Presidenza del vicepresidente Formica
VITRANO, segretario, dà lettura del processo verbale della seduta
precedente che, non sorgendo osservazioni, si intende approvato.
PRESIDENTE. Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del Regolamento
interno, do il preavviso di trenta minuti al fine delle eventuali
votazioni mediante procedimento elettronico che dovessero avere
luogo nel corso della seduta.
Ricordo, altresì, che anche la richiesta di verifica del numero
legale (art. 85) ovvero la domanda di scrutinio nominale o di
scrutinio segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
elettronico.
Congedi
PRESIDENTE. Comunico che hanno chiesto congedo gli onorevoli:
- Rinaldi, per motivi personali, a decorrere dalla presente
seduta;
- Arena, Barbagallo, D'Asero, Federico, Forzese, Marinello,
Picciolo, Raia e Scilla per oggi;
- Bonomo, dall'8 al 10 giugno 2010.
L'Assemblea ne prende atto.
Annunzio di risposte scritte ad interrogazioni
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le risposte scritte alle
seguenti interrogazioni:
- da parte dell'Assessore Autonomie Locali e Funzione Pubblica
n. 1156 - Iniziative per il ripristino di regole di democrazia nel
consiglio comunale di Tripi (ME).
Firmatario: Rinaldi Francesco
- da parte dell'Assessore Energia e Servizi Pubblica Utilità
n. 929 - Notizie circa la grave emergenza determinatasi nel comune
di Catania a seguito dei reiterati atti incendiari che hanno
interessato numerosi contenitori per la raccolta differenziata.
Firmatario: Arena Giuseppe
n. 971 - Iniziative per la messa in sicurezza dell'oleodotto delle
condutture della società ENIMED.
Firmatario: De Benedictis Roberto
- da parte dell'Assessore Salute
n. 19 - Notizie sullo svolgimento dei concorsi per l'apertura di
nuove sedi farmaceutiche in Sicilia.
Firmatario: Ammatuna Roberto
n. 387 - Erogazione di risorse alle farmacie rurali delle isole
minori.
Firmatari: Caputo Salvino
n. 573 - Provvedimenti per garantire la trasparenza ed il rispetto
della normativa vigente nel settore sanitario della Regione
siciliana.
Firmatario: Lupo Giuseppe
n. 827 - Notizie circa il ritardo nella pubblicazione del bando di
concorso regionale per l'apertura di nuove farmacie.
Firmatario: Fiorenza Cataldo
n. 909 - Notizie circa la ventilata soppressione del reparto di
chirurgia dell'ospedale San Vincenzo di Taormina (ME).
Firmatario: Rinaldi Francesco
n. 1002 - Notizie in merito alla gara consorziata per l'acquisto
di microchip sottocutanei per l'anagrafe canina.
Firmatario: Dina Antonino
n. 1007 - Chiarimenti circa la presunta grave violazione del
diritto alla salute di un cittadino.
Firmatario: Limoli Giuseppe
- da parte dell'Assessore per il Territorio e Ambiente:
n. 394 - Accertamento della regolare gestione amministrativa posta
in essere dall'ATO Messina 1.
Firmatario: Laccoto Giuseppe.
Avverto che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
stenografico della seduta odierna.
Annunzio di presentazione di disegni di legge
PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti disegni
di legge:
«Istituzione servizi di vigilanza ittica ed ecologica» (n. 566)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Romano, in
data 20 maggio 2010.
«Centro risvegli Ibleo» (n. 567)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Ragusa,
Digiacomo, Incardona, Ammatuna, Leontini e Minardo, in data 20
maggio 2010.
«Istituzione dell'ufficio speciale per l'alienazione dei beni
disponibili delle Aziende sanitarie» (n. 570)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Vinciullo in
data 27 maggio 2010.
«Istituzione e disciplina dei punti di accoglienza del neonato»
(n. 571)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Caputo,
Leontini, Buzzanca, Pogliese, Vinciullo, Falcone, Scoma, Bosco,
Mancuso, Limoli, Campagna, D'Asero e Corona in data 27 maggio 2010.
«Interventi per la realizzazione di parcheggi commerciali nei
centri storici dei comuni siciliani» (n. 572)
di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Savona in
data 4 giugno 2010
«Riconoscimento e sostegno all'Associazione Alzheimer di Palermo»
(n. 573)
di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Caputo,
Pogliese, Vinciullo, Buzzanca, Currenti, Mancuso, Corona, Bosco,
Limoli, Beninati e Campagna in data 7 giugno 2010.
Comunicazione di presentazione e di contestuale invio di disegni
di legge
alle competenti Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico i seguenti disegni di legge presentati ed
inviati alle competenti Commissioni:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
«Norma di attuazione della dotazione organica della Regione» (n.
563)
- di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Fagone e
Vinciullo in data 19 maggio 2010; inviato in data 19 maggio 2010
«Norme per il conferimento degli incarichi dirigenziali
nell'amministrazione regionale e negli enti di cui all'art. 1 della
legge regionale 15 maggio 2000, n. 10» (n. 569)
di iniziativa governativa, presentato dal Presidente della Regione
(Lombardo) su proposta dell'assessore per le autonomie locali e la
funzione pubblica (Chinnici) in data 25 maggio 2010; inviato in
data 26 maggio 2010.
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
«Istituzione del Parco dell'Oreto» (n. 564)
- di iniziativa parlamentare, presentato dagli onorevoli Caputo,
Leontini, Mancuso, Bosco, Limoli, D'Asero, Campagna, Scoma,
Buzzanca, Pogliese, Falcone, Vinciullo, Corona, Leanza E. in data
19 maggio 2010; inviato in data 27 maggio 2010.
«Modifiche ed integrazioni alla normativa regionale in materia di
appalti» (n. 568)
- di iniziativa governativa, presentato dal Presidente della
Regione (Lombardo) su proposta dell'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità (Gentile) in data 24 maggio 2010; inviato in data 25
maggio 2010.
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
«Norme in favore di lavoratori in cassa integrazione o in stato di
disoccupazione o mobilità» (n. 565)
- di iniziativa parlamentare, presentato dall'onorevole Lupo in
data 19 maggio 2010; inviato in data 27 maggio 2010.
Comunicazione di invio di disegni di legge alle competenti
Commissioni legislative
PRESIDENTE. Comunico che i seguenti disegni di legge sono stati
inviati alle competenti Commissioni:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Disposizioni in materia di acquisizione dei dati inerenti l'uso di
sostanze stupefacenti e/o psicotrope da parte dei parlamentari
eletti all'Assemblea regionale siciliana (n. 498)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 3 giugno 2010
Interventi per l'accoglienza e l'integrazione dei richiedenti
asilo e dei rifugiati, coniugate allo sviluppo sociale, economico e
culturale delle comunità locali (n. 522)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 27 maggio 2010
Interventi a sostegno delle famiglie numerose (n. 558)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 27 maggio 2010
- parere IV e V
Trasferimenti annuali in favore di Consorzi di comuni che si
occupano della gestione e valorizzazione dei beni confiscati alla
criminalità organizzata (n. 562)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 19 maggio 2010
- parere Commissione Antimafia
ATTIVITA' PRODUTTIVE (III)
Norme atte a favorire il consumo di prodotti agricoli a chilometri
zero (n. 541)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 24 maggio 2010
Interventi urgenti per il comparto agricolo (n. 556)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 21 maggio 2010
AMBIENTE E TERRITORIO (IV)
Disposizioni in materia di veicoli d'epoca e di interesse storico
e collezionistico (n. 531)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 27 maggio 2010
Interventi a sostegno dei comuni montani e dei piccoli comuni in
condizioni di disagio (n. 555)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 27 maggio 2010
- parere III, I
CULTURA, FORMAZIONE E LAVORO (V)
Riordino del sistema dell'offerta formativa integrata della
Regione (n. 542)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 21 maggio 2010
Organizzazione del servizio bibliotecario regionale integrato (n.
557)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 27 maggio 2010
Norme in materia di rapporti di lavoro (n. 561)
- di iniziativa parlamentare
- inviato in data 3 giugno 2010
Comunicazione di riassegnazione di disegno di legge
alla competente Commissione legislativa
PRESIDENTE. Comunico che il disegno di legge Adozione dei modelli
organizzativi di cui al decreto legislativo n. 231/2001 in materia
di responsabilità amministrativa delle imprese' (n. 465), inviato
in data 25 maggio 2010, parere IV Commissione, è stato riassegnato
alla competente Commissione legislativa Attività produttive'
(III).
Comunicazione di richiesta di parere
PRESIDENTE. Comunico la seguente richiesta di parere pervenuta ed
assegnata alla competente Commissione:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Nomina del direttore generale dell'Istituto zooprofilattico
sperimentale (n. 93/I)
- pervenuta in data 7 giugno 2010
- inviata in data 7 giugno 2010.
Comunicazione di pareri resi
PRESIDENTE. Comunico i seguenti pareri resi dalla competente
Commissione legislativa:
AFFARI ISTITUZIONALI (I)
Azienda sanitaria provinciale di Enna. Designazione componente in
seno al collegio sindacale (n. 88/I)
pervenuto in data 18 maggio 2010
inviato in data 19 maggio 2010 e reso in data 26 maggio 2010
Azienda sanitaria provinciale di Caltanissetta. Designazione
componente in seno al collegio sindacale (n. 89/I)
pervenuto in data 18 maggio 2010
inviato in data 19 maggio 2010 e reso in data 26 maggio 2010
Azienda sanitaria provinciale di Agrigento. Designazione
componente in seno al collegio sindacale (n. 90/I)
pervenuto in data 18 maggio 2010
inviato in data 19 maggio 2010 e reso in data 26 maggio 2010
Azienda ospedaliera Garibaldi di Catania. Designazione componente
in seno al collegio sindacale (n. 91/I)
pervenuto in data 18 maggio 2010
inviato in data 19 maggio 2010 e reso in data 26 maggio 2010
Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana.
Sezione giurisdizionale. Designazione componente (n. 92/I)
pervenuto in data 19 maggio 2010
inviato in data 20 maggio 2010 e reso in data 26 maggio 2010
inviati in data 31 maggio 2010.
Comunicazione di delibere della Giunta regionale
PRESIDENTE. Comunico che sono pervenute le delibere della Giunta
regionale - secondo bimestre 2010.
Copie delle medesime e il relativo elenco recante l'oggetto di
ciascuna è disponibile all'archivio del Servizio delle Commissioni.
Annunzio di interrogazioni
PRESIDENTE. Invito il deputato segretario a dare lettura delle
interrogazioni con richiesta di risposta orale presentate.
VITRANO, segretario:
«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro,
premesso che:
nei mesi scorsi si è svolto presso il CIAPI di Siracusa, con la
collaborazione del Comune di Priolo, della provincia di Siracusa e
lo stesso CIAPI, un corso di formazione professionale che ha
impegnato alcune decine di giovani in una attività formativa legata
alle attività industriali;
tale corso di formazione sembra essere stato propedeutico
all'assunzione, da parte di imprese della zona industriale, del
personale formato per le qualifiche professionali per le quali è
stata realizzata la formazione;
considerato che le organizzazioni sindacali del settore
metalmeccanico, e l'organizzazione FIOM in particolare, hanno
invece denunciato che almeno una di tali imprese, la IREM, starebbe
utilizzando invece i lavoratori formati in tale corso in ruoli e
funzioni non adeguati alla attività formativa e alla qualifica
ottenuta, rendendo perciò l'attività formativa uno spreco di
denaro;
considerato inoltre che la stessa organizzazione sindacale ha
denunciato il 'mancato rispetto del contratto di lavoro ed
intimidazioni nei confronti dei lavoratori come metodo gestionale
dell'azienda', che pure avrebbe collaborato con enti pubblici per
la formazione;
per sapere:
se non intenda accertare se le denunce della organizzazione
sindacale riguardanti l'utilizzo dei lavoratori in qualifiche più
basse di quelle per le quali si è realizzata la formazione, il
mancato rispetto del contratto di lavoro e le 'condizioni di lavoro
da terzo mondo' rispondano al vero;
se non siano stati utilizzati fondi pubblici a qualsivoglia titolo
(europei, regionali o comunali) per realizzare l'attività formativa
di cui sopra;
se vengano rispettati gli impegni assunti dalle varie parti
interessate (CIAPI, comune di Priolo, impresa IREM) e, nel caso in
cui tali violazioni denunciate dovessero rispondere a verità, se
non intenda adottare i necessari provvedimenti del caso». (1188)
MARZIANO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le attività
produttive e all'Assessore per l'economia, premesso che:
in data 8 luglio 2009 con decreto presidenziale il dottor Marco
Venturi è stato nominato, dal residente della Regione siciliana,
onorevole Raffaele Lombardo, Assessore per l'industria;
in data 10 luglio 2009 veniva depositata presso la cancelleria del
Tribunale di Agrigento un'ordinanza con cui il giudice delle
esecuzioni accoglieva l'istanza di sospensione della procedura
esecutiva n. 8/06 iniziata dal raggruppamento di imprese (creditori
procedenti) nei confronti dell'ASI di Agrigento. L'ASI di Agrigento
aveva eccepito nei confronti del raggruppamento di imprese
l'inesistenza del credito, posto a fondamento dell'incoata
procedura esecutiva immobiliare, stante l'avvenuto pagamento
parziale del credito e la cessione da parte di costoro in favore
dei terzi del residuo credito. I creditori procedenti, in virtù
delle cessioni di credito indicate dettagliatamente nel ricorso,
pari ad un importo maggiore rispetto a quello vantato nei confronti
dell'ASI, non hanno più alcun titolo per azionare la procedura
esecutiva come peraltro accertato dal Tribunale;
ciò nonostante con nota datata 3 settembre 2009, indirizzata al
dottor Marco Venturi, l'avvocato procuratore del raggruppamento di
imprese chiedeva un intervento risolutorio per la definizione della
procedura esecutiva n. 8/06 rg.es. trib. AG nei confronti dell'ASI
di Agrigento;
in tale nota è annotato un provvedimento olografo datato 8
settembre 2009 a firma presumibilmente di un dirigente
dell'assessorato o dello stesso Assessore. Mentre la stessa nota
risulta protocollata all'Assessorato Industria in data 09/09/2009
al n. 35014;
con inusitata immediatezza, in pari data (09/09/2009), prot.
35201, veniva dal dipartimento industria inoltrata all'ASI di
Agrigento richiesta di relazione in merito a quanto rappresentato
dall'avvocato del raggruppamento di imprese. Nella richiesta si
rappresentava la necessità di ogni urgenza, dovendo lo scrivente
dirigente predisporre idonea relazione per l'assessore Venturi;
in data 7 settembre 2009, per strana coincidenza, immediatamente
dopo l'accoglimento della sospensione della procedura esecutiva n.
8/06 in corrispondenza con la nota dell'avvocato procuratore del
raggruppamento di imprese, con nota prot. 2590/gab l'assessore
Venturi conferiva incarico ispettivo al dottor Vincenzo Cusimano ed
al dottor Mario Giannone allo scopo di verificare, ai fini
dell'esercizio dei poteri attribuitigli dalle previsioni degli
articoli 2 e 17 della l.r. n. 1/84, la correttezza l'imparzialità e
la legittimità dell'attività amministrativa contabile degli organi
consortili dell'ASI;
considerato che:
in data 6 novembre 2009 con nota prot. 3135/dir l'ASI di Agrigento
rispondeva alla nota prot. 35201 del 9 settembre 2009, con la quale
era stata trasmessa all'ASI di Agrigento la lettera dell'avvocato
procuratore del raggruppamento di imprese;
nella risposta si descrivevano analiticamente le cessioni dei
crediti a terzi effettuati prima della notifica dell'atto di
precetto e del pignoramento e per un importo pari a circa il triplo
del dovuto, motivando così le ragioni per le quali l'ASI nulla
doveva al raggruppamento di imprese;
in data 4 febbraio 2010 il Tribunale di Agrigento sez. civ. in
composizione collegiale, come prevedibile, rigettava il reclamo
proposto dal raggruppamento di imprese rappresentato dal citato
avvocato nei confronti dell'ASI di AG, con atto depositato il 28
luglio 2009, avverso il provvedimento reso il 3 luglio 2009 e
depositato il 10 luglio 2009, nell'ambito del procedimento iscritto
al n. 8/06 r.g.e. trib AG;
in data 2 dicembre 2009 i suddetti ispettori consegnavano
all'assessore Venturi la loro relazione ispettiva;
con nota del 21 gennaio 2010 prot. 135/b, a firma del dirigente
generale, avente ad oggetto: atto di contestazione ex art. 17, l.r.
n. 1/1984, si formulavano contestazioni (non conformi all'indagine
ispettiva) e venivano richieste eventuali controdeduzioni alle
singole contestazioni entro il termine perentorio di quindici
giorni con avvertimento che, trascorso infruttuosamente il termine
sopra indicato, lo scrivente dipartimento, in difetto di
opposizioni alle contestazioni rivolte all'attuale amministrazione
del consorzio ASI di Agrigento, avrebbe inoltrato all'Assessore
regionale per le attività produttive la proposta di attivazione
delle procedure di cui all'art. 17 (interventi sostitutivi) della
l.r. 1/84;
in data 4 febbraio 2010 venivano protocollate all'Assessorato
Attività produttive le controdeduzioni alle contestazioni da parte
dell'ASI di AG, con allegati gli atti di riferimento;
tenuto conto che:
in data 20 ottobre 2009, con nota prot n. 41392 del d.g., dottore
Vernuccio, veniva comunicata all'ASI di AG l'approvazione della
delibera di consiglio generale n. 6 del 3 ottobre 2009 avente per
oggetto Approvazione Conto Consuntivo anno 2008';
in data 29 dicembre 2009 con nota prot n. 3633/Dir veniva
trasmessa all'Assessorato la delibera n. 09 adottata dal consiglio
generale avente ad oggetto Approvazione bilancio di previsione
anno 2010';
pur avendo richiesto chiarimenti e nonostante questi siano stati
dettagliatamente ed esaurientemente forniti unitamente al parere
favorevole espresso dai revisori dei conti, il D.G.
dell'Assessorato Attività produttive, con nota di prot. 136/b, in
data 22 gennaio 2010 notificava il decreto del dirigente generale
n. 13 del 21 gennaio 2010 di annullamento della deliberazione del
consiglio generale n. 9 del 29 dicembre 2009 del consorzio ASI di
Agrigento, e quindi bocciava il bilancio di previsione 2010
dell'ASI di Agrigento;
atteso che:
soltanto in data 25 febbraio 2010, ben dopo la bocciatura del
bilancio ASI di Agrigento, veniva diramata la nota 463/B avente ad
oggetto: Consorzi ASI - Bilancio di previsione per l'esercizio
2010, direttive a firma dell'Assessore Marco Venturi;
in data 27 febbraio 2010 l'ASI di AG con deliberazione del
Consiglio generale n. 1 del 27 febbraio 2010 avente ad oggetto: 'la
riapprovazione del Bilancio di previsione 2010 a seguito e alla
luce delle direttive impartite dall'Assessorato delle attività
produttive con nota 463B del 25 febbraio 2010 avente ad oggetto:
consorzi ASI - Bilancio di previsione per l'esercizio 2010.
Direttive' recepiva in toto la suddetta direttiva e riapprovava il
bilancio;
con nota dell'8 marzo 2010 prot. n. 702/dir, l'ASI di Agrigento
trasmetteva all'Assessorato la suddetta delibera del consiglio
generale n. 1 del 27 febbraio 2010. Tale nota risulta introitata
dall'Assessorato regionale Attività produttive - ufficio
accettazione posta in data 17 marzo 2010;
soltanto in data 6 aprile 2010 a mezzo fax e pervenuta in ASI a
mezzo raccomandata a/r in data 13 aprile 2010 e quindi dopo almeno
venti giorni dalla trasmissione della nota dell'8 marzo 2010 prot.
n. 702/dir, il dirigente generale, abusando del suo ufficio, in
presenza di una deliberazione approvata ed esecutiva, in violazione
dell'articolo 15 della l. r. 1/84, sospendeva la deliberazione in
attesa di chiarimenti;
si ricorda che l'articolo 15 della l.r. 1/84, al suo II comma,
recita '2. Le deliberazioni concernenti (...) i bilanci preventivi
e le relative variazioni, i conti consuntivi ed i regolamenti
possono essere annullate dall'Assessorato regionale dell'industria
entro 15 giorni dalla loro ricezione,(...) trascorsi detti termini,
le deliberazioni di cui al presente comma si intendono approvate ed
esecutive';
ciò nonostante con nota del 13 aprile 2010 prot. n 1196/dir,
introitata dall'Assessorato il 20 aprile 2010, nonostante l'assenza
di alcun obbligo ad adempiere essendo decorsi i termini per una
loro legittima richiesta, l'ASI di Agrigento trasmetteva i
richiesti chiarimenti, allegava ai chiarimenti la relazione tecnica
dell'ingegnere Salvatore Callari e la CTU dell'ingegnere Giuseppe
Raccuia resa nella procedura esecutiva 08/06 R.G. esecuzioni
Tribunale di Agrigento;
in data 30 aprile 2010, trascorsi dieci giorni dall'invio dei
chiarimenti, come prescritto dalla norma, con determina
dirigenziale n 117 il direttore generale dell'ASI di Agrigento
dichiarava approvata ed esecutiva la deliberazione del consiglio
generale n. 1 del 27 febbraio 2010 ai sensi dell'articolo 15 della
l.r. n. 1/1984 che per miglior lettura si riporta per estratto:
'l.r.1/84 art. 15: 2. Le deliberazioni (...) i bilanci preventivi e
le relative variazioni, i conti consuntivi ed i regolamenti
'possono essere annullate dall'Assessorato regionale dell'industria
entro 15 giorni dalla loro ricezione, (...) trascorsi detti
termini, le deliberazioni di cui al presente comma si intendono
approvate ed esecutive.
3. Entro 15 giorni dalla ricezione delle deliberazioni,
l'Assessorato regionale dell'industria dispone la sospensione con
richiesta motivata di chiarimenti, che può essere esercitata solo
una volta. Nei 10 giorni successivi alla ricezione dei chiarimenti
può pronunciarne l'annullamento per motivi di legittimità';
rilevato che:
in data 3 maggio 2010, mentre si svolgeva la cerimonia di inizio
dei lavori per il completamento dell'asse urbano di Porto
Empedocle, definita dai media, 'Eterna incompiuta' l'Assessore per
le attività produttive diramava alle agenzie di stampa il seguente
comunicato:
From: Presidenza Regione Siciliana - Ufficio Stampa To:
ufficiostamparegione.sicilia.it Sent: Monday, May 03, 2010 4:51 PM
Subject: ASI: VENTURI BOCCIA BILANCIO PREVISIONE CONSORZIO DI
AGRIGENTO ASI: VENTURI BOCCIA BILANCIO PREVISIONE CONSORZIO DI
AGRIGENTO PALERMO, 3 maggio 2010 (SICILIA) - L'assessore regionale
alle Attività Produttive, Marco Venturi, ha bocciato il bilancio di
previsione 2010 del consorzio ASI di Agrigento. 'L' ASI di
Agrigento - secondo l'ufficio di vigilanza dell'assessorato - ha
violato ripetutamente le prescrizioni precedentemente emanate con
direttiva assessoriale e relative ad alcuni aspetti gestionali da
evidenziare nell'ambito dei bilanci di previsione del 2010. Il
consorzio ASI agrigentino inoltre ha violato la legge e lo stesso
statuto consortile'. Il provvedimento odierno scaturito dalla
situazione gestionale e finanziaria e' propedeutico al
commissariamento dell'Ente consortile, il cui provvedimento e'
stato presentato dall'assessore Venturi ed e' in attesa di parere
da parte della giunta di governo';
soltanto in data 4 maggio 2010, cioè il giorno dopo il comunicato
stampa, abusando del suo ufficio ed in violazione dell'articolo 5
della l.r. 16 dicembre 2008, n. 19, ed in violazione dell'articolo
2, comma 2, della l.r. 15 maggio 2000, n. 10, e dell'art. 15 l.r.
1/1984, comma 3, firmava il d.a. n. 1112 di annullamento della
deliberazione consiglio generale ASI di Agrigento n. 1 del 27
febbraio 2010, avente ad oggetto: approvazione bilancio previsione
2010, per i seguenti motivi:
1) 'La previsione di procedere alla vendita dell'immobile
denominato Centro direzionale, ove ha sede il consorzio ASI di AG,
h da ritenere illegittima' perché facente parte della categorie di
beni di propriètà consortile indisponibile ai fini
dell'alienazione.
2) 'non risulta posta in essere alcuna specifica attività
amministrativa nei confronti degli interessati finalizzata al
concreto ed effettivo recupero dei maggiori emolumenti
indebitamente erogati nei pregressi esercizi amministrativi agli
organi consortili'. L'Assessore ordinava la consegna del decreto
mediante notifica a mani, il 5 maggio 2010 a mezzo di personale del
gabinetto dello stesso assessorato esterno ai ruoli
dell'amministrazione;
precisato che:
il 'centro direzionale' non è la sede dell'ASI, così come
erroneamente affermato dall'Assessore, ma trattasi dello stesso
bene meglio descritto nella CTU del dottore Raccuia (allegata al
bilancio) nella procedura esecutiva 8/06, pignorato e messo in
vendita dal giudice dell'esecuzione di Agrigento e quindi
alienabile;
sono state, dall'Assessorato alle attività produttive, ritenute
regolari le somme (comprese quelle da recuperare) scritte nel
bilancio di previsione nella parte entrate;
l'attività amministrativa nei confronti degli interessati
finalizzata al concreto ed effettivo recupero dei maggiori
emolumenti indebitamente erogati nei pregressi esercizi
amministrativi agli organi consortili va eseguita in sede di
bilancio consuntivo e non in sede di bilancio preventivo;
comunque, pro bono pacis, il presidente pro tempore non percepisce
alcuna indennità dal maggio 2009;
con nota di prot. 41392 del 20 ottobre 2009 il dirigente generale
dell'Assessorato approvava la delibera di c.g. ASI n. 6 del 2
ottobre 2009 avente ad oggetto 'approvazione conto consuntivo anno
2008';
preso atto che:
in data 5 maggio 2010 con nota 1422/dir, l'ASI di Agrigento
comunicava all'Assessorato Attività produttive, all'Assessorato
Economia e al Presidente della Regione che il bilancio di
previsione anno 2010 approvato dal Consiglio generale con
deliberazione n. 1 del 27 febbraio 2010 risultava, ai sensi
dell'art. 15 l.r. n. 1/1984, approvato ed esecutivo per decorrenza
dei termini;
tenuto conto della disparità di trattamento rispetto alle altre
ASI della Sicilia:
infatti, in data 29 aprile 2010 con nota di prot. 1062/B
l'Assessore comunicava all'ASI di Palermo l'approvazione del
bilancio di previsione 2010 onerando l' ASI palermitana - entro
trenta giorni dal ricevimento della presente - di adottare le
variazioni di bilancio idonee ad ottemperare le direttive fornite
dallo scrivente con nota prot. 463/b del 25 febbraio 2010;
precedentemente approvava il bilancio di previsione 2010 dell'ASI
di Enna, nonostante la mancanza del parere dei revisori dei conti,
per decorrenza dei termini, ed in assenza del parere
dell'Assessorato Bilancio;
considerato inoltre che:
proseguendo in un motivato accanimento contro l'ASI di Agrigento,
in data 6 maggio 2010, con nota di prot 1419 avente ad oggetto:
procedimento disciplinare nei confronti del Dirigente ex direttore
generale', l'assessore Venturi, abusando del suo ufficio, ed in
violazione dell'articolo 5 l.r. 16 dicembre 2008, n. 19,
dell'articolo 2, comma 2, della l.r. 15 maggio 2000, n. 10, e
dell'articolo 17 l.r.1/1984, onerava l'ASI di Agrigento di revocare
in autotutela il procedimento disciplinare entro due giorni dal
ricevimento della nota, avvisando la stessa che, trascorso
infruttuosamente il predetto termine, l'assessore avrebbe proceduto
alla nomina di un commissario ad acta - ex articolo 17, comma 3
della l.r. n. 1/84;
in data 12 maggio 2010 in violazione dell'articolo 17 l.r. 1/84
che così recita: 'L'Assessore regionale per l'industria, in caso di
inadempimento da parte degli organi consortili di atti obbligatori
per legge o per statuto, può procedere alla nomina di un
commissario ad acta allo scopo di provvedere all'immediata adozione
dei provvedimenti in relazione ai quali l'ente si è reso
inadempiente', l'Assessore regionale per le attività produttive,
abusando del suo ufficio, in assenza di inadempimento da parte
degli organi consortili di atti obbligatori per legge o per
statuto, con nota prot. 1473/gab avente ad oggetto: 'D.A. n.6/gab
del 12 maggio 2010, conferimento incarico di commissario ad acta
presso l'ASI di Agrigento', avrebbe trasmesso all'ASI copia
conforme del decreto con in quale, ai sensi dell'articolo 17 della
legge regionale 4 gennaio 1984, n. 1, il geometra Michele Scarpulla
nato a Caltanissetta il 30 agosto 1957, funzionario regionale in
servizio presso l'Ispettorato provinciale dell'Agricoltura di
Caltanissetta, veniva nominato commissario ad acta presso il
consorzio per l'area di sviluppo industriale di Agrigento, con il
precipuo compito di procedere, previo accertamento della effettiva
inottemperanza da parte del consorzio ASI di Agrigento,
all'annullamento di tutti i provvedimenti sottesi al procedimento
disciplinare intrapreso nei confronti dell'ex direttore generale;
al fine di ripristinare la legalità, l'imparzialità della pubblica
amministrazione, la correttezza ed imparzialità nella conduzione
amministrativa e gestionale dell'Assessorato oltre al grave ed
irreparabile danno agli enti sottoposti a vigilanza e controllo
dell'Assessorato Attività produttive;
per sapere:
per quali ragioni la nota dell'avvocato procuratore del
raggruppamento di imprese, datata 3 settembre 2009, porti una
scritta olografa dell'8 settembre 2009 e risulti protocollata in
ingresso all'Assessorato Attività produttive soltanto in data 9
settembre 2009 ed inviata in pari data all'ASI di Agrigento;
a chi appartenga la firma apposta sotto la scritta olografa e per
quali ragioni d'urgenza si ravvisasse l'urgenza a relazionare nel
merito all'Assessore;
a seguito della chiara ed esaustiva risposta con nota ASI
Agrigento del 6 novembre 2009, prot. 3135/dir, e delle informazioni
in essa contenute, quali iniziative urgenti abbia intrapreso
l'Assessore per le attività produttive o ritenga oggi di
intraprendere;
quali provvedimenti abbia posto in essere a seguito della
relazione ispettiva depositata il 2 dicembre 2009;
quali ragioni inducano l'Assessorato a contestare all'ASI di
Agrigento presunti inadempimenti non rilevati nella relazione
ispettiva o addirittura in contrasto con la stessa relazione
ispettiva;
quali provvedimenti siano stati adottati a seguito delle
controdeduzioni presentate dall'ASI di Agrigento;
quali siano le ragioni della disparità di trattamento, adottata
dall'Assessorato nei confronti delle ASI di Palermo ed Enna
nell'approvazione dei bilanci di previsioni 2010;
quali irregolarità contabili siano state riscontrate nel bilancio
di previsione 2010 dell'ASI AG;
per quali ragioni l'Assessore, pur possedendo chiara e documentata
informazione, affermi erroneamente che l'immobile da alienare è la
sede dell'ASI agrigentina;
se risulti al vero che l'Assessore abbia diramato una nota agenzia
di stampa contenente la notizia della bocciatura del bilancio di
previsione 2010 dell'ASI di Agrigento in data 3 maggio 2010, mentre
quest'ultimo ente inaugurava l'inizio dei lavori per il
completamento dell'asse urbano di Porto Empedocle, e per quali
ragioni abbia diramato la nota d'agenzia di stampa prima che il
provvedimento fosse adottato;
se risulti al vero che il provvedimento di annullamento a firma
dell'Assessore in data 4 maggio 2010 sia stato notificato a mani da
componente esterno il suo gabinetto in data 5 maggio 2010, quando
già il bilancio di previsione 2010 dell'ASI di Agrigento era già
approvato ed esecutivo ai sensi dell'articolo 15 l.r. 1/1984;
se risultino effettuate dall'Assessorato altre notifiche a mani a
mezzo di personale del gabinetto dell'Assessore nei confronti delle
altre ASI della Sicilia e se sia prassi consolidata presso
l'Assessorato Attività produttive notificare atti a mezzo di
personale esterno componenti del gabinetto dell'Assessore;
se la competenza a sottoscrivere il provvedimento di annullamento
del bilancio di previsione appartenga al direttore generale o
all'Assessore;
considerato che l'ASI di Agrigento ha avuto annullato il bilancio
di previsione anno 2010 prima con decreto del direttore generale n.
