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Resoconto d'Aula della Seduta n. 185 di martedì 13 luglio 2010
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   Presidenza del presidente Cascio


   ARICO',  segretario  f.f., dà lettura del processo  verbale  della
  seduta  precedente  che,  non  sorgendo  osservazioni,  si  intende
  approvato.

   PRESIDENTE.  Ai sensi dell'articolo 127, comma 9, del  Regolamento
  interno,  do il preavviso di trenta minuti al fine delle  eventuali
  votazioni  mediante  procedimento elettronico che  dovessero  avere
  luogo nel corso della seduta.

   Ricordo,  altresì, che anche la richiesta di verifica  del  numero
  legale  (art.  85)  ovvero la domanda di scrutinio  nominale  o  di
  scrutinio  segreto (art. 127) sono effettuate mediante procedimento
  elettronico.

                                Congedi

   PRESIDENTE. Comunico che sono in congedo gli onorevoli:
   -  Beninati,   Campagna,  Cintola, D'Asero,  Faraone,  Marinese  e
  Scammacca della Bruca per oggi;
   - Fiorenza  dal 13 al 14 luglio 2010;
   - Pogliese dal  13 al 16 luglio 2010.

    L'Assemblea ne prende atto.

                               Missione

   PRESIDENTE.  Comunico che l'onorevole Caputo è  in missione,   per
  ragioni del suo ufficio, dal 13 al 14 luglio 2010.

   L'Assemblea ne prende atto.

     Comunicazione di trasmissione di deliberazione da parte della
                            Corte dei Conti

   PRESIDENTE.  Comunico che la Corte dei Conti  ha  trasmesso  copia
  della  deliberazione  Parificazione del rendiconto  generale  della
  Regione  siciliana  e  rendiconto allegato  relativi  all'esercizio
  finanziario 2009 .

             Annunzio di risposte scritte a interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico che sono pervenute le risposte scritte  alle
  seguenti interrogazioni:

   da  parte  dell'Assessore per le Autonomie locali  e  la  funzione
  pubblica:

   numero 317  Tutela del diritto di accesso dei consiglieri comunali
  del comune di Villalba (CL) , dell'onorevole Donegani;

   numero 411  Iniziative a livello centrale per venire incontro alle
  difficoltà  dei  comuni siciliani al fine di non  compromettere  il
  rispetto   delle   regole   del  patto   di   stabilità   interno ,
  dell'onorevole Lupo;

   numero  570   Notizie  sul  piano di  vendita  del  patrimonio  di
  edilizia  residenziale pubblica nel Comune di Gravina di  Catania ,
  dell'onorevole Raia;
   numero 702  Delucidazioni sulle procedure adottate dalla Provincia
  regionale  di  Catania  per l'acquisto di un tomografo  a  coerenza
  ottica , dell'onorevole De Benedictis;

   numero  844  Interventi per evitare che la spesa per il  personale
  precario  gravi sui bilanci dei comuni siciliani , degli  onorevoli
  Pogliese, Vinciullo e Falcone;

   numero  856   Notizie  circa  il  decreto  dell'Assessore  per  la
  famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali relativo  alla
  dotazione  finanziaria  da assegnare ai comuni  per  situazioni  di
  emergenza come stabilito dall'art. 9 della legge regionale n. 6 del
  2009 , dell'onorevole Cracolici;

   numero  857   Interventi  per favorire il regolare  pagamento,  da
  parte  dei  comuni,  delle  quote  spettanti  alle  case  di   cura
  convenzionate  per  il  ricovero  e  l'assistenza  di  anziani  non
  autosufficienti , dell'onorevole Vinciullo;

   da  parte  dell'Assessore per l'Energia e i  servizi  di  pubblica
  utilità:

   numero  888   Chiarimenti  circa le diffide  inviate  dall'Agenzia
  regionale  dei  rifiuti  e  delle acque (ARRA)  ai  comuni  per  la
  consegna  delle  reti  e  degli  impianti  idrici ,  dell'onorevole
  Panepinto.

   Avverto  che le stesse saranno pubblicate in allegato al resoconto
  stenografico della seduta odierna.

             Annunzio di presentazione di disegni di legge

   PRESIDENTE. Comunico che sono stati presentati i seguenti  disegni
  di legge:

   «Istituzione   delle   Agenzie  territoriali   per   lo   sviluppo
  produttivo»  (577),  di iniziativa parlamentare,  presentato  dagli
  onorevoli Gianni, Maira, Dina, Cordaro, Caronia e Ragusa,  in  data
  7 luglio  2010;

   «Disposizioni in materia di trasformazione di rapporti  di  lavoro
  all'interno   dei  consorzi  di  bonifica»  (578),  di   iniziativa
  parlamentare,  presentato dagli onorevoli Caputo, Leontini,  Bosco,
  Torregrossa, Mancuso, Beninati, Limoli, Corona, Vinciullo, Falcone,
  Buzzanca, Formica, Campagna e D'Asero,  in data 7 luglio 2010.

                      Annunzio di interrogazioni

   PRESIDENTE.  Comunico  che  sono  state  presentate  le   seguenti
  interrogazioni con richiesta di risposta orale:

   «Al  Presidente  della  Regione  e all'Assessore  per  le  risorse
  agricole  e  alimentari, premesso che la  Valle  dello  Jato  è  un
  territorio che si estende su più comuni della provincia di Palermo,
  la cui principale connotazione è data dalla presenza del fiume Jato
  e dell'invaso Poma;

   l'invaso  Poma  consente l'irrigazione di  circa  9000  ettari  di
  terreno  coltivato della piana di Partinico e contribuisce  inoltre
  all'approvvigionamento potabile della città di Palermo e di  alcuni
  paesi della fascia costiera;

   l'invaso  nasce  nei primi anni 60, come risultato  di  una  lunga
  serie  di lotte guidate da Danilo Dolci con la partecipazione della
  popolazione  dell'intero territorio partinicese  che  nella  'diga'
  vedeva  uno  strumento per innescare processi di  sviluppo  che  la
  riscattasse dal secolare sottosviluppo in cui viveva;

   l'utilizzo razionale della risorsa idrica, difatti, aveva dato  un
  nuovo  volto  alle  campagne, aumentandone la produttività  con  il
  cambiamento   delle   colture  agricole  e   con   l'ammodernamento
  dell'agricoltura;

   l'acqua veniva gestita dalla cooperativa Consorzio irriguo  Jato',
  voluta  sempre  da Danilo Dolci, secondo il modello della  gestione
  democratica', e costruita giorno dopo giorno con la  fatica  di  un
  intero territorio (Partinico, Trappeto, Balestrate, ecc.);

   con  l'entrata in vigore della l.r. n. 45/95 veniva costituito  il
  consorzio di bonifica 2 di Palermo che ha materialmente espropriato
  dal  suo ruolo i diretti interessati, cioè gli agricoltori, che con
  la  trentennale gestione della cooperativa 'Consorzio irriguo Jato'
  riuscivano  ad  esplicitare un servizio sicuramente  efficiente  ed
  economico;

   la  diga fa parte integrante delle campagne e la sua acqua è linfa
  vitale   per  l'agricoltura  e  l'economia  dell'intera  piana   di
  Partinico e ignorarlo è soltanto un atto di irresponsabilità;

   oggi  i  coltivatori della piana di Partinico,  da  tempo  stretti
  nella   morsa   di   una   grave   crisi   di   produzione   e   di
  commercializzazione,  non aspettano altro  che  avere  l'acqua  per
  tentare di salvare le produzioni, soprattutto quelle stagionali;

   l'attuale stagione irrigua, che avrebbe dovuto avere inizio dall'1
  aprile 2010, è stata avviata con i tubi che scoppiano, l'acqua  che
  si  perde,  pezzi di territorio che franano a causa  delle  perdite
  stesse, e con contadini che avranno al contrario di altri;

   considerato che:

   il  consorzio  di  bonifica 2 di Palermo è  privo  di  un  ufficio
  funzionale  presente nel territorio dello Jato e con  una  macchina
  operativa che non 'sa dove mettere le mani';

   le  ragioni  del  fallimento del consorzio di bonifica  2  Palermo
  dipendono  da  una  reale  incapacità  a  costruire  una   macchina
  operativa utilizzando le notevoli risorse umane di cui dispone;

   ancora  a  distanza di 15 anni dall'approvazione delle  legge  sui
  consorzi  di  bonifica,  si  continua a  mantenere  un  commissario
  straordinario   piuttosto   che   un   democratico   consiglio   di
  amministrazione  del  consorzio, così  come  previsto  dalla  legge
  stessa;

   l'acqua   dell'invaso  Poma  non  solo  deve  tornare  ad   essere
  disponibile  per i coltivatori, ma soprattutto deve  tornare  nella
  mani degli stessi coltivatori della piana di Partitico, che non può
  prescindere  dal  contributo dei 12 ex operai (di  cui  5  a  tempo
  indeterminato) della cooperativa 'Consorzio irriguo Jato' ai  quali
  il Governo concede almeno' 51 giornate che altro non sono se non la
  mortificazione della loro esperienza di lavoratori e  di  padri  di
  famiglia;

   questi  operai  dovevano essere presi in carica con  il  passaggio
  dalla  cooperativa al consorzio di bonifica 2 di  Palermo,  secondo
  quanto stabilito dall'art. 24 della legge regionale n. 45/95 e  dal
  d.a. Agricoltura e foreste n. 283 del 12 aprile 2006 ('al personale
  transitato  al  Consorzio  di Bonifica 2 Palermo,  viene  applicato
  l'art.   24   della   l.r.  n.  45/1995',   così   come   riportato
  nell'emendamento al d.d.l. n. 560/A, dichiarato inammissibile;

   queste  12 famiglie sono state di fatto discriminate e non possono
  far  altro  che protestare per rivendicare la regolarizzazione  del
  loro rapporto di lavoro;

   per sapere:

   quali  iniziative  intendano adottare per  garantire  il  rispetto
  della   campagna   irrigua  nella  Valle  dello   Jato   attraverso
  l'indispensabile  lavoro  prodotto  dai  dipendenti   della   coop.
  consorzio irriguo Jato;

   se  non  ritengano  opportuno attuare quanto ancor  oggi  previsto
  dall'articolo 24 della legge regionale 45/95, autorizzando  in  via
  amministrativa l'immediata immissione nei contingenti previsti  per
  legge dei 12 lavoratori della sopra citata cooperativa;

   se  non reputino necessario metter fine alla fallimentare gestione
  commissariale  del  consorzio di bonifica 2 di  Palermo  procedendo
  all'insediamento immediato di un consiglio d'amministrazione capace
  di  assicurare  le  giuste spettanze al mondo  agricolo  e  dignità
  lavorativa ai soggetti impegnati nelle opere di bonifica». (1258)

                                                       CORDARO-MAIRA

   «All'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il  lavoro,
  pro  tempore  premesso  che  nel  marzo  2007  e,  successivamente,
  nell'ottobre  2008  è stato rinnovato, ma mai  reso  esecutivo,  il
  contratto  di lavoro dei dipendenti del Ciapi di Palermo  e  Priolo
  Gargallo (SR), scaduto nel dicembre 1999;

   ricordato  che il 28 dicembre 2009 il contratto è stato depositato
  dall'Assessore  per il lavoro presso la segreteria  di  Giunta  del
  Governo  per  essere deliberato e da allora è in attesa  di  essere
  inserito   all'ordine  del  giorno  della  stessa  per  il   parere
  vincolante  necessario  per renderlo esecutivo  (art.  3,  l.r.  10
  aprile 1978, n. 2);

   rilevato  che  l'accordo prevede che i costi  contrattuali,  oneri
  previdenziali e assistenziali compresi, siano a totale  carico  dei
  bilanci  dei  due Ciapi, senza pertanto alcun onere  finanziario  a
  carico  del bilancio della Regione, così come è stato confermato  e
  certificato  dalle  relazioni  dei  collegi  dei  revisori  e   dai
  responsabili legali dei due enti;

   ricordato  che  un  emendamento, a firma degli  onorevoli  Lupo  e
  Marziano al disegno di legge per il bilancio 2010 voleva ridurre  a
  1 milione di euro la cifra per fare fronte a tali esigenze e che un
  successivo   ordine   del   giorno   (n.   353),   accettato   come
  raccomandazione, vincolava la suddetta cifra a tale utilizzo;

   per  sapere  quale motivo impedisca l'inserimento  all'ordine  del
  giorno   della  Giunta  di  Governo  di  tale  ipotesi  di  rinnovo
  contrattuale,  firmata dalle parti e regolarmente  approvata  dagli
  organi  statutari e di controllo dei due enti, nonostante tutte  le
  assicurazioni  fin  qui  fornite  in  merito  al  procedere   della
  pratica». (1260)

                                             MARZIANO

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e  la  mobilità, premesso che da diversi mesi, nel  quadro  di  una
  rimodulazione  del piano di traffico merci da parte  di  Trenitalia
  cargo   Sicilia,  si  paventa  la  soppressione  della  piattaforma
  commerciale della stazione ferroviaria di Acireale (CT);

   considerato che alla decisione di sopprimere la piattaforma  merci
  di  Acireale segue la soppressione della tratta cargo di Bicocca  -
  Catania;

   preso   atto   che   la  superiore  decisione  sarebbe   veramente
  mortificante  non solo per la città di Acireale,  ma  per  l'intera
  provincia   di  Catania,  in  quanto  si  avrebbe  come   immediata
  conseguenza il venir meno di decine e decine di occupati  e  di  un
  indotto che crea benessere diffuso;

   atteso  che la detta rimodulazione, così penalizzante per l'intera
  provincia  di  Catania, e più in generale per la Sicilia,  pare  si
  allinei  al  potenziamento della piattaforma di  Gioia  Tauro,  col
  conseguente  trasferimento  di  risorse  dalla  Sicilia  ad   altra
  regione;

   tenuto  conto che la superiore problematica già è stata  nei  mesi
  scorsi  e  recentemente  sollevata  dal  consigliere  comunale   di
  Acireale Camillo Baldi con interrogazioni consiliari, ma anche  con
  prese  di  posizioni  pubbliche che hanno  riscontrato  l'interesse
  delle istituzioni locali e degli organi di stampa;

   considerato  ancora  che il servizio di scalo  merci  di  Acireale
  soddisfa un flusso commerciale di oltre 4.000 vagoni annui  con  la
  facilmente   quantificabile  ricaduta  economica   nel   territorio
  interessato;

   per sapere:

   se non ritengano opportuno attivare tutte le necessarie iniziative
  tese  non  soltanto  a  salvaguardare  la  tratta  ferroviaria   di
  trasporto  merci  acese  e,  più in generale,  della  provincia  di
  Catania,  ma a rafforzare altresì le piattaforme merci già presenti
  nel  territorio siciliano, al fine di garantire decine e decine  di
  posti   di   lavoro  per  le  relative  famiglie,   tra   personale
  direttamente occupato ed indotto;

   in caso di intervento, quali siano le iniziative che saranno poste
  in  essere  ed  eventualmente quale coinvolgimento sarà  assicurato
  agli stessi enti locali». (1261)

                                                 FALCONE

   «Al Presidente della Regione e all'Assessore per le infrastrutture
  e   la   mobilità,  premesso  che  in  ordine  alla   presentazione
  dell'offerta   vincolante   quale   passaggio   nel   processo   di
  privatizzazione  della  Tirrenia e della  sua  società  Siremar,  è
  giunta,  alla  scadenza dei termini previsti, una sola  offerta  da
  parte della Mediterranea holding di navigazione;

   la compagine azionaria della società in oggetto è così costituita:
  il  37% di proprietà della Regione, il 30,5% del gruppo armatoriale
  greco   Ttt  Lines  di  Alexsis  Tomasos,  il  18,5%  dell'armatore
  Salvatore   Lauro,   l'8%   della   società   Isolemar,    il    3%
  dell'imprenditore Nicola Coccia e il 3% della famiglia Busi;

   da   quanto  emerso  sulla  stampa  emerge  che  l'offerta   della
  Mediterranea è corredata da un piano industriale alla  cui  stesura
  ha  fornito  consulenza l'advisor Ernst&Young e  il  cui  contenuto
  avrebbe   l'ambizione  di  gestire  a  regime,  oltre  alle   linee
  attualmente   esercitate,  anche  uno  sviluppo  dei   collegamenti
  nazionali  ed internazionali, con l'obiettivo di puntare  sull'area
  di  libero  scambio col Maghreb, prevista dall'UE negli accordi  di
  Lisbona.

   considerato che:

   nella   prospettiva   industriale   emerge   contestualmente   una
  situazione economica debitoria rilevante con la stretta operata  da
  alcuni  fornitori  e  l'interrogativo circa  il  mantenimento  alla
  società delle linee di credito attivate dalle banche;

   è  stata più volte espressa dai sindacati preoccupazione in ordine
  al numero di esuberi di personale che si configurano con l'adozione
  del predetto piano industriale;

   sempre  i sindacati per queste ragioni hanno chiesto l'attivazione
  immediata  di un tavolo allo scopo di confrontarsi con  la  società
  nel   merito   di   quanto  contenuto  nel  piano   industriale   e
  prioritariamente   per   conoscere  gli   orientamenti   circa   il
  mantenimento dei livelli occupazionali e concordare le  ipotesi  di
  stabilizzazione dei precari;

   il Presidente della Regione ha espresso soddisfazione sull'offerta
  di  Mediterranea,  sottolineando l'importanza  di  utilizzare  bene
  tutte le risorse a disposizione a partire dal personale;

   rilevato  che  il  termine ultimo per completare  il  processo  di
  privatizzazione è fissato al 30 settembre 2010;

   per sapere:

   se,  in  considerazione  del piano industriale  e  della  cospicua
  partecipazione  azionaria  alla società,  non  ritengano  opportuno
  fornire  i  necessari  elementi circa l'impegno  di  spesa  che  la
  Regione  dovrà  sostenere  e  se  ciò  non  comporti  ulteriori  ed
  irreparabili effetti sul bilancio regionale, già appesantito;

   se,  apprezzato  il piano industriale, quali iniziative  intendano
  assumere a conferma delle dichiarazioni comparse sulla stampa circa
  l'utilizzo  di  tutte  le  risorse a  disposizione  a  partire  dal
  personale  e  se a tal fine non ritenga opportuno porre  in  essere
  ogni  iniziativa  utile  alla convocazione  di  un  tavolo  con  le
  organizzazioni  sindacali per illustrare  il  piano  industriale  e
  confrontarsi sul suo impatto occupazionale». (1262)

                                                DI BENEDETTO

   «All'Assessore   per   l'economia   e   all'Assessore    per    le
  infrastrutture   e   la  mobilità,  premesso   che   il   Ministero
  dell'economia nei giorni scorsi ha ulteriormente rinviato la  firma
  del  protocollo tra l'Agenzia del demanio e la Regione che consente
  il passaggio al comune di Comiso del sedime aeroportuale;

   rilevato  che i continui ritardi per la definizione del  passaggio
  in oggetto determinano una situazione insostenibile che finisce per
  minare   significativamente  la  credibilità  della  rappresentanza
  parlamentare, che non riesce ad incidere per sbloccare gli  intoppi
  burocratici a tutela degli interessi del territorio;

   per  sapere  se  e quali concrete iniziative siano state  adottate
  presso  il  Governo  nazionale  e i suoi  organi  per  giungere  di
  giungere rapidamente al superamento di ogni intoppo burocratico che
  rallenti il passaggio del sedime del 'Magliocco' dal demanio  dello
  Stato al comune di Comiso». (1263)

   DIGIACOMO

   «All'Assessore per la salute, premesso che in base  alle  delibere
  nn. 1291 e 1292 relative alla stabilizzazione di personale precario
  presso l'ASP di Ragusa, si è provveduto in difformità presso le ASP
  di   Siracusa   e  Caltagirone,  che  hanno  adottato   misure   di
  stabilizzazione;

   non  si  comprendono  i  motivi  della  diversità  di  trattamento
  riservata al medesimo personale in forza all'ASP di Ragusa;

   per sapere:

   se  non  ritenga opportuno accertare presso la direzione sanitaria
  dell'azienda  sanitaria provinciale di Ragusa quali motivi  abbiano
  impedito  la  stabilizzazione del personale precario  in  servizio,
  contrariamente  a  quanto avvenuto presso  le  ASP  di  Siracusa  e
  Caltagirone;

   se  non  ritenga  opportuno porre in essere ogni iniziativa  utile
  finalizzata ad una corretta ed uniforme applicazione delle delibere
  sopra citate». (1264)

                                                  DIGIACOMO

   «Al Presidente della Regione, all'Assessore per l'istruzione e  la
  formazione  professionale e all'Assessore per l'economia,  premesso
  che  i  percorsi triennali di istruzione e formazione sono compresi
  nel  secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione
  professionale, quale alternativa alla scuola secondaria superiore;

   detti  percorsi consentono di assolvere all'obbligo di istruzione,
  come stabilito dalla legge finanziaria statale per il 2007 (art. 1,
  commi 622 e 624, della l. 296/06 e s.m.i.);

   gli  stessi  sono  percorsi  formativi  di  durata  triennale  che
  'accompagnano'  i  giovani verso una professione  o  li  aiutano  a
  rientrare nella scuola per proseguire gli studi;

   considerato che:

   i   percorsi  triennali  sperimentali  sono  stati  realizzati  in
  attuazione   dell'accordo  quadro  Stato  -  Regioni,  sancito   in
  Conferenza  unificata del 19/06/2003, al quale ha fatto seguito  il
  protocollo   d'intesa  tra  la  Regione  siciliana,  il   Ministero
  dell'istruzione,  dell'università e  della  ricerca  (MIUR)  ed  il
  Ministero  del lavoro e delle politiche sociali (MLPS),  firmato  a
  Roma in data 18/09/2003;

   al  termine  dei  percorsi  i  giovani conseguono  l'attestato  di
  qualifica professionale previsto dalla normativa vigente in materia
  di formazione professionale o crediti per il suo conseguimento e la
  promozione  alla  classe successiva del corso di studi  frequentato
  oppure crediti per l'eventuale rientro nel sistema di istruzione;

   in  data 20 gennaio 2007 è stato sottoscritto un nuovo accordo, in
  attuazione  del nuovo obbligo di istruzione di cui  alla  legge  n.
  296/06, tra il Presidente della Regione, il dirigente generale  del
  dipartimento pubblica istruzione dell'ex Assessorato Beni culturali
  e  ambientali  e  pubblica istruzione, il  dirigente  generale  del
  dipartimento  formazione professionale, il dirigente  generale  del
  dipartimento   agenzia  per  l'impiego  e  il  direttore   generale
  dell'ufficio  scolastico del Ministero della  pubblica  istruzione,
  nel   quale  è  stata  riconosciuta  pari  dignità  agli   istituti
  scolastici e agli enti di formazione;

   atteso che:

   i  percorsi  triennali  di  istruzione e formazione  professionale
  riguardano  i  primi  tre anni della scuola secondaria  di  secondo
  grado  e  sono organizzati con l'individuazione, da parte  dei  due
  sistemi, istruzione e formazione, di spazi di attività didattica di
  interconnessione  tra  i  curricula degli  istituti  di  istruzione
  secondaria  superiore  ed  i  percorsi di  formazione  per  profili
  professionali  riconosciuti  dalla  Regione,  più  attinenti   agli
  indirizzi di studio delle scuole;

   nei  tre  anni  precedenti  hanno frequentato  detti  percorsi  di
  istruzione e formazione oltre 16.000 ragazzi, tutti nominativamente
  individuati;

   rilevato che:

   i  percorsi di istruzione di cui trattasi, alternativi ai  normali
  corsi  di  istruzione  secondaria,  per  la  loro  peculiarità   di
  integrare   attività  di  studio  con  attività   tecnico-pratiche,
  costituiscono una risposta seria e concreta per limitare  il  tasso
  di dispersione scolastica;

   il  disinteresse  per  tale problematica costituirebbe  una  seria
  perdita  di  credibilità per il Governo regionale  all'interno  dei
  processi  dell'istruzione  ed  una  conseguente  impossibilità  nel
  rilancio di rivendicazioni nei confronti del MIUR;

   la decurtazione di tali somme, che ammontano a circa 18 milioni di
  euro,  costituisce un serio e pericoloso nocumento alla lotta  alla
  dispersione scolastica;

   se  non  si perseguisse l'impegno intrapreso, che fino al 2009  ha
  assicurato  alla  nostra  Regione  una  sperimentazione  di  grande
  rilievo a livello nazionale, si contribuirebbe alla dispersione  di
  circa  4.800 ragazzi siciliani che hanno già presentato istanza  di
  iscrizione nei corsi predetti;

   non   si  comprende,  inoltre,  come  si  intende  assicurare   la
  continuità prevista per legge, dal momento che ad oggi non è  stata
  ancora  posta  la questione per operare, già entro  la  sospensione
  estiva dei lavori parlamentari, una variazione di bilancio;

   per sapere:

   quali  iniziative urgentissime si intendano intraprendere  per  il
  reintegro  dei 18 milioni di euro decurtati nel bilancio 2010  onde
  assicurare  la prosecuzione di percorsi che oggi sono  previsti,  a
  regime,  dalla  legge nazionale e che rappresentano  una  sicura  e
  valida  alternativa nell'ambito dell'assolvimento  dell'obbligo  di
  istruzione;

   se  si  abbia  consapevolezza che un  mancato  intervento  in  tal
  direzione  sarebbe gravemente lesivo del diritto all'istruzione  ed
  alla formazione;

   se  non  ritengano di proporre all'Assemblea regionale  siciliana,
  con  estrema urgenza, i provvedimenti finanziari indispensabili per
  assicurare  nel  prossimo  mese di settembre  la  prosecuzione  dei
  predetti  percorsi formativi attuati in sinergia anche  finanziaria
  con il Ministero dell'istruzione;

   se  sia chiaro che l'eventuale mancato reintegro dei 18 milioni di
  euro,  decurtati  in  sede di bilancio 2010  rispetto  al  bilancio
  dell'anno   precedente,  non  solo  determinerebbe  la  dispersione
  scolastica  di oltre 4.800 ragazzi nominativamente individuati,  ma
  farebbe  perdere  altresì  alla Regione  siciliana  le  risorse  di
  cofinanziamento trasferiteci ogni anno dallo Stato;

   se  vi  sia consapevolezza che l'eventuale mancato reintegro delle
  somme  decurtate entro la sospensione estiva dei lavori sarebbe  in
  contrasto  con  la  norma  dello Stato,  che  prevede  ormai  detti
  percorsi come ordinari, e priverebbe almeno 4.800 giovani cittadini
  del diritto allo studio». (1265)

        (Gli interroganti chiedono lo svolgimento con urgenza)

                                        GUCCIARDI-BARBAGALLO-LACCOTO-
                           GALVAGNO

   Avverto  che  le  interrogazioni testé  annunziate  saranno  poste
  all'ordine del giorno per essere svolte al loro turno.
   Comunico che sono state presentate le seguenti interrogazioni  con
  richiesta di risposta scritta:

   «All'Assessore per le infrastrutture e la mobilità,  premesso  che
  con  effetto  dall'1  luglio  2010, gli  importi  delle  autostrade
  Messina-Palermo e Messina-Catania sono stati ritoccati per  effetto
  dell'entrata in vigore dell'art. 15 del decreto-legge n. 78 del  31
  maggio  2010  recante 'Misure urgenti in materia di stabilizzazione
  finanziaria   e   di  competitività  economica'.  Le  maggiorazioni
  tariffarie  sono  state quantificate dal comma 4 dell'art.  15  del
  d.l. 78/2010, in:

   1 millesimo di euro a chilometro per le classi di pedaggio A (auto
  e  moto  di qualsiasi cilindrata con 2 assi) e B (furgoni e  camion
  con 2 assi);

   3  millesimi di euro a chilometro per le classi 3,4 e 5 (tutti gli
  automezzi con 3 e più assi); gli aumenti sono stati determinati con
  riferimento alla percorrenza chilometrica e saranno riscossi presso
  tutti i caselli della Messina-Palermo e della Messina-Catania;

   premesso inoltre che:

   a  tali  importi bisogna pure aggiungere un ulteriore  sopraprezzo
  (comma  2, art. 15, d.l. 78/2010) che gli utenti dovranno pagare  -
  fino  al  31  dicembre  2011  -  ai soli  caselli  di  Buorfornello
  (autostrada  Messina-Palermo) e San Gregorio  (autostrada  Messina-
  Catania) pari a:
   1 euro per le classi di pedaggio A e B;
   2 euro per le classi di pedaggio 3,4,e 5;

   le  maggiorazioni sono destinate all'ANAS (comma 3, art. 15,  d.l.
  78/2010) per finanziare le grandi opere infrastrutturali del  Paese
  -  ai sensi del comma 1020 dell'art. 1 della l. 27.12.2006, n. 296,
  e  del  comma  9 bis dell'art. 19 del d.l. 1 luglio  2009,  n.  78,
  convertito  con  modificazioni in l. 3 agosto  2009,  n.  102  -  e
  saranno  conguagliate  sui  contributi  annui  dovuti  dallo  Stato
  all'ANAS  per  investimenti  relativi  a  opere  e  interventi   di
  manutenzione straordinaria anche in corso di esecuzione.  Tutte  le
  superiori  somme  saranno riscosse nei caselli  di  pertinenza  del
  Consorzio autostrade siciliane e interamente trasferite all'ANAS;

   verificato che:

   le  stazioni  di Buonfornello e di San Gregorio, presso  le  quali
  sarà  corrisposto l'incremento tariffario di 1 o 2 euro, sono state
  individuate - ai sensi del comma 2, art. 15, del d.l. 78/2010 - con
  decreto  del  Presidente del Consiglio dei Ministri del  25  giugno
  2010 in quanto le rispettive tratte autostradali si interconnettono
  con 'autostrade e raccordi direttamente gestiti dall'ANAS';

   nella  fattispecie l'autostrada Messina Palermo si congiunge  -  a
  Buonfornello   -   con  la  Palermo-Catania  a  gestione   ANAS   e
  l'autostrada Messina-Catania - a San Gregorio - con la  tangenziale
  di Catania anch'essa gestita da ANAS;

   considerato  che è stato evidenziato dal settimanale 'Panorama'  a
  proposito  del Consorzio autostrade siciliane che: 'In  sette  anni
  dal 2000 al 2007, la differenza tra ciò che le autostrade siciliane
  avrebbero dovuto investire a norma di legge (35% dei pedaggi) e ciò
  che effettivamente hanno investito è pari ad 84 mln di euro';

   ritenuto  intollerabile  lo stato di degrado  in  cui  versano  le
  autostrade siciliane, sprovviste di adeguata copertura telefonica a
  garanzia della sicurezza ed ormai ricoperte da miriadi di  buche  e
  piene di deviazioni, sensi alternati, che causano gravi disagi agli
  utenti costretti a lunghi incolonnamenti, per non parlare del verde
  assolutamente trascurato e delle gallerie quasi sempre  al  buio  o
  insufficientemente  illuminate  e  con  la  presenza  di   cantieri
  perenni,   che   producono  conseguenti   percorsi   alternati   di
  circolazione i quali, rallentando la marcia dei veicoli,  producono
  perdite economiche non indifferenti agli utenti e pericoli  per  la
  loro  incolumità in quanto provocano molto spesso incidenti a volte
  mortali;

   verificato  inoltre  che, in particolare nel  periodo  estivo,  le
  autostrade  sono  da  considerare un fondamentale  strumento  dello
  sviluppo  turistico e che le centinaia di interruzioni  per  lavori
  costituiscono  certamente  un danno oltre  che  all'immagine  delle
  Regione  anche  un  nocumento  per  gli  stessi  turisti   che   le
  percorrono;

   per sapere:

   se  non ritenga di chiedere al Governo nazionale, con l'emanazione
  di  un  pari  decreto, la sospensione della vigenza  degli  aumenti
  delle  tariffe  dei  pedaggi nelle autostrade siciliane  alla  luce
  dell'inadeguatezza  delle stesse, non potendosi giustificare  alcun
  aumento  sino  a  quando  non raggiungano standard  accettabili  di
  servizio,  e  chiedere  in seconda istanza la  utilizzazione  delle
  stesse  somme  per  il  recupero dell'efficienza  delle  autostrade
  siciliane;

   se   intenda  sollecitare  il  commissario  straordinario  Mattero
  Zapparata,  ormai  in  carica  da  più  di  un  anno,  ad  adottare
  urgentemente tutti i provvedimenti necessari per il questo  periodo
  estivo finalizzati alla chiusura di tutti cantieri non urgenti e di
  spostare  per quelli improcrastinabili i lavori nelle ore serali  e
  notturne». (1257)

                                                        CORONA

   «Al  Presidente della Regione e all'Assessore per il territorio  e
  l'ambiente, premesso che il 21 giugno scorso il consiglio  comunale
  di  Favara  (AG)  ha  approvato uno schema di  convenzione  con  la
  società promotrice del parco eolico, la 'Pan Anemos Trinacria srl',
  individuando  quale  sede  per  la  collocazione  dell'impianto  le
  contrade di Priolo, Piano Bisaccia, Pirciata e Poggio di Conte;

   considerato che:

   contro la realizzazione della parco eolico in quella zona si  sono
  espresse  molteplici associazioni di cittadini, che  attraverso  la
  firma di una petizione apposita hanno detto di 'no' al deturpamento
  del territorio;

   sono cinquecento i proprietari di case e terreni, costituitisi  in
  comitato    spontaneo,    firmatari    della    petizione    contro
  l'installazione dell'impianto nelle contrade in cui risiedono, alla
  cui  protesta  si  sono associati anche i residenti  del  quartiere
  Itria,  già  promotori di campagne per la tutela della  salute  dei
  cittadini;

   sottolineato che le zone in cui si intende far ricadere  il  parco
  hanno   una  naturale  vocazione  agrituristica,  rafforzata  dalla
  valenza archeologica del territorio ricco di reperti archeologici;

   ritenuto  necessario programmare interventi per la  valorizzazione
  delle  contrade  di Priolo, Piano Bisaccia, Pirciata  e  Poggio  di
  Conte,  assecondando  la naturale vocazione dei  territori  anziché
  determinare,  con  la  realizzazione del  parco,  un  irreversibile
  processo di abbandono delle campagne;

   per sapere quali provvedimenti urgenti intendano assumere affinché
  venga  esaminato con attenzione lo schema di convenzione  approvato
  dal  consiglio  comunale  di  Favara il  21  giugno  2010,  vengano
  valutati  i requisiti della ditta beneficiaria della convenzione  e
  vengano ponderate per tempo le ricadute negative a discapito  della
  salvaguardia del territorio e del paesaggio». (1259)

                     (L'interrogante  chiede  risposta  scritta
                   con urgenza)

                                                   BOSCO

   Avverto che le interrogazioni testé annunziate saranno inviate  al
  Governo.

