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Resoconto d'Aula della Seduta n. 174 di martedì 08 giugno 2010
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   Presidenza del vicepresidente Formica


   VITRANO, segretario, dà lettura del processo verbale della  seduta
  precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo gli onorevoli:

   -  Rinaldi,  per  motivi  personali, a  decorrere  dalla  presente
  seduta;
   -   Arena,  Barbagallo,  D'Asero,  Federico,  Forzese,  Marinello,
  Picciolo, Raia e Scilla per oggi;
   - Bonomo, dall'8 al 10 giugno 2010.

   L'Assemblea ne prende atto.

            Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le risposte scritte  alle
  seguenti interrogazioni:

   - da parte dell'Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica

   n. 1156 - Iniziative per il ripristino di regole di democrazia nel
  consiglio comunale di Tripi (ME).
   Firmatario: Rinaldi Francesco

   - da parte dell'Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità

   n. 929 - Notizie circa la grave emergenza determinatasi nel comune
  di  Catania  a  seguito  dei reiterati atti  incendiari  che  hanno
  interessato numerosi contenitori per la raccolta differenziata.
   Firmatario: Arena Giuseppe

   n. 971 - Iniziative per la messa in sicurezza dell'oleodotto delle
  condutture della società ENIMED.
   Firmatario: De Benedictis Roberto

   - da parte dell'Assessore Salute

   n.  19 - Notizie sullo svolgimento dei concorsi per l'apertura  di
  nuove sedi farmaceutiche in Sicilia.
   Firmatario: Ammatuna Roberto

   n.  387  - Erogazione di risorse alle farmacie rurali delle  isole
  minori.
   Firmatari: Caputo Salvino

   n. 573 - Provvedimenti per garantire la trasparenza ed il rispetto
  della   normativa  vigente  nel  settore  sanitario  della  Regione
  siciliana.
   Firmatario: Lupo Giuseppe

   n. 827 - Notizie circa il ritardo nella pubblicazione del bando di
  concorso regionale per l'apertura di nuove farmacie.
   Firmatario: Fiorenza Cataldo

   n.  909  - Notizie circa la ventilata soppressione del reparto  di
  chirurgia dell'ospedale San Vincenzo di Taormina (ME).
   Firmatario: Rinaldi Francesco

   n.  1002  - Notizie in merito alla gara consorziata per l'acquisto
  di microchip sottocutanei per l'anagrafe canina.
   Firmatario: Dina Antonino

   n.  1007  -  Chiarimenti circa la presunta  grave  violazione  del
  diritto alla salute di un cittadino.
   Firmatario: Limoli Giuseppe

   - da parte dell'Assessore per il Territorio e Ambiente:

   n. 394 - Accertamento della regolare gestione amministrativa posta
  in essere dall'ATO Messina 1.
   Firmatario: Laccoto Giuseppe.

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   «Istituzione servizi di vigilanza ittica ed ecologica»  (n. 566)
   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Romano,  in
  data 20 maggio 2010.

   «Centro risvegli Ibleo» (n. 567)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato dagli  onorevoli  Ragusa,
  Digiacomo,  Incardona, Ammatuna, Leontini e  Minardo,  in  data  20
  maggio 2010.

   «Istituzione  dell'ufficio  speciale per  l'alienazione  dei  beni
  disponibili delle Aziende sanitarie» (n. 570)
   di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Vinciullo in
  data 27 maggio 2010.

   «Istituzione  e disciplina dei punti di accoglienza  del  neonato»
  (n. 571)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato dagli  onorevoli  Caputo,
  Leontini,  Buzzanca,  Pogliese, Vinciullo, Falcone,  Scoma,  Bosco,
  Mancuso, Limoli, Campagna, D'Asero e Corona in data 27 maggio 2010.

   «Interventi  per  la  realizzazione di parcheggi  commerciali  nei
  centri storici dei comuni siciliani» (n. 572)

   di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole  Savona  in
  data 4 giugno 2010

   «Riconoscimento e sostegno all'Associazione Alzheimer di  Palermo»
  (n. 573)
   di  iniziativa  parlamentare, presentato dagli  onorevoli  Caputo,
  Pogliese,  Vinciullo, Buzzanca, Currenti, Mancuso,  Corona,  Bosco,
  Limoli, Beninati e Campagna in data 7 giugno 2010.

   Comunicazione di presentazione e di contestuale invio di disegni
                               di legge
                alle competenti Commissioni legislative

   PRESIDENTE.  Comunico i seguenti disegni di  legge  presentati  ed
  inviati alle competenti Commissioni:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   «Norma  di attuazione della dotazione organica della Regione»  (n.
  563)
   -  di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Fagone e
  Vinciullo in data 19 maggio 2010; inviato in data 19 maggio 2010

   «Norme   per   il   conferimento  degli   incarichi   dirigenziali
  nell'amministrazione regionale e negli enti di cui all'art. 1 della
  legge regionale 15 maggio 2000, n. 10» (n. 569)
   di iniziativa governativa, presentato dal Presidente della Regione
  (Lombardo) su proposta dell'assessore per le autonomie locali e  la
  funzione  pubblica (Chinnici) in data 25 maggio  2010;  inviato  in
  data 26 maggio 2010.

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   «Istituzione del Parco dell'Oreto» (n. 564)
   -  di  iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Caputo,
  Leontini,   Mancuso,  Bosco,  Limoli,  D'Asero,  Campagna,   Scoma,
  Buzzanca, Pogliese, Falcone, Vinciullo, Corona, Leanza E.  in  data
  19 maggio 2010; inviato in data 27 maggio 2010.

   «Modifiche ed integrazioni alla normativa regionale in materia  di
  appalti» (n. 568)
   -  di  iniziativa  governativa, presentato  dal  Presidente  della
  Regione (Lombardo) su proposta dell'Assessore per le infrastrutture
  e  la mobilità (Gentile) in data 24 maggio 2010; inviato in data 25
  maggio 2010.

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   «Norme in favore di lavoratori in cassa integrazione o in stato di
  disoccupazione o mobilità» (n. 565)
   -  di  iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Lupo  in
  data 19 maggio 2010; inviato in data 27 maggio 2010.

      Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
                        Commissioni legislative

   PRESIDENTE.  Comunico che i seguenti disegni di legge  sono  stati
  inviati alle competenti Commissioni:
                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   Disposizioni in materia di acquisizione dei dati inerenti l'uso di
  sostanze  stupefacenti  e/o psicotrope da  parte  dei  parlamentari
  eletti all'Assemblea regionale siciliana (n. 498)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 3 giugno 2010

   Interventi  per  l'accoglienza  e l'integrazione  dei  richiedenti
  asilo e dei rifugiati, coniugate allo sviluppo sociale, economico e
  culturale delle comunità locali (n. 522)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 27 maggio 2010

   Interventi a sostegno delle famiglie numerose (n. 558)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 27 maggio 2010
   - parere IV e V

   Trasferimenti  annuali  in favore di Consorzi  di  comuni  che  si
  occupano  della gestione e valorizzazione dei beni confiscati  alla
  criminalità organizzata (n. 562)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 19 maggio 2010
   - parere Commissione Antimafia

                      ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)

   Norme atte a favorire il consumo di prodotti agricoli a chilometri
  zero (n. 541)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 24 maggio 2010

   Interventi urgenti per il comparto agricolo  (n. 556)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 21 maggio 2010

                      AMBIENTE E TERRITORIO (IV)

   Disposizioni in materia di veicoli d'epoca e di interesse  storico
  e collezionistico (n. 531)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 27 maggio 2010

   Interventi a sostegno dei comuni montani e dei piccoli  comuni  in
  condizioni di disagio (n. 555)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 27 maggio 2010
   - parere III, I

                   CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)

   Riordino  del  sistema  dell'offerta  formativa  integrata   della
  Regione  (n. 542)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 21 maggio 2010
   Organizzazione del servizio bibliotecario regionale integrato  (n.
  557)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 27 maggio 2010

   Norme in materia di rapporti di lavoro (n. 561)
   - di iniziativa parlamentare
   - inviato in data 3 giugno 2010

          Comunicazione di riassegnazione di disegno di legge
                alla competente Commissione legislativa

   PRESIDENTE. Comunico che il disegno di legge  Adozione dei modelli
  organizzativi di cui al decreto legislativo n. 231/2001 in  materia
  di  responsabilità amministrativa delle imprese' (n. 465),  inviato
  in  data 25 maggio 2010, parere IV Commissione, è stato riassegnato
  alla   competente  Commissione  legislativa   Attività  produttive'
  (III).

                 Comunicazione di richiesta di parere

   PRESIDENTE. Comunico la seguente richiesta di parere pervenuta  ed
  assegnata alla competente Commissione:

                       AFFARI ISTITUZIONALI (I)

   Nomina   del   direttore  generale  dell'Istituto  zooprofilattico
  sperimentale (n. 93/I)
   - pervenuta in data 7 giugno 2010
   - inviata in data 7 giugno 2010.

                     Comunicazione di pareri resi

   PRESIDENTE.  Comunico  i  seguenti pareri  resi  dalla  competente
  Commissione legislativa:

                       AFFARI ISTITUZIONALI  (I)

   Azienda sanitaria provinciale di Enna. Designazione componente  in
  seno al collegio sindacale  (n. 88/I)
   pervenuto in data 18 maggio 2010
   inviato in data 19 maggio  2010 e reso in data 26 maggio 2010

   Azienda   sanitaria  provinciale  di  Caltanissetta.  Designazione
  componente in seno al collegio sindacale  (n. 89/I)
   pervenuto in data 18 maggio 2010
   inviato in data 19 maggio  2010 e reso in data 26 maggio 2010

   Azienda   sanitaria   provinciale   di   Agrigento.   Designazione
  componente in seno al collegio sindacale  (n. 90/I)
   pervenuto in data 18 maggio 2010
   inviato in data 19 maggio  2010 e reso in data 26 maggio 2010

   Azienda  ospedaliera Garibaldi di Catania. Designazione componente
  in seno al collegio sindacale (n. 91/I)
   pervenuto in data 18 maggio 2010
   inviato in data 19 maggio  2010 e reso in data 26 maggio 2010

   Consiglio  di  giustizia amministrativa per la Regione  siciliana.
  Sezione giurisdizionale. Designazione componente (n. 92/I)
   pervenuto in data 19 maggio 2010
   inviato in data 20 maggio 2010 e reso in data 26 maggio 2010

                    inviati in data 31 maggio 2010.

           Comunicazione di delibere della Giunta regionale

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le delibere della  Giunta
  regionale - secondo bimestre 2010.
   Copie  delle  medesime e il relativo elenco recante  l'oggetto  di
  ciascuna è disponibile all'archivio del Servizio delle Commissioni.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Invito  il deputato segretario a dare  lettura  delle
  interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.

   VITRANO, segretario:

   «All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro,
  premesso che:

   nei  mesi scorsi si è svolto presso il CIAPI di Siracusa,  con  la
  collaborazione del Comune di Priolo, della provincia di Siracusa  e
  lo  stesso  CIAPI,  un  corso di formazione  professionale  che  ha
  impegnato alcune decine di giovani in una attività formativa legata
  alle attività industriali;

   tale   corso   di  formazione  sembra  essere  stato  propedeutico
  all'assunzione,  da  parte di imprese della zona  industriale,  del
  personale  formato per le qualifiche professionali per le  quali  è
  stata realizzata la formazione;

   considerato   che   le   organizzazioni  sindacali   del   settore
  metalmeccanico,  e  l'organizzazione  FIOM  in  particolare,  hanno
  invece denunciato che almeno una di tali imprese, la IREM, starebbe
  utilizzando invece i lavoratori formati in tale corso  in  ruoli  e
  funzioni  non  adeguati alla attività formativa  e  alla  qualifica
  ottenuta,  rendendo  perciò  l'attività  formativa  uno  spreco  di
  denaro;

   considerato  inoltre  che  la stessa organizzazione  sindacale  ha
  denunciato  il  'mancato  rispetto  del  contratto  di  lavoro   ed
  intimidazioni  nei confronti dei lavoratori come metodo  gestionale
  dell'azienda', che pure avrebbe collaborato con enti  pubblici  per
  la formazione;

   per sapere:

   se  non  intenda  accertare  se  le denunce  della  organizzazione
  sindacale  riguardanti l'utilizzo dei lavoratori in qualifiche  più
  basse  di  quelle  per le quali si è realizzata la  formazione,  il
  mancato rispetto del contratto di lavoro e le 'condizioni di lavoro
  da terzo mondo' rispondano al vero;

   se non siano stati utilizzati fondi pubblici a qualsivoglia titolo
  (europei, regionali o comunali) per realizzare l'attività formativa
  di cui sopra;

   se  vengano  rispettati  gli  impegni assunti  dalle  varie  parti
  interessate (CIAPI, comune di Priolo, impresa IREM) e, nel caso  in
  cui  tali  violazioni denunciate dovessero rispondere a verità,  se
  non intenda adottare i necessari provvedimenti del caso». (1188)

                                                             MARZIANO

   «Al  Presidente  della  Regione,  all'Assessore  per  le  attività
  produttive e all'Assessore per l'economia, premesso che:

   in  data  8 luglio 2009 con decreto presidenziale il dottor  Marco
  Venturi  è  stato nominato, dal residente della Regione  siciliana,
  onorevole Raffaele Lombardo, Assessore per l'industria;

   in data 10 luglio 2009 veniva depositata presso la cancelleria del
  Tribunale  di  Agrigento  un'ordinanza con  cui  il  giudice  delle
  esecuzioni  accoglieva  l'istanza di  sospensione  della  procedura
  esecutiva n. 8/06 iniziata dal raggruppamento di imprese (creditori
  procedenti) nei confronti dell'ASI di Agrigento. L'ASI di Agrigento
  aveva   eccepito  nei  confronti  del  raggruppamento  di   imprese
  l'inesistenza   del   credito,  posto  a  fondamento   dell'incoata
  procedura   esecutiva  immobiliare,  stante  l'avvenuto   pagamento
  parziale  del credito e la cessione da parte di costoro  in  favore
  dei  terzi  del residuo credito. I creditori procedenti,  in  virtù
  delle  cessioni di credito indicate dettagliatamente  nel  ricorso,
  pari ad un importo maggiore rispetto a quello vantato nei confronti
  dell'ASI,  non  hanno  più alcun titolo per azionare  la  procedura
  esecutiva come peraltro accertato dal Tribunale;

   ciò  nonostante  con nota datata 3 settembre 2009, indirizzata  al
  dottor Marco Venturi, l'avvocato procuratore del raggruppamento  di
  imprese chiedeva un intervento risolutorio per la definizione della
  procedura esecutiva n. 8/06 rg.es. trib. AG nei confronti  dell'ASI
  di Agrigento;

   in  tale  nota  è  annotato  un provvedimento  olografo  datato  8
  settembre   2009   a   firma  presumibilmente   di   un   dirigente
  dell'assessorato o dello stesso Assessore. Mentre  la  stessa  nota
  risulta  protocollata all'Assessorato Industria in data  09/09/2009
  al n. 35014;

   con  inusitata  immediatezza,  in pari  data  (09/09/2009),  prot.
  35201,  veniva  dal  dipartimento industria  inoltrata  all'ASI  di
  Agrigento  richiesta di relazione in merito a quanto  rappresentato
  dall'avvocato  del  raggruppamento di imprese. Nella  richiesta  si
  rappresentava  la necessità di ogni urgenza, dovendo  lo  scrivente
  dirigente predisporre idonea relazione per l'assessore Venturi;

   in  data  7 settembre 2009, per strana coincidenza, immediatamente
  dopo l'accoglimento della sospensione della procedura esecutiva  n.
  8/06  in  corrispondenza con la nota dell'avvocato procuratore  del
  raggruppamento  di  imprese,  con nota prot.  2590/gab  l'assessore
  Venturi conferiva incarico ispettivo al dottor Vincenzo Cusimano ed
  al  dottor  Mario  Giannone  allo  scopo  di  verificare,  ai  fini
  dell'esercizio  dei  poteri attribuitigli  dalle  previsioni  degli
  articoli 2 e 17 della l.r. n. 1/84, la correttezza l'imparzialità e
  la  legittimità dell'attività amministrativa contabile degli organi
  consortili dell'ASI;

   considerato che:

   in data 6 novembre 2009 con nota prot. 3135/dir l'ASI di Agrigento
  rispondeva alla nota prot. 35201 del 9 settembre 2009, con la quale
  era  stata  trasmessa all'ASI di Agrigento la lettera dell'avvocato
  procuratore del raggruppamento di imprese;

   nella  risposta  si descrivevano analiticamente  le  cessioni  dei
  crediti  a  terzi  effettuati  prima della  notifica  dell'atto  di
  precetto e del pignoramento e per un importo pari a circa il triplo
  del  dovuto,  motivando così le ragioni per le  quali  l'ASI  nulla
  doveva al raggruppamento di imprese;

   in  data  4 febbraio 2010 il Tribunale di Agrigento sez.  civ.  in
  composizione  collegiale, come prevedibile,  rigettava  il  reclamo
  proposto  dal  raggruppamento di imprese rappresentato  dal  citato
  avvocato  nei confronti dell'ASI di AG, con atto depositato  il  28
  luglio  2009,  avverso il provvedimento reso il  3  luglio  2009  e
  depositato il 10 luglio 2009, nell'ambito del procedimento iscritto
  al n. 8/06 r.g.e. trib AG;

   in   data  2  dicembre  2009  i  suddetti  ispettori  consegnavano
  all'assessore Venturi la loro relazione ispettiva;

   con  nota  del 21 gennaio 2010 prot. 135/b, a firma del  dirigente
  generale, avente ad oggetto: atto di contestazione ex art. 17, l.r.
  n.  1/1984, si formulavano contestazioni (non conformi all'indagine
  ispettiva)  e  venivano  richieste eventuali  controdeduzioni  alle
  singole  contestazioni  entro  il termine  perentorio  di  quindici
  giorni  con avvertimento che, trascorso infruttuosamente il termine
  sopra   indicato,  lo  scrivente  dipartimento,   in   difetto   di
  opposizioni  alle contestazioni rivolte all'attuale amministrazione
  del  consorzio  ASI  di Agrigento, avrebbe inoltrato  all'Assessore
  regionale  per  le attività produttive la proposta  di  attivazione
  delle  procedure di cui all'art. 17 (interventi sostitutivi)  della
  l.r. 1/84;

   in  data  4  febbraio  2010 venivano protocollate  all'Assessorato
  Attività produttive le controdeduzioni alle contestazioni da  parte
  dell'ASI di AG, con allegati gli atti di riferimento;

   tenuto conto che:

   in  data 20 ottobre 2009, con nota prot n. 41392 del d.g., dottore
  Vernuccio,  veniva  comunicata all'ASI di AG  l'approvazione  della
  delibera  di consiglio generale n. 6 del 3 ottobre 2009 avente  per
  oggetto  Approvazione Conto Consuntivo anno 2008';

   in  data  29  dicembre  2009  con nota  prot  n.  3633/Dir  veniva
  trasmessa  all'Assessorato la delibera n. 09 adottata dal consiglio
  generale  avente  ad oggetto  Approvazione bilancio  di  previsione
  anno 2010';

   pur  avendo richiesto chiarimenti e nonostante questi siano  stati
  dettagliatamente  ed esaurientemente forniti unitamente  al  parere
  favorevole   espresso   dai   revisori   dei   conti,    il    D.G.
  dell'Assessorato Attività produttive, con nota di prot.  136/b,  in
  data  22  gennaio 2010 notificava il decreto del dirigente generale
  n.  13 del 21 gennaio 2010 di annullamento della deliberazione  del
  consiglio generale n. 9 del 29 dicembre 2009 del consorzio  ASI  di
  Agrigento,  e  quindi  bocciava  il  bilancio  di  previsione  2010
  dell'ASI di Agrigento;

   atteso che:

   soltanto  in  data  25 febbraio 2010, ben dopo la  bocciatura  del
  bilancio ASI di Agrigento, veniva diramata la nota 463/B avente  ad
  oggetto:  Consorzi  ASI  - Bilancio di previsione  per  l'esercizio
  2010, direttive a firma dell'Assessore Marco Venturi;

   in  data  27  febbraio  2010  l'ASI di AG  con  deliberazione  del
  Consiglio generale n. 1 del 27 febbraio 2010 avente ad oggetto: 'la
  riapprovazione  del Bilancio di previsione 2010 a  seguito  e  alla
  luce  delle  direttive  impartite dall'Assessorato  delle  attività
  produttive  con nota 463B del 25 febbraio 2010 avente  ad  oggetto:
  consorzi  ASI  -  Bilancio  di  previsione  per  l'esercizio  2010.
  Direttive' recepiva in toto la suddetta direttiva e riapprovava  il
  bilancio;

   con  nota  dell'8 marzo 2010 prot. n. 702/dir, l'ASI di  Agrigento
  trasmetteva  all'Assessorato  la suddetta  delibera  del  consiglio
  generale  n.  1 del 27 febbraio 2010. Tale nota risulta  introitata
  dall'Assessorato   regionale   Attività   produttive   -    ufficio
  accettazione posta in data 17 marzo 2010;

   soltanto  in data 6 aprile 2010 a mezzo fax e pervenuta in  ASI  a
  mezzo  raccomandata a/r in data 13 aprile 2010 e quindi dopo almeno
  venti  giorni dalla trasmissione della nota dell'8 marzo 2010 prot.
  n.  702/dir,  il dirigente generale, abusando del suo  ufficio,  in
  presenza di una deliberazione approvata ed esecutiva, in violazione
  dell'articolo  15 della l. r. 1/84, sospendeva la deliberazione  in
  attesa di chiarimenti;

   si  ricorda  che l'articolo 15 della l.r. 1/84, al suo  II  comma,
  recita  '2. Le deliberazioni concernenti (...) i bilanci preventivi
  e  le  relative  variazioni, i conti consuntivi  ed  i  regolamenti
  possono  essere annullate dall'Assessorato regionale dell'industria
  entro 15 giorni dalla loro ricezione,(...) trascorsi detti termini,
  le deliberazioni di cui al presente comma si intendono approvate ed
  esecutive';

   ciò  nonostante  con  nota del 13 aprile 2010  prot.  n  1196/dir,
  introitata dall'Assessorato il 20 aprile 2010, nonostante l'assenza
  di  alcun  obbligo ad adempiere essendo decorsi i termini  per  una
  loro   legittima  richiesta,  l'ASI  di  Agrigento  trasmetteva   i
  richiesti chiarimenti, allegava ai chiarimenti la relazione tecnica
  dell'ingegnere  Salvatore Callari e la CTU dell'ingegnere  Giuseppe
  Raccuia  resa  nella  procedura  esecutiva  08/06  R.G.  esecuzioni
  Tribunale di Agrigento;

   in  data  30  aprile 2010, trascorsi dieci giorni  dall'invio  dei
  chiarimenti,   come   prescritto   dalla   norma,   con   determina
  dirigenziale  n  117  il direttore generale dell'ASI  di  Agrigento
  dichiarava  approvata ed esecutiva la deliberazione  del  consiglio
  generale n. 1 del 27 febbraio 2010 ai sensi dell'articolo 15  della
  l.r.  n.  1/1984 che per miglior lettura si riporta  per  estratto:
  'l.r.1/84 art. 15: 2. Le deliberazioni (...) i bilanci preventivi e
  le  relative  variazioni,  i  conti  consuntivi  ed  i  regolamenti
  'possono essere annullate dall'Assessorato regionale dell'industria
  entro  15  giorni  dalla  loro  ricezione,  (...)  trascorsi  detti
  termini,  le  deliberazioni di cui al presente comma  si  intendono
  approvate ed esecutive.

   3.   Entro   15   giorni  dalla  ricezione  delle   deliberazioni,
  l'Assessorato  regionale dell'industria dispone la sospensione  con
  richiesta  motivata di chiarimenti, che può essere esercitata  solo
  una  volta. Nei 10 giorni successivi alla ricezione dei chiarimenti
  può pronunciarne l'annullamento per motivi di legittimità';

   rilevato che:

   in  data 3 maggio 2010, mentre si svolgeva la cerimonia di  inizio
  dei   lavori  per  il  completamento  dell'asse  urbano  di   Porto
  Empedocle, definita dai media, 'Eterna incompiuta' l'Assessore  per
  le  attività produttive diramava alle agenzie di stampa il seguente
  comunicato:

   From:   Presidenza   Regione  Siciliana  -  Ufficio   Stampa   To:
  ufficiostamparegione.sicilia.it Sent: Monday, May 03, 2010 4:51  PM
  Subject:  ASI:  VENTURI  BOCCIA BILANCIO  PREVISIONE  CONSORZIO  DI
  AGRIGENTO  ASI:  VENTURI  BOCCIA BILANCIO PREVISIONE  CONSORZIO  DI
  AGRIGENTO  PALERMO, 3 maggio 2010 (SICILIA) - L'assessore regionale
  alle Attività Produttive, Marco Venturi, ha bocciato il bilancio di
  previsione  2010  del  consorzio  ASI  di  Agrigento.  'L'  ASI  di
  Agrigento  - secondo l'ufficio di vigilanza dell'assessorato  -  ha
  violato  ripetutamente le prescrizioni precedentemente emanate  con
  direttiva  assessoriale e relative ad alcuni aspetti gestionali  da
  evidenziare  nell'ambito  dei bilanci di previsione  del  2010.  Il
  consorzio  ASI agrigentino inoltre ha violato la legge e lo  stesso
  statuto  consortile'.  Il  provvedimento  odierno  scaturito  dalla
  situazione   gestionale   e   finanziaria   e'   propedeutico    al
  commissariamento  dell'Ente consortile,  il  cui  provvedimento  e'
  stato  presentato dall'assessore Venturi ed e' in attesa di  parere
  da parte della giunta di governo';

   soltanto  in data 4 maggio 2010, cioè il giorno dopo il comunicato
  stampa,  abusando del suo ufficio ed in violazione dell'articolo  5
  della  l.r. 16 dicembre 2008, n. 19, ed in violazione dell'articolo
  2,  comma 2, della l.r. 15 maggio 2000, n. 10, e dell'art. 15  l.r.
  1/1984,  comma  3,  firmava il d.a. n. 1112 di  annullamento  della
  deliberazione  consiglio generale ASI di  Agrigento  n.  1  del  27
  febbraio  2010, avente ad oggetto: approvazione bilancio previsione
  2010, per i seguenti motivi:
   1)   'La   previsione  di  procedere  alla  vendita  dell'immobile
  denominato Centro direzionale, ove ha sede il consorzio ASI di  AG,
  h  da ritenere illegittima' perché facente parte della categorie di
  beni    di    propriètà    consortile   indisponibile    ai    fini
  dell'alienazione.
   2)   'non  risulta  posta  in  essere  alcuna  specifica  attività
  amministrativa  nei  confronti  degli  interessati  finalizzata  al
  concreto    ed   effettivo   recupero   dei   maggiori   emolumenti
  indebitamente  erogati nei pregressi esercizi  amministrativi  agli
  organi  consortili'. L'Assessore ordinava la consegna  del  decreto
  mediante notifica a mani, il 5 maggio 2010 a mezzo di personale del
  gabinetto    dello    stesso   assessorato   esterno    ai    ruoli
  dell'amministrazione;

   precisato che:

   il  'centro  direzionale'  non  è  la  sede  dell'ASI,  così  come
  erroneamente  affermato dall'Assessore, ma  trattasi  dello  stesso
  bene  meglio  descritto nella CTU del dottore Raccuia (allegata  al
  bilancio)  nella  procedura esecutiva 8/06, pignorato  e  messo  in
  vendita   dal  giudice  dell'esecuzione  di  Agrigento   e   quindi
  alienabile;

   sono  state,  dall'Assessorato alle attività produttive,  ritenute
  regolari  le  somme  (comprese quelle da  recuperare)  scritte  nel
  bilancio di previsione nella parte entrate;

   l'attività   amministrativa   nei  confronti   degli   interessati
  finalizzata   al  concreto  ed  effettivo  recupero  dei   maggiori
  emolumenti    indebitamente   erogati   nei   pregressi    esercizi
  amministrativi  agli  organi consortili  va  eseguita  in  sede  di
  bilancio consuntivo e non in sede di bilancio preventivo;

   comunque, pro bono pacis, il presidente pro tempore non percepisce
  alcuna indennità dal maggio 2009;

   con  nota di prot. 41392 del 20 ottobre 2009 il dirigente generale
  dell'Assessorato  approvava la delibera di c.g.  ASI  n.  6  del  2
  ottobre 2009 avente ad oggetto 'approvazione conto consuntivo  anno
  2008';

   preso atto che:

   in  data  5  maggio  2010 con nota 1422/dir,  l'ASI  di  Agrigento
  comunicava  all'Assessorato  Attività  produttive,  all'Assessorato
  Economia  e  al  Presidente  della  Regione  che  il  bilancio   di
  previsione   anno  2010  approvato  dal  Consiglio   generale   con
  deliberazione  n.  1  del  27 febbraio  2010  risultava,  ai  sensi
  dell'art.  15 l.r. n. 1/1984, approvato ed esecutivo per decorrenza
  dei termini;

   tenuto  conto della disparità di trattamento rispetto  alle  altre
  ASI della Sicilia:

   infatti,  in  data  29  aprile  2010  con  nota  di  prot.  1062/B
  l'Assessore  comunicava  all'ASI  di  Palermo  l'approvazione   del
  bilancio  di  previsione 2010 onerando l' ASI palermitana  -  entro
  trenta  giorni  dal ricevimento della presente  -  di  adottare  le
  variazioni  di bilancio idonee ad ottemperare le direttive  fornite
  dallo scrivente con nota prot. 463/b del 25 febbraio 2010;

   precedentemente approvava il bilancio di previsione 2010  dell'ASI
  di  Enna, nonostante la mancanza del parere dei revisori dei conti,
  per   decorrenza   dei   termini,  ed   in   assenza   del   parere
  dell'Assessorato Bilancio;

   considerato inoltre che:

   proseguendo in un motivato accanimento contro l'ASI di  Agrigento,
  in  data  6  maggio 2010, con nota di prot 1419 avente ad  oggetto:
  procedimento disciplinare nei confronti del Dirigente ex  direttore
  generale',  l'assessore Venturi, abusando del suo  ufficio,  ed  in
  violazione   dell'articolo  5  l.r.  16  dicembre  2008,   n.   19,
  dell'articolo  2,  comma 2, della l.r. 15 maggio  2000,  n.  10,  e
  dell'articolo 17 l.r.1/1984, onerava l'ASI di Agrigento di revocare
  in  autotutela  il procedimento disciplinare entro due  giorni  dal
  ricevimento   della  nota,  avvisando  la  stessa  che,   trascorso
  infruttuosamente il predetto termine, l'assessore avrebbe proceduto
  alla  nomina  di un commissario ad acta - ex articolo 17,  comma  3
  della l.r. n. 1/84;

   in  data  12 maggio 2010 in violazione dell'articolo 17 l.r.  1/84
  che così recita: 'L'Assessore regionale per l'industria, in caso di
  inadempimento da parte degli organi consortili di atti  obbligatori
  per  legge  o  per  statuto,  può  procedere  alla  nomina  di   un
  commissario ad acta allo scopo di provvedere all'immediata adozione
  dei   provvedimenti  in  relazione  ai  quali  l'ente  si  è   reso
  inadempiente',  l'Assessore regionale per le  attività  produttive,
  abusando  del  suo  ufficio, in assenza di inadempimento  da  parte
  degli  organi  consortili  di  atti obbligatori  per  legge  o  per
  statuto,  con nota prot. 1473/gab avente ad oggetto: 'D.A.  n.6/gab
  del  12  maggio 2010, conferimento incarico di commissario ad  acta
  presso  l'ASI  di  Agrigento',  avrebbe  trasmesso  all'ASI   copia
  conforme del decreto con in quale, ai sensi dell'articolo 17  della
  legge regionale 4 gennaio 1984, n. 1, il geometra Michele Scarpulla
  nato  a  Caltanissetta il 30 agosto 1957, funzionario regionale  in
  servizio  presso  l'Ispettorato  provinciale  dell'Agricoltura   di
  Caltanissetta,  veniva  nominato  commissario  ad  acta  presso  il
  consorzio per l'area di sviluppo industriale di Agrigento,  con  il
  precipuo  compito di procedere, previo accertamento della effettiva
  inottemperanza   da   parte  del  consorzio   ASI   di   Agrigento,
  all'annullamento di tutti i provvedimenti sottesi  al  procedimento
  disciplinare intrapreso nei confronti dell'ex direttore generale;

   al fine di ripristinare la legalità, l'imparzialità della pubblica
  amministrazione,  la correttezza ed imparzialità  nella  conduzione
  amministrativa  e  gestionale dell'Assessorato oltre  al  grave  ed
  irreparabile  danno  agli enti sottoposti a vigilanza  e  controllo
  dell'Assessorato Attività produttive;

   per sapere:

   per   quali   ragioni  la  nota  dell'avvocato   procuratore   del
  raggruppamento  di  imprese, datata 3  settembre  2009,  porti  una
  scritta  olografa dell'8 settembre 2009 e risulti  protocollata  in
  ingresso  all'Assessorato Attività produttive soltanto  in  data  9
  settembre 2009 ed inviata in pari data all'ASI di Agrigento;

   a  chi appartenga la firma apposta sotto la scritta olografa e per
  quali  ragioni d'urgenza si ravvisasse l'urgenza a relazionare  nel
  merito all'Assessore;

   a  seguito  della  chiara  ed  esaustiva  risposta  con  nota  ASI
  Agrigento del 6 novembre 2009, prot. 3135/dir, e delle informazioni
  in  essa  contenute,  quali  iniziative  urgenti  abbia  intrapreso
  l'Assessore   per  le  attività  produttive  o  ritenga   oggi   di
  intraprendere;

   quali   provvedimenti  abbia  posto  in  essere  a  seguito  della
  relazione ispettiva depositata il 2 dicembre 2009;

   quali  ragioni  inducano  l'Assessorato a  contestare  all'ASI  di
  Agrigento  presunti  inadempimenti  non  rilevati  nella  relazione
  ispettiva  o  addirittura  in contrasto  con  la  stessa  relazione
  ispettiva;

   quali   provvedimenti  siano  stati  adottati  a   seguito   delle
  controdeduzioni presentate dall'ASI di Agrigento;

   quali  siano  le ragioni della disparità di trattamento,  adottata
  dall'Assessorato  nei  confronti  delle  ASI  di  Palermo  ed  Enna
  nell'approvazione dei bilanci di previsioni 2010;

   quali  irregolarità contabili siano state riscontrate nel bilancio
  di previsione 2010 dell'ASI AG;

   per quali ragioni l'Assessore, pur possedendo chiara e documentata
  informazione, affermi erroneamente che l'immobile da alienare è  la
  sede dell'ASI agrigentina;

   se risulti al vero che l'Assessore abbia diramato una nota agenzia
  di  stampa  contenente la notizia della bocciatura del bilancio  di
  previsione 2010 dell'ASI di Agrigento in data 3 maggio 2010, mentre
  quest'ultimo   ente   inaugurava  l'inizio  dei   lavori   per   il
  completamento  dell'asse urbano di Porto  Empedocle,  e  per  quali
  ragioni  abbia diramato la nota d'agenzia di stampa  prima  che  il
  provvedimento fosse adottato;

   se  risulti al vero che il provvedimento di annullamento  a  firma
  dell'Assessore in data 4 maggio 2010 sia stato notificato a mani da
  componente  esterno il suo gabinetto in data 5 maggio 2010,  quando
  già  il  bilancio di previsione 2010 dell'ASI di Agrigento era  già
  approvato ed esecutivo ai sensi dell'articolo 15 l.r. 1/1984;

   se risultino effettuate dall'Assessorato altre notifiche a mani  a
  mezzo di personale del gabinetto dell'Assessore nei confronti delle
  altre  ASI  della  Sicilia  e  se  sia  prassi  consolidata  presso
  l'Assessorato  Attività  produttive  notificare  atti  a  mezzo  di
  personale esterno componenti del gabinetto dell'Assessore;

   se  la competenza a sottoscrivere il provvedimento di annullamento
  del  bilancio  di  previsione appartenga al  direttore  generale  o
  all'Assessore;

   considerato che l'ASI di Agrigento ha avuto annullato il  bilancio
  di previsione anno 2010 prima con decreto del direttore generale n.
  13  del  21  gennaio  2010 di annullamento della deliberazione  del
  consiglio generale n. 9 del 29 dicembre 2009 del consorzio  ASI  di
  Agrigento,  poi  con decreto assessoriale n. 1112  di  annullamento
  della deliberazione consiglio generale ASI di Agrigento n. 1 del 27
  febbraio  2010,  chi  avrebbe posto in essere un  atto  illegittimo
  abusando del proprio ufficio;

   se per le ragioni indicate in premessa il Presidente della Regione
  non  ritenga, ai sensi dell'articolo 15 legge 1/84 ed  al  fine  di
  evitare un dannoso contenzioso con la Regione siciliana, oltre  che
  gravi  ed  ulteriori danni, di dover dichiarare nullo  e  privo  di
  giuridici effetti l'atto di annullamento del bilancio di previsione
  2010 posto in essere dall'Assessore;

   se ritengano che la mancata revoca di un procedimento disciplinare
  rientri  tra gli atti obbligatori per legge o per statuto, così  da
  giustificare  la  nomina di un commissario ad acta con  conseguenti
  costi  e danni erariali. In caso di risposta negativa si chiede  di
  sapere se il Presidente della Regione non ritenga di dover revocare
  tale illegittima nomina;

   quali  ragioni  di  opportunità possano  giustificare  l'eventuale
  commissariamento  di  un  ente  in  fase  di  rinnovo  del  proprio
  consiglio generale;

   se  l'Assessore  abbia  risposto alla nota del  consorzio  ASI  di
  Agrigento  per la nomina dei componenti di competenza  assessoriale
  nel  consiglio generale. In caso di risposta negativa si chiede  di
  sapere per quali ragioni non si sia adempiuto». (1189)

                                                         DI BENEDETTO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   il  Partito  Democratico  si è sempre dichiarato  favorevole  alla
  realizzazione  di  uno  scalo aeroportuale al servizio  dell'intero
  territorio  nella provincia di Agrigento, ponendo  in  essere  ogni
  iniziativa ritenuta necessaria a tal fine;

   da  ultimo,  è  stato predisposto da parte dell'ente Provincia  un
  progetto  preliminare  per la realizzazione  dell''aeroporto  della
  Valle  dei  Templi'  da  realizzare  nel  territorio  di  Licata  e
  precisamente nelle contrade Piana San Vincenzo e Pezza Scifo;

   tale   ubicazione  risulta  essere  diversa  rispetto   a   quella
  originariamente indicata ed ubicata sempre nel territorio di Licata
  (AG);

   nel  progetto  preliminare,  ed in  particolare  nello  studio  di
  prefattibilità  ambientale, l'aeroporto di  Licata  viene  indicato
  come  uno  'scalo  di  tipo regionale' che  miri  a  completare  ed
  integrare l'attuale sistema aeroportuale regionale;

   le  conclusioni  della  relazione sulle  previsioni  di  traffico,
  inserite nel progetto preliminare, così recitano: 'neanche 250 mila
  passeggeri  nella  fase iniziale per arrivare ad  appena  500  mila
  passeggeri  nel  2025,  con  un  consequenziale  accollo  da  parte
  dell'Ente Provincia di ogni costo connesso alla gestione del  nuovo
  aeroporto';

   considerato che:

   la   definizione  di  'scalo  regionale'  ha  destato  non   poche
  perplessità sulla reale natura dell'infrastruttura da realizzare;

   non  è dato comprendere a quanto ammontino i costi di gestione  di
  cui   la  Provincia  intende  farsi  carico  e  con  quali  risorse
  economiche;

   l'ubicazione nelle contrade San Vincenzo e Pezza Scifo rischia  di
  compromettere   l'esistenza  di  numerose  aziende   agricole   che
  praticano  colture  di pregio nella piana di Licata,  con  notevoli
  conseguenze di natura economica ed occupazionale nei confronti  del
  comparto agricolo da sempre asse portante dell'economia licatese;

   per  sapere  se,  alla  luce di un attenta  analisi  del  progetto
  preliminare,  non  ritenga opportuno e urgente fare  chiarezza  sui
  seguenti punti:

   a) cosa si intende per scalo regionale;

   b)  di  quali e quanti costi di gestione la Provincia di Agrigento
  intenda  farsi carico per la gestione dell'aeroporto, e  con  quali
  risorse;

   c)  quale sia l'effettiva ricaduta economica del progetto rispetto
  al sacrificio imposto all'agricoltura licatese;

   d)  se, infine, non ritenga di dover valutare la possibilità di un
  limitato slittamento del sito in modo da ricadere su una zona  meno
  interessata  da  colture  di  pregio,  con  minore  sacrificio  nei
  confronti del comparto agricolo». (1190)