13 del 21 gennaio 2010 di annullamento della deliberazione del
consiglio generale n. 9 del 29 dicembre 2009 del consorzio ASI di
Agrigento, poi con decreto assessoriale n. 1112 di annullamento
della deliberazione consiglio generale ASI di Agrigento n. 1 del 27
febbraio 2010, chi avrebbe posto in essere un atto illegittimo
abusando del proprio ufficio;
se per le ragioni indicate in premessa il Presidente della Regione
non ritenga, ai sensi dell'articolo 15 legge 1/84 ed al fine di
evitare un dannoso contenzioso con la Regione siciliana, oltre che
gravi ed ulteriori danni, di dover dichiarare nullo e privo di
giuridici effetti l'atto di annullamento del bilancio di previsione
2010 posto in essere dall'Assessore;
se ritengano che la mancata revoca di un procedimento disciplinare
rientri tra gli atti obbligatori per legge o per statuto, così da
giustificare la nomina di un commissario ad acta con conseguenti
costi e danni erariali. In caso di risposta negativa si chiede di
sapere se il Presidente della Regione non ritenga di dover revocare
tale illegittima nomina;
quali ragioni di opportunità possano giustificare l'eventuale
commissariamento di un ente in fase di rinnovo del proprio
consiglio generale;
se l'Assessore abbia risposto alla nota del consorzio ASI di
Agrigento per la nomina dei componenti di competenza assessoriale
nel consiglio generale. In caso di risposta negativa si chiede di
sapere per quali ragioni non si sia adempiuto». (1189)
DI BENEDETTO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
il Partito Democratico si è sempre dichiarato favorevole alla
realizzazione di uno scalo aeroportuale al servizio dell'intero
territorio nella provincia di Agrigento, ponendo in essere ogni
iniziativa ritenuta necessaria a tal fine;
da ultimo, è stato predisposto da parte dell'ente Provincia un
progetto preliminare per la realizzazione dell''aeroporto della
Valle dei Templi' da realizzare nel territorio di Licata e
precisamente nelle contrade Piana San Vincenzo e Pezza Scifo;
tale ubicazione risulta essere diversa rispetto a quella
originariamente indicata ed ubicata sempre nel territorio di Licata
(AG);
nel progetto preliminare, ed in particolare nello studio di
prefattibilità ambientale, l'aeroporto di Licata viene indicato
come uno 'scalo di tipo regionale' che miri a completare ed
integrare l'attuale sistema aeroportuale regionale;
le conclusioni della relazione sulle previsioni di traffico,
inserite nel progetto preliminare, così recitano: 'neanche 250 mila
passeggeri nella fase iniziale per arrivare ad appena 500 mila
passeggeri nel 2025, con un consequenziale accollo da parte
dell'Ente Provincia di ogni costo connesso alla gestione del nuovo
aeroporto';
considerato che:
la definizione di 'scalo regionale' ha destato non poche
perplessità sulla reale natura dell'infrastruttura da realizzare;
non è dato comprendere a quanto ammontino i costi di gestione di
cui la Provincia intende farsi carico e con quali risorse
economiche;
l'ubicazione nelle contrade San Vincenzo e Pezza Scifo rischia di
compromettere l'esistenza di numerose aziende agricole che
praticano colture di pregio nella piana di Licata, con notevoli
conseguenze di natura economica ed occupazionale nei confronti del
comparto agricolo da sempre asse portante dell'economia licatese;
per sapere se, alla luce di un attenta analisi del progetto
preliminare, non ritenga opportuno e urgente fare chiarezza sui
seguenti punti:
a) cosa si intende per scalo regionale;
b) di quali e quanti costi di gestione la Provincia di Agrigento
intenda farsi carico per la gestione dell'aeroporto, e con quali
risorse;
c) quale sia l'effettiva ricaduta economica del progetto rispetto
al sacrificio imposto all'agricoltura licatese;
d) se, infine, non ritenga di dover valutare la possibilità di un
limitato slittamento del sito in modo da ricadere su una zona meno
interessata da colture di pregio, con minore sacrificio nei
confronti del comparto agricolo». (1190)
PANEPINTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che:
la riforma cosiddetta 'Gelmini' - che si identifica in tutti i
provvedimenti scolastici stabiliti dalla legge n. 133/2008 e
successive integrazioni di cui alla legge n. 169/2008 - ha come
scopo principale quello di riformare il sistema scolastico italiano
con l'istituzione in particolare di due nuovi licei (scienze umane,
e musicale e coreutico);
il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca, in
attuazione delle suddette leggi, ha istituito in tutta la Sicilia
soltanto due sedi del liceo musicale e coreutico, una a Palermo e
l'altra a Modica, determinando un profilo insufficiente
dell'offerta formativa specialistica regionale per l'accesso agli
enti accademici della musica e della danza;
la carenza dei licei indicati costringerebbe studenti minorenni a
vivere fuori casa o a viaggiare quotidianamente dalle proprie
province, con un incremento considerevole delle spese a carico
delle rispettive famiglie;
le popolazioni della provincia di Messina e delle altre province
distanti dal capoluogo e dal centro ibleo rimangono private di una
componente essenziale del nuovo sistema d'istruzione, limitando la
possibilità di sviluppare spiccate potenzialità di molti allievi
siciliani;
considerato che:
il numero degli aspiranti musicisti e danzatori sarà
prevedibilmente più alto rispetto ai posti effettivi, e che tale
circostanza comporterà verosimilmente l'impiego di selezioni e test
di ammissione, estromettendo numerosi allievi da tale offerta
formativa;
nell'attuazione della riforma 'Gelmini', sarebbe opportuno
valutare il ruolo strategico degli enti teatro provinciali in seno
alla costituzione di nuovi licei musicali e coreutici;
rilevato che:
sono numerosi gli istituti secondari siciliani che hanno già
attivato dei percorsi sperimentali di musica e danza per i quali è
auspicabile il riconoscimento di licei musicali e coreutici ai
sensi della citata riforma;
saranno molti i dirigenti scolastici delle scuole regionali che
dichiareranno, a questo punto, la propria disponibilità a
collaborare con le istituzioni nazionali, regionali e locali per la
riuscita di progetti di orientamento liceale conformi a quelli
previsti dalla riforma;
per sapere quali iniziative intendano adottare presso il Ministero
dell'istruzione, dell'università e della ricerca affinché sia
garantita un'adeguata presenza su tutto il territorio regionale di
istituti superiori ad indirizzo musicale e coreutica». (1193)
ROMANO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
e la mobilità, premesso che:
il patrimonio ferroviario fisso è un bene pubblico e appartiene,
nello specifico, alla schiera dei beni demaniali accidentali,
conferiti allo Stato e alle Regioni e la cui alienazione è
subordinata ancora oggi a sviluppi normativi in attesa dei decreti
attuativi del c.d. 'federalismo demaniale' e, per quanto concerne
la Regione siciliana, alle specifiche norme di attuazione dello
Statuto;
nel corso degli anni '90 e nei primi anni del 2000, tuttavia, i
provvedimenti legislativi che si sono occupati di dismissione del
patrimonio immobiliare degli enti pubblici sono andati
moltiplicandosi e, recentemente, il legislatore, con il decreto-
legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito nella legge 6 agosto 2008,
n. 133, ha affrontato la 'questione demaniale', introducendo nella
stessa legge un 'piano della alienazioni immobiliari' che declina
la visione del Ministero dell'economia e delle finanze in tema di
demanio dello Stato;
se, da un lato, gli enti territoriali devono essere posti nelle
condizioni di gestire e di valorizzare meglio una parte di questi
immobili pubblici secondo un 'federalismo di valorizzazione',
dall'altro, al decentramento delle funzioni pubbliche a favore di
Regioni ed enti locali deve far seguito il trasferimento anche
degli strumenti per la loro attuazione e, tra questi, oltre
ovviamente alle risorse finanziarie (imposte), rientra anche parte
del capitale fisico, come i beni immobili oggi appartenenti allo
Stato;
considerato che:
il decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, c.d. Tremonti,
convertito nella legge 23 novembre 2001, n. 410 e successive
modificazioni ed integrazioni, costituisce tuttora la disciplina
fondamentale in tema di dismissione del patrimonio pubblico ed in
particolare, il comma 6-quater dell'art. 1 dispone che 'Sui beni
immobili non più strumentali alla gestione caratteristica
dell'impresa ferroviaria, di proprietà di Ferrovie dello Stato spa
o delle società dalla stessa direttamente o indirettamente
controllate, che siano ubicati in aree naturali protette e in
territori sottoposti a vincolo paesaggistico, in caso di
alienazione degli stessi è riconosciuto il diritto di prelazione
degli enti locali e degli altri soggetti pubblici gestori delle
aree protette( )';
sono diversi gli aspetti critici del decreto messi in luce da vari
osservatori, quali, ad esempio, la possibilità prevista dalla norma
di attribuire i beni immobili direttamente a fondi immobiliari
costituiti da enti territoriali, ma a cui possono partecipare anche
soggetti privati, il che esporrebbe al rischio di una svendita del
patrimonio immobiliare pubblico;
è emersa recentemente la posizione assunta dal Consiglio di Stato
che considera il bene patrimoniale ferroviario un bene di pubblico
servizio, conseguentemente sottratto a qualsivoglia operazione di
svendita a privati o ad enti differenti da quelli riconosciuti
dall'ordinamento amministrativo dello Stato;
ritenuto che:
il federalismo demaniale, sebbene improntato alla devoluzione
dell'attuale patrimonio immobiliare dello Stato ai diversi livelli
di governo sulla base di criteri economici di pertinenza di tale
patrimonio alle funzioni attribuite agli enti decentrati, ha in
realtà insito il grave rischio di determinare un'allocazione basata
su criteri di puro profitto che, se attuata, lascerebbe allo Stato
i beni di minor valore commerciale;
in Sicilia è in atto un crescente processo di dismissione di
linee, stazioni ed immobili di vario tipo da parte di RFI (Rete
ferrovie italiane), con messa all'asta di circa 50 immobili tra
appartamenti, terreni e stazioni locali;
tale operazione determina una palese violazione dell'art. 32 dello
Statuto della Regione siciliana che stabilisce che 'I beni del
demanio dello Stato, comprese le acque pubbliche esistenti nella
Regione, sono assegnati alla Regione, eccetto quelli che
interessano la difesa dello Stato o servizi di carattere nazionale'
ed il rango costituzionale di tale norma non consente a leggi
ordinarie di introdurre discipline configgenti con essa;
in tale direzione è orientata la Corte Costituzionale che, con
propria sentenza (la n. 383 de 1991) pronunciandosi relativamente
ad un caso di conflitto di competenza tra una Regione a Statuto
speciale (in quel caso la Valle d'Aosta) e lo Stato, dichiarava che
erano da ritenersi ' compresi nel trasferimento anche i beni per i
quali la causa di esclusione venga a cessare in un momento
successivo all'entrata in vigore dello Statuto';
appare più che legittima l'aspettativa da parte della Regione
siciliana di avere restituiti dalle Ferrovie dello Stato i beni e
le aree non più destinate ad assolvere al servizio pubblico,
incautamente oggetto di aste;
negli ultimi anni, inoltre, in Sicilia si registra un disimpegno
di Trenitalia, con la cancellazione di numerosi treni a lunga e
breve percorrenza, la chiusura delle officine di manutenzione a
Messina, Siracusa e Palermo, degli uffici collegati, e non ultimo
il quotidiano smantellamento del sistema ferroviario nello stretto
di Messina;
per sapere quali iniziative intendano adottare per ottenere
l'assegnazione, in forza dell'articolo 32 dello Statuto, dei beni
demaniali dello Stato ricadenti nel territorio regionale e in
particolare dei beni e delle aree non più utilizzati da RFI e da
Trenitalia». (1194)
ROMANO-MUSOTTO-ARENA-COLIANNI
«All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro,
premesso che:
l'Assemblea regionale siciliana, in data 21 luglio 2009, ha
approvato l'ordine del giorno n. 169 che impegnava il Governo della
Regione ad escludere gli enti locali e le società da essi
partecipate dalla realizzazione delle cosiddette work experience
previste in vari avvisi degli Assessorati;
l'obiettivo di work experience é quello di destinare risorse
pubbliche derivanti dal fondo sociale europeo verso imprese private
variamente declinate, ivi compreso il terzo settore, le cooperative
sociali, i consorzi ed altro, con l'obiettivo di rendere stabili
queste esperienze;
considerato che l'inserimento di enti locali e società da essi
partecipate quali soggetti titolati ad ospitare queste esperienze
determina la possibilità di nuovo precariato, nonché snatura gli
obiettivi reali che stanno alla base di queste iniziative;
rilevato che:
tra i soggetti ospitanti i tirocini formativi e di orientamento
risulterebbe la società 'Beni Culturali' s.p.a., società
partecipata dalla Regione siciliana;
le work experience si configurano quale tipologia formativa
assimilabile ai tirocini formativi ancorché finanziati con fondi
regionali;
in una nota del Dipartimento della formazione professionale,
indirizzata all'Agenzia regionale per l'impiego, si rileva che dal
verbale della CRI, con il quale si approvava lo schema di
convenzione tra l'Agenzia e la Beni culturali, risulta che alcuni
componenti della commissione avrebbero espresso perplessità in
ordine alla concessione dei tirocini formativi ad una società
partecipata della Regione;
nella medesima nota il Dipartimento chiede di specificare inoltre
se i lavoratori interessati ai tirocini formativi siano anche
destinatari di ammortizzatori sociali in deroga;
sempre nella nota si chiede all'Agenzia di allegare il verbale
della CRI che aveva deciso di non approvare l'istanza relativa ai
tirocini nonché il documento con il quale l'Agenzia ha proceduto
invece alla risoluzione delle problematiche impeditive accogliendo
pertanto le domande;
per sapere:
per quali ragioni l'Agenzia regionale per l'impiego abbia
proceduto all'approvazione del programma dei tirocini formativi
rivolti alla Beni Culturali nonostante la mancata approvazione
della CRI e la contrarietà riscontrabile nella nota del
Dipartimento della formazione professionale indirizzata all'Agenzia
per l'impiego;
quali iniziative urgenti intenda intraprendere allo scopo di
escludere dai tirocini formativi e di orientamento gli enti locali
e le società partecipate della Regione nel rispetto di quanto
contenuto nell'ordine del giorno n. 169 approvato in ARS in data 21
luglio 2009». (1195)
CRACOLICI
«All'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:
nell'agosto del 2007 il consiglio comunale di Siracusa ha
approvato il nuovo PRG della città, poi pubblicato in GURS il 28
settembre 2007 e che tale PRG, prefigurando un nuovo decennio di
incremento demografico della città, prevede una ulteriore ed
impressionante espansione della città con pesanti conseguenze
amministrative legate alla realizzazione delle opere di
urbanizzazione;
la città di Siracusa, che già oggi si estende in un territorio sei
volte maggiore di quello di altre città con pari numero di
abitanti, ha subìto, invece, nell'ultimo decennio, un significativo
decremento demografico e che nei prossimi anni si prevede lo stesso
trend;
il fenomeno di decremento sopra indicato non giustifica
assolutamente le previsioni urbanistiche e in sede di osservazioni
al piano non fu possibile correggere tali storture poiché per un
anno il consiglio comunale non riuscì ad esaminare le osservazioni
presentate sia da Legambiente che dal consulente del PRG,
Gabrielli, in quanto è sempre mancato il numero legale;
considerato che:
sarebbe opportuno sottoporre l'intero territorio alla valutazione
ambientale strategica per salvaguardare le parti sensibili del
territorio poiché la Regione esonerò il Comune da tale adempimento;
già nella prima fase di attuazione il piano sta determinando una
nuova e selvaggia cementificazione del territorio con l'aggressione
già in atto di aree di grande interesse storico ed ambientale,
dall'area dell'Epipoli alla Balza Akradina e con la previsione
della realizzazione di complessi turistici in luoghi di
incomparabile bellezza naturale come la cosiddetta Pirillina', o
di massicci interventi edilizi nella penisola la Maddalena';
tale massiccio intervento sembra riguardare l'area del porto
grande con la paventata realizzazione di un secondo porto turistico
e di infrastrutture collegate dal forte impatto ambientale;
rilevato che:
tutto ciò ha determinato la nascita di movimenti di protesta
civile sia da parte delle organizzazioni ambientaliste tradizionali
sia di nuovi movimenti spontanei di cittadini, che hanno promosso
iniziative di varia natura (convegni di studio, manifestazioni
popolari, etc.);
invece nella città sono presenti vaste aree, come ad esempio la
borgata S. Lucia, il cui patrimonio edilizio è caratterizzato da un
forte degrado, in cui le attività commerciali languono e l'arredo
urbano è inesistente o in stato di totale abbandono;
a seguito di tali movimenti di protesta civile e di movimenti
popolari che rispecchiano il comune sentire dei cittadini, il
consiglio comunale ha dato mandato alla I Commissione consiliare di
avanzare, dopo approfondito dibattito e sulla scorta di contributi
dell'associazionismo, una serie di proposte di modifica dello
stesso PRG necessarie ad una maggiore tutela del territorio;
tale commissione ha concluso i suoi lavori indicando delle precise
proposte per:
1- tutela delle mura dionigiane;
2- tutela delle coste (Parco costiero Plemmirio - Maddalena con il
recupero della batteria Lamba Doria, salvaguardia La Pirillina,
distanza degli interventi turistici di 300 metri dalla costa,
salvaguardia della zona liberty e dei siti archeologici presenti
nell'area);
3- centro direzionale di Scala greca ed altre proposte;
la commissione consiliare ha inoltre proposto che
l'amministrazione comunale si impegnasse a:
1- redigere in tempi brevissimi il piano di attuazione
pluriennale, privilegiando gli interventi anche per l'edilizia
pubblica sovvenzionata o convenzionata nell'edificato, ed in primo
luogo nella borgata S. Lucia in luogo e in sostituzione delle aree
di espansione, considerando i minori costi ambientali ed economici
anche per l'esistenza delle opere di urbanizzazione;
2- a dare compiuta attuazione alle norme relative alla attuazione
dei comparti;
3- ad avviare immediatamente, considerata la prossima scadenza
decennale, le procedure di revisione del PRG;
4- ad accompagnare PRG e piano decennale con uno studio sullo
sviluppo delle infrastrutture relative al sistema idrico integrato
anche mediante la redazione della variante al PARF che adegui gli
attuali impianti allo sviluppo urbanistico, con il contributo del
nuovo gestore SAI8;
5- a dotare la città del piano commerciale;
preso atto che la gran parte dei componenti della commissione e la
totalità dei movimenti cittadini ritiene opportuno che, nelle more
della revisione del PRG, sia necessario procedere alla modifica
delle norme di attuazione del piano stesso e del regolamento
edilizio in direzione di un considerevole ridimensionamento della
prevista espansione edilizia anche attraverso una riduzione degli
indici di edificabilità;
per sapere se non ritenga opportuno provvedere alla nomina di un
commissario regionale al fine di verificare le previsioni di piano
in materia di incremento demografico e, ove necessario, di
provvedere affinché l'amministrazione comunale prenda atto
dell'erroneità delle previsioni di piano e conseguentemente proceda
ad una modifica delle norme di attuazione e del regolamento
edilizio nella direzione di una considerevole riduzione degli
indici di edificabilità» (1198)
MARZIANO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'istruzione e la
formazione professionale, premesso che:
nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana n. 22, parte I,
del 7 maggio 2010, veniva pubblicata la circolare n. 11 del 23
aprile 2010 Interventi in favore delle scuole e delle facoltà
universitarie siciliane per lo svolgimento di attività per la
formazione civile degli alunni - articolo 14 della l.r. 13
settembre 1999, n. 20. Esercizio finanziario 2010 - cap. 373713 ;
preso atto che i termini di scadenza per la presentazione delle
istanze della su citata circolare scadevano il 15 maggio 2010, cioè
sette giorni dopo la pubblicazione nella GURS comprensivi del
sabato e della domenica;
per sapere se non ritengano utile riaprire i termini d9 dette
domande in modo da consentire alle istituzioni scolastiche che non
sono riuscite per tempo, visto il termine esiguo di sette giorni, a
presentare la relativa richiesta». (1200)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
nella notte del 13 dicembre del 1990, le province di Siracusa,
Ragusa e Catania sono state interessate da un devastante evento
calamitoso, comunemente chiamato terremoto di Santa Lucia',
proprio perché verificatosi in occasione dei festeggiamenti in
onore della Patrona e martire siracusano;
preso atto che il Governo nazionale, il 31 dicembre 1991, ha
approvato la legge n. 433, avente per oggetto la ricostruzione
degli immobili privati e pubblici colpiti e devastati da detto
evento calamitoso;
accertato che, ad oggi, nonostante l'impegno assiduo dei tecnici,
assunti in seguito all'evento de quo, le fasi della ricostruzione
sia degli edifici privati che pubblici non si sono ancora concluse;
considerato che:
i fondi destinati alla ricostruzione degli immobili di proprietà
di privati sono venuti meno;
nella tesoreria rimangono giacenti questi mandati emessi e mai
evasi per carenza di fondi pari ad euro 4.885.400,00;
i contributi emessi e non ancora incassati (trattasi di lavori in
corso e quasi tutti fermi) sono pari ad euro 24.749,000,00;
la mancanza di fondi e la relativa sospensione dei lavori non
produce automaticamente una proroga dei termini per il
completamento delle opere e quindi si appalesa la concreta e certa
possibilità che i lavori possano concludersi oltre i tempi
consentiti e previsti, con la concreta possibilità di avere
revocato il contributo concesso;
le somme necessarie per eseguire i lavori dei progetti che devono
ancora essere approvati dalla conferenza dei servizi, oltre a
quelli già approvati e per i quali non è stato emesso il relativo
buono contributo, in quanto una circolare della Protezione civile
di circa un anno fa consigliava' ai comuni di non emettere altri
buoni contributo, anche se già andati in pubblicazione, ammontano
ad euro 21.875.000,00;
detti dati si riferiscono solo alla provincia di Siracusa, essendo
tuttavia interessate anche le province di Ragusa e Catania;
visto che la mancanza dei fondi necessari per espletare e/o
eseguire i lavori de quibus stanno mettendo in ginocchio i
proprietari degli immobili, le imprese esecutrici dei lavori e i
tecnici impegnati nella progettazione e direzione dei lavori;
molti proprietari hanno deciso di chiudere i cantieri, in attesa
dei fondi, e che, di conseguenza, i datori di lavoro hanno
licenziato centinaia di operai impegnati nei lavori e il tutto sta
avvenendo in un momento di crisi profonda, per la nostra economia e
per l'edilizia in particolare;
per sapere quali provvedimenti intenda adottare, con l'urgenza del
caso, per venire incontro alle legittime attese di un territorio
rimasto devastato in seguito al terremoto di santa Lucia del 13 e
16 dicembre del 1990, disponendo, nei limiti delle proprie
competenze, la rimodulazione delle somme allo stato non
utilizzate». (1201)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, premesso che nella notte del 13
dicembre del 1990, le province di Siracusa, Ragusa e Catania sono
state interessate da un devastante evento calamitoso, comunemente
chiamato terremoto di Santa Lucia' proprio perché verificatosi in
occasione dei festeggiamenti in onore della Patrona e martire
siracusano;
preso atto che il Governo nazionale il 31 dicembre 1991 approvò la
legge n. 433, avente per oggetto la ricostruzione degli immobili
privati e pubblici colpiti e devastati da detto evento calamitoso;
accertato che oltre ai fondi previsti per la ricostruzione, i
comuni colpiti dal sisma vennero autorizzati ad assumere, a tempo
determinato, dei tecnici, al fine di istruire le migliaia di
pratiche che erano state presentate nei vari comuni delle tre
province;
tenuto conto che nel dicembre del 2002 la Finanziaria nazionale
autorizzava i comuni colpiti dal sisma del 13 e 16 dicembre 1990 a
trasformare i contratti dei tecnici de quibus, da tempo determinato
a tempo indeterminato;
la Regione siciliana ha recepito la legislazione nazionale, tanto
è vero che tutti i sindaci delle province di Siracusa, Catania e
Ragusa, hanno proceduto alla stabilizzazione dei tecnici assunti in
forza della legge 433/91;
accertato ancora che solo i comuni di Catania e Carlentini (SR),
ad oggi, non solo non hanno provveduto alla trasformazione dei
contratti in essere a tempo indeterminato, ma, addirittura, hanno
proceduto, illegittimamente, al licenziamento di tutti i tecnici di
cui in premessa;
considerato che tale comportamento, sicuramente illegittimo, ha
creato una odiosa e insopportabile disparità di trattamento, a
danno solo dei tecnici dei comuni di Catania e Carlentini che,
oltre alla mancata stabilizzazione, sono stati costretti a subire
un licenziamento ingiusto ed ingiustificato;
per sapere quali provvedimenti intenda adottare al fine di
ristabilire una equità di trattamento tra i tecnici dei comuni di
Catania e Carlentini e quelli dei rimanenti comuni delle province
di Siracusa, Ragusa e Catania;
se non ritenga utile ed indispensabile, con l'urgenza del caso,
nominare degli ispettori nei comuni di Catania e Carlentini al fine
di verificare quali siano state le motivazioni che hanno spinto le
due Amministrazioni a non stabilizzare i tecnici di cui sopra;
infine, se non ritenga giusto inserire i tecnici esclusi dalla
stabilizzazione dei comuni di Catania e Carlentini fra coloro i
quali potranno godere dei benefici previsti dalla legge a favore
dei lavoratori precari degli enti locali e della Regione, in
considerazione che detti tecnici hanno, sicuramente, almeno gli
stessi diritti dei PIP di Palermo che sono stati sottratti al
Comune e transitati alla Regione». (1203)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio e
l'ambiente, premesso che:
gli eventi meteorologici verificatosi nel corso del primo scorcio
dell'anno e ripetutisi fino a qualche settimana or sono hanno
causato diffusi danni all'ambiente antropizzato e un'irreversibile
erosione dei sedimenti che costituiscono le spiagge di numerose
località marine dell'intera provincia di Messina (tra cui Capo
d'Orlando e Santa Teresa di Riva);
tali fenomeni documentati dalla rete mareografica nazionale a
Messina, attestanti il moto ondoso che si è abbattuto sulla costa,
avvengono spesso a seguito del brusco variare della morfologia
costiera, riducendo consistenti porzioni di spiaggia proprio in
corrispondenza di insediamenti balneari e abitativi come accaduto
in particolare nella cittadina di Capo d'Orlando;
considerato che:
l'avvio della stagione estiva è prossimo e i flussi turistici
inevitabilmente risentiranno dei disagi descritti, con ricadute
economiche per l'intero territorio provinciale, qualora non si
intervenga in maniera tempestiva;
i litorali delle comunità coinvolte presentano densità di
popolazione elevata e l'erosione delle spiagge pone in serio
rischio l'incolumità degli edifici pubblici e privati adiacenti le
spiagge;
ritenuto che:
la fascia costiera della provincia di Messina è esposta, per
collocazione geografica, a correnti marine che contribuiscono a
determinare pericolosi processi geologici sottomarini in prossimità
soprattutto della zona ionica (zona tsunamigenica Capo Vaticano -
Stretto di Messina - Sicilia orientale) e quella compresa tra Patti
e Capo d'Orlando;
la morfologia del territorio della provincia di Messina gode solo
di una parte limitata di territorio dedito al settore turistico-
balneare e gli eventi atmosferici dei mesi scorsi sono motivo di
preoccupazione per gli amministratori locali per il potenziale
rischio civile, ambientale ed ecologico delle comunità costiere
coinvolte dall'erosione delle spiagge;
gli interventi oggetto dell'interrogazione richiedono una
rimodulazione se non addirittura un incremento delle risorse
economiche già stanziate a seguito del dissesto dei Nebrodi;
per sapere quali interventi intendano adottare per la
riqualificazione delle spiagge della provincia, anche attraverso il
possibile recupero di zone disabitate o dismesse, a seguito di
sopralluogo di tecnici, che garantiscano soluzioni efficaci e
funzionali sul piano organizzativo e di raccordo con i sindaci».
(1204)
ROMANO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le risorse
agricole e alimentari, premesso che:
la crisi contingente che interessa il comparto agroalimentare
dell'Isola ha prodotto gravi danni alle imprese siciliane con
ricadute notevoli nel territorio regionale relativamente alla
produzione di cereali, tra cui il frumento, le olive, i fiori e gli
agrumi, questi ultimi a rappresentare una delle grandi risorse
economiche della Regione, prima produttrice nel settore;
il dato allarmante attesta che la crisi agroalimentare coinvolge
sempre di più le aziende sane della Sicilia, spesso a conduzione
familiare, che vedono dissipare le proprie risorse nel circuito
della domanda-offerta, riflettendo il grave stato di crisi a cui è
sottoposto l'intero comparto agricolo nazionale. In tale disastroso
contesto, opportunamente evidenziato dalle associazioni di
categoria, l'incremento dei costi di gestione rispetto ai ricavi
ottenuti, connessi alla coltivazione di determinati prodotti tra
cui i noccioleti, sta lentamente determinando l'abbandono delle
colture da parte delle imprese agricole, con evidenti problemi
sociali, ambientali ed economici, soprattutto nella zona orientale
della Sicilia;
considerato che:
vi sono migliaia di prodotti invenduti in Sicilia ed i prezzi
all'acquisto sono spesso irrisori da parte dei commercianti,
paventando un probabile fenomeno speculativo crescente;
secondo Confagricoltura regionale negli ultimi cinque anni sono
oltre 50 mila le aziende in Sicilia che hanno abbandonato il
settore dell'agricoltura, in generale;
sarebbe auspicabile un decreto urgente per applicare il doppio
prezzo (il prezzo d'acquisto e quello di vendita) come previsto
dalla legge regionale n. 19 del 2005, il cui regolamento attuativo
però non è stato mai pubblicato; interventi sul credito per il
ripianamento dei debiti, sui costi di produzione (la riduzione
dell'accisa della benzina agricola) e sui costi dell'energia;
ritenuto che:
nel 2009, secondo i dati forniti da Ismea, sono state importate in
Italia 113.194 tonnellate di arance, registrando un aumento del
307,1 per cento a fronte di una regressione dell'export di prodotti
siciliani, sempre meno esportati con richieste inferiori rispetto
agli anni passati, con la Sicilia che da prima regione produttrice
di arance non fa che arrancare in un mercato estero sempre più
competitivo in cui è facile trovare nei mercati italiani arance del
Sudafrica, della Spagna e della Francia;
non riescono a decollare i farmers market, vale a dire i mercatini
in cui il produttore vende direttamente al consumatore evitando
così tutti i vari passaggi commerciali che fanno lievitare il
prezzo, previsti anche dalla recente manovra finanziaria e che
abbattono i costi intermedi della filiera offrendo al consumatore
un prodotto a prezzi tagliati dal 30 al 60 per cento rispetto a
quelli del negozio; tali mercatini dei produttori sono stati
autorizzati per legge già dal 2001, dalle novità apportate dalla
Finanziaria 2007 e dal decreto attuativo in vigore dall'1 gennaio
2008;
per sapere:
quali iniziative intendano adottare per favorire il mercato
agrumicolo interno anche attraverso lo strumento dei farmers
market, della riduzione dei costi di trasporto con la riduzione
della benzina agricola e l'attuazione del regolamento circa
l'obbligo di esposizione del doppio prezzo;
se non sia necessaria la creazione di una filiera propria
dell'agricoltura siciliana che preveda nuove infrastrutture e
percorsi di viabilità interni per il raggiungimento delle aziende
stesse che hanno difficoltà a trasportare la merce nel territorio
regionale». (1205)
ROMANO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le
infrastrutture e la mobilità, premesso che:
la Giunta regionale ha da tempo autorizzato la firma del contratto
con RFI-Trenitalia;
in assenza di una attività diretta di monitoraggio e controllo
sull'attività RFI in Sicilia, detta azienda sta sistematicamente
smantellando la rete ferroviaria esistente, sia in termini di
collegamenti ferroviari sul territorio (evenienza denunciata dagli
interroganti in più atti ispettivi già presentati, vedi
interrogazioni n. 956 del 2010 e n. 1073 del 2010), che in termini
di manutenzione e mantenimento dei livelli minimi di efficienza e
decoro dei servizi che devono essere garantiti per legge ai
cittadini-utenti;
considerato che:
in gran parte delle stazioni ferroviarie siciliane e, in
particolare, in quella di Messina centrale, il livello di degrado
ha raggiunto i limiti della umana sopportazione e, nello specifico,
violando anche le norme più elementari relative all'abbattimento
delle barriere architettoniche per gli edifici od aree di pubblica
fruizione (vedi D.M. LL.PP. n. 233 del 14 giugno 1989 e D.P.R. n.
503 del 24 luglio 1996);
tutte le associazioni di categoria del territorio regionale hanno,
più volte e a diverso titolo, veeementemente protestato per la
totale assenza delle più elementari norme di assistenza previste
per legge, a tutela degli invalidi e delle fasce di cittadini più
deboli;
in particolare, l'ANMIC regionale ha, di recente, inoltrato una
vibrante nota di protesta per lo stato in cui sta, lentamente,
sprofondando la gestione di RFI in Sicilia, sia per la qualità
oltre che per la quantità, dei trasporti dei soggetti diversamente
abili;
a vergognoso esempio, la stazione di Messina centrale non si è
dotata di alcun sistema per l'attraversamento dei binari ferroviari
per i soggetti diversamente abili o svantaggiati e che gli stessi
debbano, nella totale illegalità ed a rischio della propria
incolumità e di quella degli accompagnatori, se presenti,
attraversare i binari ferroviari di superficie non potendo
usufruire dei sottopassi previsti per legge;
nella medesima stazione, per accedere ai servizi igienici
dell'atrio centrale si debba percorrere oltre mezzo chilometro a
piedi (e gli anziani e i diversamente abili?) per raggiungere i
bagni allocati in prossimità del primo binario, peraltro, a
pagamento, fatto ormai comune ma da comunicare all'utenza, che
rischia di raggiungere una meta' così lontana sfornita delle
monete spicciole necessarie per poter usufruire' dei servizi
stessi;
le somme che la Regione versa all'azienda Trenitalia dovrebbero
servire anche per gli investimenti indirizzati al miglioramento
delle strutture, onde poter fornire migliori servizi agli utenti ed
in particolare ad anziani e soggetti svantaggiati;
visto che l'azienda Trenitalia negli ultimi periodi ha messo in
atto una sconsiderata politica di disinteresse sempre più rilevante
per i servizi prestati, soprattutto nella città e nella provincia
di Messina, con la negativa conseguenza dell'abbandono, prima, e
della totale chiusura, oggi, di tante stazioni anche in virtù della
carenza della qualità dei servizi minimi offerti all'utenza;
per sapere:
quali azioni intendano nell'immediato porre in atto nei confronti
del Governo nazionale e di Trenitalia per fermare il progressivo e
ingiustificabile degrado in cui, verosimilmente, in modo
preordinato e volontario si sta facendo scivolare la rete
ferroviaria siciliana, rendendola totalmente inefficiente ed
impraticabile all'utenza tutta, con il chiaro intento di motivarne
un possibile abbandono per sopravvenuta anti-economicità del
sistema ferroviario siciliano';
come si giustifichi il mantenimento di strutture di pubblica
fruizione non adeguate rispetto alle più elementari norme in favore
dei soggetti diversamente abili od anziani e non dotate di servizi
minimi essenziali per gli utenti, mentre nel centro-nord del Paese
si favoleggia intorno all'alta velocità o alla moltiplicazione, in
positivo, di tutti i servizi resi ai cittadini pendolari' (sarà
questo il federalismo di cui parla tanto il Governo nazionale?)».
