che tutti i beni
confiscati affluiscono ad un fondo unico, dal quale poi prendono
spunto e origine tutti i vari interventi a sostegno delle Forze
armate, ma non solo, e a sostegno di quella lotta alla criminalità
che lo Stato Italiano, nella sua centralità, intende perseguire. E'
chiaro, però, che se rimane così formulato, questo disegno di legge
- mi rivolgo in particolare al presidente della Commissione,
onorevole Minardo - può incappare, incorrere in qualche problema. E
mi spiego meglio.
Io ritengo che, se invece di un fondo unico, proprio sulla scorta
di quel federalismo fiscale a cui faceva riferimento giustamente
l'onorevole Marocco, noi potremmo anche ipotizzare non un fondo
unico nazionale ma un fondo diverso, un fondo - diciamo così -
regionalizzato, al quale fare affluire le risorse derivanti dalle
azioni di polizia, dalle azioni che la giustizia, che le nostre
forze dell'ordine riescono a porre in essere.
Vorrei, quindi, rappresentare questa mia riflessione alla
Commissione e a questa Assemblea.
Se questi beni affluiscono comunque al fondo unico di Equitalia,
che gestirà poi il Governo nazionale, sebbene in un federalismo
filtrato da un successivo federalismo, il rischio è che comunque
non saranno riversati e non vi sarà quell'assoluta e completa
ricaduta nel nostro territorio regionale.
Io direi se non è il caso di riflettere sulla istituzione di un
fondo separato. Desidero che una tale ipotesi possa essere anche
uno spunto di riflessione proprio per poter affermare questa
ricaduta completa nel nostro territorio.
Era questo che volevo esprimere, fermo restando che sul progetto
originario, non soltanto io, ma l'intera Assemblea non può non
essere d'accordo con il lavoro della I Commissione. Non possiamo
non essere d'accordo sul fatto che tutto ciò che viene prodotto in
Sicilia, anche, attenzione, lo voglio virgolettare, di illecito ,
ritorni alla Sicilia sotto un processo virtuoso, lecito, di
benessere, di sviluppo, di legalità, di miglioramento della qualità
della vita dei siciliani.
Questo è un fatto incontrovertibile; però, ripeto, spero che, così
come è impostato, questo schema di proposta di legge possa avere
un'applicazione corretta.
Diversamente, non so se è il caso di fermarsi un attimo e di
riflettere. Lungi da me altri pensieri; se dubbi non ce ne sono,
andiamo avanti e possiamo approvarlo così come è stato proposto
dalla Commissione.
MINARDO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MINARDO, presidente della Commissione. Signor Presidente,
onorevoli colleghi, vorrei ringraziare l'intera Commissione per la
sensibilità avuta nel lavoro svolto per questo disegno di legge,
così come per il disegno di legge relativo alla partecipazione
della Regione al processo normativo dell'Unione europea, ed un
ringraziamento va anche agli uffici, al dottore Palmeri, alla
dottoressa Gerardi e al dottore Scimè, che sicuramente hanno dato
quel contributo importante per rendere i disegni di legge lineari
ed efficaci.
Quello che diceva l'onorevole Falcone in ordine alla legge-voto,
citando il fondo unico dove vanno a confluire tutte le somme
confiscate alla mafia, non c'è dubbio che si intravede anche
all'interno della stessa proposta di legge, dove si prevede che le
somme che vanno a confluire nel fondo unico sono destinate allo
sviluppo, e quindi anche nelle regioni dove è avvenuta la confisca.
Pertanto, in automatico, la destinazione è vincolata per quel che
chiediamo noi e credo che possa rimanere così come è stato proposto
nel testo esitato dalla I Commissione.
PRESIDENTE. Non avendo alcun altro deputato chiesto di parlare,
dichiaro chiusa la discussione generale e pongo in votazione il
passaggio all'esame degli articoli.
Chi è favorevole si alzi; chi è contrario resti seduto.
(E' approvato)
Do lettura dello schema di progetto di legge:
Schema di progetto di legge da proporre al Parlamento
della Repubblica
ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto della
Regione recante Modifiche
al decreto legge 16 settembre 2008, n. 143,
convertito,
con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n.
181'
Art. 1.
Destinazione delle somme di denaro e dei proventi
derivanti
dai beni confiscati e affluiti nel Fondo unico
giustizia
1. Dopo l'articolo 2 del decreto legge 16 settembre 2008, n. 143,
convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n.