                          Annunzio di mozioni

   PRESIDENTE. Comunico che sono state presentate, in data  7  luglio
  2010, le seguenti mozioni:

                   «L'Assemblea regionale siciliana,

   premesso che:

   con  l'art.  2  della  l.r.  24 agosto 1993,  n.  24,  sono  stati
  rideterminati gli sportelli di riscossione per ogni provincia della
  Sicilia;

   con  l'art.  8 del decreto assessoriale 24 novembre 1997  è  stato
  confermato  il  numero  degli  sportelli  e  sono  stati  elencati,
  provincia per provincia, quelli di prima e di seconda categoria;

   considerato che:

   la predetta l.r. n. 24 del 1993 non è stata abrogata;

   non  è  stato  emesso alcun decreto assessoriale in contrasto  con
  quello  dell'ex  Assessorato regionale Bilancio e  finanze  del  24
  novembre 1997 sopra richiamato;

   ciò  nonostante l'attuale gestore 'Serit Sicilia s.p.a.' ha deciso
  di  chiudere diversi sportelli di riscossione, basandosi sulla nota
  n. 2523 del 23 febbraio 2001 dell'Assessorato Economia;

   ritenuto che:

   la  predetta nota, all'ultimo comma, prevede che 'nella  riduzione
  degli  sportelli attualmente esistenti, comunque,  occorre  che  la
  nuova situazione arrechi il minor disagio possibile ai contribuenti
  che  devono  ottemperare ai propri obblighi tributari  e  che  tale
  scelta venga operata sulla base di canoni gestionali di economicità
  che  tengano  conto  delle  realtà  geografiche  e  socioeconomiche
  esistenti';

   l'art.  4 del decreto legislativo 13 aprile 1999, n. 112,  prevede
  che: 'la determinazione degli ambiti territoriali delle concessioni
  deve  essere effettuata individuando, per aree di norma  a  livello
  provinciale,  l'unità  organizzativa  più  conveniente,   ai   fini
  dell'efficienza, economicità e produttività della gestione,  tenuto
  conto  del  numero dei contribuenti e dell'ammontare globale  delle
  entrate riscuotibili';

   in   provincia  di  Catania  sono  stati  chiusi  gli  uffici   di
  Misterbianco e Giarre, con gravi danni per le comunità interessate,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire  nei  confronti della 'Serit Sicilia  s.p.a.'  per
  valutare  se  l'attuale scelta di chiusura di alcuni  sportelli  di
  riscossione  risponda ai criteri stabiliti con il concessionario  e
  per  verificare nuove ipotesi organizzative di tutta l'attività  di
  riscossione in Sicilia». (206)

   BARBAGALLO-ARENA-LUPO-MUSOTTO

                   «L'Assemblea regionale siciliana,

   considerata  l'importanza  che riveste  nella  salvaguardia  della
  salute  pubblica la prevenzione dell'abuso di medicinali attraverso
  il controllo dei consumi farmaceutici e delle reazioni avverse;

   visto  il risparmio prodotto dalle sopra dette attività in termini
  di   razionalizzazione  della  spesa  ai  fini  di  una  più   equa
  distribuzione delle risorse;

   considerato che:

   fra  il  2001  ed  il  2003  sono state assunte,  dall'Assessorato
  regionale  Salute, con varie tipologie contrattuali (a  seguito  di
  procedura selettiva ad evidenza pubblica), 9 persone che continuano
  a  lavorare  in  condizione di precariato,  svolgendo  mansioni  di
  importanza strategica che richiedono specifiche competenze;

   i suddetti lavoratori nel corso di questi anni, sono stati formati
  professionalmente,  con  un  costo  a  carico  del   sopra   citato
  Assessorato che ha investito su queste professionalità;

   preso atto che alla scadenza del contratto, gli stessi lavoratori,
  dopo  aver  acquisito  un'esperienza unica,  legata  alle  mansioni
  svolte,    si    ritroveranno   senza    lavoro    e    soprattutto
  l'Amministrazione  perderà  le professionalità  necessarie  per  lo
  svolgimento, delle sotto elencate indispensabili attività:

   1) elaborazione, riaggregazione dati per i flussi ministeriali;
   2)  predisposizione di reportistica specifica di aggregazione  dei
  dati   quali-quantitativi  presenti  negli  archivi   del   sistema
  informativo   sanitario   regionale   per   l'Amministrazione,    i
  Dipartimenti e/o i diversi servizi dei Dipartimenti ed il  supporto
  funzionale e informatico per la raccolta in modalità interattiva di
  dati   quali-quantitativi  e  pubblicazione  on-line  in  'modalità
  protetta  e,  in formato aggregato' dopo le opportune  attività  di
  condivisione e validazione con il referente dell'Amministrazione;
   3)  elaborazione  ed  invio  dati  a  SOGEI  in  riferimento  alle
  problematiche inerenti all'anagrafe degli assistiti;
   4)  supporto funzionale e informatico atto a favorire  lo  scambio
  periodico  dei  dati quali-quantitativi con le strutture  sanitarie
  territoriali;
   5)  supporto  funzionale e informatico necessario all'acquisizione
  negli archivi dei sistemi informatici, al controllo, aggregazione e
  trasmissione periodica dei dati, secondo le modalità concordate tra
  l'Amministrazione  e  il  Ministero  relativamente   all'assistenza
  domiciliare integrata (ADI), Pronto Soccorso, 118;
   6) supporto informatico per l'elaborazione dati relativamente alla
  spesa   farmaceutica;  all'individuazione  delle   inappropriatezze
  prescrittive attraverso analisi dei registri dell'Agenzia  italiana
  del  farmaco  (AIFA);  al monitoraggio per il  perseguimento  dell'
  obiettivo  della  salute  pubblica;  al  monitoraggio  delle  liste
  d'attesa  dei  pazienti; al monitoraggio dei consumi medicinali  in
  ambito  ospedaliero;  al monitoraggio piano interregionale  per  la
  sicurezza  alimentare; al monitoraggio delle reazioni  avverse  dei
  farmaci;
   7)  supporto  funzionale  ed  informatico  atto  all'acquisizione,
  aggregazione,  invio sicuro e pubblicazione dei dati: malformazioni
  congenite  nelle  aree  a  rischio  ambientale  siciliane,  AIDS  -
  registro   regionale  UOC,  con  monitoraggio  dei  casi   di   HIV
  diagnosticati,  tumori (Legge regionale n. 5 del  2009,  art.  27),
  campagne   vaccinali   condotte   sul   territorio,   banche   dati
  associazioni   donatori  volontari  del  sangue  che  intrattengono
  rapporti  di  convenzione con le strutture trasfusionali,  rapporti
  economici   intercorrenti   tra   le   associazioni   donatari    e
  l'Amministrazione;  sistemi  di  sorveglianza   e/o   registri   di
  patologie;   malattie   infettive  trasmissibili   sul   territorio
  regionale;
   8) supporto funzionale informatico per la gestione e fruizione dei
  dati   relativi   all'accreditamento  delle   strutture   sanitarie
  pubbliche  e  private,  con  fruizione  attraverso  reportistica  e
  pubblicazione 'on line';
   9)  supporto nell'utilizzo e gestione del sistema informativo  per
  gli  eventi  sentinella  (SIMES) e del sistema  informatico  'Joint
  Commission';

   considerato il fabbisogno naturale di persone idonee e  capaci  di
  effettuare il delicato servizio sopra descritto;

   considerato   che  i  costi  della  formazione  delle  sopracitate
  professionalità sono ricaduti sulla Regione siciliana;

   preso  atto  che  il  personale  contrattista  è  penalizzato   da
  gravissime   irregolarità   che  espongono   l'Amministrazione   ad
  eventuali  azioni legali per violazione delle più elementari  norme
  del diritto del lavoro;

   considerato che i rapporti di lavoro, come le borse di studio ed i
  contratti  di collaborazione, prevedono la gestione del  lavoro  in
  piena  autonomia,  senza  alcuna  sottomissione  gerarchica,  senza
  vincolo  di  orario e con una tassazione assimilabile a  quella  da
  lavoro dipendente;

   visto  che  la  borsa di studio o il contratto  di  collaborazione
  celano  un  rapporto di lavoro subordinato a tutti gli effetti,  in
  violazione delle più elementari norme del diritto del lavoro;

   considerati gli obblighi ai quali sono soggetti i contrattisti: 36
  ore  di  lavoro  settimanali ripartite con gli stessi  criteri  dei
  lavoratori  strutturati (sei ore e mezzo al giorno  ed  un  rientro
  pomeridiano il mercoledì), pagamento subordinato alla presentazione
  del  foglio  presenza  (che  comporta ritardi  di  almeno  un  mese
  nell'erogazione dello stipendio), richiesta di congedo ordinario  o
  di  riposo compensativo al dirigente preposto al servizio,  analoga
  regolamentazione delle missioni e degli ordini di servizio;

   preso  atto che i lavoratori in parola sono sottoposti agli stessi
  doveri  ma  non  possono vantare gli stessi diritti dei  lavoratori
  strutturati,  per  cui non hanno riconosciuti  i  buoni  pasto,  lo
  straordinario, la maternità, la malattia (30 giorni/anno fra  ferie
  e malattia);

   considerato  che i contrattisti si rivolgeranno ad un avvocato  al
  fine  di  adire le vie legali per chiedere il risarcimento danni  a
  causa  delle suddette irregolarità che gravano sulla loro  precaria
  posizione;

   preso  atto  altresì  che  i  suddetti  lavoratori  hanno  svolto,
  nonostante tutto, con diligenza il proprio compito, contribuendo in
  modo  significativo alla razionalizzazione della  spesa  in  ambito
  sanitario  ed  hanno acquisito, con l'intervento finanziario  della
  Regione  siciliana, una buona professionalità in  un  settore  come
  quello  del monitoraggio dei consumi farmaceutici e delle  reazioni
  avverse  ai  farmaci, attraverso procedure tecniche  complesse  che
  richiedono  elevata  professionalità e che  non  trovano  riscontro
  nell'ambito del personale regionale strutturato;

   considerato  che  i  professionisti in parola,  grazie  alle  loro
  competenze,  elaborano  progetti prescrittivi  di  farmacovigilanza
  attiva  ed  appropriatezza, che permettono un uso più  razionale  e
  sicuro del farmaco;

   visto  che  i  suddetti  progetti  sono  appositamente  finanziati
  dall'Agenzia italiana del farmaco, che pertanto eroga alla  Regione
  siciliana i fondi necessari;

   considerato che i dati di consumo, rilevati attraverso  il  lavoro
  di  monitoraggio  costituiscono  una  parte  essenziale  del  Piano
  sanitario regionale;

   viste  le  economie prodotte dal suddetto personale attraverso  le
  attività  di monitoraggio sui consumi farmaceutici, ad  esempio  la
  drastica  riduzione dei consumi del farmaco (di seconda  linea  nel
  trattamento  dell'osteoporosi), in seguito  all'individuazione  dei
  centri prescrittori conseguita alla rilevazione dei dati di consumo
  SFERA per l'anno 2008, come dal seguente prospetto:

               FARMACO UNITA'    SPESA    SPESA   DDD x 1000 AB.
                        ANNO     NETTA    NETTA          RES. DIE
                        2008      SSN      SSN      ANNO 2008
                                 ANNO      ANNO
                                 2008      2008
      SICILIA  FORSTE  19.825  9.254.11   1.844,       4,86
                  O              9,81       47
       ITALIA  FORSTE  66.749  32.244.6                1,44
                  O              89,50    548,8
                                            3

               FARMACO UNITA'    SPESA     SPESA   DDD x 1000 AB.
                        ANNO     NETTA     NETTA         RES. DIE
                        2009      SSN       SSN        ANNO
                                 ANNO      ANNO        2009
                                 2009      2009
      SICILIA  FORSTE  12.187  5.657.35  1.124,79      2,99
                  O              5,13
       ITALIA  FORSTE  63.982  29.817.1   500,13       1,32
                  O              26,25

   Economie Prodotte: 3.596.765,00 euro

   considerate   le   irregolarità  riscontrate   nei   registri   di
  monitoraggio dei farmaci cardiovascolari (AIFA - CINECA) relative a
  prescrizioni  di  specialità  medicinali  non  ancora  incluse  nel
  prontuario     ospedaliero     regionale.     L'ammontare     delle
  inappropriatezze rilevate corrisponde a euro 113.650,00  (solo  per
  l'anno  2009).  Sulla  scorta di questi  dati  sono  state  avviate
  verifiche ispettive nelle strutture responsabili del maggior numero
  di prescrizioni;

   viste  le  irregolarità rilevate nel registro di monitoraggio  dei
  farmaci  oncologici (AIFA - ClNECA) per un ammontare pari  ad  euro
  170.000,00;

   considerato che la Regione siciliana, alla scadenza dei contratti,
  perderebbe  le  professionalità, appositamente  reclutate  mediante
  selezione ad evidenza pubblica e debitamente formate, che  svolgono
  un  lavoro indispensabile per il contenimento della spesa e per  la
  tutela della salute del cittadino. Tali indispensabili attività non
  sarebbero  più  svolte,  interrompendo dei servizi  che  richiedono
  continuità,  per  cui  la Regione siciliana,  sarebbe  costretta  a
  rimpiazzare  il personale attraverso nuove procedure selettiva  con
  un evidente spreco in termini di tempo e di risorse economiche, per
  garantire  un'adeguata  formazione, anche in  considerazione  degli
  improrogabili adempimenti previsti dal Piano di rientro. Inoltre la
  Regione   siciliana   sarebbe  chiamata  a   pagare   un   cospicuo
  risarcimento  ai professionisti ricorrenti, alla luce delle  citate
  ed incontrovertibili irregolarità;

   preso  atto  che  l'interruzione dell'attività determinerebbe,  ad
  esempio,  la cancellazione dal sistema di monitoraggio dei  consumi
  farmaceutici,  delle  reazioni  avverso  i  farmaci,   dei   flussi
  ministeriali,   del  monitoraggio  dati  SOGEI,  dei   sistemi   di
  sorveglianza e/o registri di patologie, della gestione del  sistema
  informatico Joint Commission, con conseguente aggravio di  spesa  a
  carico del servizio sanitario regionale;

   ritenuto  che la Regione siciliana, a causa delle note  difficoltà
  di  bilancio, non é nelle condizioni di far fronte a tale eventuale
  e temuto esborso,

   considerato   di   contro,   che   l'Amministrazione   avrebbe   a
  disposizione,  per  le sue attività, personale già  formato  e  che
  conosce  tutte  le  procedure per avere svolto attività  lavorativa
  specifica  sia  all'interno che all'esterno degli uffici  (missioni
  presso  l'Agenzia italiana del farmaco, il Ministero della  Salute,
  le aziende sanitarie della Regione, ecc.);

   ritenuto  che l'Amministrazione regionale disponga degli strumenti
  legislativi   finalizzati   alla   stabilizzazione   dei   suddetti
  lavoratori  in possesso dei requisiti previsti dalla legge,  nonché
  della  professionalità acquisita in ambito regionale per assicurare
  i  servizi  indispensabili che garantiscono una  corretta  politica
  sanitaria,

                   impegna il Governo della Regione

   ad  intervenire,  con l'urgenza del caso, per  concordare,  con  i
  contrattisti  un accordo mirante alla trasformazione del  contratto
  da  tempo determinato a tempo indeterminato, al fine di non perdere
  le   competenze   specifiche  indispensabili  all'espletamento   di
  fondamentali  attività  ed inoltre per evitare  azioni  legali  che
  vedrebbero  la Regione siciliana soccombere di fatto  davanti  alla
  richiesta    dei   lavoratori   ricorrenti   e,   di   conseguenza,
  l'Amministrazione  costretta ad un esborso di cospicue  somme,  non
  previste nel bilancio». (207)

                                CAPUTO-POGLIESE-FALCONE-VINCIULLO-
                         BOSCO-
                                                 LIMOLI-CORONA-LEANZA
                         E.-BUZZANCA

   Avverto che le stesse saranno iscritte all'ordine del giorno della
  seduta successiva perchè se ne determini la data di discussione.

       Comunicazione di costituzione di Intergruppo parlamentare

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, comunico che, in data dal 6 luglio
  2010, come da relativa nota pervenuta alla Presidenza dell'ARS il 7
  luglio successivo, si è costituito l'  Intergruppo parlamentare per
  la  difesa della vita e per i diritti del nascituro', composto  dai
  deputati regionali, onorevoli: Salvino Caputo, Presidente; Vincenzo
  Vinciullo,   Vicepresidente;  Giuseppe  Apprendi,   Vicepresidente;
  Baldassare  Gucciardi;  Marco  Falcone;  Fabio  Mancuso;   Vincenzo
  Marinello; Alberto Campagna.
   L'Assemblea ne prende atto.

   Copia  integrale  della  superiore nota  è  depositata  presso  il
  Servizio Lavori d'Aula ed il Servizio di Ragioneria.


   Presidenza del presidente Cascio


          Determinazione della data di discussione di mozioni

   PRESIDENTE. Si passa al II punto dell'ordine del giorno:  Lettura,
  ai sensi e per gli effetti degli articoli 83, lettera d), e 153 del
  Regolamento interno, delle mozioni:

   numero  202   Nomina  di  una Commissione parlamentare  d'indagine
  sulla  vicenda  della  costruzione  dei  4  termovalorizzatori   di
  Augusta,  Casteltermini-Campofranco,  Paternò  e  Palermo ,   degli
  onorevoli Faraone, Apprendi, Panepinto, Raia, Marinello, Ferrara;

   numero  203   Sospensione delle procedure  per  l'istituzione  del
  Parco  dei Monti Sicani nel territorio della provincia di Palermo ,
  degli onorevoli Caputo, Pogliese, Falcone, Vinciullo;

   numero  204   Misure  a tutela dei lavoratori  dello  stabilimento
  Keller  di Carini (PA) , degli onorevoli Caputo, Pogliese, Falcone,
  Vinciullo;

   numero  205   Iniziative  a  livello  centrale  per  esprimere  la
  contrarietà  del  popolo siciliano al progetto di  legge  a  tutela
  della    privacy,  attualmente   in   discussione   al   Parlamento
  nazionale ,   degli   onorevoli  Cracolici,   Ammatuna,   Apprendi,
  Barbagallo,  De  Benedictis, Di Benedetto,  Di  Guardo,  Digiacomo,
  Donegani,  Faraone,  Ferrara, Galvagno, Gucciardi,  Laccoto,  Lupo,
  Marinello,   Marziano,  Mattarella,  Oddo,  Panarello,   Panepinto,
  Picciolo, Raia, Rinaldi, Speziale, Termine e Vitrano.

   Avverto  che  la  determinazione della data di  discussione  delle
  mozioni  sopra  citate,  integralmente  riportate  nell'ordine  del
  giorno  della  presente seduta, è demandata,  secondo  consuetudine
  parlamentare,   alla   Conferenza   dei   Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari.
                   Rinvio di svolgimento di rubriche

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  su  conforme  decisione   della
  Conferenza  dei  Presidenti  dei  Gruppi  parlamentari,  rinvio  lo
  svolgimento  di  interrogazioni e di  interpellanze  della  Rubrica
   Famiglia,   politiche   sociali  e   lavoro    e   della   Rubrica
   Infrastrutture e mobilità .

                    Discussione di disegni di legge

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  su  conforme  decisione   della
  Conferenza  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari, si passa  al  V
  punto dell'ordine del giorno: Discussione di disegni di legge.


   Presidenza del presidente Cascio


   Seguito dell'esame del disegno di legge numero 568/A  «Modifiche
    ed integrazioni alla normativa regionale in materia di appalti»

   PRESIDENTE.  Si procede con il seguito dell'esame del  disegno  di
  legge  numero  568/A   «Modifiche ed  integrazioni  alla  normativa
  regionale in materia di appalti».
   Invito  i  componenti  la IV Commissione legislativa   Ambiente  e
  territorio  a prendere posto al banco delle Commissioni.
   Ricordo che, nella precedente seduta, l'esame del disegno di legge
  era stato sospeso in fase di votazione del subemendamento 2.1.1.
   Ne  do  nuovamente lettura: «All'emendamento 2.1 le parole   dagli
  Organi  dello  Stato   sono sostituite dalle  parole   in  capo  al
  Consiglio superiore dei lavori pubblici».

   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 2.1. Ne do lettura:
   «Dopo la lettera a) aggiungere la seguente:
   a.l.  Al comma 11 aggiungere il seguente periodo: Rilascia altresì
  i pareri consultivi previsti dagli Organi dello Stato in materia di
  acque  pubbliche, di cui al Testo Unico approvato con Regio Decreto
  11  dicembre  1933, n. 1775 e di opere idrauliche. Per la  predetta
  attività  la  Commissione  regionale è integrata  da  un  dirigente
  regionale  con comprovata esperienza in materia di acque,  nominato
  con le modalità di cui al comma 15.
   -  alla lettera b) comma 15, al quarto, al quinto e al sesto rigo,
  sopprimere le parole  o da un suo delegato».

   Nell'emendamento 2.1, ad un certo punto, si legge  la  Commissione
  regionale è integrata da un dirigente regionale .
   Comunico che all'emendamento 2.1 è stato presentato dal Governo il
  subemendamento 2.1.2:
   «All'emendamento  2.1  dopo  la parola  integrata   aggiungere  le
  parole  senza ulteriori oneri per il bilancio regionale».

   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'emendamento 2.1, come  modificato.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione l'articolo 2, come emendato. Chi è favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 3. Ne do lettura:

                              «Articolo 3

         Ufficio regionale per l'espletamento di gare per gli
                           appalti pubblici
                    di lavori, forniture e servizi

   1.  All'articolo 7 ter della legge 11 febbraio 1994, n. 109,  come
  introdotto dall'articolo 5 della legge regionale 2 agosto 2002,  n.
  7  e  successive modifiche e integrazioni, la rubrica è  sostituita
  dalla seguente Ufficio regionale per l'espletamento di gare per gli
  appalti  pubblici di lavori, forniture e servizi' e sono  apportate
  le seguenti modifiche:

   a)  al comma 1 le parole l'Ufficio regionale per l'espletamento di
  gare  per  l'appalto  di  lavori pubblici.' sono  sostituite  dalle
  seguenti l' Ufficio regionale per l' espletamento di gare  per  gli
  appalti  pubblici  di  lavori,  forniture  e  servizi,  di  seguito
  denominato U.R.P.A.';

   b)  al comma 4 le parole a 1.250 migliaia di euro' sono sostituite
  dalle  seguenti a 750 mila euro, per servizi e forniture di importo
  a base d'asta annuo pari o superiore a 500 mila euro';

   c)  al comma 5 le parole a 1.250 migliaia di euro' sono sostituite
  dalle  seguenti a 750 mila euro, per servizi e forniture di importo
  a  base  d'asta  annuo pari o superiore alla soglia  comunitaria  e
  inferiori a 500 mila euro';

   d) il comma 5 bis è sostituito dal seguente:
   5  bis.  Per gli appalti pubblici di cui ai commi 4 e 5, gli  enti
  indicati nell'articolo 2, comma 2, lettera a), che vi provvedono  a
  mezzo  del  responsabile del procedimento, sono tenuti ad avvalersi
  dell'U.R.P.A..  Gli stessi enti, su proposta del  responsabile  del
  procedimento e deliberazione della Giunta e/o dell'organo esecutivo
  per  gli altri soggetti di cui all'articolo 2, comma 2, lettera a),
  possono  avvalersi,  senza necessità di alcuna  motivazione,  delle
  sezioni provinciali, indipendentemente dall'importo dell'appalto, e
  le sezioni sono tenute a dare seguito alla loro richiesta.';

   e) dopo il comma 5 bis sono inseriti i seguenti:

   5  ter. Ciascun U.R.P.A. svolge anche una funzione di supporto nei
  confronti  degli altri U.R.P.A., a ciascuno dei quali è  consentito
  costituire  commissioni, secondo quanto previsto dal comma  9  bis,
  per  accelerare le procedure di affidamento di appalti pubblici  di
  lavori  e/o  opere, servizi e forniture. In tal caso, il presidente
  della   sezione  anche  centrale  avvia  il  procedimento  per   la
  costituzione della commissione che deve provvedere all'espletamento
  della gara.

   5  quater.  Gli  importi di cui ai commi  4  e  5  possono  essere
  modificati,   in  relazione  agli  elementi  statistici   utili   a
  determinare  la  concreta funzionalità delle sezioni,  con  decreto
  dell'Assessore  regionale per le infrastrutture e la  mobilità,  su
  deliberazione adottata dalla Giunta regionale e previo parere della
  competente   Commissione  legislativa  dell'  Assemblea   regionale
  siciliana.

   5  quinquies.  Per  gli  appalti  pubblici  da  affidarsi  a  cura
  dell'U.R.P.A.,  ivi  compresi  quelli  per  i  quali  è   richiesto
  l'intervento dello stesso ufficio, gli enti di cui all'articolo  2,
  comma  2,  lettera  a),  sono  tenuti  a  stabilire  l'oggetto  del
  contratto  e  le  parti  essenziali del suo  contenuto,  nonché  il
  procedimento  da  adottare  per  la  scelta  del  contraente  e   a
  trasmettere  al  predetto  ufficio,  il  progetto  e/o  piano,   il
  capitolato d'oneri e il provvedimento di approvazione.

   5  sexies. Tutti gli atti successivi alla trasmissione di  cui  al
  comma   5  quinquies  per  pervenire  all'affidamento  dell'appalto
  pubblico,  fino  all'aggiudicazione  provvisoria  o,  nel  caso  di
  procedure ristrette, per la formazione della graduatoria, rientrano
  nella  competenza dell'U.R.P.A. che, a tal fine, entro venti giorni
  predispone  il  bando  di  gara,  in  conformità  al  bando   tipo,
  indicandovi  il  procedimento e il criterio di  aggiudicazione.  Il
  bando   predisposto   è   inoltrato  al  responsabile   unico   del
  procedimento dell'ente interessato per la pubblicazione secondo  le
  modalità  indicate nell'articolo 29 ed è restituito immediatamente,
  da   quest'ultimo,  sottoscritto  con  dichiarazione  di   avvenuta
  pubblicazione.

   5  septies. I verbali concernenti le decisioni adottate  e  quelli
  relativi all'aggiudicazione provvisoria o alle determinazioni della
  commissione  giudicatrice  in  caso di  procedura  ristretta,  sono
  trasmessi  dall'U.R.P.A.  subito dopo  la  decorrenza  dei  termini
  previsti   nell'articolo  21  bis  all'ente   appaltante   mediante
  raccomandata   con   avviso   di  ricevimento   o   a   mano,   per
  l'approvazione.  Al responsabile del procedimento  è  assegnato  il
  termine   perentorio   di   dieci  giorni   dal   ricevimento   per
  l'approvazione,  salva la possibilità di motivato provvedimento  di
  diniego.  Qualora  entro il predetto termine pervengano  reclami  o
  contestazioni  e  il  responsabile  del  procedimento  li   ritenga
  fondati,  il  medesimo  provvede a  restituire  i  verbali  per  le
  ulteriori determinazioni dell'U.R.P.A. Quest'ultimo Ufficio  subito
  dopo   l'adozione  delle  predette  determinazioni  provvede   alla
  trasmissione   all'ente  appaltante.  L'approvazione   può   essere
  rifiutata solo in caso di violazione di legge da cui sia conseguita
  alterazione  dell'effettiva parità di condizioni fra gli  aspiranti
  all'appalto,  o  elusione della segretezza  delle  offerte,  ovvero
  alterazione manifesta del risultato della gara.

   5   octies.  Con  l'approvazione  di  cui  al  comma  5   septies,
  l'aggiudicazione   diviene   definitiva.   Gli   atti    successivi
  all'aggiudicazione   o   alle  determinazioni   della   commissione
  dell'U.R.P.A., ivi compresi gli avvisi e le comunicazioni  previsti
  dalle  vigenti disposizioni, sono posti in essere dal  responsabile
  del procedimento della stazione appaltante.