(1208)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)
PICCIOLO - LACCOTO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per le attività
produttive e all'Assessore per l'economia, premesso che:
con d.d.g. n. 1884/35 dell'Assessorato regionale cooperazione, è
stata approvata la graduatoria delle istanze ammesse, presentate
dalle amministrazioni comunali, riguardanti gli interventi di nuova
realizzazione e/o completamenti e riqualificazione e centri servizi
nelle aree artigianali;
con il predetto d.d.g. i progetti ammessi a finanziamento sono 56
per un fabbisogno finanziario complessivo di euro 140.809.528,16;
attualmente la copertura finanziaria complessiva per finanziare i
progetti inseriti nella sopra citata graduatoria è di euro
115.648.775,00 resa disponibile da fondi regionali (euro
11.000.000,00) e dalle delibere di Giunta regionale n. 83 e n. 66
rispettivamente del 6 marzo 2009 e del 18 marzo 2010, che hanno
concesso la possibilità di utilizzare tutti i fondi previsti nel PO
Fesr 2007/2013, linea di intervento 5.1.2.2 e 5.1.2.3, categoria 78
(euro 104.648.775,00);
preso atto che con la dotazione finanziaria attuale sono stati
finanziati n. 46 progetti e che per poter finanziare i restanti 10
interventi inseriti nella graduatoria di cui sopra necessitano euro
25.160.753,16;
tenuto conto che:
l'applicazione di quanto stabilito dalle delibere di Giunta citate
non permette il finanziamento di dieci interventi ritenuti
ammissibili e finanziabili dal Dipartimento delle attività
produttive, causando quindi un danno rilevante a quelle
amministrazioni comunali che speravano in tali finanziamenti per il
rilancio delle proprie aree artigianali;
le uniche graduatorie attive sono quelle de quibus e non è
possibile pensare che possano essere attivate e rese operative
altre graduatorie che sarebbero suscettibili di ricorso da parte
degli enti locali già in graduatoria;
le linee d'intervento 5.1.2.1-5.1.2.2 (linee accorpate), 5.1.2.3 e
5.1.2.5 del PO Fesr 2007/2013 prevedono aiuti alle imprese
artigianali insediate in aree PIP per un importo di circa
30.000.000,00, a quanto è dato sapere non possono essere impegnate
interamente poiché, a seguito del bando pubblicato nella GURS n. 66
del 31 dicembre 2009, sono pervenute soltanto due istanze per circa
un milione di euro e che di conseguenza si rischia di restituire
alla Comunità europea le somme non utilizzate;
invece, nella linea d'intervento 5.1.2.2 (completamento) e nella
linea d'intervento 5.1.2.3 (nuovi investimenti) vi sono numerosi
progetti di comuni quali, ad esempio, Augusta, Melilli, Piazza
Armerina, Caltagirone, Ucria, Basicò ed altri ancora che potrebbero
essere finanziati;
inoltre, si fa presente che tutte le linee d'intervento sopra
citate fanno parte dell'obiettivo operativo 5.1.2 che prevede la
realizzazione e lo sviluppo delle aree artigianali ed industriali;
per sapere se non ritengano utile e non più differibile, al fine
di evitare la perdita dei finanziamenti regionali trasferire i
fondi dalle aree di intervento 5.1.2.1-5.1.2.2 (linee accorpate),
5.1.2.3 e 5.1.2.5 categorie di spesa 5 e 6 del PO Fesr 2007/2013
alle linee di intervento 5.1.2.2 e 5.1.2.3 categoria di spesa 78,
al fine di consentire a tutti i comuni della Sicilia che hanno
avuto i loro progetti giudicati ammissibili di ottenere il
finanziamento sperato». (1210)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la famiglia, le
politiche sociali e il lavoro, premesso che:
nella discussione della legge finanziaria regionale 2010 è stato
approvato un emendamento a firma del sottoscritto interrogante con
il quale gli oratori sono stati equiparati a tutti gli altri enti
di cui all'articolo 8, comma 1, della legge regionale n. 10 del 31
luglio 2003;
visto il d.d.g. n. 813 del 26 aprile 2010 dell'Assessorato
regionale Famiglia;
preso atto che:
l'avviso del suindicata d.d.g. è stato pubblicato nella GURS del 7
maggio 2010;
la legge finanziaria 2010 è stata pubblicata nella GURS del 14
maggio 2010;
considerato che gli oratori operanti in Sicilia potranno inoltrare
la richiesta di partecipazione al bando solo dal 15 maggio 2010 in
poi, trovandosi di conseguenza in situazione svantaggiata rispetto
agli alti enti ricadenti tutti nelle provvidenze di cui
all'articolo 8 della citata legge;
al fine di evitare una odiosa ed insopportabile disparità di
trattamento e sperequazione fra enti che dovranno partecipare allo
stesso bando e quindi dovranno avere le stesse condizioni di
ammissibilità;
per spere se non ritengano utile, indispensabile e necessario
prorogare di almeno quindici giorni il termine di scadenza di
presentazione delle istanze previsto per il 6 giugno 2010, alle ore
13,00, per consentire la partecipazione anche agli oratori operanti
in Sicilia e in modo da determinare equità di trattamento tra tutti
gli aspiranti». (1212)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'economia e
all'Assessore per le attività produttive, premesso che:
la Regione siciliana non ha ancora speso interamente i fondi messi
a disposizione dalla Comunità europea;
identica sorte hanno subito i fondi di Agenda 2000', spesi solo
in parte;
preso atto che dette somme dovranno essere impegnate e spese entro
il 31 dicembre 2011 e che, scaduto detto termine, le somme non
spese dovranno essere restituite alla Comunità europea;
considerato che:
nel corso di una audizione nella Commissione per le questioni
concernenti gli affari dell'Unione europea, il dottor Felice
Bonanno, dirigente generale del Dipartimento della programmazione,
ha ammesso che vi sono ancora ingenti somme non spese,
relativamente ai fondi citati;
il medesimo dirigente generale, pur riconoscendo i ritardi e le
difficoltà nella gestione dei fondi, si è dichiarato ottimista
circa il totale impegno delle somme assegnate alla Sicilia;
tenuto conto che la geniale ed apprezzata' rotazione semestrale
dei dirigenti generali del Dipartimento della programmazione, non
solo non ha favorito l'impegno delle somme destinate alla Sicilia,
ma ha, di contro, ritardato notevolmente tutto l'iter concessorio,
che invece doveva essere quanto più rapido, rigoroso, snello e
veloce possibile;
tutto ciò premesso;
per sapere:
quali provvedimenti intendano adottare per snellire e
burocratizzare tutto l'iter concessorio dei contributi;
quali provvedimenti intendano assumere per rimodulare il programma
operativo per razionalizzare i rapporti fra i nove dipartimenti
regionali che gestiscono la spesa, in modo da evitare l'onta di
perdere i fondi ottenuti, onta che diventa insopportabile ed
inqualificabile se per un istante ci fermiamo a riflettere sulla
drammatica crisi economica che sta attraversando l'Italia e la
Sicilia». (1215)
VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le attività
produttive, premesso che:
il direttore generale del consorzio ASI di Messina, tra i più
importanti della Regione, a far data dall'1 settembre 2010 verrà
posto in quiescenza, per raggiunti limiti di età, e che occorre,
quindi, porre in essere tutte le iniziative necessarie affinché non
si determini una pericolosa paralisi amministrativa;
l'istituto dello scavalco ampiamente usato e abusato nel consorzio
ASI di Messina è assolutamente impraticabile come già da tempo
sostenuto dall'Ufficio legislativo e legale della Regione siciliana
(cfr. parere 2 settembre 2002, prot. n. 14118/182.11.02, relativo
ai direttori delle aziende autonome di cura, soggiorno e turismo);
pertanto, come evidenziato sempre dall'Ufficio legislativo e
legale con parere n. 351 del novembre 2005, l'istituto dello
scavalco', caratterizzato da un unico responsabile per due
identici servizi, in due diversi enti, non è applicabile ai
dirigenti di cui si tratta, meno che mai dopo l'entrata in vigore
della l.r. 10/2000, dovendosi, altresì, considerare che gli enti
pubblici come i consorzi ASI sono dotati di autonoma personalità
giuridica e dispongono di distinto personale dirigenziale, ordinato
in un ruolo unico, anch'esso distinto per singolo ente;
non è possibile altresì l'applicazione dell'istituto della
reggenza (ad interim) in quanto allo stesso si ricorre
occasionalmente (per cause imprevedibili) e per un tempo limitato
utilizzando personale ordinariamente adibito a funzioni diverse, ma
interno della stessa amministrazione;
considerato che l'articolo 5 del vigente regolamento di
organizzazione del consorzio ASI di Messina stabilisce che alla
Direzione generale è preposto un dirigente di prima fascia del
Consorzio con incarico conferito a tempo determinato per una durata
non inferiore a due anni e non superiore a sette, e con facoltà di
rinnovo. L'incarico di Dirigente generale può essere, altresì,
conferito a dirigenti di seconda e terza fascia del consorzio
purché gli stesi siano in possesso di laurea, abbiano maturato
almeno sette anni di anzianità nella qualifica di dirigente, siano
in possesso di formazione professionale e culturale nonché di
capacità ed attitudini adeguate alle funzioni da svolgere,
riscontrabili con riferimento all'avere espletato attività connesse
al formale conferimento di funzioni di coordinamento, di direzione
o preposizione a uffici e strutture consortili, purché non siano
incorsi nella valutazione negativa di cui all'articolo 10 della
l.r. 15 maggio 2000, n. 10';
pertanto, l'unico istituto applicabile, per sopperire alla carenza
di personale dirigenziale del consorzio ASI di Messina, è quello
della mobilità e/o passaggio diretto previsto dall'articolo 33 del
vigente testo unico in materia di pubblico impiego recepito in
Sicilia con l'articolo 23 della l.r. 10/2000, rientrando fra gli
atti di cui all'articolo 1;
in data 26 giugno 2009 l'ASI di Messina ha correttamente indetto
ed espletato un bando pubblico di mobilità per la copertura di un
posto di dirigente amministrativo di seconda fascia e non ancora
definito;
per sapere quali iniziative intendano intraprendere, di concerto
con il commissario straordinario del consorzio ASI di Messina, al
fine di evitare la paralisi amministrativa derivante dalla assoluta
carenza di personale dirigenziale». (1217)
(L'interrogante chiede lo svolgimento con urgenza)
ARDIZZONE
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
poste all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni con
richiesta di risposta in Commissione:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
con precedente atto ispettivo n. 1091, ancor oggi all'ordine del
giorno della VI Commissione legislativa permanente dell'ARS
'Servizi sociali e sanitari', si chiedevano chiarimenti in merito
all'organizzazione del nuovo servizio di emergenza urgenza
regionale;
nella citata interrogazione si chiedevano soluzioni rispetto a
perpetrate irregolarità nella gestione organizzativa della nuova
società SUES;
a tutt'oggi non è stata data risposta a nessuno di quei quesiti
sancendo di fatto quanto denunciato;
si è consumata una semplice lottizzazione politica attraverso la
costituzione di un nuovo soggetto societario diverso da quello
indicato dalla legge regionale n. 5/09 e, contravvenendo alle
prescrizioni normative in essa contenute, si è proceduto anche
all'assunzione di nuovo personale per moli già ricoperti da parte
di personale proveniente dalla SISE;
considerato che:
nella seduta della VI Commissione legislativa permanete dell'ARS
del 31 marzo 2010, il direttore generale della SUES s.p.a., dottor
Romano, ha dichiarato che il servizio sarebbe stato messo a punto
attraverso la prosecuzione dello stesso in regime di prorogatio, al
fine di consentire il passaggio delle consegne dalla SISE alla
SUES;
le dichiarazioni del direttore generale della SUES non possono
essere interpretate in maniera diversa da quella che il passaggio
da una all'altra società doveva avvenire nel rispetto dei livelli
occupazionali preesistenti e, non ultimo, nel riconoscimento della
mansioni sin lì svolte;
si è invece assistito ad uno sciacallaggio del diritto dei
lavoratori e particolare violenza è stata adoperata quando decine
di lavoratori della SISE i quali, dopo essere stati posti mobilità
sono stati assunti in SUES, previa sottoscrizione di un atto
transattivo con cui rinunciavano alle spettanze maturate e dovute
per il servizio svolto in SISE, e solo dopo la firma di tale atto
agli stessi è stata data la facoltà di sottoscrivere il contratto
di lavoro monco della parte inerente la mansione;
tale comportamento è semplicemente al limite della legge, e lo
diventa ancor di più quando il tutto assume esclusivamente un
sapore di natura prettamente politica in cui solo alcuni vengono
tutelati e addirittura premiati con innalzamenti contrattuali, vale
a dire - per definire ancor più chiaramente quanto verificatosi in
violazione delle norme in materia di lavoro - ad alcuni dipendenti
si è riconosciuto il 'salto' di numerosi livelli contrattuali
mentre altri illogicamente sono stati addirittura declassati,
dimenticando che il diritto al lavoro impone la legittimazione e la
tutela dell'operato svolto attraverso una crescita economica e
giuridica;
sembrerebbe che l'escamotage della mobilità di sole 24 ore sia
servito piuttosto per consumare una sorta di resa dei conti nei
confronti di soggetti da qualcuno etichettati come avversari
politici ed in ultimo ad attivare una elargizione finanziaria sotto
forma di sgravi fiscali per un importo di circa 30 milioni di euro
ai danni dell'INPS;
si ravvede inoltre uno spreco di risorse pubbliche nel momento in
cui sin da gennaio 2010 la Regione siciliana si trova nelle
condizioni di pagare più soggetti per lo stesso incarico; è questo
infatti il caso del dott. Romano che, pur operando in assenza di
impresa e essendovi solo da pochi giorni stato il passaggio in SUES
di alcuni dipendenti, percepisce l'indennità di direttore generale
alla stregua di quella percepita dal pari grado in SISE, dottor
Cappelletti;
per sapere:
se ritengano ammissibile questo modello organizzativo di servizio
pubblico;
se siano a conoscenza dei passaggi che di fatto hanno costituito
una sovraesposizione della spesa;
se ritengano coerente con il dettato normativo vigente la modalità
di passaggio ed inquadramento del personale SISE in SUES;
se non pensino che più trattasi di un'azione di carattere
amministrava sia un atto meramente politico e probabilmente
fuorilegge quello posto in essere per conseguire al transito del
personale dal vecchio al nuovo soggetto societario per la gestione
del servizio d'emergenza - urgenza in Sicilia». (1196)
(Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza in
Commissione)
MAIRA-GIANNI-CORDARO-RAGUSA-FORZESE-ARDIZZONE-DINA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
l'Azienda sanitaria provinciale (ASP) di Palermo, nell'ambito del
progetto per il servizio di assistenza demenza Alzheimer, ha
proceduto alla pubblicazione di un avviso di progetto modello
assistenziale di integrazione socio-sanitaria per la malattia di
Alzheimer' ai sensi della legge n. 328 dell'8 novembre 2000 per la
selezione di figure professionali;
ad oggi, il centro di assistenza specializzata per i malati di
Alzheimer ed i loro familiari rimane chiuso;
considerato che la mancata apertura del centro di assistenza
impedisce ai soggetti affetti dalla patologia Alzheimer ed alle
loro famiglie di fruire del servizio pubblico di assistenza
sanitaria specializzata;
ritenuto che tale situazione crea un grave ed ingiustificato
disservizio in ambito sanitario pubblico;
per sapere:
quali provvedimenti intendano adottare per verificare i motivi
della mancata apertura del centro di assistenza specializzata per i
malati di Alzheimer di Palermo;
se la procedura per la selezione abbia subito sospensione e per
quali motivi è stata disposta la sospensione;
l'esito della selezione avviata con l'avviso indicato in
premessa». (1211)
CAPUTO
Le interrogazioni testé annunziate saranno inviate al Governo e
alla competente Commissione.
Invito il deputato segretario a dare lettura delle interrogazioni
con richiesta di risposta scritta presentate.
VITRANO, segretario:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
l'atto aziendale nell'ASP n. 5 di Messina, esitato il 14 maggio
2010, pone pesanti interrogativi sulla reale volontà
dell'Amministrazione di conseguire quei risultati di rigore e
razionalizzazione auspicati;
non si riesce infatti a cogliere lo spostamento di risorse
dall'assistenza ospedaliera a quella territoriale, come invece
dovrebbe avvenire, sia per esplicita volontà dell'Assessorato
regionale Salute, sia per la filosofia applicativa enunciata nel
documento di base;
rilevato che:
una prima analisi del documento consente di rilevare comportamenti
incoerenti con le direttive assessoriali;
i (mancati) accorpamenti delle u.o.c. afferenti allo stesso
distretto ospedaliero hanno prodotto, probabilmente per
compensazione, la soppressione di altre u.o.c. uniche sul
territorio, con riferimento all'istituzione immotivata di due nuovi
dipartimenti strutturali e due nuove terapie intensive, con i costi
connessi in termini di personale e di attrezzature, con particolare
riguardo all'assoluta carenza di definizione concreta delle
attività territoriali, che devono essere determinate puntualmente,
riempiendo di contenuti operativi le linee guida generali emanate
dall'Assessorato;
sono state mantenute praticamente tutte le u.o.c. ospedaliere già
esistenti, (con esclusione di alcune già prive di primario),
mantenendo quindi tutti i doppi incarichi, che avrebbero dovuto
invece essere oggetto di accorpamento all'interno dello stesso
distretto ospedaliero;
verosimilmente, per motivi di compensazione economica, sono state
soppresse tre u.o.c. con posti letto uniche all'interno
dell'azienda. Più precisamente: dermatologia a Barcellona, urologia
a Barcellona e urologia a Taormina (trasformate tutte in servizi);
soprattutto dalla soppressione di queste due ultime u.o.c. si
arreca un gravissimo vulnus all'utenza;
dal presidio ospedaliero di Taormina vengono allontanate
(destinazione Villa Sofia-Cervello di Palermo) la divisione di
cardiochirurgia pediatrica e il connesso servizio di
cardioanestesia pediatrica;
non si comprende la scelta, peraltro alla luce del fatto che
rimane operativa a Taormina la cardiologia pediatrica, che faceva
parte integrante del polo pediatrico;
le funzioni del dipartimento cure primarie vengono severamente
ridimensionate, in quanto le attività di gestione dei convenzionati
(medici di guardia medica, medici di medicina generale, medici
specialisti) vengono trasferite al dipartimento gestione risorse
umane, dove, peraltro, le attività suddette, che prima erano svolte
da una sola u.o.c., si sdoppiano per istituire ben 2 nuove u.o.c.;
per sapere:
quali iniziative intendano intraprendere al fine di eliminare le
discrasie più evidenti qui evidenziate e definire i contenuti nelle
parti mancanti;
se non ritengano opportuno intervenire, con la massima urgenza, in
considerazione delle caratteristiche geografiche di questa
provincia, concordando un piano di riordino con i sindaci dei
territori interessati che sinora hanno contribuito al funzionamento
delle rete ospedaliera;
se ritengano, altresì, di intervenire per potenziare l'attività
riabilitativa che, di fatto, è l'unica che può dare risposte di
continuità assistenziale post-ospedaliera e che, invece, non ha
trovato praticamente alcun rilievo;
i tempi di attesa per gli esami specialistici e di laboratorio dei
presidi ospedalieri e della struttura di territorio della città e
della provincia di Messina». (1191)
BUZZANCA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
e l'identità siciliana, premesso che:
da diverso tempo ed a fasi alterne si chiude e si apre ai
visitatori la Villa Romana di Marina di Patti (ME);
in particolare proprio in questi giorni si apprende che a partire
dal 24 maggio la villa resterà chiusa al godimento dei turisti per
'consentire la messa in sicurezza dei siti', una chiusura 'al buio'
in quanto il comunicato stampa della soprintendenza ai beni
culturali e ambientali di Messina non indicava la data di
riapertura;
visto che si ritiene oltremodo pretestuoso ed inconcepibile un
provvedimento che non sarebbe certamente stato necessario se coloro
i quali 'dovevano' manutenere la struttura se ne fossero occupati e
tenuto conto che questo provvedimento causerà un gravissimo danno
economico per tutto il comprensorio turistico, si plaude
all'iniziativa della magistratura tendente ad appurare, se ve ne
siano, responsabilità soggettive tra l'altro stigmatizzate dal
sottoscritto con altra interrogazione, la numero 319 del 14 gennaio
2009 sullo stesso argomento;
ritenuto che, come sperimentato in più occasioni, anche in siti
archeologici primari è possibile procedere alla messa in sicurezza
del 'sito' senza determinare la chiusura totale dello stesso, così
come paventato dalla soprintendenza;
accertato che il 20 maggio la stessa soprintendenza ha fissato un
sopralluogo con l'impresa aggiudicataria dei lavori per fissarne
tempi e modalità di incontro al quale, dalla stampa, si apprende
parteciperà lo stesso Assessore al ramo;
per sapere se non ritengano, in un momento nel quale ci si
avvicina alla stagione estiva, che richiama notevoli flussi
turistici e quindi il picco di visitatori, attivare misure tendenti
a far si che si possa procedere ai lavori di messa in sicurezza
della Villa Romana di Marina di Patti (ME), che costituisce uno dei
più importanti siti archeologici della Sicilia, contemperando la
possibilità che, anche a 'cantiere aperto', non si chiuda tutta
l'area archeologica, nella certezza che, come dai più paventato, il
perdurare della chiusura al pubblico della Villa creerà certamente
un gravissimo danno economico alle imprese dell'accoglienza ed
anche sotto il profilo culturale e di immagine per la città di
Patti, i Nebrodi, la provincia di Messina e per tutta la Sicilia».
(1192)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
CORONA
«Al Presidente della Regione, premesso che:
la legge 31 dicembre 1991, n. 433, disciplina l'erogazione di
finanziamenti statali finalizzati ad interventi di ricostruzione
nei comuni delle province di Siracusa, Catania e Ragusa, colpiti
dagli eventi sismici del 13 e del 16 dicembre 1990;
la realizzazione degli interventi attualmente residui e la
relativa copertura finanziaria richiedono una rimodulazione del
programma di spesa nell'ambito delle somme previste dalla citata
legge;
in data 19 marzo 2010 si è svolta una seduta del Comitato Stato-
Regioni, finalizzata ad esaminare e definire la proposta di
rimodulazione suddetta, a tal fine predisposta dal competente
Dipartimento regionale della Protezione civile, per essere
successivamente approvata dalla Giunta regionale;
in quella sede sarebbe emersa la richiesta di ulteriori e
propedeutici adempimenti procedurali, senza i quali non sarebbe
possibile proseguire nella istruttoria della rimodulazione proposta
in una nuova seduta del Comitato Stato-Regioni;
dalla data dell'ultima seduta del comitato suddetto sono trascorsi
oltre due mesi senza che ad oggi ne sia stata indetta una nuova
convocazione;
tale ritardo appare gravissimo per il completamento degli
interventi previsti, molti dei quali in corso di esecuzione,
determinando la sospensione o il mancato avvio di numerosi cantieri
ed una situazione di insopportabile sofferenza finanziaria per
molte imprese, nel quadro già estremamente critico dell'attuale
contesto economico nazionale e regionale;
per sapere quali iniziative intenda intraprendere per sollecitare
gli uffici competenti alla definizione degli adempimenti
procedurali in oggetto e alla conseguente e tempestiva convocazione
del Comitato Stato-Regioni». (1197)
DE BENEDICTIS
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le
infrastrutture e la mobilità, premesso che:
Mazara del Vallo (TP), città collocata geograficamente nel canale
di Sicilia, dista da Pantelleria 56 miglia marine mentre da Trapani
circa 80 miglia marine;
da Mazara del Vallo si raggiunge Pantelleria con circa tre ore di
navigazione, mentre da Trapani si raggiunge la stessa con circa sei
ore nel periodo estivo e sette nel periodo invernale, rischiando
talvolta di rimandare anche al giorno successivo il rientro a causa
del maltempo;
facendo la tratta più breve, e cioè da Mazara, si potrebbero
diminuire i costi di trasporto per i passeggeri e per le merci,
incrementando, inoltre, sia il turismo che il commercio;
Trapani possiede numerosi collegamenti marittimi regionali,
nazionali ed internazionali e per Pantelleria possiede ben due
collegamenti giornalieri;
in aggiunta o in sostituzione di no dei due facenti capo a Tarpani
un collegamento lo si potrebbe spostare a Ma zara, dotando così i
cittadini mazaresi di un servizio che eviti loro di fare il
tragitto più lungo e dispendioso per arrivare a destinazione;
per sapere quali misure il Governo regionale, anche di concerto
con le competenti autorità del settore, intenda adottare affinché
venga costituito un collegamento diretto da mazara del Vallo verso
Pantelleria». (1199)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
SCILLA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'economia,
premesso che:
l'articolo 20 della legge finanziaria regionale 2010 prevede che
all'area strategica trasporti pubblici corrisponda una sola
società a totale o maggioritaria partecipazione regionale o una
sola impresa pubblica, ponendo in atto le procedure necessarie alla
dismissione delle partecipazioni strategicamente non rilevanti per
il perseguimento dei fini istituzionali della regione';
all'area strategica trasporti pubblici corrispondono al momento
due società pubbliche: l'AST, a totale partecipazione regionale, e
la Jonica Trasporti, a maggioritaria partecipazione regionale;
considerato che:
la Jonica Trasporti era un'azienda a totale partecipazione
regionale, fino a quando, con procedura concorsuale, il 49 per
cento è stato ceduto, per una cifra irrisoria, ad un imprenditore
privato;
la cessione è avvenuta con un bando quanto meno discutibile
poiché, ad esempio, sono state escluse tutte le aziende di
trasporto siciliano in quanto nessuna presenta un fatturato annuo
non inferiore ad euro 12.000.000,00 (dodicimilioni) così come
previsto dal predetto bando;
ritenuto che:
l'AST ha ceduto a titolo gratuito alcune linee alla Jonica
Trasporti;
tale scelta appare di dubbia legittimità;
la legge finanziaria, nel porre l'obbligo di una sola partecipata
nel settore trasporti, non solo sottrae il procedimento dall'esame
dell'Assemblea (trasferendolo alla competenza dell'Assessorato
Economia), ma potrebbe avviare l'illegittimo ingresso (per
incorporazione) di un socio privato nella compagine azionaria
dell'AST;
ritenuto ancora che:
il processo di incorporazione della Jonica Trasporti farebbe
venire meno i presupposti per gli affidamenti in house ad AST
S.p.a. da parte del socio Regione che, tra l'altro, non sarebbe più
socio unico;
con l'articolo 76 della legge finanziaria è stato assegnato
all'AST un contributo straordinario di 125 milioni in cinque anni;
la Jonica Trasporti non è strategicamente rilevante perché ha un
parco vetture insignificante, pochi dipendenti provenienti dall'ex
STAT e un servizio limitato derivante al 50 per cento dalle linee
cedute dall'AST;
per sapere le ragioni per le quali non sia stato ancora avviato il
percorso di liquidazione della quota della Jonica Trasporti a
salvaguardia dell'interesse pubblico e di una legittima
applicazione delle norme vigenti». (1202)
BARBAGALLO-MATTARELLA-GALVAGNO-GUCCIARDI-MANCUSO-CARONIA
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per la salute,
premesso che:
nelle strutture sanitarie pubbliche della provincia di Siracusa
risultano complessivamente assunte, alla data del 31 dicembre 2009,
3.276 unità di personale, distinte in: 615 dirigenti medici, 131
dirigenti non medici, 2.220 personale non dirigente e 310 assunti a
tempo determinato;
operando un confronto con le altre province della Sicilia in cui
sono presenti solo aziende sanitarie provinciali e non anche
aziende ospedaliere ed aziende ospedaliere universitarie, il
rapporto fra unità di personale rapportato al numero di posti letto
per acuti serviti è fra i più bassi della Regione;
in particolare tale rapporto risulta essere di 4,34 nella ASP di
Agrigento (3541 unità/815ppll.), 4,53 nella ASP di Caltanissetta
(3059 unità/676 pp.ll.), 4,07 nella ASP di Enna (2220 unità/545
pp.ll.), 5,15 nella ASP di Ragusa (3735 unità/725 pp.ll.), 4,92
nella ASP di Trapani (3742 unità/760 pp.ll.) e 4,37 nella ASP di
Siracusa (3276 unità/750 pp.ll.), ponendo quest'ultima al di sotto
della media complessiva;
un ulteriore approfondimento nella lettura dei dati (che qui per
brevità non si riportano) mostra che tali carenze nella ASP di
Siracusa risultano maggiori fra i dirigenti medici ed il personale
infermieristico;
considerato che:
il rapporto fra personale addetto e posti letto per acuti viene
qui assunto convenzionalmente, non essendo certamente esaustivo
della assistenza di una azienda che ha il compito di erogare anche
prestazioni non ospedaliere e tuttavia è un indice significativo
proprio perché dimostra indirettamente la carenza di operatori
destinabili ai servizi territoriali, oltre che a quelli
ospedalieri;
è infatti evidente che, confrontando fra di esse realtà
ospedaliere simili sul piano quantitativo quali Ragusa, Trapani e
Siracusa, rispettivamente di 725, 760 e 750 pp.ll., la marcata
differenza fra il personale in servizio, rispettivamente 3735,
3742, 3276 unità assunte, dimostra la chiara impossibilità dell'ASP
di Siracusa di fare fronte, al pari delle altre due ASP, ai bisogni
di assistenza nel territorio, oltre che degli ospedali;
questa situazione penalizza da molti anni la sanità pubblica nella
provincia di Siracusa, perpetuando una grave lesione del diritto
alla salute dei suoi cittadini;
quanto sopra configura altresì un grave contrasto con le norme di
cui alla legge regionale n. 5/2009, laddove esse fissano il
principio della omogeneità della assistenza sanitaria nella regione
ed allorquando prevedono una espansione dei servizi di medicina
territoriale a fronte della riduzione di quelli ospedalieri,
espansione impossibile da realizzarsi nelle condizioni date nella
provincia di Siracusa in cui si registra tuttavia la contrazione
della spesa nel comparto ospedaliero;
per sapere in quale modo e in quali tempi si intenda intervenire
per poter rimuovere le carenze in questa sede rappresentate».
(1206)
DE BENEDICTIS
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
e l'identità siciliana, premesso che:
nel territorio di Sclafani Bagni (PA) si trova la chiesa di San
Giacomo la cui costruzione risale, presumibilmente, ai primi del
Cinquecento;
la chiesa è chiusa al culto da oltre dieci anni a causa delle
precarie condizioni strutturali oltre che per il grave e
mortificante stato di degrado. L'importante struttura, invero, è
divisa in tre navate che presentano archi e colone in pietra,
diverse cappelle decorate in stucco ed un portale in pietra che,
pur gravemente danneggiato, lascia immaginare lo splendore dei
tempi passati. L'arredo sacro, inoltre, è di primo ordine e
presenta arti decorative e figurative che collocano la chiesa in
posizione di eccellenza non solo in ambito strettamente locale;
oltre al colonnato, all'interno della chiesa rimane sia nelle
cappelle principali sia in quelle laterali, una serie di
interessanti stucchi, in parte mutili e in parte fortemente
danneggiati dall'abbandono e dalle infiltrazioni d'acqua, che
necessitano di urgenti interventi di restauro per potere salvare
quella che rimane, nonostante tutto, una delle più notevoli imprese
decorative in stucco dell'entroterra maronita; molti degli stucchi
superstiti, infatti, presentano caratteri che li fanno datare al
700 ed avvicinare a modi serpotteschi;
considerato che a causa dell'abbandono i locali della chiesa sono
utilizzati per deposito di mercanzie di ogni genere ed anche per il
ricovero di animali;
ritenuto che tale situazione è pregiudizievole per il valore
artistico e monumentale della chiesa sia come luogo di culto sia
come bene di importanza storico-monumentale;
per sapere:
quali provvedimenti intendano adottare per garantire il recupero
del prestigioso bene culturale, architettonico e monumentale della
chiesa di San Giacomo;
se intendano intervenire presso la sovrintendenza ai beni
culturali per l'immediato intervento presso la chiesa ed evitare lo
stato di abbandono e di degrado del bene;
quali provvedimenti intendano adottare al fine di effettuare un
monitoraggio di tutti i beni culturali in stato di abbandono,
utilizzando tutto il personale preposto alla catalogazione delle
opere d'arte». (1207)
CAPUTO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le
infrastrutture e la mobilità, premesso che:
da lungo tempo, sulla SS. 120, nei tratti compresi tra Cerami e
Troina e, in misura maggiore, tra cerami e Nicosia, si sono
verificati gravi cedimenti del manto stradale, deformazioni
dell'asfalto, apertura di fessurazioni, fratture e buche aventi
dimensioni di vere voragini, frane e smottamenti di terreno con
conseguente riversamento, su gran parte della stradale, di fango,
massi e pietre;
la medesima SS. 120, nelle sue prosecuzioni oltre i citati centri
di Troina e Nicosia, è in condizioni altrettanto disastrose;
anche la SS. 575, che i cittadini di Cerami sono soliti percorrere
per raggiungere Catania e la sua area metropolitana per la
fruizione di molteplici servizi, per esigenze economiche e
commerciali, nonché per la presenza dell'Università degli studi,
versa in condizioni di pericolosità tali da essere stata interdetta
al traffico veicolare;
considerate le numerose doglianze rappresentate dai cittadini dei
comuni di Cerami e Troina inerenti lo stato disastroso della
viabilità extraurbana in generale e, in particolare, di quella
relativa alle arterie di collegamento con Comuni viciniori, con il
capoluogo di provincia e con ogni altro centro urbano del
territorio, nessuno escluso;
constatato:
lo stato di pressoché totale abbandono e di trascuratezza in cui
versano le strade extraurbane, da parte degli enti preposti alla
loro gestione e manutenzione;
il consolidato disinteresse dell'ANAS nella cura delle strade
dell'area nord della provincia di Enna, i tempi biblici di
intervento anche sulla citata SS. 575, oggetto di interventi di
sistemazione provvisoria da parte del Sindaco di Troina, con
intento encomiabile e risultati concreti apprezzabili, ma pur
sempre provvisori e non idonei al soddisfacimento in via definitiva
delle esigenze di viabilità dei comuni serviti da detta strada;
rilevato che:
anche il percorso alternativo verso Catania, lungo il prosieguo
della SS. 120 verso Bronte, non versa in condizioni dissimili,
essendo costellato da frane e cedimenti del manto stradale, oltre
al fatto che prolunga a dismisura i tempi di percorrenza;
l'ulteriore percorso alternativo verso Catania (Cerami-Troina-
Gagliano-Agira-Autostrada Palermo/Catania), che si snoda su strade
statali, provinciali e sull'autostrada PA-CT, è nelle medesime
condizioni disastrose sopra descritte, con punti di estrema
pericolosità nel tratto fra Gagliano e Agira;
anche il collegamento con Enna (capoluogo di provincia e sede
dell'Università Kore) è estremamente problematico e pericoloso,
stante che i percorsi Cerami-Nicosia-Leonforte-Enna e Cerami-
Nicosia-Villadoro-Caltanissetta-Enna versano nelle condizioni sopra
descritte, mentre il percorso alternativo che da Villadoro porta ad
Enna per la strada dell'Altesina è stato chiuso al traffico
veicolare a causa del cedimento in più punti della sede stradale.