181, è inserito il seguente:
Art. 2 bis - Destinazione delle somme e dei proventi affluiti nel
Fondo unico giustizia - 1. Nel rispetto dei principi del
federalismo fiscale e in un'ottica di potenziamento delle risorse
destinate alla lotta al sistema mafioso, le somme di denaro e i
proventi derivanti dai beni confiscati, affluiti nel Fondo unico
giustizia di cui all'articolo 2, sono destinati allo sviluppo
economico delle comunità locali e dei territori danneggiati dalla
criminalità organizzata, nelle Regioni dove è avvenuta la confisca.
2. Le somme e i proventi di cui al comma 1 sono utilizzati per il
miglioramento delle infrastrutture, per il sostegno alle forze
dell'ordine e, nella Regione siciliana, per gli interventi di cui
alla legge regionale 20 novembre 2008, n. 15.'.
Comunico che è stato presentato dalla Commissione l'emendamento
1.1:
«Alla fine del comma 1 sostituire le parole nelle Regioni dove è
avvenuta la confisca con le parole nelle Regioni dove è ubicato
il bene oggetto della confisca ».
MINARDO, presidente della Commissione. Dichiaro di ritirarlo.
PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
Essendo il disegno di legge composto da un unico articolo, si va
direttamente al voto finale.
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che gli onorevoli Laccoto, Di Mauro, Leanza
Nicola e Gennuso hanno chiesto congedo per la seduta odierna.
L'Assemblea ne prende atto.
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
«Disposizioni sulla partecipazione della Regione al processo
normativo dell'Unione europea, sulle procedure di esecuzione degli
obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione europea e di
attuazione delle politiche dell'Unione europea» (379 bis/A)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio nominale
del disegno di legge «Disposizioni sulla partecipazione della
Regione al processo normativo dell'Unione europea, sulle procedure
di esecuzione degli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Unione
europea e di attuazione delle politiche dell'Unione europea» (379
bis/A).
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Adamo, Apprendi, Arena, Aricò, Beninati, Bonomo,
Caputo, Caronia, Colianni, Corona, Currenti, D'Asero, De Luca, Di
Guardo, Dina, Donegani, Falcone, Federico, Ferrara, Formica,
Forzese, Galvagno, Gianni, Greco, Gucciardi, Incardona, Laccoto,
Lentini, Leontini, Lo Giudice, Lupo, Mancuso, Marinello, Marinese,
Marrocco, Marziano, Mattarella, Minardo, Mineo, Musotto, Oddo,
Panarello, Picciolo, Pogliese, Ragusa, Raia, Romano, Ruggirello,
Savona, Scammacca, Scilla, Termine, Torregrossa, Vinciullo.
Sono in congedo: Calanducci, Campagna, Cascio Salvatore, De
Benedictis, Di Mauro, Fagone, Faraone, Gennuso, Leanza Nicola,
Panepinto, Speziale.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti e votanti 54
Maggioranza 28
Favorevoli 54
(L'Assemblea approva)
Onorevoli colleghi, gli onorevoli Buzzanca, Cordaro, Cracolici,
Maira e Rinaldi dichiarano di avere votato favorevolmente ma che,
per un malfunzionamento del sistema elettronico di votazione, il
loro voto non risulta registrato.
L'Assemblea ne prende atto.
Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
+Schema di progetto di legge da proporre al Parlamento della
Repubblica ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto della regione
recante 'Modifiche al decreto legge 16 settembre 2008, n. 143,
convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008, n.
181'» (508-527/A)
PRESIDENTE. Si passa alla votazione finale per scrutinio nominale
del disegno di legge «Schema di progetto di legge da proporre al
Parlamento della Repubblica ai sensi dell'articolo 18 dello Statuto
della regione recante 'Modifiche al decreto legge 16 settembre 2008,
n. 143, convertito, con modificazioni, dalla legge 13 novembre 2008,
n. 181'» (nn. 508-527/A).
Indìco la votazione per scrutinio nominale.
Chiarisco il significato del voto: chi vota sì preme il pulsante
verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
pulsante bianco.
Dichiaro aperta la votazione.
