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Resoconto d'Aula della Seduta n. 173 di mercoledì 19 maggio 2010
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   Presidenza del vicepresidente Oddo


   VITRANO, segretario, dà lettura del processo verbale della  seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE.  Comunico  che  hanno chiesto  congedo  per  oggi  gli
  onorevoli  Adamo, Apprendi, Arena, Beninati, Buzzanca,  Calanducci,
  Caronia,  Fiorenza,  Cascio  Salvatore,  Dina,  Falcone,  Federico,
  Gianni, Greco, Limoli, Marinese, Pogliese, Scammacca della Bruca  e
  Scoma.

   L'Assemblea ne prende atto.

                       Annunzio di interpellanze

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interpellanze presentate.

   VITRANO, segretario:

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione professionale, premesso che:

   la  sicurezza  degli edifici scolastici in Sicilia costituisce  un
  problema drammatico;

   esistono  precise disposizioni normative dirette ad assicurare  la
  sicurezza degli edifici scolastici, ed in particolare: la legge  11
  gennaio  1996, n. 23, recante 'Norme per l'edilizia scolastica',  e
  la  legge 27 dicembre 2002, n. 289, all'articolo 80, comma 21,  che
  prevede, nell'ambito del programma delle infrastrutture strategiche
  di  cui alla legge n. 443 del 2001 (cosiddetta legge obiettivo), la
  predisposizione  di  un piano straordinario di messa  in  sicurezza
  degli   edifici  scolastici,  con  particolare  riguardo  a  quelli
  insistenti nelle zone a rischio sismico;

   la medesima norma dispone la sottoposizione di detto piano al CIPE
  che,  sentita  la conferenza unificata, è chiamato a  ripartire  le
  risorse, tenuto conto dalla citata legge n. 23 del 1996;

   con la delibera CIPE 21 febbraio 2008, n. 17, è stato approvato il
  programma  stralcio  di  rimodulazione  del  piano,  procedendo  al
  definanziamento,  totale o parziale, di alcuni interventi  ed  alla
  riprogrammazione delle risorse liberatesi;

   considerato che:

   la  delibera  CIPE  3/2009 ha assegnato al fondo infrastrutture  1
  miliardo  di euro da destinare al piano straordinario di  messa  in
  sicurezza degli edifici scolastici;

   il  programma  stralcio  di  interventi  presentato  dai  Ministri
  Gelmini  e  Matteoli  destina allo scopo un  importo  di  soli  350
  milioni  di  euro  a  valere  sui  fondi  FAS  assegnati  al  fondo
  infrastrutture  per  l'edilizia  scolastica  dalla  delibera   CIPE
  3/2009;

   il   29   aprile  2010,  nel  corso  della  conferenza   unificata
  sull'attuazione   del   programma  straordinario   sul   patrimonio
  scolastico, i fondi sono stati suddivisi tra le regioni;

   il  suddetto  programma di interventi è stato messo  a  punto  dal
  Governo  senza  interpellare le Regioni  sull'individuazione  delle
  priorità  da  finanziarie  e prevede una ripartizione  secondo  una
  metodologia  contraria alla legge, violando palesemente  le  regole
  finanziarie  degli  stanziamenti  pubblici  destinati   alle   aree
  sottoutilizzate  che stabilivano l'assegnazione dell'85  per  cento
  delle risorse FAS al Mezzogiorno e del 15 per cento al Centro-Nord;

   al  Mezzogiorno vengono destinati, dunque, meno di 140 milioni  di
  euro,  corrispondenti  al  40 per cento delle  risorse,  mentre  il
  restante 60 per cento è destinato al Centro-Nord;

   nonostante in Sicilia lo stato dell'edilizia scolastica sia  assai
  peggiore  che nel resto del Paese, il Governo nazionale ha previsto
  uno stanziamento di 35,5 milioni di euro invece dei 74,4 milioni di
  euro previsti. Pertanto alla nostra Regione risultano sottratti  40
  milioni di euro;

   lo scorso 13 maggio 2010 il CIPE ha approvato il suddetto piano di
  ripartizione delle risorse;

   per conoscere:

   se   il  Governo  regionale  condivida  e  intenda  avallare   gli
  stanziamenti  assegnati  alla Sicilia e i criteri  di  ripartizione
  adottati;

   se  e quali iniziative siano state assunte o si intendano assumere
  per  assicurare  il  rispetto dei criteri di  ripartizione  fissati
  dalla   normativa  citata  ovvero  per  contrastare  il  piano   di
  ripartizione approvato dal CIPE, al fine di tutelare gli  interessi
  dei  cittadini  siciliani,  i quali hanno  diritto  ad  una  scuola
  pubblica adeguata e funzionale come nel resto del Paese». (87)

          (L'interpellante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                           MATTARELLA

   «All'Assessore per la salute, premesso che:

   il  centro  'La Diagnostica' della provincia di Enna  è  nato  dal
  progetto  ambizioso  di  realizzare  nel  breve-medio  termine  una
  struttura  di avanguardia, in grado di rispondere alle esigenze  ed
  al  bisogno di salute in un area ad oggi non integralmente  coperta
  dal sistema sanitario regionale;

   il  suddetto centro consta di tre strutture accreditate, dislocate
  sul  territorio  della  provincia di Enna e, nello  specifico,  nei
  comuni di Barrafranca, Catenanuova e Piazza Armerina;

   considerato che:

   in  particolare la sede di Catenanuova è accessibile da  tutte  le
  direzioni  dell'autostrada  A19 ed è poco  distante  dall'aeroporto
  'Fontanarossa' di Catania (30 chilometri circa);

   la  struttura  di  Catenanuova oltre  a  garantire  l'efficacia  e
  l'efficienza dell'offerta diagnostica sul territorio è recentemente
  dotata,   grazie   ad  un  notevole  investimento  sull'innovazione
  tecnologica, di una apparecchiatura unica in Italia, il 'Mr.  Open'
  prodotto da Paramed Genova;

   il  'Mr.  Open'  rappresenta una nuova frontiera  della  risonanza
  magnetica;  trattasi,  infatti, della prima risonanza  magnetica  a
  'cielo  aperto' al mondo, ovvero di un aiuto indispensabile  per  i
  soggetti claustrofobici;

   come  dichiarato  dal dottor Guido Fischetti, direttore  sanitario
  del    presidio    oltre    che   responsabile    della    gestione
  dell'apparecchiatura, 'l'introduzione di un gioco  magnetico  ad  U
  rappresenta   un  elemento  assolutamente  innovativo,  consentendo
  l'esecuzione di tutte le indagini RM 'a cielo aperto', ivi compresi
  gli esami RM dell'encefalo e del rachide cervicale, che negli altri
  tomografi  RM,  anche  nelle  RM  'aperte'  lateralmente,   vengono
  effettuati con una parete a poca distanza dal volto del paziente';

   la  totale  eliminazione di ogni barriera fra  il  paziente  e  lo
  spazio sovrastante determina un approccio estremamente rassicurante
  che esclude reazioni claustrofobiche;

   considerato altresì che:

   'Mr.  Open'  è  la  prima  risonanza  magnetica  ad  adottare   la
  tecnologia dei superconduttori ad elevata temperatura, che consente
  di  utilizzare sistemi di raffreddamento tradizionali al  posto  di
  elio  liquido o altri gas esigenici, ben più costosi e di difficile
  reperibilità in alcune zone del mondo;

   la  creazione  di  questa  innovativa macchina  per  tomografia  a
  risonanza  magnetica a geometria aperta, chiamata 'Mr. O' (magnetic
  risonante  open),  ha  visto coinvolte  l'Università  di  Genova  e
  industrie  come  ASG Super Conductors, Columbus  Superconductors  e
  Paramed,  oltre  all'impegno  del dottor  Fischetti  prima  citato,
  dell'ingegnere     Dutto    e    dell'equipe     della     Paramed,
  dell'amministratore Tricarichi e del dottor Franco Ennio Cascio;

   atteso  che  la  presenza del primo tomografo a RM nel  mondo  con
  dette  caratteristiche  nella struttura  sanitaria  di  Catenanuova
  rappresenta un fondamentale strumento su cui investire per  colmare
  il  divario  nord-sud in un settore fondamentale come quello  della
  salute;

   per conoscere:

   le  ragioni  che  ostacolino la sottoscrizione  della  convenzione
  della struttura di Catenanuova con il servizio sanitario regionale;

   se  non  ritenga di dover attivare con urgenza il convenzionamento
  della  struttura  sanitaria  in oggetto,  tenuto  conto  dell'aiuto
  indispensabile  che  riveste  per  i  soggetti  claustrofobici  una
  risonanza  'a cielo aperto', come quella di Catenanuova,  unica  al
  mondo, oltre al fatto che il presidio sanitario si trova nel centro
  della  Sicilia  e che in tutti gli ospedali della provincia  ennese
  non  esiste una sola risonanza magnetica al servizio degli utenti».
  (88)

                                                  GALVAGNO - AMMATUNA

   PRESIDENTE.   Avverto  che,  trascorsi  tre  giorni   dall'odierno
  annunzio senza che il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione,  le
  interpellanze si intendono accettate e saranno iscritte  all'ordine
  del giorno per essere svolte al loro turno.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


    Discussione della mozione numero 183 «Nomina di una commissione
                              di indagine
      sul piano di informatizzazione della Regione siciliana, con
                        particolare riferimento
       agli affidamenti alla società 'Sicilia e-Servizi S.p.A.'»

   PRESIDENTE.   Si  passa  al  II  punto  dell'ordine  del   giorno:
  Discussione della mozione numero 183 «Nomina di una commissione  di
  indagine  sul  piano di informatizzazione della Regione  siciliana,
  con  particolare riferimento agli affidamenti alla società 'Sicilia
  e-Servizi  S.p.A.'», degli onorevoli Leontini, Mancuso,  Falcone  e
  Corona. Ne do lettura:

                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   in  data 18 novembre 2002 veniva pubblicato un bando per la scelta
  di  un socio per la costituzione di una società denominata 'Società
  Euromediterranea  per  lo  sviluppo dell'informazione',  avente  ad
  oggetto  lo  svolgimento delle attività informatiche di  competenza
  delle  amministrazioni  regionali,  socio  al  quale  affidare   la
  realizzazione della piattaforma telematica integrata della  Regione
  siciliana ai sensi dell'articolo 78 della legge regionale 3  maggio
  2001, n. 6;

   ai  sensi  della  succitata disciplina, con  bando  approvato  con
  decreto  del  dirigente  generale n. 206  dell'11  marzo  2005,  si
  avviava  la  procedura  selettiva, in forme assimilabili  a  quelle
  dell'appalto-concorso, per l'individuazione del socio di  minoranza
  della società;

   aggiudicatario   della   gara  per  l'individuazione   del   socio
  minoritario risultava l'RTI (raggruppamento temporaneo di  impresa)
  costituito  tra le imprese 'AtosOrigin s.p.a.' (oggi Engineering.lt
  s.p.a.) e 'Accenture s.p.a.';

   successivamente,  in  data  20  dicembre  2005,  tra  la   Regione
  siciliana  (all'epoca  con  Sicilia  e-Innovazione)  e  la  società
  privata   'Sicilia   e-Servizi  Venture  s.c.r.l.',   appositamente
  costituita dall'RTI AtosOrigin s.p.a. (oggi Engineering.lt  s.p.a.)
  e  Accenture  s.p.a., si costituiva la società mista  a  prevalente
  partecipazione pubblica denominata 'Sicilia e-Servizi  s.p.a',  con
  capitale  intestato,  per  il  51  per  cento,  alla  'Sicilia   e-
  Innovazione s.p.a.' (oggi Regione siciliana) e, per il restante  49
  per cento, al socio privato di minoranza;

   in  attuazione del citato articolo 78 della l.r. n. 6 del  2001  e
  successive  modifiche  e  integrazioni ed in  conformità  a  quanto
  prestabilito nel suddetto bando pubblico di selezione del socio  di
  minoranza,  la Regione è venuta nella determinazione  di  stipulare
  con  la  società  una  convenzione-quadro  per  la  gestione  delle
  attività   informatiche   di   competenza   delle   amministrazioni
  regionali;

   l'aggiudicatario RTI della suddetta procedura ristretta di gara si
  obbligava,  in conformità a quanto prestabilito nel suddetto  bando
  pubblico  di  selezione  del  socio di minoranza,  oltre  che  alla
  costituzione  della predetta società mista cui affidare  forniture,
  servizi  e  lavori  per la realizzazione della cosiddetta  'Società
  dell'Informazione' della Regione siciliana, al necessario  graduale
  trasferimento  di conoscenze e personale appositamente  formato  ed
  addestrato,  al fine di strutturare e rendere efficace ed  autonoma
  la società Sicilia e-Servizi s.p.a.;

   ritenuto che occorra verificare se risponda al vero che:

   1)  la  società  Sicilia  e-Servizi s.p.a., nonostante  l'avanzato
  stato  di consolidamento delle proprie attività - ed in particolare
  il  fatturato ultimo consolidato 2008, di oltre 40 milioni di euro,
  e  i  contratti acquisiti, da parte dei dipartimenti regionali  nel
  2009, per oltre 150 milioni di euro, di cui oltre 78 relativi  alla
  programmazione  comunitaria 2007-2013 contrattualizzati  tutti  nel
  mese  di dicembre 2009 - continui ad operare, in dispregio a quanto
  previsto  dal  bando di gara, con assoluta prevalenza di  personale
  'affittato' dai soci privati a tariffe che vanno da 470 a 1030 euro
  giornalieri, con conseguente e spropositato aggravio dei  costi  di
  gestione a carico dell'Amministrazione regionale;
   2)  il  processo di popolamento e ristrutturazione  della  società
  Sicilia  e-Servizi  s.p.a. sia stato bruscamente  interrotto  dagli
  attuali  amministratori della società, generando una condizione  di
  illegittimo e spropositato vantaggio economico per il socio privato
  e  determinando di fatto il protrarsi indefinito di tale condizione
  di  super  guadagno  e  notevolissimo spreco di  risorse  pubbliche
  rispetto  ai  costi che verrebbero sostenuti con personale  interno
  adeguatamente formato dallo stesso socio privato così come da bando
  di gara;

   3)  in  ragione  di  tale  scenario, l'Amministrazione  regionale,
  mantenendo  tale  stato di cose, abbia determinato una  sostanziale
  quanto   inaccettabile  lievitazione  di  costi  che  non  appaiono
  assolutamente in linea con il mercato attuale;

   4) il socio privato (Engineering s.p.a. ed Accenture s.p.a. per il
  tramite di Sicilia e-Servizi Venture s.c.r.l.) operi il trattamento
  di  dati  sensibili,  personali  e  riservati  tanto  di  tutto  il
  personale  dell'Amministrazione  regionale  (inclusi  Assessori   e
  Presidente)   quanto  della  cittadinanza  siciliana   tutta,   con
  personale   non  legato  da  alcun  patto  di  riservatezza   verso
  l'Amministrazione,  e  che  lo stesso  personale,  legato  in  modo
  subordinato  e  gerarchico al socio privato, venga  'rivenduto'  ed
  addebitato a Sicilia e-Servizi s.p.a., e quindi all'Amministrazione
  regionale,  a  tariffe  molto  al  di  sopra  delle  conosciute   e
  paragonabili evidenze attuali di mercato;

   5)  l'attuale amministratore delegato di Sicilia e-Servizi s.p.a.,
  in  qualità  di  dipendente subordinato della  società  Engineering
  s.p.a.,  operi  (con  ampi  e assoluti  poteri)  in  permanente  ed
  inammissibile conflitto di interesse (gestendo entrambi i ruoli  di
  fornitore e cliente) con le finalità aziendali di Sicilia e-Servizi
  s.p.a.,  essendo  quest'ultima una società regionale  a  prevalente
  capitale regionale;

   al fine di verificare, alla luce di quanto sopra:

   a)  quali  siano  motivi del mantenimento di  tale  condizione  di
  maggior  favore ed illegittimo guadagno da parte del socio  privato
  cui si consente di operare in pieno conflitto di interessi, per  il
  tramite  dell'amministratore delegato ad esso subordinato, che  sta
  gestendo nel suo privato interesse la società a prevalente capitale
  pubblico Sicilia e-Servizi s.p.a., ritardando artatamente il dovuto
  popolamento  della società come da chiara obbligazione contrattuale
  derivante dalla documentazione di gara e dai documenti contrattuali
  vigenti con l'Amministrazione regionale;

   b)   quale   sia   lo  stato  di  avanzamento  del   processo   di
  strutturazione   della  società  Sicilia  e-Servizi   s.p.a.,   con
  particolare riferimento al fatturato pro-capite per dipendente, ove
  per dipendente si intende solo ed esclusivamente personale iscritto
  a libro matricola della società Sicilia e-Servizi s.p.a.;

   c)  quali  siano  le  tutele  messe in  atto  dall'Amministrazione
  regionale a protezione della privacy dei cittadini siciliani nonché
  del personale dell'Amministrazione regionale nella gestione di dati
  sensibili  -  affidati a Sicilia e-Servizi - avendo  riguardo  alla
  verifica  di tutta la filiera di operatori che trattano tali  dati,
  con  particolare riguardo agli operatori del socio privato che  non
  hanno alcun vincolo di riservatezza nei confronti sia di Sicilia e-
  Servizi s.p.a. che dell'Amministrazione regionale;

   d)  come l'Amministrazione regionale, stante la complessità  della
  filiera  degli  affidamenti diretti operati  da  Sicilia  e-Servizi
  s.p.a.,   stia  provvedendo  al  dovuto  controllo  della  corretta
  provenienza  aziendale  di  tutto  il  personale  coinvolto   nelle
  suddette  attività nonché i loro sottostanti rapporti  contrattuali
  di  lavoro (anche ai fini di una verifica del rispetto delle  leggi
  inerenti  all'interposizione  di mano  d'opera  ed  al  divieto  di
  subappalti non autorizzati);

   e)  se  esista un necessario piano di ottimizzazione  delle  spese
  inerenti  a  tale comparto, anche a mezzo del riacquisto  (previsto
  dall'originario  bando  di  gara) a  valore  nominale  delle  quote
  societarie detenute dal socio di minoranza;

   f)  se  esista un chiaro prospetto riassuntivo inerente allo stato
  delle   forniture,  fino  ad  oggi  consegnate  all'Amministrazione
  regionale  da  Sicilia e-Servizi s.p.a., e della loro accettazione,
  collaudo e corretta funzionalità, completo del valore economico  di
  acquisto  e  dei  pareri di congruità tecnico/economica  rilasciati
  dall'organismo di vigilanza CCSIR;

   g)  quali  siano  le  evidenze  documentali  che  attestino,  come
  richiesto  dal bando di gara, che i sistemi informativi  sviluppati
  dal socio privato siano di esclusiva proprietà dell'Amministrazione
  regionale.  Tali  documenti devono essere  finalizzati  a  tutelare
  pienamente  l'Amministrazione  dalla  rivendita  fraudolenta  della
  suddetta  proprietà regionale da parte del socio privato  in  altri
  contesti nazionali o internazionali;

   h) quali siano i motivi per cui, stante la palese inadempienza del
  socio  privato  in merito alla strutturazione di Sicilia  e-Servizi
  s.p.a.,  l'Amministrazione regionale non si sia ancora  determinata
  ad  escutere la fideiussione di 20 milioni di euro posta  a  tutela
  del rispetto delle obbligazioni in capo al socio privato;

   i)  come  l'Amministrazione regionale possa  consentire  che,  nel
  delicato  periodo precedente il prossimo bando di  gara  necessario
  per  la scelta del nuovo socio privato, sia l'attuale socio privato
  a  gestire  la  sua  stessa fuoriuscita, avendo quest'ultimo  pieni
  poteri nella gestione dell'azienda Sicilia e-Servizi s.p.a.,

        invita il Presidente dell'Assemblea regionale siciliana

   a  nominare,  a  norma degli articoli 29 e 29 ter del  Regolamento
  interno dell'ARS, una commissione di indagine sulla vicenda. (183)

   MANCUSO. Chiedo di parlare per illustrarla.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, la mozione  vuole
  portare a conoscenza, prima della Commissione e poi del Parlamento,
  l'attività  svolta,  negli  ultimi nove  anni,  da  una  società  a
  maggioranza pubblica - il 51 per cento della Regione siciliana e il
  49 per cento di due società che, peraltro, ne hanno costituito una,
  e mi riferisco alla Accenture s.p.a, prima ATOS, e alla Engineering
  s.p.a  -;  si tratta di una società che ha partecipato ad una  gara
  pubblica per due ordini di motivi: il primo, per la costruzione  di
  una  piattaforma informatica, il secondo per la costruzione di  una
  società a capitale in maggioranza pubblico.
   La  legge  del 2001 prevedeva, appunto, che la Regione si  dotasse
  intanto di una società mista e, successivamente, con il popolamento
  per la gestione di tutta l'informatizzazione della Regione stessa e
  di  tutti i suoi Assessorati. In sostanza, poi, sarà la Commissione
  naturalmente, costituita da parlamentari, a chiarire ancora  meglio
  come questa società, senza nessun tipo di autorizzazione, anzi  con
  una serie di scambio epistolare tra la direzione della società e la
  Direzione del Bilancio, ha avuto affidati, per circa 150 milioni di
  euro, altri tipi di servizi che esulano assolutamente da quella che
  era  la  portata del bando pubblico. Rispetto a queste  cifre  che,
  peraltro,  sono  molto  importanti  e  per  dare  ancora   maggiore
  chiarezza  a  quello che è stato un investimento della  Regione  e,
  nello  stesso  tempo, un trasferimento di risorse non indifferenti,
  chiediamo  che il Parlamento si occupi di questa questione,  quanto
  meno  per  chiarire sotto tutti i profili qual è stata  l'incidenza
  dell'intervento  della società e la volontà di  potere  raggiungere
  l'ottimizzazione dei servizi.
   Aggiungo che nei 150 milioni di euro sono compresi affidamenti per
  78  milioni di euro in un mese solo, nel dicembre del 2009. Ciò  ha
  permesso  alla  società  di attivare una serie  di  consulenze  che
  costano  alla società stessa circa 1.000 euro al giorno  a  persona
  per  la qualificazione e per la professionalità. Noi riteniamo  che
  queste  cifre  siano  veramente esose ma,  come  ripeto,  sarà  una
  commissione formata da tutti i componenti dei partiti e dei  gruppi
  di  questa  Assemblea a consegnare al Parlamento una relazione  che
  chiarisca, in modo definitivo, la questione.

   MUSOTTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MUSOTTO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  io  ritengo  che
  nulla  osta  alla richiesta dell'onorevole Mancuso. Per  quanto  ci
  riguarda,  anche  come  gruppo  parlamentare,  aderiamo  a   questa
  richiesta  e  quindi,  siamo  assolutamente  d'accordo  che   venga
  istituita, secondo le norme regolamentari, la commissione.

   MINEO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MINEO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi, io sono  d'accordo
  quando  si  cerca di capire come funzionano le società  partecipate
  dalla Regione siciliana, trovo comunque disdicevole il fatto che si
  debba parlare di commissione. Senza voler offendere i colleghi, che
  c'entra  una  commissione? Noi abbiamo un  Governo  regionale,  noi
  abbiamo  organi  competenti che possono entrare nel  merito.  Nelle
  commissioni  che  già esistono, quindi quelle competenti,  potremmo
  convocare  l'amministratore delegato, gli  organi  societari  e  lì
  dibattere su ciò che è

   MANCUSO. Già fatto.