   5  nonies.  Il  procedimento di gara si svolge senza soluzione  di
  continuità.  La gara è espletata nella seduta ordinaria  successiva
  alla  scadenza  del termine fissato nel bando per la  presentazione
  delle domande di partecipazione';

   f) i commi 6, 7 e 8 sono abrogati;
   g)  al  comma  9, lettera a) le parole un dirigente amministrativo
  dell'Amministrazione  regionale o un dirigente dell'amministrazione
  statale   anche  a  riposo'  sono  sostituite  dalle  seguenti   un
  dirigente, anche a riposo, dell' Amministrazione regionale o  dell'
  Amministrazione statale';

   h)  al  comma  9,  lettera b) le parole dei lavori pubblici'  sono
  sostituite dalle seguenti delle infrastrutture e della mobilità';

   i)  al  comma  9  bis le parole Il presidente di ciascuna  sezione
  provinciale'  sono  sostituite dalle seguenti Il  componente  della
  sezione  provinciale di cui alla lettera a) che assume il ruolo  di
  Presidente' e le parole dei lavori pubblici.' sono sostituite dalle
  seguenti delle infrastrutture e della mobilità.';

   l)  alla  fine  del  comma 9 ter è aggiunto il  seguente  periodo:
  Qualora  non  sia  possibile costituire la seconda commissione  per
  assenza  o impedimento del dirigente di cui alla lettera b)  o  del
  dirigente  supplente  ovvero  qualora  le  due  commissioni   siano
  impegnate  nell'espletamento di gare di appalto  e  sia  necessario
  istituire  una  ulteriore commissione, il presidente della  sezione
  provinciale chiede al dirigente generale del Dipartimento regionale
  delle  infrastrutture, della mobilità e dei trasporti,  di  potersi
  avvalere del supporto dei componenti le commissioni e dei dirigenti
  di   altre  sezioni  provinciali.  L'Assessore  regionale  per   le
  infrastrutture e la mobilità, con proprio decreto, su proposta  del
  dirigente generale del Dipartimento regionale delle infrastrutture,
  della  mobilità e dei trasporti, designa i soggetti chiamati a  far
  parte, per lo specifico appalto pubblico, della seconda o ulteriore
  commissione,  scegliendoli tra i componenti le commissioni  di  cui
  alle  lettere  a) e b) o fra i dirigenti della segreteria  tecnico-
  amministrativa dei predetti uffici.';

   m) al comma 9 quater le parole alla seconda commissione costituita
  ai  sensi  del  comma 9 bis.' Sono sostituite dalle  seguenti  alla
  seconda e all'ulteriore commissione costituite, rispettivamente, ai
  sensi dei commi 9 bis e 9 ter.';

   n)  al  comma  10  dopo  le parole dei lavori'  sono  aggiunte  le
  seguenti, dei servizi e delle forniture';

   o)   al   comma   12   bis   le  parole  dell'Ispettore   generale
  dell'Ispettorato  tecnico dell' Assessorato  regionale  dei  lavori
  pubblici'  sono  sostituite dalle seguenti del  dirigente  generale
  dell'Assessorato regionale delle infrastrutture e della mobilità';

   p)  al  comma 13 le parole per i lavori pubblici' sono  sostituite
  dalle seguenti per le infrastrutture e la mobilità';

   q)  al  comma  15  le parole di lavori pubblici.' sono  sostituite
  dalle  seguenti  di  contratti  pubblici  di  lavori,  forniture  e
  servizi.';

   r) dopo il comma 19 è aggiunto il seguente:

   19  bis.  L'uniformità di indirizzo ed il coordinamento  operativo
  delle  sezioni  sono  assicurati dalla Conferenza  dei  presidenti,
  convocata  dall'Assessore  regionale per  le  infrastrutture  e  la
  mobilità o, per sua delega, dal dirigente generale del dipartimento
  regionale  delle  infrastrutture, della mobilità e  dei  trasporti,
  ogni  tre  mesi  e,  comunque,  ogni qualvolta  se  ne  ravvisi  la
  necessità,  con preavviso di almeno quarantotto ore.  Nei  casi  di
  urgenza, su richiesta motivata di uno dei presidenti delle  sezioni
  provinciali,  la Conferenza è indetta con preavviso di ventiquattro
  ore.  Compongono  la  Conferenza:  l'Assessore  regionale  per   le
  infrastrutture   e   la   mobilità,  il  dirigente   generale   del
  Dipartimento regionale delle infrastrutture, della mobilità  e  dei
  trasporti,  il  dirigente responsabile dell'Osservatorio  regionale
  dei  contratti pubblici, il presidente della sezione centrale  e  i
  presidenti  delle sezioni provinciali. La Conferenza  è  presieduta
  dall'Assessore regionale per le infrastrutture e la mobilità o,  in
  sua  assenza,  dal  dirigente generale del  dipartimento  regionale
  delle  infrastrutture, della mobilità e dei trasporti. La  validità
  delle adunanze richiede la presenza della maggioranza assoluta  dei
  componenti e le eventuali deliberazioni sono adottate a maggioranza
  assoluta dei votanti. In caso di parità di voti prevale il voto del
  presidente.  Le funzioni di segretario sono svolte dal  funzionario
  preposto  alla  segreteria  della  sezione  centrale  o  da   altro
  funzionario  delegato  dal  presidente della  sezione  centrale.  I
  verbali  sono  sottoscritti dal presidente  e  dal  segretario.  Le
  deliberazioni della Conferenza, quando riguardino atti di indirizzo
  o  istruzioni amministrative di carattere generale, sono pubblicate
  nella  Gazzetta  ufficiale della Regione  siciliana  nel  sito  web
  dell'Osservatorio regionale dei contratti pubblici e nel  sito  web
  della sezione centrale'».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   -  dagli  onorevoli  De Benedictis, Cracolici, Ammatuna,  Faraone,
  Termine e Raia: 3.3, 3.4, 3.6, 3.5, 3.8, 3.9, 3.10, 3.11;
   - dall'onorevole Caronia: 3.5, 3.7;
   - dal Governo: 3.12 (I parte), (II parte), (III parte);
   - dagli onorevoli Falcone, Pogliese, Buzzanca, Caputo e Vinciullo:
  3.2, 3.1.

   Onorevole  Mancuso, ha avuto quella interlocuzione con il  Governo
  sull'articolo 3?

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA.  Signor Presidente, onorevoli colleghi,  il  disegno  di
  legge   del   quale   ci   stiamo  occupando   riveste   certamente
  un'importanza  fondamentale per l'economia della nostra  Regione  e
  desta  non poche preoccupazioni all'interno delle diverse autonomie
  locali  e,  soprattutto, non ci fa stare tranquilli; non  fa  stare
  tranquilli non solo gli amministratori ma anche i cittadini  perché
  h   chiaro  che  stiamo  assistendo  ad  un  percorso  travagliato,
  soprattutto, onorevoli colleghi, sotto il profilo politico.
   Abbiamo  dovuto tenere ben tre sedute in questa Assemblea  e,  nel
  corso  delle  stesse,  abbiamo visto quanta poca  coesione  vi  sia
  all'interno della maggioranza e come scarsa attenzione vi sia anche
  all'interno di questa stessa Aula.
   La  volta scorsa, abbiamo assistito, ahimè, ad un momento di  vera
  crisi di questa Istituzione. Vi erano parlamentari presenti in Aula
  che,  con  l'espediente della disattenzione, non  hanno  registrato
  neanche la presenza per mantenere il numero legale e questo la dice
  lunga circa la reale volontà, da parte delle forze di maggioranza e
  da  parte  del  Governo, di portare avanti il  percorso  di  questo
  disegno di legge.
   D'altronde,  lo  stesso assessore Gentile, nel  corso  dell'ultima
  seduta,  ex  post,  per  la verità, ha detto che  avrebbe  proposto
  all'Aula  un  ritiro o, comunque, un rinvio della legge  perché  si
  rendeva  conto - mi pare di interpretare ciò che lei  ha  detto  in
  quell'Aula  ma, se ho interpretato male, lei, poi, me  lo  chiarirà
  meglio  nel  corso del suo intervento, se lo riterrà -  che,  anche
  all'interno del Governo, vi erano delle perplessità.
   Ora, il Governo, l'assessore Gentile, ha seguito altri passaggi  e
  di  questo gli do atto: ha voluto ascoltare le categorie, ha voluto
  approfondire; eppure, era ciò che chiedeva il Popolo della  Libertà
  perché  ci  si rende conto, tutti quanti insieme, che è  necessario
  che  questo percorso non contenga, nel proprio grembo, elementi  di
  disturbo per il disegno di legge.
   Signor Presidente, Assessore, ci rendiamo conto, ancora una volta,
  che  più che affrontare in maniera diligente, puntuale e serena  il
  problema  degli  appalti in Sicilia, si tenta di dare,  ancora  una
  volta, al Governo, la possibilità di altre nomine.
   Finisce   il   meccanismo  dell'UREGA,  si  arriva  al  meccanismo
  dell'URPA  e si dovrà procedere alla nomina di altri 45  esponenti,
  all'interno di quell'Istituto che, secondo me, altro che  non  crea
  che  lungaggini,  altro  non  crea che sospetti  e,  evidentemente,
  guardiamo  con  particolare attenzione,  invece,  ad  un   percorso
  snello.
   Abbiamo   detto,  tante  volte,  che  siamo  disponibili   ad   un
  recepimento  dinamico  della norma con le  modifiche  che  vogliamo
  apportare.  Abbiamo detto che non ci sta bene  una  norma  che  non
  consente, poi, di realizzare i lavori che mettiamo in appalto.
   Abbiamo visto come, in questi  mesi, in questi anni, purtroppo, le
  gare  venivano  assegnate,  addirittura,  con  il  meccanismo   del
  sorteggio. Preoccupa, ovviamente, il sistema che vogliamo  adottare
  se  questo  prevede il massimo ribasso ma alcune  correzioni,  devo
  darle atto, Assessore, vengono poste in questa norma.
   Le faccio una proposta concreta: considerato che, in questa norma,
  è  prevista proprio l'istituzione dell'URPA che credo ad altro  non
  serva,  proprio  perché abbiamo tutta la volontà di  andare  avanti
  insieme,  di  approfondire insieme l'iter legislativo, propongo  al
  Governo,  con molta serenità, Assessore, un emendamento soppressivo
  dell'articolo 3 che ci consentirebbe di avere, finalmente, contezza
  che  le  norme non si approvano per favorire qualcuno  o  per  dare
  qualcosa al Governo, ancora una volta. In questo contesto di grande
  confusione, non vi è giorno o non vi è giornale che non indichi  ai
  siciliani quanto alto sia l'indice di confusione.
   Assessore, se lei ci consegna questo atto di buona volontà,  penso
  che  lo apprezzerà non soltanto il Popolo della Libertà ma l'intera
  Assemblea.
   Questo  è ciò che volevo consegnarle come riflessione, dopo averle
  detto  che  alcuni miglioramenti, certamente, sono stati  apportati
  rispetto   alla  scorsa  settimana  e  di  questo  le  diamo   atto
  pubblicamente.

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, volevo rassicurare un  po'  l'Aula
  perché, per quanto riguarda le stazioni appaltanti, non è vero  che
  andiamo  a  modificare la struttura, assolutamente no; la struttura
  rimane quella che è e stiamo rispondendo soltanto ad alcuni rilievi
  mossi  dalla  Corte  dei  Conti. Vi sono, infatti,  delle  stazioni
  appaltanti che lavorano poco e, abbassando la soglia da  1  milione
  250  mila  euro a 750 mila euro, diamo la possibilità a  tutti  gli
  UREGA  di  lavorare  e,  in  più,  abbiamo  stabilito,  con  questo
  articolo,  la mutualità, nel senso che, se ci sono degli UREGA  che
  hanno  troppo  lavoro  e  non  possono espletarlo  perché  vi  sono
  tantissime   gare,   possono  affiancarsi  ad   altre   Commissioni
  provenienti da altri UREGA.
   La  modifica strutturale degli UREGA rimane tale e quale,  quindi,
  nessuna nomina.
   Posso   rassicurare  tutto  il  Parlamento:  stiamo  semplicemente
  rispondendo  alla  relazione ed ai rilievi mossi  dalla  Corte  dei
  Conti.
   Con   questo  disegno  di  legge  -  voglio  ribadirlo  -   stiamo
  rispondendo,  con l'articolo 1, 2, 3 e 4, ad alcuni  rilievi  mossi
  sia dalla Corte dei Conti sia dalla Commissione Europea.
   Per questo motivo, voglio rassicurare l'Aula sul fatto che nessuna
  modifica strutturale sarà fatta negli UREGA.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  credo  che
  questo tentativo di adattamento degli UREGA  a nuove funzioni  vada
  precisato  e  che  si debbano prendere in esame  alcune  questioni.
  Intanto, non c'è alcun motivo, a scanso di equivoci, di cambiare il
  nome  di  questi  uffici, anzi, a maggior ragione,  se  questo  può
  ingenerare equivoci, ribadisco che non c'è alcuna ragione  per  cui
  questi  uffici debbano cambiare la loro denominazione da  UREGA  in
  URPA,  anche per la semplice ragione che, già oggi, UREGA significa
  Ufficio  Regionale  per l'Espletamento delle Gare  di  Appalto  che
  potrebbe  comprendere appalti di lavori pubblici, di forniture,  di
  servizi, quando anche se ne volesse ampliare la competenza.
   Destare il sospetto di volere istituire nuovi uffici, quindi, dare
  adito   a  chi,  precedendomi,  ha  immaginato  la  formazione   di
  quarantacinque  nuovi uffici o di diversi uffici  ma,  soprattutto,
  affrontare anche i costi logistici che comporterebbe la modifica di
  carta, di siti web, di targhe nei vari uffici e di quant'altro, dal
  punto di vista logistico e, quindi, in termini di costi, in termini
  di tempo, quanto questo comporterebbe, è perfettamente inutile.
   Al  riguardo, vi sono, in particolare, due emendamenti, il 3.3  ed
  il 3.4, che mantengono la denominazione di UREGA.
   Passo ad un'altra questione. Intervengo sull'articolo, in generale
  per, poi, eventualmente, tornare sui singoli emendamenti.
   Su  questo  tentativo d'amblèe di estendere le attuali competenze,
  cioè  l'espletamento delle gare d'appalto al  di  sopra  di  quelle
  d'importo  di un milione 250 mila euro improvvisamente a  750  mila
  euro,  vorrei  che si avesse contezza di cosa, dal punto  di  vista
  quantitativo,  comporta  e, quindi, voglio  dare  un  elemento.  Se
  facciamo riferimento alle gare espletate nell'anno 2007, quelle che
  stanno   sopra  la  soglia  di  un  milione  250  mila  euro   sono
  centottantadue. Se questa soglia viene abbassata  a  750  -  sempre
  immaginando il dato 2007, ahimè, scaduto poi nel 2008 e  nel  2009,
  ma  supponiamo che si torni ad appaltare con quel volume di gare -,
  improvvisamente, passiamo dai centottantadue, come ho detto  prima,
  a trecentottantacinque.
   Sarebbe,  quindi, più che raddoppiata, da parte nostra, l'attività
  di  questi  uffici.  Se  a  questi, poi, volessimo  anche  caricare
  improvvisamente le gare di fornitura di beni e servizi, non avremmo
  la  più  pallida idea di quale sarebbe questo carico perché  ancora
  non  siamo  in  grado di quantificare l'incremento, Assessore,  che
  questo  comporta  in  termini di appalti  di  lavori  pubblici.  La
  Regione  non  sa, in questo momento, quante sono  le  gare  che  si
  celebrano di forniture e di servizi.
   Sparare,  quindi, numeri a caso, come quelli che sono previsti  in
  questo disegno di legge, volendo fare anche le gare di fornitura di
  beni  e  servizi,  significa passare da un  eccesso  all'altro,  da
  quello  che oggi ci viene contestato dalla Corte dei conti come  un
  inutile  sopradimensionamento di questa struttura ad un rischio  di
  pericoloso ingolfamento, soprattutto, nelle celebrazioni di  quelle
  gare   di   forniture,  ad  esempio,  penso  alle   gare   per   la
  strumentazione  elettromedicale che ha bisogno  di  essere  fornita
  agli  ospedali, in maniera celere e tempestiva o ad altre forniture
  importanti per gli uffici pubblici che si vedrebbero ingolfati,  in
  questi uffici, improvvisamente caricati in questo modo.
   Invece, penso che possa essere più ragionevole procedere a  questo
  gradualmente.  La  legge  già lo prevede ma possiamo  ulteriormente
  scrivere e precisare, in questa stessa norma, che l'UREGA può anche
  svolgere  certamente gare per l'affidamento di forniture e  servizi
  ma  con  la  soglia  che va ad essere determinata,  con  successivo
  provvedimento,  e  con decreto, quindi, dell'assessore,  una  volta
  saputi  i  margini  entro  cui si muove, in  grado  di  pilotare  e
  verificare  l'effetto che questo può produrre  e  non  andare  alla
  cieca,  come faremmo con questo provvedimento.
   Credo  che  l'impianto  complessivo, con queste  modifiche,  possa
  scongiurare,  ad un tempo, il rischio di trovarsi  di  fronte  alla
  creazione di nuovi uffici o di nuovi uffici con creazione di  nuove
  competenze  e,  nello stesso tempo, rispondere  alle  esigenze  che
  l'Assessore sottolineava e  che dalla Corte dei conti e dal sistema
  degli appalti pubblici viene richiesto alla Regione.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,  presidente della Commissione. Signor Presidente,  se  le
  funzioni - come ha detto il Governo e come ha ribadito con  le  sue
  precisazioni  l'onorevole De Benedictis - rimangono tali  e   quali
  rispetto al testo precedente che riguardava, appunto, l'operatività
  degli  UREGA,  non c'era bisogno di aggiungere ulteriori sei  commi
  alla legge per specificare, in modo particolare, qual è la funzione
  dei  nuovi URPA e addirittura - questa alquanto anomala e la vorrei
  segnalare  al Governo - l'ultimo comma prevede che l'uniformità  di
  indirizzo   e   il  coordinamento  operativo  delle  sezioni   sono
  assicurati    alla    Conferenza    dei    presidenti,    convocata
  dall'Assessore.
   Non  credo  che  ci  possa essere, sull'operatività  degli  UREGA,
  l'intervento della politica.
   La  gara,   al  di là di quelle che possono essere  le  norme,  le
  circolari  e  tutto  quello che serve al raggiungimento  del  fine,
  dell'efficacia,  dell'efficienza e della trasparenza.  Non  ci  può
  essere  una  stanza di compensazione sull'operatività  del  singolo
  UREGA  che  deve  essere un organo assolutamente non  influenzabile
  sotto tutti i profili.
   Non comprendo questa Conferenza dei presidenti con l'apporto della
  politica su gare molto importanti. Secondo me, quindi, questo nuovo
  Ufficio  regionale per l'appalto di gare e per gli appalti pubblici
  di lavoro, forniture e servizi, è un'aggiunta rispetto a quello che
  viene indicato per questi URPA.
   Al di là del merito -  il Governo ha avuto le sue ragioni che, per
  altro,  sono state dette in Commissione, in modo molto convincente,
  che  non hanno convinto questo presidente -, però, volevo dire  che
  questa  norma  c'è  o non c'è, non inficia quello  che,  in  questo
  momento, stiamo valutando, cioè il rischio di non potere aderire  a
  quello che impongono la Corte costituzionale, la Comunità Europea e
  tutti gli altri organi che sono intervenuti.
   Ritengo  che questa norma si possa trasferire benissimo nel  nuovo
  disegno di legge che l'Assessore sta predisponendo - è quasi pronto
  - e lì il ragionamento potrà  essere molto più ampio. Non credo che
  questo  disegno di legge, con l'articolo 3, diventi indispensabile,
  anzi,  l'articolo  3  può essere, lo ripeto, trasferito  nel  nuovo
  disegno di legge in cui il Parlamento, in maniera molto più serena,
  potrà   intervenire  su  questa materia molto  delicata  perché  si
  tratta di organismi dove la trasparenza deve essere la prima regola
  che devono seguire.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi,  non
  voglio affrontare singoli aspetti nel merito;  ci sono stati  altri
  colleghi  del  mio Gruppo che hanno seguito aspetti dell'articolato
  e, quindi, non voglio addentrarmi oltre. Vorrei, però, ricordare  a
  me  stesso  ed ai colleghi che insieme a me hanno partecipato  alla
  Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari da lei convocata,
  qualche  settimana  fa,  nella quale -  mi  dispiace  che  non  sia
  presente, in questo momento, l'onorevole Musotto -  avevamo  deciso
  che  questo disegno di  legge, la cui urgenza è data dal fatto  che
  siamo  in  regime di norma dichiarata dall'Unione europea  e  dalla
  Corte  Costituzionale  difforme ai  criteri  sulla  concorrenza  e,
  oltretutto, avremo, fra pochi giorni, l'audit che della vicenda, in
  qualche  modo,  ha  chiesto alla Regione di  dimostrare  l'avvenuta
  modifica  della  legislazione regionale ma  avevamo  concordato  di
  stabilire che l'articolo 4, che poi è il corpo del disegno di legge
  rispetto  al  quale,  sostanzialmente,  il  tema  era  recepire  la
  legislazione   nazionale  e  rinviavamo  gli  aspetti  particolari,
  compresi  l'entità delle stazioni uniche appaltanti,  la soglia  da
  organizzare   nelle  stazioni  uniche  appaltanti,  di  individuare
  legalità  di  concentrazione tra gli appalti di beni e servizi  con
  gli appalti dei lavori pubblici.
   Tutta  una  serie  di questioni che sono materia  di  riforma  che
  meritano,  probabilmente, qualche organicità in materia,   tale  da
  consentire la celerità dell'approvazione di questo testo.
   Assessore,  mi  pareva che eravamo tutti d'accordo  ma  vedo  che,
  invece,  all'articolo 3, viene inserita una questione che  presenta
  alcuni  elementi che, secondo me, devono essere  meglio  verificati
  alla  luce di un dato: noi, fino ad oggi, abbiamo avuto le stazioni
  uniche con un elemento di automatismo nella gestione, tant'é che si
  procedeva con i sorteggi.
   Nel  momento  in cui bisognerà fare un esame approfondito  per  la
  valutazione del ribasso anomalo e delle offerte, dobbiamo avere  un
  elemento  di  verifica che ci consentirà di capire se abbassare  la
  soglia può essere un ulteriore elemento di ingolfamento o meno.
   Faccio  una proposta, assessore, Governo e mi rivolgo ai  colleghi
  Presidenti  dei Gruppi parlamentari: ritengo che questo disegno  di
  legge  possa  limitarsi  all'articolo che  riguarda  il  metodo  di
  aggiudicazione,  recependo, così come è stato concordato;   so  che
  l'assessore ha avuto  un incontro con l'associazione di categoria e
  si  è  trovata una quadra che, in qualche modo, soddisfa tutti;  se
  così  è, quindi, procediamo all'approvazione dell'articolo 4,   con
  il  recepimento della legge nazionale e  con le opportune modifiche
  e la chiudiamo qui.
   Successivamente,    affronteremo,   con  un  disegno   di    legge
  specifico, tutta la materia del riordino del sistema degli appalti.
  Dico  ciò  anche  perché siamo nel pieno di una modifica  nazionale
  sulla legislazione degli appalti.
   Ecco  perché faccio questa proposta: chiedo al Governo  il  ritiro
  dell'articolo  3  e  di  procedere,  esclusivamente,  con   l'esame
  dell'articolo 4, all'approvazione del disegno di legge, se  non  ci
  sono altri aspetti di dettaglio.
   La  mia  proposta,  quindi, vuole accelerare  ed  evitare  che  ci
  addentriamo in questioni di cifre.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.   Signor   Presidente,  onorevoli  colleghi,   intervengo
  brevemente perchè non voglio addentrarmi nel merito della questione
  ma  ritengo  che  la  necessità di velocizzare  l'esame  di  questo
  disegno  di  legge  è  data  dal fatto  di  allinearci  alla  norma
  nazionale, anche perché questa necessità incombe entro questo  mese
  di luglio.
   A   mio   avviso,   questa  norma  è  stata   già   sovraccaricata
  dall'articolo  1  quando abbiamo approvato l'Osservatorio.  Abbiamo
  appesantito,  infatti, un organo, che già aveva  delle  difficoltà,
  con  ulteriori  compiti, ulteriori mansioni, per cui,  stasera,  se
  vogliamo veramente portare a compimento e concludere questo iter  -
  che  è quello di adeguarci alla norma nazionale -, forse, è il caso
  di  soprassedere  sull'esame  dell'articolo 3 e su  tutto  ciò  che
  riguarda  altri  aspetti legati alle procedure  che  non  attengono
  specificatamente all'aggiudicazione delle gare.
   Su  questo articolo 3, assessore Gentile, anche il PDL è d'accordo
  a  soprassedere. Lo aveva già  detto l'onorevole Buzzanca che aveva
  aperto i lavori in questo senso.
   Se  potessimo  anche ipotizzare un emendamento  soppressivo  o  un
  maxiemendamento  che  tendesse  ad  espungere  tutto  ciò  che  non
  riguarda l'articolo 4 e i criteri di aggiudicazione, così come, tra
  l'altro,  pare  siano  stati concordati tra  l'Assessorato  per  le
  infrastrutture  e  la mobilità e i rappresentanti  delle  categorie
  imprenditoriali,  credo che faremmo una cosa utile  per  pervenire,
  già  stasera, signor Presidente, all'approvazione di questa  norma,
  mettendoci in linea con quelli che sono i dettati nazionali.

   Concludendo,   voglio  soltanto  precisare   che,   nella   seduta
  precedente,  ero presente per cui soltanto, forse,  per  un  motivo
  tecnico,   non  è  stata  rilevata  la  mia  presenza.   Presiedeva
  l'onorevole Formica.

   PRESIDENTE.  Assessore  Gentile,  c'è  una  richiesta   abbastanza
  esplicita  di  stralciare  l'articolo 3 del  disegno  di  legge  in
  discussione.

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi,  non  ho  nulla  in  contrario  a
  ritirare  l'articolo  3  ma voglio ricordare  all'Aula  che  questo
  articolo 3 non è stato inventato;  stiamo rispondendo a dei rilievi
  ben precisi della Corte dei Conti.
   Certamente,  si  potrà  fare anche nella riforma  che  già  stiamo
  predisponendo, quindi, se la rinviamo di qualche mese,  non  cambia
  niente. Per quanto mi riguarda, la possiamo ritirare.

   PRESIDENTE. Con questa dichiarazione del Governo, l'articolo  3  è
  stralciato  dalla  Presidenza  e  trasferito  alla  riforma   sugli
  appalti.
   Si passa all'articolo 4. Ne do lettura:

                              «Articolo 4
          Criteri di aggiudicazione. Commissioni giudicatrici

   1.  All'articolo  21 della legge 11 febbraio 1994,  n.  109,  come
  introdotto dall'articolo 17 della legge regionale 2 agosto 2002, n.
  7 e successive modifiche e integrazioni, sono apportate le seguenti
  modifiche:

   a) il comma 1 bis è sostituito dal seguente:

   l  bis.  Nei casi di aggiudicazione di lavori con il criterio  del
  prezzo  più basso di cui al comma 1, la stazione appaltante  valuta
  la  congruità  delle  offerte  che presentino  un  ribasso  pari  o
  superiore alla media aritmetica dei ribassi percentuali di tutte le
  offerte  ammesse,  con esclusione del dieci per cento,  arrotondato
  all'unità  superiore,  rispettivamente  delle  offerte  di  maggior
  ribasso  e  di  quelle di minor ribasso, incrementata dello  scarto
  medio  aritmetico dei ribassi percentuali che superano la  predetta
  media.  Quando  un'offerta appaia anormalmente bassa,  la  stazione
  appaltante richiede all'offerente le giustificazioni relative  alle
  voci di prezzo che concorrono a formare l'importo complessivo posto
  a  base  di  gara. La richiesta di giustificazioni è formulata  per
  iscritto  all'offerente  al  quale  è  assegnato  un  termine   non
  inferiore  a  quindici  giorni  per presentare,  per  iscritto,  le
  giustificazioni   richieste.  Ove  l'esame  delle   giustificazioni
  richieste e prodotte non sia sufficiente ad escludere l'incongruità
  della  offerta, la stazione appaltante o la subcommissione  per  la
  verifica  delle  offerte  anomale,  ove  istituita,  richiede,  per
  iscritto,   all'offerente  le  precisazioni  ritenute   pertinenti.
  All'offerente è assegnato un termine non inferiore a cinque  giorni
  per presentare, per iscritto, le precisazioni richieste.
   La  stazione appaltante, ovvero la subcommissione per la  verifica
  delle   offerte  anomale,  ove  istituita,  esamina  gli   elementi
  costitutivi dell'offerta tenendo conto delle precisazioni  fornite.
  Prima  di  escludere l'offerta, ritenuta eccessivamente  bassa,  la
  stazione  appaltante  convoca  l'offerente  con  un  anticipo   non
  inferiore  a  tre  giorni lavorativi e lo invita  a  indicare  ogni
  elemento  che  ritenga utile. Se l'offerente non si  presenta  alla
  data   di  convocazione  stabilita,  la  stazione  appaltante   può
  prescindere dalla sua audizione.
   La  stazione  appaltante sottopone a verifica  la  prima  migliore
  offerta,  se la stessa appaia anormalmente bassa, e, se la  ritiene
  anomala,   procede   nella  stessa  maniera  progressivamente   nei
  confronti delle successive migliori offerte, fino ad individuare la
  migliore   offerta  non  anomala.  In  alternativa,   la   stazione
  appaltante, purché si sia riservata tale facoltà nel bando di  gara
  o  nell'avviso  di  gara,  può  procedere  contemporaneamente  alla
  verifica  di anomalia delle migliori offerte, non oltre la  quinta,
  fermo restando quanto previsto dal presente comma.
   All'esito  del  procedimento di verifica  la  stazione  appaltante
  dichiara le eventuali esclusioni di ciascuna offerta che,  in  base
  all'esame  degli  elementi  forniti, risulti,  nel  suo  complesso,
  inaffidabile  e  procede, nel rispetto delle disposizioni  vigenti,
  all'aggiudicazione definitiva in favore della migliore offerta  non
  anomala.  Le  disposizioni  del presente  comma  non  si  applicano
  qualora  il  numero delle offerte ammesse sia inferiore  a  cinque,
  salva la facoltà della stazione appaltante di valutare la congruità
  della   offerta   che,  in  base  ad  elementi  specifici,   appaia
  anormalmente bassa.';

   b) il comma 1 bis 1 è sostituito dal seguente:

   l  bis  1. Relativamente agli appalti di lavori pubblici di valore
  pari  o inferiore a 1.000.000 di euro, qualora il numero di offerte
  ammesse  sia  pari  o  superiore  a  dieci,  l'amministrazione  può
  prevedere  nel  bando  l'esclusione  automatica  dalla  gara  delle
  offerte  anomale, aggiudicando l'appalto all'offerta,  espressa  in
  cifre percentuali di ribasso, che risulta pari, o in mancanza,  che
  più   si  avvicina  per  difetto  alla  soglia  di  anomalia   come
  determinata al comma 1 bis. Le medie di cui al presente comma e  al
  comma  1  bis  sono  calcolate  sino alla  quarta  cifra  decimale,
  arrotondata  alla unità superiore qualora la quinta cifra  decimale
  sia pari o superiore a cinque.';

   c) il comma 1 bis 2 è abrogato;

   d) il comma 1 bis 4 è abrogato;

   e) il comma 1 bis 5 è abrogato;

   f) il comma 3 è sostituito dal seguente:

   3.  Nei casi di cui al comma 2 il capitolato d'oneri o il bando di
  gara  devono  indicare  i  criteri di valutazione  e  precisare  la
  ponderazione relativa attribuita a ciascuno di essi, anche mediante
  una soglia, espressa con un valore numerico determinato, in cui  lo
  scarto  tra  il  punteggio della soglia e quello  massimo  relativo
  all'elemento cui si riferisce la soglia deve essere appropriato. Le
  stazioni  appaltanti, quando ritengono la ponderazione  impossibile
  per  ragioni  dimostrabili,  indicano  nel  bando  di  gara  o  nel
  capitolato d'oneri l'ordine decrescente di importanza dei  criteri.
  Il bando per ciascun criterio di valutazione prescelto prevede, ove
  necessario,  i  sub-criteri e i sub-pesi o i  subpunteggi.  Ove  la
  stazione  appaltante  non  sia in grado di  stabilirli  tramite  la
  propria  organizzazione, provvede a nominare uno o più esperti  con
  il decreto o la determina a contrarre, affidando ad essi l'incarico
  di   redigere  i  criteri,  i  pesi,  i  punteggi  e  le   relative
  specificazioni, che sono indicati nel bando di gara. Per attuare la
  ponderazione o comunque attribuire il punteggio a ciascun  elemento
  dell'offerta,   le   stazioni  appaltanti  utilizzano   metodologie
  definite  dal regolamento e tali da consentire di individuare,  con
  un unico parametro numerico finale, l'offerta più vantaggiosa'».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   -  dagli  onorevoli Pogliese,Vinciullo, Falcone, Buzzanca, Caputo:
  4.4, 4.6, 4.2;
   - dagli onorevoli Gennuso, Calanducci, Colianni e Ruggirello: 4.1;
   - dall'onorevole Maira: 4.3;
   - dall'onorevole Caronia: 4.5;
   -  dagli  onorevoli  De Benedictis, Cracolici, Ammatuna,  Faraone,
  Termine e Raia: 4.14, 4.9, 4.11;
   - dagli onorevoli Galvagno, Ammatuna, Barbagallo, Rinaldi: 4.15;
   -  dagli  onorevoli Laccoto, Picciolo, Gucciardi,  Vitrano:  4.17,
  4.16;
   - dall'onorevole Cracolici: 4.10, 4.12 e 4.13;
   - dal Governo: 4.18, 4.19 (riscrittura), 4.19 bis (riscrittura);
   - dall'onorevole Adamo: 4.8.