                                                            PANEPINTO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione professionale, premesso che:

   la  riforma  cosiddetta 'Gelmini' - che si identifica in  tutti  i
  provvedimenti  scolastici  stabiliti  dalla  legge  n.  133/2008  e
  successive  integrazioni di cui alla legge n. 169/2008  -  ha  come
  scopo principale quello di riformare il sistema scolastico italiano
  con l'istituzione in particolare di due nuovi licei (scienze umane,
  e musicale e coreutico);

   il  Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, in
  attuazione  delle suddette leggi, ha istituito in tutta la  Sicilia
  soltanto  due sedi del liceo musicale e coreutico, una a Palermo  e
  l'altra   a   Modica,   determinando   un   profilo   insufficiente
  dell'offerta  formativa specialistica regionale per l'accesso  agli
  enti accademici della musica e della danza;

   la carenza dei licei indicati costringerebbe studenti minorenni  a
  vivere  fuori  casa  o  a viaggiare quotidianamente  dalle  proprie
  province,  con  un incremento considerevole delle  spese  a  carico
  delle rispettive famiglie;

   le  popolazioni della provincia di Messina e delle altre  province
  distanti dal capoluogo e dal centro ibleo rimangono private di  una
  componente essenziale del nuovo sistema d'istruzione, limitando  la
  possibilità  di sviluppare spiccate potenzialità di  molti  allievi
  siciliani;

   considerato che:

   il   numero   degli   aspiranti   musicisti   e   danzatori   sarà
  prevedibilmente più alto rispetto ai posti effettivi,  e  che  tale
  circostanza comporterà verosimilmente l'impiego di selezioni e test
  di  ammissione,  estromettendo numerosi  allievi  da  tale  offerta
  formativa;

   nell'attuazione   della  riforma  'Gelmini',   sarebbe   opportuno
  valutare il ruolo strategico degli enti teatro provinciali in  seno
  alla costituzione di nuovi licei musicali e coreutici;

   rilevato che:

   sono  numerosi  gli  istituti secondari siciliani  che  hanno  già
  attivato dei percorsi sperimentali di musica e danza per i quali  è
  auspicabile  il  riconoscimento di licei musicali  e  coreutici  ai
  sensi della citata riforma;

   saranno  molti  i dirigenti scolastici delle scuole regionali  che
  dichiareranno,   a  questo  punto,  la  propria   disponibilità   a
  collaborare con le istituzioni nazionali, regionali e locali per la
  riuscita  di  progetti di orientamento liceale  conformi  a  quelli
  previsti dalla riforma;

   per sapere quali iniziative intendano adottare presso il Ministero
  dell'istruzione,  dell'università  e  della  ricerca  affinché  sia
  garantita un'adeguata presenza su tutto il territorio regionale  di
  istituti superiori ad indirizzo musicale e coreutica». (1193)

                                                               ROMANO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e la mobilità, premesso che:

   il  patrimonio ferroviario fisso è un bene pubblico e  appartiene,
  nello  specifico,  alla  schiera dei  beni  demaniali  accidentali,
  conferiti  allo  Stato  e  alle Regioni  e  la  cui  alienazione  è
  subordinata ancora oggi a sviluppi normativi in attesa dei  decreti
  attuativi  del c.d. 'federalismo demaniale' e, per quanto  concerne
  la  Regione  siciliana, alle specifiche norme di  attuazione  dello
  Statuto;

   nel  corso  degli anni '90 e nei primi anni del 2000, tuttavia,  i
  provvedimenti  legislativi che si sono occupati di dismissione  del
  patrimonio   immobiliare   degli   enti   pubblici   sono    andati
  moltiplicandosi  e, recentemente, il legislatore, con  il  decreto-
  legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito nella legge 6 agosto 2008,
  n.  133, ha affrontato la 'questione demaniale', introducendo nella
  stessa  legge un 'piano della alienazioni immobiliari' che  declina
  la  visione del Ministero dell'economia e delle finanze in tema  di
  demanio dello Stato;

   se,  da  un lato, gli enti territoriali devono essere posti  nelle
  condizioni di gestire e di valorizzare meglio una parte  di  questi
  immobili  pubblici  secondo  un  'federalismo  di  valorizzazione',
  dall'altro, al decentramento delle funzioni pubbliche a  favore  di
  Regioni  ed  enti  locali deve far seguito il  trasferimento  anche
  degli  strumenti  per  la  loro attuazione  e,  tra  questi,  oltre
  ovviamente alle risorse finanziarie (imposte), rientra anche  parte
  del  capitale  fisico, come i beni immobili oggi appartenenti  allo
  Stato;

   considerato che:

   il  decreto-legge  25  settembre  2001,  n.  351,  c.d.  Tremonti,
  convertito  nella  legge  23 novembre 2001,  n.  410  e  successive
  modificazioni  ed integrazioni, costituisce tuttora  la  disciplina
  fondamentale in tema di dismissione del patrimonio pubblico  ed  in
  particolare,  il comma 6-quater dell'art. 1 dispone che  'Sui  beni
  immobili   non   più   strumentali  alla  gestione   caratteristica
  dell'impresa ferroviaria, di proprietà di Ferrovie dello Stato  spa
  o   delle   società  dalla  stessa  direttamente  o  indirettamente
  controllate,  che  siano  ubicati in aree naturali  protette  e  in
  territori   sottoposti  a  vincolo  paesaggistico,   in   caso   di
  alienazione  degli stessi è riconosciuto il diritto  di  prelazione
  degli  enti  locali e degli altri soggetti pubblici  gestori  delle
  aree protette( )';

   sono diversi gli aspetti critici del decreto messi in luce da vari
  osservatori, quali, ad esempio, la possibilità prevista dalla norma
  di  attribuire  i  beni immobili direttamente a  fondi  immobiliari
  costituiti da enti territoriali, ma a cui possono partecipare anche
  soggetti privati, il che esporrebbe al rischio di una svendita  del
  patrimonio immobiliare pubblico;

   è  emersa recentemente la posizione assunta dal Consiglio di Stato
  che  considera il bene patrimoniale ferroviario un bene di pubblico
  servizio,  conseguentemente sottratto a qualsivoglia operazione  di
  svendita  a  privati  o ad enti differenti da  quelli  riconosciuti
  dall'ordinamento amministrativo dello Stato;

   ritenuto che:

   il  federalismo  demaniale,  sebbene improntato  alla  devoluzione
  dell'attuale patrimonio immobiliare dello Stato ai diversi  livelli
  di  governo sulla base di criteri economici di pertinenza  di  tale
  patrimonio  alle  funzioni attribuite agli enti decentrati,  ha  in
  realtà insito il grave rischio di determinare un'allocazione basata
  su  criteri di puro profitto che, se attuata, lascerebbe allo Stato
  i beni di minor valore commerciale;

   in  Sicilia  è  in  atto un crescente processo di  dismissione  di
  linee,  stazioni ed immobili di vario tipo da parte  di  RFI  (Rete
  ferrovie  italiane), con messa all'asta di circa  50  immobili  tra
  appartamenti, terreni e stazioni locali;

   tale operazione determina una palese violazione dell'art. 32 dello
  Statuto  della  Regione siciliana che stabilisce che  'I  beni  del
  demanio  dello  Stato, comprese le acque pubbliche esistenti  nella
  Regione,   sono   assegnati  alla  Regione,  eccetto   quelli   che
  interessano la difesa dello Stato o servizi di carattere nazionale'
  ed  il  rango  costituzionale di tale norma non  consente  a  leggi
  ordinarie di introdurre discipline configgenti con essa;

   in  tale  direzione è orientata la Corte Costituzionale  che,  con
  propria  sentenza (la n. 383 de 1991) pronunciandosi  relativamente
  ad  un  caso di conflitto di competenza tra una Regione  a  Statuto
  speciale (in quel caso la Valle d'Aosta) e lo Stato, dichiarava che
  erano da ritenersi ' compresi nel trasferimento anche i beni per  i
  quali  la  causa  di  esclusione venga  a  cessare  in  un  momento
  successivo all'entrata in vigore dello Statuto';

   appare  più  che  legittima l'aspettativa da parte  della  Regione
  siciliana di avere restituiti dalle Ferrovie dello Stato i  beni  e
  le  aree  non  più  destinate ad assolvere  al  servizio  pubblico,
  incautamente oggetto di aste;

   negli  ultimi anni, inoltre, in Sicilia si registra un  disimpegno
  di  Trenitalia, con la cancellazione di numerosi treni  a  lunga  e
  breve  percorrenza, la chiusura delle officine  di  manutenzione  a
  Messina,  Siracusa e Palermo, degli uffici collegati, e non  ultimo
  il  quotidiano smantellamento del sistema ferroviario nello stretto
  di Messina;

   per  sapere  quali  iniziative  intendano  adottare  per  ottenere
  l'assegnazione, in forza dell'articolo 32 dello Statuto,  dei  beni
  demaniali  dello  Stato  ricadenti nel territorio  regionale  e  in
  particolare dei beni e delle aree non più utilizzati da  RFI  e  da
  Trenitalia». (1194)

                                        ROMANO-MUSOTTO-ARENA-COLIANNI

   «All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il  lavoro,
  premesso che:

   l'Assemblea  regionale  siciliana, in  data  21  luglio  2009,  ha
  approvato l'ordine del giorno n. 169 che impegnava il Governo della
  Regione  ad  escludere  gli  enti  locali  e  le  società  da  essi
  partecipate  dalla realizzazione delle cosiddette  work  experience
  previste in vari avvisi degli Assessorati;

   l'obiettivo  di  work  experience é quello  di  destinare  risorse
  pubbliche derivanti dal fondo sociale europeo verso imprese private
  variamente declinate, ivi compreso il terzo settore, le cooperative
  sociali,  i  consorzi ed altro, con l'obiettivo di rendere  stabili
  queste esperienze;

   considerato  che  l'inserimento di enti locali e società  da  essi
  partecipate  quali soggetti titolati ad ospitare queste  esperienze
  determina  la possibilità di nuovo precariato, nonché  snatura  gli
  obiettivi reali che stanno alla base di queste iniziative;

   rilevato che:

   tra  i  soggetti ospitanti i tirocini formativi e di  orientamento
  risulterebbe   la   società   'Beni  Culturali'   s.p.a.,   società
  partecipata dalla Regione siciliana;

   le  work  experience  si  configurano  quale  tipologia  formativa
  assimilabile  ai tirocini formativi ancorché finanziati  con  fondi
  regionali;

   in  una  nota  del  Dipartimento della  formazione  professionale,
  indirizzata all'Agenzia regionale per l'impiego, si rileva che  dal
  verbale  della  CRI,  con  il  quale  si  approvava  lo  schema  di
  convenzione tra l'Agenzia e la Beni culturali, risulta  che  alcuni
  componenti  della  commissione avrebbero  espresso  perplessità  in
  ordine  alla  concessione  dei tirocini formativi  ad  una  società
  partecipata della Regione;

   nella  medesima nota il Dipartimento chiede di specificare inoltre
  se  i  lavoratori  interessati ai tirocini  formativi  siano  anche
  destinatari di ammortizzatori sociali in deroga;

   sempre  nella  nota si chiede all'Agenzia di allegare  il  verbale
  della  CRI che aveva deciso di non approvare l'istanza relativa  ai
  tirocini  nonché il documento con il quale l'Agenzia  ha  proceduto
  invece  alla risoluzione delle problematiche impeditive accogliendo
  pertanto le domande;

   per sapere:

   per   quali  ragioni  l'Agenzia  regionale  per  l'impiego   abbia
  proceduto  all'approvazione del programma  dei  tirocini  formativi
  rivolti  alla  Beni  Culturali nonostante la  mancata  approvazione
  della   CRI   e  la  contrarietà  riscontrabile  nella   nota   del
  Dipartimento della formazione professionale indirizzata all'Agenzia
  per l'impiego;

   quali  iniziative  urgenti  intenda intraprendere  allo  scopo  di
  escludere dai tirocini formativi e di orientamento gli enti  locali
  e  le  società  partecipate della Regione nel  rispetto  di  quanto
  contenuto nell'ordine del giorno n. 169 approvato in ARS in data 21
  luglio 2009». (1195)

                                                            CRACOLICI

   «All'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:

   nell'agosto  del  2007  il  consiglio  comunale  di  Siracusa   ha
  approvato  il nuovo PRG della città, poi pubblicato in GURS  il  28
  settembre  2007 e che tale PRG, prefigurando un nuovo  decennio  di
  incremento  demografico  della  città,  prevede  una  ulteriore  ed
  impressionante  espansione  della  città  con  pesanti  conseguenze
  amministrative   legate   alla   realizzazione   delle   opere   di
  urbanizzazione;

   la città di Siracusa, che già oggi si estende in un territorio sei
  volte  maggiore  di  quello  di altre  città  con  pari  numero  di
  abitanti, ha subìto, invece, nell'ultimo decennio, un significativo
  decremento demografico e che nei prossimi anni si prevede lo stesso
  trend;

   il   fenomeno   di   decremento  sopra  indicato  non   giustifica
  assolutamente le previsioni urbanistiche e in sede di  osservazioni
  al  piano non fu possibile correggere tali storture poiché  per  un
  anno  il consiglio comunale non riuscì ad esaminare le osservazioni
  presentate  sia  da  Legambiente  che  dal  consulente   del   PRG,
  Gabrielli, in quanto è sempre mancato il numero legale;

   considerato che:

   sarebbe  opportuno sottoporre l'intero territorio alla valutazione
  ambientale  strategica  per salvaguardare le  parti  sensibili  del
  territorio poiché la Regione esonerò il Comune da tale adempimento;

   già  nella prima fase di attuazione il piano sta determinando  una
  nuova e selvaggia cementificazione del territorio con l'aggressione
  già  in  atto  di  aree di grande interesse storico ed  ambientale,
  dall'area  dell'Epipoli alla Balza Akradina  e  con  la  previsione
  della   realizzazione   di  complessi  turistici   in   luoghi   di
  incomparabile  bellezza naturale come la cosiddetta  Pirillina',  o
  di massicci interventi edilizi nella penisola  la Maddalena';

   tale  massiccio  intervento  sembra riguardare  l'area  del  porto
  grande con la paventata realizzazione di un secondo porto turistico
  e di infrastrutture collegate dal forte impatto ambientale;

   rilevato che:

   tutto  ciò  ha  determinato la nascita di  movimenti  di  protesta
  civile sia da parte delle organizzazioni ambientaliste tradizionali
  sia  di  nuovi movimenti spontanei di cittadini, che hanno promosso
  iniziative  di  varia  natura (convegni di  studio,  manifestazioni
  popolari, etc.);

   invece  nella città sono presenti vaste aree, come ad  esempio  la
  borgata S. Lucia, il cui patrimonio edilizio è caratterizzato da un
  forte  degrado, in cui le attività commerciali languono e  l'arredo
  urbano è inesistente o in stato di totale abbandono;

   a  seguito  di  tali movimenti di protesta civile e  di  movimenti
  popolari  che  rispecchiano  il comune sentire  dei  cittadini,  il
  consiglio comunale ha dato mandato alla I Commissione consiliare di
  avanzare,  dopo approfondito dibattito e sulla scorta di contributi
  dell'associazionismo,  una  serie di  proposte  di  modifica  dello
  stesso PRG necessarie ad una maggiore tutela del territorio;

   tale commissione ha concluso i suoi lavori indicando delle precise
  proposte per:

   1- tutela delle mura dionigiane;
   2- tutela delle coste (Parco costiero Plemmirio - Maddalena con il
  recupero  della  batteria Lamba Doria, salvaguardia  La  Pirillina,
  distanza  degli  interventi turistici di  300  metri  dalla  costa,
  salvaguardia  della  zona liberty e dei siti archeologici  presenti
  nell'area);
   3- centro direzionale di Scala greca ed altre proposte;

   la    commissione    consiliare   ha    inoltre    proposto    che
  l'amministrazione comunale si impegnasse a:

   1-   redigere   in  tempi  brevissimi  il  piano   di   attuazione
  pluriennale,  privilegiando  gli interventi  anche  per  l'edilizia
  pubblica sovvenzionata o convenzionata nell'edificato, ed in  primo
  luogo nella borgata S. Lucia in luogo e in sostituzione delle  aree
  di  espansione, considerando i minori costi ambientali ed economici
  anche per l'esistenza delle opere di urbanizzazione;
   2-  a dare compiuta attuazione alle norme relative alla attuazione
  dei comparti;
   3-  ad  avviare  immediatamente, considerata la prossima  scadenza
  decennale, le procedure di revisione del PRG;
   4-  ad  accompagnare PRG e piano decennale con  uno  studio  sullo
  sviluppo  delle infrastrutture relative al sistema idrico integrato
  anche  mediante la redazione della variante al PARF che adegui  gli
  attuali  impianti allo sviluppo urbanistico, con il contributo  del
  nuovo gestore SAI8;
   5- a dotare la città del piano commerciale;

   preso atto che la gran parte dei componenti della commissione e la
  totalità dei movimenti cittadini ritiene opportuno che, nelle  more
  della  revisione  del PRG, sia necessario procedere  alla  modifica
  delle  norme  di  attuazione del piano  stesso  e  del  regolamento
  edilizio  in direzione di un considerevole ridimensionamento  della
  prevista  espansione edilizia anche attraverso una riduzione  degli
  indici di edificabilità;

   per  sapere se non ritenga opportuno provvedere alla nomina di  un
  commissario regionale al fine di verificare le previsioni di  piano
  in   materia  di  incremento  demografico  e,  ove  necessario,  di
  provvedere   affinché   l'amministrazione  comunale   prenda   atto
  dell'erroneità delle previsioni di piano e conseguentemente proceda
  ad  una  modifica  delle  norme  di attuazione  e  del  regolamento
  edilizio  nella  direzione  di  una considerevole  riduzione  degli
  indici di edificabilità» (1198)

                                                             MARZIANO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
  formazione professionale, premesso che:

   nella  Gazzetta ufficiale della Regione siciliana n. 22, parte  I,
  del  7  maggio 2010, veniva pubblicata la circolare n.  11  del  23
  aprile  2010   Interventi in favore delle scuole  e  delle  facoltà
  universitarie  siciliane  per lo svolgimento  di  attività  per  la
  formazione  civile  degli  alunni  -  articolo  14  della  l.r.  13
  settembre 1999, n. 20. Esercizio finanziario 2010 - cap. 373713 ;

   preso  atto  che i termini di scadenza per la presentazione  delle
  istanze della su citata circolare scadevano il 15 maggio 2010, cioè
  sette  giorni  dopo  la  pubblicazione nella GURS  comprensivi  del
  sabato e della domenica;

   per  sapere  se  non ritengano utile riaprire i termini  d9  dette
  domande in modo da consentire alle istituzioni scolastiche che  non
  sono riuscite per tempo, visto il termine esiguo di sette giorni, a
  presentare la relativa richiesta». (1200)

                                                            VINCIULLO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   nella  notte  del 13 dicembre del 1990, le province  di  Siracusa,
  Ragusa  e  Catania  sono state interessate da un devastante  evento
  calamitoso,  comunemente  chiamato   terremoto  di  Santa   Lucia',
  proprio  perché  verificatosi in occasione  dei  festeggiamenti  in
  onore della Patrona e martire siracusano;

   preso  atto  che  il  Governo nazionale, il 31 dicembre  1991,  ha
  approvato  la  legge  n. 433, avente per oggetto  la  ricostruzione
  degli  immobili  privati e pubblici colpiti e  devastati  da  detto
  evento calamitoso;

   accertato che, ad oggi, nonostante l'impegno assiduo dei  tecnici,
  assunti  in  seguito all'evento de quo, le fasi della ricostruzione
  sia degli edifici privati che pubblici non si sono ancora concluse;

   considerato che:

   i  fondi  destinati alla ricostruzione degli immobili di proprietà
  di privati sono venuti meno;

   nella  tesoreria rimangono giacenti questi mandati  emessi  e  mai
  evasi per carenza di fondi pari ad euro 4.885.400,00;

   i  contributi emessi e non ancora incassati (trattasi di lavori in
  corso e quasi tutti fermi) sono pari ad euro 24.749,000,00;

   la  mancanza  di  fondi e la relativa sospensione dei  lavori  non
  produce   automaticamente   una  proroga   dei   termini   per   il
  completamento delle opere e quindi si appalesa la concreta e  certa
  possibilità  che  i  lavori  possano  concludersi  oltre  i   tempi
  consentiti  e  previsti,  con  la  concreta  possibilità  di  avere
  revocato il contributo concesso;

   le  somme necessarie per eseguire i lavori dei progetti che devono
  ancora  essere  approvati dalla conferenza  dei  servizi,  oltre  a
  quelli  già approvati e per i quali non è stato emesso il  relativo
  buono  contributo, in quanto una circolare della Protezione  civile
  di  circa un anno fa  consigliava' ai comuni di non emettere  altri
  buoni  contributo, anche se già andati in pubblicazione,  ammontano
  ad euro 21.875.000,00;

   detti dati si riferiscono solo alla provincia di Siracusa, essendo
  tuttavia interessate anche le province di Ragusa e Catania;

   visto  che  la  mancanza  dei fondi necessari  per  espletare  e/o
  eseguire  i  lavori  de  quibus  stanno  mettendo  in  ginocchio  i
  proprietari degli immobili, le imprese esecutrici dei  lavori  e  i
  tecnici impegnati nella progettazione e direzione dei lavori;

   molti  proprietari hanno deciso di chiudere i cantieri, in  attesa
  dei  fondi,  e  che,  di  conseguenza, i  datori  di  lavoro  hanno
  licenziato centinaia di operai impegnati nei lavori e il tutto  sta
  avvenendo in un momento di crisi profonda, per la nostra economia e
  per l'edilizia in particolare;

   per sapere quali provvedimenti intenda adottare, con l'urgenza del
  caso,  per  venire incontro alle legittime attese di un  territorio
  rimasto devastato in seguito al terremoto di santa Lucia del  13  e
  16   dicembre  del  1990,  disponendo,  nei  limiti  delle  proprie
  competenze,   la   rimodulazione  delle  somme   allo   stato   non
  utilizzate». (1201)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della Regione, premesso che nella  notte  del  13
  dicembre  del 1990, le province di Siracusa, Ragusa e Catania  sono
  state  interessate da un devastante evento calamitoso,  comunemente
  chiamato  terremoto di Santa Lucia' proprio perché verificatosi  in
  occasione  dei  festeggiamenti in onore  della  Patrona  e  martire
  siracusano;

   preso atto che il Governo nazionale il 31 dicembre 1991 approvò la
  legge  n.  433, avente per oggetto la ricostruzione degli  immobili
  privati e pubblici colpiti e devastati da detto evento calamitoso;

   accertato  che  oltre  ai fondi previsti per la  ricostruzione,  i
  comuni  colpiti dal sisma vennero autorizzati ad assumere, a  tempo
  determinato,  dei  tecnici,  al fine di  istruire  le  migliaia  di
  pratiche  che  erano  state presentate nei vari  comuni  delle  tre
  province;

   tenuto  conto  che nel dicembre del 2002 la Finanziaria  nazionale
  autorizzava i comuni colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990  a
  trasformare i contratti dei tecnici de quibus, da tempo determinato
  a tempo indeterminato;

   la  Regione siciliana ha recepito la legislazione nazionale, tanto
  è  vero  che tutti i sindaci delle province di Siracusa, Catania  e
  Ragusa, hanno proceduto alla stabilizzazione dei tecnici assunti in
  forza della legge 433/91;

   accertato  ancora che solo i comuni di Catania e Carlentini  (SR),
  ad  oggi,  non  solo  non hanno provveduto alla trasformazione  dei
  contratti  in essere a tempo indeterminato, ma, addirittura,  hanno
  proceduto, illegittimamente, al licenziamento di tutti i tecnici di
  cui in premessa;

   considerato  che  tale comportamento, sicuramente illegittimo,  ha
  creato  una  odiosa  e insopportabile disparità di  trattamento,  a
  danno  solo  dei  tecnici dei comuni di Catania e  Carlentini  che,
  oltre  alla mancata stabilizzazione, sono stati costretti a  subire
  un licenziamento ingiusto ed ingiustificato;

   per  sapere  quali  provvedimenti  intenda  adottare  al  fine  di
  ristabilire una equità di trattamento tra i tecnici dei  comuni  di
  Catania  e Carlentini e quelli dei rimanenti comuni delle  province
  di Siracusa, Ragusa e Catania;

   se  non  ritenga utile ed indispensabile, con l'urgenza del  caso,
  nominare degli ispettori nei comuni di Catania e Carlentini al fine
  di  verificare quali siano state le motivazioni che hanno spinto le
  due Amministrazioni a non stabilizzare i tecnici di cui sopra;

   infine,  se  non ritenga giusto inserire i tecnici  esclusi  dalla
  stabilizzazione  dei comuni di Catania e Carlentini  fra  coloro  i
  quali  potranno godere dei benefici previsti dalla legge  a  favore
  dei  lavoratori  precari  degli enti locali  e  della  Regione,  in
  considerazione  che  detti tecnici hanno, sicuramente,  almeno  gli
  stessi  diritti  dei  PIP di Palermo che sono  stati  sottratti  al
  Comune e transitati alla Regione». (1203)

                                                            VINCIULLO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente, premesso che:

   gli  eventi meteorologici verificatosi nel corso del primo scorcio
  dell'anno  e  ripetutisi  fino a qualche settimana  or  sono  hanno
  causato  diffusi danni all'ambiente antropizzato e un'irreversibile
  erosione  dei  sedimenti che costituiscono le spiagge  di  numerose
  località  marine  dell'intera provincia di Messina  (tra  cui  Capo
  d'Orlando e Santa Teresa di Riva);

   tali  fenomeni  documentati dalla rete  mareografica  nazionale  a
  Messina, attestanti il moto ondoso che si è abbattuto sulla  costa,
  avvengono  spesso  a  seguito del brusco variare  della  morfologia
  costiera,  riducendo  consistenti porzioni di spiaggia  proprio  in
  corrispondenza di insediamenti balneari e abitativi  come  accaduto
  in particolare nella cittadina di Capo d'Orlando;

   considerato che:

   l'avvio  della  stagione estiva è prossimo e  i  flussi  turistici
  inevitabilmente  risentiranno dei disagi  descritti,  con  ricadute
  economiche  per  l'intero territorio provinciale,  qualora  non  si
  intervenga in maniera tempestiva;

   i   litorali  delle  comunità  coinvolte  presentano  densità   di
  popolazione  elevata  e  l'erosione delle  spiagge  pone  in  serio
  rischio l'incolumità degli edifici pubblici e privati adiacenti  le
  spiagge;

   ritenuto che:

   la  fascia  costiera  della provincia di Messina  è  esposta,  per
  collocazione  geografica, a correnti marine  che  contribuiscono  a
  determinare pericolosi processi geologici sottomarini in prossimità
  soprattutto della zona ionica (zona tsunamigenica Capo  Vaticano  -
  Stretto di Messina - Sicilia orientale) e quella compresa tra Patti
  e Capo d'Orlando;

   la  morfologia del territorio della provincia di Messina gode solo
  di  una  parte limitata di territorio dedito al settore  turistico-
  balneare  e gli eventi atmosferici dei mesi scorsi sono  motivo  di
  preoccupazione  per  gli amministratori locali  per  il  potenziale
  rischio  civile,  ambientale ed ecologico delle  comunità  costiere
  coinvolte dall'erosione delle spiagge;

   gli   interventi   oggetto  dell'interrogazione   richiedono   una
  rimodulazione  se  non  addirittura  un  incremento  delle  risorse
  economiche già stanziate a seguito del dissesto dei Nebrodi;

   per   sapere   quali   interventi  intendano   adottare   per   la
  riqualificazione delle spiagge della provincia, anche attraverso il
  possibile  recupero  di zone disabitate o dismesse,  a  seguito  di
  sopralluogo  di  tecnici,  che garantiscano  soluzioni  efficaci  e
  funzionali  sul piano organizzativo e di raccordo con  i  sindaci».
  (1204)

                                                               ROMANO

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  le  risorse
  agricole e alimentari, premesso che:

   la  crisi  contingente  che interessa il  comparto  agroalimentare
  dell'Isola  ha  prodotto  gravi danni alle  imprese  siciliane  con
  ricadute  notevoli  nel  territorio  regionale  relativamente  alla
  produzione di cereali, tra cui il frumento, le olive, i fiori e gli
  agrumi,  questi  ultimi a rappresentare una  delle  grandi  risorse
  economiche della Regione, prima produttrice nel settore;

   il  dato  allarmante attesta che la crisi agroalimentare coinvolge
  sempre  di  più le aziende sane della Sicilia, spesso a  conduzione
  familiare,  che  vedono dissipare le proprie risorse  nel  circuito
  della domanda-offerta, riflettendo il grave stato di crisi a cui  è
  sottoposto l'intero comparto agricolo nazionale. In tale disastroso
  contesto,   opportunamente  evidenziato   dalle   associazioni   di
  categoria,  l'incremento dei costi di gestione rispetto  ai  ricavi
  ottenuti,  connessi alla coltivazione di determinati  prodotti  tra
  cui  i  noccioleti,  sta lentamente determinando l'abbandono  delle
  colture  da  parte  delle imprese agricole, con  evidenti  problemi
  sociali,  ambientali ed economici, soprattutto nella zona orientale
  della Sicilia;

   considerato che:

   vi  sono  migliaia di prodotti invenduti in Sicilia  ed  i  prezzi
  all'acquisto  sono  spesso  irrisori  da  parte  dei  commercianti,
  paventando un probabile fenomeno speculativo crescente;

   secondo  Confagricoltura regionale negli ultimi cinque  anni  sono
  oltre  50  mila  le  aziende in Sicilia che  hanno  abbandonato  il
  settore dell'agricoltura, in generale;

   sarebbe  auspicabile  un decreto urgente per applicare  il  doppio
  prezzo  (il  prezzo d'acquisto e quello di vendita)  come  previsto
  dalla  legge regionale n. 19 del 2005, il cui regolamento attuativo
  però  non  è  stato mai pubblicato; interventi sul credito  per  il
  ripianamento  dei  debiti,  sui costi di produzione  (la  riduzione
  dell'accisa della benzina agricola) e sui costi dell'energia;

   ritenuto che:

   nel 2009, secondo i dati forniti da Ismea, sono state importate in
  Italia  113.194  tonnellate di arance, registrando un  aumento  del
  307,1 per cento a fronte di una regressione dell'export di prodotti
  siciliani,  sempre meno esportati con richieste inferiori  rispetto
  agli  anni passati, con la Sicilia che da prima regione produttrice
  di  arance  non  fa che arrancare in un mercato estero  sempre  più
  competitivo in cui è facile trovare nei mercati italiani arance del
  Sudafrica, della Spagna e della Francia;

   non riescono a decollare i farmers market, vale a dire i mercatini
  in  cui  il  produttore vende direttamente al consumatore  evitando
  così  tutti  i  vari  passaggi commerciali che fanno  lievitare  il
  prezzo,  previsti  anche dalla recente manovra  finanziaria  e  che
  abbattono  i  costi intermedi della filiera offrendo al consumatore
  un  prodotto  a prezzi tagliati dal 30 al 60 per cento  rispetto  a
  quelli  del  negozio;  tali  mercatini dei  produttori  sono  stati
  autorizzati  per  legge già dal 2001, dalle novità apportate  dalla
  Finanziaria  2007 e dal decreto attuativo in vigore dall'1  gennaio
  2008;

   per sapere:

   quali  iniziative  intendano  adottare  per  favorire  il  mercato
  agrumicolo  interno  anche  attraverso  lo  strumento  dei  farmers
  market,  della  riduzione dei costi di trasporto con  la  riduzione
  della   benzina  agricola  e  l'attuazione  del  regolamento  circa
  l'obbligo di esposizione del doppio prezzo;

   se  non  sia  necessaria  la  creazione  di  una  filiera  propria
  dell'agricoltura  siciliana  che  preveda  nuove  infrastrutture  e
  percorsi  di viabilità interni per il raggiungimento delle  aziende
  stesse  che  hanno difficoltà a trasportare la merce nel territorio
  regionale». (1205)

                                                               ROMANO

   «Al   Presidente   della   Regione   e   all'Assessore   per   le
  infrastrutture e la mobilità, premesso che:

   la Giunta regionale ha da tempo autorizzato la firma del contratto
  con RFI-Trenitalia;

   in  assenza  di una attività diretta di monitoraggio  e  controllo
  sull'attività  RFI  in Sicilia, detta azienda sta  sistematicamente
  smantellando  la  rete ferroviaria esistente,  sia  in  termini  di
  collegamenti ferroviari sul territorio (evenienza denunciata  dagli
  interroganti   in   più   atti  ispettivi  già   presentati,   vedi
  interrogazioni n. 956 del 2010 e n. 1073 del 2010), che in  termini
  di  manutenzione e mantenimento dei livelli minimi di efficienza  e
  decoro  dei  servizi  che  devono essere  garantiti  per  legge  ai
  cittadini-utenti;

   considerato che:

   in   gran  parte  delle  stazioni  ferroviarie  siciliane  e,   in
  particolare, in quella di Messina centrale, il livello  di  degrado
  ha raggiunto i limiti della umana sopportazione e, nello specifico,
  violando  anche  le norme più elementari relative  all'abbattimento
  delle  barriere architettoniche per gli edifici od aree di pubblica
  fruizione  (vedi D.M. LL.PP. n. 233 del 14 giugno 1989 e D.P.R.  n.
  503 del 24 luglio 1996);

   tutte le associazioni di categoria del territorio regionale hanno,
  più  volte  e  a diverso titolo, veeementemente protestato  per  la
  totale  assenza  delle più elementari norme di assistenza  previste
  per  legge, a tutela degli invalidi e delle fasce di cittadini  più
  deboli;

   in  particolare, l'ANMIC regionale ha, di recente,  inoltrato  una
  vibrante  nota  di  protesta per lo stato in cui  sta,  lentamente,
  sprofondando  la  gestione di RFI in Sicilia, sia  per  la  qualità
  oltre  che per la quantità, dei trasporti dei soggetti diversamente
  abili;

   a  vergognoso esempio, la stazione di Messina centrale  non  si  è
  dotata di alcun sistema per l'attraversamento dei binari ferroviari
  per  i  soggetti diversamente abili o svantaggiati e che gli stessi
  debbano,  nella  totale  illegalità  ed  a  rischio  della  propria
  incolumità   e   di  quella  degli  accompagnatori,  se   presenti,
  attraversare  i  binari  ferroviari  di  superficie   non   potendo
  usufruire dei sottopassi previsti per legge;

   nella   medesima  stazione,  per  accedere  ai  servizi   igienici
  dell'atrio  centrale si debba percorrere oltre mezzo  chilometro  a
  piedi  (e  gli  anziani e i diversamente abili?) per raggiungere  i
  bagni  allocati  in  prossimità  del  primo  binario,  peraltro,  a
  pagamento,  fatto  ormai  comune ma da comunicare  all'utenza,  che
  rischia  di  raggiungere  una  meta' così  lontana  sfornita  delle
  monete  spicciole  necessarie  per poter   usufruire'  dei  servizi
  stessi;

   le  somme  che la Regione versa all'azienda Trenitalia  dovrebbero
  servire  anche  per gli investimenti indirizzati  al  miglioramento
  delle strutture, onde poter fornire migliori servizi agli utenti ed
  in particolare ad anziani e soggetti svantaggiati;

   visto  che l'azienda Trenitalia negli ultimi periodi ha  messo  in
  atto una sconsiderata politica di disinteresse sempre più rilevante
  per  i  servizi prestati, soprattutto nella città e nella provincia
  di  Messina, con la negativa conseguenza dell'abbandono,  prima,  e
  della totale chiusura, oggi, di tante stazioni anche in virtù della
  carenza della qualità dei servizi minimi offerti all'utenza;

   per sapere:
   quali  azioni intendano nell'immediato porre in atto nei confronti
  del Governo nazionale e di Trenitalia per fermare il progressivo  e
  ingiustificabile   degrado   in  cui,   verosimilmente,   in   modo
  preordinato  e  volontario  si  sta  facendo  scivolare   la   rete
  ferroviaria   siciliana,  rendendola  totalmente  inefficiente   ed
  impraticabile all'utenza tutta, con il chiaro intento di  motivarne
  un  possibile  abbandono  per   sopravvenuta  anti-economicità  del
  sistema ferroviario siciliano';

   come  si  giustifichi  il mantenimento di  strutture  di  pubblica
  fruizione non adeguate rispetto alle più elementari norme in favore
  dei  soggetti diversamente abili od anziani e non dotate di servizi
  minimi essenziali per gli utenti, mentre nel centro-nord del  Paese
  si  favoleggia intorno all'alta velocità o alla moltiplicazione, in
  positivo,  di  tutti i servizi resi ai cittadini  pendolari'  (sarà
  questo  il  federalismo di cui parla tanto il Governo nazionale?)».
  (1208)

        (Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)