Va precisato che quella in parola è una strada secondaria, a
carreggiata ristretta, pensata e realizzata per esigenze rurali,
ma, nonostante ciò, molto utilizzata da coloro che dalla zona nord
della provincia di Enna hanno esigenza di recarsi nel capoluogo;
rilevato altresì che:
tutte le strade citate sono altamente pericolose a causa dei
continui restringimenti di carreggiata, del manto stradale
fortemente sconnesso, delle buche, della totale mancanza di asfalto
per lunghi tratti, della fanghiglia che le rende viscide, piene di
insidie e percorribili molto lentamente, sotto la costante minaccia
di frane incombenti a vista d'occhio e su un manto stradale molto
fatiscente ed usurato;
le cause del dissesto viario sono da ricercarsi nella pressoché
totale mancanza di interventi strutturali radicali, direttamente
mirati ad ammodernare e mettere in sicurezza le strade citate,
rendendole idonee alle esigenze dell'odierno traffico veicolare,
che non possono essere soddisfatte da interventi estemporanei,
parziali, superficiali, incompleti e spesso di pessima fattura che
sporadicamente sono stati riservati alle strade dell'area nord
della provincia di Enna, da parte degli enti preposti alla
manutenzione e in primis dall'ANAS;
atteso che tale stato di fatto acuisce e rende non più
sopportabile lo storico isolamento del territorio interessato, ed
in particolare dei comuni di Cerami e troina, i cui cittadini sono
costretti, ordinariamente e non solo nell'attuale emergenza, a
compiere tragitti accidentati, tortuosi, a lenta percorrenza, irti
di gravi pericoli per l'incolumità personale e fonte di accentuata
usura agli autoveicoli, per raggiungere qualsivoglia destinazione,
al fine di soddisfare ogni genere di esigenza, di lavoro, di studio
e di servizi, anche di prima necessità e di urgenza, come il pronto
soccorso sanitario e la cura in strutture mediche specialistiche;
preso atto che finora le denunzie avanzate alle Autorità
competenti dai cittadini unitamente ai sindaci del territorio
interessato sono rimaste senza esito concreto;
per sapere:
se non ritengano di dovere intervenire con la massima urgenza
ponendo in essere ogni provvedimento necessario ed idoneo a
garantire l'immediato e tempestivo ripristino delle condizioni
minime di sicurezza della viabilità urbana ed extraurbana del
territorio ennese;
se e quali interventi strutturali si intendano assumere al fine di
dotare la provincia di Enna di una rete viaria degna di questo nome
e funzionale alle esigenze del moderno traffico veicolare,
presupposto indispensabile di ogni prospettiva di rilancio
economico e sociale del territorio». (1209)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
GALVAGNO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le autonomie
locali e la funzione pubblica, premesso che:
ai sensi dell'articolo 24 della l.r. 44 del 1991 l'Assessorato
regionale della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie
locali, Dipartimento autonomie locali, con decreto assessoriale n.
545 del 22 luglio 2009, ha nominato il dottor Nicolò La Barbera,
funzionario regionale, commissario ad acta per il comune di
Linguaglossa (CT), con il compito di provvedere in via sostitutiva
alla deliberazione del rendiconto dell'esercizio finanziario 2008,
nonché agli adempimenti propedeutici connessi al decreto
assessoriale di cui sopra;
così come riportato in premessa nel verbale di deliberazione del
commissario regionale n. 1 del 6 maggio 2010, a causa della mancata
predisposizione della documentazione necessaria da parte degli
uffici dell'ente, si sono resi necessari ben due rinnovi del D.A.
n. 545 del 22 luglio 2009; infatti, sono stati emanati il D.A. n.
967 del 19 novembre 2009 e il D.A. n. 32 del 22 febbraio 2010 di
pari oggetto del citato D.A. n. 545 del 22 luglio 2009;
con deliberazione di G.M. n. 23 dell'11 marzo 2010,
l'amministrazione comunale ha provveduto ad approvare, ai sensi
dell'articolo 151, comma 6, del T.U.EE.LL., la relazione
dell'organo esecutivo da allegare al rendiconto di gestione del
2008 che presentava in quella stesura un avanzo di amministrazione
di circa 178.000,00 euro;
ai sensi del regolamento comunale di contabilità, i consiglieri
comunali Cerra, Giuffrida, Aitala hanno inviato, per il tramite del
presidente del consiglio comunale, una nota al collegio dei
revisori dei conti del comune di Linguaglossa con la quale si
chiedeva di riscontrare la veridicità e l'esattezza di alcune
scritture contabili;
in riscontro alla nota, ricevuta dai consiglieri comunali, il
collegio dei revisori ha immediatamente chiesto chiarimenti in
ordine ad alcune poste presenti nel rendiconto di gestione del
2008;
alla luce delle verifiche scaturite dalle osservazioni avanzate
dal collegio dei revisori, con delibera di G.M. n. 31 del 21 aprile
2010 l'amministrazione comunale ha approvato le integrazioni e
modifiche al rendiconto della gestione 2008 di cui alla delibera
G.M. n. 23 dell'11 marzo 2010. Le integrazioni e modifiche
apportate hanno determinato un avanzo di amministrazione di circa
650.000,00 euro, con una differenza di circa 472.000,00 rispetto
alla delibera di G.M. n. 23 dell'11 marzo 2010;
nella seduta del 4 maggio 2010 il consiglio comunale ha esaminato,
al secondo punto all'ordine del giorno, la proposta di
deliberazione avente per oggetto approvazione rendiconto della
gestione 2008'. Nel corso della seduta, così come si evince dal
verbale della stessa, i consiglieri comunali hanno avanzato
contestazioni e perplessità in ordine: all'esattezza delle
scritture contabili riportate nel rendiconto della gestione 2008,
all'assoluta insufficienza di dati sulla presenza di debiti fuori
bilancio alla data del 31 dicembre 2008 così come contestualmente
scritto dal collegio dei revisori dei conti, sullo stralcio di
circa 384.505,81 euro dai residui attivi dal servizio acquedotto,
per presunta inesigibilità, Infine, tra le tante, su specifica
segnalazione, è stata accertata in aula l'errata indicazione del
costo del servizio della TARSU, con relativo errore sulle somme
incassate e della percentuale di copertura a carico dell'utenza, in
violazione del decreto Ronchi, che da esse scaturiva, circostanza
ampiamente sottolineata nel parere del revisore dei conti. Si è
proceduto ad una immediata, quanto inusuale, variazione in aula
delle scritture e delle percentuali di copertura del servizio;
nella stessa seduta, il responsabile del servizio economico
finanziario del comune di Linguaglossa ha chiaramente ascritto a
suo merito il completamento dell'attività di informatizzazione dei
dati della ragioneria, ammettendo al contempo che la complessità
dell'attività posta in essere non dava la certezza del riscontro di
tutti i dati e della loro esatta collocazione temporale;
nel corso della stessa seduta, il capogruppo del gruppo consiliare
La tua Linguaglossa' ha evidenziato e contemporaneamente
contestato, così come riportato nel verbale della seduta, il fatto
che dalle copie conformi degli atti allegati alla delibera di G.M.
n. 31 del 21 aprile 2010, si evincesse la mancanza delle firme del
segretario comunale e del sindaco, circostanza verificata nel corso
della seduta allorché, prodotti in Aula gli originali, gli stessi
risultavano privi della firma del sindaco e del segretario
comunale;
il consiglio comunale di Linguaglossa, con 7 voti contrari, 7 voti
favorevoli e 1 astenuto, ha bocciato la proposta di deliberazione
posta al secondo punto all'ordine del giorno avente per oggetto
Approvazione del rendiconto della gestione 2008';
considerato che:
il dottor Nicolò La Barbera, funzionario regionale, commissario ad
acta per il comune di Linguaglossa (CT), con deliberazione del
commissario regionale n. 1 del 6 maggio 2010, ha approvato il
rendiconto della gestione 2008 senza prendere visione del verbale
della deliberazione n. 7 del consiglio comunale nella seduta del 4
maggio 2010, in quanto lo stesso non era stato materialmente
redatto e senza vincolare l'avanzo di amministrazione, così come
espressamente previsto quale condizione dei revisori per esprimere
parere favorevole;
la circostanza di cui sopra è oggetto della nota inviata dal
collegio dei revisori, introitata in data 17 maggio 2008 al comune
di Linguaglossa, prot. 7164;
il dottor Nicolò La Barbera, funzionario regionale, commissario ad
acta per il comune di Linguaglossa (CT), nell'adottare la
deliberazione del commissario regionale n. 1 del 6 maggio 2010, ha
solo parzialmente tenuto conto della nota a lui indirizzata dai
capigruppo consiliari, Malfitano e Cerra, per i rispettivi gruppi
MPA' e La tua Linguaglossa' con la quale gli scriventi, oltre a
ribadire tutte le perplessità emerse nell'ambito della seduta
consiliare, invitavano il commissario a on intraprendere alcuna
iniziativa nell'attesa che venisse redatto e pubblicato il verbale
della suddetta seduta;
atteso che gli atti posti in visione del commissario regionale
presumibilmente non erano stati regolarmente firmati dal sindaco e
dal segretario comunale, come accertato nella seduta del consiglio
comunale del 4 maggio 2010;
per sapere:
se in assenza delle firme del sindaco e del segretario comunale
siano legittimi gli atti amministrativi e i pareri sugli stessi
espressi;
se siano legittime le procedure di integrazione e modifica poste
in essere dall'amministrazione comunale di Linguaglossa con
l'adozione della deliberazione di G.M. n. 31 del 21 aprile 2010;
se sia legittima da parte del commissario regionale l'adozione del
rendiconto della gestione 2008 del comune di Linguaglossa alla luce
delle violazioni contestate dal consiglio comunale;
se, in considerazione delle possibili inesattezze nelle scritture
contabili riportate nel rendiconto della gestione 2008, codesto
Assessorato non intenda predisporre un'ispezione del settore
economico finanziario del comune di Linguaglossa (CT)». (1213)
POGLIESE - VINCIULLO
«Al Presidente della Regione, premesso che:
i Vigili del fuoco in Sicilia da anni tentano di conseguire un
obiettivo fondamentale per garantire alla popolazione regionale un
servizio di prevenzione sicurezza e soccorso adeguato alle reali
esigenze. Per conseguire il suddetto risultato, le cinque
organizzazioni sindacali rappresentative del Corpo nazionale dei
vigili del fuoco hanno dato vita nel lontano 2003 alla cosiddetta
vertenza Sicilia', riguardante le problematiche dei vigili del
fuoco dell'Isola;
dal 2009 si sono susseguiti degli incontri partecipati dai
rappresentanti del Dipartimento dei vigili del fuoco, del Soccorso
pubblico, della Difesa civile, del Dipartimento regionale della
Protezione civile e quelli della Regione siciliana. Gli incontri
hanno permesso, grazie al fattivo contributo fornito da ciascuno
degli intervenuti, di redigere un progetto finalizzato a potenziare
il dispositivo di soccorso tecnico urgente in ambito regionale;
per raggiungere questo obiettivo è stato predisposto un progetto
organico che comporterebbe l'apertura di nuovi distaccamenti
permanenti per migliorare la copertura del territorio dell'isola ed
assicurare tempi d'intervento compatibili con quelli attesi dalla
cittadinanza, l'acquisto, la ristrutturazione e l'adeguamento di
alcune sedi di servizio già esistenti, la realizzazione del
cosiddetto progetto Isole minori', l'ammodernamento ed il
potenziamento della colonna mobile regionale, l'acquisto e la
dislocazione di un elicottero a Palermo per la copertura del
territorio della Sicilia occidentale. L'impatto economico è stato
determinato in circa 62 milioni di euro;
considerato che:
il numero di vigili del fuoco, in ambito regionale, è fortemente
deficitario. Tale condizione, già di per sé negativa poiché non
consente di garantire un adeguato standard di sicurezza rispetto a
quello erogato in altre regioni, è stato ancor di più accentuato in
conseguenza delle recenti calamità che hanno interessato il
territorio, dalle problematiche connesse ai passaggi di qualifica e
in previsione dell'approssimarsi della stagione estiva che
determinerà una nuova emergenza in funzione della recrudescenza
degli incendi boschivi ormai tristemente nota e che si manifesta
con particolare recrudescenza ogni anno;
a giudizio delle maggiori organizzazioni sindacali di categoria,
tra le quali la Confsal-Vigili del fuoco, occorre un potenziamento
di uomini sul territorio assicurabile magari attraverso una
mobilità straordinaria dei sottufficiali capi reparto e dei capi
squadra per rimpinguare le forti carenze esistenti in tutti i
comandi provinciali siciliani così come è già avvenuto in passato;
ritenuto che:
occorre, inoltre, uno sforzo da parte del Presidente della Regione
siciliana per definire gli aspetti legati all'erogazione delle
risorse finanziarie da destinare al pagamento dello straordinario
effettuato dall'1 ottobre 2009, data successiva all'evento
calamitoso in provincia di Messina e per la campagna antincendi
boschiva 2009;
infatti, l'alluvione dell'1 ottobre 2009 che ha tragicamente
colpito i paesi di Scaletta Zanclea, Giampilieri ed i villaggi
della zona sud del comune di Messina, e successivamente i movimenti
franosi di Caronia, S. Fratello e Castell'Umberto hanno reso
evidente la necessità, per fronteggiarle adeguatamente, di
dispiegare un consistente numero di uomini e mezzi del Corpo
nazionale che hanno lavorato strenuamente con professionalità,
abnegazione e spirito di sacrificio;
l'ordinanza di Protezione civile n. 3825 ha impartito disposizioni
urgenti per fronteggiare la grave emergenza e ha disposto al comma
1 dell'articolo 4 la corresponsione al personale dei vigili del
fuoco della maggiorazione del trattamento di turno e dei compensi
per prestazioni di lavoro straordinario. In merito, il Dipartimento
di Protezione civile siciliano ha chiesto alla Direzione regionale
dei vigili del fuoco di quantificare gli importi da corrispondere
al personale intervenuto fino al 31 dicembre 2009. La Direzione ha
interessato il Dipartimento dei vigili del fuoco e le altre
Direzioni regionali per ottenere i dati da trasmettere alla Regione
siciliana;
la successiva ordinanza di Protezione civile n. 3865 ha dettato
ulteriori disposizioni per fronteggiare l'emergenza determinata a
seguito dei numerosi interventi franosi che hanno interessato la
provincia nel mese di febbraio 2010. Essa ha disposto, all'articolo
2, comma 4, che il commissario delegato, individuato nella persona
del presidente della Regione siciliana, possa rimborsare le spese
sostenute dal corpo nazionale dei vigili del fuoco sulla base di
risorse disponibili;
tale OPCM dovrebbe ricoprire le spese sostenute dal dipartimento
dei vigili del fuoco e gli emolumenti maturati dal personale a
partire dall'1 gennaio 2010. I colloqui intercorsi con il capo
dipartimento della Protezione civile regionale hanno posto in
rilievo la mancanza di fondi a copertura delle somme
presumibilmente vantate dal corpo nazionale dei vigili del fuoco e
quantificabile in circa 15 - 20 milioni di euro;
atteso che:
risulta che i fondi erogati con OPCM n. 3865 pari a 15 milioni di
euro disponibili saranno destinati in massima parte alla
popolazione, agli albergatori, ai ristoratori ed al contributo per
l'autonoma sistemazione della popolazione. Qualora restino fondi
disponibili, potrebbe essere erogato un acconto per il pagamento
delle spettanze dei vigili del fuoco, pari a circa 5 milioni di
euro;
inoltre, il personale dei vigili del fuoco ha partecipato lo
scorso anno alla campagna antincendio boschivo per conseguire, così
come da accordo triennale, il miglioramento della capacità
operativa in tema di spegnimento incendi. L'accordo ha altresì
previsto l'acquisto e la donazione in comodato d'uso di 33 mezzi
antincendio ed ha avuto un impatto economico pari ad oltre 6
milioni di euro;
ad oggi, seppur portato a compimento il previsto servizio, il
dipartimento regionale della Protezione civile non ha ancora
onorato il versamento al Ministero dell'economia e delle finanze
per la successiva rifusione al Dipartimento dei vigili del fuoco
dell'importo pari a circa 832 mila e pertanto il personale
intervenuto non ha ancora avuto corrisposti gli straordinari;
infine, non c'è nessuna previsione circa la definizione e la firma
dell'accordo per l'anno corrente concernente l'AIB 2010 e per il
rinnovo dell'accordo di programma triennale 2010-2012. Si fa
presente che a tutt'oggi non è stato versato nessun euro da parte
della Regione siciliana, del soggetto attuatore e da parte della
direzione regionale della Protezione civile Sicilia rispetto ai
crediti vantati dal Corpo nazionale che sono superiori ai 20
milioni di euro. A questo bisogna aggiungere poi ulteriori 62
milioni di euro per conseguire l'autonomia del soccorso sull'isola;
per sapere quali iniziative intenda adottare per dare risposte
certe al personale Vigili del fuoco e per risolvere le
problematiche esposte in premessa». (1214)
(Gli interroganti chiedono risposta con urgenza)
POGLIESE - VINCIULLO
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per le risorse
agricole e alimentari, premesso che l'articolo 9, par. 3, del
regolamento CE n. 1967/2006 stabilisce che la dimensione minima
delle maglie per le reti trainate/strascico è di 40 mm nel sacco o,
su richiesta debitamente motivata da parte del proprietario del
peschereccio, da una rete a maglia romboidale da 50 mm e che dette
misure trovano applicazione dall'1 giugno 2010;
considerato che:
in tutta Italia, e specialmente in Sicilia, si ritiene ingiusto il
provvedimento adottato a Bruxelles in quanto si tende a stabilire
norme uguali per tutti con l'obiettivo di ridurre lo sforzo di
pesca e salvaguardare l'ecosistema marino ai fini del ripopolamento
delle specie ittiche, senza fare un distinguo sulle specie dei mari
del Nord che hanno dimensioni notevolmente superiori rispetto alle
specie pescate nel Mediterraneo;
l'unico risultato certo sarà quello di deprimere i ricavi delle
imprese di pesca e i salari degli occupati senza offrire alcuna
certezza di salvaguardia delle risorse ittiche;
il 7 giugno in Spagna a Marbella si svolgerà il seminario sulle
misure tecniche per la gestione del Mediterraneo' e saranno
presenti tutte le associazioni europee che vivono gli stessi
problemi della pesca;
il 9 giugno a Roma è previsto il confronto istituzionale con il
ministro Galan;
è in via di costituzione, presso il Ministero delle politiche
agricole, alimentari e forestali, con apposito decreto, un'unità di
crisi per monitorare l'impatto delle nuove misure tecniche in
vigore dall'1 giugno;
i Paesi rivieraschi che si affacciano nel mediterraneo pescano
senza regole' in acque internazionali ed il pescato, di qualsiasi
taglia e misura, viene immesso anche sul mercato siciliano a prezzi
stracciati con gravi ripercussioni economiche;
per sapere:
se non si ritenga necessario intervenire presso la Commissione UE
per fare riaprire il dossier e formulare una proposta di deroga o
di modifica del regolamento 1967/2006, pur coscienti che le norme
comunitarie potranno essere cambiate solo attraverso la procedura
comunitaria prevista dal Trattato di Lisbona e sulla base di
indicatori di impatto;
se non si ritenga opportuno che la Comunità europea ponga riparo
al danno causato ai lavoratori ed alle imprese siciliane, varando
un piano di sostegno finanziario per imprese e lavoratori del
naviglio operante in Sicilia con reti da traino; che è il settore
maggiormente colpito dalle nuove misure». (1216)
ADAMO-ARICO'-CRISTAUDO-CURRENTI-GRECO-INCARDONA-MARINESE-MARROCO-
MINEO-NICOLTRA-SCAMMACCA DELLA BRUCA-SCILLA
«All'Assessore per il territorio e l'ambiente, premesso che:
in data 16 maggio 2010 presso il Castello allego di Sant'Agata di
Militello (ME), ha avuto luogo un incontro tra il Presidente della
Regione, il capo della Protezione civile regionale ed i sindaci dei
comuni dei Nebrodi, riguardante la delicata questione legata ai
finanziamenti necessari a fronteggiare i danni relativi al dissesto
idrogeologico che ha colpito il territorio nebroideo;
dal suddetto incontro è emerso che dall'ultimo programma di
finanziamento non risultano provvedimenti destinati alle due
contrade più colpite del comune di San Salvatore di Fitalia (ME)
Grazia' e Scrisera', ove persistono gravissimi rischi
idrogeologici (distacchi e crolli di enormi massi, lesioni di muri
di sostegno, cedimenti di carreggiate stradali, etc.) che mettono
in serio pericolo l'incolumità pubblica, stante le molte abitazioni
interessate;
per sapere se non ritenga di dover intervenire con urgenza
affinché i suddetti luoghi del comune di San Salvatore di Fitalia
vengano inseriti nei programmi di finanziamento per la messa in
sicurezza dei territori colpiti dal dissesto idrogeologico». (1218)
(L'interrogante chiede risposta con urgenza)
LACCOTO
PRESIDENTE. Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno
inviate al Governo.
Annunzio di interpellanza
PRESIDENTE. Comunico che è stata presentata la seguente
interpellanza:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per i beni culturali
e l'identità siciliana, premesso che:
l'inserimento di un nuovo sito nella lista del patrimonio mondiale
dell'Unesco avviene nel rispetto dei criteri previsti dalla
Convenzione sulla protezione del patrimonio culturale e naturale
mondiale, firmata nel 1972 e ratificata dall'Italia con legge 6
aprile 1977, n. 184, nonché delle modalità indicate nelle linee
guida predisposte nel 1977 e il cui ultimo aggiornamento è del
2008;
responsabile della selezione di nuovi siti per l'inserimento
nell'elenco è il Comitato del patrimonio mondiale istituito presso
l'Unesco, assistito dal consiglio internazionale per i monumenti e
i siti (ICOMOS), dall'Unione internazionale per la conservazione
della natura e delle sue risorse (UICN) e dal Centro internazionale
per lo studio della conservazione e del restauro dei beni culturali
(ICCROM);
ai sensi dell'articolo 11 della Convenzione, ogni Stato parte
presenta al Comitato un elenco dei beni, situati sul proprio
territorio, che possono essere inclusi nell'elenco (cosiddetta
tentative list);
a partire dal 2004, il limite per ogni Paese è stato elevato a due
candidature;
il 26 gennaio 2010 l'Italia, insieme con gli altri Paesi
coinvolti, ha firmato a Parigi il dossier per la candidatura
transnazionale de 'I siti palafitticoli preistorici dell'arco
alpino' che interessa Lombardia, Veneto, Piemonte, Friuli Venezia
Giulia, e Trentino Alto Adige;
la vigente lista propositiva depositata presso l'Unesco comprende
'Palermo e la cattedrale di Monreale', inserita nel 2001. Tuttavia,
l'ufficio italiano Unesco ha rappresentato che la più recente
strategia dell'Unesco predilige siti relativi a contesti, periodi
storici e Stati poco rappresentati;
al fine di rispondere meglio a tali indirizzi, l'ufficio sopra
detto ha suggerito di focalizzare l'attenzione su un ambito storico
culturale poco rappresentato, integrando la proposta con
l'inserimento di Cefalù. E' stato così individuato l''Itinerario
arabo-normanno: Palermo, Monreale, Cefalù;
considerato che:
il 27 luglio 2009 è stata presentata in VII Commissione cultura
della Camera dei deputati una risoluzione con la quale si impegna
il Governo ad adottare tutte le iniziative volte a sostenere e ad
accelerare il processo per l'inserimento dell''Itinerario arabo-
normanno: Palermo, Monreale, Cefalù' e, conseguentemente, ad
avanzare al più presto richiesta formale all'Unesco;
il 13 marzo 2010 l'Assessore per i beni culturali e l'identità
siciliana ha annunciato di avere formalizzato al Ministero dei beni
e delle attività culturali la candidatura dell''Itinerario arabo-
normanno di Palermo, Monreale e Cefalù' nel patrimonio dell'umanità
dell'Unesco;
per supportare la candidatura, l'Assessore ha dichiarato di volere
costituire entro una settimana un comitato di coordinamento tra
Regione, autonomie locali e istituzioni economiche promotrici, un
comitato scientifico ed un comitato di garanti per monitorare il
piano di gestione, che avranno il compito di preparare la
necessaria documentazione per la valutazione definitiva;
il 14 e 15 marzo 2010 una delegazione della VII Commissione
cultura della Camera dei deputati ha effettuato una missione a
Palermo, Cefalù e Monreale per visitare i siti da includere
nell'elenco, in preparazione della discussione e del voto in
commissione sulla risoluzione presentata nel 2009;
per sapere:
quali iniziative concrete intendano adottare presso il Governo
nazionale affinché questa candidatura venga inserita nella Lista
propositiva nazionale;
se l'Assessore per i beni culturali abbia provveduto a nominare il
comitato di coordinamento, il comitato scientifico ed il comitato
dei garanti ed abbia previsto anche il necessario finanziamento per
garantirne la funzionalità». (89)
(L'interpellante chiede lo svolgimento con urgenza)
MATTARELLA
Avverto che, trascorsi tre giorni dall'odierno annunzio senza che
il Governo abbia fatto alcuna dichiarazione, l'interpellanza si
intende accettata e sarà iscritta all'ordine del giorno per essere
svolte al proprio turno.
Annunzio di mozioni
PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate le seguenti
mozioni:
numero 194 «Interventi in ordine al progetto di ricerca di
idrocarburi 'D 354 C. R-SL' al largo delle coste di Sciacca e
Menfi, in provincia di Agrigento, e Castelvetrano, in provincia di
Trapani», degli onorevoli Marinello, Di Benedetto, Mattarella,
Panepinto, Panarello, De Benedictis, Musotto, Digiacomo, Faraone,
De Luca, Ferrara, Ammatuna e Gucciardi, presentata il 19 maggio
2010;
numero 195 «Interventi, a livello centrale, in ordine alla
dismissione del patrimonio immobiliare da parte di 'Ferrovie dello
Stato s.p.a.' nella Regione siciliana», degli onorevoli Romano,
Musotto, Arena e Colianni, presentata il 21 maggio 2010;
numero 196 «Iniziative a tutela della maternità e della vita umana
nascente», degli onorevoli Caputo, Pogliese, Buzzanca, Falcone e
Vinciullo, presentata il 4 giugno 2010. Ne do lettura:
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la società 'San Leon Energy s.r.l.', con capitale sociale di euro
10.000,00, avente sede in via Rubichi n. 93 a Monteroni di Lecce,
ha presentato al Ministero dello sviluppo economico, in data 7
marzo 2008, domanda di ricerca in mare di idrocarburi, denominata
'D 354 C.R-.SL.';
in data 20 gennaio 2009 veniva rilasciato parere favorevole da
parte del CTIG/CIRM (communication infrastructure test group/centro
internazionale radiomedico);
in data 13 aprile 2010, veniva pubblicato nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica, nella sezione inserzioni a pagamento, la
richiesta di verifica di assoggettabilità ambientale e che da tale
data decorrevano i 45 giorni per effettuare, da parte di soggetti
interessati, osservazioni, istanze o pareri;
in data 3 maggio veniva affissa all'Albo pretorio del Comune di
Sciacca una lettera senza oggetto indirizzata 'Alla cortese
attenzione del Responsabile Affissioni nell'Albo Pretorio', con
allegato un plico contenente la documentazione relativa alla
valutazione di impatto ambientale (VIA) per il suddetto progetto;
in data 12 maggio 2010, l'associazione di promozione sociale
'L'altra Sciacca', in una pubblica conferenza stampa, portava a
conoscenza della cittadinanza l'esistenza del suddetto progetto di
ricerca di idrocarburi, per altri versi del tutto misconosciuto da
tutte le autorità competenti;
il tratto di mare interessato dalle ricerche si estende per 480 Km
e si sviluppa parallelamente alla costa compresa tra le città di
Sciacca e Menfi (AG), e Castelvetrano (TP), con una distanza minima
dalla battigia di appena 2 Km;
il piano di ricerca prevede:
1) una prima fase con indagini sismiche condotte con 'irgun'
(pistola ad aria che crea un'onda sonora ad alta intensità) e
geofoni;
2) una seconda fase in cui verranno effettuate delle trivellazioni
allo scopo di emungere il petrolio dai giacimenti petroliferi per
valutarne la redditività;
le città di Sciacca, Menfi e Castelvetrano sono a prevalente
economia turistica e peschereccia;
le stesse città hanno ricevuto dallo Comunità europea, dallo Stato
e dalla Regione, centinaia di milioni di euro per lo sviluppo
turistico del loro territorio. In particolare si citano:
1) resort di lusso della catena alberghiera 'Forte', con annessi
campi da golf sulla spiaggia, ubicato a Sciacca, per circa 70
milioni di euro a fondo perduto;
2) resort di lusso della catena alberghiera 'Sol Melià', ubicato
sulla costa di Sciacca in località Monte Rotondo, per un importo
finanziato di circa 70 milioni di euro;
3) complesso di 3 alberghi, denominato SITAS, per un importo
finanziato di svariate decine di milioni di euro;
4) porto turistico, ubicato a Menfi, per un importo finanziato di
circa 20 milioni di euro;
il Comune di Sciacca possiede il più grande bacino idrotermale
d'Europa con annesse terme;
il sopra citato Comune possiede il più grande porto peschereccio
di pesce azzurro del Mediterraneo;
il Comune di Menfi, per il quattordicesimo anno consecutivo, ha
conseguito l'ambito riconoscimento della 'Bandiera Blu' per la
qualità del suo mare e delle sue spiagge, conferito dalla
'Foundation for Environmental Education';
nel Comune di Castelvetrano, prospiciente la costa, si trova una
tra le più grandi e meglio conservate acropoli greche, vestigia
della città di Selinunte;
sulla costa prospiciente il bacino di ricerca si trova il sito
archeologico di Eraclea Minoa;
sulla costa medesima si trovano aree particolarmente pregiate dal
punto di vista naturalistico (Area SIC Sistema Dunale Capo
Granitola, Porto Palo e Foce del Belice, SIC Fondali di Capo San
Marco, SIC Foce del Fiume Verdura, SIC Foce del Magazzolo e Foce
del Platani);
rilevato in particolare che:
al largo di Sciacca ed all'interno del bacino di ricerca
petrolifera vi sono i più grandi banchi coralliferi del
Mediterraneo, ove cresce il pregiatissimo 'Corallo di Sciacca',
specie marina che cresce unicamente in tale zona;
l'intera zona è altamente sismica;
in epoca storica (1831) si è verificata una violenta eruzione di
un vulcano marino che ha generato un'isola, poi sprofondata in mare
(isola Ferdinandea), che trovasi ubicata nelle immediate adiacenze
del campo di ricerca;
recentemente è stato scoperto che l'isola Ferdinandea è parte di
uno dei più grandi complessi vulcanici del Mediterraneo, denominato
'Empedocle', oggi ancora attivo;
considerato che:
dati gli elevati rischi connessi agli impianti 'off-shore', di cui
si è avuto un tragico monito a seguito dagli avvenimenti nel Golfo
del Messico, appare irrisorio un capitale sociale di appena
10.000,00 euro della società concessionaria;
la distanza dalla costa è di appena 2 Km e quindi le piattaforme
petrolifere saranno ben visibili dalla costa ed in alcuni casi
raggiungibili a nuoto, con gravissima compromissione dei siti
archeologici, ambientali e turistici;
il divieto di balneazione e pesca, che accompagna le perforazioni
a mare per una distanza di alcune miglia, potrà rendere non
balneabili svariati chilometri di costa;
le onde sonore dovute alle indagini sismiche hanno effetti
devastanti sulla fauna marina, che in quella zona è particolarmente
ricca e varia;
lo sversamento accidentale di idrocarburi, dovuto all'emungimento
dei giacimenti, comporterà un inquinamento irreversibile del
fragilissimo e ricchissimo ecosistema faunistico;
il depauperamento della flora e della fauna, dovuti alle attività
di ricerca, trivellazione e estrazione, porteranno ad un
impoverimento della fauna ittica e quindi ad un sicuro
impoverimento della florida economia del comparto della pesca;
l'alterazione del regime delle falde profonde a causa delle
trivellazioni petrolifere potrebbe compromettere in maniera
irrimediabile il bacino termale di Sciacca;
la presenza di vulcani attivi in prossimità della costa rende
oltremodo rischioso l'esercizio di attività di estrazione
petrolifera;
l'opinione pubblica è venuta a conoscenza del permesso di ricerca,
il cui iter è cominciato ben due anni prima, a soli 15 giorni dalla
scadenza del periodo di presentazione delle osservazioni alla VIA,
e da soggetti non istituzionali;
contrariamente a quanto riportato nella Gazzetta Ufficiale del 13
aprile 2010, pag. 119, inserzione C10929, nella quale si dichiarava
l'avvio del procedimento amministrativo dell'assoggettabilità
ambientale, la documentazione relativa alla VIA non è pubblicata
nel sito del Ministero dell'ambiente, della tutela del territorio e
del mare,
impegna il Presidente della Regione
ad intervenire urgentemente per:
1) verificare se vi siano state gravi violazioni al principio di
pubblicità degli atti amministrativi, dato che la popolazione è
stata avvertita di un progetto con così gravi conseguenza sul
territorio ben due anni dopo l'avvio del procedimento
amministrativo ed a soli 15 giorni dalla scadenza dell'ultimo
parere di carattere ambientale richiesto per l'autorizzazione;
2) verificare se il capitale sociale della San Leon Energy s.r.l.,
di appena 10.000,00 euro, sia congruo rispetto agli elevatissimi
rischi ambientali che la suddetta ricerca comporta;
3) esercitare l'opportuna vigilanza in relazione ai problemi di
sicurezza dovuti all'altissima sismicità ed alla presenza di
vulcani attivi;
4) riferire all'Assemblea regionale siciliana se, prima del
rilascio alla San Leon Energy delle sopra citate autorizzazioni,
siano stati valutati i vantaggi dello sfruttamento di un eventuale
bacino petrolifero rispetto ai gravissimi svantaggi dovuti alla
compromissione ambientale di una delle più felici coste d'Italia,
ricca di storia e di insostituibili tesori ambientali ed alle
conseguenti irrimediabili compromissioni dell'economia delle città
rivierasche;
5) verificare se sia ammissibile la presentazione, da parte della
San Leon Energy s.r.l., di una documentazione della VIA, ove si
parla genericamente dell'impatto ambientale, dell'uso dei geofoni e
non, anche e sopratutto, del ben più grave impatto ambientale della
realizzazione dei due previsti pozzi esplorativi, anche in
considerazione della presenza nelle immediate adiacenze di vulcani
attivi;
6) verificare, inoltre, se sia ammissibile vanificare in un sol
colpo l'ingente serie di investimenti che Comunità europea, Stato,
Regione e privati hanno riversato sulle coste di Sciacca, Menfi e
Castelvetrano;
7) spiegare come una scelta, tale da condizionare gravemente ed
irrimediabilmente lo sviluppo di un intero territorio, possa essere
stata assunta tramite una procedura di affidamento, quale quella di
cui la San Leon Energy s.r.l. è soggetto, nel più assoluto silenzio
da parte di tutti gli enti competenti, e nella più completa
ignoranza, da parte delle popolazioni coinvolte, del drammatico
mutamento del proprio destino;
ad intervenire presso il Governo nazionale perchè sia rigettata la
richiesta di concessione di ricerca di idrocarburi, in nome di un
più grande interesse ambientale, economico, sociale, archeologico e
storico del territorio coinvolto;
ad assumere le opportune iniziative perchè venga stabilita, con
apposita legge, l'intangibilità della costa meridionale della
Sicilia, che costituisce fino ad oggi, un patrimonio insostituibile
dell'Italia, da parte di attività profondamente deturpanti ed
ambientalmente rischiosissime, quali quelle della prospezione
petrolifera». (194)
MARINELLO-DI BENEDETTO-MATTARELLA-PANEPINTO-DE BENEDICTIS-MUSOTTO-
DIGIACOMO-FARAONE-DE LUCA-PANARELLO-FERRARA- AMMATUNA -GUCCIARDI
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
il patrimonio ferroviario fisso è un bene pubblico e appartiene,
nello specifico, alla schiera dei beni demaniali accidentali,
conferiti allo Stato e alle Regioni e la cui alienazione è
subordinata ancora oggi a sviluppi normativi, in attesa dei decreti
attuativi del c.d. 'federalismo demaniale' e, per quanto concerne
la Regione siciliana, alle specifiche norme di attuazione dello
Statuto speciale;
nel corso degli anni '90 e nei primi anni del 2000, tuttavia, i
provvedimenti legislativi che si sono occupati di dismissione del
patrimonio immobiliare degli enti pubblici sono andati
moltiplicandosi e, recentemente, il legislatore con il decreto-
legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni in legge
6 agosto 2008, n. 133, ha affrontato la 'questione demaniale',
introducendo nella stessa legge un 'piano della alienazioni
immobiliari' che declina la visione del Ministero dell'economia e
delle finanze in tema di demanio dello Stato;
considerato che:
da un lato, gli enti territoriali devono essere posti nelle
condizioni di gestire e di valorizzare meglio una parte di questi
immobili pubblici secondo un 'federalismo di valorizzazione' (come
affermato dalla relazione illustrativa del decreto), e che,
dall'altro, al decentramento delle funzioni pubbliche a favore di
Regioni ed enti locali deve seguire il trasferimento anche degli
strumenti per la loro attuazione e, tra questi, oltre ovviamente
alle risorse finanziarie (imposte), rientra anche parte del
capitale fisico, come sono i beni immobili oggi appartenenti allo
Stato;
il decreto-legge 25 settembre 2001, n. 351, c.d. 'Tremonti',
convertito con modificazioni in legge 23 novembre 2001, n. 410 (e
successive modifiche ed integrazioni), costituisce tuttora la
disciplina fondamentale in tema di dismissione del patrimonio
pubblico e, in particolare, il comma 6-quater dell'art. 1 dispone
che: 'Sui beni immobili non più strumentali alla gestione
caratteristica dell'impresa ferroviaria, di proprietà di Ferrovie
dello Stato spa o delle società dalla stessa direttamente o
indirettamente controllate, che siano ubicati in aree naturali
protette e in territori sottoposti a vincolo paesaggistico, in caso
di alienazione degli stessi è riconosciuto il diritto di prelazione
degli enti locali e degli altri soggetti pubblici gestori delle
aree protette(...)';
sono diversi gli aspetti critici del decreto messi in luce da vari
osservatori, quali, ad esempio, la possibilità prevista dalla norma
di attribuire i beni immobili direttamente a fondi immobiliari
costituiti da enti territoriali, ma a cui possono partecipare anche
soggetti privati, il che esporrebbe al rischio di una svendita del
patrimonio immobiliare pubblico;
è emersa recentemente la posizione assunta dal Consiglio di Stato
che considera il bene patrimoniale ferroviario un bene di pubblico
servizio, conseguentemente sottratto a qualsivoglia operazione di
svendita a privati o ad enti differenti da quelli riconosciuti
dall'ordinamento amministrativo dello Stato;
ritenuto che:
il federalismo demaniale, sebbene improntato alla devoluzione
dell'attuale patrimonio immobiliare dello Stato ai diversi livelli
di governo sulla base di criteri economici di pertinenza di tale
patrimonio alle funzioni attribuite agli enti decentrati, ha in
realtà insito il grave rischio di determinare un'allocazione basata
su criteri di puro profitto che, se attuata, lascerebbe allo Stato
i beni di minor valore commerciale;
in Sicilia è in atto un crescente processo di dismissione di
linee, stazioni ed immobili di vario tipo da parte di RFI (Rete
ferroviaria italiana), con messa all'asta di circa 50 immobili tra
appartamenti, terreni e stazioni locali;
tale operazione determina una palese violazione dell'art. 32 dello
Statuto della Regione siciliana che stabilisce che 'i beni di
demanio dello Stato, comprese le acque pubbliche esistenti nella
Regione, sono assegnati alla Regione, eccetto quelli che
interessano la difesa dello Stato o servizi di carattere
nazionale', e che il rango costituzionale di tale norma non
consente a leggi ordinarie di introdurre discipline configgenti con
essa;
in tale direzione è orientata la Corte costituzionale che, con
sentenza (n. 383 del 1991), pronunciandosi relativamente ad un caso
di conflitto di competenza tra una Regione a Statuto speciale (in
quel caso la Valle d'Aosta) e lo Stato, ha dichiarato che erano da
ritenersi 'compresi nel trasferimento anche i beni per i quali la
causa di esclusione venga a cessare in un momento successivo
all'entrata in vigore dello Statuto';
appare più che legittima l'aspettativa da parte della Regione
siciliana di avere restituiti dalle Ferrovie dello Stato i beni e
le aree non più destinati ad assolvere al servizio pubblico,
incautamente oggetto di aste;
negli ultimi anni, inoltre, in Sicilia si registra un disimpegno
di Trenitalia, con la cancellazione di numerosi treni a lunga e
breve percorrenza, la chiusura delle officine di manutenzione a
Messina, Siracusa e Palermo, degli uffici collegati e, non ultimo,
il quotidiano smantellamento del sistema ferroviario nello stretto
di Messina,
impegna il Governo della Regione
ad adottare ogni legittima iniziativa presso il Governo nazionale
perché venga rispettato il disposto dell'art. 32 dello Statuto
siciliano, garantendo l'attribuzione al patrimonio regionale del
complesso dei beni e delle aree demaniali dismessi da RFI e da
Trenitalia». (195)
ROMANO-MUSOTTO ARENA-COLIANNI
«L'Assemblea regionale siciliana
premesso che:
la riforma dei Titolo V della Costituzione ha assegnato alle
Regioni compiti sempre più ampi di autonomia e di responsabilità
diretta in settori particolarmente importanti per la vita dei
cittadini; la tutela della salute e, in particolare, la cura della
vita umana, in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte
naturale, è senza dubbio uno di questi;
dal Titolo stesso della legge, oltre che dalla sua lettera,
traspare il principio per cui lo Stato si impegna a privilegiare la
nascita ed a tutelare la possibilità per ogni donna di vivere la
sua maternità. Non a caso, la legge n. 194 del 1978 vieta
l'interruzione volontaria di gravidanza (IVG) a scopo eugenetico,
ed esprime chiaramente la volontà del legislatore di prevenire
l'IVG anche in fase post-concezionale, lì dove (art. 5) descrive
minuziosamente gli interventi dissuasivi ed i tentativi di ricerca
di alternative all'intervento che devono essere messi in atto dal
medico o dal consultorio familiare cui la donna si rivolge: lo
Stato e la società civile devono cioè impegnarsi a prevenire ogni
causa di abortività volontaria;
considerato che in questi anni si è registrato un progressivo
mutamento nell'atteggiamento dell'universo femminile, che è
approdato ad un'idea di libertà non più disgiunta dal valore della
maternità, tanto che si è molto attenuata la contrapposizione tra i
diritti della madre e quelli del nascituro, in favore dei quali si
sono registrati numerosi pronunciamenti giurisdizionali, nazionali
ed internazionali;
ritenuto che, la prima parte della legge n. 194 del 1978, dedicata
esplicitamente alla prevenzione dell'IVG, è stata in questi anni
ampiamente disattesa, non trovando coerente e concreta
applicazione. Ciò assume particolare rilevanza in forza della
recente introduzione della 'RU 486' nell'induzione farmacologica
dell'interruzione volontaria della gravidanza. Infatti, la
necessità di somministrare il mifepristone entro il 49 giorno di
amenorrea, così come stabilito dall'Agenzia italiana del farmaco
(AIFA), ripropone drammaticamente il problema della congruità dei
tempi necessari per mettere in atto gli interventi dissuasivi,
pensati proprio per tutelare il diritto del feto di nascere e la
libertà della donna di diventare madre;
valutato che:
l'adozione della RU 486 può quindi fortemente ostacolare
l'integrale applicazione della citata legge n. 194 e, in
particolare, degli articoli 1 e 5, in considerazione dell'esiguità
dei tempi a disposizione degli operatori socio-sanitari per mettere
in atto gli interventi finalizzati alla rimozione delle cause di
aborto e le misure di sostegno alla maternità;
non è perciò da sottovalutare il rischio che, con l'utilizzo della
RU 486, l'IVG si realizzi senza le misure previste dalla legge n.