(Si procede alla votazione)
Votano sì: Adamo, Arena, Aricò, Beninati, Bonomo, Bosco, Buzzanca,
Caputo, Caronia, Colianni, Cordaro, Corona, Cracolici, Currenti,
D'Asero, De Luca, Di Benedetto, Dina, Falcone, Ferrara, Formica,
Forzese, Gianni, Greco, Gucciardi, Incardona, Lentini, Leontini, Lo
Giudice, Lupo, Maira, Mancuso, Marinello, Marinese, Marrocco,
Mattarella, Minardo, Mineo, Musotto, Picciolo, Pogliese, Ragusa,
Raia, Romano, Ruggirello, Scammacca, Scilla, Termine, Torregrossa,
Vinciullo.
Sono in congedo: Calanducci, Campagna, Cascio Salvatore, De
Benedictis, Di Mauro, Fagone, Faraone, Gennuso, Leanza Nicola,
Panepinto, Speziale.
Dichiaro chiusa la votazione.
Risultato della votazione
PRESIDENTE. Proclamo l'esito della votazione per scrutinio
nominale:
Presenti 51
Votanti 50
Maggioranza 26
Favorevoli 50
(L'Assemblea approva)
Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 20 aprile
2010, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del presidente Cascio
Presidenza del vicepresidente Oddo
I -Comunicazioni.
II - Discussione dei disegni di legge:
1) - Bilancio di previsione della Regione siciliana per l'anno
finanziario 2010 e bilancio pluriennale per il triennio 2010/2012
(470-470 bis);
2) - Disposizioni programmatiche e correttive per l'anno 2010
(471-471 bis).
La seduta è tolta alle ore 18.07
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
dott.ssa Iolanda Caroselli
ALLEGATO:
Risposta scritta ad interrogazione - Rubrica «Economia»
BARBAGALLO. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore per
il bilancio e le finanze, premesso che:
a tutt'oggi, nonostante, i numerosi solleciti, il Ministero
dell'economia e delle finanze ha sempre pretestuosamente sollevato
difficoltà in ordine alla concreta attuazione dell'art. 37 dello
Statuto speciale della Regione siciliana;
il diritto della Regione siciliana a percepire l'imposta sulla
quota di reddito prodotta dagli stabilimenti e impianti, siti nel
territorio regionale, di imprese che hanno la sede legale fuori
dallo stesso, è stato riaffermato con il decreto legislativo n.
241/2005 e con la sentenza della Corte costituzionale n. 145 del
2008 che ha chiarito la questione riguardante il trasferimento di
funzioni e di risorse di cui all'art. 1 del citato decreto;
considerato che:
la Corte costituzionale, con la sentenza sopra richiamata, ha
fugato ogni dubbio interpretativo affermando che il criterio di
simmetria riguarda la specifica ipotesi di trasferimento dallo
Stato alla Regione delle funzioni in materia di riscossione delle
imposte come conseguenza della devoluzione di quote di competenza
fiscale dallo Stato, e non l'ipotesi di funzioni diverse da quelle
della riscossione;
l'andamento del gettito tributario di cui trattasi risulta
caratterizzato da un'alta variabilità, come dimostra la stima
elaborata dallo stesso Ministero nella pubblicazione 'La
regionalizzazione nelle entrate tributarie', che riporta per
l'anno 2001 un importo pari a 500 milioni di euro, mentre nel 2004
l'importo stimato scende a circa 200 milioni di euro;
considerato ancora che detta variabilità non può essere posta in
simmetria con un trasferimento di funzioni (pubblica istruzione,
sanità, assistenza) alla Regione, la quale si troverebbe a
sostenere oneri tendenzialmente in aumento;
ritenuto che:
il Ministro Tremonti e gli uffici ministeriali hanno adottato un
comportamento omissivo che si configura nell'indebito rifiuto di
adottare un provvedimento necessario affinché una Regione sia
posta in grado di esplicare un'attribuzione che costituzionalmente
ad essa spetta (sentenze Corte costituzionale n. 187 1984 e n. 276
del 2007);
la mancata attuazione dell'art. 37 da parte del Ministero
dell'economia e delle finanze è lesiva del principio
costituzionale di leale collaborazione e di buon andamento
dell'azione amministrativa;
per sapere quali siano le ragioni per le quali a tutt'oggi non
sia stato presentato ancora ricorso al giudice competente per il
riconoscimento di risorse costituzionalmente garantite.» (938)
Risposta. - «In risposta all'interrogazione n. 938, a firma
dell'onorevole Barbagallo, si rappresenta quanto segue.
Il Decreto Legislativo 3.11.2005 n. 241, in attuazione dell'art.