                                                   PICCIOLO - LACCOTO

   «Al  Presidente  della  Regione,  all'Assessore  per  le  attività
  produttive e all'Assessore per l'economia, premesso che:

   con  d.d.g. n. 1884/35 dell'Assessorato regionale cooperazione,  è
  stata  approvata  la graduatoria delle istanze ammesse,  presentate
  dalle amministrazioni comunali, riguardanti gli interventi di nuova
  realizzazione e/o completamenti e riqualificazione e centri servizi
  nelle aree artigianali;

   con il predetto d.d.g. i progetti ammessi a finanziamento sono  56
  per un fabbisogno finanziario complessivo di euro 140.809.528,16;

   attualmente la copertura finanziaria complessiva per finanziare  i
  progetti  inseriti  nella  sopra  citata  graduatoria  è  di   euro
  115.648.775,00   resa   disponibile  da   fondi   regionali   (euro
  11.000.000,00) e dalle delibere di Giunta regionale n. 83 e  n.  66
  rispettivamente  del 6 marzo 2009 e del 18 marzo  2010,  che  hanno
  concesso la possibilità di utilizzare tutti i fondi previsti nel PO
  Fesr 2007/2013, linea di intervento 5.1.2.2 e 5.1.2.3, categoria 78
  (euro 104.648.775,00);

   preso  atto  che con la dotazione finanziaria attuale  sono  stati
  finanziati n. 46 progetti e che per poter finanziare i restanti  10
  interventi inseriti nella graduatoria di cui sopra necessitano euro
  25.160.753,16;

   tenuto conto che:

   l'applicazione di quanto stabilito dalle delibere di Giunta citate
  non   permette  il  finanziamento  di  dieci  interventi   ritenuti
  ammissibili   e   finanziabili  dal  Dipartimento  delle   attività
  produttive,   causando   quindi  un  danno   rilevante   a   quelle
  amministrazioni comunali che speravano in tali finanziamenti per il
  rilancio delle proprie aree artigianali;

   le  uniche  graduatorie  attive sono quelle  de  quibus  e  non  è
  possibile  pensare  che possano essere attivate  e  rese  operative
  altre  graduatorie che sarebbero suscettibili di ricorso  da  parte
  degli enti locali già in graduatoria;

   le linee d'intervento 5.1.2.1-5.1.2.2 (linee accorpate), 5.1.2.3 e
  5.1.2.5   del  PO  Fesr  2007/2013  prevedono  aiuti  alle  imprese
  artigianali  insediate  in  aree  PIP  per  un  importo  di   circa
  30.000.000,00, a quanto è dato sapere non possono essere  impegnate
  interamente poiché, a seguito del bando pubblicato nella GURS n. 66
  del 31 dicembre 2009, sono pervenute soltanto due istanze per circa
  un  milione  di euro e che di conseguenza si rischia di  restituire
  alla Comunità europea le somme non utilizzate;

   invece,  nella linea d'intervento 5.1.2.2 (completamento) e  nella
  linea  d'intervento 5.1.2.3 (nuovi investimenti) vi  sono  numerosi
  progetti  di  comuni  quali, ad esempio, Augusta,  Melilli,  Piazza
  Armerina, Caltagirone, Ucria, Basicò ed altri ancora che potrebbero
  essere finanziati;

   inoltre,  si  fa  presente che tutte le linee  d'intervento  sopra
  citate  fanno parte dell'obiettivo operativo 5.1.2 che  prevede  la
  realizzazione e lo sviluppo delle aree artigianali ed industriali;

   per  sapere se non ritengano utile e non più differibile, al  fine
  di  evitare  la  perdita dei finanziamenti regionali  trasferire  i
  fondi  dalle  aree di intervento 5.1.2.1-5.1.2.2 (linee accorpate),
  5.1.2.3  e  5.1.2.5 categorie di spesa 5 e 6 del PO Fesr  2007/2013
  alle  linee di intervento 5.1.2.2 e 5.1.2.3 categoria di spesa  78,
  al  fine  di  consentire a tutti i comuni della Sicilia  che  hanno
  avuto  i  loro  progetti  giudicati  ammissibili  di  ottenere   il
  finanziamento sperato». (1210)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia,  le
  politiche sociali e il lavoro, premesso che:

   nella  discussione della legge finanziaria regionale 2010 è  stato
  approvato un emendamento a firma del sottoscritto interrogante  con
  il  quale gli oratori sono stati equiparati a tutti gli altri  enti
  di  cui all'articolo 8, comma 1, della legge regionale n. 10 del 31
  luglio 2003;

   visto  il  d.d.g.  n.  813  del  26 aprile  2010  dell'Assessorato
  regionale Famiglia;

   preso atto che:

   l'avviso del suindicata d.d.g. è stato pubblicato nella GURS del 7
  maggio 2010;

   la  legge  finanziaria 2010 è stata pubblicata nella GURS  del  14
  maggio 2010;

   considerato che gli oratori operanti in Sicilia potranno inoltrare
  la  richiesta di partecipazione al bando solo dal 15 maggio 2010 in
  poi,  trovandosi di conseguenza in situazione svantaggiata rispetto
  agli   alti   enti  ricadenti  tutti  nelle  provvidenze   di   cui
  all'articolo 8 della citata legge;

   al  fine  di  evitare  una odiosa ed insopportabile  disparità  di
  trattamento e sperequazione fra enti che dovranno partecipare  allo
  stesso  bando  e  quindi  dovranno avere le  stesse  condizioni  di
  ammissibilità;

   per  spere  se  non ritengano utile, indispensabile  e  necessario
  prorogare  di  almeno  quindici giorni il termine  di  scadenza  di
  presentazione delle istanze previsto per il 6 giugno 2010, alle ore
  13,00, per consentire la partecipazione anche agli oratori operanti
  in Sicilia e in modo da determinare equità di trattamento tra tutti
  gli aspiranti». (1212)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione, all'Assessore  per  l'economia  e
  all'Assessore per le attività produttive, premesso che:

   la Regione siciliana non ha ancora speso interamente i fondi messi
  a disposizione dalla Comunità europea;

   identica  sorte hanno subito i fondi di  Agenda 2000', spesi  solo
  in parte;

   preso atto che dette somme dovranno essere impegnate e spese entro
  il  31  dicembre 2011 e che, scaduto detto termine,  le  somme  non
  spese dovranno essere restituite alla Comunità europea;

   considerato che:

   nel  corso  di  una audizione nella Commissione per  le  questioni
  concernenti  gli  affari  dell'Unione  europea,  il  dottor  Felice
  Bonanno,  dirigente generale del Dipartimento della programmazione,
  ha   ammesso   che  vi  sono  ancora  ingenti  somme   non   spese,
  relativamente ai fondi citati;

   il  medesimo dirigente generale, pur riconoscendo i ritardi  e  le
  difficoltà  nella  gestione dei fondi, si  è  dichiarato  ottimista
  circa il totale impegno delle somme assegnate alla Sicilia;

   tenuto  conto che la  geniale ed apprezzata' rotazione  semestrale
  dei  dirigenti generali del Dipartimento della programmazione,  non
  solo  non ha favorito l'impegno delle somme destinate alla Sicilia,
  ma  ha, di contro, ritardato notevolmente tutto l'iter concessorio,
  che  invece  doveva  essere quanto più rapido, rigoroso,  snello  e
  veloce possibile;

   tutto ciò premesso;

   per sapere:

   quali   provvedimenti   intendano   adottare   per   snellire    e
  burocratizzare tutto l'iter concessorio dei contributi;

   quali provvedimenti intendano assumere per rimodulare il programma
  operativo  per  razionalizzare i rapporti fra i  nove  dipartimenti
  regionali  che  gestiscono la spesa, in modo da evitare  l'onta  di
  perdere  i  fondi  ottenuti,  onta che  diventa  insopportabile  ed
  inqualificabile  se per un istante ci fermiamo a  riflettere  sulla
  drammatica  crisi  economica che sta attraversando  l'Italia  e  la
  Sicilia». (1215)

                                                            VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  le  attività
  produttive, premesso che:

   il  direttore  generale del consorzio ASI di Messina,  tra  i  più
  importanti  della Regione, a far data dall'1 settembre  2010  verrà
  posto  in  quiescenza, per raggiunti limiti di età, e che  occorre,
  quindi, porre in essere tutte le iniziative necessarie affinché non
  si determini una pericolosa paralisi amministrativa;

   l'istituto dello scavalco ampiamente usato e abusato nel consorzio
  ASI  di  Messina è assolutamente impraticabile come  già  da  tempo
  sostenuto dall'Ufficio legislativo e legale della Regione siciliana
  (cfr.  parere 2 settembre 2002, prot. n. 14118/182.11.02,  relativo
  ai direttori delle aziende autonome di cura, soggiorno e turismo);

   pertanto,  come  evidenziato  sempre  dall'Ufficio  legislativo  e
  legale  con  parere  n.  351 del novembre  2005,  l'istituto  dello
   scavalco',  caratterizzato  da  un  unico  responsabile  per   due
  identici  servizi,  in  due  diversi enti,  non  è  applicabile  ai
  dirigenti  di cui si tratta, meno che mai dopo l'entrata in  vigore
  della  l.r. 10/2000, dovendosi, altresì, considerare che  gli  enti
  pubblici  come  i consorzi ASI sono dotati di autonoma  personalità
  giuridica e dispongono di distinto personale dirigenziale, ordinato
  in un ruolo unico, anch'esso distinto per singolo ente;

   non   è   possibile  altresì  l'applicazione  dell'istituto  della
  reggenza   (ad   interim)  in  quanto  allo   stesso   si   ricorre
  occasionalmente (per cause imprevedibili) e per un  tempo  limitato
  utilizzando personale ordinariamente adibito a funzioni diverse, ma
  interno della stessa amministrazione;

   considerato   che   l'articolo  5  del  vigente   regolamento   di
  organizzazione  del consorzio ASI di Messina stabilisce  che   alla
  Direzione  generale  è preposto un dirigente di  prima  fascia  del
  Consorzio con incarico conferito a tempo determinato per una durata
  non inferiore a due anni e non superiore a sette, e con facoltà  di
  rinnovo.  L'incarico  di Dirigente generale  può  essere,  altresì,
  conferito  a  dirigenti  di seconda e terza  fascia  del  consorzio
  purché  gli  stesi  siano in possesso di laurea,  abbiano  maturato
  almeno sette anni di anzianità nella qualifica di dirigente,  siano
  in  possesso  di  formazione professionale e  culturale  nonché  di
  capacità   ed  attitudini  adeguate  alle  funzioni  da   svolgere,
  riscontrabili con riferimento all'avere espletato attività connesse
  al  formale conferimento di funzioni di coordinamento, di direzione
  o  preposizione a uffici e strutture consortili, purché  non  siano
  incorsi  nella  valutazione negativa di cui all'articolo  10  della
  l.r. 15 maggio 2000, n. 10';

   pertanto, l'unico istituto applicabile, per sopperire alla carenza
  di  personale dirigenziale del consorzio ASI di Messina,  è  quello
  della mobilità e/o passaggio diretto previsto dall'articolo 33  del
  vigente  testo  unico  in materia di pubblico impiego  recepito  in
  Sicilia  con l'articolo 23 della l.r. 10/2000, rientrando  fra  gli
  atti di cui all'articolo 1;

   in  data  26 giugno 2009 l'ASI di Messina ha correttamente indetto
  ed  espletato un bando pubblico di mobilità per la copertura di  un
  posto  di  dirigente amministrativo di seconda fascia e non  ancora
  definito;

   per  sapere quali iniziative intendano intraprendere, di  concerto
  con  il commissario straordinario del consorzio ASI di Messina,  al
  fine di evitare la paralisi amministrativa derivante dalla assoluta
  carenza di personale dirigenziale». (1217)

          (L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                            ARDIZZONE

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta in Commissione:

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   con  precedente atto ispettivo n. 1091, ancor oggi all'ordine  del
  giorno   della  VI  Commissione  legislativa  permanente   dell'ARS
  'Servizi  sociali e sanitari', si chiedevano chiarimenti in  merito
  all'organizzazione   del  nuovo  servizio  di   emergenza   urgenza
  regionale;

   nella  citata  interrogazione si chiedevano soluzioni  rispetto  a
  perpetrate  irregolarità nella gestione organizzativa  della  nuova
  società SUES;

   a  tutt'oggi  non è stata data risposta a nessuno di quei  quesiti
  sancendo di fatto quanto denunciato;

   si  è consumata una semplice lottizzazione politica attraverso  la
  costituzione  di  un nuovo soggetto societario  diverso  da  quello
  indicato  dalla  legge  regionale n. 5/09  e,  contravvenendo  alle
  prescrizioni  normative in essa contenute,  si  è  proceduto  anche
  all'assunzione di nuovo personale per moli già ricoperti  da  parte
  di personale proveniente dalla SISE;

   considerato che:

   nella  seduta della VI Commissione legislativa permanete  dell'ARS
  del  31 marzo 2010, il direttore generale della SUES s.p.a., dottor
  Romano,  ha dichiarato che il servizio sarebbe stato messo a  punto
  attraverso la prosecuzione dello stesso in regime di prorogatio, al
  fine  di  consentire il passaggio delle consegne  dalla  SISE  alla
  SUES;

   le  dichiarazioni  del direttore generale della SUES  non  possono
  essere  interpretate in maniera diversa da quella che il  passaggio
  da  una  all'altra società doveva avvenire nel rispetto dei livelli
  occupazionali preesistenti e, non ultimo, nel riconoscimento  della
  mansioni sin lì svolte;

   si  è  invece  assistito  ad  uno sciacallaggio  del  diritto  dei
  lavoratori  e particolare violenza è stata adoperata quando  decine
  di  lavoratori della SISE i quali, dopo essere stati posti mobilità
  sono  stati  assunti  in  SUES, previa sottoscrizione  di  un  atto
  transattivo con cui rinunciavano alle spettanze maturate  e  dovute
  per  il servizio svolto in SISE, e solo dopo la firma di tale  atto
  agli  stessi è stata data la facoltà di sottoscrivere il  contratto
  di lavoro monco della parte inerente la mansione;

   tale  comportamento è semplicemente al limite della  legge,  e  lo
  diventa  ancor  di  più  quando il tutto assume  esclusivamente  un
  sapore  di  natura prettamente politica in cui solo alcuni  vengono
  tutelati e addirittura premiati con innalzamenti contrattuali, vale
  a  dire - per definire ancor più chiaramente quanto verificatosi in
  violazione  delle norme in materia di lavoro - ad alcuni dipendenti
  si  è  riconosciuto  il  'salto' di numerosi  livelli  contrattuali
  mentre  altri  illogicamente  sono  stati  addirittura  declassati,
  dimenticando che il diritto al lavoro impone la legittimazione e la
  tutela  dell'operato  svolto attraverso una  crescita  economica  e
  giuridica;

   sembrerebbe  che l'escamotage della mobilità di sole  24  ore  sia
  servito  piuttosto per consumare una sorta di resa  dei  conti  nei
  confronti  di  soggetti  da  qualcuno  etichettati  come  avversari
  politici ed in ultimo ad attivare una elargizione finanziaria sotto
  forma di sgravi fiscali per un importo di circa 30 milioni di  euro
  ai danni dell'INPS;

   si  ravvede inoltre uno spreco di risorse pubbliche nel momento in
  cui  sin  da  gennaio  2010  la Regione siciliana  si  trova  nelle
  condizioni di pagare più soggetti per lo stesso incarico; è  questo
  infatti  il  caso del dott. Romano che, pur operando in assenza  di
  impresa e essendovi solo da pochi giorni stato il passaggio in SUES
  di  alcuni dipendenti, percepisce l'indennità di direttore generale
  alla  stregua  di quella percepita dal pari grado in  SISE,  dottor
  Cappelletti;

   per sapere:

   se  ritengano ammissibile questo modello organizzativo di servizio
  pubblico;

   se  siano  a conoscenza dei passaggi che di fatto hanno costituito
  una sovraesposizione della spesa;

   se ritengano coerente con il dettato normativo vigente la modalità
  di passaggio ed inquadramento del personale SISE in SUES;

   se  non  pensino  che  più  trattasi  di  un'azione  di  carattere
  amministrava   sia  un  atto  meramente  politico  e  probabilmente
  fuorilegge  quello posto in essere per conseguire al  transito  del
  personale dal vecchio al nuovo soggetto societario per la  gestione
  del servizio d'emergenza - urgenza in Sicilia». (1196)

       (Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza in
                             Commissione)

                   MAIRA-GIANNI-CORDARO-RAGUSA-FORZESE-ARDIZZONE-DINA

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   l'Azienda sanitaria provinciale (ASP) di Palermo, nell'ambito  del
  progetto  per  il  servizio  di assistenza  demenza  Alzheimer,  ha
  proceduto  alla  pubblicazione di un avviso  di   progetto  modello
  assistenziale  di integrazione socio-sanitaria per la  malattia  di
  Alzheimer' ai sensi della legge n. 328 dell'8 novembre 2000 per  la
  selezione di figure professionali;

   ad  oggi,  il centro di assistenza specializzata per i  malati  di
  Alzheimer ed i loro familiari rimane chiuso;

   considerato  che  la  mancata apertura del  centro  di  assistenza
  impedisce  ai  soggetti affetti dalla patologia Alzheimer  ed  alle
  loro  famiglie  di  fruire  del  servizio  pubblico  di  assistenza
  sanitaria specializzata;

   ritenuto  che  tale  situazione crea un  grave  ed  ingiustificato
  disservizio in ambito sanitario pubblico;

   per sapere:

   quali  provvedimenti  intendano adottare per verificare  i  motivi
  della mancata apertura del centro di assistenza specializzata per i
  malati di Alzheimer di Palermo;

   se  la  procedura per la selezione abbia subito sospensione e  per
  quali motivi è stata disposta la sospensione;

   l'esito   della  selezione  avviata  con  l'avviso   indicato   in
  premessa». (1211)

                                                               CAPUTO

   Le  interrogazioni testé annunziate saranno inviate al  Governo  e
  alla competente Commissione.
   Invito  il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
  con richiesta di risposta scritta presentate.

   VITRANO, segretario:

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   l'atto  aziendale nell'ASP n. 5 di Messina, esitato il  14  maggio
  2010,    pone    pesanti   interrogativi   sulla   reale    volontà
  dell'Amministrazione  di  conseguire quei  risultati  di  rigore  e
  razionalizzazione auspicati;

   non  si  riesce  infatti  a  cogliere lo  spostamento  di  risorse
  dall'assistenza  ospedaliera  a quella  territoriale,  come  invece
  dovrebbe  avvenire,  sia  per  esplicita  volontà  dell'Assessorato
  regionale  Salute, sia per la filosofia applicativa  enunciata  nel
  documento di base;

   rilevato che:

   una prima analisi del documento consente di rilevare comportamenti
  incoerenti con le direttive assessoriali;

   i  (mancati)  accorpamenti  delle  u.o.c.  afferenti  allo  stesso
  distretto    ospedaliero   hanno   prodotto,   probabilmente    per
  compensazione,   la  soppressione  di  altre  u.o.c.   uniche   sul
  territorio, con riferimento all'istituzione immotivata di due nuovi
  dipartimenti strutturali e due nuove terapie intensive, con i costi
  connessi in termini di personale e di attrezzature, con particolare
  riguardo   all'assoluta  carenza  di  definizione  concreta   delle
  attività  territoriali, che devono essere determinate puntualmente,
  riempiendo  di contenuti operativi le linee guida generali  emanate
  dall'Assessorato;

   sono state mantenute praticamente tutte le u.o.c. ospedaliere  già
  esistenti,  (con  esclusione  di alcune  già  prive  di  primario),
  mantenendo  quindi  tutti i doppi incarichi, che  avrebbero  dovuto
  invece  essere  oggetto  di accorpamento all'interno  dello  stesso
  distretto ospedaliero;

   verosimilmente, per motivi di compensazione economica, sono  state
  soppresse   tre   u.o.c.   con  posti  letto   uniche   all'interno
  dell'azienda. Più precisamente: dermatologia a Barcellona, urologia
  a Barcellona e urologia a Taormina (trasformate tutte in servizi);

   soprattutto  dalla  soppressione di queste due  ultime  u.o.c.  si
  arreca un gravissimo vulnus all'utenza;

   dal   presidio   ospedaliero  di  Taormina   vengono   allontanate
  (destinazione  Villa  Sofia-Cervello di Palermo)  la  divisione  di
  cardiochirurgia    pediatrica   e   il   connesso    servizio    di
  cardioanestesia pediatrica;

   non  si  comprende  la scelta, peraltro alla luce  del  fatto  che
  rimane  operativa a Taormina la cardiologia pediatrica, che  faceva
  parte integrante del polo pediatrico;

   le  funzioni  del  dipartimento cure primarie vengono  severamente
  ridimensionate, in quanto le attività di gestione dei convenzionati
  (medici  di  guardia  medica, medici di medicina  generale,  medici
  specialisti)  vengono trasferite al dipartimento  gestione  risorse
  umane, dove, peraltro, le attività suddette, che prima erano svolte
  da una sola u.o.c., si sdoppiano per istituire ben 2 nuove u.o.c.;

   per sapere:

   quali  iniziative intendano intraprendere al fine di eliminare  le
  discrasie più evidenti qui evidenziate e definire i contenuti nelle
  parti mancanti;

   se non ritengano opportuno intervenire, con la massima urgenza, in
  considerazione   delle   caratteristiche  geografiche   di   questa
  provincia,  concordando  un piano di riordino  con  i  sindaci  dei
  territori interessati che sinora hanno contribuito al funzionamento
  delle rete ospedaliera;

   se  ritengano,  altresì, di intervenire per potenziare  l'attività
  riabilitativa  che, di fatto, è l'unica che può  dare  risposte  di
  continuità  assistenziale post-ospedaliera e che,  invece,  non  ha
  trovato praticamente alcun rilievo;

   i tempi di attesa per gli esami specialistici e di laboratorio dei
  presidi  ospedalieri e della struttura di territorio della città  e
  della provincia di Messina». (1191)

                                                             BUZZANCA

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
  e l'identità siciliana, premesso che:

   da  diverso  tempo  ed  a fasi alterne si  chiude  e  si  apre  ai
  visitatori la Villa Romana di Marina di Patti (ME);

   in  particolare proprio in questi giorni si apprende che a partire
  dal  24 maggio la villa resterà chiusa al godimento dei turisti per
  'consentire la messa in sicurezza dei siti', una chiusura 'al buio'
  in  quanto  il  comunicato  stampa  della  soprintendenza  ai  beni
  culturali  e  ambientali  di  Messina  non  indicava  la  data   di
  riapertura;

   visto  che  si  ritiene oltremodo pretestuoso ed inconcepibile  un
  provvedimento che non sarebbe certamente stato necessario se coloro
  i quali 'dovevano' manutenere la struttura se ne fossero occupati e
  tenuto  conto che questo provvedimento causerà un gravissimo  danno
  economico   per   tutto  il  comprensorio  turistico,   si   plaude
  all'iniziativa della magistratura tendente ad appurare,  se  ve  ne
  siano,  responsabilità  soggettive tra  l'altro  stigmatizzate  dal
  sottoscritto con altra interrogazione, la numero 319 del 14 gennaio
  2009 sullo stesso argomento;

   ritenuto  che, come sperimentato in più occasioni, anche  in  siti
  archeologici primari è possibile procedere alla messa in  sicurezza
  del  'sito' senza determinare la chiusura totale dello stesso, così
  come paventato dalla soprintendenza;

   accertato che il 20 maggio la stessa soprintendenza ha fissato  un
  sopralluogo  con l'impresa aggiudicataria dei lavori  per  fissarne
  tempi  e  modalità di incontro al quale, dalla stampa, si  apprende
  parteciperà lo stesso Assessore al ramo;

   per  sapere  se  non  ritengano, in un momento  nel  quale  ci  si
  avvicina  alla  stagione  estiva,  che  richiama  notevoli   flussi
  turistici e quindi il picco di visitatori, attivare misure tendenti
  a  far  si  che si possa procedere ai lavori di messa in  sicurezza
  della Villa Romana di Marina di Patti (ME), che costituisce uno dei
  più  importanti  siti archeologici della Sicilia, contemperando  la
  possibilità  che, anche a 'cantiere aperto', non  si  chiuda  tutta
  l'area archeologica, nella certezza che, come dai più paventato, il
  perdurare  della chiusura al pubblico della Villa creerà certamente
  un  gravissimo  danno  economico alle imprese  dell'accoglienza  ed
  anche  sotto  il profilo culturale e di immagine per  la  città  di
  Patti,  i Nebrodi, la provincia di Messina e per tutta la Sicilia».
  (1192)

             (L'interrogante chiede risposta  con urgenza)

                                                               CORONA

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   la  legge  31  dicembre 1991, n. 433, disciplina  l'erogazione  di
  finanziamenti  statali finalizzati ad interventi  di  ricostruzione
  nei  comuni  delle province di Siracusa, Catania e Ragusa,  colpiti
  dagli eventi sismici del 13 e del 16 dicembre 1990;

   la   realizzazione  degli  interventi  attualmente  residui  e  la
  relativa  copertura  finanziaria richiedono una  rimodulazione  del
  programma  di  spesa nell'ambito delle somme previste dalla  citata
  legge;

   in  data 19 marzo 2010 si è svolta una seduta del Comitato  Stato-
  Regioni,  finalizzata  ad  esaminare  e  definire  la  proposta  di
  rimodulazione  suddetta,  a  tal fine  predisposta  dal  competente
  Dipartimento   regionale  della  Protezione  civile,   per   essere
  successivamente approvata dalla Giunta regionale;

   in  quella  sede  sarebbe  emersa  la  richiesta  di  ulteriori  e
  propedeutici  adempimenti procedurali, senza i  quali  non  sarebbe
  possibile proseguire nella istruttoria della rimodulazione proposta
  in una nuova seduta del Comitato Stato-Regioni;

   dalla data dell'ultima seduta del comitato suddetto sono trascorsi
  oltre  due  mesi senza che ad oggi ne sia stata indetta  una  nuova
  convocazione;

   tale   ritardo  appare  gravissimo  per  il  completamento   degli
  interventi  previsti,  molti  dei quali  in  corso  di  esecuzione,
  determinando la sospensione o il mancato avvio di numerosi cantieri
  ed  una  situazione  di insopportabile sofferenza  finanziaria  per
  molte  imprese,  nel  quadro già estremamente critico  dell'attuale
  contesto economico nazionale e regionale;

   per  sapere quali iniziative intenda intraprendere per sollecitare
  gli   uffici   competenti   alla  definizione   degli   adempimenti
  procedurali in oggetto e alla conseguente e tempestiva convocazione
  del Comitato Stato-Regioni». (1197)

                                                        DE BENEDICTIS

   «Al   Presidente   della   Regione   e   all'Assessore   per   le
  infrastrutture e la mobilità, premesso che:

   Mazara  del Vallo (TP), città collocata geograficamente nel canale
  di Sicilia, dista da Pantelleria 56 miglia marine mentre da Trapani
  circa 80 miglia marine;

   da  Mazara del Vallo si raggiunge Pantelleria con circa tre ore di
  navigazione, mentre da Trapani si raggiunge la stessa con circa sei
  ore  nel  periodo estivo e sette nel periodo invernale,  rischiando
  talvolta di rimandare anche al giorno successivo il rientro a causa
  del maltempo;

   facendo  la  tratta  più  breve, e cioè da Mazara,  si  potrebbero
  diminuire  i  costi di trasporto per i passeggeri e per  le  merci,
  incrementando, inoltre, sia il turismo che il commercio;

   Trapani   possiede  numerosi  collegamenti  marittimi   regionali,
  nazionali  ed  internazionali e per Pantelleria  possiede  ben  due
  collegamenti giornalieri;

   in aggiunta o in sostituzione di no dei due facenti capo a Tarpani
  un  collegamento lo si potrebbe spostare a Ma zara, dotando così  i
  cittadini  mazaresi  di  un servizio che  eviti  loro  di  fare  il
  tragitto più lungo e dispendioso per arrivare a destinazione;

   per  sapere  quali misure il Governo regionale, anche di  concerto
  con  le  competenti autorità del settore, intenda adottare affinché
  venga  costituito un collegamento diretto da mazara del Vallo verso
  Pantelleria». (1199)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                               SCILLA

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  l'economia,
  premesso che:

   l'articolo  20 della legge finanziaria regionale 2010 prevede  che
   all'area  strategica  trasporti  pubblici  corrisponda  una   sola
  società  a  totale o maggioritaria partecipazione regionale  o  una
  sola impresa pubblica, ponendo in atto le procedure necessarie alla
  dismissione delle partecipazioni strategicamente non rilevanti  per
  il perseguimento dei fini istituzionali della regione';

   all'area  strategica trasporti pubblici corrispondono  al  momento
  due società pubbliche: l'AST, a totale partecipazione regionale,  e
  la Jonica Trasporti, a maggioritaria partecipazione regionale;

   considerato che:

   la   Jonica  Trasporti  era  un'azienda  a  totale  partecipazione
  regionale,  fino  a quando, con procedura concorsuale,  il  49  per
  cento  è  stato ceduto, per una cifra irrisoria, ad un imprenditore
  privato;

   la  cessione  è  avvenuta  con un bando  quanto  meno  discutibile
  poiché,  ad  esempio,  sono  state  escluse  tutte  le  aziende  di
  trasporto  siciliano in quanto nessuna presenta un fatturato  annuo
  non  inferiore  ad  euro  12.000.000,00 (dodicimilioni)  così  come
  previsto dal predetto bando;

   ritenuto che:

   l'AST  ha  ceduto  a  titolo  gratuito alcune  linee  alla  Jonica
  Trasporti;

   tale scelta appare di dubbia legittimità;

   la  legge finanziaria, nel porre l'obbligo di una sola partecipata
  nel  settore trasporti, non solo sottrae il procedimento dall'esame
  dell'Assemblea   (trasferendolo  alla  competenza  dell'Assessorato
  Economia),   ma   potrebbe  avviare  l'illegittimo  ingresso   (per
  incorporazione)  di  un  socio privato  nella  compagine  azionaria
  dell'AST;

   ritenuto ancora che:

   il  processo  di  incorporazione della  Jonica  Trasporti  farebbe
  venire  meno  i  presupposti per gli affidamenti in  house  ad  AST
  S.p.a. da parte del socio Regione che, tra l'altro, non sarebbe più
  socio unico;

   con  l'articolo  76  della  legge finanziaria  è  stato  assegnato
  all'AST un contributo straordinario di 125 milioni in cinque anni;

   la  Jonica Trasporti non è strategicamente rilevante perché ha  un
  parco  vetture insignificante, pochi dipendenti provenienti dall'ex
  STAT  e un servizio limitato derivante al 50 per cento dalle  linee
  cedute dall'AST;

   per sapere le ragioni per le quali non sia stato ancora avviato il
  percorso  di  liquidazione  della quota della  Jonica  Trasporti  a
  salvaguardia   dell'interesse   pubblico   e   di   una   legittima
  applicazione delle norme vigenti». (1202)

             BARBAGALLO-MATTARELLA-GALVAGNO-GUCCIARDI-MANCUSO-CARONIA

   «Al  Presidente  della  Regione e all'Assessore  per  la  salute,
  premesso che:

   nelle  strutture sanitarie pubbliche della provincia  di  Siracusa
  risultano complessivamente assunte, alla data del 31 dicembre 2009,
  3.276  unità  di personale, distinte in: 615 dirigenti medici,  131
  dirigenti non medici, 2.220 personale non dirigente e 310 assunti a
  tempo determinato;

   operando un confronto con le altre province della Sicilia  in  cui
  sono  presenti  solo  aziende sanitarie  provinciali  e  non  anche
  aziende  ospedaliere  ed  aziende  ospedaliere  universitarie,   il
  rapporto fra unità di personale rapportato al numero di posti letto
  per acuti serviti è fra i più bassi della Regione;

   in  particolare tale rapporto risulta essere di 4,34 nella ASP  di
  Agrigento  (3541  unità/815ppll.), 4,53 nella ASP di  Caltanissetta
  (3059  unità/676  pp.ll.), 4,07 nella ASP di Enna  (2220  unità/545
  pp.ll.),  5,15  nella ASP di Ragusa (3735 unità/725  pp.ll.),  4,92
  nella  ASP di Trapani (3742 unità/760 pp.ll.) e 4,37 nella  ASP  di
  Siracusa (3276 unità/750 pp.ll.), ponendo quest'ultima al di  sotto
  della media complessiva;

   un  ulteriore approfondimento nella lettura dei dati (che qui  per
  brevità  non  si riportano) mostra che tali carenze  nella  ASP  di
  Siracusa  risultano maggiori fra i dirigenti medici ed il personale
  infermieristico;

   considerato che:

   il  rapporto  fra personale addetto e posti letto per acuti  viene
  qui  assunto  convenzionalmente, non essendo  certamente  esaustivo
  della  assistenza di una azienda che ha il compito di erogare anche
  prestazioni  non  ospedaliere e tuttavia è un indice  significativo
  proprio  perché  dimostra indirettamente la  carenza  di  operatori
  destinabili   ai   servizi  territoriali,  oltre   che   a   quelli
  ospedalieri;
   è   infatti   evidente  che,  confrontando  fra  di  esse   realtà
  ospedaliere simili sul piano quantitativo quali Ragusa,  Trapani  e
  Siracusa,  rispettivamente di 725, 760 e  750  pp.ll.,  la  marcata
  differenza  fra  il  personale in servizio,  rispettivamente  3735,
  3742, 3276 unità assunte, dimostra la chiara impossibilità dell'ASP
  di Siracusa di fare fronte, al pari delle altre due ASP, ai bisogni
  di assistenza nel territorio, oltre che degli ospedali;

   questa situazione penalizza da molti anni la sanità pubblica nella
  provincia  di Siracusa, perpetuando una grave lesione  del  diritto
  alla salute dei suoi cittadini;

   quanto sopra configura altresì un grave contrasto con le norme  di
  cui  alla  legge  regionale  n. 5/2009,  laddove  esse  fissano  il
  principio della omogeneità della assistenza sanitaria nella regione
  ed  allorquando  prevedono una espansione dei servizi  di  medicina
  territoriale  a  fronte  della  riduzione  di  quelli  ospedalieri,
  espansione  impossibile da realizzarsi nelle condizioni date  nella
  provincia  di  Siracusa in cui si registra tuttavia la  contrazione
  della spesa nel comparto ospedaliero;

   per  sapere  in quale modo e in quali tempi si intenda intervenire
  per  poter  rimuovere  le  carenze in questa  sede  rappresentate».
  (1206)

                                                        DE BENEDICTIS

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
  e l'identità siciliana, premesso che:

   nel  territorio di Sclafani Bagni (PA) si trova la chiesa  di  San
  Giacomo  la cui costruzione risale, presumibilmente, ai  primi  del
  Cinquecento;

   la  chiesa  è  chiusa al culto da oltre dieci anni a  causa  delle
  precarie   condizioni  strutturali  oltre  che  per  il   grave   e
  mortificante  stato di degrado. L'importante struttura,  invero,  è
  divisa  in  tre  navate che presentano archi e  colone  in  pietra,
  diverse  cappelle decorate in stucco ed un portale in  pietra  che,
  pur  gravemente  danneggiato, lascia immaginare  lo  splendore  dei
  tempi  passati.  L'arredo  sacro, inoltre,  è  di  primo  ordine  e
  presenta  arti decorative e figurative che collocano la  chiesa  in
  posizione di eccellenza non solo in ambito strettamente locale;

   oltre  al  colonnato, all'interno della chiesa  rimane  sia  nelle
  cappelle   principali  sia  in  quelle  laterali,  una   serie   di
  interessanti  stucchi,  in  parte  mutili  e  in  parte  fortemente
  danneggiati  dall'abbandono  e  dalle  infiltrazioni  d'acqua,  che
  necessitano  di  urgenti interventi di restauro per potere  salvare
  quella che rimane, nonostante tutto, una delle più notevoli imprese
  decorative in stucco dell'entroterra maronita; molti degli  stucchi
  superstiti,  infatti, presentano caratteri che li fanno  datare  al
   700 ed avvicinare a modi serpotteschi;

   considerato che a causa dell'abbandono i locali della chiesa  sono
  utilizzati per deposito di mercanzie di ogni genere ed anche per il
  ricovero di animali;

   ritenuto  che  tale  situazione è pregiudizievole  per  il  valore
  artistico  e monumentale della chiesa sia come luogo di  culto  sia
  come bene di importanza storico-monumentale;

   per sapere:

   quali  provvedimenti intendano adottare per garantire il  recupero
  del  prestigioso bene culturale, architettonico e monumentale della
  chiesa di San Giacomo;

   se   intendano  intervenire  presso  la  sovrintendenza  ai   beni
  culturali per l'immediato intervento presso la chiesa ed evitare lo
  stato di abbandono e di degrado del bene;

   quali  provvedimenti intendano adottare al fine di  effettuare  un
  monitoraggio  di  tutti  i beni culturali in  stato  di  abbandono,
  utilizzando  tutto  il personale preposto alla catalogazione  delle
  opere d'arte». (1207)

                                                               CAPUTO

   «Al   Presidente   della   Regione   e   all'Assessore   per   le
  infrastrutture e la mobilità, premesso che:

   da  lungo  tempo, sulla SS. 120, nei tratti compresi tra Cerami  e
  Troina  e,  in  misura  maggiore, tra cerami  e  Nicosia,  si  sono
  verificati   gravi  cedimenti  del  manto  stradale,   deformazioni
  dell'asfalto,  apertura di fessurazioni, fratture  e  buche  aventi
  dimensioni  di  vere voragini, frane e smottamenti di  terreno  con
  conseguente riversamento, su gran parte della stradale,  di  fango,
  massi e pietre;

   la  medesima SS. 120, nelle sue prosecuzioni oltre i citati centri
  di Troina e Nicosia, è in condizioni altrettanto disastrose;

   anche la SS. 575, che i cittadini di Cerami sono soliti percorrere
  per  raggiungere  Catania  e  la  sua  area  metropolitana  per  la
  fruizione   di  molteplici  servizi,  per  esigenze  economiche   e
  commerciali,  nonché per la presenza dell'Università  degli  studi,
  versa in condizioni di pericolosità tali da essere stata interdetta
  al traffico veicolare;

   considerate le numerose doglianze rappresentate dai cittadini  dei
  comuni  di  Cerami  e  Troina inerenti lo  stato  disastroso  della
  viabilità  extraurbana  in generale e, in  particolare,  di  quella
  relativa alle arterie di collegamento con Comuni viciniori, con  il
  capoluogo  di  provincia  e  con  ogni  altro  centro  urbano   del
  territorio, nessuno escluso;

   constatato:

   lo  stato di pressoché totale abbandono e di trascuratezza in  cui
  versano  le  strade extraurbane, da parte degli enti preposti  alla
  loro gestione e manutenzione;

   il  consolidato  disinteresse dell'ANAS nella  cura  delle  strade
  dell'area  nord  della  provincia  di  Enna,  i  tempi  biblici  di
  intervento  anche  sulla citata SS. 575, oggetto di  interventi  di
  sistemazione  provvisoria  da parte  del  Sindaco  di  Troina,  con
  intento  encomiabile  e  risultati concreti  apprezzabili,  ma  pur
  sempre provvisori e non idonei al soddisfacimento in via definitiva
  delle esigenze di viabilità dei comuni serviti da detta strada;

   rilevato che:

   anche  il  percorso alternativo verso Catania, lungo il  prosieguo
  della  SS.  120  verso  Bronte, non versa in condizioni  dissimili,
  essendo  costellato da frane e cedimenti del manto stradale,  oltre
  al fatto che prolunga a dismisura i tempi di percorrenza;

   l'ulteriore  percorso  alternativo verso  Catania  (Cerami-Troina-
  Gagliano-Agira-Autostrada Palermo/Catania), che si snoda su  strade
  statali,  provinciali  e sull'autostrada PA-CT,  è  nelle  medesime
  condizioni  disastrose  sopra  descritte,  con  punti  di   estrema
  pericolosità nel tratto fra Gagliano e Agira;

   anche  il  collegamento con Enna (capoluogo di  provincia  e  sede
  dell'Università  Kore)  è estremamente problematico  e  pericoloso,
  stante  che  i  percorsi  Cerami-Nicosia-Leonforte-Enna  e  Cerami-
  Nicosia-Villadoro-Caltanissetta-Enna versano nelle condizioni sopra
  descritte, mentre il percorso alternativo che da Villadoro porta ad
  Enna  per  la  strada  dell'Altesina è  stato  chiuso  al  traffico
  veicolare  a causa del cedimento in più punti della sede  stradale.
  Va  precisato  che  quella  in parola è una  strada  secondaria,  a
  carreggiata  ristretta, pensata e realizzata per  esigenze  rurali,
  ma,  nonostante ciò, molto utilizzata da coloro che dalla zona nord
  della provincia di Enna hanno esigenza di recarsi nel capoluogo;

   rilevato altresì che:

   tutte  le  strade  citate sono altamente pericolose  a  causa  dei
  continui   restringimenti  di  carreggiata,  del   manto   stradale
  fortemente sconnesso, delle buche, della totale mancanza di asfalto
  per lunghi tratti, della fanghiglia che le rende viscide, piene  di
  insidie e percorribili molto lentamente, sotto la costante minaccia
  di  frane incombenti a vista d'occhio e su un manto stradale  molto
  fatiscente ed usurato;

   le  cause  del dissesto viario sono da ricercarsi nella  pressoché
  totale  mancanza  di interventi strutturali radicali,  direttamente
  mirati  ad  ammodernare e mettere in sicurezza  le  strade  citate,
  rendendole  idonee  alle esigenze dell'odierno traffico  veicolare,
  che  non  possono  essere  soddisfatte da interventi  estemporanei,
  parziali, superficiali, incompleti e spesso di pessima fattura  che
  sporadicamente  sono  stati riservati alle  strade  dell'area  nord
  della  provincia  di  Enna,  da  parte  degli  enti  preposti  alla
  manutenzione e in primis dall'ANAS;

   atteso   che  tale  stato  di  fatto  acuisce  e  rende  non   più
  sopportabile  lo storico isolamento del territorio interessato,  ed
  in  particolare dei comuni di Cerami e troina, i cui cittadini sono
  costretti,  ordinariamente  e non solo  nell'attuale  emergenza,  a
  compiere tragitti accidentati, tortuosi, a lenta percorrenza,  irti
  di  gravi pericoli per l'incolumità personale e fonte di accentuata
  usura  agli autoveicoli, per raggiungere qualsivoglia destinazione,
  al fine di soddisfare ogni genere di esigenza, di lavoro, di studio
  e di servizi, anche di prima necessità e di urgenza, come il pronto
  soccorso sanitario e la cura in strutture mediche specialistiche;

   preso   atto  che  finora  le  denunzie  avanzate  alle   Autorità
  competenti  dai  cittadini  unitamente ai  sindaci  del  territorio
  interessato sono rimaste senza esito concreto;

   per sapere:

   se  non  ritengano  di dovere intervenire con la  massima  urgenza
  ponendo  in  essere  ogni  provvedimento  necessario  ed  idoneo  a
  garantire  l'immediato  e  tempestivo ripristino  delle  condizioni
  minime  di  sicurezza  della viabilità urbana  ed  extraurbana  del
  territorio ennese;

   se e quali interventi strutturali si intendano assumere al fine di
  dotare la provincia di Enna di una rete viaria degna di questo nome
  e   funzionale  alle  esigenze  del  moderno  traffico   veicolare,
  presupposto   indispensabile  di  ogni  prospettiva   di   rilancio
  economico e sociale del territorio». (1209)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                             GALVAGNO