194, accentuando così la solitudine della donna, protagonista, suo
malgrado, di una scelta totalmente privatizzata, davanti alla quale
le istituzioni e la società civile rinunciano di fatto a qualsiasi
tentativo di contrasto;
ciò evidentemente riguarda anche la tutela della salute della
donna che sceglie l'IVG, lì dove i noti rischi di emorragie e sepsi
secondari all'uso del mifepristone rendono necessario il
monitoraggio clinico della paziente fino alla completa espulsione
del feto, così come chiaramente indicato dal Consiglio superiore di
sanità nella seduta del 18 marzo 2010,
impegna il Governo della Regione
1. a tutelare e promuovere il diritto alla vita di ogni essere
umano fin dal concepimento;
2. a proporre la redazione di apposite linee guida regionali di
applicazione della legge n. 194 del 1978 che regolino e verifichino
l'efficacia del colloquio del medico o dell'operatore psico-sociale
consultoriale cui la donna si rivolge per chiedere l'IVG. Esse
devono prevedere il monitoraggio delle modalità di svolgimento del
colloquio, la regolare (anche se anonima) registrazione delle cause
incidenti sulla donna nel richiedere l'IVG, per la messa in atto di
mirate politiche preventive, di proposte alternative offerte alla
donna e dell'esito del colloquio stesso. Tutto ciò, sia pur nel
pieno rispetto della privacy della donna, deve essere registrato su
apposite schede e trasmesso alle autorità regionali competenti per
l'opportuno approfondimento. Va garantita la settimana di attesa
dal rilascio del certificato al la prenotabilità dell'intervento,
al fine di offrire alla gestante il tempo di un'opportuna
riflessione;
3. a garantire l'applicazione dell'art. 2 della legge n. 194, lì
dove si prevede la collaborazione fra associazioni di volontariato
della società civile disponibili a sostenere la donna gravida in
difficoltà, durante la gravidanza e dopo il parto. Tale
collaborazione è espressione dell'impegno civile diffuso per la
tutela del diritto alla vita di ogni persona umana e permette
l'offerta di aiuto a donne che lo richiedano;
4. ad assicurare la presenza dei medici e del personale obiettori
di coscienza nei consultori familiari;
5. a provvedere alla definizione del limite delle 22 settimane di
amenorrea, epoca a partire dalla quale c'è la possibilità di
sopravvivenza del feto, per l'esecuzione di aborti dopo i primi 90
giorni di gravidanza, come previsto dall'art. 6 della legge n. 194,
garanzia di assistenza medica atta a salvaguardare la vita del feto
al nato da IVG, che mostri possibilità di vita autonoma, nel
rispetto dell'art. 7 della stessa legge;
6. a rilanciare la rivisitazione della fisionomia del servizio
consultoriale, cui va garantita l'integrazione delle dimensioni
sociale e sanitaria e lo sviluppo di attività sempre più orientate
alla cura delle relazioni familiari intese come fonte di bene
comune. Tale orientamento è presente in tutte le più recenti
normative regionali in materia di consultori familiari, superando
così la vecchia ed inadeguata sanitarizzazione dei consultori;
7. ad assicurare l'attivazione di percorsi formativi rivolti agli
operatori dei consultori delle ASP e di quelli gestiti da
associazioni ed enti privati 'no profit', comunque riconosciuti ed
accreditati dalle Regioni, con particolare riguardo alla figura del
consulente familiare;
8. ad assicurare inoltre, in merito all'aborto farmacologico,
l'attuazione di quanto previsto dal Consiglio superiore di sanità,
in base al quale tutto il processo abortivo innescato
dall'assunzione dei mifepristone deve avvenire, per tutelare la
salute della donna, in regime di ricovero ordinario fino alla
completa espulsione dell'embrione e con l'attenta registrazione di
eventuali effetti avversi secondari all'utilizzo di questo farmaco,
onde permettere un confronto con la tecnica dell'aborto chirurgico;
9. ad attivare in materia di educazione e prevenzione primaria -
si ritiene doverosamente - un'approfondita riflessione in merito
alla prescrizione ed alla somministrazione della cosiddetta
'pillola del giorno dopo', così come consentito in alcune Regioni,
in particolare alle adolescenti. Studi compiuti in diversi Paesi
europei ed americani hanno infatti da tempo dimostrato un diretto
nesso di causalità tra la libera somministrazione del
levonorgestrel e l'aumento dei tassi di gravidanza, di abortività e
di malattie sessualmente trasmesse tra gli adolescenti;
10. a garantire infine, in tema di educazione dell'affettività e
della sessualità, l'istituzione di un tavolo di lavoro fra
l'Ufficio scolastico regionale, associazioni familiari e
l'Assessorato regionale della salute, tavolo che, in collaborazione
con istituzioni accademiche, promuova l'autoformazione permanente
di genitori e docenti su questi temi e garantisca percorsi
formativi integrati per gli adolescenti, in stretta collaborazione
tra famiglia e scuola.
CAPUTO-POGLIESE-BUZZANCA-FALCONE-VINCIULLO
Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno della
seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.
Comunicazione relativa alla mozione numero 192
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che, in riferimento alla
mozione n. 192 Rinvio di un anno dell'applicazione dei regolamenti
di riforma per il riordino del biennio della scuola secondaria di
secondo grado' approvata dall'Assemblea regionale nella seduta n.
173 del 19 maggio 2010, con nota prot. n. 1088/Gab del 24 maggio
2010 pervenuta a questa Presidenza il 31 maggio successivo,
l'Assessorato regionale Istruzione e formazione professionale ha
trasmesso, nell'ambito delle iniziative adottate dall'Assessore al
ramo, la proposta al Presidente della Regione siciliana e,
conseguentemente, al Ministro dell'istruzione, dell'università e
della ricerca, per il rinvio dell'entrata in vigore, differendola
di un anno, della riforma della scuola secondaria di II grado in
Sicilia.
L'Assemblea ne prende atto.
Copia integrale della relativa documentazione è consultabile
presso l'Archivio del Servizio Lavori d'Aula dell'ARS.
Comunicazione relativa alla mozione numero 191
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che a seguito
dell'accettazione come raccomandazione, nella seduta d'Assemblea n.
170 del 30 aprile - 1 maggio 2010, dell'ordine del giorno n. 314
Utilizzazione nelle scuole siciliane di frutta prodotta in Sicilia
nel quadro del progetto 'Frutta nelle scuole', presentato
dall'onorevole Vinciullo, è da intendersi superata la mozione
numero 191 Interventi per l'utilizzazione nelle scuole siciliane,
nella seconda annualità del programma 'Frutta nelle scuole'
previsto dal Regolamento (CE) n. 288/2009 in applicazione del
Regolamento del Consiglio n. 1234/2007, di prodotti di qualità
certificata, impiantati e coltivati in Sicilia', sempre a firma
dello stesso parlamentare, in quanto di identico contenuto.
L'Assemblea ne prende atto.
Comunicazione relativa alle interrogazioni numeri 1013 e 1016
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico, con riferimento alle
interrogazioni n. 1013 Iniziative per consentire l'utilizzo di
immobili confiscati da parte delle famiglie di poliziotti in
condizioni di disagio e n. 1016 Iniziative per consentire
l'utilizzo sociale dell'azienda agricola 'Verbumcaudo' confiscata
alla mafia e assegnata al Comune di Polizzi Generosa (PA) ,
entrambe a firma dell'onorevole Caputo, che, con note prot. n.
23334 e n. 23359 del 18 maggio 2010, l'Assessore per la famiglia,
le politiche sociali e il lavoro ha eccepito la propria
incompetenza.
L'Assemblea ne prende atto.
servizi di pubblica utilità
Presidenza del vicepresidente Formica
Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della rubrica
Energia
e servizi di pubblica utilità
PRESIDENTE. Si passa al secondo punto dell'ordine del giorno:
Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della rubrica
Energia e servizi di pubblica utilità .
Si procede con l'interrogazione numero 1087 Interventi per la
revoca dell'ampliamento e l'immediata chiusura della discarica di
Motta Sant'Anastasia (CT) , degli onorevoli Di Guardo, Barbagallo e
Raia. Ne do lettura:
«All'Assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità,
premesso che, nei giorni scorsi, in un incontro pubblico che ha
visto insieme cittadini di Misterbianco e Motta Sant'Anastasia
(CT), esponenti dell'amministrazione comunale, provinciale e
rappresentanti regionali delle principali forze politiche, è stata
sostenuta la necessità e l'urgenza di richiedere la chiusura della
discarica di Motta Sant'Anastasia (contrada Tiritì e Valanghe
d'Inverno) i cui miasmi avvelenano l'aria di detti comuni, essendo
tale impianto ubicato a ridosso del centro storico di Misterbianco
e nelle vicinanze di Motta Sant'Anastasia;
ricordato che i sottoscritti interroganti hanno presentato, già
nel settembre del 2008, una circostanziata interrogazione (n. 142)
all'Assessore per il territorio pro tempore, sollecitando la
chiusura di tale discarica;
osservato che la risposta, malgrado numerosi solleciti, è stata
fornita solo l'anno successivo, il 4 agosto 2009, nella seduta n.
107 dell'ARS, con un intervento che già allora fu giudicato grave,
omissivo e contraddittorio in quanto, con una formula contorta e
reticente, veniva comunicato che si stava operando non già per la
richiesta chiusura, ma bensì per un ampliamento della suddetta
discarica;
evidenziato che nella risposta l'Assessorato, maliziosamente, ha
occultato di comunicare che da ben cinque mesi aveva già rilasciato
l'autorizzazione all'ampliamento (il 19 marzo 2009 con decreto n.
221), nonostante - ben sei mesi prima dell'autorizzazione - fosse
stato messo sull'avviso dalla interrogazione dei sottoscritti,
presentata nel settembre 2008;
rilevato che il ritardo nella risposta dell'Assessore ha coperto
un evidente disegno che, malgrado l'allarme lanciato dai
sottoscritti con l'interrogazione del settembre 2008, predisponeva
gli atti successivamente decretati;
considerato che ciò sarebbe attribuibile a funzionari che hanno
agito slealmente verso l'Assessore ovvero all'Assessore medesimo
che, consapevole e connivente, avrebbe fornito risposta senza alcun
rispetto verso l'Assemblea regionale siciliana e i suoi esponenti;
rilevato altresì che in entrambi i casi appare evidente la volontà
di nascondere all'atto ispettivo procedure che hanno pesanti
ricadute sulla salute dei cittadini e rilevanti conseguenze
economiche per i gestori di tale discarica;
per sapere:
le ragioni di tali gravi comportamenti dilatori e omissivi,
comunque atti a mantenere in funzione una discarica che, da
quarant'anni, contiene nelle sue 'viscere' milioni di tonnellate di
rifiuti, rendendo saturo l'intero territorio, e per la quale non è
ammissibile in alcun modo qualsiasi ulteriore ampliamento ma che,
invece, deve essere definitivamente chiusa per liberare i cittadini
di Misterbianco e Motta Sant'Anastasia dai miasmi fetidi e
insalubri che fuoriescono da tale impianto;
se non ritenga, quindi, di dover avviare rapidamente le procedure
per la revoca dell'autorizzazione all'ampliamento e disporre
l'immediata chiusura della discarica di Motta Sant'Anastasia
(contrade Tiritì e Valanghe d'Inverno), riconoscendo finalmente il
diritto delle popolazioni interessate a vivere in un ambiente
salubre, e non più maleodorante e igienicamente pericoloso». (1087)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore Pietro Carmelo Russo
per rispondere all'interrogazione.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli deputati, in
relazione all'interrogazione numero 1087, inerente ad interventi
per la revoca dell'ampliamento e per l'immediata chiusura della
discarica di Motta Sant'Anastasia, devo rilevare, prima di passare
alla risposta tecnica, che il problema della chiusura delle
discariche e dopo la situazione che si sta verificando su
Bellolampo, certamente è inattuale, essendovi il rischio di
chiusura di una discarica dove vengono gestiti quasi un terzo dei
rifiuti dell'intera Regione siciliana. In ogni caso, per quanto
riguarda i problemi della discarica, ognuno dei soggetti
istituzionali che si avvale della discarica stessa può chiedere
l'introduzione di prescrizioni di gestione che ne rendano più
efficiente l'attività. Quindi, qualunque dei comuni, qualunque dei
soggetti può chiedere questi interventi di verifica e miglioramento
della gestione.
Per quanto riguarda i ritardi nella comunicazione da parte degli
organi competenti, sulla base della relazione prodotta dal
Dipartimento, l'autorizzazione di un impianto segue un iter che
prevede tempi precisi sia per la pubblicità e la pubblicazione del
progetto dell'impianto, sia per le diverse conferenze di servizio
preliminari al rilascio dell'autorizzazione, sia per quelle
istruttorie, per arrivare alla conferenza decisoria e al rilascio
dell'autorizzazione integrata ambientale.
Vi è, dunque, un procedimento complesso a formazione progressiva.
Relativamente alla discarica in oggetto, si fa presente che
l'assessore per il territorio, già il 4 agosto 2009, affermava che
era stata rilasciata autorizzazione integrata ambientale a OIKOS
s.p.a., gestore dell'impianto. Quindi, lo stato dell'arte è quello.
Per quanto riguarda la rilevata sussistenza di comportamenti
omissivi che hanno consentito di mantenere in funzione una
discarica, nella quale da quarant'anni vengono conferiti rifiuti
determinando l'emissione di miasmi fetidi e insalubri, ancora una
volta il Dipartimento Acque e Rifiuti rileva che i comportamenti
lamentati devono essere accertati dal Dipartimento regionale
Territorio e Ambiente.
Tuttavia, poiché non si intende intonare il non è di nostra
competenza , su mandato dell'Assessore, il Dipartimento regionale
Acque e Rifiuti ha già interessato il Dipartimento regionale
Territorio e Ambiente ai fini dell'intervento per verificare quali
siano le condizioni.
Inoltre, verrà richiesto alla Provincia regionale di Catania di
verificare le condizioni gestionali dell'impianto di discarica, con
particolare riferimento all'emissione di cattivi odori, derivanti
da biogas, atteso che la tecnologia disponibile - e applicata, per
esempio, a Mazzarrà Sant'Andrea - consente oggi di eliminare le
emissioni sgradevoli e di incanalarle per evitare che si
verifichino questi fetori di cui viene riportata notizia.
Ripeto, pur comprendendo il disagio delle popolazioni, è chiaro
che l'intervento oggi non può essere quello della chiusura della
discarica, che determinerebbe una situazione di complessità in un
territorio in cui le criticità sono già presenti e, tuttavia,
verranno attuati interventi per limitare, se non eliminare, queste
condizioni di disagio.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Di Guardo per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta dell'Assessore.
DI GUARDO. Signor Assessore, non mi posso dichiarare soddisfatto
della sua risposta. Capisco che, all'atto in cui si è avviata tutta
questa procedura, lei non era assessore; però si tratta di una cosa
che è in atto da alcuni anni.
In relazione alla mia richiesta di chiarimenti, preciso che tutto
è partito da una notizia di stampa del 2008, secondo cui c'erano
ampliamenti da fare ed era menzionata anche la discarica di Tiritì
o, l'altro nome, Coda del Diavolo , o qualcosa del genere, di
Motta Sant'Anastasia.
E' una discarica questa, nata negli anni settanta ed è da
quarant'anni che si conferiscono, lì, milioni di tonnellate di
rifiuti, a meno di quattrocento metri dal centro abitato di
Misterbianco. E' sì ubicata nel territorio di Motta, ma i danni
principali si verificano a Misterbianco, comune di circa
cinquantamila abitanti, e molta gente sta pensando di vendere, se
ci riuscirà, la propria abitazione e di andare via perché il paese
oramai è invaso da miasmi di biogas tali da non necessitare di
ulteriori accertamenti. Tutti sanno che si tratta di miasmi
provenienti dalla discarica, ma nessuno fa nulla
Allora, c'è stata una omissione, per non dire altro, dal momento
in cui l'Assessorato mi ha risposto dopo un anno - non certo lei,
ma l'assessore che l'ha preceduto - e, nel frattempo, si è avviata
la procedura per consentire, ancora una volta, un ampliamento
della stessa discarica.
Questa situazione, Assessore, non è più accettabile, non è più
tollerabile Non occorre accertare nulla, bisogna agire.
Io mi permetto di invitarla, quando lei disporrà di due ore di
tempo, ad effettuare un sopralluogo con i tecnici, con tutti, per
valutare la situazione e vedere se ci sono provvedimenti per
impedire la fuoruscita dei miasmi che non riguardano, come lei sa,
i rifiuti che si abbancano oggi, ma sono conseguenza di quelli
conferiti quindici anni fa, venti anni fa, e che rendono
impossibile la vita a questa comunità.
Allora, Assessore, la prego, e la prendo in parola, se ci sono
provvedimenti da assumere, se ci sono atti da compiere per impedire
questo fastidio insopportabile, prendiamoli subito.
Io la conosco, verrò a trovarla, troviamo delle soluzioni: non mi
dica che i provvedimenti li assumerà la Provincia perché io sono
tra quelli che considerano le province enti inutili, inconcludenti
e di nessuna capacità di risposta alle esigenze dei cittadini.
Se l'Assessorato trova soluzioni adeguate, io sono ben d'accordo e
collaborerò.
Però devo dire che il paese di Misterbianco non ne può più e non
vorrei che ci si obblighi a marciare su Palermo, con atteggiamenti
oltre il segno. Possiamo attendere, un giorno in più o un giorno in
meno non muore nessuno, ma lì bisogna prendere provvedimenti
radicali, Assessore.
Mi rivolgo anche al Presidente Lombardo, il quale vive in una
realtà non vicinissima: a Misterbianco non si può più vivere con la
discarica alle costole del paese. Si devono prendere
provvedimenti, se si possono prendere ben vengano, altrimenti
assumeremo atteggiamenti di protesta clamorosa perché quella città
non può morire e io dico che si può pensare ad un altro sito, che
può essere la discarica privata, meglio se pubblica, chiudere
quella e aprirne un'altra. Ad esempio, a Paternò, nella zona dove
si doveva realizzare il termovalorizzatore, perché non prendere
un'area di quella zona e realizzare lì una nuova discarica?
Assessore, lei dice in questo momento di emergenza ,
l'emergenza c'è in tutta la Sicilia e questa parte della Sicilia
non può soffrire in questo modo. Si può pensare ad una nuova
discarica, Assessore, si può pensare di immaginarla; ma questa va
chiusa, due mesi in più o due mesi in meno, poca cosa, ma non si
immagini di potere conferire un terzo dei rifiuti della Sicilia in
quel tratto di territorio. Non è possibile
Signor Assessore, io spero che lei dia la giusta importanza, il
giusto rilievo ad un problema che non può essere più sottovalutato
e meno che mai trascurato. Grazie.
Presidenza del vicepresidente Formica
Congedo
PRESIDENTE. Comunico che l'onorevole Cintola é in congedo per
oggi.
L'Assemblea ne prende atto.
pubblica utilità
Presidenza del vicepresidente Formica
Si riprende lo svolgimento di interrogazioni e di interpellanze
della rubrica Energia e servizi di pubblica utilità
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si riprende lo svolgimento di
interrogazioni e di interpellanze della rubrica Energia e servizi
di pubblica utilità
Per assenza dall'Aula del firmatario, l'interrogazione numero 888
Chiarimenti circa le diffide inviate dall'Agenzia regionale dei
rifiuti e delle acque (ARRA) ai comuni per la consegna delle reti e
degli impianti idrici , dell'onorevole Panepinto, si intende
presentata con richiesta di risposta scritta.
Si passa all'interrogazione numero 1017 Opportune iniziative al
fine di verificare la legittimità degli atti posti in essere dall'
ATO 1 di Palermo , a firma dell'onorevole Faraone. Ne do lettura:
«All'Assessore per l'energia e servizi di pubblica utilità,
premesso che:
ai sensi dell'articolo 8 della legge 5 gennaio 1994, n. 36 e
successive modifiche ed integrazioni, i servizi idrici sono
riorganizzati sulla base di ambiti territoriali ottimali,
delimitati dalle Regioni nel quadro delle attività di
programmazione e di pianificazione ad esse spettanti, costituiti
dall'insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e
distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e di depurazione
delle acque reflue al fine di garantirne la gestione secondo
criteri di efficienza, efficacia ed economicità;
con la l.r. 27 aprile 1999 n. 10, articolo 69, la Regione ha
recepito la legge 5 gennaio 1994, n. 36, stabilendo che il Governo
e l'uso delle risorse idriche nella Regione deve essere attuato in
armonia con i principi e le finalità nonché degli obiettivi della
l. n. 36/94, in particolare realizzando la gestione e l'utilizzo
delle risorse idriche con le finalità previste dalla citata
normativa e prevedendo modalità di gestione mediante la
costituzione di ambiti territoriali determinati con decreto del
Presidente della Regione;
il Presidente della Regione, con decreto del 16 maggio 2000, ha
individuato gli ambiti territoriali ottimali, compreso l'ATO 1
Palermo, coincidente con tutti i comuni ricadenti all'interno del
territorio della provincia di Palermo;
successivamente, con decreto del Presidente della Regione del 7
agosto 2001 sono stati determinati i criteri di costituzione degli
ATO per la gestione del servizio idrico sanitario, stabilendo le
modalità di organizzazione e forma di gestione dello stesso;
sempre con il medesimo decreto del Presidente della Regione è
stato determinato lo schema tipo di convenzione di cooperazione da
stipulare tra i comuni dell' ambito territoriale ottimale;
la conferenza dei sindaci della provincia di Palermo l'1 luglio
2002 ha stipulato la Convenzione di Cooperazione regolante i
rapporti tra gli Enti Locali ricadenti nel medesimo Ambito
Territoriale Ottimale' in stretta osservanza del decreto del
Presidente della Regione del 7 luglio 2001;
l'articolo 9 del citato schema tipo di convenzione di cooperazione
prevede, in particolare, gli obblighi a cui si deve attenere la
conferenza dei sindaci per la costituzione della segreteria tecnica
organizzativa che deve svolgere funzioni operative connesse ai
compiti di attività di controllo e vigilanza sulla gestione del
servizio idrico integrato;
l'articolo 20 della citata convenzione di gestione prevede
l'erogazione, da parte del soggetto gestore del servizio, di un
canone per i costi di funzionamento degli ATO ed il pagamento dei
mutui comunali pregressi;
considerato che:
la convenzione di cooperazione tra gli enti locali prevede
all'articolo 9 che la segreteria tecnico-operativa è costituita da
un dirigente responsabile, da un dirigente per la pianificazione e
da un dirigente per il controllo il cui rapporto di lavoro è
disciplinato da un contratto di diritto privato;
sempre all'articolo 9, comma 9, del citato schema tipo di
convenzione approvato dal Presidente della Regione, al fine di
garantire la massima imparzialità e trasparenza, viene previsto che
alla nomina del responsabile della segreteria tecnico-operativa
provvede il Presidente della Giunta regionale con proprio decreto,
su proposta dell'ex Assessore per i lavori pubblici in base a
criteri di professionalità e competenza;
nella conferenza dei sindaci del 22 luglio 2009 tale
importantissima previsione è stata illegittimamente modificata
prevedendo che l'individuazione del responsabile della segreteria
tecnico-operativa avvenga da parte del Presidente della Provincia;
il canone previsto dal citato articolo 20 della convenzione è
stato determinato nella conferenza dei sindaci del 5 novembre 2008
in euro 4.550.000,00 fino al 31 dicembre 2008 e, a decorrere dall'1
gennaio 2009, in euro 7.000.000,00, salvi gli aggiornamenti
previsti in base al tasso annuo di inflazione programmata;
l'importo del suddetto canone incide negativamente anche nella
determinazione delle tariffe, per cui ad un canone contenuto
corrispondono tariffe più contenute; è quindi importante
determinarlo in maniera oculata e precisa;
gli investimenti complessivi in tutti gli ATO della Sicilia per i
primi 4 anni ammontano a circa 1600 (390 a Palermo) milioni di
euro;
lo sblocco di tali investimenti, oltre a produrre notevoli
benefici sulla qualità e continuità del servizio, rappresenta un
notevole contributo occupazionale alla crisi in atto rendendo,
disponibili solo nella provincia di Palermo circa 850 nuovi posti
di lavoro all'anno per 4 anni e 3.600 per l'intera Regione;
per sapere:
se non ritenga necessario e urgente avviare un'ispezione presso
l'ATO 1 di Palermo al fine di verificare la legittimità di tutti
gli atti prodotti e se non ritenga di procedere verso una riduzione
delle spese per le attività dell'ATO e della segreteria tecnico-
operativa attraverso una verifica dei costi sostenuti fino ad oggi
e diminuire pertanto le spese dall'incidenza del canone di
concessione;
se non ritenga di dover verificare l'esatta corrispondenza della
composizione della segreteria tecnico-operativa in rapporto a
quanto stabilito dalla normativa citata in premessa, nonché,
provvedere alla modifica dell'articolo 9 della convenzione di
cooperazione nei termini di previsione di cui al all'articolo 9 del
decreto del Presidente della Regione del 7 luglio 2001, e quindi
procedere alla nomina del responsabile della segreteria tecnico-
operativa;
se non ritenga opportuno adottare provvedimenti al fine di
sbloccare l'ter di approvazione dei progetti, predisposti dalla
società APS, soggetto gestore del S.I.I., sia da parte della
segreteria tecnico-operativa dell'ATO 1 di Palermo, sia da parte
dell'Assessorato regionale che ha preso in carico le competenze
dell'ex Agenzia regionale dei rifiuti e delle acque.» (1017)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore per fornire la
risposta.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli deputati, per quanto
riguarda la prima parte dell'interrogazione relativa ad una
ispezione presso l'ATO Palermo 1, ne sono in corso alcune e quindi
verrà integrata sotto il profilo inerente a composizione,
costituzione e costi di gestione della segreteria tecnica
operativa.