37 dello Statuto speciale della Regione siciliana, ha disposto che
le quote di competenza fiscale dello Stato sono trasferite alla
Regione , alla quale simmetricamente sono trasferite competenze
... previste dallo statuto fino ad ora esercitate dallo Stato , e
che alla definizione delle relative modalità applicative si
provvede con decreto dirigenziale del Ministero dell'Economia e
delle finanze, d'intesa con questo Assessorato.
L'intervento normativo in questione è da interpretarsi nel senso
di una riaffermazione del diritto della Regione alla percezione
dell'intera imposta sulla quota di reddito prodotta dagli
stabilimenti ed impianti, siti nel territorio regionale, di imprese
che hanno la sede legale fuori dallo stesso, attraverso modalità
alternative rispetto a quelle di cui al Decreto del Presidente
della Repubblica 26 luglio 1965 n. 1074, non più idonee a
consentirne la relativa riscossione alla Regione Siciliana.
In ordine, poi, all'assunzione degli oneri connessi alle funzioni
che, simmetricamente , si prevede di trasferire alla Regione, era
stato posto in evidenza che la formula della simmetria , ossia di
un'ordinata corrispondenza fra attribuzione delle entrate e
trasferimento di funzioni - che, peraltro, trova il suo fondamento
nello stesso impianto statutario - costituiva un'indicazione a
carattere programmatico e che restava, quindi, intestato all'Organo
competente (Commissione paritetica ex art. 43 Statuto) il compito
di procedere al completamento del trasferimento di funzioni, nel
rispetto del principio costituzionale secondo il quale le spese
devono trovare capienza nelle entrate e che a garanzia
dell'autonomia finanziaria riconosciuta a regioni ed enti locali,
l'art. 119 della Costituzione prevede a loro favore il
finanziamento integrale delle funzioni pubbliche attribuite .
Giova ricordare che questa Amministrazione regionale, nell'ampio
arco temporale già trascorso, ha più volte formalmente
rappresentato agli Uffici ministeriali l'esigenza di promuovere la
più sollecita adozione del decreto dirigenziale, al quale sono
subordinati gli effetti della nuova norma di attuazione dell'art.
37, senza però ottenere alcun riscontro. Anzi la posizione assunta
dallo Stato è stata piuttosto avversa, sollevando difficoltà nella
quantificazione delle entrate spettanti a questa Regione in forza
dell'art. 37, ai fini della successiva individuazione, da parte
della Commissione paritetica, delle funzioni da trasferire
simmetricamente subordinando il trasferimento delle risorse ad una
complessiva sistemazione finanziaria delle funzioni da attribuirsi.
Tale posizione è risultata, poi, superata dall'interpretazione
dell'art. 1 comma 1 del D. lgs 241/05 resa dalla Corte
Costituzionale, con la sentenza n. 145 del 16.5.2008, che
espressamente afferma, al paragrafo 4.2, che il criterio di
simmetria ivi previsto riguarda solo la specifica ipotesi di
trasferimento, dallo Stato alla Regione delle funzioni di
riscossione delle imposte, in conseguenza della devoluzione di
quote di competenza fiscale dello Stato e non ....l'ipotesi del
trasferimento di funzioni diverse da quelle della riscossione .
Infatti, l'art. 1 del già citato D.lgs 241 del 2005, nel dare
attuazione all'art. 37 dello Statuto, si limita a disporre che, con
riferimento all'imposta relativa alle quote del reddito da
attribuire agli stabilimenti ed impianti, siti nel territorio della
Regione, di imprese commerciali e industriali aventi la sede
centrale fuori da tale territorio, sono trasferite alla Regione -
simmetricamente al trasferimento del gettito di tale imposta -
anche le competenze previste dallo statuto sino ad ora esercitate
dallo Stato , e cioè, esclusivamente le competenze in ordine alla
riscossione di tale imposta.
Pertanto, appare evidente che in base alla citata sentenza
interpretativa, l'unica funzione da trasferirsi alla Regione
siciliana simmetricamente al trasferimento delle quote di gettito
IRES, è quella relativa alla riscossione del tributo medesimo.
A seguito di ulteriore sollecito inoltrato agli Uffici statali,
alla luce dell'interpretazione come sopra resa dall'Organo di
legittimità costituzionale, la Direzione del Federalismo Fiscale ha
riscontrato la richiesta regionale, organizzando un incontro
tecnico che si è tenuto in Roma il 16 luglio 2008, a cui è seguito
un successivo incontro il 24 luglio 2008.