   «Al  Presidente  della Regione e all'Assessore per  le  autonomie
  locali e la funzione pubblica, premesso che:

   ai  sensi  dell'articolo 24 della l.r. 44 del  1991  l'Assessorato
  regionale della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie
  locali, Dipartimento autonomie locali, con decreto assessoriale  n.
  545  del  22 luglio 2009, ha nominato il dottor Nicolò La  Barbera,
  funzionario  regionale,  commissario  ad  acta  per  il  comune  di
  Linguaglossa (CT), con il compito di provvedere in via  sostitutiva
  alla  deliberazione del rendiconto dell'esercizio finanziario 2008,
  nonché   agli   adempimenti  propedeutici   connessi   al   decreto
  assessoriale di cui sopra;

   così  come riportato in premessa nel verbale di deliberazione  del
  commissario regionale n. 1 del 6 maggio 2010, a causa della mancata
  predisposizione  della  documentazione necessaria  da  parte  degli
  uffici  dell'ente, si sono resi necessari ben due rinnovi del  D.A.
  n.  545 del 22 luglio 2009; infatti, sono stati emanati il D.A.  n.
  967  del  19 novembre 2009 e il D.A. n. 32 del 22 febbraio 2010  di
  pari oggetto del citato D.A. n. 545 del 22 luglio 2009;

   con   deliberazione   di   G.M.  n.   23   dell'11   marzo   2010,
  l'amministrazione  comunale ha provveduto ad  approvare,  ai  sensi
  dell'articolo   151,   comma  6,  del  T.U.EE.LL.,   la   relazione
  dell'organo  esecutivo da allegare al rendiconto  di  gestione  del
  2008  che presentava in quella stesura un avanzo di amministrazione
  di circa 178.000,00 euro;

   ai  sensi  del regolamento comunale di contabilità, i  consiglieri
  comunali Cerra, Giuffrida, Aitala hanno inviato, per il tramite del
  presidente  del  consiglio  comunale,  una  nota  al  collegio  dei
  revisori  dei  conti del comune di Linguaglossa  con  la  quale  si
  chiedeva  di  riscontrare  la veridicità e  l'esattezza  di  alcune
  scritture contabili;

   in  riscontro  alla  nota, ricevuta dai consiglieri  comunali,  il
  collegio  dei  revisori  ha immediatamente chiesto  chiarimenti  in
  ordine  ad  alcune poste presenti nel rendiconto  di  gestione  del
  2008;

   alla  luce  delle verifiche scaturite dalle osservazioni  avanzate
  dal collegio dei revisori, con delibera di G.M. n. 31 del 21 aprile
  2010  l'amministrazione  comunale ha approvato  le  integrazioni  e
  modifiche  al  rendiconto della gestione 2008 di cui alla  delibera
  G.M.  n.  23  dell'11  marzo  2010.  Le  integrazioni  e  modifiche
  apportate hanno determinato un avanzo di amministrazione  di  circa
  650.000,00  euro, con una differenza di circa 472.000,00   rispetto
  alla delibera di G.M. n. 23 dell'11 marzo 2010;

   nella seduta del 4 maggio 2010 il consiglio comunale ha esaminato,
  al   secondo   punto  all'ordine  del  giorno,   la   proposta   di
  deliberazione  avente  per oggetto  approvazione  rendiconto  della
  gestione  2008'. Nel corso della seduta, così come  si  evince  dal
  verbale   della  stessa,  i  consiglieri  comunali  hanno  avanzato
  contestazioni   e   perplessità  in  ordine:  all'esattezza   delle
  scritture  contabili riportate nel rendiconto della gestione  2008,
  all'assoluta  insufficienza di dati sulla presenza di debiti  fuori
  bilancio  alla  data del 31 dicembre 2008 così come contestualmente
  scritto  dal  collegio dei revisori dei conti,  sullo  stralcio  di
  circa  384.505,81 euro dai residui attivi dal servizio  acquedotto,
  per  presunta  inesigibilità, Infine, tra le  tante,  su  specifica
  segnalazione,  è  stata accertata in aula l'errata indicazione  del
  costo  del  servizio della TARSU, con relativo errore  sulle  somme
  incassate e della percentuale di copertura a carico dell'utenza, in
  violazione  del decreto Ronchi, che da esse scaturiva,  circostanza
  ampiamente  sottolineata nel parere del revisore dei  conti.  Si  è
  proceduto  ad  una immediata, quanto inusuale, variazione  in  aula
  delle scritture e delle percentuali di copertura del servizio;

   nella  stessa  seduta,  il  responsabile  del  servizio  economico
  finanziario  del comune di Linguaglossa ha chiaramente  ascritto  a
  suo  merito il completamento dell'attività di informatizzazione dei
  dati  della  ragioneria, ammettendo al contempo che la  complessità
  dell'attività posta in essere non dava la certezza del riscontro di
  tutti i dati e della loro esatta collocazione temporale;

   nel corso della stessa seduta, il capogruppo del gruppo consiliare
   La   tua   Linguaglossa'  ha  evidenziato   e   contemporaneamente
  contestato, così come riportato nel verbale della seduta, il  fatto
  che  dalle copie conformi degli atti allegati alla delibera di G.M.
  n.  31 del 21 aprile 2010, si evincesse la mancanza delle firme del
  segretario comunale e del sindaco, circostanza verificata nel corso
  della  seduta allorché, prodotti in Aula gli originali, gli  stessi
  risultavano  privi  della  firma  del  sindaco  e  del   segretario
  comunale;

   il consiglio comunale di Linguaglossa, con 7 voti contrari, 7 voti
  favorevoli  e  1 astenuto, ha bocciato la proposta di deliberazione
  posta  al  secondo punto all'ordine del giorno avente  per  oggetto
   Approvazione del rendiconto della gestione 2008';

   considerato che:

   il dottor Nicolò La Barbera, funzionario regionale, commissario ad
  acta  per  il  comune di Linguaglossa (CT), con  deliberazione  del
  commissario  regionale  n. 1 del 6 maggio  2010,  ha  approvato  il
  rendiconto  della gestione 2008 senza prendere visione del  verbale
  della deliberazione n. 7 del consiglio comunale nella seduta del  4
  maggio  2010,  in  quanto  lo stesso non  era  stato  materialmente
  redatto  e  senza vincolare l'avanzo di amministrazione, così  come
  espressamente previsto quale condizione dei revisori per  esprimere
  parere favorevole;

   la  circostanza  di  cui sopra è oggetto della  nota  inviata  dal
  collegio dei revisori, introitata in data 17 maggio 2008 al  comune
  di Linguaglossa, prot. 7164;

   il dottor Nicolò La Barbera, funzionario regionale, commissario ad
  acta   per  il  comune  di  Linguaglossa  (CT),  nell'adottare   la
  deliberazione del commissario regionale n. 1 del 6 maggio 2010,  ha
  solo  parzialmente  tenuto conto della nota a lui  indirizzata  dai
  capigruppo  consiliari, Malfitano e Cerra, per i rispettivi  gruppi
   MPA'  e  La tua Linguaglossa' con la quale gli scriventi, oltre  a
  ribadire  tutte  le  perplessità emerse  nell'ambito  della  seduta
  consiliare,  invitavano  il commissario a on  intraprendere  alcuna
  iniziativa nell'attesa che venisse redatto e pubblicato il  verbale
  della suddetta seduta;

   atteso  che  gli  atti posti in visione del commissario  regionale
  presumibilmente non erano stati regolarmente firmati dal sindaco  e
  dal  segretario comunale, come accertato nella seduta del consiglio
  comunale del 4 maggio 2010;

   per sapere:

   se  in  assenza delle firme del sindaco e del segretario  comunale
  siano  legittimi  gli atti amministrativi e i pareri  sugli  stessi
  espressi;
   se  siano legittime le procedure di integrazione e modifica  poste
  in   essere  dall'amministrazione  comunale  di  Linguaglossa   con
  l'adozione della deliberazione di G.M. n. 31 del 21 aprile 2010;

   se sia legittima da parte del commissario regionale l'adozione del
  rendiconto della gestione 2008 del comune di Linguaglossa alla luce
  delle violazioni contestate dal consiglio comunale;

   se,  in considerazione delle possibili inesattezze nelle scritture
  contabili  riportate  nel rendiconto della gestione  2008,  codesto
  Assessorato  non  intenda  predisporre  un'ispezione  del   settore
  economico finanziario del comune di Linguaglossa (CT)». (1213)

                                                 POGLIESE - VINCIULLO

   «Al Presidente della Regione, premesso che:

   i  Vigili  del  fuoco in Sicilia da anni tentano di conseguire  un
  obiettivo fondamentale per garantire alla popolazione regionale  un
  servizio  di prevenzione sicurezza e soccorso adeguato  alle  reali
  esigenze.   Per  conseguire  il  suddetto  risultato,   le   cinque
  organizzazioni  sindacali rappresentative del Corpo  nazionale  dei
  vigili  del  fuoco hanno dato vita nel lontano 2003 alla cosiddetta
   vertenza  Sicilia', riguardante le problematiche  dei  vigili  del
  fuoco dell'Isola;

   dal  2009  si  sono  susseguiti  degli  incontri  partecipati  dai
  rappresentanti del Dipartimento dei vigili del fuoco, del  Soccorso
  pubblico,  della  Difesa civile, del Dipartimento  regionale  della
  Protezione  civile e quelli della Regione siciliana.  Gli  incontri
  hanno  permesso, grazie al fattivo contributo fornito  da  ciascuno
  degli intervenuti, di redigere un progetto finalizzato a potenziare
  il dispositivo di soccorso tecnico urgente in ambito regionale;

   per  raggiungere questo obiettivo è stato predisposto un  progetto
  organico   che  comporterebbe  l'apertura  di  nuovi  distaccamenti
  permanenti per migliorare la copertura del territorio dell'isola ed
  assicurare  tempi d'intervento compatibili con quelli attesi  dalla
  cittadinanza,  l'acquisto, la ristrutturazione e  l'adeguamento  di
  alcune  sedi  di  servizio  già  esistenti,  la  realizzazione  del
  cosiddetto   progetto   Isole  minori',  l'ammodernamento   ed   il
  potenziamento  della  colonna mobile  regionale,  l'acquisto  e  la
  dislocazione  di  un  elicottero a Palermo  per  la  copertura  del
  territorio della Sicilia occidentale. L'impatto economico  è  stato
  determinato in circa 62 milioni di euro;

   considerato che:

   il  numero  di vigili del fuoco, in ambito regionale, è fortemente
  deficitario.  Tale  condizione, già di per sé negativa  poiché  non
  consente di garantire un adeguato standard di sicurezza rispetto  a
  quello erogato in altre regioni, è stato ancor di più accentuato in
  conseguenza  delle  recenti  calamità  che  hanno  interessato   il
  territorio, dalle problematiche connesse ai passaggi di qualifica e
  in   previsione  dell'approssimarsi  della  stagione   estiva   che
  determinerà  una  nuova emergenza in funzione  della  recrudescenza
  degli  incendi boschivi ormai tristemente nota e che  si  manifesta
  con particolare recrudescenza ogni anno;

   a  giudizio  delle maggiori organizzazioni sindacali di categoria,
  tra  le quali la Confsal-Vigili del fuoco, occorre un potenziamento
  di   uomini  sul  territorio  assicurabile  magari  attraverso  una
  mobilità  straordinaria dei sottufficiali capi reparto e  dei  capi
  squadra  per  rimpinguare le forti carenze esistenti   in  tutti  i
  comandi provinciali siciliani così come è già avvenuto in passato;

   ritenuto che:

   occorre, inoltre, uno sforzo da parte del Presidente della Regione
  siciliana  per  definire  gli aspetti legati  all'erogazione  delle
  risorse  finanziarie da destinare al pagamento dello  straordinario
  effettuato   dall'1   ottobre  2009,  data  successiva   all'evento
  calamitoso  in  provincia di Messina e per la  campagna  antincendi
  boschiva 2009;

   infatti,  l'alluvione  dell'1 ottobre  2009  che  ha  tragicamente
  colpito  i  paesi di Scaletta Zanclea, Giampilieri  ed  i  villaggi
  della zona sud del comune di Messina, e successivamente i movimenti
  franosi  di  Caronia,  S.  Fratello e  Castell'Umberto  hanno  reso
  evidente   la   necessità,  per  fronteggiarle  adeguatamente,   di
  dispiegare  un  consistente numero di  uomini  e  mezzi  del  Corpo
  nazionale  che  hanno  lavorato strenuamente  con  professionalità,
  abnegazione e spirito di sacrificio;

   l'ordinanza di Protezione civile n. 3825 ha impartito disposizioni
  urgenti per fronteggiare la grave emergenza e ha disposto al  comma
  1  dell'articolo 4 la corresponsione al personale  dei  vigili  del
  fuoco  della maggiorazione del trattamento di turno e dei  compensi
  per prestazioni di lavoro straordinario. In merito, il Dipartimento
  di  Protezione civile siciliano ha chiesto alla Direzione regionale
  dei  vigili  del fuoco di quantificare gli importi da corrispondere
  al  personale intervenuto fino al 31 dicembre 2009. La Direzione ha
  interessato  il  Dipartimento  dei vigili  del  fuoco  e  le  altre
  Direzioni regionali per ottenere i dati da trasmettere alla Regione
  siciliana;

   la  successiva ordinanza di Protezione civile n. 3865  ha  dettato
  ulteriori  disposizioni per fronteggiare l'emergenza determinata  a
  seguito  dei  numerosi interventi franosi che hanno interessato  la
  provincia nel mese di febbraio 2010. Essa ha disposto, all'articolo
  2,  comma 4, che il commissario delegato, individuato nella persona
  del  presidente della Regione siciliana, possa rimborsare le  spese
  sostenute  dal corpo nazionale dei vigili del fuoco sulla  base  di
  risorse disponibili;

   tale  OPCM  dovrebbe ricoprire le spese sostenute dal dipartimento
  dei  vigili  del  fuoco e gli emolumenti maturati dal  personale  a
  partire  dall'1  gennaio 2010. I colloqui intercorsi  con  il  capo
  dipartimento  della  Protezione civile  regionale  hanno  posto  in
  rilievo   la   mancanza   di   fondi  a   copertura   delle   somme
  presumibilmente vantate dal  corpo nazionale dei vigili del fuoco e
  quantificabile in circa 15 - 20 milioni di euro;

   atteso che:

   risulta che i fondi erogati con OPCM n. 3865 pari a 15 milioni  di
  euro   disponibili   saranno  destinati  in  massima   parte   alla
  popolazione, agli albergatori, ai ristoratori ed al contributo  per
  l'autonoma  sistemazione della popolazione. Qualora  restino  fondi
  disponibili,  potrebbe essere erogato un acconto per  il  pagamento
  delle  spettanze dei vigili del fuoco, pari a circa  5  milioni  di
  euro;

   inoltre,  il  personale  dei vigili del fuoco  ha  partecipato  lo
  scorso anno alla campagna antincendio boschivo per conseguire, così
  come   da   accordo  triennale,  il  miglioramento  della  capacità
  operativa  in  tema  di spegnimento incendi. L'accordo  ha  altresì
  previsto  l'acquisto e la donazione in comodato d'uso di  33  mezzi
  antincendio  ed  ha  avuto un impatto economico  pari  ad  oltre  6
  milioni di euro;

   ad  oggi,  seppur  portato a compimento il previsto  servizio,  il
  dipartimento  regionale  della  Protezione  civile  non  ha  ancora
  onorato  il  versamento al Ministero dell'economia e delle  finanze
  per  la  successiva rifusione al Dipartimento dei vigili del  fuoco
  dell'importo  pari  a  circa  832  mila  e  pertanto  il  personale
  intervenuto non ha ancora avuto corrisposti gli straordinari;

   infine, non c'è nessuna previsione circa la definizione e la firma
  dell'accordo per l'anno corrente concernente l'AIB 2010  e  per  il
  rinnovo  dell'accordo  di  programma  triennale  2010-2012.  Si  fa
  presente  che a tutt'oggi non è stato versato nessun euro da  parte
  della  Regione siciliana, del soggetto attuatore e da  parte  della
  direzione  regionale  della Protezione civile Sicilia  rispetto  ai
  crediti  vantati  dal  Corpo nazionale che  sono  superiori  ai  20
  milioni  di  euro.  A questo bisogna aggiungere  poi  ulteriori  62
  milioni di euro per conseguire l'autonomia del soccorso sull'isola;

   per  sapere  quali iniziative intenda adottare per  dare  risposte
  certe   al   personale  Vigili  del  fuoco  e  per   risolvere   le
  problematiche esposte in premessa». (1214)

           (Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)

                                                 POGLIESE - VINCIULLO

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  le  risorse
  agricole  e  alimentari, premesso che l'articolo  9,  par.  3,  del
  regolamento  CE  n.  1967/2006 stabilisce che la dimensione  minima
  delle maglie per le reti trainate/strascico è di 40 mm nel sacco o,
  su  richiesta  debitamente motivata da parte del  proprietario  del
  peschereccio, da una rete a maglia romboidale da 50 mm e che  dette
  misure trovano applicazione dall'1 giugno 2010;

   considerato che:

   in tutta Italia, e specialmente in Sicilia, si ritiene ingiusto il
  provvedimento adottato a Bruxelles in quanto si tende  a  stabilire
  norme  uguali  per tutti con l'obiettivo di ridurre  lo  sforzo  di
  pesca e salvaguardare l'ecosistema marino ai fini del ripopolamento
  delle specie ittiche, senza fare un distinguo sulle specie dei mari
  del  Nord che hanno dimensioni notevolmente superiori rispetto alle
  specie pescate nel Mediterraneo;

   l'unico  risultato certo sarà quello di deprimere i  ricavi  delle
  imprese  di  pesca e i salari degli occupati senza  offrire  alcuna
  certezza di salvaguardia delle risorse ittiche;

   il  7  giugno in Spagna a Marbella si svolgerà il seminario  sulle
   misure  tecniche  per  la  gestione del  Mediterraneo'  e  saranno
  presenti  tutte  le  associazioni europee  che  vivono  gli  stessi
  problemi della pesca;

   il  9  giugno a Roma è previsto il confronto istituzionale con  il
  ministro Galan;

   è  in  via  di  costituzione, presso il Ministero delle  politiche
  agricole, alimentari e forestali, con apposito decreto, un'unità di
  crisi  per  monitorare  l'impatto delle nuove  misure  tecniche  in
  vigore dall'1 giugno;

   i  Paesi  rivieraschi  che si affacciano nel mediterraneo  pescano
   senza  regole' in acque internazionali ed il pescato, di qualsiasi
  taglia e misura, viene immesso anche sul mercato siciliano a prezzi
  stracciati con gravi ripercussioni economiche;

   per sapere:

   se  non si ritenga necessario intervenire presso la Commissione UE
  per  fare riaprire il dossier e formulare una proposta di deroga  o
  di  modifica del regolamento 1967/2006, pur coscienti che le  norme
  comunitarie  potranno essere cambiate solo attraverso la  procedura
  comunitaria  prevista  dal Trattato di  Lisbona  e  sulla  base  di
  indicatori di impatto;

   se  non  si ritenga opportuno che la Comunità europea ponga riparo
  al  danno causato ai lavoratori ed alle imprese siciliane,  varando
  un  piano  di  sostegno finanziario per imprese  e  lavoratori  del
  naviglio  operante in Sicilia con reti da traino; che è il  settore
  maggiormente colpito dalle nuove misure». (1216)

    ADAMO-ARICO'-CRISTAUDO-CURRENTI-GRECO-INCARDONA-MARINESE-MARROCO-
                          MINEO-NICOLTRA-SCAMMACCA DELLA BRUCA-SCILLA

   «All'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:

   in  data 16 maggio 2010 presso il Castello allego di Sant'Agata di
  Militello (ME), ha avuto luogo un incontro tra il Presidente  della
  Regione, il capo della Protezione civile regionale ed i sindaci dei
  comuni  dei  Nebrodi, riguardante la delicata questione  legata  ai
  finanziamenti necessari a fronteggiare i danni relativi al dissesto
  idrogeologico che ha colpito il territorio nebroideo;

   dal  suddetto  incontro  è  emerso che  dall'ultimo  programma  di
  finanziamento  non  risultano  provvedimenti  destinati  alle   due
  contrade  più  colpite del comune di San Salvatore di Fitalia  (ME)
   Grazia'   e    Scrisera',   ove   persistono   gravissimi   rischi
  idrogeologici (distacchi e crolli di enormi massi, lesioni di  muri
  di  sostegno, cedimenti di carreggiate stradali, etc.) che  mettono
  in serio pericolo l'incolumità pubblica, stante le molte abitazioni
  interessate;

   per  sapere  se  non  ritenga  di dover  intervenire  con  urgenza
  affinché  i suddetti luoghi del comune di San Salvatore di  Fitalia
  vengano  inseriti nei programmi di finanziamento per  la  messa  in
  sicurezza dei territori colpiti dal dissesto idrogeologico». (1218)

             (L'interrogante chiede risposta con urgenza)

                                                              LACCOTO

   PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
  inviate al Governo.

                       Annunzio di interpellanza

   PRESIDENTE.   Comunico   che  è  stata  presentata   la   seguente
  interpellanza:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
  e l'identità siciliana, premesso che:

   l'inserimento di un nuovo sito nella lista del patrimonio mondiale
  dell'Unesco  avviene  nel  rispetto  dei  criteri  previsti   dalla
  Convenzione  sulla protezione del patrimonio culturale  e  naturale
  mondiale,  firmata nel 1972 e ratificata dall'Italia  con  legge  6
  aprile  1977,  n. 184, nonché delle modalità indicate  nelle  linee
  guida  predisposte  nel 1977 e il cui ultimo  aggiornamento  è  del
  2008;

   responsabile  della  selezione  di nuovi  siti  per  l'inserimento
  nell'elenco è il Comitato del patrimonio mondiale istituito  presso
  l'Unesco, assistito dal consiglio internazionale per i monumenti  e
  i  siti  (ICOMOS), dall'Unione internazionale per la  conservazione
  della natura e delle sue risorse (UICN) e dal Centro internazionale
  per lo studio della conservazione e del restauro dei beni culturali
  (ICCROM);

   ai  sensi  dell'articolo 11 della Convenzione,  ogni  Stato  parte
  presenta  al  Comitato  un  elenco dei beni,  situati  sul  proprio
  territorio,  che  possono  essere inclusi  nell'elenco  (cosiddetta
  tentative list);

   a partire dal 2004, il limite per ogni Paese è stato elevato a due
  candidature;

   il   26  gennaio  2010  l'Italia,  insieme  con  gli  altri  Paesi
  coinvolti,  ha  firmato  a  Parigi il dossier  per  la  candidatura
  transnazionale  de  'I  siti  palafitticoli  preistorici  dell'arco
  alpino'  che interessa Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli  Venezia
  Giulia, e Trentino Alto Adige;

   la  vigente lista propositiva depositata presso l'Unesco comprende
  'Palermo e la cattedrale di Monreale', inserita nel 2001. Tuttavia,
  l'ufficio  italiano  Unesco ha rappresentato  che  la  più  recente
  strategia  dell'Unesco predilige siti relativi a contesti,  periodi
  storici e Stati poco rappresentati;

   al  fine  di  rispondere meglio a tali indirizzi, l'ufficio  sopra
  detto ha suggerito di focalizzare l'attenzione su un ambito storico
  culturale   poco   rappresentato,  integrando   la   proposta   con
  l'inserimento  di  Cefalù. E' stato così individuato  l''Itinerario
  arabo-normanno: Palermo, Monreale, Cefalù;

   considerato che:

   il  27  luglio 2009 è stata presentata in VII Commissione  cultura
  della  Camera dei deputati una risoluzione con la quale si  impegna
  il  Governo ad adottare tutte le iniziative volte a sostenere e  ad
  accelerare  il  processo per l'inserimento dell''Itinerario  arabo-
  normanno:  Palermo,  Monreale,  Cefalù'  e,  conseguentemente,   ad
  avanzare al più presto richiesta formale all'Unesco;

   il  13  marzo  2010 l'Assessore per i beni culturali e  l'identità
  siciliana ha annunciato di avere formalizzato al Ministero dei beni
  e  delle attività culturali la candidatura dell''Itinerario  arabo-
  normanno di Palermo, Monreale e Cefalù' nel patrimonio dell'umanità
  dell'Unesco;

   per supportare la candidatura, l'Assessore ha dichiarato di volere
  costituire  entro  una settimana un comitato di  coordinamento  tra
  Regione,  autonomie locali e istituzioni economiche promotrici,  un
  comitato  scientifico ed un comitato di garanti per  monitorare  il
  piano  di  gestione,  che  avranno  il  compito  di  preparare   la
  necessaria documentazione per la valutazione definitiva;

   il  14  e  15  marzo  2010 una delegazione della  VII  Commissione
  cultura  della  Camera dei deputati ha effettuato  una  missione  a
  Palermo,  Cefalù  e  Monreale  per visitare  i  siti  da  includere
  nell'elenco,  in  preparazione della  discussione  e  del  voto  in
  commissione sulla risoluzione presentata nel 2009;

   per sapere:

   quali  iniziative  concrete intendano adottare presso  il  Governo
  nazionale  affinché questa candidatura venga inserita  nella  Lista
  propositiva nazionale;

   se l'Assessore per i beni culturali abbia provveduto a nominare il
  comitato  di coordinamento, il comitato scientifico ed il  comitato
  dei garanti ed abbia previsto anche il necessario finanziamento per
  garantirne la funzionalità». (89)

          (L'interpellante chiede lo svolgimento con urgenza)

                                                           MATTARELLA

   Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza  che
  il  Governo  abbia  fatto alcuna dichiarazione, l'interpellanza  si
  intende accettata e sarà iscritta all'ordine del giorno per  essere
  svolte al proprio turno.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  mozioni:

   numero  194  «Interventi  in  ordine al  progetto  di  ricerca  di
  idrocarburi  'D  354  C. R-SL' al largo delle coste  di  Sciacca  e
  Menfi, in provincia di Agrigento, e Castelvetrano, in provincia  di
  Trapani»,  degli  onorevoli  Marinello, Di  Benedetto,  Mattarella,
  Panepinto,  Panarello, De Benedictis, Musotto, Digiacomo,  Faraone,
  De  Luca,  Ferrara, Ammatuna e Gucciardi, presentata il  19  maggio
  2010;

   numero  195  «Interventi,  a  livello  centrale,  in  ordine  alla
  dismissione del patrimonio immobiliare da parte di 'Ferrovie  dello
  Stato  s.p.a.'  nella Regione siciliana», degli  onorevoli  Romano,
  Musotto, Arena e Colianni, presentata il 21 maggio 2010;

   numero 196 «Iniziative a tutela della maternità e della vita umana
  nascente»,  degli onorevoli Caputo, Pogliese, Buzzanca,  Falcone  e
  Vinciullo, presentata il 4 giugno 2010. Ne do lettura:

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  società 'San Leon Energy s.r.l.', con capitale sociale di euro
  10.000,00, avente sede in via Rubichi n. 93 a Monteroni  di  Lecce,
  ha  presentato  al Ministero dello sviluppo economico,  in  data  7
  marzo  2008, domanda di ricerca in mare di idrocarburi,  denominata
  'D 354 C.R-.SL.';

   in  data  20  gennaio 2009 veniva rilasciato parere favorevole  da
  parte del CTIG/CIRM (communication infrastructure test group/centro
  internazionale radiomedico);

   in data 13 aprile 2010, veniva pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
  della   Repubblica,  nella  sezione  inserzioni  a  pagamento,   la
  richiesta di verifica di assoggettabilità ambientale e che da  tale
  data  decorrevano i 45 giorni per effettuare, da parte di  soggetti
  interessati, osservazioni, istanze o pareri;

   in  data  3 maggio veniva affissa all'Albo pretorio del Comune  di
  Sciacca   una  lettera  senza  oggetto  indirizzata  'Alla  cortese
  attenzione  del  Responsabile Affissioni nell'Albo  Pretorio',  con
  allegato  un  plico  contenente  la  documentazione  relativa  alla
  valutazione di impatto ambientale (VIA) per il suddetto progetto;

   in  data  12  maggio  2010, l'associazione di  promozione  sociale
  'L'altra  Sciacca', in una pubblica conferenza  stampa,  portava  a
  conoscenza della cittadinanza l'esistenza del suddetto progetto  di
  ricerca di idrocarburi, per altri versi del tutto misconosciuto  da
  tutte le autorità competenti;

   il tratto di mare interessato dalle ricerche si estende per 480 Km
  e  si  sviluppa parallelamente alla costa compresa tra le città  di
  Sciacca e Menfi (AG), e Castelvetrano (TP), con una distanza minima
  dalla battigia di appena 2 Km;

   il piano di ricerca prevede:

   1)  una  prima  fase  con indagini sismiche condotte  con  'irgun'
  (pistola  ad  aria  che crea un'onda sonora ad  alta  intensità)  e
  geofoni;

   2) una seconda fase in cui verranno effettuate delle trivellazioni
  allo  scopo di emungere il petrolio dai giacimenti petroliferi  per
  valutarne la redditività;

   le  città  di  Sciacca, Menfi e Castelvetrano  sono  a  prevalente
  economia turistica e peschereccia;

   le stesse città hanno ricevuto dallo Comunità europea, dallo Stato
  e  dalla  Regione,  centinaia di milioni di euro  per  lo  sviluppo
  turistico del loro territorio. In particolare si citano:

   1)  resort di lusso della catena alberghiera 'Forte', con  annessi
  campi  da  golf  sulla spiaggia, ubicato a Sciacca,  per  circa  70
  milioni di euro a fondo perduto;

   2)  resort di lusso della catena alberghiera 'Sol Melià',  ubicato
  sulla  costa di Sciacca in località Monte Rotondo, per  un  importo
  finanziato di circa 70 milioni di euro;

   3)  complesso  di  3 alberghi, denominato SITAS,  per  un  importo
  finanziato di svariate decine di milioni di euro;

   4)  porto turistico, ubicato a Menfi, per un importo finanziato di
  circa 20 milioni di euro;

   il  Comune  di  Sciacca possiede il più grande bacino  idrotermale
  d'Europa con annesse terme;

   il  sopra  citato Comune possiede il più grande porto peschereccio
  di pesce azzurro del Mediterraneo;

   il  Comune  di Menfi, per il quattordicesimo anno consecutivo,  ha
  conseguito  l'ambito  riconoscimento della 'Bandiera  Blu'  per  la
  qualità  del  suo  mare  e  delle  sue  spiagge,  conferito   dalla
  'Foundation for Environmental Education';

   nel  Comune di Castelvetrano, prospiciente la costa, si trova  una
  tra  le  più  grandi e meglio conservate acropoli greche,  vestigia
  della città di Selinunte;

   sulla  costa  prospiciente il bacino di ricerca si trova  il  sito
  archeologico di Eraclea Minoa;

   sulla costa medesima si trovano aree particolarmente pregiate  dal
  punto  di  vista  naturalistico  (Area  SIC  Sistema  Dunale   Capo
  Granitola,  Porto Palo e Foce del Belice, SIC Fondali di  Capo  San
  Marco,  SIC Foce del Fiume Verdura, SIC Foce del Magazzolo  e  Foce
  del Platani);

   rilevato in particolare che:

   al   largo  di  Sciacca  ed  all'interno  del  bacino  di  ricerca
  petrolifera   vi   sono  i  più  grandi  banchi   coralliferi   del
  Mediterraneo,  ove  cresce il pregiatissimo 'Corallo  di  Sciacca',
  specie marina che cresce unicamente in tale zona;

   l'intera zona è altamente sismica;

   in  epoca storica (1831) si è verificata una violenta eruzione  di
  un vulcano marino che ha generato un'isola, poi sprofondata in mare
  (isola  Ferdinandea), che trovasi ubicata nelle immediate adiacenze
  del campo di ricerca;

   recentemente è stato scoperto che l'isola Ferdinandea è  parte  di
  uno dei più grandi complessi vulcanici del Mediterraneo, denominato
  'Empedocle', oggi ancora attivo;

   considerato che:

   dati gli elevati rischi connessi agli impianti 'off-shore', di cui
  si  è avuto un tragico monito a seguito dagli avvenimenti nel Golfo
  del  Messico,  appare  irrisorio  un  capitale  sociale  di  appena
  10.000,00 euro della società concessionaria;

   la  distanza  dalla costa è di appena 2 Km e quindi le piattaforme
  petrolifere  saranno ben visibili dalla costa  ed  in  alcuni  casi
  raggiungibili  a  nuoto,  con gravissima  compromissione  dei  siti
  archeologici, ambientali e turistici;

   il  divieto di balneazione e pesca, che accompagna le perforazioni
  a  mare  per  una  distanza  di alcune miglia,  potrà  rendere  non
  balneabili svariati chilometri di costa;

   le  onde  sonore  dovute  alle  indagini  sismiche  hanno  effetti
  devastanti sulla fauna marina, che in quella zona è particolarmente
  ricca e varia;

   lo  sversamento accidentale di idrocarburi, dovuto all'emungimento
  dei   giacimenti,  comporterà  un  inquinamento  irreversibile  del
  fragilissimo e ricchissimo ecosistema faunistico;

   il  depauperamento della flora e della fauna, dovuti alle attività
  di   ricerca,   trivellazione  e  estrazione,  porteranno   ad   un
  impoverimento   della   fauna  ittica  e  quindi   ad   un   sicuro
  impoverimento della florida economia del comparto della pesca;

   l'alterazione  del  regime  delle falde  profonde  a  causa  delle
  trivellazioni   petrolifere  potrebbe  compromettere   in   maniera
  irrimediabile il bacino termale di Sciacca;

   la  presenza  di  vulcani attivi in prossimità della  costa  rende
  oltremodo   rischioso   l'esercizio  di  attività   di   estrazione
  petrolifera;

   l'opinione pubblica è venuta a conoscenza del permesso di ricerca,
  il cui iter è cominciato ben due anni prima, a soli 15 giorni dalla
  scadenza del periodo di presentazione delle osservazioni alla  VIA,
  e da soggetti non istituzionali;

   contrariamente a quanto riportato nella Gazzetta Ufficiale del  13
  aprile 2010, pag. 119, inserzione C10929, nella quale si dichiarava
  l'avvio   del   procedimento  amministrativo  dell'assoggettabilità
  ambientale,  la documentazione relativa alla VIA non  è  pubblicata
  nel sito del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e
  del mare,

                  impegna il Presidente della Regione

   ad intervenire urgentemente per:

   1)  verificare se vi siano state gravi violazioni al principio  di
  pubblicità  degli  atti amministrativi, dato che la  popolazione  è
  stata  avvertita  di  un  progetto con così gravi  conseguenza  sul
  territorio   ben   due   anni   dopo   l'avvio   del   procedimento
  amministrativo  ed  a  soli  15 giorni dalla  scadenza  dell'ultimo
  parere di carattere ambientale richiesto per l'autorizzazione;

   2) verificare se il capitale sociale della San Leon Energy s.r.l.,
  di  appena  10.000,00 euro, sia congruo rispetto agli  elevatissimi
  rischi ambientali che la suddetta ricerca comporta;

   3)  esercitare l'opportuna vigilanza in relazione ai  problemi  di
  sicurezza  dovuti  all'altissima  sismicità  ed  alla  presenza  di
  vulcani attivi;

   4)  riferire  all'Assemblea  regionale  siciliana  se,  prima  del
  rilascio  alla  San Leon Energy delle sopra citate  autorizzazioni,
  siano  stati valutati i vantaggi dello sfruttamento di un eventuale
  bacino  petrolifero  rispetto ai gravissimi svantaggi  dovuti  alla
  compromissione  ambientale di una delle più felici coste  d'Italia,
  ricca  di  storia  e  di insostituibili tesori ambientali  ed  alle
  conseguenti irrimediabili compromissioni dell'economia delle  città
  rivierasche;

   5)  verificare se sia ammissibile la presentazione, da parte della
  San  Leon  Energy s.r.l., di una documentazione della VIA,  ove  si
  parla genericamente dell'impatto ambientale, dell'uso dei geofoni e
  non, anche e sopratutto, del ben più grave impatto ambientale della
  realizzazione  dei  due  previsti  pozzi  esplorativi,   anche   in
  considerazione della presenza nelle immediate adiacenze di  vulcani
  attivi;

   6)  verificare, inoltre, se sia ammissibile vanificare in  un  sol
  colpo  l'ingente serie di investimenti che Comunità europea, Stato,
  Regione  e privati hanno riversato sulle coste di Sciacca, Menfi  e
  Castelvetrano;

   7)   spiegare come una scelta, tale da condizionare gravemente  ed
  irrimediabilmente lo sviluppo di un intero territorio, possa essere
  stata assunta tramite una procedura di affidamento, quale quella di
  cui la San Leon Energy s.r.l. è soggetto, nel più assoluto silenzio
  da  parte  di  tutti  gli enti competenti,  e  nella  più  completa
  ignoranza,  da  parte delle popolazioni coinvolte,  del  drammatico
  mutamento del proprio destino;

   ad intervenire presso il Governo nazionale perchè sia rigettata la
  richiesta di concessione di ricerca di idrocarburi, in nome  di  un
  più grande interesse ambientale, economico, sociale, archeologico e
  storico del territorio coinvolto;

   ad  assumere  le opportune iniziative perchè venga stabilita,  con
  apposita  legge,  l'intangibilità  della  costa  meridionale  della
  Sicilia, che costituisce fino ad oggi, un patrimonio insostituibile
  dell'Italia,  da  parte  di  attività profondamente  deturpanti  ed
  ambientalmente  rischiosissime,  quali  quelle  della   prospezione
  petrolifera». (194)

   MARINELLO-DI BENEDETTO-MATTARELLA-PANEPINTO-DE BENEDICTIS-MUSOTTO-
     DIGIACOMO-FARAONE-DE LUCA-PANARELLO-FERRARA- AMMATUNA -GUCCIARDI