   Comunico  altresì che sono stati presentati i subemendamenti  4.19
  bis.1 e 4.19 bis.2, dagli onorevoli Oddo, De Benedictis, Faraone  e
  Apprendi.
   Comunico,  infine,   che  è  stato  presentato,  dal  Governo,  il
  subemendamento 4.19 bis.3, che supera i precedenti emendamenti  del
  Governo:
  «L'articolo 4 è sostituito dal seguente:

                              Articolo 4
          Criteri di aggiudicazione. Commissioni giudicatrici

   All'articolo  21  della  legge  11 febbraio  1994,  n.  109,  come
  introdotto dall'articolo 17 della legge regionale 2 agosto 2002, n.
  7 e successive modifiche e integrazioni, sono apportate le seguenti
  modifiche:
   a) Il comma 1 è così sostituito:
    1.  Per  i  criteri di selezione delle offerte e  verifica  delle
  offerte  anormalmente  basse  si applicano  le  disposizioni  degli
  articoli 81, 86 comma 1, 3, 3 bis, 3 ter e 4, 87 commi 2, 3, 4  bis
  e  5, 88 commi 1 1-bis, 2, 3, 4 e 5 nonché il comma 9 dell'art. 122
  del  decreto  legislativo  12 aprile  2006,  n.  163  e  successive
  modifiche  e  integrazioni.  Il  criterio  del  prezzo  più   basso
  inferiore  a  quello  a  base d'asta è  determinato,  per  tutti  i
  contratti, sia a corpo che a misura, che a corpo e misura, mediante
  offerta  espressa  in  cifra percentuale di ribasso,  con  4  cifre
  decimali,  sull'importo  complessivo a base  d'asta,  da  applicare
  uniformemente a tutto l'elenco prezzi posto a base di gara. Non  si
  tiene conto delle cifre decimali successive alla quarta. .
   b) Il comma 1-bis è così sostituito:
    1-bis.  Nel caso in cui un'offerta appaia anormalmente bassa,  la
  stazione   appaltante  richiede  all'offerente  le  giustificazioni
  relative  alle  voci di prezzo che concorrono a  formare  l'importo
  complessivo  a  base  di  gara.  Per  la  verifica  delle   offerte
  anormalmente  basse non sono ammesse giustificazioni  in  relazione
  agli  oneri di sicurezza in conformità all'articolo 31 della  legge
  11  febbraio  1994, n. 109, come sostituito dall'articolo  131  del
  decreto legislativo 12 aprile 2006,
  n.  163  e successive modifiche e integrazioni, nonché al piano  di
  sicurezza   e   coordinamento  di  cui  all'articolo  12,   decreto
  legislativo 14 agosto 1996, n. 494 e alla relativa stima dei  costi
  conforme all'articolo 7, decreto del Presidente della Repubblica  3
  luglio  2003, n. 222. Nella valutazione dell'anomalia  la  stazione
  appaltante  tiene  conto  dei costi relativi  alla  sicurezza,  che
  devono  essere  specificamente indicati  nell'offerta  e  risultare
  congrui  rispetto all'entità e alle caratteristiche dei  servizi  o
  delle  forniture. All'esclusione può provvedersi solo all'esito  di
  verifica, in contraddittorio. .
   c) il comma 1-bis 1 è così sostituito:
    1-bis  1.  Inoltre, nel procedimento di verifica e di  esclusione
  delle  offerte anormalmente basse, la stazione appaltante  verifica
  la  prima migliore offerta, se la stessa appaia anormalmente bassa,
  e,   se   la   ritiene  anomala,  procede  nella   stessa   maniera
  progressivamente  nei confronti delle successive migliori  offerte,
  fino   ad   individuare  la  migliore  offerta  non   anomala.   In
  alternativa,  la stazione appaltante, purché si sia riservata  tale
  facoltà  nel  bando di gara, nell'avviso di gara  o  nella  lettera
  d'invito,   può  procedere  contemporaneamente  alla  verifica   di
  anomalia delle migliori offerte non oltre la quinta, fermo restando
  quanto  previsto  ai commi da 1 a 5 dell'articolo  88  del  decreto
  legislativo  12  aprile  2006,  n. 163  e  successive  modifiche  e
  integrazioni.  All'esito del procedimento di verifica  la  stazione
  appaltante  dichiara  le eventuali esclusioni di  ciascuna  offerta
  che,  in  base all'esame degli elementi forniti, risulta,  nel  suo
  complesso, inaffidabile, e procede, nel rispetto delle disposizioni
  vigenti,  all'aggiudicazione definitiva, in favore  della  migliore
  offerta non anomala. .
   Per  lavori  d'importo inferiore o pari alla soglia comunitaria  e
  superiore a 1 milione di euro, ai fini della verifica dell'anomalia
  delle  offerte si procede contemporaneamente all'esame delle cinque
  offerte di valore immediatamente superiore alla soglia di anomalia,
  escludendo   tutte   le  rimanenti  offerte.   L'aggiudicazione   è
  effettuata in favore della migliore offerta non anomala. .
   d) Il comma 1-bis 2 è così sostituito:
    1-bis 2. Ai soli fini della determinazione dell'importo da  porre
  a  base  d'asta,  oltre  al costo relativo alla  sicurezza  di  cui
  all'articolo  86,  comma 3-ter del decreto  legislativo  12  aprile
  2006,
  n.  163  e  successive modifiche e integrazioni, non è  soggetto  a
  ribasso  d'asta  il  costo del lavoro. Il costo  del  lavoro  verrà
  determinato per categorie di lavoro in apposite tabelle che saranno
  emanate  con decreto dell'Assessorato delle infrastrutture e  della
  mobilità entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della
  presente  della  legge. Con il medesimo decreto  sarà  disciplinata
  anche la procedura per la valutazione dell'incidenza effettiva  del
  costo   del   lavoro  sottratto  a  ribasso  d'asta.   Nelle   more
  dell'emanazione del decreto di cui al periodo precedente, sempre al
  fine  del calcolo dell'importo a base d'asta, per la determinazione
  dell'importo  delle  categorie di lavoro,  la  stazione  appaltante
  utilizzerà  le percentuali di incidenza contemplate nel  prezziario
  unico  regionale per i lavori pubblici. Nei bandi  di  gara,  negli
  avvisi  e  negli inviti l'importo relativo al costo  del  lavoro  è
  indicato  separatamente  da  quello  posto  a  base  di  gara   per
  l'affidamento  dell'appalto, ed è da ritenersi indicativo  solo  ai
  fini dell'aggiudicazione. .
   e) Il comma 1-bis 3 è soppresso.
   f) Il comma 1-bis 4 è così sostituito:
    1-bis 4. Ai fini di quanto disposto dal precedente comma 1-bis 2,
  sono altresì escluse giustificazioni inerenti i costi del lavoro. .
   g) Il comma 1-bis 5 è così sostituito:
    1-bis  5. Nell'ambito dei requisiti per la qualificazione di  cui
  all'articolo 8 della legge 11 febbraio 1994, n. 109 come introdotto
  dall'articolo  6  della  legge regionale 2  agosto  2002,  n.  7  e
  successive  modifiche  e  integrazioni, devono  essere  considerate
  anche  le  informazioni fornite dallo stesso  soggetto  interessato
  relativamente  all'avvenuto adempimento, all'interno della  propria
  azienda,  degli  obblighi  di  sicurezza  previsti  dalla   vigente
  normativa ».

   Si  tratta  di  una riscrittura, alla luce degli incontri  che  il
  Governo ha avuto, mi sembra, con i rappresentanti di categoria.
   E'  ovvio  che  il  subemendamento 4.19  bis.  3  supererebbe,  se
  approvato,   il  4.19  bis  con  tutti  i  subemendamenti   che   a
  quell'emendamento sono stati presentati.
   L'argomento in discussione è, quindi, il 4.19 bis.3.

   BUZZANZA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, onestamente,  non
  me  la sento di dire sì o no perché si tratta di un emendamento  di
  riscrittura e, siccome parliamo di una legge che viene sintetizzata
  in  quest'articolo, credo sia necessario approfondirlo; ci  dia  il
  tempo di farlo.
   Chiedo  una  breve sospensione perché è evidente che,  se  lei  ci
  chiede di esprimere un giudizio, non sarà  così facile darlo.
   Non  so  quanti colleghi abbiano avuto la possibilità  di  leggere
  questo  emendamento e quanti abbiano avuto contezza delle modifiche
  che  il  Governo  vuole introdurre; sto cercando di scorrere  molto
  rapidamente  ma devo chiederle formalmente almeno un  quarto  d'ora
  per poterlo leggere e  poi continuare i lavori.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e  la mobilità.  Chiedo
  di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Signor
  Presidente,  onorevoli colleghi, la riscrittura dell'articolo  4  è
  stata fatta la settimana scorsa. Noi abbiamo semplicemente inserito
  degli  emendamenti  che  abbiamo concordato con  l'associazione  di
  categoria.
   Il  punto c) si occupa di  lavori di importo inferiore o pari alla
  soglia comunitaria che  è superiore ad un milione di euro. Ai  fini
  della   verifica   dell'anomalia   delle   offerte,   si   procede,
  contemporaneamente,  all'esame  delle  cinque  offerte  di   valore
  immediatamente superiore alla soglia di anomalia, escludendo  tutte
  le  rimanenti  offerte  e l'aggiudicazione è effettuata  in  favore
  della migliore offerta non anomala. Questa è l'unica modifica.
   Abbiamo   proceduto  alla  riscrittura  per  evitare   confusione;
  confermiamo   che,  nell'emendamento  di  riscrittura,  sono  stati
  inseriti  soltanto  questi due emendamenti  concordati.  L'impianto
  dell'articolo  rimane tale e quale; ribadisco che vengono  inseriti
  nella  riscrittura  solo  i  due  emendamenti  concordati  con   le
  associazioni  di  categoria: il punto d)  e  l'ultimo  periodo  del
  punto c).

   PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, accolgo la proposta dell'onorevole
  Buzzanca;   l'argomento  è  molto  delicato,   pertanto,   sospendo
  brevemente la seduta.

     (La seduta, sospesa alle ore 18.17, è ripresa alle ore 19.11)

   La seduta è ripresa.


   Presidenza del presidente Cascio


         Comunicazione del calendario dei lavori parlamentari

   PRESIDENTE.  Onorevoli colleghi, comunico che  la  Conferenza  dei
  Presidenti dei Gruppi parlamentari, riunitasi oggi, 13 luglio 2010,
  sotto  la  Presidenza  del Presidente dell'ARS,  onorevole  Cascio,
  presenti  il  Vicepresidente  vicario,  onorevole  Formica,  ed  il
  Vicepresidente,    onorevole   Oddo,    con    la    partecipazione
  dell'Assessore  per  le  infrastrutture e  la  mobilità,  onorevole
  Gentile,  ha stabilito all'unanimità la seguente agenda dei  lavori
  per la sessione estiva:

   L'Aula  terrà  seduta  oggi, martedì 13 per la  trattazione  degli
  argomenti   già  iscritti  all'ordine  del  giorno  dell'Assemblea,
  iniziando con la discussione dei disegni di legge:

    Modifiche ed integrazioni alla normativa regionale in materia  di
  appalti  (568/A);

    Interventi  urgenti per i superstiti del nubifragio  di  Messina
  (478/A).

   L'Aula terrà seduta:

   -  martedì 20, oltre che per l'eventuale seguito della discussione
  dei  citati  disegni di legge, per la discussione della  Relazione,
  approvata  il  3  febbraio  2010,  della  Commissione  parlamentare
  d'inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia in Sicilia;

   -  mercoledì 21 per lo svolgimento di attività ispettiva e per  il
  dibattito  sulle misure da adottare per far fronte alla  drammatica
  crisi agricola che investe la Regione;

   -  giovedì 22 per lo svolgimento di  attività ispettiva e  per  la
  discussione   della  proposta  di  modifica  del   Regolamento   di
  previdenza  dei  deputati  nonché di una proposta  di  modifica  al
  Regolamento interno dell'ARS.

   La  Presidenza si è riservata, previo raccordo con il Governo,  di
  dedicare  apposite  sedute  d'Aula alla discussione  della  mozione
  numero  194   Interventi  in  ordine  al  progetto  di  ricerca  di
  idrocarburi   D  354  C. R-SL' al largo delle coste  di  Sciacca  e
  Menfi, in provincia di Agrigento, e Castelvetrano, in provincia  di
  Trapani  e della mozione riguardante la vicenda della revoca al CAS
  della gestione delle autostrade siciliane.

   La  Presidenza  dell'Assemblea, in attesa dell'approvazione  della
  riforma   della   legge   di  contabilità   regionale,   ha   posto
  all'attenzione  della  Conferenza la  necessità  di  coordinare  la
   tempistica    prevista   dalla  legislazione   regionale   e   dal
  Regolamento  interno dell'ARS per la presentazione,  l'esame  e  la
  discussione  dei documenti finanziari (DPEF, legge  di  bilancio  e
  legge finanziaria) alla luce dell'entrata in vigore della legge  31
  dicembre  2009,  numero 196, di riforma della contabilità  e  della
  finanza pubblica nazionale.

   Le  Commissioni,  nel  periodo sopra  considerato,  si  riuniranno
  compatibilmente con i lavori d'Aula.

   Priorità  è  stata data, in particolare, all'esame del disegno  di
  legge    Disposizioni  per  la  trasparenza,  la   semplificazione,
  l'efficienza,  l'informatizzazione della pubblica  amministrazione,
  l'agevolazione  delle iniziative economiche.  Disposizioni  per  il
  contrasto alla corruzione ed alla criminalità organizzata di stampo
  mafioso.  Disposizioni  per il riordino e la semplificazione  della
  legislazione regionale  (520-144/A), già rinviato in I Commissione.

   A  conclusione del periodo sopra calendarizzato, la Conferenza dei
  Presidenti  dei Gruppi parlamentari tornerà a riunirsi  giovedì  22
  luglio 2010 per la definizione dell'agenda parlamentare  sino  alla
  chiusura della sessione estiva, fissata per giovedì 5 agosto  2010,
  dedicando particolare attenzione allo svolgimento dell'attività  di
  sindacato ispettivo.

   L'Assemblea ne prende atto.


   Presidenza del presidente Cascio


     Seguito della discussione del disegno di legge «Modifiche ed
                             integrazioni
        alla normativa regionale in materia di appalti» (568/A)

   PRESIDENTE. Si riprende il seguito dell'esame del disegno di legge
  numero 568/A  Modifiche ed integrazioni alla normativa regionale in
  materia di appalti .
   Comunico che sono stati presentati i seguenti subemendamenti:

   - dal Governo:
   subemendamento 4.19.bis.3.1: «Il secondo comma del comma 1-bis.1 è
  soppresso.
   Il  comma  1-bis.2,  dopo le parole  per i lavori  pubblici   sono
  aggiunte le parole  o nell'analisi prezzi .»;

   - dagli onorevoli Cracolici, Oddo, De Benedictis:
   subemendamento 4.19.bis.3.2:

   «Al comma 1 sostituire la lettera e) con la seguente:
    e) Il comma 1 bis 3 è così sostituito:
   1-bis.3.  Salvo quanto previsto agli articoli 87 e 88 del  decreto
  legislativo 12 aprile 2006, n. 163 come richiamati al comma  1,  le
  offerte  debbono  essere corredate, fin dalla  loro  presentazione,
  delle giustificazioni relative alla voce di prezzo che concorrono a
  formare l'importo complessivo posto a base di gara ».

   Si procede con il subemendamento 4.19.bis.3.1, del Governo.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa al subemendamento 4.19.bis.3.2. Lo pongo in votazione. Il
  parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere del Governo?

   GENTILE,   assessore  per  le  infrastrutture   e   la   mobilità.
  Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 4.19.bis.3, così  come  emendato,
  interamente  sostitutivo dell'articolo 4. Chi  è  favorevole  resti
  seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 5. Ne do lettura:

                              «Articolo 5
  Aggiudicazione ed esecuzione di lavori, servizi e forniture in caso
               di ricorso amministrativo e/o giudiziario

   1.  L'articolo 21 bis della legge 11 febbraio 1994, n.  109,  come
  introdotto  dal  comma 1 dell'articolo 18 della legge  regionale  2
  agosto  2002,  n.  7  e  successive  modifiche  e  integrazioni,  è
  sostituito dal seguente:

   '21  bis.  Aggiudicazione  ed  esecuzione  di  lavori,  servizi  e
  forniture  in caso di ricorso amministrativo e/o giudiziario  -  1.
  L'aggiudicazione provvisoria deve essere pubblicata per almeno  tre
  giorni  consecutivi non festivi nella sede degli enti dove è svolta
  la  gara. All'aggiudicatario, ove non presente alla seduta di  gara
  nella   quale   è   stato  redatto  il  verbale  di  aggiudicazione
  provvisoria, deve essere data comunicazione immediata da parte  del
  responsabile del procedimento.

   2.  In  assenza  di rilievi o di contestazioni, che devono  essere
  effettuati  nei cinque giorni successivi a quello di  completamento
  della   procedura   nella   quale  si   dichiara   l'aggiudicazione
  provvisoria,  quest'ultima  è immediatamente  trasmessa  all'organo
  competente all'approvazione.

   3.  In  caso di rilievi o di contestazioni, intervenuti nei cinque
  giorni di cui al comma 2, il presidente di gara è tenuto a decidere
  entro il termine di cinque giorni dalla loro trasmissione.

   4.  Il termine di cui al comma 3 è prorogabile di ulteriori cinque
  giorni,  qualora  i  rilievi  o  le  contestazioni  afferiscano   a
  questioni  applicative di norme particolarmente complesse.  Decorso
  il  termine,  eventualmente prorogato, il verbale di aggiudicazione
  provvisoria   deve   essere  immediatamente  trasmesso   all'organo
  competente  all'approvazione. In caso  di  conferma  dei  risultati
  dell'aggiudicazione  provvisoria,  da  effettuare  nei  tre  giorni
  successivi   dalla  ricezione  degli  atti  da  parte   dell'organo
  competente,  il  presidente rimette i risultati  che  si  intendono
  definitivi,  salvi  diversi  provvedimenti  adottabili  dall'organo
  competente,  qualora non dovesse condividere le determinazioni  del
  presidente di gara.

   5.  Fatto salvo l'esercizio del potere di autotutela, in  caso  di
  ricorso   in   sede  amministrativa  e/o  giurisdizionale,   l'ente
  appaltante,  in  assenza  di  provvedimento  cautelare   sospensivo
  definitivo,  è tenuto a consegnare i lavori ovvero a richiedere  la
  fornitura   o   il   servizio  all'aggiudicatario  risultante   dal
  provvedimento       dell'organo       competente        approvativo
  dell'aggiudicazione provvisoria, senza attendere la definizione nel
  merito del giudizio».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   -  dagli  onorevoli  De Benedictis, Cracolici, Ammatuna,  Faraone,
  Termine e Raia: emendamento 5.1;

   dal Governo:
   emendamento 5.2:

   «All'articolo 21 bis della legge Il febbraio 1994,  n.  109,  come
  introdotto dal comma 1 dell'art. 18 della legge regionale 2  agosto
  2002, n. 7 sono apportate le seguenti modifiche:
    1.  Al comma 2 la parola "immediatamente" è soppressa, e dopo  le
  parole "competente all'approvazione" sono inserite le seguenti "che
  vi provvede entro il termine di dieci giorni dal ricevimento. .
    2.  Al  comma  4,  primo  periodo,  dopo  le  parole  "competente
  all'approvazione" sono inserite le seguenti "che vi provvede  entro
  il termine di dieci giorni dal ricevimento .
    3.  Il comma 4, ultimo periodo è sostituito dal seguente "Qualora
  entro quest'ultimo termine pervengano rilievi o contestazioni e  il
  responsabile  del  procedimento li  ritenga  fondati,  il  medesimo
  provvede a restituire i verbali per le ulteriori determinazioni del
  Presidente  di  gara.  Quest'ultimo subito  dopo  l'adozione  delle
  predette   determinazioni  provvede  alla  trasmissione  all'organo
  competente.  L'approvazione può essere rifiutata solo  in  caso  di
  violazione   di   legge   da   cui   sia   conseguita   alterazione
  dell'effettiva parità di condizioni fra gli aspiranti  all'appalto,
  o  elusione  della  segretezza  delle offerte,  ovvero  alterazione
  manifesta  del risultato della gara. Con l'approvazione dell'organo
  competente, l'aggiudicazione diviene definitiva. .
    4.   Il  comma  5  è  sostituto  dal  seguente  "L'aggiudicazione
  definitiva  diventa  efficace dopo la  verifica  del  possesso  dei
  prescritti    requisiti.    Divenuta   efficace    l'aggiudicazione
  definitiva, e fatto salvo l'esercizio dei poteri di autotutela  nei
  casi  consentiti dalle norme vigenti, la stipulazione del contratto
  di  appalto  ha  luogo  entro il termine di sessanta  giorni  salvo
  diverso termine previsto nel bando o nell'invito ad offrire. Se  la
  stipulazione  del  contratto  non  avviene  nel  termine   fissato,
  l'aggiudicatario  può,  mediante  atto  notificato  alla   stazione
  appaltante,  sciogliersi da ogni vincolo o recedere dal  contratto.
  All'aggiudicatario non spetta alcun indennizzo, salvo  il  rimborso
  delle  spese  contrattuali documentate. Nel caso di  lavori,  se  è
  intervenuta   la   consegna   dei   lavori   in   via    d'urgenza,
  l'aggiudicatario ha diritto al rimborso delle spese  sostenute  per
  l'esecuzione  dei  lavori ordinati dal direttore  dei  lavori,  ivi
  comprese  quelle  per opere provvisionali. Nel caso  di  servizi  e
  forniture, se si è dato avvio all'esecuzione del contratto  in  via
  d'urgenza,  l'aggiudicatario ha diritto  al  rimborso  delle  spese
  sostenute  per  le  prestazioni espletate su ordine  del  direttore
  dell'esecuzione.  L'esecuzione di  cui  al  presente  comma  non  è
  consentita  durante  il termine dilatatorio di  cui  al  successivo
  comma  sesto  e durante il periodo di sospensione obbligatoria  del
  termine  per  la  stipulazione  del contratto  previsto  dal  comma
  ottavo,  salvo che nelle procedure in cui la normativa vigente  non
  prevede la pubblicazione del bando di gara, ovvero nei casi in  cui
  la  mancata  esecuzione immediata della prestazione  dedotta  nella
  gara  determinerebbe un grave danno all'interesse  pubblico  che  è
  destinato  a  soddisfare, ivi compresa la perdita di  finanziamenti
  comunitari. .
    5. Dopo il comma 5 sono inseriti i seguenti:
   "6.  Il  contratto  non  può comunque essere  stipulato  prima  di
  trentacinque    giorni   dell'ultima   delle   comunicazioni    del
  provvedimento di aggiudicazione definitiva. .
   "7.  Il  termine  dilatatorio di cui al comma  precedente  non  si
  applica se, a seguito di pubblicazione di bando o avviso con cui si
  indice  una gara o inoltro degli inviti nel rispetto della presente
  legge, è stata presentata o è stata ammessa una sola offerta e  non
  sono  state tempestivamente proposte impugnazioni del bando o della
  lettera di invito o queste impugnazioni risultano già respinte  con
  decisione definitiva.".
   "8.  Se è proposto ricorso avverso l'aggiudicazione definitiva con
  contestuale  domanda  cautelare,  il  contratto  non   può   essere
  stipulato,  dal momento della notificazione dell'istanza  cautelare
  alla  stazione  appaltante  e  per i  successivi  venti  giorni,  a
  condizione   che   entro   tale  termine   intervenga   almeno   il
  provvedimento  cautelare  di primo grado  o  la  pubblicazione  del
  dispositivo della sentenza di primo grado in caso di decisione  del
  merito  all'udienza cautelare ovvero fino alla pronuncia  di  detti
  provvedimenti se successiva. L'effetto sospensivo sulla stipula del
  contratto  cessa quando, in sede di esame della domanda  cautelare,
  il  giudice si dichiara incompetente, o fissa con ordinanza la data
  di discussione del merito senza concedere misure cautelari o rinvia
  al  giudizio  di  merito l'esame della domanda  cautelare,  con  il
  consenso  delle  parti,  da  intendersi  quale  implicita  rinuncia
  all'immediato esame della domanda cautelare" ».

   Si passa all'emendamento 5.1.

   DE BENEDICTIS. Dichiaro di ritirarlo

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   Si  passa all'emendamento 5.2, del Governo. Lo pongo in votazione.
  Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'articolo 5, nel testo  risultante.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 6. Ne do lettura:

                              «Articolo 6
           Revisione dei prezzi dei materiali da costruzione

   1.  All'articolo 5 della legge regionale 23 ottobre 1964, n. 22  e
  successive  modifiche  e integrazioni, sono apportate  le  seguenti
  modifiche:

   a)  al  comma  1 le parole per i lavori pubblici' sono  sostituite
  dalle  seguenti  per  le infrastrutture e la mobilità';  le  parole
  dell'ispettorato tecnico dei lavori pubblici' sono sostituite dalle
  seguenti  del  Dipartimento regionale delle  infrastrutture,  della
  mobilità e dei trasporti';

   b) al comma 1, la lettera a) è sostituita dalla seguente:

   a)   il   dirigente  generale  del  Dipartimento  regionale  delle
  infrastrutture, della mobilità e dei trasporti, che la presiede,  o
  un suo delegato;';

   c) al comma 1, la lettera b) è soppressa;

   d) al comma l, la lettera c) è soppressa;

   e) al comma 1, la lettera d) è sostituita dalla seguente:

   d)    quattro   dirigenti   del   Dipartimento   regionale   delle
  infrastrutture,  della  mobilità  e  dei  trasporti,  scelti  dall'
  Assessore regionale per le infrastrutture e la mobilità;';

   f)  al  comma 1, alle lettere e), f) e i) le parole per  i  lavori
  pubblici' sono sostituite dalle seguenti per le infrastrutture e la
  mobilità'».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'articolo 7. Ne do lettura:

                              «Articolo 7
      Obblighi di comunicazione per gli affidamenti in subappalto

   1.  Le  imprese aggiudicatarie dei lavori sono tenute a comunicare
  entro  quindici  giorni dall'aggiudicazione  l'elenco  delle  ditte
  affidatarie di opere in subappalto».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dall'onorevole Caronia: 7.1;
   - dall'onorevole Adamo: 7.2.
   -  dagli onorevoli Vinciullo, Falcone, Pogliese, Buzzanca, Caputo:
  7.3;
   - dagli onorevoli Apprendi, Faraone e Cracolici: 7.4, 7.6;
   -  dagli  onorevoli  De Benedictis, Cracolici, Ammatuna,  Faraone,
  Termine e Raia: 7.5.

   Gli  emendamenti  7.1,  7.2  e 7.3, di  identico  contenuto,  sono
  ritirati dai rispettivi firmatari.
   L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 7.4, dell'onorevole Apprendi.

   APPRENDI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'emendamento 7.5.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE    BENEDICTIS.    Signor   Presidente,   onorevoli    colleghi,
  preannunciando il ritiro dell'emendamento 7.5, a mia firma,  vorrei
  sottolineare quanto ritengo strano che sia l'impresa aggiudicataria
  che trasmette l'elenco delle ditte affidatarie.
   Chiedo,  pertanto,  agli  Uffici di tenere  conto  di  questa  mia
  osservazione in sede di coordinamento formale del testo.

   PRESIDENTE.  Onorevole  De Benedictis, gli Uffici  terranno  conto
  della sua osservazione.
   L'Assemblea prende atto del ritiro dell'emendamento 7.5.
   Si passa all'emendamento 7.6.

   APPRENDI. Dichiaro di ritirarlo.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, il Governo chiede che l'articolo  7
  sia stralciato dal disegno di legge.

   CRACOLICI. Chiedo di parlare sulla richiesta del Governo.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CRACOLICI.  Signor Presidente, Assessore, onorevoli colleghi,  che
  ci sia una norma che stabilisce che l'impresa che vince un appalto,
  che  vuole  dare  in  subappalto,  entro  un  certo  termine,  deve
  comunicare  all'ente appaltante le aziende che vanno in subappalto,
  la  considero una norma di trasparenza. Non capisco perché dobbiamo
  abrogarla.

   FALCONE. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FALCONE.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo  per
  dire  che  ritirare  l'articolo 7 sarebbe un  grave  errore  perché
  individua   specificatamente  le  aziende   per   cui   si   chiede
  l'autorizzazione a poter essere affidatari in subappalto.
   Cosa ben diversa, invece, è l'articolo 8, che è soltanto una norma
  di facciata e che potrebbe essere ritirata.
   Riteniamo che, approvando l'articolo 7 e sopprimendo l'articolo 8,
  faremmo una norma agile che va incontro all'esigenza immediata;  il
  resto  può  essere  demandato  ad  un  testo  unico,  ad  un  testo
  coordinato  sui  lavori  pubblici che  potrà  consentire  a  questo
  Parlamento  di articolare dovute e necessarie riflessioni,  magari,
  confrontandosi con le categorie interessate.

   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,   ho   ritirato
  l'emendamento 7.2 perché interveniva soltanto sui tempi e,  quindi,
  appesantiva  inutilmente un articolo de disegno  di  legge  ma  non
  intendevamo  assolutamente intervenire sull'articolo  che,  invece,
  condividiamo e che è una espressione di trasparenza fondamentale in
  questa norma.