In occasione dei citati incontri è stato raggiunto un accordo di
massima in ordine al criterio tecnico da utilizzarsi per calcolare
la quota IRES da attribuire a questa Regione, individuandolo in
quello usato per la ripartizione dell'IRAP su base regionale, e
alle relative modalità di assegnazione del gettito.
Riguardo alla richiesta avanzata con l'interrogazione in argomento
di conoscere le ragioni per le quali questa Amministrazione non
abbia ancora messo in atto i previsti rimedi giurisdizionali, giova
precisare che il Dipartimento Finanze e Credito di questo
Assessorato, più volte ha ulteriormente sollecitato gli uffici
ministeriali a porre in essere gli opportuni adempimenti per
consentire l'emanazione del decreto dirigenziale, propedeutico
all'effettivo trasferimento delle risorse di natura fiscale dallo
Stato alla Regione Siciliana, indicando un termine di tempo di
novanta giorni, ai sensi dell'art. 2 della Legge 241/90 come
modificato dagli artt. 2 e 21 della Legge 15/05 e sostituito
dall'art. 3 comma 6 bis, del D.L. 14 marzo 2005, n. 35, (relativo
alla conclusione del procedimento), decorso infruttuosamente il
quale, si riservava di ricorrere al giudice competente per il
riconoscimento delle legittime pretese della Regione Siciliane.
Il Ministero dell'Economia e delle Finanze - Dipartimento delle
Finanze - nel riscontrare le suddette note di diffida, ha trasmesso
una prima bozza del menzionato decreto dirigenziale al fine di
consentire una preliminare valutazione ravvisando l'opportunità di
convocare un tavolo tecnico, ove saranno congiuntamente affrontate
le questioni di maggior rilievo.
Attesa la delicatezza che riveste la problematica anche per le
refluenze in termini di oneri finanziari che potrebbero ricadere a
carico di questa Regione, il Dipartimento Finanze e Credito di
questo Assessorato ritiene opportuno effettuare i necessari
approfondimenti sui contenuti dello schema di decreto e al contempo
ha rimesso al competente Ufficio Legislativo e Legale della Regione
di esprimere le proprie valutazioni al riguardo.
Pertanto, a tutt'oggi questa Amministrazione è in attesa di
conoscere le valutazioni dell'organo legale, complementari ad una
complessiva e definitiva disamina della problematica in discorso,
volta al raggiungimento dell'intesa sulla emanazione del decreto
dirigenziale in parola.».
L'Assessore per
l'economia
on. avv. Michele
Cimino
Rubrica «Salute»
LO GIUDICE - MAIRA ED ALTRI. - «All'Assessore per la sanità e
all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie
locali, premesso che:
il 'Coordinamento per la difesa della scuola pubblica' di Ragusa
- composto dai signori Lucia Leggio, Rita Mazzotta, Lucia Martedì,
Francesco Cavalieri, Giancarla La Cognata, Carla Cau, Barbara
Costa e Valeria Catalano - ha formalmente sollecitato il
Presidente della Regione siciliana ad intervenire a sostegno di
una ragazza che da più di tre anni sta vivendo il dramma che è
toccato ed Eluana Englaro. Si tratta di Sara Di Natale, 25 anni,
di Ragusa, che da 3 anni vive in stato vegetativo;
la famiglia di Sara Di Natale in più occasioni, ma vanamente, si
è rivolta alle istituzioni pubbliche della Regione siciliana per
avere aiuti concreti per la figlia le cui condizioni di salute
richiedono assistenza continua e specializzata;
la mamma di Sara di Natale, pur volendo dedicarsi a tempo pieno
all'assistenza della figlia, non può farlo per ragioni
professionali. Dipendente del Ministero dell'università,
dell'istruzione e della ricerca, ha raggiunto 35 anni di servizio
ma non ha ancora raggiunto l'età pensionabile prevista dalle norme
in vigore. Aveva chiesto dunque di potere andare in pensione
anticipatamente, ma il Ministero non gliel'ha consentito;
nell'ottobre 2008, i familiari di Sara, con l'ausilio del
'Coordinamento pro diritti H per le famiglie delle persone con
disabilità grave e gravissima' hanno raccolto quasi 20 mila firme
- consegnate all'Assessore per la sanità - per chiedere il
potenziamento del 'Servizio di Assistenza Domiciliare Integrata ai
Disabili', la creazione di 'Speciali Unità di Accoglienza'
dedicate a soggetti in stato vegetativo o di minima coscienza