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   il  patrimonio ferroviario fisso è un bene pubblico e  appartiene,
  nello  specifico,  alla  schiera dei  beni  demaniali  accidentali,
  conferiti  allo  Stato  e  alle Regioni  e  la  cui  alienazione  è
  subordinata ancora oggi a sviluppi normativi, in attesa dei decreti
  attuativi  del c.d. 'federalismo demaniale' e, per quanto  concerne
  la  Regione  siciliana, alle specifiche norme di  attuazione  dello
  Statuto speciale;

   nel  corso  degli anni '90 e nei primi anni del 2000, tuttavia,  i
  provvedimenti  legislativi che si sono occupati di dismissione  del
  patrimonio   immobiliare   degli   enti   pubblici   sono    andati
  moltiplicandosi  e, recentemente, il legislatore  con  il  decreto-
  legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni in legge
  6  agosto  2008,  n.  133, ha affrontato la 'questione  demaniale',
  introducendo  nella  stessa  legge  un  'piano  della   alienazioni
  immobiliari'  che declina la visione del Ministero dell'economia  e
  delle finanze in tema di demanio dello Stato;

   considerato che:

   da  un  lato,  gli  enti territoriali devono  essere  posti  nelle
  condizioni di gestire e di valorizzare meglio una parte  di  questi
  immobili pubblici secondo un 'federalismo di valorizzazione'  (come
  affermato  dalla  relazione  illustrativa  del  decreto),  e   che,
  dall'altro, al decentramento delle funzioni pubbliche a  favore  di
  Regioni  ed  enti locali deve seguire il trasferimento anche  degli
  strumenti  per  la loro attuazione e, tra questi, oltre  ovviamente
  alle  risorse  finanziarie  (imposte),  rientra  anche  parte   del
  capitale  fisico, come sono i beni immobili oggi appartenenti  allo
  Stato;

   il  decreto-legge  25  settembre 2001, n.  351,  c.d.  'Tremonti',
  convertito con modificazioni in legge 23 novembre 2001, n.  410  (e
  successive  modifiche  ed  integrazioni),  costituisce  tuttora  la
  disciplina  fondamentale  in  tema di  dismissione  del  patrimonio
  pubblico  e, in particolare, il comma 6-quater dell'art. 1  dispone
  che:   'Sui  beni  immobili  non  più  strumentali  alla   gestione
  caratteristica dell'impresa ferroviaria, di proprietà  di  Ferrovie
  dello  Stato  spa  o  delle  società dalla  stessa  direttamente  o
  indirettamente  controllate, che siano  ubicati  in  aree  naturali
  protette e in territori sottoposti a vincolo paesaggistico, in caso
  di alienazione degli stessi è riconosciuto il diritto di prelazione
  degli  enti  locali e degli altri soggetti pubblici  gestori  delle
  aree protette(...)';

   sono diversi gli aspetti critici del decreto messi in luce da vari
  osservatori, quali, ad esempio, la possibilità prevista dalla norma
  di  attribuire  i  beni immobili direttamente a  fondi  immobiliari
  costituiti da enti territoriali, ma a cui possono partecipare anche
  soggetti privati, il che esporrebbe al rischio di una svendita  del
  patrimonio immobiliare pubblico;

   è  emersa recentemente la posizione assunta dal Consiglio di Stato
  che  considera il bene patrimoniale ferroviario un bene di pubblico
  servizio,  conseguentemente sottratto a qualsivoglia operazione  di
  svendita  a  privati  o ad enti differenti da  quelli  riconosciuti
  dall'ordinamento amministrativo dello Stato;

   ritenuto che:

   il  federalismo  demaniale,  sebbene improntato  alla  devoluzione
  dell'attuale patrimonio immobiliare dello Stato ai diversi  livelli
  di  governo sulla base di criteri economici di pertinenza  di  tale
  patrimonio  alle  funzioni attribuite agli enti decentrati,  ha  in
  realtà insito il grave rischio di determinare un'allocazione basata
  su  criteri di puro profitto che, se attuata, lascerebbe allo Stato
  i beni di minor valore commerciale;

   in  Sicilia  è  in  atto un crescente processo di  dismissione  di
  linee,  stazioni ed immobili di vario tipo da parte  di  RFI  (Rete
  ferroviaria italiana), con messa all'asta di circa 50 immobili  tra
  appartamenti, terreni e stazioni locali;

   tale operazione determina una palese violazione dell'art. 32 dello
  Statuto  della  Regione siciliana che stabilisce  che  'i  beni  di
  demanio  dello  Stato, comprese le acque pubbliche esistenti  nella
  Regione,   sono   assegnati  alla  Regione,  eccetto   quelli   che
  interessano   la  difesa  dello  Stato  o  servizi   di   carattere
  nazionale',  e  che  il  rango costituzionale  di  tale  norma  non
  consente a leggi ordinarie di introdurre discipline configgenti con
  essa;

   in  tale  direzione è orientata la Corte costituzionale  che,  con
  sentenza (n. 383 del 1991), pronunciandosi relativamente ad un caso
  di  conflitto di competenza tra una Regione a Statuto speciale  (in
  quel caso la Valle d'Aosta) e lo Stato, ha dichiarato che erano  da
  ritenersi 'compresi nel trasferimento anche i beni per i  quali  la
  causa  di  esclusione  venga a cessare  in  un  momento  successivo
  all'entrata in vigore dello Statuto';

   appare  più  che  legittima l'aspettativa da parte  della  Regione
  siciliana di avere restituiti dalle Ferrovie dello Stato i  beni  e
  le  aree  non  più  destinati ad assolvere  al  servizio  pubblico,
  incautamente oggetto di aste;

   negli  ultimi anni, inoltre, in Sicilia si registra un  disimpegno
  di  Trenitalia, con la cancellazione di numerosi treni  a  lunga  e
  breve  percorrenza, la chiusura delle officine  di  manutenzione  a
  Messina, Siracusa e Palermo, degli uffici collegati e, non  ultimo,
  il  quotidiano smantellamento del sistema ferroviario nello stretto
  di Messina,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  adottare ogni legittima iniziativa presso il Governo nazionale
  perché  venga  rispettato il disposto dell'art.  32  dello  Statuto
  siciliano,  garantendo l'attribuzione al patrimonio  regionale  del
  complesso  dei beni e delle aree demaniali dismessi  da  RFI  e  da
  Trenitalia». (195)

                                        ROMANO-MUSOTTO ARENA-COLIANNI

                          «L'Assemblea regionale siciliana

   premesso che:

   la  riforma  dei  Titolo V della Costituzione  ha  assegnato  alle
  Regioni  compiti  sempre più ampi di autonomia e di  responsabilità
  diretta  in  settori particolarmente importanti  per  la  vita  dei
  cittadini; la tutela della salute e, in particolare, la cura  della
  vita  umana,  in  tutte  le sue fasi, dal concepimento  alla  morte
  naturale, è senza dubbio uno di questi;

   dal  Titolo  stesso  della legge, oltre  che  dalla  sua  lettera,
  traspare il principio per cui lo Stato si impegna a privilegiare la
  nascita  ed a tutelare la possibilità per ogni donna di  vivere  la
  sua  maternità.  Non  a  caso,  la legge  n.  194  del  1978  vieta
  l'interruzione  volontaria di gravidanza (IVG) a scopo  eugenetico,
  ed  esprime  chiaramente  la volontà del legislatore  di  prevenire
  l'IVG  anche  in fase post-concezionale, lì dove (art. 5)  descrive
  minuziosamente gli interventi dissuasivi ed i tentativi di  ricerca
  di  alternative all'intervento che devono essere messi in atto  dal
  medico  o  dal  consultorio familiare cui la donna si  rivolge:  lo
  Stato  e la società civile devono cioè impegnarsi a prevenire  ogni
  causa di abortività volontaria;

   considerato  che  in  questi anni si è registrato  un  progressivo
  mutamento   nell'atteggiamento  dell'universo  femminile,   che   è
  approdato ad un'idea di libertà non più disgiunta dal valore  della
  maternità, tanto che si è molto attenuata la contrapposizione tra i
  diritti della madre e quelli del nascituro, in favore dei quali  si
  sono  registrati numerosi pronunciamenti giurisdizionali, nazionali
  ed internazionali;

   ritenuto che, la prima parte della legge n. 194 del 1978, dedicata
  esplicitamente  alla prevenzione dell'IVG, è stata in  questi  anni
  ampiamente   disattesa,   non   trovando   coerente   e    concreta
  applicazione.  Ciò  assume  particolare rilevanza  in  forza  della
  recente  introduzione  della 'RU 486' nell'induzione  farmacologica
  dell'interruzione   volontaria  della   gravidanza.   Infatti,   la
  necessità  di somministrare il mifepristone entro il 49  giorno  di
  amenorrea,  così come stabilito dall'Agenzia italiana  del  farmaco
  (AIFA),  ripropone drammaticamente il problema della congruità  dei
  tempi  necessari  per  mettere in atto gli  interventi  dissuasivi,
  pensati  proprio per tutelare il diritto del feto di nascere  e  la
  libertà della donna di diventare madre;

   valutato che:

   l'adozione   della   RU  486  può  quindi  fortemente   ostacolare
  l'integrale  applicazione  della  citata  legge  n.   194   e,   in
  particolare,  degli articoli 1 e 5, in considerazione dell'esiguità
  dei tempi a disposizione degli operatori socio-sanitari per mettere
  in  atto  gli interventi finalizzati alla rimozione delle cause  di
  aborto e le misure di sostegno alla maternità;

   non è perciò da sottovalutare il rischio che, con l'utilizzo della
  RU  486, l'IVG si realizzi senza le misure previste dalla legge  n.
  194, accentuando così la solitudine della donna, protagonista,  suo
  malgrado, di una scelta totalmente privatizzata, davanti alla quale
  le  istituzioni e la società civile rinunciano di fatto a qualsiasi
  tentativo di contrasto;

   ciò  evidentemente  riguarda anche la tutela  della  salute  della
  donna che sceglie l'IVG, lì dove i noti rischi di emorragie e sepsi
  secondari   all'uso   del   mifepristone  rendono   necessario   il
  monitoraggio  clinico della paziente fino alla completa  espulsione
  del feto, così come chiaramente indicato dal Consiglio superiore di
  sanità nella seduta del 18 marzo 2010,

                   impegna il Governo della Regione

   1.  a  tutelare e promuovere il diritto alla vita di  ogni  essere
  umano fin dal concepimento;

   2.  a  proporre la redazione di apposite linee guida regionali  di
  applicazione della legge n. 194 del 1978 che regolino e verifichino
  l'efficacia del colloquio del medico o dell'operatore psico-sociale
  consultoriale  cui  la  donna si rivolge per chiedere  l'IVG.  Esse
  devono prevedere il monitoraggio delle modalità di svolgimento  del
  colloquio, la regolare (anche se anonima) registrazione delle cause
  incidenti sulla donna nel richiedere l'IVG, per la messa in atto di
  mirate  politiche preventive, di proposte alternative offerte  alla
  donna  e  dell'esito del colloquio stesso. Tutto ciò, sia  pur  nel
  pieno rispetto della privacy della donna, deve essere registrato su
  apposite schede e trasmesso alle autorità regionali competenti  per
  l'opportuno  approfondimento. Va garantita la settimana  di  attesa
  dal  rilascio  del certificato al la prenotabilità dell'intervento,
  al   fine  di  offrire  alla  gestante  il  tempo  di  un'opportuna
  riflessione;

   3.  a garantire l'applicazione dell'art. 2 della legge n. 194,  lì
  dove  si prevede la collaborazione fra associazioni di volontariato
  della  società civile disponibili a sostenere la donna  gravida  in
  difficoltà,   durante  la  gravidanza  e  dopo   il   parto.   Tale
  collaborazione  è espressione dell'impegno civile  diffuso  per  la
  tutela  del  diritto  alla vita di ogni persona  umana  e  permette
  l'offerta di aiuto a donne che lo richiedano;

   4.  ad assicurare la presenza dei medici e del personale obiettori
  di coscienza nei consultori familiari;

   5.  a provvedere alla definizione del limite delle 22 settimane di
  amenorrea,  epoca  a  partire dalla quale  c'è  la  possibilità  di
  sopravvivenza del feto, per l'esecuzione di aborti dopo i primi  90
  giorni di gravidanza, come previsto dall'art. 6 della legge n. 194,
  garanzia di assistenza medica atta a salvaguardare la vita del feto
  al  nato  da  IVG,  che mostri possibilità di  vita  autonoma,  nel
  rispetto dell'art. 7 della stessa legge;

   6.  a  rilanciare la rivisitazione della fisionomia  del  servizio
  consultoriale,  cui  va garantita l'integrazione  delle  dimensioni
  sociale  e sanitaria e lo sviluppo di attività sempre più orientate
  alla  cura  delle  relazioni familiari intese come  fonte  di  bene
  comune.  Tale  orientamento è presente  in  tutte  le  più  recenti
  normative  regionali in materia di consultori familiari,  superando
  così la vecchia ed inadeguata sanitarizzazione dei consultori;

   7.  ad assicurare l'attivazione di percorsi formativi rivolti agli
  operatori  dei  consultori  delle  ASP  e  di  quelli  gestiti   da
  associazioni ed enti privati 'no profit', comunque riconosciuti  ed
  accreditati dalle Regioni, con particolare riguardo alla figura del
  consulente familiare;

   8.  ad  assicurare  inoltre,  in merito all'aborto  farmacologico,
  l'attuazione di quanto previsto dal Consiglio superiore di  sanità,
  in   base   al   quale   tutto  il  processo   abortivo   innescato
  dall'assunzione  dei mifepristone deve avvenire,  per  tutelare  la
  salute  della  donna,  in regime di ricovero  ordinario  fino  alla
  completa espulsione dell'embrione e con l'attenta registrazione  di
  eventuali effetti avversi secondari all'utilizzo di questo farmaco,
  onde permettere un confronto con la tecnica dell'aborto chirurgico;

   9.  ad attivare in materia di educazione e prevenzione primaria  -
  si  ritiene doverosamente - un'approfondita riflessione  in  merito
  alla   prescrizione  ed  alla  somministrazione  della   cosiddetta
  'pillola  del giorno dopo', così come consentito in alcune Regioni,
  in  particolare alle adolescenti. Studi compiuti in  diversi  Paesi
  europei  ed americani hanno infatti da tempo dimostrato un  diretto
  nesso   di   causalità   tra   la   libera   somministrazione   del
  levonorgestrel e l'aumento dei tassi di gravidanza, di abortività e
  di malattie sessualmente trasmesse tra gli adolescenti;

   10.  a garantire infine, in tema di educazione dell'affettività  e
  della  sessualità,  l'istituzione  di  un  tavolo  di  lavoro   fra
  l'Ufficio   scolastico   regionale,   associazioni   familiari    e
  l'Assessorato regionale della salute, tavolo che, in collaborazione
  con  istituzioni accademiche, promuova l'autoformazione  permanente
  di  genitori  e  docenti  su  questi  temi  e  garantisca  percorsi
  formativi  integrati per gli adolescenti, in stretta collaborazione
  tra famiglia e scuola.

                           CAPUTO-POGLIESE-BUZZANCA-FALCONE-VINCIULLO

   Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno della
  seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.

            Comunicazione relativa alla mozione numero 192

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che, in riferimento  alla
  mozione n. 192  Rinvio di un anno dell'applicazione dei regolamenti
  di  riforma per il riordino del biennio della scuola secondaria  di
  secondo grado' approvata dall'Assemblea  regionale nella seduta  n.
  173  del  19 maggio 2010, con nota prot. n. 1088/Gab del 24  maggio
  2010  pervenuta  a  questa  Presidenza  il  31  maggio  successivo,
  l'Assessorato  regionale Istruzione e formazione  professionale  ha
  trasmesso, nell'ambito delle iniziative adottate dall'Assessore  al
  ramo,  la  proposta  al  Presidente  della  Regione  siciliana   e,
  conseguentemente,  al Ministro dell'istruzione,  dell'università  e
  della  ricerca, per il rinvio dell'entrata in vigore,  differendola
  di  un  anno, della riforma della scuola secondaria di II grado  in
  Sicilia.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Copia  integrale  della  relativa  documentazione  è  consultabile
  presso l'Archivio del Servizio Lavori d'Aula dell'ARS.

            Comunicazione relativa alla mozione numero 191

   PRESIDENTE.   Onorevoli   colleghi,   comunico   che   a   seguito
  dell'accettazione come raccomandazione, nella seduta d'Assemblea n.
  170  del 30 aprile - 1 maggio 2010, dell'ordine del giorno  n.  314
   Utilizzazione nelle scuole siciliane di frutta prodotta in Sicilia
  nel   quadro   del  progetto  'Frutta  nelle  scuole',   presentato
  dall'onorevole  Vinciullo,  è  da intendersi  superata  la  mozione
  numero  191  Interventi per l'utilizzazione nelle scuole siciliane,
  nella   seconda  annualità  del  programma  'Frutta  nelle  scuole'
  previsto  dal  Regolamento  (CE) n. 288/2009  in  applicazione  del
  Regolamento  del  Consiglio n. 1234/2007, di  prodotti  di  qualità
  certificata,  impiantati e coltivati in Sicilia',  sempre  a  firma
  dello stesso parlamentare, in quanto di identico contenuto.
   L'Assemblea ne prende atto.

     Comunicazione relativa alle interrogazioni numeri 1013 e 1016

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunico,  con  riferimento  alle
  interrogazioni  n.  1013  Iniziative per consentire  l'utilizzo  di
  immobili  confiscati   da  parte delle famiglie  di  poliziotti  in
  condizioni  di  disagio   e  n.  1016   Iniziative  per  consentire
  l'utilizzo  sociale dell'azienda agricola 'Verbumcaudo'  confiscata
  alla  mafia  e  assegnata  al  Comune di  Polizzi  Generosa  (PA) ,
  entrambe  a  firma dell'onorevole Caputo, che, con  note  prot.  n.
  23334  e  n. 23359 del 18 maggio 2010, l'Assessore per la famiglia,
  le   politiche  sociali  e  il  lavoro  ha  eccepito   la   propria
  incompetenza.

   L'Assemblea ne prende atto.

   servizi di pubblica utilità

   Presidenza del vicepresidente Formica


    Svolgimento di interrogazioni e di  interpellanze della rubrica
                                Energia
                    e servizi di pubblica utilità

   PRESIDENTE.  Si  passa  al secondo punto dell'ordine  del  giorno:
  Svolgimento  di  interrogazioni e di  interpellanze  della  rubrica
   Energia e servizi di pubblica utilità .
   Si  procede  con l'interrogazione numero 1087  Interventi  per  la
  revoca  dell'ampliamento e l'immediata chiusura della discarica  di
  Motta Sant'Anastasia (CT) , degli onorevoli Di Guardo, Barbagallo e
  Raia. Ne do lettura:

   «All'Assessore  per  l'energia e i servizi  di  pubblica  utilità,
  premesso  che,  nei giorni scorsi, in un incontro pubblico  che  ha
  visto  insieme  cittadini di Misterbianco  e  Motta  Sant'Anastasia
  (CT),   esponenti  dell'amministrazione  comunale,  provinciale   e
  rappresentanti regionali delle principali forze politiche, è  stata
  sostenuta la necessità e l'urgenza di richiedere la chiusura  della
  discarica  di  Motta  Sant'Anastasia (contrada  Tiritì  e  Valanghe
  d'Inverno) i cui miasmi avvelenano l'aria di detti comuni,  essendo
  tale  impianto ubicato a ridosso del centro storico di Misterbianco
  e nelle vicinanze di Motta Sant'Anastasia;

   ricordato  che  i sottoscritti interroganti hanno presentato,  già
  nel  settembre del 2008, una circostanziata interrogazione (n. 142)
  all'Assessore  per  il  territorio  pro  tempore,  sollecitando  la
  chiusura di tale discarica;

   osservato  che la risposta, malgrado numerosi solleciti,  è  stata
  fornita  solo l'anno successivo, il 4 agosto 2009, nella seduta  n.
  107  dell'ARS, con un intervento che già allora fu giudicato grave,
  omissivo  e  contraddittorio in quanto, con una formula contorta  e
  reticente, veniva comunicato che si stava operando non già  per  la
  richiesta  chiusura,  ma  bensì per un ampliamento  della  suddetta
  discarica;

   evidenziato  che nella risposta l'Assessorato, maliziosamente,  ha
  occultato di comunicare che da ben cinque mesi aveva già rilasciato
  l'autorizzazione all'ampliamento (il 19 marzo 2009 con  decreto  n.
  221),  nonostante - ben sei mesi prima dell'autorizzazione -  fosse
  stato  messo  sull'avviso  dalla interrogazione  dei  sottoscritti,
  presentata nel settembre 2008;

   rilevato  che il ritardo nella risposta dell'Assessore ha  coperto
  un   evidente   disegno  che,  malgrado  l'allarme   lanciato   dai
  sottoscritti  con l'interrogazione del settembre 2008, predisponeva
  gli atti successivamente decretati;

   considerato  che ciò sarebbe attribuibile a funzionari  che  hanno
  agito  slealmente  verso l'Assessore ovvero all'Assessore  medesimo
  che, consapevole e connivente, avrebbe fornito risposta senza alcun
  rispetto verso l'Assemblea regionale siciliana e i suoi esponenti;

   rilevato altresì che in entrambi i casi appare evidente la volontà
  di  nascondere  all'atto  ispettivo  procedure  che  hanno  pesanti
  ricadute   sulla  salute  dei  cittadini  e  rilevanti  conseguenze
  economiche per i gestori di tale discarica;

   per sapere:

   le  ragioni  di  tali  gravi comportamenti  dilatori  e  omissivi,
  comunque  atti  a  mantenere  in funzione  una  discarica  che,  da
  quarant'anni, contiene nelle sue 'viscere' milioni di tonnellate di
  rifiuti, rendendo saturo l'intero territorio, e per la quale non  è
  ammissibile in alcun modo qualsiasi ulteriore ampliamento  ma  che,
  invece, deve essere definitivamente chiusa per liberare i cittadini
  di  Misterbianco  e  Motta  Sant'Anastasia  dai  miasmi  fetidi   e
  insalubri che fuoriescono da tale impianto;

   se  non ritenga, quindi, di dover avviare rapidamente le procedure
  per   la  revoca  dell'autorizzazione  all'ampliamento  e  disporre
  l'immediata   chiusura  della  discarica  di  Motta  Sant'Anastasia
  (contrade Tiritì e Valanghe d'Inverno), riconoscendo finalmente  il
  diritto  delle  popolazioni interessate a  vivere  in  un  ambiente
  salubre, e non più maleodorante e igienicamente pericoloso». (1087)

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Pietro Carmelo Russo
  per rispondere all'interrogazione.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica   utilità.  Signor  Presidente,  onorevoli  deputati,   in
  relazione  all'interrogazione numero 1087, inerente  ad  interventi
  per  la  revoca  dell'ampliamento e per l'immediata chiusura  della
  discarica di Motta Sant'Anastasia, devo rilevare, prima di  passare
  alla  risposta  tecnica,  che  il  problema  della  chiusura  delle
  discariche  e  dopo  la  situazione  che  si  sta  verificando   su
  Bellolampo,  certamente  è  inattuale,  essendovi  il  rischio   di
  chiusura  di una discarica dove vengono gestiti quasi un terzo  dei
  rifiuti  dell'intera Regione siciliana. In ogni  caso,  per  quanto
  riguarda   i   problemi  della  discarica,  ognuno   dei   soggetti
  istituzionali  che  si avvale della discarica stessa  può  chiedere
  l'introduzione  di  prescrizioni di gestione  che  ne  rendano  più
  efficiente l'attività. Quindi, qualunque dei comuni, qualunque  dei
  soggetti può chiedere questi interventi di verifica e miglioramento
  della gestione.
   Per  quanto riguarda i ritardi nella comunicazione da parte  degli
  organi   competenti,  sulla  base  della  relazione  prodotta   dal
  Dipartimento,  l'autorizzazione di un impianto segue  un  iter  che
  prevede tempi precisi sia per la pubblicità e la pubblicazione  del
  progetto  dell'impianto, sia per le diverse conferenze di  servizio
  preliminari  al  rilascio  dell'autorizzazione,  sia   per   quelle
  istruttorie, per arrivare alla conferenza decisoria e  al  rilascio
  dell'autorizzazione integrata ambientale.
   Vi è, dunque, un procedimento complesso a formazione progressiva.
   Relativamente  alla  discarica in  oggetto,  si  fa  presente  che
  l'assessore per il territorio, già il 4 agosto 2009, affermava  che
  era  stata rilasciata autorizzazione integrata ambientale  a  OIKOS
  s.p.a., gestore dell'impianto. Quindi, lo stato dell'arte è quello.
   Per  quanto  riguarda  la  rilevata sussistenza  di  comportamenti
  omissivi  che  hanno  consentito  di  mantenere  in  funzione   una
  discarica,  nella  quale da quarant'anni vengono conferiti  rifiuti
  determinando l'emissione di miasmi fetidi e insalubri,  ancora  una
  volta  il  Dipartimento Acque e Rifiuti rileva che i  comportamenti
  lamentati   devono  essere  accertati  dal  Dipartimento  regionale
  Territorio e Ambiente.
   Tuttavia,  poiché  non si intende intonare il   non  è  di  nostra
  competenza ,  su mandato dell'Assessore, il Dipartimento  regionale
  Acque  e  Rifiuti  ha  già  interessato il  Dipartimento  regionale
  Territorio e Ambiente ai fini dell'intervento per verificare  quali
  siano le condizioni.
   Inoltre,  verrà richiesto alla Provincia regionale di  Catania  di
  verificare le condizioni gestionali dell'impianto di discarica, con
  particolare  riferimento all'emissione di cattivi odori,  derivanti
  da  biogas, atteso che la tecnologia disponibile - e applicata, per
  esempio,  a  Mazzarrà Sant'Andrea - consente oggi di  eliminare  le
  emissioni   sgradevoli  e  di  incanalarle  per  evitare   che   si
  verifichino questi fetori di cui viene riportata notizia.
   Ripeto,  pur comprendendo il disagio delle popolazioni,  è  chiaro
  che  l'intervento oggi non può essere quello della  chiusura  della
  discarica, che determinerebbe una situazione di complessità  in  un
  territorio  in  cui  le  criticità sono già presenti  e,  tuttavia,
  verranno attuati interventi per limitare, se non eliminare,  queste
  condizioni di disagio.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare l'onorevole  Di  Guardo  per
  dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.

   DI  GUARDO.  Signor Assessore, non mi posso dichiarare soddisfatto
  della sua risposta. Capisco che, all'atto in cui si è avviata tutta
  questa procedura, lei non era assessore; però si tratta di una cosa
  che è in atto da alcuni anni.
   In  relazione alla mia richiesta di chiarimenti, preciso che tutto
  è  partito  da una notizia di stampa del 2008, secondo cui  c'erano
  ampliamenti da fare ed era menzionata anche la discarica di  Tiritì
  o,  l'altro  nome,  Coda del Diavolo , o qualcosa  del  genere,  di
  Motta Sant'Anastasia.
   E'  una  discarica  questa,  nata negli  anni  settanta  ed  è  da
  quarant'anni  che  si conferiscono, lì, milioni  di  tonnellate  di
  rifiuti,  a  meno  di  quattrocento metri  dal  centro  abitato  di
  Misterbianco.  E' sì ubicata nel territorio di Motta,  ma  i  danni
  principali   si   verificano  a  Misterbianco,  comune   di   circa
  cinquantamila abitanti, e molta gente sta pensando di  vendere,  se
  ci  riuscirà, la propria abitazione e di andare via perché il paese
  oramai  è  invaso da  miasmi di biogas tali da non  necessitare  di
  ulteriori  accertamenti.  Tutti  sanno  che  si  tratta  di  miasmi
  provenienti dalla discarica,  ma nessuno fa nulla
   Allora,  c'è stata una omissione, per non dire altro, dal  momento
  in  cui l'Assessorato mi ha risposto dopo un anno - non certo  lei,
  ma  l'assessore che l'ha preceduto - e, nel frattempo, si è avviata
  la  procedura  per  consentire,  ancora una volta,  un  ampliamento
  della stessa discarica.
   Questa  situazione, Assessore, non è più accettabile,  non  è  più
  tollerabile  Non occorre accertare nulla, bisogna agire.
   Io  mi  permetto di invitarla, quando lei disporrà di due  ore  di
  tempo,  ad effettuare un sopralluogo con i tecnici, con tutti,  per
  valutare  la  situazione  e  vedere se ci  sono  provvedimenti  per
  impedire la fuoruscita dei miasmi che non riguardano, come lei  sa,
  i  rifiuti  che  si abbancano oggi, ma sono conseguenza  di  quelli
  conferiti   quindici  anni  fa,  venti  anni  fa,  e  che   rendono
  impossibile la vita a  questa comunità.
   Allora,  Assessore, la prego, e la prendo in parola,  se  ci  sono
  provvedimenti da assumere, se ci sono atti da compiere per impedire
  questo fastidio insopportabile, prendiamoli subito.
   Io  la conosco, verrò a trovarla, troviamo delle soluzioni: non mi
  dica  che i provvedimenti li assumerà la Provincia perché  io  sono
  tra  quelli che considerano le province enti inutili, inconcludenti
  e di nessuna capacità di risposta alle esigenze dei cittadini.
   Se l'Assessorato trova soluzioni adeguate, io sono ben d'accordo e
  collaborerò.
   Però  devo dire che il paese di Misterbianco non ne può più e  non
  vorrei  che ci si obblighi a marciare su Palermo, con atteggiamenti
  oltre il segno. Possiamo attendere, un giorno in più o un giorno in
  meno  non  muore  nessuno,  ma  lì bisogna  prendere  provvedimenti
  radicali, Assessore.
   Mi  rivolgo  anche al Presidente Lombardo, il quale  vive  in  una
  realtà non vicinissima: a Misterbianco non si può più vivere con la
  discarica   alle   costole   del   paese.   Si   devono    prendere
  provvedimenti,  se  si  possono prendere  ben  vengano,  altrimenti
  assumeremo atteggiamenti di protesta clamorosa perché quella  città
  non  può morire e io dico che si può pensare ad un altro sito,  che
  può  essere  la  discarica privata, meglio se   pubblica,  chiudere
  quella e aprirne un'altra. Ad esempio, a Paternò, nella zona   dove
  si  doveva  realizzare  il termovalorizzatore, perché non  prendere
  un'area di quella zona e realizzare lì una nuova discarica?
   Assessore,   lei   dice    in  questo  momento   di   emergenza  ,
  l'emergenza  c'è in tutta la Sicilia e questa parte  della  Sicilia
  non  può  soffrire  in  questo modo. Si può pensare  ad  una  nuova
  discarica, Assessore, si può pensare di immaginarla; ma  questa  va
  chiusa,  due mesi in più o due mesi in meno, poca cosa, ma  non  si
  immagini di potere conferire un terzo dei rifiuti della Sicilia  in
  quel tratto di territorio. Non è possibile
   Signor  Assessore, io spero che lei dia la giusta  importanza,  il
  giusto  rilievo ad un problema che non può essere più sottovalutato
  e meno che mai trascurato. Grazie.


   Presidenza del vicepresidente Formica


                                Congedo

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Cintola  é  in  congedo  per
  oggi.
   L'Assemblea ne prende atto.

   pubblica utilità

   Presidenza del vicepresidente Formica


   Si riprende lo svolgimento di interrogazioni e di  interpellanze
         della rubrica  Energia e servizi di pubblica utilità

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, si riprende  lo  svolgimento  di
  interrogazioni e di interpellanze della rubrica  Energia e  servizi
  di pubblica utilità
   Per  assenza dall'Aula del firmatario, l'interrogazione numero 888
   Chiarimenti  circa le diffide inviate dall'Agenzia  regionale  dei
  rifiuti e delle acque (ARRA) ai comuni per la consegna delle reti e
  degli   impianti  idrici ,  dell'onorevole  Panepinto,  si  intende
  presentata con richiesta di risposta scritta.
   Si  passa all'interrogazione numero 1017  Opportune iniziative  al
  fine  di verificare la legittimità degli atti posti in essere dall'
  ATO 1 di Palermo , a firma dell'onorevole Faraone. Ne do lettura:

   «All'Assessore  per  l'energia  e  servizi  di  pubblica  utilità,
  premesso che:

   ai  sensi  dell'articolo 8 della legge 5 gennaio  1994,  n.  36  e
  successive  modifiche  ed  integrazioni,  i  servizi  idrici   sono
  riorganizzati   sulla   base  di  ambiti   territoriali   ottimali,
  delimitati   dalle   Regioni   nel   quadro   delle   attività   di
  programmazione  e  di pianificazione ad esse spettanti,  costituiti
  dall'insieme  dei  servizi  pubblici  di  captazione,  adduzione  e
  distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione
  delle  acque  reflue  al  fine di garantirne  la  gestione  secondo
  criteri di efficienza, efficacia ed economicità;

   con  la  l.r.  27 aprile 1999 n. 10, articolo 69,  la  Regione  ha
  recepito la legge 5 gennaio 1994, n. 36, stabilendo che il  Governo
  e  l'uso delle risorse idriche nella Regione deve essere attuato in
  armonia  con i principi e le finalità nonché degli obiettivi  della
  l.  n.  36/94, in particolare realizzando la gestione e  l'utilizzo
  delle  risorse  idriche  con  le  finalità  previste  dalla  citata
  normativa   e   prevedendo  modalità  di   gestione   mediante   la
  costituzione  di  ambiti territoriali determinati con  decreto  del
  Presidente della Regione;

   il  Presidente della Regione, con decreto del 16 maggio  2000,  ha
  individuato  gli  ambiti territoriali ottimali,  compreso  l'ATO  1
  Palermo,  coincidente con tutti i comuni ricadenti all'interno  del
  territorio della provincia di Palermo;

   successivamente, con decreto del Presidente della  Regione  del  7
  agosto 2001 sono stati determinati i criteri di costituzione  degli
  ATO  per  la gestione del servizio idrico sanitario, stabilendo  le
  modalità di organizzazione e forma di gestione dello stesso;

   sempre  con  il  medesimo decreto del Presidente della  Regione  è
  stato determinato lo schema tipo di convenzione di cooperazione  da
  stipulare tra i comuni dell' ambito territoriale ottimale;

   la  conferenza dei sindaci della provincia di Palermo  l'1  luglio
  2002  ha  stipulato  la  Convenzione di  Cooperazione  regolante  i
  rapporti  tra  gli  Enti  Locali  ricadenti  nel  medesimo   Ambito
  Territoriale  Ottimale'  in  stretta  osservanza  del  decreto  del
  Presidente della Regione del 7 luglio 2001;

   l'articolo 9 del citato schema tipo di convenzione di cooperazione
  prevede,  in  particolare, gli obblighi a cui si deve  attenere  la
  conferenza dei sindaci per la costituzione della segreteria tecnica
  organizzativa  che  deve svolgere funzioni  operative  connesse  ai
  compiti  di  attività di controllo e vigilanza sulla  gestione  del
  servizio idrico integrato;

   l'articolo  20  della  citata  convenzione  di  gestione   prevede
  l'erogazione,  da parte del soggetto gestore del  servizio,  di  un
  canone  per i costi di funzionamento degli ATO ed il pagamento  dei
  mutui comunali pregressi;

   considerato che:

   la  convenzione  di  cooperazione  tra  gli  enti  locali  prevede
  all'articolo 9 che la segreteria tecnico-operativa è costituita  da
  un dirigente responsabile, da un dirigente per la pianificazione  e
  da  un  dirigente  per  il controllo il cui rapporto  di  lavoro  è
  disciplinato da un contratto di diritto privato;

   sempre  all'articolo  9,  comma  9,  del  citato  schema  tipo  di
  convenzione  approvato dal Presidente della  Regione,  al  fine  di
  garantire la massima imparzialità e trasparenza, viene previsto che
  alla  nomina  del  responsabile della segreteria  tecnico-operativa
  provvede  il Presidente della Giunta regionale con proprio decreto,
  su  proposta  dell'ex Assessore per i lavori  pubblici  in  base  a
  criteri di professionalità e competenza;

   nella   conferenza   dei  sindaci  del   22   luglio   2009   tale
  importantissima  previsione  è  stata  illegittimamente  modificata
  prevedendo  che l'individuazione del responsabile della  segreteria
  tecnico-operativa avvenga da parte del Presidente della Provincia;

   il  canone  previsto  dal citato articolo 20 della  convenzione  è
  stato determinato nella conferenza dei sindaci del 5 novembre  2008
  in euro 4.550.000,00 fino al 31 dicembre 2008 e, a decorrere dall'1
  gennaio   2009,  in  euro  7.000.000,00,  salvi  gli  aggiornamenti
  previsti in base al tasso annuo di inflazione programmata;

   l'importo  del  suddetto canone incide negativamente  anche  nella
  determinazione  delle  tariffe, per  cui  ad  un  canone  contenuto
  corrispondono   tariffe   più  contenute;   è   quindi   importante
  determinarlo in maniera oculata e precisa;

   gli investimenti complessivi in tutti gli ATO della Sicilia per  i
  primi  4  anni  ammontano a circa 1600 (390 a Palermo)  milioni  di
  euro;

   lo  sblocco  di  tali  investimenti,  oltre  a  produrre  notevoli
  benefici  sulla  qualità e continuità del servizio, rappresenta  un
  notevole  contributo  occupazionale alla crisi  in  atto  rendendo,
  disponibili  solo nella provincia di Palermo circa 850 nuovi  posti
  di lavoro all'anno per 4 anni e 3.600 per l'intera Regione;

   per sapere:

   se  non  ritenga necessario e urgente avviare un'ispezione  presso
  l'ATO  1  di Palermo al fine di verificare la legittimità di  tutti
  gli atti prodotti e se non ritenga di procedere verso una riduzione
  delle  spese  per le attività dell'ATO e della segreteria  tecnico-
  operativa attraverso una verifica dei costi sostenuti fino ad  oggi
  e   diminuire  pertanto  le  spese  dall'incidenza  del  canone  di
  concessione;

   se  non ritenga di dover verificare l'esatta corrispondenza  della
  composizione  della  segreteria  tecnico-operativa  in  rapporto  a
  quanto  stabilito  dalla  normativa  citata  in  premessa,  nonché,
  provvedere  alla  modifica dell'articolo  9  della  convenzione  di
  cooperazione nei termini di previsione di cui al all'articolo 9 del
  decreto  del Presidente della Regione del 7 luglio 2001,  e  quindi
  procedere  alla  nomina del responsabile della segreteria  tecnico-
  operativa;

   se  non  ritenga  opportuno  adottare  provvedimenti  al  fine  di
  sbloccare  l'ter  di approvazione dei progetti,  predisposti  dalla
  società  APS,  soggetto  gestore del S.I.I.,  sia  da  parte  della
  segreteria  tecnico-operativa dell'ATO 1 di Palermo, sia  da  parte
  dell'Assessorato  regionale che ha preso in  carico  le  competenze
  dell'ex Agenzia regionale dei rifiuti e delle acque.» (1017)

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di parlare l'assessore  per  fornire  la
  risposta.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli deputati, per quanto
  riguarda   la  prima  parte  dell'interrogazione  relativa  ad  una
  ispezione presso l'ATO Palermo 1, ne sono in corso alcune e  quindi
  verrà   integrata   sotto  il  profilo  inerente  a   composizione,
  costituzione   e   costi  di  gestione  della  segreteria   tecnica
  operativa.
   Per   quanto  riguarda  la  richiesta  di  sblocco  dell'iter   di
  approvazione dei progetti predisposti dalla società Acque  potabili
  siciliane  s.p.a.,  si  rappresenta che  l'iter  approvativo  e  il
  successivo finanziamento dei progetti di competenza dell'ATO  1  di
  Palermo, predisposto dal servizio idrico integrato gestito  da  APS
  s.p.a.,  allo  stato  sono  in  fase  di  adozione  i  decreti   di
  finanziamento  relativi  ad  alcuni interventi  con  impiego  delle
  risorse  residue  sul  piano  stralcio e  sul  programma  operativo
  triennale.
   Per  quanto riguarda gli ulteriori interventi previsti  da  questo
  piano,  è  in itinere la stipula dell'accordo integrativo  dell'APQ
  sulle  risorse idriche al fine di adeguare lo stesso APQ alle nuove
  linee dettate dal QSN 2007/2013 con gli obiettivi di servizio S10 e
  S11, anche per il superamento della procedura di infrazione avviata
  dalla Comunità europea per la violazione degli obblighi inerenti la
  realizzazione degli impianti di depurazione.
   La  sottoscrizione  dell'accordo integrativo,  che  presuppone  la
  sottoscrizione del documento da parte dei Ministeri dell'Economia e
  dell'Ambiente,  della  Regione siciliana e  di  tutte  le  Autorità
  d'ambito  della  Sicilia,  dovrebbe  essere  completata  entro   il
  prossimo  mese  di luglio e consentirà lo sblocco  delle  ulteriori
  risorse  finanziarie  e  la conseguente  adozione  dei  decreti  di
  finanziamento.