   MINEO.  Già  fatto, mi dice il mio collega. E, quindi,  non  si  è
  presentato nessuno?
   Pertanto,  ritiro  quanto  ho  appena  detto  e  confermo   quanto
  affermato  dall'onorevole  Mancuso, perché  sono  rispettoso  degli
  organi assembleari e chiedo scusa.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, pongo in  votazione  la  mozione
  numero 183.
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)


   Presidenza del vicepresidente Oddo


  Saluto ai docenti e agli studenti dell'Istituto comprensivo  Luigi
                               Capuana'
                          di Santa Ninfa (TP)

   PRESIDENTE.  Prima  di  passare al  terzo  punto  dell'ordine  del
  giorno, diamo il benvenuto e un saluto affettuoso - mi permetto  di
  dire  -  da  parte  di  questo Parlamento ai ragazzi  dell'Istituto
  comprensivo  Luigi Capuana' di Santa Ninfa. Benvenuti ragazzi.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


        Discussione della mozione numero 192 «Rinvio di un anno
   dell'applicazione dei regolamenti di riforma per il riordino del
           biennio della scuola secondaria di secondo grado»

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  terzo punto  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione  della  mozione  numero  192   «Rinvio   di   un   anno
  dell'applicazione dei regolamenti di riforma per  il  riordino  del
  biennio  della scuola secondaria di secondo grado», a  firma  degli
  onorevoli Oddo, Cracolici, Lupo, Ammatuna ed altri. Ne do lettura:
                   «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   nell'anno   scolastico  2010/2011  è  prevista  l'attuazione   dei
  regolamenti  di  riforma per il riordino del biennio  della  scuola
  secondaria  di  secondo grado di cui all'articolo 64  del  decreto-
  legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni in legge
  6 agosto 2008, n. 133;

   al  fine di uscire dalla crisi che attraversa il nostro Paese,  la
  Regione siciliana e più complessivamente l'economia globale, appare
  indispensabile  investire nella conoscenza e  nella  qualificazione
  del sistema della pubblica istruzione;

   alla  luce di tale considerazione generale, non può che esprimersi
  un  giudizio negativo sui regolamenti approvati in seconda  lettura
  dal Consiglio dei Ministri in data 4 febbraio 2010;

   i predetti regolamenti, non prevedendo l'istituzionalizzazione del
  biennio unitario, rendono impossibile la reversibilità delle scelte
  degli  studenti, riducono l'offerta formativa, privano gli studenti
  dell'apporto  fondamentale di discipline quali  diritto,  economia,
  geografia (di fatto accorpata alla storia); diminuiscono altresì le
  ore  di  laboratorio, prevedono tagli solo per la  scuola  statale,
  mentre restano confermati i finanziamenti alle scuole private;

   tutto  ciò  produrrà  notevoli incertezze,  in  quanto  le  scuole
  saranno  costrette  ad improvvisare i piani dell'offerta  formativa
  (P.O.F.),  nel  contempo  la Regione e l'Assessorato  Istruzione  e
  formazione   professionale,  unitamente  agli  altri  enti   locali
  interessati,   non   potranno   fare   un'adeguata   programmazione
  territoriale  e si produrrà esclusivamente un riordino  della  rete
  scolastica che determinerà un ulteriore taglio degli organici, come
  voluto  dal  Governo,  mentre le famiglie e gli  studenti  dovranno
  compiere  scelte  definitive senza avere contezza  di  informazioni
  determinanti;

   tutto  ciò  produrrà un'ulteriore contrazione degli  organici  del
  personale  docente  ed  ATA, che, dopo quella dell'anno  scolastico
  2009/2010,  rischia  di  compromettere definitivamente  la  qualità
  della scuola pubblica in Sicilia,

                   impegna il Governo della Regione
        e per esso l'Assessore per l'istruzione e la formazione
                             professionale

   a  rinviare  di  un anno l'applicazione dei regolamenti  suddetti,
  approvati  dal  Governo nazionale, peraltro non  ancora  pubblicati
  nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana;

   ad  avviare  un  confronto con le province, le  scuole  secondarie
  superiori e le organizzazioni sindacali, al fine di predisporre  un
  piano  di  rilancio della scuola pubblica nella Regione,  la  quale
  deve  necessariamente investire nei saperi, anche al fine di  poter
  contrastare  la  crisi economica e sociale che  sempre  più  si  va
  manifestando nel territorio siciliano. (192)

   GUCCIARDI. Chiedo di parlare per illustrare la mozione.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GUCCIARDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ritengo  che  la
  mozione  in  discussione,  da illustrare  all'Aula  oggi,  riguardi
  davvero uno dei temi più scottanti con il quale, in questo momento,
  la  nostra Regione si trova a fare i conti: parliamo della  riforma
  di  cui  alla  legge dello Stato numero 133 del  2008  che  rischia
  davvero, nella fase di prima attuazione, di mettere in ginocchio il
  sistema  dell'istruzione  scolastica, soprattutto  superiore  e  di
  secondo grado, nella nostra Regione.
   Sappiamo  perfettamente che per il prossimo anno scolastico  2010-
  2011  è  prevista l'attuazione dei regolamenti di riforma  di  cui,
  appunto, alla legge 133 del 2008.
   Sappiamo,   altresì,  che  l'istruzione  pubblica  è  materia   di
  legislazione   concorrente  per  la  nostra   Regione,   ai   sensi
  dell'articolo 117 della Costituzione, e, in ogni caso,  pongo  come
  questione   politica,   Assessore,   l'applicazione   in    maniera
  unilaterale di una regolamentazione e di una riforma in una Regione
  a   Statuto   speciale,  come  la  nostra,  a   prescindere   dalle
  disquisizioni giuridiche, pur legittime, che possiamo fare  su  ciò
  che  è  materia  di  legislazione primaria o meno, rappresenterebbe
  certamente una rinuncia e una grave lesione dell'autonomia e  della
  specialità di una Regione come la nostra.
   A  parte  i  problemi, che pure pongo in maniera problematica,  di
  dubbia costituzionalità, ma ci tengo, in questo Parlamento, a porre
  con  forza,  in  un  rapporto  assolutamente  paritario  in  questo
  rapporto  che  vogliamo pattizio tra noi e lo  Stato  centrale,  in
  questo  rapporto  di pari dignità costituzionale che  con  forza  -
  l'assessore sa bene e ci insegna che la riforma del Titolo V  della
  Costituzione  ha sancito e posto in maniera netta ed inequivocabile
  -   questo   accentramento  porrebbe  in  questo  momento,   signor
  Presidente,  certamente  la  questione  del  federalismo  come  una
  questione  politica  di  facciata,  di  mera  propaganda  che  lede
  sicuramente le prerogative del nostro Parlamento e della specialità
  statutaria che, oggi, davvero riteniamo ancora non del tutto  e  in
  qualche punto in maniera pesantemente lesiva attuato da parte dello
  Stato, appunto lo Statuto del 1946.
   Oltretutto, questi regolamenti mal si conciliano con i tempi e con
  il  cronogramma della scuola siciliana. Sappiamo bene, lo  sappiamo
  tutti,  Assessore,  che  le preiscrizioni sono  state  fatte  dalla
  scuola con il vecchio regime, perché era vigente il vecchio regime.
  E  sappiamo,  perfettamente, che questi regolamenti  non  prevedono
  l'istituzionalizzazione  del  biennio  unitario.  Regolamenti   che
  prevedono,  in  controtendenza rispetto a ciò che  deve  essere  un
  obiettivo  di questa Regione e del Parlamento, ma dico anche  dello
  Stato,  un  impoverimento davvero grave e  pernicioso  del  livello
  culturale    dei   giovani   siciliani,   privandoli   dell'apporto
  fondamentale   di  discipline  come  il  diritto,  l'economia,   la
  geografia,   riducendo  ore  di  insegnamento  che  noi   riteniamo
  indispensabili per una elevazione del livello dei saperi dei nostri
  giovani, dei giovani siciliani.
   Ma  c'è di più, e questa è un'altra delle ragioni per cui è  stata
  posta  e  proposta  questa mozione al Parlamento  siciliano:  negli
  ultimi  cinque  anni la scuola siciliana ha perso circa  undicimila
  posti di lavoro di cui 7.260 circa solo nel 2009, con la previsione
  di  un'ulteriore certa emorragia in applicazione di questa  riforma
  di  circa 5.000 unità per la nostra Regione tra docenti e personale
  con altro profilo professionale nella scuola.
   Allora,  di  fronte  a  tutto  ciò e di  fronte  ad  una  crescita
  esponenziale   nell'ultimo   periodo,  signor   Presidente,   della
  dispersione scolastica che ha raggiunto punte in Sicilia  di  oltre
  il  18 per cento negli istituti tecnici, di fronte al fatto che  la
  riforma  dello  Stato taglia in maniera indiscriminata,  con  tagli
  lineari,  senza  tenere  conto di un recupero  di  efficacia  e  di
  efficienza, oltre ai limiti, e al pesante impoverimento dei  saperi
  dei  giovani  siciliani, crediamo - ci rivolgiamo al Governo  e  al
  Parlamento - che il rinvio, così come chiede e prevede la  mozione,
  impegnando il Governo regionale al rinvio, di almeno un anno, della
  riforma  Gelmini possa, in qualche modo, compensare i gravi  disagi
  che   alla   scuola   siciliana  verrebbero  da  una   applicazione
  intempestiva e inadeguata della riforma in questo anno.
   Oltretutto, e questo, Assessore, al di là della costituzionalità o
  meno   dei   temi  che  abbiamo  trattato,  avviando  il   percorso
  partecipativo   da  parte  della  Regione  che,   certamente,   con
  l'attuazione  di  questi regolamenti non  è  stato  in  alcun  modo
  seguito  e,  poi,  perché in un momento di  crisi  drammatica  come
  questa, in un momento di crisi veramente pesante, di ferite che  ci
  sono  e  si preparano per il popolo siciliano, questo nuovo  taglio
  presupporrebbe e verrebbe a prefigurare una sorta di  licenziamento
  in  massa di docenti e di personale con altri profili professionali
  della scuola, assolutamente inaccettabili.
   Per   queste   ragioni   chiedo,   signor   Presidente,   Governo,
  l'approvazione di questa mozione con l'impegno preciso  e  puntuale
  del Governo regionale a fare in modo che la Regione siciliana possa
  davvero  partecipare al processo di riforma, che possa  essere  una
  riforma  non  di  tagli  lineari  contabili,  ma  una  riforma  che
  riqualifichi  la  scuola sul piano dei saperi ma  anche  sul  piano
  dell'efficacia, dell'efficienza e che non disperda, che non  tagli,
  che  non  crei  ulteriori ferite al tessuto sociale già  gravemente
  provato  della Sicilia, con ulteriori licenziamenti  di  massa  che
  sarebbero  davvero inaccettabili e di cui questo Parlamento  ed  il
  Governo regionale non possono assumersi la responsabilità.

   BARBAGALLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BARBAGALLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intanto  devo
  condividere totalmente l'intervento del collega Gucciardi   che  ha
  riassunto  in maniera ineccepibile lo stato della situazione  della
  scuola pubblica in Sicilia.
   Noi  scontiamo, Assessore, un ritardo: il fatto di non  avere  una
  legge  organica  sul  diritto  allo  studio  non  ci  consente   di
  intervenire nei confronti dello Stato; tuttavia dobbiamo  esprimere
  una  mobilitazione straordinaria perché la crisi  della  scuola  in
  Sicilia  è  una  crisi  drammatica e, probabilmente,  incide  sulle
  condizioni sociali molto di più di quanto incidono le altri  crisi,
  perché  non  c'è dubbio che in Italia, e in Sicilia in particolare,
  c'è una questione educativa estremamente importante.
   Noi  abbiamo competenza sul dimensionamento della rete scolastica,
  ma  non  abbiamo competenza sugli organici, e questo  è  un  limite
  spaventoso  per una regione a Statuto speciale; ma ciò che  si  sta
  realizzando in questo periodo, in Italia, è un ulteriore scippo nei
  confronti della Sicilia, perché mentre gli insegnanti aumentano nel
  Veneto,  in  Sicilia  diminuiscono, quindi  con  una  disparità  di
  trattamento estremamente significativa.
   Allora  non ci possiamo limitare ad un'approvazione della mozione,
  sia  pure  unitaria, ma dobbiamo chiedere un incontro e aprire  una
  vertenza forte nei confronti del Governo nazionale perché il  mondo
  della  scuola siciliana merita una risposta che va al di  là  degli
  unanimismi di facciata.
   Io  penso  che  l'Assessore avrà questa  sensibilità.  Il  Governo
  regionale  deve  porsi,  nei confronti del  Governo  nazionale,  in
  maniera  dura in un settore che - ripeto - è decisivo per le  sorti
  della  nostra Regione. Quindi, mi auguro che a questa mozione segua
  una  mobilitazione  che unisca tutti: gli operatori  scolastici,  i
  soggetti  culturali, le forze politiche, istituzionali.  Di  fronte
  alla   difesa  della  scuola  siciliana  che  vive  una  condizione
  estremamente  grave,  tutti  uniti  dobbiamo  andare  a  Roma   per
  difendere  non  solo le prerogative statutarie, ma  soprattutto  il
  futuro dei nostri giovani.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO. Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi, credo
  che  non sia la prima volta che il tema della scuola viene trattato
  in  questa Aula e proprio perché, come giustamente diceva  poco  fa
  l'onorevole  Gucciardi,  ci troviamo di  fronte  ad  una  emergenza
  educativa  in  Sicilia,  non  possiamo  rimanere  indifferenti   né
  possiamo dividerci su un tema così importante.
   Preannuncio  che  tutti  i  deputati  del  PDL  presenti  un  Aula
  firmeranno  questa  mozione,  proprio  a  volere  significare   che
  vogliamo arrivare ad una conclusione unitaria, proprio perché su un
  tema  così  importante,  quale quello  della  scuola,  non  bisogna
  dividersi, occorre stare uno accanto all'altro perché si parla  del
  destino, del futuro dei nostri figli.
   In  questi ultimi periodi, ho condiviso alcune affermazioni  fatte
  dall'assessore  Centorrino  e  riconosco  che,  rispetto  ad  altri
  assessori  che  negli  anni  abbiamo avuto  in  Sicilia,  ha  delle
  conoscenze,  delle  capacità,  delle competenze  uniche  in  questo
  settore.  Ecco  perché ci troviamo in una situazione  diversa,  più
  favorevole rispetto al passato, proprio perché abbiamo un assessore
  che  è  nelle condizioni di comprendere quello che accade nel mondo
  della scuola e, insieme al Parlamento siciliano, può portare avanti
  un progetto per evitare la deriva della scuola siciliana.
   Prima  parlavamo di emergenza scolastica: giustamente, l'onorevole
  Gucciardi protestava contro i tagli e contro quella che ha chiamato
  impropriamente   la riforma Gelmini', perché vorrei  ricordare  che
  questa riforma, purtroppo, applica anche precedenti tagli che erano
  stati attuati nell'ultima finanziaria del Governo Prodi, e furono i
  tagli che Padoa Schioppa impose all'allora ministro Fioroni.
   Purtroppo,  ciò  che dobbiamo constatare è che spesso  la  riforma
  scolastica e la politica scolastica  non vengono fatte dai ministri
  per  la  pubblica  istruzione ma, in genere, dal  ministro  per  le
  finanze; una cosa inconcepibile, insopportabile, perché la politica
  della  difesa viene fatta dal ministro per la difesa,  la  politica
  dell'agricoltura  dal  ministro  dell'agricoltura,  in  Italia   da
  qualche anno a questa parte c'è il brutto vezzo che la riforma,  la
  politica  scolastica non viene fatta dal titolare, ma dal  ministro
  per  le  finanze. Prima l'ha fatta Padoa Schioppa, ora  l'ha  fatta
  Tremonti, e la necessità di fare cassa, la necessità di risparmiare
  porta  a tagliare sul futuro della nostra nazione, porta a tagliare
  sul futuro non solo dei nostri figli ma, mi sia consentito di dirlo
  egoisticamente, anche sul nostro futuro.
   Una  delle  cose più insopportabili, una delle cose  che  dobbiamo
  denunciare  con  forza e che è veramente un fatto  vergognoso  che,
  credo,  esista  soltanto in Italia, è questa  brutta  abitudine  di
  tagliare  sui  bambini, sui ragazzi, sulle ragazze,  sulle  bambine
  diversamente abili.
   Una situazione insopportabile
   Prima   avevamo  un  livello  di  1,68,  cioè  ogni  1,68  bambini
  diversamente abili vi era un insegnante di sostegno. Come se  nella
  disabilità dei bambini si potesse dire  tu sei disabile fino  a  un
  certo  punto  e  ti do otto ore di insegnante di sostegno;  tu  sei
  disabile  un  poco di più, allora ti do dieci ore di insegnante  di
  sostegno .
   Un  bambino  diversamente  abile  ha  bisogno  dell'insegnante  di
  sostegno  non  otto ore la settimana, perché non  abbiamo  concluso
  nulla;  non ha bisogno di dodici ore a settimana, perché  anche  in
  questo caso potrà acquisire competenze, capacità e conoscenze  solo
  in  alcune  materie,  trascurando le altre e,  soprattutto,  avendo
  delle  conoscenze  minime  in  tutte  le  discipline.  Non  si  può
  assolutamente  pensare di fare vari livelli nella diversità,  nella
  disabilità. E' una cosa assurda
   Oggi,  per esempio, ci troviamo di fronte a questa circolare  che,
  se  purtroppo verrà applicata in Sicilia, significherà che ogni 2,5
  bambini diversamente abili ci sarà un insegnate di sostegno.
   Ciò  vorrà dire che diciotto ore di insegnamento di un docente che
  cura la preparazione dei ragazzi diversamente abili, se le dovranno
  dividere  2,5 bambini - cioè, fra le altre cose, dobbiamo  prendere
  un bambino e dividerlo a metà, come nella famosa storia di Salomone
  -,  per cui diciotto ore diviso 2,5 significa che avranno poche ore
  a settimana.
   Ma  pensate  che stiamo rendendo un servizio ai nostri  figli,  ai
  nostri  nipoti,  consentendo di tagliare sui  ragazzi  diversamente
  abili,   oppure  pensate  che  rendiamo  un  servizio  alla  scuola
  siciliana e alla scuola italiana quando in una classe mettiamo  32,
  33 o 34 bambini?
   Pensate  che, oggi, con i nostri ragazzi che sono diversi rispetto
  a  noi, ma sicuramente migliori - non  è vero che i ragazzi di oggi
  sono peggiori rispetto a noi, sicuramente sono di molto superiori a
  noi  -  ebbene,  pensate che un insegnante sia nelle condizioni  di
  tenere  in una classe 34 ragazzi, 34 bambini perché non si vogliono
  sdoppiare le classi di 34?
   E  poi,  dove va a finire il tema della sicurezza? Sono  poche  le
  nostre  aule  scolastiche  -  e  l'assessore  lo  sa  -  ad   avere
  un'estensione di cinquanta metri quadrati. Cinquanta metri quadrati
  possono  ospitare soltanto 24 bambini; noi abbiamo aule  che  hanno
  una  media di trentasei metri quadrati, quindi in teoria potrebbero
  ospitare meno di 18 ragazzi, e invece ne ospitano 33-34.
   Anche  la questione della sicurezza, che fine fa? Sappiamo  che  i
  nostri  ragazzi  che  vanno nelle scuole, in locali  che  non  sono
  antisismici,  che  sono fatiscenti, garage non frequentabili,  sono
  anche  stanze dove dovrebbero andare la metà degli alunni che  oggi
  vengono   contenuti,  perché  il  termine  esatto  è    contenuti',
   pressati'  ,  messi lì dentro e costretti a vivere  in  situazioni
  poco dignitose.
   Per  questo motivo, ribadisco, tutti i deputati del PDL apporranno
  la loro firma a questo atto parlamentare di cui stiamo parlando, su
  cui stiamo ragionando.
   Insieme,   assessore  Centorrino,  dobbiamo  portare  avanti   una
  battaglia per la peculiarità della scuola siciliana, che è  diversa
  rispetto  a quella di altre scuole: noi abbiamo ancora il più  alto
  livello  di evasione dell'obbligo scolastico in Italia, noi abbiamo
  locali  fatiscenti che non vi sono nel resto d'Italia, non  abbiamo
  questo  rapporto  forte  fra  il mondo della  scuola  e  l'attività
  imprenditoriale  e produttiva, spesso la scuola  è  ai  margini  di
  questa  attività.  Ecco  perché,  ripeto,  non  bisogna  dividersi.
  Insieme  dobbiamo  pensare all'emergenza scuola,  insieme  dobbiamo
  aiutare  l'assessore  a  trovare una  politica  di  contrasto  alle
  direttive emanate dall'Assessorato della pubblica istruzione perché
  questa  battaglia o la vinciamo uniti o, purtroppo, siamo destinati
  a perderla.

   MINEO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MINEO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, solo per annunciare
  il  voto  favorevole del Gruppo PDL Sicilia, in quanto condividiamo
  appieno  l'emergenza scuola che si verificherebbe con l'entrata  in
  vigore di questa legge.
   E'  necessario,  comunque,  che il  Governo  regionale,  in  prima
  persona  il  nostro  assessore, intervenga pesantemente  anche  nei
  confronti  del Governo nazionale, per ribadire quanto è impossibile
  tagliare ulteriormente i fondi per la scuola in Sicilia, fondi  già
  asfittici e che vedono in Sicilia l'anomalia dell'intervento per la
  gestione  dei  servizi di secondaria importanza  nelle  scuole  dei
  Comuni,  delle Province e anche della Regione, attraverso i  nostri
  così bistrattati precari.
   Se  si continuano a tagliare fondi, ci troveremo costretti a dover
  abdicare a certe prerogative necessarie per i nostri ragazzi.

   CINTOLA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CINTOLA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, non è per  andare
  contro  il  coro  ma  non firmerò questa mozione  per  un  semplice
  motivo:  é  talmente ovvio ed è talmente dentro le cose  importanti
  che   un   Governo  non  può  non  fare  spontaneamente   e   senza
  sollecitazione alcuna.
   Tutto il resto diviene un intervento da platea, da applausi.
   Io  ritengo che, al di là di quanto diciamo, abbiamo la fortuna di
  avere  al  posto giusto l'uomo giusto, che può svolgere il  compito
  che  gli  è  stato affidato e tra i compiti affidati  non  può  non
  esserci un'interlocuzione, ancorché critica, col Governo nazionale,
  nella  speranza  di  poter ottenere tanto quanto  è  necessario.  E
  tenendo  conto  anche  che  non stiamo  vivendo  momenti  di  spesa
  abbondante  per l'Italia, per cui ci sono problemi grossi  a  Roma,
  per  l'intero paese Italia, ci sono problemi grossi in Sicilia, per
  la nostra Sicilia, e per i pochi soldi che abbiamo. Abbiamo cercato
  di  tamponare,  di  arrivare anche a dare alcune soluzioni,  alcuni
  piccoli interventi che siano favorevoli.
   E  allora  mi  chiedo per quale motivo l'Aula  debba  discutere  e
  ribadire  concetti che sono ormai ovvi e sicuramente alla  portata,
  all'intelligenza, alla capacità e al buon senso di un assessore che
  sa  stare al suo posto e che ha cominciato a scoprire i mali forti,
  vedi  anche quelli della formazione, dove succede ed è successo  di
  tutto, e dove è necessario ripristinare la legalità - non si chiede
  altro,  la  legalità - e di chiudere la bocca a tanti  e  a  quanti
  parlano  di questo Parlamento come se fosse stato questo Parlamento
  a   fare   assunzioni   fuori  regole,   chiedetelo   ai   deputati
  dell'Assemblea.
   Ma  la  smettano   Siano  seri, ancorché  sempre  difensori  degli
  interessi  dei lavoratori, ma trovino strade idonee  a  cercare  di
  dire   l'abbiamo  fatto,  non  lo faremo  più,  e  ne  paghiamo  le
  conseguenze .
   Non  le scarichino addosso ai deputati di questa Assemblea, né  di
  quella   precedente,  perché  i  temi  sono  ben   diversi   e   le
  responsabilità  stanno allocate altrove, e sono pesanti.  Vadano  a
  fare  i rendiconti che non fanno da vent'anni e che gli sono  stati
  chiesti  da  tutti i governi, compreso quello in cui io stesso  ero
  assessore per il bilancio.
   Pertanto, lasciamo lavorare questo Governo, sosteniamolo, perché è
  un  sostegno parlare oggi e dire  siamo con voi, andate avanti, non
  siete soli . Al di là di questo, stop
   Tutti noi siamo i più bravi della classe, tutti noi siamo pronti a
  dire   PDL Sicilia, PDL Italia, ortodossi, non ortodossi , marciamo
  tutti  insieme.  Per  alcuni  non c'è bisogno  di  marciare;  basta
  telefonare,  parlare,  interloquire  e  dare  una  mano  anche  nel
  silenzio,  come fanno le persone perbene che non hanno  bisogno  di
  andare in prima pagina sui giornali, con uno o più righe, ma  hanno
  necessità di dare soluzione, dare forza, dare un sostegno a chi  in
  Sicilia sta perdendo anche la speranza - che è l'ultima a morire  -
  però stiamo perdendo anche quella. Non è cosa da poco.
   Io  invito a riflessioni che ci portino lontano dall'ideologia dei
  partiti  e  vicino alla soluzione dei problemi che attanagliano  la
  gente e che ci lasciano pensare a quali responsabilità, giorno  per
  giorno, andiamo incontro: se facciamo la tabella I, la facciamo con
  tanti   milioni;   se   ai  Gruppi  diamo  tanti   altri   milioni,
  tremilionicinquecentomila  euro,  per  chiudere  certe  situazioni,
  allora  stiamo facendo di tutto, facciamo finta di; qui  dentro  ci
  riempiamo la bocca dicendo che dobbiamo andare tutti insieme a fare
  la  guerra  e  il  risultato finale è che tremilionicinquecentomila
  euro  li  abbiamo  trovati per i Gruppi, che 54 milioni  e  più  li
  abbiamo trovati per la tabella I, ex tabella H, ora si chiama   I',
  uno  sperpero  di denaro che poteva essere sicuramente  convogliato
  bene al di là delle parole e cercando di fare seguire alle parole i
  fatti.
   C'è  chi dice di essere il partito del fare. Io dico che anche  in
  Sicilia dovremmo abituarci a fare.
   Ne  ho visti assessori che stanno facendo e che non sono della mia
  parrocchia politica.
   Io  sono  all'opposizione con l'UDC e resto all'opposizione,  però
  non  posso non vedere che i miglioramenti ci sono e che molte  cose
  si  stanno  facendo  seriamente e fino in fondo,  a  rischio  della
  propria salute e del proprio vivere in libertà.