Per quanto riguarda la richiesta di sblocco dell'iter di
approvazione dei progetti predisposti dalla società Acque potabili
siciliane s.p.a., si rappresenta che l'iter approvativo e il
successivo finanziamento dei progetti di competenza dell'ATO 1 di
Palermo, predisposto dal servizio idrico integrato gestito da APS
s.p.a., allo stato sono in fase di adozione i decreti di
finanziamento relativi ad alcuni interventi con impiego delle
risorse residue sul piano stralcio e sul programma operativo
triennale.
Per quanto riguarda gli ulteriori interventi previsti da questo
piano, è in itinere la stipula dell'accordo integrativo dell'APQ
sulle risorse idriche al fine di adeguare lo stesso APQ alle nuove
linee dettate dal QSN 2007/2013 con gli obiettivi di servizio S10 e
S11, anche per il superamento della procedura di infrazione avviata
dalla Comunità europea per la violazione degli obblighi inerenti la
realizzazione degli impianti di depurazione.
La sottoscrizione dell'accordo integrativo, che presuppone la
sottoscrizione del documento da parte dei Ministeri dell'Economia e
dell'Ambiente, della Regione siciliana e di tutte le Autorità
d'ambito della Sicilia, dovrebbe essere completata entro il
prossimo mese di luglio e consentirà lo sblocco delle ulteriori
risorse finanziarie e la conseguente adozione dei decreti di
finanziamento.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Faraone per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta fornita
dall'assessore.
FARAONE. Assessore Russo, io vorrei che lei fosse un po' più
preciso perché questa interrogazione nasce da una consapevolezza:
dal fatto che quando si è affidato il servizio ad APS e quando si
sono fatte le delimitazioni territoriali degli ATO, l'idea
fondamentale era quella che si migliorasse il servizio e si
abbattessero i costi; quello che si è verificato, invece, all'ATO
idrico Palermo è che il servizio è peggiorato e i costi sono
cresciuti.
Uno degli elementi di crescita dei costi sull'ATO idrico di
Palermo ha riguardato proprio il fatto che si sono create queste
strutture organizzative con un costo di sette milioni di euro
annui.
L'idea che noi avevamo era di verificare, oltre le opere
infrastrutturali su cui lei è stato preciso nella risposta, che
questi costi effettivamente fossero ben oculati.
L'invito che le rivolgo è di essere più chiaro circa l'ispezione,
perché su questo lei ha appena detto che è in atto una ispezione, o
sarà in atto nei prossimi giorni, presso l'ATO idrico di Palermo.
Se me lo conferma, mi dichiaro soddisfatto restando in attesa
della risposta degli ispettori.
PRESIDENTE. Si passa all'interrogazione numero 1058 Iniziative
per risolvere i problemi di distribuzione di energia elettrica nel
comune di Custonaci (TP) a firma dell'onorevole Oddo. Ne do
lettura:
«All'Assessore per l'energia e i servizi di pubblica utilità e
all'Assessore per le attività produttive, premesso che:
il Consiglio comunale di Custonaci (TP), nella seduta del 9
dicembre 2009, con propria delibera ha denunciato il problema della
mancata e/o discontinua fornitura di energia elettrica nel proprio
territorio da parte di Enel s.p.a.;
tale disservizio, che trae origine dall'inadeguatezza e vetustà
della linea elettrica che raggiunge il comune di Custonaci, sta
causando gravi ripercussioni nella comunità locale;
nel comune di Custonaci sono presenti decine di aziende che
operano nel settore marmifero e che, a causa di tali continue e
perduranti interruzioni, intensificatesi nell'ultimo anno in modo
esponenziale, hanno subito dei danni al proprio processo
produttivo;
il Comune di Custonaci, che ha coinvolto la Prefettura di Trapani
per affrontare tale problematica, ha avviato una corposa
corrispondenza con l'Enel distribuzione s.p.a. che, ad oggi, ha
addebitato tale situazione a non meglio precisati 'eventi di
origine accidentale';
i cittadini di Custonaci hanno il diritto ad una corretta ed
efficiente erogazione di energia elettrica così come avviene in
tutte le comunità civili;
per sapere se non intendano sollecitare immediatamente la società
Enel distribuzione s.p.a. ad intervenire nel territorio di
Custonaci al fine di risolvere tale perdurante problema che sta
causando gravi danni alla comunità locale ed all'importante
distretto produttivo marmifero». (1058)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore per rispondere alla
interrogazione.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli deputati, per quanto
riguarda le segnalazioni sulla discontinuità nella fornitura
dell'energia elettrica nel territorio di Custonaci abbiamo fatto
una verifica a vista e non risultano segnalazioni in questo senso.
Tuttavia abbiamo richiesto al soggetto gestore di rendere
informazioni al riguardo. La richiesta è stata fatta con nota del 7
maggio 2010; non sono ancora pervenute risposte e tuttavia abbiamo
ulteriormente sollecitato il soggetto gestore. Però ripeto, dal
punto di vista formale, non sono arrivate, a parte le
interrogazioni, segnalazioni al riguardo.
Continuiamo a chiedere chiarimenti al soggetto gestore, che
tuttavia tace.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Oddo per dichiararsi
soddisfatto o meno della risposta fornita dall'Assessore.
ODDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, posso
rispondere solo per la parte che ho ascoltato, la prima parte non
l'ho ascoltata e me ne scuso, devo confessare che per mia
responsabilità mi manca un pezzo. L'Aula non è un luogo dove ci si
può distrarre da parte nostra.
Però, siccome non solo ho intuito, ma ricordo qual è la questione
posta nell'atto ispettivo, penso che sia arrivato il momento di
dire in maniera molto chiara, in olandese', che è l'ora di
smetterla, perché in quella realtà, a parte le norme vigenti che
regolano anche questo aspetto, legato a chi oggi non è in grado di
avere il gestore per motivi che ricordiamo: quella gara allora non
fu aggiudicata per questioni legate, se non ricordo male, ad un
dibattimento processuale in corso, che riguardava colui che si era
aggiudicato la gara.
Lei però sa che, rispetto al POT, rispetto al piano stralcio, noi
siamo con ritardi che mettono a rischio i fondi a disposizione che,
se non erro, sono circa cento milioni di euro.
Sarebbe, quindi, necessario non limitarsi solo, mi permetto di
suggerire, a chiedere chiarimenti, ma attivare tutto quanto le
norme prevedono.
Non sto dicendo, in maniera leggera e superficiale, di intervenire
con quanto la norma dice e con il commissariamento - allora fu
anche elemento di discussione, riguardava più province e non
riguardava solo una provincia, la provincia di Trapani -; non lo
dico per cattiveria, lo dico perché siamo ormai fuori tempo massimo
e, quando si è fuori tempo massimo e abbiamo ancora parte delle
nostre coste senza rete fognaria e questioni serie dal punto di
vista idrico, non mi pare che possiamo stare ancora un minuto ad
attendere.
Quindi, dire parzialmente soddisfatto da parte mia è un segnale
molto chiaro nel senso che io non ho mai inteso l'attività
parlamentare, compresi gli atti ispettivi, come qualcosa per
colpire, ma per costruire, qualcosa per'. Quindi, per quanto mi
riguarda, continuo a pensare per' e le chiedo, Assessore, come
Governo, di farsi carico non solo di approfondire ulteriormente, ma
eventualmente di mettere in moto tutti gli strumenti che le norme
prevedono per quanto concerne, comunque, lo sblocco di una
situazione che ormai è assolutamente inconcepibile fare finta che
nulla sta accadendo con il rischio, ripeto, anche per quanto
concerne i fondi - che sono, se non erro, fondi comunitari - che
regolarmente sono lì da molti anni e non penso che facciamo del
bene alle nostre comunità.
Lo dico anche con rispetto per la provincia regionale, e non per
chissà quale sterile polemica politica, ma non possiamo stare più a
fare finta di niente e ad ignorare quello che sta accadendo in una
parte della Sicilia. Grazie, Assessore.
PRESIDENTE. Si passa all'interrogazione numero 1075 Iniziative
per la conclusione dell'iter burocratico per la realizzazione del
rigassificatore di Melilli (SR) , a firma dell'onorevole Adamo. Ne
do lettura:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'energia e i
servizi di pubblica utilità, premesso che:
l'accordo chimico di programma della provincia di Siracusa,
siglato nel 2005, prevedeva, tra l'altro, la realizzazione di un
rigassificatore nella zona industriale di Melilli;
alla luce di quanto sopra, la società IONIO GAS (società di
progetto in joint venture che vede la partecipazione al 50 per
cento di ERG e SHELL) ha presentato un progetto per la costruzione
di un terminale di rigassificazione a Melilli;
visto che:
il progetto della IONIO GAS ha ricevuto tutte le autorizzazioni
previste dalla legge sia in termini di impatto ambientale sia in
termini di sicurezza generale. Nello specifico, il progetto in
questione ha ottenuto, tra l'altro, il nulla osta da parte del
comitato tecnico regionale ed il parere favorevole della
commissione valutazione ambientale del Ministero dell'ambiente;
l'investimento complessivo dichiarato dalla società IONIO GAS è
pari a circa 800 milioni di euro, di cui il 10 per cento sarà
interamente investito sul territorio di Priolo, Melilli ed Augusta,
al fine di migliorare, con interventi mirati nel sociale e nelle
attività economiche, la qualità della vita in una delle zone più
inquinate della Terra;
tali investimenti sono vitali per l'area industriale e per la
difesa dei livelli occupazionali della zona di Priolo, Melilli ed
Augusta, soprattutto in un momento economico di enorme difficoltà
come quello che la Sicilia sta vivendo;
considerato che:
per completare l'iter procedurale ed avviare i lavori di
costruzione del rigassificatore necessita l'autorizzazione da parte
della Regione siciliana e la preventiva definizione in apposita
conferenza dei servizi, da convocare a cura dell'Assessore
regionale per l'energia e dei servizi di pubblica utilità;
la società IONIO GAS ha fatto chiaramente sapere che non ha più
intenzione di attendere ancora oltre, dopo ben due anni di attesa
per la sola autorizzazione regionale;
alla luce di quanto sopra, se entro aprile la Regione non
convocherà la conferenza dei servizi, la SHELL abbandonerà il
progetto;
per sapere se non ritengano urgente ed improcrastinabile
convocare, entro il mese di marzo, la conferenza di servizi che
ratifichi tutte le autorizzazioni già ottenute dalla società IONIO
GAS, al fine di sbloccare immediatamente questo vitale ed
importantissimo investimento». (1075)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore per rispondere
all'interrogazione.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli deputati, con
l'interrogazione alla quale viene data risposta era stato richiesto
di convocare la conferenza dei servizi per rilasciare
l'autorizzazione unica da parte della Regione siciliana necessaria
per avviare i lavori di costruzione del rigassificatore di Priolo -
Melilli.
La convocazione della Conferenza ha avuto luogo il 12 aprile 2010,
nella quale è stata affermata la possibilità di realizzazione
dell'impianto nel rispetto delle seguenti prescrizioni e condizioni
non costituenti misure di compensazione: preliminare messa in
sicurezza dell'area dove deve essere ubicato l'impianto anche sotto
il profilo del rispetto delle norme antisismiche; rispetto delle
prescrizioni sulla sicurezza previsti dal CTR, dal Ministero
dell'Ambiente e dall'Assessorato regionale territorio ed ambiente;
coinvolgimento della popolazione sul progetto definitivo redatto in
conformità alle prescrizioni previste in questa e in altra sede;
preliminare bonifica della rada di Augusta relativamente alle aree
di pertinenza dell'impianto e delle attività connesse, anche in
considerazione della sentenza del 9 marzo 2010, con la quale la
Corte di Giustizia dell'Unione europea ha condannato le società
operanti nell'area al risarcimento del danno ambientale in favore
dell'Amministrazione.
La Conferenza è stata autorizzata e ha reso queste prescrizioni.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Adamo di dichiararsi
soddisfatta o meno della risposta dell'assessore.
ADAMO. Mi dichiaro soddisfatta.
PRESIDENTE. Si passa alla interrogazione numero 1102 Notizie
circa la realizzazione di un rigassificatore a Priolo (SR) , a
firma dell'onorevole Vinciullo. Ne do lettura:
«Al Presidente della Regione e all'Assessore per l'energia e per i
servizi di pubblica utilità, premesso che:
la rada di Augusta, e i suoli situati nel territorio dei Comuni di
Augusta, Melilli, Priolo Gargallo (originariamente Siracusa) è ed è
stata interessata da fenomeni ricorrenti di inquinamento
ambientale, la cui origine risale agli anni sessanta, quando il
territorio è stato depredato e saccheggiato per consentire la
realizzazione del polo petrolchimico di Augusta, Melilli e Priolo;
nel dicembre del 2005 veniva siglato 'l'Accordo di Programma
Quadro per la Chimica nell'area industriale di Priolo', volto a
garantire un futuro al triangolo industriale siracusano, previa una
intensa opera di bonifica di tutto il territorio interessato che
negli anni era stato sottoposto al più insopportabile degli
inquinamenti, con livelli di mortalità infantile ed oncologica fra
i più alti in Europa;
nel gennaio del 2010, a Roma, presso la sede del Ministero dello
sviluppo economico, ha avuto luogo un incontro fra i funzionari
dello stesso Ministero e l'osservatorio provinciale per la chimica
di siracusa, con l'obiettivo di riavviare il confronto per
l'attuazione dell''Accordo di Programma Quadro per la Chimica
nell'area industriale di Priolo', siglato nel dicembre del 2005;
detto programma prevedeva due tempi per la sua realizzazione: il
primo, quello della bonifica, e il secondo, quello della
realizzazione di nuove iniziative produttive dirette al rilancio
dell'attività industriale, fra cui anche la realizzazione di un
rigassificatore nella zona industriale interessata dall'accordo;
considerato che:
alla luce di quanto sopra, la società IONIO GAS s.r.l. (una joint
venture paritetica costituita da Erg, società con una forte
presenza in Sicilia e nell'area di Melilli/Priolo/Augusta, e da
Shell) ha presentato un progetto industriale che prevede la
realizzazione di un terminale di rigassificazione del gas naturale
liquefatto (GNL) della capacità di 8 miliardi di metri cubi (in una
seconda fase si prevede un potenziamento dell'impianto, con una
movimentazione di 12 miliardi di metri cubi di GNL);
il progetto della IONIO GAS è stato giudicato dall'avvocato
Rossana Interlandi, dirigente regionale del dipartimento territorio
e ambiente, e dal dottor Antonino Cuspilici, dirigente generale del
dipartimento territorio e ambiente, ex ufficio speciale con le
seguenti considerazioni: 'L'opera in argomento non risulta coerente
con i principi di risanamento ambientale di cui al predetto Piano,
considerando che lo stesso pone tra detti principi il contenimento
e la riduzione dei rischi. In conclusione poco spazio è stato dato
alle alternative al progetto e alla loro analisi, quale ad esempio
impianto offshore, navi gassificatrici, impianti interrati e loro
conseguenti analisi critica. Per quanto sopra rappresentato,
nell'ottica della prevenzione, della sicurezza e del contenimento e
riduzione degli incidenti derivanti dai rischi prima evidenziati,
si esprime parere negativo alla realizzazione dell'opera nell'area
prevista dal progetto. L'opera potrebbe risultare compatibile con
il territorio interessato qualora si riuscisse ad abbassare il
livello di rischio che lo caratterizza';
il progetto in esame individua quale area su cui costruire il
terminale di rigassificazione la zona industriale di Siracusa,
ovvero l'area della raffineria ISAB, impianti nord di ERG,
raffinerie mediterranee all'interno della rada di Augusta;
la zona in cui dovrebbe sorgere l'opera è interessata da una
massiva presenza di stabilimenti di vario tipo (raffinerie,
produzioni di prodotti chimici, cementifici, depositi di sostanze
pericolose, ecc.), molti dei quali inclusi nell'inventario
nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti
rilevanti, predisposto dal Ministero dell'ambiente, ai sensi del
d.lgs. n. 334/1999;
gli stabilimenti ad oggi attivi nel polo Augusta-Priolo-Melilli
hanno negli anni influito negativamente sulla qualità ambientale
del luogo (ne sono dimostrazione la continua moria di pesci nonché
gli esiti di numerose ricerche) fino al punto di arrivare, con il
DPR del 17 gennaio 1995, a dichiarare l'attività del polo
petrolchimico ad alto rischio ambientale;
il rigassificatore potrebbe apportare un ulteriore aggravamento
dell'area interessata, in quanto potrebbe alterare le acque per via
degli scarichi giornalieri di oltre 30.000 mclh di acque marine
raffreddate e di un'immissione di agenti antivegetativi e
disincrostanti;
preso atto che ad oggi nessun intervento di bonifica e/o di messa
in sicurezza del triangolo industriale siracusano è stato
intrapreso né dalle società private, né da quelle a partecipazione
statale, in ciò disattendendo gravemente quanto previsto
dall'accordo di programma quadro per la chimica, e che di
conseguenza non si può passare al secondo tempo degli interventi
(rigassificatore) senza aver, non per forza concluso, ma almeno
iniziato il primo tempo dell'intervento;
visto che:
la Corte di giustizia delle Comunità europee ha risposto
affermativamente al rinvio pregiudiziale sollevato dal TAR Sicilia
sul principio 'chi inquina paga', sancito nel trattato UE, e alla
direttiva comunitaria sul danno ambientale, in seguito alla
vertenza che da cinque anni oppone il Ministero dell'ambiente e i
Comuni di Augusta e Melilli nei confronti delle imprese del polo
petrolchimico di Priolo (raffinerie mediterranee-Erg e Polimeri
Europa e Syndial-gruppo Eni), riguardo all'inquinamento dei suoli
de quibus e della rada di Augusta;
i magistrati europei, interpretando la normativa UE sulla
responsabilità ambientale 'in materia di prevenzione e riparazione
del danno, anche se non hanno commessi illeciti', hanno affermato,
oltre all'obbligo degli operatori di provvedere a proprie spese al
risanamento ambientale, il tassativo divieto di utilizzo dei
terreni di loro proprietà fino all'attuazione delle misure di
risanamento;
le eventuali decisioni che vorrà prendere il TAR di Catania non
potranno non conformarsi alla decisione presa dalla Corte di
Giustizia;
per sapere:
se non ritengano prioritario per il territorio siracusano e per
tutta la sua popolazione, negli anni fortemente danneggiati
dall'attività industriale del luogo, riconoscersi nella volontà del
legislatore europeo, e dunque subordinare qualunque autorizzazione
volta a consentire alla IONIO GAS la realizzazione del progetto
industriale di rigassificazione ad una intensa attività di
risanamento ambientale delle aree interessate da parte dei soggetti
responsabili;
se non ritengano opportuno esprimere parere negativo alla
realizzazione dell'opera da parte della società IONIO GAS nell'area
prevista dal progetto, in considerazione dell'impossibilità di
adottare nella zona industriale siracusana, e specificatamente nel
sito in cui dovrebbe sorgere il rigassificatore, le norme dell'IMO
(International maritime organization), che nella sua circolare
dell'11/12/2006 stabilisce specifiche misure di regolamentazione
del traffico relativo alle gasiere, prescrivendo una 'zona di
sicurezza di 2 chilometri di raggio attorno all'impianto, nella
quale sono permanentemente vietati il transito, l'ancoraggio, lo
stazionamento di navi in attesa (...) e qualsiasi altra attività'.
Norme, quelle previste dall'IMO, che - se applicate al contesto in
esame - renderebbero il rigassificatore incompatibile tanto con i
programmi di sviluppo dei traffici commerciali, quanto con
l'operatività del porto di Augusta;
se la IONIO GAS abbia presentato deduzioni alle osservazioni
formulate dall'avvocato Rossana Interlandi, dirigente regionale del
dipartimento territorio e ambiente, e dal dottor Antonino
Cuspilici, dirigente generale del dipartimento territorio e
ambiente;
come pensino di dare seguito tutti i pareri negativi e i rilievi
formulati dai due dirigenti generali della Regione;
infine, primo non ultimo, come pensino di superare tutti gli
effetti giuridici scaturenti dalla sentenza della Corte di
Giustizia in materia di prevenzione e riparazione del danno
arrecato ad un territorio 'a causa della vicinanza dei loro
impianti ad una zona inquinata'.» (1102)
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'assessore per rispondere alla
interrogazione.
PIER CARMELO RUSSO, assessore per l'energia e i servizi di
pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli deputati, per quanto
riguarda l'interrogazione numero 1102, forse la risposta può essere
fornita alle domande dell'interrogante con la semplice lettura di
una breve nota fatta da me e risalente al 3 maggio 2010, inviata al
dirigente generale in immediata sequenza rispetto alla celebrazione
della Conferenza di servizio:
«Con riferimento alla nota del 20 aprile 2010, con la quale la
Ionio gas s.r.l. descrive le proprie posizioni in ordine alla
richiesta di autorizzazione unica per la costruzione e gestione di
un impianto di rigassificazione, appare utile ribadire alcuni
elementi in ordine al procedimento di autorizzazione: a) Come già
evidenziato nella nota del 24 marzo 2010, n. 584, la Corte di
Giustizia, con sentenza del 9 marzo 2010, ha ritenuto compatibile
con l'ordinamento comunitario le norme nazionali che ascrivono al
detentore delle aree inquinate l'obbligo di provvedere alla
bonifica delle stesse. Nel caso considerato, il contenuto concreto
delle attività dovute va desunto dall'ordinanza del TAR Sicilia
Catania di rimessione alla Corte di Giustizia della questione
interpretativa.
Tali interventi non possono costituire quelli di bonifica oggetto
delle misure di compensazione e sono comunque dovuti a prescindere
dal procedimento autorizzatorio, per quanto ne costituiscano
presupposto (tradotto in italiano corrente significa che le
procedure di bonifica sono necessariamente il presupposto logico
dell'autorizzazione e quindi si inseriscono nel procedimento
autorizzatorio).
b) Definite le questioni delle misure risarcitorie, in sede di
predisposizione del provvedimento di autorizzazione, dovrà essere
affrontata la questione, del tutto diversa, delle prescrizioni e
delle condizioni previste, o comunque ritenute necessarie, per
l'eventuale realizzazione dell'impianto.
Si ribadisce che tali condizioni e prescrizioni non ineriscono
alla tutela risarcitoria di cui al precedente punto a), ma la
presuppongono, nel senso che tale tutela risarcitoria è dovuta a
prescindere dall'autorizzazione, e, tuttavia, l'autorizzazione
stessa non appare assentibile ove non siano definiti i suddetti
interventi di tutela risarcitoria e ripristinatoria.
c) Ulteriore diversa occorrenza è data dalle misure di
compensazione ambientale e territoriale, che si aggiungono a quelle
di mitigazione ambientale e sono volte a bilanciare sul territorio
gli effetti, anche economici e sociali, dell'opera realizzanda,
tanto più elevati in quanto venga realizzata in un'area già di per
sé significativamente compromessa.
Anche in questo caso si ribadisce che le misure di compensazione
non coincidono con gli interventi risarcitori ma si aggiungono agli
stessi.
Nel relativo procedimento devono essere coinvolte le popolazioni
interessate e vanno verificate, da parte di codesto Dipartimento,
la sussistenza e lo stato della procedura di infrazione comunitaria
avviata nei confronti dello Stato italiano per violazione della
direttiva n. 96/82, articolo 13, paragrafo 1 ( vale a dire mancato
coinvolgimento delle popolazioni).
In assenza di quest'ultimo accertamento, il provvedimento
conclusivo avrebbe un'intrinseca debolezza che potrebbe
determinarne l'impugnazione».
Significa, dunque, che il procedimento autorizzatorio deve tenere
conto di tre livelli di intervento: uno, definizione delle misure
risarcitorie di ripristino delle condizioni vilipese, diciamo così,
dal livello di inquinamento; due, misure di sicurezza della
realizzazione dell'impianto; tre, misure di compensazione
ambientale nella realizzazione dell'impianto stesso».
Per quanto riguarda le domande specifiche, fatta questa premessa,
preciso che per quanto riguarda se sia o meno necessario
subordinare l'autorizzazione ad un intervento di risanamento
ambientale, non lo dice né l'Assessore, né l'assessorato, né
l'Amministrazione regionale, lo dice la Corte di Giustizia europea
e nella nota che ho letto è un argomento piuttosto stressato.
Dovrò chiedere all'Autorità giudiziaria di Siracusa di acquisire
copia della consulenza tecnica resa in sede di archiviazione del
procedimento penale: in quella sede parrebbe, non ho letto questa
consulenza, che tombare i fondali, come si dice, così come aveva
prescritto a suo tempo il Ministero dell'ambiente, potrebbe essere
un rimedio peggiore del male. Quindi, le misure di tutela
ripristinatoria vanno meditate appropriatamente per evitare di fare
danno.
Per quanto riguarda l'opportunità di fare valere le norme dell'IMO
e, quindi, esprimere parere negativo alla realizzazione da parte
dell'opera, la Capitaneria di porto di Augusta e l'Autorità
portuale hanno espresso parere favorevole in sede di conferenza dei
servizi.
Per quanto riguarda le deduzioni della IONIO Gas, sono poste
all'attenzione della lettera di cui ho dato lettura in esordio.
Per quanto riguarda il parere espresso dall'Assessorato Territorio
e dall'Ufficio speciale competente, in sede di Conferenza dei
servizi hanno ritenuto superabili le precedenti posizioni, tuttavia
imponendo pesanti prescrizioni.
Per quanto riguarda il superamento della sentenza della Corte di
Giustizia, la risposta ritengo sia già stata data.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Vinciullo per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta fornita
dall'assessore.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, in
genere sono soddisfatto delle risposte dell'assessore Russo ma
questa sera mi sembra di capire che la sua risposta sia a macchia
di leopardo, nel senso che su alcuni punti ha risposto in maniera
incisiva e puntuale, e credo di potermi dichiarare soddisfatto,
mentre su altri la risposta è meno puntuale, anche perché non
terrebbe conto che, a quanto pare, la dottoressa Interlandi avrebbe
già firmato l'autorizzazione a realizzare questo rigassificatore in
provincia di Siracusa.
Vedete, né io né gli altri deputati della provincia di Siracusa
siamo stati mai contrari alla realizzazione del rigassificatore ma,
interpretando anche alcune dichiarazioni del Presidente della
Regione, onorevole Lombardo, che è qui presente e che potrebbe
smentire nel caso io dica cose non rispondenti al suo pensiero,
avevamo detto che questo rigassificatore si può realizzare a
condizione che venga garantita la sicurezza per i cittadini.
Nel novembre dell'anno scorso, la dottoressa Interlandi, insieme
al dottor Cuspilici, avevano predisposto una risposta alla
richiesta da parte della società che vuole realizzare questo
rigassificatore dai temi sicuramente preoccupanti, relativi ad
alcuni dei pericoli da me evidenziati in questa interrogazione che
riporta di una società che produce esplosivo a qualche centinaio di
metri da questo rigassificatore, del fatto che il rigassificatore
sia ergerà per sessantaquattro metri - quindi stiamo parlando di un
palazzo di ventidue piani, per essere chiari - e che da parte di
autorevoli esponenti del mondo scientifico internazionale erano
stati espressi molti dubbi perché vi era stato un episodio
negativo nel 1977, quando una nave che trasportava gas era esplosa
nel porto di Augusta. Inoltre, lo stesso porto, come lei
giustamente ricordava, Assessore, è uno dei più inquinati d'Italia
e, a proposito della tesi che lei poco fa citava, quella del
professore Sciacca, devo dire che è un pensiero di scuola, perché
vi sono altri che invece, fino adesso, hanno ritenuto importante
andare a bonificare interamente la rada.
Io comprendo la preoccupazione del professore Sciacca quando dice
che se smuoviamo i fondali non sappiamo quello che troviamo ancora
più sotto, non sappiamo cosa c'è sotto il mercurio, non sappiamo
se siamo nelle condizioni, alla fine, di potere disinquinare
totalmente la rada di Augusta.
A questo proposito vorrei ricordare che siamo in una zona dove vi
è la più alta concentrazione industriale, stiamo parlando di
industrie che sono state realizzate, la maggior parte prima del
1981, molte prima degli anni '60; quindi, si tratta di industrie
che non hanno rispettato le norme antisismiche e che, quindi, fra
le altre cose, sono state realizzate lungo una delle dorsali più
pericolose per quanto riguarda il rischio sismico in Italia, e
sappiamo quello a cui possiamo andare incontro.
Dicevo, una cosa importante: il rischio concreto - che è stato
messo nero su bianco da parte degli uffici dell'Assessorato
Territorio e ambiente - di questi dubbi, di queste perplessità, che
giustamente la dottoressa Interlandi e il dottore Cuspilici avevano
evidenziato, così come esisteva una dichiarazione molto preoccupata
del direttore generale della Protezione civile del 31 dicembre
2009, il quale metteva in evidenza il rischio legato alla
costruzione di questo impianto, così come lei diceva ancora poco
fa: non c'è soltanto la zona a più alto inquinamento e rischio
sismico d'Italia, ma c'è anche la più alta concentrazione di morti
e di malati oncologici di tutta Italia.
Infatti, in fase di approvazione della legge 5, è stato approvato
un emendamento all'articolo 6, con il quale l'ospedale di Augusta,
insieme a quello di Gela e di Milazzo, viene indicato come ospedale
che deve curare i malati oncologi che quelle industrie hanno
procurato nel nostro territorio.
Allora, mi soddisfa la risposta dell'assessore in ordine alle
compensazioni e ai i risarcimenti che chi viene a realizzare nella
nostra Terra deve a questa Isola - il che, come ricordava
l'assessore, non è frutto né delle nostre bizzarrie né delle nostre
richieste, ma di una sentenza della Corte Europea e della legge
Marzano sull'energia -. E questo, anche per rispondere a qualche
proprietario di queste attività e a qualche ascaro politico al
servizio di questi grandi industriali del Nord che vengono a
saccheggiare la nostra Terra; noi non abbiamo chiesto nulla in più
di quanto previsto dalla legge e nulla in più di quanto previsto
dalle norme vigenti.
Il problema, però, assessore Russo, si sposta sul tema della
sicurezza. Noi continuiamo ad essere preoccupati per la
realizzazione di questo rigassificatore in quella zona e in
provincia di Siracusa.
Vorremmo sapere, se è possibile, quali sono le prescrizioni date
dalla dottoressa Interlandi, vorremmo sapere se lei, Assessore, si
riconosce in tali prescrizioni e se, nel momento in cui le
prescrizioni verranno trasformate in decreto, lei riterrà di
aggiungerne altre o di limitarsi a quelle che sono state date da
parte dell'ufficio.
Questa non è una battaglia di parte, non è una questione che ci
spinge ad avere preconcetti nei confronti del rigassificatore. Noi,
che abbiamo visto una delle zone più belle della Sicilia devastata
da una industria che ha socializzato le spese e poi si è intascata
i guadagni, vorremmo - così come spesso ha detto il Presidente
Lombardo - che questo rigassificatore venga realizzato, ma nel
rispetto della Sicilia, dei nostri figli e della legge, e dopo
avere risanato e bonificato una terra che è stata in questi anni
violentata e stuprata .
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, si passa all'interrogazione numero
1143 «Misure per garantire la sicurezza del lago Biviere di
Lentini», a firma dell'onorevole Vinciullo. Ne do lettura:
«Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'energia e i
servizi di pubblica utilità e all'Assessore per le risorse agricole
e alimentari, premesso che:
la società consortile Zena Cave gestisce la manutenzione ordinaria
e straordinaria del lago Biviere di Lentini, a far data dall'anno
2001;
la predetta società consortile, in data 2 aprile 2010, ha inviato
a tutti i dipendenti una lettera di licenziamento con effetto
immediato, a causa dei mancati trasferimenti finanziari da parte
della Regione;
come conseguenza di tale licenziamento, il lago Biviere di
Lentini, attualmente, si trova in stato di totale abbandono e privo
di ogni elemento di sicurezza, dal momento che, dal 15 aprile c.a.,
verranno licenziati anche i lavoratori addetti alla sicurezza e
alla vigilanza esterna 24 ore su 24;
i servizi essenziali, quali l'erogazione dell'energia elettrica,
l'illuminazione, tutte le attività di misurazione e di
approvvigionamento dell'acqua, sono privi di ogni controllo, in
quanto gli operai già licenziati costituiscono il nucleo lavorativo
indispensabile per garantire i servizi di pulizia, la manutenzione
ordinaria e straordinaria, le manovre di chiusura e apertura delle
valvole;
preso atto che i lavoratori Grasso Vincenzo, Mangiameli Maurizio,
Fisicaro Sebastiano, Nicoletti Giuseppe e Parisi Angelo
rappresentavano l'ultimo e indispensabile nucleo lavorativo che
garantiva la continuità dei predetti servizi che ormai risultano
sospesi;
considerato che:
le industrie siracusane e gli imprenditori agricoli di Lentini,
Carlentini, Scordia e Militello nonché quelli della Piana di
Catania e quelli appartenenti al consorzio di bonifica 9 di
Catania, rischiano di rimanere senza il necessario
approvvigionamento idrico e, di conseguenza, sono costretti ad
attingere l'acqua loro necessaria dalle falde acquifere con grave e
irreparabile danno per il sistema idrico del sottosuolo;
la Zena Cave non percepisce dal 2008 il trasferimento dei
finanziamenti della Regione anche a causa del riordino della
struttura dell'Assessorato regionale Risorse agricole e alimentari
e per il trasferimento di alcune competenze all'Assessorato
regionale Energia;
la società consortile Zena Cave afferma di vantare un credito nei
confronti della Regione di oltre 4 milioni di euro;
a causa di questo credito la società, come precedentemente
esposto, ha proceduto al licenziamento dei lavoratori;
per sapere:
se risponda a vero quanto denunciato dai lavoratori e dai
rappresentanti sindacali dei lavoratori stessi;
se siano a conoscenza che il lago Biviere di Lentini è privo di
quei lavoratori che, fino ad ora, hanno garantito la sicurezza e
l'approvvigionamento dell'acqua ai soggetti richiedenti;
se non ritengano utile, necessario ed improcrastinabile nominare
ed inviare degli ispettori, in modo da verificare la gravissima
situazione che si è venuta a creare presso il lago Biviere di
Lentini;
come pensino di assicurare ai dipendenti licenziati, a far data
del 2 aprile 2010, adeguate garanzie per la continuazione del
rapporto di lavoro;
infine, a chi pensino di affidare la gestione del servizio di
erogazione delle acque e quello di vigilanza esterna, considerato
che l'assenza dei lavoratori potrebbe portare alla manomissione
degli impianti, alla distruzione degli stessi, alla mancata
erogazione a soggetti aventi diritto all'acqua e, soprattutto, a
spiacevoli episodi tragici che potrebbero comportare anche la morte
di soggetti che, approfittando dell'assenza del personale di
vigilanza, potrebbero recarsi presso il lago di Biviere, lasciato
in stato di abbandono». (1143)
Ha facoltà di parlare l'assessore per fornire la risposta.