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Signor
  Presidente, onorevoli colleghi, in sede di Commissione, il  Governo
  ha  espresso  parere  contrario sull'articolo  perché,  per  quanto
  riguarda i sub appalti, se ne occupa esclusivamente lo Stato  e  la
  legge  statale prevede che, entro 20 giorni dall'inizio dei lavori,
  l'impresa deve pubblicare l'elenco dei sub appalti.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente   della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli colleghi, stavamo discutendo di questo atteggiamento  nei
  confronti  del  Governo, da parte di diversi colleghi parlamentari,
  di mancanza di trasparenza, che noi non notiamo.
   Riteniamo, anzi, che il Governo abbia fatto una norma che  agevola
  la  trasparenza e con la richiesta di ritiro dell'articolo 7 non si
  può accusare il Governo di mancanza di trasparenza.
   L'onorevole  Falcone chiedeva una norma agile  ma  più  che  agile
  servirebbe una norma snella e rispetto a questo, come ha richiamato
  il Governo, il codice dei contratti già definisce, in modo preciso,
  i  termini, quindi, ci possiamo anche rifare alla norma statale, in
  modo  da evitare che il Governo venga attaccato con metodi di  poca
  trasparenza.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi,  gli  Uffici  mi  hanno  fornito
  l'articolo 118 della legge nazionale che regolamenta la materia dei
  sub appalti.
   Ne  do  lettura:  Che l'affidatario provveda al contratto  di  sub
  appalto presso la stazione appaltante almeno 20 giorni prima  della
  data   di   effettivo   inizio   dell'esecuzione   delle   relative
  prestazioni .
   Questo  significa  che, stralciando l'articolo 7  dal  disegno  di
  legge,  entrerebbe  automaticamente in vigore la  norma  nazionale.
  Possiamo, comunque, prevedere la presentazione di un emendamento di
  riscrittura dell'articolo 7.
   In  attesa  di  questa riscrittura, formalizzata  da  parte  degli
  Uffici, accantoniamo momentaneamente l'articolo 7.
   Si passa all'articolo 8. Ne do lettura:

                             «Articolo 8.
           Protocolli di legalità e di tutela dei lavoratori

   1.  Dopo l'articolo 20 della legge 11 febbraio 1994, n. 109,  come
  introdotto dall'articolo 16 della legge regionale 2 agosto 2002, n.
  7 e successive modifiche e integrazioni, è inserito il seguente:

   Art. 20 bis. Clausole di legalità e di tutela dei lavoratori -  1.
  La  Regione,  al  fine di sviluppare strategie  comuni  volte  alla
  crescita  della  legalità del lavoro, alla tutela e alla  sicurezza
  dei  lavoratori,  promuove un patto per la diffusione  delle  buone
  pratiche  sperimentate in materia, mediante intese ed  accordi  con
  gli  enti locali, le organizzazioni sindacali comparativamente  più
  rappresentative, le organizzazioni imprenditoriali ed anche tramite
  gli  organi  paritetici costituiti ai sensi  dell'articolo  51  del
  decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81 e successive modifiche  ed
  integrazioni.

   2.  Nel  caso  di  lavori  di particolare  complessità  tecnica  o
  rilevanza  economica,  ed  in  ogni  caso  per  lavori  di  importo
  superiore  a 5 milioni di euro, la Regione e le stazioni appaltanti
  promuovono  la  sottoscrizione  di  specifici  protocolli  tra   le
  stazioni   appaltanti   stesse,   le   imprese   appaltatrici,   le
  organizzazioni sindacali, le  organizzazioni imprenditoriali e  gli
  organismi  paritetici, finalizzati alla realizzazione di  ulteriori
  misure  di  tutela della sicurezza e della salute  dei  lavoratori,
  nonché a migliorare l'organizzazione del lavoro.

   3.  Per  le  finalità  di  cui ai commi  1  e  2,  possono  essere
  utilizzate, oltre alle indicazioni di cui al Protocollo di legalità
  Accordo  quadro Carlo Alberto Dalla Chiesa del 12 luglio  2005,  le
  indicazioni  riguardanti gli appalti pubblici di cui  al  documento
  Codice  Antimafia e Anticorruzione della Pubblica amministrazione',
  condiviso  dalla Giunta regionale con deliberazione n.  514  del  4
  dicembre  2009. Resta salvo il rispetto delle vigenti  disposizioni
  in  materia  di  risoluzione  del contratto  previste  dal  decreto
  legislativo  12  aprile  2006,  n. 163  e  successive  modifiche  e
  integrazioni».

   Comunico che sono stati presentati i seguenti emendamenti:

   - dagli onorevoli Faraone e Cracolici:

   emendamento 8.1:
   «Al  comma  1,  dopo  le  parole  organizzazioni  imprenditoriali
  cassare le parole  anche tramite »;

   emendamento 8.2:
   «Dopo il comma 2 aggiungere il seguente:
    2 bis. - Gli adempimenti, di cui all'art. 3 della legge regionale
  21  agosto 2007, n. 20 e del Decreto Assessoriale 23 ottobre  2008,
  sono   posti  in  essere  contestualmente  alla  stipulazione   del
  contratto di appalto.
   Ove  tali adempimenti non vengono posti in essere, il Responsabile
  Unico   del   procedimento  provvede  ad  informare   l'Assessorato
  regionale delle autonomie locali e della funzione pubblica  per  la
  nomina di un commissario ad acta ».

   emendamento 8.3:
   «Al  comma 3, dopo le parole  Per le finalità di cui ai  commi  1,
  2', aggiungere  e 2bis', e dopo le parole  vigenti disposizioni  in
  materia di' aggiungere  o nullità'»;

   - dal Governo:

   emendamento 8.5 (I parte):
   «Al  comma  2,  le  parole  "Nel caso  di  lavori  di  particolare
  complessità  tecnica o rilevanza economica, ed  in  ogni  caso  per
  lavori  di  importo superiore a 5 milioni di euro"  sono  sostitute
  dalle seguenti ''Negli appalti di contratti pubblici"»;

   emendamento 8.5 (II parte):
   «Al  comma 3, alla fine del primo periodo sono aggiunte le  parole
  "e  la  direttiva  del Ministro dell 'Interno del  23  giugno  2010
  concernente Controlli antimafia preventivi nelle attività a rischio
  di infiltrazione da parte delle organizzazioni criminali"»;

   - dall'onorevole Adamo:

   emendamento 8.4:
   «Aggiungere i seguenti commi:
    4.  E'  sempre  obbligatoria, all'atto della  sottoscrizione  del
  contratto  seguente all'aggiudicazione dell'incanto, la stipula  di
  apposita polizza fideiussoria. Entro i cinque anni successivi  alla
  esecuzione  delle opere, la Pubblica Amministrazione competente  si
  rivale sulle somme accantonate qualora venga accertato che le opere
  siano  state  eseguite con imperizia e/ o qualora nei confronti  di
  pubblici  funzionari  o  di  soggetti  responsabili  della  impresa
  aggiudicataria o di impresa presente con formula di sub appalto  e/
  o  fornitura venga avviato un procedimento penale per  i  reati  di
  frode nelle pubbliche forniture, corruzione, concussione, 629,  648
  bis  e ter c.p., 12 quinquies 1. 356/92, o per tutti i reati di cui
  all'art. 51 comma 3 bis c.p. p..; nei casi di accertata imperizia o
  frode  l'amministrazione  procede  disciplinarmente  nei  confronti
  della direzione dei lavori all'uopo individuata.
   5.  Le  stazioni  appaltanti trasmettono alla Prefettura  ed  alla
  Questura competenti per territorio, entro un mese dalla gara, copia
  dei relativi bandi, comunicando, altresì, alle predette autorità di
  PS,  a  seguito dell'incanto, l'impresa aggiudicataria e le aziende
  beneficiarie di sub appalti e/ o forniture ».

   Pongo in votazione l'emendamento 8.1. Il parere del Governo?

   GENTILE,   assessore  per  le  infrastrutture   e   la   mobilità.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 8.5 (I parte), a firma del Governo.
   Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Comunico  che  è  stato presentato dal Governo  il  subemendamento
  8.2.1:
   «All'emendamento 8.2, dopo le parole  commissario  ad  acta   sono
  aggiunte le parole  senza oneri a carico del bilancio regionale ».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                             (E' approvato)

   Pongo  in  votazione  l'emendamento  8.2,  come  emendato.  Chi  è
  favorevole resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 8.3. Lo pongo in votazione. Il parere del
  Governo?

   GENTILE,   assessore  per  le  infrastrutture   e   la   mobilità.
  Favorevole.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 8.5 (II parte), a firma del Governo.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Il parere della Commissione?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Favorevole.

   PRESIDENTE.  Chi  è favorevole resti seduto; chi  è  contrario  si
  alzi.

                            (E' approvato)

   Si passa all'emendamento 8.4. Lo pongo in votazione. Il parere del
  Governo?

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  E'  in
  contrasto con la competenza esclusiva dello Stato, onorevole Adamo.
  Le chiedo di ritirarlo.

   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  le  cronache  dei
  giornali, le televisioni, le inchieste ci parlano, ogni giorno,  di
  opere   pubbliche  costose  che,  dopo  uno  o   due   anni,   sono
  assolutamente inservibili.
   Questo  emendamento  da  la possibilità,  invece,  di  intervenire
  controllando   la  loro  realizzazione  almeno  nei   cinque   anni
  successivi  e  da  la  possibilità di  intervenire  per  una  spesa
  corretta  del denaro pubblico. Assessore, la inviterei a rivederlo.
  Per  quale  motivo  dice  che  è  in contrasto  con  la  competenza
  esclusiva dello Stato?
   Ci  da  la possibilità, invece, di dire che, se le opere pubbliche
  che,  dopo  due  o  tre  anni, non sono  in  regola  rispetto  alle
  richieste  dell'opera  stessa,  si può  intervenire  nei  confronti
  dell'impresa  che,  evidentemente,  ha  preso  i  soldi  e  non  ha
  realizzato bene l'opera: strade piene di buche, opere pubbliche che
  non hanno l'efficienza richiesta.
   E'  un  sistema  di controllo che non è in contrasto  con  nessuna
  legge,  che  da  uno strumento in più alla Regione.  Rientra  nella
  trasparenza, nel controllo e nel risparmio del denaro pubblico.
   Insisto nel proporlo.

   PRESIDENTE. Il parere della Commissione?

   MANCUSO,   presidente   della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi, dire che siamo contrari è poco  perché  questo
  emendamento mette in difficoltà il sistema.
   Non  comprendo la  melina  del Governo perché si deve essere molto
  chiari  su  questa materia; non è possibile ingarbugliare procedure
  già  molto  complesse con una previsione che  va  al  di  là  delle
  competenze, secondo me, anche di questo Parlamento.

   PRESIDENTE.  C'è un invito al ritiro da parte del  Governo  ed  un
  parere contrario della Commissione. Onorevole Adamo, lo ritira?

   ADAMO. Non lo ritiro.

   PRESIDENTE. Lo pongo in votazione. Chi è favorevole si alzi; chi è
  contrario resti seduto.

                            (Non è approvato)

   Pongo  in  votazione l'articolo 8, come emendato. Chi è favorevole
  resti seduto; chi è contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   APPRENDI. Chiedo di apporre la mia firma agli emendamenti 8.1, 8.2
  ed 8.3.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si riprende l'esame dell'articolo 7.
   Comunico che è stato presentato dal Governo l'emendamento  7.7  di
  riscrittura dell'articolo 7:
   «L'art. 7 è così sostituito:
                               Articolo 7

      Obblighi di comunicazione per gli affidamenti in subappalto

   1.  Le imprese aggiudicatarie provvedono al deposito del contratto
  di  subappalto  presso la stazione appaltante almeno  venti  giorni
  prima della data di effettivo inizio dell'esecuzione delle relative
  prestazioni ».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                             (E' approvato)

   Si passa all'articolo 9. Ne do lettura:

                              «Articolo 9
                           Norma transitoria

   Le disposizioni della presente legge si applicano alle procedure i
  cui  bandi  o  avvisi  con cui si indice la gara  siano  pubblicati
  successivamente  alla  data di entrata  in  vigore  della  presente
  legge».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                                (E' approvato)

   Comunico   che  sono  stati  presentati  i  seguenti   emendamenti
  aggiuntivi:
   - dagli onorevoli Marziano e Cracolici: A3;
   - dall'onorevole Maira: A4;
   - dagli onorevoli Oddo, Apprendi, Faraone, Ammatuna e Raia: A17;
   -  dagli  onorevoli   Oddo, Apprendi, Faraone,  Ammatuna,  Raia  e
  Termine: A12;
   -  dagli  onorevoli   Oddo, Apprendi, Faraone,  Ammatuna,  Raia  e
  Termine: A13;
   - dal Governo: A 14;
   -  dagli onorevoli Apprendi, Cracolici, Oddo, Panepinto e Faraone:
  A19;
   - dagli onorevoli Falcone, Pogliese, Buzzanca, Caputo e Vinciullo:
  A2;
   -  dagli  onorevoli Oddo, Raia, Marinello, Apprendi e  Di  Guardo:
  A16.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
   Vorrei  ricordare  agli onorevoli colleghi  di  rispettare  quanto
  deciso   in   sede   di  Conferenza  dei  Presidenti   dei   Gruppi
  parlamentari, cioè di approvare il disegno di legge entro  stasera,
  alleggerendolo quanto più possibile.

   DE  BENEDICTIS.  Signor  Presidente, vorrei  sapere  da  lei  come
  intendiamo  procedere; tutti  questi emendamenti, infatti,  possono
  essere recepiti come pure trasferiti ad altro disegno di legge.
   Se c'è, però, un'intesa per cui chiudiamo con l'articolato tecnico
  presentato  dal  Governo e gli emendamenti approvati,  questo  deve
  valere per tutti e possiamo tutti procedere al ritiro; se così  non
  è,  tutti  gli  emendamenti verranno esaminati. Non ci  può  essere
  nessuno  che  ritira  un  proprio  emendamento  se  questo  non   è
  concertato e non è ugualmente fatto dagli altri colleghi.
   O  ci fermiamo qua - e vale per tutti - o li esaminiamo nel merito
  uno  per  uno, salvo che la Presidenza, nel merito, non  abbia  già
  individuato  quelli inammissibili, in base ai criteri previsti  dal
  Regolamento.
   Al  di là di quelli inammissibili, infatti, mi pare di capire  che
  lei non abbia individuato come inammissibile alcun emendamento.  Di
  conseguenza, o si ritirano tutti o procediamo per tutti all'esame.

   PRESIDENTE.  Onorevoli  colleghi, diciamo  che  potremmo  avviarci
  verso  l'ipotesi  di  ritiro di tutti gli emendamenti.  Il  Governo
  insiste per l'approvazione di un solo emendamento, cioè l'A14.

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, avevamo stabilito
  un  percorso pochi minuti fa. Mi pare che, però, ancora una  volta,
  lo  stravolgiamo.  Avevamo detto che si procederà  all'approvazione
  dell'articolo  4  e  con alcuni distinguo perché  alcuni  distinguo
  c'erano.
   Onorevole  Assessore,  ho  voluto  rispettare  la  volontà   della
  maggioranza  dei partecipanti all'incontro e abbiamo  tracciato  un
  percorso  ma  mi  pare  che,  ancora  una  volta,  lo  mettiamo  in
  discussione. Avevamo detto che ci saremmo fermati all'articolo 9 e,
  invece, ora parliamo di emendamenti aggiuntivi.
   Ritengo  che  questo non sia un percorso lineare,  al  di  là  del
  merito che poi è anche discutibile.
   Onorevole Assessore, pertanto, è chiaro che lei ci obbliga  ad  un
  approfondimento   ulteriore  nel  momento   in   cui   si   va   ad
  un'approvazione del disegno di legge così come proposto.
   Le  suggerisco  -  e lo suggerisco ai firmatari degli  emendamenti
  aggiuntivi  -  il  ritiro  perché così è stato  concordato  qualche
  minuto fa e non penso che tutto ciò che si concorda e si stabilisce
  fuori   da   quest'Aula,  che  ha  il  carattere  e   il   criterio
  dell'ufficialità,  poi,  debba puntualmente  essere  stralciato  in
  Aula.

   GENTILE, assessore per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo  di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

     GENTILE, assessore  per le infrastrutture e la mobilità.  Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi,  c'è  un  emendamento  aggiuntivo
  relativo  all'articolo 31 della legge regionale del 14 maggio  2009
  che riguarda il Fondo di rotazione.
   Quando  abbiamo  legiferato, a maggio,  ci  siamo  dimenticati  di
  utilizzare  anche  il Fondo di rotazione per la  progettazione  dei
  porti. Attualmente, abbiamo delle risorse bloccate che non possiamo
  utilizzare perché non abbiamo le risorse per poter progettare.
   L'emendamento A14, quindi, è di importanza fondamentale.

   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO.  Signor  Presidente, onorevoli colleghi,  penso  che  tutti
  siamo  disponibili  a ritirare gli emendamenti, tranne  quello  del
  Governo che intendiamo sostenere perché estremamente razionale e fa
  parte integrante della legge. E' assurdo promuovere una legge sugli
  appalti  e  impedire  al Governo di potere  accedere  ai  Fondi  di
  rotazione per progettazioni.
   Se  abbiamo  un  problema, in Sicilia, è proprio  quello  che  non
  riusciamo  a spendere i fondi, che non riusciamo ad avere  progetti
  esecutivi;   è   chiaro  che  dobbiamo  consentire  all'Assessorato
  regionale,  alle  province  e ai comuni  che  hanno  un  numero  di
  abitanti superiore a 15 mila, di accedere al Fondo di rotazione.
   Siamo  disponibili, come Gruppo, a ritirare tutti gli  emendamenti
  ma  sosteniamo l'emendamento del Governo perché fa parte integrante
  del disegno di legge.

   CORDARO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CORDARO.   Signor   Presidente,  onorevoli   colleghi,   onorevole
  Assessore,   il   Gruppo  parlamentare  dell'UDC   si   è   battuto
  strenuamente  affinché questo disegno di legge  potesse  approvarsi
  subito.
   Non  comprendiamo  -  dopo  una riunione  che  ha  portato,  prima
  informalmente  e  poi formalmente, allo stralcio  dell'articolo  3,
  alla   ridiscussione   dell'articolo  4   che   era   un   articolo
   elefantiaco'  e  che  è stato, grazie anche alla  sua  mediazione,
  signor   Presidente,   reso  assolutamente   lineare,   snello   ed
  immediatamente approvato - adesso, dopo avere detto, in quella sede
  e  alla sua presenza, che tutti gli emendamenti aggiuntivi andavano
  ritirati,  per  quale  ragione si torna a  mettere  in  discussione
  l'accordo  che  era  stato  raggiunto  faticosamente  e  nel   solo
  interesse  dell'approvazione di questo disegno di legge,  relegando
  tutta  la materia stralciata a quella legge di riforma che vogliamo
  fare.
   Non  si  comprende  per  quale ragione il  Presidente  del  Gruppo
  parlamentare  del  PDL  Sicilia, dicendo  di  volere  approvare  il
  disegno  di  legge,  finisce  per osteggiare  l'approvazione  della
  stessa  perché  il  suo intervento, che rispetto,  non  può  essere
  condiviso,  considerato che va contro quello che è stato  detto  in
  Conferenza  dei Presidenti dei Gruppi parlamentari un quarto  d'ora
  fa.
   Allora,  assessore  Gentile, chiediamo il  rispetto  dell'accordo;
  chiediamo  che  quest'Aula rispetti l'indicazione della  Presidenza
  che,  qualche minuto fa, ha chiesto di snellire l'iter se  vogliamo
  davvero, come tutti dite ma come in pochi fanno in modo che accada,
  approvare il disegno di legge entro questa sera.
   Siamo pronti a votare il disegno di legge così com'è fino a questo
  momento,  salvo  che l'Assessore non ci spieghi,  ad  esempio,  che
  questo  emendamento,  a  firma  del  Governo,  fa  cadere  l'intero
  impianto  normativo.  Se  così  stanno  le  cose,  siamo  pronti  a
  prenderne  atto  e  a  muoverci  di conseguenza,  però,  non  siamo
  disposti  neanche a discutere tutti gli altri emendamenti  che  non
  siano  a firma del Governo -  ripeto - se quello che è a firma  del
  Governo dovesse avere effetti talmente nefasti per la norma.

   FORMICA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   FORMICA.   Signor  Presidente,  onorevoli  colleghi,  per   quanto
  riguarda l'emendamento A14, vorrei capire, dove reca  al comma 1 la
  parola   definitiva  è  soppressa ,  a  cosa  si  riferisce?   Alla
  progettazione  definitiva?  Significa che  le  amministrazioni  non
  possono più chiedere il finanziamento per la progettazione ma  solo
  per l'Esecutivo?
   Questo è un primo quesito.
   Inoltre,  la  formulazione  Al comma 3 dopo le parole  degli  enti
  locali'  sono aggiunte  dell'amministrazione regionale',  significa
  che  facciamo  accedere  al  Fondo per gli  enti  locali  anche  le
  amministrazioni regionali, il che significherebbe decurtare  quello
  degli enti locali?
   Credo  che  siamo in presenza di  un cane che si  morde  la  coda'
  perché, a fronte della gravissima crisi degli enti locali, che  non
  hanno  i  fondi per progettare e che, a causa di ciò,  perdiamo  la
  possibilità di utilizzo dei Fondi europei, se, poi, approviamo  una
  norma per sbloccare questo Fondo di rotazione, che già è esiguo ma,
  contemporaneamente, liberiamo l'accesso al Fondo di rotazione anche
  alle  amministrazioni regionali, di fatto, togliamo fondi agli enti
  locali.
   Governo, delle due l'una: o prendiamo, finalmente, cognizione  che
  gli  enti locali non possono progettare perché non hanno i fondi  e
  se  non progettano non si può appaltare e se non si appalta non  si
  utilizzano i fondi, quindi, anziché diminuirlo, dobbiamo  aumentare
  il  Fondo  di  rotazione oppure lo apriamo a tutti  per  poter  far
  finanziare anche l'amministrazione regionale, non so a che  titolo,
  poi,  quindi, diminuiamo questa possibilità.
   E' il cane che si morde la coda. E poi rimane sempre quello che ho
  detto  all'inizio: cosa si intende con l'eliminazione della  parola
   definitiva'?
    Progettazione definitiva' a cosa si riferisce?

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente   della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi,  credo che il Governo,  dopo  avere  ascoltato
  l'Aula  e  spero,  con  attenzione, anche  la  Commissione,  ritiri
  immediatamente  questo  emendamento,  innanzitutto,  perché  stiamo
  parlando  di  Fondi FAS 2007-2013, quindi, di somme che  prima  che
  vengano  trasferite  al Governo  stiamo parlando  di  importi  come
  sessanta  milioni di euro nel 2009 e novanta milioni di  euro   nel
  2010, di fondi che poi arriveranno.
   Inoltre,  per  rappresentarlo alla Presidenza dell'Assemblea  e  a
  tutta  l'Aula, questa è una vera e propria deregulation, nel  senso
  che,  da una procedura trasparente per gli enti locali, dove  tutti
  potevano  partecipare, qui è l'Assessore che decide, invece,  verso
  gli  enti locali, è al contrario. E' l'Assessore che decide  a  chi
  deve  assegnare  i  Fondi per la progettazione e  non  quei  comuni
  virtuosi che procedono in base all'attuale norma, secondo il  punto
  a) inserimento nel piano triennale; secondo il punto b) finalizzare
  l'intervento  a  completamento; secondo il punto  c)  destinato  al
  fondo    degli   enti  locali;  secondo  il  punto   d)   eventuale
  cofinanziamento dell'onere.
   Con questa norma, quindi, si vuole proprio d'emblée togliere tutta
  una  serie di norme che questo Parlamento ha approvato nel rispetto
  della  trasparenza dell'azione degli enti locali. Si vuole decidere
  dall'Assessorato  direttamente chi  finanziare.  Non  c'è  bisogno,
  signor   Presidente,   del  progetto  preliminare,   del   progetto
  definitivo, del progetto esecutivo; basta avere un progetto,  senza
  specificarne il tipo.
   A  mio  avviso,  è una norma che non può essere neanche  presa  in
  considerazione ma, dato che c'è, penso che il Governo,  con  grande
  saggezza, ritirerà questa norma.

   DE LUCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE LUCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessore Gentile,
  purtroppo, devo evidenziare che, con questo emendamento, il Governo
  ha  espresso quello che è il suo concetto di autonomia, soprattutto
  degli enti locali.
   Vorrei  precisare, Assessore, intanto, che c'è stato un  dibattito
  d'Aula,  c'è stato un mio emendamento su questo tema, quando  si  è
  fatto   un  ragionamento  sulle  differenziazioni  di  livello   di
  progettazione e si è dimostrato, in quest'Aula, che ci  sono  delle
  progettazioni esecutive per le quali si impegnano anche  decine  di
  milioni di euro.
   Allora,  il  Parlamento  accolse un  emendamento,  bloccando  come
  livello  di  progettazione  a livello definitivo  perché  c'era  un
  motivo   di  fondo  che  era  legato  all'esiguità  delle   risorse
  programmate.
     Di  conseguenza, non è pensabile che, rispetto ad una previsione
  già ben individuata ed allora motivata, si faccia oggi una modifica
  sostanziale  che  rischia di impegnare decine di  milioni  di  euro
  rispetto  a progettazioni esecutive che, francamente, rischiano  di
  creare  un'ulteriore situazione -  signor Presidente, mi rivolgo  a
  lei,  in  modo particolare - rispetto a due norme che ha votato  il
  Parlamento, nell'ultima finanziaria, articolo 13 e 14.  Volevo  già
  intervenire su questo tema, sulle sue comunicazioni.
   Il 30 giugno è scaduto il termine entro il quale il Governo doveva
  presentare all'Assemblea la situazione dei residui attivi e passivi
  e  doveva presentare anche quella che era la situazione finanziaria
  degli  enti  e delle società regionali che sono esattamente  quanto
  già  prevede  l'articolo  10  per la formazione  del  documento  di
  programmazione economico-finanziaria.
   Signor  Presidente, richiamo la sua attenzione per evitare che  si
  inizi  un  percorso rispetto ad un documento che - mi  permetto  di
  sottolineare,  l'ho  fatto  già  in  altre  occasioni   -   diventa
  irricevibile poiché in violazione della legge numero 10.
   Nonostante ciò, però, il Parlamento ha approvato quelle due  norme
  -  articoli  13 e 14 - che già imponevano al Governo, entro  il  30
  giugno, la presentazione della situazione.
   Perchè sono connessi a questo ragionamento?  Perché proprio legato
  alla  situazione  dei  residui attivi, in  modo  particolare,  c'è,
  purtroppo,  l'emblema della nostra Sicilia che riguarda  l'impegno,
  attraverso una serie di APQ, di grandi progetti, risorse  impegnate
  anche  dieci anni fa - e qui potremmo aprire un grande dibattito  -
  che rappresentano esattamente le grandi incompiute e che, sotto  il
  profilo finanziario, hanno bloccato per anni delle ingenti risorse.
   Ebbene, rispetto a questo tema, prima di immaginare modifiche  del
  genere  - e mi ricollego anche alla mia premessa -, rispetto  anche
  ad  una  continua  attività di togliere risorse agli  enti  locali,
  Assessore Gentile, perché lei, con il comma 4, con la soppressione,
  con  la  modifica  del comma 4, non ha fatto altro  che  modificare
  anche  criteri già previsti dalla legge perché noi, in un dibattito
  anche  ampio, avevamo stabilito le priorità, comprendiamo  che  lei
  abbia  un  grande senso di equilibrio, per carità, però, Assessore,
  c'è  un  concetto molto semplice: i Comuni, gli enti  locali  hanno
  pari  dignità costituzionale rispetto alla Regione e quei  princìpi
  che  sono stati stabiliti in quella legge lei non li può stralciare
  con  un  semplice emendamento e stabilire che lei,  d'emblée,  poi,
  farà  un suo regolamento con una sua visione neocentralista  perché
  questo  emendamento evidenzia che il concetto  che  il  Governo  ha
  delle autonomie locali è uguale o pari a zero.
   Di  conseguenza, se questa è la premessa - Assessore,  non  ce  ne
  voglia  -  non ci fidiamo di una visione sbagliata che  il  Governo
  rischia di avere nei confronti delle autonomie locali.
   Signor  Presidente, pertanto, chiedo che il Governo ritiri  questo
  emendamento perché è totalmente fuori luogo. Vorrei fare,  inoltre,
  una  comunicazione formale sul mancato rispetto dei tempi  previsti
  dagli articoli 13 e 14.
   Considerato  che avete già discusso in Conferenza  dei  Presidenti
  dei   Gruppi  parlamentari  un  percorso  riguardante  i  documenti
  finanziari,  la  invito a sollecitare il Governo, questa  volta,  a
  rispettare  quanto questo Parlamento ha già stabilito con  l'ultima
  finanziaria perché, su questo tema, ci sono stati ampi confronti e,
  soprattutto,  ci sono delle risorse che non si capisce  perché,  da
  anni,  sono bloccate rispetto ad alcune emergenze che, sicuramente,
  possono  essere  affrontate attraverso una naturale  rinegoziazione
  dei vari APQ sottoscritti con lo Stato.

   PRESIDENTE. Prima di dare la parola ai colleghi che hanno  chiesto
  di  intervenire  - sono tanti -, vorrei esplicitare  l'orientamento
  della Presidenza.
   In considerazione del fatto che il disegno di legge, praticamente,
  è  già  fatto, nel senso che il lavoro che era urgente fare è stato
  già  svolto,  tutte queste norme, se pur importanti e qualificanti,
  sono trasferite d'Ufficio alla Commissione di merito.
   La  IV  Commissione, se vorrà, avrà la possibilità di redigere  un
  testo  ovviamente  che,  nel merito, possa essere  approfondito  in
  queste  giornate  e  il Parlamento sarà disponibile  ad  approvarlo
  anche prima della fine della sessione estiva.
   Così rimane stabilito.

   GENTILE, assessore  per le infrastrutture e la mobilità. Chiedo di
  parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   GENTILE,  assessore  per le infrastrutture e la  mobilità.  Signor
  Presidente,  onorevoli  colleghi, era  semplicemente  una  modifica
  all'articolo  31  della legge regionale che abbiamo  approvato  nel
  maggio del 2009, per consentire anche ai comuni che hanno dei porti
  di poterli progettare, quindi, niente di che. Vi era la possibilità
  per  i  comuni che hanno dei porti di potere fare dei  progetti  ed
  attingere ai finanziamenti che abbiamo disponibili.
   Per  quanto mi riguarda, non ho problemi a ritirare l'emendamento,
  visto anche che i fondi FAS non sono ancora disponibili.
   Ritiro, pertanto, l'emendamento.

   PRESIDENTE. L'Assemblea ne prende atto.
   Si passa all'articolo 10. Ne do lettura:

                             «Articolo 10
                            Entrata in vigore

   1.  La  presente  legge sarà pubblicata nella  Gazzetta  ufficiale
  della  Regione siciliana ed entrerà in vigore il giorno  successivo
  alla pubblicazione.

   2.  E'  fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e  di  farla
  osservare come legge della Regione».

   Lo  pongo  in  votazione. Chi è favorevole  resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)

   ADAMO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ADAMO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo sull'idea
  di  riportare  in Commissione una banale norma che prevede  che  il
  Fondo di rotazione possa essere usato dai Comuni della Regione  che
  hanno più di 15.000 abitanti.
   Complimenti, è la risposta che diamo a Tremonti che dice  che  non
  sappiamo né progettare né realizzare le opere
   Complimenti  a  tutti  noi e complimenti al PDL  lealista  che  si
  diverte invece di fare il suo dovere; che decide di divertirsi
   Signor Presidente, mi dispiace veramente: si trattava di una norma
  di banale buona amministrazione.
   Sostenere che al Fondo di rotazione possono accedere i Comuni  che
  hanno  più  di  15.000 abitanti e la Regione  che  è  di  interesse
  sovracomunale,  per esempio, può intervenire, se in  Aula  vogliamo
  giocare  e divertirci, lo possiamo fare ma non contro gli interessi
  dei siciliani.
   Bellissima  la  risposta  che mandiamo a Tremonti.  Complimenti  a
  tutta l'Aula

   PRESIDENTE.   Comunico  che  è  stato  presentato,  dal   Governo,
  l'emendamento 117.1:
   «All'articolo 1, punto 26, lettera g) sono soppresse le parole  di
  cui alla presente normativa».