   CENTORRINO,   assessore   per   l'istruzione   e   la   formazione
  professionale. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE.  Ne ha facoltà.

   CENTORRINO,   assessore   per   l'istruzione   e   la   formazione
  professionale. Signor Presidente, deputati, io sono molto  grato  -
  lo  dico  senza infingimenti e ipocrisie - a questo Parlamento  per
  avere  sollevato un tema così importante come quello  dei  riflessi
  sul  sistema scolastico siciliano della cosiddetta riforma  Gelmini
  che, a mio parere giustamente, qualcuno ha collegato con degli atti
  legislativi  precedenti, fatti da altri governi, e  non  posso  non
  condividere  questo  richiamo, proprio per  entrare  nello  spirito
  dell'ultimo intervento dell'onorevole Cintola.
   Un  problema come quello della scuola ci impone di non essere,  in
  qualche  modo,  schiavi  di  ideologie  ma  di  essere  soprattutto
  siciliani  e, quindi, di guardare al problema come siciliani,  come
  responsabili politici della Regione Sicilia.
   Onorevole  Gucciardi, ho seguito con moltissimo interesse  le  sue
  argomentazioni.
   Vorrei  aggiungere  un  altro aspetto che  sicuramente  non  le  è
  sfuggito  ma  che,  probabilmente, per  motivi  di  tempo,  non  ha
  menzionato.
   Insieme  ai tagli, che pure produrranno sicuramente un ampliamento
  della  fascia  dei  precari, si profila un altro  pericolo:  quello
  delle  cosiddette  graduatorie regionali che il  Ministro  vorrebbe
  inserire  in maniera tale da rendere impossibile per un  insegnante
  potere liberamente accedere laddove c'è disponibilità di posti,  ma
  di doversi limitare alla propria Regione.
   Se  questa  norma passasse - e mi pare che c'è, tutto sommato,  un
  grande  assenso  della maggioranza - avrebbe veramente  un  effetto
  devastante:   fermerebbe  probabilmente   la   nostra   emigrazione
  intellettuale,  però ci amplierebbe ulteriormente non  un'area  del
  precariato,  onorevole Gucciardi, ma in questo caso  un'area  della
  disoccupazione
   Vorrei  ringraziare anche per le dimostrazioni di fiducia  che  mi
  sono state fatte; io non so se le merito, so però che ho cercato di
  fare di tutto in questi ultimi mesi per cercare in qualche modo  di
  mitigare, se così si può dire, gli effetti immediatamente  negativi
  di questa riforma.
   Credo  che  abbiamo operato con discernimento per quanto  riguarda
  l'adeguamento degli istituti alle nuove tabelle; abbiamo  stabilito
  di  non  procedere  ad  accorpamenti e di rinviare  tutto  all'anno
  prossimo;  stiamo mettendo in cantiere una legge  organica  per  il
  diritto  allo  studio, onorevole Barbagallo, che  spero  di  potere
  presentare nelle prossime settimane e che credo colmerà  un  grande
  vuoto che attualmente esiste nella legislazione vigente.
   Diceva  giustamente  -  se ho apprezzato  lo  spirito  dell'ultimo
  intervento   dell'onorevole  Cintola  -  che,  forse,  può   essere
  superflua  una  raccomandazione  ulteriore.  Certo,  può   apparire
  superflua nei limiti in cui riusciamo ad avere un continuo dialogo;
  può anche apparire utile se la consideriamo, onorevole Cintola, non
  tanto  come  una  sorta di iniziativa ex novo ma  come  un  momento
  voluto  di  riflessione, come un momento voluto di  attenzione  che
  vogliamo porre a questo problema.
   Non,  quindi,  un richiamo a qualche cosa che si sta  facendo,  ma
  come  una sorta di momento di partecipazione comune nella quale  io
  vedo   con  grandissimo  piacere  che  questo  Parlamento,   signor
  Presidente, realizza una sorta di unità di intenti.
   Mi sento molto impegnato da questa mozione se il Parlamento - come
  io  spero  -  la  vorrà approvare. Devo, però,  con  molto  disagio
  mettere  in  guardia  rispetto  a un punto.  Ho  chiesto,  infatti,
  all'assessore Armao di essere qui con me in maniera tale da  potere
  concordare una sorta di soluzione.
   Quello  che  mi mette a disagio è la richiesta di rinviare  di  un
  anno  l'applicazione del regolamento. Mi mette a disagio non perché
  io  non  condivida la necessità di un rinvio, onorevole  Gucciardi,
  che  è  un rinvio nelle cose, è un rinvio di buon senso, non  è  un
  rinvio  politico, è un rinvio che nasce anche da una realtà.  Però,
  mi   voglio   consultare  con  l'assessore  Armao,  con   l'Ufficio
  legislativo,  con lo stesso Ministero per vedere se  nella  potestà
  della  Regione esiste la  potestà di rinviare l'applicazione di  un
  regolamento.
   Ho  paura  che questo non sia possibile e, per quanto riguarda  il
  fatto che i regolamenti non sono stati ancora pubblicati, esistono,
  però, dei pronunciamenti dei TAR, che sono stati chiamati da alcuni
  soggetti  a  pronunziarsi,  che  dicono  che  la  validità  di   un
  regolamento, in questo caso, non scaturisce dalla sua pubblicazione
  nella Gazzetta ufficiale ma  dalla sua emanazione.
   Detto  questo  - e lo dico con grande umiltà e, se mi  permettete,
  anche  con grande sofferenza perché vorrei, al contrario,  avere  i
  poteri  non  solo di rinviare il regolamento ma anche di modificare
  il  regolamento, se fosse possibile,  non certo a  mio arbitrio  ma
  seguendo  le  indicazioni di questa Assemblea - io  posso  prendere
  l'impegno,  se  l'Assemblea me lo vorrà conferire, di  interpellare
  intanto  tutti  gli  esperti possibili, a cominciare dall'assessore
  Armao, per vedere qual è l'esatto potere che mi viene conferito  in
  relazione  a questi regolamenti; di iniziare un'interlocuzione  con
  il  Ministero  per chiarire, evidenziare, far risaltare  l'assoluta
  contraddizione tra quanto si vuole fare e la situazione attuale. E,
  terzo punto - che mi sembra il più importante di tutti - far valere
  in sede di Conferenza Stato-Regioni, questo aspetto e cercare anche
  una  solidarietà con le altre Regioni, che penso avranno lo  stesso
  problema.
   Se si può trarre una conclusione - mi scusi, signor Presidente, se
  ho approfittato dello spazio concessomi -, direi che mi sento molto
  incoraggiato  da quanto è stato detto, mi sento molto sostenuto  da
  quanto  è stato detto, trovo che sia stato importante discutere  di
  questo  tema e sarà importante fare sapere che abbiamo discusso  di
  questo  tema  e  che  ne  abbiamo discusso con  un  grande  spirito
  unitario.
   Vi  pregherei  soltanto,  dal punto di  vista  formale,  lasciando
  integro  il  testo della mozione, di interpretare questo  invito  a
  rinviare di un anno l'applicazione dei regolamenti in senso  appena
  meno prescrittivo, nel  senso di

   DE BENEDICTIS verificare la possibilità.

   CENTORRINO,   assessore   per   l'istruzione   e   la   formazione
  professionale  appunto, di darmi la possibilità di non compiere  un
  atto contra legem che ci metterebbe in grave difficoltà.
   Penso  che  in  casi  di  questo genere ci siano  due  livelli  di
  decisione: un livello politico e un livello, chiamiamolo, puramente
  formale, di contenzioso legislativo.
   Dichiaro  ufficialmente  che, dal punto di  vista  politico,  sono
  assolutamente convinto della necessità di rinviare,  e  farò  tutto
  quello  che mi è possibile; dal punto di vista legislativo, non  mi
  sento,  francamente, di assumere dei gesti o delle  decisioni  che,
  poi,  impugnate  si rivelerebbero vacue, si rivelerebbero  soltanto
  grancassa senza risultati.
   In  questo senso, spero che l'Assemblea vorrà interpretare  questa
  mozione  che, dal mio punto di vista, non solo apprezzo,  non  solo
  condivido,   ma  che  da  oggi  farà  ulteriormente   parte   della
  documentazione al cui servizio metto il mio impegno.

   PRESIDENTE. Assessore, per quanto concerne la richiesta  specifica
  che  lei ha fatto, si può scrivere  ad assumere tutte le iniziative
  per rinviare di un anno . Abbiamo, quindi, risolto la questione per
  quanto concerne la parte dispositiva della mozione stessa.
   Per  quanto concerne la delibera di questo Parlamento, lo dico con
  grande  rispetto per i colleghi che hanno sollevato  la  questione,
  credo  che  sia  un  atto importante, che può dare  al  Governo  la
  possibilità di impegnarsi e di farlo più di quanto sta facendo.  Da
  questo  punto  di  vista, ritengo sia, anzi, un  aiuto  per  quanto
  concerne ciò che il Governo si è impegnato a fare, viste le  parole
  che ha usato l'assessore professore Centorrino.
   Poi,  professore  Centorrino, glielo dico da docente:  il  decreto
   salva  precari   e  tutto ciò che si sta mettendo  in  campo,  sta
  addirittura ipotizzando  prestazioni d'opera . Noi, alla fin  fine,
  ad  un  docente diamo circa venti euro l'ora; ma non è  l'ammontare
  che  mi  preoccupa, è la logica della prestazione d'opera  rispetto
  alla funzione docente e ciò che significa il discente.
   Non  mi  permetto  di  aggiungere altro.  Quindi,  con  il  parere
  favorevole  del  Governo, che mi sembra l'abbia  già  espresso  per
  quanto  concerne anche la parte proprio formale nel suo intervento,
  pongo  in votazione la mozione numero 192 con la precisazione  che,
  secondo quanto richiesto dal Governo, le parole  a rinviare  di  un
  anno   sono  sostituite  dalle  seguenti   ad  assumere  tutte   le
  iniziative per rinviare di un anno .
   Chi è favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvata)