RUSSO PIETRO CARMELO, assessore per l'energia e per i servizi di
pubblica utilità. Signor Presidente, onorevoli deputati, per quanto
concerne il sito in questione la condizione di abbandono è stata
superata dal completamento delle procedure per il trasferimento, ai
sensi dell'articolo 9 della legge regionale 19 del 2008, del
serbatoio in argomento e delle traverse Zena Cave, Trigone e
Barbaianni. Questi interventi sono stati realizzati insieme al
Dipartimento di interventi strutturali dell'Assessorato agricolo e
alimentare e sono stati completati il 18 maggio 2010.
Per quanto riguarda, invece, i dipendenti della Zena Cave, i
lavoratori licenziati non potevano essere assunti dal dipartimento
in quanto dipendenti, per l'appunto, della società Zena Cave. La
loro sostituzione, e quindi il servizio assicurato, è stato
garantito da un accordo interdipartimentale con il Dipartimento
Interventi infrastrutturali', e sono stati trasferiti dal
Consorzio di bonifica 6 Enna e dal Consorzio di bonifica 10 di
Siracusa lavoratori a tempo determinato e/o con garanzia
occupazionale che hanno adeguata qualifica e profilo professionale.
Sotto questo profilo e per queste stesse ragioni non poteva essere
garantita la continuità del rapporto di lavoro a lavoratori
dipendenti licenziati perché è vigente il divieto di assunzione
alla Regione siciliana e il personale licenziato era, oltretutto,
dipendente di una società privata, fermo restando il comprensibile
disappunto per persone che perdono il lavoro.
Per quanto riguarda l'attivazione di un'attività ispettiva, il
completamento delle procedure di trasferimento e la garanzia del
servizio nei termini di cui detto, non dovrebbero consentire di
ritenere superata la necessità di una attività ispettiva.
Per quanto riguarda, infine, la domanda inerente alla
individuazione del soggetto cui viene affidata la gestione del
servizio di erogazione delle acque e di quello di vigilanza
esterna, l'erogazione delle acque è di competenza del Consorzio di
bonifica 10 di Siracusa e degli altri enti che vantano una
richiesta di concessione a derivare dal serbatoio di Lentini.
Il Dipartimento garantirà tutte le manovre volte alla derivazione
per il servizio di vigilanza esterna; invece è stato prorogato fino
al prossimo 17 luglio il servizio in corso, nelle more
dell'espletamento di una apposita gara che garantisca il servizio
di vigilanza esterna.
PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare l'onorevole Vinciullo per
dichiararsi soddisfatto o meno della risposta fornita
dall'assessore.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, l'interrogazione
da me presentata aveva come obiettivo quello di garantire la
sicurezza del lago Biviere di Lentini che, dallo scorso 2 aprile,
correva il rischio di essere abbandonato, o comunque di essere
vigilato da lavoratori che erano in contenzioso con la ditta che
aveva gestito il consorzio e che, fra le altre cose, non solo non
aveva pagato gli operai ma non lo aveva fatto perché la Regione, a
sua volta, non aveva avuto la possibilità o la volontà di onorare
un debito.
Ora, posso anche capire che vi siano dei dipendenti a tempo
determinato del consorzio che vengono utilizzati nelle manovre per
la distribuzione delle acque; ma vorrei sapere a chi viene affidata
la vigilanza esterna. L'assessore ha riferito che fino al 17 luglio
provvederà la società che ha in essere il contratto, dal 17 luglio
verrà fatta una nuova gara.
Allora, a mio avviso, sarebbe opportuno che chi andrà a gestire
questa nuova gara - credo sia l'Assessorato Risorse agricole e
alimentari - preveda una clausola di salvaguardia nei confronti dei
lavoratori finora alle dipendenze della Zena Cave, anche perché
l'unica possibilità che abbiamo per garantire il posto di lavoro a
questi lavoratori, non potendo noi assumerli, è che, nella
predisposizione del nuovo bando di gara, si tenga nella dovuta
considerazione e si imponga di riassorbire questi lavoratori che,
oltre ad avere un'età tale da non potere più trovare spazio nel
mondo del lavoro - non riescono a trovare spazio i giovani,
immaginiamoci chi ha una certa età - credo che in questi anni
abbiano acquisito una serie di conoscenze, di competenze, di
controllo del territorio che può venire incontro sia alla società
che si aggiudicherà l'appalto sia all'ente che dovrà usufruire di
questo servizio.
Ecco il motivo per cui le chiedo, ancora una volta, di mantenere
quanto da me chiesto, cioè di nominare un ispettore che possa
andare sul luogo e verificare la vicenda parlando con i lavoratori,
perché credo che anche i lavoratori e i rappresentanti dei
lavoratori abbiano il diritto di essere ascoltati. Inviare un
ispettore, un funzionario della Regione, darebbe la possibilità di
conoscere cose che, altrimenti, nella capitale non si verrebbero
mai a sapere.
Lei che è un cultore della Storia romana saprà che i romani, per
secoli, hanno utilizzato ispettori, consoli, commissari che
andavano nelle più antiche e lontane province dell'Impero per
verificare la verità. Se si manda un ispettore a verificare questa
vicenda e se si dà dare certezza occupazionale ai lavoratori, come
garantito dai contratti collettivi di lavoro, non credo che faremmo
male a nessuno e avremmo svolto in pieno la nostra azione
amministrativa.
Concludo dicendo che, se lei nominerà un ispettore, mi riterrò
soddisfatto della risposta ricevuta.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, prima di passare al terzo punto
dell'ordine del giorno comunico che, su richiesta del Presidente
della Regione, verrà iscritto all'ordine del giorno della seduta di
domani il disegno di legge numero 560/A Norme in materia di
consorzi di bonifica .
L'Assemblea ne prende atto.
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
BUZZANCA. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevole Presidente della Regione,
assessori, onorevoli colleghi, sono costretto a ripetere un
intervento già reso qualche mese fa a questa Aula, finalizzato a
capire per quale motivo non venga posto all'ordine del giorno un
disegno di legge a firma mia e di altri parlamentari della
provincia di Messina, presentato il 19 ottobre 2009, subito dopo la
tragedia del primo di ottobre, che ha colpito la provincia di
Messina, i comuni di Giampilieri, di Scaletta Zanclea, di Itala,
con trentuno morti e sei dispersi.
In quel disegno di legge, tra l'altro discusso con il Governatore
Lombardo, e che aveva ottenuto da questa Assemblea la procedura di
urgenza, si faceva riferimento alla possibilità di assumere i
familiari delle vittime di quel disastro con procedure
semplificate, da parte degli enti locali, comuni e province.
Ho più volte sollecitato alla Presidenza - prima verbalmente, poi
attraverso un intervento reso in Aula circa due mesi fa - la
discussione del disegno di legge, ma non capisco il motivo per il
quale ancora non è stato trattato. Tra l'altro, l'Assemblea si era
riunita subito dopo il tragico evento del primo di ottobre, e mi
sembrava di avere colto una sostanziale solidarietà nei confronti
di quella tragedia, nei confronti della città di Messina.
Evidentemente così non è stato, ma spero che così sarà, e mi
rivolgo anche al Presidente della Regione, che è stato nominato
commissario straordinario e che in diverse occasioni, anche a
Messina, ha assunto questo impegno. Penso che la popolazione di
Messina, ma soprattutto quanti sono stati colpiti da quell'immane
tragedia, aspettano da noi questo provvedimento.
Spero che questa sia l'ultima volta che intervengo in Aula per
sollecitare l'iscrizione all'ordine del giorno di questo disegno di
legge e che la Presidenza accolga questo mio invito così che al più
presto si possa giungere, magari nella prossima seduta, ad
affrontare la questione, che ha carattere di estrema urgenza,
atteso che si tratta di persone che, non solo hanno perso i propri
familiari, i propri cari, i propri affetti, ma hanno perso le
proprie case e, in molte occasioni, anche il proprio lavoro.
PRESIDENTE. Onorevole Buzzanca, le rappresento che la Presidenza è
ben conscia dell'urgenza del provvedimento, che tuttavia non è
ancora pronto per l'Aula.
Sarà cura della Presidenza attivare sia la Commissione di merito
sia la Commissione Bilancio affinché il disegno di legge sia
esitato velocemente e, nella prossima Conferenza dei capigruppo,
verrà iscritto all'ordine del giorno dell'Aula.
MANCUSO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, chiedo di
intervenire per due ordini di motivi: uno, che riguarda l'ordine
del giorno ed uno che riguarda gli impegni che alcuni parlamentari,
me compreso, abbiamo preso davanti a tantissimi sindaci e a tanti
presidenti di provincia.
Ho apprezzato la proposta del Presidente della Regione di
inserire all'ordine del giorno di domani il disegno di legge che
riguarda i consorzi di bonifica e il Gruppo parlamentare che
rappresento, naturalmente, si associa, dopo avere partecipato alla
Commissione e alla celerità di quella che deve essere una soluzione
per quei lavoratori. Però, questo Parlamento oggi doveva prendere
anche la decisione, con l'aiuto del Governo, di inserire all'ordine
del giorno la stabilizzazione dei precari, così come era stato
dichiarato la settimana scorsa in una riunione alla quale erano
presenti parlamentari regionali, parlamentari nazionali, sindaci e
presidenti di provincia; ma, dell'iter che era stato chiesto, non
vedo oggi la soluzione auspicata dal Governo.
Insistiamo affinché, entro la corrente settimana, questo
provvedimento legislativo, auspicato soprattutto dal Governo,
approdi in Aula per la discussione ed, eventualmente,
l'approvazione.
Per quanto riguarda, invece, il disegno di legge all'ordine del
giorno, il numero 520, con tutto il rispetto per il lavoro svolto
dal Governo e dalla Commissione che ho apprezzato molto e mi
dispiace di non avere partecipato ad una seduta di quella
Commissione per collaborare al testo del disegno di legge, però da
una lettura più approfondita, rispetto a quella che è stata
l'enfasi della presentazione, non solo del Governo ma soprattutto
di un Gruppo parlamentare che è in simbiosi all'interno del nostro
Parlamento, il Gruppo Sicilia, che qualche mese fa paventava,
addirittura, l'uscita dal Governo se questo disegno di legge non
veniva presentato velocemente, mi sono accorto che è un disegno di
legge che non entra nel merito di quella che è un'innovazione, una
semplificazione, una delegificazione e, quindi, un cambio di passo
per una vera e propria rivoluzione che occorre nell'appartato
burocratico.
In particolare, signor Presidente, volevo segnalare che i primi
titoli del disegno di legge, dal titolo I al titolo IV, sono
esclusivamente un recepimento, così come stabiliva l'articolo 29
della legge 241 del 1990, di tutte le norme nazionali che sono
state varate in quella data.
Una legge, quella del 1990, che è stata oggi ampliata,
implementata e modificata dal cosiddetto decreto Brunetta del 2009.
Quindi è un recepimento, se così si può dire, tardivo, che peraltro
anche le amministrazioni regionali erano tenute ad osservare; non
c'è un vero e proprio intervento del legislatore regionale che
supporti la semplificazione, di fatto, di quelli che sono oggi i
problemi all'interno della burocrazia regionale.
A questo si aggiunge un articolato di mere norme comportamentali
da parte dei funzionari, in questo caso della Regione, direi anche
le buone prassi della convivenza civile all'interno delle
Amministrazioni nello scambio tra quella che vuole essere la vita
quotidiana degli Assessorati; sostanzialmente, non vi è una norma
legislativa che rivoluziona o che semplifica procedure sicuramente
consolidate.
Voglio soffermarmi in modo particolare sui profili di
incostituzionalità dell'articolo 6 del disegno di legge, la
cosiddetta DIA, la dichiarazione di inizio di attività che, a mio
avviso, non solo semplifica ma addirittura lascia un campo aperto
dove è possibile mettere tutto e il contrario di tutto. Io sono
d'accordo a dare un indirizzo di libera concorrenza, un indirizzo
che semplifica l'azione amministrativa, ma mi sembra che l'articolo
6 dia la possibilità di stare a briglia sciolta su un campo molto,
ma molto delicato, soprattutto su determinati interventi
autorizzativi che sono in capo agli uffici regionali.
Sono oggetto di grande attenzione anche gli articoli 25 e 26, dove
si parla di delegificazione e di tutta una serie di argomenti che,
peraltro, erano stati suggeriti da provvedimenti del Governo.
Rispetto a tutto questo, a mio parere, si dice poco di quella che è
una vera e propria semplificazione delle buone pratiche dell'azione
dell'amministrazione regionale.
Pertanto, signor Presidente, chiedo di riflettere sull'incardinare
il provvedimento perché questo disegno di legge, indispensabile per
la Sicilia, deve essere approfondito nel lavoro che va svolto non
solo con il recepimento di vecchie norme, ma anche con
l'innovazione e con la potestà statutaria che ci permette di
inserirci nelle cosiddette buone pratiche.
Non c'è assolutamente nulla che parli delle problematiche vere
della Regione: mi riferisco ai fondi comunitari, a quello che sta
succedendo, a quello che non deve succedere e a quello che invece
dobbiamo far succedere con un intervento puntuale, preciso, a
favore di quei funzionari che ritengono che i fondi comunitari
possano una risorsa per il nostro territorio.
In ultimo, partendo dalla legge 19 e da tutto quello che ne
consegue, con dirigenti in più e dirigenti in meno, che hanno messo
confusione nel nostro apparato burocratico tra chi si sente
legittimato, chi non si sente legittimato, chi ritiene di potere
rientrare tra quei numeri per essere consolidato nei nuovi
provvedimenti amministrativi e chi, invece, si sente già tagliato
fuori da quella che deve essere la nuova riorganizzazione: in soli
due anni si è fatta una tale confusione che non ci permette
assolutamente oggi di poter fare una riflessione seria.
Per questi e molti altri motivi, che naturalmente non rassegno per
non tediare l'Aula, signor Presidente, chiedo il rinvio del disegno
di legge in Commissione.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Mancuso.
Onorevole Minardo, se lei è d'accordo, alla luce delle
considerazioni esposte dall'onorevole Mancuso, ma anche di altre
considerazioni che gli Uffici hanno prodotto, forse sarebbe utile
un approfondimento per cercare di vedere di correggere
eventualmente alcune parti che appaiono sia all'Aula sia alla
Presidenza un po' fuori linea rispetto agli obiettivi, integrando
eventualmente il disegno di legge con una portata più ampia, più
aderente alle necessità, ai bisogni di questo momento, visto che
anche a livello nazionale, come lei ben sa, si sta cercando di
procedere ad un provvedimento di ampia portata per la
sburocratizzazione e la delegificazione più in generale.
Pertanto, se lei è d'accordo, la I Commissione potrebbe farsi
carico di prendersi un periodo di approfondimento al fine di
portare qui in Aula un provvedimento molto più consistente, molto
più ampio, che consenta di legiferare una norma più esaustiva che
dia risposte a tutti.
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, forse è la prima volta che in quest'Aula si discute di
un punto all'ordine del giorno prima di incardinarlo, come previsto
dal Regolamento interno: per prassi, prima si incardina il punto,
si svolge la relazione e si fa la discussione generale; se poi,
dalla discussione generale emerge che il provvedimento debba essere
approfondito in Commissione, nulla osta a questo da parte del
presidente della Commissione.
Secondo me, la procedura ora individuata è errata.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, proprio per evitare discussioni
che poi possono appesantire il clima e non agevolare invece la
formazione di un disegno di legge che sia la più ampia possibile,
la più comprensibile possibile, avevo fatto riferimento
all'articolo 121 quater del nostro Regolamento che dà la
possibilità al presidente della Commissione di chiedere, sua sponte
- è anche un merito della Presidenza della Commissione -,
motivando, di avere un congruo tempo, posto che già si intravede
che vi é una serie di interventi che potrebbero appesantire i
lavori.
Se lei chiede a tutti i costi che si discuta, la pongo di fronte
al problema che si può creare dopo.
Questo solo volevo dirle, Presidente.
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, questo disegno di legge, discusso in Commissione da
parte di tutti i componenti con l'apporto del Governo, è stato
approvato all'unanimità; se, quindi, vi sono delle integrazioni da
fare e si ritiene che l'Aula non le possa fare, si possono fare in
Commissione. Ma, secondo me, è giusto che venga incardinato il
disegno di legge, che si svolga la relazione e, durante la
discussione generale, se si vedrà che occorre un rinvio in
Commissione, lo possiamo rinviare.
La procedura è questa, signor Presidente.
PRESIDENTE. Onorevole Minardo, conosco bene la procedura.
Il mio era un tentativo per cercare di non appesantire la
discussione, che lei non accetta.
VINCIULLO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
VINCIULLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, sono
preoccupato per l'atteggiamento del presidente Minardo perché, per
la prima volta da quando siamo in quest'Aula, non la pensa come il
Presidente Lombardo.
Onorevole Minardo mi sembra che il Presidente della Regione sia
stato chiaro: ha parlato di qualcosa di cui tutti i partiti
vogliono discutere immediatamente e che riguarda la stabilizzazione
dei precari. Se ci inoltriamo nella discussione di questo disegno
di legge che abbiamo esitato in Commissione, io sono il
vicepresidente della Commissione e le do atto che lei ha lavorato
con grande passione e con grande sagacia per il raggiungimento di
questo obiettivo che ci vede discutere oggi, in Aula, questo
disegno di legge.
Vi sono, però, due problemi: intanto, il Governo nazionale sta
legiferando sull'argomento e, di conseguenza, potremmo non trovarci
- cosa che non mi meraviglia perché rientra nello Statuto e nelle
prerogative di questo Parlamento - in assonanza con la legge
nazionale e, soprattutto, rischiamo di perdere una settimana, dieci
giorni per discutere di un disegno di legge quando abbiamo dietro
la porta i precari, i quali, giustamente, desiderano che si inizi
la discussione per la loro stabilizzazione.
Presidente Formica, vorrei ricordare a lei, a nome del PDL -
perché il PDL è stato il primo partito a presentare un disegno di
legge proprio sulla stabilizzazione dei precari - che venerdì,
quando ci siamo incontrati con i rappresentanti dei lavoratori, con
una rappresentanza dei deputati, il Presidente Lombardo è stato
chiarissimo e ha detto che il primo disegno di legge da discutere è
quello relativo alla stabilizzazione dei precari. E noi, Assessore
- non l'abbia a male, non si senta defraudato delle sue prerogative
-, oggi chiediamo alla Presidenza dell'Assemblea il rispetto e il
mantenimento di quell'impegno assunto con i lavoratori. Domani
pomeriggio, vogliamo venire in Aula e vogliamo discutere solo sulla
stabilizzazione dei lavoratori precari.
Qualsiasi altro provvedimento rischia di ingolfare i lavori
d'Aula, rischia di portarci fuori da qualsiasi conclusione positiva
entro l'estate del problema legato alla stabilizzazione dei
precari.
Il mio invito, quindi, l'invito del PDL tutto è di mantenere
l'impegno assunto venerdì scorso con i precari e di iniziare domani
pomeriggio la discussione della legge sulla stabilizzazione dei
precari. In questo modo veniamo incontro alle legittime attese di
oltre trentamila persone che da anni lavorano negli enti locali,
alla Regione, presso i vari enti regionali e che si aspettano da
questo Parlamento una risposta forte, chiara e immediata.
FALCONE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, oggi si sta
disquisendo se è opportuno incardinare o meno le norme sulla
semplificazione.
Io credo che già la Presidenza abbia indicato il percorso
legislativo da assumere da domani, che è quello di dare precedenza
alle norme sul precariato e, specificatamente, alle norme sui
consorzi di bonifica. Ci ricordiamo, e dobbiamo ricordarci tutti,
che purtroppo vi fu una deficienza, vi fu un grande errore nella
legge finanziaria, quando abbiamo trascurato un segmento di
precariato che era quello dei Consorzi di bonifica.
Vorrei ricordare all'Aula comunque che, in maniera più formale, la
settimana scorsa, questa Assemblea, con a capo il Presidente
Lombardo, ha preso un impegno chiaro con il mondo del precariato,
22.500 persone che rischiano di diventare un allarme sociale e,
considerando gli altri precari, arriviamo a 35.000.
Senza entrare nel merito della importante norma sulla
semplificazione, sulla sburocratizzazione, sul patrocinio legale,
che dobbiamo da qui a breve andare a discutere - e vorrei dire che
ha ragione il presidente Minardo quando sostiene che eventuali
problemi li andremo ad analizzare nel corso dell'esame del disegno
di legge e non possiamo analizzarli stasera, prima di entrare nel
merito della norma -, pongo un problema di priorità: senza nulla
togliere alla norma, stasera e nelle ore successive questo
Parlamento ha un dovere, quello di guardare al precariato nel suo
complesso.
Abbiamo i consorzi di bonifica, abbiamo la platea del precariato.
Se la settimana scorsa abbiamo assunto degli impegni con questi non
più giovani, con questi cinquantenni ed oltre, credo che stasera
non possiamo esimerci.
Presidente Minardo, lei ha ragione nel dire che se ci sono
problemi sul disegno di legge relativo alla semplificazione,
dobbiamo discuterli durante l'esame dello stesso e non possiamo
anticiparli prima della discussione generale. Ma abbiamo un'altra
priorità. E, siccome il Popolo della Libertà non vuole fare
ostruzionismo - l'avremmo potuto fare chiedendo il numero legale,
considerati stasera i numerosi assenti e la folta presenza di
parlamentari della maggioranza in quest'Aula -, ma prendendo atto
del grande interesse e della grande attenzione che c'è su questo
disegno di legge, diciamo, e personalmente dico, di riflettere un
attimo e di incardinare domani mattina il testo sulla
semplificazione amministrativa, e intanto sospendiamo ogni
riflessione e ogni esame sullo stesso. Incardiniamo invece il
disegno di legge che riguarda i consorzi di bonifica ma anche i
precari, dopodiché, immediatamente, nel giro di un paio di
settimane, avremo all'attenzione, magari avendola meditata ancora
meglio, la norma sulla semplificazione.
Credo che faremo cosa più utile, più celere; molte volte la
gattina frettolosa fa i gattini ciechi; molte volte, cercando di
correre, rischiamo di inciampare e di cadere.
Questo Parlamento, per le grandi emergenze sociali che ha e che
sta potendo verificare giorno dopo giorno in questa nostra
martoriata Terra, non se lo può più permettere. E, allora,
fermiamoci un attimo perché, fermandoci, riusciremo a recuperare
tempo prezioso.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, sono ancora iscritti a parlare gli
onorevoli Buzzanca, Cracolici, Oddo, Beninati, Mancuso.
L'invito che la Presidenza aveva formulato al presidente della
Commissione, onorevole Minardo, era appunto in questo senso, di
evitare di continuare in un dibattito lacerante, in un pre-
dibattito lacerante e, quindi, agevolare la Presidenza, posto che
già domani abbiamo molta carne al fuoco sul problema dei precari, e
pertanto chiedere questa sospensione.
CRACOLICI. Cosa sono i precari? Convochiamo la Conferenza dei
presidenti dei Gruppi parlamentari.
Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Le darò la parola, onorevole Cracolici; avrà modo di
esplicitare.
Presidenza del vicepresidente Formica
Per un richiamo al Regolamento
MANCUSO. Chiedo di parlare per un richiamo al Regolamento, ai
sensi del combinato disposto degli articoli 101 e 109 del
Regolamento interno.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, mi sa che, da qui
a qualche settimana, mi troverò ogni giorno d'accordo col
capogruppo del Partito Democratico; ho questa impressione perché
quello che ho sentito lo condivido pienamente. Non dico che cambio
partito; si vedrà.
Considerato che è una prerogativa del singolo deputato - e io
volevo evitare questo - chiedere eventualmente la questione
pregiudiziale o sospensiva ai sensi dell'articolo 101, perché il
Regolamento prevede che, prima della discussione generale, il
singolo deputato può porre, come io ho posto informalmente, una
questione pregiudiziale, volevo evitare questa azione parlamentare
avendo visto che della Commissione non c'è nessuno e il Parlamento
è un po' scarno questa sera.
Per evitare la questione pregiudiziale e portare al voto una
situazione del genere, chiedo al presidente della I Commissione, in
modo molto informale, di procedere cum grano salis.
Se questo è accolto, bene; altrimenti, signor Presidente, chiederò
eventualmente di nuovo la parola per porre la questione
pregiudiziale ai sensi dell'articolo 101.
Presidenza del vicepresidente Formica
Sull'ordine dei lavori
CRACOLICI. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
CRACOLICI. Signor Presidente, dopo quindici giorni di pausa
abbiamo ripreso i lavori di questo Parlamento sulla base di un
ordine dei lavori stabilito in Conferenza dei presidenti dei Gruppi
parlamentari e approvato dall'Aula.
La invito, pertanto, qualunque modifica all'ordine dei lavori
dovesse intervenire, compresa l'iscrizione di nuovi punto
all'ordine del giorno, che non sono previsti se non valutati in
Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, a non stabilire
priorità su cose che ancora non ci sono.
Oggi c'è un disegno di legge ed è legittimo che un collega possa
chiederne, per questioni pregiudiziali, il rinvio in Commissione -
per la verità, può farlo un presidente di Gruppo parlamentare, se
non ricordo male -, è legittimo che lo si chieda; però, senza fare
finta di nulla.
Intanto c'è questo disegno di legge all'ordine del giorno ed io
sono perché si svolga la relazione, si stabilisca un termine
congruo per presentare gli emendamenti e, se ci sono colleghi a cui
non piacciono articoli o commi di articoli, presenteranno
emendamenti di modifica o sostitutivi.
Vorrei ricordare che questo disegno di legge che tanto sta
impressionando, recepisce il decreto guida sulla corruzione e,
sostanzialmente, stabilisce procedure di semplificazione sulla
tempistica. Non vedo cose trascendentali, oltre che recepire, dopo
quindici anni, la legge 241 per le parti non recepite. Comunque, fa
parte del dibattito politico, ci mancherebbe, dopodiché ritengo che
quella sia una procedura cum grano salis, di buon senso.
Incardiniamo la legge, ci diamo una settimana per gli emendamenti
e la prossima settimana si procederà all'esame degli emendamenti.
Se ci saranno valutazioni che la Commissione potrà fare, presenterà
degli emendamenti come Commissione a modifica del testo in Aula.
Mi pare un adempimento ordinario dell'attività del Parlamento.
Per iscrivere altri disegni di legge all'ordine del giorno, signor
Presidente, la prego, nella qualità, di convocare la Conferenza dei
presidenti dei Gruppi parlamentari che esaminerà l'opportunità di
iscrivere o di dare diversa priorità e proporrà all'Aula una
modifica dell'ordine del giorno. Eviterei, però, che diventi un
sospendiamo questo facciamo quello sui precari facciamo quello
sui consorzi, poi facciamo un'altra cosa .
Potrei dire che c'erano all'ordine del giorno - oltretutto,
avevamo votato in tal senso - le mozioni che erano contenute nel
programma dei lavori stabilito dalla Conferenza dei presidenti dei
Gruppi parlamentari, di cui non ho avuto più notizia, compreso il
fatto - e mi riferisco alla Presidenza - che non mi risulta siano
stati convocati gli assessori al ramo, e mi riferisco all'Assessore
per l'economia che, essendo competente su alcune mozioni, avrebbe
dovuto essere presente in quest'Aula.
Ho l'impressione che questi quindici giorni di riposo abbiano
distratto un po' tutti sulle procedure.
Pur sembrando banale, onorevoli colleghi, io vi dico che capisco
tutto, ho fatto e faccio normalmente la lotta politica, però
evitiamo di trasformare il Parlamento in una barca perché, così
facendo, non prenderemo più nulla. Stabiliamo un criterio: ordine
del giorno fissato (è stato fatto), se si vuole non trattare questo
punto si dice chiedo il rinvio in Commissione , si vota per alzata
e seduta, in piedi, in ginocchio, punto. In qualche modo, però, si
decida.
Lasciare le cose così e poi venire quasi in amicizia, signor
Presidente, a chiedere mi iscrive all'ordine del giorno questo
disegno di legge piuttosto che quello , ricordiamoci che c'è una
procedura e che le procedure garantiscono tutti - chi è
maggioranza, chi è opposizione, chi è opposizione oggi e non lo è
stata ieri e chi è maggioranza oggi e domani sarà opposizione -
perché le procedure sono a garanzia del Parlamento.
La mia proposta è di consentire lo svolgimento della relazione, di
sospendere la trattazione del disegno di legge dando una settimana
di tempo per la presentazione degli emendamenti in maniera tale che
l'Aula sia aperta, abbia incardinato un disegno di legge. Possiamo
anche decidere, dandoci la tempistica sugli emendamenti, di fare la
discussione generale all'articolo 1, se si vuole, in maniera che
questa sera non si faccia la discussione generale ma ci si limiti
alla relazione introduttiva da parte della Commissione e, stabiliti
i tempi, dalla prossima settimana esamineremo gli emendamenti.
Mi pare una proposta di buon senso, altrimenti si dica che non si
vuole trattare questo disegno di legge, lo si rinvia in
Commissione, si iscrive di nuovo all'ordine del giorno tra quindici
giorni, come prevede il Regolamento e, poi, Dio ci aiuterà.
PRESIDENTE. Grazie, onorevole Cracolici, ma questa Presidenza
vuole rassicurarla che mai è stata turbata da venticelli o da
ossequi nei confronti di richieste per amicizia di iscrizione
all'ordine del giorno. Le voglio ricordare che il disegno di legge
sui consorzi di bonifica è già stato oggetto di deliberazione da
parte dell'ultima Conferenza dei presidenti dei Gruppi
parlamentari.
Leggo dal deliberato dell'ultima Conferenza dei capigruppo che per
martedì, 8 giugno 2010, era convocata l'Aula con Disposizioni per
la trasparenza e la semplificazione , che é appunto il disegno di
legge in oggetto, e poi si dava mandato alle Commissioni
legislative permanenti di esitare i disegni di legge riguardanti i
trasferimenti annuali in favore di consorzi di Comuni ed il disegno
di legge n. 560, in materia di personale dei consorzi di bonifica.
Era, quindi, già stato oggetto di deliberazione della Conferenza
dei presidenti dei Gruppi parlamentari.
Mai questa Presidenza si sarebbe presa la briga di inserire su
semplice richiesta né poteva farlo né sarebbe stata mai intenzione
della Presidenza prevaricare.
Allora, onorevoli colleghi, sono iscritti a parlare gli onorevoli
Buzzanca, Beninati e Oddo.
Se i colleghi sono tutti d'accordo - fatemi un cenno - e se il
presidente della Commissione e relatore è d'accordo, accederei
all'ipotesi che, in fondo, ci fa raggiungere lo stesso obiettivo,
ipotesi che è stata avanzata anche dall'onorevole Cracolici: si
incardina il disegno di legge, svolgendo questa sera svolgeremmo
solo la relazione e rinvieremmo la discussione generale, come è
prassi di quest'Aula, all'articolo 1, dando un congruo tempo, fino
alla settimana prossima, per la presentazione degli emendamenti.
Dopodiché si apprezzeranno - compresa la Commissione - su
sollecitazione dei deputati, le parti eventualmente da modificare,
da correggere e sarà la Commissione stessa ad attivarsi per avviare
un processo di completamento e di miglioramento del testo in esame.
Se i colleghi sono d'accordo, onorevole Mancuso, lei non è
d'accordo?
MANCUSO. Non può togliere una pregiudiziale senza che il
Presidente
PRESIDENTE. E diamo la parola al presidente della Commissione.
Onorevole Mancuso, lei anticipa, io avevo chiesto se il presidente
della Commissione era d'accordo.
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Signor
Presidente, condivido l'intervento del capogruppo del PD,
onorevole Cracolici, e condivido anche l'intervento dell'onorevole
Mancuso. Lo condivido, presidente Mancuso, ma quello che lei
chiede, ai sensi dell'articolo 101 del Regolamento, è che dopo la
relazione, prima della discussione generale, un parlamentare può
chiedere di rinviare la .
Siccome siamo d'accordo, io condivido, sono d'accordo
perfettamente con quello che dice la Presidenza, cioè di svolgere
la relazione stasera, di incardinare il disegno di legge e
rinviarlo di una settimana per dare anche priorità al disegno di
legge sui precari perché riteniamo che sia giusto dare priorità a
quello. Considerato, però, che il disegno di legge relativo ai
precari non è ancora iscritto all'ordine del giorno d'Aula, io dico
di incardinare soltanto il disegno di legge nn. 520-144/A, lo
rinviamo di una settimana e intanto sarà pronto quello sui precari
ed anche quello sui consorzi di bonifica e diamo priorità a quelli.
Il disegno di legge 520-144/A lo faremo dopo, ma perché non
incardinarlo adesso se anche il Regolamento prevede questo?
MANCUSO. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
MANCUSO. Signor Presidente, il presidente della Commissione deve
decidere se accogliere il mio intervento o accogliere quello che ha
detto l'onorevole Cracolici, perchè sono due cose completamente
diverse. L'articolo 101
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Il 101 cosa
dice? Lo legga.
MANCUSO. Prima della discussione generale
PRESIDENTE. Onorevole Minardo, intanto, non parlate tra di voi.
L'onorevole Mancuso, più che all'articolo 101, si riferisce al
109, a giudizio della Presidenza, che propone la sospensiva.
MANCUSO. Mi riferisco al combinato disposto degli articoli 101 e
109 del Regolamento - sono due questioni: una pregiudiziale e
l'altra sospensiva - che può essere utilizzato dal singolo
deputato. Rispetto a questo e rispetto all'azione parlamentare che
è stata fatta mille volte, l'abbiamo fatto neanche due mesi fa
sulla richiesta di sospensiva fatta all'Aula, io non comprendo per
quale motivo si debba fare la discussione generale per poi rinviare
di una settimana, di otto giorni, non ho capito bene, gli
emendamenti. Non riesco a comprendere.
PRESIDENTE. Non la discussione generale.
MANCUSO. Si vuole fare la discussione generale e poi rinviare di
una settimana per gli emendamenti.