   PRESIDENTE.   Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Faraone   per
  dichiararsi    soddisfatto   o   meno   della   risposta    fornita
  dall'assessore.

   FARAONE.  Assessore  Russo, io vorrei che lei  fosse  un  po'  più
  preciso  perché  questa interrogazione nasce da una consapevolezza:
  dal  fatto che quando si è affidato il servizio ad APS e quando  si
  sono   fatte  le  delimitazioni  territoriali  degli  ATO,   l'idea
  fondamentale  era  quella  che  si migliorasse  il  servizio  e  si
  abbattessero  i costi; quello che si è verificato, invece,  all'ATO
  idrico  Palermo  è  che il servizio è peggiorato  e  i  costi  sono
  cresciuti.
   Uno  degli  elementi  di  crescita dei costi  sull'ATO  idrico  di
  Palermo  ha  riguardato proprio il fatto che si sono create  queste
  strutture  organizzative  con un costo di  sette  milioni  di  euro
  annui.
   L'idea  che  noi  avevamo  era  di  verificare,  oltre  le   opere
  infrastrutturali  su  cui lei è stato preciso nella  risposta,  che
  questi costi effettivamente  fossero ben oculati.
   L'invito  che le rivolgo è di essere più chiaro circa l'ispezione,
  perché su questo lei ha appena detto che è in atto una ispezione, o
  sarà in atto nei prossimi giorni, presso l'ATO idrico di Palermo.

   Se  me  lo  conferma, mi dichiaro soddisfatto restando  in  attesa
  della risposta degli ispettori.

   PRESIDENTE.  Si  passa all'interrogazione numero 1058   Iniziative
  per  risolvere i problemi di distribuzione di energia elettrica nel
  comune  di  Custonaci  (TP)  a firma  dell'onorevole  Oddo.  Ne  do
  lettura:

   «All'Assessore  per  l'energia e i servizi di pubblica  utilità  e
  all'Assessore per le attività produttive, premesso che:

   il  Consiglio  comunale  di Custonaci (TP),  nella  seduta  del  9
  dicembre 2009, con propria delibera ha denunciato il problema della
  mancata  e/o discontinua fornitura di energia elettrica nel proprio
  territorio da parte di Enel s.p.a.;

   tale  disservizio, che  trae origine dall'inadeguatezza e  vetustà
  della  linea  elettrica che raggiunge il comune di  Custonaci,  sta
  causando gravi ripercussioni nella comunità locale;

   nel  comune  di  Custonaci sono presenti  decine  di  aziende  che
  operano  nel  settore marmifero e che, a causa di tali  continue  e
  perduranti interruzioni, intensificatesi nell'ultimo anno  in  modo
  esponenziale,   hanno   subito  dei  danni  al   proprio   processo
  produttivo;

   il  Comune di Custonaci, che ha coinvolto la Prefettura di Trapani
  per   affrontare   tale  problematica,  ha  avviato   una   corposa
  corrispondenza  con l'Enel distribuzione s.p.a. che,  ad  oggi,  ha
  addebitato  tale  situazione  a non  meglio  precisati  'eventi  di
  origine accidentale';

   i  cittadini  di  Custonaci hanno il diritto ad  una  corretta  ed
  efficiente  erogazione di energia elettrica così  come  avviene  in
  tutte le comunità civili;

   per  sapere se non intendano sollecitare immediatamente la società
  Enel   distribuzione  s.p.a.  ad  intervenire  nel  territorio   di
  Custonaci  al  fine di risolvere tale perdurante problema  che  sta
  causando   gravi  danni  alla  comunità  locale  ed  all'importante
  distretto produttivo marmifero». (1058)

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore per rispondere  alla
  interrogazione.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore per l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli deputati, per quanto
  riguarda   le  segnalazioni  sulla  discontinuità  nella  fornitura
  dell'energia  elettrica nel territorio di Custonaci  abbiamo  fatto
  una verifica a vista e non risultano segnalazioni in questo senso.
   Tuttavia   abbiamo  richiesto  al  soggetto  gestore  di   rendere
  informazioni al riguardo. La richiesta è stata fatta con nota del 7
  maggio  2010; non sono ancora pervenute risposte e tuttavia abbiamo
  ulteriormente  sollecitato il soggetto gestore.  Però  ripeto,  dal
  punto   di   vista  formale,  non  sono  arrivate,   a   parte   le
  interrogazioni, segnalazioni al riguardo.
   Continuiamo  a  chiedere  chiarimenti  al  soggetto  gestore,  che
  tuttavia tace.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Oddo per dichiararsi
  soddisfatto o meno della risposta fornita dall'Assessore.

   ODDO.  Signor  Presidente,  onorevoli colleghi,  Assessore,  posso
  rispondere solo per la parte che ho ascoltato, la prima  parte  non
  l'ho  ascoltata  e  me  ne  scuso,  devo  confessare  che  per  mia
  responsabilità mi manca un pezzo. L'Aula non è un luogo dove ci  si
  può distrarre da parte nostra.
   Però,  siccome non solo ho intuito, ma ricordo qual è la questione
  posta  nell'atto ispettivo, penso che sia arrivato  il  momento  di
  dire  in  maniera  molto  chiara, in  olandese',  che  è  l'ora  di
  smetterla,  perché in quella realtà, a parte le norme  vigenti  che
  regolano anche questo aspetto, legato a chi oggi non è in grado  di
  avere il gestore per motivi che ricordiamo: quella gara allora  non
  fu  aggiudicata per questioni legate, se non ricordo  male,  ad  un
  dibattimento processuale in corso, che riguardava colui che si  era
  aggiudicato la gara.
   Lei  però sa che, rispetto al POT, rispetto al piano stralcio, noi
  siamo con ritardi che mettono a rischio i fondi a disposizione che,
  se non erro, sono circa cento milioni di euro.
   Sarebbe,  quindi, necessario non limitarsi solo,  mi  permetto  di
  suggerire,  a  chiedere chiarimenti, ma attivare  tutto  quanto  le
  norme prevedono.
   Non sto dicendo, in maniera leggera e superficiale, di intervenire
  con  quanto  la norma dice e con il commissariamento  -  allora  fu
  anche  elemento  di  discussione, riguardava  più  province  e  non
  riguardava solo una provincia, la provincia di Trapani  -;  non  lo
  dico per cattiveria, lo dico perché siamo ormai fuori tempo massimo
  e,  quando  si è fuori tempo massimo e abbiamo ancora  parte  delle
  nostre  coste  senza rete fognaria e questioni serie dal  punto  di
  vista  idrico, non mi pare che possiamo stare ancora un  minuto  ad
  attendere.
   Quindi,  dire parzialmente soddisfatto da parte mia è  un  segnale
  molto  chiaro  nel  senso  che  io non  ho  mai  inteso  l'attività
  parlamentare,  compresi  gli  atti  ispettivi,  come  qualcosa  per
  colpire,  ma per costruire, qualcosa  per'. Quindi, per  quanto  mi
  riguarda,  continuo  a pensare  per' e le chiedo,  Assessore,  come
  Governo, di farsi carico non solo di approfondire ulteriormente, ma
  eventualmente di mettere in moto tutti gli strumenti che  le  norme
  prevedono  per  quanto  concerne,  comunque,  lo  sblocco  di   una
  situazione che ormai è assolutamente inconcepibile fare  finta  che
  nulla  sta  accadendo  con  il rischio, ripeto,  anche  per  quanto
  concerne  i fondi - che sono, se non erro, fondi comunitari  -  che
  regolarmente  sono lì da molti anni e non penso  che  facciamo  del
  bene alle nostre comunità.
   Lo  dico anche con rispetto per la provincia regionale, e non  per
  chissà quale sterile polemica politica, ma non possiamo stare più a
  fare finta di niente e ad ignorare quello che sta accadendo in  una
  parte della Sicilia. Grazie, Assessore.

   PRESIDENTE.  Si  passa all'interrogazione numero 1075   Iniziative
  per  la conclusione dell'iter burocratico per la realizzazione  del
  rigassificatore di Melilli (SR) , a firma dell'onorevole Adamo.  Ne
  do lettura:

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per  l'energia  e  i
  servizi di pubblica utilità, premesso che:

   l'accordo  chimico  di  programma  della  provincia  di  Siracusa,
  siglato  nel 2005, prevedeva, tra l'altro, la realizzazione  di  un
  rigassificatore nella zona industriale di Melilli;

   alla  luce  di  quanto  sopra, la società IONIO  GAS  (società  di
  progetto  in  joint venture che vede la partecipazione  al  50  per
  cento  di ERG e SHELL) ha presentato un progetto per la costruzione
  di un terminale di rigassificazione a Melilli;

   visto che:

   il  progetto  della IONIO GAS ha ricevuto tutte le  autorizzazioni
  previste  dalla legge sia in termini di impatto ambientale  sia  in
  termini  di  sicurezza generale. Nello specifico,  il  progetto  in
  questione  ha  ottenuto, tra l'altro, il nulla osta  da  parte  del
  comitato   tecnico   regionale  ed  il  parere   favorevole   della
  commissione valutazione ambientale del Ministero dell'ambiente;

   l'investimento complessivo dichiarato dalla società  IONIO  GAS  è
  pari  a  circa  800 milioni di euro, di cui il 10  per  cento  sarà
  interamente investito sul territorio di Priolo, Melilli ed Augusta,
  al  fine  di migliorare, con interventi mirati nel sociale e  nelle
  attività  economiche, la qualità della vita in una delle  zone  più
  inquinate della Terra;

   tali  investimenti  sono vitali per l'area industriale  e  per  la
  difesa  dei livelli occupazionali della zona di Priolo, Melilli  ed
  Augusta,  soprattutto in un momento economico di enorme  difficoltà
  come quello che la Sicilia sta vivendo;

   considerato che:

   per   completare  l'iter  procedurale  ed  avviare  i  lavori   di
  costruzione del rigassificatore necessita l'autorizzazione da parte
  della  Regione  siciliana e la preventiva definizione  in  apposita
  conferenza   dei   servizi,  da  convocare  a  cura  dell'Assessore
  regionale per l'energia e dei servizi di pubblica utilità;

   la  società IONIO GAS ha fatto chiaramente sapere che non  ha  più
  intenzione di attendere ancora oltre, dopo ben due anni  di  attesa
  per la sola autorizzazione regionale;

   alla  luce  di  quanto  sopra,  se entro  aprile  la  Regione  non
  convocherà  la  conferenza dei servizi,  la  SHELL  abbandonerà  il
  progetto;

   per   sapere   se   non  ritengano  urgente  ed  improcrastinabile
  convocare,  entro il mese di marzo, la conferenza  di  servizi  che
  ratifichi tutte le autorizzazioni già ottenute dalla società  IONIO
  GAS,   al  fine  di  sbloccare  immediatamente  questo  vitale   ed
  importantissimo investimento». (1075)

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare l'assessore  per  rispondere
  all'interrogazione.

   RUSSO  PIETRO  CARMELO, assessore  per l'energia e  i  servizi  di
  pubblica  utilità.  Signor  Presidente,  onorevoli  deputati,   con
  l'interrogazione alla quale viene data risposta era stato richiesto
  di   convocare   la   conferenza   dei   servizi   per   rilasciare
  l'autorizzazione unica da parte della Regione siciliana  necessaria
  per avviare i lavori di costruzione del rigassificatore di Priolo -
  Melilli.
   La convocazione della Conferenza ha avuto luogo il 12 aprile 2010,
  nella  quale  è  stata  affermata la possibilità  di  realizzazione
  dell'impianto nel rispetto delle seguenti prescrizioni e condizioni
  non  costituenti  misure  di compensazione:  preliminare  messa  in
  sicurezza dell'area dove deve essere ubicato l'impianto anche sotto
  il  profilo  del rispetto delle norme antisismiche; rispetto  delle
  prescrizioni  sulla  sicurezza  previsti  dal  CTR,  dal  Ministero
  dell'Ambiente e dall'Assessorato regionale territorio ed  ambiente;
  coinvolgimento della popolazione sul progetto definitivo redatto in
  conformità  alle prescrizioni previste in questa e in  altra  sede;
  preliminare bonifica della rada di Augusta relativamente alle  aree
  di  pertinenza  dell'impianto e delle attività connesse,  anche  in
  considerazione  della sentenza del 9 marzo 2010, con  la  quale  la
  Corte  di  Giustizia dell'Unione europea ha condannato  le  società
  operanti  nell'area al risarcimento del danno ambientale in  favore
  dell'Amministrazione.
   La Conferenza  è stata autorizzata e ha reso queste prescrizioni.

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Adamo di dichiararsi
  soddisfatta o meno della risposta dell'assessore.

   ADAMO. Mi dichiaro soddisfatta.

   PRESIDENTE.  Si  passa  alla interrogazione numero  1102   Notizie
  circa  la  realizzazione di un rigassificatore a  Priolo  (SR) ,  a
  firma dell'onorevole Vinciullo. Ne do lettura:

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'energia e per i
  servizi di pubblica utilità, premesso che:

   la rada di Augusta, e i suoli situati nel territorio dei Comuni di
  Augusta, Melilli, Priolo Gargallo (originariamente Siracusa) è ed è
  stata   interessata   da   fenomeni  ricorrenti   di   inquinamento
  ambientale,  la  cui origine risale agli anni sessanta,  quando  il
  territorio  è  stato  depredato e saccheggiato  per  consentire  la
  realizzazione del polo petrolchimico di Augusta, Melilli e Priolo;

   nel  dicembre  del  2005  veniva siglato 'l'Accordo  di  Programma
  Quadro  per  la Chimica nell'area industriale di Priolo',  volto  a
  garantire un futuro al triangolo industriale siracusano, previa una
  intensa  opera  di bonifica di tutto il territorio interessato  che
  negli  anni  era  stato  sottoposto  al  più  insopportabile  degli
  inquinamenti, con livelli di mortalità infantile ed oncologica  fra
  i più alti in Europa;

   nel  gennaio del 2010, a Roma, presso la sede del Ministero  dello
  sviluppo  economico, ha avuto luogo un incontro  fra  i  funzionari
  dello  stesso Ministero e l'osservatorio provinciale per la chimica
  di   siracusa,  con  l'obiettivo  di  riavviare  il  confronto  per
  l'attuazione  dell''Accordo  di Programma  Quadro  per  la  Chimica
  nell'area industriale di Priolo', siglato nel dicembre del 2005;

   detto  programma prevedeva due tempi per la sua realizzazione:  il
  primo,   quello  della  bonifica,  e  il  secondo,   quello   della
  realizzazione  di nuove iniziative produttive dirette  al  rilancio
  dell'attività  industriale, fra cui anche la  realizzazione  di  un
  rigassificatore nella zona industriale interessata dall'accordo;

   considerato che:

   alla  luce di quanto sopra, la società IONIO GAS s.r.l. (una joint
  venture  paritetica  costituita  da  Erg,  società  con  una  forte
  presenza  in  Sicilia e nell'area di Melilli/Priolo/Augusta,  e  da
  Shell)  ha  presentato  un  progetto  industriale  che  prevede  la
  realizzazione di un terminale di rigassificazione del gas  naturale
  liquefatto (GNL) della capacità di 8 miliardi di metri cubi (in una
  seconda  fase  si prevede un potenziamento dell'impianto,  con  una
  movimentazione di 12 miliardi di metri cubi di GNL);

   il  progetto  della  IONIO  GAS  è stato  giudicato  dall'avvocato
  Rossana Interlandi, dirigente regionale del dipartimento territorio
  e ambiente, e dal dottor Antonino Cuspilici, dirigente generale del
  dipartimento  territorio  e ambiente, ex ufficio  speciale  con  le
  seguenti considerazioni: 'L'opera in argomento non risulta coerente
  con  i principi di risanamento ambientale di cui al predetto Piano,
  considerando  che lo stesso pone tra detti principi il contenimento
  e  la riduzione dei rischi. In conclusione poco spazio è stato dato
  alle  alternative al progetto e alla loro analisi, quale ad esempio
  impianto offshore, navi gassificatrici, impianti interrati  e  loro
  conseguenti   analisi  critica.  Per  quanto  sopra  rappresentato,
  nell'ottica della prevenzione, della sicurezza e del contenimento e
  riduzione  degli incidenti derivanti dai rischi prima  evidenziati,
  si  esprime parere negativo alla realizzazione dell'opera nell'area
  prevista  dal progetto. L'opera potrebbe risultare compatibile  con
  il  territorio  interessato qualora si riuscisse  ad  abbassare  il
  livello di rischio che lo caratterizza';

   il  progetto  in  esame individua quale area su cui  costruire  il
  terminale  di  rigassificazione la zona  industriale  di  Siracusa,
  ovvero  l'area  della  raffineria  ISAB,  impianti  nord  di   ERG,
  raffinerie mediterranee all'interno della rada di Augusta;

   la  zona  in  cui  dovrebbe sorgere l'opera è interessata  da  una
  massiva   presenza  di  stabilimenti  di  vario  tipo  (raffinerie,
  produzioni  di prodotti chimici, cementifici, depositi di  sostanze
  pericolose,   ecc.),   molti  dei  quali  inclusi   nell'inventario
  nazionale  degli  stabilimenti suscettibili  di  causare  incidenti
  rilevanti,  predisposto dal Ministero dell'ambiente, ai  sensi  del
  d.lgs. n. 334/1999;

   gli  stabilimenti  ad  oggi attivi nel polo Augusta-Priolo-Melilli
  hanno  negli  anni influito negativamente sulla qualità  ambientale
  del  luogo (ne sono dimostrazione la continua moria di pesci nonché
  gli  esiti di numerose ricerche) fino al punto di arrivare, con  il
  DPR   del  17  gennaio  1995,  a  dichiarare  l'attività  del  polo
  petrolchimico ad alto rischio ambientale;

   il  rigassificatore  potrebbe apportare un ulteriore  aggravamento
  dell'area interessata, in quanto potrebbe alterare le acque per via
  degli  scarichi  giornalieri di oltre 30.000 mclh di  acque  marine
  raffreddate   e   di  un'immissione  di  agenti  antivegetativi   e
  disincrostanti;

   preso  atto che ad oggi nessun intervento di bonifica e/o di messa
  in   sicurezza  del  triangolo  industriale  siracusano   è   stato
  intrapreso  né dalle società private, né da quelle a partecipazione
  statale,   in   ciò   disattendendo  gravemente   quanto   previsto
  dall'accordo  di  programma  quadro  per  la  chimica,  e  che   di
  conseguenza  non  si può passare al secondo tempo degli  interventi
  (rigassificatore)  senza aver, non per forza  concluso,  ma  almeno
  iniziato il primo tempo dell'intervento;

   visto che:

   la   Corte   di  giustizia  delle  Comunità  europee  ha  risposto
  affermativamente al rinvio pregiudiziale sollevato dal TAR  Sicilia
  sul  principio 'chi inquina paga', sancito nel trattato UE, e  alla
  direttiva  comunitaria  sul  danno  ambientale,  in  seguito   alla
  vertenza che da cinque anni oppone il Ministero dell'ambiente  e  i
  Comuni  di Augusta e Melilli nei confronti delle imprese  del  polo
  petrolchimico  di  Priolo (raffinerie mediterranee-Erg  e  Polimeri
  Europa  e Syndial-gruppo Eni), riguardo all'inquinamento dei  suoli
  de quibus e della rada di Augusta;

   i   magistrati  europei,  interpretando  la  normativa  UE   sulla
  responsabilità ambientale 'in materia di prevenzione e  riparazione
  del  danno, anche se non hanno commessi illeciti', hanno affermato,
  oltre all'obbligo degli operatori di provvedere a proprie spese  al
  risanamento  ambientale,  il  tassativo  divieto  di  utilizzo  dei
  terreni  di  loro  proprietà fino all'attuazione  delle  misure  di
  risanamento;

   le  eventuali decisioni che vorrà prendere il TAR di  Catania  non
  potranno  non  conformarsi  alla decisione  presa  dalla  Corte  di
  Giustizia;

   per sapere:

   se  non ritengano prioritario per il territorio siracusano  e  per
  tutta   la  sua  popolazione,  negli  anni  fortemente  danneggiati
  dall'attività industriale del luogo, riconoscersi nella volontà del
  legislatore  europeo, e dunque subordinare qualunque autorizzazione
  volta  a  consentire alla IONIO GAS la realizzazione  del  progetto
  industriale   di  rigassificazione  ad  una  intensa  attività   di
  risanamento ambientale delle aree interessate da parte dei soggetti
  responsabili;

   se   non  ritengano  opportuno  esprimere  parere  negativo   alla
  realizzazione dell'opera da parte della società IONIO GAS nell'area
  prevista  dal  progetto,  in considerazione  dell'impossibilità  di
  adottare nella zona industriale siracusana, e specificatamente  nel
  sito  in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore, le norme dell'IMO
  (International  maritime  organization), che  nella  sua  circolare
  dell'11/12/2006  stabilisce specifiche misure  di  regolamentazione
  del  traffico  relativo  alle gasiere, prescrivendo  una  'zona  di
  sicurezza  di  2  chilometri di raggio attorno all'impianto,  nella
  quale  sono  permanentemente vietati il transito, l'ancoraggio,  lo
  stazionamento di navi in attesa (...) e qualsiasi altra  attività'.
  Norme, quelle previste dall'IMO, che - se applicate al contesto  in
  esame  - renderebbero il rigassificatore incompatibile tanto con  i
  programmi   di  sviluppo  dei  traffici  commerciali,  quanto   con
  l'operatività del porto di Augusta;

   se  la  IONIO  GAS  abbia presentato deduzioni  alle  osservazioni
  formulate dall'avvocato Rossana Interlandi, dirigente regionale del
  dipartimento   territorio  e  ambiente,  e  dal   dottor   Antonino
  Cuspilici,   dirigente  generale  del  dipartimento  territorio   e
  ambiente;

   come  pensino di dare seguito tutti i pareri negativi e i  rilievi
  formulati dai due dirigenti generali della Regione;

   infine,  primo  non  ultimo, come pensino di  superare  tutti  gli
  effetti   giuridici  scaturenti  dalla  sentenza  della  Corte   di
  Giustizia  in  materia  di  prevenzione  e  riparazione  del  danno
  arrecato  ad  un  territorio  'a causa  della  vicinanza  dei  loro
  impianti ad una zona inquinata'.» (1102)

   PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore per rispondere  alla
  interrogazione.

   PIER  CARMELO  RUSSO,  assessore per  l'energia  e  i  servizi  di
  pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli deputati, per quanto
  riguarda l'interrogazione numero 1102, forse la risposta può essere
  fornita  alle domande dell'interrogante con la semplice lettura  di
  una breve nota fatta da me e risalente al 3 maggio 2010, inviata al
  dirigente generale in immediata sequenza rispetto alla celebrazione
  della Conferenza di servizio:
   «Con  riferimento alla nota del 20 aprile 2010, con  la  quale  la
  Ionio  gas  s.r.l.  descrive le proprie posizioni  in  ordine  alla
  richiesta di autorizzazione unica per la costruzione e gestione  di
  un  impianto  di  rigassificazione, appare  utile  ribadire  alcuni
  elementi  in ordine al procedimento di autorizzazione: a) Come  già
  evidenziato  nella  nota del 24 marzo 2010, n.  584,  la  Corte  di
  Giustizia,  con sentenza del 9 marzo 2010, ha ritenuto  compatibile
  con  l'ordinamento comunitario le norme nazionali che ascrivono  al
  detentore  delle  aree  inquinate  l'obbligo  di  provvedere   alla
  bonifica  delle stesse. Nel caso considerato, il contenuto concreto
  delle  attività  dovute va desunto dall'ordinanza del  TAR  Sicilia
  Catania  di  rimessione  alla Corte di  Giustizia  della  questione
  interpretativa.
   Tali  interventi non possono costituire quelli di bonifica oggetto
  delle  misure di compensazione e sono comunque dovuti a prescindere
  dal   procedimento  autorizzatorio,  per  quanto  ne  costituiscano
  presupposto  (tradotto  in  italiano  corrente  significa  che   le
  procedure  di  bonifica sono necessariamente il presupposto  logico
  dell'autorizzazione  e  quindi  si  inseriscono  nel   procedimento
  autorizzatorio).
   b)  Definite le questioni delle misure risarcitorie,  in  sede  di
  predisposizione del provvedimento di autorizzazione,  dovrà  essere
  affrontata  la  questione, del tutto diversa, delle prescrizioni  e
  delle  condizioni  previste, o comunque  ritenute  necessarie,  per
  l'eventuale realizzazione dell'impianto.
   Si  ribadisce  che tali condizioni e prescrizioni  non  ineriscono
  alla  tutela  risarcitoria di cui al precedente  punto  a),  ma  la
  presuppongono, nel senso che tale tutela risarcitoria  è  dovuta  a
  prescindere   dall'autorizzazione,  e,  tuttavia,  l'autorizzazione
  stessa  non   appare assentibile ove non siano definiti i  suddetti
  interventi di tutela risarcitoria e ripristinatoria.
   c)   Ulteriore   diversa  occorrenza  è  data  dalle   misure   di
  compensazione ambientale e territoriale, che si aggiungono a quelle
  di  mitigazione ambientale e sono volte a bilanciare sul territorio
  gli  effetti,  anche  economici e sociali, dell'opera  realizzanda,
  tanto più elevati in quanto venga realizzata in un'area già di  per
  sé significativamente compromessa.
   Anche  in  questo caso si ribadisce che le misure di compensazione
  non coincidono con gli interventi risarcitori ma si aggiungono agli
  stessi.
   Nel  relativo procedimento devono essere coinvolte le  popolazioni
  interessate  e  vanno verificate, da parte di codesto Dipartimento,
  la sussistenza e lo stato della procedura di infrazione comunitaria
  avviata  nei  confronti dello Stato italiano per  violazione  della
  direttiva n. 96/82, articolo 13, paragrafo 1 ( vale a dire  mancato
  coinvolgimento delle popolazioni).
   In   assenza   di   quest'ultimo  accertamento,  il  provvedimento
  conclusivo    avrebbe   un'intrinseca   debolezza   che    potrebbe
  determinarne l'impugnazione».
   Significa, dunque, che il procedimento autorizzatorio deve  tenere
  conto  di tre livelli di intervento: uno, definizione delle  misure
  risarcitorie di ripristino delle condizioni vilipese, diciamo così,
  dal  livello  di  inquinamento;  due,  misure  di  sicurezza  della
  realizzazione   dell'impianto;   tre,   misure   di   compensazione
  ambientale nella realizzazione dell'impianto stesso».
   Per  quanto riguarda le domande specifiche, fatta questa premessa,
  preciso   che  per  quanto  riguarda  se  sia  o  meno   necessario
  subordinare   l'autorizzazione  ad  un  intervento  di  risanamento
  ambientale,  non  lo  dice  né l'Assessore,  né  l'assessorato,  né
  l'Amministrazione regionale, lo dice la Corte di Giustizia  europea
  e nella nota che ho letto è un argomento piuttosto stressato.
   Dovrò  chiedere all'Autorità giudiziaria di Siracusa di  acquisire
  copia  della  consulenza tecnica resa in sede di archiviazione  del
  procedimento  penale: in quella sede parrebbe, non ho letto  questa
  consulenza,  che tombare i fondali, come si dice, così  come  aveva
  prescritto a suo tempo il Ministero dell'ambiente, potrebbe  essere
  un   rimedio  peggiore  del  male.  Quindi,  le  misure  di  tutela
  ripristinatoria vanno meditate appropriatamente per evitare di fare
  danno.
   Per quanto riguarda l'opportunità di fare valere le norme dell'IMO
  e,  quindi, esprimere parere negativo alla realizzazione  da  parte
  dell'opera,  la  Capitaneria  di  porto  di  Augusta  e  l'Autorità
  portuale hanno espresso parere favorevole in sede di conferenza dei
  servizi.
   Per  quanto  riguarda  le deduzioni della IONIO  Gas,  sono  poste
  all'attenzione della lettera di cui ho dato lettura in esordio.
   Per quanto riguarda il parere espresso dall'Assessorato Territorio
  e  dall'Ufficio  speciale competente, in  sede  di  Conferenza  dei
  servizi hanno ritenuto superabili le precedenti posizioni, tuttavia
  imponendo pesanti prescrizioni.
   Per  quanto riguarda il superamento della sentenza della Corte  di
  Giustizia, la risposta ritengo sia già stata data.

   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Vinciullo  per
  dichiararsi    soddisfatto   o   meno   della   risposta    fornita
  dall'assessore.

   VINCIULLO.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  Assessore,  in
  genere  sono  soddisfatto  delle risposte dell'assessore  Russo  ma
  questa  sera mi sembra di capire che la sua risposta sia a  macchia
  di  leopardo, nel senso che su alcuni punti ha risposto in  maniera
  incisiva  e  puntuale,  e credo di potermi dichiarare  soddisfatto,
  mentre  su  altri  la risposta è meno puntuale,  anche  perché  non
  terrebbe conto che, a quanto pare, la dottoressa Interlandi avrebbe
  già firmato l'autorizzazione a realizzare questo rigassificatore in
  provincia di Siracusa.
   Vedete,  né  io né gli altri deputati della provincia di  Siracusa
  siamo stati mai contrari alla realizzazione del rigassificatore ma,
  interpretando  anche  alcune  dichiarazioni  del  Presidente  della
  Regione,  onorevole  Lombardo, che è qui presente  e  che  potrebbe
  smentire  nel  caso io dica cose non rispondenti al  suo  pensiero,
  avevamo  detto  che  questo rigassificatore  si  può  realizzare  a
  condizione che venga garantita la sicurezza per i cittadini.
   Nel  novembre dell'anno scorso, la dottoressa Interlandi,  insieme
  al   dottor  Cuspilici,  avevano  predisposto  una  risposta   alla
  richiesta  da  parte  della  società che  vuole  realizzare  questo
  rigassificatore  dai  temi  sicuramente preoccupanti,  relativi  ad
  alcuni dei pericoli da me evidenziati in questa interrogazione  che
  riporta di una società che produce esplosivo a qualche centinaio di
  metri  da  questo rigassificatore, del fatto che il rigassificatore
  sia ergerà per sessantaquattro metri - quindi stiamo parlando di un
  palazzo  di ventidue piani, per essere chiari - e che da  parte  di
  autorevoli  esponenti  del mondo scientifico  internazionale  erano
  stati  espressi  molti  dubbi perché   vi  era  stato  un  episodio
  negativo nel 1977, quando una nave che trasportava gas era  esplosa
  nel   porto  di  Augusta.  Inoltre,  lo  stesso  porto,  come   lei
  giustamente ricordava, Assessore, è uno dei più inquinati  d'Italia
  e,  a  proposito  della  tesi che lei poco fa  citava,  quella  del
  professore  Sciacca, devo dire che è un pensiero di scuola,  perché
  vi  sono  altri che invece, fino adesso, hanno ritenuto  importante
  andare a bonificare interamente la rada.
   Io  comprendo la preoccupazione del professore Sciacca quando dice
  che se smuoviamo i fondali non sappiamo quello che  troviamo ancora
  più   sotto, non sappiamo cosa c'è sotto il mercurio, non  sappiamo
  se  siamo  nelle  condizioni,  alla fine,  di  potere  disinquinare
  totalmente la rada di Augusta.
   A  questo proposito vorrei ricordare che siamo in una zona dove vi
  è  la  più  alta  concentrazione industriale,  stiamo  parlando  di
  industrie  che  sono state realizzate, la maggior parte  prima  del
  1981,  molte  prima degli anni '60; quindi, si tratta di  industrie
  che  non hanno rispettato le norme  antisismiche e che, quindi, fra
  le  altre  cose, sono state realizzate lungo una delle dorsali  più
  pericolose  per  quanto riguarda il rischio sismico  in  Italia,  e
  sappiamo quello a cui possiamo andare incontro.
   Dicevo,  una  cosa importante: il rischio concreto - che  è  stato
  messo  nero  su  bianco  da  parte  degli  uffici  dell'Assessorato
  Territorio e ambiente - di questi dubbi, di queste perplessità, che
  giustamente la dottoressa Interlandi e il dottore Cuspilici avevano
  evidenziato, così come esisteva una dichiarazione molto preoccupata
  del  direttore  generale della Protezione civile  del  31  dicembre
  2009,  il  quale  metteva  in  evidenza  il  rischio  legato   alla
  costruzione  di questo impianto, così come lei diceva  ancora  poco
  fa:  non  c'è  soltanto la zona a più alto inquinamento  e  rischio
  sismico d'Italia, ma c'è anche la più alta concentrazione di  morti
  e di malati oncologici di tutta Italia.
   Infatti,  in fase di approvazione della legge 5, è stato approvato
  un  emendamento all'articolo 6, con il quale l'ospedale di Augusta,
  insieme a quello di Gela e di Milazzo, viene indicato come ospedale
  che  deve  curare  i  malati oncologi che  quelle  industrie  hanno
  procurato nel nostro territorio.
   Allora,  mi  soddisfa la risposta dell'assessore  in  ordine  alle
  compensazioni e ai i risarcimenti che chi viene a realizzare  nella
  nostra  Terra  deve  a  questa  Isola  -  il  che,  come  ricordava
  l'assessore, non è frutto né delle nostre bizzarrie né delle nostre
  richieste,  ma  di una sentenza della Corte Europea e  della  legge
  Marzano  sull'energia -. E questo, anche per rispondere  a  qualche
  proprietario  di  queste attività e a qualche  ascaro  politico  al
  servizio  di  questi  grandi industriali del  Nord  che  vengono  a
  saccheggiare la nostra Terra; noi non abbiamo chiesto nulla in  più
  di  quanto  previsto dalla legge e nulla in più di quanto  previsto
  dalle norme vigenti.
   Il  problema,  però,  assessore Russo, si sposta  sul  tema  della
  sicurezza.   Noi   continuiamo  ad  essere   preoccupati   per   la
  realizzazione  di  questo  rigassificatore  in  quella  zona  e  in
  provincia di Siracusa.
   Vorremmo  sapere, se è possibile, quali sono le prescrizioni  date
  dalla dottoressa Interlandi, vorremmo sapere se lei, Assessore,  si
  riconosce  in  tali  prescrizioni e  se,  nel  momento  in  cui  le
  prescrizioni  verranno  trasformate  in  decreto,  lei  riterrà  di
  aggiungerne  altre o di limitarsi a quelle che sono state  date  da
  parte dell'ufficio.
   Questa  non è una battaglia di parte, non è una questione  che  ci
  spinge ad avere preconcetti nei confronti del rigassificatore. Noi,
  che  abbiamo visto una delle zone più belle della Sicilia devastata
  da  una industria che ha socializzato le spese e poi si è intascata
  i  guadagni,  vorremmo - così come spesso ha  detto  il  Presidente
  Lombardo  -  che  questo rigassificatore venga realizzato,  ma  nel
  rispetto  della  Sicilia, dei nostri figli e della  legge,  e  dopo
  avere  risanato e bonificato una terra che è stata in  questi  anni
   violentata  e  stuprata .

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa all'interrogazione numero
  1143  «Misure  per  garantire  la sicurezza  del  lago  Biviere  di
  Lentini», a firma dell'onorevole Vinciullo. Ne do lettura:

   «Al  Presidente  della Regione, all'Assessore per  l'energia  e  i
  servizi di pubblica utilità e all'Assessore per le risorse agricole
  e alimentari, premesso che:

   la società consortile Zena Cave gestisce la manutenzione ordinaria
  e  straordinaria del lago Biviere di Lentini, a far data  dall'anno
  2001;

   la  predetta società consortile, in data 2 aprile 2010, ha inviato
  a  tutti  i  dipendenti  una lettera di licenziamento  con  effetto
  immediato,  a causa dei mancati trasferimenti finanziari  da  parte
  della Regione;

   come  conseguenza  di  tale  licenziamento,  il  lago  Biviere  di
  Lentini, attualmente, si trova in stato di totale abbandono e privo
  di ogni elemento di sicurezza, dal momento che, dal 15 aprile c.a.,
  verranno  licenziati anche i lavoratori addetti  alla  sicurezza  e
  alla vigilanza esterna 24 ore su 24;

   i  servizi  essenziali, quali l'erogazione dell'energia elettrica,
  l'illuminazione,   tutte   le  attività   di   misurazione   e   di
  approvvigionamento  dell'acqua, sono privi di  ogni  controllo,  in
  quanto gli operai già licenziati costituiscono il nucleo lavorativo
  indispensabile per garantire i servizi di pulizia, la  manutenzione
  ordinaria e straordinaria, le manovre di chiusura e apertura  delle
  valvole;

   preso  atto che i lavoratori Grasso Vincenzo, Mangiameli Maurizio,
  Fisicaro   Sebastiano,   Nicoletti   Giuseppe   e   Parisi   Angelo
  rappresentavano  l'ultimo e indispensabile  nucleo  lavorativo  che
  garantiva  la  continuità dei predetti servizi che ormai  risultano
  sospesi;

   considerato che:

   le  industrie siracusane e gli imprenditori agricoli  di  Lentini,
  Carlentini,  Scordia  e  Militello nonché  quelli  della  Piana  di
  Catania  e  quelli  appartenenti al  consorzio  di  bonifica  9  di
  Catania,    rischiano    di   rimanere    senza    il    necessario
  approvvigionamento  idrico  e, di conseguenza,  sono  costretti  ad
  attingere l'acqua loro necessaria dalle falde acquifere con grave e
  irreparabile danno per il sistema idrico del sottosuolo;

   la  Zena  Cave  non  percepisce  dal  2008  il  trasferimento  dei
  finanziamenti  della  Regione anche  a  causa  del  riordino  della
  struttura  dell'Assessorato regionale Risorse agricole e alimentari
  e   per  il  trasferimento  di  alcune  competenze  all'Assessorato
  regionale Energia;

   la  società consortile Zena Cave afferma di vantare un credito nei
  confronti della Regione di oltre 4 milioni di euro;

   a  causa  di  questo  credito  la  società,  come  precedentemente
  esposto, ha proceduto al licenziamento dei lavoratori;

   per sapere:

   se  risponda  a  vero  quanto  denunciato  dai  lavoratori  e  dai
  rappresentanti sindacali dei lavoratori stessi;

   se  siano  a conoscenza che il lago Biviere di Lentini è privo  di
  quei  lavoratori che, fino ad ora, hanno garantito la  sicurezza  e
  l'approvvigionamento dell'acqua ai soggetti richiedenti;

   se  non  ritengano utile, necessario ed improcrastinabile nominare
  ed  inviare  degli ispettori, in modo da verificare  la  gravissima
  situazione  che  si  è venuta a creare presso il  lago  Biviere  di
  Lentini;

   come  pensino di assicurare ai dipendenti licenziati, a  far  data
  del  2  aprile  2010,  adeguate garanzie per la  continuazione  del
  rapporto di lavoro;

   infine,  a  chi  pensino di affidare la gestione del  servizio  di
  erogazione  delle acque e quello di vigilanza esterna,  considerato
  che  l'assenza  dei  lavoratori potrebbe portare alla  manomissione
  degli   impianti,  alla  distruzione  degli  stessi,  alla  mancata
  erogazione  a  soggetti aventi diritto all'acqua e, soprattutto,  a
  spiacevoli episodi tragici che potrebbero comportare anche la morte
  di  soggetti  che,  approfittando  dell'assenza  del  personale  di
  vigilanza,  potrebbero recarsi presso il lago di Biviere,  lasciato
  in stato di abbandono». (1143)

   Ha facoltà di parlare l'assessore per fornire la risposta.