              Annunzio dell'ordine del giorno numero 359

   PRESIDENTE. Comunico che è stato presentato dagli onorevoli  Raia,
  Di   Guardo,  Calanducci,  Fiorenza,  D'Asero,  Arena,  Barbagallo,
  Cristaudo, D'Agostino, Mancuso e Limoli, l'ordine del giorno numero
  359  «Iniziative per evitare la chiusura della facoltà di lingue  e
  letterature  straniere dell'Università degli Studi di Catania».  Ne
  do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   in  questi  mesi  si  sono  succedute  dichiarazioni  e  voci  che
  collegano  la possibile istituzione di un quarto polo universitario
  in  Sicilia, articolato nelle sedi di Enna, Siracusa e Ragusa, alla
  chiusura della Facoltà di Lingue e Letterature straniere nella sede
  di Catania;

   considerato che:

   nella società contemporanea la conoscenza delle lingue straniere e
  la   formazione   di  esperti  linguistici  sono  di   fondamentale
  importanza, soprattutto in Italia, dove esse manifestano un ritardo
  storico;

   la Facoltà di Lingue e Letterature straniere dell'Università degli
  studi  di Catania, istituita nell'anno accademico 1999-2000,  unica
  facoltà  pubblica  di lingue in Sicilia, fra le tre  esistenti  nel
  Mezzogiorno  d'Italia, vede nella sua sede catanese la presenza  di
  migliaia  di iscritti ed una consistente capacità di attrazione  di
  domanda  formativa (oltre mille immatricolati nell'anno  accademico
  2009-2010 fra lauree triennali e lauree specialistiche);

   essa  si  caratterizza  per una radicata e  storica  presenza  nel
  territorio  etneo e per essere punto di riferimento  di  iniziative
  scientifiche,  didattiche  e  culturali  che  coinvolgono  l'intera
  società civile;

   nel  condividere le preoccupazioni e le richieste  dei  docenti  e
  degli studenti oggi in agitazione,

                   impegna il Governo della Regione

   a partecipare alla discussione per la riorganizzazione del sistema
  universitario in Sicilia in modo sereno e costruttivo, avendo  come
  riferimento la qualità e l'efficacia dell'offerta formativa;

   a  verificare,  nel  rispetto dell'autonomia delle  università,  i
  percorsi  possibili  perché  la Facoltà  di  Lingue  e  Letterature
  straniere,  senza che ciò entri in conflitto con  quanto  si  possa
  prevedere per altre sedi, continui comunque ad essere attiva  nella
  sede di Catania». (359)

   Lo pongo in votazione.

   MINARDO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   MINARDO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi, leggendo l'ordine
  del  giorno non c'è dubbio che noi riteniamo che, anzi, il ministro
  Gelmini possa accelerare l'iter per il quarto polo universitario in
  Sicilia,  quindi, comprendendo le province di Ragusa,  Siracusa  ed
  Enna,  ma non condivido l'ordine del giorno perché in un protocollo
  di  intesa fra l'Università di Catania e il Consorzio universitario
  di  Ragusa,  si  era stabilito che la Facoltà di  Lingue  straniere
  venisse  come  sede  a Ragusa, così come quella di  architettura  a
  Siracusa. Per questi motivi dichiaro il mio voto contrario.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà

   VINCIULLO.  Signor Presidente, Assessore, onorevoli  colleghi,  io
  condivido  le preoccupazioni dell'onorevole Minardo e, a  meno  che
  non  andiamo ad una riscrittura di questo ordine del giorno,  anche
  io  voterò contro perché quello che non possiamo accettare non è la
  parte  conclusiva, su cui tutti siamo d'accordo, ma è  la  premessa
  laddove si dice che  in questi mesi si sono succedute dichiarazioni
  e  voci  che  collegano la possibile istituzione di un quarto  polo
  universitario in Sicilia, articolato nelle sedi di Enna, Siracusa e
  Ragusa,   alla  chiusura  della Facoltà  di  Lingue  e  letterature
  straniere della sede di Catania .
   Il  problema  dell'Università, così come ben  conosce  l'assessore
  Centorrino  per  avere  partecipato a delle riunioni  che  si  sono
  svolte   presso   il   Ministero  della   Pubblica   Istruzione   e
  dell'Università a Roma, non è un problema di  campanile' in cui  la
  città  di  Catania  si contrappone alle vicine e sorelle  città  di
  Siracusa,  Ragusa ed Enna. E' un problema che va visto in un'ottica
  generale in cui anche altre città, quali Siracusa, Ragusa ed  Enna,
  hanno diritto sia perché anche loro hanno degli studenti sia per il
  retaggio culturale e storico che queste città hanno, hanno  diritto
  ad avere anche loro un polo universitario.
   Fra l'altro, mi pare di ricordare che l'Università di Catania,  da
  anni,  collabora  fattivamente con la  Provincia  e  il  Comune  di
  Siracusa,   tanto è vero che si è aperta la facoltà di architettura
  in  provincia  di  Siracusa,  il comune  di  Siracusa  ha  messo  a
  disposizione  dei locali, la Provincia ha ampiamente contribuito  a
  far  sì  che  questo  corso  universitario  potesse  funzionare  in
  provincia di Siracusa.
   Mi  pare  di  capire, quindi, che questo spirito  di  rivalsa,  di
  competizione, che emerge dall'ordine del giorno non è assolutamente
  nei  fatti; e, siccome, si sta andando alla costituzione del quarto
  polo universitario in Sicilia, non in un'ottica di contrapposizione
  fra  quello  che  c'è   e  quello che verrà,  ma  in  un'ottica  di
  coordinamento,  di  istituzioni  in  rete,  di  collaborazione  fra
  Messina,  Palermo, Catania e le altre province, vorrei chiedere  ai
  colleghi  che hanno presentato questo ordine del giorno se avessero
  la bontà di togliere la premessa.
   Tolta  la premessa, che dà l'impressione di uno scontro,  che  non
  esiste,  fra  le  province della Sicilia, anche io  sono  pronto  a
  votarlo.
   Se  ciò non accade, così come ha detto l'onorevole Minardo,  anche
  io voterò contro.

   RAGUSA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, in questi due  anni
  abbiamo  lavorato  per  difendere  l'università  ragusana;  abbiamo
  manifestato di fronte all'Ateneo catanese portando lì e facendo  un
  consiglio   comunale  aperto,  abbiamo  cercato  di  lavorare   per
  costruire una ricerca culturale diversa, una ricerca culturale  che
  vede impegnata tutta la Sicilia.
   Questo ordine del giorno compromette la buona volontà ma esalta un
  momento  pericoloso,  cioè  la  differenziazione  fra  le  province
  siciliane.  Se,  da una parte, un gruppo di dirigenti  politici  si
  impegna   a   lavorare  per  il  quarto  polo  universitario,   che
  auspichiamo  nasca presto, dall'altra parte c'è un arroccamento  di
  posizione  che  non  fa  bene  né  alla  cultura  né  alla  ricerca
  siciliana.
   Noi  chiediamo, intanto, che lei, Assessore, prenda una  posizione
  netta, forte, chiara, perché il fatto che si presenti un ordine del
  giorno con il quale si chiede la presenza e la conclamazione  della
  facoltà di lingue a Catania, ciò non permette di avere un dialogo e
  un confronto serio, onesto e leale.
   D'altronde,  oggi  è  tempo  di  finirla  con  queste  storie   di
  campanilismo.
   La  Sicilia  - piaccia o non piaccia - è in Europa e  la  politica
  nuova,  la politica che cresce non può essere vista in questo  modo
  né,  tanto meno, proposta all'interno dell'Assemblea regionale  con
  un  documento di questa portata. Pertanto, non solo voterò no, sono
  contrario a questo ordine del giorno, ma, Assessore, le chiedo  lei
  oggi  ha  una  sola opportunità: quella di porgersi, di  ergersi  a
  tutore  della  cultura e della ricerca siciliana,  facendo  sì  che
  lavori anche lei per la nascita del quarto polo universitario.

   RAIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE Ne ha facoltà.

   RAIA.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  Assessore,  questo
  ordine  del  giorno voleva essere un impegno da parte  del  Governo
  della Regione, ma anche un invito affinché si procedesse verso  una
  discussione   generale   per   la  riorganizzazione   del   sistema
  universitario  in  Sicilia,  senza che  questo,  anzi,  che  questo
  guardasse   e  tenesse  conto  della  qualità,  dell'efficienza   e
  dell'offerta  formativa senza che, però, ledesse anche  diritti  di
  chi  ha, già da anni, una istituzione come quella della facoltà  di
  lingue a Catania dove vanno ottomila ragazzi, ottomila studenti,  e
  dove  c'è  una  realtà importantissima. Questo non  vuol  dire  non
  istituire  un  eventuale quarto polo, ma non si  può  neanche  fare
  questo a danno di una città come Catania.
   Allora, io penso che il Governo in questo debba assumere un  ruolo
  attivo, che è quello di organizzare anche una discussione ampia che
  coinvolga  le  università,  affinché si  proceda  senza  che  altri
  abbiano una refluenza negativa nel proprio territorio. Il senso era
  questo.
   Da  settimane  i  ragazzi,  i professori,  tutti  sono  abbastanza
  preoccupati di un'eventuale chiusura, e siccome stiamo parlando  di
  una realtà che già esiste da tanti anni, non si può così, d'emblée,
  fare chiudere un posto per istituire un quarto polo, punto e basta.
  Occorre una discussione vera rispetto a questo.

   ARENA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ARENA.  Signor  Presidente,  Assessori,  onorevoli  colleghi,   io
  ritengo  che la cultura non abbia residenza, non abbia colore,  non
  abbia assolutamente sede, la cultura è cultura e quando si parla di
  un argomento così delicato non penso che sia il caso di soffermarsi
  anche  su questioni che vedrebbero alcune parti politiche o  alcuni
  parlamentari impegnati nella difesa di questo o quel territorio.
   Riteniamo - quindi, è un invito al Governo regionale - che ci  sia
  anche  un  problema  di  chiarezza che  questa  Regione,  il  mondo
  universitario,  il mondo culturale, la Sicilia deve necessariamente
  avere  da  parte  del  Governo Lombardo e da  parte  dell'Assessore
  competente,  al  quale  pregherei di  dedicarmi  pochi  istanti  di
  attenzione.
   Non  è assolutamente pensabile, professore Centorrino, non lo dico
  perché  sono  nato  nella città di Catania, lo  dico  da  siciliano
  attento  alle  evoluzioni dei percorsi formativi e culturali,  sono
  stato anche assessore alla pubblica istruzione della mia città, del
  comune  di Catania, oltre che vicesindaco. Quindi, ritengo che  sia
  blasfemo in questo momento, che sia assurdo mettere in discussione,
  come  qualcuno  ha  fatto,  senza ancora  avere,  tra  l'altro,  il
  coraggio di dire chiaramente, non solo all'utenza universitaria  di
  cui   parlava  poc'anzi  la  collega  Raia  -  sappiamo   che   gli
  immatricolati,  solo quest'anno, sono oltre mille  nella  città  di
  Catania  -,  ma  di rappresentare con chiarezza  quello  che  è  il
  percorso che si vuole seguire. Continuare, signor Presidente, a non
  spiegare  la verità e, tra l'altro, innescare odiosi meccanismi  di
  rivalità tra una parte, Catania, e il famoso quarto polo di cui  si
  è  parlato,  ritengo sia una cosa assolutamente lontana  da  quella
  azione riformatrice che ha, fino ad oggi, guidato questo Governo.
   Concludo  dicendo che è fondamentale non solo avere  chiarezza  ma
  avere,  in  tempi  brevissimi, non solo  dai  vertici,  ad  esempio
  dell'Ateneo   catanese,   aspettiamo  ancora   di   capire   dietro
  imbarazzati  se',  ma',  forse', silenzi, di cosa stiamo parlando.
   Aspettiamo  che questo Governo, signor Presidente -  la  ringrazio
  per  i  pochi secondi in più che mi ha concesso, ma è una questione
  molto  delicata - possa con chiarezza dire che la facoltà di lingue
  della città di Catania, che ha una grande storia, che ha una grande
  tradizione,  non si tocca - sarebbe un reato il solo  pensare  cosa
  contraria - e che, al tempo stesso, oltre il mantenimento di questa
  nobile, gloriosa e grande istituzione, si può pensare, al contempo,
  senza  giocare con il vecchio gioco delle tre carte, in voga  nelle
  piazze,  a  rafforzare altra realtà isolana che  ha  bisogno  della
  vostra attenzione, che ha bisogno dell'attenzione di questo Governo
  nazionale.
   Una  guerra  tra poveri nel campo della cultura in Sicilia  non  è
  consentita e non è consentibile.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   COLIANNI. Ma io avevo chiesto di parlare prima

   PRESIDENTE.  La  Presidenza aveva chiuso le iscrizioni  a  parlare
  poco  fa. Comunque, onorevole Colianni, stiamo facendo uno strappo;
  dopo  di  che  concediamo due minuti ciascuno  ma  sono  chiuse  le
  iscrizioni a parlare, per giunta per dichiarazione di voto.
   Dato  che  non era previsto il dibattito, per come è nato l'ordine
  del  giorno, se apriamo il dibattito stiamo facendo, evidentemente,
  tutto il contrario di quello che dovremmo fare.