   Lo  pongo  in  votazione.  Chi è favorevole resti  seduto;  chi  è
  contrario si alzi.

                            (E' approvato)


   Presidenza del presidente Cascio


                        Sull'ordine dei lavori

   SPEZIALE. Chiedo di parlare sull'ordine dei lavori.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   SPEZIALE.  Signor  Presidente, sono sempre  ossequioso  delle  sue
  decisioni,  pertanto, considero la sua decisione di  rinviare  alla
  Commissione  di  merito  una parte del testo  e  degli  emendamenti
  saggia.
   Voglio  cogliere l'occasione per dire che, stasera, approviamo  un
  testo  che  ci aggancia, in modo dinamico, alla normativa nazionale
  per quanto riguarda le procedure di appalto.
   Consiglierei all'Assessore di predisporre un testo di riforma  dei
  lavori  pubblici  in  cui i temi che riguardano  le  procedure,  lo
  snellimento   delle  procedure,  la  tutela  delle  imprese   venga
  affrontato complessivamente e non  a spizzichi e bocconi'.
   Si potrebbe pensare, Assessore, utilizzando questa opportunità che
  ci  viene offerta dalla decisione del Presidente dell'Assemblea, di
  trasferire questa competenza alla IV Commissione perché,  nel  mese
  di  settembre,  ci  possiamo dotare di una nuova legge  sui  lavori
  pubblici, dato che i lavori pubblici non sono soltanto modalità  di
  aggiudicazione.
   In  questo  caso,  le  consiglierei,  Assessore,  di  valutare  la
  possibilità  che ci sia l'aggancio dinamico al complesso  di  norme
  sui lavori pubblici che viene regolato dal Parlamento nazionale.
   Abbiamo  bisogno  di una legge perché l'ultima  legge  sui  lavori
  pubblici  è quella del 1993 ed abbiamo bisogno, necessità,  che  la
  Sicilia si doti di una nuova legge.
   Reputo che abbia fatto bene, signor Presidente, a restituire  alla
  Commissione  una  parte  degli  articoli  e  invito,  pertanto,  la
  Commissione  ed  il  Governo a predisporre  un  testo  organico  di
  riforma dei lavori pubblici per portarlo all'esame dell'Aula  entro
  il mese di settembre.


   Presidenza del presidente Cascio


       Seguito della discussione del disegno di legge  Modifiche
        ed integrazioni alla normativa regionale in materia di
                           appalti  (568/A)

   PRESIDENTE. Riprende il seguito della discussione del  disegno  di
  legge  numero  568/A   Modifiche  ed  integrazioni  alla  normativa
  regionale in materia di appalti .

   Si passa alla votazione finale.

   MAIRA. Chiedo di parlare per dichiarazione di voto.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MAIRA.   Signor   Presidente,   onorevoli   colleghi,   tengo    a
  sottolineare,  in  premessa  di  questo  mio  intervento,  che   il
  dibattito  parlamentare e, quindi, anche le dichiarazioni  di  voto
  fanno  parte  integrante degli atti parlamentari dell'iter  di  una
  legge, restano come viatico normativo per quello che bisognerà fare
  dopo  ogni  legge  che variamo e servono anche come interpretazione
  autentica della legge.
    Perché questa premessa?
     Perché  il  confronto con le associazioni di  categoria  che  ha
  impegnato  il  Governo  ma anche gli  organi  parlamentari  e,  per
  ultimo,  stamattina, anche la Commissione regionale  antimafia,  ha
  dovuto  prendere, purtroppo, delle decisioni che,  all'apparenza  e
  nella immediatezza, possono sembrare di disattenzione nei confronti
  delle    associazioni   di   categoria,   le   quali    chiedevano,
  sostanzialmente, ogni rigetto del disegno di legge  così  come  sta
  per  essere  approvato  sostanzialmente,  una  presa  d'atto  della
  normativa   nazionale.   In  ogni  caso,  ne   chiedevano   qualche
  aggiustamento  che rendesse la norma nazionale più  accessibile  ai
  bisogni della Sicilia.
   Con  argomenti  che possono anche essere giusti,  sbagliati,  che,
  comunque, ruotano intorno ad un progetto, quello che tutte le opere
  pubbliche,  tutti  gli  appalti in Sicilia hanno  il  sapore  degli
  interessi delle organizzazioni mafiose, credo che il Governo  debba
  dare   atto   a   quest'Aula  e  alla  Commissione  Antimafia,   in
  particolare,  quindi,  all'UDC, di non avere  cavalcato  la  tigre.
  Sarebbe  stato molto facile, anche nel dibattito d'Aula  di  questa
  sera,  scagliarci  contro  il  disegno di  legge  nell'impostazione
  governativa   per  dire  che  hanno  ragione  le  associazioni   di
  categoria. Sarebbe stato un fatto populista e clientelare,  mentre,
  come al solito, l'UDC è un Gruppo parlamentare che si richiama alla
  serietà dei comportamenti istituzionali.
   Allora, prendendo atto da due circostanze che sono imprescindibili
  -   e   vorrei  che  gli  amici  delle  associazioni  di  categoria
  valutassero appieno quello che sto per dire - questo Parlamento, il
  Governo,  di  fronte  ad un procedimento di infrazione  dell'Unione
  Europea,  che  deve concludersi entro il mese di  luglio,  non  può
  certamente   discostarsi  da  quelle  che  sono   le   prescrizioni
  dell'Unione Europea perché la Sicilia nell'Europa o ci sta o non ci
  sta.
   Non  possiamo  cercare dei benefici ma dobbiamo  ottemperare  alle
  prescrizioni,  tenendo presente però che i tavoli  sono  due,  cioè
  quello  normativo e quello legislativo, che è quello in cui  stiamo
  discutendo  stasera, dove questo Parlamento, tranne  a  far  ridere
  l'Europa,  non  può  fare altro che ottemperare  alle  prescrizioni
  dell'Unione Europea.
   Per  quanto riguarda il tavolo politico, credo che tutti,  seppure
  con  motivazioni,  osservazioni,  concetti  e  posizioni  politiche
  diverse, abbiamo sostenuto una cosa prendendo l'impegno.
   Va  fatta ogni sollecitazione possibile nei confronti del  Governo
  nazionale per adeguare la normativa nazionale a quelle che sono  le
  esigenze  che  possono  nascere come nascono  dalla  Sicilia,  come
  possono  nascere e credo che nasceranno da altre Regioni  d'Italia,
  cioè  un  correttivo  alla  normativa  nazionale  che  consenta  di
  adeguare  la normativa regionale alle esigenze - che possono  anche
  essere reali - portate avanti dalle associazioni di categoria.
   Allora,  da questo punto di vista, credo che bisogna ribadire,  in
  quest'Aula,  che  il  confronto politico alto  e  serio  in  questo
  Parlamento,  così come per il Governo, così come per la Commissione
  Antimafia,  per  quelle  che sono le competenze  della  Commissione
  Antimafia,  dovrà  aprire  nei  confronti  del  Governo  nazionale,
  impegnandosi affinché questo disegno di legge sia migliorativo.
   Per  il  resto, ha fatto bene il Presidente dell'Assemblea a  fare
  ritirare  tutti  gli  emendamenti aggiuntivi  perché,  chiaramente,
  quella proposta di emendamento governativo che riguardava il  Fondo
  di  rotazione va incontro, oltre alle cose che si sono  già  dette,
  alle cose che leggiamo in questi giorni. Cosa intendo dire?
   Intendo dire che, quando il Presidente Lombardo si richiama ad una
  ipotesi  di  abolizione delle Province,  ipotizzando  Consorzi  dei
  Comuni e ipotizzando che guardano verso l'alto, aumentando le  loro
  competenze,  entra  in  condizione  ogni  normativa,  come   quella
  dell'emendamento che il Presidente dell'Assemblea ha  appena  fatto
  ritirare,  che, invece, mira a togliere competenze e,  soprattutto,
  risorse finanziarie ai Comuni.
   Allora, ha fatto bene il Presidente a rimandare in Commissione  di
  merito   tutta   la   materia,   per   quello   che   merita   come
  approfondimento.
   Per  concludere,  il  Gruppo UDC anticipa il  voto  favorevole  al
  disegno di legge, nel suo complesso, così come è stato esitato  dal
  voto dei singoli articoli ed emendamenti, da parte di quest'Aula.

   CAPUTO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   CAPUTO. Signor presidente, onorevoli colleghi, assessori, ci  sono
  volute  almeno dieci sedute, molte delle quali andate a  vuoto  per
  mancanza  del numero legale, per fare capire al Governo e a  questa
  eterogenea  maggioranza che quel disegno di legge,  così  come  era
  concepito, non poteva andare avanti.
   Siamo  stati costretti ad usare i toni e le parole forti per  fare
  capire  a chi ha voluto questo disegno di legge ed alla maggioranza
  che, in maniera caparbia e, a volte, anche irragionevole, ha difeso
  questo  Governo, che questo disegno di legge, così come  era  stato
  formulato,   avrebbe   avuto   un  solo   beneficiario,   un   solo
  interlocutore che si chiama  Cosa Nostra .
   Questa  norma  avrebbe  favorito e  legittimato  le  infiltrazioni
  mafiose  della  criminalità organizzata all'interno  degli  appalti
  pubblici e non avrebbe garantito nessuno degli imprenditori  onesti
  di questa Sicilia.
   Ci  sono  volute  battaglie  d'Aula, mancanza  di  numero  legale,
  opposizione norma su norma per fare capire a chi non voleva  capire
  che  quella norma andava radicalmente cambiata, che necessitava  di
  un   dibattito   aperto  in  Parlamento  e   che   necessitava   di
  un'attenzione e di un coordinamento con la norma nazionale.
   Chi   come  me,  come  l'onorevole  Maira,  l'onorevole  Speziale,
  l'onorevole Marrocco, ha avuto la possibilità, oggi, in Commissione
  Antimafia, di ascoltare i rappresentanti dell'ANCI, si è reso conto
  del  grido  di  allarme che in questo Parlamento  non  riusciva  ad
  arrivare  perché,  quando gli imprenditori ci dicevano  che  questa
  norma  esclude  la  gente  per  bene,  favorisce  le  infiltrazioni
  mafiose,  il  lavoro  nero, la insicurezza nei  luoghi  di  lavoro,
  favoriva  tutto quello che abbiamo sempre detto di non dovere  fare
  in Sicilia, è stato necessario un intenso rapporto e confronto, non
  soltanto  con la maggioranza ma anche con le opposizioni che  hanno
  dimostrato l'opposizione.
   Ogni  tanto  si  chiede  di  non  fare  soltanto  l'opposizione  e
  l'opposizione ha dimostrato che, sulle norme serie, i  suggerimenti
  li ha dati e li sa dare.
   Oggi,  se  questo disegno di legge arriva al voto d'Aula è  perché
  sia  da  parte nostra sia da parte del Governo e della  maggioranza
  eterogenea e scomposta si è capito che non si poteva andare  avanti
  con  la  logica  dei  numeri ma ci si doveva  confrontare  con  gli
  argomenti  responsabilmente,  come stabilisce  il  bravo  onorevole
  Falcone  che  ha  dato  questi suggerimenti  alla  maggioranza,  al
  Governo e all'onorevole Adamo e dico che, quando si vuole insistere
  a  costo  di  compromettere il voto di questo disegno di  legge  su
  norme   come   quella  che  lei  voleva  si  votasse   perché   era
  impresentabile  e  avrebbe  messo in ginocchio  le  amministrazioni
  locali,  allora, oggi, esce una norma che, forse, se  correttamente
  applicata, può dare un serio segnale al mondo dell'edilizia  che  è
  stato messo in ginocchio dall'arroganza di questa maggioranza.

                  (Applausi dai banchi della destra)

   BUZZANCA. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   BUZZANCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi

   SPEZIALE. Intervieni in dissenso del Gruppo?

   BUZZANCA. No, intervengo per dichiarazione di voto.
   L'iter  di  questo  disegno  di legge  è  stato  certamente  molto
  travagliato.  Abbiamo  tentato di apportare  dei  miglioramenti  ed
  abbiamo  cercato  di  togliere  ciò che  poteva  compromettere,  in
  Sicilia,  il meccanismo complesso, importante, delicato dei  lavori
  pubblici.
   Vi era, forse, il tentativo da parte del Governo di introdurre, in
  maniera  non  chiara, alcune norme che avrebbero  portato  non  già
  giovamento ma, al contrario, nocumento al sistema degli appalti  in
  Sicilia.
   Dobbiamo  dare atto che l'Assessore Gentile alcuni  sforzi  li  ha
  fatti,  alcuni suggerimenti li ha raccolti. Vi è stata, certamente,
  da  parte  dell'Assemblea, la volontà di migliorare  l'impianto  di
  questo disegno di legge; di farlo con senso di responsabilità e  di
  evitare che si giungesse troppo frettolosamente alla definizione di
  un disegno di legge.
   Il  Popolo  della  Libertà  si  è  reso  conto,  nel  corso  della
  travagliata via che porterà all'approvazione, di quanto gravi siano
  i  problemi all'interno della maggioranza, delle contraddizioni che
  scoppiano  ogni  giorno e che, certamente,  non  ci  consegnano  un
  percorso normativo facile, non ci consentono di stare tranquilli e,
  soprattutto,  non  danno ai siciliani quella serenità  della  quale
  hanno bisogno.
   In  questo contesto, il Popolo della Libertà, non ha fatto mancare
  mai  la  spinta  verso  la  ottimizzazione  di  qualunque  percorso
  normativo e, anche in questo caso, lo ha fatto.
   L'Assessore,  nel  momento in cui ha voluto  confrontarsi  con  le
  forze politiche, ha voluto confrontarsi con le forze sindacali,  ha
  voluto  confrontarsi  con  le  organizzazioni  di  categoria,   ha,
  certamente,  cercato  di raccogliere quello  che  era  l'humus  che
  serpeggiava  perché, fin qui, abbiamo visto come il  sistema  degli
  appalti  non  funzioni, come vi è bisogno di una norma radicale  di
  trasformazione degli errori in norme che siano finalmente chiare  e
  che  limitino al minimo il grande contenzioso che affligge gli enti
  locali,   i   Comuni,  le  Province  e  che  affligge   la   stessa
  amministrazione regionale.
   Certo, abbiamo dovuto combattere per far capire che alcune norme -
  penso all'emendamento A14 - avrebbero arrecato un danno enorme alle
  comunità locali, avrebbero arrecato un danno impressionante e,  per
  fortuna,  con i chiarimenti che abbiamo fornito, con i suggerimenti
  che  sono  venuti da questa parte politica, si è giunti  a  cassare
  quell'emendamento che non esito a definire odioso.
   Tuttavia, Assessore,  ritengo che, in questo disegno di legge, non
  siano  state  recepite le legittime aspettative  della  parte  sana
  dell'imprenditoria siciliana che si è espressa in modo chiaro.
   Ritengo  che  abbiamo l'obbligo di ascoltare  chi  rappresenta  le
  categorie produttive sotto il profilo imprenditoriale, edilizio, in
  questa nostra martoriata Regione, con una Regione che è ferma,  con
  una amministrazione regionale che non da segno di vivacità e che ci
  obbliga,  ogni giorno, a sopportare i ritardi che, forse, diventano
  irreparabili.
   E se questo è il dado e se questo è il momento attraverso il quale
  tutte le forze politiche devono dare il proprio contributo ma anche
  il  Governo deve recitare, fino in fondo, la propria parte, noi non
  ci  sentiamo  -  lo  dico  a nome del Popolo  della  Libertà  -  di
  approvare questa norma.
   Riteniamo   sia  necessario  un  approfondimento;  riteniamo   sia
  necessario   un   aggiustamento  e,  quindi,   signor   Presidente,
  Assessore,   onorevoli  colleghi,   non  parteciperemo   a   questa
  votazione, avendo la consapevolezza che - anche l'assessore lo  sa,
  anche  il  Governo è consapevole - bisogna aggiustare il tiro,  che
  bisogna  intervenire in maniera più raffinata,  che  bisogna  saper
  cogliere  le  istanze  che  vengono dal mondo  delle  produzioni  e
  questo, stasera, qui, non è accaduto.
   Ci  spiace dirlo ma avremmo voluto una norma che rispondesse  alle
  esigenze  della Sicilia e dei siciliani; avremmo voluto  una  norma
  che, rispettando, certamente, la legalità, la lotta alla mafia,  la
  trasparenza, si muovesse in questa direzione.
   Così non è, per cui il Popolo della Libertà, responsabilmente, non
  parteciperà a questa votazione.

   APPRENDI. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   APPRENDI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, sarò brevissimo.
   Non credo che vi siano leggi, normative che possano sconfiggere la
  mafia  perché qui viene fatta una esaltazione e si entra  anche  in
  contraddizione nello stesso schieramento. Da un lato,  infatti,  il
  presidente  Caputo ha detto che finiranno le infiltrazioni  mafiose
  negli  appalti; dall'altro lato, l'onorevole Buzzanca,  invece,  ha
  sottolineato tutto l'opposto.
   Potreste mettervi d'accordo prima di intervenire?
   Questo agevolerebbe anche i lavori d'Aula.
   E' stata esaltata, peraltro, la normalità; sono state ascoltate le
  organizzazioni  di categoria e sta nella norma che  le  Commissioni
  procedano,  in maniera naturale, ad ascoltare le organizzazioni  di
  categoria, per cui mi pare un'esaltazione superflua.
   Posso  dirle  una cosa, signor Presidente e lo dico  all'Aula:  ho
  presentato due emendamenti all'elaborato e, anche su questo, voglio
  dire che nessuno si può sognare che una legge entri in Aula ed esca
  per come entra.
   Il contributo dei parlamentari mi sembra naturale e, di questi due
  emendamenti, uno è stato approvato anche se modificato dal  Governo
  ed  è  proprio quello all'articolo 7. Sono soddisfatto  perché,  in
  effetti,  introduce trasparenza, la comunicazione per  tempo  delle
  ditte che subentrano ai lavori, i subappaltatori.
   Mi  dispiace che, nella riscrittura, sia saltato l'emendamento 7.6
  per  una distonia tecnica - probabilmente, mi sono distratto  -  e,
  certamente,  sarebbe stato elemento, anche questo, di  trasparenza;
  era  quello  che  diceva  che  gli affidamenti  di  subappalto  non
  potranno subire una riduzione superiore al 10 per cento.
   Questa  poteva  essere  una norma, sì, a  garanzia  della  piccola
  impresa, di quella piccola impresa che, molto spesso, subisce tagli
  fortissimi nel subire - scusate la ripetizione - il subappalto, con
  tagli  altissimi che mettono in discussione la sicurezza nei  posti
  di lavoro, che introducono spesso anche il lavoro nero.

   DE BENEDICTIS. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   DE  BENEDICTIS. Signor Presidente, onorevoli colleghi,  intervengo
  per  due minuti soltanto per dire qual è stato lo spirito col quale
  abbiamo affrontato questo disegno di legge perché, poi, il cuore di
  tutto  stava in questo dovuto adeguamento alle norme che riguardano
  il  criterio  di  aggiudicazione degli appalti, intanto  necessario
  perché  veniamo da una norma che si è resa impraticabile  -  voglio
  ricordarlo   -,  scritta  sotto  dettatura  da  parte   di   questo
  Parlamento,  sotto  dettatura degli stessi imprenditori  che  credo
  avevano, forse, altre intenzioni ma questo è stato il risultato.
   Abbiamo  fatto  nostre  le  preoccupazioni  -  voglio  dirlo   con
  chiarezza  - in Sicilia del massimo  ribasso, consapevoli  che  non
  era  tema  di  demagogia facile, come molti colleghi  hanno  fatto,
  immaginandosi scappatoie e sotterfugi.
   La   Corte  Costituzionale  aveva  posto,  infatti,  con  le   sue
  interpretazioni,   vincoli  ben  precisi   all'azione   di   questo
  Parlamento  ma, all'interno di questi vincoli, abbiamo ritenuto  di
  dare  un  contributo proprio per mitigare gli effetti che, noi  per
  primi, riconosciamo pericolosi di questa applicazione incontrollata
  del  massimo ribasso perché ribassi eccessivi non sono garanzia  né
  di buona esecuzione delle opere né di buona condotta da parte delle
  opere stesse in capo ai direttori dei lavori e fanno immaginare  un
  vantaggio  che,  in  realtà, è tutto teorico e nasconde  insidie  e
  svantaggi.
   Crediamo che, pur dovendoci adattare al criterio nazionale,  siano
  state introdotte in questa norma dei possibili miglioramenti che ci
  auguriamo possano funzionare.
   Naturalmente,  siamo  ben  consci della  problematicità  di  tutto
  questo,  della necessità che si è posta anche a livello  nazionale,
  dell'impegno  che stiamo assumendo tutti quanti nel  modificare  di
  concerto,  parimenti alle modifiche del criterio  nazionale,  anche
  qui il criterio di aggiudicazione in Sicilia con un rinvio dinamico
  che già questa norma contiene ma, più in generale, nell'adeguare la
  normativa intera sugli appalti in Sicilia a quello che è il  codice
  dei  contratti  che  presto questo Parlamento  deve  assumere  come
  prossimo impegno e che ci rivedrà tutti quanti al lavoro.

   MANCUSO, presidente della Commissione. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   MANCUSO,   presidente   della  Commissione.   Signor   Presidente,
  onorevoli  colleghi, per dovere istituzionale nei suoi confronti  e
  nei   confronti   del   Governo,   considerata   la   dichiarazione
  dell'onorevole Buzzanca, per il nostro Partito, direi, non  per  il
  nostro  Gruppo,  che ci assenteremo dall'Aula per la  votazione  di
  questo disegno di legge e, considerata la mia qualità di Presidente
  di Commissione, non me ne voglia né la Presidenza né il Governo.
   E'  chiaro  che  condividiamo quello che l'onorevole  Buzzanca  ha
  detto.  L'Associazione  nazionale dei  costruttori  edili  e  tutti
  quelli  che  avevano  partecipato a questo  testo  non  sono  stati
  ascoltati e noi riteniamo di difendere ancora le loro prerogative.
   Desideriamo ancora sentire ed ascoltare il loro grido di dolore  e
  la  nostra  battaglia continuerà in questo Parlamento per difendere
  quelle  associazioni, quei costruttori che si ritengono  liberi  e,
  sicuramente, trasparenti.
   Ci  dispiace che il Governo - anche se, stamattina, ha  dichiarato
  qualcosa  di  diverso - non abbia recepito quanto  le  associazioni
  avevano stabilito non più tardi di ieri sera.

   ROMANO. Chiedo di parlare.

   PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

   ROMANO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo solo per
  la   dichiarazione  di  voto,  per  confermare  al  Movimento   per
  l'Autonomia   l'appoggio   su   questo  importante   provvedimento,
  ribadendo che la parte centrale del provvedimento, l'articolo 4, ha
  trovato  un  lungo dibattito ed un'ampia condivisione,  alla  fine,
  magari,  non esaustiva di tutti i problemi che le categorie avevano
  posto  fino a stamattina, ascoltati anche in Commissione  Antimafia
  ma  che, comunque, avvia un processo, Assessore, signor Presidente,
  di  riforme dove quel numero fisso, 7 virgola etc., viene  saltato,
  dove  viene tutelata la sicurezza sui luoghi di lavoro, il rispetto
  del  personale e dove questa formula originale che abbiamo proposto
  può essere sicuramente l'inizio di una riforma importante che dovrà
  vederci impegnati tutti.
   Nel   confermare  questo  e  la  straordinaria  importanza   anche
  dell'articolo  8  che  apre  un processo  nuovo  di  sostegno  alla
  legalità ed alla tutela del mondo del lavoro, penso che, anche  con
  questo  disegno  di  legge che ci stiamo accingendo  ad  approvare,
  avviamo  un  cammino importante, continuiamo ad avviare un  cammino
  importante verso la stagione delle riforme.


   Presidenza del presidente Cascio


     Votazione finale per scrutinio nominale del disegno di legge
                             numero 568/A
   «Modifiche ed integrazioni alla normativa regionale in materia di
                               appalti»

   PRESIDENTE.  Si passa alla votazione finale per scrutinio  nominale
  del  disegno  di legge numero 568/A «Modifiche ed integrazioni  alla
  normativa regionale in materia di appalti».
   Indìco la votazione.
   Chiarisco  il significato del voto: chi vota sì preme il  pulsante
  verde; chi vota no preme il pulsante rosso; chi si astiene preme il
  pulsante bianco.
   Dichiaro aperta la votazione.

                      (Si procede alla votazione)

   Votano  sì:  Adamo,  Ammatuna, Ardizzone,  Arena,  Aricò,  Bonomo,
  Calanducci,  Caronia, Cascio Salvatore, Cimino, Colianni,  Cordaro,
  Cracolici, Cristaudo, Currenti, D'Agostino, De Benedictis, De Luca,
  Di  Benedetto,  Digiacomo, Di Mauro, Donegani,  Faraone,  Federico,
  Ferrara,  Forzese,  Galvagno, Gentile,  Gianni,  Greco,  Gucciardi,
  Incardona, Laccoto, Leanza Nicola, Lentini, Lupo, Maira, Marinello,
  Marrocco,  Marziano,  Minardo, Musotto, Nicotra,  Oddo,  Panarello,
  Panepinto,  Ragusa,  Raia,  Romano,  Ruggirello,  Savona,   Scilla,
  Speziale, Termine.

   Sono  in  congedo:  Beninati, Campagna, Caputo, Cintola,  D'Asero,
  Fiorenza, Marinese, Pogliese, Rinaldi, Scammacca.
   Dichiaro chiusa la votazione.

                       Risultato della votazione

   PRESIDENTE.   Proclamo  l'esito  della  votazione  per   scrutinio
  nominale:

   Presenti            55
   Votanti             54
   Maggioranza         28
   Favorevoli          54

                         (L'Assemblea approva)

   Onorevoli  colleghi,  la seduta è rinviata a  martedì,  20  luglio
  2010, alle ore 16.00, con il seguente ordine del giorno:


   Presidenza del presidente Cascio


      I  -Comunicazioni

      II   -  Lettura, ai sensi e per gli effetti degli articoli  83,
       lettera d), e 153 del Regolamento interno, delle mozioni:

       numero 206   «Chiarimenti sulla ventilata chiusura,  da  parte
                 della  'Serit Sicilia s.p.a.', di   alcuni sportelli
                 di riscossione in Sicilia».

       numero 207    «Iniziative  a  tutela  di  nove  professionisti
                 altamente    specializzati   in   servizio    presso
                 l'Assessorato  salute - Dipartimento  pianificazione
                 strategica».

      III  -Discussione del disegno di legge:

       «Interventi urgenti per i superstiti del nubifragio di
       Messina» (478/A)

      IV  - Discussione sulla relazione della Commissione parlamentare di
       inchiesta  e  vigilanza sul fenomeno della mafia  in  Sicilia,
       approvata ai sensi dell'articolo 7, comma 1, della legge regionale
       14 gennaio 1991, numero 4.

                   La seduta è tolta alle ore 20.32

                        DAL SERVIZIO RESOCONTI
                             il Direttore
                      dott.ssa Iolanda Caroselli

   ALLEGATO:

   Risposte scritte ad interrogazioni - Rubrica  «Autonomie locali  e
  funzione pubblica»

   DONEGANI. - «Al Presidente della Regione e all'Assessore  per  la
  famiglia,  le  politiche sociali e le autonomie  locali,  premesso
  che:

   ai  consiglieri comunali di Villalba (CL) - unico caso  in  tutta
  la  Nazione  -  è  stato inibito l'accesso presso gli  uffici  del
  comune  per  l'esercizio delle proprie funzioni e  prerogative  in
  materia  di  accesso  agli  atti  per  33  (trentatré)  delle   36
  (trentasei)  ore lavorative settimanali, impedendo  loro  così  di
  esercitare  il  proprio  mandato  di  verifica  e  controllo   del
  comportamento degli organi istituzionali decisionali del comune  -
  sindaco,   giunta,  funzionari  -  (legge  n.   241   del   1990),
  conseguibile   con   l'esercizio  del  diritto-dovere,   pieno   e
  incomprimibile,    di   partecipazione   alla    vita    politico-
  amministrativa;

   a  stabilirlo è stato uno dei controllati: il sindaco di Villalba
  che,  con propria determina n. 21 del 10 dicembre 2008, ha fissato
  in n. 3 (tre) ore settimanali, il venerdì dalla ore 10 alle 13, il
  tempo entro il quale i consiglieri comunali possono esercitare  le
  loro  funzioni e prerogative in materia di accesso agli  atti  del
  comune,  in  evidente violazione della legge che ha attribuito  al
  consiglio  comunale  ed  ai  singoli  consiglieri  i  compiti   di
  indirizzo  e  controllo politico-amministrativo o  di  particolare
  rilevanza,  stante  che  con il nuovo sistema  ordinamentale  sono
  state  azzerate  le  altre precedenti forme di controllo,  facendo
  quindi  venire  meno  il  diritto, pieno e  non  comprimibile,  di
  accesso agli atti del comune;

   pertanto,  nel  comune  di Villalba non opera  alcun  sistema  di
  controllo  per l'impossibilità dei consiglieri di accedere  presso
  gli  uffici  comunali  per acquisire informazioni,  visionare  e/o
  estrarre copia di atti;

   tenuto  conto  che  la determina sindacale è stata  adottata  con
  dolo,   perché  conseguente  all'attività  ispettiva  del   gruppo
  consiliare  di  minoranza  'Insieme  per  Villalba',  sfociata  in
  diverse  iniziative  di denuncia politica  con  la  formazione  di
  interrogazioni,  manifesti, comunicati ed ordini  del  giorno  mal
  tollerati  dal sindaco (attribuzione emolumenti a un  responsabile
  di  P.O.,  uso  illegittimo del fondo di rotazione  per  le  opere
  pubbliche,  acquisto strumenti musicali con contributo  regionale,
  incarico  revisione  PRG, piano di recupero  del  centro  storico,
  condizioni di abbandono del patrimonio comunale, progetto recupero
  Piazza V. Emanuele, ecc.);

   rilevato  che  nei procedimenti di cui agli atti identificati  in
  calce alla presente, oggetto di azione ispettiva e di denuncia  da
  parte   dei   consiglieri  del  gruppo  consiliare  «Insieme   per
  Villalba», è possibile rilevare gravi e persistenti violazioni  di
  legge  da parte del sindaco, come peraltro risultante dal  copioso
  fascicolo  del  dipartimento regionale  -  servizio  2   Famiglia
  politiche sociali e autonomie locali;

   per sapere:

   se,   alla  luce  di  quanto  esposto,  non  ritengano  opportuno
  intervenire autorevolmente per cassare immediatamente la determina
  sindacale  n. 21 del 10 dicembre 2008 e ripristinare,  quindi,  il
  diritto di accesso pieno e incomprimibile dei consiglieri comunali
  ad  acquisire informazioni, visionare e/o estrarre copia  di  atti
  presso gli uffici del comune di Villalba;

   se  non  ritengano  opportuno attivare  un'azione  ispettiva  nel
  comune  di  Villalba al fine di accertare le gravi  e  persistenti
  violazioni   di  legge  esposte  in  premessa  e  denunciate   dai
  consiglieri   comunali   di  Villalba  all'Assessorato   Famiglia,
  politiche sociali e autonomie locali;

   stante   la   preoccupante  e  oramai  insostenibile   situazione
  determinatasi nel comune di Villalba, se non ritengano di attivare
  la  procedura di rimozione del sindaco (art. 40, legge n.  142/90)
  per le gravi e persistenti violazioni di legge esposte.» (317)

   Risposta.  -  «Si  riscontra  l'interrogazione  n.  317,  a  firma
  dell'onorevole   Donegani,  pervenuta  agli   Uffici   di   diretta
  collaborazione di questo Assessorato con nota n. 919 del 28  maggio
  2010 della Segreteria Generale della Presidenza della Regione.
   Il  Dipartimento  Regionale delle Autonomie Locali,  in  proposito
  interpellato, ha trasmesso copia della nota prot. n.  1117  del  24
  novembre  2009 del Comune di Villalba.
   Riferisce in tale nota il Segretario comunale che:
    ·con la determinazione n. 21 del 10 dicembre 2008,  in esecuzione
       dello Statuto comunale e del Regolamento del Consiglio Comunale, il
       Sindaco ha regolamentato le giornate e la fascia oraria di accesso
       agli atti del comune, da parte dei consiglieri comunali;
  ·con ricorso al T.A.R. del 29 gennaio 2009 i consiglieri comunali
  del gruppo di opposizione impugnavano detta determina;
  ·in data 29 gennaio 2009, con nota prot. n. 429, il Segretario
  comunale, in considerazione  di errore procedurale  riguardante il
  provvedimento di approvazione del Regolamento richiamato dalla
  determina sindacale de quo, invitava il Sindaco ad annullare in
  autotutela detta determina;
  ·con determina n. 8 del 29 gennaio 2009 il Sindaco, ritenute valide
  le argomentazioni contenute nella nota del Segretario comunale
  sopra citata provvedeva ad annullare in autotutela la determina di
  cui all'interrogazione n. 21 del 10 gennaio 2008 avente ad oggetto
   Diritto di accesso agli atti del comune dei consiglieri comunali.
  Disciplina .