   RUSSO  PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e per i servizi  di
  pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli deputati, per quanto
  concerne  il sito in questione la condizione di abbandono  è  stata
  superata dal completamento delle procedure per il trasferimento, ai
  sensi  dell'articolo  9  della legge regionale  19  del  2008,  del
  serbatoio  in  argomento  e delle traverse  Zena  Cave,  Trigone  e
  Barbaianni.  Questi  interventi sono stati  realizzati  insieme  al
  Dipartimento di interventi strutturali dell'Assessorato agricolo  e
  alimentare e sono stati completati il 18 maggio 2010.
   Per  quanto  riguarda, invece, i dipendenti  della  Zena  Cave,  i
  lavoratori  licenziati non potevano essere assunti dal dipartimento
  in  quanto dipendenti, per l'appunto, della società Zena  Cave.  La
  loro  sostituzione,  e  quindi  il  servizio  assicurato,  è  stato
  garantito  da  un  accordo interdipartimentale con il  Dipartimento
   Interventi   infrastrutturali',  e  sono  stati   trasferiti   dal
  Consorzio  di  bonifica 6 Enna e dal Consorzio di  bonifica  10  di
  Siracusa   lavoratori  a  tempo  determinato   e/o   con   garanzia
  occupazionale che hanno adeguata qualifica e profilo professionale.
   Sotto questo profilo e per queste stesse ragioni non poteva essere
  garantita  la  continuità  del  rapporto  di  lavoro  a  lavoratori
  dipendenti  licenziati  perché è vigente il divieto  di  assunzione
  alla  Regione siciliana e il personale licenziato era,  oltretutto,
  dipendente  di una società privata, fermo restando il comprensibile
  disappunto per persone che perdono il lavoro.
   Per  quanto  riguarda l'attivazione di un'attività  ispettiva,  il
  completamento  delle procedure di trasferimento e la  garanzia  del
  servizio  nei  termini di cui detto, non dovrebbero  consentire  di
  ritenere superata la necessità di una attività ispettiva.
   Per   quanto   riguarda,   infine,  la   domanda   inerente   alla
  individuazione  del  soggetto cui viene affidata  la  gestione  del
  servizio  di  erogazione  delle acque  e  di  quello  di  vigilanza
  esterna, l'erogazione delle acque è di competenza del Consorzio  di
  bonifica  10  di  Siracusa  e  degli altri  enti  che  vantano  una
  richiesta di concessione a derivare dal serbatoio di Lentini.
   Il  Dipartimento garantirà tutte le manovre volte alla derivazione
  per il servizio di vigilanza esterna; invece è stato prorogato fino
  al   prossimo   17  luglio  il  servizio  in  corso,   nelle   more
  dell'espletamento di una apposita gara che garantisca  il  servizio
  di vigilanza esterna.
   PRESIDENTE.  Ha  facoltà  di  parlare  l'onorevole  Vinciullo  per
  dichiararsi    soddisfatto   o   meno   della   risposta    fornita
  dall'assessore.

   VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'interrogazione
  da  me  presentata  aveva  come obiettivo quello  di  garantire  la
  sicurezza  del lago Biviere di Lentini che, dallo scorso 2  aprile,
  correva  il  rischio  di essere abbandonato, o comunque  di  essere
  vigilato  da lavoratori che erano in contenzioso con la  ditta  che
  aveva  gestito il consorzio e che, fra le altre cose, non solo  non
  aveva pagato gli operai ma non lo aveva fatto perché la Regione,  a
  sua  volta, non aveva avuto la possibilità o la volontà di  onorare
  un debito.
   Ora,  posso  anche  capire che vi siano  dei  dipendenti  a  tempo
  determinato del consorzio che vengono utilizzati nelle manovre  per
  la distribuzione delle acque; ma vorrei sapere a chi viene affidata
  la vigilanza esterna. L'assessore ha riferito che fino al 17 luglio
  provvederà la società che ha in essere il contratto, dal 17  luglio
  verrà fatta  una nuova gara.
   Allora,  a  mio avviso, sarebbe opportuno che chi andrà a  gestire
  questa  nuova  gara  - credo sia l'Assessorato Risorse  agricole  e
  alimentari - preveda una clausola di salvaguardia nei confronti dei
  lavoratori  finora  alle dipendenze della Zena Cave,  anche  perché
  l'unica possibilità che abbiamo per garantire il posto di lavoro  a
  questi  lavoratori,  non  potendo  noi  assumerli,  è  che,   nella
  predisposizione  del  nuovo bando di gara, si  tenga  nella  dovuta
  considerazione  e si imponga di riassorbire questi lavoratori  che,
  oltre  ad  avere un'età tale da non potere più trovare  spazio  nel
  mondo  del  lavoro  -  non  riescono a trovare  spazio  i  giovani,
  immaginiamoci  chi  ha una certa età - credo  che  in  questi  anni
  abbiano  acquisito  una  serie  di conoscenze,  di  competenze,  di
  controllo  del territorio che può venire incontro sia alla  società
  che  si aggiudicherà l'appalto sia all'ente che dovrà usufruire  di
  questo servizio.
   Ecco  il  motivo per cui le chiedo, ancora una volta, di mantenere
  quanto  da  me  chiesto, cioè di nominare un  ispettore  che  possa
  andare sul luogo e verificare la vicenda parlando con i lavoratori,
  perché  credo  che  anche  i  lavoratori  e  i  rappresentanti  dei
  lavoratori  abbiano  il  diritto di essere  ascoltati.  Inviare  un
  ispettore, un funzionario della Regione, darebbe la possibilità  di
  conoscere  cose che, altrimenti, nella capitale non  si  verrebbero
  mai a sapere.
   Lei  che è un cultore della Storia romana saprà che i romani,  per
  secoli,   hanno  utilizzato  ispettori,  consoli,  commissari   che
  andavano  nelle  più  antiche e lontane  province  dell'Impero  per
  verificare la verità. Se si manda un ispettore a verificare  questa
  vicenda e se si dà dare certezza occupazionale ai lavoratori,  come
  garantito dai contratti collettivi di lavoro, non credo che faremmo
  male  a  nessuno  e  avremmo  svolto  in  pieno  la  nostra  azione
  amministrativa.
   Concludo  dicendo  che, se lei nominerà un ispettore,  mi  riterrò
  soddisfatto della risposta ricevuta.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, prima di passare al  terzo  punto
  dell'ordine  del giorno comunico che, su richiesta  del  Presidente
  della Regione, verrà iscritto all'ordine del giorno della seduta di
  domani  il  disegno  di  legge numero 560/A  Norme  in  materia  di
  consorzi di bonifica .
   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   BUZZANCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA.  Signor Presidente, onorevole Presidente della  Regione,
  assessori,  onorevoli  colleghi,  sono  costretto  a  ripetere   un
  intervento  già reso qualche mese fa a questa Aula,  finalizzato  a
  capire  per quale motivo non venga posto all'ordine del  giorno  un
  disegno  di  legge  a  firma  mia e  di  altri  parlamentari  della
  provincia di Messina, presentato il 19 ottobre 2009, subito dopo la
  tragedia  del  primo  di ottobre, che ha colpito  la  provincia  di
  Messina,  i comuni di Giampilieri, di Scaletta Zanclea,  di  Itala,
  con trentuno morti e sei dispersi.
   In  quel disegno di legge, tra l'altro discusso con il Governatore
  Lombardo, e che aveva ottenuto da questa Assemblea la procedura  di
  urgenza,  si  faceva  riferimento alla possibilità  di  assumere  i
  familiari   delle   vittime   di  quel   disastro   con   procedure
  semplificate, da parte degli enti locali, comuni e province.
   Ho  più volte sollecitato alla Presidenza - prima verbalmente, poi
  attraverso  un  intervento reso in Aula circa  due  mesi  fa  -  la
  discussione del disegno di legge, ma non capisco il motivo  per  il
  quale ancora non è stato trattato. Tra l'altro, l'Assemblea si  era
  riunita  subito dopo il tragico evento del primo di ottobre,  e  mi
  sembrava  di avere colto una sostanziale solidarietà nei  confronti
  di quella tragedia, nei confronti della città di Messina.
   Evidentemente  così  non è stato, ma spero che  così  sarà,  e  mi
  rivolgo  anche  al Presidente della Regione, che è  stato  nominato
  commissario  straordinario  e che in  diverse  occasioni,  anche  a
  Messina,  ha  assunto questo impegno. Penso che la  popolazione  di
  Messina,  ma  soprattutto quanti sono stati colpiti da quell'immane
  tragedia, aspettano da noi questo provvedimento.
   Spero  che  questa sia l'ultima volta che intervengo in  Aula  per
  sollecitare l'iscrizione all'ordine del giorno di questo disegno di
  legge e che la Presidenza accolga questo mio invito così che al più
  presto  si  possa  giungere,  magari  nella  prossima  seduta,   ad
  affrontare  la  questione,  che ha carattere  di  estrema  urgenza,
  atteso  che si tratta di persone che, non solo hanno perso i propri
  familiari,  i  propri cari, i propri affetti,  ma  hanno  perso  le
  proprie case e, in molte occasioni, anche il proprio lavoro.

   PRESIDENTE. Onorevole Buzzanca, le rappresento che la Presidenza è
  ben  conscia  dell'urgenza del provvedimento, che  tuttavia  non  è
  ancora pronto per l'Aula.
   Sarà  cura della Presidenza attivare sia la Commissione di  merito
  sia  la  Commissione  Bilancio affinché il  disegno  di  legge  sia
  esitato  velocemente e, nella prossima Conferenza  dei  capigruppo,
  verrà iscritto all'ordine del giorno dell'Aula.

   MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   chiedo   di
  intervenire  per  due ordini di motivi: uno, che riguarda  l'ordine
  del giorno ed uno che riguarda gli impegni che alcuni parlamentari,
  me  compreso, abbiamo preso davanti a tantissimi sindaci e a  tanti
  presidenti di provincia.
   Ho  apprezzato  la  proposta   del  Presidente  della  Regione  di
  inserire  all'ordine del giorno di domani il disegno di  legge  che
  riguarda  i  consorzi  di  bonifica e il  Gruppo  parlamentare  che
  rappresento, naturalmente, si associa, dopo avere partecipato  alla
  Commissione e alla celerità di quella che deve essere una soluzione
  per  quei  lavoratori. Però, questo Parlamento oggi doveva prendere
  anche la decisione, con l'aiuto del Governo, di inserire all'ordine
  del  giorno  la  stabilizzazione dei precari, così come  era  stato
  dichiarato  la  settimana scorsa in una riunione alla  quale  erano
  presenti parlamentari regionali, parlamentari nazionali, sindaci  e
  presidenti  di provincia; ma, dell'iter che era stato chiesto,  non
  vedo oggi la soluzione auspicata dal Governo.
   Insistiamo   affinché,   entro  la  corrente   settimana,   questo
  provvedimento  legislativo,  auspicato  soprattutto  dal   Governo,
  approdi   in   Aula   per   la   discussione   ed,   eventualmente,
  l'approvazione.
   Per  quanto  riguarda, invece, il disegno di legge all'ordine  del
  giorno,  il numero 520, con tutto il rispetto per il lavoro  svolto
  dal  Governo  e  dalla  Commissione che ho apprezzato  molto  e  mi
  dispiace  di  non  avere  partecipato  ad  una  seduta  di   quella
  Commissione per collaborare al testo del disegno di legge, però  da
  una  lettura  più  approfondita, rispetto  a  quella  che  è  stata
  l'enfasi  della presentazione, non solo del Governo ma  soprattutto
  di  un Gruppo parlamentare che è in simbiosi all'interno del nostro
  Parlamento,  il  Gruppo  Sicilia, che qualche  mese  fa  paventava,
  addirittura,  l'uscita dal Governo se questo disegno di  legge  non
  veniva presentato velocemente, mi sono accorto che è un disegno  di
  legge che non entra nel merito di quella che è un'innovazione,  una
  semplificazione, una delegificazione e, quindi, un cambio di  passo
  per  una  vera  e  propria  rivoluzione che occorre  nell'appartato
  burocratico.
   In  particolare, signor Presidente, volevo segnalare che  i  primi
  titoli  del  disegno  di legge, dal titolo I  al  titolo  IV,  sono
  esclusivamente  un recepimento, così come stabiliva  l'articolo  29
  della  legge  241  del 1990, di tutte le norme nazionali  che  sono
  state varate in quella data.
   Una   legge,   quella  del  1990,  che  è  stata  oggi   ampliata,
  implementata e modificata dal cosiddetto decreto Brunetta del 2009.
  Quindi è un recepimento, se così si può dire, tardivo, che peraltro
  anche  le amministrazioni regionali erano tenute ad osservare;  non
  c'è  un  vero  e  proprio intervento del legislatore regionale  che
  supporti  la semplificazione, di fatto, di quelli che sono  oggi  i
  problemi all'interno della burocrazia regionale.
   A  questo  si aggiunge un articolato di mere norme comportamentali
  da  parte dei funzionari, in questo caso della Regione, direi anche
  le   buone   prassi  della  convivenza  civile  all'interno   delle
  Amministrazioni nello scambio tra quella che vuole essere  la  vita
  quotidiana degli Assessorati; sostanzialmente, non vi è  una  norma
  legislativa  che rivoluziona o che semplifica procedure sicuramente
  consolidate.
   Voglio   soffermarmi   in   modo  particolare   sui   profili   di
  incostituzionalità  dell'articolo  6  del  disegno  di  legge,   la
  cosiddetta DIA, la dichiarazione di inizio di attività che,  a  mio
  avviso,  non solo semplifica ma addirittura lascia un campo  aperto
  dove  è  possibile mettere tutto e il contrario di tutto.  Io  sono
  d'accordo  a dare un indirizzo di libera concorrenza, un  indirizzo
  che semplifica l'azione amministrativa, ma mi sembra che l'articolo
  6  dia la possibilità di stare a briglia sciolta su un campo molto,
  ma   molto   delicato,   soprattutto  su   determinati   interventi
  autorizzativi che sono in capo agli uffici regionali.
   Sono oggetto di grande attenzione anche gli articoli 25 e 26, dove
  si  parla di delegificazione e di tutta una serie di argomenti che,
  peraltro,  erano  stati  suggeriti da  provvedimenti  del  Governo.
  Rispetto a tutto questo, a mio parere, si dice poco di quella che è
  una vera e propria semplificazione delle buone pratiche dell'azione
  dell'amministrazione regionale.
   Pertanto, signor Presidente, chiedo di riflettere sull'incardinare
  il provvedimento perché questo disegno di legge, indispensabile per
  la  Sicilia, deve essere approfondito nel lavoro che va svolto  non
  solo   con   il  recepimento  di  vecchie  norme,  ma   anche   con
  l'innovazione  e  con  la potestà statutaria  che  ci  permette  di
  inserirci nelle cosiddette buone pratiche.
   Non  c'è  assolutamente nulla che parli delle  problematiche  vere
  della  Regione: mi riferisco ai fondi comunitari, a quello che  sta
  succedendo, a quello che non deve succedere e a quello  che  invece
  dobbiamo  far  succedere  con un intervento  puntuale,  preciso,  a
  favore  di  quei  funzionari che ritengono che i  fondi  comunitari
  possano una risorsa per il nostro territorio.
   In  ultimo,  partendo  dalla legge 19 e da  tutto  quello  che  ne
  consegue, con dirigenti in più e dirigenti in meno, che hanno messo
  confusione  nel  nostro  apparato  burocratico  tra  chi  si  sente
  legittimato,  chi non si sente legittimato, chi ritiene  di  potere
  rientrare  tra  quei  numeri  per  essere  consolidato  nei   nuovi
  provvedimenti amministrativi e chi, invece, si sente  già  tagliato
  fuori da quella che deve essere la nuova riorganizzazione: in  soli
  due  anni  si  è  fatta  una tale confusione che  non  ci  permette
  assolutamente oggi di poter fare una riflessione seria.
   Per questi e molti altri motivi, che naturalmente non rassegno per
  non tediare l'Aula, signor Presidente, chiedo il rinvio del disegno
  di legge in Commissione.

   PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mancuso.
   Onorevole   Minardo,  se  lei  è  d'accordo,   alla   luce   delle
  considerazioni  esposte dall'onorevole Mancuso, ma anche  di  altre
  considerazioni che gli Uffici hanno prodotto, forse  sarebbe  utile
  un   approfondimento   per   cercare  di   vedere   di   correggere
  eventualmente  alcune  parti che appaiono  sia  all'Aula  sia  alla
  Presidenza  un po' fuori linea rispetto agli obiettivi,  integrando
  eventualmente  il disegno di legge con una portata più  ampia,  più
  aderente  alle necessità, ai bisogni di questo momento,  visto  che
  anche  a  livello  nazionale, come lei ben sa, si sta  cercando  di
  procedere   ad   un  provvedimento  di  ampia   portata    per   la
  sburocratizzazione e la delegificazione più in generale.
   Pertanto,  se  lei  è d'accordo, la I Commissione  potrebbe  farsi
  carico  di  prendersi  un  periodo di approfondimento  al  fine  di
  portare  qui in Aula un provvedimento molto più consistente,  molto
  più  ampio, che consenta di legiferare una norma più esaustiva  che
  dia risposte a tutti.

   MINARDO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente, forse è la prima volta che in quest'Aula si discute  di
  un punto all'ordine del giorno prima di incardinarlo, come previsto
  dal  Regolamento interno: per prassi, prima si incardina il  punto,
  si  svolge  la relazione e si fa la discussione generale;  se  poi,
  dalla discussione generale emerge che il provvedimento debba essere
  approfondito  in  Commissione, nulla osta a  questo  da  parte  del
  presidente della Commissione.
   Secondo me, la procedura ora individuata è errata.

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, proprio per  evitare  discussioni
  che  poi  possono  appesantire il clima e non agevolare  invece  la
  formazione  di un disegno di legge che sia la più ampia  possibile,
  la   più   comprensibile   possibile,   avevo   fatto   riferimento
  all'articolo  121  quater  del  nostro  Regolamento   che   dà   la
  possibilità al presidente della Commissione di chiedere, sua sponte
  -   è  anche  un  merito  della  Presidenza  della  Commissione  -,
  motivando,  di avere un congruo tempo, posto che già  si  intravede
  che  vi  é  una  serie di interventi che potrebbero  appesantire  i
  lavori.
   Se  lei  chiede a tutti i costi che si discuta, la pongo di fronte
  al problema che si può creare dopo.
   Questo solo volevo dirle, Presidente.

   MINARDO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente,  questo disegno di legge, discusso  in  Commissione  da
  parte  di  tutti  i componenti con l'apporto del Governo,  è  stato
  approvato all'unanimità; se, quindi, vi sono delle integrazioni  da
  fare e si ritiene che l'Aula non le possa fare, si possono fare  in
  Commissione.  Ma,  secondo me, è giusto che  venga  incardinato  il
  disegno  di  legge,  che  si  svolga la  relazione  e,  durante  la
  discussione  generale,  se  si  vedrà  che  occorre  un  rinvio  in
  Commissione, lo possiamo rinviare.
   La procedura è questa,  signor Presidente.

   PRESIDENTE. Onorevole Minardo, conosco bene la procedura.
   Il  mio  era  un  tentativo  per cercare  di  non  appesantire  la
  discussione, che lei non accetta.

   VINCIULLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,  sono
  preoccupato per l'atteggiamento del presidente Minardo perché,  per
  la  prima volta da quando siamo in quest'Aula, non la pensa come il
  Presidente Lombardo.
   Onorevole  Minardo mi sembra che il Presidente della  Regione  sia
  stato  chiaro:  ha  parlato di qualcosa  di  cui  tutti  i  partiti
  vogliono discutere immediatamente e che riguarda la stabilizzazione
  dei  precari. Se ci inoltriamo nella discussione di questo  disegno
  di   legge  che  abbiamo  esitato  in  Commissione,  io   sono   il
  vicepresidente della Commissione e le do atto che lei  ha  lavorato
  con  grande passione e con grande sagacia per il raggiungimento  di
  questo  obiettivo  che  ci vede discutere  oggi,  in  Aula,  questo
  disegno di legge.
   Vi  sono,  però, due problemi: intanto, il Governo  nazionale  sta
  legiferando sull'argomento e, di conseguenza, potremmo non trovarci
  -  cosa che non mi meraviglia perché rientra nello Statuto e  nelle
  prerogative  di  questo  Parlamento - in  assonanza  con  la  legge
  nazionale e, soprattutto, rischiamo di perdere una settimana, dieci
  giorni  per discutere di un disegno di legge quando abbiamo  dietro
  la  porta i precari, i quali, giustamente, desiderano che si  inizi
  la discussione per la loro stabilizzazione.
   Presidente  Formica, vorrei ricordare a lei,  a  nome  del  PDL  -
  perché  il PDL è stato il primo partito a presentare un disegno  di
  legge  proprio  sulla stabilizzazione dei precari  -  che  venerdì,
  quando ci siamo incontrati con i rappresentanti dei lavoratori, con
  una  rappresentanza dei deputati, il Presidente  Lombardo  è  stato
  chiarissimo e ha detto che il primo disegno di legge da discutere è
  quello  relativo alla stabilizzazione dei precari. E noi, Assessore
  - non l'abbia a male, non si senta defraudato delle sue prerogative
  -,  oggi chiediamo alla Presidenza dell'Assemblea il rispetto e  il
  mantenimento  di  quell'impegno assunto con  i  lavoratori.  Domani
  pomeriggio, vogliamo venire in Aula e vogliamo discutere solo sulla
  stabilizzazione dei lavoratori precari.
   Qualsiasi  altro  provvedimento  rischia  di  ingolfare  i  lavori
  d'Aula, rischia di portarci fuori da qualsiasi conclusione positiva
  entro  l'estate  del  problema  legato  alla  stabilizzazione   dei
  precari.
   Il  mio  invito,  quindi, l'invito del PDL tutto  è  di  mantenere
  l'impegno assunto venerdì scorso con i precari e di iniziare domani
  pomeriggio  la  discussione della legge sulla  stabilizzazione  dei
  precari.  In questo modo veniamo incontro alle legittime attese  di
  oltre  trentamila persone che da anni lavorano negli  enti  locali,
  alla  Regione, presso i vari enti regionali e che si  aspettano  da
  questo Parlamento una risposta forte, chiara e immediata.

   FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  oggi  si  sta
  disquisendo  se  è  opportuno incardinare o  meno  le  norme  sulla
  semplificazione.
   Io  credo  che  già  la  Presidenza  abbia  indicato  il  percorso
  legislativo da assumere da domani, che è quello di dare  precedenza
  alle  norme  sul  precariato e, specificatamente,  alle  norme  sui
  consorzi  di bonifica. Ci ricordiamo, e dobbiamo ricordarci  tutti,
  che  purtroppo vi fu una deficienza, vi fu un grande  errore  nella
  legge  finanziaria,  quando  abbiamo  trascurato  un  segmento   di
  precariato che era quello dei Consorzi di bonifica.
   Vorrei ricordare all'Aula comunque che, in maniera più formale, la
  settimana  scorsa,  questa  Assemblea, con  a  capo  il  Presidente
  Lombardo,  ha preso un impegno chiaro con il mondo del  precariato,
  22.500  persone  che rischiano di diventare un allarme  sociale  e,
  considerando gli altri precari, arriviamo a 35.000.
   Senza   entrare   nel   merito  della   importante   norma   sulla
  semplificazione,  sulla sburocratizzazione, sul patrocinio  legale,
  che  dobbiamo da qui a breve andare a discutere - e vorrei dire che
  ha  ragione  il  presidente Minardo quando sostiene  che  eventuali
  problemi li andremo ad analizzare nel corso dell'esame del  disegno
  di  legge e non possiamo analizzarli stasera, prima di entrare  nel
  merito  della norma -, pongo un problema di priorità:  senza  nulla
  togliere  alla  norma,  stasera  e  nelle  ore  successive   questo
  Parlamento ha un dovere, quello di guardare al precariato  nel  suo
  complesso.
   Abbiamo  i consorzi di bonifica, abbiamo la platea del precariato.
  Se la settimana scorsa abbiamo assunto degli impegni con questi non
  più  giovani, con questi cinquantenni ed oltre, credo  che  stasera
  non possiamo esimerci.
   Presidente  Minardo,  lei  ha ragione nel  dire  che  se  ci  sono
  problemi  sul  disegno  di  legge  relativo  alla  semplificazione,
  dobbiamo  discuterli durante l'esame dello stesso  e  non  possiamo
  anticiparli  prima della discussione generale. Ma abbiamo  un'altra
  priorità.  E,  siccome  il  Popolo della  Libertà  non  vuole  fare
  ostruzionismo  - l'avremmo potuto fare chiedendo il numero  legale,
  considerati  stasera  i numerosi assenti e  la  folta  presenza  di
  parlamentari  della maggioranza in quest'Aula -, ma prendendo  atto
  del  grande interesse e della grande attenzione che c'è  su  questo
  disegno  di legge, diciamo, e personalmente dico, di riflettere  un
  attimo   e   di   incardinare  domani  mattina   il   testo   sulla
  semplificazione   amministrativa,  e   intanto   sospendiamo   ogni
  riflessione  e  ogni  esame sullo stesso.  Incardiniamo  invece  il
  disegno  di  legge che riguarda i consorzi di bonifica ma  anche  i
  precari,  dopodiché,  immediatamente,  nel  giro  di  un  paio   di
  settimane,  avremo all'attenzione, magari avendola meditata  ancora
  meglio, la norma sulla semplificazione.
   Credo  che  faremo  cosa  più utile, più celere;  molte  volte  la
  gattina  frettolosa fa i gattini ciechi; molte volte,  cercando  di
  correre, rischiamo di inciampare e di cadere.
   Questo  Parlamento, per le grandi emergenze sociali che ha  e  che
  sta   potendo  verificare  giorno  dopo  giorno  in  questa  nostra
  martoriata  Terra,  non  se  lo  può  più  permettere.  E,  allora,
  fermiamoci  un attimo perché, fermandoci, riusciremo  a  recuperare
  tempo prezioso.

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono ancora iscritti a parlare gli
  onorevoli Buzzanca, Cracolici, Oddo, Beninati, Mancuso.
   L'invito  che  la  Presidenza aveva formulato al presidente  della
  Commissione,  onorevole Minardo, era appunto in  questo  senso,  di
  evitare  di  continuare  in  un dibattito  lacerante,  in  un  pre-
  dibattito  lacerante e, quindi, agevolare la Presidenza, posto  che
  già domani abbiamo molta carne al fuoco sul problema dei precari, e
  pertanto chiedere questa sospensione.

   CRACOLICI.  Cosa  sono i precari? Convochiamo  la  Conferenza  dei
  presidenti dei Gruppi parlamentari.
   Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Le darò la parola, onorevole Cracolici; avrà  modo  di
  esplicitare.


   Presidenza del vicepresidente Formica


                    Per un richiamo al Regolamento

   MANCUSO.  Chiedo  di  parlare per un richiamo al  Regolamento,  ai
  sensi  del  combinato  disposto  degli  articoli  101  e  109   del
  Regolamento interno.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sa che, da  qui
  a   qualche  settimana,  mi  troverò  ogni  giorno  d'accordo   col
  capogruppo  del  Partito Democratico; ho questa impressione  perché
  quello  che ho sentito lo condivido pienamente. Non dico che cambio
  partito; si vedrà.
   Considerato  che  è una prerogativa del singolo deputato  -  e  io
  volevo   evitare  questo  -  chiedere  eventualmente  la  questione
  pregiudiziale  o sospensiva ai sensi dell'articolo 101,  perché  il
  Regolamento  prevede  che,  prima della  discussione  generale,  il
  singolo  deputato  può porre, come io ho posto  informalmente,  una
  questione  pregiudiziale, volevo evitare questa azione parlamentare
  avendo  visto che della Commissione non c'è nessuno e il Parlamento
  è un po' scarno questa sera.
   Per  evitare  la  questione pregiudiziale e portare  al  voto  una
  situazione del genere, chiedo al presidente della I Commissione, in
  modo molto informale, di procedere cum grano salis.

   Se questo è accolto, bene; altrimenti, signor Presidente, chiederò
  eventualmente   di   nuovo  la  parola  per  porre   la   questione
  pregiudiziale ai sensi dell'articolo 101.


   Presidenza del vicepresidente Formica


                        Sull'ordine dei lavori

   CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor  Presidente,  dopo  quindici  giorni  di  pausa
  abbiamo  ripreso  i lavori di questo Parlamento sulla  base  di  un
  ordine dei lavori stabilito in Conferenza dei presidenti dei Gruppi
  parlamentari e approvato dall'Aula.
   La  invito,  pertanto,  qualunque modifica all'ordine  dei  lavori
  dovesse   intervenire,  compresa  l'iscrizione   di   nuovi   punto
  all'ordine  del  giorno, che non sono previsti se non  valutati  in
  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, a non  stabilire
  priorità su cose che ancora non ci sono.
   Oggi  c'è un disegno di legge ed è legittimo che un collega  possa
  chiederne, per questioni pregiudiziali, il rinvio in Commissione  -
  per  la verità, può farlo un presidente di Gruppo parlamentare,  se
  non  ricordo male -, è legittimo che lo si chieda; però, senza fare
  finta di nulla.
   Intanto  c'è questo disegno di legge all'ordine del giorno  ed  io
  sono  perché  si  svolga  la relazione, si  stabilisca  un  termine
  congruo per presentare gli emendamenti e, se ci sono colleghi a cui
  non   piacciono   articoli  o  commi  di  articoli,   presenteranno
  emendamenti di modifica o sostitutivi.
   Vorrei  ricordare  che  questo disegno  di  legge  che  tanto  sta
  impressionando,  recepisce  il decreto guida  sulla  corruzione  e,
  sostanzialmente,  stabilisce  procedure  di  semplificazione  sulla
  tempistica. Non vedo cose trascendentali, oltre che recepire,  dopo
  quindici anni, la legge 241 per le parti non recepite. Comunque, fa
  parte del dibattito politico, ci mancherebbe, dopodiché ritengo che
  quella sia una procedura cum grano salis, di buon senso.
   Incardiniamo la legge, ci diamo una settimana per gli  emendamenti
  e  la  prossima settimana si procederà all'esame degli emendamenti.
  Se ci saranno valutazioni che la Commissione potrà fare, presenterà
  degli emendamenti come Commissione a modifica del testo in Aula.
   Mi pare un adempimento ordinario dell'attività del Parlamento.
   Per iscrivere altri disegni di legge all'ordine del giorno, signor
  Presidente, la prego, nella qualità, di convocare la Conferenza dei
  presidenti  dei Gruppi parlamentari che esaminerà l'opportunità  di
  iscrivere  o  di  dare  diversa priorità e  proporrà  all'Aula  una
  modifica  dell'ordine del giorno. Eviterei, però,  che  diventi  un
   sospendiamo questo   facciamo quello sui precari   facciamo quello
  sui consorzi, poi facciamo un'altra cosa   .
   Potrei  dire  che  c'erano  all'ordine del  giorno  -  oltretutto,
  avevamo  votato in tal senso - le mozioni che erano  contenute  nel
  programma dei lavori stabilito dalla Conferenza dei presidenti  dei
  Gruppi  parlamentari, di cui non ho avuto più notizia, compreso  il
  fatto  - e mi riferisco alla Presidenza - che non mi risulta  siano
  stati convocati gli assessori al ramo, e mi riferisco all'Assessore
  per  l'economia che, essendo competente su alcune mozioni,  avrebbe
  dovuto essere presente in quest'Aula.
   Ho  l'impressione  che questi quindici giorni  di  riposo  abbiano
  distratto un po' tutti sulle procedure.
   Pur  sembrando banale, onorevoli colleghi, io vi dico che  capisco
  tutto,  ho  fatto  e  faccio normalmente la  lotta  politica,  però
  evitiamo  di  trasformare il Parlamento in una barca  perché,  così
  facendo,  non prenderemo più nulla. Stabiliamo un criterio:  ordine
  del giorno fissato (è stato fatto), se si vuole non trattare questo
  punto si dice  chiedo il rinvio in Commissione , si vota per alzata
  e  seduta, in piedi, in ginocchio, punto. In qualche modo, però, si
  decida.
   Lasciare  le  cose  così e poi venire quasi  in  amicizia,  signor
  Presidente,  a  chiedere  mi iscrive all'ordine del  giorno  questo
  disegno  di legge piuttosto che quello  , ricordiamoci che c'è  una
  procedura  e  che  le  procedure  garantiscono  tutti   -   chi   è
  maggioranza, chi è opposizione, chi è opposizione oggi e non  lo  è
  stata  ieri  e  chi è maggioranza oggi e domani sarà opposizione  -
  perché le procedure sono a garanzia del Parlamento.
   La mia proposta è di consentire lo svolgimento della relazione, di
  sospendere la trattazione del disegno di legge dando una  settimana
  di tempo per la presentazione degli emendamenti in maniera tale che
  l'Aula  sia aperta, abbia incardinato un disegno di legge. Possiamo
  anche decidere, dandoci la tempistica sugli emendamenti, di fare la
  discussione  generale all'articolo 1, se si vuole, in  maniera  che
  questa  sera non si faccia la discussione generale ma ci si  limiti
  alla relazione introduttiva da parte della Commissione e, stabiliti
  i tempi, dalla prossima settimana esamineremo gli emendamenti.
   Mi  pare una proposta di buon senso, altrimenti si dica che non si
  vuole   trattare  questo  disegno  di  legge,  lo  si   rinvia   in
  Commissione, si iscrive di nuovo all'ordine del giorno tra quindici
  giorni, come prevede il Regolamento e, poi, Dio ci aiuterà.

   PRESIDENTE.  Grazie,  onorevole Cracolici,  ma  questa  Presidenza
  vuole  rassicurarla  che mai è stata turbata  da  venticelli  o  da
  ossequi  nei  confronti  di richieste per  amicizia  di  iscrizione
  all'ordine del giorno. Le voglio ricordare che il disegno di  legge
  sui  consorzi  di bonifica è già stato oggetto di deliberazione  da
  parte    dell'ultima   Conferenza   dei   presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.
   Leggo dal deliberato dell'ultima Conferenza dei capigruppo che per
  martedì, 8 giugno 2010, era convocata l'Aula con  Disposizioni  per
  la  trasparenza e la semplificazione , che é appunto il disegno  di
  legge   in   oggetto,  e  poi  si  dava  mandato  alle  Commissioni
  legislative permanenti di esitare i disegni di legge riguardanti  i
  trasferimenti annuali in favore di consorzi di Comuni ed il disegno
  di  legge n. 560, in materia di personale dei consorzi di bonifica.
  Era,  quindi,  già stato oggetto di deliberazione della  Conferenza
  dei presidenti dei Gruppi parlamentari.
   Mai  questa  Presidenza si sarebbe presa la briga di  inserire  su
  semplice  richiesta né poteva farlo né sarebbe stata mai intenzione
  della Presidenza prevaricare.
   Allora,  onorevoli colleghi, sono iscritti a parlare gli onorevoli
  Buzzanca, Beninati e Oddo.
   Se  i  colleghi sono tutti d'accordo - fatemi un cenno - e  se  il
  presidente  della  Commissione e relatore  è  d'accordo,  accederei
  all'ipotesi  che, in fondo, ci fa raggiungere lo stesso  obiettivo,
  ipotesi  che  è  stata avanzata anche dall'onorevole Cracolici:  si
  incardina  il  disegno di legge, svolgendo questa sera  svolgeremmo
  solo  la  relazione e rinvieremmo la discussione generale,  come  è
  prassi di quest'Aula, all'articolo 1, dando un congruo tempo,  fino
  alla  settimana  prossima, per la presentazione degli  emendamenti.
  Dopodiché  si  apprezzeranno  -  compresa  la  Commissione   -   su
  sollecitazione dei deputati, le parti eventualmente da  modificare,
  da correggere e sarà la Commissione stessa ad attivarsi per avviare
  un processo di completamento e di miglioramento del testo in esame.
  Se  i  colleghi  sono  d'accordo,  onorevole  Mancuso,  lei  non  è
  d'accordo?

   MANCUSO.  Non  può  togliere  una  pregiudiziale  senza   che   il
  Presidente

   PRESIDENTE.  E  diamo la parola al presidente  della  Commissione.
  Onorevole  Mancuso, lei anticipa, io avevo chiesto se il presidente
  della Commissione era d'accordo.

   MINARDO,   presidente  della  Commissione   e   relatore.   Signor
  Presidente,    condivido  l'intervento  del  capogruppo   del   PD,
  onorevole  Cracolici, e condivido anche l'intervento dell'onorevole
  Mancuso.  Lo  condivido,  presidente Mancuso,  ma  quello  che  lei
  chiede, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento, è che  dopo  la
  relazione,  prima  della discussione generale, un parlamentare  può
  chiedere di rinviare la   .
   Siccome    siamo   d'accordo,   io   condivido,   sono   d'accordo
  perfettamente con quello che dice la Presidenza, cioè  di  svolgere
  la  relazione  stasera,  di  incardinare  il  disegno  di  legge  e
  rinviarlo  di una settimana per dare anche priorità al  disegno  di
  legge  sui precari perché riteniamo che sia giusto dare priorità  a
  quello.  Considerato,  però, che il disegno di  legge  relativo  ai
  precari non è ancora iscritto all'ordine del giorno d'Aula, io dico
  di  incardinare  soltanto  il disegno di legge  nn.  520-144/A,  lo
  rinviamo di una settimana e intanto sarà pronto quello sui  precari
  ed anche quello sui consorzi di bonifica e diamo priorità a quelli.
  Il  disegno  di  legge  520-144/A lo faremo  dopo,  ma  perché  non
  incardinarlo adesso se anche il Regolamento prevede questo?

   MANCUSO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO.  Signor Presidente, il presidente della Commissione  deve
  decidere se accogliere il mio intervento o accogliere quello che ha
  detto  l'onorevole  Cracolici, perchè sono due  cose  completamente
  diverse. L'articolo 101

   MINARDO,  presidente  della Commissione e relatore.  Il  101  cosa
  dice? Lo legga.

   MANCUSO.  Prima della discussione generale

   PRESIDENTE. Onorevole Minardo,  intanto, non parlate tra  di  voi.
  L'onorevole  Mancuso, più che all'articolo 101,  si   riferisce  al
  109, a giudizio della Presidenza, che propone la sospensiva.

   MANCUSO. Mi riferisco al combinato disposto degli articoli  101  e
  109  del  Regolamento  -  sono due questioni: una  pregiudiziale  e
  l'altra   sospensiva  -  che  può  essere  utilizzato  dal  singolo
  deputato. Rispetto a questo e rispetto all'azione parlamentare  che
  è  stata  fatta mille volte, l'abbiamo fatto  neanche due  mesi  fa
  sulla richiesta di sospensiva fatta all'Aula, io non comprendo  per
  quale motivo si debba fare la discussione generale per poi rinviare
  di  una  settimana,  di  otto  giorni,  non  ho  capito  bene,  gli
  emendamenti. Non riesco a comprendere.

   PRESIDENTE. Non la discussione generale.

   MANCUSO.  Si vuole fare la discussione generale e poi rinviare  di
  una settimana per gli emendamenti.