   DE  BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  penso  che
  stiamo  parlando  anche troppo per la qualità e  gli  argomenti  in
  campo,  dato che il problema non è l'ambiguità in cui si può cadere
  leggendo questo ordine del giorno. Colpa non hanno gli estensori di
  questo  ordine  del  giorno; colpa ha chi  sta  promuovendo  questa
  iniziativa - questa sì - nella grande ambiguità, perché basta  solo
  dire che parlare della possibilità di istituzione di un quarto polo
  senza sapere con quali risorse e quindi nell'ipotesi che si possano
  ripartire,  fra  gli atenei che esistono e quello che  si  dovrebbe
  aggiungere, le risorse disponibili oppure no, cambia totalmente  lo
  scenario.  Se non si sa questo, nascono le confusioni, le ambiguità
  e le guerre fra poveri a cui stiamo assistendo.
   Molto  più  saggiamente  chiedo ai  deputati  primi  firmatari  di
  quest'ordine del giorno, anziché tirarci da una parte all'altra una
  coperta   che   non  esiste  e  quindi  facendo  anche   un   gioco
  assolutamente  fine  a  se  stesso,  che  il  Governo  assuma  come
  raccomandazione  l'impegno a verificare certamente  la  possibilità
  che l'istituzione del quarto polo non arrechi nocumento alle realtà
  già  esistenti, ma possa essere fatto in un quadro di compatibilità
  e  di  coerenza complessiva incrementando l'offerta formativa della
  Sicilia senza danneggiare alcuno.
   Altro oggi non possiamo dire. Nemmeno preoccuparci della paventata
  chiusura  di  questa o di quella facoltà, perché  l'iniziativa  del
  quarto  polo  è  finora, posso dire, totalmente  quasi  demagogica,
  quasi  fantasiosa, dal momento che non si sa. Sarebbe assolutamente
  straordinario che in un momento in cui - e lo abbiamo appena  visto
  -  si  vanno tagliando le risorse al sistema scolastico e formativo
  in  tutto  quanto il Paese, si vada ad istituire una nuova facoltà;
  se questo avviene a costanza di risorse, sarebbe una presa in giro.
  Nessuno ha detto che questo non avverrà.
   Chiedo,  quindi, che l'ordine del giorno venga ritirato e  assunto
  dal  Governo  l'impegno a fare quello che, in qualche  modo,  tutti
  quanti i deputati ci siamo esercitati a chiedere al Governo stesso.

   AMMATUNA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   AMMATUNA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, io non
  condivido  la  presentazione di questo  ordine  del  giorno  perché
  corriamo  il  rischio,  così  come  fa  il  Governo  nazionale,  di
  impoverire  dei  territori. Non vorrei che la parte  sud-est  della
  Sicilia,  penalizzata  già  per  mancanza  di   infrastrutture,  si
  penalizzi anche dal punto di vista culturale.
   Nella  città  di  Ragusa, fino allo scorso  anno,  erano  presenti
  quattro   facoltà:   la  facoltà  di  medicina,   la   facoltà   di
  giurisprudenza,  la  facoltà di agraria e  la  facoltà  di  lingue.
  Ebbene,  c'è  stato un accordo con l'Università  di  Catania  e  la
  facoltà  di giurisprudenza, quella di medicina e quella di  agraria
  sono scomparse a Ragusa. E' rimasta solamente la facoltà di lingue,
  e non vorrei che anche la facoltà di lingue possa scomparire.
   Facciamo in modo, allora, di arrivare ad una sintesi. Io comprendo
  e  capisco  la  condizione  in cui si trovano  gli  studenti  della
  Università  di  Catania, però facciamo in modo di  non  penalizzare
  territori  come  quelli  di  Ragusa, di  Siracusa  e  di  Enna  che
  rappresentano  una parte fondamentale per lo sviluppo  economico  e
  culturale  della   nostra Isola. Non facciamo in  modo  che,  anche
  nella  nostra Isola, possano esistere zone di serie  A  e  zone  di
  serie  B.  Non facciamo in modo che anche nella nostra  Isola,  dal
  punto  di vista culturale, ci possa essere un triangolo che bisogna
  considerare,  che  è  il triangolo Catania-Messina-Palermo,  e  che
  tutte le altre parti della Sicilia non servono a nulla.
   Condivido,  quindi, la proposta dell'onorevole  De  Benedictis  di
  ritirare  questo ordine del giorno, di arrivare ad una sintesi,  di
  accettarlo  come raccomandazione perché non può essere  tollerabile
  che  territori come quelli delle province di Ragusa, di Siracusa  e
  di Enna possano subire delle penalizzazioni culturali.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza vorrebbe trovare una
  soluzione.
   Onorevole  Raia,  se  lei,  come primo  firmatario,  è  d'accordo,
  propongo di cassare dall'ordine del giorno la parte che inizia  con
  le   parole   premesso  che   e  sostituire  le  parole  successive
   considerato che  con le seguenti  premesso che .
   Credo che la soluzione vada bene per tutti e non viene svilito  il
  significato di fare uno sforzo serio per quanto concerne  anche  la
  questione  legata  alla riorganizzazione del sistema  universitario
  rispetto a quella facoltà che lei chiede che venga salvaguardata.
   Mi  pare  un giusto punto di equilibrio che potrebbe risolvere  il
  problema.

   COLIANNI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   COLIANNI.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  Assessore,  non
  voglio turbare i sonni del mio capogruppo che si è preoccupato  per
  la    grande    spaccatura   su   questo   tema   così   importante
  dell'Università.
   Vorrei dire all'onorevole Raia che, forse, stiamo parlando  di  un
  falso problema.
   Perché  chiedo  il  ritiro dell'ordine del  giorno  e  faccio  una
  proposta?  Vede,  assessore, magari in Sicilia,  dopo  cento  anni,
  finalmente ci fosse un ministro che ci regalasse una università  e,
  fra  l'altro,  stiamo  parlando di una università  che   è  atipica
  rispetto  alle altre storiche università siciliane. Stiamo parlando
  di  una  università moderna, una università a rete, una  università
  che  non  ha  necessità di un centro fisico, perché  altrimenti  mi
  dovrei preoccupare, io che vivo ad Enna, dove c'è una università in
  cui già vi sono ottomila studenti
   Assessore,  la  preghiera è quella di riflettere su questo  fatto:
  avendo  una iniziativa ministeriale che certamente vede  la Sicilia
  interessata  ad  avere una università diffusa, io mi  auguro  anche
  telematica,  io  mi  auguro  anche potentemente  tecnologica;   una
  università per la quale, Assessore, lei dovrebbe intraprendere  una
  forte  iniziativa, quella di chiamare il presidente o l'incaricato,
  dottore  Monaco, presidente della provincia di Enna,  invitarlo  ad
  una  riunione  della Commissione parlamentare in  uno  al  Governo,
  onorevole  Raia, e così discutere sulla questione. In tal  modo  io
  penso  che  noi faremmo una cosa santa e giusta, e non  avremmo  la
  preoccupazione   di   interferire   su   fatti   culturali    ormai
  assolutamente  inamovibili come quelli di  Catania,  e  senza  fare
  torto  agli amici di Ragusa rappresentati dall'onorevole Minardo  e
  company,   i   quali  chiedono  di  non  eliminare  una  esperienza
  periferica    che,    invece,   potrebbe   rientrare    all'interno
  dell'università rete.
   Pertanto,   assessore,   le  chiedo  di   farsi   propositore   di
  un'iniziativa  parlamentare che faccia luce su questa  vicenda  che
  non  può  viaggiare  sotto  traccia,  ma  che  invece  deve  vedere
  protagonista l'assessore regionale per l'istruzione e la formazione
  professionale.

   MARZIANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MARZIANO. Grazie Presidente, anche per lo strappo regolamentare, e
  spero di esprimere il mio pensiero se pure in due minuti.
   Ritengo  comprensibile la preoccupazione dei colleghi presentatori
  dell'ordine  del giorno, ma non realistica, basata su indiscrezioni
  giornalistiche,  su  voci di corridoio che  non  hanno  ragione  di
  essere perché, purtroppo, parliamo ancora del sesso degli angeli.
   La verità vera in questa vicenda è che Siracusa e Ragusa hanno già
  pagato   un  grande  tributo  alla  razionalizzazione  dell'offerta
  formativa  universitaria; le due province in questi  anni  si  sono
  dissanguate in termini di risorse finanziarie, strutture, logistica
  per    offrire   al   proprio   territorio   un'adeguata   presenza
  universitaria,  e  lo hanno fatto di concerto con  l'università  di
  Catania, cioè lo hanno fatto non in dissonanza, ma di concerto.
   Invece,  si  è  assistito nel corso di quest'anno ad una  drastica
  riduzione   dell'offerta  formativa  che,   in   certi   casi,   ha
  rappresentato  anche  una  violazione dei  patti  che  erano  stati
  stipulati: a Ragusa sono state cancellate le presenze universitarie
  di   cui  parlava  il  collega  Ammatuna;  a  Siracusa  sono  stati
  cancellati  i  corsi  dei  beni culturali legati  alla  facoltà  di
  lettere e alla facoltà di scienze, in qualche modo un'intera platea
  universitaria   formata  da  più  di  duemila  studenti   è   stata
  completamente  cancellata. E allora, altre sono  le  preoccupazioni
  che dovremmo citare.
   Il quarto polo: certo che se questa idea ancora fumosa, ancora per
  aria,  cominciasse a prendere corpo, non dovrebbe essere realizzata
  in contrasto con le attuali sedi universitarie, ma come un processo
  di   razionalizzazione,   come   un   processo   di   crescita    e
  razionalizzazione dell'offerta formativa, che possa garantire anche
  nelle  province non sedi di università storiche un'adeguata offerta
  formativa.  E'  per  questo  che sono  d'accordo  con  la  proposta
  formulata  dalla Presidenza di eliminare dall'ordine del giorno  la
  parte  che  inizia  con le parole  premesso  che   -  che  potrebbe
  diventare  elemento di divisione nel momento della votazione  dello
  stesso  -  e sostituire le parole  considerato che  con le seguenti
   premesso  che .  Infine,  chiedo al  Governo  di  accettarlo  come
  raccomandazione e di prevedere un apposito dibattito,  da  svolgere
  in quest'Aula, sulla questione dell'offerta formativa universitaria
  nella nostra Regione, promossa dallo stesso Governo.

   DIGIACOMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DIGIACOMO.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  secondo  me
  l'argomento nell'ordine del giorno è mal posto.
   Intanto,   c'è   la  necessità  di  capire  se  il   quarto   polo
  universitario è una cosa seria o meno.
   Secondo,  credo,  senza volere fare l'interprete  degli  estensori
  dell'ordine  del giorno, che il punto non riguardi il  quarto  polo
  universitario  di  cui  si  deve verificare  la  consistenza  e  la
  serietà;  é un quesito che si rivolge al Rettore Recca al quale  si
  chiede,  un  po' più di un quesito, un impegno, di mantenere,  come
  era  una  volta,  un  corso di laurea in lingue  all'interno  della
  facoltà  di  lettere moderne. Allora, se questa è la volontà  degli
  estensori dell'ordine del giorno, io mi chiedo che cosa c'entra  il
  quarto polo universitario  Non c'entra assolutamente nulla
   Lei  deve  sapere,  signor Presidente, che la sede  del  corso  di
  laurea  in  lingue con la specialità in lingue orientali,  è  stata
  Ragusa  Ibla.  Quindi,  Ragusa Ibla è stata la  sede  finora;  poi,
  quando   c'è  una  controversia  queste  cose  vengono   messe   in
  discussione,  però devo dire che l'ordine del giorno posto  così  è
  mal posto, crea confusione.
   Invece,   nella  volontà  degli  estensori  penso   che   ci   sia
  l'intenzione  di  impegnare  il  Rettore,  nel  caso  in   cui   si
  concretizzasse  il quarto polo, a mantenere comunque  il  corso  di
  laurea  in  lingue  per evitare deportazioni  di  insegnanti  e  di
  studenti dalla bellissima Ragusa Ibla.
   Se  così  è,  dovremmo imparare a scrivere in italiano quello  che
  pensiamo  perché, se non scriviamo quello che pensiamo, inneschiamo
  una guerra tra poveri, e non mi pare assolutamente il caso.