     Tanto si rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento.».

                              L'Assessore
                           dott.ssa Caterina
                               Chinnici

   LUPO.  -  «Al  Presidente  della Regione,  all'Assessore  per  la
  famiglia,  le  politiche sociali e le autonomie  locali,  premesso
  che:

   i  comuni  siciliani soffrono gravi difficoltà finanziarie  e  di
  bilancio   dovute   alla  riduzione  delle   entrate   a   seguito
  dell'abolizione dell'ICI prima casa ed alle nuove regole sul patto
  di stabilità;

   l'articolo 77 bis, comma 8, del decreto legge n. 112 del  2008  -
  convertito  con modificazioni dalla legge n. 133 del 2008  -  come
  modificato  dall'articolo  2, comma  41,  lett.  c),  della  legge
  finanziaria 2009, prevede che le entrate derivanti dalla  cessione
  di  azioni  o  quote di società operanti nel settore  dei  servizi
  pubblici  locali, nonché quelle derivanti dalla distribuzione  dei
  dividendi determinati da operazioni straordinarie poste in  essere
  dalle predette società, qualora quotate sui mercati regolamentati,
  e  le risorse relative alla vendita del patrimonio immobiliare non
  siano  conteggiate nella base assunta a riferimento nel  2007  per
  l'individuazione degli obiettivi e dei saldi utili per il rispetto
  del patto di stabilità interno, se destinate alla realizzazione di
  investimenti o alla riduzione del debito;

   la  circolare  del Ministero dell'economia e delle Finanze  n.  2
  del 27 gennaio 2009, interpretando la citata norma, ne estende  la
  portata,  prevedendo  che la esclusione dei proventi  straordinari
  debba  essere applicata sia al saldo finanziario preso a  base  di
  riferimento - anno 2007 - che al saldo degli anni di gestione  del
  patto - anni 2009/2011;

   non   consentire   l'utilizzo  dei   proventi   derivanti   dalle
  alienazioni  immobiliari per finanziare la spesa per  investimenti
  significa  cancellare dai bilanci degli enti locali  una  base  di
  riferimento significativa e consistente;

   il    rispetto   della   suddetta   circolare,   pubblicata   per
  l'applicazione delle disposizioni relative al patto  di  stabilità
  interno,  rende  più  difficile il  rispetto  delle  regole  dello
  stesso,  con  gravi ripercussioni sulle comunità e  sui  saldi  di
  finanza pubblica;

   per sapere:

   se  il  Governo della Regione intenda assumere nei confronti  del
  Governo  nazionale  iniziative  utili  per  venire  incontro  alle
  difficoltà segnalate dai comuni siciliani interessati al  fine  di
  evitare  di  compromettere il rispetto delle regole del  patto  di
  stabilità interno;

   se il Governo della Regione, considerate le minori entrate per  i
  comuni  siciliani a seguito della riduzione del gettito  dell'ICI,
  non  ritenga  di dovere intervenire per l'anno 2009  con  maggiori
  trasferimenti   di  risorse  finanziarie  a  favore   dei   comuni
  siciliani;

   quale  sia la situazione relativa all'attuazione della  legge  n.
  328/2000,  e  della spesa corrispondente, per le  politiche  socio
  sanitarie  a  favore  dei cittadini dei comuni  siciliani,  ed  in
  particolare del Comune di Palermo, per gli anni 2007-2008.». (411)

   Risposta.  -  «Si  riscontra  l'interrogazione  n.  411,  a  firma
  dell'onorevole   Lupo,   pervenuta   agli   Uffici    di    diretta
  collaborazione  dell'allora  Assessore  Regionale  alla   Famiglia,
  Politiche Sociali ed Autonomie Locali con nota nr. 967 del 18 marzo
  2009  e  delegata  per la trattazione a questo Assessore  Regionale
  alle autonomie locali e alla funzione pubblica con nota n. 938  del
  28  maggio  2010  della Segreteria Generale della Presidenza  della
  Regione.
   Il   Dipartimento  Regionale  delle  Autonomie  Locali,  all'epoca
  interpellato, aveva rappresentato quanto segue con nota  nr.  17769
  del 3 agosto 2009.
   Il  Decreto  Legge  n.  112  del 25 giugno  2008,  convertito  con
  modificazioni  in  Legge n. 133 del 6 agosto  2008,  ha  introdotto
  numerose  innovazioni  alle  disposizioni  relative  al  patto   di
  stabilità interno, prevedendo, tra l'altro, al comma 8 dell'art. 77
  bis  che, le entrate derivanti dalla cessione di azioni o quote  di
  società,  dalla distribuzione di dividendi e dalle risorse relative
  alla  vendita  del patrimonio immobiliare non sono  da  conteggiare
  nella   base  valutata  per  il  2007  per  l'individuazione  degli
  obiettivi  e dei risultati per il rispetto del patto di  stabilità,
  qualora  siano  destinate  ad investimenti  o  alla  riduzione  del
  debito.
   La  circolare del Ministero dell'Economia n. 2 del 27 gennaio 2009
  ha  ampliato  la  portata  della  predetta  disciplina,  estendendo
  l'esclusione  dei proventi straordinari anche per  gli  anni  2009-
  2011.
   La Legge regionale 14 maggio 2009, n. 6, relativa all'approvazione
  delle disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2009, ha
  previsto,  all'art. 8, alcune disposizioni afferenti  il  patto  di
  stabilità  al fine di evitare che la crisi economica in atto  abbia
  pesanti  refluenze sull'occupazione e sulle condizioni di vita  dei
  cittadini.
   Specificatamente è stato previsto, al comma 3 del predetto art.  8
  che,  ai  fine  del  patto  di stabilità,   gli  enti  locali  sono
  autorizzati  per gli esercizi finanziari 2009 - 2010  a  non  tener
  conto  degli stanziamenti e delle erogazioni relative  a  spese  di
  investimento .
   La  richiamata disposizione, tuttavia, non è divenuta esecutiva in
  quanto  è  stato  oggetto di impugnativa da parte  del  Commissario
  dello  Stato per la Regione Siciliana e, conseguentemente,  se  n'è
  omessa la pubblicazione sulla GURS.
   Secondo  il  Commissario dello Stato, la disposizione si  pone  in
  contrasto con gli articoli 117, 119 e 120 della Costituzione.
   Invero,  sulla  base degli articoli 77 bis e 77  ter  del  decreto
  legge  25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni,  nella
  legge   6   agosto   2008,  n.  133,  che  costituiscono   principi
  fondamentali di coordinamento della finanza pubblica ai fini  della
  tutela  dell'unità economica della Repubblica (Corte Costituzionale
  sentenze n. 159/2008, n. 35/2005 e n. 36/2004), la competenza delle
  regioni a statuto speciale in materia di patto di stabilità di  cui
  al  comma  6 del predetto articolo 77 ter è riconosciuta alle  sole
  autonomie speciali che erogano le risorse per la finanza  locale  e
  non  anche a quelle, come la Sicilia, nei cui territori le suddette
  risorse  sono  ancora  trasferite agli enti  locali  dal  Ministero
  dell'Interno.
   Gli enti locali della Regione, dal 1999 ad oggi, sono assoggettati
  alle  regole  generali  dettate dalla legislazione  nazionale,  con
  conseguente   monitoraggio  e  verifica  da  parte  del   Ministero
  dell'Economia e delle Finanze.
   Peraltro,  qualora le disposizioni contenute nel cennato  comma  3
  siano   da   ritenersi  adottate  in  attuazione   del   comma   11
  dell'articolo 77 ter del decreto legge n. 112/2008, non solo non  è
  dato  evincere dalla lettera della norma né dai lavori  preparatori
  che siano state seguite le procedure indicate nel medesimo comma 11
  e  nell'art. 7 quater, comma 7 del decreto legge 10 febbraio  2009,
  n. 5, convertito con modificazioni con la legge n. 33/2009, ma che,
  soprattutto,    sia    garantito    l'obiettivo    complessivamente
  determinato  in  applicazione dell'art. 77 bis del  citato  decreto
  legge n. 112/2008  per gli enti locali siciliani.
   Infine   la  generalizzata  esclusione  di  tutte  le   spese   di
  investimento   dal  patto  di  stabilità  interno  previsto   dalla
  disposizione   in   questione  è  idonea   a   comportare   effetti
  peggiorativi  sui  saldi  di  finanza pubblica  privi  di  adeguata
  compensazione.
   Con  riferimento,  poi, alla situazione di difficoltà  degli  enti
  locali, evidenziata nell'atto ispettivo parlamentare, con specifico
  riferimento  alla riduzione del gettito ICI, è da far presente  che
  da  parte  dello  Stato è prevista l'erogazione  delle  risorse  in
  corrispondenza del minore gettito ICI.
   Inoltre, da parte della Regione, è da far presente che l'ammontare
  del  Fondo  delle  Autonomie  in favore  dei  comuni,  a  decorrere
  dall'esercizio   finanziario  2007,  è  di   euro   913.000.000,00;
  precedentemente, dal 2004 e fino al 2006 era stato di  808  milioni
  di euro.
   Non  è  stata operata, pertanto, alcuna decurtazione e,  per  come
  accennato, negli ultimi esercizi, l'ammontare del Fondo è stato man
  mano  adeguato alle pressanti e rilevanti esigenze dei  comuni,  al
  fine  di  consentire,  così,  di  potere  assicurare  le  rilevanti
  esigenze delle comunità amministrate .
   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento.».

                              L'Assessore
                           dott.ssa Caterina
                               Chinnici

   RAIA. - «All'Assessore per i lavori pubblici e all'Assessore  per
  la  famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali, premesso
  che  gli  appartamenti  degli  edifici  di  edilizia  residenziale
  pubblica  siti in Gravina di Catania, via Principato di Monaco  n.
  2,  sono condotti dagli attuali assegnatari a seguito d'immissione
  in possesso per contratto di locazione stipulato nell'anno 1991;

   visto   che,   nello  stesso  anno,  alcuni  assegnatari   fecero
  richiesta di assegnazione in locazione anche di garage  e  che  il
  Comune  rispose  che  tale  richiesta  sarebbe  stata  tenuta   in
  considerazione in sede di assegnazione degli stessi;

   osservato  che  negli anni successivi il Comune non  ha  attivato
  alcuna  stipula  di contratto con i richiedenti, disinteressandosi
  del  plesso  e  non  eseguendo alcun tipo  di  manutenzione  o  di
  custodia,  al  punto che tali locali divennero  sede  di  attività
  illecite  e  fatti oggetto di attività vandaliche durante  le  ore
  notturne,  costringendo gli inquilini del  plesso  a  recintare  e
  chiudere  i garage informandone il Comune e mettendo la  chiave  a
  disposizione dello stesso;

   considerato  che,  nonostante ciò, il Comune ha proseguito  nelle
  sue  omissioni  fino  al  2007 quando, con lettera,  invitava  gli
  attori  a  presentarsi per la regolarizzazione del canone locativo
  garage  e  cantina  ma  senza indicare l'entità  e  i  criteri  di
  determinazione del canone medesimo;

   preso  atto  che  il  Comune richiese per la eventuale  locazione
  euro  4  mila  per  arretrati di cinque anni di  locazione  (senza
  specificare  le  ragioni di tale cifra) e  euro  65,00  di  canone
  mensile, senza che venisse indicata la modalità dei determinazione
  dei canoni;

   osservato   che   l'uso  dei  garage  da   parte   di   inquilini
  assegnatari,  convinti  che il Comune consentisse  l'utilizzazione
  gratuita dei garage in quanto pertinenza dell'appartamento (specie
  dopo  sentenze  favorevoli agli inquilini in  casi  similari),  fu
  conseguenza dell'inerzia dell'ente proprietario;

   visto,  inoltre, che alcuni assegnatari di appartamento, per  non
  correre  il  rischio  di subire la notifica  dell'ordinanza  e  lo
  sgombero  coatto, hanno versato le somme quantificate dal  Comune,
  per quanti risultavano detentori dei garage;

   visto  che,  in  data 29 ottobre 2008, il Comune  ha  emanato  un
  bando  di  vendita immobiliare di detti garage con  asta  pubblica
  avente  ad oggetto la vendita con incanto a rialzo percentuale  di
  unità  immobiliare  ad  uso  non  abitativo  comprese  in  edifici
  destinati ad edilizia residenziale pubblica di proprietà  comunale
  ubicate nel Comune di Gravina di Catania;

   considerato  ancora che i fatti sono antecedenti alla  emanazione
  della  cosiddetta  'legge  Brunetta' (art.  58)  e  che  la  norma
  regolatrice della materia è la legge n. 560 del 1993, commi 15, 16
  e  17, trattandosi di beni strumentalmente vincolati all'esercizio
  delle  funzioni istituzionali in materia di edilizia  residenziale
  pubblica, che non sono suscettibili di autonoma dismissione;

   ritenuto  che  sia  stata violata la legge in considerazione  che
  detti beni, per essere venduti, dovevano essere inseriti nel piano
  di  vendita  che avrebbe dovuto essere presentato  dal  Comune  di
  Catania  alla Regione siciliana per l'approvazione, ai  sensi  del
  comma  4  dell'articolo unico della legge n. 560 del 1993,  e  non
  ricorrendo  alcuno  dei  casi  di deroga  tassativamente  previsti
  dall'art. 43 della legge 23 dicembre 2000, n. 388;

   per sapere:

   se  il  Comune  di Catania abbia inserito i garage  dell'edificio
  sito  in  Gravina di Catania, via Principato di Monaco n.  2,  nel
  piano  di  vendita  presentato alla Regione  nei  modi  e  termini
  previsti  dal comma 4 dell'articolo unico della legge n.  560  del
  1993;

   se  il  Comune abbia previsto nel piano di vendita un  numero  di
  immobili  pari  al  75%  del patrimonio di  edilizia  residenziale
  pubblica;

   se,  con  la  presente vendita, venga superata la percentuale  di
  alienazione  del  75%  del  patrimonio di e.r.p.  legislativamente
  prevista.» (570)

   Risposta.  -  «Si  riscontra  l'interrogazione  n  570,  a   firma
  dell'onorevole   Raia,   pervenuta   agli   Uffici    di    diretta
  collaborazione  dell'allora  Assessore  regionale  alla   famiglia,
  politiche  sociali  ed autonomie locali con  nota  n.  1790  dell'1
  luglio  2009 e successivamente delegata per la trattazione a questo
  Assessore regionale alle Autonomie locali e alla Funzione  pubblica
  con  nota n. 853 del 27 maggio 2010 della Segreteria Generale della
  Presidenza della Regione.
   Giova  precisare  che mentre la nota n. 1790  dell'1  luglio  2009
  della    Segreteria    Generale   incaricava   della    trattazione
  dell'interrogazione  in  esame tanto l'Assessorato  regionale  alla
  famiglia,  politiche sociali ed autonomie locali quanto l'Assessore
  ai  lavori  pubblici, la successiva nota n. 853 del 27 maggio  2010
  della Segreteria Generale ha affidato la trattazione della predetta
  interrogazione al solo Assessore alle autonomie locali.
   Il  Dipartimento  Regionale delle autonomie  locali,  interpellato
  sulla tematica oggetto della interrogazione, ha rappresentato,  con
  nota  n.  16.220  del 22 luglio 2009, che  la materia  oggetto  dei
  quesiti  posti  dall'onorevole  interrogante  non  rientra  tra  le
  specifiche competenze di questo Dipartimento . Considerato tuttavia
  che  l'alienazione del patrimonio comunale ha correlazioni  con  lo
  strumento   finanziario   dell'ente,   gli   uffici   di    diretta
  collaborazione  della scrivente, con nota n. 5489 del  18  dicembre
  2009 hanno sollecitato il Dipartimento delle Autonomie locali ad un
  approfondimento della tematica.
   Con  nota n. 6017 del 2 marzo 2010 il Dipartimento Regionale delle
  Autonomie  Locali  ha  dunque  chiesto  chiarimenti  al  Segretario
  comunale del Comune di Catania. Con nota assunta al protocollo  del
  Dipartimento delle Autonomie Locali con il n. 11742 dell'11  maggio
  2010,  è  stata  acquisita  la richiesta relazione  del  Comune  di
  Catania  in ordine alla vendita del patrimonio di edilizia pubblica
  residenziale nel comune di Gravina di Catania.
   Riferisce il Direttore della Direzione Patrimonio Provveditorato e
  Economato  del  Comune  di  Catania che  la  Giunta  Municipale  ha
  approvato  la  delibera n. 1365 del 3 agosto 2007 per l'alienazione
  di  unità  immobiliari  ad uso non abitativo  comprese  in  edifici
  destinati ad edilizia residenziale pubblica di proprietà del comune
  di  Catania, ubicate in territorio dei comuni di Catania e  Gravina
  di  Catania,  non  intendendo  quindi procedere  alla  stipula  dei
  contratti di locazione.
   L'Ufficio  Casa,  in data 8 gennaio 2007, invitava  gli  occupanti
  abusivi  a  regolarizzare il rapporto locativo in merito ai  locali
  garage,  richiedendo in Ufficio nel contempo, una dichiarazione  di
  atto  notorio,  con la quale gli stessi occupanti hanno  dichiarato
  l'anno di occupazione di detti locali, comunicando tra l'altro  che
  l'Ufficio  Casa aveva già quantificato il canone locativo  pari  ad
  euro 45,00 per i garage più piccoli aventi consistenza catastale di
  mq  17,00  e di euro 65,00 per quelli più grandi aventi consistenza
  catastale di mq. 43,00 (così come da relazione di stima del 6 marzo
  2008,  prot.  n.  681,  redatta  da  tecnici  dell'Ufficio  Casa  e
  congruità  dal Direttore della IV Direzione dott. Francesco  Bruno.
  Si   comunicava   ancora  agli  occupanti   che   ai   fini   della
  regolarizzazione del rapporto locativo avrebbero dovuto versare  al
  Comune  di  Catania  un  pregresso degli  ultimi  cinque  anni  per
  l'occupazione  degli  stessi  garage.  In  riferimento   poi   alla
  pertinenza  dei  locali garage, si riferisce che  già  in  data  18
  gennaio 1996 con nota prot. nr. 51/86, l'Avvocato Capo rilevava che
  a  norma  di legge, i garage, box ecc perché si possa procedere  al
  relativo  canone  locativo  secondo la  legge  n.  392/78,  debbono
  costituire accessorio dell'alloggio e quindi debbono essere  locati
  contemporaneamente allo stesso con unico contratto.
   Alla  luce  di  quanto sopra osservato, il canone va  stabilito  a
  libera trattazione così come la durata della locazione, al di fuori
  del regime della legge 392/78.
   Appare  inverosimile  tra  l'altro che gli  occupanti  dei  garage
  affermino  di  essersi dichiarati custodi degli  stessi,  di  avere
  chiuso i garage ponendo le chiavi a disposizione del comune, quando
  gli  stessi li avevano occupati, come si evince dalle dichiarazioni
  di atto notorio in possesso di questo Ufficio .
   Preso  atto di tale relazione, e considerato che i contenuti della
  stessa comportano valutazioni tecniche che esulano dalle competenze
  di  questo  Assessorato, con nota nr. 15731 del 16 giugno  2010  il
  Dipartimento  delle  Autonomie Locali  ha  chiesto  all'Assessorato
  Regionale  delle  Infrastrutture e della  Mobilità  -  Dipartimento
  delle Infrastrutture, delle Mobilità e dei Trasporti di comunicare:

    a) eventuali iniziative intraprese sull'interrogazione in oggetto;
  b) se possono essere considerate esaustive le notizie fornite dal
  comune di Catania in ordine all'interrogazione;
  c) se il comune di Catania aveva l'obbligo di sottoporre il piano
  vendita all'approvazione della Regione ai sensi della Legge
  Regionale n. 43 del 3 novembre 1994;
  d) quale percentuale di alienazione del patrimonio è stata prevista
  dal Comune di Catania nel suddetto piano di vendita in osservanza
  della normativa vigente e quale è la destinazione dei proventi
  delle alienazioni ai sensi dell'art. 3 della citata l.r. 43/94.

   La  predetta  nota n. 15731 del 16 giugno 2010 non risulta  ancora
  essere   stata   riscontrata   dall'Assessorato   Regionale   delle
  Infrastrutture e della Mobilità.
   Sarà  cura degli Uffici di diretta collaborazione della scrivente,
  integrare la presente nota di risposta.
   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento.».

                              L'Assessore
                           dott.ssa Caterina
                               Chinnici

   DE  BENEDICTIS.  - «All'Assessore per la famiglia,  le  politiche
  sociali  e  le  autonomie locali e all'Assessore  per  la  sanità,
  premesso che:

   nel  mese  di gennaio 2009 la Provincia regionale di  Catania  ha
  donato  alla  sezione provinciale di Catania dell'Unione  italiana
  ciechi  un  tomografo a coerenza ottica (OCT)  della  Zeiss,  mod.
  Cirrus OCT HD 3.0, per una spesa di 96 mila euro;

   dalla  documentazione  allegata alla  delibera  di  acquisto  del
  suddetto  tomografo  si  evidenzia che  essa  è  avvenuta  tramite
  ricorso  ad una procedura negoziata diretta, sulla scorta  di  una
  dichiarazione a firma del responsabile dell'ambulatorio oculistico
  dell'UIC   che   attesta   'l'impossibilità   operativa   tecnico-
  scientifica di utilizzare altro genere di prodotti';

   conseguentemente,   furono   acquisiti   preventivi   di    spesa
  unicamente della ditta Zeiss e dei suoi rivenditori esclusivi  per
  la  Sicilia e per il Lazio, né pare essersi proceduto ad una utile
  indagine di mercato e ad un effettivo accertamento della congruità
  del prezzo base d'acquisto;

   la  tecnologia  su  cui si basano i nuovi  OCT  è  aperta  e  non
  coperta  da  alcun  brevetto  e,  al  momento  dell'acquisto,  sei
  tomografi  a coerenza ottica di ultima generazione erano  presenti
  sul   mercato  con  caratteristiche  almeno  equivalenti,  se  non
  superiori, al CIRRUS della Zeiss ed a costi inferiori;

   a  conferma di ciò, vi sono attualmente in svolgimento, o da poco
  concluse,  le  seguenti gare per l'acquisto di un  OCT  di  ultima
  generazione:

   presso  l'azienda  ospedaliera S. Giovanni Di Dio  di  Agrigento,
  con prezzo a base d'asta di 60 mila euro;

   presso  l'azienda ospedaliera Umberto I di Siracusa,  con  prezzo
  indicato a base d'asta di 57 mila euro;

   considerato  che,  con  propria  circolare  n.  1219  del   2007,
  l'Assessorato Sanità ha fornito precise indicazioni e  chiarimenti
  circa  l'applicazione del decreto legislativo 12 aprile  2006,  n.
  163,  recante il 'Codice dei contratti pubblici relativi a lavori,
  servizi  e  forniture in attuazione delle direttive  2004/17/CE  e
  2004/18/CE', in particolare in relazione agli aspetti tecnici  che
  rendono  il  dispositivo insostituibile ed autorizzano il  ricorso
  all'acquisto  diretto, mentre la procedura seguita  nella  vicenda
  illustrata non pare abbia rispettato la normativa vigente  né  gli
  indirizzi della succitata circolare;

   per sapere:

   se  gli  uffici  competenti della Regione siano a  conoscenza  di
  quanto  qui  esposto ed, in caso contrario, se  gli  Assessori  in
  indirizzo  non  ritengano  di  dover avviare  tutte  le  verifiche
  necessarie   all'accertamento   dei   fatti   e   delle   relative
  responsabilità;

   quali  iniziative si intendano attuare nel caso in specie e,  più
  in  generale, per evitare comportamenti, come quello segnalato, in
  contrasto con la corretta effettuazione della spesa pubblica negli
  enti  locali  e  nelle  aziende  finanziate  dalla  Regione,   con
  specifico   riferimento  all'improprio  ricorso  a  procedure   di
  acquisto  che ledono la libera concorrenza ed arrecano pregiudizio
  economico alla Pubblica Amministrazione.». (702)

   Risposta.  -  «Si  riscontra  l'interrogazione  n.  702,  a  firma
  dell'onorevole  De  Benedictis, pervenuta agli  Uffici  di  diretta
  collaborazione di questo Assessorato con nota n. 994 del  9  giugno
  2010 della Segreteria Generale della Presidenza della Regione.
   In relazione all'atto parlamentare citato, il 4  Dipartimento - 1
  Servizio    Politiche  Sociali  e  Scolastiche    della   Provincia
  Regionale di Catania aveva già fornito elementi di risposta con  la
  nota prot. n. 58834 del 23 novembre 2009.
   Riferiva   il   Dirigente  del  Servizio  1   dell'Amministrazione
  provinciale  interessata  che  Il Presidente  dell'Unione  Italiana
  ciechi  -  Sezione  Provinciale di Catania,  ha  chiesto  a  questa
  Amministrazione,  con  nota  n. 57488  del  24  dicembre  2008,  la
  possibilità  di  utilizzare nel proprio ambulatorio  oculistico  un
  tomografo    di   ultima   generazione   che   avesse   determinate
  caratteristiche  tecniche che potevano riscontrarsi   solo   in  un
  modello che è prodotto dalla  Zeiss : il CIRRUS OCT HD 3.0.
   La  Giunta  Provinciale ha ritenuto con delibera  n.  257  del  30
  dicembre  2008  di  accogliere  la richiesta  dell'Unione  Italiana
  Ciechi  di  acquistare un tomografo oculare OCT, in  considerazione
  della  forte  valenza  sociale  e di  prevenzione  delle  patologie
  oculari  di  tale  iniziativa nel territorio provinciale,  per  poi
  metterlo a disposizione dell'ambulatorio della stessa UIC a seguito
  di un contratto di comodato d'uso e non di donazione.
   La  Giunta, pertanto, ha ritenuto di acquistare il tomografo e non
  di  concedere, come ha fatto altra Provincia, un finanziamento alla
  UIC  che  avrebbe  poi provveduto ad acquistare lo strumento  dalla
  medesima scelto.
   In data 15 gennaio 2009, prot. n. 1464, il Presidente della UIC di
  Catania  ha  fatto pervenire a questo Servizio una  nota,  a  firma
  anche  del  Direttore responsabile dell'ambulatorio  oculistico  di
  prevenzione  delle patologie oculari della stessa Sezione,  con  la
  quale  quest'ultimo dichiarava che il tomografo  richiesto  (CIRRUS
  OCT  HD  vers. 3.0) era  l'unico presente sul mercato che  risponde
  alle  specifiche  necessità relative all'attività  da  svolgere  ed
  attestava    l'impossibilità   operativa   tecnico/scientifica   di
  utilizzare altro genere di prodotti .
   Specificava, altresì, le seguenti caratteristiche tecniche:

    ~unico strumento del tipo  all in one ;
  ~analisi del segmento anteriore senza l'inserimento di lenti
  aggiuntive;
  ~allineamento automatico obiettivo/occhio paziente;
  ~movimento della mentoniera elettrica automatico;
  ~utilizzo dello strumento attraverso l'uso del solo mouse;
  ~visione dell'analisi tipo 3D rendering degli spessori retinici;
  ~tre diversi tipi di analisi maculare: spessore, volume e
  segmentazione 3D;
  ~software per il glaucoma con GPA;
  ~controllo della malattia nel tempo. Lo strumento, in modo
  automatico, informa l'operatore sui risultati anomali che la
  macchina rileva.

   Questo  Servizio, incaricato con la citata delibera  di  Giunta  a
  procedere   all'acquisto,   preliminarmente   ha   accertato,   con
  dichiarazione agli atti d'Ufficio, che tale strumento con le  dette
  caratteristiche veniva prodotto in esclusiva dalla ditta ZEISS; che
  il  prezzo  di euro 80.000,00 I.V.A. esclusa, offerto  dalla  Ditta
  Microvision di Messina, concessionaria per la Sicilia, era  il  più
  basso  tra quelli offerti da altri concessionari di altre  Regioni,
  acquisendo  i relativi preventivi; che detta Ditta non aveva  fatto
  un prezzo più basso ad altri acquirenti nel territorio regionale.
   Solo  dopo  aver  acquisito  tale  documentazione,  con  determina
  dirigenziale n. 110 del 27 gennaio 2009, si è affidato  alla  Ditta
  Microvision la fornitura del tomografo computerizzato CIRRUS OCT HD
  versione  3.0,  compreso  di  tavolo  e  stampante,  per  l'importo
  complessivo  di  euro  80.000,00, I.V.A. esclusa,  in  applicazione
  dell'articolo  57,  punto  2 lett. b) del  decreto  legislativo  12
  aprile 2006, n. 163 che prevede la procedura negoziata senza previa
  pubblicazione di un  bando di gara, qualora per ragioni  di  natura
  tecnica  il  contratto  possa  essere  affidato  unicamente  ad  un
  operatore economico determinato.
   Infine, in data 16 aprile 2009, la Provincia Regionale di Catania,
  con  l'Unione Italiana Ciechi - Sezione di Catania, ha sottoscritto
  un contratto di comodato della durata di cinque anni .
   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento.»