   PRESIDENTE.  No,  la  relazione,  non  la  discussione  che  viene
  rinviata insieme al disegno di legge.

   CRACOLICI. L'ha capito benissimo.

   MANCUSO.  Ho capito. Si vuole svolgere la relazione e rinviare  la
  discussione   generale   per  poi  procedere   eventualmente   agli
  emendamenti.
   Scusi, signor Presidente. Le mie considerazioni sono nel senso  di
  dare la possibilità di fare una relazione diversa rispetto a quella
  che  oggi si potrebbe fare in base alle norme presentate perché  la
  relazione  di  oggi  è fatta in pochi minuti: il recepimento  della
  legge  nazionale, dell'articolo 29 del 241 del 1990,  l'attivazione
  di    procedure   comportamentali   previste   dalla   legge,    la
  delegificazione secondo la norma nazionale.
   Vorrei ampliare, invece, una relazione che ritengo importantissima
  sotto  l'aspetto  della  potestà  legislativa  di  questa  Regione,
  soprattutto  in  materia  delle buone prassi  per  l'intervento  in
  attesa dei fondi della Comunità europea, dove non c'è assolutamente
  neanche una parola.
   Se  si  volesse svolgerla adesso, sarebbe una relazione  monca  di
  tutte  quelle  parti che, secondo me, devono essere il procedimento
  della semplificazione della pubblica amministrazione.
   In  ogni  caso, siccome non cambierà nulla anche sotto il  profilo
  regolamentare  e delle prerogative dei parlamentari stessi,  se  si
  vuole  svolgere la relazione, per carità, signor Presidente, lo  si
  faccia; ma  è sempre una relazione a mio avviso monca.
   Inoltre, non consiglio ad un presidente di Commissione di  parlare
  da  solo a nome della Commissione, ma desidererei che un disegno di
  legge  così  importante, voluto soprattutto dal Gruppo parlamentare
  che  è  presente  in  Aula,  il Gruppo  Sicilia,  fosse  supportato
  politicamente.
   Rispetto  a  questo,  quindi, l'invito è  a  relazionare  fra  una
  settimana, se così si vuole fare.
   Nel  frattempo,  avremmo il tempo, tanto abbiamo  già  pronti  gli
  emendamenti,  signor  Presidente,  e  possiamo  presentarli   anche
  immediatamente per accelerare l'iter.
   Naturalmente,  vogliamo  evitare quello che  qualcuno  magari  sta
  pensando,  che  il  nostro sia un atteggiamento  ostruzionistico  o
  dilatorio.  Se  si  vuole  assumere la responsabilità  politica  di
  procedere su un disegno di legge così importante in un'Aula  vuota,
  il Presidente dell'Assemblea e chi ritiene di fare questo lo faccia
  pure, non facciamo ostruzionismo su una situazione del genere.
   Riteniamo  che  una riflessione maggiore vada fatta;  se  si  deve
  andare avanti per forza, si vada avanti.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore,  penso
  che abbiamo l'obbligo di affrontare con serietà questo argomento  e
  dobbiamo  affrontarlo  con la serietà che  i  contenuti  di  questo
  disegno di legge portano in sé e per i risvolti che avranno per  la
  nostra Sicilia, per il nostro sistema burocratico, per la vita  che
  deve svolgere la Regione siciliana attraverso i propri dirigenti.
   La  gran  parte  di  questo  disegno di  legge,  che  noi  abbiamo
  certamente letto, si occupa di norme già operanti, una parte indica
  dei comportamenti.
   Quello  che emerge, in questo momento, è una mancanza di chiarezza
  che non giova, presidente Minardo, al percorso che vogliamo portare
  avanti.
   Io  non  sono d'accordo ad incardinare adesso il disegno di  legge
  per  fare  svolgere oggi la relazione, anche per un  fatto,  oserei
  dire,  estetico,  in quanto vedo che il banco della  Commissione  è
  desolatamente vuoto, vedo che il Parlamento è desolatamente  vuoto,
  vi  è  la lodevole presidenza dell'assessore Chinnici, però non  vi
  sono  altri  componenti  del Governo siciliano.  Affrontare  questo
  argomento   in  siffatta  situazione  mi  pare  sia  un'offesa   al
  Parlamento stesso e una mancanza di rispetto al Governo.
   Rinviare   il  testo  in  Commissione  significa  evitare   quegli
  appesantimenti che abbiamo rilevato in questo disegno di  legge,  e
  significa  fare  le  cose - come dicevo all'inizio  di  questo  mio
  intervento - in maniera seria. Non comprendo il motivo per il quale
  il  Presidente si ostina a mantenere la sua posizione. Tante  volte
  abbiamo  visto come il Parlamento, nel tentativo di approfondire  e
  di  fare  meglio,  abbia  rimandato  in  Commissione  provvedimenti
  altrettanto importanti.
   Qui  stiamo tentando di fare un percorso virtuoso, non si vuole  -
  onorevole Cracolici - spaccare il capello in quattro; non si  vuole
  fare  uno  sterile  richiamo  al Regolamento,  all'articolo  101  o
  all'articolo  109,  piuttosto che al  combinato  disposto  dei  due
  articoli.
   Qui  si  vuole fare la legge, una legge che i siciliani aspettano,
  una  legge quanto mai opportuna perché abbiamo assistito in  questi
  ultimi  due  anni,  soprattutto in questi ultimi  sei  mesi,  a  un
  balletto non certo molto decoroso per quel che riguarda i dirigenti
  dell'Amministrazione regionale. Abbiamo visto tante volte le  porte
  girevoli: alcuni dirigenti non sanno che sono dirigenti; altri  non
  sanno se lo diventeranno e quelli in carica non sanno fino a quando
  resteranno in carica.
   E'  una  situazione  molto difficile. E' una  situazione  che  noi
  abbiamo l'obbligo di affrontare, dicevo e mi ripeto, con serietà, e
  mi appello anche alla sensibilità dell'assessore Chinnici.
   Assessore, lei certamente osserva, come noi, quanto sia  difficile
  la conduzione di questa Amministrazione per la mancanza di adeguati
  strumenti.
   Noi  non  disponiamo, in questo momento, di strumenti  idonei  per
  portare  avanti  questa  difficile macchina amministrativa.  E'  un
  continuo  balletto;  è un continuo rimpallo tra posizioni  diverse.
  Manca,  in ultima analisi, il momento di guida e, quindi, manca  la
  politica che poi, deve indirizzare i dipartimenti, che deve fare in
  modo  che ci sia la necessaria serenità per consentire ai dirigenti
  di portare avanti l'indirizzo politico.
   E'  inutile  negarlo,  oggi  la Sicilia  sta  vivendo  un  momento
  difficile. Oggi questa amministrazione non riesce a spendere  fondi
  comunitari. Oggi questa amministrazione deve pubblicare un decreto,
  quello  che riguarda il credito d'imposta, che è monco e che,  bene
  che vada, richiederà un anno per entrare in vigore.

   CRACOLICI. Questa presidenza non sa regolare i lavori .

   BUZZANCA.   Da tutti mi sarei aspettato un richiamo, tranne che da
  lei  che  tante  volte ha abusato della nostra pazienza,  onorevole
  Cracolici, quando questo le tornava utile, quando agli albori,  nei
  primissimi momenti, non di questa ma della passata legislatura, lei
  faceva   l'opposizione.  Oggi  lei  ha  perso  il  vezzo  di   fare
  opposizione; ma io, onorevole Cracolici, non faccio opposizione, io
  non  sono  né all'opposizione né al Governo, cerco di affrontare  i
  problemi.
   Concludendo questo mio intervento, presidente Minardo, mi  rivolgo
  a  lei:  accetti la proposta di far tornare il disegno di legge  in
  Commissione.  Vedrà che tutto si semplificherà, che noi  daremo  il
  nostro contributo per fare una legge migliore, una legge più adatta
  alle   esigenze   dei  cittadini,  evitando  un  pastrocchio   alla
  siciliana, per capirci.
   Facciamo  le  cose  per bene, andiamo avanti celermente  dato  che
  nessuno  vuole  intralciare  il percorso dell'Assemblea  regionale,
  nessuno vuole mettere il bastone fra le ruote al Governo regionale.
  Vogliamo soltanto fare delle buone leggi.

   ODDO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ODDO.  Signor Presidente, ho apprezzato lo sforzo che lei ha fatto
  riguardo  il modo con cui il presidente della I Commissione  poteva
  sostanzialmente accettare di passare qualche ora ad approfondire il
  testo  per  renderlo  ancora più rispondente  a  quella  che  è  la
  filosofia,  comunque, dello stesso, perché è  ovvio  che  se  tutti
  siamo   convinti  che  è  assolutamente  importante   trattare   la
  semplificazione,  la  sburocratizzazione,  questo  termine  un  po'
  orrendo detto così, la semplificazione - lo dico al plurale  perché
  mi  pare  più  consono  a  quello di cui stiamo  discutendo  -  dei
  procedimenti amministrativi, penso che alla fine, come lei poco  fa
  ha  sottolineato, avremo raggiunto l'obiettivo. Un  obiettivo  che,
  credo, tutti i colleghi, compreso l'onorevole Mancuso, condividono.
   L'onorevole  Mancuso ha espresso, da questo  punto  di  vista,  la
  convinzione  che  questo  testo  può  addirittura  significare   un
  momento  di  ulteriore e qualificante dibattito e,  comunque,  come
  prodotto finale, un intervento normativo necessario a porre fine  a
  tutto ciò che si presenta come dilatazione di tempi, incertezza dei
  tempi,    spesso    e   volentieri   il   cittadino    trova    non
  un'amministrazione  amica,  ma  un'amministrazione  che  sembra   o
  addirittura si manifesta ostile.
   E,  quindi,  la  certezza  dei  procedimenti  è  importante  anche
  rispetto ai tempi.
   Semplifico  molto, perché è chiaro che potremmo  approfondire  per
  quanto concerne anche altri contenuti del testo che arriva oggi  in
  Aula.
   Però,  vedete, se scadiamo nei tatticismi legati alle esigenze  di
  ogni  gruppo  politico  dicendo  che  è  un  testo  importante,  ma
  sostanzialmente una settimana in più o una settimana in meno  costa
  poco  a  noi tutti, allora dico che non è vero perché non  possiamo
  chiamare in causa le emergenze e, poi, però le emergenze dovrebbero
  essere  comunque infilate nell'arco temporale della Conferenza  dei
  capigruppo, secondo cui questo è un provvedimento di legge delicato
  e serio, non è qualcosa che può essere trattato con superficialità.
   Allora,  visto  che ho esordito dicendo che ho apprezzato  il  suo
  sforzo, signor Presidente, penso che sia necessario dare retta alla
  Presidenza quando propone di fare svolgere la relazione.
   Non  è  vero, onorevole Mancuso, e mi permetto di dirlo sottovoce,
  pacatamente  e  sommessamente,  che  una  relazione,  di  qualunque
  disegno  di  legge si tratti, ha sempre e comunque  compreso  tutto
  quello  che poi, alla fine, abbiamo inserito nel disegno  di  legge
  stesso, perché sarebbe un miracolo e non penso che noi esseri umani
  possiamo  tentare  di farlo, sarebbe uno sforzo  vano.   Quindi,  è
  ovvio  che quel testo va relazionato per come si è svolto il lavoro
  in  Commissione;  sta a noi poi riempirlo di contenuti  per  quanto
  concerne l'attività emendativa. E mi pare ragionevole stabilire  il
  termine di martedì prossimo, quindi a distanza di otto giorni,  per
  gli emendamenti, dando così il tempo al presidente Minardo di poter
  lavorare  con  il metodo che ha sempre applicato, e  ovviamente  da
  questo  punto  di  vista tenendo conto delle sollecitazioni,  delle
  osservazioni  che i colleghi hanno fatto più o meno richiamando  la
  questione sull'ordine dei lavori.
   In  tal  modo, ripeto, potremmo sapere, attraverso l'utilizzo  del
  richiamo all'ordine dei lavori, quali sono gli aspetti di merito da
  trattare  e in che misura; poi martedì, a conclusione della  fiera,
  cioè dopo aver presentato gli emendamenti, la stessa Commissione  -
  mi  permetto  di  suggerire - potrebbe fare il quadro  generale  di
  quello  che  significano  gli emendamenti,  numerosi  o  meno,  che
  saranno  presentati al testo. In tal modo penso  che  non  togliamo
  niente  a nessuno, né a chi in questo momento dice che il  testo  è
  importante  e  bisogna assolutamente trattarlo, né a  chi  dice  di
  approfondire ulteriormente per cercare di ottimizzarlo.
   Sull'ottimizzazione  credo che ci troviamo tutti  d'accordo  e  mi
  pare che poi il percorso non  possa essere sconvolto in quanto  non
  può essere trattata materia estranea al provvedimento.
   Pertanto,  io  direi con la massima schiettezza e con  la  massima
  lealtà nei confronti del Parlamento - perché guai a trasformarlo in
  qualche altra cosa, spesso e volentieri ci mettiamo di buzzo  buono
  per trasformarlo in qualche altra cosa -, che si può obiettivamente
  dare  anche  una risposta a coloro che ci stanno guardando  stasera
  con  attenzione, e mi permetto di dire a prescindere dalla presenza
  dei colleghi, perché chi, possibilmente, ha avuto modo di criticare
  i  tempi, a volte biblici, dell'Amministrazione pubblica o comunque
  alcuni atteggiamenti sotto il profilo dell'etica o per il modo  con
  cui  si  espletano  determinate  funzioni,  sa  bene  che  non  c'è
  attenzione solo quando i media sparano alto su questo argomento.
   L'attenzione c'è perché il cittadino può comprendere che ci stiamo
  preoccupando di facilitare un po' la sua vita e forse  di  spendere
  qualche soldino in meno.
   Capisco che è un po' forzata la cosa. Pertanto mi permetto, signor
  Presidente,  di dire che lei ha fatto bene ad insistere  perché  mi
  pare che sia l'unica via di uscita seria e che fa anche il paio con
  le norme del Regolamento che disciplinano la vita di quest'Aula.

   PRESIDENTE.   Onorevoli  colleghi,  abbiamo  svolto   stasera   un
  dibattito  preannunciando  quelle che saranno  le  tematiche  poste
  all'ordine del giorno.
   Onorevole Minardo, lei si rende conto che stasera, vista  la  poca
  partecipazione  dei  deputati  in Aula  su  un  provvedimento  così
  importante  e  così  carico di conseguenze per  tutti  i  cittadini
  siciliani,  non  potremmo  in ogni caso affrontare  il  disegno  di
  legge.
   Allora,  se  i  deputati  sono d'accordo, la  Presidenza  è  nella
  determinazione  di far illustrare la relazione  e  di  rinviare  la
  discussione  generale  all'articolo 1 e di svolgerla  la  settimana
  prossima,  in  modo  da dare tempo ai deputati  di  presentare  gli
  emendamenti al testo.
   Allo  stesso  tempo la Presidenza invita la Commissione  a  tenere
  conto  sia  delle  osservazioni che sono  scaturite  dal  dibattito
  d'Aula  sia  delle  eventuali proposte migliorative  che  dovessero
  arrivare  tramite  gli  emendamenti  che  i  colleghi  e  i  gruppi
  parlamentari si apprestano a presentare.
   In  questo  senso, invito la Commissione a mettersi al lavoro  per
  migliorare e rendere quanto il più omogeneo possibile il disegno di
  legge.


   Presidenza del vicepresidente Formica


  Discussione del disegno di legge  Disposizioni per la trasparenza,
      la semplificazione, l'efficienza, l'informatizzazione della
            pubblica amministrazione, l'agevolazione delle
       iniziative economiche. Disposizioni per il contrasto alla
                          corruzione ed  alla
    criminalità organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il
                             riordino e la
       semplificazione della legislazione regionale  (520-144/A)

   PRESIDENTE.  Si  passa  al  terzo punto  dell'ordine  del  giorno:
  Discussione  del disegno di legge «Disposizioni per la trasparenza,
  la   semplificazione,   l'efficienza,   l'informatizzazione   della
  pubblica    amministrazione,   l'agevolazione   delle    iniziative
  economiche. Disposizioni per il contrasto alla corruzione  ed  alla
  criminalità  organizzata  di stampo mafioso.  Disposizioni  per  il
  riordino  e la semplificazione della legislazione regionale»  (520-
  144/A).
   Invito   i   componenti  la   I  Commissione  a   prendere   posto
  nell'apposito banco.
   Ha   facoltà  di  parlare  l'onorevole  Minardo  per  svolgere  la
  relazione.

   MINARDO,   presidente  della  Commissione  e  relatore.  Onorevoli
  colleghi,  l'obiettivo  prioritario del disegno  di  legge  che  si
  propone  all'Aula  è  quello di attuare  un  generale  processo  di
  riforma  e  di  razionalizzazione  della  pubblica  amministrazione
  regionale,  che  assume  rilevanza strategica  nell'ottica  di  uno
  snellimento  e  di  una modernizzazione dell'apparato  burocratico,
  finalizzato  all'accrescimento della sua efficienza, trasparenza  e
  competitività  nonché  al  potenziamento  della  sua  capacità   di
  attrarre  investimenti,  in un contesto  di  forte  contrasto  alla
  corruzione ed alla criminalità organizzata.
   Con  il  provvedimento in esame la prima Commissione, operando  in
  stretto  legame e in sinergia con il governo, oltre alle importanti
  riforme   già   attuate,   la  riduzione   dei   dipartimenti,   la
  riorganizzazione   degli  assessorati  regionali,   riduzione   dei
  componenti  delle giunte e la legge sul contrasto alla  criminalità
  organizzata,  prosegue  nel  significativo  processo   di   riforma
  dell'amministrazione regionale e degli enti locali.
   Il  provvedimento,  alla luce dei princìpi e dei  valori  posti  a
  fondamento    del    moderno    ordinamento    costituzionale    ed
  amministrativo,  nazionale  ed  europeo,  tende  alla  ricerca   di
  adeguate e concrete modalità procedimentali che consentano  a  tali
  princìpi  e  valori  di entrare nel modo di  essere  e  di  operare
  quotidiano  dell'amministrazione,  favorendo  per  questa  via   lo
  sviluppo sociale ed economico della Sicilia.
   Attraverso  un  unico testo normativo, si intende  realizzare  una
  pluralità di obiettivi, tutti indirizzati a soddisfare la necessità
  di  disporre di un quadro completo e sistematico di norme  generali
  sull'azione  amministrativa, al fine di consentire alla  stessa  di
  rispondere  in modo sempre più efficiente ed adeguato ai  crescenti
  bisogni della collettività.
   Il  testo  è  frutto  di  una istruttoria attenta  e  approfondita
  operata   in  Commissione,  in  uno  spirito  improntato  a   leale
  collaborazione tra le diverse forze politiche.
   Sento, al proposito, di dovere ringraziare tutti i componenti  per
  l'apporto  fornito  ai lavori, per gli spunti di  riflessione  e  i
  suggerimenti  formulati.  Ringrazio,  altresì,  gli  Uffici,  tanto
  dell'Assemblea che del Governo, per la puntuale assistenza prestata
  in ogni circostanza.
   Le  disposizioni  del  Titolo I, e quindi scendo  nel  particolare
  brevemente,   disciplinano  specificamente  diversi   profili   del
  procedimento  amministrativo,  quali  la  conferenza  di   servizi,
  l'attività  consultiva, le valutazioni tecniche,  la  presentazione
  anche  in  via  telematica di istanze e il  silenzio-assenso,  allo
  scopo di accrescerne semplificazione, celerità e certezza dei tempi
  di  conclusione, fatti salvi i contenuti della legge 241  del  1990
  rientranti  nell'ambito  di  applicazione  dei  cosiddetti  livelli
  essenziali delle prestazioni, come specificato dalla legge  69  del
  2009.
   L'articolo  6  introduce, al comma 1, la  normativa  nazionale  in
  materia  di  dichiarazione di inizio attività  (DIA).  Il  comma  2
  prevede,  poi,  la  possibilità  di utilizzare  tale  strumento  di
  semplificazione per le imprese che intendano realizzare un impianto
  produttivo  per  il quale non siano previsti limiti  o  contingenti
  complessivi  o specifici strumenti di programmazione settoriale  ai
  fini  del rilascio dei necessari provvedimenti autorizzatori e che,
  al  contempo,  utilizzino strumenti innovativi,  fonti  energetiche
  alternative,  incrementino  in  termini  considerevoli  i   livelli
  occupazionali   e  assicurino  la  tutela  e/o  la   valorizzazione
  dell'ambiente, del paesaggio o del patrimonio culturale.
   In  queste  ipotesi  è, infatti, previsto che  le  stesse  possano
  avviare  la realizzazione o la trasformazione dell'impianto decorsi
  30   giorni   dalla  presentazione,  all'amministrazione   pubblica
  competente, di una dichiarazione di inizio di attività.
   Con  l'obiettivo di assicurare una immagine coordinata, univoca  e
  trasparente   all'interno   ed   all'esterno   dell'amministrazione
  regionale,  l'articolo 12 prevede l'adozione di un manuale  recante
  le  norme  ed  i criteri fondamentali per il corretto  ed  uniforme
  utilizzo   dello   stemma   della  Regione,   quale   marchio   che
  contraddistingue  il sistema di identità visiva della  Sicilia.  La
  predisposizione  del predetto manuale sarà curata  dall'Assessorato
  delle   autonomie  locali  e  della  funzione  pubblica,   con   la
  collaborazione   del   personale   appartenente   ai   vari    rami
  dell'amministrazione regionale.
   Il   Titolo  II  del  disegno  di  legge,  avente  ad  oggetto  le
  disposizioni  per il contrasto alla corruzione ed alla  criminalità
  organizzata, intende prioritariamente perseguire l'obiettivo  della
  diffusione   della   cultura   della   legalità   nella    pubblica
  amministrazione, in particolare attraverso significativi  programmi
  di  informazione e di aggiornamento costante nonché  di  formazione
  obbligatoria e continuativa del personale operante nei settori  più
  esposti  ad infiltrazioni della criminalità organizzata, quali  gli
  appalti, l'urbanistica e l'edilizia.
   Sono,  altresì, stabilite norme di comportamento per il dipendente
  pubblico  finalizzate  a prevenire eventuali  fenomeni  di  cattiva
  amministrazione  che  potrebbero  costituire  il   presupposto   di
  infiltrazioni mafiose.
   Di  grande  rilievo è, tra queste, la previsione  dell'obbligo  di
  compilazione  di un questionario per tutti i dipendenti  regionali,
  all'atto dell'assunzione e successivamente con cadenza biennale, in
  cui   gli   stessi   dovranno  indicare   eventuali   rapporti   di
  collaborazione in qualunque forma retribuiti ed eventuali  rapporti
  associativi.
   Il Titolo III, avente ad oggetto le disposizioni per il riordino e
  la  semplificazione della legislazione regionale, si sofferma sulle
  regole che ne devono accompagnare e disciplinare i diversi momenti:
  sia  le  regole nuove, ancora da scrivere, che attengono  a  scelte
  strategiche per il futuro dell'autonomia siciliana, sia  le  regole
  esistenti,  che  necessitano  di  una  profonda  semplificazione  a
  livello  legislativo ed amministrativo e di un riordino in tutti  i
  settori, per renderle più facili da comprendere e da applicare.
   Il  problema  della semplificazione normativa  è  da  tempo  molto
  sentito  a  tutti  i  livelli istituzionali, a partire  dall'Unione
  europea  per  continuare con le iniziative  del  Governo  centrale,
  delle regioni e degli enti locali: la sua soluzione rappresenta  un
  obiettivo prioritario nell'ottica del rilancio della competitività,
  della  crescita dell'economia e del miglioramento dei rapporti  tra
  cittadini ed istituzioni.
   In  particolare,  l'articolo  25 impegna  la  Giunta  regionale  a
  predisporre  uno o più disegni di legge per la semplificazione,  il
  riassetto normativo e l'eventuale coordinamento di leggi di settore
  o  materie  attribuite alla competenza della Regione.  Inoltre,  si
  dettano  i criteri cui deve uniformarsi il testo predisposto  dalla
  Giunta,  i quali possono riassumersi nella garanzia della  coerenza
  giuridica,  logica e sistematica della normativa;  nella  riduzione
  delle  disposizioni  legislative, con  abrogazione  espressa  delle
  norme    non   più   vigenti   o   inapplicate;   nell'adeguamento,
  aggiornamento,   semplificazione   e   chiarezza   del   linguaggio
  normativo.
   L'articolo  26 contiene una disposizione di coordinamento  tra  la
  normativa  statale  e  regionale, che prevede  la  generalizzazione
  dell'istituto  del rinvio dinamico, con conseguente abrogazione  di
  tutte  le disposizioni regionali precedenti che rechino il  diverso
  istituto  del rinvio statico, improntando l'attività di  produzione
  normativa  della Regione al fondamentale principio  della  certezza
  del diritto.
   Il  Titolo  IV  reca  disposizioni varie, tra  le  quali  tengo  a
  segnalare l'articolo 27 in materia di responsabilità dirigenziale e
  l'articolo  29,  che  reca  modifiche  alle  norme  in  materia  di
  procedimento per il rilascio della concessione edilizia, prevedendo
  tra l'altro l'abrogazione della commissione edilizia comunale.
   Auspico, alla luce delle predette considerazioni e dell'attenzione
  con  cui  le  forze  sociali ed economiche  siciliane  guardano  al
  processo  di  semplificazione della burocrazia  regionale,  che  il
  presente  disegno  di legge possa essere positivamente  accolto  da
  tutte le forze politiche presenti in Parlamento e che possa essere,
  pertanto, approvato in tempi il più possibile rapidi.

   PRESIDENTE. Onorevole Minardo, la sua corposa relazione certamente
  meritava un uditorio più completo.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE. Onorevole Minardo, mi creda, ho provato per lei un attimo
  di  disagio  perché sono stato tra i pochissimi, credo  proprio  di
  poterci  contare  sulle  punta delle dita, ad  assistere  alla  sua
  relazione appassionata.

   MINARDO,  presidente  della Commissione e  relatore.  Può  provare
  disagio chi è assente, non chi è presente.

   FALCONE. Signor Presidente, credo sia il caso di prenderci qualche
  giorno  in  più.  Potremmo  spostare il  termine  a  giovedì  della
  prossima settimana.
   Ho  già  pronti  i  miei emendamenti, ritengo però  che  se  anche
  l'onorevole  Cracolici è d'accordo si possa rinviare il  termine  a
  giovedì  prossimo  per  dare un lasso di  tempo  ulteriore  per  la
  presentazione  degli  emendamenti  al  testo.  Ciò  nonostante   lo
  possiamo   fissare  anche  a  martedì  prossimo,  tanto  io   potrò
  presentare gli emendamenti entro dopodomani.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, la Presidenza  stabilisce,  così
  come  concordato, che la discussione generale del disegno di  legge
  nn. 520-144/A si svolgerà all'articolo 1.
   Pongo  in votazione il passaggio all'esame degli articoli.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Per  quanto  riguarda  il termine degli emendamenti,  vista  anche
  l'esigenza  da parte del Governo di essere presente ed  essendo  lo
  stesso  impegnato per martedì, il termine per la presentazione  dei
  relativi emendamenti è stabilito per il pomeriggio di  mercoledì 16
  giugno 2010.
   La  seduta è rinviata a domani, mercoledì 9 giugno 2010, alle  ore
  16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del vicepresidente Formica


   I  -  Comunicazioni.

   II  -  Lettura,  ai  sensi e per gli effetti  degli  articoli  83,
  lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:

   n. 194  -  Interventi  in  ordine  al  progetto  di  ricerca  di
         idrocarburi  'D  354  C. R-SL' al  largo  delle  coste  di
         Sciacca   e   Menfi,   in  provincia   di   Agrigento,   e
         Castelvetrano, in provincia di Trapani.

                            MARINELLO - DI BENEDETTO - MATTARELLA -
                      PANEPINTO PANARELLO - DE BENEDICTIS - MUSOTTO
                          - DIGIACOMO FARAONE - DE LUCA - FERRARA -
                                               AMMATUNA - GUCCIARDI

   n. 195   -  Interventi,  a  livello  centrale,  in  ordine  alla
         dismissione  del  patrimonio  immobiliare  da   parte   di
         'Ferrovie dello Stato S.p.A.' nella Regione siciliana.

                                ROMANO - MUSOTTO - ARENA - COLIANNI

   n. 196  - Iniziative a tutela della maternità e della vita umana
         nascente.

                           CAPUTO - POGLIESE - BUZZANCA - FALCONE -
                                                          VINCIULLO

   III  -  Svolgimento  di  interrogazioni e di  interpellanze  della
  rubrica  Attività produttive

   IV - Discussione del disegno di legge:
   «Norme in materia di consorzi di bonifica» (n. 560/A).
   Relatore: on. Caputo

                   La seduta è tolta alle ore 19.29

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      dott.ssa Iolanda Caroselli

   Risposta scritta ad interrogazione - Rubrica  «Autonomie locali  e
  funzione pubblica»

   RINALDI.  -  «All'Assessore per le autonomie locali e la  funzione
  pubblica, premesso che:

   con  decreto del Presidente della Regione n. 367 del 25  settembre
  2009 è stato revocato il D.P. n. 582 del 30/10/2008, che dichiarava
  decaduto  il  consiglio comunale di Tripi (ME)  e  conseguentemente
  disponeva  di procedere alla ricostituzione dell'organo  consiliare
  nei modi e nei termini in esso stesso stabiliti;

   a  seguito di ciò il consiglio comunale di Tripi, nella seduta del
  7/11/2009,  ha deliberato la ricostituzione dell'organo  consiliare
  procedendo,  però, in maniera errata e difforme da quanto  disposto
  con  il  D.P.  n. 367 del 25/09/2009, con particolare  riguardo  ai
  consiglieri della lista n. 1  Tripi - Sottile Sindaco ;

   con  nota prot. n. 32707 del 9/12/2009, l'ex Assessorato regionale
  Famiglia rilevava l'errata ricostituzione del consiglio comunale e,
  dopo  aver fornito ulteriori chiarimenti sul contenuto del D.P.  n.
  367,  sollecitava di riprocedere in modo corretto alla surroga  dei
  consiglieri  della  lista n. 1 'Tripi Sottile Sindaco',  e  cioè  a
  partire  dal  sesto candidato, seguendo l'ordine decrescente  delle
  preferenze;

   nella  stessa  nota, al fine di garantire la corretta  e  completa
  ricostituzione   del   plenum  consiliare,   veniva   rappresentata
  l'esigenza  di eseguire l'adempimento con urgenza e comunque  entro
  10 giorni dal suo ricevimento;

   atteso che:

   nonostante  la suddetta nota sia pervenuta al comune di  Tripi  in
  data 14 dicembre 2009, il consiglio comunale è stato convocato  dal
  presidente  oltre il termine indicato, ovvero in  data  11  gennaio
  2010,  per  poi,  su  proposta del consigliere  Fugazzotto,  essere
  rinviato a data da destinarsi;

   i  candidati della lista n. 1  Tripi - Sottile Sindaco   Colicchia
  Carmelo,  Castagnolo Giuseppe, Merlino Giuseppe e  Aveni  Giovanni,
  pur   avendone   legittimo  diritto,  sono  stati   privati   della
  possibilità  di  rappresentare i propri  elettori  nell'ambito  del
  consiglio   comunale  di  Tripi,  nonostante  rappresentassero   la
  maggioranza. Va precisato, infatti, che la lista n. 1 ha  avuto  il
  52% dei consensi rispetto al 48% della lista n. 2;

   per sapere se, nell'ambito delle proprie competenze in materia  di
  vigilanza  e  controllo sugli enti locali,  non  ritenga  di  dover
  urgentemente attivarsi per la nomina di un commissario ad acta  con
  il  mandato  di  procedere  alla  surroga  dei  consiglieri  aventi
  diritto,  così come previsto dal D.P. 367 del 25/9/2009 e  ribadito
  dalla nota n. 32707 del 9 dicembre 2009, riaffermando, in tal modo,
  le  più  elementari regole di democrazia nel consiglio comunale  di
  Tripi.». (1156)

   Risposta.  -  «Si  riscontra l'interrogazione  n.  1156,  a  firma
  dell'onorevole   Rinaldi,  pervenuta   agli   Uffici   di   diretta
  collaborazione di questo Assessorato con nota nr. 754/IN.15 del  30
  aprile  2010 dell'Area 2 della Segreteria Generale della Presidenza
  della Regione.
   Il  Dipartimento  Regionale delle Autonomie Locali,  in  proposito
  interpellato, ha rappresentato quanto segue con nota n.  12378  del
  17 maggio 2010.
   Giova  premettere che, con nota datata 09.11.09  ed  acquisita  al
  prot.  n. 28369 del 10.11.09 e con nota-fax del 25.11.09, acquisita
  al  prot.  n.  31110 del 26.11.09, il sig. Gioè Alessio,  candidato
  della  Lista  n.  1   Tripi - Sottile Sindaco  nelle  consultazioni
  elettorali  del  15-16 giugno 2008, ha chiesto  la  verifica  della
  correttezza  della  procedura adottata  nel  dare  esecuzione  alla
  sentenza  n.  831/09,  stante  quanto  evidenziato  dallo   stesso,
  unitamente  ad altri candidati della medesima lista,  con  la  nota
  datata 07.11.09 indirizzata al Presidente Consigliere Anziano ed al
  Segretario comunale.
   Ricevute  le  note sopra indicate, il Servizio 1  del Dipartimento
  Regionale  delle  Autonomie Locali, con nota  prot.  n.  32707  del
  09.12.09,   ha  richiamato  l'attenzione  del  Comune   su   quanto
  espressamente  riportato nella motivazione  del  D.P.  n.  367  del
  25.09.09  e  cioè  che  dall'esecuzione della  sentenza  n.  831/09
  deriva  il  venir  meno della decadenza del Consiglio  comunale  di
  TRIPI,  a  suo  tempo dichiarata con D.P. n. 582 del  30.10.08,  in
  quanto  determinata, per effetto dell'art. 53 dell'O.R.E.L.,  dalle
  dimissioni  personali  e  contestuali di  n.  6  (sei)  consiglieri
  comunali,  su 12 (dodici) assegnati al consesso, alcuno  dei  quali
  non  è  risultato eletto e non rivestiva a quel tempo la carica  di
  consigliere  comunale,  per effetto della  nuova  attribuzione  dei
  seggi  disposta dal Giudice amministrativo ed ancora che, comunque,
  l'esecuzione  della  sentenza  n. 831/09,  per  quanto  attiene  la
  ricomposizione  del Consiglio comunale, non può  non  tenere  conto
  delle  già  avvenute dimissioni allora presentate  dai  consiglieri
  facenti parte della lista n. 1  Tripi-Sottile Sindaco , stante  che
  le dimissioni medesime sono irrevocabili, immediatamente efficaci e
  non  necessitano  di presa d'atto (art. 25 l.r.  n.  7/92),  visti,
  altresì,  i principi formulati al riguardo dall'Ufficio Legislativo
  e  Legale  R.S. con il parere n. 14252 del 13.08.07 e dal Consiglio
  di  Stato  con la sentenza n. 29/2005, e richiamati nella Circolare
  di questo Assessorato n. 15 del 24.09.07 .
   Conseguentemente  il  Dipartimento delle Autonomie  Locali,  presa
  visione delle deliberazioni del Consiglio comunale nn. 1, 2, 3,  4,
  5  e  6,  del  07.11.09,  ha rilevato l'errata  ricostituzione  del
  Consiglio comunale, così come determinata a seguito delle  surroghe
  operate,  per  quanto  attiene  la Lista  n.  1   Tripi  -  Sottile
  Sindaco , con la Deliberazione n. 3 del 07.11.09.
   Inoltre, l'Ufficio, alla luce delle argomentazioni riportate nella
  nota  prot.  n. 32707/09 già citata, ha fornito le indicazioni  per
  procedere  alla corretta esecuzione ed applicazione della  Sentenza
  n. 831/08, nonché del D.P. n. 367/09, riprocedendo alla surroga dei
  consiglieri  eletti  nella Lista n. 1  Tripi  -  Sottile  Sindaco ,
  seguendo  l'ordine  delle preferenze riportate  dai  candidati  non
  risultati eletti per effetto della Sentenza n. 831/08.
   Preso  atto  che, nonostante il termine assegnato, non  era  stata
  data  esecuzione  alle  prescrizioni relative all'esecuzione  della
  sentenza  T.A.R.  n.  831/09  del 17.04.09,  nonostante  l'avvenuta
  convocazione del Consiglio comunale, così come da nota  del  comune
  di Tripi prot. n. 8371 del 24.12.09, il Servizio 1 del Dipartimento
  delle  Autonomie locali, con nota prot. n. 4868 del 15.02.2010,  ha
  diffidato  gli Organi consiliari a porre in essere gli  adempimenti
  prescritti  nella  nota medesima, al fine di  garantire  la  giusta
  ricostituzione  del  plenum consiliare e quindi  la  copertura  dei
  consiglieri assegnati.
   In  ottemperanza  alla  diffida de qua, il Consiglio  comunale  di
  Tripi,  con  le  deliberazioni  nn.  5  e  6  dell'08.03.2010,   ha
  provveduto  alla ricomposizione dell'Organo secondo le prescrizioni
  assessoriali.
   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento».

                     L'Assessore per le autonomie
                                locali
                      dott.ssa Caterina Chinnici

   Risposte  scritte ad interrogazioni - Rubrica  «Energia e  servizi
  di pubblica utilità»

   ARENA. - «Al Presidente della Regione, premesso che:

   sono  oltre  un  centinaio, dal mese di marzo ad  oggi,  gli  atti
  vandalici,  prevalentemente incendiari, registrati nella  città  di
  Catania  a danno dei nuovi contenitori predisposti per la  raccolta
  differenziata  e  collocati dal Comune in varie strade  del  centro
  cittadino;

   tali   episodi   di  inaudita  e  deprecabile  condotta   incivile
  determinano  pesanti  ricadute  di immagine,  di  ordine  economico
  sull'intera  comunità e, circostanza ben più allarmante,  espongono
  all'azione  di agenti inquinanti ed altamente nocivi  la  già  poco
  salubre aria respirata dai nostri concittadini;

   considerato che:

   il  Sindaco  di Catania, sen. Raffaele Stancanelli, in  successivi
  interventi volti a stigmatizzare tali atti di gravissima inciviltà,
  ha  espresso forte indignazione nei confronti di quanti,  'mediante
  gesti    ignobili,    intendono    vanificare    il    lavoro    di
  razionalizzazione, legalità e trasparenza avviato nel settore della
  nettezza   urbana',  riponendo  l'accento  sull'azione   intrapresa
  dall'Amministrazione  comunale, orientata al  potenziamento  ed  al
  miglioramento del servizio di raccolta differenziata;

   è,  purtroppo, opinione comune, largamente suffragata da  numerose
  indagini  giudiziarie,  ritenere il settore dello  smaltimento  dei
  rifiuti urbani gravemente inquinato da infiltrazioni malavitose che
  traggono  origine  da  un  sistema  spesso  permeabile  a  gestioni
  affaristiche,  ingenti profitti. Per tale ragione,  appare  fondato
  ritenere  plausibile l'esistenza di una 'regia occulta' ispiratrice
  di  atti  apparentemente teppistici ma che, in  realtà,  potrebbero
  celare    gravi    intenti   intimidatori    nei    confronti    di
  un'Amministrazione comunale quotidianamente impegnata  nella  lotta
  ad ogni forma di illegalità;

   per   sapere   quali   urgenti  interventi  intenda   predisporre,
  nell'ambito  delle proprie competenze istituzionali,  affinché  sia
  garantito  un  effettivo e maggiore controllo  del  territorio  che
  tuteli   da  simili  gesti  scellerati  le  amministrazioni  locali
  virtuose,    impegnate   nel   risanamento   e   nella    razionale
  riorganizzazione del servizio di smaltimento dei rifiuti  urbani.».
  (929)