(SUAP) e la creazione di un centro per la riabilitazione di
postcomatosi;
considerato che:
secondo il 'Coordinamento per la difesa della scuola pubblica' a
molte famiglie di disabili della provincia di Ragusa - che si
sostituiscono quasi completamente allo Stato - è stato ridotto o
annullato il servizio ADI ('Assistenza domiciliare integrata') e
che nell'anno 2007, sempre in provincia di Ragusa, sono stati
tagliati fondi alle famiglie per 620 mila euro;
senza trattamenti fisioterapici i malati vanno incontro ad
inevitabili anchilosi e retrazioni tendinee che provocano dolori
atroci;
la provincia di Ragusa per l'anno 2008 ha avuto un
accreditamento per l'assistenza riabilitativa di soli 4 milioni di
euro, mentre in altre province siciliane lo stanziamento è stato
anche a 20 milioni;
i costi per la riabilitazione in altre regioni d'Italia o
all'estero sono proibitivi. Ad Innsbruk, in Austria, per esempio,
occorrono da 16 mila a 20 mila euro al mese;
a Ragusa manca un centro di riabilitazione per post-comatosi
attrezzato ed efficiente come quelli che operano nel Nord Italia;
secondo uno studio del 'Gruppo italiano per lo studio delle
gravi cerebrolesioni acquisite e riabilitazione', in Italia i
luoghi di riabilitazione per i casi di gravi cerebrolesioni si
concentrano nel Centro-Nord (11 in Lombardia, 9 in Emilia Romagna,
5 in Piemonte, 7 in Toscana, 5 in Umbria, 4 in Liguria, 2 nel
Lazio, 0 in Puglia, 1 in Abruzzo, 1 in Campania, 1 in Calabria, 2
in Sardegna e 2 in Sicilia) e in Lombardia i posti delle RSA
(residenze sanitarie assistite) rappresentano il 50% della
disponibilità nazionale;
visto che:
l'articolo 2 della Costituzione italiana stabilisce che 'la
Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo,
sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua
personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di
solidarietà politica, economica e sociale';
l'articolo 3 della Costituzione italiana stabilisce che 'è
compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della
persona umana';
l'articolo 32 della Costituzione italiana stabilisce che 'la
Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto
dell'individuo e interesse della collettività';
per sapere:
come e in che tempi l'Assessorato Sanità e l'Assessorato
Famiglia, politiche sociali e autonomie locali intendano aiutare
le famiglie dei soggetti che vivono in stato vegetativo;
se sia disponibile presso l'Assessorato Sanità un registro dei
soggetti in stato vegetativo;
se e come, nel caso specifico, si intenda intervenire presso il
Ministero dell'istruzione dell'università e della ricerca per
verificare se sia possibile consentire alla mamma di Sara Di
Natale di andare in pensione anticipatamente, in modo tale da
consentirle di assistere a tempo pieno la propria figlia.». (474)
Risposta. - «In ordine alla interrogazione n. 474, con la quale
gli onorevoli Lo Giudice, Maira ed altri chiedono notizie circa la
concessione di aiuti economici ed assistenziali a favore dei
familiari di soggetti in stato vegetativo, si rappresenta per
quanto di competenza che, da informazioni assunte presso la ex
A.U.S.L. 7 di Ragusa, la paziente di cui all'atto ispettivo è
assistita sul territorio ed il Distretto Sanitario di Ragusa
fornisce alla stessa l'assistenza domiciliare integrata (A.D.I.)
garantendo:
2 accessi settimanali del Medico di Medicina Generale;
le consulenze specialistiche necessarie, richieste dal predetto
Medico;
l'assistenza anestesiologica domiciliare;
n. 6 interventi riabilitativi settimanali;
n. 6 interventi di assistenza infermieristica settimanali;
la concessione di presidi ed ausili previsti dalla normativa
vigente (letto ortopedico, materasso, sollevatore ecc.);
servizio sociale di aiuto domestico con due accessi giornalieri.
L'Azienda ha inoltre confermato che continuerà a prestare alla
paziente la migliore assistenza possibile e, in relazione
all'eventuale modificarsi delle condizioni sanitarie o socio-
assistenziali della stessa, provvederà ad attivare i percorsi
assistenziali ritenuti più appropriati.».
L'Assessore per la
salute
dr. Massimo Russo