PRESIDENTE. No, la relazione, non la discussione che viene
rinviata insieme al disegno di legge.
CRACOLICI. L'ha capito benissimo.
MANCUSO. Ho capito. Si vuole svolgere la relazione e rinviare la
discussione generale per poi procedere eventualmente agli
emendamenti.
Scusi, signor Presidente. Le mie considerazioni sono nel senso di
dare la possibilità di fare una relazione diversa rispetto a quella
che oggi si potrebbe fare in base alle norme presentate perché la
relazione di oggi è fatta in pochi minuti: il recepimento della
legge nazionale, dell'articolo 29 del 241 del 1990, l'attivazione
di procedure comportamentali previste dalla legge, la
delegificazione secondo la norma nazionale.
Vorrei ampliare, invece, una relazione che ritengo importantissima
sotto l'aspetto della potestà legislativa di questa Regione,
soprattutto in materia delle buone prassi per l'intervento in
attesa dei fondi della Comunità europea, dove non c'è assolutamente
neanche una parola.
Se si volesse svolgerla adesso, sarebbe una relazione monca di
tutte quelle parti che, secondo me, devono essere il procedimento
della semplificazione della pubblica amministrazione.
In ogni caso, siccome non cambierà nulla anche sotto il profilo
regolamentare e delle prerogative dei parlamentari stessi, se si
vuole svolgere la relazione, per carità, signor Presidente, lo si
faccia; ma è sempre una relazione a mio avviso monca.
Inoltre, non consiglio ad un presidente di Commissione di parlare
da solo a nome della Commissione, ma desidererei che un disegno di
legge così importante, voluto soprattutto dal Gruppo parlamentare
che è presente in Aula, il Gruppo Sicilia, fosse supportato
politicamente.
Rispetto a questo, quindi, l'invito è a relazionare fra una
settimana, se così si vuole fare.
Nel frattempo, avremmo il tempo, tanto abbiamo già pronti gli
emendamenti, signor Presidente, e possiamo presentarli anche
immediatamente per accelerare l'iter.
Naturalmente, vogliamo evitare quello che qualcuno magari sta
pensando, che il nostro sia un atteggiamento ostruzionistico o
dilatorio. Se si vuole assumere la responsabilità politica di
procedere su un disegno di legge così importante in un'Aula vuota,
il Presidente dell'Assemblea e chi ritiene di fare questo lo faccia
pure, non facciamo ostruzionismo su una situazione del genere.
Riteniamo che una riflessione maggiore vada fatta; se si deve
andare avanti per forza, si vada avanti.
BUZZANCA. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Assessore, penso
che abbiamo l'obbligo di affrontare con serietà questo argomento e
dobbiamo affrontarlo con la serietà che i contenuti di questo
disegno di legge portano in sé e per i risvolti che avranno per la
nostra Sicilia, per il nostro sistema burocratico, per la vita che
deve svolgere la Regione siciliana attraverso i propri dirigenti.
La gran parte di questo disegno di legge, che noi abbiamo
certamente letto, si occupa di norme già operanti, una parte indica
dei comportamenti.
Quello che emerge, in questo momento, è una mancanza di chiarezza
che non giova, presidente Minardo, al percorso che vogliamo portare
avanti.
Io non sono d'accordo ad incardinare adesso il disegno di legge
per fare svolgere oggi la relazione, anche per un fatto, oserei
dire, estetico, in quanto vedo che il banco della Commissione è
desolatamente vuoto, vedo che il Parlamento è desolatamente vuoto,
vi è la lodevole presidenza dell'assessore Chinnici, però non vi
sono altri componenti del Governo siciliano. Affrontare questo
argomento in siffatta situazione mi pare sia un'offesa al
Parlamento stesso e una mancanza di rispetto al Governo.
Rinviare il testo in Commissione significa evitare quegli
appesantimenti che abbiamo rilevato in questo disegno di legge, e
significa fare le cose - come dicevo all'inizio di questo mio
intervento - in maniera seria. Non comprendo il motivo per il quale
il Presidente si ostina a mantenere la sua posizione. Tante volte
abbiamo visto come il Parlamento, nel tentativo di approfondire e
di fare meglio, abbia rimandato in Commissione provvedimenti
altrettanto importanti.
Qui stiamo tentando di fare un percorso virtuoso, non si vuole -
onorevole Cracolici - spaccare il capello in quattro; non si vuole
fare uno sterile richiamo al Regolamento, all'articolo 101 o
all'articolo 109, piuttosto che al combinato disposto dei due
articoli.
Qui si vuole fare la legge, una legge che i siciliani aspettano,
una legge quanto mai opportuna perché abbiamo assistito in questi
ultimi due anni, soprattutto in questi ultimi sei mesi, a un
balletto non certo molto decoroso per quel che riguarda i dirigenti
dell'Amministrazione regionale. Abbiamo visto tante volte le porte
girevoli: alcuni dirigenti non sanno che sono dirigenti; altri non
sanno se lo diventeranno e quelli in carica non sanno fino a quando
resteranno in carica.
E' una situazione molto difficile. E' una situazione che noi
abbiamo l'obbligo di affrontare, dicevo e mi ripeto, con serietà, e
mi appello anche alla sensibilità dell'assessore Chinnici.
Assessore, lei certamente osserva, come noi, quanto sia difficile
la conduzione di questa Amministrazione per la mancanza di adeguati
strumenti.
Noi non disponiamo, in questo momento, di strumenti idonei per
portare avanti questa difficile macchina amministrativa. E' un
continuo balletto; è un continuo rimpallo tra posizioni diverse.
Manca, in ultima analisi, il momento di guida e, quindi, manca la
politica che poi, deve indirizzare i dipartimenti, che deve fare in
modo che ci sia la necessaria serenità per consentire ai dirigenti
di portare avanti l'indirizzo politico.
E' inutile negarlo, oggi la Sicilia sta vivendo un momento
difficile. Oggi questa amministrazione non riesce a spendere fondi
comunitari. Oggi questa amministrazione deve pubblicare un decreto,
quello che riguarda il credito d'imposta, che è monco e che, bene
che vada, richiederà un anno per entrare in vigore.
CRACOLICI. Questa presidenza non sa regolare i lavori .
BUZZANCA. Da tutti mi sarei aspettato un richiamo, tranne che da
lei che tante volte ha abusato della nostra pazienza, onorevole
Cracolici, quando questo le tornava utile, quando agli albori, nei
primissimi momenti, non di questa ma della passata legislatura, lei
faceva l'opposizione. Oggi lei ha perso il vezzo di fare
opposizione; ma io, onorevole Cracolici, non faccio opposizione, io
non sono né all'opposizione né al Governo, cerco di affrontare i
problemi.
Concludendo questo mio intervento, presidente Minardo, mi rivolgo
a lei: accetti la proposta di far tornare il disegno di legge in
Commissione. Vedrà che tutto si semplificherà, che noi daremo il
nostro contributo per fare una legge migliore, una legge più adatta
alle esigenze dei cittadini, evitando un pastrocchio alla
siciliana, per capirci.
Facciamo le cose per bene, andiamo avanti celermente dato che
nessuno vuole intralciare il percorso dell'Assemblea regionale,
nessuno vuole mettere il bastone fra le ruote al Governo regionale.
Vogliamo soltanto fare delle buone leggi.
ODDO. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ODDO. Signor Presidente, ho apprezzato lo sforzo che lei ha fatto
riguardo il modo con cui il presidente della I Commissione poteva
sostanzialmente accettare di passare qualche ora ad approfondire il
testo per renderlo ancora più rispondente a quella che è la
filosofia, comunque, dello stesso, perché è ovvio che se tutti
siamo convinti che è assolutamente importante trattare la
semplificazione, la sburocratizzazione, questo termine un po'
orrendo detto così, la semplificazione - lo dico al plurale perché
mi pare più consono a quello di cui stiamo discutendo - dei
procedimenti amministrativi, penso che alla fine, come lei poco fa
ha sottolineato, avremo raggiunto l'obiettivo. Un obiettivo che,
credo, tutti i colleghi, compreso l'onorevole Mancuso, condividono.
L'onorevole Mancuso ha espresso, da questo punto di vista, la
convinzione che questo testo può addirittura significare un
momento di ulteriore e qualificante dibattito e, comunque, come
prodotto finale, un intervento normativo necessario a porre fine a
tutto ciò che si presenta come dilatazione di tempi, incertezza dei
tempi, spesso e volentieri il cittadino trova non
un'amministrazione amica, ma un'amministrazione che sembra o
addirittura si manifesta ostile.
E, quindi, la certezza dei procedimenti è importante anche
rispetto ai tempi.
Semplifico molto, perché è chiaro che potremmo approfondire per
quanto concerne anche altri contenuti del testo che arriva oggi in
Aula.
Però, vedete, se scadiamo nei tatticismi legati alle esigenze di
ogni gruppo politico dicendo che è un testo importante, ma
sostanzialmente una settimana in più o una settimana in meno costa
poco a noi tutti, allora dico che non è vero perché non possiamo
chiamare in causa le emergenze e, poi, però le emergenze dovrebbero
essere comunque infilate nell'arco temporale della Conferenza dei
capigruppo, secondo cui questo è un provvedimento di legge delicato
e serio, non è qualcosa che può essere trattato con superficialità.
Allora, visto che ho esordito dicendo che ho apprezzato il suo
sforzo, signor Presidente, penso che sia necessario dare retta alla
Presidenza quando propone di fare svolgere la relazione.
Non è vero, onorevole Mancuso, e mi permetto di dirlo sottovoce,
pacatamente e sommessamente, che una relazione, di qualunque
disegno di legge si tratti, ha sempre e comunque compreso tutto
quello che poi, alla fine, abbiamo inserito nel disegno di legge
stesso, perché sarebbe un miracolo e non penso che noi esseri umani
possiamo tentare di farlo, sarebbe uno sforzo vano. Quindi, è
ovvio che quel testo va relazionato per come si è svolto il lavoro
in Commissione; sta a noi poi riempirlo di contenuti per quanto
concerne l'attività emendativa. E mi pare ragionevole stabilire il
termine di martedì prossimo, quindi a distanza di otto giorni, per
gli emendamenti, dando così il tempo al presidente Minardo di poter
lavorare con il metodo che ha sempre applicato, e ovviamente da
questo punto di vista tenendo conto delle sollecitazioni, delle
osservazioni che i colleghi hanno fatto più o meno richiamando la
questione sull'ordine dei lavori.
In tal modo, ripeto, potremmo sapere, attraverso l'utilizzo del
richiamo all'ordine dei lavori, quali sono gli aspetti di merito da
trattare e in che misura; poi martedì, a conclusione della fiera,
cioè dopo aver presentato gli emendamenti, la stessa Commissione -
mi permetto di suggerire - potrebbe fare il quadro generale di
quello che significano gli emendamenti, numerosi o meno, che
saranno presentati al testo. In tal modo penso che non togliamo
niente a nessuno, né a chi in questo momento dice che il testo è
importante e bisogna assolutamente trattarlo, né a chi dice di
approfondire ulteriormente per cercare di ottimizzarlo.
Sull'ottimizzazione credo che ci troviamo tutti d'accordo e mi
pare che poi il percorso non possa essere sconvolto in quanto non
può essere trattata materia estranea al provvedimento.
Pertanto, io direi con la massima schiettezza e con la massima
lealtà nei confronti del Parlamento - perché guai a trasformarlo in
qualche altra cosa, spesso e volentieri ci mettiamo di buzzo buono
per trasformarlo in qualche altra cosa -, che si può obiettivamente
dare anche una risposta a coloro che ci stanno guardando stasera
con attenzione, e mi permetto di dire a prescindere dalla presenza
dei colleghi, perché chi, possibilmente, ha avuto modo di criticare
i tempi, a volte biblici, dell'Amministrazione pubblica o comunque
alcuni atteggiamenti sotto il profilo dell'etica o per il modo con
cui si espletano determinate funzioni, sa bene che non c'è
attenzione solo quando i media sparano alto su questo argomento.
L'attenzione c'è perché il cittadino può comprendere che ci stiamo
preoccupando di facilitare un po' la sua vita e forse di spendere
qualche soldino in meno.
Capisco che è un po' forzata la cosa. Pertanto mi permetto, signor
Presidente, di dire che lei ha fatto bene ad insistere perché mi
pare che sia l'unica via di uscita seria e che fa anche il paio con
le norme del Regolamento che disciplinano la vita di quest'Aula.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, abbiamo svolto stasera un
dibattito preannunciando quelle che saranno le tematiche poste
all'ordine del giorno.
Onorevole Minardo, lei si rende conto che stasera, vista la poca
partecipazione dei deputati in Aula su un provvedimento così
importante e così carico di conseguenze per tutti i cittadini
siciliani, non potremmo in ogni caso affrontare il disegno di
legge.
Allora, se i deputati sono d'accordo, la Presidenza è nella
determinazione di far illustrare la relazione e di rinviare la
discussione generale all'articolo 1 e di svolgerla la settimana
prossima, in modo da dare tempo ai deputati di presentare gli
emendamenti al testo.
Allo stesso tempo la Presidenza invita la Commissione a tenere
conto sia delle osservazioni che sono scaturite dal dibattito
d'Aula sia delle eventuali proposte migliorative che dovessero
arrivare tramite gli emendamenti che i colleghi e i gruppi
parlamentari si apprestano a presentare.
In questo senso, invito la Commissione a mettersi al lavoro per
migliorare e rendere quanto il più omogeneo possibile il disegno di
legge.
Presidenza del vicepresidente Formica
Discussione del disegno di legge Disposizioni per la trasparenza,
la semplificazione, l'efficienza, l'informatizzazione della
pubblica amministrazione, l'agevolazione delle
iniziative economiche. Disposizioni per il contrasto alla
corruzione ed alla
criminalità organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il
riordino e la
semplificazione della legislazione regionale (520-144/A)
PRESIDENTE. Si passa al terzo punto dell'ordine del giorno:
Discussione del disegno di legge «Disposizioni per la trasparenza,
la semplificazione, l'efficienza, l'informatizzazione della
pubblica amministrazione, l'agevolazione delle iniziative
economiche. Disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla
criminalità organizzata di stampo mafioso. Disposizioni per il
riordino e la semplificazione della legislazione regionale» (520-
144/A).
Invito i componenti la I Commissione a prendere posto
nell'apposito banco.
Ha facoltà di parlare l'onorevole Minardo per svolgere la
relazione.
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Onorevoli
colleghi, l'obiettivo prioritario del disegno di legge che si
propone all'Aula è quello di attuare un generale processo di
riforma e di razionalizzazione della pubblica amministrazione
regionale, che assume rilevanza strategica nell'ottica di uno
snellimento e di una modernizzazione dell'apparato burocratico,
finalizzato all'accrescimento della sua efficienza, trasparenza e
competitività nonché al potenziamento della sua capacità di
attrarre investimenti, in un contesto di forte contrasto alla
corruzione ed alla criminalità organizzata.
Con il provvedimento in esame la prima Commissione, operando in
stretto legame e in sinergia con il governo, oltre alle importanti
riforme già attuate, la riduzione dei dipartimenti, la
riorganizzazione degli assessorati regionali, riduzione dei
componenti delle giunte e la legge sul contrasto alla criminalità
organizzata, prosegue nel significativo processo di riforma
dell'amministrazione regionale e degli enti locali.
Il provvedimento, alla luce dei princìpi e dei valori posti a
fondamento del moderno ordinamento costituzionale ed
amministrativo, nazionale ed europeo, tende alla ricerca di
adeguate e concrete modalità procedimentali che consentano a tali
princìpi e valori di entrare nel modo di essere e di operare
quotidiano dell'amministrazione, favorendo per questa via lo
sviluppo sociale ed economico della Sicilia.
Attraverso un unico testo normativo, si intende realizzare una
pluralità di obiettivi, tutti indirizzati a soddisfare la necessità
di disporre di un quadro completo e sistematico di norme generali
sull'azione amministrativa, al fine di consentire alla stessa di
rispondere in modo sempre più efficiente ed adeguato ai crescenti
bisogni della collettività.
Il testo è frutto di una istruttoria attenta e approfondita
operata in Commissione, in uno spirito improntato a leale
collaborazione tra le diverse forze politiche.
Sento, al proposito, di dovere ringraziare tutti i componenti per
l'apporto fornito ai lavori, per gli spunti di riflessione e i
suggerimenti formulati. Ringrazio, altresì, gli Uffici, tanto
dell'Assemblea che del Governo, per la puntuale assistenza prestata
in ogni circostanza.
Le disposizioni del Titolo I, e quindi scendo nel particolare
brevemente, disciplinano specificamente diversi profili del
procedimento amministrativo, quali la conferenza di servizi,
l'attività consultiva, le valutazioni tecniche, la presentazione
anche in via telematica di istanze e il silenzio-assenso, allo
scopo di accrescerne semplificazione, celerità e certezza dei tempi
di conclusione, fatti salvi i contenuti della legge 241 del 1990
rientranti nell'ambito di applicazione dei cosiddetti livelli
essenziali delle prestazioni, come specificato dalla legge 69 del
2009.
L'articolo 6 introduce, al comma 1, la normativa nazionale in
materia di dichiarazione di inizio attività (DIA). Il comma 2
prevede, poi, la possibilità di utilizzare tale strumento di
semplificazione per le imprese che intendano realizzare un impianto
produttivo per il quale non siano previsti limiti o contingenti
complessivi o specifici strumenti di programmazione settoriale ai
fini del rilascio dei necessari provvedimenti autorizzatori e che,
al contempo, utilizzino strumenti innovativi, fonti energetiche
alternative, incrementino in termini considerevoli i livelli
occupazionali e assicurino la tutela e/o la valorizzazione
dell'ambiente, del paesaggio o del patrimonio culturale.
In queste ipotesi è, infatti, previsto che le stesse possano
avviare la realizzazione o la trasformazione dell'impianto decorsi
30 giorni dalla presentazione, all'amministrazione pubblica
competente, di una dichiarazione di inizio di attività.
Con l'obiettivo di assicurare una immagine coordinata, univoca e
trasparente all'interno ed all'esterno dell'amministrazione
regionale, l'articolo 12 prevede l'adozione di un manuale recante
le norme ed i criteri fondamentali per il corretto ed uniforme
utilizzo dello stemma della Regione, quale marchio che
contraddistingue il sistema di identità visiva della Sicilia. La
predisposizione del predetto manuale sarà curata dall'Assessorato
delle autonomie locali e della funzione pubblica, con la
collaborazione del personale appartenente ai vari rami
dell'amministrazione regionale.
Il Titolo II del disegno di legge, avente ad oggetto le
disposizioni per il contrasto alla corruzione ed alla criminalità
organizzata, intende prioritariamente perseguire l'obiettivo della
diffusione della cultura della legalità nella pubblica
amministrazione, in particolare attraverso significativi programmi
di informazione e di aggiornamento costante nonché di formazione
obbligatoria e continuativa del personale operante nei settori più
esposti ad infiltrazioni della criminalità organizzata, quali gli
appalti, l'urbanistica e l'edilizia.
Sono, altresì, stabilite norme di comportamento per il dipendente
pubblico finalizzate a prevenire eventuali fenomeni di cattiva
amministrazione che potrebbero costituire il presupposto di
infiltrazioni mafiose.
Di grande rilievo è, tra queste, la previsione dell'obbligo di
compilazione di un questionario per tutti i dipendenti regionali,
all'atto dell'assunzione e successivamente con cadenza biennale, in
cui gli stessi dovranno indicare eventuali rapporti di
collaborazione in qualunque forma retribuiti ed eventuali rapporti
associativi.
Il Titolo III, avente ad oggetto le disposizioni per il riordino e
la semplificazione della legislazione regionale, si sofferma sulle
regole che ne devono accompagnare e disciplinare i diversi momenti:
sia le regole nuove, ancora da scrivere, che attengono a scelte
strategiche per il futuro dell'autonomia siciliana, sia le regole
esistenti, che necessitano di una profonda semplificazione a
livello legislativo ed amministrativo e di un riordino in tutti i
settori, per renderle più facili da comprendere e da applicare.
Il problema della semplificazione normativa è da tempo molto
sentito a tutti i livelli istituzionali, a partire dall'Unione
europea per continuare con le iniziative del Governo centrale,
delle regioni e degli enti locali: la sua soluzione rappresenta un
obiettivo prioritario nell'ottica del rilancio della competitività,
della crescita dell'economia e del miglioramento dei rapporti tra
cittadini ed istituzioni.
In particolare, l'articolo 25 impegna la Giunta regionale a
predisporre uno o più disegni di legge per la semplificazione, il
riassetto normativo e l'eventuale coordinamento di leggi di settore
o materie attribuite alla competenza della Regione. Inoltre, si
dettano i criteri cui deve uniformarsi il testo predisposto dalla
Giunta, i quali possono riassumersi nella garanzia della coerenza
giuridica, logica e sistematica della normativa; nella riduzione
delle disposizioni legislative, con abrogazione espressa delle
norme non più vigenti o inapplicate; nell'adeguamento,
aggiornamento, semplificazione e chiarezza del linguaggio
normativo.
L'articolo 26 contiene una disposizione di coordinamento tra la
normativa statale e regionale, che prevede la generalizzazione
dell'istituto del rinvio dinamico, con conseguente abrogazione di
tutte le disposizioni regionali precedenti che rechino il diverso
istituto del rinvio statico, improntando l'attività di produzione
normativa della Regione al fondamentale principio della certezza
del diritto.
Il Titolo IV reca disposizioni varie, tra le quali tengo a
segnalare l'articolo 27 in materia di responsabilità dirigenziale e
l'articolo 29, che reca modifiche alle norme in materia di
procedimento per il rilascio della concessione edilizia, prevedendo
tra l'altro l'abrogazione della commissione edilizia comunale.
Auspico, alla luce delle predette considerazioni e dell'attenzione
con cui le forze sociali ed economiche siciliane guardano al
processo di semplificazione della burocrazia regionale, che il
presente disegno di legge possa essere positivamente accolto da
tutte le forze politiche presenti in Parlamento e che possa essere,
pertanto, approvato in tempi il più possibile rapidi.
PRESIDENTE. Onorevole Minardo, la sua corposa relazione certamente
meritava un uditorio più completo.
FALCONE. Chiedo di parlare.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
FALCONE. Onorevole Minardo, mi creda, ho provato per lei un attimo
di disagio perché sono stato tra i pochissimi, credo proprio di
poterci contare sulle punta delle dita, ad assistere alla sua
relazione appassionata.
MINARDO, presidente della Commissione e relatore. Può provare
disagio chi è assente, non chi è presente.
FALCONE. Signor Presidente, credo sia il caso di prenderci qualche
giorno in più. Potremmo spostare il termine a giovedì della
prossima settimana.
Ho già pronti i miei emendamenti, ritengo però che se anche
l'onorevole Cracolici è d'accordo si possa rinviare il termine a
giovedì prossimo per dare un lasso di tempo ulteriore per la
presentazione degli emendamenti al testo. Ciò nonostante lo
possiamo fissare anche a martedì prossimo, tanto io potrò
presentare gli emendamenti entro dopodomani.
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, la Presidenza stabilisce, così
come concordato, che la discussione generale del disegno di legge
nn. 520-144/A si svolgerà all'articolo 1.
Pongo in votazione il passaggio all'esame degli articoli. Chi è
favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.
(E' approvato)
Per quanto riguarda il termine degli emendamenti, vista anche
l'esigenza da parte del Governo di essere presente ed essendo lo
stesso impegnato per martedì, il termine per la presentazione dei
relativi emendamenti è stabilito per il pomeriggio di mercoledì 16
giugno 2010.
La seduta è rinviata a domani, mercoledì 9 giugno 2010, alle ore
16.00, con il seguente ordine del giorno:
Presidenza del vicepresidente Formica
I - Comunicazioni.
II - Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli 83,
lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:
n. 194 - Interventi in ordine al progetto di ricerca di
idrocarburi 'D 354 C. R-SL' al largo delle coste di
Sciacca e Menfi, in provincia di Agrigento, e
Castelvetrano, in provincia di Trapani.
MARINELLO - DI BENEDETTO - MATTARELLA -
PANEPINTO PANARELLO - DE BENEDICTIS - MUSOTTO
- DIGIACOMO FARAONE - DE LUCA - FERRARA -
AMMATUNA - GUCCIARDI
n. 195 - Interventi, a livello centrale, in ordine alla
dismissione del patrimonio immobiliare da parte di
'Ferrovie dello Stato S.p.A.' nella Regione siciliana.
ROMANO - MUSOTTO - ARENA - COLIANNI
n. 196 - Iniziative a tutela della maternità e della vita umana
nascente.
CAPUTO - POGLIESE - BUZZANCA - FALCONE -
VINCIULLO
III - Svolgimento di interrogazioni e di interpellanze della
rubrica Attività produttive
IV - Discussione del disegno di legge:
«Norme in materia di consorzi di bonifica» (n. 560/A).
Relatore: on. Caputo
La seduta è tolta alle ore 19.29
DAL SERVIZIO RESOCONTI
il Direttore
dott.ssa Iolanda Caroselli
Risposta scritta ad interrogazione - Rubrica «Autonomie locali e
funzione pubblica»
RINALDI. - «All'Assessore per le autonomie locali e la funzione
pubblica, premesso che:
con decreto del Presidente della Regione n. 367 del 25 settembre
2009 è stato revocato il D.P. n. 582 del 30/10/2008, che dichiarava
decaduto il consiglio comunale di Tripi (ME) e conseguentemente
disponeva di procedere alla ricostituzione dell'organo consiliare
nei modi e nei termini in esso stesso stabiliti;
a seguito di ciò il consiglio comunale di Tripi, nella seduta del
7/11/2009, ha deliberato la ricostituzione dell'organo consiliare
procedendo, però, in maniera errata e difforme da quanto disposto
con il D.P. n. 367 del 25/09/2009, con particolare riguardo ai
consiglieri della lista n. 1 Tripi - Sottile Sindaco ;
con nota prot. n. 32707 del 9/12/2009, l'ex Assessorato regionale
Famiglia rilevava l'errata ricostituzione del consiglio comunale e,
dopo aver fornito ulteriori chiarimenti sul contenuto del D.P. n.
367, sollecitava di riprocedere in modo corretto alla surroga dei
consiglieri della lista n. 1 'Tripi Sottile Sindaco', e cioè a
partire dal sesto candidato, seguendo l'ordine decrescente delle
preferenze;
nella stessa nota, al fine di garantire la corretta e completa
ricostituzione del plenum consiliare, veniva rappresentata
l'esigenza di eseguire l'adempimento con urgenza e comunque entro
10 giorni dal suo ricevimento;
atteso che:
nonostante la suddetta nota sia pervenuta al comune di Tripi in
data 14 dicembre 2009, il consiglio comunale è stato convocato dal
presidente oltre il termine indicato, ovvero in data 11 gennaio
2010, per poi, su proposta del consigliere Fugazzotto, essere
rinviato a data da destinarsi;
i candidati della lista n. 1 Tripi - Sottile Sindaco Colicchia
Carmelo, Castagnolo Giuseppe, Merlino Giuseppe e Aveni Giovanni,
pur avendone legittimo diritto, sono stati privati della
possibilità di rappresentare i propri elettori nell'ambito del
consiglio comunale di Tripi, nonostante rappresentassero la
maggioranza. Va precisato, infatti, che la lista n. 1 ha avuto il
52% dei consensi rispetto al 48% della lista n. 2;
per sapere se, nell'ambito delle proprie competenze in materia di
vigilanza e controllo sugli enti locali, non ritenga di dover
urgentemente attivarsi per la nomina di un commissario ad acta con
il mandato di procedere alla surroga dei consiglieri aventi
diritto, così come previsto dal D.P. 367 del 25/9/2009 e ribadito
dalla nota n. 32707 del 9 dicembre 2009, riaffermando, in tal modo,
le più elementari regole di democrazia nel consiglio comunale di
Tripi.». (1156)
Risposta. - «Si riscontra l'interrogazione n. 1156, a firma
dell'onorevole Rinaldi, pervenuta agli Uffici di diretta
collaborazione di questo Assessorato con nota nr. 754/IN.15 del 30
aprile 2010 dell'Area 2 della Segreteria Generale della Presidenza
della Regione.
Il Dipartimento Regionale delle Autonomie Locali, in proposito
interpellato, ha rappresentato quanto segue con nota n. 12378 del
17 maggio 2010.
Giova premettere che, con nota datata 09.11.09 ed acquisita al
prot. n. 28369 del 10.11.09 e con nota-fax del 25.11.09, acquisita
al prot. n. 31110 del 26.11.09, il sig. Gioè Alessio, candidato
della Lista n. 1 Tripi - Sottile Sindaco nelle consultazioni
elettorali del 15-16 giugno 2008, ha chiesto la verifica della
correttezza della procedura adottata nel dare esecuzione alla
sentenza n. 831/09, stante quanto evidenziato dallo stesso,
unitamente ad altri candidati della medesima lista, con la nota
datata 07.11.09 indirizzata al Presidente Consigliere Anziano ed al
Segretario comunale.
Ricevute le note sopra indicate, il Servizio 1 del Dipartimento
Regionale delle Autonomie Locali, con nota prot. n. 32707 del
09.12.09, ha richiamato l'attenzione del Comune su quanto
espressamente riportato nella motivazione del D.P. n. 367 del
25.09.09 e cioè che dall'esecuzione della sentenza n. 831/09
deriva il venir meno della decadenza del Consiglio comunale di
TRIPI, a suo tempo dichiarata con D.P. n. 582 del 30.10.08, in
quanto determinata, per effetto dell'art. 53 dell'O.R.E.L., dalle
dimissioni personali e contestuali di n. 6 (sei) consiglieri
comunali, su 12 (dodici) assegnati al consesso, alcuno dei quali
non è risultato eletto e non rivestiva a quel tempo la carica di
consigliere comunale, per effetto della nuova attribuzione dei
seggi disposta dal Giudice amministrativo ed ancora che, comunque,
l'esecuzione della sentenza n. 831/09, per quanto attiene la
ricomposizione del Consiglio comunale, non può non tenere conto
delle già avvenute dimissioni allora presentate dai consiglieri
facenti parte della lista n. 1 Tripi-Sottile Sindaco , stante che
le dimissioni medesime sono irrevocabili, immediatamente efficaci e
non necessitano di presa d'atto (art. 25 l.r. n. 7/92), visti,
altresì, i principi formulati al riguardo dall'Ufficio Legislativo
e Legale R.S. con il parere n. 14252 del 13.08.07 e dal Consiglio
di Stato con la sentenza n. 29/2005, e richiamati nella Circolare
di questo Assessorato n. 15 del 24.09.07 .
Conseguentemente il Dipartimento delle Autonomie Locali, presa
visione delle deliberazioni del Consiglio comunale nn. 1, 2, 3, 4,
5 e 6, del 07.11.09, ha rilevato l'errata ricostituzione del
Consiglio comunale, così come determinata a seguito delle surroghe
operate, per quanto attiene la Lista n. 1 Tripi - Sottile
Sindaco , con la Deliberazione n. 3 del 07.11.09.
Inoltre, l'Ufficio, alla luce delle argomentazioni riportate nella
nota prot. n. 32707/09 già citata, ha fornito le indicazioni per
procedere alla corretta esecuzione ed applicazione della Sentenza
n. 831/08, nonché del D.P. n. 367/09, riprocedendo alla surroga dei
consiglieri eletti nella Lista n. 1 Tripi - Sottile Sindaco ,
seguendo l'ordine delle preferenze riportate dai candidati non
risultati eletti per effetto della Sentenza n. 831/08.
Preso atto che, nonostante il termine assegnato, non era stata
data esecuzione alle prescrizioni relative all'esecuzione della
sentenza T.A.R. n. 831/09 del 17.04.09, nonostante l'avvenuta
convocazione del Consiglio comunale, così come da nota del comune
di Tripi prot. n. 8371 del 24.12.09, il Servizio 1 del Dipartimento
delle Autonomie locali, con nota prot. n. 4868 del 15.02.2010, ha
diffidato gli Organi consiliari a porre in essere gli adempimenti
prescritti nella nota medesima, al fine di garantire la giusta
ricostituzione del plenum consiliare e quindi la copertura dei
consiglieri assegnati.
In ottemperanza alla diffida de qua, il Consiglio comunale di
Tripi, con le deliberazioni nn. 5 e 6 dell'08.03.2010, ha
provveduto alla ricomposizione dell'Organo secondo le prescrizioni
assessoriali.
Tanto si rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
chiarimento».
L'Assessore per le autonomie
locali
dott.ssa Caterina Chinnici
Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica «Energia e servizi
di pubblica utilità»
ARENA. - «Al Presidente della Regione, premesso che:
sono oltre un centinaio, dal mese di marzo ad oggi, gli atti
vandalici, prevalentemente incendiari, registrati nella città di
Catania a danno dei nuovi contenitori predisposti per la raccolta
differenziata e collocati dal Comune in varie strade del centro
cittadino;
tali episodi di inaudita e deprecabile condotta incivile
determinano pesanti ricadute di immagine, di ordine economico
sull'intera comunità e, circostanza ben più allarmante, espongono
all'azione di agenti inquinanti ed altamente nocivi la già poco
salubre aria respirata dai nostri concittadini;
considerato che:
il Sindaco di Catania, sen. Raffaele Stancanelli, in successivi
interventi volti a stigmatizzare tali atti di gravissima inciviltà,
ha espresso forte indignazione nei confronti di quanti, 'mediante
gesti ignobili, intendono vanificare il lavoro di
razionalizzazione, legalità e trasparenza avviato nel settore della
nettezza urbana', riponendo l'accento sull'azione intrapresa
dall'Amministrazione comunale, orientata al potenziamento ed al
miglioramento del servizio di raccolta differenziata;
è, purtroppo, opinione comune, largamente suffragata da numerose
indagini giudiziarie, ritenere il settore dello smaltimento dei
rifiuti urbani gravemente inquinato da infiltrazioni malavitose che
traggono origine da un sistema spesso permeabile a gestioni
affaristiche, ingenti profitti. Per tale ragione, appare fondato
ritenere plausibile l'esistenza di una 'regia occulta' ispiratrice
di atti apparentemente teppistici ma che, in realtà, potrebbero
celare gravi intenti intimidatori nei confronti di
un'Amministrazione comunale quotidianamente impegnata nella lotta
ad ogni forma di illegalità;
per sapere quali urgenti interventi intenda predisporre,
nell'ambito delle proprie competenze istituzionali, affinché sia
garantito un effettivo e maggiore controllo del territorio che
tuteli da simili gesti scellerati le amministrazioni locali
virtuose, impegnate nel risanamento e nella razionale
riorganizzazione del servizio di smaltimento dei rifiuti urbani.».
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