                              L'Assessore
                           dott.ssa Caterina
                               Chinnici

   POGLIESE  - VINCIULLO - FALCONE. - «Al Presidente della  Regione,
  all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e le autonomie
  locali e all'Assessore per il bilancio e le finanze, premesso che:

   da  fonti di stampa si apprende che il Governo regionale  sarebbe
  indirizzato a stornare, sui bilanci dei comuni siciliani, la spesa
  che   ogni  singola  amministrazione  sostiene  per  il  personale
  precario ivi impiegato;

   se  tale notizia dovesse essere confermata, si prospetterebbe  un
  futuro drammatico per la quasi totalità dei comuni siciliani;

   tenuto conto che:

   l'inserimento  dei costi dei lavoratori precari  nei  bistrattati
  ed esangui bilanci comunali, già abbondantemente depauperizzati da
  precedenti  tagli  effettuati nei trasferimenti provenienti  dallo
  Stato e dalla Regione, porterebbe i comuni ad effettuare necessari
  ridimensionamenti alle spese correnti per non sforare il patto  di
  stabilità;

   il  rischio,  ovviamente,  sarebbe quello  di  assistere  ad  una
  'guerra  tra  poveri', dove il singolo comune, pur di garantire  i
  sacrosanti   stipendi  ai  propri  lavoratori   precari,   sarebbe
  costretto  a ridimensionare, se non ad annullare, tutti i  servizi
  già  gravanti sul bilancio. Occorre ricordare che, tra questi,  vi
  sono   molti  servizi  essenziali  che  investono  il  campo   del
  'sociale', con conseguenze facilmente immaginabili;

   per sapere:

   se  non  ritengano auspicabile, nell'eventualità di una  conferma
  delle notizie apparse sulla stampa, evitare di portare al dissesto
  economico   i   comuni   siciliani  con   scelte   inopinabili   e
  ingiustificabili;

   quali  iniziative intendano adottare al fine di garantire a tutti
  i   comuni   siciliani  la  disponibilità  economica   perenne   e
  continuativa  per  il  pagamento  degli  stipendi  dei  lavoratori
  precari.». (844)

   Risposta.  - «Si riscontra l'interrogazione n. 844, a firma  degli
  onorevoli  Pogliese, Vinciullo e Falcone, pervenuta agli Uffici  di
  diretta   collaborazione  dell'allora  Assessore   regionale   alla
  famiglia,  politiche sociali ed autonomie locali con nota  n.  2941
  del  23  novembre  2009  e  delegata per la  trattazione  a  questo
  Assessore regionale alle autonomie locali e alla funzione  pubblica
  con  nota n. 867 del 27 maggio 2010 della Segreteria Generale della
  Presidenza della Regione.
   Al riguardo si rappresenta che i contenuti dell'atto ispettivo non
  rientrano  tra  le  competenze  di  questo  Assessorato,  ma   sono
  ascrivibili   all'Assessorato  Regionale  della   famiglia,   delle
  politiche sociali e del lavoro.
   Con separata nota è stata, dunque chiesta l'assegnazione dell'atto
  in esame all'Assessorato sopra richiamato.
   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento.».

                              L'Assessore
                           dott.ssa Caterina
                               Chinnici

   CRACOLICI.  - «All'Assessore alla Presidenza e all'Assessore  per
  la  famiglia, le politiche sociali e le autonomie locali, premesso
  che:

   l'Assemblea   regionale  siciliana,  a   seguito   degli   eventi
  atmosferici eccezionali che hanno provocato danni in molti  comuni
  della  Sicilia  nel periodo compreso da novembre 2008  a  febbraio
  2009,  ha  ritenuto di approvare una norma - inserita nella  legge
  finanziaria regionale n. 6 del 2009 (art. 9, comma 10)  -  con  la
  quale  si  stabiliva che una somma pari a 5 milioni  di  euro  del
  fondo  regionale  delle  autonomie locali venisse  destinata  alla
  copertura  finanziaria degli interventi sostenuti dai  comuni  per
  far  fronte a situazioni di emergenza oltre che per il ristoro dei
  danni subiti da soggetti privati;

   atteso  che  si  apprende dalla stampa che sarebbe  in  corso  di
  registrazione  il  decreto  dell'Assessore  per  la  famiglia,  le
  politiche  sociali e le autonomie locali che impegna le  somme  di
  cui alla succitata norma in favore di circa 200 comuni;

   preso  atto che sono state sollevate da diversi comuni riserve  e
  lamentele, riportate dalla stessa stampa, circa le modalità con le
  quali si è giunti all'emanazione di detto decreto;

   per sapere:

   se  sia  stata  emanata  una circolare,  dagli  Assessorati  alla
  Presidenza  e  della  famiglia, per individuare  i  criteri  e  le
  modalità di erogazione delle somme previste dal comma 10 dell'art.
  9  della  l.r. n. 6 del 2009 e ai quali avrebbero dovuto attenersi
  le richieste degli eventuali beneficiari;

   se,  nell'individuazione dei beneficiari,  si  sia  tenuto  conto
  della  priorità  in  favore degli interventi  già  effettuati  dai
  soggetti a carico dei quali si è verificato il danno;

   se,  nell'individuazione  dei beneficiari,  sia  stato  adottato,
  tenuto  conto  anche  della insufficienza  delle  risorse  atte  a
  garantire  l'integrale  copertura dei  costi,  il  criterio  della
  priorità in relazione alla gravità del danno;

   se,  nell'individuazione dei beneficiari, sia  stata  operata  la
  distinzione tra soggetti pubblici e soggetti privati e in  ragione
  di  quale criterio proporzionale sarebbero state previste somme  a
  favore di uno piuttosto che di un altro;

   se  sia stata svolta un'attività di accertamento e di valutazione
  autonoma   del  danno  da  parte  degli  uffici  del  Dipartimento
  regionale della Protezione civile in relazione alle situazioni  di
  emergenza  conseguenti  agli  eventi  atmosferici  che  la  stessa
  Protezione   civile   ha   avuto  modo  di   seguire   e   gestire
  direttamente.». (856)

   Risposta.  -  «Si  riscontra  l'interrogazione  n.  856,  a  firma
  dell'onorevole   Cracolici,  pervenuta  agli  Uffici   di   diretta
  collaborazione  dell'allora  Assessore  Regionale  alla   Famiglia,
  Politiche  Sociali ed Autonomie Locali con nota  nr.  3089  del  10
  dicembre  2009  e  delegata per la trattazione a  questo  Assessore
  Regionale alle Autonomie locali e alla Funzione pubblica  con  nota
  n.   867  del  27  maggio  2010  della  Segreteria  Generale  della
  Presidenza della Regione.
   Il  Dipartimento  Regionale delle Autonomie Locali,  in  proposito
  interpellato, ha rappresentato quanto segue con nota n.  34809  del
  30 dicembre 2009.
   La legge regionale 14 maggio 2009, n. 6, relativa all'approvazione
  delle disposizioni programmatiche e finanziarie per l'anno 2009, ha
  previsto,  con  il  comma  10 dell'art.  9,  una  riserva  di  euro
  5.000.000,00  per la riparazione e il ristoro dei danni  subiti  da
  soggetti  pubblici  o  privati nonché per la copertura  finanziaria
  degli  interventi sostenuti dai comuni per fronteggiare  situazioni
  di  emergenza,  conseguenti ad eventi meteorici avversi  verificati
  nei  mesi  di  novembre e dicembre dell'anno 2008 e  di  gennaio  e
  febbraio  2009 compresi quelli di cui all'Ordinanza del  Presidente
  del  Consiglio  dei  Ministri (OPCM) 16 gennaio  2009,  n.  3734  e
  successive modifiche ed integrazioni, accertati e quantificati  dal
  Dipartimento  Regionale della Protezione Civile, con  priorità  per
  gli interventi già effettuati .
   Il  predetto  importo è compreso nella riserva nella disponibilità
  dell'Assessore Regionale per la Famiglia, le Politiche Sociali e le
  Autonomie  Locali,  prevista dall'art. 76,  comma  4,  della  legge
  regionale   26   marzo  2002,  n.  2  e  successive  modifiche   ed
  integrazioni,   pari  ad  euro  45.650.000,00  e   destinata   alla
  concessione di contributi straordinari espressamente determinati.
   Giusta  la  richiamata  disposizione,  si  è  fatto  carico   alla
  Protezione  Civile  regionale di accertare i  danni  subiti  e  gli
  interventi  sostenuti dai comuni, con priorità per  gli  interventi
  già effettuati.
   Con  note  prot. nr. 404 del 16 settembre 2009 e  n.  435  del  25
  settembre   2009,  il  Dipartimento  della  Protezione  Civile   ha
  trasmesso i prospetti delle somme dichiarate dai comuni per  lavori
  eseguiti  in  emergenza,  nel  periodo  di  cui  all'ordinanza   n.
  3734/2009, per un importo complessivo di euro 15.561.238,95.
   Con  D.A.  n. 799 del 26 ottobre 2009, quindi, si è provveduto  al
  riparto   della  somma  disponibile,  pari  ad  euro  5.000.000,00,
  proporzionalmente  al  predetto  importo  di  euro   15.561.238,95,
  accertato dalla Protezione Civile.
   A  seguito  del comunicato stampa diramato in ordine  al  disposto
  riparto, il Dipartimento della Protezione Civile, con nota  n.  475
  del  28 ottobre 2009, ha comunicato che il Comune di Falcone  aveva
  già  beneficiato di un contributo di euro 860.656,60, pari  al  60%
  del totale delle spese dichiarate dallo stesso comune.
   Al  riguardo,  è stato telefonicamente precisato dal  Dipartimento
  medesimo   che  la  suddetta  limitazione  percentuale  era   stata
  stabilita in sede di redazione del cronoprogramma dell'attività  in
  corso,  tenuto  conto delle somme disponibili e dei  preventivi  di
  spesa  comunicati dai comuni, giusta espressa previsione  dell'art.
  10,  comma  1  dell'Ordinanza  del  Presidente  del  Consiglio  dei
  Ministri n. 3734/2009 e dall'art. 1, comma 4 dell'ulteriore OPCM n.
  3765/2009.
   Successivamente,  il  Dirigente Generale  del  Dipartimento  della
  Protezione Civile, in qualità di soggetto attuatore dell'OPCM 3734,
  con  nota  n. 486 del 6 novembre 2009, ha specificato che l'importo
  di  euro  5.000.000,00 era da ripartire ai comuni di cui  al  nuovo
  elenco trasmesso, con esclusione del Comune di Falcone.
   In  data  25  novembre 2009, poi, è pervenuta  informalmente  (via
  mail)  copia dell'Ordinanza n. 4 del 13 novembre 2009, a firma  del
  Presidente  della Regione, in qualità di Commissario delegato,  con
  la quale si confermava l'approvazione del piano generale di riparto
  della  predetta  OPCM 3734 e la copertura delle  spese  certificate
  dagli enti locali nella misura del 60%.
   In  proposito è da evidenziarsi che l'Ordinanza n. 4/2009 non  era
  in possesso dell'Assessorato alla data di emissione del D.A. n. 799
  del 26 ottobre 2009.
   E'  da  far  presente,  ad  ogni  buon  conto,  che  i  richiamati
  adempimenti  assessoriali  sono  stati  espletati  giusta  espressa
  previsione  del  richiamato art. 9, comma 10, L.R.  n.  6/2009,  in
  conformità   alle   risultanze   degli   accertamenti   formalmente
  documentati e comunicati dalla Protezione Civile .
   In  conseguenza  di  ciò, con D.A. n 37 del 2  marzo  2010,  si  è
  provveduto a modificare il Piano di riparto delle somme, escludendo
  il  Comune di Falcone in quanto già beneficiario della intera quota
  pari al 60% delle spese certificate.
   Alla  data  odierna le somme sono state tutte liquidate definendo,
  pertanto, quanto previsto dalla norma richiamata in premessa.
   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento.».

                              L'Assessore
                           dott.ssa Caterina
                               Chinnici

   VINCIULLO. - «Al Presidente della Regione, all'Assessore  per  la
  sanità e all'Assessore per la famiglia, le politiche sociali e  le
  autonomie locali, premesso che:

   numerosi  enti e società hanno stipulato in provincia di Siracusa
  convenzioni con molte Amministrazioni comunali per l'assistenza di
  anziani soli o senza adeguato supporto familiare, in condizione di
  ridotta autonomia o di non autosufficienza, con spese a carico dei
  comuni;

   in  esecuzione di dette convenzioni, numerosi gestori delle  case
  di riposo hanno ospitato ed assistono anziani che sono in possesso
  dei   requisiti   di   legge,  previa  richiesta   delle   singole
  Amministrazioni comunali;

   nonostante le prestazioni che questi enti gestori sono  obbligati
  ad  eseguire a favore degli anziani non autosufficienti,  tutti  i
  comuni  convenzionati  non rispettano il pagamento  delle  fatture
  emesse a fronte del servizio prestato;

   la  quota  a  carico  dei comuni comprende tutte  le  prestazioni
  integrative  eseguite per convenzione a favore degli  anziani  non
  autosufficienti;

   le  prestazioni  integrative riguardano sia quelle  di  rilevanza
  sanitaria sia quelle di rilevanza sociale;

   quelle  a  rilevanza  sanitaria gravano  sul  Servizio  sanitario
  nazionale;

   per queste ultime l'allora AUSL n. 8 di Siracusa, con nota del  2
  marzo 2005 e contrariamente a quanto accaduto precedentemente,  ha
  dichiarato  di  'farsi  carico di tutte le  prestazioni  sanitarie
  previste  dall'ordinamento vigente, ivi comprese  quelle  previste
  dall'apposita Unità Medica di Valutazione Geriatrica, per  ciascun
  ospite  delle  case di riposo. Pertanto (...) non  è  ipotizzabile
  alcuna   integrazione  di  retta,  quale  controvalore   monetario
  forfetario, facente carico alla AUSL 8, in quanto in tal  caso  si
  realizzerebbe  un'ingiustificata ed  illegittima  duplicazione  di
  oneri  per la medesima prestazione', per cui ha vietato ai  comuni
  di  corrispondere la quota di rilevanza sanitaria, pena il mancato
  rimborso;

   a  seguito della predetta nota dell'AUSL 8, tutti i comuni  della
  provincia   di  Siracusa  si  sono  sentiti  sollevati   da   ogni
  responsabilità  in ordine all'anticipazione di detta  integrazione
  di quota sia a rilevanza sanitaria che sociale;

   in  conseguenza  a quanto disposto dall'AUSL 8,  i  comuni  della
  provincia  di  Siracusa, nel rigettare la  richiesta  dei  gestori
  delle  case  di  riposo,  hanno invitato le  stesse  a  rivolgersi
  direttamente  all'AUSL  n. 8 di Siracusa  per  'eventuali  pretese
  economiche per erogazioni agli assistiti di prestazioni  sanitarie
  previste   dall'ordinamento  vigente';  le   seconde   (le   rette
  integrative  a  rilevanza sociale) sono ad  esclusivo  carico  dei
  comuni  i  quali,  equivocandole con quelle sanitarie,  non  hanno
  voluto provvedere agli adempimenti di legge;

   tale orientamento da parte dei comuni ha posto in grave crisi  di
  liquidità  tutte le case di riposo, alcune delle quali sono  state
  costrette  a  chiudere, altre sopravvivono in  una  situazione  di
  generalizzato  inadempimento  dei propri  obblighi  di  legge,  in
  quanto  se, da un lato, sono obbligate per legge e per convenzione
  ad    eseguire   l'assistenza   integrativa   agli   anziani   non
  autosufficienti, sostenendone i costi giornalieri  per  offrire  a
  tutti  gli  anziani  una  vita  quanto  più  dignitosa  possibile,
  dall'altro sono costrette a scontrarsi con i comuni, i quali hanno
  continuato  ad opporre un deciso diniego ad eseguire il  pagamento
  delle  fatture  loro presentate dai gestori delle stesse  case  di
  riposo;

   considerato che:

   già alcune case di riposo hanno adito le vie legali;

   alcuni  giudici  hanno riconosciuto il diritto,  da  parte  degli
  enti gestori, ad ottenere il pagamento dell'assistenza integrativa
  agli  anziani  non autosufficienti, in quanto le  stesse  case  di
  riposo hanno sostenuto i maggiori costi giornalieri;

   i  comuni  sono stati condannati anche al pagamento  delle  spese
  legali  e  di  quant'altro, nel frattempo, maturato alle  case  di
  riposo per anziani;

   visto che:

   alcune  case  di  riposo,  per difficoltà  economico-finanziarie,
  hanno già chiuso le loro strutture in provincia di Siracusa;

   decine  di  lavoratori sono stati licenziati e privati  del  loro
  posto  di  lavoro ovvero hanno visto trasformato il loro contratto
  di  lavoro  da  full-time  a part-time, creando  gravi  e  pesanti
  disagi;

   le  rimanenti strutture, ancora aperte ma soffocate  dai  debiti,
  rischiano  di chiudere a causa della morosità nel pagamento  delle
  fatture da parte dei comuni;

   preso  atto  che, a fronte della chiusura delle case  di  riposo,
  gli   anziani   autosufficienti   e,   soprattutto,   quelli   non
  autosufficienti non ricoverati nelle strutture de quibus rischiano
  di  'finire  sulla  strada' in quanto  privati  di  ogni  tipo  di
  assistenza e abbandonati del tutto in violazione della  legge  che
  invece vuole tutelarli;

   per sapere:

   se  non  ritengano  necessario ed improcrastinabile  nominare  un
  commissario  ad  acta  al  fine  di dirimere  il  contenzioso  tra
  l'allora  AUSL  n. 8, nel frattempo divenuta ASP n.  8,  i  comuni
  della  provincia di Siracusa e i gestori delle case di riposo,  al
  fine di assicurare certezza occupazionale ai lavoratori utilizzati
  e certezza di ricovero agli anziani assistiti;

   se  non  ritengano utile ed indispensabile intervenire con  degli
  ammortizzatori sociali a favore dei lavoratori che hanno perduto o
  stanno perdendo il posto di lavoro;

   se  non vogliano considerare l'ipotesi di accreditare all'ASP  n.
  8  di  Siracusa  e/o  ai comuni convenzionati della  provincia  di
  Siracusa le somme che la stessa deve agli enti gestori delle  case
  di riposo, al fine di saldare tutte le spettanze dovute.». (857)

   Risposta.  -  «Si  riscontra  l'interrogazione  n.  857,  a  firma
  dell'onorevole   Vinciullo,  pervenuta  agli  Uffici   di   diretta
  collaborazione di questo Assessorato con nota n. 868 del 27  maggio
  2010 della Segreteria Generale della Presidenza della Regione.
   Il  Dipartimento  Regionale delle Autonomie Locali,  in  proposito
  interpellato, ha rappresentato quanto segue con nota n.  34507  del
  23 dicembre 2009.
    Si   ritiene   che   la  materia  oggetto   dei   quesiti   posti
  dall'onorevole   interrogante  non  rientri   tra   le   specifiche
  competenze   di   questo  dipartimento  regionale,   ad   eccezione
  dell'ipotesi  di  nomina del commissario ad acta  per  dirimere  il
  contenzioso  tra  l'allora AUSL ( .) i comuni  della  provincia  di
  Siracusa e i gestori delle case di riposo .
   Al  riguardo  deve però evidenziarsi che l'art. 24 della  L.R.  n.
  44/1991 prevede l'intervento sostitutivo dell'Assessorato, mediante
  la  nomina  di  un  commissario ad acta, laddove gli  organi  delle
  Province  e dei Comuni omettano, ritardino o non siano in grado  di
  compiere atti obbligatori per legge.
   Pertanto,  alla carenza del presupposto normativamente  prescritto
  consegue  l'inconfigurabilità  di  un  legittimo  esercizio   della
  competenza assessoriale prevista dal già richiamato art.  24  della
  L.R. n. 44/1991 .
   Tanto  si  rappresenta rimanendo a disposizione per ogni ulteriore
  chiarimento.».

                              L'Assessore
                           dott.ssa Caterina
                               Chinnici

   Rubrica  «Energia e servizi di pubblica utilità»

   PANEPINTO. - «Al Presidente della Regione, premesso che:

   con  nota  prot n. 43286 del 19 novembre c.a. è stata inviata  al
  Comune  di Bivona (AG) una nota di diffida per la mancata consegna
  alla  'Girgenti Acque', soggetto gestore, degli impianti  e  delle
  infrastrutture relative al servizio idrico integrato;

   la  nota  sopra  citata reca in calce la firma del direttore  del
  primo  settore  dell'Agenzia regionale dei rifiuti e  delle  acque
  (ARRA), Regolazione delle acque, ing. Marcello Loria;

   considerato che:

   l'ARRA, irritualmente, ha nominato commissari nei comuni che  non
  hanno  ancora  consegnato  gli  impianti  idrici,  violando  norme
  costituzionali che tutelano l'autonomia degli enti locali;

   tale  nomina  ha tuttavia investito i commissari circa  il  ruolo
  per  gestire  il rapporto con i comuni e il soggetto del  servizio
  idrico integrato nelle rispettive 9 province;

   ritenuto  che,  in considerazione di dette nomine  commissariali,
  non  si  comprende  per quali ragioni funzionari  dell'ARRA  diano
  disposizioni  tramite  nota di diffida nei  confronti  dei  comuni
  interessati dal problema della consegna delle reti;

   ricordato che:

   in  alcuni  comuni,  manifestazioni  popolari  hanno  fisicamente
  impedito    ai    commissari   inviati   dall'ARRA   d'insediarsi,
  determinando in qualche caso seri problemi di ordine pubblico;

   nella  seduta dell'Assemblea regionale siciliana n.  103  del  21
  luglio  c.a.  è stato approvato l'ordine del giorno  n.  168,  che
  impegnava  il  Governo  della  Regione  ad  intervenire   per   la
  sospensione  dei  commissariamenti  disposti  dall'ARRA   per   la
  consegna delle reti e degli impianti idrici dei comuni sino al  30
  dicembre 2009;

   constatato  che  l'ordine del giorno approvato  risulta  ad  oggi
  disatteso  e che l'ARRA, nonostante la nomina dei commissari,  per
  mezzo  dei  suoi  funzionari esercita un ruolo di condizionamento,
  prescindendo   dalla   volontà  di  migliaia   di   cittadini   ed
  amministratori;

   per sapere:

   quali    ragioni    abbiano   impedito   la    sospensione    dei
  commissariamenti   disposti   dall'ARRA   nonostante   l'Assemblea
  regionale siciliana si sia espressa in tal senso;

   come  giustifichi  la  nota  di  diffida  posta  in  essere   dai
  funzionari  dell'ARRA  nei  confronti  dei  comuni  nonostante   i
  commissariamenti  e  se  non  ritenga  di  dover  intervenire  per
  impedire detta diffida.». (888)

   Riposta.  - «In riscontro alla richiesta di notizie relative  alle
  problematiche  esposte  con  l'interrogazione  n.  888,   a   firma
  dell'onorevole Panepinto, si rappresenta quanto segue.
   L'oggetto  dell'interrogazione investe, con riferimento al  Comune
  di  Bivona, le procedure amministrative, gli aspetti normativi e le
  decisioni  giurisdizionali  per il  trasferimento  delle  opere  ed
  impianti  dai  comuni  al  soggetto  gestore  del  Servizio  idrico
  integrato (S.I.I.).
   In  ogni  Ambito  territoriale ottimale (A.T.O.) in  cui  è  stato
  individuato  il soggetto gestore, con atto successivo dell'Autorità
  d'ambito  è stabilito un cronoprogramma per il trasferimento  delle
  opere   ed   impianti  (acquedotti,  fognature   ed   impianti   di
  depurazione) dagli enti locali coinvolti, prevalentemente i comuni,
  al  nuovo  soggetto  gestore,  onde consentire  a  quest'ultimo  di
  prendere  in  carico gli impianti e provvedere a tutte le  attività
  contrattualmente  incluse nella gestione del S.I.I.  (manutenzione,
  distribuzione ed attuazione degli investimenti). Nel  Consorzio  di
  Ambito  Idrico  n. 9 di Agrigento, il Consiglio di  Amministrazione
  del Consorzio, tra i cui componenti è presente il Comune di Bivona,
  motivo   della   presente  interrogazione,  con   delibera   n.   2
  dell'11/02/2008 ha approvato il "Programma esecutivo della presa in
  carico dei servizi" per la consegna delle opere al soggetto gestore
  "Girgenti Acque S.p.a.".
   Con  nota  prot. n. 224 del 27/01/2009 il Consorzio di  Ambito  di
  Agrigento  ha comunicato all'A.R.R.A che il Sindaco del  Comune  di
  Bivona,  onorevole  Giovanni Panepinto, ha manifestato  la  propria
  indisponibilità a consegnare le infrastrutture idriche, fognarie  e
  depurative al soggetto gestore del Servizio idrico integrato.
   Conseguentemente l'Agenzia regionale per i Rifiuti e le Acque  con
  nota prot. n. 3934 del 30/01/2009 ha invitato il Comune di Bivona a
  procedere  alla consegna e contestualmente lo ha diffidato  ponendo
  un  termine ultimo decorso il quale si sarebbe avviata la procedura
  per l'intervento sostitutivo cui la stessa A.R.R.A era deputata  ai
  norma dell'articolo 7, comma 5, della L.R. n. 19/2005.
   Pertanto,   decorso  infruttuosamente  il  termine   di   diffida,
  l'A.R.R.A.  con  Decreto  Presidenziale n.  87  del  23/0212009  ha
  provveduto  a  nominare un commissario ad acta con  il  compito  di
  porre in essere, per conto del comune di Bivona, gli atti necessari
  per  la  consegna degli impianti e delle infrastrutture al soggetto
  gestore  del  Servizio  idrico integrato,  Girgenti  Acque  S.p.a.,
  ponendo   come  termine  per  il  completamento  dell'incarico   il
  31/03/2009.
   Analoga procedura veniva contestualmente attuata per altri  comuni
  dell'ATO  di Agrigento che parimenti al Comune di Bivona  si  erano
  opposti alla consegna degli impianti.
   In  seguito  ad  una  riunione, tenutasi su  richiesta  di  alcuni
  sindaci  dei comuni della provincia di Agrigento interessati  dalle
  procedure di commissariamento, l'A.R.R.A., con nota prot.  n.  8892
  del  03/03/2009, ha comunicato ai commissari ad acta di  sospendere
  le  procedure  in corso sull'A.T.O. di Agrigento sino all'emissione
  della  sentenza  del  Consiglio  di  Giustizia  Amministrativa  sul
  ricorso in appello (Reg. Ric.  n. 1407/2008) proposto da 21 comuni,
  tra   i  quali  anche  il  comune  di  Bivona,  per  l'annullamento
  dell'affidamento del Servizio idrico integrato alla Girgenti  acque
  S.p.a..   Successivamente,  nella  seduta  n.  78  del  25/03/2009,
  l'A.R.S.  approvava un ordine del giorno che impegnava "il  Governo
  della    Regione   ad   intervenire   per   la   sospensione    dei
  commissariamenti disposti dall'A.R.R.A. per la consegna delle  reti
  e  impianti idrici dei comuni sino al 30/07/2009". Nel frattempo il
  C.G.A.,  con  decisione  in camera di consiglio  del  04/06/2009  e
  sentenza  depositata  in  segreteria il 19/01/2010  (Reg.  Dec.  n.
  45/2010), ha dichiarato improcedibile il ricorso e rigettato  tutte
  le istanze dei comuni attori.
   Nella seduta n. 103 del 21/07/2009 l'A.R.S. approvava un ulteriore
  ordine  del  giorno  che  impegnava "il Governo  della  Regione  ad
  intervenire  per  la  sospensione  dei  commissariamenti   disposti
  dall'A.R.R.A.  per  la consegna delle reti e  impianti  idrici  dei
  comuni  sino al 30/12/2009 ". Benché l'A.R.S. avesse approvato  due
  ordini  del  giorno,  nei  mesi successivi  nessuna  indicazione  o
  disposizione  veniva impartita all'A.R.R.A in merito  all'esercizio
  dei poteri sostitutivi riconosciuti dalla norma.
   In  conseguenza, nella considerazione sia del grave danno erariale
  riconducibile in capo all'A.T.O. di Agrigento, sul quale  l'A.R.R.A
  istituzionalmente esercitava funzioni di coordinamento e controllo,
  per  effetto  del mancato rispetto degli obblighi contrattuali  nei
  riguardi  del soggetto affidatario del S.I.I., sia del  pregiudizio
  sul  regolare  utilizzo dei fondi comunitari per  la  realizzazione
  delle   infrastrutture  idriche  nell'A.T.O.  di   Agrigento,   non
  attivabili  in assenza della presa in gestione delle infrastrutture
  comunali,  l'A.R.R.A, nel rispetto dei propri compiti istituzionali
  normativamente attribuiti ed in assenza di specifiche e  differenti
  indicazioni,  ha invitato le Autorità d'Ambito (inclusa  quella  di
  Agrigento)  ad  effettuare una nuova ricognizione della  situazione
  della consegna delle opere ed impianti, chiedendo di predisporre un
  nuovo calendario di consegna per i comuni inadempienti.
   Nel  caso  in  specie, con nota prot. n. 2554  del  22/10/2009  il
  Consorzio  di Ambito di Agrigento invitava il comune  di  Bivona  a
  consegnare  gli impianti afferenti il Servizio idrico integrato  al
  soggetto gestore.
   Con  nota  prot.  n.  5980 del 28/10/2009 il  sindaco  di  Bivona,
  onorevole  Giovanni  Panepinto,  ha comunicato  l'intendimento  del
  comune di non procedere alla consegna degli impianti.
   Pertanto,  con  nota prot. n. 43286 del 19/11/2009,  l'A.R.R.A  ha
  provveduto ad inviare una nuova diffida ad adempiere al  comune  di
  Bivona  ed ha comunicato che, trascorso infruttuosamente il termine
  del  10  dicembre  2009, avrebbe provveduto ex art.  7  della  L.R.
  19/2005  ad  avviare  la  procedura  per  l'esercizio  dei   poteri
  sostitutivi.
   In riscontro, con nota n. 6465 del 23/11/2009 il sindaco di Bivona
  ha  espresso formale rifiuto alla consegna degli impianti  anche  a
  seguito della diffida pervenuta.
   Oggi  la  procedura di commissariamento ha subito un rallentamento
  per effetto della soppressione dell'A.R.R.A., avvenuta con L.R.  n.
  19 /2008, e dell'avvio dell'attività istituzionale del Dipartimento
  Regionale dell'Acqua e dei Rifiuti.
   Quanto sin qui esposto riguarda l'evoluzione dei fatti.
   In  merito alle procedure seguite, va evidenziato che la  consegna
  degli  impianti, ai fini gestionali, da parte delle amministrazioni
  comunali   costituisce  atto  dovuto  e  consequenziale   derivante
  dall'individuazione  del  soggetto  gestore  del  Servizio   idrico
  integrato  e  giusto contratto di gestione del S.I.I. stipulato  il
  27/11/2007 tra la Girgenti Acque S.p.a. ed il Consorzio  di  Ambito
  Idrico di Agrigento (confronta sentenze: TAR Lazio, Latina, Sez. I,
  17/02/2009 n. 124; TAR Lombardia, Brescia, Sez. II , 19/11/2009  n.
  2238).
   I  riferimenti normativi legittimanti l'esercizio degli interventi
  sostitutivi  nel  settore in esame sono contenuti sia  nell'art.  7
  della L.R. 19/2005 che istituisce l'Agenzia Regionale per i Rifiuti
  e le Acque e che attribuisce "funzioni di indirizzo e coordinamento
  dell'attività di tutti gli Enti che operano nel settore delle acque
  esercitando  altresì  forme di controllo  efficienti  ed  efficaci
  riconoscendo  altresì "poteri di acquisizione della documentazione,
  di  ispezione  e  di accesso, nonché poteri sostitutivi",  sia  nel
  comma  3  dell'art. 152 del D. Lgs. n. 152/2006  secondo  cui   "la
  Regione,  previa diffida, esercita i necessari poteri  sostitutivi,
  mediante nomina di un commissario ad acta".
   Inoltre,  sin qui tutti i pronunciamenti dell'Autorità giudiziaria
  amministrativa, sia del T.A.R. che del C.G.A. in sede  di  appello,
  relativi  alle  procedure  di commissariamento,  hanno,  di  fatto,
  riconosciuto la legittimità delle procedure amministrative  seguite
  dall'ARRA.
   Si resta a disposizione per ogni altra occorrenza al riguardo.».

                              L'Assessore
                         dott. Pietro Carmelo
                                 Russo