   Credo che questo sia il punto.

   RAIA. Onorevole Digiacomo, è scritto in italiano e non in cinese.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'Assessore per la replica.

   CENTORRINO,   assessore   per   l'istruzione   e   la   formazione
  professionale. Vi ringrazio per questi interventi che mi  danno  la
  possibilità  di  operare un chiarimento che, forse per  mia  colpa,
  doveva essere fatto nei giorni precedenti. E' assolutamente vera la
  notizia  che  da  due  mesi, per iniziativa  ministeriale,  si  sta
  ragionando intorno alla possibilità di

   DE BENEDICTIS. Di quale ministro?

   CENTORRINO,   assessore   per   l'istruzione   e   la   formazione
  professionale.   del ministro per l'istruzione. Si  sta  ragionando
  intorno   alla  possibilità  di  ridisegnare  l'offerta   formativa
  universitaria in Sicilia. Io sto partecipando a questa  discussione
  non  saltando  alcun passaggio, questa discussione finora  è  stata
  fatta  con  i soggetti interessati. I soggetti interessati  sono  i
  rettori   delle  università,  sono  i  rappresentanti  degli   enti
  istituzionali, sono i rappresentanti del Ministero.
   Questa  discussione è ancora all'inizio, ha una prefigurazione  di
  massima,  ma  attende  ancora ulteriori  precisazioni,  si  collega
  possibilmente ad una statizzazione dell'università di Enna, non  ha
  ancora assolutamente definito altri passaggi necessari.
   A  me  è  sembrato  opportuno partecipare a questa  discussione  e
  comunque  non esprimere una posizione contraria perché  un  aumento
  dell'offerta formativa universitaria in Sicilia credo sia un valore
  a cui nessuno può rinunziare.
   Sul  contenuto di ogni riunione io ho fatto un comunicato, il  più
  dettagliato  possibile, relativamente alle  decisioni  assunte,  ai
  temi  discussi,  ai limiti individuati, ai progetti collegati.  Non
  solo,  ma  mi  dispiace che questi comunicati,  purtroppo,  per  un
  difetto  di  comunicazione, finiscano in qualche modo  con  il  non
  poter assicurare questo circuito di informazione che io auspicavo.
   E'  totalmente falsa, inventata, irresponsabile la notizia che una
  possibile  chiusura  della  facoltà di  lingue  dell'università  di
  Catania   sia   da  collegare  all'istituzione  del   quarto   polo
  universitario
   E'  falsa  per  almeno  tre ragioni, che nessuno  può  mettere  in
  discussione:  primo,  questo  quarto polo  universitario  ancora  è
  indefinito  e  se  prima  non  verrà  calato  nel  piano  triennale
  dell'università  e se prima non verrà inserito  in  un  accordo  di
  programma-quadro, questa ipotesi è una ipotesi di  discussione alla
  quale tutti partecipiamo, ma è una ipotesi che non ha finora alcuna
  configurazione concreta se non la giusta volontà -  ripeto  -  alla
  quale  l'assessore aderisce e che sostiene, di estendere  l'offerta
  formativa anche in territori, come quelli di Siracusa e Ragusa, che
  finora   sono  rimasti  avulsi  dal  collegamento  con  un  sistema
  universitario.
   E'  falsa per un'altra ragione: non c'è alcuna prefigurazione  del
  fatto di come deve essere questo quarto polo universitario. Quindi,
  dire  che si chiude una facoltà è come se si presupponesse che  nel
  quarto  polo  universitario ci sia già l'ipotesi, l'idea  di  altre
  facoltà; cosa che non c'è.
   Ed  è  falsa,  infine, perché è diffusa da soggetti irresponsabili
  che  non  portano alcuna responsabilità in quanto l'unico  soggetto
  che  dovrebbe  portare la responsabilità di  questa  notizia  è  il
  Magnifico  Rettore  dell'Università di Catania,  ed  è  a  lui  che
  bisognerebbe  indirizzare  queste  considerazioni,  nell'ambito  di
  un'autonomia universitaria che questa Assemblea può in qualche modo
  suggerire,  condizionare,  ma  alla  quale  non  può  assolutamente
  imporsi.
   Detto  questo, io vi pregherei di ritirare quest'ordine del giorno
  perché  rischia di aggiungere petrolio su un incendio che  è  nato,
  come  diceva l'onorevole De Benedictis, sul nulla, onorevole  Raia,
  perché questa cosa qua non esiste.
   Si  sono  fatte  occupazioni sul nulla  Io ho scritto  almeno  tre
  comunicati  che sono stati pubblicati sui giornali per  cercare  di
  fare chiarezza,  ma evidentemente non è bastato.
   Tutto  è  nato sul nulla  Perché se il Rettore dell'Università  di
  Catania  volesse  chiudere l'Università di  Catania,  questo  è  un
  problema del Rettore dell'Università di Catania e nel qual caso  lo
  affronteremmo  con  i limiti giusti; ma non si  può  fare  risalire
  questa  sua decisione ad altri disegni in corso, se questi  disegni
  in  corso in questo momento sono in una fase assolutamente di primo
  impatto  e,  tra  l'altro, dovranno scontare, e mi auguro  che  non
  siano  penalizzati  da  questo, questa  situazione  complessiva  di
  tagli,  che credo non incoraggi in questo momento a nutrire  grandi
  speranze su una effettuazione immediata di alcune proposte.
   Mi  auguro  che  non  sia così. Mi auguro che l'offerta  formativa
  universitaria si possa ampliare.
   Invito  l'onorevole Raia e tutti quelli che hanno firmato l'ordine
  del  giorno a ritirarlo perché quest'ultimo è come se legittimasse,
  sia pure sotto forma di avviso, di negazione, una cosa che non c'è.
  E'  come  se  noi  facessimo un ordine del giorno su  un  possibile
  impianto nucleare a Palermo, lo possiamo fare, ma non c'è in questo
  momento l'ipotesi di un impianto nucleare a Palermo.
   Quindi,  pronunziarsi  sul nulla, paradossalmente  significherebbe
  legittimare il nulla.
   Dopo  di  che,  avendo  constatato che questi  miei  tentativi  di
  comunicazione attraverso la stampa evidentemente non  ottengono  il
  risultato   ottenuto,   io  accetto  con  molto   favore   l'invito
  dell'onorevole  Colianni  a  convocare  in  Commissione   tutti   i
  responsabili di questa ipotesi, tutti quelli che stanno  ragionando
  in  questa ipotesi per poter avere una sorta di interlocuzione  che
  metta  a  conoscenza  dell'argomento in  questione  la  Commissione
  competente.
   Onorevole  Raia,  il  mio non è un rifiuto a pronunziarmi  su  una
  cosa,  è una riluttanza a pronunziarmi su un collegamento,  su  una
  correlazione:  quarto  polo  universitario  -  soppressione   della
  facoltà di lingue, che non esiste.
   Non  si  può negare quello che non esiste, se ci mettiamo a negare
  quello  che  non  esiste  dovremmo  passare  ventiquattro  ore   su
  ventiquattro a negare

   RAIA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   RAIA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, si sta discutendo  di
  una  cosa,  a  mio avviso, seria e nell'ordine del  giorno,  quando
  recita   impegna  il Governo della Regione , si dice  semplicemente
  che  bisogna  convocare  una riunione  con  tutti  i  soggetti  per
  definire un eventuale percorso, senza che ciò cozzi o comunque  sia
  a  danno  delle università o delle facoltà già esistenti.  Infatti,
  nel secondo comma, si dice proprio questo.
   Assessore,  se è tutto lavorato sul nulla e tutto è  uscito  fuori
  sul  nulla,  fatto  sta  che, nelle scorse  settimane,  anche  alti
  dirigenti  politici di questa Regione sono andati in Facoltà  o  al
  Rettorato  a dire che la causa degli studenti e dei professori  era
  corretta  e che andava sostenuta. Io non voglio fare né  guerra  di
  campanile  né  nulla,  e  le  cose  che  lei  ha  detto  sono  pure
  importanti, però ciò che posso fare, per quanto mi riguarda,  visto
  che  sono  la prima firmataria, è di accogliere non la sua proposta
  di  ritiro,  Assessore, ma quella della Presidenza di  togliere  il
  primo  comma del  premesso che  e sostituire la parola  considerato
  che  con la seguente  premesso che .

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, la prima parte  dell'ordine  del
  giorno,  che  inizia  con le parole  premesso che'  viene  cassata.
  Rimangono  in  vita solamente la seconda parte, con la sostituzione
  delle parole  considerato che' con le seguenti  premesso che', e la
  parte  finale  in  cui  si    impegna il Governo  della  Regione  a
  partecipare  alla discussione per la riorganizzazione  del  sistema
  universitario in Sicilia in modo sereno e costruttivo  avendo  come
  riferimento  la  qualità  e l'efficacia dell'offerta  formativa;  a
  verificare,   nel  rispetto  dell'autonomia  delle  università,   i
  percorsi   possibili  perché  la  suddetta  facoltà  di  lingue   e
  letterature straniere, senza che ciò entri in conflitto con  quanto
  si  possa  prevedere  per altre sedi, continui comunque  ad  essere
  attiva nella sede di Catania'.
   Il parere del Governo?

   CENTORRINO,   assessore   per   l'istruzione   e   la   formazione
  professionale.   Sono   assolutamente  rispettoso   della   volontà
  dell'Aula e mi rimetto all'Aula.
   Faccio semplicemente notare, se mi permettete, con una battuta per
  sdrammatizzare un po' che in quest'ordine del giorno è come  se  si
  chiedesse all'Assessore di essere onesto.
   E' giusto chiederlo, ma dovrebbe essere scontato.

   PRESIDENTE.  Il Governo, dunque, accetta l'ordine del giorno  come
  raccomandazione.
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Oddo


      Cordoglio per la scomparsa dei due militari del contingente
                        italiano in Afghanistan

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, é doveroso da parte dell'Assemblea
  regionale   siciliana  tutta  esprimere  il  nostro  cordoglio   ai
  familiari  dei due militari del contingente italiano in Afghanistan
  deceduti,  il  sergente Massimiliano Ramadù  e  il  caporalmaggiore
  Luigi Pascazio.
   Invito i deputati ad osservare un minuto di silenzio.

     (Tutti in piedi, i deputati osservano un minuto di silenzio)

   Nel  contempo,  porgo a nome dell'Assemblea tutta  gli  auguri  di
  pronta  guarigione  ai due militari feriti, di cui  uno  siciliano,
  caporalmaggiore Gianfranco Scirè, e caporale Cristina Buonacucina.

   Onorevoli colleghi, la seduta è rinviata a martedì, 8 giugno 2010,
  alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Oddo


   I   -  Comunicazioni.

   II  -   Svolgimento  di  interrogazioni e di interpellanze  della
  rubrica  Energia e servizi di pubblica utilità .

   III - Discussione del disegno di legge:
   «Disposizioni    per    la   trasparenza,   la    semplificazione,
  l'efficienza,  l'informatizzazione della pubblica  amministrazione,
  l'agevolazione  delle iniziative economiche.  Disposizioni  per  il
  contrasto alla corruzione ed alla criminalità organizzata di stampo
  mafioso.  Disposizioni  per il riordino e la semplificazione  della
  legislazione regionale» (520-144/A).

                   La seduta è tolta alle ore 17.52

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      dott.ssa Iolanda Caroselli